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> anno_i:[1910 TO 1940}
AOSTA LA VEJA ( BURZIO FILIPPO , 1920 )
StampaPeriodica ,
onusta di storia : pietrosa e arida come un paesaggio lunare , gialla , sabbiosa , battuta dal sole
GENTE IN ASPROMONTE ( ALVARO CORRADO , 1930 )
Narrativa ,
confonde col fiore su cui è posata . Sembra un mondo spento , lunare . Attraverso i letti dei torrenti , i
IL PAESE DEL MELODRAMMA ( BARILLI BRUNO , 1930 )
Saggistica ,
, la scena rappresenta un paesaggio che sprofonda e affoga nella marea lunare . Fremono le chiome basse
ROBERTA ( ZUCCOLI LUCIANO , 1919 )
Narrativa ,
I . La prima volta che Cesare Lascaris entrò in casa delle due sorelle , il cielo sfarfallava di lampi infaticabili a levante e a ponente , come per un ' alternativa di colori liquefatti e largamente diffusi sopra una cupola immensa . Roberta era stata ripresa dal suo male . Una leggera spuma rosea le era sgorgata dalla bocca , mentre innanzi alla finestra seguiva col binocolo un vapore , che all ' ultima linea delle acque passava sotto il tumulto dei lampi , sotto il cumulo più nero delle nubi . Aveva deposto sùbito il cannocchiale , e volgendosi a Emilia con la pezzuola umida di sangue , aveva detto : - Ecco ! - rispondendo alla sorda inquietudine , che dalla prima comparsa del morbo le aveva confitto gli artigli nel cuore . Il giorno , levatosi per le due giovani tranquillo come gli altri , divenne repentinamente funebre ; l ' uragano addensato fuori , parve ad ambedue il quadro naturale in cui il dramma doveva svolgersi , e l ' aria pregna di correnti elettriche , solcata dalle luci minacciose , le avvolse e le fece vibrare di spavento . L ' Implacabile risorgeva . Avevan voluto dimenticarla , fuggendo dalla città , aspirando i germi vitali nel paesello ligure inapprezzato dal capriccio misterioso della folla . Tutto della loro vita era stato tacitamente disposto per raggiungere quell ' oblio . Scorrevano ogni giorno lungo tempo sulle rocce più inoltrate nel mare , fin dove l ' onda s ' accartocciava ribollendo passeggiavano adagio , metodicamente verso il crepuscolo , dov ' era men facile incontrare i carri , che sollevavano nugoli di polvere ; la villetta era aperta sempre a finestrate di sole , a fiumi d ' aria pura . Roberta seguiva i consigli dei medici , ed Emilia si studiava d ' allontanarle ogni causa di malcontento . Se si fissavan negli occhi per leggervi il medesimo pensiero inconfessato , gli occhi tentavan sùbito d ' esprimere pensieri frivoli e pieni d ' avvenire . Il male sembrava cosa antica , pessimo sogno pessimamente interpretato dagli uomini della scienza . Guardavano innanzi a sè , lasciandosi addietro il ricordo della malattia breve e furiosa , cui Roberta s ' era sottratta per una generosità de ' suoi diciannove anni . E l ' Implacabile risorgeva ; e quella spuma sanguigna voleva dire la Morte , e quei colpi di tosse che riprendevano , erano la Morte , e tutto ; era la Morte , la Morte , la Morte nel giorno denso di luci minacciose , divenuto il primo periodo d ' un dramma del quale s ' ignoravano gli episodii futuri e s ' intuiva la fine . - Non spaventarti , - disse Emilia con la voce tronca . - Non è nulla .... Sai che non può essere nulla .... Mando a chiamare il medico ... Roberta era caduta sul divano , e nell ' ombra dell ' angolo si vedevan l ' abito turchino a merletti bianchi , il volto cereo ed ovale . Le braccia erano abbandonate lungo il corpo . Sotto l ' atteggiamento incerto , covava il terrore di chi aspetta un nuovo segno infallibile : ella attendeva un altro colpo di tosse , un rigurgito di sangue , la rottura d ' una arteria , che la soffocasse in un lago di sangue ; poichè nessuno meglio di lei conosceva tutte le possibilità spaventose d ' una soluzione certa . - Sùbito dal medico ; venga sùbito ; lasci qualunque cosa .... Hai capito ? - ordinò Emilia alla cameriera accorsa . - Sùbito , sùbito , sùbito .... Vuoi andare a letto , Roberta ? Ti aiuterò ' io .... Fatti coraggio .... E mentre parlava riprendendo il suo posto innanzi alla sciagura , si irrigidiva per resistere alla tentazione di fuggire , mandando grida laceranti .... Piegarsi , prosternarsi brutalmente alla fatalità , piangere fino al torpore e sentire il tempo uguale , infinito , passare su di lei e sopra le cose , doveva essere una voluttà divina . Ella non era creata per tener fronte alle avversità : con la morte del marito dopo un anno di matrimonio e con la prima malattia di Roberta , due volte una ribellione di inerzia era nata in lei ; il bisogno di sfuggire a sè medesima e all ' azione , era divampato così furibondo , che le era avvenuto d ' inginocchiarsi a pregare perchè fosse mutata in una statua dal gesto eterno , dalla insensibilità eterna .... Ma si riprese per quello stesso spirito di rivolta , il quale d ' ora in ora aveva forme così diverse ; allungò le mani alla sorella e l ' aiutò ad alzarsi , riuscendo a sorriderle . Sulla soglia della sua camera , Roberta si arrestò un istante sotto un nuovo attacco del male ; il fazzoletto si arrossò , una sottil bava sanguigna le scese lungo la connessura delle labbra , si ruppe .... Allora , sciogliendosi dalle mani d ' Emilia , la fanciulla corse al letto , strappò gli abiti , slacciò i cordoni delle sottovesti , gettò ogni cosa a terra , fu pronta , e si ricoverò tra le coltri , dicendo febbrilmente : - Vedi , che è proprio il male ? Vedi , che bisogna morire ? ... Non parlare , hai capito ? Non dir nulla .... Il medico , non lo voglio .... Va via , anche tu .... Emilia rimase in piedi presso il letto , fisicamenta assorta nei romori della tempesta , che dalle sbarre delle gelosie proiettava il suo livido ghigno nella camera . Così , spoglia d ' ogni attraenza materiale degli abiti , Roberta era l ' ammalata . Sotto l ' epidermide bianca , una miriade di piccoli punti rossi , qua diffusi e là raccolti in nucleo , segnava la persistenza del morbo ; il seno , questa gloria incomparabile del sesso e della giovanezza , era crivellato dai nuclei rossastri e s ' affondava , invece di protendersi esuberante .... Di quel corpo virgineo avvolto fra le lenzuola , non rimaneva attenta , vivente , perspicace , se non la testa coi capelli biondi e disordinati ; ma ancòra sotto la pelle della fronte e sulle guance , comparivano le piccole macchie rosse incancellabili . Gli occhi erano d ' un azzurro vitreo , le labbra tumide , i denti bianchissimi , il profilo netto e puro , quasi ellenico . Il resto delle sue forme non aveva linea e valore , se non corretto dalle mani scaltre delle cucitrici e lusingato dai colori festevoli o ingenui delle stoffe . Per la camera semioscura aleggiava un profumo indefinito d ' acque odorose ; i mobili modesti delle case d ' affitto variamente ricoperti e senza stile , parevano l ' avanzo di diversi addobbi ; il letto solo in mogano lucidissimo era elegante e nuovo . Sui tavolini , sui divani , s ' ammucchiavano i libri rilegati o sciolti , una collezione di romanzi , da Walter Scott agli ultimi autori russi , che Roberta leggeva senza posa e senza scelta , fino ad averne l ' emicrania . Ella era ancòra la fanciulla tipica , angariata e deliziata dai sogni un po ' umoristici del romanticismo ; si costruiva in testa una favola di principi e di re , si assegnava una parte nella favola , mutava e rimutava gli episodii , vivendo , con qualche residuo dei preconcetti acquei di collegio , in assoluto ritardo , in voluta contraddizione con tutto quanto era vita intorno a lei . Emilia , seduta a fianco del letto , tenendo fra le sue una mano di Roberta , stava sempre attenta ai romori esterni , poichè nella camera era piombato un silenzio di malattia , che la riconduceva a dieci mesi prima , richiamando a galla i terrori , le stanchezze , le disperazioni di quei giorni . Fuori , a levante e a ponente , i lampi gareggiavano ; sulla casa il tuono si trascinava con lunga eco ; di momento in momento , la camera era infiammata da una vampa lividiccia , cui seguiva il crepitio secco d ' una scarica elettrica . Roberta si drizzava a sedere , guardava Emilia negli occhi , e ricadeva sui guanciali . In quei passaggi di pesante angoscia , esse comprendevano , o chiaramente o vagamente , che nè per loro nè per altri la vita non aveva indulgenze , che i benigni non esistevano , e che la lotta non era solo in grandi giorni di battaglia , ma in tutti i meschini giorni dell ' anno , in tutte le piccole ore del giorno . - È finito ? - disse Roberta ansiosa . - Guarda se è finito .... Mi fa così male ... Emilia andò a guardare , socchiudendo le imposte . Per quanto si vedeva da quella finestra sul fianco della casa , l ' uragano pareva cominciasse allora . Il monte di Santa Croce era fosco sotto le proiezioni oscure della nuvolaglia , e la collana d ' uliveti che ne discendeva e si propagava sul versante , aveva preso il colore sinistro e scialbo dei giorni di tempesta . Le case a tinte vive , secondo il concetto degli antichi marinai , i quali da lontano volevano riconoscerle e salutarle , aspettavano silenziose la cavalcata delle nubi , illuminandosi al riflesso dei lampi .... E a un tratto , per la violenza del tuono , le nuvole si spalancarono come porte gigantesche e mostrarono il fulmine ricurvo , dorato , arme classica e divina , che si sfoderò precipitando dietro la montagna .... Susseguì il vento , la pioggia sferzò , ora verticale , ora a sghimbescio , a capriccio del vento , e l ' uragano si stabilì sopra il paese . - Siamo alla fine , - rispose Emilia , accostando le gelosie . - Come stai , cara ? Va meglio ? La sorella teneva le palpebre calate e sul volto le era scesa una maschera di sublime indifferenza per ogni cosa mortale . - Vuoi dormire ? - soggiunse Emilia con voce più cauta . Roberta scosse un poco la testa ; ad occhi chiusi sembrava assorta nell ' ascolto del male , - dava tregua o saliva di grado in grado senza ostacoli ? - e il mutismo d ' una rassegnazione interamente fisica le aveva invaso l ' anima . Emilia , rimasta a guardarla , fece un gesto perduto , a sgombrar le visioni di certezza che andavano stringendola intorno . Con le mani serrate , immobile a ' piedi del letto , ella pensava alla morte prossima ; sua sorella doveva morire , forse quello stesso giorno , soffocata dal sangue rigurgitante nelle caverne dei polmoni . La fantasia , rinforzata dalla meccanica dei racconti uditi e delle memorie , dipingeva l ' avvenimento , a grandi tratti prima , e poi ne ' particolari più minuti e dolorosi : la donna si sentiva già piangere e mormorare le parole profonde , dissennate , che echeggiano inutilmente nelle case tragiche per la morte . Aveva gli occhi fissi al letto , e lo vedeva vuoto . - Vuoi il ghiaccio ? Devo prepararlo ? - ella domandò , scuotendosi e avvicinandosi . Ma a quel ricordo della malattia antica , Roberta alzò faticosamente le palpebre e negò con la testa . Emilia le toccò il polso , la fronte , le tempia . - È fresca ; non ha febbre . Non ha mai febbre , - mormorò , quasi parlasse con le visioni di certezza ch ' erano intorno . - È la febbre , da temersi . L ' altra volta l ' aveva , ed è stata così male . Oggi non ha febbre ; è fresca .... E se avesse obbedito all ' istinto , avrebbe seguitato , gestendo contro le ombre del terrore : " - Capite , capite , che non può morire ? Si salverà pure questa volta ; continueremo la nostra via , l ' una a fianco dell ' altra , come ci siamo promesso . " . Non era passata un ' ora dalla ricomparsa della malattia , ed Emilia aveva già smarrito ogni senso della vita abituale , quasi soffrisse da mesi , da anni . La mattinata semplice e monotona s ' era dispersa tra le memorie bianche ; la giovane ritrovava in sè medesima lo stato un po ' febbrile , l ' espressione laconica , il gesto attivo e silenzioso dei momenti solenni . - Roberta , - disse con l ' inesorabile ostinazione della paura , - stai meglio ? Vuoi riposare ? L ' ammalata sbarrò gli occhi cercando per la camera : vide la sorella a ' piedi del letto e la fissò a lungo , ancòra con l ' indifferenza serena di chi è già per altre vie lontane e mute . Poi , senza tosse , senza fremiti , recò alle labbia la pezzuola , e l ' arrossò ampiamente . - Dio ! - esclamò Emilia , accorrendo a sostenerla . Il sangue sgorgava , non più roseo ma purpureo , una fontana vitale entro la catinella che Emilia teneva con una mano . - Coraggio , cara , fatti coraggio , - susurrò Emilia . - È una crisi momentanea , lo sai .... Il sangue sgorgava , e le due sorelle s ' erano avvinghiate intorno al busto tenacemente , guardando quella vita liquida , quella morte liquida , cui alcuna scienza umana non avrebbe potuto arrestare . Emilia era curva sotto un peso invisibile ; Roberta non dava segno di terrore , ma stava rigida nell ' attesa fredda e spaventevole , ritrovata fra le abitudini delle sue sofferenze . La crisi cessò , il sangue ristette . - Ti porterò il ghiaccio , - disse Emilia , posando la catinella insanguinata - Il ghiaccio ti guarisce , non è vero ? Ma non appena uscita dalla camera , traversando il gran salotto centrale , Emilia s ' aggrappò a un mobile . Libera di naufragare nella disperazione ampia , senza difese , ella vedeva immancabilmente certa la soluzione ; era destinata a seguitar tutta sola la sua strada , poichè la compagna le sarebbe caduta al fianco fra breve . E per una satanica raffinatezza della fantasia , una folla di episodii rosei le corse incontro ; e per malvagia associazione d ' idee , ella ricordò alcune pagine lette sbadatamente o alcuni discorsi distrattamente ascoltati sulla legge di selezione , sulla matematica necessità della morte precoce .... La fanciulla era senza dubbio inadatta a sostenere gli attriti dell ' esistenza , e portava in sè le mortali ferite d ' una vecchia razza esausta . Ella pareva essere stata concepita in una notte di nevrosi , per un desiderio fiacco e metodico : imperfetta opera di due creature incatenate da vincoli legali e fittizii , Roberta aveva già troppo resistito alle raffiche forti e alle acute brezze micidiali ; poichè , prima di lei , i fratelli erano stati travolti , e dopo lei , Emilia sola aveva rievocato il buon tipo originario ; e dopo Emilia , i fratelli di nuovo erano tutti scomparsi in piccola età . Ora , cotesta differenza di nervi , di muscoli , di forze , aveva più volte in Emilia risvegliato l ' antipatia latente dei sani per i malati , l ' antipatia bruta d ' un corpo vivido e fresco per un corpo fradicio e passo . " Tu ti leghi a un mostro , - le susurrava lo spirito loico . - I tuoi sforzi non serviranno se non a prolungare un ' agonia e a trasmetterti i germi , dai quali per maraviglia di natura ti sei salvata . " E alla sentenza , che sembrava macabramente scritta con le ossa d ' uno scheletro sulla via sperduta dell ' avvenire , tosto succedeva la reazione generosa , esagerata ; e per punirsene , Emilia avrebbe dato intera l ' esistenza propria , e contratto volonterosamente i germi della malattia atroce . Poichè il sordo antagonismo non giaceva soltanto in fondo alla sua coscienza ; ma con disperata tristezza erasi dovuta persuadere che anche nell ' anima di Roberta andava cristallizzandosi un rancore quasi animale contro la sanità e la procacità inconscia di lei , contro il suo avvenire , contro la facoltà di goder le gioie , cui ella , Roberta , non avrebbe avvicinato mai .... Certi misteriosi allontanamenti , certi risvegli di violenta simpatia , nei quali la fanciulla soffocava una voce imperiosa e sconsigliata , avevano quella sola spiegazione . Mai come quando le due sorelle si gettavano una nelle braccia dell ' altra , mai come allora eran così fresche reduci dall ' odio , mai come allora avevan sentito passar sulle reni una cosa viscida e molle , che si chiama ribrezzo . Anche in quel giorno in cui lo spavento rinasceva con la tenera sollecitudine , l ' istinto oscuro aveva arrestato Emilia , uscita appena dalla camera di Roberta : " Perchè ti affatichi ? - le fischiava all ' orecchio . - L ' ha detto ella stessa : il suo male ritorna e bisogna ch ' ella muoia . Vuoi contrastare il passo a una legge sovrumana ? " Una scampanellata la richiamò interamente ; doveva essere il dottor Noli , il medico del paese , che con l ' esperienza di chi ha visto innumerevoli casi d ' una stessa malattia , aveva fortificato , la sua teorica mediocre . Emilia andò ella medesima ad aprire ; la mano tremava d ' impazienza , volgendo due volte la chiave nella toppa , Sul ripiano stavano la cameriera e un uomo , che Emilia non ravvisò sùbito . - Il medico non c ' era , - disse la domestica . - È andato a Genova ; mi hanno indicato il signore ; è medico anch ' egli e si trova qui per i bagni . Ho pregato lui di accorrere ; non voleva , ma l ' ho persuaso , perchè il dottor Noli non tornerà fino a domani .... Ho fatto bene ? Le pare ? ... Mentre parlava la cameriera , Emilia aveva dato il passo all ' uomo . Cesare Lascaris entrò , mormorando un saluto . Emilia gli gettò uno sguardo : era alto , elegante , bruno in viso ; dimostrava alcuni anni più dei trenta . La giovane lo conosceva per averlo visto in paese qualche volta . - È dottore , lei ? - gli domandò bruscamente , guardandolo dritto in faccia . - Perchè non sta a Genova ? Come può essere qui in ozio , se è dottore ? ... Si tratta della vita di mia sorella .... Cesare Lascaris consegnò l ' ombrello gocciolante alla domestica , e sorrise tranquillo . - Se si tratta d ' un caso grave , sarà forse inutile perder tempo in spiegazioni che darò dopo , - rispose . - Non appena giungerà l ' amico mio dottor Noli , gli cederò il posto ; ma intanto , se si tratta d ' un caso grave ... Si fermò , annoiato di dover ripetersi , della diffidenza che l ' accoglieva , della penombra che le imposte chiuse stendevano nel salotto e che gl ' impediva di veder bene in volto la sua nemica ; ma l ' abitudine gli smorzò sùbito la voce un po ' vibrante . - S ' accomodi , - offerse Emilia , vergognosa del primo impeto . - Mia sorella ha avuto stamane uno sbocco di sangue .... Allora , innanzi di passar nella camera dell ' ammalata , Cesare Lascaris propose una serie di domande imbarazzanti su Roberta , mentre Emilia a testa bassa di fronte a lui rispondeva precisa e chiara , con una mal celata animosità contro l ' uomo , il quale aveva diritto a conoscere ogni fatto intimo della vita fisica d ' una vergine . II . Uno scoglio scabro crivellato dalle trafitte secolari dei marosi , si tuffava nel mare ardendo sotto il sole : era uno scoglio grigio , su cui il piede s ' incastrava fra le spaccature ; spesso era uno scoglio bruno , quando la spuma crepitante giungeva a superarlo , colando ai fianchi in piccoli torrenti lattei . Nella cabina drizzata a ridosso delle rocce sovrastanti alla spiaggia , Emilia vestì l ' abito pel mare ; un abito tutto candido , costellato di fioretti d ' oro con le foglioline d ' oro ; i piccoli piedi ricoverati nei sandali , ella tentò studiosamente lo scoglio che li afferrava come nel pugno d ' un innamorato ; s ' avanzò , cercò il proprio riflesso nell ' onda , si buttò a capofitto , sparve , riapparve lontana , tagliando con le braccia nude l ' acqua ritmicamente . L ' acqua ! Emilia l ' aveva sempre temuta e vi si abbandonava con un piacere non privo di fremiti .... L ' acqua che poteva essere la morte , l ' onda che aveva la forza di dieci leoni scatenati , l ' acqua e l ' onda l ' attiravano , le parlavano , la cullavano perfidamente , ed Emilia non sapeva se un giorno non si sarebbero chiuse sopra la sua testa , eternando la conquista giovanile . Il corpo di lei , peregrinando nell ' abisso tra le gòrgoni , avrebbe seguito le correnti sotto il piano del mare ; con gli occhi spalancati avrebbe visto gli scafi delle navi sommerse , i resti dei naviganti deformi e tentacolari per i filamenti delle alghe .... Laggiù avevan tomba molti cadaveri d ' uomini e di donne , ancòra paludati dalle vele entro le barche , o avviluppati ancòra tra le erbe viscide .... Ma non godevano quiete e sentivano la vita mostruosa che pullulava intorno a loro . Pel brivido che quei pensieri le scandevano sulle reni e sugli òmeri , Emilia si spinse allo scoglio , lo risalì , e in un accappatoio bianco dal cappuccio aguzzo stette a guardare la superficie maliarda , un po ' gonfia all ' orizzonte . Il sole violento bruciava lo scoglio e la spiaggia ; la donna , i gomiti sulle ginocchia e la testa fra le mani , tornò a imbrancarsi nel gregge silente delle sue fantasie , delle memorie senza forma , delle sensazioni vibrate a un tratto nel cervello , le quali parevano uscire un attimo da una guaina di cose vissute . Emilia non era più fanciulla , ma era stata donna per così poco tempo , che i guanciali del suo letto avevan dimenticato l ' impronta d ' una testa maschile e la luce del suo corpo risplendeva nell ' alcova deserta . Era vedova da due anni ; ma il desiderio di chiudere la solitudine dell ' anima le faceva sembrar quel tempo assai lontano . Aveva gli occhi grigi ; i capelli neri avvolti intorno alla testa e attorti presso le orecchie , davano qualche riflesso d ' acciaio . Ella entrava sola nel talamo e sola riposava . Le era avvenuto forse di svegliarsi nella notte e d ' irritarsi per uno di quegli arguti sogni , che non lascian tregua , popolano la mente di fiamme , soffiano sulle carni ; le era avvenuto forse di stendere le braccia disperatamente nell ' ombra , e di piegarsi ad arco sotto lo spasimo del sogno che sfiora e sfugge .... Ma giungeva l ' alba a quietarla , e il torpore invece del sonno .... Si guardava nello specchio al mattino , e vedeva sotto gli occhi puri un livido cerchio . Anch ' ella navigava per un ampio oceano di dubbii ; non aveva mai trovato chi la guardasse senza invidia o senza libidine ; stupita che tutto ponesse capo all ' odio o all ' amore , avrebbe voluto un senso nuovo e tranquillo . I suoi pensieri sfilavano come una torma di volpi azzurre sul disco bianco della luna ; si disperdevano , s ' interrompevano , riprendevano tutto il giorno fra lo svolgersi isocrono d ' una vita femminile incapace a mutar l ' avvenire con la sola forza della propria volontà . Emilia era votata al destino , tremendo nella sua indomabile dolcezza , che aspetta la donna , bella e giovane . Nessuno avrebbe potuto dubitarne ; un altro uomo sarebbe arrivato a conquistarla poichè era giovane e bella . Doveva vivere le delizie meschine dell ' amore ; traversare le foreste millenarie della passione , che tutte le donne pari a lei hanno traversato . Ella non possedeva memorie d ' amore , le quali non fossero anche ricordi di morte . Se si chiedeva chi l ' aveva baciata , si rispondeva che chi l ' aveva baciata era morto , lasciando la sua giovanezza in mezzo a un cumulo di rovine ; una chiara fonte in un parco abbandonato . Ma da qualche tempo i sogni molestavano la sua alcova deserta , e anche sotto la selvaggia prepotenza della luce diurna , Emilia avrebbe potuto stendere le braccia e sentir fuggire nell ' aria i fantasmi quasi afferrabili , divenutile crudelmente familiari . Il corpo roseo tra la pelurie bianca dell ' accappatoio sembrava chiamar quei fantasmi , nascenti dalla mollizie del bagno , ridenti nel gorgogliare delle acque , un istante prima così funeste e minacciose . Era la vita , l ' anima incoercibile della giovanezza , da cui i raggi si espandevano con lunga chioma di luce ; sciogliendo l ' accappatoio per rivestire l ' abito da passeggio , tutto il fulgore delle membra prorompeva , saliva , stupiva ella medesima .... Quante volte non aveva sentito che la dimane era certa , e la dissoluzione aspettava ogni sua grazia mortale , così gelosamente ornata di cure assidue ? Ma il giorno era pigro , lentissimo , in quella campagna marina . Dal sorgere del sole al calar della luna sembravano passare dei secoli ; dal frinire delle cicale al gracchiar delle rane , era un giorno e un ' epopea di sensazioni . Il mare solo , il cielo solo bastavano per una sfilata gigantesca di spiriti senza nome . La folla aveva dimenticato il piccolo paese . Non v ' erano alberghi : visto dal mare era un gruppo e una distesa d ' edifici spinti fino all ' ultimo limite della terra , ove l ' acqua spaziava o si drizzava nella furia delle tempeste . Dietro il vivente ammasso di case si snodava la strada , che dall ' altro lato , verso le colline , aveva alcune ville non illustri , coi giardini grigi per il predominio degli ulivi . E tutti i giorni Emilia tornava , dal bagno alla villetta , ove l ' attendevano Roberta e le piccole cose le quali aiutano a precipitar le ore : un libro , una lettera , un discorso con Roberta appena convalescente , una passeggiata per le camere ombrose . Ma , breve come un lampo o lungo come uno spasimo , imperava il sogno sognato ad occhi aperti sopra una poltrona a dondolo ; e le due sorelle abbandonate nelle due poltrone , sognavano ad occhi aperti con le mani sulle ginocchia in atteggiamento da idoli insensibili ; mentre quel tempo precipitava , che esse dovevano piangere in avvenire per l ' ineffabile attrattiva delle cose perdute . Dì sera , il giardino era tutto una festa ; certi fiori non s ' aprivano se non nell ' umidità dell ' ombra , ed effondevano un odor vellutato , un odor misterioso di notte romantica ed antica . Fra i bassi filari degli aranci , migliaia di lucciole nottiludie trescavano , vibrando i piccoli lampi verdognoli , alternando la loro luce così , da sembrare la fosforescenza delle acque sotto i raggi di luna . Erano disposte a brevi intervalli sapienti ; volavano e lampeggiavano ad intervalli , s ' innalzavano fin sopra la casa e ritornavano ai filari degli alberelli e vibravano la luce mite , che bastava a inebbriarle co ' suoi giuochi puerili . Emilia scendeva nel giardino ad aspirare il profumo selvatico delle notti serene . Coglieva a volo nelle mani bianche e sottili qualche lucciola sperduta e la posava tra i capelli , ridendo in su , verso Roberta che guardava dalla finestra . I cani abbaiavano invisibili , sui colli neri ; i palmizii non si muovevano per alito d ' aria ; il silenzio massimo non era calato per anco sulla terra , ma già i romori s ' affievolivano a grado a grado . In breve il sonno penetrava negli umili edifizii , mentre tutte le cose non umane proseguivano il loro ciclo eterno , senza fatica . Ma innanzi al letto , Emilia si chiedeva s ' ella pure avrebbe dormito . Le pareva che inutilmente la sua alcova fosse chiusa : qualcuno vi passeggiava in ispirito ogni sera . Inutilmente celava il suo corpo sotto vesti senza linee : qualcuno l ' aveva già posseduto in ispirito e conosceva l ' arco mortifero del suo braccio , ove la testa dell ' amante avrebbe riposato presso il seno . Le vecchie regole morali che avevano fiancheggiate la sua adolescenza , e a cui Emilia ricorreva per salvezza , si rivelavano goffe come una processione di gesuiti attraverso a una folla di donna scarlatte . Altre volte , ogni formula imperativa era agevole , un sentiero diritto per una campagna senza sterpi ; ma procedendo , a poco a poco la strada invasa da viluppi d ' erba tenace , si smarriva in una palude di verde sdrucciolo . E le idee scarne assolute dei tempi rosei mutavano in una fuga di statue , a cui il cuore appendeva corone di rimpianto o di rimorso .... Così , prima che sorgesse il dramma , la giornata simmetrica si dissolveva nel circolo del tempo . III . Mentre Cesare Lascaris percorreva la strada ineguale , a piccole salite e a piccole discese , tra il villaggio e Pieve di Sori , Emilia comparve ritornando dal bagno , per un viottolo di fianco digradante al mare . Aveva un gaio abito lilla , e camminava con passo così leggero , che non avrebbe lasciato orma se il terriccio fosse stato di cera liquefatta . Portava alta la testa , un po ' indietro ; fra le labbra semichiuse apparivano i denti candidi . Ambedue i giovani eran diretti verso Pieve , a una passeggiata ; da parecchi giorni non si erano visti . Emilia gradì l ' offerta d ' accompagnarla . Imperava dovunque una molle rilassatezza . La campagna verde , a sinistra , inturgidiva sotto il calor sensuale ; oltre la strada , a destra , il mare si stendeva ampio ; e tra i due azzurri cupi del cielo e delle acque , una vela , porporina di raggi , somigliava a una svelta lingua di fuoco . Era uno di quei giorni frequenti , in cui la complessa vita d ' ogni cosa ha una solennità d ' indimenticabile concordia ; e dagli umili ai più alti gradi della scala creativa , tutto gioisce d ' un benessere il quale sembra eterno , senza possibilità di mutamenti , senza ricordi d ' altri stati meno giocondi . Nulla rammentava il tempo , la parabola triste , la decadenza , la morte ; era nell ' aria una galoppata di note ilari , un inno d ' oblio e d ' impassibilità quasi non crudele per ogni miseria . Emilia aperse il parasole bianco a merletti : intorno alla testa e alle spalle , le sfolgorò uno scudo rotondo , una parma di luce scintillante . Ella sentiva la gioia d ' essere tra quella pomposa gioia di vita ; Cesare al suo fianco , ritraendosi un poco , la studiava furtivamente . Parlarono , sul principio , di cose leggère , variazioni di temi comuni cui era troppo difficile sfuggire in quel giorno : la tranquillità della campagna , i paragoni tra la campagna e la città , furono i temi . Poi Emilia parlò di sua sorella . Percorrevano allora l ' ultimo tratto di strada nelle vicinanze di Pieve ; a destra , il muricciuolo di riparo era finito , e sul pendio scendente alla spiaggia , i pini marittimi svelti s ' arrampicavano , chiudendo tra i naturali intercolunnii le trasparenti chiazze dell ' acqua cerulea . Emilia , di tempo in tempo , guardava Cesare in volto , ed egli vedeva i due occhi grigi sotto le ale delicate delle sopracciglia fissarsi in lui con espressione di grande fiducia . Molte piccole cose significanti erano avvenute , da quando la cameriera di Emilia era corsa a cercarlo per supplire momentaneamente il dottor Noli al letto di Roberta . Cesare aveva preso vivo interesse alla malattia di questa , aveva confortato Emilia con parole d ' amicizia , le quali eran giunte strane e inaspettate a lui medesimo ; e allorchè Roberta s ' era infine potuta levare , l ' opera del buon dottor Noli era parsa alle due sorelle ancor meno efficace , ancor meno provvidenziale che il soccorso opportuno di Cesare . E , - fra le grandi cose , - dal giorno in cui la malattia aveva fatto la sua ricomparsa , qualche legame non visibile aveva aggiogato le due donne alla sorte del giovane ; l ' invitto soffio del destino aveva sfiorato le tre esistenze . - Dunque , - domandò Emilia , acuendo l ' intensità dello sguardo , - Ella non crede mortale la malattia di Roberta ? Fra tanti medici consultati , non uno mi ha detto chiaramente si trattasse d ' etisia .... Se fosse altro , una cosa semplice ? Non è possibile ? Mi dica .... Cesare pensava all ' immancabile fatalità che tutti quanti sono a fianco d ' un ammalato s ' ingannino sull ' importanza e sui progressi del morbo . Il bisogno di sperare è testardo nell ' uomo ; e Cesare aveva udito parecchie volte i consanguinei negar l ' evidenza , e gioire del miglioramento che precede di ventiquattr ' ore la morte . - È possibile , senza dubbio , - egli affermò , dopo essersi interrogato e risposto che non aveva alcun motivo a mostrarsi rudemente sincero . - La signorina Roberta è assai giovane , e , oltre questo , ogni momento s ' incontrano dei casi di guarigione spontanea . - Non è vero ? - esclamò Emilia , arrestandosi un attimo . - Essa è uscita dal letto , passeggia , si nutre volontieri ; sta proprio bene .... Come potrebbe riammalarsi ? ... Cesare lanciò alla donna uno sguardo non visto . Quella fede assurda , quell ' inganno puerile , in cui Emilia cadeva , pel solo indizio che i moribondi giacciono a letto e Roberta era in piedi , commossero l ' uomo , il quale sapeva l ' avvenire . Trovò dolce essere assurdo a sua volta e negar l ' evidenza , come una sfida al domani .... . - Non dubiti , - soggiunse , - è certo che altre crisi non si presenteranno . - Anche il dottor Noli me lo ha fatto sperare .... Sarebbe così terribile ! - mormorò Emilia , rivedendo con la memoria la giornata di sangue . - Abbiamo tanto sofferto , l ' ultima volta ! ... ed io ho accolto Lei in un modo abbastanza strano , - aggiunse mentre sorrideva quasi umilmente . Oh sì , in modo strano ; lo pensava anche Cesare , il quale per l ' abitudine di ricercar le cause , da qualche tempo andava studiando le ragioni che lo avevano indotto , a frequentare la casa delle due sorelle ; e aveva creduto trovarne una , nella orgogliosa necessità di farsi ben conoscere , di mostrarsi migliore di quanto egli non fosse , poichè ancòra gli stillava nell ' animo la ferita dell ' ingiusta diffidenza . Ma pronunziò sùbito alcune frasi comuni , per rassicurare Emilia sulla impressione di quella accoglienza ; ed egli stesso in fondo all ' animo sentiva una curiosa tenerezza per la ruvidità inabituale , che la donna aveva mostrato nel terribile giorno di paura e di sollecitudine . - Roberta è tutta la mia vita , - ella disse . - Quando non vi fossero tra me e lei così stretti vincoli di parentela , basterebbe la delicatezza della sua salute per rendermela cara , preziosa .... Per ciò , ho diritto a sapere , come una madre ; ho diritto a non essere ingannata pietosamente . Ancòra la franchezza delle parole piacque al Lascaris , quantunque fosse ben lungi dal riconoscere quel diritto , o almeno la necessità di obbedirgli . Ella taceva , guardando alcune donne , le quali andavano a rivendere , con un canestro di pesce o di frutta sulla testa ; due carri uno dietro l ' altro , a quattro o cinque cavalli in fila , romoreggiavano pesantemente , e nella discesa il freno guaiva sui toni più striduli . Cesare approfittò dell ' attenzione ch ' ella prestava allo spettacolo caratteristico , per osservare con qualche agio la sua compagna . Appariva tranquillamente superba di bellezza ; irradiato dal senso di equilibrio ch ' era in ogni cosa intorno , il volto calmo aveva particolari squisiti : gli occhi grigi a mandorla ornati di ciglia lunghe , il naso diritto con piccole narici , la bocca purissima dalle labbra vive . Conservava fresche le linee , che il male aveva atrofizzate o guaste in Roberta ; onde , la figura era snella , la elasticità delle membra era nel passo libero e ritmico , nei movimenti di grazia , nella stessa curva del braccio e della mano , con cui sosteneva l ' ombrellino presso la spalla . Infine , coi capelli neri , potenti di attrazione , ella risvegliava l ' imagine di una donna orientale , e ancòra molte imagini di obliosa mollezza in qualche stupendo gineceo . - Come si sta bene , qui ! - riprese , guardandosi in giro . - Noi volevamo partir dopo i bagni , ma il dottor Noli .... - Certo , - esclamò il Lascaris vivamente . - Sarebbe pericoloso ricondurre la signorina a Milano durante l ' inverno . - Per ciò , rimarremo . Ho già prolungato l ' affitto per tutta la stagione invernale .... Il paese è tanto tranquillo .... E s ' interruppe , aspettando ch ' egli dicesse se partiva dopo i bagni ; ma l ' uomo tacque , sembrandogli stranamente che l ' annunzio avrebbe preso un significato d ' intenzione . - Siamo a Pieve , - egli disse , con un gesto alle case , dove la piccola discesa moriva . - Vuole andare avanti ? - No ; riposo un poco , e poi ritorno . Emilia traversò la strada , scelse un rialzo coperto di spessa erba , verso il mare , e sedette . Cesare restò in piedi , contemplandola . " Com ' è bella ! " - pensò fanciullescamente . Per vent ' anni di vita vera , e per dieci di professione medica , egli non aveva conosciuto se non il piacere comune , e s ' era fatta l ' abitudine di ricevere le lettere femminili che parlassero d ' una voluttà testè morta , e ne promettessero altre per la dimane . Dell ' amore , nulla più gli era noto : non gli ostacoli stimolanti , non i contrasti gravi , non alcuna delle condizioni per le quali la necessità fisica si purifica . Egli aveva appena assaggiato qua e là , gustosamente . Ma in quell ' ora , a fianco d ' Emilia , Cesare cominciava a provare una specie di deliziosa angoscia , turbato dal presentimento del destino . - Sì , è molto tranquillo il villaggio , - egli soggiunse , - e ci si diventa molto pigri . Io non mi occupo di nulla , e non trovo tempo di scrivere agli amici . - Io pure , - disse Emilia sorridendo , - non ho che abitudini d ' ozio .... Essi erano perduti , dimenticati in fondo al paese . I treni passavano frequentissimi , trascinando gente ignota a ignote fortune ; ma in gran parte procedevano oltre , e non rimaneva nell ' aria se non l ' eco d ' un fischio stridente , e qualche latteo globo di vapore . A mezz ' ora di cammino , a Nervi , la vita era già più intensa ; la rinomanza de ' suoi alberghi e la bellezza della sua marina vi chiamavano ogni anno una varia folla di stranieri , malati d ' anima o di corpo , o abituati a climi tepenti . E intensissima , febbrile , tumultuosa , era la vita a Genova , dove Emilia , per unica distrazione , si recava spesso con Roberta . Lasciata la carrozza , le due sorelle andavano a passeggio per le grandi vie e per le viuzze stipate di botteghe , quasi ad un viaggio d ' esplorazione , su per le lunghe salite , a capriccio , felici quando arrivavan da sole a qualche altura , che dominasse la città , il porto , il mare ampio e multicolore . Non conoscevano persona , a Genova ; non capivano una parola dei dialetto serrato ed aspro ; godevano di sentirsi forestiere , e di passare a fianco d ' una folla che le ignorava ; l ' andirivieni della gente , il frastuono dei carri , la sfilata fitta dei negozii , davan loro l ' idea d ' un gran mercato sempre in tumulto ; e diversamente che a Milano , ove sapevano a memoria i nomi delle ditte principali , e credevano sapere tutte le abitudini della città , - gustavano a Genova ogni volta qualche cosa imprevista , e osservavano l ' ansia della vita romorosa , estranee come a uno spettacolo . Sul tardi riprendevano la carrozza per tornare a casa , raccomandando al cocchiere di non frustar troppo . Esse temevano un poco ; ma la gita le divertiva appunto perchè le discese ripidissime , la strada spesso parallela alla via ferrata , incutevano un ' ombra d ' attraente pericolo . Qualche volta , il treno le sopraggiungeva , rapido e formidabile ; e il cavallo , fermo innanzi alle barriere , drizzava le orecchie , volgeva la testa a guardare . Era l ' attimo più commovente della passeggiata ; le giovani si stringevano la mano , sorridendo . Il mare pompeggiava , solenne di quieta potenza ; le ville davano al paesaggio la nota leggiadra o maestosa , incensando l ' aria coi profumi dei giardini , e tagliando il cielo puro coi ricami aggrovigliati o con le punte argute degli alberi . Di frequente il sole era tramontato , e la carrozza saliva ancòra l ' ultima ascesa tra Nervi e Sant ' Erasmo ; i monelli sulle porte schiamazzavano ; qualche carro , con le ruote pesanti affondate nel terriccio , ingombrava la strada , e nella penombra risonavano gli aizzamenti gutturali degli uomini , i tintinnabuli dei muli e dei cavalli inarcati a trarre il veicolo . Arrivavano a casa , le due sorelle , quando già i fanali modesti fiammellavano sul verde cancello del giardino ; correvano , salivan presto le scale , trovavan l ' uscio spalancato e la cameriera impaziente . Sulla tavola lumeggiata da un ' alta lucerna a colonna , la tovaglia , il vasellame , le posate mandavano bagliori ; e la serata cominciava , tutta bella d ' intimità . Non v ' erano se non i radi colpi di tosse , che potessero mettere sul volto d ' Emilia una nube fugace .... - Vuole che torniamo ? - disse a un tratto la donna , alzandosi e incamminandosi . Essi ripresero la via , involuti nella sensazione della complessa irresponsabilità delle cose , la quale sovraneggiava ovunque . - I suoi amici stanno a Milano ? - riprese quindi Emilia , più audace perchè rifletteva sempre troppo tardi . - Quasi tutti , - disse Cesare . - Ma veri amici non ne ho : colleghi , compagni di studii , conoscenze : legami , infine , che non resistono alla lontananza .... Mandò un respiro di sollievo , perchè gli sembrava d ' aver detto molto con la parola legami . - " Avrà capito ? " - si chiedeva , studiando sul viso d ' Emilia l ' impressione della risposta . Ed Emilia , che camminava con lo sguardo a terra , parve ergersi più dritta , liberata da un peso invisibile ; alzò gli occhi , incontrò gli occhi del Lascaris , e si trattenne a forza per non sorridergli . " Com ' è bella ! " - ripensò questi , un po ' umiliato di non trovare altro per lei . Ella non era corpo soltanto , ma uno spirito , un pensiero , un ' anima ; e tuttavia dal cuore di lui non salivano con violento impeto , se non quelle tre parole , che l ' avrebbero fatta arrossire , s ' egli le avesse pronunziate . Emilia fu punta da un brusco rimorso . Aveva dimenticato Roberta . Perchè aveva potuto dimenticarla e parlarne tanto poco e non insistere sulla guarigione inattesa ? Disse allora , con voce tutta diversa : - Dunque , è ben certo , signor Lascaris , che possiamo considerar salva Roberta ? Non v ' è pericolo d ' una ricaduta , d ' un peggioramento subitaneo ? ... Preso all ' impensata , in mezzo a visioni così lontane dalla malattia , dalla morte , da quella giovanetta , ch ' egli considerava col dispregio compassionevole d ' un artista per un bel quadro screpolato , Cesare ebbe la tentazione abbacinante di gridare ad Emilia : " Non legarti a lei ; è condannata . Tu sei per la vita , ed ella è per la morte . Tu hai i diritti di quelli , che il genio della specie ha creato a tutela della sua purezza , e Roberta ha i doveri di rinunzia , che il suo male e il pericolo del contagio le impongono " . Esitò un lampo a rispondere , e già Emilia s ' era arrestata , esclamando con voce angosciosa : - Ma Lei non m ' inganna , dottore ? Non avrà coraggio di farmi sperare nell ' assurdo , se fra poco ? ... Non m ' inganna , non m ' inganna ? ... Il grido confermò Cesare nell ' assoluta necessità d ' ingannare . Le ansie precedenti una catastrofe sono tutte inutili , e più torturanti per l ' incertezza del giorno e del modo . S ' egli avesse detto la verità , da quell ' ora Emilia sarebbe vissuta in uno strazio continuo , col dovere continuo di portare una maschera intollerabile di fronte all ' ammalata . Quando l ' inganno non fosse stato più possibile , egli l ' avrebbe confortata , dimostrandole la carità dell ' antica menzogna . Afferrò dunque la mano stesa dalla donna quasi ad implorare , e stringendola nella sua , rispose con fermezza : - Le dò la mia parola , signora , ch ' io non dubito dell ' avvenire .... La signorina Roberta è guarita .... - Quanto le sono grata ! - esclamò Emilia , riprendendo il cammino a fianco di lui . Poscia cedettero senza rimorsi al piacere di parlar di sè , obliando un ' altra volta la fanciulla . Quando passarono innanzi al viottolo digradante al mare , pel quale Emilia era comparsa e s ' era incontrata col Lascaris , lo guardarono ambedue un istante , e trovarono bellissima la scorciatoia stretta , impedita qua e là dagli arbusti scortesi . Parlarono degli amici , figure scialbe divenute più pallide in quell ' ora di porpora . Emilia descrisse le sue conoscenti , sfiorandole con la satira femminile ; Cesare usò la satira maschile , un po ' rude , che aveva talvolta la gravita d ' un rancore ; e l ' iconografia servì a riempire qualche lacuna , accennando ai luoghi visti in tempi diversi da ambedue , e alle persone conosciute dall ' uno e dall ' altra . Infine , l ' ultimo tratto di strada fu silenzioso , angustiato dal prossimo breve distacco e dal problema d ' occupare la giornata , il cui inizio era sorto pieno di vibranti speranze , di tremanti desiderii . Ammirarono insieme il ponte della ferrovia , a cinque grandi arcate , le quali incorniciavano cinque enormi quadri d ' orizzonte , d ' azzurro , di verde e di casupole : sfida insostenibile alla meccanica arte umana . Cesare accompagnò Emilia fino all ' ingresso della villetta , spalancandole innanzi il robusto cancello che cigolava . Dall ' ombra dei palmizii uscì incontro ai due giovani la figura curva e malaticcia di Roberta ; si avanzava adagio , svogliata , trascinando seco una folla di disgusti , e fra le mani teneva un gran libro di racconti fantastici . La fosforescenza , ch ' è nel sorriso e intorno al corpo degli innamorati , si spense tosto intorno a Cesare e ad Emilia . IV . Da quel giorno , i pensieri di Cesare Lascaris si fecero così duttili e balzani , ch ' egli avrebbe potuto comporne un facile poema , se avesse avuto l ' espressione letteraria e la pazienza d ' arrestare gli scoiattoli molleggianti sulle branche della fantasia . La fantasia gli divenne più elastica , e dovunque gli presentò visioni , lo deliziò coi gesti ricordati della donna e con la melodia della voce femminile ; il paesaggio gli riapparve asservito alla bellezza di lei ; più che quadro , umile cornice . E visse tra una flora mortifera di figurazioni sensuali . Erano gli occhi grigi , ch ' egli prediligeva ? E i capelli bruni , e la giovanezza , e il corpo alto , sottile ? Sì , era tutto questo . Nell ' animo di lei voleva un ' indefinita stanchezza , come per atavismo ? Voleva quell ' ingenuo senso della vita , che disarma una donna e la dà intera all ' uomo capace di dominarla ? Sì , tutto questo voleva . Ma tutto questo era in colei , la quale il destino gli aveva offerto nella solitudine della mite campagna . La sua vista gli aveva dato una tortura insoffribile . Sarebbe dovuto passare per la solita trafila , prima di giungere a lei ? Aprirle le braccia , non doveva bastare ? Si sarebbe offesa , s ' egli le avesse chiesto un bacio senza averle mai parlato d ' amore ? La sua bellezza l ' attraeva così , ch ' egli aveva vergogna di perdersi in lunghe e successive preghiere . Perchè non comprendeva ch ' egli l ' avrebbe amata sempre ? Qualcuno intorno a lei , poteva farsi amare e rapirla ? Essa era tutti i profumi più voluttuosi , tutti i suoni di una lenta orchestra invisibile , tutta l ' iride dell ' amore , tutte le promesse dei paradisi orientali . Egli doveva dirle che per lei avrebbe dato il suo sangue , la sua vita , il suo orgoglìo ; che avrebbe abbandonato gli amici , sfidato il mondo , portato superbo il più greve giogo da lei imposto ; che avrebbe rinnegato ogni fede , e avrebbe avuto la sua sola fede , la sua religione . Sì , tutto questo doveva dirle ; farla sorridere e pensare , turbarla , agitare le sue notti con visioni ardenti . Ch ' ella non avesse più requie se non fra le sue braccia . Che gli giungesse assetata di voluttà . Il bacio dell ' uomo le avrebbe comunicato un sì lungo spasimo di piacere , da toglierle la percettibilità d ' ogni altra sensazione ; e il suo corpo si sarebbe piegato , contorto , allacciato a rosee spire sotto le labbra di lui . Non doveva essere più nulla di conosciuto , se non una splendida forma armonizzata dalla passione . Ma eran parole o intricate formule di magìa , capaci di denudare colei ? Dove le avrebbe egli scoperte , in qual lingua , fra quali documenti di anime appassionate ? Era dunque possibile che le agili e bianche dita salissero al corpetto e intonassero la sinfonia classica dei bottoni che si slacciano ? E tuttavia qualcuno l ' aveva già posseduta .... Quale uomo ? Un uomo scomparso , travolto nell ' eternità , lasciando ad altri , per altri , il fiore da lui appena schiuso e intravisto .... Ma da tempo sì lontano - ( la voluttà più astuta non lascia traccia se non in ricordi simili a pigmei , i quali corrano dove son passati i giganti ) - da tempo sì lontano , che il corpo della donna era puro , immemore , e i frutti del suo seno avevano obliato le labbra tremanti del maschio . A pranzo in casa di lei , un giorno Cesare potè contemplarla perdutamente e vivificar le limpide acque della fantasia , in cui l ' imagine d ' Emilia si rispecchiò senza più timore di venir cancellata . Fu un pranzo al chiaro di luna , perchè cominciato assai tardi aspettando il dottor Noli , che giunse nella penombra del grasso pomeriggio estivo . La luna , sorta dietro le rocce di Portofino , interamente rossa in un guazzo rosso a filamenti , era nell ' ascesa diventata a mano a mano pallida , aveva preso la sua espressione di bamboccio anemico e imbronciato . Al momento di chiuder la finestra e d ' accendere , i raggi entrarono inattesi , le lampade furono dimenticate , e il pranzo continuò tra il pulvìscolo argenteo . In faccia a Cesare , Emilia apparve quasi un busto marmoreo . Pel cielo correvano alcune nuvole fioccose ; non velavano ma attutivano il raggio , facendolo più molle e più serico . La luna restava sullo sfondo cilestrino a guardar dolente le nubi che sfilavano , disperdendosi in forme rapide e balzane . Emilia si levò , mentre sull ' astro le nuvole gettavano il velo traslucido ; e si rivolse a prendere un Trionfo d ' argento che non avevan ricordato di porre in tavola . Ritta allora così , col Trionfo carico di tonde pesche mature e di grappoli d ' uva ricadenti , la donna si fermò innanzi alla finestra , giusto nel punto in cui succedeva alla gradazione della luce pulviscolare , una più tenue e morbida . Fu illuminata intera , tra una gloria di bianco lucido , di bianco latteo , e di bianco .... ; parve più alta , la testa cinta nel diadema di nerissimi capelli , gli occhi grigi dilatati dalla notte ; una divina statua . Cesare fu preso dal bisogno istintivo di parlar sottovoce , d ' ascoltar qualche racconto strano e cadenzato , il quale , come un fresco ragnatelo d ' argento , gli avvolgesse il cuore .... Si rattenne a pena dall ' esprimere l ' idea bizzarra , per quei due , Roberta e il dottore , che continuavano a vivere la vita normale . Ma ebbe il sottil gaudio di penetrar lo spirito d ' Emilia , di sentirlo inebbriato dalla scena fantastica . Anch ' ella era lontana dalla vita normale , in quella sera avvolta nel ricco manto della luna ; quasi il pulviscolo bianco le fosse passato attraverso le carni , dando all ' anima di lei una luminosità maravigllosa , una chiara gaiezza , quasi ella sorgesse formalmente e sostanzialmente nuova da un bagno di liquidi metalli .... ; mentre il dottor Noli e Roberta parevano due livide caricature , che assistessero senza sospetto al mistero della duplice ebbrezza , spellando gravemente le turgide pesche succose .... Quella fu la scena prediletta in cui Cesare volle conservare l ' immagine di Emilia , e le limpide acque della fantasia la ritennero poi per sempre , in uno specchio senz ' appannature . V . Roberta si svegliava di notte improvvisamente e si ascoltava respirare : il respiro era tranquillo ; sotto la scapola sinistra , il dolore sordo non rodeva più . Se le piccole macchie rosse , i nuclei di macchie sul petto e su le spalle non avessero rammentato la minaccia , il gran male sarebbe parso dominato per intero . Ma erano tuttavia frequenti le notti d ' insonnia con la paura dell ' oscurità , in cui s ' annidavano i pensieri che durante il giorno non osavano prender figura e avvicinarsi . Roberta stava distesa sul letto , ad occhi aperti ; le visioni pispigliavano nell ' ombra , e se ne udiva il passo cauto o il volo maligno d ' arpia ; qualche inesplicabile romore nella camera o in giardino dava tal brivido alla fanciulla , che le tempia le s ' imperlavano di sudore , ed ella era incapace d ' allungar la mano ad accendere il lume . Talvolta , lungo tutto il litorale , per tre giorni e tre notti di sèguito urlava il vento ; soffiasse dalla montagna o sibilasse dal mare , aveva una voce straziante d ' assassinato , una voce furiosa di chi scuota la porta per ripararsi , e negli intervalli , una flebile voce di sarcasmo , la quale prometteva nuovi assalti , nuove grida , nuove violenze . La fanciulla dimenticava le proprie angosce e viveva con l ' anima al di fuori , in ispirito nella campagna , tra le chiome convulse degli alberi , che disperatamente si torcevano e ricadevano nell ' aria . Quando aveva ben teso l ' orecchio ad assicurarsi la sinfonia notturna non fosse soprannaturale , accendeva il lume e si guardava in giro . La consolavano un poco gli oggetti con le loro forme conosciute , la tavola , il divano carico di libri , il cassettone su cui posava un alto specchio ; ma a confortarsi meglio , scendeva dal letto e correva a scrutar dalla finestra . In quel mezzo - nudo virginale , l ' unica bella cosa era la camicia dalle tinte pallide , coi merletti intorno alle maniche e al collo , col monogramma dominato da una coroncina senza significato gentilizio . Sotto il tessuto azzurro si ricoverava la magrezza ch ' era quasi deformità , e fuori balzavano due spalle pungenti : due mani allacciate con forza intorno all ' esile busto della giovanetta , avrebbero potuto ritorcerlo come un virgulto . Ella guardava dalla finestra in giardino , cercando distinguere attraverso la tenebra . I confusi moti dei due palmizii rispondevano all ' urlìo più accanito del vento , al rombo più profondo del mare ; v ' era dunque la logica dei fenomeni e nessuna vittima umana rantolava presso la villa , come pareva . La cosa era semplice ma rassicurante ; e aprendo l ' uscio della propria camera , la fanciulla volgeva l ' attenzione al silenzio della casa ; di là dal gran salotto centrale , la camera d ' Emilia aveva la porta spalancata , la soglia rischiarata mollemente da una rosea lampada notturna . Emilia godeva di tale incredulità per ogni cosa non verisimile , che qualche volta Roberta n ' era offesa ; l ' equilibrio de ' suoi nervi era assoluto e le avrebbe permesso di addormentarsi alla porta d ' un cimitero ; gli usci bene assicurati , Emilia non temeva nulla di soprannaturale , e non ammetteva ciò che sfuggiva alla logica . Una notte in cui aveva udito lo scricchiolìo lento dei mobili , e il passo cauto , e il volo maligno di visioni febbrili , Roberta balzò dal letto e corse alla camera della sorella . La lampada proiettava sopra Emilia dormente un raggio opaco e calmo ; gli occhi chiusi con le nere ciglia abbassate , la bocca chiusa con le labbra raccolte a un ' immobilità statuaria , le braccia nude e composte lungo i fianchi , indicavano una pace secura , la vittoria della giovinezza su gli abituali sogni voluttuosi . Si sarebbe detto ch ' ella si fosse abbandonata al sonno quasi sopra le acque inesplorabili e serene d ' un gran fiume che conducesse al nulla .... Roberta indugiò un istante a contemplarla , tra il rispetto e l ' invidia ; ma mentre stava per tornare alla sua camera , rammentò d ' averla lasciata oscura , e si decise . - Emilia , - disse cautamente , - Emilia , Emilia .... - posando una mano sul braccio della sorella e pensando che se qualcuno avesse chiamato lei Roberta nella notte , ella avrebbe gettato un grido dì spavento . Ma Emilia si drizzò a sedere , uscendo dal sonno per entrar con agile prontezza nella realtà , senza stati intermedii . Le due punte dei seni urgevano vigorosamente la camicia , quasi visibili ; e le lenzuola abbassate scoprivano la linea del busto fino ai fianchi . - Sei tu ? - chiese con la voce velata . - Che vuoi ? ... Non ti senti bene ? ... Roberta esitò , ancòra in contemplazione di quel bianco volto sotto le trecce nerissime , di quegli òmeri giovanili e freschi ; pensò che sua sorella avrebbe potuto lasciare il letto così , vestirsi , e comparire fra la gente , senza nemmeno rinfrescarsi il viso . - Non hai udito un romore ? - disse la fanciulla . - Un romore strano ? - Quando mai ? Non è possibile : tutti gli usci sono chiusi .... Roberta crollò la testa a quell ' argomento di prammatica : Emilia non ammetteva i romori se non quali indizio di fatti comuni e di persone vive . - Avrai udito schioccar la frusta sulla strada , - ella riprese sorridendo . - A quest ' ora ci son sempre dei carri che passano .... - No .... Infine , ho paura , - dichiarò l ' altra , più inquieta per quelle ipotesi , ch ' ella aveva già fatto e aveva dovuto respingere .... - Ho una paura terribile .... Mi permetti di dormire con te ? ... Solo fino a quando si rifaccia chiaro , solo fino all ' alba .... Gli sguardi d ' Emilia non seppero dissimulare e percorsero tutto il corpo infermiccio della sorella , il corpo madido d ' un mador contagioso . L ' istinto non affievolito dalla vita diurna si ribellò all ' idea d ' un sacrificio senza ragione , per le paure infantili della ragazza . E , come a spegnere l ' espressione di turbamento , girando incerti gli occhi per la camera , Emilia rispose : - Che pazzia , cara ? Che cosa ti passa per la testa ? Sai pure che non c ' è nulla , nulla affatto a temere .... E poi , non abbiamo mai dormito insieme .... Ma Roberta aveva afferrato lo sguardo e l ' aveva compreso con la sagacità dei malati , sempre vigili a quanto può consolarli e a quanto può ferirli .... - Hai paura ? - disse con un gesto di sdegno , serrandosi nelle spalle . - Hai paura di prendere il mio male , non è vero ? ... di diventar brutta ? ... Non disturbarti : vado via .... Trovò nell ' umiliazione il coraggio per sfidare le notturne inquietudini , ed uscì prestamente , s ' inoltrò nel buiore delle altre camere , senza curar la sorella , che aveva steso un braccio a trattenerla . Emilia restò a sedere sul letto qualche tempo , meditando gli argomenti offerti dall ' istinto egoistico per giustificare il suo rifiuto : poi si vinse , e gettò da un lato la leggera coperta . Nella fretta e nel bisogno di buttarsi qualche cosa su le spalle , afferrò l ' accappatoio bianco che giaceva sopra una sedia . Aveva , l ' accappatoio , una sottil fragranza di mare e di sole ; conservava fra le pieghe i sogni luccicanti pullulati dalla mollizie del bagno ; era un emblema di salute e di vigor giovanile . Emilia lo spiegazzò fra le mani e lo indossò con furia , quasi tentasse far tacere quei ricordi carnali . Quando fu nella camera di Roberta , il singhiozzo prolungato e sommesso della ragazza la guidò fino al letto , e trovatala nel buio , si chinò ad abbracciarla . - Perdonami , - disse Emilia ; - mi hai colta nel sonno e ti ho risposto bruscamente ; non sapevo quel che rispondessi .... Vedi che sono qui , ora ? ... Ti domando scusa .... Meglio sarebbe stato il fatto di coricarsi vicino a lei , di consolarla , rassicurarla così ; ma non appena presentatosi quel pensiero , l ' istinto lo combattè con tutte le forze , come un sacrificio inutilmente dannoso e forse inapprezzato . Roberta , aggomitolata e lagrimosa , massa oscura nell ' oscurità più tenera del luogo , non disse parola ; Emilia , cercata una sedia a tastoni , la trascinò presso il capezzale , e vi si sedette , raccogliendosi intorno l ' accappatoio . Non pensò ad accendere il lume ; rimase immota , sentendo calar sul cuore l ' ingiustizia della sorella , che non le aveva aperto sùbito le braccia . I suoi occhi fissavano la giovanetta oscura e singhiozzante , o vagavano tra le forme volubili del nero , desiderando invano che il quadrato della finestra s ' illuminasse a poco a poco della tenue alba estiva . Il sonno era svanito . Emilia riprese a parlare , e le parole fluivano nel silenzio notturno , vibranti e squillanti sotto l ' onda d ' un ' irritazione contenuta . - Suvvia , Roberta , - disse , - perchè continui a piangere ? ... Perchè hai paura di tutto , come una bambina ? Bisogna essere meno deboli , più ragionevoli .... Non ti è mai venuto il dubbio d ' essere ingiusta , con me ? E tuttavia lo sei , lo sei troppo .... Io non ho fatto nulla di bene perchè conto poco sul tuo animo .... Ti ho dato solo dei consigli : ti ho pregato di condurre una vita più attiva , di non rimaner l ' intero giorno nella tua camera , di non leggere fino a indebolirti ; ti ho pregato di tante cose semplici , che pure ti avrebbero giovato .... Ma tu sorridi , quando parlo io ; la mia buona volontà si spezza contro la tua diffidenza .... Non ti sembra , Roberta , ch ' io abbia diritto a vivere una vita mia ? Ora , invece io vivo solamente della tua , mi trovo inceppata , schiava , ho sempre timore di spiacerti .... Non me ne lagno ; sarei felicissima se tutto questo avesse un resultato .... nella tua affezione , per esempio .... Quando sono rimasta vedova .... Il ricordo che le si presentava così repentino l ' arrestò a un tratto perchè le doleva crudelmente . Ella era stata moglie innamorata , più che affettuosa ; l ' amore era conseguito dal bisogno di trovare un senso nuovo intorno a sè , il quale non fosse parso desiderio volgare ; e mentre l ' uomo intendeva a crearle l ' esistenza sognata , la morte era sopraggiunta , e ogni cosa erasi ridotta a parvenza d ' un ' idealità intravista , d ' una rarità avvicinata e scomparsa ... Roberta non piangeva più , ma raddoppiando d ' attenzione , tentava figurarsi il volto e l ' atteggiamento d ' Emilia . La cercò a lungo con lo sguardo senza muoversi e scoperse infine una forma chiara , diritta ; ascoltò il rimprovero , pensando che le parole erano inutili e rimaneva il fatto , il ribrezzo mal celato ; s ' indugiò con gli occhi a quella forma quasi chiara e diritta , indovinando l ' ombra scesa sulla fronte della donna . - Quando sono rimasta vedova .... - continuò Emilia , dolorosamente colpita che Roberta non l ' avesse interrotta e l ' obbligasse a compiere la frase , - io ti ho promesso di non allontanarmi da te , e tu mi hai promesso la tua affezione più devota .... Dovevamo percorrere la nostra via insieme , veramente da sorelle .... Io non ho ancòra nulla da rimproverarmi .... E tu , Roberta ? Non hai nulla da rimproverarti ? Ti sembra di amarmi quanto ti amo io ? ... Roberta ? ... Non mi ascolti ? ... Non vuoi rispondere ? Allungò la mano vivamente , incontrò sul tavolino la candela e l ' accese .... La fanciulla appoggiava un gomito al guanciale , stando coricata di fianco sopra le coperte ; alla luce inattesa si rannicchiò dentro la camicia per nascondere le gambe smagrite . Ella andava macchinando molte ragioni da obiettare , molte dure e taglienti parole , che avrebbe pronunziato senza ritegno col favore dell ' oscurità ; ma il lume acceso le smagò l ' energia necessaria , e le ragioni e le parole si dispersero . Guardò di nuovo Emilia avvolta nell ' accappatoio bianco , da cui sorgevano il collo tornito e la testa fiorente di vitalità ; le gambe chiuse nelle calze di seta nera erano accavallate l ' una sull ' altra ; e i piccoli piedi , seminascosti in piccole pantofole rosse . Quello spettacolo di giovanezza , quella giovanezza piena , la quale pareva dicesse : - " Io sfiorisco lentamente qui , ma qui non dovrei essere , e il mio destino è più forte d ' ogni calcolo pietoso , " - riattizzarono in Roberta l ' energia per le parole amare . - Ecco , - rispose chinando la testa a osservarsi le mani , perchè non osava sostenere lo sguardo interrogativo e dolente di Emilia , - senza dubbio quanto tu dici è vero ; ma io non ti aveva chiesto di ricordarmi i tuoi beneficii .... Mi sentivo male , stasera , e avevo paura .... Sai che io sono una sciocca e non ragiono bene come te .... Avevo paura , son venuta nella tua camera , e tu mi hai mandata via .... - Ma è falso , Roberta ! - No , non è falso : mi hai mandata via .... Perchè ? Potresti dirmelo , tu che mi ami tanto , potresti dirmi il motivo pel quale non mi hai concesso di passar teco la notte ? Non è forse perchè ti faccio orrore , perchè sai che la mia malattia è probabilmente contagiosa ; perchè hai ribrezzo di tua sorella , infine ? ... - Roberta , che cosa dici ? - Hai ribrezzo di tua sorella , e sei stanca di doverle prestar le tue cure .... Tutto ciò , io l ' ho capito , l ' ho visto ne ' tuoi sguardi , non soltanto questa notte , ma da tempo , dal giorno in cui ti è venuto il dubbio ch ' io fossi tisica , tisica , tisica ! ... Nello sforzo di lanciare le terribili parole , s ' era spinta innanzi col busto , protendendo il collo scarno ; e coi capelli sciolti per le spalle , arruffati sugli occhi , sembrava una magra femmina selvaggia che gettasse un grido lugubre nella notte ; di sotto gli archi sopraccigliari saettava una corrente d ' odio . - Ascolta , Roberta .... , - disse Emilia , sgominata dalla subitanea trasformazione della giovanotta in una energia fisica , urlante di rivolta e di dolore . - No , tutto questo mi fa peggio di qualunque malattia , - seguitò Roberta senza curare l ' interruzione . - Sei venuta a rassicurarmi , dici , e resti lì , inchiodata sulla sedia , studiando di non avvicinarti .... Se ti chiedessi di stringermi forte fra le braccia , di mettere le tue labbra sulle mie , rifiuteresti inorridita .... Sei la mia condanna , tu che mi vuoi bene ... ! Ah sì , i medici mi confortano , mi dànno a sperare , ma io vedo che le loro parole sono false , perchè tu me lo fai capire ad ogni istante , me lo dici ogni giorno , ch ' io sono ammalata per sempre .... E non hai compreso , Emilia , non hai compreso che io non voglio morire ? che ho il terrore della morte , che non posso dormire per quell ' idea ? Voglio vivere , vivere , vivere , come te , come gli altri , perchè sono giovane , perchè ne ho il diritto , perchè .... E senza compiere la frase , spalancando , le braccia nell ' aria disperatamente , mandò tale un grido di rabbia e di desiderio , che Emilia balzò in piedi quasi una scudisciata le avesse lacerata le carni .... Corse a Roberta , la strinse pazzamente al seno , appoggiandone la testa sulla propria spalla . - Roberta , - mormorò quasi con febbre , - Roberta , non è vero che sei malata e ch ' io ho ribrezzo di te ! Come hai potuto supporre ? ... Vuoi le mie labbra , vuoi che ti stringa così ? Senti che ti bacio ? Senti che ti chiedo perdono , se ti ho dato , motivo a dubitare di me ? Dormirò con te questa notte , dormirò ogni notte con te , purchè tu mi creda ... ! Aspetta .... Con la mano che non sosteneva il corpo di Roberta , Emilia slacciò i cordoni dell ' accappatoio e adagiò la fanciulla per coricarsi a fianco di lei ; ma Roberta era pallida e anelante , e la donna tacque a un tratto , e si chinò a guardarla spaurita .... - Roberta , - disse , - ti sentì male ? - No , - rispose la giovanetta , - ma sono stanca : ho bisogno di riposare ; lasciami sola .... - Che paura mi hai fatto , bambina ! Perchè mi hai detto tante cose tristi ? Hai voluto punirmi ? Emilia stava in piedi accanto al letto . Roberta , aggomitolata nella camicia azzurra , fissando gli occhi in alto , coi capelli sparsi sull ' origliere ascoltava giunger di fuori il ritmo quadruplice d ' un treno , il quale passava soffiando nella tenebra dei campi , lungo la tenebra del mare . - Bisogna resistere alle cattive idee , - continuò Emilia ; - ho parlato di te l ' altro giorno al signor Lascaris : e anch ' egli mi ha detto che tu sei guarita .... Guarita , capisci ? - Oh , il signor Lascaris dirà tutto quanto vorrai , - osservò Roberta con un riso stridulo . - Il signor Lascaris non sarà mai sincero con te , ed io non credo a lui , come non credo agli altri .... Guarda , - aggiunse , facendo uno sforzo per tornare a sedersi sul letto e rimboccando una manica della camicia , - guarda come sono ridotta , come sono divorata dal male .... Ti paion queste le braccia , il petto d ' una ragazza di diciannove anni ? ... Non vedi quante macchie ? Fin che queste macchie non spariscano , io sarò malata , avrò la morte qui dentro , - e si toccava il seno con le mani febbrili . - Il signor Lascaris , il dottor Noli , tutti possono ben parlare : nessuno oserebbe dire a me o a te , ch ' io debbo morir presto .... Si raccolse per seguire a testa bassa l ' eco della frase spietata , che le risonò nell ' animo quasi non l ' avesse pronunziata ella medesima . La luce gialla della candela le stendeva sul volto una maschera cerea , in cui gli occhi vitrei diventavano traslucidi e i capelli biondi si snaturavano in un pallidissimo color d ' ambra ; la camicia cilestrina così mite e ridente sopra un corpo rigoglioso , era sinistra su quel corpo magro , pareva un drappo ilare avvoltolato per ischerno intorno a un rigido fantoccio . Emilia s ' era collocata di fianco sul letto , a viso a viso con la sorella , e la guardava inquieta . - Non agitarti di nuovo , - ella pregò , - non esaltarti , non è vero nulla di quanto tu dici .... - Morire , morire , capisci ? - continuò Roberta . - Devo morire , presto . Tu non credi alla morte ; tu l ' hai dimenticata , perchè sei sana , sei bella .... Vedi come sei bella , - proruppe in aria di corruccio , mentre , allungando le mani , apriva ad Emilia l ' accappatoio già sciolto , e le additava il collo rotondo , i seni tondi e duri , che si delineavano , perspicui sotto la camicia . Emilia si ricoperse vivamente . - E anch ' io avrei voluto essere bella , e piacere .... Ogni cosa è per voi , che siete belle e forti .... Io devo morire , morire ! La voce , dopo essere stata mordace , era divenuta sommessa , desolatamente triste , ed Emilia non osò più resistere . Ella s ' era ben detto che doveva consolar la sorella e farla sperare e vincerne i fantasmi ; ma dove trovar le parole di conforto , le quali valessero quelle parole disperate , e le superassero ? Tacque ; poi lentamente , anche la voce di Roberta s ' abbassò a un mormorìo lamentoso : - Avrei voluto essere bella , e devo morire .... Non ho più nulla per me : non posso nemmeno respirar l ' aria che respiri tu , e goder l ' ombra ; devo andare in cerca del sole .... - Fatti coraggio , Roberta ; sono , idee .... - tentò ancòra Emilia . - Ho paura della morte .... - Perchè vuoi renderci tristi ? Sei guarita .... - Ho paura della morte , e ogni giorno , essa può entrare in questa camera .... - Sei così giovane .... La giovanezza è una forza ... - Quanti muoiono giovani ! E come , come , dovrò morire ? - Roberta , Roberta , non esaltarti . - Ma sono disperata ! Non senti la disperazione nelle nostre parole ? - È la notte ; domattina tornerà la speranza . - Sarà peggio ; e la morte continuerà il suo cammino , mentre noi aspetteremo la vita .... - Silenzio , Roberta .... Pensa a domattina , col sole , col mare calmo e illuminato .... - Tutto questo è così indifferente al mio male ! E nessuno , anche i non indifferenti , potranno giovarmi : dovranno assistere alla mia morte , senza stendere la mano per allontanarla d ' un ' ora .... Nascose il volto tra i guanciali , piangendo liberamente ; Emilia le passò le braccia attorno al busto , mettendo il capo presso il capo di lei . Così piansero a lungo , rischiarate dalla luce giallastra della candela elle si consumava : e l ' alba trovò le due donne discinte , che parlavan della morte , a testa china sul medesimo , guanciale . VI . La notìzia fu annunzìata con tanto ingenua serenità , che nessuno avrebbe supposto fosse falsa . Per sospettarlo , bisognava conoscere l ' indole impulsiva di Roberta , la quale non trovava nulla così dolce quanto inventare un fatto o raccontare una bugia . Qualche volta rimaneva ella medesima colpita dalla propria abilità , dalla spontaneità incomparabile con cui repentinamente , minutissimamente , sapeva esporre una lunga favola di sua creazione ; e in un attimo stendeva una rete di menzogne inutili , sbizzarrendosi a saldar l ' allacciatura dei nodi , che potessero resistere a qualunque sforzo d ' obiezione . Spesso con Emilia aveva fatto il giuoco infantile , ma lo aveva concluso con una risata , gettando le braccia al collo de la sorella , e dicendole : - " Non è vero . Ho inventato tutto , per divertirmi . " Con Cesare Lascaris lo esperimentò un giorno in cui era piena di speranze e si sentiva bene e aveva voglia di ridere a spese di qualcuno . D ' altra parte , Cesare non le piaceva : era bruno , coi tratti del viso irregolari e forti , senza barba , ed evidentemente magro quasi quanto lei . - Mia sorella è uscita per il bagno , - ella disse non appena l ' uomo comparve in giardino . - Tornerà ' forse fra un ' ora . Poi , mentre parlavano di cose indifferenti , la fanciulla trovò modo di farvi sgusciar dentro la notizia falsa , a guisa di parentesi : - .... Lei sa che mia sorella è fidanzata , non è vero ? ... Lo sa ? ... Cesare stava fortunatamente a testa bassa , disegnando sulla sabbia una serie di circoli concentrici ; e sùbito , al colpo non atteso , ricordò che la professione medica aveva saputo creargli una maschera di calma impenetrabile , per i casi disperati . Sollevò la testa , senza batter palpebra . - Me ne congratulo sinceramente , - rispose . - Non ne dica nulla a Emilia , però . Forse mi rimprovererebbe .... E per qualche minuto la ragazza continuò a parlare , enunziando tutte le particolarità del fidanzamento . Si trattava d ' un giovane signore di Milano : il matrimonio sarebbe avvenuto nell ' ottobre prossimo , in Riviera , perchè Emilia non voleva abbandonar la sorella un sol giorno ; quanto a lei , Roberta , sarebbe rimasta presso gli sposi . Cesare ascoltava immobile , non accorgendosi che dalle mani gli era scivolato il portasigarette di tartaruga ed era caduto a terra . Guardava la ragazza , scoprendole a un tratto qualche espressione profondamente femminile , che gli era sempre sfuggita . Con una gamba sull ' altra in modo da lasciar vedere un po ' delle calze , con le braccia aperte sulla spalliera della panchetta rustica , la testa portata indietro , le ciglia socchiuse , Roberta era in quel giorno e in quell ' atto molto sessualmente femmina , emanava inconsapevole un ' acredine sensuale , eccitava una cupidigia di violenza bruta . Il giovane aveva tentato a più riprese di sviar l ' argomento ; ma Roberta era inflessibile , quantunque la mancanza d ' obiezioni da parte dell ' ascoltatore le togliesse il meglio del suo piacere ; pur tuttavia seguitò a descrivere il carattere del fidanzato , un uomo eccezionale , senza confronti . Infine , Cesare si alzò per troncare la conversazione , e mise il piede sul portasigarette , che schizzò in frantumi . Fu la sola prova di oblio completo , ma fu anche quella la quale divertì immensamente Roberta , che lanciò alcuni trilli di gioia puerile . - Che cosa fa ? Che cosa fa ? - esclamò ridendo . - È il suo astuccio ! ... Se n ' era dimenticato ? ... Guardi come l ' ha ridotto ! Le risatine perlate della ragazza lo ferirono anche peggio . Si chinò a raccogliere i frantumi , e se li rovesciò macchinalmente in tasca insieme a un po ' di ghiaia e a qualche sigaretta , mentre Roberta raddoppiava le risatine quasi maligne . - Deve star molto bene , Lei , oggi ? - domandò Cesare . - Sì .... Perchè ? - rispose la giovanetta oscurandosi subitamente in volto , - Come mi trova ? ... - Sono pallida ? Tale era l ' umile preghiera della voce , che Cesare non ardì spingere oltre la sua vendetta . - Appunto , - si affrettò a dire . - Non l ' ho mai vista meglio : ha un colorito splendido . Roberta mandò un sospiro di conforto , e Cesare si limitò a pensare : " Con una parola potrei forse ucciderti . " Ma sentì di repente che si svegliava da un sogno , e che tutte le cose intorno a lui avevano ripreso il loro aspetto comune , laddove per qualche tempo egli aveva visto il giardino grande come una foresta , e i filari degli aranci profondi come i sentieri di quella foresta . Nauseato , stava per andarsene quando Emilia sopraggiunse ; aveva il suo solito abito , lilla , e in testa portava un cappello rotondo , di grossa paglia ; le mani erano nude . Cesare la guardò appena , rifuggendo dall ' analizzare anco una volta lo spettacolo di bellezza che non era per lui ; Roberta prestamente gli gettò un ' occhiata per implorarlo a tacere ; e la conversazione s ' avviò con una svogliatezza inabituale . - Ebbene , che cosa è accaduto ? - domandò Emilia a Roberta , quando Cesare ebbe preso commiato . - Eravate così confusi tutti e due .... Roberta scoppiò a ridere . - Ha rotto il suo astuccio da sigarette , - rispose . - Null ' altro .... Poi , più tardi , in casa , non potè trattenersi e narrò ad Emilia la sua menzogna . - Sono vere sciocchezze , - osservò la donna bruscamente . - Quale intimità abbiamo noi col signor Lascaris per prendercene giuoco ? E perchè inventare una storia di genere così delicato ? È orribile , che tu non possa vivere un giorno senza dire una bugia , a qualunque costo , al primo venuto .... Parlava con voce un po ' alta , mentre andava preparando alla sorella una tazza di cioccolata di cui Roberta aveva abitudine ; ma le sue mani tremavano , e con un movimento maldestro rovesciò la tazza di porcellana e la ruppe . Per la prima volta , Roberta ebbe a pentirsi quel giorno d ' una sua favola ; perchè Emilia andò a rinchiudersi in camera e non si mostrò fino all ' ora di pranzo . Roberta non l ' aveva mai vista così agitata : fosse imaginazione o realtà , le parve che la sorella avesse pianto . VII . Si arrampicò per il monte dietro il paese , dove la straducola mancava del muro , e apparivano , come da uno squarcio , le acque , il paesaggio , il verde , il grigio . Là , Cesare sedette ; restò a guardar lo spettacolo fantastico , in una posa d ' attenzione totale , sdraiato sopra un piano d ' erba , all ' ombra d ' alcuni folti ulivi . E lo spettacolo era così raro , che l ' uomo ne fu per qualche istante tutto assorbito , e cominciò a osservar da lontano , avvicinandosi con lo sguardo a poco a poco fin dov ' egli si trovava . Da lontano , il mare in un ' invasione di luce singolarmente nebulosa e dorata , aveva smarrito la linea d ' orizzonte , unendosi col cielo dorato e nebuloso ; talchè non si sarebbe potuto dire , nella falsa rifrazione , se le vele piccoline danzassero sul mare , o non piuttosto fossero tra cielo e mare sospese . In quella sterminata dovizie di luce impalpabile o dentro le acque animate dal formidabile riverbero , due scogli neri sorgevano , apparenti e scomparenti a capriccio dell ' onda , circonvoluti da un rigoglio di spuma gialla . Le coste lontane , che nei giorni d ' aria lucida si disegnavano perdutamente , stavan celate dietro il velario d ' oro . Ma verso le rocce violette di Portofino , a levante , le acque avevan disperso il pulviscolo solare , e una violenta chiazza azzurra restituiva la solita visione col limite ben netto dell ' orizzonte . Ancòra là , otto o dieci vele bianche , l ' una accosto all ' altra , erano farfalle posate con le ale trepide sul pelo delle acque ; e due o tre , più basse , avevano una tinta bruna , quasi la luce non fosse giunta a tangerle . Così lungi , le imbarcazioni peschereccie , tenevan forma e significato di giuocattoli ; nè si poteva credere portassero uomini massicci , curvi sul liquido specchio o stesi sulle tavole umide in aspettazione . Poi , ad un tratto , diminuendo di molti gradi la lontananza prospettica , s ' apriva agli occhi di Cesare la costeggiante verzura del paese , fitta e spessa come un vello , in numerose gamme di colore , in diverse altezze , da cui s ' ergevano , i cipressi cuspidali . E ridenti di bianco o di rossiccio , le case vivevano tra quel magnifico sopore della vegetazione , che nell ' aria calda non muoveva fronda o foglia . Verso oriente era la chiesa bigia col livido campanile , cui s ' aggruppavano stretti attorno gli altri edifici , i quali a mano a mano andavan poi disseminati in mezzo al verde , spinti fino al mare , collocati più alti sul lene pendio dei colli ; e frequenti balzavan fuori tra casa e casa i ciuffi di verzura , i ciuffi argentei degli ulivi .... Dominava il grigio , per i ciuffi degli ulivi e per le lastre di ardesia che coprivano i tetti . Più qua , immediatamente sotto il piano erboso dove Cesare stava , lo spettacolo era gentile , con due lunghi rettangoli di terra , che un giardiniere coltivava a rosai ; e le rose bianche , opulenti , molte già sfatte , innalzavano un profumo carnale , potentissimo in quell ' aria pura d ' ogni altro profumo . Una cagna volgare abbaiava dietro invisibili fantasmi , correndo sulla terra grassa a calpestar le foglie di rose disperse . Alcuni romori salivan dal paese : il grido di qualche rivendugliolo , lo schioccar delle fruste , il lamentio d ' uno zufolo stonato ; così fievoli tutti , vaganti nel grande spazio , che la lontananza pareva maggiore . Lentamente le scene diverse si mutarono in imagini d ' abitudine , per Cesare che le fissava con lo sguardo pigro di chi medita cose lontane ; assorbivano la sua attenzione fisica , dando libero il corso ai pensieri . La donna amata da lui , era per altri ; la plastica di quell ' impareggiabile corpo sul quale i suoi occhi s ' eran posati nella deliziosa trepidanza dell ' intuizione , doveva svelarsi intera a un altro uomo ; in un ' alcova ignota , la voce d ' Emilia sarebbe diventata intima .... E la sinfonia classica dei bottoni che si slacciano ? La visione della donna soffusa di bianco nel pulviscolo lunare ? Egli si trovava dunque impegolato in uno di quegli amori cui il volgo definisce , tra il rammarico e lo scherno , senza speranza ; e ne derivava la necessità di gettarsi a capofitto in pieno romanticismo , o di togliersi per sempre da una strada che cominciava a diventar malagevole . Aveva sognato . Qualche particolare dei sogni che inconsciamente era andato accarezzando in quei giorni , gli tornava alla memoria . Per esempio , aveva sognato una piccola villa con molti palmizii , addossata a una falange d ' ulivi rampicanti sui colli ; e tutto in giro , la campagna esalava quella serenità , la quale giunge così crudele alle umane sventure , ed è così piacevole per gli umani egoismi : la serenità dei grandi paesaggi alpestri , o dei graziosi paesaggi sui laghi lombardi .... Entro la villa , una voce femminile risonava nell ' ombra moderata delle camere fresche .... In abito purpureo Emilia giaceva sovra un ampio divano carico di molti origlieri bizzarri ; a ' suoi piedi , egli stesso , Cesare , seguiva la voce della donna .... Uno svelto scaffale da ninnoli era coronato da un alto vaso di porcellana riboccante di fiori , che cadevan sotto uno spiraglio di luce ; il sole ne irrubinava metà , un angolo di rose e di verbene , tra cui si drizzava qualche ciuffo di vainiglia . Questa ed altre ideali concezioni d ' avvenire , erano state bruscamente travolte , poichè non nella villa con molti palmizii , ma la voce d ' Emilia sarebbe diventata intima e flessuosa in un ' alcova ignota , per un uomo ignoto .... VIII . - Senta ! Senta ! - gridava la fanciulla , rivolgendosi a Cesare e additando le ondate furibonde che si gettavano contro la spiaggia . - Sembrano colpi di cannone ! Cesare e le due donne eran giunti in riva al mare , convulso per il soffio poderoso del vento , e tutto bianco ; eran scesi dalla strada sulle rocce più eminenti , arrampicandosi dove le onde non potevano arrivare . Ascoltavano così il rimbombo sordo dell ' acqua contro le cavità degli scogli ; un fragore talmente reiterato , che a fatica si distinguevano le voci . - È bello ! è bello ! - esclamava Roberta , aspirando l ' aria , e trovando sulle labbra un impercettibile umore salino . I riccioli intorno alla fronte e al collo le si scompigliavano sotto la veemenza del vento ; le gonne le si serravano alle gambe ; ella rimaneva forte sul dosso scabro della roccia , sorridendo alla burrasca . Dietro lei , Cesare s ' era fermato a fianco d ' Emilia . Questa , meditabonda e inquieta , aveva obliato un istante le sue riflessioni affannose , per ammirare lo spettacolo ; ma la vicinanza dell ' uomo , il quale pareva triste quel giorno e d ' una tristezza di cui ella sospettava la causa , le dava un ' immensa brama di spiegarsi , di togliere a sè e a lui dal cuore le punte , che la ingenua malizia di Roberta vi aveva affondato . E pensava , quasi tremando : " Com ' è strano che Roberta stessa ci costringa a parlare ! Ella medesima ci ha offerto un argomento grave e pericoloso . Dovrò spiegare a Cesare che io non sono fidanzata ad alcuno , che non lo sarò mai , perchè mi sono votata a un ' opera di sacrificio e ho promesso la mia esistenza alla sorella ammalata . Ma come risponderà egli ? Come accoglierà la mia rinunzia ? ... La combatterà , certo , e poi non riuscendo a vincermi , - non riuscirà , - dovrà partire .... Resteremo noi due , io e Roberta , per sempre .... " Gettò uno sguardo a Roberta e a Cesare , e per la prima volta il tormento di dovere sceglier presto , inappellabilmente , le si affacciò all ' anima con tutta la sua tremenda potenza . Doveva sacrificare in eterno l ' uno all ' altra , e la scelta non le avrebbe dato mai pace , egualmente non fosse mai avvenuta ; perchè la rinunzia di lei all ' amore e alla felicità avrebbe reso più cupa la dissonanza fra il suo spirito e lo spirito di Roberta ; nè ella avrebbe potuto perdonare a questa l ' insanabile spasimo che le era costata . E con l ' orrore abituale in lei per ogni veemente dibattito , guardava in fronte l ' avvenire , il quale si presentava amarissimo , qualunque via ella avesse percorso ; e innanzi al mare fremebondo , alle ondate gigantesche , al cielo seminascosto sotto nubi tempestose , innanzi allo spettacolo ribelle , provava l ' impeto di gridar la sua disperazione , di confondere la voce del suo furore inutile con la voce assordante di quel liquido furore , che si lanciava alla spiaggia , dopo aver già forse travolto uomini e navi . - Fa bene quest ' aria , signor Lascaris , non è vero ? - domandò Roberta , sorbendo ancòra l ' aria pregna di sali . - Ma non si esponga al vento così , - osservò Cesare , mentre pensava che sotto la gioia della giovanetta si celava tuttavia la molestia d ' un ' idea roditrice . - Venga più qua ; si ripari dietro queste rocce . Alcune rocce grigiastre bucherellate formavano una specie di profonda insenatura , e drizzandosi fino all ' altezza della strada , porgevano un ricovero naturale dalle raffiche del vento . Nella insenatura profonda , le onde si scaraventavano una sull ' altra bianchissime , andavano a battere contro il fondo , si ritorcevano , ed erano risospinte dalle sopravvenienti , con vece assidua , con un ribollir di schiuma più candida del latte . Lo strepito risonava enorme . Roberta sedette molto in basso , dove giungevano talora gli spruzzi minutissimi dei flutti ; più in alto sedettero Cesare ed Emilia , e sul principio Roberta si voltò a guardarli di tanto in tanto , additando senza parlare i cavalloni , che giungevan da lungi e si precipitavano entro la piccola baia . Poi stette , assorta , e sembrò aver dimenticato i compagni , per seguire qualche suo pensiero non anco definito e infantilmente triste . - Che cosa Le ha detto , ieri , mia sorella ? - domandò Emilia , girando a un tratto la testa verso Cesare . Sorrideva , con una fuggevole vampa di rossore sul volto ; e bastaron quel sorriso , l ' espressione involontariamente carezzevole degli occhi , per segnare un passo grande sulla via delle confidenze . Emilia pensò più tardi , - quando tutto era già per sempre finito e la sua esistenza era per sempre tracollata negli abissi della disperazione , - pensò che la sventura aveva avuto origine da quel suo moto irriflessivo .... Perchè non tacere ? Perchè spiegarsi , animando le speranze dell ' uomo , più forti quanto più gravi si presentavano gli ostacoli alla lustra di felicità , cui l ' uno e l ' altra sognavano ? Ma ormai , la frase le era sfuggita dalle labbra : - Che cosa Le ha detto mia sorella ? - Non è vero ? ... - esclamò Cesare . Gli occhi gli scintillavano , e il respiro gli usciva dal petto caldo e vibrato . - Non è vero ? ... Mi ha detto che Lei è fidanzata .... Ma non è vero ? ... La donna crollò il capo , continuando a sorridere , con un senso più mesto . - Roberta , - disse , - ha voluto scherzare . Qualche volta passa il segno e commette delle fanciullaggini ; ma è allegra così di rado , che bisogna perdonargliele .... Non è vero nulla .... E Lei ha creduto ? Io non sono fidanzata ad alcuno ; non lo sarò mai , ad alcuno .... E Lei ha creduto sùbito ! Le sembra che io potrei abbandonare Roberta ? Parlava con voce debole , molto commossa , tenendo gli sguardi alla tempesta ; e Cesare le si era un poco avvicinato per non perdere sillaba . Il mare ai loro piedi ruggiva .... Spingendo l ' occhio oltre l ' insenatura , si vedevan le onde infaticate battere disordinatamente per tutta la lunghezza della spiaggia , fino a Nervi : e gli spruzzi si levavano altissimi , aprendosi a guisa di Ventaglio e ricadendo tra il bulicame della spuma . - Perchè ? - domandò Cesare stupito . - Lei non abbandonerebbe sua sorella ? Innanzi tutto , abbandonare è cosa diversa .... - Più piano , - interruppe Emilia , temendo che Roberta non udisse . Il cuore le batteva in tumulto , ascoltando le parole divenute intime , segrete , come già l ' uomo avesse confessato il suo amore e già parlasse per difendere la propria conquista . Egli aveva sentito nel fondo dell ' anima scatenarsi la malvagità egoistica , per la quale voleva ogni cosa al suo dominio e non poteva soffrire ostacolo alcuno . S ' era fatto un po ' pallido , gli occhi neri lucenti ; aveva guardato in basso , verso Roberta , con un lampo d ' odio improvviso . - Lei vuole sagrificarsi a sua sorella ? - continuò , smorzando la voce . - È impossibile , assurdo ; sarebbe mostruoso . Pensi che ciascuno ha nella vita una strada da percorrere . Nessuno può , nessuno deve mutarla a forza , per seguire il cammino d ' un altro . E a quale scopo , a chi gioverebbe ? Ella sciuperà tutta la vita in una rinunzia inutile , la quale non sarà forse nemmeno compresa .... , nemmeno compresa ! " Perchè mi parla così ? " - domandò in quel punto Emilia a sè stessa , trasalendo sotto il soffio della scomposta eloquenza . E tentando sorridere ancòra , obiettò : - Ma ciascuno ha il diritto di scegliere la via , in capo alla quale spera di trovare una sodisfazione , un riposo della coscienza .... Non Le pare ? Quella ragazza è attaccata a me , è gelosa della mia affezione , e non reggerebbe al dolore d ' una lontananza , alla rivalità di un altro , affetto .... Io la conosco .... E Lei pure sa quanto la sua salute sia debole .... Infine , ho pensato , può crederlo : e ho giudicato che questo è il mio dovere , e che posso compierlo serenamente , anche senza sacrificio .... Sì fermò . Giungeva con fragore infernale un ' ondata verdastra , alta , e incontrando i primi scogli , spumeggiò d ' un tratto senza rompersi ; poi coperse la spiaggia , si franse , s ' ingolfò entro l ' insenatura , conquistando alcuni frastagli , fin allora intatti , della roccia su cui sedeva Roberta . - Hai visto ? - gridò la fanciulla ad Emilia . - È giunta fin qua su ! - Non sei bagnata ? - domandò Emilia con una premura timorosa , la quale significò per Cesare più di tutte le spiegazioni . - No , no . Sto benissimo qui , - rispose la giovanetta . Seguì una pausa lunga . Tutti e tre guardavano la vicenda delle acque potenti e il cielo giallastro pel riflesso di un moribondo raggio solare . - Sono le illusioni solite dell ' altruismo , - riprese Cesare , con voce cauta , piena di fremiti rattenuti . - Il tempo ne fa giustizia , ma sempre troppo tardi .... E perchè mai , a un tratto , questo sacrificio ? ... Perchè non prima ? Emilia battè le palpebre ; un pudore ardente le bruciava di rossore le guance ; ella avrebbe voluto riprendere la coscienza delle cose reali e fiaccare con lo sdegno la domanda ardita ; ma dal cuore le saliva un singulto di smarrimento . Guardò l ' uomo in volto e lo vide oscurato dalla passione dolorosa ; capì ch ' egli andava dietro ai balzi del pensiero e li ripeteva , dimenticando il riserbo tenuto fino a quel giorno e i doveri che quel riserbo gli imponeva . La comprensione della sua sofferenza incontenibile turbò maggiormente la donna . - Allora , - ella disse con voce spenta , - Roberta non era ammalata . Ella viveva con noi , non aveva bisogno della mia assistenza , nè io gliel ' aveva offerta .... E d ' altra parte .... Voleva dire : e , d ' altra parte , la dissonanza delle loro anime aveva avuto principio da quel tempo , appunto ; gli occhi di Roberta , da quel tempo s ' eran fatti vigili , gelosi , cattivi ; in quel tempo , Emilia aveva dovuto nascondere la sua gioia , misurarne gli slanci , guardarsi dalla sorella .... E , - il sospetto era atroce , ma non mancavano i dati a nutrirlo e a renderlo verisimile , - ed Emilia sospettava che il giorno in cui la morte aveva visitato la sua casa , fosse stato un giorno di letizia crudele per Roberta , infine liberata d ' una presenza agghiacciante , d ' una minacciosa rivalità . Voleva dir questo ; ed esitava tra il timore di addentrarsi troppo nelle confidenze più delicate , e la paura di non arrivare a convincere .... Ma Cesare , obbedendo all ' impazienza della sua superbia , scosso dal ricordo d ' un passato che non gli apparteneva e che aveva evocato egli stesso , interruppe : - Sì , sì , tutto questo è forse vero .... E , in ogni modo , io non ho alcun diritto a sapere , non ho alcun titolo per consigliare .... Vuole perdonarmi ? ... Perchè discutiamo di queste cose tristi ? - Infatti , - ripetè Emilia , - perchè discutiamo di queste cose inutili ... La forma brusca con cui l ' uomo aveva troncato il sèguito del colloquio , le dava un cocentissimo dolore . In fondo all ' incrollabilità del suo divisamento giaceva una oscura speranza , viveva il torturante piacere d ' ascoltar le obiezioni di Cesare . Per dissimulare lo spasimo , chiamò Roberta fortemente , nell ' intervallo fra un colpo e l ' altro delle onde . - Roberta ! - disse , - vieni qua con noi . Ti esponi troppo all ' aria .... La fanciulla s ' arrampicò per la distanza che la separava , dalla sorella , e Cesare la studiò in quell ' atto , mentre s ' appoggiava all ' ombrellino chiuso , aiutandosi contro le difficoltà dello scoglio . " Non ha un anno di vita ! " - egli pensò freddamente . Poi , a voce alta osservò : - Come si è fatta svelta , signorina ! Roberta sorrise di compiacenza , e tese la mano ad afferrar la mano che Cesare le offriva , per valicare l ' ultima scabrosità della roccia . - Ho bevuto tant ' aria di mare ! - ella rispose , quando fu seduta a fianco d ' Emilia . - Il mare è mio amico ; io gli voglio molto bene , ed esso mi lascia respirare così leggermente ! ... Emilia sorrise alla sua volta , con un ' ombra di tristezza . Qualche notte prima , Roberta aveva avuto la febbre e un nuovo sbocco di sangue , non forte , appena da arrossare la pezzuola ; ma lo spavento s ' era ridestato in Emilia , più grave poichè Roberta sembrava fatalmente illusa , ricca di speranze , e faceva molti disegni per l ' avvenire . - Questa , è la prima volta che vedo il mare , - seguitò Roberta , con la stessa volubilità fanciullesca . - Ma ne sono felice . Un altr ' anno voglio andare alla montagna , in Isvizzera .... Andremo , non è vero , Emilia ? ... C ' è un piccolo paese , con un bel lago , a mille ottocento metri d ' altezza .... Come si chiama ? Cesare ascoltava , rilevando senza pietà il sintomo delle strazianti illusioni ; e Roberta continuò a fantasticare , garrula e variabile . Aveva dei luoghi lontani una visione romantica , la visione dei giorni in cui il male non le si faceva sentire , ed ella poteva svelarsi in tutta la sua giovane ignoranza della vita e della realtà . Per inconscio paganesimo , si figurava il paesaggio ancòra popoloso di creazioni mitiche ; il mare , la montagna , il lago , la pianura , la notte ed i crepuscoli , eran gli elementi delle sue predilette fantasie .... Quando la sofferenza fisica e il terror della morte non le strappavano un grido di precoce disperazione , Roberta s ' indugiava tra quei pensieri panteistici come fra uno stormo di Fauni capripedi . Ma il chiacchierio febbrile passava sull ' anima d ' Emilia non diversamente d ' una mano incauta sopra una ferita viva ; e per troncarlo , la donna interruppe : - Sarà tempo di tornare , Roberta . Il vento arriva fin qui , ed è più forte .... Il vento rabbuffava ancòra le acque , levandole attorno agli scogli in danza alterna , senza posa ; per tornare , e ripercorrere un lungo tratto delle rocce , Cesare e le due sorelle aspettavano qualche volta l ' onda si ritraesse crepitando ; Roberta salutava con esclamazioni l ' impeto dei flutti , ma procedeva a disagio sul dorso sdrucciolo ineguale dei massi , e barcollava , e di frequente doveva valersi delle mani .... - No : aiuti Roberta , - disse Emilia a Cesare , rifiutando . - Io non ho paura . Ella non aveva paura ; guardava le ondate non anco infrante , ricurve , concave , ergersi lontano , in pieno mare , correre unite in linea di battaglia , gettare un balzo , valicando i più facili scogli , ricomporsi , correre di nuovo compatte , arrivare alla spiaggia , stendersi pianamente lattiginose , echeggiar sonore contro le cavità , dissolversi , ripiegarsi , arricchir le ondate susseguenti , riattaccar gli ostacoli ; ebbrezza del mare ampio e della goccia imponderabile . Sull ' ultimo tratto , Roberta vacillò , quantunque s ' appoggiasse alla mano ferma di Cesare ; egli stava giù avendo superato una costa rigidissima , e la fanciulla , al sommo , inciampò nelle vesti , non trovò tempo a riprendersi , e cadde sul petto dell ' uomo , che dovette stringerla fra le braccia . - Sono salva ! - ella gridò , sulla spiaggia , sciogliendosi dal non forte amplesso inopinato . E rise per confortare Emilia , la quale giungeva in quel punto . Ma la donna era impallidita , alla rapida scena ; non di paura ; per un altro sentimento confuso , per un morso al cuore ; e più da quel sentimento non mai avvertito innanzi , era turbata , che non dal fatto d ' aver visto Roberta fra le braccia di Cesare . Salirono una breve scala di pietra ; poi , arrivati sulla strada presso la chiesa , s ' accostarono al parapetto a salutare di nuovo il mare tuonante . Roberta si staccò l ' ultima , e rivolgendosi mentre gli altri s ' erano , già incamminati , mandò un grido . - È orribile ! - disse . Dalla strada provinciale veniva verso la chiesa una coorte di dolenti , alcuni recando sulle spalle un feretro coperto dello strato di velluto bruno , con una gran croce d ' oro nel mezzo ; altri al sèguito , salmodiando in lunga fila , rivestiti di càmici bianchi o di ampie vesti nere , il viso tutto nascosto dal cappuccio , ad eccezione degli occhi ; altri , pigiandosi sui fianchi del corteo , in disordine ; e la nuvolaglia tempestosa e l ' ora già tarda proiettavano una lunga ombra sinistra . Roberta s ' indugiò a guardare , accasciata , fissando ostinatamente gli uomini della Confraternita procedenti in cadenza , grotteschi e solenni ; i quali ridestavano nella giovanetta il terror della morte , la memoria , di qualche incubo .... - È orribile ! - disse ancòra ad Emilia , che tentava persuaderla a seguitar la via . - Non li dimenticherò più ! ... E a Cesare , che pure la rassicurava sorridendo , rispose : - No , no , taccia ! La prego ! Lei non sa ! Lei non sa ! ... Egli non sapeva , infatti , il motivo di quello sgomento . Tra gli spettri dolorosi della fantasia inferma , Roberta aveva fissa la visione del proprio cadavere , freddo e rigido , con le braccia incrociate sul petto , sopra un catafalco ricco di drappi funerei , presso una finestra spalancata in faccia alla campagna eterna .... IX . Forse la felicità non è che la simmetria del tempo ; l ' ora , il giorno , l ' anno , eguali all ' altra ora , all ' altro giorno , all ' altro anno .... La passione è il disordine , e il disordine è il dolore . Emilia si divincolava invano sotto l ' assillo . Celava il volto in mucchi di rose rosse , fresche e simili a labbra innamorate ; si chiudeva in lunghi silenzii o prorompeva in risa febbrili .... Neppur l ' alba riusciva ormai a quietarla : neanche il torpore suppliva al sonno . Cercava i narcotici , che distendono il corpo quasi sopra nuvole di bambagia . Fuggire ! Pareva quello il sogno più caro alla sua anima .... Era il formidabile istinto di salvezza , che sul viso del soldato nuovo diffonde un pallore mortale , e lo fu guardare indietro con immenso desiderio ai piani liberi e tranquilli , mentre la massa oscura del nemico si delinea e giganteggia di minuto in minuto .... Fuggire in qualche paese straordinario , dove il suo cuore avesse potuto riprendere il battito quieto , dove le sue notti fossero potute ridiventar calme e senza sogni .... Ma il paese straordinario , il cielo iperbolico sotto il quale tacciono le miserie , non sono cogniti ad alcuno . Nella più serena plaga del mondo non s ' incontra che tenebra umana .... Ella avrebbe voluto confessarsi a qualche anima intenditrice . A fianco di lei era soltanto Roberta , una fantasima ammalata , la quale trascinava la vita sotto un altro peso , con un altro spettro .... Oh come le teste giovanili piegavano in quei giorni al soffio delle cose implacabili , al rinascere infaticato delle visioni ! La casa era piena di silenzio , e le donne camminavano in una lieve nube di sonnambulismo , senza parlarsi ; e spesse volte calava la sera e l ' ombra si faceva sempre più densa e nessuna delle due sorelle pensava a difendersi da quell ' oscurità , in cui l ' anima cercava un rifugio avidamente .... Ciascuna era assorta nelle variazioni infinite del proprio tema . Roberta , nelle variazioni sul tema della morte ; Emilia , nelle variazioni sul tema dell ' amore .... Spingevano e rivolgevano ambedue il fardello , arrivavano al culmine d ' una faticosa salita imaginaria , e il fardello ricadeva in basso , e le due condannate riprendevano a sospingerlo , indefessamente così , l ' intero giorno . Emilia era afferrata dalla follia di gettarsi ai piedi di Roberta .... ( Roberta non s ' era a lei confessata ? non le aveva detto il mistero dello spavento che la divorava ? ) .... E di gridarle : " Ascolta , ascolta ; anch ' io sono malata . Anch ' io ho bisogno d ' illudere la mia vita e di snebbiare una visione .... Ascolta la mia tortura : da notti innumerevoli , non riposo ; da giorni e da notti innumerevoli , un pensiero mi coglie di soprassalto , mi passa traverso l ' anima come una lama infuocata .... Aiutami a salvarmi , Roberta ! ... Dimmi in qual modo potremmo distruggere gli spettri della nostra vita .... Non v ' ha un paese di silenzio , di là da quell ' orizzonte ? un paese d ' oblio , dove tutti vivano in pace solenne e la vita sia una meccanica semplice , la quale non muterà mai , non sarà mai turbata dal mistero del domani ? Vuoi che viviamo laggiù ? ... Tu non temerai la morte ; io non temerò l ' amore .... Ogni cosa avrà i suoi colori ingenui , e le notti saranno calme .... Dimmi se v ' ha una terra così felice , e dovunque ella sia , noi la raggiungeremo .... Oh fuggire all ' ignoto , comprendi ? sarà la nostra salvezza .... Anche tu soffri il terrore dell ' ignoto ; anche tu ti domandi : " Quando sarà ? Sarà oggi ? Sarà domani ? Quanto manca ancòra ?..." Dobbiamo fuggire , per non interrogare l ' anima nostra .... Non v ' è un paese dove l ' anima tace ? " . Ella avrebbe voluto confessarsi , gettarsi ai piedi di Roberta e piangere con lei , come altre volte .... Ma se la furia del tormento la spingeva fino alla sorella , e se Roberta alzava gli occhi interrogativi a guardarla , Emilia sentiva le fiamme salirle alle guance e alla fronte .... Che pensava ? ... Colei era la fanciulla , era la vergine , monda nel corpo e candida nel pensiero .... Poteva dirle ? .... Poteva confessarle ? ... Poteva dirle : - " Le mie notti sono più torturanti delle tue ; la mia vita è più spaventevole della tua ; la mia giovinezza sfiorisce in un desiderio vano di sentirmi amata , nell ' agonia di trovare un affetto più caldo , più misterioso , più inebbriante del tuo affetto di sorella ? " ; Poteva confessarle : - " Non so rimanere sola ; ti ho promesso di vivere sempre al tuo fianco , e mi sono ingannata , e ti ho ingannata , perchè invoco l ' amore , perchè invoco la felicità fuori della nostra esistenza , quotidiana . E so che l ' amore esiste , e verrà a cercarmi , e dovrò rifiutare la felicità implorata ? " Nulla poteva dirle di tutto questo ; si rinchiudeva in sè e si smarriva per le solitudini del dolore .... Oh , come in quei giorni le teste giovanili piegavano al soffio della sventura prossima ! ... La catena delle abitudini s ' era spezzata , e nulla le due donne facevano , che non fosse per ingannare la tenacità del pensiero caparbio . Uscivano a passeggio , andavano al mare , camminavano pel giardino , aspiravano i profumi dei fiori , assistevano alle feste del sole , udivano le minacce degli uragani ; e lo spirito invisibile dentro di loro martellava la domanda : - " Quando sarà ? ... Quanto manca ancòra ?..." - " Non v ' è un paese dove l ' anima tace ?..." Gli episodii esterni erano indifferenti . Esse non percepivano con acutezza se non gli episodii delle proprie ossessioni , i quali erano senza fine ; poichè all ' una tutto intorno parlava della morte , e all ' altra tutto parlava d ' amore ; l ' una , in ogni filo d ' erba , in ogni albero , in ogni farfalla , vedeva qualche cosa destinata a scomparire miseramente , e presto ; l ' altra vedeva il frutto d ' un amplesso universale , necessario , sacro , divino . E dopo aver lottato per metodica resistenza , si abbandonavano perdutamente alla sciagurata voluttà delle inquietudini diuturne , quasi calando a poco a poco in un abisso pieno di raggi lunari .... X . Ella aveva passato la notte fra un corteo di sogni lubrici e maravigliosi che s ' innestavano l ' un nell ' altro , e non finivano .... Le erano sembrati la carezza d ' una mano sagace , uno sfiorar di labbra ardite , un principio di tutte le voluttà e un ' interruzione di tutte , un invito al piacere e una lusinga ingannatrice , un vellicar di piume , dalla nuca alle reni .... Da ultimo , sull ' alba , s ' era vista per una lunga amplissima scala , i cui gradi erano dissimulati con drappi vivaci così di tinte , così poderosi nel disegno , che si sarebbero creduta l ' opera di molti artisti immortali . La scala metteva capo a una porta chiusa , pesante per ornati di bronzo a cesello . Stagnava una grigia penombra .... E sugli scalini , - indimenticabile spettacolo , - seminude o nude , erano sdraiate numerose femmine di bellezza magica .... Alcune Emilia poteva ricordar tuttavia ; adagiata alla sommità era una , intensamente bionda , una bionda simile a luce d ' oro , a torrente di luce ; ed ogni sua bianchezza appariva , ogni curva , ogni delicatezza di vene azzurreggianti .... V ' era anche una bruna ridente con la grande e pur deliziosa bocca aperta a uno schianto irresistibile . , pel quale più rosse parevano le labbra schiuse a mostrar denti perfetti .... V ' era una creola , dagli occhi ingenui e larghi .... Ah quei capelli , non lunghi ma folti , dal torpido profumo , quelle ciocche selvagge che cadevan dietro le spalle , passavano per le spalle sul petto , e lo baciavano , attorcendovisi intorno , - quale illustre guanciale , quale acqua di Lete a tutte le angosce ! ... Nessuna parlava , nessuna aveva idea del tempo . Un magnifico silenzio d ' accidia sopiva le donne , viventi d ' ineffabile vita animale . Anch ' ella , Emilia , stava tra di loro .... A capo della scala o al fondo ? Non rammentava se non d ' avere visto dopo di sè , sotto di sè altri corpi femminili digradanti in basso , fino a smarrire la perspicuità delle linee , giù nella lontananza . Non rammentava se non il turbamento che le era penetrato nell ' animo quando , imbevuti gli occhi di quelle forme e i sensi di quella invincibile pigrizia , aveva richiamato lo sguardo sopra sè medesima , e si era scorta nuda , tutta nuda , tanto crudelmente nuda , ch ' ella non aveva trovato fra le compagne se non la bionda aurea la quale potesse competere con lei d ' impudicizia .... Era rimasta sgominata dalla molesta punta di verecondia ; i suoi occhi non s ' erano più vòlti a guardare in giro , e con una mano aveva nascosto infantilmente un piccolo nèo che le macchiava d ' una macchia graziosa il petto , fra i due seni . Poi , di repente , all ' orecchio le avevano susurrato una parola , qualche parola imperativa per la quale ella s ' era alzata , aveva asceso la scala fino alla sommità , movendosi , non sapeva perchè , non meno leggiadramente che se il suo corpo fosse stato protetto dalle vesti . Nessuna delle donne al suo passaggio aveva sollevato la testa a lanciarle gli sguardi invidi , che nella realtà le dilaniavano le carni . Il silenzio e la penombra incombevano dovunque . Su , a capo della scala , s ' era trovata a seguire un essere bizzarra , nè maschio , nè femmina ; il volto era infantile e le membra , come fuse nel bronzo , erano glabre , neutre . La strana guida l ' aveva condotta in una sala marmorea , radiosa di luce .... ( Emilia soffriva ancòra la sensazione del marmo freddo sotto i piedi )...., impregnata di fragranze le quali per un attimo le avevan dato le vertigini .... Un largo bagno tepido , più limpido del cristallo , si apriva nel mezzo .... Emilia v ' era accorsa , vi si era tuffata : l ' acqua emanava globi d ' odori floreali e mormorava discreta intorno al corpo della donna . Allora la strana guida accosciata presso la vasca aveva dato principio a narrare le voluttà che aspettavano Emilia . Quali parole ! ... Non mai Emilia ne aveva udito di simili ... ! Quella bocca dalle labbra piatte , dai denti aguzzi , sprigionava un fiume incandescente , soffiava un vento infuocato , così le imagini erano procaci e le parole schiumanti di lascivia .... . Ritta nell ' acqua , la quale giungevale poco oltre i fianchi , e con le braccia stese ai due lati della vasca , Emilia ascoltava : il liquido mormorìo era cessato , ma salivano ancòra i globi di profumo ; la donna aveva conservato la sensazione del suo corpo lentamente preso da un tremito di concupiscenza , e degli occhi dilatati quasi ad afferrare le imagini fluenti dalla bocca del neutro narratore .... Che cosa egli prometteva ? Che cosa raccontava ? A chi era ella destinata , a quale non comune Iddio di libidine inesausta ? Il viso di lei doveva essere purpureo di vergogna , mentre il suo corpo si dibatteva sotto la scudisciata delle cùpide visioni ; più volte l ' aveva scossa l ' impeto di balzar dall ' acqua e di fuggire ; ma la curiosità di quella facondia sensuale la tratteneva , con le braccia spalancate e le mani ferme ai due bordi della vasca .... Se il suo sguardo vagava , sotto di sè ella poteva veder nel liquido cristallino il riverbero del seno , del collo , del viso , dei capelli diffusi per le spale ; e si sorrideva , e socchiudeva le labbra ad ammirarsi i denti piccoli ed eguali . Le parole soffiavano intanto sopra la sua testa , fischiava il vento infiammato delle promesse lascive . E come avviene nei sogni in cui la personalità non è morta intera , Emilia si diceva : " Ora , tutto sparirà ; ancòra un poco e potrò risvegliarmi e rientrar nella vita ; dopo questa tortura , tutto sparirà . " Invece la forma umana che parlava , l ' aveva afferrata intorno al busto , le aveva passato sul petto , sulle reni , una mano accorta comunicandole brividi inenarrabili , con una carezza nuova , con uno sfiorar di piume sulla vibratile colonna nervosa ; onde a poco a poco entro le vene ella aveva sentito scorrere non sangue ma lava , e dalla bocca le erano sfuggiti singulti di desiderio .... Era balzata infine dall ' acqua , le membra asciutte quasi per magìa e odoranti un balsamo più intenso dei profumi che esalavano dal bagno .... Pronta per l ' amore , era uscita , s ' era ritrovata presso la gran porta chiusa , al sommo della scala ricoperta di tappeti doviziosi e di femmine o seminude o nude . Allora ( i polsi le battevano più forte , ricordando ) s ' era incontrata nell ' uomo al cui capriccio doveva sacrificarsi ; e sùbito le mani di lei avevan tentato invano di celare la nudità , ma comprendendo il malgarbo dell ' inutile movimento , era rimasta dritta in piedi , le braccia lungo i fianchi , a testa china . Ella avrebbe detto che la sua vita fisica si fosse in quell ' istante sospesa ; assorta nella trepidanza dell ' aspettazione , solo il palpito del cuore veemente aveva segnato l ' attimo d ' angoscia . " Ti guarda ! Non temere ; sei bella . " Ma alzando gli occhi , un grido le era sfuggito . L ' uomo sorridendo le aveva preso una mano appena per l ' estremità delle dita . Ella non aveva visto di lui se non lo sguardo ; ma non s ' era ingannata , o colui che doveva possederla era ben lo stesso ch ' ella amava nella realtà d ' ogni giorno . Il misterioso lavacro l ' aveva così preparata all ' amore di lui ; il canto fescennino ricco di promesse infernali le aveva trasfuso il fuoco nelle vene , perchè ella gli fosse potuta giungere assetata di voluttà , perchè non avesse più avuto requie se non fra quelle braccia , perchè il suo corpo si fosse piegato , allacciato a rosee spire sotto le labbra dell ' uomo ; perchè non fosse stata infine più nulla di cògnito , se non una splendida forma armonizzata dalla passione . Ed aveva seguìto l ' uomo con la tremante gioia di essere costretta alla felicità . Ma qual terribile cosa , quale scherno satanico era avvenuto poi ? La donna bionda , a sommità della scala , si era gettata fra le braccia dell ' amante , ed egli , sollevatala in un amplesso gagliardo , l ' aveva raccolta trasportandola via . Sulla soglia della porta invarcabile , Emilia era piombata in ginocchio , senza il conforto delle lacrime . Risvegliatasi dal sogno , ella girò gli occhi per la camera . La lampada notturna era spenta , e l ' alba entrava dalle finestre . Nella mente della donna , le inconfessabili promesse cantate al suo fianco nel bagno eran rimaste intatte , quasi scolpite sopra tavole di bronzo ; e avrebbe potuto ripeterle in un giorno di delirio ; e le davano ancòra un brividìo di cupidigia e di spavento . Ora , con le membra estenuate di fatica , dopo il sogno molle e focoso non aveva tardato a riaddormentarsi , cercando una tranquilla pace ; e sùbito avevan ripreso le figurazioni di malìa . Erale parso le si fosse aperto innanzi un libro dalle pagine smisurate , sulle quali le imagini raggiungevano quasi la dimensione delle umane sembianze ; i fogli passavano adagio , svolti da una mano occulta . Inutilmente Emilia , aveva tentato di staccarne gli sguardi . La curiosità era viva ; attraente il mistero dei gruppi figurati , e la donna aveva finito per guardare ad una ad una le pagine enormi , seguendo tutta la liturgìa d ' amore , che di foglio in foglio diveniva più mordace . I margini erano all ' intorno carichi di ornati massicci , spesse volte intrecciantisi con l ' imagine principe , avviluppandola in tale rigiro di draghi , di convolvoli , di èdere , di gigli e di grifoni , che il disegno centrale si faceva oscuro . Sfilava , in principio , una serie di ritratti femminili ; teste di donne , classiche nelle vicissitudini amorose , delineate con gagliardìa fino al busto sopra uno sfondo turchiniccio . Ognuna portava , o negli occhi , o sulle labbra , o sulla fronte , una stimate vigorosa di passione ; ognuna aveva , in diverso grado ed espressi con diversa perizia tecnica , il senso di vitalità esuberante , la luce incontenibile , palese sul volto delle donne che amano l ' amore e gli si dànno senza limiti . L ' iconografia partiva da tempi lontanissimi e procedeva attraverso tutte le epoche , attraverso tutte le nazioni . Vi erano dapprima alcuni tipi di femmine quasi selvagge , probabilmente fantasticate dall ' artista , meglio che ricordate in una qualunque storia : seguivano di mano in mano tipi più calmi ed evoluti , i quali avevano qualche legame di somiglianza con le prime , nella manifestazione di un non comune calore ; e spesso i simboli mitologici rammentavano la loro divinità , o un diadema sui capelli indicava la loro origine gentilizia o regale . Dai margini , i capricciosi avvolgimenti degli ornati concorrevano talvolta a portare una nota originale , allargandosi dietro le teste gentili a guisa di verzura iperbolica , formando con quei visi eburnei , e quei capelli bruni e fulvi uno stridulo contrasto , creando nuovi intrecci o qualche coppa non mai veduta , da cui sorgevano e la testa e il busto , sveltamente . Eran così forse passate centinaia di ritratti , ed a similitudine di rapide meteore avevan lasciato negli occhi d ' Emilia una pertinace luminosità , lo strascico di molte scintille . Concludeva la serie una figura di donna , - questa , tutta intera da capo a piedi - con intorno al corpo e sulle reni avviticchiato un mostro ributtante , verde , in forma di ragno smisurato , gli occhi fosforescenti a fior di pelle ; il quale teneva confitti i suoi tentacoli nella carne viva della femmina , passandoli sopra le spalle a serrarle anche i seni ed il ventre in un abbraccio furioso . I tentacoli possedevano un rilievo quasi tattile , e la bocca era tremenda , appoggiata alle reni della vittima , da cui suggeva sangue e midollo . Ancòra dritta e prona innanzi , la donna s ' affaticava a divincolarsi dall ' amplesso viscido , e con le braccia stillanti gocce porporine , resisteva alla stretta che la soffocava . Sul volto , l ' impronta di raccapriccio era formidabile , la bocca aveva un rictus di strazio , gli occhi schizzavano dalle orbite , e dietro la schiena la chioma nera s ' avvolgeva attorno alle branchie del mostro orrendo . Non pareva , quello , il simbolo eterno delle anime passionali ? Non era , il mostro , una cupidità salda ed ostinata ? Ma lo sgomento del dramma terrifico era sfumato in Emilia al succedersi di pagine liete , in cui una fantasia senza confini aveva trovato un ' espressione priva d ' esitanze . Le scene si svolgevano dissimili , gli abbracci strani e contorti , i gruppi numerosi . La dormente non riusciva ad afferrarli tutti . Il cuore aveva rialzato il battito , una morsa di ferro le aveva attanagliato la gola , e con gli occhi immobili nel sogno ella stava a scrutare . Che cosa avveniva ? Un caos , un turbine , lo straripare di un torrente in dirotta ; ed ogni scena pareva di prim ' acchito semplice e casta ; a ciascun foglio , si sarebbe detto che la fantasia stanca si fosse compiaciuta di un riposo , disegnando idillii ed atteggiamenti pudichi . Ma le linee si spostavano sotto gli occhi della spettatrice ; il quadro , in cui eran raccolte le cose stridenti che nella realtà si escludono e nel sogno si sposano con tranquilla inverosimiglianza , il quadro scopriva presto , il suo concetto afrodisiaco . Corpi femminei e corpi maschili , antichi mostri e simboli nuovi foggiati dall ' ingegno balzano , contorni sfrontati , figure d ' una temerità insultante , ogni creazione sfolgorava linee di demoniaca audacia . Strette le mani , stese le braccia , aggomitolato il corpo spasmodicamente , Emilia convergeva nel sogno gli sguardi immobili , la bocca un po ' schiusa al respiro tronco . No , ella non avrebbe mai supposto una sì lunga scala di secreti piaceri .... Inorridiva , e soffriva la tentazione di ridere senza fine , d ' atteggiare la fisionomia al ghigno lubrico onde si illustravano i volti degli ossessi , che le sfilavano innanzi e le si accavallavano nella memoria . Provava l ' ambascia di un solletico mortale , abbinata colla sensazione dolorosissima della nuca , ove l ' epidermide sembrava ristringersi gradatamente . Non poteva gridare , nè di spasimo nè di rivolta , e tuttavia aveva informi nel cervello lo parole , e le si aprivano le labbra e si movevano invano . La fatica greve dell ' incubo , la luce ormai chiara che , tormentandole gli occhi chiusi , arrossava anche le imagini , finirono con lo spossarla . Ella vide ancòra passar due Centauri , maschio e femmina , rapidamente in una prateria soleggiata ; dell ' una , intese con la vista una grossa treccia bionda , il petto superbo ; del Centauro , la rincorsa avida , il raggiungere , l ' impennarsi .... Poi il corpo d ' Emilia si ribellò a un tratto , inarcandosi come un vimine che brucia .... Ed ella battè due volte con le reni sul piano del letto .... XI . Sembravano due ragazzi accaniti in una gara ingenua , ed eran due odii che si cercavano , una coppia che travisava la lotta dei sessi , la quale finisce con un abbraccio , e qui non aveva speranza di finire se non con qualche impreveduta violenza . Tale era divenuta a poco a poco l ' intimità fra Cesare e Roberta , che il dottore e la fanciulla non si chiamavano più coi nomi loro , ma con nomignoli bizzarri . Cesare per Roberta era " pipistrello " , e Roberta era " cavalletta " per Cesare . Trascinato dal giuoco , egli s ' era fatto più audace di lei , ed ella doveva talora cercare un cantuccio nascosto del giardino per leggere in pace i suoi libri ; dove il Lascaris arrivava , agitando in aria un grosso ranocchio o un ispido vermiciattolo , minacciando di gettarglielo sulle vesti . Stavano in agguato delle debolezze reciproche per cavarne il tema a uno scherzo o a un ' insolenza ; si disegnavano il ritratto sopra un pezzo di carta , prodigando linee buffonesche , musi spaventevoli , capelli incolti ; le fogge di vestire non isfuggivano alla critica ; l ' inesperienza di Roberta a descrivere una scena e ad esporre un lungo racconto , offriva a Cesare l ' opportunità di contraffare la ragazza crudelmente . Sentivano nella implacabile guerriglia una attrazione quasi sensuale , aspra . Cesare aveva bisogno di tutta la sua prudenza per vigilarsi , per costringere lo scherzo entro i confini e non eccedere . Illuminata dal male , Roberta appariva certi giorni veramente bella : un viso bianco e giovanile , che già si piegava a scrutare i vuoti abissi del nulla , un corpo fragile di cui Cesare conosceva quasi intere la forma e l ' attraenza .... Poi , la giovanetta , anelante alla bellezza , si faceva di ora in ora più seduttrice , con molta incoscienza , la quale era un ' altra seduzione ; e nel giuoco sfoggiava una naturale arte femminea , dando alla voce alcuni coloriti di preghiera e d ' ironia , che vibravano a lungo e sembravano commuovere lei medesima . Si vestiva con cura minuziosa ; aveva strappato a Emilia il permesso di portare gli orecchini di brillanti e i gioielli inibiti ancòra alle ragazze . Attillata , guantata , coi cappelli fantastici allora in moda , vivificata e rosea per la piccola febbre che la distruggeva lentamente , somigliava qualche volta a sua sorella , e , predestinata dalla malattia , qualche volta era di sua sorella più capziosa . - Non Le sembra , - aveva detto a Cesare un giorno , in cui era scoppiato il temporale , e voleva ottenere ch ' egli chiudesse la finestra , alla quale ella non osava affacciarsi , - non Le sembra che La preghi deliziosamente , con una voce da sirena ? ... Aveva intrecciato le mani , composto il viso a timida umiltà , pel timore che il Lascaris non si giovasse dell ' incidente a vendicarsi delle spesse cattiverie di lei .... Ma quella sera eran giunti anche più oltre . Per difendersi dal fulmine , Cesare aveva suggerito a Roberta la consuetudine dei pusillanimi che si nascondono nudi fra due materassi .... - È un ' idea , - aveva aggiunto , incapace a frenarsi . - La provi . Supponiamo che il fulmine cada nella sua camera , mentre Lei è così al riparo ; non imagina che gioia , che trionfo ? Aveva taciuto un attimo ; quindi , pazzamente : - Badi però di non dimenticare in quale posizione Ella si trova . Sarebbe piacevole che balzasse fuori dal nascondiglio , tutta nuda , e venisse ad annunziarmi gravemente il pericolo scampato ! ... Andare da lui , tutta nuda ? L ' imagine s ' era presentata assai monca alla fantasia della giovanetta , ed ella non vi aveva visto se non la comicità o il ridicolo ; per questo , mentre Cesare già si mordeva le labbra , risuonò nella camera una lunga risata , e Roberta concluse negligentemente : - Sì , sarebbe piacevole , Pipistrello ! ... E fu tutto . Il Lascaris la tormentava con una gragnuola di proverbii , stroppiati , confusi , mescolato il capo dell ' uno con la coda dell ' altro ; e interrompeva le parole di lei per lanciare due o tre sentenze così grottescamente camuffate , ch ' ella ricordava e ripeteva .... In tal modo infilavano discorsi strani , scintillanti qua e là di qualche lampo d ' arguzia spontanea . Poi , di repente , l ' un dei due si faceva serio e parlava di cose gravi ; ciò avveniva più spesso alla presenza d ' Emilia , la quale aveva assistito in parte al nascere della confidenza inaspettata , e non sapeva giudicarla , attonita . La conversazione diventava saggia , ma variata per le immancabili puerilità di Roberta ; discutevano del matrimonio , dell ' amore , in termini poco definiti , perdendosi . Cesare non poteva esprimersi compiutamente ; Roberta non aveva dell ' amore se non l ' idea romantica ; Emilia era distratta e nervosa . Seguitavano fin che l ' abitudine della quotidiana guerriglia non li avesse ripresi , e l ' uno non avesse dichiarato l ' altra incapace a qualunque ragionamento più volgare . Ma con abili scandagli , il Lascaris era riuscito a stabilire che , sebbene romantica , l ' idea dell ' amore era completa in Roberta . Senza madre , non vigilata da Emilia se non materialmente , in dimestichezza stretta con altre fanciulle , Roberta sapeva e indovinava con una perspicacia talvolta contradditoria . Non arrossiva mai fuor di proposito ; sapeva benissimo , ad esempio , d ' essere vergine , e ignorava in che cosa la sua verginità consistesse . La conversazione seria assumeva una vivacità estrema . Cesare si levava in piedi , camminava pel salotto , parlava come innanzi a un avversario che si deve convincere . La fanciulla ascoltava e prendeva poi la parola ad esporre i suoi dubbii ; la facondia dell ' uomo le smagava i sogni e le toglieva il concetto abituale della vita . La spauriva l ' insistenza di Cesare nel definir nettamente i termini della lotta , una cosa nuova per lei , orribile nelle sue forme infinite . Ella aveva sempre considerato l ' esistenza uno scambio d ' aiuti e una gara d ' arrendevolezze ; non poteva piegarsi a credere specialmente nel male e a diffidare del bene . Le discussioni davan luogo anche a qualche episodio . Una sera in cui parlavan di matrimonio , Cesare aveva chiesto a Roberta quale sarebbe stato per lei il marito ch ' ella avrebbe idealmente scelto ; e come la fanciulla non sapeva sbrigarsene sùbito , il Lascaris seguitò , con una fievole punta d ' ironia : - Vediamo , per esempio : io so che sarei un marito eccellente . Se io , dunque , la domandassi in isposa , Lei accetterebbe ? Emilia drizzò il capo , sussultando . Roberta esitava ; nonostante la confidenza , ella soffriva sempre innanzi a Cesare un po ' d ' impaccio , e finita la febbre dello scherzo , era ripresa dalla tema d ' offenderlo . Infine , si decise : - No , - disse . - Rifiuterei . Non è abbastanza idealista . L ' osservazione fece ridere il Lascaris , forse perchè si sentiva colpito a fondo ; ma Roberta aveva nascosto una verità più cruda . Per lei , Cesare era brutto , ed ella pensava che la bellezza era quanto si doveva cercare e portare nel matrimonio .... Ah , la bellezza eterna e l ' eterna giovanezza rappresentavano la fantasia carissima fra tutte alla fanciulla ! Solo aveva sguardi per istudiare il volto degli uomini e delle donne , la maniera di vestirsi , gli atteggiamenti e le espressioni .... - Hai visto che begli occhi ? - domandava a Emilia , quando passeggiavano . - Hai visto che bella figura ? ... Cesare coglieva il momento in cui passava , qualche deforme , per chiedere alla giovanetta : - Ha visto , che bel naso ? La bellezza era il riflesso d ' una grande bontà ; le anime belle non potevano stare se non in bei corpi ; e non era questa l ' opinione più bambinesca di lei : arrivava fino alle ultime puerilità , fino a credere una persona elegante assai superiore ad una dagli abiti modesti . L ' ingegno doveva avere un paludamento visibile .... E poi , con un ' inflessione di voce , con un nonnulla nel gesto o nella posa , risaliva all ' altezza della donna e alla scienza della seduzione . Di tratto in tratto , il Lascaris aveva per l ' inconsapevole morente un lampo di vera tenerezza ; la consigliava e la correggeva , quasi una sorella .... - Andiamo , selvaggia ! Andiamo , cavalletta , si tenga bene sul busto , porti alto il capo .... Su , un poco d ' energia , Lei che vuol essere bella ! Perchè s ' incurva così ? - Non posso , mi lasci : sono malata , - rispondeva la fanciulla , ora distrattamente , ora con un ' esclamazione di strazio indimenticabile . " Sì , non ha un anno di vita , - pensava il dottore . - Perchè la tormento ? " La condanna crudele , senza scampo , dava giusto al Lascaris tanta libertà con Roberta . I suoi discorsi non interamente scettici , ma già troppo scettici per l ' inesperta ascoltatrice , la sua intimità ardita , pericolosa , la quale nessuno sapeva fin dove sarebbe giunta , avevano scosso lui medesimo ; e non si liberava dal dubbio di coscienza , se non pensando : " Muore : non ha dimane . Sarà almeno vissuta . " Salvare la fanciulla non poteva ; crescevagli l ' odio per quel fragile e infrangibile ostacolo alla sua passione ; e tuttavia avrebbe voluto accendere la moribonda giovanezza di Roberta , non lasciarla spegnere così , semplice larva . In lui , simile tentazione non era nuova ; spesso , innanzi ai casi di fatali malattie con prògnosi sfavorevole , s ' era sentito spinto ad avvertir l ' ammalato . Avrebbe detto volentieri : " Voi avete diritto a vivere diversamente da noi , che siamo sani e rappresentiamo l ' esempio e l ' avvenire . Toglietevi dal volto la maschera , gettate lungi l ' ipocrisia atavica . Siete liberi ! " E pensava al terribile spettacolo di quei morituri , che avrebbero traversato il mondo in cerca d ' una plaga serena , ove sfrenar la rabbia degli ultimi piaceri . Ma se in tutti gli altri casi l ' uomo era stato vinto dal medico , egli per Roberta non era più il dottore che compiange e passa : aveva rapito a Emilia qualche cosa delle sue ribellioni contro il male . Indi , il combattente si rialzava improvviso da quelle prostrazioni sentimentali . Egli voleva Emilia ; ogni giorno il bavaglio imposto al suo amore lo torturava vie più ; Roberta doveva morire , poichè era l ' ostacolo .... Cominciava anzi a sospettare che la fanciulla si prestasse all ' anormalità dell ' imprevista confidenza non per altro se non per distrarlo e sviarlo dalla sorella .... Lo infiammavano allora l ' inquieto egoismo , la caparbietà di raggiungere un fine con qualunque mezzo .... No : no : egli non si lasciava sviare .... La tentazione era forte , senza dubbio : si sarebbe detto che la febbrile audacia di Roberta dèsse l ' adito a tutte le speranze . Ma Cesare nelle sue inclinazioni , per indole e per sapere era normale : amava la sanità quanto la bellezza , e non poteva cader vittima d ' un inganno momentaneo dei sensi . Il giorno stesso in cui aveva secretamente fatto pervenire a Emilia una lunga lettera appassionata , fu attentissimo a Roberta , fraterno . Il cuore gli batteva in petto , da spezzarsi ; quando Emilia comparve taciturna e pallida , egli si sentì così goffamente intimidito , che non osò guardarla in volto , nè dirigerle la parola . Dovevano recarsi il giorno appresso a una gita , a Mont ' Allegro . Vi andarono , salendo da Rapallo al monte , Emilia sopra una quieta giumenta , Roberta con un asinello piagato che l ' aveva commossa sino alle lacrime , quantunque avesse poi finito col batterlo ; e Cesare a piedi . La guida , un ragazzotto esile e sciocco , li esilarò co ' suoi spropositi di storia e di lingua . Dava a Roberta il titolo di signora , credendola moglie del Lascaris , e di signorina a Emilia , ch ' egli supponeva la cognata di Cesare .... - Signora , signorina , è poi lo stesso , - egli comentava col dottore . - Io , di queste mariuolerie non m ' intendo .... La fanciulla rideva a gola spiegata ; anche Emilia trovava qualche sorriso ; Cesare stava presso la ragazza , lasciando la guida a fianco della donna . Roberta era a cavalcioni della bestia ; per un malinteso , mancava la sella acconcia , e la giovanetta aveva bravamente inforcato la sua cavalcatura . - Su , ritta : i gomiti ai fianchi ; nella staffa , appena metà del piede , - suggeriva Cesare , fingendo una partita d ' equitazione . - Non tormenti il puro sangue colle redini del morso : andiamo , trotto leggiero ! Battute giuste in sella ! ... - Oh , insomma , - gridava Roberta , irritata e ridente . - Vuol lasciarci tranquilli ? ... A poco a poco , le dolsero i ginocchi : la presenza del Lascaris la impacciava , togliendole la libertà di mutar positura . Infine , poichè l ' asinello s ' era fermato a brucar tranquillamente l ' erba , ella riprese la sua arditezza infantile e pregò Cesare d ' aiutarla a scavalcare . Fu quello l ' istante , in cui l ' abitudine mentale di considerar la giovanetta come una larva che non provava e non comunicava alcun fluido di desiderio , spinse il Lascaris alla temerità estrema . Egli cercò di trar Roberta d ' arcione afferrandola pel busto ; non vi riuscì , e la cavalcatura avviandosi in quel punto di nuovo , Cesare non esitò a passare una mano sotto le vesti della fanciulla , ad allargarne le ginocchia indolenzite , e a strapparla di sella in tal modo , rapidissimamente . Poi la sostenne in piedi , e le disse ridendo , impassibile : - Che nessuno lo sappia ! XII . Per aprire il cancello cigolante , egli approfittò del fragore d ' un treno che scivolava nell ' ombra notturna . Il vento taceva ; le cime degli alberi stavano tutte immote ; tra i filari degli aranci , le lucciole non trescavano più . Risonava di tempo in tempo la caduta d ' un frutto delle palme , o il gracidar già fievole dei ranocchi , su in alto nel serbatoio delle acque irrigue . Il giardino grigiastro susurrava con un brivido ignoto alla vita diurna , e qualche cosa placidamente singolare era fra le lucide frasche delle magnolie , fra le chiome dei palmizii , fra i cespi dei fiori .... Cesare entrò . Il passo cauto sulla ghiaia aveva risvegliato l ' attenzione del cane di guardia , che accorreva latrando . Si udiva il galoppo della bestia ; e quando gli fu vicina , Cesare la chiamò sottovoce : - Nero , silenzio ! Qui , Nero ! Il cane , un bastardo , di grandezza mediocre , nero col petto bianco , fiutò l ' uomo e tacque ; si scrollò e ripartì di galoppo , mandando ancòra qualche latrato , lontano , per chiasso . Cesare aveva anticipato di pochi istanti l ' ora del convegno . Temeva d ' incontrarsi coi figli del massaio , che lavoravan di notte al torchio in una piccola casa rustica , dietro la villa . La villa , dal chiosco ove il Lascaris era giunto , aveva contorni indefiniti , nell ' ombra , e , davanti , i due palmizii immobili sembravano proteggerne il riposo . L ' uomo si sentiva inquietamente felice ; pregustava le delizie dell ' amore che comincia , e non possedendo ricordi d ' avventure consimili , non aveva preparato nè una frase nè un gesto ; egli sapeva che la sua passione sarebbe bastata a trascinare lui e la donna nell ' ampio cerchio di luce , in cui tutte le parole sfavillano e sono grandi . A mezzanotte precisa , Emilia gli andò incontro e gli tese la mano . Teneva dall ' altra la catena di Nero , che s ' era imbattuto in lei , e ch ' ella aveva posto al guinzaglio , perchè non disturbasse oltre . - Accenda ! - disse brevemente . Cesare s ' avvide allora che sulla tavola di pietra nel mezzo del chiosco era preparata una piccola lampada . - Non tema , - aggiunse la donna . - Il giardino è deserto , questa notte : gli ulivi ci nascondono interamente . Al debole raggio della lucerna , sì guardarono . Emilia indossava un abito bruno ; per effetto della luce scialba , o per la commozione violenta , appariva di una pallidezza mortale . Seduta sopra un rozzo sgabello di legno , il cane sdraiato a ' suoi piedi , era una figura tragica , davanti alla quale i desiderii arditi dovevano svanire . Cesare ostentava una calma , che di momento in momento poteva mancargli . Il corrugare delle sopracciglia avevagli solcato la fronte d ' una linea scura . Stava in piedi ; guardava la donna con un senso di nuova inquietudine . La sola vista di lei gli richiamava anco una volta la tristezza , che mai non era giunto a dominare , avvicinando le due sorelle . Su quelle giovani , su quelle fresche esistenze , il grigio nembo del destino s ' addensava ; ed egli aveva voluto sfidarlo con loro , ed era troppo tardi per isfuggire alla solidarietà paurosa . " Chi direbbe , questo , un convegno d ' amore ? " - si domandò , mentre Emilia aveva cominciato a parlare . - Mi ha scritto che desiderava un colloquio , - ella disse , incerta nella voce . - Perchè vuole spiegarmi una cosa assurda ed inutile ? ... Non le basta avere per sempre spezzato la nostra amicizia , dandole un significato che io non posso accettare ? Egli incrociò le braccia al petto , e dichiarò : - Non è cosa assurda , il mio amore ; forse , non sarà cosa inutile . Debbo ripetervi quanto vi ho già scritto : ho bisogno di voi per vivere . - No ! - proruppe Emilia , alzando la testa a guardar , più che l ' uomo , la realtà della passione ond ' era ormai stretta e incalzata . - Io non ascolto queste frasi . Con una parola posso toglierle ogni speranza , se non le ha tutte ancora perdute .... Odio l ' amore di Lei , odio l ' amore di chiunque . Cesare fece un passo verso la leggiadra figura dolorosa , la quale parlando aggiungeva una grazia ignara al suo aspetto , e gli toglieva l ' ombra di durezza , che l ' abito aveva tentato di dargli . - Emilia , - egli disse , prendendole una mano . - Voi mi sapete incapace , per indole e per abitudini , a compor delle frasi .... Mi vedete calmo , perchè non ho esitanze , e la fine di questo convegno sarà anche la fine di lunghi tormenti .... . - Non si muore per una donna sconosciuta , - mormorò Emilia , distogliendo lo sguardo dal volto di Cesare , e liberando la mano .... - Sconosciuta ? ... - esclamò il Lascaris . - Io vi conosco . La giovane tornò a fissargli in viso gli occhi grigi , a cui la luce scialba non aveva rapito l ' espressione di smarrimento e di timida carezza . - .... E so che in questo istante nessuno è meno sincero di voi , - proseguì l ' uomo , con voce calda . - Volete ingenuamente tradire voi medesima .... Perchè non dirmi che vi sono indifferente , che non v ' ispiro la simpatia più modesta ? ... Ciò è ben possibile ! ... Ma mi dite che tutti gli amori vi sono odiosi , ed è falso , Emilia . Voi desiderate l ' amore quanto lo desidero io ; voi l ' aspettate , come vogliono la giovanezza vostra e la vostra bellezza . Siete pura , ma non fredda , nè insensibile . - Oh , ve ne prego ! ... - ella interruppe , Avvertendo una vampata di rossore salirle alle guance e alla fronte , per l ' acuta indagine , la quale pareva emergere da un di quei sogni , che non dànno tregua , e popolano la mente di fiamme , e soffian sulle carni . Cesare le afferrò di nuovo le mani , le trattenne , inginocchiato presso di lei , parlandole quasi all ' orecchio . - Ascoltami , Emilia , e rispondimi . La tua anima non ha più segreti per me ; essa vive con la mia , da lunghi giorni , da mesi .... Perchè sottrarla alla gioia ? ... Perchè odii il mio amore , se ancòra non si è espresso ? Non è una passione della quale tu debba arrossire . Non è un ingannò . Forse , colmerà la lacuna de ' tuoi sogni ... Emilia pensò in quel punto : " Davvero , dunque , la mia alcova è chiusa invano .... Qualcuno vi passeggia in ispirito ogni notte .... " Il rossore bruciante che di nuovo soffuse il volto della donna , fece pensare a Cesare : " Ah , quest ' abito nero sarà l ' ultimo , che me la tolga allo sguardo ! " Avvenne una pausa brevissima . Si guardarono negli occhi , sentendo quasi tattile il nembo del destino che li avvolgeva . Era qualche cosa tragica , fra loro , come un urlar lontano di lupi famelici , che a mandra lascino le steppe nevose , per addentrarsi ov ' è speranza di preda . Grandi visioni li turbavano , inesplicabili visioni d ' altri luoghi e d ' altri tempi . La passione quasi taceva , innanzi al mistero di due anime congiunte da ineluttabile fatalità .... Era il silenzio minaccioso , il quale precede un terribile duello ? ... Era la corrente del fascino , irradiatrice d ' ultimi bagliori , prima che i due corpi balzino , s ' allaccino , si travolgano nell ' eternità ? Ascoltavano come lo stormire di una immensa foresta . Emilia si scosse la prima , bruscamente , atterrita . Udì le parole intime dell ' uomo , e le interruppe con un grido , chinandosi su di lui : - Ma io , io , non vi conosco , Cesare ! ... Io non so chi voi siate ! ... Che cosa avete fatto di me ? - È vero , - disse il Lascaris . - Hai bisogno del mio passato , Emilia , per giudicar del nostro avvenire . - Neppur questo , - ella seguitò , con voce profonda , quasi mistica nel silenzio vivo del giardino . - Neppur questo , Cesare . I fatti son forse ben poca cosa , in paragone dei sentimenti .... Ma io non so il vostro animo .... Chi siete ? Ditemi chi siete ! Che cosa volete da me ? Vedete come sono triste ? Non vi manca il coraggio di prender parte alle mie angosce ? E perchè volete sacrificarmi il vostro avvenire ? ... Così parlando , ella non ebbe forza a trattenere un affettuoso gesto istintivo , in cui la sorella pareva confondersi con l ' amante ; e le sue mani sfiorarono i capelli del giovane , e vi s ' indugiarono in una mite carezza . - Dimmi che mi ami , prima ! - egli esclamò , stendendo le braccia a cingerle il busto , con un gioioso slancio di vittoria . Le cercò avidamente la bocca , e la risposta migrò da labbra a labbra , non udita nemmeno dalle pallide foglie immote . Ma poichè Emilia sentiva la stretta divenire ardente , e il suo cuore e il cuore dell ' uomo precipitare i battiti come nell ' ora delle supreme follie , ella aggiunse : - Lasciami ! ... Lasciami ! ... Lasciami ! ... E si scostò con un balzo . Da quel punto , tutto aveva mutato significazione . Il passato era sepolto nell ' oscurità ; non fiammeggiava di fronte ai due innamorati se non il futuro , un ' ampia via pagana , che luccicò un attimo visibilissima ai loro sguardi ; poi essa pure si spense , e Cesare ed Emilia si ritrovarono nella notte , nel chiosco , entro il circolo delle cose reali , che dovevano essere vissute ad una ad una . Nero si drizzò inquieto . Aveva udito romore e scrutava nel giardino grigiastro , le orecchie aguzze ; cominciò a ringhiare , e si slanciò fuori d ' un tratto , abbaiando distesamente . Emilia pure aveva guardato la villa , impallidendo ; e mentre Cesare la raggiungeva , ebbro di desiderii , avido di baci , ella lo arrestò con la mano . - Ve ne prego ! - disse con voce spenta . - Che cosa ho fatto ? Che cosa speri ? - Ah non pentirti di vivere ! - esclamò il Lascaris , vedendole il volto tutto bianco di sgomento . - Più tardi , più tardi , mi dirai : concedimi ancòra un lampo di felicità . E fissandola così ritta , pallida , pallidissima per l ' abito bruno , per il diadema di capelli neri , coi grigi occhi illuminati da un ' espressione in cui lottavano mille sentimenti contrarii , fissando la svelta forma , ch ' egli aveva temuto di non potere allacciar mai colle braccia , - l ' inno semplice e immortale gli sgorgò dal cuore e dalle labbra : - Come sei bella ! - proruppe , non osando quasi avvicinarla . - Come sei bella , anima mia , divina statua ! ... Come sei bella ! Emilia rabbrividì allora , al sogno : l ' uomo che sorridendo le aveva preso una mano , appena per l ' estremità delle dita , e l ' aveva condotta sulla soglia della porta invarcabile . Fuori del sogno , in quella notte estiva , Cesare era ancòra innanzi a lei , ed ella rabbrividiva di spavento e di pudore .... - Dimmi che vuoi essere mia per sempre , - egli le susurrava , prendendole una mano , timidamente , appena per l ' estremità delle dita , e chiamandola a sè . - Perchè non comprendi che io ti amerò sempre come oggi ? Io darò per te il mio sangue , la mia vita , il mio orgoglio ; abbandonerò gli amici , porterò superbo il più greve giogo che ti piaccia impormi ; rinnegherò ogni fede , e avrò la tua sola fede , la tua religione .... Quindi aggiunse , esaltato , traendola dolcemente a sedere sulle sue ginocchia , e cingendola con le braccia : - Tutto questo , io te l ' ho già detto , da molto tempo . E tu l ' hai udito , non è vero , senza che io parlassi ? Hai capito che la mia esistenza cessava , per raddoppiarsi con la , tua ? ... Abbandonata fra le braccia di lui , Emilia non osava far moto , bevendo la dolcezza dell ' inno eterno . E di repente , sollevò la testa col suo atto risoluto , e offerse il viso ai baci , perdutamente , ebbramente , avvinghiata al petto dell ' amante . Tutti i baci scesero sulla bocca di lei , sugli occhi , sui capelli , sulla gola ; ella li rese , così assetata di delizie , che non avrebbe resistito al tentativo più audace . Sotto l ' impeto della passione senz ' argini , ebbe d ' improvviso la visione della strada che conduceva a Pieve di Sori ; vide sè stessa calma in apparenza e turbata nell ' anima : vide Cesare al suo fianco ; capì come già da quel giorno tutto fosse stato predisposto .... Ella aveva resistito assai , aveva sacrificato abbastanza alla verecondia del suo sesso . Nessuno avrebbe ormai osato condannarla . - Ascoltami , - disse Cesare sottovoce . - Non mi negherai ciò che ti domanderò ? Sorrise , vedendo Emilia ritrarsi un poco , e fissarlo inquieta . - È un piccolo capriccio , - aggiunse , - una cosa puerile .... Voglio salir con te nella tua camera da letto ; voglio vedere dove tu riposi ... - No , no , no , - rispose la giovane , sgomenta . - È impossibile .... È già una pazzia riceverti qui .... Non chiedere .... Debbo rifiutare .... - Faremo così adagio , - proseguì Cesare , tranquillamente implacabile . - Saliremo all ' oscuro : tu mi condurrai . Resteremo un solo minuto ; vedrò dove tu riposi , e torneremo .... Non rifiutare , mia divina .... Voglio respirare il profumo della tua camera , un minuto solo .... Mentr ' egli parlava , la donna s ' era levata dalle ginocchia di lui , e guatava la villa piena d ' ombra . - Dov ' è la sua finestra ? - interrogò il Lascaris , ritto alle spalle d ' Emilia . - La finestra di mezzo è la sua finestra , - mormorò Emilia , immobile . - Senti che silenzio ? ... Dorme .... Non la sveglieremo .... Suvvia , anima , non rifiutare ! - Ma non capisci ? - esclamo Emilia , volgendosi a guardarlo . - Non capisci che rifuggo dal condurti nella casa dov ' ella dorme ... ? - Di che cosa siamo colpevoli , Emilia ? - rispose Cesare . - Quando vivrai dunque per te , senza spettri ? Manchi di fede a qualcuno ? Sono io legato a qualcuno ? Siamo liberi ; ci amiamo .... Perchè devi arrossire ? E camminando per il chiosco , seguitò concitato : - È dunque verO che hai rinunziato a vivere ! Non potevo credere , tanto la cosa è triste e strana ! Ti vergogni d ' amare , e ti avveleni ogni istante di gioia ! Dovrò nascondere la passione ch ' è il mio orgoglio , per lasciar dormire i tuoi scrupoli ? - Cesare ! - implorò la giovane , fermandolo e prendendogli una mano . Esitava ; guardava ora lui , ora la villa assopita coi due palmizii i quali ne vigilavano il sonno . - Vieni ! - disse rapidamente . Cesare spense la lampada sulla tavola , ed uscirono dal chiosco . Il giardino susurrava con un brivido ignoto alla vita diurna , e il gracidar delle rane era cessato ; ma certi fiori che non s ' aprono , se non nell ' umidità dell ' ombra , effondevano un profumo di notte romantica ed antica . Emilia pensò alle sere innocenti in cui scendeva ad aspirar la fragranza selvatica di quei fiori , tra i quali le lucciole nottiludie vibravano i loro piccoli lampi . - Nero ! Povero Nero ! - ella mormorò , vedendo il cane sbucar da un viale , e tornare a lei . Esso veniva cautamente , trascinandosi dietro la catena ; Emilia si chinò a staccargliela dal collare , e il cane si drizzò a ringraziare , scodinzolando . - Va , va , Nero ! - disse Cesare , a bassa voce . - È inquieto : vuol seguirci , - osservò Emilia . - Non si fida .... - Non si fida di me , - soggiunse il Lascaris , sorridendo . Emilia gli strinse la mano in silenzio . Quanto più procedeva , tanto più si smarriva di coraggio ; l ' inutile audacia di ciò che stava per fare , le sembrava enorme . - Sai quale pericolo affrontiamo ? - bisbigliò , quando giunsero a ' piedi della breve scala di marmo - .... Di notte , ella si sveglia , e qualche volta entra nella mia camera , - Perchè ? - Ha paura . - Di che cosa ? La giovane fece un gesto perduto , rabbrividendo . - E tu temi anche per questa notte ? - chiese il Lascaris , con lo stesso fremito . Emilia tacque , guardò la scala bianca , e , al sommo , la porta chiusa . - Vieni , vieni ! - ripetè febbrilmente . - Non temo nulla .... Ti ho promesso .... Parve infinita la breve scala ; parve ai due innamorati che nella oscurità qualche spirito potesse ergersi minaccioso ; sentirono il respiro affievolirsi e il battito del cuore crescere vertiginosamente . Procedettero , sapendo pure che ad ogni passo il pericolo aumentava . - Eccoci ! - susurrò a un trattò la donna , aprendo cauta un uscio . - Sei nella mia camera . - Chiudi la porta che comunica , ed accendi , accendi un lume , una lampada , - pregò Cesare , stringendo Emilia fra le braccia . - No ! No ! Sei pazzo ? - balbettò questa , tutta tremante . - Se non dorme ? ... Udrà il romore , vedrà la luce .... Ebbe un sussulto che la scosse dalla testa ai piedi . Le sembrava già di scorgerla sulla soglia , d ' ascoltarne il grido .... Come erasi potuta dimenticare così ? In brevi ore , ella s ' era mutata , compieva degli atti di cui non aveva quasi coscienza , e che in pieno giorno le sarebbero parsi d ' un ' arditezza proterva e malsana . - Perchè siam venuti qua su ? ... È una cosa spaventevole , Cesare ! - continuò , soffocata dalla paura . - Ella cammina così adagio ! ... E l ' uscio è aperto ; non si può chiuderlo ; stride . - Suvvia , anima , - tentò l ' uomo , - non pensare .... Dorme ! ... Parlavano senza vedersi , ritti ed abbracciati , con le voci morte ; a un passo da loro , non si sarebbe udito verbo . Infine , dopo una pausa d ' angoscia , Emilia dichiarò : - È impossibile resistere .... Voglio assicurarmi che dorma .... Aspettami ; non muoverti di qui ; entro nella sua camera e torno . Già si avviava decisamente ; ma Cesare la trattenne . - Vuoi andare così ? - disse . - Così vestita ? ... Se non dorme , t ' interrogherà .... Che cosa risponderai ? ... Spogliati ! ... Hai dimenticato che son le due di notte , - proseguì , sorridendo . - Spògliati , Emilia ; devi fingere di essere scesa dal letto .... Spògliati ! La voce era commossa , quasi l ' invito avesse avuto un ' altra , ben più cara significazione ; e l ' idea lo incalzava senza pietà , non venuta da lui , non meditata prima , balzata viva dalle tenebre infide . - Spògliati , - ripetè . - È oscuro ; non potrò vederti . Dubiti di me ? ... Coraggio , mia divina ; l ' uscio è aperto , ed ella può giungere . - Ah , non lo dire ! - esclamò Emilia , aggrappandosi a lui , come per sottrarsi al pericolo . Angosciata , smarrita , con un ronzìo di terrore negli orecchi , la giovane avrebbe in quell ' istante obbedito a qualunque voce imperiosa .... Girò lo sguardo nella spessa tenebra ; non uno spiraglio di luce che potesse tradirla .... Si decise . - Sì , sì , mi spoglio , - acconsentì febbrilmente , senza pensare che la parola sembrava in bocca di lei un grido di passione . - Farò come tu vuoi , Cesare .... Mi spoglio ! ... Cesare la sentì staccarsi e avventurarsi nella camera , francamente , con l ' infallibile destrezza dell ' abitudine . Egli aveva trovato il vano della finestra , e vi stava immoto . Non mai un più energico dominio di sè stesso gli era stato imposto ; si curava ben poco del pericolo , si rideva dell ' uscio aperto . A due passi da lui , l ' amante si spogliava tutta , e rivestiva la molle veste notturna . Oh , giungere alla donna invisibile , e sentirla palpitare fra le braccia ! ... Vi doveva essere un momento in cui l ' oscurità ammantava il corpo nudo di Emilia , e glie la sottraeva allo sguardo innamorato . Egli pensava alla sventura dei ciechi , profonda come un abisso . E sussultò , udendo ; la voce della donna mormorare sommessamente : - Ecco ; ora vado .... Aspettami .... Tornerò sùbito .... Egli protese le braccia nell ' ombra , bevendo , il profumo della giovane discinta ; ma non riuscì se non a sfiorare una mano di lei , che non si lasciò attrarre . - Aspettami , - disse ancòra Emilia . - Dopo , sarò più tranquilla . Cesare si calmò . Ella doveva tornare . Nessuna forza umana , allora , avrebbe potuto contenderla al suo destino . XIII . Il cane , che aveva abbaiato buona parte della notte , e che ancòra abbaiava , da lontano , da vicino , per una grande inquietudine , - non aveva permesso a Roberta di addormentarsi . Era a letto , ma leggicchiava uno de ' suoi libri romantici , alla luce di un doppiere , sul tavolino ; e le avveniva di ripetere una stessa frase , senz ' afferrarne il significato . Quando scorse Emilia varcar la soglia , stese le braccia , ed un buon sorriso le rischiarò il volto . Emilia s ' accostava , tutta chiusa in una leggera veste da camera , con un gran collare alla Stuart , i capelli crespi e lunghi snodati per le spalle . - Anche tu non dormi ? - chiese Roberta . - Nero non è mai stato così cattivo ... ! Come sei rosea ! - aggiunse , guardandola attentamente , nell ' abbracciarla . - Come sei calda ! - osservò ancòra , prendendole le mani . - Smetti di leggere , - le ordinò Emilia . - Ora dormirai , non è vero ? I suoi occhi contemplarono quasi con ostilità il volto della sorella e le forme che s ' indovinavano sotto le lenzuola . Ella tremava al pensiero che se non avesse affrontato così il pericolo , Roberta sarebbe venuta a trovarla ; e sentiva nell ' animo agitarsi il rancore per colei , la quale anche da lungi dava ombra a tutta la sua vita , e le dimezzava , le rubava un ' ora della breve felicità . Accomodò i guanciali a Roberta , e le tolse il libro . Sapeva d ' avere sulla giovanetta un impero senza confini ; la sua mano passata nei capelli di lei , per materna carezza , poteva addormentarla ; la sua presenza era più volte bastata a rassicurarla da qualunque timore . - Come sei calda ! - ripetè la fanciulla , avvertendo la carezza tra i capelli biondi . - Dormi , dormi ! - Emilia mormorò impaziente . Agiva con la tranquillità consueta ; e tuttavia , se Roberta avesse voluto oltrepassar la soglia , ella si sarebbe uccisa , piuttosto che darle il passo . - Chi sa perchè Nero , abbaia in questo modo ? - osservò Roberta , udendo ancòra il latrato del cane , sotto la finestra . - Risponde agli altri , che abbaiano nelle altre ville , - disse la giovane . - Hai paura anche del cane , stanotte ? - No , non ho paura .... Rimani fin che mi sono addormentata ? - Sì , certo ; fin che ti sei addormentata .... Roberta sorrise , e chiuse gli occhi , tossendo di tempo in tempo . " Dormi , - le imponeva la sorella col pensiero . - Io sfiorisco lentamente qui , ma qui non dovrei essere , e il mio destino è più forte d ' ogni calcolo pietoso . Dormi ; non rapirmi il tempo che è mIo , non amareggiarmi l ' ebbrezza che tu ignori , e che mi appartiene . " La guardava con uno sguardo quasi magnetico , e la sua mano non ristava dalla lenta carezza , in cui si era trasfusa una volontà imperativa , in cui vibrava un dominio nuovo e assoluto . A poco a poco , il respiro della giovanotta si fece eguale ; sotto le palpebre , gli occhi non vagarono più ; la bocca si schiuse leggiadramente ; il corpo tutto si distese in una quiete benefica e profonda . Allora Emilia ritrasse la mano ; il suo còmpito era terminato ; Roberta dormiva .... Fu , d ' un tratto , come se in un perduto villaggio di montagna risonassero inaspettate mille trombe di guerra .... Nell ' animo d ' Emilia , la quietudine della camera virginale e il proprio contegno affettuoso , non ebbero più senso ; ella si volse ad altre imagini ; una turba d ' aspettazioni gioconde la invase .... L ' intermezzo candido era finito , e la notte di fiamme la riallacciava .... Prima di spegnere il doppiere , si chinò sopra Roberta per udirne ancòra il respiro eguale , e la fissò un attimo duramente , con la crudeltà d ' un egoismo che trionfa . Poi soffiò sulle candele , uscì , accostò la porta , stette un poco in ascolto , e quasi di corsa traversò il salotto per raggiungere l ' amante . XIV . - Non dormiva , - ella disse in un tronco bisbiglio . - Ora l ' ho addormentata .... Ma , tu partirai , Cesare , non è vero ? ... È l ' alba .... - Mancano tre ore all ' alba . Non mandarmi via , adorata , - pregò Cesare , trovando la donna nell ' ombra , e abbracciandola come avesse temuto di non più rivederla . Egli , aspettando , aveva fatto il giro della camera , e nella densa oscurità poteva adesso muoversi non meno destramente d ' Emilia .... Pure aspettando , aveva udito i colpi di tosse , e aveva pensato alla fanciulla ; un confronto audace tra le due sorelle gli si era imposto allo spirito , gli aveva infiammato le vene d ' un ardore quasi cupo .... Andò all ' uscio che comunicava , e lo chiuse , senza farlo stridere , prudentemente . - Che cosa fai ? - domandò Emilia , la quale conosceva il romore . - Chiudo .... Voglio vederti .... - rispose il Lascaris , tornato a lei , riprendendola fra le braccia . - Per carità , non pensarlo .... - Voglio vederti , mia unica bellezza , coi capelli sciolti così .... Che profumo hanno i tuoi capelli ! - Non insistere , Cesare .... Appena siamo sfuggiti a un pericolo . - Dorme ; se anche si sveglia , non oserà disturbarti nuovamente . Emilia s ' accorse ch ' egli la lasciava ... - Si vedrà il lume , - disse , impaurita . - È inutile ; è tutto inutile , - esclamò il Lascaris , abbassando poi sùbito la voce imprudente . - Non resisto più a una simile tortura ; dovessi perderti per sempre , voglio vederti così , come ti ho sognata e non ti ho vista mai .... Questa notte , non ha paura , è tranquilla , - continuò , mentre s ' avvicinava al tavolino , sul quale aveva prima tastato un lungo candelabro . - Tu l ' hai rassicurata , - soggiunse . - Una forza divina ci protegge .... E accese i cinque bracci del candelabro , e si rivolse . Emilia s ' avvide che il momento era terribile ; non tanto pel pericolo di Roberta , forse , poichè ogni notte in camera era accesa la lampada pènsile , e l ' oscurità sarebbe parsa alla fanciulla più strana della luce ; quanto per l ' uomo , superbo di desiderio e di speranze . No ; Emilia doveva confessarselo : ella non lo conosceva , non aveva mai supposto d ' essere così violentemente agognata , di poter così intimamente mutarlo .... Per tutto il volto di lui raggiava un maschio tripudio ; la linea scura della fronte era scomparsa ; si sarebbe detto che la morte sola potesse arrestarlo .... Emilia lo fissava , amandolo ; e cercava un mezzo , pensava a un grido per isfuggirgli . - Non vi avvicinate ! - gli ordinò , a bassa voce . - Non vi avvicinate ! Girò lo sguardo intorno , più sgomenta di sè che di lui , non sapendo come togliersi all ' abbraccio , che presentiva invincibile . - Volete approfittare della mia debolezza e del pericolo ! - gli lanciò ancòra . - È un tranello , questo ! Cesare s ' era fermato , pallido . - Che cosa dici , Emilia ? - susurrò , - che cosa temi ? - Non avvicinatevi ! - ripetè la giovane , con lo stesso imperio nella voce . Ella ignorava d ' essere straordinariamente bella . Abbandonata sul letto , svelata dalla luce aurea in ogni linea della sua positura di battaglia e di rifiuto , dominava l ' uomo e i desiderii con uno sguardo bruciante .... Aveva chiamato a raccolta le formidabili energie di resistenza , insite nella donna ; e ormai riposava tranquilla , sapendo che così debole , così indifesa , non aveva tuttavia nulla a temere , poichè non temeva più nulla da sè medesima . Cesare capì . - Perdonatemi , - disse lentamente . - Vi ho spaventata ! , e ve ne chiedo perdòno .... Volete concedermi di baciarvi le mani ? Emilia lo lasciò avvicinare e gli diede le mani , ch ' egli si chinò a coprire d ' intensi baci ; ella lo guardava , sommesso e vinto ; ma quando Cesare allungò un braccio per cingerla intorno al busto , la donna si sciolse vivamente . - Non osate di più , - disse . - O mi alzo , e vado da Roberta , e mi vi rinchiudo . Poi , mentre il Lascaris le si sedeva ai piedi , sulla candida pelle d ' orso ch ' era stesa di fianco al letto , Emilia seguitò : - Questa , è stata una notte di pazzie .... Anche ora , siamo in mano del caso , ed io posso perdermi , da un minuto all ' altro .... Una simile notte , non tornerà più . Avete voluto sapere s ' io vi amassi .... Lo avete saputo ; ed è molto .... , ed è tutto .... - Tutto ? ... Tutto finirà qui ? - domandò Cesare angosciosamente . - Vi ho chiesto se volete essere mia per sempre .... Tu lo vedi , Emilia ; io non ho mai supposto che tu potessi essere una conquista .... Per il tuo amore , ti offro la mia vita .... . " Dove vai ? " - gridò in quel punto lo spirito loico nell ' animo dell ' uomo libero .... Ma l ' uomo non ebbe tempo a rispondersi , che già l ' attitudine d ' Emilia s ' era cangiata , e sul viso di lei tornava la chiara fiducia , e nella sua preziosa figura splendeva il gaudio d ' una felicità senza sospetto . Poi ebbe un cenno muto della testa , verso l ' uscio chiuso . - Il nostro avvenire è là , - disse . - S ' ella si oppone , siamo perduti per sempre .... - Tu non lo pensi ! - esclamò il Lascaris , levatosi in ginocchio a guardarla con intensità . - Non è possibile fidar due esistenze al capriccio d ' una fanciulla ! ... - Noi giuochiamo anche la sua vita , e tu non lo capisci ! - insistette Emilia , solcando ancòra teneramente con la mano i capelli di lui . - Tu non capisci quale strazio sarebbe per me stessa il compiere un atto che potesse amareggiarla ! ... Ma lo capirai , non è vero ? quando ti dirò che sono pronta a rinunziare , se la mia rinunzia le darà un giorno di pace .... - Siete pronta a rinunziare ? - ripetè Cesare . - E come chiamate , allora , il sentimento vostro per me ? ... Se mi amaste , non esitereste un istante a superare un ostacolo ... Si drizzò in piedi , e rimase a testa bassa , pensando .... Aveva pronunziato le ultime parole con tanto odio , che la giovane sentì un leggero , brivido correrle per le spalle . - Voi non pensate .... - egli proruppe quindi . Emilia fece un gesto di preghiera , perchè smorzasse la voce incauta ; scivolò dal letto , continuando il gesto silenzioso , e andò all ' uscio , e vi restò qualche minuto , con tutto il sangue alle tempia e al cuore .... Le era parso d ' udire un colpo secco di tosse , lontano ; poi , rassicurata dalla taciturnità successiva , s ' appressò a Cesare . - Può svegliarsi , - disse . - Non abusiamo della nostra fortuna ! ... Va ! Va ! Tornerai quest ' altra notte , mio amore ! Ma Cesare non ascoltava ; osservando l ' atto pieno di grazia , col quale ella s ' era un po ' inchinata a studiare il silenzio oltre la porta , e l ' armonìa del suo passo inavvertibile , - l ' uomo le andò incontro , di nuovo in preda a un ' esultanza veemente , l ' accolse e la serrò nel cerchio delle braccia , la ricoperse di baci vivi , sentendola tutta fremere . Fu di quegli schianti appassionati , che sfiorano i giovani corpi come folate aquilonari , e in una vita rimangono , inestinguibili . Ambedue gl ' innamorati risplendevano , per la gioia di spezzar fugacemente la catena diuturna , di riscattare il passato gelido , forse l ' avvenire temibile , con un magnifico slancio d ' oblio .... Cesare adagiò sul letto la donna , languida ; le mani di lui avevano sganciato l ' abito notturno d ' Emilia , e ancòra un gesto gli avrebbe tutta scoperta l ' amante , nuda e bianca , sotto i cinque raggi del candelabro .... E osò il gesto rapido , e la contemplò nivea fra la molle custodia della veste , e le sue labbra diedero i baci ultimi .... La scena era stata così violentemente fuggevole , che Emilia sentì quasi a un tempo il gesto e i baci .... Si sollevò d ' un balzo , si ristrinse l ' abito attorno al corpo . Era pallida del mortale pallore che aveva sgomentato Cesare , al principio del convegno .... - Ah , tu credi , - bisbigliò questi , chiamandola a posare il capo su la sua spalla , - ah tu credi ch ' io vorrò rinunziare a te ? ... È dunque così diffìcile , a voi donne , penetrare il senso della vostra propria bellezza , e comprendere ciò che potete in noi ? Nessuna forza umana , capisci ? ... arriverà a contrastare la mia passione ! ... Perchè sei così pallida , anima ? Perchè piangi ? Perchè piangi ? ... Ella piangeva , ma , dominata ed ebbra , non si staccava da lui .... Rimasero in un calmo silenzio lungamente , avvinti ; udirono nell ' aria qualche cosa eterna passare , - il tempo , l ' amore , la morte ? - e sfiorarli , e procedere incontro ad altri destini , che aspettavano . - Ancòra mi darai una notte come questa , è vero ? - mormorò Cesare timidamente . - Ancòra molte notti di gioia ? - Sì , ancòra molte notti di gioia ! - ripetè Emilia . - Non senti come tutto è strano , in questa notte ? Noi rapiremo alla sorte una grande felicità senza confine .... Bisogna vivere , vivere diversamente . Emilia rabbrividì . V ' era infatti qualche grande energia che li stimolava all ' amore quasi ad un farmaco delizioso , dalle inesauste ebbrezze ; era in loro il bisogno di vivere la doppia esistenza degli appassionati , con doppia forza , con doppia anima , per gli altri e per sè . Tutte le cose grige dovevano fondersi nel calore febbrile di molte notti misteriose , fra gli alti silenzii che vanno dispersi nel sonno . Lo stridore di una candela più breve li fece sussultare insieme . Guardarono insieme la finestra oramai chiara . - È giorno ! - disse Emilia , sciogliendosi dall ' abbraccio , e correndo smarrita alla finestra . - È giorno ! Mio Dio , come farai ? Cesare l ' aveva raggiunta e guardava l ' alba apparire , con le nuvolette rosee ; una fresca alba estiva , sotto il cui sorriso si stendeva il mare .... Mostruoso d ' ombra , solo il puntazzo di Portofino pareva ancòra addormentato . - Va presto , mia vita ! - susurrò Emilia . - Che non ti vedano ! - Non mi vedranno , - disse Cesare . - Rassicurati ; nessuno è alzato , a quest ' ora ! Emilia lo abbracciò la prima , offrendogli la bocca ; sotto gli occhi puri , un livido cerchio aveva cominciato a disegnarlesi .... - Ancòra quest ' altra notte , anima ! - le rammentò Cesare , innanzi di lasciarla presso la porta che metteva alla scala . La scala bianca di marmo era vivida nello sbozzo di luce lividiccia . - Sì , sì , ancòra una notte ; tutte le notti che vorrai , Cesare ! E appena egli fu in basso della scala , ella rientrò , corse di nuovo alla finestra , e vide Cesare traversar cauto il giardino , lungo le siepi , e dove gli alberi offrivano qualche incerta ombra . Da ultimo , nel silenzio cristallino s ' udì il cancello cigolare e richiudersi . XV . Ma no , per lungo tempo , ella rifiutò ogni altro convegno . Troppo temeva di sè , troppo di lui .... Emilia lo amava di quel formidabile amor delle vedove , che paiono spinte dai ricordi del morto fra le braccia dei vivi .... A pena , scambiavano qualche frase , congiungevano le labbra , quando Roberta non era presente . Le molte notti che la donna aveva promesso e Cesare aveva sperato di gioia , si dissolvevano oscure , senza memorie , se non di tristezza e d ' insonnia . Era succeduta la stagione media , quando il periodo dei bagni è finito , e ancòra non ha avuto inizio il periodo invernale , caro alle anime e ai corpi malati . Sul paese , la solitudine pesava ; v ' erano stati in settembre inesorabili giorni di scirocco , durante i quali l ' aria scottava e il sole pareva non dover tramontare mai . Nelle caldissime serate , salivano Cesare e le due sorelle sopra un canotto a remi , con un agile marinaio più cùpreo del rame ; e si facevan trasportar lentamente verso Nervi , verso Quinto , o a capriccio .... In mare l ' aria era ricca e buona ; ma Roberta aveva dovuto ben presto rinunziare alle fresche gite , poichè il lene ondeggiamento della barca le dava le vertigini . Se pure quelli del paese avessero supposto o mormorato , ciò importava ben poco a Cesare e ad Emilia , già ciechi per la necessaria imprudenza della passione ; ed essi continuarono ogni dopo pranzo , spesso col marinaio , soli più spesso , remando il Lascaris .... Roberta stava ad aspettarli , e qualche volta indugiava una lunga ora sulle rocce , a guardare il canotto lontano e tardo , fra la porpora del tramonto , fra le maravigliose zone di luce irrubinata .... L ' imbarcazione , minuscola nella latitudine delle acque , non poteva affondare e sparire ? Le vele bianche o rosee eran lungi , alle estremità dell ' orizzonte , dove anche un pennacchio di fumo svelava qualche invisibile vapore ; mentre dalla spiaggia la distanza era grande .... La fanciulla sentiva d ' odiare qualcuno , là dentro . E la deliziosa strada che da Nervi sale a Sant ' Ilario , s ' appiana , discende per viottoli aspri fino a sboccar di nuovo sulla strada comunale , - anche vedeva talvolta Cesare ed Emilia incontrarsi e passeggiare nella tenera oziosità di chi aspetta giorni felici e si studia a render felici i giorni comuni . Passavano per quella strada sempre le medesime persone alle medesime ore ; quando un gruppo di monache in abito bruno col soggòlo bianco , per la questua ; e quando un curiosissimo carretto tirato da un asinello grigio , guidato da un omiciattolo , che gridava a giusti intervalli , per tutta la durata del viaggio : - Aaah ! ... Iiih !...., e spingeva l ' animale , e scambiava parole coi conoscenti che incontrava . Cesare aveva chiesto all ' uomo da quanto tempo egli percorresse quella strada .... Da venti anni ; da venti anni , tutti i giorni egli scendeva a Genova a portare involti e a raccoglierne , e risaliva a Sant ' Ilario , senz ' affrettarsi , parlando col ciuco , se gli mancavano incontri .... L ' alba rischiarava il suo andare ; il tramonto salutava il suo ritorno .... - Aaah ! ... Iiih ! ... Cesare l ' aveva seguìto con l ' occhio , fino a un gomito della salita , invidiandolo .... Passione ? dolore ? desiderio ? ... Vocaboli ignoti all ' umile ; egli non si augurava se non di poter gridare : - Aaah ! ... Iiih ! ... per altri venti anni . Il Lascaris meditava così , dietro le sensazioni del momento , per qualche spettacolo semplice e fugace ; fin che non fosse comparsa Emilia , che saliva adagio , sorridendo da lungi all ' amico .... Sempre , quell ' apparizione aspettata lo toglieva dalla supina realtà d ' ogni giorno ; ma dentro l ' animo gli si risvegliava , l ' amarezza intollerante di uno che abbia sognato , che abbia sentito sul proprio corpo il contatto fresco d ' un corpo femmineo , e al risveglio si sia trovato in una camera deserta e priva di lume . In quel periodo , Cesare soffriva presso Roberta qualche molestia , quasi lo spettacolo tuttora vivissimo d ' Emilia ignuda sotto i suoi occhi , gli avesse conficcato nel cervello la cupidigia sacrilega di giungere una notte alla camera della giovanetta , di risvegliarla e dominarla come la sorella . Fra le due sessualità ancòra per lui misteriose , egli aveva dei lampi d ' esitanza . Quelle voci si rassomigliavano assai , e Cesare sussultava , udendosi chiamare da Roberta con la stessa inflessione , che gli aveva reso caro il proprio nome pronunziato dalle labbra d ' Emilia . Ambedue le donne adoperavano un solo profumo , aliante intorno ai corpi in una nube leggera ; un profumo , il quale , sorgendo dagli abiti e dalle mani di Roberta , rammentava ostinatamente all ' uomo il gesto , ch ' egli aveva osato quella notte per veder tutta Emilia , e ch ' egli avrebbe voluto osare anche più audace sopra la fanciulla gettata attraverso al letto , per rivelarla pure , fra la molle custodia dell ' abbigliamento intimo . Ambedue avevano un certo movimento risoluto del capo , e certi atti di grazia nel chinarsi fino a un fiore , nel dar la mano , nel sedersi e acconciarsi le gonne intorno . Differivan poco di gusti , e si vestivano quasi a un modo , portando gli stessi gioielli ai polsi e alle orecchie , e gli stessi monili . Non di rado , Emilia esprimeva a metà un ' idea o una sensazione , e Roberta continuava e concludeva .... Si sorridevano , allora , come se le loro anime fossero vissute un attimo nel medesimo cerchio invisibile . Ma sotto quelle e simili apparenze , restava il fenomeno , inquietante per Cesare , che l ' una completava l ' altra ; la bionda ammalata s ' era avvinta per sempre alla sorella bruna , perchè da questa pareva trarre qualche mistico alimento alla propria anima ; ed Emilia aveva contesto il filo della sua esistenza al filo tenue dell ' altra . Egli erasi interposto fra di loro , ma esse . all ' infuori di lui , seguitavano una vita comune , indissolubile per le oscure simiglianze del sangue ; erano carne d ' una medesima carne , due rami d ' un albero unico . - Perchè , - domandò Cesare una volta a Emilia , - perchè ti vesti come tua sorella ? Perchè usi del suo profumo ? Perchè da lontano io posso scambiarti con lei ? - Vi spiace ? Egli scosse la testa , incerto . - Vorrei che nessuno ti somigliasse , anche da lontano .... - Ma la somiglianza con Roberta non è cosa che possa ferirvi . Io ho forse la sua voce , e probabilmente uno stesso modo di esprimermi .... Ciò avviene quando si vive tutta la vita con una persona , tanto più se questa ci è legata da parentela . Non vi è nulla di strano o di voluto .... - Si può volere il contrario .... - Odiate Roberta al punto da non tollerar nemmeno un abito simile al suo ? - Comprendimi , Emilia .... E si arrestò . Non avrebbe potuto comprenderlo mai , perchè non sapeva il turbamento arrecatogli con quella notte di mezza voluttà ; pel quale turbamento , la pace dei sensi era scomparsa , e innanzi a Cesare s ' era spalancata la voragine dissolvitrice delle fantasie , dei sogni , delle figurazioni carnali .... - Oh lasciatemi amarla ! - esclamò Emilia , credendo d ' aver capito . - Dovrò sfuggire ogni somiglianza con Roberta , come si trattasse d ' una nemica ? Perchè odiate tanto una fanciulla , che non vi ha fatto male alcuno ? - È certo , - mormorò Cesare , trascinato in quel nuovo ordine d ' idee , - è certo che voi non capirete mai la lotta . Io non odio ; mi difendo .... Fin che il tuo cuore sarà pieno di lei , io non potrò sperare nulla da te .... Devo darti la forza di comparare e di scegliere , se la scelta sarà necessaria .... Tu ti sei chiusa nel presente e ti sei innamorata del tuo dolore ! ... - Non ammettete alcun legame . Siete un selvaggio , - disse la giovane , cercando , di sorridere per calmarlo .... Erano le cinque del pomeriggio ; avevan preso il tè , in casa , e Roberta era andata sùbito dopo a visitar la figlia del massaio , che giaceva ammalata . Il sole prorompeva dalla finestra aperta nel salotto , chiazzando d ' oro le pareti e il pavimento a mosaico . Nero latrava in giardino , allo strepito d ' un carro . E gli amanti ricordavano ; ella , la scena del chiosco , non osando spingersi fino al ricordo impudico ; egli , la scena della camera , parendogli che di là fosse cominciato il gaudio . - Non ammetto alcun legame ? - ripetè . - Vorrei poter non ammetterlo ; e sarei libero , e la mia vita riprenderebbe il suo corso tranquillo , e non aspetterei tutto il mio avvenire dalla volontà capricciosa di due bambine crudeli .... È questa , ormai , la condizione difficile in cui mi trovo : chi devo vincere ? Te , o Roberta ? Di quale animo devo essere padrone ? Del tuo , o dell ' animo di tua sorella ? Emilia si concedeva qualche atteggiamento un po ' oblioso , appena si trovavan soli ; e s ' era allungata sul divano , col gomito e la mano destra sostenendo il capo ; sottil figura , che rammentava a Cesare quel suo nèo prezioso fra i due seni , e le calze di seta nera alte fino alla coscia . Ella si raddrizzò di scatto , e restò immota , ascoltando . - Per liberarmi da questo dubbio , bisogna che la soluzione venga da noi , da te , - seguitò Cesare , il quale aveva notato e goduto l ' effetto della propria domanda . - Bisogna , infine , parlare a tua sorella , poichè la vuoi arbitra della nostra sorte .... - E se rifiuta ? Se minaccia ? - chiese Emilia . - Se mi fa comprendere che una diminuzione del mio affetto le toglierà ogni forza di vivere e di sperare ? Il Lascaris si strinse nelle spalle ; egli era innanzi al tavolino da tè , e passava macchinalmente le tazze , guardandone il fondo zuccherato , quasi a trovarvi un ' idea . - Non è probabile , - disse finalmente , per dire . - - È molto probabile , invece , che ella si opponga . Vivere con noi , adattarsi a un posto secondario nel mio cuore , cedere a te , le parranno cose assurde e spaventevoli .... Oh , continuiamo così , Cesare , fin che è possibile ! Io sono felice , ora per ora ; non cerchiamo di più , non affrettiamo nulla ! ... Tu sei troppo impaziente .... Egli obbedì a uno slancio , con le braccia tese verso la donna ; ma sùbito si vinse , e abbassò la testa . Urtava nuovamente contro a una barriera : tra il suo concetto della vita e il concetto d ' Emilia , l ' indole , la coltura , l ' esperienza , avevano scavato un abisso .... Egli era non meno sollecito della vita morale che della fisica ; il contatto femmineo , la cupidità esaltata e imprigionata , gli avevano sconvolto la mente e il cuore ; sotto la fustigazione della brama inutile , stava per sorgere l ' uomo pervertito ; ed egli lo intuiva .... Già gli era balenato il pensiero di Milano , dove si sarebbe potuto tuffare in una palude di stravizio , e aspettare coi nervi calmi . Dir questo a Emilia e perderla , doveva essere una cosa sola . Ella , come quasi tutte le donne , ignorava il fascino proprio : ignorava che , ad essere serenamente amata , doveva sodisfar prima la bramosia del maschio , eccitata da lei stessa con l ' incautela d ' una visione , con la vicinanza continua , ch ' era uno stimolo a fantasticare . Sapeva resistere , o almeno fuggir le opportunità , perchè ciò stava nel suo medesimo spirito femminile ; e non sapeva che , al contrario , cercar quelle occasioni , avversar senza posa la resistenza di lei , eran nell ' indole maschile . - Ebbene ? - chiese la donna , vedendo l ' atto di Cesare . - Non è possibile continuare a questo modo , - disse il Lascaris , rialzando la testa . La ruga profonda e dritta gli solcava ancòra la fronte . - Se tu pensassi a raddolcire la mia impazienza , se tu mi dessi qualche convegno , come quella notte , in giardino .... Emilia s ' era inavvertitamente stesa di nuovo sul divano , con un moto di voluttuosa pigrizia ; sentiva ascendere fino al suo egoismo di donna il nembo di quella preghiera incessante , e lo aspirava a guisa di profumo , trovandovi tutto il compenso alla sua resistenza tenace , tutta la ragione della sua resistenza futura . Cesare la vide , e si alzò . Ma ella ebbe appena il tempo a comporsi in un atteggiamento calmo , che sulle scale risonò il passo di Roberta . - Non partire così presto , Cesare , - disse Emilia , sottovoce . Quando Roberta entrò , scorse la sorella intenta a tagliar le pagine d ' un libro e Cesare , in piedi nel vano della finestra , parlando della prossima stagione di Nervi . La giovanetta spense immediatamente lo sguardo che aveva lanciato sui due , e s ' inoltrò con un sorriso pallido . - Lei dovrebbe visitare quella povera ragazza , - fece al Lascaris , mentre si accomodava sulla poltrona a dondolo , in faccia a Emilia . - È in cura del dottor Noli , ma il consiglio di Lei sarebbe utile .... Il tòno metallico della voce e lo studio insolito con cui Roberta spiccava le parole chiarissime , avvertirono Emilia dello stato d ' agitazione in che la sorella si trovava ; ma il Lascaris tardò a rispondere . Guardava la fanciulla , vestita come l ' amante , con una camicetta , una cintura di cuoio giallo , una sottana azzurro - mare ; la camicetta d ' Emilia era rosea ; la camicetta di Roberta , cilestre . Tutt ' e due le giovani portavano i capelli annodati in giro al capo , folti e copiosi . - Non potrebbe visitarla ? - chiese di nuovo Roberta . - No , - rispose Cesare scuotendosi . - È in cura del dottor Noli , il quale non ha bisogno di consigli .... - Soltanto un ' occhiata , passando . - È impossibile , signorina ... - Sta malissimo .... Grida , ha le convulsioni , la schiuma alla bocca .... Il dottor Noli non verrà fino a domani . - Possono chiamarlo sùbito , - osservò Emilia . - L ' ho suggerito , ma i parenti dicono , ch ' è inutile , e sanno ciò che devono fare ; è una famiglia di zotici .... E come è possibile , - seguitò Roberta verso Cesare , - come è possibile negare aiuto a un ' infelice , che è forse in pericolo ? - So di che cosa si tratta , - assicurò il Lascaris . - Me ne ha parlato il dottor Noli ; non v ' è pericolo alcuno .... E pronunziando le parole , le quali caddero in un corto silenzio susseguito , egli osservava la testa bionda e animosa di Roberta , a riscontro con la testa bruna d ' Emilia ; quella superava questa , per la venustà dell ' espressione , e una debole tinta azzurrognola sotto gli occhi , dava alla giovanetta un senso tra di ardore e tra di allettamento . - Quanti anni ha l ' ammalata ? - domandò Emilia , che , pur volendo schivare quel tema , vi era caduta meglio , d ' un colpo . - Diciannove , - rispose Roberta . - Oh , morire a questa età , è spaventoso ! La scena aveva dovuto sinistramente colpirla ; fra sè stessa e la giovane epilettica , fra il male che rodeva l ' una e il male che minava l ' altra , aveva forse trovato qualche occulta rispondenza ; e la esclamazione venutale di lancio , dal cuore , diede una scossa agli amanti . Ella recava sempre nei colloquii di loro una nota acre , un presentimento cupo ; e , partiti già da tempo dietro imagini diverse , gagliarde , quali le imagini d ' amore , essi eran di tanto in tanto soprappresi , arrestati e torturati dal richiamo aspro della fatidica . Emilia la fissò con un ' interrogativa di mite rimprovero , quasi per trattenerla ; ma ella aveva sentiti gli artigli della paura Si levò in piedi , senza curar la presenza del Lascaris , che , rivolte le spalle alla finestra , seguiva attento l ' atto della ragazza . irrequieta . - Se sapessi di dover morire fra un anno , non so che cosa farei oggi , - ella continuò intensamente . - È orribile , simile dubbio , quando la vita ci dà l ' abitudine di pensar sempre all ' avvenire , come se il presente non contasse .... Ecco un esempio , l ' esempio di quella giovane , che non ha vissuto , che non ha gioito , e che un giorno , assai presto , rimarrà vittima d ' una crisi .... Povera anima ! Povera bambina ! Cesare avvertì uno sguardo supplichevole d ' Emilia , per invitarlo a rassicurar la sorella ; ma egli non si mosse dalla sua posa consueta , le braccia incrociate al petto , gli occhi freddi sopra Roberta , che camminava concitata per la camera .... - Perdere questa bella , bella vita , perdere il sole , perdere questi spettacoli , - ella aggiunse , delineando un gesto verso l ' amplitudine del mare e dell ' orizzonte , - perdere tutto , senza aver conosciuto nulla ! ... No , io voglio ancòra vivere , dovunque , comunque , purchè viva ; non è cosa umana rassegnarci al destino , e passare così , quando ancor nessuno ci è tanto legato da poter ricordarci sempre ! ... Perchè se morissi io oggi , chi mi ricorderebbe fra dieci anni ? ... Che bene ho fatto ? ... Che cosa sono stata ? ... Allora , vedendola tutta vibrare di nervosa esaltazione , e rilevando un nuovo sguardo angosciato di Emilia , Cesare si staccò adagio dalla finestra , e andò incontro a Roberta , la prese dolcemente per un braccio , e fissàtole negli occhi gli occhi imperativi , le disse : - Basta , signorina . Che significano queste idee ? Dove le ha lette ? ... È guarita , è forte , e nulla contrasta il suo avvenire .... Tutta la colpa della sua tristezza , è in Lei medesima . Sotto lo sguardo attanagliante dell ' uomo , Roberta parve decadere da un ' alta allucinazione ; il colorito le si diffuse alle guance vivissimo , e nel punto in cui Cesare la lasciava , ella andò a sedersi , e restò a capo chino , umiliata .... - Suvvia , - finì il Lascaris con un sorriso , - la sua povera malata guarirà , e non valeva la pena di trarre deduzioni pessimiste contro il destino .... Quale comunanza poi , Ella abbia con l ' epilettica , dall ' età infuori , io non saprei ; e l ' età è poca cosa , per credere che se quella morisse , dovrebbe morire anche Lei .... Non è vero ? Mi dica che ho ragione , ... Con una fievole punta d ' ironia , egli era a bella posta passato al di là de ' suoi diritti ; s ' era compiaciuto a far sentire l ' indulgenza mordace che le debolezze di Roberta suscitavano nel suo animo , quasi le debolezze d ' una bimba .... - Sì , - ella rispose a voce bassa , levando infine lo sguardo in volto a Cesare . - Ho avuto torto . Quello spettacolo mi ha tanta commossa ! E per sottrarsi al dominio di lui , corse alba sorella , che la ricevette e la strinse fra le braccia . - Non recarti oltre , laggiù , - disse Emilia con dolcezza . - Vi andrò io , se vuoi . Tu ti lasci troppo impressionare . Innanzi alle due giovani riavvicinate e avvinte , le quali lo guardavano con occhi sì diversamente intensi , il Lascaris provò ancòra la vampa di calda sensualità che lo bruciava ormai sempre alla vista delle due sorelle ; e quell ' entrare di un tratto nel possesso spirituale di Roberta , quell ' impero ch ' egli poteva , ch ' egli avrebbe potuto stendere più ampio su di lei , col diritto del medico sull ' ammalata inconscia , gli piacquero e lo aizzarono . Un fastidioso silenzio chiuse la rapida scena . Cesare stava per tôrre commiato , quando la fanciulla lo prevenne , diede un bacio a Emilia , e salutato il Lascaris , ridiscese in giardino . - Nessuna speranza , dunque ? - egli ricominciò non appena furono soli . - Non parlerai ? Emilia era tuttavia circonfusa dalla tristezza , che Roberta sembrava aver lasciato con la sua assenza . - Chi oserebbe parlare ? - rispose . - Non vedi ? Non capisci ? È crudelmente ammalata di spirito .... Chi oserebbe parlarle , in simili condizioni ? - Ammalata di spirito ? - ripetè il Lascaris . - Io ho conosciuto parecchie fanciulle , le quali inghiottivano il sale e bevevan l ' aceto , nella ingenua speranza di morir consunte .... Sono le piccole follìe , cui poche normalissime si sottraggono ; sono i perturbamenti dell ' età .... La signorina legge forse troppi romanzi . - Cesare ! - interruppe Emilia . - Non posso lasciarvi parlare così di Roberta .... - Legge troppi romanzi , - proseguì Cesare pacatamente , nell ' atto che riprendeva la canna e il cappello . - La morte è sempre descritta nei romanzi con un lusso di particolari falòtici , che fanno ridere ; non è un fenomeno naturale e semplice , ma una trovata dello scrittore , una punizione d ' Iddio , una giustizia degli uomini , uno scioglimento di qualche terrifico dramma , che diversamente non sarebbe mai più finito .... Questo ha turbato la fantasia di tua sorella , e una contadinotta qualunque non può patir di capogiro , senza che la signorina ne preveda la morte e le esequie .... E noi , qui ad attendere che i fantasmi passino , mentre andranno sempre rinnovandosi poichè non sono formazioni esterne e occasionali , ma flora indigena , creazioni caratteristiche del suo cervello .... . - Cesare ! ... Cesare ! ... Cesare ! ... - esclamò nuovamente la donna , su tre tòni diversi . - Non vi avrei supposto tanta ingenerosità .... Essa è malata .... - Addio , Emilia , - egli rispose , prendendole ambo le mani . - Cercate di non farmi ricordare quanto può un uomo che vuole .... Cercate di parlarle .... O le parlerò io , benchè non abbia su di lei autorità alcuna . Una maschera di sarcasmo gli era scesa sul volto , e traverso le frigide parole di lui sembrava minacciare qualche imprevedibile ribellione . Emilia non consentì alla stretta delle sue mani ; e lo lasciò partire , pensando che non lo conosceva , che in fondo al cuore dell ' uomo doveva giacere una malvagità sottile , una acerba indifferenza per i mali altrui . Forse , tutto ciò ch ' egli era apparso fino allora , poteva essere stato frutto d ' ipocrisia , di quella ipocrisia non volgare , cui la lotta medesima suggerisce e insegna .... Certo , il sarcasmo , il lieve disprezzo per Roberta e probabilmente per lei stessa , rivestivano i suoi lineamenti arguti meglio assai delle altre espressioni delle quali il volto mobilissimo di Cesare era capace . Quando fu a ' piedi della scalinata marmorea , egli scorse Roberta china sopra un cespo di gaggìa , da cui staccava a uno a uno i granelli dorati e fragranti , serrandoli nel cavo della mano . Cesare avrebbe voluto scansarla ; ma ella avvertì il passo , lasciò la sua leggiadra occupazione , e andò incontro al Lascaris . - Ascolti , - gli disse . - Le grida giungono fin qui .... L ' ammalata è nel rustico .... Vada , vada a vederla .... Veramente , grida non s ' udivano , e il silenzio non era interrotto se non da un canto acutissimo sulla strada , un canto lamentoso e azzurro , che i popolani liguri trascinano in note di falsetto . - Sarebbe indelicatezza verso l ' amico mio dottor Noli , - osservò Cesare annoiato . - Non v ' è pericolo , non ve n ' è affatto .... E , d ' altra parte , io non rappresento nulla ; sono il signor Lascaris , un passante , un villeggiante qualunque . Da due anni , lo sa , ho lasciato la carriera .... Il mio intervento non può essere scusato se non da casi eccezionali . - Ero dunque ben gravemente ammalata , quando Lei è venuto a visitarmi la prima volta ? - chiese Roberta con una triste lentezza . S ' erano fermati poco lungi dalla villa , sul principio del viale che digradava fino alla verde cancellata ; ed Emilia udiva le loro voci , senza afferrar le parole .... Ricordò allora , la donna , la dubbia frase dell ' amante : " Di quale animo devo impadronirmi ? Del tuo , o dell ' animo di tua sorella ? " Un malefico intento di torturar la fanciulla nacque sùbito nello spirito affaticato dell ' uomo ; e invece di protestare , di confortare , di toglierle ogni apprensione sulla malattia d ' ieri , che poteva essere la malattia di domani , egli non rispose motto , e finse l ' impaccio di chi cerca una benevola menzogna . Gli fiammeggiava in mente la sensazione da lui medesimo definita : " Con una parola potrei forse ucciderti " e la parola stava per iscattare , rovesciando ai suoi piedi la giovane dritta e titubante . Ma fu tosto , ridestato dall ' incubo . - Abbiamo una giornata ideale , - egli disse . - Perchè non esce a passeggio ? Le gioverebbe assai più che occuparsi di quella ragazza . - Se ero tanto malata , come posso essere guarita d ' un tratto ? - soggiunse Roberta , allentando il pugno e lasciandosi sfuggire i grani odorosi della gaggìa . - E perchè Lei m ' illude ? Aveva nella voce qualche cosa umile e paziente , qualche cosa forse anco vile e trepida , non mai udita da Cesare nelle domande di lei . Ella era innanzi al giudice , al quale voleva carpire per insidia la sentenza intima e sepolta . Studiava d ' avvicinarsi alla verità , fingendo una rassegnazione consapevole ; ma sotto alla scaltra indagine , il terrore , l ' angoscia istintiva della giovanezza per la tenebra eterna , vibravano . Pur di assaporare la vita , il sole , la felicità d ' una lunga dimane , la vergine intatta nel corpo e monda nel pensiero , si sarebbe macchiata di qualunque impudicizia ; colui che avesse potuto offrirle la salvezza , avrebbe imprigionato la fanciulla in una schiavitù senza limiti , per sempre . O forse , rispondendo alla visione che balenava qualche volta alla mente di Cesare , fors ' ella si sarebbe gettata ai piaceri con la fame avida di chi vuol tutto conoscere in breve giro di tempo , con la febbre di chi alle spalle intende il galoppo macabro . - Che cosa posso dirle più di quanto non Le abbia detto ? - egli rispose freddamente . - Io non ho mai incontrato anima meno fiduciosa ... ! Ella turba la pace d ' una persona che le è cara , e rattrista un ' esistenza che non le appartiene .... Si mosse per allontanarsi , e già s ' era incamminato , quando la voce di Roberta lo richiamò tenera e sommessa : - Almeno , mi saluti , - diceva . - Almeno , mi saluti .... Un ' altra fanciulla , Cesare vide venirgli incontro , nell ' animo della quale le parole di lui secche , brevi , imperiose , avevano prodotto la reazione . Gli veniva incontro Roberta , il volto irradiato da un lampo di gioia riconoscente ; bella di fiducia , a testa alta , con la mano tesa , ormai sulla via della schiavitù assoluta , per quanto piccola sicurezza di bene egli avesse potuto offrirle . - Addio , fantastica ! - Cesare disse , stringendo quella mano , la quale già rispondeva alla sua stretta con qualche abbandono femminile . - Addio , dottore ! - ella replicò , mettendo in quell ' appellativo un arcano senso di devozione e di fede . Allora , veramente , l ' ululo della epilettica lacerò l ' aria , rompendosi in un sèguito di singulti barbari . Cesare fissò in viso Roberta ; ma questa gli sorrideva ancòra , e tutta colma di speranze egoistiche , non aveva udito . XVI . - Se lei volesse mandarci il fidanzato di sua sorella .... - pregò la vecchia . Roberta , incamminata per uscir dalla casupola , si volse bruscamente . - Il fidanzato di mia sorella ? - ripetè . - Che cosa dite ? - Sì , quel signore , il medico che viene tutt ' i giorni dalle Signorie Vostre .... La fanciulla s ' abbrancò allo stipite per non vacillare ; e rispose , impallidendo : - Va bene , glielo dirò . Poscia si fece forza , e uscita rapida in giardino , entrò in casa , risalì nella sua camera . Non aveva trovato energia per protestare . Cesare Lascaris , agli occhi di quei contadini , era il fidanzato d ' Emilia ; probabilmente , anche agli occhi delle cameriere , agli occhi di chiunque avesse voluto spiegar l ' assiduità del giovane presso le due sorelle . E fidanzato era certo l ' eufemismo che significava l ' amante . In tal modo , Roberta veniva punita della sua pietà ; poichè dal giorno della crisi , quotidianamente s ' era recata a visitar l ' epilettica . Nella famiglia de ' massai , tutti piagnucolavano , per l ' ereditaria viltà delle razze inferiori ; e tutti s ' occupavano , guadagnavano , spendevano avaramente ; tenevano a fitto la terra circostante alla villa , facevan da procaccia tra il paese e Genova , lavoravan da falegname ; e tutti piagnucolavano . Pareva che il lamentìo sommesso della schiatta si fosse impersonato nell ' avolo , un vecchio d ' ottantatrè anni , curvo e disseccato ; il quale non moveva piede , non si poneva a sedere , non girava lo sguardo , non s ' appoggiava alla lunga canna , senza trarre dal petto concavo un lagno querulo e abitudinario . Roberta s ' era lasciata cogliere , e portava cibo , vesti , danaro . Vigilava con gli occhi inteneriti la scialba fanciulla , che non sembrava notarla mai al suo fianco . E scorrendo quasi l ' intera giornata in quella casupola , tanto malinconiosa da non credersi piantata come la villa a oriente di una vaghissima costiera , - Roberta intendeva di tempo in tempo qualche allusione , o coglieva qualche sorriso , che le riuscivano strani e la facevan pensare . Senza dubbio , lievi cose ; ma l ' animo di lei , dopo aver lavorato nella vacuità del sospetto , era avido ormai d ' indizii , e cercava inconsapevole una traccia , una guida , purchè fosse . - È il cane del diavolo , cotesto , - diceva la massaia , accenando Nero , che andava a scodinzolare presso la fanciulla . - Abbaia sempre .. Vossignoria non l ' ode , qualche volta ? ... Sveglia tutti quanti , la notte .... Ma .... , di guardia ! ... Oh , se è di guardia ! Quando urla , sa perchè .... Vien qua , Nero ! ... Eh , gli piacciono i signori ! I signori , li rispetta .... Sorrideva , d ' un sorriso decisamente sciocco ; ma non sorrideva con lo sguardo , irresoluto , fuggevole ; e il piccolo corpo secco e magro della femmina pareva allungarsi ; e il collo s ' allungava di certo , aiutando la voce senile che fischiava il polifono dialetto ligure . - Una notte , perfino , mio marito è dovuto scendere a vedere .... Nero abbaiava .... Come abbaiava forte ! ... Ma sapeva perchè .... C ' era qualcuno in giardino .... - Qualcuno , di notte ? - esclamò Roberta . - Chi , dunque ? - Eh , qualcuno ! - ripetè l ' altra , seguitando il suo ghigno melenso . - Un ladro , un vagabondo , senza dubbio .... - Eh no , un ladro ... ! Qualcuno , insomma .... Basta : quando Nero abbaia , sa perchè .... Ma Roberta , guidata da una bieca luce improvvisa , aveva voluto sapere , aveva insistito , per combinar la data del trascurabile episodio con un certo suo ricordo , esso pure , fino a quel giorno , trascurabile . Poi , avvistasi della curiosità feroce cui si dava in pascolo , sentì una nausea violenta , troncò l ' interrogatorio , gettando alla femmina un involto che le aveva portato . E non essendo riuscita a definir tuttavia se la fanciulla avesse compreso o non avesse avuto bisogno di comprendere , la femmina aveva allora tentato il colpo maestro , fingendo l ' ingenuità : - Se la Signoria Vostra ci mandasse il fidanzato di sua sorella .... Roberta uscì rapida in giardino , entrò in casa , risalì nella sua camera . Ella aveva toccato il colpo , quasi piegando sopra sè medesima ; e avvertiva lo scatenarsi d ' un gran male fisico , non diversamente che ne ' suoi giorni di terrore . Il fatto prendeva nella imaginazione mobile e ignara della giovanetta le proporzioni d ' un delitto , del quale sua sorella , la sua Emilia , si fosse macchiata . Ella ritrovava nella mente la figura incomparabile della donna , chiusa in una leggera vestaglia con gran collare alla Stuart , i capelli crespi snodati e lunghi fino oltre le reni ; bella , giovane , fresca , esultante per una delizia attesa ; e finta , simularda , egoista come tutti i felici .... Era entrata nella camera di Roberta ; cosa strana , non mai avvenuta prima ; e aveva rassicurato la fanciulla , nervosa per l ' abbaiare , anche strano , di Nero ; l ' aveva così caramente ripresa delle sue inquietudini ; le aveva imposto le care mani sul volto , l ' aveva addormentata . E un uomo , nel giardino , stava ad aspettarla ! Perchè non si poteva nutrir dubbio ; e l ' aneddoto narrato dalla vecchia , rispondeva benissimo alla maraviglia interrogativa onde Roberta era stata colpita quella notte . In giardino ? La donna era scesa in giardino , con la vestaglia piena di fruscìo , coi capelli snodati ? Il cuore di Roberta cominciò a battere violentemente . Ricoveratasi nella camera , era corsa al cassettone , vi aveva appoggiato i gomiti , e secondo l ' abitudine delle sue ore meditative , vi era rimasta , guardandosi nello specchio , a pensare .... Una vampata calda di sangue le affluì al volto .... In giardino era avvenuto il convegno ? Non poteva dubitarne ; non osava , benchè tale convegno non fosse verosimile , con quell ' abbigliamento , col pericolo di essere uditi .... Ma dell ' abbigliamento ella sapeva alcuni particolari , i quali ritornatile alla memoria , le avevan chiamato tutto il sangue al volto . Sotto la vestaglia , sua sorella era indifesa .... Dunque , mentre Roberta credeva sè medesima ed Emilia serrate in un inviolabile cerchio di sventura , la donna aveva spezzato il cerchio , n ' era uscita , abbandonando la fanciulla alle sue angosce , al suo male , a ' suoi spettri .... La voce della giovanezza l ' aveva chiamata all ' amore . E la parola magica sfolgorò un gran raggio , passando traverso la mente di Roberta ; a lungo fu assorta nella contemplazione del mistero , non diversa dalla femminetta innanzi al Tabernacolo , timorosa della maestà del luogo e impaziente di varcarne la soglia , per essere inondata di luce . L ' amore , alle giovani veniva carico di promesse , ricco di secrete e di palesi delizie , invitto di superba possanza nel ridente aspetto d ' Iddio ; e nulla aveva più senso , nulla aveva più forza , nulla poteva essere d ' indugio o d ' ostacolo alla sua via trionfale . Era l ' Iddio eternamente pagano ; l ' agile sua navicella varcava insommergibile gli oceani del tempo , sfidava tutte le tempeste .... A lei , forse , povera , di sangue , attanagliata fra le branche del male senza pietà , a lei non doveva giungere l ' amore ; non mai avrebbe avuto potere di strapparla alla sua vita letargica , di lanciarla nelle spire della passione , di farle obliare i presentimenti sconsolati .... - Ebbene ? - disse Emilia , aprendo la porta . - Che fai lì , tutta sola ? Roberta sussultò , ritraendosi , e guardando la sorella . Vestiva Emilia un abito chiaro , largo di gonne , aggraziato e snellissimo di busto ; portava un cappello di paglia con qualche piuma ; attraverso il veletto , gli occhi splendevano e le labbra apparivano tumide , ingranate . - Niente , - rispose la fanciulla , sentendosi ancor tremare . - Tu esci ? - Andrò alla marina , un poco .... , verso Nervi .... Roberta notò che Emilia non la fissava negli occhi , e le sembrò di avvertire che un debole rossore salisse alla fronte della donna . Ebbe una stranissima pietà per il lieve impaccio di lei ; ebbe lo stranissimo bisogno d ' aiutarla a mentire . - Va , - disse . - È una magnifica giornata .... Avrai forse un po ' d ' emicrania ? - Sì , un po ' d ' emicrania , - confermò Emilia . - Vado ; l ' aria mi farà bene . Addio , cara . - Addio . E in preda sempre al desiderio d ' aiutarla , Roberta si mosse , andò a posare un piccolo bacio sulla fronte della donna , e stringendone la mano , le sorrise . Dall ' orrore temerario , decadeva quasi alla complicità ; dallo sdegno , si sentiva repentemente portata all ' occulta simpatia . Non riusciva a comprendere ella medesima come le fosse mancato ogni impeto di rivolta . Il suo cuore stava muto ; nulla che significasse lo sfacelo d ' un sogno , il precipitare d ' un ' illusione ; l ' abbandono d ' Emilia la lasciava fredda .... Di più ; ascoltando bene il cuore bizzarro , una voce pareva sorgerne : " Sono libera anch ' io ; debbo anch ' io procedere sola , vivere una vita mia , cercare altrove la mia strada . " Ella volse in giro lo sguardo . Come aveva potuto credere che l ' esistenza intera fosse racchiusa fra le quattro pareti della sua cameretta ? Andò a sedere sul divano , facendosi posto tra i libri ch ' erano stati i soli confidenti delle sue speranze tumultuose ; e appoggiato il capo alla spalliera , partì con l ' anima dietro una selvaggia orda di visioni , afferrando di tempio in tempo il filo d ' un ragionamento seguìto , e sùbito riperdendolo tra la baraonda . Quanto era stata ingenua ! ... Da più mesi , sua sorella amava ; sua sorella godeva le squisitezze d ' un sentimento immortale , ed ella , Roberta , l ' aveva supposta ancòra meschinamente chiusa nelle abitudini quotidiane ! Ella , Roberta , s ' era lasciata sfuggire una infinità d ' indizii preziosi , che ora le tornavano ad uno ad uno , col loro significato certo ; e v ' era stato bisogno che una contadina maligna l ' avviasse , quasi facendo i nomi , quasi offrendo le date ! Mentre il fatto era così manifesto , che Cesare Lascaris aveva tentato addormentare i sospetti , traendola a un ' amicizia bonaria , fanciullesca , mostrandosi di lei più sollecito che di Emilia . Sarebbe rimasta sola . Era ricca ; da tempo , ella poteva disporre liberamente della propria agiatezza , e alla sua inesperta fantasia , l ' indipendenza materiale sembrava il càrdine d ' una grande felicità . Aveva cancellato d ' un tratto le figure dei due amanti , e si fingeva sola . Innanzi alla finestra , fissando le acque sterminate , col mobilissimo luccichìo solare , pensava : " Tutto ciò mi è indifferente ; tutto ciò non ha ancòra senso per me . In questo decembre , Milano , la città , i teatri , le feste , mi sarebbero assai più cari . Io sono sola , e non posso godere cotesto spettacolo magnifico , ma eterno e pieno di silenzio . No ; v ' è qualche cosa pronta e facile , nella vita , che io non conosco : io non conosco i sodisfacimenti dell ' ambizione , la delizia di sentirsi ammirata , il gaudio d ' essere libera , padrona d ' oggi , di domani , arbitra di restare o di partire .... Sono bella ? " - Tornò allo specchio , e interrogò la propria imagine , un poco pallida , con gli occhi febbrili , i capelli biondi e arruffati . " Potrò essere elegante .... Ma perchè non soffro ? Mio Dio , perchè non soffro ? Non amo più Emilia ? Ci siamo ingannate ambedue , forse , imponendoci una schiavitù senza ragione . Le sorelle non si amano come noi volevamo amarci , chiusi gli occhi a tutto quanto non fosse del nostro affetto .... Emilia se n ' è avveduta la prima . Presto , ella dovrà parlarmi e confessarsi : io la stringerò fra le braccia e le dirò ch ' ella è libera , che noi siamo libere . Poi , comincerò a vivere sola , per me stessa , d ' una vita elegante .... " - E , poichè era sempre la fanciulla angariata e attratta dai sogni un po ' umoristici del romanticismo , perdette ogni nozione della realtà , cominciò a imaginare il mondo alla stregua delle sue fantasie . Vide luce , molta luce sulla strada dell ' avvenire , e vide sè medesima incedere tra quei nimbi aurati , vergine superba e intatta . Curva su gli abissi della disperazione , non aveva mai pensato all ' amore ; e lo scoperto amore d ' Emilia prendeva un significato di giocondo auspicio anche per lei . Aveva creduto morire , mentre non si moriva alla sua età ; aveva paventato che l ' amore non fosse mai per giungere , e sarebbe giunto a tutte . Ella avrebbe saputo farsi amare ed esser fedele quanto una schiava ; le sue gioie , le sue sciagure , si sarebbero confuse con un altro destino , nell ' ora dell ' incontro . Questi pensieri andò volgendo , su questi pensieri variando in gradazioni infinite . Respirava come un ' assetata d ' aria pura in una pinnacolata selva di balsamifere . Alcuni giorni squallidi ed inutili seguirono , di cui Natura non dava credito ; li contava buoni sulla bilancia , e li avrebbe fatti pagar con la morte . Il giuoco di Cesare Lascaris appariva ormai così semplice agli occhi di Roberta , ch ' ella si stupiva di non averlo compreso avanti ; e docile alla solidarietà istintiva per la sorella , per la donna innamorata , - pur rilevando ad ogni poco un cenno , uno sguardo , un fatto , i quali sempre le erano prima sembrati differenti , - si prestava all ' inganno . Le piaceva ridere ; perdeva la sensibilità onde aveva trovato tutt ' i giorni un argomento di dolore : la fanciulla irriflessiva era risorta . Non mai amicizia le era parsa più saporosa che quella di Cesare Lascaris , dell ' uomo caro alla sorella sua , destinato ad avviar l ' esistenza dell ' una e dell ' altra verso la strada piena di luce . Egli le avrebbe tolte al malaticcio incubo del reciproco obbedire , legando a sè la vita d ' Emilia , liberando Roberta di fronte all ' indomani . Già aveva liberato questa dal fantasma della morte precoce ; già la sua prima apparizione in casa loro era stata salutare , provvidenziale . Roberta gli doveva la vita , e più che la vita , la fede ; e più che la fede , l ' avvicinamento insperato d ' un sogno . Perchè dalla nuova sorte d ' Emilia , scaturiva naturale che Roberta sarebbe rimasta sola , intutelata , arbitra di tutta sè medesima . Tali vertiginose mutazioni s ' eran fatte manifeste . L ' istante venne , in cui Cesare sentì che il cuore della giovinetta era colmo di gratitudine , e ch ' egli aveva imprigionato la fanciulla in una schiavitù senza limiti , per sempre . Ancòra lontana , l ' idea dell ' amore ; limpido , il sentimento di lei ; ma ella era entrata nello stadio più favorevole alla suggestione , quando l ' anima femminile si confida , e dall ' uomo aspetta la parola che la calmi o che la inciti . Se Cesare si fosse lasciato trascinare a posar le labbra sulla bocca di Roberta , ella non si sarebbe opposta , concedendo senza sapere , forse come tributo d ' obbedienza , in un oblio fulmineo . Dopo , e invano , sarebbe venuto lo sguardo tragico , pazzo , col quale le fanciulle sedotte si risvegliano dalla colpa . Cesare palesavasi finalmlente a Roberta nel fàscino dell ' uomo freddo ; ella scopriva d ' aver creduto a lui solo , d ' avere sperato solo per opera di lui ; non alcun altro medico , non Emilia avevano osato irridere alle sue paure , al suo presentire , a ' suoi vaticinii puerili . Nessuno al mondo l ' aveva avvicinata con tanta familiarità ; a lui nemmeno era balenato il pensiero d ' adularla ; il motto piacevole e comune , la lusinga piccola , la meschina frasuccia erangli ignote . L ' aveva presa , collocata più alta delle convenzioni , dominata per maschia semplicità , combattuta e salva . Tutto ciò , nello spirito di Roberta , aveva prodotto un ' eco lenta , che saliva a poco a poco , ma tenace e prolungata ; così come gli indizii dell ' amore di Cesare per Emilia erano stati torpidi a collegarsi nello spirito di lei , e poi a poco a poco le si erano svelati agli occhi della mente con una logica sicura . E alla sua ammirazione anche la conquista d ' Emilia giungeva quale argomento . La donna pareva scusare la giovanetta ; la donna aveva tutto dimenticato ; era scesa nel giardino , formidabile di ombra , a notte alta . Roberta ammirava il romanticismo di quel colloquio , dell ' amore che a quel colloquio aveva concluso ; e comprendendo che le vicissitudini del dramma dovevano essere state per la giovane altrettante ore di dubbio , d ' angoscia , forse di rammarichi , la fanciulla fu tutta nuova intorno a lei ... - È strano , - osservò Emilia , un di quei giorni , a Cesare . - In mia sorella non trovate nulla di mutato ? Vi pare ch ' ella tema ? Non l ' ho vista mai così affettuosa , in nessun tempo .... Mi parla con dolcezza , mi ascolta con devozione , mi circonda di cure gentili .... Accennò presso all ' uomo , sopra lo scaffale da ninnoli , una leggiadra statuetta eburnea , rappresentante Diana in atto di scoccar la freccia , un grosso cane avido ed intento al suo fianco . - Ecco : ieri è andata a Genova e n ' è tornata con codesta piccola statua d ' avorio , ch ' io desiderava .... Quel mazzo di rose sulla tavola , è stato colto e messo insieme da lei ; è il suo regalo d ' ogni mattina .... V ' è , infine , un mutamento senza causa , che mi turba .... Non avete notato nulla ? - È ancòra triste ? - domandò Cesare . - No , non è più triste . Poco fa , mi diceva che vuole andare a Parigi ; ella sogna Parigi , come potrebbe sognarla una bambina , la quale non sappia che cosa sia una città . Ma una volta , io aveva parte a ' suoi disegni ; ora mi dimentica , parla di sè , quasi volesse andare a Parigi sola .... Poi , vi sono altre cose inesplicabili .... Non vi sembra , ad esempio , che da qualche tempo moltiplichi le sue assenze e le prolunghi ? Appena giungete voi , trova un pretesto per allontanarsi . Mentre la donna parlava , Cesare andava mentalmente enumerando i segni delle mutazioni che in Roberta aveva egli pure afferrato ; e sopra tutti , certi sguardi fissi , poco meno che affettuosi e caldi , i quali venivano a lui dall ' amica incapace a simulare ; e ancòra meglio , la sommissione timida che impediva a Roberta di rifarsi alla confidenza , una volta così audace , con Cesare . - Chi può indagare il significato d ' un capriccio ? - egli disse . - Forse noi diamo troppo peso alle variabilità del suo umore ; e aspettando , ci torturiamo . Suvvia , Emilia , bisogna affrontar gli ostacoli , d ' un colpo , e uscire da queste incertezze , che non muteranno nulla , poichè io non rinunzierò mai a te .... Dovessi commettere la più strana follìa , dovessi spingere il mio diritto fino alla crudeltà , non esiterei .... Io ti amo , e il mio diritto è divino . Egli aveva meditato in quei giorni , e il terrore della solitudine , che non ha grida , ma risuona dentro l ' anima in vibrazioni echeggianti , lo prendeva d ' un tratto .... Egli soffriva la responsabilità della propria solitudine ; non aveva mai saputo meritarsi una pronta amicizia , un tenero amore , una commovente solidarietà . Non aveva saputo esser nulla fra le energie simpatiche le quali attraggono ; era stato piuttosto , quando per fatalità , quando per orgoglio o per indifferenza , era stato un ' energia repulsiva , un solitario , un egoista , un nomade , un parassita , che gode la civiltà e la disprezza , che ha bisogno degli altri e non se lo confessa , che vive la vita di tutti e finge di vivere una vita speciale . Ora , tra lui e Roberta , tra l ' uomo forte , calcolatore , e la fanciulla esile , quasi moribonda , inutile , impacciante , egli non doveva essere sacrificato . - Hai inteso , anima mia ? - continuò . - Questo periodo di miraggi non sarà distrutto , qualunque cosa sia per accadere .... Io ti voglio , perchè tu devi essere la mia vita . - Te ne prego , Cesare , - interruppe Emilia , avvertendo ch ' egli dimenticava il luogo ove si trovavano e il pericolo d ' essere uditi dalle persone di servizio . Rapidamente , ella intuiva l ' uomo , passionale e cupo sotto la maschera della freddezza ; capace d ' arrivare al delitto per il chiuso egoismo del possesso , per la difesa della conquista . Se ne sentiva atterrita e sdegnata ; l ' ardore incontenibile dell ' amante le pareva brutale , e certo assai dubbio per il sèguito , quando l ' ardore fosse stato soddisfatto e Cesare non avesse saputo mitigarne la vuota fine con un sentimento più puro . - Dunque , parlerai , le annunzierai ? - egli insisteva , baciando ; le mani della donna . - Le annunzierò .... - disse Emilia . - Oggi , oggi stesso ? - Appena se ne offrirà l ' occasione , Cesare .... - No , oggi stesso , quando sarò partito .... - Ebbene , oggi , quando sarai partito .... Ella sapeva avanti che non avrebbe trovato la forza di dire una parola a Roberta . Da tempo , aveva preso l ' abitudine d ' aspettare , paurosamente ; sapeva che a toglierla da quella incerta aspettazione , solo qualche fatto non voluto e non cercato , avrebbe avuto potere .... Dopo un lampo d ' esitanza , Cesare le si avvicinò , le prese la testa che ricoperse di baci fitti e ardenti .... - E promettimi ancòra .... - egli soggiunse . - Promettimi .... Terminò la frase presso l ' orecchio di lei , sorridendo ; mentr ' ella ebbe un gesto di diniego col capo e con la mano .... - Perchè ? - implorò Cesare . - Dammi questa prova ; non tenermi in angoscia .... Vuoi ? - È inutile , - disse Emilia . - No , non è inutile , - proruppe il giovane . - quando tu mi ami .... - Ma se oggi non potessi parlarle ? - osservò la donna , risentendo , al solo pensiero di quel colloquio , battere dolorosamente il cuore . - Se vorrai , potrai parlarle .... E per ciò .... - Sta bene , - concluse Emilia . - Ti prometto anche questo . Stranamente , concepiva in quell ' ora contro il Lascaris un ' ombra di avversione ; quasi l ' insistenza di lui l ' avvertisse che non era più libera di sfuggire alle battaglie temute , e di adagiarsi nella sua bella viltà femminile . Il periodo d ' indugio veniva dunque a morire ? La dolce gioia di contemplar l ' avvenire era finita ? Ella avrebbe voluto ancòra tuffarvisi , in un fiume d ' oblio ; laddove , più rudemente , l ' uomo desiderava la realtà , avvicinava il futuro tenue e roseo , si stancava dell ' aspettazione dubbiosa , non comprendeva neppur lontanamente la delicata fragilezza di quei giorni , che non sarebbero tornati mai più . Era il maschio . Ma intanto , Cesare la ringraziava con lo slancio , che la passione faceva in lui ribollire ; chinato sulle mani della donna , le baciava minutamente . Egli così appariva , in vicenda alterna , or l ' uomo cùpido , inquieto , fosco ; ora , per una lieve speranza o per una scarsa grazia , il fanciullo entusiasta , sommesso , incurante del giogo . E vedendolo in tal modo scendere e salir dolorosamente la scala del travaglio amoroso , Emilia fu tòcca , e gli rendette i baci . Più tardi , quando ella si trovò sola , il pensiero del colloquio con Roberta sùbito l ' agghiacciò . Avrebbe dovuto addentrarsi in una difficile spiegazione ; avrebbe dovuto dire alla sorella , che aveva sull ' affetto di lei fondato ogni cara speranza : " Io amo Cesare Lascaris , e mi darò a lui per sempre ; egli terrà nel mio cuore un dominio invincibile e assoluto .... Senza interrogarti , noi abbiam disposto anche del tuo avvenire : ci seguirai ; vivrai , non più nella calda intimità della sorella tua , ma presso la moglie d ' un uomo che tu appena conosci , e che per mio consenso avrà i diritti poderosi della legge , il diritto di consiglio sopra di te , l ' autorità d ' un fratello .... Io ho deciso del mio avvenire ; e senza interrogarti , ho deciso del tuo .... " Quantunque ella sapesse che nulla in simile procedere era strano o inusitato , pure qualche cosa l ' avvertiva sottilmente come la sua potestà fosse falsa , come per Roberta le vicende future si riducessero a una diminuzione di libertà . E la critica spontanea faceva sì ch ' Emilia presentisse le obiezioni della giovinetta , contro le quali , in caso estremo , non avrebbe potuto opporre se non la volgarità della solita prudenza , i ragionamenti gretti e senza luce delle consuetudini sociali , che avevano statuito la più severa tutela per le fanciulle minorenni , quasi la differenza d ' un anno o d ' un giorno rappresentasse gran cosa in un ' indole o nelle inclinazioni d ' una giovane anima . Fu inquietissima , sentendo nascere da ' suoi stessi dubbii la necessità " d ' affrontar gli ostacoli , d ' un colpo " , perchè ella medesima non demolisse in breve le sue ragioni . Fu irrequieta , rifuggendo dalle quotidiane abitudini , andando e venendo per l ' appartamento , senza posa ; affacciandosi alle finestre , scendendo in giardino , cercando aria diversa , cielo diverso , un sèguito di diverse libertà ; arrossendo del proprio necessario egoismo , ribellandosi all ' idea antipatica di giocar non l ' esistenza sua , ma quella anche della giovanetta ignara , sopra l ' àlea d ' un amore che doveva essere di lei sola . Infine , tentò . Si diresse alla camera di Roberta ; ne spalanco l ' uscio , decisa a uscir d ' angustia , e a parlare . La fanciulla stava , tutta grave , raccolta a un suo leggiadro lavoro di uncinetto ; un gran lavoro , del quale non lasciava ad alcuno vedere il disegno complicato , del quale non diceva ad alcuno lo scopo , attendendovi instancabile ; sebbene Emilia avesse compreso che l ' opera paziente era destinata a lei . La fanciulla stava tutta raccolta , mentre viaggiava forse per qualche città d ' oro , nella sua prossima vita d ' eleganza . Una buona finestrata di sole erale intorno . Ella andava soffocando le fisiche ambasce con un ' interpretazione nuova ; soffriva nel petto un ' arsura di fiamma , le granfie d ' un dolor sordo a le spalle , per tutto il corpo la ripugnanza di vivere , di muoversi , di agire ? erano impressioni nervose , bizzarrie sensitive , fantasticaggini . Tossiva , arrossando la pezzuola portata alle labbra ? perturbazioni fuggevoli della donna . Aveva la febbre ? caldura della pelle , generata dall ' ansia di quei giorni . Si sdoppiava , facendo a un tempo da malata e da medico ingannatore ; interrogandosi e rispondendosi . - Hai bisogno di me ? - chiese , al vedere Emilia così repentemente comparsa . - Debbo parlarti .... - cominciò questa . S ' interruppe bruscamente , soggiogata dalla propria commozione . Roberta si levò , riponendo i suoi arnesi nel panierino da lavoro , e prendendo un atteggiamento non solito , quasi avesse aspettato quell ' ora , da tempo . Ma trovata infine la formula per cominciare , Emilia sentì il desiderio irresistibile di non usarne . Già era per colorir qualche pretesto ; già respirava , felice del ritardo che poteva concedersi ; già pensava a calmar l ' impazienza di Cesare ; quando , nell ' alzar lo sguardo in volto a Roberta , vide questa sorridere mitemente e stendere le braccia verso lei .... La novissima êra di libertà pareva alla fanciulla dovesse principiar da quel giorno . XVII . Con gli occhi chiusi , immobile , si fingeva addormentata .... Udì posar cautamente la bugìa sul tavolino ; alcuni passi , non più materiali che il fruscìo del velluto sul velluto .... Una pausa ; certo , Emilia la guardava dormire ; e poco dopo s ' appoggiava al letto , lievissima , e si chinava fino al volto di Roberta .... Ancòra un attimo d ' esitanza ; sopra i capelli della dormente lo sfiorar delicato delle mani d ' Emilia , il tatto appena d ' una piuma , quant ' era bastevole per richiamarla se fingeva , per non turbarla se dormiva .... Poi , sempre camminando così leggera da essere indovinata piuttosto che udita , Emilia si ritraeva , sicura ; tentava prudentemente la finestra , ad assicurarsi fosse ben chiusa ; riprendeva la bugìa sul tavolino , riaccostava l ' uscio .... Al di là , stava ancòra in ascolto ; indi , osava un passo più deciso , allontanandosi ... E tutto ripiombava nel silenzio . S ' era svelata da sè medesima , per la cautela soverchia di verificare se Roberta dormisse : e sùbito , nel pensiero di questa lampeggiò la certezza disgustosa : - " Qualcuno ancòra l ' aspetta in giardino ! " - La fanciulla si sciolse dalla immobilità forzata ; si levò a sedere sul letto , guardando con gli occhi fissi nel buio ... " Che cosa si diranno ? - pensò . - Certamente parleranno di me , faranno dei disegni per l ' avvenire ; disporranno della mia vita e della mia libertà , come di cosa loro ! " Allungò il braccio ad accendere una candela ; s ' intrattenne , fra la luce giallognola , a riflettere , sentendosi a poco a poco tutta conquidere dalla brama d ' udire , mentre numerava i pericoli di quello spionaggio , la probabilità d ' essere sorpresa , la difficoltà di raggiungere gli amanti senza incontrar Nero , che accusasse la presenza di lei , latrando . Ma pur nel tempo in cui meditava , si lasciava scivolar dal letto , e , prese le sue vesti , le indossava rapidamente . Quando si trovò vestita , la riflessione tacque ; spense il lume , ed uscì , incontro alla morte dell ' anima . XVIII . Che qualche cosa di grave fosse avvenuto , Cesare capì , non appena Emilia giunse al convegno e si liberò dalla stretta delle sue mani . - No , no ! Lasciatemi ! - ella disse . - Ascoltatemi ! La luna circondava , magnifica di tralucente azzurro , la testa e il corpo della donna , come la sera in cui Cesare aveva prima ammirato Emilia , ritta in una gloria di bianco , di bianco latteo , e di bianco e di bianco . La luna era dovunque ; batteva sui gruppi degli alberi , creava un paesaggio di tenui chiaroscuri ; illividiva la villa , massiccia ; stendeva dietro le foglie un velame cilestre a gradazioni argentee ; abbozzava sul terreno ombre leggere . - Ebbene ? - egli domandò avidamente . - Le hai parlato ? - Sì , oggi : me ne ha dato forza ella stessa , perchè s ' aspettava .... Aveva indovinato , sapeva .... E notando un atto di maraviglia nel Lascaris , aggiunse : - Oh , ci saremo traditi le mille volte ! - Ma che cosa ha risposto ? - Ah ! ... È stata una cosa orribile ! - esclamò Emilia , ancòra vibrando . - Sapeva , ed era felice ! ... Io non credeva .... Nessun rammarico , nessun dolore , nessun rimpianto per la mia affezione .... No , non imaginavo tanta facilità d ' oblio .... Mi ha parlato gravemente : ha detto che io sono libera , che noi ci siamo ingannate , supponendo di poter vivere sempre l ' una per l ' altra .... Ha espresso perfino riconoscenza a voi , che siete giunto a toglierci dalla nostra illusione .... Cesare sospirò e le andò incontro , le mani tese , il volto rischiarato di viva gioia . - Se tutto è riuscito bene , perchè non siete felice , perchè così pallida e spaurita ? - egli chiese con espressione di mite rimprovero . - Dubitate del mio amore ? - Oh , Cesare , - disse Emilia . - Non affliggetemi anche voi ; ascoltatemi .... Le sue speranze eran fondate sopra un malinteso , sopra un inganno .... - Un inganno ? - ripetè l ' uomo . - Che cosa ? - Sì ; era felice , ma per sè ; insisteva sull ' idea della mia libertà , soltanto per conquistare la propria .... Non vedeva se non questo ; non capiva , non si augurava che ogni cosa avvenisse in breve , se non per essere libera , per vivere sola , per viaggiare .... Vi fu un intervallo di pausa . Cesare guardava Emilia , trasognato e quasi sorridendo . - Per vivere sola ? - osservò poscia , decisamente sorridendo . - E tu non volevi ammettere ch ' ella leggesse troppi romanzi ! ... Sono idee trovate fra quelle pagine .... - Cesare , - disse Emilia bruscamente , - voi non capite la gravità di quanto vi narro , perchè non imaginate l ' animo di mia sorella , non sapete di che cosa è capace per una follia o per un sogno .... Quando le ho annunziato i nostri disegni , la necessità ch ' ella vivesse con noi , ha gettato un grido come cadesse da una grande altezza .... Sta male , e tutto mi atterrisce .... Tutto mi atterrisce , - seguitò con voce tremula , già prossima al pianto . - Una piccola contrarietà le ha portato altre volte conseguenze gravi , e questo è un forte dolore per lei .... Invece di proseguire , Emilia trasalì ; stette in ascolto , il busto prono , gli sguardi al limitare del chiosco , ove la luna delineava fra le macchie degli alberi un lungo viale , quant ' era lungo impolverato d ' argento . - Il romore delle foglie , - spiegò sotto voce il Lascaris , che aveva origliato a sua volta . E riprese incalzando : - Dunque ? Dunque ? ... Che cosa vuole ? - Un fruscìo , non il romore delle foglie , - osservò la donna ancòra inquieta . - Non vi può essere alcuno , Emilia ; ho girato tutto il giardino , aspettandoti .... Suvvia , dimmi .... - Certo , ella vive di quelle speranze dal primo istante in cui ci siamo traditi , - continuò la giovane . - E da allora , è vissuta per la gioia d ' essere libera , per l ' illusione di disporre a suo capriccio l ' esistenza propria ! .... - Cose incredibili ! - esclamò il Lascaris , passandosi una mano sulla fronte . - Cose folli ! - Sì , sì , chiamatele idee romantiche , assurde ; ma , ahimè , ciò non muta l ' attrazione che hanno per lei ! ... - E tu , - interruppe Cesare , prendendola per le mani , - tu non hai saputo opporre nulla , non hai saputo vincerla , non ti sei ricordata che si trattava del nostro amore , della nostra vita ! - Io ho tanto , tanto combattuto , che l ' ho vista mutarmisi innanzi ! ... Come non la conoscevo ! ... Esitò un poco , involontariamente assorta nel ricordo ; avrebbe voluto tacere , sentendo ch ' era difficile manifestare all ' uomo l ' esaltazione della fanciulla , convincerne lui , così logico e normale . Ma l ' ansietà dipinta sul viso del Lascaris , la stretta delle sue mani impazienti , la diressero : - Ah , che mi ha detto ! - riprese , affievolita dall ' angoscia indimenticabile . - Che colore aveva negli occhi ! Mi ha detto che non l ' ho amata mai , che ho cercato solo la sodisfazione del mio egoismo , che sempre l ' ho trattata e ancòra la tratterò da schiava , da cosa , disponendo di lei , della sua giovanezza , della sua volontà , del suo avvenire ! ... Come non la conoscevo ! ... Questo , ho udito dirmi ! ... Questo ho meritato con le mie cure ! ... Questo , questo , questo , ella pensava di me ! ... Si lasciò cadere sul rozzo sedile , e ruppe in lacrime convulse , le prime lacrime di disperazione che Cesare avesse mai visto sgorgar dagli occhi dell ' amata .... Egli ne fu tòcco dolorosamente ; e inginocchiandosi al suo fianco , accarezzandola con sì lieve carezza quale la donna stessa sapeva usare ne ' suoi momenti d ' abbandono , baciandola discreto con casti baci , tentò il conforto solito con la voce insolita dell ' amore : - Oh io ti amerò per ogni affetto che il mio amore ti sarà costato ! Non piangere , anima ; saremo ugualmente felici ; rimedieremo .... Vedrai ; non disperarti ! ... Ella si sciolse adagio da lui , asciugò gli occhi , rimase taciturna ; mentre nel cuore di Cesare l ' inevitabile parte d ' egoismo appariva , cercando a sua volta la consolazione . - Ed io , - mormorò , - io son venuto al nostro colloquio con tanta gioia , con tanta speranza ! Non ho voluto attendere fino a domani per ricever dalla tua bocca la notizia che nessun ostacolo ci separava più ! ... - Aggiunse , rizzandosi , movendosi nervoso entro il piccolo spazio della chiosca : - Chi si sarebbe aspettato ? ... Egli mentiva , ingannandosi senz ' averne coscienza . Al convegno s ' era recato nella sicurezza della prossima conquista , e perciò calmo , sereno , sodisfatto della liberazione dai malsani istinti carnali , che le due sorelle riavvicinate stimolavano in lui ; ben sapendo che il possesso certo d ' Emilia avrebbe fiaccato e rotto l ' incanto suggestivo di Roberta , per sempre . Il dubbio della conquista , la quale pareva , non isfuggirgli , ma allontanarsi di nuovo assai , gli dava ora fuoco nel sangue . - Chi si sarebbe aspettato una tale pazzia ? ... Lasciarla libera , lasciarla vivere sola ? - seguitò , interrogandosi . - Non ha ancòra vent ' anni ! Le manca perfin l ' ombra dell ' esperienza volgare ! E , quando pure , non è qui , non è qui il pericolo più grave .... Il pericolo più grave .... No , no , Emilia , non hai saputo parlare , non hai saputo dominarla , tu per la prima non hai sentito l ' assurdità intollerabile delle sue pretensioni ! Le si rivolgeva poco men che accigliato , egli stesso non trovando in qual modo , contro chi sfrenare lo sdegno per la forma insospettata della difficoltà .... Gli prorompeva dal cuore , infine , l ' odio non più velato , dalla perversion sessuale , ma chiaro , ma virulento , ma bramoso di frantumare e disperdere la volontà contraria . - Cesare , abbiate pietà , - implorò la donna , alzando il volto nel quale gli occhi , ancòra umidi sfavillavano un voluttuoso languore . - Perchè vuoi giudicarmi ? Ti amo , ti amo , e ho trovato tutte le parole del nostro affetto e della ragione ! S ' arrestò , prolungando il gesto supplice , che le piccole mani intrecciate volgevano al Lascaris ; tese l ' orecchio , seguì un misterioso fremito delle foglie ; poi , riprendendosi , continuò : - Mi pare che ad ogni istante qualche cosa di terribile debba avvenire .... - Sì ; sì , lo so , che hai sofferto molto , per me , per noi , - disse Cesare intensamente .... - Sì , devi aver lottato ; ma come non si è arresa all ' evidenza , come non ha capito ? Emilia aveva uno spontaneo moto di sbigottimento , passandosi le mani sul viso , sui capelli , ricco di grazia quasi infantile , che nel cuore dell ' uomo sempre risvegliava tenerezza infinita . Ella fece il gesto , e l ' amante l ' attirò a sè , stringendola al petto . - Sono arrivata fino a minacciarla , - ella rispose , fra le braccia di lui . - È stata una cosa orribile , ti dico . Ha mutato espressione , ha mutato voce ; non la riconoseevo più .... E tossiva , tossiva , senz ' arrestare la veemenza delle parole .... Un istante , l ' ho creduta pazza .... Uscì dall ' amplesso , di Cesare , e appoggiandosi alla tavola di pietra , soggiunse : - Pure , mi ha fatta dubitare di me ; e perchè dubitava , perchè non mi sentivo forte innanzi a lei , ho voluto insistere , odiosamente . - Odiosamente ? - ripetè il Lascaris . - Non potevi cedere .... La donna tacque . I suoi sguardi vagavano tra gli arabeschi delle foglie cupe sullo sfondo lunare ; e pensava , non udendo l ' altra voce , ma ancòra la voce di Roberta , ancòra punta dall ' inutile pietà della scena , rabbrividendo all ' idea di ritrovarsi domani ancor di fronte alla sorella così mutata . - Non potevi cedere a lei , o ritardare , o sacrificare la nostra felicità , - egli continuava , serrato nell ' implacabile egoismo . - Che v ' ha d ' odioso , rifiutando l ' una e l ' altra soluzione imposte ? La rinunzia ? Pensi tu sempre a rinunziare ? ... - Mi diceva , - interruppe Emilia , senza avere udito , - mi diceva che è forte e risanata ; l ' esistenza meschina di paure e di precauzioni , priva di svaghi , non è più per lei , mi diceva .... È forte , e vuol vivere ; si sente giovane , e non può acconciarsi a star nell ' ombra , sempre . Desidera conoscere il mondo , prender parte alla vita che le è intorno .... Certo , di tutto ciò non sarebbe nulla , presso noi ; forse non ci cureremmo di lei , e non potremmo occuparcene con la tenerezza che avevo io sola , quand ' ero libera .... Ella prevede questo , e la logica fredda non vale , non ha forza alcuna contro i suoi sogni .... - Ma così ? - domandò il Lascaris , inquieto . - Ti sei lasciata vincere ? Emilia , inerte presso la tavola , senza uno sguardo a lui , le braccia abbandonate , si scosse e lo fissò d ' improvviso , con durezza . Che cosa egli sapeva delle sue lotte diuturne ? Che cosa apprezzava , che cosa agognava , che cosa voleva conoscere , se non le bellezze del suo corpo , ignorandone l ' anima insanguinata ? Egli aveva sempre studiato i fenomeni materiali , i fatti , gli indizii dei fatti ; ma non gli era mai occorso di riflettere ai fluidi imponderabili dello spirito , alle delicatissime correnti tra spirito e spirito .... Per ciò , non aveva dato alcun valore alla colleganza delle due sorelle ; per ciò , Roberta era per lui un ' ammalata ; non altro ; ed egli poteva esserne il medico diligente , non l ' amico pietoso . - Ho taciuto , - disse Emilia . - Ed ora ? - insistette Cesare , attonito . - Ma voi credete ch ' io abbia taciuto alle prime obiezioni ? ... Ho taciuto quando non potevo altro .... Sono arrivata al punto .... Crollò la testa , angosciosamente .... Come sentiva , allora , che la tristezza non inganna mai ! Proseguì , decisa : - Io la teneva fra le braccia , perchè cessasse dai rimproveri che mi facevan tanto male ; e andavo pregandola di pensare , di capire .... A un tratto .... Ah , che spavento , Cesare ! ... A un tratto , m ' è sfuggita , è corsa alla finestra .... Sai che sotto la finestra , a parecchi metri , è il ripiano della scala di marmo ; e sporgendosi infuori , tutta diversa , stravolta , mi ha detto : " Non insistere , non insistere , non insistere ! Voglio essere libera per sempre .... Promettimi .... O mi getto di qui ! " Era bianca ; io vedeva il suo cuore battere attraverso il busto .... Che orrore ! ... Che orrore ! ... - E tu , e tu ? .... - incalzò Cesare , divenuto pallido . - Io ho promesso , e ho taciuto .... Non la conosci , - disse poi la donna , a un movimento avverso del Lascaris . - Ella è ben capace ! ... Sì , sì , mi sembra che qualche cosa di terribile debba avvenire ! Cesare rimase muto . L ' abitudine dottrinale di considerare i fenomeni dell ' anima in istrettissima dipendenza dai fenomeni del corpo , gli suggeriva dubbii , osservazioni , risposte , che non avrebbe osato esporre all ' amante . Rimaneva la gravità della minaccia ; e alcuni ricordi , dai più lontani , dal giorno in cui aveva visitato la prima volta Roberta , ai più vicini , alla sollecitudine per l ' epilettica , alla facilità con la quale aveva visto la fanciulla disperare e sperare senza ragione , - questi ricordi gl ' impedivano di sorridere e d ' alzar le spalle . Rimaneva la promessa strana di Emilia a Roberta . - Sì , - affermò poscia , lentamente . - Sì , tu sei libera verso di lei , e il tuo dovere è finito .... Che cosa pretende ? Abusare della tua affezione , approfittare d ' un mutamento della tua vita , per disfrenare la sua .... Hai parlato , hai pregato , hai imposto .... Non hai ottenuto nulla .... Ti ha spaurita con la violenza .... Si opporrà sempre ai nostri diritti , fin che tu non cessi dall ' opporti alle sue follie . I diritti ! ... La parola spontanea sulle labbra dell ' uomo , produceva in Emilia un senso di ripugnanza .... Egli non pareva comprendere se non questo , non vedeva in una squisita dubitanza di sentimenti e di libertà , se non un altaleno di diritti e doveri . Ella battè le palpebre , smarrita , provando la vertigine d ' essere spinta giù per una china , inesorabilmente . - Ebbene ? - domandò , guardando il Lascaris . Ma egli non osava concludere ; sedette , appoggiò le braccia alla tavola , si strinse la testa fra le mani , pensoso e freddo . - Ebbene ? - ridisse Emilia . - Che cosa dunque mi consigliate ? ... Ah , come si capisce , come si capisce che non avete affezioni ! - soggiunse amaramente . - Arrivate a credere ch ' io pensi davvero ad abbandonar mia sorella in faccia all ' ignoto , in mezzo ai pericoli ? ch ' io abbia promesso , coll ' intenzione di mantenere ? ... Per chi ? ... Per me ? Io posso sacrificarmi ! ... Per voi ? ... L ' amante alzò la testa a guardar la dolorosa , e fu colpito dalla mutazione . Rigida era la figura , tesa da un supremo sforzo , gagliarda di rilievo sulla cortina tremula del fogliame ; la piccola fronte femminea s ' era corrugata per lo sforzo d ' una volontà che sembrava incrollabile . Fissava , Emilia , il giovane con espressione ostile , forse esagerata , quasi avesse voluto abituare i proprii occhi a non più risplendere di dolcezza , a non più balenar di speranze . - Emilia ! - sclamò Cesare balzando in piedi . - Che cosa ho fatto ? Perchè mi parlate così aspramente ? Dov ' è il vostro amore ? Che significa ciò ? - Oh , non chiedetemi ! - proruppe la donna , cedendo alla nervosa tensione e singhiozzando . - Non chiedetemi nulla , non so nulla , non potrei rispondere ! ... Tutta la mia esistenza è avvelenata ; io non mi riconosco .... Soffro , soffro , soffro ! Si torceva le mani , piangendo ora fra le braccia di Cesare accorso a lei , commosso della commozione dura e illacrimante dell ' uomo . Rimasero stretti un lungo intervallo in amplesso convulso , senza parlare , e tuttavia disgiunti , opposti , nello scatenarsi d ' opposti sentimenti per una medesima persona . L ' odio , l ' odio solo , l ' odio fremeva nell ' anima di Cesare , quanto più sentiva tenerezza e dolore per l ' amante disperata ; l ' odio arrivava a fargli rammaricare d ' aver più volte soggiogato l ' impulso che lo spingeva contro la fanciulla , a fargli rammaricare di non averla martirizzata di spavento , egli che con una parola avrebbe potuto ucciderla ! Ma già Emilia , dominando la crisi , interrogava , la voce un po ' rauca per le lacrime : - Aspetteremo , è vero ? Ella capirà , più tardi ; e noi aspetteremo , ci ameremo così .... Dimmi ? - Non è cattiva , non vuol farci male ; si tratta forse d ' un capriccio improvviso , e noi avremo ancòra pazienza .... Tu mi aiuterai a vincerla ; tu sai parlare meglio di me , e a poco a poco verrà a comprendere le nostre ragioni .... Dimmi ! Il silenzio all ' intorno era solenne e poderoso ; anche il rombo del mare aveva taciuto nel grande assopimento notturno ; così che gli amanti circonfusi dalla complice sicurezza avevan di poco levato il tòno delle voci , senza bisbigli ormai , senza susurri . - Poichè non osi .... - disse il Lascaris . - Poichè non osi .... , aspetteremo ! E già in mente fermava di non aspettare oltre , di affrettare con qualunque mezzo , a qualunque costo , la soluzione . - Non oserò mai acconsentire a simile follia , che è momentanea , - dichiarò Emilia . - E se tu fossi calmo , tu stesso non oseresti consigliarmi ad abbandonare mia sorella .... Qui l ' astuzia femminile si drizzò repentina , istintiva ; perchè , nonostante l ' ambascia di quell ' ora , nonostante la tenebra in cui la sua anima era avvolta , Emilia vide a un tratto la possibilità di attirar Cesare in inganno . Proseguì , accortamente lenta , togliendosi alle braccia di lui e andando a sederglisi a viso a viso : - Sai tu stesso che la sua salute è fragile .... Questo , il vero , il grande pericolo ! ... Ella può ammalarsi di nuovo , e si troverebbe sola , sola , in quali mani ! È il pericolo peggiore d ' ogni altro .... Può ammalarsi gravemente , gravissimamente ancòra ; lo prevedi anche tu ? - Sì , certo , - rispose il Lascaris , senza difendersi , assorto nel pensiero molesto del ritardo , nel pensiero difficile di giungere tuttavia all ' amore , al possesso . - La sua , è di quelle malattie che non guariscono , - seguitava la donna , dissimulando il brivido ond ' era stata presa all ' inconsulta affermazione . - La sua malattia è orribile , senza speranze ! ... Ascolta ! ... - mormorò improvvisamente , con la voce fioca . - Che cosa è questo ? ... Un romore ! Addossato a uno dei tronchi i quali sostenevano il chiosco ai quattro angoli , il Lascaris appena gettò uno sguardo fuori , dicendo : - Sarà Nero , che passeggia .... - L ' ho messo io alla catena , Nero .... Non può essere . Ascoltarono allora tutt ' e due , guardandosi ; ma sùbito echeggiò da lungi il ritmo fragoroso d ' un treno ; veniva crescendo , si spezzò in cadenze distinte , accompagnato da un tremulo fischio ; riprese l ' onda unisona , s ' affievolì e si spense . Ancòra una pausa , ad ascoltare il silenzio susseguito ; indi , Emilia procedette decisa : - Io vorrei che per un istante dimenticassi noi e non vedessi che mia sorella ammalata . Potresti in coscienza abbandonarla senza cure , lasciarla vivere a capriccio ? ... Pensiamo a questo , Cesare ! ... Noi non saremmo felici .... Egli cadde nella rete ; con la mano tesa , inoltrò verso Emilia , e stringendone la mano : - È vero , - disse . - È vero ; non possiamo abbandonarla .... Come ho dimenticato tutti i sacri doveri della mia arte ? ... Mi sono mutato ! ... Ella deve stare presso di noi : da un giorno all ' altro , qualche grave crisi può sopraggiungerle . Il colpo arrivò così crudele alla donna , ch ' ella sentì un ronzìo nelle orecchie , e ne rimase stordita ; ma sottraendo la mano , perchè il Lascaris non ne avvertisse il tremito febbrile , ebbe la forza di non retrocedere : - Una crisi imminente .... Imminente ! ... I suoi sogni , le sue pretensioni , la triste follia che noi condannavamo senza pietà ; tutto , forse , è il sintomo del male .... E non v ' è speranza ! - ella esclamò , sussultando da capo a piedi . - Nessuna speranza ! Il medico tacque . Con lo spirito lontano dalla realtà presente , s ' interrogava ; notava attonito l ' oblio in cui era caduto sùbito , al primo divampar della passione , quell ' oblio di sè stesso , pel quale non aveva visto in Roberta se non l ' ostacolo da infrangere , la debole da vincere , la larva da distruggere . Il cuore , la mente , annebbiati dall ' egoismo senza confine degli innamorati , avevano avuto per la fanciulla contemplazioni malvage , sensi d ' odio , o fugaci desiderii perversi ; non mai uno slancio durevole di tenerezza e di casta sollecitudine ! Egli n ' era atterrito , e taceva pensando . Ma d ' improvviso , riudì la voce d ' Emilia , che mormorava : - Condannata ! ... È condannata per sempre .... - Sì , - egli proruppe , inconscio . - È condannata per sempre .... Come ho potuto odiarla ? ... È condannata .... Si fermò . Vide l ' amante sorgere in piedi , tutta bianca nel volto , tutta agitata da un brividìo convulso , muovere alcuni passi verso di lui , cercando un appoggio ; arrestarsi , barcollare .... - Un grido ! ... - ella esclamò con la voce rauca . - Ho udito un grido .... Cesare , Cesare , gridano , là fuori ! ... Chi grida ? ... Gli cadde sul petto , s ' aggrappò ai suoi abiti , ripetendo la parola di terrore , nella notte : - Chi grida ? ... Chi grida ? ... L ' uomo la sostenne fra le braccia , l ' adagiò sul sedile . E si slanciò fuori del chiosco a vedere , a cercare , per la prima volta in sua vita , anch ' egli tutto livido di spavento .... XIX . Giunta innanzi alla sorella , Roberta sentì nel cuore l ' odio aprirsi un varco fino al fondo , e il corpo gelarsi di repulsione . Fiaccata dalle paure della notte prima , Emilia era stesa sul divano , tranquilla e composta , similmente che nel riposo della morte . Di fianco a lei , sopra un tavolino era un calice d ' acqua ghiaccia , per le labbra in arsura ; insaziabile , la sete della fatica doveva torturarla . Ma nel rilassato atteggiamento conservava pur sempre la superbia della bellezza ; ma con largo ritmo il seno si alzava e s ' abbassava in un valido respiro ; ma il busto libero dalla fascetta era centrifugo e scultorio ; ma era tutta bella , la giovane , la forte , la destinata ai gaudii molteplici del vivere ; tutta bella , dalla massa robustamente cupa della capigliatura , ai piccoli piedi serrati negli alti stivaletti . Colma di grazie fisiche , era un ' arpa dalla quale poteva la passione risvegliar gli echi vibranti delle intime felicità , che inebbriano gli uomini . Dormiva ? ... Pensava ? ... Dentro la fronte , più angusta per i riccioli tenaci , chiudeva o credeva chiudere il secreto della fine prossima della sorella , con altri secreti d ' amore , con altre secrete intenzioni di voluttà e d ' avvenire . Nè mai la terribile consapevolezza del lutto imminente si sarebbe tradotta in parole ; Emilia , come il Lascaris , come i medici , come tutti , voleva perseverar nell ' inganno , fare sperar Roberta , additarle il futuro da cui la fanciulla era divisa per un abisso insuperabile . Oh , la spaventevole realtà , balzata alla gola della giovanetta quasi una tigre dal covo ! Aveva udito ; prima , aveva udito parole d ' amore , le quali non le avrebbero dato impeto alcuno di rivolta ; aveva indovinato gesti e baci , i quali avevanle svelato l ' amore come un ' inclinazione grottesca , assurda , e pur piacevole , se nessun curioso poteva notarne la forma delirante . In ultimo , dalle labbra più pronte a mentire e a ingannare , in ultimo aveva ascoltato la propria condanna , chiara , fredda , atroce ! Sì , il falso amico , l ' uomo da lei già ammirato non per altro se non per la forza prepotente del suo egoismo , colui che trattandola aveva dimenticato ogni riserbo , teneva dunque chiusa nell ' animo la certezza ch ' ella era per morire in breve ; e la beffava del suo presentire , e ne calpestava i sentimenti , e godeva a farla vibrare di speranze folli ! Divincolandosi sotto il morso feroce della realtà , ella aveva gettato un grido fievolissimo ; e s ' era messa a correre inavvertita nell ' ombra , rientrando in casa non avrebbe potuto dire in qual modo . Ma prigioniera ormai d ' un mostro dai tentacoli enormi , che le succhiava sangue e midolla ad ogni passo . Urtò a bella posta nel tavolino , per richiamar la sorella . Emilia diè un sobbalzo , levandosi repentemente sul gomito ; guardò Roberta , ancòra con lo sguardo velato dal sogno . - Vado a Nervi , - disse la fanciulla . - Tornerò per il pranzo . - Vuoi che ti faccia accompagnar dalla cameriera ? - domandò Emilia , dopo un istante in cui aveva sperato invano una parola di scusa pel modo brusco col quale Roberta l ' aveva strappata alla breve quiete . Ma tremava intanto ; sulle labbra della donna un ' altra domanda , trattenuta a forza . Poco prima , in camera di Roberta le era venuta alle mani una salvietta arrotolata quasi rabbiosamente , e largamente fradicia di sangue ; testimonio orribile del male ricomparso . Non osava parlarne , sentendo che la sorella medèsima voleva tacerne , per paura , forse per disdegno di conforto . - No . Vado sola ; devo comprar qualche cosa pel mio ricamo . Andrò sola . La voce erasi fatta rauca , incerta , con alterni suoni di metallo prossimo a fendersi . - Non fi stancherai ? - osservò timidamente Emilia . - Se tu aspettassi fino a domani ? O vuoi mandare a prendere una carrozza ? - Stancarmi ? Andare in carrozza ? - ripetè la giovanetta . - Si direbbe che tu mi credi sempre in agonia . L ' altra ebbe un tremito improvviso , rapidissimo . - Dicevo , perchè tu ritornassi più presto , - spiegò quindi col medesimo accento di sommessione . - Anche perchè c ' è molto sole ; un sole abbastanza forte .... Non irritarti .... Sarai di ritorno pel pranzo ? Io mi ero addormentata qui .... Confusa , cercava distogliere sè e la sorella dall ' argomento unico , il quale si presentava con malignità caparbia ; ma poichè s ' avvide che i loro occhi parlavano , che il pensiero si rifiutava , che qualunque parola sarebbe riuscita inutile , si tacque . Roberta era a un passo da lei ; immobile . Aveva un semplice abito grigio e tra le mani guantate portava un involto . Lo sforzo penoso d ' Emilia non le sfuggiva , avvertendola che la vita loro , con quello studio di menzogne , di dissimulazioni , con quella commedia di sorrisi e di fiducie , la vita loro diveniva intollerabile . - Vado , - ella annunzio , quasi a malincuore . - Arrivederci , Emilia . Emilia si levò , allora , d ' un colpo , e andò incontro alla sorella . Il ricordo del grido nella notte era venuto a fustigarla crudamente di nuovo ; chi aveva gridato ? Chi era nascosto a udir la rivelazione paurosa ? ... Doveva saperlo , affinchè il grido non le risonasse più nell ' orecchio , nel cervello , mentr ' era sveglia , mentre dormiva , come soffiato da mille bocche . Ma si arrestò a tempo .... Aveva detto Cesare sùbito ch ' era stata una allucinazione .... In ogni modo non poteva interrogare , non poteva confessar l ' orrore .... La fanciulla stava innanzi a lei ; pallida , irrigidita dallo spavento di una domanda . - Arrivederci , - disse Emilia , lasciandosi trascinar dal destino ; e tese la mano ardente . Roberta l ' afferrò e trasse la sorella fra le braccia . - Addio , cara , - susurrò , baciandola , stringendola al petto . - Addio ; riposa . " Che cosa è ? ... Che cosa pensa ?..." - chiese Emilia a sè stessa , nell ' atto in cui rendeva i baci . E per celare nuovamente il fremito improvviso , disse a voce alta : - Siamo tristi tutt ' e due , oggi .... Le rilucevano negli occhi le lacrime , e volse il capo , sciogliendosi presto da Roberta . - Non farmi aspettare troppo , - soggiunse . - Tornerai per il pranzo , è vero ? Avrebbe voluto vivere ora per ora , minuto per minuto , l ' esistenza della sorella ; non allontanarsene mai più , non perdere un attimo della vita di lei ; adorarla come una fragile e pura idealità , luminosa di grazia e di sventura . - Ma sì ; quante volte me lo chiedi ? - osservò Roberta con un sorriso stentato . Poi , sul limitare si rivolse : - Non impensierirti per me , - soggiunse . - Riposa . E abbozzò un saluto ultimo con la mano . Emilia , ritta in mezzo alla camera , ebbe ancòra un dubbio . - Aspetta ! - disse . - Mi vesto .... Verrò anch ' io .... Roberta aveva chiuso l ' uscio , e discendeva . Allora Emilia corse alla finestra che guardava in giardino , e vedendo la sorella passare indi a poco , mosse le labbra per ripetere la preghiera . Ma di nuovo , il destino la trascinò : " No , è inutile ; di che cosa temi ? Va a Nervi ; perchè inquietarla con le tue paure ? " E la donna , obbedendo , cadde sul divano , e scoppiò in pianto dirotto . In istrada , la prima persona che s ' offerse allo sguardo di Roberta fu Cesare Lascaris , il quale era incamminato verso la villa , quietamente , secondo l ' abitudine . L ' espressione di lui appariva serena , della serenità fredda ed energica , onde quel volto era riuscito dapprima spiacevole alla giovanetta . Cesare la scorse e la salutò ; ma poichè faceva l ' atto d ' andarle incontro , Roberta attraversò la via e passò sull ' altro marciapiede . Egli ignorava d ' averla ferita a morte con una parola ; egli ignorava d ' aver messo in quel cuore un gruppo di vipere infaticabili .... Appena vistala , aveva già forse preparato la frase di speranza e d ' inganno .... E andava da Emilia a parlar d ' avvenire ! ... " Costui potrà consolarla , - si disse Roberta . - Potranno consolarsi tutti in breve ! " - Sentì accerchiante l ' impeto di tornare indietro ella pure , di correre a casa , e di baciare Emilia e d ' abbracciarla , d ' abbracciarla furiosamente . Nè fu libera dalla suggestione se non quando accelerò il passo , e arrivata a Sant ' Erasmo , discese verso Nervi , dove i passanti eran numerosi e potevano distrarla . La giornata splendeva ; quell ' ultimo periodo di decembre recava la stupenda fragranza dei giardini tempestati di rose , le quali traboccavan fin dai muri di cinta per una catena ininterrotta di colori diversi , di diversa ricchezza . Soffiava mordace la fragranza del mare , denso di tinta , e pur tuttavia dardeggiato di raggi , che sembravano frangersi alla superficie e lasciarvisi pigramente onduleggiare . Sulla piazza di Nervi , a capo del lungo viale fiancheggiato di palme che conduce alla stazione , Roberta salì in una carrozza , ordinando di portarla a Genova ; e quando fu seduta , avvertì la greve stanchezza della notte insonne , la debolezza estrema per il sangue perduto in quello sbocco furioso . Ebbe paura ; il male poteva riprenderla , ucciderla sulla pubblica via . Ma se fosse rimasta , lo avrebbe forse fermato ? Ella aveva la mente in un cerchio di follia , e si volse d ' un tratto a guardar lo spettro che le stava alle reni , minacciandola di continuo . La carrozza partì . Roberta mise sui ginocchi l ' involto che teneva fra le mani ; era tutta la sua ricchezza , là dentro , una grossa somma in titoli dì rendita , ch ' ella aveva divisato di vendere a poco a poco ; gettandola anche a profusione , non sarebbe finita tanto presto quanto la vita di lei . Trasse una lettera , ancòra con la busta aperta ; la ripercorse con l ' occhio , temendo che il ribrezzo , l ' odio , la certezza della fine , le avessero suggerito qualche parola di rimprovero o d ' ingratitudine . Il senso ne era calmo ed affettuoso ; nessun cenno alla scoperta della notte ; perchè aggravare la disperazione d ' Emilia con la possibilità d ' un rimorso ? ... Ella non aveva se non la colpa di voler trattenere la sorella , di voler farne un oggetto miserevole su cui sfogare tutta la ferocia della sua pietà . Ma come si sentiva male ! Ardevano le tempia , ardevano le mani ; dentro il petto era insostenibile l ' artiglio della tortura ; di quando in quando , la sofferenza fisica raggiungeva tal grado da parere una voluttà calda , che le corresse le membra e le facesse ribollir le vene .... Chiudere gli occhi , oh chiudere gli occhi al sole fiammeggiante ! ... Sarebbe stato più dolce chiuderli sotto freschi baci , che avrebbero potuto placar l ' ardore delle carni . Voleva distrarsi , guardando .... La strada bianca , fra la spiaggia ilare e le ville pregne d ' effluvio , quanto era crudele di ricordi ! Ben per quella medesima strada le due sorelle tornavano un tempo dalle loro gite ; e le discese ripidissime e la prossimità della via ferrata incutevano un ' ombra d ' attraente pericolo . Qualche volta il treno le sopraggiungeva rapido e formidabile ; e il cavallo fermo innanzi alla barriera drizzava le orecchie , volgeva la testa a guardare . Era l ' attimo più commovente della passeggiata ; le giovani si stringevano la mano sorridendo . Il mare pompeggiava , solenne di quieta potenza ; le ville davano al paesaggio la nota leggiadra o maestosa , incensando l ' aria coi profumi dei giardini , e tagliando il cielo puro coi ricami aggrovigliati o con le punte argute degli alberi . Roberta ebbe così l ' imagine di quel molle passato , che portò le mani alla fronte con un gesto di sbigottimento ; poi restò attonita , gli occhi fissi sul sedile vuoto innanzi a lei , per non più vedere , per non pensare , per non obbedire alla sorda voce , che le gridava nell ' intimo , che gridava dalle cose tutte : - " Ritorna ! ritorna ! Non trascinare altri nella tua rovina ! " Solo dopo Sturla , quando la fiumana della gente , delle carrozze , dei carri , si fece più tumultuosa sotto il biondo sole , ella abbandonò il suo atteggiamento inerte ; si drizzò e finse . La vita incombeva . Roberta passava tra la vita e le speranze mostruose di quegli sconosciuti , e doveva fingere vita e speranze ella pure ; già il suo volto era insolitamente pallido e malato . Si drizzò sul busto ; trovò uno sguardo impersonale per lo stupido spettacolo . Alcuni giovanotti fermi in gruppo a chiacchierare , si volsero insieme e la fissarono .... Ah , il suo corpo e il suo animo ! Non avevano ormai se non un valore d ' effimera . L ' animo era in agonia . Volevano il corpo ? Avrebbe potuto offrirlo al primo passante cui fosse piaciuto , per distruggere anche la sua verginità inutile , per sentire una qualunque nausea degli altri e di sè stessa . Arrivata a Genova , tenne la carrozza e discese presso varii negozii , ad acquisti . Ella eseguiva automaticamente il disegno stabilito nella notte e calcolato fin nei più minuti particolari di tempo . Ai commessi parve una strana compratrice . Era molto distratta ; non osservava la merce , e faceva domande alle quali non aspettava risposta . Dal negoziante di valigie aveva dimenticato di ritirar l ' avanzo di cinquecento lire e avevan dovuto rincorrerla per consegnarglielo . I suoi occhi s ' offuscavano d ' una espressione poco men che atterrita quando qualcuno le diceva la frase abituale : - " Vedrà , signora , che questa stoffa le farà una gran durata . " . Ed era molto , molto stanca ; si sedeva appena giunta e non si alzava se non per uno sforzo visibilissimo . Dalla sua guantaia , aveva chiesto un cordiale , un po ' di liquore , e aveva trangugiato un bicchierino di cognac , ch ' era parso animarla un istante . Risalì in carrozza , e si fece condurre alla stazione di Piazza Principe . Si rammentò , in quel punto , della lettera ; pensò che , inviandola per posta , non sarebbe arrivata se non la dimane , ed Emilia avrebbe sofferto un ' altra notte di dubbii , più spaventosi di qualunque spaventosa certezza . Chiuse la busta , e quando fu alla stazione guardò il cocchiere , il quale la conosceva e aveva frequentemente servito le due sorelle . Poteva fidarsene . - Voi tornate a Nervi ? - gli domandò Roberta . - Sì , signorina , sùbito . - Sùbito ; bisogna vi andiate sùbito ; io vi pagherò il ritorno . Ma vi spingerete fino a casa mia , e consegnerete questa lettera alla signora , sapete ? l ' altra signora che è sempre con me .... Andate sùbito ; non fermatevi per via .... Fra un ' ora dovete essere lassù ! Poi , quando l ' uomo voltò briglia e traversò la piazza , stette a guardarlo fin che le si tolse alla vista .... Fra un ' ora sarebbe arrivato .... Oh , solo a vederlo comparire , solo a leggere la soprascritta della busta , Emilia avrebbe gettato un grido ! La fanciulla si strinse nervosamente le mani fino a farle scricchiolare ; diede un ' occhiata in giro ad assicurarsi nessuno avesse rilevato l ' atto ; ma non v ' erano se non viaggiatori frettolosi e portatori in attesa di bagagli . Entrò sotto il peristilio della stazione , seguendo il facchino impadronitosi degli oggetti ch ' ella aveva posato a terra . Ritirò la tessera . Contava recarsi a Nizza , verso quelle coste di Francia , ch ' ella aveva tante volte sognato , verso quella Parigi , che le sembrava chiusa da un velario d ' oro , oltre il quale erano gioie insidiose ed ebbrezze ignote . Proveniente da Milano , il treno per Ventimiglia era in ritardo di trenta minuti ; la giovanetta si recò nella sala d ' attesa . Sedette ; sentì che il male e la stanchezza precipitavano su di lei con peso inesorabile ; doveva fortemente resistere per non curvare le spalle , per tener gli occhi aperti ; ma portava spesso la mano al collo , al petto , dove un ' arsura di fuoco la divorava ; batteva la lingua contro il palato , temendo d ' assaggiar l ' orribile sapor dolciastro del sangue . Ebbe di nuovo il movimento brusco per volgersi a guardare se non le stesse alle reni uno spettro visibile ; s ' accorse di ciò che faceva , e rabbrividì pensando che aspettava la morte e poteva giungere la follia . Dove andava ? ... Non aveva scritto in fronte l ' angoscia e il terrore ? ... Perchè la guardavano tutti ? ... Che cosa diceva il suo volto ? ... A fatica si alzò e andò fino a un grande specchio nel mezzo della parete centrale . Il suo volto diceva che in un sol giorno la freschezza della giovane età era smarrita per sempre ; magre e pallide le guance , accese le labbra , cerchiati gli occhi d ' un giro lividastro ; poteva essere bella , per la straordinaria espressione di sfinitezza e per la grande ombra di malinconia . Poichè udiva dei passi , il dovere della vita la riprese , e finse d ' acconciarsi il veletto ; ritornò al divano , studiandosi d ' allargar le spalle e d ' ergere il busto . Era prudenza , forse , passar la notte a Genova e partire il giorno appresso . Cercò il facchino con lo sguardo , per consegnargli le valigie e farle recare a gualche prossimo albergo . Aveva deciso d ' essere prudente , di fermarsi a Genova , di riposare . Ma in quel punto , un impiegato gridò la partenza per Ventimiglia . - Per Ventimiglia ? - domandò il facchino , accorso a riprender gli oggetti . - Va a Ventimiglia , la signora ? - egli ripeteva . - Sì , - disse la fanciulla , ancora guardandosi intorno smarrita . - Per Ventimiglia ! Fermarsi a Genova ? Con quale scopo ? ... Essere prudente ? Per chi ? Da quell ' ora , tutte le vicende erano sue ; ella si trovava sola e libera . L ' aveva desiderata con ogni forza , quell ' ora , l ' aveva sognata ! Ed ecco , la realtà ; ecco , il sogno tramutatosi in fatto : non la visione di un ' esistenza piena di avvenimenti inaspettati e rosei ; ma la visione , più lucida che mai , del proprio cadavere freddo e rigido sopra un catafalco ricco di drappi funerei , presso una finestra spalancata in faccia alla campagna eterna ... Trovò posto in uno scompartimento di prima classe , vuoto , sperando di potere stendersi e dormire , non appena uscito il treno dalla stazione . E sentiva che già Emilia aveva udito la carrozza fermarsi avanti al cancello , che già l ' uomo aveva portato la lettera , che già la sorella aveva mandato il grido .... Ritornare ? Non trascinare altri nella rovina ? ... Cesare Lascaris avrebbe ripetuto con la voce fischiante di sarcasmo : " Lo sapevo , che la signorina legge troppi romanzi ! " Mentre sotto la tettoja annerita accendevano i bracci a gas , e mentre i viaggiatori passavano e ripassavano , - romore di treni in moto , globi di vapor bianco diffusi , cantilene d ' impiegati ad annunziare le partenze , suoni della campana ad avvertir gli arrivi , - mentre la vita fremeva , Roberta si tolse i guanti , e studiò la morte sulle pallide mani , dalle dita lunghe e affusolate , dalle unghie lucenti ; pallide mani , che narravan tutta l ' anima di lei , facile a smarrirsi , incapace a calcolare , pronta a violenze ingenue . La fanciulla piombò in una disperata tristezza così assorbente , che ella non s ' avvide come all ' ultimo , quando il treno s ' avviava a ritroso fuor della stazione , - un viaggiatore fosse salito nel suo scompartimento ; ma sollevando gli occhi , ebbe un moto involontario di stupor timoroso . L ' uomo la salutò , prese posto di fronte , l ' avvolse tutta dalla testa ai piedi in uno sguardo scrutatore , che la fanciulla non aveva mai sofferto e che la costrinse a volgere il capo , fingendo di guardar dallo sportello . Il treno si lanciava sotto la bella luce del tramonto tingente di carnicino gli edifizii dei sobborghi di Genova e poi la conca azzurra del porto , reticolata d ' alberi di navi , ingombra di barchi massicci . Chi era lo sconosciuto ? La mancanza d ' Emilia doleva con nuova forma ; Emilia sapeva bene rassicurar la sorella , diffondeva attorno a sè un ' aura di tanta fiducia , che Roberta ne viveva giorno e notte . Ora , Emilia non v ' era più . Roberta l ' aveva abbandonata , e si trovava sola di fronte ad uno sconosciuto . Una paura strana l ' afferrò ; si mise a tremare , irrigidendosi con le mani nude strette ai bracci del sedile ; se l ' uomo avesse fatto un movimento , ella avrebbe gettato un urlo , poichè senz ' altro Roberta aveva stabilito ch ' egli era un ladro e che doveva ucciderla .... Ma il viaggiatore trasse dalla valigia un libro , vi cercò la pagina segnata , e cominciò a leggere ; allora , a poco a poco , di tra le ciglia , cautamente , la giovanetta si sforzò a indovinare il titolo del volume , e quando giunse a comporre in mente le lettere , e quando scoperse ch ' era un romanzo cui ella conosceva ed amava , il cuore le battè di gioja infantile , e concluse che lo sconosciuto non era un ladro , non doveva ucciderla . Poi , con la medesima astuzia lenta , si studiò a osservare l ' uomo , inosservata . Egli era giovane ed elegante ; nel volto un poco abbronzato luccicavano gli occhi neri ed acuti ; aveva un profilo quasi rettilineo , volitivo ; la testa era bella ; la bocca pura , con labbra sensuali , coi mustacchi piegati in su . Apparteneva alla razza di quelli che mai non hanno lavorato in nessuna cosa , e mai non lavoreranno . Roberta aveva incontrato simili uomini ai bagni , ai teatri , ai concerti , ovunque s ' offriva un passatempo di moda o un trattenimento per lo spirito ; e sempre ella aveva avvertito una specie d ' attrazione verso i giovani epicurei , lasciandosi cogliere dalla forma della loro cortesia , dalla scelta della loro eleganza . Anche ora , guardando lo sconosciuto , la fanciulla si fermava all ' apparenza ; non rilevava una piega amara all ' angolo delle labbra di lui , nè sul volto l ' energia fosca di chi si getta ai piaceri passionatamente , correndo l ' alternativa d ' uscirne per un mortale disgusto , o di non uscirne se non insieme con la vita . Pareva uno di quegli uomini , cui la donna unica può arrestare , salvare , vincere e domare col dono della propria esistenza , della verginità assoluta , con la forza d ' una sincerità non attesa . Egli aveva notato nella giovanetta il destreggiar degli sguardi , e pur fingendo di leggere , si lasciava studiare ; ma quando appena s ' accorse che la compagna era tranquilla e sicura ( forse , molto aveva giovato una piccola corona , dominante due cifre intrecciate sopra la targhetta argentea della valigia ) , - egli stesso , con maggiore astuzia , non lasciandosi mai sorprendere , guardò Roberta a lungo . Fu colpito dalla bellezza malinconica di quel viso giovanissimo , prima ancòra che dall ' aspetto di sofferenza onde il viso e il corpo sembravano chiedere sollecitudine . La fanciulla sfolgorava negli occhi , pieni di febbre e tuttavia ignari di sguardi procaci e ingannevoli ; le labbra curve eran deliziose di colorito , un poco umide ; per tutto il volto , la stanchezza , la commozione , la malattia , avevan diffusa un ' ombra grave , in aperto contrasto con la palese giovanezza di Roberta . Non mai era stata così bella , e il sole morente che dallo sportello la illuminava senza darle molestia , cresceva forza al significato romantico della gentile figura . Lo sconosciuto ritornò al libro aperto , notando un ' occhiata della fanciulla , che sembrava disporsi a continuare il suo studio . In verità , il giovane attirava l ' attenzione di lei potentemente , ed ella cominciava a farsi delle domande che non trovavano risposta ; andava a Nizza egli pure ? come si chiamava ? era ammogliato ? ... Cercò sulle dita di lui il cerchietto d ' oro , ch ' ella credeva indivisibile dalle persone non più libere ; ma alla mano destra , nuda , non aveva anelli , e la sinistra era ancòra guantata . E perchè non parlava ? In molti romanzi , Roberta aveva letto i dialoghi d ' un giovane e d ' una giovane incontratisi nel treno ; e veniva poi una sfilata , di capitoli interessanti , che si rannodavano tutti a quel primo capitolo dell ' incontro . Lo sconosciuto non le parlava , non la degnava d ' uno sguardo ; credendo fare piacere , aveva tirato la cortina per toglierle il sole ultimo , e sùbito s ' era rimesso a leggere , in modo ch ' ella non aveva potuto ringraziarlo con un cenno del capo , come in quei romanzi .... Egli pure vestiva un abito grigio , calzava stivaletti di cuoio giallo , - aveva i piedi piccoli - e il collo della camicia era molto alto , con una cravatta enorme , di gusto inglese . La fronte di lui era ampia , con qualche sottilissima ruga , visibile a pena ; ma i capelli erano tutti nerissimi , naturalmente lucidi , un poco arricciati . Solo , pareva a Roberta ch ' egli fingesse di leggere , perchè non voltava mai pagina ; e a un tratto , ella s ' avvide con maraviglia , che lo sconosiciuto non poteva leggere affatto , perchè aveva ripreso il libro capovolto . Cominciò a temere di nuovo ; perchè fingeva ? a che cosa pensava ? In quel punto gli sguardi suoi s ' incontrarono con gli sguardi del giovane , e non sapendo come reggere all ' onda carezzevole di quegli occhi bruni , e sentendo d ' arrossire , Roberta cercò in fretta i guasti e cominciò a calzarli , con la testa china . Il treno si fermò a Sampierdarena lungamente . La fanciulla guardò in basso la sfilata gaja dei molti edifizi , dispersi in una pianura grigia e uniforme ; l ' ombra cominciava a scendere tristissima . Il ricordo di Emilia , la visione della villetta , l ' intuizione dello spavento cui la sorella doveva essere in preda , vennero tutti insieme a turbarla . Che cosa aveva fatto ? Dove andava ? Aveva commesso un crimine .... Fra il brusco estollersi di quei pentimenti , una cosa sola poteva consolarla ; ella si sentiva bene , d ' improvviso , quanto non s ' era ; mai sentita , e irrompeva nel suo cuore una turba di speranze magnifiche , audaci , sicure ; era tuttavia molto affaticata molto languida , ma la cosa pareva ben naturale , dopo le orribili torture . Sperava , tornava a sperare violentemente nell ' avvenire ; la giovane età avrebbe trionfato de ' suoi mali nervosi . E ritraendosi dal finestrino perchè il treno ripartiva , questa volta per una ben lunga corsa , Roberta vide gli sguardi del compagno fissi ai capelli di lei , biondi , copiosi , rutilanti sotto il raggio della lampada elettrica , la quale pendeva dall ' alto della carrozza e cominciava a dar luce non contrastata dalla luce diurna . La fanciulla gli fu riconoscente ; l ' attenzione del giovane significava l ' avvenire e la vita : egli doveva pensare a lei , non come a larva moritura , ma come a donna vibrante di calda sensibilità , ricca di delicati sentimenti . Allora , non sapendo d ' agire in modo strano , ella si abbandonò a quell ' attenzione , vi si offerse scaltramente . Perchè l ' uomo non avesse a temere d ' essere sorpreso , restò col capo inclinato , ma non così che il suo volto bianco non si vedesse , non così che i suoi occhi azzurri paressero spenti ; e si dispose un po ' in obliquo sul sedile , perchè tutta la linea dei fianchi acerbi risaltasse sopra lo sfondo grigiastro . Provò un gaudio nuovo , a quella dedizione capricciosa ; più forte , accorgendosi che il giovane si lasciava attirare , e la studiava , l ' ammirava con intensità , riusciva a definirla in quanto aveva di raro e di meno atteso : l ' incoscienza virginale e la civetteria mite .... La curiosità di lui non era volgare e momentanea , ma doveva , certo doveva risvegliare a poco a poco un sentimento , una brama di non finire così la muta avventura . Vi fu un istante , in cui Roberta osò levare il capo , e da tutto l ' atteggiamento del compagno vide perspicua la certezza ch ' egli si accingeva a parlare , a gettare la rete , la quale avrebbe involto lei , e forse non lei sola , per sempre . - Ora mi parla ! - ella pensò . Fu come un tremendo schianto , un balzo in una voragine profonda . La fanciulla avvertì di nuovo l ' orribile sapore dolciastro del sangue ; ebbe un sussulto visibilissimo , tossì seccamente due volte , e con la fronte imperlata di sudor freddo , aspettò . Poi , quando la prima spuma rosea comparve alla connessura delle labbra , portò il fazzoletto alla bocca , serrandolo contro , perchè nulla si vedesse ; ma non era un filo di schiuma , e non cessava , diffondendosi per la pezzuola , empiendole la bocca tutta , minacciando di soffocarla . Tossì ancòra ; venne ancòra il liquido vermiglio su per la gola ; e smarrendo ogni speranza , ogni senso della vita formale , Roberta balzò in piedi , afferrò le mani già tese del giovane , e rantolò con un urlo : - Muoio ! L ' impeto enorme del sangue proruppe , non più affievolito dal lieve ostacolo del fazzoletto ; e la figura bianca della vergine insanguinata , ritta fra le braccia del compagno che la sorreggeva , precipitò nella spessa ombra d ' una galleria come in una voragine profonda .
