Saggistica ,
Sono
passati
molti
anni
,
pieni
di
guerra
,
e
di
quello
che
si
usa
chiamare
la
Storia
.
Spinto
qua
e
là
alla
ventura
,
non
ho
potuto
finora
mantenere
la
promessa
fatta
,
lasciandoli
,
ai
miei
contadini
,
di
tornare
fra
loro
,
e
non
so
davvero
se
e
quando
potrò
mai
mantenerla
.
Ma
,
chiuso
in
una
stanza
,
e
in
un
mondo
chiuso
,
mi
è
grato
riandare
con
la
memoria
a
quell
'
altro
mondo
,
serrato
nel
dolore
e
negli
usi
,
negato
alla
Storia
e
allo
Stato
,
eternamente
paziente
;
a
quella
mia
terra
senza
conforto
e
dolcezza
,
dove
il
contadino
vive
,
nella
miseria
e
nella
lontananza
,
la
sua
immobile
civiltà
,
su
un
suolo
arido
,
nella
presenza
della
morte
.
-
Noi
non
siamo
cristiani
,
-
essi
dicono
,
-
Cristo
si
è
fermato
a
Eboli
-
.
Cristiano
vuol
dire
,
nel
loro
linguaggio
,
uomo
:
e
la
frase
proverbiale
che
ho
sentito
tante
volte
ripetere
,
nelle
loro
bocche
non
è
forse
nulla
più
che
l
'
espressione
di
uno
sconsolato
complesso
di
inferiorità
.
Noi
non
siamo
cristiani
,
non
siamo
uomini
,
non
siamo
considerati
come
uomini
,
ma
bestie
,
bestie
da
soma
,
e
ancora
meno
che
le
bestie
,
i
fruschi
,
i
frusculicchi
,
che
vivono
la
loro
libera
vita
diabolica
o
angelica
,
perché
noi
dobbiamo
invece
subire
il
mondo
dei
cristiani
,
che
sono
di
là
dall
'
orizzonte
,
e
sopportarne
il
peso
e
il
confronto
.
Ma
la
frase
ha
un
senso
molto
più
profondo
,
che
,
come
sempre
,
nei
modi
simbolici
,
è
quello
letterale
.
Cristo
si
è
davvero
fermato
a
Eboli
,
dove
la
strada
e
il
treno
abbandonano
la
costa
di
Salerno
e
il
mare
,
e
si
addentrano
nelle
desolate
terre
di
Lucania
.
Cristo
non
è
mai
arrivato
qui
,
né
vi
è
arrivato
il
tempo
,
né
l
'
anima
individuale
,
né
la
speranza
,
né
il
legame
tra
le
cause
e
gli
effetti
,
la
ragione
e
la
Storia
.
Cristo
non
è
arrivato
,
come
non
erano
arrivati
i
romani
,
che
presidiavano
le
grandi
strade
e
non
entravano
fra
i
monti
e
nelle
foreste
,
né
i
greci
,
che
fiorivano
sul
mare
di
Metaponto
e
di
Sibari
:
nessuno
degli
arditi
uomini
di
occidente
ha
portato
quaggiù
il
suo
senso
del
tempo
che
si
muove
,
né
la
sua
teocrazia
statale
,
né
la
sua
perenne
attività
che
cresce
su
se
stessa
.
Nessuno
ha
toccato
questa
terra
se
non
come
un
conquistatore
o
un
nemico
o
un
visitatore
incomprensivo
.
Le
stagioni
scorrono
sulla
fatica
contadina
,
oggi
come
tremila
anni
prima
di
Cristo
:
nessun
messaggio
umano
o
divino
si
è
rivolto
a
questa
povertà
refrattaria
.
Parliamo
un
diverso
linguaggio
:
la
nostra
lingua
è
qui
incomprensibile
.
I
grandi
viaggiatori
non
sono
andati
di
là
dai
confini
del
proprio
mondo
;
e
hanno
percorso
i
sentieri
della
propria
anima
e
quelli
del
bene
e
del
male
,
della
moralità
e
della
redenzione
.
Cristo
è
sceso
nell
'
inferno
sotterraneo
del
moralismo
ebraico
per
romperne
le
porte
nel
tempo
e
sigillarle
nell
'
eternità
.
Ma
in
questa
terra
oscura
,
senza
peccato
e
senza
redenzione
,
dove
il
male
non
è
morale
,
ma
è
un
dolore
terrestre
,
che
sta
per
sempre
nelle
cose
,
Cristo
non
è
disceso
.
Cristo
si
è
fermato
a
Eboli
.
Sono
arrivato
a
Gagliano
un
pomeriggio
di
agosto
,
portato
in
una
piccola
automobile
sgangherata
.
Avevo
le
mani
impedite
,
ed
ero
accompagnato
da
due
robusti
rappresentanti
dello
Stato
,
dalle
bande
rosse
ai
pantaloni
e
dalle
facce
inespressive
.
Ci
venivo
malvolentieri
,
preparato
a
veder
tutto
brutto
,
perché
avevo
dovuto
lasciare
,
per
un
ordine
improvviso
,
Grassano
,
dove
abitavo
prima
,
e
dove
avevo
imparato
a
conoscere
la
Lucania
.
Era
stato
faticoso
dapprincipio
.
Grassano
,
come
tutti
i
paesi
di
qui
,
è
bianco
in
cima
ad
un
alto
colle
desolato
,
come
una
piccola
Gerusalemme
immaginaria
nella
solitudine
di
un
deserto
.
Amavo
salire
in
cima
al
paese
,
alla
chiesa
battuta
dal
vento
,
donde
l
'
occhio
spazia
in
ogni
direzione
su
un
orizzonte
sterminato
,
identico
in
tutto
il
suo
cerchio
.
Si
è
come
in
mezzo
a
un
mare
di
terra
biancastra
,
monotona
e
senz
'
alberi
:
bianchi
e
lontani
i
paesi
,
ciascuno
in
vetta
al
suo
colle
,
Irsina
,
Craco
,
Montalbano
,
Salandra
,
Pisticci
,
Grottole
,
Ferrandina
,
le
terre
e
le
grotte
dei
briganti
,
fin
laggiù
dove
c
'
è
forse
il
mare
,
e
Metaponto
e
Taranto
.
Mi
pareva
di
aver
intuita
l
'
oscura
virtù
di
questa
terra
spoglia
,
e
avevo
cominciato
ad
amarla
;
e
mi
dispiaceva
di
cambiare
.
È
nella
mia
natura
sentire
dolorosi
i
distacchi
,
perciò
ero
mal
disposto
verso
il
nuovo
paese
dove
dovevo
acconciarmi
a
vivere
.
Mi
rallegrava
invece
il
viaggio
,
la
possibilità
di
vedere
quei
luoghi
di
cui
avevo
tanto
sentito
favoleggiare
e
che
fingevo
nella
immaginazione
,
di
là
dai
monti
che
chiudono
la
valle
del
Basento
.
Passammo
sopra
il
burrone
dove
era
precipitata
,
l
'
anno
prima
,
la
banda
di
Grassano
,
che
tornava
a
tarda
sera
dopo
aver
suonato
nella
piazza
di
Accettura
.
Da
allora
i
morti
suonatori
si
ritrovano
a
mezzanotte
,
in
fondo
al
burrone
,
e
suonano
le
loro
trombe
;
e
i
pastori
evitano
quei
paraggi
,
presi
da
un
reverenziale
terrore
.
Ma
quando
ci
passammo
era
giorno
chiaro
,
il
sole
brillava
,
il
vento
africano
bruciava
la
terra
,
e
nessun
suono
saliva
dalle
argille
.
A
San
Mauro
Forte
,
poco
più
in
alto
sul
monte
,
avrei
ancora
veduto
,
all
'
ingresso
del
paese
,
i
pali
a
cui
furono
infisse
per
anni
le
teste
dei
briganti
,
e
poi
saremmo
entrati
nel
bosco
di
Accettura
,
uno
dei
pochi
rimasti
dell
'
antica
foresta
che
copriva
tutto
il
paese
di
Lucania
.
Lucus
a
non
lucendo
,
veramente
,
oggi
:
la
Lucania
,
la
terra
dei
boschi
,
è
tutta
brulla
;
e
il
rivedere
finalmente
degli
alberi
,
e
il
fresco
del
sottobosco
,
e
l
'
erba
verde
,
e
il
profumo
delle
foglie
,
era
per
me
come
un
viaggio
nel
paese
delle
fate
.
Questo
era
il
regno
dei
banditi
,
e
ancor
oggi
,
per
il
solo
e
lontano
ricordo
,
lo
si
attraversa
con
curioso
timore
;
ma
è
un
regno
assai
piccolo
,
e
lo
si
abbandona
ben
presto
per
salire
a
Stigliano
,
dove
il
vecchissimo
corvo
Marco
sta
da
secoli
sulla
piazza
,
come
un
dio
locale
,
e
svolazza
nero
sulle
pietre
.
Dopo
Stigliano
si
scende
alla
valle
del
Sauro
,
con
il
suo
grande
letto
di
sassi
bianchi
,
e
il
bell
'
uliveto
del
principe
Colonna
nell
'
isola
dove
un
battaglione
di
bersaglieri
fu
sterminato
dai
briganti
di
Boryes
che
marciavano
su
Potenza
.
Qui
,
arrivati
a
un
bivio
,
si
lascia
la
strada
che
porta
alla
valle
dell
'
Agri
,
e
si
prende
a
sinistra
,
per
una
straducola
fatta
da
pochi
anni
.
Addio
Grassano
,
addio
terre
vedute
di
lontano
o
immaginate
!
Siamo
dall
'
altra
parte
dei
monti
e
si
sale
a
balzelloni
a
Gagliano
,
che
non
conosceva
,
fino
a
poco
fa
,
la
ruota
.
A
Gagliano
la
strada
finisce
.
Tutto
mi
era
sgradevole
:
il
paese
,
a
prima
vista
,
non
sembra
un
paese
,
ma
un
piccolo
insieme
di
casette
sparse
,
bianche
,
con
una
certa
pretesa
nella
loro
miseria
.
Non
è
in
vetta
al
monte
,
come
tutti
gli
altri
,
ma
in
una
specie
di
sella
irregolare
in
mezzo
a
profondi
burroni
pittoreschi
;
e
non
ha
,
a
prima
vista
,
l
'
aspetto
severo
e
terribile
di
tutti
gli
altri
paesi
di
qui
.
C
'
è
,
dalla
parte
da
cui
si
arriva
,
qualche
albero
,
un
po
'
di
verde
;
ma
proprio
questa
mancanza
di
carattere
mi
dispiaceva
.
Ero
avvezzo
ormai
alla
serietà
nuda
e
drammatica
di
Grassano
,
ai
suoi
intonaci
di
calce
cadente
,
e
al
suo
triste
raccoglimento
misterioso
;
e
mi
pareva
che
quell
'
aria
di
campagna
con
cui
mi
appariva
Gagliano
,
suonasse
falso
in
questa
terra
che
non
è
,
mai
,
una
campagna
.
E
poi
,
forse
è
vanità
,
ma
mi
pareva
stonato
che
il
luogo
dove
ero
costretto
a
vivere
non
avesse
in
sé
un
'
aria
di
costrizione
,
ma
fosse
sparso
e
quasi
accogliente
;
così
come
al
prigioniero
è
di
maggior
conforto
una
cella
con
inferriate
esuberanti
e
retoriche
piuttosto
che
una
che
assomigli
apparentemente
a
una
camera
normale
.
Ma
la
mia
prima
impressione
era
soltanto
parzialmente
fondata
.
Scaricato
e
consegnato
al
segretario
comunale
,
un
uomo
magro
e
secco
,
duro
d
'
orecchio
,
con
dei
baffi
neri
a
punta
sul
viso
giallo
,
e
la
giacca
da
cacciatore
,
presentato
al
podestà
e
al
brigadiere
dei
carabinieri
,
salutati
i
miei
custodi
che
si
affrettavano
a
ripartire
,
rimasi
solo
in
mezzo
alla
strada
.
Mi
accorsi
allora
che
il
paese
non
si
vedeva
arrivando
,
perché
scendeva
e
si
snodava
come
un
verme
attorno
ad
un
'
unica
strada
in
forte
discesa
,
sullo
stretto
ciglione
di
due
burroni
,
e
poi
risaliva
e
ridiscendeva
tra
due
altri
burroni
,
e
terminava
sul
vuoto
.
La
campagna
che
mi
pareva
di
aver
visto
arrivando
,
non
si
vedeva
più
;
e
da
ogni
parte
non
c
'
erano
che
precipizi
di
argilla
bianca
,
su
cui
le
case
stavano
come
librate
nell
'
aria
;
e
d
'
ognintorno
altra
argilla
bianca
,
senz
'
alberi
e
senz
'
erba
,
scavata
dalle
acque
in
buche
,
coni
,
piagge
di
aspetto
maligno
,
come
un
paesaggio
lunare
.
Le
porte
di
quasi
tutte
le
case
,
che
parevano
in
bilico
sull
'
abisso
,
pronte
a
crollare
e
piene
di
fenditure
,
erano
curiosamente
incorniciate
di
stendardi
neri
,
alcuni
nuovi
,
altri
stinti
dal
sole
e
dalla
pioggia
,
sì
che
tutto
il
paese
sembrava
a
lutto
,
o
imbandierato
per
una
festa
della
Morte
.
Seppi
poi
che
è
usanza
porre
questi
stendardi
sulle
porte
delle
case
dove
qualcuno
muore
,
e
che
non
si
usa
toglierli
fino
a
che
il
tempo
non
li
abbia
sbiancati
.
In
paese
non
ci
sono
veri
negozi
,
né
albergo
.
Ero
stato
indirizzato
dal
segretario
,
in
attesa
di
trovare
una
casa
,
ad
una
sua
cognata
vedova
,
che
aveva
una
camera
per
i
rari
viandanti
di
passaggio
,
e
che
mi
avrebbe
anche
dato
da
mangiare
.
Erano
pochi
passi
dal
municipio
,
una
delle
prime
case
del
paese
.
Così
,
prima
di
dare
una
occhiata
più
approfondita
alla
mia
nuova
residenza
,
entrai
dalla
vedova
,
per
una
delle
porte
a
lutto
,
con
le
mie
valige
ed
il
mio
cane
Barone
,
e
mi
sedetti
in
cucina
.
Migliaia
di
mosche
anneravano
l
'
aria
e
coprivano
le
pareti
:
un
vecchio
cane
giallo
stava
sdraiato
in
terra
,
pieno
di
una
noia
secolare
.
La
stessa
noia
,
e
un
'
aria
di
disgusto
,
di
ingiustizia
subìta
e
di
orrore
,
stavano
sul
viso
pallido
della
vedova
,
una
donna
di
mezza
età
,
che
non
portava
il
costume
,
ma
l
'
abito
comune
delle
persone
di
condizione
civile
,
soltanto
con
un
velo
nero
sul
capo
.
Il
marito
era
morto
tre
anni
prima
,
di
una
brutta
morte
.
Era
stato
attratto
da
una
strega
contadina
con
dei
filtri
d
'
amore
,
ed
era
diventato
il
suo
amante
.
Era
nata
una
bambina
;
e
poiché
egli
,
a
questo
punto
,
aveva
voluto
troncare
la
relazione
peccaminosa
,
la
strega
gli
aveva
dato
un
filtro
per
farlo
morire
.
La
malattia
era
stata
lunga
e
misteriosa
,
i
medici
non
sapevano
che
nome
darle
.
L
'
uomo
aveva
perse
le
forze
,
ed
era
diventato
scuro
nel
volto
,
finché
la
sua
pelle
divenne
del
colore
del
bronzo
,
sempre
più
nera
,
ed
egli
morì
.
La
moglie
,
una
signora
,
era
rimasta
sola
,
con
un
ragazzo
di
dieci
anni
,
e
poco
denaro
,
con
cui
doveva
ingegnarsi
a
vivere
.
Per
questo
affittava
la
stanza
:
la
sua
condizione
era
così
intermedia
tra
quella
dei
galantuomini
e
quella
dei
contadini
;
aveva
insieme
,
degli
uni
e
degli
altri
,
le
maniere
e
la
povertà
.
Il
ragazzo
era
stato
messo
in
collegio
dai
preti
,
a
Potenza
;
e
ora
era
in
casa
per
le
vacanze
;
silenzioso
,
ubbidiente
e
mite
,
già
segnato
dall
'
educazione
religiosa
,
con
i
capelli
rasi
e
il
vestitino
grigio
del
collegio
abbottonato
fino
al
collo
.
Ero
da
poco
nella
cucina
della
vedova
e
le
chiedevo
le
prime
notizie
del
paese
,
quando
si
batté
alla
porta
,
e
alcuni
contadini
chiesero
timidamente
di
entrare
.
Erano
sette
o
otto
,
vestiti
di
nero
,
con
i
cappelli
neri
in
capo
,
gli
occhi
neri
pieni
di
una
particolare
gravità
.
-
Tu
sei
il
dottore
che
è
arrivato
ora
?
-
mi
chiesero
.
-
Vieni
,
che
c
'
è
uno
che
sta
male
-
.
Avevano
saputo
subito
in
Municipio
del
mio
arrivo
,
e
avevano
sentito
che
io
ero
un
dottore
.
Dissi
che
ero
dottore
,
ma
da
molti
anni
non
esercitavo
;
che
certamente
esisteva
un
medico
nel
paese
,
che
chiamassero
quello
;
e
che
perciò
non
sarei
venuto
.
Mi
risposero
che
in
paese
non
c
'
erano
medici
,
che
il
loro
compagno
stava
morendo
.
-
Possibile
che
non
ci
sia
un
medico
?
-
Non
ce
ne
sono
-
.
Ero
molto
imbarazzato
:
non
sapevo
davvero
se
sarei
stato
in
grado
,
dopo
tanti
anni
che
non
mi
ero
occupato
di
medicina
,
di
essere
di
qualche
utilità
.
Ma
come
resistere
alle
loro
preghiere
?
Uno
di
essi
,
un
vecchio
dai
capelli
bianchi
,
mi
si
avvicinò
e
mi
prese
la
mano
per
baciarla
.
Credo
di
essermi
tratto
indietro
,
e
di
essere
arrossito
,
di
vergogna
,
questa
prima
volta
come
tutte
le
altre
poi
,
nel
corso
dell
'
anno
,
in
cui
qualche
altro
contadino
ripeté
lo
stesso
gesto
.
Era
implorazione
,
o
un
resto
di
omaggio
feudale
?
Mi
alzai
,
e
li
seguii
dal
malato
.
La
casa
era
poco
discosta
.
Il
malato
era
sdraiato
in
terra
,
vicino
all
'
uscio
,
su
una
specie
di
barella
,
tutto
vestito
,
con
le
scarpe
e
il
cappello
.
La
stanza
era
buia
,
a
malapena
potevo
discernere
,
nella
penombra
,
delle
contadine
che
si
lamentavano
e
piangevano
:
una
piccola
folla
di
uomini
,
di
donne
e
di
bambini
erano
sulla
strada
,
e
tutti
entrarono
in
casa
e
mi
si
fecero
attorno
.
Capii
dai
loro
racconti
interrotti
che
il
malato
era
stato
portato
in
casa
da
pochi
minuti
,
che
arrivava
da
Stigliano
,
a
venticinque
chilometri
di
distanza
,
dove
era
stato
condotto
sull
'
asino
per
consultare
i
medici
di
là
,
che
c
'
erano
sì
dei
medici
a
Gagliano
,
ma
non
si
consultavano
perché
erano
medicaciucci
,
non
medici
cristiani
;
che
il
dottore
di
Stigliano
gli
aveva
detto
soltanto
di
tornare
a
morire
a
casa
sua
;
ed
eccolo
a
casa
,
e
che
io
cercassi
di
salvarlo
.
Ma
non
c
'
era
più
nulla
da
fare
:
l
'
uomo
stava
morendo
.
Inutili
le
fiale
trovate
a
casa
della
vedova
,
con
cui
,
per
solo
scrupolo
di
coscienza
,
ma
senza
nessuna
speranza
,
cercai
di
rianimarlo
.
Era
un
attacco
di
malaria
perniciosa
,
la
febbre
passava
i
limiti
delle
febbri
più
alte
,
l
'
organismo
non
reagiva
più
.
Terreo
,
stava
supino
sulla
barella
,
respirando
a
fatica
,
senza
parlare
,
circondato
dai
lamenti
dei
compagni
.
Poco
dopo
era
morto
.
Mi
fecero
largo
;
e
me
ne
andai
,
solo
,
sulla
piazza
,
donde
la
vista
si
allarga
per
i
burroni
e
le
valli
,
verso
Sant
'
Arcangelo
.
Era
l
'
ora
del
tramonto
,
il
sole
calava
dietro
i
monti
di
Calabria
e
,
inseguiti
dall
'
ombra
,
i
contadini
,
piccoli
nella
distanza
,
si
affrettavano
per
i
sentieri
lontani
nelle
argille
,
verso
le
loro
case
.
La
piazza
non
è
veramente
che
uno
slargo
dell
'
unica
strada
del
paese
,
in
un
punto
più
piano
,
dove
finisce
Gagliano
di
Sopra
,
la
parte
alta
.
Di
qui
si
risale
un
altro
po
'
,
e
si
ridiscende
poi
,
attraversando
un
'
altra
piazzetta
,
a
Gagliano
di
Sotto
,
che
termina
sulla
frana
.
La
piazza
ha
case
da
una
parte
sola
;
dall
'
altra
c
'
è
un
muretto
basso
sopra
un
precipizio
,
la
Fossa
del
Bersagliere
,
così
chiamata
per
esservi
stato
buttato
un
bersagliere
piemontese
,
sperdutosi
in
questi
monti
al
tempo
del
brigantaggio
e
fatto
prigioniero
dai
briganti
.
Era
il
crepuscolo
,
nel
cielo
volavano
i
corvi
,
e
nella
piazza
arrivavano
per
la
conversazione
serale
i
signori
del
paese
Essi
passeggiano
qui
ogni
sera
,
si
fermano
a
sedere
sul
muretto
,
e
,
voltando
la
schiena
all
'
ultimo
sole
,
aspettano
il
fresco
accendendo
le
loro
sigarette
economiche
.
Dall
'
altra
parte
,
addossati
alle
case
,
stanno
i
contadini
,
tornati
dai
campi
,
e
non
si
sentono
le
loro
voci
.
Il
podestà
mi
riconosce
e
mi
chiama
.
È
un
giovanotto
alto
,
grosso
e
grasso
,
con
un
ciuffo
di
capelli
neri
e
unti
che
gli
piovono
in
disordine
sulla
fronte
,
un
viso
giallo
e
imberbe
da
luna
piena
,
e
degli
occhietti
neri
e
maligni
,
pieni
di
falsità
e
di
soddisfazione
.
Porta
gli
stivaloni
,
un
paio
di
brache
a
quadretti
da
cavallerizzo
,
una
giacchetta
corta
,
e
giocherella
con
un
frustino
.
È
il
professor
Magalone
Luigi
:
ma
non
è
professore
.
È
il
maestro
delle
scuole
elementari
di
Gagliano
;
ma
il
suo
compito
principale
è
quello
di
sorvegliare
i
confinati
del
paese
.
In
quest
'
opera
egli
pone
(
avrò
poi
modo
di
constatarlo
)
tutta
la
sua
attività
e
il
suo
zelo
.
Non
è
egli
forse
stato
definito
da
S
.
E
.
il
Prefetto
,
come
subito
trova
modo
di
dirmi
con
una
vocetta
acuta
da
castrato
,
che
esce
sottile
e
compiaciuta
da
quel
suo
corpaccione
,
il
più
giovane
e
il
più
fascista
fra
i
podestà
della
provincia
di
Matera
?
Non
posso
fare
a
meno
di
compiacermene
con
il
professore
.
E
il
professore
mi
dà
subito
notizie
sul
paese
,
e
sul
modo
con
cui
mi
conviene
comportarmi
.
Ci
sono
qui
alcuni
confinati
,
una
diecina
in
tutto
.
Non
devo
vederli
,
perché
è
proibito
.
Del
resto
sono
gentaglia
,
operai
,
robetta
.
Io
invece
sono
un
signore
,
si
vede
subito
.
Mi
accorgo
che
il
professore
è
orgoglioso
di
potere
,
per
la
prima
volta
,
esercitare
la
sua
autorità
su
un
signore
,
un
pittore
,
un
dottore
,
un
uomo
di
cultura
.
Anch
'
egli
è
un
uomo
colto
,
ci
tiene
a
farmelo
sapere
.
Con
me
egli
vuol
essere
gentile
,
siamo
dello
stesso
rango
.
Ma
come
mai
mi
sono
fatto
mandare
al
confino
?
E
proprio
in
quest
'
anno
,
che
la
Patria
diventa
così
grande
.
(
Ma
c
'
è
un
po
'
di
timore
nella
sua
affermazione
.
La
guerra
d
'
Africa
è
appena
all
'
inizio
.
Speriamo
che
tutto
vada
bene
.
Speriamo
)
.
Ad
ogni
modo
qui
mi
troverò
bene
.
Il
paese
è
salubre
e
ricco
.
Un
po
'
di
malaria
,
cosa
da
nulla
.
I
contadini
sono
quasi
tutti
piccoli
proprietari
,
nell
'
elenco
dei
poveri
non
c
'
è
quasi
nessuno
.
È
uno
dei
paesi
più
ricchi
della
provincia
.
Soltanto
devo
stare
attento
,
perché
c
'
è
molta
gente
cattiva
.
Bisogna
diffidare
di
tutti
.
Intanto
io
non
frequenti
nessuno
.
Egli
ha
molti
nemici
.
Ha
saputo
che
ho
curato
quel
contadino
.
È
una
fortuna
che
io
sia
arrivato
,
e
che
possa
fare
il
medico
.
Preferisco
di
no
?
Devo
farlo
assolutamente
.
Egli
ne
sarà
davvero
molto
lieto
.
Ecco
che
arriva
,
in
fondo
alla
piazza
,
suo
zio
,
il
vecchio
dottor
Milillo
medico
condotto
.
Non
devo
aver
paura
,
ci
penserà
lui
a
fare
sì
che
suo
zio
non
si
dispiaccia
della
mia
concorrenza
.
Del
resto
,
suo
zio
non
conta
.
Quanto
all
'
altro
medico
che
vedo
passeggiare
solitario
laggiù
,
debbo
fare
attenzione
:
è
capace
di
tutto
:
ma
se
potrò
togliergli
tutta
la
clientela
sarà
una
cosa
ben
fatta
,
e
il
professore
mi
difenderà
.
Il
dottor
Milillo
si
avvicina
a
piccoli
passettini
.
Ha
una
settantina
d
'
anni
o
poco
meno
.
Ha
le
guance
cascanti
e
gli
occhi
lagrimosi
e
bonari
di
un
vecchio
cane
da
caccia
.
È
imbarazzato
e
lento
nei
movimenti
,
più
per
natura
che
per
l
'
età
.
Le
mani
gli
tremano
,
le
parole
gli
escono
balbettanti
,
tra
un
labbro
superiore
enormemente
lungo
,
e
uno
inferiore
cadente
.
La
prima
impressione
è
di
un
buon
uomo
,
completamente
rimbecillito
.
È
chiaro
che
egli
non
è
molto
lieto
del
mio
arrivo
:
ma
io
cerco
di
rassicurarlo
.
Non
intendo
fare
il
medico
.
Sono
andato
oggi
dal
malato
soltanto
perché
era
un
caso
d
'
urgenza
e
ignoravo
l
'
esistenza
dei
medici
del
paese
.
Il
dottore
è
contento
di
sentirmi
parlare
così
,
e
anch
'
egli
,
come
il
nipote
,
si
sente
obbligato
a
mostrarmi
la
sua
cultura
,
cercando
negli
angoli
bui
della
memoria
qualche
antiquato
termine
medico
rimasto
là
dagli
anni
dell
'
Università
,
come
un
trofeo
d
'
armi
dimenticato
in
soffitta
.
Ma
attraverso
il
suo
balbettìo
capisco
una
cosa
sola
:
che
egli
di
medicina
non
sa
più
nulla
,
se
pure
ne
ha
mai
saputo
qualcosa
.
I
gloriosi
insegnamenti
della
celebre
Scuola
Napoletana
si
sono
dileguati
nella
sua
mente
,
e
confusi
nella
monotonia
di
una
lunga
,
quotidiana
indifferenza
.
I
rottami
delle
perdute
conoscenze
galleggiano
senza
più
senso
,
in
un
naufragio
di
noia
,
su
un
mare
di
chinino
,
medicina
unica
per
tutti
i
mali
.
Lo
traggo
dal
terreno
pericoloso
della
scienza
,
e
gli
chiedo
del
paese
,
degli
abitanti
,
della
vita
di
qui
.
-
Buona
gente
ma
primitiva
.
Si
guardi
soprattutto
dalle
donne
.
Lei
è
un
giovanotto
,
un
bel
giovanotto
.
Non
accetti
nulla
da
una
donna
.
Né
vino
,
né
caffè
,
nulla
da
bere
o
da
mangiare
.
Certamente
ci
metterebbero
un
filtro
.
Lei
piacerà
di
sicuro
alle
donne
di
qui
.
Tutte
le
faranno
dei
filtri
.
Non
accetti
mai
nulla
dalle
contadine
-
.
Anche
il
podestà
è
dello
stesso
parere
.
Questi
filtri
sono
pericolosi
.
Berli
non
è
piacevole
.
Disgustoso
anzi
.
-
Vuol
sapere
di
che
cosa
li
fanno
?
-
E
il
dottore
mi
si
china
all
'
orecchio
,
balbettando
a
bassa
voce
,
felice
di
aver
ricordato
finalmente
un
termine
scientifico
esatto
.
-
Sangue
,
sa
,
sangue
ca
ta
meniale
,
-
mentre
il
podestà
ride
di
un
suo
riso
di
gola
,
come
una
gallina
.
-
Ci
mettono
anche
delle
erbe
,
e
pronunciano
delle
formule
,
ma
l
'
essenziale
è
quello
.
Son
gente
ignorante
.
Lo
mettono
dappertutto
,
nelle
bevande
,
nella
cioccolata
,
nei
sanguinacci
,
magari
anche
nel
pane
.
Catameniale
.
Stia
attento
-
.
Quanti
filtri
,
ahimè
,
avrò
bevuto
senza
saperlo
,
nel
corso
dell
'
anno
?
Certamente
non
ho
seguito
i
consigli
dello
zio
e
del
nipote
,
e
ho
affrontato
ogni
giorno
il
vino
e
il
caffè
dei
contadini
,
anche
se
chi
me
lo
preparava
era
una
donna
.
Se
c
'
erano
dei
filtri
,
forse
si
sono
vicendevolmente
neutralizzati
.
Certo
non
mi
hanno
fatto
male
;
forse
mi
hanno
,
in
qualche
modo
misterioso
,
aiutato
a
penetrare
in
quel
mondo
chiuso
,
velato
di
veli
neri
,
sanguigno
e
terrestre
,
nell
'
altro
mondo
dei
contadini
,
dove
non
si
entra
senza
una
chiave
di
magìa
.
Scende
su
di
noi
,
dal
monte
Pollino
,
l
'
ombra
della
sera
.
I
contadini
sono
ormai
tutti
rientrati
in
paese
,
si
accendono
i
fuochi
nelle
case
,
giungono
da
ogni
parte
voci
,
rumore
di
asini
e
di
capre
.
La
piazza
è
ormai
piena
di
tutti
i
signori
del
luogo
.
Il
nemico
del
podestà
,
il
medico
che
passeggia
solitario
,
ha
certo
una
grande
curiosità
di
conoscermi
.
Egli
ci
gira
intorno
in
cerchi
sempre
più
stretti
,
come
un
nero
can
barbone
diabolico
.
È
un
uomo
anziano
,
grosso
,
panciuto
,
impettito
,
con
una
barba
grigia
a
punta
e
dei
baffi
che
piovono
su
una
bocca
larghissima
,
piena
zeppa
di
denti
gialli
e
irregolari
.
L
'
espressione
del
suo
viso
è
quella
di
una
diffidenza
astiosa
,
e
di
un
'
ira
continua
e
mal
repressa
.
Porta
gli
occhiali
,
una
specie
di
cilindro
nero
in
capo
,
ma
redingote
nera
spelacchiata
,
e
dei
vecchi
pantaloni
neri
lisi
e
consumati
.
Brandisce
un
grosso
ombrello
nero
di
cotone
,
quell
'
ombrello
che
gli
vedrò
poi
portare
sempre
aperto
,
con
sussiego
,
in
modo
perfettamente
verticale
,
estate
e
inverno
,
con
la
pioggia
e
col
sole
,
come
il
sacro
baldacchino
sul
tabernacolo
della
propria
autorità
.
Il
dottor
Gibilisco
è
furente
.
La
sua
autorità
,
ahimè
,
pare
assai
scossa
.
-
I
contadini
non
ci
dànno
retta
.
Non
ci
chiamano
quando
sono
malati
,
-
mi
dice
con
l
'
aria
velenosa
e
collerica
di
un
pontefice
che
stigmatizzi
un
'
eresia
.
-
Oppure
non
vogliono
pagare
.
Vogliono
essere
curati
,
ma
pagare
,
niente
.
Ma
se
ne
accorgeranno
.
Ha
visto
oggi
,
quel
tale
,
non
ci
aveva
chiamati
.
È
andato
a
Stigliano
.
Ha
chiamato
lei
.
È
morto
e
gli
sta
bene
-
.
Su
questo
punto
per
quanto
con
più
moderazione
,
era
d
'
accordo
anche
il
dottor
Milillo
,
che
confermava
:
-
Sono
ostinati
come
muli
.
Eh
!
Eh
!
Vogliono
fare
di
testa
propria
.
Si
dà
il
chinino
,
si
dà
il
chinino
,
ma
non
lo
vogliono
prendere
.
Non
c
'
è
nulla
da
fare
-
.
Cerco
di
rassicurare
anche
Gibilisco
sulle
mie
intenzioni
di
non
fargli
concorrenza
:
ma
i
suoi
occhi
sono
pieni
di
diffidenza
e
di
sospetto
,
e
la
sua
ira
non
è
sbollita
.
-
Non
si
fidano
di
noi
:
non
si
fidano
della
farmacia
.
Si
sa
,
non
ci
può
esser
tutto
;
ma
si
può
sopperire
.
Se
manca
la
morfina
,
si
può
usare
l
'
apomorfina
-
.
Anche
Gibilisco
,
come
Milillo
,
ci
tiene
a
mostrarmi
la
sua
sapienza
.
Ma
mi
accorgo
presto
che
la
sua
ignoranza
è
molto
peggiore
di
quella
del
vecchio
.
Egli
non
sa
assolutamente
nulla
,
e
parla
a
caso
.
Una
sola
cosa
egli
sa
,
che
i
contadini
esistono
unicamente
perché
Gibilisco
li
visiti
,
e
si
faccia
dare
denaro
e
cibo
per
le
visite
;
e
quelli
che
gli
capitano
sotto
devono
pagarla
per
gli
altri
che
gli
sfuggono
.
L
'
arte
medica
per
lui
non
è
che
un
diritto
,
un
diritto
feudale
di
vita
e
di
morte
sui
cafoni
;
e
perché
i
poveri
pazienti
si
sottraggono
volentieri
a
questo
jus
necationis
,
un
continuo
furore
,
un
odio
di
bestia
feroce
contro
il
povero
gregge
contadino
.
Se
le
conseguenze
non
sono
spesso
mortali
,
non
è
certo
mancanza
di
buone
intenzioni
,
ma
soltanto
il
fatto
che
,
per
uccidere
con
arte
un
cristiano
,
ci
vuol
pure
una
qualche
briciola
di
scienza
.
Usare
questa
o
quella
medicina
gli
è
indifferente
:
egli
non
ne
conosce
e
non
si
cura
di
conoscerne
nessuna
,
esse
sono
per
lui
null
'
altro
che
le
armi
del
suo
diritto
:
un
guerriero
può
cingersi
,
per
farsi
rispettare
,
a
suo
solo
arbitrio
,
di
archi
o
di
spadoni
o
di
scimitarre
o
di
pistolacci
o
magari
di
kriss
malesi
.
Il
diritto
di
Gibilisco
è
ereditario
:
suo
padre
era
medico
,
suo
nonno
anche
.
Suo
fratello
,
morto
l
'
anno
prima
,
era
,
naturalmente
,
farmacista
.
La
farmacia
non
ha
trovato
successori
e
avrebbe
dovuto
esser
chiusa
;
ma
è
stato
ottenuto
attraverso
qualche
amico
alla
Prefettura
di
Matera
che
essa
possa
continuare
a
funzionare
,
per
il
bene
della
popolazione
,
fino
a
esaurimento
delle
scorte
,
ad
opera
delle
due
figlie
del
farmacista
,
che
non
hanno
fatto
studi
e
non
potrebbero
perciò
essere
autorizzate
alla
vendita
dei
veleni
.
Le
scorte
,
naturalmente
,
non
finiranno
mai
;
un
po
'
di
qualche
polvere
indifferente
viene
messa
nei
barattoli
mezzi
vuoti
:
così
si
diminuisce
il
pericolo
degli
errori
nelle
pesate
.
Ma
i
contadini
sono
ostinati
e
diffidenti
.
Non
vanno
dal
medico
,
non
vanno
alla
farmacia
,
non
riconoscono
il
diritto
.
E
la
malaria
,
giustamente
,
li
ammazza
.
Mi
faccio
dare
qualche
indicazione
sui
signori
che
passeggiano
o
siedono
in
gruppi
silenziosi
sul
muretto
.
Ecco
passare
corrusco
il
brigadiere
dei
carabinieri
.
È
un
bel
giovane
bruno
,
un
pugliese
,
dai
capelli
impomatati
,
con
un
viso
cattivo
;
stretto
in
un
'
elegante
uniforme
attillata
,
dalla
vita
sottile
;
con
stivali
lucenti
,
profumato
,
frettoloso
e
sprezzante
.
Con
lui
dirò
pochissime
parole
;
egli
mi
guarda
in
distanza
come
un
delinquente
da
tenere
a
bada
.
È
qui
da
tre
anni
,
e
ha
già
messo
da
parte
,
mi
dicono
,
quarantamila
lire
,
frutto
,
a
dieci
lire
per
volta
,
dell
'
uso
sagace
dell
'
autorità
sui
contadini
.
È
l
'
amante
della
levatrice
,
una
donna
alta
e
secca
e
un
po
'
storta
,
dagli
occhioni
romantici
,
lucidi
e
pieni
di
languore
,
con
un
lungo
viso
da
cavallo
;
mal
vestita
,
indaffarata
,
con
dei
gesti
e
degli
accenti
sentimentali
ed
eccessivi
come
una
diva
da
caffè
concerto
di
provincia
.
Il
brigadiere
si
ferma
un
momento
a
parlare
sottovoce
col
podestà
:
è
il
suo
braccio
secolare
,
e
li
vedrò
poi
sempre
confabulare
a
lungo
in
tono
misterioso
,
forse
sui
mezzi
migliori
per
tener
l
'
ordine
e
aumentare
il
prestigio
dell
'
autorità
.
Ma
già
si
allontana
,
e
squadrandoci
dall
'
alto
,
senza
salutare
,
si
avvia
alla
porticina
della
sua
amica
,
là
in
fondo
.
O
non
andrà
forse
invece
,
come
si
sussurra
,
dalla
bella
mafiosa
,
la
confinata
siciliana
che
abita
dietro
la
casa
della
levatrice
,
una
splendida
creatura
nera
e
rosa
,
che
nessuno
vede
mai
perché
tiene
celato
in
casa
,
secondo
gli
usi
del
suo
paese
,
il
mistero
della
sua
bellezza
,
e
ha
ottenuto
,
per
meglio
salvare
la
sua
ritrosia
,
di
non
andare
che
una
volta
sola
alla
settimana
,
anziché
tutti
i
giorni
,
a
firmare
il
registro
del
Municipio
?
Pare
che
il
brigadiere
le
faccia
una
corte
altrettanto
galante
quanto
minacciosa
.
Per
quanto
la
pudica
siciliana
abbia
fama
d
'
essere
inattaccabile
,
e
si
dica
che
laggiù
nell
'
isola
ci
siano
parecchi
uomini
pronti
a
vendicarne
l
'
onore
,
sarà
difficile
che
la
sua
grazia
velata
possa
a
lungo
resistere
alla
potenza
incarnata
della
legge
.
Questi
tre
signori
vestiti
di
nero
,
con
panciotti
a
doppia
fila
di
bottoni
,
a
foggia
antica
,
che
fumano
in
silenzio
vicino
a
noi
,
sono
tre
proprietari
pieni
di
sussiego
e
di
tristezza
.
Ma
quell
'
altro
che
sta
solo
in
disparte
,
quel
vecchio
sottile
dal
viso
intelligente
,
è
l
'
uomo
più
ricco
del
paese
,
l
'
avvocato
S
.
È
un
uomo
buono
e
triste
,
pieno
di
sfiducia
e
di
disprezzo
per
il
mondo
dove
gli
tocca
vivere
.
L
'
anno
scorso
gli
è
morto
l
'
unico
figlio
maschio
,
e
le
sue
due
belle
figlie
,
Concetta
e
Maria
,
da
allora
non
sono
mai
più
uscite
di
casa
,
neppure
per
andare
a
messa
.
È
l
'
usanza
di
qui
,
almeno
tra
i
signori
:
se
muore
il
padre
le
figlie
restano
tre
anni
recluse
,
un
anno
se
muore
il
fratello
.
Quel
vecchio
dalla
lunga
barba
bianca
che
gli
scende
sul
petto
,
che
fuma
vicino
all
'
avvocato
,
è
l
'
ex
ricevitore
postale
a
riposo
,
compare
di
San
Giovanni
del
dottor
Gibilisco
.
Si
chiama
Poerio
,
l
'
unico
resto
di
un
ramo
gaglianese
della
famosa
famiglia
di
patrioti
.
È
sordo
e
malato
.
Non
può
orinare
,
e
si
è
fatto
magrissimo
.
Morirà
certamente
tra
poco
.
Queste
notizie
mi
venivano
date
dall
'
avvocato
P
.
,
un
giovanotto
allegro
che
si
era
unito
al
nostro
gruppo
.
Come
mi
raccontò
subito
,
si
era
laureato
qualche
anno
prima
a
Bologna
.
Non
che
avesse
nessuna
tendenza
agli
studi
,
né
ambizione
professionale
,
tutt
'
altro
.
Uno
zio
gli
aveva
lasciato
in
eredità
tutti
i
suoi
poderi
e
la
sua
casa
in
paese
,
a
condizione
che
lui
prendesse
una
laurea
:
perciò
lui
era
andato
a
Bologna
.
La
vita
goliardica
di
quegli
anni
era
stata
la
sua
grande
avventura
.
Laureatosi
e
tornato
in
paese
a
godersi
in
pace
l
'
eredità
,
aveva
sposato
una
donna
più
vecchia
di
lui
,
e
non
aveva
più
potuto
ripartire
.
Non
faceva
assolutamente
nulla
,
se
non
cercare
di
continuare
,
nell
'
ambiente
paesano
,
la
sua
vita
di
studente
.
Come
passare
tutte
le
ore
del
giorno
,
tutti
i
giorni
dell
'
anno
?
La
passatella
,
il
gioco
delle
carte
,
qualche
chiacchierata
sulla
piazza
;
e
le
sere
trascinate
qua
e
là
nelle
grotte
del
vino
.
L
'
eredità
dello
zio
l
'
aveva
in
buona
parte
perduta
al
gioco
,
a
Bologna
,
prima
ancora
di
esserne
entrato
in
possesso
;
ora
i
poderi
erano
tutti
ipotecati
,
le
entrate
erano
magre
,
la
famiglia
cresceva
.
Ma
il
buon
ragazzo
era
pur
sempre
uno
studente
di
Bologna
,
allegro
e
scapigliato
.
Quello
che
fa
tanto
chiasso
dall
'
altra
parte
della
piazza
,
è
un
suo
compagno
di
bevute
e
di
passatella
,
maestro
supplente
alla
scuola
elementare
.
È
ubriaco
questa
sera
,
come
quasi
sempre
,
fin
dal
mattino
.
Ma
ha
il
vino
cattivo
,
e
diventa
feroce
,
collerico
,
rissoso
.
I
suoi
urli
,
quando
fa
scuola
,
si
sentono
in
fondo
al
paese
.
Tutti
si
alzano
d
'
un
tratto
,
e
si
muovono
verso
la
posta
.
Si
vede
infatti
arrivare
,
in
cima
alla
strada
,
la
vecchia
procaccia
con
il
sacco
dei
giornali
e
della
corrispondenza
,
che
ogni
giorno
un
mulo
va
a
prendere
al
bivio
sul
Sauro
,
al
passaggio
dell
'
autobus
sgangherato
che
porta
i
disgraziati
viaggiatori
,
attraverso
migliaia
di
giravolte
e
di
traballoni
,
dalla
lontanissima
Matera
alla
valle
dell
'
Agri
.
Tutti
corrono
all
'
ufficio
postale
e
aspettano
che
don
Cosimino
,
un
gobbetto
dal
viso
arguto
,
abbia
aperto
i
pacchi
e
fatto
lo
spoglio
.
È
la
cerimonia
serale
a
cui
nessuno
manca
,
e
a
cui
anch
'
io
parteciperò
poi
,
ogni
giorno
,
per
tutto
l
'
anno
.
Tutti
restano
fuori
dell
'
ufficio
,
in
attesa
:
ma
il
podestà
e
il
brigadiere
entrano
,
e
,
con
la
scusa
della
posta
d
'
ufficio
,
controllano
curiosamente
le
lettere
di
tutti
.
Ma
questa
sera
la
posta
è
in
ritardo
,
cala
la
notte
e
non
mi
è
lecito
restare
ancora
all
'
aperto
.
Vedo
arrivare
zoppicante
l
'
Arciprete
,
piccolo
e
magro
,
col
grande
pendaglio
rosso
sul
cappello
:
nessuno
lo
saluta
.
Io
debbo
ormai
partire
.
Fischio
al
mio
cane
Barone
,
che
mi
precede
a
grandi
balzi
,
estasiato
dei
nuovi
odori
,
dei
nuovi
cani
e
pecore
e
capre
ed
uccelli
di
questo
suo
nuovo
paese
,
e
mi
avvio
lentamente
,
per
la
salita
,
alla
casa
della
vedova
.
La
Fossa
del
Bersagliere
è
piena
d
'
ombre
,
e
l
'
ombra
avvolge
i
monti
viola
e
neri
che
stringono
d
'
ognintorno
l
'
orizzonte
.
Brillano
le
prime
stelle
,
scintillano
di
là
dall
'
Agri
i
lumi
di
Sant
'
Arcangelo
,
e
più
lontano
,
appena
visibili
,
quelli
di
qualche
altro
paese
ignoto
,
Noepoli
forse
,
o
Senise
.
La
strada
è
stretta
,
sulle
porte
stanno
seduti
i
contadini
,
nel
buio
che
sale
.
Dalla
casa
del
morto
giungono
i
lamenti
delle
donne
.
Un
brusio
indistinto
mi
gira
attorno
in
grandi
cerchi
,
e
di
là
c
'
è
un
profondo
silenzio
.
Mi
par
d
'
essere
caduto
dal
cielo
,
come
una
pietra
in
uno
stagno
.
"
Questo
è
dunque
un
paese
di
galantuomini
!
"
pensavo
attendendo
la
cena
nella
casa
della
vedova
.
Il
fuoco
era
acceso
sotto
la
pentola
,
perché
la
buona
donna
aveva
immaginato
che
io
fossi
stanco
del
viaggio
e
che
mi
abbisognasse
qualcosa
di
caldo
.
Di
solito
non
si
fa
fuoco
,
la
sera
,
neppure
nelle
case
dei
ricchi
,
dove
bastano
gli
avanzi
del
mattino
,
un
po
'
di
pane
e
formaggio
,
qualche
oliva
,
e
i
soliti
fichi
secchi
.
Quanto
ai
poveri
,
essi
mangiano
pan
solo
,
tutto
l
'
anno
,
condito
qualche
volta
con
un
pomodoro
crudo
spiaccicato
con
cura
,
o
con
un
po
'
d
'
aglio
e
olio
,
o
con
un
peperone
spagnolo
,
di
quelli
che
bruciano
,
un
diavolesco
.
"
Questo
è
un
paese
di
galantuomini
!
"
Non
potevo
ancora
precisare
le
mie
impressioni
,
né
penetrare
ancora
tutti
i
segreti
della
politica
e
delle
passioni
paesane
;
ma
mi
avevano
colpito
il
sussiego
,
le
maniere
dei
signori
sulla
piazza
,
e
più
ancora
il
tono
generale
di
astio
,
disprezzo
e
diffidenza
reciproca
nella
conversazione
a
cui
avevo
assistito
,
la
facilità
con
cui
si
manifestavano
degli
odi
elementari
,
senza
il
naturale
ritegno
verso
un
forestiero
appena
arrivato
,
che
aveva
fatto
sì
che
io
fossi
messo
subito
al
corrente
da
ciascuno
dei
vizi
o
delle
debolezze
degli
altri
.