Miscellanea ,
melanconica alba lunare . V In cui Ciuffettino per le sue birichinate si trova a dover passare la notte nel
COSIMA ( DELEDDA GRAZIA , 1937 )
Narrativa ,
La casa era semplice , ma comoda : due camere per piano , grandi , un po ' basse , coi pianciti e i soffitti di legno ; imbiancate con la calce ; l ' ingresso diviso in mezzo da una parete : a destra la scala , la prima rampata di scalini di granito , il resto di ardesia ; a sinistra alcuni gradini che scendevano nella cantina . Il portoncino solido , fermato con un grosso gancio di ferro , aveva un battente che picchiava come un martello , e un catenaccio e una serratura con la chiave grande come quella di un castello . La stanza a sinistra dell ' ingresso era adibita a molti usi , con un letto alto e duro , uno scrittoio , un armadio ampio , di noce , sedie quasi rustiche , impagliate , verniciate allegramente di azzurro : quella a destra era la sala da pranzo , con un tavolo di castagno , sedie come le altre , un camino col pavimento battuto . Null ' altro . Un uscio solido pur esso e fermato da ganci e catenacci , metteva nella cucina . E la cucina era , come in tutte le case ancora patriarcali , l ' ambiente più abitato , più tiepido di vita e d ' intimità . C ' era il camino , ma anche un focolare centrale , segnato da quattro liste di pietra : e sopra , ad altezza d ' uomo , attaccato con quattro corde di pelo , alle grosse travi del soffitto di canne annerite dal fumo , un graticcio di un metro quadrato circa , sul quale stavano quasi sempre , esposte al fumo che le induriva , piccole forme di cacio pecorino , delle quali l ' odore si spandeva tutto intorno . E attaccata a sua volta a uno spigolo del graticcio , pendeva una lucerna primitiva , di ferro nero , a quattro becchi ; una specie di padellina quadrata , nel cui olio allo scoperto nuotava il lucignolo che si affacciava a uno dei becchi . Del resto tutto era semplice e antico nella cucina abbastanza grande , alta , bene illuminata da una finestra che dava sull ' orto e da uno sportello mobile dell ' uscio sul cortile . Nell ' angolo vicino alla finestra sorgeva il forno monumentale , col tubo in muratura e tre fornelli sull ' orlo : in un braciere accanto a questi si conservava , giorno e notte accesa e coperta di cenere , un po ' di brace , e sotto l ' acquaio di pietra , presso la finestra , non mancava mai , in una piccola conca di sughero , un po ' di carbone ; ma per lo più le vivande si cucinavano con la fiamma del camino o del focolare , su grossi treppiedi di ferro che potevano servire da sedili . Tutto era grande e solido , nelle masserizie della cucina ; la padella di rame accuratamente stagnate , le sedie basse intorno al camino , le panche , la scansia per le stoviglie , il mortaio di marmo per pestare il sale , la tavola e la mensola sulla quale , oltre alle pentole , stava un recipiente di legno sempre pieno di formaggio grattato , e un canestro di asfodelo col pane d ' orzo e il companatico per i servi . Gli oggetti più caratteristici erano sulla scansia ; ecco una fila di lumi di ottone , e accanto l ' oliera per riempirli , col lungo becco e simile a un arnese di alchimista : e il piccolo orcio di terra con l ' olio buono , e un armamento di caffettiere , e le antiche tazze rosse e gialle , e i piatti di stagno che parevano anch ' essi venuti da qualche scavo delle età preistoriche : e infine il tagliere pastorale , cioè un vassoio di legno , con l ' incavo , in un angolo , per il sale . Altri oggetti paesani davano all ' ambiente un colore inconfondibile : ecco una sella attaccata alla parete accanto alla porta , e accanto un lungo sacco di tessuto grezzo di lana , che serviva da mantello e da coperta al servo : e la bisaccia anch ' essa di lana , sulla quale alla notte dormiva , quando era in paese , lo stesso servo , pastore o contadino che fosse . Sull ' acquaio non mancava mai un paiolino di rame pieno d ' acqua attinta al pozzo del cortile , e su una panca l ' anfora di creta con l ' acqua potabile , faticosamente portata dalla fontana distante dall ' abitato . L ' acqua era allora un problema , e se ne misurava , d ' estate , ogni stilla ; a meno che non sopraggiungesse un buon acquazzone a riempire la tinozza collocata sotto il tubo di scolo dei tetti : eppure la pulizia più diligente , praticata a secco , rendeva piacevole tutta la casa . Dalla finestra , munita d ' inferriata , come tutte le altre del piano terreno , si vedeva il verde dell ' orto ; e fra questo verde il grigio e l ' azzurro dei monti . La porta invece , come si è detto , dava sul cortile triangolare , piuttosto lungo e occupata quasi a metà da una rustica tettoia dalla quale , per un usciolino , si andava nell ' orto . In fondo c ' era il pozzo , e , sotto il muro alto di cinta , una catasta di legna da ardere , rifugio di numerosi gatti e delle galline che vi nascondevano il nido delle uova . Un ' asse appoggiata su due ceppi , accanto al muro laterale della casa , ancora grezzo e sul quale , al primo piano , si apriva una sola finestra ( le finestre erano tutte senza persiane ) , serviva da sedile . E un grande portone fermato anch ' esso da ganci e stanghe , tinto di un color marrone scuro , dava sulla strada . Di giorno era quasi socchiuso , e , più che il portoncino della facciata , serviva per il passaggio degli abitanti e degli amici della casa . A questo portone , una mattina di maggio , si affaccia una bambina bruna , seria , con gli occhi castanei , limpidi e grandi , le mani e i piedi minuscoli , vestita di un grembiale grigiastro con le tasche , con le calze di grosso cotone grezzo e le scarpe rustiche a lacci , più paesana che borghese , e aspetta , dondolandosi , che passi qualcuno o qualcuno si affacci a una finestra di fronte , per comunicare una notizia importante . Ma la strada , stretta e sterrata , in quell ' ora fresca del mattino è ancora deserta come un sentiero di campagna , e nella vecchia casa di contro , anch ' essa con l ' alto muro di un cortile a fianco e un portone rossastro , non si vede nessuno . Questa casa è abitata da un canonico , un lungo e nero asceta taciturno , e da una sua giovane nipote intelligente , che avrebbe voluto farsi suora , ma dopo qualche mese di noviziato è stata rimandata a casa per la sua cagionevole salute . Gente per bene , semplice e austera . Il canonico si lamenta che nessuno , per la strada , lo saluti : è lui , invece , che cammina sempre ad occhi bassi e assorto nelle sue speculazioni religiose : la nipote , visto che Dio non l ' ha voluta in sposa , si compiace della corte discreta di un bel giovane ebanista , decisa però a non sposarlo perché non è un proprietario o un funzionario come converrebbe a lei . La bambina sul portone , sa queste cose , e considera i suoi vicini di casa come personaggi straordinari . Tutto , del resto , è straordinario per lei : pare venuta da un mondo diverso da quello dove vive , e la sua fantasia è piena di ricordi confusi di quel mondo di sogno , mentre la realtà di questo non le dispiace , se la guarda a modo suo , cioè anch ' esso copi colori della sua fantasia . Odori di campagna vengono dal fondo della strada ; il silenzio è profondo , e solo il rintocco delle ore e dei quarti suonati dall ' orologio della cattedrale , lo interrompono . Passano le rondini a volo , sul cielo azzurro denso , un po ' basso come nei paesaggi dei pittori spagnoli , ma anche le rondini sono silenziose . Finalmente una finestra si apre nella casa di fronte , e un viso bruno , coi grandi occhi velati dei miopi , si sporge a guardare qua e là negli sfondi della strada . È la signorina Peppina , la nipote del canonico . La bambina si solleva tutta , afferrandosi allo spigolo del portone per allungarsi meglio , e grida la notizia per lei importantissima : - Signora Peppina , abbiamo un bambino nuovo : un Sebastianino . Risultò poi che era una femmina : ma la bambina desiderava un fratellino ; e se lo era inventato , col nome e tutto . Soddisfatta , rientrò nella cucina e aspettò che la serva finisse di cuocere il latte per la colazione . Bisogna dire due parole di questa serva , che , a ricordarla , sembra anch ' essa una invenzione fuori della realtà . Si chiamava Nanna ; e adesso siede certamente alla destra di Dio , fedele ancora ai suoi padroni , nella schiera dei Patriarchi . Da venti anni era al servizio della casa , altri venti ne doveva trascorrere . Aveva allora trent ' anni ; era venuta bambina , da un tugurio di santi poveri , per badare al primo bambino dei padroni , che era morto dopo pochi mesi dalla nascita , ma lasciando il posto nella culla ad un altro . Primitiva era anche questa culla , come scavata nel tronco d ' un noce , senza veli né ornamenti , e non rimaneva mai vuota . Nanna era ancora una bella donna , con gli occhi castanei di cane buono , un mazzetto di peli all ' angolo destro della bocca , i seni lunghi e bassi delle razze schiave . Schiava non era certo , in quella casa , e tutto le veniva affidato , compresi i bambini , che dormivano con lei , e che lei si trascinava appresso quando andava per le commissioni . Se lavorava giorno e notte lo faceva volontariamente : andava a prendere l ' acqua alla fontana , a lavare i panni lontano , dove si trovasse qualche rigagnolo , puliva la farina e faceva , con la padrona , il pane di frumento e quello di orzo : andava a battere gli olivi nel podere , a cogliere ghiande per il maiale , nel bosco della montagna ; spaccava la legna , dava da mangiare al cavallo ; le toccava anche di spazzare il tratto di strada davanti alla casa , poiché il Comune non se ne incaricava ; e al tempo della vendemmia pigiava l ' uva coi suoi forti piedi nudi rivestiti d ' una pelle che sembrava conciata . E lo stipendio glielo serbava il padrone , che lo metteva a frutto : quando ella aveva avuto venti anni ed era bella e quasi bionda i maligni dicevano che il padrone aveva un debole per lei ; ma erano chiacchiere e il tempo le dissipò . Ecco adesso ella cuoce attenta il latte sul fornello sopra il forno grande : per l ' occasione del parto della padrona si è messa le scarpe , senza calze s ' intende , pronta a tutti gli ordini : una ruga le solca la fronte e le sue orecchie sono tese come quelle delle lepri . La responsabilità della casa è adesso tutta sua , ed ella profitta della sua padronanza solo per sorbirsi qualche tazzina di caffè in più , sola sua passione . I ragazzi vengono uno ad uno a prendere il caffè e latte , che ella versa nelle rotonde tazze di creta gialla e rossa : anche i più grandi , che sono maschi e frequentano già il ginnasio della piccola città . Il maggiore , Santus , è un bel ragazzo col profilo e gli occhi grandi , d ' un grigio celeste , dalla sclerotica azzurra : ha un ' aria pensosa e leale , veste già con qualche ricercatezza , e mentre beve il suo caffè e latte finisce di ripassare la lezione di latino . L ' avvenimento della casa non lo sorprende né lo turba : ne conosce il mistero e lo accetta come una cosa naturale . I suoi sensi sono calmi , quasi freddi : la fantasia misurata . Non ama le donne , non pensa che a studiare , approfondire le cose della vita , ma attraverso i libri . No , non ho fantasia , ma forse anche lui è un po ' visionario , come la sorella piccola , e viene da un mondo lontano dalla cruda realtà . Ha fretta di andare a scuola , coi libri ben legati con una cinghia , e non si preoccupa se l ' altro fratello invece ritarda e forse dorme ancora nella loro camera all ' ultimo piano che ha due finestre , una sulla facciata , l ' altra sui tetti sottostanti della dispensa e della rimessa e di altri ripostigli . E infatti prima di lui scendono le due sorelle maggiori , Enza e Giovanna , che vanno anch ' esse a scuola , piccole di statura , quasi eguali come due gemelle , con gli occhi celesti e i capelli neri stretti stretti in una treccia che finisce con un ricciolo . I loro vestiti sono davvero buffi , con la sottana larga e lunga allacciata alla vita intorno alla camicetta a sprone con le maniche abbondanti : il tutto di un tessuto a striscie colorate : della stessa stoffa è la borsa per i libri : hanno anch ' esse le calze bianche e gli scarponcini coi chiodi ; e in testa fazzoletti di seta che già però esse annodano con civetteria sulla guancia sinistra , lasciando scoperti i capelli fino a metà testa . La piccola , Cosima , che ancora non ha l ' età di andare a scuola , le guarda con ammirazione e invidia , ma anche con un certo timore , poiché esse , specialmente Enza , non solo non giocano volentieri con lei , ma le prodigano pugni , spintoni e bòtte e parolacce : tutta roba imparata dalle compagne di scuola . Più buono , con lei , è il fratello Andrea . Ecco che , quando le due sorelle sono già anch ' esse avviate a scuola , il ragazzo scende , ma disdegna di prendere il caffè e latte ; roba di donnicciuole , dice . Lui mangerebbe già una fetta di carne rossa mezzo cruda , e non essendoci questa si contenta di tirar giù il canestro dei servi e rosicchia coi suoi forti denti il pane duro e una crosta di formaggio . Nanna gli va appresso supplichevole , con la tazza colma in mano : poiché questo Andrea è il suo idolo maggiore , il suo affanno e la sua preoccupazione . - Mi sembri un pastore , - dice , mettendogli davanti la tazza . - Prendi questo ; prendi , agnello ; il maestro ti sentirà l ' odore di formaggio . - E lui , chi è ? Io sono un pastore ricco , ma lui è un povero accattone , un ubriacone pidocchioso . Così parla Andrea del suo professore di latino ; e lo dice con convinzione poiché tutta la gente che vive di lavoro intellettuale è per lui più povera dei mandriani e dei manovali . La sua mentalità è davvero da ricco pastore , che fa una vita rude ma ha bestiame , terre e denaro ; e sopra tutto libertà di azione , tanto per il bene come per il male . Anche la sua persona è tozza , squadrata , le vesti trasandate ; ma la testa è caratteristica , possente , tutta capelli nerissimi ; il profilo è camuso , con le labbra sensuali ; gli occhi d ' un grigio dorato , corruscanti come quelli del falco . Non ama lo studio , ed è felice solo quando può scappare di casa , a cavallo , come un centauro adolescente . Nessuno gli ha insegnato a cavalcare : eppure egli monta anche senza sella sui puledri indomiti , e i suoi urli per aizzarli gareggiano coi loro nitriti . Nell ' accorgersi di Cosima , che se ne stava quieta seduta su una seggiolina bassa , con la scodella in grembo , le sorrise e prima di uscire le si avvicinò dicendole sottovoce , con un accento sommesso di complicità : - Domenica ti porterò , a cavallo , al Monte : ma zitta , eh ! I grandi occhi di lei si aprirono , lucenti di gioia e di speranza : e questa promessa del fratello , piena di lusinghe e di visioni straordinarie , si mischiò alle sue fantasticherie , intorno al mistero della creatura nata quella notte in casa , venuta non si sa di dove , come , né perché . Questa nascita , inoltre , portava un certo cambiamento di vita . Le due sorelle maggiori dovevano sistemarsi nella camera alta , per lasciare posto , nel letto di Nanna , a lei Cosima , e alla piccola Beppa che ancora dormiva nella culla in camera dei genitori . Beppa aveva circa tre anni , ma ne dimostrava di meno e ancora non parlava bene perché aveva la cartilagine sotto la lingua più corta del solito : e si parlava di fare un piccolo taglio per sciogliere la lingua dal suo impaccio . Ecco che anche lei fa comparsa in cucina , portata a mano dalla nonna . La nonna non viveva con loro ma aveva passato la notte in casa per assistere , lei , col solo aiuto di Nanna , la figlia partoriente . E tutto era andato bene , senza strepiti , senza disordine . Adesso la puerpera e la bambina riposavano , e anche il padre , che aveva vegliato tutta la notte leggendo o passeggiando silenzioso nella camera attigua a quella della moglie , s ' era addormentato su un vecchio sofà . La nonna invece non sentiva il bisogno di dormire , sebbene fosse una piccolissima donna fragile , quasi nana , con mani e piedi da bambina ; e anche gli occhi color nocciola , con lunghe ciglia nere , erano pieni d ' innocenza , come mai avessero veduto l ' ombra del male . Una cuffietta di panno nero le raccoglieva i capelli già bianchi , ma qualche ricciolo scappava sulla nuca e sulle orecchie , e le dava un ' aria sbarazzina . Le nipotine la consideravano come una loro eguale , mentre avevano suggezione della madre , e Cosima provava uno strano senso di sogno quando la vedeva comparire d ' improvviso . Ma più che di sogno era un senso fisico di ricordo inafferrabile , una lieve vertigine , come un baleno sanguigno , che più tardi ella si spiegò col crederlo un affiorare e subito di nuovo sommergersi di vita anteriore rimasta o rinata nel subcosciente . La nonna , poi , le ricordava , - ma questo un po ' volontariamente , - certe donnine favolose , o piccole fate , buone o cattive secondo l ' occasione , che la leggenda popolare affermava abitassero un tempo in piccole case di pietra , scavate nella roccia , specialmente negli altipiani granitici del luogo . E queste minuscole abitazioni preistoriche esistevano ed esistono ancora , monumenti megalitici che risalgono a epoche remote , chiamati appunto le Case delle piccole Fate . La nonnina prese il caffè , fece mangiare e poi lavò la piccola , e infine mandò la serva a fare la spesa : spesa presto fatta , poiché in casa c ' erano tutte le provviste , compreso il pane , e non si trattava che di comprare la carne per il brodo , o un po ' di pesce , se per caso raro venuto dalla spiaggia orientale dell ' isola . Cosima , con la sua scodella vuota , era incerta se seguire la serva nella breve uscita mattutina , o eseguire un suo progetto . Voleva penetrare nella camera della mamma e vedere la bambina ; profittò quindi del momento in cui la nonna attingeva l ' acqua dal pozzo , per infilarsi nelle scale silenziose . Dopo la prima rampata , tutta di scalini di granito , su un piccolo pianerottolo si apriva l ' uscio di una specie di dispensa , col pavimento di legno e il soffitto , come quello della cucina , di canne che formavano un graticcio solido e fresco . Di solito l ' uscio era chiuso a chiave : questa volta , nella confusione della notte , era stato lasciato aperto . E prima di proseguire verso la sua mèta , Cosima non esitò ad esplorare la grande stanza , che anch ' essa rappresentava per lei un ripostiglio di misteri . E ce n ' era ragione : poiché le cose e gli oggetti più disparati stavano raccolti là dentro , in una vaga luce che penetrava dallo sportello di una finestra tutta d ' un pezzo , aperto su un lontano sfondo di orizzonte montuoso . Mucchi di frumento , di orzo , di mandorle , di patate , occupavano gli angoli , mentre una tavola lunga era sovraccarica di lardo e di salumi , e intorno i cestini di asfodelo pieni di fave , fagiuoli , lenticchie e ceci , facevano corte agli orci di strutto , di conserve , di pomidori secchi e salati . Ma quello che più attirava la bramosia di Cosima erano alcuni grappoli d ' uva e di pere raggrinzite che ancora pendevano da una delle travi di sostegno del soffitto : un ' ape , o una vespa che fosse , vi ronzava intorno beata , mentre a lei non era permesso di toccare un acino : sapeva però che c ' era una canna , spaccata in cima , per staccare il giunco che legava i grappolo e tirarli giù in salvamento : la trovò , dietro l ' uscio , la sollevò come lo scaccino quando accende in alto le candele : l ' ape volò via , un grappolo fu afferrato , ma a metà discesa scappò dei denti della canna , cadde , si sciolse sul pavimento come una collana rotta . Sulle prime ella si sbigottì ; poi pensò che la mamma , la più severa della casa , non poteva accorgersi del piccolo disastro ; e con una pazienza di volontà che lei sola possedeva , raccolse uno per uno gli acini , li mise dentro il suo fazzoletto , fece sparire i raspi e il giunco , ripose la canna , e quando ogni traccia del danno scomparve , pensò che sarebbe anche lei stata buona , come sentiva raccontare dai servi quando ritornavano di campagna , a commettere un furto , un abigeato , e farne sparire le traccie in modo che nessuno avrebbe mai sospettato il vero colpevole . Queste fantasie barbariche non le mancavano nella mente ; ma erano gli stessi servi e gli altri paesani che frequentavano la casa , e spesso anche i borghesi , i parenti , gli amici del babbo , gli ospiti che venivano dai paesi dei monti e delle valli , a seminarle nei fanciulli curiosi e sensibili coi racconti delle avventure brigantesche che allora fiorivano come un residuo di imprese e di guerriglie medioevali , in un raggio di chilometri e chilometri intorno . Con questi fermenti , i ragazzi però venivano su anche coraggiosi , pronti a combattere coi malviventi , e le ragazza , anche se piccole , come Cosima , avevano già istinti di amazzoni . La educazione materna , tutta religione e austerità , smorzava fin che poteva la vivezza interiore dei figli ; e più ancora avrebbe fatto quella paterna , poiché il capo della famiglia , il signor Antonio , era l ' uomo più mite e giusto della regione : ma egli era troppo occupato nei suoi affari , spinto dal bisogno di assicurare una solida agiatezza ai figli , per potersi dedicare anche alla loro ricchezza spirituale . Li mandava a scuola , è vero , e in sua presenza essi , sia per rispetto e affetto naturali verso di lui , sia per ipocrisia , si mostravano buoni e beneducati . Cosima , poi , sentiva per lui un senso sconfinato di confidenza e qualche volta anche di ammirazione . Non si preoccupò , quindi , nel vederlo apparire in alto , sul pianerottolo del primo piano , mentre ella saliva il secondo rampante delle scale . Adesso gli scalini erano di lavagna , bene illuminati dalla finestra del pianerottolo : e questo era grande come una camera , con un armadio a muro ricoperto da una tendina di percalle , la macchina da cucire e alcune sedie ; e vi si aprivano gli usci della camera matrimoniale e di un ' altra che serviva anch ' essa per gli ospiti , quando erano più di uno , il che avveniva spesso . Da questa camera , che era la meglio arredata della casa , con due finestre , una sulla strada l ' altra sul cortile , il sofà e un tavolino rotondo intarsiato di legno bianco , usciva appunto in quel momento il signor Antonio , fermandosi ad origliare all ' uscio della moglie . Nell ' accorgersi della piccola Cosima le accennò di non far rumore : ed ella si fermò appoggiata alla parte della scala , intimidita ma non troppo . Il babbo era sopra di lei ; le sembrava alto , quasi gigantesco , mentre invece era piccolo e un po ' grasso . Ma se le gambe erano corte , il busto era forte , grande , e la testa grossa , calva , con una ghirlandina di ricciolo già grigi che dalle orecchie rosee pendeva intorno alla nuca possente . E anche il viso sembrava a Cosima il più straordinario di tutti quelli che conosceva : un viso in realtà pieno di carattere , con la fronte alta , il naso corto a scarpa , la bocca piccola e stretta fra il grande labbro superiore e il mento quadrato . Glabro ma sempre con un po ' di prepotente peluria sulle guancie larghe , aveva , quel viso semplice di paesano diventato borghese , i segni e i solchi di una intelligenza e di una saggezza non comuni ; e gli occhi grigi o azzurri o verdastri secondo la luce del momento , potevano essere quelli di un santo ma anche quelli di un guerriero . In quel momento erano azzurri , quasi riflettendo il colore del cielo sopra la finestra , e ammiccavano infantilmente verso la bambina appoggiata alla parete ; ma subito si fecero grigi , poiché nella camera si udiva un vagito . Allora accennò a Cosima di salire e aprì l ' uscio . La bambina si sentì battere il cuore . Come faceva il padre a indovinare il suo desiderio ? Si trovò nella camera , dietro di lui , e rivide le note cose : il letto grande con una sopracoperta di percalle a fiori , la consolle di noce , che era il mobile più elegante della casa , i quadri , il caminetto bianco : ma tutto le parve mutato , come se una luce di miracolo avesse dato alle cose un aspetto diverso , d ' incantamento , come quando si vedono riflesse nell ' acqua od anche sui vetro spalancati di una finestra ; e quel riverbero si spandeva da una fonte straordinaria : da un canestro di asfodelo , deposto sulla pietra del camino , e dove , fra cuscini e pannolini , era la neonata . Fasciata con le manine dentro , come allora si usava , aveva la testina coperta da una cuffietta di trina rosa ; e da questa cuffietta il viso rosso , gonfio , con la bocca già spalancata al pianto , dava l ' idea di un boccio che si spacca per fiorire . Per Cosima fu una delusione : poiché ella si era immaginata la nuova sorellina già tutta ricciuta , bionda e levigata come il bambino che nel quadro sopra il letto era tenuto in braccio da un bonario e rossastri san Giuseppe , e da qualunque parte lo si guardasse volgeva gli occhioni celesti come un pargolo vivo . La madre sonnecchiava : lei sola non era cambiata , col suo pallido viso dal naso un po ' aquilino , la bocca già appassita e i capelli già grigi : né giovane né vecchia , come la bambina l ' aveva sempre conosciuta ; né allegra né triste , quasi impassibile e quasi enigmatica . Quando al padre parve che Cosima avesse soddisfatto la sua curiosità , le accennò di andarsene ; ed ella se ne andò , ma profittando sempre dell ' occasione continuò ad esplorare la casa . Visitò la camera dall ' altro lato del pianerottolo ; passò il dito sugli intarsi del vecchio sofà le cui molle si erano abbassate . Le piacevano i mobili diversi dai soliti di casa ; e invero anche le sedie imbottite , di noce e di stoffa verdastra , che completavano l ' arredamento di quella camera quasi signorile , erano interessanti ; poiché il sedile era mobile e si poteva toglierlo dal fondo della sedia per spazzolarlo con comodo . Ecco che ella ne solleva uno piano piano , osservandone l ' imbottitura interna sostenuta da striscie di grossa tela ; e pensa che se avesse qualche cosa da nascondere , quello sarebbe il posto migliore . Nascondere ! Questa , anche , era una delle sue più segrete e forti aspirazioni , e questa , anche , si spiegò più tardi , collegandola all ' istinto degli avi che vivevano sulle montagne e nascondevano le loro cose per sottrarle alla rapina dei nemici . Poi ritornò sulla scala ; altre cose interessanti , per lei , erano una finestrina vuota aperta sulla parete interna fra una rampata e l ' altra , e , affaciandovisi , ella fantasticava un precipizio , una cascata di lava soffermatasi con quei gradini azzurrognolo ; e sopra tutto una finestra più grande , segnata ma non aperta sull ' alto della parere che finiva sul soffitto . Chi aveva segnato quell ' apertura che non si apriva , quel rettangolo scavato sul muro che , se sfondato , avrebbe lasciato vedere un grande orizzonte di cielo e di lontananza ? Forse era stato un capriccio del muratore , forse si pensava a una sopraelevazione della casa , cui sarebbe stata poi utile quell ' apertura : ad ogni modo , Cosima si incantava ogni volta a guardarla ; l ' apriva con la sua fantasia , e mai in vita sua vide un orizzonte più ampio e favoloso di quello che si immaginava nello sfondo di quel segno polveroso e pieno di ragnatele . Però , anche l ' armadio a muro del pianerottolo , era della stessa famiglia ; e poiché nella camera della madre s ' era di nuovo fatto silenzio , ella ridiscese cauta , e sollevò la tendina di percalle a fiori rossi e gialli . Tante cose straordinarie arricchivano le due mensole trasversali : a quella più alta Cosima non poteva arrivarci , e doveva allontanarsi di due passi per vederci bene ; ed era giusto che le cose lassù non dovessero toccarsi , come non si toccano i sacri oggetti dell ' altare . Con l ' altare la mensola aveva qualche rassomiglianza , coi quattro candelabri in fila , due di ottone , due di rame ; e in mezzo un vaso di vetro ; ma l ' oggetto più meraviglioso era un grande piatto di cristallo , finemente inciso come nel diamante appoggiato alla parete di fondo ; Cosima non ricordava di averlo mai veduto adoperare , e neppure aveva un ' idea dell ' uso che poteva farsene ; questo lo rendeva più raro , quasi misterioso : le pareva , vagamente , un simbolo , un piatto sacro , proveniente da antichi tesori , e magari una immagine del sole , della luna , dell ' ostensorio quando il sacerdote lo innalza e lo fa vedere alle folle adoranti . E lei lo adorava davvero quel piatto , alto , intoccabile ; lo adorava , - e questo anche lo capì molto più tardi , - perché rappresentava l ' arte e la bellezza . Nella mensola di sotto c ' erano stoviglie , ampolle , e alcune tazze per caffè , bellissime anch ' esse , dipinte di rose pallide e dorature delicate ; e i relativi cucchiaini di ottone , col manico lavorato ; fin qui il dito di Cosima poteva arrivare , ma solo il dito , per sfiorare una rosellina sul candore della porcellana , come si sfiora una rosa vera che è proibito di cogliere ; poi la tenda ricade , come un sipario , su quell ' altare , su quel giardino ; ed ella ritorna sulla scala , conta i gradini , è sull ' ultimo pianerottolo , quasi eguale a quello di sotto ; ma invece dell ' armadio a muro c ' è qui un ' altra comodità : due fornelli , caso mai si dovesse un giorno servirsi di quell ' ambiente per uso di cucina . E la piccola sognatrice pensa che un giorno dovrà anche lei sposarsi , come la madre , come le zie , e abitare lassù . E in quei fornelli manipolare i cibi per sé e la famiglia . Per adesso le due camere , a destra e a sinistra , coi pavimenti di legno quasi ancora grezzo , sono le più povere della casa ; con lettini di ferro , i paglierecci pieni di foglie crepitanti di granone , una tavola , alcune sedie . Ma in quella dei ragazzi esiste pure una grande ricchezza ; uno scaffale pieno di libri : libri vecchi e libri nuovi , alcuni di scuola , altri comprati da Santus nell ' unica libreria della piccola città . Cosima non sa ancora leggere , ma capisce le figure , e sebbene anche qui sia proibito di toccare , apre piano piano un grande libro di fogli grossi , anzi di cartoni color cilestrino , tutti segnati di punti gialli , ch ' ella sa che cosa sono : sono le stelle , nell ' atlante celeste . Dopo di che non le rimane che guardare dalle finestre aperte ; una sulla strada , l ' altra sullo spazio dell ' orto e poi su degli orti attigui , fin dove questi scendono alla valle invisibile , dalla quale si sollevano i monti : monti grigi vicini , con macchie di boschi , con profili marcati di roccie , con torri di granito : monti più lontani , di calcare azzurrognolo , quasi luminosi al sole di maggio ; e altri monti ancora , più alti , più azzurri , evanescenti , monti di leggenda e di sogno . La finestra che guarda è meno pittoresca , ma anch ' essa interessante e viva . Solo un breve marciapiede corre davanti la casa : il resto della strada è selciato di ciottoli , con una cunetta centrale per lo scolo dell ' acqua piovana . Le case sono abbastanza civili ; appartengono quasi tutte ai parenti del signor Antonio . Quella in fondo è del fratello prete , don Ignazio tabaccone e trasandato ; poi viene quella di zia Paolina , vedova benestante con figli pastori e agricoltore ; poi anche quella di zia Tonia , anche lei benestante , con un figlio che studia per droghiere . Il padre di questo ragazzo è morto , tuttavia zia Tonia non è vedova ; poiché ha preso un secondo marito , ma dopo un mese di matrimonio lo ha cacciato via di casa , e infine si è separata legalmente da lui ; è una donna simpatica , energica , intelligente , e le persone più gioviali del quartiere la visitano giornalmente nelle ore di riposo ; giocano a carte , discutono , combinano burle , mascherate di carnevale , tengono allegro tutto il vicinato . La casa più importante è però quella abitata dal canonico , di fronte : un vero fortilizio , con cortili e giardini interni , uno dei quali , quasi pensile , pieno di rose , di melograni , con un gelso alto carico di piccolo frutti violetti . Di là si stende un panorama di case e casupole che formano il quartiere più caratteristico e popolare della piccola città , e il campanile bianco della chiesa del Rosario emerge sopra i tetti bassi e scuri come un faro tra gli scogli . Adesso il signor Antonio è nella stanza al pianterreno , seduto allo scrittoio , e sbriga la sua corrispondenza , adoperando certi grandi fogli a quadretti che , scritta con la sua nitida e sobria calligrafia la lettera , egli piega in modo da formare una busta e questa ferma e sigilla con certe piccole ostie colorate che sono una delle altre attrazioni di Cosima . La corrispondenza riguarda quasi tutta affari abbastanza ingenti ; una delle lettere è indirizzata a uno spedizioniere della costa , che si occupa di caricare su un battello mercantile partite di carbone vegetale e di cenere spedite dal signor Antonio ; un ' altra per un proprietario che vuol vendere un bosco , appunto per il taglio da ridurre a carbone e cenere ; un ' altra ad un capomacchia dell ' Appennino pistoiese , che deve arrivare con un nucleo di operai sul posto , specializzati per la lavorazione delle carbonaie . Ma c ' è anche una lettera di amicizia , per il signor Francesco , possidente , di un paese distante cinque ore di viaggio a cavallo dalla piccola città . Da tanti anni il signor Antonio e il signor Francesco sono amici , anzi compari , poiché il secondo ha tenuto a battesimo la piccola Cosima ; adesso l ' amico gli scrive per annunziargli la nascita dell ' ultima bambina , e lo invita per la nuova festa battesimale . Poi cominciarono ad arrivare le visite . Dapprima fu don Sebastiano , il fratello della puerpera . In quel tempo i preti sceglievano la loro carriera per non saper che altro fare ; ma lo zio Sebastiano , sebbene di famiglia povera , aveva scelta la sua per vocazione sincera . Era un uomo intelligente e anche colto , che sapeva di lettere e di latino , tanto che una volta , essendo stato a Roma , con un sacerdote polacco che non conosceva l ' italiano si erano perfettamente intesi nella lingua di Cicerone . Al contrario dell ' altro prete di famiglia , don Ignazio , fratello del signor Antonio , egli amava la povertà , era di umore allegro , e l ' unica sua debolezza era di mandar giù , fin dalla mattina , bicchierini di acquavite e di vino buono . Fu Cosima a riceverlo , poiché il padre finiva le sue lettere : egli sedette a gambe aperte , nella stanza da pranzo , tirando su la sottana sui pantaloni neri sui quali pendevano due larghe tasche colme di carte , di libri e di altre cose ; mise il cappello sulla sedia accanto e il suo viso roseo e sodo , col naso corto , s ' illuminò di gioia quando la serva gli portò un calice di vino bianco . Anche la manina piccola gli si era avvicinata con confidenza , e tirava una di quelle tasche misteriose che attiravano a lui i fanciulli come comandava Gesù : anzi , la manina di lei s ' introdusse nella spaccatura di quella specie di bisaccia , e ne trasse un piccolo dolce schiacciato nel suo involucro di carta velina . Cosima volle sgridarla ; le diede un colpettino sulla mano , ma avrebbe voluto frugare anche lei , e più a fondo , nelle tasche dello zio . Egli lasciava fare , ridendo ; poi prese entrambe le bambine fra le sue gambe e le strinse piuttosto forte , mentre traeva dolci , frutta secche e giuggiole dalla profondità delle saccocce . Ne trasse anche due numeri della Unità cattolica , il giornale listato a nero per il lutto del perduto potere temporale del pontefice , e li porse al signor Antonio , entrato in qual momento . Era il solo giornale che essi leggevano , passandoselo uno con l ' altro ; e anche quella mattina discussero l ' articolo di fondo di don Margotti , e poi la critica acerba che si faceva alla moglie di un ministro del Governo usurpatore ; poiché la signora era intervenuta ad una festa da ballo con un vestito che si diceva costasse la favolosa somma di venti mila lire . Poi andarono tutti , comprese le bambine che si attaccavano alla sottana dello zio come a quella di una donna , a vedere la puerpera . Fu , quello , un inverno lungo e crudelissimo , quale mai non s ' era conosciuto . Prima venne una gran neve che seppellì i monti e i paesi ; davanti alla casa si alzò , in una notte , oltre un metro e si dovette praticare una scia , in mezzo , per poter passare senza affondarsi . I ragazzi , sulle prime , erano felici , specialmente quelli che avevano la scusa di non andare a scuola . Andrea fece nell ' orto una grande statua monumentale , con due castagne per pupille e un berretto di pelo in testa : Santus invece tentò di andare a scuola , ma dovette tornare indietro perché le Scuole erano in un antico Convento al limite estremo della cittadina e la neve era così alta che non ci si poteva arrivare . Allora lo studente si chiuse nella camera alta , con un freddo siberiano , e si mise a studiare . Quella che più si divertiva era Cosima . Per la prima volta vedeva la neve in tutta la sua terribile bellezza , e le cose le sembravano infinitamente grandi , trasformate in nuvole . Un altro spettacolo per lei meraviglioso era il fuoco . Tutti i camini erano accesi e anche il focolare centrale della cucina ; pareva che la fiamma scaturisse naturale dal pavimento , piegandosi di qua e di là curiosa e quasi desiderosa di staccarsi e correre intorno ; il fumo saliva verso il soffitto e verso ogni apertura , ma tornava indietro come respinto dal freddo di fuori , e allora si faceva dispettoso e annoiava la gente . Per fortuna un servo era tornato il giorno prima dal seminerio , cioè dai campi ove seminava il grano , e adesso , bloccato dalla neve , restava in casa e si rendeva utile in cento modi : spezzava la legna sotto la tettoia , badava al cavallo confinato nella stalla , al maiale e alle galline rattrappite dal freddo , attizzava il fuoco , attingeva l ' acqua dal pozzo , e infine andò anche in cerca di un po ' di carne per fare il brodo ai padroni . Le altre provviste erano tutte in casa , e non c ' era da aver paura anche se la neve durava per settimane intere . Verso sera infatti ricominciò a cadere , fitta e incessante ; furono chiuse e sprangate porte e finestre , quasi contro un nemico , e nel silenzio profondo le voci della casa vibrarono come in un rifugio di montagna . Nella stanza da pranzo , c ' era anche un braciere intorno al quale sedevano la madre e le bambine : Cosima cercò di prender posto fra le sorelle , ma le due , al solito , la respinsero e la punzecchiarono , nonostante i rimproveri della madre : paziente e silenziosa ella si ritrasse e se ne andò in cucina . Lì si stava forse meglio , sebbene il fumo continuasse a velare l ' ambiente . La serva sedeva davanti al camino e già sonnecchiava , mentre il servo stava lontano dal fuoco , poiché un uomo forte non ha e non deve avere freddo , e , per spirito d ' imitazione , Andrea gli sedeva accanto , entrambi su due seggioline basse . Cosima a sua volta sedette a fianco della serva e le posò la testa sul grembo un po ' grasso e tiepido . Il servo era un uomo dei paesi : si chiamava Proto ; basso e tozzo , con una gran barba rossiccia quadrata e gli occhi verdognoli , aveva un aspetto quasi fratesco ; e infatti era molto religioso e semplice , di una innata bontà francescana ; raccontava sempre storie di Santi , sebbene Andrea e la stessa Cosima preferissero leggende o racconti briganteschi : ma questi egli li lasciava all ' altro servo , che era amico dei latitanti ed anche dei banditi : per contentare i padroncini Proto sceglieva una via di mezzo e narrava certe lunghe favole che sembravano romanzi . - Questa , - diceva quella sera , - non è inventata : è proprio vera , ed è accaduta quando io ero bambino . Al mio paese l ' inverno è più lungo e rigido di questo , perché stiamo sui monti , e i pastori devono scendere con le greggie a svernare in pianura , le donne non escono mai di casa , i mufloni scendono dalle cime in cerca di cibo . - Anche i lupi ? - domanda Andrea . - No , lupi non ce ne sono . Siamo gente buona , noi , e anche le bestie sono buone . Non c ' è animale più dolce del muflone , che è una specie di capra selvatica , ma più bello e agile della capra ; e assolutamente innocuo . I cacciatori che lo prendono , e vengono anche molto di lontano per questo , sono più crudeli del più selvatico di essi . Una volta , dunque , uno di questi buoni animali , spinto dalla fame , scese fino all ' ultima casa del paese e vi si aggirò intorno tutta la notte . Ora dovete sapere che in quella casa viveva una fanciulla il cui fidanzato , ricco pastore di pecore , era un mese avanti partito per i pascoli del sud : ma durante il viaggio si era ammalato , di polmonite , e adesso giaceva in un paese lontano , mentre i suoi servi continuavano il viaggio col gregge . Il dolore più grave opprimeva la ragazza : avrebbe voluto raggiungere il fidanzato , ma i genitori non lo permettevano . Quindi piangeva sempre e alla notte non dormiva . Sentì dunque il lieve fruscìo che il muflone destava intorno alla casa . Sulle prime si spaventò , credendo fossero i ladri ; poi pensò che forse il fidanzato era morto e il suo spirito , ritornato nei luoghi della loro felicità , la cercasse . Allora si alzò e aprì la finestra . La notte era fredda , ma serena e senza neve . La luna illuminava la china del monte , che scendeva fino alla casa : e in quel chiarore la ragazza vide il muflone , che frugava qua e là in cerca di cibo : era una graziosa bestia , col pelo color rame lucidato dal freddo , gli occhi grandi e dolci scintillanti alla luna . Ella pensò : è certamente il suo spirito , che ha preso questa forma e viene a salutarmi prima di andarsene all ' altro mondo . Scese al pian terreno e socchiuse la porta : la bestia , però , fuggì . Allora lei si mise il cappuccio e andò verso una muriccia sotto la china del monte : il muflone non tornava , ed ella si persuase che non era lo spirito . Rientrò in casa , e mise fuori della porta un canestro con fieno ed orzo : e poco dopo sentì il ruminare del muflone affamato . La notte dopo fu la stessa cosa . La terza notte ella lasciò la porta aperta e mise il canestro sulla soglia . Seduta accanto al focolare , vide la bestia avanzarsi , tornare indietro , avanzarsi ancora e mangiare . Alla quarta notte mise il canestro nell ' interno della cucina , accanto alla porta spalancata : e la bestia si fece coraggio ed entrò . Così , un po ' alla volta , divennero amici ; ed ella si affezionò talmente al suo protetto , che provò quasi sollievo alla sua pena . Lo aspettava tutte le notti , come un innamorato , e se esso tardava s ' inquietava per lui . Non raccontava a nessuno l ' avventura , per timore che qualcuno molestasse la bestia : la raccontò solo al fidanzato , quando tornò , guarito , in primavera ; e Alessio , così si chiamava il giovine , divenne stranamente geloso . Ma il muflone , adesso , non scendeva più dai monti : non aveva più fame ; inoltre , nel tempo bello la gente stava fuori e poteva dargli la caccia . La fanciulla credette di non rivederlo più : si sposò in autunno ; e ai primi d ' inverno lo sposo dovette ripartire con la greggia , i servi , i cani . Ed ecco , la notte stessa , freddissima notte di gelo , il muflone ritornò : ella lo sentì battere le corna alla porta e scese ad aprire col cuore che le pulsava come per un appuntamento clandestino . La storia ricominciò : il muflone si aggirava famigliarmente nella cucina , come un cane , si avvicinava al fuoco ; e la sposa gli raccontava sottovoce tutte le sue vicende . Ella non era superstiziosa ; non credeva , come altre donne del paese , che gli spiriti e spesso anche gli uomini vivi si trasformino in bestie , specialmente di notte : ci aveva creduto un momento , al primo apparire del muflone , quando si sentiva infelice per la malattia del fidanzato ; ma adesso che era felice pensava che la bestia per sé stessa era una creatura straordinaria , sì , ma semplicemente bestia , che le voleva bene . E anche lei gliene voleva ; avrebbe voluto tenerselo in casa ; le dispiaceva però tenerlo prigioniero e così , dopo la solita visita , gli riapriva la porta . E adesso viene la cosa importante . Per Natale tornò lo sposo . Ella fu incerta se raccontargli o no la sua avventura : però non nascose una certa inquietudine , e , come nelle prime notti , mise il canestro col fieno e l ' orzo fuori della porta . Il mattino dopo lo trovò intatto : segno che la bestia non era venuta . E non tornò , per tutte le notti che lo sposo restò in paese . Allora un senso di superstizione riprese la giovine donna . Si , certo , il muflone doveva avere qualche cosa di umano : dimostrava troppa intelligenza per essere solamente un animale selvatico . D ' altra parte ella pensava che potevano averlo ucciso , e ne provava un vago dolore . Lo sposo se ne accorgeva , e non sapeva se riderne o irritarsi : poiché qualcuno gli aveva riferito che una voce correva in paese : cioè che la sposa , sebbene da così poche settimane maritata , apriva la notte la porta a un uomo misterioso , venuto di lontano , che correva in modo da non lasciarsi distinguere . Ed ecco il giovane marito riparte ; la casetta rimane di nuovo triste senza di lui ; il paese è coperto di neve . La sposa veglia ; aspetta il suo amico , ma senza troppa speranza di rivederlo . Invece il muflone , come avvertito da un istinto sovrannaturale , ritorna : ella lo accoglie tremante , lo nutre , lo accarezza , lo sente palpitare e ansare , quasi aspetta di sentirlo parlare . E osserva che la bestia , questa volta , non ha fretta di andarsene . E ancora ella è tentata di tenerselo in casa ; che male ci sarebbe ! Finalmente si decide a riaprire la porta , e l ' amico riparte : un minuto , e di dietro dalla muriccia bianca di neve parte un colpo di fucile : la bestia cade ; nel silenzio grande si sentono i cani abbaiare e qualche finestrina si apre : la sposa ha un presentimento ; aspetta che tutto sia di nuovo quieto ; esce ; al chiarore della neve si avanza fino alla muriccia e trova il muflone ucciso , con gli occhioni spalancati che brillano ancora di dolore . Ella lo coprì di neve , con le sue mani ; poi tutta la notte pianse . Non si accennò all ' avventura ; e quando le nevi si sciolsero e fu ritrovata la spoglia del muflone lo si credette morto di fame e di assideramento . Non se ne parlò più ; neppure col marito , quando egli fu di ritorno ; ma una cosa terribile accadde . In settembre nacque alla giovane sposa un bambino : era bello , coi capelli color rame e gli occhi grandi e dolci come quelli del muflone : ma era sordomuto . La storia piacque a Cosima . Col capo appoggiato al grembo della serva , credeva di sognare : vedeva il paese di Proto , con le case coperte di assi annerite dal tempo , e i monti scintillanti di neve e di luna ; ma sopra tutto le destava una impressione profonda , quasi fisica , il mistero della favola , quel silenzio finale , grave di cose davvero grandiose e terribili , il mito di una giustizia sovrannaturale , l ' eterna storia dell ' errore , del castigo , del dolore umano . La neve durò parecchi giorni ; più disastroso fu un periodo di pioggie torrenziali che per quattordici giorni diluviarono ininterrottamente , accompagnate da raffiche di scirocco quasi calde . Adesso il fumo non tentava neppure di uscire dalla cucina ; la pioggia penetrava dalle finestre , sgocciolava dai tetti ; una vera sorgente scaturì dalla cantina e il signor Antonio dovette in fretta far costruire dal fabbro - stagnaio un tubo di ferro e prendere due uomini per scaricare l ' acqua della cantina nella strada . Anche la strada era diventata un torrente ; l ' orto uno stagno : si aveva l ' impressione di essere in una barca che faceva acqua da tutte le parti . Poi le ragazze si ammalarono : anche Cosima si sentì stringere la gola , fu assalita da una febbre altissima e cominciò a sognare le cose più strane e spaventose . Giaceva nel letto della camera a pian terreno , e nei momenti di lucidità vedeva il viso pallido della madre piegarsi sul suo e ne provava un senso di frescura come se una ninfea umida la sfiorasse : ma un giorno , il giorno di Sant ' Antonio , grosse gocce di rugiada parvero cadere da quel fiore : era ardente , però , quella rugiada ; e Cosima ne sentì anche il sapore salato : il sapore del più grande dolore che possa colpire una donna . Venne una parente , per domandare come stavano le ragazze ; entrando , per non dimostrare inquietudine , domandò con voce allegra : - Oggi è la festa del padrone di casa : farete banchetto : dov ' è il porcellino di latte ? - Il porcellino per la festa è su , in camera delle bambine , - disse la madre , con voce rauca . E la parente andò a vedere : era morta Giovanna , la più bella di tutte le cinque sorelline . Dopo la morte di Giovanna , l ' umore della mamma cambiò . Era stata sempre seria ; adesso diveniva melanconica , taciturna , chiusa in un mondo tutto suo ; badava ai figli e alle cose domestiche , ma con una freddezza quasi meccanica , con scrupoli di un dovere dal quale non si aspetta nessun premio . Era giovane ancora , bella , ben fatta , sebbene di piccola statura ; ma a volte sembrava vecchia , piegata , stanca . Forse il mistero della sua tristezza derivava dal fatto ch ' ella si era sposata senza amore , ad un uomo di venti anni più vecchio di lei , che la circondava di cure , che viveva solo per lei e la famiglia , ma non poteva darle la soddisfazione e il piacere dei quali tutte le donne giovani hanno bisogno . Ed ella non poteva procurarseli fuori del recinto domestico : non poteva , per dovere innato . Aveva una volta amato ? Si diceva che , sì , prima di sposarsi , avesse corrisposto ad un giovine povero : nessuno sapeva però chi era , e forse neppure esisteva . Ci sono mole donne che vivono del ricordo di un amore fantastico ; e l ' amore vero è per esse un mistero grande e inafferrabile come quello della divinità . Inoltre la famiglia della mamma era tutta un po ' strana . Il padre , d ' origine straniera , chi diceva genovese , chi addirittura spagnuolo , aveva fatto un po ' tutti i mestieri : in ultimo , proprietario di una casa e di un piccolo podere nella valle , si era ritirato in questo , in una capanna , e viveva da eremita , coltivando la poca terra e allevando uccelli e gatti selvatici . Eppure i figli erano venuti su bene , perché la loro piccola madre li educava santamente : uno era prete , l ' altro segretario comunale in un paese del circondario : le figlie sposate : ma tutti avevano un carattere diverso da quello degli abitanti del luogo ; mattoidi , li chiamavano , questi altri abitanti beffardi e scrutatori , mentre i figli dell ' eremita erano distratti e sognatori e quando parlavano dicevano sempre parole di tagliente verità . Fra questa gente e in questo ambiente è cresciuta dunque la piccola Cosima : adesso ha sette anni e va anche lei a scuola , con la sorella maggiore che ripete la quarta elementare . Il viaggio , per arrivare al Convento che serve da scuola , è tutto avventuroso per lei : bisogna scendere per strade anguste male selciate , attraverso casette di povera gente , fino alla piazza , dove è il quartiere aristocratico , con case alte , balconi , tende inamidate alle finestre . Siedono per terra , in un lato della piazza , le erbivendole coi loro cestini di verdura : per lo più sono serve , che vendono i prodotti degli orti dei loro padroni , e raccontano i fatti di questi ; a volte c ' è anche un carro che viene dai paesi della costa , carico di pesce , o di cocomeri e di melloni ; allora è un accorrere di compratori golosi , e lo stesso signor Antonio , se gli capita , acquista un chilogramma di cefali o un popone fragrante e lo porta a casa dentro il fazzolettone a scacchi . Dalla piazza lo stradone provinciale , che attraversa il paese , prende il nome di Via Maggiore : c ' è un lungo palazzo signorile , che con le sue logge e i suoi cornicioni forma la meraviglia di Cosima ; c ' è , più giù , il caffè con le porte vetrate e , dentro , gli specchi e i divani , altra meraviglia di Cosima : e qua e là negozi e mercerie , botteghe di panno e botteghe di commestibili : ma quella che più interessa la nostra scolaretta è la libreria del signor Carlino , dove si vendono i quaderni , l ' inchiostro , i pennini ; tutte quelle cose magiche , insomma , con le quali si può tradurre in segni la parola , e più che la parola il pensiero dell ' uomo . Qualcuno di questi segni straordinarii Cosima lo sa già tracciare , perché lo zio Sebastiano glielo ha insegnato ; in modo che ella non va alla prima , ma addirittura alla seconda elementare . Il Convento ha due ingressi , uno per i maschi e l ' altro per le femmine : a questo si sale per una breve scaletta esterna , e si entra in un lungo corridoio chiaro e pulito sul quale si aprono le aule : piccole aule che sanno ancora di odore claustrale , con le finestre munite d ' inferriata , dalle quali però si vede il verde degli orti e si sente il fruscìo dei pioppi e delle canne della valle sottostante . Uccellini verdognoli si posano sui davanzali , le nuvole color di rame dei primi giorni di ottobre passano sul ciclo basso di un azzurro intenso eppure luminoso , e la voce della maestra risona nel silenzio come quella del mandriano che su una china alpestre richiama le caprette sbandate . E delle caprette dai grandi occhi liquidi di un colore azzurrognolo , le ragazzine , una quindicina in tutto , hanno la voglia di evadere dal recinto , ove si pascola l ' erba del sapere , per precipitarsi nei meandri della valle e arrampicarsi sui pioppi lungo il torrentello ancora asciutto . Sono quasi tutte ragazzine un po ' selvatiche , sebbene alcune , come Cosima , di famiglie benestanti e quasi signorili : le sue compagne di banco sono però figlie una di pastori , l ' altra di un fabbro che venuto da un paese lontano sulle prime dovette , per la sua grande povertà , prendere alloggio in una grotta poco distante dal paese , poi a poco a poco fece fortuna e adesso ha una bella casa e un ' officina che lavora giorno e notte . Anche la maestra non è del luogo ; anzi viene di molto lontano , d ' oltre mare , e la chiamano appunto la Continentale : è una donna ancora bella , coi capelli biondi crespi , ma irascibile e nervosa . Cosima sola ha da lei una accoglienza buona e gentile : la bambina però , istintiva , prova subito un senso di diffidenza per quella signora dalla voce grossa e gli occhi vuoti , e rimane ferma , rigida , al suo posto accanto alla finestra . Per nove mesi dell ' anno ella occupò quel posto , profittando delle lezioni più di ogni altra scolaretta ; era una delle più piccole , ma la più brava , e quando veniva l ' ispettore era sempre lei l ' interrogata . E faceva bella figura , sebbene l ' uomo , con una grossa testa carducciana , scuro il viso , le destasse un brivido di spavento : ma anche di ammirazione : poiché egli era l ' arca santa del sapere , colui che davvero poteva interpretare le carte scritte e le pagine stampate come i sacerdoti i libri sacri . E Cosima aveva una gran voglia di sapere : più che i giocattoli l ' attiravano i quaderni ; e la lavagna della classe , con quei segni bianchi che la maestra vi tracciava , e che aveva per lei il fascino di una finestra aperta sull ' azzurro scuro di una notte stellata . Fu promossa senza esame : la maestra le consegno una letterina per il signor Antonio , con la fausta notizia ; ed ella la portò a casa sventolandola ogni tanto come una bandiera di trionfo ; tanto che la sorella maggiore le dava , per il dispetto , pizzicotti e spintoni ; ma quando il padre aprì il messaggio rimase piuttosto freddo , ed anzi un sorriso sarcastico gli strinse le labbra sottili : poiché la signora maestra , il cui marito era un noto ubriacone , e anche lei , si diceva , non sdegnava qualche bicchierotto di vino buono , gli chiedeva denari in prestito . Questa fu una delle prime commediole tragiche della realtà che diede a Cosima una lezione pratica della vita . Gli altri anni di scuola passarono presto : tre in tutto , poiché la quarta classe fu ripetuta , ed ella ebbe facilmente il primo premio , consistente in un libro del Tommaseo con la copertina bianca fregiata di oro . Adesso aveva dieci anni , e la sua precocità gliene accresceva qualcun altro . Due bizzarre famiglie , disordinate e forestiere tutte e due , erano intanto venute ad abitare nel piccolo quartiere ; una era quella di un armaiolo , cacciatore infaticato , che quando era in casa faceva rintronare i dintorni con gli urli contro la moglie e le figlie giovinette . Da queste ragazze , che già avevano girato un bel po ' di mondo , Cosima apprese i misteri che fanno della donna e dell ' uomo un essere solo : non ne fu molto turbata , perché i suoi sensi erano chiusi ancora in un boccio che la vita castissima della sua famiglia non tendeva certo a far fiorire . Ma le cose , specialmente della natura , le apparvero già in un barlume nuovo , come di aurora che segue l ' incerto biancore dell ' alba . Ecco , più che le confidenze a bassa voce delle sue amichette straniere , la colpiscono i diversi profumi del piccolo orto ; quello dei gigli , sopra tutto , e delle rose ; ella chiude gli occhi nel piegare il viso sui fiori appena sbocciati , e quel misterioso senso subcosciente di una vita anteriore , che prova nel vedere la nonnina , la riprende più forte . Già ella ne capiva qualche cosa , e tentava di spiegarsela , vagamente , come si cerca d ' interpretare i sogni . Anche leggendo già di nascosto i libri del fratello maggiore , e quelli che esistevano in casa , pensava a una vita lontana , diversa dalla sua , e che pure le sembrava di aver un giorno conosciuto . Così , a quell ' età , lesse i primi romanzi : uno dei quali era I Martiri di Chateaubriand , che lasciò nella sua fantasia una traccia profonda . Non è detto però che anche nel suo ambiente la vita non cominciasse a mostrarle la faccia della realtà , e gli avvenimenti non prendessero , a volte , colori e movimenti insoliti . Uno dei fatti più impressionanti e dolorosi fu la scoperta fatta un giorno dal padre , di denari che mancavano dal suo cassetto chiuso a chiave . Egli non si ingannò un attimo solo : chiamò il figlio Andrea , che allora aveva sedici anni , e lo interrogò a lungo . Andrea era rimasto un ragazzo basso e robusto , senza voglia di studiare , e frequentava altri ragazzi di famiglie paesane , benestanti e prepotenti . Alcune donne di malaffare , appollaiate in certe casupole del quartiere di San Pietro , il più schiettamente popolare della cittadina , attiravano questi giovanetti esuberanti di vita e abbandonati a se stessi . Il signor Antonio , un po ' tardi , si avvedeva di aver dato anche lui troppa libertà al ragazzo , buono e generoso in fondo , ma con tutti gli istinti di una razza ancora primitiva . Un furore muto , alimentato di rimorso , di paura per l ' avvenire , di propositi di fermezza e di repressione ad ogni costo , lo sostenne nel lungo interrogatorio che fece ad Andrea . Il giovane negava di aver preso i denari : allora il padre lo perquisì ; gli trovò alcune monete e la chiave che apriva il cassetto . Andrea continuava a negare . Allora il signor Antonio prese una corda e la lanciò ad una trave della cucina : chiuse le porte e le finestre , mandò fuori le donne . Disse con calma : - Vedi , Andrea : io stesso farò giustizia immediatamente , se tu non riconosci la tua colpa . Ti impiccherò con le mie mani . E l ' altro confessò . Tutto parve cancellato : eppure un ' ombra rimase sopra la famiglia : poiché padre e figlio erano d ' improvviso apparsi in una luce di terrore e di morte . La madre si fece ancora più triste : Cosima si piegò come uno dei suoi gigli sciupati dal vento . Ma il giovane parve immediatamente emendarsi . Dichiarò che non voleva proseguire inutilmente gli studi , e desiderava lavorare . Allora il padre pensò di associarlo ai suoi affari : lo mandò a sorvegliare le lavorazioni di carbone e di cenere che aveva sui boschi della montagna , non solo , ma lo fece partire per un viaggio d ' istruzione commerciale , con lettere di presentazione e raccomandazioni ai suoi corrispondenti di Napoli e di Livorno . Anche Santus era fuori : già da due anni frequentava il liceo di Cagliari , e prometteva di diventare un bravo dottore in lettere o in medicina . Preferì quest ' ultima , pure non abbandonando i suoi studi e i suoi gusti letterari . Quando tornava per le vacanze era un ampio respiro di nuova vita che animava la casa . Portava libri e regali , ed era vestito con modesta ma accurata eleganza . Ed era bello , col viso fine che sembrava quello di una razza diversa dalla sua , i grandi occhi chiari , trasparenti di intelligenza e di bontà . Non parlava molto , ma parlava bene , e aveva già una cultura larga e profonda , aiutata da una memoria straordinaria . E quello che più stupiva in lui era la serietà , quasi l ' austerità dei costumi : non fumava , non beveva , non guardava le donne : studiava sempre , anche durante le vacanze . Qualche volta veniva a cercarlo un suo compagno di studi ; Antonino , si chiamava , un bellissimo giovane bruno dall ' aria un po ' beffarda , vestito inappuntabilmente alla moda di allora , - cappellino di paglia con nastro di tulle e veletta all ' estate , mantello azzurro d ' inverno , drappeggiato con eleganza dannunziana , - ( almeno così Antonino dava ad intendere , chiamando fraternamente col solo nome di Gabriele il giovanissimo poeta che aveva degnato di una sua visita il paese di Cosima ) . Anche lui , Antonino , apparteneva ad una famiglia mista , fra borghese e paesana : la madre e le sorelle vestivano in costume , mentre lui e i fratelli , tutti studenti , avevano quasi un ' aria aristocratica . Il padre , veramente , era esattore d ' imposte , un uomo rude , taciturno , poco pratico della lingua italiana ( come i maggiori signori del resto ) , di mirabile animo e nobiltà . Ben caratteristica era la loro abitazione , l ' ultima del paese , costituita da fabbricati bassi che davano su un cortile chiuso , e dove , oltre la loro famiglia , vivevano altri parenti , con numerosi ragazzi : una specie di clan , ma di gente incivilita , anzi , intelligentissima . I ragazzi studiavano tutti , ed erano caustici , osservatori , beffardi . Una bella vigna che guardava sulla valle e verso i monti a nord , in dolce pendìo , era attigua alla casa : più tardi il padre di Antonino costruì in un angolo di questa vigna una casina alta , dove lo studente , nelle poche settimane che rimaneva in paese , viveva come in una torre d ' avorio , studiando , o fingendo di studiare . Fu il primo , il lungo amore di Cosima . Quando egli veniva a cercare Santus , ella si nascondeva , presa dal terrore che egli potesse rivolgerle un semplice sguardo . Ma non c ' era pericolo : egli passava accanto a lei e alle altre ragazze anche maggiori e più belle ed esperte di lei , senza neppure vederle ; e se veniva a cercare Santus era perché con lui poteva parlare delle cose e delle persone conosciute nella città dei loro studi ; e perché Santus , poi , lo attirava con la sua singolare intelligenza e la sua originalità . Adesso , poi , il futuro medico , si dedica insolitamente ad altre cose all ' infuori dei suoi studi . Costruisce , per esempio , un pallone volante , come li chiamavano allora , e riesce a meraviglia : nessuno conosce il segreto del suo apparecchio ; ma è certo che il pallone , di carta - seta , per il cui finanziamento Santus è riuscito a farsi dare qualche sussidio dalla madre , un bel giorno sale dal cortile della casa , leggero e colorato come una grande bolla di sapone ; vola sopra il paese , richiamando l ' attenzione e l ' ammirazione di tutti , sparisce , non ritorna . Qualche giorno dopo si seppe che era sceso , senza incendiarsi , in un angolo della montagna . Alcuni piccoli pastori di capre lo avevano veduto librarsi sopra le roccie , illuminato dal tramonto , credendolo una cosa sovrannaturale , e , nel vederlo scendere , si erano inginocchiati presi da terrore superstizioso , gridando : “ È lo Spirito Santo , è lo Spirito Santo ” . Lusingato da questo successo , lo studente ne tentò un altro . Costruì una ruota pirotecnica , che doveva innalzarsi come il pallone e accendersi con fuochi artificiali di sorprendente effetto . Alcuni razzi di prova riuscirono bene : guizzarono in alto , una sera di agosto , si aprirono in meravigliosi getti di fiori incandescenti : ma quando si trattò di issare e far funzionare la ruota , questa s ' incendiò , con grande spavento della famiglia , e il giovine inventore ne ebbe una mano e un braccio gravemente ustionati . L ' insuccesso e il male lo avvilirono : dovette mettersi a letto , e per placargli le sofferenze e farlo dormire , il dottore gli ordinò una miscela alla quale era mescolato del cognac . Egli si addormentò ; ma come se gli avessero propinato una bevanda magica , si svegliò stordito , e quando le sofferenze della sua scottatura lo tormentavano , si preparava la bevanda e ricadeva in sopore . Il suo umore cambiò : divenne irascibile e pigro , trascurò i suoi libri , si assentò per intere giornate da casa senza dire dove andava . Solo la compagnia di Antonino pareva piacergli : si chiudevano per lunghe ore nella camera alta della casa , e se Cosima , con la forza della curiosità e della passione , riusciva a mettersi in ascolto nel pianerottolo li sentiva leggere ad alta voce e commentare e discutere di cose letterarie . Antonino recitava i versi ultimi del suo diletto poeta : una mattina la sua voce risonò più alta del solito , e nell ' umile sereno silenzio della piccola casa patriarcale , si diffuse come una musica che raccontava di città lontane , luminose di fontane , di statue , di giardini , popolate solo di amanti , di donne bellissime , di gente felice . Quante volte , in su ' mattini chiari e tiepidi io l ' aspetto ! Ella ancora ne ' l suo letto ride ai sogni mattutini . Su la piazza Barberini s ' apre il ciel , zaffiro schietto . Il Tritone del Bernini leva il candido suo getto . Intorno a quel tempo morì la nonnina . L ' estate era certamente stagione più felice . C ' erano giornate caldissime , ma era un caldo fermo , quasi lucido , e l ' azzurro del cielo , un po ' basso , sembrava quello dei quadri di Zuloaga . Qualche servo tornava dalla mietitura , abbrustolito come da un incendio , e si buttava , febbricitante di malaria , su una stuoia nell ' angolo della tettoia : in cambio le donne che , all ' ombra del cortile , spezzavano mucchi di mandorle che un incettatore veniva tutti gli anni a comprare , ridevano e cantavano stornelli paesani che facevano un contrasto ben curioso coi rondò preziosissimi recitati da Antonino nella camera di Santus . Erano gridi di passione , profonda e ardente come quel cielo sopra la terra bruciata dal sole : e chi , di quelle donne giovani e brune che non pensavano ad altro che all ' amore , si lamentava di “ vivere in mezzo alle spine , per un solo innamorato ” : chi diceva all ' amante : a cara bellu ja ses , traitore che a Zudas : “ bello di viso , traditore come Giuda ” ; chi invitava un altro a succhiarle il sangue vivo dal cuore ; qualche volta la voce di una donna disillusa si alzava però ad ammonire le appassionate , e allora il coro femminile taceva , con una pausa quasi spaventata . L ' ammonimento diceva : Su sordadu in sa gherra nan chi s ' est , olvidadu ; no s ' ammentat , de Deus . Torrat , su corpus meu , pustis chi es , sepultadu , a sett ' unzas de terra . Il soldato , nella guerra , - dicono che si è dimenticato , - non si ricorda di Dio . - Ritorna il corpo mio , - dopo che è seppellito , - a sette oncie di terra . Verso sera , andate via le donne , raccolte entro sacchi puliti le mandorle sgusciate , la serva , le ragazze , qualche volta la madre , sedevano al fresco del cortile , sotto le grandi stelle dell ' Orsa le cui ruote viaggiavano verso un paese di sogno . Il servo malarico , riavutosi alquanto , si sollevava e prendeva parte alle chiacchiere famigliari . Era un bel giovine , lontano parente del signor Antonio , olivastro e coi denti bianchissimi : pareva un etiope , ed anche il suo modo di pensare aveva un colore barbarico . Parlava sempre di banditi e delle loro imprese brigantesche . Bisogna dire che , in quel tempo , il banditismo locale aveva ancora un carattere quasi epico . Odî di famiglia , sete di vendetta , pregiudizî di onore erano per lo più l ' origine di questi episodî di sangue che funestavano la vita del paese e di intere contrade . Il giovane servo , poi , abbelliva le avventure dei banditi con la sua fantasia , e lui stesso si lasciava travolgere da una suggestione malefica che lo spingeva a farneticare sogni di libertà , di imprese ove , più che altro , il ribelle alle leggi sociali , ha modo di spiegare il suo coraggio , la sua abilità , la sua forza d ' animo , il disprezzo per il pericolo e la morte . Era , infine , una specie di anarchico , che non potendo eguagliare la sorte degli uomini liberi e svincolarsi dal suo destino di servo , intendeva distruggere il bene degli altri e crearsi una potenza , una regola di vita diversa da quella usuale . In quel tempo , specialmente una banda di uomini armati di tutto punto , decisi a tutto , protetti anche , o per amicizia , o per complicità , o per paura , da una vasta rete di favoreggiatori , infieriva nel Circondario . I capi erano due fratelli , giovanissimi , terribili , si diceva anche feroci : la radice del loro odio contro la società era una ingiustizia da loro subita , una condanna per un reato del quale erano innocenti : condanna alla quale d ' altronde sfuggivano con la loro latitanza . Bisogna dire però che , o per istinto , o esasperati dalla loro mala sorte , non rispettavano la roba altrui ; così che in pochi anni s ' erano fatti un patrimonio : possedevano terre , case , bestiame , servi e pastori . Un giorno , durante quell ' ultima estate , una giovane donna , quasi fanciulla , si presentò di mattina nella casa del signor Antonio e chiese di parlargli . Egli la ricevette nella stanza dove sbrigava i suoi affari , e le domandò benevolmente che cosa desiderava . Ella era vestita in costume : aveva un viso pallido e fine , con due grandi ; occhi neri sormontati da sopracciglia foltissime , rivelatrici di un carattere forte . Disse , con una certa umiltà : - Lei possiede , sul Monte Orthobene , un bosco di lecci , che tutti gli anni affitta per il pascolo delle ghiande ai porci . Si vorrebbe averlo noi in affitto , questa prossima stagione . - È già affittato - dice il signor Antonio ; - per tre anni lo ha esclusivamente il proprietario di bestiame Elias Porcu . - Elias lo cederà volentieri , se vossignoria lo permette . - Non credo possa cederlo volentieri : ne ha bisogno assoluto . - Se vossignoria glielo impone , Elias lo cederà immediatamente . Calmo e fermo , col piccolo pugno bianco sul tavolo , l ' uomo replica : - Io non ho mai imposto a nessuno cosa che non fosse giusta . - Ma anche adesso sarebbe una cosa giusta . Poiché i miei fratelli hanno bisogno , per il loro branco di suini , di un pascolo di ghiande ; e tutti i proprietari dicono di averli già affittati , mentre non è vero . - Io non so quello che possono dire gli altri proprietari ; ciò che so è che il mio bosco è già affittato : e basta ! - concluse , sollevando il pugno ; ma subito lo riposò sul tavolo senza picchiarvi sopra : i suoi occhi però avevano preso la luce argentea e lucente dell ' acciaio affilato . La ragazza non cedeva : anche i suoi occhi brillarono , tuttavia cupi sotto le tempestose sopracciglia . - Vossignoria sa chi sono i miei fratelli ? - E poiché l ' altro non dimostrava curiosità , aggiunse con fierezza , quasi vantasse una parentela di eroi : - Sono i fratelli ... - e pronunziò un nome . - I banditi . Allora il signor Antonio sorrise . - Fossero pure i sette fratelli della favola , i banditi che diedero il loro nome ai monti sui quali si nascondevano , io non manco di impegno con Elias Porcu . E basta ! - ripeté ; e questa volta batté il pugno , come quando sigillava una lettera con le ostie colorate . La ragazza si alzò : non proferì una minaccia , ma se ne andò senza salutare . Il signor Antonio non disse nulla in famiglia , sebbene tutti si fossero accorti della visita e ne provassero inquietudine . E un fatto strano accadde la sera stessa , a ora tarda , quando tutti erano già a letto , e solo il padrone vegliava ancora nella stanza da pranzo , leggendo un numero arretrato della sua prediletta nerolistata Unità cattolica . D ' un tratto qualcuno bussò lievemente alla porta . Il signor Antonio aprì , e neppure per un attimo si illuse sullo scopo di quella visita insolita . La strada era buia , ma al chiarore che , per il corridoio d ' ingresso , arrivava alla porta , egli vide , nel vano di questa , come in un quadro a fondo scuro , una figura gigantesca , con un ruvido costume nero dalle brache giallastre , che aveva qualche cosa di demoniaco . Il viso color bronzo era circondato da una barba a collare , di un nero corvino , che lasciava scoperte le grosse labbra sanguigne : gli occhi , con le sopracciglia come quelle della sorella dei banditi , ma esageratamente più abbondanti , avevano la pupilla grande e la sclerotica azzurra . “ Sono perduto ” , pensò il signor Antonio , ma non finse neppure di sorridere per nascondere la sua forza . Fece entrare l ' uomo , e notò che costui , nonostante la mole massiccia della sua persona , camminava silenzioso e leggero come un daino : aveva ai grandi piedi calzari di pelle grezza , allacciati sotto le uose di orbace : calzari da uomo che usa correre furtivo e allontanarsi in poche ore dal luogo del suo misfatto , in modo da procurarsi un infallibile alibi . “ Questo , stanotte mi strozza ” , pensa il signor Antonio ; tuttavia lo fa entrare nella stanza ospitale , gli assegna il posto d ' onore davanti alla tavola , ma non si affretta a offrirgli da bere per dimostrargli la sua sicurezza . Anche prima di essere interrogato , l ' uomo comincia a parlare : la sua voce e bassa e quieta ; la parola lenta , prudente . E subito il signor Antonio respira : poiché tutto nell ' uomo , anche l ' occhio , può mentire : mai la voce , anche se egli cerchi di mascherarla . E la voce di quell ' uomo che pareva un ciclope venuto giù dai monti pietrosi per abbattere qualche cosa che non gli andava a genio , era quella di un saggio . L ' argomento era quello : l ' affitto del bosco ghiandifero ai banditi . Egli non disse che era un loro favoreggiatore , anzi un loro complice , ancora a piede libero perché troppo furbo e prudente per lasciarsi scoprire ; narrò che era un loro amico , perché i disgraziati erano pur degni di avere amici , fra tanti nemici che li perseguitavano come i cacciatori i cinghiali , colpevoli solo della loro fiera indipendenza : questi nemici arrivavano al punto di impedire ai due fratelli di far pascolare le loro greggie e i loro branchi di porci in terre di cristiani : onde il signor Antonio era pregato di aver compassione delle bestie e dei loro padroni . - Questo è il denaro : due , trecento scudi ; quello che vuole , signor Antonio . Trasse dal petto un portafogli legato con una correggia , e fece atto di toglierne il denaro : la mano bianca dell ' altro fermò la sua , e non se ne staccò , mentre gli occhi chiari del galantuomo cercavano di penetrare in quelli scuri del colosso come un fanciullo fiducioso che si avanza in un bosco spinoso certo di trovarci un sentiero . Disse : - Amico , voi sapete che la cosa è impossibile . Quel contatto , quello sguardo , sopra tutto la parola “ amico ” pronunziata in quel modo e in quel momento , operarono , come l ' uomo ebbe a dire più tardi , un vero miracolo . Egli rimise il portafogli , ma insisté nella sua richiesta , calcando , forse con sincerità da parte sua , sul bisogno assoluto che i fratelli S . avevano di protezione e di soccorso da parte delle buone persone che conoscevano le loro disavventure . - L ' unico soccorso che io posso suggerire ai due sviati , è che si costituiscano subito alle autorità , - disse il signor Antonio : - prima che sia tardi per loro , ed anche per i loro amici . L ' uomo ha un sogghigno : il suo viso rassomiglia proprio , in quel momento , a quello del diavolo . Ma l ' altro continua : - Noi un giorno ci rivedremo ; e allora mi darete ragione . Quei due giovani sono come due pietruzze staccatesi dalla cima di una roccia : cadono , ne travolgono altre , precipitano sulla china , diventano una valanga , finiscono nell ' abisso . - Certo , se nessuno li aiuta , - brontola il gigante . - È facile parlare così , seduti davanti a una tavola tranquilla , col foglio in mano . Bisogna però trovarsi nel loro covo , nelle loro difficoltà , per pensare in altro modo . E bisognerebbe parlare con loro , non coi loro ambasciatori . - Io sono disposto a parlare con loro , e convincerli a cambiare strada . Procuratemi un abboccamento , dove e quando essi vogliono ; parlerò ai due disgraziati ragazzi come fossi il padre loro . Pensando forse che essi invece , noti anche per la loro loquela impetuosa e appassionata , avrebbero convinto lui , procurandosi in tal modo un nuovo amico e “ protettore ” potente per la sua sola bontà e la fama della sua rettitudine , l ' uomo della montagna si animò insolitamente . Accettò il bicchiere di vino che l ' ospite gli offriva , e sene andò silenzioso , dopo aver promesso di tornare . Tornò , infatti , ma per il colloquio coi S . non si poté concludere nulla . I banditi erano diffidenti , e i discorsi romantici del signor Antonio li facevano ridere . Costituirsi ? Può un guerriero barbaro , che difende la sua libertà e la sua sanguigna fame di vivere , darsi prigioniero al nemico ? Eppure la profezia del signor Antonio si avverò . Di delitto in delitto , di rapina in rapina , essi e la loro banda precipitarono in un abisso . Fra gli illusi da loro travolti , vi fu anche , con dolore del signor Antonio , e di tutta la famiglia , anche il giovane servo , malarico e visionario , Juanniccu , che , senza aver commesso la più lieve colpa , solo per spirito di avventura , si unì negli ultimi tempi alla banda e fu con loro preso . In compenso l ' uomo della montagna tornò spesso dal signor Antonio , e diventò il suo “ pastore porcaro ” . Per lunghi anni fu uno dei dipendenti più fedeli e affezionati al signor Antonio . E confessò che quella notte era venuto con la sinistra intenzione di sopprimerlo , se non si piegava ai voleri dei malvagi . Giusto e buono era il signor Antonio , e tutti lo amavano . Esercitava , senza volerlo , senza accorgersene , un fascino benefico su tutti quelli che lo avvicinavano . Eppure la sua parola era semplice , disadorna ; ma il suono della sua voce che saliva profondo dall ' anima tutta fatta di verità e d ' indulgenza , era come una musica che esprimeva l ' inesprimibile . Del resto egli aveva una certa cultura , ed era , in fondo , un poeta . Aveva studiato a Cagliari , quando ancora si viaggiava da una città all ' altra a cavallo , e aveva portato i suoi libri e le sue provviste entro le bisaccie , come un pastore o un contadino che va a seminare il grano in luoghi lontani . Aveva studiato ciò che in quel tempo si chiamava Rettorica , o preso il diploma di procuratore . A dire il vero non esercitava questa nobile professione , ma molti ricorrevano a lui per consigli e consultazioni legali , profondamente persuasi della sua saggezza e sopra tutto della sua rettitudine . Il commercio lo aveva quasi arricchito . Ma , come un umanista primitivo , egli coltivava anche gli studi poetici : le sue poesie erano dialettali , tuttavia in una forma che si avvicinava alla lingua italiana . Bravo anche come poeta estemporaneo , raccoglieva a volte intorno a sé altri campioni famosi in quelle gare , e competeva coi più bravi e inspirati . E aveva iniziative geniali , anche come proprietario e come agricoltore . Tentò piantagioni di agrumi , di sommaco , di barbabietole : l ' aridità della terra rocciosa , bruciata da lunghe siccità , frustrò i suoi tentativi . Impiantò anche una piccola tipografia e stampò a sue spese un giornaletto , e le poesie sue e dei suoi amici : fallimento completo anche questo . Nelle ore di riposo , alla bella stagione , sedeva all ' ombra della casa , davanti alla porta , leggendo i giornali . Tutti quelli che passavano lo salutavano o si fermavano addirittura a conversare con lui . E se passava una donna bisognosa , egli traeva in silenzio dal taschino una moneta e gliela porgeva , accennandole , col dito sulla bocca , di non fiatare . Così , tutti si allontanavano consolati . Oltre ad Antonino , frequentava la casa un altro giovanissimo studente , già compagno di scuola di Andrea . Era un ragazzo smilzo , dal profilo rapace , gli occhi inquieti e diffidenti , orgoglioso e ambizioso , e di una serietà insolita alla sua età . Ma anche lui apparteneva ad una famiglia mista , che non era borghese ma neppure esclusivamente paesana , che anzi vantava essere di pura e antica razza locale : abitavano in una casa buia , in fondo a un cortile chiuso , quasi murato come una prigione ; e tutti della famiglia , il padre alto e già quasi vecchio , i fratelli , le sorelle , delle quali una bellissima e con rari occhi celesti , erano di una rigidità quasi tragica . Scarso il patrimonio , tanto che quando si trattò di mandare il ragazzo a studiare a Cagliari , si dovette fare sacrifici . Ma Gioanmario , lo studente , dava buone promesse . Durante quelle ultime vacanze , mentre si preparava a partire , le sue visite diventarono più frequenti . Tutte le sere cercava di Andrea , pur sapendo che l ' amico non era in casa , e coglieva tutte le scuse per attardarsi con le ragazze . I suoi discorsi le interessavano : per lo più egli riportava le notizie del paese , i pettegolezzi , le storielle di innocenti amori fra studenti e fanciulle del luogo : Cosima e sopra tutto Enza lo ascoltavano incantate . Enza era già quasi una signorina , un po ' strana , a volte taciturna a volte di una allegria insolente e isterica . Non si tardò ad accorgersi che lei e Gioanmario si erano stretti con un legame d ' amore ; trovarono il modo di vedersi in segreto e l ' opposizione della famiglia di lei , che sperava in un matrimonio più sollecito e solido , aumentò la loro passione . Fu una vera passione , alimentata dal carattere quasi violento dei due ragazzi . Gioanmario si mise a studiare con dura tenacia , e in soli due anni superò gli esami del liceo , inscrivendosi poi alla facoltà di legge . Ma lo studio , le privazioni , l ' orgoglio punto dalla persistente ostilità della famiglia di Enza , lo rendevano cupo e nervoso . A volte i suoi occhi erano venati di rosso , e la voce aspra , le parole amare . Vennero però tristi giorni anche per la famiglia di Cosima : Andrea non andava bene : si diceva che già avesse un figlio , da una bella ragazza del popolo , e che giocasse coi suoi amici scapestrati . Invano il signor Antonio cercava di richiamarlo sulla buona strada : lo mandava a sorvegliare i lavori delle carbonaie , a vigilare i poderi . Andrea obbediva ; era , come si disse , buono e molto generoso , ma anche lui trascinato da istinti di razza , sensuale e impulsivo . E anche l ' altro , il maggiore , si era , dopo la disgrazia dei fuochi artificiali , come incrinato . Incrinato : come s ' incrina ad un urto una tazza di cristallo , un vaso di porcellana . Continuava i suoi studi , all ' Università di Cagliari , mentre Antonino aveva ottenuto , poiché la sua famiglia ne aveva a sufficienza i mezzi , di andare a Roma . Forse anche la lontananza dell ' amico fu per Santus dannosa : egli cominciò a frequentare compagni meno intelligenti e fini , e a domandare denari più del necessario . Anche di lui si seppe che studiava sempre meno , e che beveva . Questo fu un grave dispiacere per tutti . Il signor Antonio divenne pensieroso ; la madre sempre più taciturna e melanconica . Che fare ? La vita segue il suo corso fluviale , inesorabile : vi sono tempi di calma e tempi torbidi , a cui nulla può mettere riparo : e invano si tenta di arginarla , di opporsi anche di traverso nella corrente per impedire che altri venga travolto . Forze occulte . Fatali , spingono l ' uomo al bene o al male ; la natura stessa , che sembra perfetta , è sconvolta dalle violenze di una sorte ineluttabile . Il signor Antonio , e più di lui la signora Francesca , si piegavano sulla china che pareva franasse sotto i piedi dei loro figliuoli : si rimproveravano , ciascuno però per conto proprio , di non aver saputo creare , con l ' educazione , l ' energia , la costanza , il sacrificio di tutte le ore , un terreno più solido e sicuro per il cammino dei loro figli : il signor Antonio aveva loro comprato terreni e greggi , la signora Francesca aveva per loro risparmiato anche il centesimo : che valeva ? Anzi valeva forse dannosamente , perché , senza il benessere e l ' avvenire assicurato , i ragazzi sarebbero stati costretti a lavorare e crearsi da loro una posizione . Fantasie , forse , anche queste : poiché c ' erano intorno esempi di gente povera , o mediocre , che tuttavia era spinta da un destino di dolore e di colpa , molto più triste di quello dei fratelli di Cosima . Se n ' era avuto un caso nel disgraziato Juanniccu . E un altro caso anche più doloroso colpì un cugino , figlio di una sorella del signor Antonio , severa e intelligentissima donna , rimasta vedova in giovine età con parecchi figli da allevare : possedeva , è vero , una certa sostanza , e non le mancava l ' aiuto dell ' altro fratello sacerdote che conviveva con lei ; ma era una donna litigiosa , che per motivi da nulla intentava causa ai suoi vicini e confinanti di terra e di domicilio , e si faceva mangiare buona parte delle sue entrate dagli avvocati e dalle spese di giustizia . Da piccoli proprietari che erano , i figli custodivano personalmente il loro patrimonio ; ma il cugino era sanguigno , ambizioso e violento , e cominciò con l ' appropriarsi di qualche capo di bestiame per aumentare il suo gregge . Scoperto , fu punito . Aveva venticinque anni : era bello , alto , robusto ; in guerra sarebbe stato un ottimo condottiero . Ma la vita , l ' ambiente , il destino , erano così . E anche nella casa di Cosima s ' era introdotto il male , subdolo , velenoso , forse inevitabile , come tutti i mali del mondo . Anche Andrea fu trascinato , una notte , ad una impresa di quelle che certi giovani facevano più per spacconeria che per malvagità . Rubarono galline : ma furono anch ' essi presi . Un lutto più che mortale ottenebrò la famiglia del signor Antonio : egli si accorò talmente che , fatto ogni più grave sforzo per salvare il figliuolo , si accasciò e si ammalò . Furono mesi e mesi di dolore rodente , quasi di disperazione . Finché l ' uomo buono , l ' uomo saggio e giusto , cadde , e la famiglia rimase come l ' umile erba tremante all ' ombra della quercia fulminata . E poiché la famiglia era in questo cerchio d ' ombra , restava rassegnata , in attesa di vederla un giorno diradare . Con la morte del padre , Andrea parve metter giudizio ; prese lui ad amministrare il patrimonio rimasto ancora in comune ; ma ne profittava largamente , in modo che rimaneva appena il tanto per aiutare negli studi l ' altro fratello , e per pagare le tasse . La madre si lamentava sempre , per queste tasse , e se ne preoccupava tanto da non dormire la notte . Per fortuna nella casa c ' era ogni provvista , e le ragazze si contentavano di nulla . Il lutto per il padre fu lungo : per mesi interi le finestre rimasero chiuse e nessuna delle donne , tranne la serva , metteva il piede fuori della porta : ma Enza si consolava scrivendo lettere interminabili al suo Gioanmario e le tre piccole , intelligentissime , leggevano sempre , chiacchierando e anche discutendo fra di loro , in perfetto accordo . Chi non andava bene era Santus . La morte del padre , invece di richiamarlo in sé , parve sprofondarlo di più nella china abissale dove di giorno in giorno precipitava . Studiò fino ad arrivare al quarto anno di medicina : ma beveva . Durante le ultime vacanze fu trascurato anche da Antonino , che non andò più a cercarlo : né lui parve preoccuparsene , chiuso sempre in una sua indifferenza da animale malato . Se ne stava nella sua camera , chiuso a chiave , - poiché Andrea s ' era stabilito in quella che doveva funzionare da salotto , - e non usciva se non per andare a cercare da bere . Del resto era innocuo ; non molestava nessuno ; nelle ore buone scendeva in cortile e fabbricava giocattoli con la ferula , per i bambini del vicinato ; tutti gli volevano bene , ma la sua ombra gravava intorno e accresceva il lutto della madre e delle sorelle . Dopo quelle ultime vacanze , verso ottobre , parve svegliarsi dal suo malefico incantesimo ; preparò i suoi libri , disse che avrebbe fatto ogni sforzo per compiere entro l ' anno scolastico il resto degli studi e laurearsi . L ' arcobaleno della speranza illuminò il grigio orizzonte della famiglia : fu raccolto il gruzzolo necessario per fa sua partenza , e la madre , anzi , gli diede i pochi risparmi che teneva nascosti per riserva , in caso di bisogni impreveduti . Fu una festa , la partenza di lui , e anche un senso di liberazione per la casa ; alla sua camera fu data aria , come a quella di uno che è morto o guarito dopo lunga malattia , e finalmente fu vista la madre sorridere e prender parte alle conversazioni animate delle ragazze . Sei notti dopo la partenza di Santus , fu sentito , sul tardi , qualcuno bussare replicatamente alla porta . Dopo mezzo secolo di vita , Cosima ricorda ancora quel picchiare come di tamburo che annunzia una disgrazia : lo sente ancora rimbombare dentro il suo cuore ; è il suono più terribile che abbia mai udito , più funebre di quello che annunzia la morte , più del suono della campana che chiama a spegnere un incendio . La buona serva si alza ; ma prima di aprire ascolta , con ansia paurosa . Chi può essere ? Un bandito , un ladro , un uomo della giustizia ? Anche un fantasma può essere , un morto che passa nella strada e bussa alle porte per avvertire i viventi che l ' inferno li aspetta . Era qualche cosa di peggio ancora : un morto vivente che annunziava l ' inferno , sì , ma prima della morte , nella vita stessa . Era Santus , con gli occhi azzurri velati , la lingua legata . Per misurare la gravità di queste disgrazie bisogna considerare anche l ' intransigenza malevola dell ' ambiente dove si svolgevano . Tutti si conoscevano , nella piccola città , tutti si giudicavano severamente , e quelli che meno avrebbero dovuto scagliare la prima pietra erano i più inesorabili . Quando si seppe del ritorno e della perdizione di Santus , fu un lungo compiacersi e sogghignare , fra i conoscenti della famiglia ; e i più cattivi erano i parenti . C ' erano due cugine della signora Francesca , due vecchie zitelle che facevano pensione a un canonico , - questo veramente santo , - e stavano sempre in chiesa . Ogni tanto si presentavano nella casa di Cosima , rigide e composte , dure come due mummie ; non parlavano molto , ma ogni loro parola era una frecciata : e di tutto , anche quando le cose andavano egregiamente , trovavano da ridire , persino se le ragazze avevano un abituccio nuovo , o si ornavano di un nastro economico ritagliato magari da un fazzoletto di seta logoro . Piombarono in casa il giorno dopo del ritorno di Santus , e fecero piangere la signora Francesca , addossandole tutta la colpa del disordine famigliare . Tutto , intorno , per loro , era una tragedia ; e lo era , sì , ma forse , almeno per le ragazze , non irreparabile . Irreparabile lo era per le due vecchie zitelle , che , istintivamente , senza precisa cattiveria , riversavano sul destino degli altri il proprio squilibrio . Una carica particolare , quasi non bastasse la prima , fu fatta contro Enza , della quale si conoscevano gli amori segreti e palesi con Gioanmario : per le due acri e sterili zie , che mai avevano conosciuto l ' amore , il romanzo innocente e in fondo melanconico dei due giovani innamorati era tragico e terribile quasi come quello di Isotta la bionda e Tristano , o di Paolo e Francesca . Predissero le cose più sinistre per l ' immorale e sfrontata ragazza , mormorarono che per causa di lei la famiglia e l ' intero parentado erano scherniti e disprezzati da tutta la gente benpensante , e che il disonore ricadeva anche sulle sorelle che mai avrebbero trovato marito . La madre piangeva : che altro poteva fare ? E , certo , neppure lei era contenta per la storia di Enza , sebbene , dopo le ultime disgrazie famigliari , la sua ostilità verso Gioanmario fosse diminuita , e pensasse che un uomo ordinato ed energico , in casa , sarebbe stato di grande aiuto : ma non rispondeva alle insinuazioni vituperose delle cugine , e tale sua quasi accondiscendenza fu quella che più esasperò Enza , la quale naturalmente origliava all ' uscio . D ' un tratto si sentirono alte grida ululanti , e il tonfo d ' un corpo che cade . Era lei , l ' infelice ragazza , presa da un attacco isterico , quasi epilettico . Allora la madre si sollevò , come la cerbiatta alla quale vien ferito il figlio , e trovò l ' energia di cacciar via le donne e di sollevare e confortare la sua bambina . Poiché tutti i figli , per lei , compreso il più traviato , anzi lui forse più degli altri , erano ancora deboli creature che il Signore avrebbe fatto crescere e rinsavire . Il risultato fu che Gioanmario fu riconosciuto come fidanzato di Enza , e si fissarono le nozze per l ' estate seguente , appena egli si fosse laureato . Nozze umili e quasi tristi ; non quali il padre aveva sognate e preparate per le sue figliuole . Ai due giovani sposi fu assegnata una modesta rendita , e concessa per abitazione una vecchia casa che la famiglia possedeva in un quartiere eccentrico della cittadina . Ma era una casa troppo grande , con una scala erta , le camere vaste dai pavimenti di legno , le finestre piccole , le pareti imbiancate con la calce ; Enza ci si immelanconì e si strapazzò a pulirla e renderla abitabile , aiutata solo da una donna a mezzo servizio . Presto cominciarono i guai . Gioanmario , entrato nello studio di un avvocato , vi rimaneva tutto il giorno , e ancora senza compenso . Il dover vivere con la piccola rendita della moglie lo umiliava e lo esasperava . Provocato dal malumore di lei cominciò a rinfacciarle la fretta di essersi voluta sposare : ella rispondeva aspra : litigi violenti scoppiavano fra di loro , seguiti da riconciliazioni che duravano poco , da fughe di lui che rimaneva assente il più possibile . Una triste mattina , la donna che andava da loro per i servizi , corse spaventata a casa dei parenti , dicendo che aveva trovato la piccola padrona stesa a letto senza sensi , fredda come una morta . L ' aveva fatta rinvenire ; ma temeva che la cosa fosse grave . La signora Francesca era sofferente anch ' essa , per un male alle reni , e le ragazze giudicarono di non spaventarla con le notizie di Enza . Cosima , che spesso andava dai giovani sposi ed era al corrente della loro disordinata e dolorosa vita , corse lei con la speranza che si trattasse di uno dei soliti disturbi nervosi della sorella . La trovò insolitamente calma , troppo calma , abbandonata sul letto pallidissima , coi grandi occhi spauriti . Non parlava , non si moveva ; ma un odore sgradevole e caldo esalava dal letto , e quando Cosima , con un coraggio superiore alla sua età , cercò di scoprire il mistero si accorse che l ' infelice Enza giaceva in una pozza di sangue nero . Arrivò il medico e disse che si trattava di un aborto . Alla meglio tentarono di riparare : ma era tardi : prima che il marito tornasse da una seduta al Tribunale , Enza era morta . Morta , senza dolore , senza coscienza , vuota di tutto il suo sangue malato e turbolento : adesso era bianca , bella , purificata , come una statua di marmo scolpita sul suo modello . Prima di avvertire la madre e le sorelle , prima ancora che Gioanmario rientrasse , Cosima , da sola , chiuse i grandi occhi vitrei di Enza , ne lavo il corpo , trasportato in un lettuccio della camera attigua a quella matrimoniale ; lo profumò ; compose i bei capelli castani intorno al viso diafano , e infine la rivestì del modesto abito bianco di sposa e le calzò anche le scarpette di raso . Agiva sotto l ' impulso di una forza quasi sovrannaturale , come in uno stato di ebbrezza . Ebbrezza di dolore , di disinganno , di spavento della vita , che , come tutte le ubriachezze violente , le lasciò un fondo di amarezza , anzi di terrore ; un terrore che non l ' abbandonò mai più , sebbene accuratamente sepolto da lei in fondo al cuore come il segreto di una colpa misteriosa e involontaria : l ' antica colpa dei primi padri , quella che attirò sul mondo il dolore e ricade indistintamente su tutti gli uomini . Adesso Cosima aveva quattordici anni , e conosceva dunque la vita nelle sue più fatali manifestazioni . Ma nonostante quella paura misteriosa della fatalità che si era annidata nel suo cuore , poiché questo cuore era poi fisicamente e moralmente forte , ella aveva ereditato dal padre e dagli avi paterni , quasi tutti agricoltori e pastori , quindi patriarcalmente unici alla terra e alla natura , un fondo di bontà , d ' intelligenza , di filosofia , e sentiva profonda la gioia di vivere . Durante l ' infanzia aveva avuto le malattie comuni a tutti i bambini , ma adesso era , sebbene gracile e magra , sana e relativamente agile e forte . Piccola di statura , con la testa piuttosto grossa , mani e piedi minuscoli , con tutte le caratteristiche fisiche sedentarie delle donne della sua razza , forse d ' origine libica , con lo stesso profilo un po ' camuso , i denti selvaggi e il labbro superiore molto allungato ; aveva però una carnagione chiara e vellutata , bellissimi capelli neri lievemente ondulati e gli occhi grandi , a mandorla , di un nero dorato e a volte verdognolo , con la grande pupilla appunto delle donne di razza camitica , che un poeta latino chiamò “ doppia pupilla ” , di un fascino passionale , irresistibile . Per la morte di Enza fu ripreso il lutto , chiuse ancora le finestre , ripresa una vita veramente claustrale . Ma un lievito di vita , un germogliare di passioni e una fioritura freschissima d ' intelligenza simile a quella dei prati cosparsi di fiori selvatici a volte più belli di quelli dei giardini , univa le tre sorelle in una specie di danza silenziosa piena di grazia e di poesia . Le due piccole , Pina e Coletta , leggevano già anch ' esse avidamente tutto quello che loro capitava in mano , e , quando erano sole con Cosima , si abbandonavano insieme a commenti e discussioni che uscivano dal loro ambiente e dalle ristrettezze della loro vita quotidiana . E Cosima , come costretta da una forza sotterranea , scriveva versi e novelle . Da sua parte Andrea aveva molti difetti , ma era anche generoso e gioviale . Forse troppo : e la sua generosità era alimentata da un po ' di amor proprio , di vanità , di boria : ma spesso era schietta e istintiva : aveva , poi , impeti di vero entusiasmo per cose che agli altri sembravano degne di poco aiuto , se non proprio di essere contrariate ; e allora gli sembrava di fare atto di giustizia mettendosi dalla parte del debole . Così , quando si venne a sapere che la sua sorellina Cosima , quella ragazzina di quattordici anni che ne dimostrava meno e sembrava selvaggia e timida come una piccola cerbiatta , era invece una specie di ribelle a tutte le abitudini , le tradizioni , gli usi della famiglia e anzi della razza , poiché s ' era messa a scrivere versi e novelle , e tutti cominciarono a guardarla con una certa stupita diffidenza , se non pure a sbeffeggiarla e prevedere per lei un quasi losco avvenire , Andrea prese a proteggerla e tentò , in modo invero molto intelligente ed efficace , ad aiutarla . Egli aveva fatto solo il ginnasio , e sebbene avesse appena ventidue anni si occupava adesso dell ' amministrazione dei beni lasciati dal padre , traendone , è vero , molto profitto per sé e per i suoi divertimenti ; ma leggeva , anche , e in certo modo era al corrente degli avvenimenti letterarî . L ' eco di questi era sempre portata alla piccola città da Antonino , lo studente di lettere del più intimo amico di Andrea . Questo fratello si chiamava Salvatore , e aveva anche lui preferito allo studio la vita beata del piccolo proprietario sempre a cavallo per i suoi campi ad aizzare il lavoro dei servi e a divertirsi poi con le belle e ardenti ragazze del paese : e si beffava , pur ammirandolo in segreto , di Antonino , che aveva le mani bianche e affusolate di donna e gli occhi pieni di sogni ; e non era buono neppure a montare sulla giumenta sulla quale balzavano d ' un salto le servette di casa per andare a prender l ' acqua alla fontana : come nei suoi eterni studi , nelle Università più celebri del Continente , spendendo tutti i risparmi della famiglia , non riusciva o non voleva riuscire a prendere la laurea . Ad ogni modo questo bellissimo , questo elegante e quasi principesco studente ( e in quei tempi e in quel luogo la parola studente significava ancora un essere superiore : un uomo al quale potevano essere assegnati i più alti e potenti destini della terra ) portava davvero nella cerchia familiare , primitiva , isolata , quasi condannata a un esilio dal mondo grande , un soffio di quella grandezza tanto più luminosa quanto più lontana . Egli parlava di Re , di Regine , di alti personaggi politici , di artisti e di letterati , come fossero tutti suoi intimi amici . Sulla figura di Gabriele d ' Annunzio , allora in tutto il suo più radioso splendore , circonfusa inoltre dall ' aureola di notizie leggendarie , egli si appoggiava sopra tutto , come il credente si appoggia alla colonna del tempio per riceverne forza e maestà . Le cose raccontate dal buono , dall ' epico Antonino , infiammavano di folli sogni il cuore del rude , ma anche lui a suo modo epico Andrea . Egli cominciò a fantasticare sulla piccola Cosima . Bisognava pertanto aiutarla . La mandò a prendere lezioni d ' italiano , poiché a dire il vero ella scriveva più in dialetto che in lingua , da un professore di ginnasio . Queste lezioni accrebbero il senso di ostilità istintiva che la piccola scrittrice provava per ogni genere di studi libreschi , a meno che non fossero romanzi o poesie . Più efficaci furono le lezioni pratiche che il fratello volonteroso le procurò facendole conoscere tipi di vecchi pastori che raccontavano storie più mirabili di quelle scritte sui libri , e portandola in giro , nei villaggi più caratteristici della contrada , alle feste campestri , agli ovili sparsi nei pascoli solitari e nascosti come nidi nelle conche boscose della montagna . Una di queste gite fu meravigliosa , anche perché fatta in buona compagnia . Oltre al fratello di Antonino , c ' erano altri amici di Andrea , quasi tutti studenti mancati , che ai tormentosi fasti del vocabolario preferivano quelli della fisarmonica e la Odissea , se la creavano da sé prendendosi a pugni per qualche bella giovane paesana e poi riconciliandosi in banchetti ove le ossa degli agnelli arrostiti alla viva fiamma si ammucchiavano ai loro piedi come sotto le mense degli eroi e conti di Re Carlo . Uno di questi banchetti fu apprestato quel giorno , nell ' ovile delle tancas paterne di Andrea e di Cosima . Ai pastori porcari , che avevano finito la loro stagione , erano seguiti quelli di pecore e di capre . Le pecore brucavano l ' asfodelo secco , i cui lunghi steli dorati scrocchiavano fra i denti delle bestie come grissini , e le capre nere , dalle teste diaboliche , si profilavano sulla madreperla delle cime rocciose . Quel giorno Cosima imparò più cose che in dieci lezioni del professore di belle lettere . Imparò a distinguere la foglia dentellata della quercia da quella lanceolata del leccio , e il fiore aromatico del tasso barbasso da quello del vilucchio . E da un castello di macigni sopra i quali volteggiavano i falchi che parevano attirati dal sole come le farfalle notturne dalle lampade , vide una grande spada luccicante messa ai piedi di una scogliera come in segno che l ' isola era stata tagliata dal continente e tale doveva restare per l ' eternità . Era il mare che Cosima vedeva per la prima volta . Certo , fu una giornata indimenticabile , come quella della cresima , quando un fanciullo che crede fermamente in Dio si sente più vicino a lui , lavato del tutto dal peccato originale . Tutto pareva straordinario a Cosima , persino il grido rapace delle ghiandaie e i cardi spinosi fra le pietre arse : ma invece di esaltarsi si sentiva piccola e umile accanto alle rocce che scintillavano come rivestite di scaglie , e ai lecci millenari che sembravano più antichi delle stesse rocce . L ' ombra era fitta , e se qualche nuvoletta solcava il cielo sembrava si afferrasse alle cime più alte , in certi piccoli squarci del bosco , come i fanciulli che guardano in fondo a un pozzo . Ma il banchetto fu servito in una radura , per terra s ' intende , tutta circondata da un colonnato di tronchi come un salone regale : per Cosima Andrea preparò con una sella e una bisaccia una comoda poltrona ; e i migliori bocconi furono per lei : per lei il rognone dell ' agnello , tenero e dolce come una sorba matura ; per lei il cocuzzolo del formaggello arrostito allo spiedo , per lei il più bel grappolo d ' uva primaticcia portata appositamente dal fratello premuroso . Si accorsero , i convitati , di queste gentilezze quasi galanti , e cominciarono a urtarsi coi gomiti ; e come se una parola d ' ordine si trasmettesse fra loro con questo gesto , un bel momento tutti sporsero verso Cosima le loro curiose forchette di stecchi di legno , e ad esse infilati pezzetti di carne , di pane , di cacio , di tutte le vivande che si trovavano sulla mensa . Ella arrossì , ma non pronunziò una parola : non aveva mai aperto bocca , del resto , durante tutto il tempo del banchetto , e pareva una estranea , sulla sua sella ricoperta dal drappo arcaico della bisaccia , coi suoi grandi occhi silenziosi , oscuri del cupo verde dell ' ombra del bosco : come una delle piccole fate ambigue , non sai se buone o cattive , che popolano le grotte del monte e da millennii vi tessono , dentro , nei loro telai d ' oro reti per imprigionare i falchi , i venti , le nuvole , i sogni degli uomini . Era un po ' stizzita , però , che il fratello l ' avesse esposta alla beffa , per quanto rispettosa , dei compagni ; e non toccò più cibo , e , appena sfuggita all ' attenzione dei convitati , si volse di fianco e parve balzare dalla sella come da un cavallo in corsa . Si allontanò rapida tra le felci della radura , sfiorandole con le braccia aperte , come una rondine che vola basso all ' avvicinarsi del temporale , e tornò poi in cima al dirupo donde si vedeva il mare . Il mare : il grande mistero , la landa di cespugli azzurri , con a riva una siepe di biancospini fioriti ; il deserto che la rondine sognava di trasvolare verso le meravigliose regioni del Continente . Se non altro ella avrebbe voluto restare lì sullo spalto dei macigni , come la castellana nel solitario maniero , a guardare l ' orizzonte in attesa che una vela vi apparisse con i segni della speranza , o sulla riva balzasse , vestito dei colori del mare , il Principe dell ' amore . Le grida dei giovani nella radura la richiamavano alla realtà : si udivano anche i fischi dei pastori che radunavano il gregge , e ogni voce , ogni suono vibrava nel grande silenzio con un ' eco limpida come in una casa di cristallo . Il sole calava dalla parte opposta , sopra le montagne di là della pianura , e già le capre , ancora arrampicate sulle vette , avevano gli occhi rossi come quelli dei falchi . Era tempo di ritornare a casa ; e ricordando le sue giornate ancora fanciullesche , rallegrate solo dalle storielle ch ' ella raccontava a sé stessa , ella si sentiva al cospetto del mare e sopra i grandi precipizi rossi di tramonto , come la capretta sulla vetta merlata della roccia , che vorrebbe imitare il volo del falco e invece , al fischio del pastore , deve ritornare allo stabbio . E , invece , un fischio , più acuto e diverso dagli altri , le arrivò come una freccia , seguito da altri che lo imitavano beffardi . Era Andrea che la chiamava , avvertendola che non bisognava abusare della sua indulgenza di guardiano : e l ' irrisione dei compagni le ricordava meglio ancora che le sue scorribande non erano sopportate che una volta sola dalle leggi della comunità dov ' ella era destinata a vivere . Allora ella si alzò , ma scosse di nuovo le braccia , verso il mare , sembrandole di sfiorare le onde come poco prima aveva sfiorato le felci della radura , quale rondine che migra , dopo l ' inverno caldo , sì , ma sterile , degli altipiani libici , verso le terre del sole , i rossi crepuscoli estivi , l ' amore che solo concede il dono dell ' eternità . Questo sogno , da allora , non l ' abbandonò mai più . Quando nelle sere d ' inverno , accanto al braciere e alla luce di due lampadine ad olio ( qualche volta ne accendeva anche tre ) , o nei mattini di primavera , nell ' orticello fiorito di rose e ronzante di mosconi , e poi d ' estate nella camera su in alto col paesaggio sonnolento dei monti alla finestra , poteva aver fra le mani una rivista illustrata , ne studiava a lungo le figure , specialmente le riproduzioni fotografiche di strade , monumenti , palazzi di grandi città . Roma era la sua mèta : lo sentiva . Non sapeva ancora come sarebbe riuscita ad andarci : non c ' era nessuna speranza , nessuna probabilità : non l ' illusione di un matrimonio che l ' avrebbe condotta laggiù : eppure sentiva che ci sarebbe arrivata . Ma non era ambizione mondana , la sua , non pensava a Roma per i suoi splendori : era una specie di città santa , Gerusalemme dell ' arte , il luogo dove si è più vicini a Dio , e alla gloria . Come giungessero fino a lei i giornali illustrati non si sa : forse era Santus , o lo stesso Andrea a procurarli : il fatto è che allora , nella capitale , dopo l ' aristocratico editore Sommaruga , era venuto su , da operaio di tipografia , un editore popolare che fra molte pubblicazioni di cattivo gusto ne aveva buone , quasi fini , e sapeva divulgarle anche nei paesi più lontani della penisola . Arrivavano anche nella casa di Cosima ; erano giornali per ragazzi , riviste agili e bene figurate , giornali di varietà e di moda . Sicuro , l ' Ultima Moda , coi suoi figurini di donna dall ' alta pettinatura imbottita , la vita sottile e il paniere prominente , l ' ombrellino grande a merletti come quello del Santissimo Sacramento , e i ventagli di piume simili a quelli del Sultano , era la gioia , il tormento , la corruzione delle ragazze . Nelle ultime pagine c ' era sempre una novella , scritta bene , spesso con una grande firma : non solo , ma il direttore del giornale era un uomo di gusto , un poeta , un letterato a quei tempi notissimo , della schiera scampata al naufragio del Sommaruga e rifugiatasi in parte nella barcaccia dell ' editore Perino . E dunque alla nostra Cosima salta nella testa chiusa ma ardita di mandare una novella al giornale di mode , con una letterina piena di graziose esibizioni , come , per esempio , la sommaria pittura della sua vita , del suo ambiente , delle sue aspirazioni , e sopra tutto con forti e prodi promesse per il suo avvenire letterario . E forse , più che la composizione letteraria , dove del resto si raccontava di una fanciulla quasi simile a lei , fu questa prima epistola ad aprirle il cuore del buon poeta che presiedeva al mondo femminile artificiosetto del giornale di mode , e con il cuore di lui le porte della fama . Fama che come una bella medaglia aveva il suo rovescio segnato da una croce dolorosa : poiché se il direttore dell ' Ultima Moda , nel pubblicare la novella presentò al mondo dell ' arte , con nobile slancio , la piccola scrittrice , e subito la invitò a mandare altri lavori , in paese la notizia che il nome di lei era apparso stampato sotto due colonne di prosa ingenuamente dialettale , e che , per maggiore scandalo , parlavano di avventure arrischiate , destò una esecrazione unanime e implacabile . Ed ecco le zie , le due vecchie zitelle , che non sapevano leggere e bruciavano i fogli con le figure di peccatori e di donne maledette , precipitarsi nella casa malaugurata , spargendovi il terrore delle loro critiche e delle peggiori profezie . Ne fu scosso persino Andrea : i suoi sogni sull ' avvenire di Cosima si velarono di vaghe paure : ad ogni modo consigliò la sorella di non scrivere più storie d ' amore , tanto più che alla sua età , con la sua poca esperienza in materia , oltre a farla passare per una ragazza precoce e già corrotta , non potevano essere del tutto verosimili . L ' estate era certamente la stagione più bella , per Cosima sopra tutto . Grande era il caldo , a giorni , ma un caldo secco , che alla notte si placava in un senso di straordinaria dolcezza . Arrivavano allora , dalla valle e dai campi mietuti , odori di stoppia , di cespugli aromatici ; e le voci delle donne accoccolate nella strada a godere il fresco risonavano con bassi accordi musicali . Lunghi erano i vesperi , rossi , glauchi , violetti sopra la montagna , e se la luna spuntava sopra le roccie il suo chiarore si fondeva con quello dell ' ultimo giorno in un crepuscolo quasi orientale . E poi era la stagione in cui Antonino tornava per le vacanze . Cosima aspettava questo ritorno come altri aspettano la primavera o il fare del giorno . Quell ' anno , poi , alla sua attesa si mischiava una vaga paura : paura che Antonino avesse saputo la grande novità , che anche lei era diventata una scrittrice , una candidata alla gloria , e che sorridesse di lei , con quel suo ironico sorriso di famiglia , velato però , in lui , da una finissima melanconia , come quella dei grandi , dei veramente grandi e forti , per i piccoli e deboli . In fondo non le importava gran che , ferma nella sua ambiziosa sicurezza di non aver bisogno di forze diverse dalle sue per andar diritta nella strada che Dio stesso le aveva tracciata : e da Antonino non sperava niente , non solo , ma non voleva niente , neppure che egli sospettasse del suo amore per lui . Amore . La parola era finalmente sbocciata , nel cuore e sopra tutto nella coscienza di lei , da quel giorno sulle rocce : come sboccia la rosa rossa e fragrante che basta a illuminare un giardino desolato . Eppure il corpo di Antonino non esisteva per lei ; e neppure il lontano desiderio , neppure per istinto , di un solo bacio di lui , le vibrava nel sangue . Di lui non conosceva che la linea , una linea quasi azzurra , poiché egli vestiva quasi sempre di colore turchino chiaro , quasi soffusa del chiarore della lontananza in cui egli le appariva , anche se in realtà la sua figura spuntava in fondo alla strada solitaria . Egli doveva attraversare per forza quella strada , per scendere dalla sua casa al centro del paese : ella lo sapeva , e lo aspettava alla finestra , ma appena la figura di lui appariva ella si nascondeva . Ma questa volta ella lo vede sotto una luce diversa , su uno sfondo che ha del fantastico . Era andata , con la sorella Pina , a trovare le loro amiche , cugine di Antonino . La serva le ha accompagnate , consegnandole alla signora Lucia , con la promessa che sarebbe andata a riprenderle verso sera . È poco , eppure è una festa per Cosima , che può respirare l ' aria del cortile e della vigna di Antonino . Come si è detto , le case delle quattro famiglie si aprono tutte su questo grande cortile arioso , lastricato bene , con panchine di granito poggiate al muro , accanto alle porte . Quella della signora Lucia è a un solo pianterreno , ma le stanze sono comode , e c ' è anche il salotto , col tavolino rotondo in mezzo , e il sofà con la spalliera ricoperta da una trina all ' uncinetto . Le ragazze vi si raccolgono e cominciano a pigolare : anche l ' amica di Cosima e quella di Pina , della stessa età , sono piccoline , brune , intelligenti e lingue lunghe . Finito di parlar male delle comuni conoscenze , cominciano a punzecchiarsi scambievolmente , con istintive malignità e derisioni . Le due ragazze M . vestono bene , perché il padre è impiegato al Tribunale ed ha una sorella a Sassari , dove spesso le ragazze passano qualche settimana e apprendono le eleganze cittadine . Oggetto della loro beffa sono quindi i goffi vestitini delle altre due , fatti dalla sarta paesana . Giallo , con guarnizioni rosse , quello di Cosima , che parrebbe ridicolo e pure dà risalto al suo viso pallido e ai folti capelli neri . - Sembri una ciliegia che comincia a maturare , - le dice l ' amica Lenedda , e Cosima arrossisce e tace , ma la sorella Pina , squadrando il vestito verde e nero dell ' altra , ribatte : - E tu sembri una vipera . L ' altra ride ; dice : - Non mi ricordavo che ti hanno tagliato il filo della lingua . Infatti era vero : da piccola Pina balbutiva poiché lo scilinguagnolo sotto la sua lingua era eccessivamente corto : e le fu tagliato ; cosa che tutti , per il resto della vita , le rinfacciarono . - A te non occorreva tagliartelo , il filo della lingua : anzi bisognerebbe ricucirlo . Risero , le ragazze , perché in fondo erano allegre e si divertivano delle loro stesse malizie : fu portato il caffè , e si riprese a parlar male delle altre cugine , le sorelle di Antonino , che spiavano dalle finestre di faccia , ma non si degnavano di venire a salutare le piccole borghesi . Poiché esse vestivano in costume , sì , ma in modo sfarzoso , ed erano più ricche delle altre , in modo che la loro madre diceva convinta : - Per le mie figlie occorrono uomini in alto , fieri e potenti . Invece la maggiore , molti anni più tardi , sposò un possidente paesano , e la minore un ricco commerciante . Quel giorno , esse non si unirono alla compagnia delle nostre ragazze neppure quando , verso il tramonto , le quattro amiche uscirono nella vigna attigua alla casa . Bellissimo era il luogo in pendìo sopra la valle , in faccia ai monti arrossati dal sole calante : un muricciuolo lo separava dal sentiero che andava a perdersi verso i pendii di un ' altra valle , a nord , e su questo muricciuolo , di contro uno sfondo di cielo abbagliante come una lamina d ' oro , sedeva , con un giornale in mano , l ' agile Antonino . Quando dal fondo del vialetto della vigna Cosima lo vide , si piegò in avanti come dovesse cadere , chiudendo gli occhi quasi con angoscia . Ella non sapeva che era tornato , come del resto non lo sapevano neppure le cugine di lui , che lo guardarono con curiosità insolente e gli corsero incontro senza salutarlo battendogli i pugni sulle ginocchia . Egli le respinse , preoccupato solo per la piega dei suoi pantaloni , e non avrebbe neppure smesso di leggere senza la presenza delle altre due ragazze . Stentò un po ' a ricordarsi chi erano , ma quando ebbe riconosciuto bene Cosima balzò in piedi e la salutò , con quel suo sorriso dolce , stanco e beffardo che gli sollevava il labbro sopra i denti luminosi . Tutto era luminoso , in lui , in quel momento , e la luce d ' oro del tramonto pareva scaturisse dai suoi occhi , dal suo viso bruno , dai capelli raggianti . Per tutta la sua vita Cosima lo ricordò così : e basta ancora che pensi a lui per sentire una gioia misteriosa , fatta di luce e di angoscia , come si prova soltanto al primo rivelarsi della vita cosciente , anche se l ' immagine della vita sorrida come in quell ' attimo sorrideva Antonino . Eppure , in fondo al suo pensiero rimaneva il ricordo delle sue prime esperienze d ' arte , e aspettava con orgoglio che il giovane accennasse alla sua novella , pronta a difendersi se gliela derideva . Ma pareva ch ' egli non sapesse nulla : o almeno non accennò nulla . Domandò solo di Santus , e disse che sarebbe andato a trovarlo . Cosima arrossì ; egli se ne accorse e non insisté . Poi le due ragazze minori essendosi allontanate , rimasero accanto al muricciuolo le due maggiori , e Lenedda cominciò a stuzzicare Antonino , permettendosi di pigliarlo in giro , per il modo con cui vestiva , e perché i capelli gli lucevano troppo . - Ti sei messo l ' olio di lentischio , come le donne di Oliena . A chi vuoi piacere , in questo paese di selvaggi ? Qui , dame non ce ne sono . Cosima abbassava gli occhi . La speranza ch ' egli volesse rispondere alla cugina , sull ' argomento scottante , le faceva battere il cuore : ma egli non badava a Lenedda più che alle pietre del muro sul quale si appoggiava : però si passava la mano bianca , con le unghie che riflettevano l ' oro del tramonto , sui capelli divisi da un lato da una sottile scriminatura candida , e se li tormentava come per dimostrare che non erano lucidi per artifizio . - E poi , perché non hai il corpetto ? L ' hai perduto ? La tua camicia sembra la camicetta di una donna . Cosima taceva , mortificata e offesa per lui , e provò una gioia cattiva quando egli allungò il giornale e lo sbatté più volte sulla testa della cuginetta insolente : ma non fu tutto : allorché Lenedda , con un piccolo salto felino tentò di tirargli i capelli , egli l ' afferrò per un braccio , la fece girare intorno a sé come una trottola , la spinse costringendola a scendere di precipizio nel vialetto in declino . Ella strillava come una ghiandaia , e lui non rideva , tutt ' altro , anzi stringeva un po ' crudelmente i denti , e continuava ad agitare il giornale , come avesse un gran caldo . Cosima stava lì quasi tramortita , e avrebbe voluto non assistere a quella scena . Poiché il suo idolo si scomponeva alquanto ; eppure se egli avesse fatto su di lei lo scempio toccato alla cugina , ne sarebbe stata paurosamente felice . Egli però le mostrava , pur con la sua indifferenza , il massimo rispetto ; non solo , ma ella aveva l ' impressione che la lezione data a Lenedda fosse in suo omaggio , per non essere diminuito agli occhi di lei . Ad ogni modo ella respirò quando egli , dopo averla salutata con un lieve cenno del capo se ne andò senza far più caso degli strilli della cugina . Ma ella doveva incontrarlo ancora in condizioni più felici , insperate e quasi favolose . Sopra la piccola città , che era già a seicento metri sul livello del mare , sulla cima dell ' Orthobene , sovrastante fra boschi di lecci e rocce di granito , poco distante dalla proprietà della famiglia di Cosima e da dove per la prima volta ella aveva veduto il mare lontano , sorgeva una piccola chiesa detta appunto Madonna del Monte , su uno spiazzo sollevato e recinto di massi . Piccole stanzette erano addossate alla chiesa , sotto lo stesso tetto , e una specie di portichetto si apriva davanti alle due porte , una a mezzodì l ' altra a ponente , con sedili in muratura tutto intorno . Nelle stanzette dimoravano i fedeli , durante il periodo della novena e della festa della piccola Madonna . La leggenda raccontava che un vescovo , forse di Pisa , nel viaggiare per la sua visita pastorale nell ' isola , colto da tempesta , aveva promesso , se il naviglio si salvava , di erigere un santuario sulla prima cima di montagna apparsa all ' orizzonte . E immediatamente il mare si era calmato , e una cima rocciosa era emersa fra le nuvole sopra l ' isola . Lo zio di Cosima , il tabaccoso prete Ignazio , che aveva una parrucca rossa con la chierica , fungeva da cappellano della chiesetta . La sorella Paola lo accompagnava : avevano per loro uso , oltre la piccola sagrestia , nel cui armadietto zia Paola nascondeva i dolci per sottrarli all ' avidità dei ragazzi , una stanzetta pulita per il prete , con una branda e il materasso , e una vasta grezza stanza col pavimento sterrato e tanti piuoli fissi al muro per attaccarvi le robe . In questo primitivo ambiente , che aveva della capanna e della caverna , e riceveva luce solo dalla porticina aperta sul bosco , Cosima quell ' anno , poiché la zia Paola l ' aveva invitata con le sorelle a trascorrere con lei il tempo della novena , passò i giorni più belli della sua vita . Fu proprio un sogno , bello , completo , pieno di cose misteriose , come i veri sogni . Il viaggio , circa due ore di salita per un sentiero appena tracciato fra i dirupi , gli avvallamenti , il basco , fu attraversato a piedi dalle ragazze pazzamente felici ed ebbre di quella meravigliosa mattina di agosto , mentre un carro tirato da buoi e carico di masserizie e provviste , le seguiva traballando sui sassi e gli sterpi . La prima sosta , breve , fatta non per stanchezza ma per divertimento , fu al cominciare del bosco fitto , sotto una strana pietra poggiata su altre e detta la tomba del gigante . Sembrava una grande bara , di granito , coperta da un drappo di musco , solenne nella vasta solitudine del luogo . Un tempo , diceva la leggenda , i giganti abitavano la montagna , e uno di essi , a turno , vigilava l ' ingresso della foresta : l ' ultimo , si stese per morire sulla pietra di confine , che si richiuse su di lui e ancora custodisce il suo corpo . Era davvero , quello , l ' ingresso al mondo degli eroi , dei forti , di quelli che non possono concepire pensieri meschini ; e Cosima toccò il masso , come in altri luoghi , abbelliti di leggende sacre , si tocca la pietra dove si sia riposato qualche santo . Il sogno confuso della fanciulla era già illuminato da un desiderio , oltre che di purezza , di cose grandi , al di sopra delle difficoltà quotidiane : e le sembrava davvero , riprendendo a salire il sentiero tra le felci e le chine già morbide di capelvenere e di sottilissime erbe di montagna , all ' ombra dei grandi elci patriarcali , di evadere dal suo piccolo mondo e ritrovarsi fra i giganti che vivono alti sino quasi al cielo , compagni dei venti , del sole e degli astri . Una seconda tappa fu alla sorgente d ' acqua pura e luminosa come il diamante , che scaturiva in una piccola conca di pietre e si spandeva modesta e quasi furtiva fra l ' erba calpestata e fangosa , in un cerchio di lecci qua e là arrampicati sulle cime azzurre . Già si sentiva il grido delle ghiandaie , e l ' aria sembrava un liquore profumato di menta . Le ragazze s ' inginocchiarono sulla pietra e si protesero a bere nella fontana : e nel piccolo specchio d ' onice dell ' acqua in ombra Cosima vide i suoi occhi che le parvero della stessa miracolosa luce : luce che scaturiva dalla profondità della sua terra e aveva un giorno riflesso davvero l ' anima assetata di divinità dei suoi avi pastori e poeti . La realtà doveva consistere nell ' abitazione che , simile alla capanna scavata fra le rocce dai medesimi avi , aspettava questa nuova tribù di fanciulle che anelavano allo spazio del mondo lontano , alle città affollate e rumorose . E le sorelle di Cosima si rivoltarono , sul principio , nel vedere che il giaciglio , in comune con la zia Paola , era steso per terra , fatto di uno strato di felci , di coperte , cuscini e grosse lenzuola ; che gli armadii erano i piuoli e , per lavarsi , c ' era in un angolo , su una panchina di pietra , accanto alla brocca per bere , un vaso di creta ; e per ribellarsi , ma anche divertirsi , cominciarono a rotolarsi sul giaciglio , scovarono la parrucca dello zio Ignazio , che viveva nella stanzetta accanto , e ne fecero scempio . Ma poi uscirono nel bosco e si confortarono con lo sfarzo del meraviglioso luogo pieno di recessi , di divani coperti di musco , di quadri e broccati mai visti così belli , dei quali erano ricchi gli sfondi . Solo Cosima non era disillusa : anzi l ' interno dell ' abitazione , col suo odore di umido e di felci , coi suoi arnesi trogloditici , con quella porticina coperta dalla tenda sul verdone del bosco , quei sedili di pietra grezza , quell ' anfora di creta e i recipienti pastorali fatti di sughero e di corno , le diedero uno strano senso di ricordanze remote , come quello che provava da bambina incosciente nel veder apparire la piccola nonna materna , - la nonnina che partecipava della natura delle fate nane della tradizione locale , che abitavano nelle casette di granito in mezzo ai monti e sugli altipiani rocciosi : - e prima di raggiungere le sorelle si diede da fare per rendere più abitabile la primordiale dimora . Cominciò con l ' appendere i pochi vestiti suoi e delle sorelle ai piuoli , coprendoli con uno scialle per preservarli dalla polvere e dalla curiosità degli estranei ; stese davanti al giaciglio , dalla parte dove avrebbero dormito loro , a mo ' di tappeto , un lungo sacco di lana che invero ne aveva lo spessore ; nascose le scarpe in un cestino , e infine , con un piccolo specchio e una mensoletta che aveva previdentemente portato da casa sua , preparò la toeletta . Intanto , fuori , il servo di zia Paola costruiva una capanna di frasche , abbastanza alta e larga , che doveva servire da cucina . Avevano portato un fornello a mano e un sacco di carbone ; ma la serva volle dietro la capanna , in un angolo riparato , una specie di focolare di pietre e dichiarò che avrebbe cucinato col fuoco di legna . E queste non mancavano davvero a portata di mano , quali erano e pronte ad accendersi come torcie . Anche alcune sedie e un tavolo erano stati portati sul carro ; e il tavolo avrebbe dovuto servire per i pasti e per scrittoio a prete Ignazio , ma egli non intendeva perdere neppure un minuto per impugnare la penna ; e così il tavolo fu collocato nella stanza grande , accanto alla luce della porta e servi , sì , per i pasti , ma anche da scrittoio a Cosima . Oh , e ben il calamaio ella aveva portato , avvolto in uno straccio nero e ficcato dentro una scarpa perché nel transito non si rovesciasse ; e trovò anche , nella primordiale dimora , una specie di nicchia , che avrebbe dovuto servire per qualche lumino e qualche immagine sacra , e della quale , invece , ella si servì per deporvi il calamaio , la penna , il suo scartafaccio e alcuni libri , formandone così un altarino per i suoi misteri d ' arte . Poi raggiunse le sorelle nel bosco ; e furono ore e poi giorni di appassionata gioia . Non fu tutto un sogno ? Uno di quei sogni che bastano a illuminare una vita , anche negli angoli più ombrosi , come il sole e la luna illuminavano , in quei favolosi giorni di agosto , la boscaglia di elci intorno alla miracolosa chiesetta . Che importava l ' umiltà e la rozza accoglienza della capanna ? Serviva di rifugio solo nella notte , e a Cosima nelle ore delle sue scritture ; il rumorio del bosco la copriva col suo suono di organo , e la luna col suo drappo d ' argento . E le ragazze dormivano cullate da quella musica che non aveva l ' eguale poiché era la musica della fanciullezza che risuona una sola volta nella vita . Ma per Cosima era qualche cosa di più grande e trepido : era tutta una rete di mistero , uno svolgersi di cose sorprendenti , come se ella galleggiasse in un fondo oceanico , circondata , non dal selvaggio bosco di elci e dalle roccie fantastiche , ma da tutte le meraviglie delle foreste sottomarine . E tutto questo , oltre la reale dolcezza del soggiorno , allietato dalla libertà e dallo spazio del luogo , dalla bellezza del paesaggio e delle lontananze e dai semplici svaghi della poca gente che dimorava intorno alla chiesetta , dipendeva dalla presenza , in una delle stanze verso la parte opposta di quella del cappellano , della famiglia di Antonino . Egli non c ' era , ma doveva pure qualche giorno venirci , come tutti gli altri giovani della città , che anche se i loro parenti non erano lassù , combinavano gite e passavano anche la notte nel luogo incantevole , accendendo grandi fuochi , combinando cene e balli , bivaccando sotto gli alberi e facendo la corte alle ragazze ; doveva arrivare ; e la sola speranza di vederlo , anche alla sfuggita , in quello sfondo che era lo sfondo stesso della Poesia , riempiva l ' animo di Cosima di una gioia senza limiti . Ma ella non andava mai dalla parte ove la famiglia di lui abitava , e ne sfuggiva le sorelle come per paura che indovinassero il suo segreto e la sbeffeggiassero , o semplicemente perché il suo segreto era per lei grande e sacro come un tabernacolo che nessuno doveva profanare . Ed ecco egli arriva davvero , un giorno : è solo , a piedi , con una fronda in una mano e il cappello di paglia nell ' altra . Cosima , che vigilava sempre sul sentiero dall ' alto di una roccia , lo vede salire un po ' stanco , frustando le felci con la sua fronda : le sembra scontento e disincantato , e pensa che , certo , il luogo , per quanto pittoresco , non è degno di lui : per lui occorrono i parchi coi viali lisci come il velluto , le scalee e le terrazze delle ville principesche , le fontane e le grotte artificiali dei giardini settecenteschi , come ella li ammirava nelle riviste illustrate . E sentì quasi pietà di lui , decisa a nascondersi per non aumentargli il malumore che doveva provare . Eppure la sola idea che egli era lì , nell ' umile portico dove le sorelle gli servivano il caffè , illuminava ancora di più , se era possibile , il paesaggio intorno : e le felci toccate da lui scintillavano come palme dorate , e il cielo era più vasto e azzurro . Incantesimi della fanciullezza , che nel ricordo dànno un ' idea di quello che debba essere un giorno , per l ' anima che ci crede e lo aspetta in ricompensa degli innumerevoli disinganni della vita , il regno di Dio sulla terra . Adesso Cosima è di nuovo nella sua casa melanconica , dove ogni cosa , dopo il ritorno dalla montagna , ha preso un aspetto più triste , quasi di decadenza , o meglio di appassimento , un colore umido di autunno , un odore funebre di crisantemi . Ella ha freddo , nell ' alta stanza dalla cui finestra si vede il Monte , già anch ' esso coperto di nebbia : il grido dei corvi annunzia l ' inverno . Ma ancora ci sono , per lei , momenti nei quali il cielo torna a spalancarsi , e un tepore primaverile le scalda il sangue . Ella scrive : piegata sul suo scartafaccio , quando le sorelle tengono a bada la madre , e Andrea è fuori in campagna , e Santus dorme uno dei suoi soliti terribili sonni , ella si slancia nel mondo delle sue fantasie , e scrive , scrive , per un bisogno fisico , come altre adolescenti corrono per i viali dei giardini , o vanno a un luogo loro proibito ; se possono , a un convegno d ' amore . Anche lei , nelle sue scritture , combina convegni di amore : è una storia , la sua , dove la protagonista è lei , il mondo è il suo , il sangue dei personaggi , la loro ingenuità , le loro innocenti follie sono le sue . Il titolo del libro non può essere che quello che è : Rosa di macchia . E un giorno , quando è finito , ella lo sente palpitare vivo fra le sue mani fredde , come un uccello che le sguscia fremente fra le dita e vola a batter le ali contro i vetri chiusi della finestra . Ella non esita a cercare il modo di liberarlo , lasciarlo andar via per gli spazi infiniti . Scrive all ' editore della rivista di mode , e l ' uomo , che ha l ' intelligenza istintiva e il cuore grande del lavoratore sbocciato dal popolo , capisce con chi ha da fare . Risponde che gli mandi il manoscritto . Cosima si stacca con dolore ed orgoglio dalla famiglia dei suoi personaggi , e la manda per il vasto mondo . Il plico del manoscritto è accuratamente involto in tela e carta , con una rete di spaghi che deve resistere al lungo viaggio di terra e di mare : ed è anche raccomandato : tutte spese che Cosima non può sopportare col suo scarno bilancio personale composto dai pochi centesimi che la madre le dà ogni domenica . Ma poiché è necessario andare avanti a tutti i costi , ecco che la scrittrice , la poetessa , la creatura delle nuvole , scende in cantina e ruba un litro d ' olio : è facile , questa ladroneria , perché lei e le sorelle , quando la madre e la serva sono occupate in cucina , e qualche donna viene a comprare olio o vino , non sdegnano di servirla . Arriva dunque la donna di servizio della famiglia del cancelliere del Tribunale , che abita da pochi giorni la casa della zia Paola , in fondo alla strada , e compra un fiasco d ' olio : Cosima riceve la somma , in piccole monete di argento da mezza lira l ' una : a lungo , andata via la donna , ella tiene quei semi bianchi entro il pugno , fino a scaldarli ; ha scrupolo , ha paura , anche un po ' di vergogna ; ma poi pensa che un familiare non esita a intascare metà del fitto del bosco e del provento delle mandorle , per sprecarlo col gioco e con le donne , e divide anche lei le monete : metà alla casa , metà alla gloria . È vero che poi rivelò il peccato al confessore , dicendo di aver rubato , senza però riferirne il motivo : e per penitenza digiunò il venerdì e il sabato . Presto arrivarono le bozze di stampa del romanzo . Cosima non sapeva con precisione di che si trattasse : credette che l ' editore le mandasse un campione , e si meravigliò che le pagine fossero lunghe come le colonne di stampa dei giornali . Le tenne lì , trovando buffo e quasi allucinante quel trasformarsi del suo lavoro . Il suo nome , in cima , sovrastante al titolo , le dava quasi soggezione : le pareva fosse troppo esposto alla curiosità del lettore . Non vedendo ritornare le bozze l ' editore scrisse quasi seccato , richiedendole corrette . Allora Cosima si decise a correggere i molti errori di stampa , e sentì la prima tortura di ricercare le doppie lettere sul frusto vocabolario che era appartenuto a suo padre e ancora aveva odore e macchie di tabacco da naso : ma le correzioni ella le fece in un modo nuovo , mai veduto , cioè non sul margine del foglio , sibbene sul corpo stesso delle parole errate ; talché ne germogliò una fioritura selvatica di sgorbi , un groviglio che terrorizzò il tipografo destinato a sbrogliarlo . L ' editore decise di non mandare le ulteriori bozze alla scrittrice , ma le richiese una fotografia da mettere sulla porta del romanzo . Di fotografie Cosima ne possedeva solo una , che era stata anch ' essa una delle prime sue disillusioni personali . S ' era voluta fotografare coi capelli sciolti , col vestito nuovo color viola di mezzo lutto e il fermaglio d ' argento al collo : ne era venuta una immagine torva , corrucciata , con gli occhi selvaggi , la bocca sdegnosa , il petto legnoso ; la prima deformazione della sua personalità spirituale , che sotto le asprezze fisiche dell ' adolescenza ella sentiva invece bella e fina . Era abbastanza vanitosa per non pensar neppure di mandare quel cupo ritratto di sé stessa ad affacciarsi all ' apertura del suo libro di sogni : ma farne un altro era un po ' difficile , ed anche dispendioso . Forza e coraggio , e sopra tutto astuzia : altri mezzi litri di olio e di vino furono sottratti al bilancio domestico : fu combinata una gita ad un orto di proprietà della famiglia , vicino alla casa del fotografo , e tutto , questa volta , riuscì bene : la testa di Cosima emergeva da un grande ventaglio di piume di struzzo nere , ch ' ella aveva con arte aperto sul suo scarno petto : emergeva come da un ' ala , che poteva anche avere un simbolo ; e gli occhi avevano il loro languore orientale , un po ' esagerato , il viso tutto dolce , sornione , un po ' per volontà di lei , un po ' per abilità del fotografo intelligente , che aveva capito a modo suo di che si trattava . Aveva capito che quell ' immagine era destinata a un amatore , a qualcuno che Cosima voleva attirare per passione , ma anche per arte : e questo primo innamorato lontano , ricco come un re e forse anche più potente , era il pubblico dei lettori , specialmente giovani , intelligenti e affini all ' anima e alle fantasie di lei . Il libro invece ebbe un successo femminile : lo lessero le fanciulle , e vi si ritrovarono , coi loro amori più libreschi che reali , coi loro convegni notturni immaginari , con le loro finte ali di struzzo che non possono volare . L ' editore mandò cento copie del volume , per tutto compenso dell ' opera : il valore non superava quello dell ' olio e del vino rubati in cantina ; e il grosso pacco piombò in casa come un bolide sconquassatore . La madre ne fu atterrita , la sera gli girò attorno con la diffidenza spaventata di un cane che vede un animale sconosciuto : per fortuna Cosima ricordò che un suo cugino in terzo grado aveva una bottega di barbiere e spacciava giornali e riviste . Era un intellettuale anche lui , a modo suo , perché mandava la corrispondenza locale al giornale del capoluogo : e la proposta di Cosima , di spacciare qualche copia del romanzo , fu da lui accolta con disinteresse assoluto . Ma per la scrittrice fu un disastro morale completo : non solo le zie inacidite , ma i ben pensanti del paese , e le donne che non sapevano leggere ma consideravano i romanzi come libri proibiti , tutti si rivoltarono contro la fanciulla : fu un rogo di malignità , di supposizioni scandalose , di profezie libertine : la voce del Battista che dalla prigione opaca della sua selvaggia castità urlava contro Erodiade era meno inesorabile . Lo stesso Andrea era scontento : non così aveva sognato la gloria della sorella : della sorella che si vedeva minacciata dal pericolo di non trovare marito . Ma a consolare l ' umiliazione sdegnosa di Cosima arrivarono le prime lettere delle sue ammiratrici , ed anche di qualche giovanissimo ammiratore , cosa che maggiormente la confortò . Uno le mandò , da Roma , - da Roma ! - una piccola poesia d ' amore , musicata , dedicata a lei . Ella aveva già un certo spirito critico per giudicare puerili e sgrammaticati i versi , - non più dei suoi , ma incoraggiò la propria vanità col credere che la musica fosse migliore ; per conto suo non conosceva una nota , e di musica aveva finora sentito quella della chitarra e della fisarmonica e quella dell ' organo della cattedrale : ma quello che più la lusingava e la cullava in una risonanza immaginaria , era il fatto che l ' omaggio veniva da un giovane , forse un ragazzo , un ragazzo che se sapeva comporre musica , oltre a poesia , doveva essere di condizione civile , di gente educata ; forse era un Antonino ancora acerbo , forse anzi in via d ' evoluzione più raffinata di quella dell ' esteta locale ; e aveva su di questi il vantaggio di essere meno indifferente , e di pensare dunque a lei , di essere all ' altra riva del solitario oceano di sogni dov ' ella viveva . Fu il suo primo amore lontano , tutto suo , poiché dell ' ignoto musicista non seppe mai l ' indirizzo , neppure il nome , - e se ne sapeva l ' età e il sesso era perché i versi li svelavano : - ed egli non scrisse , non parlò , non cantò più . Fu come un grido d ' uccello nella notte , un richiamo passeggero di usignuolo , illuso anche lui dal chiarore delle lontananze ; la serenata di un fantasma di trovatore sceso dalla foresta lunare delle pagine di un libro romantico . Questo fatto cominciò a staccarla da Antonino , tanto più che egli non diede il minimo segno di essersi accorto di quello che per lei , certo , era un avvenimento straordinario . Un filo di dispetto si intrecciò ai ricordo di lui , anzi fu come una trama che si rompe , in un tessuto prezioso , e a poco a poco tira le altre , irrimediabilmente . Poi un ' altra cosa accadde : un altro poeta si accorse di lei : e questo era vicino e accostabile : oh , anche troppo , accostabile , poiché egli faceva di tutto per esserlo . Ma , ahimè ! era un ben piccolo e triste e meschino poeta , in tutto . Era zoppo , fin dalla nascita ; non poteva studiare per mancanza di mezzi , non riusciva a trovare un posto decoroso per mancanza di studio : era il figlio illegittimo del cancelliere , quello venuto ad abitare in fondo alla strada , e , si diceva , del cancelliere stesso , che non lo riconosceva ma se lo tirava appresso , lo manteneva , gli faceva fare il copista , e gli permetteva di scrivere versi . Il cancelliere era vedovo : aveva due figlie già anziane , una tutta riccioli neri , tinti e grassi , l ' altra di un biondo di stoppia bruciata , con una guancia pelosa come quella di un gatto . Si volevano tutti bene : le ragazze sognavano un ricco matrimonio per il presunto fratello . Fortunio , si chiamava , ed esse speravano che il nome gli portasse fortuna : ed era anche bello di viso , con due grandi occhi castanei , femminei , i capelli lisci , dello stesso colore , quasi della stessa lucentezza , un non so che di carezzevole e languido in tutta la persona , anche nel modo di trascinare la gamba storta con la scarpa che pareva di ferro . Le sorelle riuscirono a fare amicizia con Cosima ; un ' amicizia un po ' sostenuta e cerimoniosa , però ; mandavano la serva a domandare quando potevano , senza disturbo , far visita , e arrivavano puntuali , coi vestiti nuovi , i cappellini che sembravano spoglie di pappagalli ; e trovavano sempre il modo di parlare di Fortunio : sì , anche Fortunio aveva pubblicato un volumetto di versi ; anche Fortunio scriveva un romanzo ; anche Fortunio riceveva e spediva tante lettere . Ne mandò una anche a lei , con la serva , e istintivamente Cosima la nascose : ma quando l ' aprì rise , un po ' delusa , poiché il collega la pregava di tradurgli in italiano una parola dialettale molto usata nella città , ma della quale egli non sapeva con precisione il significato . Ella rispose : egli scrisse ancora , ringraziando . Le loro lettere avevano le impronte oleose delle dita della serva . Poi l ' amicizia si strinse : Cosima andò con le sorelle a visitare le nuove amiche e osservò che la loro casa era povera , disordinata , quasi sudicia : e quei riccioli neri unti , quella frangia di stoppia che ricadeva fin sugli occhi bianchi della più vecchia delle zitelle , le destarono un senso di diffidenza , quasi di ripugnanza . Che si ingrandì questo senso , quando , non seppe come , le due streghe trovarono il modo di condurre le ragazze più piccole a vedere un vaso di gerani nella loggetta della casa , e nella stanzetta che serviva da pranzo e da ricevere entrò come per caso lo zoppo . Ella che s ' era piegata a guardare sul tavolo coperto da un tappeto fatto con orribili ritagli di scatole di fiammiferi , alcune di quelle immagini con paesaggi , sentì la scarpa di lui come la zampata di un cavallo che si ferma davanti ad un ostacolo : e balzò in piedi rossa e spaventata . A dire il vero anche lui arrossì e le sue labbra tremarono : ma ciò valse a far notare a Cosima che egli aveva una bella bocca , carnosa ma non sensuale , o , se mai , di una sensualità sana e attraente come quella di un frutto maturo . Per la prima volta ella ebbe la sensazione di ciò che doveva essere un bacio , la sensazione fisica ; un bacio carnale , fra due che si desiderano e sono spinti ad attaccarsi l ' uno all ' altro da una terribile forza di natura : e anche la sua bocca tremò , ma come quella di un bambino che sta per piangere e neppur lui sa perché . Fortunio fu certo , almeno in apparenza , fortunato con Cosima . Ma lo fu perché era audace e spinto , in fondo , da un misterioso senso di odio verso di lei e verso tutta la classe boriosa e orgogliosa senza motivo alla quale ella apparteneva . Ella era quasi ricca , quasi nobile , e nonostante le gravi pecche dei fratelli , considerata una ragazza di rango superiore . La sua stessa ambigua qualità di scrittrice le attirava , dopo tutto , l ' attenzione di un intero paese , e di gente più lontana ancora : e Fortunio era abbastanza intelligente per capire ch ' ella giocava una carta : poteva perdere ma poteva anche vincere . Lui sapeva benissimo , meglio di quelli del paese , che un vero artista non manca mai al suo avvenire . E in Cosima egli sentiva l ' artista ; mentre lui era diseredato in tutto , anche nelle sue velleità di intellettuale . La passione che egli cominciò a provare sul serio per lei era in parte sincera , in parte avida e interessata . Le lettere che cominciò arditamente a scriverle , facendogliele pervenire incollate nelle copertine dei libri che si scambiavano apertamente , erano belle , poetiche , sensuali ; forse le cose migliori che egli scrisse in tutta la sua , d ' altronde breve , carriera di scrittore : Cosima se le sorbiva con avidità , e le nascondeva ben bene per il terrore che venissero scoperte da Andrea : se Andrea le avesse scoperte sarebbero successi certamente dei guai . Poiché Fortunio era per lui un essere assolutamente inferiore , socialmente e fisicamente : era peggio di un servo , peggio di un suonatore ambulante , e come tale gli perdonava , anche perché nulla ancora di sospetto gli passava nella mente , le serenate che , con chitarra e relative appassionate canzoni dialettali , il giovane zoppo , con altri suoi amici , si permetteva di eseguire sotto le finestre di casa . Era un uso locale , abbastanza antico sebbene del tutto diverso da quello delle vere serenate popolari composte di cori vocali e di canzoni arcaiche , quello delle serenate diremo borghesi , combinate da studenti e giovanotti della classe non esclusivamente paesana . Canzoni semi - dotte accompagnate dalla musica della chitarra , del mandolino , anche della fisarmonica , facevano sollevare la testa dai loro guanciali quasi monastici , alle fanciulle sognanti : ma era un po ' difficile identificare a chi la voce appassionata che rompeva il silenzio notturno coi suoi richiami d ' amore , era diretta : poiché l ' amatore , per lo più ostacolato nelle sue aspirazioni amorose , per crearsi una specie di impunità non si fermava , con la sua compagnia solo sotto le finestre dell ' amata , ma sotto molte altre dove c ' erano fanciulle : così che il suo sfogo poteva passare per quello di un dilettante di serenate , di uno spirito innamorato del suo universale sogno d ' amore : o anche di un artista in esercizio di canto e di notturne melodie . Cosima non si ingannò un istante quando una notte sentì , dapprima lontana , poi sempre più vicina e quasi tempestosa e tiepida , quasi palpabile , come appunto il levarsi del vento dalle lontananze del mare e poi dalla valle , nelle notti di marzo , il vento che porta dalle terre d ' Oriente l ' annunzio della primavera , la voce di Fortunio . Bisogna dirlo , era una voce potente , calda , un po ' raffreddata come quella di un vero tenore , - e anche su questa le sorelle di Fortunio contavano , sperando di far di lui un cantante ; - ed egli sapeva scegliere , aggiustandole con anelli di sua invenzione , le poesie più adatte a penetrare come in sogno nel letto delle fanciulle , ad avvolgerle con ali d ' angelo sempre più calde , sempre più strette , fino a tramutarsi in un abbraccio umano appassionato . Cosima tenta di reagire : in fondo non è romantica e già , per tante prove crudeli , conosce la vita ; ma la monotonia dei giorni senza speranza di notevole mutamento le gravava intorno come una ingiusta condanna , - antica condanna delle donne della sua stirpe , - e lei ardeva tutta di desideri di volo , di più vasti orizzonti , di vita movimentata . Così diede ascolto alla voce lusingatrice , sebbene Fortunio le destasse diffidenza e quasi disprezzo . Un giorno , in maggio , quando le prime ebbrezze della sua avventura letteraria erano dileguate , per lasciar posto , in lei , ad uno scoraggiamento pesante , per colmo di disdetta , le arriva una lunga critica , manoscritta , della sua povera ma sincera fatica : il romanzo , la novella , persino un timido racconto per bambini pubblicato in una rivistina per ragazzi , tutto e stroncato , e non con debole malizia , ma a vigorosi colpi di accetta : tutto , con logica , con coscienza : tutto ridotto a scheggie , buone , - conclude il critico , - per accendere il fuoco del forno ove la madre di Cosima cuoce il pane . Torni , torni , la piccola grafomane , nel limite dell ' orticello paterno , a coltivare i garofani e la madreselva ; torni a fare la calza , a crescere , ad aspettare un buon marito , a prepararsi ad un avvenire sano di affetti famigliari e di maternità . Cosima piange ; di rabbia , di umiliazione : piange , ma in fondo si sente tutta scossa , ha coscienza di aver sbagliato strada , decide di ritornare davvero al chiuso esilio del suo vero destino . Strappa il foglio di condanna , e riprende i suoi lavori di ricamo , di cucina , le passeggiate con le sorelle , le gite confortevoli nelle belle campagne rallegrate dalla fastosa primavera . Ad una di queste gite presero parte anche le sorelle di Fortunio : anzi furono loro che portarono le provviste per fare una merenda sull ' erba , accanto alla sorgente dell ' acqua che scaturiva da una roccia alle falde del monte . E furono ore di schietta , innocente allegria ; e Cosima poté anche , contemplando il tramonto sulle cime opposte della valle , sopra gli oliveti sognanti , mettere da parte i tenebrosi propositi di abbandonare i suoi sogni di poesia ; la ferita si chiudeva , ed ella provava come una gioia di convalescenza , quando , a stendere un ' ombra sulla luce del suo cuore , - la sola luce ch ' ella sentiva di essere vera , limpida e dissetante come la sorgente della roccia , - apparve , sulla strada sovrastante , la figura di Fortunio . Al solito , pareva che egli fosse sopraggiunto per caso . Dall ' alto del paracarri si affacciò e parlamentò con le sorelle , che lo invitavano ad avvicinarsi , a prender parte alla merenda , con un certo diritto , poiché la roba l ' avevano portata loro : ma egli rifiutò , severo e triste , conscio , anche lui , del posto che gli spettava : affacciato al parapetto dello stradone in modo che la sua gamba storta non si vedesse , e risaltasse la bella testa con gli occhi e le vivide fresche labbra lucenti al riflesso del tramonto , guardava con tristezza lontano , e appoggiava la guancia alla mano fina , dalle unghie che parevano di alabastro rosa . A Cosima pareva una di quelle figure romantiche che le piacevano nelle vignette di qualche antica edizione di Chateaubriand , possedute da Santus ; così , un giovine sventurato , preso da una segreta passione , che si smarrisce nella solitudine di un tramonto campestre e appoggiato al riparo di un precipizio , o seduto sul tronco abbattuto di una quercia , fra tralci d ' edera e rupi coperte dal fiore del muschio , medita sulla sua triste sorte . Triste , certo , era la sorte del giovine Fortunio , e il cuore di Cosima non poteva non accoglierne l ' eco , fra le voci poetiche che le raccontavano l ' eterna poesia del dolore umano : e così , quando la comitiva prese la via del ritorno , lasciando lo sventurato poeta solo appoggiato alla roccia della sorgente , intento a sentirne anche lui il mormorio melanconico , fra le ombre già dorate del crepuscolo , ella si sbandava , a capo chino , mentre le compagne si ricorrevano nello stradone e cantavano e ridevano come figlie di contadini , al ritorno dal lavoro dei campi . Sorge la luna , fra i denti del monte , sopra i macigni che dànno l ' illusione delle rovine di un castello : il suo chiarore lilla si fonde con quello arancione dell ' orizzonte ; l ' odore della vegetazione inumidisce l ' aria tiepida ; canti lontani rispondono a quelli delle fanciulle che accompagnano e trasportano sull ' ala del loro coro la tristezza indistinta di Cosima . Che cosa vuole , Cosima ? Non lo sa bene neppure lei : vorrebbe fermarsi , non tornare nella sua casa soffocante , appoggiarsi anche lei al parapetto dello stradone , sopra la valle piena di mistero , seguire il corso della luna sul cielo sempre più chiaro e luminoso . Le compagne non badavano a lei : le sorelle , stordite dall ' allegria delle amiche , si lasciavano trascinare avanti , e lei rimaneva sola , sperduta , come dimenticata nella strada e nel mondo . Sopraggiungeva qualche carro di contadini , trainato dai buoi sonnolenti , qualche uomo a cavallo , qualche tarda donnicciuola che ritornava dall ' aver lavato i panni al torrente : le ombre si allungavano di traverso sulla strada bianca , le voci e i passi risonavano dolci nell ' aria molle e profumata . Ed ecco un passo diverso dagli altri , con qualche cosa di ambiguo , come il passo di un essere fantastico , uno gnomo , un gigante che tenta di non far rumore , o un Belfagor fatale , o un arcangelo che con un batter d ' ali può trasportarti fra le torri d ' argento e gli spalti lunari della montagna . È Fortunio : sarebbe stato più in carattere con la chitarra a tracolla , come un trovatore sceso appunto dai boschi d ' elci che circondavano gli illusorii castelli dell ' orizzonte : ad ogni buon fine aveva ancora un libro in mano : un libro che biancheggiava alla luna , con le parole magiche che aprono la porta dei sogni . Versi ; versi d ' amore . Raggiunse Cosima e le si mise a fianco , silenzioso . Ella non si stupì : tutto doveva procedere così ; e quando egli le cinse lievemente le spalle col braccio che tremava ella non protestò , non cercò di liberarsi . Tutto doveva procedere così : era una cosa ordita dalle sorelle maliziose di Fortunio , ma pareva anche un incantesimo prodotto dall ' ora , dal luogo , dalla sorte che protegge gl ' innamorati . Anche l ' ombra folta che si stendeva al margine dello stradone , in una svolta ove le rocce scendevano fino al paracarri , parve una tenda di velluto , che avvolse i due giovani poeti e permise ai loro freschi volti di formarne uno solo : il volto dell ' amore . Tutto sembrava proteggerli : il modo facile di scambiarsi le lettere , la strada in comune , la vicinanza dei loro orti . E dell ' orto di Cosima , di notte , quando si sapeva che la madre e le sorelle riposavano , la prima avvolta anche nel sonno dal suo velo di sofferenza e di preghiere , le seconde nei loro sogni ancora bianchi di innocenza , Fortunio riusciva , nonostante la sua infermità , a scavalcare il muricciuolo , e ritrovare , sinceramente ansante e appassionato , all ' ombra di un angolo protettore , la sua piccola amica che sembrava , così sbalordita e silenziosa , il fantasma di sé stessa . Ella si lasciava baciare da lui , ne sentiva il calore della persona , i fremiti e gli ànsiti di eroe incatenato , la violenza impotente con la quale egli avrebbe voluto portarsela via ; ma una fredda , quasi malvagia potenza di analisi la sosteneva in quella specie di lotta dei sensi contro sé stessa e contro l ' altro ; e ne usciva stanca , disgustata , amara di umiliazione e di rimorso . Anche di rimorso : poiché credeva , fra le altre cose , di commettere peccato : ella non avrebbe mai sposato Fortunio . Finché la vicenda non trapelò , destando una nuova ondata di scandalo fra la gente per bene del luogo . Eh ! si capiva ; Cosima sola era capace di quelle avventure , con uno storpio , un bastardo , un rinnegato dalla sorte . E un giorno Andrea disse , in pubblica piazza , che avrebbe fracassato col bastone l ' altra gamba del “ suonatore di chitarra ” ; e a Cosima somministrò una dose di schiaffi e pugni che oltre le membra le pestarono l ' anima come il sale nel mortaio . Anche questa lezione le servì per la scuola della vita ; sentì che ella davvero non rassomigliava e non doveva rassomigliare alle ragazze di “ buona famiglia ” , che commettono incoscienti ma astute i loro peccatucci d ' amore ; che Dio le aveva dato una intelligenza superiore alla comune e sopra tutto una coscienza limpida e profonda come un ' acqua nella quale si vede ogni filo di luce e di ombra , per guidarsi da sola nella strada della verità . Il castigo per il suo capriccio con Fortunio , capriccio di curiosità sentimentale , ma anche sensuale , le parve giusto ; e decise di sorvegliarsi , di vivere con una sua certa religione . Anche il pensiero per Antonino le si svelò , ad un tratto , quasi morboso . Perché perseguire una chimera inutile e , in fondo , per lei , umiliante ? Non si mise più alla finestra , per aspettare il passaggio della meteora : non andò più , con le sorelle , a far visite alle amiche ; si chiuse in un cerchio di silenzio , di rassegnazione , di lavoro . E poi la vita quotidiana incalzava , i giorni si facevano scuri e arcigni come per un inverno che doveva durare a lungo . Una notte si sentì , nella casa uno strano lamento , poi la voce di Andrea che cercava di convincere il fratello Santus a mettersi a letto e calmarsi ; ma il disgraziato si dibatteva , gridando che sotto il suo letto c ' era un uomo nero che voleva strangolarlo ; poi toccava le pareti urlando che erano piene di tarantole e di scolopendre . In un attimo la madre , la serva e le ragazze furono in piedi , circondarono i due fratelli , si avvidero che Santus , pallido , tutto preso da un tremito convulso e con gli occhi grandi , metallici , allucinati , delirava . Ma era un delirio terribile il suo ; peggiore del delirio di un moribondo o di un idrofobo : Andrea lo capiva . Un terrore mai prima conosciuto invase Cosima , come se davvero la casa fosse piena di uomini neri e abbominevoli nascosti e pronti ad ogni crudeltà , e , le pareti brulicassero di rettili velenosi . La madre credette che Santus fosse invaso dallo spirito maligno , e pensò di mandare a chiamare uno dei preti di casa per esorcizzarlo . Ma Andrea sogghignava ; riuscì a far ritornare a letto il fratello , e lo vegliò tutta la notte . Notte di angoscia indimenticabile , durante la quale Cosima conobbe un ' altra pagina del libro terribile della vita . Invece del prete venne il dottore , il quale consigliò che Santus e Andrea , il quale si offrì di sorvegliare il fratello , andassero ad abitare in una casupola che la famiglia possedeva in un orto non molto distante dalla casa . Furono riattate e ammobiliate alla meglio , le povere stanzette terrene , che di buono avevano solo alcune finestrine dalle quali si vedevano i monti lontani : e Santus vi si lasciò condurre docilmente : era buono e mite , in fondo , e il primo ad essere mortalmente triste del suo vizio , che il dottore aveva dichiarato essere null ' altro che una malattia dalla quale il paziente non può , anche con tutta la sua volontà , mai guarire , era lui . Un dolore profondo gli si leggeva negli occhi chiari : di tanto in tanto pareva sollevarsi , smetteva , e tentava di lavorare : ma poi ricadeva , come un virgulto stroncato , non ancora morto nelle radici ma irrimediabilmente inutile a se stesso e dannoso agli altri . Nella casa delle fanciulle ci fu una relativa tranquillità : ma l ' ombra del dolore la velava ; e la madre si fece ancora più silenziosa , pallida , e qualche volta inquieta , di quell ' inquietudine di uno che ha smarrito qualche cosa di prezioso . Cominciò anche a diventare un po ' strana : a volte usciva di casa furtiva , con qualche oggetto o qualche pacco nascosto sotto lo scialle : andava nella casetta dei figli ; a portar loro da mangiare e da vestirsi . Non che ad essi nulla mancasse , anzi , quando l ' altro era tranquillo , Andrea tornava a mangiare con la famiglia , ed entrambi frequentavano giornalmente la casa : ma la madre aveva paura che essi mancassero del necessario : pensava a loro come a bambini smarriti nel bosco , e andava a cercarli , e si smarriva anche lei nelle ombre di una selva pericolosa : quella della disperazione . Attiguo alla casetta dei fratelli , c ' era , anch ' esso di proprietà della famiglia , un frantoio per olive : era un lungo stanzone irregolare , scuro eppure lucido , come scavato in una montagna di schisto : nero , come unto anch ' esso , era il forte cavallo paziente che faceva girare la ruota dentro la vasca rotonda dove venivano pestate le olive : la pasta violacea di queste , versata entro sporte rotonde , la spremeva il torchio di ferro ; ma il torchio , collocato in una specie di nicchia scavata nella parete , erano gli uomini che lo manovravano , con una stanga : il mugnaio o un suo aiutante . L ' olio cadeva nero e grasso entro un grande paiuolo , e le sanse , finita di spremere la pasta , venivano buttate da una larga finestra giù nell ' orto , formando un monticello odoroso che a suo tempo veniva acquistato dallo stesso negoziante che in estate comprava le mandorle della famiglia : ed era una discreta rendita , assieme con quella dell ' olio , che i proprietari delle olive lasciavano in compenso per la manipolazione . Ma bisognava stare molto attenti , perché il mugnaio , un piccolo uomo religioso con due occhi di vero santo , che serviva da anni e anni la famiglia , e le era sinceramente affezionato , rubava a man salva , tanto ai clienti quanto ai padroni . Il luogo era sempre pieno di gente , anche perché in un angolo , tra la finestra e il torchio , ardeva sempre un grande fuoco con su un paiuolo d ' acqua bollente , dove venivano immerse e lavate le sporte : e intorno a questo fuoco si riuniva un gruppo d ' individui che , verso sera specialmente , formavano un quadro degno di Rembrandt . Erano tutti disoccupati e poveri , ma di una strana povertà dovuta più a loro stessi che alla sorte : e venivano lì a riscaldarsi , a confortarsi l ' uno col contatto dell ' altro . Capo fila era un uomo rossiccio , che era stato ricco e aveva dilapidato la sua sostanza con le donne e il vino : poi un vecchione con la barba di patriarca , anche lui decaduto , che faceva il giardiniere a tempo perso e viveva con la caccia dei gatti , dei quali si nutriva ; e altri reietti , che non sdegnavano di unirsi con i bravi contadini e i piccoli proprietari che portavano a macinare le loro olive , e lo stesso padrone del frantoio , Andrea , che capitava ogni tanto per sorvegliare il mugnaio . Santus , poi , non mancava mai , e quando appariva lui tutti si scostavano per fargli posto ; camminava anche lui nella fatale scia dei miserabili compagnoni raccolti intorno al fuoco , ma tutti ancora lo rispettavano , perché ancora la sua famiglia lo sostentava ed egli aveva un rifugio e la protezione del fratello ; anzi , sapendolo generoso , cercavano la sua amicizia per potergli spillare un po ' di quattrini ; ma egli , nonostante la torbida incoscienza in cui spesso affondava , capiva il suo stato , conosceva il cuore del prossimo , e amava solo la compagnia dei rinnegati del frantoio perché appunto si sentiva già loro compagno di fatalità . Non si creda che queste riunioni fossero melanconiche . Tutt ' altro . Quando il fuoco aveva seccato addosso i poveri vestiti , spesso bagnati dalla pioggia , di questa specie di vagabondi , e , per benignità della sorte , essi erano riusciti a bere vino , o meglio ancora acquavite , l ' allegria più infantile regnava fra loro : uno di essi arrivava a cantare pezzi d ' opera , un altro tirava fuori un pane , lo spaccava , si faceva facilmente versare sulla mollica un filo d ' olio , e lo abbrustoliva sulla brace , dividendolo poi fraternamente coi compagni . E Santus mandava a comprare un fiasco di vino , che bevevano alla salute di tutti . Salute e lunghi anni : la vita è di chi si contenta di viverla . Le giornate erano quasi sempre grigie , nel freddo mattino del tardo autunno : ma a poco a poco il cielo si schiariva e si sollevava sopra i monti che prendevano una lucentezza opaca di stagno , e sull ' alto si apriva l ' occhio , bianco prima , poi perlato del sole , come di un dormiente che dopo aver lottato con un triste sogno si sveglia ridente alla dolce realtà . Allora tutto prendeva colore ; il cielo sembrava un mare sparso d ' isolette rocciose , sui rami degli alberi le ultime foglie palpitavano come farfalle d ' oro e i monti riprendevano le loro tinte azzurre e rosee . Quando il tempo era bello capitavano nell ' orto la padrona che non sdegnava di coltivare i cavoli e i carciofi , e le “ bambine ” . Cosima aveva già venti anni ; ma a volte ne dimostrava di meno , a volte di più . Il viso bianco , corrucciato , gli occhi che sembravano selvaggi , la fronte coi capelli tirati su e stretti con la noncuranza delle donne vecchie , si aprivano e illuminavano come il cielo in quelle ambigue mattine , quando il riso schietto le sgorgava dai denti stretti con la violenza d ' un ' acqua sorgiva dalla roccia . Ora , nelle assenze di Andrea , spesso costretto a recarsi in campagna per sorvegliare chi lavorava , sapendo che di Santus il mugnaio poteva , con l ' aiuto diabolico dell ' acquavite , farne quello che voleva , ella penetrava con coraggio nel frantoio , e faceva le sue brave ispezioni . C ' era , anche nella cameruccia di Andrea , un registro dove venivano segnate le “ macinate ” delle olive ; ogni macinata sette quarti di ettolitro di olive ; compenso due litri d ' olio grezzo lasciato nel paiuolo apposito o , se il proprietario preferiva , due lire in contanti . Molti lasciavano correre il tempo , prima di pagare , e allora il conto rimaneva aperto . Ed ecco Cosima , seduta al tavolo dove c ' erano gli avanzi del pane e dei cibi dei fratelli , sfogliare l ' unto registro e segnare in fila i nomi e il numero delle macinate ; era una poesia anche quella , e il sole , che sbaragliava le ultime rocciose nuvolette e splendeva alto sui monti , dorava il foglio dove lei scriveva e lucidava i suoi capelli severi . Così ella veniva a contatto col popolo , col vero popolo , laborioso e mite , che se pure poteva , come il mugnaio , mettere le grinfie sulla piccola roba del prossimo , lo faceva con parsimonia e poi andava a confessarsene . Magari anche la confessione era un po ' fraudolenta , come quella del famoso contadino che tentò d ' ingannare il confessore dicendogli di aver rubato una corda , e alle insistenti inquisizioni dell ' uomo di Dio , finì col dire che alla corda c ' era attaccato un bue : ad ogni modo tutta gente buona : donnine rispettose e sornione , uomini che dovevano combattere con la terra ingrata e solitaria e i venti e gli uccelli e le volpi per strappare il grano e il vino , dei quali si nutrivano come il sacerdote nella Messa . Cosima li osservava , li studiava , ne imparava il linguaggio , le superstizioni , le maledizioni e le preghiere : e dal suo posto di osservazione vedeva anche il quadro e le figure del frantoio : sentiva le storielle che vi si raccontavano , le canzoni dell ' ubriaco , e se le doleva il cuore o piegava la testa umiliata nel vedere Santus , il fratello nato per grandi destini , intagliare carrettini di ferula per i bambini del mugnaio , o spolpare le ossa di un arrosto di gatto con gli altri compagnoni , pensava che solo la pietà può sollevare l ' anima piegata dal male degli altri , e portarla sulle sue ali fino alle altissime soglie di un mondo ove un giorno tutti saremo eguali nella gioia di Dio . Fra un segno e l ' altro del registro i clienti del frantoio le raccontavano i loro guai , i loro drammi : qualcuno la pregava di scrivergli una lettera o una supplica : così le venne lo spunto per un nuovo romanzo ; attinto dal vero : attinto come la pasta nera delle olive dalla vasca del frantoio , che si mutava in olio , in balsamo , in luce : e mise un titolo grigio , che sotto però nascondeva anch ' esso il seme del fuoco : lo intitolò Rami caduti . Questa volta la fortuna le arrise compiuta . Ella tentò presso un editore di una certa notorietà , che non solo accettò e pubblicò il romanzo , ma lo fece accompagnare dalla prefazione di uno scrittore illustre : ed ecco d ' un tratto la figura di Cosima balzò sull ' orizzonte letterario , circonfusa d ' un ' aureola quasi di mistero . Mistero creato dalla lontananza di lei e della sua terra , dalle vaghe notizie sulla sua vita quasi selvatica , ma sopra tutto dalla forza ingenua e nello stesso tempo vigorosa del suo racconto , dalla sua prosa scorretta e primitiva eppure efficace , e dall ' evidenza dei suoi personaggi . D ' un colpo ella diventa celebre : giornali e riviste le domandano novelle : e l ' editore manda denari . Non molti , ma tanti quanti a lei bastano per non frodare più la cantina , e comprarsi un bel vestito di setina nera a puntini d ' oro e un boa di piume di struzzo nere e bianche che ha del serpente e dell ' uccello . Quando apparve , con le sorelle alle quali aveva regalato per confortarle eleganti sciarpe di velo , alla Messa celebrata dal Vescovo , in una brillante mattina di autunno , una schiera di giovanotti , i più intellettuali e spregiudicati del luogo , che andavano in chiesa solo per sbirciare le donne , si allineò fra una navata e l ' altra della bella Cattedrale , e i loro occhi la serrarono in un nutrito fuoco di fila . Anche le donne la guardavano , alle spalle , affascinate , più che altro , dal suo vestito e dal suo boa dai colori di notte stellata , piegata sul suo libro di preghiere . Ella volava : le pareva di essere una rondine ; sentiva voglia di piangere ; era un rigurgito di gioia , di trionfo , ma anche di dolore profondo ; e se sollevava gli occhi umidi e vedeva i finestroni alti sotto la volta della chiesa , azzurri di miraggi quasi marini , pensava allo sfondo della finestra del frantoio e alle povere donne unte di olio nuovo che le raccontavano le loro pene . Allora una lieve vertigine le saliva dalle radici dell ' anima , come quando bambina l ' immagine della nonna le rimescolava nel subcosciente un mondo atavico avventuroso e fiabesco . La cerimonia e la musica accrescevano l ' incanto . Il Vescovo era alto , aristocratico ; ricordava i prelati pittoreschi dei grandi romanzi francesi dell ' Ottocento ; solo la sua voce era un po ' aspra , ma si sperdeva , col fumo dell ' incenso , nel rombare nostalgico dell ' organo , che suonava il coro del Nabucco : “ Va pensiero su l ' ali dorate ” … E tutto , luce , suoni , colori , accresceva la luminosa illusione di Cosima , che si vedeva trasportata in un mondo fantastico . Fu proprio da quei tempo che la sua vita prese un ritmo fiabesco . I giornali parlavano di lei . Arrivò persino , fino alla casa di lei , da una città lontana , un alto , grasso , biondo giornalista , la cui presenza mise in subbuglio tutto il vicinato . In Cosima quella visita suscitò il più alto orgoglio e la più cocente umiliazione . Umiliazione di doverlo ricevere in quella stanza terrena quasi povera , dove nella vecchia libreria si vedevano ancora le carte d ' affari del padre morto ; però , le sorelle avevano steso un ' antica tovaglietta di pizzo sul tavolino dove fu servito il caffè : ella aveva indossato il suo vestito di seta stellata , ma non sapeva che dire , mentre l ' uomo biondo la scrutava coi piccoli occhi verdognoli che , a guardarli di sfuggita , quasi con spavento , a lei ricordavano quelli dei gatti selvatici in agguato contro gli uccellini di primo volo . Egli però fu gentile , e nel suo giornale scrisse che la scrittrice “ pallida , piccola , nervosa , ( nervosa ? non sapeva che cosa questa parola significasse : tuttavia la lusingò ) questa fragile creatura che , senza mai essere uscita dal suo quieto nido , conosce tuttavia , in modo che fa quasi sbalordire , i misteri del cuore umano ” eccetera . ( Oh , grande uomo biondo che vivi nella metropoli , a contatto col mondo più tumultuoso , tu non saprai mai per tua esperienza quello che Cosima conosce attraverso la propria ) . L ' intervista fu commentata , riprodotta , colorita . Il libro di Cosima si vendeva ; altri articoli lo resero quasi di moda . Ella , al solito , nonostante appunto le sue esperienze e i suoi saggi propositi , ricominciò a fantasticare : perché non avrebbe potuto sposare il biondo gigante ? : l ' avrebbe portata nel turbine della vita . Gli scrisse per ringraziarlo ; egli rispose : la chiamava “ piccola grande amica ” parve farle la corte : tanto che un giorno Andrea intercettò una lettera , ma ne fu contento . Ecco uno che finalmente andava bene per la sorellina . E lei passeggiava intorno all ' orticello , come un ' aquiletta catturata , pronta a spiccare il lungo volo appena avesse potuto . L ' orticello era tutto in fiore : rose paesane , gigli e garofani vi spandevano un profumo di altare quando si celebra il mese di Maria . Anche per lei era arrivato il mese della sua gloria . Scrisse finalmente anche quel superbone di Antonino , che continuava a studiare per poter vivere in città : faceva i complimenti e gli auguri a Cosima , e le domandava anche notizie di Santus . Ella non rispose , ma conservò il biglietto di lui fra i ricordi che la seguirono nelle strade della vita . Adesso pensava all ' altro , al grande biondo dagli occhi tigreschi : e dopo una lunga ambigua corrispondenza , egli un giorno le mandò , una lettera strana , dove , fra le altre cose spiacevoli , le diceva che ella gli era sembrata quasi una nana . Pertanto le esperienze di Cosima continuavano . Vi furono giorni di nuovo fulgore . Arrivarono contemporaneamente due lettere : e una veniva di molto lontano , dal castello di un principe tedesco , col sigillo d ' argento e su impressa appunto una corona di principe . Forse era il suo segretario , che aveva letto il romanzo di Cosima e le scriveva ancora turbato , dicendole chiaramente , in ultimo “ fi amo , signorina , fi amo ” . Lo credette il segretario , poiché il nome era comune , e Cosima era corazzata di inguaribile diffidenza : ma perché non poteva esser lui , il principe ? Ella rispose , ringraziando ; ma poi , immaginandoselo anche lui biondo e alto e con gli occhi felini come il crudele giornalista , e per di più principe o granduca , non mandò la lettera . All ' altra invece rispose . Ed era anche questa di un principe di diversa specie ; era di un giovine di ventidue anni , che doveva essere molto ricco perché le scriveva che stava per partire , con mezzi suoi , per una spedizione nell ' America ancora inesplorata ; e le chiedeva il permesso di mettere il suo nome alla regione che egli avrebbe attraversata per il primo : e le dava l ' indirizzo della estrema città dell ' America del Sud ove si sarebbe fermato per formare la carovana . Ah , sì , Cosima adesso risponde , con lettera raccomandata , e non si proibisce di abbandonarsi con la fantasia , come un angelo viaggiante , al seguito dell ' avventuroso suo cavaliere . Le pare di vivere al tempo delle Crociate : egli va , col nome di lei nel cuore , a combattere contro i pagani , i pellirosse , i serpenti , le foreste vergini , le erbe che uccidono . Furono i giorni più belli della vita di Cosima , più belli ancora di quelli passati sul Monte , a respirare l ' aria che respirava Antonino . Era il sogno vivo , adesso , l ' avventura epica , alla quale ella prendeva parte cavalcando sulle nuvole rosse dell ' orizzonte , sui glauchi mari delle sere di luna . Tutto le sembrava grande e luminoso . Nella casa di faccia alla sua , essendo morto il nero canonico medioevale e sposata a un vecchio cugino la nipote , era venuto ad abitare un ricco attempato , ma ancora sanguigno e forte negoziante di scorze d ' albero e di sugheri . Era anche un cacciatore famoso e ogni tanto radunava gli amici per una partita di caccia grossa . Scalpitavano i cavalli , nella strada stupita da tanta animazione quasi guerresca , e i cavalieri , armati di tutto punto , alcuni smilzi e dritti in sella , altri , già anziani , barbuti , grassi e un po ' cascanti , ma col viso duro e deciso come di vetusti razziatori abituati a far preda , aspettavano che il gruppo fosse al completo , mentre i cani s ' incontravano e facevano , fra le zampe dei cavalli , una schermaglia rintronante di guaiti e latrati ; e appena usciva dal portone spalancato il cacciatore rosso dalle coscie possenti e dagli occhi verdi brillanti di gioia beffarda e feroce , sul suo balzano quasi ancora indomito , la comitiva si slanciava al galoppo inondando la strada come un ' orda diretta alla conquista di un luogo nemico : i passi dei cavalli risonavano a lungo , anche quando la strada ritornava deserta , e pareva uno scalpitio di treno che s ' allontanava : Cosima , alla finestra , mentre ritirava , dopo averlo sgrullato , il piccolo soppedaneo del suo lettuccio , s ' incontrava a seguire nell ' aria l ' eco della cavalcata : e pensava al suo esploratore , alla caccia dei selvaggi ; e si sentiva anche lei in corpo una smania di amazzone , un ardore di eroina da avventure audaci ; ma poi le toccava rifare i letti e pulire le camere , e , per risalire a galla da questo stagno di realtà , aspettare almeno il passaggio del portalettere . Era un uomo rude , il portalettere , anche lui rosso di pelo e di pelle ; e quando passava , con le sue grosse scarpe , battendo alle porte dei cittadini e gridando forte : “ posta , posta ” , tutti gli echi intorno si risvegliavano , persino i cani abbaiavano , l ' aria prendeva un colore di inquietudine . Per Cosima rappresentava un personaggio quasi mitologico , apportatore di bene e di male , e quando ne sentiva la voce di lontano tremava come se il destino fosse in cammino verso di lei . Era stato lui , in fatti , a portarle le lettere di gloria e di amore , di umiliazione e di speranza , e il vaglia , e i giornali col suo nome scritto come su lapidi che le parevano eterne . Adesso ella aspettava notizie da un mondo misterioso , lontano , quasi di là dai confini del mondo reale : lettere dell ' esploratore , che a quel suo mondo nuovo voleva mettere il nome di lei . Ma il portalettere passava con la borsa , che faceva un rumorino speciale , sulla cinghia di cuoio , come quello dei carnieri dei cacciatori , e picchiava con violenza il battente della porta del negoziante di scorze , traendo dalla borsa un pacco di lettere e di giornali . E a lei nulla : e la voce aspra dell ' uomo della sorte che si andava affievolendo le pareva si burlasse crudelmente di lei . Così passò la bella stagione : ella non si curava più neppure di Antonino . Di nessuno si curava , tranne che delle sue scritture , illuminate dalla luce di quel sogno che era il più bello dei romanzi che ella avrebbe mai potuto scrivere . In ottobre ci fu , come al solito , la vendemmia . No , non come al solito , poiché la madre , d ' accordo con Andrea , aveva fatto costruire una piccola casa di pietra nella vigna , sotto un pino che vigilava solitario la grande distesa quasi tutta selvaggia come una landa , e dichiarò che la voleva abitare per qualche settimana . Solo la vigna rallegrava coi suoi quadrati verdi e gialli , con qualche filare di grandi fichi bassi , la dolce triste solitudine del luogo : i monti lontani innalzavano una muraglia azzurra intorno all ' orizzonte . Un colono del Continente coltivava , fin dal tempo in cui era vivo il padre di Cosima , la vigna da lui piantata , e un grande orto che godeva di un rivolo d ' acqua raccolto in una vasca ampia come un laghetto , circondata di giunchi , canne e salici selvaggi . Il luogo era bello : una specie di oasi nella desolazione della pianura incolta e pietrosa , saettata , nell ' estate , da un sole implacabile . Ed ecco , adesso , la casetta di pietra lo rendeva più pittoresco ed ospitale : erano appena due stanze , addossate ad un ' altra , piccola , che fino a quel tempo era stata l ' abitazione del solitario colono , il quale non si moveva mai dal posto , rifornito ogni tanto di pane e altri viveri da Andrea , che di ritorno portava a casa i prodotti dell ' orto . Erano per lo più patate , legumi , verze , zucche e insalate , e qualche volta anche poponi e cocomeri . E nella stagione l ' uva , quasi tutta da vino , quel vino leggero ma saporoso che aveva aiutato Cosima a comprar francobolli e spedir manoscritti . Fu dunque mandato un carro di mobili , come si usava per andare al Monte : e Cosima si offrì ad accompagnare la madre , mentre le sorelle , che non volevano neanche sentir parlare di un luogo sperduto come quello , sarebbero rimaste a casa sotto la sorveglianza della serva fedele . Il servo che accompagnava il carro sarebbe rimasto nella vigna , e anche Andrea vi avrebbe passato la notte per maggior sicurezza delle donne . Ma il luogo era tranquillo ; non si era mai sentito parlare di vicende spiacevoli : l ' aperta e nuda pianura non permetteva neppure il passaggio di malviventi , tanto che il colono non aveva un arma , un cane . Ad ogni modo una pattuglia dl carabinieri a cavallo adibita alla sicurezza stradale , percorreva ogni giorno lo stradone comunale che attraversava quella specie di altipiano selvaggio . Cosima e la madre s ' incamminarono , a piedi , lungo lo stradone , dopo aver oltrepassato le ultime case del paese . La giornata era limpida , tiepida : un acquazzone aveva rinfrescato i campi , e gli stessi cespugli e le erbe già inariditi della distesa intorno alla vigna avevano ripreso il verde : le ginestre fiorivano ancora , ancora qualche sambuco nano , dove il terreno era umido , apriva le sue ombrella d ' argento filigranato . Il pino , sopra la casetta che ancora odorava di calce , vibrava tutto di canti d ' uccelli : ce n ' erano di ogni specie , sopra tutto di passeracei , poiché era l ' unico rifugio del luogo , e il loro chiassoso concerto strideva anche di voci di battaglia : tutti però , d ' accordo nello scavare i fichi nella vigna e a piluccare l ' uva , nonostante gli spauracchi drizzati qua e là dall ' ingegnoso colono . Del resto anche lui aveva l ' aspetto di uno spaventapasseri , alto , scarno , dinoccolato , con gli enormi piedi scalzi nodosi , i calzoni logori di fustagno rimboccati sulle caviglie rosse , e altrettanto le maniche sulle braccia che , se egli stringeva i grossi pugni , sembravano clave . Tutto il suo aspetto tra , più che di contadino , di vecchio marinaio , di “ lupo di mare ” , per il viso arso , di terracotta , i capelli irsuti di colore del sale , e come scarmigliati dal vento : ma specialmente per gli occhi piccoli , stretti , dei quali si vedeva quasi solo la pupilla verdognola . Quando arrivarono le padrone egli aiutava il servo a scaricare la roba dal carro , e non rispondeva alle domande e agli scherzi dell ' altro : pareva sordo , anzi anche muto , perché salutò solo con un cenno del capo , e non aprì la lunga bocca rientrante , quasi invisibile . In cambio parlava molto il servo , un giovinotto bruno tutto occhi e denti , che ogni tanto si aggiustava la cintura e rideva per nulla : la sua presenza metteva allegria , e quasi egli piaceva alla signorina : lo trovava per lo meno della sua razza , uno schietto contadino , figlio della stessa terra , mentre il colono , - già per il nome stesso , che gli era stato consacrato dal vecchio padrone , - rappresentava uno straniero , un lavoratore di terre lontane , d ' origine ignota se non quasi misteriosa . Infatti nessuno aveva mai saputo la sua provenienza , anche perché nessuno , dopo il tempo in cui , finita la sorveglianza della polizia , era stato assunto in servizio dal signor Antonio e confinato lì nella vigna solitaria , nessuno se ne era più curato : neppure Andrea , che come il corvo ad Elia , gli portava il pane . E infatti l ' uomo si chiamava Elia . Dopo che ebbero messo a posto , nelle due stanzette , i lettucci , due tavolini , alcune sedie , un attaccapanni e qualche arnese di cucina , i due uomini se ne andarono a lavorare , a togliere i pampini superflui alle viti , perché l ' uva finisse di maturare ; il giovine servo si mise a cantare , e la sua voce sonora ma monodica si sperdeva come nella vastità di una chiesa deserta . Allora Cosima , come già aveva fatto sul Monte , cominciò a riordinare e abbellire quella che , per far sorridere la madre , chiamava la villa . La madre non sorrideva : come sempre era taciturna e chiusa in una tutta sua segreta preoccupazione : ma gli occhi le si erano un po ' illuminati , e il da fare che si diede , per preparare un po ' di cibo nel camino della prima stanzetta , adibita a cucina , sala da pranzo e da ricevere , la distrasse . Si sarebbe potuto usufruire , per gli usi più comuni , della cameretta del colono , dove c ' era un vecchio e grande camino che tirava molto bene ; ma la padrona intendeva rispettare gli antichi privilegi del dipendente , che con la sua sola opera si era costruito quel rifugio da quando aveva assunto servizio nella vigna , e vi teneva i suoi stracci e il suo giaciglio . Cosima d ' altronde ci sentiva odore di selvatico e non le sarebbe piaciuto neppure di guardare dentro se il vecchio non avesse attirato la sua curiosa attenzione , interessata , di osservatrice di tipi fuori del comune , con la nebulosità del suo passato e la sagoma della sua figura . Egli avrebbe forse potuto , ad esplorarlo , a farlo diventare docile e confidente , raccontarle qualche cosa d ' interessante , con un colore diverso dal locale , qualche cosa da mettersi sulla carta e trasformarlo in materia d ' arte . Appena dunque l ' abitazione fu in ordine , ella andò nella vigna , dove i due uomini lavoravano , e diede ascolto ai discorsi del servo paesano , poiché l ' altro conservava il suo assoluto e impassibile mutismo . - Speriamo , - diceva il giovinotto , - che la vostra mutria si cambi in buon umore fra una settimana , quando verranno le ragazze a vendemmiare . Verranno due mie cugine : ma quelle dovete contentarvi di guardarle da lontano e di non toccarle neppure con una canna : le altre , che la padrona sceglierà di suo gusto , ve le lascio liberamente , vecchio cinghiale . Il vecchio cinghiale pareva non lo sentisse neppure : solo , all ' accenno di una donna , una vedova già anziana , che un tempo si diceva avesse avuto relazioni con l ' esiliato , i suoi occhi si allargarono un poco , ed egli scosse il mazzo di foglie di viti che teneva in mano : ma non aprì bocca , non si volse a guardare Cosima che era arrivata in mezzo al filare e lo osservava silenziosa . Né più fruttuosi furono gli altri approcci durante quella prima giornata , sebbene ai due uomini fosse servito un pasto certo per loro insolito , preparato dalla padrona , e anche lei tentasse di attaccare discorso col vecchio taciturno . Egli rispondeva sì e no alle domande di lei , riguardanti l ' orto e la vigna ; nel vederla si alzava e si piegava con segni di un rispetto quasi esagerato : null ' altro . - È un idiota , - disse il servo , quando l ' altro non poteva sentirlo . - Ma è anche malizioso , e la sa lunga . E raccontò della vedova , che un tempo veniva a trovarlo nella vigna , e accennò al lontano passato di lui . Pare che avesse tentato di derubare un suo ricchissimo parente , nelle cui terre lavorava : sebbene il parente avesse rimesso la querela , Elia era stato condannato . Poi la voce cambiava ; il parente diventava un banchiere , o addirittura una banca , che era stata svaligiata da un gruppo di ladri , dopo narcotizzato il custode , e fra i manigoldi era Elia . Disse la padrona : - Se fosse stato così , il mio povero marito non l ' avrebbe assunto al suo servizio . - Oh , il signor Antonio era buono : era un santo , di quelli che non ne nascono più , - disse il servo . Nel pomeriggio arrivò , a cavallo , Andrea . Fra le altre cose portava un giornale e una lettera per Cosima . Una lettera ! Ella la prese , come faceva sempre , trepidando : le pareva , ogni volta , di afferrare un uccello a volo , l ' uccello favoloso della fortuna e della felicità . Ma questa era una semplice lettera d ' invito a mandare i suoi libri a un giornaletto , che prometteva di parlarne ai suoi lettori . Ed ella la lasciò andare , come appunto si lascia andare un uccellino che non serve a niente . Ad ogni modo la giornata finì bene : il tramonto arrossava la vigna , la vasca e i salici scintillavano ; le distese della pianura avevano la calma e melanconica poesia della steppa , come Cosima l ' aveva intraveduta in qualche racconto russo : ma il punto centrale del paesaggio , il più bello , era il pino solitario entro il quale vibravano le fiamme del sole che pareva vi si annidasse come un grande uccello di porpora . E Cosima se ne andò per un sentiero della brughiera dove avrebbe potuto camminare finché voleva , poiché non c ' era pericolo di sperdersi , e dalla vigna potevano sorvegliarla con un solo sguardo . Le erbe sembravano colore di rosa , ogni seme , ogni fiorellino , ogni bacca , aveva come un occhio d ' oro che rispondeva al suo sguardo : e i monti lontani , color d ' acquamarina , svaporavano nel cielo arancione e verde e rosso che a poco a poco trascolorava e cambiava tinta . Una coccinella salì , da un cespuglio , sulla veste di Cosima , come su un cespuglio più alto : andò su , su , tranquilla , fino al braccio di lei , fino alla sua mano . Era un essere meraviglioso e quasi terribile : sul piccolo dorso piatto , d ' un rosso scuro di lacca , era disegnato in nero un viso umano perfetto , con gli occhi , il naso , la bocca , tutti un po ' obliqui come nelle maschere giapponesi : parve a Cosima che quegli occhi la guardassero , con la stessa meraviglia misteriosa con cui lei li guardava . Arrivata all ' estremità del dito medio , sull ' unghia rosea di tramonto , la coccinella aprì due piccole ali iridate e volò via . Cosima avrebbe voluto imitarla , ma i suoi piedi erano legati alla terra , ed ella avrebbe dovuto camminare fino all ' estremità del mondo per potersi slanciare così . Quando il sole sparì , uno stupore quasi infantile parve incantare ogni cosa : il cielo si fece trasparente come l ' acqua , e la stella che apparve sull ' orizzonte vi tremolò come appunto riflessa dal mare . Mai Cosima , neppure sul limite dei boschi e delle roccie del Monte , davanti ai sontuosi tramonti visti dall ' alto , aveva provato una malia simile a questa che l ' avvolgeva in mezzo alla terra incolta , guardata solo da Dio . Invece di sentirsi piccola , e poiché era impotente a volare , le parve di essere alta , alta fino a toccare con la fronte la stella della sera : eppure in quel momento dimenticava tutte le sue ambizioni , i suoi vani sogni , la sua attesa di avvenimenti straordinari . La vita era bella così , anche fra gli umili steli nati da sé , fra le cose create da Dio per la gioia del cuore che è vicino a lui come il cuore del bambino e quello della madre : ed ella ne ebbe quasi la prima rivelazione , e si sentì uno scalino ancora più in alto , nella scala di Giacobbe che doveva essere la sua vita . Così , per nulla : solo perché vedeva la stella della sera brillare sopra i monti non meno e non più meravigliosa della coccinella , e le erbe selvatiche odoravano al suo passaggio . Decise di non aspettare più nulla che le arrivasse dall ' esterno , dal mondo agitato degli uomini ; ma tutto da sé stessa , dal mistero della sua vita interiore . Così , ebbe fine l ' attesa delle notizie dell ' esploratore : e anche lui , del resto , non scrisse più Eppure un fatto che aveva dell ' inverosimile , le avvenne : un fatto che superò tutte le altre vicende accadute fino a quel tempo , che a lei parevano , ma forse non erano , straordinarie . Erano passati tre giorni da che si trovavano nella vigna , tutti e tre eguali , limpidi , sereni . Ella s ' era rimessa a scrivere , sul tavolinetto della camera da letto , davanti alla piccola finestra nel cui vano ronzavano le vespe senza però venire dentro . Inutile , fino a quel momento , intervistare Elia : pareva un uomo meccanico , Elia : si piegava , si sollevava , lavorando , senza muovere un muscolo del viso . E lingua in bocca , - come diceva il servo che chiacchierava per tutti e due , ma per dir frasi , proverbi , canzonette e scempiaggini che non interessavano Cosima . Solo le mani di Elia avevano , a osservarle quando egli non se ne accorgeva , una strana sensibilità : mani scure e nodose , con le falangi coperte di peli , ma piccole , per un uomo così alto e lavoratore , a volte adunche come artigli , a volte aperte e quasi molli , come snodate . Con quelle mani egli era capace ancora di fare qualsiasi lavoro che gli venisse richiesto o che gli fosse necessario . Infatti si cuciva da sé le vesti , lavava , si faceva le scarpe , gli occhiali , gli arnesi di lavoro , preparava la conserva dei pomidori e seccava i fichi , fabbricava , con una certa creta da lui scovata fra i giunchi , vasi e pentole : e lavorava anche da stagnaio e da falegname . La sua stanzetta sembrava un museo archeologico , con una raccolta persino di pietre cercate nella brughiera , che sembravano tartarughe , conchiglie , ossa fossilizzate . E stava zitto , rispondendo solo sì e no alle domande della padrona , che anche lei , del resto , cavava fuori le parole con diffidenza sospettosa , come gemme da uno scrigno . Or dunque , quale non fu la meraviglia di Cosima , quando la sera del terzo giorno , ritornando dalla solita passeggiata , sentì che i due taciturni parlavano fra di loro . Stavano nella prima delle stanzette e la madre cucinava qualche cosa nel camino . La porta era aperta , ed essi non si accorsero della presenza di Cosima , che , ferma fuori , ascoltava . Del resto il discorso era semplice : ma il suo tono amichevole , nella voce di quei due , un po ' lamentoso nella padrona , confortante in quella del servo , sorprese la fanciulla . La madre non le aveva mai parlato in quel modo : e d ' altronde era proprio di lei che si lagnava . Diceva : - Andrea tarda , stasera : speriamo non sia accaduto nulla , laggiù : ho sempre paura . E anche quella stordita che se ne va in giro come una capra . - Non abbia timore , - rispose l ' uomo , con una voce fra roca e dolce , ma anche quasi canora , che la padroncina non gli conosceva ; - c ' è Ippolito che è andato a raccogliere sterpi per il fuoco , e la sorveglia . Poi non si è quasi mai sentito niente , in questi posti . Chi vuole che veda la signorina ? E poi è tanto savia , quella : non c ' è pericolo che abbia dato appuntamento all ' innamorato . - Non si sa mai , insisteva la madre : e Cosima pensò in sua coscienza che realmente , su questo punto , si potevano elevare dubbi . - Le ragazze sono tutte stordite : quella , poi , ha certe idee in testa . Tutte quelle scritture , quei cattivi libri , quelle lettere che riceve . E non è venuto anche , a trovarla , un omaccione rosso come la volpe ? e da lontano , è venuto , e poi ha scritto di lei sui giornali ? La gente mormora . Cosima non troverà mai da sposarsi cristianamente : e anche le sorelle ne risentiranno , perché in famiglia tutto sta a sposar bene la primogenita . È vero che … - giunse con ancora più lamentosa , - ci sono anche i fratelli , che non ci fanno troppo da sostegno : oh , tu lo sai bene , Elia . Egli lo sapeva : eppure aveva una fede cieca , un attaccamento appassionato per il signorino Andrea : ed anche la sua voce tremolò quasi di pianto quando ne parlò . - No , padrona , non si lamenti troppo del signorino Andrea . È buono , posso dire , quasi quanto lo era il signor Antonio : solo , è troppo generoso ; è troppo amico di cattivi amici . Ma del resto bada alla roba , e ama le sorelle in modo particolare . - Bada alla roba ? Sì , ma per pigliarsi lui quasi tutta la rendita : e gioca , e va con le male donne . Questa la chiami bontà ? Lo chiami amore per la famiglia ? Andrea ci lascia appena il tanto per pagare i servi e le tasse . Io non dormo , un giorno o l ' altro l ' esattore verrà in casa a sequestrare : lo vedo in sogno , ne ho paura come del demonio . Oh , oh : Elia ; e tutto questo perché i miei figlioli hanno abbandonato le vie del Signore . - Lei esagera , padrona : ci sono figli peggiori : tutte le famiglie hanno la loro croce . Il signorino Andrea , dopo tutto , bada alla roba e la fa fruttare : è , dirò così , come un fattore , che si piglia la porzione maggiore . Ma poi metterà giudizio . - No , Elia , non lo spero . D ' altronde , che si fa ? Siamo povere donne sole , con quel castigo terribile di Santus : e bisogna pure appoggiarsi ad Andrea . Tante volte penso di dividere il patrimonio : a ciascun figlio il suo : ma sarebbe peggio , poiché il disgraziato Santus in pochi mesi cadrebbe nella miseria , e anche il tuo signorino Andrea si giocherebbe la sua parte . Non c ' è via di uscita : bisogna soffrire . E poi io voglio bene ai miei figli : troppo bene gli voglio ; più sono disgraziati più li amo e li compatisco . Ma quella Cosima ! È quella che più mi dà pensiero . - E invece sarà quella che più le darà consolazioni : vedrà . Ma la madre , mentre rimuginava nella padella le patate che lentamente si arrossavano e spandevano un buon odore , continuava a sospirare . - Non è questo , Elia , io non ho bisogno di consolazione : la mia strada è finita , e nulla esiste più per me tranne il bene dei miei figli . Ma essi non seguono la via giusta , quella che abbiamo percorsa io e il padre loro , benedetto sia . Sarà mia la colpa : sono una donna senza forza e senza volontà ; ma loro dovrebbero capirlo . E se parlo così con te , questa sera , Elia , è perché so che tu solo puoi compatirmi . - Oh , padrona ! - egli esclamò : e una commozione sincera , piena di sorpresa e di gratitudine , gli vibrava nella voce : probabilmente nessuno , da molto tempo , gli aveva parlato così . E intese forse quello che la padrona voleva dirgli , che anche lui aveva peccato e sofferto , ma era rientrato nella giusta via , perché aggiunse : - Le strade del Signore sono tante , ed Egli aiuta sempre i buoni cristiani . - Tu , dunque , credi in Dio ? Io , vedi , a volte , non ci credo più . - Non so : anche io non vado a messa da venti anni . Non so : non so : ma so che ad essere buoni e pazienti ci si guadagna sempre . E , dunque , padrona , coraggio . Tacquero un momento : si sentiva il friggere sommesso della padella sulla fiamma : un odore di gente umile ma rassegnata usciva da quella stanzetta solitaria . Il pino vibrava ancora di fruscii , di pigolii , di vaghi lamenti , e dallo stradone arrivava il rumore di un passo di cavallo : Andrea . Cosima sentiva voglia di appoggiarsi al muro e piangere : in quel momento avrebbe rinunziato a tutti i suoi sogni , pur di consolare la madre : pensò che bisognava almeno darle il conforto della speranza di un buon matrimonio , fra lei e un qualche bravo giovane del luogo , e passò in rassegna tutti i proprietari , i professionisti , gli impiegati di sua conoscenza . Ma essi erano tutti imbevuti del pregiudizio che ella non potesse , con quella sua passione dei libri , diventare una buona moglie : né , d ' altronde , ella voleva più umiliarsi con nessuno . E fu in quel momento che le venne l ' idea di muoversi , di uscire dal ristretto ambiente della piccola città , e andare in cerca di fortuna . Per dare consolazione alla madre . Intanto continuava a scrivere , davanti alla piccola finestra ronzante di vespe . Ma era un po ' disorientata , per le parole della madre e perché non trovava un vivo argomento ai suoi nuovi racconti . La vita le sembrava piatta , incolore , sebbene invece dentro di lei sentisse muoversi un dramma di incertezze , di scrupoli , di melanconia . Le pareva di esser già vecchia , piena di esperienza e col fiore della speranza già appassito fra le dita . Pensava fosse effetto della solitudine , della povertà del luogo e della sua stessa vita : e disperava di poter ritrovare una occasione di guardare la vita altrui , ricca di dolori , di miserie , di esaltazioni e di umanità umile e grande nello stesso tempo , come nel cerchio nero del molino di olive . Non contava più in Elia , e neppure nel movimento della vicina vendemmia , della quale aveva già conosciuto i colori d ' idillio , e li aveva anche già riversati in qualche sua novella . Invece un piccolo accidente accadde , mentre le donne venute apposta per la faccenda , spinte e pizzicate da Ippolito , coglievano l ' uva deponendola in cestini a doppia ansa , che poi trasportavano in due , dondolandoli come culle , versandone i grappoli in un carro apposito , foderato di stuoie , che appena colmo veniva portato in città per la manipolazione del vino . Una di queste donne aveva portato un bambino , che per un po ' s ' era trastullato tra i filari delle viti , poi , scomparso , s ' era ad un tratto sentito piangere e gridare . Tutti si slanciarono a cercarlo , con urli di richiamo e di spavento : solo Elia non aprì bocca , ma andò dritto alla vasca e vi si gettò , vestito , traendo il bambino che scosse e fece sgocciolare come uno straccio bagnato . Fu solo un po ' di paura : ma alla sera il vecchio ebbe qualche brivido di febbre , e si fece più rigido del solito . All ' alba però già era all ' opera nella vigna : finita la vendemmia le donne se ne andarono , ed anche la padrona dichiarò che voleva tornare a casa per presiedere alla pigiatura dell ' uva : senonché Elia s ' era d ' improvviso buttato giù sul suo giaciglio e pareva un cadavere . Non si poteva abbandonarlo così ; anzi si pensò di far venire un dottore , e se il servo si aggravava di portarlo in paese . Queste premure parvero scuoterlo e ravvivarlo . Cosima gli offrì una tazza di caffè , gli aggiustò il giaciglio , rimise in ordine la stanzetta . E ogni tanto lo guardava con occhi pietosi , senza dimostrare ripugnanza per quel lungo corpo ricoperto di stracci maleodoranti come quello di un mendicante , coi grossi piedi scalzi terrosi e tutti tagliuzzati per cicatrici di sterpi e spine , che pareva avessero camminato attraverso interminabili lande per arrivare a quel piccolo rifugio ospitale . Egli stava ad occhi chiusi ; ma d ' improvviso li aprì , un po ' febbrili e lucidi , e la guardò come un cane malato . Uno sguardo , solo , ma Cosima vide un misterioso balenìo in fondo alle pupille che non erano quelle del duro e freddo Elia , ma di un uomo disperato , che aveva paura di morire solo , abbandonato , come un vecchio cane . Gli si avvicinò e disse : - Come vi sentite ? Faremo venire il dottore , o vi porteremo a casa . Egli accennò di no , di no : per quanto solo e malato , non voleva il dottore e non voleva muoversi dalla sua tana : ma l ' occhio gli si era rischiarato , pieno di una dolcezza , quasi di un sorriso infantile . - Andate , andate pure , - disse , - Vadano pure a casa , signorina , lei e la signora padrona : bisogna pigiare l ' uva e metterla nel tino . - Eh , non la pigiamo noi , coi nostri piedi , - disse Cosima , tentando di scherzare . - C ' è poi Andrea , che ci bada : non pensateci . E poi il tempo si cambia : minaccia di piovere . Non vogliamo lasciarti così , zio Elia . Ella lo chiamava così , come si usava con tutti i vecchi servi ; ma era la prima volta che egli si sentiva accomunato agli altri , come fosse nato nella stessa terra e tutto il suo passato sprofondasse quasi in una vita anteriore . Tuttavia non parlò , non dimostrò la sua gratitudine : anzi fece un po ' indispettire la padroncina col rispondere sempre con un cenno negativo del capo a tutte le sue domande premurose . No , egli non voleva il dottore , non voleva muoversi , non voleva che nessuno si disturbasse per lui . Vecchio testardo . Pareva volesse morire solo , come solo era vissuto . Ma le padrone restarono , finché arrivò Andrea che portò del chinino : si discusse però se si doveva o no somministrarlo al malato : e del resto la discussione fu vana , perché egli dichiarò che non avrebbe preso nessuna medicina . Durante la notte si scatenò una forte bufera : la grandine mitragliava la piccola casa , e il pino urlava come un mostro . Dietro gli scurini mal connessi i vetri della finestra parvero spaccarsi e spargersi in frammenti d ' oro e d ' ametista , con un rombo spaventoso . Lampi e tuoni . Non c ' è da nascondere che Cosima aveva paura e la madre tremava come una fronda sbattuta dal vento . Storie spaventose di banditi e malfattori , che in notti simili sbucano come demoni dalla tempesta e assalgono le dimore solitarie , tornavano in mente alle donne : e il fatto che il servo e Andrea erano rimasti sul posto , non le rassicurava . Il vento gridava e piangeva nella pianura come nel mare , e solo il pino pareva potesse combattere con l ' uragano come un eroe inferocito contro un intero esercito . Nel suo giaciglio Elia , con la febbre alta , ricordava come il signor Antonio lo aveva accolto benevolmente quando lui si era presentato in cerca di lavoro , mentre nessun altro dei diffidenti proprietari del luogo aveva accettato la sua offerta ; e il padrone gli aveva affidato la vigna nuova , l ' orto , fa terra intorno . Adesso il vecchio amava questa terra con una passione tenace ; era diventata la sua nuova patria , la sua famiglia ; e il solo pensiero che i padroni giovani avrebbero potuto mandarlo via , come una vecchia bestia che non può più lavorare , lo colmava di tristezza ; non per la probabile ventura povertà , ma per l ' amore alla terra che oramai faceva parte della sua carne e del suo sangue . Ed ecco , invece , la padrona e la signorina , e lo stesso Andrea , si mostravano benevoli , fino al punto di restare vicino a lui in quella notte tempestosa mentre avrebbero potuto già essere nella loro casa tranquilla . E non lo avrebbero cacciato , no : lo sentiva ; lo aveva sentito nella voce di Cosima , e gli sembrava che questa voce fosse l ' unica medicina che potesse guarirlo . E la certezza che un giorno forse avrebbe potuto dimostrarle la sua riconoscenza , già lo alleviava dal male . All ' alba il tempo si calmò , d ' un tratto , dopo un tuono formidabile che parve un ordine militare : la battaglia doveva cessare . Solo il pino continuò in un suo lieve brontolio , quasi pensieroso . Cosima lo sentiva nel sonno lieve del mattino : e le pareva che il pino mormorasse : “ Perché tutto questo ? Si combatte , si soffre , ci si tormenta per nulla : la forza del vento è vana ; tutto è vano e vuoto ; eppure bisogna combattere perché così vuole Dio ” . Poi tacque anche l ' albero ; ma quando Cosima aprì la finestruola vide uno spettacolo indimenticabile : centinaia di uccelli svolazzavano sui rami battuti dal sole , e parevano d ' oro e d ' argento : ogni loro battere d ' ali faceva cadere goccie simili a scintille : e ad ogni ago delle foglie era infilata una perla dai colori dell ' iride . Pareva un albero magico , fatto di uccelli , di rubini , smeraldi e diamanti . E fu certo una giornata di miracolo quella . Tutto sembrava trasformato ; tutto , nell ' orto , nella vigna sebbene spoglia , nella brughiera riarsa , tutto riluceva e sorrideva . Dio era passato con un corteo di tuoni e fulmini , ma trovando gli uomini di buona volontà si placava e ritornava paterno . Andrea ripartì la mattina presto , con la promessa di tornare nel pomeriggio e passare la notte nella casetta , per sorvegliare il malato , mentre la madre e Cosima col servo sarebbero tornati in città . Cosima portò il caffè ad Elia , che si mise a sedere sul giaciglio , e prese la tazza con le mani tremanti . - Che , avete freddo ? - domandò la signorina . - Buon segno : vuol dire che la febbre passa : fatemi sentire . E gli toccò la grande orecchia destra , scura e dura come la facciata di una grotta . Al contatto della piccola mano , egli rabbrividì , come per il solletico : i suoi occhi ebbero di nuovo un balenìo d ' occhi di cane accarezzato . - Siete fresco come rosa , zio Elia : camperete ancora cento anni , quando anche la nostra memoria sarà dispersa . Egli sorbiva il caffè , versò nella tazzina quello che s ' era versato nel piattino e raschiò il residuo dello zucchero , come fanno i bambini : ma anche dopo rimase col viso piegato , guardando il fondo della chicchera come ci vedesse qualche immagine . - Dov ' è la padrona ? - domandò sottovoce . E Cosima ebbe l ' impressione che egli volesse dirle qualche cosa , ma senza pericolo di essere ascoltati . La padrona era affacendata nelle stanzette attigue : ed egli disse : - Si sarà spaventata , stanotte , povera padrona . Per colpa mia : e anche lei . - Ma no , zio Elia : anzi ho avuto quasi piacere : non avevo mai sentito un diavolìo così , e in piena campagna poi . Oh , io non sono paurosa : se in casa sento un rumore , di notte , mi alzo e scendo anche in cantina esplorando se ci sono i ladri . Ma adesso rimettetevi giù e state quieto : vi copro io , perché oggi fa freschetto . Egli si rimise giù , ma sembrava meno quieto e duro del giorno avanti : anche perché si sentiva meglio . Avrebbe voluto alzarsi e tornare al lavoro , ma Ippolito , che gli voleva bene a modo suo , minacciò di negarlo se si moveva . E la padroncina gli servì il brodo , con l ' uovo sbattuto dentro , e anche un bicchiere di vino . Egli però lasciò il bicchiere intatto , con una vespa che vi ronzava attorno incantata . Il sole era caldo ; dal finestrino si vedeva l ' orizzonte , coi monti lontani di un azzurro liquido d ' acquamarina . Una quiete profonda regnava dappertutto e dalla brughiera veniva un odore tiepido di erbe come nei meriggi di primavera . Il servo lavorava nell ' orto e la padrona era andata fino alla vasca a lavare i panni . Cosima pensò di raggiungerla e pregarla di smettere e di portare la roba sporca in paese ; nel passare davanti al finestrino di Elia guardò dentro ; e vide che il vecchio , seduto sul giaciglio , le accennava di entrare , Entrò : si accorse che egli aveva bevuto il vino e aveva il viso lievemente colorito e gli occhi insolitamente bene aperti . - Dov ' è la padrona ? - tornò nuovamente a domandare . Saputo che lavava i panni , parve indispettirsi . - Ecco , è venuta a prendere la mia camicia e la lava lei , non è bene . - Ma sì che è bene , zio Elia : la mamma si diverte : non può restare un momento in ozio , povera mamma . - Povera padrona ; con tutti quei pensieri , - egli disse , piegando la testa come aveva fatto la mattina : e si fece pensieroso . - La mamma esagera , - disse Cosima , quasi per rassicurarlo : - vede sempre nero . Invece la provvidenza non manca mai . - Lei crede alla provvidenza di Dio ? - Io sì , e come ! Allora accadde una cosa strana : egli si alzò , lungo , coi grossi piedi nudi che sembravano ceppi , e andò a chiudere il finestrino . Disse : - Queste vespe ! Via , via . Senta , io le voglio far vedere una cosa : lei però non deve dire nulla a nessuno : me lo promette ? Nulla , mai a nessuno . Ella stette incerta ; poi , più per curiosità che per altro , disse : - Ve lo prometto . Fu tutto . Il vecchio si avvicinò al camino , si piegò , raschiò con la paletta , accumulandoli nell ' angolo , la cenere e gli avanzi dei ceppi , poi con la stessa paletta sollevò il mattone centrale . Apparve , sotto il mattone , una lastra di ferro , una specie di sportellino , chiuso con un lucchetto ; ed egli si trasse dal seno una chiavetta pendente da una catenella nera , e apri il ripostiglio : la lastra si sollevò , in due piccoli battenti , ed egli introdusse la mano nel vuoto , molto in fondo , parve come slegare un sacchetto o un involto che fosse in quel fondo e ne trasse un pugno di monete : le guardò , nel cavo della mano , come si guardano le sementi per assicurarsi che sono buone , poi le fece vedere a Cosima . La sua mano concava ricordò alla fanciulla la mestola con la quale il diavolo trae dalla pentola dei tesori maledetti le monete tentatrici delle anime : si scostò d ' un passo , quasi impaurita , e guardò in viso il vecchio . E invero quel viso scuro , con gli occhi che sembravano due fessure con in fondo un ' acqua verde opaca , e quella bocca chiusa , ermetica , aveva qualche cosa di diabolico : i pensieri più cattivi e paurosi passarono in mente a Cosima : ebbe paura , guardò verso la porticina : la porticina era aperta , ed ella avrebbe potuto subito salvarsi se il vecchio tentasse farle del male . Egli dovette sentire tutte queste cose perché il suo viso cambiò maschera : si fece triste . Mai Cosima aveva veduto un viso così nobilmente triste , accigliato e severo . - Sono buone , - egli disse , tirando su con le dita dell ' altra mano le monete , e lasciandole ricadere nel pugno . Cosima lo vedeva bene : erano monete che sembravano nuove , alcune col profilo melanconico e rapace di Napoleone III , altre col grande gallo piumato della Repubblica francese : monete d ' oro , schiette , moderne , da spendersi , se si voleva , senza difficoltà . Ma non le toccò e il solo pensiero che Elia avrebbe potuto offrirgliele , sia pure per generosità o affetto , le faceva spavento : poiché ricordava le voci misteriose che correvano sul conto di lui , ed era sicura che il tesoro provenisse da una rapina . Ma egli richiuse il pugno , tornò a piegarsi sul vuoto del camino , rimise a posto ogni cosa , riaprì la finestrina , andò a sedersi sul giaciglio , piegò la testa pensieroso . La vespa da lui cacciata tornò a volteggiare e ronzare sullo sfondo d ' acquamarina dei monti lontani . Tutto s ' era svolto in pochi minuti , come in un passaggio di nuvole ; e Cosima si avvicinava alla porticina per andarsene sicura in cuor suo di saper tutto e non volersi immischiare nella pericolosa faccenda , quando il vecchio la richiamò : - Signorina , volevo dirle questo ; quando sarò morto , o anche prima se le occorre , quella roba è sua . Ella avrebbe voluto protestare , dirgli che non voleva una sola di quelle monete , gridargli che sarebbe stato meglio restituirle a chi erano appartenute ; ma vedeva la madre che risaliva dall ' orto con la camicia di Elia attorcigliata fra le mani ancora bagnate , e saltò nello spiazzo con l ' impressione di risvegliarsi da un sogno . La madre stese la camicia su una cordicella attaccata fra due pali , che appunto serviva al vecchio per asciugare i suoi stracci , poi rientrò nella casetta e cominciò a preparare le cose per la partenza . Cosima andò verso il pino e appoggiò la testa alle scaglie rossastre del tronco , come per ascoltare una voce nascosta dentro l ' albero amico , che la consigliasse , la salvasse . Poiché le sembrava di essere coinvolta in un dramma colpevole , di essere complice di un furto , forse anche di un delitto . Che doveva fare ? Accusare il vecchio ? D ' altra parte egli era da più di trent ' anni in paese , e , se reato avesse commesso , esisteva la prescrizione . E delitto di sangue non doveva esservi , se la condanna di lui fra stata solo quella del domicilio coatto . E non poteva aver rinvenuto senza colpa il tesoro ? Giusto in quei giorni i giornali parlavano dei tesoro di oltre un milione , di monete d ' oro , trovato in casa di un antiquario , e di un altro rinvenuto nello scaffale di un medico stravagante e solitario che aveva attirato gente da tutte le parti del mondo con un suo specifico che guariva i dolori reumatici . Durante l ' infanzia , e anche dopo , dai servi , dai contadini , dai pastori , Cosima aveva continuamente assorbito racconti di tesori , trovati nelle rovine dei vecchi castelli , dentro tronchi d ' alberi , in piena terra . Uno pare venisse fuori anche dal vecchio cimitero , dalla tomba scoperta di una giovine dama sepolta dal marito con tutti i suoi gioielli e un ' anfora piena di monete d ' oro . Forse si poteva sapere qualche cosa di più preciso da Elia : ma il solo pensiero di riparlare con lui le destava ripugnanza e quasi terrore . D ' altronde aveva promesso di non parlare con nessuno del segreto : e fermamente decise di non occuparsene più . Potevano anche crederla visionaria , come del resto appariva a molti ; e lei stessa non era sicura di non aver intravveduto una delle sue tante fantasie romanzesche . Ad ogni modo non ebbe occasione di trovarsi più sola , per quel giorno , col vecchio stregone ; il quale era ricaduto nel suo mutismo . Quella notte , nel letto ben riparato della sua camera alta , Cosima sognò la nonnina . La nonnina era viva , tale quale s ' era lasciata vedere l ' ultima volta , col suo bei visino di santa , tutta agghindata piccola come una nana . Come una nana . Anche nel sonno Cosima ricordava l ' offesa ; e ricordava insieme , nitidamente , l ' avventura di quel giorno e i suoi propositi eroici di non profittare mai del tesoro equivoco di Elia . Si vedrebbe se era una nana o una gigantessa . Verso la nonnina Cosima aveva un rimorso . L ' ultima volta che era venuta a far visita in casa , ella non le aveva dato il caffè , non l ' aveva quasi neppure salutata : adesso , nel sogno , si affaccendava a preparare la bevanda prediletta dalla cara vecchina , ma l ' acqua bollente rigurgitava dal cuccuma e spegneva il fuoco . “ Lascia , bambina ” , diceva la nonna , con le manine intrecciate sul grembo , i grandi occhi color nocciola e la piccola bocca circondati da raggiere di rughe ; “ oramai non ho più bisogno di nulla ” . E d ' un tratto , voltandosi , Cosima vide che la nonnina era vestita da sposa con un costume di orbace , scarlatto e broccato : il grembiale era ricamato a vivi colori , sulle punte davanti del corsetto verdeggiavano due foglie di palma . La benda che avvolgeva la piccola testa , bianca e un po ' inamidata , pareva di antico bisso . “ Come sei bella , nonnina ; adesso , sì , sembri davvero una fata ” . Ma perché la vecchina era vestita così ? “ Ho ritrovato il nonno Andrea , e adesso siamo contenti , in Paradiso , sposi in eterno ” . Il nonno Andrea , Cosima non lo aveva conosciuto , ma sapeva che anche lui era un giorno arrivato di lontano , chi diceva da Genova , chi diceva dalla Spagna , e s ' era messo a lavorare la terra ; e , anche dopo sposato , stava sempre in campagna , a lavorare i campi , in una valle aspra piena di macchie e di bestie selvatiche . Anche lui era selvatico , ma tanto buono che gli uccelli gli si posavano sul braccio , le serpi accorrevano al suo fischiare , quando alla sera si riposava davanti alla sua capanna e guardava le stelle , Anche i gatti selvatici gli facevano compagnia . La gente diceva che era un po ' matto ; ma con questo nome la gente spiega il mistero degli uomini diversi dalla normalità . Chissà che cosa vedeva il nonno Andrea , che conosceva altre terre e altri mari , negli occhi dei gatti selvatici , nelle piume iridate delle cornacchie , nella pelle argentata delle biscie che si sollevavano incantate dal suo fischio . Forse gli stessi fantastici riflessi che anche lei vedeva negli occhi degli animali , nelle foglie , nelle pietre . Adesso , nel sogno , si spiegava d ' un tratto molte cose ; lo stesso senso di vertigine , dello spalancarsi e richiudersi rapidissimo di un mondo anteriore , subcosciente , che la vista della nonnina viva le destava , adesso le appariva chiaro : era l ' apparizione dello spirito sognatore del nonno , di cui la vecchina ancora innamorata portava l ' immagine nella pupilla , e che era anche l ' immagine di lei , di Cosima sognatrice . Ma nessuno le aveva mai raccontato chiaramente donde egli era venuto ; pareva che neppure la madre lo sapesse con precisione . E nel sogno confondeva il passato del nonno con quello del vecchie Elia , provandone un ' angoscia paurosa : ma il nonno , questo ella lo sapeva benissimo , era morto povero in canna , lasciando nella sua capanna una famiglia di leprotti addomesticati ; e questo la confortava . Tuttavia volle domandare alla nonnina notizie di lui . “ Tutte fandonie ” , disse la vecchina , senza scomporsi : “ egli non è venuto né da Genova né dalla Spagna : ci saranno venuti i suoi avi , forse , ma lui no . Egli arrivava da un paese di mare , sì , dove la gente è buona , e suo padre era pescatore : Andrea però non amava il mare , perché troppo sovente si cambia in mostro e divora gli uomini vivi : e aveva anche pietà dei pesci che vengono venduti e divorati anch ' essi quasi vivi : certo , era un po ' sempliciotto , ma buono , cristiano e dolce . Giunse dunque qui , in cerca di lavoro , perché amava la terra che non tradisce e dà all ' uomo le erbe e i frutti innocenti . Persino dei fiori egli aveva compassione ; e gli uccelli e tutte le bestioline della valle , persino le bisce , persino gli scorpioni , gli diventavano amici . Questa è la sua vera storia ” . E questa storia , sebbene così semplice e raccontata in sogno , fece a Cosima un ' impressione profonda , quasi come quella che le aveva lasciato il passaggio della coccinella sulla sua persona : più che tutte le storie di tesori , di passioni e di guerre fra i popoli . Spesso si domandava se era religiosa , o superstiziosa , o visionaria e d ' animo debole : ma sentiva in fondo che la sua rettitudine era una cosa superiore a tutte le forze sovrapposte dall ' educazione e dalla crudeltà della vita . Si nasce , con questo dono di Dio , come gli uccelli nascono con la loro potenza di volo : e se ne rallegrava , pur senza leggere gli Evangeli e le laudi al Signore . Quell ' inverno , rigidissimo inverno , la fortuna parve un po ' sorridere alla famiglia così serena in apparenza , così travagliata in realtà . Beppa era allora assai fanciulla : era intelligentissima anche lei spregiudicata , allegra e lingua lunga . Trovava il lato ridicolo di tutti , cominciando da Cosima , e i suoi giudizi sul prossimo erano spietati . La madre le rinfacciava di averle tagliato il filo della lingua . Ma era bella , bianca , i capelli d ' un castaneo dorato e gli occhi azzurri . Dava l ' impressione di un fascio di fiori : rose e gigli , fioralisi e narcisi . E aveva spasimanti più che Cosima : tutti però alla larga , sempre per la triste ragione dei fratelli . Quell ' inverno però le capitò un adoratore più serio degli altri . Era niente meno che il direttore della Scuola Normale , pezzo grosso per la piccola città ; un bell ' uomo alto , roseo , già un po ' calvo ma ancora possente , con una parlantina che incantava anche i più imperterriti attaccabottoni del luogo . Organizzava poi feste da ballo , rappresentazioni , concerti e conferenze , per divertire e istruire i suoi giovani allievi , che lo adoravano . In una di queste riunioni vide Beppa , che vi era andata per un caso straordinario con la madre di uno degli studenti , e ne rimase colpito . Era un tipo diverso dalle altre ragazze del luogo : quasi sembrava della razza di lui , e forse fu questa specie di affinità che lo attiro . D ' un colpo , con una facilità che rasentava la leggerezza , strana in un personaggio che rappresentava l ' educatore , il guidatore dei futuri maestri di scuola , dichiarò a Beppa il suo amore e le chiese se voleva sposarlo . Ella rimase stordita : l ' uomo non le piaceva , anzi le destava quasi ripugnanza così massiccio e carnale com ' era , emanante dal viso , dal petto , dal ventre , già un po ' prominente , un calore animalesco : ma d ' altronde l ' occasione era ottima ; il grande sogno di poter lasciare un giorno la piccola città per una più grande e la vanità di vendicarsi dei malevoli concittadini ; e sopra tutto il pensiero di dare un conforto alla madre sempre melanconica e preoccupata . D ' altronde la fanciulla considerava anche lei la cosa con leggerezza , e senza troppo consultare i parenti accettò la proposta . L ' uomo venne in casa a far visita : portò libri , mandò regali . Lo ricevevano le ragazze , e ridevano quando egli raccontava storie allegre , non troppo adatte per loro . Andrea avrebbe desiderato una domanda ufficiale fatta con regola , magari per mezzo di un autorevole paraninfo , come d ' uso nel luogo ; ma non osava opporsi alla progettata vicenda , e in fondo sperava che tutto andasse bene . Solo minacciava di bastonare le sorelle se per un attimo avessero lasciati soli i curiosi fidanzati . Neppure Cosima era contenta : ma anche lei provava un certo piacere per gli acri commenti delle famiglie del paese , per le invidie , i pettegolezzi , le maldicenze , che la fortuna di Beppa destava nell ' intera contrada . Si cominciò a dir peste del signor Direttore : che era un libertino , che teneva in casa una bella ragazza mora , che la faceva camminare carponi sui pavimenti e l ' aizzava come una bestia : e , infine , che si burlava delle povere signorine che non avevano altra difesa che quella del selvatico fratello . L ' uomo invece pareva innamorato sul serio : faceva regali , complimentava la futura suocera , congedò la cameriera mora per far cessare le chiacchiere , fissò lui stesso la data delle nozze . In ottobre , al ritorno dalle vacanze . E tutta la rendita di quell ' anno , dai pascoli sul Monte all ' olio del frantoio , dalle mandorle al sughero , fu , con volontario sacrifizio di Andrea , dedicata al corredo . Cucivano e ricucivano , le tre sorelle , tessendo sogni candidi come i fiori delle tovaglie e delle lenzuola . Ma un giorno il grosso fidanzato , che passava le vacanze nel suo lontano paese alpino , scrisse che era stato traslocato , che in ottobre non sarebbe tornato , sibbene più tardi , per le nozze . Poi le sue lettere si fecero rade : infine un giorno si presentò alla signora Francesca un avvocato , che era stato in relazione con lui per certi affari della scuola , e domandò a quanto ascendesse la dote di Beppa . Fu un colpo : ma questo era l ' uso dei paesi del fidanzato . E , dopo tutto , la piccola dote che per l ' eredità paterna spettava alla fanciulla , se la sarebbe goduta lei con la sua futura famiglia , Risposta : sarà assegnata a Beppa la sesta , mettiamo pure la quinta parte del patrimonio : circa venticinquemila lire in terreni poco redditizi . Torna , dopo otto giorni di grigiore e d ' attesa , il messaggero flemmatico : il fidanzato si lamenta , dice che la vita è difficile , che non vuol fare cattive figure , né provocare privazioni alla futura sposina : bisogna che la dote sia almeno di cinquantamila lire , non solo , ma che ventimila siano in titoli garantiti . Andrea fu preso da un furore sanguigno . Quel bestione , dunque , quel porco grasso e vile , non era entrato in casa delle sorelle per amore , ma per interesse , e adesso tentava quasi un ricatto , poiché sapeva che il matrimonio andato a monte avrebbe maggiormente screditato le povere ragazze . Parlò di andare a scovarlo , di ammazzarlo con la lesina come un maiale vero ; ma la madre piangeva , e Cosima dichiarò che avrebbe ceduto alla sorella la sua parte di eredità . Si cercò di vendere qualche cosa , ma le offerte erano irrisorie , e d ' altronde non poteva spogliare l ' intera famiglia , già tanto impoverita e quasi bisognosa . Fu allora che Cosima , visto l ' avvilimento della madre e della stessa Beppa che deperiva per l ' umiliazione e la delusione , fu raggirata dal demonio . Pensò al tesoro di Elia , all ' offerta di lui , alla possibilità di accettarla : ma poi il solo pensiero l ' atterrì . Mai , mai : avrebbe voluto flagellarsi per scacciare anche il semplice ricordo del maledetto tesoro . Eppure la tentazione , in fondo , non l ' abbandonava : le diceva : “ Sei una stupida , una che nella vita non avrà mai bene , e mai potrà procurarlo a chi ama . E chi dice , del resto , che i denari del vecchio non siano suoi ? Va , cerca di saper meglio , indaga , cerca , cerca ... ” . Le sembrava di essere aizzata come un cane alla caccia della selvaggina : ma non si moveva , più che mai ferma nel proposito di tener la promessa fatta al vecchio , di non rivelare a nessuno il segreto di lui . Se egli era colpevole , lo era davanti a Dio , e potevano intendersela fra di loro . Per sfuggire meglio alla tentazione , rinunziò anche di andare quell ' anno alla vendemmia : persino la madre , tormentata dai pensieri della triste faccenda , stette appena tre giorni nella vigna . Il fidanzato non scriveva più , l ' avvocato non si faceva vedere : il corredo già pronto venne chiuso in una cassa , come un morto . Andrea era cupo , preoccupato , più che per il dispiacere , per il discredito della famiglia : quando veniva in casa , le sorelle si nascondevano quasi con paura , come colpevoli delle cose accadute . Ai primi di novembre Cosima rivide in sogno la piccola nonna : era sempre vestita da sposa , col rosario di madreperla fra le mani di bambina . E Cosima aveva sempre il rimorso di non averle dato il caffè , l ' ultima volta che era venuta , e si affaccendava a prepararlo : ma la bevanda rigurgitava dalla caffettiera e spegneva il fuoco “ Lascia stare ” , disse la nonnina : “ noi , di lassù non abbiamo bisogno di nulla . Sono venuta solo per un salutino , e ti porto anche i saluti di Francesco ” . Francesco era il nome del fidanzato di Beppa : pareva che la nonnina scherzasse crudelmente ; ma poi si seppe che proprio quella notte , poco prima dell ' ora del sogno di Cosima , il commendator Francesco era morto , dopo appena tre giorni di polmonite . Così secondo la misericordia divina , prendeva anche lui parte alla famiglia : e le cose questo mondo erano appianate . E fu proprio in quei giorni che Dio parve compensare Cosima in altro modo più consolante . Una grande rivista straniera domandava la traduzione del romanzo Rami caduti e offriva una discreta somma . Inoltre desiderava notizie biografiche della scrittrice , perché la traduzione doveva essere preceduta da una nota critica . Ad occhi chiusi sempre con l ' impressione di sognare , Cosima accettò . Aveva persino paura della sua fortuna : non avrebbe dovuto scontarla con altri guai ? Ed ecco arrivare la somma , e alla posta le viene pagata in monete d ' oro , simili e quelle del tesoro di Elia . Ella le guardava quasi spaventata e non osava toccarle ; fece cambiare in biglietti di banca , e parte le depositò in un libretto postale : ma quando la madre vide il denaro lo guardò quasi torva : le sembrava frutto di un peccato mortale . - Ebbene , - disse Cosima , - lo spenderò non voglio mettere più da parte niente ; e i miei guadagni se ne vadano come foglie al vento . Ed ecco l ' occasione presentarsi : una sua ammiratrice , che dirigeva una rivistina letteraria nella città di * * * , sul mare , la invitò ad andare ospite in casa sua : ed ella vi andò , nonostante i terrori della madre ed i brontolii di Andrea , che volle almeno accompagnarla per un tratto del viaggio , in ferrovia , e quando la lasciò gli parve di averla imbarcata sull ' Atlantico . In fondo anche lei si sentiva smarrita . Dove andava ? Che voleva ? Come Cappuccetto Rosso in mezzo al bosco aveva l ' impressione d ' incontrare il lupo ; ma in fondo sperava di cavarsela bene , poiché aveva la coscienza tranquilla , e l ' ombra del male era simile a quelle grandi ombre di nuvole già invernali che salivano dai monti scuri e lambivano le valli solitarie lungo le cui coste correva il trenino che sembrava un giocattolo . Il cielo era grande , di un azzurro carico , e le nuvole correnti , spinte da un caldo vento di scirocco , lo facevano apparire più alto , più turchino A Cosima , affacciata al famigliare ballatoio del treno , sembrava un cielo straniero , inospitale , mentre la terra , sotto di lei , aveva ancora l ' aspetto ma terno , ch ' ella ben conosceva : le stesse chine coperte di erba tremula , le macchie , le pietre , le quercie indurite dal dolore dei secoli e dalla loro resistenza al tempo e agli elementi . I piccoli villaggi neri , accovacciati come cornacchie sui loro nidi di roccie apparivano e sparivano nella luce cangiante della lontananza : qualche pastore con la sua greggia si profilava sull ' orlo verde di un ciglione , e le pecore si spostavano come l ' ombra delle nuvole al passare del treno : e Cosima aveva l ' impressione che tutto il paesaggio si movesse per la sorpresa di veder lei a muoversi ad andare verso una nuova vita . A misura che si scendeva verso le pianure marine il clima mutava completamente : si era ancora ai primi di autunno , laggiù ; il cielo , sgombro di nuvole , si faceva chiaro , verdognolo , e d ' un tratto Cosima lo vide riflesso in uno specchio d ' acqua che le ricordò la vasca della vigna : era uno stagno . Uccelli mai veduti , grandi , con le ali iridate , si sollevarono dallo stagno , come sgorgassero dall ' acqua e disegnarono sul cielo una specie di arcobaleno : forse un miraggio : a lei parve lieto auspicio . E la prima persona che vide , quando il treno si fermò in una stazione che pareva , col suo giardino di palme e in fondo un arco di quel luminoso cielo smeraldino , un ' oasi civilizzata , fu un giovine vestito di un color marrone dorato , con due meravigliosi baffi dello stesso colore e gli occhi lunghi orientali . La guardò come se la conoscesse , e anche a lei parve di averlo già veduto in qualche posto : dove ? non sapeva ; e dopo tanti anni provò ancora quel misterioso senso di vertigine che nell ' infanzia e meno spesso nell ' adolescenza le destava la presenza della nonna . Ma una piccola folla invadeva il marciapiede , e l ' uomo scomparve . Una signora vestita in modo quasi buffo , tutta volanti e frangie , con un cappellino a sghimbescio sui radi capelli gialli , balzò verso la fanciulla , la prese quasi a volo sul predellino del vagone , la strinse al suo petto scarno , le coprì il viso di baci : i suoi occhi di un azzurro di porcellana erano stillanti di lagrime che le colavano sul naso aquilino e si confondevano con la saliva che le schizzava dalla bocca . E con un singhiozzo convulso chiamava a voce alta la fanciulla col suo nome e cognome , tanto che Cosima si vergognò : la gente la guardava , qualcuno doveva già conoscere quel nome e quel cognome , e salutava , fra il rispetto per lei e la beffa per la sua chiassosa ospite . Avrebbe voluto risalire sul treno e tornarsene a casa : ma era destino che quel giorno ella dovesse cominciare a conoscere le tribolazioni della celebrità , perché all ' arrivo nella casa dell ' ospite , - un grazioso palazzo tutto balconi , di fronte a un giardino e a una chiesa , - lungo la scala di marmo con la ringhiera ornata di tralci verdi , vide con mite terrore una fila di bambine e giovinette , quasi tutte vestite di bianco , con mazzolini di fiori in mano . Sembrava la scala del Paradiso , vigilata da angeli senza ali , e mentre il facchino scaricava dalla carrozzella la modesta vecchia valigia di Cosima , reliquia di famiglia , e la stessa donna Maria , l ' ospite palpitante , s ' incaricava di portarla di sopra come un prezioso tesoro , le ragazzine intonarono un coro che pareva insegnato loro da un ' abile maestra . La maestra era stata donna Maria , e gli angioletti erano tutte le fanciulle che abitavano nel palazzo . A questo punto bisognava assolutamente mostrarsi commossa , e , potendolo , fare , dall ' alto della rampata della scala , un discorso di ringraziamento , Cosima si coprì il viso col fazzoletto , ma non poté piangere né parlare . E del coro , composto in suo onore , non le rimase in mente che il motivo monotono e quasi triste , che si confondeva con un rumore lontano , da lei non ancora mai bene inteso , che le pareva quello del pino nella vigna . Era il rumore del mare . Era lì , il mare , in fondo alla larga strada , che costeggiava una fila di case nuove bianche abbaglianti . Cosima aveva sempre più l ' impressione di trovarsi in una città orientale : palmizii , cactus ed altri alberi esotici si movevano pesanti su quel cielo caldo , sullo sfondo turchino del lido . Sui balconi fiorivano i garofani ; un odore di erbe aromatiche scendeva dalla collinetta coperta di pini che chiudeva l ' orizzonte di fronte alla strada . E la gente era tutta fuori , come nelle sere d ' estate ; e canti e suoni di mandolino continuavano , di fuori , il coro in onore di Cosima : così a lei sembrava , ma invece di orgoglio ne provava quasi paura . Dopo averla rimpinzata di dolci e bevande , la sua ospite , che continuava a baciarla e quasi a leccarla come un cane che ha ritrovato il padrone , la lasciò sola nell ' appartamento ov ' ella abitava col paziente marito che era impiegato in un ' azienda privata . Aveva destinato a Cosima la camera più bella , col balcone , quella appunto donde si vedeva il mare : e le lasciava libero anche il salotto , pieno di fiori di carta , di vasi incrinati , di tovagliette , di oggetti di cattivo gusto . - Qui potrai ricevere i tuoi amici , i tuoi ammiratori . Ma Cosima non aveva amici , e si atterriva al solo pensiero di averne uno solo . Di ammiratori , poi , non ne voleva : le pareva di esser già , per lunga esperienza , scottata da loro . Eppure d ' un tratto sentì suonare alla porta dell ' ingresso , e senza pensarci su tanto aprì . Era il garzone di un fioraio , che portava un grande mazzo di rose rosse , avvolte nella carta velina . Per lei ? Proprio per lei : ma non si sapeva da parte di chi . Ella stette a guardarle quasi con la sorpresa paurosa con cui aveva guardato nel pugno di Elia le monete d ' oro : e il profumo quasi violento delle rose , e il loro colore , le parvero vivi , caldi , sanguinanti : più che dal coro delle fanciulle e dal ronzio delle musiche della strada , sentì da quell ' alito quasi carnale venirle incontro la vita : ma quando si decise a prendere il mazzo dalle mani del garzone che la guardava con occhi maliziosi , si sentì pungere da una spina acuminata : e pensò che la vita anche sotto l ' illusione delle cose più belle e ricche , nasconde le unghie inesorabili . Mise le rose in uno dei vasi del salotto , e tornò al balcone : sì , era come d ' estate ; una grande luna rosea saliva dai pini dell ' altura , e il cielo e il mare , fra due palmizi che luccicavano come le palme dorate dalla stagnola , usate per la Pasqua nel paese di Cosima , si confondevano in un colore di smeraldo azzurro . I bambini , nella strada ancora bianca , giocavano al gioco dell ' ambasciatore venuto a domandare una sposa : ed ella si sentiva trasportata nel loro cerchio , come la piccola sposa richiesta dall ' ambasciatore per un misterioso grande personaggio .
IL DESIGNATO ( ZUCCOLI LUCIANO , 1920 )
Narrativa ,
PRIMA PARTE . I Nel salotto non c ' ero che io ; io , in piedi , nell ' atteggiamento nervosissimo dell ' aspettazione , guardando dei quadri di cui conoscevo tutto , l ' autore , il tema , il valore artistico , la provenienza , la data in un angolo . Geltrude , la cameriera , entrò dallo studio e mi disse : - Il signore ha una visita ; ma si sbrigherà sùbito , e la prega di pazientare un istante . - La cameriera attraversò la sala ed uscì dalla porta che metteva al sèguito dell ' appartamento : io mi posi a sedere sul divano color foglia morta . Vecchio salotto , dove regnava un ordine insoffribile , quello del signor Pietro Folengo ! V ' era lo scaffaletto da ninnoli , con dei minerali preziosi e degli uccelli imbalsamati ; v ' era il piano , a coda ; v ' era la tavola con dei mostri cinesi , degli albi di famiglia e dei libri regalati dai giornali cui il signor Folengo era abbonato ; v ' eran quegli oggetti e quei mobili volgari , che disposti in qualunque modo , messi sotto qualunque luce , formano sempre un solo tipo di casa , producono sempre una sola impressione . Tuttavia , dopo i quadri , io passava in rivista accuratamente quelle cose notissime , rilevando la maniera sciatta con cui le si eran collocate , e così ligia alle regole di riscontro ch ' io mi volsi per vedere se non vi fossero anche due caminetti , l ' uno di faccia all ' altro . Il gusto informatore della disposizione era indubitabilmente del signor Pietro Folengo ; e il visitatore meno atto all ' osservazione poteva giudicare che il padrone di casa doveva essere inclinato meglio alle cifre che alla meditazione , meglio al commercio che all ' arte ; se poi , di questo padrone si guardava il ritratto - attaccato alla parete principale e naturalmente di fianco a quello della sua signora e , più naturalmente , al disopra di quel di sua figlia , - il signor Pietro Folengo appariva , senza speranza alcuna , ragioniere , amministratore ; uno di quei terribili uomini i quali vi parlan della Borsa , dei corsi d ' acqua , d ' edilizia e di cambiali , allo scopo di divertirvi . Il signor Folengo aveva una fisonomia senza significato , per natura e per arte ; poichè s ' era lasciato crescere i favoriti , lunghi e bianchi , che lo facevan rassomigliare a centinaia d ' altri , servitori o ministri , cocchieri del vecchio stampo o ambasciatori e plenipotenziarî : sulla sua fronte , non troppo alta , ma levigata come di marmo , nessun pensiero aveva fatta presa ; la computisteria gli era stata leggiera ; egli ignorava perfettamente l ' esistenza di Dante e di Raffaello . Dallo studio venivan le voci del visitatore e del Folengo ; la prima , tenue come d ' un implorante , la seconda , calma , con chiaroscuri studiati , che indicavan gl ' incisi dei quali il Folengo usava abbellire il discorso ; ad ora ad ora giungeva anche il fruscio di carte spiegate ; qualche colpo di tosse , che aveva un perchè ; finalmente udii che il visitatore si congedava , col solito : " Allora , siamo d ' accordo ; io le farò avere i documenti .... " La porta che dallo studio metteva all ' anticamera s ' era chiusa dietro le spalle dell ' incognito ; la porta che dallo studio metteva al salotto dov ' io mi trovava , veniva aperta per dare adito al signor Folengo . Io m ' era alzato . Il signor Pietro , basso e largo , severamente abbigliato di nero , colla faccia illuminata da un sorriso breve , mi veniva incontro a mani aperte . - Caro signor Sergio ! - egli disse . - Mi perdoni la lunga attesa : sa , queste benedette faccende ; l ' amministrazione .... Così dicendo , sedette egli pure sul divano e mi fece accomodare presso di lui . - Ora , sono tutt ' orecchi , - continuò . - Mi pare che nel suo viglietto di ieri mi chiedesse udienza per affari , anch ' ella .... - Per affari ! - dissi , brutalmente colpito . - Per affari , no : per cose di sommo rilievo , sì . - Dunque , affari ; - perseverò testardo il signor Folengo , - è question di nomi . Sto a sentirla . - M ' avvidi ch ' egli sapeva già di che cosa io volevo parlargli ; ma , in quel momento , io rappresentava un postulante , e per sistema , il signor Pietro non faceva mai un passo verso questa categoria d ' uomini . S ' io non avessi trovato sùbito le parole adatte , egli avrebbe aspettato anche un quarto d ' ora , con olimpica serenità , senz ' offrirmi il modo d ' entrare in argomento . Guardai fuori della finestra chiusa , riparata da tendine bianche ; oltre la quale si vedevan gli alberi del giardino , spogli di fronde , sotto il cielo bigio d ' ottobre ; alcuni colombi selvatici s ' erano appollajati sui rami e tubavan malinconicamente . Non faceva ancor freddo ; ma il mese era assai triste , e l ' ora - tra le cinque e le sei del pomeriggio , - piena di memorie . - Io non sono un grande oratore , - dissi sorridendo , - e per questo non userò circonlocuzioni . Che cosa pensa ella di me , signor Folengo ? - Qui avevo deluse le aspettazioni del mio interlocutore , e me n ' ero accorto sùbito dall ' impaccio in che la domanda l ' aveva gettato . Il signor Pietro pensava di me ogni bene , e per questo avevo osato chiedergli la sua opinione ; ma è sempre difficile dichiarare una simpatia senza limiti a una persona , la quale è tutto il nostro opposto per idee , per passato , per modo d ' intender la vita ; anche più difficile era nel nostro caso , in quanto il signor Folengo sapeva benissimo dov ' io tendeva , ed era per ciò in obbligo d ' esprimersi senza frasi , senza generare in me il sospetto ch ' egli dicesse per dire , per cavarsela . - Io non giudico - egli rispose - dalle parole , ma dai fatti . Certo , io so come di lei si sia molto parlato in altri tempi e con diversi criterî ; e so pure come , se si volesse giudicarlo dalle sue opinioni .... - Lei non mi farà torto - interruppi - di credere che le opinioni espresse in un salotto o in un caffè sieno le mie .... - No , - disse gravemente il signor Folengo . - So appunto che la gioventù nostra ha questo vezzo pericoloso di mettere innanzi delle idee che nella pratica della vita non vorrebbe mai applicare . Perciò , io mi tolgo affatto da questo campo e , come le dicevo , baso il mio giudizio sulla vera essenza della sua indole , per quello ch ' io ne ho intravisto . Respirò a lungo e proseguì : - A rassicurarla immediatamente , le affermo che il mio giudizio su di lei è ottimo . Questa volta respirai io . La pomposità delle frasi che ascoltavo , andava persuadendomi sempre più vero quanto io aveva presentito : il signor Folengo sapeva lo scopo della mia visita ; non solo , ma aspettandosela da un giorno all ' altro , aveva preso ragguaglio d ' ogni cosa che mi riguardava , del mio stato finanziario , de ' miei amori morti , delle mie abitudini , de ' miei difetti ; notavo quasi con vergogna ch ' io era vilissimo in quell ' istante e che se il signor Folengo m ' avesse imposta l ' abjura d ' ogni credenza più antica , la rinuncia ad ogni orgoglio più accarezzato , io avrei abjurato , io avrei rinunciato , pur d ' effettuare la mia speranza . - È ottimo in questo senso , - riprese il Folengo ; - che ella è di gran lunga migliore di quanto vorrebbe sembrare ; che ella ha dato troppo peso a sciagure intime e ha troppo generalizzati i suoi casi , scambiando l ' uomo e il mondo per gli uomini e il mondo che le furono d ' attorno lunghi anni . Ora , questo non è ; ella è assai giovane ; ha maniera di ricredersi , e nonostante certe sentenze scettiche delle quali s ' è imbevuto , ella a ricredersi volge ogni speranza , ogni forza d ' animo . Io restava in silenzio , perchè intuivo che l ' orazione del signor Folengo non sarebbe così presto finita ; mi pareva il discorso prendere un atteggiamento troppo diplomatico , e aumentarmi le difficoltà non piccole della mia domanda ; ma riservavo un ' interruzione che avrei fatta non appena se ne fosse offerta l ' opportunità . - Si vorrebbe da lei , - continuò il mio giudice , - una maggior coerenza fra le azioni e le parole , una schietta ribellione a tutti i dogmi che l ' infracidita società nostra va infiltrando nei giovani . Ma già , questo vien dall ' esperienza , dalla critica , è frutto dell ' età più vecchia . - Pausa . Il signor Folengo , - la cui testa cominciava a entrar nella penombra della camera , mentr ' io rimaneva ancora in luce , colla finestra di contro - si portò all ' indietro col corpo , quasi prendesse la rincorsa , e giunse inaspettatamente alla conclusione , per esaurimento delle frasi magnifiche . - Insomma , caro signor Sergio , io non ho che a finire come ho cominciato . Ella è per me gentiluomo irreprovevole , al quale è onore proferir dell ' amicizia e dal quale è ambizione ottenerla .... Del resto , io non so rendermi ragione di quest ' inchiesta non aspettata ; sono sorpreso .... Notai che il signor Folengo s ' era sorpreso un po ' tardi , quando cioè aveva comodamente espressi i pochi pensieri che la mia persona e la mia vita gli suggerivano . - Era necessario , - interruppi , - per ambedue ; io la ringrazio assai del concetto ch ' ella nutre di me , e spero di poterne sempre esser degno .... Guardai di nuovo fuor della finestra ; i colombi selvatici erano spariti dagli alberi . Udii la pendola sul caminetto suonar lentamente le cinque ore e la mezza . - Ora , al fatto , - disse il signor Folengo con uno sguardo scrutatore . Ne ' suoi occhi grigi lessi la sicurezza che la mia risposta doveva essere la buona , e avvertii un impercettibile moto in lui , come di preparazione . - Il fatto è semplice e grave , - risposi . Mi alzai , mi posi di fronte all ' uomo , e dissi con voce quasi tremante : - Ho l ' onore , signor Folengo , di chiederle la mano della signorina Lidia sua figlia .... - Vi fu un silenzio che giudicai spaventevole . Il signor Folengo si levò adagio , sempre tenendo gli occhi fissi ne ' miei , uscì dalla penombra , e rispose : - Una simile domanda fatta all ' improvviso .... Io sono lusingato .... - Mi morsi le labbra ; l ' istinto vittorioso aveva costretto l ' uomo a trincerarsi e a guardarsi da una promessa immediata ; le parole uscivan dalla bocca del signor Folengo meccaniche ; egli si dimenticava la sua professione di fede in me ; gli proponevo un affare , secondo lui , ed egli mi trattava da uomo d ' affari . Però , scorgendomi forse impallidire , aggiunse tosto : - Debbo dichiararle ch ' io non ho nulla , nulla in contrario al suo voto ; anzi ho molta propensione a vederlo esaudito , e sono commosso ... - Non era commosso per niente . Si allontanò alcun poco da me e premette il campanello elettrico . - Avvertite donna Teresa che ho bisogno di parlarle , - disse alla cameriera sopraggiunta . - E portate la lampada . - Mentre Geltrude usciva , il signor Folengo mi tornò vicino . - Perchè meglio si persuada ch ' io accolgo la sua domanda con viva simpatia , voglio sùbito comunicarla alla mia signora , - fece con tono affettuoso . Io m ' inchinai , ed essendo sopravvenuto un silenzio molesto , il Folengo occupò quell ' intervallo nell ' accomodare e nello spostare alcuni oggetti sulla tavola , che non ne avevano bisogno ; alla prima ansia era succeduta in me la riflessione e con essa la calma speranzosa ; non trovavo a ' miei desideri alcun ostacolo degno di essere discusso . Donna Teresa comparve , seguita dalla cameriera che posò la lampada sul caminetto e si ritirò . Donna Teresa , allevata alla scuola del marito , ebbe uno sguardo istintivo e ricostruì , evidentemente , a grandi tratti , la conversazione avvenuta fra me e il signor Folengo . Il salotto si riempiva di solennità . Donna Teresa mi venne incontro e mi strinse la mano ; la piccola e grassoccia signora non aveva rinunciato a una certa eleganza ; i suoi capelli eran tuttavia neri , e la sua carnagione , eburneamente lumeggiata dalla lampada , appariva senza rughe nè grinze ; il color delle labbra era rinforzato da una leggiera tinta di carmino abbastanza gradevole . Solo , nel suo corpo difettava l ' eleganza naturale , che l ' assiduità allo specchio non insegna mai ; le forme tozze prorompevano , in odio alla fascetta strettissima ; attorno al collo l ' adipe formava un monile , e sui fianchi si espandeva con insolenza . Noi ci eravamo seduti di nuovo . I coniugi Folengo occupavano il divano ed io , di fronte a loro , in una poltrona bassa , aspettavo con ritornata angoscia la ripresa della orazione . - Ti ho fatto chiamare , - disse il signor Folengo , - perchè il signor Sergio ci presenta l ' opportunità di stringere assai notevolmente i legami della nostra amicizia . - Donna Teresa dimostrò con un cenno della testa che tale opportunità le gradiva . - Per esprimermi chiaramente , il signor Sergio mi ha domandata la mano di Lidia . Donna Teresa balzò dal divano con un ' agilità imprevedibile e mi si precipitò incontro , colla faccia trasformata dalla gioja . Senz ' aspettare un gesto di suo marito , e parlando per istinto , come l ' altro aveva per istinto tergiversato , esclamò : - Grazie , signor Lacava ! Mille volte grazie di simile onore ! Lei effettua la mia più cara speranza ! - Presi la mano di donna Teresa , toccato dall ' effusione ingenua della buona signora . - Ella mi rinfranca , - dissi , alzandomi dalla poltrona . - Io mi sento appoggiato dalla fiducia che le ispiro .... - Ma certo , ma certo ! - rinforzò donna Teresa . - Forse mio marito non le aveva espresso ? ... Forse ella temeva ? ... - Vedi , cara amica , - mormorò il signor Folengo tranquillamente , senza muoversi dal suo posto . - Vedi : io mi sono dichiarato assai favorevole ; ma io non sono il solo arbitro , e prima di me , e prima di te , c ' è Lidia , la cui volontà deve essere libera .... - Lidia ! - esclamò donna Teresa con un ' occhiata di trionfo . - Lidia ! Non ci son che le mamme per saper certe cose .... Io annuncerò immediatamente la felice novella a Lidia .... - Stava per avvicinarsi al campanello elettrico , quando il signor Folengo , levatosi dal divano , la fermò con un cenno . - Tu vuoi ? - disse . - Così , sùbito , senza prender tempo ? ... - Ma certo , ma certo ! - ripetè donna Teresa - non vedi com ' è pallido questo povero giovane ? Io so quel che faccio .... È una tortura inutile che noi infliggiamo loro . - L ' indice di donna Teresa si posò due volte sul bottone del campanello . Il signor Folengo , vistasi levata la direzione diplomatica delle trattative , riprese il suo posto , con un sospiro di sollievo . - Sì , sì , forse è meglio ! - disse come tra di sè . - Io sono contento . - La signorina Lidia sùbito qui ! - ordinò donna Teresa a Geltrude comparsa . Quindi , ripresemi le mani : - Caro , caro figlio mio ! - disse . - Non dubiti di nulla . Io so quel che faccio ! - La signora Folengo assumeva un aspetto di franchezza che non le avevo conosciuto prima ; una leggiera onda sanguigna le aveva imporporato il viso , e la commozione sollevava a ritmo il suo largo seno . L ' uscio fu toccato lievemente , poi girò sui cardini senza romore , schiudendo il passaggio a Lidia . Io non dimenticherò mai com ' ella apparve in quell ' istante , coi capelli biondi pettinati all ' indietro , in modo da scoprir la fronte pura . Lidia vestiva un abito grigio e portava un grembiale nero ; l ' abito indicava forme così giovanili e così recenti di maturanza da ispirar piuttosto sollecitudine tenera che ammirazione ; il suo viso era un po ' pallido , ma freschissimo , e ne aumentavan l ' impressione di giovanezza rigogliosa gli occhi turchini , la bocca dalle labbra rosse e ben delineate ; aveva piccolo naso , con narici rosee , e piccolissime orecchie ; il collo , per quanto appariva dall ' abito , era d ' una bianchezza alabastrina ; il petto non troppo esile nè povero ; le mani magre , con dita affusolate . L ' espressione interrogativa ch ' era sul viso della fanciulla all ' entrar nel salotto , sparve non appena Lidia mi scorse , e fu cancellata da un tenue rossore . - Buona sera , signor Lacava ! - ella mi disse . Per la prima volta dacchè ci conoscevamo , io le tesi la mano , ch ' ella strinse , gettando un ' occhiata dubitosa a suo padre . - Vieni ! - le disse donna Teresa , avvicinandola a sè . - Vieni dalla tua mamma . - Lidia s ' accostò alla poltrona , dove la madre s ' era seduta ; non so quel che passasse allora nell ' animo della giovane , ma certo l ' insolita accoglienza doveva assai turbarla . I suoi occhi andavan senza posa da me a suo padre , e da suo padre alla signora Folengo . Questa la serrò fra le braccia , e la fece sedere vicinissima a sè . Io solo rimaneva in piedi , appoggiato al piano - forte . - Che cosa avviene dunque ? - domandò Lidia , non potendo trattenersi . - Cara ! - esclamò donna Teresa , prendendole la testa e baciandola sui capelli . - Noi ci siamo radunati qui , - cominciò il signor Folengo con voce solenne , - per parlar del tuo avvenire . - Stai bene oggi ? Hai la mente lucida ? - cominciò a sua volta la signora . - Ti senti di poter rispondere e decidere con chiarezza ? - Ma sì , senza dubbio .... - rispose Lidia , guardandomi come per invocare il mio ajuto . - Ebbene .... - disse la signora Folengo con precipitazione , - ebbene il signor Sergio Lacava ti ha chiesto in isposa , noi abbiamo acconsentito , e aspettiamo la tua risposta . - Alle prime parole , Lidia sobbalzò , mentre un rossore intenso le saliva fino alla radice dei capelli ; poi nascose la testa con rapidità sul petto di sua madre . - Oh mamma ! - disse . E scoppiò a piangere con una violenza nervosa irrefrenabile . - Io credo - osservai - che la signorina : si trovi a disagio davanti a me ; sarebbe stato forse meglio .... - Donna Teresa mi troncò la parola con un moto del capo . - Via , - fece poi a Lidia , - non essere bambina . Tu ci metti in pena .... Lo so ; non eri preparata ; è un assalto di nervi ; andiamo , alza la testa .... Lidia obbedì e prese dalle mani di sua madre il fazzoletto per asciugarsi gli occhi ; ella guardava con tanta fissità il viso di donna Teresa , da svelar la paura d ' incontrare i miei sguardi . L ' attitudine era cosi fanciullesca e così bella a un tempo , che i signori Folengo e io sorridemmo insieme . - Forse - disse il signor Folengo - noi esercitiamo su Lidia una pressione involontaria . Vuoi prender tempo ? Vuoi pensare prima ? - Oh no ! - proruppe inavvertitamente la fanciulla , tenendosi immobile . - Allora ? - Allora , è presto detto , - fece donna Teresa , volgendosi a me . - Lidia è contraria a questo matrimonio .... - La fanciulla allungò le mani verso donna Teresa e tentò l ' atto di chiuderle la bocca . - Ah ! - esclamò ridendo la signora . - Dunque , vieni qui . Dunque , sì ? - Sì ! - rispose Lidia , che aveva nascosto nuovamente il capo fra le braccia della madre . Io avventai alla fanciulla uno sguardo quasi violento di desiderio e d ' amore . Da quell ' istante , ella era tutta mia . II . Il cielo prendeva un aspetto retorico , da melodramma . Sopra uno sfondo potentemente azzurro , vagavan certe grosse nuvole bianche , fra cui la luna ora si nascondeva , ora faceva capolino . Dalla finestra della mia camera era , lo spettacolo , più curioso perchè il giardino , al disotto , andava illuminandosi ed oscurandosi a seconda della luna bizzarra . S ' alternavan gradazioni di verde lucido e gradazioni di nero opaco , ombre sul terreno scheletriche e scarmigliate , indecisioni di contorno . Queste diverse imagini s ' imprimevano forte nel mio cervello non come percezioni chiare , ma come sensazioni , che ricordo ; perchè il momento era dei più difficili . Noi ci eravamo ritirati da circa un ' ora ; gli amici , i parenti , avevano abbandonata la casa con un ' ultima stretta di mano , alcuni con un sorriso . Lidia - mia moglie - s ' era appartata nella sua camera , accompagnatavi da donna Teresa , che l ' aveva lasciata poi , baciandola sulla fronte ; pallide e commosse tutt ' e due . Io , in abito nero , sembravo una decorazione della mia stanza da letto , nervosamente allegra , perchè al giuoco della notte indecisa vi faceva robusto divario la luce artificiale ; erano accesi i due bracci a candela dell ' armadio , le due lampade sul caminetto e la lampada pensile nel mezzo . Poi , aleggiava un profumo acuto di fiori , raccolti in coppe , morenti con furiose dispersioni d ' ebrietà . Appoggiato al davanzale della finestra , vedendo ma non osservando il rimpiattino della luna , io meditava . Era necessario lasciare scorrere un certo lasso di tempo affinchè Lidia non credesse la mia un ' intempestiva sorpresa , un ' invasione da barbaro . Il suo cuore doveva battere a martello ; era necessario lasciarlo calmare . Io stesso aveva bisogno di guardare in faccia il fenomeno di questa vergine lanciatami fra le braccia dalla legge , datami esultando da sua madre , perchè la trasformassi in donna , con un mezzo che due giorni avanti si sarebbe chiamato il disonore . Con maravigliosa mutazione , pel semplice fatto che l ' amore , così insofferente di forme e di nomi , aveva preso nome e forma di matrimonio , tutto quanto era proibito , condannato , scandaloso prima , diventava lecito , onesto , doveroso adesso ; un bacio , un abbraccio , una notte , più notti , un giorno , più giorni d ' intimità , erano cosa buona ; e se io avessi dato il bacio , tentato l ' abbraccio , passata una notte con Lidia , avanti ch ' io avessi potuto chiamarmi suo marito , Lidia sarebbe stata perduta , e suo padre avrebbe avuto il diritto d ' uccidermi e di farsi applaudire come un istrione alla ribalta . Ciò non era logico , ma necessario , il che è ben diverso ; tanto diverso che la considerazione de ' miei diritti improvvisi su Lidia mi dava un umor chiaro , allegro , piacevole . Sapevo il significato di quanto era per avvenire ; significato di sì grande rilievo che da esso dipendon quasi sempre le sorti di due esistenze . Mi richiamavo alla memoria delle letture fatte sull ' argomento in altra età , per una speranza di possibile eclettismo che mi servisse di guida ; ma mi sembravano ingenue o inadatte al paragone . L ' unica mia guida dovevo essere io medesimo e trovare nel mio passato quelle cortesie , e quelle delicatezze e quelle audacie che l ' esperienza m ' aveva insegnate ottime , se non in casi identici , almeno in casi di qualche somiglianza col presente , se non in una prima notte di matrimonio , almeno in una prima notte . Accostarmi a Lidia come un amante a un ' amante , era possibile e bello ; ma Lidia , la mia amante , era una fanciulla e il nostro amore non aveva termine , e ogni falso o corrotto insegnamento si sarebbe trasformato in un germe pericoloso del quale avrei colto io il frutto . Quindi , potevo e dovevo essere l ' amante , ma un amante castigato , limitato , rettissimo . Volgendo nel mio animo questi pensieri , m ' ero ritratto dalla finestra ed ero venuto ad appoggiarmi colle braccia sul marmo del cassettone . Innanzi , lo specchio mi rifletteva pallido con un sorriso un po ' convulso , e la lucentezza dello sparato chiuso quadratamente nell ' abito , mi dava un ' aria quasi severa . Il profumo dei fiori vibrava fortissimo alle nari ; dall ' uno lato e dall ' altro dello specchio , due vasi di porcellana traboccavan di narcisi e di garofani e d ' anemoni e d ' altri fiori vigorosi . Levai dal gruppo folto una gardenia , che soffriva più dei compagni e la passai nell ' occhiello . C ' eran molte persone , le quali pensavano a noi in quell ' istante . La nuova del mio matrimonio s ' era sparsa per Milano e fuori con rapidità e maraviglia . Gli amici non si figuravano me nella notte presso Lidia ? non analizzavano con cinica irreverenza il nostro amore che s ' iniziava ? nell ' ombra non si preparavan già delle insidie ? Io avrei trovati i mezzi d ' intercludere il passaggio a qualunque insidia tesa sulla via della mia donna . E anche questo dipendeva dal momento in cui ero . Laura Uglio non era tornata dalla prima notte di matrimonio così nauseata , da giustificare il suo adulterio avvenuto tre mesi dopo ? Angela Tintaro non aveva nella prima notte di matrimonio giurato di darsi a una donna , e a uomini mai più ? Quanti mariti maldestri non avevano in poche ore mutata una fanciulla in un ' impura colomba , presto insaziabile ? Aneddoti sparsi nelle mie memorie , dei quali capivo a un tratto la sapienza .... Secchi e sonori per l ' amico silenzio , l ' orologio del giardino diffuse dodici colpi . Li contai adagio , smorzai i lumi , lasciando accesa la sola lucerna pensile . Mi diedi un ultimo sguardo nello specchio : la gardenia , lo sparato candido , l ' abito nero , anche il viso molto pallido , sembravano giovarmi . Al momento d ' aprir l ' uscio , ero tranquillo ; meglio , ero ilare e sicuro di me ; avevo un indiavolato bisogno di scherzare . Apersi , passai nel salotto oscuro , ma grave di profumi come la mia camera . Un sottil filo di luce rosseggiava sotto l ' uscio della stanza di Lidia : troppo intenso , non poteva provenire dalla lucerna da veglia ; era la luce d ' una lampada portatile . Posta dove ? Non presso il capezzale . Lidia aveva fatta un ' illuminazione nervosa come la mia ? Bussai leggiermente alla porta di Lidia , e mi sentii sorridere . L ' orologio ribattè i dodici colpi nel giardino . Che lampo era stato e che eternità quell ' intervallo ! Avvertii un lieve romore : poi il silenzio proseguì dovunque . - Lidia ! - dissi ponendo la mano alla gruccetta dell ' uscio . - Avanti ! - rispose con voce soffocata . Apersi l ' uscio e guardai . Lidia , in accappatojo , coi capelli sciolti , aspettava in piedi presso una poltrona . Da una tavola sotto la finestra , una lampada alquanto attutita dal paralume a smeriglio , sprigionava luce blanda , quasi pulviscolo azzurrato , che veniva a stendersi sui capelli , sulla fronte , sulle guance di Lidia e le dava una stanchezza , come dopo il ballo , al sorger dell ' alba . L ' atteggiamento della giovane denotava un ' apprensione vivissima , tradita pure dal respiro precipitoso che le agitava il seno . - Non ti sei coricata ? - domandai , mentre avanzavo richiudendomi l ' uscio dietro le spalle . Lidia fe ' cenno di no colla testa . - Hai avuto paura ? - dimandai di nuovo , prendendole una mano . Lidia fe ' cenno di sì . Mi sedetti sulla poltrona a cui ella era appoggiata , e tenendo tutt ' e due le mani di Lidia , attrassi la fanciulla sulle mie ginocchia . - Vediamo , - dissi , posandole le labbra sulle labbra caldissime ed immobili . - Io son desolato d ' essere costretto a disturbarti ; ma non prevedevo di trovarti ancora alzata . Volevo semplicemente augurarti la buona notte . Sorridi ? ... Non bisogna dubitare delle mie parole , - aggiunsi , mentre mi scoprivo a sorridere io pure . Noi , così seduti , avevamo la tavola colla lucerna alle spalle e di fronte il letto ; il letto sui guanciali serbava l ' impronta della testa di Lidia e le coperte apparivano già rimosse . Evidentemente , Lidia s ' era coricata , e vinta a un tratto da un ' impazienza nervosa , aveva dovuto alzarsi . La fanciulla afferrò il mio sguardo , arrossì , e rise lievemente . - Questa paura ! - continuai . - Non t ' ha lasciata riposare ? Ma di che cosa hai paura ? Di me ? - Le presi la testa fra le mani e l ' obbligai a guardarmi ; i suoi occhi azzurri continuavano a ridere sì piacevolmente , ch ' io li avvicinai e li baciai senza aspettare la risposta . Finalmente , le labbra di Lidia si mossero a restituirmi il bacio . Il sistema , come il più semplice , era dunque anche il migliore . - Di me , no , senza dubbio , - ripresi . - Non rispondi ? - Di te , no , senza dubbio , - ripetè Lidia a voce bassa . - Grazie . Ma allora , non capisco più nulla ! Lidia abbassò la testa , guardando la mia gardenia , un po ' ingiallita . Io sentiva il profumo del fiore levarsi dalla massa bionda dei capelli di Lidia , dall ' accappatojo , dalle braccia un po ' scoperte , dal busto senza fascetta , che mi s ' appoggiava contro , in una perspicuità di linee assai tormentosa . Presi la gardenia e tentai di collocarla sul petto della fanciulla ; ma non appena allungai la mano , Lidia portò le proprie , arrossendo , sopra i ganci che le chiudevan l ' accappatojo fino al collo . Il sistema non era dunque il migliore . - Perchè non hai fatta accendere la lucerna da veglia ? - chiesi , tornando a infilare il fiore nell ' occhiello . - Non ci ho pensato , - rispose Lidia . - Vuoi accenderla tu ? S ' io mi fossi alzato , Lidia avrebbe preso il mio posto ed avrei perduta una strategica posizione . - Accendila tu ! - ripetè Lidia . La mia considerazione rapida doveva essere stata fatta anche da Lidia . Ella si levò dalle mie ginocchia e rimase in piedi presso il letto ; nel mentre abbassavo e accendevo la lucerna , Lidia non si ricordò di sostituirmi nella poltrona ; mi guardava impacciata , colla mano destra sul guanciale . - Ora c ' è troppa luce , - disse . M ' avvicinai alla tavola e posi innanzi a quella lucerna una specie di ventaglio roseo , che mutò sùbito la luce viva in altra delicatissima . L ' accappatojo di Lidia prendeva una tinta deliziosa , difficile a riprodursi , che pareva gradazione di due colori soavi compenetrati . Rimasi un istante a gustare il quadro . Lidia continuava a guardarmi coi grandi occhi turchini . M ' accorgevo che se avessi ceduto alla mia volontà , invece di riprendere il posto nella poltrona , come feci , avrei abbracciata Lidia e l ' avrei atterrita coll ' irruenza d ' un amore represso e rattenuto per due anni . - Non ti senti stanca ? - le chiesi , senza pregarla d ' avvicinarsi . - Vuoi coricarti ? È passata la mezzanotte . La fanciulla girò la testa intorno , come cercasse un angolo discreto . - Io me ne andrò , - aggiunsi . - Vuoi ? - Sì , - rispose Lidia , movendosi per aprirmi l ' uscio . Quando fummo sulla soglia , ella tradì una fuggevolissima esitazione , come ogni volta respingeva un pensiero malagevole ad enunciarsi . - Io aspetto qui in sala .... Volevi dirmi ? - Volevo dirti questo , appunto , - ella confessò . E per nascondere il suo turbamento , si ricoverò fra le mie braccia . Provai tale un ' impressione di tutto il suo corpo sul mio , tale una vertigine di piacere , che dovetti ricordarmi il proposito di non fare un ' invasione da barbaro , - per resistere all ' agitazione di prender Lidia e portarla sul letto e spogliarla io . Non dubitando del cimento al quale mi sottoponeva , Lidia rispose a un tratto al mio bacio e mi circondò delle braccia il collo . - Sei molto pallido , - osservò , mentre si staccava . - Non ti senti male ? - No , cara . Ho la camera zeppa di fiori ; deve essere il profumo che m ' ha alterato un istante . - Dev ' essere il profumo ! - ripetè Lidia chiudendo l ' uscio e accompagnando il gesto con un grazioso saluto del capo . - " Sì , il profumo , - pensai . - Ma quale ? " Il salotto era oscuro ; ciò mi servì di pretesto per accomodarmi su una sedia vicinissima all ' uscio . Io udiva così Lidia muoversi nella sua camera ; il fruscìo dell ' accappatojo sciolto e cadutole ai piedi , facendole cerchio , e dell ' accappatojo raccolto su una sedia ; lo scricchiolìo del letto che accoglieva il corpo leggiero ; un fievole colpo di tosse . - Sergio ! - chiamò la voce di Lidia . Non so perchè , l ' essersi ella coricata diede ad entrambi maggiore sicurezza . Lidia medesima sorrideva , guardandomi rientrare , sebbene si fosse accuratamente volte intorno le coperte fino al collo ; aveva spinta la poltrona accanto al letto . - Il mio posto ? - domandai , restando in piedi . - Il tuo posto è lì , - ella rispose accennandomi cogli occhi la poltrona . - Ma qui avrò freddo ! - mormorai . - Nel mese di giugno ! - esclamò Lidia . - Prova . - Proviamo . Il posto non era brutto , sebbene non fosse il migliore . La testa di Lidia circondata , - aureola giovanile , - dai capelli biondi , gli occhi vividi , e quell ' indefinita sola bianchezza della carnagione , propria dell ' età più bella , m ' apparivano ben lumeggiati , precisi . L ' astuzia d ' avvolgersi diligentemente nelle coperte , dovuta al pudore , non aveva sortito il suo effetto , perchè le forme di Lidia si determinavano con procace evidenza e se la fanciulla non fosse stata volta sul fianco , le coltri sottili avrebbero delineato anche il seno . - Sarebbe possibile , - dissi , - baciare una tua manina ? - Possibile , - rispose Lidia , sporgendo la mano destra con un sorriso . La breve camicia lasciava il braccio nudo . Vidi passar negli occhi di Lidia il quesito insolubile di darmi la mano coprendo il braccio ; ma cedette all ' inattuabilità di tale disegno ; nel movimento un po ' precipitoso , le coltri si smossero , ed io le rattenni , e per stabilire e mantenere l ' insperato vantaggio , rapidamente dalla poltrona passai sul fianco del letto , mentre istintivamente Lidia si ritraeva facendomi posto . L ' atto riuscì seducentissimo nella sua schiettezza ; la cortesia femminile dominava la verecondia per un lampo e si faceva incontro alla dolce necessità di cedere . Vidi e compresi , e la improvvisa intelligenza di quel moto mi provocò un brivido lungo . Non ero più nè ilare , nè tranquillo ; consapevole d ' una veniente tristezza . Il mio amore invadeva l ' animo con tale veemenza , da sgominarlo , e farlo debole . Sorgeva misteriosa e meglio che da qualunque legge , da quella verginità , tutta profumo e sorriso , ch ' io stava per distruggere , - la comprensione di quanto io doveva alla fanciulla sacrificata . All ' ultimo baluardo , invece del goloso desiderio , io incontrava una tenerezza mesta ingiustificabile , da avaro innanzi al tesoro lungamente accarezzato . L ' avaro non avrebbe voluto spenderlo , avrebbe voluto aspettar tuttavia , gioirne tuttavia , promettersi e negarsi la frenetica sensazione di tuffar le mani nell ' oro , forse meritarsela di più . Io soffriva dell ' attimo fuggente e dell ' irreparabilità della conquista . Passai adagio le braccia sotto il busto di Lidia , attirandola a me . Ella teneva gli occhi chiusi e il suo pallore mi spaventò . - Anima , - susurrai , - soffri ? - No , - rispose Lidia , aprendo gli occhi . La luce delle due lampade si projettava troppo intensa . Lasciai Lidia e smorzai quella ch ' era sulla tavola ; ora la penombra si faceva tutelare e propizia ; ma tornando al mio posto , di nuovo il pallore della fanciulla mi spaventò . Ella mi guardava smarrita , e un ' agitazione ch ' era male vero , cresceva in lei , le pulsava nel petto , nelle arterie , moltiplicandone il ritmo . Tentò di togliersi alla mia stretta e si trovò sùbito libera . Erta sul busto , colle braccia rigide che le facevano sostegno , rimase un attimo indecisa . - Ho paura ! - esclamò poi . - Non per te , Sergio , ma ho paura ! Perdonami ! Le salivano convulsi alla gola singhiozzi senza lagrime ; chino su di lei , le mie mani sentivan le ciocche de ' suoi capelli , morbide e lisce , disordinate per il guanciale . Non osavo muovermi nè parlare ; lucide , lancinanti , memorie di spose morte così fra i primi amplessi del marito , mi si piantarono nel cervello . Ma come ella avesse intuita la mia angoscia superiore alla sua , Lidia mi gettò le braccia al collo . - Perdonami ! - disse nuovamente . - Ho paura ! Noi ci cercammo le labbra , e al caldo contatto infine le lacrime di Lidia proruppero , mi caddero brucianti sulle mani , chiamarono le mie ; la crisi quietò Lidia a poco a poco , lasciandola colla testa sul mio petto , gli occhi chiusi , da ' cui angoli scorrevan deliziosissime e infantili le lagrime . Non so quanto così rimanessimo , vittime d ' un arcano fascino . Quasi sentivamo i gravi silenzi della casa circondarci lentamente e addormentarci la coscienza dell ' ora . Tutt ' e due sulla soglia d ' una felicità agognata , rimanevamo titubanti , malinconici e paurosi , perchè nulla più del presente doveva tornare . Ella s ' era distesa nel letto , quasi calma ; io la baciava adagio sui capelli , sugli occhi , sulla bocca , sul collo , sulle mani , naufragante in un ' onda voluttuosa . L ' avaro assaporava il suo tesoro che aveva anima e forma , e si sferzava col ricordo di tutte le caducità umane per togliersi al pazzo bisogno di serbare il tesoro intatto . Quindi , la fanciulla ridivenne fiduciosa . E così l ' attimo fuggente si dileguò . III . Parecchi anni addietro , al buon signor Pfaff , io aveva domandato un giorno : - Perchè non mettete un ' epigrafe sul vostro ricovero di pace e di salute ? Il signor Pfaff m ' aveva guardato senza rispondere , ed era stata la figlia a spiegargli il mio concetto . La signorina Silesia Pfaff , dopo aver discusso alcun poco in dialetto grigione col padre , mi s ' era rivolta dicendomi in italiano sgangherato che il padre non capiva e che se volevo porre un ' epigrafe sul piccolo albergo , la dettassi a lei . Fu così che sul ricovero di pace e di salute lampeggiò in lettere d ' oro l ' iscrizione : VENITE , DOLENTES . E i dolenti venivano , uscendo dalla ressa delle città , pallidi e smunti , e cercavano il silenzio , la vita semplice , l ' armistizio di pochi mesi nella battaglia rabbiosa di tutto l ' anno . E v ' ero venuto io medesimo , ora curvo per la morte di mia madre , indimenticabile figura di donna bruna e nobile ; ora freddo , caustico , per l ' opprimente perizia degli inganni ; ora scosso e attonito per la morte inaspettata di mio padre ; ora vuoto ed aspro per diffidenza degli altri e di me stesso ; e ogni volta , l ' anima aveva ricongiunte le ferite , s ' era dilatata nel silenzio , s ' era compiaciuta di quella grande e libera solitudine . Al caro luogo avevo prestata quasi una simbolica potenza di farmaco . Vi sognavo bene , come in città non era possibile , e vi attingevo preziosi cumuli d ' energia morale ; talchè nelle gioje lo desideravo per meglio compenetrarle , e nei grandi dolori per essere umile innanzi a superbi spettacoli di paesaggio . L ' albergo del signor Pfaff era situato fra Splügen e Andeer , sulla via per Coira , in posizione così felice che sempre , quando la diligenza vi si fermava dinanzi , erano esclamazioni ammirative fra i viaggiatori . Poichè , dietro la casa , i prati si stendevan verdemente fino al Reno , indomato ancora e ruinoso ; davanti eran la strada postale e la lunga serie di pinete che costeggian quella strada per notevole tratto ; la conca nella quale l ' albergo ha fondamento , è formata da montagne , alcune ricche d ' abeti e di lecci , altre brulle quasi il fuoco vi sia passato con indileguabil traccia di devastazione . Intorno , vie numerose conducono ai boschi , ai villaggi , ai monti ; una , poco aperta allo sguardo , dietro la casa del signor Pfaff , costeggia il Reno , avvallata fra gli alberi fitti , e conserva l ' indole selvaggia delle strade raramente percorse . Più in alto , al disopra dell ' albergo , il villaggio di Sufers , con quelle case metà di legno e metà di pietra , che danno sùbito l ' imagine della Svizzera , come le pagode caratterizzano l ' India e gli edifici a più tetti e a sesto acuto indicano la Cina . Spesso , in quel villaggio di Sufers , preziosamente conservati sul davanzale delle finestre , alcuni vasi di geranî e di garofani , risvegliano una nota d ' allegria gentile . Noi eravamo diretti al ricovero di pace , non dolenti , ma lieti anzi d ' inesprimibile contentezza . Avevo pregata io Lidia di seguirmi lassù , perchè mi pareva ed era triste cosa di non aver raccolte in un sol luogo ed in un successivo spazio di tempo le più pure nostre memorie . Un po ' di vanità femminile aveva forse giovato a convincer Lidia del mio disegno ; l ' idea di varcare il confine e di veder costumi nuovi , le era parsa men comune e preferibile a un pellegrinaggio per città italiane , notissime a tutti ; ne ' suoi viaggi colla famiglia , non s ' era mai spinta oltre il lago di Como o il lago Maggiore . Salimmo nella carrozza da posta verso mezzogiorno . L ' antico veicolo dipinto in giallo e rosso e tirato da quattro cavalli , ci poteva illudere un istante di non vivere in un ' età insopportabilmente civile e meccanica . Noi avevamo agio a gustare la bellezza dei luoghi e ad aspirare una purissima aria montanina , comecchè il giorno fosse ricco d ' azzurro e di sole . Nella scossa che il veicolo ci comunicò mettendosi in moto , Lidia mi si appoggiò tutta , ridendo , ed io le strinsi le mani . D ' improvviso , mi ricordavo una molestia patita il mattino stesso durante il viaggio in battello da Como a Colico . V ' era salito un giovane elegante , il quale non aveva smesso di guardar Lidia con occhiate da scapolo esperto , date a tempo e in modo che la persona osservata non se ne avvedesse . Per l ' insistenza stupida dell ' ammiratore , avevo sofferto con ridicola intensità , e pretestando l ' aria troppo fresca , avevo finito per invitar Lidia a discender meco sotto - coperta . Era un principio di gelosia vaga ? Senza dubbio , quantunque incoerente col mio intero passato ; non ero mai stato geloso d ' alcuna donna , o perchè non ne valeva la pena , o perchè sapevo allora dominarmi . Ma indubitabilmente d ' ora innanzi , gli sguardi , i sorrisi , le parole dirette a Lidia , m ' avrebbero fatto male ; potevo affermarlo con sicurezza quasi matematica . Ciò era necessario e illogico siccome ogni paradosso di sentimento . Lidia era bella , e non d ' una bellezza così capricciosa da risvegliar l ' attenzione di pochi intelligenti ; ma d ' una bellezza fresca , ingenua , assai pura , che avrebbe stimolato il desiderio perverso , quel desiderio del male , del corrompere , dell ' insozzare un ' anima il quale è peggiore di gran lunga d ' ogni desiderio sensuale , e pur s ' annida in fondo al cuore di molti uomini . Si sarebbe annidato fors ' anco in fondo al mio cuore , se io fossi stato estraneo a Lidia ; anzi , peggio , vi s ' era annidato già , in altri tempi , ed io aveva commesso il delitto di pervertire qualcuna , pel solo piacere di pervertirla , d ' eccitarla malamente e di mutare una superba in una donna come tutte le altre . La cattiva esperienza m ' insegnava che le anime chiarissime , incitano e richiamano la malvagità ; la fede provoca la negazione , quasi processo di fenomeno elettrico . Forse non è lo stesso dei corpi femminili , tanto più procaci quanto più velati allo sguardo in vesti ondeggianti , con linea severa ? Lidia , dopo le prime esclamazioni di gioja al cospetto della vallata che si offriva alla nostra manca , - parlava con inflessioni carezzanti della voce colorita , e parlava d ' ogni cosa , ora sorridendo alla figura burbera del cocchiere appollajato e mutolo sul suo sedile , ora intenerendosi alla vista dei monelli cenciosi che ne seguivano in cerca d ' un soldo . Come la carrozza , per la salita , andava al passo , i monelli si facevano audaci , gettavano mazzolini d ' edelweiss sulle ginocchia di Lidia , senza cessare dalla loro nenia mendicante . Lidia , che credeva liberarsene coll ' offrir loro qualche moneta , se li vedeva comparir più numerosi . V ' era una bambina coi capelli arruffati , sudicia , scalza , insistentissima ; non appena un soldo veniva gettato , ella si slanciava e lo disputava ai maschi , rotolandosi con loro per terra ; la scena crudelmente selvaggia stupiva Lidia , la quale non riusciva a persuadersi che la monella appartenesse al medesimo sesso di lei . Al riprender del trotto , i monelli rimasero , addietro , sparvero ad un gomito della strada e in un nugolo di polvere . La carrozza procedeva robustamente , e il vetturale , curvo , indifferente al paesaggio di cui doveva conoscere ormai ogni anfrattuosità , spingeva i cavalli a esortazioni e a tocchi di frusta . Sui fianchi delle montagne si vedevamo sparsi poledri e giovenche , intenti al pascolo , volgendo appena la testa al passaggio del veicolo romoroso . Alcune fra le giovenche , piantate in mezzo alla strada con bruta apatia , costringevano il vetturale a frustarle perchè facessero largo , e oltrepassata la carrozza , riprendevano , la loro immobilità , coll ' occhio atono e fisso , come animali di bronzo . Dopo il cambio dei cavalli a Campodolcino , - collocato graziosamente in un ' estesa verde di praterie , - l ' aria si fece più viva , il paesaggio intorno più tetro per maestosità di montagne , la salita più decisa . M ' ero lasciato prender volentieri dalla vivacità di Lidia ; era impossibile non esultare alla soddisfazione complessa che illuminava la donna e le brillava negli occhi . Discesi dalla vettura , noi le camminavamo a fianco , studiando di precorrerla quando il terreno ce lo permettesse . La strada , scavata a giri nel fianco della montagna , ci offriva d ' accorciar di molto il cammino che il veicolo doveva seguir tutto e ci arrampicavamo sui rialzi per balzar dall ' altro lato della strada . Lidia , coll ' abito corto da viaggio , i piccoli piedi calzati in forti stivaletti di cuojo giallo , svelta , agile , s ' appoggiava alla mia mano e spiccava il salto con arditezza . Ma si stancò presto e dovemmo attender la carrozza , che avevamo vantaggiosamente distanziata , per risalirvi . Il vetturale ci guardava con occhio tenero , quasi paterno e non riprendeva il viaggio se non certo ch ' io avessi ben collocata Lidia . Una pigra ma sicura mutazione mi faceva sentire , man mano procedendo , che le memorie dei luoghi noti m ' entravan nell ' animo spalancato , ne cacciavano ogni imagine faticosa della città , mi davano una superbia di possesso quasi io solo fossi passato di là e solo conoscessi le voci sonore e profonde dell ' altitudini ; poi , guardando Lidia , - ora avvolta in uno sciallo da viaggio per ripararsi dall ' aria pungente , - provavo un fremito leggiero , nulla giudicando più dolce di simile amore in simili plaghe . A un tratto , Lidia volse il capo verso di me , i nostri sguardi s ' incontrarono , e la donna intuì il mio pensiero dilettosamente soggettivo . - Sei venuto spesso qui ? - ella chiese . - Cinque anni di séguito , in questa medesima stagione . - Solo ? - ribattè ella , con qualche esitanza . - Sempre solo .... Puoi supporre ? ... Ma no . Lidia non mi supponeva capace di condurla dove altre memorie di donne vivessero , e mi pentii del sospetto , e per cancellarlo le narrai in quali condizioni avessi scelto quel ricovero tranquillo , le dissi dell ' epigrafe sulla casa , e ormai mutabile in quest ' altra : " Venite , gaudentes " se gaudente non avesse una significazione materiale e volgare . Le brevi domande , però , mi ricordarono ch ' io doveva la storia del mio passato a Lidia . Non sapeva io tutto di lei ? La sua vita fino al mio incontro era stata così semplice , così eguale , che ponendo piede in casa Folengo , avevo capito come ogni giorno vi fosse monotono e puro , perchè Lidia non aveva amiche . Soffersi quindi , nuovamente , una curiosa molestia dacchè il mio passato era ben diverso , inutilmente ricco d ' intenzioni variate e inesorabilmente vuoto di bene e di male grande ; ero stato un uomo allegro e triste , malvagio o beffardo , a seconda dei casi , e per questo , nel mentre nulla avevo fatto che mi distinguesse da qualunque altro scapolo , - nulla , nel medesimo tempo , era più increscioso a narrarsi di quegli anni desolati , infingardi ; chiusi nella ricerca di commozioni , comunque fossero , anche bassamente colpose . Stabilii , dietro la rapida sintesi , di non parlare e d ' attendere che Lidia desiderasse o in qualsivoglia modo mi ricercasse quella storia , un po ' fosca , un po ' grigia . Pel momento , la donna era assorta nella contemplazione della cascata di Madesimo , presso Pianazzo , balzante rivo d ' acqua bianchissima , spumosa , lunga e molle , che rallegrava d ' un tratto la montagna nera e nel silenzio della strada deserta mormorava con liquida cadenza . Madesimo , l ' elegante ritrovo , era alla nostra destra e larghi affissi sopra una casa cantoniera ne indicavan la via ; ma pel bisogno di calma ch ' io sentiva , per il tepido fiorir dell ' amore di Lidia , il luogo riusciva troppo chiassoso e vivace . Più oltre , e a più fresca altezza , attirò gli sguardi della donna il villaggio d ' Isola , giù nella vallata , disperso a gruppi di capanne brune , dal tetto acuto , e arrampicate pel versante dell ' opposta montagna in notevole estensione e in una mutezza desolante di luce , anche malinconica per la nudità del monte sul quale eran disseminate . Assai piccole e quasi immobili , si scorgevan qua e là delle gregge di mucche . E tutto appariva traverso il fogliame degli alberi che avevamo a fianco della diligenza e che sembrava un immenso ornato , frapposto al villaggio da un artista bizzarro . Una particolarità del cammino erano ora le gallerie , attraversanti il ventre della montagna , e sotto le quali passavamo . Istintivamente , Lidia si curvò , come temesse d ' urtar la testa nelle travi che sostenevan l ' opera ardita , dalle vôlte umide , stillanti , le cui aperture , intervallate a guisa di finestre verso il fianco sinistro del monte , illuminavano con regolar quadrato di luce . V ' eravamo giunti per una via serpentina , talchè , volgendoci , potevamo ritrovar coll ' occhio il percorso fatto . Lidia , nella quale l ' incontro delle gallerie aveva ridestata la maraviglia graziosamente loquace delle prime tappe , si lamentava del freddo , soffiato coll ' aria violenta , che trovandoci in abiti estivi aveva buon giuoco anche sulle coperte da viaggio cui eravamo ricorsi . La molestia durò poco , perchè oltrepassata la vetta dello Spluga e l ' ultima cantoniera italiana , cominciò la discesa , prima quasi insensibile , poi rapida così che i cavalli di timone dovevan resistere all ' impeto del veicolo piuttosto che favorirlo , e quelli di volata si piegavano abilmente sul fianco per mantener l ' equilibrio . Era una bella e potente sensazione , questa della discesa . Il paesaggio svizzero si presentava foltissimo di pini , cosicchè pareva vi ci tuffassimo , e il profumo di resina , l ' aria nitida venissero ad incontrarci , penetrandoci beneficamente nei polmoni . Lidia non mostrava d ' essere stanca più di quanto fosse al principio del viaggio e come il sole andava riprendendo calore , ella si toglieva le coperte , sorridendo alla corsa piacevole , colle mani appoggiate allo sportello e il busto eretto ; l ' onda d ' ossigeno le prestava nuove forze ; la fatica , lo sbalordimento del viaggio , i mutamenti improvvisi di temperatura , di cui avevo temuto per la fragile donna , svanivano innanzi al bisogno nervoso di giungere , dal quale ella appariva animata . La discesa continuava veloce ; vedevamo , come già prima la via percorsa , in basso tutta la via da percorrere , a nastro , bianca e soleggiata , ombrosa di tanto in tanto , - e lontana , diritta , eguale , la strada che da Splügen conduce a Nufenen e a Hinterrhein . Lidia m ' interrogava sulla situazione della casa Pfaff , dimostrandosi felice del mio disegno effettuato , sentendo inconscia ella pure la voluttà d ' una solitudine amorosa , senz ' occhi indiscreti . I cavalli trottavano ora in piano , in direzione opposta a Nufenen . Erano le sei del pomeriggio e il sole si ritraeva man mano , lumeggiando le case più alte , il cimitero e la chiesetta di Splügen , senza malinconia , quasi con un senso largo di quiete abituale . Al passo , traversammo il ponte di Splügen e dal ponte ci arrestammo sulla piazzetta del villaggio , innanzi al Bodenhaus Hôtel , dove un gruppo di contadini raccolto pel riposo della sera , ci salutò con amichevol deferenza . In un angolo della piazzetta , ci aspettava la carrozzetta del signor Pfaff , linda e ripulita , colla giumenta saura ; e mentre ajutavo Lidia a scendere , il signor Pfaff , uscito dal Bodenhaus Hôtel , mi si fece incontro tenendo il cappello tra le mani . Piccolo , tozzo , formidabilmente quadrato di spalle , col viso senza neppure i peli delle sopracciglia , con due furbi occhi cilestri , - il signor Pfaff non era in nulla mutato dall ' ultima volta ch ' io l ' aveva visto , e dimostrava una diecina d ' anni meno de ' suoi sessanta . Egli mi strinse la mano , felicitandosi del mio ritorno , in una specie di dialetto lombardo , da lui imparato per frequenti corse nell ' Alta Italia ad acquisti di vini e di bestiame ; poi guardò Lidia , ch ' era presso di me , esile e dùttile figurina d ' adolescente . - La mia signora ! - dissi . Egli s ' inchinò sùbito , ma compresi che Lidia non gli piaceva . Non era un tipo svizzero ; le mancavano le allegre tinte alle guance , il seno turgido , i fianchi rotondi , e una sola mano del signor Pfaff sarebbe bastata a piegar Lidia come un virgulto . L ' istinto , che in quei paesi fa valutar la donna secondo la capacità a lavorare e a produrre attestata dal suo corpo , dava una delusione al signor Pfaff . Lidia era un essere inutile , a suo credere . Quando fummo nella carrozzella , guidata dal signor Pfaff e seguìta a distanza da un carro coi nostri bauli , io approfittai della solitudine che si ritrovava appena fuori di Splügen , per baciar lungamente la bocca di Lidia . Era una bocca sì viva di colore e così perfetta di linea , ch ' io mi compiaceva a serrarla e a riunirla fra le dita per meglio sentirla sotto le mie labbra . In quel momento , il signor Pfaff si volse dal suo sedile verso di noi , ma rigirò sùbito la testa , allo spettacolo , e la tenne poi ostinatamente fissa in avanti , per non disturbarci . - Ho fatta posticipare la cena ! - egli disse , senza guardarci . - Va bene . Avete molti viaggiatori all ' albergo ? - domandai . - Due francesi . - Maschio e femmina ? - Maschi tutt ' e due . - Volevo chiedere se fossero giovani , ma mi rattenni , vergognandomi dell ' impulso . Pensai che fossero due solitarî com ' ero io qualche anno prima , e li compiansi ; tutto quanto viveva all ' infuori del mio amore , estraneo a Lidia , mi giungeva perdutamente sconsolato , ed ero già disposto a considerare i due francesi come anime in pena . La strada , a sinistra di Splügen , discendeva per breve tratto , poi saliva e si stendeva piana , a gomiti , costeggiata quando dal Reno , quando dalle pinete , su ambo i lati . Il Reno , che interessava Lidia , quasi un personaggio storico di cui si son lette e udite mirabili gesta sanguinose , era nel tramonto quieto , assai sonoro ; una lieve brezza moveva le cime dei pini circostanti lambendoci il viso ; il cielo , privo di sole , pareva una gran vôlta sulle nostre teste , e mai quanto allora ne compresi la maestosità . - C ' è ancora molto ? - chiese Lidia . - Tre chilometri , - rispose il signor Pfaff , rigido al suo posto . - Sei stanca ? - domandai io alla donna . Ella negò col capo e mi volse la bocca in modo ch ' io fui costretto a ribaciarla . Traversando il primo dei ponti che s ' incontrano su quella strada , vedemmo il Reno orribilmente serrato fra due montagne a picco , furioso di spuma . Il vecchio fiume balzava , tutto bianco , irrompeva , accelerando la corsa verso i luoghi dove gli sarebbe stato possibile allargarsi immortale e magnifico .... Anche oggi , mentre scrivo , il Reno ulula così sotto quei monti ; ma chi lo guarda cogli occhi amorosi coi quali noi lo guardammo ? Il crepuscolo ci avvolgeva in un manto cenerognolo , passandoci nell ' animo il presentimento d ' un gran riposo , nella casetta bianca e ilare che ci aspettava a poca distanza ; pareva aleggiassero le sforate d ' una ballata di Göthe fra i rami dei pini , inclinati in uno stormir discreto . Non v ' era altro che pace , all ' intorno , e ombra , e mitissimo grado di calore . S ' incontravan qualche contadino , qualche addetto alla manutenzione della strada ; levavano il cappello , augurando buona sera . Non era il saluto al nostro amore ? Buona sera , veramente , quella in cui arrivammo all ' albergo del signor Pfaff ! Buona sera , che cancellava dallo spirito anni dolorosi d ' errori e mi offriva la fede in qualche cosa , nell ' avvenire , in me stesso ! Quando la casetta s ' abbozzò nell ' ombra , la giumenta saura aumentò l ' andatura , nitrendo ; dalle finestre si scorgevano i lumi accesi della sala di conversazione e della sala da pranzo , unici fari in mezzo ai pini , ormai simili a spettri . Prima che la carrozzella si fermasse , baciai di nuovo Lidia . Sulla soglia , la signorina Silesia Pfaff , coi capelli neri accuratamente ravviati e la tipica faccia rubiconda , comparve insieme a Leo , il grosso cane di Terranova al quale ero insoffribilmente antipatico . La signorina mi porse la mano , Leo m ' abbajò contro , secondo il solito . Ancora , Lidia fu una delusione per Silesia , per quanto questa s ' affrettasse a salutare ossequentemente ; ma certo pensò che se avessi sposata lei , avrei fatto miglior negozio . Ci avevano approntate al primo piano due camere da letto comunicanti , un salottino e una specie di studio colla scrivania , dove avrei potuto sognar di lavorare ; luce e fiori dappertutto , la quale particolarità mi parve assai gentile e mi obbligò a ringraziar vivamente Silesia Pfaff che ci accompagnava . Quando fummo nel tinello per la cena , potei notare che le razze hanno istinti non mai fallaci e sconfessabili ; perchè , se Lidia aveva delusa l ' aspettazione degli svizzeri tedeschi , provocò l ' ammirazione dei due francesi che ci avevano preceduti ; un ' ammirazione rispettosa , ma chiara per qualche sguardo e per quell ' impaccio quasi piacevole che una bella donna ispira sempre ai giovani . I due viaggiatori , sulla trentina , eleganti per abitudine , compìti per esperienza di società , eccellenti parlatori , si contentarono di discutere fra loro alcune questioni superficiali di letteratura ; ma in modo che se la buona volontà non mi fosse mancata , avrei potuto io pure esprimere delle opinioni , concordi o contrarie , il che era affatto indifferente a me e ai due francesi . Io aveva ben più dolce esca alla mia attenzione . Lidia , dai cupi occhi azzurri e dalle labbra vermiglie , appariva serenissima , e la grande notte silvestre che calava , prometteva un ' immensa voluttà di silenzio . IV . Per tutto quel mese di luglio milleottocento ottantasette , uno spettacolo di saltimbanchi e una passeggiata notturna furon le sole digressioni nella gran calma felice della nostra vita . All ' albergo eran sopravvenuti altri forastieri , i soliti dogliosi in cerca d ' oblio ; ma noi li vedevamo di rado , non intervenendo alla mensa comune . Intuivo parecchi intorno a noi che sorridevano del nostro appartarci ; quei due francesi incontrati pei primi , dovevan filosofare mirabilmente sull ' idillio che presentavamo loro , e una vecchia dama bisbetica sogguardava Lidia con qualche acredine , incolpandola d ' essere nata cinquantacinque anni dopo di lei . Ciò non era molto doloroso e noi gustavamo con tanta intensità il nostro egoismo a due , che per tutti gli altri ci sentivamo feroci . V ' erano e vi sono , in quell ' angolo delizioso dei Graubünden , lunghissimi tratti di strada quasi per null ' affatto frequentati e secretissimi e riparati fra la verzura e simiglianti a certi selvatici e vergini paesaggi , dal pennello più presto imaginati che riprodotti fedelmente ; ora chiusi come interminabili chioschi , ora aperti come giardino signorile , dove la vigile attenzione dei paesani ha collocati opportunamente i sedili pei rari passanti . Noi sceglievamo sempre quelle vie , procedendo fin che il Reno sopraggiungeva ad accompagnarci , scapigliato di schiuma , e spesso , non contenti dell ' impreveduto e del mistero , lasciavamo la via segnata , inoltrandoci pei boschi , salendo pei greppi che i lichéni avevan ricoperti di morbidissimi tappeti naturali , qualche volta anche arrischiandoci su rocce a picco , dalle quali si poteva veder sotto il ruinar vertiginoso del fiume . Lidia , cogli abiti a chiare tinte , formava in quella varietà di cose belle per dolcezza o per orrore , un inarrivabile complemento , che io ammirava col rammarico di non sapere in modo alcuno descrivere . Quando , - pel timore che le crittogame delle rocce non nascondessero qualche falla del terreno , - Lidia s ' attaccava alla mia mano e camminava così a capo chino , studiando il passo , sorridendo un po ' nervosa , aiutandosi col bastone ferrato e chiedendomi cogli occhi una parola incoraggiante , io non trovava altra parola che il bacio , dato sulle labbra fresche , volonterose . Qualche incontro inaspettato animava le nostre escursioni ; dei camosci , a gruppi di tre o quattro , s ' allontanavan lentamente , rivolgendo la testa a guardarci coi neri occhi oblunghi ; degli scoiattoli bruni fuggivan d ' albero in albero , la coda ritta , le piccole orecchie calate per la paura ; ed eran graziose macchie sullo sfondo verdastro dei tronchi antichi . Talora , alti cumuli edificati pazientemente con fuscelli di pino , c ' indicavano il soggiorno delle formiche rosse , e innanzi a quei meravigliosi risultati dell ' intelligenza animale , Lidia ed io ci soffermavamo a lungo . Quelle formiche , d ' un ' audacia e d ' un coraggio diabolici , si rizzavan sull ' addome appena tocche , s ' avventavano con furore contro la punta del mio bastone , eran tremendi guerrieri capaci dei più inauditi eroismi ; se io gettava loro qualche insetto , era un accorrere da ogni dove , un fermarlo , un assalirlo per quanto esso potesse sembrare smisurato al confronto degli assalitori ; se scoperchiavo il formicaio , le abnegative abitatrici del luogo correvan tosto a nascondere e a riseppellire le uova così esposte , e si rizzavano a guardar donde venisse l ' attacco , e senza frapporre indugio rimediavano alla catastrofe , ricostruivano immediatamente le abitazioni distrutte . Spettacoli non poco umilianti pel mio orgoglio d ' homo sapiens . Fu giusto al ritorno da una di quelle passeggiate istruttive , che , seguendo un sentiero in mezzo ai campi , protetto su un lato da un filar d ' ontani , Lidia s ' arrestò ad osservar le incisure che mani ignote avevan fatte nel tronco degli alni ; eran lettere intrecciate , numeri e motti stentatamente segnati nella corteccia , ricordi sentimentali . La donna mi domandò il coltellino per aggiungere i nostri nomi all ' elenco sospiroso ; girò intorno al tronco per trovarne una faccia priva di segni , e vedendo una S circondata da mirabili ghirigori , mi chiese : - Quando hai inciso questo , Sergio ? - Mai , cara , - risposi . - Lo vedo ora per la prima volta . - Più sotto alla S , v ' era un ' A , e più sotto ancora , la S e l ' A s ' univano in un monogramma , come due amanti che dopo battuta diversa via , si ritrovano e si congiungono per sempre . Lidia mi restituì il coltellino , prese il mio braccio e s ' incamminò meco senza far parola . - Via , bambina ; - dissi . - Che cosa c ' è ? Tutte le S indicheranno Sergio e tutti i Sergi non potranno essere altri che io ? Ti ho già detto come io sia sempre venuto solo in questi luoghi . - Sei diventato pallido , - osservò Lidia . - Pallido no , - risposi ; - triste sì , pel tuo sospetto ingiusto . - E sciogliendomi dal braccio della donna , mi fermai . Provavo un tormento , improvviso , crudele . Come mai Lidia mi credeva abbastanza vano e vile da condurla dove avevo condotte le mie amanti , da permetterle di scrivere il nostro nome sotto il nome d ' un ' altra donna ch ' era stata mia ? - Perchè mi giudichi così male ? - domandai , guardando la donna fissamente . - Chi ti ha parlato di me ? - Nessuno mi ha parlato di te , Sergio , - ella rispose , ritta , immobile come un ' accusata . - Ho creduto io ; ma non ti ho detto niente , non ti avrei detto niente mai . - La sera calava con quella solita maestà non priva di tristezza che i grandi paesaggi posseggono . Di fronte a noi , sull ' altra strada che conduceva ad Andeer , risonavano le campanelle delle mandre reduci dal pascolo ; le foreste di pini , stese lungo i fianchi dei monti , ispessivano il loro verde fino a diventar nere e lucide . - Mi credi , dunque ? - domandai , avvicinandomi a Lidia . - E tu , mi perdoni ? - ella rispose . Procedemmo in silenzio ; il brevissimo episodio m ' aveva ancor rammentato ch ' io nulla aveva detto a Lidia de ' miei anni precedenti , e simile lacuna poteva ben giustificar nella donna qualunque sospetto . Infine , ella m ' aveva sposato perchè mi amava , i suoi m ' avean data Lidia perchè io conveniva loro ; ma sapevano essi chi io era , non riguardo al mondo , non riguardo alla vita vissuta , ma in faccia alla coscienza e alla vita dei sentimenti ? Nulla sapevano essi ; potevo esser un cinico , un corrotto , un libertino , un ipocrita che avesse trascinata l ' esistenza senz ' infamia e senza lode , sol perchè gli eran mancate le occasioni di far diversamente . Rimaneva perciò un malessere tra me e Lidia , prodotto da quel velo steso sul mio passato , e bisognava rimediarvi , presto , sùbito , perchè non si prolungassero oltre i motivi a sospetti e a dubbi . Quella sera medesima , dopo cena , quando Lidia fu nella sua camera , io ve la raggiunsi . La serata aveva chiuso con un acquazzone formidabile , dando un tracollo alla temperatura , divenuta quasi fredda ; nel nostro appartamento le stufe russavano . Trovai Lidia ben disposta ad ascoltarmi , seduta in una poltrona con dei giornali sulle ginocchia . C ' illuminava chiaramente una lucerna posta a fianco di Lidia , sopra una piccola tavola . Mi sedetti presso la donna , le presi le mani , e le dissi : - Vuoi ascoltarmi , amica mia ? Debbo parlarti a lungo . - Dal movimento di viva attenzione che seguì in Lidia a queste parole , compresi ch ' ero arrivato a tempo e che s ' ella non aveva osato mai chiedere , non aveva per ciò men desiderato quell ' istante di confidenza . Quanto a me , studiai di dare alla mia voce l ' inflessione più affabile di cui era capace , e per la durata dell ' esordio , non abbandonai le mani della donna , fattasi grave subitamente . - Debbo dirti chi sono io , - cominciai sorridendo , - e come ho vissuto fino al giorno del nostro incontro . Io ne ho il dovere , ma ti parlo piuttosto per desiderio d ' una piena confidenza , che per stimolo di soddisfazione ad un obbligo . Sai che io ho perduto mia madre a vent ' anni e che d ' allora , fino all ' altra dolorosa scomparsa di mio padre , io sono stato sempre con questi , accompagnandolo in tutt ' i suoi viaggi per l ' Italia e fuori ; ma non sai quale notevolissima influenza sulla mia indole abbia esercitato questo genere di vita . Mio padre , vecchio colonnello di cavalleria , era di quegli uomini maravigliosi che han conosciuto l ' entusiasmo e che , dopo essere stati eroi in tempo di guerra , non s ' eran dimenticati d ' essere onesti in tempo di pace . Per me aveva una benevolenza sollecita , e io credo d ' aver destata in lui compassione non meno che affetto ; ero esile , gracile , e presso l ' uomo che aveva scritta la propria storia a colpi di sciabola , parevo un virgulto , non abbastanza bello per essere interessante e non abbastanza interessante per essere perdonato della sua gracilità . Quindi , mio padre credette ottima idea d ' evitarmi le noie e le ansie degli studî , supplendovi coi viaggi , ed io confortai questi col tuffarmi a corpo perduto nella lettura di qualunque libro , di qualunque giornale , di qualunque opera pesante od allegra mi fosse dato trovare . Ciò non era grave , alla fine ; conobbi molte cose superficialmente e nessuna con profondità , ma non dovendo votarmi ad alcuna professione , la cultura saltuaria mi rese eguali servigi , nelle conversazioni , dove tutta la scienza si limita ad un accenno .... Gravissime , invece , furono le conseguenze morali di quella vita febbrile e diffusa . Io non ebbi abitudini , perdetti la nozione della famiglia , non amai nulla di quanto si conveniva alla mia età ; come i viaggi m ' insegnavano che non v ' era luogo così bello da escluderne altri migliori , la vita mi si presentava quasi un viaggio lungo , ed ogni avvenimento quasi un incidente di via , che al primo gomito della strada si sarebbe dimenticato . Perciò , io dispersi le forze intellettuali e non potei indirizzarle ad un determinato scopo ; dispersi le forze affettive , non raccogliendole sopra alcuno oggetto . Feci una pausa . Lidia osservò con voce tranquilla : - Io non vedo gran male in tutto questo . Avrai avuta una giovinezza molto fredda e senza peripezie . - No , - risposi . - Allora pareva anche a me che non vi fosse gran male , perchè ero assai giovane , e quello stesso metodo di vita m ' era d ' ostacolo ad interrogarmi , a studiare se in fondo all ' animo io non sentissi qualche irrimediabile amarezza . Ma quando mio padre morì , m ' accorsi tosto d ' essere straordinariamente solo nel mondo , inutile al punto che la mia vita e la mia morte dovevan riuscire indifferenti fenomeni agli altri , non pure , ma a me stesso . Non avevo alcuno scopo , non avevo amici , non rappresentavo nulla , non ero una forza , considerevole o mediocre , nella , meccanica della società ; se fossi sparito , nessuno si sarebbe doluto della mia scomparsa . A tale idea io soffersi molto , e fui così malcontento , così irritato , che invece di tentar qualche cosa , venni in questo paese a rodermi internamente de ' miei anni sciupati . Capisci questo , amica mia ? Lo spettacolo dell ' attività altrui , invece di spingermi all ' emulazione , mi stremò di forze e mi tolse ogni speranza di poter fare . - Come mai ? - domandò Lidia , rizzando la testa a guardarmi . Nel mentre andavo parlando , m ' accorgevo che , diversamente da tutte le aspettative , la confessione mi riusciva facile , e che enunciando e sintetizzando il mio passato , illuminavo me stesso su cose prima oscure . Avevo anche avvertita una certa impazienza in Lidia , e me ne davo ragione sapendo che la donna non poteva contentarsi di quelle linee generali , ma voleva la confessione di argomenti assai più vicini a lei e più pericolosi . - Come ? - ripetei . - Non so . Saranno effetti nervosi , ma certo senz ' alcun rimedio ; avrei avuto bisogno di trovare gli altri molto addietro ; li vidi al contrario molto innanzi , e lo spazio che mi separava da essi , mi diede un vero spavento , quasi una vertigine . - Così , tu non hai fatto bene e non hai fatto male ? - chiese Lidia . La voce della donna s ' oscurò di tristezza , e mi penetrò in fondo al cuore . - No , - confessai , - no , io non ho fatto alcun bene .... - Non hai amato ? - incalzò Lidia , rizzandosi sul busto e stringendomi le mani . - Non ho fatto alcun bene , - dissi nuovamente . - Ero preso da quella specie di malattia della volontà , e divenni maligno , contro di me e contro gli altri ; fui dei più pronti a schernire , dei più volonterosi a negare ; fui un essere colmo d ' odio , perchè invece d ' incolpar me della mia vuotaggine , incolpai non so quale fatalità avversa . - E le donne non riuscirono a toglierti quell ' asprezza , a consolarti ? - Appena pronunciate queste parole , Lidia arrossì vivamente ; ma nel medesimo tempo , il mio viso ebbe forse un ' espressione così dolorosa , che la donna porse la destra sulla mia bocca , aggiungendo : - No , no , non dir nulla , se non vuoi , Sergio ! - E si chinò a baciarmi . Nell ' atto ch ' ella avanzava e serrava le labbra contro le mie , io chiusi gli occhi ed ebbi come un ' immensa visione di tutta l ' impossibilità a parlare . Lidia era ancora , una fanciulla ; donna solo fisicamente ; il suo animo era incontaminato , il suo pensiero casto , i suoi costumi ingenui . In che modo potevo io dire ? ... Perchè bisognava farsi comprendere , cioè sviscerare i fatti , analizzarli .... Quando Lidia staccò la bocca dalla mia , io aveva già divisato di non parlare . Mi diedi a passeggiare per la camera , comprendendo che non potevo tacermi immediatamente , se non col pericolo d ' ingenerar nello spirito di Lidia chi sa quale stranissimo sospetto di mistero . La donna mi seguiva dello sguardo , e per la prima volta s ' insinuò fra noi il dolore di non sentir le nostre anime sopra una medesima via . - A che giovano i fatti ? - io ripresi , avvicinandomi a Lidia e sedendomi sullo sgabello a ' suoi piedi . - In amore e per l ' amore , sono stato un perverso . Non mi chiedere altro , amica mia ; non ti dirò di non avere amata alcuna donna prima di te ; la cosa , più che mirabile , sarebbe ridicola . Ma è certo , è vero , è sacro che dal primo giorno del nostro incontro , ogni altro amore cessò e ho voluto mutarmi . - Sono contenta , - disse Lidia con semplicità . - Sono contenta e ti credo : però .... - Tacque un istante , esitando ; poi si chinò fino al mio orecchio e soggiunse a bassa voce : - Però .... vorrei sapere se fra le donne ch ' io conosco , ch ' io conoscerò e che ci verranno in casa , vi sia qualcuna che tu hai amata . - Non era ancora finita la frase , che Lidia se ne pentì , poichè corresse : - No , no , in casa ; non dubito ; ma v ' è qualcuna ch ' io conosca ? - Nessuna , - risposi prestamente , e volsi il capo perchè Lidia non mi leggesse in viso la menzogna . Una , ve n ' era ; ben conosciuta da Lidia , che l ' ammirava per la superbia e l ' eleganza ; una , che frequentava la casa Folengo , e m ' aveva irritato colle carezze finte prodigate alla fanciulla . Ma perchè dir questo a Lidia ? Non era inutile e pericoloso ? - Vedi , - continuai dominandomi . - Vedi ch ' io non ho nulla di buono nel mio passato e ch ' io ti debbo una totale rigenerazione ? Sono un vagabondo arrestato dalla tua potenza . - E tu mi ami quanto non hai amato alcuna donna , è vero ? - domandò Lidia , ancor dubitosa . - Puoi ben crederlo , - esclamai , - se a te lego tutta la mia vita ! - Vagamente e con un ' indefinita paura , io rilevava uno strano fatto ; che la mia confessione era inutile , perchè non poteva esser chiara , e che , lasciando Lidia più calma di quanto io non m ' aspettassi , aveva invece turbato me oltre ogni previsione . La colpa era mia , non avendo io il coraggio necessario a spingermi fin dov ' era possibile ; la colpa era anche di Lidia , la quale , sorvolando ai miei mali dello spirito , aveva voluto giungere sùbito ai fatti , agli amori , alle donne , alle persone che da un istante all ' altro ella poteva incontrare . In fondo , Lidia non aveva capita l ' amarezza della mia esistenza , tormentata da un inutile desiderio di fare e di lavorare : non aveva viste che delle rivali , non aveva tremato che di gelosia . Così , mentre io credeva la mia confessione dovesse prolungarsi , era invece finita d ' un tratto , proprio sul limitare della piena confidenza . Io guardai la donna ; delicatissime apparivano la bianchezza rosea del suo volto , l ' espressione degli occhi lunghi , ombrati da palpebre simili a minuscoli ventagli , coronati da ciglia simili a leggiere strisce arcuate di pennello . Ed io poteva condannarla , s ' ella non comprendeva l ' infinita melanconia , l ' infinita vacuità dell ' uomo che le parlava ? Anche troppo presto se ne sarebbe avveduta quando la nostra casa si fosse aperta agli amici miei , agli uomini che seguivano una via ben chiara , incontro a una meta ben decisa . Lidia era , del resto , come tutte le donne , chiusa entro i limiti della vita pratica ; non poteva supporre occupazioni oltre la famiglia , o supponendole non le avrebbe trovate necessarie . Io solo , che avevo sognato di giungere alla fama , ero giudice della rovina che al sogno aveva tenuto dietro invece della realtà . Non avevo mai saputo chiuder la vita entro limiti così precisi che arginassero le incomposte tendenze , dirigendole robustamente a un fine ; proclive a più cose ed avido di conoscere , avevo dispersa l ' energia creativa , atrofizzandola in un vuoto compiacimento di sapere ; privo di vanità nella sua forma più eletta ch ' è l ' ambizione , m ' ero limitato ad ammirar l ' opera altrui , spesso semplicemente induttiva , e m ' ero sfiduciato al pensiero di muovere i passi dove uomini eminenti avevan talora dubitato ed erano anche caduti numerosi ; e se di tanto in tanto il peso dell ' inerzia vergognosa mi diveniva intollerabile , - guardandomi intorno e vedendo i già noti e battaglieri preparar nuove opere e nuove battaglie , la mia nervosità suggestionabile soffriva d ' un contraccolpo mortale , la mia volontà si rannicchiava al cospetto di volontà più illuminate e più esperte . Rimaneva poi verissimo quanto io avevo detto a Lidia : che al vuoto del quale arrossivo avevo sempre trovate altrettante giustificazioni , considerandomi vittima di complicate e malaugurose vicende ; e il tempo , la solitudine , l ' incontentabilità , le difficoltà materiali per farmi conoscere , la lenta progressività dell ' esito futuro , mi sbigottirono e mi relegarono decisamente fra l ' immensa caterva di coloro che vivono come possono e che una tomba inonorata accoglie e dissolve . Nei giorni susseguenti a quel colloquio con Lidia , io ebbi più volte l ' opportunità di spiegare alla donna quanto fossi insoddisfatto dell ' indirizzo preposto alla mia giovanezza . Lidia accoglieva questi discorsi con una duplice espressione : lieta , perchè notava come le donne del mio passato fossero totalmente scomparse dalla memoria ; triste , perchè avrebbe voluto altrettale oblio de ' miei sogni e dei proponimenti frustanei . V ' era nel suo modo di rispondere , nell ' angoscia rinnovellata ad ogni apparire de ' miei rimorsi , - un chiarissimo sottinteso , ch ' io aveva sùbito spiegato così : - " Non ti basta la realtà del mio amore ? Non ti basta la vita ch ' io ti offro ? " - Ora , quando in addietro lottavo , cercando di dedicarmi alla letteratura per la quale credevo di aver qualche disposizione , - m ' ero sempre tolto a quelle spaventose lotte col medesimo pensiero : tuffarmi nella vita reale , godere quanto era più vicino e più facile ad ogni uomo . E quel pensiero d ' allora , germinato spontaneo , e quel sottinteso d ' adesso , nascosto nelle parole di Lidia , concludevano in un ' egual rinuncia , avviandomi sulla strada comune , dove non si trova gloria , ma la calma è solenne , l ' indifferenza grande , il benessere sicuro . E poichè questa volta l ' esortazione alla rinuncia veniva da una bocca giovanile e cara , io credetti poterla obbedire , e per lungo tempo i rimorsi della vanità delusa tacquero , mortalmente . V . In quella dissonanza d ' anime , lievissima e tuttavia avvertibile , sorta fra Lidia e me dalla sera in cui ella non aveva capito il mio tormento e non aveva temuto che per donne immemorabili , - so e affermo che , quantunque io volessi negarlo a me stesso , noi non potevam giudicare la giornata trascorsa se non al cominciar della notte . Era nell ' alcova di Lidia che io vedeva sciogliersi i nodi aggruppati durante il giorno ; erano il sorriso o l ' impaccio , il desiderio o la sommissione della donna , che mi davan la misura di quanto noi fossimo all ' unìsono , o delle modificazioni lentissimamente verificatesi nella nostra vita felice . Appena ombre , appena gradazioni d ' una fuggevolezza così rapida che ad uomo chiuso all ' investigazione , sarebbero andate perdute . Lidia , per la prima , non aveva nulla rilevato , e si credeva senz ' alcun dubbio ancora a quell ' altezza di passione che aveva riscaldati i primi giorni della nostra intimità . Io stesso osservava a scatti , e soltanto ora , studiando quei tempi , vedo la strada percorsa , digradante con infinitesimale declivio . Colui che batteva all ' uscio di Lidia era il medesimo , l ' identico uomo che due mesi avanti aveva passata la soglia della camera virginale e aveva pianto alle lagrime della dedizione ? colei che permetteva all ' uomo d ' entrar nell ' alcova , era la medesima , l ' identica Lidia che aveva tremato di paura e non aveva trovato requie nell ' aspettazion timorosa ? No . Oramai , eravamo diversi da quelli . Innanzi tutto , nel mio animo s ' era risvegliata l ' attenzione che m ' era particolare ; a luogo di procedere fidente , gli occhi chiusi , come nei primordî della nostra unione , - io sorvegliava . A che cosa ? A nulla e ad ogni cosa ; a Lidia , a me , ai sorrisi , alle parole , a corrugamenti di ciglia , a strette di mano , ai baci , alle forme di piacere , alla durata dei desiderî , al bisogno di confidenza , all ' intensità di molestia causata da presenza d ' estranei . In quei giorni di Sufers , io aveva ripresa l ' abitudine d ' archiviare dei fatti , e per lunghissimo tempo , a Sufers ed altrove , tutto si ridusse a questo . Onde , da quel risveglio , io aveva soltanto percepito che avvenivano delle modificazioni ; eufemismo col quale si stabilisce il principio d ' una catastrofe ; fiocco di neve , che rotola pel versante , s ' ingrossa , si dilata e forma la valanga . I fatti eran d ' una sola entità . Ne ricordo alcuni : Quando noi ci recavamo il mattino a Splügen , era nostra abitudine seguir la strada men battuta , che partendo dalle spalle dell ' albergo , giunge a quel villaggio per discreti viottoli ombrosi . Non saprei dir quante volte noi ci fermassimo e le nostre labbra si cercassero avidamente ; non saprei dire con quanta diligenza io vegliassi a che Lidia non s ' affaticasse di soverchio . Da qualche tempo , i baci eran diminuiti ; Lidia , dicendo di voler imitare gl ' inglesi , camminava innanzi a me , senza darmi mano ; se ci soffermava l ' improvvisa bellezza d ' un mattino estivo , ammiravamo silenziosi , nè sentivamo il bisogno d ' esser vicini , d ' interrogarci e di commoverci insieme . Una volta , al ritorno da Splügen , invece di riprender la via secreta , m ' incamminai sulla via postale , ch ' era più breve . Lidia mi seguì , senza mostrar noia o stupore ; giungemmo a casa , privi di baci , e risaliti in camera non ci ripagammo di quell ' insolita astinenza . Peggio : da quel giorno , le strade postali furono le preferite . Ancora : noi non parlavamo che del nostro amore , in principio , e non ci curavamo se all ' intorno si vivesse ; il bel tempo e il cattivo erano egualmente benvenuti e con egual piacere si rimaneva in casa o si usciva a passeggio . Da parecchio , - avevo cominciato io , - i nostri discorsi parlavan degli altri ; si faceva la caricatura ai compagni d ' albergo , ci si chiedeva che potessero pensar di noi i genitori di Lidia e i miei amici . Peggio ; si facevan disegni per altri luoghi , si evocavano i ricordi della città ; si prediligevan le passeggiate , nelle quali s ' inframmettevano fra noi mille oggetti e variati spettacoli ; e si leggevano i giornali . Queste modificazioni eran necessarie ; accennavano al passaggio dall ' amor violento , dalla frenesia giovanile a un più calmo possesso , a una più tranquilla felicità ; passaggio inevitabile , poichè sarebbe stato pericoloso e sovrumano che avessimo continuato come nei primissimi tempi . Nè mi potevano esse spaventare , nè eran brusche ed aspre così da lasciar fra l ' inizio e il presente una visibil lacuna ; ma avevan tuttavia qualche cosa di caratteristico , d ' indefinibile , prodotto dalla graduale conoscenza reciproca delle nostre indoli . Certamente , per noi i giorni dipendevan dalle notti , la vita dell ' anima s ' informava alla vita dei sensi , e conservo a tal riguardo la memoria di due episodî , che segnano a mio credere due punti ben chiari e diversi della nostra parabola amorosa . Com ' io aveva indugiato una sera nella mia camera a scorrere diverse lettere , ed era inavvertitamente valicata la mezzanotte , l ' ora classica in cui mi presentavo a Lidia , - sentii presso l ' uscio un tenue fruscìo d ' abiti , e sulla porta l ' errar d ' una mano in cerca della gruccetta . Aguzzai l ' orecchio ; il fruscìo pareva ripetersi ; ma sempre tenue e dubitoso . Mi diressi all ' uscio , l ' aprii sveltamente e vidi Lidia , immobile , fulminata dalla propria audacia . - Oh ! - ella esclamò , giungendo le mani , con voce tra la gioia e il malcontento . - Oh non pensar male di me ! È già mezzanotte ; non ti vedevo , temevo che fossi indisposto . Non pensar male ! - Io risi prendendola fra le braccia . - Mi duole , o signora , - dissi , mentre la portavo sopra una poltrona . - Mi duole immensamente , ma io sono costretto a pensar male di voi ! - E le diedi più baci sugli occhi e sulla bocca .... Questo era avvenuto non molto dopo il nostro arrivo all ' albergo ; ma v ' era anche il riscontro a quella scena d ' impulso ; riscontro causale di cui io aveva la maggior colpa . Leo , il cane del signor Pfaff , s ' era fatto singolarmente ringhioso e per dimostrarmi che la sua antipatia aveva concluso nel più strano odio , mi guardava con occhi torvi e brontolava se appena osassi avvicinarlo . Talchè , scendendo solo , un mattino , e trovando Leo disteso nel corritojo , lungo e stretto , che seguiva alla scala , tentai d ' accarezzare il cane , di persuaderlo all ' amicizia con qualche buona parola . Leo s ' alzò veemente e visto chiuso l ' uscio che dal corritojo metteva alla strada , ringhiò , in atto di difesa ; per punir l ' animale dell ' accoglienza eccessivamente incivile , staccai dalla parete la frusta del signor Pfaff , drizzandone la punta al muso del cane ; ma questo senza darmi tempo di colpirlo , spiccò un balzo con un latrato , mi si lanciò contro così veloce , ch ' io riuscii a mala pena a schivarne l ' urto . Quasi nel medesimo istante , sulla scala che mi era alle spalle , risonò un grido acuto e volgendomi scorsi , abbrancata alla ringhiera , Lidia , pallidissima , cogli occhi aperti su di me . Leo parve ammansato dalla inattesa comparsa della donna ; io corsi a Lidia , la riaccompagnai nella sua camera , dov ' ella , cedendo a un moto nervoso , diede in dirotto pianto , tutta scossa da un tremito . Non so perchè , quelle lacrime innocenti m ' irritarono e mi sconvolsero in modo che invece di chieder perdono a Lidia d ' averla così turbata colla mia improntitudine , non apersi bocca e aspettai ch ' ella avesse rasciugati gli occhi e si fosse dominata ; nè per quanto i suoi sguardi invocassero una scusa , io fui capace di formularla . Ci trattammo con molta freddezza pel resto della giornata , poichè , sapendo d ' aver torto , mi dicevo e mi persuadevo d ' aver ragione , ed ero arrivato ad aspettarmi io una spiegazione dello spavento di Lidia . Quando calò la sera , ci lasciammo al limitare delle nostre camere , e nessuno di noi due tentò una riconciliazione , venuta solo l ' indomani . Se questo chiaroscuro aveva potuto svelare a Lidia la dominante incoerenza del mio carattere , ben ve ne furono in séguito , che squarciarono altri veli . E , per esempio , rammento che all ' arrivo della diligenza avendo una volta osservata con qualche attenzione una signora assai giovane ed elegante , che vi si trovava , rincantucciata in un angolo , - rammento come Lidia soffrisse di quella mia curiosità senza scopo , e me ne chiedesse con insistenza delle ragioni che non potevo dare , poichè non esistevano . E , ancora , Lidia tradiva a poco a poco la smania , l ' impazienza di tornare in Italia , di ritrovarsi fra gente conosciuta , d ' ascoltar dei discorsi e delle narrazioni di fatti . I fatti soli la interessavano , mentre su di me esercitavano una noia indicibile , specie se raccontati con quella minuzia di particolari che Lidia voleva . Gli stupendi paesaggi a noi d ' intorno , eran piaciuti a Lidia , non per sè medesimi , ma per la loro novità ; laddove io , conoscendoli assai bene , li amavo perchè me n ' ero fatto padrone e ne sapevo ogni inflession di linguaggio ; cosicchè avveniva che a me l ' abitudine faceva il soggiorno più caro , e a Lidia il soggiorno non piaceva se non vario di gite e d ' escursioni . Abituato a mutar luogo dalla prima giovanezza , nulla dei costumi stranieri mi riusciva molesto o inaccettabile ; m ' allignavo così prestamente in qualunque paese da dimenticare in pochi giorni d ' avere altri costumi . Lidia , vissuta sempre sotto la tutela assorbente di donna Teresa , trovava insopportabile la minima variazione alle sue abitudini ; aveva sofferto d ' insonnia perchè il letto non era collocato di fronte alla finestra , e dopo più di due mesi , ancora arricciava il nasino quando le avvenisse d ' ascoltar gli svizzeri parlare il dialetto grigione o il romancio ; la cucina dell ' albergo le aveva tolto l ' appetito ; il romore del Reno la spaventava come al primo giorno ; e osservando ch ' io non pativa punto di questi disagi , s ' irritava leggiermente . Perchè , la collana di screzî che sono andato enumerando , era , infine , così sottile da notarsi appena , e ancora sopra tutto dominava l ' amor nostro , che appianava le piccole difficoltà e conservava il color roseo a quei primi mesi ; nessuno di noi due , certo , ingrandiva le scabrosità di carattere dell ' altro , ma al contrario , ciascuno si studiava di sorriderne con affetto e d ' obliarle tosto . Sul cominciar di settembre , donna Teresa ci scrisse , manifestando il desiderio di riveder Lidia e mi parve opportuno cedere alla preghiera nonostante che Silesia Pfaff e suo padre si rammaricassero assai della nostra partenza . - Perchè così presto , quest ' anno , signor Lacava ? - osservò Silesia , all ' annuncio . Perchè così presto , infatti ? Abitualmente , io aspettava la prima tormenta di neve , a levar le tende ; ciò mi offriva la varietà d ' un ritorno in islitta . Ma il mio volere era ormai dimezzato ; io non poteva più vivere a capriccio . Quando tentai di far capire questo a Silesia , ella di nuovo deve aver pensato che se avessi sposata lei , avrei potuto viaggiare in islitta otto mesi all ' anno . Un ultimo incidente segnò la vigilia della partenza . Avevo raccomandato a Silesia che provvedesse a prepararci le bagaglie , e tornando da un ' escursione d ' addio , trovai invece le due cameriere dell ' albergo , che si limitavano ad aiutar Lidia , la quale faceva i bauli da sè . Chiamai questa nella mia camera , e la pregai di lasciar fare ai domestici . - Come ! - esclamò Lidia stupita . - Non vuoi ch ' io sorvegli ? - Sorvegliare sta bene , - risposi . - Ma tu eri inginocchiata ad accomodare le robe nel baule . - Bisogna fare così con costoro che non capiscono niente ! - Lidia concluse , e tornò alla sua camera e riprese ad accomodar la roba . Io mi morsi le labbra . Fra tutte le cose meno tollerabili per me , la buona massaja , questa creazione della società borghese , questa tiratrice di colli d ' oca , era la più urtante . Avevo della donna un concetto quasi orientale , in cui m ' ero conservato con tenacità ; rivedevo sempre mia madre , finissima signora , le cui sole mani innamoravano , e rivedevo tutte le donne di mia conoscenza , anche le men belle , allevate per gli agi e per occupazioni aristocratiche . La concordanza di tali fatti , la vita errabonda che avevo condotta con mio padre , avevano generato in me l ' assurda opinione che la donna fosse un oggetto prezioso , degno di prezioso contorno ; una specie di regina di delizie . Ed io voleva la donna così , io poteva averla così ; nè m ' ero sognato mai di considerar la sorte di quelle che così non erano e non potevano essere . Lidia , bianca , bionda , leggiadra , - giocattolo inestimabile - doveva farsi una di queste signore inutili , uno di questi fiori esili e delicati il cui apparire è pien di regalità , come lo sboccio è luminoso d ' iridescenze . Buona massaja no ! Io mi sarei opposto con ogni mezzo . Lasciammo l ' albergo sul far del giorno , mentre piovigginava , nell ' incertezza d ' un ' alba fredda ; e l ' indomani eravamo alla Villa Folengo , tra Pallanza ed Intra , sul Lago Maggiore . Io sentiva che avevam bisogno degli altri e che la solitudine a due aveva rischiato di sgretolar con lenta marcia un grande edificio d ' amore . La società , gl ' indifferenti , i curiosi , gli amici , le esteriorità che avevam dimenticate durante il soggiorno nei Graubünden e che eran così soavi ad abbandonare in quei tempi , ci tornavan graditi ora , ci scuotevano salutarmente . Lidia , in ispecie , mandava ogni poco dei trilli di gioia , e si buttava fra le braccia di sua madre . Donna Teresa , superato un certo impaccio nel darmi del tu , era commossa della felicità che avevo portata in casa sua , e il signor Pietro Folengo trovava il nostro matrimonio bello e prezioso quanto una partita doppia scritta senza errori in eleganti calligrafie . Per una festa data da Ettore Caccianimico nella propria villa a Pallanza , ebbi occasione di ritrovar parecchie conoscenze ; Ettore Caccianimico , innanzi tutto , l ' interessante uomo la cui vita contava per due , così era stata violenta di passione , ricca d ' avventure e febbrile ; a lui mi legava grandissima amicizia , nonostante la disparità ragguardevole d ' anni . Portava lunghi i capelli bianchi e vestiva con eleganza ; avendo vissuto in quasi tutte le capitali d ' Europa , conosceva la storia di molte genti e ne inventava di molte altre . Non aveva trovato il tempo di far la solita evoluzione senile verso gli scrupoli religiosi . - Amo i divertimenti onesti , la compagnia dei giovani ed i ricordi dei vecchi , - diceva . - Quando sarò di peso , mi farò saltar le cervella . - Sua moglie , Clara Caccianimico , la quale in trent ' anni di matrimonio non s ' era visto vicino Ettore per più di quattro mesi di séguito , era una donna alta , robusta , rossa in viso , cordiale . Non appena ci vide entrare , s ' impadronì di Lidia , l ' abbracciò , le presentò una ventina di cavalieri caricandole il taccuino di tanti nomi , ch ' io a stenti riuscii a fissare un giro di valzer con lei . Appoggiato alla porta che metteva dalla prima alla seconda sala , Ettore Caccianimico mi stava al fianco enumerandomi le qualità dei convenuti . Io da lontano osservava Lidia , che pareva difendersi assai bene e rintuzzar con prontezza i complimenti dei sùbiti corteggiatori . Ella era un po ' accesa in volto , e i suoi occhi fosforici ogni tanto mi cercavano , venivano a salutarmi , sfuggivano . Per l ' abito lilla che indossava , avevo lasciato fare a lei e a donna Teresa ; ma ora mi sembrava oltremodo scollato , e quel movimento del seno alternato ad ogni respiro , quel giro di perle attorno al collo , quei fiori nei capelli , che io aveva tanto ammirati in casa , mi davan fastidio come troppo procaci . Quanto a Lidia , - quand ' ella appariva dalla porta , di fronte a quella ov ' io era con Ettore , - studiava il movimento delle mie labbra per intuire quel che dicessi ; e non appena avevo qualche signora al braccio e mi disponevo a ballare , la distrazione di Lidia arrivava al punto che il cavaliere di lei parlava , interrogava , senz ' ottener mai risposta . A quella festa , la presenza di Giorgio Uglio mi stupì non poco . Bell ' uomo , Giorgio Uglio , dalle membra flessibili per assidui esercizî di scherma ; un po ' vano , così da meritarsi il soprannome di uomo - camelia che il Caccianimico gli aveva dato a indicar la sua fatua eleganza . Quand ' io era partito con Lidia per la Svizzera , a Milano si parlava molto della riconciliazione di Giorgio con sua moglie Laura ; non già perchè il perdonare alla più volte adultera fosse cosa inaudita , ma perchè la pace in casa Uglio s ' era ristabilita con sì stretti nodi , che Giorgio e Laura parevano innamorati novelli e avevan trovato nel museo dei loro affetti una fioritura di tenerezze sbalorditoie , una passione d ' anime disgiunte che si riuniscono a dispetto del destino . Mentre chiedevo al Caccianimico perchè Giorgio fosse solo , Giorgio stesso mi venne incontro a mani aperte . - Caro , caro ! - egli esclamò . - Così presto tornato ? La tua signora è maravigliosa d ' eleganza e di bellezza . Contate di ripartire ? Un giro per l ' Italia , m ' hanno detto .... Laura è nell ' alta Engadina coi parenti ; soffre molto , lontana ; sarà qui a giorni e spero ti tratterrai per salutarla . Ella sarà felice di riveder la tua signora che le era così simpatica da fanciulla .... - Ettore Caccianimico , - nell ' angolo d ' osservazione cui ricorreva durante gl ' intermezzi , - sorrideva malignamente . Quando Giorgio si fu allontanato , domandai conto ad Ettore di quel sorriso . - Che cosa vuoi ? - rispose . - Fa bene veder tanta intimità fra vecchi amici . - E aggiunse : - Hai sentito ? Laura soffre molto , lontana . Lontana da chi ? Lontana da lui , si capisce . Dio mel perdoni , l ' idea è comica . - A me , nell ' animo , s ' era piantata un ' angoscia indicibile per le parole di Giorgio Uglio . Nella solitudine dalla quale uscivo , m ' ero dimenticato affatto che un giorno avrei dovuto incontrarmi con persone che desideravo evitare ; la scelta mi sembrava facile , e non ricordavo quanto la libertà di azione fosse circoscritta nel mondo , sottoposta a compromessi di peso granitico . Avevo una ragione chiara , plausibile , per non ammettere Laura Uglio in casa mia ? Ella era accolta dovunque , poichè il marito perdonava e ne magnificava le virtù ; non avevo speranza che nel tatto di Laura , la quale avrebbe forse compreso ch ' era di cattivo gusto una sua visita a Lidia . - Donna sul far della sera ! - mi susurrò il Caccianimico , mentre passava Angela Tintaro al braccio d ' una giovanetta bruna . - Piacevole , però . Non è piacevole ? Ti sfido a scoprirle un amante . - Anche Angela Tintaro ! Questa no ; questa , poi , in casa mia , non avrebbe messo piede . Ella si dirigeva ora verso di me , sola . - C ' è la sua signora , qui , non è vero ? - domandò offrendomi la mano . - L ' ho vista . Quanto è carina ! Di un ' eleganza tutta francese : molto giovane , molto bella ! - - - La conosceva già ? - disse il Caccianimico . - Non avevo e non ho quest ' onore , - rispose Angela Tintaro . - Stavo appunto chiedendo al signor Lacava .... - Ma prima di lasciarle terminar la frase , Ettore Caccianimico le prese il braccio e se la portò via , esclamando : - Come , non l ' hanno presentata ? Ma che cosa fa dunque mia moglie ? - Quando l ' orchestra attaccò il valzer , raggiunsi Lidia , che l ' aveva fissato con me . Dalla stretta istintiva del suo braccio , dal sorriso risplendente con cui la donna mi accolse , indovinai ch ' ella pure soffriva , soffocava fra la folla . - Andiamo via , dopo , - ella pregò sottovoce . - Sì , sì , - risposi . - Sono stanco . Ti hanno presentata Angela Tintaro ? - Un momento fa . È stata molto gentile ; piena di cortesie . - Lo so , - mormorai inavvertitamente . - Come lo sai ? - Volevo dire ch ' è naturale , - corressi . - Mi ha invitato a renderle visita , all ' Hôtel Pallanza . Ci andremo ? - Ti dirò poi , - risposi . Al cominciar del valzer , vidi che tutti gli occhi erano su di noi , ed ebbi una tremenda e voluttuosa soddisfazione di vanità . Quegli uomini che seguivan dello sguardo le movenze agili di Lidia e aspettavano l ' aria mossa dal suo abito quasi come cosa sua ; quelle donne che l ' odiavan già dell ' odio più femminile ; quell ' Angela Tintaro che aveva preso posto in un divano per goder tutta la visione di Lidia , - sapevano , dal primo all ' ultimo , ch ' io solo poteva amarla , ch ' ella era per me solo . Le loro diverse sofferenze formavano il più bello perchè il più volontario degli omaggi alla nostra felicità . Anch ' io in altri tempi avevo sopportate per altre donne simili torture ; il contrappasso era perfetto . Poco importava se qualche imbecille facesse dei disegni di conquista ; ciò non guastava nulla . Amavo Lidia in quell ' istante come non l ' avevo forse amata neppure il primo giorno della nostra unione ; io la teneva fra le mia braccia , sotto quegli occhi invidi e desiderosi ; il profumo di gardenia saliva dal suo busto , si diffondeva da ' suoi capelli ad inebbriarmi , come l ' onda musicale che avrei voluto sempre accompagnasse la mia donna . - Il signor Uglio ha detto che Laura desidera salutarmi , - Lidia riprese , mentre , lasciato il posto alle coppie seguenti , ci attardavamo a far coda . - L ' ha detto anche a me , - risposi . - Ti piace Laura ? - Dev ' esser finta . - Aspetteremo che venga lei a visitarci . - Quando il valzer finì , Lidia declinò tutti gl ' inviti pei balli successivi , e appena fu possibile , ci congedammo . Angela Tintaro , Giorgio Uglio , Clara Caccianimico , parecchi altri sopraggiunsero , e in un attimo fu una ressa d ' inviti a visite , di cortesie d ' una noiosità sorprendente . Ettore Caccianimico mi strinse la mano , gridando : - Non è permesso , non è permesso andar via a quest ' ora ! - E a bassa voce mi aggiunse : - Sta bene attento : voi vi amate troppo in fretta ! - VI . Avveniva in me da qualche tempo un fenomeno eminentemente nuovo . Avveniva che dopo i maggiori trasporti d ' affetto , dopo le ore più confidenziali , io vedessi a un tratto in Lidia un ' estranea , una donna messasi al mio fianco io non sapeva perchè . Mai simile fatto erasi avverato con altre donne , destinate a passar velocemente ; ma con Lidia sì , poichè ella doveva essere per legge e per diritto non altro che una ripetizione del mio animo , e quasi il sangue mio doveva trasfondersele , ed ella rappresentava la famiglia , il legame alla vita , il perchè della vita . Ora , io mi chiedeva : - " Può ella diventar tutto questo ? Chi è Lidia Folengo ? In qual modo ho io creduto che fossero in lei tali affinità da permetterle questa mutazione di sentimenti ? " - Io , ripeto , vedeva in Lidia un ' estranea ; ma non con amarezza , bensì con maraviglia profonda . Era come se in una corrente d ' aria caldissima , d ' improvviso precipitasse una folata diaccia di nevischio , rapida così che appena avvertita finiva , per dar di nuovo il posto all ' aria calda . Avevo degli stupori mentali , in cui mi trattenevo a forza dal gridare alla donna : - " Chi sei , chi sei ? Come hai sperato di farti un altro io ? Puoi rinunciare alle tue idee , alla tua educazione , alla tua anima per accogliere la mia ? Sai tu dove io ti conduco ? Mi conosci tu bene ? No , no , non affermarlo , perchè io stesso non l ' oserei ! " - Ed uscivo da quelle visioni fulminee più innamorato che avanti , e stringevo Lidia al mio petto con tenerezza infinita . Povera bimba ! Ella non sapeva nulla ; le avevano offerto di sposarmi e mi aveva sposato senza darsi conto di ciò che fosse il matrimonio ; non aveva io fatto altrettanto , seguendo l ' impulso del cuore ? Nè lei nè io somigliavamo a suo padre e a sua madre , nati in altri tempi , vissuti fra altre genti , cresciuti senz ' audacia di discussione . Lidia ed io eravamo giovani , fra un consorzio deturpato dalla civiltà ; io , decisamente moderno ; lei , ancora involuta , ma pronta ad accogliere il soffio turbolento , irrisorio , demolitore , dell ' età nostra . Sotto l ' influsso di tali pensieri , io mi alzava qualche volta a piena notte , e mi recavo nella camera di Lidia . L ' oscurità vi era piena , e mi dirigevo , guidato dall ' abitudine , fino al letto della donna , ascoltandone il respiro isocrono , sfiorandone le mani , la braccia , i capelli , dicendomi mentalmente : - " Chi dorme qui ? Chi è venuto qui ? " - E se mi rispondevo : - " Colei che è tua per sempre , colei alla quale sei per sempre legato , " - io sorrideva , crollava la testa quasi non comprendendo . Non dovevo aver più segreti ? il mio cuore doveva essere aperto agli occhi di Lidia ? Ma come , ma perchè , ma era ciò naturale ? Invece di creder la mia personalità duplicata compenetrando anche quella della donna , io la sentiva rimpicciolita e meschina . Il posto che Lidia prendeva nella mia vita mi pareva enorme , grottescamente sproporzionato a quello che io prendeva nella sua . Per lei , per un suo tradimento , io doveva dare il sangue , o fare uno scandalo e coprirmi di ridicolo ; per me , per un tradimento mio , ella veniva ad acquistar l ' aureola d ' una vittima e ad aumentar la simpatia della quale godeva . Ella era la donna , la classica debole , cui tutto è perdonato , di cui si esagerano la bellezza , lo spirito , l ' eleganza , la grazia .... S ' io avessi osato annoiarmi al suo fianco sarei stato un barbaro , un ottuso , un triviale .... Ma io non osava , perchè i pregiudizi avevano effetto su ' miei impulsi . Non potevo procedere in quest ' analisi irritante ; correvo da Lidia , la facevo parlare , la volevo l ' intero giorno vicina ; non era noiosa , no ; non era esagerata la fama della sua bellezza e della sua grazia . Io m ' era irritato pel principio , evidentemente , non pel mio caso speciale . E , alla scoperta , baciavo Lidia lungamente e andavo con lei in barca , la sera , remando io , sotto il pulviscolo lunare , ch ' era tutta una retorica . Una notte ch ' ero penetrato nella camera di Lidia , questa si svegliò , mi prese le mani dicendo : - Sei tu , lì ? Che fai ? - E tu , chi sei ? - Io ? Io sono la tua bimba , la tua bimba piccola ! - ella rispose colla voce assonnata . Le passai una mano sul viso ; ella aveva gli occhi serrati e teneva le labbra raccolte per ricevere un bacio . Nell ' oscurità me la figurai così graziosa , vinta dal sonno e tuttavia offrendosi per istinto affettuoso , ch ' io sentii svanire d ' un colpo le mie crudeli discussioni d ' indole generale . Ma me ne riprendeva bene la necessità , quand ' eravamo tutti riuniti , donna Teresa , Pietro , Lidia ed io , pel pranzo o per qualunque altro motivo . La villa Folengo era quanto di più inestetico avessi mai visto , con un ' architettura che non si poteva incolpare ad alcuno stile antico o moderno ; e nel villino , il salotto di riunione era il capolavoro di quell ' assenza di gusto . Già le cose m ' urtavan di per se stesse ; già io comprendeva di non poter trovarmi ad agio in una casa dove si voleva far del lusso senza spendere quanto è necessario per essere almeno convenienti . Le persone , poi , compievano quell ' impressione disgustosa e non riconoscevo loro alcun diritto alla mia reverenza . Pietro Folengo era un imbecille , nonostante i suoi favoriti bianchi da diplomatico . Un ' assoluta mancanza di critica lo costringeva alla pecorina devozione alle critiche già fatte ; un ' incurabile povertà d ' iniziativa gl ' impediva d ' agir diversamente da come s ' è agito sempre ; un cieco rispetto per le tradizioni , per tutto quanto è costituito e nei termini legali , per ogni titolo accademico , per ogni apparenza , lo sommetteva alla massa , della quale abbracciava immediatamente il giudizio e applaudiva al gusto . Se si fosse occupato di politica , non avrebbe mai osato rovesciare un Ministero ; se si fosse occupato d ' arte , non avrebbe riconosciuto mai dell ' ingegno a chi non avesse seguìti e finiti gli studi prescritti ; entrato nel commercio , lo continuava nelle proporzioni in cui l ' aveva intrapreso . Sempre , e in ogni caso , la fortuna gli era stata propizia . Per altro , non gli si poteva far colpa se la natura non gli aveva largita una mente d ' aquila , e se l ' educazione di casa aveva cooperato a foggiargliene una da gallina ; bensì , era d ' uopo tener conto della sua onestà in tempi così difficili , e dell ' eccezionale avventurosità che aveva presieduto ad ogni speculazione di lui anche alle più strane . Egli non era nè ingenuo , nè furbo ; evitava con somma cura le idee isolate , per accogliere quelle col battesimo della popolarità ; fra l ' aforisma d ' un uomo intelligente e un proverbio vecchio , s ' atteneva a quest ' ultimo , senz ' esitare . Donna Teresa non era ammiratrice del marito se non in quanto l ' esito era sempre favorevole a lui e pareva dargli ragione ; ma ella ammetteva che in teoria il signor Folengo s ' era arrestato a cinquant ' anni addietro . Donna Teresa non aveva alcun difetto capitale ; trasmodava spesso e volentieri nel raccontare un fatto , gonfiandolo sensibilmente e svisandolo fino a dar forma tragica al caso più insignificante . Troppo facile ad accettar le opinioni altrui , da qualunque parte venissero , si contraddiceva con imperturbabilità olimpica , e parlava d ' ogni cosa , ora con vedute audaci , ora con frasi fatte . Ciò produceva un vaniloquio intollerabile , del quale andavo ogni giorno meglio sentendo la tortura ; e cominciava a crescermi in cuore uno sdegno irragionevole contro donna Teresa , che obbligava Lidia a descriverle il nostro viaggio , minutamente , a renderle conto dei camosci e degli scoiattoli incontrati nelle nostre escursioni , per poi raccontar tutto questo ai visitatori e agli amici di casa . - Figuratevi , - diceva ella un giorno ai Caccianimico , - figuratevi che mia figlia ha trovato a Splügen un centinaio di camosci , che le son corsi incontro .... - Perdòno , - io interruppi , seccato ; - i camosci erano tre e invece di correrci incontro , son fuggiti con molta naturalezza . - Per questo semplice incidente , donna Teresa mi tenne il broncio un giorno intero , durante il quale compresi d ' aver mancato e di non poter vincere il bisogno di mancare in séguito . Sulle prime , con Pietro io mi divertiva ad oppormi a tutte le sue opinioni e ad inquietarlo con delle sentenze paradossali . Il buon uomo , non trovando pronti argomenti , si smarriva o portava la questione in un altro campo , dov ' io lo raggiungeva tosto e ricominciavo coi paradossi . Ma Lidia m ' aveva pregato di non tormentarlo oltre , ed io aveva finito per approvar le teorie di Pietro , limitandomi a monosillabi , secchi ed eguali come battute di pendolo . Giorgio Uglio arrivò un mattino in casa , mentr ' eravamo a colazione . Splendeva d ' una gioia intensa , e dopo i saluti , ci annunciò che Laura sua moglie giungeva l ' indomani . - Domattina , col battello delle dieci , - egli disse . - Verranno a salutarla ? Ella ne avrà molto piacere . Anche lei , signora Lidia , è vero , sarà a riceverla ? - Senza dubbio , - rispose Lidia con prontezza . - Ho tanto desiderato rivederla ! - Quando Giorgio fu uscito , nella sala da pranzo seguì un breve silenzio ; poi , donna Teresa mormorò : - Com ' è felice ! Si amano alla follia ! ... - Si comprendono ! - aggiunse Pietro . Io guardai l ' uno e l ' altra e fui stupito dell ' espressione calma e grave ch ' era sul loro viso . Avevan detto per davvero ! Non sapevano che Laura aveva tradito Giorgio quattro volte , a quanto s ' era scoperto , ed altre volte infinite , a quanto si poteva indovinare ? I romori del mondo svanivan dunque assolutamente sulla soglia di casa Folengo ? Sebbene io conoscessi quella famiglia e sebbene l ' avessi frequentata nel periodo del fidanzamento , non m ' aspettava simile cecità ; forse l ' assidua attenzione che raccoglievo allora su Lidia , m ' aveva tolto di giudicare a fondo i parenti di lei . - Da dove torna la signora Laura ? - chiesi . - Non sai ? Dalla Svizzera , - rispose Pietro Folengo . - Con chi era laggiù ? - ridomandai . - Con dei congiunti , - fece donna Teresa . - Ne sei sicura ? - osservai . - Deve fare un bel freddo in Isvizzera , ora ! - concluse Pietro , senza neanche rilevar la mia insinuazione . E si parlò del freddo , che pel venuto ottobre doveva calare anche da noi . Appena fui solo con Lidia , quel giorno , le dissi : - Andrò io a salutar la signora Uglio . Tu , rimani ; troverò un pretesto per iscusarti . - Non vuoi ch ' io ti accompagni ? - Lo credo inutile . I signori Uglio non sono simpatici nè a me , nè a te ; ce ne libereremo a poco a poco . - Non vorrei che mamma mi rimproverasse , - mormorò Lidia . - Perchè ? Sei tu , sono io , che dobbiam fare la scelta dei nostri amici ; e ci sarà ben lecito aver dei gusti diversi da quelli di tua madre . - Naturale , - assentì Lidia . Non uscii che alle dieci e un quarto l ' indomani mattina e perciò , mentre mi dirigevo al ponte di sbarco , vidi venirmi incontro Giorgio a fianco di Laura , i Caccianimico , Angela Tintaro e qualche altro conoscente . Li salutai , chiedendo venia del mio ritardo , e strinsi la mano a Laura , che mi parve singolarmente bella . - La tua signora ? - domandò Giorgio , nell ' atto ch ' io mi poneva al suo fianco e m ' incamminavo con loro all ' Eden Hôtel . - Lidia è indisposta e vi prega di volerla scusare . - Capii , dalla faccia contrariata di Giorgio , che , come avevo sperato , il pretesto non era buono ; ma nessuno si lasciò sfuggire l ' occasione di sorridere con qualche sottinteso . - Già indisposta ? - fece Laura , guardandomi di tra le ciglia socchiuse . - Oh , una cosa molto semplice , - risposi . Laura era alta , magra , degna del pallio o degli abiti con lungo strascico . La testa , piccola ed animosa , pallida e notevole per una capigliatura bruna e crespa , era capace di più espressioni violente e la tranquillità vi si sarebbe male significata ; dagli archi sopraccigliari larghi e dagli occhi castagni , ma instabili d ' irradiazioni così che parevan neri , usciva un ' energia lieta di vivere , facile a trasmodar nell ' ira e nell ' odio , senza fermarsi in graduali sentimenti ; il naso aveva rettilineo e la bocca dalle labbra carnose ; le orecchie rosee , ben disegnate , nascondevano l ' origine plebea che si rimproverava alla donna ; erano orecchie da patrizia e non anse da schiava ; la voce chiarissima , era nell ' intimità un po ' velata , ma eguale . Ettore Caccianimico , fiancheggiato dalla moglie e da Angela Tintaro , ci seguiva portando la valigetta di Laura ; io m ' offersi di prendere una piccola borsa di pelle che Laura aveva alla mano ; ma la signora si rifiutò , dicendomi : - No , no . Questa non si tocca . C ' è tutta la mia corrispondenza , qui dentro . - Di ' : tutta la nostra ; - corresse Giorgio con un sorriso celestiale . Ettore Caccianimico tossì . Io pensai che Giorgio Uglio volesse beffarsi di noi . Non si poteva ammettere ch ' egli ostentasse la pace domestica con ingenuità così fuor di proposito ; e se tale ingenuità esisteva in lui , non sapeva egli che io , fin dal primo riveder Laura , m ' ero chiesto s ' ella portasse ancora le giarrettiere che nell ' interno avevan ricamato il mio nome ? o quale altro nome chiudessero ora , dopo il soggiorno coi parenti ? Arrivati all ' albergo , Giorgio lasciò Laura , il Caccianimico diede la valigia ai servi accorsi ; vi ebbe un istante in cui Laura ed io fummo a viso a viso , discosti dagli altri . - Vieni a trovarci , - ella sussurrò prestamente . - E di ' a tua moglie che non c ' è bisogno di scuse perchè io la dispensi da ogni visita .... - M ' accomiatai , sottraendomi a un invito a colazione fattomi da Giorgio con insistenza . Quando Laura m ' aveva dette quelle parole coll ' audacia che le era propria e che l ' abitudine al tradimento aveva in lei perfezionata fino alla temerità , - io era rimasto attonito . Mai , per tutto il tempo del mio fidanzamento , Laura aveva fatto cenno al nostro passato , quantunque non di rado la incontrassi in casa Folengo ; mai s ' era curata del mio amore per Lidia .... Che cosa le frullava per la testa , ora ? Non potevo supporla così pazza da credere ch ' io conservassi di lei , non un desiderio , ma pur anco un ricordo .... Vedevo una sola cosa buona ed utile in tutto questo : la persuasione di Laura che un ' amicizia tra lei e Lidia sarebbe stata assurda e mostruosa ; persuasione , espressa da Laura coll ' altierezza sua caratteristica , quasi lei e non Lidia rifiutasse le occasioni d ' un incontro . Chiarissima era in me l ' idea dei doveri che m ' ero assunti verso Lidia e ferma la decisione di compierli , fors ' anco pel sentimento egoistico di pretendere altrettal rigida osservanza dalla donna . La compagnia di Laura m ' era quindi uggiosa ; non riuscivo a comprendere perchè in altri tempi mi fosse ella piaciuta . Osservandola bene , durante il primo rivederci e nei giorni successivi , m ' ero persuaso che Laura era fibra da tradir uomini e donne colla stessa facilità con cui avrebbe bevuto un bicchier d ' acqua . Sul suo viso stava un ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile ; gli occhi avevano sguardi equivoci , il sorriso non era aperto e cordiale , ma rapido , presto a mutarsi in sogghigno , a scomparir d ' un tratto perchè i lineamenti assumessero una gravità altrettanto falsa . L ' eleganza di Laura Uglio era capricciosa , troppo spesso procace ; se le risa della donna mi giungevano alle orecchie , mi parevano alte e sguaiate e m ' irritavano contro Giorgio , ch ' era così buono da permetter simile contegno a chi portava il nome di lui . Non sono ben certo delle impressioni che il mio atteggiamento suscitava in Laura . Se non conoscessi l ' acutezza femminile per inarrivabile nell ' avvertire e definire il fascino o la repulsione prodotta in un uomo , sarei tratto a credere che Laura ignorasse il mio mutamento a suo riguardo ; così appariva tranquilla e sicura . Ero con lei più riservato che cortese , più freddo che ostile , ma dovevo in ogni modo rispecchiar l ' antipatia per Laura , dal solo fatto che poco prima del mio matrimonio , io la trattava come ogni altra conoscenza . Noi ci vedevamo al Caffè Bolongaro d ' Intra , ove mi recavo solo . In quel momento , Laura aveva lungo corteo d ' ammiratori , i quali m ' evitavan la noia di trovarmi isolato colla moglie di Giorgio e impedivano a questa un possibile inopportuno richiamo al passato . Nel tornare a Pallanza , Ettore Caccianimico dava di piglio al mandolino e faceva da menestrello alla compagnia ; io mi offriva compagno costantemente ad Angela Tintaro , sebbene anch ' ella mi ripugnasse per le sue innaturali venture amorose . Nel susurro delle conversazioni , fra le risate , sentivo Laura dominar gli altri , avventar motti brucianti come labbra febbrili , aizzar quelli che l ' accompagnavano ; e guardando Giorgio , trovavo sulla faccia di lui il consueto sorriso celestiale . Mercè l ' opera di Laura , la villa Caccianimico s ' era tramutata in una gran sala di divertimento ; il giardino si popolava di giovanotti e di signore attratti dai giuochi eleganti che Giorgio , Ettore e Laura avevano organizzati ; il pianoforte era tormentato di notte fino a tarda ora e dalle finestre aperte prorompevan grida ilari , schiamazzi , risate femminili ; dopo il trattenimento , la baraonda usciva per le strade a far serenate coi mandolini e le chitarre , e di tutto Laura Uglio era l ' anima informatrice .... Quanti diabolici intrighi aveva ella saputo aggrovigliare , nonostante l ' idillio col marito ? Io sarei giunto forse a calcolarli , se il freddo improvviso non m ' avesse indotto a vincer l ' inerzia di quel soggiorno e a ritornare a Milano , donde contavo riprendere il nostro viaggio . VII . Saliva dalla via una sonnolenza larga e morbida , che pareva scemar gli stessi romori dei carri e delle carrozze , passanti sotto la pioggia a rovescio . In qualche negozio , le lampade elettriche splendevano , quantunque non fossero che le due del pomeriggio . Le signore , chiuse nei mantelli , non trattenute dal tempo accidioso , affollavano il Corso egualmente come nel più bel giorno d ' autunno , si soffermavano alle vetrine , trovavan la volontà di comperare e di discutere le compere fatte . Lidia apparteneva a questa categoria di signore instancabili nel passare da un magazzino all ' altro . Quando la pioggia era più violenta , Lidia si faceva allegra . Calzava stivaletti alti serrati , indossava la pelliccia , un piccolo cappello di feltro , guanti scuri , e usciva con me a pellegrinare pei negozi di mode . Aveva un umore eccellente ; mi abbracciava ad ogni poco , prima d ' andar fuori , e rideva ad ogni occasione ; sopratutto era abilissima nello scoprir la necessità degli oggetti inutili , al punto che mentre credevo di doverci trattenere solo un paio di giorni a Milano , ivi eravamo già da dieci e sembravamo incamminati a rimanervene altrettanti . S ' era cominciato cogli acquisti di gran rilievo , rappresentati dagli abiti di Lidia per la veniente stagione . Le stoffe offrivano due motivi a pensieri gravissimi : la qualità ed il colore , o meglio la combinazione dei colori , perchè con mia grande sorpresa , Lidia m ' aveva assicurato che una combinazione di colori falsi avrebbe distrutta la sua fama di signora a modo . Appena ella poneva piede nel negozio , la sua ilarità spariva e un ' ombra grave le si diffondeva sul viso bianco e fresco . Lidia ascoltava le parole del commesso con molta diffidenza , e sottoponeva l ' uomo a un ' analisi psicologica delle più accurate ; non amava i discorsi di quella gente ; non aveva scrupolo alcuno di mettere a soqquadro un magazzino intero , o d ' andarsene senza comperare . Mentr ' ella tuffava con voluttà le piccole mani fra gli ammassi di stoffe sciorinati sul banco , o confrontava gl ' infiniti campioni dei quali aveva zeppo il manicotto , - io mi sedeva presso di lei , ascoltandola , e nei casi dubbi ella si rivolgeva a me . - Che ne pensi , Sergio ? - chiedeva , mostrandomi il velluto o la seta . - Molto bene , - rispondevo . - Ma no , ma no ! - ella esclamava , con un sorriso . - Non si tratta di lodare ; non ho ancora scelto . Credi che questa guarnizione ? ... - Io aveva cura di creder sempre quanto credeva ella medesima e di fingermi anche più ignorante di quel che non fossi , perchè ella non avesse a sospettar d ' una certa mia esperienza di mode , acquisita in diverse occasioni , le quali da Lidia non si dovevan conoscere . - Se fosse qui la mamma , potrebbe consigliarmi ! - diceva ella infine . Faceva mandare a casa gl ' involti voluminosi , ma quando ve n ' era qualcuno appena possibile a portarsi , ella stessa se ne impadroniva e se lo metteva sotto l ' ascella con una tenerezza materna delle più ingenue . Poi mi diceva : - Spero che così andrà bene ; quel mantello aveva assolutamente bisogno della piuma , in basso ; quest ' anno la piuma si usa molto ; purchè la sarta non guasti ! ... Aspetta ; devo entrar qui un istante .... - E si andava in un altro negozio , dove il commesso ricominciava le chiacchiere , e Lidia l ' analisi psicologica . Avevo occasione d ' osservare che tutte le signore facevan così , e che l ' aria grave di Lidia si ripeteva sui viso di quante entravano . In qualche magazzino , il susurro femminile pareva un ronzìo d ' api laboriose ; colla differenza che le api umane qui , scialavano invece di raccogliere ; alcune s ' abbandonavano alla disperazione per non aver trovato quanto desideravano ; altre discutevan sul prezzo e mercanteggiavan per abitudine ; e tutto questo , alternato cogli sguardi rapidi , sintetici , alle compagne , delle quali si valutavano in un baleno anche il veletto e i guanti . Avvenivano incontri di amiche , sùbito unite in una lega tacita contro il commesso ; più sovente , s ' incontravan delle nemiche , riconoscibili alla ostentata cura dell ' una di non sfiorar l ' abito dell ' altra , squadrata con sovrano dispregio . Potevo cogliere a volo dei piccoli dialoghi : - " Sai , l ' ho pagato quaranta lire ; ma a Giuseppe dirò che mi costa venti . - " Naturale . - " In un caso , citerò la tua testimonianza . - " Còntaci pure ; faccio anch ' io lo stesso con Paolo . - " Stavolta donna Mercedes è sbaragliata . Compro questa pelliccia , ch ' è adorabile . - " Adorabile ; somiglia alla mia , salvo che quella mi vien da Parigi . " - Se giungeva per caso una cortigiana in momentaneo favor del pubblico , l ' attenzione delle signore si raccoglieva totalmente su di lei ; lì , era la moda , un po ' audace , ma espressiva . Forse , in qualche cuore di donna onesta non sanguinava una piaga d ' invidia , pensando che il bel giovane presso la cortigiana dava lentamente la vita e il patrimonio per lei ; non tanto per quest ' ultimo , quanto per la vita ? ( Dolce poter dire , levando gli occhi languidi al soffitto : " Ahimè , povero ragazzo ! Se avessi saputo che sarebbe giunto a morirne .... Ma chi lo imaginava , coll ' ipocrisia della nostra gioventù ? " ) Mi pareva di respirare aria più libera , all ' uscir da quei negozî , mentre Lidia rilevava con immenso sconforto che per la giornata non aveva altre compere in vista . Si consolava però sùbito a casa , trovando accatastati gl ' involti nella sua camera ; li apriva , considerava ancora gli acquisti , aspettava la sera per giudicarli alla luce artificiale ; qualche volta li rimandava o li mutava , dopo i consigli della sarta . Questa aveva libero adito in casa nostra , a qualunque ora del giorno . Era una signora alta , magra , con un neo posticcio sulla guancia destra ; compariva , - eccezionalmente e solo per Lidia condiscendeva a muoversi dalla sua officina - seguìta da una commessa che portava i giornali di moda , quei giornali di moda i quali rappresentavan per lei il limite a cui l ' umana intelligenza può giungere e donde è affatto inutile si spinga innanzi . Apertili , con suprema delicatezza quasi porte di tabernacolo , Lidia e la sarta si curvavano sul figurino , v ' appuntavan l ' indice , facevan lunghi calcoli non meno di due generali alla vigilia d ' un attacco decisivo . I consigli di quella signora eran semplicemente infernali ; dovevan partir forse dal principio che ogni cosa bella ne ammette una migliore , e per questo principio indicava lei medesima le stoffe , i colori , le guarnizioni , le fodere più opportune , spiegando a me , sottilmente , come la bellezza di Lidia volesse un ' eleganza raffinata e aristocratica , ma senza possibili confronti . Ella aveva pure intuito che nessun momento della vita coniugale meglio del nostro , si prestava a comporre e a radunare un corredo muliebre così vantaggioso per Lidia , quanto , in altro senso , per lei ; e ciò spiegava l ' attenzion matematica , l ' accuratezza con cui gli abiti erano ideati , fatti e finiti , in un giro di tempo relativamente assai breve e con approvazioni entusiastiche da parte di Lidia . Quei capolavori di buon gusto ammaliavano Lidia , la quale si sentiva diventar donna forse più per merito loro che per merito mio ; sembravan contener fra il raso , il velluto , la seta , un universo d ' insidie , d ' invidie , di frivolezze , di cattiverie , di seduzioni , di sottintesi che ancora mancavano a Lidia per poterla considerare un ' adorabile signora della buona società . L ' intervento della sarta aveva portato un ritardo nella nostra partenza . Ottobre era già venuto al termine e novembre , - in quell ' anno rimasto memorabile per la sua rigidezza , - si presentava carico di nebbioni e assai minaccioso . Al comparir dell ' ultimo abbigliamento , respirai : ora saremmo infine partiti . Ma Lidia , con un ' infinità di moine graziosissime , - dove l ' aveva imparate ? - mi pregò d ' aspettare qualche giorno , perchè v ' eran altre piccole compere a fare , di cui voleva sbrigarsi al più presto . Pensai rapidamente che le compere avevano un incalcolabile peso sulla nostra felicità : mai , come in quei giorni , Lidia raggiava di salute fisica e spirituale ; era un lumeggiar continuo di sorrisi , un brillamento d ' occhi , un accondiscendere a tutto quanto dicessi e anche a quanto stessi per dire , - senza precedenti nel nostro breve passato intimo . In séguito a tale considerazione , credetti il premio adeguato alla fatica di trattenerci qualche giorno ancora a Milano ; e ricominciammo il pellegrinaggio nei negozî , non più di stoffe , ma di gingilli . Stavolta le compere eran d ' un ' inutilità sorprendente , e Lidia non aveva nemmeno il coraggio d ' assumere l ' aria grave di circostanza ; ma quegli acquisti parevan più necessarî a lei , più fatalmente agognati , che la stilla d ' acqua alla gola riarsa d ' Epulone . Si perdeva e s ' estasiava davanti agli oggettini da salotto nei quali la diabolica scaltrezza dell ' artefice aveva sudato a raggiunger la perfezione ; e per l ' impaccio della scelta , non sapendo Lidia decidersi fra due balocchi egualmente leggiadri , finiva collo sceglierli .... ambedue ; e poichè l ' intuizion già notata nella sarta , sembrava ripetersi in tutt ' i negozianti ai quali facevamo capo , a bella posta essi mettevan troppo di frequente Lidia in quell ' impaccio della scelta , così disastroso per le sue conseguenze . In casa , meglio che in ogni altro luogo , la superfluità delle nostre compere strideva maledettamente ; le camere eran già ricche di decorazioni e d ' ornamenti , ed ogni angolo aveva un mondo di gingilli ; inoltre , poichè l ' appartamento nostro era stato arredato col consenso di Lidia e colla sua approvazione , io non riusciva a comprendere com ' ella vedesse tanti e così spaventosi vuoti là , dove alcuni mesi prima tutto le pareva giusto , appropriato , ben messo . Eppure , ella trovava modo di fare spazio , bastante non solo per ciò che aveva comperato , ma anche per ciò che doveva comperare , e innanzi alle sue acrobatiche sovrapposizioni , s ' entusiasmava vie più a cominciar da capo l ' indomani . Tutto questo m ' annoiava d ' una noia grigia e vasta ; io voleva partire . Lidia mi pareva una bimba , ma la sua infantilità si prolungava oltre misura , e s ' io non avessi avuta in fondo al cuore un ' eco di quella tenerezza che ci aveva presi ambedue , al ritorno , nel riveder la nostra camera nuziale , sarei scattato d ' improvviso . In un giorno , dunque , pieno di sonnolenza larga e morbida , che attutiva anche il romor dei carri e delle carrozze , sotto la pioggia sferzante , noi eravamo usciti come di solito . Poco prima , Lidia s ' era messa alla scrivania per mandare una lettera a donna Teresa ; ma dopo aver contemplata la carta colle cifre in carattere antico , ella m ' aveva chiamato : - Sergio ! - Dal tono di voce , era chiara una supplica . - Sergio , non ti sembra che questa carta sia sovranamente funebre ? Quelle cifre in nero .... anche il formato ? ... - L ' hai scelta tu , cara , se non m ' inganno . - Sì , è vero .... Ma ho sbagliato .... Che cosa dirà mamma , ricevendola ? Lei , così attenta a ogni cosa ? ... - Pausa , di meditazione ; poi , chiudendo l ' asse scorrevole della scrivania : - Sergio ! - Lidia ? - Se io ti pregassi .... di cambiarla ? - Cambiarla ? ... colle tue cifre ? ... Bisognerà comperarne dell ' altra ; è più spiccia .... - E tu , non te ne avresti a male ? - Di che ? Se l ' avessi fabbricata io , questa .... - Allora , Sergio .... Allora usciamo , sùbito ? Piove : una bellissima corsa , mi butto in ispalla la pelliccia , e in un minuto sono in ordine .... - E in un minuto era stata in ordine veramente , senz ' aiuto di cameriera , infilandosi i guanti sulle scale , come se la casa dietro noi si fosse incendiata e minacciasse un crollo . E perciò noi eravamo usciti , a piedi , in mezzo al fango e all ' accidia invernale . Pareva una ragazzina scappata di scuola , Lidia , colle mani ricoverate nel manicotto , appoggiandosi al mio braccio , tuffata nella pelliccia , il cui bavero alto le riparava le orecchie dall ' aria pungente . La carta fu scelta , senza cifre , ma benchè Lidia ne fosse ammirata e secondo il solito se ne portasse la scatola tra il seno e il manicotto con materna sollecitudine , - io osservai ch ' era di gran lunga migliore quell ' altra . - No , no , t ' inganni , - rispose Lidia . In fondo , ella si curava pochissimo delle mie obiezioni : aveva la più illimitata presunzione del proprio buon gusto .... - Aspetta , - diss ' io , fermandola innanzi al negozio d ' un libraio . Mentre passavo , m ' era parso di veder sulla copertina d ' un elegante volume , un nome che in quel posto era stranissimo . - Gian Luigi Sideri , - lessi . - Il lastrico dell ' inferno , romanzo ! Come è possibile ? - È un tuo amico ? - domandò Lidia . - Ma senza dubbio , un mio caro amico . È inesplicabile questo risveglio .... - È inesplicabile che abbia scritto un romanzo ? Perchè ? Non avrà avuto di meglio a fare .... - E Lidia , con un movimento del braccio mi accennò che desiderava andarsene . Dove mai Gian Luigi Sideri aveva trovata l ' energia necessaria a far qualche cosa ? - io pensava , riprendendo con Lidia il cammino verso casa . - Come mai era riuscito a darmi questa lezione di buona volontà ? Che cosa sentiva io perciò ? Era invidia ? No : era amarezza , malinconia , per la dispersion di forze che caratterizzava la mia vita .... E sorpresa anche , perchè fra quanti avrebbero potuto fermarsi sulla via inutile , certo io non ascriveva Gian Luigi Sideri . La nostra amicizia contava parecchi anni d ' esistenza . Ci eravamo conosciuti al teatro Manzoni , dove il conte Gian Luigi ed io avevamo le poltrone fianco a fianco , e la mia attenzione era stata attirata dall ' irrequietezza nervosa di Gian Luigi , a pena contenuta per l ' abitudine ai salotti ; durante gl ' intermezzi , egli si rifugiava nell ' atrio compensandosi dell ' immobilità forzata con delle evoluzioni pel lungo e pel largo , a passo celere . Fra un ' armonia di gusti e un senso estetico squisitissimo , una facilità a comprendere ogni cosa bella e originale , Gian Luigi portava talvolta una nota così discorde , così strana , da non lasciar capire come avesse potuto nascere in lui . Le sue carrozze , per esempio , eran di forme e di colori detestabili quanto la livrea della sua casa , e non gliele avevo perdonate se non come effetto d ' un certo disequilibrio di facoltà critiche . Al contrario , la sua mente era piena di concetti e di visioni graziose , sfumate ; Gian Luigi aveva una cultura tutta d ' apparenza , la quale sussidiata da un acume non volgare , gli dava maggiori vantaggi che non la mia , pesantissima ; buon musicista , Gian Luigi componeva ballabili e romanze , di colore azzurrino , su parole proprie , ma un ' ammirazione esagerata per tutto quanto veniva da Parigi , lo costringeva a scriver francese ; egli conosceva questa lingua forse meglio della propria e la parlava volentieri , con accento irreprensibile . In fatto di letteratura , Gian Luigi s ' era limitato sempre a imaginare argomenti da romanzo o da novella , nei quali si poteva sùbito rintracciar la sua tendenza per le cose un po ' indeterminate , e per gli acquerelli di piccole dimensioni ; sfuggiva il dramma o lo decorava di particolari arguti , che l ' avvolgevan quasi in una nube e gli toglievano i bagliori sinistri .... Questi argomenti , creati , modificati , accarezzati nella fantasia , rappresentavano per Gian Luigi altrettante lontane possibilità di lavoro , a cui pensava qualche volta con rammarico , lamentandosi d ' essere incapace di un ' occupazione lunga e abnegativa . Quanto all ' animo di lui , io non era tuttavia riuscito a definirlo con esattezza . Era scettico , Gian Luigi , o indifferente , o fatuo , o innamorato di qualche cosa o di qualcuno ? Probabilmente , colla instabilità sua particolare , egli era a vicenda tutto questo , ma un certo riserbo lo salvava dal dimostrarlo . Senza dubbio , conosceva il mondo , e in trent ' anni di vita aveva corse le vicende istruttive degli uomini liberi ; senza dubbio , anche , era un sognatore , ma non un sognatore classico , il quale attraversa doloroso l ' esistenza in cerca di sensazioni inaudite ; bensì , un sognatore calmo , sorridente , eclettico , il quale coglie il buono dove s ' incontra e lo paragona alle proprie aspettative . Era un ammiratore di Laura Uglio , donna che per la sua beffarda filosofia della vita , doveva singolarmente confarsi allo spirito di Gian Luigi ; forse , egli ne era stato anche l ' amante , perchè in un certo periodo , noi ci guardavamo con curiosità , stimolati dal desiderio di farci una domanda e incapaci a formularla ; ond ' era fra noi due rimasta quella specie di punto interrogativo , non mai soddisfatto . Laura , Gian Luigi , ed io , conoscevamo così profondamente i doveri ed i diritti di ciascun di noi , che non amavamo affrontarci , preferendo un fatto dubbio , larvato di convenienza , a una risposta secca e noiosa .... Certo , nel calendario d ' amanti che la società affibbiava a Laura , il nome di Gian Luigi non era comparso ; ma questo provava ben poco , perchè non era comparso neppure il mio .... Ora , Gian Luigi , - scettico , indifferente , fatuo o innamorato , che importava ? - aveva d ' un tratto raccolte le sue forze , aveva lavorato , aveva dato alla luce un volume , un grosso volume , a quanto si vedeva , che gli era costato almeno sei mesi de fatiche , i sei mesi del mio matrimonio . L ' avvenimento era così straordinario , ch ' io giunsi a casa senz ' aprir più bocca : salii le scale dietro Lidia , a testa bassa ; mi ficcai nella poltrona , presso Lidia , in salotto , dimenticando di guardar nel mio studio se fosse arrivata la posta ; e rimasi in quell ' attitudine , colle braccia incrociate , a pensare . - Ah questa sì , va bene ! - esclamò Lidia , sciogliendo l ' involto della carta da lettera . Si mise innanzi allo scrittoio , dispose i fogli , prese la penna , mi si rivolse : - Che cosa debbo scrivere a mamma ? - E il libro di Gian Luigi - mi domandavo - quale esito aveva avuto ? Un buon esito , certamente , perchè Gian Luigi doveva aver gusto , l ' istinto della misura , che non s ' insegna .... - Sergio ! - chiamò Lidia , sorpresa . - Non hai udito : come debbo scrivere a mamma ? - - Mandale i miei saluti , - risposi ; - annunciale la nostra partenza .... - La nostra partenza ! - ripetè Lidia con un sospiro . - Per quando , per dove ? - Per quando vuoi , per dove vuoi .... - Ma ero stato un imbecille a non comperar sùbito il romanzo di Gian Luigi : bisognava leggerlo , avevo urgenza di quel libro : volevo stabilire immediatamente .... - È proprio necessario partire ? - domandò Lidia , abbassando la testa sul foglio di carta . - Necessario ? - esclamai . - Che domanda ! C ' è qualche cosa di necessario , al mondo ? - Oh , Sergio ! - Ma sì ; non c ' è nulla di necessario , cara amica . Si parte , si viaggia , perchè ciò è nelle abitudini , nelle tradizioni , e perchè sarebbe lo stesso non partire , non viaggiare .... - Allora , non partiamo , e non viaggiamo ! - fece Lidia in tono secco . - Io sto bene qui . - S ' alzò dalla sedia e si mise a passeggiare pel salotto . Ella aveva indossata una vestaglia verde - cupo , che aveva la vita brevissima , e dal petto giù fino ai piedi , serbava una linea rigida e severa , appena interrotta a metà da un nastro fissato ai fianchi e incrociato sul davanti ; somigliava così , Lidia , a una scultoria figura bizantina . Cominciai dal gettarle un ' occhiata d ' ammirazione , senza muovermi dal mio posto : quindi risposi : - Allora , non partiamo e non viaggiamo ! - Lidia si fermò di botto ; poi mi si avvicinò . - Perchè dici questo ? - ella chiese con voce calma . - Perchè credo sia il tuo desiderio .... - Ah , no , no ! Non è per questo che parli in tal modo , Sergio ; io ti conosco , ormai . - Le parole furono dette quasi con benevolenza . La donna si passò una mano sulla fronte , perchè dovevan presentarsele più argomenti d ' eguale importanza , che voleva tutti enunciare , in bell ' ordine ; e all ' uopo , sedette di nuovo innanzi alla scrivania , donde mi riusciva quasi di faccia . Ma mi alzai io dalla poltrona . - Ebbene , - dissi un po ' seccato . - Non si parte , perchè partire o rimanere è affatto indifferente , come tutto il resto . - E mi diressi , verso l ' uscita , e raggiuntala senz ' opposizione da parte di Lidia , mi ritirai nel mio studio . VIII . Mi occupai sùbito a stabilire la gravità di quanto avveniva e a capire il significato d ' una recrudescenza di sogni che supponevo decisamente snebbiati dal mio animo e invece eran ricomparsi cogliendo la prima occasione favorevole . I due termini estremi della situazione eran chiari per quanto dolorosi : un lasso di sei mesi aveva trasformato Gian Luigi Sideri in un uomo che ambiva alla fama e dilatava la propria personalità utilmente ; un lasso eguale di tempo nella mia vita non aveva concluso che a mutarmi da scapolo in marito . L ' enorme abisso fra l ' una condizion di cose e l ' altra , era appena intravedibile e perciò tanto più capace d ' impressionarmi . Gian Luigi ed io , avevamo nel medesimo tempo , nel medesimo giorno forse , spalancate due porte sulla nostra via ; lui dirigendosi a lotte d ' intelligenza , a febbri di concezione , a godimenti e ad amarezze non comuni , e tali da raffinarlo e da toglierlo alla greggia umana ; io sottoscrivendo al mio volgarissimo avvenire , rinunciando a sogni smisurati , collo sposare una fanciulla , che amavo indubbiamente , ma che ancor dopo sei mesi d ' intimità non sapevo se fosse quella la quale m ' abbisognava . Intuivo di questo fatto le conseguenze . Un matrimonio non è mai stato barriera al lavoro intellettuale , ma per me , pel mio bizzarro carattere , assumeva l ' aspetto d ' una barriera insuperabile ; anzi , come altri aveva bisogno della famiglia per lavorare , io aveva invece necessità della vita libera , capricciosa , retta dal mio solo arbitrio . Le angustie derivate dalla casa , gli obblighi assunti , le convenzioni tacite che il matrimonio chiudeva in sè numerosissime , formavano il veleno più potente , più letale , più immedicabile alla mia attività , anche senza tener conto delle obiezioni e dell ' atteggiamento ostile che nel mio caso speciale poteva assumere Lidia per un tentativo , molto problematico , di darmi finalmente alla letteratura . No ; se v ' era stata ancora speranza a qualche cosa , se il destino aveva riserbata nel mio animo una miracolosa potenzialità di scuotermi e d ' agire , - io aveva distrutta quella speranza , avevo stremata quella potenzialità , fatalmente , il giorno in cui m ' ero legato a Lidia . L ' avevo guastato io , il mio destino , come al più degli uomini succede ; e m ' ero scelto l ' avvenire del buon padre di famiglia , quand ' era forse pronto per me l ' avvenire d ' un artista ! Chi m ' aveva tratto in inganno ? Lidia , colla sua fresca bellezza ? i parenti di lei , colle loro cortesie ? Nessuno : una succession di casi , una forza sottile d ' attrazione al pericolo . Onde , non avevo contro chi volgere il mio malcontento e l ' angoscia della delusione ; gli altri , eran vittime ; io era vittima ; eravamo vittime tutti quanti di quelle leggi necessarie e assurde , che ad ottener Lidia corpo ed anima m ' avevan vincolato a lei per l ' esistenza intera . Nel mio studio , l ' ombra del pomeriggio calava rapida fra scrosci di pioggia ; a momenti non ci si vedeva più , ma non sapevo muovermi dalla poltrona , nè deporre il libro che avevo mandato a comperare e che tenevo ancora intonso fra le mani , come un testimonio vivo e straziante di quanto si poteva fare e di quanto non avevo fatto . Dalla camera attigua mi veniva il romor dei passi di Lidia , e mi figuravo la donna pensosa , a testa china , le mani entro le tasche della vestaglia , passeggiando come un automa pel salotto . Lidia era tutto il mio destino ; io doveva cooperare a renderla felice , e raccogliere in questo còmpito non facile ogni facoltà dello spirito ; inutile guardare di là da simile stretta cerchia , oltre la famiglia e la casa . A poco a poco , il romor di quei passi mi divenne intollerabile ; forse Lidia piangeva per il modo brusco e inusato con cui m ' ero sottratto a quanto ella voleva dirmi .... A che stava pensando , ora ? Alla triste scoperta della mia indole , a ' miei torti , alle sue speranze di quiete , inutili .... Giovane , elegante , bella , voleva ben più attente cure di quelle che io non le prestassi ; poteva ben dolersi de ' miei sogni ridicoli i quali creavano una rivalità inafferrabile per lei .... Ma intanto , quei passi mi causavano un rimbombo doloroso nel cervello ; il fruscìo della veste m ' irritava ; il contegno silenziosamente corrucciato di Lidia mi pareva un rimprovero sproporzionato alla colpa .... Gettai il libro di Gian Luigi , d ' un tratto ; mi levai , mi diressi all ' uscio che metteva nel salotto : volevo pregar la donna di non più tormentarmi .... Di non più tormentarmi ? Ella m ' avrebbe giudicato pazzo ; che tormento mi dava ? ... Restai così un attimo innanzi all ' uscio , studiando la frase meno incomprensibile ; e non trovandola , e temendo di veder per davvero le lagrime supposte di Lidia , ritornai alla poltrona , ma l ' oscurità era ormai densa nella camera , e non interrotta se non dallo spiraglio di luce che appariva alla bocca della stufa . Come le sei suonavano all ' orologio della chiesa vicina , mi recai nel tinello , ove rimasi stupito vedendo preparata la tavola con una sola posata . Geltrude - la cameriera che aveva lasciati i signori Folengo per passare al nostro servizio - accendeva il candelabro a gas , nel mezzo del soffitto ; e allo stropiccìo de ' miei passi si volse , dicendomi : - La signora è indisposta e prega il signore a voler pranzare da solo . - Credo che così male io non abbia pranzato mai , in tutta la mia vita . Un ' ira sorda m ' aveva preso contro Lidia e la sua indisposizione pretestata ; il far partecipe la servitù di quanto avveniva tra noi , mi pareva l ' atto più stupidamente borghese che Lidia potesse commettere , e rivestiva a ' miei occhi un carattere d ' ostilità assoluta poichè la donna conosceva benissimo le mie opinioni in proposito . Neppure un istante mi balenò alla mente il pensiero ch ' ella avesse sperato in una mia sollecitudine per il suo malessere , in una mia comparsa nella camera da letto ov ' ella rimaneva . A Geltrude non chiesi spiegazioni ; pranzai male , ma pranzai , col giornale spiegato innanzi a me ; poscia accesi un sigaro e mi accomodai sul divano a fianco del caminetto , studiando con enorme attenzione i ricami della fiamma sulle legna . Verso le nove , uscii di casa ; io non m ' accorgeva d ' agire non per volontà mia , ma per fare meccanicamente ciò che avevo visto fare agli altri in simili casi : gli altri si divertivano o cercavano divertirsi ; io entrai al teatro Dal Verme , ove un Circo equestre attirava folla discreta . Nell ' atrio scansai tre o quattro conoscenze : un marito con seimila lire di rendita , nient ' affatto sorpreso che la moglie ne spendesse diecimila per la casa ; un vedovo in procinto di sposare sua cognata , quantunque la sapesse , come la sorella , già condannata per etica dai medici ; uno scapolo , che manteneva una ragazza della quale si vergognava e per la quale ostentava la massima indifferenza ; ed altri , che mi riuscivano stranamente antipatici a un tratto , mentre m ' erano appena indifferenti per lo passato . Da quanti , invece , appressai fra i miei amici , ricevetti quella sera un ' accoglienza curiosa e significante ; erano saluti e strette di mano sincere , ma diverse dalle consuete ; era un atteggiamento quasi grave che costoro assumevano alla mia presenza ; un gruppo di celibi , noto pe ' suoi discorsi pornologici , troncò una discussione , quand ' io l ' avvicinai , e ne cominciò un ' altra di politica .... Si aveva riguardo per la mia mutata condizione , e pareva s ' aspettasse di definirmi e di classificarmi fra le diverse specie di mariti , prima di scegliere un contegno deciso . Fu l ' ultimo colpo all ' irritazione che mi ribolliva dentro ; ero dunque ben morto per quegli uomini , bene straniero ormai al loro consorzio , se si trattenevano dal mostrarsi cinici e scapati quali erano , e indossavano una cappa di convenienza , pesante a me più che a loro medesimi ? Domandai di Gian Luigi Sideri . Era a Sestri a lavorare , solo . - Com ' è stato accolto il suo Lastrico dell ' Inferno ? - chiesi . - Assai bene ; ne hanno parlato anche all ' estero , - mi si rispose . - Una rivelazione ! - Me ne andai , verso le undici . Gli altri si recavano a cena . - Tu non verrai , non è vero ? - domandò uno . - Grazie ; vado a casa , - risposi dopo un lampo d ' esitazione . E negli augurî di " Buona notte ! " che m ' accompagnarono , volli trovare ironia , invidia , rispetto comico per la fedeltà con cui osservavo i miei doveri di sposo felice ; e l ' irritazione si riversò allora infine , decisamente , contro costoro , contro la buaggine del mondo . Se si fosse indovinato che già tra me e Lidia cominciavan gli screzî ! ... Screzî i quali davan ragione alle ironie sottintese , e avrebbero fatto esultare quei filosofi da marciapiede .... Ebbene , no ! Lidia era a letto ; dormiva , quando rincasai . La scossi leggiermente , la pregai di voler dimenticare , l ' ottenni ben facile , e l ' alba dell ' indomani sorse tranquillissima per noi , smemorata d ' ogni chiaroscuro spiacevole . Tornando , però , durante quella notte , al primo malinteso che aveva prodotto il nostro broncio , Lidia espresse di nuovo il desiderio di non partire ; non aveva voglia di soffrire i disagi di un viaggio lungo ; voleva attendere la migliore stagione , e nel frattempo occuparsi della sua casa , far visite e riceverne , andare a teatro , godere del carnevale prossimo ; tutto coll ' impazienza della donna nuova , che brucia dal desiderio di mostrare al mondo quale splendida farfalla sia sbucata dalla crisalide . Per non toglierle illusioni circa quei divertimenti che il suo nuovo stato le permetteva , ascoltai il programma di Lidia con animo sereno e mi compiacqui a far disegni sull ' argomento . Nei giorni successivi la presentai a quante famiglie conoscevo e mi parevan degne della sua amicizia .... Spesso in quelle case , dov ' io entrava una volta preceduto da impaziente attesa e circondato da cortesie eccezionali , trovai un ' accoglienza compitissima e tuttavia diversa da quella del passato ; le madri mi serbavan qualche rancore per non aver fatta cader la mia scelta sulla signorina , speranza e tormento della famiglia ; ero per esse una fresca tomba di illusioni . Altrove , era la signorina che usava un po ' d ' astio contro Lidia e un po ' di sprezzo contro me ; occhiate traducibili con un : " Tanto , non avrei saputo che farmi di voi ! " Eran più schietti e cortesi gli uomini , quegli stessi uomini , i quali diventavan terribili di satira e acuti di negazione non appena si trovavano in crocchio , al teatro o al caffè . Difficile stabilire il numero esatto di quelli che al veder Lidia si proponevano di sedurla in otto giorni e stringendomi la mano si rallegravan seco stessi d ' aver io preparata una nuova preda per loro ; certo , dovevan essere molti e non tutti scapoli ; certo , anche , Lidia produceva comunemente un effetto d ' ammirazione per la sua bellezza , e di simpatia viva per un ' ingenuità graziosa , per una semplicità pura di modi , che alla bellezza eran fortissimi ausiliari . E in grazia di tali ausiliari , le madri più arcigne e le fanciulle deluse , dopo quindici giorni gareggiarono a diventar l ' amica intima di Lidia , come gli uomini tutti studiaron di farsi amici intimi miei ; del che ero meno lusingato . Lidia aveva stabilito il martedì pe ' suoi ricevimenti ; io v ' assisteva sempre , quantunque i discorsi delle signore mi facessero sui nervi l ' effetto d ' uno strider di lima e non fossi compensato se non dallo spettacolo delle manovre tattiche ivi usate . La simulazione e la dissimulazione vi giuocavano aspre battaglie ; vedevo le nemiche sorridersi , darsi la mano , baciarsi e lodarsi , con un ' abilità che un diplomatico avrebbe pagata un occhio ; ascoltavo le più calunniose insinuazioni fatte col più idilliaco dei sorrisi ; notavo la gara tacita e accanita di soverchiarsi in eleganza , in bellezza , in ispirito , e rilevavo come le più maligne parlassero sempre della malignità altrui , dichiarandosi aliene da ogni vanità umana e inorridite dalla maldicenza , la quale pur troppo non rispetta alcuno . Io mi diceva frattanto che se si fosse scoperto ch ' io era adultero , giuocatore od ubbriacone , tutte le amiche di Lidia avrebbero esultato , in omaggio all ' amicizia femminile . Avevan trovato , quelle eleganti femmine , un tema che si prestava mirabile a piccoli colpi , a punture di spillo , a ferocie squisitamente melate ; ed era , il tema , l ' infecondità di Lidia . Non poteva ella avere un ' emicrania , un malessere passeggero , un pallor più accentuato , o una leggierissima tinta azzurra sotto gli occhi , senza che le amiche vi trovassero qualche significato riposto , qualche preavviso della venuta di un bimbo ; di quel bimbo , il quale , secondo loro , era indispensabile al coronamento della nostra unione , mentre io non vi aveva manco pensato . E poichè il bimbo pareva farsi aspettare , le osservazioni s ' inoltravan più ardite : - " Lei , dunque , non si tedia mai ? - " Mai , cara signora . - " Ciò è stranissimo . - " Perchè ? ... - " Sempre così soli , senza una testolina bionda da accarezzare , senza le cure deliziose per un innocente .... " - Le parole non producevano in Lidia alcun effetto doloroso ; ella non aveva nè propensione nè repulsione per la maternità ; forse non ne aveva una chiara idea , e ciò faceva sì ch ' ella rispondesse colla sua ingenuità quieta alle sollecite visitatrici , frustrando in loro ogni speranza d ' esser riuscite ad amareggiarla . - Assolutamente , si vuol vedere un frutto del nostro amore , - dissi una volta a Lidia . - Se non ci riusciamo , bisognerà adottare un trovatello per far piacere agli amici . - Lidia scoppiò a ridere , e mi tolse ogni inquietudine circa l ' esito sortito da quelle insinuazioni . Più di quanto io non m ' aspettassi , era ella abile a giudicar le persone e a sottrarsi da ogni influenza . Una vecchia signora , assidua ai martedì , s ' era proposta una tutela gratuita su di noi ; voleva insegnarci a vivere , e s ' interessava della servitù , dell ' andamento della casa , dando consigli non cercati perfin sulla disposizione dei mobili . Lidia non era in questo affatto indulgente , e un giorno in cui la signora si lamentava perchè avevamo licenziata la cuoca , Lidia le fece capire che sarebbe stata ottima cosa non si fosse più fatta vedere , nè ai martedì , nè in altri giorni della settimana . Era donna , Lidia oramai ; così donna da inquietarmi un poco per la seduzione inconscia ch ' ella esercitava sui miei amici . Io non poteva più contar quelli che la desideravano ; erano tutti , giovani e vecchi , ammogliati e celibi ; gli ammogliati non m ' avrebbero ceduta volentieri e per un lasso di tempo indeterminato , la loro sposa fedele in cambio della mia ? Sì , certo ; son cose che si fanno , salvando naturalmente le apparenze . Dovevo essere odiato quanto era desiderata Lidia , da costoro . La mia presenza immancabile li urtava come un ' offesa personale ; entravan nel salotto strisciando , la schiena curva , il sorriso rutilante ; trovavan Lidia , coi piedini sulla proda del caminetto , un libro pesante alla mano ; fuori c ' era l ' aria grigia di dicembre ; un complesso di cose molto propizie a discorsi sentimentali , a preliminari d ' attacco . Ma se domandavano : - " E Sergio , il nostro caro Sergio , come sta ? " - e si sentivan rispondere da Lidia : - " Bene , grazie . È nello studio ; ora lo faccio chiamare , " - addio speranze , addio preliminari e discorsi sentimentali ! ... Però , quando compariva io , le strette di mano eran così calorose come tornassi da un viaggio di circumnavigazione . Io mi meravigliava di una cosa sola : che quei furbi seduttori , quegli esperti ladri onorabili , non s ' accorgessero , nella loro furberia , come la mia presenza fosse affatto superflua a sventar le loro arti ; come Lidia , anche sola , anche triste , anche corrucciata contro di me , non fosse donna da cascar fra le loro braccia . Ma essi mi trovavan troppo brutto al loro confronto , per ammettere simile verità ; non so chi , aveva loro insegnato che necessariamente una donna deve cadere ; oggi , domani , fra un mese o fra un anno , la caduta avviene ; e nell ' aspettazione , essi frequentavano la mia casa , e si sedevano alla mia mensa , come già io aveva fatto con Giorgio Uglio . Nessuno di quei visitatori , per altro , aveva ancor preso un atteggiamento perspicuo ; venivano ai martedì , a qualche pranzo , a qualche festa che dava Lidia . Nessuno aveva ancor trovata l ' occasione di scriverle un biglietto o d ' inviarle un libro o d ' addentrarla nella conoscenza dei buoni autori contemporanei ; ma io non mi nascondeva che fra la turba doveva trovarsi già l ' audace , e mi chiedevo con una certa ansia se avrei potuto io stesso scoprirlo . Il concetto che avevo dell ' intuizion dei mariti , non era ottimo , per vecchia esperienza . Ora , io era un marito , dopo tutto , e tanto marito da pensare e da ragionare perfettamente all ' opposto di quanto ragionavo e pensavo un giorno . Sarei stato marito anche nel sospetto ? Anch ' io come gli altri , sarei andato a investigar le cose più assurde e a dubitar dell ' amico sincero , quando ad ogni istante avrei avuto sott ' occhio il nemico ? Era un dubbio affatto indipendente dalla gelosia per Lidia ; era un dubbio che il mio amor proprio sentiva crescere con immenso dolore , perchè avvalorato da un piccolo falso allarme recentissimo . Mi veniva per casa un giovanetto di diciannove anni , poeta : alto , magro , biondo , lezioso ; stabilito a Roma colla famiglia , si tratteneva però volentieri a Milano ; portando un bel nome , aveva molte conoscenze ; corteggiava le signore con arte precoce e con sonetti così lacrimosi da farlo creder Geremia redivivo . Mi era anche antipatico ; sentivo in lui una certa forza di seduzione la quale , non apparendo giustificata da alcuna dote particolare , se non da quei diciannove anni , che eran dote troppo caduca , - m ' inquietava . Di Lidia non sembrava affatto curarsi , pel senso pericoloso ch ' io intendeva ; ma era verso di lei insinuantissimo , e così sobrio nella lode e nell ' ammirazione , da ottener con poche parole effetto doppio di quello che gli altri ottenevan con molte . Io cominciai a sorvegliarlo , a studiare il modo di non lasciargli dire nè molte parole nè poche all ' indirizzo di Lidia ; se abitualmente ero vigile , del poeta sentimentale divenni accortissimo e sospettoso , da un giorno all ' altro aspettandomi qualche volume de ' suoi versi con opportuna dedica a Lidia , e poi un viglietto , e poi una visita nelle ore in cui ero assente . Una sera che , al teatro aveva aiutata Lidia a togliersi la pelliccia , quelle sue mani presso il collo della donna , quel gesto di lui che pareva volesse abbracciarla , mi diedero una fitta al cuore , mi svelarono che là stava il pericolo imminente . Invece , all ' improvviso , il poeta partì , raggiunse la famiglia a Roma , ed io fui stranamente sorpreso venendo a sapere com ' egli si trattenesse a Milano per amor d ' una vedova , alla quale non offriva sonetti ma denari con sì lieta prodigalità , che i suoi lo avevan richiamato al più presto . Non saprei dire se da questo episodio io ritraessi piacere o malcontento ; senza dubbio , ne uscii molto umiliato per la mia intelligenza , ch ' era in altri tempi soddisfacentissima ; e verso il poeta serbai un atroce rancore , quasi m ' avesse schernito nel modo più villano . Dicembre si chiuse per noi col ritorno dei signori Folengo da Pallanza . Io dimenticava sempre che Pietro e donna Teresa facevan parte della mia nuova famiglia , e perciò l ' idea di festeggiar con loro il Natale non mi parve eccessivamente allegra ; avrei preferito restare in casa , dove la presenza di Lidia mi confortava , e non m ' infastidiva l ' assenza di quel bambino biondo che m ' auguravano i conoscenti . Donna Teresa lodò la figlia per la sua decisione di non partire , quantunque osservasse che sarebbe stato bene continuare il viaggio per rispetto alle abitudini generali ; poi , ella e Pietro ci annunciaron la novità già accennata nelle loro lettere . Una casa commerciale importantissima offriva a Pietro l ' impiego di direttore e di procuratore , con lauto stipendio e partecipazione ai vantaggi dell ' azienda . Simile offerta si doveva a un amico di Pietro , deputato , fatto Ministro in quei giorni , il quale curava poco il benessere d ' Italia , ma sufficientemente il proprio , quel dei congiunti e degli amici ; il che gli giungeva anche troppo grave soma . Quando sentii che la casa commerciale era stabilita al Cairo , mi dichiarai avverso a tale disegno , ma fui stupito notando come Lidia l ' avversasse molto meno di me , e cedesse alle ragioni esposte da Pietro . - In ogni modo , - concluse questi , - è cosa che avverrebbe fra qualche tempo . - Mentre ritornavamo a casa , domandai a Lidia : - Perchè non ti sei opposta a quella pazza idea ? - Non so , - ella rispose . - Così ! ... - E poichè ella non agiva talora per ragioni più convincenti , io mi trattenni dal chiedere altro . IX . Fu l ' abito che indossava ? o furono le sue braccia , che le maniche scopriron fin quasi al gomito , nell ' atto in cui ella s ' appoggiava al cassettone ? o fu il suo viso , dai lineamenti un po ' stanchi ? o non fu , piuttosto , la volontà del caso , il quale aveva stabilito che di là cominciassi a soffrire ? Fatto è , che potei d ' un tratto afferrare un ' impressione , e definirla colla rapidità del lampo . Veniva spesso nella mia camera , Lidia , dopo le cure dell ' abbigliarsi e prima della colazione ; mi chiedeva che cosa si sarebbe fatto nella giornata , se ci saremmo occupati delle visite , se a teatro v ' era qualche spettacolo interessante ; anche , mi chiedeva s ' io l ' amassi ancora , come nei primi tempi . Ella cominciò , stavolta , dopo il saluto : - Credi ci convenga render la visita ai signori Cortalancia ? - S ' era appoggiata al cassettone col semplice scopo d ' ammirarsi nello specchio . Io , di fianco a lei in una poltrona , mi dimenticai d ' osservare se quello scopo era giustificato da qualche vestaglia nuova , da qualche bizzarra acconciatura dei capelli . Risposi : - Perchè non si dovrebbe render la visita ? I Cortalancia sono persone rispettabilissime . - Lidia chinò la testa a guardarsi le dita bianche e magre ; si tolse e si rimise un anello . - Mi parevano molto noiosi , - disse . - Non sei ancora abituata a sopportar le persone noiose ? - domandai . Quindi mi morsi le labbra ; il momento che noi attraversavamo rendeva la domanda piena di pericoli . - Sono abituata ! - fece Lidia , continuando ad ammirarsi nello specchio . - E non è inutile aumentare il numero ? - Ogni persona che si trascura , diventa un nemico , - sentenziai . Lidia sospirò , passandosi la mano dietro la nuca a lisciarsi dei capelli che supponeva scomposti ; ma come non si decideva a togliersi dalla sua positura , me le avvicinai , le tenni le mani per l ' estremità delle dita , e fissandola in viso : - Làsciati ammirare ! - dissi . Aveva realmente una vestaglia nuova , alla Pompadour , con fiori sul petto ; un nastro azzurro le girava attorno alla testa , pettinata secondo la foggia greca . Sentii le sue dita fredde , vidi le braccia scoperte , il viso bianco dagli occhi mavì ; in uno sguardo , riassunsi tutta la venustà di quel corpo giovanile . E afferrai l ' impressione di lunga stanchezza che quel corpo giovanile mi produceva . - Piaccio ? - Lidia domandò con frase solita , ma con insolita freddezza . - Piaci , - risposi , lasciandola Ritornammo al nostro posto . - Se si potesse ricevere in veste da camera , sarebbe una buona cosa , - osservò Lidia , sorridendosi nello specchio . - Credo d ' esser più bella ! - Ah ! ... Ce n ' è bisogno ? ... - Un fiore , dal petto passò nelle mani della donna , che cominciò a sfogliarlo e a pelarlo con molta cura . - Non c ' è un bisogno pressante , - ella rispose , - ma la vanità è senza limiti . Dunque , renderemo la visita ai Cortalancia . Stasera c ' è teatro ? - Non ho ancora i giornali . Anche a teatro vorresti andare in veste da camera ? - Oh , lì ! - ella fece , con un gesto di trionfo . - Abbiamo gli abiti scollati , per la Scala ! - Nessuno t ' impedisce di ricevere pure in abito scollato ! - Lidia modulò una risatina di sprezzo pel mio suggerimento che credeva serio , e se ne andò , alzando le spalle e dimenticando di chiuder la porta . Era certo ; la stanchezza cominciava a proiettar la sua ombra nelle nostre anime . Era anche logico ; tutti gli amori finiscono , come cosa mortale , e il nostro non poteva già trovar nella legge , oltre la tutela , l ' eternità ; bensì , era la legge assurda , che prestava la prima e fingeva credere alla seconda . L ' abitudine aveva avvelenata la sorgente del piacere ; l ' idea piatta di rappresentar noi una simmetria legale con uno scopo determinato illanguidiva e smagava tutto quanto era spontaneità ; impendeva sui nostri cuori , ne regolava i battiti , non ci lasciava la freschezza dell ' improvviso . La legge era tra noi , coprendoci ; mezzana stranissima che scemava le forze a luogo d ' eccitarle . Quale amarezza in fondo ai nostri baci ! Un ' amarezza ; non dolore , non uggia irreverente ; una delusione fisica e morale , pesantissima , che avrebbe rotto in lacrime , se tal linguaggio di sentimento ci fosse stato possibile . Soffrivamo ambedue , Lidia ed io ; ella , non arrivando a capire ciò che provava ; io , arrivandovi troppo ; ella , tormentata dall ' indeterminatezza del mistero ; io , da impeti subitanei . Se m ' arrivava d ' un tratto , acuto , inesorabile , il pensiero di poter io pretendere da lei e imporle l ' amore che in altra donna avrei meritato per elezione , - il mio abbraccio si snodava , il suo corpo mi pareva cosa , non esempio di giovane bellezza . L ' avrei respinta , Lidia , con brutalità , perchè incarnava il dovere e il diritto , il principio e la tradizione , la valvola di sicurezza della società mostruosa fatta per la massa . Lidia sentiva così bene tutto questo , da non maravigliar di nulla . Aveva lasciata la sua casa ed era entrata nella mia .... con entusiasmo ? con gioia irrefrenabile ? No ; con amore e illusioni , morte le quali , restavale in animo una congerie di teorie ridicole insegnatele da ' suoi ; teorie di cui intuiva la falsità non meno che il pericolo d ' ammetterla . Assisteva allo svolgersi di teorie nuove , sentiva il rombo di nuove idee soffiate dal secolo morente , e considerando la nostra simmetria decrepita , s ' impauriva di rappresentare ella medesima una di quelle idee agonizzanti , a ringiovanir le quali non la sua bellezza , non la sua fresca età , non il suo fascino raddoppiato mille volte , sarebbero bastati mai . Per una crudele ventura , quello sboccio di desolanti sensazioni combinò col folleggiar del carnevale , che un gruppo di volonterosi aveva tentato richiamare alla gaiezza antica ; e in tutta la mia vita non trovo memoria d ' allegria più funebre , di spigliatezza più voluta , d ' ipocrisia più sconfortevole che quelle dominanti allora per le vie e le piazze di Milano . Sotto i nostri balconi , sul Corso Venezia , passavano i carri stranamente mascherati da una fantasia stanca , talvolta dolorosa nelle sue allusioni ; e carrozze piene d ' ubbriachi , e musiche di straziante festività , e una folla muta , ostile , che non amava i coriandoli e s ' atteggiava a compassione dei falsi gaudenti . Dopo il passaggio d ' un carro mascherato , l ' odore acre del gesso rimaneva , e della polvere ; arrivavan sui nostri balconi palate di coriandoli , nembi di confetti , attràttivi dalla presenza di Lidia e d ' altre signore ; due volte , una mano di cavalieri eleganti lanciò una colluvie di fiori , e furon , sul balcone , braccia levate in alto ad afferrarli , risa discrete per il vano tentativo . Le donne sole , con quell ' inscienza che han del bambino , poteron forse divertirsi . Lidia , il viso riparato da sottile e forte veletto e il corpo da un abito chiuso e bianco , pareva agire per febbre ; intorno a lei , i sacchi di coriandoli si vuotavan magicamente ; il suo braccio , fragile e vigoroso , lanciava quel gesso con maestria sulla folla stupida , contro i carri che la mala sorte obbligava a fermarsi . Le amiche , pure in abiti bianchi e difesa la faccia , imitavan Lidia , animandosi , impazientendosi delle lacune fra l ' un carro e l ' altro . Verso le cinque , i coriandoli arrivavan per entro le finestre , ingolfandosi nelle camere con violenza ; alcune signore dovettero cedere il posto . Lidia resisteva ; irriconoscibile , tanto era soffusa di polvere . Io , dietro di lei , passandole , sul morir del giorno , i fiori dopo i coriandoli , l ' osservava con inesplicabile tristezza ; ella gettava i fiori febbrilmente , con un sorriso rigido sulle labbra . A un tratto , mi porse ancora le mani , senza guardarmi , perchè vi mettessi altri fiori , e indugiando io , Lidia si rivolse , vide i sacchi e le ceste vuote : - Finito ! - ella esclamò , scrutandomi negli occhi . - Finito ! - risposi . Sorridemmo ambedue ; ma la parola aveva un senso largo d ' angoscia . Non v ' erano tra noi se non queste allusioni ; perchè così fresco era il ricordo di gaudî e di sogni , che l ' aria ne pareva piena e ospite la casa ; quella casa la quale , nel medesimo tempo , vicino ai ricordi conservava tutta la storia delle modificazioni sopravvenute a sfatare i gaudî e a corrompere i sogni . Il carnevale , nonostante numerosi inviti a feste , era scorso per noi monotono . Lidia si schermiva con ostinazione dal prender parte a divertimenti serali ; aveva ricevute più visite della sarta , la signora alta e magra col neo posticcio , la quale sperava di ottener molte commissioni , di ripetere il periodo felice dei capolavori di seta e di raso ; ma neppur la dialettica della sarta era riuscita a smuover Lidia dal suo proposito , sebbene i tentatori giornali di mode le presentassero dei figurini superbi , che chiamavano un breve lampo negli occhi di lei . Continuavano i martedì ; qualche pranzo agli intimi , donna Teresa e Pietro ; qualche sera al teatro ; e nella settimana grassa , Lidia aveva voluto gettare i coriandoli forse per soddisfare ad un desiderio delle amiche meglio che ad uno proprio . Ciò era riuscito strano e molesto a Pietro Folengo . - Ma , figlia mia , - egli diceva , - questo non si usa . Due sposi novelli devon farsi vedere , devon prendere viva parte ai trattenimenti della stagione . - Perchè ? - domandava Lidia . - Perchè questo si usa , perchè tutto il mondo ha sempre fatto così .... - Lidia aveva allora il suo piccolo riso di sprezzo , che importunava Pietro ; le ragioni addotte eran per costui insuperabili ; non gli pareva umana cosa il sottrarsi a ciò che si usa , a ciò che il mondo ha sempre fatto ; mentre Lidia , assai più moderna , si rideva bellamente degli usi e costumi che non le quadravano . Veniva poi donna Teresa , la quale illuminava il proprio tramonto di tutti i belletti e di tutte le pomate cognite in Europa e fuori ; e si stringeva vie più nel busto , e studiava metodi arguti per distruggere l ' adipe senile . I suoi consigli erano sospirosi . - Se fossi io al tuo posto , cara Lidia , con quei tuoi vent ' anni ! Perchè non vai al ballo di casa Cortalancia ? Ma è possibile che non ti sorrida un gran trionfo ? Non c ' è nessuna delle tue amiche , elegante e bella come te ; hai qualche dispiacere ? - Lidia scoteva il capo , e da quelle insistenze usciva sempre più testarda a vivere fra le quattro pareti di casa . Un piccolo malessere di Lidia aveva servito a darmi un ' idea delle straordinarie mutazioni che la verità può subire , conservando la propria forma . Il medico aveva detto : - La signora è un po ' delicata e deve guardarsi dalla malaria che domina la città ; c ' è nella signora qualche accenno d ' anemia , facile a combattersi . - Lidia s ' era impadronita trionfalmente di quelle due frasi e non le aveva mutate d ' una parola ; ma ripetendole ad ogni occasione , aveva dato loro un significato di minaccia quasi simbolico . Non si poteva aprire una finestra , senza che la donna si portasse il fazzoletto alla bocca per salvarsi dalla malaria ; nè avveniva mai che Lidia si guardasse nello specchio senz ' accagionare all ' anemia il pallore del viso , e la striscia azzurrognola sotto gli occhi . Ciò era grazioso , dapprima , rendendola quasi più fragile nel mio concetto ; poi , divenne meno grazioso ; e infine non fu grazioso per niente , quando l ' anemia e la malaria furono usate da Lidia ad ogni scopo , e presero vita e consistenza di spettri che passavano instancabili ne ' suoi discorsi e parevano essersi collocati stabilmente a guardia della sua alcova . Gli amici avevano accolta la diagnosi del medico quasi come una notizia gravissima ; raddoppiavan di cortesie verso Lidia e mi guardavano con profondo significato per inculcarmi che da me dipendeva la vita di lei . Le amiche erano state indulgenti , perchè tutte avevano alla lor volta qualche indisposizione civettuola di cui si servivano con impareggiabile maestria e che probabilmente ponevano esse pure a guardia dell ' alcova . Gustavano la rinuncia di Lidia ai trattenimenti mondani ; una signora , assidua frequentatrice di balli , di teatri , di concerti e perfino di conferenze , aveva applaudita Lidia caldamente , assicurandole che non v ' era nulla più doloroso di quanto si chiama piacere ; e guardando la faccia di suo marito , io me n ' era sùbito persuaso . Ma fui veramente sorpreso quando , il sabato grasso , Lidia accettò un invito dei signori Caccianimico . - Faccio un ' eccezione per loro , - ella disse . - È vero , Sergio , che faremo un ' eccezione ? ... - È verissimo , - risposi , nascondendo alla meglio il mio stupore . Appena Clara ed Ettore Caccianimico partirono , domandai a Lidia : - Tu intendi veramente andare a quel ballo ? - Ma che ! - rispose Lidia . - Non , avrei nemmeno un abito decente .... - E allora ? ... - Sai , - disse la donna con aria esperta ; - rifiutar sempre è noioso , diventa quasi una parola d ' ordine ; ho accettato per far cosa nuova ; stasera scriverò un viglietto , pretestando un ' indisposizione ! - Bisognava punirla ; assolutamente , questa donna mi credeva condannato a seguire i suoi capricci , senza tener conto de ' miei ; accettava e declinava gl ' inviti , li faceva accettare e declinare da me con un ' indifferenza da bambina , come fosse identica missione accompagnarla al ballo o tenerle compagnia presso il caminetto . Bisognava punirla , immediatamente . - Bella idea ! - esclamai . - Non ti pare ? - fece Lidia , senza rilevar l ' inflessione ironica delle mie parole . La sera medesima , verso le dieci , mi ritirai in camera colla scusa di rispondere a qualche lettera . - Mandami Andrea . Lo incaricherò di portare un viglietto ai Caccianimico , - disse Lidia . - Andrea serve a me per il momento , - risposi . - Lo manderai più tardi ; così il pretesto sembrerà meno studiato . - Andrea , il domestico , aveva disposto nella mia camera l ' abito di società , e gli oggetti per un minuzioso abbigliamento . Dal giorno del mio matrimonio non avevo più indossato l ' abito nero , e , scoperto che questo può servire anche in occasioni allegre , ero divenuto gaio , d ' improvviso , attendendo colla maggior cura a farmi elegante . Alle undici , seguito da Andrea colla mia pelliccia aperta fra le mani , ricomparvi nel salotto di Lidia . - È inutile mandare il viglietto , - dissi . - Porterò io le tue scuse . - Lidia alzò il capo , e impallidì nel vedermi . - Che cosa fate voi , lì ? - domandò ella al domestico . - Tiene la pelliccia , - spiegai . - Guarda , cara , se questa cravatta è messa bene . - Benissimo , - rispose la donna , levando gli occhi al soffitto . - Vai in casa Caccianimico ? - - Certo . Non m ' hai obbligato a promettere che si sarebbe fatta un ' eccezione per loro ? - Infilai la pelliccia , misi il cappello e uscii , dopo avere stretta la mano di Lidia , che aveva senza dubbio moltissime cose interessanti a dirmi . Fui così sùbito , così largamente punito della mia piccola vendetta , da credere a una giustizia invisibile e sicura . Perchè , non appena entrato nella sala ove Ettore Caccianimico e la sua signora apparivano circondati da una folla elegante , - sentii che i varî profumi ivi sparsi mi facevan male ; un male strano , che si sarebbe detto risvegliasse la mia sensualità . La vista di donne scollate , ingemmate , ostentatrici di bellezze che avevano un padrone e ne cercavano un altro , mi atterrì con questa scoperta : io aveva bisogno d ' una di quelle donne ; d ' una qualunque , purchè non fosse Lidia , non le somigliasse in nulla ; avevo bisogno d ' una donna della quale ignorassi e il sorriso e la voce e il corpo . Finalmente , alla presenza di femmine nuove l ' angoscia che mi circolava da un pezzo nelle vene come una malattia , scoppiò e prese il suo vero aspetto : io m ' irritava di Lidia non perchè rappresentasse la legge o il principio o la tradizione ; ma perchè io la sapeva tutta , dal gesto insignificante all ' ultimo anelito . Mai la poligamia mi parve più saggia cosa e più sana che allora . Conscio di simile rivelazione e messomi in avviso , provai ad avvicinar quelle signore e ad analizzare il senso ispiratomi ; notai che le brune mi piacevan meglio , e le audaci e le esperte ; quelle , infine , le quali eran tutto l ' opposto fisico e morale di Lidia ; notai pure che , sull ' istante , avrei commessa una follia per conquistarne una , e al domani poco mi sarebbe importato di non più vederla e di saperla morta . Era la grave , dolorosa necessità di cambiare , che m ' invadeva con forma così assorbente e mi disponeva l ' animo a una passione per la prima venuta ; io trovava nel mio stato il perchè di certi adulterî che m ' eran parsi altre volte decisamente inesplicabili . Uscii da quel ballo uno degli ultimi , conservando ancora in tutta la persona un residuo di profumo avvelenatore , e nel cervello vivissima l ' impressione dei corpi femminili ignorati . Albeggiava lividamente e faceva un terribile freddo . Non avevo bisogno di guardarmi intorno per sapere come agissero gli uomini che avevano avuta la mia rivelazione , tosto o tardi . Alcuni si mettevano le mani nei capelli , si torcevano il cuore , e tradivano ; altri dubitavano sulla scelta , la determinavano con pertinacia , e tradivano ; molti non dubitavan punto , si fermavano alla cameriera , e tradivano . Io era fratello di tutti costoro , in quella notte ; ma non sarei stato loro fratello nella conclusione . Io avrei mantenute le promesse fino all ' ultima , avrei compiuto il mio dovere fino allo strazio ; perchè volevo altrettanto ed esigevo fino allo strazio i miei diritti . Ma dunque , se il bisogno di cambiare era assoluto , anche Lidia soffriva le torture cui ero in preda ? Ecco perchè non aveva voluto ella recarsi alle feste ; a me era stata necessaria la prova ; a lei era bastato l ' istinto , il fiuto inestimabile della donna - per sentire il pericolo . Rientrato in casa , un barlume di luce proveniente dalla mia camera , m ' inquietò , credendo avessi dimenticata accesa la lucerna o i bracci dell ' armadio , fin dalla sera