Per
quanto
non
potessi
ancora
determinarlo
con
esattezza
,
era
chiaro
che
anche
qui
,
come
a
Grassano
,
gli
odi
reciproci
di
tutti
contro
tutti
si
cristallizzavano
in
due
partiti
.
Qui
,
come
a
Grassano
,
come
in
tutti
gli
altri
paesi
della
Lucania
,
dove
i
galantuomini
che
non
hanno
potuto
,
per
incapacità
o
povertà
,
o
matrimoni
precoci
,
o
interessi
da
tutelare
,
o
per
una
qualunque
necessità
del
destino
,
emigrare
ai
paradisi
di
Napoli
o
di
Roma
,
trasformano
la
propria
delusione
e
la
propria
noia
mortale
in
un
furore
generico
,
in
un
odio
senza
soste
,
in
un
perenne
risorgere
di
sentimenti
antichi
,
e
in
una
lotta
continua
per
affermare
,
contro
tutti
,
il
loro
potere
nel
piccolo
angolo
di
terra
dove
sono
costretti
a
vivere
.
Gagliano
è
un
piccolissimo
paese
,
e
lontano
dalle
strade
e
dagli
uomini
:
le
passioni
vi
sono
perciò
più
elementari
,
più
semplici
,
ma
non
meno
intense
che
altrove
;
e
non
sarà
difficile
,
immaginavo
,
averne
presto
la
chiave
.
Grassano
è
invece
piuttosto
grande
,
su
una
via
di
passaggio
,
non
lontano
dal
capoluogo
della
provincia
:
non
c
'
è
,
come
qui
,
il
contatto
continuo
di
tutti
con
tutti
;
le
passioni
possono
perciò
essere
più
nascoste
,
prendere
una
forma
più
mediata
,
vestirsi
di
aspetti
più
complessi
.
I
segreti
di
Grassano
mi
erano
stati
rivelati
fin
dai
primi
giorni
del
mio
arrivo
da
uno
dei
loro
più
appassionati
protagonisti
.
Quelli
di
Gagliano
,
come
li
conoscerò
?
A
Gagliano
dovrò
passare
tre
anni
,
un
tempo
infinito
.
Il
mondo
è
chiuso
:
gli
odi
e
le
guerre
dei
signori
sono
il
solo
avvenimento
quotidiano
:
e
ho
già
visto
sui
loro
volti
come
esse
siano
radicate
e
violente
,
miserabili
ma
intense
come
quelle
di
una
tragedia
greca
.
Bisognerà
pure
che
,
come
un
eroe
di
Stendhal
,
io
faccia
i
miei
piani
,
e
non
commetta
errori
.
A
Grassano
,
il
mio
informatore
era
stato
il
capo
della
Milizia
,
il
tenente
Decunto
.
Chi
lo
sarà
quaggiù
?
Quando
il
tenente
Decunto
,
capo
della
Milizia
di
Grassano
,
mi
aveva
mandato
a
chiamare
con
un
ordine
perentorio
,
il
giorno
dopo
il
mio
arrivo
da
Regina
Coeli
,
quando
non
mi
ero
ancora
ambientato
,
né
avevo
ancora
saputo
precisamente
che
cosa
capitasse
nel
mondo
,
né
che
umori
ci
fossero
in
paese
per
la
prossima
guerra
d
'
Africa
,
avevo
temuto
qualche
nuova
noia
.
Avevo
invece
trovato
,
in
una
stanzetta
che
gli
serviva
di
ufficio
,
un
piccolo
giovane
biondo
,
gentile
,
con
una
bocca
amara
e
degli
occhietti
azzurro
chiari
,
sfuggenti
,
dagli
sguardi
che
si
posavano
di
fianco
alle
cose
,
ritrosi
,
più
che
per
paura
,
per
una
specie
di
vergogna
o
di
ribrezzo
.
Mi
aveva
chiamato
perché
io
ero
ufficiale
in
congedo
,
e
lo
era
anche
lui
,
e
voleva
fare
la
mia
conoscenza
.
Ci
teneva
subito
a
dirmi
che
lui
comandava
la
Milizia
,
ma
non
aveva
nulla
a
che
fare
né
con
la
questura
,
né
coi
carabinieri
,
né
con
il
podestà
,
né
con
il
segretario
del
fascio
.
Quest
'
ultimo
,
soprattutto
,
era
un
delinquente
;
e
tutti
gli
altri
,
una
banda
degna
di
lui
.
La
vita
a
Grassano
era
impossibile
,
e
non
c
'
era
rimedio
.
Tutti
ambiziosi
,
ladri
,
disonesti
,
violenti
.
Egli
doveva
assolutamente
togliersi
di
qui
:
si
moriva
.
Perciò
aveva
fatto
domanda
di
andare
volontario
in
Africa
;
e
pazienza
se
tutto
andrà
in
rovina
.
C
'
è
poco
da
rimpiangere
.
-
Giochiamo
il
tutto
per
il
tutto
,
-
mi
disse
,
guardando
lontano
di
fianco
a
me
.
-
Questa
è
la
fine
,
mi
capisce
?
La
fine
.
Se
vincessimo
,
forse
si
potrà
cambiare
qualcosa
,
chissà
?
Ma
l
'
Inghilterra
non
lo
permetterà
.
Ci
spaccheremo
la
testa
.
Questa
è
la
nostra
ultima
carta
.
E
se
ci
va
male
...
-
E
qui
un
gesto
,
come
a
dire
:
è
la
fine
del
mondo
.
-
Andrà
male
,
vedrà
.
Ma
non
importa
.
Così
non
si
può
più
continuare
.
Lei
resterà
qui
qualche
tempo
.
Lei
è
straniero
alle
nostre
questioni
,
e
potrà
giudicare
.
Quando
avrà
visto
che
cos
'
è
la
vita
in
questo
paese
,
mi
dirà
che
avevo
ragione
-
.
Io
tacevo
,
perché
diffidavo
.
Ma
dovevo
poi
riconoscere
,
nei
giorni
seguenti
,
che
il
tenente
Decunto
,
anche
se
forse
mi
sorvegliava
,
era
tuttavia
sincero
,
e
il
suo
pessimismo
non
era
una
finzione
.
Mi
aveva
preso
in
simpatia
perché
ero
forestiero
,
e
con
me
poteva
sfogare
i
suoi
risentimenti
.
Ogni
volta
che
io
salivo
alla
chiesa
,
in
cima
al
paese
,
e
mi
fermavo
,
nel
vento
,
a
contemplare
il
paesaggio
desolato
,
me
lo
vedevo
comparire
vicino
,
biondo
e
grigiastro
come
uno
spettro
,
e
senza
guardarmi
,
mi
parlava
.
Egli
non
era
che
l
'
ultimo
anello
di
una
catena
di
odî
che
risalivano
per
le
generazioni
:
cent
'
anni
,
di
più
,
duecento
,
chissà
,
forse
sempre
.
Egli
partecipava
di
questa
passione
ereditaria
.
Non
c
'
era
nulla
da
fare
,
e
se
ne
rodeva
.
Si
erano
odiati
per
secoli
qui
,
e
sempre
si
odieranno
,
fra
queste
stesse
case
,
davanti
agli
stessi
sassi
bianchi
del
Basento
e
alle
stesse
grotte
di
Irsina
.
Oggi
erano
tutti
fascisti
,
si
sa
.
Ma
questo
non
voleva
dir
nulla
.
Prima
erano
nittiani
o
salandrini
,
e
risalendo
nel
tempo
,
giolittiani
o
antigiolittiani
,
della
Destra
o
della
Sinistra
,
per
i
briganti
o
contro
i
briganti
,
borbonici
o
liberali
,
e
prima
ancora
,
chissà
.
Ma
questa
era
la
vera
origine
:
c
'
erano
i
galantuomini
e
c
'
erano
i
briganti
,
i
figli
dei
galantuomini
e
i
figli
dei
briganti
.
Il
fascismo
non
aveva
cambiato
le
cose
.
Anzi
,
prima
,
con
i
partiti
,
la
gente
per
bene
poteva
state
tutta
da
una
parte
,
sotto
una
bandiera
particolare
,
e
distinguersi
dagli
altri
e
lottare
sotto
una
veste
politica
.
Ora
non
ci
resta
che
le
lettere
anonime
,
e
le
pressioni
e
le
corruzioni
in
Prefettura
.
Perché
nel
fascismo
ci
stanno
tutti
.
-
Io
,
vede
,
sono
di
una
famiglia
di
liberali
.
I
miei
bisnonni
sono
stati
in
prigione
,
sotto
i
Borboni
.
Ma
il
segretario
del
fascio
,
sa
chi
è
?
È
il
figlio
di
un
brigante
.
Proprio
il
figlio
di
un
brigante
.
E
tutti
gli
altri
che
gli
tengono
bordone
,
e
che
adesso
comandano
il
paese
,
sono
tutti
della
stessa
risma
.
E
a
Matera
è
la
stessa
cosa
.
Il
consigliere
nazionale
N
.
,
di
qui
,
è
di
una
famiglia
che
teneva
mano
ai
briganti
.
Anche
il
barone
di
Collefusco
,
il
padrone
di
tutte
le
terre
qui
attorno
,
il
proprietario
del
palazzo
sulla
piazza
,
chi
è
?
Lui
sta
a
Napoli
,
si
sa
,
e
da
queste
parti
non
ci
viene
mai
.
Non
lo
conosce
?
I
baroni
di
Collefusco
sono
stati
,
di
nascosto
,
i
veri
capi
del
brigantaggio
,
nel
'60
,
da
queste
parti
.
Erano
loro
che
li
pagavano
,
che
li
armavano
-
.
Gli
occhietti
azzurri
scintillavano
d
'
odio
.
-
Lei
spesso
si
siede
,
l
'
ho
visto
tante
volte
,
sulla
panchina
di
pietra
che
è
davanti
al
palazzo
del
barone
.
Cent
'
anni
fa
,
anzi
più
di
cent
'
anni
fa
,
su
quella
stessa
panchina
si
sedeva
ogni
sera
,
come
fa
ora
lei
,
a
prendere
il
fresco
,
il
bisnonno
del
barone
di
adesso
,
e
usava
tenere
in
braccio
un
suo
bambino
di
pochi
anni
.
Proprio
quel
bambino
fu
poi
il
nonno
del
barone
,
e
deputato
,
e
manutengolo
dei
briganti
.
Su
quella
panchina
il
vecchio
fu
ammazzato
,
da
un
parente
dei
miei
bisnonni
.
Era
un
farmacista
,
fratello
di
un
dottore
,
Palese
.
Noi
Decunto
,
qui
a
Grassano
,
siamo
della
stessa
famiglia
.
A
Potenza
ci
sono
ancora
parecchi
nipoti
del
dottore
.
Ecco
come
fu
.
C
'
era
in
quel
tempo
,
qui
da
noi
,
una
vendita
carbonara
,
e
ne
facevano
parte
i
due
fratelli
Palese
,
un
Lasala
,
degli
stessi
Lasala
del
falegname
che
lei
conosce
,
un
Ruggiero
,
un
Bonelli
,
e
molti
altri
;
e
con
loro
c
'
era
anche
il
barone
di
Collefusco
,
che
faceva
il
liberale
.
Ma
il
barone
era
una
spia
;
ci
si
era
messo
in
mezzo
per
denunciarli
tutti
.
Infatti
un
bel
giorno
fanno
una
seduta
,
per
non
so
quale
azione
da
farsi
di
lì
a
poco
.
Appena
finita
,
il
barone
va
al
palazzo
,
chiama
un
suo
servitore
fidato
,
gli
fa
sellare
il
miglior
cavallo
,
e
gli
dà
un
biglietto
,
con
l
'
elenco
di
tutti
i
cospiratori
,
da
portare
al
Governatore
di
Potenza
.
Ma
la
partenza
del
servo
non
passa
inosservata
.
Si
aveva
già
qualche
sospetto
:
che
cosa
andava
a
fare
quel
servo
sulla
strada
di
Potenza
,
a
quell
'
ora
,
col
miglior
cavallo
del
paese
?
Non
bisognava
perde
tempo
;
inseguirlo
,
fermarlo
,
appurare
il
tradimento
.
Quattro
carbonari
partono
a
cavallo
:
ma
il
cavallo
del
barone
era
migliore
dei
loro
,
ed
era
in
vantaggio
di
un
'
ora
.
I
quattro
si
buttano
per
le
scorciatoie
e
i
sentieri
,
e
tanto
corrono
tutta
la
notte
che
riescono
a
raggiungere
il
servo
proprio
alle
porte
di
Potenza
,
sul
margine
d
'
un
bosco
.
Tirano
da
lontano
,
galoppando
,
sul
cavallo
,
e
il
cavallo
cade
;
prendono
il
servo
,
lo
legano
a
un
albero
,
lo
frugano
e
gli
trovano
il
biglietto
del
barone
.
Lo
lasciano
là
legato
,
senza
ucciderlo
;
e
tornano
a
briglia
sciolta
a
Grassano
.
Bisogna
punire
il
traditore
:
i
carbonari
si
radunano
e
tirano
a
sorte
chi
debba
uccidere
il
barone
.
Tocca
al
dottor
Palese
,
ma
suo
fratello
il
farmacista
è
miglior
tiratore
,
è
scapolo
,
e
chiede
e
ottiene
di
sostituirlo
.
Allora
,
di
fronte
al
palazzo
,
non
c
'
erano
case
come
ora
,
ma
cominciava
la
campagna
e
c
'
era
una
grossa
quercia
.
Era
sera
.
Il
farmacista
si
nascose
col
suo
fucile
dietro
la
quercia
,
e
aspettò
che
il
barone
uscisse
a
prendere
il
fresco
.
C
'
era
la
luna
piena
.
Il
barone
uscì
,
ma
aveva
in
braccio
il
bambino
,
e
si
sedette
sulla
panchina
di
pietra
a
farlo
saltare
sulle
ginocchia
.
Il
farmacista
aspettò
a
tirare
,
non
voleva
colpire
l
'
innocente
:
ma
poiché
quello
non
accennava
a
rimandare
il
ragazzo
,
dovette
decidersi
.
Era
un
ottimo
tiratore
,
e
non
sbagliò
.
Lo
colse
in
mezzo
alla
fronte
,
proprio
mentre
il
bambino
lo
abbracciava
.
Naturalmente
tutti
i
liberali
si
nascosero
,
ma
furono
arrestati
e
condannati
.
Il
farmacista
morì
in
prigione
a
Potenza
;
il
dottore
ci
restò
molti
anni
,
e
sarebbe
morto
anche
lui
,
se
non
fosse
avvenuto
che
la
moglie
del
Governatore
,
che
aveva
un
parto
difficile
,
non
riusciva
a
sgravarsi
e
correva
pericolo
di
vita
.
Nessuno
dei
medici
di
Potenza
era
capace
di
giovarle
,
quando
a
qualcuno
venne
in
mente
di
chiamare
il
dottore
che
era
in
prigione
.
Egli
venne
,
e
salvò
la
Governatrice
,
che
ebbe
un
bel
bambino
,
e
che
,
appena
rimessa
,
corse
a
Napoli
e
si
buttò
ai
piedi
della
Regina
.
Il
dottore
ebbe
la
grazia
,
ma
non
tornò
più
a
Grassano
.
Rimase
a
Potenza
,
e
i
suoi
discendenti
ci
sono
ancora
.
Quel
ragazzo
,
che
il
farmacista
risparmiò
con
tanta
cura
,
fu
poi
come
le
ho
detto
,
il
primo
deputato
di
Grassano
al
parlamento
italiano
,
e
faceva
il
liberale
,
ma
nello
stesso
tempo
era
lui
che
teneva
mano
ai
briganti
;
e
il
nipote
,
quello
di
adesso
,
qui
non
si
vede
mai
,
ma
sotto
sotto
è
lui
che
protegge
da
Roma
la
banda
che
comanda
in
paese
:
tutti
figli
di
briganti
-
.
Non
ho
mai
potuto
appurare
se
fossero
veri
tutti
i
particolari
di
questa
storia
,
che
nobilita
in
certo
qual
modo
gli
odi
reciproci
dei
signori
di
Grassano
,
trasportandoli
in
un
tempo
lontano
,
e
legandoli
a
motivi
almeno
in
parte
ideali
.
Ma
la
cosa
non
ha
importanza
.
La
lotta
dei
signori
tra
loro
non
ha
nulla
a
che
fare
con
una
"
vendetta
"
tramandata
di
padre
in
figlio
;
né
si
tratta
di
una
lotta
politica
reale
,
fra
conservatori
e
progressisti
,
anche
quando
,
per
caso
,
prende
quest
'
ultima
forma
.
Naturalmente
ciascuno
dei
due
partiti
accusa
l
'
altro
dei
peggiori
delitti
:
e
gli
stessi
racconti
del
tenente
Decunto
,
ma
rovesciati
come
tono
sentimentale
,
mi
venivano
fatti
dai
membri
del
gruppo
attualmente
al
potere
.
La
verità
è
che
questa
continua
guerra
dei
signori
si
trova
,
nelle
stesse
forme
,
in
tutti
i
paesi
della
Lucania
.
La
piccola
borghesia
non
ha
mezzi
sufficienti
per
vivere
col
decoro
necessario
,
per
fare
la
vita
del
galantuomo
.
Tutti
i
giovani
di
qualche
valore
,
e
quelli
appena
capaci
di
fare
la
propria
strada
,
lasciano
il
paese
.
I
più
avventurati
vanno
in
America
,
come
i
cafoni
;
gli
altri
a
Napoli
o
a
Roma
;
e
in
paese
non
tornano
più
.
In
paese
ci
restano
invece
gli
scarti
,
coloro
che
non
sanno
far
nulla
,
i
difettosi
nel
corpo
,
gli
inetti
,
gli
oziosi
:
la
noia
e
l
'
avidità
li
rendono
malvagi
.
Questa
classe
degenerata
deve
,
per
vivere
(
i
piccoli
poderi
non
rendono
quasi
nulla
)
,
poter
dominare
i
contadini
,
e
assicurarsi
,
in
paese
,
i
posti
remunerati
di
maestro
,
di
farmacista
,
di
prete
,
di
maresciallo
dei
carabinieri
,
e
così
via
.
È
dunque
questione
di
vita
o
di
morte
avere
personalmente
in
mano
il
potere
;
essere
noi
o
i
nostri
parenti
o
compari
ai
posti
di
comando
.
Di
qui
la
lotta
continua
per
arraffare
il
potere
tanto
necessario
e
desiderato
,
e
toglierlo
agli
altri
;
lotta
che
la
ristrettezza
dell
'
ambiente
,
l
'
ozio
,
l
'
associarsi
di
motivi
privati
o
politici
rende
continua
e
feroce
.
Ogni
giorno
partono
da
tutti
i
paesi
di
Lucania
lettere
anonime
alla
Prefettura
.
E
la
Prefettura
non
ne
è
malcontenta
,
anche
se
affetta
il
contrario
.
-
A
Matera
fanno
finta
di
voler
appianare
le
nostre
liti
,
-
mi
diceva
il
tenente
Decunto
,
-
ma
in
verità
fanno
il
possibile
per
fomentarle
.
Hanno
istruzioni
in
questo
senso
da
Roma
.
Così
tengono
in
mano
tutti
,
con
la
minaccia
o
la
speranza
.
Ma
che
abbiamo
da
sperare
?
-
e
qui
il
gesto
caratteristico
della
mano
,
che
vuol
dire
:
niente
.
-
Qui
non
si
può
vivere
.
Bisogna
andarsene
.
Ora
andiamo
in
Africa
.
È
la
nostra
ultima
carta
.
Il
viso
del
tenente
della
Milizia
si
faceva
grigio
,
quando
così
mi
parlava
,
e
gli
occhi
sfuggenti
gli
si
sbiancavano
di
impotente
furore
,
disperati
e
cattivi
.
Egli
apparteneva
tutto
a
quella
gente
,
a
quegli
odi
,
a
quelle
passioni
;
era
uno
dei
loro
,
e
se
ne
rodeva
.
Un
principio
di
coscienza
e
di
vergogna
era
in
lui
.
Credeva
anche
lui
,
come
tutti
gli
altri
,
all
'
impresa
d
'
Africa
,
allo
"
spazio
vitale
"
necessario
a
una
piccola
borghesia
degenerata
,
ma
nello
stesso
tempo
si
rendeva
conto
,
sia
pure
in
modo
rudimentale
e
puramente
sentimentale
,
di
questa
degenerazione
e
miseria
,
e
la
guerra
diventava
una
fuga
,
la
fuga
in
un
mondo
di
distruzione
.
In
fondo
,
quello
che
lo
attraeva
di
più
nell
'
impresa
,
era
proprio
l
'
eventualità
della
sconfitta
e
dell
'
annientamento
.
Lo
si
vedeva
dal
tono
con
cui
ripeteva
:
-
È
la
nostra
ultima
carta
-
.
Il
piccolo
lume
di
coscienza
che
era
in
lui
,
e
che
lo
differenziava
dai
suoi
concittadini
,
non
si
manifestava
altrimenti
che
con
un
profondo
,
vergognoso
disprezzo
di
sé
.
All
'
odio
reciproco
dei
signori
egli
aggiungeva
l
'
odio
di
sé
:
e
questo
lo
rendeva
,
era
chiaro
a
chi
l
'
osservasse
,
ancora
più
maligno
e
amaro
degli
altri
,
capace
di
ogni
azione
malvagia
.
Egli
avrebbe
potuto
,
senza
contraddire
il
suo
ingenuo
semplicismo
di
giovane
ragazzo
di
buona
famiglia
,
uccidere
,
rubare
,
-
fare
la
spia
,
e
forse
anche
morire
come
un
eroe
,
per
la
sua
elementare
disperazione
.
Tutto
questo
era
per
lui
la
guerra
d
'
Africa
.
Se
andava
male
,
che
cosa
importava
?
Il
mondo
intero
poteva
andare
in
rovina
per
seppellire
anche
il
ricordo
di
Grassano
,
bianco
sul
colle
e
immutabile
,
con
i
signori
e
i
briganti
.
"
Ma
il
piccolo
e
funesto
lume
di
coscienza
del
tenente
Decunto
,
-
pensavo
,
attendendo
la
cena
nella
cucina
della
vedova
,
-
è
cosa
rara
,
forse
unica
"
.
Esso
non
mi
era
apparso
in
nessuna
delle
facce
ottuse
,
maligne
e
avidamente
,
soddisfatte
delle
mie
nuove
conoscenze
,
sulla
piazza
.
Le
loro
passioni
,
era
evidente
,
non
risalivano
nella
storia
,
non
uscivano
dal
paese
stretto
dalle
argille
malariche
,
crescevano
nel
piccolo
recinto
fra
quattro
case
,
avevano
l
'
urgenza
e
la
miseria
del
bisogno
quotidiano
del
cibo
e
del
denaro
,
si
rivestivano
,
senza
nascondersi
,
del
formalismo
dei
galantuomini
,
gonfiavano
nello
spazio
costretto
delle
anime
piccole
e
del
paesaggio
desolato
,
fino
a
premere
violente
,
come
il
vapore
del
brodo
lungo
della
vedova
sotto
il
coperchio
della
pentola
di
terra
,
che
sentivo
brontolare
e
soffiare
su
un
povero
fuoco
di
stecchi
,
là
nel
camino
.
Guardavo
il
fuoco
,
pensando
alla
serie
infinita
dei
giorni
che
mi
si
stendevano
innanzi
,
e
nei
quali
,
anche
per
me
,
l
'
orizzonte
del
mondo
degli
uomini
sarebbe
stato
il
cerchio
di
queste
oscure
passioni
;
e
la
vedova
intanto
disponeva
sul
tavolo
il
pane
e
la
brocca
dell
'
acqua
.
Era
il
pane
nero
di
qui
,
fatto
di
grano
duro
,
in
grandi
forme
di
tre
o
di
cinque
chili
,
che
durano
una
settimana
,
cibo
quasi
unico
del
povero
e
del
ricco
;
rotonde
come
un
sole
,
o
come
una
messicana
pietra
del
tempo
.
Cominciai
ad
affettarlo
,
con
il
gesto
che
avevo
ormai
appreso
,
stringendolo
e
appoggiandolo
al
petto
,
e
traendo
verso
di
me
,
attento
a
non
tagliarmi
il
mento
,
il
coltello
affilato
.
La
brocca
,
come
quelle
di
Grassano
,
e
tutte
quelle
che
,
là
e
qui
,
le
donne
portano
in
capo
,
era
un
'
anfora
di
Ferrandina
,
di
terra
giallorosata
,
a
stretture
e
rigonfi
,
come
una
immagine
femminile
arcaica
,
dalla
vita
sottile
,
dal
petto
e
dai
fianchi
rotondi
,
con
le
piccole
braccia
ad
ansa
.
Ero
solo
al
tavolo
,
davanti
alla
tovaglia
pesante
,
di
tela
di
casa
:
ma
la
stanza
non
era
vuota
.
La
porta
di
strada
ogni
tanto
si
apriva
,
ed
entravano
delle
donne
,
le
vicine
,
le
conoscenti
,
le
comari
della
vedova
.
Venivano
con
vari
pretesti
,
a
portar
acqua
o
a
chiedere
se
dovessero
lavare
per
lei
,
domattina
al
fiume
:
si
fermavano
lontane
dal
mio
tavolo
,
vicino
all
'
uscio
;
stavano
l
'
una
vicina
all
'
altra
,
e
parlavano
tutte
insieme
,
come
uccelli
.
Fingevano
di
non
guardarmi
ma
ogni
tanto
sotto
i
veli
,
i
loro
occhi
neri
si
voltavano
rapidi
e
curiosi
dalla
mia
parte
,
e
subito
fuggivano
,
come
animali
,
del
bosco
.
Non
ancora
avvezzo
al
costume
(
un
povero
residuo
di
costume
,
che
non
ha
nulla
a
che
fare
con
quelli
famosi
di
Pietragalla
o
di
Pisticci
)
,
mi
parevano
tutte
eguali
,
col
viso
incorniciato
dal
velo
più
volte
ripiegato
che
ricade
sulla
schiena
,
con
le
semplici
camicette
di
cotone
,
le
larghe
sottane
scure
,
a
campana
,
lunghe
a
mezza
gamba
,
e
gli
stivaletti
alti
.
Stavano
ritte
,
col
portamento
solenne
di
chi
è
avvezzo
a
portare
in
equilibrio
i
pesi
sul
capo
,
e
i
volti
avevano
tutti
un
'
espressione
di
selvatica
gravità
.
Gravi
e
senza
grazia
femminile
erano
i
loro
gesti
,
come
le
occhiate
pesanti
dei
neri
occhi
curiosi
.
Non
mi
parevano
donne
,
ma
soldati
di
uno
strano
esercito
,
o
piuttosto
una
flottiglia
di
barche
tondeggianti
e
oscure
,
pronte
a
prendere
tutte
insieme
il
vento
nelle
piccole
vele
bianche
.
Le
guardavo
e
cercavo
di
capire
i
loro
discorsi
nel
dialetto
per
me
nuovo
,
quando
si
batté
all
'
uscio
,
le
donne
presero
congedo
con
un
grande
ondeggiare
di
sottane
e
di
veli
,
e
un
nuovo
personaggio
entrò
nella
cucina
.
Era
un
giovane
con
dei
minuscoli
baffetti
rossi
,
che
portava
un
astuccio
allungato
di
pelle
marrone
.
Era
mal
vestito
,
aveva
le
scarpe
impolverate
,
ma
aveva
il
colletto
e
la
cravatta
,
e
portava
in
capo
un
curioso
berretto
alto
e
tondo
,
con
una
visiera
di
tela
cerata
,
sul
tipo
di
quelli
che
un
tempo
avevano
gli
accademisti
,
dove
sul
fondo
grigio
,
spiccavano
fiammanti
su
tutta
l
'
altezza
due
grandi
lettere
ritagliate
e
cucite
di
panno
vermiglio
:
"
U
.
E
.
"
-
Ufficiale
Esattoriale
,
-
mi
disse
,
quando
gli
chiesi
che
cosa
significassero
quell
'
U
e
quell
'
E
.
giganteschi
.
E
intanto
,
posato
con
riguardo
l
'
astuccio
,
si
sedette
al
mio
tavolo
,
tirò
fuori
di
tasca
un
pacchetto
di
pane
e
formaggio
,
ordinò
alla
vedova
un
bicchiere
di
vino
,
e
cominciò
a
mangiare
.
Era
l
'
Ufficiale
Esattoriale
di
Stigliano
:
veniva
spesso
a
Gagliano
per
i
doveri
del
suo
ufficio
:
oggi
aveva
fatto
tardi
e
avrebbe
dovuto
fermarsi
a
dormire
dalla
vedova
.
Aveva
lavoro
a
Gagliano
anche
per
l
'
indomani
.
Non
parlava
volentieri
del
suo
mestiere
:
invece
,
con
molta
soddisfazione
,
mi
mostrò
subito
il
contenuto
del
suo
astuccio
.
Era
un
clarinetto
.
Non
se
ne
separava
mai
:
lo
portava
sempre
con
sé
nei
suoi
viaggi
alla
caccia
del
denaro
dei
contadini
.
Aveva
trovato
quell
'
impiego
,
bisogna
pur
vivere
:
ma
la
sua
ambizione
era
un
'
altra
,
era
la
musica
.
Non
era
ancora
perfetto
,
studiava
il
clarino
soltanto
da
un
anno
,
ma
si
esercitava
continuamente
.
Sì
,
poteva
darmene
un
saggio
,
poiché
io
,
si
vedeva
,
ero
un
intenditore
:
ma
un
pezzo
solo
,
perché
voleva
ancora
uscire
a
far
visita
a
un
suo
compare
,
ed
era
tardi
.
Il
pane
e
il
formaggio
erano
finiti
,
e
non
c
'
era
altro
da
mangiare
.
Il
clarinetto
soffiava
,
indeciso
e
fragile
,
le
note
di
una
canzonetta
;
i
cani
l
'
accompagnavano
brontolando
.
Appena
il
musicista
esattore
fu
uscito
,
e
rimanemmo
soli
,
la
vedova
si
profferse
in
scuse
per
essere
costretta
a
darmelo
per
compagno
di
stanza
.
Non
si
poteva
fare
diversamente
.
-
Ma
è
un
giovane
per
bene
:
è
pulito
;
non
è
un
contadino
-
.
L
'
assicurai
che
mi
sarei
adattato
volentieri
alla
sua
compagnia
,
Ero
ormai
avvezzo
a
questi
casuali
compagni
di
una
notte
.
A
Grassano
,
quando
abitavo
alla
locanda
di
Prisco
,
quasi
ogni
sera
dovevo
accogliere
gente
nuova
nella
mia
camera
.
Le
camere
là
erano
due
,
ma
quando
una
era
piena
,
si
doveva
ricorrere
alla
mia
;
e
c
'
erano
spesso
forestieri
di
passaggio
,
perché
Grassano
è
sulla
grande
strada
,
e
la
locanda
di
Prisco
è
rinomata
come
la
migliore
della
provincia
,
al
punto
che
i
viaggiatori
che
vanno
per
i
loro
affari
a
Tricarico
preferiscono
tornare
la
sera
fino
a
Grassano
,
piuttosto
che
fermarsi
nella
misera
taverna
di
quella
sede
vescovile
.
Erano
dunque
passati
da
me
viaggiatori
di
commercio
pugliesi
,
mercanti
di
pere
napoletani
,
carrettieri
,
conducenti
di
automobili
,
le
genti
più
diverse
.
Una
notte
,
era
già
tardi
,
ed
io
ero
già
a
letto
,
sentii
il
rombo
inabituale
di
una
motocicletta
,
e
mi
vidi
capitare
in
camera
il
motociclista
,
con
il
casco
coperto
di
polvere
.
Era
il
barone
Nicola
Rotunno
,
di
Avellino
,
uno
dei
più
ricchi
proprietari
della
provincia
.
Possedeva
,
con
un
suo
fratello
avvocato
,
terre
sconfinate
a
Grassano
,
a
Tricarico
,
a
Grottole
,
in
non
so
quanti
altri
comuni
del
Materese
,
e
girava
in
motocicletta
per
raccogliere
dai
fattori
i
denari
dei
raccolti
,
ed
esigere
dai
contadini
il
pagamento
dei
debiti
,
di
quei
debiti
che
essi
contraggono
nel
corso
dell
'
anno
per
poter
campare
,
e
che
di
solito
,
superando
l
'
intero
guadagno
dell
'
annata
,
si
accumulano
ad
inghiottire
ogni
speranza
di
stagione
benigna
.
Il
barone
,
un
giovane
magro
,
sbarbato
,
con
gli
occhiali
a
pince
nez
,
aveva
fama
,
a
Grassano
,
di
essere
,
come
suo
fratello
,
particolarmente
spietato
nei
suoi
interessi
capace
di
cacciare
un
contadino
per
un
debito
di
poche
lire
,
astuto
negli
affari
e
poco
chiaro
,
abile
nello
scegliere
dei
fattori
devoti
al
suo
interesse
,
durissimo
con
tutti
.
Era
un
uomo
di
chiesa
,
e
portava
all
'
occhiello
della
giacchetta
,
invece
del
solito
distintivo
fascista
,
quello
rotondo
dell
'
Azione
Cattolica
.
Con
me
fu
gentilissimo
.
Saputo
che
io
,
suo
vicino
di
letto
,
ero
un
confinato
,
si
offerse
subito
di
farmi
liberare
,
cosa
per
lui
facilissima
,
mi
disse
,
perché
era
amico
di
un
'
amica
carissima
del
Senatore
Bocchini
,
Capo
della
Polizia
;
una
signora
,
come
lui
,
di
Avellino
,
e
come
lui
particolarmente
devota
a
una
Madonna
che
si
adora
in
un
celebre
santuario
nei
dintorni
di
quella
città
.
Il
discorso
cadde
così
sui
santuari
e
sui
santi
,
e
sul
san
Rocco
di
Tolve
,
un
santo
di
cui
io
stesso
ho
potuto
conoscere
,
per
prove
e
favori
personali
,
la
particolare
virtù
.
Tolve
è
un
villaggio
vicino
a
Potenza
,
e
c
'
era
stato
in
quei
giorni
un
pellegrinaggio
,
come
tutti
gli
anni
,
al
principio
di
agosto
.
Uomini
,
donne
e
bambini
vi
concorrono
da
tutte
le
province
circostanti
,
a
piedi
,
o
sugli
asini
,
camminando
il
giorno
e
la
notte
.
San
Rocco
li
aspetta
,
librato
nell
'
aria
,
sopra
la
chiesa
.
"
Tolve
è
mia
,
e
io
la
proteggo
"
,
dice
san
Rocco
nella
stampa
popolare
che
lo
rappresenta
,
vestito
di
marrone
,
con
la
sua
aureola
d
'
oro
,
nel
cielo
azzurro
del
paese
.
Ma
anche
il
santo
di
Grassano
è
un
buon
santo
:
un
san
Maurizio
splendente
di
colori
,
laggiù
nella
chiesa
,
armato
di
tutto
punto
,
un
glorioso
guerriero
di
cartapesta
,
di
quelli
che
si
fanno
ancora
oggi
,
con
tanta
arte
,
a
Bari
.
Da
san
Maurizio
passammo
al
suo
compagno
di
guerra
e
di
beatitudine
,
e
ad
altri
santi
,
e
a
sant
'
Agostino
,
e
alla
Città
di
Dio
,
e
a
discorsi
sui
Vangeli
.
Il
barone
mostrava
di
essere
stupito
e
compiaciuto
della
mia
competenza
su
questo
argomento
,
che
non
supponeva
che
io
potessi
conoscere
.
S
'
era
così
fatto
molto
tardi
,
gli
occhi
mi
si
chiudevano
dal
sonno
,
quando
vidi
il
barone
rizzarsi
improvvisamente
sul
letto
,
prendere
gli
occhiali
di
sul
comodino
e
inforcarli
sul
naso
,
balzare
in
terra
con
un
salto
,
e
avvicinarsi
silenzioso
al
mio
letto
,
avvolto
,
come
uno
spettro
,
in
una
lunga
camicia
da
notte
bianca
,
che
gli
scendeva
quasi
ai
piedi
nudi
.
Quando
mi
fu
vicino
,
fece
con
la
mano
un
grande
segno
di
croce
su
di
me
e
disse
,
con
voce
solenne
e
commossa
:
-
Ti
benedico
,
in
nome
di
Gesù
Bambino
,
buona
notte
-
.
Replicato
,
il
segno
di
croce
,
tornò
fra
le
lenzuola
e
spense
il
lume
.
Protetto
dalla
inattesa
benedizione
del
barone
possidente
,
non
tardai
ad
addormentarmi
,
per
risvegliarmi
,
come
sempre
all
'
alba
,
al
suono
angelico
delle
campanelle
dei
greggi
che
partivano
per
i
campi
,
e
ai
clamori
diabolici
di
Prisco
,
che
,
come
ogni
mattina
,
chiamava
con
voci
stentoree
i
figli
insonnoliti
.
La
camera
della
vedova
,
che
dovevo
,
quella
notte
,
spartire
con
l
'
esattore
,
era
assai
più
triste
di
quella
di
Prisco
.
Era
una
stanza
buia
,
lunga
e
stretta
,
con
una
finestrucola
in
fondo
,
le
pareti
dipinte
a
calce
,
grige
,
sporche
e
scrostate
.
C
'
erano
tre
lettucci
,
un
catino
di
ferro
smaltato
in
un
angolo
,
con
una
brocca
,
e
un
canterano
zoppo
in
faccia
ai
letti
.
Una
lampadina
,
sporca
di
antichi
nerumi
di
mosche
,
mandava
una
sbiadita
luce
giallastra
.
Le
mosche
volavano
a
sciami
,
nel
caldo
soffocante
.
La
finestra
era
chiusa
,
perché
non
entrassero
le
zanzare
;
ma
ero
appena
con
la
testa
sul
cuscino
che
già
sentivo
,
da
tutti
i
lati
,
il
loro
sibilo
,
pauroso
in
questi
paesi
di
malaria
.
Intanto
era
arrivato
il
mio
compagno
,
aveva
attaccato
il
berretto
ad
un
chiodo
,
in
faccia
al
mio
letto
,
posato
l
'
astuccio
del
clarinetto
sul
canterano
,
e
si
era
spogliato
.
Gli
chiesi
come
andava
il
suo
lavoro
,
qui
a
Gagliano
.
-
Male
,
-
mi
disse
.
-
Oggi
sono
venuto
per
fare
dei
pignoramenti
.
Le
tasse
non
le
pagano
.
Si
viene
a
pignorare
,
e
non
si
trova
nulla
.
Sono
stato
in
tre
case
:
mobili
non
ne
hanno
:
non
c
'
è
che
il
letto
,
e
quello
non
si
può
prendere
.
Dovrò
accontentarmi
di
una
capra
e
di
qualche
piccione
.
Non
c
'
è
neppure
da
pagare
le
spese
della
trasferta
.
Domattina
devo
andare
da
due
altri
:
speriamo
mi
vada
meglio
.
Ma
è
una
miseria
:
i
contadini
non
vogliono
pagare
.
Sono
quasi
tutti
proprietari
,
qui
a
Gagliano
:
hanno
tutti
il
loro
piccolo
pezzo
di
terra
,
magari
lontano
dal
paese
,
a
due
o
tre
ore
di
strada
;
e
certe
volte
,
sì
,
è
terra
cattiva
,
e
rende
poco
.
Le
tasse
sono
forti
,
per
dire
la
verità
:
ma
questo
non
mi
riguarda
:
non
siamo
noi
che
le
mettiamo
:
noi
dobbiamo
soltanto
farle
pagare
.
E
lei
sa
come
sono
i
contadini
:
per
loro
tutte
le
annate
sono
cattive
.
Sono
pieni
di
debiti
,
hanno
la
malaria
,
non
hanno
da
mangiare
.
Ma
staremmo
freschi
se
dovessimo
dar
retta
a
loro
:
noi
dobbiamo
fare
il
nostro
dovere
.
Non
pagano
,
e
dobbiamo
accontentarci
di
portar
via
quel
poco
che
si
trova
,
roba
che
non
val
nulla
.
Certe
volte
ho
dovuto
fare
il
viaggio
per
qualche
bottiglia
d
'
olio
e
un
po
'
di
farina
.
E
ancora
ci
guardano
male
,
con
odio
.
A
Missanello
,
due
anni
fa
,
hanno
anche
sparato
.
È
un
brutto
mestiere
.
Ma
bisogna
pur
vivere
.
Vedevo
che
l
'
argomento
lo
disgustava
,
e
per
confortarlo
portai
il
discorso
sulla
musica
.
Sperava
di
poter
scrivere
delle
canzonette
,
di
vincere
qualche
concorso
,
qualche
premio
:
in
questo
caso
avrebbe
lasciato
l
'
esattoria
.
Intanto
suonava
il
clarinetto
nella
banda
di
Stigliano
.
Gli
chiesi
com
'
erano
le
canzoni
popolari
di
queste
parti
,
e
se
avesse
potuto
insegnarmene
qualcuna
,
e
magari
,
poiché
egli
era
così
abile
,
trascrivermela
.
Mi
disse
se
volevo
la
musica
di
"
Faccetta
nera
"
o
di
qualche
altra
canzonetta
in
voga
.
No
,
non
era
questo
,
volevo
le
canzoni
dei
contadini
.
Rimase
un
po
'
a
riflettere
,
come
ad
un
argomento
per
lui
nuovo
,
a
cui
non
avesse
mai
pensato
.
Scrivermi
le
note
di
una
canzone
avrebbe
potuto
,
cercandole
ad
una
ad
una
sul
clarinetto
.
Ma
non
gli
veniva
fatto
di
ricordarsi
di
nessuna
canzone
cantata
dai
contadini
.
A
Viggiano
cantavano
e
suonavano
.
Ma
da
queste
parti
,
no
.
C
'
era
forse
qualche
canto
di
chiesa
,
si
sarebbe
informato
.
Altro
non
conosceva
.
Anch
'
io
avevo
notato
,
a
Grassano
,
la
stessa
cosa
.
Né
il
mattino
quando
partono
per
il
lavoro
,
né
il
meriggio
sotto
il
sole
,
né
la
sera
,
nelle
lunghe
file
nere
che
tornano
,
con
gli
asini
e
le
capre
;
verso
le
case
sul
monte
,
nessuna
voce
rompe
il
silenzio
della
terra
.
Soltanto
una
volta
avevo
sentito
,
verso
il
Basento
,
il
lamento
di
un
flauto
di
canna
,
a
cui
un
altro
flauto
rispondeva
dalla
collina
di
faccia
:
erano
due
pastori
forestieri
che
andavano
col
gregge
di
paese
in
paese
,
e
si
richiamavano
di
lontano
.
I
contadini
non
cantano
.
Il
mio
compagno
non
rispondeva
più
:
sentivo
il
suo
respiro
regolare
e
fischiante
,
nel
ronzio
continuato
delle
mosche
eccitate
dal
caldo
.
Un
tenue
chiarore
veniva
,
attraverso
i
vetri
chiusi
,
da
un
cielo
pallido
per
una
falce
di
luna
:
sul
muro
,
in
faccia
a
me
,
distinguevo
a
quel
barlume
,
sul
berretto
appeso
al
chiodo
.
le
grandi
lettere
rosse
:
"
U
.
E
.
"
.
Le
fissavo
nell
'
oscurità
,
finché
mi
si
chiusero
gli
occhi
,
e
mi
addormentai
.
Non
mi
svegliarono
,
di
primo
mattino
,
le
campanelle
dei
greggi
,
come
a
Grassano
,
perché
qui
non
vi
sono
pastori
,
né
pascoli
,
né
erba
;
ma
il
rumore
continuato
degli
zoccoli
degli
asini
sulle
pietre
della
strada
,
e
il
belar
delle
capre
.
È
l
'
emigrazione
quotidiana
:
i
contadini
si
levano
a
buio
,
perché
devono
fare
chi
due
,
chi
tre
,
chi
quattro
ore
di
strada
per
raggiungere
il
loro
campo
,
verso
i
greti
malsani
dell
'
Agri
e
dei
Sauro
,
o
sulle
pendici
dei
monti
lontani
.
La
stanza
era
piena
di
luce
:
il
berretto
con
le
iniziali
non
c
'
era
più
.
Il
mio
compagno
doveva
essere
uscito
all
'
alba
,
per
portare
i
conforti
della
Legge
nelle
case
dei
contadini
,
prima
che
quelli
partissero
per
la
campagna
;
e
a
quest
'
ora
forse
già
correva
,
col
cappello
sfavillante
sotto
il
sole
,
e
il
clarinetto
,
e
una
capra
al
guinzaglio
,
sulla
strada
di
Stigliano
.
Dall
'
uscio
mi
giungeva
un
suono
di
voci
femminili
e
un
pianto
di
bambino
.
Una
diecina
di
donne
,
con
i
bimbi
in
collo
o
per
mano
,
aspettavano
,
pazienti
,
la
mia
levata
.
Volevano
mostrarmi
i
loro
figli
,
perché
li
curassi
.
Erano
tutti
pallidi
,
magri
,
con
dei
grandi
occhi
neri
e
tristi
nei
visi
cerei
,
con
le
pance
gonfie
e
tese
come
tamburi
sulle
gambette
storte
e
sottili
.
La
malaria
,
che
qui
non
risparmia
nessuno
,
si
era
già
insediata
nei
loro
corpi
denutriti
e
rachitici
.
Io
avrei
voluto
evitare
di
occuparmi
di
malati
,
perché
non
era
il
mio
mestiere
,
perché
conoscevo
la
mia
poca
competenza
,
e
sapevo
che
,
facendolo
,
sarei
entrato
,
e
la
cosa
non
mi
sorrideva
,
nel
mondo
stabilito
e
geloso
degli
interessi
dei
signori
del
paese
.
Ma
capii
subito
che
non
avrei
potuto
resistere
a
lungo
nel
mio
proposito
.
Si
ripeté
la
scena
del
giorno
precedente
.
Le
donne
mi
pregavano
,
mi
benedivano
,
mi
baciavano
le
mani
.
Una
speranza
,
una
fiducia
assoluta
era
in
loro
.
Mi
chiedevo
che
cosa
avesse
potuto
generarle
.
Il
malato
di
ieri
era
morto
,
e
io
non
avevo
potuto
far
nulla
per
evitarne
la
morte
:
ma
le
donne
dicevano
che
avevano
visto
che
io
non
ero
,
come
gli
altri
,
un
medicaciucci
,
ma
ero
un
cristiano
bono
e
avrei
guarito
i
loro
figliuoli
.
Era
forse
il
prestigio
naturale
del
forestiero
che
viene
da
lontano
,
e
che
è
perciò
come
un
dio
;
o
piuttosto
si
erano
accorte
che
,
nella
mia
impotenza
,
mi
ero
tuttavia
sforzato
di
far
qualcosa
per
il
moribondo
e
l
'
avevo
guardato
con
interesse
,
e
con
reale
dispiacere
?
Ero
stupito
e
vergognoso
di
questa
fiducia
,
tanto
piena
quanto
immeritata
.
Congedai
le
donne
con
qualche
consiglio
,
ed
uscii
,
dietro
a
loro
,
dalla
stanza
ombrosa
nella
luce
abbagliante
del
mattino
.
Le
ombre
delle
case
erano
nere
e
ferme
,
il
vento
caldo
che
saliva
dai
burroni
sollevava
nuvole
di
polvere
:
nella
polvere
si
spidocchiavano
i
cani
.
Volevo
riconoscere
i
miei
confini
,
che
erano
strettamente
quelli
dell
'
abitato
:
fare
un
primo
viaggio
di
circumnavigazione
della
mia
isola
:
le
terre
,
attorno
,
dovevano
restare
,
per
me
,
uno
sfondo
non
raggiungibile
oltre
le
colonne
d
'
Ercole
podestarili
.
La
casa
della
vedova
è
all
'
estremità
alta
del
paese
su
uno
slargo
che
termina
,
in
fondo
,
alla
chiesa
,
una
piccola
chiesetta
bianca
,
appena
più
grande
delle
case
.
Sull
'
uscio
stava
l
'
Arciprete
,
occupato
a
minacciare
con
un
bastone
un
gruppo
di
ragazzi
che
,
a
qualche
passo
di
distanza
,
gli
facevano
boccacce
e
sberleffi
,
e
si
chinavano
a
terra
,
nell
'
atto
di
volergli
gettare
delle
pietre
.
Al
mio
arrivo
i
ragazzi
scapparono
come
passeri
;
il
prete
li
seguì
con
lo
sguardo
corrucciato
,
brandendo
il
bastone
e
gridando
:
-
Maledetti
,
eretici
,
scomunicati
!
È
un
paese
senza
grazia
di
Dio
,
questo
,
-
disse
poi
,
rivolgendosi
a
me
.
-
In
chiesa
ci
vengono
i
ragazzi
,
per
giocare
.
Ha
visto
?
Se
no
,
non
ci
viene
nessuno
.
La
messa
la
dico
ai
banchi
.
Neppure
battezzati
,
sono
.
E
i
frutti
di
quelle
poche
terre
,
non
c
'
è
verso
di
farseli
pagare
.
Non
ho
ancora
avuti
quelli
dell
'
anno
passato
.
Sono
tutti
fior
di
galantuomini
,
davvero
,
in
questo
paese
,
se
ne
accorgerà
.
Era
un
vecchio
piccolo
e
magro
,
con
degli
occhiali
di
ferro
a
stanghetta
su
un
naso
affilato
,
all
'
ombra
del
pendaglio
rosso
che
scendeva
dal
cappello
,
e
dietro
agli
occhiali
degli
occhietti
pungenti
,
che
passavano
rapidamente
da
una
fissità
ossessionata
a
un
brillare
brusco
di
arguzia
.
La
bocca
sottile
gli
cascava
in
una
piega
di
abituale
amarezza
.
Sotto
all
'
abito
sporco
e
sdrucito
,
pieno
di
frittelle
e
sbottonato
,
spuntavano
gli
stivali
scalcagnati
e
pieni
di
polvere
.
Da
tutto
il
suo
aspetto
spirava
un
'
aria
stanca
di
miseria
mal
sopportata
;
come
le
rovine
di
una
catapecchia
incendiata
,
nera
e
piena
di
erbacce
.
Don
Giuseppe
Trajella
non
era
amato
da
nessuno
in
paese
,
e
dai
signori
del
luogo
,
l
'
avevo
sentito
la
sera
prima
nella
loro
conversazione
,
era
addirittura
esecrato
.
Gli
facevano
ogni
sorta
di
villanie
,
gli
aizzavano
contro
i
ragazzi
,
si
lagnavano
di
lui
col
prefetto
e
col
Vescovo
.
-
L
'
Arciprete
,
se
ne
guardi
,
-
mi
aveva
detto
il
podestà
.
-
È
una
disgrazia
per
il
nostro
paese
:
una
profanazione
della
casa
di
Dio
.
È
sempre
ubriaco
.
Non
ci
è
ancora
stato
possibile
liberarcene
,
ma
speriamo
di
poterlo
presto
cacciar
via
.
Almeno
a
Gaglianello
,
la
frazione
che
è
la
sua
vera
sede
.
È
qui
da
parecchi
anni
,
per
punizione
.
Lo
hanno
mandato
a
Gaglianello
,
lui
che
era
professore
di
Seminario
,
per
castigo
.
Si
permetteva
certe
libertà
con
gli
allievi
,
lei
mi
capisce
.
A
Gagliano
ci
sta
per
abuso
,
perché
non
ce
n
'
è
un
altro
.
Ma
è
un
castigo
per
noi
-
.
Povero
don
Trajella
!
Se
anche
il
diavolo
lo
aveva
tentato
nei
suoi
giovani
anni
,
questa
era
ormai
una
cosa
antica
e
dimenticata
.
Ora
egli
non
si
reggeva
quasi
in
piedi
,
non
era
che
un
povero
vecchio
perseguitato
e
inasprito
,
una
pecora
nera
e
malata
in
un
gregge
di
lupi
.
Ma
,
lo
si
capiva
anche
nella
sua
decadenza
,
ai
bei
tempi
in
cui
insegnava
teologia
al
Seminario
di
Melfi
e
a
quello
di
Napoli
,
don
Giuseppe
Trajella
da
Tricarico
doveva
essere
stato
un
uomo
buono
,
intelligente
,
pieno
di
spirito
e
di
risorse
.
Scriveva
vite
di
santi
,
dipingeva
,
scolpiva
,
si
occupava
vivacemente
delle
cose
del
mondo
.
L
'
improvvisa
disgrazia
lo
aveva
colpito
,
lo
aveva
staccato
da
tutto
e
l
'
aveva
buttato
,
come
un
relitto
,
su
quella
lontana
spiaggia
inospitale
.
Egli
si
era
lasciato
cadere
a
picco
,
godendo
amaramente
di
fare
più
grande
la
propria
miseria
.
Non
aveva
più
toccato
un
libro
né
un
pennello
.
Gli
anni
erano
passati
,
e
di
tutte
le
antiche
passioni
una
sola
era
rimasta
,
e
aveva
preso
il
carattere
della
fissazione
:
il
rancore
.
Trajella
odiava
il
mondo
,
perché
il
mondo
lo
perseguitava
.
Si
era
ridotto
a
vivere
solo
,
senza
parlare
con
nessuno
,
nella
sola
compagnia
di
sua
madre
,
una
vecchia
di
novant
'
anni
,
inebetita
e
impotente
.
Il
suo
solo
conforto
(
oltre
alla
bottiglia
,
forse
)
era
di
passare
il
giorno
a
scrivere
epigrammi
latini
contro
il
podestà
,
i
carabinieri
,
le
autorità
e
i
contadini
.
-
È
un
paese
di
asini
,
questo
,
non
di
cristiani
,
-
mi
disse
,
invitandomi
a
entrare
con
lui
nella
chiesa
.
-
Lei
sa
il
latino
,
vero
?
Gallianus
,
Gallianellus
Asinus
et
asellus
Nihil
aliud
in
sella
Nisi
Joseph
Traiella
.
La
chiesa
non
era
che
uno
stanzone
imbiancato
a
calce
,
sporco
e
trasandato
,
con
in
fondo
un
altare
disadorno
su
un
palco
di
legno
,
e
un
piccolo
pulpito
addossato
a
una
parete
.
I
muri
,
pieni
di
crepe
,
erano
ricoperti
da
vecchi
quadri
secenteschi
dalle
tele
scrostate
e
piene
di
strappi
,
malamente
appesi
in
disordine
in
parecchie
file
.
-
Questi
vengono
dalla
vecchia
chiesa
:
sono
le
uniche
cose
che
abbiamo
potuto
salvare
.
Li
guardi
,
lei
,
che
è
pittore
.
Ma
non
valgono
molto
.
Questa
d
'
ora
non
era
che
una
cappella
.
La
vera
chiesa
,
la
Madonna
degli
Angeli
,
era
in
basso
,
all
'
altra
estremità
del
paese
,
dove
c
'
è
la
frana
.
La
chiesa
è
crollata
improvvisamente
,
è
cascata
nel
burrone
,
tre
anni
fa
.
Per
fortuna
era
notte
,
l
'
abbiamo
scampata
bella
.
Qui
ci
sono
continuamente
le
frane
.
Quando
piove
,
la
terra
cede
e
scivola
,
e
le
case
precipitano
.
Ne
va
giù
qualcuna
tutti
gli
anni
.
Mi
fanno
ridere
con
i
loro
muretti
di
sostegno
.
Fra
qualche
anno
questo
paese
non
esisterà
più
.
Sarà
tutto
in
fondo
al
precipizio
.
Pioveva
da
tre
giorni
quando
è
caduta
la
chiesa
.
Ma
tutti
gli
inverni
è
la
stessa
cosa
:
qualche
disastro
,
piccolo
o
grosso
,
avviene
tutti
gli
anni
,
qui
come
in
tutti
gli
altri
paesi
della
provincia
.
Non
ci
sono
alberi
né
rocce
,
e
l
'
argilla
si
scioglie
,
scorre
in
basso
come
un
torrente
,
con
tutto
quello
che
c
'
è
sopra
.
Vedrà
quest
'
inverno
,
anche
lei
.
Ma
le
auguro
di
non
essere
più
qui
allora
.
La
gente
è
peggio
della
terra
.
Profanum
vulgus
-
.
Gli
occhi
dell
'
Arciprete
brillavano
dietro
gli
occhiali
.
-
Abbiamo
dovuto
accontentarci
di
questa
vecchia
cappella
.
Non
c
'
è
campanile
,
la
campana
è
fuori
,
attaccata
a
un
sostegno
.
Bisognerebbe
anche
rifare
il
tetto
,
ci
piove
.
S
'
è
dovuto
anche
puntellarla
.
Vede
che
crepe
nei
muri
?
Ma
i
denari
,
chi
me
li
dà
?
La
chiesa
è
povera
,
e
il
paese
è
poverissimo
:
e
poi
non
sono
cristiani
,
non
hanno
religione
.
Non
mi
portano
nemmeno
i
regalucci
d
'
uso
,
figuriamoci
per
fare
il
campanile
.
E
il
podestà
,
don
Luigi
,
e
gli
altri
,
sono
d
'
accordo
a
non
lasciar
far
nulla
.
Loro
fanno
i
farmacisti
.
Vedrà
,
vedrà
,
le
loro
opere
pubbliche
!
Il
mio
cane
Barone
,
inconsapevole
della
maestà
del
luogo
,
si
affacciava
all
'
uscio
,
stanco
di
aspettarmi
,
abbaiando
allegro
,
e
non
mi
riusciva
di
scacciarlo
o
di
farlo
tacere
.
Presi
allora
congedo
da
don
Trajella
e
mi
avviai
,
per
la
stessa
strada
a
sinistra
della
chiesa
che
avevo
percorso
il
giorno
prima
arrivando
,
verso
le
prime
case
del
paese
.
Era
questa
la
zona
che
mi
era
apparsa
,
il
giorno
avanti
,
passando
rapido
in
automobile
,
accogliente
e
quasi
gentile
d
'
alberi
e
di
verde
.
Ma
ora
,
sotto
il
sole
crudo
del
mattino
,
pareva
che
il
verde
si
fosse
dissolto
nel
grigio
abbagliante
dei
muri
e
della
terra
.
Era
un
gruppo
di
case
costruite
in
disordine
ai
lati
della
strada
,
con
attorno
degli
orticelli
stenti
e
qualche
magro
olivo
.
Quasi
tutte
le
case
erano
costituite
da
una
sola
stanza
,
senza
finestre
,
che
prendeva
luce
dalla
porta
.
Le
porte
erano
sbarrate
,
poiché
i
contadini
erano
nei
campi
:
a
qualche
soglia
stavano
sedute
delle
donne
con
i
bambini
in
grembo
,
o
delle
vecchie
che
filavano
la
lana
;
e
tutte
mi
salutavano
con
un
gesto
,
e
mi
seguivano
con
i
grandi
occhi
spalancati
.
Qua
e
là
alcune
case
avevano
invece
un
primo
piano
,
e
un
balcone
;
e
la
porta
di
strada
invece
di
essere
di
vecchio
legno
nero
e
consumato
,
brillava
pretensiosamente
di
vernice
,
e
si
adornava
di
una
maniglia
di
ottone
.
Erano
le
case
degli
"
americani
"
.
In
mezzo
alle
catapecchie
contadine
stava
una
casetta
lunga
e
stretta
,
a
un
piano
,
costruita
da
poco
nello
stile
cosiddetto
moderno
,
quello
dei
sobborghi
delle
città
:
era
la
caserma
dei
carabinieri
.
Sulla
strada
e
attorno
alle
case
,
nei
mucchi
di
spazzature
e
di
rifiuti
,
le
scrofe
,
circondate
dalle
loro
famiglie
di
maialini
,
dal
viso
di
vecchietti
avidi
e
libidinosi
,
grufolavano
diffidenti
e
feroci
,
e
Barone
ringhiava
rinculando
,
sollevando
il
labbro
sulle
gengive
,
coi
peli
ritti
di
uno
strano
orrore
.
Dopo
l
'
ultima
casa
del
paese
,
dove
la
strada
,
superata
una
selletta
,
comincia
a
scendere
verso
il
Sauro
,
c
'
era
un
breve
spiazzo
di
terra
disuguale
,
coperta
a
tratti
di
un
'
erba
gialla
e
intristita
.
Era
il
campo
sportivo
,
opera
del
podestà
Magalone
.
Qui
dovevano
esercitarsi
i
ragazzi
della
Gil
,
e
si
dovevano
fare
le
adunate
di
popolo
.
A
sinistra
un
sentiero
saliva
ancora
su
un
poggio
poco
distante
coperto
di
ulivi
e
terminava
a
un
cancelletto
di
ferro
,
aperto
tra
due
pilastrini
che
si
continuavano
in
un
muretto
basso
di
mattoni
.
Dietro
il
muretto
spuntavano
due
sottili
cipressi
;
attraverso
il
cancello
si
vedevano
le
tombe
,
bianche
sotto
il
sole
.
Il
cimitero
era
il
limite
estremo
,
in
alto
,
del
terreno
che
mi
era
concesso
.
La
vista
di
lassù
era
più
larga
che
da
ogni
altro
punto
,
e
meno
squallida
.
Non
si
vedeva
tutto
Gagliano
,
che
sta
nascosto
come
un
lungo
serpente
acquattato
fra
le
pietre
;
ma
i
tetti
rosso
gialli
della
parte
alta
apparivano
fra
le
fronde
grige
degli
ulivi
mosse
dal
vento
,
fuori
della
consueta
immobilità
,
come
cose
vive
;
e
,
dietro
questo
primo
piano
colorato
,
le
grandi
distese
desolate
delle
argille
sembravano
ondulare
nell
'
aria
calda
come
sospese
al
cielo
;
e
sopra
il
loro
monotono
biancore
passava
l
'
ombra
mutevole
delle
nubi
estive
.
Le
lucertole
stavano
immobili
sul
muro
assolato
;
una
,
due
cicale
si
rispondevano
a
tratti
,
come
provando
un
canto
,
e
poi
tacevano
improvvise
.
Poiché
di
qui
mi
era
vietato
continuare
,
mi
volsi
al
ritorno
,
scendendo
rapido
al
paese
per
la
strada
percorsa
;
ripassai
davanti
alla
chiesa
,
alla
casa
della
vedova
,
e
,
giù
per
la
discesa
,
arrivai
all
'
ufficio
postale
,
e
al
muretto
della
Fossa
del
Bersagliere
.
Il
podestà
,
maestro
di
scuola
,
era
in
quel
momento
nell
'
esercizio
delle
sue
funzioni
di
insegnante
.
Stava
seduto
al
balcone
della
sua
classe
,
e
fumava
guardando
la
gente
sulla
piazza
,
e
interpellando
democraticamente
tutti
i
passanti
.
Aveva
in
mano
delle
lunghe
canne
,
con
le
quali
,
ogni
tanto
,
ristabiliva
l
'
ordine
senza
muoversi
dalla
seggiola
attraverso
la
finestra
aperta
,
colpendo
,
con
un
colpetto
abilissimo
e
ben
aggiustato
,
la
testa
o
le
mani
dei
ragazzi
che
,
lasciati
soli
,
facevano
troppo
chiasso
.
-
Bella
giornata
,
dottore
!
-
mi
gridò
dal
suo
arengo
,
quando
mi
vide
comparire
sulla
piazza
.
Di
lassù
,
con
le
sue
bacchette
in
mano
,
egli
si
sentiva
veramente
il
padrone
del
paese
,
un
padrone
affabile
,
popolare
e
giusto
;
e
nulla
poteva
sfuggire
alla
sua
vista
.
-
Non
l
'
avevo
ancora
veduto
,
stamattina
.
Dov
'
è
stato
?
A
passeggiare
?
Su
,
fino
al
cimitero
?
Bravo
,
bravo
,
passeggi
,
passeggi
!
Si
diverta
.
E
si
trovi
qua
in
piazza
dopo
colazione
,
alle
cinque
e
mezzo
.
Prima
dormirà
,
credo
.
Le
voglio
far
conoscere
mia
sorella
.
Dove
va
?
A
Gagliano
di
Sotto
?
A
cercare
alloggio
?
Mia
sorella
glielo
troverà
,
non
si
preoccupi
.
Per
un
uomo
come
lei
non
ci
vuole
una
casa
di
contadini
.
Ma
le
troveremo
meglio
,
dottore
!
E
buona
passeggiata
!
Dopo
la
piazza
,
la
strada
risaliva
,
superava
un
costone
,
e
ridiscendeva
in
un
'
altra
minuscola
piazzetta
,
circondata
di
case
basse
.
In
mezzo
alla
piazza
si
ergeva
uno
strano
monumento
,
alto
quasi
quanto
le
case
,
e
,
nell
'
angustia
del
luogo
,
solenne
ed
enorme
.
Era
un
pisciatoio
:
il
più
moderno
,
sontuoso
,
monumentale
pisciatoio
che
si
potesse
immaginare
;
uno
di
quelli
di
cemento
armato
,
a
quattro
posti
,
con
il
tetto
robusto
e
sporgente
,
che
si
sono
costruiti
soltanto
in
questi
ultimi
anni
nelle
grandi
città
.
Sulla
sua
parete
spiccava
come
una
epigrafe
un
nome
familiare
al
cuore
dei
cittadini
:
"
Ditta
Renzi
Torino
"
.
Quale
bizzarra
circostanza
,
o
quale
incantatore
o
quale
fata
poteva
aver
portato
per
l
'
aria
,
dai
lontani
paesi
del
nord
,
quel
meraviglioso
oggetto
,
e
averlo
lasciato
cadere
,
come
un
meteorite
,
nel
bel
mezzo
della
piazza
di
questo
villaggio
,
in
una
terra
dove
non
c
'
è
acqua
né
impianti
igienici
di
nessuna
specie
,
per
centinaia
di
chilometri
tutto
attorno
?
Era
l
'
opera
del
regime
,
del
podestà
Magalone
.
Doveva
essere
costato
,
a
giudicare
dalla
sua
mole
,
le
entrate
di
parecchi
anni
del
comune
di
Gagliano
.
Mi
affacciai
al
suo
interno
:
da
un
lato
un
maiale
stava
bevendo
l
'
acqua
ferma
nel
fondo
del
vaso
,
dall
'
altra
due
ragazzi
ci
buttavano
barche
di
carta
.
Nel
corso
di
tutto
l
'
anno
non
lo
vidi
mai
adibito
ad
altra
funzione
,
né
abitato
da
altri
che
non
fossero
maiali
,
cani
,
galline
,
o
bambini
;
se
non
la
sera
della
festa
della
Madonna
di
settembre
,
in
cui
alcuni
contadini
si
arrampicarono
sul
suo
tetto
per
meglio
godere
,
da
quell
'
altezza
,
lo
spettacolo
dei
fuochi
artificiali
.
Una
sola
persona
lo
usò
spesso
per
l
'
uso
per
cui
era
stato
costruito
;
e
quella
persona
ero
io
:
e
non
l
'
usavo
,
debbo
confessarlo
,
spinto
dal
bisogno
,
ma
mosso
dalla
nostalgia
.
A
un
angolo
della
piazzetta
,
dove
quasi
giungeva
l
'
ombra
lunga
del
monumento
,
uno
zoppo
,
vestito
di
nero
,
con
un
viso
secco
,
serio
,
sacerdotale
,
sottile
come
quello
di
una
faina
,
soffiava
come
un
mantice
nel
corpo
di
una
capra
morta
.
Mi
fermai
a
guardarlo
.
La
capra
era
stata
ammazzata
poco
prima
,
lì
sulla
piazzetta
,
e
sdraiata
sopra
un
tavolaccio
di
legno
su
due
cavalletti
.
Lo
zoppo
,
senza
tagliarne
altrove
la
pelle
,
aveva
fatto
una
piccola
incisione
in
una
delle
zampe
di
dietro
,
vicino
al
piede
,
e
all
'
incisione
aveva
posto
la
bocca
,
e
a
forza
di
polmoni
andava
gonfiando
la
capra
,
staccandone
la
pelle
dalla
carne
.
A
vederlo
così
attaccato
all
'
animale
,
che
andava
a
mano
a
mano
mutando
e
crescendo
,
mentre
l
'
uomo
,
senza
mutare
contegno
,
pareva
assottigliarsi
e
svuotarsi
di
tutto
il
suo
fiato
,
sembrava
di
assistere
a
una
strana
metamorfosi
,
dove
l
'
uomo
si
versasse
,
a
poco
a
poco
,
nella
bestia
.
Quando
la
capra
fu
gonfia
come
una
mongolfiera
,
lo
zoppo
,
stringendo
con
una
mano
la
zampa
,
staccò
finalmente
la
bocca
dal
piede
dell
'
animale
,
e
se
la
pulì
con
la
manica
;
poi
,
rapidamente
,
si
pose
a
rovesciare
la
pelle
della
capra
,
come
un
guanto
che
si
sfili
,
fino
a
che
la
pelle
,
intera
,
fu
tutta
sgusciata
,
e
la
capra
,
nuda
e
spelata
come
un
santo
,
rimase
sola
sul
tavolaccio
a
guardare
il
cielo
,
-
Così
non
si
sciupa
,
si
possono
farne
degli
orci
,
-
mi
spiegò
lo
zoppo
,
pieno
di
sussiego
,
mentre
un
ragazzo
docile
e
taciturno
,
suo
nipote
,
lo
aiutava
a
squartare
la
bestia
.
-
Quest
'
anno
c
'
è
parecchio
lavoro
.
I
contadini
ammazzano
tutte
le
capre
.
Per
forza
.
La
tassa
chi
può
pagarla
?
-
Pare
infatti
che
il
governo
avesse
da
poco
scoperto
che
la
capra
è
un
animale
dannoso
all
'
agricoltura
,
poiché
mangia
i
germogli
e
i
rami
teneri
delle
piante
:
e
aveva
perciò
fatto
un
decreto
valido
ugualmente
per
tutti
i
comuni
del
Regno
,
senza
eccezione
,
che
imponeva
una
forte
imposta
su
ogni
capo
,
del
valore
all
'
incirca
della
bestia
.
Così
,
colpendo
le
capre
,
si
salvavano
gli
alberi
.
Ma
a
Gagliano
non
ci
sono
alberi
,
e
la
capra
è
la
sola
ricchezza
del
contadino
,
perché
campa
di
nulla
,
salta
per
le
argille
deserte
e
dirupate
,
bruca
i
cespugli
di
spine
,
e
vive
dove
,
per
mancanza
di
prati
,
non
si
possono
tenere
né
pecore
né
vitelli
.
La
tassa
sulle
capre
era
dunque
una
sventura
:
e
,
poiché
non
c
'
era
il
denaro
per
pagarla
,
una
sventura
senza
rimedio
.
Bisognava
uccidere
le
capre
,
e
restare
senza
latte
e
senza
formaggio
.
Lo
zoppo
era
un
proprietario
decaduto
,
ma
fiero
tuttavia
della
sua
posizione
sociale
,
che
per
campare
faceva
molti
mestieri
;
e
fra
l
'
altro
era
suo
compito
il
sacrificio
delle
capre
.
Grazie
al
provvido
decreto
ministeriale
potei
,
quell
'
anno
,
trovar
spesso
da
lui
della
carne
:
negli
anni
precedenti
,
mi
disse
,
mi
sarei
dovuto
accontentare
di
mangiarla
molto
di
rado
.
Egli
si
occupava
anche
di
amministrare
i
beni
di
qualche
proprietario
che
non
abitava
in
paese
,
sorvegliava
i
contadini
,
faceva
da
sensale
nelle
vendite
,
metteva
mano
ai
matrimoni
,
conosceva
tutto
e
tutti
;
e
non
c
'
era
avvenimento
o
fatterello
dove
non
si
vedesse
comparire
silenziosamente
la
sua
gamba
zoppa
,
il
suo
abito
nero
e
il
suo
viso
volpino
.
Era
curiosissimo
,
ma
,
nelle
parole
,
riservato
:
le
sue
frasi
si
fermavano
a
mezzo
,
a
lasciare
intendere
che
egli
sapeva
molto
più
che
non
dicesse
;
e
sempre
con
un
che
di
solenne
e
dignitoso
,
e
terribilmente
serio
,
quasi
a
smentire
il
suo
cognome
,
Carnovale
.
Come
seppe
che
cercavo
un
alloggio
e
possibilmente
abbastanza
grande
e
luminoso
da
poterci
dipingere
,
rifletté
un
poco
,
con
aria
concentrata
,
e
mi
disse
che
c
'
era
il
palazzo
dei
suoi
cugini
che
io
forse
conoscevo
,
perché
erano
dei
grandi
dottori
di
Napoli
.
Avrei
forse
potuto
averne
una
parte
,
due
o
tre
stanze
:
avrebbe
subito
scritto
in
città
:
sarebbe
stata
per
me
una
fortuna
,
era
la
sola
casa
che
potesse
convenirmi
.
Era
vuota
,
ma
un
letto
e
gli
altri
mobili
necessari
me
li
avrebbe
potuti
affittare
lui
.
Se
intanto
volevo
visitarlo
,
mi
avrebbe
subito
fatto
accompagnare
dal
nipote
con
le
chiavi
.
Mi
avviai
col
ragazzo
,
anche
lui
nero
,
triste
e
compassato
come
lo
zio
.
La
strada
scendeva
ancora
dopo
la
piazzetta
,
finché
arrivava
ad
un
punto
dove
i
due
burroni
di
destra
e
di
sinistra
non
lasciavano
più
posto
per
le
case
,
e
lì
scorreva
sullo
stretto
ciglione
fra
due
muretti
bassi
,
al
di
là
dei
quali
l
'
occhio
si
perdeva
nel
vuoto
.
Era
un
intervallo
di
un
centinaio
di
metri
fra
Gagliano
alta
e
Gagliano
bassa
;
e
qui
,
fra
le
due
gole
,
il
vento
soffiava
violento
in
perpetuità
.
Verso
il
mezzo
di
questo
intervallo
,
in
un
punto
dove
il
ciglione
si
allarga
un
poco
,
c
'
era
una
delle
due
sole
fontanelle
del
paese
:
l
'
altra
l
'
avevo
vista
in
alto
,
vicino
alla
chiesa
.
La
fontanella
,
che
dava
l
'
acqua
per
tutta
Gagliano
di
Sotto
e
per
buona
metà
di
Gagliano
di
Sopra
,
era
allora
affollata
di
donne
,
come
la
vidi
poi
sempre
,
in
tutte
le
ore
del
giorno
.
Stavano
in
gruppo
,
attorno
alla
fontana
,
alcune
in
piedi
,
altre
sedute
per
terra
,
giovani
e
vecchie
,
tutte
con
una
botticella
di
legno
sul
capo
,
e
la
brocca
di
terra
di
Ferrandina
.
Ad
una
ad
una
si
avvicinavano
alla
fontana
,
e
aspettavano
pazienti
che
l
'
esile
filo
d
'
acqua
riempisse
gorgogliando
la
botte
:
l
'
attesa
era
lunga
.
Il
vento
muoveva
i
veli
bianchi
sui
loro
dorsi
diritti
,
tesi
con
naturalezza
nell
'
equilibrio
del
peso
.
Stavano
immobili
nel
sole
,
come
un
gregge
alla
pastura
;
e
di
un
gregge
avevano
l
'
odore
.
Mi
giungeva
il
suono
confuso
e
continuo
delle
voci
,
un
sussurrare
ininterrotto
.
Al
mio
passaggio
nessuna
si
mosse
,
ma
mi
sentii
colpito
da
diecine
di
sguardi
neri
,
che
mi
seguirono
fermi
e
intensi
,
finché
,
superato
l
'
intervallo
,
ricominciai
a
salire
per
giungere
alle
case
di
Gagliano
di
Sotto
,
che
ridiscende
poi
fino
alla
chiesa
diroccata
e
al
precipizio
.
Giungemmo
in
breve
al
palazzo
:
e
davvero
era
la
sola
costruzione
,
in
paese
,
che
potesse
portare
questo
nome
.
Di
fuori
aveva
un
aspetto
tetro
con
i
suoi
muri
nerastri
e
le
piccole
finestre
ferrate
,
e
i
segni
di
un
secolare
abbandono
.
Era
la
vecchia
dimora
di
una
famiglia
nobile
che
da
molto
tempo
aveva
emigrato
.
Era
stata
poi
adibita
a
caserma
dei
carabinieri
,
che
l
'
avevano
lasciata
per
la
nuova
sede
modernizzante
.
Del
passaggio
dei
militi
serbava
nell
'
interno
i
ricordi
,
nella
sporcizia
e
nello
squallore
delle
pareti
.
C
'
erano
ancora
le
celle
di
sicurezza
,
ricavate
dividendo
un
salone
,
buie
,
con
le
bocche
di
lupo
alle
finestrelle
e
i
grandi
catenacci
alle
porte
.
Ma
le
porte
,
gonfiate
dall
'
acqua
e
dai
geli
,
non
chiudevano
più
;
i
vetri
delle
finestre
erano
tutti
rotti
,
uno
spesso
strato
di
polvere
,
portata
dal
vento
,
copriva
ogni
cosa
.
Dal
soffitto
,
dorato
e
dipinto
,
pendevano
lembi
di
pittura
e
ragnatele
;
i
pavimenti
di
pietra
bianca
e
nera
a
disegno
erano
sconnessi
,
e
qualche
grigio
filo
d
'
erba
cresceva
negli
interstizi
.
Al
nostro
ingresso
nelle
sale
eravamo
accolti
da
un
rumore
rapido
e
furtivo
,
come
di
animali
che
corressero
impauriti
nei
loro
nascondigli
.
Spalancai
una
porta
finestra
,
mi
affacciai
a
un
balcone
,
dalla
pericolante
ringhiera
settecentesca
di
ferro
,
e
,
venendo
dall
'
ombra
dell
'
interno
,
rimasi
quasi
accecato
dall
'
improvviso
biancore
abbagliante
.
Sotto
di
me
c
'
era
il
burrone
;
davanti
,
senza
che
nulla
si
frapponesse
allo
sguardo
,
l
'
infinita
distesa
delle
argille
aride
,
senza
un
segno
di
vita
umana
,
ondulanti
nel
sole
a
perdita
d
'
occhio
,
fin
dove
,
lontanissime
,
parevano
sciogliersi
nel
cielo
bianco
.
Nessun
'
ombra
svariava
questo
immobile
mare
di
terra
,
divorato
da
un
sole
a
picco
.
Era
mezzogiorno
,
ora
di
rientrare
.
Come
avrei
potuto
vivere
in
questa
rovina
nobiliare
?
Tuttavia
il
luogo
aveva
un
suo
triste
incanto
:
avrei
potuto
passeggiare
sulle
pietre
sconnesse
dei
saloni
,
e
preferivo
,
per
compagnia
delle
mie
notti
,
i
pipistrelli
agli
ufficiali
esattoriali
e
alle
cimici
della
vedova
.
Forse
,
pensavo
,
avrei
potuto
far
rimettere
i
vetri
,
farmi
arrivare
da
Torino
una
zanzariera
per
proteggermi
dalla
malaria
,
e
ridar
vita
ai
muri
arcigni
e
cadenti
del
palazzo
.
Dissi
allo
zoppo
che
mi
aspettava
sulla
piazzetta
con
la
sua
capra
squartata
,
che
scrivesse
a
Napoli
,
e
risalii
verso
casa
.
Arrivato
al
muretto
della
Fossa
del
Bersagliere
,
sulla
piazza
,
vidi
un
giovane
biondo
,
alto
e
aitante
,
con
una
camicia
cittadina
dalle
maniche
corte
,
uscire
dall
'
usciolo
di
una
catapecchia
portando
in
mano
un
piatto
di
spaghetti
fumanti
,
traversare
la
piazza
,
posare
il
piatto
sul
muretto
lanciando
un
fischio
di
richiamo
,
e
rientrare
poi
rapidamente
di
dove
era
venuto
.
Mi
fermai
incuriosito
a
guardare
di
lontano
quella
pastasciutta
abbandonata
.
Subito
,
da
una
casa
di
faccia
,
uscì
un
giovane
alto
,
bruno
questo
,
e
bellissimo
,
con
un
viso
pallido
e
malinconico
,
vestito
di
un
abito
grigio
di
taglio
elegante
.
Andò
al
muretto
,
prese
il
piatto
degli
spaghetti
e
ritornò
sui
suoi
passi
.
Giunto
sulla
soglia
,
lanciò
un
'
occhiata
circospetta
alle
finestre
e
alla
piazza
deserta
,
si
volse
verso
di
me
,
sorrise
,
mi
fece
con
la
mano
un
amichevole
cenno
di
saluto
,
e
subito
,
chinandosi
per
passare
nella
porticina
bassa
,
scomparve
in
casa
.
Don
Cosimino
,
il
gobbetto
della
posta
,
stava
chiudendo
il
suo
ufficio
,
e
dal
suo
angolo
nascosto
aveva
visto
tutto
come
me
.
Si
accorse
del
mio
stupore
,
e
mi
fece
col
capo
un
cenno
d
'
intesa
;
io
lessi
la
simpatia
nei
suoi
occhi
tristi
e
arguti
.
-
Questa
scena
,
-
mi
disse
,
-
avviene
tutti
i
giorni
a
quest
'
ora
.
Sono
due
confinati
come
lei
.
Quello
biondo
è
un
muratore
comunista
di
Ancona
,
un
ottimo
ragazzo
.
L
'
altro
è
uno
studente
di
scienze
politiche
di
Pisa
.
Era
ufficiale
della
Milizia
,
e
comunista
anche
lui
.
È
di
famiglia
modesta
,
ma
non
gli
dànno
il
sussidio
perché
sua
madre
e
sua
sorella
sono
maestre
,
e
perciò
,
dicono
,
hanno
i
mezzi
per
mantenerlo
.
Prima
i
confinati
potevano
stare
assieme
,
ma
da
qualche
mese
don
Luigi
Magalone
ha
dato
l
'
ordine
che
non
debbano
neppure
vedersi
.
Quei
due
,
che
facevano
cucina
comune
per
economia
,
ora
sono
costretti
a
preparare
il
pranzo
a
turno
,
un
giorno
per
uno
,
e
a
portare
i
piatti
sul
muretto
,
dove
l
'
altro
li
va
a
prendere
quando
il
primo
è
già
rientrato
in
casa
.
Se
no
,
se
si
incontrassero
,
chissà
che
pericolo
per
lo
Stato
!
-
C
'
eravamo
incamminati
insieme
su
per
la
salita
:
don
Cosimino
abitava
non
lontano
dalla
casa
della
vedova
,
con
la
moglie
e
parecchi
bambini
.
-
Don
Luigi
ci
bada
molto
a
queste
cose
.
Lui
è
per
la
disciplina
.
Le
pensano
insieme
,
lui
e
il
brigadiere
.
Con
lei
spero
sarà
diverso
.
Ma
ad
ogni
modo
non
se
la
prenda
,
dottore
!
-
Don
Cosimino
mi
guardava
di
sotto
in
su
,
consolatore
.
-
Hanno
la
mania
di
fare
i
poliziotti
,
e
vogliono
saper
tutto
,
Il
muratore
ha
avuto
anche
delle
noie
.
Parlava
con
dei
contadini
,
e
cercava
di
spiegare
le
teorie
di
Darwin
,
che
l
'
uomo
deriva
dalla
scimmia
.
Io
già
non
sono
darwinista
,
-
e
don
Cosimino
sorrideva
arguto
,
-
ma
non
ci
vedo
nulla
di
male
,
se
qualcuno
ci
crede
.
Don
Luigi
lo
è
venuto
a
sapere
,
naturalmente
.
E
ha
fatto
una
scenata
terribile
.
L
'
avesse
sentito
gridare
!
Ha
detto
al
muratore
che
le
teorie
di
Darwin
sono
contro
la
religione
cattolica
,
che
il
cattolicismo
e
il
fascismo
sono
una
cosa
sola
,
e
che
perciò
parlare
di
Darwin
è
fare
dell
'
antifascismo
.
E
ha
scritto
anche
a
Matera
,
alla
questura
,
che
il
muratore
faceva
propaganda
sovversiva
.
Ma
i
contadini
gli
vogliono
bene
.
È
gentile
e
sa
far
di
tutto
-
.
Eravamo
arrivati
a
casa
sua
.
-
Stia
di
buon
umore
,
-
mi
disse
.
-
Lei
è
appena
arrivato
,
e
si
deve
abituare
.
Ma
tutto
questo
passerà
.
Quasi
timoroso
di
aver
detto
troppo
,
questo
angelo
gobbo
mi
salutò
bruscamente
e
mi
lasciò
.
Il
podestà
era
sulla
piazza
,
il
pomeriggio
,
per
condurmi
dalla
sorella
.
Donna
Caterina
.
Magalone
Cuscianna
ci
aspettava
,
aveva
preparato
il
caffè
e
dei
dolci
di
farina
fatti
con
le
sue
mani
.
Mi
accolse
con
grande
cordialità
sull
'
uscio
,
mi
condusse
in
salotto
,
una
stanza
dai
mobiletti
modesti
,
piena
di
ninnoli
a
buon
mercato
,
di
cuscini
con
il
Pierrot
e
di
bamboline
di
panno
,
si
informò
della
mia
famiglia
,
commiserò
la
mia
solitudine
,
mi
assicurò
che
avrebbe
fatto
il
possibile
per
rendere
meno
sgradevole
il
mio
soggiorno
:
fu
,
insomma
,
l
'
amabilità
in
persona
.
Era
una
donna
di
una
trentina
d
'
anni
,
piccola
e
grassoccia
.
Di
viso
assomigliava
al
fratello
,
ma
con
un
aspetto
più
volontario
e
appassionato
.
Gli
occhi
aveva
nerissimi
,
come
i
capelli
;
la
pelle
lucida
e
giallastra
e
i
denti
guasti
le
davano
un
aspetto
malsano
.
Era
vestita
da
donna
di
casa
in
faccende
,
con
gli
abiti
in
disordine
per
il
lavoro
e
per
il
caldo
.
Parlava
con
una
voce
alta
,
stridula
,
sempre
tesa
e
esagerata
.
-
Vedrà
,
dottore
,
qui
si
troverà
bene
.
Per
la
casa
me
ne
occuperò
subito
.
Ora
non
ce
ne
sono
,
ma
presto
se
ne
faranno
delle
libere
.
Lei
deve
avere
un
buon
alloggio
,
e
una
stanza
per
ricevere
i
malati
.
Le
troverò
anche
una
serva
.
Assaggi
queste
focacce
,
lei
sarà
abituato
a
cose
più
fini
.
La
sua
mamma
ne
farà
di
migliori
.
Queste
sono
all
'
uso
del
paese
.
Ma
come
mai
l
'
hanno
mandato
al
confino
?
Certamente
è
stato
uno
sbaglio
.
Mussolini
non
può
essere
informato
di
tutto
,
c
'
è
chi
magari
crede
di
far
bene
,
e
fa
delle
cose
ingiuste
.
E
poi
,
in
città
,
si
possono
avere
dei
nemici
.
Da
queste
parti
ci
sono
anche
dei
fascisti
confinati
.
C
'
è
Arpinati
,
il
federale
di
Bologna
,
in
un
paese
qua
vicino
:
lui
però
può
viaggiare
come
gli
pare
.
Ora
avremo
la
guerra
.
Mio
marito
è
andato
volontario
.
Capisce
,
con
la
sua
carica
,
doveva
dare
l
'
esempio
.
Non
importano
le
idee
,
ma
la
Patria
.
Anche
lei
è
per
l
'
Italia
,
non
è
vero
?
Certo
,
l
'
hanno
mandata
qui
per
errore
.
Ma
per
noi
è
una
grande
fortuna
che
lei
sia
arrivato
!
-
Don
Luigi
,
con
l
'
aria
di
chi
non
si
vuol
compromettere
,
taceva
;
e
di
lì
a
poco
,
dicendo
che
aveva
da
fare
,
se
ne
andò
.
Rimasti
soli
,
donna
Caterina
,
mentre
mi
versava
il
caffè
nella
tazzina
giapponese
,
e
mi
invitava
ad
assaggiare
una
marmellata
di
cotogne
fatta
in
casa
,
continuava
,
sullo
stesso
tono
eccessivo
,
a
lodarmi
e
a
promettermi
il
suo
aiuto
in
quanto
potesse
occorrermi
.
Era
cordialità
naturale
,
o
gusto
femminile
e
materno
di
protezione
,
o
piacere
di
mostrare
la
sua
autorità
nel
paese
e
la
sua
abilità
di
donna
di
casa
a
un
signore
del
nord
?
C
'
era
tutto
questo
,
c
'
era
la
cordialità
,
c
'
era
la
maternità
,
c
'
era
l
'
autorità
politica
,
c
'
era
l
'
abilità
di
cucina
:
donna
Caterina
sapeva
fare
veramente
bene
le
marmellate
le
conserve
,
le
torte
,
le
olive
al
forno
,
i
fichi
secchi
con
le
mandorle
e
le
salsicce
col
peperone
spagnolo
.
Ma
,
si
sentiva
,
c
'
era
anche
dell
'
altro
:
una
passione
più
precisa
e
personale
,
nella
quale
il
mio
arrivo
inaspettato
si
inseriva
e
prendeva
posto
;
una
passione
che
il
mio
arrivo
rinforzava
,
come
un
vento
improvviso
,
un
fuoco
sopito
.
-
È
una
grande
fortuna
averla
qui
con
noi
!
Deve
starci
tre
anni
?
Capisco
che
lei
vorrà
andarsene
prima
,
e
glielo
auguro
,
ma
per
noi
vorrei
che
lei
restasse
.
È
un
buon
paese
,
tutti
buoni
italiani
e
fascisti
,
e
poi
,
Luigino
è
podestà
;
mio
marito
era
segretario
del
fascio
,
e
nella
sua
assenza
sono
io
che
ne
faccio
le
veci
:
non
c
'
è
molto
da
fare
.
Lei
sarà
come
in
famiglia
.
Finalmente
avremo
un
medico
,
non
ci
toccherà
più
fare
un
viaggio
ogni
volta
che
siamo
malati
.
A
proposito
,
le
farò
vedere
mio
suocero
che
sta
qui
con
me
.
Lo
zio
Giuseppe
,
il
dottor
Milillo
,
è
vecchio
e
si
deve
ritirare
.
E
quell
'
altro
,
che
avvelena
tutto
il
paese
con
la
farmacia
delle
sue
nipoti
,
non
avvelenerà
più
nessuno
,
lui
e
quelle
donnacce
,
lui
e
quelle
puttane
!
La
voce
di
donna
Caterina
era
ad
un
tratto
arrivata
al
massimo
dell
'
acutezza
e
dell
'
esasperazione
:
la
passione
sotterranea
,
e
che
non
riusciva
a
nascondersi
,
non
c
'
era
dubbio
,
era
l
'
odio
;
un
odio
concentrato
,
continuo
come
una
fissazione
,
e
,
nell
'
ozio
di
ogni
altro
sentimento
,
e
nell
'
animo
di
una
donna
,
pratico
,
creativo
,
combinatorio
.
Donna
Caterina
odiava
quelle
"
donnacce
"
della
farmacia
,
odiava
il
loro
zio
,
il
dottor
Concetto
Gibilisco
,
odiava
tutto
il
partito
di
parenti
e
di
compari
di
San
Giovanni
che
faceva
capo
a
lui
,
odiava
quelli
che
a
Matera
lo
proteggevano
.
Io
ero
stato
mandato
dalla
Provvidenza
,
e
non
importava
quale
fosse
il
pretesto
politico
del
mio
arrivo
,
unicamente
perché
potessi
servire
di
strumento
al
suo
odio
.
Io
dovevo
ridurre
Gibilisco
sul
lastrico
,
e
far
chiudere
la
farmacia
,
o
farla
togliere
alle
sue
nipoti
.
Donna
Caterina
era
una
donna
attiva
e
immaginativa
.
Era
la
vera
padrona
del
paese
.
Molto
più
intelligente
del
fratello
,
e
più
volontaria
,
sapeva
di
poter
fare
di
lui
quello
che
voleva
,
pur
di
lasciargli
l
'
apparenza
dell
'
autorità
.
Che
cosa
fosse
il
fascio
e
il
fascismo
,
non
le
interessava
e
non
lo
sapeva
.
Per
lei
,
essere
segretario
del
fascio
era
un
meno
qualunque
per
comandare
.
Appena
saputo
del
mio
arrivo
,
aveva
subito
immaginato
un
piano
d
'
azione
,
lo
aveva
imposto
al
fratello
e
aveva
ottenuto
,
per
quanto
con
maggiore
difficoltà
,
di
farlo
tollerare
al
vecchio
zio
.
Essa
supponeva
che
io
ci
tenessi
a
fare
il
medico
,
e
a
cavarne
il
massimo
guadagno
possibile
:
bisognava
incoraggiarmi
in
questo
proposito
,
e
assicurarmi
che
,
grazie
alla
loro
autorità
,
non
me
ne
sarebbero
venute
delle
noie
;
farmi
capire
che
dipendeva
da
loro
riuscire
nel
mio
intento
.
Bisognava
subito
usarmi
ogni
cortesia
e
insieme
farmi
conoscere
la
sua
potenza
,
per
evitare
che
io
potessi
,
magari
inconsapevolmente
,
accordarmi
in
qualche
modo
con
i
loro
nemici
.
Don
Luigino
,
abituato
a
molto
rigore
con
i
confinati
,
temeva
di
compromettersi
trattandomi
con
gentilezza
,
e
non
voleva
invitarmi
a
casa
sua
:
i
suoi
nemici
avrebbero
potuto
denunciarlo
;
sarebbe
stata
dunque
lei
stessa
ad
agire
,
e
a
cercare
di
trarmi
dalla
loro
parte
.
Questo
suo
odio
era
un
aspetto
dell
'
odio
tradizionale
fra
i
due
gruppi
di
famiglie
dominanti
il
paese
;
e
forse
anche
qui
,
come
a
Grassano
,
si
sarebbe
potuto
risalire
molto
addietro
.
Si
può
supporre
che
i
Gibilisco
,
famiglia
di
medici
,
fossero
un
secolo
fa
dei
liberali
,
e
i
Magalone
,
di
estrazione
più
popolare
e
più
recente
,
avessero
avuto
a
che
fare
coi
borbonici
e
coi
briganti
;
non
potei
mai
appurare
le
cose
.
Ma
è
certo
che
,
oltre
alla
inimicizia
tradizionale
,
una
ragione
più
particolare
e
privata
muoveva
il
cuore
di
donna
Caterina
,
e
non
tardai
,
dai
suoi
accenni
non
abbastanza
reticenti
e
dalle
chiacchiere
delle
donne
in
paese
,
a
conoscerla
.
Il
marito
di
donna
Caterina
,
un
grosso
uomo
dalla
faccia
militarescamente
burbanzosa
e
ottusa
,
la
cui
fotografia
in
divisa
da
capitano
troneggiava
nel
salotto
,
il
maestro
di
scuola
Nicola
Cuscianna
,
segretario
del
fascio
di
Gagliano
e
braccio
destro
di
suo
cognato
e
di
sua
moglie
nel
dominio
sul
paese
,
era
stato
stregato
dai
begli
occhi
neri
,
dall
'
alto
corpo
flessuoso
,
dalla
bianca
carnagione
della
bella
figlia
del
farmacista
,
che
pure
apparteneva
alla
famiglia
nemica
.
Se
fossero
davvero
amanti
o
se
la
cosa
non
fosse
che
una
esagerazione
di
male
lingue
,
non
l
'
ho
mai
potuto
sapere
,
ma
donna
Caterina
ne
era
convinta
.
Donna
Caterina
non
era
più
giovane
,
i
vent
'
anni
e
la
bellezza
della
sua
rivale
non
potevano
non
farla
tremare
.
I
due
supposti
amanti
non
potevano
mai
vedersi
,
in
un
paese
così
piccolo
,
con
mille
occhi
attenti
su
di
loro
,
e
con
quelli
vivi
e
sempre
aperti
di
donna
Caterina
,
che
non
li
perdeva
di
vista
un
minuto
.
Non
c
'
era
che
un
mezzo
per
poter
soddisfare
l
'
irresistibile
passione
,
secondo
quanto
immaginava
,
nella
sua
gelosia
,
la
moglie
tradita
:
donna
Caterina
doveva
scomparire
;
ed
essi
così
avrebbero
potuto
sposarsi
.
La
bruna
incantatrice
e
la
sua
bionda
e
insignificante
sorella
erano
le
padrone
incontrollate
e
incompetenti
della
farmacia
paterna
,
affidata
illegalmente
alla
loro
gestione
;
e
tutto
il
paese
mormorava
e
temeva
gli
effetti
della
loro
eccessiva
disinvoltura
nel
pesare
le
medicine
.
Il
mezzo
per
la
soppressione
di
donna
Caterina
era
dunque
a
portata
di
mano
:
il
veleno
.
E
il
veleno
avrebbe
operato
senza
pericolo
di
scoperta
:
dei
due
medici
del
paese
,
l
'
uno
era
lo
zio
dell
'
avvelenatrice
,
e
certamente
complice
;
l
'
altro
,
vecchio
e
rimbambito
,
non
era
in
grado
di
accorgersi
di
nulla
.
Donna
Caterina
sarebbe
morta
,
e
i
due
amanti
,
impuniti
e
felici
,
avrebbero
riso
insieme
sulla
sua
tomba
.
Quale
verità
stava
sotto
questa
immaginazione
delittuosa
?
Quali
indizi
segreti
,
quali
biglietti
d
'
amore
carpiti
,
quali
velati
accenni
nella
convivenza
quotidiana
avevano
generato
in
quell
'
animo
geloso
e
violento
,
il
dubbio
prima
,
e
poi
una
specie
di
ossessionata
certezza
?