prima ; apersi la porta , e mi fermai sulla soglia d ' un tratto . Lidia era là , addormentata , vinta dalla stanchezza ; s ' era seduta in una poltrona , reclinando la testa sui guanciali , e come io aveva quel mattino una curiosa tendenza a ricostruire sensazioni e fatti , riuscii a indovinare quant ' era avvenuto . Lidia , assai probabilmente , aveva tentato di coricarsi e di dormire ; poi , non potendo reggere al bisogno di dirmi le cose interessanti che la sera prima aveva dovuto tacere per la presenza del domestico , - s ' era avvolta nell ' accappatoio ed era venuta nella mia camera . La stufa spenta lasciava il luogo assai freddo ; la lampada quasi esausta , l ' illuminava imperfettamente ; e quella donna rannicchiata nella poltrona , coi capelli sparsi , gli occhi chiusi , la faccia pallida , il corpo tutto come piegato da una violenta angoscia , - pareva la superstite d ' una cupa tragedia . Inoltrai cautamente ; levai la lucerna dal cassettone e la posai sulla tavola ; mi tolsi il soprabito , il cappello , e gettai i guanti per terra ; cominciavo a snodarmi la cravatta , quando un lieve romore mi fece volger la testa . Lidia , appoggiato un gomito sul letto e stringendo coll ' altra mano un bracciuolo della poltrona , mi guardava fissa da qualche istante . - Buon giorno ! - le dissi . - Sono rientrato ora . - Lo so , - rispose Lidia con voce velata . - E io ti aspetto qui da mezzanotte . - Ti sono gratissimo di questa sorpresa , - mormorai . - Ma potevi coricarti ; non prendere freddo ; coricarti nel mio letto . - Nel tuo letto ? - esclamò Lidia , balzando in piedi . - Che cosa credi , dunque ! - C ' è sempre stato in me un istinto che io suppongo derivato dalle mie tendenze letterarie ; un istinto a vedere il quadro e la plastica in ogni cosa ; guardai Lidia perciò con sincera compiacenza ; ella pareva una leonessa ferita , dritta nel fondo della camera , gli occhi pieni di sdegno ; bellissima . - Perchè fingi , Sergio ? - ella disse . - Perchè fingi di non capire quel che ho sofferto ? - Che hai sofferto ? - ripetei , colpito dalla voce tremante . - Io non poteva imaginare .... - Ah , non potevi imaginare , - esclamò Lidia , avvicinandosi . - Non potevi imaginare che trattandomi peggio d ' una cameriera , mi avresti fatto male ... ? - Notavo con dolore che le nostre voci si udivano squillanti nella calma del mattino . - Ti prego di moderarti , - osservai . - Tutto si può dire con pacatezza . - Voglio ch ' Ella mi risponda , - fece Lidia . - Voglio mi dia ragione della sua condotta . - Lidia , usando quel tono freddo e straniero sapeva d ' irritarmi quanto le era possibile ; perciò scattai : - Non ho ragioni a dare ; non le darei , nemmeno se la mia condotta fosse meno onesta di quel che è ! - Lanciata la frase , non mi restò che pentirmene allorchè Lidia piegò quasi sotto un gran colpo e cadde di nuovo nella poltrona . Vi fu un lampo d ' intervallo ; quindi sentii i singhiozzi della donna , e la vidi nascondere il viso tra le mani . - Ah , è troppo ! - ella diceva a frasi rotte . - Non l ' ho meritato ! Io fuggirò da questa casa . - Via , - feci appressandomi e mettendo una mano sulla spalla di Lidia . - Ti ripeto che non avrei supposta simile interpretazione d ' un fatto innocentissimo . Sono andato dai Caccianimico , perchè tu avevi promesso di andarvi , e mi doleva mancare verso un buon amico qual ' è Ettore per me . Una volta là , non ho potuto non trattenermi fin tardi . - In quell ' istante , mentr ' ero curvo su di Lidia e le mie labbra toccavan quasi la ricca massa de ' suoi capelli , - mi passò innanzi agli occhi rapidissima una visione informe e tronca di quelle donne che avevo incontrate al ballo ; parevano riunite in gruppo e perciò non riuscivo a distinguer l ' una dall ' altra , ma vedevo capelli bruni , occhi neri , busti scollati e ritti ; serrai le palpebre e la visione passò . - Non sa dunque Ella , - rispose Lidia , guardandomi colle pupille improvvisamente asciutte , - non sa dunque Ella che talvolta basta una parola gentile a persuadere una donna ? Se m ' avesse detto che Lei desiderava recarsi da quei signori , non avrei pensato a fare un ' obiezione . Ma Lei ha voluto prendersi giuoco di me , andandosene d ' un tratto , senz ' avvisarmi , schernendomi perfino col dire che avrebbe mandato Andrea più tardi a portare il mio viglietto . - L ' idea che Lidia aveva scritto un viglietto malizioso e grazioso rimasto ignorato sulla tavola per la mia cattiveria , mi colpì stranamente ; provai un irresistibile bisogno di ridere e una tenerezza da fanciullo . - Già , ho fatto male , - dissi . - Lo riconosco . Basta riconoscere il proprio torto ? - Lidia s ' era alzata , cercando il fazzoletto ; io lo raccattai da terra , e presi posto nella poltrona rimasta libera . - Basta riconoscere il proprio torto ? - ripetei , prendendo Lidia per le braccia e cercando di attirarla sulle ginocchia . - No ! No ! No ! - ella esclamò con veemenza . Io ho passata un ' orribile notte , per Lei , e non l ' ho passata dormendo , com ' Ella potrebbe credere ; mi sono addormentata sull ' ultimo , per la stanchezza .... - E come l ' hai passata , dunque ? - domandai senza resistere allo strappo cui ricorse Lidia per togliersi alla mia stretta . - L ' ho passata meditando ! - rispose la donna , mentre s ' allontanava e si raggiustava l ' accappatoio . La frase mi turbò , e mi trasse alle labbra la risposta , che trattenni a forza . Anch ' io aveva meditato ; Lidia nell ' angoscia dell ' aspettazione , io nell ' angoscia della folla .... E ambedue sopra un istesso argomento ? Forse ; ma Lidia non me l ' avrebbe mai confessato , non avrebbe forse trovate le parole .... Ella si riprometteva certo una mia domanda ; perchè dopo essersi guardata nello specchio , girò la testa verso di me . - Non ho più nulla da dire , - mormorai . - Se non basta riconoscere un errore , non so che altro si possa attendere . - Lidia proruppe nella sua risatina di sprezzo . - Comodi , i signori uomini ! - ella disse , prendendo a camminare per la camera . - Si levano i loro capricci , e poi riconoscono d ' aver fatto male ; con tale sistema pretendono il perdono . E se facessimo noi altrettanto ? - Sentivo che c ' incamminavamo verso i paradossi femminili e non fiatai . - Se facessimo noi altrettanto ? - continuò Lidia . - Sarebbe una catastrofe , una vergogna , il finimondo , perchè non si ammette la possibilità d ' un capriccio in noi .... Siamo fatte per la casa , diavolo ! Pupattole eleganti , decorazioni da salotto , mummie senza nervi nè vibrazioni .... - Vi prego d ' espormi i capricci che io vi ho proibiti , - interruppi . - Ah certo ! - disse Lidia con accento ironico . - Io posso comperare tutto quanto m ' accomoda , vestirmi come mi piace , rimaner qui , o viaggiare .... E Lei crede che la vita d ' una donna finisca lì ? - Non oso supporre che finisca altrove , - osservai . - Volete forse uscir sola di sera , andar sola a teatro , avere un appartamento da scapolo , tirar di scherma e correre lo steeplechase ? - Lidia si fermò , quasi sotto una staffilata ; allungò l ' indice della destra verso di me , e disse in tono minaccioso : - Ricordati questo , Sergio : che tu ti pentirai delle tue parole e dei capricci di stanotte . - Si diresse verso la porta . Ebbi la tentazione fugace di correre a Lidia e di fermarla ; ma nell ' atto che m ' alzavo , dal mio abito salì quel profumo avvelenatore di che s ' era impregnato alla festa ; il profumo di dieci donne , le quali non erano Lidia , non le assomigliavano in nulla , non m ' eran cognite se non nell ' apparenza mondana . E lasciai uscir Lidia . Dalla via sorgevano i romori della città laboriosa . Tacitamente salutai i forti che trovavan l ' opportunità di lavorare anche nella domenica di quaresima ; chiusi le imposte , e mi coricai , più freddo e più tranquillo di quanto non avessi osato sperare . X . Il romanzo di Gian Luigi Sideri era rimasto intonso alcuni giorni sul mio tavolino da lavoro ; poi , nel cumulo di lettere e di giornali che quotidianamente vi si deponevano , io non l ' aveva più trovato , senz ' inquietarmene , poichè mi rammentava una delle prime cause di broncio con Lidia e temevo che , leggendolo , rinascessero i sogni e i rimorsi , or di nuovo snebbiati . Fui quindi assai perplesso allorchè Gian Luigi Sideri comparve ad uno dei nostri martedì . Io non aveva conoscenza delle frasi vaghe , usate per un autore dagli ammiratori che non hanno letti i suoi libri ; e se anche tal vocabolario mi fosse stato familiare , mi mancava il coraggio d ' adoperarlo , non sapendo se Gian Luigi se ne sarebbe contentato o se non , piuttosto , avrebbe volute le impressioni particolari delle varie scene e dei caratteri descritti . Gian Luigi tornava dalla Riviera Ligure , ove la leggenda lo figurava occupato in nuovi lavori ; ma l ' aspetto sano , la tinta viva , l ' occhio limpido , il sorriso tranquillo che vi aveva acquistati , mi sembravan resultare da un larghissimo ozio , meglio che dal lavorio intellettuale . S ' inchinò due volte innanzi a Lidia ; una volta innanzi alle altre signore ; delibò compiacente le lodi degli amici e si divertì a lasciarsi osservare come persona assicurata ai posteri ; finì coll ' accomodarsi sul divano , di fianco a Lidia . Gian Luigi aveva una statura più bassa della media ; ma non era tozzo e non produceva effetto sgradevole ; anzi , la esiguità delle forme gli prestava un che di svelto e d ' arguto , certamente simpatico . Bruno , dagli occhi grigi ; testa proporzionata , fronte alta , significante capacità d ' intelletto ; labbra sensuali e colorite , indicatrici di tendenze epicuree ; baffi ritti e puntuti , a cagion della moda . Egli vestiva con gusto e senza la cura minuziosa dell ' uomo incapace ad altro ; come dissonanza inevitabile in ogni cosa sua , portava quel giorno una cravatta gialla , di foggia molto discutibile . Fugacemente notai che , seduto a fianco di Lidia , Gian Luigi si trovava in posizione svantaggiosa , perchè appariva più piccolo della donna . Io era tuttavia sotto l ' impressione della festa di ballo e delle sue conseguenze con Lidia ; rispondevo male alle interrogazioni che mi si facevano e se non fosse stata la visita di Gian Luigi avrei raggiunte le mie camere al primo pretesto . Guardavo le donne . Ero in quel tremendo periodo di studio muto e desideroso , che non ho dimenticato mai , che si prolungò oltre misura e che mi stampò nel cervello così lucide imagini femminili , da poterle evocare nuovamente oggi , a distanza d ' anni , direi quasi con un semplice corrugar di ciglia . Esse balzan luminose nella steppa grigia del passato . Guardavo le donne , raccolte intorno a Lidia , e specialmente quelle le quali avrebbero potuto essere belle e non lo erano ; voglio dire , le non riuscite . Avevano occhi piacevoli e brutta bocca ; o bocca espressiva e naso lungo ; o naso esatto , bocca deliziosa , occhi loquaci , e mancavan d ' ovale al viso , o di capelli ricchi , o di statura elegante , o di seno giusto . Io sentiva per queste il rincrescimento d ' un artista che lo scalpello ha tradito . E mi volgevo alle altre , - poche , tre o quattro , - nelle quali v ' era armonia e disposizion di forme da sostenere un ' analisi , dopo aver soddisfatta la sintesi . Ancora , per esse non avevo alcuna tenerezza ; forse m ' erano spiritualmente antipatiche , e certo , non valevano Lidia ; ma tutte , a una , a una , rappresentavano l ' altra , l ' incognita , la donna su cui non avevo diritto alcuno ; e le guardavo perciò , e mentre mi lasciavano il cuore vuoto , dominavano il mio pensiero . Mi sarei irritato se una di costoro avesse creduto di poter prendere il posto di Lidia ; e , - ammettendo per un istante una concessione al potente bisogno di cambiare , - sentivo che avrei avuto il cattivo coraggio di spiegare tal bisogno e di respingere , nella donna che mi si fosse data , ogni speranza di stabilità nella nostra colpa . Infine , io sarei stato capace di dire : " Vi voglio , non già perchè siete voi ; ma perchè non siete Lidia " . Formola così vera , che mi toglieva speranza di trovar la donna atta ad apprezzarla . Non potevo sopportare le bionde , in quel periodo ; la sola vicinanza loro mi dava la sensazione tattile dei capelli lunghi , serpentini , di Lidia e la visione del suo corpo ; eran le brune che preferivo studiare , provando certi curiosi impeti d ' afferrarle alle spalle e di rovesciar loro la testa all ' indietro , per baciarne la gola bianca . Nessuno in quel salotto avrebbe imaginati i galoppi della mia mente ; perchè gli uomini e le donne , dopo aver tentennato a lungo per definir me , Lidia , il nostro matrimonio , e collocarci in una delle categorie prestabilite dal mondo , - avevan finalmente trovate e la definizione e la categoria , mettendoci con un gemito fra gli " esemplari " ; quel giorno stesso in cui mi gravava sullo spirito il peso enorme dell ' esemplarità . La fiamma d ' un robusto fuoco nel caminetto gettava sul viso d ' una di quelle brune agognate larghi sprazzi di luce che salivan dalle ginocchia al busto , dal busto alla testa , e le passavan dietro gli omeri a formarle uno sfondo mobile , saltellante , corrusco . Ammiravo di costei , sopra ogni altra cosa , la dolcezza del ridere , che non era contrazion di muscoli , ma lene conquista d ' espressione , di cui la bocca era la sorgente e gli occhi la foce per cui si trasmetteva agli altri . La bruna stava presso il caminetto , volgendogli il fianco sinistro , e di fronte a me , ch ' ero all ' altro lato ; ma ella teneva il capo rivolto a destra , verso il divano . Mi ricordò così , indirettamente , che a Gian Luigi Sideri eran dovute le maggiori cortesie , come ad ospite quasi celebre ; e quando mi levai , vidi gli altri tutti intenti ad ascoltar Lidia e Gian Luigi . Parlavano di letteratura . - Il suo romanzo mi ha veramente entusiasmata , - diceva Lidia a Gian Luigi . - Tutto vi è nuovo ; dal titolo al pensiero che vi domina fino alla chiusa . L ' ho letto due volte . - Io non sapeva fin allora quale dovesse essere la vendetta che Lidia mi aveva minacciata ; ma ero stato tranquillo , pensando che forse non la sapeva nemmen lei . Avevo osservato semplicemente , da quella notte di sabato al martedì , una durezza insolita nelle parole della donna , qualche sarcasmo su tutto quanto la circondava , e sebbene io non fossi personalmente attaccato , indovinavo che il sarcasmo e la durezza eran per me e non avrebbero tardato a trovare il loro indirizzo preciso . Nel veder Lidia così cortese verso Gian Luigi , mi si delineo alla mente , chiara ed innegabile , l ' essenza della vendetta promessa ; e ne sorrisi , trovando ch ' era un po ' vecchia . Lidia si riprometteva d ' eccitar la mia gelosia , come aveva imparato assistendo alle commedie d ' antico repertorio ; non le negavo la capacità a fingere la sua parte con maravigliosa intuizione ; bensì , negavo a ' suoi sforzi l ' esito ch ' ella ne sperava . Io non sarei stato geloso di simpatie volute ; ella , dopo la sua rappresentazione , avrebbe semplicemente ottenuto di allontanarmi da lei , e di farsi considerare piuttosto volgaruccia nelle sue trovate . - Ho scritto come dettava dentro , - rispose Gian Luigi . - Secondo il sistema di Dante Alighieri , - notai , sorridendo . - È ancora discreto . Io non ho letto il tuo romanzo , perchè sono .... - Stavo per dire : occupatissimo , il che avrebbe servito a confermar la definizione di marito esemplare ; ma mi corressi a tempo , e continuai : - Perchè sono un po ' impaurito da quel tremendo titolo : Il lastrico dell ' Inferno ! Ci ho pensato , e mi è parso conveniente sentir prima le impressioni di mia moglie . Mi accorgevo d ' aver detto un mucchio di sciocchezze , secondo la fatalità di chi sbaglia dal principio ; e non mi restava che sperare in un aiuto di Lidia . L ' aiuto venne così : - Tua moglie , - disse Lidia con quell ' ombra di sarcasmo che rimaneva tra me e lei , - tua moglie ti ha consigliato più volte a leggere quel bellissimo romanzo . È tutto imperniato sull ' adagio : di buone intenzioni è lastricato l ' inferno ; e pieno di sapore filosofico . - Lidia non m ' aveva mai parlato di quel libro ; non solo ; io ignorava perfino lo avesse letto . Ella non poteva quindi mentire con maggiore impudenza e con fine più crudele ; fui preso da una terribile vertigine di smascherarla , ma non soccorrendomi sùbito una frase elegante e velenosa , che rimanesse tra me e lei come il suo sarcasmo , trovai miglior partito rispondere a Gian Luigi : - Un ' idea curiosa e originale , davvero ! Di buone intenzioni è lastricato l ' inferno ! Certo , se ne può fare un poema d ' angoscia o un capolavoro di satira .... - È l ' una e l ' altra cosa , - disse freddamente Lidia , colla tranquillità delle donne che non han mai capito nulla . Gian Luigi fece un gesto , sorridendo , quasi a declinar l ' elogio smisurato . - Mi son guardato intorno , ho cercato di dire la verità ; ed ecco tutto ! - egli concluse modestamente . - Ed ora , sta preparando qualche cosa di nuovo ? - domandò la bruna , seduta presso il caminetto . - No : sono piombato nell ' ozio più vergognoso , - disse Gian Luigi volgendosi verso di lei . Non so come , respirai di piacere . Gian Luigi oziava ; ciò me lo rendeva simpatico . - È stato a Sestri , non è vero ? - chiese Lidia . - Me lo annunciò Sergio . - Sì , signora . A Sestri , al ritorno da Saint - Moritz . - M ' ero allontanato alcun poco , andando a sedermi presso una signora , i cui occhi neri e umidi pareva dicessero agli uomini : " Sì , fratello : io seguo il mio triste destino d ' appassionata " . E di quegli occhi , di cui credevo aver tradotta finalmente l ' espressione , io studiava i possibili sogni e le veemenze , lasciando che nell ' angolo , ov ' era Lidia , continuasse il discorso d ' ammirazione e di vanità . Poi , lentamente , i visitatori presero commiato , e come l ' ombra serale precipitava , restai nel salotto , vedendo ancora davanti al caminetto la bruna dal sorriso consolatore , e l ' altra dagli occhi mesti . Quella sera , a pranzo non avevamo che mio suocero , Pietro Folengo . Donna Teresa era rimasta a casa , un po ' indisposta . E un penoso silenzio regnò fra noi tre , quantunque io fossi pronto a seguir Pietro in tutte le idee vecchie di cui volesse farsi il profeta . Lidia , sulla tovaglia disegnava dei geroglifici col manico della forchetta ; assaggiava appena le vivande ch ' ella medesima aveva voluto le prescrivesse il medico , perchè ormai l ' anemia e la malaria dominavan la sua vita ; e benchè io l ' avessi più volte interrogata , non aveva spinto il discorso oltre la forma monosillabica . Stringeva le labbra , di tanto in tanto ; sintomo di malcontento represso . - Vediamo , figli miei , - disse Pietro a un tratto , guardando Lidia e me . - Che cos ' avviene ? - Niente ! - dissi io . - Niente ! - disse Lidia . - Come , niente ! - esclamò Pietro con la sua logica di ferro . - Niente produce niente . Ora niente non può essere la causa , se un broncio è l ' effetto ! - Un broncio ? Ma non siamo stati mai di migliore accordo ! - io risposi . - Mai , proprio mai ! - confermò Lidia , terminando con attenzione la curva d ' un geroglifico . Pietro s ' accarezzò i favoriti , come quando stava per dire qualche bella cosa . - Trovate il modo d ' intendervi su questi niente così disastrosi , - egli consigliò . - A ' miei tempi non s ' usavano ! - Quindi passò a raccontar di nuove instanze che la Casa commerciale di Cairo gli faceva , obbligandolo a prendere una decisione . - Quando entreresti in carica ? - domandò Lidia . - Fino al prossimo anno non se ne parla , - rispose Pietro , - ma capisci che una volta data una promessa , il tempo non conta , e un uomo serio deve mantener la parola . - Io non feci alcuna osservazione , credendo aver bastantemente criticato quel disegno assurdo di lasciar l ' Italia e di correr venture a cinquantasei anni , pel solo ùzzolo della novità ; anche Lidia tacque . Nell ' appressarmi alla finestra , levate le mense e restando Pietro e Lidia innanzi alla tavola , - lo spettacolo della sera , già assai dolce e limpida , m ' istigò un vivo desiderio d ' uscire e veder gente . Le carrozze passavan numerose , coi lucidi fanali proiettanti , nell ' amplissima via ; correvano a trasportar uomini e donne al piacere e alla soddisfazione di mille vanità , cui avevo imparato a irridere senz ' esser convinto del loro nulla . Mi scoprivo d ' un tratto ancor troppo giovane per rinunciarvi e , in fondo , l ' innocenza di quei godimenti mondani , creati per vedere un poco e per esser molto veduti , - mi sembrava il loro più bello elogio ; non s ' era mai sentito dire che , all ' uscir da una festa o da un teatro , le signore avessero abbandonato il marito per cader fra le braccia degli ammiratori ; bensì , ai teatri e alle feste , si tessevano le fila prime degli inganni : ma se le feste e i teatri non fossero stati , gl ' inganni non si sarebbero tessuti egualmente ? L ' indole è tutto . Una sola occhiata a Lidia mi persuase che avrei parlato indarno . Ella andava irrigidendosi ogni giorno più nella risoluzione di sfuggire il mondo ; e come il passato carnevale s ' era sottratta agli inviti , ora si sottraeva a qualunque proposta di svago . Varie amiche l ' avevan pregata di prender parte a delle gite ; la campagna nei dintorni di Milano , che lasciava il suo manto invernale per ricolorirsi a poco a poco , era deliziosa , e allettava a farvi delle escursioni ; ma Lidia aveva da qualche tempo assunto per divisa il motto : questo m ' è indifferente , - ch ' ella ripeteva a frustrar qualunque insistenza . Non partecipai , dunque , la mia idea a Lidia , acconciandomi a subire la conversazione di Pietro . Egli difendeva il Ministero ; dacchè io lo conosceva , Pietro non aveva fatto di meglio , ne ' suoi discorsi di politica ; taceva solo fra una crisi parlamentare e l ' altra ; quando il Ministero era costituito , se ne estasiava , ripetendo le considerazioni dei giornali officiosi , quantunque pochi giorni avanti si fosse estasiato d ' un Ministero affatto opposto . Ma Pietro Folengo era ministeriale per costituzione psicologica e avversarlo sarebbe stato come fargli un salasso . Alle undici se ne andò ; sùbito , Lidia mi disse : - Vado a letto ; mi sento poco bene . - Si levò dalla sedia con apparente fatica , e finse trascinarsi fino alla soglia della sua camera . Qui , si rivolse e appoggiò una mano alla fessura della finestra , ch ' era nell ' angolo . - Queste serramenta , - disse , - non potrebbero essere più cattive . Soffiano aria da ogni dove . - Tossì , portandosi il fazzoletto alla bocca , e uscì con andatura stanca . Le parole eran quelle ; ma il loro significato particolare m ' era sufficientemente noto per non prendere abbaglio ; senza muovermi dalla mia sedia , io sapeva che le serramenta funzionavan benissimo e che l ' aria non vi soffiava punto , e che Lidia non era affaticata nè indisposta . Ogni sera , le parole mutavano , ma rimaneva il loro significato di preghiera ; Lidia non voleva essere disturbata ; la sua alcova era chiusa per me . Da parecchio , ella non desiderava più il mio amore ; ma era obbligata ad aspettare che io desiderassi il suo ; leggiera prostituzione , inevitabile in tutte le buone famiglie amiche della quiete , nelle quali la donna si concede fredda per adempiere a ' suoi doveri e non obbligare l ' uomo a cercarsi una femmina altrove . Lidia non mi conosceva così da indovinare che tale sommissione mi faceva somigliar la donna a una specie di medicinale vivente , di cui si prendon quelle dosi notturne che riescano a calmare i nervi ; e non conoscendomi , l ' ora di ritrarsi nella sua camera sembrava penosissima a Lidia ; non si coricava più per riposare , ma perchè si sentiva poco bene ; evitava d ' incontrare i miei sguardi per timore di leggervi una domanda ; talvolta faceva la storia delle sue indisposizioni ; non si decideva a muoversi se non ben certa ch ' io era compreso di tanti malanni . Le nostre abitudini erano invariabili ; io non mi coricava alla mia volta o non usciva di casa , prima d ' esser passato nella camera di Lidia a salutarla . Vi trovai , quella sera , ancora Geltrude occupata a riporre le vesti . Io m ' avvicinai al letto , dove Lidia stava col busto appoggiato ai guanciali e i capelli sciolti per le spalle ; un bel quadro , senza dubbio , ricco di luce e d ' ombra . Geltrude augurò la buona notte ed uscì . L ' astuta cameriera , un tipo segaligno di giovane trentenne , - conoscendo , i nostri usi dei migliori tempi , aveva spinto vicino al letto una poltrona , in cui mi sedevo abitualmente a chiacchierare con Lidia . Allontanai la poltrona , osservando che sul tavolino da notte stava un romanzo francese , pel quale Lidia non si sentiva poco bene . - Vuoi leggere ? - domandai , accennando il volume . - Ah no , mio Dio ! - esclamò Lidia . - Mi farebbe male alla testa . - Buona notte . - Buona notte . - Allungò la mano , che strinsi freddamente , e tossì di nuovo . Quell ' esagerazione ostentatrice , mi diede una rabbia improvvisa . - È inutile , - dissi , - tutto questo apparato . Lo so . - Che cosa ? - fece Lidia , volgendomi la testa in piena luce . - Che cosa sai ? - Mi strinsi nelle spalle , incamminandomi verso l ' uscio . - Favorisci un istante , - ripetè Lidia . - Che cosa sai ? - Il significato di queste malattie d ' imaginazione , - risposi , nel mentre mi fermavo e mi rivolgevo . - Malattie d ' imaginazione ! L ' anemia .... la malaria ? ... - No ; la freddezza , la stanchezza , la ripulsione . E dico ingiustamente : malattie ; perchè questi sentimenti sono naturalissimi , d ' una fisiologia irreprensibile .... - Ah ecco ! La solita . Noi siamo malate , e loro pretendono una salute di ferro , un ' invariabile disposizione a subire i loro capricci ! - È strano , - dissi , - come tu abbia già appresa la logica delle signore maritate , e il giro del periodo ad hoc . Noi ; loro ; i signori uomini ; se facessimo noi altrettanto ; frasi di prammatica . - È vero o no , - rispose Lidia , - che tu mi vorresti come nei primi tempi ? - Come nei primi tempi ! - esclamai , preso dalla nostalgia . - Se ciò fosse possibile .... - Ma ciò non è possibile , amico mio , - finì Lidia . - Perchè io ora sono malata . - M ' appressai di nuovo al letto , strinsi la mano di Lidia e la baciai ; poscia uscii , mentre Lidia , dimenticando il mal di testa paventato , si disponeva a leggere tranquillamente il romanzo francese . Ettore Caccianimico aveva previsto tutto ciò da un pezzo . Noi ci eravamo amati troppo in fretta . XI . Già nella parvenza fisica , Ettore Caccianimico stupiva , perchè i suoi cinquant ' anni erano attestati non da altro se non dalla canizie e avevan sorvolato alla sua struttura magra , rigida , soldatesca . Sul viso sbarbato rimaneva l ' impronta d ' una volontà decisa ; gli occhi , di colore indefinibile , tra il grigio e l ' azzurro , potevan turbare con la fissità dello sguardo . Se la forza di volere s ' indovina dal naso forte , da labbra sottili , dal mento angoloso , - certo il profilo d ' Ettore Caccianimico era l ' espressione della massima imperiosità di cui è capace animo d ' uomo . E lo scherzo della natura stava in questo ; che tutti quei segni mentivano ; che l ' uomo di bellezza così maschia da farlo supporre uno sfidator di tempeste , era un ingenuo . E ancora , perchè meglio sfuggisse a una definizione * esatta , non era ingenuo se non a intervalli , alternando pensieri ed azioni da fanciullo a imprese da tenace esperto ; ora in preda a entusiasmi ingiustificati , ora scorato per un ostacolo illusorio ; ora senza scrupoli , ora accasciato da rimorsi ingiusti .... Qualche volta lo si poteva credere uomo da calpestar tutto per giungere anche a un capriccio ; qualche volta , un imbelle che si spaventa d ' una parola . Onde , la sua vita era in preda ai mille fattori che costituivano il suo carattere ; e la definizione più vera d ' Ettore Caccianimico poteva limitarsi a considerarlo uomo senza linea di condotta e fors ' anco senza mai un perchè d ' azione . In questo senso , egli era cieco ; si buttava a un ' impresa o ne rifuggiva con terrore , egualmente ; e se avesse dovuto spiegar la sua esistenza , avrebbe scoperto che quei motivi i quali l ' avevano annientato in una vicenda , erano i medesimi che in altra vicenda eguale l ' avevano infiammato di volontà . Così , era stato ufficiale di cavalleria , poi commerciante audace , poi ricco e instancabile cosmopolita , zerando oggi l ' opera d ' ieri ; marito per caso ; amico dubbio ; non convinto di nulla , nemmeno dei propri diritti ; intollerante di doveri certi e scrupoloso per doveri fantastici . Benchè già fossero valicate le tre del pomeriggio quando passai la soglia di casa Caccianimico , trovai Ettore in veste da camera . Lo studio , dalla tettoia vetrata , era illuminato di luce diurna ; non troppo ampio , d ' esatte dimensioni , con due finestre prospicienti la strada ; a fianco dell ' una stavan la scrivania e le poltrone di pelle a borchie d ' ottone , e innanzi all ' altra una giardiniera con alcuni vasi di fiori dai freschi sbocci . La parete cui s ' appoggiava la poltrona della scrivania era coperta fino a metà altezza da una cornice rettangolare contenente schizzi d ' autore , piccoli paesaggi , teste a tempera ; e immediatamente sotto la cornice , un divano di seta color giallo scuro , con avanti un tavolino ingombro di barattoli e di volumi rilegati . Addossati alla parete di contro , la libreria e uno scaffaletto ; poi , senz ' ordine voluto , qua e là , diverse poltrone , della medesima stoffa e del medesimo color del divano . Un odore forte di sigaretta aleggiava per la camera e si mischiava a un altro profumo , più sottile , meno dominante , come riposto e ad ora ad ora agitato dai nostri movimenti . Era un profumo non ignoto alle mie nari , ma snaturato alcun poco dal luogo ; cosicchè m ' arrestai sulla soglia , fiutando e fissando Ettore , che sedeva innanzi alla scrivania , colla testa appoggiata alle mani . - Addio , - egli disse , guardandomi dall ' alto in basso , con un ' occhiata ch ' io sapeva caratteristica delle più negre ore dell ' uomo . - Odore di violetta , d ' eliotropio , d ' avventura proibita ! - risposi , inoltrandomi e stringendo la mano del Caccianimico . - Ah sì ! - egli fece con aria annoiata . - Laura Uglio è venuta a trovar mia moglie ed è passata di qui a salutarmi . Dovreste esservi incontrati sulle scale . - No , - dissi . - Siediti . Laura Uglio non viene in casa tua ? - No . - Per che cosa ? Perchè c ' è stato fra te e lei ? ... che sciocchezze ! - esclamò Ettore , stirandosi e sorridendo d ' un pessimo sorriso . - Acqua passata non macina più . Vien pure in casa dei tuoi suoceri , Laura . - Appunto . Ed è per questo , anzi .... - Sì , sì , capisco , - osservò Ettore , alzandosi con un movimento rapido . - Tu sei ai primordî , e si fanno sempre di questi progetti sui primordî . Si redige l ' elenco di quanti entreranno in casa e di quanti ne staranno fuori . Poi , tutto ciò passa , come un soffio .... - Cacciate le mani nelle tasche , Ettore s ' avvicinò al quadro dei disegni , osservandoli attentamente , come li vedesse per la prima volta ; non sembrava parlare che per sè , quasi senza guardarmi . - Tutto questo non passerà , - dissi con intonazione ferma . - E Angela Tintaro ? - domandò Ettore d ' improvviso , abbassando lo sguardo su di me . Io mi morsi le labbra . Angela Tintaro veniva in casa mia da qualche tempo e Lidia le rendeva le visite ; un piccolo incidente , una semplice seccatura , causata dalla mia indolenza . M ' era parso che le accuse contro Angela Tintaro non fossero così provate da poterle sostenere e da impedire a Lidia quella relazione . - Una cosa ben diversa , - osservai . - La medesima cosa , l ' identica ! - ribattè il Caccianimico . - È tanto certo che la Uglio tradisce suo marito , quanto che la Tintaro seduce le donne . Fra l ' un vizio e l ' altro , fra le due corrotte , non so come tu possa fare un ' eccezione per la seconda .... - Durante la breve pausa che seguì , mi domandai involontariamente se Ettore avesse il diritto di parlarmi in tal modo . Ero rimasto , seduto sul divano , attonito per il curioso indirizzo che la conversazione aveva preso , e alla domanda appena concretata in mente mi vedevo costretto a rispondere che Ettore poteva con arditezza giudicare e criticare quanto avveniva in casa mia . Solo volgendo il pensiero ad alcuni anni prima , la figura di Ettore m ' appariva assai più simpatica di quel che non fosse al presente . L ' uomo aveva forse avuto un ' unica vera amicizia per me , un ' unica devozione per mio padre ; più d ' un viaggio in Italia e fuori era stato fatto con lui ; più d ' un consiglio opportuno m ' era stato dato da lui in varî casi , e se io non aveva corriposto con pari affezione , ciò era avvenuto pel leggiero disgusto che io provava nel vedere un uomo così saggio per gli altri , così incoerente e lato di coscienza con sè medesimo . - Tu , dunque , mi consiglieresti di ricevere anche Laura Uglio ? - ripresi . - Ma sicuro , ma indubbiamente , - egli rispose con una risata che non mi piacque . - Non la riceviamo noi ? Non la ricevono tutti ? Vediamo : quante persone veramente oneste possono entrare in una casa ? Dieci , non di più . E ogni casa ne riceve cento . Del resto , questa vecchia utopia del considerar disonesta una donna perchè non si ferma al primo uomo , dovrebbe far ridere oramai gli spiriti aperti e intelligenti . - Andò allo scaffaletto in mogano , ne tolse una bottiglia e versandone il liquore in piccoli bicchieri , me l ' offerse . - Mi pare , - dissi , riponendo il bicchiere sulla sottocoppa , - che tu non abbia un umore eccellente . - Pessimo , - rispose Ettore . - Sto per commettere una cattiva azione . - Ci sei obbligato ? - Non avrei la forza d ' evitarla . Sarà l ' ultima . - Pronunciò queste parole con amarezza , quasi l ' idea di non avere a commettere cattive azioni in séguito , gli dolesse infinitamente . Come io sorrideva per la frase e pel modo con cui era stata pronunciata , Ettore soggiunse : - Tu puoi ben ridere .... Non sei felice ? Non hai trovata la donna unica per bellezza , per amore , per onestà ? Non v ' accordate nelle cose più insignificanti ? - Ripetè , guardandomi fisso : - Non sei felice ? - Senza dubbio , - risposi . E notai che mentre formulavo tale affermativa , Ettore , ancora in piedi , s ' inclinò leggiermente dal mio lato , come per meglio afferrare il tono di sincerità con cui accompagnavo le parole . Poi si ritrasse , occupando nuovamente il suo posto innanzi alla scrivania , in modo che la luce diurna solcò di tratti argentei i capelli bianchi e lunghi dell ' uomo . - La signora Clara ? - domandai , un po ' impacciato dal silenzio che ci minacciava . - Sta bene . - Io m ' alzai in piedi , congedandomi . Sentivo , all ' improvviso , una ferita viva nel cuore per le teorie d ' Ettore e per quella freddezza che senza causa s ' era d ' un tratto infiltrata nella nostra conversazione ; mi scoprivo irritato contro il Caccianimico , il quale professava le sue idee senz ' alcun riguardo per me , che avevo moglie ; e mi dimenticavo che poco tempo addietro , mi ero invece irritato contro quelli i quali non avevano osato professare le loro idee , appunto per tal riguardo . Ettore m ' accompagnò fino alla soglia di casa ; mi vi trattenne un istante in discorsi senza importanza ; poi , scesi le scale , malcontento di me e di lui . Le giornate di marzo avevano una serenità fredda e tragica . Il cielo azzurro non era tuttavia lieto e doveva riuscire terribilmente feroce , a quanti soffrivano ; di tanto in tanto , dei periodi di vento furioso facevano discendere la temperatura , portavano ancora dei brividi , e disordinavano le abitudini di chi aveva già salutata quella primavera fallace . Appunto in uno dei giorni in cui più forti soffrivo la molestia della stagione e la paura del mio ozio , - mi rammentai d ' un tratto che Laura Uglio abitava sul corso Alessandro Manzoni , e una viva curiosità mi spinse da lei . Io non imaginavo come la donna avesse spiegato a Giorgio , suo marito , l ' indifferenza sorta fra lei e Lidia ; non imaginavo che cosa ella medesima pensasse di me ; e per saper tutto questo , salii le scale della sua casa , premetti il bottone elettrico , e mi trovai nell ' anticamera di Laura prima ancor di considerare quale accoglienza mi aspettasse . Laura riceveva , mi disse la cameriera , prendendomi il soprabito e il cappello . E spalancò la porta a vetri che dava passaggio nella sala ampia , soleggiata .... Un calore insopportabile mi afferrò sùbito alla gola ; era acceso il caminetto , e così carico di legna scoppiettanti , come a pena era logico nel più immite gennaio ... Innanzi al caminetto stava Laura Uglio , ravvolta nella pelliccia . Ella volse il capo al mio entrare , mi fissò un istante , dubbiosa ; poi fece una esclamazione di gioia , s ' alzò , e mi corse incontro , lasciando che la pelliccia le cadesse dalle spalle e s ' arrestasse sui fianchi . Era uno straordinario inganno del momento ? un ' illusione prodotta dal luogo ? ... Io non trovava più sul suo viso quell ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile , che m ' aveva ferito a Pallanza ; i suoi occhi non avevano sguardi equivoci , il suo sorriso non era rapido , facile a mutarsi in sogghigno . Si sarebbe quasi detto che una rigenerazione fosse avvenuta nella donna e si trasfondesse in ogni linea del viso , pallido ora , bene rischiarato da occhi tristi e grandi . Il vago sentimento d ' implorazione , che notavo in tutta la fisonomia di Laura , era disceso alle labbra e le aveva come addolcite agli angoli , creando nella bianchezza del volto una curva rossa e deliziosa di vita . La massa di capelli bruni , ravvolta a diadema intorno alla fronte di Laura , attirò ancora la mia attenzione , quasi fatto d ' una gravità nuova e pericolosa ; avevano un colore sì schiettamente cupo , quei capelli , che ne soffersi , come pel caldo esagerato della sala . Tutto il colloquio sembrò prender l ' intonazione da quell ' effetto inaspettato della bellezza di Laura . Ricordo ch ' ella fu singolarmente carezzevole , rimproverandomi la mia freddezza e quasi il disprezzo ostentato altra volta ; ch ' ella mi domandò se non fosse divenuta brutta , perchè era malata , e lo domandò con ansia in cui palpitava tutta la sua apprensione di donna elegante ; che io , per rassicurarla , quasi mi lasciai sfuggire di bocca delle parole passionate , veementi ; e che avvedutomi del pericolo , troncai bruscamente la visita . Poi , ebbi per l ' intero giorno la sensazione della sua mano calda fra le mie . Ero rimasto troppo vicino a Laura , guardandola con intensità , nei momenti in cui non fissava gli occhi ne ' miei ; ora , quei capelli bruni , quel viso pallido , quel corpo aggraziato , senza busto , - mi spingevano a un atroce confronto con Lidia , non meno bella , più giovane ; ma bionda , fiorente di salute , fredda nell ' animo , e mia . Non trovavo agio in casa ; l ' angolo del salotto di Laura , nel quale ella ed io eravamo rimasti a chiacchierare , mi pareva assai più desiderabile che non l ' intero mio appartamento . Laura era malata ; indubbiamente , poichè era sopravvenuta in lei quella mutazione , così dolce .... Chi le era vicino ? ... Chi la confortava ? ... Non aveva osato pregarmi di sacrificarle qualche ora ; ella si ricordava le scortesie di Pallanza , il ridicolo desiderio di sfuggirla , mentre , infine , io l ' aveva perduta pel primo , ed ella aveva ben diritto a un posto nell ' archivio del cuore .... Non avrei voluto essere vanitoso ; ma , riandando gli atti e le parole di Laura , mi convinsi ch ' ella mi amava tuttavia e ciò mi trasse alle labbra il più trionfale dei sorrisi .... Mentre io pensavo a questo , Lidia sul divano , sbadigliava , cercando di farmi capire ch ' era sofferente , molto sofferente , molto stanca , e che la sua alcova sarebbe rimasta inaccessibile anche quella notte .... SECONDA PARTE . XII . Noi eravamo in tre ; così disposti : Lidia e Gian Luigi Sideri innanzi al tavolino verde ; io seduto più basso , guardando il loro giuoco , e le carte che passavano e ripassavan sulla tavola , e le mani che si sfioravano , diverse di bianchezza sotto la luce delle due lampade a lungo stelo . Gian Luigi vinceva da un quarto d ' ora e i gettoni di Lidia restavano inoperosi : il vincitore tentava sorridere come per iscusarsi , ma Lidia , cogli occhi sulle carte , la testa un po ' chinata in avanti , non lo vedeva ; era una pessima giocatrice , Lidia ; non aveva sangue freddo , non sapeva mascherare la sua emozione , che si tradiva in graziose smorfie del viso . Non volgeva mai lo sguardo verso di me , sentendo il mio su di lei , un po ' ironico ; non parlava , appena la fortuna le volgeva le spalle , riprendendo invece , al primo colpo riuscito , un chiacchierio civettuolo , che non so come non confondesse Gian Luigi . Questi era freddo ed elegante nelle sue mosse , come al Circolo , innanzi a una somma vistosa . Le piccole mani senz ' anelli davan le carte lentamente ; non si lasciava sopraffar dal pensiero di giuocare con una giovane signora ; esercitava tutt ' i suoi diritti , e negava spesso a Lidia il favore di cambiar le carte , avanzando la testa e dicendo : - Prego , - con un sorriso dolce e irritante . Lidia , poi lo contraccambiava di pari moneta , e s ' egli concedeva , mutava carte due o tre volte , dicendo : - Propongo , - con voce fredda e squillante , quasi enunciasse una grave necessità . Il giuoco durava fin dopo mezzanotte , ed era Gian Luigi che lo troncava ; Lidia avrebbe giuocato fino al mattino , senza dar segno di noja , senza frapporre un respiro fra l ' una partita e l ' altra ; generalmente vinceva , e allo stupore di Gian Luigi per quella fortuna ostinata , ella s ' abbandonava sulla spalliera della sedia , ridendo , e confortandolo con parole sarcastiche . Poi , quando Gian Luigi riprendeva , Lidia marcando due gettoni annunciava : - À vol , e dava in un nuovo scoppio di risa ; al Gian Luigi intontito . Ma quella sera in cui ci trovavamo soli noi tre , le buone carte parevano accorrere fra le mani di Gian Luigi , troppo generoso per ridere della disdetta di Lidia , quantunque ne avesse quasi il diritto . A una partita più avversa delle altre , Lidia , che non aveva fatto un punto , mi si rivolse : - Vuoi mutar posto , Sergio ? Credo che tu influisca male sul mio giuoco .... - Gian Luigi ebbe un moto di stupore . Io m ' alzai , dicendo : - Sei una giuocatrice perfetta ; non ti mancava che la superstizione . - Ella diede le carte , mentre io mi sedeva a fianco di Gian Luigi . - Marco il re , - dichiarò la donna trionfalmente . Diede un piccolo colpo alla sottana , come per disporsi meglio ad accogliere la fortuna che ritornava , e in breve giro di carte vinse la partita . Gian Luigi volse il capo sorridendo verso di me . - Vedi se non influivi sul mio giuoco ? - osservò Lidia , con voce carezzevole . - Ora influisci sul signor Sideri . - Certo , Gian Luigi non sapeva di concorrere indirettamente a una pace coniugale . Io aveva deciso quella sera di riavvicinarmi a Lidia ; vagliando bene le cause della nostra freddezza , le trovavo così ridevolmente futili da non meritare la discussione ; una sola preghiera da parte mia sarebbe forse bastata a riconquistare Lidia e a infondere nuovo sangue vitale nell ' amore intiepidito .... Avevo bisogno anche di dimenticar la scossa prodottami dalla visita a Laura ; una scossa duratura , perchè non s ' era fermata ai sensi , ma giungeva a toccarmi nel sentimento e a suscitar ricordi assai temibili .... Se Gian Luigi vinceva , io era ben sicuro che Lidia sarebbe divenuta intrattabile e qualunque tentativo di riconciliazione avrebbe naufragato . Era così suscettibile la donna , da considerare una sconfitta al giuoco come un ' umiliazione . Io seguiva per questo le vicende delle carte con un interesse affatto insospettato da Gian Luigi , il quale pareva già pronto a vedersi battuto su tutta la linea come sempre e probabilmente desiderava ch ' io mutassi posto di nuovo e tornassi a zerare la vena di Lidia . Il sopraggiungere d ' Angela Tintaro interruppe il giuoco per un istante ; Gian Luigi si levò , e nel mentre Lidia parlava colla Tintaro , egli mi condusse innanzi alla finestra , dicendomi con inflessione maliziosa : - Una buona notizia , dunque . Un ritorno all ' antico ! - Le sue parole rispondevan così bene al mio pensiero costante di quella serata , ch ' io credetti stranamente Gian Luigi avesse indovinato il desiderio di riconciliarmi con Lidia . Egli soggiunse tosto : - Laura Uglio m ' ha detto della tua visita di ieri . Mi congratulo . Era ben giusto che tu ti mostrassi indulgente con quella buona signora ! - Il punto interrogativo ch ' esisteva fra me e Gian Luigi a proposito di Laura , fiammeggiò d ' improvviso nella mia mente . Se sapevo afferrar l ' occasione , potevo strappare al Sideri una parola che mi rischiarasse .... - Una visita innocente , - mormorai . - Senza dubbio , - rispose Gian Luigi . - Non si può mica principiare colle visite pericolose .... - Una visita che non ti deve ingelosire , - ripetei . - Ingelosire ! ... - esclamò l ' amico , alzando la voce senz ' avvedersene . - Posso essere geloso di Laura ? Ma se siamo come le parallele ? prolungati all ' infinito , non ci toccheremo mai ! - Sei un gentiluomo ! - conclusi malignamente , battendogli sulla spalla . Gian Luigi stava per rispondere , quando Lidia lo chiamò . - Al posto ! - ella diceva . - Prima che la vena mi manchi . - Angela Tintaro s ' era seduta presso Lidia , così vicina a una delle lampade , che la luce gialla veniva a inondarle il viso e a tradirne sottilissime rughe . Doveva toccar la quarantina , Angela Tintaro , quantunque l ' impressione generale del suo corpo sinuoso e del volto bruno , incorniciato da capelli castagni a riccioli , potesse ingannare d ' assai a vantaggio della donna . Spiaceva in lei , tuttavia , la rigidità dei lineamenti , che parevano scolpiti nel marmo , e di profilo eran durissimi , senza curve blande ; la sua caricatura sarebbe stata la testa d ' una bruna pecora ricciuta . Non ho mai potuto giudicare s ' ella fosse elegante ; certi particolari de ' suoi abbigliamenti m ' avrebbero deciso per affermarlo ; ma nel complesso non trovavo quella spontaneità di gusto e quell ' istinto della semplicità , ch ' erano invece una fortissima attrattiva in Lidia , per esempio , e in Laura . - Come giuochi bene ! - esclamò ella d ' un tratto , accarezzando Lidia con uno sguardo .... L ' intimità di quel tono mi ferì e lanciai un ' occhiata a Lidia . - Ah , tu non sapevi , - disse questa , - che noi ci diamo del tu . Sì , l ' ha voluto l ' Angela .... - È ben naturale , - risposi ipocritamente . Non era naturale affatto ; anzi , per me era disgustoso , perchè Angela Tintaro personificava la prima concessione al rispetto umano , la prima debolezza nell ' ammettere in casa mia una donna dei cui disordini ero persuasissimo ; e poichè questa concessione l ' avevo fatta senz ' alcun vantaggio , - a differenza della visita a Laura , - senz ' alcuna soddisfazione egoistica , mi sentivo così sfiduciato sulla fermezza de ' miei intendimenti da odiare Angela , che quella sfiducia mi rammentava e mi rappresentava ad ogni momento . La vena di Lidia persisteva , e la donna era tutta gioiosa , chinandosi verso Angela a mostrar le carte propizie , non conosciute da lei , ma salutate con un sorriso di stima . Verso mezzanotte , la vittoria di Lidia era compiuta e il suo umore serenissimo ; Gian Luigi rimetteva a posto i due mazzi di carte , ed Angela Tintaro diceva : - Sei così fortunata all ' écarté che non puoi aver fortuna in amore ! - Mi fissò gli occhi in faccia , mormorando quelle parole ; ma Lidia ed io avemmo un sorriso concorde e misterioso , che parve ad Angela una terribile mentita alla sua insinuazione . Un servo sopravvenne per riaccompagnare Angela a casa ; congedandosi , ella baciò Lidia sulle labbra socchiudendo gli occhi , e una sottilissima espressione di ribrezzo passò sul viso di Lidia , che si tolse all ' abbraccio con un movimento brusco . Gian Luigi seguì Angela a distanza di qualche minuto ; e noi ci trovammo soli , per un istante silenziosi , Lidia in piedi avanti alla finestra , dove Gian Luigi aveva sciaguratamente evocata l ' imagine di Laura . - Dodici e mezzo ! - esclamò Lidia con un ' occhiata alla pendola . - È tardi ! - Rimasi muto , aspettando ch ' ella aggiungesse : - " Sono stanca ; mi sento male ; ho una terribile sfinitezza ; l ' anemia .... la malaria .... " - Ella proseguì invece : - Come mai non ho sonno ? - Vuoi uscire a passeggio ? - dimandai . - È una notte splendida . - Che idea ! Come due amanti ? ... No : preferisco andare a letto . Il sonno verrà . - Ma aveva nella voce un tono giocondo , d ' eccellente significato . - Buona notte , dunque , - finì Lidia , avvicinandosi . - Troppo presto , - risposi , senza prendere la mano ch ' ella mi stendeva . Lidia avanzò la testa curiosamente per capir l ' intenzione delle parole e scorgendomi impassibile , colle braccia incrociate sul petto , diede in una risata argentina ... - Che cosa vuol dire ? ... - domandò . Poi , senz ' aspettar la risposta , premette il bottone elettrico a fianco della porta , e vi tenne l ' indice finchè non comparve Geltrude col lume . - Arrivederci , - concluse Lidia , incamminandosi . E l ' eccellente significato delle parole non era minore del tono eccellente con cui le usciron di bocca . Due cose tosto mi colpirono quand ' io raggiunsi nella sua camera Lidia , ch ' era già coricata : la poltroncina dov ' io mi sedeva , ricollocata da Geltrude presso il letto , certo per ordine di Lidia ; e l ' acconciatura de ' suoi capelli . Abitualmente , ella li portava disciolti e trattenuti appena da un nastro a metà ; ciò cresceva fede alle sue costanti emicranie e compiva la muta preghiera di riposo .... Ora , al contrario , ella se li era fatti annodare in due grosse trecce attorno alla testa ; il qual vezzo aveva la singolar potenza di ricordarmi Lidia fanciulla , quando la vedevo in casa sua e tutto non aveva avuto ancor principio . Ma la nota curiosa di quest ' apparato si era ch ' esso non aveva scopo alcuno , non era un invito , non derivava da intuizione del mio desiderio di pace ; Lidia m ' aveva preparato il posto vicino a lei e s ' era acconciata la testa , così per capriccio .... Chinatomi a baciarla , sentii che mi sfuggiva e le sue labbra restavano immote , come le braccia , stese lungo i fianchi .... Mi sedetti nella poltroncina , e dissi : - Noi siamo incamminati sopra una pessima strada . - Lidia quella notte aveva un ' assoluta necessità di ridere ; non meno irritante necessità che quella di piangere , e tutt ' e due sentite da Lidia quando appunto non convenivan nè l ' una , nè l ' altra . Onde , non era ancor finita la mia frase , che la donna principiò il suo ilare gorgheggio . - Ma senza dubbio , - proseguii . - Sopra una pessima strada , perchè noi viviamo di dispettucci e ci addestriamo alla guerriglia più ridicola .... Infine , a che scopo ci siamo uniti ? - Vidi con terrore Lidia alzar le spalle e atteggiare il viso come dicesse : - " Chi lo sa ? " - quindi prorompere non più in una risala allegra , ma in un piccolo ghigno sarcastico , il quale giovò a darle una magnifica espressione di scetticismo artificiale . - Non certo , - continuai , - per tenerci il broncio e per sbadigliare .... - Neanche quando si ha sonno ? - ella domandò improvvisamente . - Perchè io ho molto sonno , ora . - Tu non capisci dunque nulla ? - esclamai irritato . - Non capisci che io ti voglio bene e che se ho dei torti , sono pronto a chiedertene scusa .... - Sì , perchè io ti chieda scusa de ' miei ? Soltanto , le tue scuse hanno un interesse , e le mie dovranno essere accompagnate dalle .... dalle prove del mio pentimento ... Voi altri uomini non intendete nulla , senza .... una conclusione ... " - Mio Dio , - mormorai , - se di queste conclusioni è formato il matrimonio , ne sono io responsabile ? - Allora , la risata allegra di Lidia scoppiò ; ella sembrava più felice d ' aver fatto un piccolo discorso a sottintesi , che esilarata dalla mia risposta del medesimo genere . M ' accorgevo con piacere come la sua infantilità persistesse tuttavia ; evidentemente , ella aveva avuti capricci e graziose crudeltà , pel gusto di far da donnina , per giuocare alla signora , come a dodici anni ... - Del resto , io rinuncerò a infastidirti più oltre , - aggiunsi , facendo l ' atto di levarmi dalla poltrona . - No , - ella rispose , trattenendomi . - Se hai qualche cosa da dirmi ancora .... - La fissai negli occhi con tale insistenza , ch ' ella arrossì , e rispose a bassa voce : - Va bene . E poi ? - Senti . Il matrimonio non è la più felice delle istituzioni ; tu te ne sei accorta ; ma noi possiamo correggerne i difetti e ripararne le lacune .... - Ah , se fosse vero ! - esclamò Lidia in uno slancio di sincerità , che non mi piacque soverchiamente . - Ma in che modo , in che modo ? - Dimenticando di essere sposati .... vivendo come amanti , pensando che uno di noi due potrebbe benissimo stancarsi dell ' altro .... - Aspetta , - fece Lidia stendendo la mano , e chiudendo gli occhi . - No ; non cambia nulla .... - Come , non cambia nulla ? - esclamai . - Ma se è tutto diverso .... - Per giudicarne , - rispose Lidia ad occhi aperti , - bisognerebbe sapere che cos ' è un amante .... Infine , - continuò colla sua voce beffarda , - tu mi tieni dei discorsi immorali , ed io ho sonno .... - Il congedo così improvviso mi fece veramente male . Allontanai la poltrona , levandomi , e rimasto colle braccia appoggiate al piano del letto , sopra Lidia , dissi con lentezza : - Tu ti dimentichi che noi siamo legati per tutta la vita . - L ' effetto di quelle parole fu straordinario nella donna : ella mi gettò le braccia al collo , mi attirò sul petto , e baciandomi con emozione , ripetè : - Per tutta la vita ! Lo so bene , e ne ho paura . - Credetti capire , ch ' ella ridonandosi alfine , godesse non già d ' una voluttà materiale , ma del piacere amarissimo di sentirsi schiava e privata d ' ogni volontà ; e che la sua anima femminile soffrisse al punto da comunicare al corpo spasimi e sussulti , i quali la rendevan più sensibile di qualunque donna io abbia mai conosciuta .... Onde , non ebbi la forza di rinunciare a quel possesso , che mi feriva tanto , ed era pur così nuovo nel sentimento e così ricordevole nelle sensazioni . Qualche cosa d ' inesplicabile giaceva in fondo a simile risurrezione d ' amore . Io ne ritrassi una lunga eco di turbamenti , come fossi uscito dalle braccia di Lidia insanguinato ; e il pensiero grottesco non cessava di dominarmi ; invece d ' aver riavuta mia moglie , mi pareva d ' aver fatto male , d ' aver chiusi gli occhi allo spettacolo della sua sommissione , d ' avere esercitato brutalmente un diritto stupido e vile .... Perchè , se Lidia non avesse vibrato di dolor morale , certo non avrebbe palpitato di piacere fisico ; se l ' angoscia di sentirsi schiava non avesse reso quel corpo biondo più tremante d ' un ' asta d ' acciaio , io avrei trovato quel corpo immobile , freddo , prostituito dalla necessità della pace nel focolare domestico .... Era chiaro che , non appena la malvagità della conquista fosse cessata in me , sarei rimasto disgustato dalla mia insistenza .... Una specie di febbre s ' era comunicata improvvisamente a noi .... La suscettibilità estrema di Lidia si vedeva presa , dominata , dilaniata ogni notte , e quando ponevo piede nella camera , leggevo sul viso della donna un ' ansia , che doveva tramutarsi in tortura ; ella temeva ch ' io la volessi , e lo desiderava nel medesimo tempo , per quell ' eccitazione che si propagava sùbito in lei e sembrava più forte d ' un piacere .... Aveva insieme odio ed amore per quelle notti ; odio ed amore per la sua debolezza e per la mia prepotenza tranquilla , celata sotto la maschera del non supporre nemmeno quanto avveniva in lei .... Mi sentivo così dominatore di quella volontà sbigottita , che qualche volta domandavo a bella posta : - Vuoi che rimanga ? E Lidia rispondeva : - Sì , mio signore e padrone ! - con un accento , con un sorriso , con un passaggio d ' ombra e di luce , i quali erano straziantemente irreproducibili . Di giorno , Lidia ridiventava un po ' sarcastica ; non so , ma credo che ripensando alla propria angoscia , ella facesse ogni mattino questa promessa a sè medesima : - Stanotte , mi rifiuto ! - E la notte , desiderata da ambedue con sì diversi intendimenti , si ripeteva eguale alle altre .... Rimaneva per me difficile lo stabilire come Lidia fosse stata veemente di passione , voluttuosa , pronta al piacere , sui primi tempi del nostro matrimonio , quando ora m ' avvedevo ch ' ella non era fatta per l ' amore più che non fosse una statua .... Senza dubbio , il prorompere della giovanezza , la gratitudine per averla tolta a una casa dove tutto era imbecille , la sensibilità morale meglio che la fisica , me l ' avevano gettata fra le braccia con tanto impeto da farmi scambiar Lidia per la più amabilmente sensuale delle donne .... L ' abitudine era sopraggiunta , e Lidia aveva ripresa la sua indole , peggiorandola . Noi giuocavamo a un bruttissimo giuoco : finito il quale , io avrei trovata in Lidia assai maggiore obbedienza , poichè l ' avevo persuasa d ' una volontà più forte della sua , ma un ' obbedienza costretta , non discompagnata da un intimo rancore , che poteva avviarsi a mille diverse e perniciosissime soluzioni . Quanto a me , esaurivo l ' ultima curiosità fisica , mi familiarizzavo con quelle rosee carni , mi stancavo anche una volta di quei capelli biondi , e mi mettevo nella condizione di giustificare in Lidia una rivolta . Occupato da quel presente e da quell ' avvenire , non m ' ero accorto che dal circolo dei corteggiatori s ' avanzava verso Lidia colui che , in fondo , avevo sempre atteso , ma quando il circolo tutto si teneva ancora a rispettosa distanza .... Il bruttissimo giuoco al quale giocavamo Lidia ed io , finì in quel punto in cui ne cominciava un altro peggiore .... XIII . L ' irritazione che m ' aveva preso al rinascer della primavera , s ' era infiltrata nello spirito e nel corpo come un letargo triste e pesante , dovuto al sole , al tepore inusato , alla folla che usciva per le strade a sorbir l ' aria mite . Io vedeva ripetersi in Lidia l ' identico processo d ' inerzia , facendola debole e apatica . S ' alzava presto la mattina perchè il letto le diveniva intollerabile , e sonnecchiava distesa sul divano , parlando a monosillabi ; o ingannata dall ' aspetto fallace del giorno , voleva uscire a passeggio e ne ritornava colle membra rotte , pensando forse che la nostra vita senz ' angustie finanziarie , senza obblighi eguali , senza occupazioni grevi , era infinitamente più odiosa di quella che conducevan le famigliuole incontrate per via , beate del sole , gaudenti di poche ore libere . Non ricamava più ; leggeva spesso i libri inviatile da Ettore Caccianimico , ma saltandone molte pagine per seguire il nudo fatto raccontatovi , come un viaggiatore che fra l ' erba folta cerchi il sentiero diritto e meno faticoso , poco importandogli d ' osservare il verde circostante . Le finestre spalancate l ' infastidivano ; per di là entravan la luce , i romori , l ' accidia fino al dopopranzo , non confortato dai lumi se non tardi , e segnato invece da odiosi tramonti , schiacciati sui muri a illividirli e a renderli più volgari . Avevo lasciati i signori Folengo da un istante , e uscendo da quella casa , pensavo come nessuna stagione avesse la potenza di mutarvi l ' umore e le abitudini . Donna Teresa era inalterabile , agucchiando d ' inverno e d ' autunno , e in villa d ' estate e di primavera ; Pietro amava i suoi registri e vi spendeva attorno la vita , quando nevicava e quando v ' era il sole di luglio . Essi non soffrivano alcuna esterna influenza più che gli animali imbalsamati del loro salotto ; il matrimonio aveva finito per cementar le due indifferenze , costituendone un solito ordine di vita ; ma con molto rammarico cercavo invano nel mio spirito un ' ammirazione per quegli eccellenti campioni della monogamia . Mi rasentavan sul marciapiede le signore eleganti ; qualcuna accompagnata dallo sposo , sorridendogli compostamente e sbirciando se l ' equilibrio del suo sorriso fosse notato all ' intorno ; delle vecchie signore colle figlie , così identiche alla madre sebben giovani , che un amatore del genere poteva , sposando la figlia , già farsi un quadro di quel che sarebbe diventata fra trent ' anni ; e tipi esotici , come inglesi dal passo chilometrico , seguìti da qualche orribile cane , dilettissimo al padrone . C ' eran più donne che uomini , a zonzo . ( V ' è mai stato un giorno dell ' anno in cui una signora non trovi la necessità d ' uscire a guardare le vetrine , e a furia di guardarle , non finisca per entrar nel negozio a far delle spese inutili ? ) Mi ricordavo che già mia madre m ' aveva raccontato come a ' suoi tempi le donne , le fanciulle specialmente , restassero tappate in casa tutta la settimana e non si permettessero passeggiate se non alla domenica , a fianco del marito o del padre ; ma con quella cognizione del domestico focolare che avevo ultimamente acquisita , dubitavo qual moglie fosse più sopportabile : se l ' antica , sempre innanzi al cuscinetto da lavoro , o la moderna , sempre innanzi ai magazzini di mode .... Là dove la gente era fitta , sul corso Manzoni pel quale m ' avviavo , era un ' allegria di colori vivaci , che , man mano avvicinandosi , prendevan forma d ' abiti chiassosi e di cappellini insolenti , più notevoli delle signore che li portavano .... A un tratto , da un gruppo d ' incognite , vidi uno di questi abiti , uno di questi cappellini , farmisi incontro lentamente ; e dentro l ' abito e sotto il cappellaio riconobbi Laura Uglio , senza dubbio incamminata essa pure a una passeggiata inutile ma dispendiosa . - Andavo dai vostri suoceri , - ella disse , mentre rispondeva al mio saluto . - Io ne vengo ora ; stanno benissimo , e non sentono la primavera .... - Allora risparmio la visita . Mi accompagnate fino ai giardini ? - Nell ' atto in cui s ' incamminava , l ' osservai con attenzione , mettendomele a fianco . L ' insolita espressione d ' umiltà era cresciuta in Laura , fino a diventar dolorosa ; in quel volto bianco non vedevo che le occhiaie , assolutamente livide , incavate ; occhiaie prodotte da sofferenze indicibili , continue , roditrici . Quand ' ella si mosse , potei rilevare che Laura procedeva curva , ma così insensibilmente da non esser notato se non da chi sapeva tutta l ' elastica sveltezza di quell ' andatura , tutta l ' abituale superbia di quel portamento .... - Più adagio , - ella disse con un fievole sorriso . - Non posso affrettarmi io . - Perdonate , - risposi , rallentando il passo . - Non siete guarita ? - Colle vostre cure assidue ? - mormorò Laura in tono di corruccio . - Non sono guarita ; faccio la disperazione del mio medico . - Tornai a guardarla , preso da un senso di paura . Laura decadeva con rapidità ; nelle due settimane scorse dalla mia visita , aveva dato un terribile tracollo , anche meglio accentuato dall ' abito nero ch ' ella portava . - Sono brutta , non è vero ? - domandò . E senza lasciarmi il tempo di rispondere , aggiunse : - Ho da dirti una cosa . Giorgio pare geloso di te ; s ' è messo a fare il geloso , dacchè sono malata , per rendermi più allegra l ' esistenza . Quando sei venuto a trovarmi ultimamente , egli t ' ha visto mentre uscivi e lui tornava dal suo ufficio ; mi ha fatta una scenata ; ha detto che non dovevo riceverti , dopo le scortesie di Pallanza .... Non aveva torto , in fondo , ma io ho capito che tu gli dài ombra .... - Il passaggio repentino dal voi al tu mi spiacque ; la notizia m ' indispettì .... - Io lo imaginava , - risposi . - Ecco perchè non son venuto oltre da voi .... - Eppure , poichè sono sempre sola , bisognerà che tu venga a trovarmi , almeno quando c ' è Giorgio .... - Brava ! - esclamai ridendo . - È affatto impossibile . Io parto a giorni .... - Per dove ? - chiese Laura , con tale accento d ' apprensione , che l ' idea d ' essere amato da lei soverchiò l ' angoscia di vederla sofferente e mi richiamò un fugace sorriso di trionfo . - Per dove , non so . Me l ' hanno rammentato or ora i miei suoceri : colla primavera si doveva riprendere il viaggio in Italia .... - Il viaggio ? Quale viaggio ? - Il viaggio di nozze , - mormorai a denti stretti . Eravamo giunti all ' entrata dei giardini . Passammo i cancelli senz ' aggiungere parola , io guardando la gente , Laura a testa bassa . - C ' è la musica laggiù , - diss ' ella accennando una folla immobile di persone . Piegammo verso sinistra , dov ' era il piccolo lago , per un viale disadorno e povero di piante . Sùbito , un ' aria più dolce sembrò spirare beneficamente . Laura sedette sopra una banchina a ridosso d ' un gruppo di tufo e segnò per terra delle orribili teste colla punta dell ' ombrellino . Io restai in piedi , innanzi a lei , appoggiandomi col bastone al tronco d ' una pianta . - Allora , questa è l ' ultima volta che ci vediamo ? - domandò Laura sollevando il capo all ' improvvisa . Ormai , ero certo . Laura mi riamava , per una di quelle recrudescenze di passione , che afferrano talvolta anche le anime stanche : me lo dicevano la sua voce non sicura , i suoi occhi , nei quali , s ' io avessi continuato a indagare , avrei scorte delle lagrime rattenute . La vanità del maschio , assai più adescabile della vanità femminile , ebbe un giocondo sobbalzo nel mio animo . - Ci rivedremo al ritorno , - dissi . - Oh .... al ritorno ! - esclamò Laura tristemente . - Chi sa ? ... Colla punta dell ' ombrellino cancellò sulla sabbia le teste orribili disponendosi a tracciarne delle peggio ; ma aveva appena preparato lo spazio , che richiese le ore . - Sono le tre ! - risposi , guardando l ' orologio . - Ho un appuntamento alle tre e mezzo colla sarta , - ella fece , alzandosi con qualche fatica . - Vuoi riaccompagnarmi ? - Notai di nuovo l ' andatura incerta e greve della donna ; osservandola bene , io la vedevo adesso veramente curva , e il sentimento d ' angoscia mi riprese , fugò qualunque altro pensiero . Presso l ' uscita dei giardini , mormorò : - Te beato , che dopo un anno puoi ancora intraprendere un viaggio di nozze ! - Con quale sarcastica inflessione avrebbe ella pronunciate quelle parole , pochi mesi addietro ! Ora , non vi trovai che il desiderio spossato . S ' apriva il giorno lentamente a una serenità profonda , col disciogliersi delle nuvole bianche , scoprenti all ' occhio nuovi azzurri infiniti ed eguali ; di là veniva il sole tepido che c ' intorpidiva , quasi svegliati da una notte amorosa fra caldissime piume . Quando fummo presso una carrozza chiusa , domandai a Laura : - Volete dirmi l ' indirizzo ? - Piazza del duomo , - ella rispose , mentre saliva nella vettura . - Poi , indicherò io .... - M ' inchinai salutando . Un collegio di fanciulle , numerosissimo , mi passava accanto in lunga colonna ; quante si preparavan là dentro al martirio della vita ? quante avrebbe perdute l ' amore e sciupate il matrimonio ? Avevano illanguidita la loro tinta nell ' ombra delle camerate ; sotto abiti senza linea avevano contraffatta la loro freschezza ; ma dovevano da quel periodo severo e umile sbucar nella vita , svelare le loro facoltà , edificare o distruggere una famiglia . In questo senso , la lunga colonna di fanciulle m ' appariva assai interessante ; da un ' altra simile colonna femminile , s ' eran tolte Laura e Lidia , con sì diverse idee , con sì diversi intendimenti .... E chi poteva assicurare che i primi passi dell ' una e dell ' altra non avessero avuto un oscuro impulso da memorie di collegio , da circostanze di fatto , dalla vicinanza d ' una compagna o dall ' intimità d ' una maestra ? Lidie e Laure si preparavano in silenzio , ripetendo per un ' ennesima volta il processo psicologico di altre , e di altre e di altre , infinite . Io poteva ben comprendere o almeno intuire il divario fra quelle due anime di donna , stretto com ' era da qualche tempo fra la prima e la seconda , sovrapponendo o cancellando le impressioni dell ' una colle impressioni dell ' altra . Un quarto d ' ora dopo lasciata Laura , ero a casa , dominato dal brusco urto , che la presenza di Lidia mi produceva . S ' era mutata , in quella breve mia assenza , colla rapidità con cui mutava d ' abiti . La piccola ombra d ' umiliazione che le offuscava il viso nel mattino e l ' accidia che ne spossava il corpo , lasciavano il posto a un aspetto calmo , consolato , sano fisicamente e moralmente , come dopo una confidenza in cui il cuore avesse rotte per un istante le dighe della rassegnazione e liberando il dolore , l ' avesse diminuito di profondità . Fenomeno già notato in Lidia , di quei giorni ; perciò pericoloso ; che cosa confidava ella , e a chi si confidava ? Non v ' era presso di lei , quand ' io vi giunsi , che Ettore Caccianimico , del quale tutto si poteva sospettare , fuorchè d ' esser capace di consolare alcuno . - Sei stato a passeggio ? - domandò Lidia , seduta davanti al tavolino da lavoro presso la finestra . - Sono stato da tua madre e poi ai Giardini , - risposi . - Donna Teresa mi ha rammentato un vecchio debito ; quel viaggio interrotto , o meglio non intrapreso , per l ' Italia , e rimandato alla migliore stagione .... - Ah , è vero ! - disse Lidia , con voce che pareva uno sbadiglio . Al fenomeno psicologico s ' univa d ' un tratto un fenomeno fisico , non meno degno di nota . Lidia ingrassava ; l ' abito chiaro di quel giorno svelava il fatto assai meglio di quel che non potesse la mia continua esperienza . Sì , m ' era parso di non abbracciar più le forme sottili ed esatte , tanto amate in Lidia fanciulla ; m ' era parso che il suo seno fiorisse , che i suoi fianchi s ' espandessero lievemente , che la gola avesse un ' insolita rotondità ; lento trapasso da una Psiche a una Giunone .... Ma , alla luce sfacciata del sole , questa mutazione si rivelava d ' un colpo , non lasciandomi più dubbio ; forse il confronto istintivo fra Lidia e Laura , debole , divorata dal male , - cooperava a rendere più perspicuo lo sboccio formoso della prima .... Perchè era così sana e lieta di giovanezza Lidia quando Laura moriva ? Uscii bruscamente dal salotto , lasciandovi mia moglie e il Caccianimico , nella ridicola speranza che un ' altra camera , un ' altra luce , potessero calmarmi . Passai dalla stanza da letto ; il letto di Lidia , bianco e vuoto , con un raggio di sole che cadeva diritto sui guanciali , mi lievitò in mente un substrato di amare riflessioni ; passai dalla sala , ove rividi quelle signore brune , le quali mi compiacevo a desiderare , fra il convenzionale chiacchierio dei mariti ; passai dal tinello , ch ' era già stato testimonio di paci e di guerre , di pranzi muti o afflitti dalla retorica di Pietro e di donna Teresa ; la mia camera mi rammentò quella prima notte in cui aspettavo l ' ora di presentarmi a Lidia , mia ancora soltanto per un apparato di formole ; e lo studio , ove m ' ero arrestato , strideva di sogni artistici svaniti , di buoni propositi più deboli delle abitudini , di rinuncia al lavoro per l ' inutile speranza della felicità nella famiglia . Tutto l ' appartamento aveva uno strano sapore di gioie irrancidite . Ritornai nel salotto . Ettore Caccianimico s ' era posto di faccia a Lidia ; s ' egli avesse inclinata avanti la sedia , le sue ginocchia avrebbero toccate quelle della donna . Diceva : - Si potrebbe appunto far così . Ella avrebbe la compagnia di mia moglie , quella de ' suoi parenti .... - Fece una pausa , e rivoltosi a me , soggiunse quasi spiegando : - Proponevo alla tua signora di fare un breve soggiorno con sua madre , prima di lasciarci . Il tempo è bello e a Pallanza ci dev ' essere già molta gente . - Non ho nulla in contrario , - risposi , - quando ciò piaccia a Lidia . Tu , vieni pure laggiù ? - Sì , a Pallanza , con Clara .... - disse Ettore , nominando sua moglie per la seconda volta , cosa affatto insolita e curiosa . Allora , fra Lidia ed Ettore si studiarono i vantaggi d ' un soggiorno sul lago ; c ' era la compagnia piacevole , la vita calma e tuttavia allegra , il buon clima . M ' ero disteso in una larga poltrona , con un libro fra le mani , assolutamente deciso a non prender parte alla conversazione ; Lidia volgeva il capo di tanto in tanto dal mio lato , con quell ' espressione di riposo , che mi dava qualche sospetto . Perchè Lidia era così sana e lieta di giovanezza , quando Laura moriva ? Passando lo sguardo al disopra del libro , osservavo meglio le linee del viso e del busto ; linee di profilo , leggierissimamente , ma indubitabilmente avvantaggiate da qualche tempo ; le mani di Lidia , ch ' ella posava sul tavolino , avevan pure una forma più grassoccia , non aristocratica di soverchio . Ella m ' era piaciuta da fanciulla perchè era fragile e sottile ; certo , m ' era piaciuta per altri motivi spirituali ; ma anche perchè da fanciulla era fragile e sottile . Quest ' attrattiva stava per vanire , nella donna ? Ricordando la signora Folengo , sua madre , ebbi un sussulto : a trent ' anni , Lidia sarebbe stata una bella matrona ; a quarantacinque , una signora grassa .... Frode nel contratto matrimoniale ! ... Una signora grassa e bionda , vale a dire , facilissima a sciuparsi , come certe rose tèa , di cui la floridezza eccezionale è , insieme , la decadenza e lo sfacelo . Fui interrotto nelle mie considerazioni da Ettore Caccianimico , il quale si congedava . - Voi non partirete così presto ? - domandò egli a me . - Quando vorrà Lidia , - risposi , colla formola abituale . - Decideremo , - dichiarò Lidia , stringendo la mano di Ettore , che s ' era inchinato a salutarla . Accompagnai il Caccianimico nell ' anticamera , fin sulla soglia della porta . - Ebbene ? - egli chiese a voce bassa . - Sei stato in casa Uglio ? - Giorni sono . - Hai invitata Laura a far visita alla tua signora ? - Non ne valeva la pena . È ammalatissima povera donna . - Pare anche a te ? ... Io la vedo perduta , - concluse Ettore con indifferenza , mentre se ne andava . Perduta ! Non era dunque un ' esagerazione della mia fantasia ? Ma allora , che valeva il rispetto umano ? S ' ella desiderava di vedermi vicino a lei , potevo contentarla , senza riguardi per il mondo ; perchè rifiutare quel conforto a un ' amica , la quale m ' aveva conosciuto libero , indipendente , e nel turbinìo della vita non s ' era dimenticata di me ? - Andrò da lei , stasera ! - mi dissi , rientrando nel salotto . Il volto calmo di Lidia ebbe la potenza di stornarmi il pensiero dietro altre idee non meno tristi . In quella medesima notte , Lidia aveva pianto ; adesso era serena , quasi allegra Perchè ? - C ' è stato Gian Luigi a trovarti , mentr ' ero fuori ? - domandai . - No , - ella rispose un po ' maravigliata . - Verrà stasera , forse . - M ' augurai fortemente che Gian Luigi non venisse quella sera : la sua presenza in casa mia mi avrebbe impedito di recarmi da Laura . Per la prima volta , non osavo lasciar Lidia sola di fronte a un uomo . XIV . A pranzo , ella mangiò con molto appetito , senza accorgersi ch ' io toccava appena le vivande e preferivo il vino al cibo . Ero troppo solo , nel mondo , circondato da insidie e da cause non mai stanche di dolore ; non avevo amici e mia moglie era un ' estranea che poteva diventare una nemica . Un ' estranea , certamente , dacchè i suoi gusti non somigliavano a ' miei , la sua educazione s ' era fatta entro le chiuse pareti d ' una casetta borghese , e la mia , viaggiando , sognando , osservando uomini e luoghi diversi ; avevo una donna , la cui speranza di comprendermi vacillava e cadeva , senza lasciar traccia di rammarico . Di tutto quanto ci si poteva aspettare dalla nostra unione , un sol fatto era incontestabile , per sanzione di legge : la signorina Lidia Folengo era diventata la signora Lidia Lacava Folengo ; nulla più , e troppo poco al confronto delle nostre libertà perdute . Geltrude entrò a metà del pranzo , portando a Lidia un viglietto arrivato allora . La donna lo aperse , lo lesse , lo mise in tasca , e disse a Geltrude : - Va bene . Non c ' è risposta . - A me : - È Angela Tintaro che mi scrive . - Che esagerazione ! - esclamai seccato . - Quando non viene a trovarti , ti scrive ; quando non ti scrive , ti manda dei fiori . Almeno potrebbe sceglier delle ore più adatte , per annoiare il prossimo ! - Lidia strinse le labbra senza rispondere . Da quella lettera , originò subito un mutamento in lei , palesissimo , per quanto ella volesse nasconderlo ; cosicchè , fui tratto a domandare , contro le mie abitudini , che cosa Angela Tintaro le scrivesse . - Le solite storie , - rispose Lidia con negligenza affettata . Ma la lettera le rimase in tasca . - Tuo padre ha finalmente deciso di partire per Cairo , accettando l ' impiego offertogli , - dissi . - Ha fatto bene , - mormorò Lidia . - Ecco : Cairo è una città che vedrei con piacere . - Niente c ' impedisce d ' accompagnarvi tuo padre quando vi si recherà , sui primi dell ' anno venturo . - Resterò ben sola , dopo , - riflette la donna sbadatamente . Eravamo in due a finger di mangiare , adesso : anche Lidia faceva una cattivissima accoglienza alle portate che Geltrude recava ; attribuii l ' improvvisa svogliatezza al pensiero doloroso di veder partire presto i Folengo , ed ebbi cura di non domandare spiegazioni . Tuttavia , il pranzo si trascinò così malamente , che respirai di sollievo , quando la tavola fu sparecchiata ; i giornali costituivano per noi in quell ' ora e nei giorni d ' impaccio , una salvezza molto apprezzata da ambedue .... Stavo per ricorrervi , quando Lidia mi domandò con voce un po ' tremante : - Sei andato ai Giardini , oggi ? - Mi bastò un ' occhiata alla donna per comprendere ; ella preparava quella domanda da qualche tempo , e studiava il modo di lanciarmela quando meno l ' aspettavo , perchè non potessi ricostruirne il movente ; l ' impazienza l ' aveva però tradita , e troppo breve tempo era scorso dall ' arrivo della lettera all ' interrogazione perchè non vi scorgessi una stretta relazione . - Sono andato ai Giardini , - risposi . - Mi pare d ' avertelo già detto . - Con chi ? - fece Lidia , guardandomi fissa . - La signora Angela Tintaro si assume dunque l ' incarico d ' una polizia segreta ? - domandai ironicamente . - Ho trovata la signora Uglio , che si recava da tua madre , e come io ne veniva appunto , ella ha rimandata la visita , e chiacchierando l ' ho accompagnata ai Giardini , invece . - La signora Uglio , - disse Lidia , coll ' intonazione con cui ci si fa a raccontare una lunga storia , - è fra le persone che tu m ' avevi proibito di ricevere ; anzi , nel caso poco probabile ch ' ella mi facesse visita , mi avevi pregato di non contraccambiarla .... E d ' un tratto tu le servi da cavaliere e ti mostri in pubblico al suo fianco , ai Giardini , nell ' ora più frequentata ? - Sono convenienze a cui un uomo non può sottrarsi , - mormorai ipocritamente . - Benissimo . E che cosa avresti detto tu , se le parti si fossero invertite ? se fossi andata io a passeggio col signor Giorgio Uglio ? - Alzai le spalle , irritato . - Quale assurdità ! - esclamai . - Il torto è appunto quello di supporre che le parti si possano invertire sempre ; quanto ho fatto io , era logico e necessario ; ma ciò non sottintende logico e necessario che tu faccia altrettanto col signor Uglio .... È un modo di ragionare questo , di cui t ' ho mostrata parecchie volte la falsità .... Ormai , dovresti risparmiarmelo . - Benissimo , - ripetè Lidia . - Splendida poi l ' idea di non dir nulla .... Ciò fa supporre molte cose .... - Per esempio ? - So io , - concluse la donna seccamente , alzandosi . - Saresti gelosa ? - Lidia si rivolse , come ferita ; appuntò le mani sulla tavola , e avvicinando il viso al mio , dichiarò a bassa voce : - Gelosa ? Vorrei che tu avessi dieci amanti , non una ! - V ' era nella frase tutto il disprezzo di cui vibrava la donna per la mia condotta di quei giorni ; e la rabbia frenata e accumulata nelle notti d ' obbedienza sua e di fredda prepotenza mia ; l ' uno e l ' altro sentimento davano alle parole un significato profondo , che mi colpì in pieno cuore , come innanzi a qualche cosa di definitivo , d ' irreparabile . Non trovai sùbito una formola di protesta ; rimasi sotto lo sguardo di Lidia , turbatissimo , quasi un colpevole , e quando riuscii a scuotermi da quel fascino angoscioso , Lidia fu chiamata da Geltrude , che annunciava la visita del conte Gian Luigi . Solo nel tinello , in mezzo alla luce grigiastra del dopopranzo , fui colto a un tratto da un impeto di dolore , dalla sensazione raccapricciante che deve afferrar l ' uomo in mare , chiuso in un ' ondata gigantesca . Quel solo giorno m ' aveva portato un séguito di piccole e grandi angustie , intollerabile ; nell ' istesso momento , ero combattuto da opposte idee , da disegni contrarî , i quali sollevavano tutto il mio sistema nervoso , piombandomi nel dubbio , - malattia orribile di cui non avevo mai sofferto . Si poteva la oltraggiante dichiarazione di Lidia collegare al suo mutamento , che mi pareva derivasse da un ' influenza estranea ? Intendeva ella farmi capire la propria indifferenza a qualunque mia colpa , per assolversi ella medesima d ' una simpatia colpevole ? Senza dubbio , senza dubbio alcuno , Lidia sentiva questa simpatia . Dominato da tal pensiero , m ' avvicinai all ' uscio , che metteva nella sala , ove Lidia era con Gian Luigi ; una voce fresca , tranquilla , ben modulata , - la voce della donna - mi riempì di maraviglia . In me , la breve scena del dopopranzo aveva generato un lungo strascico di riflessioni ; in Lidia era scivolata , quasi sopra un ' anima di marmo , non impedendole di mostrarsi cortese , frivola , anche civettuola , come potevo capire da certe sue risatine , gorgheggiate argutamente . Se tutto questo era finzione , meritava ch ' io me ne impensierissi peggio che se fosse stata insensibilità . Nella sala non erano accesi i lumi ancora , quando io v ' entrai . Lidia e Gian Luigi stavan sul divano , ai lati opposti ; ma l ' ombra della sera calante m ' impediva di scorgerne bene il viso ; chiaro non si vedeva che l ' abito di Lidia . Quando i lumi furono portati , rilevai qualche cosa d ' insolito in Gian Luigi e ne fui impressionato d ' un ' impressione confusa , oscillante fra la curiosità e il dispetto . Gian Luigi era abbattuto e pallido ; dacchè era giunto , non avevo sentita la sua voce che per salutarmi ; faceva le spese della conversazione Lidia , la quale aveva una facondia febbrile , ascoltata dall ' uomo con deferenza , approvata da me con qualche cenno del capo , ma incapace a snebbiare il corruccio che pareva esistere fra noi .... - Se vuole la rivincita di iersera , - disse Lidia a Gian Luigi , accorgendosi che da qualche istante era distratto .... Si levarono ambedue e si portarono innanzi al tavolino verde , prendendone dal tiretto le carte e i gettoni . - Stasera sono formidabile , - mormorò il Sideri finalmente . - Accetterei qualunque avversario . - Non vendere la pelle prima d ' ammazzar l ' orso , - diss ' io . Trovandomi di fianco a uno specchio , mi vi osservai e mi confrontai con Gian Luigi , che pareva anche maggiormente pallido , colla testa curva sulle carte e la fronte illuminata dalla lampada . Indubbiamente se non fossero state certe rughe agli angoli degli occhi , e la radezza dei capelli presso le tempia , Gian Luigi avrebbe dimostrato meno anni di me ; la sua testa aveva un ' impronta aristocratica , la quale io non possedeva affatto .... L ' essere di statura piccola non faceva poi grave danno all ' estetica , e in ogni modo , se tal danno si voleva ammettere , era pareggiato in me dalla mia barba rossastra , che m ' invecchiava . Poteva avere importanza questo per Lidia ? No ; ma poteva averne moltissima un altro fatto : il Sideri era un osservatore scrupoloso della forma , un uomo incapace di dire un ' insolenza cruda ; le insolenze le diceva , ma con tal giro di parole da farle rassomigliare a frecce avvelenate e ricoperte di bambagia .... Simile uomo , se avesse voluto assumersi la missione di confidente , avrebbe trovate le formalità più rispettose .... - Molto indovinato , molto parigino , - egli diceva in quell ' istante a Lidia , accorgendosi allora ch ' ella portava una vestaglia nuova , e gettandole un ' occhiata sintetica , da conoscitore . L ' osservazione mi parve audace , se non sconveniente ; forse perchè un lampo di vanità soddisfatta brillò negli occhi di Lidia . Che Gian Luigi potesse risvegliare nella donna la tendenza alle frivole soddisfazioni , già in lei così viva sui primi tempi , e dispersa nelle angustie del matrimonio ? Qualunque ne fosse il valore , questo avrebbe adombrato un predominio dell ' uomo sull ' animo di Lidia e m ' avrebbe fornito un mezzo di studiare fin dove il predominio arrivasse . Contento e quasi riposato da tale induzione , m ' accomiatai da Lidia e dall ' ospite , raggiunsi la mia camera , mutai d ' abiti , e uscii di casa . La serata era placida ; il corso Venezia , male illuminato , staccava anche meglio nello sfondo il corso Vittorio Emanuele , dove le lampade elettriche spandevano una luce piacevole , qua e là più viva per il concorso d ' altre lampade nelle vetrine . Quantunque avessi una meta e il desiderio di giungervi , mi dilungai prendendo la via più allegra ; m ' internai sotto i portici , ove la memoria e l ' abitudine mi ricordavano come tre correnti vi passassero in tre ore diverse del giorno ; al mattino , una fiumana di ragazze che si recavano al lavoro ; nel pomeriggio , una fiumana di signore che ostentavano in sè l ' opera manuale di quelle ragazze ; nella sera e nella notte , una fiumana di perdute . Un formicolar vasto e romoroso di gente era nella Galleria ; poi , piazza della Scala diminuiva sùbito l ' intensità di quel movimento , che andava spegnendosi sul corso Alessandro Manzoni , ove la luce non era sì viva , e la gente era poca . Innanzi alla casa di Laura Uglio , mi fermai ; certo , il marito di Laura non c ' era ; egli aveva l ' abitudine d ' uscir presto e di tornar tardi , dacchè Laura s ' era ammalata e aveva così interrotto l ' idillio , che formava la mia sarcastica ammirazione a Pallanza .... Io sarei dunque salito a prender notizie , narrando insieme come una lettera d ' Angela Tintaro avesse svelata a Lidia la nostra gita innocente di quel giorno ; mi sarei trattenuto poco , se Laura non insisteva . Se Laura insisteva , mi sarei trattenuto molto .... Chi sa ? Laura era bruna e mi amava ancora .... Nel frattempo , Giorgio Uglio .... Sorridendo , considerai la reciprocità fatale cui dava luogo un primo adulterio , senza ricordarmi che tale reciprocità minacciava anche la mia casa , dove avevo lasciato Gian Luigi con Lidia . Quando , inoltrandomi sotto l ' atrio , pensai rapidamente alle infedeltà comode e vili , cui un salotto chiuso e l ' occasione propizia potevan dar luogo , - m ' arrestai di colpo , quasi m ' avessero piantato un coltello nel fianco ; voltai le spalle , tornai in istrada , e mi gettai in una carrozza da nolo che passava . Ero così offuscato , da non ammetter divario fra Laura e Lidia ; perchè ammetterlo , se non ne ammettevo fra me e Gian Luigi ? ... Le notizie di Laura l ' avrei prese l ' indomani ; ella mi amava e non a lei , quindi , doveva esser rivolta specialmente la mia attenzione , - bensì a Lidia , che non mi amava più .... Per ora , bisognava sfuggissi al destino dei mariti , i quali creano essi medesimi le occasioni alle mogli . Nel mio salotto , non si giuocava ; i gettoni e le carte erano abbandonate sul tavolino , qualcuna per terra . Lidia sedeva sullo sgabello innanzi al piano - forte ; Gian Luigi sopra una poltrona , all ' angolo estremo della camera . - Mi manca l ' ultima strofa , - diceva Gian Luigi . - Volevo trovare un pensiero grazioso , un po ' francese , sa , una specie di birichinata elegante ; ed è difficile .... - Sì , - rispondeva Lidia , - bisognerebbe armonizzar le parole colla musica . Finora , quel che ha fatto , mi piace molto . - Hai composta una romanza ? - domandai . - Una cosetta delle solite , - disse Gian Luigi , senza stupirsi pel mio ritorno . - Una cosetta press ' a poco così .... - Prese posto al piano , mentre Lidia ed io restavamo in piedi , ai fianchi di lui ; guardò in alto un istante , quasi per ricordarsi , annunciò : - Ecco .... - e cominciò la romanza , canticchiandone sottovoce le parole con una passione man mano più accentuata .... Lidia non lo guardava , ma lo guardavo io , dicendomi che in quel momento Gian Luigi m ' era di gran lunga superiore , comechè procurasse alla donna un compiacimento intellettuale , ch ' ella sembrava apprezzar molto , anche perchè noi eravamo i primi a conoscere quella composizione inedita , anzi non ancor finita . - Molto buona , - dichiarai , quando Gian Luigi concluse . - Bello specialmente quel passaggio dell ' esordio alla prima parte , - confortò Lidia . - Oh , una cosina francese , di nessuna importanza , - fece modestamente Gian Luigi , richiudendo il piano . Egli restò accoccolato sullo sgabello ; Lidia ed io prendemmo posto innanzi al tavolino verde , rivolgendoci verso il Sideri . - E di letteratura non ti occupi più ? - domandai . - Ora son troppo nervoso ; a mala pena riesco a buttar giù le strofette che t ' ho cantate . Vedremo poi .... - Eppure il successo del tuo romanzo avrebbe dovuto infiammarti , - mormorai di mala voglia , perchè il romanzo di Gian Luigi , letto di recente , non m ' era piaciuto in nulla . - Un artista non è un operaio , - sentenziò Lidia . - Non si può pretendere un lavoro fisso . - Quali delicati riguardi per la produzione letteraria di Gian Luigi ! E tuttavia , s ' io avessi tentato d ' emularlo , mi sarebbe accaduto di sentir Lidia esclamare : - " Ancora queste sciocchezze per la testa ? " - come già l ' aveva esclamato . - Lavorerò in campagna , - promise Gian Luigi . - L ' anno scorso a Saint - Moritz ho appunto preparato il materiale .... - A Saint - Moritz ! - ripetè Lidia , quasi ascoltasse quella notizia per la prima volta . - Ella era poco lontano da noi .... - Poco lontano .... relativamente , - fece Gian Luigi . - C ' era anche la signora Uglio , a Saint - Moritz , l ' anno scorso , con dei parenti , - aggiunse Lidia . - Non ve l ' ho mai vista , - rispose il Sideri senza batter ciglio . Le parole di Lidia mi fecero riflettere .... Dopo un anno ella ricordava , forse con desiderio , gli splendidi paesi testimoni della nostra più intima esistenza , e li ricordava per rimpiangere quasi che tale intimità non fosse stata interrotta da un estraneo .... Inoltre , rilevando il soggiorno di Laura e Gian Luigi nel medesimo luogo , aveva Lidia uno scopo ? dubitava ella di qualche intesa fra i due ? e se dubitava , che cosa poteva importargliene ? Quanto a me , credevo Gian Luigi in perfetta buona fede ; se avesse incontrata Laura a Saint - Moritz , Laura non me l ' avrebbe taciuto a Pallanza , ov ' ella era in tutto il vigore della salute e della sfrontatezza . Lidia non parve della mia opinione , ma non volle insistere ; Gian Luigi parlò d ' altre cose , e si accomiatò un ' ora prima del solito , riprendendo quella tristezza che l ' écarté e il chiacchierio di Lidia avevano alcun poco scemata . XV . Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumulare delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere .... Notai in quei giorni : la serenità piena e indifferente di Lidia ( noi ci parlavamo di rado e ciascuno dormiva nella propria camera , da poi che la donna s ' era dichiarata estranea a quanto mi riguardava ; forse la visione di Laura ammalata non era ultima causa di noncuranza in me per Lidia ) ; un lieve ma crescente desiderio d ' eleganza ( la sarta aveva fatta la sua ricomparsa melliflua , inviando a intervalli di qualche giorno parecchie grandi scatole misteriose ) ; un rinascente piacere per i trattenimenti mondani ( m ' aveva pregato di condurla alle corse , ov ' ella s ' era divertita assai , scommettendo e vincendo mercè felici consigli di Ettore Caccianimico , il quale si vantava di esatte cognizioni ippiche ) ; una cura minuziosissima di tutta la sua persona e qualche posa studiata , innanzi agli indifferenti . Nulla , frattanto , aveva potuto snebbiare i miei sospetti sopra Gian Luigi ; anzi , li avevo confermati osservando come egli mancasse ai martedì abituali , in cui non era possibile la conversazione intima e gustosa . Aveva saputo dispensarsi da quelle visite , adducendo a scusa occupazioni , che lo lasciavan libero soltanto la sera ; strane occupazioni , a mio credere , le quali giovavano a renderlo triste , ogni dì meglio , molto inquieto , nervoso , incoerente , distratto . Se Ettore Caccianimico non si fosse presa la briga di venire quotidianamente da noi , le ore di insopportabile a viso a viso fra me e Lidia sarebbero state pesantissime anche per la frequenza loro . Ettore interessava Lidia colla molteplicità degli argomenti che in un solo discorso sapeva sfiorare o approfondire , a seconda della curiosità risvegliata nell ' ascoltatrice ; conosceva gli autori di grido , e perciò ogni avvenimento , ogni pubblicazione letteraria e artistica gli servivan per un aneddoto , spesse volte sconosciuto anche a quelli i quali vi figuravan come attori . Ettore irradiava a poco a poco una sapienza di vita , sua particolare ; non si poteva negargli il fascino che deriva agli uomini dall ' età matura ; fascino di confidenza , fiorita da passioni morte , non più capaci d ' appannare il terso specchio dell ' equilibrio intellettuale . Io era perciò assai tranquillo , quando vedevo Ettore presso Lidia ; e li lasciavo , recandomi a prender notizie di Laura e attardandomi poi con amici alla passeggiata delle cinque . Le notizie di Laura me le fornivano dei viglietti chiusi , rilasciati in portineria , con queste parole scritte in lapis : - Il medico è contento . Sto meglio . Oggi ho peggiorato . Non venire a trovarmi perchè Giorgio è in casa . - Alternative continue di bene e di male , di meglio e di peggio , che m ' irritavano e m ' eccitavano nel medesimo tempo . Un giorno , il viglietto diceva : - Sono quasi guarita : esco a passeggio con Giorgio . - La cosa mi sembrò di poco rilievo , anzi uggiosa , comechè venisse a scemar l ' aureola di sofferenza , che m ' era consueto vedere intorno alla figura di Laura . Quel buon ragazzo d ' Ettore Caccianimico , il quale aveva giudicata Laura moribonda ! ... Ci saremmo rivisti a Pallanza , dove la donna avrebbe riposta a soqquadro la città colle feste , le passeggiate notturne sul lago , le luminarie alla veneziana , come l ' anno prima , quando col mandolino Ettore serviva da Tremacoldo alla compagnia ! Il negozio nel quale entrai , odorava largamente di profumi stranieri , di saponi e di cosmetici , di acque e di ciprie ; lungo e stretto , era in giuoco a una diversa luce , che a me , rimasto presso il limitare , non permetteva di scorgere le persone del fondo ; ne venivano voci confuse . Poi le voci e le persone s ' avvicinarono , costringendomi a volger la testa per un fruscìo di sottane . Laura usciva a fianco di Giorgio senz ' avvertire la mia presenza e il mio sguardo fisso in lei .... Guarita ! con quel pallore spettrale ! Ebbi dentro di me una rivolta di sconforto senza fine per la donna , e di odio velenoso per tutti gli altri . Scelsi a casaccio , diedi l ' indirizzo , e me ne andai presto , fuggendo quei profumi che mi sonavano intorno una nenia da funerale , o parevano elevarsi a nembi di sinistro incenso . Nessuna esperienza di medico avrebbe potuto constatare meglio della mia , la sorte irreparabile di Laura Uglio , comechè non fossi tanto colpito dalla sua palese decadenza fisica , dall ' attestazione certa delle sue torture , quanto dall ' orribile cambiamento morale della donna ; ella non doveva più avere nè volontà , nè desideri , nè speranze , nè ribellioni .... Passava ormai nella vita , come corpo rigido travolto da un lento fiume . - Sai bene , - mi disse Ettore Caccianimico , quand ' io gli spiegai tutto questo , incontrandolo per via . - È inutile ; essa medesima non ha alcun riguardo . - Ma Giorgio , come può farsi delle illusioni ? - Non se le farà , figlio mio . Oppure , se le farà perchè è un imbecille . In ogni modo , noi non possiamo nulla . - Pur troppo ! E resta a Milano ? Dovrebbe mutare aria , andarsene di qui .... - Ci vuol altro ! - fece Ettore con una scrollata di spalle . - Une femme à la mer ; doloroso , ma irreparabile e non nuovo .... Sono stato dalla tua signora .... - Hai fatto bene , - mormorai . - C ' era qualcuno ? - Tua suocera , donna Teresa ; ci sarà ancora , se torni sùbito a casa . È contraria al vostro disegno di passar qualche tempo nella sua villa a Pallanza . - Perchè ? - Dice che non si usa ; che dovete viaggiare per non far parlare il mondo .... - Ma viaggeremo dopo .... - Pare che non si fidi troppo dei dopo . Io ti consiglio a resistere , perchè se ne dài vinta una , sei un uomo morto , colle suocere . - Sai se Laura Uglio viene a Pallanza ? - Senza dubbio , poveretta ; una buona ragione per andarvi , non ti sembra ? La campagna ti permetterà di visitarla , quando Giorgio sta a Milano per affari ; ormai , si tratta d ' un ' opera buona , di renderle meno pesante la solitudine in cui Giorgio l ' abbandona . - Ma sei certo che non si rechi a Saint - Moritz come l ' anno scorso ? - Credo non ve ne sia più lo scopo ! - disse Ettore con un rapido sorriso . Anche lui , dunque , sospettava Saint - Moritz un nido d ' amori per Laura ? Che volgari sciocchezze ! Prima che donna Teresa avesse a convincere Lidia della necessità d ' un lungo viaggio , mi conveniva dichiarare esplicitamente il mio pensiero in proposito . L ' idea d ' Ettore era giusta ; a Pallanza molte cose avrebbero preso un aspetto diverso . Strinsi la mano all ' amico e m ' affrettai a casa . Ebbi la ventura di trovar donna Teresa ancora seduta vicina a Lidia .... Com ' erano rosee le due donne ! Come si somigliavano , adesso che Lidia accennava ad ingrassare ! "....Delle vecchie signore colle figlie , così identiche alla madre , sebben giovani , che un amatore del genere poteva , sposando la figlia , già farsi un quadro di quel che sarebbe diventata fra trent 'anni...." Non era una mia riflessione , questa , fatta durante una passeggiata ? Ecco , la riflessione sarcastica , si mutava in realtà , per mio conto .... Donna Teresa pareva la caricatura di Lidia , o il suo ritratto sgorbiato da un monello inesperto ; donna Teresa era Lidia a cinquant ' anni , vale a dire in un ' età lontana ; ma per giungervi , le tappe non sarebbero state piacevoli , a giudicar dalla prima , da quella leggierissima pinguedine sopravvenuta in Lidia con l ' aggravante di mutazioni anche psicologiche . L ' odio velenoso per tutti gli altri sentito alla presenza di Laura , mi dominava , e non appena venne una parola , mi suggerì la risposta insolita . - Dunque , - - fece donna Teresa rivolgendosi a me , - volete passare un mese a Pallanza ? - Certamente , - risposi . - Questa è la mia volontà . - Lidia mi guardò con espressione interrogativa . - Se noi ti rechiamo disturbo nella tua villa , - continuai verso donna Teresa , - prenderemo in affitto una cascina . - Ma no , santo Dio ! - esclamò mia suocera , levando le braccia in alto . - Voi siete i miei figliuoli , e vi aspetterei con tutto il piacere - Ma pensate che avete annunciata la ripresa del vostro viaggio in quest ' epoca .... Il rimandarlo un ' altra volta , si potrebbe interpretare malamente . - Io non rimando nulla ; dopo il mese a Pallanza , faremo i comodi altrui ; per adesso , faccio i nostri .... - Anche Lidia , - osservò donna Teresa , - è del mio parere . - Certamente , - disse Lidia , tuttora maravigliata per l ' energia con cui parlavo , - se questo viaggio si deve fare , o prima , o dopo .... - Non ammetto repliche , - interruppi bruscamente . - Fra una settimana saremo a Pallanza , in una villa d ' affitto . - Donna Teresa gettò uno sguardo a Lidia , quasi per sostenerla nell ' opposizione ; ma Lidia mormorò : - Se vuole così Sergio , non replico più . - Si vedevano ora i frutti dell ' obbedienza imparata nei notturni colloqui , e il breve episodio rischiarò certamente mia suocera sull ' attitudine che avevamo presa l ' uno di fronte all ' altra , dopo il periodo delle prime intimità , durante le quali nessuno comanda e nessuno obbedisce . Notai , di passaggio , che i piedini di Lidia erano stretti in babbucce elegantissime , non mai viste prima ; l ' abito mi pareva il solito ; e archiviate queste due osservazioni , mi recai nello studio , ove la finestra spalancata mi attrasse al davanzale . Da qualche ora , facevo parte d ' una piccola categoria d ' uomini , la cui psicologia andò per lungo tempo ignota : da qualche ora facevo parte degli uomini che stanno per tradire ; uomini come tutti gli altri in apparenza , e dagli altri invece così diversi in sostanza , che sarebbe vano sforzo il volerne rilevare le anfrattuosità sentimentali . Se quel piccolo gruppo di gente si potesse costituire in un Circolo , io direi che due condizioni sole possono giustificar la domanda d ' entrarvi come soci : o essere di coloro i quali non hanno mai tradito ; o essere di coloro i quali non hanno abitudine di tradire che un solo sesso . E direi lo scopo del Circolo potersi stabilire così : abilitare i primi a tradire , e i secondi a tradire anche il sesso fino allora rispettato . Dei secondi facevo parte io ; prima e dopo gli amori con Laura Uglio , non avevo mai esitato a impossessarmi della moglie d ' un conoscente , appoggiato dalla convinzione che uno scapolo è uno scorribanda , afferra la donna a carriera , la ruba , la trattiene , e la rilascia , pronto a sostener le conseguenze del suo furto o a difender la sua preda . Romantica e immoralissima convinzione , senza dubbio ; ma in ogni modo , essa m ' aveva avvezzato a tradire soltanto il sesso maschile . Perchè colla donna , in qualunque maniera ella fosse mia , avevo sempre sfoggiata una fedeltà eccezionale ; e non era piccolo merito il potere assolversi da ogni peccato in proposito , da ogni desiderio inconfessabile , da ogni sotterfugio .... La fedeltà nasceva per la certezza che l ' infedeltà è inutile in un amore libero ; certezza non condivisa talvolta dalla donna , la quale aveva trovata utilissima l ' infedeltà in tutti gli amori di questo mondo . A me pareva dolce cosa esser fedele ; dovere innegabile e nel medesimo tempo piacevole , appunto perchè non imposto da alcuno , e senza lode agli occhi della legge . Ma da qualche ora un bisogno vivo , pressante , imperiosissimo di tradire anche la donna , m ' aveva costretto a sconfessare le mie abitudini , così cavalleresche da un lato , così .... arabe dall ' altro ; ed ero venuto a prender posto nel Circolo summentovato , classificandomi fra i soci che si propongono di tradire ambedue i sessi . La mia decisione era grave , perchè il tradimento aveva un nome ; non già perchè mancavo a delle promesse , facevo sanguinare un ' anima femminile , dovevo vivere d ' una vita doppia e falsa ; tutto questo è comune a qualunque tradimento , anche nell ' amore libero .... Ma l ' essere stato previsto il mio caso , l ' essere stato battezzato con un nome da Codice penale , mi metteva un piccolo brivido di vergogna .... Avevo appoggiati i gomiti al davanzale della finestra e guardavo giù nel corso Venezia i non molti passanti , senza distinguerli ; poi sembrandomi che ciò mi distraesse dalla solennità del momento , mi ritrassi , e rimasi bensì presso la finestra , ma in poltrona , collo sguardo al soffitto . Raccoglievo ed elencavo gli eccellenti motivi pei quali dovevo tradire mia moglie . Innanzi tutto , l ' incompatibilità di carattere . ( Come la legge aveva saputo prevedere e battezzare anche questo caso , con dei vocaboli un po ' barbari , ma chiarissimi ! ) . Lidia non amava la letteratura ; Lidia era mutabile così da passare in un solo mese dal desiderio di solitudine , ai divertimenti più chiassosi , e da questi ai piaceri frivoli dell ' abbigliamento raffinato : non aveva alcuna idea della famiglia , e mentre in Isvizzera temevo arieggiasse alla buona massaia , in Italia s ' occupava tanto della casa , da non saper nemmeno quale servo avessi io , dopo lo sfratto d ' Andrea ; non possedeva sentimenti precisi , e per lentissime gradazioni era arrivata a mostrarsi indifferente di dieci supposte mie amanti , quando in principio s ' oscurava se soltanto io trovava bella , non una donna , ma una vestaglia femminile ; non aveva il senso della maternità , anzi peccava del senso contrario , paventando un parto , per la sua bellezza , e per la sua tranquillità se i bambini fossero venuti a troncarle la libera disposizione della giornata ; era imprudentissima , perchè ormai doveva aver compreso che Gian Luigi Sideri mi dava ombra , e tuttavia ella ogni sera lo invitava per la sera successiva , quand ' avrebbe potuto invitare quell ' ottimo Caccianimico , il quale non era men valente giuocatore del Sideri ; era presuntuosa , della presunzione irritante , che sembra ascoltare e approvare i consigli , e poi agisce a modo proprio , con un ' inesperienza sbalorditoia .... Avrei potuto accumulare altre schiaccianti accuse di questo genere , tutte classificabili sotto quel solo titolo legale ; ma mi urgeva di togliermi agli argomenti oggettivi , per vagliare i soggettivi , meno giustificati , ma più tremendi , perchè Lidia non avrebbe mai potuto allontanarli , non supponendoli neppure . Ella non supponeva ch ' io era stanco di lei ; aveva preso alloggio in casa mia , credendo che ciò solo bastasse a farmele considerar legato per l ' esistenza intera . Non ragionava male in fondo , perchè nessuno s ' era preso il disturbo di spiegarle i gravi ostacoli che una donna deve superare per impossessarsi dell ' uomo , il quale , essendo suo per legge , è perciò appunto meno suo d ' ogni altro , e più volonteroso di sottrarsi a un dominio spaventevole per forma e per durata . Nessuno le aveva spiegato che marito e moglie si trovan sempre nelle condizioni di Maometto e della montagna : onde , ne vengono disastrosissime conseguenze , comechè ciascuno ami far da montagna che non si muove , e veder l ' altro far da Maometto che la conquista . Ero stanco di Lidia ; se nessuno le aveva insegnate così belle cose , ella era abbastanza intelligente per averle comprese , quando invece Lidia pareva volersi rifare del servaggio non lungo di fanciulla , con un interminabile sultanato di donna . Cosicchè la sua freddezza complessa mi respingeva , e pur amando le sultane in genere , ero disposto a dei sacrifici per le sultane sole che avessero muscoli e nervi , sorrisi e parole .... Non riconoscevo in Lidia alcun diritto all ' idolatria senza condizioni .... Un calcolo erroneo m ' aveva consigliato ultimamente d ' imporle quelle notti ch ' ella rifiutava per capriccio ; ed avevo così resa anche più problematica la pace del focolare . D ' un tratto , Lidia s ' era assunta la divisa dell ' obbedienza , d ' un ' obbedienza curiosissima , fingendo d ' ignorare i miei gusti , e sbizzarrendosi a invitar gente che non mi piaceva e a trascurarne altra che mi piaceva assai , come quel buon Caccianimico , il quale veniva sempre a visitarci , ma ci vedeva di rado a visitar la sua signora . Da questo era conseguita la sensazione dell ' estraneità di Lidia a tutto quanto mi concerneva . Ella non era la mia donna , o la mia amante , o mia moglie , o un essere caro ed intimo per le cui fibre passassero vibrazioni concordi ad ambedue ; ella era una donna che andava e veniva per la casa , che mi dava del tu , che pranzava alla mia tavola , che mi permetteva di dormirle a fianco e che mi consegnava le note della sarta con una puntualità maravigliosa . A costei io avrei dovuto serbarmi fedele tutta la vita ? Oggi , domani , mi sarei imbattuto nella donna per la quale l ' amore non era vuota parola , e il mio poteva essere anche una salvezza o un motivo di vivere .... Io avrei dovuto rinunciare alle sconfinate gioie d ' un simile possesso , per che cosa ? Per rappresentare nella commedia la maschera del marito fedele . Calai un pugno sul bracciuolo della poltrona , e mi diedi a passeggiare infuriato . Nel lungo ragionamento avevo omessa una cosa d ' importanza non lieve : ero deciso a tradir Lidia ; ma con chi ? Senza dubbio , con una donna per la quale l ' amore non era vuota parola .... E dove si sarebbe trovata questa donna ? ... Fra le mie conoscenze , non mi pareva ; fra le mie conoscenze abbondavano le donne che non soltanto consideravan vuota parola l ' amore , ma eran vuote di cervello esse medesime ; tutte amiche di Lidia .... XVI . Sull ' uscio comparve donna Teresa , dicendo : - Allora , siamo d ' accordo . Io vi aspetto laggiù , per la settimana ventura . Solo , badate nelle visite di congedo , di far ben capire che a Pallanza resterete poco tempo .... - Le diedi uno sguardo , mentre parlava . Aveva un abito di seta scozzese , a grosse righe colorate , assolutamente ridicolo ; e l ' adipe senile , imprigionatovi dentro , protestava da ogni parte , mostrando mia suocera così attillata , angustiata e vistosa , da eccitar le beffe dei monelli . - Va bene , mamma , - risposi con un saluto della mano . Ella se ne andò . Anche costei aveva usurpati i titoli e i poteri ; se non mi fosse venuta la mattana di sposar Lidia , donna Teresa m ' avrebbe servito a maraviglia per esilararmi nei giorni di tedio . Io le doveva adesso il più illimitato rispetto , da che ella mi chiamava suo figlio , ed io chiamava lei mia madre , nei discorsi confidenziali .... Pensandovi , c ' era da riderne o da piangerne senza posa .... Un ritratto incorniciato di nero , pendente a fianco del letto , attrasse i miei sguardi , per imperiosa antitesi .... Quella era la madre mia ; quella ch ' era morta , che mi aveva amato con l ' anima tutta e per troppo brevi anni ! Quale differenza fra la bruna testa aristocratica di lei , e il viso scialbo , dai lineamenti sdruccioli di donna Teresa ! Per un istinto puerile di rivolta , mi guardai bene d ' annunciare una lunga assenza agli amici ; nelle visite di quei giorni , ebbi a rilevare come anche Lidia non determinasse la durata della nostra vacanza . " - Partiamo per qualche tempo - " era la frase di prammatica , " - Facciamo compagnia alla mamma prima che si stabilisca al Cairo . - " La nostra fama di coniugi esemplari durava tuttavia , a quanto potei capire ; davanti a noi si parlava senza paura di felicità coniugale e si condannava con entusiasmo lo stato celibe ; noi sorridevamo cortesemente , sovrani annoiati fino alla morte dalla marcia reale e rassegnati a sentirsela nelle orecchie in ogni occasione . - Molto bene , - mi disse un giorno Ettore Caccianimico , - hai saputo resistere a tua suocera ! - ( Per non sospendere le amichevoli consuetudini , egli anticipava le sue visite o veniva ad accompagnarci fuori , portando sempre a Lidia una bottoniera di fiori freschi , assai graditi dalla donna , che se li disponeva in modo ammirevole ) . - Ne valeva la pena , - risposi . - Hai notizie di Laura ? - Nulla , dacchè tu l ' hai trovata a passeggio con Giorgio . - Questo mi rendeva inquieto . I piccoli viglietti quotidiani mi mancavano da qualche tempo , e la portinaia , interrogata , non aveva saputo dirmi se non che il dottore si vedeva più volte in un sol giorno , e che la cameriera era desolata per un aggravamento della sua signora . Non osavo scrivere , nè presentarmi in casa Uglio , ricordando come l ' ultima volta appunto in cui c ' eravamo incontrati , Giorgio avesse finto di non vedermi per sottrarsi all ' obbligo del saluto . Quand ' ebbi campo d ' appartarmi con Ettore Caccianimico , gli spiegai tutto questo , un po ' titubante . - Infine , - gli dissi , - io mi sacrifico a passare un mese a Pallanza col solo scopo di .... per la sola idea di .... trovarvi Laura , di tenerle compagnia . Come tu dicevi benissimo , è ormai un ' opera buona il non lasciarla sola , poveretta ! ... Ma non vorrei che il sacrificio fosse inutile e Laura rimanesse a Milano .... In tal caso , me ne andrei con Lidia per questo benedetto viaggio . - Ah ! - esclamò Ettore . - Sei matto ? Laura verrà a Pallanza , non dubitare ; question di giorni , ma verrà senza dubbio .... Vuoi che m ' incarichi io di prender notizie ? Non far complimenti , - aggiunse sorridendo , - tra noi è difficile stabilire dove finisca l ' amico e dove cominci .... - Se tu volessi , - interruppi , - te ne sarei gratissimo .... Tu sai le mie intenzioni .... - Ma diavolo ! ... Non mi farei complice d ' idee prave .... - Sei molto allegro . Hai commessa la cattiva azione di cui mi tenesti parola ? - Uh , che ragazzo ! - fece il Caccianimico seccato . - Crede a tutto quanto mi scappa di bocca in un momento di malumore ! - L ' indomani , il colloquio fu più breve , scambiandoci le frasi nell ' intervallo in cui Lidia - che noi accompagnavamo alle solite visite , - si metteva il cappello avanti allo specchio . - Ci sei stato ? - Laura verrà . È a letto per riposo ordinatole dai medici . - L ' hai vista ? - Ho parlato con Giorgio . A proposito : mi ha chiesto se c ' era il pericolo d ' incontrarti in campagna . È diventato geloso ? - Sciocchezze ! - terminai io , alzando le spalle . - Ti ringrazio di cuore . - Da quell ' istante , respirai meglio . Laura sarebbe guarita , ritornandomi quell ' amica intelligente dalla quale avrei potuto bere dolcezze rinnovate ; e a convincermi dell ' affezione rimastami in cuore per lei , sarebbe bastato l ' estremo bisogno ch ' io aveva , di parlarne con Ettore fino alla sazietà . Lidia era l ' aurora fredda ; Laura con dieci anni più di Lidia , era il tramonto dorato d ' un ' esistenza ardentissima .... In una strana rievocazione , mi sentivo già Laura fra le braccia , assetata ella medesima di quell ' amore non tutto esausto di cui ci sapevamo capaci ; e la vedevo con certi abiti , con certi guanti , con un certo ombrellino conosciuto , che appoggiato alla sua spalla ci serviva per appartarci convenientemente dagli altri .... - Tu cominci a farmi dubitare delle tue caste intenzioni , - osservava Ettore , una volta ch ' io lo tormentava perchè mi desse la certezza della guarigione di Laura . - Ti pare ? - Sarebbe enorme , non dico , - mormorò Ettore ; - ma ne ho viste di peggio . - All ' ultimo martedì di Lidia , in mezzo al chiacchierio di visitatori e alla sfilata di gente antipatica , mi trovavo isolato sotto un ' impressione tale da richiamarmi dei sospetti , che nell ' attesa d ' un riavvicinamento a Laura , s ' eran calmati d ' assai . Lidia , soddisfatta delle molte attestazioni di simpatia avute in quei giorni , vibrava di gaiezza ; pareva si fosse iniziato un periodo nuovo per la sua anima depressa , la quale riprendeva quell ' atteggiamento d ' ingenua bontà , d ' infantile confidenza , ch ' eran sì forti ausiliari della sua bellezza . La sera prima , Gian Luigi aveva promesso di venire a Pallanza egli pure e di trattenervisi qualche tempo ; l ' aveva promesso a Lidia , perchè io m ' era guardato d ' interrogarlo sui suoi disegni .... Aveva detto che la campagna gli era necessaria ( la sua tristezza inesplicabile aumentava ) , che si sentiva stanco , sfiduciato ... ; una variazione , insomma , al tema delle sentimentalità pericolose .... E congedandosi , s ' era scusato di non poter venire a salutarci l ' indomani , perchè occupatissimo . Io dava a quelle occupazioni un senso tutto egoistico ; Gian Luigi , innamorato di Lidia , riscaldato dalle sue lodi , ambizioso di soverchiarmi e di giungere alla donna per vie non comuni , - doveva lavorare , preparava qualche romanzo .... forse avrebbe avuta l ' audacia di dedicarlo a Lidia , con le semplici iniziali trasparenti .... Lidia , la quale comprendeva questo , vibrava di gaiezza , quantunque Gian Luigi mancasse fra i pochi intimi ; e perchè mancava , ella non era elegante come di solito .... - Sei nervoso , - mi disse Ettore Caccianimico , sorprendendomi in quelle meditazioni . - Fai gli onori di casa in modo pessimo . La tua signora deve lavorar per due . - Io lo afferrai per un braccio e lo trascinai nel vano d ' una finestra . - Non ho nulla , - risposi ; - tutto si riduce a una gran seccatura per queste convenzionalità stupide di visite e controvisite , come se partissimo pel Congo . - Debbo dirti .... - mormorò Ettore . - Le notizie di Laura paiono men buone .... Domani subirà un ' operazione .... - Domani ! - esclamai ad alta voce . - Ma perchè non me l ' hai detto prima ? Avrei ritardata la partenza con un pretesto .... - L ' ho saputo ora . E poi , non è cosa grave .... Queste donne si fanno operare coll ' indifferenza colla quale noi faremmo una passeggiata .... - Mi sembri pazzo .... - Te lo assicuro . Del resto , anche partendo , avrò notizie . Giorgio ha promesso di telegrafare . - E dici che non è cosa grave ? - Per , nulla . Tanto è vero , che qualche giorno dopo l ' operazione , Laura sarà in villa a Pallanza . - I timori d ' una catastrofe s ' erano addormentati nel mio animo , dietro le parole d ' Ettore ; ma all ' annuncio presente , si risvegliavano e si drizzavano come una turba di spettri .... Solo il cinismo del Caccianimico poteva restare impassibile davanti alla tortura fisica che Laura doveva subir l ' indomani , considerandola facilissima e naturalissima cosa . Io sentiva un orrore muto , un ' apprensione terribile , che avrei sentito forse anche senza gli egoistici disegni d ' amore , anche per Laura contemplata semplicemente come buona amica . Una risata di Lidia mi trapassò in quel momento le orecchie quasi un fischio stridulo . V ' era al suo fianco una signora , la quale faceva professione di spirito e di disinvoltura , dicendo molte sciocchezze con tono rapido e sciolto ; Lidia pareva gustarle profondamente . Per quali diversi oceani veleggiavano le nostre anime ! Io non vedeva intorno a me persona più felice di Lidia ; i suoi crucci erano piccole angustie appena , e già aveva trovato a chi confidarle .... Non v ' era di comune fra noi che questo fatto : ella si riprometteva un lungo soggiorno di Gian Luigi in campagna ; io in campagna temeva di non veder giungere Laura .... Perciò Lidia poteva ridere così gaiamente ed io era in diritto di fremere a quelle risa . Non avevo notato che presso Lidia mancava un ' amica ; significantissima assenza della quale Ettore mi fece accorgere . - Perchè non è venuta a salutarvi la signora Tintaro ? - domandò . - Credo , - mormorai sottovoce , - che non si vedrà più in casa nostra . - Per ordine tuo ? - Anche , ma specialmente perchè Lidia non ama le intriganti e deve averglielo scritto . - Ettore non chiese oltre ; io pensai d ' aver fatto male a confidarmi con lui ; egli non aveva capito quanto m ' urgesse di conoscere il vero stato di Laura , dalle mie confidenze ipocrite e timorose .... Avrei voluto pregarlo di non partire con noi , di trattenersi a Milano finchè ogni pericolo fosse svanito per Laura : dieci volte in quel giorno mi avvicinai ad Ettore per parlare , e dieci volte ebbi paura delle conseguenze . Dovevo necessariamente confessargli quel ch ' io sentiva nell ' animo , ed era così grave la confessione da farmi pentire d ' aver già detto troppo . S ' io non avessi avuti dei sospetti su Gian Luigi , avrei potuto confidarmi in lui , che pure si recava in casa Uglio ; ma se la certezza della sua indifferenza per Laura toglieva l ' odiosità di parlare d ' una donna avuta in comune , - l ' attitudine di Gian Luigi di fronte a Lidia , mi respingeva da ogni intimità che potesse giustificare o perdonare le intenzioni colpevoli dell ' uomo . Non furonvi se non gradazioni di pentimento nel mio animo , quel giorno ; dal pentimento assoluto di non aver sùbito corrisposto a Laura , al pentimento meschino delle confidenze monche . Per certo , Ettore non aveva nulla capito . L ' indomani egli arrivò alla stazione tranquillo , sorridente , colla sua signora ; non aperse bocca su Laura ; dovetti io , mentre eravamo in treno e Lidia cicalava con Clara , - dovetti io domandargli se nulla vi fosse di nuovo . - Ma no , caro , - egli rispose a bassa voce . - L ' operazione è alle due ; ora è mezzogiorno . - Potevi passar da casa e chiedere come si trovasse Laura . - Col trambusto d ' una partenza ! - esclamò egli , alzando le spalle . - Ti ripeto che non c ' è niente di grave . - Ne sei sicuro come ne son sicuro io ! - dissi bruscamente , nauseato da quell ' indifferenza . Il viaggio fu odioso . Delle campagne che il treno si lasciava ai fianchi , io percepiva coll ' occhio quanto rimaneva incorniciato nel finestrino della carrozza ; allontanare una tenda , o avanzare la testa , mi pareva fatica superiore al vantaggio di riveder paesi cogniti e alberi volgari .... Un mutismo feroce , s ' era impadronito di me onninamente , fino a rendermi insensibile ; e dopo due o tre interrogazioni cui avevo risposto a cenni del capo , Lidia , Clara ed Ettore s ' accomodarono a chiacchierar tra di loro , lasciandomi in una vasta e indiana sonnolenza dello spirito . A Laveno , il lago mi parve orrendo , quantunque soleggiato . Mentre io poneva piede sul battello , il corpo di Laura Uglio doveva essere già preda di ferri chirurgici ; un viso bianco di dolore , un silenzio triste per la camera , una positura forzata , un odor d ' acido fenico , e lunghe ore di spasimi quando il corpo , sottratto al ferro , ne risentisse tuttavia l ' impressione fra le carni violate .... A Pallanza , compresi che Laura Uglio non mi avrebbe raggiunto mai . Perchè lo compresi ? Lo compresi d ' un tratto , per un risveglio d ' idee coordinanti e concludenti , sprofondate nell ' anima e ricomparse a galla con la viscida solennità di cadaveri . I signori Folengo erano allo sbarco a incontrarci . Pietro m ' accolse assai freddo , in merito di quel viaggio che mi ostinavo a non intraprendere se non quando mi fosse piaciuto . Osò anche farne accenno in casa , ma io volsi le spalle , salendo alle camere destinateci . Ero dominato dal violento impeto di togliermi a quei luoghi , dove le mie orecchie , avvezze al romore della città , soffrivano del grande silenzio bruto in cui la campagna era immersa . Davanti al letto , nell ' alcova che non aveva il mio specchio , il mio lavabo , le mie fiale , il mio bagno , mi sentii infantilmente perduto , solo e triste . L ' antipatia di quei particolari sarebbe stata così presto vinta , se Laura ci avesse raggiunti ! Perchè io l ' amava ora , senza il menomo dubbio . Non più il desiderio d ' un ' altra circolava nelle mie vene , ma il desiderio preciso ed esclusivo di Laura Uglio , il cui busto io voleva slacciar lentamente , con degli indugi , per baciarle la nuca e le spalle . Fu come una scoperta , a un tratto . Sì , io era un bambino , smarrendomi così presto ! ... Se Laura non veniva a Pallanza , chi m ' inchiodava là , chi m ' impediva d ' andare a Laura ? Un pretesto era facile a trovarsi ; poi non mi mancava il coraggio di partire anche senza pretesto . La scoperta ingenua mi consolò tutto quel giorno , e il lavorìo d ' adattamento al luogo e alla casa venne compiendosi così felicemente , ch ' io non ebbi osservazioni a sollevare quando Lidia mi pregò di condurla dopo pranzo alla villa Caccianimico . Nè la notte fu tormentosa d ' insonnia ; nè l ' indomani il paesaggio sereno fu inquinato dalle mie impressioni soggettive . Mi staccai da Pallanza con una barca , mi recai a Suna , remando adagio , in braccio a sogni colpevoli d ' un ' infinita dolcezza , d ' un carattere audacemente ribelle , quali io poteva fare soltanto se la colpa era incarnata da una donna come Laura Uglio .... Tornai per l ' ora della colazione , ancora cullandomi nella lancia graziosamente battuta alla prora da un soffio d ' aria benigno .... Laura Uglio mi amava , e a tutto il resto avrei pensato io .... Sul terrazzo della villa Folengo , Lidia mi aspettava . - Hanno portato un telegramma per te , - ella mi annunciò dall ' alto , quando fui presso la darsena . Avvicinai la barca in modo che fra essa e il muro del terrazzo non vi fosse più spazio nè acqua . - Gettamelo , - dissi ridendo . - Sei buona ? - Il foglietto giallo si librò un istante nell ' aria , e mi cadde ai piedi con maravigliosa perspicacia . Lo aprii e lessi : " - Laura morta ieri . Funerali domattina alle dieci . - Gian Luigi . - " Ripresi i remi e internai la barca nella darsena assicurandola al suo anello , fra una gondola e una yole . Poscia salii in casa tranquillamente , insensibile . XVII . Fermata una carrozza da nolo , dissi al cocchiere : - In via Alessandro Manzoni , al numero quattro , c ' è un funerale . Va laggiù e tienti un po ' discosto dalla folla ; poi , quando il corteo si muove mettiti alla coda e seguilo fino al cimitero . Hai capito ? - Il cocchiere affermò colla testa ; io entrai nella carrozza , mi cacciai in un angolo , dopo avere abbassate le tendine , e mentre la vettura s ' incamminava , chiusi gli occhi per non vedere la luce scialba . Aveva piovuto violentemente quel mattino e il giorno era rimasto grigio , torpido , stendendo ovunque un ' angoscia inesprimibile , una nausea d ' azione . La città sonnacchiosa doveva pullular d ' adulterî . Appena fui accomodato sul sedile , una confusa ribellione mi penetrò nell ' animo . Io non voleva andare laggiù ; era inutile e straziante , superiore all ' amara dolcezza di compiere un dovere . Tuttavia , quando il cavallo partì al trotto cadenzato , il dubbio scomparve e l ' energia ebbe il sopravvento . Bisognava andare e soffrire fino all ' ultimo ; se l ' anima esisteva , quell ' anima aveva d ' uopo di non sentirsi dimenticata per discendere serena nel sepolcro . Intorno al feretro doveva esservi ben numeroso stuolo di gente ; ma chi aveva palpitato con colei che oggi era morta ? chi l ' aveva conosciuta ed amata quanto ella desiderava ? ... Non sarebbero mancate le persone che vanno a un funerale per mostrarsi forti di conoscenze cospicue ; un insieme obbrobrioso d ' ipocrisie , un finto rimpiangere chi si è dilaniato fino a ieri , uno sfoggio imbecille di lusso e di fiori e di cavalli e di carrozze ; e in mezzo , il povero e caro corpo , cogli occhi serrati per sempre , inchiodato in una bara , la quale doveva infracidir con lui .... Bisognava andare . Da piazza del duomo a via Alessandro Manzoni , il tragitto non era lungo , e , dopo alcuni minuti di trotto , il cavallo da nolo rallentò ( un carro attraversava la via ) , si fermò al luogo indicato . Sùbito s ' udì un brusìo di voci sommesse , che mi fece guardar vivamente dall ' altro lato della strada , per un vetro non difeso dalle tendine , tra il sedile del cocchiere e lo sportello . La scena era questa , semplice e spaventosa : davanti alla porta , un carro funebre , dai cavalli con gualdrappa e pennacchi neri sulla testa ; un po ' indietro , sopra una carrozza a quattro posti , scoperta , infinite corone di fiori freschi , ricche di nastri e di dediche affettuose ; poi tre vetture a due cavalli , nere , dalla sagoma antica e dal cocchiere in parrucca e in tricorno , quelle tetre vetture con le molle ondeggianti che tentennano quasi navi in burrasca ; poi uno stuolo d ' uomini e donne , ora in gruppo , che al momento opportuno si sarebbe allungato come un nastro umano ; raccolti e silenziosi varî servi in livrea , portando i ceri ; e distanziato da tutti un manipolo di beghine e di prefiche venute per accattar la candela ; in ultimo , cinque o sei carrozze padronali e una dozzina da nolo .... Risultava da quell ' insieme d ' uomini e cose un ' impressione profonda e tragica , che mi guidò istintivamente colle mani allo sportello , come per precipitarmi fuori ; dovetti irrigidirmi contro il moto istintivo . I becchini eran comparsi , fra il silenzio fattosi d ' improvviso . Sulle spalle avevano il feretro , col drappo funerario steso di già , ma raccolto ai lati fra le mani dei portatori . E passando sull ' asse scorrevole del carro , il feretro diede un suono metallico e vibrante . L ' asse rientrò ; il feretro fu accomodato , il drappo steso totalmente . Alcuni servi porgevano le corone ai becchini : una fu messa alla testa , coi nastri lunghi che scendevano dietro ; altre posate per tutta la lunghezza della cassa , altre all ' intorno insieme a fiori sciolti ; ma rimanendone pur sempre in quantità notevole , anche la vettura da nolo fu mandata alla coda per seguire il corteo . Quattro signore si collocarono ai fianchi , i preti si misero innanzi , i dolenti ( le donne prima , gli uomini in séguito ) si disposero in colonna e le carrozze presero il loro posto . La coorte luttuosa si mosse lentamente . Il cocchiere seguiva il funerale a giusta distanza perchè la mia carrozza non fosse notata . Mi sembrava l ' andatura del corteo , - eguale e tarda , - ancor troppo veloce .... Costoro non sapevano che ad ogni passo la tomba s ' avvicinava ? la tomba , la dissoluzione , l ' eternità , vaste e spaventevoli cose per un fragile corpo ! Di che stavan per essere preda , quella bocca , quegli occhi , quelle labbra che il male non aveva potuto se non render più delicate ! Perchè non dare il cadavere al fuoco , perchè gettarlo nella fossa ? Vi fu un rallentare , poi una fermata . Il corteo era innanzi alla chiesa parata a drappo nero e oro , con un gran cartello che indicava un nome e due date . I dolenti entrarono ; il feretro fu tolto dal carro e portato in chiesa . Lunghissimo tempo durò la funzione sacra . S ' eran fatte le cose con lusso e i curiosi s ' urtavano formando ala presso la porta ; alcuni ridevano incoscienti , altri numeravan le carrozze ; parecchi s ' eran avvicinati alle corone , e s ' arrischiavano a toccarne o a fiutarne i fiori . Questo mi diceva come insignificante fosse il cessar d ' una vita , nell ' insolenza d ' altre vite più volgari . Avevo trasfusa l ' anima nello sguardo , con una percezione lucida d ' ogni fatto , la quale pareva giovasse a farmi soffrir di meno . Fra i primi a uscir dalla chiesa , notai Gian Luigi Sideri , pallidissimo , coll ' occhio smarrito e atono : sembrò cercare qualcuno in mezzo alla folla , si diresse verso le carrozze da nolo ad interrogare i cocchieri , e a pochi passi da me , tornò indietro , senza vedermi . Giorgio Uglio vestito a lutto , impassibile , badava a dare ordini e a sorvegliare che nulla fosse dimenticato di quanto prescriveva l ' uso in tali circostanze . Angela Tintaro venne poi , maestosa e raccolta , nella sua andatura di matrona .... . Quindi mio suocero , Pietro Folengo , partito la mattina da Pallanza qualche ora prima di me , - si pavoneggiava in una solennità retorica , nella quale il sentimento era muta parola , e aveva composto il viso a una maschera tradizionale .... Ettore Caccianimico , anche lui arrivato con Pietro , passava tra le due ali del pubblico sbirciandole con disdegno : era una delle poche figure maschili che svelassero qualche cosa di nobile e di severo ... Confuse poi fra persone sconosciute , vidi la famiglia Cortalancia , - tre signorine in ordine di statura e d ' età - colla madre enorme di corpulenza ; e quella bruna signora , i cui occhi sembravan così teneri di passione da racchiudere un poema in uno sguardo ; giovanotti eleganti , che avevano sperato di sedurmi Lidia in quindici giorni ; parecchi ufficiali . Allo scoprirsi dei curiosi , il feretro ricomparve . Mi sembrava stranamente lungo e sottile , un ' orribile scatola adattata al corpo di Laura teso come una corda dall ' ultima febbre .... Quale strana solennità doveva riflettere ora quel viso ch ' io aveva baciato e sul quale tante espressioni di speranze e di spasimo eran venute succedendosi ! Le membra già guardate con desiderio , ricoperte di seta , profumate con sapiente civetteria , - dovevano incutere lo spaventoso rispetto del mistero cui erano in preda ; s ' io avessi potuto afferrar quelle braccia che m ' avevano più volte ricinto il collo , le avrei sentite rigide come spranghe di ferro , gelate per l ' inazione del sangue , preste a chiazzarsi di livide macchie , domani mutate in piaga orrenda , formicolante di vermi .... A tutto questo il mondo aveva dato il nome di riposo eterno .... Una scossa della carrozza troncò il filo dei pensieri e mi richiamò all ' osservazione fredda . Il corteo s ' era formato di nuovo e riprendeva il passo lento , ormai senza speranza d ' altri indugi prima della tomba . Ricominciava a piovere ; ma non ve n ' era bisogno perchè il numero dei dolenti s ' assottigliasse dopo la funzione religiosa ; parecchi erano scomparsi , appunto quelli che l ' indomani avrebbero detto di non aver potuto seguire oltre il funerale , perchè troppo , troppo era stato lo schianto ! Le tetre vetture a molle dalla sagoma antica ricoveravan diverse signore ; una beghina , rimasta addietro , mi venne presso a recitare il de profundis , con sì terribile accento cavernoso da produrmi i brividi . Alzai la tendina a guardarla ; era piccola e tutt ' avvolta in uno scialle nero , dal quale spiccava netto un profilo arcigno e lurido insieme , con enorme naso , con labbra penzoloni , che sovrastavano il mento secco , breve , angoloso . Pareva fervorosissima ; aveva spenta la candela per rivenderla a miglior prezzo . La coorte lugubre s ' era internata per vie che a stento riconoscevo : l ' abitudine non mi aveva familiarizzato se non colle vie più ricche e più ilari , e ritrovandomi in quartieri operai , dove diversi erano il moto , il vociare , l ' incrociarsi dei carri , subivo l ' impressione d ' una novità spiacevole . M ' accorsi che si accelerava il passo ; la pioggia , minacciando di farsi larga , spingeva quell ' accozzaglia di gente , la quale aveva furia di compiere il pio officio e sbarazzarsi del cadavere increscioso . Laura avrebbe trovata la terra fradicia ; i fiori deposti sulla tomba si sarebbero sfogliati innanzi tempo . Allo sportello , d ' un tratto , la beghina cessando il mormorio rauco , gettò un ' occhiata innanzi per assicurarsi non la vedessero , e scomparve dentro una porticina , che menava alla sua soffitta ; pratico espediente , quello di prendere alloggio sulla via del cimitero , per risparmiare la fatica del ritorno ! Si presentiva dovunque l ' avvicinarsi di uno scroscio formidabile d ' acqua ; ad ogni poco un carro passava di corsa , romoroso e traballante ; i cocchieri immobili sotto la pioggia masticavano bestemmie ; e lentamente quell ' aria pregna d ' elettricità mi si comunicava , producendomi a un tempo una strana sfinitezza di tutto il corpo , e l ' atonia del pensiero , nel quale s ' ingrandiva la necessità assoluta di giungere . Quanto m ' era passato sotto gli occhi fino allora , non m ' aveva data idea alcuna della morte , come se l ' esteriorità di quella pompa , la lentezza di quell ' andare , m ' avessero diminuita , poi fugata interamente la sensibilità acuta di cui soffrivo sul primo istante . La sensibilità rivenne con forza quando m ' avvidi ch ' eravamo fuori delle mura e i cavalli non battevano più il selciato ma il terriccio d ' un viale . Guardai dallo sportello . Il cimitero a marmi di colore alternato , coi pinnacoli , e la strana forma che pareva stender le braccia verso la città , - era di fronte a noi .... Sui lati del viale , dei mendichi cenciosi e storpi continuavano la cantilena delle prefiche ; vidi in quell ' istante Ettore Caccianimico fissarne uno curiosamente , da capo a piedi , e negare l ' elemosina che quegli domandava . La mia carrozza si fermò . Il convoglio funebre entrava nel cimitero , piegava a destra , scompariva dietro i primi cipressi . Allora provai tutta la sensazione smisurata dell ' irreparabilità ; non avevo sofferto abbastanza . Volevo vedere il feretro calare nella fossa urtando le pareti , e ascoltare il romor della terra che vi si gettava sopra , fino a eguagliare le altre tombe intorno , e la pioggia cadervi , penetrare sottilmente nelle zolle , anticipare la dissoluzione di Laura Uglio . Spalancai lo sportello , entrai nel cimitero , quasi attirato da una gran vampa giallastra che bruciasse là dove il feretro era scomparso . L ' orizzonte oltre le tombe e i cipressi , era stretto e livido . XVIII . E sull ' orizzonte , delle piccole figure cupe spiccavano presso il carro funerario , spoglio ormai , e nudo come uno scheletro . Ero per dirigermi laggiù a corsa , perchè una più lunga attesa avrebbe sfrenato un urlo dalla mia bocca serrata e contorta .... Un uomo , in abito nero , staccandosi dal gruppo di quelle piccole figure , mi tagliò la strada , mi afferrò per il braccio , dicendomi : - Torna indietro ! Sei smunto come un cencio lavato . Prima che ti vedano ! - Restai immobile a guardar Gian Luigi . - Hai la carrozza fuori ? - egli continuò . - Andiamo . - Le parole fredde e ragionevoli mi produssero l ' effetto del lampo a due passi da un precipizio . Obbedii mutamente , ricondussi Gian Luigi fino alla mia carrozza , nella quale entrai , mentre l ' altro dava al cocchiere il proprio indirizzo . Lo scroscio d ' acqua paventato si scatenò allora con terribile veemenza , e dopo l ' acqua una gragnuola fitta , che danzava sinistramente sul coperchio della vettura , minacciando d ' interrompere la nostra corsa . Gian Luigi aveva su di me in quella contingenza l ' impero della calma sopra la passione disordinata . Ci guardavamo in silenzio pallidi tutt ' e due ; io vergognoso d ' essere stato sorpreso all ' atto di commettere una follia da un uomo che non consideravo più come amico intimo . - Sei arrivato stamane ? - domandò Gian Luigi dopo un istante . - Sì , - risposi . - Non sapevi ch ' era ammalata ? - Sì , - ripetei . - Perchè sei partito ? - Dovevo .... Ha sofferto molto ? - Gian Luigi non rispose : guardò fuori , dove la gragnuola aveva spopolate le vie totalmente .... Mi pareva ch ' egli assumesse un tono da giudice affatto insopportabile , considerandosi in diritto di non rispondere alle mie domande . Arrivammo ; pagai il cocchiere e seguii Gian Luigi . Un servo in anticamera ci precedette verso la sala ; ma il Sideri accennò la porta del suo studio , che il servo aperse e richiuse dietro di noi .... Strano gabinetto da lavoro , in cui la nota dominante era il bianco ! Le decorazioni , la pendola di porcellana , alcune statue , il raso dei mobili , la scrivania , erano bianche , producendo un chiarore ampio e senza penombre .... Ne ricevetti un ' impressione sgradevolissima , non volendo allora giustificar quella bizzarria col solito amore del nuovo che produceva tanti errori d ' estetica in Gian Luigi . Egli mi accennò una poltrona , e dopo avere spalancate le imposte socchiuse , mi si rivolse , dicendo : - Io parto questa sera medesima . Andrò a Parigi e a Londra . Ti prego quindi di pazientare finchè abbia dati gli ordini necessari . - È una risoluzione improvvisa ? - domandai . - Meditata . Ho bisogno di stordirmi per alcuni mesi e con quest ' ultima catastrofe non potrei restare in Italia più oltre . - Quale ultima catastrofe ? - Gian Luigi espresse collo sguardo tutta la dolorosa maraviglia di cui era capace . - La morte di Laura , - pronunciò quindi . Io m ' alzai di scatto dalla poltrona e posi una mano sulla spalla di Gian Luigi . - Ah dunque ! - esclamai . - Perchè non ti sei confidato a me ? - Egli mi squadrò da capo a piedi , con espressione tra l ' ironico e il disdegnoso . - Ho l ' occhio troppo esercitato per commettere simili errori , - disse . - Tu hai una stranissima opinione dei tuoi amici , dacchè non sei più libero , e a mio riguardo non ti sei contenuto come per l ' addietro .... Tu .... hai dubitato di me , hai sospettato in me le intenzioni più assurde e più maligne , hai chiaramente dimostrato che vedevi in me un importuno .... - Se tu sapessi , - mormorai , lasciandomi ricadere nella poltrona , - se tu sapessi la tremenda condizione d ' un marito ! Sì , certo io ho dubitato di te , come di tutti .... Ma una tua confidenza poteva rischiararmi e togliermi i sospetti . - Quando ho pensato di farlo , - rispose Gian Luigi , sedendosi presso la finestra , - non era più giusto .... L ' amore , cominciato da uno scherzo , era diventato tragico , mi dava troppi dolori e troppe ansie per poterne discorrere come di un ' avventura qualunque . Inoltre , io sapeva quel che tu andavi meditando .... - Cioè ? - domandai con un presentimento . - Potresti negarmi che tu hai ritardato un viaggio per la sola speranza di afferrar quest ' anno l ' occasione rifiutata l ' anno scorso ? ... Devi ricordare che io mi congratulai un giorno per la tua improvvisa ricomparsa in casa Uglio ; come seppi quello , seppi il resto : una passeggiata ai giardini , mezz ' ora dopo che ne ritornavi ; un incontro in un negozio ; una sollecitudine morbosa e inconcepibile per la salute d ' una persona alla quale avevi dimostrata un ' antipatia quasi grottesca . Non era difficile tirar la deduzione da queste premesse ; e la deduzione escludeva ogni confidenza . - Chinai il capo sotto il peso di quella duplice rivelazione . Io m ' era ingannato come marito e come amante ! Come marito perchè avevo interpretate le tristezze di Gian Luigi , la sua ostinazione a non visitarci cogli altri - quali corollarî d ' un disegno inconfessabile , quali astuzie per goder meglio dell ' intimità di Lidia , laddove un ' altra donna era la segreta causa di quella condotta . Come amante , perchè la mia vanità ridicola aveva dato alle parole e agli atti di quell ' altra donna un significato pericoloso e lusinghiero , mentre essa mi considerava un buon amico e mi voleva tale in casa sua .... Sentii una triste vergogna per il lungo periodo di sospetti onde aveva offesi Gian Luigi e la povera Laura .... Mi levai e dissi stendendo la mano : - Io ti chiedo perdono di tutto ! - Gian Luigi prese la mia mano e la strinse fortemente : - No , - egli rispose , - non c ' è bisogno di perdono . Ho ben compreso che tutto è sorto per un ' allucinazione sciagurata . Credevi di non essere amato , come credevi d ' amare chi non dovevi ; ora colle mie spiegazioni sai a che devi tenerti .... - Io sono umiliato - dissi - del mio stesso pensiero . Tu parti con quest ' ultima nota sgradevole del mio carattere e le scuse non basteranno a cancellarla . È deciso che tu parta ? - Stasera medesima , - fece Gian Luigi corrugando la fronte . Aggiunse sùbito , con uno schianto : - Non posso rimanere , capisci ? Ho quel viso innanzi agli occhi dovunque , per la casa , per le vie , nei ritrovi ; dovunque .... Ella ha sofferto come una martire , è stata capace d ' eroismi .... - S ' interruppe , diede una scrollata di spalle , guardando fuori della finestra per impedirmi di scorgere il velo profondo di dolore che gli si era steso sul volto . - Se tu rimanessi , - mormorai , - io non andrei oggi a Pallanza , e ti terrei compagnia per quanto valgo ... - Gian Luigi volse la testa con un movimento d ' interesse . - Perchè , - aggiunsi , - tu parti così solo , così agitato , che i luoghi nuovi o vecchi , qualunque siano , saranno incapaci a svagarti .... Potresti ritardare , poi venire con me a Pallanza , e di là , quando noi partissimo , intraprendere il viaggio insieme , senza meta .... Anche per il mondo : una specie di fuga come tu vuoi , sarebbe il tema di molte congetture assai dannose . - Credi ? - fece Gian Luigi , colpito dalle mie osservazioni . - Non si tratta che di un ritardo , - incalzai . - E tu rimarresti ? - Non ho che a spedire un telegramma . - Accetto ! - disse Gian Luigi semplicemente . - Ciò che mi atterrisce è la solitudine . - Susseguì un breve silenzio ; mi rimisi a sedere nella poltrona , osservando con rapidità come le cose fossero mutate in poche ore , maravigliando per la rassegnazione venuta nel mio animo a prendere il posto d ' una momentanea follia . - Io non vorrei , - soggiunse Gian Luigi , - che questa tua decisione fosse male interpretata . - Da mia moglie ? - Innanzi tutto .... - Non importa ! - mi sfuggì . - Posso scrivere e spiegarmi .... Lidia è fiduciosa . - Dovetti fare uno sforzo per non dare alle parole un ' intonazione sarcastica ; inutile sforzo , quando Gian Luigi aveva intuite le modificazioni verificatesi in un anno . Quella sera medesima , ritornando verso casa , io pensava d ' essermi assunto un compito ben difficile nel voler sanare la piaga onde il cuore di Gian Luigi sanguinava . Egli s ' era tosto richiuso in una diffidenza egoistica , forse giustificata dalla leggierezza della mia precedente condotta ; nulla più accennava in lui l ' amabile gentiluomo pronto al motteggio e all ' ammirazione , all ' entusiasmo e alla critica per quanto si vedeva intorno .... Era venuto a teatro , e alle prime battute dell ' orchestra il suo volto aveva significata una così intensa sofferenza di ricordi ch ' io gli aveva proposto d ' andarcene sùbito ; al Circolo , non aveva giuocato , limitandosi a sorbire una tazza di tè nero , la quale doveva procurargli una notte d ' odiosa insonnia ; era rincasato verso il tocco , mentre per abitudine , verso il tocco entrava al Circolo , ritornando dalle partite con Lidia ; gravi sintomi d ' assorbimento morale , contro cui non sarebbe valso alcun tentativo di reazione . Egli aveva in animo d ' assaporare fino alla fine il cordoglio insuperabile per un passato perdutissimo , rifacendosi col pensiero chi sa quante volte all ' ultimo periodo tragico onde il primo periodo ridente era stato concluso . S ' io avessi istituito un paragone fra quella specie di sofferenza e la mia , avrei trovato quanto la mia fosse più greve perchè più volgare . La morte di Laura era valsa a coprirmi di ridicolo , comechè io mi fossi martoriato , esaltato , disperato , credendo di perdere un ' amante , laddove mi dovevo presto accorgere ch ' io aveva perduta semplicemente una conoscenza piacevole ; non solo , ma potevo ( forzando con cinismo il passato vivo d ' una donna morta ) , ricostruire quel tempo in cui tutti i desiderî e i sogni risvegliatimi da Laura , si sapevano intorno a me , eran comentati da lei nei convegni con Gian Luigi , ai quali si recava mezz ' ora dopo avermi lasciato .... E forse , il danno s ' estendeva oltre . Angela Tintaro , per esempio , con quell ' arte pettegola di cui aveva date prove inconfutabili , conosceva certo l ' amore di Gian Luigi ; quale sarcastico sorriso dovevo io averle provocato lasciandomi sorprendere ai Giardini con Laura , nell ' intermezzo fra l ' uno e l ' altro appuntamento del Sideri ! Ma , onestamente , Angela Tintaro ne aveva approfittato per denunciarmi a Lidia e tentare un po ' di discordia , della quale Angela si prometteva di giovarsi . Ancora : Ettore Caccianimico ignorava forse tutto questo ? La figura d ' Ettore mi parve la più odiosa fra quante avevan rappresentata la triste farsa . Egli s ' era divertito alle mie spalle , costringendomi a riveder Laura , tormentandomi prima coi dubbi sulla salute di lei e poscia con le assicurazioni arbitrarie ch ' ella sarebbe guarita , mi avrebbe raggiunto in campagna , mi si sarebbe offerto il mezzo di riavvicinarla .... Perchè s ' era permessa una simile condotta , Ettore Caccianimico ? Da ultimo io stava per soccombere al peso della fatalità . Avevo sperato d ' essere un marito accorto ed ero semplicemente un marito , pescatore di granchî colossali .... No ; sarebbe stato assurdo negarlo : Lidia aveva un confidente , il quale andava trasformandola , insegnandole come resistere alle avversità del matrimonio , coltivando in lei una nuova tendenza a mostrarsi fredda per il bene ed il male ch ' io poteva causarle .... Stabilita questa verità , ero cascato nella prima trappola aperta sul mio passaggio . Il conte Gian Luigi Sideri era giovane , elegante , conosciuto , artista ; e per ciò m ' ero fermato a lui .... A un tratto , senza ch ' io cercassi , la soluzione dell ' enigma mi si presentava : sì , Gian Luigi aveva in cuore una donna , tradiva un amico , tesseva il suo quinto o sesto adulterio : ma con Laura Uglio , colla quale era stato in intimi rapporti anche prima , contemporaneamente a me ! In tal modo uno dei punti interrogativi onde mi vedevo circondato , trovava la sua risposta . E l ' altro , restava imperscrutabile : con chi si confidava Lidia e di che si confidava ? Il telegramma spedito a Pallanza per avvertire ch ' io rimaneva in città qualche giorno , provocò una lettera di Lidia , molto breve ; una lettera la quale ostentava dignità , quasi non si volessero indagar le vere cause del mio indugio a Milano , che non doleva ad alcuno , apparentemente . La freddezza informatrice di quelle poche righe , era puerile nel manto dell ' orgoglio offeso . Lidia credeva senza dubbio ch ' io avessi trovato al mio ritorno uno di quei simpatici ostacoli , i quali capitan così opportuni ai mariti nelle allegre commedie francesi : ella aveva del mondo l ' esperienza acquisita in un gioviale repertorio da teatro , migliorata dai comenti peregrini di donna Teresa e dal catechismo ragnato di Pietro Folengo . Il mattino dopo il funerale , nel cortile di casa Sideri , vidi una cavalla saura attaccata alla domatrice . Gian Luigi scendeva dallo scalone , abbottonandosi i guanti . - Esci ? - domandai . - Venivo a prenderti , - egli rispose . - Andiamo a provare Steppa se non hai paura di romperti il collo ! - S ' avvicinò alla cavalla , accarezzandola sulla fronte ; poi salì nel veicolo , prese le redini dalle mani del servo , e quando mi fui accomodato al suo fianco , aizzò Steppa che s ' incamminò con grande strepito di ferri sotto l ' androne . - Hai dormito ? - domandai . - Ho lavorato .... Perchè non lavori anche tu ? È una consolazione . - Bene , Severino Boezio ! E di che cosa debbo io consolarmi ? - Di tutto .... - Allora , io ti domanderò se non ci fosse qualche lavoro di consolazione .... preventiva ; qualche lavoro che ci consola prima di quanto non otterremo o non dovremmo ottenere .... - Se ci fosse , non sarei qui ! - rispose Gian Luigi che aveva capito . La prova del cavallo era un pretesto per uscir di casa . Steppa andava benissimo e percorse un lungo tratto fuor della città senza adombrarsi nè rallentare il suo trotto splendido .... Gian Luigi appariva meno cupo ; incontrato un convoglio funebre che veniva verso la città , gli diede uno sguardo breve con un sussulto , e lo evitò rapidamente . A colazione , dopo aver rimandata la domatrice per un servo , io mi lasciai trascinare dalla vicenda del discorso , a parlar di Laura ; e con quel bisogno irrefrenabile ch ' è proprio delle anime nervose e veementi , Gian Luigi si lasciò trascinare a confidenze . Là io lo volevo appunto , a quelle confidenze delicate dalle quali non venivano a prender luce se non l ' anima di Laura , i segreti angoli di quello spirito inquieto , avido , instabile , perchè aveva un determinato modo di capire il sentimento , a raggiungere il quale s ' era ella macchiata d ' errori , imperdonabili per il mondo . Rappresentava Laura , a parer mio , un bell ' esempio di monogamia forzata : dalla prima notte di matrimonio , ella aveva compresa la volgarità di Giorgio Uglio e non s ' era creduta per un tale uomo di dover rinunciare a passioni fallaci ma affascinanti di pericolo e di cortesia .... Aveva ragionato come io ragionava da qualche tempo : " Serbarmi fedele tutta la vita a un estraneo ? Oggi , domani , m ' imbatterò nell ' uomo pel quale l ' amore non è vuota parola e il mio può essere anche una salvezza o un motivo di vivere .... Io dovrò rinunciare alle sconfinate gioie d ' un simile possesso , per che cosa ? per rappresentar nella commedia la maschera della moglie fedele ? " L ' utopia sembrava doversi effettuare . Gian Luigi Sideri , arrivato , dopo infinite delusioni , a Laura Uglio dolente di infinite delusioni , - era l ' uomo pel quale molto ancora una donna avrebbe potuto contare . Le due stanchezze di vita , le due amare esperienze , s ' erano attratte , sostenute , compenetrate in una passione estesa , cui tutte le forme dell ' amore avevano concorso mirabilmente .... E ( questo si doveva dire sottovoce , perchè il mondo argutissimo non si sbellicasse dalle risa ) , per Laura Uglio aveva lavorato Gian Luigi , scrivendo quel romanzo il quale , se non altro , attestava delle eccellenti intenzioni e un non volgare uso degli agi . Poi a Saint - Moritz ( dove il mondo argutissimo supponeva Laura in compagnia di parenti , ed io per crederlo avevo dovuto innamorarmi di Laura una seconda volta , cioè chiudere gli occhi alla luce ) , a Saint - Moritz s ' era tessuto un idillio audace , quale lo potevan quei due , giuocatori all ' amor libero con circospezione , ma senza ipocrisie , e parati a rispondere ; là , un primo attacco del male onde Laura doveva morire , aveva sinistramente richiamati gli amanti alla realtà fredda e crudele . Il medico , supposto in Gian Luigi un parente di Laura , cioè un indifferente , s ' era creduto in dovere di preavvisarlo che la donna non avrebbe resistito più d ' un anno ; e Laura , per caso , aveva ascoltata la sentenza ; e fra quei due , un terzo personaggio era venuto a collocarsi , spaventosamente afrodisiaco : la morte . Talchè quando io aveva rivista Laura a Pallanza , ella usciva da un idillio mutatosi in ridda fàllica , ella era già consapevole della sua sorte ; l ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile , sorpresa su quel volto , originava da un disprezzo vasto d ' ogni cosa , che non fosse il suo amore ; un tal disprezzo d ' ogni cosa , da permettere a Giorgio Uglio di credersi amato fedelmente , perchè Laura trovava inutile allontanarlo , non meno inutile che allontanare uno stupido cane il quale abbia un grottesco modo di mostrare la sua affezione . Questa la confidenza generale di Gian Luigi , fattami in un ' ora di rievocazione dolorosa , e non rammaricata nei giorni successivi ; anzi , ampliata in modo ch ' ebbi a provarne un involontario dispetto . Attirato dall ' argomento , il Sideri parlava con lucidità ed ordine ; semplice dapprima ; poi vario d ' inflessioni , di parole , di pensieri ; un narratore squisito , un artista di memorie ch ' egli sgranava quasi in capitoli di romanzo .... Perchè il suo racconto aveva un concetto pieno di orgoglio : Gian Luigi contava nella vita di Laura come un salvatore : era giunto a tempo , aveva impedito alla donna di perdersi , aveva trasformata l ' adultera in un ' amante saggia e devota .... Questo concetto che in altra età mi avrebbe eccitate le risa più irreverenti , si comunicava al mio spirito ; lo comprendevo e lo ammiravo , dimenticando con Gian Luigi che l ' edificio di quell ' amore aveva le basi false , comechè sorte a oltraggio delle consuetudini e della legge ; infine , io considerava Laura una donna libera di sè , trascurando Giorgio Uglio suo marito , dal quale soltanto la redenzione sarebbe dovuta venire .... Ma mentre Gian Luigi parlava , per maligna stranezza io smarriva la visione di Laura , e un dispetto involontario a poco a poco mi offriva la visione di Lidia ; pura ma fredda ; onesta ma chiusa ; intelligente ma repulsiva . Nulla avrebbe ella capito di tutto ciò che è passione ; io aveva soffocati per lei i germi di tendenze artistiche , nelle quali avrei trovati saporitissimi orgogli , e lei non aveva saputo rendermi l ' apostasia in altrettanto amore . Gian Luigi ricordava con tenera commozione gli ultimi tempi di Laura . L ' elegantissima signora aveva un animo coraggioso fino allo stoicismo ; sapendo che allorchè le forze le fossero mancate , non si sarebbe riavuta mai più , durava in una lotta spaventosa col male , ogni giorno lasciando il letto per una crispazione di volontà , facendosi abbigliare dalla cameriera , uscendo in carrozza , recandosi ai convegni di Gian Luigi nei quali ogni parvenza di piacere era scomparsa per dar posto alla matematica sicurezza della fine impendente . Nuovo rimorso in me , che avevo creduto d ' essere amato , d ' essere desiderato da quella moribonda : e n ' ero andato superbo come un collegiale a cui i primi sguardi femminili rimestano tutte le stupide cattiverie isteriche . In breve , le confidenze di Gian Luigi mi divennero intollerabili . Avrei volontieri apprese le doti di Laura : ma leggendole , non dalla bocca di uno che aveva baciata la sua bocca ; non da una viva voce cui aveva risposta la voce della donna . Poi , rapidamente , io diventava debitore di Gian Luigi , perchè alla sua rinata intimità non potevo contraccambiare .... Narrargli i miei dubbî ? Mostrargli di quali aspre delusioni il mio matrimonio fosse già macchiato ? ... Queste sciagure eran volgarissime , in fondo ; anche un po ' ridicole , perchè me le ero addossate con una scelta inadatta .... E per levarmi d ' impaccio , tentai una strada nuova . Diedi ai nostri discorsi un colore sarcastico : evitai le memorie e i fatti presenti , per raccontare vicende allegre di cui ero stato attore e spettatore : Gian Luigi capì ed accettò l ' invito , e cinque giorni dopo la morte di Laura Uglio , alla nostra tavola sfilavan nomi di donne allegre , episodî amorosi d ' una leggierezza aereostatica .... Il Sideri per l ' occasione ricorreva alla lingua francese , narrando con una malignità semplice e bonaria , la quale valeva meglio d ' ogni reticenza .... Il dolore in lui rimaneva , ma senza forma esterna . Un mattino ch ' io m ' era recato a casa sua , il servo mi disse che il signor conte era uscito . Lo aspettai : arrivò all ' ora della colazione . - Perdona , - mi disse . - Sono stato al cimitero .... Se tu vedessi .... non più un fiore , nulla ! - Ma il buon umore tornò presto : l ' indomani . Dovevamo pranzare al caffè ed io v ' era giunto , rileggendo per la quarta volta una nuova lettera di Lidia . Stranissima lettera , considerando lo stato d ' animo in cui ci trovavamo : ad ogni riga , una espressione affettuosa , un roseo pensiero , un desiderio di rivedermi , una cura della mia salute , e baci nel commiato .... Io non riusciva a stupirmene abbastanza .... Gian Luigi , che mi vedeva allegro , cominciò co ' suoi aneddoti e con allusioni .... Raccontava di un certo amore tessuto parecchi anni prima , in campagna , colla giovane moglie d ' un senatore . - Non ho mai incontrata una donna più interessante , - diceva . - Era la vittima d ' un enorme bisogno di mentire ; mentiva con tutti , e quindi si contraddiceva ad ogni piè sospinto .... Ella non scriveva a suo marito se io non le era al fianco e non la baciavo sui capelli .... Un giorno che per lei avevo scoperto un bacio nuovo , dietro la nuca , ella scrisse al senatore la sua migliore lettera ; una lettera affettuosa , desiderosa , graziosa , eccitante .... E il buon uomo non appena mi rivide , mi costrinse a leggere quella lettera , ch ' egli considerava il capolavoro dell ' affetto coniugale , ed io sapeva invece il capolavoro di tutt ' altro .... - Gian Luigi scoppiò a ridere pel ricordo curioso . Io mi morsi le labbra . - T ' avverto , - dissi qualche tempo dopo , - che domani vado a Pallanza . - Di già ? - fece il Sideri malcontento . - Ti ha scritto la tua signora ? - Mia moglie non mi scrive mai ! - risposi . XIX . Dannato viaggio ! Io credo di non aver più sentite le distanze colla nervosa acutezza d ' allora . Movimenti di passeggeri e di treni ; chiacchiere di viaggiatori ; paesaggi ; fermate e ripartenze lente come agonie ; mormorio d ' acque intorno al battello ; giuoco di colori naturali sullo specchio del lago , nel profilo dei monti ; giuoco di colori artificiali nel volto e nelle vesti delle signore che mi stavano intorno ; tutto aveva posto e si collocava nebulosamente nel mio cervello accanto a un pensiero unico e sanguinoso : Lidia mentiva nella sua lettera . Arrivai inatteso , verso mezzogiorno . Allo sbarco , un gruppo variopinto d ' uomini e signore osservava la solita manovra dell ' approdo ; io , confuso tra la folla sopra - coperta , distinsi immediatamente nel gruppo Lidia al fianco d ' Ettore Caccianimico ; ella guardò i passeggeri , non mi vide , si volse a pronunciar qualche parola con Ettore . Il ponte fu gettato , vi passai , e arrivai innanzi a Lidia e ad Ettore quasi di sorpresa . - Tornato ! - esclamò la donna , stendendomi la mano . - Perchè non ci hai scritto ? - Non sapevo , - mormorai , con uno sguardo sintetico a Lidia . Come s ' era vestita stranamente ! Aveva un abito chiarissimo e senza linee precise , secondo il gusto dominante ; ma una fascia alta color viola cupo le serrava il busto , ricadendo sul fianco sinistro a ravvivar la tinta pallida dell ' abito . Il cappello grande , col pizzo tutt ' intorno , lasciando scorgere ben poco del suo viso delicato , dava alla carnagione in compenso un tono d ' ombra soavissimo . Lidia non aveva guanti nè gioielli ; portava le scarpette di panno bianco . Mi posi al suo fianco , incamminandoci , mentre Ettore le si metteva all ' altro lato . - Il conte Sideri sta meglio ? - domandò Ettore . - Mi pare , - dissi . - In ogni modo , non potevo più resistere alla temperatura della città . - Non fai conto di ripartire , speriamo ? - osservò Lidia con sollecitudine . - No , no , - risposi . - Aspetto anzi Gian Luigi , che ha promesso di raggiungerci . - Lidia salutò in quell ' istante due signore affacciate al balcone d ' una villa . - Sono conoscenze nuove , - mi spiegò poscia . - Ho fatte molte amicizie in questi giorni e non trovo tempo a restituir le visite . La povera mamma è disperata , perchè quando non ho l ' umore per le chiacchiere , incarico lei di sostituirmi . Oggi , per esempio , l ' ho mandata in montagna col papà a una gita che mi spiaceva : torneranno per l ' ora del pranzo . - Appena fui nella mia camera , rilevai una novità . Dall ' uscio comunicante aperto , la camera di Lidia presentava un tale aspetto , di disordine che non v ' era d ' uopo di soverchia intelligenza per capire come la donna non l ' abitasse più : vi mancavano i suoi oggetti d ' abbigliamento e il misterioso profumo ond ' ella nobilitava i luoghi che l ' accoglievano . Lidia mi raggiunse quasi sùbito e leggendo sul mio volto un ' interrogazione , disse : - Non te ne ho avvertito nella lettera per dimenticanza : ho mutato camera : sto al primo piano , presso la mamma . Fu un ' idea mia , credendo ti saresti trattenuto molto in città .... - Un ' idea stranissima , - risposi . - Ma no : questa camera non si prestava a un arredo un po ' elegante , mentre l ' altra è diventata così simpatica . Stasera tornerò qua sopra : tu lo permetti , non è vero ? - Gli occhi di Lidia brillarono : ella stava non seduta , ma appoggiata al letto , colle gambe stese , il busto ritto , la testa in avanti verso di me . Io l ' avvicinai sorridendo . - Te ne avrei pregato , - risposi . E aggiunsi in tono ilare : - Dunque , grandi mutamenti su tutta la linea ? Gite , conoscenze , feste , visite ? ... - Ti dispiace ? - domandò Lidia premurosa . - Per nulla . Ciò vuol dire che la tua salute è buona . - Discreta , sì . E poi c ' è un ' altra novità .... - Io sussultai , preparandomi a una tenera notizia ; le mie braccia istintivamente si stesero verso la donna .... - Una novità , - ripetè questa . - Studio l ' inglese . - Lasciai cadere le braccia , ritornando allo specchio innanzi al quale mi ravviavo la barba . - Ah , è qui tutto ? - dissi . - E con chi ? - Col Caccianimico . - Da quando ? - Oh dalla tua partenza : cinque o sei giorni soli . - Meglio così ; perchè queste lezioni mi dispiacciono . - Lidia crollò le spalle , abbandonando la sua positura incomoda e venendomi al fianco . - Per qual motivo ? - chiese ella . - Ettore non avrà più tempo , adesso . - Se non fa nulla tutto il giorno ! - Appunto . È una crudeltà distoglierlo da simili occupazioni per delle sciocchezze . - Lidia ebbe un moto di stizza , dicendo nell ' allontanarsi : - Come si può fare ? Io non oserei ripetere al Caccianimico il tuo ordine . - Va bene , - risposi . - Lo dirò ad Ettore . Sei contenta ? - La donna mi guardò e comprese essere vana l ' insistenza . - Dovresti accompagnarmi giù , - pregò calma e affettuosa . Giù , ella aperse la porta del suo piccolo appartamento e mi vi precedette . Le camere eran due . La prima , un salottino fatto per l ' intimità : a sinistra il divano a due posti , con innanzi la tavola carica di gingilli , e sull ' impiantito di legno un tappeto alto e silenzioso : la parete di fronte era occupata dal caminetto chiuso , e la parete principale s ' apriva a due grandi finestre , che davan su quel terrazzo dal quale Lidia m ' aveva gettato il fatale telegramma ; tra l ' una e l ' altra finestra , uno scaffaletto ove i ninnoli stavan presso numerose fotografie . Ma ciò che al luogo prestava un caro significato di raccoglimento , era un gran vano che doveva essere stato un ' alcova , presso l ' entrata . La tappezzeria vi era più scura : una piccola tavola col servizio da tè e due piccole poltrone formavano tutto l ' arredo : ma vi eran diversi quadri alle pareti , e in un angolo , sopra una specie di sgabello , una pila di libri francesi , di novissima pubblicazione . - Qui prendiamo il tè , - disse Lidia , accennando . Io guardai un ' altra volta le due poltrone , e seguii la donna nella seconda camera . Non vi rilevai nulla di speciale : era la sua camera da letto , solita in villa : il letto bianco dalla coperta a ricami rossi , il tavolino d ' abbigliamento colla superficie in cristallo e un grande specchio ovale trattenuto al disopra da un grifo d ' oro ; l ' armadio , qualche mobile per sopportare altri gingilli .... Fra i gingilli , un libro , una grammatica inglese , e nella grammatica una lettera del Caccianimico , aperta . - E qui dormo ! - fece Lidia . - Era necessario questo cambiamento , finchè tu non v ' eri . Quell ' uscio mette nella camera della mamma ; così ci teniam compagnia , la notte . Sai che ho paura dei temporali ! - Nella grammatica inglese una lettera del Caccianimico , aperta ; aperta , quindi leggibile a tutti : eppure , avrei pagato non so che per leggerla io pure ; se l ' avessi fatto sùbito , come per distrazione , la cosa sarebbe venuta naturalissima ; ora , bisognava darle un significato dal quale rifuggivo . - E adesso , - mormorò Lidia venendomi incontro , - vorresti lasciarmi sola ? Debbo mutar d ' abito per il pranzo . - Voce nuova : gentilezze nuove ; peggio ancora : le braccia di Lidia mi ricinsero il collo , e le sue labbra s ' unirono spontaneamente alle mie .... Ebbi come un lampo innanzi agli occhi , un sussulto di felicità mi chiamò vivamente il sangue al cuore .... Se quelle moine fossero state sincere ! S ' ella avesse saputo trasformarsi d ' un tratto e trasformare anche me , perduto già in altri desideri , perchè ella era perennemente eguale ! - Che sapor di rosa il tuo bacio ! - dissi . - Poi mi morsi le labbra , poichè questa era una frase della morta Laura . - Ti aspetto in giardino , - aggiunsi , uscendo . Invece , quando fui in giardino , un istinto più forte mi trasse a passarne il cancello e ad avviarmi sulla strada per Intra . V ' era dovunque un delizioso profumo d ' olea fragrans ; i muri di cinta ai lati , coprivan già d ' ombra benigna la strada , così dilettevole e propizia alle meditazioni , ch ' io mi trovai ad Intra quasi senz ' avvedermene . Analizzavo il bacio di Lidia ; s ' ella non mi fosse stata cognita , l ' impressione deliziosa prodottami da quell ' abbraccio improvviso , avrebbe avuta una giustificazione ; ma perchè io conosceva Lidia di fronte alle forme dell ' amore , l ' impressione era puerile , non potendo attribuire lo slancio affettuoso della donna a un desiderio di darsi , forse l ' unico desiderio , forse l ' unica forma amorosa per rallentare se non distruggere il processo de ' miei sospetti e le dissonanze d ' indole che ci torturavano .... Quel bacio era stata una spensieratezza o una malignità , ed io n ' era rimasto vittima come a diciott ' anni . Avrei dovuto attendermi ben altro , ben più ammalianti seduzioni da una donna che stava per tradirmi : ( ormai avevo classificata Lidia così , mettendola al mio fianco in quel Circolo sul quale avevo fatte profonde meditazioni , giorni addietro ) . Bene ammalianti seduzioni doveva ella sfoderar come artigli , per ingannarmi e chiudermi gli occhi , perchè noi ci eravamo amati troppo in fretta e le seduzioni naturali eran già esauste ! Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumulare delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere . Una barca approdò alla riva , mentre formulavo quel chiaro indirizzo di condotta .... Allungai un po ' la testa dalla soglia del caffè ove m ' ero seduto , e vidi Ettore balzare agilmente sul greto , salir la piccola ascesa fino all ' altezza della strada , e dirigersi alla mia volta . Egli sedette al mio tavolino esprimendo il piacere d ' avermi incontrato . Io lo guardava con intensità : era costui che insegnava l ' inglese a Lidia e le scriveva ; era costui che nella caverna de ' miei sospetti veniva a prendere il posto di Gian Luigi Sideri ; dovevo badare stavolta a non ingannarmi , a dedurre con facilità , cernendo i fatti significanti da quelli comuni ai quali il mio amore prestava un significato fittizio . - Spiegami , - egli disse ridendo , - il mistero della tua scomparsa . Ai funerali non ti ho visto : quando hai telegrafato , credevo in qualche intrigo ; poi , quando sei ritornato , non ho saputo più che dire . - Naturalmente , - risposi . - Tu sei avvezzo a interpretare con malignità ogni cosa , ed è questo il metodo più sicuro per non capire le azioni semplici . Ho trovato a Milano il conte Sideri molto indisposto , e mi son trattenuto qualche tempo . - Malignità , - fece Ettore , alzando le spalle . - Non fui più maligno degli altri ; perchè ti debbo avvertire che le tue stranezze fecero una cattiva impressione qui . - A chi ? - Ai tuoi suoceri , per esempio . È sopravvenuto un fatto gravissimo , nella tua assenza . Si è parlato molto della defunta , e siccome se ne parlava fra gentildonne , s ' è sgranato un rosario diabolico di cattiverie : la si è accusata d ' inganni , di vita libera , di galanterie che passavano il segno , di sregolatezze mostruose ; tutto ciò perchè qualcuno voleva compiangerne la fine . - Si è osato questo ? - esclamai . - Non solo , - continuò Ettore freddamente . - Ma alla conversazione assistevano i tuoi suoceri , i quali hanno strepitato per dieci , alla rivelazione . L ' idea che simile donna avesse l ' adito in casa loro e la loro confidenza , li ha fatti arrossire fino alla radice dei capelli ; Pietro Folengo era già stato al funerale , e se n ' è pentito amaramente ; donna Teresa aveva già sparsa qualche lagrima , e l ' ha ricomprata accusando la morta della più odiosa ipocrisia . Ti dico , un pandemonio . - E .... mia moglie ? - chiesi titubando . - Questo verrà dopo , - continuò Ettore , il quale sembrava voler procedere col massimo ordine . - L ' irritazione dei signori Folengo si rovesciò sulla sua testa , perchè supponevano che tu fossi a ragguaglio della vita intima della morta , e n ' eran confermati dalla freddezza fra te e Giorgio Uglio .... Qualcuno , a Milano , s ' incaricò di soffiar nell ' orecchio del signor Pietro non so quali storie : un passato legame tuo colla povera defunta , un riavvicinamento pericoloso in questi ultimi tempi . - Angela Tintaro , senza dubbio ! - osservai . - Non so ; ma è certo che , più o meno chiaramente , i signori Folengo ti fanno l ' accusa di non aver loro aperti gli occhi e d ' aver permesso che la donna così colpevole passasse la soglia della casa ov ' era la tua fidanzata e se ne facesse un ' amica . Non tengono conto dell ' ostracismo a cui la condannasti più tardi e non capiscono come tu abbia potuto sopportare ch ' ella continuasse nella loro intimità , quando tu non la volevi in casa tua .... - Queste osservazioni sono state fatte alla tua presenza ? - No , pur troppo , - sospirò Ettore . - Io non le avrei sofferte .... Le seppi per caso .... - E mia moglie ? - La tua signora ti ha difeso strenuamente ; si è proclamata sicurissima della tua buona fede , ed ha osato tentare una discolpa della morta .... - Ettore s ' arrestò per guardare l ' orologio . - Sono le cinque , - disse . - Vuoi che ritorniamo ? Ritornammo lentamente , dandoci il braccio . - Sicchè , - ripresi , - Lidia non ha creduto nulla di queste calunnie ? - Lo puoi capire dall ' accoglienza d ' oggi ; mi è parsa felicissima di rivederti . - Sì , felicissima , - ripetei a malincuore , pensando al trasloco della sua camera da letto . - E durante la mia assenza ? ... - Io le ho tenuto compagnia quanto potevo , e non le ho mai sentito elevare un dubbio sulla verità delle tue parole .... Anzi , per distrarla , avevo cominciato a darle qualche lezione d ' inglese , la lingua elegante ch ' ella desiderava conoscere .... - Me lo disse , infatti .... - Ma l ' allieva e il maestro ne son già ristucchi , - seguitò Ettore , ridendo . - Ci fermeremo così all ' I am , thou art .... - O costui era l ' ottimo fra gli amici , o il peggiore degli ipocriti ; nell ' un caso e nell ' altro , un uomo avveduto per annunciarmi con tanta semplicità quanto io voleva chiedergli .... Quelle lezioni d ' inglese mi sembravano sospette ed eran tali , in ogni modo , da eccitare i comenti maligni degli estranei ; Ettore l ' aveva capito meglio di Lidia , evitandomi così il rincrescimento di parlarne ancora . Sulla soglia della villa , gli strinsi la mano freddamente , angustiato da quel dilemma fra l ' amico e l ' ipocrita che mi ripromettevo di snodare al più presto . Si pranzava in giardino , plebeamente , sotto un chiosco di verzura più inestetico di quanti avevo visti nelle osterie del sobborgo . Attorno alla tavola , scintillante d ' argenteria e di stoviglie , eran già seduti i signori Folengo e Lidia . - Ben tornato ! - esclamò Pietro , alzandosi a stringermi la mano . Io lo baciai sulle guance e ripetei la sacra cerimonia con donna Teresa . Quest ' abitudine rivestiva un carattere orientale a cui i miei suoceri annettevano grande importanza . Quindi baciai sulla fronte Lidia , piena di sorrisi e di gioielli . Dopo le parole d ' Ettore , ero come un segugio in attesa . Presentivo una battaglia impossibile ad evitarsi , e m ' irritavo che i signori Folengo non ripetessero a me le opinioni espresse all ' indirizzo della defunta , la cui memoria avrei difesa con accanimento . Lidia taceva , passandomi il vino , la saliera , quanto chiedevo , con movenze amichevoli : poi si parlò della gita a cui avevan preso parte i miei suoceri , e gli episodî minuti , esagerati , piovvero in larga copia . - La miglior camminatrice è la signora Giustiniani , - diceva donna Teresa . - Ella ha percorsa tutta la strada a piedi e non ha mai domandato di riposarsi . - Parte domani , non è vero ? - domandò Lidia . - Va a Milano perchè suo marito ve la richiama . - Questa signora , - mi spiegò Lidia chinandosi alcun poco verso di me , - è una simpatica giovane che ha il marito infermo . E hai notata , mamma , una stranezza ? - Donna Teresa affermò col capo . - Non avevo ragione io ? - continuò Lidia . - Proprio , una rassomiglianza non comune . - Con chi ? - domandai . - Bisognerà pensare a far rimettere in ordine la camera che Lidia occupava prima , - disse Pietro a donna Teresa . - Ci ho già pensato io , - mormorò Lidia , arrossendo brevemente . E distratto da quel rossore , non insistetti a chieder con chi avesse una strana rassomiglianza la signora Giustiniani . Si sorbì il caffè sulla terrazza ; poi ciascuno prese posto in qualche angolo , nell ' attesa del tramonto ampio e sanguigno . I signori Folengo in preda a un ' inesauribile degustazione dell ' intimità coniugale , s ' appartarono , volgendoci le spalle e chiacchierando sottovoce ; Lidia ed io rimanemmo lungamente appoggiati al davanzale : soffiava una fresca brezza , e lontana si stendeva una nebbia azzurrognola , entro cui le ville e i monti parevano spostati innanzi , isolati sull ' acqua , come avviene dei corpi chiusi fra lucidissime pareti di ghiaccio . La campagna giovava a Lidia , che in pochi giorni aveva presa una tinta bruna , assai piacevole ; e le nuoceva nel medesimo tempo , comechè dovesse aiutare quella tendenza alla pinguedine , di cui io m ' era avveduto e s ' era avveduta anche la donna , ora angustiata dalla scoperta e impensierita .... Verso le otto , ci recammo alla villa Caccianimico , ove tutte le sere si radunavano gli amici . Una bell ' accolta di provinciali , in quel salotto , curiosamente impacciati di sedersi in un divano a molle e di prendere il tè col latte : per giudicarli , bastava un ' occhiata ai colori onde le signore si pavoneggiavan nelle vesti , e alle cravatte degli uomini . - Se queste son le tue nuove conoscenze , mi congratulo della scelta , - dissi a Lidia sottovoce . Lidia crollò il capo , prendendo familiarmente da un vaso della caminiera una mano di garofani , che in un batter d ' occhio s ' appuntò sul davanti del corpetto . - Sono miei ? - chiese a Ettore . - Sì signora , - fece questi , occupato a spinger nel mezzo il tavolino da giuoco . - Mi ha tolto il piacere di offrirglieli .... - La frase mi sembrò audace ; gettai un ' occhiata rapida intorno per vedere se fosse stata notata ; ma tutti chiacchieravano gaiamente , ed ebbi l ' intuizione che se fossi rimasto più a lungo a sorvegliar l ' écarté di Lidia , avrei finito per esser notato io , peggio di qualunque frase . Dall ' angolo ove m ' ero posto , confrontai il giuoco d ' Ettore col giuoco di Gian Luigi e vi trovai spaventose differenze . Non teneva la testa curva sulle carte , Ettore ; non era triste nè pallido ; i suoi occhi guardavan Lidia prima d ' ogni altra cosa , poi venivano a cercar prudentemente i miei , e credendoli distratti o divertiti , ritornavano a Lidia . Non avrei voluto che fosse : ma mi sembrava l ' écarté potesse magnificamente sostituire qualunque lezione di qualunque lingua .... XX . Un servo entrò , portando le lampade accese e collocandone una sul caminetto , l ' altra sulla tavola . Quasi immediatamente dietro lui , giunsero Pietro e donna Teresa ; poi Lidia , vestita a nero ; tutt ' e tre ostentarono di non guardarmi . I miei suoceri sedettero sul divano : Lidia in una poltrona di fronte a loro . Io , all ' uscir del servo , chiusi le porte , assicurandomi prima che nessun romore indicasse la presenza d ' altri domestici ; le porte si chiusero in silenzio , e ritornai verso le persone sedute e taciturne . Pietro ebbe un lieve colpo di tosse nervosa . Il processo cominciava . Rimasto in piedi , appoggiato alla finestra prospiciente la terrazza , mi rivolsi a Lidia , dicendo con calma : - Vi prego ; se volete parlar voi per la prima .... - Sì , - rispose Lidia , - parlerò io . - S ' accomodò meglio nella poltrona , guardando in faccia i suoi parenti . - Il signore , - mi accennò col dito , - si è permessa una condotta che mi ha obbligata a chiamarvi qui e a chiedervi consiglio . La mia deliberazione è già presa e la vostra spero non sarà differente . Era da molto ch ' io aveva notato in Sergio un contegno insolito , ma non ne ho avuta la spiegazione che ieri solo . Il signore mi sospetta e mi accusa d ' adulterio ! - Pietro , a cui Lidia si rivolgeva in modo speciale , sussultò visibilmente ; donna Teresa si drizzò in piedi . Ma Lidia con un cenno della mano li tranquillò , continuando in pari tempo : - Sergio è venuto nella certezza della mia colpa in séguito a un fatto molto semplice : io ho ricevuta ieri una lettera , della quale non ho creduto di riferire il senso , perchè non potevo supporre vi si annettesse un significato così grave e insultante .... Sergio ha spiato però dove io posassi il foglio , e durante la notte ha aperto il cassettone , ne ha levata la chiave dello scrigno , ha aperto lo scrigno , e s ' è impadronito della lettera .... Io era coricata e dormivo : egli è venuto a svegliarmi , chiedendomi conto di quelle poche righe , e siccome io , offesa dalla domanda , mi son rifiutata di dargli spiegazioni , il signore mi ha minacciata d ' uno scandalo , di non so quale scandalo .... Peggio ancora , continuando io a rimanere muta , Sergio mi ha preso pel braccio e me l ' ha stretto in modo che .... ecco , ne porto i segni . Così dicendo , con rapida mossa , Lidia rimboccò la manica destra della vestaglia e offerse allo sguardo dei signori Folengo due chiazze livide intorno al polso .... Quantunque l ' argomento mi sembrasse una parodia di quel d ' Iperide per Frine , m ' avvicinai io pure , e fremetti alla vista ; certo , io non credeva averle fatto un tal male , io non credeva rimanessero sulle carni fragili della donna le tracce della mia violenza .... - È semplicemente una vigliaccheria ! - proruppe il signor Folengo , guardando il braccio di Lidia con attenzione . - Povera bambina ! - esclamò donna Teresa . Io tornai al mio posto , riprendendovi l ' indifferente immobilità . - I fatti che giustificarono l ' oltraggiosa supposizione del signor Sergio , - riprese Lidia , mentre riabbassava la manica , - sono ridicoli .... Sergio m ' accusa d ' aver ricevuta la persona creduta mia complice , in ogni giorno della settimana , contrariamente alle abitudini : di non aver rifiutati i fiori che quella persona mi portava fedelmente , e l ' altra sera , perchè avevo preso dei garofani e li avevo appuntati al corpetto , il signor Sergio mi rimproverò in modo assurdo .... Se volete anche il nome di quella persona , io ve la dirò , e ne rimarrete sorpresi : Ettore Caccianimico ! - Il signor Caccianimico ! - ripetè Pietro . - Un uomo della mia età ! - Bisogna essere ben corrotti per arrivare a simili supposizioni ! - osservò donna Teresa , guardandomi accigliata . Io restai muto e immobile . - Vi domando , - fece Lidia , - se potevo accogliere male un vecchio il quale veniva a tenermi onestissima compagnia quando mio marito s ' occupava d ' una donna , che se non fosse morta , dovrei giudicare .... - Ve ne prego , - dissi inoltrandomi verso Lidia , - non pronunciate parole indegne .... - Voi sapete di chi intendo parlare , - seguitò Lidia , rivolgendosi a ' suoi . - Quanto alla lettera , il signore la tiene nel portafogli e potrete giudicarla .... - Qui Lidia si alzò e continuò a parlare , camminando per la camera nervosamente : - Dopo questo , io non ho che un ' idea : verrò con voi al Cairo , subito , se volete , anticipando la partenza , o più tardi ; ma è ben certo , ben deciso , che tra me e il signore non può durar più alcun legame . V ' era già una differenza di caratteri tra noi , molto pericolosa , v ' erano altre ragioni di discordia ; ma dopo che mi si accusa d ' esser l ' amante d ' un uomo di cinquant ' anni , è impossibile perdonare e chiudere gli occhi .... - Se permettete , - dissi , - parlerò io , ora ... - Che cosa volete dire ? - interruppe Lidia . - Osereste smentirmi ? - Lascialo parlare , - fece Pietro con dolcezza . - Ne ha il diritto .... - Sì , sì , via , - incalzò donna Teresa , avvicinandosi a Lidia e riconducendola presso di sè . - Calmati un poco .... - Sono dolente , - cominciai , - di dover negare , non i fatti esposti , ma l ' interpretazione e il senso che Lidia ha prestato loro . Ella si lagna ch ' io l ' abbia trascurata per occuparmi d ' altri : mi sono interessato , è vero , d ' una persona ammalata , ma semplicemente perchè ella era una nostra conoscenza .... - Quanto a questo , - obiettò Pietro Folengo , - sarà meglio tacere . Non già che io ti accusi di troppa simpatia verso quella donna : ma senza dubbio , caro Sergio , l ' opinione pubblica ti ha indicato come .... suo amico in altri tempi e tu avresti dovuto perciò costringerti in più delicato riserbo . - L ' opinione pubblica ! - ripetei . - E che cos ' è l ' opinione pubblica ? - È tutto , per gli uomini serî , - disse gravemente Pietro . - Del resto , sarà meglio sorvolare a questo tema . Tu conoscevi la vita di quella donna e non ce ne hai parlato , lasciandola per lungo tempo al fianco di colei che doveva essere tua moglie .... Dovrei rimproverarti molto ; volevo rimproverarti , anzi , appena ritornasti da Milano .... - Hai fatto male a non farlo , - risposi . - Avrei potuto difendere una memoria .... - Che sciocchezze ! - esclamò Pietro . - Finiamola lì .... - E ti pare , - dissi , mettendomi innanzi a Pietro , poichè il duello si limitava a noi due , - ti pare che fosse giusta , ragionevole , la condotta di Lidia ? S ' ella vedeva mal volentieri ch ' io prendessi notizie di quell ' ammalata , perchè non dirmelo ? - Ah , - interruppe Lidia , sciogliendosi dalle braccia di sua madre , - ah non te l ' ho detto , quando mi fu riferito che t ' avevan visto ai Giardini con lei ? - Ai Giardini ! - fece donna Teresa . - Andavano ai Giardini insieme ? - Una volta , per caso , - dissi , volgendomi a mia suocera . E a Lidia : - quella volta , mi dicesti che t ' era affatto indifferente ch ' io avessi una o dieci amanti ! - Hai detto questo ? - domandò Pietro a Lidia . - Fu per rabbia , papà ! - rispose Lidia , mordendosi le labbra . - E con simile congedo , non era io in diritto di supporre qualcuno tenesse nel cuore di Lidia un posto più importante del mio ? - ripresi , verso Pietro . - L ' assiduità del Caccianimico non mi piaceva .... Conoscete il Caccianimico : perfetto gentiluomo , il quale non esiterebbe tuttavia a romper fede e a portare il disonore nella casa che lo ospita .... - ( Queste parole , pronunciate con forza , mi stridettero alle orecchie come un fischio ) . -....È un uomo elegante , parlatore facile , scettico fin dove si può esserlo senza pericolo .... A ' suoi cinquant ' anni , io non pensava . Lidia leggeva solo i libri prestati o indicati da lui ; non portava che i fiori inviati da lui ; ne riceveva delle lettere , e si sobbarcava a studiar l ' inglese con lui .... Ebbi troppa precipitazione formulando un ' accusa gravissima ; tuttavia , non potrete assolvere Lidia dalla taccia d ' imprudenza .... - I volti di Pietro e di donna Teresa restarono impassibili . Lidia corrugò la fronte . - Oggi , - proseguii con voce calda , - non son più i giorni in cui una moglie rappresenti agli occhi d ' un estraneo qualche cosa di sacro e di sovrano , se pure tali giorni sono mai esistiti . E quando questa moglie non si sforzi a mantenersi in ogni atto superiore al dubbio , nel cuore del marito entrano il sospetto , la gelosia , quell ' orribile tortura che io ho provata e che mi ha fatto trasmodare .... - Io credo , - osservò donna Teresa , - vi sia dell ' esagerazione . Un uomo deve conoscere la moglie . - Chi può rispondere del proprio domani ? - ribattei . - E , peggio , chi può rispondere del domani d ' un altro ? - Non divaghiamo , - disse Pietro . - Non facciamo teorie .... - Eccomi . Io sorvegliava Lidia , da qualche giorno : lo confesso . Mi sono impossessato d ' una lettera del Caccianimico quando e come ho potuto . Lidia m ' accusa d ' essere entrato stanotte nella sua camera e d ' averne aperto la scrivania furtivamente .... Voi capite benissimo che la mia idea era giusta , al contrario : s ' io non avessi trovato nulla di significante nella lettera , avrei evitata qualunque spiegazione incresciosa .... - Era meglio agire con lealtà , - fece donna Teresa . - Chieder la lettera a Lidia medesima .... - A mente fredda si fanno molte belle cose , - replicai . - Quanto alla lettera , io non dirò ch ' essa sia molto compromettente ; ma è , innanzi tutto , una lettera inutile , vale a dire una lettera scritta pel solo scopo di abbreviare le già brevissime assenze e di tenersi presente nel pensiero di Lidia .... - Frugai nella tasca interna dell ' abito , ne cavai il portafoglio e ne trassi la lettera , mettendola sulla tavola .... Lidia mi guardava con espressione avversa . - .... Eccola qui . Leggila tu , Pietro ! - C ' è la data , - osservò Pietro , guardando il foglio che teneva in mano . - Ed anche la firma . - Questo è naturale , - risposi . - Senza data e senza firma , la lettera formerebbe di per sè un documento grave . " Gentilissima signora , - cominciò Pietro . - Le faccio consegnare il libro di cui Le tenni parola ; nel medesimo tempo la ringrazio d ' avermi resa bella e interessante la serata , acconciandosi a passarla nel mio inestetico salotto , in mezzo a gente , più estetica forse , ma non meno indifferente per me . A Sergio ho annunciato che le nostre lezioni d ' inglese non proseguiranno oltre ; credo con questo d ' aver risposto a un desiderio di lui , se non al mio : egli è addolorato e nervoso per altre contrarietà e non avrei voluto che interpretasse a rovescio un così semplice passatempo , quantunque la lunga amicizia e la perfetta comprensione che Sergio ha del mio animo , dovrebbero impedire alla sua mente ombrosissima di pensar men bene di me . Ho l ' onore di dirmi , ecc . , ecc . " Un silenzio grave piombò nella camera non appena , finita la lettura , Pietro ripiegò il foglio e lo rimise nella busta . Lidia ed io avevamo compreso che la lettera lasciava tranquilli i signori Folengo ; onde ella , prima colle braccia stese e chiuse fra le ginocchia in atto d ' angoscia , sollevò la testa guardandomi : io restai muto ad aspettare . - Ebbene ? - cominciò mia suocera . - Io non trovo nulla di strano in queste righe . - Nulla di strano , - ripetè Pietro . - Una lettera convenzionale .... - C ' è della malafede , - notai irritato . - E non so come voi non ve ne siate accorti .... Io sono addolorato e nervoso per altre contrarietà , afferma il Caccianimico . È falso : quali contrarietà possono addolorarmi quando tutto il mio pensiero e la mia vita son chiusi qua dentro ? E perchè chiamarmi ombrosissimo , se non per prevenire Lidia e animarla contro ogni più giusta mia osservazione ? Io credo che tutto quanto si fa da un uomo come Ettore abbia uno scopo ; lo scopo delle sue insinuazioni era di disgiungerci , e a sua volta questo disegno ne aveva un altro che vi lascio indovinare . - Ero riuscito a flettere la voce con molti chiaroscuri sentimentali e simpatici ; mi ripromettevo dalle parole un ottimo resultato per la mia causa ; onde fui scosso da capo a piedi , quando scorsi Pietro Folengo sorridere bonariamente , stirarsi , e lasciando il divano venirmi incontro . - Tutto questo è molto buono ! - egli disse , battendomi sulla spalla . - Sei geloso e perciò pigli dei granchî ; ma se sei geloso in modo così esagerato , vuol dire che ami la nostra Lidia . - No , - proruppe Lidia , - Sergio non mi ama più .... - Tu taci , ragazza ! - si rivolse Pietro alla donna . - Tu sei troppo suscettibile e non sai che in ogni cattiva cosa può esservi del buono .... Siete due bambini oziosi e null ' altro .... Se non era che per mostrarci una piccolissima contusione , tu , Lidia , potevi risparmiar di muoverci e di minacciarci una fuga al Cairo ; quanto a te , Sergio , potevi rimetter nella scrivania quella lettera ingenua .... Questa è la mia sentenza : datevi due baci , e buona notte .... - Certo , - corroborò donna Teresa , alzandosi ella pure con un sospirone ; - avete fatto un romore indiavolato per delle fanciullaggini .... Non c ' è stata colpa in Lidia , come non ci fu nel signor Caccianimico .... - Dunque , - esclamai , - venite voi pure a concludere ch ' io sono ombrosissimo ? ... - Pietro Folengo si strinse nelle spalle . - Sono contrario alla mania di concludere , - disse . - Ma senza dubbio , io al tuo posto non avrei dubitato nè d ' una moglie nè d ' un amico , stando le cose come sono .... Al Caccianimico parlerò io .... - Tu ? Che vuoi dirgli ? - Lo pregherò di non scrivere , di farsi veder meno in casa .... Non infastidirti , Sergio : il tuo nome non sarà pronunciato : parlerò per conto mio ; sono vecchio e quanto in bocca mia ha un significato , in bocca tua ne assumerebbe uno ben diverso .... Ciò che mi preme è la pace vostra .... - In così dire gettò un ' occhiata a Lidia , la quale si alzò dal divano e rimase colle mani incrociate sul grembo .... Sembrava ella pure stupita che tutto finisse con sì inaspettata calma : la freddezza di Pietro ci toglieva la possibilità di dire altre cose , o di persistere in quanto avevamo già detto .... - Quali erano le tue idee , infine ? - mi domandò Pietro . - Volevi anche tu un estremo rimedio a un male supposto estremo ? - No , - risposi ; - non ho chiesto io , questo giudizio .... Son venuto qui per spiegare la mia condotta e in ogni caso non avrei resa Lidia responsabile , ma il Caccianimico .... - Vi fidate di me ? - disse allora donna Teresa . - Fate quel che vi ordina vostro padre , chiamato a giudicarvi . - Andò presso Lidia e la prese per mano , trascinandola dietro come una bambina .... - Datevi due baci , - concluse la signora Folengo , mentre mi spingeva Lidia fra le braccia .... XXI . Aveva concorso anche il sole a render bello il trattenimento ; un lieto sole , che s ' infiltrava fra le piante , illuminava i viali , riscaldava e faceva fremere di brividi voluttuosi . Il giardino della villa Folengo non aveva mai vista una tal varietà di gente . C ' eran dei bambini , quattordici o quindici , seduti innanzi a una tavola bianca , e serviti da noi in mezzo al frastuono ch ' essi sollevavano .... Fra i maschi ve n ' eran di precoci i quali mangiavano poco per guardar la loro vicina : tra le femmine , ve n ' era di precocissime , le quali mangiavano meno , preoccupate dall ' abito a vive tinte e dal cappello , pendente dalla spalliera della sedia .... Una mestizia , quell ' accolta d ' innocenze : avevan le loro bizze , i loro sopraccapi , le loro cattiverie . I più piccoli ci sorvegliavano attentamente perchè facessimo le parti uguali e nulla passasse innanzi a loro senz ' averlo gustato : quando un ' involontaria sbadataggine riempiva il piatto meglio all ' uno che all ' altro , il meno favorito dalla sorte cacciava le mani nel tondo del più fortunato e si serviva a suo piacere . I più grandi sentivan già la differenza dei sessi e mostravan le loro simpatie : per metterli a posto , donna Teresa , Lidia , la signora Giustiniani , Clara Caccianimico , avevan dovuto affaticarsi , rassegnandosi infine a una specie di poule de dames in cui le bambine andavano a prendere il maschio che accomodava loro e lo facevan sedere al fianco .... Quelle piccole donne , ancor vergini di convenienze , vibravano della più schietta femminilità : s ' eran guardate dal piccolo cavaliere , affettavano delle leziosaggini , e masticavano con sentimento : una , aveva rifiutate le frutta , per mostrarsi superiore ; un ' altra aveva chiesto il caffè senza zucchero , mentre a casa lo zucchero era il suo più intimo amico : fra tutt ' e due , queste sirene , contavano vent ' anni .... In quel banchetto , un marmocchio di quattro anni , era lo scandalo generale : mangiava colle mani , si rovesciava i piatti in grembo , inaffiava la tovaglia d ' acqua e di vino , e fra l ' una portata e l ' altra , si cavava le scarpe e le metteva sulla tavola : poi aveva degli urli speciali per indicare il suo aggradimento , e alla fine della colazione s ' era dovuto portarlo via perchè minacciava di bere il rosolio di tutti quanti .... Era il convitato che aveva ricevuto un maggior numero di baci .... I commensali si sparpagliarono pel giardino , quando le mense furon levate : qualche geloso impenitente restò presso la tavola a raccogliere gli ultimi biscotti e a riempirsene le tasche , ma le grida dei compagni chiamarono anche quello per i viali .... Noi , affaticati dal servizio romoroso , avevamo trovata pace sull ' erba , all ' ombra d ' una magnolia gigantesca ; le signore trascinandosi le loro sedie lunghe o dondolanti ; gli uomini s ' erano accomodati alla turca .... Quella signora Marta Giustiniani , tornata allora dalla città , sola , perchè il marito infermo le concedeva una libertà grandissima , - s ' era accorta presto dell ' impressione ch ' ella produceva su di me .... Il suo volto era il volto di Laura Uglio , il suo corpo era il corpo di Laura Uglio ; soltanto , Marta Giustiniani aveva gli occhi grigi , quegli occhi splendidi i quali non hanno uno sguardo immutabile , ma sembrano allargar l ' iride e impicciolirla a capriccio , fosforescendo nella notte ; soltanto , i suoi capelli non eran neri , ma castagno - scuro ; pel resto , io poteva ben sognare che ella fosse la morta , ritornata a darmi l ' amore .... Ecco la strana rassomiglianza già rilevata da Lidia . Si dondolava sulla sedia parlando con donna Teresa , Marta Giustiniani ; in un momento d ' oblio , era stata per accavallare una gamba sull ' altra , ma notando ch ' io sedeva più basso , innanzi a lei , s ' era trattenuta ; non così presto , ch ' io non vedessi gli stivaletti di cuoio giallo finire ai polpacci , per mostrare il principio della gamba difesa da calze di seta nera .... Un piccolo inconveniente molto gradito , per me . Tuttavia pensai che forse in avvenire sarebbe avvenuto quant ' era avvenuto già per la povera Laura : i miei suoceri si sarebbero accorti di aver dato adito in casa loro a una donna frivolissima , e m ' avrebbero tenuto il broncio per non averlo impedito .... Stavolta , però , l ' avrei impedito sùbito , non appena .... Pietro Folengo era inquieto perchè non giungeva ancora il conte Gian Luigi Sideri col principe Santanera .... - Se ha detto che verrà , non c ' è da dubitare , - osservai , mentre Pietro mi frastornava co ' suoi timori .... Che importanza assumeva quel principe agli occhi di mio suocero ! Il Folengo pareva ringiovanito per la confidenza con cui lo trattava il principe Santanera , e aveva data quella festicciuola ai bambini dei villeggianti pel solo gusto di mostrare il principe in casa propria .... A me , personalmente , quel giovanotto era antipatico . Sembrava sonnecchiasse da mattina a sera , cogli occhi socchiusi e una grinza maligna agli angoli delle labbra .... Era stata una cattiva idea di Gian Luigi , quella di presentarmelo ; ritornando da Milano , Gian Luigi se l ' era condotto seco e me l ' aveva anche raccomandato come un amico ottimo , un uomo di spirito , dottissimo in tutte le eleganze .... Io però mi chiedeva che cosa trovasse in me di così interessante , da volermi sempre a passeggio o alle gite con lui : che cosa potesse offrirgli la mia casa , da frequentarla con sì rigida osservanza .... Lidia mi domandò in quel momento : - Che cos ' ha babbo da esser nervoso ? - Nervoso ? - dissi ipocritamente . - Non mi pare . - E con un gesto della mano , la feci avvicinare , mi alzai , le diedi il braccio , e la condussi pei viali .... - Non potresti , - mormorai , - mutarti d ' abito ? Hai un abito così succinto , così attillato , che mi spiace .... Eppoi , vedi qui : se t ' inchini un po ' innanzi mostri tutto il petto .... - Tutto ! - esclamò Lidia ridendo . - Che esagerazione ! Appena un dito , se m ' inchino .... Ma io non m ' inchino .... - E se ti siedi , colla gonna così corta , mostri le gambe fino al polpaccio .... - Fino al polpaccio ! - ripetè Lidia arrossendo . - Che esagerazione ! Appena il piede fino alla caviglia .... - Bene : fa come vuoi , allora ! - dissi , rassegnato , lasciandola ritornare al gruppo delle sue amiche , le quali vedendoci così insieme parlar sottovoce confermarono per la millesima volta la nostra fama di sposi esemplari . Quando giunsi io dietro Lidia , presso la magnolia ombrosa , il principe Santanera e Gian Luigi erano arrivati e avvenivano le presentazioni .... Pietro voleva stupidamente far portare una sedia pel principe , e fu entusiasmato quando lo vide sedersi invece tra noi , alla turca : pareva non lo supponesse capace di piegar le gambe come gli altri . Era giunto anche Ettore Caccianimico , il quale conoscendo Marta Giustiniani allora per la prima volta , non potè reprimere un movimento di stupore .... Ciò io temeva , appunto : e guardai Gian Luigi Sideri .... Questi , accoccolato innanzi a Lidia , le proponeva scherzosamente una partita di écarté sull ' erba , ma girando poi gli occhi intorno e fissandoli in volto alla Giustiniani , non sembrò affatto stupito nè colpito dalla rassomiglianza colla donna che doveva avere in cuore . Il principe Santanera parlava di lawn - tennis . Non si poteva piantare il giuoco in giardino ? E socchiudeva gli occhi , dirigendosi specialmente a Lidia , la quale aveva accolta l ' idea con piacere .... Pietro Folengo , un po ' impacciato di non conoscere quel giuoco , se lo fece spiegare dal principe , il quale lo tuffò in un tal mare di parole inglesi , che poco dovette capirne , il Folengo . Così disposti , le cose andavano malissimo . Nessuno poteva far la corte alle signore o dire delle malignità cogli amici ; il convegno aveva dell ' academico : io ruminava invano delle frasi per Marta : ella era chiusa fra Lidia e le altre e guardava tutti e nessuno a un tempo , rispondendo una parola a questo , una parola a quello , stancamente . Per fortuna , venne il servo ad annunciare che il tè era pronto .... Marta Giustiniani , in sette giorni dacchè ci conoscevamo , ebbe allora il primo atto simpatico , e levandosi venne a mettersi così sapientemente , ch ' io le offrii il braccio e ci trovammo gli ultimi in coda . - S ' annoia molto ? - le domandai . - No , per nulla , - rispose . - Ci sono troppe coppie ; - osservai . - Una basterebbe per questo giardino .... - Lei e la sua signora : verissimo , - disse la Giustiniani . Se non avesse sorriso , avrei potuto credere di non essere stato compreso . Ma vi fu il sorriso e non vi fu resistenza quando le tenni la mano stretta nella mia . In sala , ci aspettavan già i bambini tumultuanti attorno alle pile di biscotti ; le piccole chicchere sollevarono da prima un grido di gioia ; poi accorgendosi i bimbi che le chicchere eran più piccole che belle , si dovette servirli nelle chicchere grandi . Ettore Caccianimico s ' occupò lui di questo , passando innanzi ai ragazzi colla guantiera e raccomandando la calma . Anche lì , le cose non andavan meglio .... C ' era della rigidezza , della mancanza di spontaneità .... Quel principe Santanera aveva portata una insoffribile freddezza con sè .... Io mi guardava attorno e leggeva sul viso d ' Ettore e di Gian Luigi il mio medesimo pensiero . Quand ' ebbi vicino Pietro Folengo , gli dissi : - Se non conti di farci muovere , ci addormenteremo tutti .... - Lo credi ? - domandò Pietro spaventato . - Che cosa posso fare ? - Non incaricarti troppo di quel Santanera imbecille e màndaci a spasso pei viali .... - Come debbo ? ... - Se vuoi , m ' incaricò io di dar l ' esempio , - risposi . Marta Giustiniani aveva finito di prendere il tè , in piedi , a fianco di Gian Luigi . Io passai dietro le spalle della donna , e le susurrai : - Vuole che fuggiamo ? - La signora si volse di soprassalto , e vedendomi sorrise : - Dove ? - domandò . - Tu , - io dissi a Gian Luigi , - fànne fuggire un ' altra .... - Gian Luigi assentì col capo e s ' avvicinò a una piccola bionda , madre di tre bambine che strillavano per aver rovesciato il tè sull ' abito nuovo . Era l ' unica signora che s ' adattasse alla statura di Gian Luigi : parva sed apta .... Mentre uscivo in giardino con Marta Giustiniani , vidi muoversi il principe Santanera e dirigersi lui pure al gruppo delle donne .... Ormai , l ' esempio attecchiva , e non mi occupai che della signora al mio fianco .... Per una leggiera salita , dietro un filar di pini , si giungeva fino al muro di cinta , e là da un rialzo si godeva la vista del lago . Noi vi ci dirigemmo , appoggiandoci quindi alla balaustrata .... - Lei avrà troppo sole , - osservò Marta , mettendo l ' ombrellino in modo che venisse a riparare anche me .... Ah , io sentiva in quell ' istante come avessi amata la povera Laura Uglio , se per l ' incontro d ' una donna che le somigliava stranamente , io era colmo di gioia , non più capace di vincere i bizzarri impeti del mio cuore ! Non avevo amata che lei , checchè ne dicesse Gian Luigi ; e non mi pareva possibile una resistenza in Marta Giustiniani . - Perchè non si chiama Laura ? - domandai curiosamente a Marta . - Le piace questo nome ? - fece la Giustiniani . - E le dispiace il mio ? - Sì , - risposi . - Io la chiamerò Laura .... nell ' intimità .... - In quale intimità ? - chiese Marta corrugando le ciglia . - Quando non ci sono gli altri , - dissi . La fronte le si spianò sùbito , quantunque dovesse rimanere nella donna un ' impressione spiacevole . - Ella deve essersi fatta una strana idea di me , - osservò Marta . - È d ' un ' arditezza punto conveniente : io voleva fidarmi di lei , sapendolo sposo da poco .... - Poteva ben parlare , Marta Giustiniani , ch ' io non l ' ascoltava affatto : o meglio , ascoltavo la sua voce e non le sue parole . Ero in preda a un risveglio gigantesco di memorie e di rammarichi . S ' io fossi stato libero , non avrei trovati ostacoli per impossessarmi di quella donna , anche a costo di farla rubare e di tenerla chiusa finchè avesse ceduto .... Così , invece , stava rigidamente fra noi la nostra condizione di gente legata ad altri , e non eran più ostacoli materiali che ci si frapponevano , ma spettri di convenzioni , scrupoli e paure . - Torniamo ! - disse la Giustiniani , accorgendosi ch ' ella arrischiava di sentirsi baciata sulle labbra da un momento all ' altro . E invero , dopo sette giorni , era troppo presto . Nel ritorno , chiacchierammo frivolamente , incontrando pel viale due bambini che facevan correre il cerchio di legno e ci avrebbero sorpresi se fossimo rimasti ancor più a lungo lassù . Quindi ci passaron daccanto Pietro Folengo ed Ettore Caccianimico , a braccio : gli uomini serî andavan senza donne e dovevan parlare di me .... sentii queste parole , pronunciate da Ettore : - " .... sciupando così le sue facoltà preziose d ' osservazione in sospetti ridicoli , non se ne potrà servire utilmente , quando venisse il giorno .... " - e i due uomini piegarono verso il chiosco ove qualche volta si pranzava . - Eppure Lei m ' interessa , - mi diceva Marta Giustiniani , rifatta ardita dalla presenza d ' altri e scintillando inconsciamente negli occhi grigi , dilatati . - Avrei un mucchio di domande a farle .... - Ora ci si avvicinava Gian Luigi colla signora bionda , seguìta dalle tre figlie . Sebbene Gian Luigi fosse tuttavia triste e scorato , la sua vista mi eccitò un sorriso maligno .... Per istinto beffardo , lo vidi ridevolmente piccolo , con una piccola testa , un piccolo fiore all ' occhiello , una piccola canna alle mani .... Diceva : - " .... Questo secondo romanzo è finito . Lo consegnerò all ' editore entro il mese , e ne spero bene . Ci si salva da molti dolori , lavorando .... " Oh , le mie speranze di gloria , i miei amori d ' arte , i miei proponimenti , dov ' erano andati ? Scossi la testa , rabbrividendo , e mi volsi a Marta Giustiniani . Costei era corpo ed anima , non vuoto fantasma : purchè ella acconsentisse , io avrei dimenticato .... Onde , risposi con viva speranza : - Un mucchio di domande vuol farmi ? E perchè manca di confidenza ? Sarei ben felice di rispondere a tutte , a tutte , nessuna eccettuata . - Non so da quale cominciare , - disse Marta sorridendo . - Ebbene , vuole scriverle ? Molte cose che non si direbbero mai , si scrivono facilmente . - Scrivere ? - mormorò la donna , guardando nel vuoto , al di là del muro di cinta , ov ' era l ' orizzonte vasto . - Scrivere a lei ? - Eravamo giunti presso la magnolia ombrosa ; vi restavan le sedie vuote . E Lidia era in piedi , appoggiata al tronco , mentre il principe Santanera si sforzava di giungere al ramo più basso e di coglierne un magnifico fiore .... Marta si allontanò da me , dirigendosi a Lidia . - Abbiamo due altri compagni di viaggio , - disse questa . - Il principe e il conte Sideri verranno al Cairo essi pure quando vi accompagneremo papà .... - Il principe si volse , tenendo fra le mani il fiore che aveva spiccato dal ramo . - Saremo in sei , - continuò egli . - Quattro uomini e due signore : una bellissima carovana , Le pare ? - Gli occhi sonnolenti e socchiusi , la piega sarcastica agli angoli delle labbra , davano un senso ironico a tutto quanto diceva il principe . Io ne fremetti . - Bella , davvero , - mormorai , osservando di sfuggita la signora Giustiniani . - Solo , il viaggio non è ancor deciso , almeno per parte mia e di Lidia . - Questa ebbe un gesto di stupore e mosse le labbra come per interrompere . Io ne la impedii con un ' occhiata . Perchè il Santanera voleva accompagnarci , intraprendendo un lungo viaggio dall ' oggi al domani , con delle semplici conoscenze ? Perchè Lidia ne pareva felice ? Le coppie giravan pei viali , alla luce meridiana : quei due s ' eran ridotti presso la magnolia ove difficilmente altri sarebbero ritornati ; Lidia non aveva il contegno rigido ch ' io avrei amato s ' imponesse col principe , e il principe fra tante signore aveva scelta Lidia appunto per una passeggiata nel giardino e nell ' ombra . Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumular delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere .... Milano , ottobre 1893 - aprile 1894 . FINE .
LA COSCIENZA DI ZENO ( SVEVO ITALO , 1923 )
Narrativa ,
1 . Prefazione Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere . Chi di psico - analisi s ' intende , sa dove piazzare l ' antipatia che il paziente mi dedica . Di psico - analisi non parlerò perché qui entro se ne parla già a sufficienza . Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia ; gli studiosi di psico - analisi arriccerranno il naso a tanta novità . Ma egli era vecchio ed io sperai che in tale rievocazione il suo passato si rinverdisse , che l ' autobiografia fosse un buon preludio alla psico - analisi . Oggi ancora la mia idea mi pare buona perché mi ha dato dei risultati insperati , che sarebbero stati maggiori se il malato sul piú bello non si fosse sottratto alla cura truffandomi del frutto della mia lunga paziente analisi di queste memorie . Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia . Sappia però ch ' io sono pronto di dividere con lui i lauti onorarii che ricaverò da questa pubblicazione a patto egli riprenda la cura . Sembrava tanto curioso di se stesso ! Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante verità e bugie ch ' egli ha qui accumulate ! ... DOTTOR S . 2 . Preambolo Vedere la mia infanzia ? Piú di dieci lustri me ne separano e i miei occhi presbiti forse potrebbero arrivarci se la luce che ancora ne riverbera non fosse tagliata da ostacoli d ' ogni genere , vere alte montagne : i miei anni e qualche mia ora . Il dottore mi raccomandò di non ostinarmi a guardare tanto lontano . Anche le cose recenti sono preziose per essi e sopra tutto le immaginazioni e i sogni della notte prima . Ma un po ' d ' ordine pur dovrebb ' esserci e per poter cominciare ab ovo , appena abbandonato il dottore che di questi giorni e per lungo tempo lascia Trieste , solo per facilitargli il compito , comperai e lessi un trattato di psico - analisi . Non è difficile d ' intenderlo , ma molto noioso . Dopo pranzato , sdraiato comodamente su una poltrona Club , ho la matita e un pezzo di carta in mano . La mia fronte è spianata perché dalla mia mente eliminai ogni sforzo . Il mio pensiero mi appare isolato da me . Io lo vedo . S ' alza , s ' abbassa ... ma è la sua sola attività . Per ricordargli ch ' esso è il pensiero e che sarebbe suo compito di manifestarsi , afferro la matita . Ecco che la mia fronte si corruga perché ogni parola è composta di tante lettere e il presente imperioso risorge ed offusca il passato . Ieri avevo tentato il massimo abbandono . L ' esperimento finí nel sonno piú profondo e non ne ebbi altro risultato che un grande ristoro e la curiosa sensazione di aver visto durante quel sonno qualche cosa d ' importante . Ma era dimenticata , perduta per sempre . Mercé la matita che ho in mano , resto desto , oggi . Vedo , intravvedo delle immagini bizzarre che non possono avere nessuna relazione col mio passato : una locomotiva che sbuffa su una salita trascinando delle innumerevoli vetture ; chissà donde venga e dove vada e perché sia ora capitata qui ! Nel dormiveglia ricordo che il mio testo asserisce che con questo sistema si può arrivar a ricordare la prima infanzia , quella in fasce . Subito vedo un bambino in fasce , ma perché dovrei essere io quello ? Non mi somiglia affatto e credo sia invece quello nato poche settimane or sono a mia cognata e che ci fu fatto vedere quale un miracolo perché ha le mani tanto piccole e gli occhi tanto grandi . Povero bambino ! Altro che ricordare la mia infanzia ! Io non trovo neppure la via di avvisare te , che vivi ora la tua , dell ' importanza di ricordarla a vantaggio della tua intelligenza e della tua salute . Quando arriverai a sapere che sarebbe bene tu sapessi mandare a mente la tua vita , anche quella tanta parte di essa che ti ripugnerà ? E intanto , inconscio , vai investigando il tuo piccolo organismo alla ricerca del piacere e le tue scoperte deliziose ti avvieranno al dolore e alla malattia cui sarai spinto anche da coloro che non lo vorrebbero . Come fare ? È impossibile tutelare la tua culla . Nel tuo seno - fantolino ! - si va facendo una combinazione misteriosa . Ogni minuto che passa vi getta un reagente . Troppe probabilità di malattia vi sono per te , perché non tutti i tuoi minuti possono essere puri . Eppoi - fantolino ! - sei consanguineo di persone ch ' io conosco . I minuti che passano ora possono anche essere puri , ma , certo , tali non furono tutti i secoli che ti prepararono . Eccomi ben lontano dalle immagini che precorrono il sonno . Ritenterò domani . 3 . Il fumo Il dottore al quale ne parlai mi disse d ' iniziare il mio lavoro con un ' analisi storica della mia propensione al fumo : - Scriva ! Scriva ! Vedrà come arriverà a vedersi intero . Credo che del fumo posso scrivere qui al mio tavolo senz ' andar a sognare su quella poltrona . Non so come cominciare e invoco l ' assistenza delle sigarette tutte tanto somiglianti a quella che ho in mano . Oggi scopro subito qualche cosa che piú non ricordavo . Le prime sigarette ch ' io fumai non esistono piú in commercio . Intorno al '70 se ne avevano in Austria di quelle che venivano vendute in scatoline di cartone munite del marchio dell ' aquila bicipite . Ecco : attorno a una di quelle scatole s ' aggruppano subito varie persone con qualche loro tratto , sufficiente per suggerirmene il nome , non bastevole però a commovermi per l ' impensato incontro . Tento di ottenere di piú e vado alla poltrona : le persone sbiadiscono e al loro posto si mettono dei buffoni che mi deridono . Ritorno sconfortato al tavolo . Una delle figure , dalla voce un po ' roca , era Giuseppe , un giovinetto della stessa mia età , e l ' altra , mio fratello , di un anno di me piú giovine e morto tanti anni or sono . Pare che Giuseppe ricevesse molto denaro dal padre suo e ci regalasse di quelle sigarette . Ma sono certo che ne offriva di piú a mio fratello che a me . Donde la necessità in cui mi trovai di procurarmene da me delle altre . Cosí avvenne che rubai . D ' estate mio padre abbandonava su una sedia nel tinello il suo panciotto nel cui taschino si trovavano sempre degli spiccioli : mi procuravo i dieci soldi occorrenti per acquistare la preziosa scatoletta e fumavo una dopo l ' altra le dieci sigarette che conteneva , per non conservare a lungo il compromettente frutto del furto . Tutto ciò giaceva nella mia coscienza a portata di mano . Risorge solo ora perché non sapevo prima che potesse avere importanza . Ecco che ho registrata l ' origine della sozza abitudine e ( chissà ? ) forse ne sono già guarito . Perciò , per provare , accendo un ' ultima sigaretta e forse la getterò via subito , disgustato . Poi ricordo che un giorno mio padre mi sorprese col suo panciotto in mano . Io , con una sfacciataggine che ora non avrei e che ancora adesso mi disgusta ( chissà che tale disgusto non abbia una grande importanza nella mia cura ) gli dissi che m ' era venuta la curiosità di contarne i bottoni . Mio padre rise delle mie disposizioni alla matematica o alla sartoria e non s ' avvide che avevo le dita nel taschino del suo panciotto . A mio onore posso dire che bastò quel riso rivolto alla mia innocenza quand ' essa non esisteva piú , per impedirmi per sempre di rubare . Cioè ... rubai ancora , ma senza saperlo . Mio padre lasciava per la casa dei sigari virginia fumati a mezzo , in bilico su tavoli e armadi . Io credevo fosse il suo modo di gettarli via e credevo anche di sapere che la nostra vecchia fantesca , Catina , li buttasse via . Andavo a fumarli di nascosto . Già all ' atto d ' impadronirmene venivo pervaso da un brivido di ribrezzo sapendo quale malessere m ' avrebbero procurato . Poi li fumavo finché la mia fronte non si fosse coperta di sudori freddi e il mio stomaco si contorcesse . Non si dirà che nella mia infanzia io mancassi di energia . So perfettamente come mio padre mi guarí anche di quest ' abitudine . Un giorno d ' estate ero ritornato a casa da un ' escursione scolastica , stanco e bagnato di sudore . Mia madre m ' aveva aiutato a spogliarmi e , avvoltomi in un accappatoio , m ' aveva messo a dormire su un sofà sul quale essa stessa sedette occupata a certo lavoro di cucito . Ero prossimo al sonno , ma avevo gli occhi tuttavia pieni di sole e tardavo a perdere i sensi . La dolcezza che in quell ' età s ' accompagna al riposo dopo una grande stanchezza , m ' è evidente come un ' immagine a sé , tanto evidente come se fossi adesso là accanto a quel caro corpo che piú non esiste . Ricordo la stanza fresca e grande ove noi bambini si giuocava e che ora , in questi tempi avari di spazio , è divisa in due parti . In quella scena mio fratello non appare , ciò che mi sorprende perché penso ch ' egli pur deve aver preso parte a quell ' escursione e avrebbe dovuto poi partecipare al riposo . Che abbia dormito anche lui all ' altro capo del grande sofà ? Io guardo quel posto , ma mi sembra vuoto . Non vedo che me , la dolcezza del riposo , mia madre , eppoi mio padre di cui sento echeggiare le parole . Egli era entrato e non m ' aveva subito visto perché ad alta voce chiamò : - Maria ! La mamma con un gesto accompagnato da un lieve suono labbiale accennò a me , ch ' essa credeva immerso nel sonno su cui invece nuotavo in piena coscienza . Mi piaceva tanto che il babbo dovesse imporsi un riguardo per me , che non mi mossi . Mio padre con voce bassa si lamentò : - Io credo di diventar matto . Sono quasi sicuro di aver lasciato mezz ' ora fa su quell ' armadio un mezzo sigaro ed ora non lo trovo piú . Sto peggio del solito . Le cose mi sfuggono . Pure a voce bassa , ma che tradiva un ' ilarità trattenuta solo dalla paura di destarmi , mia madre rispose : - Eppure nessuno dopo il pranzo è stato in quella stanza . Mio padre mormorò : - È perché lo so anch ' io , che mi pare di diventar matto ! Si volse ed uscí . Io apersi a mezzo gli occhi e guardai mia madre . Essa s ' era rimessa al suo lavoro , ma continuava a sorridere . Certo non pensava che mio padre stesse per ammattire per sorridere cosí delle sue paure . Quel sorriso mi rimase tanto impresso che lo ricordai subito ritrovandolo un giorno sulle labbra di mia moglie . Non fu poi la mancanza di denaro che mi rendesse difficile di soddisfare il mio vizio , ma le proibizioni valsero ad eccitarlo . Ricordo di aver fumato molto , celato in tutti i luoghi possibili . Perché seguito da un forte disgusto fisico , ricordo un soggiorno prolungato per una mezz ' ora in una cantina oscura insieme a due altri fanciulli di cui non ritrovo nella memoria altro che la puerilità del vestito : Due paia di calzoncini che stanno in piedi perché dentro c ' è stato un corpo che il tempo eliminò . Avevamo molte sigarette e volevamo vedere chi ne sapesse bruciare di piú nel breve tempo . Io vinsi , ed eroicamente celai il malessere che mi derivò dallo strano esercizio . Poi uscimmo al sole e all ' aria . Dovetti chiudere gli occhi per non cadere stordito . Mi rimisi e mi vantai della vittoria . Uno dei due piccoli omini mi disse allora : - A me non importa di aver perduto perché io non fumo che quanto m ' occorre . Ricordo la parola sana e non la faccina certamente sana anch ' essa che a me doveva essere rivolta in quel momento . Ma allora io non sapevo se amavo o odiavo la sigaretta e il suo sapore e lo stato in cui la nicotina mi metteva . Quando seppi di odiare tutto ciò fu peggio . E lo seppi a vent ' anni circa . Allora soffersi per qualche settimana di un violento male di gola accompagnato da febbre . Il dottore prescrisse il letto e l ' assoluta astensione dal fumo . Ricordo questa parola assoluta ! Mi ferí e la febbre la colorí : Un vuoto grande e niente per resistere all ' enorme pressione che subito si produce attorno ad un vuoto . Quando il dottore mi lasciò , mio padre ( mia madre era morta da molti anni ) con tanto di sigaro in bocca restò ancora per qualche tempo a farmi compagnia . Andandosene , dopo di aver passata dolcemente la sua mano sulla mia fronte scottante , mi disse : - Non fumare , veh ! Mi colse un ' inquietudine enorme . Pensai : “ Giacché mi fa male non fumerò mai piú , ma prima voglio farlo per l ' ultima volta ” . Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dall ' inquietudine ad onta che la febbre forse aumentasse e che ad ogni tirata sentissi alle tonsille un bruciore come se fossero state toccate da un tizzone ardente . Finii tutta la sigaretta con l ' accuratezza con cui si compie un voto . E , sempre soffrendo orribilmente , ne fumai molte altre durante la malattia . Mio padre andava e veniva col suo sigaro in bocca dicendomi : - Bravo ! Ancora qualche giorno di astensione dal fumo e sei guarito ! Bastava questa frase per farmi desiderare ch ' egli se ne andasse presto , presto , per permettermi di correre alla mia sigaretta . Fingevo anche di dormire per indurlo ad allontanarsi prima . Quella malattia mi procurò il secondo dei miei disturbi : lo sforzo di liberarmi dal primo . Le mie giornate finirono coll ' essere piene di sigarette e di propositi di non fumare piú e , per dire subito tutto , di tempo in tempo sono ancora tali . La ridda delle ultime sigarette , formatasi a vent ' anni , si muove tuttavia . Meno violento è il proposito e la mia debolezza trova nel mio vecchio animo maggior indulgenza . Da vecchi si sorride della vita e di ogni suo contenuto . Posso anzi dire , che da qualche tempo io fumo molte sigarette ... che non sono le ultime . Sul frontispizio di un vocabolario trovo questa mia registrazione fatta con bella scrittura e qualche ornato : “ Oggi , 2 Febbraio 1886 , passo dagli studii di legge a quelli di chimica . Ultima sigaretta ! ! ” . Era un ' ultima sigaretta molto importante . Ricordo tutte le speranze che l ' accompagnarono . M ' ero arrabbiato col diritto canonico che mi pareva tanto lontano dalla vita e correvo alla scienza ch ' è la vita stessa benché ridotta in un matraccio . Quell ' ultima sigaretta significava proprio il desiderio di attività ( anche manuale ) e di sereno pensiero sobrio e sodo . Per sfuggire alla catena delle combinazioni del carbonio cui non credevo ritornai alla legge . Pur troppo ! Fu un errore e fu anch ' esso registrato da un ' ultima sigaretta di cui trovo la data registrata su di un libro . Fu importante anche questa e mi rassegnavo di ritornare a quelle complicazioni del mio , del tuo e del suo coi migliori propositi , sciogliendo finalmente le catene del carbonio . M ' ero dimostrato poco idoneo alla chimica anche per la mia deficienza di abilità manuale . Come avrei potuto averla quando continuavo a fumare come un turco ? Adesso che son qui , ad analizzarmi , sono colto da un dubbio : che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità ? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l ' uomo ideale e forte che m ' aspettavo ? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente . Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza giovanile , ma senza una decisa convinzione . Adesso che sono vecchio e che nessuno esige qualche cosa da me , passo tuttavia da sigaretta a proposito , e da proposito a sigaretta . Che cosa significano oggi quei propositi ? Come quell ' igienista vecchio , descritto dal Goldoni , vorrei morire sano dopo di esser vissuto malato tutta la vita ? Una volta , allorché da studente cambiai di alloggio , dovetti far tappezzare a mie spese le pareti della stanza perché le avevo coperte di date . Probabilmente lasciai quella stanza proprio perché essa era divenuta il cimitero dei miei buoni propositi e non credevo piú possibile di formarne in quel luogo degli altri . Penso che la sigaretta abbia un gusto piú intenso quand ' è l ' ultima . Anche le altre hanno un loro gusto speciale , ma meno intenso . L ' ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute . Le altre hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e il futuro di forza e di salute permane , ma va un po ' piú lontano . Le date sulle pareti della mia stanza erano impresse coi colori piú varii ed anche ad olio . Il proponimento , rifatto con la fede piú ingenua , trovava adeguata espressione nella forza del colore che doveva far impallidire quello dedicato al proponimento anteriore . Certe date erano da me preferite per la concordanza delle cifre . Del secolo passato ricordo una data che mi parve dovesse sigillare per sempre la bara in cui volevo mettere il mio vizio : “ Nono giorno del nono mese del 1899” . Significativa nevvero ? Il secolo nuovo m ' apportò delle date ben altrimenti musicali : “ Primo giorno del primo mese del 1901” . Ancor oggi mi pare che se quella data potesse ripetersi , io saprei iniziare una nuova vita . Ma nel calendario non mancano le date e con un po ' d ' immaginazione ognuna di esse potrebbe adattarsi ad un buon proponimento . Ricordo , perché mi parve contenesse un imperativo supremamente categorico , la seguente : “ Terzo giorno del sesto mese del 1912 ore 24” . Suona come se ogni cifra raddoppiasse la posta . L ' anno 1913 mi diede un momento d ' esitazione . Mancava il tredicesimo mese per accordarlo con l ' anno . Ma non si creda che occorrano tanti accordi in una data per dare rilievo ad un ' ultima sigaretta . Molte date che trovo notate su libri o quadri preferiti , spiccano per la loro deformità . Per esempio il terzo giorno del secondo mese del 1905 ore sei ! Ha un suo ritmo quando ci si pensa , perché ogni singola cifra nega la precedente . Molti avvenimenti , anzi tutti , dalla morte di Pio IX alla nascita di mio figlio , mi parvero degni di essere festeggiati dal solito ferreo proposito . Tutti in famiglia si stupiscono della mia memoria per gli anniversarii lieti e tristi nostri e mi credono tanto buono ! Per diminuirne l ' apparenza balorda tentai di dare un contenuto filosofico alla malattia dell ' ultima sigaretta . Si dice con un bellissimo atteggiamento : “ mai piú ! ” . Ma dove va l ' atteggiamento se si tiene la promessa ? L ' atteggiamento non è possibile di averlo che quando si deve rinnovare il proposito . Eppoi il tempo , per me , non è quella cosa impensabile che non s ' arresta mai . Da me , solo da me , ritorna . La malattia , è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione . Di quella dei miei vent ' anni non ricorderei gran cosa se non l ' avessi allora descritta ad un medico . Curioso come si ricordino meglio le parole dette che i sentimenti che non arrivarono a scotere l ' aria . Ero andato da quel medico perché m ' era stato detto che guariva le malattie nervose con l ' elettricità . Io pensai di poter ricavare dall ' elettricità la forza che occorreva per lasciare il fumo . Il dottore aveva una grande pancia e la sua respirazione asmatica accompagnava il picchio della macchina elettrica messa in opera subito alla prima seduta , che mi disilluse , perché m ' ero aspettato che il dottore studiandomi scoprisse il veleno che inquinava il mio sangue . Invece egli dichiarò di trovarmi sanamente costituito e poiché m ' ero lagnato di digerire e dormire male , egli suppose che il mio stomaco mancasse di acidi e che da me il movimento peristaltico ( disse tale parola tante volte che non la dimenticai piú ) fosse poco vivo . Mi propinò anche un certo acido che mi ha rovinato perché da allora soffro di un eccesso di acidità . Quando compresi che da sé egli non sarebbe mai piú arrivato a scoprire la nicotina nel mio sangue , volli aiutarlo ed espressi il dubbio che la mia indisposizione fosse da attribuirsi a quella . Con fatica egli si strinse nelle grosse spalle : - Movimento peristaltico ... acido ... la nicotina non c ' entra ! Furono settanta le applicazioni elettriche e avrebbero continuato tuttora se io non avessi giudicato di averne avute abbastanza . Piú che attendermi dei miracoli , correvo a quelle sedute nella speranza di convincere il dottore a proibirmi il fumo . Chissà come sarebbero andate le cose se allora fossi stato fortificato nei miei propositi da una proibizione simile . Ed ecco la descrizione della mia malattia quale io la feci al medico : “ Non posso studiare e anche le rare volte in cui vado a letto per tempo , resto insonne fino ai primi rintocchi delle campane . È perciò che tentenno fra la legge e la chimica perché ambedue queste scienze hanno l ' esigenza di un lavoro che comincia ad un ' ora fissa mentre io non so mai a che ora potrò essere alzato ” . - L ' elettricità guarisce qualsiasi insonnia , - sentenziò l ' Esculapio , gli occhi sempre rivolti al quadrante anziché al paziente . Giunsi a parlare con lui come s ' egli avesse potuto intendere la psico - analisi ch ' io , timidamente , precorsi . Gli raccontai della mia miseria con le donne . Una non mi bastava e molte neppure . Le desideravo tutte ! Per istrada la mia agitazione era enorme : come passavano , le donne erano mie . Le squadravo con insolenza per il bisogno di sentirmi brutale . Nel mio pensiero le spogliavo , lasciando loro gli stivaletti , me le recavo nelle braccia e le lasciavo solo quando ero ben certo di conoscerle tutte . Sincerità e fiato sprecati ! Il dottore ansava : - Spero bene che le applicazioni elettriche non vi guariranno di tale malattia . Non ci mancherebbe altro ! Io non toccherei piú un Rumkorff se avessi da temerne un effetto simile . Mi raccontò un aneddoto ch ' egli trovava gustosissimo . Un malato della stessa mia malattia era andato da un medico celebre pregandolo di guarirlo e il medico , essendovi riuscito perfettamente , dovette emigrare perché in caso diverso l ' altro gli avrebbe fatta la pelle . - La mia eccitazione non è la buona , - urlavo io . - Proviene dal veleno che accende le mie vene ! Il dottore mormorava con aspetto accorato : - Nessuno è mai contento della sua sorte . E fu per convincerlo ch ' io feci quello ch ' egli non volle fare e studiai la mia malattia raccogliendone tutti i sintomi : - La mia distrazione ! Anche quella m ' impedisce lo studio . Stavo preparandomi a Graz per il primo esame di stato e accuratamente avevo notati tutti i testi di cui abbisognavo fino all ' ultimo esame . Finí che pochi giorni prima dell ' esame m ' accorsi di aver studiato delle cose di cui avrei avuto bisogno solo alcuni anni dopo . Perciò dovetti rimandare l ' esame . È vero che avevo studiato poco anche quelle altre cose causa una giovinetta delle vicinanze che , del resto , non mi concedeva altro che una civetteria alquanto sfacciata . Quand ' essa era alla finestra io non vedevo piú il mio testo . Non è un imbecille colui che si dedica ad un ' attività simile ? - Ricordo la faccia piccola e bianca della fanciulla alla finestra : ovale , circondata da ricci ariosi , fulvi . La guardai sognando di premere quel biancore e quel giallo rosseggiante sul mio guanciale . Esculapio mormorò : - Dietro al civettare c ' è sempre qualche cosa di buono . Alla mia età voi non civetterete piú . Oggi so con certezza ch ' egli non sapeva proprio niente del civettare . Ne ho cinquantasette degli anni e sono sicuro che se non cesso di fumare o che la psico - analisi non mi guarisca , la mia ultima occhiata dal mio letto di morte sarà l ' espressione del mio desiderio per la mia infermiera , se questa non sarà mia moglie e se mia moglie avrà permesso che sia bella ! Fui sincero come in confessione : La donna a me non piaceva intera , ma ... a pezzi ! Di tutte amavo i piedini se ben calzati , di molte il collo esile oppure anche poderoso e il seno se lieve , lieve . E continuavo nell ' enumerazione di parti anatomiche femminili , ma il dottore m ' interruppe : - Queste parti fanno la donna intera . Dissi allora una parola importante : - L ' amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera , compreso il suo carattere e la sua intelligenza . Fino ad allora non avevo certo conosciuto un tale amore e quando mi capitò non mi diede neppur esso la salute , ma è importante per me ricordare di aver rintracciata la malattia dove un dotto vedeva la salute e che la mia diagnosi si sia poi avverata . Nella persona di un amico non medico trovai chi meglio intese me e la mia malattia . Non ne ebbi grande vantaggio , ma nella vita una nota nuova ch ' echeggia tuttora . L ' amico mio era un ricco signore che abbelliva i suoi ozii con studii e lavori letterari . Parlava molto meglio di quanto scrivesse e perciò il mondo non poté sapere quale buon letterato egli fosse . Era grasso e grosso e quando lo conobbi stava facendo con grande energia una cura per dimagrare . In pochi giorni era arrivato ad un grande risultato , tale che tutti per via lo accostavano nella speranza di poter sentire meglio la propria salute accanto a lui malato . Lo invidiai perché sapeva fare quello che voleva e m ' attaccai a lui finché durò la sua cura . Mi permetteva di toccargli la pancia che ogni giorno diminuiva , ed io , malevolo per invidia , volendo indebolire il suo proposito gli dicevo : - Ma , a cura finita , che cosa ne farà Lei di tutta questa pelle ? Con una grande calma , che rendeva comico il suo viso emaciato egli rispose : - Di qui a due giorni comincerà la cura del massaggio . La sua cura era stata predisposta in tutti i particolari ed era certo ch ' egli sarebbe stato puntuale ad ogni data . Me ne risultò una grande fiducia per lui e gli descrissi la mia malattia . Anche questa descrizione ricordo . Gli spiegai che a me pareva piú facile di non mangiare per tre volte al giorno che di non fumare le innumerevoli sigarette per cui sarebbe stato necessario di prendere la stessa affaticante risoluzione ad ogni istante . Avendo una simile risoluzione nella mente non c ' è tempo per fare altro perché il solo Giulio Cesare sapeva fare piú cose nel medesimo istante . Sta bene che nessuno domanda ch ' io lavori finché è vivo il mio amministratore Olivi , ma come va che una persona come me non sappia far altro a questo mondo che sognare o strimpellare il violino per cui non ho alcuna attitudine ? Il grosso uomo dimagrato non diede subito la sua risposta . Era un uomo di metodo e prima ci pensò lungamente . Poi con aria dottorale che gli competeva data la sua grande superiorità in argomento , mi spiegò che la mia vera malattia era il proposito e non la sigaretta . Dovevo tentar di lasciare quel vizio senza farne il proposito . In me - secondo lui - nel corso degli anni erano andate a formarsi due persone di cui una comandava e l ' altra non era altro che uno schiavo il quale , non appena la sorveglianza diminuiva , contravveniva alla volontà del padrone per amore alla libertà . Bisognava perciò dargli la libertà assoluta e nello stesso tempo dovevo guardare il mio vizio in faccia come se fosse nuovo e non l ' avessi mai visto . Bisognava non combatterlo , ma trascurarlo e dimenticare in certo modo di abbandonarvisi volgendogli le spalle con noncuranza come a compagnia che si riconosce indegna di sé . Semplice , nevvero ? Infatti la cosa mi parve semplice . È poi vero ch ' essendo riuscito con grande sforzo ad eliminare dal mio animo ogni proposito , riuscii a non fumare per varie ore , ma quando la bocca fu nettata , sentii un sapore innocente quale deve sentirlo il neonato , mi venne il desiderio di una sigaretta e quando la fumai ne ebbi il rimorso da cui rinnovai il proposito che avevo voluto abolire . Era una via piú lunga , ma si arrivava alla stessa meta . Quella canaglia dell ' Olivi mi diede un giorno un ' idea : fortificare il mio proposito con una scommessa . Io credo che l ' Olivi abbia avuto sempre lo stesso aspetto che io gli vedo adesso . Lo vidi sempre cosí , un po ' curvo , ma solido e a me parve sempre vecchio , come vecchio lo vedo oggidí che ha ottant ' anni . Ha lavorato e lavora per me , ma io non l ' amo perché penso che mi ha impedito il lavoro che fa lui . Scommettemmo ! Il primo che avrebbe fumato avrebbe pagato eppoi ambedue avrebbero ricuperato la propria libertà . Cosí l ' amministratore , impostomi per impedire ch ' io sciupassi l ' eredità di mio padre , tentava di diminuire quella di mia madre , amministrata liberamente da me ! La scommessa si dimostrò perniciosissima . Non ero piú alternativamente padrone ma soltanto schiavo e di quell ' Olivi che non amavo ! Fumai subito . Poi pensai di truffarlo continuando a fumare di nascosto . Ma allora perché aver fatta quella scommessa ? Corsi allora in cerca di una data che stesse in bella relazione con la data della scommessa per fumare un ' ultima sigaretta che cosí in certo modo avrei potuto figurarmi fosse registrata anche dall ' Olivi stesso . Ma la ribellione continuava e a forza di fumare arrivavo all ' affanno . Per liberarmi di quel peso andai dall ' Olivi e mi confessai . Il vecchio incassò sorridendo il denaro e , subito , trasse di tasca un grosso sigaro che accese e fumò con grande voluttà . Non ebbi mai un dubbio ch ' egli non avesse tenuta la scommessa . Si capisce che gli altri son fatti altrimenti di me . Mio figlio aveva da poco compiuti i tre anni quando mia moglie ebbe una buona idea . Mi consigliò , per sviziarmi , di farmi rinchiudere per qualche tempo in una casa di salute . Accettai subito , prima di tutto perché volevo che quando mio figlio fosse giunto all ' età di potermi giudicare mi trovasse equilibrato e sereno , eppoi per la ragione piú urgente che l ' Olivi stava male e minacciava di abbandonarmi per cui avrei potuto essere obbligato di prendere il suo posto da un momento all ' altro e mi consideravo poco atto ad una grande attività con tutta quella nicotina in corpo . Dapprima avevamo pensato di andare in Isvizzera , il paese classico delle case di salute , ma poi apprendemmo che a Trieste v ' era un certo dottor Muli che vi aveva aperto uno stabilimento . Incaricai mia moglie di recarsi da lui , ed egli le offerse di mettere a mia disposizione un appartamentino chiuso nel quale sarei stato sorvegliato da un ' infermiera coadiuvata anche da altre persone . Parlandomene mia moglie ora sorrideva ed ora clamorosamente rideva . La divertiva l ' idea di farmi rinchiudere ed io di cuore ne ridevo con lei . Era la prima volta ch ' essa s ' associava a me nei miei tentativi di curarmi . Fino allora ella non aveva mai presa la mia malattia sul serio e diceva che il fumo non era altro che un modo un po ' strano e non troppo noioso di vivere . Io credo ch ' essa fosse stata sorpresa gradevolmente dopo di avermi sposato di non sentirmi mai rimpiangere la mia libertà , occupato com ' ero a rimpiangere altre cose . Andammo alla casa di salute il giorno in cui l ' Olivi mi disse che in nessun caso sarebbe rimasto da me oltre il mese dopo . A casa preparammo un po ' di biancheria in un baule e subito di sera andammo dal dottor Muli . Egli ci accolse in persona alla porta . Allora il dottor Muli era un bel giovane . Si era in pieno d ' estate ed egli , piccolo , nervoso , la faccina brunita dal sole nella quale brillavano ancor meglio i suoi vivaci occhi neri , era l ' immagine dell ' eleganza , nel suo vestito bianco dal colletto fino alle scarpe . Egli destò la mia ammirazione , ma evidentemente ero anch ' io oggetto della sua . Un po ' imbarazzato , comprendendo la ragione della sua ammirazione , gli dissi : - Già : Ella non crede né alla necessità della cura né alla serietà con cui mi vi accingo . Con un lieve sorriso , che pur mi ferí , il dottore rispose : - Perché ? Forse è vero che la sigaretta è piú dannosa per lei di quanto noi medici ammettiamo . Solo non capisco perché lei , invece di cessare ex abrupto di fumare , non si sia piuttosto risolto di diminuire il numero delle sigarette che fuma . Si può fumare , ma non bisogna esagerare . In verità , a forza di voler cessare del tutto dal fumare , all ' eventualità di fumare di meno non avevo mai pensato . Ma venuto ora , quel consiglio non poteva che affievolire il mio proposito . Dissi una parola risoluta : - Giacché è deciso , lasci che tenti questa cura . - Tentare ? - e il dottore rise con aria di superiorità . - Una volta che lei vi si è accinto , la cura deve riuscire . Se Lei non vorrà usare della sua forza muscolare con la povera Giovanna , non potrà uscire di qua . Le formalità per liberarla durerebbero tanto che nel frattempo ella avrebbe dimenticato il suo vizio . Ci trovavamo nell ' appartamento che m ' era destinato a cui eravamo giunti ritornando a pianoterra dopo di essere saliti al secondo piano . - Vede ? Quella porta sbarrata impedisce la comunicazione con l ' altra parte del pianterreno dove si trova l ' uscita . Neppure Giovanna ne ha le chiavi . Essa stessa per arrivare all ' aperto deve salire al secondo piano ed ha solo lei le chiavi di quella porta che si è aperta per noi su quel pianerottolo . Del resto , al secondo piano c ' è sempre sorveglianza . Non c ' è male nevvero per una casa di salute destinata a bambini e puerpere ? E si mise a ridere , forse all ' idea di avermi rinchiuso fra bambini . Chiamò Giovanna e me la presentò . Era una piccola donnina di un ' età che non si poteva precisare e che poteva variare fra ' quaranta e i sessant ' anni . Aveva dei piccoli occhi di una luce intensa sotto ai capelli molto grigi . Il dottore le disse : - Ecco il signore col quale dovete essere pronta di fare i pugni . Essa mi guardò scrutandomi , si fece molto rossa e gridò con voce stridula : - Io farò il mio dovere , ma non posso certo lottare con lei . Se lei minaccerà , io chiamerò l ' infermiere ch ' è un uomo forte e , se non venisse subito , la lascerei andare dove vuole perché io non voglio certo rischiare la pelle ! Appresi poi che il dottore le aveva affidato quell ' incarico con la promessa di un compenso abbastanza lauto , e ciò aveva contribuito a spaventarla . Allora le sue parole m ' indispettirono . M ' ero cacciato volontariamente in una bella posizione ! - Ma che pelle d ' Egitto ! - urlai . - Chi toccherà la sua pelle ? - Mi rivolsi al dottore : - Vorrei che questa donna sia avvisata di non seccarmi ! Ho portati con me alcuni libri e vorrei essere lasciato in pace . Il dottore intervenne con qualche parola di ammonimento a Giovanna . Per scusarsi , costei continuò ad attaccarmi : - Io ho delle figliuole , due e piccine , e devo vivere . - Io non mi degnerei di ammazzarla , - risposi con accento che certo non poteva rassicurare la poverina . Il dottore la fece allontanare incaricandola di andar a prendere non so che cosa al piano superiore e , per rabbonirmi , mi propose di mettere un ' altra persona al suo posto , aggiungendo : - Non è una cattiva donna e quando le avrò raccomandato di essere piú discreta , non le darà altro motivo a lagnanze . Nel desiderio di dimostrare che non davo alcuna importanza alla persona incaricata di sorvegliarmi , mi dichiarai d ' accordo di sopportarla . Sentii il bisogno di quietarmi , levai di tasca la penultima sigaretta e la fumai avidamente . Spiegai al dottore che ne avevo prese con me solo due e che volevo cessar di fumare in punto alla mezzanotte . Mia moglie si congedò da me insieme al dottore . Mi disse sorridendo : - Giacché hai deciso cosí , sii forte . Il suo sorriso che io amavo tanto mi parve una derisione e fu proprio in quell ' istante che nel mio animo germinò un sentimento nuovo che doveva far sí che un tentativo intrapreso con tanta serietà dovesse subito miseramente fallire . Mi sentii subito male , ma seppi che cosa mi facesse soffrire soltanto quando fui lasciato solo . Una folle , amara gelosia per il giovine dottore . Lui bello , lui libero ! Lo dicevano la Venere fra ' Medici . Perché mia moglie non l ' avrebbe amato ? Seguendola , quando se ne erano andati , egli le aveva guardato i piedi elegantemente calzati . Era la prima volta che mi sentivo geloso dacché m ' ero sposato . Quale tristezza ! S ' accompagnava certamente al mio abietto stato di prigioniero ! Lottai ! Il sorriso di mia moglie era il suo solito sorriso e non una derisione per avermi eliminato dalla casa . Era certamente lei che m ' aveva fatto rinchiudere pur non accordando alcuna importanza al mio vizio ; ma certamente l ' aveva fatto per compiacermi . Eppoi non ricordavo che non era tanto facile d ' innamorarsi di mia moglie ? Se il dottore le aveva guardato i piedi , certamente l ' aveva fatto per vedere quali stivali dovesse comperare per la sua amante . Ma fumai subito l ' ultima sigaretta ; e non era la mezzanotte , ma le ventitré , un ' ora impossibile per un ' ultima sigaretta . Apersi un libro . Leggevo senz ' intendere e avevo addirittura delle visioni . La pagina su cui tenevo fisso lo sguardo si copriva della fotografia del dottor Muli in tutta la sua gloria di bellezza ed eleganza . Non seppi resistere ! Chiamai Giovanna . Forse discorrendo mi sarei quietato . Essa venne e mi guardò subito con occhio diffidente . Urlò con la sua voce stridula : - Non s ' aspetti d ' indurmi a deviare dal mio dovere . Intanto , per quietarla , mentii e le dichiarai ch ' io non ci pensavo nemmeno , che non avevo piú voglia di leggere e preferivo di far quattro chiacchiere con lei . La feci sedere a me in faccia . Proprio , mi ripugnava con quel suo aspetto da vecchia e gli occhi giovanili e mobili come quelli di tutti gli animali deboli . Compassionavo me stesso , per dover sopportare una compagnia simile ! È vero che neppure in libertà io so scegliere le compagnie che meglio mi si confacciano perché di solito sono esse che scelgono me , come fece mia moglie . Pregai Giovanna di svagarmi e poiché dichiarò di non sapermi dir nulla che valesse la mia attenzione , la pregai di raccontarmi della sua famiglia , aggiungendo che quasi tutti a questo mondo ne avevano almeno una . Essa allora obbedí e incominciò col raccontarmi che aveva dovuto mettere le sue due figliuole all ' Istituto dei Poveri . Io cominciavo ad ascoltare volentieri il suo racconto perché quei diciotto mesi di gravidanza sbrigati cosí , mi facevano ridere . Ma essa aveva un ' indole troppo polemica ed io non seppi ascoltarla quando dapprima volle provarmi ch ' essa non avrebbe potuto fare altrimenti data l ' esiguità del suo salario e che il dottore aveva avuto torto quando pochi giorni prima aveva dichiarato che due corone al giorno bastavano dacché l ' Istituto dei Poveri manteneva tutta la sua famiglia . Urlava : - E il resto ? Quando sono state provviste del cibo e dei vestiti , non hanno mica avuto tutto quello che occorre ! - E giú una filza di cose che doveva procurare alle sue figliole e che io non ricordo piú , visto che per proteggere il mio udito dalla sua voce stridula , rivolgevo di proposito il mio pensiero ad altra cosa . Ma ne ero tuttavia ferito e mi parve di aver diritto ad un compenso : - Non si potrebbe avere una sigaretta , una sola ? Io la pagherei dieci corone , ma domani , perché con me non ho neppur un soldo . Giovanna fu enormemente spaventata della mia proposta . Si mise ad urlare ; voleva chiamare subito l ' infermiere e si levò dal suo posto per uscire . Per farla tacere desistetti subito dal mio proposito e , a caso , tanto per dire qualche cosa e darmi un contegno , domandai : - Ma in questa prigione ci sarà almeno qualche cosa da bere ? Giovanna fu pronta nella risposta e , con mia meraviglia in un vero tono di conversazione , senz ' urlare : - Anzi ! Il dottore , prima di uscire mi ha consegnata questa bottiglia di cognac . Ecco la bottiglia ancora chiusa . Guardi , è intatta . Mi trovavo in condizione tale che non vedevo per me altra via d ' uscita che l ' ubriachezza . Ecco dove m ' aveva condotto la fiducia in mia moglie ! In quel momento a me pareva che il vizio del fumo non valesse lo sforzo cui m ' ero lasciato indurre . Ora non fumavo già da mezz ' ora e non ci pensavo affatto , occupato com ' ero dal pensiero di mia moglie e del dottor Muli . Ero dunque guarito del tutto , ma irrimediabilmente ridicolo ! Stappai la bottiglia e mi versai un bicchierino del liquido giallo . Giovanna stava a guardarmi a bocca aperta , ma io esitai di offrirgliene . - Potrò averne dell ' altro quando avrò vuotata questa bottiglia ? Giovanna sempre nel piú gradevole tono di conversazione mi rassicurò : - Tanto quanto ne vorrà ! Per soddisfare un suo desiderio la signora che dirige la dispensa dovrebbe levarsi magari a mezzanotte ! Io non soffersi mai d ' avarizia e Giovanna ebbe subito il suo bicchierino colmo all ' orlo . Non aveva finito di dire un grazie che già l ' aveva vuotato e subito diresse gli occhi vivaci alla bottiglia . Fu perciò lei stessa che mi diede l ' idea di ubriacarla . Ma non fu mica facile ! Non saprei ripetere esattamente quello ch ' essa mi disse , dopo aver ingoiati varii bicchierini , nel suo puro dialetto triestino , ma ebbi tutta l ' impressione di trovarmi da canto una persona che , se non fossi stato stornato dalle mie preoccupazioni , avrei potuto stare a sentire con diletto . Prima di tutto mi confidò ch ' era proprio cosí che a lei piaceva di lavorare . A tutti a questo mondo sarebbe spettato il diritto di passare ogni giorno un paio d ' ore su una poltrona tanto comoda , in faccia ad una bottiglia di liquore buono , di quello che non fa male . Tentai di conversare anch ' io . Le domandai se , quand ' era vivo suo marito , il lavoro per lei fosse stato organizzato proprio a quel modo . Essa si mise a ridere . Da vivo suo marito l ' aveva piú picchiata che baciata e , in confronto a quello ch ' essa aveva dovuto lavorare per lui , ora tutto avrebbe potuto sembrarle un riposo anche prima ch ' io a quella casa arrivassi con la mia cura . Poi Giovanna si fece pensierosa e mi domandò se credevo che i morti vedessero quello che facevano i vivi . Annuii brevemente . Ma essa volle sapere se i morti , quando arrivavano al di là , risapevano tutto quello che quaggiú era avvenuto quand ' essi erano stati ancora vivi . Per un momento la domanda valse proprio a distrarmi . Era stata poi mossa con una voce sempre piú soave perché , per non farsi sentire dai morti , Giovanna l ' aveva abbassata . - Voi , dunque - le dissi - avete tradito vostro marito . Essa mi pregò di non gridare eppoi confessò di averlo tradito , ma soltanto nei primi mesi del loro matrimonio . Poi s ' era abituata alle busse e aveva amato il suo uomo . Per conservare viva la conversazione domandai : - È dunque la prima delle vostre figliuole che deve la vita a quell ' altro ? Sempre a bassa voce essa ammise di crederlo anche in seguito a certe somiglianze . Le doleva molto di aver tradito il marito . Lo diceva , ma sempre ridendo perché son cose di cui si ride anche quando dolgono . Ma solo dacché era morto , perché prima , visto che non sapeva , la cosa non poteva aver avuto importanza . Spintovi da una certa simpatia fraterna , tentai di lenire il suo dolore e le dissi ch ' io credevo che i morti sapessero tutto , ma che di certe cose s ' infischiassero . - Solo i vivi ne soffrono ! - esclamai battendo sul tavolo il pugno . Ne ebbi una contusione alla mano e non c ' è di meglio di un dolore fisico per destare delle idee nuove . Intravvidi la possibilità che intanto ch ' io mi cruciavo al pensiero che mia moglie approfittasse della mia reclusione per tradirmi , forse il dottore si trovasse tuttavia nella casa di salute , nel quale caso io avrei potuto riavere la mia tranquillità . Pregai Giovanna di andar a vedere , dicendole che sentivo il bisogno di dire qualche cosa al dottore e promettendole in premio l ' intera bottiglia . Essa protestò che non amava di bere tanto , ma subito mi compiacque e la sentii arrampicarsi traballando sulla scala di legno fino al secondo piano per uscire dalla nostra clausura . Poi ridiscese , ma scivolò facendo un grande rumore e gridando . - Che il diavolo ti porti ! - mormorai io fervidamente . Se essa si fosse rotto l ' osso del collo la mia posizione sarebbe stata semplificata di molto . Invece arrivò a me sorridendo perché si trovava in quello stato in cui i dolori non dolgono troppo . Mi raccontò di aver parlato con l ' infermiere che andava a coricarsi , ma restava a sua disposizione a letto , per il caso in cui fossi divenuto cattivo . Sollevò la mano e con l ' indice teso accompagnò quelle parole da un atto di minaccia attenuato da un sorriso . Poi , piú seccamente , aggiunse che il dottore non era rientrato dacché era uscito con mia moglie . Proprio da allora ! Anzi per qualche ora l ' infermiere aveva sperato che fosse ritornato perché un malato avrebbe avuto bisogno di esser visto da lui . Ora non lo sperava piú . Io la guardai indagando se il sorriso che contraeva la sua faccia fosse stereotipato o se fosse nuovo del tutto e originato dal fatto che il dottore si trovava con mia moglie anziché con me , ch ' ero il suo paziente . Mi colse un ' ira da farmi girare la testa . Devo confessare che , come sempre , nel mio animo lottavano due persone di cui l ' una , la piú ragionevole , mi diceva : “ Imbecille ! Perché pensi che tua moglie ti tradisca ? Essa non avrebbe il bisogno di rinchiuderti per averne l ' opportunità . ” L ' altra ed era certamente quella che voleva fumare , mi dava pur essa dell ' imbecille , ma per gridare : “ Non ricordi la comodità che proviene dall ' assenza del marito ? Col dottore che ora è pagato da te ! ” . Giovanna , sempre bevendo , disse : - Ho dimenticato di chiudere la porta del secondo piano . Ma non voglio far piú quei due piani . Già lassú c ' è sempre della gente e lei farebbe una bella figura se tentasse di scappare . - Già ! - feci io con quel minimo d ' ipocrisia che occorreva oramai per ingannare la poverina . Poi inghiottii anch ' io del cognac e dichiarai che ormai che avevo tanto di quel liquore a mia disposizione , delle sigarette non m ' importava piú niente . Essa subito mi credette e allora le raccontai che non ero veramente io che volevo svezzarmi dal fumo . Mia moglie lo voleva . Bisognava sapere che quando io arrivavo a fumare una decina di sigarette diventavo terribile . Qualunque donna allora mi fosse stata a tiro si trovava in pericolo . Giovanna si mise a ridere rumorosamente abbandonandosi sulla sedia : - Ed è vostra moglie che v ' impedisce di fumare le dieci sigarette che occorrono ? - Era proprio cosí ! Almeno a me essa lo impediva . Non era mica sciocca Giovanna , quand ' aveva tanto cognac in corpo . Fu colta da un impeto di riso che quasi la faceva cadere dalla sedia , ma quando il fiato glielo permetteva , con parole spezzate , dipinse un magnifico quadretto suggeritole dalla mia malattia : - Dieci sigarette ... mezz ' ora ... si punta la sveglia ... eppoi ... La corressi : - Per dieci sigarette io abbisogno di un ' ora circa . Poi per aspettarne il pieno effetto occorre un ' altra ora circa , dieci minuti di piú , dieci di meno ... Improvvisamente Giovanna si fece seria e si levò senza grande fatica dalla sua sedia . Disse che sarebbe andata a coricarsi perché si sentiva un po ' di male alla testa . L ' invitai di prendere la bottiglia con sé , perché io ne avevo abbastanza di quel liquore . Ipocritamente dissi che il giorno seguente volevo che mi si procurasse del buon vino . Ma al vino essa non pensava . Prima di uscire con la bottiglia sotto il braccio mi squadrò con un ' occhiataccia che mi fece spavento . Aveva lasciata la porta aperta e dopo qualche istante cadde nel mezzo della stanza un pacchetto che subito raccolsi : conteneva undici sigarette di numero . Per essere sicura , la povera Giovanna aveva voluto abbondare . Sigarette ordinarie , ungheresi . Ma la prima che accesi fu buonissima . Mi sentii grandemente sollevato . Dapprima pensai che mi compiacevo di averla fatta a quella casa ch ' era buonissima per rinchiudervi dei bambini , ma non me . Poi scopersi che l ' avevo fatta anche a mia moglie e mi pareva di averla ripagata di pari moneta . Perché , altrimenti , la mia gelosia si sarebbe tramutata in una curiosità tanto sopportabile ? Restai tranquillo a quel posto fumando quelle sigarette nauseanti . Dopo una mezz ' ora circa ricordai che bisognava fuggire da quella casa ove Giovanna aspettava il suo compenso . Mi levai le scarpe e uscii sul corridoio . La porta della stanza di Giovanna era socchiusa e , a giudicare dalla sua respirazione rumorosa e regolare , a me parve ch ' essa dormisse . Salii con tutta prudenza fino al secondo piano ove dietro di quella porta - l ' orgoglio del dottor Muli , - infilai le scarpe . Uscii su un pianerottolo e mi misi a scendere le scale , lentamente per non destar sospetto . Ero arrivato al pianerottolo del primo piano , quando una signorina vestita con qualche eleganza da infermiera , mi seguí per domandarmi cortesemente : - Lei cerca qualcuno ? Era bellina e a me non sarebbe dispiaciuto di finire accanto a lei le dieci sigarette . Le sorrisi un po ' aggressivo : - Il dottor Muli non è in casa ? Essa fece tanto d ' occhi : - A quest ' ora non è mai qui . - Non saprebbe dirmi dove potrei trovarlo ora ? Ho a casa un malato che avrebbe bisogno di lui . Cortesemente mi diede l ' indirizzo del dottore ed io lo ripetei piú volte per farle credere che volessi ricordarlo . Non mi sarei mica tanto affrettato di andar via , ma essa , seccata , mi volse le spalle . Venivo addirittura buttato fuori della mia prigione . Da basso una donna fu pronta ad aprirmi la porta . Non avevo un soldo con me e mormorai : - La mancia gliela darò un ' altra volta . Non si può mai conoscere il futuro . Da me le cose si ripetono : non era escluso ch ' io fossi ripassato per di là . La notte era chiara e calda . Mi levai il cappello per sentir meglio la brezza della libertà . Guardai le stelle con ammirazione come se le avessi conquistate da poco . Il giorno seguente , lontano dalla casa di salute , avrei cessato di fumare . Intanto in un caffè ancora aperto mi procurai delle buone sigarette perché non sarebbe stato possibile di chiudere la mia carriera di fumatore con una di quelle sigarette della povera Giovanna . Il cameriere che me le diede mi conosceva e me le lasciò a fido . Giunto alla mia villa suonai furiosamente il campanello . Dapprima venne alla finestra la fantesca eppoi , dopo un tempo non tanto breve , mia moglie . Io l ' attesi pensando con perfetta freddezza : - Sembrerebbe che ci sia il dottor Muli . - Ma , avendomi riconosciuto , mia moglie fece echeggiare nella strada deserta il suo riso tanto sincero che sarebbe bastato a cancellare ogni dubbio . In casa m ' attardai per fare qualche atto d ' inquisitore . Mia moglie cui promisi di raccontare il giorno appresso le mie avventure ch ' essa credeva di conoscere , mi domandò : - Ma perché non ti corichi ? Per scusarmi dissi : - Mi pare che tu abbia approfittato della mia assenza per cambiar di posto a quell ' armadio . È vero ch ' io credo che le cose , in casa , sieno sempre spostate ed è anche vero che mia moglie molto spesso le sposta , ma in quel momento io guardavo ogni cantuccio per vedere se vi era nascosto il piccolo , elegante corpo del dottor Muli . Da mia moglie ebbi una buona notizia . Ritornando dalla casa di salute s ' era imbattuta nel figlio dell ' Olivi che le aveva raccontato che il vecchio stava molto meglio dopo di aver presa una medicina prescrittagli da un suo nuovo medico . Addormentandomi pensai di aver fatto bene di lasciare la casa di salute poiché avevo tutto il tempo per curarmi lentamente . Anche mio figlio che dormiva nella stanza vicina non s ' apprestava certamente ancora a giudicarmi o ad imitarmi . Assolutamente non v ' era fretta . 4 . Morte del padre Il dottore è partito ed io davvero non so se la biografia di mio padre occorra . Se descrivessi troppo minuziosamente mio padre , potrebbe risultare che per avere la mia guarigione sarebbe stato necessario di analizzare lui dapprima e si arriverebbe cosí ad una rinunzia . Procedo con coraggio perché so che se mio padre avesse avuto bisogno della stessa cura , ciò sarebbe stato per tutt ' altra malattia della mia . Ad ogni modo , per non perdere tempo , dirò di lui solo quanto possa giovare a ravvivare il ricordo di me stesso . “15 . 4 . 1890 ore 4 1/2 . Muore mio padre . U.S. ” . Per chi non lo sapesse quelle due ultime lettere non significano United States , ma ultima sigaretta . È l ' annotazione che trovo su un volume di filosofia positiva dell ' Ostwald sul quale pieno di speranza passai varie ore e che mai intesi . Nessuno lo crederebbe , ma ad onta di quella forma , quell ' annotazione registra l ' avvenimento piú importante della mia vita . Mia madre era morta quand ' io non avevo ancora quindici anni . Feci delle poesie per onorarla ciò che mai equivale a piangere e , nel dolore , fui sempre accompagnato dal sentimento che da quel momento doveva iniziarsi per me una vita seria e di lavoro . Il dolore stesso accennava ad una vita piú intensa . Poi un sentimento religioso tuttavia vivo attenuò e addolcí la grave sciagura . Mia madre continuava a vivere sebbene distante da me e poteva anche compiacersi dei successi cui andavo preparandomi . Una bella comodità ! Ricordo esattamente il mio stato di allora . Per la morte di mia madre e la salutare emozione ch ' essa m ' aveva procurata , tutto da me doveva migliorarsi . Invece la morte di mio padre fu una vera , grande catastrofe . Il paradiso non esisteva piú ed io poi , a trent ' anni , ero un uomo finito . Anch ' io ! M ' accorsi per la prima volta che la parte piú importante e decisiva della mia vita giaceva dietro di me , irrimediabilmente . Il mio dolore non era solo egoistico come potrebbe sembrare da queste parole . Tutt ' altro ! Io piangevo lui e me , e me solo perché era morto lui . Fino ad allora io ero passato di sigaretta in sigaretta e da una facoltà universitaria all ' altra , con una fiducia indistruttibile nelle mie capacità . Ma io credo che quella fiducia che rendeva tanto dolce la vita , sarebbe continuata magari fino ad oggi , se mio padre non fosse morto . Lui morto non c ' era piú una dimane ove collocare il proposito . Tante volte , quando ci penso , resto stupito della stranezza per cui questa disperazione di me e del mio avvenire si sia prodotta alla morte di mio padre e non prima . Sono in complesso cose recenti e per ricordare il mio enorme dolore e ogni particolare della sventura non ho certo bisogno di sognare come vogliono i signori dell ' analisi . Ricordo tutto , ma non intendo niente . Fino alla sua morte io non vissi per mio padre . Non feci alcuno sforzo per avvicinarmi a lui e , quando si poté farlo senz ' offenderlo , lo evitai . All ' Università tutti lo conoscevano col nomignolo ch ' io gli diedi di vecchio Silva manda denari . Ci volle la malattia per legarmi a lui ; la malattia che fu subito la morte , perché brevissima e perché il medico lo diede subito per spacciato . Quand ' ero a Trieste ci vedevamo sí e no per un ' oretta al giorno , al massimo . Mai non fummo tanto e sí a lungo insieme , come nel mio pianto . Magari l ' avessi assistito meglio e pianto meno ! Sarei stato meno malato . Era difficile di trovarsi insieme anche perché fra me e lui , intellettualmente non c ' era nulla di comune . Guardandoci , avevamo ambedue lo stesso sorriso di compatimento , reso in lui piú acido da una viva paterna ansietà per il mio avvenire ; in me , invece , tutto indulgenza , sicuro com ' ero che le sue debolezze oramai erano prive di conseguenze , tant ' è vero ch ' io le attribuivo in parte all ' età . Egli fu il primo a diffidare della mia energia e , - a me sembra , - troppo presto . Epperò io sospetto , che , pur senza l ' appoggio di una convinzione scientifica , egli diffidasse di me anche perché ero stato fatto da lui , ciò che serviva - e qui con fede scientifica sicura - ad aumentare la mia diffidenza per lui . Egli godeva però della fama di commerciante abile , ma io sapevo che i suoi affari da lunghi anni erano diretti dall ' Olivi . Nell ' incapacità al commercio v ' era una somiglianza fra di noi , ma non ve ne erano altre ; posso dire che , fra noi due , io rappresentavo la forza e lui la debolezza . Già quello che ho registrato in questi fascicoli prova che in me c ' è e c ' è sempre stato - forse la mia massima sventura - un impetuoso conato al meglio . Tutti i miei sogni di equilibrio e di forza non possono essere definiti altrimenti . Mio padre non conosceva nulla di tutto ciò . Egli viveva perfettamente d ' accordo sul modo come l ' avevano fatto ed io devo ritenere ch ' egli mai abbia compiuti degli sforzi per migliorarsi . Fumava il giorno intero e , dopo la morte di mamma , quando non dormiva , anche di notte . Beveva anche discretamente ; da gentleman , di sera , a cena , tanto da essere sicuro di trovare il sonno pronto non appena posata la testa sul guanciale . Ma , secondo lui , il fumo e l ' alcool erano dei buoni medicinali . In quanto concerne le donne , dai parenti appresi che mia madre aveva avuto qualche motivo di gelosia . Anzi pare che la mite donna abbia dovuto intervenire talvolta violentemente per tenere a freno il marito . Egli si lasciava guidare da lei che amava e rispettava , ma pare ch ' essa non sia mai riuscita ad avere da lui la confessione di alcun tradimento , per cui morí nella fede di essersi sbagliata . Eppure i buoni parenti raccontano ch ' essa ha trovato il marito quasi in flagrante dalla propria sarta . Egli si scusò con un accesso di distrazione e con tanta costanza che fu creduto . Non vi fu altra conseguenza che quella che mia madre non andò piú da quella sarta e mio padre neppure . Io credo che nei suoi panni io avrei finito col confessare , ma che poi non avrei saputo abbandonare la sarta , visto ch ' io metto le radici dove mi soffermo . Mio padre sapeva difendere la sua quiete da vero pater familias . L ' aveva questa quiete nella sua casa e nell ' animo suo . Non leggeva che dei libri insulsi e morali . Non mica per ipocrisia , ma per la piú sincera convinzione : penso ch ' egli sentisse vivamente la verità di quelle prediche morali e che la sua coscienza fosse quietata dalla sua adesione sincera alla virtú . Adesso che invecchio e m ' avvicino al tipo del patriarca , anch ' io sento che un ' immoralità predicata è piú punibile di un ' azione immorale . Si arriva all ' assassinio per amore o per odio ; alla propaganda dell ' assassinio solo per malvagità . Avevamo tanto poco di comune fra di noi , ch ' egli mi confessò che una delle persone che piú l ' inquietavano a questo mondo ero io . Il mio desiderio di salute m ' aveva spinto a studiare il corpo umano . Egli , invece , aveva saputo eliminare dal suo ricordo ogni idea di quella spaventosa macchina . Per lui il cuore non pulsava e non v ' era bisogno di ricordare valvole e vene e ricambio per spiegare come il suo organismo viveva . Niente movimento perché l ' esperienza diceva che quanto si moveva finiva coll ' arrestarsi . Anche la terra era per lui immobile e solidamente piantata su dei cardini . Naturalmente non lo disse mai , ma soffriva se gli si diceva qualche cosa che a tale concezione non si conformasse . M ' interruppe con disgusto un giorno che gli parlai degli antipodi . Il pensiero di quella gente con la testa all ' ingiú gli sconvolgeva lo stomaco . Egli mi rimproverava due altre cose : la mia distrazione e la mia tendenza a ridere delle cose piú serie . In fatto di distrazione egli differiva da me per un certo suo libretto in cui notava tutto quello ch ' egli voleva ricordare e che rivedeva piú volte al giorno . Credeva cosí di aver vinta la sua malattia e non ne soffriva piú . Impose quel libretto anche a me , ma io non vi registrai che qualche ultima sigaretta . In quanto al mio disprezzo per le cose serie , io credo ch ' egli avesse il difetto di considerare come serie troppe cose di questo mondo . Eccone un esempio : quando , dopo di essere passato dagli studii di legge a quelli di chimica , io ritornai col suo permesso ai primi , egli mi disse bonariamente : - Resta però assodato che tu sei un pazzo . Io non me ne offesi affatto e gli fui tanto grato della sua condiscendenza , che volli premiarlo facendolo ridere . Andai dal dottor Canestrini a farmi esaminare per averne un certificato . La cosa non fu facile perché dovetti sottomettermi perciò a lunghe e minuziose disamine . Ottenutolo , portai trionfalmente quel certificato a mio padre , ma egli non seppe riderne . Con accento accorato e con le lacrime agli occhi esclamò : - Ah ! Tu sei veramente pazzo ! E questo fu il premio della mia faticosa e innocua commediola . Non me la perdonò mai e perciò mai ne rise . Farsi visitare da un medico per ischerzo ? Far redigere per ischerzo un certificato munito di bolli ? Cose da pazzi ! Insomma io , accanto a lui , rappresentavo la forza e talvolta penso che la scomparsa di quella debolezza , che mi elevava , fu sentita da me come una diminuzione . Ricordo come la sua debolezza fu provata allorché quella canaglia dell ' Olivi lo indusse a fare testamento . All ' Olivi premeva quel testamento che doveva mettere i miei affari sotto la sua tutela e pare abbia lavorato a lungo il vecchio per indurlo a quell ' opera tanto penosa . Finalmente mio padre vi si decise , ma la sua larga faccia serena s ' oscurò . Pensava costantemente alla morte come se con quell ' atto avesse avuto un contatto con essa . Una sera mi domandò : - Tu credi che quando si è morti tutto cessi ? Al mistero della morte io ci penso ogni giorno , ma non ero ancora in grado di dargli le informazioni ch ' egli domandava . Per fargli piacere inventai la fede piú lieta nel nostro futuro . - Io credo che sopravviva il piacere , perché il dolore non è piú necessario . La dissoluzione potrebbe ricordare il piacere sessuale . Certo sarà accompagnata dal senso della felicità e del riposo visto che la ricomposizione è tanto faticosa . La dissoluzione dovrebb ' essere il premio della vita ! Feci un bel fiasco . Si era ancora a tavola dopo cena . Egli , senza rispondere , si levò dalla sedia , vuotò ancora il suo bicchiere e disse : - Non è questa l ' ora di filosofare specialmente con te ! E uscí . Dispiacente lo seguii e pensai di restare con lui per distoglierlo dai pensieri tristi . M ' allontanò dicendomi che gli ricordavo la morte e i suoi piaceri . Non sapeva dimenticare il testamento finché non me ne aveva data comunicazione . Se ne ricordava ogni qualvolta mi vedeva . Una sera scoppiò : - Devo dirti che ho fatto testamento . Io , per stornarlo dal suo incubo , vinsi subito la sorpresa che mi produsse la sua comunicazione e gli dissi : - Io non avrò mai questo disturbo perché spero che prima di me muoiano tutti i miei eredi ! Egli subito si inquietò del mio riso su una cosa tanto seria e ritrovò tutto il suo desiderio di punirmi . Cosí gli fu facile di raccontarmi il bel tiro che m ' aveva fatto mettendomi sotto la tutela dell ' Olivi . Devo dirlo : io mi dimostrai un buon ragazzo ; rinunziai a fare un ' obiezione qualunque pur di strapparlo a quel pensiero che lo faceva soffrire . Dichiarai che qualunque fosse stata la sua ultima volontà io mi vi sarei adattato . - Forse - aggiunsi - io saprò comportarmi in modo che tu ti troverai indotto a cambiare le tue ultime volontà . Ciò gli piacque anche perché vedeva ch ' io gli attribuivo una vita lunga , anzi lunghissima . Tuttavia volle da me addirittura un giuramento , che se egli non avesse disposto altrimenti , io non avrei mai tentato di sminuire le facoltà dell ' Olivi . Io giurai visto ch ' egli non volle contentarsi della mia parola d ' onore . Fui tanto mite allora , che quando sono torturato dal rimorso di non averlo amato abbastanza prima che morisse , rievoco sempre quella scena . Per essere sincero devo dire che la rassegnazione alle sue disposizioni mi fu facile perché in quell ' epoca l ' idea di essere costretto a non lavorare m ' era piuttosto simpatica . Circa un anno prima della sua morte , io seppi una volta intervenire abbastanza energicamente a vantaggio della sua salute . M ' aveva confidato di sentirsi male ed io lo costrinsi di andare da un medico dal quale anche lo accompagnai . Costui prescrisse qualche medicinale e ci disse di ritornare da lui qualche settimana dopo . Ma mio padre non volle , dichiarando che odiava i medici quanto i becchini e non prese neppure la medicina prescrittagli perché anch ' essa gli ricordava medici e becchini . Restò per un paio di ore senza fumare e per un solo pasto senza vino . Si sentí molto bene quando poté congedarsi dalla cura , e io , vedendolo piú lieto , non ci pensai piú . Poi lo vidi talvolta triste . Ma mi sarei meravigliato di vederlo lieto , solo e vecchio com ' era . Una sera della fine di marzo arrivai un po ' piú tardi del solito a casa . Niente di male : ero caduto nelle mani di un dotto amico che aveva voluto confidarmi certe sue idee sulle origini del Cristianesimo . Era la prima volta che si voleva da me ch ' io pensassi a quelle origini , eppure m ' adattai alla lunga lezione per compiacere l ' amico . Piovigginava e faceva freddo . Tutto era sgradevole e fosco , compresi i Greci e gli Ebrei di cui il mio amico parlava , ma pure m ' adattai a quella sofferenza per ben due ore . La mia solita debolezza ! Scommetto che oggi ancora sono tanto incapace di resistenza , che se qualcuno ci si mettesse sul serio potrebbe indurmi a studiare per qualche tempo l ' astronomia . Entrai nel giardino che circonda la nostra villa . A questa si accedeva per una breve strada carrozzabile . Maria , la nostra cameriera , m ' aspettava alla finestra e sentendomi avvicinare gridò nell ' oscurità : - È lei , signor Zeno ? Maria era una di quelle fantesche come non se ne trovano piú . Era da noi da una quindicina d ' anni . Metteva mensilmente alla Cassa di Risparmio una parte della sua paga per i suoi vecchi anni , risparmi che però non le servirono perché essa morí in casa nostra poco dopo il mio matrimonio sempre lavorando . Essa mi raccontò che mio padre era ritornato a casa da qualche ora , ma che aveva voluto attendermi a cena . Allorché essa aveva insistito perché egli intanto mangiasse , era stata mandata via con modi poco gentili . Poi egli aveva domandato di me parecchie volte , inquieto e ansioso . Maria mi fece intendere che pensava che mio padre non si sentisse bene . Gli attribuiva una difficoltà di parola e il respiro mozzo . Debbo dire ch ' essendo sempre sola con lui , essa spesso s ' era fitto in testa il pensiero ch ' egli fosse malato . Aveva poche cose da osservare la povera donna nella casa solitaria e - dopo l ' esperienza fatta con mia madre - essa s ' aspettava che tutti avessero da morire prima di lei . Corsi alla camera da pranzo con una certa curiosità e non ancora impensierito . Mio padre si levò subito dal sofà su cui giaceva e m ' accolse con una grande gioia che non seppe commovermi perché vi scorsi prima di tutto l ' espressione di un rimprovero . Ma intanto bastò a tranquillarmi perché la gioia mi parve un segno di salute . Non scorsi in lui traccia di quel balbettamento e respiro mozzo di cui aveva parlato Maria . Ma , invece di rimproverarmi , egli si scusò d ' essere stato caparbio . - Che vuoi farci ? - mi disse bonariamente . - Siamo noi due soli a questo mondo e volevo vederti prima di coricarmi . Magari mi fossi comportato con semplicità e avessi preso fra le mie braccia il mio caro babbo divenuto per malattia tanto mite e affettuoso ! Invece cominciai a fare freddamente una diagnosi : Il vecchio Silva si era tanto mitigato ? Che fosse malato ? Lo guardai sospettosamente e non trovai di meglio che di fargli un rimprovero : - Ma perché hai atteso finora per mangiare ? Potevi mangiare , eppoi attendermi ! Egli rise assai giovanilmente : - Si mangia meglio in due . Poteva questa lietezza essere anche il segno di un buon appetito : io mi tranquillai e mi misi a mangiare . Con le sue ciabatte di casa , con passo malfermo , egli s ' accostò al desco e occupò il suo posto solito . Poi stette a guardarmi come mangiavo , mentre lui , dopo un paio di cucchiaiate scarse , non prese altro cibo e allontanò anche da sé il piatto che gli ripugnava . Ma il sorriso persisteva sulla sua vecchia faccia . Soltanto mi ricordo , come se si trattasse di cosa avvenuta ieri , che un paio di volte ch ' io lo guardai negli occhi , egli stornò il suo sguardo dal mio . Si dice che ciò è un segno di falsità , mentre io ora so ch ' è un segno di malattia . L ' animale malato non lascia guardare nei pertugi pei quali si potrebbe scorgere la malattia , la debolezza . Egli aspettava sempre di sentire come io avessi impiegato quelle tante ore in cui egli m ' aveva atteso . E vedendo che ci teneva tanto , cessai per un istante di mangiare e gli dissi secco , secco , ch ' io fino a quell ' ora avevo discusse le origini del Cristianesimo . Mi guardò dubbioso e perplesso : - Anche tu , ora , pensi alla religione ? Era evidente che gli avrei dato una grande consolazione se avessi accettato di pensarci con lui . Invece io , che finché mio padre era vivo mi sentivo combattivo ( e poi non piú ) risposi con una di quelle solite frasi che si sentono tutti i giorni nei caffè situati presso le Università : - Per me la religione non è altro che un fenomeno qualunque che bisogna studiare . - Fenomeno ? - fece lui sconcertato . Cercò una pronta risposta e aperse la bocca per darla . Poi esitò e guardò il secondo piatto , che giusto allora Maria gli offerse e ch ' egli non toccò . Quindi per tapparsi meglio la bocca , vi ficcò un mozzicone di sigaro che accese e che lasciò subito spegnere . S ' era cosí concessa una sosta per riflettere tranquillamente . Per un istante mi guardò risoluto : - Tu non vorrai ridere della religione ? Io , da quel perfetto studente scioperato che sono sempre stato , con la bocca piena , risposi : - Ma che ridere ! Io studio ! Egli tacque e guardò lungamente il mozzicone di sigaro che aveva deposto su un piatto . Capisco ora perché egli mi avesse detto ciò . Capisco ora tutto quello che passò per quella mente già torbida , e sono sorpreso di non averne capito nulla allora . Credo che allora nel mio animo mancasse l ' affetto che fa intendere tante cose . Poi mi fu tanto facile ! Egli evitava di affrontare il mio scetticismo : una lotta troppo difficile per lui in quel momento ; ma riteneva di poter attaccarlo mitemente di fianco come conveniva ad un malato . Ricordo che quando parlò , il suo respiro mozzava e ritardava la sua parola . È una grande fatica prepararsi ad un combattimento . Ma pensavo ch ' egli non si sarebbe rassegnato di coricarsi senza darmi il fatto mio e mi preparai a discussioni che poi non vennero . - Io - disse , sempre guardando il suo mozzicone di sigaro oramai spento , - sento come la mia esperienza e la scienza mia della vita sono grandi . Non si vivono inutilmente tanti anni . Io so molte cose e purtroppo non so insegnartele tutte come vorrei . Oh , quanto lo vorrei ! Vedo dentro nelle cose , e anche vedo quello ch ' è giusto e vero e anche quello che non lo è . Non c ' era da discutere . Borbottai poco convinto e sempre mangiando : - Sí ! Papà ! Non volevo offenderlo . - Peccato che sei venuto tanto tardi . Prima ero meno stanco e avrei saputo dirti molte cose . Pensai che volesse ancora seccarmi perché ero venuto tardi e gli proposi di lasciare quella discussione per il giorno dopo . - Non si tratta di una discussione - rispose egli trasognato - ma di tutt ' altra cosa . Una cosa che non si può discutere e che saprai anche tu non appena te l ' avrò detta . Ma il difficile è dirla ! Qui ebbi un dubbio : - Non ti senti bene ? - Non posso dire di star male , ma sono molto stanco e vado subito a dormire . Suonò il campanello e nello stesso tempo chiamò Maria con la voce . Quand ' essa venne , egli domandò se nella sua stanza tutto era pronto . S ' avviò poi subito strascicando le ciabatte al suolo . Giunto accanto a me , chinò la testa per offrirmi la sua guancia al bacio di ogni sera . Vedendolo moversi cosí malsicuro , ebbi di nuovo il dubbio che stesse male e glielo domandai . Ripetemmo ambedue piú volte le stesse parole ed egli mi confermò ch ' era stanco ma non malato . Poi soggiunse : - Adesso penserò alle parole che ti dirò domani . Vedrai come ti convinceranno . - Papà - dichiarai io commosso - ti sentirò volentieri . Vedendomi tanto disposto a sottomettermi alla sua esperienza , egli esitò di lasciarmi : bisognava pur approfittare di un momento tanto favorevole ! Si passò la mano sulla fronte e sedette sulla sedia sulla quale s ' era appoggiato per porgermi la sua guancia al bacio . Ansava leggermente . - Curioso ! - disse . - Non so dirti nulla , proprio nulla . Guardò intorno a sé come se avesse cercato di fuori quello che nel suo interno non arrivava ad afferrare . - Eppure so tante cose , anzi tutte le cose io so . Dev ' essere l ' effetto della mia grande esperienza . Non soffriva tanto di non saper esprimersi perché sorrise alla propria forza , alla propria grandezza . Io non so perché non abbia chiamato subito il dottore . Invece debbo confessarlo con dolore e rimorso : considerai le parole di mio padre come dettate da una presunzione ch ' io credevo di aver piú volte constatata in lui . Non poteva però sfuggirmi l ' evidenza della sua debolezza e solo perciò non discussi . Mi piaceva di vederlo felice nella sua illusione di essere tanto forte quand ' era invece debolissimo . Ero poi lusingato dall ' affetto che mi dimostrava manifestando il desiderio di consegnarmi la scienza di cui si credeva possessore , per quanto fossi convinto di non poter apprendere niente da lui . E per lusingarlo e dargli pace gli raccontai che non doveva sforzarsi per trovare subito le parole che gli mancavano , perché in frangenti simili i piú alti scienziati mettevano le cose troppo complicate in deposito in qualche cantuccio del cervello perché si semplificassero da sé . Egli rispose : - Quello ch ' io cerco non è complicato affatto . Si tratta anzi di trovare una parola , una sola e la troverò ! Ma non questa notte perché farò tutto un sonno , senza il piú piccolo pensiero . Tuttavia non si levò dalla sedia . Esitante e scrutando per un istante il mio viso , mi disse : - Ho paura che non saprò dire a te quello che penso , solo perché tu hai l ' abitudine di ridere di tutto . Mi sorrise come se avesse voluto pregarmi di non risentirmi per le sue parole , si alzò dalla sedia e mi offerse per la seconda volta la sua guancia . Io rinunziai a discutere e convincerlo che a questo mondo v ' erano molte cose di cui si poteva e doveva ridere e volli rassicurarlo con un forte abbraccio . Il mio gesto fu forse troppo forte , perché egli si svincolò da me piú affannato di prima , ma certo fu da lui inteso il mio affetto , perché mi salutò amichevolmente con la mano . - Andiamo a letto ! - disse con gioia e uscí seguito da Maria . E rimasto solo ( strano anche questo ! ) non pensai alla salute di mio padre , ma , commosso e - posso dirlo - con ogni rispetto filiale , deplorai che una mente simile che mirava a mète alte , non avesse trovata la possibilità di una coltura migliore . Oggi che scrivo , dopo di aver avvicinata l ' età raggiunta da mio padre , so con certezza che un uomo può avere il sentimento di una propria altissima intelligenza che non dia altro segno di sé fuori di quel suo forte sentimento . Ecco : si dà un forte respiro e si accetta e si ammira tutta la natura com ' è e come , immutabile , ci è offerta : con ciò si manifesta la stessa intelligenza che volle la Creazione intera . Da mio padre è certo che nell ' ultimo istante lucido della sua vita , il suo sentimento d ' intelligenza fu originato da una sua improvvisa ispirazione religiosa , tant ' è vero che s ' indusse a parlarmene perché io gli avevo raccontato di essermi occupato delle origini del Cristianesimo . Ora però so anche che quel sentimento era il primo sintomo dell ' edema cerebrale . Maria venne a sparecchiare e a dirmi che le sembrava che mio padre si fosse subito addormentato . Cosí andai a dormire anch ' io del tutto rasserenato . Fuori il vento soffiava e urlava . Lo sentivo dal mio letto caldo come una ninna nanna che s ' allontanò sempre di piú da me , perché mi immersi nel sonno . Non so per quanto tempo io abbia dormito . Fui destato da Maria . Pare che piú volte essa fosse venuta nella mia stanza a chiamarmi e fosse poi corsa via . Nel mio sonno profondo ebbi dapprima un certo turbamento , poi intravvidi la vecchia che saltava per la camera e infine capii . Mi voleva svegliare , ma quando vi riuscí , essa non era piú nella mia stanza . Il vento continuava a cantarmi il sonno ed io , per essere veritiero , debbo confessare che andai alla stanza di mio padre col dolore di essere stato strappato dal mio sonno . Ricordavo che Maria vedeva sempre mio padre in pericolo . Guai a lei se egli non fosse stato ammalato questa volta ! La stanza di mio padre , non grande , era ammobiliata un po ' troppo . Alla morte di mia madre , per dimenticare meglio , egli aveva cambiato stanza , portando con sé nel nuovo ambiente piú piccolo , tutti i suoi mobili . La stanza illuminata scarsamente da una fiammella a gas posta sul tavolo da notte molto basso , era tutta in ombra . Maria sosteneva mio padre che giaceva supino , ma con una parte del busto sporgente dal letto . La faccia di mio padre coperta di sudore rosseggiava causa la luce vicina . La sua testa poggiava sul petto fedele di Maria . Ruggiva dal dolore e la bocca era tanto inerte che ne colava la saliva giú per il mento . Guardava immoto la parete di faccia e non si volse quand ' io entrai . Maria mi raccontò di aver sentito il suo lamento e di essere arrivata in tempo per impedirgli di cadere dal letto . Prima - essa assicurava - egli s ' era agitato di piú , mentre ora le pareva relativamente tranquillo , ma non si sarebbe rischiata di lasciarlo solo . Voleva forse scusarsi di avermi chiamato mentre io già avevo capito che aveva fatto bene a destarmi . Parlandomi essa piangeva , ma io ancora non piansi con lei ed anzi l ' ammonii di stare zitta e di non aumentare coi suoi lamenti lo spavento di quell ' ora . Non avevo ancora capito tutto . La poverina fece ogni sforzo per calmare i suoi singulti . M ' avvicinai all ' orecchio di mio padre e gridai : - Perché ti lamenti , papà ? Ti senti male ? Credo ch ' egli sentisse , perché il suo gemito si fece piú fioco ed egli stornò l ' occhio dalla parete di faccia come se avesse tentato di vedermi ; ma non arrivò a rivolgerlo a me . Piú volte gli gridai nell ' orecchio la stessa domanda e sempre con lo stesso esito . Il mio contegno virile sparve subito . Mio padre , a quell ' ora , era piú vicino alla morte che a me , perché il mio grido non lo raggiungeva piú . Mi prese un grande spavento e ricordai prima di tutto le parole che avevamo scambiate la sera prima . Poche ore dopo egli s ' era mosso per andar a vedere chi di noi due avesse ragione . Curioso ! Il mio dolore veniva accompagnato dal rimorso . Celai il capo sul guanciale stesso di mio padre e piansi disperatamente emettendo i singulti che poco prima avevo rimproverati a Maria . Toccò ora a lei di calmarmi , ma lo fece in modo strano . Mi esortava alla calma parlando però di mio padre , che tuttavia gemeva con gli occhi anche troppo aperti , come di un uomo morto . - Poverino ! - diceva . - Morire cosí ! Con questa ricca e bella chioma . - L ' accarezzava . Era vero . La testa di mio padre era incoronata da una ricca , bianca chioma ricciuta , mentre io a trent ' anni avevo già i capelli molto radi . Non ricordai che a questo mondo c ' erano i medici e che si supponeva che talvolta portassero la salvezza . Io avevo già vista la morte su quella faccia sconvolta dal dolore e non speravo piú . Fu Maria che per prima parlò del medico e andò poi a destare il contadino per mandarlo in città . Restai solo a sostenere mio padre per una decina di minuti che mi parvero un ' eternità . Ricordo che cercai di mettere nelle mie mani , che toccavano quel corpo torturato , tutta la dolcezza che aveva invaso il mio cuore . Le parole egli non poteva sentirle . Come avrei fatto a fargli sapere che l ' amavo tanto ? Quando venne il contadino , mi recai nella mia stanza per scrivere un biglietto e mi fu difficile di mettere insieme quel paio di parole che dovevano dare al dottore un ' idea del caso onde potesse portare subito con sé anche dei medicinali . Continuamente vedevo dinanzi a me la sicura imminente morte di mio padre e mi domandavo : “ Che cosa farò io ora a questo mondo ? ” . Poi seguirono delle lunghe ore d ' attesa . Ho un ricordo abbastanza esatto di quelle ore . Dopo la prima non occorse piú sostenere mio padre che giaceva privo di sensi composto nel letto . Il suo gemito era cessato , ma la sua insensibilità era assoluta . Aveva una respirazione frettolosa , che io , quasi inconsciamente , imitavo . Non potevo respirare a lungo su quel metro e m ' accordavo delle soste sperando di trascinare con me al riposo anche l ' ammalato . Ma egli correva avanti instancabile . Tentammo invano di fargli prendere un cucchiaio di tè . La sua incoscienza diminuiva quando si trattava di difendersi da un nostro intervento . Risoluto , chiudeva i denti . Anche nell ' incoscienza veniva accompagnato da quella sua indomabile ostinazione . Molto prima dell ' alba la sua respirazione mutò di ritmo . Si raggruppò in periodi che esordivano con alcune respirazioni lente che avrebbero potuto sembrare di uomo sano , alle quali seguivano altre frettolose che si fermavano in una sosta lunga , spaventosa , che a Maria e a me sembrava l ' annunzio della morte . Ma il periodo riprendeva sempre circa eguale , un periodo musicale di una tristezza infinita , cosí privo di colore . Quella respirazione che non fu sempre uguale , ma sempre rumorosa , divenne come una parte di quella stanza . Da quell ' ora vi fu sempre , per lungo e lungo tempo ! Passai alcune ore gettato su un sofà , mentre Maria stava seduta accanto al letto . Su quel sofà piansi le mie piú cocenti lacrime . Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare , senz ' obbiezioni , il destino . Piangevo perché perdevo il padre per cui ero sempre vissuto . Non importava che gli avessi tenuto poca compagnia . I miei sforzi per diventare migliore non erano stati fatti per dare una soddisfazione a lui ? Il successo cui anelavo doveva bensí essere anche il mio vanto verso di lui , che di me aveva sempre dubitato , ma anche la sua consolazione . Ed ora invece egli non poteva piú aspettarmi e se ne andava convinto della mia insanabile debolezza . Le mie lacrime erano amarissime . Scrivendo , anzi incidendo sulla carta tali dolorosi ricordi , scopro che l ' immagine che m ' ossessionò al primo mio tentativo di vedere nel mio passato , quella locomotiva che trascina una sequela di vagoni su per un ' erta , io l ' ebbi per la prima volta ascoltando da quel sofà il respiro di mio padre . Vanno cosí le locomotive che trascinano dei pesi enormi : emettono degli sbuffi regolari che poi s ' accelerano e finiscono in una sosta , anche quella una sosta minacciosa perché chi ascolta può temere di veder finire la macchina e il suo traino a precipizio a valle . Davvero ! Il mio primo sforzo di ricordare , m ' aveva riportato a quella notte , alle ore piú importanti della mia vita . Il dottore Coprosich arrivò alla villa quando ancora non albeggiava , accompagnato da un infermiere che portava una cassetta di medicinali . Aveva dovuto venir a piedi perché , a causa del violento uragano , non aveva trovata una vettura . Lo accolsi piangendo ed egli mi trattò con grande dolcezza incorandomi anche a sperare . Eppure devo subito dire , che dopo quel nostro incontro , a questo mondo vi sono pochi uomini che destino in me una cosí viva antipatia come il dottor Coprosich . Egli , oggi , vive ancora , decrepito e circondato dalla stima di tutta la città . Quando lo scorgo cosí indebolito e incerto camminare per le vie in cerca di un poco d ' attività e d ' aria , in me , ancora adesso , si rinnova l ' avversione . Allora il dottore avrà avuto poco piú di quarant ' anni . S ' era dedicato molto alla medicina legale e , per quanto fosse notoriamente un buonissimo italiano , gli venivano affidate dalle imperial regie autorità le perizie piú importanti . Era un uomo magro e nervoso , la faccia insignificante rilevata dalla calvizie che gli simulava una fronte altissima . Un ' altra sua debolezza gli dava dell ' importanza : quando levava gli occhiali ( e lo faceva sempre quando voleva meditare ) i suoi occhi accecati guardavano accanto o al disopra del suo interlocutore e avevano il curioso aspetto degli occhi privi di colore di un statua , minacciosi o , forse , ironici . Erano degli occhi spiacevoli allora . Se aveva da dire anche una sola parola rimetteva sul naso gli occhiali ed ecco che i suoi occhi ridivenivano quelli di un buon borghese qualunque che esamina accuratamente le cose di cui parla . Si sedette in anticamera e riposò per qualche minuto . Mi domandò di raccontargli esattamente quello ch ' era avvenuto dal primo allarme fino al suo arrivo . Si levò gli occhiali e fissò con i suoi occhi strani la parete dietro di me . Cercai di essere esatto , ciò che non fu facile dato lo stato in cui mi trovavo . Ricordavo anche che il dottor Coprosich non tollerava che le persone che non sapevano di medicina usassero termini medici atteggiandosi a sapere qualche cosa di quella materia . E quando arrivai a parlare di quella che a me era apparsa quale una “ respirazione cerebrale ” egli si mise gli occhiali per dirmi : “ Adagio con le definizioni . Vedremo poi di che si tratti ” . Avevo parlato anche del contegno strano di mio padre , della sua ansia di vedermi , della sua fretta di coricarsi . Non gli riferii i discorsi strani di mio padre : forse temevo di essere costretto di dire qualche cosa delle risposte che allora io a mio padre avevo dato . Raccontai però che papà non arrivava ad esprimersi con esattezza e che pareva pensasse intensamente a qualche cosa che s ' aggirava nella sua testa e ch ' egli non arrivava a formulare . Il dottore , con tanto d ' occhiali sul naso , esclamò trionfalmente : - So quello che s ' aggirava nella sua testa ! Lo sapevo anch ' io , ma non lo dissi per non far arrabbiare il dottor Coprosich : erano gli edemi . Andammo al letto dell ' ammalato . Con l ' aiuto dell ' infermiere egli girò e rigirò quel povero corpo inerte per un tempo che a me parve lunghissimo . Lo ascoltò e lo esplorò . Tentò di farsi aiutare dal paziente stesso , ma invano . - Basta ! - disse ad un certo punto . Mi si avvicinò con gli occhiali in mano guardando il pavimento e , con un sospiro , mi disse : - Abbiate coraggio ! È un caso gravissimo . Andammo alla mia stanza ove egli si lavò anche la faccia . Era perciò senza occhiali e quando l ' alzò per asciugarla , la sua testa bagnata sembrava la testina strana di un amuleto fatta da mani inesperte . Ricordò di averci visti alcuni mesi prima ed espresse meraviglia perché non fossimo piú ritornati da lui . Anzi aveva creduto che lo avessimo abbandonato per altro medico ; egli allora aveva ben chiaramente dichiarato che mio padre abbisognava di cure . Quando rimproverava , cosí senz ' occhiali , era terribile . Aveva alzata la voce e voleva spiegazioni . I suoi occhi le cercavano dappertutto . Certo egli aveva ragione ed io meritavo dei rimproveri . Debbo dire qui , che sono sicuro che non è per quelle parole che io odio il dottor Coprosich . Mi scusai raccontandogli dell ' avversione di mio padre per medici e medicine ; parlavo piangendo e il dottore , con bontà generosa , cercò di quietarmi dicendomi che se anche fossimo ricorsi a lui prima , la sua scienza avrebbe potuto tutt ' al piú ritardare la catastrofe cui assistevamo ora , ma non impedirla . Però , come continuò a indagare sui precedenti della malattia , ebbe nuovi argomenti di rimprovero per me . Egli voleva sapere se mio padre in quegli ultimi mesi si fosse lagnato delle sue condizioni di salute , del suo appetito e del suo sonno . Non seppi dirgli nulla di preciso ; neppure se mio padre avesse mangiato molto o poco a quel tavolo a cui sedevamo giornalmente insieme . L ' evidenza della mia colpa m ' atterrò , ma il dottore non insistette affatto nelle domande . Apprese da me che Maria lo vedeva sempre moribondo e ch ' io perciò la deridevo . Egli stava pulendosi le orecchie , guardando in alto . - Fra un paio d ' ore probabilmente ricupererà la coscienza almeno in parte , - disse . - C ' è qualche speranza dunque ? - esclamai io . - Nessunissima ! - rispose seccamente . - Però le mignatte non sbagliano mai in questo caso . Ricupererà di sicuro un po ' della sua coscienza , forse per impazzire . Alzò le spalle e rimise a posto l ' asciugamano . Quell ' alzata di spalle significava proprio un disdegno per l ' opera propria e m ' incoraggiò a parlare . Ero pieno di terrore all ' idea che mio padre avesse potuto rimettersi dal suo torpore per vedersi morire , ma senza quell ' alzata di spalle non avrei avuto il coraggio di dirlo . - Dottore ! - supplicai . - Non le pare sia una cattiva azione di farlo ritornare in sé ? Scoppiai in pianto . La voglia di piangere l ' avevo sempre nei miei nervi scossi , ma mi vi abbandonavo senza resistenza per far vedere le mie lagrime e farmi perdonare dal dottore il giudizio che avevo osato di dare sull ' opera sua . Con grande bontà egli mi disse : - Via , si calmi . La coscienza dell ' infermo non sarà mai tanto chiara da fargli comprendere il suo stato . Egli non è un medico . Basterà non dirgli ch ' è moribondo , ed egli non lo saprà . Ci può invece toccare di peggio : potrebbe cioè impazzire . Ho però portata con me la camicia di forza e l ' infermiere resterà qui . Piú spaventato che mai , lo supplicai di non applicargli le mignatte . Egli allora con tutta calma mi raccontò che l ' infermiere gliele aveva sicuramente già applicate perché egli ne aveva dato l ' ordine prima di lasciare la stanza di mio padre . Allora m ' arrabbiai . Poteva esserci un ' azione piú malvagia di quella di richiamare in sé un ammalato , senz ' avere la minima speranza di salvarlo e solo per esporlo alla disperazione , o al rischio di dover sopportare - con quell ' affanno ! - la camicia di forza ? Con tutta violenza , ma sempre accompagnando le mie parole di quel pianto che domandava indulgenza , dichiarai che mi pareva una crudeltà inaudita di non lasciar morire in pace chi era definitivamente condannato . Io odio quell ' uomo perché egli allora s ' arrabbiò con me . È ciò ch ' io non seppi mai perdonargli . Egli s ' agitò tanto che dimenticò d ' inforcare gli occhiali e tuttavia scoperse esattamente il punto ove si trovava la mia testa per fissarla con i suoi occhi terribili . Mi disse che gli pareva io volessi recidere anche quel tenue filo di speranza che vi era ancora . Me lo disse proprio cosí , crudamente . Ci si avviava a un conflitto . Piangendo e urlando obbiettai che pochi istanti prima egli stesso aveva esclusa qualunque speranza di salvezza per l ' ammalato . La casa mia e chi vi abitava non dovevano servire ad esperimenti per i quali c ' erano altri posti a questo mondo ! Con grande severità e una calma che la rendeva quasi minacciosa , egli rispose : - Io le spiegai quale era lo stato della scienza in quell ' istante . Ma chi può dire quello che può avvenire fra mezz ' ora o fino a domani ? Tenendo in vita suo padre io ho lasciata aperta la via a tutte le possibilità . Si mise allora gli occhiali e , col suo aspetto d ' impiegato pedantesco , aggiunse ancora delle spiegazioni che non finivano piú , sull ' importanza che poteva avere l ' intervento del medico nel destino economico di una famiglia . Mezz ' ora in piú di respiro poteva decidere del destino di un patrimonio . Piangevo oramai anche perché compassionavo me stesso per dover star a sentire tali cose in simile momento . Ero esausto e cessai dal discutere . Tanto le mignatte erano già state applicate ! Il medico è una potenza quando si trova al letto di un ammalato ed io al dottor Coprosich usai ogni riguardo . Dev ' essere stato per tale riguardo ch ' io non osai di proporre un consulto , cosa che mi rimproverai per lunghi anni . Ora anche quel rimorso è morto insieme a tutti i miei altri sentimenti di cui parlo qui con la freddezza con cui racconterei di avvenimenti toccati ad un estraneo . Nel mio cuore , di quei giorni , non v ' è altro residuo che l ' antipatia per quel medico che tuttavia si ostina a vivere . Piú tardi andammo ancora una volta al letto di mio padre . Lo trovammo che dormiva adagiato sul fianco destro . Gli avevano posta una pezzuola sulla tempia per coprire le ferite prodotte dalle mignatte . Il dottore volle subito provare se la sua coscienza avesse aumentato e gli gridò nelle orecchie . L ' ammalato non reagí in alcun modo . - Meglio cosí ! - dissi io con grande coraggio , ma sempre piangendo . - L ' effetto atteso non potrà mancare ! - rispose il dottore . - Non vede che la respirazione s ' è già modificata ? Infatti , frettolosa e affaticata , la respirazione non formava piú quei periodi che mi avevano spaventato . L ' infermiere disse qualche cosa al medico che annuí . Si trattava di provare al malato la camicia di forza . Trassero quell ' ordigno dalla valigia e alzarono mio padre obbligandolo a star seduto sul letto . Allora l ' ammalato aperse gli occhi : erano foschi , non ancora aperti alla luce . Io singhiozzai ancora , temendo che subito guardassero e vedessero tutto . Invece , quando la testa dell ' ammalato ritornò sul guanciale , quegli occhi si rinchiusero , come quelli di certe bambole . Il dottore trionfò : - È tutt ' altra cosa ; - mormorò . Sí : era tutt ' altra cosa ! Per me nient ' altro che una grave minaccia . Con fervore baciai mio padre sulla fronte e nel pensiero gli augurai : - Oh , dormi ! Dormi fino ad arrivare al sonno eterno ! Ed è cosí che augurai a mio padre la morte , ma il dottore non l ' indovinò perché mi disse bonariamente : - Anche a lei fa piacere , ora , di vederlo ritornare in sé ! Quando il dottore partí , l ' alba era spuntata . Un ' alba fosca , esitante . Il vento che soffiava ancora a raffiche , mi parve meno violento , benché sollevasse tuttavia la neve ghiacciata . Accompagnai il dottore in giardino . Esageravo gli atti di cortesia perché non indovinasse il mio livore . La mia faccia significava solo considerazione e rispetto . Mi concessi una smorfia di disgusto , che mi sollevò dallo sforzo , solo quando lo vidi allontanare per il viottolo che conduceva all ' uscita della villa . Piccolo e nero in mezzo alla neve , barcollava e si fermava ad ogni raffica per poter resistere meglio . Non mi bastò quella smorfia e sentii il bisogno di altri atti violenti , dopo tanto sforzo . Camminai per qualche minuto per il viale , nel freddo , a capo scoperto , pestando irosamente i piedi nella neve alta . Non so però se tanta ira puerile fosse rivolta al dottore o non piuttosto a me stesso . Prima di tutto a me stesso , a me che avevo voluto morto mio padre e che non avevo osato dirlo . Il mio silenzio convertiva quel mio desiderio ispirato dal piú puro affetto filiale , in un vero delitto che mi pesava orrendamente . L ' ammalato dormiva sempre . Solo disse due parole che io non intesi , ma nel piú calmo tono di conversazione , stranissimo perché interruppe il suo respiro sempre frequentissimo tanto lontano da ogni calma . S ' avvicinava alla coscienza e alla disperazione ? Maria era ora seduta accanto al letto assieme all ' infermiere . Costui m ' ispirò fiducia e mi dispiacque solo per certa sua coscienziosità esagerata . Si oppose alla proposta di Maria di far prendere all ' ammalato un cucchiaino di brodo ch ' essa credeva un buon farmaco . Ma il medico non aveva parlato di brodo e l ' infermiere volle si attendesse il suo ritorno per decidere un ' azione tanto importante . Parlò imperioso piú di quanto la cosa meritasse . La povera Maria non insistette ed io neppure . Ebbi però un ' altra smorfia di disgusto . M ' indussero a coricarmi perché avrei dovuto passare la notte con l ' infermiere ad assistere l ' ammalato presso il quale bastava fossimo in due ; uno poteva riposare sul sofà . Mi coricai e m ' addormentai subito , con completa , gradevole perdita della coscienza e - ne son sicuro - non interrotta da alcun barlume di sogno . Invece la notte scorsa , dopo di aver passata parte della giornata di ieri a raccogliere questi miei ricordi , ebbi un sogno vivissimo che mi riportò con un salto enorme , attraverso il tempo , a quei giorni . Mi rivedevo col dottore nella stessa stanza ove avevamo discusso di mignatte e camicie di forza , in quella stanza che ora ha tutt ' altro aspetto perché è la stanza da letto mia e di moglie . Io insegnavo al dottore il modo di curare e guarire mio padre , mentre lui ( non vecchio e cadente com ' è ora , ma vigoroso e nervoso com ' era allora ) con ira , gli occhiali in mano e gli occhi disorientati , urlava che non valeva la pena di fare tante cose . Diceva proprio cosí : “ Le mignatte lo richiamerebbero alla vita e al dolore e non bisogna applicargliele ! ” . Io invece battevo il pugno su un libro di medicina ed urlavo : “ Le mignatte ! Voglio le mignatte ! Ed anche la camicia di forza ! ” . Pare che il mio sogno si sia fatto rumoroso perché mia moglie l ' interruppe destandomi . Ombre lontane ! Io credo che per scorgervi occorra un ausilio ottico e sia questo che vi capovolga . Il mio sonno tranquillo è l ' ultimo ricordo di quella giornata . Poi seguirono alcuni lunghi giorni di cui ogni ora somigliava all ' altra . Il tempo s ' era migliorato ; si diceva che s ' era migliorato anche lo stato di mio padre . Egli si moveva liberamente nella stanza e aveva cominciata la sua corsa in cerca d ' aria , dal letto alla poltrona . Traverso alle finestre chiuse guardava per istanti anche il giardino coperto di neve abbacinante al sole . Ogni qualvolta entravo in quella stanza ero pronto per discutere ed annebbiare quella coscienza che il Coprosich aspettava . Ma mio padre ogni giorno dimostrava bensí di sentire e intendere meglio , ma quella coscienza era sempre lontana . Purtroppo debbo confessare che al letto di morte di mio padre io albergai nell ' animo un grande rancore che stranamente s ' avvinse al mio dolore e lo falsificò . Questo rancore era dedicato prima di tutto al Coprosich ed era aumentato dal mio sforzo di celarglielo . Ne avevo poi anche con me stesso che non sapevo riprendere la discussione col dottore per dirgli chiaramente ch ' io non davo un fico secco per la sua scienza e che auguravo a mio padre la morte pur di risparmiargli il dolore . Anche con l ' ammalato finii coll ' averne . Chi ha provato di restare per giorni e settimane accanto ad un ammalato inquieto , essendo inadatto a fungere da infermiere , e perciò spettatore passivo di tutto ciò che gli altri fanno , m ' intenderà . Io poi avrei avuto bisogno di un grande riposo per chiarire il mio animo e anche regolare e forse assaporare il mio dolore per mio padre e per me . Invece dovevo ora lottare per fargli ingoiare la medicina ed ora per impedirgli di uscire dalla stanza . La lotta produce sempre del rancore . Una sera Carlo , l ' infermiere , mi chiamò per farmi constatare in mio padre un nuovo progresso . Corsi col cuore in tumulto all ' idea che il vecchio potesse accorgersi della propria malattia e rimproverarmela . Mio padre era in mezzo alla stanza in piedi , vestito della sola biancheria , con in testa il suo berretto da notte di seta rossa . Benché l ' affanno fosse sempre fortissimo , egli diceva di tempo in tempo qualche breve parola assennata . Quand ' io entrai , egli disse a Carlo : - Apri ! Voleva che si aprisse la finestra . Carlo rispose che non poteva farlo causa il grande freddo . E mio padre per un certo tempo dimenticò la propria domanda . Andò a sedersi su una poltrona accanto alla finestra e vi si stese cercando sollievo . Quando mi vide , sorrise e mi domandò : - Hai dormito ? Non credo che la mia risposta lo raggiungesse . Non era quella la coscienza ch ' io avevo tanto temuto . Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte . Tutto il suo organismo era dedicato alla respirazione . E invece di starmi a sentire egli gridò di nuovo a Carlo : - Apri ! Non aveva riposo . Lasciava la poltrona per mettersi in piedi . Poi con grande fatica e con l ' aiuto dell ' infermiere si coricava sul letto adagiandovisi prima per un attimo sul fianco sinistro eppoi subito sul fianco destro su cui sapeva resistere per qualche minuto . Invocava di nuovo l ' aiuto dell ' infermiere per rimettersi in piedi e finiva col ritornare alla poltrona ove restava talvolta piú a lungo . Quel giorno , passando dal letto alla poltrona , si fermò dinanzi allo specchio e , rimirandovisi , mormorò : - Sembro un Messicano ! Io penso che fosse per togliersi all ' orrenda monotonia di quella corsa dal letto alla poltrona ch ' egli quel giorno abbia tentato di fumare . Arrivò a riempire la bocca di una sola fumata che subito soffiò via affannato . Carlo m ' aveva chiamato per farmi assistere ad un istante di chiara coscienza nell ' ammalato : - Sono dunque gravemente ammalato ? - aveva domandato con angoscia . Tanta coscienza non ritornò piú . Invece poco dopo ebbe un istante di delirio . Si levò dal letto e credette di essersi destato dopo una notte di sonno in un albergo di Vienna . Deve aver sognato di Vienna per il desiderio della frescura nella bocca arsa ricordando l ' acqua buona e ghiacciata che v ' è in quella città . Parlò subito dell ' acqua buona che l ' aspettava alla prossima fontana . Del resto era un malato inquieto , ma mite . Io lo paventavo perché temevo sempre di vederlo inasprirsi quando avesse compresa la sua situazione e perciò la sua mitezza non arrivava ad attenuare la mia grande fatica , ma egli accettava obbediente qualunque proposta gli fosse fatta perché da tutte si aspettava di poter venir salvato dal suo affanno . L ' infermiere si offerse di andargli a prendere un bicchiere di latte ed egli accettò con vera gioia . Con la stessa ansietà con cui poi attese di ottenere quel latte , volle esserne liberato dopo di averne ingoiato un sorso scarso e poiché non subito fu compiaciuto , lasciò cadere quel bicchiere a terra . Il dottore non si mostrava mai deluso dello stato in cui trovava il malato . Ogni giorno constatava un miglioramento , ma vedeva imminente la catastrofe . Un giorno venne in vettura ed ebbe fretta di andarsene . Mi raccomandò d ' indurre l ' ammalato di restar coricato piú a lungo che fosse possibile perché la posizione orizzontale era la migliore per la circolazione . Ne fece raccomandazione anche a mio padre stesso il quale intese e , con aspetto intelligentissimo , promise , restando però in piedi in mezzo alla stanza e ritornando subito alla sua distrazione o meglio a quello ch ' io dicevo la meditazione sul suo affanno . Durante la notte che seguí , ebbi per l ' ultima volta il terrore di veder risorgere quella coscienza ch ' io tanto temevo . Egli s ' era seduto sulla poltrona accanto alla finestra e guardava traverso i vetri , nella notte chiara , il cielo tutto stellato . La sua respirazione era sempre affannosa , ma non sembrava ch ' egli ne soffrisse assorto com ' era a guardare in alto . Forse a causa della respirazione , pareva che la sua testa facesse dei cenni di consenso . Pensai con spavento : “ Ecco ch ' egli si dedica ai problemi che sempre evitò ” . Cercai di scoprire il punto esatto del cielo ch ' egli fissava . Egli guardava , sempre eretto sul busto , con lo sforzo di chi spia traverso un pertugio situato troppo in alto . Mi parve guardasse le Pleiadi . Forse in tutta la sua vita egli non aveva guardato sí a lungo tanto lontano . Improvvisamente si volse a me , sempre restando eretto sul busto : - Guarda ! Guarda ! - mi disse con un aspetto severo di ammonizione . Tornò subito a fissare il cielo e indi si volse di nuovo a me : - Hai visto ? Hai visto ? Tentò di ritornare alle stelle , ma non poté : si abbandonò esausto sullo schienale della poltrona e quando io gli domandai che cosa avesse voluto mostrarmi , egli non m ' intese né ricordò di aver visto e di aver voluto ch ' io vedessi . La parola che aveva tanto cercata per consegnarmela , gli era sfuggita per sempre . La notte fu lunga ma , debbo confessarlo , non specialmente affaticante per me e per l ' infermiere . Lasciavamo fare all ' ammalato quello che voleva , ed egli camminava per la stanza nel suo strano costume , inconsapevole del tutto di attendere la morte . Una volta tentò di uscire sul corridoio ove faceva tanto freddo . Io glielo impedii ed egli m ' obbedí subito . Un ' altra volta , invece , l ' infermiere che aveva sentita la raccomandazione del medico , volle impedirgli di levarsi dal letto , ma allora mio padre si ribellò . Uscí dal suo stupore , si levò piangendo e bestemmiando ed io ottenni gli fosse lasciata la libertà di moversi com ' egli voleva . Egli si quietò subito e ritornò alla sua vita silenziosa e alla sua corsa vana in cerca di sollievo . Quando il medico ritornò , egli si lasciò esaminare tentando persino di respirare piú profondamente come gli si domandava . Poi si rivolse a me : - Che cosa dice ? Mi abbandonò per un istante , ma ritornò subito a me : - Quando potrò uscire ? Il dottore incoraggiato da tanta mitezza mi esortò a dirgli che si forzasse di restare piú a lungo nel letto . Mio padre ascoltava solo le voci a cui era piú abituato , la mia e quelle di Maria e dell ' infermiere . Non credevo all ' efficacia di quelle raccomandazioni , ma tuttavia le feci mettendo nella mia voce anche un tono di minaccia . - Sí , sí , - promise mio padre e in quello stesso istante si levò e andò alla poltrona . Il medico lo guardò e , rassegnato , mormorò : - Si vede che un mutamento di posizione gli dà un po ' di sollievo . Poco dopo ero a letto , ma non seppi chiuder occhio . Guardavo nell ' avvenire indagando per trovare perché e per chi avrei potuto continuare i miei sforzi di migliorarmi . Piansi molto , ma piuttosto su me stesso che sul disgraziato che correva senza pace per la sua camera . Quando mi levai , Maria andò a coricarsi ed io restai accanto a mio padre insieme all ' infermiere . Ero abbattuto e stanco ; mio padre piú irrequieto che mai . Fu allora che avvenne la scena terribile che non dimenticherò mai e che gettò lontano lontano la sua ombra , che offuscò ogni mio coraggio , ogni mia gioia . Per dimenticarne il dolore , fu d ' uopo che ogni mio sentimento fosse affievolito dagli anni . L ' infermiere mi disse : - Come sarebbe bene se riuscissimo di tenerlo a letto . Il dottore vi dà tanta importanza ! Fino a quel momento io ero rimasto adagiato sul sofà . Mi levai e andai al letto ove , in quel momento , ansante piú che mai , l ' ammalato s ' era coricato . Ero deciso : avrei costretto mio padre di restare almeno per mezz ' ora nel riposo voluto dal medico . Non era questo il mio dovere ? Subito mio padre tentò di ribaltarsi verso la sponda del letto per sottrarsi alla mia pressione e levarsi . Con mano vigorosa poggiata sulla sua spalla , gliel ' impedii mentre a voce alta e imperiosa gli comandavo di non moversi . Per un breve istante , terrorizzato , egli obbedí . Poi esclamò : - Muoio ! E si rizzò . A mia volta , subito spaventato dal suo grido , rallentai la pressione della mia mano . Perciò egli poté sedere sulla sponda del letto proprio di faccia a me . Io penso che allora la sua ira fu aumentata al trovarsi - sebbene per un momento solo - impedito nei movimenti e gli parve certo ch ' io gli togliessi anche l ' aria di cui aveva tanto bisogno , come gli toglievo la luce stando in piedi contro di lui seduto . Con uno sforzo supremo arrivò a mettersi in piedi , alzò la mano alto alto , come se avesse saputo ch ' egli non poteva comunicarle altra forza che quella del suo peso e la lasciò cadere sulla mia guancia . Poi scivolò sul letto e di là sul pavimento . Morto ! Non lo sapevo morto , ma mi si contrasse il cuore dal dolore della punizione ch ' egli , moribondo , aveva voluto darmi . Con l ' aiuto di Carlo lo sollevai e lo riposi in letto . Piangendo , proprio come un bambino punito , gli gridai nell ' orecchio : - Non è colpa mia ! Fu quel maledetto dottore che voleva obbligarti di star sdraiato ! Era una bugia . Poi , ancora come un bambino , aggiunsi la promessa di non farlo piú : - Ti lascerò movere come vorrai . L ' infermiere disse : - È morto . Dovettero allontanarmi a viva forza da quella stanza . Egli era morto ed io non potevo piú provargli la mia innocenza ! Nella solitudine tentai di riavermi . Ragionavo : era escluso che mio padre , ch ' era sempre fuori di sensi , avesse potuto risolvere di punirmi e dirigere la sua mano con tanta esattezza da colpire la mia guancia . Come sarebbe stato possibile di avere la certezza che il mio ragionamento era giusto ? Pensai persino di dirigermi a Coprosich . Egli , quale medico , avrebbe potuto dirmi qualche cosa sulle capacità di risolvere e agire di un moribondo . Potevo anche essere stato vittima di un atto provocato da un tentativo di facilitarsi la respirazione ! Ma col dottor Coprosich non parlai . Era impossibile di andar a rivelare a lui come mio padre si fosse congedato da me . A lui , che m ' aveva già accusato di aver mancato di affetto per mio padre ! Fu un ulteriore grave colpo per me quando sentii che Carlo , l ' infermiere , in cucina , di sera , raccontava a Maria : - Il padre alzò alto alto la mano e con l ' ultimo suo atto picchiò il figliuolo . - Egli lo sapeva e perciò Coprosich l ' avrebbe risaputo . Quando mi recai nella stanza mortuaria , trovai che avevano vestito il cadavere . L ' infermiere doveva anche avergli ravviata la bella , bianca chioma . La morte aveva già irrigidito quel corpo che giaceva superbo e minaccioso . Le sue mani grandi , potenti , ben formate , erano livide , ma giacevano con tanta naturalezza che parevano pronte ad afferrare e punire . Non volli , non seppi piú rivederlo . Poi , al funerale , riuscii a ricordare mio padre debole e buono come l ' avevo sempre conosciuto dopo la mia infanzia e mi convinsi che quello schiaffo che m ' era stato inflitto da lui moribondo , non era stato da lui voluto . Divenni buono , buono e il ricordo di mio padre s ' accompagnò a me , divenendo sempre piú dolce . Fu come un sogno delizioso : eravamo oramai perfettamente d ' accordo , io divenuto il piú debole e lui il piú forte . Ritornai e per molto tempo rimasi nella religione della mia infanzia . Immaginavo che mio padre mi sentisse e potessi dirgli che la colpa non era stata mia , ma del dottore . La bugia non aveva importanza perché egli oramai intendeva tutto ed io pure . E per parecchio tempo i colloqui con mio padre continuarono dolci e celati come un amore illecito , perché io dinanzi a tutti continuai a ridere di ogni pratica religiosa , mentre è vero - e qui voglio confessarlo - che io a qualcuno giornalmente e ferventemente raccomandai l ' anima di mio padre . È proprio la religione vera quella che non occorre professare ad alta voce per averne il conforto di cui qualche volta - raramente - non si può fare a meno . 5 . Matrimonio Nella mente di un giovine di famiglia borghese il concetto di vita umana s ' associa a quello della carriera e nella prima gioventú la carriera è quella di Napoleone I . Senza che perciò si sogni di diventare imperatore perché si può somigliare a Napoleone restando molto ma molto piú in basso . La vita piú intensa è raccontata in sintesi dal suono piú rudimentale , quello dell ' onda del mare , che , dacché si forma , muta ad ogni istante finché non muore ! M ' aspettavo perciò anch ' io di divenire e disfarmi come Napoleone e l ' onda . La mia vita non sapeva fornire che una nota sola senz ' alcuna variazione , abbastanza alta e che taluni m ' invidiano , ma orribilmente tediosa . I miei amici mi conservarono durante tutta la mia vita la stessa stima e credo che neppur io , dacché son giunto all ' età della ragione , abbia mutato di molto il concetto che feci di me stesso . Può perciò essere che l ' idea di sposarmi mi sia venuta per la stanchezza di emettere e sentire quell ' unica nota . Chi non l ' ha ancora sperimentato crede il matrimonio piú importante di quanto non sia . La compagna che si sceglie rinnoverà , peggiorando o migliorando , la propria razza nei figli , ma madre natura che questo vuole e che per via diretta non saprebbe dirigerci , perché in allora ai figli non pensiamo affatto , ci dà a credere che dalla moglie risulterà anche un rinnovamento nostro , ciò ch ' è un ' illusione curiosa non autorizzata da alcun testo . Infatti si vive poi uno accanto all ' altro , immutati , salvo che per una nuova antipatia per chi è tanto dissimile da noi o per un ' invidia per chi a noi è superiore . Il bello si è che la mia avventura matrimoniale esordí con la conoscenza del mio futuro suocero e con l ' amicizia e l ' ammirazione che gli dedicai prima che avessi saputo ch ' egli era il padre di ragazze da marito . Perciò è evidente che non fu una risoluzione quella che mi fece procedere verso la mèta ch ' io ignoravo . Trascurai una fanciulla che per un momento avrei creduto facesse al caso mio e restai attaccato al mio futuro suocero . Mi verrebbe voglia di credere anche nel destino . Il desiderio di novità che c ' era nel mio animo veniva soddisfatto da Giovanni Malfenti ch ' era tanto differente da me e da tutte le persone di cui io fino ad allora avevo ricercato la compagnia e l ' amicizia . Io ero abbastanza còlto essendo passato attraverso due facoltà universitarie eppoi per la mia lunga inerzia , ch ' io credo molto istruttiva . Lui , invece , era un grande negoziante , ignorante ed attivo . Ma dalla sua ignoranza gli risultava forza e serenità ed io m ' incantavo a guardarlo , invidiandolo . Il Malfenti aveva allora circa cinquant ' anni , una salute ferrea , un corpo enorme alto e grosso del peso di un quintale e piú . Le poche idee che gli si movevano nella grossa testa erano svolte da lui con tanta chiarezza , sviscerate con tale assiduità , applicate evolvendole ai tanti nuovi affari di ogni giorno , da divenire sue parti , sue membra , suo carattere . Di tali idee io ero ben povero e m ' attaccai a lui per arricchire . Ero venuto al Tergesteo per consiglio dell ' Olivi che mi diceva sarebbe stato un buon esordio alla mia attività commerciale frequentare la Borsa e che da quel luogo avrei anche potuto procurargli delle utili notizie . M ' assisi a quel tavolo al quale troneggiava il mio futuro suocero e di là non mi mossi piú , sembrandomi di essere arrivato ad una vera cattedra commerciale , quale la cercavo da tanto tempo . Egli presto s ' accorse della mia ammirazione e vi corrispose con un ' amicizia che subito mi parve paterna . Che egli avesse saputo subito come le cose sarebbero andate a finire ? Quando , entusiasmato dall ' esempio della sua grande attività , una sera dichiarai di voler liberarmi dall ' Olivi e dirigere io stesso i miei affari , egli me ne sconsigliò e parve persino allarmato dal mio proposito . Potevo dedicarmi al commercio , ma dovevo tenermi sempre solidamente legato all ' Olivi ch ' egli conosceva . Era dispostissimo ad istruirmi , ed anzi annotò di propria mano nel mio libretto tre comandamenti ch ' egli riteneva bastassero per far prosperare qualunque ditta : 1 . Non occorre saper lavorare , ma chi non sa far lavorare gli altri perisce . 2 . Non c ' è che un solo grande rimorso , quello di non aver saputo fare il proprio interesse . 3 . In affari la teoria è utilissima , ma è adoperabile solo quando l ' affare è stato liquidato . Io so questi e tanti altri teoremi a mente , ma a me non giovarono . Quando io ammiro qualcuno , tento immediatamente di somigliargli . Copiai anche il Malfenti . Volli essere e mi sentii molto astuto . Una volta anzi sognai d ' essere piú furbo di lui . Mi pareva di aver scoperto un errore nella sua organizzazione commerciale : volli dirglielo subito per conquistarmi la sua stima . Un giorno al tavolo del Tergesteo l ' arrestai quando , discutendo di un affare , stava dando della bestia ad un suo interlocutore . L ' avvertii ch ' io trovavo ch ' egli sbagliava di proclamare con tutti la sua furberia . Il vero furbo , in commercio , secondo me , doveva fare in modo di apparire melenso . Egli mi derise . La fama di furberia era utilissima . Intanto molti venivano a prender consiglio da lui e gli portavano delle notizie fresche mentre lui dava loro dei consigli utilissimi confermati da un ' esperienza raccolta dal Medio Evo in poi . Talvolta egli aveva l ' opportunità di aver insieme alle notizie anche la possibilità di vendere delle merci . Infine - e qui si mise ad urlare perché gli parve d ' aver trovato finalmente l ' argomento che doveva convincermi - per vendere o per comperare vantaggiosamente , tutti si rivolgevano al piú furbo . Dal melenso non potevano sperare altro fuorché indurlo a sacrificare ogni suo beneficio , ma la sua merce era sempre piú cara di quella del furbo , perché egli era stato già truffato al momento dell ' acquisto . Io ero la persona piú importante per lui a quel tavolo . Mi confidò suoi segreti commerciali ch ' io mai tradii . La sua fiducia era messa benissimo , tant ' è vero che poté ingannarmi due volte , quand ' ero già divenuto suo genero . La prima volta la sua accortezza mi costò bensí del denaro , ma fu l ' Olivi ad esser l ' ingannato e perciò io non mi dolsi troppo . L ' Olivi m ' aveva mandato da lui per averne accortamente delle notizie e le ebbe . Le ebbe tali che non me la perdonò piú e quando aprivo la bocca per dargli un ' informazione , mi domandava : “ Da chi l ' avete avuta ? Da vostro suocero ? ” . Per difendermi dovetti difendere Giovanni e finii col sentirmi piuttosto l ' imbroglione che l ' imbrogliato . Un sentimento gradevolissimo . Ma un ' altra volta feci proprio io la parte dell ' imbecille , ma neppure allora seppi nutrire del rancore per mio suocero . Egli provocava ora la mia invidia ed ora la mia ilarità . Vedevo nella mia disgrazia l ' esatta applicazione dei suoi principii ch ' egli giammai m ' aveva spiegati tanto bene . Trovò anche il modo di riderne con me , mai confessando di avermi ingannato e asserendo di dover ridere dell ' aspetto comico della mia disdetta . Una sola volta egli confessò di avermi giocato quel tiro e ciò fu alle nozze di sua figlia Ada ( non con me ) dopo di aver bevuto dello sciampagna che turbò quel grosso corpo abbeverato di solito da acqua pura . Allora egli raccontò il fatto , urlando per vincere l ' ilarità che gl ' impediva la parola : - Capita dunque quel decreto ! Abbattuto sto facendo il calcolo di quanto mi costi . In quel momento entra mio genero . Mi dichiara che vuol dedicarsi al commercio . “ Ecco una bella occasione ” , gli dico . Egli si precipita sul documento per firmare temendo che l ' Olivi potesse arrivare in tempo per impedirglielo e l ' affare è fatto . - Poi mi faceva delle grandi lodi : - Conosce i classici a mente . Sa chi ha detto questo e chi ha detto quello . Non sa però leggere un giornale ! Era vero ! Se avessi visto quel decreto apparso in luogo poco vistoso dei cinque giornali ch ' io giornalmente leggo , non sarei caduto in trappola . Avrei dovuto anche subito intendere quel decreto e vederne le conseguenze ciò che non era tanto facile perché con esso si riduceva il tasso di un dazio per cui la merce di cui si trattava veniva deprezzata . Il giorno dopo mio suocero smentí le sue confessioni . L ' affare in bocca sua riacquistava la fisonomia che aveva avuta prima di quella cena . - Il vino inventa , - diceva egli serenamente e restava acquisito che il decreto in questione era stato pubblicato due giorni dopo la conclusione di quell ' affare . Mai egli emise la supposizione che se avessi visto quel decreto avrei potuto fraintenderlo . Io ne fui lusingato , ma non era per gentilezza , ch ' egli mi risparmiasse , ma perché pensava che tutti leggendo i giornali ricordino i proprii interessi . Invece io , quando leggo un giornale , mi sento trasformato in opinione pubblica e vedendo la riduzione di un dazio ricordo Cobden e il liberismo . È un pensiero tanto importante che non resta altro posto per ricordare la mia merce . Una volta però m ' avvenne di conquistare la sua ammirazione e proprio per me , come sono e giaccio , ed anzi proprio per le mie qualità peggiori . Possedevamo io e lui da vario tempo delle azioni di una fabbrica di zucchero dalla quale si attendevano miracoli . Invece le azioni ribassavano , tenuemente , ma ogni giorno , e Giovanni , che non intendeva di nuotare contro corrente , si disfece delle sue e mi convinse di vendere le mie . Perfettamente d ' accordo , mi proposi di dare quell ' ordine di vendita al mio agente e intanto ne presi nota in un libretto che in quel torno di tempo avevo di nuovo istituito . Ma si sa che la tasca non si vede durante il giorno e cosí per varie sere ebbi la sorpresa di ritrovare nella mia quell ' annotazione al momento di coricarmi e troppo tardi perché mi servisse . Una volta gridai dal dispiacere e , per non dover dare troppe spiegazioni a mia moglie le dissi che m ' ero morsa la lingua . Un ' altra volta , stupito di tanta sbadataggine , mi morsi le mani . “ Occhio ai piedi , ora ! ” disse mia moglie ridendo . Poi non vi furono altri malanni perché vi ero abituato . Guardavo istupidito quel maledetto libretto troppo sottile per farsi percepire durante il giorno con la sua pressione e non ci pensavo piú sino alla sera appresso . Un giorno un improvviso acquazzone mi costrinse di rifugiarmi al Tergesteo . Colà trovai per caso il mio agente il quale mi raccontò che negli ultimi otto giorni il prezzo di quelle azioni s ' era quasi raddoppiato . - Ed io ora vendo ! - esclamai trionfalmente . Corsi da mio suocero il quale già sapeva dell ' aumento di prezzo di quelle azioni e si doleva di aver vendute le sue e un po ' meno di avermi indotto a vendere le mie . - Abbi pazienza ! - disse ridendo . - È la prima volta che perdi per aver seguito un mio consiglio . L ' altro affare non era risultato da un suo consiglio ma da una sua proposta ciò che , secondo lui , era molto differente . Io mi misi a ridere di gusto . - Ma io non ho mica seguito quel consiglio ! - Non mi bastava la fortuna e tentai di farmene un merito . Gli raccontai che le azioni sarebbero state vendute solo la dimane e , assumendo un ' aria d ' importanza , volli fargli credere che io avessi avuto delle notizie che avevo dimenticato di dargli e che m ' avevano indotto a non tener conto del suo consiglio . Torvo e offeso mi parlò senza guardarmi in faccia . - Quando si ha una mente come la tua non ci si occupa di affari . E quando capita di aver commessa una tale malvagità , non la si confessa . Hai da imparare ancora parecchie cose , tu . Mi spiacque d ' irritarlo . Era tanto piú divertente quand ' egli danneggiava me . Gli raccontai sinceramente com ' erano andate le cose . - Come vedi è proprio con una mente come la mia che bisogna dedicarsi agli affari . Subito rabbonito , rise con me : - Non è un utile quello che ricavi da tale affare ; è un indenizzo . Quella tua testa ti costò già tanto , ch ' è giusto ti rimborsi di una parte della tua perdita ! Non so perché mi fermai tanto a raccontare dei dissidi ch ' ebbi con lui e che sono tanto pochi . Io gli volli veramente bene , tant ' è vero che ricercai la sua compagnia ad onta che avesse l ' abitudine di urlare per pensare piú chiaramente . Il mio timpano sapeva sopportare le sue urla . Se le avesse gridate meno , quelle sue teorie immorali sarebbero state piú offensive e , se egli fosse stato educato meglio , la sua forza sarebbe sembrata meno importante . E ad onta ch ' io fossi tanto differente da lui , credo ch ' egli abbia corrisposto al mio con un affetto simile . Lo saprei con maggiore sicurezza se egli non fosse morto tanto presto . Continuò a darmi assiduamente delle lezioni dopo il mio matrimonio e le condí spesso di urla ed insolenze che io accettavo convinto di meritarle . Sposai sua figlia . Madre natura misteriosa mi diresse e si vedrà con quale violenza imperativa . Adesso io talvolta scruto le faccie dei miei figliuoli e indago se accanto al mento sottile mio , indizio di debolezza , accanto agli occhi di sogno miei , ch ' io loro tramandai , non vi sia in loro almeno qualche tratto della forza brutale del nonno ch ' io loro elessi . E alla tomba di mio suocero io piansi ad onta che anche l ' ultimo addio che mi diede non sia stato troppo affettuoso . Dal suo letto di morte mi disse che ammirava la mia sfacciata fortuna che mi permetteva di movermi liberamente mentre lui era crocifisso su quel letto . Io , stupito , gli domandai che cosa gli avessi fatto per fargli desiderare di vedermi malato . Ed egli mi rispose proprio cosí : - Se dando a te la mia malattia io potessi liberarmene , te la darei subito , magari raddoppiata ! Non ho mica le ubbie umanitarie che hai tu ! Non v ' era niente di offensivo : egli avrebbe voluto ripetere quell ' altro affare col quale gli era riuscito di caricarmi di una merce deprezzata . Poi anche qui c ' era stata la carezza perché a me non spiaceva di veder spiegata la mia debolezza con le ubbie umanitarie ch ' egli mi attribuiva . Alla sua tomba come a tutte quelle su cui piansi , il mio dolore fu dedicato anche a quella parte di me stesso che vi era sepolta . Quale diminuzione per me venir privato di quel mio secondo padre , ordinario , ignorante , feroce lottatore che dava risalto alla mia debolezza , la mia cultura , la mia timidezza . Questa è la verità : io sono un timido ! Non l ' avrei scoperto se non avessi qui studiato Giovanni . Chissà come mi sarei conosciuto meglio se egli avesse continuato a starmi accanto ! Presto m ' accorsi che al tavolo del Tergesteo , dove si divertiva a rivelarsi quale era e anche un poco peggiore , Giovanni s ' imponeva una riserva : non parlava mai di casa sua o soltanto quando vi era costretto , compostamente e con voce un poco piú dolce del solito . Portava un grande rispetto alla sua casa e forse non tutti coloro che sedevano a quel tavolo gli sembravano degni di saperne qualche cosa . Colà appresi soltanto che le sue quattro figliuole avevano tutti i nomi dall ' iniziale in a , una cosa praticissima , secondo lui , perché le cose su cui era impressa quell ' iniziale potevano passare dall ' una all ' altra , senz ' aver da subire dei mutamenti . Si chiamavano ( seppi subito a mente quei nomi ) : Ada , Augusta , Alberta e Anna . A quel tavolo si disse anche che tutt ' e quattro erano belle . Quell ' iniziale mi colpí molto piú di quanto meritasse . Sognai di quelle quattro fanciulle legate tanto bene insieme dal loro nome . Pareva fossero da consegnarsi in fascio . L ' iniziale diceva anche qualche cosa d ' altro . Io mi chiamo Zeno ed avevo perciò il sentimento che stessi per prendere moglie lontano dal mio paese . Fu forse un caso che prima di presentarmi in casa Malfenti io mi fossi liberato da un legame abbastanza antico con una donna che forse avrebbe meritato un trattamento migliore . Ma un caso che dà da pensare . La decisione a tale distacco fu presa per ragione ben lieve . Alla poverina era parso un bel sistema di legarmi meglio a lei , quello di rendermi geloso . Il sospetto invece bastò per indurmi ad abbandonarla definitivamente . Essa non poteva sapere che io allora ero invaso dall ' idea del matrimonio e che credevo di non poter contrarlo con lei , solo perché con lei la novità non mi sarebbe sembrata abbastanza grande . Il sospetto ch ' essa aveva fatto nascere in me ad arte era una dimostrazione della superiorità del matrimonio nel quale tali sospetti non devono sorgere . Quando quel sospetto di cui sentii presto l ' inconsistenza dileguò , ricordai anche ch ' essa spendeva troppo . Oggidí , dopo ventiquattr ' anni di onesto matrimonio , non sono piú di quel parere . Per essa fu una vera fortuna perché , pochi mesi dopo , fu sposata da persona molto abbiente ed ottenne l ' ambito mutamento prima di me . Non appena sposato , me la trovai in casa perché il marito era un amico di mio suocero . C ' incontrammo spesso , ma , per molti anni , finché fummo giovani , fra noi regnò il massimo riserbo e mai si fece allusione al passato . L ' altro giorno ella mi domandò a bruciapelo , con la sua faccia incorniciata da capelli grigi giovanilmente arrossata : - Perché mi abbandonaste ? Io fui sincero perché non ebbi il tempo necessario per confezionare una bugia : - Non lo so piú , ma ignoro anche tante altre cose della mia vita . - A me dispiace , - ella disse e già m ' inchinavo al complimento che cosí mi prometteva . - Nella vecchiaia mi sembrate un uomo molto divertente . - Mi rizzai con uno sforzo . Non era il caso di ringraziare . Un giorno appresi che la famiglia Malfenti era ritornata in città da un viaggio di piacere abbastanza prolungato seguito al soggiorno estivo in campagna . Non arrivai a fare alcun passo per essere introdotto in quella casa perché Giovanni mi prevenne . Mi fece vedere la lettera di un suo amico intimo che domandava mie nuove : Era stato mio compagno di studii costui e gli avevo voluto molto bene finché l ' avevo creduto destinato a divenire un grande chimico . Ora , invece , di lui non m ' importava proprio niente perché s ' era trasformato in un grande commerciante in concimi ed io come tale non lo conoscevo affatto . Giovanni m ' invitò a casa sua proprio perché ero l ' amico di quel suo amico e , - si capisce , - io non protestai affatto . Quella prima visita io la ricordo come se l ' avessi fatta ieri . Era un pomeriggio fosco e freddo d ' autunno ; e ricordo persino il sollievo che mi derivò dal liberarmi del soprabito nel tepore di quella casa . Stavo proprio per arrivare in porto . Ancora adesso sto ammirando tanta cecità che allora mi pareva chiaroveggenza . Correvo dietro alla salute , alla legittimità . Sta bene che in quell ' iniziale a erano racchiuse quattro fanciulle , ma tre di loro sarebbero state eliminate subito e in quanto alla quarta anch ' essa avrebbe subito un esame severo . Giudice severissimo sarei stato . Ma intanto non avrei saputo dire le qualità che avrei domandate da lei e quelle che avrei abbominate . Nel salotto elegante e vasto fornito di mobili in due stili differenti , di cui uno Luigi XIV e l ' altro veneziano ricco di oro impresso anche sui cuoi , diviso dai mobili in due parti , come allora si usava , trovai la sola Augusta che leggeva accanto ad una finestra . Mi diede la mano , sapeva il mio nome e arrivò a dirmi ch ' ero atteso perché il suo babbo aveva preavvisata la mia visita . Poi corse via a chiamare la madre . Ecco che delle quattro fanciulle dalla stessa iniziale una ne moriva in quanto mi riguardava . Come avevano fatto a dirla bella ? La prima cosa che in lei si osservava era lo strabismo tanto forte che , ripensando a lei dopo di non averla vista per qualche tempo , la personificava tutta . Aveva poi dei capelli non molto abbondanti , biondi , ma di un colore fosco privo di luce e la figura intera non disgraziata , pure un po ' grossa per quell ' età . Nei pochi istanti in cui restai solo pensai : “ Se le altre tre somigliano a questa ! .. ” Poco dopo il gruppo delle fanciulle si ridusse a due . Una di esse , ch ' entrò con la mamma , non aveva che otto anni . Carina quella bambina dai capelli inanellati , luminosi , lunghi e sciolti sulle spalle ! Per la sua faccia pienotta e dolce pareva un ' angioletta pensierosa ( finché stava zitta ) di quel pensiero come se lo figurava Raffaello Sanzio . Mia suocera ... Ecco ! Anch ' io provo un certo ritegno a parlarne con troppa libertà ! Da molti anni io le voglio bene perché è mia madre , ma sto raccontando una vecchia storia nella quale essa non figurò quale mia amica e intendo di non rivolgerle neppure in questo fascicolo , ch ' essa mai vedrà , delle parole meno che rispettose . Del resto il suo intervento fu tanto breve che avrei potuto anche dimenticarlo : Un colpetto al momento giusto , non piú forte di quanto occorse per farmi perdere il mio equilibrio labile . Forse l ' avrei perduto anche senza il suo intervento , eppoi chissà se essa volle proprio quello che avvenne ? È tanto bene educata che non può capitarle come al marito di bere troppo per rivelarmi i miei affari . Infatti mai le accadde nulla di simile e perciò io sto raccontando una storia che non conosco bene ; non so cioè se sia dovuta alla sua furberia o alla mia bestialità ch ' io abbia sposata quella delle sue figliuole ch ' io non volevo . Intanto posso dire che all ' epoca di quella mia prima visita mia suocera era tuttavia una bella donna . Era elegante anche per il suo modo di vestire di un lusso poco appariscente . Tutto in lei era mite e intonato . Avevo cosí nei miei stessi suoceri un esempio d ' integrazione fra marito e moglie quale io la sognavo . Erano stati felicissimi insieme , lui sempre vociando e lei sorridendo di un sorriso che nello stesso tempo voleva dire consenso e compatimento . Essa amava il suo grosso uomo ed egli deve averla conquistata e conservata a furia di buoni affari . Non l ' interesse , ma una vera ammirazione la legava a lui , un ' ammirazione cui io partecipavo e che perciò facilmente intendevo . Tanta vivacità messa da lui in un ambito tanto ristretto , una gabbia in cui non v ' era altro che una merce e due nemici ( i due contraenti ) ove nascevano e si scoprivano sempre delle nuove combinazioni e relazioni , animava meravigliosamente la vita . Egli le raccontava tutti i suoi affari e lei era tanto bene educata da non dare mai dei consigli perché avrebbe temuto di fuorviarlo . Egli sentiva il bisogno di tale muta assistenza e talvolta correva a casa a monologare nella convinzione di andar a prendere consiglio dalla moglie . Non fu una sorpresa per me quando appresi ch ' egli la tradiva , ch ' essa lo sapeva e che non gliene serbava rancore . Io ero sposato da un anno allorché un giorno Giovanni , turbatissimo , mi raccontò che aveva smarrita una lettera di cui molto gl ' importava e volle rivedere delle carte che m ' aveva consegnate sperando di ritrovarla fra quelle . Invece , pochi giorni appresso , tutto lieto , mi raccontò che l ' aveva ritrovata nel proprio portafogli . “ Era di una donna ? ” domandai io , e lui accennò di sí con la testa , vantandosi della sua buona fortuna . Poi io , per difendermi , un giorno in cui m ' accusavano di aver perdute delle carte , dissi a mia moglie e a mia suocera che non potevo avere la fortuna del babbo cui le carte ritornavano da sole al portafogli . Mia suocera si mise a ridere tanto di gusto ch ' io non dubitai che quella carta non fosse stata rimessa a posto proprio da lei . Evidentemente nella loro relazione ciò non aveva importanza . Ognuno fa all ' amore come sa e il loro , secondo me , non ne era il modo piú stupido . La signora m ' accolse con grande gentilezza . Si scusò di dover tenere con sé la piccola Anna che aveva il suo quarto d ' ora in cui non si poteva lasciarla con altri . La bambina mi guardava studiandomi con gli occhi serii . Quando Augusta ritornò e s ' assise su un piccolo sofà posto dirimpetto a quello su cui eravamo io e la signora Malfenti , la piccina andò a coricarsi in grembo alla sorella donde m ' osservò per tutto il tempo con una perseveranza che mi divertí finché non seppi quali pensieri si movessero in quella piccola testa . La conversazione non fu subito molto divertente . La signora , come tutte le persone bene educate , era abbastanza noiosa ad un primo incontro . Mi domandava anche troppe notizie dell ' amico che si fingeva m ' avesse introdotto in quella casa e di cui io non ricordavo neppure il nome di battesimo . Entrarono finalmente Ada e Alberta . Respirai : erano belle ambedue e portavano in quel salotto la luce che fino ad allora vi aveva mancato . Ambedue brune e alte e slanciate , ma molto differenti l ' una dall ' altra . Non era una scelta difficile quella che avevo da fare . Alberta aveva allora non piú di diciasett ' anni . Come la madre essa aveva - benché bruna - la pelle rosea e trasparente , ciò che aumentava l ' infantilità del suo aspetto . Ada , invece , era già una donna con i suoi occhi serii in una faccia che per essere meglio nivea era un poco azzurra e la sua capigliatura ricca , ricciuta , ma accomodata con grazia e severità . È difficile di scoprire le origini miti di un sentimento divenuto poi tanto violento , ma io sono certo che da me mancò il cosidetto coup de foudre per Ada . Quel colpo di fulmine , però , fu sostituito dalla convinzione ch ' ebbi immediatamente che quella donna fosse quella di cui abbisognavo e che doveva addurmi alla salute morale e fisica per la santa monogamia . Quando vi ripenso resto sorpreso che sia mancato quel colpo di fulmine e che vi sia stata invece quella convinzione . È noto che noi uomini non cerchiamo nella moglie le qualità che adoriamo e disprezziamo nell ' amante . Sembra dunque ch ' io non abbia subito vista tutta la grazia e tutta la bellezza di Ada e che mi sia invece incantato ad ammirare altre qualità ch ' io le attribuii di serietà e anche di energia , insomma , un po ' mitigate , le qualità ch ' io amavo nel padre suo . Visto che poi credetti ( come credo ancora ) di non essermi sbagliato e che tali qualità Ada da fanciulla avesse possedute , posso ritenermi un buon osservatore ma un buon osservatore alquanto cieco . Quella prima volta io guardai Ada con un solo desiderio : quello di innamorarmene perché bisognava passare per di là per sposarla . Mi vi accinsi con quell ' energia ch ' io sempre dedico alle mie pratiche igieniche . Non so dire quando vi riuscii ; forse già nel tempo relativamente piccolo di quella prima visita . Giovanni doveva aver parlato molto di me alle figliuole sue . Esse sapevano , fra altro , ch ' ero passato nei miei studii dalla facoltà di legge a quella di chimica per ritornare - pur troppo ! - alla prima . Cercai di spiegare : era certo che quando ci si rinchiudeva in una facoltà , la parte maggiore dello scibile restava coperta dall ' ignoranza . E dicevo : - Se ora su di me non incombesse la serietà della vita , - e non dissi che tale serietà io la sentivo da poco tempo , dacché avevo risolto di sposarmi - io sarei passato ancora di facoltà in facoltà . Poi , per far ridere , dissi ch ' era curioso ch ' io abbandonassi una facoltà proprio al momento di dare gli esami . - Era un caso - dicevo col sorriso di chi vuol far credere che stia dicendo una bugia . E invece era vero ch ' io avevo cambiato di studii nelle piú varie stagioni . Partii cosí alla conquista di Ada e continuai sempre nello sforzo di farla ridere di me e alle spalle mie dimenticando ch ' io l ' avevo prescelta per la sua serietà . Io sono un po ' bizzarro , ma a lei dovetti apparire veramente squilibrato . Non tutta la colpa è mia e lo si vede dal fatto che Augusta e Alberta , ch ' io non avevo prescelte , mi giudicarono altrimenti . Ma Ada , che proprio allora era tanto seria da girare intorno i begli occhi alla ricerca dell ' uomo ch ' essa avrebbe ammesso nel suo nido , era incapace di amare la persona che la faceva ridere . Rideva , rideva a lungo , troppo a lungo e il suo riso copriva di un aspetto ridicolo la persona che l ' aveva provocato . La sua era una vera inferiorità e doveva finire col danneggiarla , ma danneggiò prima me . Se avessi saputo tacere a tempo forse le cose sarebbero andate altrimenti . Intanto le avrei lasciato il tempo perché parlasse lei , mi si rivelasse e potessi guardarmene . Le quattro fanciulle erano sedute sul piccolo sofà sul quale stavano a stento ad onta che Anna sedesse sulle ginocchia di Augusta . Erano belle cosí insieme . Lo constatai con un ' intima soddisfazione vedendo ch ' ero avviato magnificamente all ' ammirazione e all ' amore . Veramente belle ! Il colore sbiadito di Augusta serviva a dare rilievo al color bruno delle capigliature delle altre . Io avevo parlato dell ' Università e Alberta , che stava facendo il penultimo anno del ginnasio , raccontò dei suoi studii . Si lamentò che il latino le riusciva molto difficile . Dissi di non meravigliarmene perché era una lingua che non faceva per le donne , tanto ch ' io pensavo che già dagli antichi romani le donne avessero parlato l ' italiano . Invece per me - asserii - il latino aveva rappresentata la materia prediletta . Poco dopo però commisi la leggerezza di fare una citazione latina che Alberta dovette correggermi . Un vero infortunio ! Io non vi diedi importanza e avvertii Alberta che quando essa avesse avuto dietro di sé una diecina di semestri d ' Università , anche lei avrebbe dovuto guardarsi dal fare citazioni latine . Ada che recentemente era stata col padre per qualche mese in Inghilterra , raccontò che in quel paese molte fanciulle sapevano il latino . Poi sempre con la sua voce seria , aliena da ogni musicalità , un po ' piú bassa di quella che si sarebbe aspettata dalla sua gentile personcina , raccontò che le donne in Inghilterra erano tutt ' altra cosa che da noi . S ' associavano per scopi di beneficenza , religiosi o anche economici . Ada veniva spinta a parlare dalle sorelle che volevano riudire quelle cose che apparivano meravigliose a fanciulle della nostra città in quell ' epoca . E , per compiacerle , Ada raccontò di quelle donne presidentesse , giornaliste , segretarie e propagandiste politiche che salivano il pulpito per parlare a centinaia di persone senz ' arrossire e senza confondersi quando venivano interrotte o vedevano confutati i loro argomenti . Diceva semplicemente , con poco colore , senz ' alcuna intenzione di far meravigliare o ridere . Io amavo la sua parola semplice , io , che come aprivo la bocca svisavo cose o persone perché altrimenti mi sarebbe sembrato inutile di parlare . Senz ' essere un oratore , avevo la malattia della parola . La parola doveva essere un avvenimento a sé per me e perciò non poteva essere imprigionata da nessun altro avvenimento . Ma io avevo uno speciale odio per la perfida Albione e lo manifestai senza temere di offendere Ada che del resto non aveva manifestato né odio né amore per l ' Inghilterra . Io vi avevo trascorso alcuni mesi , ma non vi avevo conosciuto alcun inglese di buona società visto che avevo smarrite in viaggio alcune lettere di presentazione ottenute da amici d ' affari di mio padre . A Londra perciò avevo praticato solo alcune famiglie francesi ed italiane e finito col pensare che tutte le persone dabbene in quella città provenissero dal continente . La mia conoscenza dell ' inglese era molto limitata . Con l ' aiuto degli amici potei tuttavia intendere qualche cosa della vita di quegl ' isolani e sopra tutto fui informato della loro antipatia per tutti i non inglesi . Descrissi alle fanciulle il sentimento poco gradevole che mi veniva dal soggiorno in mezzo a nemici . Avrei però resistito e sopportata l ' Inghilterra per quei sei mesi che mio padre e l ' Olivi volevano infliggermi acciocché studiassi il commercio inglese ( in cui intanto non m ' imbattei mai perché pare si faccia in luoghi reconditi ) se non mi fosse toccata un ' avventura sgradevole . Ero andato da un libraio a cercare un vocabolario . In quel negozio , sul banco , riposava sdraiato un grosso , magnifico gatto àngora che proprio attirava le carezze sul soffice pelo . Ebbene ! Solo perché dolcemente l ' accarezzai , esso proditoriamente m ' assaltò e mi graffiò malamente le mani . Da quel momento non seppi piú sopportare l ' Inghilterra e il giorno appresso mi trovavo a Parigi . Augusta , Alberta e anche la signora Malfenti risero di cuore . Ada invece era stupita e credeva di avere frainteso . Era stato almeno il libraio stesso che m ' aveva offeso e graffiato ? Dovetti ripetermi , ciò ch ' è noioso perché si ripete male . Alberta , la dotta , volle aiutarmi : - Anche gli antichi si lasciavano dirigere nelle loro decisioni dai movimenti degli animali . Non accettai l ' aiuto . Il gatto inglese non s ' era mica atteggiato ad oracolo ; aveva agito da fato ! Ada , coi grandi occhi spalancati , volle delle altre spiegazioni : - E il gatto rappresentò per voi l ' intero popolo inglese ? Com ' ero sfortunato ! Per quanto vera , quell ' avventura a me era parsa istruttiva e interessante come se a scopi precisi fosse stata inventata . Per intenderla non bastava ricordare che in Italia dove conosco ed amo tanta gente , l ' azione di quel gatto non avrebbe potuto assurgere a tale importanza ? Ma io non dissi questo e dissi invece : - È certo che nessun gatto italiano sarebbe capace di una tale azione . Ada rise a lungo , molto a lungo . Mi parve persino troppo grande il mio successo perché m ' immiserii e immiserii la mia avventura con ulteriori spiegazioni : - Lo stesso libraio fu stupito del contegno del gatto che con tutti gli altri si comportava bene . L ' avventura toccò a me perché ero io o forse perché ero italiano . It was really disgusting e dovetti fuggire . Qui avvenne qualche cosa che pur avrebbe dovuto avvisarmi e salvarmi . La piccola Anna che fino ad allora era rimasta immota ad osservarmi , a gran voce si diede ad esprimere il sentimento di Ada . Gridò : - È vero ch ' è pazzo , pazzo del tutto ? La signora Malfenti la minacciò : - Vuoi stare zitta ? Non ti vergogni d ' ingerirti nei discorsi dei grandi ? La minaccia fece peggio . Anna gridò : - È pazzo ! Parla coi gatti ! Bisognerebbe procurarsi subito delle corde per legarlo ! Augusta , rossa dal dispiacere , si alzò e la portò via ammonendola e domandandomi nello stesso tempo scusa . Ma ancora alla porta la piccola vipera poté fissarmi negli occhi , farmi una brutta smorfia e gridarmi . - Vedrai che ti legheranno ! Ero stato assaltato tanto impensatamente che non subito seppi trovare il modo di difendermi . Mi sentii però sollevato all ' accorgermi che anche Ada era dispiacente di veder dare espressione a quel modo al suo proprio sentimento . L ' impertinenza della piccina ci riavvicinava . Raccontai ridendo di cuore ch ' io a casa possedevo un certificato regolarmente bollato che attestava in tutte le forme la mia sanità di mente . Cosí appresero del tiro che avevo giocato al mio vecchio padre . Proposi di produrre quel certificato alla piccola Annuccia . Quando accennai di andarmene non me lo permisero . Volevano che prima dimenticassi i graffi inflittimi da quell ' altro gatto . Mi trattennero con loro , offrendomi una tazza di tè . È certo ch ' io oscuramente sentii subito che per esser gradito da Ada avrei dovuto essere un po ' differente di quanto ero ; pensai che mi sarebbe stato facile di divenire quale essa mi voleva . Si continuò a parlare della morte di mio padre e a me parve che rivelando il grande dolore che tuttavia mi pesava , la seria Ada avrebbe potuto sentirlo con me . Ma subito , nello sforzo di somigliarle , perdetti la mia naturalezza e perciò da lei - come si vide subito - m ' allontanai . Dissi che il dolore per una simile perdita era tale che se io avessi avuto dei figliuoli avrei cercato di fare in modo che m ' amassero meno per risparmiare loro piú tardi di soffrire tanto per la mia dipartita . Fui un poco imbarazzato quando mi domandarono in qual modo mi sarei comportato per raggiungere tale scopo . Maltrattarli e picchiarli ? Alberta , ridendo , disse : - Il mezzo piú sicuro sarebbe di ucciderli . Vedevo che Ada era animata dal desiderio di non spiacermi . Perciò esitava ; ma ogni suo sforzo non poteva condurla oltre l ' esitazione . Poi disse che vedeva ch ' era per bontà ch ' io pensavo di organizzare cosí la vita dei miei figliuoli , ma che non le pareva giusto di vivere per prepararsi alla morte . M ' ostinai e asserii che la morte era la vera organizzatrice della vita . Io sempre alla morte pensavo e perciò non avevo che un solo dolore : La certezza di dover morire . Tutte le altre cose divenivano tanto poco importanti che per esse non avevo che un lieto sorriso o un riso altrettanto lieto . M ' ero lasciato trascinare a dire delle cose ch ' erano meno vere , specie trovandomi con lei , una parte della mia vita già tanto importante . In verità io credo di averle parlato cosí per il desiderio di farle sapere ch ' io ero un uomo tanto lieto . Spesso la lietezza m ' aveva favorito con le donne . Pensierosa ed esitante , essa mi confessò che non amava uno stato d ' animo simile . Diminuendo il valore della vita , si rendeva questa anche piú pericolante di quanto madre natura avesse voluto . Veramente ella m ' aveva detto che non facevo per lei , ma ero tuttavia riuscito a renderla esitante e pensierosa e mi parve un successo . Alberta citò un filosofo antico che doveva somigliarmi nell ' interpretazione della vita e Augusta disse che il riso era una gran bella cosa . Anche suo padre ne era ricco . - Perché gli piacciono i buoni affari - disse la signora Malfenti ridendo . Interruppi finalmente quella visita memoranda . Non v ' è niente di piú difficile a questo mondo che di fare un matrimonio proprio come si vuole . Lo si vede dal caso mio ove la decisione di sposarmi aveva preceduto di tanto la scelta della fidanzata . Perché non andai a vedere tante e tante ragazze prima di sceglierne una ? No ! Pareva proprio mi fosse spiaciuto di vedere troppe donne e non volli faticare . Scelta la fanciulla , avrei anche potuto esaminarla un po ' meglio e accertarmi almeno ch ' essa sarebbe stata disposta di venirmi incontro a mezza strada come si usa nei romanzi d ' amore a conclusione felice . Io , invece , elessi la fanciulla dalla voce tanto grave e dalla capigliatura un po ' ribelle , ma assettata severamente e pensai che , tanto seria , non avrebbe rifiutato un uomo intelligente , non brutto , ricco e di buona famiglia come ero io . Già alle prime parole che scambiammo sentii qualche stonatura , ma la stonatura è la via all ' unisono . Devo anzi confessare che pensai : “ Ella deve rimanere quale è , poiché cosí mi piace e sarò io che mi cambierò se essa lo vorrà ” . In complesso ero ben modesto perché è certamente piú facile di mutare sé stesso che non di rieducare altri . Dopo brevissimo tempo la famiglia Malfenti divenne il centro della mia vita . Ogni sera la passavo con Giovanni che , dopo che m ' aveva introdotto in casa sua , s ' era fatto con me anche piú affabile e intimo . Fu tale affabilità che mi rese invadente . Dapprima feci visita alle sue signore una volta alla settimana , poi piú volte e finii coll ' andare in casa sua ogni giorno a passarci varie ore del pomeriggio . Per insediarmi in quella casa non mancarono pretesti ed io credo di non sbagliare asserendo che mi fossero anche offerti . Portai talvolta con me il mio violino e passai qualche poco di musica con Augusta , la sola che in quella casa sonasse il piano . Era male che Ada non sonasse , poi era male che io sonassi tanto male il violino e malissimo che Augusta non fosse una grande musicista . Di ogni sonata io ero obbligato di eliminare qualche periodo perché troppo difficile , col pretesto non vero di non aver toccato il violino da troppo tempo . Il pianista è quasi sempre superiore al dilettante violinista e Augusta aveva una tecnica discreta , ma io , che sonavo tanto peggio di lei , non sapevo dirmene contento e pensavo : “ Se sapessi sonare come lei , come sonerei meglio ! ” Intanto ch ' io giudicavo Augusta , gli altri giudicavano me e , come appresi piú tardi , non favorevolmente . Poi Augusta avrebbe volentieri ripetute le nostre sonate , ma io m ' accorsi che Ada vi si annoiava e perciò finsi piú volte di aver dimenticato il violino a casa . Augusta allora non ne parlò piú . Purtroppo io non vivevo solo con Ada le ore che passavo in quella casa . Essa ben presto m ' accompagnò il giorno intero . Era la donna da me prescelta , era perciò già mia ed io l ' adornai di tutti i sogni perché il premio della vita m ' apparisse piú bello . L ' adornai , le prestai tutte le tante qualità di cui sentivo il bisogno e che a me mancavano , perché essa doveva divenire oltre che la mia compagna anche la mia seconda madre che m ' avrebbe addotto a una vita intera , virile , di lotta , e di vittoria . Nei miei sogni anche fisicamente l ' abellíi prima di consegnarla ad altri . In realtà io nella mia vita corsi dietro a molte donne e molte di esse si lasciarono anche raggiungere . Nel sogno le raggiunsi tutte . Naturalmente non le abbellisco alterandone i tratti , ma faccio come un mio amico , pittore delicatissimo , che quando ritratta delle donne belle , pensa intensamente anche a qualche altra bella cosa per esempio a della porcellana finissima . Un sogno pericoloso perché può conferire nuovo potere alle donne di cui si sognò e che rivedendo alla luce reale conservano qualche cosa delle frutta , dei fiori e della porcellana da cui furono vestite . M ' è difficile di raccontare della mia corte ad Ada . Vi fu poi una lunga epoca della mia vita in cui io mi sforzai di dimenticare la stupida avventura che proprio mi faceva vergognare di quella vergogna che fa gridare e protestare . “ Non sono io che fui tanto bestia ! ” . E chi allora ? Ma la protesta conferisce pure un po ' di sollievo ed io vi insistetti . Meno male se avessi agito a quel modo un dieci anni prima , a vent ' anni ! Ma esser stato punito di tanta bestialità solo perché avevo deciso di sposarmi , mi pare proprio ingiusto . Io che già ero passato per ogni specie di avventure condotte sempre con uno spirito intraprendente che arrivava alla sfacciataggine , ecco ch ' ero ridivenuto il ragazzetto timido che tenta di toccar la mano dell ' amata magari senza ch ' essa se ne avveda , eppoi adora quella parte del proprio corpo ch ' ebbe l ' onore di simile contatto . Questa ch ' è stata la piú pura avventura della mia vita , anche oggi che son vecchio io la ricordo quale la piú turpe . Era fuori di posto , fuori di tempo quella roba , come se un ragazzo di dieci anni si fosse attaccato al petto della balia . Che schifo ! Come spiegare poi la mia lunga esitazione di parlare chiaro e dire alla fanciulla : Risolviti ! Mi vuoi o non mi vuoi ? Io andavo a quella casa arrivandovi dai miei sogni ; contavo gli scalini che mi conducevano a quel primo piano dicendomi che se erano dispari ciò avrebbe provato ch ' essa m ' amava ed erano sempre dispari essendovene quarantatré . Arrivavo a lei accompagnato da tanta sicurezza e finivo col parlare di tutt ' altra cosa . Ada non aveva ancora trovata l ' occasione di significarmi il suo disdegno ed io tacevo ! Anch ' io al posto di Ada avrei accolto quel giovinetto di trent ' anni a calci nel sedere ! Devo dire che in certo rapporto io non somigliavo esattamente al ventenne innamorato il quale tace aspettando che l ' amata gli si getti al collo . Non m ' aspettavo niente di simile . Io avrei parlato , ma piú tardi . Se non procedevo , ciò era dovuto ai dubbii su me stesso . Io m ' aspettavo di divenire piú nobile , piú forte , piú degno della mia divina fanciulla . Ciò poteva avvenire da un giorno all ' altro . Perché non aspettare ? Mi vergogno anche di non essermi accorto a tempo ch ' ero avviato ad un fiasco simile . Avevo da fare con una fanciulla delle piú semplici e fu a forza di sognarne ch ' essa m ' apparí quale una civetta delle piú consumate . Ingiusto quell ' enorme mio rancore quand ' essa riuscí a farmi vedere ch ' essa di me non ne voleva sapere . Ma io avevo mescolato tanto intimamente la realtà ai sogni che non riuscivo a convincermi ch ' essa mai m ' avesse baciato . È proprio un indizio di scarsa virilità quello di fraintendere le donne . Prima non avevo sbagliato mai e devo credere di essermi ingannato sul conto di Ada per avere da bel principio falsati i miei rapporti con lei . A lei m ' ero avvicinato non per conquistarla ma per sposarla ciò ch ' è una via insolita dell ' amore , una via ben larga , una via ben comoda , ma che conduce non alla mèta per quanto ben vicino ad essa . All ' amore cui cosí si giunge manca la caratteristica principale : l ' assoggettamento della femmina . Cosí il maschio si prepara alla sua parte in una grande inerzia che può estendersi a tutti i suoi sensi , anche a quelli della vista e dell ' udito . Io portai giornalmente dei fiori a tutt ' e tre le fanciulle e a tutt ' e tre regalai le mie bizzarrie e , sopra tutto , con una leggerezza incredibile , giornalmente feci loro la mia autobiografia . A tutti avviene di ricordarsi con piú fervore del passato quando il presente acquista un ' importanza maggiore . Dicesi anzi che i moribondi , nell ' ultima febbre , rivedano tutta la loro vita . Il mio passato m ' afferrava ora con la violenza dell ' ultimo addio perché io avevo il sentimento di allontanarmene di molto . E parlai sempre di questo passato alle tre fanciulle , incoraggiato dall ' attenzione intensa di Augusta e di Alberta che , forse , copriva la disattenzione di Ada di cui non sono sicuro . Augusta , con la sua indole dolce , facilmente si commoveva e Alberta stava a sentire le mie descrizioni di scapigliatura studentesca con le guancie arrossate dal desiderio di poter in avvenire passare anch ' essa per avventure simili . Molto tempo dopo appresi da Augusta che nessuna delle tre fanciulle aveva creduto che le mie storielle fossero vere . Ad Augusta apparvero perciò piú preziose perché , inventate da me , le sembrava fossero piú mie che se il destino me le avesse inflitte . Ad Alberta quella parte in cui non credette fu tuttavia gradevole perché vi scorse degli ottimi suggerimenti . La sola che si fosse indignata delle mie bugie fu la seria Ada . Coi miei sforzi a me toccava come a quel tiratore cui era riuscito di colpire il centro del bersaglio , però di quello posto accanto al suo . Eppure in gran parte quelle storielle erano vere . Non so piú dire in quanta parte perché avendole raccontate a tante altre donne prima che alle figlie del Malfenti , esse , senza ch ' io lo volessi , si alterarono per divenire piú espressive . Erano vere dal momento che io non avrei piú saputo raccontarle altrimenti . Oggidí non m ' importa di provarne la verità . Non vorrei disingannare Augusta che ama crederle di mia invenzione . In quanto ad Ada io credo che ormai ella abbia cambiato di parere e le ritenga vere . Il mio totale insuccesso con Ada si manifestò proprio nel momento in cui giudicavo di dover finalmente parlar chiaro . Ne accolsi l ' evidenza con sorpresa e dapprima con incredulità . Non era stata detta da lei una sola parola che avesse manifestata la sua avversione per me ed io intanto chiusi gli occhi per non vedere quei piccoli atti che non mi significavano una grande simpatia . Eppoi io stesso non avevo detta la parola necessaria e potevo persino figurarmi che Ada non sapesse ch ' io ero là pronto per sposarla e potesse credere che io - lo studente bizzarro e poco virtuoso - volessi tutt ' altra cosa . Il malinteso si prolungava sempre a causa di quelle mie intenzioni troppo decisamente matrimoniali . Vero è che oramai desideravo tutta Ada cui avevo continuato a levigare assiduamente le guancie , a impicciolire le mani e i piedi e ad isveltire e affinare la taglia . La desideravo quale moglie e quale amante . Ma è decisivo il modo con cui si avvicina per la prima volta una donna . Ora avvenne che per ben tre volte consecutive , in quella casa fossi ricevuto dalle altre due fanciulle . L ' assenza di Ada fu scusata la prima volta con una visita doverosa , la seconda con un malessere e la terza non mi si disse alcuna scusa finché io , allarmato , non lo domandai . Allora Augusta , a cui per caso m ' ero rivolto , non rispose . Rispose per lei Alberta ch ' essa aveva guardata come per invocarne l ' assistenza : Ada era andata da una zia . A me mancò il fiato . Era evidente che Ada mi evitava . Il giorno prima ancora io avevo sopportata la sua assenza ed avevo anzi prolungata la mia visita sperando ch ' essa pur avrebbe finito coll ' apparire . Quel giorno , invece , restai ancora per qualche istante , incapace di aprir bocca , eppoi protestando un improvviso male di testa m ' alzai per andarmene . Curioso che quella prima volta il piú forte sentimento che sentissi allo scontrarmi nella resistenza di Ada fosse di collera e sdegno ! Pensai anche di appellarmi a Giovanni per mettere la fanciulla all ' ordine . Un uomo che vuole sposarsi è anche capace di azioni simili , ripetizioni di quelle dei suoi antenati . Quella terza assenza di Ada doveva divenire anche piú significativa . Il caso volle ch ' io scoprissi ch ' essa si trovava in casa , ma rinchiusa nella sua stanza . Devo prima di tutto dire che in quella casa v ' era un ' altra persona ch ' io non ero riuscito a conquistare : la piccola Anna . Dinanzi agli altri essa non m ' aggrediva piú , perché l ' avevano redarguita duramente . Anzi qualche volta anch ' essa s ' era accompagnata alle sorelle ed era stata a sentire le mie storielle . Quando però me ne andavo , essa mi raggiungeva alla soglia , gentilmente mi pregava di chinarmi a lei , si rizzava sulle punte dei piedini e quando arrivava a far addirittura aderire la boccuccia al mio orecchio , mi diceva abbassando la voce in modo da non poter essere udita che da me : - Ma tu sei pazzo , veramente pazzo ! Il bello si è che dinanzi agli altri la sorniona mi dava del lei . Se c ' era presente la signora Malfenti , essa subito si rifugiava nelle sue braccia , e la madre l ' accarezzava dicendo : - Come la mia piccola Anna s ' è fatta gentile ! Nevvero ? Non protestavo e la gentile Anna mi diede ancora spesso allo stesso modo del pazzo . Io accoglievo la sua dichiarazione con un sorriso vile che avrebbe potuto sembrare di ringraziamento . Speravo che la bambina non avesse il coraggio di raccontare delle sue aggressioni agli adulti e mi dispiaceva di far sapere ad Ada quale giudizio facesse di me la sua sorellina . Quella bambina finí realmente coll ' imbarazzarmi . Se , quando parlavo con gli altri , il mio occhio s ' incontrava nel suo , subito dovevo trovare il modo di guardare altrove ed era difficile di farlo con naturalezza . Certo arrossivo . Mi pareva che quell ' innocente col suo giudizio potesse danneggiarmi . Le portai dei doni , ma non valsero ad ammansarla . Essa dovette accorgersi del suo potere e della mia debolezza e , in presenza degli altri , mi guardava indagatrice , insolente . Credo che tutti abbiamo nella nostra coscienza come nel nostro corpo dei punti delicati e coperti cui non volentieri si pensa . Non si sa neppure che cosa sieno , ma si sa che vi sono . Io stornavo il mio occhio da quello infantile che voleva frugarmi . Ma quel giorno in cui solo e abbattuto uscivo da quella casa e ch ' essa mi raggiunse per farmi chinare a sentire il solito complimento , mi piegai a lei con tale faccia stravolta di vero pazzo e tesi verso di lei con tanta minaccia le mani contratte ad artigli , ch ' essa corse via piangendo ed urlando . Cosí arrivai a vedere Ada anche quel giorno perché fu lei che accorse a quei gridi . La piccina raccontò singhiozzando ch ' io l ' avevo minacciata duramente perché essa m ' aveva dato del pazzo : - Perché egli è un pazzo ed io voglio dirglielo . Cosa c ' è di male ? Non stetti a sentire la bambina , stupito di vedere che Ada si trovava in casa . Le sue sorelle avevano dunque mentito , anzi la sola Alberta cui Augusta ne aveva passato l ' incarico esimendosene essa stessa ! Per un istante fui esattamente nel giusto indovinando tutto . Dissi ad Ada : - Ho piacere di vederla . Credevo si trovasse da tre giorni da sua zia . Ella non mi rispose perché dapprima si piegò sulla bambina piangente . Quell ' indugio di ottenere le spiegazioni cui credevo di aver diritto mi fece salire veemente il sangue alla testa . Non trovavo parole . Feci un altro passo per avvicinarmi alla porta d ' uscita e se Ada non avesse parlato , io me ne sarei andato e non sarei ritornato mai piú . Nell ' ira mi pareva cosa facilissima quella rinunzia ad un sogno che aveva oramai durato tanto a lungo . Ma intanto essa , rossa , si volse a me e disse ch ' era rientrata da pochi istanti non avendo trovata la zia in casa . Bastò per calmarmi . Com ' era cara , cosí maternamente piegata sulla bambina che continuava ad urlare ! Il suo corpo era tanto flessibile che pareva divenuto piú piccolo per accostarsi meglio alla piccina . Mi indugiai ad ammirarla considerandola di nuovo mia . Mi sentii tanto sereno che volli far dimenticare il risentimento che poco prima avevo manifestato e fui gentilissimo con Ada ed anche con Anna . Dissi ridendo di cuore : - Mi dà tanto spesso del pazzo che volli farle vedere la vera faccia e l ' atteggiamento del pazzo . Voglia scusarmi ! Anche tu , povera Annuccia , non aver paura perché io sono un pazzo buono . Anche Ada fu molto , ma molto gentile . Redarguí la piccina che continuava a singhiozzare e mi domandò scusa per essa . Se avessi avuta la fortuna che Anna nell ' ira fosse corsa via , io avrei parlato . Avrei detta una frase che forse si trova anche in qualche grammatica di lingue straniere , bell ' e fatta per facilitare la vita a chi non conosca la lingua del paese ove soggiorna : “ Posso domandare la sua mano a suo padre ? ” . Era la prima volta ch ' io volevo sposarmi e mi trovavo perciò in un paese del tutto sconosciuto . Fino ad allora avevo trattato altrimenti con le donne con cui avevo avuto a fare . Le avevo assaltate mettendo loro prima di tutto addosso le mani . Ma non arrivai a dire neppure quelle poche parole . Dovevano pur stendersi su un certo spazio di tempo ! Dovevano esser accompagnate da un ' espressione supplice della faccia , difficile a foggiarsi immediatamente dopo la mia lotta con Anna ed anche con Ada , e dal fondo del corridoio s ' avanzava già la signora Malfenti richiamata dalle strida della bambina . Stesi la mano ad Ada , che mi porse subito cordialmente la sua e le dissi : - Arrivederci domani . Mi scusi con la signora . Esitai però di lasciar andare quella mano che riposava fiduciosa nella mia . Sentivo che , andandomene allora , rinunziavo ad un ' occasione unica con quella fanciulla tutt ' intenta ad usarmi delle cortesie per indennizzarmi delle villanie della sorella . Seguii l ' ispirazione del momento , mi chinai sulla sua mano e la sfiorai con le mie labbra . Indi apersi la porta e uscii lesto lesto dopo di aver visto che Ada , che fino ad allora m ' aveva abbandonata la destra mentre con la sinistra sosteneva Anna che s ' aggrappava alla sua gonna , stupita si guardava la manina che aveva subito il contatto delle mie labbra , quasi avesse voluto vedere se ci fosse stato scritto qualche cosa . Non credo che la signora Malfenti avesse scorto il mio atto . Mi arrestai per un istante sulle scale , stupito io stesso del mio atto assolutamente non premeditato . V ' era ancora la possibilità di ritornare a quella porta che avevo chiusa dietro di me , suonare il campanello e domandar di poter dire ad Ada quelle parole ch ' essa sulla propria mano aveva cercato invano ? Non mi parve ! Avrei mancato di dignità dimostrando troppa impazienza . Eppoi avendola prevenuta che sarei ritornato le avevo preannunziate le mie spiegazioni . Non dipendeva ora che da lei di averle , procurandomi l ' opportunità di dargliele . Ecco che avevo finalmente cessato di raccontare delle storie a tre fanciulle e avevo invece baciata la mano ad una sola di esse . Ma il resto della giornata fu piuttosto sgradevole . Ero inquieto e ansioso . Io andavo dicendomi che la mia inquietudine provenisse solo dall ' impazienza di veder chiarita quell ' avventura . Mi figuravo che se Ada m ' avesse rifiutato , io avrei potuto con tutta calma correre in cerca di altre donne . Tutto il mio attaccamento per lei proveniva da una mia libera risoluzione che ora avrebbe potuto essere annullata da un ' altra che la cancellasse ! Non compresi allora che per il momento a questo mondo non v ' erano altre donne per me e che abbisognavo proprio di Ada . Anche la notte che seguí mi sembrò lunghissima ; la passai quasi del tutto insonne . Dopo la morte di mio padre , io avevo abbandonate le mie abitudini di nottambulo e ora , dacché avevo risolto di sposarmi , sarebbe stato strano di ritornarvi . M ' ero perciò coricato di buon ' ora col desiderio del sonno che fa passare tanto presto il tempo . Di giorno io avevo accolte con la piú cieca fiducia le spiegazioni di Ada su quelle sue tre assenze dal suo salotto nelle ore in cui io vi era , fiducia dovuta alla mia salda convinzione che la donna seria ch ' io avevo scelta non sapesse mentire . Ma nella notte tale fiducia diminuí . Dubitavo che non fossi stato io ad informarla che Alberta - quando Augusta aveva rifiutato di parlare - aveva addotta a sua scusa quella visita alla zia . Non ricordavo bene le parole che le avevo dirette con la testa in fiamme , ma credevo di esser certo di averle riferita quella scusa . Peccato ! Se non l ' avessi fatto , forse lei , per scusarsi , avrebbe inventato qualche cosa di diverso e io , avendola còlta in bugia , avrei già avuto il chiarimento che anelavo . Qui avrei pur potuto accorgermi dell ' importanza che Ada aveva oramai per me , perché per quietarmi io andavo dicendomi che se essa non m ' avesse voluto , avrei rinunziato per sempre al matrimonio . Il suo rifiuto avrebbe dunque mutata la mia vita . E continuavo a sognare confortandomi nel pensiero che forse quel rifiuto sarebbe stato una fortuna per me . Ricordavo quel filosofo greco che prevedeva il pentimento tanto per chi si sposava quanto per chi restava celibe . Insomma non avevo ancora perduta la capacità di ridere della mia avventura ; la sola capacità che mi mancasse era quella di dormire . Presi sonno che già albeggiava . Quando mi destai era tanto tardi che poche ore ancora mi dividevano da quella in cui la visita in casa Malfenti m ' era permessa . Perciò non vi sarebbe stato piú bisogno di fantasticare e raccogliere degli altri indizii che mi chiarissero l ' animo di Ada . Ma è difficile di trattenere il proprio pensiero dall ' occuparsi di un argomento che troppo c ' importa . L ' uomo sarebbe un animale piú fortunato se sapesse farlo . In mezzo alle cure della mia persona che quel giorno esagerai , io non pensai ad altro : Avevo fatto bene baciando la mano di Ada o avevo fatto male di non baciarla anche sulle labbra ? Proprio quella mattina ebbi un ' idea che credo m ' abbia fortemente danneggiato privandomi di quel poco d ' iniziativa virile che quel mio curioso stato d ' adolescenza m ' avrebbe concesso . Un dubbio doloroso : e se Ada m ' avesse sposato solo perché indottavi dai genitori , senz ' amarmi ed anzi avendo una vera avversione per me ? Perché certamente tutti in quella famiglia , cioè Giovanni , la signora Malfenti , Augusta e Alberta mi volevano bene ; potevo dubitare della sola Ada . Sull ' orizzonte si delineava proprio il solito romanzo popolare della giovinetta costretta dalla famiglia ad un matrimonio odioso . Ma io non l ' avrei permesso . Ecco la nuova ragione per cui dovevo parlare con Ada , anzi con la sola Ada . Non sarebbe bastato di dirigerle la frase fatta che avevo preparata . Guardandola negli occhi le avrei domandato : “ Mi ami tu ? ” E se essa m ' avesse detto di sí , io l ' avrei serrata fra le mie braccia per sentirne vibrare la sincerità . Cosí mi parve d ' essermi preparato a tutto . Invece dovetti accorgermi d ' esser arrivato a quella specie d ' esame dimenticando di rivedere proprio quelle pagine di testo di cui mi sarebbe stato imposto di parlare . Fui ricevuto dalla sola signora Malfenti che mi fece accomodare in un angolo del grande salotto e si mise subito a chiacchierare vivacemente impedendomi persino di domandare delle notizie delle fanciulle . Ero perciò alquanto distratto e mi ripetevo la lezione per non dimenticarla al momento buono . Tutt ' ad un tratto fui richiamato all ' attenzione come da uno squillo di tromba . La signora stava elaborando un preambolo . M ' assicurava dell ' amicizia sua e del marito e dell ' affetto di tutta la famiglia loro , compresavi la piccola Anna . Ci conoscevamo da tanto tempo . Ci eravamo visti giornalmente da quattro mesi . - Cinque ! - corressi io che ne avevo fatto il calcolo nella notte , ricordando che la mia prima visita era stata fatta d ' autunno e che ora ci trovavamo in piena primavera . - Sí ! Cinque ! - disse la signora pensandoci su come se avesse voluto rivedere il mio calcolo . Poi , con aria di rimprovero : - A me sembra che voi compromettiate Augusta . - Augusta ? - domandai io credendo di aver sentito male . - Sí ! - confermò la signora . - Voi la lusingate e la compromettete . Ingenuamente rivelai il mio sentimento . - Ma io l ' Augusta non la vedo mai . Essa ebbe un gesto di sorpresa e ( o mi parve ? ) di sorpresa dolorosa . Io intanto tentavo di pensare intensamente per arrivare presto a spiegare quello che mi sembrava un equivoco di cui però subito intesi l ' importanza . Mi rivedevo in pensiero , visita per visita , durante quei cinque mesi , intento a spiare Ada . Avevo suonato con Augusta e , infatti , talvolta avevo parlato piú con lei , che mi stava a sentire , che non con Ada , ma solo perché essa spiegasse ad Ada le mie storie accompagnate dalla sua approvazione . Dovevo parlare chiaramente con la signora e dirle delle mie mire su Ada ? Ma poco prima io avevo risolto di parlare con la sola Ada e d ' indagarne l ' animo . Forse se avessi parlato chiaramente con la signora Malfenti , le cose sarebbero andate altrimenti e cioè non potendo sposare Ada non avrei sposata neppure Augusta . Lasciandomi dirigere dalla risoluzione presa prima ch ' io avessi veduta la signora Malfenti e , sentite le cose sorprendenti ch ' essa m ' aveva dette , tacqui . Pensavo intensamente , ma perciò con un po ' di confusione . Volevo intendere , volevo indovinare e presto . Si vedono meno bene le cose quando si spalancano troppo gli occhi . Intravvidi la possibilità che volessero buttarmi fuori di casa . Mi parve di poter escluderla . Io ero innocente , visto che non facevo la corte ad Augusta ch ' essi volevano proteggere . Ma forse m ' attribuivano delle intenzioni su Augusta per non compromettere Ada . E perché proteggere a quel modo Ada , che non era piú una fanciullina ? Io ero certo di non averla afferrata per le chiome che in sogno . In realtà non avevo che sfiorata la sua mano con le mie labbra . Non volevo mi si interdicesse l ' accesso a quella casa , perché prima di abbandonarla volevo parlare con Ada . Perciò con voce tremante domandai : - Mi dica Lei , signora , quello che debbo fare per non spiacere a nessuno . Essa esitò . Io avrei preferito di aver da fare con Giovanni che pensava urlando . Poi , risoluta , ma con uno sforzo di apparire cortese che si manifestava evidente nel suono della voce , disse : - Dovrebbe per qualche tempo venir meno frequentemente da noi ; dunque non ogni giorno , ma due o tre volte alla settimana . È certo che se mi avesse detto rudemente di andarmene e di non ritornare piú , io , sempre diretto dal mio proposito , avrei supplicato che mi si tollerasse in quella casa , almeno per uno o due giorni ancora , per chiarire i miei rapporti con Ada . Invece le sue parole , piú miti di quanto avessi temuto , mi diedero il coraggio di manifestare il mio risentimento : - Ma se lei lo desidera , io in questa casa non riporrò piú piede ! Venne quello che avevo sperato . Essa protestò , riparlò della stima di tutti loro e mi supplicò di non essere adirato con lei . Ed io mi dimostrai magnanimo , le promisi tutto quello ch ' essa volle e cioè di astenermi dal venire in quella casa per un quattro o cinque giorni , di ritornarvi poi con una certa regolarità ogni settimana due o tre volte e , sopra tutto , di non tenerle rancore . Fatte tali promesse , volli dar segno di tenerle e mi levai per allontanarmi . La signora protestò ridendo : - Con me non c ' è poi compromissione di sorta e può rimanere . E poiché io pregavo di lasciarmi andare per un impegno di cui solo allora m ' ero ricordato , mentre era vero che non vedevo l ' ora di essere solo per riflettere meglio alla straordinaria avventura che mi toccava , la signora mi pregò addirittura di rimanere dicendo che cosí le avrei data la prova di non essere adirato con lei . Perciò rimasi , sottoposto continuamente alla tortura di ascoltare il vuoto cicaleccio cui la signora ora s ' abbandonava sulle mode femminili ch ' essa non voleva seguire , sul teatro e anche sul tempo tanto secco con cui la primavera s ' annunziava . Poco dopo fui contento d ' essere rimasto perché m ' avvidi che avevo bisogno di un ulteriore chiarimento . Senz ' alcun riguardo interruppi la signora , di cui non sentivo piú le parole , per domandarle : - E tutti in famiglia sapranno che lei m ' ha invitato a tenermi lontano da questa casa ? Parve dapprima ch ' essa neppure avesse ricordato il nostro patto . Poi protestò : - Lontano da questa casa ? Ma solo per qualche giorno , intendiamoci . Io non ne dirò a nessuno , neppure a mio marito ed anzi le sarei grata se anche lei volesse usare la stessa discrezione . Anche questo promisi , promisi anche che se mi fosse stata chiesta una spiegazione perché non mi si vedesse piú tanto di spesso , avrei addotti dei pretesti varii . Per il momento prestai fede alle parole della signora e mi figurai che Ada potesse essere stupita e addolorata dalla mia improvvisa assenza . Un ' immagine gradevolissima ! Poi rimasi ancora , sempre aspettando che qualche altra ispirazione venisse a dirigermi ulteriormente , mentre la signora parlava dei prezzi dei commestibili nell ' ultimo tempo divenuti onerosissimi . Invece di altre ispirazioni , capitò la zia Rosina , una sorella di Giovanni , piú vecchia di lui , ma di lui molto meno intelligente . Aveva però qualche tratto della sua fisonomia morale bastevole a caratterizzarla quale sua sorella . Prima di tutto la stessa coscienza dei proprii diritti e dei doveri altrui alquanto comica , perché priva di qualsiasi arma per imporsi , eppoi anche il vizio di alzare presto la voce . Essa credeva di aver tanti diritti nella casa del fratello che - come appresi poi - per lungo tempo considerò la signora Malfenti quale un ' intrusa . Era nubile e viveva con un ' unica serva di cui parlava sempre come della sua piú grande nemica . Quando morí raccomandò a mia moglie di sorvegliare la casa finché la serva che l ' aveva assistita non se ne fosse andata . Tutti in casa di Giovanni la sopportavano temendo la sua aggressività . Ancora non me ne andai . Zia Rosina prediligeva Ada fra le nipoti . Mi venne il desiderio di conquistarmene l ' amicizia anch ' io e cercai una frase amabile a indirizzarle . Mi ricordai oscuramente che l ' ultima volta in cui l ' avevo vista ( cioè intravvista , perché allora non avevo sentito il bisogno di guardarla ) le nipoti , non appena essa se ne era andata , avevano osservato che non aveva una buona cera . Anzi una di esse aveva detto : - Si sarà guastato il sangue per qualche rabbia con la serva ! Trovai quello che cercavo . Guardando affettuosamente il faccione grinzoso della vecchia signora , le dissi : - La trovo molto rimessa , signora . Non avessi mai detta quella frase . Mi guardò stupita e protestò : - Io sono sempre uguale . Da quando mi sarei rimessa ? Voleva sapere quando l ' avessi vista l ' ultima volta . Non ricordavo esattamente quella data e dovetti ricordarle che avevamo passato un intero pomeriggio insieme , seduti in quello stesso salotto con le tre signorine , ma non dalla parte dove eravamo allora , dall ' altra . Io m ' ero proposto di dimostrarle dell ' interessamento , ma le spiegazioni ch ' essa esigeva lo facevano durare troppo a lungo . La mia falsità mi pesava producendomi un vero dolore . La signora Malfenti intervenne sorridendo : - Ma lei non voleva mica dire che zia Rosina è ingrassata ? Diavolo ! Là stava la ragione del risentimento di zia Rosina ch ' era molto grossa come il fratello e sperava tuttavia di dimagrire . - Ingrassata ! Mai piú ! Io volevo parlare solo della cera migliore della signora . Tentavo di conservare un aspetto affettuoso e dovevo invece trattenermi per non dire un ' insolenza . Zia Rosina non parve soddisfatta neppur allora . Essa non era mai stata male nell ' ultimo tempo e non capiva perché avesse dovuto apparire malata . E la signora Malfenti le diede ragione : - Anzi , è una sua caratteristica di non mutare di cera - disse rivolta a me . - Non le pare ? A me pareva . Era anzi evidente . Me ne andai subito . Porsi con grande cordialità la mano a zia Rosina sperando di rabbonirla , ma essa mi concedette la sua guardando altrove . Non appena ebbi varcata la soglia di quella casa il mio stato d ' animo mutò . Che liberazione ! Non avevo piú da studiare le intenzioni della signora Malfenti né di forzarmi di piacere alla zia Rosina . Credo in verità che se non ci fosse stato il rude intervento di zia Rosina , quella politicona della signora Malfenti avrebbe raggiunto perfettamente il suo scopo ed io mi sarei allontanato da quella casa tutto contento di essere stato trattato bene . Corsi saltellando giú per le scale . Zia Rosina era stata quasi un commento della signora Malfenti . La signora Malfenti m ' aveva proposto di restar lontano dalla sua casa per qualche giorno . Troppo buona la cara signora ! Io l ' avrei compiaciuta al di là delle sue aspettative e non m ' avrebbe rivisto mai piú ! M ' avevano torturato , lei , la zia ed anche Ada ! Con quale diritto ? Perché avevo voluto sposarmi ? Ma io non ci pensavo piú ! Com ' era bella la libertà ! Per un buon quarto d ' ora corsi per le vie accompagnato da tanto sentimento . Poi sentii il bisogno di una libertà ancora maggiore . Dovevo trovare il modo di segnare in modo definitivo la mia volontà di non rimettere piú il piede in quella casa . Scartai l ' idea di scrivere una lettera con la quale mi sarei congedato . L ' abbandono diveniva piú sdegnoso ancora se non ne comunicavo l ' intenzione . Avrei semplicemente dimenticato di vedere Giovanni e tutta la sua famiglia . Trovai l ' atto discreto e gentile e perciò un po ' ironico col quale avrei segnata la mia volontà . Corsi da un fioraio e scelsi un magnifico mazzo di fiori che indirizzai alla signora Malfenti accompagnato dal mio biglietto da visita sul quale non scrissi altro che la data . Non occorreva altro . Era una data che non avrei dimenticata piú e non l ' avrebbero dimenticata forse neppure Ada e sua madre : 5 Maggio , anniversario della morte di Napoleone . Provvidi in fretta a quell ' invio . Era importantissimo che giungesse il giorno stesso . Ma poi ? Tutto era fatto , tutto , perché non c ' era piú nulla da fare ! Ada restava segregata da me con tutta la sua famiglia ed io dovevo vivere senza fare piú nulla , in attesa che qualcuno di loro fosse venuto a cercarmi e darmi l ' occasione di fare o dire qualche cosa d ' altro . Corsi al mio studio per riflettere e per rinchiudermi . Se avessi ceduto alla mia dolorosa impazienza , subito sarei ritornato di corsa a quella casa a rischio di arrivarvi prima del mio mazzo di fiori . I pretesti non potevano mancare . Potevo anche averci dimenticato il mio ombrello ! Non volli fare una cosa simile . Con l ' invio di quel mazzo di fiori io avevo assunta una bellissima attitudine che bisognava conservare . Dovevo ora stare fermo , perché la prossima mossa toccava a loro . Il raccoglimento ch ' io mi procurai nel mio studiolo e da cui m ' aspettavo un sollievo , chiarí solo le ragioni della mia disperazione che s ' esasperò fino alle lagrime . Io amavo Ada ! Non sapevo ancora se quel verbo fosse proprio e continuai l ' analisi . Io la volevo non solo mia , ma anche mia moglie . Lei , con quella sua faccia marmorea sul corpo acerbo , eppoi ancora lei con la sua serietà , tale da non intendere il mio spirito che non le avrei insegnato , ma cui avrei rinunziato per sempre , lei che m ' avrebbe insegnata una vita d ' intelligenza e di lavoro . Io la volevo tutta e tutto volevo da lei . Finii col conchiudere che il verbo fosse proprio quello : Io amavo Ada . Mi parve di aver pensata una cosa molto importante che poteva guidarmi . Via le esitazioni ! Non m ' importava piú di sapere se ella mi amasse . Bisognava tentare di ottenerla e non occorreva piú parlare con lei se Giovanni poteva disporne . Prontamente bisognava chiarire tutto per arrivare subito alla felicità o altrimenti dimenticare tutto e guarire . Perché avevo da soffrire tanto nell ' attesa ? Quando avessi saputo - e potevo saperlo solo da Giovanni - che io definitivamente avevo perduta Ada , almeno non avrei piú dovuto lottare col tempo che sarebbe continuato a trascorrere lentamente senza ch ' io sentissi il bisogno di sospingerlo . Una cosa definitiva è sempre calma perché staccata dal tempo . Corsi subito in cerca di Giovanni . Furono due le corse . Una verso il suo ufficio situato in quella via che noi continuiamo a dire delle Case Nuove , perché cosí facevano i nostri antenati . Alte vecchie case che offuscano una via tanto vicina alla riva del mare poco frequentata all ' ora del tramonto , e dove potei procedere rapido . Non pensai , camminando , che a preparare piú brevemente che fosse possibile la frase che dovevo dirigergli . Bastava dirgli la mia determinazione di sposare sua figlia . Non avevo né da conquiderlo né da convincerlo . Quell ' uomo d ' affari avrebbe saputa la risposta da darmi non appena intesa la mia domanda . Mi preoccupava tuttavia la quistione se in un ' occasione simile avrei dovuto parlare in lingua o in dialetto . Ma Giovanni aveva già abbandonato l ' ufficio e s ' era recato al Tergesteo . Mi vi avviai . Piú lentamente perché sapevo che alla Borsa dovevo attendere piú tempo per potergli parlare da solo a solo . Poi , giunto in via Cavana , dovetti rallentare per la folla che ostruiva la stretta via . E fu proprio battendomi per passare traverso a quella folla , che ebbi finalmente come in una visione la chiarezza che da tante ore cercavo . I Malfenti volevano ch ' io sposassi Augusta e non volevano ch ' io sposassi Ada e ciò per la semplice ragione che Augusta era innamorata di me e Ada niente affatto . Niente affatto perché altrimenti non sarebbero intervenuti a dividerci . M ' avevano detto ch ' io compromettevo Augusta , ma era invece lei che si comprometteva amandomi . Compresi tutto in quel momento , con viva chiarezza , come se qualcuno della famiglia me l ' avesse detto . E indovinai anche che Ada era d ' accordo ch ' io fossi allontanato da quella casa . Essa non m ' amava e non m ' avrebbe amato almeno finché la sorella sua m ' avesse amato . Nell ' affollata via Cavana avevo dunque pensato piú dirittamente che nel mio studio solitario . Oggidí , quando ritorno al ricordo di quei cinque giorni memorandi che mi condussero al matrimonio , mi stupisce il fatto che il mio animo non si sia mitigato all ' apprendere che la povera Augusta mi amava . Io , ormai scacciato da casa Malfenti , amavo Ada irosamente . Perché non mi diede alcuna soddisfazione la visione chiara che la signora Malfenti m ' aveva allontanato invano , perché io in quella casa rimanevo , e vicinissimo ad Ada , cioè nel cuore di Augusta ? A me pareva invece una nuova offesa l ' invito della signora Malfenti di non compromettere Augusta e cioè di sposarla . Per la brutta fanciulla che m ' amava , avevo tutto il disdegno che non ammettevo avesse per me la sua bella sorella , che io amavo . Accelerai ancora il passo , ma deviai e mi diressi verso casa mia . Non avevo piú bisogno di parlare con Giovanni perché sapevo ormai chiaramente come condurmi ; con un ' evidenza tanto disperante che forse finalmente m ' avrebbe data la pace staccandomi dal tempo troppo lento . Era anche pericoloso parlarne con quel maleducato di Giovanni . La signora Malfenti aveva parlato in modo ch ' io non l ' avevo intesa che là in via Cavana . Il marito era capace di comportarsi altrimenti . Forse m ' avrebbe detto addirittura : “ Perché vuoi sposare Ada ? Vediamo ! Non faresti meglio di sposare Augusta ? ” . Perché egli aveva un assioma che ricordavo e che avrebbe potuto guidarlo in questo caso : “ Devi sempre spiegare chiaramente l ' affare al tuo avversario perché allora appena sarai sicuro d ' intenderlo meglio di lui ! ” . E allora ? Ne sarebbe conseguita un ' aperta rottura . Solo allora il tempo avrebbe potuto camminare come voleva , perché io non avrei piú avuta alcuna ragione d ' ingerirmene : sarei arrivato al punto fermo ! Ricordai anche un altro assioma di Giovanni e mi vi attaccai perché mi procurava una grande speranza . Seppi restarvi attaccato per cinque giorni , per quei cinque giorni che convertirono la mia passione in malattia . Giovanni soleva dire che non bisogna aver fretta di arrivare alla liquidazione di un affare quando da questa liquidazione non si può attendersi un vantaggio : ogni affare arriva prima o poi da sé alla liquidazione , come lo prova il fatto che la storia del mondo è tanto lunga e che tanto pochi affari sono rimasti in sospeso . Finché non si è proceduti alla sua liquidazione , ogni affare può ancora evolversi vantaggiosamente . Non ricordai che v ' erano altri assiomi di Giovanni che dicevano il contrario e m ' attaccai a quello . Già a qualche cosa dovevo pur attaccarmi . Feci il proposito ferreo di non movermi finché non avessi appreso che qualche cosa di nuovo avesse fatto evolvere il mio affare in mio favore . E ne ebbi tale danno che forse per questo , in seguito , nessun mio proposito m ' accompagnò per tanto tempo . Non appena fatto il proposito , ricevetti un biglietto dalla signora Malfenti . Ne riconobbi la scrittura sulla busta e , prima di aprirlo , mi lusingai fosse bastato quel mio proposito ferreo , perché essa si pentisse di avermi maltrattato e mi corresse dietro . Quando trovai che non conteneva che le lettere p.r. che significavano il ringraziamento per i fiori che le avevo inviati , mi disperai , mi gettai sul mio letto e ficcai i denti nel guanciale quasi per inchiodarmivi e impedirmi di correr via a rompere il mio proposito . Quanta ironica serenità risultava da quelle iniziali ! Ben maggiore di quella espressa dalla data ch ' io avevo apposta al mio biglietto e che significava già un proposito e forse anche un rimprovero . Remember aveva detto Carlo I prima che gli tagliassero il collo e doveva aver pensata la data di quel giorno ! Anch ' io avevo esortata la mia avversaria a ricordare e temere ! Furono cinque giorni e cinque notti terribili ed io ne sorvegliai le albe e i tramonti che significavano fine e principio e avvicinavano l ' ora della mia libertà , la libertà di battermi di nuovo per il mio amore . Mi preparavo a quella lotta . Oramai sapevo come la mia fanciulla voleva io fossi fatto . M ' è facile di ricordarmi dei propositi che feci allora , prima di tutto perché ne feci d ' identici in epoca piú recente , eppoi perché li annotai su un foglio di carta che conservo tuttora . Mi proponevo di diventare piú serio . Ciò significava allora di non raccontare quelle barzellette che facevano ridere e mi diffamavano , facendomi anche amare dalla brutta Augusta e disprezzare dalla mia Ada . Poi v ' era il proponimento di essere ogni mattina alle otto nel mio ufficio che non vedevo da tanto tempo , non per discutere sui miei diritti con l ' Olivi , ma per lavorare con lui e poter assumere a suo tempo la direzione dei miei affari . Ciò doveva essere attuato in un ' epoca piú tranquilla di quella , come dovevo anche cessar di fumare piú tardi , cioè quando avessi riavuta la mia libertà , perché non bisognava peggiorare quell ' orribile intervallo . Ad Ada spettava un marito perfetto . Perciò v ' erano anche varii proponimenti di dedicarmi a letture serie , eppoi di passare ogni giorno una mezz ' oretta sulla pedana e di cavalcare un paio di volte alla settimana . Le ventiquattr ' ore della giornata non erano troppe . Durante quei giorni di segregazione la gelosia piú amara fu la mia compagna di tutte le ore . Era un proposito eroico quello di voler correggersi di ogni difetto per prepararsi a conquistare Ada dopo qualche settimana . Ma intanto ? Intanto ch ' io m ' assoggettavo alla piú dura constrizione , si sarebbero tenuti tranquilli gli altri maschi della città e non avrebbero cercato di portarmi via la mia donna ? Fra di loro v ' era certamente qualcuno che non aveva bisogno di tanto esercizio per essere gradito . Io sapevo , io credevo di sapere che quando Ada avesse trovato chi faceva al caso suo , avrebbe subito consentito senza attendere di innamorarsi . Quando in quei giorni io m ' imbattevo in un maschio ben vestito , sano e sereno , l ' odiavo , perché mi pareva facesse al caso di Ada . Di quei giorni , la cosa che meglio ricordo è la gelosia che s ' era abbassata come una nebbia sulla mia vita . Dell ' atroce dubbio di vedermi portar via Ada in quei giorni non si può ridere , ormai che si sa come le cose andarono a finire . Quando ripenso a quei giorni di passione sento un ' ammirazione grande per la profetica anima mia . Varie volte , di notte , passai sotto alle finestre di quella casa . Lassú apparentemente continuavano a divertirsi come quando c ' ero stato anch ' io . Alla mezzanotte o poco prima , nel salotto si spegnevano i lumi . Scappavo pel timore di essere scorto da qualche visitatore che allora doveva lasciare la casa . Ma ogni ora di quei giorni fu affannosa anche per l ' impazienza . Perché nessuno domandava di me ? Perché non si moveva Giovanni ? Non doveva egli meravigliarsi di non vedermi né a casa sua né al Tergesteo ? Dunque era d ' accordo anche lui ch ' io fossi stato allontanato ? Interrompevo spesso le mie passeggiate di giorno e di notte per correre a casa ad accertarmi che nessuno fosse venuto a domandare di me . Non sapevo andare a letto nel dubbio , e destavo per interrogarla la povera Maria . Restavo per ore ad aspettare in casa , nel luogo ove ero piú facilmente raggiungibile . Ma nessuno domandò di me ed è certo che se non mi fossi risolto a movermi io , sarei tuttavia celibe . Una sera andai a giocare al club . Era da molti anni che non mi vi facevo vedere per rispetto ad una promessa fatta a mio padre . Mi pareva che la promessa non potesse piú valere poiché mio padre non poteva aver previste tali mie dolorose circostanze e l ' urgente mia necessità di procurarmi uno svago . Dapprima guadagnai con una fortuna che mi dolse perché mi parve un indennizzo della mia sfortuna in amore . Poi perdetti e mi dolse ancora perché mi parve di soggiacere al giuoco com ' ero soggiaciuto all ' amore . Ebbi presto disgusto del giuoco : non era degno di me e neppure di Ada . Tanto puro mi rendeva quell ' amore ! Di quei giorni so anche che i sogni d ' amore erano stati annientati da quella realtà tanto rude . Il sogno era oramai tutt ' altra cosa . Sognavo la vittoria invece che l ' amore . Il mio sonno fu una volta abbellito da una visita di Ada . Era vestita di sposa e veniva con me all ' altare , ma quando fummo lasciati soli non facemmo all ' amore , neppure allora . Ero suo marito e avevo acquistato il diritto di domandarle : “ Come hai potuto permettere ch ' io fossi trattato cosí ? ” Di altro diritto non mi premeva . Trovo in un mio cassetto degli abbozzi di lettere ad Ada , a Giovanni e alla signora Malfenti . Sono di quei giorni . Alla signora Malfenti scrivevo una lettera semplice con la quale prendevo congedo prima d ' intraprendere un lungo viaggio . Non ricordo però di aver avuto una tale intenzione : non potevo lasciare la città quando non ero ancora certo che nessuno sarebbe venuto a cercarmi . Quale sventura se fossero venuti e non m ' avessero trovato ! Nessuna di quelle lettere è stata inviata . Credo anzi le avessi scritte solo per mettere in carta i miei pensieri . Da molti anni io mi consideravo malato , ma di una malattia che faceva soffrire piuttosto gli altri che me stesso . Fu allora che conobbi la malattia “ dolente ” , una quantità di sensazioni fisiche sgradevoli che mi resero tanto infelice . S ' iniziarono cosí . Alla una di notte circa , incapace di prendere sonno , mi levai e camminai nella mite notte finché non giunsi ad un caffè di sobborgo nel quale non ero mai stato e dove perciò non avrei trovato alcun conoscente , ciò che mi era molto gradito perché volevo continuarvi una discussione con la signora Malfenti , cominciata a letto e nella quale non volevo che nessuno si frammettesse . La signora Malfenti m ' aveva fatti dei rimproveri nuovi . Diceva ch ' io avevo tentato di “ giocar di pedina ” con le sue figliuole . Intanto se avevo tentato una cosa simile l ' avevo certamente fatto con la sola Ada . Mi venivano i sudori freddi al pensare che forse in casa Malfenti oramai mi si movessero dei rimproveri simili . L ' assente ha sempre torto e potevano aver approfittato della mia lontananza per associarsi ai miei danni . Nella viva luce del caffè mi difendevo meglio . Certo talvolta io avrei voluto toccare col mio piede quello di Ada ed una volta anzi m ' era parso di averlo raggiunto , lei consenziente . Poi però risultò che avevo premuto il piede di legno del tavolo e quello non poteva aver parlato . Fingevo di pigliar interesse al gioco del biliardo . Un signore , appoggiato ad una gruccia , s ' avvicinò e venne a sedere proprio accanto a me . Ordinò una spremuta e poiché il cameriere aspettava anche i miei ordini , per distrazione ordinai una spremuta anche per me ad onta ch ' io non possa soffrire il sapore del limone . Intanto la gruccia appoggiata al sofà su cui sedevamo , scivolò a terra ed io mi chinai a raccoglierla con un movimento quasi istintivo . - Oh Zeno ! - fece il povero zoppo riconoscendomi nel momento in cui voleva ringraziarmi . - Tullio ! - esclamai io sorpreso e tendendogli la mano . Eravamo stati compagni di scuola e non ci eravamo visti da molti anni . Sapevo di lui che , finite le scuole medie , era entrato in una banca , dove occupava un buon posto . Ero tuttavia tanto distratto che bruscamente gli domandai come fosse avvenuto ch ' egli aveva la gamba destra troppo corta cosí da aver bisogno della gruccia . Di buonissimo umore , egli mi raccontò che sei mesi prima s ' era ammalato di reumatismi che avevano finito col danneggiargli la gamba . M ' affrettai di suggerirgli molte cure . È il vero modo per poter simulare senza grande sforzo una viva partecipazione Egli le aveva fatte tutte . Allora suggerii ancora : - E perché a quest ' ora non sei ancora a letto ? A me non pare che ti possa far bene di esporti all ' aria notturna . Egli scherzò bonariamente : riteneva che neppure a me l ' aria notturna potesse giovare e riteneva che chi non soffriva di reumatismi , finché aveva vita , poteva ancora procurarseli . Il diritto di andare a letto alle ore piccole era ammesso persino dalla costituzione austriaca . Del resto , contrariamente all ' opinione generale , il caldo e il freddo non avevano a che fare coi reumatismi . Egli aveva studiata la sua malattia ed anzi non faceva altro a questo mondo che studiarne le cause e i rimedi . Piú che per la cura aveva avuto bisogno di un lungo permesso dalla banca per poter approfondirsi in quello studio . Poi mi raccontò che stava facendo una cura strana . Mangiava ogni giorno una quantità enorme di limoni . Quel giorno ne aveva ingoiati una trentina , ma sperava con l ' esercizio di arrivare a sopportarne anche di piú . Mi confidò che i limoni secondo lui erano buoni anche per molte altre malattie . Dacché li prendeva sentiva meno fastidio per il fumare esagerato , al quale anche lui era condannato . Io ebbi un brivido alla visione di tanto acido , ma , subito dopo , una visione un po ' piú lieta della vita : i limoni non mi piacevano , ma se mi avessero data la libertà di fare quello che dovevo o volevo senz ' averne danno e liberandomi da ogni altra costrizione , ne avrei ingoiati altrettanti anch ' io . È libertà completa quella di poter fare ciò che si vuole a patto di fare anche qualche cosa che piaccia meno . La vera schiavitú è la condanna all ' astensione : Tantalo e non Ercole . Poi Tullio finse anche lui di essere ansioso di mie notizie . Io ero ben deciso di non raccontargli del mio amore infelice , ma abbisognavo di uno sfogo . Parlai con tale esagerazione dei miei mali ( cosí li registrai e sono sicuro ch ' erano lievi ) che finii con l ' avere le lagrime agli occhi , mentre Tullio andava sentendosi sempre meglio credendomi piú malato di lui . Mi domandò se lavoravo . Tutti in città dicevano ch ' io non facevo niente ed io temevo egli avesse da invidiarmi mentre in quell ' istante avevo l ' assoluto bisogno di essere commiserato . Mentii ! Gli raccontai che lavoravo nel mio ufficio , non molto , ma giornalmente almeno per sei ore e che poi gli affari molto imbrogliati ereditati da mio padre e da mia madre mi davano da fare per altre sei ore . - Dodici ore ! - commentò Tullio , e con un sorriso soddisfatto , mi concedette quello che ambivo , la sua commiserazione : - Non sei mica da invidiare , tu ! La conclusione era esatta ed io ne fui tanto commosso che dovetti lottare per non lasciar trapelare le lagrime . Mi sentii piú infelice che mai e , in quel morbido stato di compassione di me stesso , si capisce io sia stato esposto a delle lesioni . Tullio s ' era rimesso a parlare della sua malattia ch ' era anche la sua principale distrazione . Aveva studiato l ' anatomia della gamba e del piede . Mi raccontò ridendo che quando si cammina con passo rapido , il tempo in cui si svolge un passo non supera il mezzo secondo e che in quel mezzo secondo si movevano nientemeno che cinquantaquattro muscoli . Trasecolai e subito corsi col pensiero alle mie gambe a cercarvi la macchina mostruosa . Io credo di avercela trovata . Naturalmente non riscontrai i cinquantaquattro ordigni , ma una complicazione enorme che perdette il suo ordine dacché io vi ficcai la mia attenzione . Uscii da quel caffè zoppicando e per alcuni giorni zoppicai sempre . Il camminare era per me divenuto un lavoro pesante , e anche lievemente doloroso . A quel groviglio di congegni pareva mancasse ormai l ' olio e che , movendosi , si ledessero a vicenda . Pochi giorni appresso , fui colto da un male piú grave di cui dirò e che diminuí il primo . Ma ancora oggidí , che ne scrivo , se qualcuno mi guarda quando mi movo , i cinquantaquattro movimenti s ' imbarazzano ed io sono in procinto di cadere . Anche questa lesione io la devo ad Ada . Molti animali diventano preda dei cacciatori o di altri animali quando sono in amore . Io fui allora preda della malattia e sono certo che se avessi appreso della macchina mostruosa in altro momento , non ne avrei avuto alcun danno . Qualche segno su un foglio di carta che conservai , mi ricorda un ' altra strana avventura di quei giorni . Oltre all ' annotazione di un ' ultima sigaretta accompagnata dall ' espressione della fiducia di poter guarire della malattia dei cinquantaquattro movimenti , v ' è un tentativo di poesia ... su una mosca . Se non sapessi altrimenti , crederei che quei versi provengano da una signorina dabbene che dà del tu agl ' insetti di cui canta , ma visto che sono stati stesi da me , devo credere che poiché io sono passato per di là , tutti possano capitare dappertutto . Ecco come quei versi nacquero . A tarda notte ero ritornato a casa e invece che coricarmi m ' ero recato nel mio studiolo ove avevo acceso il gas . Alla luce una mosca si mise a tormentarmi . Riuscii a darle un colpo , lieve però per non insudiciarmi . La dimenticai , ma poi la rividi in mezzo al tavolo come lentamente si rimetteva . Era ferma , eretta e pareva piú alta di prima perché una delle sue zampine era stata anchilosata e non poteva flettersi . Con le due zampine posteriori si lisciava assiduamente le ali . Tentò di moversi , ma si ribaltò sulla schiena . Si rizzò e ritornò ostinata al suo assiduo lavoro . Scrissi allora quei versi , stupito di aver scoperto che quel piccolo organismo pervaso da tanto dolore , fosse diretto nel suo sforzo immane da due errori : prima di tutto lisciando con tanta ostinazione le ali che non erano lese , l ' insetto rivelava di non sapere da quale organo venisse il suo dolore ; poi l ' assiduità del suo sforzo dimostrava che c ' era nella sua minuscola mente la fede fondamentale che la salute spetti a tutti e che debba certamente ritornare quando ci ha lasciato . Erano errori che si possono facilmente scusare in un insetto che non vive che la vita di una sola stagione , e non ha tempo di far dell ' esperienza . Ma venne la domenica . Scadeva il quinto giorno dalla mia ultima visita in casa Malfenti . Io , che lavoro tanto poco , conservai sempre un grande rispetto per il giorno festivo che divide la vita in periodi brevi che la rendono piú sopportabile . Quel giorno festivo chiudeva anche una mia settimana faticosa e me ne competeva la gioia . Io non cambiai per nulla i miei piani ma per quel giorno non dovevano valere ed io avrei rivista Ada . Non avrei compromessi quei piani con alcuna parola , ma dovevo rivederla perché c ' era anche la possibilità che l ' affare si fosse già cambiato in mio favore ed allora sarebbe stato un bel danno di continuar a soffrire senza scopo . Perciò , a mezzodí , con la fretta che le mie povere gambe mi concedevano , corsi in città e sulla via che sapevo la signora Malfenti e le figliuole dovevano percorrere al ritorno dalla messa . Era una festa piena di sole e , camminando , pensai che forse in città m ' aspettava la novità attesa , l ' amore di Ada ! Non fu cosí , ma per un altro istante n ' ebbi l ' illusione . La fortuna mi favorí in modo incredibile . M ' imbattei faccia a faccia in Ada , nella sola Ada . Mi mancò il passo e il fiato . Che fare ? Il mio proponimento avrebbe voluto che mi tirassi in disparte e la lasciassi passare con un saluto misurato . Ma nella mia mente ci fu un po ' di confusione perché prima c ' erano stati altri proponimenti tra cui uno che ricordavo secondo il quale avrei dovuto parlarle chiaro e apprendere dalla sua bocca il mio destino . Non mi trassi in disparte e quand ' ella mi salutò come se ci fossimo lasciati cinque minuti prima , io m ' accompagnai a lei . Ella mi aveva detto : - Buon giorno , signor Cosini ! Ho un po ' fretta . Ed io : - Mi permette di accompagnarla per un tratto ? Ella accettò sorridendo . Ma dunque avrei dovuto parlarle ? Ella aggiunse che andava direttamente a casa sua , perciò compresi che non avevo a disposizione che cinque minuti per parlare ed anche di quel tempo ne perdetti una parte a calcolare se sarebbe bastato per le cose importanti che dovevo dirle . Meglio non dirle che non dirle interamente . Mi confondeva anche il fatto che allora nella nostra città , per una fanciulla , era già un ' azione compromettente quella di lasciarsi accompagnare sulla via da un giovanotto . Ella me lo permetteva . Non potevo già accontentarmi ? Intanto la guardavo , tentando di sentir di nuovo intero il mio amore annebbiatosi nell ' ira e nel dubbio . Riavrei almeno i miei sogni ? Ella m ' appariva piccola e grande nello stesso tempo , nell ' armonia delle sue linee . I sogni ritornavano in folla anche accanto a lei , reale . Era il mio modo di desiderare e vi ritornai con gioia intensa . Spariva dal mio animo qualunque traccia d ' ira o di rancore . Ma dietro di noi si sentí un ' invocazione esitante : - Se permette , signorina ! Mi volsi indignato . Chi osava interrompere le spiegazioni che non avevo ancora iniziate ? Un signorino imberbe , bruno e pallido , la guardava con occhi ansiosi . A mia volta guardai Ada nella folle speranza ch ' essa invocasse il mio aiuto . Sarebbe bastato un suo segno ed io mi sarei gettato su quell ' individuo a domandargli ragione della sua audacia . E magari avesse insistito . I miei mali sarebbero stati guariti subito se mi fosse stato concesso d ' abbandonarmi ad un atto brutale di forza . Ma Ada non fece quel segno . Con un sorriso spontaneo perché mutava lievemente il disegno delle guancie e della bocca ma anche la luce dell ' occhio , ella gli stese la mano : - Il signor Guido ! Quel prenome mi fece male . Ella , poco prima , mi aveva chiamato col nome mio di famiglia . Guardai meglio quel signor Guido . Era vestito con un ' eleganza ricercata e teneva nella destra inguantata un bastone dal manico d ' avorio lunghissimo , che io non avrei portato neppure se m ' avessero pagato perciò una somma per ogni chilometro . Non mi rimproverai di aver potuto vedere in una simile persona una minaccia per Ada . Vi sono dei loschi figuri che vestono elegantemente e portano anche di tali bastoni . Il sorriso di Ada mi ricacciò nei piú comuni rapporti mondani . Ada fece la presentazione . E sorrisi anch ' io ! Il sorriso di Ada ricordava un poco l ' increspatura di un ' acqua limpida sfiorata da una lieve brezza . Anche il mio ricordava un simile movimento , ma prodotto da un sasso che fosse stato gettato nell ' acqua . Si chiamava Guido Speier . Il mio sorriso si fece piú spontaneo perché subito mi si presentava l ' occasione di dirgli qualche cosa di sgradevole : - Lei è tedesco ? Cortesemente egli mi disse che riconosceva che al nome tutti potevano crederlo tale . Invece i documenti della sua famiglia provavano ch ' essa era italiana da varii secoli . Egli parlava il toscano con grande naturalezza mentre io e Ada eravamo condannati al nostro dialettaccio . Lo guardavo per sentire meglio quello ch ' egli diceva . Era un bellissimo giovine : le labbra naturalmente socchiuse lasciavano vedere una bocca di denti bianchi e perfetti . L ' occhio suo era vivace ed espressivo e , quando s ' era scoperto il capo , avevo potuto vedere che i suoi capelli bruni e un po ' ricciuti , coprivano tutto lo spazio che madre natura aveva loro destinato , mentre molta parte della mia testa era stata invasa dalla fronte . Io l ' avrei odiato anche se Ada non fosse stata presente , ma soffrivo di quell ' odio e cercai di attenuarlo . Pensai : - È troppo giovine per Ada . - E pensai poi che la confidenza e la gentilezza ch ' essa gli usava fossero dovute ad un ordine del padre . Forse era un uomo importante per gli affari del Malfenti e a me era parso che in simili casi tutta la famiglia fosse obbligata alla collaborazione . Gli domandai : - Ella si stabilisce a Trieste ? Mi rispose che vi si trovava da un mese e che vi fondava una casa commerciale . Respirai ! Potevo aver indovinato . Camminavo zoppicando , ma abbastanza disinvolto , vedendo che nessuno se ne accorgeva . Guardavo Ada e tentavo di dimenticare tutto il resto compreso l ' altro che ci accompagnava . In fondo io sono l ' uomo del presente e non penso al futuro quando esso non offuschi il presente con ombre evidenti . Ada camminava fra noi due e aveva sulla faccia , stereotipata , un ' espressione vaga di lietezza che arrivava quasi al sorriso . Quella lietezza mi pareva nuova . Per chi era quel sorriso ? Non per me ch ' essa non vedeva da tanto tempo ? Prestai orecchio a quello che si dicevano . Parlavano di spiritismo e appresi subito che Guido aveva introdotto in casa Malfenti il tavolo parlante . Ardevo dal desiderio di assicurarmi che il dolce sorriso che vagava sulle labbra di Ada fosse mio e saltai nell ' argomento di cui parlavano , improvvisando una storia di spiriti . Nessun poeta avrebbe potuto improvvisare a rime obbligate meglio di me . Quando ancora non sapevo dove sarei andato a finire , esordii dichiarando che ormai credevo anch ' io negli spiriti per una storia capitatami il giorno innanzi su quella stessa via ... anzi no ! ... sulla via parallela a quella e che noi scorgevamo . Poi dissi che anche Ada aveva conosciuto il professor Bertini ch ' era morto poco tempo prima a Firenze ove s ' era stabilito dopo il suo pensionamento . Seppimo della sua morte da una breve notizia su un giornale locale che io avevo dimenticata , tant ' è vero che , quando pensavo al professore Bertini , io lo vedevo passeggiare per le Cascine nel suo meritato riposo . Ora , il giorno innanzi , su un punto che precisai della via parallela a quella che stavamo percorrendo , fui accostato da un signore che mi conosceva e che io sapevo di conoscere . Aveva un ' andatura curiosa di donnetta che si dimeni per facilitarsi il passo ... - Certo ! Poteva essere il Bertini ! - disse Ada ridendo . Il riso era mio ed incorato continuai : - Sapevo di conoscerlo , ma non sapevo ricordarlo . Si parlò di politica . Era il Bertini perché disse tante di quelle bestialità , con quella sua voce da pecora ... - Anche la sua voce ! - ancora Ada rise guardandomi ansiosamente per sentire la chiusa . - Sí ! Avrebbe dovuto essere il Bertini , - dissi io fingendo spavento da quel grande attore che in me è andato perduto . - Mi strinse la mano per congedarsi e se ne andò ballonzolando . Lo seguii per qualche passo cercando di raccapezzarmi . Scopersi di aver parlato col Bertini solo quando l ' ebbi perduto di vista . Col Bertini ch ' era morto da un anno ! Poco dopo essa si fermò dinanzi al portone di casa sua . Stringendogli la mano , disse a Guido che lo aspettava quella sera . Poi , salutando anche me , mi disse che se non temevo di annoiarmi andassi quella sera da loro a far ballare il tavolino . Non risposi né ringraziai . Dovevo analizzare quell ' invito prima di accettarlo . Mi pareva avesse suonato come un atto di cortesia obbligata . Ecco : forse per me il giorno festivo si sarebbe chiuso con quell ' incontro . Ma volli apparire cortese per lasciarmi aperte tutte le vie , anche quella di accettare quell ' invito . Le domandai di Giovanni col quale avevo da parlare . Ella mi rispose che l ' avrei trovato nel suo ufficio ove s ' era recato per un affare urgente . Guido ed io ci fermammo per qualche istante a guardar dietro all ' elegante figurina che spariva nell ' oscurità dell ' atrio della casa . Non so quello che Guido abbia pensato in quel momento . In quanto a me , mi sentivo infelicissimo ; perché ella non aveva fatto quell ' invito prima a me e poi a Guido ? Ritornammo insieme sui nostri passi , quasi fino al punto ove ci eravamo imbattuti con Ada . Guido , cortese e disinvolto ( era proprio la disinvoltura quella ch ' io piú di tutto invidiavo agli altri ) parlò ancora di quella storia ch ' io avevo improvvisata e ch ' egli prendeva sul serio . Di vero , invece , in quella storia non c ' era che questo : a Trieste , anche dopo morto il Bertini , viveva una persona che diceva delle bestialità , camminava in modo che pareva si movesse sulle punte dei piedi ed aveva anche una voce strana . Ne avevo fatta la conoscenza in quei giorni e , per un momento , m ' aveva ricordato il Bertini . Non mi dispiaceva che Guido si rompesse la testa a studiare quella mia invenzione . Era stabilito ch ' io non dovevo odiarlo perché egli per i Malfenti non era altro che un commerciante importante ; ma m ' era antipatico per la sua eleganza ricercata e il suo bastone . M ' era anzi tanto antipatico che non vedevo l ' ora di liberarmene . Sentii ch ' egli concludeva : - È possibile anche che la persona con cui ella parlò , fosse ben piú giovane del Bertini , camminasse come un granatiere e avesse la voce virile e che la sua somiglianza con lui fosse limitata al dire bestialità . Ciò sarebbe bastato per fissare il suo pensiero sul Bertini . Ma per ammettere questo , bisognerebbe anche credere ch ' ella sia una persona molto distratta . Non seppi aiutarlo nei suoi sforzi : - Distratto io ? Che idea ! Sono un uomo d ' affari . Dove finirei se fossi distratto ? Poi pensai che perdevo il mio tempo . Volevo veder Giovanni . Giacché avevo vista la figlia , avrei potuto vedere anche il padre ch ' era tanto meno importante . Dovevo far presto se volevo ancora trovarlo nel suo ufficio . Guido continuava ad almanaccare quanta parte di un miracolo si potesse attribuire alla disattenzione di chi lo fa o di chi vi assiste . Io volli congedarmi e apparire almeno altrettanto disinvolto di lui . Da ciò provenne una fretta nell ' interromperlo e nel lasciarlo molto simile ad una brutalità : - Per me i miracoli esistono e non esistono . Non bisogna complicarli con troppe storie . Bisogna crederci o non crederci ed in ambedue i casi le cose sono molto semplici . Io non volevo dimostrargli dell ' antipatia tant ' è vero che con le mie parole mi pareva di fargli una concessione , visto ch ' io sono un positivista convinto ed ai miracoli non ci credo . Ma era una concessione fatta con grande malumore . M ' allontanai zoppicando piú che mai e sperai che Guido non sentisse il bisogno di guardarmi dietro . Era proprio necessario ch ' io parlassi con Giovanni . Intanto m ' avrebbe istruito come avrei dovuto comportarmi quella sera . Ero stato invitato da Ada , e dal comportamento di Giovanni avrei potuto comprendere se dovevo seguire quell ' invito o non piuttosto ricordarmi che quell ' invito contravveniva all ' espresso volere della signora Malfenti . Chiarezza ci voleva nei miei rapporti con quella gente , e se a darmela non fosse bastata la domenica , vi avrei dedicato anche il lunedí . Continuavo a contravvenire ai miei proponimenti e non me ne accorgevo . Anzi mi pareva di eseguire una risoluzione presa dopo cinque giorni di meditazione . È cosí ch ' io designavo la mia attività di quei giorni . Giovanni m ' accolse con un bel saluto gridato , che mi fece bene , e m ' invitò di prender posto su una poltrona addossata alla parete di faccia al suo tavolo . - Cinque minuti ! Sono subito con lei ! - E subito dopo : - Ma lei zoppica ? Arrossii ! Ero però in vena d ' improvvisazione . Gli dissi ch ' ero scivolato mentre uscivo dal caffè , e designai proprio il caffè ove m ' era capitato quell ' accidente . Temetti ch ' egli potesse attribuire la mia tombola ad annebbiamento della mente per alcool , e ridendo aggiunsi il particolare che quando caddi mi trovavo in compagnia di una persona afflitta da reumatismi e che zoppicava . Un impiegato e due facchini si trovavano in piedi accanto al tavolo di Giovanni . Doveva essersi verificato qualche disordine in una consegna di merci e Giovanni aveva uno di quei suoi interventi ruvidi nel funzionamento del suo magazzino del quale egli raramente si occupava volendo avere la mente libera per fare - come diceva lui - solo quello che nessun altro avrebbe potuto fare in vece sua . Urlava piú del consueto come se avesse voluto incidere nelle orecchie dei suoi dipendenti le sue disposizioni . Credo si trattasse di stabilire la forma in cui dovevano svolgersi i rapporti fra l ' ufficio e il magazzino . - Questa carta - urlava Giovanni passando dalla mano destra alla sinistra una carta ch ' egli aveva strappata da un libro , - sarà firmata da te e l ' impiegato che la riceverà te ne darà una identica firmata da lui . Fissava in faccia i suoi interlocutori ora traverso gli occhiali ed ora al disopra di essi e concluse con un altro urlo : - Avete capito ? Voleva riprendere le sue spiegazioni da capo , ma a me sembrava di perdere troppo tempo . Avevo il sentimento curioso che affrettandomi avrei potuto meglio battermi per Ada , mentre poi m ' accorsi con grande sorpresa che nessuno m ' aspettava e che io nessuno aspettavo , e che non c ' era niente da fare per me . Andai da Giovanni con la mano tesa : - Vengo da lei questa sera . Egli fu subito da me , mentre gli altri si tiravano in disparte . - Perché non la vediamo da tanto tempo ? - domandò con semplicità . Io fui colto da una meraviglia che mi confuse . Era proprio questa la domanda che Ada non m ' aveva fatta e cui avrei avuto diritto . Se non ci