Lo
ignoro
:
ma
donna
Caterina
credeva
al
prodotto
della
sua
fantasia
;
e
del
progettato
delitto
riversava
la
colpa
non
tanto
sul
marito
,
che
era
stato
stregato
,
quanto
sulla
rivale
,
e
su
tutti
coloro
che
avevano
,
in
qualunque
modo
,
a
che
fare
con
lei
.
L
'
odio
tradizionale
,
la
lotta
personale
per
il
potere
in
paese
,
alimentata
da
queste
nuove
ragioni
,
si
fece
violenta
e
feroce
.
L
'
avvelenatrice
e
tutti
i
suoi
dovevano
pagar
caro
il
loro
delitto
.
Quanto
al
marito
,
donna
Caterina
sapeva
come
trattarlo
.
Non
si
doveva
fare
scandali
,
nessuno
doveva
sospettare
di
nulla
.
Donna
Caterina
gli
rinfacciò
ogni
giorno
,
fra
le
pareti
domestiche
,
le
sue
colpe
,
lo
accusò
di
adulterio
e
di
assassinio
,
e
gli
vietò
l
'
accesso
al
letto
coniugale
.
L
'
autorevole
e
temuto
segretario
del
fascio
di
Gagliano
perdeva
,
entrando
in
casa
sua
,
ogni
burbanza
:
sotto
gli
occhi
neri
e
fiammanti
della
moglie
egli
era
l
'
ultimo
dei
reprobi
,
un
peccatore
senza
possibilità
di
perdono
;
e
doveva
acconciarsi
a
dormire
solo
,
su
un
sofà
nel
salotto
.
Questa
triste
vita
durò
sei
mesi
;
finché
apparve
la
sola
possibilità
di
salvezza
e
di
redenzione
:
la
guerra
d
'
Africa
.
Il
delinquente
umiliato
chiese
di
andare
volontario
,
pensando
che
avrebbe
così
espiato
le
sue
colpe
,
si
sarebbe
riconciliato
,
al
ritorno
,
con
la
moglie
,
e
intanto
avrebbe
preso
lo
stipendio
di
capitano
,
assai
superiore
a
quello
di
maestro
di
scuola
;
e
partì
.
Il
suo
esempio
,
purtroppo
,
non
fu
seguito
da
nessuno
.
Il
capitano
Cuscianna
e
il
tenente
Decunto
di
Grassano
di
cui
ho
parlato
furono
i
soli
volontari
in
questi
due
paesi
.
Ma
,
seppure
a
pochi
,
anche
le
guerre
servono
a
qualche
cosa
.
Il
capitano
Cuscianna
era
dunque
un
eroe
,
donna
Caterinia
la
moglie
di
un
eroe
,
e
nessuno
del
partito
avverso
poteva
vantare
,
a
Matera
,
simile
benemerenza
.
E
ora
io
ero
arrivato
,
mandato
evidentemente
da
Dio
,
per
aiutare
donna
Caterina
a
compiere
le
sue
vendette
.
-
Anche
Luigino
voleva
andare
volontario
,
con
mio
marito
.
Si
vogliono
bene
come
due
fratelli
.
Sempre
assieme
,
sempre
l
'
uno
per
l
'
altro
.
Ma
Luigino
ha
poca
salute
,
è
sempre
malato
.
Fortuna
che
ora
c
'
è
lei
.
E
poi
,
chi
sarebbe
rimasto
in
paese
,
per
tenere
un
po
'
d
'
ordine
e
fare
la
propaganda
?
-
mi
diceva
la
donna
,
mentre
,
attirato
dall
'
odore
delle
focaccine
,
faceva
il
suo
ingresso
nella
stanza
,
a
passettini
cortissimi
,
lenti
e
impacciati
,
avvolto
in
una
palandrana
,
con
una
papalina
ricamata
in
capo
e
la
pipa
nella
bocca
sdentata
,
don
Pasquale
Cuscianna
,
suo
suocero
.
Era
un
vecchio
grasso
,
pesante
e
sordo
,
goloso
e
avidissimo
come
un
enorme
baco
da
seta
.
Era
anche
lui
,
come
suo
figlio
e
don
Luigi
Magalone
,
maestro
elementare
:
da
parecchi
anni
in
pensione
.
Gagliano
,
come
l
'
Italia
,
era
in
quel
tempo
in
mano
ai
maestri
di
scuola
.
Onorato
da
tutti
,
stava
in
casa
tutto
il
giorno
mangiando
o
dormendo
,
o
si
sedeva
sul
muretto
della
piazza
a
fumare
.
Era
malato
,
mi
disse
subito
la
nuora
,
aveva
un
restringimento
uretrale
,
e
forse
un
po
'
di
diabete
.
Questo
non
gli
impedì
di
buttarsi
,
appena
arrivato
,
a
divorare
con
straordinaria
voracità
le
focaccette
avanzate
.
Si
sdraiò
poi
,
con
dei
grugniti
di
soddisfazione
,
su
una
sedia
a
sdraio
,
fece
mostra
di
partecipare
alla
conversazione
,
di
cui
non
sentiva
nulla
per
la
sordità
,
con
qualche
borbottìo
,
e
,
bofonchiando
e
soffiando
a
tratti
,
non
tardò
ad
addormentarsi
.
Stavo
per
prendere
congedo
,
quando
si
precipitarono
nella
stanza
strillando
,
saltando
,
gesticolando
,
stupefacendosi
,
esclamando
,
levando
le
braccia
al
cielo
,
abbracciando
donna
Caterina
due
ragazze
sui
venticinque
anni
,
età
,
in
questi
paesi
,
già
rispettabile
per
una
guagnedda
vacantìa
,
per
una
fanciulla
da
marito
.
Erano
tarchiate
,
grassotte
,
esuberanti
,
nere
come
sacchi
di
carbone
,
con
neri
capelli
corti
arricciolati
e
svolazzanti
,
neri
occhi
che
lanciavano
fiamme
,
neri
baffi
sulle
grandi
bocche
carnose
e
neri
peli
sulle
braccia
e
sulle
gambe
in
perpetuo
movimento
.
Erano
le
due
figlie
del
dottor
Milillo
,
Margherita
e
Maria
.
Donna
Caterina
le
aveva
mandate
a
chiamare
per
presentarmele
;
le
due
fanciulle
si
erano
tinte
le
labbra
per
l
'
occasione
,
con
spessi
strati
di
rossetto
stridente
,
si
erano
infarinate
il
viso
con
una
cipria
candida
,
avevano
infilate
delle
scarpe
col
tacco
,
ed
erano
accorse
.
Erano
delle
gran
buone
ragazze
senza
un
pensiero
in
mente
,
di
una
meravigliosa
ingenuità
e
ignoranza
.
Tutto
le
stupiva
,
di
tutto
facevano
le
meraviglie
,
del
mio
cane
,
del
mio
vestito
,
della
mia
pittura
,
con
degli
urti
di
voce
acutissimi
,
il
frinire
e
i
salti
di
due
nere
cavallette
.
Si
misero
subito
a
parlare
di
focacce
,
di
torte
e
di
cucina
.
Donna
Caterina
non
finiva
di
farmi
il
loro
elogio
:
erano
due
ottime
massaie
.
Probabilmente
anche
Margherita
e
Maria
entravano
nei
calcoli
appassionati
di
donna
Caterina
:
erano
insieme
il
mezzo
,
nella
sua
immaginazione
,
per
persuadere
lo
zio
a
farmi
buon
viso
,
e
per
attrarmi
,
e
forse
legarmi
,
al
suo
partito
:
chi
infatti
avrei
potuto
desiderare
di
meglio
,
in
un
paese
,
che
una
figlia
di
dottore
?
Donna
Caterina
mi
aveva
chiesto
se
non
ero
fidanzato
,
e
avrebbe
poi
con
comodo
,
potuto
controllare
la
mia
risposta
negativa
con
la
censura
postale
fatta
di
nascosto
da
don
Luigino
.
Le
due
povere
fanciulle
,
come
me
strumenti
inconsapevoli
di
una
superiore
Provvidenza
,
erano
accompagnate
da
un
ragazzotto
sui
diciott
'
anni
mal
vestito
,
con
un
viso
giallo
e
storto
,
dagli
occhi
ebeti
,
e
un
grande
labbrone
penzolante
,
che
rimaneva
,
zitto
e
intontito
,
in
un
angolo
della
stanza
.
Era
il
loro
fratello
,
l
'
unico
maschio
di
casa
Milillo
.
Il
vecchio
dottore
,
che
intanto
era
arrivato
,
mi
confidò
che
il
ragazzo
,
che
era
buonissimo
,
gli
dava
però
pensiero
,
perché
,
avendo
avuto
una
cefalopatia
,
era
rimasto
un
po
'
arretrato
,
e
non
c
'
era
verso
di
farlo
studiare
.
Lo
aveva
mandato
al
ginnasio
,
e
in
non
so
quali
altre
scuole
,
ma
senza
successo
.
Aveva
provato
a
fargli
studiare
agraria
,
e
non
c
'
era
riuscito
.
Il
ragazzo
voleva
entrare
ora
al
corso
per
sottufficiale
dei
carabinieri
,
e
sarebbe
partito
tra
poco
.
Non
sognava
che
la
divisa
.
Non
era
questo
l
'
avvenire
che
il
padre
aveva
sperato
per
lui
,
ma
era
tuttavia
una
buona
posizione
.
Io
non
potevo
dargli
torto
:
sarebbe
stato
,
il
povero
demente
,
un
brigadiere
inoffensivo
.
Donna
Caterina
riportò
il
discorso
,
ad
intenzione
dello
zio
,
sulla
mia
arte
medica
.
Avevo
un
bello
sforzarmi
a
farle
intendere
che
io
desideravo
soltanto
di
fare
il
pittore
:
essa
non
mi
ascoltava
.
E
.
il
dottore
,
col
suo
abituale
imbarazzato
balbettio
,
mi
raccomandò
che
,
ad
ogni
modo
,
se
avessi
visitato
dei
malati
,
badassi
a
non
lasciarmi
ingannare
da
una
malintesa
generosità
o
dal
buon
cuore
,
perché
tutti
cercavano
di
non
pagare
,
ma
invece
le
tariffe
nazionali
erano
obbligatorie
,
che
si
era
tenuti
a
rispettarle
per
solidarietà
professionale
,
per
il
decoro
a
cui
non
si
poteva
mancare
o
che
so
io
.
Il
vecchio
medico
non
apparteneva
se
non
passivamente
al
partito
dei
suoi
nipoti
,
e
non
partecipava
se
non
per
obbligo
di
parentela
alle
loro
passioni
.
Era
"
troppo
buono
"
,
come
dicevano
donna
Caterina
e
don
Luigino
.
Antico
nittiano
,
arrivava
anche
a
disapprovare
in
privato
il
fascismo
del
podestà
e
a
criticare
la
sua
fanfaronaggine
,
le
sue
arie
di
autorità
e
i
suoi
gusti
polizieschi
,
ma
finiva
per
adattarvisi
,
per
amor
di
pace
,
e
per
trovarci
il
suo
tornaconto
.
Si
sarebbe
acconciato
,
sotto
la
spinta
dei
nipoti
,
e
fors
'
anche
per
l
'
interesse
delle
figlie
,
a
non
mettermi
i
bastoni
nelle
ruote
;
ma
non
voleva
apparire
come
un
vecchio
di
cui
non
si
dovesse
tener
conto
e
che
si
potesse
manovrare
a
piacimento
.
Aveva
il
suo
decoro
e
il
suo
puntiglio
.
Perciò
dovetti
subirmi
da
lui
delle
lunghissime
,
complicate
spiegazioni
e
un
mucchio
di
paterni
e
interessati
consigli
.
Badassi
a
farmi
pagare
,
rispettassi
le
tariffe
,
non
credessi
alle
chiacchiere
dei
contadini
,
che
sono
bugiardi
e
ignoranti
,
e
quanto
più
sono
beneficiati
,
tanto
più
sono
sconoscenti
e
ingrati
.
Egli
era
in
paese
da
più
di
quarant
'
anni
,
li
aveva
curati
tutti
,
li
aveva
beneficati
in
tutti
i
modi
,
e
quelli
lo
ripagavano
dicendo
che
era
rimbambito
e
incapace
.
Ma
egli
era
tutt
'
altro
che
rimbambito
.
Era
doloroso
vedere
l
'
ingratitudine
dei
contadini
.
E
le
loro
superstizioni
.
E
la
loro
ostinazione
.
E
così
via
,
all
'
infinito
.
Quando
potei
finalmente
liberarmi
dai
balbettii
senili
del
dottore
,
dagli
strilli
entusiastici
delle
figlie
,
dai
grugniti
di
don
Pasquale
e
dai
sorrisi
d
'
intesa
di
donna
Caterina
,
era
il
crepuscolo
.
I
contadini
risalivano
le
strade
con
i
loro
animali
e
rifluivano
alle
loro
case
,
come
ogni
sera
,
con
la
monotonia
di
una
eterna
marea
,
in
un
loro
oscuro
,
misterioso
mondo
senza
speranza
.
Gli
altri
,
i
signori
,
li
avevo
ormai
fin
troppo
conosciuti
,
e
sentivo
con
ribrezzo
il
contatto
attaccaticcio
della
assurda
tela
di
ragno
della
loro
vita
quotidiana
;
polveroso
nodo
senza
mistero
,
di
interessi
,
di
passioni
miserabili
,
di
noia
,
di
avida
impotenza
,
e
di
miseria
.
Ora
,
come
domani
e
sempre
,
ripassando
per
l
'
unica
strada
del
paese
,
avrei
dovuto
ancora
rivederli
sulla
piazza
,
e
riascoltare
senza
fine
i
loro
astiosi
lamenti
.
Che
cosa
ero
venuto
a
fare
quaggiù
?
Il
cielo
era
rosa
verde
e
viola
,
gli
incantevoli
colori
delle
terre
malariche
,
e
pareva
lontanissimo
.
Rimasi
in
casa
della
vedova
per
una
ventina
di
giorni
,
in
attesa
di
trovare
altro
alloggio
.
L
'
estate
splendeva
nel
suo
ardore
funesto
:
il
sole
pareva
fermarsi
in
mezzo
al
cielo
,
le
argille
si
spaccavano
per
l
'
arsura
.
Nelle
fessure
della
terra
assetata
si
annidavano
le
serpi
,
le
vipere
corte
e
tozze
di
qui
,
che
i
contadini
chiamano
cortopassi
,
dal
veleno
mortale
.
"
Cortopassi
cortopassi
,
ove
te
trova
,
là
te
lassi
"
.
Un
vento
continuo
faceva
asciugare
anche
i
corpi
degli
uomini
:
le
giornate
passavano
in
una
luce
senza
pietà
,
monotone
nell
'
attesa
del
tramonto
e
del
fresco
della
sera
.
Stavo
seduto
nella
cucina
,
e
contemplavo
il
volo
delle
mosche
,
unico
segno
di
vita
nell
'
immobile
silenzio
della
canicola
.
Le
imposte
di
legno
,
tinte
di
azzurro
verdastro
,
ne
erano
coperte
:
migliaia
di
punti
neri
,
fermi
nel
sole
,
vagamente
sussurranti
,
su
cui
l
'
occhio
si
fissava
,
oziosamente
incantato
.
A
un
tratto
uno
dei
punti
neri
scompariva
,
col
brusio
di
un
volo
subitaneo
e
invisibile
,
e
al
suo
posto
appariva
come
una
piccola
stella
,
un
punto
luminosissimo
bianco
coi
bordi
dorati
,
che
si
spegneva
a
poco
a
poco
.
E
un
'
altra
mosca
si
alzava
per
l
'
aria
,
e
un
'
altra
stella
appariva
sull
'
azzurro
dell
'
imposta
;
e
così
via
,
finché
Barone
,
che
sonnecchiava
ai
miei
piedi
,
mugolando
a
qualche
suo
bizzarro
sogno
infantile
,
non
balzava
,
risvegliato
d
'
improvviso
,
e
afferrava
a
volo
un
insetto
,
rompendo
il
silenzio
col
violento
battere
delle
mascelle
.
Dalle
ringhiere
del
balcone
pendevano
e
dondolavano
pigre
al
vento
le
trecce
di
fichi
,
nere
di
mosche
che
correvano
a
sorbirne
gli
ultimi
umori
,
prima
che
la
vampa
del
sole
li
avesse
tutti
succhiati
.
Davanti
all
'
uscio
,
sulla
strada
,
sotto
agli
stendardi
neri
seccavano
al
sole
,
su
tavole
dai
bordi
sporgenti
,
liquide
distese
color
del
sangue
di
conserva
di
pomodoro
.
Sciami
di
mosche
passeggiavano
a
piede
asciutto
sulle
parti
già
solidificate
,
innumerevoli
come
il
popolo
di
Mosè
;
altri
sciami
precipitavano
e
s
'
impegolavano
nelle
zone
bagnate
di
quel
Mar
Rosso
,
e
vi
annegavano
come
eserciti
di
Faraone
,
impazienti
di
preda
.
Il
grande
silenzio
della
campagna
pesava
nella
cucina
,
e
il
mormorìo
continuato
delle
mosche
segnava
il
passare
delle
ore
,
come
la
musica
senza
fine
del
tempo
vuoto
.
Ma
,
a
un
tratto
dalla
chiesa
vicina
,
cominciava
a
suonare
la
campana
,
per
qualche
santo
ignoto
,
o
per
qualche
funzione
deserta
,
e
il
suono
riempiva
lamentoso
la
stanza
.
Il
campanaro
,
un
ragazzotto
sui
diciott
'
anni
,
cencioso
e
scalzo
,
con
un
ipocrita
sorriso
ladresco
,
seguiva
,
nel
suonare
,
una
sua
triste
fantasia
interminabile
:
per
tutte
le
occasioni
,
era
sempre
la
campana
a
morto
.
Il
mio
cane
,
sensibile
alla
presenza
degli
spiriti
,
non
poteva
tollerare
quel
rumore
funebre
;
e
al
primo
rintocco
cominciava
ad
ululare
,
con
un
'
angoscia
straziante
,
come
se
la
morte
passasse
attorno
a
noi
.
O
forse
era
in
lui
una
qualche
natura
diabolica
,
che
si
arrovellava
a
quel
sacro
concerto
?
Ad
ogni
modo
,
dovevo
alzarmi
e
per
calmarlo
uscire
con
lui
nel
sole
.
Sui
selciati
bianchi
saltavano
le
pulci
,
delle
grosse
pulci
affamate
,
in
cerca
d
'
albergo
;
le
zecche
pendevano
in
agguato
dai
fili
d
'
erba
.
Il
paese
pareva
deserto
di
uomini
.
I
contadini
erano
nei
campi
,
le
donne
si
celavano
dietro
le
porte
semichiuse
.
L
'
unica
strada
correva
giù
tra
le
case
e
i
burroni
,
fino
alla
frana
,
senza
un
riposo
d
'
ombra
.
Risalivo
lentamente
,
in
cerca
degli
olivi
magri
e
dei
cipressi
,
verso
il
cimitero
.
Un
incanto
animalesco
pareva
stendersi
sul
paese
abbandonato
.
Nel
silenzio
meridiano
,
un
rumore
improvviso
rivelava
una
scrofa
che
si
rotolava
nelle
immondizie
:
poi
gli
echi
venivano
svegliati
dallo
scroscio
irresistibile
di
un
raglio
,
più
sonoro
della
campana
,
nella
sua
fallica
grottesca
angoscia
.
I
galli
cantavano
,
con
quel
loro
canto
del
pomeriggio
che
non
ha
la
gloriosa
petulanza
del
saluto
mattinale
,
ma
la
tristezza
senza
fondo
della
campagna
desolata
.
Il
cielo
era
pieno
del
volo
nero
dei
corvi
,
e
,
più
in
alto
,
delle
grandi
ruote
dei
falchi
:
ci
si
sentiva
guardati
di
fianco
dai
loro
occhi
immobili
e
rotondi
.
Invisibili
presenze
bestiali
si
manifestavano
nell
'
aria
,
finché
,
di
dietro
a
una
casa
,
compariva
,
con
un
balzo
delle
sue
gambe
arcuate
,
la
regina
dei
luoghi
,
una
capra
,
e
mi
fissava
con
i
suoi
incomprensibili
occhi
gialli
.
Dietro
alla
capra
correvano
dei
bambini
,
seminudi
e
cenciosi
;
e
con
loro
veniva
una
minuscola
monaca
di
quattro
anni
,
con
l
'
abitino
e
il
soggolo
e
il
velo
;
e
un
fraticello
di
cinque
anni
,
con
la
tonaca
e
il
cordone
,
così
vestiti
come
dei
monaci
in
miniatura
o
degli
Infanti
di
Velasquez
,
come
si
usa
spesso
qui
,
per
voto
.
I
bambini
volevano
cavalcare
sulla
capra
,
il
piccolo
frate
la
prendeva
per
la
barba
e
ne
abbracciava
il
muso
,
la
monachella
si
sforzava
di
salite
sulla
groppa
,
gli
altri
ragazzi
la
tenevano
per
le
corna
e
per
la
coda
;
ed
eccoli
in
sella
,
per
un
momento
:
poi
la
capra
balzava
d
'
un
tratto
,
e
si
scrollava
,
e
li
buttava
nella
polvere
,
e
si
fermava
a
guardarli
con
un
sorriso
maligno
.
Quelli
si
rialzavano
,
la
riacchiappavano
e
le
rimontavano
addosso
,
e
la
capra
fuggiva
saltando
selvatica
,
finché
tutti
insieme
scomparivano
dietro
la
svolta
.
I
contadini
dicono
che
la
capra
è
un
animale
diabolico
.
Anche
gli
altri
fruschi
sono
diabolici
:
ma
la
capra
lo
è
più
di
tutti
.
Questo
non
vuol
dire
che
sia
cattiva
,
né
che
abbia
nulla
a
che
fare
coi
diavoli
cristiani
,
anche
se
talvolta
essi
scelgano
il
suo
aspetto
per
mostrarsi
.
Essa
è
demoniaca
come
ogni
altro
essere
vivente
,
e
più
di
ogni
altro
essere
:
poiché
,
nel
suo
aspetto
animale
,
sta
celata
un
'
altra
cosa
,
che
è
una
potenza
.
Per
il
contadino
essa
è
realmente
quello
che
era
un
tempo
il
Satiro
,
un
Satiro
vero
e
vivo
,
magro
e
affamato
,
con
le
corna
curve
sul
capo
,
e
il
naso
arcuato
,
e
le
mammelle
o
il
sesso
penzolanti
,
peloso
,
un
povero
Satiro
fraterno
e
selvatico
in
cerca
d
'
erba
spinosa
sull
'
orlo
dei
precipizi
.
Guardato
da
questi
occhi
né
umani
né
divini
,
accompagnato
da
queste
potenze
misteriose
,
arrivavo
lentamente
verso
il
cimitero
.
Ma
gli
olivi
non
fanno
ombra
:
il
sole
attraversa
la
loro
frasca
leggera
,
come
un
velo
di
tulle
.
Preferivo
allora
entrare
,
per
il
cancelletto
sgangherato
,
nel
piccolo
recinto
del
cimitero
:
era
il
solo
luogo
chiuso
,
fresco
e
solitario
di
tutto
il
paese
.
Era
anche
,
forse
,
il
luogo
meno
triste
.
Seduto
in
terra
,
il
biancore
abbagliante
delle
argille
scompariva
,
nascosto
dal
muro
:
i
due
cipressi
ondeggiavano
al
vento
,
e
tra
le
tombe
nascevano
,
strani
in
questa
terra
senza
fiori
,
dei
cespugli
di
rose
.
Nel
mezzo
del
cimitero
si
apriva
una
fossa
,
profonda
qualche
metro
,
con
le
pareti
ben
tagliate
nella
terra
secca
pronta
per
il
prossimo
morto
.
Una
scaletta
a
pioli
permetteva
di
entrarci
e
di
risalire
senza
difficoltà
.
In
quei
giorni
di
calura
avevo
preso
l
'
abitudine
,
nelle
mie
passeggiate
al
cimitero
,
di
scendere
nella
fossa
e
di
sdraiarmi
nel
fondo
.
Il
terreno
era
asciutto
e
liscio
,
il
sole
non
arrivava
laggiù
,
e
non
lo
arroventava
.
Non
vedevo
altro
che
un
rettangolo
di
cielo
chiaro
,
e
qualche
bianca
nuvola
vagante
:
nessun
suono
giungeva
al
mio
orecchio
.
In
quella
solitudine
,
in
quella
libertà
passavo
delle
ore
.
Quando
il
mio
cane
era
stanco
di
rincorrere
le
lucertole
sul
muro
assolato
,
si
affacciava
sull
'
orlo
della
fossa
e
mi
guardava
interrogativo
,
poi
rotolava
per
la
scaletta
,
si
accucciava
ai
miei
piedi
,
e
non
tardava
ad
addormentarsi
.
E
anch
'
io
,
ascoltando
il
suo
respiro
,
finivo
per
lasciar
cadere
di
mano
il
libro
,
e
chiudevo
gli
occhi
.
Ci
svegliava
una
strana
voce
senza
sesso
,
né
timbro
,
né
età
,
che
pronunciava
parole
incomprensibili
.
Un
vecchio
si
sporgeva
dal
bordo
della
tomba
,
e
mi
parlava
attraverso
le
sue
gengive
sdentate
.
Lo
vedevo
contro
il
cielo
,
alto
e
un
po
'
curvo
,
con
delle
lunghissime
braccia
magre
,
come
le
ali
di
un
mulino
.
Aveva
quasi
novant
'
anni
,
ma
il
suo
viso
era
fuori
del
tempo
,
rugoso
e
sformato
come
una
mela
vizza
:
fra
le
pieghe
della
carne
risecchita
brillavano
due
occhi
chiarissimi
,
azzurri
e
magnetici
.
Non
un
pelo
di
barba
né
di
baffi
gli
cresceva
,
né
gli
era
mai
cresciuto
,
sul
mento
,
e
questo
dava
alla
sua
vecchia
pelle
un
carattere
bizzarro
.
Parlava
un
dialetto
che
non
era
quello
di
Gagliano
,
un
miscuglio
di
linguaggi
,
perché
aveva
girato
molti
paesi
,
ma
vi
prevaleva
la
parlata
di
Pisticci
,
dove
era
nato
in
tempi
remotissimi
.
Per
questo
,
e
per
la
mancanza
dei
denti
che
gli
impastava
le
parole
,
e
per
il
modo
sentenzioso
e
rapido
del
suo
discorso
,
dapprincipio
mi
riusciva
oscuro
:
poi
ci
facevo
l
'
orecchio
,
e
si
conversava
a
lungo
.
Ma
non
ho
mai
capito
se
egli
veramente
mi
ascoltasse
,
o
se
seguisse
soltanto
il
misterioso
gomitolo
dei
suoi
pensieri
,
che
parevano
uscirà
dalla
indeterminata
antichità
di
un
mondo
animalesco
.
Questo
essere
indefinibile
indossava
una
camicia
sudicia
strappata
,
aperta
sul
petto
,
e
anche
qui
non
aveva
peli
,
ma
uno
sterno
sporgente
come
quello
degli
uccelli
.
Sul
capo
aveva
un
berretto
rossastro
,
a
visiera
,
che
indicava
forse
una
delle
sue
molte
funzioni
pubbliche
:
egli
era
insieme
il
becchino
e
il
banditore
comunale
.
Era
lui
che
passava
a
tutte
le
ore
per
le
vie
del
paese
,
suonando
una
trombetta
e
battendo
su
un
tamburo
che
portava
a
tracolla
,
e
con
quella
sua
voce
disumana
annunciava
le
novità
del
giorno
,
il
passaggio
di
un
mercante
,
l
'
uccisione
di
una
capra
,
gli
ordini
del
podestà
,
l
'
ora
di
un
funerale
.
Ed
era
lui
che
portava
i
morti
al
cimitero
,
che
scavava
le
fosse
e
li
seppelliva
.
Queste
erano
le
sue
attività
normali
,
ma
dietro
ad
esse
c
'
era
un
'
altra
vita
,
piena
di
una
oscura
potenza
impenetrabile
.
Le
donne
scherzavano
con
lui
,
quando
passava
,
perché
non
aveva
barba
,
e
si
diceva
che
in
vita
sua
non
avesse
mai
fatto
all
'
amore
.
-
Ci
vieni
stasera
a
letto
con
me
?
-
gli
dicevano
dagli
usci
,
e
ridevano
,
nascondendo
il
viso
dietro
la
mani
.
-
Perché
mi
lasci
dormire
sola
?
-
Scherzavano
,
ma
ne
avevano
rispetto
,
e
quasi
paura
.
Perché
quel
vecchio
aveva
un
potere
arcano
,
era
in
rapporti
con
le
forze
sotterranee
,
conosceva
gli
spiriti
,
domava
gli
animali
.
Il
suo
antico
mestiere
,
prima
che
gli
anni
e
le
vicende
lo
avessero
fissato
qui
a
Gagliano
,
era
l
'
incantatore
di
lupi
.
Egli
poteva
,
secondo
che
volesse
,
far
scendere
i
lupi
nei
paesi
,
o
allontanarli
:
quelle
belve
non
potevano
resistergli
,
e
dovevano
seguire
la
sua
volontà
.
Si
raccontava
che
,
quando
egli
era
giovane
,
girava
per
i
paesi
di
queste
montagne
,
seguito
da
mandre
di
lupi
feroci
.
Perciò
egli
era
temuto
e
onorato
,
e
,
negli
inverni
pieni
di
neve
,
i
paesi
lo
chiamavano
perché
tenesse
lontani
gli
abitatori
dei
boschi
,
che
il
gelo
e
la
fame
spingevano
negli
abitati
.
Ma
anche
tutte
le
altre
bestie
subivano
il
suo
fascino
,
che
non
poteva
rivolgersi
alle
donne
;
e
non
solo
le
bestie
,
ma
gli
elementi
della
natura
e
gli
spiriti
che
sono
nell
'
aria
.
Si
sapeva
che
,
nella
sua
gioventù
,
quand
'
egli
falciava
un
campo
di
grano
,
faceva
in
un
giorno
il
lavoro
di
cinquanta
uomini
:
c
'
era
qualcuno
d
'
invisibile
che
lavorava
per
lui
.
Alla
fine
della
giornata
,
quando
gli
altri
contadini
erano
sporchi
di
sudore
e
di
polvere
,
e
avevano
le
schiene
rotte
dalla
fatica
e
la
testa
rintronata
dal
sole
,
l
'
incantatore
di
lupi
era
più
fresco
e
riposato
che
al
mattino
.
Risalivo
dalla
mia
fossa
per
parlare
con
lui
:
gli
offrivo
un
mezzo
toscano
,
che
egli
si
affrettava
ad
accendere
,
infilandolo
in
un
bocchino
fatto
dell
'
osso
della
gamba
posteriore
destra
di
un
lepre
maschio
,
annerito
dagli
anni
.
Si
appoggiava
alla
vanga
(
egli
scavava
sempre
nuove
fosse
)
e
si
chinava
a
raccogliere
,
per
terra
,
la
scapola
di
un
cristiano
;
la
teneva
un
poco
in
mano
,
parlando
,
e
poi
la
buttava
in
un
canto
.
Il
terreno
era
disseminato
di
ossa
,
che
affioravano
dalle
vecchie
tombe
,
che
le
acque
e
i
soli
avevano
consumato
;
vecchie
ossa
bianche
e
calcinate
.
Per
il
vecchio
le
ossa
,
i
morti
,
gli
animali
e
i
diavoli
erano
cose
familiari
,
legate
,
come
lo
sono
del
resto
,
qui
,
per
tutti
,
alla
semplice
vita
di
ogni
giorno
.
-
Il
paese
è
fatto
delle
ossa
dei
morti
,
-
mi
diceva
,
nel
suo
gergo
oscuro
,
gorgogliante
come
un
'
acqua
sotterranea
che
esca
improvvisamente
fra
le
pietre
;
e
faceva
,
con
quel
buco
sdentato
che
gli
serviva
di
bocca
,
una
smorfia
che
forse
era
un
sorriso
.
Se
cercavo
di
fargli
spiegare
che
cosa
intendesse
dire
,
non
mi
ascoltava
,
ma
rideva
,
e
ripeteva
,
senza
mutarla
,
la
stessa
frase
,
rifiutando
di
aggiungere
altro
:
-
Proprio
così
,
il
paese
è
fatto
delle
ossa
dei
morti
-
.
Aveva
ragione
,
il
vecchio
,
in
tutti
i
modi
,
sia
che
lo
si
dovesse
intendere
in
modo
figurato
e
simbolico
,
sia
che
lo
si
dovesse
prendere
alla
lettera
.
Quando
,
qualche
tempo
dopo
,
il
podestà
fece
fare
,
non
lontano
dalla
casa
della
vedova
,
uno
scavo
per
porre
le
fondamenta
di
una
casetta
,
opera
dei
regime
,
da
servire
da
sede
dei
balilla
,
a
due
palmi
di
profondità
,
invece
di
tetra
si
trovarono
ossa
di
morti
,
a
migliaia
,
e
per
parecchi
giorni
il
paese
fu
attraversato
dai
carretti
carichi
,
che
trasportavano
le
spoglie
di
quei
nostri
antichi
parenti
per
essere
buttate
alla
rinfusa
giù
nella
Fossa
del
Bersagliere
.
Più
recenti
erano
le
ossa
delle
tombe
sotto
il
pavimento
della
Madonna
degli
Angeli
,
la
chiesa
crollata
;
non
ancor
calcinate
come
quelle
del
cimitero
;
anzi
molte
portavano
ancora
attaccati
dei
brandelli
secchi
di
carne
o
di
pelle
incartapecorita
;
e
i
cani
le
dissotterravano
e
se
le
disputavano
,
correndo
con
una
tibia
in
bocca
e
abbaiando
furiosi
su
per
la
via
del
paese
.
Qui
,
dove
il
tempo
non
scorre
,
è
ben
naturale
che
le
ossa
recenti
,
e
meno
recenti
e
antichissime
,
rimangano
,
ugualmente
presenti
,
dinanzi
al
piede
del
passeggero
.
I
morti
della
Madonna
degli
Angeli
sono
i
più
infelici
nei
loro
sepolcri
rovinati
.
Non
soltanto
i
cani
e
gli
uccelli
ne
disperdono
i
resti
,
ma
quella
fossa
paurosa
e
viscida
dove
sono
scivolati
sotto
le
macerie
,
è
visitata
da
altre
presenze
,
e
più
spaventose
.
Una
notte
,
non
molto
tempo
prima
,
qualche
mese
o
qualche
anno
,
non
potei
farglielo
precisare
,
poiché
le
misure
del
tempo
erano
,
pel
vecchio
incantatore
,
indeterminate
,
egli
tornava
da
Gaglianello
,
la
frazione
,
e
,
giunto
su
un
poggio
,
che
è
di
fronte
alla
chiesa
,
il
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
,
aveva
sentito
in
tutto
il
corpo
una
strana
stanchezza
,
e
aveva
dovuto
sedersi
in
terra
,
sul
gradino
di
una
cappelletta
.
Gli
era
stato
poi
impossibile
alzarsi
e
proseguire
:
qualcuno
lo
impediva
.
La
notte
era
nera
,
e
il
vecchio
non
poteva
discernere
nulla
nel
buio
:
ma
dal
burrone
una
voce
bestiale
lo
chiamava
per
nome
.
Era
un
diavolo
,
installato
là
tra
i
morti
,
che
gli
vietava
il
passaggio
.
Il
vecchio
si
fece
il
segno
della
croce
,
e
il
demonio
cominciò
a
digrignare
i
denti
e
a
urlare
di
spasimo
.
Nell
'
ombra
il
vecchio
distinse
per
un
momento
una
capra
sulle
rovine
della
chiesa
saltare
spaventosa
,
e
scomparire
.
Il
diavolo
fuggì
nel
precipizio
,
ululando
.
-
Uh
!
uh
!
-
gridava
dileguandosi
:
e
il
vecchio
si
sentì
ad
un
tratto
libero
e
riposato
,
e
in
pochi
passi
ritornò
in
paese
.
Avventure
di
questo
genere
,
del
resto
,
glien
'
erano
successe
infinite
,
e
me
ne
raccontava
,
se
lo
interrogavo
,
senza
dare
ad
esse
nessuna
importanza
.
La
sua
vita
era
così
lunga
,
che
questi
incontri
non
potevano
non
essere
stati
numerosi
.
Egli
era
così
vecchio
che
al
tempo
dei
briganti
era
già
un
giovanotto
.
Non
potei
mai
sapere
con
certezza
né
fargli
dire
precisamente
,
se
anch
'
egli
fosse
stato
,
come
è
probabile
,
uno
dei
loro
:
ma
certo
aveva
conosciuto
il
famoso
Ninco
Nanco
,
e
mi
descriveva
come
l
'
avesse
vista
ieri
,
la
compagna
di
Ninco
Nanco
,
la
Brigantessa
,
Maria
'
a
Pastora
,
che
come
lui
era
di
Pisticci
.
Questa
Maria
'
a
Pastora
era
una
donna
bellissima
,
una
contadina
,
e
viveva
con
il
suo
amante
,
in
giro
per
i
boschi
e
le
montagne
depredando
e
combattendo
,
vestita
da
uomo
,
sempre
a
cavallo
.
La
banda
di
Ninco
Nanco
era
la
più
crudele
e
la
più
ardita
della
regione
;
Maria
'
a
Pastora
partecipava
a
tutte
le
azioni
,
agli
assalti
alle
cascine
e
ai
paesi
,
alle
imboscate
,
alle
taglie
,
alle
vendette
.
Quando
Ninco
Nanco
strappava
con
le
sue
mani
il
cuore
dal
petto
dei
bersaglieri
che
aveva
catturato
,
Maria
'
a
Pastora
gli
porgeva
il
coltello
.
Il
vecchio
affossatore
la
ricordava
benissimo
,
e
un
'
ombra
di
compiacenza
passava
nella
sua
strana
voce
quando
mi
diceva
come
essa
era
bella
,
grande
,
bianca
e
rosata
come
un
fiore
,
con
le
grandi
trecce
nere
lunghe
fino
ai
piedi
,
ritta
in
arcione
al
suo
cavallo
.
Ninco
Nanco
era
stato
ammazzato
,
ma
il
vecchio
non
mi
sapeva
dire
come
fosse
finita
Maria
'
a
Pastora
,
questa
dea
della
guerra
contadina
.
Non
era
morta
e
non
l
'
avevano
presa
,
mi
diceva
;
era
stata
vista
a
Pisticci
,
tutta
vestita
di
nero
:
poi
era
scomparsa
,
col
suo
cavallo
,
nel
bosco
,
e
non
s
'
era
mai
più
saputo
nulla
di
lei
.
Nei
dintorni
del
cimitero
non
andavo
soltanto
per
ozio
,
in
cerca
di
solitudine
e
di
racconti
.
Era
quello
l
'
unico
luogo
,
nello
spazio
consentito
,
dove
non
ci
fossero
case
,
e
qualche
albero
variasse
la
geometria
dei
tuguri
.
Perciò
lo
scelsi
come
primo
soggetto
dei
miei
quadri
:
uscivo
,
quando
il
sole
cominciava
a
declinare
,
con
la
tela
e
i
colori
,
piantavo
il
mio
cavalletto
all
'
ombra
di
un
tronco
d
'
ulivo
o
dietro
il
muro
del
cimitero
,
e
mi
mettevo
a
dipingere
.
La
prima
volta
,
pochi
giorni
dopo
il
mio
arrivo
,
questa
mia
occupazione
parve
sospetta
al
brigadiere
,
che
ne
avvertì
subito
il
podestà
,
e
mandò
,
ad
ogni
buon
conto
,
uno
dei
suoi
uomini
a
sorvegliarmi
.
Il
carabiniere
rimase
impalato
due
passi
dietro
di
me
a
contemplare
il
mio
lavoro
,
dalla
prima
all
'
ultima
pennellata
.
È
noioso
dipingere
con
qualcuno
dietro
le
spalle
,
anche
quando
non
si
temono
le
malvage
influenze
,
come
pare
avvenisse
a
Cézanne
:
ma
checché
facessi
,
non
ci
fu
verso
di
smuoverlo
:
aveva
la
sua
consegna
.
Soltanto
,
il
suo
stupido
viso
mutò
a
poco
a
poco
la
sua
espressione
indagatoria
in
una
sempre
più
interessata
;
ed
egli
finì
per
chiedermi
se
sarei
stato
capace
di
fare
un
ingrandimento
a
olio
della
fotografia
della
sua
mamma
morta
:
che
è
,
per
un
carabiniere
,
il
massimo
punto
d
'
arrivo
della
pittura
.
Le
ore
passavano
,
il
sole
calava
,
le
cose
prendevano
l
'
incanto
del
crepuscolo
quando
gli
oggetti
pare
risplendano
di
luce
propria
,
interna
,
non
comunicata
.
Una
grande
luna
esile
,
trasparente
,
irreale
stava
sopra
gli
ulivi
grigi
e
le
case
,
nell
'
aria
rosata
,
come
un
osso
di
seppia
corroso
dal
sale
sulla
riva
del
mare
.
Ero
,
in
quel
tempo
,
molto
amico
della
luna
,
perché
per
molti
mesi
,
chiuso
in
una
cella
,
non
avevo
veduto
la
sua
faccia
,
e
il
ritrovarla
era
per
me
un
piacere
nuovo
.
Perciò
la
dipinsi
,
in
segno
di
saluto
e
di
omaggio
,
rotonda
e
leggera
in
mezzo
al
cielo
:
con
grande
stupore
del
carabiniere
.
Ma
già
salivano
,
per
controllare
il
mio
lavoro
,
i
dioscuri
padroni
del
luogo
,
il
brigadiere
con
la
sciabola
,
azzimato
e
contegnoso
,
e
il
podestà
,
tutto
sorrisi
,
cerimonie
e
affettata
benevolenza
.
Don
Luigino
era
,
naturalmente
,
un
intenditore
,
e
desiderava
che
io
me
ne
accorgessi
,
e
non
lesinò
le
sue
lodi
alla
mia
tecnica
.
Eppoi
,
il
suo
orgoglio
patriottico
era
lusingato
che
io
avessi
trovato
Gagliano
,
il
suo
paese
,
degno
di
essere
dipinto
.
Approfittai
del
suo
compiacimento
per
insinuargli
che
mi
sarebbe
stato
necessario
,
perché
potessi
meglio
ritrarre
le
bellezze
del
luogo
,
potermi
allontanare
un
po
'
di
più
dall
'
abitato
.
Il
podestà
e
il
brigadiere
non
volevano
impegnarsi
esplicitamente
a
questa
infrazione
ai
regolamenti
:
ma
a
poco
a
poco
,
nelle
settimane
seguenti
si
venne
a
una
specie
di
tacito
accordo
,
per
cui
avrei
potuto
,
e
soltanto
per
dipingere
,
dilungarmi
di
un
due
o
trecento
metri
al
di
là
delle
case
.
Più
che
il
rispetto
per
l
'
arte
,
mi
valsero
queste
concessioni
gli
intrighi
e
il
desiderio
di
compiacermi
di
donna
Caterina
,
e
il
terror
panico
delle
malattie
che
si
annidava
continuamente
nell
'
animo
di
don
Luigino
.
Don
Luigino
stava
benissimo
.
Se
non
si
conti
un
certo
squilibrio
ormonico
che
si
manifestava
più
che
altro
nel
carattere
,
insieme
infantile
e
sadico
,
e
che
non
gli
portava
altro
inconveniente
fisico
che
la
voce
di
falsetto
e
una
certa
tendenza
alla
pinguedine
,
per
il
resto
crepava
di
salute
.
Ma
,
per
mia
fortuna
,
egli
era
continuamente
in
preda
alla
fobia
di
essere
malato
:
oggi
aveva
la
tubercolosi
,
domani
il
mal
di
cuore
,
dopodomani
l
'
ulcera
di
stomaco
:
si
tastava
il
polso
,
si
provava
la
temperatura
,
si
guardava
la
lingua
allo
specchio
,
e
per
tutti
questi
mali
,
ogni
volta
che
m
'
incontrava
,
aveva
bisogno
di
essere
rassicurato
.
Il
malato
immaginario
aveva
finalmente
un
medico
a
sua
disposizione
:
andassi
dunque
,
qualche
volta
,
a
dipingere
un
poco
più
in
là
:
ma
non
troppo
spesso
,
e
non
così
lontano
che
non
mi
potessero
vedere
;
di
mia
iniziativa
e
a
mio
rischio
,
perché
egli
aveva
molti
nemici
che
avrebbero
potuto
scrivere
delle
lettere
anonime
a
Matera
,
mettendolo
in
cattiva
luce
per
questa
concessione
.
Quello
che
io
guadagnavo
,
di
spazio
e
di
respiro
,
non
era
molto
:
perché
il
paese
è
tutto
cinto
di
burroni
,
e
ci
se
ne
esce
soltanto
,
oltre
che
dalla
parte
del
cimitero
(
che
non
avrei
potuto
superare
,
perché
al
di
là
si
scende
sull
'
altro
versante
,
e
sarei
uscito
di
vista
)
,
per
due
soli
sentieri
.
L
'
uno
è
quello
,
in
basso
,
che
correndo
sulla
cresta
delle
forre
,
a
saliscendi
,
conduce
da
Gagliano
a
Gaglianello
,
e
su
questo
avrei
potuto
andare
fino
al
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
,
al
luogo
dove
il
diavolo
era
apparso
al
vecchio
becchino
,
poco
lontano
dalle
ultime
case
del
paese
.
Di
qui
si
stacca
,
sulla
destra
,
un
sentieruolo
largo
pochi
palmi
,
che
scende
a
zig
zag
ripidissimi
,
nel
fondo
del
precipizio
,
duecento
metri
più
in
basso
:
questo
è
il
passaggio
obbligato
e
pericoloso
che
ogni
giorno
quasi
tutti
i
contadini
scendono
,
con
l
'
asino
e
la
capra
,
per
raggiungere
i
loro
campi
là
in
basso
,
verso
la
valle
dell
'
Agri
,
e
risalgono
la
sera
,
con
i
loro
carichi
d
'
erbe
e
di
legna
,
come
dei
dannati
.
L
'
altro
sentiero
è
in
alto
,
all
'
altro
capo
del
paese
.
Parte
a
destra
della
chiesa
,
vicino
alla
casa
della
vedova
,
e
conduce
,
in
pochi
passi
,
a
una
piccola
sorgente
,
che
fino
a
pochi
anni
fa
era
la
sola
risorsa
del
paese
.
Un
filo
d
'
acqua
esce
da
un
tubo
arrugginito
fra
due
pietre
e
cade
in
un
trogolo
di
legno
,
dove
le
donne
vanno
talvolta
a
lavare
;
di
qui
trabocca
,
e
,
senza
nessuno
scarico
,
s
'
impantana
nella
terra
,
paradiso
delle
zanzare
.
Il
sentiero
continua
per
un
breve
tratto
di
campi
di
stoppie
con
qualche
magro
ulivo
,
e
si
perde
in
un
complicato
labirinto
di
monticciuoli
e
di
buche
di
argilla
bianca
,
che
si
rompe
improvviso
verso
il
Sauro
,
su
un
altro
precipizio
.
Qui
passeggiavo
e
dipingevo
;
e
qui
incontrai
un
giorno
una
vipera
,
avvertito
in
tempo
dall
'
abbaiare
furioso
del
mio
cane
.
Questa
strana
e
scoscesa
configurazione
del
terreno
fa
di
Gagliano
una
specie
di
fortezza
naturale
,
da
cui
non
si
esce
che
per
vie
obbligate
.
Di
questo
approfittava
il
podestà
,
in
quei
giorni
di
cosiddetta
passione
nazionale
,
per
aver
maggior
folla
alle
adunate
che
gli
piaceva
di
indire
per
sostenere
,
come
egli
diceva
,
il
morale
della
popolazione
,
o
per
fare
ascoltare
,
alla
radio
,
i
discorsi
dei
nostri
governanti
che
preparavano
la
guerra
d
'
Africa
.
Quando
don
Luigino
aveva
deciso
di
fare
un
'
adunata
,
mandava
,
la
sera
,
per
le
vie
del
paese
,
il
vecchio
banditore
e
becchino
con
il
tamburo
e
la
tromba
;
e
si
sentiva
quella
voce
antica
gridare
cento
volte
,
davanti
a
tutte
le
case
,
su
una
sola
nota
alta
e
astratta
:
-
Domattina
alle
dieci
,
tutti
nella
piazza
,
davanti
al
municipio
,
per
sentire
la
radio
.
Nessuno
deve
mancare
.
-
Domattina
dovremo
alzarci
due
ore
prima
dell
'
alba
,
-
dicevano
i
contadini
,
che
non
volevano
perdere
una
giornata
di
lavoro
,
e
che
sapevano
che
don
Luigino
avrebbe
messo
,
alle
prime
luci
del
giorno
,
i
suoi
avanguardisti
e
i
carabinieri
sulle
strade
,
agli
sbocchi
del
paese
,
con
l
'
ordine
di
non
lasciar
uscire
nessuno
.