fossero stati quegli altri , io avrei parlato sinceramente con Giovanni che quella domanda m ' aveva fatta e m ' aveva provata la sua innocenza in quella ch ' io oramai sentivo quale una congiura ai miei danni . Lui solo era innocente e meritava la mia fiducia . Forse subito allora non pensai con tanta chiarezza e ne è prova il fatto che non ebbi la pazienza di aspettare che l ' impiegato ed i facchini si fossero allontanati . Eppoi volevo studiare se forse ad Ada non fosse stata impedita quella domanda dall ' arrivo inopinato di Guido . Ma anche Giovanni m ' impedí di parlare , manifestando una grande fretta di ritornare al suo lavoro . - Ci vediamo allora questa sera . Sentirà un violinista quale non ha sentito mai . Si presenta quale un dilettante del violino solo perché ha tanti di quei denari che non si degna di farne la sua professione . Intende di dedicarsi al commercio . - Si strinse nelle spalle in atto di dispregio . - Io , che pur amo il commercio , al posto suo non venderei che delle note . Non so se lei lo conosce . È un certo Guido Speier . - Davvero ? Davvero ? - dissi simulando compiacenza , scotendo la testa e aprendo la bocca , movendo insomma tutto quello che potevo raggiungere per mio volere . Quel bel giovinotto sapeva anche sonare il violino ? - Davvero ? Tanto bene ? - Speravo che Giovanni avesse scherzato e con l ' esagerazione delle sue lodi avesse voluto significare che Guido non fosse altro che un tartassatore del violino . Ma egli scoteva la testa sempre con grande ammirazione . Gli strinsi la mano : - Arrivederci ! M ' avviai zoppicando alla porta . Fui fermato da un dubbio . Forse avrei fatto meglio di non accettare quell ' invito nel quale caso avrei dovuto prevenirne Giovanni . Mi volsi per ritornare a lui , ma allora m ' accorsi ch ' egli mi guardava con grande attenzione proteso per innanzi per vedermi piú da vicino . Questo non seppi sopportare e me ne andai ! Un violinista ! Se era vero ch ' egli sonava tanto bene , io semplicemente ero un uomo distrutto . Almeno non avessi sonato io quell ' istrumento o non mi fossi lasciato indurre di sonarlo in casa Malfenti . Avevo portato il violino in quella casa non per conquistare col mio suono il cuore della gente , ma quale un pretesto per prolungarvi le mie visite . Ero stato una bestia ! Avrei potuto usare di tanti altri pretesti meno compromettenti ! Nessuno potrà dire ch ' io m ' abbandoni ad illusioni sul conto mio . So di avere un alto sentimento musicale e non è per affettazione ch ' io ricerco la musica piú complessa ; però il mio stesso alto sentimento musicale m ' avverte e m ' avvertí da anni , ch ' io mai arriverò a sonare in modo da dar piacere a chi m ' ascolta . Se tuttavia continuo a sonare , lo faccio per la stessa ragione per cui continuo a curarmi . Io potrei sonare bene se non fossi malato , e corro dietro alla salute anche quando studio l ' equilibrio sulle quattro corde . C ' è una lieve paralisi nel mio organismo , e sul violino si rivela intera e perciò piú facilmente guaribile . Anche l ' essere piú basso quando sa che cosa sieno le terzine , le quartine o le sestine , sa passare dalle une alle altre con esattezza ritmica come il suo occhio sa passare da un colore all ' altro . Da me , invece , una di quelle figure , quando l ' ho fatta , mi si appiccica e non me ne libero piú , cosí ch ' essa s ' intrufola nella figura seguente e la sforma . Per mettere al posto giusto le note , io devo battermi il tempo coi piedi e con la testa , ma addio disinvoltura , addio serenità , addio musica . La musica che proviene da un organismo equilibrato è lei stessa il tempo ch ' essa crea ed esaurisce . Quando la farò cosí sarò guarito . Per la prima volta pensai di abbandonare il campo , lasciare Trieste e andare altrove in cerca di svago . Non c ' era piú nulla da sperare . Ada era perduta per me . Ne ero certo ! Non sapevo io forse , ch ' essa avrebbe sposato un uomo dopo di averlo vagliato e pesato come se si fosse trattato di concedergli un ' onorificenza accademica ? Mi pareva ridicolo perché veramente il violino fra esseri umani non avrebbe potuto contare nella scelta di un marito , ma ciò non mi salvava . Io sentivo l ' importanza di quel suono . Era decisiva come dagli uccelli canori . Mi rintanai nel mio studio e il giorno festivo per gli altri non era ancora finito ! Trassi il violino dalla busta , indeciso se mandarlo a pezzi o suonarlo . Poi lo provai come se avessi voluto dargli l ' ultimo addio e infine mi misi a studiare l ' eterno Kreutzer . In quello stesso posto avevo fatto percorrere tanti di quei chilometri al mio arco , che nel mio disorientamento mi rimisi a percorrerne macchinalmente degli altri . Tutti coloro che si dedicarono a quelle maledette quattro corde sanno come , finché si viva isolati , si creda che ogni piccolo sforzo apporti un corrispondente progresso . Se cosí non fosse , chi accetterebbe di sottoporsi a quei lavori forzati senza termine , come se si avesse avuta la disgrazia di ammazzare qualcuno ? Dopo un po ' di tempo mi parve che la mia lotta con Guido non fosse definitivamente perduta . Chissà che forse non mi fosse concesso d ' intervenire fra Guido e Ada con un violino vittorioso ? Non era presunzione questa , ma il mio solito ottimismo da cui mai seppi liberarmi . Ogni minaccia di sventura m ' atterrisce dapprima , ma subito dopo è dimenticata nella sfiducia piú sicura di saper evitarla . Lí , poi , non occorreva che rendere piú benevolo il mio giudizio sulle mie capacità di violinista . Nelle arti in genere si sa che il giudizio sicuro risulta dal confronto , che qui mancava . Eppoi il proprio violino echeggia tanto vicino all ' orecchio che ha breve la via al cuore . Quando , stanco , smisi di suonare , mi dissi : - Bravo Zeno , hai guadagnato il tuo pane . Senz ' alcuna esitazione mi recai dai Malfenti . Avevo accettato l ' invito ed oramai non potevo mancare . Mi parve di buon augurio che la cameriera m ' accogliesse con un sorriso gentile e la domanda se fossi stato male per non esser venuto per tanto tempo . Le diedi una mancia . Per bocca sua tutta la famiglia di cui essa era la rappresentante , mi faceva quella domanda . Essa mi condusse al salotto ch ' era immerso nell ' oscurità piú profonda . Arrivatovi dalla piena luce dell ' anticamera , per un momento non vidi nulla e non osai movermi . Poi scorsi varie figure disposte intorno ad un tavolino , in fondo al salotto , abbastanza lontano da me . Fui salutato dalla voce di Ada che nell ' oscurità mi parve sensuale . Sorridente , una carezza : - S ' accomodi , da quella parte e non turbi gli spiriti ! - Se continuava cosí io non li avrei certamente turbati . Da un altro punto della periferia del tavolino echeggiò un ' altra voce , di Alberta o forse di Augusta : - Se vuole prendere parte all ' evocazione , c ' è qui ancora un posticino libero . Io ero ben risoluto di non lasciarmi mettere in disparte e avanzai risoluto verso il punto donde m ' era provenuto il saluto di Ada . Urtai col ginocchio contro lo spigolo di quel tavolino veneziano ch ' era tutto spigoli . Ne ebbi un dolore intenso , ma non mi lasciai arrestare e andai a cadere su un sedile offertomi non sapevo da chi , fra due fanciulle di cui una , quella alla mia destra , pensai fosse Ada e l ' altra Augusta . Subito , per evitare ogni contatto con questa , mi spinsi verso l ' altra . Ebbi però il dubbio che mi sbagliassi e alla vicina di destra domandai per sentirne la voce : - Aveste già qualche comunicazione dagli spiriti ? Guido , che mi parve sedesse a me di faccia , m ' interruppe . Imperiosamente gridò : - Silenzio ! Poi , piú mitemente : - Raccoglietevi e pensate intensamente al morto che desiderate di evocare . Io non ho alcun ' avversione per i tentativi di qualunque genere di spiare il mondo di là . Ero anzi seccato di non aver introdotto io in casa di Giovanni quel tavolino , giacché vi otteneva tale successo . Ma non mi sentivo di obbedire agli ordini di Guido e perciò non mi raccolsi affatto . Poi m ' ero fatti tanti di quei rimproveri per aver permesso che le cose arrivassero a quel punto senz ' aver detta una parola chiara con Ada , che giacché avevo la fanciulla accanto , in quell ' oscurità tanto favorevole , avrei chiarito tutto . Fui trattenuto solo dalla dolcezza di averla tanto vicina a me dopo di aver temuto di averla perduta per sempre . Intuivo la dolcezza delle stoffe tiepide che sfioravano i miei vestiti e pensavo anche che cosí stretti l ' uno all ' altra , il mio toccasse il suo piedino che di sera sapevo vestito di uno stivaletto laccato . Era addirittura troppo dopo un martirio troppo lungo . Parlò di nuovo Guido : - Ve ne prego , raccoglietevi . Supplicate ora lo spirito che invocaste di manifestarsi movendo il tavolino . Mi piaceva ch ' egli continuasse ad occuparsi del tavolino . Oramai era evidente che Ada si rassegnava di portare quasi tutto il mio peso ! Se non m ' avesse amato non m ' avrebbe sopportato . Era venuta l ' ora della chiarezza . Tolsi la mia destra dal tavolino e pian pianino le posi il braccio alla taglia : - Io vi amo , Ada ! - dissi a bassa voce e avvicinando la mia faccia alla sua per farmi sentire meglio . La fanciulla non rispose subito . Poi , con un soffio di voce , però quella di Augusta , mi disse : - Perché non veniste per tanto tempo ? La sorpresa e il dispiacere quasi mi facevano crollare dal mio sedile . Subito sentii che se io dovevo finalmente eliminare quella seccante fanciulla dal mio destino , pure dovevo usarle il riguardo che un buon cavaliere quale son io , deve tributare alla donna che lo ama e sia dessa la piú brutta che mai sia stata creata . Come m ' amava ! Nel mio dolore sentii il suo amore . Non poteva essere altro che l ' amore che le aveva suggerito di non dirmi ch ' essa non era Ada , ma di farmi la domanda che da Ada avevo attesa invano e che lei invece certo s ' era preparata di farmi subito quando m ' avesse rivisto . Seguii un mio istinto e non risposi alla sua domanda , ma , dopo una breve esitazione , le dissi : - Ho tuttavia piacere di essermi confidato a voi , Augusta , che io credo tanto buona ! Mi rimisi subito in equilibrio sul mio treppiede . Non potevo avere la chiarezza con Ada , ma intanto l ' avevo completa con Augusta . Qui non potevano esserci altri malintesi . Guido ammoní di nuovo : - Se non volete star zitti , non c ' è alcuno scopo di passare qui il nostro tempo all ' oscuro ! Egli non lo sapeva , ma io avevo tuttavia bisogno di un po ' di oscurità che m ' isolasse e mi permettesse di raccogliermi . Avevo scoperto il mio errore e il solo equilibrio che avessi riconquistato era quello sul mio sedile . Avrei parlato con Ada , ma alla chiara luce . Ebbi il sospetto che alla mia sinistra non ci fosse lei , ma Alberta . Come accertarmene ? Il dubbio mi fece quasi cadere a sinistra e , per riconquistare l ' equilibrio , mi poggiai sul tavolino . Tutti si misero ad urlare : - Si muove , si muove ! - Il mio atto involontario avrebbe potuto condurmi alla chiarezza . Donde veniva la voce di Ada ? Ma Guido coprendo con la sua la voce di tutti , impose quel silenzio che io , tanto volentieri , avrei imposto a lui . Poi con voce mutata , supplice ( imbecille ! ) parlò con lo spirito ch ' egli credeva presente : - Te ne prego , di ' il tuo nome designandone le lettere in base all ' alfabeto nostro ! Egli prevedeva tutto : aveva paura che lo spirito ricordasse l ' alfabeto greco . Io continuai la commedia sempre spiando l ' oscurità alla ricerca di Ada . Dopo una lieve esitazione feci alzare il tavolino per sette volte cosí che la lettera G era acquisita . L ' idea mi parve buona e per quanto la U che seguiva costasse innumerevoli movimenti , dettai netto netto il nome di Guido . Non dubito che dettando il suo nome , io non fossi diretto dal desiderio di relegarlo fra gli spiriti . Quando il nome di Guido fu perfetto , Ada finalmente parlò : - Qualche vostro antenato ? - suggerí . Sedeva proprio accanto a lui . Avrei voluto muovere il tavolino in modo da cacciarlo fra loro due e dividerli . - Può essere ! - disse Guido . Egli credeva di avere degli antenati , ma non mi faceva paura . La sua voce era alterata da una reale emozione che mi diede la gioia che prova uno schermidore quando s ' accorge che l ' avversario è meno temibile di quanto egli credesse . Non era mica a sangue freddo ch ' egli faceva quegli esperimenti . Era un vero imbecille ! Tutte le debolezze trovavano facilmente il mio compatimento , ma non la sua . Poi egli si rivolse allo spirito : - Se ti chiami Speier fa un movimento solo . Altrimenti movi il tavolino per due volte . - Giacché egli voleva avere degli antenati , lo compiacqui movendo il tavolino per due volte . - Mio nonno ! - mormorò Guido . Poi la conversazione con lo spirito camminò piú rapida . Allo spirito fu domandato se volesse dare delle notizie . Rispose di sí . D ' affari od altre ? D ' affari ! Questa risposta fu preferita solo perché per darla bastava movere il tavolo per una volta sola . Guido domandò poi se si trattava di buone o di cattive notizie . Le cattive dovevano essere designate con due movimenti ed io , - questa volta senz ' alcun ' esitazione , - volli movere il tavolo per due volte . Ma il secondo movimento mi fu contrastato e doveva esserci qualcuno nella compagnia che avrebbe desiderato che le nuove fossero buone . Ada , forse ? Per produrre quel secondo movimento mi gettai addirittura sul tavolino e vinsi facilmente ! Le notizie erano cattive ! Causa la lotta , il secondo movimento risultò eccessivo e spostò addirittura tutta la compagnia . - Strano ! - mormorò Guido . Poi , deciso , urlò : - Basta ! Basta ! Qui qualcuno si diverte alle nostre spalle ! Fu un comando cui molti nello stesso tempo ubbidirono e il salotto fu subito inondato dalla luce accesa in piú punti . Guido mi parve pallido ! Ada s ' ingannava sul conto di quell ' individuo ed io le avrei aperti gli occhi . Nel salotto , oltre alle tre fanciulle , v ' erano la signora Malfenti ed un ' altra signora la cui vista m ' ispirò imbarazzo e malessere perché credetti fosse la zia Rosina . Per ragioni differenti le due signore ebbero da me un saluto compassato . Il bello si è ch ' ero rimasto al tavolino , solo accanto ad Augusta . Era una nuova compromissione , ma non sapevo rassegnarmi d ' accompagnarmi a tutti gli altri che attorniavano Guido , il quale con qualche veemenza spiegava come avesse capito che il tavolo veniva mosso non da uno spirito ma da un malizioso in carne ed ossa . Non Ada , lui stesso aveva tentato di frenare il tavolino fattosi troppo chiacchierino . Diceva : - Io trattenni il tavolino con tutte le mie forze per impedire che si movesse la seconda volta . Qualcuno dovette addirittura gettarsi su di esso per vincere la mia resistenza . Bello quel suo spiritismo : uno sforzo potente non poteva provenire da uno spirito ! Guardai la povera Augusta per vedere quale aspetto avesse dopo di aver avuta la mia dichiarazione d ' amore per sua sorella . Era molto rossa , ma mi guardava con un sorriso benevolo . Solo allora si decise di confermare d ' aver sentita quella dichiarazione : - Non lo dirò a nessuno ! - mi disse a bassa voce . Ciò mi piacque molto . - Grazie , - mormorai stringendole la mano non piccola , ma modellata perfettamente . Io ero disposto di diventare un buon amico di Augusta mentre prima di allora ciò non sarebbe stato possibile perché io non so essere l ' amico delle persone brutte . Ma sentivo una certa simpatia per la sua taglia che avevo stretta e che avevo trovata piú sottile di quanto l ' avessi creduta . Anche la sua faccia era discreta , e pareva deforme solo causa quell ' occhio che batteva una strada non sua . Avevo certamente esagerata quella deformità ritenendola estesa fino alla coscia . Avevano fatto portare della limonata per Guido . Mi avvicinai al gruppo che tuttavia l ' attorniava e m ' imbattei nella signora Malfenti che se ne staccava . Ridendo di gusto le domandai . - Abbisogna di un cordiale ? - Ella ebbe un lieve movimento di disprezzo con le labbra : - Non sembrerebbe un uomo ! - disse chiaramente . Io mi lusingai che la mia vittoria potesse avere un ' importanza decisiva . Ada non poteva pensare altrimenti della madre . La vittoria ebbe subito l ' effetto che non poteva mancare in un uomo fatto come son io . Mi sparí ogni rancore e non volli che Guido soffrisse ulteriormente . Certo il mondo sarebbe meno aspro se molti mi somigliassero . Sedetti a lui da canto e , senza guardare gli altri , gli dissi : - Dovete scusarmi , signor Guido . Mi sono permesso uno scherzo di cattivo genere . Sono stato io che ho fatto dichiarare al tavolino di essere mosso da uno spirito portante il vostro stesso nome . Non l ' avrei fatto se avessi saputo che anche vostro nonno aveva quel nome . Guido tradí nella sua cera , che si schiarí , come la mia comunicazione fosse importante per lui . Non volle però ammetterlo e mi disse : - Queste signore sono troppo buone ! Io non ho mica bisogno di conforto . La cosa non ha alcun ' importanza . Vi ringrazio per la vostra sincerità , ma io avevo già indovinato che qualcuno aveva indossata la parrucca di mio nonno . Rise , soddisfatto , dicendomi : - Siete molto robusto , voi ! Avrei dovuto indovinare che il tavolo veniva mosso dal solo altro uomo della compagnia . M ' ero dimostrato piú forte di lui , infatti , ma presto dovetti sentirmi di lui piú debole . Ada mi guardava con occhio poco amico e m ' aggredí , le belle guancie infiammate : - Mi dispiace per voi che abbiate potuto credervi autorizzato ad uno scherzo simile . Mi mancò il fiato e , balbettando , dissi : - Volevo ridere ! Credevo che nessuno di noi avrebbe presa sul serio quella storia del tavolino . Era un po ' tardi per attaccare Guido ed anzi , se avessi avuto un orecchio sensibile , avrei sentito che , mai piú , in una lotta con lui , la vittoria avrebbe potuto essere mia . L ' ira che Ada mi dimostrava era ben significativa . Come non intesi ch ' essa era già tutta sua ? Ma io m ' ostinavo nel pensiero ch ' egli non la meritava perché non era l ' uomo ch ' essa cercava col suo occhio serio . Non l ' aveva sentito persino la signora Malfenti ? Tutti mi protessero e aggravarono la mia situazione . La signora Malfenti disse ridendo : - Non fu che uno scherzo riuscito benissimo . - La zia Rosina aveva tuttavia il grosso corpo virante dal ridere e diceva ammirando : - Magnifica ! Mi spiacque che Guido fosse tanto amichevole . Già , a lui non importava altro che di essere sicuro che le cattive notizie che il tavolino gli aveva date , non fossero state portate da uno spirito . Mi disse : - Scommetto che dapprima non avete mosso il tavolo di proposito . L ' avrete mosso la prima volta senza volerlo , eppoi appena avrete deciso di moverlo con malizia . Cosí la cosa conserverebbe una certa importanza , cioè soltanto fino al momento in cui non decideste di sabotare la vostra ispirazione . Ada si volse e mi guardò con curiosità . Essa stava per manifestare a Guido una devozione eccessiva perdonandomi perché Guido m ' aveva concesso il suo perdono . Glielo impedii : - Ma no ! - dissi deciso . - Io ero stanco d ' aspettare quegli spiriti che non volevano venire e li sostituii per divertirmi . Ada mi volse le spalle arcuandole in modo ch ' ebbi tutto il sentimento d ' essere stato schiaffeggiato . Persino i riccioli alla sua nuca mi parve significassero disdegno . Come sempre , invece che guardare e ascoltare , ero tutt ' occupato dal mio proprio pensiero . M ' opprimeva il fatto che Ada si comprometteva orribilmente . Ne provavo un forte dolore come dinanzi alla rivelazione che la donna mia mi tradisse . Ad onta di quelle sue manifestazioni d ' affetto per Guido , essa tuttavia poteva ancora essere mia , ma sentivo che non le avrei mai perdonato il suo contegno . È il mio pensiero troppo lento per saper seguire gli avvenimenti che si svolgono senz ' attendere che nel mio cervello si sieno cancellate le impressioni lasciatevi dagli avvenimenti precedenti ? Io dovevo tuttavia movermi sulla via segnatami dal mio proposito . Una vera , una cieca ostinazione . Volli anzi rendere il mio proposito piú forte registrandolo un ' altra volta . Andai ad Augusta che mi guardava ansiosamente con un sincero sorriso incoraggiante sulla faccia e le dissi serio e accorato : - È forse l ' ultima volta ch ' io vengo in casa vostra perché io , questa sera stessa , dichiarerò il mio amore ad Ada . - Non dovete farlo , - mi disse essa supplice . - Non v ' accorgete di quello che qui succede ? Mi dispiacerebbe se aveste a soffrirne . Essa continuava a frapporsi fra me e Ada . Le dissi proprio per farle dispetto : - Parlerò con Ada perché lo debbo . M ' è poi del tutto indifferente quello ch ' essa risponderà . Zoppicai di nuovo verso Guido . Giunto accanto a lui , guardandomi in uno specchio , accesi una sigaretta . Nello specchio mi vidi molto pallido ciò che per me è una ragione per impallidire di piú . Lottai per sentirmi meglio ed apparire disinvolto . Nel duplice sforzo la mia mano distratta afferrò il bicchiere di Guido . Una volta afferratolo non seppi far di meglio che vuotarlo . Guido si mise a ridere : - Cosí saprete tutti i miei pensieri perché poco fa ho bevuto anch ' io da quel bicchiere . Il sapore del limone m ' è sempre sgradito . Quello dovette apparirmi velenoso addirittura perché , prima di tutto , per aver bevuto dal suo bicchiere a me parve d ' aver subito un contatto odioso con Guido eppoi perché fui colpito nello stesso tempo dall ' espressione d ' impazienza iraconda che si stampò sulla faccia di Ada . Chiamò subito la cameriera per ordinarle un altro bicchiere di limonata e insistette nel suo ordine ad onta che Guido dichiarasse di non aver piú sete . Allora fui veramente compassionevole . Essa si comprometteva sempre piú . - Scusatemi , Ada , - le dissi sommessamente e guardandola come se mi fossi aspettata qualche spiegazione . - Io non volevo spiacervi . Poi fui invaso dal timore che i miei occhi si bagnassero di lagrime . Volli salvarmi dal ridicolo . Gridai : - Mi sono spruzzato del limone nell ' occhio . Mi coprii gli occhi col fazzoletto e perciò non ebbi piú bisogno di sorvegliare le mie lagrime e bastò che badassi a non singhiozzare . Non dimenticherò mai quell ' oscurità dietro di quel fazzoletto . Vi celavo le mie lagrime , ma anche un momento di pazzia . Pensavo ch ' io le avrei detto tutto , ch ' essa m ' avrebbe inteso e amato e ch ' io non le avrei perdonato mai piú . Allontanai dalla mia faccia il fazzoletto , lasciai che tutti vedessero i miei occhi lagrimosi e feci uno sforzo per ridere e far ridere : - Scommetto che il signor Giovanni manda a casa dell ' acido citrico per fare le spremute . In quel momento giunse Giovanni che mi salutò con la sua solita grande cordialità . Ne ebbi un piccolo conforto , che non durò a lungo , perché egli dichiarò ch ' era venuto prima del solito per il desiderio di sentir suonare Guido . S ' interruppe per domandare ragione delle lagrime che mi bagnavano gli occhi . Gli raccontarono dei miei sospetti sulla qualità delle sue spremute , ed egli ne rise . Io fui tanto vile d ' associarmi con calore alle preghiere che Giovanni rivolgeva a Guido perché suonasse . Ricordavo : non ero io venuto quella sera per sentire il violino di Guido ? Ed il curioso è che so d ' aver sperato di rabbonire Ada con le mie sollecitazioni a Guido . La guardai sperando d ' essere finalmente associato a lei per la prima volta in quella sera . Quale stranezza ! Non avevo da parlarle e da non perdonarle ? Invece non vidi che le sue spalle e i riccioli sdegnosi alla sua nuca . Era corsa a trarre il violino dalla busta . Guido domandò di essere lasciato in pace ancora per un quarto d ' ora . Pareva esitante . Poi nei lunghi anni in cui lo conobbi feci l ' esperienza ch ' egli sempre esitava prima di fare le cose anche piú semplici di cui veniva pregato . Egli non faceva che ciò che gli piaceva e , prima di consentire ad una preghiera , procedeva ad un ' indagine nelle proprie cavità per vedere quello che laggiú si desiderava . Poi in quella memoranda serata ci fu per me il quarto d ' ora piú felice . La mia chiacchierata capricciosa fece divertire tutti , Ada compresa . Era certamente dovuta alla mia eccitazione , ma anche al mio sforzo supremo di vincere quel violino minaccioso che s ' avvicinava , s ' avvicinava ... E quel piccolo tratto di tempo che gli altri per opera mia sentirono come tanto divertente , io lo ricordo dedicato ad una lotta affannosa . Giovanni aveva raccontato che nel tram , sul quale era rincasato , aveva assistito ad una scena penosa . Una donna ne era scesa quando il veicolo era ancora in movimento e tanto malamente da cadere e ferirsi . Giovanni descriveva con un poco di esagerazione la sua ansia all ' accorgersi che quella donna s ' apprestava a fare quel salto e in modo tale che era evidente sarebbe stata atterrata e forse travolta . Era ben doloroso di prevedere e di non essere piú in tempo di salvare . Io ebbi una trovata . Raccontai che per quelle vertigini che in passato m ' avevano fatto soffrire , avevo scoperto un rimedio . Quando vedevo un ginnasta fare i suoi esercizi troppo in alto , o quando assistevo alla discesa da un tram in corsa di persona troppo vecchia o poco abile , mi liberavo da ogni ansia augurando loro dei malanni . Arrivavo persino a modulare le parole con cui auguravo loro di precipitare e sfracellarsi . Ciò mi tranquillava enormemente per cui potevo assistere del tutto inerte alla minaccia della disgrazia . Se i miei augurii poi non si compivano , potevo dirmi ancora piú contento . Guido fu incantato della mia idea che gli pareva una scoperta psicologica . L ' analizzava come faceva di tutte le inezie , non vedeva l ' ora di poter provare il rimedio . Ma faceva una riserva : che i malaugurii non facessero aumentare le disgrazie . Ada s ' associò al suo riso ed ebbe per me persino un ' occhiata d ' ammirazione . Io , baggeo , ne ebbi una grande soddisfazione . Ma scoprii che non era vero ch ' io non avrei piú saputo perdonarle : anche questo era un grande vantaggio . Si rise insieme moltissimo , da buoni ragazzi che si vogliono bene . Ad un certo momento ero rimasto da una parte del salotto , solo con zia Rosina . Essa parlava ancora del tavolino . Abbastanza grassa , stava immobile sulla sua sedia e mi parlava senza guardarmi . Io trovai il modo di far capire agli altri che mi seccavo e tutti mi guardavano , senza farsi vedere dalla zia , ridendo discretamente . Per aumentare l ' ilarità mi pensai di dirle senz ' alcuna preparazione : - Ma Lei , signora , è molto rimessa , la trovo ringiovanita . Ci sarebbe stato da ridere se essa si fosse arrabbiata . Ma la signora invece di arrabbiarsi mi si dimostrò gratissima e mi raccontò che infatti s ' era molto rimessa dopo di una recente malattia . Fui tanto stupito da quella risposta che la mia faccia dovette assumere un aspetto molto comico cosí che l ' ilarità che aveva sperata non mancò . Poco dopo l ' enigma mi fu spiegato . Seppi , cioè , che non era zia Rosina , ma zia Maria , una sorella della signora Malfenti . Avevo cosí eliminato da quel salotto una fonte di malessere per me , ma non la maggiore . A un dato momento Guido domandò il violino . Faceva a meno per quella sera dell ' accompagnamento del piano , eseguendo la Chaconne . Ada gli porse il violino con un sorriso di ringraziamento . Egli non la guardò , ma guardò il violino come se avesse voluto segregarsi seco e con l ' ispirazione . Poi si mise in mezzo al salotto volgendo la schiena a buona parte della piccola società , toccò lievemente le corde con l ' arco per accordarle e fece anche qualche arpeggio . S ' interruppe per dire con un sorriso : - Un bel coraggio il mio , quando si pensi che non ho toccato il violino dall ' ultima volta in cui suonai qui ! Ciarlatano ! Egli volgeva le spalle anche ad Ada . Io la guardai ansiosamente per vedere se essa ne soffrisse . Non pareva ! Aveva poggiato il gomito su un tavolino e il mento sulla mano raccogliendosi per ascoltare . Poi , contro di me , si mise il grande Bach in persona . Giammai , né prima né poi , arrivai a sentire a quel modo la bellezza di quella musica nata su quelle quattro corde come un angelo di Michelangelo in un blocco di marmo . Solo il mio stato d ' animo era nuovo per me e fu desso che m ' indusse a guardare estatico in su , come a cosa novissima . Eppure io lottavo per tenere quella musica lontana da me . Mai cessai di pensare : “ Bada ! Il violino è una sirena e si può far piangere con esso anche senz ' avere il cuore di un eroe ! ” . Fui assaltato da quella musica che mi prese . Mi parve dicesse la mia malattia e i miei dolori con indulgenza e mitigandoli con sorrisi e carezze . Ma era Guido che parlava ! Ed io cercavo di sottrarmi alla musica dicendomi : “ Per saper fare ciò , basta disporre di un organismo ritmico , una mano sicura e una capacità d ' imitazione ; tutte cose che io non ho , ciò che non è un ' inferiorità , ma una sventura ” . Io protestavo , ma Bach procedeva sicuro come il destino . Cantava in alto con passione e scendeva a cercare il basso ostinato che sorprendeva per quanto l ' orecchio e il cuore l ' avessero anticipato : proprio al suo posto ! Un attimo piú tardi e il canto sarebbe dileguato e non avrebbe potuto essere raggiunto dalla risonanza ; un attimo prima e si sarebbe sovrapposto al canto , strozzandolo . Per Guido ciò non avveniva : non gli tremava il braccio neppure affrontando Bach e ciò era una vera inferiorità . Oggi che scrivo ho tutte le prove di ciò . Non gioisco per aver visto allora tanto esattamente . Allora ero pieno di odio e quella musica , ch ' io accettavo come la mia anima stessa , non seppe addolcirlo . Poi venne la vita volgare di ogni giorno e l ' annullò senza che da parte mia vi fosse alcuna resistenza . Si capisce ! La vita volgare sa fare tante di quelle cose . Guai se i geni se ne accorgessero ! Guido cessò di suonare sapientemente . Nessuno plaudí fuori di Giovanni , e per qualche istante nessuno parlò . Poi , purtroppo , sentii io il bisogno di parlare . Come osai di farlo davanti a gente che il mio violino conosceva ? Pareva parlasse il mio violino che invano anelava alla musica e biasimasse l ' altro sul quale - non si poteva negarlo - la musica era divenuta vita , luce ed aria . - Benissimo ! - dissi e aveva tutto il suono di una concessione piú che di un applauso . - Ma però non capisco perché , verso la chiusa , abbiate voluto scandere quelle note che il Bach segnò legate . Io conoscevo la Chaconne nota per nota . C ' era stata un ' epoca in cui avevo creduto che , per progredire , avrei dovuto affrontare di simili imprese e per lunghi mesi passai il tempo a compitare battuta per battuta alcune composizioni del Bach . Sentii che in tutto il salotto non v ' era per me che biasimo e derisione . Eppure parlai ancora lottando contro quell ' ostilità . - Bach - aggiunsi - è tanto modesto nei suoi mezzi che non ammette un arco fatturato a quel modo . Io avevo probabilmente ragione , ma era anche certo ch ' io non avrei neppur saputo fatturare l ' arco a quel modo . Guido fu subito altrettanto spropositato quanto lo ero stato io . Dichiarò : - Forse Bach non conosceva la possibilità di quell ' espressione . Gliela regalo io ! Egli montava sulle spalle di Bach , ma in quell ' ambiente nessuno protestò mentre mi si aveva deriso perché io avevo tentato di montare soltanto sulle sue . Allora avvenne una cosa di minima importanza , ma che fu per me decisiva . Da una stanza abbastanza lontana da noi echeggiarono le urla della piccola Anna . Come si seppe poi , era caduta insanguinandosi le labbra . Fu cosí ch ' io per qualche minuto mi trovai solo con Ada perché tutti uscirono di corsa dal salotto . Guido , prima di seguire gli altri , aveva posto il suo prezioso violino nelle mani di Ada . - Volete dare a me quel violino ? - domandai io ad Ada vedendola esitante se seguire gli altri . Davvero che non m ' ero ancora accorto che l ' occasione tanto sospirata s ' era finalmente presentata . Ella esitò , ma poi una sua strana diffidenza ebbe il sopravvento . Trasse il violino ancora meglio a sé : - No - rispose , - non occorre ch ' io vada con gli altri . Non credo che Anna si sia fatta tanto male . Essa strilla per nulla . Sedette col suo violino e a me parve che con quest ' atto essa m ' avesse invitato di parlare . Del resto , come avrei potuto io andar a casa senz ' aver parlato ? Che cosa avrei poi fatto in quella lunga notte ? Mi vedevo ribaltarmi da destra a sinistra nel mio letto o correre per le vie o le bische in cerca di svago . No ! Non dovevo abbandonare quella casa senz ' essermi procurata la chiarezza e la calma . Cercai di essere semplice e breve . Vi ero anche costretto perché mi mancava il fiato . Le dissi : - Io vi amo , Ada . Perché non mi permettereste di parlarne a vostro padre ? Ella mi guardò stupita e spaventata . Temetti che si mettesse a strillare come la piccina , là fuori . Io sapevo che il suo occhio sereno e la sua faccia dalle linee tanto precise non sapevano l ' amore , ma tanto lontana dall ' amore come ora , non l ' avevo mai vista . Incominciò a parlare e disse qualcosa che doveva essere come un esordio . Ma io volevo la chiarezza : un sí o un no ! Forse m ' offendeva già quanto mi pareva un ' esitazione . Per fare presto e indurla a decidersi , discussi il suo diritto di prendersi tempo : - Ma come non ve ne sareste accorta ? A voi non era possibile di credere ch ' io facessi la corte ad Augusta ! Volli mettere dell ' enfasi nelle mie parole , ma , nella fretta , la misi fuori di posto e finí che quel povero nome di Augusta fu accompagnato da un accento e da un gesto di disprezzo . Fu cosí che levai Ada dall ' imbarazzo . Essa non rilevò altro che l ' offesa fatta ad Augusta : - Perché credete di essere superiore ad Augusta ? Io non penso mica che Augusta accetterebbe di divenire vostra moglie ! Poi appena ricordò che mi doveva una risposta : - In quanto a me ... mi meraviglia che vi sia capitata una cosa simile in testa . La frase acre doveva vendicare l ' Augusta . Nella mia grande confusione pensai che anche il senso della parola non avesse avuto altro scopo ; se mi avesse schiaffeggiato credo che sarei stato esitante a studiarne la ragione . Perciò ancora insistetti : - Pensateci , Ada . Io non sono un uomo cattivo . Sono ricco ... Sono un po ' bizzarro , ma mi sarà facile di correggermi . Anche Ada fu piú dolce , ma parlò di nuovo di Augusta . - Pensateci anche voi , Zeno : Augusta è una buona fanciulla e farebbe veramente al caso vostro . Io non posso parlare per conto suo , ma credo ... Era una grande dolcezza di sentirmi invocare da Ada per la prima volta col mio prenome . Non era questo un invito a parlare ancora piú chiaro ? Forse era perduta per me , o almeno non avrebbe accettato subito di sposarmi , ma intanto bisognava evitare che si compromettesse di piú con Guido sul conto del quale dovevo aprirle gli occhi . Fui accorto , e prima di tutto le dissi che stimavo e rispettavo Augusta , ma che assolutamente non volevo sposarla . Lo dissi due volte per farmi intendere chiaramente : “ io non volevo sposarla ” . Cosí potevo sperare di aver rabbonita Ada che prima aveva creduto io volessi offendere Augusta . - Una buona , una cara , un ' amabile ragazza quell ' Augusta ; ma non fa per me . Poi appena precipitai le cose , perché c ' era del rumore sul corridoio e mi poteva essere tagliata la parola da un momento all ' altro . - Ada ! Quell ' uomo non fa per voi . È un imbecille ! Non v ' accorgeste come sofferse per i responsi del tavolino ? Avete visto il suo bastone ? Suona bene il violino , ma vi sono anche delle scimmie che sanno suonarlo . Ogni sua parola tradisce il bestione ... Essa , dopo d ' esser stata ad ascoltarmi con l ' aspetto di chi non sa risolversi ad ammettere nel loro senso le parole che gli sono dirette , m ' interruppe . Balzò in piedi sempre col violino e l ' arco in mano e mi soffiò addosso delle parole offensive . Io feci del mio meglio per dimenticarle e vi riuscii . Ricordo solo che cominciò col domandarmi ad alta voce come avevo potuto parlare cosí di lui e di lei ! Io feci gli occhi grandi dalla sorpresa perché mi pareva di non aver parlato che di lui solo . Dimenticai le tante parole sdegnose ch ' essa mi diresse , ma non la sua bella , nobile e sana faccia arrossata dallo sdegno e dalle linee rese piú precise , quasi marmoree , dall ' indignazione . Quella non dimenticai piú e quando penso al mio amore e alla mia giovinezza , rivedo la faccia bella e nobile e sana di Ada nel momento in cui essa m ' eliminò definitivamente dal suo destino . Ritornarono tutti in gruppo intorno alla signora Malfenti che teneva in braccio Anna ancora piangente . Nessuno si occupò di me o di Ada ed io , senza salutare nessuno , uscii dal salotto ; nel corridoio presi il mio cappello . Curioso ! Nessuno veniva a trattenermi . Allora mi trattenni da solo , ricordando ch ' io non dovevo mancare alle regole della buona educazione e che perciò prima di andarmene dovevo salutare compitamente tutti . Vero è che non dubito io non sia stato impedito di abbandonare quella casa dalla convinzione che troppo presto sarebbe cominciata per me la notte ancora peggiore delle cinque notti che l ' avevano preceduta . Io che finalmente avevo la chiarezza , sentivo ora un altro bisogno : quello della pace , la pace con tutti . Se avessi saputo eliminare ogni asprezza dai miei rapporti con Ada e con tutti gli altri , mi sarebbe stato piú facile di dormire . Perché aveva da sussistere tale asprezza ? Se non potevo prendermela neppure con Guido il quale se anche non ne aveva alcun merito , certamente non aveva nessuna colpa di essere stato preferito da Ada ! Essa era la sola che si fosse accorta della mia passeggiata sul corridoio e , quando mi vide ritornare , mi guardò ansiosa . Temeva di una scena ? Subito volli rassicurarla . Le passai accanto e mormorai : - Scusate se vi ho offesa ! Essa prese la mia mano e , rasserenata , la strinse . Fu un grande conforto . Io chiusi per un istante gli occhi per isolarmi con la mia anima e vedere quanta pace gliene fosse derivata . Il mio destino volle che mentre tutti ancora si occupavano della bimba , io mi trovassi seduto accanto ad Alberta . Non l ' avevo vista e di lei non m ' accorsi che quando essa mi parlò dicendomi : - Non s ' è fatta nulla . Il grave è la presenza di papà il quale , se la vede piangere , le fa un bel regalo . Io cessai dall ' analizzarmi perché mi vidi intero ! Per avere la pace io avrei dovuto fare in modo che quel salotto non mi fosse mai piú interdetto . Guardai Alberta ! Somigliava ad Ada ! Era un po ' di lei piú piccola e portava sul suo organismo evidenti dei segni non ancora cancellati dell ' infanzia . Facilmente alzava la voce , e il suo riso spesso eccessivo le contraeva la faccina e gliel ' arrossava . Curioso ! In quel momento ricordai una raccomandazione di mio padre : “ Scegli una donna giovine e ti sarà piú facile di educarla a modo tuo ” . Il ricordo fu decisivo . Guardai ancora Alberta . Nel mio pensiero m ' industriavo di spogliarla e mi piaceva cosí dolce e tenerella come supposi fosse . Le dissi : - Sentite , Alberta ! Ho un ' idea : avete mai pensato che siete nell ' età di prendere marito ? - Io non penso di sposarmi ! - disse essa sorridendo e guardandomi mitemente , senz ' imbarazzo o rossore . - Penso invece di continuare i miei studii . Anche mamma lo desidera . - Potreste continuare gli studii anche dopo sposata . Mi venne un ' idea che mi parve spiritosa e le dissi subito : - Anch ' io penso d ' iniziarli dopo essermi sposato . Essa rise di cuore , ma io m ' accorsi che perdevo il mio tempo , perché non era con tali scipitezze che si poteva conquistare una moglie e la pace . Bisognava essere serii . Qui poi era facile perché venivo accolto tutt ' altrimenti che da Ada . Fui veramente serio . La mia futura moglie doveva intanto sapere tutto . Con voce commossa le dissi : - Io , poco fa , ho indirizzata ad Ada la stessa proposta che ora feci a voi . Essa rifiutò con sdegno . Potete figurarvi in quale stato io mi trovi . Queste parole accompagnate da un atteggiamento di tristezza non erano altro che la mia ultima dichiarazione d ' amore per Ada . Divenivo troppo serio e , sorridendo , aggiunsi : - Ma credo che se voi accettaste di sposarmi , io sarei felicissimo e dimenticherei per voi tutto e tutti . Essa si fece molto seria per dirmi : - Non dovete offendervene , Zeno , perché mi dispiacerebbe . Io faccio una grande stima di voi . So che siete un buon diavolo eppoi , senza saperlo , sapete molte cose , mentre i miei professori sanno esattamente tutto quello che sanno . Io non voglio sposarmi . Forse mi ricrederò , ma per il momento non ho che una mèta : vorrei diventare una scrittrice . Vedete quale fiducia vi dimostro . Non lo dissi mai a nessuno e spero non mi tradirete . Dal canto mio , vi prometto che non ripeterò a nessuno la vostra proposta . - Ma anzi potete dirlo a tutti ! - la interruppi io con stizza . Mi sentivo di nuovo sotto la minaccia di essere espulso da quel salotto e corsi al riparo . C ' era poi un solo modo per attenuare in Alberta l ' orgoglio di aver potuto respingermi ed io l ' adottai non appena lo scopersi . Le dissi : - Io ora farò la stessa proposta ad Augusta e racconterò a tutti che la sposai perché le sue due sorelle mi rifiutarono ! Ridevo di un buon umore eccessivo che m ' aveva colto in seguito alla stranezza del mio procedere . Non era nella parola che mettevo lo spirito di cui ero tanto orgoglioso , ma nelle azioni . Mi guardai d ' intorno per trovare Augusta . Era uscita sul corridoio con un vassoio sul quale non v ' era che un bicchiere semivuoto contenente un calmante per Anna . La seguii di corsa chiamandola per nome ed essa s ' addossò alla parete per aspettarmi . Mi misi a lei di faccia e subito le dissi : - Sentite , Augusta , volete che noi due ci sposiamo ? La proposta era veramente rude . Io dovevo sposare lei e lei me , ed io non domandavo quello ch ' essa pensasse né pensavo potrebbe toccarmi di essere io costretto di dare delle spiegazioni . Se non facevo altro che quello che tutti volevano ! Essa alzò gli occhi dilatati dalla sorpresa . Cosí quello sbilenco era anche piú differente del solito dall ' altro . La sua faccia vellutata e bianca , dapprima impallidí di piú , eppoi subito si congestionò . Con un filo di voce mi disse : - Voi scherzate e ciò è male . Temetti si mettesse a piangere ed ebbi la curiosa idea di consolarla dicendole della mia tristezza . - Io non scherzo , - dissi serio e triste . - Domandai dapprima la sua mano ad Ada che me la rifiutò con ira , poi domandai ad Alberta di sposarmi ed essa , con belle parole , vi si rifiutò anch ' essa . Non serbo rancore né all ' una né all ' altra . Solo mi sento molto , ma molto infelice . Dinanzi al mio dolore essa si ricompose e si mise a guardarmi commossa , riflettendo intensamente . Il suo sguardo somigliava ad una carezza che non mi faceva piacere . - Io devo dunque sapere e ricordare che voi non mi amate ? - domandò . Che cosa significava questa frase sibillina ? Preludiava ad un consenso ? Voleva ricordare ! Ricordare per tutta la vita da trascorrersi con me ? Ebbi il sentimento di chi per ammazzarsi si sia messo in una posizione pericolosa ed ora sia costretto a faticare per salvarsi . Non sarebbe stato meglio che anche Augusta m ' avesse rifiutato e che mi fosse stato concesso di ritornare sano e salvo nel mio studiolo nel quale neppure quel giorno stesso m ' ero sentito troppo male ? Le dissi : - Sí ! Io non amo che Ada e sposerei ora voi ... Stavo per dirle che non potevo rassegnarmi di divenire un estraneo per Ada e che perciò mi contentavo di divenirle cognato . Sarebbe stato un eccesso , ed Augusta avrebbe di nuovo potuto credere che volessi dileggiarla . Perciò dissi soltanto : - Io non so piú rassegnarmi di restar solo . Essa rimaneva tuttavia poggiata alla parete del cui sostegno forse sentiva il bisogno ; però pareva piú calma ed il vassoio era ora tenuto da una sola mano . Ero salvo e cioè dovevo abbandonare quel salotto , o potevo restarci e dovevo sposarmi ? Dissi delle altre parole , solo perché impaziente di aspettare le sue che non volevano venire : - Io sono un buon diavolo e credo che con me si possa vivere facilmente anche senza che ci sia un grande amore . Questa era una frase che nei lunghi giorni precedenti avevo preparata per Ada per indurla a dirmi di sí anche senza sentire per me un grande amore . Augusta ansava leggermente e taceva ancora . Quel silenzio poteva anche significare un rifiuto , il piú delicato rifiuto che si potesse immaginare : io quasi sarei scappato in cerca del mio cappello , in tempo per porlo su una testa salva . Invece Augusta , decisa , con un movimento dignitoso che mai dimenticai , si rizzò e abbandonò il sostegno della parete . Nel corridoio non largo essa si avvicinò cosí ancora di piú a me che le stavo di faccia . Mi disse : - Voi , Zeno , avete bisogno di una donna che voglia vivere per voi e vi assista . Io voglio essere quella donna . Mi porse la mano paffutella ch ' io quasi istintivamente baciai . Evidentemente non c ' era piú la possibilità di fare altrimenti . Devo poi confessare che in quel momento fui pervaso da una soddisfazione che m ' allargò il petto . Non avevo piú da risolvere niente , perché tutto era stato risolto . Questa era la vera chiarezza . Fu cosí che mi fidanzai . Fummo subito festeggiatissimi . Il mio somigliava un poco al grande successo del violino di Guido , tanti furono gli applausi di tutti . Giovanni mi baciò e mi diede subito del tu . Con eccessiva espressione di affetto mi disse : - Mi sentivo tuo padre da molto tempo , dacché cominciai a darti dei consigli per il tuo commercio . La mia futura suocera mi porse anch ' essa la guancia che sfiorai . A quel bacio non sarei sfuggito neppure se avessi sposato Ada . - Vede ch ' io avevo indovinato tutto , - mi disse con una disinvoltura incredibile e che non fu punita perché io non seppi né volli protestare . Essa poi abbracciò Augusta e la grandezza del suo affetto si rivelò in un singhiozzo che le sfuggí interrompendo le sue manifestazioni di gioia . Io non potevo soffrire la signora Malfenti , ma devo dire che quel singhiozzo colorí , almeno per tutta quella sera , di una luce simpatica e importante il mio fidanzamento . Alberta , raggiante , mi strinse la mano : - Io voglio essere per voi una buona sorella . - E Ada : - Bravo , Zeno ! - Poi , a bassa voce : - Sappiatelo : giammai un uomo che creda di aver fatta una cosa con precipitazione , ha agito piú saviamente di voi . Guido mi diede una grande sorpresa : - Da questa mattina avevo capito che volevate una o l ' altra delle signorine Malfenti , ma non arrivavo a sapere quale . Non dovevano dunque essere molto intimi se Ada non gli aveva parlato della mia corte ! Che avessi davvero agito precipitosamente ? Poco dopo però , Ada mi disse ancora : - Vorrei che mi voleste bene come un fratello . Il resto sia dimenticato : io non dirò mai nulla a Guido . Era del resto bello di aver provocata tanta gioia in una famiglia . Non potevo goderne molto , solo perché ero molto stanco . Ero anche assonnato . Ciò provava che avevo agito con grande accortezza . La mia notte sarebbe stata buona . A cena Augusta ed io assistemmo muti ai festeggiamenti che ci venivano fatti . Essa sentí il bisogno di scusarsi della sua incapacità di prender parte alla conversazione generale : - Non so dir nulla . Dovete ricordare che , mezz ' ora fa , io non sapevo quello che stava per succedermi . Essa diceva sempre l ' esatta verità . Si trovava fra il riso e il pianto e mi guardò . Volli accarezzarla anch ' io con l ' occhio e non so se vi riuscii . Quella stessa sera a quel tavolo subii un ' altra lesione . Fui ferito proprio da Guido . Pare che poco prima ch ' io fossi giunto per prendere parte alla seduta spiritistica , Guido avesse raccontato che nella mattina io avevo dichiarato di non essere una persona distratta . Gli diedero subito tante di quelle prove ch ' io avevo mentito che , per vendicarsi , ( o forse per far vedere ch ' egli sapeva disegnare ) fece due mie caricature . Nella prima ero rappresentato come , col naso in aria , mi poggiavo su un ombrello puntato a terra . Nella seconda l ' ombrello s ' era spezzato e il manico m ' era penetrato nella schiena . Le due caricature raggiungevano lo scopo e facevano ridere col mezzuccio semplice che l ' individuo che doveva rappresentarmi - invero affatto somigliante , ma caratterizzato da una grande calvizie - era identico nel primo e nel secondo schizzo e si poteva perciò figurarselo tanto distratto da non aver cambiato di aspetto per il fatto che un ombrello lo aveva trafitto . Tutti risero molto e anzi troppo . Mi dolse intensamente il tentativo tanto ben riuscito di gettare su me del ridicolo . E fu allora che per la prima volta fui colto dal mio dolore lancinante . Quella sera mi dolsero l ' avambraccio destro e l ' anca . Un intenso bruciore , un formicolio nei nervi come se avessero minacciato di rattrappirsi . Stupito portai la mano destra all ' anca e con la mano sinistra afferrai l ' avambraccio colpito . Augusta mi domandò : - Che hai ? Risposi che sentivo un dolore al posto contuso da quella caduta al caffè della quale s ' era parlato anche quella sera stessa . Feci subito un energico tentativo per liberarmi da quel dolore . Mi parve che ne sarei guarito se avessi saputo vendicarmi dell ' ingiuria che m ' era stata fatta . Domandai un pezzo di carta ed una matita e tentai di disegnare un individuo che veniva oppresso da un tavolino ribaltatoglisi addosso . Misi poi accanto a lui un bastone sfuggitogli di mano in seguito alla catastrofe . Nessuno riconobbe il bastone e perciò l ' offesa non riuscí quale io l ' avrei voluta . Perché poi si riconoscesse chi fosse quell ' individuo e come fosse capitato in quella posizione , scrissi di sotto : “ Guido Speier alle prese col tavolino ” . Del resto di quel disgraziato sotto al tavolino non si vedevano che le gambe , che avrebbero potuto somigliare a quelle di Guido se non le avessi storpiate ad arte , e lo spirito di vendetta non fosse intervenuto a peggiorare il mio disegno già tanto infantile . Il dolore assillante mi fece lavorare in grande fretta . Certo giammai il mio povero organismo fu talmente pervaso dal desiderio di ferire e se avessi avuta in mano la sciabola invece di quella matita che non sapevo muovere , forse la cura sarebbe riuscita . Guido rise sinceramente del mio disegno , ma poi osservò mitemente : - Non mi pare che il tavolino m ' abbia nociuto ! Non gli aveva infatti nociuto ed era questa l ' ingiustizia di cui mi dolevo . Ada prese i due disegni di Guido e disse di voler conservarli . Io la guardai per esprimerle il mio rimprovero ed essa dovette stornare il suo sguardo dal mio . Avevo il diritto di rimproverarla perché faceva aumentare il mio dolore . Trovai una difesa in Augusta . Essa volle che sul mio disegno mettessi la data del nostro fidanzamento perché voleva conservare anche lei quello sgorbio . Un ' onda calda di sangue inondò le mie vene a tale segno d ' affetto che per la prima volta riconobbi tanto importante per me . Il dolore però non cessò e dovetti pensare che se quell ' atto d ' affetto mi fosse venuto da Ada , esso avrebbe provocata nelle mie vene una tale ondata di sangue che tutti i detriti accumulatisi nei miei nervi ne sarebbero stati spazzati via . Quel dolore non m ' abbandonò piú . Adesso , nella vecchiaia , ne soffro meno perché , quando mi coglie , lo sopporto con indulgenza : “ Ah ! Sei qui , prova evidente che sono stato giovine ? ” . Ma in gioventú fu altra cosa . Io non dico che il dolore sia stato grande , per quanto talvolta m ' abbia impedito il libero movimento o mi abbia tenuto desto per notti intere . Ma esso occupò buona parte della mia vita . Volevo guarirne ! Perché avrei dovuto portare per tutta la vita sul mio corpo stesso lo stigma del vinto ? Divenire addirittura il monumento ambulante della vittoria di Guido ? Bisognava cancellare dal mio corpo quel dolore . Cosí cominciarono le cure . Ma , subito dopo , l ' origine rabbiosa della malattia fu dimenticata e mi fu ora persino difficile di ritrovarla . Non poteva essere altrimenti : io avevo una grande fiducia nei medici che mi curarono e credetti loro sinceramente quando attribuirono quel dolore ora al ricambio ed ora alla circolazione difettosa , poi alla tubercolosi o a varie infezioni di cui qualcuna vergognosa . Devo poi confessare che tutte le cure m ' arrecarono qualche sollievo temporaneo per cui ogni volta l ' eventuale nuova diagnosi sembrava confermata . Prima o poi risultava meno esatta , ma non del tutto erronea , perché da me nessuna funzione è idealmente perfetta . Una volta sola ci fu un vero errore : una specie di veterinario nelle cui mani m ' ero posto , s ' ostinò per lungo tempo ad attaccare il mio nervo sciatico coi suoi vescicanti e finí coll ' essere beffato dal mio dolore che improvvisamente , durante una seduta , saltò dall ' anca alla coppa , lungi perciò da ogni connessione col nervo sciatico . Il cerusico s ' arrabbiò e mi mise alla porta ed io me ne andai - me lo ricordo benissimo - niente affatto offeso , ammirato invece che il dolore al nuovo posto non avesse cambiato per nulla . Rimaneva rabbioso e irraggiungibile come quando m ' aveva torturata l ' anca . È strano come ogni parte del nostro corpo sappia dolere allo stesso modo . Tutte le altre diagnosi vivono esattissime nel mio corpo e si battono fra di loro per il primato . Vi sono delle giornate in cui vivo per la diatesi urica ed altre in cui la diatesi è uccisa , cioè guarita , da un ' infiammazione delle vene . Io ho dei cassetti interi di medicinali e sono i soli cassetti miei che tengo io stesso in ordine . Io amo le mie medicine e so che quando ne abbandono una , prima o poi vi ritornerò . Del resto non credo di aver perduto il mio tempo . Chissà da quanto tempo e di quale malattia io sarei già morto se il mio dolore in tempo non le avesse simulate tutte per indurmi a curarle prima ch ' esse m ' afferrassero . Ma pur senza saper spiegarne l ' intima natura , io so quando il mio dolore per la prima volta si formò . Proprio per quel disegno tanto migliore del mio . Una goccia che fece traboccare il vaso ! Io sono sicuro di non aver mai prima sentito quel dolore . Ad un medico volli spiegarne l ' origine , ma non m ' intese . Chissà ? Forse la psico - analisi porterà alla luce tutto il rivolgimento che il mio organismo subí in quei giorni e specialmente nelle poche ore che seguirono al mio fidanzamento . Non furono neppure poche , quelle ore ! Quando , tardi , la compagnia si sciolse , Augusta lietamente mi disse : - A domani ! L ' invito mi piacque perché provava che avevo raggiunto il mio scopo e che niente era finito e tutto avrebbe continuato il giorno appresso . Essa mi guardò negli occhi e trovò i miei vivamente annuenti cosí da confortarla . Scesi quegli scalini , che non contai piú , domandandomi : - Chissà se l ' amo ? È un dubbio che m ' accompagnò per tutta la vita e oggidí posso pensare che l ' amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore . Ma neppure dopo abbandonata quella casa , mi fu concesso di andar a coricarmi e raccogliere il frutto della mia attività di quella serata in un sonno lungo e ristoratore . Faceva caldo . Guido sentí il bisogno di un gelato e m ' invitò ad accompagnarlo ad un caffè . S ' aggrappò amichevolmente al mio braccio ed io , altrettanto amichevolmente , sostenni il suo . Egli era una persona molto importante per me e non avrei saputo rifiutargli niente . La grande stanchezza che avrebbe dovuto cacciarmi a letto , mi rendeva piú arrendevole del solito . Entrammo proprio nella bottega ove il povero Tullio m ' aveva infettato con la sua malattia , e ci mettemmo a sedere ad un tavolo appartato . Sulla via il mio dolore che io ancora non sapevo quale compagno fedele mi sarebbe stato , m ' aveva fatto soffrire molto e , per qualche istante , mi parve si attenuasse perché mi fu concesso di sedere . La compagnia di Guido fu addirittura terribile . S ' informava con grande curiosità della storia dei miei amori con Augusta . Sospettava ch ' io lo ingannassi ? Gli dissi sfacciatamente che io di Augusta m ' ero innamorato subito alla mia prima visita in casa Malfenti . Il mio dolore mi rendeva ciarliero , quasi avessi voluto gridare piú di esso . Ma parlai troppo e se Guido fosse stato piú attento si sarebbe accorto che io non ero tanto innamorato di Augusta . Parlai della cosa piú interessante nel corpo di Augusta , cioè quell ' occhio sbilenco che a torto faceva credere che anche il resto non fosse al suo vero posto . Poi volli spiegare perché non mi fossi fatto avanti prima . Forse Guido era meravigliato di avermi visto capitare in quella casa all ' ultimo momento per fidanzarmi . Urlai : - Intanto le signorine Malfenti sono abituate ad un grande lusso ed io non potevo sapere se ero al caso di addossarmi una cosa simile . Mi dispiacque di aver cosí parlato anche di Ada , ma non v ' era piú rimedio ; era tanto difficile di isolare Augusta da Ada ! Continuai abbassando la voce per sorvegliarmi meglio : - Dovetti perciò fare dei calcoli . Trovai che il mio denaro non bastava . Allora mi misi a studiare se potevo allargare il mio commercio . Dissi poi che , per fare quei calcoli , avevo avuto bisogno di molto tempo e che perciò m ' ero astenuto dal far visita ai Malfenti per cinque giorni . Finalmente la lingua abbandonata a se stessa era arrivata ad un po ' di sincerità . Ero vicino al pianto e , premendomi l ' anca , mormorai : - Cinque giorni son lunghi ! Guido disse che si compiaceva di scoprire in me una persona tanto previdente . Io osservai seccamente : - La persona previdente non è piú gradevole della stordita ! Guido rise : - Curioso che il previdente senta il bisogno di difendere lo stordito ! Poi , senz ' altra transizione , mi raccontò seccamente ch ' egli era in procinto di domandare la mano di Ada . M ' aveva trascinato al caffè per farmi quella confessione oppure s ' era seccato di aver dovuto starmi a sentire per tanto tempo a parlare di me e si procurava la rivincita ? Io sono quasi sicuro d ' esser riuscito a dimostrare la massima sorpresa e la massima compiacenza . Ma subito dopo trovai il modo di addentarlo vigorosamente : - Adesso capisco perché ad Ada piacque tanto quel Bach svisato a quel modo ! Era ben suonato , ma gli Otto proibiscono di lordare in certi posti . La botta era forte e Guido arrossí dal dolore . Fu mite nella risposta perché ora gli mancava l ' appoggio di tutto il suo piccolo pubblico entusiasta . - Dio mio ! - cominciò per guadagnar tempo . - Talvolta suonando si cede ad un capriccio . In quella stanza pochi conoscevano il Bach ed io lo presentai loro un poco modernizzato . Parve soddisfatto della sua trovata , ma io ne fui soddisfatto altrettanto perché mi parve una scusa e una sommissione . Ciò bastò a mitigarmi e , del resto , per nulla al mondo avrei voluto litigare col futuro marito di Ada . Proclamai che raramente avevo sentito un dilettante che suonasse cosí bene . A lui non bastò : osservò ch ' egli poteva essere considerato quale un dilettante , solo perché non accettava di presentarsi come professionista . Non voleva altro ? Gli diedi ragione . Era evidente ch ' egli non poteva essere considerato quale un dilettante . Cosí fummo di nuovo buoni amici . Poi , di punto in bianco , egli si mise a dir male delle donne . Restai a bocca aperta ! Ora che lo conosco meglio , so ch ' egli si lancia a un discorrere abbondante in qualsiasi direzione quando si crede sicuro di piacere al suo interlocutore . Io , poco prima , avevo parlato del lusso delle signorine Malfenti , ed egli ricominciò a parlare di quello per finire col dire di tutte le altre cattive qualità delle donne . La mia stanchezza m ' impediva d ' interromperlo e mi limitavo a continui segni d ' assenso ch ' erano già troppo faticosi per me . Altrimenti , certo , avrei protestato . Io sapevo ch ' io avevo ogni ragione di dir male delle donne rappresentate per me da Ada , Augusta e dalla mia futura suocera ; ma lui non aveva alcuna ragione di prendersela col sesso rappresentato per lui dalla sola Ada che l ' amava . Era ben dotto , e ad onta della mia stanchezza stetti a sentirlo con ammirazione . Molto tempo dopo scopersi ch ' egli aveva fatte sue le geniali teorie del giovine suicida Weininger . Per allora subivo il peso di un secondo Bach . Mi venne persino il dubbio ch ' egli volesse curarmi . Perché altrimenti avrebbe voluto convincermi che la donna non sa essere né geniale né buona ? A me parve che la cura non riuscí perché somministrata da Guido . Ma conservai quelle teorie e le perfezionai con la lettura del Weininger . Non guariscono però mai , ma sono una comoda compagnia quando si corre dietro alle donne . Finito il suo gelato , Guido sentí il bisogno di una boccata d ' aria fresca e m ' indusse ad accompagnarlo ad una passeggiata verso la periferia della città . Ricordo : da giorni , in città , si anelava ad un poco di pioggia da cui si sperava qualche sollievo al caldo anticipato . Io non m ' ero neppure accorto di quel caldo . Quella sera il cielo aveva cominciato a coprirsi di leggere nubi bianche , di quelle da cui il popolo spera la pioggia abbondante , ma una grande luna s ' avanzava nel cielo intensamente azzurro dov ' era ancora limpido , una di quelle lune dalle guancie gonfie che lo stesso popolo crede capaci di mangiare le nubi . Era infatti evidente che là dov ' essa toccava , scioglieva e nettava . Volli interrompere il chiacchierio di Guido che mi costringeva ad un annuire continuo , una tortura , e gli descrissi il bacio nella luna scoperto dal poeta Zamboni : com ' era dolce quel bacio nel centro delle nostre notti in confronto all ' ingiustizia che Guido accanto a me commetteva ! Parlando e scotendomi dal torpore in cui ero caduto a forza di assentire , mi parve che il mio dolore s ' attenuasse . Era il premio per la mia ribellione e vi insistetti . Guido dovette adattarsi di lasciare per un momento in pace le donne e guardare in alto . Ma per poco ! Scoperta , in seguito alle mie indicazioni , la pallida immagine di donna nella luna , ritornò al suo argomento con uno scherzo di cui rise fortemente , ma solo lui , nella via deserta : - Vede tante cose quella donna ! Peccato ch ' essendo donna non sa ricordarle . Faceva parte della sua teoria ( o di quella del Weininger ) che la donna non può essere geniale perché non sa ricordare . Arrivammo sotto la via Belvedere . Guido disse che un po ' di salita ci avrebbe fatto bene . Anche questa volta lo compiacqui . Lassú , con uno di quei movimenti che si confanno meglio ai giovanissimi ragazzi , egli si sdraiò sul muricciuolo che arginava la via da quella sottostante . Gli pareva di fare un atto di coraggio esponendosi ad una caduta di una diecina di metri . Sentii dapprima il solito ribrezzo al vederlo esposto a tanto pericolo , ma poi ricordai il sistema da me escogitato quella sera stessa , in uno slancio d ' improvvisazione , per liberarmi da quell ' affanno e mi misi ad augurare ferventemente ch ' egli cadesse . In quella posizione egli continuava a predicare contro le donne . Diceva ora che abbisognavano di giocattoli come i bambini , ma di alto prezzo . Ricordai che Ada diceva di amare molto i gioielli . Era dunque proprio di lei ch ' egli parlava ? Ebbi allora un ' idea spaventosa ! Perché non avrei fatto fare a Guido quel salto di dieci metri ? Non sarebbe stato giusto di sopprimere costui che mi portava via Ada senz ' amarla ? In quel momento mi pareva che quando l ' avessi ucciso , avrei potuto correre da Ada per averne subito il premio . Nella strana notte piena di luce , a me era parso ch ' essa stesse a sentire come Guido l ' infamava . Debbo confessare ch ' io in quel momento m ' accinsi veramente ad uccidere Guido ! Ero in piedi accanto a lui ch ' era sdraiato sul basso muricciuolo ed esaminai freddamente come avrei dovuto afferrarlo per essere sicuro del fatto mio . Poi scopersi che non avevo neppur bisogno di afferrarlo . Egli giaceva sulle proprie braccia incrociate dietro la testa , e sarebbe bastata una buona spinta improvvisa per metterlo senza rimedio fuori d ' equilibrio . Mi venne un ' altra idea che mi parve tanto importante da poter compararla alla grande luna che s ' avanzava nel cielo nettandolo : avevo accettato di fidanzarmi ad Augusta per essere sicuro di dormir bene quella notte . Come avrei potuto dormire se avessi ammazzato Guido ? Quest ' idea salvò me e lui . Volli subito abbandonare quella posizione nella quale sovrastavo a Guido e che mi seduceva a quell ' azione . Mi piegai sulle ginocchia abbattendomi su me stesso e arrivando quasi a toccare il suolo con la mia testa : - Che dolore , che dolore ! - urlai . Spaventato , Guido balzò in piedi a domandarmi delle spiegazioni . Io continuai a lamentarmi piú mitemente senza rispondere . Sapevo perché mi lamentavo : perché avevo voluto uccidere e forse , anche , perché non avevo saputo farlo . Il dolore e il lamento scusavano tutto . Mi pareva di gridare ch ' io non avevo voluto uccidere e mi pareva anche di gridare che non era colpa mia se non avevo saputo farlo . Tutto era colpa della mia malattia e del mio dolore . Invece ricordo benissimo che proprio allora il mio dolore scomparve del tutto e che il mio lamento rimase una pura commedia cui io invano cercai di dare un contenuto evocando il dolore e ricostruendolo per sentirlo e soffrirne . Ma fu uno sforzo vano perché esso non ritornò che quando volle . Come al solito Guido procedeva per ipotesi . Fra altro mi domandò se non si fosse trattato dello stesso dolore prodotto da quella caduta al caffè . L ' idea mi parve buona e assentii . Egli mi prese per il braccio e , amorevolmente , mi fece rizzare . Poi , con ogni riguardo , sempre appoggiandomi , mi fece scendere la piccola erta . Quando fummo giú , dichiarai che mi sentivo un poco meglio e che credevo che , appoggiato a lui , avrei potuto procedere piú spedito . Cosí si andava finalmente a letto ! Poi era la prima vera grande soddisfazione che quel giorno mi fosse stata accordata . Egli lavorava per me , perché quasi mi portava . Ero io che finalmente gl ' imponevo il mio volere . Trovammo una farmacia ancora aperta ed egli ebbe l ' idea di mandarmi a letto accompagnato da un calmante . Costruí tutta una teoria sul dolore reale e sul sentimento esagerato dello stesso : un dolore si moltiplicava per l ' esasperazione ch ' esso stesso aveva prodotta . Con quella bottiglietta s ' iniziò la mia raccolta di medicinali , e fu giusto fosse stata scelta da Guido . Per dar base piú solida alla sua teoria , egli suppose ch ' io avessi sofferto di quel dolore da molti giorni . Mi spiacque di non poter compiacerlo . Dichiarai che quella sera , in casa dei Malfenti , io non avevo sentito alcun dolore . Nel momento in cui m ' era stata concessa la realizzazione del mio lungo sogno , evidentemente non avevo potuto soffrire . E per essere sincero volli proprio essere come avevo asserito ch ' io fossi e dissi piú volte a me stesso : “ Io amo Augusta , io non amo Ada . Amo Augusta e questa sera arrivai alla realizzazione del mio lungo sogno ” . Cosí procedemmo nella notte lunare . Suppongo che Guido fosse affaticato dal mio peso , perché finalmente ammutolí . Mi propose però di accompagnarmi fino a letto . Rifiutai e quando mi fu concesso di chiudere la porta di casa dietro di me , diedi un sospiro di sollievo . Ma certamente anche Guido dovette emettere lo stesso sospiro . Feci gli scalini della mia villa a quattro a quattro e in dieci minuti fui a letto . M ' addormentai presto e , nel breve periodo che precede il sonno , non ricordai né Ada né Augusta , ma il solo Guido , cosí dolce e buono e paziente . Certo , non avevo dimenticato che poco prima avevo voluto ucciderlo , ma ciò non aveva alcun ' importanza perché le cose di cui nessuno sa e che non lasciarono delle tracce , non esistono . Il giorno seguente mi recai alla casa della mia sposa un po ' titubante . Non ero sicuro se gl ' impegni presi la sera prima avessero il valore ch ' io credevo di dover conferire loro . Scopersi che l ' avevano per tutti . Anche Augusta riteneva d ' essersi fidanzata , anzi piú sicuramente di quanto lo credessi io . Fu un fidanzamento laborioso . Io ho il senso di averlo annullato varie volte e ricostituito con grande fatica e sono sorpreso che nessuno se ne sia accorto . Mai non ebbi la certezza d ' avviarmi proprio al matrimonio , ma pare che tuttavia io mi sia comportato da fidanzato abbastanza amoroso . Infatti io baciavo e stringevo al seno la sorella di Ada ogni qualvolta ne avevo la possibilità . Augusta subiva le mie aggressioni come credeva che una sposa dovesse ed io mi comportai relativamente bene , solo perché la signora Malfenti non ci lasciò soli che per brevi istanti . La mia sposa era molto meno brutta di quanto avessi creduto , e la sua piú grande bellezza la scopersi baciandola : il suo rossore ! Là dove baciavo sorgeva una fiamma in mio onore ed io baciavo piú con la curiosità dello sperimentatore che col fervore dell ' amante . Ma il desiderio non mancò e rese un po ' piú lieve quella grave epoca . Guai se Augusta e sua madre non m ' avessero impedito di bruciare quella fiamma in una sola volta come io spesso ne avrei avuto il desiderio . Come si avrebbe continuato a vivere allora ? Almeno cosí il mio desiderio continuò a darmi sulle scale di quella casa la stessa ansia come quando le salivo per andare alla conquista di Ada . Gli scalini dispari mi promettevano che quel giorno avrei potuto far vedere ad Augusta che cosa fosse il fidanzamento ch ' essa aveva voluto . Sognavo un ' azione violenta che m ' avrebbe ridato tutto il sentimento della mia libertà . Non volevo mica altro io ed è ben strano che quando Augusta intese quello ch ' io volevo , l ' abbia interpretato quale un segno di febbre d ' amore . Nel mio ricordo quel periodo si divide in due fasi . Nella prima la signora Malfenti ci faceva spesso sorvegliare da Alberta o cacciava nel salotto con noi la piccola Anna con una sua maestrina . Ada non fu allora mai associata in alcun modo a noi ed io dicevo a me stesso che dovevo compiacermene , mentre invece ricordo oscuramente di aver pensato una volta che sarebbe stata una bella soddisfazione per me di poter baciare Augusta in presenza di Ada . Chissà con quale violenza l ' avrei fatto . La seconda fase s ' iniziò quando Guido ufficialmente si fidanzò con Ada e la signora Malfenti da quella pratica donna che era , uní le due coppie nello stesso salotto perché si sorvegliassero a vicenda . Della prima fase so che Augusta si diceva perfettamente soddisfatta di me . Quando non l ' assaltavo , divenivo di una loquacità straordinaria . La loquacità era un mio bisogno . Me ne procurai l ' opportunità figgendomi in capo l ' idea che giacché dovevo sposare Augusta , dovessi anche imprenderne l ' educazione . L ' educavo alla dolcezza , all ' affetto e sopra tutto alla fedeltà . Non ricordo esattamente la forma che davo alle mie prediche di cui taluna m ' è ricordata da lei che giammai le obliò . M ' ascoltava attenta e sommessa . Io , una volta , nella foga dell ' insegnamento , proclamai che se essa avesse scoperto un mio tradimento , ne sarebbe conseguito il suo diritto di ripagarmi della stessa moneta . Essa , indignata , protestò che neppure col mio permesso avrebbe saputo tradirmi e che , da un mio tradimento , a lei non sarebbe risultata che la libertà di piangere . Io credo che tali prediche fatte per tutt ' altro scopo che di dire qualche cosa , abbiano avuta una benefica influenza sul mio matrimonio . Di sincero v ' era l ' effetto ch ' esse ebbero sull ' animo di Augusta . La sua fedeltà non fu mai messa a prova perché dei miei tradimenti essa mai seppe nulla , ma il suo affetto e la sua dolcezza restarono inalterati nei lunghi anni che passammo insieme , proprio come l ' avevo indotta a promettermelo . Quando Guido si promise , la seconda fase del mio fidanzamento s ' iniziò con un mio proponimento che fu espresso cosí : “ Eccomi ben guarito del mio amore per Ada ! ” . Fino ad allora avevo creduto che il rossore di Augusta fosse bastato per guarirmi , ma si vede che non si è mai guariti abbastanza ! Il ricordo di quel rossore mi fece pensare ch ' esso oramai ci sarebbe stato anche fra Guido e Ada . Questo , molto meglio di quell ' altro , doveva abolire ogni mio desiderio . È della prima fase il desiderio di violare Augusta . Nella seconda fui molto meno eccitato . La signora Malfenti non aveva certo sbagliato organizzando cosí la nostra sorveglianza con tanto piccolo suo disturbo . Mi ricordo che una volta scherzando mi misi a baciare Augusta . Invece di scherzare con me , Guido si mise a sua volta a baciare Ada . Mi parve poco delicato da parte sua , perché egli non baciava castamente come avevo fatto io per riguardo a loro , ma baciava Ada proprio nella bocca che addirittura suggeva . Sono certo che in quell ' epoca io m ' ero già assueffatto a considerare Ada quale una sorella , ma non ero preparato a vederne far uso a quel modo . Dubito anche che ad un vero fratello piacerebbe di veder manipolare cosí la sorella . Perciò , in presenza di Guido , io non baciai mai piú Augusta . Invece Guido , in mia presenza , tentò un ' altra volta di attirare a sé Ada , ma fu dessa che se ne schermí ed egli non ripeté piú il tentativo . Molto confusamente mi ricordo delle tante e tante sere che passammo insieme . La scena che si ripeté all ' infinito , s ' impresse nella mia mente cosí : tutt ' e quattro eravamo seduti intorno al fine tavolo veneziano su cui ardeva una grande lampada a petrolio coperta da uno schermo di stoffa verde che metteva tutto nell ' ombra , meno i lavori di ricamo cui le due fanciulle attendevano , Ada su un fazzoletto di seta che teneva libero in mano , Augusta su un piccolo telaio rotondo . Vedo Guido perorare e dev ' essere successo di spesso che sia stato io solo a dargli ragione . Mi ricordo ancora della testa di capelli neri lievemente ricciuti di Ada , rilevati da un effetto strano che vi produceva la luce gialla e verde . Si discusse di quella luce e anche del colore vero di quei capelli . Guido , che sapeva anche dipingere , ci spiegò come si dovesse analizzare un colore . Neppure questo suo insegnamento non dimenticai piú e ancora oggidí , quando voglio intendere meglio il colore di un paesaggio , socchiudo gli occhi finché non spariscano molte linee e non si vedano che le sole luci che anch ' esse s ' abbrunano nel solo e vero colore . Però , quando mi dedico ad un ' analisi simile , sulla mia retina , subito dopo le immagini reali , quasi una reazione mia fisica , riappare la luce gialla e verde e i capelli bruni sui quali per la prima volta educai il mio occhio . Non so dimenticare una sera che fra tutte fu rilevata da un ' espressione di gelosia di Augusta e subito dopo anche da una mia riprovevole indiscrezione . Per farci uno scherzo , Guido e Ada erano andati a sedere lontano da noi , dall ' altra parte del salotto , al tavolo Luigi XIV . Cosí io ebbi presto un dolore al collo che torcevo per parlare con loro . Augusta mi disse : - Lasciali ! Là si fa veramente all ' amore . Ed io , con una grande inerzia di pensiero , le dissi a bassa voce che non doveva crederlo perché Guido non amava le donne . Cosí m ' era sembrato di scusarmi di essermi ingerito nei discorsi dei due amanti . Era invece una malvagia indiscrezione quella di riferire ad Augusta i discorsi sulle donne cui Guido s ' abbandonava in mia compagnia , ma giammai in presenza di alcun altro della famiglia delle nostre spose . Il ricordo di quelle mie parole m ' amareggiò per varii giorni , mentre posso dire che il ricordo di aver voluto uccidere Guido non m ' aveva turbato neppure per un ' ora . Ma uccidere e sia pure a tradimento , è cosa piú virile che danneggiare un amico riferendo una sua confidenza . Già allora Augusta aveva torto di essere gelosa di Ada . Non era per vedere Ada ch ' io a quel modo torcevo il mio collo . Guido , con la sua loquacità , m ' aiutava a trascorrere quel lungo tempo . Io gli volevo già bene e passavo una parte delle mie giornate con lui . Ero legato a lui anche dalla gratitudine che gli portavo per la considerazione in cui egli mi teneva e che comunicava agli altri . Persino Ada stava ora a sentirmi attentamente quando parlavo . Ogni sera aspettavo con una certa impazienza il suono del gong che ci chiamava a cena , e di quelle cene ricordo principalmente la mia perenne indigestione . Mangiavo troppo per un bisogno di tenermi attivo . A cena abbondavo di parole affettuose per Augusta ; proprio quanto la mia bocca piena me lo permetteva , e i genitori suoi potevano aver solo la brutta impressione che il grande mio affetto fosse diminuito dalla mia bestiale voracità . Si sorpresero che al mio ritorno dal viaggio di nozze non avessi riportato con me tanto appetito . Sparí quando non si esigette piú da me di dimostrare una passione che non sentivo . Non è permesso di farsi veder freddo con la sposa dai suoi genitori nel momento in cui ci si accinge di andar a letto con essa ! Augusta ricorda specialmente le affettuose parole che le mormoravo a quel tavolo . Fra boccone e boccone devo averne inventate di magnifiche e resto stupito , quando mi vengono ricordate , perché non mi sembrerebbero mie . Lo stesso mio suocero , Giovanni il furbo , si lasciò ingannare e , finché visse , quando voleva dare un esempio di una grande passione amorosa , citava la mia per sua figlia , cioè per Augusta . Ne sorrideva beato da quel buon padre ch ' egli era , ma gliene derivava un aumento di disprezzo per me , perché secondo lui , non era un vero uomo colui che metteva tutto il proprio destino nelle mani di una donna e che sopra tutto non s ' accorgeva che all ' infuori della propria v ' erano a questo mondo anche delle altre donne . Da ciò si vede che non sempre fui giudicato con giustizia . Mia suocera , invece , non credette nel mio amore neppure quando la stessa Augusta vi si adagiò piena di fiducia . Per lunghi anni essa mi squadrò con occhio diffidente , dubbiosa del destino della figliuola sua prediletta . Anche per questa ragione io sono convinto ch ' essa deve avermi guidato nei giorni che mi condussero al fidanzamento . Era impossibile d ' ingannare anche lei che deve aver conosciuto il mio animo meglio di me stesso . Venne finalmente il giorno del mio matrimonio e proprio quel giorno ebbi un ' ultima esitazione . Avrei dovuto essere dalla sposa alle otto del mattino , e invece alle sette e tre quarti mi trovavo ancora a letto fumando rabbiosamente e guardando la mia finestra su cui brillava , irridendo , il primo sole che durante quell ' inverno fosse apparso . Meditavo di abbandonare Augusta ! Diveniva evidente l ' assurdità del mio matrimonio ora che non m ' importava piú di restar attaccato ad Ada . Non sarebbero mica avvenute di grandi cose se io non mi fossi presentato all ' appuntamento ! Eppoi : Augusta era stata una sposa amabile , ma non si poteva mica sapere come si sarebbe comportata la dimane delle nozze . E se subito m ' avesse dato della bestia perché m ' ero lasciato prendere a quel modo ? Per fortuna venne Guido , ed io , nonché resistere , mi scusai del mio ritardo asserendo di aver creduto che fosse stata stabilita un ' altra ora per le nozze . Invece di rimproverarmi , Guido si mise a raccontare di sé e delle tante volte ch ' egli , per distrazione , aveva mancato a degli appuntamenti . Anche in fatto di distrazione egli voleva essere superiore a me e dovetti non dargli altro ascolto per arrivare a uscir di casa . Cosí avvenne che andai al matrimonio a passo di corsa . Arrivai tuttavia molto tardi . Nessuno mi rimproverò e tutti meno la sposa s ' accontentarono di certe spiegazioni che Guido diede in vece mia . Augusta era tanto pallida che persino le sue labbra erano livide . Se anche non potevo dire di amarla , pure è certo che non avrei voluto farle del male . Tentai di riparare e commisi la bestialità d ' attribuire al mio ritardo ben tre cause . Erano troppe e raccontavano con tanta chiarezza quello ch ' io avevo meditato là nel mio letto , guardando il sole invernale , che si dovette ritardare la nostra partenza per la chiesa onde dar tempo ad Augusta di rimettersi . All ' altare dissi di sí distrattamente perché nella mia viva compassione per Augusta stavo escogitando una quarta spiegazione al mio ritardo e mi pareva la migliore di tutte . Invece , quando uscimmo dalla chiesa , m ' accorsi che Augusta aveva ricuperati tutti i suoi colori . Ne ebbi una certa stizza perché quel mio sí non avrebbe mica dovuto bastare a rassicurarla del mio amore . E mi preparavo a trattarla molto rudemente se si fosse rimessa da tanto da darmi della bestia perché m ' ero lasciato prendere a quel modo . Invece , a casa sua , approfittò di un momento in cui ci lasciarono soli , per dirmi piangendo : - Non dimenticherò mai che , pur non amandomi , mi sposasti . Io non protestai perché la cosa era stata tanto evidente che non si poteva . Ma , pieno di compassione , l ' abbracciai . Poi di tutto questo non si parlò piú fra me ed Augusta perché il matrimonio è una cosa ben piú semplice del fidanzamento . Una volta sposati non si discute piú d ' amore e , quando si sente il bisogno di dirne , l ' animalità interviene presto a rifare il silenzio . Ora tale animalità può essere divenuta tanto umana da complicarsi e falsificarsi ed avviene che , chinandosi su una capigliatura femminile , si faccia anche lo sforzo di evocarvi una luce che non c ' è . Si chiudono gli occhi e la donna diventa un ' altra per ridivenire lei quando la si abbandona . A lei s ' indirizza tutta la gratitudine e maggiore ancora se lo sforzo riuscí . È per questo che se io avessi da nascere un ' altra volta ( madre natura è capace di tutto ! ) accetterei di sposare Augusta , ma mai di promettermi con lei . Alla stazione Ada mi porse la guancia al bacio fraterno . Io la vidi solo allora , frastornato com ' ero dalla tanta gente ch ' era venuta ad accompagnarci e subito pensai : “ Sei proprio tu che mi cacciasti in questi panni ! ” Avvicinai le mie labbra alla sua guancia vellutata badando di non sfiorarla neppure . Fu la prima soddisfazione di quel giorno , perché per un istante sentii quale vantaggio mi derivasse dal mio matrimonio : m ' ero vendicato rifiutando d ' approfittare dell ' unica occasione che m ' era stata offerta di baciare Ada ! Poi , mentre il treno correva , seduto accanto ad Augusta , dubitai di non aver fatto bene . Temevo ne fosse compromessa la mia amicizia con Guido . Però soffrivo di piú quando pensavo che forse Ada non s ' era neppure accorta che non avevo baciata la guancia che mi aveva offerta . Essa se ne era accorta , ma io non lo seppi che quando , a sua volta , molti mesi dopo , partí con Guido da quella stessa stazione . Tutti essa baciò . A me solo offerse con grande cordialità la mano . Io gliela strinsi freddamente . La sua vendetta arrivava proprio in ritardo perché le circostanze erano del tutto mutate . Dal ritorno dal mio viaggio di nozze avevamo avuti dei rapporti fraterni e non si poteva spiegare perché mi avesse escluso dal bacio . 6 . Moglie e amante Nella mia vita ci furono varii periodi in cui credetti di essere avviato alla salute e alla felicità . Mai però tale fede fu tanto forte come nel tempo in cui durò il mio viaggio di nozze eppoi qualche settimana dopo il nostro ritorno a casa . Cominciò con una scoperta che mi stupí : io amavo Augusta com ' essa amava me . Dapprima diffidente , godevo intanto di una giornata e m ' aspettavo che la seguente fosse tutt ' altra cosa . Ma una seguiva e somigliava all ' altra , luminosa , tutta gentilezza di Augusta ed anche - ciò ch ' era la sorpresa - mia . Ogni mattina ritrovavo in lei lo stesso commosso affetto e in me la stessa riconoscenza che , se non era amore , vi somigliava molto . Chi avrebbe potuto prevederlo quando avevo zoppicato da Ada ad Alberta per arrivare ad Augusta ? Scoprivo di essere stato non un bestione cieco diretto da altri , ma un uomo abilissimo . E vedendomi stupito , Augusta mi diceva : - Ma perché ti sorprendi ? Non sapevi che il matrimonio è fatto cosí ? Lo sapevo pur io che sono tanto piú ignorante di te ! Non so piú se dopo o prima dell ' affetto , nel mio animo si formò una speranza , la grande speranza di poter finire col somigliare ad Augusta ch ' era la salute personificata . Durante il fidanzamento io non avevo neppur intravvista quella salute , perché tutto immerso a studiare me in primo luogo eppoi Ada e Guido . La lampada a petrolio in quel salotto non era mai arrivata ad illuminare gli scarsi capelli di Augusta . Altro che il suo rossore ! Quando questo sparve con la semplicità con cui i colori dell ' aurora spariscono alla luce diretta del sole , Augusta batté sicura la via per cui erano passate le sue sorelle su questa terra , quelle sorelle che possono trovare tutto nella legge e nell ' ordine o che altrimenti a tutto rinunziano . Per quanto la sapessi mal fondata perché basata su di me , io amavo , io adoravo quella sicurezza . Di fronte ad essa io dovevo comportarmi almeno con la modestia che usavo quando si trattava di spiritismo . Questo poteva essere e poteva perciò esistere anche la fede nella vita . Però mi sbalordiva ; da ogni sua parola , da ogni suo atto risultava che in fondo essa credeva la vita eterna . Non che la dicessi tale : si sorprese anzi che una volta io , cui gli errori ripugnavano prima che non avessi amati i suoi , avessi sentito il bisogno di ricordargliene la brevità . Macché ! Essa sapeva che tutti dovevano morire , ma ciò non toglieva che oramai ch ' eravamo sposati , si sarebbe rimasti insieme , insieme , insieme . Essa dunque ignorava che quando a questo mondo ci si univa , ciò avveniva per un periodo tanto breve , breve , breve , che non s ' intendeva come si fosse arrivati a darsi del tu dopo di non essersi conosciuti per un tempo infinito e pronti a non rivedersi mai piú per un altro infinito tempo . Compresi finalmente che cosa fosse la perfetta salute umana quando indovinai che il presente per lei era una verità tangibile in cui si poteva segregarsi e starci caldi . Cercai di esservi ammesso e tentai di soggiornarvi risoluto di non deridere me e lei , perché questo conato non poteva essere altro che la mia malattia ed io dovevo almeno guardarmi dall ' infettare chi a me s ' era confidato . Anche perciò , nello sforzo di proteggere lei , seppi per qualche tempo movermi come un uomo sano . Essa sapeva tutte le cose che fanno disperare , ma in mano sua queste cose cambiavano di natura . Se anche la terra girava non occorreva mica avere il mal di mare ! Tutt ' altro ! La terra girava , ma tutte le altre cose restavano al loro posto . E queste cose immobili avevano un ' importanza enorme : l ' anello di matrimonio , tutte le gemme e i vestiti , il verde , il nero , quello da passeggio che andava in armadio quando si arrivava a casa e quello di sera che in nessun caso si avrebbe potuto indossare di giorno , né quando io non m ' adattavo di mettermi in marsina . E le ore dei pasti erano tenute rigidamente e anche quelle del sonno . Esistevano , quelle ore , e si trovavano sempre al loro posto . Di domenica essa andava a Messa ed io ve l ' accompagnai talvolta per vedere come sopportasse l ' immagine del dolore e della morte . Per lei non c ' era , e quella visita le infondeva serenità per tutta la settimana . Vi andava anche in certi giorni festivi ch ' essa sapeva a mente . Niente di piú , mentre se io fossi stato religioso mi sarei garantita la beatitudine stando in chiesa tutto il giorno . C ' erano un mondo di autorità anche quaggiú che la rassicuravano . Intanto quella austriaca o italiana che provvedeva alla sicurezza sulle vie e nelle case ed io feci sempre del mio meglio per associarmi anche a quel suo rispetto . Poi v ' erano i medici , quelli che avevano fatto tutti gli studii regolari per salvarci quando - Dio non voglia - ci avesse a toccare qualche malattia . Io ne usavo ogni giorno di quell ' autorità : lei , invece , mai . Ma perciò io sapevo il mio atroce destino quando la malattia mortale m ' avesse raggiunto , mentre lei credeva che anche allora , appoggiata solidamente lassú e quaggiú , per lei vi sarebbe stata la salvezza . Io sto analizzando la sua salute , ma non ci riesco perché m ' accorgo che , analizzandola , la converto in malattia . E , scrivendone , comincio a dubitare se quella salute non avesse avuto bisogno di cura o d ' istruzione per guarire . Ma vivendole accanto per tanti anni , mai ebbi tale dubbio . Quale importanza m ' era attribuita in quel suo piccolo mondo ! Dovevo dire la mia volontà ad ogni proposito , per la scelta dei cibi e delle vesti , delle compagnie e delle letture . Ero costretto ad una grande attività che non mi seccava . Stavo collaborando alla costruzione di una famiglia patriarcale e diventavo io stesso il patriarca che avevo odiato e che ora m ' appariva quale il segnacolo della salute . È tutt ' altra cosa essere il patriarca o dover venerare un altro che s ' arroghi tale dignità . Io volevo la salute per me a costo d ' appioppare ai non patriarchi la malattia , e , specialmente durante il viaggio , assunsi talvolta volentieri l ' atteggiamento di statua equestre . Ma già in viaggio non mi fu sempre facile l ' imitazione che m ' ero proposta . Augusta voleva veder tutto come se si fosse trovata in un viaggio d ' istruzione . Non bastava mica essere stati a palazzo Pitti , ma bisognava passare per tutte quelle innumerevoli sale , fermandosi almeno per qualche istante dinanzi ad ogni opera d ' arte . Io rifiutai d ' abbandonare la prima sala e non vidi altro , addossandomi la sola fatica di trovare dei pretesti alla mia infingardaggine . Passai una mezza giornata dinanzi ai ritratti dei fondatori di casa Medici e scopersi che somigliavano a Carnegie e Vanderbilt . Meraviglioso ! Eppure erano della mia razza ! Augusta non divideva la mia meraviglia . Sapeva che cosa fossero i Yankees , ma non ancora bene chi fossi io . Qui la sua salute non la vinse ed essa dovette rinunziare ai musei . Le raccontai che una volta al Louvre , m ' imbizzarrii talmente in mezzo a tante opere d ' arte , che fui in procinto di mandare in pezzi la Venere . Rassegnata , Augusta disse : - Meno male che i musei si incontrano in viaggio di nozze eppoi mai piú ! Infatti nella vita manca la monotonia dei musei . Passano i giorni capaci di cornice , ma sono ricchi di suoni che frastornano eppoi oltre che di linee e di colori anche di vera luce , di quella che scotta e perciò non annoia . La salute spinge all ' attività e ad addossarsi un mondo di seccature . Chiusi i musei , cominciarono gli acquisti . Essa , che non vi aveva mai abitato , conosceva la nostra villa meglio di me e sapeva che in una stanza mancava uno specchio , in un ' altra un tappeto e che in una terza v ' era il posto per una statuina . Comperò i mobili di un intero salotto e , da ogni città in cui soggiornammo , fu organizzata almeno una spedizione . A me pareva che sarebbe stato piú opportuno e meno fastidioso di fare tutti quegli acquisti a Trieste . Ecco che dovevamo pensare alla spedizione , all ' assicurazione e alle operazioni doganali . - Ma tu non sai che tutte le merci devono viaggiare ? Non sei un negoziante , tu ? - E rise . Aveva quasi ragione . Obbiettai : - Le merci si fanno viaggiare per vendere e guadagnare ! Mancando quello scopo si lasciano tranquille e si sta tranquilli ! Ma l ' intraprendenza era una delle cose che in lei piú amavo . Era deliziosa quell ' intraprendenza cosí ingenua ! Ingenua perché bisogna ignorare la storia del mondo per poter credere di aver fatto un buon affare col solo acquisto di un oggetto : è alla vendita che si giudica l ' accortezza dell ' acquisto . Credevo di trovarmi in piena convalescenza . Le mie lesioni s ' erano fatte meno velenose . Fu da allora che l ' atteggiamento mio immutabile fu di lietezza . Era come un impegno che in quei giorni indimenticabili avessi preso con Augusta e fu l ' unica fede che non violai che per brevi istanti , quando cioè la vita rise piú forte di me . La nostra fu e rimase una relazione sorridente perché io sorrisi sempre di lei , che credevo non sapesse e lei di me , cui attribuiva molta scienza e molti errori ch ' essa - cosí si lusingava - avrebbe corretti . Io rimasi apparentemente lieto anche quando la malattia mi riprese intero . Lieto come se il mio dolore fosse stato sentito da me quale un solletico . Nel lungo cammino traverso l ' Italia , ad onta della mia nuova salute , non andai immune da molte sofferenze . Eravamo partiti senza lettere di raccomandazione e , spessissimo , a me parve che molti degl ' ignoti fra cui ci movevamo , mi fossero nemici . Era una paura ridicola , ma non sapevo vincerla . Potevo essere assaltato , insultato e sopra tutto calunniato , e chi avrebbe potuto proteggermi ? Ci fu anche una vera crisi di questa paura della quale per fortuna nessuno , neppur Augusta , s ' accorse . Usavo prendere quasi tutti i giornali che m ' erano offerti sulla via . Fermatomi un giorno davanti al banco di un giornalaio , mi venne il dubbio , ch ' egli , per odio , avrebbe potuto facilmente farmi arrestare come un ladro avendo io preso da lui un solo giornale e tenendone molti , sotto il braccio , comperati altrove e neppure aperti . Corsi via seguito da Augusta a cui non dissi la ragione della mia fretta . Mi legai d ' amicizia con un vetturino e un cicerone in compagnia dei quali ero almeno sicuro di non poter essere accusato di furti ridicoli . Fra me e il vetturino c ' era qualche evidente punto di contatto . Egli amava molto i vini dei Castelli e mi raccontò che ad ogni tratto gli si gonfiavano i piedi . Andava allora all ' ospedale e , guarito , ne veniva congedato con molte raccomandazioni di rinunziare al vino . Egli allora faceva un proposito che diceva ferreo perché , per materializzarlo , lo accompagnava con un nodo ch ' egli allacciava alla catena di metallo del suo orologio . Ma quando io lo conobbi la sua catena gli pendeva sul panciotto , senza nodo . Lo invitai di venir a stare con me a Trieste . Gli descrissi il sapore del nostro vino , tanto differente da quello del suo , per assicurarlo dell ' esito della drastica cura . Non ne volle sapere e rifiutò con una faccia in cui v ' era già stampata la nostalgia . Col cicerone mi legai perché mi parve fosse superiore ai suoi colleghi . Non è difficile sapere di storia molto piú di me , ma anche Augusta con la sua esattezza e col suo Baedeker verificò l ' esattezza di molte sue indicazioni . Intanto era giovine e si andava di corsa traverso i viali seminati di statue . Quando perdetti quei due amici , abbandonai Roma . Il vetturino avendo avuto da me tanto denaro , mi fece vedere come il vino gli attaccasse qualche volta anche la testa e ci gettò contro una solidissima antica costruzione Romana . Il cicerone poi si pensò un giorno di asserire che gli antichi Romani conoscevano benissimo la forza elettrica e ne facessero largo uso . Declamò anche dei versi latini che dovevano farne fede . Ma mi colse allora un ' altra piccola malattia da cui non dovevo piú guarire . Una cosa da niente : la paura d ' invecchiare e sopra tutto la paura di morire . Io credo abbia avuto origine da una speciale forma di gelosia . L ' invecchiamento mi faceva paura solo perché m ' avvicinava alla morte . Finché ero vivo , certamente Augusta non m ' avrebbe tradito , ma mi figuravo che non appena morto e sepolto , dopo di aver provveduto acché la mia tomba fosse tenuta in pieno ordine e mi fossero dette le Messe necessarie , subito essa si sarebbe guardata d ' intorno per darmi il successore ch ' essa avrebbe circondato del medesimo mondo sano e regolato che ora beava me . Non poteva mica morire la sua bella salute perché ero morto io . Avevo una tale fede in quella salute che mi pareva non potesse perire che sfracellata sotto un intero treno in corsa . Mi ricordo che una sera , a Venezia , si passava in gondola per uno di quei canali dal silenzio profondo ad ogni tratto interrotto dalla luce e dal rumore di una via che su di esso improvvisamente s ' apre . Augusta , come sempre , guardava le cose e accuratamente le registrava : un giardino verde e fresco che sorgeva da una base sucida lasciata all ' aria dall ' acqua che s ' era ritirata ; un campanile che si rifletteva nell ' acqua torbida ; una viuzza lunga e oscura con in fondo un fiume di luce e di gente . Io , invece , nell ' oscurità , sentivo , con pieno sconforto , me stesso . Le dissi del tempo che andava via e che presto essa avrebbe rifatto quel viaggio di nozze con un altro . Io ne ero tanto sicuro che mi pareva di dirle una storia già avvenuta . E mi parve fuori di posto ch ' essa si mettesse a piangere per negare la verità di quella storia . Forse m ' aveva capito male e credeva io le avessi attribuita l ' intenzione di uccidermi . Tutt ' altro ! Per spiegarmi meglio le descrissi un mio eventuale modo di morire : le mie gambe , nelle quali la circolazione era certamente già povera , si sarebbero incancrenite e la cancrena dilatata , dilatata , sarebbe giunta a toccare un organo qualunque , indispensabile per poter tener aperti gli occhi . Allora li avrei chiusi , e addio patriarca ! Sarebbe stato necessario stamparne un altro . Essa continuò a singhiozzare e a me quel suo pianto , nella tristezza enorme di quel canale , parve molto importante . Era forse provocato dalla disperazione per la visione esatta di quella sua salute atroce ? Allora tutta l ' umanità avrebbe singhiozzato in quel pianto . Poi , invece , seppi ch ' essa neppur sapeva come fosse fatta la salute . La salute non analizza se stessa e neppur si guarda nello specchio . Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi . Fu allora ch ' essa mi raccontò di avermi amato prima di avermi conosciuto . M ' aveva amato dacché aveva sentito il mio nome , presentato da suo padre in questa forma : Zeno Cosini , un ingenuo , che faceva tanto d ' occhi quando sentiva parlare di qualunque accorgimento commerciale e s ' affrettava a prenderne nota in un libro di comandamenti , che però smarriva . E se io non m ' ero accorto della sua confusione al nostro primo incontro , ciò doveva far credere che fossi stato confuso anch ' io . Mi ricordai che al vedere Augusta ero stato distratto dalla sua bruttezza visto che m ' ero atteso di trovare in quella casa le quattro fanciulle dall ' iniziale in a tutte bellissime . Apprendevo ora ch ' essa m ' amava da molto tempo , ma che cosa provava ciò ? Non le diedi la soddisfazione di ricredermi . Quando fossi stato morto , essa ne avrebbe preso un altro . Mitigato il pianto , essa s ' appoggiò ancora meglio a me e , subito ridendo , mi domandò : - Dove troverei il tuo successore ? Non vedi come sono brutta ? Infatti , probabilmente , mi sarebbe stato concesso qualche tempo di putrefazione tranquilla . Ma la paura d ' invecchiare non mi lasciò piú , sempre per la paura di consegnare ad altri mia moglie . Non s ' attenuò la paura quando la tradii e non s ' accrebbe neppure per il pensiero di perdere nello stesso modo l ' amante . Era tutt ' altra cosa , che non aveva niente a che fare con l ' altra . Quando la paura di morire m ' assillava , mi rivolgevo ad Augusta per averne conforto come quei bambini che porgono al bacio della mamma la manina ferita . Essa trovava sempre delle nuove parole per confortarmi . In viaggio di nozze m ' attribuiva ancora trent ' anni di gioventú ed oggidí altrettanti . Io invece sapevo che già le settimane di gioia del viaggio di nozze m ' avevano sensibilmente accostato alle smorfie orribili dell ' agonia . Augusta poteva dire quello che voleva , il conto era presto fatto : ogni settimana io mi vi accostavo di una settimana . Quando m ' accorsi di esser colto troppo spesso dallo stesso dolore , evitai di stancarla col dirle sempre le stesse cose e , per avvertirla del mio bisogno di conforto , bastò mormorassi : “ Povero Cosini ! ” . Ella sapeva allora esattamente cosa mi turbava e accorreva a coprirmi del suo grande affetto . Cosí riuscii ad avere il suo conforto anche quand ' ebbi tutt ' altri dolori . Un giorno , ammalato dal dolore di averla tradita , mormorai per svista : “ Povero Cosini ! ” . Ne ebbi gran vantaggio perché anche allora il suo conforto mi fu prezioso . Ritornato dal viaggio di nozze , ebbi la sorpresa di non aver mai abitata una casa tanto comoda e calda . Augusta v ' introdusse tutte le comodità che aveva avute nella propria , ma anche molte altre ch ' essa stessa inventò . La stanza da bagno , che a memoria d ' uomo era stata sempre in fondo a un corridoio a mezzo chilometro dalla mia stanza da letto , si accostò alla nostra e fu fornita di un numero maggiore di getti d ' acqua . Poi una stanzuccia accanto al tinello fu convertita in stanza da caffè . Imbottita di tappeti e addobbata da grandi poltrone in pelle , vi soggiornavamo ogni giorno per un ' oretta dopo colazione . Contro mia voglia , vi era tutto il necessario per fumare . Anche il mio piccolo studio , per quanto io lo difendessi , subí delle modificazioni . Io temevo che i mutamenti me lo rendessero odioso e invece subito m ' accorsi che solo allora era possibile viverci . Essa dispose la sua illuminazione in modo che potevo leggere seduto al tavolo , sdraiato sulla poltrona o coricato sul sofà . Persino per il violino fu provveduto un leggio con la sua brava lampadina che illuminava la musica senza ferire gli occhi . Anche colà , e contro mia voglia , fui accompagnato da tutti gli ordigni necessarii per fumare tranquillamente . Perciò in casa si costruiva molto e c ' era qualche disordine che diminuiva la nostra quiete . Per lei , che lavorava per l ' eternità , il breve incomodo poteva non importare , ma per me la cosa era ben diversa . Mi opposi energicamente quando le venne il desiderio d ' impiantare nel nostro giardino una piccola lavanderia che implicava addirittura la costruzione di una casuccia . Augusta asseriva che la lavanderia in casa era una garanzia della salute dei bébés . Ma intanto i bébés non c ' erano ed io non vedevo alcuna necessità di lasciarmi incomodare da loro prima ancora che arrivassero . Ella invece portava nella mia vecchia casa un istinto che veniva dall ' aria aperta , e , in amore , somigliava alla rondinella che subito pensa al nido . Ma anch ' io facevo all ' amore e portavo a casa fiori e gemme . La mia vita fu del tutto mutata dal mio matrimonio . Rinunziai , dopo un debole tentativo di resistenza , a disporre a mio piacere del mio tempo e m ' acconciai al piú rigido orario . Sotto questo riguardo la mia educazione ebbe un esito splendido . Un giorno , subito dopo il nostro viaggio di nozze , mi lasciai innocentemente trattenere dall ' andar a casa a colazione e , dopo di aver mangiato qualche cosa in un bar , restai fuori fino alla sera . Rientrato a notte fatta , trovai che Augusta non aveva fatto colazione ed era disfatta dalla fame . Non mi fece alcun rimprovero , ma non si lasciò convincere d ' aver fatto male . Dolcemente , ma risoluta , dichiarò che se non fosse stata avvisata prima , m ' avrebbe atteso per la colazione fino all ' ora del pranzo . Non c ' era da scherzare ! Un ' altra volta mi lasciai indurre da un amico a restar fuori di casa fino alle due di notte . Trovai Augusta che m ' aspettava e che batteva i denti dal freddo avendo trascurata la stufa . Ne seguí anche una sua lieve indisposizione che rese indimenticabile la lezione inflittami . Un giorno volli farle un altro grande regalo : lavorare ! Essa lo desiderava ed io stesso pensavo che il lavoro sarebbe stato utile per la mia salute . Si capisce che è meno malato chi ha poco tempo per esserlo . Andai al lavoro e , se non vi restai , non fu davvero colpa mia . Vi andai coi migliori propositi e con vera umiltà . Non reclamai di partecipare alla direzione degli affari e domandai invece di tenere intanto il libro mastro . Davanti al grosso libro in cui le scritturazioni erano disposte con la regolarità di strade e case , mi sentii pieno di rispetto e cominciai a scrivere con mano tremante . Il figliuolo dell ' Olivi , un giovinotto sobriamente elegante , occhialuto , dotto di tutte le scienze commerciali , assunse la mia istruzione e di lui davvero non ho da lagnarmi . Mi diede qualche seccatura con la sua scienza economica e la teoria della domanda e dell ' offerta che a me pareva piú evidente di quanto egli non volesse ammettere . Ma si vedeva in lui un certo rispetto per il padrone , ed io gliene ero tanto piú grato in quanto non era ammissibile che l ' avesse appreso da suo padre . Il rispetto della proprietà doveva far parte della sua scienza economica . Non mi rimproverò giammai gli errori di registrazione che spesso facevo ; solo era incline ad attribuirli ad ignoranza e mi dava delle spiegazioni che veramente erano superflue . Il male si è che a forza di guardare gli affari , mi venne la voglia di farne . Nel libro , con grande chiarezza , arrivai a raffigurare la mia tasca e quando registravo un importo nel “ dare ” dei clienti mi pareva di tener in mano invece della penna il bastoncino del croupier che raccoglie i denari sparsi sul tavolo da giuoco . Il giovine Olivi mi faceva anche vedere la posta che arrivava ed io la leggevo con attenzione e - devo dirlo - in principio con la speranza d ' intenderla meglio degli altri . Un ' offerta comunissima conquistò un giorno la mia attenzione appassionata . Anche prima di leggerla sentii moversi nel mio petto qualche cosa che subito riconobbi come l ' oscuro presentimento che talvolta veniva a trovarmi al tavolo da giuoco . È difficile descrivere tale presentimento . Esso consiste in una certa dilatazione dei polmoni per cui si respira con voluttà l ' aria per quanto sia affumicata . Ma poi c ' è di piú : sapete subito che quando avrete raddoppiata la posta starete ancora meglio . Però ci vuole della pratica per intendere tutto questo . Bisogna essersi allontanati dal tavolo da giuoco con le tasche vuote e il dolore di averlo trascurato ; allora non sfugge piú . E quando lo si ha trascurato , non c ' è piú salvezza per quel giorno perché le carte si vendicano . Però al tavolo verde è assai piú perdonabile di non averlo sentito che dinanzi al tranquillo libro mastro , ed infatti io lo percepii chiaramente , mentre gridava in me : “ Compera subito quella frutta secca ! ” . Ne parlai con tutta mitezza all ' Olivi , naturalmente senza accennare della mia ispirazione . L ' Olivi rispose che quegli affari non li faceva che per conto di terzi quando poteva realizzare un piccolo beneficio . Cosí egli eliminava dai miei affari la possibilità dell ' ispirazione e la riservava ai terzi . La notte rafforzò la mia convinzione : il presentimento era dunque in me . Respiravo tanto bene da non poter dormire . Augusta sentí la mia inquietudine e dovetti dirgliene la ragione . Essa ebbe subito la mia stessa ispirazione e nel sonno arrivò a mormorare : - Non sei forse il padrone ? Vero è che alla mattina , prima che uscissi , mi disse impensierita : - A te non conviene d ' indispettire l ' Olivi . Vuoi che ne parli al babbo ? Non lo volli perché sapevo che anche Giovanni dava assai poco peso alle ispirazioni . Arrivai all ' ufficio ben deciso di battermi per la mia idea anche per vendicarmi dell ' insonnia sofferta . La battaglia durò fino a mezzodí quando spirava il termine utile per accettare l ' offerta . L ' Olivi restò irremovibile e mi saldò con la solita osservazione : - Lei vuole forse diminuire le facoltà attribuitemi dal defunto suo padre ? Risentito , ritornai per il momento al mio mastro , ben deciso di non ingerirmi piú di affari . Ma il sapore dell ' uva sultanina mi restò in bocca ed ogni giorno al Tergesteo m ' informavo del suo prezzo . Di altro non m ' importava . Salí lento , lento come se avesse avuto bisogno di raccogliersi per prendere lo slancio . Poi in un giorno solo fu un balzo formidabile in alto . Il raccolto era stato miserabile e lo si sapeva appena ora . Strana cosa l ' ispirazione ! Essa non aveva previsto il raccolto scarso ma solo l ' aumento di prezzo . Le carte si vendicarono . Intanto io non sapevo restare al mio mastro e perdetti ogni rispetto per i miei insegnanti , tanto piú che ora l ' Olivi non pareva tanto sicuro di aver fatto bene . Io risi e derisi ; fu la mia occupazione principale . Arrivò una seconda offerta dal prezzo quasi raddoppiato . L ' Olivi , per rabbonirmi , mi domandò consiglio ed io , trionfante , dissi che non avrei mangiata l ' uva a quel prezzo . L ' Olivi , offeso , mormorò : - Io m ' attengo al sistema che seguii per tutta la mia vita . E andò in cerca del compratore . Ne trovò uno per un quantitativo molto ridotto e , sempre con le migliori intenzioni , ritornò da me e mi domandò esitante : - La copro , questa piccola vendita ? Risposi , sempre cattivo : - Io l ' avrei coperta prima di farla . Finí che l ' Olivi perdette la forza della propria convinzione e lasciò la vendita scoperta . Le uve continuarono a salire e noi si perdette tutto quello che sul piccolo quantitativo si poteva perdere . Ma l ' Olivi si arrabbiò con me e dichiarò che aveva giuocato solo per compiacermi . Il furbo dimenticava che io l ' avevo consigliato di puntare sul rosso e ch ' egli , per farmela , aveva puntato sul nero . La nostra lite fu insanabile . L ' Olivi s ' appellò a mio suocero dicendogli che fra lui e me la ditta sarebbe stata sempre danneggiata , e che se la mia famiglia lo desiderava , egli e suo figlio si sarebbero ritirati per lasciarmi il campo libero . Mio suocero decise subito in favore dell ' Olivi . Mi disse : - L ' affare della frutta secca è troppo istruttivo . Siete due uomini che non potete stare insieme . Ora chi ha da ritirarsi ? Chi senza l ' altro avrebbe fatto un solo buon affare , o chi da mezzo secolo dirige da solo la casa ? Anche Augusta fu indotta dal padre a convincermi di non ingerirmi piú nei miei propri affari . - Pare che la tua bontà e la tua ingenuità - mi disse - ti rendano disadatto agli affari . Resta a casa con me . Io , irato , mi ritirai nella mia tenda , ossia nel mio studiolo . Per qualche tempo leggiucchiai e suonai , poi sentii il desiderio di una attività piú seria e poco mancò non ritornassi alla chimica eppoi alla giurisprudenza . Infine , e non so veramente perché , per qualche tempo mi dedicai agli studi di religione . Mi parve di riprendere lo studio che avevo iniziato alla morte di mio padre . Forse questa volta fu per un tentativo energico di avvicinarmi ad Augusta e alla sua salute . Non bastava andare a messa con lei ; io dovevo andarci altrimenti , leggendo cioè Renan e Strauss , il primo con diletto , il secondo sopportandolo come una punizione . Ne dico qui solo per rilevare quale grande desiderio m ' attaccasse ad Augusta . E lei questo desiderio non indovinò quando mi vide nelle mani i Vangeli in edizione critica . Preferiva l ' indifferenza alla scienza e cosí non seppe apprezzare il massimo segno d ' affetto che le avevo dato . Quando , come soleva , interrompendo la sua toilette o le sue occupazioni in casa , s ' affacciava alla porta della mia stanza per dirmi una parola di saluto , vedendomi chino su quei testi , torceva la bocca : - Sei ancora con quella roba ? La religione di cui Augusta abbisognava non esigeva del tempo per acquisirsi o per praticarsi . Un inchino e l ' immediato ritorno alla vita ! Nulla di piú . Da me la religione acquistava tutt ' altro aspetto . Se avessi avuto la fede vera , io a questo mondo non avrei avuto che quella . Poi nella mia stanzetta magnificamente organizzata venne talvolta la noia . Era piuttosto un ' ansia perché proprio allora mi pareva di sentirmi la forza di lavorare , ma stavo aspettando che la vita m ' avesse imposto qualche compito . Nell ' attesa uscivo frequentemente e passavo molte ore al Tergesteo o in qualche caffè . Vivevo in una simulazione di attività . Un ' attività noiosissima . La visita di un amico d ' Università , che aveva dovuto rimpatriare in tutta furia da un piccolo paese della Stiria per curarsi di una grave malattia , fu la mia Nemesi , benché non ne avesse avuto l ' aspetto . Arrivò a me dopo di aver fatto a Trieste un mese di letto ch ' era valso a convertire la sua malattia , una nefrite , da acuta in cronica e probabilmente inguaribile . Ma egli credeva di star meglio e s ' apprestava lietamente a trasferirsi subito , durante la primavera , in qualche luogo dal clima piú dolce del nostro , dove s ' aspettava di essere restituito alla piena salute . Gli fu fatale forse di essersi indugiato troppo nel rude luogo natio . Io considero la visita di quell ' uomo tanto malato , ma lieto e sorridente , come molto nefasta per me ; ma forse ho torto : essa non segna che una data nella mia vita , per la quale bisognava pur passare . Il mio amico , Enrico Copler , si stupí ch ' io nulla avessi saputo né di lui né della sua malattia di cui Giovanni doveva essere informato . Ma Giovanni , dacché era malato anche lui , non aveva tempo per nessuno e non me ne aveva detto niente ad onta che ogni giorno di sole venisse nella mia villa per dormire qualche ora all ' aria aperta . Fra ' due malati si passò un pomeriggio lietissimo . Si parlò delle loro malattie , ciò che costituisce il massimo svago per un malato ed è una cosa non troppo triste per i sani che stanno a sentire . Ci fu solo un dissenso perché Giovanni aveva bisogno dell ' aria aperta che all ' altro era proibita . Il dissenso si dileguò quando si levò un po ' di vento che indusse anche Giovanni di restare con noi , nella piccola stanza calda . Il Copler ci raccontò della sua malattia che non dava dolore ma toglieva la forza . Soltanto ora che stava meglio sapeva quanto fosse stato malato . Parlò delle medicine che gli erano state propinate e allora il mio interesse fu piú vivo . Il suo dottore gli aveva consigliato fra altro un efficace sistema per procurargli un lungo sonno senza perciò avvelenarlo con veri sonniferi . Ma questa era la cosa di cui io avevo sopra tutto bisogno ! Il mio povero amico , sentendo il mio bisogno di medicine , si lusingò per un istante ch ' io potessi essere affetto della stessa sua malattia e mi consigliò di farmi vedere , ascoltare e analizzare . Augusta si mise a ridere di cuore e dichiarò ch ' io non ero altro che un malato immaginario . Allora sul volto emaciato del Copler passò qualche cosa che somigliava ad un risentimento . Subito , virilmente , si liberò dallo stato d ' inferiorità a cui pareva fosse condannato , aggredendomi con grande energia : - Malato immaginario ? Ebbene , io preferisco di essere un malato reale . Prima di tutto un malato immaginario è una mostruosità ridicola eppoi per lui non esistono dei farmachi mentre la farmacia , come si vede in me , ha sempre qualche cosa di efficace per noi malati veri ! La sua parola sembrava quella di un sano ed io - voglio essere sincero - ne soffersi . Mio suocero s ' associò a lui con grande energia , ma le sue parole non arrivavano a gettare un disprezzo sul malato immaginario , perché tradivano troppo chiaramente l ' invidia per il sano . Disse che se egli fosse stato sano come me , invece di seccare il prossimo con le lamentele , sarebbe corso ai suoi cari e buoni affari , specie ora che gli era riuscito di diminuire la sua pancia . Egli non sapeva neppure che il suo dimagrimento non veniva considerato come un sintomo favorevole . Causa l ' assalto del Copler , io avevo veramente l ' aspetto di un malato e di un malato maltrattato . Augusta sentí il bisogno d ' intervenire in mio soccorso . Carezzando la mano che avevo abbandonata sul tavolo , essa disse che la mia malattia non disturbava nessuno e ch ' ella non era neppur convinta ch ' io credessi d ' esser ammalato , perché altrimenti non avrei avuto tanta gioia di vivere . Cosí il Copler ritornò allo stato d ' inferiorità cui era condannato . Egli era del tutto solo a questo mondo e se poteva lottare con me in fatto di salute , non poteva contrappormi alcun affetto simile a quello che Augusta m ' offriva . Sentendo vivo il bisogno di un ' infermiera , si rassegnò di confessarmi piú tardi quanto egli m ' aveva invidiato per questo . La discussione continuò nei giorni seguenti con un tono piú calmo mentre Giovanni dormiva in giardino . E il Copler , dopo averci pensato sú , asseriva ora che il malato immaginario era un malato reale , ma piú intimamente di questi ed anche piú radicalmente . Infatti i suoi nervi erano ridotti cosí da accusare una malattia quando non c ' era , mentre la loro funzione normale sarebbe consistita nell ' allarmare col dolore e indurre a correre al riparo . - Sí ! - dicevo io . - Come ai denti , dove il dolore si manifesta solo quando il nervo è scoperto e per la guarigione occorre la sua distruzione . Si terminò col trovarsi d ' accordo sul fatto che un malato e l ' altro si valevano . Proprio nella sua nefrite era mancato e mancava tuttavia un avviso dei nervi , mentre che i miei nervi , invece , erano forse tanto sensibili da avvisarmi della malattia di cui sarei morto qualche ventennio piú tardi . Erano dunque dei nervi perfetti e avevano l ' unico svantaggio di concedermi pochi giorni lieti a questo mondo . Essendogli riuscito a mettermi fra gli ammalati , il Copler fu soddisfattissimo . Non so perché il povero malato avesse la mania di parlare di donne e , quando non c ' era mia moglie , non si parlava d ' altro . Egli pretendeva che dal malato reale , almeno nelle malattie che noi sapevamo , il sesso s ' affievolisse , ciò ch ' era una buona difesa dell ' organismo , mentre dal malato immaginario che non soffriva che pel disordine di nervi troppo laboriosi ( questa era la nostra diagnosi ) esso fosse patologicamente vivo . Io corroborai la sua teoria con la mia esperienza e ci compiangemmo reciprocamente . Ignoro perché non volli dirgli che io mi trovavo lontano da ogni sregolatezza e ciò da lungo tempo . Avrei almeno potuto confessare che mi ritenevo convalescente se non sano , per non offenderlo troppo e perché dirsi sano quando si conoscono tutte le complicazioni del nostro organismo è una cosa difficile . - Tu desideri tutte le donne belle che vedi ? - inquisí ancora il Copler . - Non tutte ! - mormorai io per dirgli che non ero tanto malato . Intanto io non desideravo Ada che vedevo ogni sera . Quella , per me , era proprio la donna proibita . Il fruscio delle sue gonne non mi diceva niente e , se mi fosse stato permesso di muoverle con le mie stesse mani , sarebbe stata la stessa cosa . Per fortuna non l ' avevo sposata . Questa indifferenza era , o mi sembrava , una manifestazione di salute genuina . Forse il mio desiderio per lei era stato tanto violento da esaurirsi da sé . Però la mia indifferenza si estendeva anche ad Alberta ch ' era pur tanto carina nel suo vestitino accurato e serio da scuola . Che il possesso di Augusta fosse stato sufficiente a calmare il mio desiderio per tutta la famiglia Malfenti ? Ciò sarebbe stato davvero molto morale ! Forse non parlai della mia virtú perché nel pensiero io tradivo sempre Augusta , e anche ora , parlando col Copler , con un fremito di desiderio , pensai a tutte le donne che per lei trascuravo . Pensai alle donne che correvano le vie , tutte coperte , e dalle quali perciò gli organi sessuali secondarii divenivano tanto importanti mentre dalla donna che si possedeva scomparivano come se il possesso li avesse atrofizzati . Avevo sempre vivo il desiderio dell ' avventura ; quell ' avventura che cominciava dall ' ammirazione di uno stivaletto , di un guanto , di una gonna , di tutto quello che copre e altera la forma . Ma questo desiderio non era ancora una colpa . Il Copler però non faceva bene ad analizzarmi . Spiegare a qualcuno come è fatto , è un modo per autorizzarlo ad agire come desidera . Ma il Copler fece anche di peggio , solo che tanto quando parlò , come quando agí , egli non poteva prevedere dove mi avrebbe condotto . Resta cosí importante nel mio ricordo la parola del Copler che , quando la ricordo , essa rievoca tutte le sensazioni che vi si associarono , e le cose e le persone . Avevo accompagnato in giardino il mio amico che doveva rincasare prima del tramonto . Dalla mia villa , che giace su una collina , si aveva la vista del porto e del mare , vista che ora è intercettata da nuovi fabbricati . Ci fermammo a guardare lungamente il mare mosso da una brezza leggera che rimandava in miriadi di luci rosse la luce tranquilla del cielo . La penisola istriana dava riposo all ' occhio con la sua mitezza verde che s ' inoltrava in arco enorme nel mare come una penombra solida . I moli e le dighe erano piccoli e insignificanti nelle loro forme rigidamente lineari , e l ' acqua nei bacini era oscurata dalla sua immobilità o era forse torbida ? Nel vasto panorama la pace era piccola in confronto a tutto quel rosso animato sull ' acqua e noi , abbacinati , dopo poco volgemmo la schiena al mare . Sulla piccola spianata dinanzi alla casa , incombeva in confronto già la notte . Dinanzi al portico , su una grande poltrona , il capo coperto da un berretto e anche protetto dal bavero rialzato della pelliccia , le gambe avvolte in una coperta , mio suocero dormiva . Ci fermammo a guardarlo . Aveva la bocca spalancata , la mascella inferiore pendente come una cosa morta e la respirazione rumorosa e troppo frequente . Ad ogni tratto la sua testa ricadeva sul petto ed egli , senza destarsi , la rialzava . C ' era allora un movimento delle sue palpebre come se avesse voluto aprire gli occhi per ritrovare piú facilmente l ' equilibrio e la sua respirazione cambiava di ritmo . Una vera interruzione del sonno . Era la prima volta che la grave malattia di mio suocero mi si presentasse con tanta evidenza e ne fui profondamente addolorato . Il Copler a bassa voce mi disse : - Bisognerebbe curarlo . Probabilmente è ammalato anche di nefrite . Il suo non è un sonno : io so che cosa sia quello stato . Povero diavolo ! Terminò consigliando di chiamare il suo medico . Giovanni ci sentí e aperse gli occhi . Parve subito meno malato e scherzò con Copler : - Lei s ' attenta di stare all ' aria aperta ? Non le farà male ? Gli sembrava di aver dormito saporitamente e non pensava di aver avuto mancanza d ' aria in faccia al vasto mare che gliene mandava tanta ! Ma la sua voce era fioca e la sua parola interrotta dall ' ansare ; aveva la faccia terrea e , levatosi dalla poltrona , si sentiva ghiacciare . Dovette rifugiarsi in casa . Lo vedo ancora muoversi traverso la spianata , la coperta sotto il braccio , ansante ma ridendo , mentre ci mandava il suo saluto . - Vedi com ' è fatto l ' ammalato reale ? - disse il Copler che non sapeva liberarsi dalla sua idea dominante . - È moribondo e non sa d ' essere ammalato . Parve anche a me che l ' ammalato reale soffrisse poco . Mio suocero e anche il Copler riposano da molti anni a Sant ' Anna , ma ci fu un giorno in cui passai accanto alle loro tombe e mi parve che per il fatto di trovarsi da tanti anni sotto alle loro pietre , la tesi propugnata da uno di loro non fosse infirmata . Prima di lasciare il suo antico domicilio , il Copler aveva liquidati i suoi affari e perciò come me non ne aveva affatto . Però , non appena lasciato il letto , non seppe restar tranquillo e , mancando di affari propri , cominciò ad occuparsi di quelli degli altri che gli parevano molto piú interessanti . Ne risi allora , ma piú tardi anch ' io dovevo apprendere quale sapore gradevole avessero gli affari altrui . Egli si dedicava alla beneficenza ed essendosi proposto di vivere dei soli interessi del suo capitale , non poteva concedersi il lusso di farla tutta a spese proprie . Perciò organizzava delle collette e tassava amici e conoscenti . Registrava tutto da quel bravo uomo d ' affari che era , ed io pensai che quel libro fosse il suo viatico e che io , nel caso suo , condannato a breve vita e privo di famiglia com ' egli era , l ' avrei arricchito intaccando il mio capitale . Ma egli era il sano immaginario e non toccava che gl ' interessi che gli spettavano , non sapendo rassegnarsi di ammettere breve il futuro . Un giorno mi assalí con la richiesta di alcune centinaia di corone per procurare un pianino ad una povera fanciulla la quale veniva già sovvenzionata da me insieme ad altri , per suo mezzo , con un piccolo mensile . Bisognava far presto per approfittare di una buona occasione . Non seppi esimermi , ma , un po ' di malagrazia , osservai che avrei fatto un buon affare se quel giorno non fossi uscito di casa . Io sono di tempo in tempo soggetto ad accessi di avarizia . Il Copler prese il denaro e se ne andò con una breve parola di ringraziamento , ma l ' effetto delle mie parole si vide pochi giorni appresso e fu , purtroppo , importante . Egli venne ad informarmi che il pianino era a posto e che la signorina Carla Gerco e sua madre mi pregavano di andar a trovarle per ringraziarmi . Il Copler aveva paura di perdere il cliente e voleva legarmi facendomi assaporare la riconoscenza delle beneficate . Dapprima volli esimermi da quella noia assicurandolo che ero convinto ch ' egli sapesse fare la beneficenza piú accorta , ma insistette tanto che finii con l ' accondiscendere : - È bella ? - domandai ridendo . - Bellissima - egli rispose - ma non è pane per i nostri denti . Curiosa cosa che egli mettesse i miei denti assieme ai suoi , col pericolo di comunicarmi la sua carie . Mi raccontò dell ' onestà di quella famiglia disgraziata che aveva perduto da qualche anno il suo capo di casa e che nella piú squallida miseria era vissuta nella piú rigida onestà . Era una giornata sgradevole . Soffiava un vento diaccio ed io invidiavo il Copler che s ' era messa la pelliccia . Dovevo trattenere con la mano il cappello che altrimenti sarebbe volato via . Ma ero di buon umore , perché andavo a raccogliere la gratitudine dovuta alla mia filantropia . Percorremmo a piedi la Corsia Stadion , traversammo il Giardino Pubblico . Era una parte della città ch ' io non vedevo mai . Entrammo in una di quelle case cosidette di speculazione , che i nostri antenati s ' erano messi a fabbricare quarant ' anni prima , in posti lontani dalla città che subito li invase ; aveva un aspetto modesto ma tuttavia piú cospicuo delle case che si fanno oggidí con le stesse intenzioni . La scala occupava una piccola area e perciò era molto alta . Ci fermammo al primo piano dove arrivai molto prima del mio compagno , assai piú lento . Fui stupito che delle tre porte che davano su quel pianerottolo , due , quelle ai lati , fossero contrassegnate dal biglietto di visita di Carla Gerco , attaccatovi con chiodini , mentre la terza aveva anch ' essa un biglietto ma con altro nome . Il Copler mi spiegò che le Gerco avevano a destra la cucina e la camera da letto mentre a sinistra non c ' era che una stanza sola , lo studio della signorina Carla . Avevano potuto subaffittare una parte del quartiere al centro e cosí l ' affitto costava loro pochissimo , ma avevano l ' incomodo di dover passare il pianerottolo per recarsi da una stanza all ' altra . Bussammo a sinistra , alla stanza da studio ove madre e figlia , avvisate della nostra visita , ci attendevano . Il Copler fece le presentazioni . La signora , una persona timidissima vestita di un povero vestito nero , con la testa rilevata da un biancore di neve , mi tenne un piccolo discorso che doveva aver preparato : erano onorate dalla mia visita e mi ringraziavano del cospicuo dono che avevo fatto loro . Poi essa non aperse piú bocca . Il Copler assisteva come un maestro che ad un esame ufficiale stia ad ascoltare la lezione ch ' egli con grande fatica ha insegnata . Corresse la signora dicendole che non soltanto io avevo elargito il denaro per il pianino , ma che contribuivo anche al soccorso mensile ch ' egli aveva loro raggranellato . Amava l ' esattezza , lui . La signorina Carla si alzò dalla sedia ove era seduta accanto al pianino , mi porse la mano e mi disse la semplice parola : - Grazie ! Ciò almeno era meno lungo . La mia carica di filantropo cominciava a pesarmi . Anch ' io mi occupavo degli affari altrui come un qualunque ammalato reale ! Che cosa doveva vedere in me quella graziosa giovinetta ? Una persona di grande riguardo ma non un uomo ! Ed era veramente graziosa ! Credo che essa volesse sembrare piú giovine di quanto non fosse , con la sua gonna troppo corta per la moda di quell ' epoca a meno che non usasse per casa una gonna del tempo in cui non aveva ancora finito di crescere . La sua testa era però di donna e , per la pettinatura alquanto ricercata , di donna che vuol piacere . Le ricche treccie brune erano disposte in modo da coprire le orecchie e anche in parte il collo . Ero tanto compreso della mia dignità e temevo tanto l ' occhio inquisitore del Copler che dapprima non guardai neppur bene la fanciulla ; ma ora la so tutta . La sua voce aveva qualche cosa di musicale quando parlava e , con un ' affettazione oramai divenuta natura , essa si compiaceva di stendere le sillabe come se avesse voluto carezzare il suono che le riusciva di metterci . Perciò e anche per certe sue vocali eccessivamente larghe persino per Trieste , il suo linguaggio aveva qualche cosa di straniero . Appresi poi che certi maestri , per insegnare l ' emissione della voce , alterano il valore delle vocali . Era proprio tutt ' altra pronuncia di quella di Ada . Ogni suo suono mi pareva d ' amore . Durante quella visita la signorina Carla sorrise sempre , forse immaginando di avere cosí stereotipata sulla faccia l ' espressione della gratitudine . Era un sorriso un po ' forzato ; il vero aspetto della gratitudine . Poi , quando poche ore dopo cominciai a sognare Carla , immaginai che su quella faccia ci fosse stata una lotta fra la letizia e il dolore . Nulla di tutto questo trovai poi in lei ed una volta di piú appresi che la bellezza femminile simula dei sentimenti coi quali nulla ha a vedere . Cosí la tela su cui è dipinta una battaglia non ha alcun sentimento eroico . Il Copler pareva soddisfatto della presentazione come se le due donne fossero state opera sua . Me le descriveva : erano sempre liete del loro destino e lavoravano . Egli diceva delle parole che parevano tolte da un libro scolastico e , annuendo macchinalmente , pareva che io volessi confermare di aver fatti i miei studii e sapessi perciò come dovessero essere fatte le povere donne virtuose prive di denaro . Poi egli domandò a Carla di cantarci qualche cosa . Essa non volle dichiarando di essere raffreddata . Proponeva di farlo un altro giorno . Io sentivo con simpatia ch ' essa temeva il nostro giudizio , ma avevo il desiderio di prolungare la seduta e m ' associai nelle preghiere del Copler . Dissi anche che non sapevo se m ' avrebbe rivisto mai piú , perché ero molto occupato . Il Copler , che pur sapeva ch ' io a questo mondo non avevo alcun impegno , confermò con grande serietà quanto dicevo . Mi fu poi facile d ' intendere ch ' egli desiderava che io non rivedessi piú Carla . Questa tentò ancora di esimersi , ma il Copler insistette con una parola che somigliava ad un comando ed essa obbedí : com ' era facile costringerla ! Cantò “ La mia bandiera ” . Dal mio soffice sofà io seguivo il suo canto . Avevo un ardente desiderio di poterla ammirare . Come sarebbe stato bello di vederla rivestita di genialità ! Ma invece ebbi la sorpresa di sentire che la sua voce , quando cantava , perdeva ogni musicalità . Lo sforzo l ' alterava . Carla non sapeva neppure suonare e il suo accompagnamento monco rendeva anche piú povera quella povera musica . Ricordai di trovarmi dinanzi ad una scolara e analizzai se il volume di voce fosse bastevole . Abbondante anzi ! Nel piccolo ambiente ne avevo l ' orecchio ferito . Pensai , per poter continuare ad incoraggiarla , che solo la sua scuola fosse cattiva . Quando cessò , m ' associai all ' applauso abbondante e parolaio del Copler . Egli diceva : - Figurati quale effetto farebbe questa voce quando fosse accompagnata da una buona orchestra . Questo era certamente vero . Un ' intera potente orchestra ci voleva su quella voce . Io dissi con grande sincerità che mi riservavo di riudire la signorina di là a qualche mese e che allora mi sarei pronunciato sul valore della sua scuola . Meno sinceramente aggiunsi che certamente quella voce meritava una scuola di primo ordine . Poi , per attenuare quanto di sgradevole ci poteva essere stato nelle mie prime parole , filosofai sulla necessità per una voce eccelsa , di trovare una scuola eccelsa . Questo superlativo coperse tutto . Ma poi , restato solo , fui meravigliato di aver sentito la necessità di essere sincero con Carla . Che già l ' avessi amata ? Ma se non l ' avevo ancora ben vista ! Sulle scale dall ' odore dubbio , il Copler disse ancora : - La voce sua è troppo forte . È una voce da teatro . Egli non sapeva che a quell ' ora io sapevo qualcosa di piú : quella voce apparteneva ad un ambiente piccolissimo dove si poteva gustare l ' impressione d ' ingenuità di quell ' arte e sognare di portarci dentro l ' arte , cioè vita e dolore . Nel lasciarmi , il Copler mi disse che m ' avrebbe avvertito quando il maestro di Carla avrebbe organizzato un concerto pubblico . Si trattava di un maestro poco noto ancora in città , ma sarebbe certo divenuto una futura grande celebrità . Il Copler ne era sicuro ad onta che il maestro fosse abbastanza vecchio . Pareva che la celebrità gli sarebbe venuta ora , dopo che il Copler lo conosceva . Due debolezze da morituri , quella del maestro e quella del Copler . Il curioso si è che sentii il bisogno di raccontare tale visita ad Augusta . Si potrebbe forse credere che sia stato per prudenza , visto che il Copler ne sapeva e che io non mi sentivo di pregarlo di tacere . Ma però ne parlai troppo volentieri . Fu un grande sfogo . Fino ad allora non avevo da rimproverarmi altro che di aver taciuto con Augusta . Ecco che ora ero innocente del tutto . Ella mi domandò qualche notizia della fanciulla e se fosse bella . Mi fu difficile di rispondere : dissi che la povera fanciulla mi era parsa molto anemica . Poi ebbi una buona idea : - E se tu ti occupassi un poco di lei ? Augusta aveva tanto da fare nella sua nuova casa e nella sua vecchia famiglia ove la chiamavano per farsi aiutare nell ' assistenza al padre malato , che non vi pensò piú . Ma la mia idea era stata perciò veramente buona . Il Copler però riseppe da Augusta che io l ' avevo avvertita della nostra visita e anche lui dimenticò perciò le qualità ch ' egli aveva attribuite al malato immaginario . Mi disse in presenza di Augusta che di lí a poco tempo avremmo fatta un ' altra visita a Carla . Mi concedeva la sua piena fiducia . Nella mia inerzia subito fui preso dal desiderio di rivedere Carla . Non osai correre da lei temendo che il Copler avesse a risaperne . I pretesti però non mi sarebbero mica mancati . Potevo andare da lei per offrirle un aiuto maggiore ad insaputa del Copler , ma avrei dovuto prima essere sicuro che , a proprio vantaggio , ella avrebbe accettato di tacere . E se quell ' ammalato reale fosse già l ' amante della fanciulla ? Io , degli ammalati reali , non sapevo proprio niente e poteva essere benissimo che avessero il costume di farsi pagare dagli altri le loro amanti . In quel caso sarebbe bastata una sola visita a Carla per compromettermi . Non potevo mettere a pericolo la pace della mia famigliuola ; ossia , non la misi a pericolo finché il mio desiderio di Carla non ingrandí . Ma esso ingrandí costantemente . Già conoscevo quella fanciulla molto meglio che non quando le aveva stretta la mano per congedarmi da lei . Ricordavo specialmente quella treccia nera che copriva il suo collo niveo e che sarebbe stato necessario di allontanare col naso per arrivare a baciare la pelle ch ' essa celava . Per stimolare il mio desiderio bastava io ricordassi che su un dato pianerottolo , nella stessa mia piccola città , era esposta una bella fanciulla e che con una breve passeggiata si poteva andare a prenderla ! La lotta col peccato diventa in tali circostanze difficilissima perché bisogna rinnovarla ad ogni ora ed ogni giorno , finché cioè la fanciulla rimanga su quel pianerottolo . Le lunghe vocali di Carla mi chiamavano , e forse proprio il loro suono m ' aveva messo nell ' anima la convinzione che quando la mia resistenza fosse sparita , altre resistenze non ci sarebbero state piú . Però m ' era chiaro che potevo ingannarmi e che forse il Copler vedeva le cose con maggior esattezza ; anche questo dubbio valeva a diminuire la mia resistenza visto che la povera Augusta poteva essere salvata da un mio tradimento da Carla stessa che , come donna , aveva la missione della resistenza . Perché il mio desiderio avrebbe dovuto darmi un rimorso quando pareva fosse proprio venuto a tempo per salvarmi dal tedio che in quell ' epoca mi minacciava ? Non danneggiava affatto i miei rapporti con Augusta , anzi tutt ' altro . Io le dicevo oramai non piú soltanto le parole di affetto che avevo sempre avute per lei , ma anche quelle che nel mio animo andavano formandosi per l ' altra . Non c ' era mai stata una simile abbondanza di dolcezza in casa mia e Augusta ne pareva incantata . Ero sempre esatto in quello che io chiamavo l ' orario della famiglia . La mia coscienza è tanto delicata che , con le mie maniere , già allora mi preparavo ad attenuare il mio futuro rimorso . Che la mia resistenza non sia mancata del tutto è provato dal fatto che io arrivai a Carla non con uno slancio solo , ma a tappe . Dapprima per varii giorni giunsi solo fino al Giardino Pubblico e con la sincera intenzione di gioire di quel verde che apparisce tanto puro in mezzo al grigio delle strade e delle case che lo circondano . Poi , non avendo avuta la fortuna di imbattermi , come speravo , casualmente in lei , uscii dal Giardino per movermi proprio sotto le sue finestre . Lo feci con una grande emozione che ricordava proprio quella deliziosissima del giovinetto che per la prima volta accosta l ' amore . Da tanto tempo ero privo non d ' amore , ma delle corse che vi conducono . Ero appena uscito dal Giardino Pubblico che m ' imbattei proprio faccia a faccia in mia suocera . Dapprima ebbi un dubbio curioso : di mattina , cosí di buon ' ora , da quelle parti tanto lontane dalle nostre ? Forse anche lei tradiva il marito ammalato . Seppi poi subito che le facevo un torto perché essa era stata a trovare il medico per averne conforto dopo una cattiva notte passata accanto a Giovanni . Il medico le aveva detto delle buone parole , ma essa era tanto agitata che presto mi lasciò dimenticando persino di sorprendersi di avermi trovato in quel luogo visitato di solito da vecchi , bambini e balie . Ma mi bastò di averla vista per sentirmi riafferrato dalla mia famiglia . Camminai verso casa mia con un passo deciso , a cui battevo il tempo mormorando : “ Mai piú ! Mai piú ! ” . In quell ' istante la madre di Augusta con quel suo dolore mi aveva dato il sentimento di tutti i miei doveri . Fu una buona lezione e bastò per tutto quel giorno . Augusta non era in casa perché era corsa dal padre col quale rimase tutta la mattina . A tavola mi disse che avevano discusso se , dato lo stato di Giovanni , non avrebbero dovuto rimandare il matrimonio di Ada ch ' era stabilito per la settimana dopo . Giovanni stava già meglio . Pare che a cena si fosse lasciato indurre a mangiar troppo e l ' indigestione avesse assunto l ' aspetto di un aggravamento del male . Io le raccontai di aver già avute quelle notizie dalla madre in cui m ' ero imbattuto la mattina al Giardino Pubblico . Neppure Augusta si meravigliò della mia passeggiata , ma io sentii il bisogno di darle delle spiegazioni . Le raccontai che preferivo da qualche tempo il Giardino Pubblico quale meta delle mie passeggiate . Mi sedevo su una banchina e vi leggevo il mio giornale . Poi aggiunsi : - Quell ' Olivi ! Me l ' ha fatta grossa condannandomi a tanta inerzia . Augusta , che a quel proposito si sentiva un poco colpevole , ebbe un aspetto di dolore e di rimpianto . Io , allora , mi sentii benissimo . Ma ero realmente purissimo perché passai il pomeriggio intero nel mio studio e potevo veramente credere di essere definitivamente guarito di ogni desiderio perverso . Leggevo oramai l ' Apocalisse . E ad onta che fosse oramai assodato ch ' io avevo l ' autorizzazione di andare ogni mattina al Giardino Pubblico , tanto grande s ' era fatta la mia resistenza alla tentazione che quando il giorno appresso uscii , mi diressi proprio dalla parte opposta . Andavo a cercare certa musica volendo provare un nuovo metodo del violino che m ' era stato consigliato . Prima di uscire seppi che mio suocero aveva passata una notte ottima e che sarebbe venuto da noi in vettura nel pomeriggio . Ne avevo piacere tanto per mio suocero quanto per Guido , che finalmente avrebbe potuto sposarsi . Tutto andava bene : io ero salvo ed era salvo anche mio suocero . Ma fu proprio la musica che mi ricondusse a Carla ! Fra i metodi che il venditore m ' offerse ve ne fu per errore uno che non era del violino ma del canto . Ne lessi accuratamente il titolo : “ Trattato completo dell ' Arte del Canto ( Scuola di Garcia ) di E . Garcia ( figlio ) contenente una Relazione sulla Memoria riguardante la Voce Umana presentata all ' Accademia delle Scienze di Parigi ” . Lasciai che il venditore s ' occupasse di altri clienti e mi misi a leggere l ' operetta . Devo dire che leggevo con un ' agitazione che forse somigliava a quella con cui il giovinetto depravato accosta le opere di pornografia . Ecco : quella era la via per arrivare a Carla ; essa abbisognava di quell ' opera e sarebbe stato un delitto da parte mia di non fargliela conoscere . La comperai e ritornai a casa . L ' opera del Garcia constava di due parti di cui una teorica e l ' altra pratica . Continuai la lettura con l ' intenzione di intenderla tanto bene da poter poi dare i miei consigli a Carla quando fossi andato da lei col Copler . Intanto avrei guadagnato del tempo e avrei potuto tuttavia continuare a dormire i miei sonni tranquilli , pur sollazzandomi sempre col pensiero all ' avventura che m ' aspettava . Ma Augusta stessa fece precipitare gli avvenimenti . M ' interruppe nella mia lettura per venir a salutarmi , si chinò su di me e sfiorò la mia guancia con le sue labbra . Mi domandò che cosa facessi e sentito che si trattava di un nuovo metodo , pensò fosse per violino e non si curò di guardare meglio . Io , quand ' essa mi lasciò , esagerai il pericolo che avevo corso e pensai che per la mia sicurezza avrei fatto bene di non tenere nel mio studio quel libro . Bisognava portarlo subito al suo destino , ed è cosí che fui costretto di andar dritto verso la mia avventura . Avevo trovato qualche cosa di piú di un pretesto per poter fare quello ch ' era il mio desiderio . Non ebbi piú esitazioni di sorta . Giunto su quel pianerottolo , mi rivolsi subito alla porta a sinistra . Però dinanzi a quella porta m ' arrestai per un istante ad ascoltare i suoni della ballata “ La mia bandiera ” ch ' echeggiavano gloriosamente sulle scale . Pareva che , per tutto quel tempo , Carla avesse continuato a cantare la stessa cosa . Sorrisi pieno di affetto e di desiderio per tanta infantilità . Apersi poi cautamente la porta senza bussare ed entrai nella stanza in punta di piedi . Volevo vederla subito , subito . Nel piccolo ambiente la sua voce era veramente sgradevole . Essa cantava con grande entusiasmo e maggior calore che non quella volta della mia prima visita . Era addirittura abbandonata sullo schienale della sedia per poter emettere tutto il fiato dei suoi polmoni . Io vidi solo la testina fasciata dalle grosse treccie e mi ritirai còlto da un ' emozione profonda per aver osato tanto . Essa intanto era arrivata all ' ultima nota che non voleva finire piú ed io potei ritornare sul pianerottolo e chiudere dietro di me la porta senza ch ' essa di me s ' accorgesse . Anche quell ' ultima nota aveva oscillato in sú e in giú prima di affermarsi sicura . Carla sentiva dunque la nota giusta e toccava ora al Garcia d ' intervenire per insegnarle a trovarla piú presto . Bussai quando mi sentii piú calmo . Subito essa accorse ad aprire la porta ed io non dimenticherò giammai la sua figurina gentile , poggiata allo stipite , mentre mi fissava coi suoi grandi occhi bruni prima di saper riconoscermi nell ' oscurità . Ma intanto io m ' ero calmato in modo da venir ripreso da tutte le mie esitazioni . Ero avviato a tradire Augusta , ma pensavo che come nei giorni precedenti avevo potuto contentarmi di giungere fino al Giardino Pubblico , tanto piú facilmente ora avrei potuto fermarmi a quella porta , consegnare quel libro compromettente e andarmene pienamente soddisfatto . Fu un breve istante pieno di buoni propositi . Ricordai persino un consiglio strano che m ' era stato dato per liberarmi dall ' abitudine del fumo e che poteva valere in quell ' occasione : talvolta , per contentarsi , bastava accendere il cerino e gettare poi via e sigaretta e cerino . Mi sarebbe stato anche facile di far cosí , perché Carla stessa , quando mi riconobbe , arrossí e accennò a fuggire vergognandosi - come seppi poi - di farsi trovare vestita di un povero consunto vestitino di casa . Una volta riconosciuto , sentii il bisogno di scusarmi : - Le ho portato questo libro ch ' io credo la interesserà . Se vuole , posso lasciarglielo e andarmene subito . Il suono delle parole - o cosí mi parve - era abbastanza brusco , ma non il significato , perché in complesso la lasciavo arbitra di decidere lei se avessi dovuto andarmene o restare e tradire Augusta . Essa subito decise , perché afferrò la mia mano per trattenermi piú sicuramente e mi fece entrare . L ' emozione m ' oscurò la vista e ritengo sia stata provocata non tanto dal dolce contatto di quella mano , ma da quella familiarità che mi parve decidesse del mio e del destino di Augusta . Perciò credo di essere entrato con qualche riluttanza e , quando rievoco la storia del mio primo tradimento , ho il sentimento di averlo compiuto perché trascinatovi . La faccia di Carla era veramente bella cosí arrossata . Fui deliziosamente sorpreso all ' accorgermi che se non ero stato aspettato da lei , essa pur aveva sperata la mia visita . Essa mi disse con grande compiacenza : - Lei sentí dunque il bisogno di rivedermi ? Di rivedere la poverina che le deve tanto ? Io , certo , se avessi voluto , avrei potuto prenderla subito fra le mie braccia , ma non ci pensavo neppure . Ci pensavo tanto poco che non risposi neppure alle sue parole che mi parevano compromettenti e mi rimisi a parlare del Garcia e della necessità di quel libro per lei . Ne parlai con una furia che mi portò a qualche parola meno considerata . Garcia le avrebbe insegnato il modo di rendere le note solide come il metallo e dolci come l ' aria . Le avrebbe spiegato come una nota non possa rappresentare che una linea retta e anzi un piano , ma un piano veramente levigato . Il mio fervore sparí solo quand ' essa m ' interruppe per manifestarmi un suo dubbio doloroso : - Ma dunque a lei non piace come io canto ? Fui stupito della sua domanda . Io avevo fatta una critica rude , ma non ne avevo la coscienza e protestai in piena buona fede . Protestai tanto bene che mi parve di esser ritornato , sempre parlando del solo canto , all ' amore che tanto imperiosamente m ' aveva trascinato in quella casa . E le mie parole furono tanto amorose che lasciarono tuttavia trasparire una parte di sincerità : - Come può credere una cosa simile ? Sarei qui se cosí fosse ? Io sono stato su quel pianerottolo per lungo tempo a bearmi del suo canto , delizioso ed eccelso canto nella sua ingenuità . Soltanto io ritengo che alla sua perfezione occorra qualche cosa d ' altro e sono venuto a portarglielo . Quale potenza aveva tuttavia nel mio animo il pensiero di Augusta , se continuavo ostinatamente a protestare di non essere stato trascinato dal mio desiderio ! Carla stette a sentire le mie parole lusinghiere , ch ' essa non era neppure al caso di analizzare . Non era molto colta , ma , con mia grande sorpresa , compresi che non mancava di buon senso . Mi raccontò ch ' essa stessa aveva dei forti dubbii sul suo talento e sulla sua voce : sentiva che non faceva dei progressi . Spesso , dopo una certa quantità di ore di studio , essa si concedeva lo svago e il premio di cantare “ La mia Bandiera ” sperando di scoprire nella propria voce qualche nuova qualità . Ma era sempre la stessa cosa : non peggio e forse sempre abbastanza bene come le assicuravano quanti la udivano ed io anche ( e qui mi mandò dai suoi begli occhi bruni un lampo mitemente interrogativo che dimostrava com ' essa avesse bisogno di essere rassicurata sul senso delle mie parole che ancora le sembrava dubbio ) ma un vero progresso non c ' era . Il maestro diceva che in arte non c ' erano progressi lenti , ma grandi salti che portavano alla meta e che un bel giorno essa si sarebbe destata grande artista . - È una cosa lunga , però , - aggiunse guardando nel vuoto e rivedendo forse tutte le sue ore di noia e di dolore . Si dice onesto prima di tutto quello ch ' è sincero e da parte mia sarebbe stato onestissimo di consigliare alla povera fanciulla di lasciare lo studio del canto e divenire la mia amante . Ma io non ero ancora giunto tanto lontano dal Giardino Pubblico , eppoi , se non altro , non ero molto sicuro del mio giudizio nell ' arte del canto . Da alcuni istanti io ero fortemente preoccupato da una sola persona : quel noioso Copler che passava ogni festa nella mia villa con me e con mia moglie . Sarebbe stato quello il momento di trovare un pretesto per pregare la fanciulla di non raccontare al Copler della mia visita . Ma non lo feci non sapendo come travestire la mia domanda e fu bene , perché pochi giorni appresso il povero mio amico ammalò e subito dopo morí . Intanto le dissi ch ' essa avrebbe trovato nel Garcia tutto quello che cercava , e per un istante solo , ma solo per un istante , essa ansiosamente aspettò dei miracoli da quel libro . Presto però , trovandosi dinanzi a tante parole , dubitò dell ' efficacia della magia . Io leggevo le teorie del Garcia in italiano , poi in italiano gliele spiegavo e , quando non bastava , gliele traducevo in triestino , ma essa non sentiva moversi niente nella sua gola e una vera efficacia in quel libro essa avrebbe potuto riconoscere solo se si fosse manifestata in quel punto . Il male è che anch ' io , poco dopo , ebbi la convinzione che in mano mia quel libro non valeva molto . Rivedendo per ben tre volte quelle frasi e non sapendo che farmene , mi vendicai della mia incapacità criticandole liberamente . Ecco che il Garcia perdeva il suo e il mio tempo per provare che poiché la voce umana sapeva produrre varii suoni non era giusto di considerarla quale uno strumento solo . Anche il violino allora avrebbe dovuto essere considerato quale un conglomerato di strumenti . Ebbi forse torto di comunicare a Carla tale mia critica , ma accanto ad una donna che si vuole conquistare è difficile di trattenersi dall ' approfittare di un ' occasione che si presenti per dimostrare la propria superiorità . Essa infatti m ' ammirò , ma proprio fisicamente allontanò da sé il libro ch ' era il nostro Galeotto , ma che non ci accompagnò fino alla colpa . Io ancora non mi rassegnai di rinunziarvi e lo rimandai ad altra mia visita . Quando il Copler morí non ve ne fu piú di bisogno . Era rotto qualunque nesso fra quella casa e la mia e cosí il mio procedere non poteva essere frenato che dalla mia coscienza . Ma intanto eravamo divenuti abbastanza intimi , di un ' intimità maggiore di quanto si avrebbe potuto attendersi da quella mezz ' ora di conversazione . Io credo che l ' accordo in un giudizio critico unisca intimamente . La povera Carla approfittò di tale intimità per mettermi a parte delle sue tristezze . Dopo l ' intervento del Copler , in quella casa si viveva modestamente ma senza grandi privazioni . Il maggior peso per le due povere donne era il pensiero del futuro . Perché il Copler portava loro a date ben precise il suo soccorso , ma non permetteva di calcolarvi con sicurezza ; egli non voleva pensieri e preferiva li avessero loro . Poi non dava gratuitamente quei denari : Era il vero padrone in quella casa e intendeva di essere informato di ogni piccolezza . Guai se si permettevano una spesa non preventivamente approvata da lui ! La madre di Carla , poco tempo prima , era stata indisposta e Carla , per poter accudire alle faccende domestiche , aveva trascurato per qualche giorno di cantare . Informatone dal maestro , il Copler fece una scenata e se ne andò dichiarando che allora non valeva la pena di seccare dei valentuomini per indurli a soccorrerle . Per varii giorni esse vissero nel terrore temendo di essere abbandonate al loro destino . Poi , quando ritornò , rinnovò patti e condizioni e stabilí esattamente per quante ore al giorno Carla dovesse sedere al pianoforte e quante ne potesse dedicare alla casa . Minacciò anche di venir a sorprenderle a tutte le ore del giorno . - Certo , - concludeva la fanciulla , - egli non vuole altro che il nostro bene , ma s ' arrabbia tanto per cose di nessuna importanza , che una volta o l ' altra , nell ' ira , finirà col gettarci sul lastrico . Ma ora che anche lei si occupa di noi , non c ' è piú questo pericolo , nevvero ? E di nuovo mi strinse la mano . Poiché io non risposi subito , essa temette ch ' io mi sentissi solidale col Copler , e aggiunse : - Anche il signor Copler dice che lei è tanto buono ! Questa frase voleva essere un complimento diretto a me , ma anche al Copler . La sua figura presentatami con tanta antipatia da Carla , era nuova per me e destava proprio la mia simpatia . Avrei voluto somigliargli mentre il desiderio che mi aveva portato in quella casa me ne rendeva tanto dissimile ! Era ben vero che alle due donne egli portava i denari altrui , ma dava tutta l ' opera propria , una parte della propria vita . Quella rabbia , ch ' egli dedicava loro , era veramente paterna . Ebbi però un dubbio : e se a tale opera fosse stato indotto dal desiderio ? Senz ' esitare domandai a Carla : - Il Copler le ha mai chiesto un bacio ? - Mai ! - rispose Carla con vivacità . - Quand ' è soddisfatto del mio comportamento , seccamente impartisce la sua approvazione , mi stringe leggermente la mano e se ne va . Altre volte , quand ' è arrabbiato , mi rifiuta anche la stretta di mano e non s ' accorge nemmeno ch ' io dallo spavento piango . Un bacio in quel momento sarebbe per me una liberazione . Visto ch ' io mi misi a ridere , Carla si spiegò meglio : - Accetterei con riconoscenza il bacio di un uomo tanto vecchio cui devo tanto ! Ecco il vantaggio dei malati reali ; appariscono piú vecchi di quanto non sieno . Feci un debole tentativo di somigliare al Copler . Sorridendo per non spaventare troppo la povera fanciulla , le dissi che anch ' io , quando mi occupavo di qualcuno , finivo col divenire molto imperioso . In complesso anch ' io trovavo che quando si studiava un ' arte si dovesse farlo seriamente . Poi m ' investii tanto bene della mia parte che cessai persino di sorridere . Il Copler aveva ragione d ' essere severo con una giovinetta che non poteva intendere il valore del tempo : bisognava anche ricordare quante persone facevano dei sacrifici per aiutarla . Ero veramente serio e severo . Venne cosí per me l ' ora di andare a colazione e specialmente quel giorno non avrei voluto far aspettare Augusta . Porsi la mano a Carla e allora m ' avvidi com ' essa fosse pallida . Volli confortarla : - Stia sicura ch ' io farò sempre del mio meglio per appoggiarla presso il Copler e tutti gli altri . Essa ringraziò , ma pareva tuttavia abbattuta . Poi seppi che vedendomi arrivare , essa subito aveva indovinata quasi la verità e aveva pensato ch ' io fossi innamorato di lei e quindi salva . Poi invece - e proprio quando m ' accinsi ad andarmene - essa credette che anch ' io fossi innamorato solo dell ' arte e del canto e che perciò se essa non avesse cantato bene e fatti dei progressi , l ' avrei abbandonata . Mi parve abbattutissima . Fui preso da compassione e , visto che non c ' era altro tempo da perdere , la rassicurai col mezzo ch ' essa stessa aveva designato quale il piú efficace . Ero già alla porta che l ' attrassi a me , spostai accuratamente col naso la grossa treccia dal suo collo cui cosí giunsi con le labbra e sfiorai persino coi denti . Aveva l ' apparenza di uno scherzo ed anch ' essa finí col riderne , ma soltanto quando io la lasciai . Fino a quel momento essa era rimasta inerte e stupita fra le mie braccia . Mi seguí sul pianerottolo e , quando cominciai a scendere , mi domandò ridendo : - Quando ritorna ? - Domani o forse piú tardi ! - risposi io già incerto . Poi piú deciso : - Certamente vengo domani ! - Quindi , in seguito al desiderio di non compromettermi troppo , aggiunsi : - Continueremo la lettura del Garcia . Ella non mutò di espressione in quel breve tempo : assentí alla prima malsicura promessa , assentí riconoscente alla seconda e assentí anche al mio terzo proposito , sempre sorridendo . Le donne sanno sempre quello che vogliono . Non ci furono esitazioni né per parte di Ada che mi respinse , né dall ' Augusta che mi prese , e neppure da Carla , che mi lasciò fare . Sulla via mi trovai subito piú vicino ad Augusta che non a Carla . Respirai l ' aria fresca , aperta ed ebbi pieno il sentimento della mia libertà . Io non avevo fatto altro che uno scherzo che non poteva perdere tale suo carattere perché era finito su quel collo e sotto quella treccia . Infine Carla aveva accettato quel bacio come una promessa di affetto e sopra tutto di assistenza . Quel giorno a tavola , però , cominciai veramente a soffrire . Tra me e Augusta stava la mia avventura , come una grande ombra fosca che mi pareva impossibile non fosse vista anche da lei . Mi sentivo piccolo , colpevole e malato , e sentivo il dolore al fianco come un dolore simpatico che riverberasse dalla grande ferita alla mia coscienza . Mentre distrattamente fingevo di mangiare , cercai il sollievo in un proposito ferreo : “ Non la rivedrò piú - pensai - e se , per riguardo , la dovrò rivedere , sarà per l ' ultima volta ” . Non si pretendeva poi mica tanto da me : un solo sforzo , quello di non rivedere piú Carla . Augusta ridendo , mi domandò : - Sei stato dall ' Olivi che ti vedo tanto preoccupato ? Mi misi a ridere anch ' io . Era un grande sollievo quello di poter parlare . Le parole non erano quelle che avrebbero potuto dare la pace intera perché per dire quelle sarebbe occorso di confessare eppoi promettere , ma , non potendo altrimenti , era già un bel sollievo di dirne delle altre . Parlai abbondantemente , sempre lieto e buono . Poi trovai ancora di meglio : parlai della piccola lavanderia ch ' essa tanto desiderava e che io fino ad allora le avevo rifiutata , e le diedi subito il permesso di costruirla . Essa fu tanto commossa del mio non sollecitato permesso che si alzò e venne a darmi un bacio . Ecco un bacio ch ' evidentemente cancellava quell ' altro , ed io mi sentii subito meglio . Fu cosí ch ' ebbimo la lavanderia e ancora oggidí , quando passo dinanzi alla minuscola costruzione , ricordo che Augusta la volle e Carla la consentí . Seguí un pomeriggio incantevole riempito dal nostro affetto . Nella solitudine la mia coscienza era piú seccante . La parola e l ' affetto di Augusta valevano a calmarla . Uscimmo insieme . Poi l ' accompagnai da sua madre e passai anche tutta la serata con lei . Prima di mettermi a dormire , come m ' avviene di spesso , guardai lungamente mia moglie che già dormiva raccolta nella sua lieve respirazione . Anche dormendo essa era tutta ordinata , con le coperte fino al mento e i capelli non abbondanti riuniti in una breve treccia annodata alla nuca . Pensai : “ Non voglio procurarle dei dolori . Mai ! ” . Mi addormentai tranquillo . Il giorno seguente avrei chiarita la mia relazione con Carla e avrei trovato il modo di rassicurare la povera fanciulla del suo avvenire , senza perciò essere obbligato di darle dei baci . Ebbi un sogno bizzarro : non solo baciavo il collo di Carla , ma lo mangiavo . Era però un collo fatto in modo che le ferite ch ' io le infliggevo con rabbiosa voluttà non sanguinavano , e il collo restava perciò sempre coperto dalla sua bianca pelle e inalterato nella sua forma lievemente arcuata . Carla , abbandonata fra le mie braccia , non pareva soffrisse dei miei morsi . Chi invece ne soffriva era Augusta che improvvisamente era accorsa . Per tranquillarla le dicevo : “ Non lo mangerò tutto : ne lascerò un pezzo anche a te ” . Il sogno ebbe l ' aspetto di un incubo soltanto quando in mezzo alla notte mi destai e la mia mente snebbiata poté ricordarlo , ma non prima , perché finché durò , neppure la presenza di Augusta m ' aveva levato il sentimento di soddisfazione ch ' esso mi procurava . Non appena desto , ebbi la piena coscienza della forza del mio desiderio e del pericolo ch ' esso rappresentava per Augusta e anche per me . Forse nel grembo della donna che mi dormiva accanto già s ' iniziava un ' altra vita di cui sarei stato responsabile . Chissà quello che avrebbe preteso Carla quando fosse stata la mia amante ? A me pareva desiderosa del godimento che fino ad allora le era stato conteso , e come avrei io saputo provvedere a due famiglie ? Augusta domandava l ' utile lavanderia , l ' altra avrebbe domandata qualche altra cosa , ma non meno costosa . Rividi Carla mentre dal pianerottolo mi salutava ridendo dopo di essere stata baciata . Essa già sapeva ch ' io sarei stato la sua preda . N ' ebbi spavento e là , solo e nell ' oscurità , non seppi trattenere un gemito . Mia moglie , subito desta , mi domandò che cosa avessi ed io risposi con una breve parola , la prima che mi si fosse affacciata alla mente quando seppi rimettermi dallo spavento di vedermi interrogato in un momento in cui mi pareva di aver gridata una confessione : - Penso alla vecchiaia incombente ! Ella rise e cercò di consolarmi senza perciò tagliare il sonno cui s ' aggrappava . M ' inviò la frase stessa che sempre mi diceva quando mi vedeva spaventato del tempo che andava via : - Non pensarci , ora che siamo giovani ... il sonno è tanto buono ! L ' esortazione giovò : non ci pensai piú e mi riaddormentai . La parola nella notte è come un raggio di luce . Illumina un tratto di realtà in confronto al quale sbiadiscono le costruzioni della fantasia . Perché avevo tanto da temere della povera Carla di cui ancora non ero l ' amante ? Era evidente che avevo fatto di tutto per spaventarmi della mia situazione . Infine , il “ bébé ” che avevo evocato nel grembo di Augusta finora non aveva dato altro segno di vita che la costruzione della lavanderia . Mi alzai sempre accompagnato dai migliori propositi . Corsi al mio studio e preparai in una busta qualche poco di denaro che volevo offrire a Carla nello stesso istante in cui le avrei annunziato il mio abbandono . Però mi sarei dichiarato pronto di mandarle per posta dell ' altro denaro ogni qualvolta essa me ne avesse domandato scrivendomi ad un indirizzo che le avrei fatto sapere . Proprio quando m ' accingevo ad uscire , Augusta m ' invitò con un dolce sorriso ad accompagnarla in casa del padre . Era arrivato da Buenos Aires il padre di Guido per assistere alle nozze , e bisognava andare a farne la conoscenza . Essa certamente si curava meno del padre di Guido che di me . Voleva rinnovare la dolcezza del giorno prima . Ma la cosa non era piú la stessa : a me pareva fosse male lasciar trascorrere del tempo fra il mio buon proposito e la sua esecuzione . Intanto che noi camminavamo sulla via uno accanto all ' altro e , all ' apparenza , sicuri del nostro affetto , l ' altra si riteneva già amata da me . Ciò era male . Sentii quella passeggiata come una vera e propria constrizione . Trovammo Giovanni che stava realmente meglio . Solo non poteva mettere gli stivali per una certa gonfiezza ai piedi cui egli non attribuiva importanza ed io in allora neppure . Si trovava in salotto col padre di Guido cui mi presentò . Augusta ci lasciò subito per andare a raggiungere la madre e la sorella . Il Signor Francesco Speier mi parve un uomo molto meno istruito del figlio . Era piccolo , tozzo , sulla sessantina , di poche idee e di poca vivacità , forse anche perché in seguito ad una malattia aveva l ' orecchio molto indebolito . Ficcava qualche parola spagnuola nel suo italiano : - Cada volta che vengo a Trieste ... I due vecchi parlavano di affari , e Giovanni ascoltava attentamente perché quegli affari erano molto importanti per il destino di Ada . Stetti ad ascoltare distrattamente . Sentii che il vecchio Speier aveva deciso di liquidare i suoi affari nell ' Argentina e di consegnare a Guido tutti i suoi duros perché li impiegasse alla fondazione di una ditta a Trieste ; poi egli sarebbe ritornato a Buenos Aires per vivere con la moglie e con la figlia con un piccolo podere che gli rimaneva . Non compresi perché raccontasse in mia presenza a Giovanni tutto ciò , né lo so neppur oggi . A me parve che ambedue a un dato punto cessassero di parlare , guardandomi come se avessero aspettato da me un consiglio ed io , per essere gentile , osservai : - Non dev ' essere piccolo quel podere se le basta per viverci ! Giovanni urlò subito : - Ma che cosa vai dicendo ? - Lo scoppio di voce ricordava i suoi migliori tempi , ma è certo che se egli non avesse urlato tanto , il signor Francesco non avrebbe rilevata la mia osservazione . Cosí , invece , impallidí e disse : - Spero bene che Guido non mancherà di pagarmi gl ' interessi del mio capitale . Giovanni , sempre urlando , cercò di rassicurarlo : - Altro che gl ' interessi ! Anche il doppio se le occorrerà ! Non è forse suo figlio ? Il signor Francesco tuttavia non parve molto rasserenato ed aspettava proprio da me una parola che lo rassicurasse . Io la diedi subito e abbondante perché il vecchio ora sentiva meno di prima . Poi il discorso fra i due uomini di affari continuò , ma io mi guardai bene dall ' intervenire piú oltre . Giovanni mi guardava di tempo in tempo al disopra degli occhiali per sorvegliarmi e il suo respiro pesante pareva una minaccia . Parlò poi a lungo e mi domandò a un dato punto : - Ti pare ? Io annuii fervidamente . Tanto piú fervido dovette apparire il mio consenso in quanto ogni mio atto era reso piú espressivo dalla rabbia che sempre piú mi pervadeva . Che cosa stavo facendo in quel luogo lasciando trascorrere il tempo utile per effettuare i miei buoni propositi ? Mi obbligavano di trascurare un ' opera tanto utile a me e ad Augusta ! Stavo preparando una scusa per andarmene , ma in quel momento il salotto fu invaso dalle donne accompagnate da Guido . Questi , subito dopo l ' arrivo del padre , aveva regalato alla sposa un magnifico anello . Nessuno mi guardò o salutò , nemmeno la piccola Anna . Ada aveva già al dito la gemma splendente e , sempre poggiando il braccio sulla spalla del fidanzato , la faceva vedere al padre . Le donne guardavano anche loro estatiche . Neppure gli anelli m ' interessavano . Se non portavo neppure quello matrimoniale perché m ' impediva la circolazione del sangue ! Senza salutare infilai la porta del salotto , andai alla porta di casa e m ' accinsi ad uscire . Augusta però s ' accorse della mia fuga e mi raggiunse in tempo . Fui stupito del suo aspetto sconvolto . Le sue labbra erano pallide come il giorno del nostro matrimonio , poco prima che andassimo in chiesa . Le dissi che avevo un affare di premura . Poi essendomi in buon punto ricordato che pochi giorni prima , per un capriccio , avevo comperato degli occhiali leggerissimi da presbite che poi non avevo provati dopo di averli posti nel taschino del panciotto dove li sentivo , le dissi che avevo un appuntamento con un oculista per farmi esaminare la vista che da qualche tempo mi pareva indebolita . Essa rispose che avrei potuto andarmene subito , ma che mi pregava di fare prima i miei convenevoli col padre di Guido . Mi strinsi nelle spalle dall ' impazienza , ma tuttavia la compiacqui . Rientrai nel salotto e tutti gentilmente mi salutarono . In quanto a me , sicuro che ora mi mandavano via , ebbi persino un momento di buon umore . Il padre di Guido che in tanta famiglia non si raccapezzava bene , mi domandò : - Ci rivedremo ancora prima della mia partenza per Buenos Aires ? - Oh ! - dissi io , - cada volta ch ' ella verrà in questa casa , probabilmente mi ci troverà ! Tutti risero ed io me ne andai trionfalmente accompagnato anche da un saluto abbastanza lieto da parte di Augusta . Andavo via tanto ordinatamente dopo di aver corrisposto a tutte le formalità legali , che potevo camminare sicuro . Ma v ' era un altro motivo che mi liberava dai dubbi che fino a quel momento m ' avevano trattenuto : io correvo via dalla casa di mio suocero per allontanarmene piú che fosse possibile , cioè fino da Carla . In quella casa e non per la prima volta ( cosí mi pareva ) mi sospettavano di congiurare bassamente ai danni di Guido . Innocentemente e in piena distrazione io avevo parlato di quel podere che si trovava nell ' Argentina , e Giovanni subito aveva interpretate le mie parole come se fossero state meditate per danneggiare Guido presso suo padre . Con Guido mi sarebbe stato facile di spiegarmi se fosse abbisognato : con Giovanni e gli altri , che mi sospettavano capace di simili macchinazioni , bastava la vendetta . Non che io mi fossi proposto di correre a tradire Augusta . Facevo però alla luce del sole quello che desideravo . Una visita a Carla non implicava ancora niente di male ed anzi , se io da quelle parti mi fossi imbattuto ancora una volta in mia suocera , e se essa mi avesse domandato che cosa io fossi andato a farvi , le avrei subito risposto : - Oh bella ! Vado da Carla ! - Fu perciò quella la sola volta che andai da Carla senza ricordare Augusta . Tanto mi aveva offeso il contegno di mio suocero ! Sul pianerottolo non sentii echeggiare la voce di Carla . Ebbi un istante di terrore : che essa fosse uscita ? Bussai e subito entrai prima che qualcuno me ne avesse dato il permesso . Carla v ' era bensí , ma con lei si trovava anche sua madre . Cucivano assieme in un ' associazione che potrà essere frequente , ma che io mai prima avevo vista . Lavoravano ambedue allo stesso grande lenzuolo , ai suoi lembi , una molto lontana dall ' altra . Ecco ch ' io ero corso da Carla e arrivavo a Carla accompagnata dalla madre . Era tutt ' altra cosa . Non si potevano attuare né i buoni né i cattivi propositi . Tutto continuava a restare in sospeso . Molto accesa , Carla si levò in piedi mentre la vecchia lentamente si levò gli occhiali che ripose in una busta . Io intanto credetti di poter essere indignato per altra ragione che non fosse quella di vedermi interdetto di chiarire subito l ' animo mio . Non erano queste le ore che il Copler aveva destinate allo studio ? Salutai gentilmente la vecchia signora e mi fu difficile persino di sottopormi a tale atto di gentilezza . Salutai anche Carla quasi senza guardarla . Le dissi : - Sono venuto per vedere se possiamo cavare da questo libro - e accennai al Garcia che si trovava intatto sul tavolo al posto ove l ' avevamo lasciato , - qualche altra cosa di utile . M ' assisi al posto che avevo occupato il giorno prima e subito apersi il libro . Carla tentò dapprima di sorridermi , ma visto che io non corrisposi alla sua gentilezza , sedette con una certa sollecitudine di obbedienza accanto a me , per guardare . Era esitante ; non comprendeva . Io la guardai e vidi che sulla sua faccia si distendeva qualche cosa che poteva significare sdegno e ostinazione . Mi figurai che cosí usasse di accogliere i rimproveri del Copler . Solo essa non era ancora sicura che i miei rimproveri fossero proprio quelli che il Copler le indirizzava perché - come me lo disse poi - ricordava ch ' io il giorno prima l ' avevo baciata e perciò credeva di essere per sempre rassicurata sulla mia ira . Era perciò sempre ancora pronta a convertire quel suo sdegno in un sorriso amichevole . Debbo dire qui , perché piú tardi non ne avrò il tempo , che questa sua fiducia di avermi addomesticato definitivamente con quel solo bacio che m ' aveva concesso , mi dispiacque enormemente : una donna che pensa cosí è molto pericolosa . Ma in quel momento il mio animo era proprio quello stesso del Copler , carico di rimproveri e di risentimento . Mi misi a leggere ad alta voce proprio quella parte che il giorno prima avevamo già letta e che io stesso avevo demolita , pedantescamente , e non commentando altrimenti , pesando su alcune parole che mi parevano piú significative . Con voce un po ' tremante Carla m ' interruppe : - Mi pare che questo l ' abbiamo già letto ! Cosí fui finalmente obbligato di dire parole mie . Anche la parola propria può dare un po ' di salute . La mia non soltanto fu piú mite del mio animo e del mio comportamento , ma addirittura mi ricondusse alla vita di società : - Vede , signorina , - e accompagnai subito l ' appellativo vezzeggiativo con un sorriso che poteva essere anche di amante , - vorrei rivedere questa roba prima di passare oltre . Forse noi ieri l ' abbiamo giudicata un po ' precipitosamente , ed un mio amico poco fa m ' avvertí che per intendere tutto quello che il Garcia dice , bisognava studiarlo tutto . Sentii finalmente anche il bisogno di usare un riguardo alla povera vecchia signora che certamente nel corso della sua vita e per quanto poco fortunata fosse stata , non s ' era mai trovata in un frangente simile . Inviai anche a lei un sorriso che mi costò piú fatica di quello regalato a Carla : - La cosa non è molto divertente , - le dissi , - ma può essere sentita con qualche vantaggio anche da chi non si occupa di canto . Continuai ostinatamente a leggere . Carla certamente si sentiva meglio , e sulle sue labbra carnose errava qualche cosa che somigliava ad un sorriso . La vecchia invece appariva sempre come un povero animale catturato e restava in quella stanza solo perché la sua timidezza le impediva di trovare il modo di andarsene . Io , poi , a nessun prezzo avrei tradito il mio desiderio di buttarla fuori di quella stanza . Sarebbe stata una cosa grave e compromettente . Carla fu piú decisa : con molto riguardo mi pregò sospendere per un momento quella lettura e , rivoltasi alla madre , le disse che poteva andarsene e che il lavoro a quel lenzuolo l ' avrebbero continuato nel pomeriggio . La signora s ' avvicinò a me , esitante se porgermi la mano . Io gliela strinsi affettuosamente e le dissi : - Capisco che questa lettura non è troppo divertente . Sembrava volessi deplorare ch ' essa ci lasciasse . La signora se ne andò dopo di aver posto su di una sedia il lenzuolo ch ' essa fino ad allora aveva tenuto in grembo . Poi Carla la seguí per un istante sul pianerottolo per dirle qualche cosa mentre io smaniavo di averla finalmente accanto . Rientrò , chiuse dietro di sé la porta e ritornando al suo posto ebbe di nuovo attorno alla bocca qualche cosa di rigido che ricordava l ' ostinazione su una faccia infantile . Disse : - Ogni giorno a quest ' ora io studio . Giusto ora doveva capitarmi di attendere a quel lavoro di premura ! - Ma non vede che a me non importa nulla del suo canto ? - gridai io e l ' aggredii con un abbraccio violento che mi portò a baciarla prima in bocca eppoi subito sul punto stesso ove avevo baciato il giorno prima . Curioso ! Essa si mise a piangere dirottamente e si sottrasse a me . Disse singhiozzando che aveva sofferto troppo di avermi visto entrare a quel modo . Essa piangeva per quella solita compassione di sé stesso che tocca a chi vede compianto il proprio dolore . Le lacrime non sono espresse dal dolore , ma dalla sua storia . Si piange quando si grida all ' ingiustizia . Era infatti ingiusto di obbligare allo studio questa bella fanciulla che si poteva baciare . In complesso andava peggio di quanto m ' ero figurato . Dovetti spiegarmi e per far presto non mi presi il tempo necessario per inventare e raccontai l ' esatta verità . Le dissi della mia impazienza di vederla e di baciarla . Io m ' ero proposto di venir da lei di buon ' ora ; in questo proposito avevo persino passata la notte . Naturalmente non seppi dire che cosa mi prefiggessi di fare venendo da lei , ma ciò era poco d ' importante . Era vero che la stessa dolorosa impazienza l ' avevo sentita quando avevo voluto andare da lei per dirle che volevo abbandonarla per sempre e quand ' ero accorso per prenderla fra le mie braccia . Poi le raccontai degli avvenimenti della mattina e come mia moglie m ' avesse obbligato di uscire con lei e m ' avesse condotto da mio suocero ove ero stato immobilizzato ad ascoltare come si discorreva di affari che non mi toccavano . Infine , con grandi sforzi arrivo a svincolarmi e a fare la lunga via a passo celere e che cosa trovo ? ... La stanza tutta ingombra di quel lenzuolo ! Carla scoppiò a ridere perché comprese che in me non v ' era niente del Copler . Il riso sulla sua bella faccia pareva l ' arcobaleno ed io la baciai ancora . Essa non rispondeva alle mie carezze , ma le subiva sommessa , un atteggiamento ch ' io adoro forse perché amo il sesso debole in proporzione diretta della sua debolezza . Per la prima volta essa mi raccontò d ' aver risaputo dal Copler ch ' io amavo tanto mia moglie : - Perciò - aggiunse ed io vidi passare sulla sua bella faccia l ' ombra del proposito serio , - fra noi due non ci può essere che una buona amicizia e niente altro . Io a quel proposito tanto saggio non credetti molto perché quella stessa bocca che lo esprimeva non sapeva neppur allora sottrarsi ai miei baci . Carla parlò lungamente . Voleva evidentemente destare la mia compassione . Ricordo tutto quello ch ' essa mi disse e cui credetti solo quando essa sparí dalla mia vita . Finché l ' ebbi accanto , sempre la paventai come una donna che prima o poi avrebbe approfittato del suo ascendente su di me per rovinare me e la mia famiglia . Non le credetti quand ' essa m ' assicurò che non domandava altro che di essere sicura della propria e della vita della madre . Ora lo so con certezza ch ' essa mai ebbe il proposito di ottenere da me piú di quanto le occorresse , e quando penso a lei arrossisco dalla vergogna di averla compresa e amata tanto male . Essa , poverina , non ebbe nulla da me . Io le avrei dato tutto , perché io sono di quelli che pagano i proprii debiti . Ma aspettavo sempre che me lo domandasse . Mi raccontò dello stato disperato in cui s ' era trovata alla morte di suo padre . Per mesi e mesi lei e la vecchia erano state obbligate a lavorare giorno e notte a certi ricami che venivano commessi loro da un mercante . Ingenuamente essa credeva che l ' aiuto dovesse venire dalla provvidenza divina tant ' è vero che talvolta per ore era rimasta alla finestra per guardare sulla via , donde doveva giungere . Venne invece il Copler . Ora essa si diceva contenta del suo stato , ma lei e sua madre passavano le notti inquiete perché l ' aiuto che veniva concesso era ben precario . Se un giorno fosse risultato ch ' essa non aveva né la voce né il talento per cantare ? Il Copler le avrebbe abbandonate . Poi egli parlava di farla apparire su un teatro di lí a pochi mesi . E se ci fosse stato un vero e proprio fiasco ? Sempre nello sforzo di destare la mia compassione , essa mi raccontò che la disgrazia finanziaria della sua famiglia aveva anche travolto un suo sogno d ' amore : il suo fidanzato l ' aveva abbandonata . Io ero sempre lontano dalla compassione . Le dissi : - Quel suo fidanzato l ' avrà baciata molto ? Come faccio io ? Essa rise perché le impedivo di parlare . Io vidi cosí dinanzi a me un uomo che mi segnava la via . Era da lungo tempo trascorsa l ' ora in cui avrei dovuto trovarmi a colazione a casa . Avrei voluto andarmene . Per quel giorno bastava . Ero ben lontano da quel rimorso che m ' aveva tenuto desto durante la notte , e l ' inquietudine che m ' aveva trascinato da Carla era del tutto scomparsa . Ma tranquillo non ero . È , forse , mio destino di non esserlo mai . Non avevo rimorsi perché intanto Carla m ' aveva promesso tanti baci che volevo a nome di un ' amicizia che non poteva offendere Augusta . Mi parve di scoprire la ragione del malcontento che come al solito faceva serpeggiare vaghi dolori nel mio organismo . Carla mi vedeva in una luce falsa ! Carla poteva disprezzarmi vedendomi tanto desideroso dei suoi baci quando amavo Augusta ! Quella stessa Carla che faceva mostra di stimarmi tanto perché di me aveva tanto bisogno ! Decisi di conquistarmi la sua stima e dissi delle parole che dovevano dolermi come il ricordo di un crimine vigliacco , come un tradimento commesso per libera elezione , senza necessità e senza nessun vantaggio . Ero quasi alla porta e con l ' aspetto di persona serena che a malincuore si confessi , dissi a Carla : - Il Copler le ha raccontato dell ' affetto ch ' io porto a mia moglie . È vero : io stimo molto mia moglie . Poi le raccontai per filo e per segno la storia del mio matrimonio , come mi fossi innamorato della sorella maggiore di Augusta che non aveva voluto saperne di me perché innamorata di un altro , come poi avessi tentato di sposare un ' altra delle sue sorelle che pure mi respinse e come infine mi adattassi a sposare lei . Carla credette subito nell ' esattezza di questo racconto . Poi seppi che il Copler ne aveva appreso qualche cosa a casa mia e le aveva riferito dei particolari non del tutto veri , ma quasi , ch ' io avevo ora rettificato e confermato . - È bella la sua signora ? - domandò essa pensierosa . - Secondo i gusti , - dissi io . C ' era qualche centro proibitivo che agiva ancora in me . Avevo detto di stimare mia moglie , ma non avevo mica ancora detto di non amarla . Non avevo detto che mi piacesse , ma neppure che non potesse piacermi . In quel momento mi pareva di essere molto sincero ; ora so di aver tradito con quelle parole tutt ' e due le donne e tutto l ' amore , il mio e il loro . A dire il vero non ero ancora tranquillo ; dunque mancava ancora qualche cosa . Mi sovvenni della busta dai buoni propositi e l ' offersi a Carla . Essa l ' aperse e me la restituí dicendomi che pochi giorni prima il Copler le aveva portata la mesata e che per il momento essa proprio non aveva bisogno di danaro . La mia inquietudine aumentò per un ' antica idea che m ' ero fatta che le donne veramente pericolose non accettano poco denaro . Essa s ' avvide del mio malessere e con un ' ingenuità deliziosa e che apprezzo solamente ora che ne scrivo , mi domandò poche corone con le quali avrebbe acquistati dei piatti di cui le due donne erano state private da una catastrofe in cucina . Poi avvenne una cosa che lasciò un segno indelebile nella mia memoria . Al momento di andarmene io la baciai , ma questa volta , con tutta intensità , essa rispose al mio bacio . Il mio veleno aveva agito . Essa disse con tutta ingenuità : - Io le voglio bene perché lei è tanto buono che neppure la ricchezza poté guastarla . Poi aggiunse con malizia : - Io so ora che non bisogna farla attendere e che fuori di quel pericolo non ce n ' è altro con lei . Sul pianerottolo essa domandò ancora : - Potrò mandare a quel paese il maestro di canto assieme al Copler ? Scendendo rapidamente le scale io le dissi : - Vedremo ! Ecco che qualche cosa restava tuttavia in sospeso nei nostri rapporti ; tutto il resto era stato chiaramente stabilito . Me ne derivò tale malessere , che quando arrivai all ' aria aperta , indeciso mi mossi nella direzione opposta a quella della mia casa . Avrei quasi avuto il desiderio di ritornare subito subito da Carla per spiegarle ancora qualche cosa : il mio amore per Augusta . Si poteva farlo perché io non avevo detto di non amarla . Soltanto , come conclusione a quella vera storia che avevo raccontata , avevo dimenticato di dire che oramai io amavo veramente Augusta . Carla , poi , ne aveva dedotto che non l ' amavo affatto e perciò aveva corrisposto tanto fervidamente al mio bacio , sottolineandolo con una sua dichiarazione di amore . Mi pareva che , se non ci fosse stato tale episodio , io avrei potuto sopportare piú facilmente lo sguardo confidente di Augusta . E pensare che poco prima io ero stato lieto di apprendere che Carla sapesse del mio amore per mia moglie e che cosí , per sua decisione , l ' avventura ch ' io aveva cercata mi venisse offerta nella forma di un ' amicizia condita da baci . Al Giardino Pubblico sedetti su una panchina e , col bastone , segnai distrattamente sulla ghiaia la data di quel giorno . Poi risi amaramente : sapevo che quella non era la data che avrebbe segnata la fine dei miei tradimenti . Anzi , s ' iniziavano quel giorno . Dove avrei potuto trovare io la forza per non ritornare da quella donna tanto desiderabile che m ' aspettava ? Poi avevo già assunti degl ' impegni , degl ' impegni d ' onore . Avevo avuto dei baci e non m ' era stato concesso di dare che il controvalore di alcune terraglie ! Era proprio un conto non saldato quello che ora mi legava a Carla . La colazione fu triste . Augusta non aveva domandate delle spiegazioni per il mio ritardo ed io non le diedi . Avevo paura di tradirmi , tanto piú che nel breve percorso dal Giardino a casa mi ero baloccato con l ' idea di raccontarle tutto e la storia del mio tradimento poteva perciò essere segnata sulla mia faccia onesta . Questo sarebbe stato l ' unico mezzo per salvarmi . Raccontandole tutto mi sarei messo sotto la sua protezione e sotto la sua sorveglianza . Sarebbe stato un atto di tale decisione che allora in buona fede avrei potuto segnare la data di quel giorno come un avviamento all ' onestà e alla salute . Si parlò di molte cose indifferenti . Cercai di essere lieto , ma non seppi neppur tentare di essere affettuoso . A lei mancava il fiato ; certo aspettava una spiegazione che non venne . Poi essa andò a continuare il suo grande lavoro di riporre i panni d ' inverno in armadi speciali . La intravvidi spesso nel pomeriggio , tutta intenta al suo lavoro , là , in fondo al corridoio lungo , aiutata dalla fantesca . Il suo grande dolore non interrompeva la sua sana attività . Inquieto , passai spesso dalla mia stanza da letto alla camera da bagno . Avrei voluto chiamare Augusta e dirle almeno che l ' amavo perché a lei - povera sempliciona ! - questo sarebbe bastato . Ma invece continuai a meditare e a fumare . Passai naturalmente per varie fasi . Ci fu persino un momento in cui quell ' accesso di virtú fu interrotto da una viva impazienza di veder arrivare il giorno appresso per poter correre da Carla . Può essere che anche questo desiderio fosse stato ispirato da qualche buon proposito . In fondo la grande difficoltà era di poter , cosí solo , impegnarsi e legarsi al dovere . La confessione che m ' avrebbe procurata la collaborazione di mia moglie era impensabile ; restava dunque Carla sulla cui bocca avrei potuto giurare con un ultimo bacio ! Chi era Carla ? Nemmeno il ricatto era il massimo pericolo che con lei correvo ! Il giorno appresso essa sarebbe stata la mia amante : chissà quello che ne sarebbe poi conseguito ! Io la conoscevo solo per quanto me ne aveva detto quell ' imbecille del Copler e in base ad informazioni provenienti da costui , un uomo piú accorto di me come ad esempio l ' Olivi , non avrebbe neppure accettato di contrarre un affare commerciale . Tutta la sana , bella attività di Augusta intorno alla mia casa era sprecata . La cura drastica del matrimonio che avevo intrapresa nella mia affannosa ricerca della salute era fallita . Io rimanevo malato piú che mai e sposato ai danni miei e degli altri . Piú tardi , quando fui effettivamente l ' amante di Carla , riandando col pensiero a quel triste pomeriggio non arrivai a intendere perché prima d ' impegnarmi piú oltre , non mi fossi arrestato con un virile proposito . Avevo tanto pianto il mio tradimento prima di commetterlo , che si sarebbe dovuto credere facile di evitarlo . Ma del senno di poi si può sempre ridere e anche di quello di prima , perché non serve . Fu marcata in quelle ore angosciose in caratteri grandi nel mio vocabolario alla lettera C ( Carla ) la data di quel giorno con l ' annotazione : “ ultimo tradimento ” . Ma il primo tradimento effettivo , che impegnava a tradimenti ulteriori , seguí soltanto il giorno dopo . A una tarda ora , non sapendo fare di meglio , presi un bagno . Sentivo una bruttura sul mio corpo e volevo lavarmi . Ma quando fui in acqua pensai : “ Per nettarmi dovrei essere capace di sciogliermi tutto in quest ' acqua ” . Mi vestii poi , cosí privo di volontà , che neppure m ' asciugai accuratamente . Il giorno sparí ed io restai alla finestra a guardare le nuove foglie verdi degli alberi del mio giardino . Fui colto da brividi e con una certa soddisfazione pensai fossero di febbre . Non la morte desiderai ma la malattia , una malattia che mi servisse di pretesto per fare quello che volevo o che me lo impedisse . Dopo aver esitato per tanto tempo , Augusta venne a cercarmi . Vedendola tanto dolce e priva di rancore , si aumentarono da me i brividi fino a farmi battere i denti . Spaventata , essa mi costrinse di mettermi a letto . Battevo sempre i denti dal freddo , ma già sapevo di non aver la febbre e le impedii di chiamare il medico . La pregai di spegnere la lampada , di sedere accanto a me e di non parlare . Non so per quanto tempo restammo cosí : riconquistai il necessario calore e anche qualche fiducia . Avevo però la mente ancor tanto offuscata che quando essa riparlò di chiamare il medico , le dissi che sapevo la ragione del mio malore e che glielo avrei detto piú tardi . Ritornavo al proposito di confessare . Non mi rimaneva aperta altra via per liberarmi da tanta oppressione . Cosí restammo ancora per vario tempo muti . Piú tardi m ' accorsi che Augusta s ' era levata dalla sua poltrona e mi si accostava . Ebbi paura : forse essa aveva indovinato tutto . Mi prese la mano , l ' accarezzò , poi leggermente poggiò la sua mano sulla mia testa per sentire se scottasse , e infine mi disse : - Dovevi aspettartelo ! Perché tanta dolorosa sorpresa ? Mi meravigliai delle strane parole e nello stesso tempo che passassero traverso un singhiozzo soffocato . Era evidente che essa non alludeva alla mia avventura . Come avrei io potuto prevedere di essere fatto cosí ? Con una certa rudezza le domandai : - Ma che cosa vuoi dire ? Che cosa dovevo io prevedere ? Confusa essa mormorò : - L ' arrivo del padre di Guido per le nozze di Ada ... Finalmente compresi : essa credeva ch ' io soffrissi per l ' imminenza del matrimonio di Ada . A me parve ch ' essa veramente mi facesse torto : io non ero colpevole di un simile delitto . Mi sentii puro e innocente come un neonato e subito liberato da ogni oppressione . Saltai dal letto : - Tu credi ch ' io soffra per il matrimonio di Ada ? Sei pazza ! Dacché sono sposato , io non ho piú pensato a lei : Non ricordavo neppure ch ' era arrivato quest ' oggi il signor Cada ! La baciai e abbracciai con pieno desiderio e il mio accento fu improntato a tale sincerità ch ' essa si vergognò del suo sospetto . Anche lei ebbe la ingenua faccia sgombera da ogni nube e andammo presto a cena ambedue affamati . A quello stesso tavolo , dove avevamo sofferto tanto , poche ore prima , sedevamo ora come due buoni compagni in vacanza . Ella mi ricordò che le avevo promesso di dirle la ragione del mio malessere . Io finsi una malattia , quella malattia che doveva darmi la facoltà di fare senza colpa tutto quello che mi piaceva . Le raccontai che già in compagnia dei due vecchi signori , alla mattina , m ' ero sentito scoraggiato profondamente . Poi ero andato a prendere gli occhiali che l ' oculista m ' aveva prescritti . Forse quel segno di vecchiezza m ' aveva avvilito maggiormente . E avevo camminato per le vie della città per ore ed ore . Raccontai anche qualche cosa delle immaginazioni che tanto m ' avevano fatto soffrire e ricordo che contenevano persino un abbozzo di confessione . Non so in quale connessione con la malattia immaginaria , parlai anche del nostro sangue che girava , girava , ci teneva eretti , capaci al pensiero e all ' azione e perciò alla colpa e al rimorso . Essa non capí che si trattava di Carla , ma a me parve di averlo detto . Dopo cena inforcai gli occhiali e finsi lungamente di leggere il mio giornale , ma quei vetri m ' annebbiavano la vista . Ne ebbi un aumento del mio turbamento lieto come di alcolizzato . Dissi di non poter intendere quello che leggevo . Continuavo a fare il malato . La notte la passai pressocché insonne . Aspettavo l ' abbraccio di Carla con pieno grande desiderio . Desideravo proprio lei , la fanciulla dalle ricche treccie fuori di posto e la voce tanto musicale quando la nota non le era imposta . Ella era resa desiderabile anche da tutto ciò che per lei avevo già sofferto . Fui accompagnato tutta la notte da un ferreo proposito . Sarei stato sincero con Carla prima di farla mia e le avrei detta l ' intera verità sui miei rapporti con Augusta . Nella mia solitudine mi misi a ridere : era molto originale di andare alla conquista di una donna con in bocca la dichiarazione d ' amore per un ' altra . Forse Carla sarebbe ritornata alla sua passività ! E che perciò ? Per il momento nessun suo atto avrebbe potuto diminuire il pregio della sua sottomissione di cui mi sembrava di poter essere sicuro . La mattina seguente vestendomi mormoravo le parole che le avrei dette . Prima di essere mia , Carla doveva sapere che Augusta col suo carattere e anche con la sua salute ( avrei potuto spendere molte parole per spiegare quello ch ' io intendessi per salute ciò che avrebbe anche servito ad educare Carla ) aveva saputo conquistare il mio rispetto , ma anche il mio amore . Prendendo il caffè , ero tanto assorto nel preparare un tanto elaborato discorso , che Augusta non ebbe da me altro segno di affetto che un lieve bacio prima di uscire . Se ero tutto suo ! Andavo da Carla per riaccendere la mia passione per lei . Non appena entrai nella stanza di studio di Carla , ebbi un tale sollievo al trovarla sola e pronta , che subito l ' attirai a me e appassionatamente l ' abbracciai . Fui spaventato dall ' energia con la quale essa mi respinse . Una vera violenza ! Essa non voleva saperne ed io rimasi a bocca aperta in mezzo alla stanza , dolorosamente deluso . Ma Carla subito rimessasi mormorò : - Non vede che la porta è rimasta aperta e che qualcuno sta scendendo le scale ? Assunsi l ' aspetto di un visitatore cerimonioso finché l ' importuno non passò . Poi chiudemmo la porta . Essa impallidí vedendo che giravo anche la chiave . Cosí tutto era chiaro . Poco dopo essa mormorò fra le mie braccia con voce soffocata : - Lo vuoi ? Veramente lo vuoi ? M ' aveva dato del tu , e questo fu decisivo . Io poi avevo subito risposto : - Se non desidero altro ! Avevo dimenticato che avrei voluto prima chiarire qualche cosa . Subito dopo io avrei voluto cominciare a parlarle dei miei rapporti con Augusta avendo tralasciato di farlo prima . Ma era difficile per il momento . Parlando con Carla d ' altro in quel momento sarebbe stato come diminuire l ' importanza della sua dedizione . Anche il piú sordo fra gli uomini sa che non si può fare una cosa simile , per quanto tutti sappiano che non c ' è confronto fra l ' importanza di quella dedizione prima che avvenga e immediatamente dopo . Sarebbe una grande offesa per una donna , che aperse le braccia per la prima volta , sentirsi dire : “ Prima di tutto debbo chiarire quelle parole che ti dissi ieri ... ” . Ma che ieri ? Tutto quello che avvenne il giorno prima deve apparire indegno di essere menzionato e se ad un gentiluomo avviene di non sentire cosí , tanto peggio per lui e deve fare in modo che nessuno se ne avveda . È certo che io ero quel gentiluomo che non sentiva cosí perché nella simulazione sbagliai come la sincerità non saprebbe . Le domandai : - Com ' è che ti concedesti a me ? Come meritai una cosa simile ? Volevo dimostrarmi grato o rimproverarla ? Probabilmente non era che un tentativo per iniziare delle spiegazioni . Essa un po ' stupita guardò in alto per vedere il mio aspetto : - A me pare che tu mi abbia presa , - e sorrise affettuosamente per provarmi che non intendeva di rimproverarmi . Ricordai che le donne esigono si dica che sono state prese . Poi , essa stessa si accorse di aver sbagliato , che le cose si prendono e le persone si accordano e mormorò : - Io ti aspettavo ! Eri il cavaliere che doveva venire a liberarmi . Certo è male che tu sia sposato , ma , visto che non ami tua moglie , io so almeno che la mia felicità non distrugge quella di nessun altro . Fui preso dal mio dolore al fianco con tale intensità che dovetti cessare dall ' abbracciarla . Dunque l ' importanza delle mie sconsiderate parole non era stata esagerata da me ? Era proprio la mia menzogna che aveva indotta Carla di divenire mia ? Ecco che se ora avessi pensato di parlare del mio amore per Augusta , Carla avrebbe avuto il diritto di rimproverarmi nientemeno che di un tranello ! Rettifiche e spiegazioni non erano piú possibili per il momento . Ma in seguito ci sarebbe stata l ' opportunità di spiegarsi e di chiarire . Aspettando che si presentasse , ecco che si costituiva un nuovo legame fra me e Carla . Lí , accanto a Carla , rinacque intera la mia passione per Augusta . Ora non avrei avuto che un desiderio : correre dalla mia vera moglie , solo per vederla intenta al suo lavoro di formica assidua , mentre metteva in salvo le nostre cose in un ' atmosfera di canfora e di naftalina . Ma restai al mio dovere , che fu gravissimo per un episodio che mi turbò molto dapprima perché m ' apparve come un ' altra minaccia della sfinge con la quale aveva da fare . Carla mi raccontò che subito dopo che me n ' ero andato il giorno prima , era venuto il maestro di canto e che essa lo aveva semplicemente messo alla porta . Non seppi celare un gesto di contrarietà . Era lo stesso che avvisare il Copler della nostra tresca ! - Che cosa ne dirà il Copler ? - esclamai . Essa si mise a ridere e si rifugiò , questa volta di sua iniziativa , fra le mie braccia : - Non avevamo detto che l ' avremmo buttato fuori della porta anche lui ? Era carina , ma non poteva piú conquistarmi . Trovai subito anch ' io un atteggiamento che mi stava bene , quello del pedagogo , perché mi dava anche la possibilità di sfogare quel rancore che c ' era in fondo all ' anima mia per la donna che non mi permetteva di parlare come avrei voluto di mia moglie . - Bisognava lavorare a questo mondo - le dissi - perché , come ella già doveva saperlo , questo era un mondo cattivo dove solamente i validi reggevano . E se io ora dovessi morire ? Che cosa avverrebbe di lei ? - Avevo prospettata l ' eventualità del mio abbandono in modo ch ' essa proprio non poteva offendersene e infatti se ne commosse . Poi , con l ' evidente intenzione di avvilirla , le dissi che con mia moglie bastava io manifestassi un desiderio per vederlo esaudito . - Ebbene ! - disse lei rassegnata - manderemo a dire al maestro che ritorni ! - Poi tentò di comunicarmi la sua antipatia per quel maestro . Ogni giorno doveva subire la compagnia di quel vecchione antipatico che le faceva ripetere per infinite volte gli stessi esercizi che non giovavano a nulla , proprio a nulla . Essa non ricordava di aver passato qualche bel giorno che quando il maestro si ammalava . Aveva anche sperato che morisse , ma essa non aveva fortuna . Divenne infine addirittura violenta nella sua disperazione . Ripeté , aumentandolo , il suo lamento di non aver fortuna : era disgraziata , irreparabilmente disgraziata . Quando ricordava che m ' aveva subito amato perché le era sembrato che dal mio fare , dal mio dire , dai miei occhi , venisse una promessa di vita meno rigida , meno obbligata , meno noiosa , doveva piangere . Cosí conobbi subito i suoi singhiozzi e mi seccarono ; erano violenti fino a scuotere , pervadendolo , il suo debole organismo . Mi sembrava di subire immediatamente un brusco assalto alla mia tasca e alla mia vita . Le domandai : - Ma credi tu che mia moglie a questo mondo non faccia nulla ? Adesso che noi due parliamo , essa ha i polmoni inquinati dalla canfora e dalla naftalina . Carla singhiozzò : - Le cose , le masserizie , i vestiti ... beata lei ! Pensai irritato ch ' essa volesse che io corressi a comperarle tutte quelle cose , solo per procurarle l ' occupazione che prediligeva . Non dimostrai dell ' ira , grazie al cielo e obbedii alla voce del dovere che gridava : “ accarezza la fanciulla che si abbandonò a te ! ” . L ' accarezzai . Passai la mia mano leggermente sui suoi capelli . Ne risultò che i suoi singhiozzi si calmarono e le sue lagrime fluirono abbondanti e non trattenute come la pioggia che segue ad un temporale . - Tu sei il mio primo amante - disse essa ancora - ed io spero che continuerai ad amarmi ! Quella sua comunicazione , ch ' ero il suo primo amante , designazione che preparava il posto ad un secondo , non mi commosse molto . Era una dichiarazione che arrivava in ritardo perché da una buona mezz ' ora l ' argomento era stato abbandonato . Eppoi era una nuova minaccia . Una donna crede di avere tutti i diritti verso il suo primo amante . Dolcemente le mormorai all ' orecchio : - Anche tu sei la mia prima amante ... dacché mi sono sposato . La dolcezza della voce mascherava il tentativo di pareggiare le due partite . Poco dopo io la lasciai perché a nessun prezzo avrei voluto arrivare tardi a colazione . Prima di andarmene trassi di nuovo di tasca la busta che io dicevo dei buoni propositi perché un ottimo proposito l ' aveva creata . Sentivo il bisogno di pagare per sentirmi piú libero . Carla rifiutò dolcemente di nuovo quel denaro ed io allora m ' arrabbiai fortemente , ma seppi trattenermi dal manifestare questa rabbia , se non urlando delle parole dolcissime . Gridavo per non picchiarla , ma nessuno avrebbe potuto accorgersene . Dissi che ero arrivato al colmo dei miei desideri possedendola e che adesso volevo aver il senso di possederla ancora piú mantenendola completamente . Perciò doveva guardarsi dal farmi arrabbiare perché ne soffrivo troppo . Volendo correre via , riassunsi in poche parole il mio concetto che divenne - cosí gridato - molto brusco . - Sei la mia amante ? Perciò il tuo mantenimento incombe a me . Essa , spaventata , cessò dal resistere e prese la busta mentre mi guardava ansiosa studiando che cosa fosse la verità , il mio urlo d ' odio oppure la parola d ' amore con cui le veniva concesso tutto quello ch ' essa aveva desiderato . Si rasserenò un poco quando prima di andarmene sfiorai con le mie labbra la sua fronte . Sulle scale mi venne il dubbio ch ' essa , disponendo di quei denari e avendo sentito ch ' io m ' incaricavo del suo avvenire , avrebbe messo alla porta anche il Copler nel caso in cui egli nel pomeriggio fosse venuto da lei . Avrei voluto risalire quelle scale per andare ad esortarla di non compromettermi con un atto simile . Ma non v ' era tempo e dovetti correr via . Io temo che il dottore che leggerà questo mio manoscritto abbia a pensare che anche Carla sarebbe stata un soggetto interessante alla psico - analisi . A lui sembrerà che quella dedizione , preceduta dal congedo al maestro di canto , fosse stata troppo rapida . Anche a me sembrava che in premio del suo amore essa si fosse attese da me troppe concessioni . Occorsero molti , ma molti mesi , perché io intendessi meglio la povera fanciulla . Probabilmente essa s ' era lasciata prendere per liberarsi dall ' inquietante tutela del Copler , e dovette essere per lei una ben dolorosa sorpresa all ' accorgersi che s ' era concessa invano perché da lei si continuava a pretendere proprio quello che le pesava tanto , cioè il canto . Si trovava ancora fra le mie braccia e apprendeva che doveva continuare a cantare . Da ciò un ' ira e un dolore che non trovavano le parole giuste . Per ragioni differenti dicemmo cosí ambedue delle stranissime parole . Quand ' essa mi volle bene , riebbe tutta la naturalezza che il calcolo le aveva tolto . Io la naturalezza non la ebbi mai con lei . Correndo via pensai ancora : “ Se essa sapesse quanto io ami mia moglie si comporterebbe altrimenti ” . Quando lo seppe si comportò infatti altrimenti . All ' aria aperta respirai la libertà e non sentii il dolore di averla compromessa . Fino al giorno dopo c ' era tempo e avrei forse trovato un riparo alle difficoltà che mi minacciavano . Correndo verso casa ebbi anche il coraggio di prendermela con l ' ordine sociale , come se esso fosse stato la colpa dei miei trascorsi . Mi pareva avrebbe dovuto essere tale da permettere di tempo in tempo ( non sempre ) di fare all ' amore , senz ' aver a temerne delle conseguenze , anche con le donne che non si amano affatto . Di rimorso non v ' era traccia in me . Perciò io penso che il rimorso non nasca dal rimpianto di una mala azione già commessa , ma dalla visione della propria colpevole disposizione . La parte superiore del corpo si china a guardare e giudicare l ' altra parte e la trova deforme . Ne sente ribrezzo e questo si chiama rimorso . Anche nella tragedia antica la vittima non ritornava in vita e tuttavia il rimorso passava . Ciò significava che la deformità era guarita e che oramai il pianto altrui non aveva alcuna importanza . Dove poteva esserci posto per il rimorso in me che con tanta gioia e tanto affetto correvo dalla mia legittima moglie ? Da molto tempo non m ' ero sentito tanto puro . A colazione , senz ' altro sforzo , fui lieto ed affettuoso con Augusta . Non ci fu quel giorno alcuna nota stonata fra di noi . Niente di eccessivo : ero come dovevo essere con la donna onestamente e sicuramente mia . Altre volte ci furono degli eccessi d ' affettuosità da parte mia , ma solamente quando nel mio animo si combatteva una lotta fra le due donne ed eccedendo nelle manifestazioni d ' affetto m ' era piú facile di celare ad Augusta che fra di noi c ' era l ' ombra per il momento abbastanza potente di un ' altra donna . Posso anche dire che perciò Augusta mi preferiva quando non ero tutto e con grande sincerità suo . Io stesso ero un po ' stupito della mia calma e l ' attribuivo al fatto ch ' ero riuscito di far accettare a Carla quella busta dai buoni propositi . Non che con quella credessi di averla saldata . Ma mi pareva che avevo cominciato a pagare un ' indulgenza . Disgraziatamente per tutta la durata della mia relazione con Carla , il denaro restò la mia preoccupazione principale . Ad ogni occasione ne mettevo in disparte in un posto ben celato della mia biblioteca , per essere preparato a far fronte a qualunque esigenza dell ' amante che tanto temevo . Cosí quel denaro , quando Carla m ' abbandonò lasciandomelo , serví per pagare tutt ' altra cosa . Dovevamo passare la sera in casa di mio suocero ad un pranzo cui non erano invitati che i membri della famiglia e che doveva sostituire il tradizionale banchetto , preludio alle nozze che dovevano aver luogo due giorni appresso . Guido voleva approfittare per sposarsi del miglioramento di Giovanni , ch ' egli credeva non avrebbe durato . Andai con Augusta di buon ' ora nel pomeriggio da mio suocero . Sulla via le ricordai ch ' essa il giorno prima aveva sospettato ch ' io soffrissi tuttavia per quelle nozze . Essa si vergognò del suo sospetto ed io parlai molto di quella mia innocenza . Se ero ritornato a casa non ricordando neppure che quella stessa sera v ' era la solennità che doveva preparare quelle nozze ! Quantunque non vi fossero altri invitati che noi di famiglia , i vecchi Malfenti volevano che il banchetto fosse preparato solennemente . Augusta era stata pregata di aiutare a preparare la sala e la tavola . Alberta non ne voleva sapere . Poco tempo prima essa aveva ottenuto un premio ad un concorso per una commedia in un atto e s ' accingeva ora alacremente alla riforma del teatro nazionale . Cosí restammo intorno a quella tavola io ed Augusta coadiuvati da una cameriera e da Luciano un ragazzo dell ' ufficio di Giovanni che dimostrava altrettanto talento per l ' ordine in casa quanto per quello d ' ufficio . Aiutai a trasportare sulla tavola dei fiori e a distribuirli in bell ' ordine . - Vedi - dissi scherzando ad Augusta - che contribuisco anch ' io alla loro felicità . Se mi domandassero di preparare per loro anche il letto nuziale , lo farei con lo stesso aspetto sereno ! Piú tardi andammo a trovare gli sposi ritornati allora da una visita ufficiale . S ' erano messi nel cantuccio piú riposto del salotto e suppongo che fino al nostro arrivo si fossero baciucchiati . La sposina non aveva neppur smesso il suo abito da passeggio ed era tanto bellina , cosí arrossata dal caldo . Io credo che gli sposi , per celare ogni traccia dei baci che si erano scambiati , volessero darci ad intendere che avessero discusso di scienza . Era una sciocchezza , forse anche sconveniente ! Volevano allontanarci dalla loro intimità o credevano che i loro baci potessero dolere a qualcuno ? Ciò però non guastò il mio buon umore . Guido m ' aveva detto che Ada non voleva credergli che certe vespe sapevano paralizzare con una puntura altri insetti anche piú forti di loro per conservarli cosí paralizzati , vivi e freschi , quale nutrimento per la loro discendenza . Io credevo di ricordare ch ' esisteva qualche cosa di tanto mostruoso in natura , ma in quel momento non volli concedere una soddisfazione a Guido : - Mi credi una vespa che ti dirigi a me ? - gli dissi ridendo . Lasciammo gli sposi per permettere loro di occuparsi di cose piú liete . Io però cominciavo a trovare alquanto lungo il pomeriggio e avrei voluto andare a casa ad aspettare nel mio studio l ' ora del pranzo . Nell ' anticamera trovammo il dottor Paoli che usciva dalla stanza da letto di mio suocero . Era un medico giovine che aveva però già saputo conquistarsi una buona clientela . Era biondissimo e bianco e rosso come un ragazzone . Nel potente organismo il suo occhio era però tanto importante da rendere seria ed imponente tutta la sua persona . Gli occhiali lo facevano apparire piú grande e il suo sguardo s ' attaccava alle cose come una carezza . Ora che conosco bene tanto lui che il Dottor S . - quello della psico - analisi - mi pare che l ' occhio di questi sia indagatore per intenzione , mentre nel dottor Paoli lo è per una sua instancabile curiosità . Il Paoli vede esattamente il suo cliente , ma anche la moglie di questi e la sedia su cui poggia . Dio sa quale dei due conci meglio i suoi clienti ! Durante la malattia di mio suocero io andai spesso dal Paoli per indurlo a non fare intendere alla famiglia che la catastrofe che la minacciava era imminente , e ricordo che un giorno , guardandomi piú a lungo di quanto mi fosse piaciuto , mi disse sorridendo : - Ma Lei adora sua moglie ! Egli era un buon osservatore perché infatti io in quel momento adoravo mia moglie che soffriva tanto per la malattia del padre e che io giornalmente tradivo . Ci disse che Giovanni stava anche meglio del giorno prima . Adesso egli non aveva altre preoccupazioni perché la stagione era molto favorevole , e riteneva che gli sposi serenamente potessero mettersi in viaggio . - Naturalmente - aggiunse cautamente - salvo complicazioni imprevedibili . - La sua prognosi s ' avverò perché intervennero le complicazioni imprevedibili . Al momento di congedarsi si ricordò che noi conoscevamo certo Copler al cui letto egli era stato chiamato quel giorno stesso a consulto . Lo aveva trovato colpito da una paralisi renale . Raccontò che la paralisi s ' era annunciata con un orrendo male di denti . Qui fece una prognosi grave , ma , secondo il solito , attenuata da un dubbio : - La sua vita può anche prolungarsi a patto ch ' egli arrivi a vedere il sole di domani . Augusta , dalla compassione , ebbe le lagrime agli occhi e mi pregò di correre subito dal nostro povero amico . Dopo un ' esitazione , ottemperai al suo desiderio , e volentieri , perché la mia anima improvvisamente si riempí di Carla . Com ' ero stato duro con la povera fanciulla ! Ecco che , sparito il Copler , essa rimaneva là , solitaria su quel pianerottolo , nient ' affatto compromettente perché tagliata da ogni comunicazione col mio mondo . Era necessario correre da lei per cancellare l ' impressione che doveva averle fatto il mio duro contegno della mattina . Ma , prudentemente , andai prima di tutto dal Copler . Dovevo pur poter dire ad Augusta che lo avevo visto . Conoscevo già il modesto ma comodo e decente quartiere che il Copler abitava in Corsia Stadion . Un vecchio pensionato gli aveva cedute tre delle sue cinque stanze . Fui ricevuto da questi , un grosso uomo , ansante , dagli occhi rossi , che camminava inquieto su e giú per un breve corridoio oscuro . Mi raccontò che il medico curante se ne era andato da poco , dopo di aver constatato che il Copler si trovava in agonia . Il vecchio parlava a bassa voce , sempre ansando , come se avesse temuto di turbare la quiete del moribondo . Anch ' io abbassai la mia . È una forma di rispetto come lo sentiamo noi uomini , mentre non è ben certo se al moribondo non piacerebbe di piú di venir accompagnato per l ' ultimo tratto di via da voci chiare e forti che gli ricorderebbero la vita . Il vecchio mi disse che il moribondo era assistito da una suora . Pieno di rispetto mi fermai per qualche tempo dinanzi alla porta di quella camera nella quale il povero Copler col suo rantolo , dal ritmo tanto esatto , misurava il suo ultimo tempo . La sua respirazione rumorosa era composta da due suoni : esitante pareva quello prodotto dall ' aria ch ' egli ispirava , precipitoso quello che nasceva dall ' aria espulsa . Fretta di morire ? Una pausa seguiva ai due suoni ed io pensai che quando quella pausa si fosse allungata , allora si sarebbe iniziata la nuova vita . Il vecchio voleva ch ' io entrassi in quella stanza , ma io non volli . Troppi moribondi m ' avevano guatato con un ' espressione di rimprovero . Non attesi che quella pausa s ' allungasse e corsi da Carla . Bussai alla porta del suo studio ch ' era chiusa a chiave , ma nessuno rispose . Impazientito presi la porta a calci e allora dietro di me si aperse la porta del quartiere . La voce della madre di Carla domandò : - Ma chi è ? - Poi la vecchia timorosa si sporse e , quando alla luce gialla che veniva dalla sua cucina m ' ebbe riconosciuto , m ' accorsi che la sua faccia si era coperta di un intenso rossore rilevato dalla nitida bianchezza dei suoi capelli . Carla non c ' era , ed essa si profferse di andar a prendere la chiave dello studio per ricevermi in quella stanza ch ' essa riteneva fosse la sola degna di ricevermi . Ma io le dissi di non scomodarsi , entrai nella sua cucina e sedetti senz ' altro su una sedia di legno . Sul focolare , sotto ad una pentola , ardeva un modesto mucchio di carbone . Le dissi di non trascurare per causa mia la cucinatura della cena . Essa mi rassicurò . Cucinava dei fagiuoli , che non erano mai troppo cotti . La povertà del cibo che si preparava nella casa le cui spese dovevo oramai sostenere io solo , m ' ammorbidí e smorzò la stizza che provavo per non aver trovata pronta la mia amante . La signora rimase in piedi ad onta ch ' io ripetutamente l ' avessi invitata di sedere . Bruscamente le raccontai ch ' ero venuto a portare alla signorina Carla una bruttissima notizia : il Copler era moribondo . Alla vecchia caddero le braccia e subito sentí il bisogno di sedere . - Dio mio ! - mormorò - che cosa faremo ora noi ? Poi si ricordò che quello che toccava al Copler era peggio di quello che toccava a lei e aggiunse un compianto : - Il povero signore ! Tanto buono ! Aveva già la faccia irrorata dalle lagrime . Essa , evidentemente , non sapeva che se il pover ' uomo non fosse morto a tempo , sarebbe stato buttato fuori di quella casa . Anche questo mi rassicurò . Com ' ero circondato dalla piú assoluta discrezione ! Volli tranquillarla e le dissi che quello che il Copler aveva fatto per loro fino ad allora , avrei continuato a farlo io . Essa protestò che non era per sé stessa ch ' essa piangeva , visto che sapeva ch ' esse erano circondate da tanta buona gente , ma per il destino del loro grande benefattore . Volle sapere di quale malattia morisse . Raccontandole come la catastrofe s ' era annunciata , ricordai quella discussione ch ' io tempo prima avevo avuta col Copler sull ' utilità del dolore . Ecco che da lui i nervi dei denti s ' erano agitati e s ' erano messi a chiamare aiuto perché , ad un metro di distanza da loro , i reni avevano cessato di funzionare . Ero tanto indifferente al fato del mio amico di cui avevo sentito poco prima il rantolo , che continuavo a giocherellare con le sue idee . Se fosse stato ancora a sentirmi , gli avrei detto che si capiva cosí come dall ' ammalato immaginario i nervi potessero legittimamente dolere per una malattia scoppiata a qualche chilometro di distanza . Fra la vecchia e me c ' era ben poco ancora da discorrere ed accettai di andar ad aspettare Carla nel suo studio . Presi in mano il Garcia e tentai di leggerne qualche pagina . Ma l ' arte del canto mi toccava poco . La vecchia mi raggiunse di nuovo . Era inquieta perché non vedeva giungere Carla . Mi raccontò ch ' era andata a comperare dei piatti di cui avevano urgente bisogno . La mia pazienza stava proprio per esaurirsi . Irosamente le domandai : - Avete rotti dei piatti ? Non potreste usare maggior attenzione ? Cosí mi liberai della vecchia che borbottò andandosene : - Due soli ... li ho rotti io ... Ciò mi procurò un momento d ' ilarità perché io sapevo ch ' erano stati distrutti tutti quelli che c ' erano in casa e non dalla vecchia , ma proprio da Carla . Poi seppi che Carla era tutt ' altro che dolce con la madre che perciò aveva una paura folle di parlare troppo dei fatti della figlia coi suoi protettori . Pare che una volta , ingenuamente , avesse raccontato al Copler del fastidio che risultava a Carla dalle lezioni di canto . Il Copler se ne adirò con Carla e questa se la prese con la madre . Ed è cosí che quando la mia deliziosa amante finalmente mi raggiunse , io l ' amai violentemente e irosamente . Essa , incantata , balbettava : - E io che dubitavo del tuo amore ! Il giorno intero fui perseguitata dal desiderio di uccidermi per essermi abbandonata ad un uomo che subito dopo mi trattò cosí male ! Le spiegai che spesso io venivo preso da gravi mali di testa e , quando mi ritrovai nello stato che , se non avessi valorosamente resistito , m ' avrebbe