La
maggior
parte
riusciva
a
partire
pei
campi
,
nel
buio
,
prima
che
arrivassero
i
sorveglianti
;
ma
i
ritardatari
dovevano
rassegnarsi
ad
andare
,
con
le
donne
e
i
ragazzi
della
scuola
,
sulla
piazza
,
sotto
il
balcone
da
cui
scendeva
l
'
eloquenza
entusiastica
ed
uterina
di
Magalone
.
Stavano
là
,
col
cappello
in
capo
,
neri
e
diffidenti
,
e
i
discorsi
passavano
su
di
loro
senza
lasciar
traccia
.
I
signori
erano
tutti
iscritti
al
Partito
,
anche
quei
pochi
,
come
il
dottor
Milillo
,
che
la
pensavano
diversamente
,
soltanto
perché
il
Partito
era
il
Governo
,
era
lo
Stato
,
era
il
Potere
,
ed
essi
si
sentivano
naturalmente
partecipi
di
questo
potere
.
Nessuno
dei
contadini
,
per
la
ragione
opposta
,
era
iscritto
,
come
del
resto
non
sarebbero
stati
iscritti
a
nessun
altro
partito
politico
che
potesse
,
per
avventura
,
esistere
.
Non
erano
fascisti
,
come
non
sarebbero
stati
liberali
o
socialisti
o
che
so
io
,
perché
queste
faccende
non
li
riguardavano
,
appartenevano
a
un
altro
mondo
,
e
non
avevano
senso
.
Che
cosa
avevano
essi
a
che
fare
con
il
Governo
,
con
il
Potere
,
con
lo
Stato
?
Lo
Stato
,
qualunque
sia
,
sono
"
quelli
di
Roma
"
,
e
quelli
di
Roma
,
si
sa
,
non
vogliono
che
noi
si
viva
da
cristiani
.
C
'
è
la
grandine
,
le
frane
,
la
siccità
,
la
malaria
,
e
c
'
è
lo
Stato
.
Sono
dei
mali
inevitabili
,
ci
sono
sempre
stati
e
ci
saranno
sempre
.
Ci
fanno
ammazzare
le
capre
,
ci
portano
via
i
mobili
di
casa
,
e
adesso
ci
manderanno
a
fare
la
guerra
.
Pazienza
!
Per
i
contadini
,
lo
Stato
è
più
lontano
del
cielo
,
e
più
maligno
,
perché
sta
sempre
dall
'
altra
parte
.
Non
importa
quali
siano
le
sue
formule
politiche
,
la
sua
struttura
,
i
suoi
programmi
.
I
contadini
non
li
capiscono
,
perché
è
un
altro
linguaggio
dal
loro
,
e
non
c
'
è
davvero
nessuna
ragione
perché
li
vogliano
capire
.
La
sola
possibile
difesa
,
contro
lo
Stato
e
contro
la
propaganda
,
è
la
rassegnazione
,
la
stessa
cupa
rassegnazione
,
senza
speranza
di
paradiso
,
che
curva
le
loro
schiene
sotto
i
mali
della
natura
.
Perciò
essi
,
com
'
è
giusto
,
non
si
rendono
affatto
conto
di
che
cosa
sia
la
lotta
politica
:
è
una
questione
personale
di
quelli
di
Roma
.
Non
importa
ad
essi
di
sapere
quali
siano
le
opinioni
dei
confinati
,
e
perché
siano
venuti
quaggiù
:
ma
li
guardano
benigni
,
e
li
considerano
come
propri
fratelli
,
perché
sono
anch
'
essi
,
per
motivi
misteriosi
,
vittime
del
loro
stesso
destino
.
Quando
,
nei
primi
giorni
,
mi
capitava
d
'
incontrare
sul
sentiero
,
fuori
del
paese
,
qualche
vecchio
contadino
che
non
mi
conosceva
ancora
,
egli
si
fermava
.
sul
suo
asino
,
per
salutarmi
,
e
mi
chiedeva
:
-
Chi
sei
?
Addò
vades
?
(
Chi
sei
?
Dove
vai
?
)
-
Passeggio
,
-
rispondevo
,
-
sono
un
confinato
.
-
Un
esiliato
?
(
I
contadini
di
qui
non
dicono
confinato
,
ma
esiliato
)
.
-
Un
esiliato
?
Peccato
!
Qualcuno
a
Roma
ti
ha
voluto
male
-
.
E
non
aggiungeva
altro
,
ma
rimetteva
in
moto
la
sua
cavalcatura
,
guardandomi
con
un
sorriso
di
compassione
fraterna
.
Questa
fraternità
passiva
,
questo
patire
insieme
,
questa
rassegnata
,
solidale
,
secolare
pazienza
è
il
profondo
sentimento
comune
dei
contadini
,
legame
non
religioso
,
ma
naturale
.
Essi
non
hanno
,
né
possono
avere
,
quella
che
si
usa
chiamare
coscienza
politica
,
perché
sono
,
in
tutti
i
sensi
del
termine
,
pagani
,
non
cittadini
:
gli
dèi
dello
Stato
e
della
città
non
possono
aver
culto
fra
queste
argille
,
dove
regna
il
lupo
e
l
'
antico
,
nero
cinghiale
,
né
alcun
muro
separa
il
mondo
degli
uomini
da
quello
degli
animali
e
degli
spiriti
,
né
le
fronde
degli
alberi
visibili
dalle
oscure
radici
sotterranee
.
Non
possono
avere
neppure
una
vera
coscienza
individuale
,
dove
tutto
è
legato
da
influenze
reciproche
,
dove
ogni
cosa
è
un
potere
che
agisce
insensibilmente
,
dove
non
esistono
limiti
che
non
siano
rotti
da
un
influsso
magico
.
Essi
vivono
immersi
in
un
mondo
che
si
continua
senza
determinazioni
,
dove
l
'
uomo
non
si
distingue
dal
suo
sole
,
dalla
sua
bestia
,
dalla
sua
malaria
:
dove
non
possono
esistere
la
felicità
,
vagheggiata
dai
letterati
paganeggianti
,
né
la
speranza
,
che
sono
pur
sempre
dei
sentimenti
individuali
,
ma
la
cupa
passività
di
una
natura
dolorosa
.
Ma
in
essi
è
vivo
il
senso
umano
di
un
comune
destino
,
e
di
una
comune
accettazione
.
È
un
senso
,
non
un
atto
di
coscienza
;
non
si
esprime
in
discorsi
o
in
parole
,
ma
si
porta
con
sé
in
tutti
i
momenti
,
in
tutti
i
gesti
della
vita
,
in
tutti
i
giorni
uguali
che
si
stendono
su
questi
deserti
.
-
Peccato
!
Qualcuno
ti
ha
voluto
male
-
.
Anche
tu
dunque
sei
soggetto
al
destino
.
Anche
tu
sei
qui
per
il
potere
di
una
mala
volontà
,
per
un
influsso
,
malvagio
,
portato
qua
e
là
per
opera
ostile
di
magìa
.
Anche
tu
dunque
sei
un
uomo
,
anche
tu
sei
dei
nostri
.
Non
importano
i
motivi
che
ti
hanno
spinto
,
né
la
politica
,
né
le
leggi
,
né
le
illusioni
della
ragione
.
Non
c
'
è
ragione
né
cause
ed
effetti
,
ma
soltanto
,
un
cattivo
Destino
,
una
Volontà
che
vuole
il
male
,
che
è
il
potere
magico
delle
cose
.
Lo
Stato
è
una
delle
forme
di
questo
destino
,
come
il
vento
che
brucia
i
raccolti
e
la
febbre
che
ci
rode
il
sangue
.
La
vita
non
può
essere
,
verso
la
sorte
,
che
pazienza
e
silenzio
.
A
che
cosa
valgono
le
parole
?
E
che
cosa
si
può
fare
?
Niente
.
Corazzati
dunque
di
silenzio
e
di
pazienza
,
taciturni
e
impenetrabili
,
quei
pochi
contadini
che
non
erano
riusciti
a
fuggire
nei
campi
stavano
sulla
piazza
,
all
'
adunata
;
ed
era
come
se
non
udissero
le
fanfare
ottimistiche
della
radio
,
che
venivano
,
di
troppo
lontano
,
da
un
paese
di
attiva
facilità
e
di
progresso
,
che
aveva
dimenticato
la
morte
,
al
punto
di
evocarla
per
scherzo
,
con
la
leggerezza
di
chi
non
ci
crede
.
Ne
conoscevo
ormai
molti
,
di
questi
contadini
di
Gagliano
,
che
a
prima
vista
parevano
tutti
uguali
,
piccoli
,
bruciati
dal
sole
,
con
gli
occhi
neri
che
non
brillano
,
e
non
sembra
che
guardino
,
come
finestre
vuote
di
una
stanza
buia
.
Alcuni
li
avevo
incontrati
nelle
mie
brevi
passeggiate
,
o
mi
avevano
salutato
dall
'
uscio
delle
case
,
la
sera
;
ma
la
maggior
parte
erano
venuti
a
cercarmi
perché
li
curassi
.
Mi
ero
dovuto
rassegnare
a
questa
nuova
funzione
di
medico
:
ma
soprattutto
nei
primi
giorni
,
come
avviene
ai
principianti
,
avevo
grandissime
preoccupazioni
per
la
sorte
dei
miei
malati
e
per
il
senso
fastidioso
della
mia
pochezza
.
La
loro
straordinaria
,
ingenua
fiducia
chiedeva
un
ricambio
:
mi
avveniva
,
a
mio
malgrado
,
di
assumere
su
di
me
i
loro
mali
,
di
sentirli
quasi
come
una
mia
colpa
.
Potevo
,
per
fortuna
,
valermi
di
una
sufficiente
preparazione
di
studi
,
ma
mi
mancava
la
pratica
,
i
mezzi
di
ricerca
e
di
cura
,
ed
ero
,
debbo
confessarlo
lontanissimo
dalla
mentalità
scientifica
fatta
di
freddezza
e
di
distacco
.
Vivevo
,
si
può
dire
,
in
continue
angoscie
.
Tanto
più
cara
e
preziosa
mi
riuscì
perciò
una
breve
visita
di
mia
sorella
,
donna
di
grande
intelligenza
e
operosa
bontà
,
e
,
per
di
più
,
medico
valentissimo
,
che
mi
portò
dei
libri
,
dei
trattati
sulla
malaria
,
delle
riviste
,
degli
strumenti
,
delle
medicine
,
e
mi
incoraggiò
e
consigliò
nelle
mie
incertezze
.
Avevo
saputo
della
sua
venuta
inaspettata
da
un
telegramma
,
giunto
appena
in
tempo
perché
mandassi
l
'
automobile
a
prenderla
alla
fermata
dell
'
autobus
,
al
bivio
sul
Sauro
.
Era
,
questa
macchina
,
l
'
unica
esistente
a
Gagliano
,
una
vecchia
509
sgangherata
.
Apparteneva
a
un
meccanico
,
un
"
americano
"
un
uomo
grande
,
grosso
e
biondo
,
con
un
berretto
da
ciclista
,
noto
in
paese
per
una
sua
gigantesca
particolarità
anatomica
,
simile
a
quella
attribuita
dalla
leggenda
,
in
Francia
,
al
Presidente
Herriot
,
che
rendeva
forse
desiderabili
,
ma
certamente
pericolosi
alle
donne
i
contatti
con
lui
.
Nonostante
questo
,
o
forse
appunto
per
questo
,
gli
si
attribuivano
molti
successi
nella
sua
lista
di
don
Giovanni
paesano
:
ed
era
difficile
alle
sue
disgraziate
amanti
tener
a
lungo
celati
alla
gelosia
di
sua
moglie
e
alla
curiosità
divertita
del
paese
i
loro
illeciti
amori
.
La
macchina
l
'
aveva
comprata
con
i
suoi
ultimi
risparmi
di
New
York
,
ripromettendosene
grandi
guadagni
,
perché
rispondeva
a
una
reale
necessità
pubblica
.
Ma
non
faceva
che
uno
o
due
viaggi
alla
settimana
,
e
quasi
unicamente
per
accompagnare
il
podestà
nelle
sue
corse
alla
prefettura
di
Matera
,
o
per
qualche
servigio
ai
carabinieri
o
all
'
Ufficiale
Esattoriale
,
e
di
rado
andava
a
Stigliano
per
accompagnare
qualche
malato
o
per
ritirare
delle
merci
.
Un
grande
problema
,
che
occupava
in
quel
tempo
l
'
animo
dei
reggitori
del
paese
,
era
se
non
si
dovesse
adoperare
l
'
automobile
invece
del
mulo
per
andare
ogni
giorno
a
ritirare
la
posta
:
in
questo
modo
si
sarebbe
avuto
una
specie
di
servizio
regolare
anche
per
i
viaggiatori
che
venivano
con
l
'
autobus
o
che
dovevano
partire
.
Ma
poiché
il
tempo
e
il
lavoro
in
questi
paesi
non
contano
e
non
costano
,
tra
il
mulo
e
la
macchina
c
'
era
una
piccola
differenza
di
spesa
:
e
poi
c
'
erano
forse
delle
difficoltà
dovute
a
parentele
o
a
comparaggi
:
il
problema
era
sempre
rimandato
a
domani
,
e
quando
io
partii
non
era
ancora
risolto
.
Soltanto
,
qualche
volta
,
quando
doveva
aspettare
qualcuno
che
arrivasse
,
il
meccanico
ritirava
i
sacchi
della
posta
al
passaggio
,
e
la
cerimonia
della
distribuzione
avveniva
qualche
ora
prima
.
Lo
si
sapeva
in
paese
,
e
una
piccola
folla
aspettava
,
ogni
volta
,
il
ritorno
della
macchina
,
davanti
alla
chiesa
.
Quando
,
dalla
svolta
,
giungeva
il
suo
rumore
di
ferraglia
sconquassata
,
tutti
le
si
facevano
incontro
,
per
godere
lo
spettacolo
e
sentire
subito
le
novità
.
Fu
dunque
in
mezzo
a
questo
pubblico
ansioso
che
io
vidi
scendere
dall
'
automobile
la
figura
familiare
di
mia
sorella
,
che
non
vedevo
da
molto
tempo
e
che
mi
pareva
venire
da
una
remota
lontananza
.
I
suoi
gesti
chiari
,
il
suo
vestito
semplice
,
il
tono
schietto
della
sua
voce
,
l
'
aperto
sorriso
erano
quelli
a
me
ben
noti
,
che
le
avevo
sempre
conosciuto
:
ma
dopo
i
lunghi
mesi
di
solitudine
,
e
i
giorni
trascorsi
a
Grassano
e
a
Gagliano
,
essi
apparivano
come
la
presenza
improvvisa
e
reale
di
un
mondo
di
memoria
.
Quei
gesti
diritti
allo
scopo
,
quella
facilità
di
movimenti
appartenevano
a
un
luogo
separato
da
questo
in
cui
vivevo
,
e
in
cui
parevano
impossibili
,
da
un
infinito
intervallo
.
Di
questa
differenza
fisica
ed
elementare
non
avevo
fino
allora
potuto
rendermi
conto
:
il
suo
arrivo
era
quello
di
un
'
ambasciatrice
di
un
altro
Stato
in
un
paese
straniero
,
da
questa
parte
dei
monti
.
Dopo
che
ci
fummo
abbracciati
,
che
mi
ebbe
portati
i
saluti
di
mia
madre
,
di
mio
padre
e
dei
fratelli
,
e
ci
trovammo
soli
,
fuori
degli
sguardi
della
gente
,
nella
cucina
della
vedova
,
io
cominciai
a
interrogarla
con
impazienza
,
e
Luisa
,
mia
sorella
,
mi
raccontò
i
grandi
e
piccoli
avvenimenti
familiari
e
privati
e
pubblici
occorsi
durante
la
mia
assenza
,
e
quello
che
facevano
i
miei
amici
e
le
persone
a
me
care
,
e
quello
che
si
diceva
in
Italia
,
mi
parlò
dei
quadri
e
dei
libri
,
e
dei
pensieri
della
gente
.
Erano
le
cose
che
più
mi
stavano
a
cuore
,
a
cui
tornavo
continuamente
,
ogni
giorno
,
col
sentimento
,
e
che
mi
parevano
vicinissime
:
ma
ora
,
al
sentirle
presenti
,
mi
apparivano
ad
un
tratto
appartenenti
a
un
altro
tempo
,
sembravano
seguire
un
altro
ritmo
,
obbedire
ad
altre
leggi
incomprensibili
qui
,
e
lontane
più
che
l
'
India
e
la
Cina
.
Capivo
ad
un
tratto
come
questi
due
tempi
fossero
,
fra
loro
,
incomunicabili
;
come
queste
due
civiltà
non
potessero
avere
nessun
rapporto
se
non
miracoloso
.
E
mi
rendevo
conto
del
perché
i
contadini
guardino
il
forestiero
del
nord
come
qualcuno
che
viene
da
un
al
di
là
,
come
un
dio
straniero
.
Mia
sorella
veniva
da
Torino
,
e
poteva
fermarsi
soltanto
quattro
o
cinque
giorni
.
-
Purtroppo
ho
dovuto
perdere
un
gran
tempo
in
viaggio
,
-
mi
disse
,
-
perché
dovevo
passare
a
Matera
per
far
vistare
il
mio
permesso
di
visitarti
a
quella
questura
.
Perciò
,
invece
che
fare
la
strada
più
rapida
,
con
cui
sarei
venuta
in
due
giorni
,
per
Napoli
e
Potenza
,
ho
dovuto
mettercene
tre
,
passando
da
Bari
,
e
di
qui
a
Matera
.
A
Matera
ho
perso
una
giornata
per
aspettare
l
'
autobus
.
Che
paese
,
quello
!
Da
quel
poco
che
ho
visto
di
Gagliano
,
arrivando
,
mi
pare
che
non
ci
sia
male
:
in
tutti
i
modi
non
potrebbe
essere
peggio
di
Matera
-
.
Era
spaventata
e
piena
di
orrore
per
quello
che
vi
aveva
visto
.
Io
pensavo
,
e
glielo
dissi
,
che
la
vivezza
della
sua
reazione
fosse
dovuta
soltanto
al
fatto
che
non
era
mai
stata
da
queste
parti
,
e
che
proprio
a
Matera
era
avvenuto
il
suo
primo
incontro
con
questa
natura
e
questa
umanità
desolata
.
-
Non
conoscevo
questi
paesi
,
ma
in
qualche
modo
me
li
immaginavo
,
-
mi
rispose
.
-
Ma
Matera
,
come
l
'
ho
vista
,
non
potevo
immaginarla
.
-
Arrivai
a
Matera
,
-
mi
raccontò
,
-
verso
le
undici
del
mattino
.
Avevo
letto
nella
guida
che
è
una
città
pittoresca
,
che
merita
di
essere
visitata
,
che
c
'
è
un
museo
di
arte
antica
e
delle
curiose
abitazioni
trogloditiche
.
Ma
quando
uscii
dalla
stazione
,
un
edificio
moderno
e
piuttosto
lussuoso
,
e
mi
guardai
attorno
,
cercai
invano
con
gli
occhi
la
città
.
La
città
non
c
'
era
.
Ero
su
una
specie
di
altopiano
deserto
,
circondato
da
monticciuoli
brulli
,
spelacchiati
,
di
terra
grigiastra
seminata
di
pietrame
.
In
questo
deserto
sorgevano
,
sparsi
qua
e
là
,
otto
o
dieci
grandi
palazzi
di
marmo
,
come
quelli
che
si
costruiscono
ora
a
Roma
,
l
'
architettura
di
Piacentini
,
con
portali
,
architravi
suntuosi
,
solenni
scritte
latine
e
colonne
lucenti
al
sole
.
Alcuni
di
essi
non
erano
finiti
e
parevano
abbandonati
,
paradossali
e
mostruosi
in
quella
natura
disperata
.
Uno
squallido
quartiere
di
casette
da
impiegati
,
costruite
in
fretta
e
già
in
preda
al
decadimento
e
alla
sporcizia
,
collegava
i
palazzi
e
chiudeva
,
da
quel
lato
,
l
'
orizzonte
.
Sembrava
l
'
ambizioso
progetto
di
una
città
coloniale
,
improvvisato
a
caso
,
e
interrotto
sul
principio
per
qualche
pestilenza
,
o
piuttosto
lo
scenario
di
cattivo
gusto
di
un
teatro
all
'
aperto
per
una
tragedia
dannunziana
.
Questi
enormi
palazzi
imperiali
e
novecenteschi
erano
la
Questura
,
la
Prefettura
,
le
Poste
,
il
Municipio
,
la
Caserma
dei
Carabinieri
,
il
Fascio
,
la
Sede
delle
Corporazioni
,
l
'
Opera
Balilla
,
e
così
via
.
Ma
dov
'
era
la
città
?
Matera
non
si
vedeva
.
-
Pensai
di
sbrigare
subito
le
mie
faccende
.
Andai
alla
Questura
,
splendida
di
marmi
di
fuori
,
e
dentro
sporca
e
infetta
,
con
delle
stanzucce
mal
scopate
,
piene
di
polvere
e
di
spazzature
.
Mi
ricevette
,
per
vistare
il
mio
permesso
di
visitarti
,
il
vice
questore
,
che
è
anche
il
capo
della
polizia
politica
.
Io
pensai
di
protestare
perché
ti
avevano
mandato
in
un
paese
malarico
,
e
,
preoccupata
per
la
tua
salute
,
chiesi
se
non
fosse
possibile
trasferirti
in
una
sede
più
salubre
.
Un
commissario
che
era
presente
mi
interruppe
brusco
:
"
La
malaria
?
Non
esiste
.
Sono
tutte
storie
.
Ce
ne
sarà
un
caso
all
'
anno
.
Suo
fratello
starà
benissimo
dov
'
è
"
.
Ma
quando
seppe
che
ero
medichessa
,
rimase
zitto
;
e
il
vice
questore
mi
rispose
in
tutt
'
altro
tono
.
"
La
malaria
,
-
mi
disse
-
c
'
è
dappertutto
.
Potremmo
trasferire
suo
fratello
,
se
lo
desidera
,
ma
troverebbe
le
stesse
condizioni
che
a
Gagliano
.
Di
tutti
i
paesi
della
nostra
provincia
,
uno
solo
si
può
considerare
non
malarico
:
Stigliano
,
perché
è
a
quasi
mille
metri
sul
mare
:
forse
più
tardi
si
potrà
mandarlo
lì
,
ma
per
ora
,
per
molte
ragioni
,
è
impossibile
.
-
(
A
Stigliano
,
ho
capito
,
ci
mandavano
i
fascisti
dissidenti
)
.
-
Suo
fratello
non
si
muova
.
Ci
stiamo
noi
,
qui
a
Matera
,
e
non
siamo
dei
confinati
.
E
non
creda
che
qua
sia
meglio
,
per
la
malaria
,
di
lassù
.
Se
ci
possiamo
star
noi
,
ci
può
restare
pure
lui
,
signorina
"
.
A
questo
argomento
non
c
'
era
davvero
nulla
da
rispondere
.
Non
insistetti
oltre
,
e
uscii
.
Volevo
comprarti
uno
stetoscopio
che
avevo
dimenticato
di
portare
da
Torino
,
e
che
sapevo
ti
occorreva
per
la
tua
pratica
medica
.
Negozi
speciali
non
ce
n
'
erano
,
pensai
di
cercarlo
in
farmacia
.
Tra
quei
palazzi
e
quelle
casette
economiche
c
'
erano
delle
botteghe
,
e
trovai
due
farmacie
,
le
sole
,
mi
dissero
,
della
città
.
Non
soltanto
non
tenevano
,
né
l
'
una
né
l
'
altra
,
quello
che
cercavo
;
ma
non
ne
avevano
,
i
due
farmacisti
,
nemmeno
la
più
pallida
idea
.
"
Stetoscopio
?
E
cos
'
è
?
"
Quando
io
ebbi
ben
spiegato
che
era
un
semplice
strumento
per
ascoltare
il
cuore
,
fatto
come
un
corno
acustico
,
generalmente
di
legno
,
eccetera
,
mi
dissero
che
forse
una
cosa
simile
avrei
potuta
trovarla
a
Bari
,
ma
che
lì
a
Matera
non
se
n
'
era
mai
sentito
parlare
.
Era
mezzogiorno
,
mi
feci
indicare
un
ristorante
,
il
migliore
di
tutti
,
mi
dissero
.
Infatti
,
ad
un
tavolo
stavano
già
melanconicamente
seduti
davanti
a
una
tovaglia
sporca
,
il
vice
questore
con
altri
funzionari
di
polizia
,
con
l
'
aria
annoiata
e
gli
anelli
per
le
salviette
dei
clienti
abituali
.
Tu
sai
che
io
sono
di
poche
pretese
:
ma
ho
dovuto
alzarmi
con
la
fame
.
E
mi
misi
finalmente
a
cercare
la
città
.
Allontanatami
ancora
un
poco
dalla
stazione
,
arrivai
a
una
strada
,
che
da
un
solo
lato
era
fiancheggiata
da
vecchie
case
,
e
dall
'
altro
costeggiava
un
precipizio
.
In
quel
precipizio
è
Matera
.
Ma
di
lassù
dov
'
ero
io
non
se
ne
vedeva
quasi
nulla
,
per
l
'
eccessiva
ripidezza
della
costa
,
che
scendeva
quasi
a
picco
.
Vedevo
soltanto
,
affacciandomi
,
delle
terrazze
e
dei
sentieri
,
che
coprivano
all
'
occhio
le
case
sottostanti
.
Di
faccia
c
'
era
un
monte
pelato
e
brullo
,
di
un
brutto
colore
grigiastro
,
senza
segno
di
coltivazione
,
né
un
solo
albero
:
soltanto
terra
e
pietre
battute
dal
sole
.
In
fondo
scorreva
un
torrentaccio
,
la
Gravina
,
con
poca
acqua
sporca
e
impaludata
fra
i
sassi
del
greto
.
Il
fiume
e
il
monte
avevano
un
'
aria
cupa
e
cattiva
,
che
faceva
stringere
il
cuore
.
La
forma
di
quel
burrone
era
strana
;
come
quella
di
due
mezzi
imbuti
affiancati
,
separati
da
un
piccolo
sperone
e
riuniti
in
basso
in
un
apice
comune
,
dove
si
vedeva
,
di
lassù
,
una
chiesa
bianca
,
Santa
Maria
de
Idris
,
che
pareva
ficcata
nella
terra
.
Questi
coni
rovesciati
,
questi
imbuti
,
si
chiamano
Sassi
:
Sasso
Caveoso
e
Sasso
Barisano
.
Hanno
la
forma
con
cui
,
a
scuola
,
immaginavamo
l
'
inferno
di
Dante
.
E
cominciai
anch
'
io
a
scendere
per
una
specie
di
mulattiera
,
di
girone
in
girone
,
verso
il
fondo
.
La
stradetta
,
strettissima
,
che
scendeva
serpeggiando
,
passava
sui
tetti
delle
case
,
se
così
quelle
si
possono
chiamare
.
Sono
grotte
scavate
nella
parete
di
argilla
indurita
del
burrone
:
ognuna
di
esse
ha
sul
davanti
una
facciata
;
alcune
sono
anche
belle
,
con
qualche
modesto
ornato
settecentesco
.
Queste
facciate
finte
,
per
l
'
inclinazione
della
costiera
,
sorgono
in
basso
a
filo
del
monte
,
e
in
alto
sporgono
un
poco
:
in
quello
stretto
spazio
tra
le
facciate
e
il
declivio
passano
le
strade
,
e
sono
insieme
pavimenti
per
chi
esce
dalle
abitazioni
di
sopra
e
tetti
per
quelle
di
sotto
.
Le
porte
erano
aperte
per
il
caldo
.
Io
guardavo
passando
,
e
vedevo
l
'
interno
delle
grotte
,
che
non
prendono
altra
luce
e
aria
se
non
dalla
porta
.
Alcune
non
hanno
neppure
quella
:
si
entra
dall
'
alto
,
attraverso
botole
e
scalette
.
Dentro
quei
buchi
neri
,
dalle
pareti
di
terra
,
vedevo
i
letti
,
le
misere
suppellettili
,
i
cenci
stesi
.
Sul
pavimento
stavano
sdraiati
i
cani
,
le
pecore
,
le
capre
,
i
maiali
.
Ogni
famiglia
ha
,
in
genere
,
una
sola
di
quelle
grotte
per
tutta
abitazione
e
ci
dormono
tutti
insieme
,
uomini
,
donne
,
bambini
e
bestie
.
Così
vivono
ventimila
persone
.
Di
bambini
ce
n
'
era
un
'
infinità
.
In
quel
caldo
,
in
mezzo
alle
mosche
,
nella
polvere
,
spuntavano
da
tutte
le
parti
,
nudi
del
tutto
o
coperti
di
stracci
.
Io
non
ho
mai
visto
una
tale
immagine
di
miseria
:
eppure
sono
abituata
,
è
il
mio
mestiere
,
a
vedere
ogni
giorno
diecine
di
bambini
poveri
,
malati
e
maltenuti
.
Ma
uno
spettacolo
come
quello
di
ieri
non
l
'
avevo
mai
neppure
immaginato
.
Ho
visto
dei
bambini
seduti
sull
'
uscio
delle
case
,
nella
sporcizia
,
al
sole
che
scottava
,
con
gli
occhi
semichiusi
e
le
palpebre
rosse
e
gonfie
;
e
le
mosche
gli
si
posavano
sugli
occhi
,
e
quelli
stavano
immobili
,
e
non
le
scacciavano
neppure
con
le
mani
.
Sì
,
le
mosche
gli
passeggiavano
sugli
occhi
,
e
quelli
pareva
non
le
sentissero
.
Era
il
tracoma
.
Sapevo
che
ce
n
'
era
,
quaggiù
:
ma
vederlo
così
,
nel
sudiciume
e
nella
miseria
,
è
un
'
altra
cosa
.
Altri
bambini
incontravo
,
coi
visini
grinzosi
come
dei
vecchi
,
e
scheletriti
per
la
fame
;
i
capelli
pieni
di
pidocchi
e
di
croste
.
Ma
la
maggior
parte
avevano
delle
grandi
pance
gonfie
,
enormi
,
e
la
faccia
gialla
e
patita
per
la
malaria
.
Le
donne
,
che
mi
vedevano
guardare
per
le
porte
,
m
'
invitavano
a
entrare
:
e
ho
visto
,
in
quelle
grotte
scure
e
puzzolenti
,
dei
bambini
sdraiati
in
terra
,
sotto
delle
coperte
a
brandelli
,
che
battevano
i
denti
dalla
febbre
.
Altri
si
trascinavano
a
stento
,
ridotti
pelle
e
ossa
dalla
dissenteria
.
Ne
ho
visti
anche
di
quelli
con
le
faccine
di
cera
,
che
mi
parevano
malati
di
qualcosa
di
ancor
peggio
che
la
malaria
,
forse
qualche
malattia
tropicale
,
forse
il
Kala
Azar
,
la
febbre
nera
.
Le
donne
,
magre
,
con
dei
lattanti
denutriti
e
sporchi
attaccati
a
dei
seni
vizzi
,
mi
salutavano
gentili
e
sconsolate
:
a
me
pareva
,
in
quel
sole
accecante
,
di
esser
capitata
in
mezzo
a
una
città
colpita
dalla
peste
.
Continuavo
a
scendere
verso
il
fondo
del
pozzo
,
verso
la
chiesa
,
e
una
gran
folla
di
bambini
mi
seguiva
,
a
pochi
passi
di
distanza
,
e
andava
a
mano
a
mano
crescendo
.
Gridavano
qualcosa
,
ma
io
non
riuscivo
a
capire
quello
che
dicessero
in
quel
loro
dialetto
incomprensibile
.
Continuavo
a
scendere
,
e
quelli
mi
inseguivano
e
non
cessavano
di
chiamarmi
.
Pensai
che
volessero
l
'
elemosina
e
mi
fermai
:
e
allora
soltanto
distinsi
le
parole
che
quelli
gridavano
ormai
in
coro
:
"
Signorina
,
dammi
'
u
chinì
!
Signorina
,
dammi
il
chinino
!
"
Distribuii
quel
po
'
di
spiccioli
che
avevo
,
perché
si
comprassero
delle
caramelle
:
ma
non
era
questo
che
volevano
,
e
continuavano
,
tristi
e
insistenti
,
a
chiedere
il
chinino
.
Eravamo
intanto
arrivati
al
fondo
della
buca
,
a
Santa
Maria
de
Idris
,
che
è
una
bella
chiesetta
barocca
,
e
alzando
gli
occhi
vidi
finalmente
apparire
,
come
un
muro
obliquo
,
tutta
Matera
.
Di
lì
sembra
quasi
una
città
vera
.
Le
facciate
di
tutte
le
grotte
,
che
sembrano
case
,
bianche
e
allineate
,
pareva
mi
guardassero
,
coi
buchi
delle
porte
,
come
neri
occhi
.
È
davvero
una
città
bellissima
,
pittoresca
e
impressionante
.
C
'
è
anche
un
bel
museo
,
con
dei
vasi
greci
figurati
,
e
delle
statuette
e
delle
monete
antiche
,
trovate
nei
dintorni
.
Mentre
lo
visitavo
,
i
bambini
erano
ancora
là
fuori
al
sole
,
e
aspettavano
che
io
portassi
il
chinino
.
Dove
avrebbe
alloggiato
mia
sorella
?
Lo
zoppo
ammazzacapre
aveva
ricevuto
la
risposta
da
Napoli
,
per
il
palazzo
.
Gli
dicevano
che
non
ci
tenevano
ad
affittarlo
,
e
tutt
'
al
più
ne
avrebbero
dato
soltanto
una
stanza
o
due
,
al
prezzo
,
che
ritenevano
altissimo
,
e
di
cui
si
scusavano
,
di
cinquanta
lire
al
mese
;
che
gli
alloggi
nell
'
interno
erano
in
quel
momento
ricercatissimi
,
perché
si
aspettava
la
guerra
e
si
temevano
i
bombardamenti
della
flotta
inglese
:
che
a
Napoli
tutti
pensavano
di
scappare
,
ed
essi
stessi
,
i
proprietari
,
o
dei
loro
amici
,
sarebbero
probabilmente
venuti
a
rifugiarsi
quassù
.
Ma
intanto
io
avevo
perduto
tutti
gli
entusiasmi
per
quella
dimora
romantica
e
diroccata
,
che
,
a
rifletterci
bene
,
mi
pareva
veramente
inabitabile
.
Lo
studente
di
Pisa
,
il
confinato
del
pranzo
sul
muretto
,
mi
aveva
mandato
a
dire
da
un
contadino
che
si
sarebbe
fatto
libero
,
fra
pochi
giorni
,
un
alloggio
che
egli
aveva
preso
per
sua
madre
e
per
sua
sorella
,
le
maestre
,
che
erano
venute
a
trovarlo
,
e
che
vivevano
ritirate
,
senza
mai
uscire
di
casa
.
L
'
affitto
per
lui
era
troppo
caro
,
e
alla
partenza
delle
due
donne
avrei
potuto
entrarci
io
.
Lo
zoppo
e
donna
Caterina
me
lo
consigliarono
:
così
,
aspettando
la
nuova
casa
,
mia
sorella
dovette
adattarsi
a
spartire
con
me
l
'
unica
camera
da
letto
della
vedova
,
e
a
fare
di
lì
la
sua
conoscenza
con
le
cimici
,
le
zanzare
e
le
mosche
di
Lucania
:
ma
mi
disse
che
,
dopo
le
grotte
di
Matera
,
quella
stanza
melanconica
le
pareva
quasi
una
reggia
.
E
per
fortuna
in
quelle
poche
notti
non
venne
né
l
'
"
U
.
E
.
"
né
alcun
altro
ospite
.
L
'
arrivo
di
mia
sorella
era
stato
un
avvenimento
:
i
signori
del
paese
le
fecero
le
migliori
accoglienze
:
donna
Caterina
le
confidò
i
suoi
disturbi
di
fegato
e
le
sue
ricette
di
cucina
,
e
le
usò
tutte
le
possibili
gentilezze
.
Una
signora
del
nord
,
così
alla
mano
,
e
per
di
più
una
medichessa
:
non
ne
avevano
mai
viste
.
Non
bisognava
sfigurare
con
lei
.
Per
i
contadini
,
era
una
cosa
diversa
.
Abituati
alla
vita
americana
,
trovavano
naturale
che
una
donna
facesse
il
medico
:
e
naturalmente
ne
approfittarono
.
Ma
quello
che
li
toccava
,
nella
sua
presenza
,
era
altro
.
Finora
io
ero
stato
,
per
loro
,
qualcuno
piovuto
dal
cielo
:
ma
mi
mancava
qualcosa
:
ero
solo
.
L
'
aver
scoperto
che
anch
'
io
avevo
dei
legami
di
sangue
su
questa
terra
pareva
colmasse
piacevolmente
,
ai
loro
occhi
,
una
lacuna
.
Il
vedermi
con
una
sorella
muoveva
uno
dei
loro
più
profondi
sentimenti
:
quello
della
consanguineità
,
che
,
dove
non
c
'
è
senso
di
Stato
né
di
religione
,
tiene
,
con
tanta
maggiore
intensità
,
il
posto
di
quelli
.
Non
è
l
'
istituto
familiare
,
vincolo
sociale
,
giuridico
e
sentimentale
;
ma
il
senso
sacro
,
arcano
e
magico
di
una
comunanza
.
Il
paese
è
tutto
legato
da
queste
complicate
catene
,
che
non
sono
soltanto
quelle
materiali
delle
parentele
(
il
"
fratel
cugino
"
è
veramente
come
un
fratello
)
,
ma
quelle
simboliche
e
acquistate
dei
comparaggi
.
Il
compare
di
San
Giovanni
è
quasi
più
di
un
fratello
carnale
:
fa
parte
davvero
,
per
scelta
e
iniziazione
rituale
,
dello
stesso
gruppo
consanguineo
:
e
nell
'
interno
di
questo
si
è
l
'
uno
all
'
altro
,
sacri
;
non
ci
si
può
sposare
.
Questo
,
fraterno
,
è
il
più
forte
legame
fra
gli
uomini
.
Quando
,
verso
sera
,
passeggiavamo
per
l
'
unica
strada
del
paese
,
mia
sorella
ed
io
,
tenendoci
a
braccetto
,
i
contadini
dalle
soglie
ci
guardavano
beati
.
Le
donne
ci
salutavano
,
e
ci
coprivano
di
benedizioni
:
-
Benedetto
il
ventre
che
vi
ha
portati
!
-
ci
dicevano
dagli
usci
,
al
nostro
passaggio
.
-
Benedette
le
mammelle
che
vi
hanno
allattati
!
-
Le
vecchie
sdentate
sulle
porte
cessavano
per
un
momento
di
filare
la
lana
,
per
mormorarci
le
loro
sentenze
:
-
Una
sposa
è
una
bella
cosa
:
ma
una
sorella
è
molto
di
più
!
-
Frate
e
sore
,
core
e
core
-
.
Luisa
,
che
aveva
portata
con
sé
la
sua
naturale
atmosfera
razionale
e
cittadina
,
non
cessava
di
stupirsi
di
un
così
strano
entusiasmo
per
il
fatto
,
così
semplice
,
che
io
avessi
una
sorella
.
Ma
quello
che
soprattutto
la
meravigliava
e
scandalizzava
,
era
che
nessuno
facesse
nulla
per
questo
paese
.
Poiché
è
un
temperamento
costruttivo
,
di
quelli
che
gli
astrologhi
direbbero
solari
,
e
la
sua
bontà
attiva
non
ama
gli
indugi
,
passava
il
tempo
a
parlare
con
me
di
quello
che
si
potesse
fare
,
e
mi
esponeva
dei
progetti
pratici
per
aiutare
i
contadini
di
Gagliano
,
i
bambini
di
Matera
.
Ospedali
,
asili
,
lotta
antimalarica
,
scuole
,
opere
pubbliche
,
medici
di
Stato
ed
eventualmente
volontari
,
campagna
nazionale
per
il
rinnovamento
di
questi
paesi
,
e
così
via
.
Lei
stessa
avrebbe
dato
volentieri
il
suo
tempo
per
una
causa
che
le
pareva
così
giusta
.
Bisognava
fare
,
non
dormire
,
né
rimandare
sempre
a
un
nuovo
domani
.
Aveva
certamente
ragione
:
e
quello
che
proponeva
era
giusto
e
buono
,
e
realizzabile
:
ma
le
cose
,
quaggiù
,
sono
assai
più
complicate
di
quello
che
non
appaiano
alle
chiare
menti
degli
uomini
giusti
e
buoni
.
I
quattro
giorni
della
sua
permanenza
passarono
presto
.
Quando
la
509
del
meccanico
,
che
la
portava
,
scomparve
alla
svolta
dietro
il
cimitero
,
in
una
nuvola
di
polvere
,
anche
quel
mondo
di
attiva
creazione
,
di
valori
e
di
cultura
a
cui
ero
legato
e
che
,
con
lei
,
mi
era
riapparso
presente
,
parve
dileguarsi
,
come
risucchiato
nel
tempo
,
nella
nuvola
lontanissima
del
ricordo
.
Mi
rimasero
i
libri
,
le
medicine
e
i
consigli
,
e
mi
servirono
subito
.
A
parte
i
contagi
anche
le
malattie
più
disparate
ed
estranee
vanno
a
gruppi
.
In
certe
settimane
non
ci
sono
malati
o
soltanto
di
cose
leggere
:
ma
quando
si
trova
un
caso
grave
,
si
può
essere
certi
che
presto
se
ne
presenteranno
degli
altri
.
Uno
di
questi
periodi
infatti
,
il
primo
dopo
il
mio
arrivo
,
capitò
subito
dopo
la
partenza
di
mia
sorella
:
una
serie
di
casi
difficili
e
pericolosi
,
che
mi
facevano
paura
.
Tutte
le
malattie
quaggiù
,
del
resto
,
prendono
sempre
un
aspetto
eccessivo
e
mortale
,
ben
diverso
da
quello
che
ero
abituato
a
vedere
nei
lettini
ben
ordinati
della
Clinica
Medica
Universitaria
di
Torino
.
Sarà
lo
stato
di
anemia
cronica
dei
vecchi
malarici
,
sarà
la
denutrizione
,
sarà
la
scarsa
reazione
al
male
di
questi
uomini
passivi
e
rassegnati
:
certo
si
vedono
,
fin
dal
primo
giorno
di
malattia
,
accavallarsi
tumultuosamente
i
sintomi
più
disparati
,
i
visi
dei
sofferenti
assumere
l
'
aspetto
angosciato
dell
'
agonia
.
E
io
passavo
di
meraviglia
in
meraviglia
,
vedendo
questi
malati
,
che
qualunque
buon
medico
avrebbe
giudicato
perduti
,
migliorare
e
guarire
con
le
cure
più
elementari
.
Pareva
che
mi
aiutasse
una
strana
fortuna
.
Visitai
in
quei
giorni
anche
l
'
Arciprete
.
Aveva
delle
emorragie
intestinali
,
ma
,
nella
sua
misantropia
,
non
ne
parlava
,
e
continuava
a
passeggiare
per
il
paese
,
senza
curarsi
.
Fu
don
Cosimino
,
l
'
angelo
della
Posta
,
il
solo
confidente
del
vecchio
che
passava
delle
ore
nell
'
ufficio
postale
e
gli
recitava
i
suoi
epigrammi
,
a
pregarmi
di
andarlo
a
trovare
come
per
una
visita
di
cortesia
,
e
di
vedere
intanto
se
potevo
far
qualcosa
per
lui
.
Don
Trajella
abitava
con
la
madre
in
uno
stanzone
,
una
specie
di
spelonca
,
in
un
vicoletto
buio
non
lontano
dalla
chiesa
.
Quando
entrai
da
lui
,
lo
trovai
che
stava
mangiando
con
la
madre
:
avevano
,
in
due
,
un
solo
piatto
e
un
solo
bicchiere
.
Il
piatto
era
pieno
di
fagioli
mal
cotti
,
che
erano
tutto
il
desinare
:
madre
e
figlio
,
in
quell
'
angolo
di
tavola
senza
tovaglia
,
ci
pescavano
a
turno
con
vecchie
forchette
di
stagno
.
Nel
fondo
della
spelonca
,
separati
da
una
tenda
verde
sbrindellata
,
c
'
erano
due
lettini
gemelli
,
quello
di
don
Giuseppe
e
quello
della
vecchia
,
non
ancora
rifatti
.
Contro
il
muro
giaceva
in
terra
in
disordine
un
gran
mucchio
di
libri
:
sul
mucchio
stavano
posate
delle
galline
.
Altre
galline
correvano
e
svolazzavano
qua
e
là
per
la
stanza
,
che
da
chissà
quanto
tempo
non
era
stata
spazzata
:
un
tanfo
di
pollaio
prendeva
alla
gola
.
L
'
Arciprete
,
chi
mi
aveva
in
simpatia
e
mi
considerava
,
con
don
Cosimino
,
fra
le
poche
persone
con
cui
si
poteva
parlare
perché
non
erano
suoi
nemici
,
mi
accolse
con
piacere
,
con
un
sorriso
sul
viso
arguto
e
sofferente
.
Mi
presentò
sua
madre
;
la
scusassi
se
non
mi
rispondeva
:
era
vetula
et
infirma
.
E
mi
offerse
subito
un
bicchiere
di
vino
,
che
dovetti
accettare
,
per
non
offenderlo
,
in
quel
suo
unico
bicchiere
che
doveva
aver
servito
per
anni
,
senza
essere
mai
stato
lavato
,
a
lui
e
alla
vecchia
,
a
quanto
potevo
arguire
dalla
gromma
unta
e
nera
che
lo
incrostava
tutto
attorno
.
Don
Trajella
non
aveva
servitori
ed
era
ormai
così
abituato
a
quella
solitaria
sporcizia
che
non
ci
faceva
più
caso
.
Quando
,
dopo
che
avemmo
parlato
dei
suoi
mali
,
si
accorse
che
io
guardavo
con
curiosità
il
mucchio
dei
libri
,
mi
disse
:
-
Che
vuole
?
In
questo
paese
non
mette
conto
di
leggere
.
Avevo
dei
bei
libri
,
li
vede
?
Ci
sono
delle
edizioni
rare
.
Quando
sono
venuto
qui
,
quelle
canaglie
che
li
hanno
portati
me
li
hanno
per
dispetto
imbrattati
di
pece
.
Mi
è
passata
la
voglia
di
aprirli
,
e
li
ho
lasciati
lì
in
terra
:
ci
stanno
da
molti
anni
-
.
Mi
avvicinai
al
mucchio
:
i
libri
erano
coperti
da
uno
strato
di
polvere
e
di
sterco
di
gallina
:
qua
e
là
,
sulle
coste
di
pelle
,
si
vedeva
davvero
qualche
macchia
di
pece
,
ricordo
dell
'
antico
attentato
.
Ne
tolsi
qualcuno
a
caso
:
erano
vecchi
volumi
secenteschi
di
teologia
,
di
casistica
,
delle
Storie
dei
Santi
,
e
Padri
della
Chiesa
,
e
poeti
latini
.
Doveva
esser
stata
,
prima
di
esser
così
ridotta
a
cuccia
per
i
polli
,
la
buona
biblioteca
di
un
prete
colto
e
curioso
.
In
mezzo
ai
libri
saltarono
fuori
degli
opuscoli
sgualciti
e
imbrattati
:
opera
di
don
Trajella
:
studi
storici
e
apologetici
su
san
Calogero
di
Avila
.
-
È
un
santo
spagnolo
poco
conosciuto
,
-
mi
spiegò
l
'
Arciprete
.
-
Ho
fatto
anche
dei
quadri
,
temporibus
illis
,
che
rappresentano
i
vari
episodi
della
sua
vita
,
delle
specie
di
polittici
-
.
Insistetti
perché
me
li
mostrasse
e
si
decise
a
tirarli
fuori
di
sotto
il
letto
,
di
dove
,
mi
disse
,
non
li
aveva
più
riesumati
dal
giorno
del
suo
arrivo
.
Erano
delle
tempere
di
gusto
popolare
,
ma
tutt
'
altro
che
prive
di
efficacia
,
con
moltissime
figure
minute
e
rifinitissime
,
dei
quadri
compositi
,
con
la
nascita
,
la
vita
,
i
miracoli
,
la
morte
,
e
la
gloria
del
santo
.
Di
sotto
il
letto
uscirono
anche
delle
statuette
,
opera
anche
esse
del
prete
,
dei
piccoli
angeli
e
dei
santi
barocchi
di
legno
e
di
terracotta
dipinti
,
modellati
con
garbo
facile
nel
gusto
dei
presepi
napoletani
del
Seicento
.
Mi
congratulai
con
l
'
inatteso
collega
.