ricondotto di corsa da Augusta , riparlai di quei mali e seppi domarmi . Andavo facendomi . Intanto piangemmo insieme il povero Copler ; proprio assieme ! Del resto Carla non era indifferente all ' atroce fine del suo benefattore . Parlandone si scolorí : - Io so come son fatta ! - disse . - Per lungo tempo avrò paura di restare sola . Da vivo già mi faceva tanta paura ! E per la prima volta , timidamente , mi propose di restare con lei la notte intera . Io non ci pensavo neppure e non avrei saputo prolungare nemmeno di mezz ' ora il mio soggiorno in quella stanza . Ma , sempre attento di non rivelare alla povera fanciulla il mio animo di cui ero il primo io a dolermi , feci delle obbiezioni dicendole che una cosa simile non era possibile perché in quella casa c ' era anche sua madre . Con vero disdegno essa arcuò le labbra : - Avremmo trasportato qui il letto ; la mamma non s ' arrischia di spiarmi . Allora le raccontai del banchetto di nozze che m ' aspettava a casa , ma poi sentii il bisogno di dirle che mai mi sarebbe stato possibile di passare una notte con lei . Nel proposito di bontà che avevo fatto poco prima , arrivavo a domare ogni mio accento che perciò restò sempre affettuoso , ma mi pareva che ogni altra concessione che le avessi fatta od anche soltanto fatta sperare , sarebbe equivaluta ad un nuovo tradimento ad Augusta che io non volevo commettere . In quel momento sentivo quali erano i miei piú forti legami con Carla : il mio proposito d ' affettuosità eppoi le menzogne dette da me sui miei rapporti con Augusta e che pian pianino , nel corso del tempo , bisognava attenuare ed anzi cancellare . Perciò iniziai quella stessa sera tale opera , naturalmente con la debita prudenza perché era tuttavia troppo facile di ricordare il frutto che aveva avuto la mia bugia . Le dissi che io sentivo fortemente i miei obblighi verso mia moglie ch ' era una donna tanto stimabile che certamente avrebbe meritato di essere amata meglio e cui mai avrei voluto far sapere come la tradivo . Carla m ' abbracciò : - Cosí ti amo : buono e dolce come ti sentii subito la prima volta . Non tenterò mai di fare del male a quella poverina . A me spiaceva sentir dare della poverina ad Augusta , ma ero riconoscente alla povera Carla della sua mitezza . Era una buona cosa ch ' essa non odiasse mia moglie . Volli dimostrarle la mia riconoscenza e mi guardai d ' attorno alla ricerca di un segno di affetto . Finii col trovarlo . Regalai anche a lei la sua lavanderia : le permisi di non richiamare il maestro di canto . Carla ebbe un impeto di affetto che mi seccò abbastanza , ma che sopportai valorosamente . Poi mi raccontò ch ' essa non avrebbe mai abbandonato il canto . Cantava tutto il giorno , ma a modo suo . Voleva anzi farmi sentire subito una sua canzone . Ma io non ne volli sapere e alquanto villanamente corsi via . Perciò penso che anche quella notte essa abbia meditato il suicidio , ma io non le lasciai mai il tempo di dirmelo . Ritornai dal Copler perché dovevo portare ad Augusta le ultime notizie dell ' ammalato per farle credere che io avessi passate con lui tutte quelle ore . Il Copler era morto da due ore circa , subito dopo ch ' io me n ' ero andato . Accompagnato dal vecchio pensionato che aveva continuato a misurare col suo passo il piccolo corridoio , entrai nella stanza mortuaria . Il cadavere , già vestito , giaceva sul nudo materazzo del letto . Teneva nelle mani il crocifisso . A bassa voce il pensionato mi raccontò che tutte le formalità erano state compiute e che una nipote dell ' estinto sarebbe venuta a passare la notte presso il cadavere . Cosí avrei potuto andarmene sapendo che al mio povero amico si dava tutto quel poco che ancora poteva occorrergli , ma restai per qualche minuto a guardarlo . Avrei amato di sentirmi sgorgare dagli occhi una lacrima sincera di compianto per il poverino che tanto aveva lottato con la malattia fino a tentar di trovare un accordo con essa . - È doloroso ! - dissi . La malattia per la quale esistevano tanti farmachi , l ' aveva brutalmente ucciso . Pareva un ' irrisione . Ma la mia lacrima mancò . La faccia emaciata del Copler non era mai apparsa tanto forte come nella rigidezza della morte . Pareva prodotta dallo scalpello in un marmo colorato e nessuno avrebbe potuto prevedere che vi sovrastasse imminente la putrefazione . Era tuttavia una vera vita che quella faccia manifestava : disapprovava sdegnosamente forse me , l ' ammalato immaginario , o fors ' anche Carla , che non voleva cantare . Trasalii un momento sembrandomi che il morto ricominciasse a rantolare . Subito ritornai alla mia calma di critico quando m ' accorsi che quello che m ' era sembrato un rantolo non era che l ' ansare , aumentato dall ' emozione , del pensionato . Il quale poi m ' accompagnò alla porta e mi pregò di raccomandarlo se avessi conosciuto chi avrebbe potuto aver bisogno di un quartierino come quello . - Vede che anche in una circostanza simile ho saputo fare il mio dovere e anche piú , molto di piú ! Alzò per la prima volta la voce in cui echeggiò un risentimento ch ' era senza dubbio destinato al povero Copler che gli aveva lasciato libero il quartiere senza il debito preavviso . Corsi via promettendo tutto quello che voleva . Da mio suocero trovai che la compagnia s ' era messa in quel momento a tavola . Mi domandarono delle notizie ed io , per non compromettere la gaiezza di quel convitto , dissi che il Copler viveva tuttavia e che c ' era dunque ancora qualche speranza . A me parve che quell ' adunanza fosse ben triste . Forse tale impressione si fece in me alla vista di mio suocero condannato ad una minestrina e ad un bicchiere di latte , mentre attorno a lui tutti si caricavano dei cibi piú prelibati . Aveva tutto il suo tempo libero , lui , e lo impiegava per guardare in bocca agli altri . Vedendo che il signor Francesco si dedicava attivamente all ' antipasto , mormorò : - E pensare che ha due anni piú di me ! Poi , quando il signor Francesco giunse al terzo bicchierino di vino bianco , brontolò sottovoce : - È il terzo ! Che gli andasse in tanto fiele ! L ' augurio non m ' avrebbe disturbato se non avessi mangiato e bevuto anch ' io a quel tavolo , e non avessi saputo che la medesima metamorfosi sarebbe stata augurata anche al vino che passava per la mia bocca . Perciò mi misi a mangiare e a bere di nascosto . Approfittavo di qualche momento in cui mio suocero ficcava il grosso naso nella tazza del latte o rispondeva a qualche parola che gli era stata rivolta , per inghiottire dei grossi bocconi o per tracannare dei grandi bicchieri di vino . Alberta , solo per il desiderio di far ridere la gente , avvisò Augusta ch ' io bevevo troppo . Mia moglie , scherzosamente , mi minacciò coll ' indice . Questo non fu male ma fu male perché cosí non valeva piú la pena di mangiare di nascosto . Giovanni , che fino ad allora non s ' era quasi ricordato di me , mi guardò sopra gli occhiali con un ' occhiataccia di vero odio . Disse : - Io non ho mai abusato di vino o di cibo . Chi ne abusa non è un vero uomo ma un ... - e ripeté piú volte l ' ultima parola che non significava proprio un complimento . Per l ' effetto del vino , quella parola offensiva accompagnata da una risata generale , mi cacciò nell ' animo un desiderio veramente irragionevole di vendetta . Attaccai mio suocero dal suo lato piú debole : la sua malattia . Gridai che non era un vero uomo non chi abusava dei cibi ma colui che supinamente s ' adattava alle prescrizioni del medico . Io , nel caso suo , sarei stato ben altrimenti indipendente . Alle nozze di mia figlia - se non altro per affetto - non avrei mica permesso che mi si impedisse di mangiare e di bere . Giovanni osservò con ira : - Vorrei vederti nei miei panni ! - E non ti basta di vedermi nei miei ? lascio io forse di fumare ? Era la prima volta che mi riusciva di vantarmi della mia debolezza , e accesi subito una sigaretta per illustrare le mie parole . Tutti ridevano e raccontavano al signor Francesco come la mia vita fosse piena di ultime sigarette . Ma quella non era l ' ultima e mi sentivo forte e combattivo . Però perdetti subito l ' appoggio degli altri quando versai del vino a Giovanni nel suo grande bicchiere d ' acqua . Avevano paura che Giovanni bevesse e urlavano per impedirglielo finché la signora Malfenti non poté afferrare e allontanare quel bicchiere . - Proprio , vorresti uccidermi ? - domandò mitemente Giovanni guardandomi con curiosità . - Hai il vino cattivo , tu ! - Egli non aveva fatto un solo gesto per approfittare del vino che gli avevo offerto . Mi sentii veramente avvilito e vinto . Mi sarei quasi gettato ai piedi di mio suocero per chiedergli perdono . Ma anche quello mi parve un suggerimento del vino e lo respinsi . Domandando perdono avrei confessata la mia colpa , mentre il banchetto continuava e sarebbe durato abbastanza per offrirmi l ' opportunità di riparare a quel primo scherzo tanto mal riuscito . C ' è tempo a tutto a questo mondo . Non tutti gli ubriachi sono preda immediata di ogni suggerimento del vino . Quando ho bevuto troppo , io analizzo i miei conati come quando sono sereno e probabilmente con lo stesso risultato . Continuai ad osservarmi per intendere come fossi arrivato a quel pensiero malvagio di danneggiare mio suocero . E m ' accorsi d ' essere stanco , mortalmente stanco . Se tutti avessero saputo quale giornata io avevo trascorsa , m ' avrebbero scusato . Avevo presa e violentemente abbandonata per ben due volte una donna ed ero ritornato due volte a mia moglie per rinnegare anche lei per due volte . La mia fortuna fu che allora , per associazione , nel mio ricordo fece capolino quel cadavere su cui invano avevo tentato di piangere , e il pensiero alle due donne sparve ; altrimenti avrei finito col parlare di Carla . Non avevo sempre il desiderio di confessarmi anche quando non ero reso piú magnanimo dall ' azione del vino ? Finii col parlare del Copler . Volevo che tutti sapessero che quel giorno avevo perduto il mio grande amico . Avrebbero scusato il mio contegno . Gridai che il Copler era morto , veramente morto e che fino ad allora ne avevo taciuto per non rattristarli . Guarda ! Guarda ! Ecco che finalmente sentii salirmi le lacrime agli occhi e dovetti volgere altrove lo sguardo per celarle . Tutti risero perché non mi credettero e allora intervenne l ' ostinazione ch ' è proprio il carattere piú evidente del vino . Descrissi il morto : - Pareva scolpito da Michelangelo , cosí rigido , nella pietra piú incorruttibile . Ci fu un silenzio generale interrotto da Guido che esclamò : - E adesso non senti piú il bisogno di non rattristarci ? L ' osservazione era giusta . Avevo mancato ad un proponimento che ricordavo ! Non ci sarebbe stato il verso di riparare ? Mi misi a ridere sgangheratamente : - Ve l ' ho fatta ! È vivo e sta meglio . Tutti mi guardavano per raccapezzarsi . - Sta meglio , - soggiunsi seriamente - mi riconobbe e mi sorrise persino . Tutti mi credettero , ma l ' indignazione fu generale . Giovanni proclamò che se non avesse temuto di farsi del male sottoponendosi ad uno sforzo , m ' avrebbe gettato un piatto sulla testa . Era infatti imperdonabile ch ' io avessi turbata la festa con una simile notizia inventata . Se fosse stata vera non ci sarebbe stata colpa . Non avrei fatto meglio di dire loro di nuovo la verità ? Il Copler era morto , e non appena fossi stato solo , avrei trovate le lacrime pronte per piangerlo , spontanee e abbondanti . Cercai le parole , ma la signora Malfenti , con quella sua gravità di gran signora m ' interruppe : - Lasciamo stare per ora quel povero malato . Ci penseremo domani ! Obbedii subito persino col pensiero che si staccò definitivamente dal morto : “ Addio ! Aspettami ! Ritornerò a te subito dopo ! ” . Era venuta l ' ora del brindisi . Giovanni aveva ottenuta la concessione dal medico di sorbire a quell ' ora un bicchiere di champagne . Gravemente sorvegliò come gli versarono il vino , e rifiutò di portare il bicchiere alle labbra finché non fosse stato colmo . Dopo di aver fatto un augurio serio e disadorno ad Ada e a Guido , lo vuotò lentamente fino all ' ultima goccia . Guardandomi biecamente mi disse che l ' ultimo sorso l ' aveva votato proprio alla mia salute . Per annullare l ' augurio , che io sapevo non buono , con ambe le mani sotto la tovaglia feci le corna . Il ricordo del resto della serata è per me un poco confuso . So che per iniziativa di Augusta , a quel tavolo , poco dopo si disse un mondo di bene di me citandomi quale un modello di marito . Mi fu perdonato tutto e persino mio suocero si fece piú gentile . Soggiunse però che sperava che il marito di Ada si dimostrasse buono come me , ma anche nello stesso tempo un miglior negoziante e soprattutto una persona ... e cercava la parola . Non la trovò e nessuno intorno a noi la reclamò ; neppure il signor Francesco che per avermi visto per la prima volta quella stessa mattina , poco poteva conoscermi . Dal canto mio non mi offesi . Come mitiga il proprio animo il sentimento di avere dei grossi torti da riparare ! Accettavo con grato animo tutte le insolenze a patto fossero accompagnate da quell ' affetto che non meritavo . E nella mia mente , confusa dalla stanchezza e dal vino , sereno del tutto , accarezzai la mia immagine di buon marito che non diviene meno buono per essere adultero . Bisognava essere buoni , buoni , buoni , e il resto non importava . Mandai con la mano un bacio ad Augusta che lo accolse con un sorriso riconoscente . Poi vi fu a quel tavolo chi volle approfittare della mia ebbrezza per ridere e fui costretto di dire un brindisi . Avevo finito con l ' accettare perché in quel momento mi pareva che sarebbe stata una cosa decisiva di poter fare cosí in pubblico dei buoni propositi . Non che io dubitassi in quel momento di me , perché mi sentivo proprio quale ero stato descritto , ma sarei divenuto anche migliore quando avessi affermato un proposito dinanzi a tante persone che in certo modo l ' avrebbero sottoscritto . Ed è cosí che nel brindisi parlai solo di me e di Augusta . Feci per la seconda volta in quei giorni la storia del mio matrimonio . L ' avevo falsificata per Carla tacendo del mio innamoramento per mia moglie ; qui la falsificai altrimenti perché non parlai delle due persone tanto importanti nella storia del mio matrimonio , cioè Ada e Alberta . Raccontai le mie esitazioni di cui non sapevo consolarmi perché m ' avevano derubato di tanto tempo di felicità . Poi , per cavalleria , attribuii anche ad Augusta delle esitazioni . Ma essa negò ridendo vivacemente . Ritrovai il filo del discorso con qualche difficoltà . Raccontai come finalmente fossimo arrivati al viaggio di nozze e come avessimo fatto all ' amore in tutti i musei d ' Italia . Ero tanto bene immerso fino al collo nella menzogna che vi cacciai dentro anche quel dettaglio bugiardo che non serviva ad alcuno scopo . Eppoi si dice che nel vino ci sia la verità . Augusta m ' interruppe una seconda volta per mettere le cose a posto e raccontò come essa avesse dovuto evitare i musei per il pericolo che , per causa mia , correvano i capolavori . Non s ' accorgeva che cosí rivelava non la falsità di quel particolare soltanto ! Se ci fosse stato a quel tavolo un osservatore , avrebbe presto fatto a scoprire di quale natura fosse quell ' amore ch ' io prospettavo in un ambiente ove non aveva potuto svolgersi . Ripresi il lungo , slavato discorso raccontando l ' arrivo in casa nostra e come ambedue ci fossimo messi a perfezionarla facendo questo e quello e fra altro anche una lavanderia . Sempre ridendo , Augusta m ' interruppe di nuovo : - Questa non è mica una festa data in nostro onore , ma in onore di Ada e Guido ! Parla di loro ! Tutti annuirono rumorosamente . Risi anch ' io accorgendomi che per opera mia si era arrivati ad una vera lietezza rumorosa quale è di prammatica in simili occasioni . Ma non trovai piú nulla da dire . Mi pareva di aver parlato per ore . Ingoiai vari altri bicchieri di vino uno dopo l ' altro : - Questo per Ada ! - Mi rizzai per un momento per vedere se essa avesse fatte le corna sotto la tovaglia . - Questo per Guido ! - e aggiunsi , dopo aver tracannato il vino : - Di tutto cuore ! - obliando che al primo bicchiere non era stata aggiunta tale dichiarazione . - Questo per il vostro figliolo maggiore ! E ne avrei bevuti parecchi di quei bicchieri per i loro figliuoli , se non ne fossi stato finalmente impedito . Per quei poveri innocenti io avrei bevuto tutto il vino che si trovava su quel tavolo . Poi tutto divenne anche piú oscuro . Chiaramente ricordo una cosa sola : la mia principale preoccupazione era di non apparire ubriaco . Mi tenevo eretto e parlavo poco . Diffidavo di me stesso , sentivo il bisogno di analizzare ogni parola prima di dirla . Mentre il discorso generale si svolgeva , io dovevo rinunziare a prendervi parte perché non mi si lasciava il tempo di chiarire il mio torbido pensiero . Volli iniziare un discorso io stesso e dissi a mio suocero : - Hai sentito che l ' Extérieur è caduto di due punti ? Avevo detto una cosa che non mi concerneva affatto e che avevo sentita dire in Borsa ; volevo solo parlare di affari , roba seria di cui un ubbriaco di solito non si ricorda . Ma pare che per mio suocero la cosa fosse meno indifferente e mi diede del corvo dalle male nuove . Con lui non ne indovinavo una . Allora mi occupai della mia vicina , Alberta . Si parlò di amore . A lei interessava in teoria e a me , per il momento , non interessava affatto in pratica . Perciò era bello parlarne . Mi domandò delle idee ed io ne scopersi subito una che mi parve risultare evidente dalla mia esperienza della giornata stessa . Una donna era un oggetto che variava di prezzo ben piú di qualunque valore di Borsa . Alberta mi fraintese e credette che io volessi dire una cosa saputa da tutti , cioè che una donna di una certa età aveva tutt ' altro valore che ad un ' altra . Mi spiegai piú chiaramente : una donna poteva avere un alto valore ad una certa ora della mattina , nessunissimo a mezzodí , per valere nel pomeriggio il doppio che alla mattina e finire alla sera con un valore addirittura negativo . Spiegai il concetto di valore negativo : una donna aveva tale valore quando un uomo calcolava quale somma sarebbe pronto di pagare per mandarla molto ma molto lontano da lui . Tuttavia la povera commediografa non vedeva la giustezza della mia scoperta mentre io , ricordando il movimento di valore che quel giorno stesso avevano subito Carla e Augusta , ne ero sicuro . Intervenne il vino quando volli spiegarmi meglio e deviai assolutamente : - Vedi , - le dissi - supponendo che tu ora abbia il valore di X e mi permetta di premere il tuo piedino col mio , tu aumenti immediatamente almeno di un altro X . Accompagnai subito alle parole l ' atto . Rossa , rossa ella sottrasse il piede e , volendo apparire spiritosa , disse : - Ma questa è pratica e non piú teoria . Me ne appellerò ad Augusta . Devo confessare che anch ' io sentivo quel piedino ben altrimenti che un ' arida teoria , ma protestai gridando con l ' aria piú candida del mondo : - È pura teoria , purissima , ed è male da parte tua di sentirla altrimenti . Le fantasie del vino sono veri avvenimenti . Per lungo tempo io ed Alberta non dimenticammo che io avevo toccato una parte del suo corpo avvisandola che lo facevo per goderne . La parola aveva rilevato l ' atto e l ' atto la parola . Finché essa non si sposò ebbe per me un sorriso e un rossore , poi , invece , rossore ed ira . Le donne son fatte cosí . Ogni giorno che sorge porta loro una nuova interpretazione del passato . Dev ' essere una vita poco monotona la loro . Da me , invece , l ' interpretazione di quel mio atto fu sempre la stessa : il furto di piccolo oggetto dal sapore intenso e fu colpa di Alberta se in certa epoca cercai di far ricordare quell ' atto mentre invece piú tardi avrei pagato qualche cosa perché fosse dimenticato del tutto . Ricordo anche che prima di lasciare quella casa avvenne un ' altra cosa e ben piú grave . Restai , per un istante , solo con Ada . Giovanni si era coricato da tempo e gli altri prendevano congedo dal signor Francesco che andava all ' albergo accompagnato da Guido . Io guardai Ada lungamente vestita tutta di pizzi bianchi , le spalle e le braccia nude . Restai lungamente muto benché sentissi il bisogno di dirle qualche cosa ; ma , dopo analizzata , sopprimevo qualunque frase che mi venisse alle labbra . Ricordo che analizzai anche se mi fosse stato permesso di dirle : “ Come mi fa piacere che finalmente ti sposi e sposi il mio grande amico Guido . Ora appena sarà tutto finito fra di noi . ” Volevo dire una bugia perché tutti sapevano che fra di noi tutto era finito da varii mesi , ma mi pareva che quella bugia fosse un bellissimo complimento ed è certo che una donna , vestita cosí , domanda complimenti e se ne compiace . Però dopo lunga riflessione non ne feci nulla . Soppressi quelle parole perché nel mare di vino in cui nuotavo , trovai una tavola che mi salvò . Pensai che avevo torto di rischiare l ' affetto di Augusta per fare un piacere ad Ada che non mi voleva bene . Ma , nel dubbio che per qualche istante mi turbò la mente , eppoi anche quando con uno sforzo da quelle parole mi staccai , diedi ad Ada una tale occhiata ch ' essa si alzò e uscí dopo di essersi voltata a sorvegliarmi con spavento , pronta forse di mettersi a correre . Anche una propria occhiata si ricorda quanto e forse meglio di una parola ; è piú importante di una parola perché non v ' è in tutto il vocabolario una parola che sappia spogliare una donna . Io so ora che quella mia occhiata falsò le parole che avevo ideate , semplificandole . Essa per gli occhi di Ada , aveva tentato di penetrare al di là dei vestiti e anche della sua epidermide . E aveva certamente significato : “ Vuoi venire intanto subito a letto con me ? ” . Il vino è un grande pericolo specie perché non porta a galla la verità . Tutt ' altro che la verità anzi : rivela dell ' individuo specialmente la storia passata e dimenticata e non la sua attuale volontà ; getta capricciosamente alla luce anche tutte le ideuccie con le quali in epoca piú o meno recente ci si baloccò e che si è dimenticate ; trascura le cancellature e legge tutto quello ch ' è ancora percettibile nel nostro cuore . E si sa che non v ' è modo di cancellarvi niente tanto radicalmente , come si fa di un giro errato su di una cambiale . Tutta la nostra storia vi è sempre leggibile e il vino la grida , trascurando quello che poi la vita vi aggiunse . Per andare a casa , Augusta ed io prendemmo una vettura . Nell ' oscurità mi parve fosse mio dovere di baciare e abbracciare mia moglie perché in simili incontri molte volte avevo usato cosí e temevo che , se non l ' avessi fatto , essa avrebbe potuto pensare che fra di noi ci fosse qualche cosa di mutato . Non v ' era nulla di cambiato fra di noi : il vino gridava anche questo ! Ella aveva sposato Zeno Cosini che , immutato , le stava accanto . Che cosa importava se quel giorno io avevo possedute delle altre donne di cui il vino , per rendermi piú lieto , aumentava il numero ponendo fra di esse non so piú se Ada o Alberta ? Ricordo che , addormentandomi , rividi per un istante la faccia marmorea del Copler sul letto di morte . Pareva domandasse giustizia , cioè le lacrime ch ' io gli avevo promesse . Ma non le ebbe neppure allora perché il sonno mi abbracciò annientandomi . Prima però mi scusai col fantasma : “ Aspetta ancora per poco . Sono subito con te ! ” . Con lui non fui piú , giammai , perché non assistetti neppure al suo funerale . Avevamo tanto da fare in casa ed io anche fuori , che non ci fu tempo per lui . Se ne parlò talvolta , ma solo per ridere ricordando che il mio vino l ' aveva tante volte ammazzato e fatto risuscitare . Anzi egli restò proverbiale in famiglia e quando i giornali , come avviene spesso , annunziano e smentiscono la morte di qualcuno , noi diciamo : “ Come il povero Copler ” . La mattina dopo mi levai con un po ' di male di testa . Mi affannò un poco il mio dolore al fianco , probabilmente perché , finché era durato l ' effetto del vino , non lo avevo sentito affatto e subito ne avevo perduta l ' abitudine . Ma in fondo non ero triste . Augusta contribuí alla mia serenità dicendomi che sarebbe stato male se io non fossi andato a quella cena di nozze , perché prima del mio arrivo le era sembrato di assistere ad un mortorio . Non avevo dunque da aver rimorso del mio contegno . Poi sentii che una cosa sola non mi era stata perdonata : l ' occhiataccia ad Ada ! Quando c ' incontrammo nel pomeriggio , Ada mi porse la mano con un ' ansietà che aumentò la mia . Forse però le pesava sulla coscienza quella sua fuga ch ' era stata tutt ' altro che gentile . Ma anche la mia occhiata era stata una gran brutta azione . Ricordavo esattamente il movimento del mio occhio e capivo come non sapesse dimenticare chi ne era stato trafitto . Bisognava riparare con un contegno accuratamente fraterno . Si dice che quando si soffre per aver bevuto troppo , non ci sia miglior cura che di berne dell ' altro . Io , quella mattina , andai a rianimarmi da Carla . Andai da lei proprio col desiderio di vivere piú intensamente ed è quello che riconduce all ' alcool , ma camminando verso di lei , avrei desiderato ch ' essa m ' avesse fornita tutt ' altra intensità di vita del giorno prima . Mi accompagnavano dei propositi poco precisi ma tutti onesti . Sapevo di non poter abbandonarla subito , ma potevo avviarmi a quell ' atto tanto morale pian pianino . Intanto avrei continuato a parlarle di mia moglie . Senza sorprendersene , un bel giorno essa avrebbe saputo com ' io amassi mia moglie . Avevo nella mia giubba un ' altra busta con del denaro per essere pronto ad ogni evenienza . Arrivai da Carla , e un quarto d ' ora dopo essa mi rimproverò con una parola che per la sua giustezza lungamente mi risonò all ' orecchio : “ Come sei rude , tu , in amore ! ” . Non sono conscio di essere stato rude proprio allora . Avevo cominciato a parlarle di mia moglie , e le lodi tributate ad Augusta erano risonate all ' orecchio di Carla come tanti rimproveri rivolti a lei . Poi fu Carla che mi ferí . Per passare il tempo , le avevo raccontato come mi fossi seccato al banchetto , specie per un brindisi che avevo detto e ch ' era stato assolutamente spropositato . Carla osservò : - Se tu amassi tua moglie non sbaglieresti i brindisi al tavolo di suo padre . E mi diede anche un bacio per rimeritarmi del poco amore che portavo a mia moglie . Intanto lo stesso desiderio d ' intensificare la mia vita , che m ' aveva tratto da Carla , m ' avrebbe riportato subito da Augusta , ch ' era la sola con cui avrei potuto parlare del mio amore per lei . Il vino preso come cura era già di troppo o volevo oramai tutt ' altro vino . Ma quel giorno la mia relazione con Carla doveva ingentilirsi , coronarsi finalmente di quella simpatia che - come seppi piú tardi - la povera giovinetta meritava . Essa piú volte m ' aveva offerto di cantarmi una canzonetta , desiderosa di avere il mio giudizio . Ma io non avevo voluto saperne di quel canto di cui non m ' importava nemmeno piú l ' ingenuità . Le dicevo che giacché essa rifiutava di studiare , non valeva la pena di cantare piú . La mia era proprio una grave offesa ed essa ne sofferse . Seduta accanto a me , per non farmi vedere le sue lacrime essa guardava immota le mani che teneva intrecciate in grembo . Ripeté il suo rimprovero : - Come devi essere rude con chi non ami , se lo sei tanto con me ! Buon diavolo come sono , mi lasciai intenerire da quelle lacrime e pregai Carla di squarciarmi le orecchie con la sua grande voce nel piccolo ambiente . Essa ora se ne schermiva e dovetti persino minacciare di andarmene se non fossi stato compiaciuto . Devo riconoscere che mi sembrò per un istante anche di aver trovato un pretesto per riconquistare almeno temporaneamente la mia libertà , ma , alla minaccia , la mia umile serva si recò con gli occhi bassi a sedere al pianoforte . Dedicò poi un istante breve breve al raccoglimento e si passò la mano sul viso quasi a scacciarne ogni nube . Vi riuscí con una prontezza che mi sorprese e la sua faccia , quando fu scoperta da quella mano , non ricordava affatto il dolore di prima . Ebbi subito una grande sorpresa . Carla diceva la sua canzonetta , la raccontava , non la gridava . Le grida - come essa poi mi disse - le erano state imposte dal suo maestro ; ora le aveva congedate insieme a lui . La canzonetta triestina : Fazzo l ' amor xe vero Cossa ghe xe de mal Volè che a sedes ' ani Stio là come un cocal ... è una specie di racconto o di confessione . Gli occhi di Carla brillavano di malizia e confessavano anche piú delle parole . Non c ' era paura di sentirsi leso il timpano ed io m ' avvicinai a lei , sorpreso e incantato . Sedetti accanto a lei ed essa allora raccontò la canzonetta proprio a me , socchiudendo gli occhi per dirmi con la nota piú lieve e piú pura che quei sedici anni volevano la libertà e l ' amore . Per la prima volta vidi esattamente la faccina di Carla : un ovale purissimo interrotto dalla profonda e arcuata incavatura degli occhi e degli zigomi tenui , reso anche piú puro da un biancore niveo , ora ch ' essa teneva la faccia rivolta a me e alla luce , e perciò non offuscata da alcun ' ombra . E quelle linee dolci in quella carne che pareva trasparente , e celava tanto bene il sangue e le vene forse troppo deboli per poter apparire , domandavano affetto e protezione . Ora ero pronto di accordarle tanto affetto e protezione , incondizionatamente , ed anche nel momento in cui mi sarei sentito tanto disposto di ritornare ad Augusta , perché essa in quel momento non domandava che un affetto paterno che potevo concedere senza tradire . Quale soddisfazione ! Restavo là con Carla , le accordavo quello che la sua faccina ovale domandava e non mi allontanavo da Augusta ! Il mio affetto per Carla si ingentilí . Da allora , quando sentivo il bisogno di onestà e purezza , non occorse piú abbandonarla , ma potei restare con lei e cambiare discorso . Questa nuova dolcezza era dovuta alla sua faccina ovale ch ' io allora avevo scoperto o al suo talento musicale ? Innegabile il talento ! La strana canzonetta triestina finisce con una strofe in cui la stessa giovinetta proclama di essere vecchia e malandata e che oramai non ha piú bisogno di altra libertà che di morire . Carla continuava a profondere malizia e lietezza nel verso povero . Era tuttavia la giovinezza che si fingeva vecchia per proclamare meglio da quel nuovo punto di vista il suo diritto . Quando terminò e mi trovò in piena ammirazione , anch ' essa per la prima volta oltre che amarmi mi volle veramente bene . Sapeva che a me quella canzonetta sarebbe piaciuta di piú del canto che le insegnava il suo maestro : - Peccato - aggiunse con tristezza , - che se non si vuole andare pei cafés chantants , non si possa trarre da ciò il necessario per vivere . La convinsi facilmente che le cose non stavano cosí . V ' erano a questo mondo molte grandi artiste che dicevano e non cantavano . Essa si fece dire dei nomi . Era beata di apprendere quanto importante avrebbe potuto divenire la sua arte . - Io so - aggiunse ingenuamente , - che questo canto è ben piú difficile dell ' altro per il quale basta gridare a perdifiato . Io sorrisi e non discussi . La sua arte era anch ' essa certamente difficile ed essa lo sapeva perché era quella la sola arte che conoscesse . Quella canzonetta le era costata uno studio lunghissimo . L ' aveva detta e ridetta correggendo l ' intonazione di ogni parola , di ogni nota . Adesso ne studiava un ' altra , ma l ' avrebbe saputa soltanto di lí a qualche settimana . Prima non voleva farla sentire . Seguirono dei momenti deliziosi in quella stanza ove fino ad allora non s ' erano svolte che delle scene di brutalità . Ecco che a Carla s ' apriva anche una carriera . La carriera che m ' avrebbe liberato di lei . Molto simile a quella che per lei aveva sognato il Copler ! Le proposi di trovarle un maestro . Essa dapprima si spaventò della parola , ma poi si lasciò convincere facilmente quando le dichiarai che si poteva provare , e ch ' essa sarebbe rimasta libera di congedarlo quando le fosse sembrato noioso o poco utile . Anche con Augusta mi trovai quel giorno molto bene . Avevo l ' animo tranquillo come se fossi ritornato da una passeggiata e non dalla casa di Carla o come avrebbe dovuto averlo il povero Copler quando abbandonava quella casa nei giorni in cui non gli avevano dato motivo ad arrabbiarsi . Ne godetti come se fossi giunto a un ' oasi . Per me e per la mia salute sarebbe stato gravissimo se tutta la mia lunga relazione con Carla si fosse svolta in un ' eterna agitazione . Da quel giorno , come risultato della bellezza estetica , le cose si svolsero piú calme con le lievi interruzioni necessarie a rianimare tanto il mio amore per Carla , quanto quello per Augusta . Ogni mia visita a Carla significava bensí un tradimento per Augusta , ma tutto era presto dimenticato in un bagno di salute e di buoni propositi . Ed il buon proposito non era brutale ed eccitante come quando avevo nella strozza il desiderio di dichiarare a Carla che non l ' avrei rivista mai piú . Ero dolce e paterno : ecco che di nuovo io pensavo alla sua carriera . Abbandonare ogni giorno una donna per correrle dietro il giorno appresso , sarebbe stata una fatica a cui il mio povero cuore non avrebbe saputo reggere . Cosí , invece , Carla restava sempre in mio potere ed io l ' avviavo ora in una direzione ed ora in un ' altra . Per lungo tempo i propositi buoni non furono tanto forti da indurmi a correre per la città in cerca del maestro che avrebbe fatto per Carla . Mi baloccavo col proposito buono , restando sempre seduto . Poi un bel giorno Augusta mi confidò che si sentiva madre ed allora il mio proposito per un istante ingigantí e Carla ebbe il suo maestro . Avevo esitato tanto anche perché era evidente che , anche senza maestro , Carla aveva saputo avviarsi ad un lavoro veramente serio nella sua nuova arte . Ogni settimana essa sapeva dirmi una canzonetta nuova , analizzata accuratamente nell ' atteggiamento e nella parola . Certe note avrebbero abbisognato di essere levigate un poco , ma forse avrebbero finito con l ' affinarsi da sé . Una prova decisiva che Carla era una vera artista , io l ' avevo nel modo com ' essa perfezionava continuamente le sue canzonette senza mai rinunziare alle cose migliori ch ' essa aveva saputo far sue di prim ' acchito . La indussi spesso a ridirmi il suo primo lavoro e vi trovavo aggiunto ogni volta qualche accento nuovo ed efficace . Data la sua ignoranza , era meraviglioso che nel grande sforzo di scoprire una forte espressione , non le fosse mai capitato di cacciare nella canzonetta dei suoni falsi o esagerati . Da vera artista , essa aggiungeva ogni giorno una pietruccia al piccolo edificio , e tutto il resto restava intatto . Non la canzonetta era stereotipata , ma il sentimento che la dettava . Carla , prima di cantare , si passava sempre la mano sulla faccia e dietro quella mano si creava un istante di raccoglimento che bastava a piombarla nella commediola ch ' essa doveva costruire . Una commedia non sempre puerile . Il mentore ironico di Rosina te xe nata in un casoto minacciava , ma non troppo seriamente . Pareva che la cantante avvertisse di sapere ch ' era la storia di ogni giorno . Il pensiero di Carla era un altro , ma finiva con l ' arrivare allo stesso risultato : - La mia simpatia è per Rosina perché altrimenti la canzonetta non meriterebbe di essere cantata , - essa diceva . Avvenne qualche volta che Carla inconsapevolmente riaccendesse il mio amore per Augusta e il mio rimorso . Infatti ciò si avverò ogni qualvolta ella si permise dei movimenti offensivi contro la posizione tanto solidamente occupata da mia moglie . Era sempre vivo il suo desiderio di avermi tutto suo per una notte intera ; mi confidò che le pareva che , per non avere mai dormito uno accanto all ' altro , fossimo meno intimi . Volendo abituarmi ad essere piú dolce con lei , non mi rifiutai risolutamente di compiacerla , ma quasi sempre pensai che non sarebbe stato possibile di fare una cosa simile a meno che non mi fossi rassegnato di trovare alla mattina Augusta ad una finestra donde m ' avesse aspettato la notte intera . Eppoi , non sarebbe stato questo un nuovo tradimento a mia moglie ? Talvolta , cioè quando correvo a Carla pieno di desiderio , mi sentivo propenso di accontentarla , ma subito dopo ne vedevo l ' impossibilità e la sconvenienza . Ma cosí non si arrivò per lungo tempo né ad eliminare la prospettiva della cosa né a realizzarla . Apparentemente si era d ' accordo : prima o poi avremmo passata una notte intera insieme . Intanto ora ce n ' era la possibilità perché io avevo indotto le Gerco di congedare quegl ' inquilini che tagliavano la loro casa in due parti , e Carla aveva finalmente la sua camera da letto . Ora avvenne che poco dopo le nozze di Guido , mio suocero fu colto da quella crisi che doveva ucciderlo ed io ebbi l ' imprudenza di raccontare a Carla che mia moglie doveva passare una notte al capezzale di suo padre per concedere un riposo a mia suocera . Non ci fu piú il caso di esimermi : Carla pretese che passassi con lei quella stessa notte ch ' era tanto dolorosa per mia moglie . Non ebbi il coraggio di ribellarmi a tale capriccio e mi vi acconciai col cuore pesante . Mi preparai a quel sacrificio . Non andai da Carla alla mattina e cosí corsi da lei alla sera con pieno desiderio dicendomi anche ch ' era infantile di credere di tradire piú gravemente Augusta perché la tradivo in un momento in cui essa per altre cause soffriva . Perciò arrivai persino a spazientirmi perché la povera Augusta mi tratteneva per spiegarmi come avessi dovuto movermi per avere pronte le cose di cui potevo aver bisogno a cena , per la notte ed anche per il caffè della mattina dopo . Carla m ' accolse nello studio . Poco dopo colei ch ' era sua madre e serva ci serví una cenetta squisita a cui io aggiunsi i dolci che avevo portati con me . La vecchia ritornò poi per sparecchiare ed io veramente avrei voluto coricarmi subito , ma era veramente ancora troppo di buon ' ora e Carla m ' indusse di starla a sentir cantare . Essa passò tutto il suo repertorio e fu quella certamente la parte migliore di quelle ore , perché l ' ansietà con cui aspettavo la mia amante , andava ad aumentare il piacere che sempre m ' aveva data la canzonetta di Carla . - Un pubblico ti coprirebbe di fiori e d ' applausi - le dichiarai ad un certo momento dimenticando che sarebbe stato impossibile di mettere tutto un pubblico nello stato d ' animo in cui mi trovavo io . Ci coricammo infine nello stesso letto in una stanzuccia piccola e del tutto disadorna . Pareva un corridoio stroncato da una parete . Non avevo ancora sonno e mi disperavo al pensiero che , se ne avessi avuto , non avrei potuto dormire con tanta poca aria a mia disposizione . Carla fu chiamata dalla voce timida di sua madre . Essa , per rispondere , andò all ' uscio e lo socchiuse . La sentii come con voce concitata domandava alla vecchia che cosa volesse . Timidamente l ' altra disse delle parole di cui non percepii il senso e allora Carla urlò prima di sbattere l ' uscio in faccia alla madre : - Lasciami in pace . T ' ho già detto che per questa notte dormo di qua ! Cosí appresi che Carla , tormentata di notte dalla paura , dormiva sempre nella sua antica stanza da letto con la madre , ove aveva un altro letto , mentre quello sul quale dovevamo dormire insieme restava vuoto . Era certamente per paura ch ' essa m ' aveva indotto di fare quella partaccia ad Augusta . Confessò con una maliziosa allegria cui non partecipai , che con me si sentiva piú sicura che con sua madre . Mi diede da pensare quel letto in prossimità di quella stanza da studio solitaria . Non l ' avevo mai visto prima . Ero geloso ! Poco dopo fui sprezzante anche per il contegno che Carla aveva avuto con quella sua povera madre . Era fatta un po ' differentemente di Augusta che aveva rinunziato alla mia compagnia pur di assistere i suoi genitori . Io sono specialmente sensibile a mancanze di riguardo verso i proprii genitori , io , che avevo sopportato con tanta rassegnazione le bizze del mio povero padre . Carla non poté accorgersi né della mia gelosia né del mio disprezzo . Soppressi le manifestazioni di gelosia ricordando come non avessi alcun diritto ad essere geloso visto che passavo buona parte delle mie giornate augurandomi che qualcuno mi portasse via la mia amante . Non v ' era neppure alcuno scopo di far vedere il mio disprezzo alla povera giovinetta ormai che già mi baloccavo di nuovo col desiderio di abbandonarla definitivamente , e quantunque il mio sdegno fosse ora ingrandito anche dalle ragioni che poco prima avrebbero provocata la mia gelosia . Quello che occorreva era di allontanarsi al piú presto da quella piccola stanzuccia non contenente di piú di un metro cubo di aria , per soprappiú caldissima . Non ricordo neppure bene il pretesto che addussi per allontanarmi subito . Affannosamente mi misi a vestirmi . Parlai di una chiave che avevo dimenticato di consegnare a mia moglie per cui essa , se le fosse occorso , non avrebbe potuto entrare in casa . Feci vedere la chiave che non era altra che quella che io avevo sempre in tasca , ma che fu presentata come la prova tangibile della verità delle mie asserzioni . Carla non tentò neppure di fermarmi ; si vestí e m ' accompagnò fin giú per farmi luce . Nell ' oscurità delle scale , mi parve ch ' essa mi squadrasse con un ' occhiata inquisitrice che mi turbò : cominciava essa a intendermi ? Non era tanto facile , visto ch ' io sapevo simulare troppo bene . Per ringraziarla perché mi lasciava andare , continuavo di tempo in tempo ad applicare la mie labbra sulle sue guancie e simulavo di essere pervaso tuttavia dallo stesso entusiasmo che m ' aveva condotto da lei . Non ebbi poi ad avere alcun dubbio della buona riuscita della mia simulazione . Poco prima , con un ' ispirazione d ' amore , Carla m ' aveva detto che il brutto nome di Zeno , che m ' era stato appioppato dai miei genitori , non era certamente quello che spettava alla mia persona . Essa avrebbe voluto ch ' io mi chiamassi Dario e lí , nell ' oscurità , si congedò da me appellandomi cosí . Poi s ' accorse che il tempo era minaccioso e m ' offerse di andar a prendere per me un ombrello . Ma io assolutamente non potevo sopportarla piú oltre , e corsi via tenendo sempre quella chiave in mano nella cui autenticità cominciavo a credere anch ' io . L ' oscurità profonda della notte veniva interrotta di tratto in tratto da bagliori abbacinanti . Il mugolio del tuono pareva lontanissimo . L ' aria era ancora tranquilla e soffocante quanto nella stessa stanzetta di Carla . Anche i radi goccioloni che cadevano erano tiepidi . In alto , evidente , c ' era la minaccia ed io mi misi a correre . Ebbi la ventura di trovare in Corsia Stadion un portone ancora aperto e illuminato in cui mi rifugiai proprio a tempo ! Subito dopo il nembo s ' abbatté sulla via . Lo scroscio di pioggia fu interrotto da una ventata furiosa che parve portasse con sé anche il tuono tutt ' ad un tratto vicinissimo . Trasalii ! Sarebbe stato un vero compromettermi se fossi stato ammazzato dal fulmine , a quell ' ora , in Corsia Stadion ! Meno male ch ' ero noto anche a mia moglie come un uomo dai gusti bizzarri che poteva correre fin là di notte e allora c ' è sempre la scusa a tutto . Dovetti rimanere in quel portone per piú di un ' ora . Pareva sempre che il tempo volesse mitigarsi , ma subito riprendeva il suo furore sempre in altra forma . Ora grandinava . Era venuto a tenermi compagnia il portinaio della casa e dovetti regalargli qualche soldo perché ritardasse la chiusura del portone . Poi entrò nel portone un signore vestito di bianco e grondante d ' acqua . Era vecchio , magro e secco . Non lo rividi mai piú , ma non so dimenticarlo per la luce del suo occhio nero e per l ' energia ch ' emanava da tutta la sua personcina . Bestemmiava per essere stato infradiciato a quel modo . A me è sempre piaciuto d ' intrattenermi con la gente che non conosco . Con loro mi sento sano e sicuro . È addirittura un riposo . Devo stare attento di non zoppicare , e sono salvo . Quando finalmente il tempo si mitigò , io mi recai subito non a casa mia , ma da mio suocero . Mi pareva in quel momento di dover correre subito all ' appello e vantarmi di esservi . Mio suocero s ' era addormentato e Augusta , ch ' era aiutata da una suora , poté venire da me . Essa disse che avevo fatto bene di venire e si gettò piangente fra le mie braccia . Aveva visto soffrire suo padre orrendamente . S ' accorse ch ' ero tutto bagnato . Mi fece adagiare in una poltrona e mi coperse con delle coperte . Poi per qualche tempo poté restarmi accanto . Io ero molto stanco e anche nel breve tempo in cui essa poté restare con me , lottai col sonno . Mi sentivo molto innocente perché intanto non l ' avevo tradita restando lontano dal domicilio coniugale per tutta una notte . Era tanto bella l ' innocenza che tentai di aumentarla . Incominciai a dire delle parole che somigliavano ad una confessione . Le dissi che mi sentivo debole e colpevole e , visto che a questo punto essa mi guardò domandando delle spiegazioni , subito ritirai la testa nel guscio e , gettandomi nella filosofia , le raccontai che il sentimento della colpa io l ' avevo ad ogni mio pensiero , ad ogni mio respiro . - Cosí pensano anche i religiosi , - disse Augusta ; - chissà che non sia per le colpe che ignoriamo che veniamo puniti cosí ! Diceva delle parole adatte ad accompagnare le sue lacrime che continuavano a scorrere . A me parve ch ' essa non avesse ben compresa la differenza che correva fra il mio pensiero e quello dei religiosi , ma non volli discutere e al suono monotono del vento che s ' era rinforzato , con la tranquillità che mi dava anche quel mio slancio alla confessione , m ' addormentai di un lungo sonno ristoratore . Quando venne la volta del maestro di canto , tutto fu regolato in poche ore . Io da tempo l ' avevo scelto , e , per dire il vero , m ' ero arrestato al suo nome , prima di tutto perché era il maestro piú a buon mercato di Trieste . Per non compromettermi , fu Carla stessa che andò a parlare con lui . Io non lo vidi mai , ma devo dire che oramai so molto di lui ed è una delle persone che piú stimo a questo mondo . Dev ' essere un semplicione sano ciò che è strano per un artista che viveva per la sua arte , come questo Vittorio Lali . Insomma un uomo invidiabile , perché geniale e anche sano . Intanto sentii subito che la voce di Carla s ' ammorbidí e divenne piú flessibile e piú sicura . Noi avevamo avuto paura che il maestro le avesse imposto uno sforzo come aveva fatto quello scelto dal Copler . Forse egli s ' adattò al desiderio di Carla , ma sta di fatto che restò sempre nel genere da lei prediletto . Solo molti mesi dopo essa s ' accorse di essersene lievemente allontanata , affinandosi . Non cantava piú le canzonette triestine e poi neppure le napoletane , ma era passata ad antiche canzoni italiane e a Mozart e Schubert . Ricordo specialmente una “ Ninna nanna ” attribuita al Mozart , e nei giorni in cui sento meglio la tristezza della vita e rimpiango l ' acerba fanciulla che fu mia e che io non amai , la “ Ninna nanna ” mi echeggia all ' orecchio come un rimprovero . Rivedo allora Carla travestita da madre che trae dal suo seno i suoni piú dolci per conquistare il sonno al suo bambino . Eppure essa , ch ' era stata un ' amante indimenticabile , non poteva essere una buona madre , dato ch ' era una cattiva figlia . Ma si vede che saper cantare da madre è una caratteristica che copre ogni altra . Da Carla seppi la storia del suo maestro . Egli aveva fatto qualche anno di studii al Conservatorio di Vienna ed era poi venuto a Trieste ove aveva avuto la fortuna di lavorare per il nostro maggiore compositore colpito da cecità . Scriveva le sue composizioni sotto dettatura , ma ne aveva anche la fiducia , che i ciechi devono concedere intera . Cosí ne conobbe i propositi , le convinzioni tanto mature e i sogni sempre giovanili . Presto egli ebbe nell ' anima tutta la musica , anche quella che occorreva a Carla . Mi fu descritto anche il suo aspetto ; giovine , biondo , piuttosto robusto , dal vestire negletto , una camicia molle non sempre di bucato , una cravatta che doveva essere stata nera , abbondante e sciolta , un cappello a cencio dalle falde spropositate . Di poche parole - a quanto mi diceva Carla e devo crederle perché pochi mesi appresso con lei si fece ciarliero ed essa me lo disse subito , - e tutt ' intento al compito che s ' era assunto . Ben presto la mia giornata subí delle complicazioni . Alla mattina portavo da Carla oltre che amore anche un ' amara gelosia , che diveniva molto meno amara nel corso della giornata . Mi pareva impossibile che quel giovinotto non approfittasse della buona , facile preda . Carla pareva stupita ch ' io potessi pensare una cosa simile , ma io lo ero altrettanto al vederla stupita . Non ricordava piú come le cose si erano svolte fra me e lei ? Un giorno arrivai a lei furibondo di gelosia ed essa spaventata si dichiarò subito pronta di congedare il maestro . Io non credo che il suo spavento fosse prodotto solo dalla paura di vedersi privata del mio appoggio , perché in quell ' epoca io ebbi da lei delle manifestazioni di affetto di cui non posso dubitare e che alle volte mi resero beato , mentre , quando mi trovavo in altro stato d ' animo , mi seccarono sembrandomi atti ostili ad Augusta ai quali , e per quanto mi costasse , ero obbligato d ' associarmi . La sua proposta m ' imbarazzò . Che mi trovassi nel momento dell ' amore o del pentimento , io non volevo accettare un suo sacrificio . Doveva pur esserci qualche comunicazione fra ' miei due stati d ' essere ed io non volevo diminuire la mia già scarsa libertà di passare dall ' uno all ' altro . Perciò non sapevo accettare una tale proposta che invece mi rese piú cauto cosí che anche quando ero esasperato dalla gelosia , seppi celarla . Il mio amore si fece piú iroso e finí che quando la desideravo e anche quando non la desideravo affatto , Carla mi sembrò un essere inferiore . Mi tradiva o di lei non m ' importava nulla . Quando non l ' odiavo non ricordavo che ci fosse . Io appartenevo all ' ambiente di salute e di onestà in cui regnava Augusta a cui ritornavo subito col corpo e l ' anima non appena Carla mi lasciava libero . Data l ' assoluta sincerità di Carla , io so esattamente per quanto lunghissimo tempo essa fu tutta mia , e la mia gelosia ricorrente di allora non può essere considerata che quale una manifestazione di un recondito senso di giustizia . Doveva pur toccarmi quello che meritavo . Prima s ' innamorò il maestro . Credo il primo sintomo del suo amore sia consistito in certe parole che Carla mi riferí con aria di trionfo ritenendo segnassero il primo suo grande successo artistico pel quale le competesse una mia lode . Egli le avrebbe detto che oramai s ' era tanto affezionato al suo compito di maestro che , se essa non avesse potuto pagarlo , egli avrebbe continuato ad impartirle gratuitamente le sue lezioni . Io le avrei dato uno schiaffo , ma venne poi il momento in cui potei pretendere di saper gioire di quel suo vero trionfo . Essa poi dimenticò il crampo che alla prima aveva colto tutta la mia faccia come di chi ficca i denti in un limone e accettò serena la lode tardiva . Egli le aveva raccontati tutti gli affari proprii che non erano molti : musica , miseria e famiglia . La sorella gli aveva dati dei grandi dispiaceri ed egli aveva saputo comunicare a Carla una grande antipatia per quella donna ch ' essa non conosceva . Quell ' antipatia mi parve molto compromettente . Cantavano ora insieme delle canzoni sue che mi parvero povera cosa tanto quando amavo Carla quanto allorché la sentivo come una catena . Può tuttavia essere che fossero buone ad onta che io poi non ne abbia piú sentito parlare . Egli diresse poi delle orchestre negli Stati Uniti e forse colà si cantano anche quelle canzoni . Ma un bel giorno essa mi raccontò ch ' egli le aveva chiesto di diventare sua moglie e ch ' essa aveva rifiutato . Allora io passai due quarti d ' ora veramente brutti : il primo quando mi sentii tanto invaso dall ' ira che avrei voluto aspettare il maestro per gettarlo fuori a furia di calci , ed il secondo quando non trovai il verso per conciliare la possibilità della continuazione della mia tresca , con quel matrimonio ch ' era in fondo una bella e morale cosa e una ben piú sicura semplificazione della mia posizione che non la carriera di Carla ch ' essa immaginava d ' iniziare in mia compagnia . Perché quel benedetto maestro s ' era scaldato a quel modo e tanto presto ? Oramai , in un anno di relazione , tutto s ' era attenuato fra me e Carla , anche il cipiglio mio quando l ' abbandonavo . I rimorsi miei erano oramai sopportabilissimi e quantunque Carla avesse ancora ragione di dirmi rude in amore , pareva ch ' essa ci si fosse abituata . Ciò doveva esserle riuscito anche facile , perché io non fui mai piú tanto brutale come nei primi giorni della nostra relazione e , sopportato quel primo eccesso , il resto dovette esserle sembrato in confronto mitissimo . Perciò anche quando di Carla non m ' importava piú tanto , mi fu sempre facile prevedere che il giorno appresso io non sarei stato contento di venir a cercare la mia amante e di non trovarla piú . Certo sarebbe stato bellissimo allora di saper ritornare ad Augusta senza il solito intermezzo con Carla ed in quel momento io me ne sentivo capacissimo ; ma prima avrei voluto provare . Il mio proposito in quel momento dev ' essere stato circa il seguente : “ Domani la pregherò di accettare la proposta del maestro , ma oggi gliel ' impedirò ” . E con grande sforzo continuai a comportarmi da amante . Adesso , dicendone , dopo di aver registrate tutte le fasi della mia avventura , potrebbe sembrare ch ' io facessi il tentativo di far sposare da altri la mia amante e di conservarla mia , ciò che sarebbe stata la politica di un uomo piú avveduto di me e piú equilibrato , sebbene altrettanto corrotto . Ma non è vero : essa doveva sposare il maestro , ma doveva decidervisi solo la dimane . È perciò che solo allora cessò quel mio stato ch ' io m ' ostino a qualificare d ' innocenza . Non era piú possibile adorare Carla per un breve periodo della giornata eppoi odiarla per ventiquattr ' ore continue , e levarsi ogni mattina ignorante come un neonato a rivivere la giornata , tanto simile alle precedenti , per sorprendersi delle avventure ch ' essa apportava e che avrei dovuto sapere a mente . Ciò non era piú possibile . Mi si prospettava l ' eventualità di perdere per sempre la mia amante se non avessi saputo domare il mio desiderio di liberarmene . Io subito lo domai ! Ed è cosí che quel giorno , quando di lei non m ' importò piú , feci a Carla una scena d ' amore che per la sua falsità e la sua furia somigliava a quella che , preso dal vino , avevo fatto ad Augusta quella notte in vettura . Solo che qui mancava il vino ed io finii col commovermi veramente al suono delle mie parole . Le dichiarai ch ' io l ' amavo , che non sapevo piú restare senza di lei e che d ' altronde mi pareva di esigere da lei il sacrificio della sua vita , visto che io non potevo offrirle niente che potesse eguagliare quanto le veniva offerto dal Lali . Fu proprio una nota nuova nella nostra relazione che pur aveva avuto tante ore di grande amore . Essa stava a sentire le mie parole beandovisi . Molto tardi si accinse a convincermi che non era il caso di affliggersi tanto perché il Lali s ' era innamorato . Essa non ci pensava affatto ! Io la ringraziai , sempre col medesimo fervore che ora però non arrivava piú a commovermi . Sentivo un certo peso allo stomaco : evidentemente ero piú compromesso che mai . Il mio apparente fervore invece che diminuire aumentò , solo per permettermi di dire qualche parola d ' ammirazione pel povero Lali . Io non volevo mica perderlo , io volevo salvarlo , ma per il giorno dopo . Quando si trattò di risolvere se tenere o congedare il maestro , andammo presto d ' accordo . Io non avrei poi voluto privarla oltre che del matrimonio anche della carriera . Anche lei confessò che al suo maestro ci teneva : ad ogni lezione aveva la prova della necessità della sua assistenza . M ' assicurò che potevo vivere tranquillo e fiducioso : essa amava me e nessun altro . Evidentemente il mio tradimento s ' era allargato ed esteso . M ' ero attaccato alla mia amante di una nuova affettuosità che legava di nuovi legami e invadeva un territorio finora riservato solo al mio affetto legittimo . Ma , ritornato a casa mia , anche quest ' affettuosità non esisteva piú e si riversava aumentata su Augusta . Per Carla non avevo altro che una profonda sfiducia . Chissà che cosa c ' era di vero in quella proposta di matrimonio ! Non mi sarei meravigliato se un bel giorno , senz ' aver sposato quell ' altro , Carla m ' avesse regalato un figlio dotato di un grande talento per la musica . E ricominciarono i ferrei propositi che m ' accompagnavano da Carla , per abbandonarmi quand ' ero con lei e per riprendermi quando non l ' avevo ancora lasciata . Tutta roba senza conseguenze di nessun genere . E non vi furono altre conseguenze da queste novità . L ' estate passò e si portò via mio suocero . Io ebbi poi un gran da fare nella nuova casa commerciale di Guido ove lavorai piú che in qualunque altro luogo , comprese le varie facoltà universitarie . Di questa mia attività dirò piú tardi . Passò anche l ' inverno eppoi sbocciarono nel mio giardinetto le prime foglie verdi e queste non mi videro mai tanto accasciato come quelle dell ' anno prima . Nacque mia figlia Antonia . Il maestro di Carla era sempre a nostra disposizione , ma Carla tuttavia non ne voleva sapere affatto ed io neppure , ancora . Vi furono invece delle gravi conseguenze nei miei rapporti con Carla per avvenimenti che veramente non si sarebbero creduti importanti . Passarono quasi inavvertiti e furono rilevati solo dalle conseguenze che lasciarono . Precisamente agli albori di quella primavera , io dovetti accettare di andar a passeggiare con Carla al Giardino Pubblico . Mi sembrava una grave compromissione , ma Carla desiderava tanto di camminare al braccio mio al sole , che finii col compiacerla . Non doveva mai esserci concesso di vivere neppure per brevi istanti da marito e moglie ed anche questo tentativo finí male . Per gustare meglio il nuovo improvviso tepore che veniva dal cielo nel quale sembrava il sole avesse riacquistato da poco l ' imperio , sedemmo su una banchina . Il giardino , nelle mattine dei giorni feriali , era deserto e a me sembrava , che non movendomi , il rischio di venir osservato fosse ancora diminuito . Invece , appoggiato con l ' ascella alla sua gruccia , a passi lenti , ma enormi , s ' avvicinò a noi Tullio , quello dai cinquantaquattro muscoli e , senza guardarci , s ' assise proprio accanto a noi . Poi levò la testa , il suo si scontrò nel mio sguardo e mi salutò : - Dopo tanto tempo ! Come stai ? Hai finalmente meno da fare ? S ' era messo a sedere proprio accanto a me e nella prima sorpresa io mi movevo in modo da impedirgli la vista di Carla . Ma lui , dopo di avermi stretta la mano , mi domandò : - La tua Signora ? S ' aspettava di venir presentato . Mi sottomisi : - La signorina Carla Gerco , un ' amica di mia moglie . Poi continuai a mentire e so da Tullio stesso che la seconda menzogna bastò a rivelargli tutto . Con un sorriso forzato , dissi : - Anche la signorina sedette a questo banco per caso accanto a me senza vedermi . Il mentitore dovrebbe tener presente che per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie . Col suo buon senso popolare , quando c ' incontrammo di nuovo , Tullio mi disse : - Spiegasti troppe cose ed io indovinai perciò che mentivi e che quella bella signorina era la tua amante . Io allora avevo già perduta Carla e con grande voluttà gli confermai ch ' egli aveva colto nel segno , ma gli raccontai con tristezza che oramai essa m ' aveva abbandonato . Non mi credette ed io gliene fui grato . Mi pareva che la sua incredulità fosse un buon auspicio . Carla fu colta da un malumore quale io non le avevo mai visto . Io so ora che da quel momento cominciò la sua ribellione . Subito non me ne avvidi perché per stare a sentire Tullio , che s ' era messo a raccontarmi della sua malattia e delle cure che intraprendeva , io le volgevo le spalle . Piú tardi appresi che una donna , quand ' anche si lasci trattare con meno gentilezza sempre salvo in certi istanti , non ammette di venir rinnegata in pubblico . Essa manifestò il suo sdegno piuttosto verso il povero zoppo che verso me e non gli rispose quand ' egli le indirizzò la parola . Neppure io stavo a sentire Tullio perché per il momento non arrivavo ad interessarmi delle sue cure . Lo guardavo nei suoi piccoli occhi per intendere che cosa egli pensasse di quell ' incontro . Sapevo ch ' egli ormai era pensionato e che avendo tutto il giorno libero poteva facilmente invadere con le sue chiacchiere tutto il piccolo ambiente sociale della nostra Trieste di allora . Poi , dopo una lunga meditazione , Carla si levò per lasciarci . Mormorò : - Arrivederci , - e si avviò . Io sapevo che l ' aveva con me e , sempre tenendo conto della presenza di Tullio , cercai di conquistare il tempo necessario per placarla . Le domandai il permesso di accompagnarla avendo da dirigermi dalla sua parte stessa . Quel suo saluto secco significava addirittura l ' abbandono e fu quella la prima volta in cui seriamente lo temetti . La dura minaccia mi toglieva il fiato . Ma Carla stessa ancora non sapeva dove s ' avviasse con quel suo passo deciso . Dava sfogo a una stizza del momento che fra poco l ' avrebbe lasciata . M ' attese e poi mi camminò accanto senza parole . Quando fummo a casa , fu presa da un impeto di pianto che non mi spaventò perché la indusse a rifugiarsi fra le mie braccia . Io le spiegai chi fosse Tullio e quanto danno sarebbe potuto venirmi dalla sua lingua . Vedendo che piangeva tuttavia , ma sempre fra le mie braccia , osai un tono piú risoluto : voleva dunque compromettermi ? Non avevamo sempre detto che avremmo fatto di tutto per risparmiare dei dolori a quella povera donna ch ' era tuttavia mia moglie e la madre di mia figlia ? Parve che Carla si ravvedesse , ma volle restare sola per calmarsi . Io corsi via contentone . Dev ' essere da quest ' avventura che le venne ad ogni istante il desiderio di apparire in pubblico quale mia moglie . Pareva che , non volendo sposare il maestro , intendesse costringermi di occupare una parte maggiore del posto che a lui rifiutava . Mi seccò per lungo tempo perché prendessi due sedie ad un teatro , che avremmo poi occupate venendo da parti diverse per trovarci seduti uno accanto all ' altro come per caso . Io con lei raggiunsi soltanto ma varie volte il Giardino Pubblico , quella pietra miliare dei miei trascorsi , cui ora arrivavo dall ' altra parte . Oltre , mai ! Perciò la mia amante finí col somigliarmi troppo . Senz ' alcuna ragione , ad ogni istante , se la prendeva con me in scoppi di collera improvvisi . Presto si ravvedeva , ma bastavano per rendermi tanto eppoi tanto buono e docile . Spesso la trovavo che si scioglieva in lacrime e non arrivavo mai ad ottenere da lei una spiegazione del suo dolore . Forse la colpa fu mia perché non insistetti abbastanza per averla . Quando la conobbi meglio , cioè quand ' essa mi abbandonò , non abbisognai di altre spiegazioni . Essa , stretta dal bisogno , s ' era gettata in quell ' avventura con me , che proprio non faceva per lei . Fra le mie braccia era divenuta donna e - amo supporlo - donna onesta . Naturalmente che ciò non va attribuito ad alcun merito mio , tanto piú che tutto mio fu il danno . Le capitò un nuovo capriccio che dapprima mi sorprese e subito dopo teneramente mi commosse : volle vedere mia moglie . Giurava che non le si sarebbe avvicinata e che si sarebbe comportata in modo da non essere scorta da lei . Le promisi che quando avessi saputo di un ' uscita di mia moglie ad un ' ora precisa , glel ' avrei fatto sapere . Essa doveva vedere mia moglie non vicino alla mia villa , luogo deserto ove il singolo è troppo osservato , ma in qualche via affollata della città . In quel torno di tempo mia suocera fu colpita da un malore agli occhi per cui dovette bendarseli per varii giorni . S ' annoiava mortalmente e , per indurla a tenere rigidamente la cura , le sue figliuole si dividevano la guardia presso di lei : mia moglie alla mattina , e Ada fino alle quattro precise del pomeriggio . Con risoluzione istantanea io dissi a Carla che mia moglie abbandonava la casa di mia suocera ogni giorno alle quattro precise . Neppure adesso so esattamente perché io abbia presentata Ada a Carla quale mia moglie . È certo che io , dopo la domanda di matrimonio fattale dal maestro , sentivo il bisogno di vincolare meglio la mia amante a me e può essere abbia creduto che quanto piú bella avesse trovata mia moglie , tanto piú avrebbe apprezzato l ' uomo che le sacrificava ( per modo di dire ) una donna simile . Augusta in quel tempo non era altro che una buona balia sanissima . Può avere influito sulla mia decisione anche la prudenza . Avevo certamente ragione di temere gli umori della mia amante e se essa si fosse lasciata trascinare a qualche atto inconsulto con Ada , ciò non avrebbe avuto importanza visto che questa m ' aveva già dato prova che mai avrebbe tentato di diffamarmi presso mia moglie . Se Carla m ' avesse compromesso con Ada , a questa avrei raccontato tutto e per dire il vero con una certa soddisfazione . Ma la mia politica ebbe un esito non prevedibile davvero . Indottovi da una certa ansietà , andai la mattina appresso da Carla piú di buon ' ora del solito . La trovai mutata del tutto dal giorno prima . Una grande serietà aveva invaso il nobile ovale della sua faccina . Volli baciarla , ma essa mi respinse eppoi si lasciò sfiorare dalle mie labbra le guancie , tanto per indurmi a starla ad ascoltare docilmente . Sedetti a lei di faccia dall ' altra parte del tavolo . Essa , senza troppo affrettarsi , prese un foglio di carta su cui fino al mio arrivo aveva scritto e lo ripose fra certa musica che giaceva sul tavolo . Io a quel foglio non feci attenzione e solo piú tardi appresi ch ' era una lettera ch ' essa scriveva al Lali . Eppure io ora so che persino in quel momento l ' animo di Carla era conteso da dubbi . Il suo occhio serio si posava su di me indagando ; poi lo rivolgeva alla luce della finestra per meglio isolarsi e studiare il proprio animo . Chissà ! Se avessi subito indovinato meglio quello che in lei si dibatteva , avrei potuto ancora conservarmi la mia deliziosa amante . Mi raccontò del suo incontro con Ada . L ' aveva attesa dinanzi alla casa di mia suocera e , quando la vide arrivare , subito la riconobbe . - Non c ' era il caso di sbagliare . Tu me l ' avevi descritta nei suoi tratti piú importanti . Oh ! Tu la conosci bene ! Tacque per un istante per dominare la commozione che le chiudeva la gola . Poi continuò : - Io non so quello che ci sia stato fra di voi , ma io non voglio mai piú tradire quella donna tanto bella e tanto triste ! E scrivo oggi al maestro di canto che sono pronta a sposarlo ! - Triste ! - gridai io sorpreso . - Tu t ' inganni , oppure in quel momento essa avrà sofferto per una scarpa troppo stretta . Ada triste ! Se rideva e sorrideva sempre ; anche quella stessa mattina in cui l ' avevo vista per un istante a casa mia . Ma Carla era meglio informata di me : - Una scarpa stretta ! Essa aveva il passo di una dea quando cammina sulle nubi ! Mi raccontò sempre piú commossa che aveva saputo farsi rivolgere una parola - oh ! dolcissima ! - da Ada . Questa aveva lasciato cadere il suo fazzoletto e Carla lo raccolse e glielo porse . La sua breve parola di ringraziamento commosse Carla fino alle lacrime . Ci fu poi dell ' altro ancora fra le due donne : Carla asseriva che Ada avesse anche notato ch ' essa piangeva e che si fosse divisa da lei con un ' occhiata accorata di solidarietà . Per Carla tutto era chiaro : mia moglie sapeva ch ' io la tradivo e ne soffriva ! Da ciò il proposito di non vedermi piú e di sposare il Lali . Non sapevo come difendermi ! M ' era facile di parlare con piena antipatia di Ada ma non di mia moglie , la sana balia che non s ' accorgeva affatto di quello che avveniva nell ' animo mio , tutt ' intenta com ' era al suo ministero . Domandai a Carla se essa non avesse notata la durezza dell ' occhio di Ada , e se non si fosse accorta che la sua voce era bassa e rude , priva di alcuna dolcezza . Per riavere subito l ' amore di Carla , io ben volentieri avrei attribuiti a mia moglie molti altri delitti , ma non si poteva perché , da un anno circa , io con la mia amante non facevo altro che portarla ai sette cieli . Mi salvai altrimenti . Fui preso io stesso da una grande emozione che mi spinse le lagrime agli occhi . Mi pareva di poter legittimamente commiserarmi . Senza volerlo , m ' ero gettato in un ginepraio in cui mi sentivo infelicissimo . Quella confusione fra Ada e Augusta era insopportabile . La verità era che mia moglie non era tanto bella e che Ada ( era di lei che Carla si prendeva di tanta compassione ) aveva avuti dei grandi torti verso di me . Perciò Carla era veramente ingiusta nel giudicarmi . Le mie lacrime resero Carla piú mite : - Dario caro ! Come mi fanno bene le tue lacrime ! Dev ' esserci stato qualche malinteso fra voi due e importa ora di chiarirlo . Io non voglio giudicarti troppo severamente , ma io non tradirò mai piú quella donna , né voglio essere io la causa delle sue lacrime . L ' ho giurato ! Ad onta del giuramento essa finí col tradirla per l ' ultima volta . Avrebbe voluto dividersi da me per sempre con un ultimo bacio , ma io quel bacio lo accordavo in un ' unica forma , altrimenti me ne sarei andato pieno di rancore . Perciò essa si rassegnò . Mormoravamo ambedue : - Per l ' ultima volta ! Fu un istante delizioso . Il proposito fatto a due aveva un ' efficacia che cancellava qualsiasi colpa . Eravamo innocenti e beati ! Il mio benevolo destino m ' aveva riservato un istante di felicità perfetta . Mi sentivo tanto felice che continuai la commedia fino al momento di dividerci . Non ci saremmo visti mai piú . Essa rifiutò la busta che portavo sempre nella mia tasca e non volle neppure un ricordo mio . Bisognava cancellare dalla nostra nuova vita ogni traccia dei trascorsi passati . Allora la baciai volentieri paternamente sulla fronte com ' essa aveva voluto prima . Poi , sulle scale , ebbi un ' esitazione perché la cosa si faceva un poco troppo seria mentre se avessi saputo ch ' essa la dimane sarebbe stata tuttavia a mia disposizione , il pensiero al futuro non mi sarebbe venuto cosí presto . Essa , dal suo pianerottolo , mi guardava scendere ed io , un po ' ridendo , le gridai : - A domani ! Essa si ritrasse sorpresa e quasi spaventata e si allontanò dicendo : - Mai piú ! Io mi sentii tuttavia sollevato di aver osato di dire la parola che poteva avviarmi ad un altro ultimo abbraccio quando l ' avrei desiderato . Privo di desiderii e privo d ' impegni , passai tutta una bella giornata con mia moglie eppoi nell ' ufficio di Guido . Devo dire che la mancanza d ' impegni m ' avvicinava a mia moglie e a mia figlia . Ero per loro qualche cosa piú del solito : non solo gentile , ma un vero padre che dispone e comanda serenamente , tutta la mente rivolta alla sua casa . Andando a letto mi dissi in forma di proponimento : - Tutte le giornate dovrebbero somigliare a questa . Prima di addormentarsi , Augusta sentí il bisogno di confidarmi un grande segreto : essa lo aveva saputo dalla madre quel giorno stesso . Alcuni giorni prima Ada aveva sorpreso Guido mentre abbracciava una loro domestica . Ada aveva voluto fare la superba , ma poi la fantesca s ' era fatta insolente e Ada l ' aveva messa alla porta . Il giorno prima erano stati ansiosi di sentire come Guido avrebbe presa la cosa . Se si fosse lagnato , Ada avrebbe domandata la separazione . Ma Guido aveva riso e protestato che Ada non aveva visto bene ; però non aveva niente in contrario che , anche innocente , quella donna , per cui diceva di sentire una sincera antipatia , fosse stata allontanata di casa . Pareva che ora le cose si fossero appianate . A me importava di sapere se Ada avesse avute le traveggole quando aveva sorpreso il marito in quella posizione . C ' era ancora la possibilità di un dubbio ? Perché bisognava ricordare che quando due s ' abbracciano , hanno tutt ' altra posizione che quando l ' una netta le scarpe dell ' altro . Ero di ottimo umore . Sentivo persino il bisogno di dimostrarmi giusto e sereno nel giudicare Guido . Ada era certamente di carattere geloso e poteva avvenire ch ' essa avesse viste diminuite le distanze e spostate le persone . Con voce accorata Augusta mi disse ch ' essa era sicura che Ada aveva visto bene e che ora per troppo affetto giudicava male . Aggiunse : - Essa avrebbe fatto ben meglio di sposare te ! Io , che mi sentivo sempre piú innocente , le regalai la frase : - Sta a vedere se io avrei fatto un miglior affare sposando lei invece di te ! Poi , prima d ' addormentarmi , mormorai : - Una bella canaglia ! Insudiciare cosí la propria casa ! Ero abbastanza sincero di rimproverargli esattamente quella parte della sua azione ch ' io non avevo da rimproverare a me stesso . La mattina appresso io mi levai col desiderio vivo che almeno quella prima giornata avesse a somigliare esattamente a quella precedente . Era probabile che i proponimenti deliziosi del giorno prima non avrebbero impegnata Carla piú di me , ed io me ne sentivo del tutto libero . Erano stati troppo belli per essere impegnativi . Certo l ' ansia di sapere quello che ne pensasse Carla mi faceva correre . Il mio desiderio sarebbe stato di trovarla pronta per un altro proponimento . La vita sarebbe corsa via , ricca bensí di godimenti , ma anche piú di sforzi per migliorarsi , ed ogni mio giorno sarebbe stato dedicato in gran parte al bene ed in piccolissima al rimorso . L ' ansia c ' era , perché in tutto quell ' anno per me tanto ricco di propositi , Carla non ne aveva avuto che uno : dimostrare di volermi bene . L ' aveva mantenuto e c ' era una certa difficoltà d ' inferirne se ora le sarebbe stato facile di tenere il nuovo proposito che rompeva il vecchio . Carla non c ' era a casa . Fu una grande disillusione e mi morsi le dita dal dispiacere . La vecchia mi fece entrare in cucina . Mi raccontò che Carla sarebbe ritornata prima di sera . Le aveva detto che avrebbe mangiato fuori e perciò su quel focolare non c ' era neppure quel piccolo fuoco che vi ardeva di solito : - Lei non lo sapeva ? - mi domandò la vecchia facendo gli occhi grandi per la sorpresa . Pensieroso e distratto , mormorai : - Ieri lo sapevo . Non ero però sicuro che la comunicazione di Carla valesse proprio per oggi . Me ne andai dopo di aver salutato gentilmente . Digrignavo i denti , ma di nascosto . Ci voleva del tempo per darmi il coraggio di arrabbiarmi pubblicamente . Entrai nel Giardino Pubblico e vi passeggiai per una mezz ' ora per prendermi il tempo d ' intendere meglio le cose . Erano tanto chiare che non ci capivo piú niente . Tutt ' ad un tratto , senz ' alcuna pietà , venivo costretto di tenere un proposito simile . Stavo male , realmente male . Zoppicavo e lottavo anche con una specie di affanno . Io ne ho di quegli affanni : respiro benissimo , ma conto i singoli respiri , perché devo farli uno dopo l ' altro di proposito . Ho la sensazione che se non stessi attento , morrei soffocato . A quell ' ora avrei dovuto andare al mio ufficio o meglio a quello di Guido . Ma non era possibile di allontanarmi cosí da quel posto . Che cosa avrei fatto poi ? Ben dissimile era questa dalla giornata precedente ! Almeno avessi conosciuto l ' indirizzo di quel maledetto maestro che a forza di cantare a mie spese m ' aveva portata via la mia amante . Finii col ritornare dalla vecchia . Avrei trovata una parola da mandare a Carla per indurla a rivedermi . Già il piú difficile era di averla al piú presto a tiro . Il resto non avrebbe offerto delle grandi difficoltà . Trovai la vecchia seduta accanto ad una finestra della cucina intenta a rammendare una calza . Essa si levò gli occhiali e , quasi timorosa , mi mandò uno sguardo interrogatore . Io esitai ! Poi le domandai : - Lei sa che Carla ha deciso di sposare il Lali ? A me pareva di raccontare tale nuova a me stesso . Carla me l ' aveva detta ben due volte , ma io il giorno prima vi avevo fatta poca attenzione . Quelle parole di Carla avevano colpito l ' orecchio e ben chiaramente perché ve le avevo ritrovate , ma erano scivolate via senza penetrare oltre . Adesso appena arrivavano ai visceri che si contorcevano dal dolore . La vecchia mi guardò anch ' essa esitante . Certamente aveva paura di commettere delle indiscrezioni che avrebbero potuto esserle rimproverate . Poi scoppiò , tutta gioia evidente : - Glielo ha detto Carla ? Allora dovrebbe essere cosí ! Io credo che farebbe bene ! Che cosa gliene sembra a lei ? Ora rideva di gusto , la maledetta vecchia , che io avevo sempre creduto informata dei miei rapporti con Carla . L ' avrei picchiata volentieri , ma poi mi limitai a dire che prima avrei atteso che il maestro si facesse una posizione . A me , insomma , pareva che la cosa fosse precipitata . Nella sua gioia la signora divenne per la prima volta loquace con me . Non era del mio parere . Quando ci si sposava da giovani , si doveva fare la carriera dopo di essersi sposati . Perché occorreva farla prima ? Carla aveva cosí pochi bisogni . La sua voce , ora , sarebbe costata meno , visto che nel marito avrebbe avuto il maestro . Queste parole che potevano significare un rimprovero alla mia avarizia , mi diedero un ' idea che mi parve magnifica e che per il momento mi sollevò . Nel plico che portavo sempre nella mia tasca di petto , doveva esserci oramai un bell ' importo . Lo trassi di tasca , lo chiusi e lo consegnai alla vecchia perché lo desse a Carla . Avevo forse anche il desiderio di pagare finalmente in modo decoroso la mia amante , ma il desiderio piú forte era di rivederla e riaverla . Carla m ' avrebbe rivisto tanto nel caso in cui avesse voluto restituirmi il denaro quanto in quello in cui le fosse stato comodo di tenerlo , perché allora avrebbe sentito il bisogno di ringraziarmi . Respirai : tutto non era ancora finito per sempre ! Dissi alla vecchia che la busta conteneva poco denaro residuo di quello consegnatomi per loro dagli amici del povero Copler . Poi , molto rasserenato , mandai a dire a Carla che io restavo il suo buon amico per tutta la vita e che , se essa avesse avuto bisogno di un appoggio , avrebbe potuto rivolgersi liberamente a me . Cosí potei mandarle il mio indirizzo ch ' era quello dell ' ufficio di Guido . Partii con un passo molto piú elastico di quello che m ' aveva condotto colà . Ma quel giorno ebbi un violento litigio con Augusta . Si trattava di cosa da poco . Io dicevo che la minestra era troppo salata ed essa pretendeva di no . Ebbi un accesso folle d ' ira perché mi sembrava ch ' essa mi deridesse e trassi a me con violenza la tovaglia cosí che tutte le stoviglie dalla tavola volarono a terra . La piccina ch ' era in braccio della bambinaia si mise a strillare , ciò che mi mortificò grandemente perché la piccola bocca sembrava mi rimproverasse . Augusta impallidí come sapeva impallidire lei , prese la fanciulla in braccio e uscí . A me parve che anche il suo fosse un eccesso : mi avrebbe ora lasciato mangiare solo come un cane ? Ma subito essa , senza la bambina , rientrò , riapparecchiò la tavola , sedette dinanzi al proprio piatto nel quale mosse il cucchiaio come se avesse voluto accingersi a mangiare . Io , fra me e me , bestemmiavo , ma già sapevo d ' essere stato un giocattolo in mano di forze sregolate della natura . La natura che non trovava difficoltà nell ' accumularle , ne trovava ancor meno nello scatenarle . Le mie bestemmie andavano ora contro Carla che fingeva di agire solo a vantaggio di mia moglie . Ecco come me l ' aveva conciata ! Augusta , per un sistema cui rimase fedele fino ad oggi , quando mi vede in quelle condizioni , non protesta , non piange , non discute . Quand ' io mitemente mi misi a domandarle scusa , essa volle spiegare una cosa : non aveva riso , aveva soltanto sorriso nello stesso modo che m ' era piaciuto tante volte e che tante volte avevo vantato . Mi vergognai profondamente . Supplicai che la bambina fosse portata subito con noi e quando l ' ebbi fra le mie braccia , lungamente giuocai con lei . Poi la feci sedere sulla mia testa e sotto la sua vesticciuola che mi copriva la faccia , asciugai i miei occhi che s ' erano bagnati delle lacrime che Augusta non aveva sparse . Giuocavo con la bambina , sapendo che cosí , senz ' abbassarmi a fare delle scuse , mi riavvicinavo ad Augusta e infatti le sue guancie avevano già riacquistato il loro colore consueto . Poi anche quella giornata finí molto bene e il pomeriggio somigliò a quello precedente . Era proprio la stessa cosa come se alla mattina avessi trovata Carla al solito posto . Non m ' era mancato lo sfogo . Avevo ripetutamente domandato scusa perché dovevo indurre Augusta di ritornare al suo sorriso materno quando dicevo o facevo delle bizzarrie . Guai se avesse dovuto forzarsi ad avere in mia presenza un dato contegno o se avesse dovuto sopprimere anche uno dei soliti suoi sorrisi affettuosi che mi parevano il giudizio piú completo e benevolo che si potesse dare su me . Alla sera riparlammo di Guido . Pareva che la sua pace con Ada fosse completa . Augusta si meravigliava della bontà di sua sorella . Questa volta però toccava a me di sorridere perché era evidente ch ' ella non ricordava la propria bontà che era enorme . Le domandai : - E se io insudiciassi la nostra casa , non mi perdoneresti ? - Ella esitò : - Noi abbiamo la nostra bambina , - esclamò - mentre Ada non ha dei figliuoli che la leghino a quell ' uomo . Ella non amava Guido ; penso talvolta che gli tenesse rancore perché m ' aveva fatto soffrire . Pochi mesi dopo , Ada regalò a Guido due gemelli e Guido non comprese mai perché gli facessi delle congratulazioni tanto calorose . Ecco che avendo dei figlioli , anche secondo il giudizio di Augusta , le serve di casa potevano essere sue senza pericolo per lui . Alla mattina seguente , però , quando in ufficio trovai sul mio tavolo una busta al mio indirizzo scritto da Carla , respirai . Ecco che niente era finito e che si poteva continuare a vivere munito di tutti gli elementi necessarii . In brevi parole Carla mi dava un appuntamento per le undici della mattina al Giardino Pubblico , all ' ingresso posto di faccia alla sua casa . Ci saremmo trovati non nella sua stanza , ma tuttavia in un posto vicinissimo alla stessa . Non seppi aspettare e arrivai all ' appuntamento un quarto d ' ora prima . Se Carla non fosse stata al posto indicato , io mi sarei recato dritto dritto a casa sua , ciò che sarebbe stato ben piú comodo . Anche quella era una giornata pregna della nuova primavera dolce e luminosa . Quando abbandonai la rumorosa Corsia Stadion ed entrai nel giardino , mi trovai nel silenzio della campagna che non si può dire interrotto dal lieve , continuo stormire delle piante lambite dalla brezza . Con passo celere m ' avviavo ad uscire dal giardino quando Carla mi venne incontro . Aveva in mano la mia busta e mi si avvicinava senza un sorriso di saluto , anzi con una rigida decisione sulla faccina pallida . Portava un semplice vestito di tela dal tessuto grosso traversato da striscie azzurre , che le stava molto bene . Pareva anch ' essa una parte del giardino . Piú tardi , nei momenti in cui piú la odiai , le attribuii l ' intenzione di essersi vestita cosí per rendersi piú desiderabile nel momento stesso in cui mi si rifiutava . Era invece il primo giorno di primavera che la vestiva . Bisogna anche ricordare che nel mio lungo ma brusco amore , l ' adornamento della mia donna aveva avuto piccolissima parte . Io ero sempre andato direttamente a quella sua stanza da studio , e le donne modeste sono proprio molto semplici quando restano in casa . Essa mi porse la mano ch ' io strinsi dicendole : - Ti ringrazio di essere venuta ! Come sarebbe stato piú decoroso per me se durante tutto quel colloquio io fossi rimasto cosí mite ! Carla pareva commossa e , quando parlava , una specie di convulso le faceva tremare le labbra . Talvolta anche nel cantare quel movimento delle labbra le impediva la nota . Mi disse : - Vorrei compiacerti e accettare da te questo denaro , ma non posso , assolutamente non posso . Te ne prego , riprendilo . Vedendola vicina alle lacrime , subito la compiacqui prendendo la busta che mi ritrovai poi in mano , lungo tempo dopo di aver abbandonato quel luogo . - Veramente non ne vuoi piú sapere di me ? Feci questa domanda non pensando ch ' essa vi aveva risposto il giorno prima . Ma era possibile che , desiderabile come la vedevo , essa si contendesse a me ? - Zeno ! - rispose la fanciulla con qualche dolcezza , - non avevamo noi promesso che non ci saremmo rivisti mai piú ? In seguito a quella nostra promessa ho assunti degl ' impegni che somigliano a quelli che tu avevi già prima di conoscermi . Sono altrettanto sacri dei tuoi . Io spero che a quest ' ora tua moglie si sarà accorta che sei tutto suo . Nel suo pensiero continuava dunque ad avere importanza la bellezza di Ada . Se io fossi stato sicuro che il suo abbandono era causato da lei , avrei avuto il modo di correre al riparo . Le avrei fatto sapere che Ada non era mia moglie e le avrei fatto vedere Augusta col suo occhio sbilenco e la sua figura di balia sana . Ma non erano oramai piú importanti gl ' impegni presi da lei ? Bisognava discutere quelli . Cercai di parlare calmo mentre anche a me le labbra tremavano , ma dal desiderio . Le raccontai che ancora ella non sapeva quanto mia essa fosse e come non avesse piú il diritto di disporre di sé . Nella mia testa si moveva la prova scientifica di quanto volevo dire , cioè quel celebre esperimento di Darwin su una cavalla araba , ma , grazie al Cielo , sono quasi sicuro di non averne parlato . Devo però aver parlato di bestie e della loro fedeltà fisica , in un balbettio senza senso . Abbandonai poi gli argomenti piú difficili che non erano accessibili né a lei né a me in quel momento e dissi : - Quali impegni puoi avere presi ? E quale importanza possono avere in confronto a un affetto come quello che ci legò per piú di un anno ? L ' afferrai rudemente per la mano sentendo il bisogno di un atto energico , non trovando nessuna parola che sapesse supplirvi . Essa si levò con tanta energia dalla mia stretta come se fosse stata la prima volta ch ' io mi fossi permessa una cosa simile . - Mai - disse con l ' atteggiamento di chi giura - ho preso un impegno piú sacro ! L ' ho preso con un uomo che a sua volta ne assunse uno identico verso di me . Non v ' era dubbio ! Il sangue che le colorí improvvisamente le guancie vi era spinto dal rancore per l ' uomo che verso di lei non aveva assunto alcun impegno . E si spiegò anche meglio : - Ieri abbiamo camminato per le strade , uno a braccio dell ' altra in compagnia di sua madre . Era evidente che la mia donna correva via , sempre piú lontano da me . Io le corsi dietro follemente , con certi salti simili a quelli di un cane cui venga conteso un saporito pezzo di carne . Ripresi la sua mano con violenza : - Ebbene , - proposi - camminiamo cosí , tenendoci per mano , traverso tutta la città . In questa posizione insolita , per farci meglio osservare , passiamo la Corsia Stadion eppoi i volti di Chiozza e giú giú traverso il Corso fino a Sant ' Andrea per ritornare alla camera nostra per tutt ' altra parte , perché tutta la città ci veda . Ecco che per la prima volta rinunziavo ad Augusta ! E mi parve una liberazione perché era dessa che voleva togliermi Carla . Essa si tolse di nuovo alla mia stretta e disse seccamente : - Sarebbe circa la stessa via che abbiamo fatta noi ieri ! Saltai ancora : - Ed egli sa , sa tutto ? Sa che anche ieri fosti mia ? - Sí - essa disse con orgoglio . - Egli sa tutto , tutto . Mi sentivo perduto e nella mia rabbia , simile al cane che , quando non può piú raggiungere il boccone desiderato , addenta le vesti di chi glielo contende , dissi : - Questo tuo sposo ha uno stomaco eccellente . Oggi digerisce me e domani potrà digerire tutto ciò che vorrai . Non sentivo l ' esatto suono delle mie parole . Sapevo di gridare dal dolore . Essa ebbe invece un ' espressione d ' indignazione di cui non avrei creduto capace il suo occhio bruno e mite di gazzella : - A me lo dici ? E perché non hai il coraggio di dirlo a lui ? Mi volse le spalle e con passo celere s ' avviò verso l ' uscita . Io già avevo rimorso delle parole dette , offuscato però dalla grande sorpresa che oramai mi fosse interdetto di trattare Carla con meno dolcezza . Quella mi teneva inchiodato al posto . La piccola figurina azzurra e bianca , con un passo breve e celere , raggiungeva già l ' uscita , quando mi decisi di correrle dietro . Non sapevo quello che le avrei detto , ma era impossibile che ci si separasse cosí . La fermai al portone di casa sua e le dissi solo sinceramente il grande dolore di quel momento : - Ci separeremo proprio cosí , dopo tanto amore ? Essa procedette oltre senza rispondermi ed io la seguii anche sulle scale . Poi mi guardò con quel suo occhio nemico : - Se lei vuol vedere il mio sposo , venga con me . Non lo sente ? È lui che suona il piano . Sentii appena allora le note sincopate del “ Saluto ” dello Schubert ridotto dal Liszt . Quantunque dalla mia infanzia io non abbia maneggiata né una sciabola né un bastone , io non sono un uomo pauroso . Il grande desiderio che m ' aveva commosso fino ad allora , era improvvisamente sparito . Del maschio non restava in me che la combattività . Avevo domandato imperiosamente una cosa che non mi competeva . Per diminuire il mio errore adesso bisognava battersi , perché altrimenti il ricordo di quella donna che minacciava di farmi punire dal suo sposo , sarebbe stato atroce . - Ebbene ! - le dissi . - Se lo permetti vengo con te . Mi batteva il cuore non per paura , ma per il timore di non comportarmi bene . Continuai a salire accanto a lei . Ma improvvisamente essa si fermò , s ' appoggiò al muro e si mise a piangere senza parole . Lassú continuavano ad echeggiare le note del “ Saluto ” su quel pianoforte che io avevo pagato . Il pianto di Carla rese quel suono molto commovente . - Io farò quello che vuoi ! Vuoi che me ne vada ? - domandai . - Sí , - disse essa appena capace di articolare quella breve parola . - Addio ! - le dissi . - Giacché lo vuoi , addio per sempre ! Scesi lentamente le scale , fischiettando anch ' io il “ Saluto ” di Schubert . Non so se sia stata un ' illusione , ma a me parve ch ' essa mi chiamasse : - Zeno ! In quel momento essa avrebbe potuto chiamarmi anche con quello strano nome di Dario ch ' essa sentiva quale un vezzeggiativo e non mi sarei fermato . Avevo un grande desiderio di andarmene e ritornavo anche una volta , puro , ad Augusta . Anche il cane cui a forza di pedate si impedisce l ' approccio alla femmina , corre via purissimo , per il momento . Quando il giorno dopo fui ridotto nuovamente allo stato in cui m ' ero trovato al momento d ' avviarmi al Giardino Pubblico , mi parve semplicemente di essere stato un vigliacco : essa m ' aveva chiamato sebbene non col nome dell ' amore , ed io non avevo risposto ! Fu il primo giorno di dolore cui seguirono molti altri di desolazione amara . Non comprendendo piú perché mi fossi allontanato cosí , mi attribuivo la colpa di aver avuto paura di quell ' uomo o paura dello scandalo . Avrei ora nuovamente accettata qualunque compromissione , come quando avevo proposto a Carla quella lunga passeggiata traverso alla città . Avevo perduto un momento favorevole e sapevo benissimo che certe donne ne hanno per una volta sola . A me sarebbe bastata quella sola volta . Decisi subito di scrivere a Carla . Non m ' era possibile di lasciar trascorrere neppure un solo giorno di piú senza fare un tentativo per riavvicinarmi a lei . Scrissi e riscrissi quella lettera per mettere in quelle poche parole tutto l ' accorgimento di cui ero capace . La riscrissi tante volte anche perché lo scriverla era un grande conforto per me ; era lo sfogo di cui abbisognavo . Le domandavo perdono per l ' ira che le avevo dimostrata , asserendo che il grande mio amore abbisognava di tempo per calmarsi . Aggiungevo : “ Ogni giorno che passa m ' apporta un altro briciolo di calma ” e scrissi questa frase tante volte sempre digrignando i denti . Poi le dicevo che non sapevo perdonarmi le parole che le avevo dirette e sentivo il bisogno di domandarle scusa . Io non potevo , purtroppo , offrirle quello che il Lali le offriva e di cui ella era tanto degna . Io mi figuravo che la lettera avrebbe avuto un grande effetto . Giacché il Lali sapeva tutto , Carla gliel ' avrebbe fatta vedere e per il Lali avrebbe potuto esser vantaggioso di avere un amico della mia qualità . Sognai persino che ci si sarebbe potuti avviare a una dolce vita a tre , perché il mio amore era tale che per il momento io avrei vista raddolcita la mia sorte se mi fosse stato permesso di fare anche solo la corte a Carla . Il terzo giorno ricevetti da lei un breve biglietto . Non vi venivo invocato affatto né come Zeno né come Dario . Mi diceva soltanto : “ Grazie ! Sia anche lei felice con la consorte Sua , tanto degna di ogni bene ! ” . Parlava di Ada , naturalmente . Il momento favorevole non aveva continuato e dalle donne non continua mai se non lo si ferma prendendole per le treccie . Il mio desiderio si condensò in una bile furiosa . Non contro Augusta ! L ' animo mio era tanto pieno di Carla che ne avevo rimorso e mi costringevo con Augusta ad un sorriso ebete , stereotipato , che a lei pareva autentico . Ma dovevo fare qualche cosa . Non potevo mica aspettare e soffrire cosí ogni giorno ! Non volevo piú scriverle . La carta scritta per le donne ha troppo poca importanza . Bisognava trovare di meglio . Senza un proposito esatto , m ' avviai di corsa al Giardino Pubblico . Poi , molto piú lentamente , alla casa di Carla e , giunto a quel pianerottolo , bussai alla porta della cucina . Se ve n ' era la possibilità , avrei evitato di vedere il Lali , ma non mi sarebbe dispiaciuto d ' imbattermi in lui . Sarebbe stata la crisi di cui sentivo di aver bisogno . La vecchia signora , come al solito , era al focolare su cui ardevano due grandi fuochi . Fu stupita al vedermi , ma poi rise da quella buona innocente ch ' essa era . Mi disse : - Mi fa piacere di vederla ! Era tanto abituata lei di vederci ogni giorno , che si capisce non le riesca di evitarci del tutto . Mi fu facile di farla ciarlare . Mi raccontò che gli amori di Carla con Vittorio erano grandi . Quel giorno lui e la madre venivano a desinare da loro . Aggiunse ridendo : - Presto egli finirà con l ' indurla ad accompagnarlo persino alle tante lezioni di canto cui egli è obbligato ogni giorno . Non sanno restar divisi neppure per brevi istanti . Sorrideva di quella felicità , maternamente . Mi raccontò che di lí a poche settimane si sarebbero sposati . Avevo un cattivo sapore in bocca , e quasi mi sarei avviato alla porta per andarmene . Poi mi trattenni sperando che la ciarla della vecchia avrebbe potuto suggerirmi qualche buona idea o darmi qualche speranza . L ' ultimo errore , ch ' io avevo commesso con Carla , era stato proprio di correre via prima di avere studiato tutte le possibilità che potevano essermi offerte . Per un istante credetti anche di avere la mia idea . Domandai alla vecchia se proprio avesse deciso di fare da serva alla figlia fino alla propria morte . Le dissi ch ' io sapevo che Carla non era molto dolce con lei . Essa continuò a lavorare assiduamente accanto al focolare , ma stava a sentirmi . Fu di un candore ch ' io non meritavo . Si lagnò di Carla che perdeva la pazienza per cose da niente . Si scusava : - Certamente io divento ogni giorno piú vecchia e dimentico tutto . Non ne ho colpa ! Ma sperava che adesso le cose sarebbero andate meglio . I malumori di Carla sarebbero diminuiti , ora ch ' era felice . Eppoi Vittorio , da bel principio , s ' era messo a dimostrarle un grande rispetto . Infine , sempre intenta a foggiare certe forme con un intruglio di pasta e di frutta , aggiunse : - È mio dovere di restare con mia figlia . Non si può fare altrimenti . Con una certa ansia tentai di convincerla . Le dissi che poteva benissimo liberarsi da tanta schiavitú . Non c ' ero io ? Avrei continuato a passarle il mensile che fino ad allora avevo concesso a Carla . Io volevo oramai mantenere qualcuno ! Volevo tenere con me la vecchia che mi pareva parte della figlia . La vecchia mi manifestò la sua riconoscenza . Ammirava la mia bontà , ma si mise a ridere all ' idea che le si potesse proporre di lasciare la figlia . Era una cosa che non si poteva pensare . Ecco una dura parola che andò a battere contro la mia fronte che si curvò ! Ritornavo a quella grande solitudine dove non c ' era Carla e neppure visibile una via che conducesse a lei . Ricordo che feci un ultimo sforzo per illudermi che quella via potesse rimanere almeno segnata . Dissi alla vecchia , prima di andarmene , che poteva avvenire che di lí a qualche tempo essa fosse di altro umore . La pregavo allora di voler ricordarsi di me . Uscendo da quella casa ero pieno di sdegno e di rancore , proprio come se fossi stato maltrattato quando m ' accingevo ad una buona azione . Quella vecchia m ' aveva proprio offeso con quel suo scoppio di riso . Lo sentivo risonare ancora nelle orecchie e significava non mica solo l ' irrisione alla mia ultima proposta . Non volli andare da Augusta in quello stato . Prevedevo il mio destino . Se fossi andato da lei , avrei finito col maltrattarla ed essa si sarebbe vendicata con quel suo grande pallore che mi faceva tanto male . Preferii di camminare le vie con un passo ritmico che avrebbe potuto avviare ad un poco d ' ordine il mio animo . E infatti l ' ordine venne ! Cessai di lagnarmi del mio destino e vidi me stesso come se una grande luce m ' avesse proiettato intero sul selciato che guardavo . Io non domandavo Carla , io volevo il suo abbraccio e preferibilmente il suo ultimo abbraccio . Una cosa ridicola ! Mi ficcai i denti nelle labbra per gettare il dolore , cioè un poco di serietà , sulla mia ridicola immagine . Sapevo tutto di me stesso ed era imperdonabile che soffrissi tanto perché mi veniva offerta una opportunità unica di svezzamento . Carla non c ' era piú proprio come tante volte l ' avevo desiderato . Con tale chiarezza nell ' animo , quando poco dopo , in una via eccentrica della città , cui ero pervenuto senz ' alcun proposito , una donna imbellettata mi fece un cenno , io corsi senz ' esitazione a lei . Arrivai ben tardi a colazione , ma fui tanto dolce con Augusta ch ' essa fu subito lieta . Non fui però capace di baciare la bimba mia e per varie ore non seppi neppure mangiare . Mi sentivo ben sudicio ! Non finsi alcuna malattia come avevo fatto altre volte per celare e attenuare il delitto e il rimorso . Non mi pareva di poter trovare conforto in un proposito per l ' avvenire , e per la prima volta non ne feci affatto . Occorsero molte ore per ritornare al ritmo solito che mi traeva dal fosco presente al luminoso avvenire . Augusta s ' accorse che c ' era qualche cosa di nuovo in me . Ne rise : - Con te non ci si può mai annoiare . Sei ogni giorno un uomo nuovo . Sí ! Quella donna del sobborgo non somigliava a nessun ' altra e io l ' avevo in me . Passai anche il pomeriggio e la sera con Augusta . Essa era occupatissima ed io le stavo accanto inerte . Mi pareva di essere trasportato cosí , inerte , da una corrente , una corrente di acqua limpida : la vita onesta della mia casa . M ' abbandonavo a quella corrente che mi trasportava ma non mi nettava . Tutt ' altro ! Rilevava la mia sozzura . Naturalmente nella lunga notte che seguí arrivai al proposito . Il primo fu il piú ferreo . Mi sarei procurata un ' arma per abbattermi subito quando mi fossi sorpreso avviato a quella parte della città . Mi fece bene quel proposito e mi mitigò . Non gemetti mai nel mio letto ed anzi simulai il respiro regolare del dormente . Cosí ritornai all ' antica idea di purificarmi con una confessione a mia moglie , proprio come quand ' ero stato in procinto di tradirla con Carla . Ma era oramai una confessione ben difficile e non per la gravità del misfatto , ma per la complicazione da cui era risultato . Di fronte a un giudice quale era mia moglie , avrei pur dovuto accampare le circostanze attenuanti e queste sarebbero risultate solo se avessi potuto dire della violenza impensata con cui era stata spezzata la mia relazione con Carla . Ma allora sarebbe occorso di confessare anche quel tradimento oramai antico . Era piú puro di questo , ma ( chissà ? ) per una moglie piú offensivo . A forza di studiarmi arrivai a dei propositi sempre piú ragionevoli . Pensai di evitare il ripetersi di un trascorso simile affrettandomi ad organizzare un ' altra relazione quale quella che avevo perduta e di cui si vedeva avevo bisogno . Ma anche la donna nuova mi spaventava . Mille pericoli avrebbero insidiato me e la mia famigliuola . A questo mondo un ' altra Carla non c ' era , e con lacrime amarissime la rimpiansi , lei , la dolce , la buona , che aveva persino tentato di amare la donna ch ' io amavo e che non vi era riuscita solo perché io le avevo messa dinanzi un ' altra donna e proprio quella che non amavo affatto ! 7 . Un ' associazione Fu Guido che mi volle con lui nella sua nuova casa commerciale . Io morivo dalla voglia di farne parte , ma son sicuro di non avergli mai lasciato indovinare tale mio desiderio . Si capisce che , nella mia inerzia , la proposta di quell ' attività in compagnia di un amico , mi fosse simpatica . Ma c ' era dell ' altro ancora . Io non avevo ancora abbandonata la speranza di poter divenire un buon negoziante e mi pareva piú facile di progredire insegnando a Guido , che facendomi insegnare dall ' Olivi . Tanti a questo mondo apprendono soltanto ascoltando se stessi o almeno non sanno apprendere ascoltando gli altri . Per desiderare quell ' associazione avevo anche altre ragioni . Io volevo essere utile a Guido ! Prima di tutto gli volevo bene e benché egli volesse sembrare forte e sicuro , a me pareva un inerme abbisognante di una protezione che io volentieri volevo accordargli . Poi anche nella mia coscienza e non solo agli occhi di Augusta , mi pareva che piú m ' attaccavo a Guido e piú chiara risultasse la mia assoluta indifferenza per Ada . Insomma io non aspettavo che una parola di Guido per mettermi a sua disposizione , e questa parola non venne prima , solo perché egli non mi credeva tanto inclinato al commercio visto che non avevo voluto saperne di quello che mi veniva offerto in casa mia . Un giorno mi disse : - Io ho fatta tutta la Scuola Superiore di Commercio , ma pur mi dà un po ' di pensiero di dover regolare sanamente tutti quei particolari che garantiscono il sano funzionamento di una casa commerciale . Sta bene che il commerciante non ha bisogno di saper di nulla , perché se ha bisogno di una bilancia chiama il bilanciaio , se ha bisogno di legge invoca l ' avvocato e per la propria contabilità si rivolge ad un contabile . Ma è ben duro dover consegnare da bel principio la propria contabilità ad un estraneo ! Fu la sua prima allusione chiara al suo proposito di tenermi con lui . Veramente io non avevo fatta altra pratica di contabilità che in quei pochi mesi in cui avevo tenuto il libro mastro per l ' Olivi , ma ero certo d ' essere il solo contabile che non fosse stato un estraneo per Guido . Si parlò chiaramente per la prina volta dell ' eventualità di una nostra associazione quand ' egli andò a scegliere i mobili per il suo ufficio . Ordinò senz ' altro due scrivanie per la stanza della direzione . Gli domandai arrossendo : - Perché due ? Rispose : - L ' altra è per te . Sentii per lui una tale riconoscenza che quasi l ' avrei abbracciato . Quando fummo usciti dalla bottega , Guido , un po ' imbarazzato , mi spiegò che ancora non era al caso di offrirmi una posizione in casa sua . Lasciava a mia disposizione quel posto nella sua stanza , solo per indurmi a venir a tenergli compagnia ogni qualvolta mi fosse piaciuto . Non voleva obbligarmi a nulla ed anche lui restava libero . Se il suo commercio fosse andato bene m ' avrebbe concesso un posto nella direzione della sua casa . Parlando del suo commercio , la bella faccia bruna di Guido si faceva molto seria . Pareva ch ' egli avesse già pensate tutte le operazioni a cui voleva dedicarsi . Guardava lontano , al disopra della mia testa , ed io mi fidai tanto della serietà delle sue meditazioni , che mi volsi anch ' io a guardare quello ch ' egli vedeva , cioè quelle operazioni che dovevano portargli la fortuna . Egli non voleva camminare né la via percorsa con tanto successo da nostro suocero né quella della modestia e della sicurezza battuta dall ' Olivi . Tutti costoro , per lui , erano dei commercianti all ' antica . Bisognava seguire tutt ' altra via , ed egli volentieri si associava a me perché mi riteneva non ancora rovinato dai vecchi . Tutto ciò mi parve vero . Mi veniva regalato il mio primo successo commerciale ed arrossii dal piacere una seconda volta . Fu cosí e per la gratitudine della stima ch ' egli m ' aveva dimostrato , ch ' io lavorai con lui e per lui , ora piú ora meno intensamente , per ben due anni , senz ' altro compenso che la gloria di quel posto nella stanza direttoriale . Fino ad allora fu quello certamente il piú lungo periodo ch ' io avessi dedicato ad una stessa occupazione . Non posso vantarmene solo perché tale mia attività non diede alcun frutto né a me né a Guido ed in commercio - tutti lo sanno - non si può giudicare che dal risultato . Io conservai la fiducia d ' esser avviato ad un grande commercio per circa tre mesi , il tempo occorrente a fondare quella ditta . Seppi che a me sarebbe toccato non solo di regolare dei particolari come la corrispondenza e la contabilità , ma anche di sorvegliare gli affari . Guido conservò tuttavia un grande ascendente su di me , tanto che avrebbe potuto anche rovinarmi e solo la mia buona fortuna glielo impedí . Bastava un suo cenno perché accorressi a lui . Ciò desta la mia stupefazione ancora adesso che ne scrivo , dopo che ho avuto il tempo di pensarci per tanta parte della mia vita . E scrivo ancora di questi due anni perché il mio attaccamento a lui mi sembra una chiara manifestazione della mia malattia . Che ragione c ' era di attaccarsi a lui per apprendere il grande commercio e subito dopo restare attaccato a lui per insegnargli quello piccolo ? Che ragione c ' era di sentirsi bene in quella posizione solo perché mi sembrava significasse una grande indifferenza per Ada la mia grande amicizia per Guido ? Chi esigeva da me tutto questo ? Non bastava a provare la nostra indifferenza reciproca l ' esistenza di tutti quei marmocchi cui davamo assiduamente la vita ? Io non volevo male a Guido , ma non sarebbe stato certamente l ' amico che avrei liberamente prescelto . Ne vidi sempre tanto chiaramente i difetti che il suo pensiero spesso mi irritava , quando non mi commoveva qualche suo atto di debolezza . Per tanto tempo gli portai il sacrificio della mia libertà e mi lasciai trascinare da lui nelle posizioni piú odiose solo per assisterlo ! Una vera e propria manifestazione di malattia o di grande bontà , due qualità che stanno in rapporto molto intimo fra di loro . Ciò rimane vero se anche col tempo fra noi si sviluppò un grande affetto come succede sempre fra gente dabbene che si vede ogni giorno . E fu un grande affetto il mio ! Allorché egli scomparve , per lungo tempo sentii com ' egli mi mancava ed anzi l ' intera mia vita mi sembrò vuota poiché tanta parte ne era stata invasa da lui e dai suoi affari . Mi viene da ridere al ricordare che subito , nel nostro primo affare , l ' acquisto dei mobili , sbagliammo in certo qual modo un termine . Ci eravamo accollati i mobili e non ci decidevamo ancora a stabilire l ' ufficio . Per la scelta dell ' ufficio , fra me a Guido c ' era una divergenza di opinione che la ritardò . Da mio suocero e dall ' Olivi io avevo sempre visto che per rendere possibile la sorveglianza del magazzino , l ' ufficio vi era contiguo . Guido protestava con una smorfia di disgusto : - Quegli uffici triestini che puzzano di baccalà o di pellami ! - Egli assicurava che avrebbe saputo organizzare la sorveglianza anche da lontano , ma intanto esitava . Un bel giorno il venditore dei mobili gl ' intimò di ritirarli perché altrimenti li avrebbe gettati sulla strada e allora lui corse a stabilire un ufficio , l ' ultimo che gli era stato offerto , privo di un magazzino nelle vicinanze , ma proprio al centro della città . È perciò che il magazzino non lo ebbimo mai piú . L ' ufficio si componeva di due vaste stanze bene illuminate e di uno stanzino privo di finestre . Sulla porta di questo stanzino inabitabile fu appiccicato un bollettino con l ' iscrizione in lettere lapidarie : Contabilità ; poi , delle altre due porte l ' una ebbe il bollettino : Cassa e l ' altra fu addobbata dalla designazione tanto inglese di Privato . Anche Guido aveva studiato il commercio in Inghilterra e ne aveva riportate delle nozioni utili . La Cassa fu , come di dovere , fornita di una magnifica cassa di ferro e del cancello tradizionale . La nostra stanza Privata divenne una camera di lusso splendidamente tappezzata in un colore bruno vellutato e fornita delle due scrivanie , di un sofà e di varie comodissime poltrone . Poi venne l ' acquisto dei libri e dei varii utensili . Qui la mia parte di direttore fu indiscussa . Io ordinavo e le cose arrivavano . Invero avrei preferito di non essere seguito tanto prontamente , ma era mio dovere di dire tutte le cose che occorrevano in un ufficio . Allora credetti di scoprire la grande differenza che c ' era fra me e Guido . Quanto sapevo io , mi serviva per parlare e a lui per agire . Quand ' egli arrivava a sapere quello che sapevo io e non piú , lui comperava . È vero che talvolta in commercio fu ben deciso a non far nulla , cioè a non comperare né vendere , ma anche questa mi parve una risoluzione di persona che crede di saper molto . Io sarei stato piú dubbioso anche nell ' inerzia . In quegli acquisti fui molto prudente . Corsi dall ' Olivi a prendere le misure per i copialettere e per i libri di contabilità . Poi il giovine Olivi m ' aiutò ad aprire i libri e mi spiegò anche una volta la contabilità a partita doppia , tutta roba non difficile , ma che si dimentica tanto facilmente . Quando si sarebbe arrivati al bilancio , egli m ' avrebbe spiegato anche quello . Non sapevamo ancora quello che avremmo fatto in quell ' ufficio ( adesso so che neppure Guido allora lo sapeva ) e si discuteva di tutta la nostra organizzazione . Ricordo che per giorni si parlò dove avremmo messi gli altri impiegati se di essi avessimo avuto bisogno . Guido suggeriva di metterne quanti potessero capirvi nella Cassa . Ma il piccolo Luciano , l ' unico nostro impiegato per il momento , dichiarava che là dove c ' era la cassa , non potessero esserci altre persone fuori di quelle addette alla cassa stessa . Era ben dura di dover accettare delle lezioni dal nostro galoppino ! Io ebbi un ' ispirazione : - A me sembra di ricordare che in Inghilterra si paghi tutto con assegni . Era una cosa che m ' era stata detta a Trieste . - Bravo ! - disse Guido . - Anch ' io lo ricordo ora . Curioso che l ' avevo dimenticato ! Si mise a spiegare a Luciano in lungo e in largo come non si usasse piú di maneggiare tanto denaro . Gli assegni giravano dall ' uno all ' altro in tutti gl ' importi che si voleva . Fu una bella vittoria la nostra , e Luciano tacque . Costui ebbe un grande vantaggio da quanto apprese da Guido . Il nostro galoppino è oggidí un commerciante di Trieste assai rispettato . Egli mi saluta ancora con una certa umiltà attenuata da un sorriso . Guido spendeva sempre una parte della giornata ad insegnare dapprima a Luciano , poi a me e quindi all ' impiegata . Ricordo ch ' egli aveva accarezzato per lungo tempo l ' idea di fare il commercio in commissione per non arrischiare il proprio denaro . Spiegò l ' essenza di tale commercio a me e , visto che evidentemente io capivo troppo presto , si mise a spiegarlo a Luciano che per molto tempo stette a sentirlo coi segni della piú viva attenzione , i grandi occhi lucenti nella faccia ancora imberbe . Non si può dire che Guido abbia perduto il suo tempo , perché Luciano è il solo fra di noi che sia riuscito in quel genere di commercio . Eppoi si dice che la scienza è quella che vince ! Intanto da Buenos Aires arrivarono i pesos . Fu un affare serio ! A me era parsa dapprima una cosa facile , ma invece il mercato di Trieste non era preparato a quella moneta esotica . Ebbimo di nuovo bisogno del giovine Olivi che c ' insegnò il modo di realizzare quegli assegni . Poi , perché a un dato punto fummo lasciati soli , sembrando all ' Olivi di averci condotti a buon porto , Guido si trovò per varii giorni con le tasche gonfie di corone , finché non trovammo la via ad una Banca che ci sbrigò dell ' incomodo fardello consegnandoci un libretto assegni di cui presto apprendemmo a far uso . Guido sentí il bisogno di dire all ' Olivi che gli facilitava il cosidetto impianto : - Le assicuro che non farò mai la concorrenza alla ditta del mio amico ! Ma il giovinotto che del commercio aveva un altro concetto , rispose : - Magari ci fosse un maggior numero di contraenti nei nostri articoli . Si starebbe meglio ! Guido restò a bocca aperta , comprese troppo bene come gli succedeva sempre e si attaccò a quella teoria che propinò a chi la volle . Ad onta della sua Scuola Superiore , Guido aveva un concetto poco preciso del dare e dell ' avere . Stette a guardare con sorpresa come io costituii il Conto Capitale ed anche come registrai le spese . Poi fu tanto dotto di contabilità che quando gli si proponeva un affare , lo analizzava prima di tutto dal punto di vista contabile . Gli pareva addirittura che la conoscenza della contabilità conferisse al mondo un nuovo aspetto . Egli vedeva nascere debitori e creditori dappertutto anche quando due si picchiavano o si baciavano . Si può dire ch ' egli entrò in commercio armato della massima prudenza . Rifiutò una quantità di affari ed anzi per sei mesi li rifiutò tutti con l ' aria tranquilla di chi sa meglio : - No ! - diceva , e il monosillabo pareva il risultato di un calcolo preciso anche quando si trattava di un articolo ch ' egli non aveva mai visto . Ma tutta quella riflessione era stata sprecata a vedere come l ' affare eppoi il suo eventuale beneficio o la sua perdita avrebbe dovuto passare traverso ad una contabilità . Era l ' ultima cosa ch ' egli avesse appreso e s ' era sovrapposta a tutte le sue nozioni . Mi duole di dover dire tanto male del mio povero amico , ma devo essere veritiero anche per intendere meglio me stesso . Ricordo quanta intelligenza egli impiegò per ingombrare il nostro piccolo ufficio di fantasticherie che c ' impedivano ogni sana operosità . A un dato punto , per iniziare il lavoro in commissione , lanciammo per posta un migliaio di circolari . Guido fece questa riflessione : - Quanti francobolli risparmiati se prima di spedire queste circolari sapessimo quali di esse raggiungeranno le persone che le considereranno ! La frase sola non avrebbe impedito nulla , ma egli se ne compiacque troppo e cominciò a gettare per aria le circolari chiuse per spedire solo quelle che cadevano dalla parte dell ' indirizzo . L ' esperimento ricordava qualche cosa di simile ch ' io avevo fatto in passato , ma tuttavia a me sembra di non essere mai arrivato a tale punto . Naturalmente io non raccolsi né spedii le circolari da lui eliminate , perché non potevo essere certo che non ci fosse stata realmente una seria ispirazione che lo avesse diretto in quell ' eliminazione e dovessi perciò non sprecare i francobolli che toccava di pagare a lui . La mia buona sorte m ' impedí di venir rovinato da Guido , ma la stessa buona sorte m ' impedí pure di prendere una parte troppo attiva nei suoi affari . Lo dico ad alta voce perché altri a Trieste pensa che non sia stato cosí : durante il tempo che passai con lui , non intervenni mai con un ' ispirazione qualunque , del genere di quelle della frutta secca . Mai lo spinsi ad un affare e mai gliene impedii alcuno . Ero l ' ammonitore ! Lo spingevo all ' attività , all ' oculatezza . Ma non avrei osato di gettare sul tavolo da giuoco i suoi denari . Accanto a lui io mi feci molto inerte . Cercai di metterlo sulla retta via e forse non ci riuscii per troppa inerzia . Del resto , quando due si trovano insieme , non spetta loro di decidere chi dei due deve essere Don Quijote e chi Sancio Panza . Egli faceva l ' affare ed io da buon Sancio lo seguivo lento lento nei miei libri dopo di averlo esaminato e criticato come dovevo . Il commercio in commissione fiascheggiò completamente , ma senz ' arrecarci alcun danno . Il solo che c ' inviò delle merci fu un cartolaio di Vienna , e una parte di quegli oggetti di cancelleria furono venduti da Luciano che pian pianino arrivò a sapere quanta commissione ci spettasse e se la fece concedere quasi tutta da Guido . Guido finí con l ' accondiscendere perché erano piccolezze , eppoi perché il primo affare liquidato cosí doveva portare fortuna . Questo primo affare ci lasciò lo strascico nel camerino dei ripostigli di una quantità di oggetti di cancelleria che dovemmo pagare e tenere . Ne avevamo per il consumo di molti anni di una casa commerciale ben piú attiva della nostra . Per un paio di mesi quel piccolo ufficio luminoso , nel centro della città , fu per noi un ritrovo gradevole . Vi si lavorava ben poco ( io credo vi si abbiano conchiusi in tutto due affari in imballaggi usati vuoti per i quali nello stesso giorno s ' incontrarono da noi la domanda e l ' offerta e da cui ricavammo un piccolo utile ) e vi si chiacchierava molto , da buoni ragazzi , anche con quell ' innocente di Luciano , il quale , quando si parlava d ' affari , s ' agitava come altri della sua età quando sente dire di donne . Allora m ' era facile di divertirmi da innocente con gl ' innocenti perché non avevo ancora perduta Carla . E di quell ' epoca ricordo con piacere la giornata intera . La sera , a casa , avevo molte cose da raccontare ad Augusta e potevo dirle tutte quelle che si riferivano all ' ufficio , senz ' alcun ' eccezione e senza dover aggiungervi qualche cosa per falsarle . Non mi preoccupava affatto quando Augusta impensierita esclamava : - Ma quando comincerete a guadagnare dei denari ? Denari ? A quelli non ci avevamo ancora neppur pensato . Noi sapevamo che prima bisognava fermarsi a guardare , studiare le merci , il paese e anche il nostro Hinterland . Non s ' improvvisava mica cosí una casa di commercio ! E anche Augusta s ' acquietava alle mie spiegazioni . Poi nel nostro ufficio fu ammesso un ospite molto rumoroso . Un cane da caccia di pochi mesi , agitato e invadente . Guido lo amava molto e aveva organizzato per lui un approvvigionamento regolare di latte e di carne . Quando non avevo da fare né da pensare , lo vedevo anch ' io con piacere saltellare per l ' ufficio in quei quattro o cinque atteggiamenti che noi sappiamo interpretare dal cane e che ce lo rendono tanto caro . Ma non mi pareva fosse al suo posto con noi , cosí rumoroso e sudicio ! Per me la presenza di quel cane nel nostro ufficio , fu la prima prova che Guido forní di non essere degno di dirigere una casa commerciale . Ciò provava un ' assenza assoluta di serietà . Tentai di spiegargli che il cane non poteva promovere i nostri affari , ma non ebbi il coraggio di insistere ed egli con una risposta qualunque mi fece tacere . Perciò mi parve di dover dedicarmi io all ' educazione di quel mio collega e gli assestai con grande voluttà qualche calcio quando Guido non c ' era . Il cane guaiva e dapprima ritornava a me credendo io l ' avessi urtato per errore . Ma un secondo calcio gli spiegava meglio il primo ed allora egli si rincantucciava e finché Guido non arrivava nell ' ufficio non v ' era pace . Mi pentii poi di aver imperversato su di un innocente , ma troppo tardi . Colmai il cane di gentilezze , ma esso non si fidò piú di me ed in presenza di Guido diede chiaro segno della sua antipatia . - Strano ! - disse Guido . - Fortuna che so chi tu sia , perché altrimenti diffiderei di te . I cani di solito non sbagliano con le loro antipatie . Per far dileguare i sospetti di Guido , quasi quasi gli avrei raccontato in quale modo io avevo saputo conquistarmi l ' antipatia del cane . Ebbi presto una scaramuccia con Guido su una questione che veramente non avrebbe dovuto importarmi tanto . Occupatosi con tanta passione di contabilità , egli si mise in capo di mettere le sue spese di famiglia nel conto delle spese generali . Dopo di essermi consultato con l ' Olivi , io mi vi opposi e difesi gl ' interessi del vecchio Cada . Non era infatti possibile di mettere in quel conto tutto ciò che spendeva Guido , Ada eppoi anche quello che costarono i due gemelli quando nacquero . Erano delle spese che incombevano personalmente a Guido e non alla ditta . Poi , in compenso , suggerii di scrivere a Buenos Aires per accordarsi per un salario per Guido . Il padre si rifiutò di concederlo osservando che Guido percepiva già il settantacinque per cento dei benefici mentre a lui non toccava che il residuo . A me parve una risposta giusta mentre Guido si mise a scrivere delle lunghe lettere al padre per discutere la questione da un punto di vista superiore , come egli diceva . Buenos Aires era molto lontana e cosí la corrispondenza durò finché durò la nostra casa . Ma io vinsi il mio punto ! Il conto spese generali rimase puro e non fu inquinato dalle spese particolari di Guido e il capitale fu compromesso intero dal crollo della casa , ma proprio intero senza deduzioni . La quinta persona ammessa nel nostro ufficio ( calcolando anche Argo ) fu Carmen . Io assistetti alla sua assunzione all ' impiego . Ero venuto all ' ufficio dopo di essere stato da Carla e mi sentivo molto sereno , di quella serenità delle otto di mattina del principe di Taillerand . Nell ' oscuro corridoio vidi una signorina , e Luciano mi disse ch ' essa voleva parlare con Guido in persona . Io avevo qualche cosa da fare e la pregai di attendere là fuori . Guido entrò poco dopo nella nostra stanza evidentemente senz ' aver vista la signorina e Luciano venne a porgergli il biglietto di presentazione di cui la signorina era fornita . Guido lo lesse eppoi : - No ! - disse seccamente levandosi la giubba perché faceva caldo . Ma subito dopo ebbe un ' esitazione : - Bisognerà che le parli per riguardo a chi la raccomanda . La fece entrare ed io la guardai soltanto quando vidi che Guido s ' era gettato con un balzo sulla propria giubba per indossarla e s ' era rivolto alla fanciulla con la bella faccia bruna arrossata e gli occhi scintillanti . Ora io sono sicuro di aver viste delle fanciulle altrettanto belle di Carmen , ma non di una bellezza tanto aggressiva cioè tanto evidente alla prima occhiata . Di solito le donne prima si creano per il proprio desiderio mentre questa non aveva il bisogno di tale prima fase . Guardandola sorrisi e anche risi . Mi pareva simile ad un industriale che corresse per il mondo gridando l ' eccellenza dei suoi prodotti . Si presentava per avere un impiego , ma io avrei avuto voglia d ' intervenire nelle trattative per domandarle : - Quale impiego ? Per un ' alcova ? Io vidi che la sua faccia non era tinta , ma i colori ne erano tanto precisi , tanto azzurro il candore e tanto simile a quello delle frutta mature il rossore , che l ' artificio vi era simulato alla perfezione . I suoi grandi occhi bruni rifrangevano una tale quantità di luce che ogni loro movimento aveva una grande importanza . Guido l ' aveva fatta sedere ed essa modestamente guardava la punta del proprio ombrellino o piú probabilmente il proprio stivaletto verniciato . Quand ' egli le parlò , essa levò rapidamente gli occhi e glieli rivolse sulla faccia cosí luminosi , che il mio povero principale ne fu proprio abbattuto . Era vestita modestamente , ma ciò non le giovava perché ogni modestia sul suo corpo s ' annullava . Solo gli stivaletti erano di lusso e ricordavano un po ' la carta bianchissima che Velasquez metteva sotto ai piedi dei suoi modelli . Anche Velasquez , per staccare Carmen dall ' ambiente , l ' avrebbe poggiata sul nero di lacca . Nella mia serenità io stetti a sentire curiosamente , Guido le domandò se conoscesse la stenografia . Essa confessò di non conoscerla affatto , ma aggiunse che aveva una grande pratica di scrivere sotto dettatura . Curioso ! Quella figura alta , slanciata e tanto armonica , produceva una voce roca . Non seppi celare la mia sorpresa : - È raffreddata ? - le domandai . - No ! - mi rispose - Perché me lo domanda ? - e fu tanto sorpresa che l ' occhiata in cui m ' avvolse fu anche piú intensa . Non sapeva di avere una voce tanto stonata ed io dovetti supporre che anche il suo piccolo orecchio non fosse tanto perfetto come appariva . Guido le domandò se conoscesse l ' inglese , il francese o il tedesco . Egli le lasciava la scelta visto che noi ancora non sapevamo di quale lingua avremmo avuto bisogno . Carmen rispose che sapeva un po ' di tedesco , ma pochissimo . Guido non prendeva mai alcuna decisione senza ragionare : - Noi non abbiamo bisogno del tedesco perché lo so molto bene io . La signorina aspettava la parola decisiva che a me pareva fosse già stata detta e , per affrettarla , raccontò ch ' essa nel nuovo impiego cercava anche la possibilità d ' impratichirsi e che perciò si sarebbe contentata di un salario ben modesto . Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l ' avarizia . Guido si strinse nelle spalle per significare che di cose tanto insignificanti non si occupava , le stabilí il salario ch ' essa riconoscente accettò e le raccomandò con grande serietà di studiare la stenografia . Questa raccomandazione egli la fece solo per riguardo a me col quale s ' era compromesso dichiarando che il primo impiegato ch ' egli avrebbe assunto sarebbe stato uno stenografo perfetto . Quella sera stessa raccontai del mio nuovo collega a mia moglie . Essa ne fu oltremodo spiacente . Senza ch ' io gliel ' avessi detto , essa pensò subito che Guido avesse assunta al suo servizio quella fanciulla per farsene un ' amante . Io discussi con lei e , pur ammettendo che Guido si comportava un poco da innamorato , asserii ch ' egli avrebbe potuto riaversi da quel colpo di fulmine senza che vi fossero delle conseguenze . La fanciulla , in complesso , pareva dabbene . Pochi giorni dopo - non so se per caso - ebbimo in ufficio la visita di Ada . Guido non c ' era ancora ed essa si fermò con me per un istante per domandarmi a che ora sarebbe venuto . Poi , con passo esitante , si recò nella stanza vicina ove in quel momento non c ' erano che Carmen e Luciano . Carmen stava esercitandosi alla macchina da scrivere , tutt ' assorta a rintracciarvi le singole lettere . Alzò i begli occhi per guardare Ada che la fissava . Come erano differenti le due donne ! Si somigliavano un poco , ma Carmen pareva un ' Ada caricata . Io pensai che veramente l ' una che pur era vestita piú riccamente , fosse fatta per divenire una moglie o una madre mentre all ' altra , ad onta che in quell ' istante portasse un modesto grembiule per non insudiciare il suo vestito alla macchina , toccava la parte di amante . Non so se a questo mondo vi sieno dei dotti che saprebbero dire perché il bellissimo occhio di Ada adunasse meno luce di quello di Carmen e fosse perciò un vero organo per guardare le cose e le persone e non per sbalordirle . Cosí Carmen ne sopportò benissimo l ' occhiata sdegnosa , ma anche curiosa ; v ' era dentro fors ' anche un poco d ' invidia , o ve la misi io ? Questa fu l ' ultima volta in cui io vidi Ada ancora bella , proprio quale s ' era rifiutata a me . Poi venne la sua disastrosa gravidanza e i due gemelli ebbero bisogno dell ' intervento del chirurgo per venire all ' aria . Subito dopo fu colpita da quella malattia che le tolse ogni bellezza . Perciò io ricordo tanto bene quella visita . Ma la ricordo anche perché in quel momento tutta la mia simpatia andò a lei dalla bellezza mite e modesta abbattuta da quella tanto differente dell ' altra . Io non amavo certo Carmen e non ne sapevo altro che i magnifici occhi , gli splendidi colori , poi la voce roca e infine il modo - di cui essa era innocente - come era stata ammessa lí dentro . Volli invece proprio bene ad Ada in quel momento , ed è una cosa ben strana di voler bene ad una donna che si desiderò ardentemente , che non si ebbe e di cui ora non importa niente . In complesso si arriva cosí alle stesse condizioni in cui ci si troverebbe qualora essa avesse aderito ai nostri desiderii , ed è sorprendente di poter constatare ancora una volta come certe cose per cui viviamo hanno una ben piccola importanza . Volli abbreviarle il dolore e la precedetti all ' altra stanza . Guido , che subito dopo entrò , si fece molto rosso alla vista della moglie . Ada gli disse una ragione plausibilissima per cui era venuta , ma subito dopo e in atto di lasciarci , gli domandò : - Avete assunto in ufficio una nuova impiegata ? - Si ! - disse Guido e , per celare la sua confusione , non trovò di meglio che d ' interrompersi per domandare se qualcuno fosse venuto a cercarlo . Poi , avuta la mia risposta negativa , ebbe ancora una smorfia di dispiacere come se avesse sperata una visita importante , mentre io sapevo che non aspettavamo proprio nessuno e appena allora disse ad Ada con un aspetto d ' indifferenza che finalmente gli riuscí di assumere : - Avevamo bisogno di uno stenografo ! Io mi divertii moltissimo all ' udire ch ' egli sbagliava anche il sesso della persona di cui aveva bisogno . La venuta di Carmen apportò una grande vita nel nostro ufficio . Non parlo della vivacità che veniva dai suoi occhi , dalla gentile sua figura e dai colori della sua faccia ; parlo proprio di affari . Guido ebbe una spinta al lavoro dalla presenza di quella fanciulla . Prima di tutto volle dimostrare a me e a tutti gli altri che la nuova impiegata era necessaria , ed ogni giorno inventava dei nuovi lavori cui partecipava anche lui . Poi , per lungo tempo , la sua attività fu un mezzo per corteggiare piú efficacemente la fanciulla . Raggiunse un ' efficacia inaudita . Doveva insegnarle la forma della lettera ch ' egli dettava e correggerle l ' ortografia di molte moltissime parole . Lo fece sempre dolcemente . Qualunque compenso da parte della fanciulla non sarebbe stato eccessivo . Pochi degli affari inventati da lui in amore gli diedero un frutto . Una volta lavorò lungamente intorno ad un affare in un articolo che risultò essere proibito . Ci trovammo ad un certo punto di fronte ad un uomo dalla faccia contratta dal dolore sui cui calli noi , senza saperlo , eravamo montati . Voleva sapere quest ' uomo che cosa c ' entrassimo noi in quell ' articolo e supponeva fossimo stati mandatarii di potenti concorrenti esteri . La prima volta era sconvolto e temeva il peggio . Quando indovinò la nostra ingenuità , ci rise in faccia e ci assicurò che non saremmo riusciti a nulla . Finí ch ' ebbe ragione , ma prima che ci acconciassimo alla condanna durò non poco tempo e da Carmen furono scritte non poche lettere . Trovammo che l ' articolo era irraggiungibile perché circondato da trincee . Io non dissi nulla di tale affare ad Augusta , ma essa ne parlò a me perché Guido ne aveva parlato ad Ada per dimostrarle quanto da fare avesse il nostro stenografo . Ma l ' affare che non fu fatto , rimase molto importante per Guido . Ne parlò ogni giorno . Era convinto che in nessun ' altra città del mondo sarebbe avvenuta una cosa simile . Il nostro ambiente commerciale era miserabile ed ogni commerciante intraprendente vi veniva strangolato . Cosí toccava anche a lui Nella folle , disordinata sequela di affari che in quell ' epoca passò per le nostre mani , ve ne fu uno che addirittura ce le bruciò . Non lo cercammo noi ; fu l ' affare che ci assaltò . Vi fummo cacciati dentro da un dalmata , certo Tacich , il cui padre aveva lavorato all ' Argentina col padre di Guido . Venne dapprima a trovarci solo per avere da noi delle informazioni commerciali che noi seppimo procurargli . Il Tacich era un bellissimo giovine , anzi troppo bello . Alto , forte , aveva una faccia olivastra in cui si fondevano in un ' intonazione deliziosa l ' azzurro fosco degli occhi , le lunghe sopracciglia e i brevi folti mustacchi bruni dai riflessi aurei . Insomma v ' era in lui un tale intonato studio di colore che a me parve l ' uomo nato per accompagnarsi a Carmen . Anche a lui parve cosí e venne a trovarci ogni giorno . La conversazione nel nostro ufficio durava ogni giorno per delle ore , ma non fu mai noiosa . I due uomini lottavano per conquistare la donna e , come tutti gli animali in amore , sfoggiavano le loro migliori qualità . Guido era un po ' trattenuto dal fatto che il dalmata veniva a trovarlo anche a casa sua e conosceva perciò Ada , ma niente poteva piú danneggiarlo agli occhi di Carmen ; io , che conoscevo tanto bene quegli occhi , lo seppi subito , mentre il Tacich lo apprese molto piú tardi e , per avere piú frequente il pretesto di vederla , comperò da noi anziché dal fabbricante , varii vagoni di sapone che pagò per qualche percento piú cari . Poi , sempre per amore , ci ficcò in quell ' affare disastroso . Suo padre aveva osservato che , costantemente , in certe stagioni , il solfato di rame saliva e in altre calava di prezzo . Decise perciò di comperarne per speculazione nel momento piú favorevole , in Inghilterra , una sessantina di tonnellate . Noi parlammo a lungo di quell ' affare ed anzi lo preparammo mettendoci in relazione con una casa inglese . Poi il padre telegrafò al figlio che il buon momento gli sembrava giunto e disse anche il prezzo al quale sarebbe stato disposto di concludere l ' affare . Il Tacich , innamorato com ' era , corse da noi e ci consegnò l ' affare avendone in premio una bella , grande , carezzevole occhiata da Carmen . Il povero dalmata incassò riconoscente l ' occhiata non sapendo ch ' era una manifestazione d ' amore per Guido . Mi ricordo la tranquillità e la sicurezza con cui Guido s ' accinse all ' affare che infatti si presentava facilissimo perché in Inghilterra si poteva fissare la merce per consegna al nostro porto donde veniva ceduta , senz ' esserne rimossa , al nostro compratore . Egli fissò esattamente l ' importo che voleva guadagnare e col mio aiuto stabilí quale limite dovesse stabilire al nostro amico inglese per l ' acquisto . Con l ' aiuto del vocabolario combinammo insieme il dispaccio in inglese . Una volta speditolo , Guido si fregò le mani e si mise a calcolare quante corone gli sarebbero piovute in cassa in premio di quella lieve e breve fatica . Per tenersi favorevoli gli dei , trovò giusto di promettere una piccola provvigione a me e quindi , con qualche malizia , anche a Carmen che all ' affare aveva collaborato con i suoi occhi . Ambedue volemmo rifiutare , ma egli ci supplicò di fingere almeno di accettare . Temeva altrimenti il nostro malocchio ed io lo compiacqui subito per rassicurarlo . Sapevo con certezza matematica che da me non potevano venirgli che i migliori auguri , ma capivo ch ' egli potesse dubitarne . Quaggiú quando non ci vogliamo male ci amiamo tutti , ma però i nostri vivi desideri accompagnano solo gli affari cui partecipiamo . L ' affare fu vagliato in tutti i sensi ed anzi ricordo che Guido calcolò persino per quanti mesi , col beneficio che ne avrebbe tratto , avrebbe potuto mantenere la sua famiglia e l ' ufficio , cioè le sue due famiglie , come egli diceva talvolta o i suoi due uffici come diceva tale altra quando si seccava molto in casa . Fu vagliato troppo , quell ' affare , e non riuscí forse per questo . Da Londra capitò un breve dispaccio : Notato eppoi l ' indicazione del prezzo di quel giorno del solfato , piú elevato di molto di quello concessoci dal nostro compratore . Addio affare . Il Tacich ne fu informato e poco dopo abbandonò Trieste . In quell ' epoca io cessai per circa un mese di frequentare l ' ufficio e perciò , per le mie mani , non passò una lettera che giunse alla ditta , dall ' aspetto inoffensivo , ma che doveva avere gravi conseguenze per Guido . Con essa , quella ditta inglese ci confermava il suo dispaccio e finiva con l ' informarci che notava il nostro ordine valido sino a revoca . Guido non ci pensò affatto di dare tale revoca ed io , quando ritornai in ufficio , non ricordai piú quell ' affare . Cosí varii mesi appresso , una sera , Guido venne a cercarmi a casa con un dispaccio ch ' egli non intendeva e che credeva fosse stato indirizzato a noi per errore ad onta che portasse chiaro il nostro indirizzo telegrafico che io avevo fatto regolarmente notare non appena fummo installati nel nostro ufficio . Il dispaccio conteneva solo tre parole : 60 tons settled , ed io lo intesi subito , ciò che non era difficile perché quello del solfato di rame era il solo affare grosso che avessimo trattato . Glielo dissi : si capiva da quel dispaccio che il prezzo , che noi avevamo fissato per l ' esecuzione del nostro ordine , era stato raggiunto e che perciò eravamo felici proprietari di sessanta tonnellate di solfato di rame . Guido protestò : - Come si può pensare ch ' io accetti tanto in ritardo l ' esecuzione del mio ordine ? Pensai subito io che nel nostro ufficio dovesse esserci la lettera di conferma del primo dispaccio , mentre Guido non ricordava di averla ricevuta . Lui , inquieto , propose di correre subito all ' ufficio per vedere se ci fosse , ciò che mi fu molto gradito perché mi seccava quella discussione dinanzi ad Augusta la quale ignorava che io per un mese non m ' ero fatto vedere in ufficio . Corremmo all ' ufficio . Guido era tanto dispiacente di vedersi costretto a quel primo grande affare che , per esimersene , sarebbe corso fino a Londra . Aprimmo l ' ufficio ; poi , a tastoni nell ' oscurità , trovammo la via alla nostra stanza e raggiungemmo il gas , per accenderlo . Allora la lettera fu subito trovata ed era fatta come io l ' avevo supposta ; c ' informava cioè che il nostro ordine valido sino a revoca era stato eseguito . Guido guardò la lettera con la fronte contratta non so se dal dispiacere o dallo sforzo di voler annientare col suo sguardo quanto si annunciava esistente con tanta semplicità di parola . - E pensare - osservò - che sarebbe bastato di scrivere due parole per risparmiarsi un danno simile . Non era certo un rimprovero diretto a me perché io ero stato assente dall ' ufficio e , per quanto avessi saputo trovare subito la lettera sapendo ove doveva trovarsi , prima di allora non l ' avevo mai vista . Ma per nettarmi piú radicalmente da ogni rimprovero , lo rivolsi deciso a lui : - Durante la mia assenza avresti pur dovuto leggere accuratamente tutte le lettere ! La fronte di Guido si spianò . Alzò le spalle e mormorò : - Può ancora finire coll ' essere una fortuna quest ' affare . Poco dopo mi lasciò ed io ritornai a casa mia . Ma il Tacich ebbe ragione : in certe stagioni il solfato di rame andava giú , giú , ogni giorno piú giú e noi avevamo nell ' esecuzione del nostro ordine e nella immediata impossibilità di cedere la merce a quel prezzo ad altri , l ' opportunità di studiare tutto il fenomeno . La nostra perdita aumentò . Il primo giorno Guido mi domandò consiglio . Avrebbe potuto vendere con una perdita piccola in confronto di quella che dovette sopportare poi . Io non volli dare dei consigli , ma non trascurai di ricordargli la convinzione del Tacich secondo la quale il ribasso avrebbe dovuto continuare per oltre cinque mesi . Guido rise : - Adesso non mi mancherebbe altro che farmi dirigere nei miei affari da un provinciale ! Ricordo che tentai pure di correggerlo , dicendogli che quel provinciale da molti anni passava il suo tempo nella piccola cittadina dalmata a guardare il solfato di rame . Io non posso avere alcun rimorso per la perdita che Guido subí in quell ' affare . Se mi avesse ascoltato gli sarebbe stata risparmiata . Piú tardi discutemmo l ' affare del solfato di rame con un agente , un uomo piccolo , grassoccio , vivo e accorto , che ci biasimò di aver fatto quell ' acquisto , ma che non sembrava di dividere l ' opinione del Tacich . Secondo lui il solfato di rame , per quanto facesse un mercato a sé , pur risentiva la fluttuazione del prezzo del metallo . Guido da quell ' intervista acquistò una certa sicurezza . Pregò l ' agente di tenerlo informato di ogni movimento nel prezzo ; avrebbe aspettato volendo vendere non soltanto senza perdita , ma con un piccolo utile . L ' agente rise discretamente eppoi nel corso del discorso disse una parola ch ' io notai perché mi parve molto vera : - Curioso come a questo mondo vi sia poca gente che si rassegni a perdite piccole ; sono le grandi che inducono immediatamente alla grande rassegnazione . Guido non ne fece caso . Io ammirai però anche lui , perché all ' agente non raccontò per quale via noi fossimo arrivati a quell ' acquisto . Glielo dissi ed egli ne menò vanto . Avrebbe temuto , mi disse , di screditare noi e anche la nostra merce raccontando la storia di quell ' acquisto . Poi , per parecchio tempo , non parlammo piú del solfato , finché cioè non venne da Londra una lettera con la quale ci si invitava al pagamento e a dare istruzioni per la spedizione . Ricevere , immagazzinare sessanta tonnellate ! A Guido cominciò a girare la testa . Facemmo i calcoli di quanto avremmo speso per conservare tale merce per varii mesi . Una somma enorme ! Io non dissi niente , ma il sensale che volontieri avrebbe vista la merce arrivare a Trieste perché allora prima o poi avrebbe avuto lui l ' incarico di venderla , fece osservare a Guido che quella somma che a lui pareva enorme , non era gran cosa se espressa in “ percenti ” sul valore della merce . Guido si mise a ridere perché l ' osservazione gli pareva strana : - Io non ho mica soli cento chili di solfato ; ne ho sessanta tonnellate , purtroppo ! Egli avrebbe finito col lasciarsi convincere dal calcolo dell ' agente , evidentemente giusto , visto che con un piccolo movimento in sú del prezzo , le spese sarebbero state coperte ad usura , se in quel momento non fosse stato arrestato da una sua cosidetta ispirazione . Quando gli avveniva di avere un ' idea commerciale proprio sua , egli ne era addirittura allucinato e non c ' era posto nella sua mente per altre considerazioni . Ecco la sua idea : la merce gli era stata venduta franco Trieste da gente che doveva pagarne il trasporto dall ' Inghilterra . Se egli ora avesse ceduta la merce ai suoi stessi venditori che avrebbero perciò risparmiate le spese per tale trasporto , egli avrebbe potuto fruire di un prezzo ben piú vantaggioso di quello che gli veniva offerto a Trieste . La cosa non era tanto vera , ma , per fargli piacere , nessuno la discusse . Una volta liquidata la faccenda , egli ebbe un sorriso un po ' amarognolo sulla sua faccia che allora parve proprio di pensatore pessimista e disse : - Non ne parliamo piú . La lezione fu alquanto cara ; bisogna ora saperne approfittare . Invece se ne parlò ancora . Egli non ebbe mai piú quella sua bella sicurezza nel rifiutare degli affari e , quando alla fine d ' anno gli feci vedere quanti denari avevamo perduti , egli mormorò : - Quel maledetto solfato di rame fu la mia disgrazia ! Sentivo sempre il bisogno di rimettermi di quella perdita ! La mia assenza dall ' ufficio era stato provocato dall ' abbandono di Carla . Non avevo piú potuto assistere agli amori di Carmen e Guido . Essi si guardavano , si sorridevano , in mia presenza . Me ne andai sdegnosamente con una risoluzione che presi di sera al momento di chiudere l ' ufficio e senza dirne nulla a nessuno . M ' aspettavo che Guido m ' avrebbe chiesta la ragione di tale abbandono e mi preparavo allora di dargli il fatto suo . Io potevo essere molto severo con lui visto ch ' egli non sapeva assolutamente nulla delle mie gite al Giardino Pubblico . Era una specie di gelosia la mia , perché Carmen m ' appariva quale la Carla di Guido , una Carla piú mite e sottomessa . Anche con la seconda donna egli era stato piú fortunato di me , come con la prima . Ma forse - e ciò mi forniva la ragione ad un nuovo rimprovero per lui - egli doveva anche tale fortuna a quelle sue qualità ch ' io gl ' invidiavo e che continuavo a considerare quali inferiori : parallelamente alla sua sicurezza sul violino , correva anche la sua disinvoltura nella vita . Io oramai sapevo con certezza di aver sacrificata Carla ad Augusta . Quando riandavo col pensiero a quei due anni di felicità che Carla m ' aveva concessi , m ' era difficile d ' intendere come essa - essendo fatta nel modo che ora sapevo - avesse potuto sopportarmi per tanto tempo . Non l ' avevo io offesa ogni giorno per amore ad Augusta ? Di Guido invece sapevo con certezza ch ' egli avrebbe saputo godersi Carmen senza neppur ricordarsi di Ada . Nel suo animo disinvolto due donne non erano di troppo . Confrontandomi con lui , a me pareva di essere addirittura innocente . Io avevo sposata Augusta senz ' amore e tuttavia non sapevo tradirla senza soffrirne . Forse anche lui aveva sposata Ada senz ' amarla , ma - per quanto ora di Ada non m ' importasse affatto - ricordavo l ' amore ch ' essa mi aveva ispirato e mi pareva che poiché io l ' avevo amata tanto , al suo posto sarei stato anche piú delicato di quanto non lo fossi ora al mio . Non fu Guido che venne a cercarmi . Fui io che da solo ritornai a quell ' ufficio a cercare il sollievo ad una grande noia . Egli si comportò in conformità ai patti del nostro contratto secondo i quali io non avevo alcun obbligo ad un ' attività regolare nei suoi affari e quando s ' imbatteva in me a casa o altrove , mi dimostrava la solita grande amicizia di cui gli ero sempre grato e non sembrava ricordare ch ' io avessi lasciato vuoto il posto a quel tavolo ch ' egli aveva comperato per me . Fra noi due non c ' era che un solo imbarazzo : il mio . Quando ritornai al mio posto m ' accolse come se dall ' ufficio io fossi stato assente per un giorno solo , m ' espresse con calore il suo piacere di aver riconquistata la mia compagnia e , sentito il mio proposito di riprendere il mio lavoro , esclamò : - Ho fatto dunque bene a non permettere a nessuno di toccare i tuoi libri ! Infatti trovai il mastro ed anche il giornale al punto ove li avevo lasciati . Luciano mi disse : - Speriamo che ora che lei è qui , ci moveremo di nuovo . Penso che il signor Guido sia scoraggiato per un paio di affari che tentò e che non gli riuscirono . Non gli dica nulla che io le parlo cosí , ma guardi se può incoraggiarlo . M ' accorsi infatti che in quell ' ufficio si lavorava ben poco e finché la perdita subita col solfato di rame non ci vivificò , vi si menò una vita veramente idillica . Io ne conclusi subito che Guido non sentisse piú tanto urgente il bisogno di lavorare per far muovere Carmen sotto la sua direzione e , altrettanto presto , che il periodo della corte da loro fosse passato e che oramai essa fosse divenuta la sua amante . L ' accoglienza di Carmen mi portò una sorpresa perché essa subito sentí il bisogno di ricordarmi una cosa che io avevo completamente dimenticata . Pare che prima di abbandonare quell ' ufficio , in quei giorni in cui ero corso dietro a tante donne perché non m ' era stato piú possibile di raggiungere la mia , io avessi aggredita anche Carmen . Essa mi parlò con grande serietà e con qualche imbarazzo : aveva piacere di rivedermi perché pensava io volessi bene a Guido e che i miei consigli potrebbero essergli utili , e voleva intrattenere con me - se io vi consentivo - una bella , una fraterna amicizia . Mi disse proprio qualche cosa di simile porgendomi con gesto largo la sua destra . Sulla sua faccia tanto bella che sempre pareva dolce , vi fu un atteggiamento molto severo per rilevare la pura fraternità della relazione che mi veniva offerta . Allora ricordai e arrossii . Forse se avessi ricordato prima , non sarei ritornato a quell ' ufficio mai piú . Era stata una cosa tanto breve e ficcata in mezzo a tante altre azioni dello stesso valore , che se ora non fosse stata ricordata , si avrebbe potuto credere non fosse esistita mai . Pochi giorni dopo l ' abbandono di Carla , io m ' ero messo a esaminare i libri facendomi aiutare da Carmen e pian pianino , per veder meglio nella stessa pagina , avevo passato il mio braccio intorno alla sua vita che poi avevo stretta sempre piú . Con un balzo Carmen s ' era sottratta a me ed io allora avevo abbandonato l ' ufficio . Io avrei potuto difendermi con un sorriso inducendola a sorridere con me perché le donne sono tanto propense a sorridere di delitti siffatti ! Avrei potuto dirle : - Ho tentato una cosa che non m ' è riuscita e me ne duole , ma non vi tengo rancore e voglio esservi amico finché non vi piacerà altrimenti . O avrei potuto rispondere anche da persona seria , scusandomi con lei e anche con Guido : - Scusatemi e non giudicatemi prima di sapere in quali condizioni io mi sia trovato allora . Invece mi mancò la parola . La mia gola - credo - era chiusa dal rancore solidificatovisi e non potevo parlare . Tutte queste donne che mi respingevano risolutamente davano addirittura una tinta tragica alla mia vita . Non avevo mai avuto un periodo tanto disgraziato . Invece di una risposta non mi sarei trovato pronto che a digrignare i denti , cosa poca comoda dovendo celarla . Forse mi mancò la parola anche pel dolore di veder cosí recisamente esclusa una speranza che tuttavia accarezzavo . Non posso fare a meno di confessarlo : meglio che con Carmen non avrei potuto rimpiazzare l ' amante ch ' io avevo perduta , quella fanciulla tanto poco compromettente che non m ' aveva chiesto altro che il permesso di vivermi accanto finché non domandò quello di non vedermi piú . Un ' amante in due è l ' amante meno compromettente . Certamente allora non avevo chiarite tanto bene le mie idee , ma le sentivo e adesso le so . Divenendo l ' amante di Carmen , io avrei fatto il bene di Ada e non avrei danneggiato di troppo Augusta . Ambedue sarebbero state tradite molto meno che se Guido ed io avessimo avuta una donna intera per ciascuno . La risposta a Carmen io la diedi varii giorni appresso , ma ancor oggidí ne arrossisco . L ' orgasmo in cui m ' aveva gettato l ' abbandono di Carla doveva sussistere tuttavia per farmi arrivare ad un punto simile . Ne ho rimorso come di nessun ' altra azione della mia vita . Le parole bestiali che ci lasciamo scappare rimordono piú fortemente delle azioni piú nefande cui la nostra passione c ' induca . Naturalmente designo come parole solo quelle che non sono azioni , perché so benissimo che le parole di Jago , per esempio , sono delle vere e proprie azioni . Ma le azioni , comprese le parole di Jago , si commettono per averne un piacere o un beneficio e allora tutto l ' organismo , anche quella parte che poi dovrebbe erigersi a giudice , vi partecipa e diventa dunque un giudice molto benevolo . Ma la stupida lingua agisce a propria e a soddisfazione di qualche piccola parte dell ' organismo che senza di essa si sente vinta e procede alla simulazione di una lotta quando la lotta è finita e perduta . Vuole ferire o vuole accarezzare . Si muove sempre in mezzo a dei traslati mastodontici . E quando son roventi , le parole scottano chi le ha dette . Io avevo osservato ch ' essa non aveva piú i colori che l ' avevano fatta ammettere tanto prontamente nel nostro ufficio . Mi figurai fossero andati perduti per una sofferenza che non ammisi avesse potuto essere fisica e l ' attribuii all ' amore per Guido . Del resto noi uomini siamo molto inclinati a compiangere le donne che si abbandonarono agli altri . Non vediamo mai quale vantaggio se ne possano aspettare . Possiamo magari amare l ' uomo di cui si tratta - come avveniva nel caso mio - ma non sappiamo neppur allora dimenticare come di solito vadano a finire quaggiú le avventure d ' amore . Sentii una sincera compassione per Carmen come non l ' avevo sentita mai per Augusta o per Carla . Le dissi : - E giacché avete avuta la gentilezza d ' invitarmi ad esservi amico , mi permettereste di farvi degli ammonimenti ? Essa non me lo permise , perché , come tutte le donne in quei frangenti , anch ' essa credette che ogni ammonimento sia un ' aggressione . Arrossí e balbettò : - Non capisco ! Perché dice cosí ? - E subito dopo , per farmi tacere : - Se avessi bisogno di consigli ricorrerei certamente a lei , signor Cosini . Perciò non mi fu concesso di predicarle la morale e fu un danno per me . Predicandole la morale certamente sarei arrivato ad un grado superiore di sincerità , magari tentando di prenderla di nuovo fra le mie braccia . Non m ' arrovellerei piú di aver voluto assumere quell ' aspetto bugiardo di Mentore . Per varii giorni di ogni settimana , Guido non si faceva neppur vedere in ufficio perché s ' era appassionato alla caccia e alla pesca . Io , invece , dopo il mio ritorno , per qualche tempo vi fui assiduo , occupatissimo nel mettere a giorno i libri . Ero spesso solo con Carmen e Luciano che mi consideravano quale il loro capo ufficio . Non mi pareva che Carmen soffrisse per l ' assenza di Guido e mi figurai ch ' essa l ' amasse tanto da gioire al sapere che si divertiva . Doveva anche essere avvisata dei giorni in cui egli sarebbe stato assente , perché non tradiva alcuna attesa ansiosa . Sapeva da Augusta che Ada invece non era fatta cosí , perché si lagnava amaramente delle frequenti assenze del marito . Del resto non era questa la sua unica lagnanza . Come tutte le donne non amate , essa si lagnava con lo stesso calore delle offese grandi e di quelle piccole . Non soltanto Guido la tradiva , ma quando era in casa suonava sempre il violino . Quel violino , che m ' aveva fatto tanto soffrire , era una specie di lancia di Achille per la varietà delle sue prestazioni . Appresi ch ' era passato anche per il nostro ufficio ove aveva promossa la corte a Carmen con delle bellissime variazioni sul “ Barbiere ” . Poi era ripartito perché in ufficio non occorreva piú ed era ritornato a casa ove risparmiava a Guido la noia di dover conversare con la moglie . Fra me e Carmen non ci fu mai piú nulla . Ben presto io ebbi per lei un sentimento d ' indifferenza assoluta come se essa avesse cambiato di sesso , qualche cosa di simile a quello che provavo per Ada . Una viva compassione per ambedue e nient ' altro . Proprio cosí ! Guido mi colmava di gentilezze . Io credo che in quel mese in cui l ' avevo lasciato solo , avesse imparato ad apprezzare la mia conpagnia . Una donnina come Carmen può essere gradevole di tempo in tempo , ma non si può mica sopportarla per giornate intere . Egli m ' invitò a caccia e a pesca . Aborro la caccia e decisamente mi rifiutai di accompagnarvelo . Invece , una sera , spintovi dalla noia , finii con l ' andare con lui a pesca . Al pesce manca ogni mezzo di comunicazione con noi e non può destare la nostra compassione . Se boccheggia anche quand ' è sano e salvo in acqua ! Persino la morte non ne altera l ' aspetto . Il suo dolore , se esiste , è celato perfettamente sotto le sue squame . Quando un giorno m ' invitò ad una pesca notturna , mi riservai di vedere se Augusta m ' avrebbe permesso di uscire quella sera e di restar fuori tanto tardi . Gli dissi che avrei ricordato che la sua barchetta si sarebbe staccata dal molo Sartorio alle nove di sera e che , potendo , mi vi sarei trovato . Pensai perciò che anche lui dovette sapere subito che per quella sera non m ' avrebbe riveduto e che come avevo fatto tante altre volte , non mi sarei recato all ' appuntamento . Invece quella sera fui cacciato di casa dalle strida della mia piccola Antonia . Piú la madre l ' accarezzava e piú la piccina strillava . Allora tentai un mio sistema che consisteva nel gridar delle insolenze nel piccolo orecchio di quella scimmietta urlante . N ' ebbi il solo risultato di far cambiare il ritmo alle sue strida , perché si mise a gridare dallo spavento . Poi avrei voluto tentare un altro sistema un poco piú energico , ma Augusta ricordò in tempo l ' invito di Guido e m ' accompagnò alla porta promettendomi di coricarsi sola se io non fossi rincasato che tardi . Anzi , pur di mandarmi via , si sarebbe anche adattata di prendere senza di me il caffè la mattina appresso , se fossi rimasto fuori fino allora . C ' è un piccolo dissidio tra me e Augusta - l ' unico - sul modo di trattare i bambini fastidiosi : a me pare che il dolore del bambino sia meno importante del nostro e che valga la pena d ' infliggerglielo pur di risparmiare un grande disturbo all ' adulto ; a lei invece sembra che noi , che abbiamo fatti i bambini , dobbiamo anche subirli . Avevo tutto il tempo per arrivare all ' appuntamento e attraversai lentamente la città guardando le donne e nello stesso tempo inventando un ordigno speciale che avrebbe impedito ogni dissidio fra me ed Augusta . Ma per il mio ordigno l ' umanità non era abbastanza evoluta ! Esso era destinato al futuro lontano e non poteva piú giovare a me se non dimostrandomi per quale piccola ragione si rendevano possibili le mie dispute con Augusta : la mancanza di un piccolo ordigno ! Esso sarebbe stato semplice , un tramvai casalingo , una sediola fornita di ruote e rotaie sulla quale la mia bimba avrebbe passata la sua giornata : poi un bottone elettrico toccando il quale la sediola con la bimba urlante si sarebbe messa a correre via fino a raggiungere il punto piú lontano della casa donde la sua voce affievolita dalla lontananza ci sarebbe sembrata perfino gradevole . Ed io ed Augusta saremmo rimasti insieme tranquilli ed affettuosi . Era una notte ricca di stelle e priva di luna , una di quelle notti in cui si vede molto lontano e perciò addolcisce e quieta . Guardai le stelle che avrebbero potuto ancora portare il segno dell ' occhiata d ' addio di mio padre moribondo . Sarebbe passato il periodo orrendo in cui i miei bimbi sporcavano e urlavano . Poi sarebbero stati simili a me ; io li avrei amati secondo il mio dovere e senza sforzo . Nella bella , vasta notte mi rasserenai del tutto e senz ' aver bisogno di fare dei propositi . Alla punta del molo Sartorio le luci provenienti dalla città erano tagliate dall ' antica casetta da cui sporge la punta stessa quale una breve fondamenta . L ' oscurità era perfetta e l ' acqua alta e fosca e quieta mi pareva pigramente gonfia . Non guardai piú né il cielo né il mare . A pochi passi da me c ' era una donna che destò la mia curiosità per uno stivaletto verniciato che per un istante brillò nell ' oscurità . Nel breve spazio e nel buio , a me parve che quella donna alta e forse elegante , si trovasse chiusa in una stanza con me . Le avventure piú gradevoli possono capitare quando meno ci si pensa , e vedendo che quella donna tutt ' ad un tratto deliberatamente s ' avvicinava , ebbi per un istante un sentimento piacevolissimo , che sparve subito quando sentii la voce roca di Carmen . Voleva fingere di aver piacere d ' apprendere ch ' ero anch ' io della partita . Ma nell ' oscurità e con quella specie di voce non si poteva fingere . Le dissi rudemente : - Guido m ' ha invitato . Ma se volete , io trovo altro da fare e vi lascio soli ! Ella protestò dichiarando che anzi era felice di vedermi per la terza volta in quel giorno . Mi raccontò che in quella piccola barchetta si sarebbe trovato riunito l ' ufficio intero perché c ' era anche Luciano . Guai per i nostri affari se fosse andata a picco ! M ' aveva detto che c ' era anche Luciano , certo per darmi la prova dell ' innocenza del ritrovo . Poi chiacchierò ancora volubilmente , dapprima dicendomi ch ' era la prima volta che andava con Guido a pesca eppoi confessando ch ' era la seconda . S ' era lasciato sfuggire che non le dispiaceva di star seduta “ a pagliolo ” in una barchetta e a me era sembrato strano ch ' essa conoscesse quel termine . Cosí dovette confessarmi di averlo appreso la prima volta ch ' era stata a pesca con Guido . - Quel giorno - aggiunse per rivelare la completa innocenza di quella prima gita - andammo alla pesca degli sgombri e non delle orate . Di mattina . Peccato che non abbia avuto il tempo di farla chiacchierare di piú , perché avrei potuto sapere tutto quello che m ' importava , ma dall ' oscurità della Sacchetta uscí e s ' approssimò a noi rapidamente la barchetta di Guido . Io ero sempre in dubbio : dal momento che c ' era Carmen , non avrei dovuto allontanarmi ? Forse Guido non aveva neppur avuto l ' intenzione d ' invitarci ambedue perché io ricordavo di aver quasi rifiutato il suo invito . Intanto la barchetta approdò e , giovanilmente sicura anche nell ' oscurità , Carmen vi scese trascurando di appoggiarsi alla mano che Luciano le aveva offerta . Poiché esitavo , Guido urlò : - Non farci perder tempo ! Con un balzo fui anch ' io nella barchetta . Il balzo mio era quasi involontario : un prodotto dell ' urlo di Guido . Guardavo con grande desiderio la terra , ma bastò un istante di esitazione per rendermi impossibile lo sbarco . Finii col sedermi a prua della non grande barchetta . Quando m ' abituai all ' oscurità , vidi che a poppa , di faccia a me , sedeva Guido e ai suoi piedi , a pagliolo , Carmen . Luciano , che vogava , ci divideva . Io non mi sentivo né molto sicuro né molto comodo nella piccola barca , ma presto mi vi abituai e guardai le stelle che di nuovo mi mitigarono . Era vero che in presenza di Luciano - un servo devoto delle famiglie delle nostre mogli - Guido non si sarebbe rischiato di tradire Ada e non c ' era perciò niente di male che io fossi con loro . Desideravo vivamente di poter godere di quel cielo , quel mare e la vastissima quiete . Se avessi dovuto sentirne rimorso e perciò soffrire , avrei fatto meglio di restare a casa mia a farmi torturare dalla piccola Antonia . L ' aria fresca notturna mi gonfiò i polmoni e compresi ch ' io potevo divertirmi in compagnia di Guido e Carmen , cui in fondo volevo bene . Passammo dinanzi al faro e arrivammo al mare aperto . Qualche miglio piú in là brillavano le luci d ' innumerevoli velieri : là si tendevano ben altre insidie al pesce . Dal Bagno Militare , - una mole poderosa nereggiante sui suoi pali , - cominciammo a moverci su e giú lungo la riviera di Sant ' Andrea . Era il posto prediletto dei pescatori . Accanto a noi , silenziosamente , molte altre barche facevano la stessa nostra manovra . Guido preparò le tre lenze e inescò gli ami configgendovi dei gamberelli per la coda . Consegnò una lenza ad ognuno di noi dicendo che la mia , a prua , - la sola munita di piombino - sarebbe stata preferita dal pesce . Scorsi nell ' oscurità il mio gamberello dalla coda trafitta e mi parve che movesse lentamente la parte superiore del corpo , quella parte che non era diventata una guaina . Per questo movimento mi parve piuttosto meditabondo che spasimante dal dolore . Forse ciò che produce il dolore nei grandi organismi , nei piccolissimi può ridursi fino a divenire un ' esperienza nuova , un solletico al pensiero . Lo ficcai nell ' acqua calandovelo , come mi fu detto da Guido , per dieci braccia . Dopo di me Carmen e Guido calarono le loro lenze . Guido aveva ora a poppa anche un remo col quale spingeva la barca con l ' arte che occorreva perché le lenze non s ' aggrovigliassero . Pare che Luciano non fosse ancora al caso di dirigere in tale modo la barchetta . Del resto Luciano aveva ora l ' incarico della piccola rete con la quale avrebbe levato dall ' acqua il pesce portato dall ' amo fino alla superficie . Per lungo tempo egli non ebbe nulla da fare . Guido ciarlava molto . Chissà che non sia stato attaccato a Carmen dalla sua passione per l ' insegnamento piuttosto che dall ' amore . Io avrei voluto non starlo a sentire per continuare a pensare al piccolo animaletto che tenevo esposto alla voracità dei pesci , sospeso nell ' acqua e che coi cenni della testolina - se li continuava anche in acqua - avrebbe adescato meglio il pesce . Ma Guido mi chiamò ripetute volte e dovetti star a sentire la sua teoria sulla pesca . Il pesce avrebbe toccato varie volte l ' esca e noi l ' avremmo sentito , ma dovevamo guardarci dal tirare la lenza finché non si fosse tesa . Allora dovevamo essere pronti per dare lo strappo che avrebbe infilzato sicuramente l ' amo nella bocca del pesce . Guido , come al solito , fu lungo nelle sue spiegazioni . Voleva spiegarci chiaramente quello che avremmo sentito nella mano quando il pesce avrebbe annusato l ' amo . E continuava le sue spiegazioni quando io e Carmen conoscevamo già per esperienza la quasi sonora ripercussione sulla mano di ogni contatto che l ' amo subiva . Piú volte dovemmo raccogliere la lenza per rinnovare l ' esca . Il piccolo animaluccio pensieroso finiva invendicato nelle fauci di qualche pesce accorto che sapeva evitare l ' amo . A bordo c ' era della birra e dei panini . Guido condiva tutto ciò con la sua chiacchiera inesauribile . Parlava ora delle enormi ricchezze che giacevano nel mare . Non si trattava , come Luciano credeva , né del pesce né delle ricchezze immersevi dall ' uomo . Nell ' acqua del mare c ' era disciolto dell ' oro . Improvvisamente ricordò ch ' io avevo studiato chimica e mi disse : - Anche tu devi sapere qualche cosa di quest ' oro . Io non ne ricordavo molto , ma annuii arrischiando un ' osservazione della cui verità non potevo essere sicuro . Dichiarai : - L ' oro del mare è il piú costoso di tutti . Per avere uno di quei napoleoni che giacciono qui disciolti , bisognerebbe spenderne cinque . Luciano che ansiosamente s ' era rivolto a me per sentirmi confermare le ricchezze su cui nuotavamo , mi volse disilluso la schiena . A lui di quell ' oro non importava piú . Guido invece mi diede ragione credendo di ricordare che il prezzo di quell ' oro era esattamente di cinque volte tanto , proprio come avevo detto io . Mi glorificava addirittura confermando la mia asserzione , che io sapevo del tutto cervellotica . Si vedeva che mi sentiva poco pericoloso e che in lui non c ' era ombra di gelosia per quella donna coricata ai suoi piedi . Pensai per un istante di metterlo in imbarazzo dichiarando che ricordavo ora meglio e che per trarre dal mare uno di quei napoleoni ne sarebbero bastati tre o che ne sarebbero abbisognati addirittura dieci . Ma in quell ' istante fui chiamato dalla mia lenza che improvvisamente s ' era tesa per uno strappo poderoso . Strappai anch ' io e gridai . Con un balzo Guido mi fu vicino e mi prese di mano la lenza . Gliel ' abbandonai volentieri . Egli si mise a tirarla su , prima a piccoli tratti , poi , essendo diminuita la resistenza , a grandissimi . E nell ' acqua fosca si vide brillare l ' argenteo corpo del grosso animale . Correva oramai rapidamente e senza resistenza dietro al suo dolore . Perciò compresi anche il dolore dell ' animale muto , perché era gridato da quella fretta di correre alla morte . Presto l ' ebbi boccheggiante ai miei piedi . Luciano l ' aveva tratto dall ' acqua con la rete e , strappandonelo senza riguardo , gli aveva levato di bocca l ' amo . Palpò il grosso pesce : - Un ' orata di tre chilogrammi ! Ammirando , disse il prezzo che se ne sarebbe domandato in pescheria . Poi Guido osservò che l ' acqua era ferma a quell ' ora e che sarebbe stato difficile di pigliare dell ' altro pesce . Raccontò che i pescatori ritenevano che quando l ' acqua non cresceva né calava , i pesci non mangiavano e perciò non potevano essere presi . Fece della filosofia sul pericolo che risultava ad un animale dal suo appetito . Poi , mettendosi a ridere , senz ' accorgersi che si comprometteva , disse : - Tu sei l ' unico che sappia pescare questa sera . La mia preda si dibatteva tuttavia nella barca , quando Carmen diede uno strido . Guido domandò senza muoversi e con una gran voglia di ridere nella voce : - Un ' altra orata ? Carmen confusa rispose : - Mi pareva ! Ma ha già abbandonato l ' amo ! Io sono sicuro che , trascinato dal suo desiderio , egli le aveva dato un pizzicotto . Io oramai mi sentivo a disagio in quella barca . Non accompagnavo piú col desiderio l ' opera del mio amo , anzi agitavo la lenza in modo che i poveri animali non potessero abboccare . Dichiarai che avevo sonno e pregai Guido di sbarcarmi a Sant ' Andrea . Poi mi preoccupai di togliergli il sospetto ch ' io me ne andassi perché infastidito da quanto doveva avermi rivelato lo strido di Carmen , e gli raccontai della scena che aveva fatta la mia piccina quella sera e il mio desiderio di accertarmi presto che non stesse male . Compiacente come sempre , Guido accostò la barca alla riva . M ' offerse l ' orata ch ' io avevo pescata , ma io rifiutai . Proposi di ridarle la libertà gettandola in mare , ciò che fece dare un urlo di protesta a Luciano , mentre Guido bonariamente disse : - Se sapessi di poter ridarle la vita e la salute lo farei . Ma a quest ' ora la povera bestia non può servire che in piatto ! Li seguii con gli occhi e potei accertarmi che non approfittarono dello spazio lasciato libero da me . Stavano bene serrati insieme e la barchetta andò via un po ' sollevata a prua dal troppo peso a poppa . Mi parve una punizione divina all ' apprendere che la mia bambina era stata colta dalla febbre . Non l ' avevo resa malata io , simulando con Guido una preoccupazione che non sentivo per la sua salute ? Augusta non s ' era ancora coricata , ma poco prima c ' era stato il dottor Paoli che l ' aveva rassicurata dicendo di essere sicuro che una febbre improvvisa tanto violenta non poteva annunziare una malattia grave . Restammo lungamente a guardare Antonia che giaceva abbandonata sul piccolo giaciglio , la faccina dalla pelle asciutta arrossata intensamente sotto i bruni ricci scomposti . Non gridava , ma si lamentava di tempo in tempo con un lamento breve che veniva interrotto da un torpore imperioso . Dio mio ! Come il male me la portava vicina ! Avrei data una parte della mia vita per liberarle il respiro . Come togliermi il rimorso di aver pensato di non saper amarla , eppoi di aver passato tutto quel tempo in cui soffriva , lontano da lei e in quella compagnia ? - Somiglia ad Ada ! - disse Augusta con un singulto . Era vero ! Ce ne accorgemmo allora per la prima volta e quella somiglianza divenne sempre piú evidente a mano a mano che Antonia crebbe , tanto che io talvolta mi sento tremare il cuore al pensiero che le potrebbe toccare il destino della poverina a cui assomiglia . Ci coricammo dopo di aver posto il letto della bambina accanto a quello di Augusta . Ma io non potevo dormire : avevo un peso al cuore come quelle sere in cui i miei trascorsi della giornata si specchiavano in immagini notturne di dolore e di rimorso . La malattia della bambina mi pesava come un ' opera mia . Mi ribellai ! Io ero puro e potevo parlare , potevo dire tutto . E dissi tutto . Raccontai ad Augusta dell ' incontro con Carmen , della posizione ch ' essa occupava nella barca , eppoi del suo strido che io dubitai fosse stato provocato da una carezza brutale di Guido senza però poter esserne sicuro . Ma Augusta ne era sicura . Perché altrimenti , subito dopo , la voce di Guido sarebbe stata alterata dall ' ilarità ? Cercai di attenuare la sua convinzione , ma poi dovetti ancora raccontare . Feci una confessione anche per quanto concerneva me , descrivendo la noia che m ' aveva cacciato di casa e il mio rimorso di non amare meglio Antonia . Mi sentii subito meglio e m ' addormentai profondamente . La mattina appresso , Antonia stava meglio ; era quasi priva di febbre . Giaceva calma e libera di affanno , ma era pallida e affranta come se si fosse consunta in uno sforzo sproporzionato al suo piccolo organismo ; evidentemente essa era già uscita vittoriosa dalla breve battaglia . Nella calma che ne derivò anche a me , ricordai , dolendomene , di aver compromesso orribilmente Guido e volli da Augusta la promessa ch ' essa non avrebbe comunicato a nessuno i miei sospetti . Ella protestò che non si trattava di sospetti , ma di evidenza certa ciò che io negai senza riuscire a convincerla . Poi essa mi promise tutto quello che volli ed io me ne andai tranquillamente in ufficio . Guido non c ' era ancora e Carmen mi raccontò ch ' erano stati ben fortunati dopo la mia partenza . Avevano prese altre due orate , piú piccole della mia , ma di un peso considerevole . Io non volli crederlo e pensai che essa volesse convincermi che alla mia partenza avessero abbandonata l ' occupazione a cui avevano atteso finché c ' ero stato io . L ' acqua non s ' era fermata ? Fino a che ora erano stati in mare ? Carmen per convincermi mi fece confermare anche da Luciano la pesca delle due orate ed io da quella volta pensai che Luciano per ingraziarsi Guido sia stato capace di qualunque azione . Sempre durante la calma idillica che precorse l ' affare del solfato di rame , avvenne in quell ' ufficio una cosa abbastanza strana che non so dimenticare , tanto perché mette in evidenza la smisurata presunzione di Guido , quanto perché pone me in una luce nella quale m ' è difficile di ravvisarmi . Un giorno eravamo tutt ' e quattro in ufficio e il solo che fra di noi parlasse di affari era , come sempre , Luciano . Qualche cosa nelle sue parole suonò all ' orecchio di Guido quale una rampogna che , in presenza di Carmen , gli era difficile di sopportare . Ma altrettanto difficile era difendersene , perché Luciano aveva le prove che un affare ch ' egli aveva consigliato mesi prima e che da Guido era stato rifiutato , aveva finito col rendere una quantità di denaro a chi se ne era occupato . Guido finí col dichiarare di disprezzare il commercio e asserire che se la fortuna non l ' avesse assistito in questo , egli avrebbe trovato il mezzo di guadagnare del denaro con altre attività molto piú intelligenti . Col violino , per esempio . Tutti furono d ' accordo con lui ed anch ' io , ma con la riserva : - A patto di studiare molto . La mia riserva gli dispiacque e disse subito che se si trattava di studiare , egli allora avrebbe potuto fare molte altre cose , per esempio , della letteratura . Anche qui gli altri furono d ' accordo , ed io stesso , ma con qualche esitazione . Non ricordavo bene le fisonomie dei nostri grandi letterati e le evocavo per trovarne una che somigliasse a Guido . Egli allora urlò : - Volete delle buone favole ? Io ve ne improvviso come Esopo ! Tutti risero , meno lui . Si fece dare la macchina da scrivere e , correntemente , come se avesse scritto sotto dettatura , con gesti piú ampi di quanto esigesse un lavoro utile alla macchina , stese la prima favola . Porgeva già il foglietto a Luciano , ma si ricredette , lo riprese e lo rimise a posto nella macchina , scrisse una seconda favola , ma questa gli costò piú fatica della prima tanto che dimenticò di continuare a simulare con gesti l ' ispirazione e dovette correggere il suo scritto piú volte . Perciò io ritengo che la prima delle due favole non sia stata sua e che invece la seconda sia veramente uscita dal suo cervello di cui mi sembra degna . La prima favola diceva di un uccelletto al quale avvenne d ' accorgersi che lo sportellino della sua gabbia era rimasto aperto . Dapprima pensò di approfittarne per volar via , ma poi si ricredette temendo che se , durante la sua assenza , lo sportellino fosse stato rinchiuso egli avrebbe perduta la sua libertà . La seconda trattava di un elefante ed era veramente elefantesca . Soffrendo di debolezza alle gambe , il grosso animale andava a consultare un uomo , celebre medico , il quale al vedere quegli arti poderosi gridava : - Non vidi giammai delle gambe tanto forti . Luciano non si lasciò imporre da quelle favole anche perché non le capiva . Rideva abbondantemente , ma si vedeva che gli sembrava comico che una cosa simile gli fosse presentata come commerciabile . Rise poi anche per compiacenza quando gli fu spiegato che l ' uccellino temeva di essere privato della libertà di ritornare in gabbia e l ' uomo ammirava le gambe per quanto deboli dell ' elefante . Ma poi chiese : - Quanto si ricava da due favole cosí ? Guido fece da uomo superiore : - Il piacere d ' averle fatte eppoi , volendo farne di piú , anche molti denari . Carmen invece era agitata dall ' emozione . Domandò il permesso di poter copiare quelle due favole e ringraziò riconoscente quando Guido le offerse in dono il foglietto ch ' egli aveva scritto dopo di averlo anche firmato a penna . Che cosa c ' entravo io ? Non avevo da battermi per l ' ammirazione di Carmen della quale , come ho detto , non m ' importava nulla , ma ricordando il mio modo di fare , devo credere che anche una donna che non sia rilevata dal nostro desiderio possa spingerci alla lotta . Infatti non si battevano gli eroi medievali anche per donne che non avevano mai viste ? A me quel giorno avvenne che i dolori lancinanti del mio povero organismo improvvisamente si facessero acuti e mi parve di non poterli attenuare altrimenti che battendomi con Guido facendo subito delle favole anch ' io . Mi feci consegnare la macchina ed io veramente improvvisai . Vero è che la prima delle favole che feci , stava da molti giorni nel mio animo . Ne improvvisai il titolo : “ Inno alla vita ” . Poi , dopo breve riflessione , scrissi di sotto : “ Dialogo ” . Mi pareva piú facile di far parlare le bestie che descriverle . Cosí nacque la mia favola dal dialogo brevissimo : Il gamberello meditabondo : - La vita è bella ma bisogna badare al posto dove ci si siede . L ' orata , correndo dal dentista : - La vita è bella ma bisognerebbe eliminare quegli animalucci traditori che celano nella carne saporita il metallo acuminato . Ora bisognava fare la seconda favola ma mi mancavano le bestie . Guardai il cane che giaceva nel suo cantuccio ed anch ' esso guardò me . Da quegli occhi timidi trassi un ricordo : pochi giorni prima Guido era ritornato da caccia pieno di pulci ed era andato a nettarsi nel nostro ripostiglio . Ebbi allora subito la favola e la scrissi correntemente : “ C ' era una volta un principe morso da molte pulci . S ' appellò agli dei che affliggessero una sola pulce , grossa e famelica , ma una sola , e destinassero le altre agli altri uomini . Ma nessuna delle pulci accettò di restare sola con quella bestia d ' uomo , ed egli dovette tenersele tutte ” . In quel momento le mie favole mi parvero splendide . Le cose ch ' escono dal nostro cervello hanno un aspetto sovranamente amabile specie quando si esaminano non appena nate . Per dire la verità il mio dialogo mi piace anche adesso , che ho fatta tanta pratica nel comporre . L ' inno alla vita fatto dal morituro è una cosa molto simpatica per coloro che lo guardano morire ed è anche vero che molti moribondi spendono l ' ultimo fiato per dire quella che a loro sembra la causa per cui muoiono , innalzando cosí un inno alla vita degli altri che sapranno evitare quell ' accidente . In quanto alla seconda favola non voglio parlarne e fu commentata argutamente da Guido stesso che gridò ridendo : - Non è una favola , ma un modo di darmi della bestia . Risi con lui e i dolori che m ' avevano spinto a scrivere s ' attenuarono subito . Luciano rise quando gli spiegai quello che avevo voluto dire e trovò che nessuno avrebbe pagato qualche cosa né per le mie né per le favole di Guido . Ma a Carmen le mie favole non piacquero . Mi diede un ' occhiataccia indagatrice ch ' era veramente nuova per quegli occhi e che io intesi come se fosse stata una parola detta : - Tu non ami Guido ! Ne fui addirittura sconvolto perché in quel momento essa certamente non sbagliava . Pensai che avevo torto di comportarmi come se non amassi Guido , io che poi lavoravo disinteressatamente per lui . Dovevo far attenzione al mio modo di comportarmi . Dissi mitemente a Guido : - Riconosco volentieri che le tue favole sono migliori delle mie . Bisogna però ricordare che sono le prime favole che ho fatte in vita mia . Egli non s ' arrese : - Credi forse ch ' io ne abbia fatte delle altre ? Lo sguardo di Carmen s ' era già raddolcito e , per ottenerlo piú dolce ancora , io dissi a Guido : - Tu hai certamente un talento speciale per le favole . Ma il complimento fece ridere tutti e due e subito dopo anche me , ma tutti bonariamente perché si vedeva che avevo parlato senz ' alcuna intenzione maligna . L ' affare del solfato di rame diede una maggiore serietà al nostro ufficio . Non c ' era piú tempo per le favole . Quasi tutti gli affari che ci venivano proposti erano ormai da noi accettati . Alcuni diedero qualche utile , ma piccolo ; altri delle perdite , ma grandi . Una strana avarizia era il principale difetto di Guido che fuori degli affari era tanto generoso . Quando un affare si dimostrava buono , egli lo liquidava frettolosamente , avido d ' incassare il piccolo utile che gliene derivava . Quando invece si trovava involto in un affare sfavorevole , non si decideva mai ad uscirne pur di ritardare il momento in cui doveva toccare la propria tasca . Per questo io credo che le sue perdite sieno state sempre rilevanti e i suoi utili piccoli . Le qualità di un commerciante non sono altro che le risultanti di tutto il suo organismo , dalla punta dei capelli fino alle unghie dei piedi . A Guido si sarebbe adattata una parola che hanno i Greci : “ astuto imbecille ” . Veramente astuto , ma anche veramente uno scimunito . Era pieno di accortezze che non servivano ad altro che ad ungere il piano inclinato sul quale scivolava sempre piú in giú . Assieme al solfato di rame gli capitarono tra capo e collo i due gemelli . La sua prima impressione fu di sorpresa tutt ' altro che piacevole , ma subito dopo di avermi annunziato l ' avvenimento , gli riuscí di dire una facezia che mi fece ridere molto , per cui , compiacendosi del successo , non seppe conservare il cipiglio . Associando i due bambini alle sessanta tonnellate di solfato , disse : - Sono condannato a lavorare all ' ingrosso , io ! Per confortarlo gli ricordai che Augusta era di nuovo nel settimo mese e che ben presto in fatto di bambini avrei raggiunto il suo tonnellaggio . Rispose sempre argutamente : - A me , da buon contabile , non sembra la stessa cosa . Dopo qualche giorno , per qualche tempo , fu preso da un grande affetto per i due marmocchi . Augusta che passava una parte della sua giornata dalla sorella , mi raccontò ch ' egli dedicava loro ogni giorno qualche ora . Li carezzava , e ninnava e Ada gliene era tanto riconoscente che fra i due coniugi sembrava rifiorire un nuovo affetto . In quei giorni egli versò un importo abbastanza vistoso ad una società d ' Assicurazioni per far trovare ai figli a vent ' anni una piccola sostanza . Lo ricordo per aver io registrato quell ' importo a suo debito . Fui invitato anch ' io a vedere i due gemelli ; anzi da Augusta m ' era stato detto che avrei potuto salutare anche Ada , che invece non poté ricevermi dovendo stare a letto ad onta che fossero passati già dieci giorni dal parto . I due bambini giacevano in due culle in un gabinetto attiguo alla stanza da letto dei genitori . Ada , dal suo letto , mi gridò : - Sono belli , Zeno ? Restai sorpreso dal suono di quella voce . Mi parve piú dolce : era un vero grido perché vi si sentiva uno sforzo , eppure rimaneva tanto dolce . Senza dubbio la dolcezza in quella voce veniva dalla maternità , ma io ne fui commosso perché ve la scoprivo proprio quand ' era rivolta a me . Quella dolcezza mi fece sentire come se Ada non m ' avesse chiamato col solo mio nome , ma premettendovi anche qualche qualificativo affettuoso come “ caro ” o “ fratello mio ” ! Ne sentii una viva riconoscenza e divenni buono ed affettuoso . Risposi festosamente : - Belli , cari , somiglianti , due meraviglie . - Mi parevano invece due morticini scoloriti . Vagivano ambedue e non andavano d ' accordo . Presto Guido ritornò alla vita di prima . Dopo l ' affare del solfato veniva piú assiduo in ufficio , ma ogni settimana , al sabato , partiva per la caccia e non ritornava che al lunedí mattina tardi e giusto in tempo per dare un ' occhiata all ' ufficio prima di colazione . Alla pesca andava di sera e passava spesso la notte in mare . Augusta mi raccontava dei dispiaceri di Ada , la quale soffriva bensí di una frenetica gelosia , ma anche di trovarsi sola per tanta parte della giornata . Augusta tentava di calmarla ricordandole che a caccia e a pesca non c ' erano donne . Però - non si sapeva da chi - Ada era stata informata che Carmen talvolta aveva accompagnato Guido a pesca . Guido , poi , l ' aveva confessato aggiungendo che non c ' era niente di male in una gentilezza ch ' egli usava ad un ' impiegata che gli era tanto utile . Eppoi non c ' era stato sempre presente Luciano ? Egli finí col promettere che non l ' avrebbe invitata piú , visto che ad Ada ciò dispiaceva . Dichiarava di non voler rinunciare né alla sua caccia che gli costava tanti denari né alla pesca . Diceva di lavorare molto ( e infatti in quell ' epoca nel nostro ufficio c ' era molto da fare ) e gli pareva che un po ' di svago gli spettasse . Ada non era di tale parere e le sembrava che il miglior svago egli l ' avrebbe avuto in famiglia , e trovava in ciò l ' assenso incondizionato di Augusta , mentre a me quello sembrava uno svago troppo sonoro . Augusta allora esclamava : - E tu non sei forse a casa ogni giorno , ad ore debite ? Era vero ed io dovevo confessare che fra me e Guido c ' era una grande differenza , ma non sapevo vantarmene . Dicevo ad Augusta accarezzandola : - Il merito è tuo perché hai usato dei metodi molto drastici di educazione . D ' altronde per il povero Guido le cose andavano peggiorandosi ogni giorno di piú : dapprima c ' erano stati bensí due bambini , ma una balia sola perché si sperava che Ada avrebbe potuto nutrire uno dei bambini . Invece essa non lo poté e dovettero far venire un ' altra balia . Quando Guido voleva farmi ridere , camminava su e giú per l ' ufficio battendosi il tempo con le parole : - Una moglie ... due bambini ... due balie ! C ' era una cosa che Ada specialmente odiava : Il violino di Guido . Essa sopportava i vagiti dei bambini , ma soffriva orrendamente per il suono del violino . Aveva detto ad Augusta : - Mi sentirei di abbaiare come un cane contro quei suoni ! Strano ! Augusta invece era beata quando passando dinanzi al mio studiolo sentiva uscirne i miei suoni aritmici ! - Eppure anche il matrimonio di Ada è stato un matrimonio d ' amore , - dicevo io stupito . - Non è il violino la miglior parte di Guido ? Tali chiacchiere furono del tutto dimenticate quando io rividi per la prima volta Ada . Fui proprio io che per il primo m ' accorsi della sua malattia . Uno dei primi giorni del Novembre - una giornata fredda , priva di sole , umida , - abbandonai eccezionalmente l ' ufficio alle tre del pomeriggio e corsi a casa pensando di riposare e sognare per qualche ora nel mio studiolo caldo . Per recarmivi dovevo passare il lungo corridoio , e dinanzi alla stanza di lavoro di Augusta mi fermai perché sentii la voce di Ada . Era dolce o malsicura ( ciò che si equivale , io credo ) come quel giorno in cui era stata indirizzata a me . Entrai in quella stanza spintovi dalla strana curiosità di vedere come la serena , la calma Ada , potesse vestirsi di quella voce che ricordava un po ' quella di qualche nostra attrice quando vuol far piangere senza saper piangere essa stessa . Infatti era una voce falsa o io la sentivo cosí , solo perché senza neppur aver visto chi la emetteva , la percepivo per la seconda volta dopo tanti giorni sempre ugualmente commossa e commovente . Pensai parlassero di Guido , perché quale altro argomento avrebbe potuto commuovere a quel modo Ada ? Invece le due donne , prendendo una tazza di caffè insieme , parlavano di cose domestiche : biancheria , servitú eccetera . Ma mi bastò di aver vista Ada per intendere che quella voce non era falsa . Commovente era anche la sua faccia ch ' io per primo scoprivo tanto alterata , e quella voce , se non si accordava con un sentimento , rispecchiava esattamente tutto un organismo , ed era perciò vera e sincera . Questo io sentii subito . Io non sono un medico e perciò non pensai ad una malattia , ma cercai di spiegarmi l ' alterazione nell ' aspetto di Ada come un effetto della convalescenza dopo il parto . Ma come si poteva spiegare che Guido non si fosse accorto di tanto mutamento avvenuto nella sua donna ? Intanto io , che sapevo a mente quell ' occhio , quell ' occhio ch ' io tanto avevo temuto perché subito m ' ero accorto che freddamente esaminava cose e persone per ammetterle o respingerle , potei constatare subito ch ' era mutato , ingrandito , come se per vedere meglio avesse forzata l ' orbita . Stonava quell ' occhio grande nella faccina immiserita e scolorita . Mi stese con grande affetto la mano : - Già lo so , - mi disse - tu approfitti di ogni istante per venir a riveder tua moglie e la tua bambina . Aveva la mano madida di sudore ed io so che ciò denota debolezza . Tanto piú mi figurai che , rimettendosi , avrebbe riacquistati gli antichi colori e le linee sicure delle guancie e dell ' incassatura dell ' occhio . Interpretai le parole che m ' aveva indirizzate quale un rimprovero rivolto a Guido , e bonariamente risposi che Guido , quale proprietario della ditta , aveva maggiori responsabilità delle mie che lo legavano all ' ufficio . Mi guardò indagatrice per assicurarsi ch ' io parlavo sul serio . - Ma pure - disse - mi sembra che potrebbe trovare un po ' di tempo per sua moglie e i suoi figli , - e la sua voce era piena di lacrime . Si rimise con un sorriso che domandava indulgenza e soggiunse : - Oltre agli affari ci sono anche la caccia e la pesca ! Quelle , quelle portano via tanto tempo . Con una volubilità che mi stupí raccontò dei cibi prelibati che si mangiavano alla loro tavola in seguito alla caccia e alla pesca di Guido . - Tuttavia vi rinunzierei volentieri ! - soggiunse poi con un sospiro e una lagrima . Non si diceva però infelice , anzi ! Raccontava che ormai non sapeva neppur figurarsi che non le fossero nati i due bambini ch ' essa adorava ! Con un po ' di malizia aggiungeva sorridendo che li amava di piú ora che ciascuno aveva la sua balia . Essa non dormiva molto , ma almeno , quando arrivava a prender sonno , nessuno la disturbava . E quando le chiesi se davvero dormisse tanto poco , si rifece seria e commossa per dirmi ch ' era il suo maggior disturbo . Poi , lieta , aggiunse : - Ma va già meglio ! Poco dopo ci lasciò per due ragioni : prima di sera doveva andar a salutare la madre eppoi non sapeva sopportare la temperatura delle nostre stanze munite di grandi stufe . Io , che ritenevo quella temperatura appena gradevole , pensai fosse un segno di forza quello di sentirla eccessivamente calda : - Non pare che tu sia tanto debole , - dissi sorridendo , - vedrai come sentirai diversamente alla mia età . Essa si compiacque molto di sentirsi designare come troppo giovine . Io ed Augusta l ' accompagnammo fino al pianerottolo . Pareva sentisse un grande bisogno della nostra amicizia perché per fare quei pochi passi camminò in mezzo a noi e si prese prima al braccio di Augusta eppoi al mio che io subito irrigidii per paura di cedere ad un ' antica abitudine di premere ogni braccio femminile che s ' offrisse al mio contatto . Sul pianerottolo parlò ancora molto e , avendo ricordato il padre suo , ebbe gli occhi di nuovo umidi , per la terza volta in un quarto d ' ora . Quando se ne fu andata , io dissi ad Agusta che quella non era una donna ma una fontana . Benché avessi vista la malattia di Ada , non vi diedi alcun ' importanza . Aveva l ' occhio ingrandito ; aveva la faccina magra ; la sua voce s ' era trasformata ed anche il carattere in quell ' affettuosità che non era sua , ma io attribuivo tutto ciò alla doppia maternità e alla debolezza . Insomma io mi dimostrai un magnifico osservatore perché vidi tutto , ma un grande ignorante perché non dissi la vera parola : malattia ! Il giorno appresso l ' ostetrico , che curava Ada , domandò l ' assistenza del dottor Paoli il quale subito pronunziò la parola ch ' io non avevo saputo dire : Morbus Basedowii . Guido me lo raccontò descrivendomi con grande dottrina la malattia e compiangendo Ada che soffriva molto . Senz ' alcuna malizia io penso che la sua compassione e la sua scienza non fossero grandi . Assumeva un aspetto accorato quando parlava della moglie , ma quando dettava delle lettere a Carmen manifestava tutta la gioia di vivere e insegnare ; credeva poi che colui che aveva dato il suo nome alla malattia fosse il Basedow ch ' era stato l ' amico di Goethe , mentre quando io studiai quella malattia in un ' enciclopedia , m ' accorsi subito che si trattava di un altro . Grande , importante malattia quella di Basedow ! Per me fu importantissimo di averla conosciuta . La studiai in varie monografie e credetti di scoprire appena allora il segreto essenziale del nostro organismo . Io credo che da molti come da me vi sieno dei periodi di tempo in cui certe idee occupino e ingombrino tutto il cervello chiudendolo a tutte le altre . Ma se anche alla collettività succede la stessa cosa ! Vive di Darwin dopo di essere vissuta di Robespierre e di Napoleone eppoi di Liebig o magari di Leopardi quando su tutto il cosmo non troneggi Bismark ! Ma di Basedow vissi sol io ! Mi parve ch ' egli avesse portate alla luce le radici della vita la quale è fatta cosí : tutti gli organismi si distribuiscono su una linea , ad un capo della quale sta la malattia di Basedow che implica il generosissimo , folle consumo della forza vitale ad un ritmo precipitoso , il battito di un cuore sfrenato , e all ' altro stanno gli organismi immiseriti per avarizia organica , destinati a perire di una malattia che sembrerebbe di esaurimento ed è invece di poltronaggine . Il giusto medio fra le due malattie si trova al centro e viene designato impropriamente come la salute che non è che una sosta . E fra il centro ed un ' estremità - quella di Basedow - stanno tutti coloro ch ' esasperano e consumano la vita in grandi desiderii . ambizioni , godimenti e anche lavoro , dall ' altra quelli che non gettano sul piatto della vita che delle briciole e risparmiano preparando quegli abietti longevi che appariscono quale un peso per la società . Pare che questo peso sia anch ' esso necessario . La società procede perché i Basedowiani la sospingono , e non precipita perché gli altri la trattengono . Io sono convinto che volendo costruire una società , si poteva farlo piú semplicemente , ma è fatta cosí , col gozzo ad uno dei suoi capi e l ' edema all ' altro , e non c ' è rimedio . In mezzo stanno coloro che hanno incipiente o gozzo o edema e su tutta la linea , in tutta l ' umanità , la salute assoluta manca . Anche ad Ada il gozzo mancava a quanto mi diceva Augusta , ma aveva tutti gli altri sintomi della malattia . Povera Ada ! M ' era apparsa come la figurazione della salute e dell ' equilibrio , tanto che per lungo tempo avevo pensato avesse scelto il marito con lo stesso animo freddo col quale suo padre sceglieva la sua merce , ed ora era stata afferrata da una malattia che la trascinava a tutt ' altro regime : le perversioni psichiche ! Ma io ammalai con lei di una malattia lieve , ma lunga . Per troppo tempo pensai a Basedow . Già credo che in qualunque punto dell ' universo ci si stabilisca si finisce coll ' inquinarsi . Bisogna moversi . La vita ha dei veleni , ma poi anche degli altri veleni che servono di contravveleni . Solo correndo si può sottrarsi ai primi e giovarsi degli altri . La mia malattia fu un pensiero dominante , un sogno , e anche uno spavento . Deve aver avuto origine da un ragionamento : con la designazione di perversione si vuole intendere una deviazione dalla salute , quella specie di salute che ci accompagnò per un tratto della vita . Ora sapevo che cosa fosse stata la salute da Ada . Non poteva la sua perversione portarla ad amare me , che da sana aveva respinto ? Io non so come questo terrore ( o questa speranza ) sia nato nel mio cervello ! Forse perché la voce dolce e spezzata di Ada mi parve di amore quando s ' indirizzò a me ? La povera Ada s ' era fatta ben brutta ed io non sapevo piú desiderarla . Ma andavo rivedendo i nostri rapporti passati e mi pareva che se essa fosse stata còlta da un improvviso amore per me , mi sarei trovato nelle brutte condizioni che ricordavano un poco quelle di Guido verso l ' amico inglese dalle sessanta tonnellate di solfato di rame . Proprio lo stesso caso ! Pochi anni prima io le avevo dichiarato il mio amore e non avevo fatto alcun atto di revoca fuori di quello di sposarne la sorella . In tale contratto essa non era protetta dalla legge ma dalla cavalleria . A me pareva di essere tanto fortemente impegnato con lei , che se essa si fosse presentata da me molti ma molti anni piú tardi , perfezionata magari nella malattia di Basedow da un bel gozzo , io avrei dovuto far onore alla mia firma . Ricordo però che tale prospettiva rese il mio pensiero piú affettuoso per Ada . Fino ad allora , quando m ' avevano informato dei dolori di Ada causati da Guido , io non ne avevo certamente goduto , ma pure avevo rivolto il pensiero con una certa soddisfazione alla mia casa nella quale Ada aveva rifiutato di entrare ed ove non si soffriva affatto . Ora le cose avevano cambiato : quell ' Ada che m ' aveva respinto con disdegno non c ' era piú , a meno che i miei testi di medicina non sbagliassero . La malattia di Ada era grave . Il dottor Paoli , pochi giorni dopo , consigliò di allontanarla dalla famiglia e di mandarla in una casa di salute a Bologna . Seppi ciò da Guido , ma Augusta poi mi raccontò che alla povera Ada anche in quel momento non furono risparmiati dei grandi dispiaceri . Guido aveva avuto la sfacciataggine di proporre di metter Carmen alla direzione della famiglia durante l ' assenza di sua moglie . Ada non ebbe il coraggio di dire apertamente quello che pensava di una simile proposta , ma dichiarò che non si sarebbe mossa di casa se non le fosse stato permesso di affidarne la direzione alla zia Maria , e Guido si adattò senz ' altro . Egli però continuò ad accarezzare l ' idea di poter aver Carmen a sua disposizione al posto lasciato libero da Ada . Un giorno disse a Carmen che se essa non fosse stata tanto occupata in ufficio , egli le avrebbe volentieri affidata la direzione della sua casa . Luciano ed io ci guardammo , e certamente scoprimmo ognuno nella faccia dell ' altro un ' espressione maliziosa . Carmen arrossí e mormorò che non avrebbe potuto accettare . - Già - disse Guido con ira - per quegli sciocchi riguardi al mondo non si può fare quello che gioverebbe tanto ! Però tacque anche lui presto ed era sorprendente abbreviasse una predica tanto interessante . Tutta la famiglia accompagnò Ada alla stazione . Augusta m ' aveva pregato di portare dei fiori per la sorella . Arrivai un po ' in ritardo con un bel mazzo di orchidee che porsi ad Augusta . Ada ci sorvegliava e quando Augusta le offerse i fiori ci disse : - Vi ringrazio di cuore ! Voleva significare di aver ricevuto i fiori anche da me , ma io sentii ciò come una manifestazione di affetto fraterno , dolce e anche un po ' fredda . Basedow certo non ci entrava . Pareva una sposina , la povera Ada con quegli occhi ingranditi smisuratamente dalla felicità . La sua malattia sapeva simulare tutte le emozioni . Guido partiva con lei per accompagnarla e ritornare dopo pochi giorni . Aspettammo sulla banchina la partenza del treno . Ada rimase affacciata alla finestra della sua vettura e continuò ad agitare il fazzoletto finché poté vederci . Poi accompagnammo la signora Malfenti lacrimante a casa . Al momento di dividerci mia suocera dopo di aver baciata Augusta , baciò anche me . - Scusa ! - desse ridendo fra le lacrime - l ' ho fatto senza proposito , ma se lo permetti ti dò anche un altro bacio . Anche la piccola Anna , ormai dodicenne , volle baciarmi . Alberta , ch ' era in procinto di abbandonare il teatro nazionale per fidanzarsi , e che di solito era un po ' sostenuta con me , quel giorno mi porse calorosamente la mano . Tutte mi volevano bene perché mia moglie era fiorente , e facevano cosí delle manifestazioni di antipatia per Guido , la cui moglie era malata . Ma proprio allora corsi il rischio di divenire un marito meno buono . Diedi un grande dolore a mia moglie , senza mia colpa , per un sogno cui innocentemente la feci addirittura partecipare . Ecco il sogno : eravamo in tre , Augusta , Ada ed io che ci eravamo affacciati ad una finestra e precisamente alla piú piccola che ci fosse stata nelle nostre tre abitazioni , cioè la mia , quella di mia suocera e quella di Ada . Eravamo cioè alla finestra della cucina della casa di mia suocera che veramente si apre sopra un piccolo cortile mentre nel sogno dava proprio sul Corso . Al piccolo davanzale c ' era tanto poco spazio che Ada , che stava in mezzo a noi tenendosi alle nostre braccia , aderiva proprio a me . Io la guardai e vidi che il suo occhio era ridivenuto freddo e preciso e le linee della sua faccia purissime fino alla nuca ch ' io vedevo coperta dei suoi riccioli lievi , quei riccioli ch ' io avevo visti tanto spesso quando Ada mi volgeva le spalle . Ad onta di tanta freddezza ( tale mi pareva la sua salute ) essa rimaneva aderente a me come avevo creduto lo fosse quella sera del mio fidanzamento intorno al tavolino parlante . Io , giocondamente , dissi ad Augusta ( certo facendo uno sforzo per occuparmi anche di lei ) : “ Vedi com ' è risanata ? Ma dov ' è Basedow ? ” . “ Non vedi ? ” , domandò Augusta ch ' era la sola fra di noi che arrivasse a guardare sulla via . Con uno sforzo ci sporgemmo anche noi e scorgemmo una grande folla che s ' avanzava minacciosa urlando . “ Ma dov ' è Basedow ? ” domandai ancora una volta . Poi lo vidi . Era lui che s ' avanzava inseguito da quella folla : un vecchio pezzente coperto di un grande mantello stracciato , ma di broccato rigido , la grande testa coperta di una chioma bianca disordinata , svolazzante all ' aria , gli occhi sporgenti dall ' orbita che guardavano ansiosi con uno sguardo ch ' io avevo notato in bestie inseguite , di paura e di minaccia . E la folla urlava : “ Ammazzate l ' untore ! ” . Poi ci fu un intervallo di notte vuota . Indi , subito , Ada ed io ci trovavamo soli sulla piú erta scala che ci fosse nelle nostre tre case , quella che conduce alla soffitta della mia villa . Ada era posta per alcuni scalini piú in alto , ma rivolta a me ch ' ero in atto di salire , mentre lei sembrava volesse scendere . Io le abbracciavo le gambe e lei si piegava verso di me non so se per debolezza o per essermi piú vicina . Per un istante mi parve sfigurata dalla sua malattia , ma poi , guardandola con affanno , riuscivo a rivederla come m ' era apparsa alla finestra , bella e sana . Mi diceva con la sua voce soda : “ Precedimi , ti seguo subito ! ” Io , pronto , mi volgevo per precederla correndo , ma non abbastanza presto per non scorgere che la porta della mia soffitta veniva aperta pian pianino e ne sporgeva la testa chiomata e bianca di Basedow con quella sua faccia fra timorosa e minacciosa . Ne vidi anche le gambe malsicure e il povero misero corpo che il mantello non arrivava a celare . Arrivai a correre via , ma non so se per precedere Ada o per fuggirla . Ora pare che trafelato io mi sia destato nella notte , e nell ' assopimento abbia raccontato tutto o parte del sogno ad Augusta per riprendere poi il sonno piú tranquillo e piú profondo . Credo che nella mezza coscienza io abbia seguito ciecamente l ' antico desiderio di confessare i miei trascorsi . Alla mattina , sulla faccia di Augusta , c ' era il cereo pallore delle grandi occasioni . Io ricordavo perfettamente il sogno , ma non esattamente quello che gliene avessi riferito . Con un aspetto di rassegnazione dolorosa essa mi disse : - Ti senti infelice perché essa è malata ed è partita e perciò sogni di lei . Io mi difesi ridendo ed irridendo . Non Ada era importante per me , ma Basedow , e le raccontai dei miei studi e anche delle applicazioni che avevo fatte . Ma non so se riuscii di convincerla . Quando si viene colti nel sogno è difficile di difendersi . È tutt ' altra cosa che arrivare alla moglie freschi freschi dall ' averla tradita in piena coscienza . Del resto , per tali gelosie di Augusta , io non avevo nulla da perdere perché essa amava tanto Ada che da quel lato la sua gelosia non gettava alcun ' ombra e , in quanto a me , essa mi trattava con un riguardo anche piú affettuoso e m ' era anche piú grata di ogni mia piú lieve manifestazione di affetto . Pochi giorni dopo , Guido ritornò da Bologna con le migliori notizie . Il direttore della casa di salute garantiva una guarigione definitiva a patto che Ada trovasse poi in casa una grande quiete . Guido riferí con semplicità e bastevole incoscienza la prognosi del sanitario non avvedendosi che in famiglia Malfenti quel verdetto veniva a confermare molti sospetti sul suo conto . Ed io dissi ad Augusta : - Ecco che sono minacciato di altri baci di tua madre . Pare che Guido non si trovasse molto bene nella casa diretta da zia Maria . Talvolta camminava su e giú per l ' ufficio mormorando : - Due bambini ... tre balie ... nessuna moglie . Anche dall ' ufficio rimaneva piú spesso assente perché sfogava il suo malumore imperversando sulle bestie a caccia e a pesca . Ma quando verso la fine dell ' anno , ebbimo da Bologna la notizia che Ada veniva considerata guarita e che s ' accingeva a rimpatriare , non mi parve che egli ne fosse troppo felice . S ' era abituato a zia Maria oppure la vedeva tanto poco che gli era facile e gradevole di sopportarla ? Con me naturalmente non manifestò il suo malumore se non esprimendo il dubbio che forse Ada s ' affrettava troppo a lasciare la casa di salute prima di essersi assicurata contro una ricaduta . Infatti quand ' essa , dopo breve tempo e ancora nel corso di quello stesso inverno , dovette ritornare a Bologna , egli mi disse trionfante : - L ' avevo detto io ? Non credo però che in quel trionfo ci fosse stata altra gioia che quella da lui tanto viva di aver saputo prevedere qualche cosa . Egli non augurava del male ad Ada , ma l ' avrebbe tenuta volentieri per lungo tempo a Bologna . Quando Ada ritornò , Augusta era relegata a letto per la nascita del mio piccolo Alfio e in quell ' occasione fu veramente commovente . Volle io andassi alla stazione con dei fiori e dicessi ad Ada ch ' essa voleva vederla quello stesso giorno . E se Ada non avesse potuto venire da lei addirittura dalla stazione , mi pregava ritornassi subito a casa , per saperle descrivere Ada e dirle se la sua bellezza , di cui in famiglia erano tanto orgogliosi , le fosse stata restituita intera . Alla stazione eravamo io , Guido e la sola Alberta , perché la signora Malfenti passava una gran parte delle sue giornate presso Augusta . Sulla banchina , Guido cercava di convincerci della sua grande gioia per l ' arrivo di Ada , ma Alberta lo ascoltava fingendo una grande distrazione allo scopo - come poi mi disse - di non dover rispondergli . In quanto a me la simulazione con Guido mi costava oramai poca fatica . M ' ero abituato a fingere di non accorgermi delle sue preferenze per Carmen e non avevo mai osato alludere ai suoi torti verso la moglie . Non m ' era perciò difficile di avere un atteggiamento d ' attenzione come se ammirassi la sua gioia per il ritorno della sua amata moglie . Quando il treno in punto a mezzodí entrò in stazione , egli ci precedette per raggiungere la moglie che ne scendeva . La prese fra le braccia e la baciò affettuosamente . Io , che gli vedevo il dorso piegato per arrivare a baciare la moglie piú piccola di lui , pensai : “ Un bravo attore ! ” . Poi prese Ada per mano e la condusse a noi : - Eccola riconquistata al nostro affetto ! Allora si rivelò quale era , cioè falso e simulatore , perché se egli avesse guardata meglio in faccia la povera donna , si sarebbe accorto che invece che al nostro affetto essa veniva consegnata alla nostra indifferenza . La faccia di Ada era male costruita perché aveva riconquistate delle guancie ma fuori di posto come se la carne , quando ritornò , avesse dimenticato dove apparteneva e si fosse poggiata troppo in basso . Avevano perciò l ' aspetto di gonfiezze anziché di guancie . E l ' occhio era ritornato nell ' orbita , ma nessuno aveva saputo riparare i danni ch ' esso aveva prodotto uscendone . Aveva spostate o distrutte delle linee precise e importanti . Quando ci congedammo fuori della stazione , al sole invernale abbacinante vidi che tutto il colorito di quella faccia non era piú quello che io avevo tanto amato . Era impallidito e sulle parti carnose si arrossava per chiazzette rosse . Pareva che la salute non appartenesse piú a quella faccia e si fosse riusciti di fingervela . Raccontai subito ad Augusta che Ada era bellissima proprio come era stata da fanciulla ed essa ne fu beata . Poi , dopo di averla vista , a mia sorpresa essa confermò piú volte come se fossero state evidenti verità le mie pietose bugie . Essa diceva : - È bella com ' era da fanciulla e come lo sarà mia figlia ! Si vede che l ' occhio di una sorella non è molto acuto . Per lungo tempo non rividi Ada . Essa aveva troppi figliuoli e cosí pure noi . Tuttavia Ada e Augusta facevano in modo di trovarsi insieme varie volte alla settimana , ma sempre in ore in cui io ero fuori di casa . Si approssimava l ' epoca del bilancio ed io avevo molto da fare . Fu anzi quella l ' epoca della mia vita in cui lavorai di piú . Qualche giorno restai a tavolino persino per dieci ore . Guido m ' aveva offerto di farmi assistere da un contabile , ma io non ne volli sapere . Avevo assunto un incarico e dovevo corrispondervi . Intendevo compensare Guido di quella mia funesta assenza di un mese , e mi piaceva anche dimostrare a Carmen la mia diligenza , che non poteva essere ispirata da altro che dal mio affetto per Guido . Ma come procedetti nel regolare i conti , incominciai a scoprire la grossa perdita in cui eravamo incorsi in quel primo anno di esercizio . Impensierito ne dissi a quattr ' occhi qualche cosa a Guido , ma lui , che s ' apprestava a partire per la caccia , non volle starmi a sentire : - Vedrai che non è tanto grave come ti sembra eppoi l ' anno non è ancora finito . Infatti mancavano ancora otto giorni interi a capo d ' anno . Allora mi confidai ad Augusta . Dapprima essa vide in quella faccenda solo il danno che ne avrebbe potuto derivare a me . Le donne sono sempre fatte cosí , ma Augusta era straordinaria persino fra le donne quando qui si doleva del proprio danno . Non avrei finito anch ' io - essa domandava - con l ' essere ritenuto un po ' responsabile delle perdite subite da Guido ? Voleva si consultasse subito un avvocato . Bisognava intanto staccarsi da Guido e cessare dal frequentare quell ' ufficio . Non mi fu facile di convincerla ch ' io non potevo essere tenuto responsabile di niente non essendo io altra cosa che un impiegato di Guido . Essa sosteneva che chi non ha un emolumento fisso non possa essere considerato quale un impiegato , ma qualche cosa di simile ad un padrone . Quando fu ben convinta , naturalmente restò della sua opinione perché allora scoprí che non avrei perduto niente se avessi cessato di frequentare quell ' ufficio dove sicuramente avrei finito col diffamarmi commercialmente . Diamine : la mia fama commerciale ! Fui anch ' io d ' accordo ch ' era importante di salvarla e , per quanto essa avesse avuto torto negli argomenti , si conchiuse che dovevo fare com ' ella voleva . Consentí ch ' io terminassi il bilancio poiché l ' avevo iniziato , ma poi avrei dovuto trovare il modo di ritornare al mio studiolo nel quale non si guadagnavano dei denari , ma nemmeno se ne perdevano . Feci però allora una curiosa esperienza su me stesso . Io non fui capace di abbandonare quella mia attività per quanto lo avessi deciso . Ne fui stupito ! Per intendere bene le cose , occorre lavorare di immagini . Ricordai allora che una volta in Inghilterra la condanna ai lavori forzati veniva applicata appendendo il condannato al disopra di una ruota azionata a forza d ' acqua , obbligando cosí la vittima a muovere in un certo ritmo le gambe che altrimenti gli sarebbero state sfracellate . Quando si lavora si ha sempre il senso di una costrizione di quel genere . È vero che quando non si lavora la posizione è la stessa e credo giusto di asserire che io e l ' Olivi fummo sempre ugualmente appesi ; soltanto che io lo fui in modo da non dover movere le gambe . La nostra posizione dava bensí un risultato differente , ma ora so con certezza ch ' esso non legittimava né un biasimo né una lode . Insomma dipende dal caso se si viene attaccati ad una ruota mobile o ad una immobile . Staccarsene è sempre difficile . Per varii giorni , dopo chiuso il bilancio , continuai ad andare all ' ufficio pur avendo deciso di non andarci affatto . Uscivo di casa incerto ; incerto prendevo una direzione ch ' era quasi sempre quella dell ' ufficio e , come procedevo , tale direzione si precisava finché non mi trovavo seduto sulla solita sedia in faccia a Guido . Per fortuna a un dato momento fui pregato di non lasciare il mio posto ed io subito vi accondiscesi visto che nel frattempo m ' ero accorto d ' esservi inchiodato . Per il quindici di Gennaio il mio bilancio era chiuso . Un vero disastro ! Chiudevamo con la perdita di metà del capitale . Guido non avrebbe voluto farlo vedere al giovine Olivi temendone qualche indiscrezione , ma io insistetti nella speranza che costui , con la sua grande pratica , vi avesse trovato qualche errore tale da mutare tutta la posizione . Poteva esserci qualche importo spostato dal dare , ove apparteneva , all ' avere , e con una rettifica si sarebbe arrivati ad una differenza importante . Sorridendo , l ' Olivi promise a Guido la massima discrezione e lavorò poi con me per una giornata intera . Disgraziatamente non trovò alcun errore . Devo dire che io da quella revisione fatta in due , appresi molto e che oramai saprei affrontare e chiudere dei bilanci anche piú importanti di quello . - E che cosa farete ora ? - domandò l ' occhialuto giovinotto prima di andarsene . Io sapevo già quello ch ' egli avrebbe suggerito . Mio padre , che spesso mi aveva parlato di commercio nella mia infanzia , me l ' aveva già insegnato . Secondo le leggi vigenti , data la perdita di metà del capitale , noi si avrebbe dovuto liquidare la ditta e magari ristabilirla subito su nuove basi . Lasciai ch ' egli mi ripetesse il consiglio . Aggiunse : - Si tratta di una formalità . - Poi , sorridendo : - Può costare caro il non attenervisi ! Alla sera anche Guido si mise a rivedere il bilancio cui non sapeva adattarsi ancora . Lo fece senz ' alcun metodo , verificando questo o quell ' importo a casaccio . Volli interrompere quel lavoro inutile e gli comunicai il consiglio dell ' Olivi di liquidare subito , ma pro forma , la gestione . Fino ad allora Guido aveva avuto la faccia contratta dallo sforzo di trovare in quei conti l ' errore liberatore : un cipiglio complicato dalla contrazione di chi ha in bocca un sapore disgustoso . Alla mia comunicazione alzò la faccia che si spianò in uno sforzo d ' attenzione . Non comprese subito , ma quando capí si mise subito a ridere di cuore . Io interpretai l ' espressione della sua faccia cosí : aspra , acida finché si trovava di fronte a quelle cifre che non si potevano alterare ; lieta e risoluta quando il doloroso problema fu spinto in disparte da una proposta che gli dava agio di riavere il sentimento di padrone e arbitro . Non comprendeva . Gli pareva il consiglio di un nemico . Gli spiegai che il consiglio dell ' Olivi aveva il suo valore specialmente per il pericolo , che incombeva in modo evidente sulla ditta , di perdere degli altri denari e fallire . Un ' eventuale bancarotta sarebbe stata colposa se dopo questo bilancio , oramai consegnato nei nostri libri , non si fossero prese le misure consigliate dall ' Olivi . E aggiunsi : - La pena comminata dalle nostre leggi per il fallimento colposo è il carcere ! La faccia di Guido si coperse di tanto rosso che temetti egli fosse minacciato da una congestione cerebrale . Urlò : - In questo caso l ' Olivi non ha bisogno di darmi dei consigli ! Se mai ciò dovesse avverarsi saprei risolvere da solo ! La sua decisione m ' impose ed ebbi il sentimento di trovarmi di fronte a persona perfettamente conscia della propria responsabilità . Abbassai il tono della mia voce . Mi buttai poi tutto dalla sua parte e , dimenticando di aver già presentato il consiglio dell ' Olivi come degno di esser preso in considerazione , gli dissi : - È quello che obiettai anch ' io all ' Olivi . La responsabilità è tua e noi non ci entriamo quando tu decidi qualche cosa circa il destino della ditta che appartiene a te ed a tuo padre . Veramente io questo l ' avevo detto a mia moglie e non all ' Olivi , ma insomma era vero che a qualcuno l ' avevo detto . Ora , dopo aver sentita la virile dichiarazione di Guido , sarei stato anche capace di dirlo all ' Olivi , perché la decisione e il coraggio m ' hanno sempre conquistato . Se amavo già tanto anche la sola disinvoltura che può risultare da quelle qualità , ma anche da altre inferiori di molto . Poiché volevo riferire tutte le sue parole ad Augusta per tranquillarla , insistetti : - Tu sai che di me , e probabilmente a ragione , si dice che io non abbia alcun talento per il commercio . Io posso eseguire quello che tu mi ordini , ma non posso mica assumermi una responsabilità per quello che fai tu . Egli assentí vivamente . Si sentiva tanto bene nella parte che io gli attribuivo , da dimenticare il suo dolore per il cattivo bilancio . Dichiarò : - Io sono il solo responsabile . Tutto porta il mio nome ed io non ammetterei neppure che altri accanto a me volesse addossarsi delle responsabilità . Ciò andava benissimo per essere riferito ad Augusta , ma molto di piú di quanto io avevo domandato . E bisognava vedere l ' aspetto ch ' egli assumeva facendo quella dichiarazione : invece di un mezzo fallito sembrava un apostolo ! S ' era adagiato comodamente sul suo bilancio passivo e da lí diventava il mio padrone e signore . Questa volta come tante altre nel corso della nostra vita in comune , il mio slancio d ' affetto per lui fu soffocato dalle sue espressioni rivelanti la spropositata stima ch ' egli faceva di se stesso . Egli stonava . Sí : bisogna dire proprio cosí ; quel grande musicista stonava ! Gli domandai bruscamente : - Vuoi che domani faccia una copia del bilancio per tuo padre ? Per un momento ero stato in procinto di fargli una dichiarazione ben piú rude dicendogli che subito dopo chiuso il bilancio io mi sarei astenuto dal frequentare il suo ufficio . Non lo feci non sapendo come avrei impiegate le tante ore libere che mi sarebbero rimaste . Ma la mia domanda sostituiva quasi perfettamente la dichiarazione che m ' ero rimangiata . Intanto gli avevo ricordato ch ' egli in quell ' ufficio non era il solo padrone . Si dimostrò sorpreso delle mie parole perché gli parevano non conformi a quanto fino ad allora , col mio evidente consenso , s ' era parlato e , col tono di prima , mi disse : - Ti dirò io come si dovrà fare quella copia . Protestai gridando . In tutta la mia vita non gridai tanto come con Guido perché talvolta mi sembrava sordo . Gli dichiarai che esisteva in legge anche una responsabilità del contabile ed io non ero disposto di gabellare per copie esatte dei raggruppamenti cervellotici di cifre . Egli impallidí e riconobbe che avevo ragione , ma soggiunse ch ' egli era padrone d ' ordinare che non si dessero affatto degli estratti dai suoi libri . In ciò riconobbi volentieri che aveva ragione e allora , rinfrancatosi , dichiarò che a suo padre avrebbe scritto lui . Parve anzi che volesse immediatamente mettersi a scrivere , ma poi cambiò d ' idea e mi propose di andar a pigliare una boccata d ' aria . Volli compiacerlo . Supponevo che non avesse ancora digerito bene il bilancio e volesse moversi per cacciarlo giú . La passeggiata mi ricordò quella della notte dopo il mio fidanzamento . Mancava la luna perché in alto c ' era molta nebbia , ma giú era la stessa cosa , perché si camminava sicuri traverso un ' aria limpida . Anche Guido ricordò quella sera memoranda : - È la prima volta che camminiamo di nuovo insieme di notte . Ricordi ? Tu allora mi spiegasti che anche nella luna ci si baciava come quaggiú . Adesso invece nella luna continuano il bacio eterno ; ne sono sicuro ad onta che questa sera non si veda . Quaggiú , invece ... Voleva ricominciare a dir male di Ada ? Della povera malata ? Lo interruppi , ma mitemente , quasi associandomi a lui ( non l ' avevo forse accompagnato per aituarlo a dimenticare ? ) : - Già ! Quaggiú non si può sempre baciare ! Lassú poi non c ' è che l ' immagine del bacio . Il bacio è soprattutto movimento . Tentavo di allontanarmi da tutte le sue questioni , cioè bilancio e Ada , tant ' è vero che a tempo seppi eliminare una frase ch ' ero stato in procinto di dire che cioè lassú il bacio non generava dei gemelli . Ma lui , per liberarsi dal bilancio , non trovava di meglio che lagnarsi delle altre sue disgrazie . Come avevo presentito , disse male di Ada . Cominciò col rimpiangere che quel suo primo anno di matrimonio fosse stato per lui tanto disastroso . Non parlava dei due gemelli ch ' erano tanto cari e belli , ma della malattia di Ada . Egli pensava che la malattia la rendesse irascibile , gelosa e nello stesso tempo poco affettuosa . Terminò coll ' esclamare sconsolato : - La vita è ingiusta e dura ! A me sembrava assolutamente che mi fosse vietato di dire una sola parola che implicasse un mio giudizio fra lui e Ada . Ma mi pareva di dover pur dire qualche cosa . Egli aveva finito col parlare della vita e le aveva appioppati due predicati che non peccavano di soverchia originalità . Io scopersi il meglio proprio perché m ' ero messo a fare la critica di quello ch ' egli aveva detto . Tante volte si dicono delle cose seguendo il suono delle parole come s ' associarono casualmente . Poi , appena , si va a vedere se quello che si disse valeva il fiato che vi si è consumato e qualche volta si scopre che la casuale associazione partorí un ' idea . Dissi : - La vita non è né brutta né bella , ma è originale ! Quando ci pensai mi parve d ' aver detta una cosa importante . Designata cosí , la vita mi parve tanto nuova che stetti a guardarla come se l ' avessi veduta per la prima volta coi suoi corpi gassosi , fluidi e solidi . Se l ' avessi raccontata a qualcuno che non vi fosse stato abituato e fosse perciò privo del nostro senso comune , sarebbe rimasto senza fiato dinanzi all ' enorme costruzione priva di scopo . M ' avrebbe domandato : “ Ma come l ' avete sopportata ? ” E , informatosi di ogni singolo dettaglio , da quei corpi celesti appesi lassú perché si vedano ma non si tocchino , fino al mistero che circonda la morte , avrebbe certamente esclamato : “ Molto originale ! ” - Originale la vita ! - disse Guido ridendo . - Dove l ' hai letto ? Non m ' importò di assicurargli che non l ' avevo letto in nessun posto perché altrimenti le mie parole avrebbero avuta meno importanza per lui . Ma , piú che ci pensavo , piú originale trovavo la vita . E non occorreva mica venire dal di fuori per vederla messa insieme in un modo tanto bizzarro . Bastava ricordare tutto quello che noi uomini dalla vita si è aspettato , per vederla tanto strana da arrivare alla conclusione che forse l ' uomo vi è stato messo dentro per errore e che non vi appartiene . Senza esserci accordati sulla direzione della nostra passeggiata , avevamo finito come l ' altra volta sull ' erta di via Belvedere . Trovato il muricciuolo su cui s ' era steso quella notte , Guido vi salí e vi si coricò proprio come l ' altra volta . Egli canticchiava , forse sempre oppresso dai suoi pensieri , e meditava certamente sulle inesorabili cifre della sua contabilità . Io invece ricordai che in quel luogo l ' avevo voluto uccidere , e confrontando i miei sentimenti di allora con quelli di adesso , ammiravo una volta di piú l ' incomparabile originalità della vita . Ma improvvisamente ricordai che poco prima e per una bizza di persona ambiziosa , avevo imperversato contro il povero Guido e ciò in una delle peggiori giornate della sua vita . Mi dedicai ad un ' indagine : assistevo senza grande dolore alla tortura che veniva inflitta a Guido dal bilancio messo insieme da me con tanta cura e me ne venne un dubbio curioso e subito dopo un curiosissimo ricordo . Il dubbio : ero io buono o cattivo ? Il ricordo , provocato improvvisamente dal dubbio che non era nuovo : mi vedevo bambino e vestito ( ne sono certo ) tuttavia in gonne corte , quando alzavo la mia faccia per domandare a mia madre sorridente : “ Sono buono o cattivo , io ? ” . Allora il dubbio doveva essere stato ispirato al bimbo dai tanti che l ' avevano detto buono e dai tanti altri che , scherzando , l ' avevano qualificato cattivo . Non era affatto da meravigliarsi che il bimbo fosse stato imbarazzato da quel dilemma . Oh incomparabile originalità della vita ! Era meraviglioso che il dubbio ch ' essa aveva già inflitto al bimbo in forma tanto puerile , non fosse stato sciolto dall ' adulto quando aveva già varcata la metà della sua vita . Nella notte fosca , proprio su quel posto ove io una volta avevo già voluto uccidere , quel dubbio mi angosciò , profondamente . Certamente il bimbo quando aveva sentito vagare quel dubbio nella testa da poco libera dalla cuffia , non ne aveva sofferto tanto perché ai bambini si racconta che dalla cattiveria si guarisce . Per liberarmi da tanta angoscia volli credere di nuovo cosí , e vi riuscii . Se non vi fossi riuscito avrei dovuto piangere per me , per Guido e per la tristissima nostra vita . Il proposito rinnovò l ' illusione ! Il proposito di mettermi accanto a Guido e di collaborare con lui allo sviluppo del suo commercio da cui dipendeva la sua e la vita dei suoi e ciò senz ' alcun utile per me . Intravvidi la possibilità di correre , brigare e studiare per lui e ammisi la possibilità di divenire , per aiutarlo , un grande , un intraprendente , un geniale negoziante . Proprio cosí pensai in quella fosca sera di questa vita originalissima ! Guido intanto cessò di pensare al bilancio . Abbandonò il suo posto e parve rasserenato . Come se avesse tratta una conclusione da un ragionamento di cui io non sapevo niente , mi disse che al padre non avrebbe detto nulla perché altrimenti il povero vecchio avrebbe intrapreso quell ' enorme viaggio dal suo sole estivo alla nostra nebbia invernale . Mi disse poi che la perdita a prima vista sembrava ingente , ma che non lo era poi tanto se non doveva sopportarla tutta da solo . Avrebbe pregata Ada di addossarsene la metà e in compenso le avrebbe concesso una parte degli utili dell ' anno seguente . L ' altra metà della perdita l ' avrebbe sopportata lui . Io non dissi nulla . Pensai anche che mi fosse proibito di dare dei consigli , perché altrimenti avrei finito col fare quello che assolutamente non volevo , erigendomi a giudice fra i due coniugi . Del resto in quel momento ero tanto pieno di buoni propositi che mi pareva che Ada avrebbe fatto un buon affare partecipando ad un ' impresa diretta da noi . Accompagnai Guido fino alla porta di casa sua e gli strinsi lungamente la mano per rinnovare silenziosamente il proposito di volergli bene . Poi mi studiai di dirgli qualche cosa di gentile e finii col trovare questa frase : - Che i tuoi gemelli abbiano una buona notte e ti lascino dormire perché certamente hai bisogno di riposo . Andando via mi morsi le labbra al rimpianto di non aver trovato di meglio . Ma se sapevo che i gemelli oramai che avevano ciascuno la loro balia dormivano a mezzo chilometro da lui e non avrebbero potuto turbargli il sonno ! Ad ogni modo egli aveva capita l ' intenzione dell ' augurio perché l ' aveva accettato riconoscente . Giunto a casa , trovai che Augusta s ' era ritirata nella stanza da letto coi bambini . Alfio era attaccato al suo petto mentre Antonia dormiva nel suo lettino volgendoci la nuca ricciuta . Dovetti spiegare la ragione del mio ritardo e perciò le raccontai anche il mezzo escogitato da Guido per liberarsi delle sue passività . Ad Augusta la proposta di Guido parve indegna : - Al posto di Ada io rifiuterei , - esclamò con violenza per quanto a bassa voce per non spaventare il piccino . Diretto dai miei propositi di bontà , discussi : - Perciò , se io capitassi nelle stesse difficoltà di Guido tu non m ' aiuteresti ? Essa rise : - La cosa è ben differente ! Fra noi due si vedrebbe quello che sarebbe piú vantaggioso per loro ! - e accennò al bambino che teneva in braccio e ad Antonia . Poi , dopo un momento di riflessione , continuò : - E se noi ora consigliassimo ad Ada di concedere il suo denaro per continuare quell ' affare di cui tu fra breve non farai piú parte , non saremmo poi impegnati ad indennizzarla se dovesse poi perderlo ? Era un ' idea da ignorante , ma nel mio nuovo altruismo esclamai : - E perché no ? - Ma non vedi che ne abbiamo due dei bambini cui dobbiamo pensare ? Se li vedevo ! La domanda era una figura rettorica veramente vuota di senso . - E non ne hanno anche loro due dei bambini ? - domandai vittoriosamente . Essa si mise a ridere clamorosamente facendo spaventare Alfio che lasciò di poppare per piangere subito . Essa s ' occupò di lui , ma sempre ridendo , ed io accettai il suo riso come se me lo fossi conquistato col mio spirito mentre , in verità , nel momento in cui avevo fatta quella domanda , m ' ero sentito movere nel petto un grande amore per i genitori di tutti i bambini e per i bambini di tutti i genitori . Avendone poi riso , di quell ' affetto non restò piú niente . Ma anche il cruccio di non sapermi essenzialmente buono si mitigò . Mi pareva di aver sciolto il problema angoscioso . Non si era né buoni né cattivi come non si era tante altre cose ancora . La bontà era la luce che a sprazzi e ad istanti illuminava l ' oscuro animo umano . Occorreva la fiaccola bruciante per dare la luce ( nell ' animo mio c ' era stata e prima o poi sarebbe sicuramente anche ritornata ) e l ' essere pensante a quella luce poteva scegliere la direzione per moversi poi nell ' oscurità . Si poteva perciò manifestarsi buoni , tanto buoni , sempre buoni , e questo era l ' importante . Quando la luce sarebbe ritornata non avrebbe sorpreso e non avrebbe abbacinato . Ci avrei soffiato su per spegnerla prima , visto ch ' io non ne avevo bisogno . Perché io avrei saputo conservare il proposito , cioè la direzione . Il proposito di bontà è placido e pratico ed io ora ero calmo e freddo . Curioso ! L ' eccesso di bontà m ' aveva fatto eccedere nella stima di me stesso e del mio potere . Che cosa potevo io fare per Guido ? Era vero ch ' io nel suo ufficio sovrastavo di tanto agli altri quanto nel mio ufficio l ' Olivi padre stava al disopra di me . Ma ciò non provava molto . E per essere ben pratico : che cosa avrei io consigliato a Guido il giorno appresso ? Forse una mia ispirazione ? Ma se neppure al tavolo di giuoco si seguivano le ispirazioni quando si giuocava coi denari altrui ! Per far vivere una casa commerciale bisogna crearle un lavoro di ogni giorno e questo si può raggiungere lavorando ogni ora attorno ad una organizzazione . Non ero io che potevo fare una cosa simile , né mi pareva giusto di sottopormi a forza di bontà alla condanna della noia a vita . Sentivo tuttavia l ' impressione fattami dal mio slancio di bontà come un impegno che avessi preso con Guido , e non potevo addormentarmi . Sospirai piú volte profondamente e una volta persino gemetti , certamente nel momento in cui mi pareva di essere obbligato di legarmi all ' ufficio di Guido come l ' Olivi era legato al mio . Nel dormiveglia Augusta mormorò : - Che hai ? Hai trovato di nuovo da dire con l ' Olivi ? Ecco l ' idea che cercavo ! Io avrei consigliato Guido di prendere con sé quale direttore il giovine Olivi ! Quel giovinotto tanto serio e tanto laborioso e ch ' io vedevo tanto malvolentieri nei miei affari perché pareva s ' apprestasse di succedere a suo padre nella loro direzione per tenermene definitivamente fuori , apparteneva evidentemente e a vantaggio di tutti , nell ' ufficio di Guido . Facendogli una posizione in casa sua , Guido si sarebbe salvato e il giovine Olivi sarebbe stato piú utile in quell ' ufficio che non nel mio . L ' idea mi esaltò e destai Augusta per comunicargliela . Anch ' essa ne fu tanto entusiasmata da destarsi del tutto . Le pareva che cosí io avrei piú facilmente potuto levarmi dagli affari compromettenti di Guido . Mi addormentai con la coscienza tranquilla : avevo trovato il modo di salvare Guido senza condannare me ; anzi tutt ' altro . Non c ' è niente di piú disgustoso che di vedersi respinto un consiglio ch ' è stato sinceramente studiato con uno sforzo che costò persino delle ore di sonno . Da me c ' era poi stato un altro sforzo : quello di spogliarmi dell ' illusione di poter giovare io stesso agli affari di Guido . Uno sforzo immane . Ero dapprima arrivato ad una vera bontà , poi ad un ' assoluta oggettività e mi si mandava a quel paese ! Guido rifiutò il mio consiglio addirittura con disdegno . Non credeva capace il giovine Olivi eppoi gli spiaceva il suo aspetto di giovine vecchio e piú ancora gli spiacevano quei suoi occhiali tanto lucenti sulla sua scialba faccia . Gli argomenti erano veramente atti a farmi credere che di fondato non ce ne fosse che uno : il desiderio di farmi dispetto . Finí col dirmi che avrebbe accettato come capo del suo ufficio non il giovine ma il vecchio Olivi . Ma io non credevo di potergli procurare la collaborazione di questi , eppoi io non mi credevo pronto per assumere da un momento all ' altro la direzione dei miei affari . Ebbi il torto di discutere e gli dissi che il vecchio Olivi valeva poco . Gli raccontai quanto denaro mi avesse costato la sua caparbietà di non aver voluto comperare a tempo quella tale frutta secca . - Ebbene ! - esclamò Guido . - Se il vecchio non vale piú di cosí , che valore potrà avere il giovine che non è altro che un suo scolaro ? Ecco finalmente un buon argomento , e tanto piú dispiacevole per me in quanto lo avevo fornito io con la mia chiacchiera imprudente . Pochi giorni appresso , Augusta mi raccontò che Guido aveva proposto ad Ada di sopportare col suo denaro metà della perdita del bilancio . Ada vi si rifiutava dicendo ad Augusta : - Mi tradisce e vuole anche il mio denaro ! Augusta non aveva avuto il coraggio di consigliarle di darglielo , ma assicurava che aveva fatto del suo meglio per far ricredere Ada dal suo giudizio sulla fedeltà del marito . Costei aveva risposto in modo da far ritenere ch ' essa a quel proposito la sapesse piú lunga di quanto noi si credesse . E Augusta con me ragionava cosí : - Per il marito bisogna saper portare qualunque sacrificio , ma valeva tale assioma anche per Guido ? Nei giorni seguenti il contegno di Guido si fece veramente straordinario . Veniva in ufficio di tempo in tempo e non vi restava mai per piú di mezz ' ora . Correva via come chi ha dimenticato il fazzoletto a casa . Seppi poi che andava a portare nuovi argomenti ad Ada che gli parevano decisivi per indurla a fare il voler suo . Aveva veramente l ' aspetto di persona che ha pianto troppo o troppo gridato o che s ' è addirittura battuto , e neppure in nostra presenza arrivava a domare l ' emozione che gli contraeva la gola e gli faceva venire le lacrime agli occhi . Gli domandai che cosa avesse . Mi rispose con un sorriso triste , ma amichevole per dimostrarmi che non l ' aveva con me . Poi si raccolse onde poter parlarmi senz ' agitarsi di troppo . Infine disse poche parole : Ada lo faceva soffrire con la sua gelosia . Egli dunque mi raccontava che discutevano le loro storie intime mentre io pur sapevo che c ' era anche quella storia del “ conto utili e danni ” fra di loro . Ma pareva che questo non avesse importanza . Me lo diceva lui e lo diceva anche Ada ad Augusta non parlandole d ' altro che della sua gelosia . Anche la violenza di quelle discussioni , che lasciava traccie tanto profonde sulla faccia di Guido , faceva credere dicessero il vero . Invece poi risultò che fra ' due coniugi non si parlò che della questione del denaro . Ada per superbia e per quanto si facesse dirigere dai suoi dolori passionali , non li aveva mai menzionati , e Guido , forse per la coscienza della sua colpa e per quanto sentisse che in Ada imperversasse l ' ira della donna , continuò a discutere gli affari come se il resto non esistesse . Egli s ' affannò sempre piú a correre dietro a quei denari , mentre lei , che non era affatto toccata da quistioni d ' affari , protestava contro la proposta di Guido con un solo argomento : i denari dovevano restare ai bambini . E quand ' egli trovava altri argomenti , la sua pace , il vantaggio che sarebbe derivato ai bambini stessi dal suo lavoro , la sicurezza di trovarsi in regola con le prescrizioni di legge , essa lo saldava con un duro “ No ” . Ciò esasperava Guido e - come dai bambini - anche il suo desiderio . Ma ambedue - quando ne parlavano ad altri - credevano di essere esatti asserendo di soffrire per amori e gelosie . Fu una specie di malinteso che m ' impedí d ' intervenire a tempo per far cessare l ' incresciosa quistione del denaro . Io potevo provare a Guido ch ' essa effettivamente mancava d ' importanza . Quale contabile sono un po ' tardo e non capisco le cose che quando le ho distribuite nei libri , nero sul bianco , ma mi pare che presto io abbia capito che il versamento che Guido esigeva da Ada non avrebbe mutate di molto le cose . A che serviva infatti di farsi fare un versamento di denari ? La perdita cosí non appariva mica minore , a meno che Ada non avesse accettato di far getto del denaro in quella contabilità ciò che Guido non domandava . La legge non si sarebbe mica lasciata ingannare al trovare che , dopo di aver perduto tanto , si voleva rischiare un po ' di piú attirando nell ' azienda dei nuovi capitalisti . Una mattina Guido non si fece veder in ufficio ciò che ci sorprese perché sapevamo che la sera prima non era partito per la caccia . A colazione appresi da Augusta commossa e agitata che Guido la sera prima aveva attentato alla propria vita . Oramai era fuori di pericolo . Devo confessare che la notizia , che ad Augusta sembrava tragica , a me fece rabbia . Egli era ricorso a quel mezzo drastico per spezzare la resistenza della moglie ! Appresi anche subito che l ' aveva fatto con tutte le prudenze , perché prima di prendere la morfina se ne era fatta vedere la boccetta stappata in mano . Cosí al primo torpore in cui cadde , Ada chiamò il medico ed egli fu subito fuori di pericolo . Ada aveva passata una notte orrenda perché il dottore credette di dover fare delle riserve sull ' esito dell ' avvelenamento , eppoi la sua agitazione fu prolungata da Guido che , quando rinvenne , forse non ancora in piena coscienza , la colmò di rimproveri dicendola la sua nemica , la sua persecutrice , colei che gl ' impediva il sano lavoro cui egli voleva accingersi . Ada gli accordò subito il prestito ch ' egli domandava , ma poi , finalmente , nell ' intenzione di difendersi , parlò chiaro e gli fece tutti i rimproveri ch ' essa tanto tempo aveva trattenuti . Cosí arrivarono a intendersi perché a lui riuscí - cosí Augusta credeva - di dissipare in Ada ogni sospetto sulla sua fedeltà . Fu energico e quando lei gli parlò di Carmen , egli gridò : - Ne sei gelosa ? Ebbene , se lo vuoi la mando via oggi stesso . Ada non aveva risposto e credette cosí di avere accettata quella proposta e ch ' egli vi si fosse impegnato . Mi meravigliai che Guido avesse saputo comportarsi cosí nel dormiveglia e giunsi fino a credere ch ' egli non avesse ingoiata neppure la piccola dose di morfina ch ' egli diceva . A me pareva che uno degli effetti degli annebbiamenti del cervello per sonno , fosse di sciogliere l ' animo piú indurito , inducendolo alle piú ingenue confessioni . Non ero io recente di una tale avventura ? Ciò aumentò il mio sdegno e il mio disprezzo per Guido . Augusta piangeva raccontando in quale stato avesse trovata Ada . No ! Ada non era piú bella con quegli occhi che sembravano spalancati dal terrore . Fra me e mia moglie ci fu una lunga discussione se io avessi dovuto far subito una visita a Guido e Ada oppure se non fosse stato meglio di fingere di non saper di nulla e aspettare di rivederlo in ufficio . A me quella visita sembrava una seccatura insopportabile . Vedendolo , come avrei fatto di non dirgli l ' animo mio ? Dicevo : - È un ' azione indegna per un uomo ! Io non ho alcuna voglia di ammazzarmi , ma non v ' è dubbio che se decidessi di farlo vi riuscirei subito ! Sentivo proprio cosí e volevo dirlo ad Augusta . Ma mi sembrava di far troppo onore a Guido paragonandolo a me : - Non occorre mica essere un chimico per saper distruggere questo nostro organismo ch ' è anche troppo sensibile . Non c ' è quasi ogni settimana , nella nostra città , la sartina che ingoia la soluzione di fosforo preparata in segreto nella sua povera stanzetta , e da quel veleno rudimentale , ad onta di ogni intervento , viene portata alla morte con la faccina ancora contratta dal dolore fisico e da quello morale che subí la sua animuccia innocente ? Augusta non ammetteva che l ' anima della sartina suicida fosse tanto innocente , ma , fatta una lieve protesta , ritornò al suo tentativo d ' indurmi a quella visita . Mi raccontò che non dovevo temere di trovarmi in imbarazzo . Essa aveva parlato anche con Guido il quale aveva trattato con lei con tanta serenità come se egli avesse commessa l ' azione piú comune . Uscii di casa senza dare la soddisfazione ad Augusta di mostrarmi convinto delle sue ragioni . Dopo lieve esitazione mi avviai senz ' altro a compiacere mia moglie . Per quanto breve fosse il percorso , il ritmo del mio passo m ' addusse ad una mitigazione del mio giudizio sul conto di Guido . Ricordai la direzione segnatami dalla luce che pochi giorni prima aveva illuminato il mio animo . Guido era un fanciullo , un fanciullo cui avevo promessa la mia indulgenza . Se non gli riusciva di ammazzarsi prima , anche lui prima o poi sarebbe arrivato alla maturità . La fantesca mi fece entrare in uno stanzino che doveva essere lo studio di Ada . La giornata era fosca e il piccolo ambiente , con la sola finestra coperta da una fitta tenda , era buio . Sulla parete v ' erano i ritratti dei genitori di Ada e di Guido . Vi restai poco perché la fantesca ritornò a chiamarmi e mi condusse da Guido e Ada nella loro stanza da letto . Questa era vasta e luminosa anche quel giorno , per le sue due ampie finestre e per la tappezzeria e i mobili chiari . Guido giaceva nel suo letto con la testa fasciata e Ada era seduta accanto a lui . Guido mi ricevette senz ' alcun imbarazzo , anzi con la piú viva riconoscenza . Sembrava assonnato , ma per salutarmi eppoi darmi le sue disposizioni , seppe scotersi e apparire desto del tutto . Indi s ' abbandonò sul guanciale e chiuse gli occhi . Ricordava che doveva simulare il grande effetto della morfina ? Ad ogni modo faceva pietà e non ira ed io mi sentii molto buono . Non guardai subito Ada : avevo paura della fisonomia di Basedow . Quando la guardai , ebbi una gradevole sorpresa perché mi aspettavo di peggio . I suoi occhi erano veramente ingranditi a dismisura , ma le gonfiezze che sulla sua faccia avevano sostituito le guancie , erano sparite e a me essa parve piú bella . Vestiva un ' ampia veste rossa , chiusa fino al mento , nella quale il suo povero corpicciuolo si perdeva . C ' era in lei qualcosa di molto casto e , per quegli occhi , qualche cosa di molto severo . Non seppi chiarire del tutto i miei sentimenti , ma davvero pensai mi stesse accanto una donna che assomigliava a quell ' Ada che io avevo amata . A un certo momento Guido spalancò gli occhi , trasse di sotto al guanciale un assegno su cui subito vidi la firma di Ada , me lo consegnò , mi pregò di farlo incassare e di accreditarne l ' importo in un conto che dovevo aprire al nome di Ada . - Al nome di Ada Malfenti o Ada Speier ? - domandò scherzosamente ad Ada . Essa si strinse nelle spalle e disse : - Lo saprete voi due come sia meglio . - Ti dirò poi come devi fare le altre registrazioni , - aggiunse Guido con una brevità che mi offese . Ero sul punto di interrompergli la sonnolenza cui s ' era subito abbandonato , dichiarandogli che se voleva delle registrazioni se le facesse da sé . Intanto fu portata una grande tazza di caffè nero che Ada gli porse . Egli trasse le braccia di sotto le coperte e con ambe le mani si portò la tazza alla bocca . Ora , col naso nella tazza , pareva proprio un bambino . Quando mi congedai , egli m ' assicurò che il giorno seguente sarebbe venuto in ufficio . Io avevo già salutata Ada e perciò fui non poco sorpreso quand ' essa mi raggiunse alla porta d ' uscita . Ansava : - Te ne prego , Zeno ! Vieni qui per un istante . Ho bisogno di dirti una cosa . La seguii nel salottino ove ero stato poco prima e da cui adesso si sentiva il pianto di uno dei gemelli . Restammo in piedi guardandoci in faccia . Essa ansava ancora e per questo , solo per questo , io per un momento pensai che m ' avesse fatto entrare in quella stanzuccia buia per domandarmi l ' amore che le avevo offerto . Nell ' oscurità i suoi grandi occhi erano terribili . Pieno d ' angoscia mi domandavo quello che avrei dovuto fare . Non sarebbe stato mio dovere di prenderla fra le mie braccia e risparmiarle cosí di dover domandarmi qualche cosa ? In un istante quale avvicendarsi di propositi ! È una delle grandi difficoltà della vita d ' indovinare ciò che una donna vuole . Ascoltarne le parole non serve , perché tutto un discorso può essere annullato da uno sguardo e neppure questo sa dirigerci quando ci si trova con lei , per suo volere , in una comoda buia stanzuccia . Non sapendo indovinare lei , io tentavo d ' intendere me stesso . Quale era il mio desiderio ? Volevo baciare quegli occhi e quel corpo scheletrico ? Non sapevo dare una risposta decisa perché poco prima l ' avevo vista nella severa castità di quella soffice vestaglia , desiderabile come la fanciulla ch ' io avevo amata . Alla sua ansia s ' era intanto associato anche il pianto e cosí s ' allungò il tempo in cui io non sapevo quello ch ' ella volesse e che io desiderassi . Finalmente , con voce spezzata , essa mi disse ancora una volta il suo amore per Guido , cosí ch ' io non ebbi piú con lei né doveri né diritti . Balbettò : - Augusta m ' ha detto che tu vorresti lasciare Guido e non occuparti piú dei fatti suoi . Devo pregarti di continuare ad assisterlo . Io non credo ch ' egli sia in grado di fare da sé . Mi domandava di continuare a fare quello che già facevo . Era poco , ben poco ed io tentai di concedere di piú : - Giacché lo vuoi , continuerò ad assistere Guido ; farò anzi del mio meglio per assisterlo piú efficacemente di quanto non abbia fatto finora . Ecco di nuovo l ' esagerazione ! Me ne avvidi nello stesso momento in cui v ' incappavo , ma non seppi rinunziarvi . Io volevo dire ad Ada ( o forse mentirle ) che ella mi premeva . Essa non voleva il mio amore , ma il mio appoggio ed io le parlavo in modo che potesse credere ch ' io ero pronto a concederle ambedue . Ada m ' afferrò subito la mano . Ebbi un brivido . Offre molto una donna porgendo la mano ! Ho sempre sentito questo . Quando mi fu concessa una mano mi parve di afferrare tutta una donna . Sentii la sua statura e nell ' evidente confronto fra la mia e la sua , mi parve di fare atto somigliante all ' abbraccio . Certo fu un contatto intimo . Ella soggiunse : - Io devo ritornare subito a Bologna in casa di salute e mi sarà di grande tranquillità di saperti con lui . - Resterò con lui ! - risposi con aspetto rassegnato . Ada dovette credere che quel mio aspetto di rassegnazione significasse il sacrificio ch ' io consentivo di farle . Invece io stavo rassegnandomi a ritornare ad una vita molto ma molto comune , visto ch ' essa non ci pensava di seguirmi in quella d ' eccezione ch ' io avevo sognata . Feci uno sforzo per discendere del tutto a terra , e scopersi immediatamente nella mia mente un problema di contabilità non semplice . Dovevo accreditare dell ' importo dell ' assegno che tenevo in tasca il conto di Ada . Questo era chiaro e invece non chiaro affatto come tale registrazione avrebbe potuto toccare il conto Utili e Danni . Non ne dissi nulla per il dubbio che forse Ada non sapesse che c ' era a questo mondo un libro mastro contenente dei conti di sí varia natura . Ma non volli uscire da quella stanza senz ' aver detto altro . Fu cosí che invece di parlare di contabilità , dissi una frase che in quel momento gettai lí negligentemente solo per dire qualche cosa , ma che poi sentii di grande importanza per me per Ada e per Guido , ma prima di tutto per me stesso che compromisi una volta di piú . Tanto importante fu quella frase che per lunghi anni ricordai come , con movimento trascurato , avessi mosse le labbra per dirla in quello stanzino buio in presenza dei quattro ritratti dei genitori di Ada e Guido sposatisi anch ' essi fra di loro sulla parete . Dissi : - Hai finito con lo sposare un uomo ancora piú bizzarro di me , Ada ! Come la parola sa varcare il tempo ! Essa stessa avvenimento che si riallaccia agli avvenimenti ! Diveniva avvenimento , tragico avvenimento , perché diretta ad Ada . Nel mio pensiero non avrei mai saputo evocare con tanta vivacità l ' ora in cui Ada aveva scelto fra me e Guido su quella via soleggiata ove , dopo giorni di attesa , avevo saputo incontrarla per camminarle accanto e affaticarmi di conquistare il suo riso che scioccamente accoglievo come una promessa ! E ricordai anche che allora io ero già reso inferiore per l ' imbarazzo dei muscoli delle mie gambe mentre Guido si moveva ancora piú disinvolto di Ada stessa e non era segnato da alcuna inferiorità se come tale non si avesse dovuto considerare quello strano bastone ch ' egli si adattava di portare . Essa disse a bassa voce : - È vero ! Poi , sorridendo affettuosamente : - Ma sono lieta per Augusta che tu sia stato tanto migliore di quanto ti credevo . - Poi , con un sospiro : - Tanto , che mi attenua un poco il dolore che Guido non sia quello che io m ' aspettavo . Io tacevo sempre , ancora dubbioso . Mi pareva che m ' avesse detto che io fossi divenuto quello ch ' essa si era aspettata dovesse divenire Guido . Era dunque amore ? Ed essa disse ancora : - Sei il migliore uomo della nostra famiglia , la nostra fiducia , la nostra speranza . - Mi riafferrò la mano e io la serrai forse troppo . Essa me la sottrasse però tanto presto , che fu dissipato ogni dubbio . E in quella buia stanzuccia io seppi di nuovo come dovevo comportarmi . Forse per attenuare il suo atto mi mandò un ' altra carezza : - È perché ti so cosí che mi dolgo tanto di averti fatto soffrire . Hai veramente sofferto tanto ? Io ficcai subito l ' occhio nell ' oscurità del mio passato per ritrovare quel dolore e mormorai : - Sí ! A poco a poco ricordai il violino di Guido eppoi come m ' avrebbero gettato fuori di quel salotto se non mi fossi aggrappato ad Augusta , e poi ancora il salotto in casa Malfenti , ove intorno al tavolino Luigi XIV si faceva all ' amore mentre dall ' altro tavolino si guardava . Improvvisamente ricordai anche Carla perché anche con lei c ' era stata Ada . Allora sentii viva la voce di Carla che mi diceva ch ' io appartenevo a mia moglie , cioè ad Ada . Ripetei , mentre le lacrime mi salivano agli occhi : - Molto ! Sí ! Molto ! Ada singhiozzava addirittura : - Mi dispiace tanto , tanto ! Si fece forza e disse : - Ma adesso tu ami Augusta ! Un singhiozzo l ' interruppe per un istante ed io trasalii non sapendo se essa si fosse fermata per sentire se io avrei affermato o negato quell ' amore . Per mia fortuna non mi diede il tempo di parlare perché continuò : - Adesso c ' è fra noi due e dev ' esserci un vero affetto fraterno . Io ho bisogno di te . Per quel ragazzo di là , io ormai dovrò essere una madre , dovrò proteggerlo . Vuoi aiutarmi nel mio difficile compito ? Nella sua grande emozione ella quasi s ' appoggiava a me , come nel sogno . Ma io m ' attenni alle sue parole . Mi domandava un affetto fraterno ; l ' impegno di amore che pensavo mi legasse a lei si trasformava cosí in un altro suo diritto , epperò le promisi subito di aiutare Guido , di aiutare lei , di fare quello che avrebbe voluto . Se fossi stato piú sereno avrei dovuto parlare della mia insufficienza al compito ch ' essa m ' assegnava , ma avrei distrutta tutta l ' indimenticabile emozione di quel momento . Del resto ero tanto commosso che non potevo sentire la mia insufficenza . In quel momento pensavo che non esistessero affatto per nessuno delle insufficienze . Anche quella di Guido poteva essere soffiata via con alcune parole che gli dessero il necessario entusiasmo . Ada m ' accompagnò sul pianerottolo e restò lí , appoggiata alla ringhiera , a vedermi scendere . Cosí aveva fatto sempre Carla , ma era strano lo facesse Ada che amava Guido , ed io gliene fui tanto grato che , prima di passare alla seconda branca della scala , alzai anche una volta il capo per vederla e salutarla . Cosí si faceva in amore ma , si vedeva , anche quando si trattava di amore fraterno . Cosí me ne andai via lieto . Essa m ' aveva accompagnato fino su quel pianerottolo , e non oltre . Non v ' erano piú dubbii . Restavamo cosí : io l ' avevo amata ed ora amavo Augusta , ma il mio antico amore le dava il diritto alla mia devozione . Essa poi continuava ad amare quel fanciullo , ma riservava a me un grande affetto fraterno e non solo perché avevo sposata sua sorella , ma per indennizzarmi dei dolori che m ' aveva procurati e che costituivano un legame segreto fra di noi . Tutto ciò era ben dolce , di un sapore raro in questa vita . Tanta dolcezza non avrebbe potuto darmi una vera salute ? Infatti io camminai quel giorno senza imbarazzo e senza dolori , mi sentii magnanimo e forte e nel cuore un sentimento di sicurezza che m ' era nuovo . Dimenticai di aver tradito mia moglie ed anche nel modo piú sconcio oppure mi proposi di non farlo piú ciò che si equivale , e mi sentii veramente quale Ada mi voleva , l ' uomo migliore della famiglia . Allorché tanto eroismo s ' affievolí , io avrei voluto ravvivarlo , ma intanto Ada era partita per Bologna ed ogni mio sforzo per trarre un nuovo stimolo da quanto essa m ' aveva già detto restava vano . Sí ! Avrei fatto quel poco che potevo per Guido , ma un proposito simile non aumentava né l ' aria nei miei polmoni né il sangue nelle mie vene . Per Ada mi rimase nel cuore una grande nuova dolcezza rinnovata ogni qualvolta essa nelle sue lettere ad Augusta mi ricordava con qualche parola affettuosa . Le ricambiavo di cuore il suo affetto e accompagnavo la sua cura coi voti migliori . Magari le fosse riuscito di riconquistare tutta la sua salute e tutta la sua bellezza ! Il giorno seguente , Guido venne in ufficio e si mise subito a studiare le registrazioni ch ' egli voleva fare . Propose : - Storniamo ora il Conto Utili e Danni a metà con quello di Ada . Era proprio questo ch ' egli voleva e che non serviva a nulla . Se io fossi stato l ' esecutore indifferente della sua volontà come lo ero stato fino a pochi giorni prima , con tutta semplicità avrei eseguite quelle registrazioni e non ci avrei pensato piú . Invece sentii il dovere di dirgli tutto ; mi pareva di stimolarlo al lavoro facendogli sapere che non era tanto facile di cancellare la perdita in cui si era incorsi . Gli spiegai che a quanto ne sapevo io , Ada aveva dato quel denaro perché fosse posto a suo credito nel suo conto e ciò non avveniva piú se noi lo saldavamo ficcandoci dentro , dall ' altra parte , metà della perdita del bilancio . Poi , che la parte della perdita ch ' egli voleva trasportare nel conto proprio , vi apparteneva e vi avrebbe anzi appartenuta tutta , ma ciò non era il suo annullamento e invece la constatazione della stessa . Ci avevo pensato tanto che m ' era facile di spiegargli tutto , e conclusi : - Ammettendo che si capitasse - cosí non voglia Iddio ! - nelle circostanze previste dall ' Olivi , la perdita sarebbe tuttavia risultata evidente dai nostri libri , non appena fossero stati visti da un perito pratico . Egli mi guardava attonito . Sapeva abbastanza di contabilità per intendermi e invece non ci arrivava perché il desiderio gl ' impediva di adattarsi all ' evidenza . Poi aggiunsi , per fargli veder chiaramente tutto : - Vedi che non c ' era nessuno scopo che Ada facesse tale versamento ? Quando finalmente comprese , impallidí fortemente e si mise a rosicchiarsi nervosamente le unghie . Restò trasognato , ma volle vincersi e con quel suo comico fare di comandante , dispose che tuttavia quelle registrazioni fossero fatte , aggiungendo : - Per esonerarti di ogni responsabilità sono disposto di scrivere io nei libri e magari di firmare ! Compresi ! Voleva continuare a sognare in luogo ove non c ' è posto a sogni : la partita doppia ! Ricordai quanto avevo promesso a me stesso là sull ' erta di via Belvedere , eppoi ad Ada , nel salottino buio di casa sua e parlai generosamente : - Farò subito le registrazioni che desideri : non sento il bisogno di essere difeso dalla tua firma . Sono qui per aiutarti , non per ostacolarti ! Egli mi strinse affettuosamente la mano : - La vita è difficile - disse - ed è un grande conforto per me di avere accanto un amico quale sei tu . Ci guardammo commossi negli occhi . I suoi lucevano . Per sottrarmi alla commozione che minacciava anche me , dissi ridendo : - La vita non è difficile , ma molto originale . Ed anche lui rise di cuore . Poi egli mi restò accanto per vedere come avrei saldato quel Conto Utili e Danni . Fu fatto in pochi minuti . Quel conto morí , ma trascinò nel nulla anche il conto di Ada a cui però notammo il credito in un libercolo , per il caso in cui ogni altra testimonianza in seguito a qualche cataclisma fosse sparita e per avere l ' evidenza che dovevamo pagarle gl ' interessi . L ' altra metà del Conto Utili e Danni andò ad aumentare il Dare già considerevole del conto di Guido . Per loro natura i contabili sono un genere di animali molto disposti all ' ironia . Facendo quelle registrazioni io pensavo : “ Un conto - quello intitolato agli utili e danni - era morto ammazzato , l ' altro - quello di Ada - era morto di morte naturale perché non ci riusciva di tenerlo in vita e invece non sapevamo ammazzare quello di Guido , ch ' essendo di un debitore dubbioso , tenuto cosí , era una vera tomba aperta nella nostra azienda ” . Di contabilità si continuò a parlare per lungo tempo , in quell ' ufficio . Guido s ' arrabattava per trovare un altro modo che avesse potuto proteggerlo meglio da eventuali insidie ( cosí egli le chiamava ) della legge . Io credo che egli abbia anche consultato qualche contabile perché un giorno venne in ufficio a propormi di distruggere i libri vecchi dopo averne fatti di nuovi sui quali avremmo registrata una vendita falsa ad un nome qualunque che avrebbe poi figurato di averla pagata con l ' importo prestato da Ada . Era doloroso dover disilluderlo perché era corso all ' ufficio animato da una tanta speranza ! Proponeva una falsificazione che proprio mi ripugnava . Finora non avevamo fatto altro che spostare delle realtà minacciando di danneggiare chi implicitamente vi aveva dato il suo consenso . Ora , invece , egli voleva inventare dei movimenti di merci . Vedevo anch ' io che cosí e solo cosí , si poteva cancellare ogni traccia della perdita subita ma a quale prezzo ! Bisognava anche inventare il nome del compratore o prendere il consenso di chi volevamo far figurare come tale . Non avevo niente in contrario di veder distruggere i libri che pur avevo scritti con tanta cura , ma era seccante farne di nuovi . Feci delle obbiezioni che finirono col convincere Guido . Una fattura non si simula facilmente . Bisognerebbe saper falsificare anche i documenti comprovanti l ' esistenza e la proprietà della merce . Egli rinunziò al suo piano , ma il giorno seguente capitò in ufficio con un altro piano che anch ' esso implicava la distruzione dei libri vecchi . Stanco di veder intralciato ogni altro lavoro da discussioni simili , protestai : - Vedendo che ci pensi tanto , si crederebbe tu voglia proprio prepararti al fallimento ! Altrimenti quale importanza può aver una diminuzione tanto esigua del tuo capitale ? Finora nessuno ha il diritto di guardare nei tuoi libri . Bisogna ora lavorare , lavorare e non occuparsi di sciocchezze . Mi confessò che quel pensiero era la sua ossessione . E come avrebbe potuto essere altrimenti ? Con un po ' di sfortuna poteva incappare dritto dritto in quella sanzione penale e finire in carcere ! Dai miei studi giuridici io sapevo che l ' Olivi aveva esposto con grande esattezza quali fossero i doveri di un commerciante che ha fatto un simile bilancio , ma per liberare Guido e anche me da tale ossessione , lo consigliai di consultare qualche avvocato amico . Mi rispose di averlo già fatto ossia di non essere stato da un avvocato espressamente a quello scopo perché non voleva confidare nemmeno ad un avvocato quel suo segreto , ma di aver fatto ciarlare un avvocato suo amico col quale s ' era trovato a caccia . Sapeva perciò che l ' Olivi non aveva né sbagliato né esagerato ... purtroppo ! Vedendone l ' inanità , cessò dal fare delle scoperte per falsare la sua contabilità , ma non perciò riacquistò la calma . Ogni qualvolta veniva in ufficio si rabbuiava guardando i suoi libroni . Mi confessò , un giorno , che entrando nella nostra stanza gli era parso di trovarsi nell ' anticamera della galera e avrebbe voluto correr via . Un giorno mi domandò : - Augusta sa tutto del nostro bilancio ? Arrossii perché nella domanda mi parve sentire un rimprovero . Ma evidentemente se Ada sapeva del bilancio poteva saperne anche Augusta . Non pensai subito cosí , ma mi parve invece di meritare il rimprovero che egli intendeva di muovermi . Perciò mormorai : - L ' avrà saputo da Ada o forse da Alberta cui Ada l ' avrà detto ! Rivedevo tutti i rigagnoli che potevano condurre ad Augusta e non mi pareva con ciò di negare che essa avesse avuto tutto dalla prima fonte , cioè da me , ma di asserire che sarebbe stato inutile per me di tacere . Peccato ! Se avessi invece confessato subito ch ' io con Augusta non avevo segreti , mi sarei sentito tanto piú leale e onesto ! Un lieve fatto cosí , cioè la dissimulazione di un atto che sarebbe stato meglio di confessare e proclamare innocente , basta ad imbarazzare la piú sincera amicizia . Registro qui , quantunque non abbia avuto alcun ' importanza né per Guido né per la mia storia , il fatto che alcuni giorni appresso , quel chiacchierone di sensale col quale avevamo avuto da fare per il solfato di rame , mi fermò per istrada e , guardandomi dal basso in alto , come ve lo obbligava la sua bassa statura ch ' egli sapeva esagerare abbassandosi sulle gambe , mi disse ironicamente : - Si dice che abbiate fatti degli altri buoni affari come quello del solfato ! Poi , vedendomi allibire , mi strinse la mano e soggiunse : - Per conto mio io vi auguro i migliori affari . Spero non ne dubiterete ! E mi lasciò . Io suppongo che i fatti nostri gli sieno stati riferiti dalla figliuola sua che frequentava al Liceo la stessa classe della piccola Anna . Non riferii a Guido la piccola indiscrezione . Il mio compito precipuo era di difenderlo da inutili angustie . Fui stupito che Guido non prendesse alcuna disposizione per Carmen , perché sapevo che aveva formalmente promesso alla moglie di congedarla . Io credevo che Ada sarebbe ritornata a casa dopo qualche mese come la prima volta . Ma essa , senza passare per Trieste , si recò invece a soggiornare in una villetta sul Lago Maggiore ove poco dopo Guido le portò i bambini . Ritornato da quel viaggio e non so se egli avesse ricordata la sua promessa da sé oppure che Ada gliel ' avesse richiamata alla mente - mi domandò se non sarebbe stato possibile di impiegare Carmen nel mio ufficio , cioè in quello dell ' Olivi . Io sapevo già che in quell ' ufficio tutti i posti erano occupati , ma visto che Guido me ne pregava calorosamente , acconsentii di andar a parlarne col mio amministratore . Per un caso fortunato , un impiegato dell ' Olivi se ne andava proprio in quei giorni , ma aveva una paga inferiore di quella che era stata concessa a Carmen negli ultimi mesi con grande liberalità da Guido il quale , secondo me , faceva cosí pagare le sue donne dal Conto Spese Generali . Il vecchio Olivi s ' informò da me sulla capacità di Carmen e per quanto io gli dessi le migliori informazioni , offerse di prenderla intanto alle stesse condizioni dell ' impiegato congedato . Riferii ciò a Guido il quale afflitto e imbarazzato si grattò la testa . - Come si fa ad offrirle un salario inferiore di quello che percepisce ? Non si potrebbe indurre l ' Olivi di arrivare a concederle intanto quello che ha già ? Io sapevo che non si poteva eppoi l ' Olivi non usava considerarsi sposato con i suoi impiegati come facevamo noi . Quando si fosse accorto che Carmen avesse meritata una corona di meno della paga concessale , gliel ' avrebbe levata senza misericordia . E si finí col restare cosí : l ' Olivi non ebbe e non chiese neppure mai una risposta decisiva e Carmen continuò a far roteare i suoi begli occhi nel nostro ufficio . Fra me e Ada c ' era un segreto e restava importante proprio perché rimaneva un segreto . Essa scriveva assiduamente ad Augusta , ma mai le raccontò di aver avute delle spiegazioni con me e neppure di avermi raccomandato Guido . Neppure io ne parlai . Un giorno Augusta mi fece vedere una lettera di Ada che mi riguardava . Essa domandava prima notizie di me e finiva con l ' appellarsi alla mia bontà perché le dicessi qualche cosa sull ' andamento degli affari di Guido . Mi turbai quando sentii ch ' essa si dirigeva a me e mi rasserenai quando vidi che come al solito si dirigeva a me per informarsi di Guido . Di nuovo non avevo da osare niente . D ' accordo con Augusta e senza parlarne a Guido , scrissi io a Ada . Mi misi al tavolo col proposito di scriverle veramente una lettera di affari e le comunicai ch ' ero tanto contento del modo come ora Guido dirigeva gli affari , cioè con assiduità e accortezza . Ciò era vero o almeno ero contento di lui quel giorno , poiché gli era riuscito di guadagnare del denaro vendendo della merce che teneva depositata in città da varii mesi . Era pur vero che egli sembrava piú assiduo , ma andava tuttavia ogni settimana a caccia e a pesca . Io esageravo volontieri nella mia lode perché cosí mi pareva di giovare alla guarigione di Ada . Rilessi la lettera e non mi bastò . Ci mancava qualche cosa . Ada s ' era rivolta a me ed era certo che voleva anche mie notizie . Perciò mancavo di cortesia non dandogliene . E a poco a poco - lo ricordo come se mi avvenisse ora - mi sentii imbarazzato a quel tavolo come se mi fossi trovato di nuovo faccia a faccia con Ada , in quello stanzino buio . Dovevo stringere molto la manina offertami ? Scrissi ma poi dovetti rifare la lettera perché m ' ero lasciato sfuggire parole addirittura compromettenti : anelavo di rivederla e speravo riconquistasse tutta la sua salute e tutta la sua bellezza . Questo poi significava prendere per la vita la donna che m ' aveva offerta solo la mano . Il mio dovere era di stringere solo quella manina , stringerla dolcemente e lungamente per significare che intendevo tutto , tutto quello che non doveva essere detto giammai . Non dirò tutto il frasario che passai in rivista per trovarci qualche cosa che potesse sostituire quella stretta di mano lunga e dolce e significativa , ma soltanto quelle frasi che poi scrissi . Parlai lungamente della vecchiaia incombente su di me . Non potevo stare un momento tranquillo senz ' invecchiare . Ad ogni giro del mio sangue qualche cosa s ' aggiungeva alle mie ossa e alle mie vene che significava vecchiaia . Ogni mattina , quando mi destavo , il mondo appariva piú grigio ed io non me ne accorgevo perché tutto restava intonato ; non v ' era in quel giorno neppure una pennellata del colore del giorno prima , altrimenti l ' avrei scorta ed il rimpianto m ' avrebbe fatto disperare . Mi ricordo benissimo di aver spedita la lettera con piena soddisfazione . Non m ' ero affatto compromesso con quelle parole , ma mi pareva anche certo che se il pensiero di Ada fosse stato uguale al mio , essa avrebbe compresa quella stretta di mano amorosa . Ci voleva poco acume per indovinare che quella lunga disquisizione sulla vecchiaia non significava altro che il mio timore che trovandomi in corsa traverso il tempo , non potessi piú essere raggiunto dall ' amore . Pareva gridassi all ' amore : “ Vieni , vieni ! ” Invece non sono sicuro di aver voluto quell ' amore e , se v ' è un dubbio , risulta solo dal fatto che so di aver scritto circa cosí . Per Augusta feci una copia di quella lettera lasciandone fuori la disquisizione sulla vecchiaia . Essa non l ' avrebbe intesa , ma la prudenza non nuoce . Avrei potuto arrossire sentendo com ' essa mi guardava mentre io stringevo la mano della sorella ! Sí ! Io sapevo ancora arrossire . E arrossii anche quando ricevetti un biglietto di ringraziamento di Ada in cui essa non menzionava affatto le mie chiacchiere sulla mia vecchiaia . Mi parve ch ' essa si compromettesse molto di piú con me di quanto io mai mi fossi compromesso con lei . Non sottraeva la sua manina alla mia pressione . La lasciava giacere inerte nella mia e , per la donna , l ' inerzia è un modo di consentire . Pochi giorni dopo di aver scritta quella lettera , scopersi che Guido s ' era messo a giocare in Borsa . Lo appresi per un ' indiscrezione del sensale Nilini . Io conoscevo costui da lunghi anni perché eravamo stati condiscepoli al liceo ch ' egli aveva dovuto abbandonare per entrare subito nell ' ufficio di un suo zio . Ci eravamo poi rivisti qualche volta , e ricordo che la differenza del nostro destino aveva costituito nei nostri rapporti una mia superiorità . Mi salutava allora per primo e talvolta cercava di avvicinarmi . Ciò mi sembrava naturale , e invece m ' apparve meno spiegabile quando in un ' epoca che non so precisare egli si fece con me molto altezzoso . Non mi salutava piú e a pena a pena rispondeva al saluto mio . Me ne preoccupai un poco perché la mia cute è molto sensibile ed è facilmente scalfita . Ma che farci ? Forse m ' aveva scoperto nell ' ufficio di Guido ove gli pareva occupassi un posto di subalterno e mi spregiava perciò , o , con la stessa probabilità , si poteva supporre ch ' essendo morto un suo zio e lasciatolo indipendente sensale di Borsa , fosse montato in superbia . Nei piccoli ambienti ci sono frequentemente di simili relazioni . Senza che ci sia stato un atto nemico , ci si guarda un bel giorno con avversione e disprezzo . Fui sorpreso perciò di vederlo entrare nell ' ufficio , ove mi trovavo solo , e domandare di Guido . S ' era levato il cappello e m ' aveva porta la mano . Poi s ' era subito abbandonato con grande libertà su una delle nostre grandi poltrone . Io lo guardai con interessamento . Non lo avevo visto da anni tanto da vicino ed ora , con l ' avversione che mi manifestava , si era conquistata la mia piú intensa attenzione . Egli aveva allora circa quarant ' anni ed era ben brutto per una calvizie quasi generale interrotta da un ' oasi di capelli neri e fitti alla nuca e un ' altra alle tempie , la faccia gialla e troppo ricca di pelle ad onta del grosso naso . Era piccolo e magro e si ergeva come poteva , tanto che quando parlavo con lui mi sentivo un lieve dolore simpatico al collo , la sola simpatia che provassi per lui . Quel giorno mi parve che si trattenesse dal ridere e che la sua faccia fosse contratta da un ' ironia o da un disprezzo che non poteva ferire me , visto ch ' egli m ' aveva salutato con tanta gentilezza . Invece poi scopersi che quell ' ironia gli era stata stampata in faccia da madre natura bizzarra . Le sue piccole mascelle non combaciavano esattamente e fra di esse , da una parte della bocca , era rimasto un buco nel quale abitava stereotipata la sua ironia . Forse per conformarsi alla maschera da cui non sapeva liberarsi che allorquando sbadigliava , egli amava deridere il prossimo . Non era affatto uno sciocco e lanciava delle frecciate velenose , ma di preferenza agli assenti . Ciarlava molto ed era immaginoso specie per affari di Borsa . Parlava della Borsa come se si fosse trattato di una sola persona ch ' egli descriveva trepidante per una minaccia o addormentata nell ' inerzia e con una faccia che sapeva ridere e anche piangere . Egli la vedeva salire la scala dei corsi ballando o scenderne a rischio di precipitare , eppoi l ' ammirava come accarezzava un valore , come ne strangolava un altro , oppure anche come insegnava alla gente la moderazione e l ' attività . Perché solo chi aveva del senno poteva trattare con lei . V ' erano tanti di quei denari sparsi per terra in Borsa , ma chinarsi a raccoglierli non era facile . Lo lasciai attendere dopo di avergli offerta una sigaretta e mi diedi da fare con certa corrispondenza . Dopo un po ' di tempo egli si stancò e disse che non poteva restare di piú . Del resto era venuto solo per raccontare a Guido che certe azioni dallo strano nome di Rio Tinto e di cui egli a Guido aveva consigliato l ' acquisto il giorno prima - sí , proprio ventiquattr ' ore prima - erano quel giorno balzate in alto di circa il dieci per cento . Si mise a ridere di cuore . - Intanto che noi parliamo qui , ossia che io attendo , il dopo - Borsa avrà fatto il resto . Se il signor Speier ora volesse comperare quelle azioni chissà a quale prezzo dovrebbe pagarle . Come ho indovinato io dove mirava la Borsa . Si vantò del suo colpo d ' occhio dovuto alla sua lunga intimità con la Borsa . S ' interruppe per domandarmi : - Chi credi istruisca meglio : l ' Università o la Borsa ? La sua mandibola calò ancora un poco e il buco dell ' ironia s ' ingrandí . - Evidentemente la Borsa ! - dissi io con convinzione . Ciò mi valse da lui una stretta di mano affettuosa quando mi lasciò . Dunque Guido giocava in Borsa ! Se fossi stato piú attento avrei potuto indovinarlo prima , perché quando io gli avevo presentato un conto esatto degli importi non insignificanti che avevamo guadagnati con gli ultimi nostri affari , egli lo aveva guardato sorridendo , ma con qualche disprezzo . Trovava che avevamo dovuto lavorare troppo per guadagnare quel denaro . E si noti che con qualche decina di quegli affari si avrebbe potuto coprire la perdita in cui eravamo incorsi l ' anno precedente ! Che cosa dovevo far ora , io che pochi giorni prima avevo scritte le sue lodi ? Poco dopo Guido venne in ufficio ed io fedelmente gli riferii le parole del Nilini . Stette a sentire con tanta ansietà che neppure si accorse che io avevo cosí appreso ch ' egli giocava , e corse via . Alla sera ne parlai con Augusta , che ritenne si dovesse lasciare in pace Ada e invece avvisare la signora Malfenti dei pericoli cui s ' esponeva Guido . Mi domandò di fare anch ' io del mio meglio per impedirgli spropositi . Preparai lungamente le parole che dovevo dirgli . Finalmente attuavo i miei propositi di bontà attiva e mantenevo la promessa che avevo fatta ad Ada . Sapevo come dovevo afferrare Guido per indurlo ad obbedirmi . Ognuno commette una leggerezza , - gli avrei spiegato , - giocando in Borsa , ma piú di tutti un commerciante che abbia un simile bilancio dietro di sé . Il giorno seguente cominciai benissimo : - Tu dunque ora giochi alla Borsa ? Vuoi finire in carcere ? - gli domandai severamente . Ero preparato ad una scena e tenevo anche in serbo la dichiarazione che giacché egli procedeva in modo da compromettere la ditta , io avrei abbandonato senz ' altro l ' ufficio . Guido seppe disarmarmi subito . Avevo tenuto sinora il segreto , ma ora , con un abbandono da buon ragazzo , mi disse ogni particolare di quei suoi affari . Lavorava in valori minerarii di non so che paese , che gli avevano già dato un utile che quasi sarebbe bastato a coprire la perdita del nostro bilancio . Oramai era cessato ogni rischio e poteva raccontarmi tutto . Quando avesse avuta la sfortuna di perdere quello che aveva guadagnato , avrebbe semplicemente cessato di giocare . Se invece la fortuna avesse continuato ad assisterlo , si sarebbe affrettato di mettere in regola le mie registrazioni di cui sentiva sempre la minaccia . Vidi che non era il caso di arrabbiarsi e che si doveva invece congratularsi con lui . In quanto alle questioni di contabilità , gli dissi che poteva oramai essere tranquillo , perché ove c ' era disponibile del contante era facilissimo di regolare la contabilità piú fastidiosa . Quando nei nostri libri fosse stato reintegrato come di diritto il conto di Ada e almeno diminuito quello ch ' io dicevo l ' abisso della nostra azienda , cioè il conto di Guido , la nostra contabilità non avrebbe fatta una grinza . Poi gli proposi di fare tale regolazione subito e mettere in conto della ditta le operazioni di Borsa . Per fortuna egli non accettò perché altrimenti io sarei divenuto il contabile del giocatore e mi sarei addossata una maggiore responsabilità . Cosí invece le cose procedettero come se io non avessi esistito . Egli rifiutò la mia proposta con delle ragioni che mi parvero buone . Era di malaugurio di pagare cosí subito i suoi debiti ed è una superstizione divulgatissima a tutti i tavoli da giuoco che il denaro altrui porti fortuna . Io non ci credo , ma quando giuoco non trascuro neppur io alcuna prudenza . Per un certo tempo mi feci dei rimproveri di aver accolte le comunicazioni di Guido senz ' alcuna protesta . Ma quando vidi comportarsi allo stesso modo la signora Malfenti che mi raccontò come suo marito aveva saputo guadagnare dei bei denari alla borsa , eppoi anche Ada , dalla quale sentii considerare il giuoco come un qualsiasi genere di commercio , compresi che assolutamente a questo riguardo non si avrebbe potuto movermi alcun rimprovero . Per arrestare Guido su quella china non sarebbe bastata la mia protesta che non avrebbe avuta alcun ' efficacia se non fosse stata appoggiata da tutti i membri della famiglia . Fu cosí che Guido continuò a giocare , e tutta la sua famiglia con lui . Ero anch ' io della comitiva , tant ' è vero ch ' entrai in una relazione d ' amicizia alquanto curiosa col Nilini . È sicuro ch ' io non potevo soffrirlo perché lo sentivo ignorante e presuntuoso , ma pare che per riguardo a Guido , che da lui aspettava i buoni consigli , sapessi celare tanto bene i miei sentimenti ch ' egli finí col credere di avere in me un amico devoto . Non nego che forse la mia gentilezza con lui fosse anche dovuta al desiderio di evitare quel malessere che m ' aveva dato la sua inimicizia , tanto forte causa quell ' ironia che rideva sulla sua brutta faccia . Ma non gli usai mai altre gentilezze fuori di quella di porgergli la mano e il saluto quando veniva e se ne andava . Egli invece fu gentilissimo ed io non seppi non accettare le sue cortesie con gratitudine , ciò ch ' è veramente la massima gentilezza che si possa usare a questo mondo . Mi procurava delle sigarette di contrabbando e me le faceva pagare quello che gli costavano , cioè molto poco . Se mi fosse stato piú simpatico avrebbe potuto indurmi a giocare col suo mezzo ; non lo feci mai , solo per non vederlo piú di spesso . Lo vedevo anzi troppo ! Passava delle ore nel nostro ufficio ad onta che - com ' era facile di accorgersene - non fosse innamorato di Carmen . Veniva a tener compagnia proprio a me . Pare si fosse prefisso d ' istruirmi nella politica in cui egli era profondo causa la Borsa . Mi presentava le grandi potenze come un giorno si stringevano la mano e si pigliavano a schiaffi il giorno seguente . Non so se abbia indovinato il futuro perché io per antipatia non lo stetti mai a sentire . Conservavo un sorriso ebete , stereotipato . Il nostro malinteso sarà certo dipeso da un ' interpretazione errata del mio sorriso che gli sarà parso d ' ammirazione . Io non ne ho colpa . So solo le cose che ripeteva ogni giorno . Potei accorgermi ch ' egli era un italiano di color dubbio perché gli pareva che per Trieste fosse meglio di restare austriaca . Adorava la Germania e specialmente i treni ferroviari tedeschi che arrivavano con tanta precisione . Era socialista a modo suo e avrebbe voluto fosse proibito che una singola persona possedesse piú di centomila corone . Non risi un giorno in cui , conversando con Guido , egli ammise di possedere proprio centomila corone e non un centesimo in piú . Non risi , e non gli domandai neppure se guadagnando dell ' altro denaro avrebbe modificata la sua teoria . La nostra era una relazione veramente strana . Io non sapevo ridere né con lui né di lui . Quando aveva snocciolata qualche sua sentenza , si ergeva di tanto sulla sua poltrona che i suoi occhi guardavano il soffitto mentre a me restava rivolto il buco che io dicevo mandibolare . E vedeva con quel buco ! Volli talvolta approfittare di quella sua posizione per pensare ad altro , ma egli richiamava la mia attenzione domandandomi subito : - Mi stai a sentire ? Dopo di quella sua simpatica effusione , Guido per lungo tempo non mi parlò dei suoi affari . Qualche cosa me ne diceva dapprima il Nilini , ma anche lui si fece poi piú riservato . Da Ada stessa seppi che Guido continuava a guadagnare . Quand ' essa ritornò , la trovai di nuovo imbruttita parecchio . Era piuttosto imbolsita che ingrassata . Le sue guancie , ricresciute , erano anche questa volta fuori di posto e le facevano una faccia quasi quadrata . Gli occhi avevano continuato a sformare la loro incassatura . La mia sorpresa fu grande , perché da Guido ed altri ch ' erano stati a trovarla , avevo sentito dire che ogni giorno che passava le apportava nuova forza e salute . Ma la salute della donna è in primo luogo la sua bellezza . Con Ada ebbi altre sorprese . Mi salutò affettuosamente , ma non altrimenti di quanto avesse salutata Augusta . Non c ' era fra di noi piú alcun segreto e certamente essa non ricordava piú di aver pianto al ricordo di avermi fatto soffrire tanto . Tanto meglio ! Essa dimenticava infine i suoi diritti su di me ! Ero il suo buon cognato e mi amava solo perché ritrovava immutati i miei affettuosi rapporti con mia moglie , che formavano sempre l ' ammirazione di casa Malfenti . Un giorno feci una scoperta che mi sorprese assai . Ada si credeva ancora bella ! Lontano , sul lago , le avevano fatta la corte ed era evidente ch ' essa gioiva dei suoi successi . Probabilmente li esagerava perché mi pareva fosse un eccesso il pretendere di aver dovuto lasciare quella villeggiatura per sottrarsi alle persecuzioni di un innamorato . Ammetto che qualche cosa di vero ci possa essere stato , perché probabilmente ella poteva apparire meno brutta a chi prima non l ' aveva conosciuta . Ma già , non tanto , con quegli occhi e quel colorito e quella forma di faccia ! A noi essa appariva piú brutta perché , ricordando com ' era stata , scorgevamo piú evidenti le devastazioni compiute dalla malattia . Invitammo una sera Guido e lei a casa nostra . Fu un ritrovo gradevole , veramente di famiglia . Pareva la continuazione di quel nostro fidanzamento a quattro . Ma la chioma di Ada non era illuminata da alcuna luce . Al momento di dividerci , io , per aiutarla a indossare il mantello , restai per un istante solo con lei . Ebbi subito un senso un po ' differente delle nostre relazioni . Eravamo lasciati soli e forse potevamo dirci quello che in presenza degli altri non volevamo . Mentre l ' aiutavo , riflettei e finii col trovare quello che dovevo dirle : - Tu sai ch ' egli ora giuoca ! - le dissi con voce seria . Mi viene talvolta il dubbio ch ' io con tali parole avessi voluto rievocare l ' ultimo nostro ritrovo che non ammettevo fosse talmente dimenticato . - Sí - essa disse sorridendo , - e fa molto bene . È divenuto bravo abbastanza , a quanto mi dicono . Risi con lei , forte . Mi sentivo sollevato da ogni responsabilità . Andandosene essa mormorò : - Quella Carmen è sempre nel vostro ufficio ? Non arrivai a rispondere perché corse via . Fra di noi non c ' era piú il nostro passato . C ' era però la sua gelosia . Quella era viva come nell ' ultimo nostro incontro . Adesso , ripensandoci , trovo che avrei dovuto accorgermi molto tempo prima di esserne espressamente avvisato , che Guido aveva cominciato a perdere in Borsa . Sparve dalla sua faccia l ' aria di trionfo che l ' aveva illuminata e manifestò di nuovo quella grande ansietà per quel bilancio chiuso a quel modo . - Perché te ne preoccupi - gli domandai io nella mia innocenza - quando hai già in tasca quello che occorre per rendere del tutto reali queste registrazioni ? Avendo tanti denari non si va in carcere . - Allora , come lo seppi poi , egli in tasca non aveva piú nulla . Credetti tanto fermamente ch ' egli avesse legata a sé la fortuna che non tenni conto di tanti indizii che avrebbero potuto convincermi altrimenti . Una sera , di Agosto , egli mi trascinò di nuovo a pesca con lui . Alla luce abbagliante di una luna quasi piena c ' era poca probabilità di pigliare qualche cosa all ' amo . Ma egli insistette dicendo che in mare avremmo trovato qualche sollievo al caldo . Infatti non vi trovammo altro . Dopo un solo tentativo , non inescammo neppure piú gli ami e lasciammo pendere le lenze dalla barchetta che Luciano spinse al largo . I raggi della luna raggiungevano certo il fondo del mare affinando la vista agli animali grossi e rendendoli accorti dell ' insidia ed anche agli animalucci piccoli capaci di rosicchiarci l ' esca , ma non d ' arrivare con la piccola bocca all ' amo . Le nostre esche non erano altro che un dono alla minutaglia . Guido si coricò a poppa ed io a prua . Egli mormorò poco dopo : - Che tristezza tutta questa luce ! Probabilmente diceva cosí perché la luce gl ' impediva di dormire ed io assentii per fargli piacere ed anche per non turbare con una sciocca discussione la quiete solenne in cui lentamente ci movevamo . Ma Luciano protestò dicendo che a lui quella luce piaceva moltissimo . Visto che Guido non rispondeva , volli farlo tacere dicendogli che la luce era certamente una cosa triste perché si vedevano le cose di questo mondo . Eppoi impediva la pesca . Luciano rise e tacque . Stemmo zitti molto tempo . Io sbadigliai piú volte in faccia alla luna . Rimpiangevo di essermi lasciato indurre di montare in quella barchetta . Guido improvvisamente mi domandò : - Tu che sei chimico , sapresti dirmi se sia piú efficace il veronal puro o il veronal al sodio ? Io veramente non sapevo neppure che ci fosse un veronal al sodio . Non si può mica pretendere che un chimico sappia il mondo a mente . Io di chimica so tanto da poter trovare subito nei miei libri qualsiasi informazione e inoltre da poter discutere - come si vide in quel caso - anche delle cose che ignoro . Al sodio ? Ma se era saputo da tutti che le combinazioni al sodio erano quelle che piú facilmente si assimilavano . Anzi a proposito del sodio ricordai - e riprodussi piú o meno esattamente - un inno a quell ' elemento elevato da un mio professore all ' unica sua prelezione cui avessi assistito . Il sodio era un veicolo sul quale gli elementi montavano per moversi piú rapidi . E il professore aveva ricordato come il cloruro di sodio passava da organismo ad organismo e come andava adunandosi per la sola gravità nel buco piú profondo della terra , il mare . Io non so se riproducessi esattamente il pensiero del mio professore , ma in quel momento , dinanzi a quell ' enorme distesa di cloruro di sodio , parlai del sodio con un rispetto infinito . Dopo un ' esitazione , Guido domandò ancora : - Sicché chi volesse morire dovrebbe prendere il veronal al sodio ? - Sí , - risposi . Poi ricordando che ci sono dei casi in cui si può voler simulare un suicidio e non accorgendomi subito che ricordavo a Guido un episodio spiacevole della sua vita , aggiunsi : - E chi non vuole morire deve prendere del veronal puro . Gli studii di Guido sul veronal avrebbero potuto darmi da pensare . Invece io non compresi nulla , preoccupato com ' ero dal sodio . Nei giorni seguenti fui in grado di portare a Guido nuove prove delle qualità che io avevo attribuite al sodio : anche per accelerare gli amalgami che non sono altro che degli abbracci intensi fra due corpi , abbracci che sostituiscono la combinazione o l ' assimilazione , si aggiungeva al mercurio del sodio . Il sodio era il mezzano fra l ' oro e il mercurio . Ma a Guido il veronal non importava piú , ed io ora penso che in quel momento le sue viste alla Borsa si fossero migliorate . Nel corso di una settimana , Ada venne in ufficio ben tre volte . Soltanto dopo la seconda , sorse in me l ' idea ch ' essa mi volesse parlare . La prima s ' imbatté nel Nilini che s ' era messo una volta di piú ad educarmi . Essa attese per un ' ora intera che se ne andasse , ma ebbe il torto di ciarlare con lui ed egli credette perciò di dover restare . Dopo fatte le presentazioni , io respirai , sollevato che il buco mandibolare del Nilini non fosse rivolto a me . Non presi parte alla loro conversazione . Il Nilini fu persino spiritoso e sorprese Ada raccontando che si facevano altrettante maldicenze al Tergesteo come nel salotto di una signora . Soltanto , secondo lui , alla Borsa , come sempre , si era meglio informati che altrove . Ad Ada sembrò ch ' egli calunniasse le donne . Disse di non saper neppure ciò che fosse la maldicenza . A questo punto intervenni io per confermare che , nei lunghi anni in cui la conoscevo , non avevo mai sentita venir dalla sua bocca una parola che avesse neppur ricordato la maldicenza . Sorrisi dicendo ciò perché mi parve di moverle un rimprovero . Essa non era maldicente perché dei fatti altrui non s ' occupava . Dapprima , in piena salute , aveva pensato ai fatti proprii e , quando la malattia l ' invase , non restò in lei che un piccolo posticino libero , occupato dalla sua gelosia . Era una vera egoista , ma essa accolse la mia testimonianza con gratitudine . Il Nilini finse di non prestar fede né a lei né a me . Disse di conoscermi da molti anni e di credermi di una grande ingenuità . Ciò mi divertí e divertí anche Ada . Fui molto seccato invece quand ' egli - per la prima volta dinanzi a terzi - proclamò ch ' ero uno dei migliori suoi amici e che perciò mi conosceva a fondo . Non osai protestare , ma da quella dichiarazione sfacciata mi sentii offeso nel mio pudore , come una fanciulla cui in pubblico fosse stato rimproverato di aver fornicato . Io ero tanto ingenuo , diceva il Nilini , che Ada , con la solita furberia delle donne , avrebbe potuto fare della maldicenza in mia presenza senza ch ' io me ne accorgessi . A me parve che Ada continuasse a divertirsi a quei complimenti di carattere dubbio mentre poi seppi ch ' essa lo lasciava parlare sperando si esaurisse e se ne andasse . Ma ebbe un bell ' attendere . Quando Ada ritornò per la seconda volta , mi trovò con Guido . Allora lessi sulla sua faccia un ' espressione d ' impazienza e indovinai ch ' essa voleva proprio me . Finché non ritornò , io mi baloccai coi miei soliti sogni . In fondo essa da me non domandava amore , ma troppo frequentemente voleva trovarsi da sola a solo con me . Per gli uomini era difficile d ' intendere quello che le donne volevano anche perché esse stesse talvolta lo ignoravano . Non mi derivò invece alcun nuovo sentimento dalle sue parole . Essa , non appena poté parlarmi , ebbe la voce strozzata dall ' emozione , ma non già perché avesse rivolta la parola a me . Voleva sapere per quale ragione Carmen non fosse stata mandata via . Io le raccontai tutto quanto ne sapevo , compreso quel nostro tentativo di procurarle un posto presso l ' Olivi . Essa fu subito piú calma perché quello che le dicevo corrispondeva esattamente a quanto gliene era stato detto da Guido . Poi seppi che gli accessi di gelosia si seguivano da lei a periodi . Venivano senza causa apparente e andavano via per una parola che la convincesse . Mi fece ancora due domande : se era proprio tanto difficile di trovare un posto per un ' impiegata e se la famiglia di Carmen si trovasse in tali condizioni da dipendere dal guadagno della fanciulla . Le spiegai che infatti a Trieste era difficile allora di trovare del lavoro per le donne , negli uffici . In quanto alla sua seconda domanda , non potevo risponderle perché della famiglia di Carmen io non conoscevo nessuno . - Guido invece conosce tutti in quella casa , - mormorò Ada con ira e le lacrime le irorarono di nuovo le guancie . Poi mi strinse la mano per congedarsi e mi ringraziò . Sorridendo traverso le lacrime , disse che sapeva di poter contare su di me . Il sorriso mi piacque perché certamente non era rivolto al cognato , ma a chi era legato a lei da vincoli segreti . Tentai di dar prova che meritavo quel sorriso e mormorai : - Quello ch ' io temo per Guido non è Carmen , ma il suo giuoco alla Borsa ! Essa si strinse nelle spalle : - Quello non ha importanza . Ne parlai anche con mamma . Papà giuocava anche lui alla Borsa e vi guadagnò tanti di quei denari ! Io rimasi sconcertato dalla risposta e insistetti : - Quel Nilini non mi piace . Non è mica vero ch ' io sia suo amico ! Essa mi guardò sorpresa : - A me pare un gentiluomo . Anche Guido gli vuole molto bene . Io credo , poi , che Guido sia ora molto attento ai suoi affari . Ero ben deciso di non dirle male di Guido e tacqui . Quando mi trovai solo non pensai a Guido , ma a me stesso . Era forse bene che Ada finalmente m ' apparisse quale una mia sorella e null ' altro . Essa non prometteva e non minacciava amore . Per varii giorni corsi la città inquieto e squilibrato . Non arrivavo a intendermi . Perché mi sentivo come se Carla m ' avesse lasciato in quell ' istante ? Non m ' era avvenuto niente di nuovo . Sinceramente credo ch ' io abbia avuto sempre bisogno dell ' avventura o di qualche complicazione che le somigli . I miei rapporti con Ada non erano ormai piú complicati affatto . Il Nilini dal suo seggiolone un giorno predicò piú del solito : dall ' orizzonte s ' avanzava un nembo , nient ' altro che il rincaro del denaro . La Borsa era tutt ' ad un tratto satura e non poteva assorbire piú nulla ! - Gettiamoci del sodio ! - proposi io . L ' interruzione non gli piacque affatto , ma per non dover arrabbiarsi , la trascurò : tutt ' ad un tratto il denaro a questo mondo era divenuto scarso e perciò caro . Egli era sorpreso che ciò avvenisse ora mentre egli l ' aveva preveduto per un mese piú tardi . - Avranno mandato tutto il denaro alla luna ! - dissi io . - Sono cose serie di cui non bisogna ridere , - affermò il Nilini guardando sempre il soffitto . - Adesso si vedrà chi avrà l ' anima del vero lottatore e chi invece al primo colpo soggiacerà . Come non intesi perché il denaro a questo mondo potesse divenire piú scarso , cosí non indovinai che il Nilini ponesse Guido fra i lottatori di cui si doveva provare il valore . Ero tanto abituato a difendermi dalle sue prediche con la disattenzione , che anche questa , che pur sentii , passò via senza neppur scalfirmi . Ma pochi giorni appresso il Nilini intonò tutt ' altra musica . Era avvenuto un fatto nuovo . Egli aveva scoperto che Guido aveva fatti degli affari con un altro agente di cambio . Il Nilini cominciò col protestare in un tono concitato che egli non aveva mai mancato in nulla verso Guido , neppure nella dovuta discrezione . Di questo egli voleva la mia testimonianza . Non aveva tenuto celati gli affari di Guido persino a me ch ' egli continuava a ritenere quale il suo miglior amico ? Ma ormai egli era svincolato da qualunque riserbo e poteva gridarmi nelle orecchie che Guido era in perdita fino alla punta dei capelli . Per gli affari ch ' erano stati fatti col suo mezzo , egli assicurava che alla piú lieve miglioria si sarebbe potuto resistere e aspettare tempi migliori . Era però enorme che alla prima avversità Guido gli avesse fatto torto . Altro che Ada ! La gelosia del Nilini era indomabile . Io volevo avere da lui delle notizie ed egli invece si esasperava sempre piú e continuava a parlare del torto che gli era stato fatto . Perciò , contro ogni suo proposito , egli continuò a rimanere discreto . Nel pomeriggio trovai Guido in ufficio . Era sdraiato sul nostro sofà in un curioso stato intermedio fra la disperazione e il sonno . Gli domandai : - Tu sei ora in perdita fino agli occhi ? Non mi rispose subito . Levò il braccio col quale si copriva il volto sfatto e disse : - Hai mai visto un uomo piú disgraziato di me ? Riabbassò il braccio e cambiò di posizione mettendosi supino . Rinchiuse gli occhi e parve avesse già dimenticata la mia presenza . Io non seppi offrirgli alcun conforto . Davvero mi offendeva ch ' egli credesse di essere l ' uomo piú disgraziato del mondo . Non era un ' esagerazione la sua ; era una vera e propria menzogna . L ' avrei soccorso se avessi potuto , ma mi era impossibile di confortarlo . Secondo me neanche chi è piú innocente e piú disgraziato di Guido merita compassione , perché altrimenti nella nostra vita non ci sarebbe posto che per quel sentimento , ciò che sarebbe un grande tedio . La legge naturale non dà il diritto alla felicità , ma anzi prescrive la miseria e il dolore . Quando viene esposto il commestibile , vi accorrono da tutte le parti i parassiti e , se mancano , s ' affrettano di nascere . Presto la preda basta appena , e subito dopo non basta piú perché la natura non fa calcoli , ma esperienze . Quando non basta piú , ecco che i consumatori devono diminuire a forza di morte preceduta dal dolore e cosí l ' equilibrio , per un istante , viene ristabilito . Perché lagnarsi ? Eppure tutti si lagnano . Quelli che non hanno avuto niente della preda muoiono gridando all ' ingiustizia e quelli che ne hanno avuto parte trovano che avrebbero avuto diritto ad una parte maggiore . Perché non muoiono e non vivono tacendo ? È invece simpatica la gioia di chi ha saputo conquistarsi una parte esuberante del commestibile e si manifesti pure al sole in mezzo agli applausi . L ' unico grido ammissibile è quello del trionfatore . Guido , poi ! Egli mancava di tutte le qualità per conquistare od anche solo per tenere la ricchezza . Veniva dal tavolo di giuoco e piangeva per aver perduto . Non si comportava dunque neppure da gentiluomo e a me faceva nausea . Perciò e solo perciò , nel momento in cui Guido avrebbe avuto tanto bisogno del mio affetto , non lo trovò . Neppure i miei ripetuti propositi poterono accompagnarmi fin là . Intanto la respirazione di Guido andava facendosi sempre piú regolare e rumorosa . S ' addormentava ! Com ' era poco virile nella sventura ! Gli avevano portato via il commestibile e chiudeva gli occhi forse per sognare di possederlo tuttavia , invece di aprirli ben bene per vedere di strapparne una piccola parte . Mi venne la curiosità di sapere se Ada fosse stata informata della disgrazia che gli era toccata . Glielo domandai ad alta voce . Egli trasalí ed ebbe bisogno di una pausa per assuefarsi alla sua disgrazia che improvvisamente rivide intera . - No ! - mormorò . Poi rinchiuse gli occhi . Certamente tutti coloro che sono stati duramente percossi inclinano al sonno . Il sonno ridà le forze . Stetti ancora a guardarlo esitante . Ma come si poteva aiutarlo se dormiva ? Non era questo il momento per dormire . Lo afferrai rudemente per una spalla e lo scossi : - Guido ! Aveva proprio dormito . Mi guardò incerto con l ' occhio ancora velato dal sonno eppoi mi domandò : - Che vuoi ? - Subito dopo , adirato , ripeté la sua domanda : - Che vuoi dunque ? Io volevo aiutarlo , altrimenti non avrei neppure avuto il diritto di destarlo . M ' arrabbiai anch ' io e gridai che questo non era il momento di dormire perché bisognava affrettarsi di vedere come si avrebbe potuto correre ai ripari . C ' era da calcolare e discutere con tutti i membri della nostra famiglia e quelli della sua di Buenos Aires . Guido si mise a sedere . Era ancora un po ' sconvolto di essere stato destato a quel modo . Mi disse amaramente : - Avresti fatto meglio di lasciarmi dormire . Chi vuoi che ora m ' aiuti ? Non ricordi a quale punto dovetti giungere l ' altra volta per avere quel poco di cui abbisognavo per salvarmi ? Adesso si tratta di somme considerevoli ! A chi vuoi mi rivolga ? Senza nessun affetto e anzi con l ' ira di dover dare e privare me e i miei , esclamai : - E non ci sono anch ' io qui ? - Poi l ' avarizia mi suggerí di attenuare da bel principio il mio sacrificio : - Non c ' è Ada ? Non c ' è nostra suocera ? Non possiamo unirci per salvarti ? Egli si levò e mi si appressò con l ' evidente intenzione di abbracciarmi . Ma era proprio questo ch ' io non volevo . Avendogli offerto il mio aiuto , avevo ora il diritto di rampognarlo , e ne feci l ' uso piú largo . Gli rimproverai la sua attuale debolezza eppoi anche la sua presunzione durata fino a quel momento e che l ' aveva tratto alla rovina . Aveva agito di propria testa non consultandosi con nessuno . Tante volte io avevo tentato di avere sue comunicazioni per trattenerlo e salvarlo ed egli me le aveva rifiutate serbando la sua fiducia per il solo Nilini . Qui Guido sorrise , proprio sorrise , il disgraziato ! Mi disse che da quindici giorni egli non lavorava piú col Nilini essendosi fitto in capo che il grugno di costui gli portasse sventura . Egli era caratterizzato da quel sonno e da quel sorriso : rovinava tutti attorno a sé e sorrideva . M ' atteggiai a giudice severo perché per salvare Guido bisognava prima educarlo . Volli sapere quanto egli avesse perduto e m ' arrabbiai quando mi disse di non saperlo esattamente . M ' arrabbiai ancora quand ' egli mi disse una cifra relativamente piccola che poi risultò rappresentare l ' importo che bisognava pagare alla liquidazione del quindici del mese da cui distavamo di soli due giorni . Ma Guido asseriva che fino alla fine del mese c ' era del tempo e che le cose potevano mutarsi . La scarsezza del denaro sul mercato non sarebbe durata eternamente . Gridai : - Se a questo mondo manca il denaro , vuoi riceverne dalla luna ? - Aggiunsi che non bisognava giocare neppure per un giorno di piú . Non si doveva rischiare di veder aumentare la perdita già enorme . Dissi anche che la perdita sarebbe stata divisa in quattro parti che avremmo sopportate io , lui ( cioè suo padre ) , la signora Malfenti e Ada , che bisognava ritornare al nostro commercio privo di rischi e che non volevo mai piú vedere nel nostro ufficio né il Nilini né alcun altro sensale di cambio . Egli , mite , mite , mi pregò di non gridare tanto , perché avremmo potuto essere sentiti dai vicini . Feci un grande sforzo per calmarmi e vi riuscii anche a patto di poter dirgli a bassavoce delle altre insolenze . La sua perdita era addirittura l ' effetto di un crimine . Bisognava essere un bestione per mettersi in frangenti simili . Proprio mi pareva ch ' era necessario egli subisse intera la lezione . Qui Guido mitemente protestò . Chi non aveva giocato in Borsa ? Nostro suocero , ch ' era stato un commerciante tanto solido , non era stato un giorno solo della sua vita privo di qualche impegno . Eppoi - Guido lo sapeva - avevo giocato anch ' io . Protestai che fra gioco e gioco c ' era una differenza . Egli aveva rischiato alla Borsa tutto il suo patrimonio , io le rendite di un mese . Mi fece un triste effetto che Guido tentasse puerilmente di liberarsi della sua responsabilità . Egli asserí che il Nilini lo aveva indotto a giocare piú di quanto egli avesse voluto , facendogli credere di avviarlo ad una grande fortuna . Io risi e lo derisi . Il Nilini non era da biasimarsi perché faceva gli affari suoi . E - del resto - dopo di aver lasciato il Nilini , non si era egli precipitato ad aumentare la propria posta col mezzo di un altro sensale ? Avrebbe potuto vantarsi della nuova relazione se con essa si fosse messo a giocare al ribasso ad insaputa del Nilini . Per riparare non poteva certo bastare di cambiare di rappresentante e continuare sulla stessa via perseguitato dallo stesso malocchio . Egli volle indurmi finalmente a lasciarlo in pace , e , con un singhiozzo nella gola , riconobbe di aver sbagliato . Cessai dal rampognarlo . Ora mi faceva veramente compassione e l ' avrei anche abbracciato se egli avesse voluto . Gli dissi che mi sarei occupato subito di provvedere il denaro che io dovevo fornire e che avrei potuto anche occuparmi di parlare con nostra suocera . Egli , invece , si sarebbe incaricato di Ada . La mia compassione aumentò quand ' egli mi confidò che volentieri avrebbe parlato con nostra suocera in vece mia , ma che lo tormentava di dover parlare con Ada . - Tu sai come son fatte le donne ! Gli affari non li capiscono o soltanto quando finiscono bene ! - Egli non avrebbe parlato affatto e avrebbe pregata la signora Malfenti d ' informarla lei di tutto . Questa decisione l ' alleggerí grandemente e uscimmo insieme . Lo vedevo camminare accanto a me con la testa bassa e mi sentivo pentito di averlo trattato con tanta rudezza . Ma come fare altrimenti se lo amavo ? Doveva pur ravvedersi , se non voleva andare incontro alla sua rovina ! Come dovevano essere fatte le sue relazioni con la moglie se temeva tanto di parlare con lei ! Ma intanto egli scoperse un modo per indispettirmi di nuovo . Camminando aveva trovato di perfezionare il piano che gli era tanto piaciuto . Non soltanto egli non avrebbe avuto da parlare con la moglie , ma avrebbe fatto in modo di non vederla per quella sera , perché sarebbe subito partito per la caccia . Dopo quel proposito , fu libero da ogni nube . Pareva fosse bastata la prospettiva di poter recarsi all ' aria aperta , lontano da ogni pensiero , per avere l ' aspetto di trovarvisi diggià e di goderne pienamente . Io ne fui indignato ! Con lo stesso aspetto , certo , avrebbe potuto ritornare in Borsa per riprendervi il giuoco nel quale rischiava la fortuna della famiglia e anche la mia . Mi disse : - Voglio concedermi quest ' ultimo divertimento e t ' invito di venire con me a patto che tu prenda l ' impegno di non rammentare con una sola parola gli avvenimenti di oggi . Fin qui aveva parlato sorridendo . Dinanzi alla mia faccia seria , si fece piú serio anche lui . Aggiunse : - Vedi anche tu che ho bisogno di un riposo dopo un colpo simile . Poi mi sarà piú facile di riprendere il mio posto nella lotta . La sua voce s ' era velata di un ' emozione della cui sincerità non seppi dubitare . Perciò seppi rattenere il mio dispetto o manifestarlo solo col rifiuto del suo invito , dicendogli che io dovevo restare in città per provvedere al denaro necessario . Era già un rimprovero il mio ! Io , innocente , restavo al mio posto , mentre lui , il colpevole , poteva andare a spassarsela . Eravamo giunti dinanzi alla porta di casa della signora Malfenti . Egli non aveva piú ritrovato l ' aspetto di gioia per il divertimento di alcune ore che l ' aspettava e , finché rimase con me , conservò stereotipata sulla faccia l ' espressione del dolore cui io l ' avevo richiamato . Ma prima di lasciarmi , trovò uno sfogo in una manifestazione d ' indipendenza e - come a me parve - di rancore . Mi disse ch ' era veramente stupito di scoprire in me un tale amico . Esitava di accettare il sacrificio che gli volevo portare e intendeva ( proprio intendeva ) ch ' io sapessi ch ' egli non mi riteneva impegnato in alcun modo e ch ' ero perciò libero di dare o non dare . Son sicuro di aver arrossito . Per levarmi dall ' imbarazzo gli dissi : - Perché vuoi ch ' io desideri di ritirarmi quando pochi minuti or sono senza che tu m ' abbia chiesto nulla , mi son profferto di aiutarti ? Egli mi guardò un po ' incerto eppoi disse : - Giacché lo vuoi , accetto senz ' altro e ti ringrazio . Ma faremo un contratto di società nuovo del tutto , perché ognuno abbia quello che gli compete . Anzi se ci sarà lavoro e vorrai continuare ad attendervi , dovrai avere il tuo salario . Metteremo la nuova società su tutt ' altra base . Cosí non avremo piú da temere altri danni dall ' aver occultata la perdita del nostro primo anno d ' esercizio . Risposi : - Questa perdita non ha piú alcuna importanza e non devi pensarci piú . Cerca ora di mettere dalla parte tua nostra suocera . Questo e null ' altro per adesso importa . Cosí ci lasciammo . Io credo di aver sorriso dell ' ingenuità con cui Guido manifestava i suoi piú intimi sentimenti . Egli m ' aveva tenuto quel lungo discorso solo per poter accettare il mio dono senz ' aver da manifestarmi della gratitudine . Ma io non pretendevo nulla . Mi bastava di sapere che tale riconoscenza egli proprio me la doveva . Del resto , staccatomi da lui , anch ' io sentii un sollievo come se fossi andato appena allora all ' aria libera . Sentivo veramente la libertà che m ' era tolta per i propositi di educarlo e rimetterlo sulla buona strada . In fondo il pedagogo è incatenato peggio dell ' alunno . Ero ben deciso di procurargli quel denaro . Naturalmente non so dire se lo facessi per affetto a lui o ad Ada , o forse per liberarmi da quella piccola parte di responsabilità che poteva toccarmi per aver lavorato nel suo ufficio . Insomma avevo deciso di sacrificare una parte del mio patrimonio e ancora oggidí guardo a quel giorno della mia vita con una grande soddisfazione . Quel denaro salvava Guido e a me garantiva una grande tranquillità di coscienza . Camminai fino a sera nella piú grande tranquillità e cosí perdetti il tempo utile per andar a rintracciare alla Borsa l ' Olivi cui dovevo rivolgermi per procurarmi una somma cosí forte . Poi pensai che la cosa non fosse tanto urgente . Io avevo parecchio denaro a mia disposizione e quello bastava intanto per partecipare alla regolazione che si doveva fare il quindici del mese . Per la fine del mese avrei provveduto piú tardi . Per quella sera non pensai piú a Guido . Piú tardi , e cioè quando i bambini furono coricati , m ' accinsi varie volte a dire ad Augusta del disastro finanziario di Guido e del danno che doveva riverberarne a me , ma poi non volli seccarmi con discussioni e pensai sarebbe meglio mi riservassi di convincere Augusta nel momento in cui la regolazione di quegli affari sarebbe stata decisa da tutti . Eppoi mentre Guido stava divertendosi sarebbe stato curioso che io mi fossi seccato . Dormii benissimo e , alla mattina , con la tasca non molto carica di denaro ( ci avevo l ' antica busta abbandonatami da Carla e che fino ad allora religiosamente avevo conservato per lei stessa o per qualche sua erede e qualche po ' di altro denaro che avevo potuto prelevare da una Banca ) mi recai in ufficio . Passai la mattina a leggere giornali , fra Carmen che cuciva e Luciano che s ' addestrava in moltipliche e addizioni . Quando ritornai a casa all ' ora della colazione , trovai Augusta perplessa e abbattuta . La sua faccia era coperta da quel grande pallore che non si produceva che per dolori che le provenivano da me . Mitemente mi disse : - Ho saputo che hai deciso di sacrificare una parte del tuo patrimonio per salvare Guido ! Io so che non avevo il diritto di esserne informata ... Era tanto dubbiosa del suo diritto che esitò . Poi riprese a rimproverarmi il mio silenzio : - Ma è vero ch ' io non sono come Ada , perché mai mi sono opposta alla tua volontà . Ci volle del tempo per apprendere quello ch ' era avvenuto . Augusta era capitata da Ada quando stava discutendo la quistione di Guido con la madre . Vedendola , Ada s ' era abbandonata ad un gran pianto e le aveva detto della mia generosità ch ' essa assolutamente non voleva accettare . Aveva anzi pregata Augusta d ' invitarmi a desistere dalla mia profferta . M ' accorsi subito che Augusta soffriva della sua antica malattia , la gelosia per la sorella , ma non vi diedi peso . Mi sorprendeva l ' attitudine assunta da Ada : - Ti parve risentita ? - domandai facendo tanto d ' occhi per la sorpresa . - No ! No ! Non offesa ! - gridò la sincera Augusta . - Mi baciò e abbracciò ... forse perché abbracci te . Pareva un modo di esprimersi assai comico . Essa mi guardava , studiandomi , diffidente . Protestai . - Credi che Ada sia innamorata di me ? cosa ti salta in testa ? Ma non riuscii a calmar Augusta la cui gelosia mi seccava orribilmente . Sta bene che Guido a quell ' ora non era piú a divertirsi e passava certamente un brutto quarto d ' ora fra sua suocera e sua moglie ma ero seccatissimo anch ' io e mi pareva di dover soffrir troppo essendo del tutto innocente . Tentai di calmare Augusta facendole delle carezze . Essa allontanò la sua faccia dalla mia per vedermi meglio e mi fece dolcemente un mite rimprovero che mi commosse molto : - Io so che ami anche me , - mi disse . Evidentemente lo stato d ' animo di Ada non aveva importanza per lei , ma il mio ed ebbi un ' ispirazione per provarle la mia innocenza : - Ada è dunque innamorata di me ? - feci ridendo . Poi staccatomi da Augusta per farmi veder meglio , gonfiai un po ' le guancie e spalancai in modo innaturale gli occhi cosí da somigliare ad Ada malata . Augusta mi guardò stupita , ma presto indovinò la mia intenzione . Fu colta da uno scoppio d ' ilarità di cui subito si vergognò . - No ! - mi disse , - ti prego di non deriderla . - Poi confessò , sempre ridendo , ch ' ero riuscito di imitare proprio quelle protuberanze che davano alla faccia di Ada un aspetto tanto sorprendente . Ed io lo sapevo perché imitandola m ' era parso di abbracciare Ada . E quando fui solo , piú volte ripetei quello sforzo con desiderio e disgusto . Nel pomeriggio andai all ' ufficio nella speranza di trovarvi Guido . Ve l ' attesi per qualche tempo eppoi decisi di recarmi a casa sua . Dovevo pur sapere se era necessario di domandare del denaro all ' Olivi . Dovevo compiere il mio dovere per quanto mi seccasse di rivedere Ada alterata una volta di piú dalla riconoscenza . Chissà quali sorprese mi potevano ancora provenire da quella donna ! Sulle scale della casa di Guido m ' imbattei nella signora Malfenti che pesantemente le saliva . Mi raccontò per lungo e per largo quanto fino ad allora era stato deciso nell ' affare di Guido . La sera prima s ' erano divisi circa d ' accordo nella convinzione che bisognava salvare quell ' uomo che aveva una disdetta disastrosa . Soltanto alla mattina Ada aveva appreso ch ' io dovevo collaborare a coprire la perdita di Guido e s ' era recisamente rifiutata di accettare . La signora Malfenti la scusava : - Che vuoi farci ? Essa non vuole caricarsi del rimorso di aver impoverita la sua sorella prediletta . Sul pianerottolo , la signora si fermò per respirare e anche per parlare , e mi disse ridendo che la cosa sarebbe finita senza danno per nessuno . Prima di colazione , lei , Ada e Guido s ' erano recati per averne consiglio da un avvocato , vecchio amico di famiglia e ora anche tutore della piccola Anna . L ' avvocato aveva detto che non occorreva pagare perché per legge non vi si era obbligati . Guido s ' era vivamente opposto parlando di onore e di dovere , ma senza dubbio , una volta che tutti , compresa Ada , decidevano di non pagare , anche lui avrebbe dovuto rassegnarvisi . - Ma la sua ditta alla Borsa sarà dichiarata bancarotta ? - dissi io perplesso . - Probabilmente ! - disse la signora Malfenti con un sospiro prima d ' imprendere la salita dell ' ultima scala . Guido dopo colazione usava di riposare e perciò fummo ricevuti dalla sola Ada in quel salottino ch ' io conoscevo tanto bene . Al vedermi essa fu per un istante confusa , per un solo istante , ch ' io però afferrai e ritenni , chiaro , evidente , come se la sua confusione mi fosse stata detta . Poi si fece forza e mi stese la mano con un movimento deciso , virile , che doveva cancellare l ' esitazione femminea che l ' aveva precorso . Mi disse : - Augusta ti avrà detto come io ti sia riconoscente . Non saprei ora dirti quello che sento perché sono confusa . Sono anche malata . Sí , molto malata ! Avrei di nuovo bisogno della casa di salute di Bologna ! Un singhiozzo l ' interruppe : - Ti domando ora un favore . Ti prego di dire a Guido che neppure tu sei al caso di dargli quel denaro . Cosí ci sarà piú facile d ' indurlo a fare quello che deve . Prima aveva avuto un singhiozzo ricordando la propria malattia ; singhiozzò poi di nuovo prima di continuare a parlare del marito : - È un ragazzo , e bisogna trattarlo come tale . Se egli sa che tu consenti di dargli quel denaro , s ' ostinerà ancora maggiormente nella sua idea di sacrificare anche il resto inutilmente . Inutilmente , perché oramai sappiamo con assoluta certezza che il fallimento in Borsa è permesso . L ' ha detto l ' avvocato . Mi comunicava il parere di un ' alta autorità senza domandarmi il mio . Come vecchio frequentatore di Borsa , il mio parere , anche accanto a quello dell ' avvocato , avrebbe potuto avere il suo peso , ma non ricordai neppure il mio parere seppure ne avevo uno . Ricordai invece che venivo messo in una posizione difficile . Io non potevo ritirarmi dall ' impegno che avevo preso con Guido : era in compenso di quell ' impegno , che m ' ero creduto autorizzato di gridargli nelle orecchie tante insolenze , intascando cosí una specie d ' interessi sul capitale che ora non potevo piú rifiutargli . - Ada ! - dissi esitante . - Io non credo di potermi disdire cosí da un giorno all ' altro . Non sarebbe meglio che tu convincessi Guido di fare le cose come le desideri tu ? La signora Malfenti con la grande simpatia che sempre mi dimostrava , disse che intendeva benissimo la mia speciale posizione e che del resto , quando Guido si sarebbe visto messo a disposizione soltanto un quarto dell ' importo di cui abbisognava , avrebbe pur dovuto adattarsi al loro volere . Ma Ada non aveva esaurite le sue lacrime . Piangendo con la faccia celata nel fazzoletto , disse : - Hai fatto male , molto male di fare quell ' offerta veramente straordinaria ! Ora si vede quanto male hai fatto ! Mi pareva esitante fra una grande gratitudine e un grande rancore . Poi soggiunse che non voleva si parlasse mai piú di quella mia offerta e mi pregava di non provvedere quel denaro , perché essa m ' avrebbe impedito di darlo o avrebbe impedito a Guido di accettarlo . Ero tanto imbarazzato che finii col dire una bugia . Le dissi cioè che quel denaro io l ' avevo già procurato e accennai alla mia tasca di petto dove giaceva quella busta dal peso tanto lieve . Ada mi guardò questa volta con un ' espressione di vera ammirazione di cui forse mi sarei compiaciuto se non avessi saputo di non meritarla . Ad ogni modo fu proprio questa mia bugia per la quale non so dare altra spiegazione che una mia strana tendenza a rappresentarmi dinanzi ad Ada maggiore di quanto non sia , che m ' impedí di attendere Guido e mi cacciò da quella casa . Avrebbe potuto anche avvenire che a un dato punto , contrariamente a quanto appariva , mi fosse stato chiesto di consegnare il denaro che dicevo di avere con me , e allora che figura ci avrei fatta ? Dissi che avevo degli affari urgenti in ufficio e corsi via . Ada m ' accompagnò alla porta e m ' assicurò ch ' essa avrebbe indotto Guido di venire lui da me per ringraziarmi della mia bontà e per rifiutarla . Fece tale dichiarazione con tale risolutezza che io trasalii . A me parve che quel fermo proposito andasse a colpire in parte anche me . No ! In quel momento essa non mi amava . Il mio atto di bontà era troppo grande . Schiacciava la gente su cui s ' abbatteva e non c ' era da meravigliarsi che i beneficati protestassero . Andando all ' ufficio cercai di liberarmi del malessere che m ' aveva dato il contegno di Ada , ricordando che io portavo quel sacrificio a Guido e a nessun altro . Che c ' entrava Ada ? Mi ripromisi di farlo sapere ad Ada stessa alla prima occasione . Andai all ' ufficio proprio per non avere il rimorso di aver mentito una volta di piú . Nulla mi vi attendeva . Cadeva dalla mattina una pioggerella minuta e continua che aveva rinfrescata considerevolmente l ' aria di quella primavera esitante . In due passi sarei stato a casa , mentre per andare all ' ufficio dovevo percorrere una strada ben piú lunga ciò ch ' era abbastanza fastidioso . Ma mi pareva di dover corrispondere ad un impegno . Poco dopo vi fui raggiunto da Guido . Allontanò dall ' ufficio Luciano per restare solo con me . Aveva quel suo aspetto sconvolto che l ' aiutava nelle sue lotte con la moglie e che io conoscevo tanto bene . Doveva aver pianto e gridato . Mi domandò che cosa mi paresse dei progetti di sua moglie e di nostra suocera ch ' egli sapeva m ' erano già stati comunicati . Gli parvi esitante . Non volevo dire la mia opinione che non poteva accordarsi con quella delle due donne e sapevo che se avessi adottata la loro , avrei provocate delle nuove scene da parte di Guido . Poi mi sarebbe dispiaciuto troppo di far apparire esitante il mio aiuto e infine eravamo d ' accordo con Ada che la decisione doveva venire da Guido e non da me . Gli dissi che bisognava calcolare , vedere , sentire anche altre persone . Io non ero un tale uomo d ' affari da poter dare un consiglio in argomento tanto importante . E , per guadagnare del tempo , gli domandai se voleva che consultassi l ' Olivi . Bastò questo per farlo gridare : - Quell ' imbecille ! - urlò . - Te ne prego lascialo da parte ! Non ero affatto disposto di accalorarmi alla difesa dell ' Olivi , ma non bastò la mia calma per rasserenare Guido . Eravamo nell ' identica situazione del giorno prima , ma ora era lui che gridava e toccava a me di tacere . È quistione di disposizione . Io ero pieno di un imbarazzo che mi legava le membra . Ma egli assolutamente volle io dicessi il mio parere . Per un ' ispirazione che credo divina parlai molto bene , tanto bene che se le mie parole avessero avuto un effetto qualunque , la catastrofe che poi seguí sarebbe stata evitata . Gli dissi che io intanto avrei scisse le due quistioni , quella della liquidazione del quindici da quella di fine mese . In complesso al quindici non si aveva da pagare un importo troppo rilevante e bisognava intanto indurre le donne a sottostare a quella perdita relativamente lieve . Poi avremmo avuto il tempo necessario per provvedere saggiamente all ' altra liquidazione . Guido m ' interruppe per domandarmi : - Ada m ' ha detto che tu hai già pronto il denaro in tasca . L ' hai qui ? Arrossii . Ma trovai subito pronta un ' altra bugia che mi salvò : - Visto che a casa tua non accettarono quel denaro , lo depositai poco fa alla Banca . Ma possiamo riaverlo quando vorremo , anche subito domattina . Allora egli mi rimproverò di aver cambiato di parere . Se proprio io il giorno prima avevo dichiarato di non voler aspettare l ' altra liquidazione per mettere in regola tutto ! E qui egli ebbe uno scoppio d ' ira violenta che finí col gettarlo privo di forze sul sofà ! Egli avrebbe gettato fuori d ' ufficio il Nilini e quegli altri agenti che lo avevano trascinato al giuoco . Oh ! Giuocando egli aveva bensí intravvista la possibilità della rovina , ma mai piú la soggezione a donne che non capivano niente di niente . Andai a stringergli la mano e se lo avesse permesso lo avrei abbracciato . Non volevo nient ' altro che vederlo arrivare a quella decisione . Niente piú giuoco , ma il lavoro di ogni giorno ! Questo sarebbe stato il nostro avvenire e la sua indipendenza . Ora si trattava di passare quel breve duro periodo , ma poi tutto sarebbe stato facile e semplice . Abbattuto , ma piú calmo , egli poco dopo mi lasciò . Anche lui nella sua debolezza era tutto pervaso da una forte decisione , - Ritorno da Ada ! - mormorò ed ebbe un sorriso amaro , ma sicuro . L ' accompagnai fino alla porta e l ' avrei accompagnato fino a casa sua se egli non avesse avuta alla porta la vettura che l ' attendeva . La Nemesi perseguitava Guido . Mezz ' ora dopo ch ' egli m ' aveva lasciato , io pensai che sarebbe stato prudente da parte mia di recarmi a casa sua ad assisterlo . Non che io avessi sospettato che su lui potesse incombere un pericolo , ma ormai io ero tutto dalla parte sua e avrei potuto contribuire a convincere Ada e la signora Malfenti ad aiutarlo . Il fallimento in Borsa non era una cosa che mi piaceva ed in complesso la perdita ripartita fra noi quattro non era insignificante , ma non rappresentava per nessuno di noi la rovina . Poi ricordai che il mio maggior dovere era oramai non di assistere Guido , ma di fargli trovare pronto il giorno appresso l ' importo che gli avevo promesso . Andai subito in cerca dell ' Olivi e mi preparai ad una nuova lotta . Avevo escogitato un sistema di rifondere alla mia firma il grosso importo in varii anni , versando però di lí ad alcuni mesi tutto quello che ancora restava dell ' eredità di mia madre . Speravo che l ' Olivi non avrebbe fatte delle difficoltà , perché io fino ad allora non gli avevo mai domandato piú di quanto mi fosse spettato per utili ed interessi e potevo anche promettere di non inquietarlo mai piú con domande simili . Era evidente che pur potevo sperare di ricuperare da Guido almeno parte di quell ' importo . Quella sera non seppi trovare l ' Olivi . Era appena uscito dall ' ufficio quand ' io entrai . Supponevano si fosse recato alla Borsa . Non lo trovai neppure colà e allora mi recai a casa sua ove appresi che si trovava ad una seduta di un ' associazione economica nella quale occupava un posto onorifico . Avrei potuto raggiungerlo colà , ma oramai s ' era fatto notte , e cadeva ininterrotta una pioggia abbondante che convertiva le vie in tanti ruscelli . Fu un diluvio che durò per tutta la notte e di cui per lunghi anni non si perdette il ricordo . La pioggia cadeva tranquilla , tranquilla , addirittura perpendicolarmente , sempre nella stessa abbondanza . Dalle alture che circondano la città scese il fango che , associato alle scorie della nostra vita cittadina , andò ad ostruire i nostri scarsi canali . Quando mi decisi a rincasare dopo di aver atteso inutilmente in un rifugio che la pioggia cessasse e quand ' ebbi chiara la visione che il tempo s ' era assestato nella pioggia e ch ' era vano di sperare un mutamento , si camminava nell ' acqua anche movendosi sulla parte piú alta del selciato . Corsi a casa bestemmiando e fracido fino alle ossa . Bestemmiavo anche perché avevo perduto tanto buon tempo per rintracciare l ' Olivi . Può essere che il mio tempo non sia poi tanto prezioso , ma è sicuro ch ' io soffro orrendamente quando posso constatare di aver lavorato invano . E correndo pensavo : “ Lasciamo tutto per domani quando sarà chiaro e bello e asciutto . Domani andrò dall ' Olivi e domani mi recherò da Guido . Magari mi leverò di buon ' ora , ma sarà chiaro e asciutto ” . Ero tanto convinto della giustezza della mia decisione che dissi ad Augusta che da tutti si era stabilito di rimandare ogni decisione alla dimane . Mi cambiai , mi rasciugai e con le comode e calde pantofole sui piedi torturati , dapprima cenai eppoi mi coricai per dormire profondamente fino alla mattina mentre ai vetri delle mie finestre batteva la pioggia grossa come funi . Cosí seppi solo tardi gli avvenimenti della notte . Dapprima apprendemmo che la pioggia aveva finito col provocare in varie parti della città delle inondazioni , poi che Guido era morto . Molto piú tardi seppi come poté accadere una cosa simile . Alle undici di sera circa , quando la signora Malfenti si fu allontanata , Guido avvertí la moglie ch ' egli aveva ingoiata una quantità enorme di veronal . Volle convincere la moglie che era condannato . L ' abbracciò , la baciò , le domandò perdono di averla fatta soffrire . Poi , ancora prima che la sua parola si convertisse in un balbettio , l ' assicurò ch ' essa era stata il solo amore della sua vita . Essa non credette per allora né a quest ' assicurazione né ch ' egli avesse ingoiato tanto veleno da poter morirne . Non credette neppure ch ' egli avesse perduti i sensi , ma si figurò che fingesse per strapparle di nuovo dei denari . Poi , trascorsa quasi un ' ora , vedendo ch ' egli dormiva sempre piú profondamente , ebbe un certo terrore e scrisse un biglietto ad un medico che abitava non lontano dalla sua abitazione . Su quel biglietto scisse che suo marito abbisognava di pronto aiuto avendo ingoiato una grande quantità di veronal . Fino ad allora non c ' era stata in quella casa alcun ' emozione che avesse potuto avvisare la fantesca , una vecchia donna ch ' era in casa da poco tempo , della gravità della sua missione . La pioggia fece il resto . La fantesca si trovò con l ' acqua a mezza gamba e smarrí il biglietto . Se ne accorse solo quando si trovò alla presenza del dottore . Seppe però dirgli che c ' era urgenza e lo indusse a seguirla . Il dottor Mali era un uomo di circa cinquant ' anni , tutt ' altro che una genialità , ma un medico pratico che aveva fatto sempre il suo dovere come meglio aveva potuto . Non aveva una grande clientela propria , ma invece aveva molto da fare per conto di una società dai numerosissimi membri , che lo retribuiva poco lautamente . Era rincasato poco prima ed era arrivato finalmente a riscaldarsi e rasciugarsi accanto al fuoco . Si può immaginare con quale animo abbandonasse ora il suo caldo cantuccio . Quando io mi misi ad indagare meglio le cause della morte del mio povero amico , mi preoccupai anche di fare la conoscenza del dottor Mali . Da lui non seppi altro che questo : quando giunse all ' aperto e si sentí bagnare dalla pioggia traverso l ' ombrello , si pentí d ' aver studiato medicina invece di agricoltura , ricordando che il contadino , quando piove , resta a casa . Giunto al letto di Guido , trovò Ada del tutto calmata . Ora che aveva accanto il dottore , ricordava meglio come Guido l ' avesse giocata mesi prima simulando un suicidio . Non toccava piú a lei di assumersi una responsabilità , ma al dottore il quale doveva essere informato di tutto , anche delle ragioni che dovevano far credere in una simulazione di suicidio . E queste ragioni il dottore le ebbe tutte come prestava nello stesso tempo l ' orecchio alle onde che spazzavano la via . Non essendo stato avvisato che lo si aveva chiamato per curare un caso di avvelenamento , egli mancava di ogni ordigno necessario alla cura . Lo deplorò balbettando qualche parola che Ada non intese . Il peggio era che , per poter imprendere un lavacro dello stomaco , egli non avrebbe potuto mandar a prendere le cose necessarie , ma avrebbe dovuto andar a prenderle lui stesso traversando per due volte la via . Toccò il polso di Guido e lo trovò magnifico . Domandò ad Ada se forse Guido avesse sempre avuto un sonno molto profondo . Ada rispose di sí , ma non a quel punto . Il dottore esaminò gli occhi di Guido : reagivano prontamente alla luce ! Se ne andò raccomandando di dargli di tempo in tempo dei cucchiaini di caffè nero fortissimo . Seppi anche che , giunto sulla via , mormorò con rabbia : - Non dovrebbe essere permesso di simulare un suicidio con questo tempo ! Io , quando lo conobbi , non osai di fargli un rimprovero per la sua negligenza , ma egli l ' indovinò e si difese : mi disse che rimase stupito all ' apprendere alla mattina che Guido era morto , tanto che sospettò fosse rinvenuto e avesse preso dell ' altro veronal . Poi soggiunse che i profani d ' arte medica non potevano immaginare come nel corso della sua pratica il dottore venisse abituato a difendere la sua vita contro i clienti che vi attentavano non pensando che alla loro . Dopo poco piú di un ' ora , Ada si stancò di cacciare a Guido il cucchiaino fra ' denti e vedendo ch ' egli ne sorbiva sempre meno e che il resto andava a bagnare il guanciale , si spaventò di nuovo e pregò la fantesca di recarsi dal dottor Paoli . Questa volta la fantesca tenne da conto il bigliettino . Ma ci mise piú di un ' ora per raggiungere l ' abitazione del medico . È naturale che quando piove tanto si senta il bisogno di tempo in tempo di fermarsi sotto qualche portico . Una pioggia simile non solo bagna , ma sferza . Il dottor Paoli non era in casa . Era stato chiamato poco prima da un cliente e se ne era andato dicendo che sperava di ritornare presto . Ma poi pare avesse preferito di attendere presso il cliente che la pioggia cessasse . La sua donna di servizio , una buonissima persona in età , fece sedere la fantesca di Ada accanto al fuoco e si preoccupò di rifocillarla . Il dottore non aveva lasciato l ' indirizzo del suo cliente e cosí le due donne passarono insieme varie ore accanto al fuoco . Il dottore ritornò , solo quando la pioggia fu cessata . Quando poi arrivò da Ada con tutti gli ordigni che già aveva esperiti su Guido , albeggiava . A quel letto ebbe un solo compito : celare ad Ada che Guido era già morto e far venire la signora Malfenti prima che Ada se ne accorgesse , per assisterla nel primo dolore . Per questo la notizia ci pervenne molto tardi e imprecisa . Levatomi dal letto ebbi per l ' ultima volta uno slancio d ' ira contro il povero Guido : complicava ogni sventura con le sue commedie ! Uscii di casa senza Augusta che non poteva abbandonare il bimbo cosí su due piedi . Fuori , fui trattenuto da un dubbio ! Non avrei potuto attendere che le Banche si aprissero e l ' Olivi fosse nel suo ufficio per comparire dinanzi a Guido fornito del denaro che avevo promesso ? Tanto poco credevo alla notizia della gravità delle condizioni di Guido che pur m ' era stata annunziata ! La verità la ebbi dal dottor Paoli in cui m ' imbattei sulle scale . Ne ebbi uno sconvolgimento che quasi mi fece precipitare . Guido , dacché vivevo con lui , era divenuto per me un personaggio di grande importanza . Finché era vivo lo vedevo in una data luce ch ' era la luce di parte delle mie giornate . Morendo , quella luce si modificava in modo come se improvvisamente fosse passata traverso un prisma . Era proprio questo che m ' abbacinava . Egli aveva sbagliato , ma io subito vidi ch ' essendo morto , dei suoi errori non restava niente . Secondo me era un imbecille quel buffone che in un cimitero coperto di epigrafi laudatorie domandò dove si seppellissero in quel paese i peccatori . I morti non sono mai stati peccatori . Guido era ormai un puro ! La morte l ' aveva purificato . Il dottore era commosso per aver assistito al dolore di Ada . Mi disse qualche cosa dell ' orrenda notte ch ' essa aveva passata . Oramai si era riusciti a farle credere che la quantità di veleno ingerita da Guido era stata tale che nessun soccorso avrebbe potuto giovare . Guai se avesse saputo altrimenti ! - Invece - aggiunse il dottore con sconforto - se io fossi arrivato qualche ora prima l ' avrei salvato . Ho trovate le boccette vuote del veleno . Le esaminai . Una dose forte ma poco piú forte dell ' altra volta . Mi fece vedere alcune boccette sulle quali lessi stampato : Veronal . Dunque non veronal al sodio . Come nessun altro io potevo ora essere certo che Guido non aveva voluto morire . Non lo dissi però mai a nessuno . Il Paoli mi lasciò dopo di avermi detto che per il momento non cercassi di vedere Ada . Egli le aveva propinati dei forti calmanti e non dubitava che presto avrebbero avuto il loro effetto . Sul corridoio sentii venire da quella stanzuccia , ove ero stato ricevuto due volte da Ada , il suo pianto mite . Erano parole singole che non intendevo , ma pregne di affanno . La parola lui era ripetuta piú volte ed io immaginai quello ch ' essa diceva . Stava ricostruendo la sua relazione col povero morto . Non doveva somigliare affatto a quella ch ' essa aveva avuta col vivo . Per me era evidente ch ' essa col marito vivo aveva sbagliato . Egli moriva per un delitto commesso da tutti insieme perché egli aveva giocato alla Borsa col consenso di tutti loro . Quando s ' era trattato di pagare allora l ' avevano lasciato solo . E lui s ' era affrettato di pagare . Unico dei congiunti io , che veramente non ci entravo , avevo sentito il dovere di soccorrerlo . Nella stanza da letto matrimoniale il povero Guido giaceva abbandonato , coperto dal lenzuolo . La rigidezza già avanzata , esprimeva qui non una forza ma la grande stupefazione di essere morto senz ' averlo voluto . Sulla sua faccia bruna e bella era impronto un rimprovero . Certamente non diretto a me . Andai da Augusta a sollecitarla di venire ad assistere la sorella . Io ero molto commosso ed Augusta pianse abbracciandomi : - Tu sei stato un fratello per lui , - mormorò . - Solo adesso io sono d ' accordo con te di sacrificare una parte del nostro patrimonio per purificare la sua memoria . Mi preoccupai di rendere ogni onore al mio povero amico . Intanto affissi alla porta dell ' ufficio un bollettino che ne annunciava la chiusura per la morte del proprietario . Composi io stesso l ' avviso mortuario . Ma soltanto il giorno seguente , d ' accordo con Ada , furono prese le disposizioni per il funerale . Seppi allora che Ada aveva deciso di seguire il feretro al cimitero . Voleva concedergli tutte le prove d ' affetto che poteva . Poverina ! Io sapevo quale dolore fosse quello del rimorso su una tomba . Ne avevo tanto sofferto anch ' io alla morte di mio padre . Passai il pomeriggio chiuso nell ' ufficio in compagnia del Nilini . Si arrivò cosí a fare un piccolo bilancio della situazione di Guido . Spaventevole ! Non solo era distrutto il capitale della ditta , ma Guido restava debitore di altrettanto , se avesse dovuto rispondere di tutto . Io avrei avuto bisogno di lavorare , proprio lavorare a vantaggio del mio povero defunto amico , ma non sapevo far altro che sognare . La prima mia idea sarebbe stata di sacrificare tutta la mia vita in quell ' ufficio e di lavorare a vantaggio di Ada e dei suoi figliuoli . Ma ero poi sicuro di saper far bene ? Il Nilini , come al solito , chiacchierava mentre io guardavo tanto , tanto lontano . Anche lui sentiva il bisogno di mutare radicalmente le sue relazioni con Guido . Ora comprendeva tutto ! Il povero Guido , quando gli aveva fatto di torto , era stato già colto dalla malattia che doveva condurlo al suicidio . Perciò tutto era dimenticato oramai . E predicò dicendosi proprio fatto cosí . Non poteva serbare rancore a nessuno . Egli aveva sempre voluto bene a Guido e gliene voleva tuttavia . Finí che i sogni del Nilini s ' associarono ai miei e vi si sovrapposero . Non era nel lento commercio che si avrebbe potuto trovare il riparo ad una catastrofe simile , ma alla Borsa stessa . E il Nilini mi raccontò di persona a lui amica che all ' ultimo momento aveva saputo salvarsi raddoppiando la posta . Parlammo insieme per molte ore , ma la proposta del Nilini di proseguire nel gioco iniziato da Guido , arrivò in ultimo , poco prima del mezzodí e fu subito accettata da me . L ' accettai con una gioia tale come se cosí fossi riuscito di far rivivere il mio amico . Finí che io comperai a nome del povero Guido una quantità di altre azioni dal nome bizzarro : Rio Tinto , South French e cosí via . Cosí s ' iniziarono per me le cinquanta ore di massimo lavoro cui abbia atteso in tutta la mia vita . Dapprima e fino a sera restai a misurare a grandi passi su e giú l ' ufficio in attesa di sentire se i miei ordini fossero stati eseguiti . Io temevo che alla Borsa si fosse risaputo del suicidio di Guido e che il suo nome non venisse piú ritenuto buono per impegni ulteriori . Invece per varii giorni non si attribuí quella morte a suicidio . Poi , quando il Nilini finalmente poté avvisarmi che tutti i miei ordini erano stati eseguiti , incominciò per me una vera agitazione , aumentata dal fatto che al momento di ricevere gli stabiliti , fui informato che su tutti io perdevo già qualche frazione abbastanza importante . Ricordo quell ' agitazione come un vero e proprio lavoro . Ho la curiosa sensazione nel mio ricordo che ininterrottamente , per cinquanta ore , io fossi rimasto assiso al tavolo da giuoco succhiellando le carte . Io non conosco nessuno che per tante ore abbia saputo resistere ad una fatica simile . Ogni movimento di prezzo fu da me registrato , sorvegliato , eppoi ( perché non dirlo ? ) ora spinto innanzi ed ora trattenuto , come a me , ossia al mio povero amico , conveniva . Persino le mie notti furono insonni . Temendo che qualcuno della famiglia avesse potuto intervenire ad impedirmi l ' opera di salvataggio cui m ' ero accinto , non parlai a nessuno della liquidazione di metà del mese quando giunse . Pagai tutto io , perché nessun altro si ricordò di quegli impegni , visto che tutti erano intorno al cadavere che attendeva la tumulazione . Del resto , in quella liquidazione era da pagare meno di quanto fosse stato stabilito a suo tempo , perché la fortuna m ' aveva subito assecondato . Era tale il mio dolore per la morte di Guido , che mi pareva di attenuarlo compromettendomi in tutti i modi tanto con la mia firma che con l ' esposizione del mio danaro . Fin qui m ' accompagnava il sogno di bontà che avevo fatto lungo tempo prima accanto a lui . Soffersi tanto di quell ' agitazione , che non giuocai mai piú in Borsa per conto mio . Ma a forza di “ succhiellare ” ( questa era la mia occupazione precipua ) finii col non intervenire al funerale di Guido . La cosa avvenne cosí . Proprio quel giorno i valori in cui eravamo impegnati fecero un balzo in alto . Il Nilini ed io passammo il nostro tempo a fare il calcolo di quanto avessimo ricuperato della perdita . Il patrimonio del vecchio Speier figurava ora solamente dimezzato ! Un magnifico risultato che mi riempiva di orgoglio . Avveniva proprio quello che il Nilini aveva preveduto in tono molto dubitativo bensí ma che ora , naturalmente , quando ripeteva le parole dette , spariva ed egli si presentava quale un sicuro profeta . Secondo me egli aveva previsto questo e anche il contrario . Non avrebbe fallato mai , ma non glielo dissi perché a me conveniva ch ' egli restasse nell ' affare con la sua ambizione . Anche il suo desiderio poteva influire sui prezzi . Partimmo dall ' ufficio alle tre e corremmo perché allora ricordammo che il funerale doveva aver luogo alle due e tre quarti . All ' altezza dei volti di Chiozza , vidi in lontananza il convoglio e mi parve persino di riconoscere la carrozza di un amico mandata al funerale per Ada . Saltai col Nilini in una vettura di piazza , dando ordine al cocchiere di seguire il funerale . E in quella vettura il Nilini ed io continuammo a succhiellare . Eravamo tanto lontani dal pensiero al povero defunto che ci lagnavamo dell ' andatura lenta della vettura . Chissà quello che intanto avveniva alla Borsa non sorvegliata da noi ? Il Nilini , a un dato momento , mi guardò proprio con gli occhi e mi domandò perché non facessi alla Borsa qualche cosa per conto mio . - Per il momento - dissi io , e non so perché arrossissi , - io non lavoro che per conto del mio povero amico . Quindi , dopo una lieve esitazione , aggiunsi : - Poi penserò a me stesso . - Volevo lasciargli la speranza di poter indurmi al giuoco sempre nello sforzo di conservarmelo interamente amico . Ma fra me e me formulai proprio le parole che non osavo dirgli : “ Non mi metterò mai in mano tua ! ” . Egli si mise a predicare . - Chissà se si può cogliere un ' altra simile occasione ! - Dimenticava d ' avermi insegnato che alla Borsa v ' era l ' occasione ad ogni ora . Quando si arrivò al posto dove di solito le vetture si fermano , il Nilini sporse la testa dalla finestra e diede un grido di sorpresa . La vettura continuava a procedere dietro al funerale che s ' avviava al cimitero greco . - Il signor Guido era greco ? - domandò sorpreso . Infatti il funerale passava oltre al cimitero cattolico e s ' avviava a qualche altro cimitero , giudaico , greco , protestante o serbo . - Può essere che sia stato protestante ! - dissi io dapprima , ma subito mi ricordai d ' aver assistito al suo matrimonio nella chiesa cattolica . - Dev ' essere un errore ! - esclamai pensando dapprima che volessero seppellirlo fuori di posto . Il Nilini improvvisamente scoppiò a ridere di un riso irrefrenabile che lo gettò privo di forze in fondo alla vettura con la sua boccaccia spalancata nella piccola faccia . - Ci siamo sbagliati ! - esclamò . Quando arrivò a drenare lo scoppio della sua ilarità , mi colmò di rimproveri . Io avrei dovuto vedere dove si andava perché io avrei dovuto sapere l ' ora e le persone ecc . Era il funerale di un altro ! Irritato , io non avevo riso con lui ed ora m ' era difficile di sopportare i suoi rimproveri . Perché non aveva guardato meglio anche lui ? Frenai il mio malumore solo perché mi premeva piú la Borsa , che il funerale . Scendemmo dalla vettura per orizzontarci meglio e ci avviammo verso l ' entrata del cimitero cattolico . La vettura ci seguí . M ' accorsi che i superstiti dell ' altro defunto ci guardavano sorpresi non sapendo spiegarsi perché dopo di aver onorato fino a quell ' estremo limite quel poverino lo abbandonassimo sul piú bello . Il Nilini spazientito mi precedeva . Domandò al portiere dopo una breve esitazione : - Il funerale del signor Guido Speier è già arrivato ? Il portiere non sembrò sorpreso della domanda che a me parve comica . Rispose che non lo sapeva . Sapeva solo dire che nel recinto erano entrati nell ' ultima mezz ' ora due funerali . Perplessi ci consultammo . Evidentemente non si poteva sapere se il funerale si trovasse già dentro o fuori . Allora decisi per mio conto . A me non era permesso d ' intervenire alla funzione forse già cominciata e turbarla . Dunque non sarei entrato in cimitero . Ma d ' altronde non potevo rischiare d ' imbattermi nel funerale , ritornando . Rinunziavo perciò ad assistere all ' interramento e sarei ritornato in città facendo un lungo giro oltre Servola . Lasciai la vettura al Nilini che non voleva rinunziare di far atto di presenza per riguardo ad Ada ch ' egli conosceva . Con passo rapido , per sfuggire a qualunque incontro , salii la strada di campagna che conduceva al villaggio . Oramai non mi dispiaceva affatto di essermi sbagliato di funerale e di non aver reso gli ultimi onori al povero Guido . Non potevo indugiarmi in quelle pratiche religiose . Altro dovere m ' incombeva : dovevo salvare l ' onore del mio amico e difenderne il patrimonio a vantaggio della vedova e dei figli . Quando avrei informata Ada ch ' ero riuscito di ricuperare tre quarti della perdita ( e riandavo con la mente su tutto il conto fatto tante volte : Guido aveva perduto il doppio del patrimonio del padre e , dopo il mio intervento , la perdita si riduceva a metà di quel patrimonio . Era perciò esatto . Io avevo ricuperata proprio tre quarti della perdita ) , essa certamente m ' avrebbe perdonato di non essere intervenuto al suo funerale . Quel giorno il tempo s ' era rimesso al bello . Brillava un magnifico sole primaverile e , sulla campagna ancora bagnata , l ' aria era nitida e sana . I miei polmoni , nel movimento che non m ' ero concesso da varii giorni , si dilatavano . Ero tutto salute e forza . La salute non risalta che da un paragone . Mi paragonavo al povero Guido e salivo , salivo in alto con la mia vittoria nella stessa lotta nella quale egli era soggiaciuto . Tutto era salute e forza intorno a me . Anche la campagna dall ' erba giovine . L ' estesa e abbondante bagnatura , la catastrofe dell ' altro giorno , dava ora soli benefici effetti ed il sole luminoso era il tepore desiderato dalla terra ancora ghiacciata . Era certo che quanto piú ci si sarebbe allontanati dalla catastrofe , tanto piú discaro sarebbe stato quel cielo azzurro se non avesse saputo oscurarsi a tempo . Ma questa era la previsione dell ' esperienza ed io non la ricordai ; m ' afferra solo ora che scrivo . In quel momento c ' era nel mio animo solo un inno alla salute mia e di tutta la natura ; salute perenne . Il mio passo si fece piú rapido . Mi beavo di sentirlo tanto leggero . Scendendo dalla collina di Servola s ' affrettò fin qui quasi alla corsa . Giunto al passeggio di Sant ' Andrea , sul piano , si rallentò di nuovo , ma avevo sempre il senso di una grande facilità . L ' aria mi portava . Avevo perfettamente dimenticato che venivo dal funerale del mio piú intimo amico . Avevo il passo e il respiro del vittorioso . Però la mia gioia per la vittoria era un omaggio al mio povero amico nel cui interesse era sceso in lizza . Andai all ' ufficio a vedere i corsi di chiusa . Erano un po ' piú deboli , ma non fu questo che mi tolse la fiducia . Sarei tornato a “ succhiellare ” e non dubitavo che sarei arrivato allo scopo . Dovetti finalmente recarmi alla casa di Ada . Venne ad aprirmi Augusta . Mi domandò subito : - Come hai fatto a mancare al funerale , tu , l ' unico uomo nella nostra famiglia ? Deposi l ' ombrello e il cappello , e un po ' perplesso le dissi che avrei voluto parlare subito anche con Ada per non dover ripetermi . Intanto potevo assicurarla che avevo avute le mie buone ragioni per mancare dal funerale . Non ne ero piú tanto sicuro e improvvisamente il mio fianco s ' era fatto dolente forse per la stanchezza . Doveva essere quell ' osservazione di Augusta , che mi faceva dubitare della possibilità di far scusare la mia assenza che doveva aver causato uno scandalo ; vedevo dinanzi a me tutti i partecipi alla mesta funzione che si distraevano dal loro dolore per domandarsi dove io potessi essere . Ada non venne . Poi seppi che non era stata neppure avvisata ch ' io l ' attendessi . Fui ricevuto dalla signora Malfenti che incominciò a parlarmi con un cipiglio severo quale non le avevo mai visto . Cominciai a scusarmi , ma ero ben lontano dalla sicurezza con cui ero volato dal cimitero in città . Balbettavo . Le raccontai anche qualche cosa di meno vero in appendice della verità , ch ' era la mia coraggiosa iniziativa alla Borsa a favore di Guido , e cioè che poco prima dell ' ora del funerale avevo dovuto spedire un dispaccio a Parigi per dare un ordine e che non m ' ero sentito di allontanarmi dall ' ufficio prima di aver ricevuta la risposta . Era vero che il Nilini ed io avevamo dovuto telegrafare a Parigi , ma due giorni prima , e due giorni prima avevamo ricevuta anche la risposta . Insomma comprendevo che la verità non bastava a scusarmi fors ' anche perché non potevo dirla tutta e raccontare dell ' operazione tanto importante cui io da giorni attendevo cioè a regolare col mio desiderio i cambii mondiali . Ma la signora Malfenti mi scusò quando sentí la cifra cui ora ammontava la perdita di Guido . Mi ringraziò con le lacrime agli occhi . Ero di nuovo non l ' unico uomo della famiglia , ma il migliore . Mi domandò di venire di sera con Augusta a salutare Ada cui essa nel frattempo avrebbe raccontato tutto . Per il momento Ada non era al caso di ricevere nessuno . Ed io , volentieri , me ne andai con mia moglie . Neppure essa , prima di lasciare quella casa , sentí il bisogno di congedarsi da Ada , che passava da pianti disperati ad abbattimenti che le impedivano persino di accorgersi della presenza di chi le parlava . Ebbi una speranza : - Allora non è Ada che si è accorta della mia assenza ? Augusta mi confessò che avrebbe voluto tacerne , tanto le era sembrata eccessiva la manifestazione di risentimento di Ada per tale mia mancanza . Ada esigette delle spiegazioni da lei e quando Augusta dovette dirle di non saperne nulla non avendomi ancora visto , essa s ' abbandonò di nuovo alla sua disperazione urlando che Guido aveva dovuto finire cosí essendo stato odiato da tutta la famiglia . A me parve che Augusta avrebbe dovuto difendermi e ricordare ad Ada come io solo ero stato pronto di soccorrere Guido nel modo che si doveva . Se fossi stato ascoltato , Guido non avrebbe avuto alcun motivo di tentare o simulare un suicidio . Augusta invece aveva taciuto . Era stata tanto commossa dalla disperazione di Ada che avrebbe temuto di oltraggiarla mettendosi a discutere . Del resto essa era fiduciosa che ora le spiegazioni della signora Malfenti avrebbero convinto Ada dell ' ingiustizia ch ' essa mi usava . Devo dire che avevo anch ' io tale fiducia ed anzi confessare che da quel momento gustai la certezza di assistere alla sorpresa di Ada e alle sue manifestazioni di gratitudine . Già da lei , causa Basedow , tutto era eccessivo . Ritornai all ' ufficio ove appresi che c ' era alla Borsa di nuovo un lieve accenno all ' ascesa , lievissimo , ma già tale che si poteva sperare di ritrovare il giorno dopo , all ' apertura , i corsi della mattina . Dopo cena dovetti andar da Ada da solo perché Augusta fu impedita di accompagnarmi per una indisposizione della bambina . Fui ricevuto dalla signora Malfenti che mi disse che doveva attendere a qualche lavoro in cucina e che perciò avrebbe dovuto lasciarmi solo con Ada . Poi mi confessò che Ada l ' aveva pregata di lasciarla sola con me perché voleva dirmi qualche cosa che non doveva esser sentito da altri . Prima di lasciarmi in quel salottino ove già due volte m ' ero trovato con Ada , la signora Malfenti mi disse sorridendo : - Sai , non è ancora disposta a perdonarti la tua assenza dal funerale di Guido , ma ... quasi ! In quel camerino mi batteva sempre il cuore . Questa volta non per il timore di vedermi amato da chi non amavo . Da pochi istanti e solo per le parole della signora Malfenti , avevo riconosciuto di aver commessa una grave mancanza verso la memoria del povero Guido . La stessa Ada , ora che sapeva che a scusare tale mancanza le offrivo un patrimonio , non sapeva perdonarmi subito . M ' ero seduto e guardavo i ritratti dei genitori di Guido . Il vecchio Cada aveva un ' aria di soddisfazione che mi pareva dovuta al mio operato , mentre la madre di Guido , una donna magra vestita di un vestito dalle maniche abbondanti e un cappellino che le stava in equilibrio su una montagna di capelli , aveva l ' aria molto severa . Ma già ! Ognuno dinanzi alla macchina fotografica assume un altro aspetto ed io guardai altrove sdegnato con me stesso d ' indagare quelle faccie . La madre non poteva certo aver previsto ch ' io non avrei assistito all ' interramento del figlio ! Ma il modo come Ada mi parlò fu una dolorosa sorpresa . Essa doveva aver studiato a lungo quello ch ' essa voleva dirmi e non tenne addirittura conto delle mie spiegazioni , delle mie proteste e delle mie rettifiche ch ' essa non poteva aver previste e cui perciò non era preparata . Corse la sua via come un cavallo spaventato , fino in fondo . Entrò vestita semplicemente di una vestaglia nera , la capigliatura nel grande disordine di capelli sconvolti e fors ' anche strappati da una mano che s ' accanisce a trovar da far qualche cosa , quando non può altrimenti lenire . Giunse fino al tavolino a cui ero seduto e vi si appoggiò con le mani per vedermi meglio . La sua faccina era di nuovo dimagrata e liberata da quella strana salute che le cresceva fuori di posto . Non era bella come quando Guido l ' aveva conquistata , ma nessuno guardandola avrebbe ricordata la malattia . Non c ' era ! C ' era invece un dolore tanto grande che la rilevava tutta . Io lo compresi tanto bene quell ' enorme dolore , che non seppi parlare . Finché la guardai pensai : “ quali parole potrei dirle che potrebbero equivalere a prenderla fraternamente fra le mie braccia per confortarla e indurla a piangere e sfogarsi ? ” . Poi , quando mi sentii aggredito , volli reagire , ma troppo debolmente ed essa non mi sentí . Essa disse , disse , disse ed io non so ripetere tutte le sue parole . Se non sbaglio cominciò col ringraziarmi seriamente , ma senza calore di aver fatto tanto per lei e per i bambini . Poi subito rimproverò : - Cosí hai fatto in modo ch ' egli è morto proprio per una cosa che non ne valeva la pena ! Poi abbassò la voce come se avesse voluto tener segreto quello che mi diceva e nella sua voce vi fu maggior calore , un calore che risultava dal suo affetto per Guido e ( o mi parve ? ) anche per me : - Ed io ti scuso per non esser venuto al suo funerale . Tu non potevi farlo ed io ti scuso . Anche lui ti scuserebbe se fosse ancora vivo . Che ci avresti fatto tu al suo funerale ? Tu che non lo amavi ! Buono come sei , avresti potuto piangere per me , per le mie lagrime , ma non per lui che tu ... odiavi ! Povero Zeno ! Fratello mio ! Era enorme che mi si potesse dire una cosa simile alterando in tale modo la verità . Io protestai , ma essa non mi sentí . Credo di aver urlato o almeno ne sentii lo sforzo nella strozza : - Ma è un errore , una menzogna , una calunnia . Come fai a credere una cosa simile ? Essa continuò sempre a bassa voce : - Ma neppure io seppi amarlo . Non lo tradii neppure col pensiero , ma sentivo in modo che non ebbi la forza di proteggerlo . Guardavo ai tuoi rapporti con tua moglie e li invidiavo . Mi parevano migliori di quelli ch ' egli mi offriva . Ti sono grata di non essere intervenuto al funerale perché altrimenti non avrei neppur oggi compreso nulla . Cosí invece vedo e intendo tutto . Anche che io non l ' amai : altrimenti come avrei potuto odiare persino il suo violino , l ' espressione piú completa del suo grande animo ? Fu allora che io poggiai la mia testa sul braccio e nascosi la mia faccia . Le accuse ch ' essa mi rivolgeva erano tanto ingiuste che non si potevano discutere ed anche la loro irragionevolezza era tanto mitigata dal suo tono affettuoso che la mia reazione non poteva essere aspra come avrebbe dovuto per riuscire vittoriosa . D ' altronde già Augusta m ' aveva dato l ' esempio di un silenzio riguardoso per non oltraggiare ed esasperare tanto dolore . Quando però i miei occhi si chiusero , nell ' oscurità vidi che le sue parole avevano creato un mondo nuovo come tutte le parole non vere . Mi parve d ' intendere anch ' io di aver sempre odiato Guido e di essergli stato accanto , assiduo , in attesa di poter colpirlo . Essa poi aveva messo Guido insieme al suo violino . Se non avessi saputo ch ' essa brancolava nel suo dolore e nel suo rimorso , avrei potuto credere che quel violino fosse stato sfoderato come parte di Guido per convincere dell ' accusa di odio l ' animo mio . Poi nell ' oscurità rividi il cadavere di Guido e nella sua faccia sempre stampato lo stupore di essere là , privato dalla vita . Spaventato rizzai la testa . Era preferibile affrontare l ' accusa di Ada che io sapevo ingiusta che guardare nell ' oscurità . Ma essa parlava sempre di me e di Guido : - E tu , povero Zeno , senza saperlo , continuavi a vivergli accanto odiandolo . Gli facevi del bene per mio amore . Non si poteva ! Doveva finire cosí ! Anch ' io credetti una volta di poter approfittare dell ' amore ch ' io sapevo tu mi serbavi per aumentare d ' intorno a lui la protezione che poteva essergli utile . Non poteva essere protetto che da chi lo amava e , fra noi , nessuno l ' amò . - Che cosa avrei potuto fare di piú per lui ? - domandai io piangendo a calde lacrime per far sentire a lei e a me stesso la mia innocenza . Le lacrime sostituiscono talvolta un grido . Io non volevo gridare ed ero persino dubbioso se dovessi parlare . Ma dovevo soverchiare le sue asserzioni e piansi . - Salvarlo , caro fratello ! Io o tu , noi si avrebbe dovuto salvarlo . Io invece gli stetti accanto e non seppi farlo per mancanza di vero affetto e tu restasti lontano , assente , sempre assente finché egli non fu sepolto . Poi apparisti sicuro armato di tutto il tuo affetto . Ma , prima , di lui non ti curasti . Eppure fu con te fino alla sera . E tu avresti potuto immaginare , se di lui ti fossi preoccupato , che qualche cosa di grave stava per succedere . Le lacrime m ' impedivano di parlare , ma borbottai qualche cosa che doveva stabilire il fatto che la notte innanzi egli l ' aveva passata a divertirsi in palude a caccia , per cui nessuno a questo mondo avrebbe potuto prevedere quale uso egli avrebbe fatto della notte seguente . - Egli abbisognava della caccia , egli ne abbisognava ! - mi rampognò essa ad alta voce . Eppoi , come se lo sforzo di quel grido fosse stato soverchio , essa tutt ' ad un tratto crollò e s ' abbatté priva di sensi sul pavimento . Mi ricordo che per un istante esitai di chiamare la signora Malfenti . Mi pareva che quello svenimento rivelasse qualche cosa di quanto aveva detto . Accorsero la signora Malfenti e Alberta . La signora Malfenti sostenendo Ada mi domandò : - Ha parlato con te di quelle benedette operazioni di Borsa ? - Poi : - È il secondo svenimento quest ' oggi ! Mi pregò di allontanarmi per un istante ed io andai sul corridoio ove attesi per sapere se dovevo rientrare o andarmene . Mi preparavo ad ulteriori spiegazioni con Ada . Essa dimenticava che se si fosse proceduto come io l ' avevo proposto , la disgrazia sicuramente sarebbe stata evitata . Bastava dirle questo per convincerla del torto ch ' essa mi faceva . Poco dopo , la signora Malfenti mi raggiunse e mi disse che Ada era rinvenuta e che voleva salutarmi . Riposava sul divano su cui fino a poco prima ero stato seduto io . Vedendomi , si mise a piangere e furono le prime lagrime ch ' io le vidi spargere . Mi porse la manina madida di sudore : - Addio , caro Zeno ! Te ne prego , ricorda ! Ricorda sempre ! Non dimenticarlo ! Intervenne la signora Malfenti a domandare quello che avessi da ricordare ed io le dissi che Ada desiderava che subito fosse liquidata tutta la posizione di Guido alla Borsa . Arrossii della mia bugia e temetti anche una smentita da parte di Ada . Invece di smentirmi essa si mise ad urlare : - Sí ! Sí ! Tutto dev ' essere liquidato ! Di quell ' orribile Borsa non voglio piú sentirne parlare ! Era di nuovo piú pallida e la signora Malfenti , per quietarla , l ' assicurò che subito sarebbe stato fatto com ' essa desiderava . Poi la signora Malfenti m ' accompagnò alla porta e mi pregò di non precipitare le cose : facessi il meglio che credessi nell ' interesse di Guido . Ma io risposi che non mi fidavo piú . Il rischio era enorme e non potevo piú osare di trattare a quel modo gl ' interessi altrui . Non credevo piú nel giuoco di Borsa o almeno mi mancava la fiducia che il mio “ succhiellare ” potesse regolarne l ' andamento . Dovevo liquidare perciò subito , ben contento che fosse andata cosí . Non ripetei ad Augusta le parole di Ada . Perché avrei dovuto affliggerla ? Ma quelle parole , anche perché non le riferii ad alcuno , restarono a martellarmi l ' orecchio , e m ' accompagnarono per lunghi anni . Risuonano tuttavia nell ' anima mia . Tante volte ancora oggidí le analizzo . Io non posso dire di aver amato Guido , ma ciò solo perché era stato uno strano uomo . Ma gli stetti accanto fraternamente e lo assistetti come seppi . Il rimprovero di Ada non lo merito . Con lei non mi trovai mai piú da solo . Essa non sentí il bisogno di dirmi altro né io osai esigere una spiegazione , forse per non rinnovarle il dolore . In Borsa la cosa finí come avevo previsto e il padre di Guido , dopo che col primo dispaccio gli era stata avvisata la perdita di tutta la sua sostanza , ebbe certamente piacere a ritrovarne la metà intatta . Opera mia di cui non seppi godere come m ' ero atteso . Ada mi trattò affettuosamente tutto il tempo fino alla sua partenza per Buenos Aires ove coi suoi bambini andò a raggiungere la famiglia del marito . Amava di ritrovarsi con me ed Augusta . Io talvolta volli figurarmi che tutto quel suo discorso fosse stato dovuto ad uno scoppio di dolore addirittura pazzesco e ch ' essa neppure lo ricordasse . Ma poi una volta che si riparlò in nostra presenza di Guido , essa ripeté e confermò in due parole tutto quello che quel giorno essa m ' aveva detto : - Non fu amato da nessuno , il poverino ! Al momento d ' imbarcarsi con in braccio uno dei suoi bambini lievemente indisposto , essa mi baciò . Poi , in un momento in cui nessuno ci stava accanto essa mi disse : - Addio , Zeno , fratello mio . Io ricorderò sempre che non seppi amarlo abbastanza . Devi saperlo ! Io abbandono volentieri il mio paese . Mi pare di allontanarmi dai miei rimorsi ! La rimproverai di crucciarsi cosí . Dichiarai ch ' essa era stata una buona moglie e che io lo sapevo e avrei potuto testimoniarlo . Non so se riuscii a convincerla . Essa non parlò piú , vinta dai singhiozzi . Poi , molto tempo dopo , sentii che congedandosi da me , essa aveva voluto con quelle parole rinnovare anche i rimproveri fatti a me . Ma so ch ' essa mi giudicò a torto . Certo io non ho da rimproverarmi di non aver voluto bene a Guido . La giornata era torbida e fosca . Pareva che una sola nube distesa e niente minacciosa offuscasse il cielo . Dal porto tentava di uscire a forza di remi un grande bragozzo le cui vele pendevano inerti dagli alberi . Due soli uomini vogavano e , con colpi innumeri , arrivavano appena a muovere il grosso bastimento . Al largo avrebbero trovata una brezza favorevole , forse . Ada , dalla tolda del piroscafo , salutava agitando il suo fazzoletto . Poi ci volse le spalle . Certo guardava verso sant ' Anna ove riposava Guido . La sua figurina elegante diveniva piú perfetta quanto piú si allontanava . Io ebbi gli occhi offuscati dalle lacrime . Ecco ch ' essa ci abbandonava e che mai piú avrei potuto provarle la mia innocenza . 8 . Psico - analisi 3 Maggio 1915 L ' ho finita con la psico - analisi . Dopo di averla praticata assiduamente per sei mesi interi sto peggio di prima . Non ho ancora congedato il dottore , ma la mia risoluzione è irrevocabile . Ieri intanto gli mandai a dire ch ' ero impedito , e per qualche giorno lascio che m ' aspetti . Se fossi ben sicuro di saper ridere di lui senz ' adirarmi , sarei anche capace di rivederlo . Ma ho paura che finirei col mettergli le mani addosso . In questa città , dopo lo scoppio della guerra , ci si annoia piú di prima e , per rimpiazzare la psico - analisi , io mi rimetto ai miei cari fogli . Da un anno non avevo scritto una parola , in questo come in tutto il resto obbediente alle prescrizioni del dottore il quale asseriva che durante la cura dovevo raccogliermi solo accanto a lui perché un raccoglimento da lui non sorvegliato avrebbe rafforzati i freni che impedivano la mia sincerità , il mio abbandono . Ma ora mi trovo squilibrato e malato piú che mai e , scrivendo , credo che mi netterò piú facilmente del male che la cura m ' ha fatto . Almeno sono sicuro che questo è il vero sistema per ridare importanza ad un passato che piú non duole e far andare via piú rapido il presente uggioso . Tanto fiduciosamente m ' ero abbandonato al dottore che quando egli mi disse ch ' ero guarito , gli credetti con fede intera e invece non credetti ai miei dolori che tuttavia m ' assalivano . Dicevo loro : “ Non siete mica voi ! ” . Ma adesso non v ' è dubbio ! Son proprio loro ! Le ossa delle mie gambe si sono convertite in lische vibranti che ledono la carne e i muscoli . Ma di ciò non m ' importerebbe gran fatto e non è questa la ragione per cui lascio la cura . Se le ore di raccoglimento presso il dottore avessero continuato ad essere interessanti apportatrici di sorprese e di emozioni , non le avrei abbandonate o , per abbandonarle , avrei atteso la fine della guerra che m ' impedisce ogni altra attività . Ma ora che sapevo tutto , cioè che non si trattava d ' altro che di una sciocca illusione , un trucco buono per commuovere qualche vecchia donna isterica , come potevo sopportare la compagnia di quell ' uomo ridicolo , con quel suo occhio che vuole essere scrutatore e quella sua presunzione che gli permette di aggruppare tutti i fenomeni di questo mondo intorno alla sua grande , nuova teoria ? Impiegherò il tempo che mi resta libero scrivendo . Scriverò intanto sinceramente la storia della mia cura . Ogni sincerità fra me e il dottore era sparita ed ora respiro . Non m ' è piú imposto alcuno sforzo . Non debbo costringermi ad una fede né ho da simulare di averla . Proprio per celare meglio il mio vero pensiero , credevo di dover dimostrargli un ossequio supino e lui ne approfittava per inventarne ogni giorno di nuove . La mia cura doveva essere finita perché la mia malattia era stata scoperta . Non era altra che quella diagnosticata a suo tempo dal defunto Sofocle sul povero Edipo : avevo amata mia madre e avrei voluto ammazzare mio padre . Né io m ' arrabbiai ! Incantato stetti a sentire . Era una malattia che mi elevava alla piú alta nobiltà . Cospicua quella malattia di cui gli antenati arrivavano all ' epoca mitologica ! E non m ' arrabbio neppure adesso che sono qui solo con la penna in mano . Ne rido di cuore . La miglior prova ch ' io non ho avuta quella malattia risulta dal fatto che non ne sono guarito . Questa prova convincerebbe anche il dottore . Se ne dia pace : le sue parole non poterono guastare il ricordo della mia giovinezza . Io chiudo gli occhi e vedo subito puro , infantile , ingenuo , il mio amore per mia madre , il mio rispetto ed il grande mio affetto per mio padre . Il dottore presta una fede troppo grande anche a quelle mie benedette confessioni che non vuole restituirmi perché le riveda . Dio mio ! Egli non studiò che la medicina e perciò ignora che cosa significhi scrivere in italiano per noi che parliamo e non sappiamo scrivere il dialetto . Una confessione in iscritto è sempre menzognera . Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo ! Se egli sapesse come raccontiamo con predilezione tutte le cose per le quali abbiamo pronta la frase e come evitiamo quelle che ci obbligherebbero di ricorrere al vocabolario ! È proprio cosí che scegliamo dalla nostra vita gli episodi da notarsi . Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt ' altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto . Il dottore mi confessò che , in tutta la sua lunga pratica , giammai gli era avvenuto di assistere ad un ' emozione tanto forte come la mia all ' imbattermi nelle immagini ch ' egli credeva di aver saputo procurarmi . Perciò anche fu tanto pronto a dichiararmi guarito . Ed io non simulai quell ' emozione . Fu anzi una delle piú profonde ch ' io abbia avuta in tutta la mia vita . Madida di sudore quando l ' immagine creai , di lagrime quando l ' ebbi . Io avevo già adorata la speranza di poter rivivere un giorno d ' innocenza e d ' ingenuità . Per mesi e mesi tale speranza mi resse e m ' animò . Non si trattava forse di ottenere col vivo ricordo in pieno inverno le rose del Maggio ? Il dottore stesso assicurava che il ricordo sarebbe stato lucente e completo , tale che avrebbe rappresentato un giorno di piú della mia vita . Le rose avrebbero avuto il loro pieno effluvio e magari anche le loro spine . È cosí che a forza di correr dietro a quelle immagini , io le raggiunsi . Ora so di averle inventate . Ma inventare è una creazione , non già una menzogna . Le mie erano delle invenzioni come quelle della febbre , che camminano per la stanza perché le vediate da tutti i lati e che poi anche vi toccano . Avevano la solidità , il colore , la petulanza delle cose vive . A forza di desiderio , io proiettai le immagini , che non c ' erano che nel mio cervello , nello spazio in cui guardavo , uno spazio di cui sentivo l ' aria , la luce ed anche gli angoli contundenti che non mancarono in alcuno spazio per cui io sia passato . Quando arrivai al torpore che doveva facilitare l ' illusione e che mi pareva nient ' altro che l ' associazione di un grande sforzo con una grande inerzia , credetti che quelle immagini fossero delle vere riproduzioni di giorni lontani . Avrei potuto sospettare subito che non erano tali perché , appena svanite , le ricordavo , ma senz ' alcun ' eccitazione o commozione . Le ricordavo come si ricorda il fatto raccontato da chi non vi assistette . Se fossero state vere riproduzioni avrei continuato a riderne e a piangerne come quando le avevo avute . E il dottore registrava . Diceva : “ Abbiamo avuto questo , abbiamo avuto quello ” . In verità , noi non avevamo piú che dei segni grafici , degli scheletri d ' immagini . Fui indotto a credere che si trattasse di una rievocazione della mia infanzia perché la prima delle immagini mi pose in un ' epoca relativamente recente di cui avevo conservato anche prima un pallido ricordo ch ' essa parve confermare . C ' è stato un anno nella mia vita in cui io andavo a scuola e mio fratello non ancora . E pareva fosse appartenuta a quell ' anno l ' ora che rievocai . Io mi vidi uscire dalla mia villa una mattina soleggiata di primavera , passare per il nostro giardino per scendere in città , giú , giú , tenuto per mano da una nostra vecchia fantesca , Catina . Mio fratello nella scena che sognai non appariva , ma ne era l ' eroe . Io lo sentivo in casa libero e felice mentre io andavo a scuola . Vi andavo coi singhiozzi nella gola , il passo riluttante e , nell ' animo , un intenso rancore . Io non vidi che una di quelle passeggiate alla scuola , ma il rancore nel mio animo mi diceva che ogni giorno io andavo a scuola ed ogni giorno mio fratello restava a casa . All ' infinito , mentre in verità credo che , dopo non lungo tempo , mio fratello piú giovine di me di un anno solo , sia andato a scuola anche lui . Ma allora la verità del sogno mi parve indiscutibile : io ero condannato ad andare sempre a scuola mentre mio fratello aveva il permesso di restare a casa . Camminando a canto a Catina calcolavo la durata della tortura : fino a mezzodí ! Mentre lui è a casa ! E ricordavo anche che nei giorni precedenti dovevo essere stato turbato a scuola da minaccie e rampogne e che io avevo pensato anche allora : a lui non possono toccare . Era stata una visione di un ' evidenza enorme . Catina che io avevo conosciuta piccola , m ' era parsa grande , certamente perché io ero tanto piccolo . Vecchissima m ' era sembrata anche allora , ma si sa che i giovanissimi vedono sempre vecchi gli anziani . E sulla via che io dovevo percorrere per andare a scuola , scorsi anche i colonnini strani che arginavano in quel tempo i marciapiedi della nostra città . Vero è che io nacqui abbastanza presto per vedere ancora da adulto quei colonnini nelle nostre vie centriche . Ma nella via che io con Catina quel giorno percorsi , non ci furono piú non appena io uscii dall ' infanzia . La fede nell ' autenticità di quelle immagini perdurò nel mio animo anche quando , presto , stimolata da quel sogno , la mia fredda memoria scoperse altri particolari di quell ' epoca . Il principale : anche mio fratello invidiava me perché io andavo a scuola . Ero sicuro d ' essermene avvisto , ma non subito ciò bastò ad infirmare la verità del sogno . Piú tardi gli tolse ogni aspetto di verità : la gelosia in realtà c ' era stata , ma nel sogno era stata spostata . La seconda visione mi riportò anch ' essa ad un ' epoca recente , benché anteriore di molto a quella della prima : una stanza della mia villa , ma non so quale , perché piú vasta di qualunque altra che vi è realmente . È strano che io mi vedevo chiuso in quella stanza e che subito ne seppi un particolare che dalla semplice visione non poteva essere risultato : la stanza era lontana dal posto ove allora soggiornavano mia madre e Catina . Ed un secondo : io ancora non sono stato a scuola . La stanza era tutta bianca ed anzi io non vidi giammai una stanza tanto bianca né tanto completamente illuminata dal sole . Il sole di allora passava traverso le pareti ? Esso era certamente già alto , ma io mi trovavo tuttavia nel mio letto con in mano una tazza da cui avevo sorbito tutto il caffelatte e nella quale continuavo a lavorare con un cucchiaino traendone lo zucchero . Ad un certo punto il cucchiaio non arrivò piú a raccoglierne altro ed allora io tentai di arrivare al fondo della tazza con la mia lingua . Ma non vi riuscii . Perciò finii col tenere la tazza in una mano e il cucchiaio nell ' altra e stetti a guardare mio fratello coricato nel letto accanto al mio come , tardivo , stava ancora sorbendo il caffè col naso nella tazza . Quando levò finalmente la faccia , io la vidi tutta come si contrasse ai raggi del sole che la colpirono in pieno mentre la mia ( Dio ne sa il perché ) si trovava nell ' ombra . Il suo viso era pallido ed un poco imbruttito da un lieve prognatismo . Mi disse : - Mi presti il tuo cucchiaio ? Allora appena m ' avvidi che Catina aveva dimenticato di portargli il cucchiaio . Subito e senz ' alcuna esitazione gli risposi : - Sí ! Se mi dài in compenso un poco del tuo zucchero . Tenni in alto il cucchiaio per farne rilevare il valore . Ma subito la voce di Catina risuonò nella stanza : - Vergogna ! Strozzino ! Lo spavento e la vergogna mi fecero ripiombare nel presente . Avrei voluto discutere con Catina , ma lei , mio fratello ed io , come ero fatto allora , piccolo , innocente e strozzino , sparimmo ripiombando nell ' abisso . Rimpiansi di aver sentita tanto forte quella vergogna da aver distrutta l ' immagine cui ero arrivato con tanta fatica . Avrei fatto tanto bene di offrire invece mitemente e gratis il cucchiaino e non discutere quella mia mala azione ch ' era probabilmente la prima che avessi commessa . Forse Catina avrebbe invocato l ' ausilio di mia madre per infliggermi una punizione ed io finalmente l ' avrei rivista . La vidi però pochi giorni appresso o credetti di rivederla . Avrei potuto intendere subito ch ' era un ' illusione perché l ' immagine di mia madre , come l ' avevo evocata , somigliava troppo al suo ritratto che ho sul mio letto . Ma devo confessare che nell ' apparizione mia madre si mosse come una persona viva . Molto , molto sole , tanto da abbacinare ! Da quella ch ' io credevo la mia giovinezza mi perveniva tanto di quel sole ch ' era difficile dubitare non fosse dessa . Il nostro tinello nelle ore pomeridiane . Mio padre è ritornato a casa e siede su un sofà accanto a mamma che sta imprimendo con certo inchiostro indelebile delle iniziali su molta biancheria distribuita sul tavolo a cui essa siede . Io mi trovo sotto il tavolo dove giuoco con delle pallottole . M ' avvicino sempre piú a mamma . Probabilmente desidero ch ' essa s ' associ ai miei giuochi . A un dato punto , per rizzarmi in piedi fra di loro , m ' aggrappo alla biancheria che pende dal tavolo e allora avviene un disastro . La boccetta d ' inchiostro mi capita sulla testa , bagna la mia faccia e le mie vesti , la gonna di mamma e produce una lieve macchia anche sui calzoni di papà . Mio padre alza una gamba per appiopparmi un calcio ... Ma io in tempo ero ritornato dal mio lontano viaggio e mi trovavo al sicuro qui , adulto , vecchio . Devo dirlo ! Per un istante soffersi della punizione minacciatami e subito dopo mi dolse di non aver potuto assistere all ' atto di protezione che senza dubbio sarà partito da mamma . Ma chi può arrestare quelle immagini quando si mettono a fuggire traverso quel tempo che giammai somigliò tanto allo spazio ? Quest ' era il mio concetto finché credetti nell ' autenticità di quelle immagini ! Ora , purtroppo ( oh ! quanto me ne dolgo ! ) non ci credo piú e so che non erano le immagini che correvano via , ma i miei occhi snebbiati che guardavano di nuovo nel vero spazio in cui non c ' è posto per fantasmi . Racconterò ancora delle immagini di un altro giorno alle quali il dottore attribuí tale importanza da dichiararmi guarito . Nel mezzo sonno cui m ' abbandonai ebbi un sogno dall ' immobilità dell ' incubo . Sognai di me stesso ridivenuto bambino e soltanto per vedere quel bambino come sognava anche lui . Giaceva muto in preda ad una letizia che pervadeva il suo minuto organismo . Gli pareva di aver finalmente raggiunto il suo antico desiderio . Eppure giaceva là solo e abbandonato ! Ma vedeva e sentiva con quell ' evidenza come si sa vedere e sentire nel sogno anche le cose lontane . Il bambino , giacendo in una stanza della mia villa , vedeva ( Dio sa in quale modo ) che sul tetto della stessa ci fosse una gabbia murata su basi solidissime , priva di porte e di finestre , ma illuminata di quanta luce può far piacere e fornita di aria pura e profumata . Ed il bambino sapeva che a quella gabbia egli solo avrebbe saputo giungere e senza neppur andare perché forse la gabbia sarebbe venuta a lui . In quella gabbia non v ' era che un solo mobile , una poltrona e su questa sedeva una donna formosa , costruita deliziosamente , vestita di nero , bionda , dagli occhi grandi e azzurri , le mani bianchissime e i piedi piccoli in scarpine laccate delle quali , di sotto alle gonne , sporgeva solo un lieve bagliore . Devo dire che quella donna mi pareva una cosa sola col suo vestito nero e le sue scarpine di lacca . Tutto era lei ! Ed il bambino sognava di possedere quella donna , ma nel modo piú strano : era sicuro cioè di poter mangiarne dei pezzettini al vertice e alla base . Adesso , pensandoci , sono stupito che il dottore che ha letto , a quanto ne dice , con tanta attenzione il mio manoscritto non abbia ricordato il sogno ch ' io ebbi prima di andar a raggiungere Carla . A me qualche tempo dopo , quando ci ripensai , parve che questo sogno non fosse altro che l ' altro un po ' variato , reso piú infantile . Invece il dottore registrò accuratamente tutto eppoi mi domandò con aspetto un po ' melenso : - Vostra madre era bionda e formosa ? Fui stupito della domanda e risposi che anche mia nonna era stata tale . Ma per lui ero guarito , ben guarito . Spalancai la bocca per gioirne con lui e m ' adattai a quanto doveva seguire , cioè non piú indagini , ricerche , meditazioni , ma una vera e assidua rieducazione . Da allora quelle sedute furono una vera tortura ed io le continuai solo perché m ' è sempre stato tanto difficile di fermarmi quando mi movo o di mettermi in movimento quando son fermo . Qualche volta , quando egli me ne diceva di troppo grosse , arrischiavo qualche obbiezione . Non era mica vero - com ' egli lo credeva - che ogni mia parola , ogni mio pensiero fosse di delinquente . Egli allora faceva tanto d ' occhi . Ero guarito e non volevo accorgermene ! Era una vera cecità questa : avevo appreso che avevo desiderato di portar via la moglie - mia madre ! - a mio padre e non mi sentivo guarito ? Inaudita ostinazione la mia : però il dottore ammetteva che sarei guarito ancora meglio quando fosse finita la mia rieducazione in seguito alla quale mi sarei abituato a considerare quelle cose ( il desiderio di uccidere il padre e di baciare la propria madre ) come cose innocentissime per le quali non c ' era da soffrire di rimorsi , perché avvenivano frequentemente nelle migliori famiglie . In fondo che cosa ci perdevo ? Egli un giorno mi disse ch ' io oramai ero come un convalescente che ancora non s ' era abituato a vivere privo di febbre . Ebbene : avrei atteso di abituarmivi . Egli sentiva che non ero ancora ben suo ed oltre alla rieducazione , di tempo in tempo , ritornava anche alla cura . Tentava di nuovo i sogni , ma di autentici non ne ebbimo piú alcuno . Seccato di tanta attesa , finii coll ' inventarne uno . Non l ' avrei fatto se avessi potuto prevedere la difficoltà di una simile simulazione . Non è mica facile di balbettare come se ci si trovasse immersi in un mezzo sogno , coprirsi di sudore o sbiancarsi , non tradirsi , eventualmente diventar vermigli dallo sforzo e non arrossire : parlai come se fossi ritornato alla donna della gabbia e l ' avessi indotta a porgermi per un buco improvvisamente prodottosi nella parete dello stanzino un suo piede da succhiare e mangiare . “ Il sinistro , il sinistro ! ” , mormorai mettendo nella visione un particolare curioso che potesse farla somigliare meglio ai sogni precedenti . Dimostravo cosí anche di aver capito perfettamente la malattia che il dottore esigeva da me . Edipo infantile era fatto proprio cosí : succhiava il piede sinistro della madre per lasciare il destro al padre . Nel mio sforzo d ' immaginare realmente ( tutt ' altro che una contraddizione , questa ) ingannai anche me stesso col sentire il sapore di quel piede . Quasi dovetti recere . Non solo il dottore ma anch ' io avrei desiderato di esser visitato ancora da quelle care immagini della mia gioventú , autentiche o meno , ma che io non avevo avuto bisogno di costruire . Visto che accanto al dottore non venivano piú , tentai di evocarle lontano da lui . Da solo ero esposto al pericolo di dimenticarle , ma già io non miravo mica ad una cura ! Io volevo ancora rose del Maggio in Dicembre . Le avevo già avute ; perché non avrei potuto riaverle ? Anche nella solitudine m ' annoiai abbastanza , ma poi , invece delle immagini venne qualche cosa che per qualche tempo le sostituí . Semplicemente credetti di aver fatta un ' importante scoperta scientifica . Mi credetti chiamato a completare tutta la teoria dei colori fisiologici . I miei predecessori , Goethe e Schopenhauer , non avevano mai immaginato dove si potesse arrivare maneggiando abilmente i colori complementari . Bisogna sapere ch ' io passavo il mio tempo gettato sul sofà di faccia alla finestra del mio studio donde vedevo un pezzo di mare e d ' orizzonte . Ora una sera dal tramonto colorito nel cielo frastagliato di nubi , m ' indugiai lungamente ad ammirare su un lembo limpido , un colore magnifico , verde , puro e mite . Nel cielo c ' era anche molto color rosso ancora pallido , sbiaccato dai diretti , bianchi raggi del sole . Abbacinato , dopo un certo intervallo di tempo , chiusi gli occhi e si vide che al verde era stata rivolta la mia attenzione , il mio affetto , perché sulla mia rètina si produsse il suo colore complementare , un rosso smagliante che non aveva nulla da fare col rosso luminoso , ma pallido nel cielo . Guardai , accarezzai quel colore fabbricato da me . La grande sorpresa la ebbi quando una volta aperti gli occhi , vidi quel rosso fiammeggiante invadere tutto il cielo e coprire anche il verde smeraldo che per lungo tempo non ritrovai piú . Ma io , dunque , avevo scoperto il modo di tingere la natura ! Naturalmente l ' esperimento fu da me ripetuto piú volte . Il bello si è che v ' era anche del movimento in quella colorazione . Quando riaprivo gli occhi , il cielo non accettava subito il colore dalla mia rètina . V ' era anzi un istante di esitazione nel quale arrivavo ancora a rivedere il verde smeraldo che aveva figliato quel rosso da cui sarebbe stato distrutto . Questo sorgeva dal fondo , inaspettato e si dilatava come un incendio spaventoso . Quando fui sicuro dell ' esattezza della mia osservazione , la portai al dottore nella speranza di ravvivare con essa le nostre noiose sedute . Il dottore mi saldò dicendomi che io avevo la rètina piú sensibile causa la nicotina . Quasi mi sarei lasciato scappar detto che in allora anche le immagini , che noi avevamo attribuite a riproduzioni di avvenimenti della mia gioventú , potevano invece esser derivate dall ' effetto dello stesso veleno . Ma cosí gli avrei rivelato che non ero guarito ed egli avrebbe cercato d ' indurmi a ricominciare la cura da capo . Eppure quel bestione non sempre mi credette tanto avvelenato . Ciò viene provato anche dalla rieducazione ch ' egli tentò per guarirmi da quella ch ' egli diceva la mia malattia del fumo . Ecco le sue parole : il fumo non mi faceva male e quando mi fossi convinto ch ' era innocuo sarebbe stato veramente tale . Eppoi continuava : oramai che i rapporti con mio padre erano stati riportati alla luce del giorno e ripresentati al mio giudizio di adulto , potevo intendere che avevo assunto quel vizio per competere con mio padre e attribuito un effetto velenoso al tabacco per il mio intimo sentimento morale che volle punirmi della mia competizione con lui . Quel giorno lasciai la casa del dottore fumando come un turco . Si trattava di fare una prova ed io mi vi prestai volontieri . Per tutto il giorno fumai ininterrottamente . Seguí poi una notte del tutto insonne . La mia bronchite cronica aveva rifiorito e di quella non c ' era dubbio perché era facile scoprirne le conseguenze nella sputacchiera . Il giorno appresso raccontai al dottore di aver fumato molto e che ora non me ne importava piú . Il dottore mi guardò sorridendo e io indovinai che il petto gli si gonfiava dall ' orgoglio . Con calma riprese la mia rieducazione ! Procedeva con la sicurezza di veder fiorire ogni zolla su cui poneva il piede . Di quella rieducazione ricordo pochissimo . Io la subii e quando uscivo da quella stanza mi scotevo come un cane ch ' esce dall ' acqua ed anch ' io restavo umido , ma non bagnato . Ricordo però con indignazione che il mio educatore asseriva che il dottor Coprosich avesse avuto ragione di dirigermi le parole che avevano provocato tanto mio risentimento . Ma allora io avrei meritato anche lo schiaffo che mio padre volle darmi morendo ? Non so se egli abbia detto anche questo . So invece con certezza ch ' egli asseriva ch ' io avessi odiato anche il vecchio Malfenti che avevo messo al posto di mio padre . Tanti a questo mondo credono di non saper vivere senza un dato affetto ; io , invece , secondo lui , perdevo l ' equilibrio se mi mancava un dato odio . Ne sposai una o l ' altra delle figliuole ed era indifferente quale perché si trattava di mettere il loro padre ad un posto dove il mio odio potesse raggiungerlo . Eppoi sfregiai la casa che avevo fatta mia come meglio seppi . Tradii mia moglie ed è evidente che se mi fosse riuscito avrei sedotta Ada ed anche Alberta . Naturalmente io non penso di negare questo ed anzi mi fece da ridere quando dicendomelo il dottore assunse l ' aspetto di Cristoforo Colombo allorché raggiunge l ' America . Credo però ch ' egli sia il solo a questo mondo il quale sentendo che volevo andare a letto con due bellissime donne si domanda : vediamo perché costui vuole andare a letto con esse . Mi fu anche piú difficile di sopportare quello ch ' egli credette di poter dire dei miei rapporti con Guido . Dal mio stesso racconto egli aveva appreso dell ' antipatia che aveva accompagnato l ' inizio della mia relazione con lui . Tale antipatia non cessò mai secondo lui e Ada avrebbe avuto ragione di vederne l ' ultima manifestazione nella mia assenza dal suo funerale . Non ricordò ch ' io ero allora intento nella mia opera d ' amore di salvare il patrimonio di Ada , né io mi degnai di ricordarglielo . Pare che il dottore a proposito di Guido abbia fatte anche delle indagini . Egli asserisce che , scelto da Ada , egli non poteva essere quale io lo descrissi . Scoperse che un grandioso deposito di legnami , vicinissimo alla casa dove noi pratichiamo la psico - analisi , era appartenuto alla ditta Guido Speier e C . Perché non ne avevo io parlato ? Se ne avessi parlato sarebbe stata una nuova difficoltà nella mia esposizione già tanto difficile . Quest ' eliminazione non è che la prova che una confessione fatta da me in italiano non poteva essere né completa né sincera . In un deposito di legnami ci sono varietà enormi di qualità che noi a Trieste appelliamo con termini barbari presi dal dialetto , dal croato , dal tedesco e qualche volta persino dal francese ( zapin p.e. e non equivale mica a sapin ) . Chi m ' avrebbe fornito il vero vocabolario ? Vecchio come sono avrei dovuto prendere un impiego da un commerciante in legnami toscano ? Del resto il deposito legnami della ditta Guido Speier e C . non diede che delle perdite . Eppoi non avevo da parlarne perché rimase sempre inerte , salvo quando intervennero i ladri e fecero volare quel legname dai nomi barbari , come se fosse stato destinato a costruire dei tavolini per esperimenti spiritistici . Io proposi al dottore di prendere delle informazioni su Guido da mia moglie , da Carmen oppure da Luciano ch ' è un grande commerciante noto a tutti . A mio sapere egli non s ' indirizzò a nessuno di costoro e devo credere che se ne astenne per la paura di veder precipitare per quelle informazioni tutto il suo edificio di accuse e di sospetti . Chissà perché si sia preso di tale odio per me ? Anche lui dev ' essere un istericone che per aver desiderata invano sua madre se ne vendica su chi non c ' entra affatto . Finí che mi sentii molto stanco di quella lotta che dovevo sostenere col dottore ch ' io pagavo . Credo che anche quei sogni non m ' abbiano fatto bene , eppoi la libertà di fumare quanto volevo finí con l ' abbattermi del tutto . Ebbi una buona idea : andai dal dottor Paoli . Non l ' avevo visto da molti anni . Era un po ' incanutito , ma la sua figura di granatiere non era ancora troppo arrotondata dall ' età , né piegata . Guardava sempre le cose con un ' occhiata che pareva una carezza . Quella volta scopersi perché mi sembrasse cosí . Evidentemente a lui fa piacere di guardare e guarda le belle e le brutte cose con la compiacenza con cui altri accarezza . Ero salito da lui col proposito di domandargli se credeva dovessi continuare la psico - analisi . Ma quando mi trovai dinanzi a quel suo occhio , freddamente indagatore , non ne ebbi il coraggio . Forse mi rendevo ridicolo raccontando che alla mia età m ' ero lasciato prendere ad una ciarlataneria simile . Mi spiacque di dover tacere , perché se il Paoli m ' avesse proibita la psico - analisi , la mia posizione sarebbe stata semplificata di molto , ma mi sarebbe spiaciuto troppo di vedermi troppo a lungo carezzato da quel suo grande occhio . Gli raccontai delle mie insonnie , della mia bronchite cronica , di un ' espulsione alle guancie che allora mi tormentava , di certi dolori lancinanti alle gambe e infine di strane mie smemoratezze . Il Paoli analizzò la mia orina in mia presenza . Il miscuglio si colorí in nero e il Paoli si fece pensieroso . Ecco finalmente una vera analisi e non piú una psico analisi . Mi ricordai con simpatia e commozione del mio passato lontano di chimico e di analisi vere : io , un tubetto e un reagente ! L ' altro , l ' analizzato , dorme finché il reagente imperiosamente non lo desti . La resistenza nel tubetto non c ' è o cede alla minima elevazione della temperatura e la simulazione manca del tutto . In quel tubetto non avveniva nulla che potesse ricordare il mio comportamento quando per far piacere al dottor S . inventavo nuovi particolari della mia infanzia che dovevano confermare la diagnosi di Sofocle . Qui , invece , tutto era verità . La cosa da analizzarsi era imprigionata nel provino e , sempre uguale a se stessa , aspettava il reagente . Quand ' esso arrivava essa diceva sempre la stessa parola . Nella psico analisi non si ripetono mai né le stesse immagini né le stesse parole . Bisognerebbe chiamarla altrimenti . Chiamiamola l ' avventura psichica . Proprio cosí : quando s ' inizia una simile analisi è come se ci si recasse in un bosco non sapendo se c ' imbatteremo in un brigante o in un amico . E non lo si sa neppure quando l ' avventura è passata . In questo la psico - analisi ricorda lo spiritismo . Ma il Paoli non credeva che si trattasse di zucchero . Voleva rivedermi il giorno appresso dopo di aver analizzato quel liquido per polarizzazione . Io , intanto , me ne andai glorioso , carico di diabete . Fui in procinto di andare dal dottor S . a domandargli com ' egli avrebbe ora analizzato nel mio seno le cause di tale malattia per annullarle . Ma di quell ' individuo ne avevo avuto abbastanza e non volevo rivederlo neppure per deriderlo . Devo confessare che il diabete fu per me una grande dolcezza . Ne parlai ad Augusta ch ' ebbe subito le lacrime agli occhi : - Hai parlato tanto di malattie in tutta la tua vita , che dovevi pur finire coll ' averne una ! - disse ; poi cercò di consolarmi . Io amavo la mia malattia . Ricordai con simpatia il povero Copler che preferiva la malattia reale all ' immaginaria . Ero oramai d ' accordo con lui . La malattia reale era tanto semplice : bastava lasciarla fare . Infatti , quando lessi in un libro di medicina la descrizione della mia dolce malattia , vi scopersi come un programma di vita ( non di morte ! ) nei varii suoi stadii . Addio propositi : finalmente ne ero libero . Tutto avrebbe seguito la sua via senz ' alcun mio intervento . Scopersi anche che la mia malattia era sempre o quasi sempre molto dolce . Il malato mangia e beve molto e di grandi sofferenze non ci sono se si bada di evitare i bubboni . Poi si muore in un dolcissimo coma . Poco dopo il Paoli mi chiamò al telefono . Mi comunicò che non v ' era traccia di zucchero . Andai da lui il giorno appresso e mi prescrisse una dieta che non seguii che per pochi giorni e un intruglio che descrisse in una ricetta illeggibile e che mi fece bene per un mese intero . - Il diabete le ha fatto molta paura ? - mi domandò sorridendo . Protestai , ma non gli dissi che ora che il diabete m ' aveva abbandonato mi sentivo molto solo . Non m ' avrebbe creduto . In quel torno di tempo mi capitò in mano la celebre opera del dottor Beard sulla nevrastenia . Seguii il suo consiglio e cambiai di medicina ogni otto giorni con le sue ricette che copiai con scrittura chiara . Per alcuni mesi la cura mi parve buona . Neppure il Copler aveva avuto in vita sua tale abbondante consolazione di medicinali come io allora . Poi passò anche quella fede , ma intanto io avevo rimandato di giorno in giorno il mio ritorno alla psico - analisi . M ' imbattei poi nel dottor S . Mi domandò se avevo deciso di lasciare la cura . Fu però molto cortese , molto piú che non quando mi teneva in mano sua . Evidentemente voleva riprendermi . Io gli dissi che avevo degli affari urgenti , delle quistioni di famiglia che mi occupavano e preoccupavano e che non appena mi fossi trovato in quiete sarei ritornato da lui . Avrei voluto pregarlo di restituirmi il mio manoscritto , ma non osai ; sarebbe equivaluto a confessargli che della cura non volevo piú saperne . Riservai un tentativo simile ad altra epoca quand ' egli si sarebbe accorto che alla cura non ci pensavo piú e vi si fosse rassegnato . Prima di lasciarmi egli mi disse alcune parole intese a riprendermi : - Se lei esamina il suo animo , lo troverà mutato . Vedrà che ritornerà subito a me solo che s ' accorga come io seppi in un tempo relativamente breve avvicinarla alla salute . Ma io , in verità , credo che col suo aiuto , a forza di studiare l ' animo mio , vi abbia cacciato dentro delle nuove malattie . Sono intento a guarire della sua cura . Evito i sogni ed i ricordi . Per essi la mia povera testa si è trasformata in modo da non saper sentirsi sicura sul collo . Ho delle distrazioni spaventose . Parlo con la gente e mentre dico una cosa tento involontariamente di ricordarne un ' altra che poco prima dissi o feci e che non ricordo piú o anche un mio pensiero che mi pare di un ' importanza enorme , di quell ' importanza che mio padre attribuí a quei pensieri ch ' ebbe poco prima di morire e che pur lui non seppe ricordare . Se non voglio finire al manicomio , via con questi giocattoli . 15 Maggio 1915 Passammo due giorni di festa a Lucinico nella nostra villa . Mio figlio Alfio deve rimettersi di un ' influenza e resterà nella villa con la sorella per qualche settimana . Noi ritorneremo qui per le Pentecoste . Sono riuscito finalmente di ritornare alle mie dolci abitudini , e a cessar di fumare . Sto già molto meglio dacché ho saputo eliminare la libertà che quello sciocco di un dottore aveva voluto concedermi . Oggi che siamo alla metà del mese sono rimasto colpito della difficoltà che offre il nostro calendario ad una regolare e ordinata risoluzione . Nessun mese è uguale all ' altro . Per rilevare meglio la propria risoluzione si vorrebbe finire di fumare insieme a qualche cosa d ' altro , il mese p.e. Ma salvo il Luglio e Agosto e il Dicembre e il Gennaio non vi sono altri mesi che si susseguano e facciano il paio in quanto a quantità di giorni . Un vero disordine nel tempo ! Per raccogliermi meglio passai il pomeriggio del secondo giorno solitario alle rive dell ' Isonzo . Non c ' è miglior raccoglimento che star a guardare un ' acqua corrente . Si sta fermi e l ' acqua corrente fornisce lo svago che occorre perché non è uguale a se stessa nel colore e nel disegno neppure per un attimo . Era una giornata strana . Certamente in alto soffiava un forte vento perché le nubi vi mutavano continuamente di forma , ma giú l ' atmosfera non si moveva . Avveniva che di tempo in tempo , traverso le nubi in movimento , il sole già caldo trovasse il pertugio per inondare dei suoi raggi questo o quel tratto di collina o una cima di montagna , dando risalto al verde dolce del Maggio in mezzo all ' ombra che copriva tutto il paesaggio . La temperatura era mite ed anche quella fuga di nubi nel cielo , aveva qualche cosa di primaverile . Non v ' era dubbio : il tempo stava risanando ! Fu un vero raccoglimento il mio , uno di quegl ' istanti rari che l ' avara vita concede , di vera grande oggettività in cui si cessa finalmente di credersi e sentirsi vittima . In mezzo a quel verde rilevato tanto deliziosamente da quegli sprazzi di sole , seppi sorridere alla mia vita ed anche alla mia malattia . La donna vi ebbe un ' importanza enorme . Magari a pezzi , i suoi piedini , la sua cintura , la sua bocca , riempirono i miei giorni . E rivedendo la mia vita e anche la mia malattia le amai , le intesi ! Com ' era stata piú bella la mia vita che non quella dei cosidetti sani , coloro che picchiavano o avrebbero voluto picchiare la loro donna ogni giorno salvo in certi momenti . Io , invece , ero stato accompagnato sempre dall ' amore . Quando non avevo pensato alla mia donna , vi avevo pensato ancora per farmi perdonare che pensavo anche alle altre . Gli altri abbandonavano la donna delusi e disperando della vita . Da me la vita non fu mai privata del desiderio e l ' illusione rinacque subito intera dopo ogni naufragio , nel sogno di membra , di voci , di atteggiamenti piú perfetti . In quel momento ricordai che fra le tante bugie che avevo propinate a quel profondo osservatore ch ' era il dottor S . , c ' era anche quella ch ' io non avessi piú tradita mia moglie dopo la partenza di Ada . Anche su questa bugia egli fabbricò le sue teorie . Ma là , alla riva di quel fiume , improvvisamente , con spavento , ricordai ch ' era vero che da qualche giorno , forse dacché avevo abbandonata la cura , io non avevo ricercata la compagnia di altre donne . Che fossi stato guarito come il dottor S . pretende ? Vecchio come sono , da un pezzo le donne non mi guardano piú . Se io cesso dal guardare loro , ecco che ogni relazione fra di noi è tagliata . Se un dubbio simile mi fosse capitato a Trieste , avrei saputo solverlo subito . Qui era alquanto piú difficile . Pochi giorni prima avevo avuto in mano il libro di memorie del Da Ponte , l ' avventuriere contemporaneo del Casanova . Anche lui era passato certamente per Lucinico ed io sognai d ' imbattermi in quelle sue dame incipriate dalle membra celate dalla crinolina . Dio mio ! Come facevano quelle donne ad arrendersi cosí presto e tanto di frequente essendo difese da tutti quegli stracci ? Mi parve che il ricordo della crinolina , ad onta della cura , fosse abbastanza eccitante . Ma il mio era un desiderio alquanto fatturato e non bastò a rassicurarmi . L ' esperienza che cercavo l ' ebbi poco dopo e fu sufficiente per rassicurarmi , ma non mi costò poco . Per averla , turbai e guastai la relazione piú pura che avessi avuta nella mia vita . M ' imbattei in Teresina , la figlia anziana del colono di una tenuta situata accanto alla mia villa . Il padre , da due anni , era rimasto vedovo e la sua numerosa figliuolanza aveva ritrovata la madre in Teresina , una robusta fanciulla che si levava di mattina per lavorare , e cessava il lavoro per coricarsi e raccogliersi per poter riprendere il lavoro . Quel giorno essa guidava l ' asinello di solito affidato alle cure del fratellino e camminava accanto al carretto carico di erba fresca , perché il non grande animale non avrebbe saputo portare su per l ' erta lieve anche il peso della fanciulla . L ' anno prima Teresina m ' era sembrata tuttavia una bimba e non avevo avuta per lei che una simpatia sorridente e paterna . Ma anche il giorno prima , quando l ' avevo rivista per la prima volta , ad onta che l ' avessi ritrovata cresciuta , la bruna faccina divenuta piú seria , le esili spalle allargate sopra il seno che andava arcuandosi nello sviluppo parco del piccolo corpo affaticato , avevo continuato a vederla una bimba immatura di cui non potevo amare che la straordinaria attività e l ' istinto materno di cui fruivano i fratellini . Se non ci fosse stata quella maledetta cura e la necessità di verificare subito in quale stato si trovasse la mia malattia , anche quella volta avrei potuto lasciare Lucinico senz ' aver turbata tanta innocenza . Essa non aveva la crinolina . E la faccina pienotta e sorridente non conosceva la cipria . Aveva i piedi nudi e faceva vedere nuda anche metà della gamba . La faccina e i piedini e la gamba non seppero accendermi . La faccia e le membra che Teresina lasciava vedere erano dello stesso colore ; all ' aria appartenevano tutte e non c ' era niente di male che all ' aria fossero abbandonate . Forse perciò non riuscivano ad accendermi . Ma al sentirmi tanto freddo mi spaventai . Che dopo la cura mi fosse occorsa la crinolina ? Cominciai coll ' accarezzare l ' asinello cui avevo procurato un po ' di riposo . Poi tentai di ritornare a Teresina e le misi in mano niente meno che dieci corone . Era il primo attentato ! L ' anno prima , a lei e ai suoi fratellini , per esprimere loro il mio affetto paterno , avevo messo nelle manine solo dei centesimi . Ma si sa che l ' affetto paterno è altra cosa . Teresina fu stupita del ricco dono . Accuratamente sollevò il suo gonnellino per riporre in non so che tasca celata il prezioso pezzo di carta . Cosí vidi un ulteriore pezzo di gamba , ma anch ' esso sempre bruno e casto . Ritornai all ' asinello e gli diedi un bacio sulla testa . La mia affettuosità provocò la sua . Allungò il muso ed emise il suo grande grido d ' amore che io ascoltai sempre con rispetto . Come varca le distanze e com ' è significante con quel primo grido che invoca e si ripete , attenuandosi poi e terminando in un pianto disperato . Ma sentito cosí da vicino , mi fece dolere il timpano . Teresina rideva e il suo riso m ' incoraggiò . Ritornai a lei e subito l ' afferrai per l ' avambraccio sul quale salii con la mano , lento , verso la spalluccia , studiando le mie sensazioni . Grazie al cielo non ero guarito ancora ! Avevo cessata la cura in tempo . Ma Teresina con una legnata fece procedere l ' asino per seguirlo e lasciarmi . Ridendo di cuore perché io restavo lieto anche se la villanella non voleva saperne di me , le dissi : - Hai lo sposo ? Dovresti averlo . E peccato tu non l ' abbia già ! Sempre allontanandosi da me , essa mi disse : - Se ne prendo uno , sarà certamente piú giovine di lei ! La mia letizia non s ' offuscò per questo . Avrei voluto dare una lezioncina a Teresina e cercai di ricordarmi come da Boccaccio “ Maestro Alberto da Bologna onestamente fa vergognare una donna la quale lui d ' esser di lei innamorato voleva far vergognare ” . Ma il ragionamento di Maestro Alberto non ebbe il suo effetto perché Madonna Malgherida de ' Ghisolieri gli disse : “ Il vostro amor m ' è caro sí come di savio e valente uomo esser dee ; e per ciò , salva la mia onestà , come a cosa vostra ogni vostro piacere imponete sicuramente ” . Tentai di fare di meglio : - Quando ti dedicherai ai vecchi , Teresina ? - gridai per essere inteso da lei che m ' era già lontana . - Quando sarò vecchia anch ' io , - urlò essa ridendo di gusto e senza fermarsi . - Ma allora i vecchi non vorranno piú saperne di te . Ascoltami ! Io li conosco ! Urlavo , compiacendomi del mio spirito che veniva direttamente dal mio sesso . In quel momento , in qualche punto del cielo le nubi s ' apersero e lasciarono passare dei raggi di sole che andarono a raggiungere Teresina che oramai era lontana da me di una quarantina di metri e di me piú in alto di una decina o piú . Era bruna , piccola , ma luminosa ! Il sole non illuminò me ! Quando si è vecchi si resta all ' ombra anche avendo dello spirito . 26 Giugno 1915 La guerra m ' ha raggiunto ! Io che stavo a sentire le storie di guerra come se si fosse trattato di una guerra di altri tempi di cui era divertente parlare , ma sarebbe stato sciocco di preoccuparsi , ecco che vi capitai in mezzo stupefatto e nello stesso tempo stupito di non essermi accorto prima che dovevo esservi prima o poi coinvolto . Io avevo vissuto in piena calma in un fabbricato di cui il pianoterra bruciava e non avevo previsto che prima o poi tutto il fabbricato con me si sarebbe sprofondato nelle fiamme . La guerra mi prese , mi squassò come un cencio , mi privò in una sola volta di tutta la mia famiglia ed anche del mio amministratore . Da un giorno all ' altro io fui un uomo del tutto nuovo , anzi , per essere piú esatto , tutte le mie ventiquattr ' ore furono nuove del tutto . Da ieri sono un po ' piú calmo perché finalmente , dopo l ' attesa di un mese , ebbi le prime notizie della mia famiglia . Si trova sana e salva a Torino mentre io già avevo perduta ogni speranza di rivederla . Devo passare la giornata intera nel mio ufficio . Non vi ho niente da fare , ma gli Olivi , quali cittadini italiani , hanno dovuto partire e tutti i miei pochi migliori impiegati sono andati a battersi di qua o di là e perciò devo restare al mio posto quale sorvegliante . Alla sera vado a casa carico delle grosse chiavi del magazzino . Oggi che mi sento tanto piú calmo , portai con me in ufficio questo manoscritto che potrebbe farmi passar meglio il lungo tempo . Infatti esso mi procurò un quarto d ' ora meraviglioso in cui appresi che ci fu a questo mondo un ' epoca di tanta quiete e silenzio da permettere di occuparsi di giocattoletti simili . Sarebbe anche bello che qualcuno m ' invitasse sul serio di piombare in uno stato di mezza coscienza tale da poter rivivere anche soltanto un ' ora della mia vita precedente . Gli riderei in faccia . Come si può abbandonare un presente simile per andare alla ricerca di cose di nessun ' importanza ? A me pare che soltanto ora sono staccato definitivamente dalla mia salute e dalla mia malattia . Cammino per le vie della nostra misera città , sentendo di essere un privilegiato che non va alla guerra e che trova ogni giorno quello che gli occorre per mangiare . In confronto a tutti mi sento tanto felice - specie dacché ebbi notizie dei miei - che mi sembrerebbe di provocare l ' ira degli dei se stessi anche perfettamente bene . La guerra ed io ci siamo incontrati in un modo violento , ma che adesso mi pare un poco buffo . Augusta ed io eravamo ritornati a Lucinico a passarvi le Pentecoste insieme ai figliuoli . Il 23 di Maggio io mi levai in buon ' ora . Dovevo prendere il sale di Carlsbad e fare anche una passeggiata prima del caffè . Fu durante questa cura a Lucinico che m ' accorsi che il cuore , quando si è a digiuno , attende piú attivamente ad altre riparazioni irraggiando su tutto l ' organismo un grande benessere . La mia teoria doveva perfezionarsi quel giorno stesso in cui mi si costrinse di soffrire la fame che mi fece tanto bene . Augusta , per salutarmi , levò la testa tutta bianca dal guanciale e mi ricordò che avevo promesso a mia figlia di procurarle delle rose . Il nostro unico rosaio era appassito e bisognava perciò provvedere . Mia figlia s ' è fatta una bella fanciulla e somiglia ad Ada . Da un momento all ' altro , con essa avevo dimenticato il fare dell ' educatore burbero ed ero passato a quello del cavaliere che rispetta la femminilità anche nella propria figliuola . Subito essa s ' accorse del suo potere e con grande divertimento mio e d ' Augusta ne abusò . Voleva delle rose e bisognava procurargliene . Mi proposi di camminare per un due orette . Faceva un bel sole e visto che il mio proposito era di camminare sempre e di non arrestarmi finché non ero ritornato a casa , non presi meco neppure la giubba e il cappello . Per fortuna ricordai che avrei dovuto pagare le rose e non lasciai perciò a casa insieme alla giubba anche il portafoglio . Prima di tutto mi recai alla campagna vicina , dal padre di Teresina , per pregarlo di tagliare le rose che sarei venuto a prendere al mio ritorno . Entrai nel grande cortile cinto da un muro alquanto rovinato e non vi trovai nessuno . Urlai il nome di Teresina . Uscí dalla casa il piú piccolo dei bambini che allora avrà avuto sei anni . Posi nella sua manina qualche centesimo ed egli mi raccontò che tutta la famigliuola di buon ' ora s ' era recata al di là dell ' Isonzo , per una giornata di lavoro , su un suo campo di patate di cui la terra aveva bisogno di essere rassodata . Ciò non mi spiaceva . Io conoscevo quel campo e sapevo che per giungervi abbisognavo di circa un ' ora di tempo . Visto che avevo stabilito di camminare per un due ore , mi piaceva di poter attribuire alla mia passeggiata uno scopo determinato . Cosí non c ' era la paura d ' interromperla per un assalto improvviso d ' infingardaggine . M ' avviai traverso la pianura ch ' è piú alta della strada e di cui perciò non vedevo che i margini e qualche corona d ' albero in fiore . Ero veramente giocondo : cosí in maniche di camicia e senza cappello mi sentivo molto leggero . Aspiravo quell ' aria tanto pura e , come usavo spesso da qualche tempo , camminando facevo la ginnastica polmonare del Niemeyer che m ' era stata insegnata da un amico tedesco , una cosa utilissima a chi fa una vita piuttosto sedentaria . Arrivato in quel campo , vidi Teresina che lavorava proprio dalla parte della strada . M ' avvicinai a lei e allora m ' accorsi che piú in là lavoravano insieme al padre i due fratellini di Teresina di un ' età che io non avrei saputo precisare , fra ' dieci e i quattordici anni . Nella fatica i vecchi si sentono magari esausti , ma per l ' eccitazione che l ' accompagna , sempre piú giovini che nell ' inerzia . Ridendo m ' accostai a Teresina : - Sei ancora in tempo , Teresina . Non tardare . Essa non m ' intese ed io non le spiegai nulla . Non occorreva . Giacché essa non ricordava , si poteva ritornare con lei ai nostri antichi rapporti . Avevo già ripetuto l ' esperimento ed aveva avuto anche questa volta un risultato favorevole . Indirizzandole quelle poche parole l ' avevo accarezzata altrimenti che col solo occhio . Col padre di Teresina m ' accordai facilmente per le rose . Mi permetteva di tagliarne quante volevo eppoi non si avrebbe litigato per il prezzo . Egli voleva subito ritornare al lavoro mentre io m ' accingevo di mettermi sulla via del ritorno , ma poi si pentí e mi corse dietro . Raggiuntomi , a voce molto bassa , mi domandò : - Lei non ha sentito niente ? Dicono sia scoppiata la guerra . - Già ! Lo sappiamo tutti ! Da un anno circa , - risposi io . - Non parlo di quella , - disse lui spazientito . - Parlo di quella con ... - e fece un segno dalla parte della vicina frontiera italiana . - Lei non ne sa nulla ? - Mi guardò ansioso della risposta . - Capirai , - gli dissi io con piena sicurezza , - che se io non so nulla vuol proprio dire che nulla c ' è . Vengo da Trieste e le ultime parole che sentii colà significavano che la guerra è proprio definitivamente scongiurata . A Roma hanno ribaltato il Ministero che voleva la guerra e ci hanno ora il Giolitti . Egli si rasserenò immediatamente : - Perciò queste patate che stiamo coprendo e che promettono tanto bene saranno poi nostre ! Vi sono tanti di quei chiacchieroni a questo mondo ! - Con la manica della camicia s ' asciugò il sudore che gli colava dalla fronte . Vedendolo tanto contento , tentai di renderlo piú contento ancora . Amo tanto le persone felici , io . Perciò dissi delle cose che veramente non amo di rammentare . Asserii che se anche la guerra fosse scoppiata , non sarebbe stata combattuta colà . C ' era prima di tutto il mare dove era ora si battessero , eppoi oramai in Europa non mancavano dei campi di battaglia per chi ne voleva . C ' erano le Fiandre e varii dipartimenti della Francia . Avevo poi sentito dire - non sapevo piú da chi - che a questo mondo c ' era oramai tale un bisogno di patate che le raccoglievano accuratamente anche sui campi di battaglia . Parlai molto , sempre guardando Teresina che piccola , minuta , s ' era accovacciata sulla terra per tastarla prima di applicarvi la vanga . Il contadino perfettamente tranquillizzato ritornò al suo lavoro . Io , invece , avevo consegnato una parte della mia tranquillità a lui e ne restava a me molto di meno . Era certo che a Lucinico eravamo troppo vicini alla frontiera . Ne avrei parlato ad Augusta . Avremmo forse fatto bene di ritornare a Trieste e forse andare anche piú in là o in qua . Certamente Giolitti era ritornato al potere , ma non si poteva sapere se , arrivato lassú , avrebbe continuato a vedere le cose nella luce in cui le vedeva quando lassú c ' era qualcuno d ' altro . Mi rese anche piú nervoso l ' incontro casuale con un plotone di soldati che marciava sulla strada in direzione di Lucinico . Erano dei soldati non giovini e vestiti ed attrezzati molto male . Dal loro fianco pendeva quella che noi a Trieste dicevamo la Durlindana , quella baionetta lunga che in Austria , nell ' estate del 1915 , avevano dovuto levare dai vecchi depositi . Per qualche tempo camminai dietro di loro inquieto d ' essere presto a casa . Poi mi seccò un certo odore di selvatico frollo che emanava da loro e rallentai il passo . La mia inquietudine e la mia fretta erano sciocche . Era pure sciocco d ' inquietarsi per aver assistito all ' inquietudine di un contadino . Oramai vedevo da lontano la mia villa ed il plotone non c ' era piú sulla strada . Accelerai il passo per arrivare finalmente al mio caffelatte . Fu qui che cominciò la mia avventura . Ad uno svolto di via , mi trovai arrestato da una sentinella che urlò : - Zurück ! - mettendosi addirittura in posizione di sparare . Volli parlargli in tedesco giacché in tedesco aveva urlato , ma egli del tedesco non conosceva che quella sola parola che ripeté sempre piú minacciosamente . Bisognava andare zurück ed io guardandomi sempre dietro nel timore che l ' altro , per farsi intendere meglio , sparasse , mi ritirai con una certa premura che non m ' abbandonò neppure quando il soldato non vidi piú . Ma ancora non avevo rinunciato di arrivare subito alla mia villa . Pensai che varcando la collina alla mia destra , sarei arrivato molto dietro la sentinella minacciosa . L ' ascesa non fu difficile specie perché l ' alta erba era stata curvata da molta gente che doveva essere passata per di là prima di me . Certamente doveva esservi stata costretta dalla proibizione di passare per la strada . Camminando riacquistai la mia sicurezza e pensai che al mio arrivo a Lucinico mi sarei subito recato a protestare dal capovilla per il trattamento che avevo dovuto subire . Se permetteva che i villeggianti fossero trattati cosí , presto a Lucinico non ci sarebbe venuto nessuno ! Ma arrivato alla cima della collina , ebbi la brutta sorpresa di trovarla occupata da quel plotone di soldati dall ' odore di selvatico . Molti soldati riposavano all ' ombra di una casetta di contadini che io conoscevo da molto tempo e che a quell ' ora era del tutto vuota ; tre di essi parevano messi a guardia , ma non verso il versante da cui io ero venuto , e alcuni altri stavano in un semi circolo dinanzi ad un ufficiale che dava loro delle istruzioni che illustrava con una carta topografica ch ' egli teneva in mano . Io non possedevo neppure un cappello che potesse servirmi per salutare . Inchinandomi varie volte e col mio piú bel sorriso , m ' appressai all ' ufficiale il quale , vedendomi , cessò di parlare coi suoi soldati e si mise a guardarmi . Anche i cinque mammelucchi che lo circondavano mi regalavano tutta la loro attenzione . Sotto tutti quegli sguardi e sul terreno non piano era difficilissimo di moversi . L ' ufficiale urlò : - Was will der dumme Kerl hier ? - ( Che cosa vuole quello scimunito ? ) . Stupito che senz ' alcuna provocazione mi si offendesse cosí , volli dimostrarmi offeso virilmente ma tuttavia con la discrezione del caso , deviai di strada e tentai di arrivare al versante che m ' avrebbe portato a Lucinico . L ' ufficiale si mise ad urlare che , se facevo un solo passo di piú , m ' avrebbe fatto tirare adosso . Ridivenni subito molto cortese e da quel giorno a tutt ' oggi che scrivo , rimasi sempre molto cortese . Era una barbarie d ' essere costretto di trattare con un tomo simile , ma intanto si aveva il vantaggio ch ' egli parlava correntemente il tedesco . Era un tale vantaggio che , ricordandolo , riusciva piú facile di parlargli con dolcezza . Guai se bestia come era non avesse neppur compreso il tedesco . Sarei stato perduto . Peccato che io non parlavo abbastanza correntemente quella lingua perché altrimenti mi sarebbe stato facile di far ridere quell ' arcigno signore . Gli raccontai che a Lucinico m ' aspettava il mio caffelatte da cui ero diviso soltanto dal suo plotone . Egli rise , in fede mia rise . Rise sempre bestemmiando e non ebbe la pazienza di lasciarmi finire . Dichiarò che il caffelatte di Lucinico sarebbe stato bevuto da altri e quando sentí che oltre al caffè c ' era anche mia moglie che m ' aspettava , urlò : - Auch Ihre Frau wird von anderen gegessen werden . - ( Anche vostra moglie sarà mangiata da altri ) . Egli era oramai di miglior umore di me . Pare poi gli fosse spiaciuto di avermi dette delle parole che , sottolineate dal riso clamoroso dei cinque mammalucchi , potevano apparire offensive ; si fece serio e mi spiegò che non dovevo sperare di rivedere per qualche giorno Lucinico ed anzi in amicizia mi consigliava di non domandarlo piú perché bastava quella domanda per compromettermi ! - Haben Sie verstanden ? - ( Avete capito ? ) Io avevo capito , ma non era mica facile di adattarsi di rinunziare al caffelatte da cui distavo non piú di mezzo chilometro . Solo perciò esitavo di andarmene perché era evidente che quando fossi disceso da quella collina , alla mia villa , per quel giorno , non sarei giunto piú . E , per guadagnar tempo , mitemente domandai all ' ufficiale : - Ma a chi dovrei rivolgermi per poter ritornare a Lucinico a prendere almeno la mia giubba e il mio cappello ? Avrei dovuto accorgermi che all ' ufficiale tardava di esser lasciato solo con la sua carta e i suoi uomini , ma non m ' aspettavo di provocare tanta sua ira . Urlò , in modo da intronarmi l ' orecchie , che m ' aveva già detto che non dovevo piú domandarlo . Poi m ' impose di andare dove il diavolo vorrà portarmi ( wo der Teufel Sie tragen will ) . L ' idea di farmi portare non mi spiaceva molto perché ero molto stanco , ma esitavo ancora . Intanto però l ' ufficiale a forza d ' urlare s ' accese sempre piú e con accento di grande minaccia chiamò a sé uno dei cinque uomini che l ' attorniavano e appellandolo signor caporale gli diede l ' ordine di condurmi già della collina e di sorvegliarmi finché non fossi sparito sulla via che conduce a Gorizia , tirandomi addosso se avessi esitato ad ubbidire . Perciò scesi da quella cima piuttosto volontieri : - Danke schön , - dissi anche senz ' alcun ' intenzione d ' ironia . Il caporale era uno slavo che parlava discretamente l ' italiano . Gli parve di dover essere brutale in presenza dell ' ufficiale e , per indurmi a precederlo nella discesa , mi gridò : - Marsch ! - Ma quando fummo un po ' piú lontani si fece dolce e familiare . Mi domandò se avevo delle notizie sulla guerra e se era vero ch ' era imminente l ' intervento italiano . Mi guardava ansioso in attesa della risposta . Dunque neppure loro che la facevano sapevano se la guerra ci fosse o no ! Volli renderlo piú felice che fosse possibile e gli diedi le notizie che avevo propinate anche al padre di Teresina . Poi mi pesarono sulla coscienza . Nell ' orrendo temporale che scoppiò , probabilmente tutte le persone ch ' io rassicurai perirono . Chissà quale sorpresa ci sarà stata sulla loro faccia cristallizzata dalla morte . Era un ottimismo incoercibile il mio . Non avevo sentita la guerra nelle parole dell ' ufficiale e meglio ancora nel loro suono ? Il caporale si rallegrò molto e , per compensarmi , mi diede anche lui il consiglio di non tentare piú di arrivare a Lucinico . Date le notizie mie , egli riteneva che le disposizioni che m ' impedivano di rincasare sarebbero state levate il giorno appresso . Ma intanto mi consigliava di andare a Trieste al Platzkommando dal quale forse avrei potuto ottenere un permesso speciale . - Fino a Trieste ? - domandai io spaventato . - A Trieste , senza giubba , senza cappello e senza caffelatte ? A quanto ne sapeva il caporale , mentre parlavamo , un fitto cordone di fanteria chiudeva il transito per l ' Italia , creando una nuova ed insuperabile frontiera . Con un sorriso di persona superiore mi dichiarò che , secondo lui , la via piú breve per Lucinico era quella che conduceva oltre Trieste . A forza di sentirmelo dire , io mi rassegnai e m ' avviai verso Gorizia pensando di prendere il treno del mezzodí per recarmi a Trieste . Ero agitato , ma devo dire che mi sentivo molto bene . Avevo fumato poco e non mangiato affatto . Mi sentivo di una leggerezza che da lungo tempo m ' era mancata . Non mi dispiaceva affatto di dover ancora camminare . Mi dolevano un poco le gambe , ma mi pareva che avrei potuto reggere fino a Gorizia , tanto era libero e profondo il mio respiro . Scaldatemi le gambe con un buon passo , il camminare infatti non mi pesò . E nel benessere , battendomi il tempo , allegro perché insolitamente celere , ritornai al mio ottimismo . Minacciavano di qua , minacciavano di là , ma alla guerra non sarebbero giunti . Ed è cosí che , quando giunsi a Gorizia , esitai se non avessi dovuto stabilire una stanza all ' albergo nella quale passare la notte e ritornare il giorno appresso a Lucinico per presentare le mie rimostranze al capovilla . Corsi intanto all ' ufficio postale per telefonare ad Augusta . Ma dalla mia villa non si rispose . L ' impiegato , un omino dalla barbetta rada che pareva nella sua piccolezza e rigidezza qualche cosa di ridicolo e d ' ostinato - la sola cosa che di lui ricordi - sentendomi bestemmiare furibondo al telefono muto , mi si avvicinò e mi disse : - È già la quarta volta oggi che Lucinico non risponde . Quando mi rivolsi a lui , nel suo occhio brillò una grande lieta malizia ( sbagliavo ! anche quella ricordo ancora ! ) e quel suo occhio brillante cercò il mio per vedere se proprio ero tanto sorpreso e arrabbiato . Ci vollero un dieci buoni minuti perché comprendessi . Allora non ci furono dubbii per me . Lucinico si trovava o fra pochi istanti si troverebbe sulla linea del fuoco . Quando intesi perfettamente quell ' occhiata eloquente ero avviato al caffè per prendere in aspettativa della colazione la tazza di caffè che m ' era dovuta dalla mattina . Deviai subito e andai alla stazione . Volevo trovarmi piú vicino ai miei e - seguendo le indicazioni del mio amico caporale - mi recavo a Trieste . Fu durante quel mio breve viaggio che la guerra scoppiò . Pensando di arrivare tanto presto a Trieste , alla stazione di Gorizia e per quanto ne avessi avuto il tempo , non presi neppure la tazza di caffè cui anelavo da tanto tempo . Salii nella mia vettura e , lasciato solo , rivolsi il mio pensiero ai miei cari da cui ero stato staccato in un modo tanto strano . Il treno camminò bene fino oltre Monfalcone . Pareva che la guerra non fosse giunta ancora fin là . Io mi conquistai la tranquillità pensando che probabilmente a Lucinico le cose si sarebbero svolte come al di qua della frontiera . A quell ' ora Augusta e i miei figli si sarebbero trovati in viaggio verso l ' interno dell ' Italia . Questa tranquillità associatasi a quella enorme , sorprendente , della mia fame , mi procurò un lungo sonno . Fu probabilmente la stessa fame che mi destò . Il mio treno s ' era fermato in mezzo alla cosidetta Sassonia di Trieste . Il mare non si vedeva , per quanto dovesse essere vicinissimo , perché una leggera foschia impediva di guardare lontano . Il Carso ha una grande dolcezza nel Maggio , ma la può intendere solo chi non è viziato dalle primavere esuberanti di colore e di vita di altre campagne . Qui la pietra che sporge dappertutto è circondata da un mite verde che non è umile perché presto diventa la nota predominante del paesaggio . In altre condizioni io mi sarei adirato enormemente di non poter mangiare avendo tanta fame . Invece quel giorno la grandezza dell ' avvenimento storico cui avevo assistito , m ' imponeva e m ' induceva alla rassegnazione . Il conduttore cui regalai delle sigarette non seppe procurarmi neppure un tozzo di pane . Non raccontai a nessuno delle mie esperienze della mattina . Ne avrei parlato a Trieste a qualche intimo . Dalla frontiera verso la quale tendevo il mio orecchio non veniva alcun suono di combattimento . Noi eravamo fermi a quel posto per lasciar passare un otto o nove treni che scendevano turbinando verso l ' Italia . La piaga cancrenosa ( come in Austria si appellò subito la fronte italiana ) s ' era aperta e abbisognava di materiale per nutrire la sua purulenza . E i poveri uomini vi andavano sghignazzando e cantando . Da tutti quei treni uscivano i medesimi suoni di gioia o di ebbrezza . Quando arrivai a Trieste la notte era già scesa sulla città . La notte era illuminata dal bagliore di molti incendi e un amico che mi vide andare verso casa mia in maniche di camicia mi gridò : - Hai preso parte ai saccheggi ? Finalmente arrivai a mangiare qualche cosa e subito mi coricai . Una vera , grande stanchezza mi spingeva a letto . Io credo fosse prodotta dalle speranze e dai dubbii che tenzonavano nella mia mente . Stavo sempre molto bene e nel periodo breve che precedette il sogno di cui con la psico - analisi m ' ero esercitato a ritenere le immagini , ricordo che conclusi la mia giornata con un ' ultima infantile idea ottimistica : alla frontiera non era morto ancora nessuno e perciò la pace si poteva rifare . Adesso che so che la mia famiglia è sana e salva , la vita che faccio non mi spiace . Non ho molto da fare ma non si può dire che io sia inerte . Non si deve né comperare né vendere . Il commercio risanerà quando ci sarà la pace . L ' Olivi dalla Svizzera mi fece pervenire dei consigli . Se sapesse come i suoi consigli stonano in quest ' ambiente ch ' è mutato del tutto ! Io , intanto , per il momento , non faccio nulla . 24 Marzo 1916 Dal Maggio dell ' anno scorso non avevo piú toccato questo libercolo . Ecco che dalla Svizzera il dr . S . mi scrive pregandomi di mandargli quanto avessi ancora annotato . È una domanda curiosa , ma non ho nulla in contrario di mandargli anche questo libercolo dal quale chiaramente vedrà come io la pensi di lui e della sua cura . Giacché possiede tutte le mie confessioni , si tenga anche queste poche pagine e ancora qualcuna che volentieri aggiungo a sua edificazione . Ma al signor dottor S . voglio pur dire il fatto suo . Ci pensai tanto che oramai ho le idee ben chiare . Intanto egli crede di ricevere altre confessioni di malattia e debolezza e invece riceverà la descrizione di una salute solida , perfetta quanto la mia età abbastanza inoltrata può permettere . Io sono guarito ! Non solo non voglio fare la psico - analisi , ma non ne ho neppur di bisogno . E la mia salute non proviene solo dal fatto che mi sento un privilegiato in mezzo a tanti martiri . Non è per il confronto ch ' io mi senta sano . Io sono sano , assolutamente . Da lungo tempo io sapevo che la mia salute non poteva essere altro che la mia convinzione e ch ' era una sciocchezza degna di un sognatore ipnagogico di volerla curare anziché persuadere . Io soffro bensí di certi dolori , ma mancano d ' importanza nella mia grande salute . Posso mettere un impiastro qui o là , ma il resto ha da moversi e battersi e mai indugiarsi nell ' immobilità come gl ' incancreniti . Dolore e amore , poi , la vita insomma , non può essere considerata quale una malattia perché duole . Ammetto che per avere la persuasione della salute il mio destino dovette mutare e scaldare il mio organismo con la lotta e sopratutto col trionfo . Fu il mio commercio che mi guarí e voglio che il dottor S . lo sappia . Attonito e inerte , stetti a guardare il mondo sconvolto , fino al principio dell ' Agosto dell ' anno scorso . Allora io cominciai a comperare . Sottolineo questo verbo perché ha un significato piú alto di prima della guerra . In bocca di un commerciante , allora , significava ch ' egli era disposto a comperare un dato articolo . Ma quando io lo dissi , volli significare ch ' io ero compratore di qualunque merce che mi sarebbe stata offerta . Come tutte le persone forti , io ebbi nella mia testa una sola idea e di quella vissi e fu la mia fortuna . L ' Olivi non era a Trieste , ma è certo ch ' egli non avrebbe permesso un rischio simile e lo avrebbe riservato agli altri . Invece per me non era un rischio . Io ne sapevo il risultato felice con piena certezza . Dapprima m ' ero messo , secondo l ' antico costume in epoca di guerra , a convertire tutto il patrimonio in oro , ma v ' era una certa difficoltà di comperare e vendere dell ' oro . L ' oro per cosí dire liquido , perché piú mobile , era la merce e ne feci incetta . Io effettuo di tempo in tempo anche delle vendite ma sempre in misura inferiore agli acquisti . Perché cominciai nel giusto momento i miei acquisti e le mie vendite furono tanto felici che queste mi davano i grandi mezzi di cui abbisognavo per quelli . Con grande orgoglio ricordo che il mio primo acquisto fu addirittura apparentemente una sciocchezza e inteso unicamente a realizzare subito la mia nuova idea : una partita non grande d ' incenso . Il venditore mi vantava la possibilità d ' impiegare l ' incenso quale un surrogato della resina che già cominciava a mancare , ma io quale chimico sapevo con piena certezza che l ' incenso mai piú avrebbe potuto sostituire la resina di cui era differente toto genere . Secondo la mia idea il mondo sarebbe arrivato ad una miseria tale da dover accettare l ' incenso quale un surrogato della resina . E comperai ! Pochi giorni or sono ne vendetti una piccola parte e ne ricavai l ' importo che m ' era occorso per appropriarmi della partita intera . Nel momento in cui incassai quei denari mi si allargò il petto al sentimento della mia forza e della mia salute . Il dottore , quando avrà ricevuta quest ' ultima parte del mio manoscritto , dovrebbe restituirmelo tutto . Lo rifarei con chiarezza vera perché come potevo intendere la mia vita quando non ne conoscevo quest ' ultimo periodo ? Forse io vissi tanti anni solo per prepararmi ad esso ! Naturalmente io non sono un ingenuo e scuso il dottore di vedere nella vita stessa una manifestazione di malattia . La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti . A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale . Non sopporta cure . Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite . Morremmo strangolati non appena curati . La vita attuale è inquinata alle radici . L ' uomo s ' è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l ' aria , ha impedito il libero spazio . Può avvenire di peggio . Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze . V ' è una minaccia di questo genere in aria . Ne seguirà una grande ricchezza ... nel numero degli uomini . Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo . Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio ? Solamente al pensarci soffoco ! Ma non è questo , non è questo soltanto . Qualunque sforzo di darci la salute è vano . Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso , quello del proprio organismo . Allorché la rondinella comprese che per essa non c ' era altra possibile vita fuori dell ' emigrazione , essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte piú considerevole del suo organismo . La talpa s ' interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno . Il cavallo s ' ingrandí e trasformò il suo piede . Di alcuni animali non sappiamo il progresso , ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute . Ma l ' occhialuto uomo , invece , inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c ' è stata salute e nobiltà in chi li inventò , quasi sempre manca in chi li usa . Gli ordigni si comperano , si vendono e si rubano e l ' uomo diventa sempre piú furbo e piú debole . Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza . I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso , ma , oramai , l ' ordigno non ha piú alcuna relazione con l ' arto . Ed è l ' ordigno che crea la malattia con l ' abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice . La legge del piú forte sparí e perdemmo la selezione salutare . Altro che psico - analisi ci vorrebbe : sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati . Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute . Quando i gas velenosi non basteranno piú , un uomo fatto come tutti gli altri , nel segreto di una stanza di questo mondo , inventerà un esplosivo incomparabile , in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli . Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri , ma degli altri un po ' piú ammalato , ruberà tale esplosivo e s ' arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo . Ci sarà un ' esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie . - FINE -