-
Non
ho
più
fatto
nulla
da
che
sono
qua
,
in
partibus
infidelium
,
a
prestare
,
come
suol
dirsi
,
i
sacramenti
di
santa
Madre
Chiesa
a
questi
eretici
che
non
ne
vogliono
sapere
.
Prima
mi
divertivo
a
fare
queste
cosette
.
Ma
qui
,
in
questo
paese
,
non
si
può
.
Non
mette
conto
di
far
nulla
,
qui
.
Prenda
ancora
un
bicchiere
di
vino
,
don
Carlo
-
.
Mentre
cercavo
di
evitare
,
con
un
pretesto
,
il
terribile
bicchiere
,
assai
più
amaro
di
tutti
i
possibili
filtri
,
la
vecchia
madre
,
che
era
rimasta
fino
allora
ferma
e
come
assente
sulla
sua
seggiola
,
si
rizzò
improvvisamente
in
piedi
,
gridando
e
agitando
le
braccia
.
Le
galline
spaventate
cominciarono
a
svolazzare
per
la
stanza
,
sui
letti
,
sui
libri
,
sulla
tavola
.
Don
Trajella
si
mise
a
rincorrerle
qua
e
là
per
farle
scendere
dalle
lenzuola
,
gridando
:
-
Paese
maledetto
!
-
E
quelle
strillavano
sempre
più
stupidamente
atterrite
,
alzando
dei
nuvoli
di
polvere
brillanti
nel
filo
di
sole
che
entrava
per
lo
spiraglio
della
finestrella
semichiusa
.
Profittai
della
confusione
per
uscirmene
,
tra
quel
gran
volare
di
penne
e
ondeggiare
nero
di
sottane
.
Molto
diverso
,
per
mia
fortuna
,
dal
povero
Trajella
,
doveva
essere
stato
il
suo
predecessore
,
un
prete
grasso
,
ricco
,
allegro
e
gaudente
,
famoso
in
paese
per
la
buona
tavola
e
i
numerosi
figliuoli
,
e
morto
,
a
quel
che
si
diceva
,
di
una
solenne
indigestione
.
La
casa
dove
finalmente
pochi
giorni
dopo
,
appena
partite
le
parenti
del
confinato
pisano
,
andai
ad
abitare
,
era
stata
costruita
da
lui
,
ed
era
,
si
può
dire
,
l
'
unica
casa
civile
del
paese
.
Se
l
'
era
fatta
vicino
alla
vecchia
chiesa
della
Madonna
degli
Angeli
;
e
ora
che
la
chiesa
era
crollata
nel
burrone
,
la
casa
si
era
trovata
ad
essere
l
'
ultima
sul
ciglio
del
precipizio
.
Era
composta
di
tre
stanze
,
una
in
fila
all
'
altra
.
Dalla
strada
,
un
vicoletto
laterale
sulla
destra
della
via
principale
,
si
entrava
in
cucina
,
dalla
cucina
nella
seconda
camera
,
dove
io
misi
il
letto
;
e
di
qui
si
passava
ad
una
stanza
grande
,
con
cinque
finestrelle
,
che
fu
la
mia
stanza
di
soggiorno
e
il
mio
studio
di
pittura
.
Dalla
porta
dello
studio
si
scendeva
per
quattro
scalini
di
pietra
in
un
piccolo
orticello
,
chiuso
,
in
fondo
,
da
un
cancelletto
di
ferro
con
un
albero
di
fico
nel
mezzo
.
La
camera
da
letto
dava
su
un
balconcino
,
da
cui
una
scaletta
saliva
,
sul
fianco
della
casa
,
alla
terrazza
che
la
copriva
tutta
:
di
qui
la
vista
spaziava
sui
più
lontani
orizzonti
.
La
casa
era
modesta
,
costruita
in
modo
economico
,
e
non
bella
,
perché
non
aveva
carattere
.
non
era
né
signorile
né
contadina
,
non
aveva
né
la
nobiltà
rovinata
dei
palazzo
,
né
la
miseria
dei
tuguri
,
ma
soltanto
la
mediocrità
stantia
del
gusto
pretesco
.
Lo
studio
e
la
terrazza
avevano
un
pavimento
a
scacchi
colorati
,
come
in
certe
sagrestie
di
campagna
:
non
ho
mai
amato
queste
geometrie
,
su
cui
l
'
occhio
si
posa
continuamente
e
che
mi
sono
fastidiose
quando
dipingo
.
Le
piastrelle
di
poco
prezzo
stingevano
,
quand
'
erano
bagnate
,
e
Barone
,
che
amava
rotolarsi
per
terra
follemente
,
diventava
allora
,
di
bianco
che
era
,
un
cane
rosa
.
Ma
i
muri
erano
puliti
,
imbiancati
a
calce
,
le
porte
verniciate
di
azzurro
,
le
persiane
verdi
.
E
soprattutto
,
a
compenso
di
qualunque
difetto
,
lo
spirito
epicureo
del
defunto
prete
aveva
dotato
la
mia
casa
di
un
bene
inestimabile
.
C
'
era
un
gabinetto
,
senz
'
acqua
naturalmente
,
ma
un
vero
gabinetto
,
col
sedile
di
porcellana
.
Era
il
solo
esistente
a
Gagliano
,
e
probabilmente
non
se
ne
sarebbe
trovato
un
altro
a
più
di
cento
chilometri
tutt
'
attorno
.
Nelle
case
dei
signori
ci
sono
ancora
delle
antiche
seggette
monumentali
di
legno
intarsiato
,
dei
piccoli
troni
pieni
di
autorità
:
e
mi
hanno
detto
,
ma
io
non
ne
ho
viste
,
che
se
ne
trovano
anche
di
quelle
matrimoniali
,
a
due
posti
,
per
quei
coniugi
affettuosi
che
non
possono
tollerare
la
più
breve
separazione
.
Nelle
case
dei
poveri
,
naturalmente
,
non
c
'
è
nulla
.
Questo
fatto
dà
luogo
a
delle
curiose
costumanze
.
A
Grassano
,
in
certe
ore
quasi
fisse
,
il
mattino
presto
e
verso
sera
,
si
aprivano
furtivamente
le
finestrelle
delle
case
,
e
dallo
spiraglio
apparivano
le
mani
rugose
delle
vecchie
,
che
lasciavano
piovere
,
in
mezzo
alla
strada
,
il
contenuto
dei
vasi
.
Erano
le
ore
della
"
jettatura
"
.
A
Gagliano
questa
cerimonia
non
era
così
generale
né
così
regolata
:
non
si
sprecava
così
prodigalmente
il
concime
per
gli
orti
.
La
mancanza
di
quel
semplice
apparecchio
,
assoluta
in
tutta
la
regione
,
crea
naturalmente
delle
consuetudini
che
non
si
sradicano
facilmente
,
che
richiamano
mille
altre
cose
della
vita
,
e
si
accompagnano
a
sentimenti
considerati
nobilissimi
e
poetici
.
Il
falegname
Lasala
,
un
"
americano
"
intelligente
,
che
era
stato
,
molti
anni
prima
,
sindaco
di
Grassano
,
e
che
conservava
gelosamente
,
nel
suo
monumentale
apparecchio
radio
portato
di
laggiù
,
con
i
dischi
di
Caruso
e
dell
'
arrivo
di
De
Pinedo
,
quelli
di
discorsi
commemorativi
di
Matteotti
,
mi
raccontava
che
,
dopo
la
settimana
di
lavoro
a
New
York
,
usava
incontrare
un
gruppo
di
compaesani
,
ogni
domenica
,
per
una
scampagnata
.
-
Eravamo
sempre
otto
o
dieci
:
c
'
era
un
dottore
,
un
farmacista
,
dei
commercianti
,
un
cameriere
d
'
albergo
,
e
qualche
artigiano
.
Tutti
del
nostro
paese
,
ci
si
conosceva
fin
da
bambini
.
La
vita
è
triste
,
tra
quei
grattacieli
,
con
tutte
quelle
straordinarie
comodità
,
e
gli
ascensori
,
le
porte
girevoli
,
la
metropolitana
,
e
sempre
case
e
palazzi
e
strade
,
e
mai
un
po
'
di
terra
.
Viene
la
malinconia
.
La
domenica
mattina
si
saliva
in
treno
,
ma
bisognava
fare
dei
chilometri
,
per
trovare
la
campagna
!
Quando
eravamo
arrivati
in
qualche
posto
solitario
,
diventavamo
tutti
allegri
come
ci
si
fosse
tolto
un
peso
di
dosso
.
E
allora
,
sotto
un
albero
,
tutti
insieme
,
ci
si
calava
i
pantaloni
.
Che
delizia
!
Si
sentiva
l
'
aria
fresca
,
la
natura
.
Non
come
in
quei
gabinetti
americani
,
lucidi
e
tutti
eguali
.
Ci
pareva
di
essere
ragazzi
,
d
'
essere
tornati
a
Grassano
,
si
era
felici
,
si
rideva
,
si
sentiva
l
'
aria
della
Patria
.
E
,
quando
avevamo
finito
,
gridavamo
tutti
insieme
:
"
Viva
l
'
Italia
!
"
Ci
veniva
proprio
dal
cuore
.
La
nuova
casa
aveva
il
vantaggio
di
essere
in
fondo
al
paese
,
fuori
degli
sguardi
continui
del
podestà
e
dei
suoi
accoliti
:
avrei
potuto
,
finalmente
,
passeggiare
senza
urtarmi
ad
ogni
passo
nelle
solite
persone
,
con
i
soliti
discorsi
.
È
usanza
,
qui
,
che
i
signori
,
quando
incontrano
qualcuno
per
via
,
non
gli
chiedano
come
sta
,
ma
gli
rivolgano
a
mo
'
di
saluto
questa
domanda
:
-
Beh
!
Che
cos
'
hai
mangiato
oggi
?
-
Se
l
'
interlocutore
è
un
contadino
,
risponderà
in
silenzio
con
il
gesto
della
mano
,
portata
all
'
altezza
del
viso
e
oscillante
lentamente
su
se
stessa
con
il
pollice
e
il
mignolo
teso
e
le
altre
dita
piegate
,
che
vuol
dire
"
poco
o
nulla
"
.
Se
è
un
signore
,
si
dilungherà
a
elencare
le
povere
vivande
del
suo
pranzo
,
e
si
informerà
di
quelle
del
suo
amico
:
se
nessuna
passione
d
'
odio
e
di
intrigo
locale
accende
in
quel
momento
i
loro
animi
,
la
conversazione
continuerà
per
un
pezzo
senza
uscire
da
questo
scambio
di
confidenze
gastronomiche
.
Avrei
potuto
mettere
il
capo
fuori
dell
'
uscio
senza
battere
subito
il
naso
contro
l
'
onnipresente
pancia
,
enorme
al
punto
di
ostruire
tutta
la
via
,
di
don
Gennaro
,
guardia
,
messo
comunale
,
accalappiacani
,
e
spia
del
podestà
;
sempre
attento
ad
ogni
passo
dei
confinati
e
a
ogni
parola
dei
contadini
;
brav
'
uomo
,
forse
,
in
fondo
,
ma
devoto
all
'
autorità
e
a
don
Luigino
,
e
ostinato
a
far
rispettare
i
suoi
bizzarri
decreti
sulla
circolazione
dei
maiali
e
dei
cani
,
e
a
minacciare
e
ad
affibbiare
le
multe
,
per
le
ragioni
più
inverosimili
,
alle
donne
che
non
avevano
il
denaro
per
pagarle
.
E
soprattutto
era
una
casa
,
un
luogo
dove
avrei
potuto
esser
solo
e
lavorare
.
Mi
affrettai
dunque
a
salutare
la
vedova
,
e
a
cominciare
la
mia
nuova
vita
,
nella
mia
residenza
definitiva
.
La
casa
apparteneva
all
'
erede
del
prete
,
don
Rocco
Macioppi
,
un
modesto
proprietario
di
mezza
età
,
gentile
,
cerimonioso
,
chiesastico
e
occhialuto
,
e
ad
una
sua
nipote
,
donna
Maria
Maddalena
,
una
zitella
sui
venticinque
anni
,
d
'
un
biondo
slavato
,
allevata
dalle
monache
di
Potenza
,
anemica
,
sospirosa
e
linfatica
.
Fu
inteso
che
essi
avrebbero
tenuto
,
per
coltivare
l
'
insalata
,
l
'
uso
dell
'
orto
,
nel
quale
sarebbero
entrati
dal
cancello
:
ma
io
vi
potevo
passeggiare
a
mio
piacere
.
L
'
alloggio
era
quasi
vuoto
:
il
padrone
e
lo
zoppo
suo
amico
mi
fornirono
le
suppellettili
necessarie
.
Io
ci
portai
le
cose
che
mi
ero
fatte
arrivare
in
quei
giorni
:
il
mio
cavalletto
grande
e
la
poltrona
,
suo
necessario
complemento
:
l
'
uno
per
dipingere
e
l
'
altra
per
guardare
i
quadri
a
mano
a
mano
che
li
faccio
:
mi
sono
entrambi
indispensabili
,
e
ci
sono
affezionato
:
mi
hanno
sempre
seguito
in
tutti
i
miei
viaggi
qua
e
là
per
il
mondo
.
E
una
cassa
di
libri
,
che
mi
era
giunta
allora
allora
,
e
per
la
quale
dovetti
ricevere
una
visita
speciale
del
podestà
e
del
brigadiere
.
Don
Luigino
mi
mandò
a
dire
che
doveva
assistere
alla
sua
apertura
,
per
controllare
che
non
ci
fossero
libri
proibiti
,
e
,
con
l
'
assistenza
del
suo
braccio
secolare
,
esaminò
,
ad
uno
ad
uno
,
i
miei
volumi
.
Lo
fece
,
naturalmente
,
da
uomo
di
studi
,
che
non
si
stupisce
di
nulla
,
con
molti
sorrisi
d
'
intesa
,
felice
della
sua
sapienza
e
della
sua
autorità
.
Libri
proibiti
non
ce
n
'
erano
.
Ma
c
'
era
,
per
esempio
,
una
comune
edizione
degli
Essais
di
Montaigne
.
-
Questo
è
francese
,
non
è
vero
?
-
esclamò
il
podestà
,
strizzando
l
'
occhio
,
come
a
dire
che
non
cercassi
d
'
ingannarlo
.
-
Ma
è
un
francese
antico
,
don
Luigi
!
-
Già
,
Montaigne
,
uno
di
quelli
della
Rivoluzione
francese
-
.
Faticai
a
convincerlo
che
non
si
poteva
considerarlo
un
autore
pericoloso
:
il
maestro
sapeva
il
fatto
suo
e
sorrideva
compiaciuto
,
perché
intendessi
che
se
mi
lasciava
il
libro
,
che
avrebbe
dovuto
sequestrarmi
,
era
per
un
atto
di
particolare
benevolenza
e
di
solidarietà
tra
uomini
di
cultura
.
La
casa
era
in
ordine
,
la
roba
era
a
posto
,
e
ora
dovevo
risolvere
il
problema
di
trovare
una
donna
che
mi
facesse
le
pulizie
,
che
andasse
a
prendermi
l
'
acqua
alla
fontana
e
mi
preparasse
da
mangiare
.
Il
padrone
,
l
'
ammazzacapre
,
donna
Caterina
e
le
sue
nipoti
furono
concordi
:
-
Ce
n
'
è
una
sola
che
fa
per
lei
.
Non
può
prendere
che
quella
!
-
E
donna
Caterina
mi
disse
:
-
Le
parlerò
io
,
la
farò
venire
.
A
me
dà
retta
;
e
non
dirà
di
no
-
.
Il
problema
era
più
difficile
di
quanto
non
credessi
:
e
non
perché
mancassero
donne
a
Gagliano
,
che
anzi
,
a
decine
si
sarebbero
contese
quel
lavoro
e
quel
guadagno
.
Ma
io
vivevo
solo
,
non
avevo
con
me
né
moglie
né
madre
né
sorella
;
e
nessuna
donna
poteva
perciò
entrare
,
da
sola
,
in
casa
mia
.
Lo
impediva
il
costume
,
antichissimo
e
assoluto
,
che
è
a
fondamento
del
rapporto
fra
i
sessi
.
L
'
amore
,
o
l
'
attrattiva
sessuale
,
è
considerata
dai
contadini
come
una
forza
della
natura
,
potentissima
,
e
tale
che
nessuna
volontà
è
in
grado
di
opporvisi
.
Se
un
uomo
e
una
donna
si
trovano
insieme
al
riparo
e
senza
testimoni
,
nulla
può
impedire
che
essi
si
abbraccino
:
né
propositi
contrari
,
né
castità
,
né
alcun
'
altra
difficoltà
può
vietarlo
;
e
se
per
caso
effettivamente
essi
non
lo
fanno
,
è
tuttavia
come
se
lo
avessero
fatto
:
trovarsi
assieme
è
fare
all
'
amore
.
L
'
onnipotenza
di
questo
dio
è
tale
,
e
così
semplice
è
l
'
impulso
naturale
,
che
non
può
esistere
una
vera
morale
sessuale
,
e
neanche
una
vera
riprovazione
sociale
per
gli
amori
illeciti
.
Moltissime
sono
le
ragazze
madri
,
ed
esse
non
sono
affatto
messe
al
bando
o
additate
al
disprezzo
pubblico
:
tutt
'
al
più
troveranno
qualche
maggior
difficoltà
a
sposarsi
in
paese
,
e
dovranno
accasarsi
nei
paesi
circostanti
,
o
accontentarsi
di
un
marito
un
po
'
zoppo
o
con
qualche
altro
difetto
corporale
.
Se
però
non
può
esistere
un
freno
morale
contro
la
libera
violenza
del
desiderio
,
interviene
il
costume
a
rendere
difficile
l
'
occasione
.
Nessuna
donna
può
frequentare
un
uomo
se
non
in
presenza
d
'
altri
,
soprattutto
se
l
'
uomo
non
ha
moglie
:
e
il
divieto
è
rigidissimo
:
infrangerlo
anche
nel
modo
più
innocente
equivale
ad
aver
peccato
.
La
regola
riguarda
tutte
le
donne
,
perché
l
'
amore
non
conosce
età
.
Avevo
curato
una
nonna
,
una
vecchia
contadina
di
settantacinque
anni
,
Maria
Rosano
,
dagli
occhi
azzurri
chiari
nel
viso
pieno
di
bontà
.
Aveva
una
malattia
di
cuore
,
dai
sintomi
gravi
e
preoccupanti
,
e
si
sentiva
molto
male
.
-
Non
mi
alzerò
più
da
questo
letto
,
dottore
.
È
arrivata
la
mia
ora
,
-
mi
diceva
.
Ma
io
,
che
mi
sentivo
aiutato
dalla
fortuna
,
l
'
assicuravo
del
contrario
.
Un
giorno
,
per
farle
coraggio
,
le
dissi
:
-
Guarirai
,
sta
'
sicura
.
Da
questo
letto
scenderai
,
senza
bisogno
di
aiuto
.
Tra
un
mese
starai
bene
,
e
verrai
da
sola
,
fino
a
casa
mia
,
in
fondo
al
paese
,
a
salutarmi
-
.
La
vecchia
si
rimise
davvero
in
salute
,
e
,
dopo
un
mese
,
sentii
battere
alla
mia
porta
.
Era
Maria
,
che
si
era
ricordata
delle
mie
parole
,
e
veniva
a
ringraziarmi
e
a
benedirmi
,
con
le
braccia
cariche
di
regali
,
fichi
secchi
,
e
salami
,
e
focacce
dolci
fatte
con
le
sue
mani
.
Era
una
donna
molto
simpatica
,
piena
di
buon
senso
e
di
tenerezza
materna
,
saggia
nel
parlare
e
con
un
certo
ottimismo
paziente
e
comprensivo
nell
'
antica
faccia
rugosa
.
Io
la
ringraziai
dei
suoi
doni
e
la
trattenni
a
conversare
;
ma
mi
accorgevo
che
la
contadina
stava
sempre
più
a
disagio
,
ritta
ora
su
un
piede
ora
sull
'
altro
,
e
lanciava
delle
occhiate
alla
porta
come
se
volesse
scappare
e
non
osasse
.
Dapprincipio
non
ne
capivo
la
ragione
:
poi
mi
avvidi
che
la
vecchia
era
entrata
da
me
da
sola
,
a
differenza
di
tutte
le
altre
donne
che
venivano
a
farsi
visitare
o
a
chiamarmi
,
e
che
andavano
sempre
in
due
o
almeno
accompagnate
da
una
bambina
che
è
.
un
modo
di
rispettare
il
costume
e
di
ridurlo
insieme
a
poco
più
di
un
simbolo
;
e
sospettai
che
fosse
questa
la
ragione
della
sua
inquietudine
.
Lei
stessa
me
lo
confermò
.
Mi
considerava
il
suo
benefattore
,
il
suo
salvatore
miracoloso
:
si
sarebbe
buttata
nel
fuoco
per
me
:
non
avevo
soltanto
guarito
lei
,
che
aveva
un
piede
nella
fossa
,
ma
anche
la
sua
nipotina
prediletta
,
malata
di
una
brutta
polmonite
.
Le
avevo
detto
di
venire
sola
a
trovarmi
,
quando
fosse
stata
bene
.
Io
intendevo
che
non
avrebbe
avuto
bisogno
di
nessuno
per
darle
il
braccio
:
ma
la
buona
vecchia
aveva
presa
la
cosa
alla
lettera
,
e
non
aveva
osato
infrangere
il
mio
ordine
.
Perciò
non
si
era
fatta
accompagnare
;
aveva
fatto
per
me
davvero
un
grosso
sacrificio
;
e
ora
era
inquieta
perché
essere
con
me
,
a
malgrado
dell
'
evidente
innocenza
,
era
tuttavia
di
per
sé
una
grossa
infrazione
al
costume
.
Mi
misi
a
ridere
,
e
anche
lei
rise
,
ma
mi
disse
che
l
'
uso
era
più
vecchio
di
lei
e
di
me
,
e
se
ne
andò
contenta
.
Non
c
'
è
abitudine
o
regola
o
legge
che
resista
a
una
contraria
necessità
o
a
un
potente
desiderio
:
e
anche
quest
'
uso
si
riduce
,
praticamente
,
a
una
formalità
:
ma
la
formalità
è
rispettata
.
Tuttavia
la
campagna
è
grande
,
i
casi
della
vita
molteplici
,
e
non
mancano
le
vecchie
mezzane
accompagnatrici
né
le
giovani
compiacenti
.
Le
donne
,
chiuse
nei
veli
,
sono
come
animali
selvatici
.
Non
pensano
che
all
'
amore
fisico
,
con
estrema
naturalezza
,
e
ne
parlano
con
una
libertà
e
semplicità
di
linguaggio
che
stupisce
.
Quando
passi
per
la
via
,
ti
guardano
con
i
neri
occhi
scrutatori
,
chinati
obliquamente
a
pesare
la
tua
virilità
,
e
le
odi
poi
,
dietro
le
tue
spalle
,
mormorare
i
loro
giudizi
e
le
lodi
della
tua
nascosta
bellezza
.
Se
ti
volti
,
celano
il
viso
tra
le
mani
e
ti
guardano
attraverso
le
dita
.
Nessun
sentimento
si
accompagna
a
questa
atmosfera
di
desiderio
,
che
esce
dagli
occhi
e
pare
riempire
l
'
aria
del
paese
,
se
non
forse
quello
della
soggezione
a
un
destino
,
a
una
potenza
superiore
,
che
non
si
può
eludere
.
Anche
l
'
amore
si
accompagna
,
più
che
all
'
entusiasmo
o
alla
speranza
,
a
una
sorta
di
rassegnazione
.
Se
l
'
occasione
è
fuggevole
,
non
bisogna
lasciarla
svanire
:
le
intese
sono
rapide
e
senza
parole
.
Quello
che
si
racconta
,
e
che
io
stesso
credevo
vero
,
della
severità
feroce
dei
costumi
,
della
gelosia
turchesca
,
dei
selvaggio
senso
dell
'
onore
familiare
che
porta
ai
delitti
e
alle
vendette
;
non
è
che
leggenda
,
quaggiù
.
Forse
era
realtà
in
tempo
non
molto
lontano
,
e
ne
resta
un
residuo
nella
rigidezza
dei
formalismi
.
Ma
l
'
emigrazione
ha
cambiato
tutto
.
Gli
uomini
mancano
e
il
paese
appartiene
alle
donne
.
Una
buona
parte
delle
spose
hanno
il
marito
in
America
.
Quello
scrive
il
primo
anno
,
scrive
ancora
il
secondo
,
poi
non
se
ne
sa
più
nulla
,
forse
si
fa
un
'
altra
famiglia
laggiù
,
certo
scompare
per
sempre
e
non
torna
più
.
La
moglie
lo
aspetta
il
primo
anno
,
lo
aspetta
il
secondo
,
poi
si
presenta
un
'
occasione
e
nasce
un
bambino
.
Gran
parte
dei
figli
sono
illegittimi
:
l
'
autorità
delle
madri
è
sovrana
.
Gagliano
ha
milleduecento
abitanti
,
in
America
ci
sono
duemila
gaglianesi
.
Grassano
ne
ha
cinquemila
e
un
numero
quasi
uguale
di
grassanesi
sono
negli
Stati
Uniti
.
In
paese
ci
restano
molte
più
donne
che
uomini
:
chi
siano
i
padri
non
può
più
avere
un
'
importanza
così
gelosa
:
il
sentimento
d
'
onore
si
disgiunge
da
quello
di
paternità
:
il
regime
è
matriarcale
.
Nelle
ore
del
giorno
,
che
i
contadini
sono
lontani
,
il
paese
è
abbandonato
alle
donne
,
queste
regine
uccelli
,
che
regnano
sulla
turba
brulicante
dei
figli
.
I
bambini
sono
amati
,
adorati
,
vezzeggiati
dalle
madri
,
che
trepidano
per
i
loro
mali
,
che
li
allattano
per
anni
e
anni
,
non
li
lasciano
un
minuto
,
li
portano
con
sé
,
sulla
schiena
e
sulle
braccia
,
avvolti
negli
scialli
neri
,
mentre
,
ritte
con
l
'
anfora
in
testa
,
vengono
dalla
fontana
.
Molti
ne
muoiono
,
gli
altri
crescono
precoci
,
poi
prendono
la
malaria
,
si
fanno
gialli
e
melanconici
,
e
diventano
uomini
,
e
vanno
alla
guerra
,
o
in
America
,
o
restano
in
paese
a
curvare
la
schiena
,
come
bestie
,
sotto
il
sole
,
ogni
giorno
dell
'
anno
.
Se
i
figli
illegittimi
non
sono
una
reale
vergogna
per
le
donne
,
tanto
meno
lo
sono
,
naturalmente
,
per
gli
uomini
.
I
preti
hanno
quasi
tutti
dei
figli
,
e
nessuno
trova
che
la
cosa
porti
disdoro
al
loro
sacerdozio
.
Se
Dio
non
li
riprende
,
da
piccoli
,
li
fanno
allevare
nei
collegi
di
Potenza
o
di
Melfi
.
Il
portalettere
di
Grassano
,
un
vecchietto
arzillo
,
un
po
'
zoppicante
,
con
un
bel
paio
di
baffi
tirati
in
su
,
era
celebre
e
onorato
in
paese
,
perché
si
diceva
che
avesse
,
come
Priamo
,
cinquanta
figli
.
Di
questi
,
ventidue
o
ventitre
erano
i
figli
delle
sue
due
o
tre
mogli
;
gli
altri
,
sparsi
per
il
paese
e
per
le
terre
vicine
,
e
forse
in
parte
leggendari
,
gli
erano
attribuiti
,
ma
egli
non
se
ne
curava
,
e
di
molti
non
conosceva
l
'
esistenza
.
Lo
chiamavano
'
u
Re
,
non
so
se
per
la
regalità
del
suo
potere
virile
,
o
per
i
baffi
monarchici
:
e
i
suoi
figli
erano
detti
,
in
paese
,
i
Principini
.
Il
prevalente
rapporto
matriarcale
,
il
modo
naturale
e
animalesco
dell
'
amore
,
lo
squilibrio
dovuto
all
'
emigrazione
devono
tuttavia
fare
i
conti
con
il
residuo
senso
familiare
,
col
sentimento
fortissimo
della
consanguineità
,
e
con
gli
antichi
costumi
,
che
tendono
a
impedire
il
contatto
degli
uomini
e
delle
donne
.
Avrebbero
potuto
entrare
a
casa
mia
,
per
farmi
i
servizi
,
soltanto
quelle
donne
che
fossero
,
in
qualche
modo
,
esentate
dal
seguire
la
regola
comune
;
quelle
che
avessero
avuto
molti
figli
di
padre
incerto
,
che
senza
poter
essere
chiamate
prostitute
(
ché
tale
mestiere
non
esiste
in
paese
)
,
facessero
tuttavia
mostra
di
una
certa
libertà
di
costumi
,
e
si
dedicassero
insieme
alle
cose
dell
'
amore
e
alle
pratiche
magiche
per
procacciarlo
:
le
streghe
.
Di
tali
donne
ce
n
'
era
almeno
una
ventina
a
Gagliano
:
ma
,
mi
disse
donna
Caterina
,
alcune
erano
troppo
sporche
e
disordinate
,
altre
incapaci
di
tenere
civilmente
la
casa
,
altre
avevano
da
badare
a
qualche
loro
terra
,
altre
servivano
già
in
casa
dei
signori
del
luogo
.
-
Una
sola
fa
veramente
per
lei
:
è
pulita
,
è
onesta
,
sa
far
da
mangiare
,
e
poi
,
la
casa
dove
lei
va
ad
abitare
è
un
po
'
come
fosse
la
sua
.
Ci
ha
vissuto
molti
anni
col
prete
buon
'
anima
,
fino
alla
sua
morte
-
.
Mi
decisi
dunque
a
cercarla
:
accettò
di
venire
da
me
,
e
fece
il
suo
ingresso
nella
mia
nuova
casa
.
Giulia
Venere
,
detta
Giulia
la
Santarcangelese
,
perché
era
nata
in
quel
paese
bianco
,
di
là
dall
'
Agri
,
aveva
quarantun
anno
,
e
aveva
avuto
,
tra
parti
normali
e
aborti
,
diciassette
gravidanze
,
da
quindici
padri
diversi
.
Il
primo
figlio
l
'
aveva
fatto
col
marito
,
al
tempo
della
grande
guerra
:
poi
l
'
uomo
era
partito
per
l
'
America
,
portando
con
sé
il
bambino
,
ed
era
scomparso
in
quel
continente
,
senza
mai
più
dar
notizia
di
sé
.
Gli
altri
figli
erano
venuti
dopo
:
due
gemelli
,
nati
prima
del
termine
,
erano
del
prete
.
Quasi
tutti
questi
bambini
erano
morti
da
piccoli
:
io
non
ne
vidi
mai
altri
che
una
ragazza
di
dodici
anni
,
che
lavorava
in
un
paese
vicino
con
una
famiglia
di
pastori
e
veniva
ogni
tanto
a
trovare
la
madre
:
una
specie
di
piccola
capra
selvatica
,
nera
di
occhi
e
di
pelle
,
con
i
neri
capelli
scarruffati
e
spioventi
sul
viso
,
che
stava
in
un
silenzio
astioso
e
diffidente
,
e
non
rispondeva
alle
domande
,
pronta
a
fuggire
appena
si
sentiva
guardata
;
e
l
'
ultimo
nato
,
Nino
,
di
due
anni
,
un
bambino
grasso
e
robusto
che
Giulia
portava
sempre
con
sé
sotto
lo
scialle
,
e
di
cui
non
ho
mai
saputo
chi
fosse
il
padre
.
Giulia
era
una
donna
alta
e
formosa
,
con
un
vitino
sottile
come
quello
di
un
'
anfora
,
tra
il
petto
e
i
fianchi
robusti
.
Doveva
aver
avuto
,
nella
sua
gioventù
,
una
specie
di
barbara
e
solenne
bellezza
.
Il
viso
era
ormai
rugoso
per
gli
anni
e
giallo
per
la
malaria
,
ma
restavano
i
segni
dell
'
antica
venustà
nella
sua
struttura
severa
,
come
nei
muri
di
un
tempio
classico
.
che
ha
perso
i
marmi
che
l
'
adornavano
,
ma
conserva
intatta
la
forma
e
le
proporzioni
.
Sul
grande
corpo
imponente
,
diritto
,
spirante
una
forza
animalesca
,
si
ergeva
,
coperta
dal
velo
,
una
testa
piccola
,
dall
'
ovale
allungato
.
La
fronte
era
alta
e
diritta
,
mezza
coperta
da
una
ciocca
di
capelli
nerissimi
lisci
e
unti
;
gli
occhi
a
mandorla
,
neri
e
opachi
,
avevano
il
bianco
venato
di
azzurro
e
di
bruno
,
come
quelli
dei
cani
.
Il
naso
era
lungo
e
sottile
,
un
po
'
arcuato
;
la
bocca
larga
,
dalle
labbra
sottili
e
pallide
,
con
una
piega
amara
,
si
apriva.per
un
riso
cattivo
a
mostrare
due
file
di
denti
bianchissimi
,
potenti
come
quelli
di
un
lupo
.
Questo
viso
aveva
un
fortissimo
carattere
arcaico
,
non
nel
senso
del
classico
greco
,
né
del
romano
,
ma
di
una
antichità
più
misteriosa
e
crudele
,
cresciuta
sempre
sulla
stessa
terra
,
senza
rapporti
e
mistioni
con
gli
uomini
,
ma
legata
alla
zolla
e
alle
eterne
divinità
animali
.
Vi
si
vedevano
una
fredda
sensualità
,
una
oscura
ironia
,
una
crudeltà
naturale
,
una
protervia
impenetrabile
e
una
passività
piena
di
potenza
,
che
si
legavano
in
un
'
espressione
insieme
severa
,
intelligente
e
malvagia
.
Nell
'
ondeggiare
dei
veli
e
della
larga
gonnella
corta
,
nelle
lunghe
gambe
robuste
come
tronchi
d
'
albero
,
quel
grande
corpo
si
muoveva
con
gesti
lenti
equilibrati
,
pieni
di
una
forza
armonica
,
e
portava
,
erta
e
fiera
,
su
quella
base
monumentale
e
materna
,
la
piccola
,
nera
testa
di
serpente
.
Giulia
entrò
nella
mia
casa
volentieri
,
come
una
regina
che
ritorni
,
dopo
un
'
assenza
,
a
visitare
una
delle
sue
province
predilette
.
Ci
era
stata
tanti
anni
,
ci
aveva
avuto
dei
figli
,
aveva
regnato
sulla
cucina
e
sul
letto
del
prete
,
che
le
aveva
regalato
quegli
anelli
d
'
oro
che
le
pendevano
dalle
orecchie
.
Ne
conosceva
tutti
i
segreti
,
il
camino
che
tirava
male
,
la
finestra
che
non
chiudeva
,
i
chiodi
piantati
nei
muri
.
Allora
la
casa
era
piena
di
mobili
,
di
provviste
,
di
bottiglie
,
di
conserve
e
di
ogni
ben
di
Dio
.
Ora
era
vuota
,
c
'
era
soltanto
un
letto
,
poche
sedie
,
un
tavolo
di
cucina
.
Non
c
'
era
stufa
:
il
mangiare
doveva
esser
cotto
al
fuoco
del
camino
.
Ma
Giulia
sapeva
dove
procurarsi
il
necessario
,
dove
trovare
la
legna
e
il
carbone
,
da
chi
farsi
prestare
una
botte
per
l
'
acqua
,
in
attesa
che
qualche
mercante
ambulante
arrivasse
a
venderne
in
paese
.
Giulia
conosceva
tutti
e
sapeva
tutto
:
le
case
di
Gagliano
non
avevano
segreti
per
lei
,
e
i
fatti
di
ciascuno
,
e
i
particolari
più
intimi
della
vita
di
ogni
donna
e
di
ogni
uomo
,
e
i
loro
sentimenti
e
motivi
più
nascosti
.
Era
una
donna
antichissima
,
come
se
avesse
avuto
centinaia
d
'
anni
,
e
nulla
perciò
le
potesse
esser
celato
;
la
sua
sapienza
non
era
quella
bonaria
e
proverbiale
delle
vecchie
,
legata
a
una
tradizione
impersonale
,
né
quella
pettegola
di
una
faccendiera
;
ma
una
specie
di
fredda
consapevolezza
passiva
,
dove
la
vita
si
specchiava
senza
pietà
e
senza
giudizio
morale
:
né
compatimento
né
biasimo
apparivano
mai
nel
suo
ambiguo
sorriso
.
Era
,
come
le
bestie
,
uno
spirito
della
terra
;
non
aveva
paura
del
tempo
,
né
della
fatica
,
né
degli
uomini
.
Sapeva
portare
senza
sforzo
,
come
tutte
le
donne
di
qui
,
che
fanno
,
invece
degli
uomini
,
i
lavori
pesanti
,
i
più
gravi
pesi
.
Andava
alla
fontana
con
la
botte
da
trenta
litri
,
e
la
riportava
piena
sul
capo
,
senza
reggerla
con
le
mani
,
occupate
a
tenere
il
bambino
,
inerpicandosi
sui
sassi
della
strada
ripida
con
l
'
equilibrio
diabolico
di
una
capra
.
Faceva
il
fuoco
alla
maniera
paesana
,
che
si
adopera
poca
legna
,
con
i
ceppi
accesi
da
un
capo
,
e
avvicinati
a
mano
a
mano
che
si
consumano
.
Su
quel
fuoco
cuoceva
,
con
le
scarse
risorse
del
paese
,
dei
piatti
saporiti
.
Le
teste
delle
capre
le
preparava
a
reganate
,
in
una
pentola
di
coccio
,
con
le
braci
sotto
e
sopra
il
coperchio
,
dopo
aver
intriso
il
cervello
con
un
uovo
e
delle
erbe
profumate
.
Delle
budella
faceva
i
gnemurielli
,
arrotolandole
come
gomitoli
di
filo
attorno
a
un
pezzo
di
fegato
o
di
grasso
e
a
una
foglia
d
'
alloro
,
e
mettendole
ad
abbrustolire
sulla
fiamma
,
infilate
a
uno
spiedo
:
l
'
odore
di
carne
bruciata
e
il
fumo
grigio
si
spandevano
per
la
casa
e
per
la
via
,
annunciatori
di
una
barbara
delizia
.
Nella
cucina
più
misteriosa
dei
filtri
,
Giulia
era
maestra
:
le
ragazze
ricorrevano
a
lei
per
consiglio
per
preparare
i
loro
intrugli
amorosi
.
Conosceva
le
erbe
e
il
potere
degli
oggetti
magici
.
Sapeva
curare
le
malattie
con
gli
incantesimi
,
e
perfino
poteva
far
morire
chi
volesse
,
con
la
sola
virtù
di
terribili
formule
.
Giulia
aveva
una
sua
casa
,
non
lontana
dalla
mia
,
più
in
basso
,
verso
il
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
.
Ci
dormiva
,
la
notte
,
con
il
suo
ultimo
amante
,
il
barbiere
,
un
giovanotto
albino
,
dagli
occhi
rossi
di
coniglio
.
Batteva
al
mio
uscio
la
mattina
presto
,
con
il
suo
bambino
,
andava
a
prender
l
'
acqua
,
preparava
il
fuoco
e
il
pranzo
,
e
se
ne
ripartiva
nel
pomeriggio
:
la
sera
dovevo
cuocermi
la
cena
da
solo
.
Giulia
andava
,
veniva
,
ricompariva
a
suo
piacere
:
ma
non
aveva
arie
da
padrona
di
casa
.
Aveva
capito
subito
che
i
tempi
non
erano
più
quelli
di
una
volta
,
e
che
io
ero
un
tutt
'
altro
cristiano
che
il
suo
antico
prete
:
forse
più
misterioso
a
lei
di
quello
che
lei
potesse
essere
per
me
.
Mi
supponeva
un
grande
potere
,
ed
era
contenta
di
questo
,
nella
sua
passività
.
Fredda
,
impassibile
e
animalesca
,
la
strega
contadina
era
una
serva
fedele
.
Così
finì
il
primo
periodo
del
mio
soggiorno
gaglianese
,
passato
a
Gagliano
di
Sopra
,
nella
casa
della
vedova
.
Contento
della
nuova
solitudine
,
stavo
sdraiato
sulla
mia
terrazza
,
e
guardavo
l
'
ombra
delle
nuvole
muoversi
sulle
crete
lontane
,
come
una
nave
sul
mare
.
Udivo
,
dalle
stanze
di
sotto
,
il
rumore
dei
passi
di
Giulia
e
l
'
abbaiare
del
cane
.
Questi
due
strani
esseri
,
la
strega
e
Barone
,
furono
,
da
allora
,
i
compagni
abituali
della
mia
vita
.
I
grandi
calori
andavano
passando
,
in
quel
settembre
avanzato
,
e
cedevano
al
primo
fresco
precursore
dell
'
autunno
.
I
venti
mutavano
direzione
,
non
portavano
più
l
'
arsura
bruciante
dei
deserti
,
ma
un
vago
sentore
marino
;
e
i
tramonti
allungavano
per
delle
ore
le
loro
strisce
di
rossi
fuochi
,
sui
monti
di
Calabria
,
nell
'
aria
piena
dei
voli
delle
cornacchie
e
dei
pipistrelli
.
Sulla
mia
terrazza
il
cielo
era
immenso
,
pieno
di
nubi
mutevoli
:
mi
pareva
di
essere
sul
tetto
del
mondo
,
o
sulla
tolda
di
una
nave
,
ancorata
su
un
mare
pietrificato
.
A
monte
,
verso
levante
,
le
casupole
di
Gagliano
di
Sotto
nascondevano
agli
sguardi
il
resto
dei
paese
,
che
,
costruito
sulla
cresta
di
un
'
onda
di
terra
,
a
saliscendi
,
non
si
riesce
mai
a
vedere
intero
da
nessuna
parte
:
dietro
i
loro
tetti
giallastri
spuntava
la
costa
di
un
monte
,
al
di
sopra
dei
cimitero
,
e
di
là
,
prima
del
cielo
,
si
sentiva
il
vuoto
della
valle
.
Sulla
mia
sinistra
,
a
mezzogiorno
,
c
'
era
la
stessa
vista
che
dal
palazzo
:
la
distesa
sconfinata
delle
argille
,
con
le
macchie
chiare
dei
paesi
,
fino
ai
confini
del
mare
invisibile
.
Alla
mia
destra
,
a
mezzanotte
,
scendeva
la
frana
sul
burrone
rinchiuso
fra
i
monti
,
che
mostravano
la
loro
faccia
spelacchiata
e
brulla
:
in
fondo
al
burrone
il
sentiero
,
dove
vedevo
muoversi
,
non
più
grandi
di
formiche
,
i
contadini
che
andavano
e
venivano
dai
campi
.
La
Giulia
si
meravigliava
che
io
sapessi
distinguere
,
a
una
tale
distanza
,
i
gaglianesi
dai
forestieri
,
i
contadini
dai
mercanti
ambulanti
:
e
,
per
quanto
la
mia
vista
fosse
buona
,
non
avrei
davvero
potuto
farlo
se
non
per
divinazione
o
per
magìa
.
Ma
avevo
notato
il
loro
diverso
modo
di
camminare
:
i
contadini
avanzavano
rigidi
,
senza
muovere
le
braccia
.
Ogni
volta
che
io
vedevo
uno
di
quei
puntini
neri
muoversi
oscillando
con
un
dondolìo
e
un
'
aria
quasi
di
danza
,
potevo
esser
certo
che
era
uno
di
città
:
presto
la
tromba
del
banditore
becchino
avrebbe
annunciato
il
suo
arrivo
e
chiamate
le
donne
all
'
acquisto
delle
sue
mercanzie
.
Dinanzi
a
me
,
verso
occidente
,
dietro
le
larghe
foglie
verdi
e
grige
del
fico
dell
'
orto
e
i
tetti
delle
ultime
catapecchie
digradanti
in
pendìo
,
sorgeva
il
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
,
un
monticciuolo
di
terra
tutto
incavi
e
sporgenze
,
con
poca
erba
rada
qua
e
là
nella
parte
meno
dirupata
,
come
un
osso
di
morto
,
la
testa
di
un
femore
gigantesco
,
che
portasse
ancora
attaccati
dei
brandelli
secchi
di
carne
e
di
pelle
.
A
sinistra
del
Timbone
,
per
un
tratto
lunghissimo
,
fino
laggiù
in
fondo
,
verso
l
'
Agri
,
dove
il
terreno
si
spianava
in
un
luogo
detto
il
Pantano
,
era
un
seguirsi
digradante
di
monticelli
,
di
buche
,
di
coni
di
erosione
rigati
dall
'
acqua
,
di
grotte
naturali
,
di
piagge
,
fossi
e
collinette
di
argilla
uniformemente
bianca
,
come
se
la
terra
intera
fosse
morta
,
e
ne
fosse
rimasto
al
sole
il
solo
scheletro
imbiancato
e
lavato
dalle
acque
.
Dietro
questo
ossame
desolato
era
nascosto
,
su
una
piccola
altura
sul
fiume
malarico
,
Gaglianello
,
e
più
lontano
si
vedeva
il
greto
dell
'
Agri
.
Di
là
dall
'
Agri
,
su
una
prima
fila
di
colline
grige
,
sorgeva
bianco
Sant
'
Arcangelo
,
il
paese
di
Giulia
,
e
dietro
,
più
azzurre
,
si
levavano
altre
colline
ed
altre
ancora
,
schierate
più
indietro
,
con
dei
paesi
vaghi
nella
distanza
,
e
più
in
là
ancora
i
borghi
degli
albanesi
,
sulle
prime
pendici
del
Pollino
,
e
dei
monti
di
Calabria
che
chiudevano
l
'
orizzonte
.
Un
po
'
a
sinistra
e
più
in
alto
di
Sant
'
Arcangelo
,
appariva
,
a
mezza
costa
di
un
'
altura
,
il
biancore
di
una
chiesa
.
Qui
usavano
convenire
in
pellegrinaggio
le
genti
della
valle
:
era
un
luogo
di
molta
devozione
,
sede
di
una
madonna
miracolosa
.
In
questa
chiesa
erano
conservate
le
corna
di
un
drago
che
infestava
,
nei
tempi
antichi
,
la
regione
.
Tutti
,
a
Gagliano
,
le
avevano
vedute
.
Io
purtroppo
non
potei
mai
andarci
,
come
avrei
desiderato
.
Il
drago
,
a
quello
che
mi
raccontarono
,
abitava
in
una
grotta
vicino
al
fiume
,
e
divorava
i
contadini
,
riempiva
le
terre
del
suo
fiato
pestifero
,
rapiva
le
fanciulle
,
distruggeva
i
raccolti
.
Non
si
poteva
più
vivere
,
in
quel
tempo
,
a
Sant
'
Arcangelo
.
I
contadini
avevano
cercato
di
difendersi
,
ma
non
potevano
far
nulla
contro
quella
bestiale
potenza
mostruosa
.
Ridotti
alla
disperazione
,
costretti
a
disperdersi
come
animali
su
per
i
monti
,
pensarono
infine
di
rivolgersi
per
soccorso
al
più
potente
signore
dei
luoghi
,
al
principe
Colonna
di
Stigliano
.
Il
principe
venne
,
tutto
armato
,
sul
suo
cavallo
,
andò
alla
grotta
del
drago
e
lo
sfidò
a
battaglia
.
Ma
la
forza
del
mostro
,
dalla
bocca
che
lanciava
fuoco
e
dalle
enormi
ali
di
pipistrello
,
era
immensa
,
e
la
spada
del
principe
pareva
impotente
di
fronte
a
lui
.
A
un
certo
momento
,
quel
valoroso
si
sentì
tremare
il
cuore
,
e
stava
quasi
per
darsi
alla
fuga
o
per
cadere
fra
gli
artigli
del
drago
,
quando
gli
apparve
,
vestita
di
azzurro
,
la
Madonna
,
che
gli
disse
con
un
sorriso
:
-
Coraggio
,
principe
Colonna
!
-
e
rimase
da
una
parte
,
appoggiata
alla
parete
di
terra
della
caverna
,
a
guardare
la
lotta
.
A
questa
visione
,
a
queste
parole
,
l
'
ardimento
del
principe
si
centuplicò
,
e
tanto
fece
che
il
dragone
cadde
morto
ai
suoi
piedi
.
Il
principe
gli
tagliò
la
testa
,
ne
staccò
le
corna
,
e
fece
edificare
la
chiesa
perché
vi
fossero
per
sempre
conservate
.
Passato
il
terrore
,
liberato
il
paese
,
i
santarcangelesi
tornarono
alle
loro
case
,
e
così
fecero
quelli
di
Noepoli
e
di
Senise
e
degli
altri
paesi
lì
attorno
,
che
,
come
loro
,
avevano
dovuto
fuggire
pei
monti
.
Bisognava
ora
compensare
il
principe
per
il
servizio
reso
:
in
quei
tempi
antichi
,
i
signori
,
per
quanto
cavallereschi
e
amanti
di
gloria
,
e
protetti
personalmente
dalla
Madonna
,
non
usavano
muoversi
per
nulla
.
Si
radunarono
perciò
gli
abitanti
di
tutti
i
paesi
fatti
sicuri
dalla
morte
del
drago
,
per
deliberare
.
Quelli
di
Noepoli
e
di
Senise
proposero
di
dare
al
principe
alcune
loro
terre
in
signoria
feudale
:
ma
quelli
di
Sant
'
Arcangelo
,
che
ancora
oggi
sono
reputati
avari
e
astuti
,
e
che
volevano
salvare
la
terra
,
fecero
una
diversa
proposta
.
-
Il
drago
,
-
dissero
,
-
abitava
nel
fiume
,
era
una
bestia
dell
'
acqua
.
Il
principe
si
prenda
dunque
il
fiume
,
diventi
il
signore
della
corrente
-
.
Il
loro
consiglio
prevalse
:
l
'
Agri
fu
offerto
al
Colonna
,
e
quello
lo
accettò
.
I
contadini
di
Sant
'
Arcangelo
credevano
di
aver
fatto
un
buon
affare
,
e
di
aver
ingannato
il
loro
salvatore
:
ma
avevano
fatto
male
i
loro
conti
.
L
'
acqua
dell
'
Agri
serviva
ad
irrigare
i
campi
,
e
da
allora
bisognò
pagarla
al
principe
e
ai
signori
feudali
suoi
discendenti
,
per
tutti
i
secoli
.
Così
ebbe
origine
una
servitù
che
si
è
conservata
fino
alla
seconda
metà
del
secolo
scorso
.
Non
so
se
esistano
ancora
oggi
dei
discendenti
diretti
di
quell
'
antico
paladino
,
e
se
vantino
ancora
i
loro
diritti
sull
'
acqua
.
Un
mio
amico
,
il
direttore
d
'
orchestra
Colonna
,
che
discende
da
un
ramo
collaterale
dei
principi
di
Stigliano
e
potrebbe
portarne
il
titolo
,
non
sapeva
neppure
,
quando
dopo
molti
anni
gliene
parlai
,
dove
fosse
Stigliano
,
il
suo
feudo
,
e
tanto
meno
sapeva
nulla
del
drago
,
gloria
della
sua
famiglia
.
Ma
i
contadini
,
che
hanno
pagato
l
'
acqua
per
molti
secoli
,
e
che
vanno
ancora
in
pellegrinaggio
a
contemplare
le
corna
del
mostro
,
si
ricordano
del
drago
e
della
Madonna
,
e
del
principe
.
Che
ci
fossero
,
da
queste
parti
,
dei
draghi
,
nei
secoli
medioevali
(
i
contadini
e
la
Giulia
,
che
me
ne
parlavano
,
dicevano
:
-
In
tempi
lontani
,
più
di
cent
'
anni
fa
,
molto
prima
del
tempo
dei
briganti
-
)
non
fa
meraviglia
:
né
farebbe
meraviglia
se
ricomparissero
ancora
,
anche
oggi
,
davanti
all
'
occhio
atterrito
del
contadino
.
Tutto
è
realmente
possibile
,
quaggiù
,
dove
gli
antichi
iddii
dei
pastori
,
il
caprone
e
l
'
agnello
rituale
,
ripercorrono
,
ogni
giorno
,
le
note
strade
,
e
non
vi
è
alcun
limite
sicuro
a
quello
che
è
umano
verso
il
mondo
misterioso
degli
animali
e
dei
mostri
.
Ci
sono
a
Gagliano
molti
esseri
strani
,
che
partecipano
di
una
doppia
natura
.
Una
donna
,
una
contadina
di
mezza
età
,
maritata
e
con
figli
,
e
che
non
mostrava
,
a
vederla
,
nulla
di
particolare
,
era
figlia
di
una
vacca
.
Così
diceva
tutto
il
paese
,
e
lei
stessa
lo
confermava
.
Tutti
i
vecchi
ricordavano
la
sua
madre
vacca
,
che
la
seguiva
dappertutto
quando
era
bambina
,
e
la
chiamava
muggendo
,
e
la.leccava
con
la
sua
lingua
ruvida
.
Questo
non
impediva
che
fosse
esistita
anche
una
madre
donna
,
che
ora
era
morta
,
come
da
molti
anni
era
morta
anche
la
madre
vacca
.
Nessuno
trovava
,
in
questa
doppia
natura
e
in
questa
doppia
nascita
,
nessuna
contraddizione
:
e
la
contadina
,
che
anch
'
io
conoscevo
,
viveva
,
placida
e
tranquilla
come
le
sue
madri
,
con
la
sua
eredità
animalesca
.
Alcuni
assumono
questa
mescolanza
di
umano
e
di
bestiale
soltanto
in
particolari
occasioni
.
I
sonnambuli
diventano
lupi
,
licantropi
,
dove
non
si
distingue
più
l
'
uomo
dalla
belva
.
Ce
n
'
era
qualcuno
anche
a
Gagliano
,
e
uscivano
nelle
notti
d
'
inverno
,
per
trovarsi
con
i
loro
fratelli
,
i
lupi
veri
.
-
Escono
la
notte
,
-
mi
raccontava
la
Giulia
,
-
e
sono
ancora
uomini
,
ma
poi
diventano
lupi
e
si
radunano
tutti
insieme
,
con
i
veri
lupi
,
attorno
alla
fontana
.
Bisogna
star
molto
attenti
quando
ritornano
a
casa
.
Quando
battono
all
'
uscio
la
prima
volta
,
la
loro
moglie
non
deve
aprire
.
Se
aprisse
vedrebbe
il
marito
ancora
tutto
lupo
,
e
quello
la
divorerebbe
,
e
fuggirebbe
per
sempre
nel
bosco
.
Quando
battono
per
la
seconda
volta
,
ancora
la
donna
non
deve
aprire
:
lo
vedrebbe
con
il
corpo
fatto
già
di
uomo
,
ma
con
la
testa
di
lupo
.
Soltanto
quando
battono
all
'
uscio
per
la
terza
volta
,
si
aprirà
:
perché
allora
si
sono
del
tutto
trasformati
,
ed
è
scomparso
il
lupo
e
riapparso
l
'
uomo
di
prima
.
Non
bisogna
mai
aprire
la
porta
prima
che
abbiano
battuto
tre
volte
.
Bisogna
aspettare
che
si
siano
mutati
,
che
abbiano
perso
anche
lo
sguardo
feroce
del
lupo
,
e
anche
la
memoria
di
essere
stati
bestie
.
Poi
,
quelli
non
si
ricordano
più
di
nulla
.
La
doppia
natura
è
talvolta
spaventosa
e
orrenda
,
come
per
i
licantropi
;
ma
porta
con
sé
,
sempre
,
una
attrattiva
oscura
,
e
genera
il
rispetto
,
come
a
qualcosa
che
partecipa
della
divinità
.
Qualcosa
di
questo
genere
era
riconosciuta
da
tutti
,
in
paese
,
per
il
mio
cane
,
che
non
era
riguardato
come
un
cane
normale
,
ma
come
un
essere
straordinario
,
diverso
da
tutti
gli
altri
cani
,
e
degno
di
essere
particolarmente
onorato
.
Anch
'
io
,
del
resto
,
ho
sempre
pensato
che
in
lui
ci
fosse
un
elemento
infantilmente
angelico
o
demoniaco
,
e
che
i
contadini
non
avessero
torto
nel
trovargli
quella
ambiguità
che
obbliga
all
'
adorazione
.
Già
,
la
sua
origine
era
misteriosa
.
Questo
cane
era
stato
trovato
in
treno
,
sulla
linea
che
da
Napoli
va
a
Taranto
,
con
un
cartellino
appeso
al
collare
che
diceva
:
"
Il
mio
nome
è
Barone
.
Chi
mi
trova
abbia
cura
di
me
"
.
Non
si
seppe
dunque
mai
di
dove
venisse
:
forse
dalla
grande
città
,
poteva
essere
il
figlio
di
un
re
.
Lo
presero
i
ferrovieri
,
e
lo
tennero
qualche
tempo
alla
stazione
di
Tricarico
;
quelli
di
Tricarico
lo
regalarono
ai
ferrovieri
della
stazione
di
Grassano
.
Il
podestà
di
Grassano
lo
vide
,
se
lo
fece
dare
dai
ferrovieri
,
e
lo
tenne
nella
sua
casa
con
i
suoi
bambini
,
ma
poiché
faceva
troppo
chiasso
,
ne
fece
dono
a
suo
fratello
,
segretario
del
sindacato
dei
contadini
di
Grassano
,
che
lo
portava
sempre
con
sé
,
nei
suoi
giri
per
la
campagna
.
Tutti
conoscevano
Barone
,
e
tutti
,
a
Grassano
,
lo
consideravano
un
essere
straordinario
.
Un
giorno
,
nei
tempi
in
cui
vivevo
solo
laggiù
,
mi
avvenne
di
dire
per
caso
a
dei
miei
amici
contadini
e
artigiani
che
non
mi
sarebbe
dispiaciuto
avere
un
cane
,
per
la
compagnia
.
La
mattina
dopo
mi
portarono
subito
un
cucciolo
,
uno
dei
soliti
cani
gialli
da
caccia
.
Lo
tenni
qualche
tempo
,
ma
non
mi
piaceva
:
non
mi
riusciva
di
allevarlo
,
sporcava
dappertutto
,
e
non
mi
pareva
intelligente
:
perciò
lo
restituii
a
quelli
che
me
l
'
avevano
regalato
,
e
non
pensai
più
a
cani
.
Ma
quando
arrivò
improvvisamente
l
'
ordine
di
partire
per
Gagliano
,
e
quella
buona
gente
che
mi
si
era
affezionata
ne
fu
spiacentissima
,
come
di
una
disgrazia
che
li
avesse
ingiustamente
colpiti
,
i
contadini
vollero
lasciarmi
un
regalo
,
che
mi
seguisse
e
mi
rammentasse
che
a
Grassano
c
'
erano
dei
buoni
cristiani
che
mi
volevano
bene
.
Si
ricordarono
di
quel
mio
vecchio
desiderio
,
che
io
mi
ero
ormai
dimenticato
,
e
decisero
di
regalarmi
un
cane
.
Ma
nessun
altro
cane
era
degno
di
me
,
se
non
il
famoso
Barone
;
e
Barone
doveva
essere
mio
.
Tanto
dissero
e
tanto
fecero
,
che
riuscirono
a
farselo
dare
dal
suo
padrone
,
lo
pulirono
,
lo
lavarono
,
gli
cercarono
un
bel
collare
,
una
museruola
,
e
un
guinzaglio
.
Antonino
Roselli
,
il
giovane
barbiere
e
flautista
,
che
sognava
di
seguirmi
in
capo
al
mondo
come
mio
segretario
,
lo
tosò
da
leoncino
,
lasciandogli
il
lungo
pelo
sul
davanti
,
e
rasandolo
sul
dietro
,
con
un
grosso
ciuffo
in
cima
alla
coda
;
e
ingentilito
,
bianco
,
profumato
e
travestito
,
Barone
,
il
selvaggio
Barone
,
mi
fu
offerto
in
dono
,
a
ricordo
eterno
della
buona
città
di
Grassano
,
il
giorno
prima
della
mia
partenza
.
Così
truccato
e
abbellito
,
io
stesso
non
capivo
che
cane
fosse
:
mi
pareva
uno
strano
miscuglio
di
cane
barbone
e
di
cane
da
pastore
.
In
verità
era
forse
un
cane
da
pastore
,
ma
di
una
razza
o
incrocio
non
comune
:
non
ne
ho
mai
incontrati
altri
identici
.
Era
di
media
grandezza
,
tutto
bianco
,
con
una
macchia
nera
sulla
punta
delle
orecchie
,
che
aveva
lunghissime
e
pendenti
ai
lati
.
del
viso
.
Questo
era
molto
bello
,
come
quello
di
un
drago
cinese
,
spaventoso
nei
momenti
di
furore
,
o
quando
mostrava
i
denti
,
ma
con
due
occhi
rotondi
e
umani
,
color
nocciola
,
coi
quali
mi
seguiva
senza
voltare
il
capo
,
pieno
volta
a
volta
di
dolcezza
,
di
libertà
e
di
una
certa
infantile
misteriosa
arguzia
.
Il
pelo
era
lungo
quasi
fino
a
terra
,
ricciuto
,
morbido
e
lucente
come
la
seta
:
la
coda
,
che
egli
portava
arcuata
e
svolazzante
come
un
pennacchio
di
guerriero
orientale
,
era
grossa
come
quella
di
una
volpe
.
Era
un
essere
allegro
,
libero
e
selvaggio
:
si
affezionava
,
ma
senza
servilità
;
ubbidiva
,
ma
conservava
la
sua
indipendenza
;
una
specie
di
folletto
o
di
spiritello
familiare
,
bonario
,
ma
,
in
fondo
,
irraggiungibile
.
Più
che
camminare
,
saltava
,
a
grandi
balzi
,
con
un
ondeggiare
delle
orecchie
e
del
pelo
;
inseguiva
le
farfalle
e
gli
uccelli
,
spaventava
le
capre
,
lottava
con
i
cani
e
coi
gatti
,
correva
da
solo
pei
campi
guardando
le
nuvole
,
sempre
pronto
,
scattante
,
in
un
continuo
gioco
aereo
,
come
seguisse
il
filo
ondulante
di
un
innocente
pensiero
inumano
,
l
'
elastico
incarnarsi
di
un
bizzarro
spirito
dei
boschi
.
Fin
dal
nostro
primo
arrivo
a
Gagliano
,
l
'
attenzione
di
tutti
si
posò
su
questo
mio
strano
compagno
:
e
i
contadini
,
che
vivono
immersi
nell
'
incanto
animalesco
,
si
accorsero
subito
della
sua
natura
misteriosa
.
Non
avevano
mai
visto
una
bestia
simile
:
in
paese
ci
sono
soltanto
i
segugi
bastardi
,
buoni
cacciatori
talvolta
,
ma
miseri
,
umiliati
,
plebei
;
e
solo
di
rado
passa
,
dietro
i
greggi
ed
i
pastori
,
qualche
maremmano
feroce
,
col
collare
irto
di
punte
di
ferro
,
contro
il
morso
dei
lupi
.
E
poi
,
il
mio
cane
si
chiamava
Barone
.
In
questi
paesi
,
i
nomi
significano
qualcosa
:
c
'
è
in
loro
un
potere
magico
:
una
parola
non
è
mai
una
convenzione
o
un
fiato
di
vento
,
ma
una
realtà
,
una
cosa
che
agisce
.
Egli
era
dunque
,
davvero
,
un
barone
;
un
signore
,
un
essere
potente
,
che
bisognava
rispettare
.
Se
,
fin
dal
primo
giorno
,
io
fui
guardato
dai
popolani
con
simpatia
e
quasi
con
ammirazione
,
lo
dovetti
certo
un
poco
anche
al
mio
cane
.
Quando
egli
passava
,
pazzamente
saltando
e
abbaiando
nella
sua
folle
libertà
naturale
,
i
contadini
se
lo
additavano
,
e
i
ragazzi
gridavano
:
-
Guarda
,
guarda
!
Mezzo
barone
e
mezzo
leone
!
-
Barone
per
loro
era
un
animale
araldico
,
il
leone
rampante
sullo
scudo
di
un
signore
.
E
tuttavia
era
soltanto
un
cane
,
un
frusco
come
tutti
gli
altri
:
ma
questa
sua
doppia
natura
era
meravigliosa
.
Anch
'
io
lo
amavo
per
la
sua
semplice
molteplicità
.
Ora
egli
è
morto
,
come
mio
padre
a
cui
l
'
avevo
regalato
,
ed
è
sepolto
sotto
un
mandorlo
in
faccia
al
mare
di
Liguria
,
in
quella
mia
terra
dove
io
non
posso
mettere
il
piede
,
poiché
pare
che
i
potenti
,
nel
loro
terrore
del
sacro
,
abbiano
scoperto
che
anche
in
me
è
una
doppia
natura
,
e
che
,
anch
'
io
,
sono
mezzo
barone
e
mezzo
leone
.
Tutto
,
per
i
contadini
,
ha
un
doppio
senso
.
La
donna
vacca
,
l
'
uomo
lupo
,
il
Barone
leone
,
la
capra
diavolo
non
sono
che
immagini
particolarmente
fissate
e
rilevanti
:
ma
ogni
persona
,
ogni
albero
,
ogni
animale
,
ogni
oggetto
,
ogni
parola
partecipa
di
questa
ambiguità
.
La
ragione
soltanto
ha
un
senso
univoco
,
e
,
come
lei
,
la
religione
e
la
storia
.
Ma
il
senso
dell
'
esistenza
,
come
quello
dell
'
arte
e
del
linguaggio
e
dell
'
amore
,
è
molteplice
,
all
'
infinito
.
Nel
mondo
dei
contadini
non
c
'
è
posto
per
la
ragione
,
per
la
religione
e
per
la
storia
.
Non
c
'
è
posto
per
la
religione
,
appunto
perché
tutto
partecipa
della
divinità
,
perché
tutto
è
,
realmente
e
non
simbolicamente
,
divino
,
il
cielo
come
gli
animali
,
Cristo
come
la
capra
.
Tutto
è
magìa
naturale
.
Anche
le
cerimonie
della
chiesa
diventano
dei
riti
pagani
,
celebratori
della
indifferenziata
esistenza
delle
cose
,
degli
infiniti
terrestri
dèi
del
villaggio
.
Eravamo
alla
metà
di
settembre
,
la
domenica
della
Madonna
.
Fin
dal
mattino
le
strade
erano
piene
di
contadini
vestiti
di
nero
,
c
'
erano
dei
forestieri
,
i
musicanti
di
Stigliano
e
gli
artificieri
di
Sant
'
Arcangelo
,
venuti
a
disporre
le
bombe
e
i
mortaretti
.
Il
cielo
era
chiaro
e
leggero
,
e
ogni
tanto
giungeva
,
per
l
'
aria
,
con
il
suono
funebre
delle
campane
,
lo
sparo
di
qualche
fucilata
.
I
contadini
,
con
i
loro
schioppi
lucidi
,
inauguravano
la
festa
.
Il
pomeriggio
,
dopo
le
ore
del
caldo
,
cominciò
la
processione
.
Uscì
dalla
chiesa
,
e
percorse
tutto
il
paese
.
Risalì
dapprima
fino
al
cimitero
,
poi
ridiscese
alla
piazza
,
alla
piazzetta
,
giù
fino
a
Gagliano
di
Sotto
e
alla
crollata
Madonna
degli
Angeli
,
per
tornare
poi
,
per
la
stessa
strada
,
al
punto
di
partenza
,
e
rientrare
in
chiesa
.
Davanti
camminavano
dei
giovanotti
con
delle
pertiche
,
su
cui
,
a
guisa
di
stendardi
,
erano
attaccati
dei
panni
,
dei
lenzuoli
bianchi
,
e
li
agitavano
e
sventolavano
;
e
i
suonatori
della
banda
di
Stigliano
con
le
trombe
lucenti
e
fragorose
.
Poi
,
su
un
baldacchino
retto
da
due
lunghe
stanghe
,
portato
a
turno
da
una
dozzina
di
uomini
,
veniva
la
Madonna
.
Era
una
povera
Madonna
di
cartapesta
dipinta
,
una
copia
modesta
della
celebre
e
potentissima
Madonna
di
Viggiano
,
e
aveva
,
come
quella
,
il
viso
nero
:
era
tutta
coperta
di
abiti
di
gala
,
di
collane
e
di
braccialetti
.
Dietro
la
Madonna
camminava
don
Trajella
,
con
una
stola
bianca
sulla
vecchia
sottana
bisunta
,
e
il
suo
solito
aspetto
stanco
,
smunto
e
annoiato
;
poi
il
podestà
e
il
brigadiere
,
e
poi
i
signori
,
e
poi
le
donne
,
tutte
insieme
,
con
un
grande
ondeggiare
di
veli
bianchi
,
i
ragazzi
e
i
contadini
.
Si
era
levato
un
gran
vento
fresco
,
che
alzava
nuvole
di
polvere
,
e
faceva
volare
le
sottane
,
i
veli
e
le
bandiere
:
forse
sarebbe
venuta
la
pioggia
,
in
tanti
mesi
di
arsura
invano
invocata
e
desiderata
.
Al
passaggio
della
processione
,
scoppiava
con
fragore
una
doppia
fila
di
mortaretti
,
disposti
lungo
tutta
la
strada
.
Le
micce
si
accendevano
,
le
strisce
di
polvere
prendevano
fuoco
,
le
bombe
detonavano
,
i
contadini
si
affacciavano
sulle
soglie
con
i
fucili
,
e
sparavano
in
aria
.
Il
crepitio
,
il
frastuono
erano
continui
,
interrotti
soltanto
dal
rumore
improvviso
di
qualche
carica
più
grossa
,
che
rimbombava
e
svegliava
gli
echi
dei
burroni
.
In
questo
chiasso
di
battaglia
non
si
vedeva
,
negli
occhi
delle
persone
,
felicità
o
estasi
religiosa
,
ma
una
specie
di
follia
,
una
pagana
smoderatezza
,
e
come
uno
stordimento
a
cui
si
lasciavano
andare
.
Tutti
erano
eccitati
.
Gli
animali
correvano
spaventati
,
le
capre
saltavano
,
gli
asini
ragliavano
,
i
cani
abbaiavano
,
i
ragazzi
urlavano
,
le
donne
cantavano
.
Sugli
usci
di
tutte
le
case
i
contadini
aspettavano
la
processione
con
in
mano
un
cesto
di
grano
,
e
al
suo
passaggio
ne
buttavano
piene
manciate
sulla
Madonna
,
perché
si
ricordasse
dei
raccolti
e
portasse
la
buona
fortuna
.
I
chicchi
volavano
per
l
'
aria
,
cadevano
sulle
pietre
del
selciato
e
rimbalzavano
con
un
rumore
leggero
,
come
di
grandine
.
La
Madonna
dal
viso
nero
,
tra
il
grano
e
gli
animali
,
gli
spari
e
le
trombe
,
non
era
la
pietosa
Madre
di
Dio
,
ma
una
divinità
sotterranea
,
nera
delle
ombre
del
grembo
della
terra
una
Persefone
contadina
,
una
dea
infernale
delle
messi
.
Davanti
alla
porta
di
alcune
case
,
qua
e
là
dove
la
strada
si
allargava
,
erano
preparati
dei
tavoli
coperti
da
una
tovaglia
bianca
,
come
dei
piccoli
rustici
altari
.
La
processione
faceva
sosta
qui
davanti
,
don
Trajella
biascicava
qualche
benedizione
,
e
i
contadini
e
le
donne
correvano
a
portare
le
offerte
.
Attaccavano
agli
abiti
della
Madonna
delle
monete
,
dei
biglietti
da
cinque
e
da
dieci
lire
,
e
perfino
dei
dollari
,
avanzo
geloso
delle
fatiche
americane
.
Ma
i
più
le
appendevano
al
collo
grandi
collane
di
fichi
secchi
,
o
posavano
ai
suoi
piedi
frutta
e
uova
,
e
correvano
con
altre
offerte
quando
già
la
processione
si
era
rimessa
in
cammino
,
e
si
univano
alla
folla
e
allo
strepito
delle
trombe
,
degli
spari
e
delle
grida
.
Più
la
processione
avanzava
,
più
si
faceva
numerosa
e
tumultuante
,
finché
,
ripercorso
tutto
il
paese
,
non
rientrò
nella
chiesa
.
Cadeva
qualche
grossa
goccia
di
pioggia
,
ma
presto
il
vento
spazzò
le
nubi
,
il
temporale
si
allontanò
e
tornò
il
sereno
,
con
le
prime
stelle
della
sera
.
Così
non
si
sarebbe
sciupato
lo
spettacolo
dei
fuochi
.
Tutti
mangiarono
un
boccone
in
fretta
:
appena
buio
tutto
il
paese
si
riversò
ai
bordi
del
burrone
,
di
dove
,
qualche
metro
più
in
basso
,
dovevano
partire
le
bombe
.
Fu
allora
che
vidi
dei
gruppi
di
giovanotti
salire
sul
tetto
del
monumento
della
piazzetta
,
per
meglio
godere
,
di
là
,
lo
spettacolo
.
In
onore
della
Madonna
anche
noi
confinati
potevamo
restare
un
'
ora
di
più
fuori
di
casa
.
Era
la
grande
giornata
,
la
festa
dei
raccolti
,
la
sera
del
fuoco
.
Si
erano
spese
tremila
lire
per
i
fuochi
artificiali
,
e
questa
era
un
'
annata
cattiva
:
altre
volte
si
era
arrivati
anche
alle
cinque
e
alle
seimila
:
i
paesi
più
grandi
consumano
,
nel
giorni
dei
loro
santi
,
cifre
anche
molto
più
grosse
.
Tremila
lire
,
per
Gagliano
,
sono
una
somma
enorme
,
il
risparmio
totale
di
mezza
annata
,
ma
per
i
fuochi
si
buttano
volentieri
,
e
nessuno
le
rimpiange
.
Si
erano
consultati
,
a
gara
,
gli
artificieri
più
noti
della
provincia
:
se
si
avesse
avuto
più
denaro
si
sarebbero
scelti
quelli
di
Montemurro
o
quelli
di
Ferrandina
,
ma
ci
si
era
dovuti
accontentare
dei
santarcangelesi
,
che
,
del
resto
,
erano
buonissimi
.
Ed
ecco
,
fra
gli
applausi
,
le
grida
di
spavento
e
di
ammirazione
delle
donne
e
dei
bambini
,
la
prima
candela
romana
saliva
diritta
verso
il
cielo
pieno
di
stelle
e
poi
un
'
altra
,
e
un
'
altra
ancora
,
e
poi
le
girandole
,
i
bengala
,
le
bombe
,
le
grandi
piogge
d
'
oro
:
uno
spettacolo
meraviglioso
.
Erano
le
dieci
,
e
dovevo
rientrare
.
Dalla
mia
terrazza
,
con
Barone
che
guardava
eccitato
in
aria
e
abbaiava
agli
spari
,
rimasi
ancora
a
lungo
a
contemplare
le
luci
che
salivano
e
ricadevano
sfriggendo
sull
'
argilla
del
Timbone
,
e
ad
ascoltare
il
rimbombo
degli
scoppi
.
Poi
ci
fu
il
lancio
accelerato
di
venti
fuochi
,
e
il
gran
colpo
finale
;
e
udii
a
poco
a
poco
la
gente
disperdersi
,
i
passi
sulle
pietre
,
lo
sbattere
degli
usci
.
Il
giorno
della
festa
contadina
era
finito
,
con
la
sua
agitazione
frenetica
e
infocata
;
gli
animali
dormivano
,
e
sul
paese
buio
era
tornato
il
silenzio
e
l
'
oscurità
vuota
del
cielo
.
La
pioggia
non
venne
neppure
nei
giorni
seguenti
,
malgrado
la
processione
,
le
invocazioni
di
don
Trajella
e
le
speranze
dei
contadini
.
La
terra
era
troppo
dura
per
lavorarla
,
le
olive
cominciavano
a
risecchire
sugli
Oberi
assetati
;
ma
la
Madonna
dal
viso
nero
rimase
impassibile
,
lontana
dalla
pietà
,
sorda
alle
preghiere
,
indifferente
natura
.
Eppure
gli
omaggi
non
le
mancano
:
ma
sono
assai
più
simili
all
'
omaggio
dovuto
alla
Potenza
,
che
a
quello
offerto
alla
Carità
.
Questa
Madonna
nera
è
come
la
terra
;
può
far
tutto
,
distruggere
e
fiorire
;
ma
non
conosce
nessuno
,
e
svolge
le
sue
stagioni
secondo
una
sua
volontà
incomprensibile
.
La
Madonna
nera
non
è
,
per
i
contadini
,
né
buona
né
cattiva
;
è
molto
di
più
.
Essa
secca
i
raccolti
e
lascia
morire
,
ma
anche
nutre
e
protegge
;
e
bisogna
adorarla
.
In
tutte
le
case
,
a
capo
del
letto
,
attaccata
al
muro
con
quattro
chiodi
,
la
Madonna
di
Viggiano
assiste
,
con
i
grandi
occhi
senza
sguardo
nel
viso
nero
,
a
tutti
gli
atti
della
vita
.
Le
case
dei
contadini
sono
tutte
uguali
,
fatte
di
una
sola
stanza
che
serve
da
cucina
,
da
camera
da
letto
e
quasi
sempre
anche
da
stalla
per
le
bestie
piccole
,
quando
non
c
'
è
per
quest
'
uso
,
vicino
alla
casa
,
un
casotto
che
si
chiama
in
dialetto
,
con
parola
greca
,
il
catoico
.
Da
una
parte
c
'
è
il
camino
,
su
cui
si
fa
da
mangiare
con
pochi
stecchi
portati
ogni
giorno
dai
campi
:
i
muri
e
il
soffitto
sono
scuri
pel
fumo
.
La
luce
viene
dalla
porta
.
La
stanza
è
quasi
interamente
riempita
dall
'
enorme
letto
,
assai
più
grande
di
un
comune
letto
matrimoniale
:
nel
letto
deve
dormire
tutta
la
famiglia
,
il
padre
,
la
madre
,
e
tutti
i
figliuoli
.
I
bimbi
più
piccini
,
finché
prendono
il
latte
,
cioè
fino
ai
tre
o
quattro
anni
,
sono
invece
tenuti
in
piccole
culle
o
cestelli
di
vimini
,
appesi
al
soffitto
con
delle
corde
,
e
penzolanti
poco
più
in
alto
del
letto
.
La
madre
per
allattarli
non
deve
scendere
,
ma
sporge
il
braccio
e
se
li
porta
al
seno
;
poi
li
rimette
nella
culla
,
che
con
un
solo
colpo
della
mano
fa
dondolare
a
lungo
come
un
pendolo
,
finché
essi
abbiano
cessato
di
piangere
.
Sotto
il
letto
stanno
gli
animali
:
lo
spazio
è
così
diviso
in
tre
strati
:
per
terra
le
bestie
,
sul
letto
gli
uomini
,
e
nell
'
aria
i
lattanti
.
Io
mi
curvavo
sul
letto
,
quando
dovevo
ascoltare
un
malato
,
o
fare
una
iniezione
a
una
donna
che
batteva
i
denti
per
la
febbre
e
fumava
per
la
malaria
;
col
capo
toccavo
le
culle
appese
,
e
tra
le
gambe
mi
passavano
improvvisi
i
maiali
o
le
galline
spaventate
.
Ma
quello
che
ogni
volta
mi
colpiva
(
ed
ero
stato
ormai
nella
maggior
parte
delle
case
)
erano
gli
sguardi
fissi
su
di
me
,
dal
muro
sopra
il
letto
,
dei
due
inseparabili
numi
tutelari
.
Da
un
lato
c
'
era
la
faccia
negra
ed
aggrondata
e
gli
occhi
larghi
e
disumani
della
Madonna
di
Viggiano
:
dall
'
altra
,
a
riscontro
,
gli
occhietti
vispi
dietro
gli
occhiali
lucidi
e
la
gran
chiostra
dei
denti
aperti
nella
risata
cordiale
del
Presidente
Roosevelt
,
in
una
stampa
colorata
.
Non
ho
mai
visto
,
in
nessuna
casa
,
altre
immagini
:
né
il
Re
,
né
il
Duce
,
né
tanto
meno
Garibaldi
,
o
qualche
altro
grand
'
uomo
nostrano
,
e
neppure
nessuno
dei
santi
,
che
pure
avrebbero
avuto
qualche
buona
ragione
per
esserci
:
ma
Roosevelt
e
la
Madonna
di
Viggiano
non
mancavano
mai
.
A
vederli
,
uno
di
fronte
all
'
altra
,
in
quelle
stampe
popolari
,
parevano
le
due
facce
del
potere
che
si
è
spartito
l
'
universo
:
ma
le
parti
erano
giustamente
invertite
:
la
Madonna
era
,
qui
,
la
feroce
,
spietata
,
oscura
dea
arcaica
della
terra
,
la
signora
saturniana
di
questo
mondo
:
il
Presidente
,
una
specie
di
Zeus
,
di
Dio
benevolo
e
sorridente
,
il
padrone
dell
'
altro
mondo
.
A
volte
,
una
terza
immagine
formava
,
con
quelle
due
,
una
sorta
di
trinità
:
un
dollaro
di
carta
,
l
'
ultimo
di
quelli
portati
di
laggiù
,
o
arrivato
in
una
lettera
del
marito
o
di
un
parente
,
stava
attaccato
al
muro
con
una
puntina
sotto
alla
Madonna
o
al
Presidente
o
tra
l
'
uno
e
l
'
altro
,
come
uno
Spirito
Santo
,
o
un
ambasciatore
del
cielo
nel
regno
dei
morti
.
Per
la
gente
di
Lucania
,
Roma
non
è
nulla
:
è
la
capitale
dei
signori
,
il
centro
di
uno
Stato
straniero
e
malefico
.
Napoli
potrebbe
essere
la
loro
capitale
,
e
lo
è
davvero
,
la
capitale
della
miseria
,
nei
visi
pallidi
,
negli
occhi
febbrili
dei
suoi
abitatori
,
nei
"
bassi
"
dalla
porta
aperta
pel
caldo
,
l
'
estate
,
con
le
donne
discinte
che
dormono
a
un
tavolo
,
nei
gradoni
di
Toledo
;
ma
a
Napoli
non
ci
sta
più
,
da
gran
tempo
,
nessun
re
;
e
ci
si
passa
soltanto
per
imbarcarsi
.
Il
Regno
è
finito
:
il
regno
di
queste
genti
senza
speranza
non
è
di
questa
terra
.
L
'
altro
mondo
è
l
'
America
.
Anche
l
'
America
ha
,
per
i
contadini
,
una
doppia
natura
.
È
una
terra
dove
si
va
a
lavorare
,
dove
si
suda
e
si
fatica
,
dove
il
poco
denaro
è
risparmiato
con
mille
stenti
e
privazioni
,
dove
qualche
volta
si
muore
,
e
nessuno
più
ci
ricorda
;
ma
nello
stesso
tempo
,
e
senza
contraddizione
,
è
il
paradiso
,
la
terra
promessa
del
Regno
.
Non
Roma
o
Napoli
,
ma
New
York
sarebbe
la
vera
capitale
dei
contadini
di
Lucania
,
se
mai
questi
uomini
senza
Stato
potessero
averne
una
.
E
lo
è
,
nel
solo
modo
possibile
per
loro
,
in
un
modo
mitologico
.
Per
la
sua
doppia
natura
,
come
luogo
di
lavoro
essa
è
indifferente
:
ci
si
vive
come
si
vivrebbe
altrove
,
come
bestie
legate
a
un
carro
,
e
non
importa
in
che
strade
lo
si
debba
tirare
;
come
paradiso
,
Gerusalemme
celeste
,
oh
!
allora
,
quella
non
si
può
toccare
,
si
può
soltanto
contemplarla
,
di
là
dal
mare
,
senza
mescolarvisi
.
I
contadini
vanno
in
America
,
e
rimangono
quello
che
sono
:
molti
vi
si
fermano
,
e
i
loro
figli
diventano
americani
:
ma
gli
altri
,
quelli
che
ritornano
,
dopo
vent
'
anni
,
sono
identici
a
quando
erano
partiti
.
In
tre
mesi
le
poche
parole
d
'
inglese
sono
dimenticate
,
le
poche
superficiali
abitudini
abbandonate
,
il
contadino
è
quello
di
prima
,
come
una
pietra
su
cui
sia
passata
per
molto
tempo
l
'
acqua
di
un
fiume
in
piena
,
e
che
il
primo
sole
in
pochi
minuti
riasciuga
.
In
America
,
essi
vivono
a
parte
,
fra
di
loro
:
non
partecipano
alla
vita
americana
,
continuano
per
anni
a
mangiare
pan
solo
,
come
a
Gagliano
,
e
risparmiano
i
pochi
dollari
:
sono
vicini
al
paradiso
,
ma
non
pensano
neppure
ad
entrarci
.
Poi
,
tornano
un
giorno
in
Italia
,
col
proposito
di
restarci
poco
,
di
riposarsi
e
salutare
i
compari
e
i
parenti
:
ma
ecco
,
qualcuno
offre
loro
una
piccola
terra
da
comperare
,
e
trovano
una
ragazza
che
conoscevano
bambina
e
la
sposano
,
e
così
passano
i
sei
mesi
dopo
i
quali
scade
il
loro
permesso
di
ritorno
laggiù
,
e
devono
rimanere
in
patria
.
La
terra
comperata
è
carissima
,
hanno
dovuto
pagarla
con
tutti
i
risparmi
di
tanti
anni
di
lavoro
americano
,
e
non
è
che
argilla
e
sassi
,
e
bisogna
pagare
le
tasse
,
e
il
raccolto
non
vale
le
spese
,
e
nascono
i
figli
,
e
la
moglie
è
malata
,
e
in
pochissimo
tempo
è
tornata
la
miseria
,
la
stessa
eterna
miseria
di
quando
,
tanti
anni
prima
,
erano
partiti
.
E
con
la
miseria
torna
la
rassegnazione
,
la
pazienza
,
e
tutti
i
vecchi
usi
contadini
:
in
breve
questi
americani
non
si
distinguono
più
in
nulla
da
tutti
gli
altri
contadini
,
se
non
per
una
maggiore
amarezza
,
il
rimpianto
,
che
talvolta
affiora
,
d
'
un
bene
perduto
.
Gagliano
è
piena
di
questi
emigranti
ritornati
:
il
giorno
del
ritorno
è
considerato
da
loro
tutti
un
giorno
di
disgrazia
.
Il
1929
fu
l
'
anno
della
sventura
,
e
ne
parlano
tutti
come
d
'
un
cataclisma
.
Era
l
'
anno
della
crisi
americana
,
il
dollaro
cadeva
,
le
banche
fallivano
:
ma
questo
,
in
generale
,
non
colpiva
i
nostri
emigrati
,
che
avevano
l
'
abitudine
di
mettere
i
loro
risparmi
in
banche
italiane
,
e
di
cambiarli
subito
in
lire
.
Ma
a
New
York
c
'
era
il
Panico
,
e
c
'
erano
i
propagandisti
del
nostro
governo
,
che
,
chissà
perché
,
andavano
dicendo
che
in
Italia
c
'
era
lavoro
per
tutti
e
ricchezza
e
sicurezza
,
e
che
dovevano
tornare
.
Così
moltissimi
,
in
quell
'
anno
di
lutto
,
si
lasciarono
convincere
,
abbandonarono
il
lavoro
,
presero
il
piroscafo
,
tornarono
al
paese
,
e
vi
restarono
invischiati
come
mosche
in
una
ragnatela
.
Eccoli
di
nuovo
contadini
,
con
l
'
asino
e
la
capra
,
eccoli
partire
ogni
mattina
per
i
lontani
bordi
di
malaria
.
Altri
conservano
invece
il
mestiere
che
facevano
in
America
;
ma
qui
,
al
paese
,
non
c
'
è
lavoro
,
e
si
fa
la
fame
.
-
Maledetto
il
1929
,
e
chi
mi
ha
fatto
tornare
!
-
mi
diceva
Giovanni
Pizzilli
,
il
sarto
,
mentre
mi
prendeva
le
misure
in
pollici
,
con
complicati
e
originali
e
moderni
sistemi
americani
per
l
'
abbassamento
della
spalla
,
e
non
so
che
altro
,
per
un
vestito
alla
cacciatora
.
Era
un
artigiano
intelligente
,
abilissimo
nel
suo
mestiere
,
come
se
ne
trovano
pochi
nelle
più
celebrate
sartorie
di
città
,
e
mi
fece
,
per
cinquanta
lire
di
fattura
,
il
più
bell
'
abito
di
velluto
che
io
abbia
mai
portato
.
In
America
guadagnava
bene
,
ora
era
in
miseria
,
aveva
già
quattro
o
cinque
figli
,
non
sperava
più
di
risollevarsi
,
e
sul
suo
viso
ancor
giovane
era
scomparsa
ogni
traccia
di
energia
e
di
fiducia
,
per
lasciarvi
una
continua
,
disperata
espressione
di
angoscia
.
-
Laggiù
avevo
un
salone
,
e
quattro
lavoranti
.
Nel
'29
sono
venuto
per
sei
mesi
,
ma
ho
preso
moglie
e
non
sono
più
partito
:
e
ora
son
ridotto
a
questa
botteguccia
e
a
combattere
con
la
miseria
,
-
mi
diceva
il
barbiere
,
un
uomo
coi
capelli
già
grigi
sulle
tempie
,
con
l
'
aria
seria
e
triste
.
A
Gagliano
c
'
erano
tre
botteghe
di
barbiere
,
e
questa
dell
'
americano
,
in
alto
,
vicino
alla
chiesa
,
sotto
alla
casa
della
vedova
,
era
la
sola
che
fosse
sempre
aperta
,
quella
dove
si
rasavano
i
signori
.
Quella
di
Gagliano
di
Sotto
,
tenuta
dall
'
albino
,
l
'
amante
di
Giulia
,
serviva
i
contadini
poveri
,
ed
era
quasi
sempre
chiusa
:
l
'
albino
aveva
anche
da
coltivare
la
terra
,
e
adoperava
il
rasoio
la
mattina
dei
giorni
di
festa
,
e
soltanto
di
quando
in
quando
,
durante
la
settimana
.
A
metà
del
paese
,
verso
la
piazza
,
c
'
era
la
terza
bottega
,
e
anche
questa
era
sempre
chiusa
,
perché
il
suo
padrone
era
in
giro
in
continue
faccende
.
In
questa
bottega
la
gente
entrava
con
aria
misteriosa
,
e
chiedeva
del
padrone
a
bassa
voce
.
Era
un
biondo
,
col
viso
astuto
di
una
volpe
,
agile
nei
movimenti
,
con
gli
occhietti
brillanti
,
intelligente
,
attivo
e
sempre
in
moto
.
Era
stato
,
da
militare
,
caporale
di
sanità
,
durante
la
grande
guerra
,
e
aveva
imparato
così
a
fare
il
medico
.
Il
suo
mestiere
ufficiale
era
il
barbiere
,
ma
le
barbe
e
i
capelli
dei
cristiani
erano
l
'
ultima
delle
sue
occupazioni
.
Oltre
a
tosare
le
capre
,
a
curare
le
bestie
,
e
dar
la
purga
agli
asini
,
a
visitare
i
maiali
,
la
sua
specialità
era
quella
di
cavare
i
denti
.
Per
due
lire
"
tirava
una
mola
"
senza
troppo
dolore
né
inconvenienti
.
Era
una
vera
fortuna
che
ci
fosse
lui
in
paese
:
perché
io
non
avevo
la
minima
idea
dell
'
arte
del
dentista
,
e
i
due
medici
ne
sapevano
ancor
meno
di
me
.
Il
barbiere
faceva
le
iniezioni
,
anche
quelle
endovenose
,
che
i
due
medici
non
sapevano
neppure
che
cosa
fossero
:
sapeva
mettere
a
posto
le
articolazioni
lussate
,
ridurre
una
frattura
,
cavar
sangue
,
tagliare
un
ascesso
:
e
per
di
più
conosceva
le
erbe
,
gli
empiastri
e
le
pomate
:
insomma
,
questo
figaro
sapeva
far
tutto
,
e
si
rendeva
prezioso
.
I
due
dottori
lo
odiavano
,
anche
perché
egli
non
nascondeva
,
all
'
occasione
,
il
suo
giudizio
sulla
loro
ignoranza
,
ed
era
amato
dai
contadini
;
ogni
volta
che
passavano
davanti
alla
sua
bottega
lo
minacciavano
di
denunciarlo
per
esercizio
abusivo
della
professione
medica
.
Siccome
non
si
limitavano
alle
minacce
,
ma
ogni
tanto
partiva
realmente
qualche
lettera
anonima
,
e
lo
facevano
chiamare
dal
brigadiere
per
una
diffida
,
il
barbiere
doveva
usare
mille
astuzie
,
nascondere
il
suo
lavoro
sotto
pretesti
,
e
non
lasciarsi
vedere
.
Dapprincipio
diffidava
anche
di
me
,
ma
poi
si
accorse
che
io
non
l
'
avrei
tradito
,
e
mi
divenne
amico
.
Aveva
davvero
una
certa
abilità
,
e
io
lo
chiamavo
perché
mi
aiutasse
nei
piccoli
interventi
chirurgici
,
o
lo
incaricavo
di
andare
a
fare
le
iniezioni
.
Che
cosa
importava
se
non
era
autorizzato
?
Le
faceva
benissimo
:
ma
doveva
agire
di
nascosto
,
perché
l
'
Italia
è
il
paese
dei
diplomi
,
delle
lauree
,
della
cultura
ridotta
soltanto
al
procacciamento
e
alla
spasmodica
difesa
dell
'
impiego
.
Molti
contadini
camminano
ancora
,
a
Gagliano
,
che
sarebbero
rimasti
zoppi
,
ad
opera
della
scienza
ufficiale
,
per
tutta
la
vita
,
grazie
a
questo
figaro
contrabbandiere
dall
'
aspetto
furtivo
,
mezzo
stregone
e
mezzo
medicone
,
in
guerra
con
l
'
autorità
e
coi
carabinieri
,
col
piede
lesto
e
l
'
anima
scaltra
.
La
bottega
dell
'
americano
,
del
parrucchiere
dei
signori
,
era
l
'
unica
delle
tre
che
sembrasse
una
vera
bottega
di
barbiere
.
C
'
era
uno
specchio
tutto
appannato
dalle
cacche
di
mosca
,
c
'
era
qualche
seggiola
di
paglia
,
e
al
muro
erano
attaccati
ritagli
di
giornali
americani
,
con
fotografie
di
Roosevelt
,
di
uomini
politici
,
di
attrici
,
e
réclames
di
cosmetici
.
Era
l
'
unico
resto
dello
splendido
salone
in
non
so
più
quale
strada
di
New
York
:
il
barbiere
,
ripensandoci
,
si
rattristava
e
si
faceva
cupo
.
Che
cosa
gli
rimaneva
della
bella
vita
di
laggiù
,
dove
era
un
signore
?
Una
casetta
in
cima
al
paese
,
con
la
porta
pretensiosamente
scolpita
e
qualche
vaso
di
geranio
sul
balcone
,
la
moglie
malaticcia
,
e
la
miseria
.
-
Non
fossi
mai
tornato
!
-
Questi
americani
del
1929
si
riconoscono
tutti
all
'
aria
delusa
di
cani
frustati
,
e
ai
denti
d
'
oro
.
I
denti
d
'
oro
brillavano
anacronistici
e
lussuosi
nella
larga
bocca
contadina
di
Faccialorda
,
un
uomo
grosso
,
robusto
,
dall
'
aspetto
testardo
ed
astuto
.
Faccialorda
,
chiamato
da
tutti
con
questo
soprannome
forse
per
il
colore
della
sua
pelle
,
era
invece
un
vincitore
nella
lotta
dell
'
emigrazione
,
e
viveva
nella
sua
gloria
.
Era
tornato
dall
'
America
con
un
bel
gruzzolo
,
e
anche
se
l
'
aveva
già
in
gran
parte
perduto
per
comprarsi
una
terra
sterile
,
ci
poteva
ancora
modestamente
campare
:
ma
il
vero
valore
di
quel
denaro
consisteva
nel
non
essere
stato
guadagnato
col
lavoro
,
ma
con
l
'
abilità
.
Faccialorda
,
la
sera
,
tornato
dai
campi
,
sull
'
uscio
di
casa
sua
,
o
passeggiando
per
la
piazza
,
amava
raccontarmi
la
sua
grande
avventura
americana
,
felice
per
sempre
della
sua
vittoria
.
Era
un
contadino
,
in
America
faceva
il
muratore
.
-
Un
giorno
mi
dànno
da
svuotare
un
tubo
di
ferro
,
di
quelli
che
servono
per
le
mine
,
che
era
pieno
di
terra
.
Io
ci
batto
su
con
una
punta
;
invece
di
terra
,
c
'
era
la
polvere
,
e
il
tubo
mi
scoppia
in
mano
.
Mi
sono
un
po
'
sgraffiato
qui
sul
braccio
,
ma
sono
rimasto
sordo
.
Si
era
rotto
il
timpano
.
Là
in
America
ci
sono
le
assicurazioni
,
dovevano
pagarmi
.
Mi
fanno
una
visita
,
mi
dicono
di
tornare
dopo
tre
mesi
.
Dopo
tre
mesi
io
ci
sentivo
di
nuovo
bene
,
ma
avevo
avuto
l
'
infortunio
,
dovevano
pagarmi
,
se
c
'
è
la
giustizia
.
Tremila
dollari
dovevano
darmi
.
Io
facevo
il
sordo
:
parlavano
,
sparavano
,
non
sentivo
nulla
.
Mi
facevano
chiudere
gli
occhi
:
io
mi
dondolavo
e
mi
lasciavo
cadere
per
terra
.
Quei
professori
dicevano
che
non
avevo
niente
,
e
non
volevano
darmi
l
'
indennità
.
Mi
fecero
un
'
altra
visita
,
e
poi
tante
altre
.
Io
non
sentivo
mai
nulla
,
e
cadevo
per
terra
:
dovevano
pur
darmi
il
mio
denaro
!
Siamo
andati
avanti
due
anni
,
che
non
lavoravo
,
i
professori
dicevano
di
no
,
io
dicevo
che
non
potevo
far
nulla
,
che
ero
rovinato
.
Poi
i
professori
,
i
primi
professori
dell
'
America
si
sono
convinti
,
e
dopo
due
anni
mi
hanno
dato
i
miei
tremila
dollari
.
Mi
vengono
per
giustizia
.
Sono
subito
tornato
a
Gagliano
,
e
sto
benissimo
-
.
Faccialorda
era
fiero
di
aver
combattuto
da
solo
contro
tutta
la
scienza
,
contro
tutta
l
'
America
,
e
di
aver
vinto
,
lui
,
piccolo
cafone
di
Gagliano
,
i
professori
americani
,
armato
soltanto
di
ostinazione
e
di
pazienza
.
Era
,
del
resto
,
convinto
che
la
giustizia
fosse
dalla
sua
parte
,
che
la
sua
simulazione
fosse
un
atto
legittimo
.
Se
qualcuno
gli
avesse
detto
che
egli
aveva
truffato
i
tremila
dollari
,
si
sarebbe
sinceramente
stupito
.
Io
mi
guardavo
bene
dal
dirglielo
,
perché
in
fondo
non
gli
davo
torto
;
ed
egli
mi
ripeteva
con
orgoglio
la
sua
avventura
,
e
si
sentiva
,
nel
suo
cuore
,
un
poco
un
eroe
della
povera
gente
,
premiato
da
Dio
nella
sua
difesa
contro
le
forze
nemiche
dello
Stato
.
Mi
venivano
in
mente
,
quando
Faccialorda
mi
raccontava
la
sua
storia
,
altri
italiani
incontrati
in
giro
per
il
mondo
,
fieri
di
essersi
battuti
contro
le
potenze
organizzate
della
vita
civile
,
e
di
aver
salvato
la
propria
persona
contro
la
volontà
assurda
dello
Stato
.
Ricordavo
fra
gli
altri
un
vecchio
,
incontrato
in
Inghilterra
,
a
Stratford
sull
'
Avon
,
il
paese
di
Shakespeare
,
con
un
carrettino
di
gelati
tirato
da
un
poney
infiocchettato
e
scampanellante
.
Si
chiamava
Saracino
(
sul
carretto
era
scritto
Saracine
,
all
'
inglese
)
,
era
di
Frosinone
,
portava
ancora
gli
asinelli
alle
orecchie
,
e
parlava
male
un
italiano
romanesco
.
Appena
si
accorse
che
ero
un
italiano
mi
raccontò
subito
che
egli
era
fuggito
dall
'
Italia
cinquant
'
anni
prima
per
non
fare
il
soldato
,
per
non
servire
il
Re
d
'
Italia
,
e
che
in
Italia
non
era
più
tornato
.
Con
i
gelati
aveva
fatto
fortuna
:
tutti
i
carretti
della
provincia
erano
suoi
.
I
suoi
figli
avevano
studiato
,
uno
era
avvocato
,
l
'
altro
medico
:
ma
quando
venne
la
guerra
,
nel
'14
,
egli
li
mandò
in
Italia
perché
non
servissero
il
Re
d
'
Inghilterra
,
e
,
quando
poi
,
l
'
anno
dopo
,
anche
il
Re
d
'
Italia
avrebbe
potuto
prenderli
:
-
Non
abbia
paura
,
ci
siamo
arrangiati
,
ma
il
Re
non
l
'
abbiamo
servito
-
.
Anche
pel
vecchio
Saracino
,
come
per
Faccialorda
,
questa
non
era
un
'
azione
vergognosa
,
ma
la
gloria
della
sua
vita
.
Me
la
raccontò
,
felice
,
frustò
il
cavallino
e
partì
.
Faccialorda
aveva
vinto
,
ma
anche
lui
era
tornato
,
e
tra
poco
,
malgrado
i
denti
d
'
oro
,
non
lo
si
sarebbe
più
distinto
dagli
altri
contadini
.
A
lui
il
racconto
della
sua
avventura
dava
ancora
un
ricordo
preciso
,
per
quanto
limitato
e
particolare
,
dell
'
America
:
ma
gli
altri
in
breve
la
dimenticavano
:
tornava
ad
essere
per
loro
quello
che
era
stata
prima
della
partenza
,
e
anche
,
forse
,
mentre
erano
laggiù
:
il
paradiso
americano
.
Qualcuno
,
più
pratico
e
più
americanizzato
,
forse
come
quelli
che
restano
laggiù
,
ne
ho
visto
a
Grassano
:
ma
questi
non
erano
contadini
,
e
badavano
con
ogni
cura
a
non
lasciarsi
riprendere
dalla
vita
paesana
.
Uno
,
a
Grassano
,
stava
seduto
su
una
sedia
,
ogni
giorno
,
sull
'
uscio
di
casa
,
sulla
piazza
,
a
veder
passare
la
gente
.
Era
un
uomo
di
mezza
età
,
alto
,
magro
,
vigoroso
,
con
un
viso
di
falchetto
,
il
naso
aquilino
,
la
pelle
scura
.
Era
vestito
sempre
di
nero
,
e
in
testa
portava
un
panama
a
larghe
tese
.
D
'
oro
non
aveva
soltanto
i
denti
,
ma
la
spilla
della
cravatta
,
i
bottoni
dei
polsini
,
la
catena
dell
'
orologio
,
i
ciondoli
,
i
corni
portafortuna
,
gli
anelli
,
il
portasigarette
.
In
America
aveva
fatto
fortuna
,
faceva
il
sensale
e
il
commerciante
;
forse
,
sospetto
,
un
poco
il
negriero
dei
contadini
poveri
;
era
abituato
a
comandare
,
e
guardava
ormai
con
distacco
e
disprezzo
i
suoi
compaesani
.
Tuttavia
tornava
al
paese
,
dove
aveva
una
casa
,
una
volta
ogni
tre
o
quattro
anni
,
e
si
compiaceva
di
fare
sfoggio
dei
suoi
dollari
,
del
suo
barbaro
inglese
e
del
suo
più
barbaro
italiano
.
Ma
stava
attento
a
non
lasciarsi
invischiare
.
-
Qui
potrei
restarci
,
-
mi
diceva
,
-
denaro
ne
ho
abbastanza
.
Mi
potrebbero
fare
podestà
:
ci
sarebbe
da
lavorare
,
in
paese
,
da
rifar
tutto
,
all
'
americana
.
Ma
sarebbe
un
fallimento
,
e
si
perderebbe
tutto
.
I
miei
affari
mi
aspettano
-
.
Consultava
ogni
giorno
il
giornale
,
e
ascoltava
la
radio
,
e
quando
si
fu
convinto
che
tra
poco
sarebbe
scoppiata
la
guerra
d
'
Africa
,
fece
le
sue
valige
,
s
'
imbarcò
sul
primo
piroscafo
,
per
non
rischiare
di
rimaner
bloccato
in
Italia
,
e
fuggì
.
Dopo
il
'29
,
l
'
anno
della
disgrazia
,
ben
pochi
sono
tornati
da
New
York
,
e
ben
pochi
ci
sono
andati
.
I
paesi
di
Lucania
,
mezzi
di
qua
e
mezzi
di
là
dal
mare
,
sono
rimasti
spezzati
in
due
.
Le
famiglie
si
sono
separate
,
le
donne
sono
rimaste
sole
:
per
quelli
di
qui
,
l
'
America
si
è
allontanata
,
e
con
lei
ogni
possibile
salvezza
.
Soltanto
la
posta
porta
continuamente
qualcosa
che
viene
di
laggiù
,
che
i
compaesani
fortunati
mandano
a
regalare
ai
loro
parenti
.
Don
Cosimino
aveva
un
gran
da
fare
con
questi
pacchi
:
arrivavano
forbici
,
coltelli
,
rasoi
,
strumenti
agricoli
,
falcetti
,
martelli
,
tenaglie
,
tutte
le
piccole
macchine
della
vita
comune
.
La
vita
di
Gagliano
,
per
quello
che
riguarda
i
ferri
dei
mestieri
,
è
tutta
americana
,
come
lo
è
per
le
misure
:
si
parla
,
dai
contadini
,
di
pollici
e
di
libbre
piuttosto
che
di
centimetri
o
di
chilogrammi
.
Le
donne
,
che
filano
la
lana
su
vecchi
fusi
,
tagliano
il
filo
con
splendidi
forbicioni
di
Pittsburg
:
i
rasoi
del
barbiere
sono
i
più
perfezionati
ch
'
io
abbia
mai
visto
in
Italia
,
e
l
'
acciaio
azzurro
delle
scuri
che
i
contadini
portano
sempre
con
sé
,
è
acciaio
americano
.
Essi
non
sentono
alcuna
prevenzione
contro
questi
strumenti
moderni
,
né
alcuna
contraddizione
fra
di
essi
e
i
loro
antichi
costumi
.
Prendono
volentieri
quello
che
arriva
da
New
York
,
come
prenderebbero
volentieri
quello
che
arrivasse
da
Roma
.
Ma
da
Roma
non
arriva
nulla
.
Non
era
mai
arrivato
nulla
,
se
non
l
'
"
U
.
E
.
"
,
e
i
discorsi
della
radio
.
Di
discorsi
,
in
quei
giorni
,
se
ne
sentivano
molti
,
e
don
Luigino
si
affaccendava
a
convocare
le
sue
adunate
.
Era
ormai
ottobre
,
le
nostre
truppe
passavano
il
Mareb
,
la
guerra
d
'
Abissinia
era
cominciata
.
Popolo
italiano
,
in
piedi
!
e
l
'
America
si
allontanava
sempre
più
,
nelle
nebbie
dell
'
Atlantico
,
come
un
'
isola
nel
cielo
,
chissà
per
quanto
tempo
,
forse
per
sempre
.
Questa
guerra
non
interessava
i
contadini
.
La
radio
tuonava
,
don
Luigino
adoperava
tutte
le
ore
di
scuola
che
non
passava
a
fumare
sulla
terrazza
,
concionando
ad
altissima
voce
(
lo
si
sentiva
dappertutto
)
ai
ragazzi
,
e
facendogli
cantare
"
Faccetta
nera
,
bella
abissina
"
,
e
raccontava
a
tutti
,
in
piazza
,
che
Marconi
aveva
scoperto
dei
raggi
segreti
,
e
che
la
flotta
inglese
sarebbe
presto
saltata
tutta
per
aria
.
Dicevano
anche
,
lui
e
l
'
altro
maggiore
maestro
di
scuola
,
il
suo
collega
della
radio
,
che
quella
guerra
era
fatta
proprio
per
loro
,
per
i
contadini
di
Gagliano
,
che
avrebbero
avuto
finalmente
chissà
quanta
terra
da
coltivare
,
e
una
terra
buona
,
che
a
seminarla
la
roba
ci
cresce
da
sola
.
Ahimè
,
i
due
maestri
parlavano
un
po
'
troppo
della
grandezza
di
Roma
perché
i
contadini
potessero
credere
a
tutto
il
resto
.
Scuotevano
il
capo
diffidenti
,
silenziosi
e
rassegnati
.
Quelli
di
Roma
volevano
far
la
guerra
,
e
l
'
avrebbero
fatta
fare
a
loro
.
Pazienza
!
Morire
sopra
un
'
amba
abissina
non
è
poi
molto
peggio
che
morire
di
malaria
nel
proprio
campo
,
sulla
riva
del
Sauro
.
Pare
che
gli
studenti
delle
scuole
,
i
ragazzi
della
Gil
,
i
maestri
e
le
maestre
di
scuola
,
le
dame
della
Croce
Rossa
,
le
Madri
e
le
Vedove
dei
caduti
milanesi
,
le
signore
fiorentine
,
i
droghieri
,
i
negozianti
,
i
pensionati
,
i
giornalisti
,
i
poliziotti
,
gli
impiegati
dei
Ministeri
di
Roma
,
insomma
tutto
quello
che
si
usa
chiamare
il
Popolo
italiano
,
fossero
in
quei
giorni
pervasi
da
un
'
onda
beatificante
di
entusiasmo
e
di
gloria
.
Io
,
a
Gagliano
,
non
ero
in
condizioni
di
constatarlo
.
I
contadini
erano
più
muti
,
tristi
e
cupi
dei
solito
.
Di
quella
terra
promessa
,
che
bisognava
prima
togliere
a
quelli
che
l
'
avevano
(
e
istintivamente
pareva
loro
che
questo
non
fosse
giusto
,
e
non
dovesse
portar
bene
)
non
si
fidavano
.
Quelli
di
Roma
non
avevano
l
'
abitudine
di
far
qualcosa
per
loro
:
anche
questa
impresa
,
malgrado
le
chiacchiere
,
doveva
avere
qualche
altro
scopo
,
che
non
li
riguardava
.
-
Se
quelli
di
Roma
hanno
denaro
da
spendere
per
la
guerra
,
perché
non
aggiustano
prima
il
ponte
sull
'
Agri
,
che
è
caduto
da
quattro
anni
,
e
nessuno
ci
pensa
a
rifarlo
?
Potrebbero
anche
arginare
il
fiume
,
farci
qualche
nuova
fontana
,
piantare
degli
alberi
nei
boschi
invece
di
tagliare
quei
pochi
che
rimangono
.
Di
terra
ne
abbiamo
anche
qui
:
è
tutto
il
resto
che
ci
manca
-
.
Perciò
pensavano
alla
guerra
come
a
una
delle
solite
disgrazie
inevitabili
,
come
alle
imposte
o
alla
tassa
delle
capre
.
Non
avevano
paura
di
dover
partire
soldati
.
-
Vivere
qui
come
cani
,
-
dicevano
,
-
o
morire
come
cani
laggiù
,
è
la
stessa
cosa
-
.
Ma
nessuno
,
tranne
il
marito
di
donna
Caterina
,
si
presentò
volontario
.
Del
resto
,
si
capì
presto
che
non
soltanto
gli
scopi
,
ma
anche
la
condotta
della
guerra
riguardava
quell
'
altra
Ulia
,
di
là
dai
monti
e
aveva
poco
a
che
fare
con
i
contadini
.
I
richiamati
erano
pochi
,
due
o
tre
in
tutto
il
paese
,
più
qualche
soldato
di
leva
,
e
un
giovanotto
,
don
Nicola
,
figlio
di
un
prete
,
allevato
dai
frati
di
Melfi
,
e
sottufficiale
di
carriera
,
che
aveva
dovuto
partire
tra
i
primi
.
Qualcuno
dei
più
miserabili
,
dei
contadini
senza
terra
che
non
avevano
nulla
da
mangiare
,
allettati
dai
discorsi
di
don
Luigino
e
dalla
promessa
di
alti
salari
,
avevano
chiesto
di
andare
come
operai
:
ma
le
loro
domande
rimasero
sempre
senza
risposta
.
-
Non
sanno
che
farsene
di
noi
,
-
mi
dicevano
questi
poveri
cafoni
.
-
Non
ci
vogliono
nemmeno
a
lavorare
.
La
guerra
è
fatta
per
quelli
del
nord
.
Noi
dobbiamo
crepare
di
fame
in
casa
nostra
.
E
in
America
non
ci
si
andrà
mai
più
.
Il
3
ottobre
fu
dunque
una
giornata
squallida
.
All
'
adunata
in
piazza
,
una
ventina
di
contadini
,
racimolati
a
fatica
dai
carabinieri
e
dagli
avanguardisti
del
podestà
,
ascoltavano
imbambolati
le
parole
storiche
della
radio
.
Don
Luigino
aveva
fatto
imbandierare
il
municipio
,
la
scuola
,
le
case
dei
signori
:
le
bandiere
tricolori
ondeggiavano
al
vento
,
nel
sole
,
frammischiate
,
coi
loro
colori
stranamente
vivaci
,
ai
funebri
stendardi
neri
delle
case
dei
contadini
.
Fecero
suonare
anche
le
campane
,
che
il
campanaro
intonò
,
al
solito
,
sulla
sua
lugubre
aria
di
morte
.
La
guerra
allegra
incominciò
,
in
quella
indifferente
tristezza
.
Don
Luigino
venne
al
balcone
del
municipio
,
e
parlò
.
Disse
della
grandezza
immortale
di
Roma
,
dei
sette
colli
,
della
lupa
,
delle
legioni
romane
,
della
civiltà
di
Roma
,
dell
'
Impero
di
Roma
che
si
sarebbe
rinnovato
.
Disse
che
tutti
ci
odiavano
per
la
nostra
grandezza
,
ma
che
i
nemici
di
Roma
avrebbero
morso
la
polvere
,
e
che
noi
avremmo
ripercorso
in
trionfo
le
vie
consolari
di
Roma
,
perché
Roma
era
eterna
,
invincibile
.
Disse
ancora
,
con
la
sua
vocetta
acuta
,
molte
altre
cose
di
Roma
,
che
non
ricordo
:
poi
aprì
la
bocca
e
si
mise
a
cantare
"
Giovinezza
e
facendo
cenni
imperiosi
con
le
mani
ai
ragazzi
della
scuola
,
perché
,
dalla
piazza
,
lo
accompagnassero
in
coro
.
Attorno
a
lui
,
sul
balcone
,
c
'
era
il
brigadiere
e
i
signori
,
e
cantavano
tutti
,
tranne
il
dottor
Milillo
che
non
era
d
'
accordo
.
In
basso
,
contro
il
muro
,
quel
pochi
contadini
ascoltavano
in
silenzio
,
parandosi
il
sole
,
che
batteva
loro
negli
occhi
,
con
la
mano
,
foschi
e
neri
come
uccelli
notturni
.
Vicino
al
podestà
,
di
fianco
al
balcone
,
sul
muro
della
facciata
del
municipio
,
spiccava
bianca
la
lapide
di
marmo
con
i
nomi
dei
morti
della
grande
guerra
.
Erano
molti
,
per
un
paese
così
piccolo
:
quasi
una
cinquantina
:
c
'
erano
tutti
i
nomi
delle
famiglie
gaglianesi
,
i
Rubilotto
,
i
Carbone
,
i
Guarini
,
i
Bonelli
,
i
Carnovale
,
i
Racioppi
,
i
Guerrini
,
non
ne
mancava
nessuno
.
Di
certo
,
o
direttamente
,
o
attraverso
i
fratel
cugini
o
i
compari
di
San
Giovanni
,
nessuna
casa
era
stata
senza
un
morto
;
e
più
erano
i
feriti
,
i
inalati
,
e
quelli
che
avevano
combattuto
e
se
l
'
erano
cavata
senza
danno
.
Perché
,
nelle
mie
conversazioni
con
i
contadini
,
nessuno
me
ne
parlava
mai
,
né
mai
si
faceva
cenno
a
quella
guerra
,
né
alle
imprese
allora
compiute
,
né
ai
paesi
visti
,
né
alle
fatiche
sofferte
?
Il
solo
che
me
ne
aveva
detto
qualcosa
era
il
barbiere
cavadenti
;
e
ne
aveva
accennato
soltanto
per
mostrarmi
come
e
dove
avesse
imparato
la
sua
arte
,
quando
faceva
il
portaferiti
sul
Carso
.
Anche
la
grande
guerra
,
così
sanguinosa
e
ancora
così
vicina
,
non
interessava
i
contadini
:
l
'
avevano
subìta
,
e
ora
era
come
l
'
avessero
dimenticata
.
Nessuno
usava
vantare
le
proprie
glorie
,
raccontare
ai
propri
figli
le
battaglie
combattute
,
mostrare
le
ferite
o
lagnarsi
dei
patimenti
.
Se
io
li
interrogavo
,
rispondevano
brevi
e
indifferenti
.
Era
stata
una
grande
disgrazia
,
si
era
sopportata
come
le
altre
.
Anche
quella
era
stata
una
guerra
di
Roma
.
Anche
allora
si
seguivano
i
tre
colori
,
che
qui
sembrano
strani
,
i
colori
araldici
di
un
'
altra
Italia
,
incomprensibile
,
volontaria
e
violenta
,
quel
rosso
allegramente
sfacciato
e
quel
verde
così
assurdo
quaggiù
,
dove
anche
gli
alberi
sono
grigi
,
e
l
'
erba
non
cresce
sulle
argille
.
Quei
colori
,
e
tutti
gli
altri
,
sono
imprese
nobiliari
,
stanno
bene
sugli
scudi
dei
signori
o
sui
gonfaloni
delle
città
.
Che
cosa
hanno
a
che
fare
con
quelli
i
contadini
?
Il
loro
colore
è
uno
solo
,
quello
stesso
dei
loro
occhi
triti
e
dei
loro
vestiti
,
e
non
è
un
colore
,
ma
è
l
'
oscurità
della
terra
e
della
morte
.
Neri
sono
i
loro
stendardi
,
come
la
faccia
della
Madonna
.
Le
altre
bandiere
sono
i
colori
variopinti
di
quell
'
altra
civiltà
,
spinta
al
moto
e
alla
conquista
,
sulle
vie
della
Storia
;
e
di
cui
essi
non
fanno
parte
.
Ma
poiché
essa
è
più
forte
,
e
organizzata
,
e
potente
,
essi
devono
subirla
:
oggi
si
moriva
,
non
per
noi
,
in
Abissinia
,
come
ieri
sull
'
Isonzo
o
sul
Piave
,
come
prima
,
per
secoli
e
secoli
,
dietro
i
più
vari
colori
,
in
tutte
le
terre
del
mondo
.
Andavo
leggendo
,
in
quei
giorni
,
una
vecchia
storia
di
Melfi
,
del
Del
Zio
,
trovata
frugando
tra
vecchi
libri
nella
casa
del
dottor
Milillo
,
dove
andavo
quasi
ogni
giorno
a
prendere
il
caffè
,
e
a
chiacchierare
con
Margherita
e
Maria
,
le
due
ragazze
,
sempre
più
baffute
,
ingenue
e
spiritate
.
Il
libro
è
della
seconda
metà
del
secolo
scorso
,
e
vi
si
racconta
,
fra
le
glorie
locali
,
che
viveva
ancora
in
quegli
anni
,
a
Melfi
,
un
vecchio
contadino
con
una
gamba
di
legno
.
Era
stato
arruolato
nell
'
esercito
di
Napoleone
,
e
aveva
perduta
la
sua
gamba
al
passaggio
della
Beresina
.
Per
più
di
mezzo
secolo
,
il
contadino
zoppicò
sui
selciati
di
Melfi
,
portando
su
di
sé
,
per
i
suoi
concittadini
,
l
'
assurdo
segno
di
una
civiltà
,
che
l
'
aveva
marcato
per
sempre
,
e
che
egli
ignorava
.
Che
cosa
importava
a
un
contadino
di
Melfi
della
Russia
e
dell
'
imperatore
dei
francesi
?
La
Storia
,
avrebbe
detto
baroccamente
Victor
Hugo
,
gli
aveva
preso
una
gamba
,
ed
egli
non
sapeva
neppure
che
cosa
essa
fosse
.
La
Storia
,
del
resto
,
questa
Storia
altrui
a
cui
questi
paesi
si
sono
sempre
dovuti
rassegnare
,
aveva
lasciato
ai
concittadini
dello
zoppo
dei
segni
anche
peggiori
:
poiché
la
rovina
di
Melfi
,
che
era
una
città
fiorente
e
popolosa
,
fu
dovuta
al
fatto
che
un
capitano
francese
,
in
guerra
con
gli
spagnoli
di
Carlo
V
su
per
quelle
montagne
,
decise
a
caso
di
serrarvicisi
dentro
con
le
sue
soldatesche
.
Gli
spagnoli
di
Pietro
Navarro
,
agli
ordini
del
Lautrec
,
assediarono
Melfi
,
la
presero
,
ammazzarono
tutti
i
cittadini
che
trovarono
,
e
che
non
sapevano
neppure
che
cosa
fossero
Francia
e
Spagna
,
Francesco
I
e
Carlo
V
,
rasero
al
suolo
le
case
,
e
regalarono
quel
poco
che
rimaneva
a
Filippo
d
'
Orange
,
e
poco
dopo
,
in
compenso
delle
sue
vittorie
marinare
,
al
genovese
Andrea
Doria
,
che
essi
conoscevano
ancora
meno
.
Il
genovese
non
si
scomodò
mai
a
visitare
i
suoi
vassalli
,
e
così
fecero
i
suoi
eredi
,
limitandosi
a
mandare
degli
esattori
che
ne
cavassero
tutto
il
denaro
possibile
.
Così
,
per
gli
imperscrutabili
voleri
di
una
Storia
che
non
li
riguardava
,
i
contadini
di
Melfi
caddero
,
per
tutti
i
secoli
che
seguirono
,
nella
più
nera
miseria
.
Quanta
gente
,
mossa
da
motivi
ignoti
,
è
passata
,
come
i
francesi
e
gli
spagnoli
,
su
queste
terre
?
È
ben
naturale
che
i
contadini
dopo
migliaia
di
anni
di
ripetute
,
uguali
esperienze
,
non
si
entusiasmino
delle
guerre
,
diffidino
di
tutte
le
bandiere
,
lascino
,
in
silenzio
,
che
don
Luigino
canti
,
dal
balcone
,
le
glorie
di
Roma
.
Gli
Stati
,
le
Teocrazie
,
gli
Eserciti
organizzati
sono
naturalmente
più
forti
del
popolo
sparso
dei
contadini
:
questi
devono
perciò
rassegnarsi
ad
essere
dominati
:
ma
non
possono
sentire
come
proprie
le
glorie
e
le
imprese
di
quella
civiltà
,
a
loro
radicalmente
nemica
.
Le
sole
guerre
che
tocchino
il
loro
cuore
sono
quelle
che
essi
hanno
combattuto
per
difendersi
contro
quella
civiltà
,
contro
la
Storia
,
e
gli
Stati
,
e
la
Teocrazia
e
gli
Eserciti
.
Sono
le
guerre
combattute
sotto
i
loro
neri
stendardi
,
senz
'
ordine
militare
,
senz
'
arte
e
senza
speranza
:
guerre
infelici
e
destinate
sempre
ad
essere
perdute
;
feroci
e
disperate
,
e
incomprensibili
agli
storici
.
I
contadini
di
Gagliano
non
si
appassionavano
alla
conquista
dell
'
Abissinia
,
non
si
ricordavano
più
della
guerra
mondiale
e
non
parlavano
dei
suoi
morti
:
ma
una
guerra
era
in
cima
ai
cuori
di
tutti
,
e
su
tutte
le
bocche
,
trasformata
già
in
leggenda
,
in
fiaba
,
in
racconto
epico
,
in
mito
:
il
brigantaggio
.
La
guerra
dei
briganti
è
praticamente
finita
nel
1865;
erano
dunque
passati
settant
'
anni
,
e
soltanto
pochi
vecchissimi
potevano
esserci
stati
,
partecipi
o
testimoni
,
e
in
grado
di
ricordate
personalmente
quelle
imprese
.
Ma
tutti
,
vecchi
e
giovani
,
uomini
e
donne
,
ne
parlavano
come
di
cosa
di
ieri
,
con
una
passione
presente
e
viva
.
Quando
conversavo
con
i
contadini
,
potevo
esser
certo
che
,
qualunque
fosse
l
'
argomento
del
discorso
,
saremmo
presto
scivolati
,
in
qualche
modo
,
a
parlare
dei
briganti
.
Tutto
li
ricorda
:
non
c
'
è
monte
,
burrone
,
bosco
,
pietra
,
fontana
o
grotta
,
che
non
sia
legata
a
qualche
loro
impresa
memorabile
,
o
che
non
abbia
servito
di
rifugio
o
di
nascondiglio
;
non
c
'
è
luogo
nascosto
che
non
gli
servisse
di
ritrovo
;
non
c
'
è
cappelletta
in
campagna
dove
non
lasciassero
le
loro
lettere
minatorie
e
non
aspettassero
i
riscatti
.
I
luoghi
,
come
la
Fossa
del
Bersagliere
,
hanno
preso
nome
da
loro
o
dai
loro
fatti
.
Non
c
'
è
famiglia
che
non
abbia
parteggiato
,
allora
,
per
i
briganti
o
contro
i
briganti
;
che
non
abbia
avuto
qualcuno
,
con
loro
,
alla
macchia
,
che
non
ne
abbia
ospitato
o
nascosto
,
o
che
non
abbia
avuto
qualche
parente
massacrato
o
qualche
raccolto
incendiato
da
loro
.
A
quel
tempo
risalgono
gli
odi
che
dividono
il
paese
,
tramandati
per
le
generazioni
,
e
sempre
attuali
.
Ma
,
salvo
poche
eccezioni
,
i
contadini
erano
tutti
dalla
parte
dei
briganti
,
e
,
col
passare
del
tempo
,
quelle
gesta
che
avevano
così
vivamente
colpito
le
loro
fantasie
,
si
sono
indissolubilmente
legate
agli
aspetti
familiari
del
paese
,
sono
entrate
nel
discorso
quotidiano
,
con
la
stessa
naturalezza
degli
animali
e
degli
spiriti
,
sono
cresciute
nella
leggenda
e
hanno
assunto
la
verità
certa
del
mito
.
Non
intendo
,
qui
,
fare
un
elogio
del
brigantaggio
,
come
pare
che
sia
diventato
di
moda
,
da
qualche
tempo
,
da
parte
di
letterati
estetizzanti
,
o
di
politici
in
malafede
.
Giudicato
da
un
punto
di
vista
storico
,
nel
complesso
del
Risorgimento
italiano
,
il
brigantaggio
non
può
essere
difeso
.
Da
un
punto
di
vista
liberale
e
"
progressista
"
,
quello
appare
l
'
ultimo
sussulto
del
passato
,
che
andava
spietatamente
stroncato
,
un
movimento
funesto
e
feroce
,
nemico
dell
'
unità
,
della
libertà
e
della
vita
civile
.
E
lo
fu
realmente
,
nella
sua
realtà
di
guerra
fomentata
e
alimentata
dai
Borboni
,
dalla
Spagna
,
e
dal
Papa
,
per
i
loro
particolari
motivi
.
Ma
il
brigantaggio
dei
contadini
è
un
altro
:
a
guardarlo
da
quel
punto
di
vista
non
solo
non
si
può
giustificarlo
,
ma
non
si
riesce
nemmeno
ad
intenderlo
.
Del
resto
,
neanche
i
contadini
lo
giudicano
e
lo
difendono
,
e
quando
ne
parlano
con
tanta
passione
,
non
se
ne
gloriano
.
I
suoi
motivi
storici
,
e
gli
interessi
dei
Borboni
e
del
Papa
o
dei
feudatari
,
essi
non
li
conoscono
.
Anche
per
loro
,
quella
è
una
storia
triste
,
desolata
e
raccapricciante
.
Soltanto
,
sta
ad
essi
nel
cuore
;
fa
parte
della
loro
vita
,
è
il
fondo
poetico
della
loro
fantasia
,
è
la
loro
cupa
,
disperata
,
nera
epopea
.
Anche
il
loro
aspetto
,
oggi
,
richiama
l
'
immagine
antica
del
brigante
:
oscuri
,
chiusi
,
solitari
,
aggrondati
,
col
cappello
nero
e
il
vestito
nero
,
e
,
d
'
inverno
,
il
mantello
;
sempre
armati
,
quando
vanno
nei
campi
,
con
il
fucile
e
la
scure
.
Il
loro
cuore
è
mite
,
e
l
'
animo
paziente
.
Secoli
di
rassegnazione
pesano
sulle
loro
schiene
,
e
il
senso
della
vanità
delle
cose
,
e
della
potenza
del
destino
.
Ma
quando
,
dopo
infinite
sopportazioni
,
si
tocca
il
fondo
del
loro
essere
,
e
si
muove
un
senso
elementare
di
giustizia
e
di
difesa
,
allora
la
loro
rivolta
è
senza
limiti
,
e
non
può
conoscere
misura
.
È
una
rivolta
disumana
,
che
parte
dalla
morte
e
non
conosce
che
la
morte
,
dove
la
ferocia
nasce
dalla
disperazione
.
I
briganti
difendevano
,
senza
ragione
e
senza
speranza
,
la
libertà
e
la
vita
dei
contadini
,
contro
lo
Stato
,
contro
tutti
gli
Stati
.
Per
loro
sventura
si
trovarono
ad
essere
inconsapevoli
strumenti
di
quella
Storia
che
si
svolgeva
fuori
di
loro
,
contro
di
loro
;
a
difendere
la
causa
cattiva
,
e
furono
sterminati
.
Ma
,
col
brigantaggio
,
la
civiltà
contadina
difendeva
la
propria
natura
,
contro
quell
'
altra
civiltà
che
le
sta
contro
e
che
,
senza
comprenderla
,
eternamente
la
assoggetta
:
perciò
,
istintivamente
,
i
contadini
vedono
nei
briganti
i
loro
eroi
.
La
civiltà
contadina
è
una
civiltà
senza
Stato
,
e
senza
esercito
:
le
sue
guerre
non
possono
essere
che
questi
scoppi
di
rivolta
;
e
sono
sempre
,
per
forza
,
delle
disperate
sconfitte
;
ma
essa
continua
tuttavia
,
eternamente
,
la
sua
vita
,
e
dà
ai
vincitori
i
frutti
della
terra
,
ed
impone
le
sue
misure
,
i
suoi
dèi
terrestri
,
e
il
suo
linguaggio
.
Parlavo
con
i
contadini
,
e
ne
guardavo
i
visi
,
e
le
forme
:
piccoli
,
neri
,
con
le
teste
rotonde
,
i
grandi
occhi
e
le
labbra
sottili
,
nel
loro
aspetto
arcaico
essi
non
avevano
nulla
dei
romani
,
né
dei
greci
,
né
degli
etruschi
,
né
dei
normanni
,
né
degli
altri
popoli
conquistatori
passati
sulla
loro
terra
,
ma
mi
ricordavano
le
figure
italiche
antichissime
.
Pensavo
che
la
loro
vita
,
nelle
identiche
forme
di
oggi
si
svolgeva
uguale
nei
tempi
più
remoti
,
e
che
tutta
la
storia
era
passata
su
di
loro
senza
toccarli
.
Delle
due
Italie
che
vivono
insieme
sulla
stessa
terra
,
questa
dei
contadini
è
certamente
quella
più
antica
,
che
non
si
sa
donde
sia
venuta
,
che
forse
c
'
è
stata
sempre
.
Humilemque
vidimus
Italiam
:
questa
era
l
'
umile
Italia
,
come
appariva
ai
conquistatori
asiatici
,
quando
sulle
navi
di
Enea
doppiavano
il
capo
di
Calabria
.
E
pensavo
che
si
dovrebbe
scrivere
una
storia
di
questa
Italia
,
se
è
possibile
scrivere
una
storia
di
quello
che
non
si
svolge
nel
tempo
:
la
sola
storia
di
quello
che
è
eterno
e
immutabile
,
una
mitologia
.
Questa
Italia
si
è
svolta
nel
suo
nero
silenzio
,
come
la
terra
,
in
un
susseguirsi
di
stagioni
uguali
e
di
uguali
sventure
,
e
quello
che
di
esterno
è
passato
su
di
lei
,
non
ha
lasciato
traccia
,
e
non
conta
.
Soltanto
alcune
volte
essa
si
è
levata
per
difendersi
da
un
pericolo
mortale
,
e
queste
sole
,
e
naturalmente
fallite
,
sono
le
sue
guerre
nazionali
.
La
prima
di
esse
è
quella
di
Enea
.
Una
storia
mitologica
deve
avere
delle
fonti
mitologiche
;
e
in
questo
senso
,
Virgilio
è
un
grande
storico
.
I
conquistatori
fenici
,
che
venivano
da
Troia
,
portavano
con
sé
tutti
i
valori
opposti
a
quelli
della
antica
civiltà
contadina
.
Portavano
la
religione
e
lo
Stato
,
e
la
religione
dello
Stato
.
La
pietas
di
Enea
non
poteva
essere
capita
dagli
antichi
italiani
,
che
vivevano
nei
campi
con
gli
animali
.
E
portavano
l
'
esercito
,
le
armi
,
gli
scudi
,
l
'
araldica
e
la
guerra
.
La
loro
religione
era
feroce
,
comportava
i
sacrifici
umani
:
sulla
pira
di
Pallante
,
il
pio
Enea
sgozza
i
prigionieri
,
come
sacrificio
ai
suoi
dèi
dello
Stato
.
Ma
quegli
italiani
antichissimi
invece
,
erano
contadini
senza
religione
e
senza
sacrificio
.
Quando
i
troiani
furono
in
Italia
,
trovarono
dunque
una
irreducibile
ostilità
negli
abitanti
della
terra
,
derivante
dalla
assoluta
differenza
di
civiltà
.
E
difatti
,
Enea
si
trovò
degli
alleati
nelle
sole
popolazioni
non
contadine
,
negli
etruschi
,
anch
'
essi
venuti
,
come
lui
,
dall
'
oriente
,
anch
'
essi
forse
,
come
lui
,
semitici
,
e
anch
'
essi
retti
a
teocrazia
militare
.
E
,
con
l
'
aiuto
di
questi
alleati
,
cominciò
la
guerra
.
Da
un
lato
c
'
era
un
esercito
,
con
armi
splendenti
forgiate
dagli
dèi
;
dall
'
altro
,
come
le
descrive
Virgilio
,
c
'
erano
delle
bande
di
contadini
,
a
cui
nessun
dio
aveva
dato
delle
armi
,
ma
che
impugnavano
a
propria
difesa
le
scuri
,
le
falci
e
i
coltelli
del
loro
lavoro
quotidiano
.
Erano
anch
'
essi
dei
briganti
,
pieni
di
valore
,
e
,
ahimè
,
non
potevano
vincere
.
L
'
Italia
fu
assoggettata
,
quell
'
umile
Italia
per
cui
morì
la
vergine
Cammilla
Eurialo
e
Turno
e
Niso
di
ferute
.
Poi
venne
Roma
,
e
perfezionò
la
teocrazia
statale
e
militare
dei
suoi
fondatori
troiani
,
che
,
vincitori
,
avevano
però
dovuto
accogliere
la
lingua
e
il
costume
dei
vinti
.
E
Roma
si
urtò
anch
'
essa
nella
difesa
contadina
,
e
la
lunga
serie
delle
guerre
italiche
fu
il
più
duro
ostacolo
al
suo
cammino
.
Anche
qui
gli
italiani
dovevano
militarmente
perdere
,
ma
salvarono
tuttavia
la
loro
natura
,
e
non
si
mescolarono
ai
vincitori
.
Dopo
questa
seconda
guerra
nazionale
,
la
civiltà
contadina
,
chiusa
nell
'
ordine
romano
,
restò
come
addormentata
nella
sua
pazienza
.
La
civiltà
feudale
che
,
col
passare
di
secoli
,
di
eventi
e
di
genti
diverse
,
seguì
,
non
era
certo
una
civiltà
di
contadini
:
ma
tuttavia
era
legata
alla
terra
,
ai
confini
del
feudo
,
e
perciò
meno
contraddittoria
al
non
Stato
rurale
.
Si
può
dunque
capire
perché
gli
Svevi
siano
ancora
oggi
così
popolari
presso
i
contadini
,
che
parlano
di
Corradino
come
di
un
loro
eroe
nazionale
,
e
ne
piangono
la
morte
.
Certo
,
dopo
la
sua
caduta
,
questa
terra
,
che
allora
fioriva
,
entrò
nella
più
triste
rovina
.
La
quarta
guerra
nazionale
dei
contadini
è
il
brigantaggio
.
Anche
qui
,
l
'
umile
Italia
storicamente
aveva
torto
,
e
doveva
perdere
.
Non
aveva
armi
forgiate
da
Vulcano
,
né
cannoni
,
come
l
'
altra
Italia
.
E
non
aveva
dèi
:
che
cosa
poteva
fare
una
povera
Madonna
dal
viso
nero
contro
lo
Stato
Etico
degli
hegeliani
di
Napoli
?
Il
brigantaggio
non
è
che
un
accesso
di
eroica
follia
,
e
di
ferocia
disperata
:
un
desiderio
di
morte
e
di
distruzione
,
senza
speranza
di
vittoria
.
-
Vorrei
che
il
mondo
avesse
un
solo
cuore
;
glielo
strapperei
,
-
disse
un
giorno
Caruso
,
uno
dei
più
tremendi
capibanda
.
Questo
desiderio
cieco
di
distruzione
,
questa
volontà
di
annichilimento
,
sanguinosa
e
suicida
,
cova
per
secoli
sotto
la
mite
pazienza
della
fatica
quotidiana
.
Ogni
rivolta
contadina
prende
questa
forma
,
sorge
da
una
volontà
elementare
di
giustizia
,
nascendo
dal
nero
lago
del
cuore
.
Dopo
il
brigantaggio
,
queste
terre
hanno
ritrovato
una
loro
funebre
pace
;
ma
ogni
tanto
,
in
qualche
paese
,
i
contadini
,
che
non
possono
trovare
nessuna
espressione
nello
Stato
,
e
nessuna
difesa
nelle
leggi
,
si
levano
per
la
morte
,
bruciano
il
municipio
o
la
caserma
dei
carabinieri
,
uccidono
i
signori
,
e
poi
partono
,
rassegnati
,
per
le
prigioni
.
Di
veri
briganti
,
di
quelli
del
'60
,
non
ce
n
'
è
quasi
più
.
Uno
ne
vive
,
mi
raccontò
la
Giulia
,
qui
vicino
,
a
Missanello
.
È
un
vecchio
di
novant
'
anni
,
con
una
gran
barba
bianca
,
ed
è
un
santo
.
Era
stato
un
temuto
capo
di
bande
.
Ora
vive
nel
paese
,
onorato
dai
contadini
come
un
patriarca
;
si
ricorre
a
lui
per
consigli
in
tutti
i
casi
difficili
della
vita
.
Mi
dispiace
di
non
essere
mai
potuto
andare
a
conoscerlo
.
Un
altro
lo
incontrai
un
giorno
a
Grassano
.
Ero
nella
bottega
di
Antonino
Roselli
,
il
mio
segretario
barbiere
flautista
,
e
mi
facevo
radere
,
quando
entrò
un
vecchio
robusto
dal
viso
colorito
,
dai
grossi
baffi
bianchi
e
dal
portamento
fiero
,
dagli
arditi
occhi
azzurri
,
vestito
di
velluto
alla
cacciatora
:
non
l
'
avevo
mai
visto
in
paese
.
Rimase
,
aspettando
il
suo
turno
,
a
fumare
la
pipa
,
e
mi
chiese
chi
ero
.
-
Un
esiliato
?
-
mi
disse
anche
lui
,
come
gli
altri
,
quando
gli
ebbi
risposto
.
-
A
Roma
non
ti
vogliono
bene
-
.
Gli
chiesi
quanti
anni
avesse
:
-
Molti
,
-
mi
disse
,
-
ero
giovane
al
tempo
dei
briganti
.
Avevo
quindici
anni
,
quando
,
con
mio
fratello
,
ammazzammo
il
carabiniere
.
Hai
visto
quella
quercia
vecchia
,
che
è
sulla
strada
,
un
duecento
metri
prima
di
arrivare
in
paese
?
Fu
là
che
lo
incontrammo
,
e
voleva
fermarci
,
e
fummo
costretti
a
ucciderlo
.
Il
corpo
lo
nascondemmo
nel
fosso
:
ma
lo
trovarono
presto
.
Mio
fratello
lo
presero
subito
,
e
morì
qualche
anno
dopo
,
nelle
carceri
di
Napoli
.
Io
mi
nascosi
in
paese
.
Rimasi
,
vestito
da
donna
,
per
sette
mesi
,
proprio
qui
,
nella
stanza
che
è
sopra
questa
bottega
di
Antonino
.
Poi
mi
scoprirono
:
ma
,
siccome
ero
così
giovane
,
me
la
cavai
con
quattro
anni
-
.
Il
vecchio
brigante
era
contento
e
in
pace
con
se
stesso
:
quell
'
antico
omicidio
non
gli
pesava
sulla
coscienza
,
lo
raccontava
come
un
'
azione
inevitabile
e
naturale
.
Era
la
guerra
.
-
Vede
quel
signore
che
passa
ora
sulla
strada
?
-
mi
diceva
il
barbiere
,
mostrandomelo
attraverso
la
porta
aperta
.
-
È
don
Pasquale
,
un
proprietario
.
Suo
nonno
aveva
una
grossa
masseria
,
e
quando
vennero
i
briganti
,
non
volle
dar
nulla
,
né
grano
né
bestie
.
I
briganti
allora
gli
bruciarono
la
casa
in
campagna
;
e
lui
,
peggio
,
si
mise
con
i
carabinieri
a
far
la
posta
.
Allora
i
briganti
lo
presero
,
e
mandarono
a
dire
a
sua
moglie
che
,
se
lo
rivoleva
,
doveva
pagare
la
taglia
,
cinquemila
lire
,
entro
due
giorni
.
La
famiglia
non
voleva
tirar
fuori
il
denaro
,
speravano
di
farlo
liberare
dai
soldati
.
Il
terzo
giorno
,
arriva
alla
moglie
una
busta
.
Dentro
c
'
era
un
orecchio
di
suo
marito
.
I
briganti
tagliavano
le
orecchie
,
il
naso
e
la
lingua
dei
signori
,
per
farsi
pagare
i
riscatti
.
I
soldati
tagliavano
la
testa
ai
briganti
che
riuscivano
ad
acciuffare
,
e
le
attaccavano
su
dei
pali
,
nei
paesi
,
perché
servissero
di
esempio
.
Così
continuava
questa
guerra
di
distruzione
.
Il
terreno
su
questi
monti
d
'
argilla
,
è
tutto
scavato
di
buche
e
di
grotte
naturali
.
Qui
si
riparavano
i
briganti
e
qui
,
negli
alberi
cavi
delle
foreste
,
nascondevano
i
denari
delle
taglie
e
quelli
rapinati
nelle
case
dei
ricchi
.
Quando
le
bande
furono
disperse
,
e
i
briganti
tutti
uccisi
o
imprigionati
,
quei
tesori
nascosti
rimasero
nella
terra
e
nei
boschi
.
Questo
è
uno
dei
punti
dove
la
storia
dei
briganti
diventa
leggenda
,
e
si
lega
a
credenze
antichissime
.
I
briganti
misero
dei
tesori
reali
dove
la
fantasia
contadina
aveva
sempre
favoleggiato
la
loro
esistenza
:
così
i
briganti
divennero
tutt
'
uno
con
le
oscure
potenze
sotterranee
.
Tante
genti
sono
passate
su
queste
terre
,
che
qualcosa
si
trova
davvero
,
e
dappertutto
,
scavando
con
l
'
aratro
.
Antichi
vasi
,
statuette
e
monete
escono
al
sole
,
sotto
la
vanga
,
da
qualche
amica
tomba
.
Anche
don
Luigino
ne
possedeva
,
trovati
in
un
suo
campo
,
verso
il
Sauro
:
monete
corrose
,
che
non
potei
stabilire
se
fossero
greche
o
romane
,
e
alcuni
vasetti
neri
,
non
figurati
,
di
forme
elegantissime
.
Di
tesori
dei
briganti
,
ne
vidi
uno
io
stesso
,
assai
modesto
.
L
'
aveva
trovato
per
caso
il
falegname
Lasala
,
che
me
lo
mostrò
.
Aveva
messo
una
sera
un
grosso
ceppo
nel
focolare
,
e
al
chiarore
delle
fiamme
s
'
era
accorto
di
qualcosa
che
luccicava
nel
legno
.
Erano
pochi
scudi
borbonici
d
'
argento
,
nascosti
in
un
buco
di
quel
vecchio
tronco
.
Ma
,
per
i
contadini
,
queste
non
sono
che
briciole
degli
immensi
tesori
celati
nelle
viscere
della
terra
.
Per
loro
i
fianchi
dei
monti
,
il
fondo
delle
grotte
,
il
fitto
delle
foreste
sono
pieni
di
oro
lucente
,
che
aspetta
il
fortunato
scopritore
.
Soltanto
,
la
ricerca
dei
tesori
non
va
senza
pericoli
,
perché
è
opera
diabolica
,
e
si
toccano
delle
potenze
oscure
e
spaventose
.
È
inutile
frugare
a
caso
la
terra
:
i
tesori
non
compaiono
che
a
colui
che
deve
trovarli
.
E
per
sapere
dove
sono
,
non
ci
sono
che
le
ispirazioni
dei
sogni
,
se
non
si
ha
avuto
la
fortuna
di
essere
guidati
da
uno
degli
spiriti
della
terra
che
li
custodiscono
,
da
un
monachicchio
.
Il
tesoro
appare
in
sogno
,
al
contadino
addormentato
,
in
tutto
il
suo
sfolgorio
.
Lo
si
vede
,
una
catasta
d
'
oro
,
e
si
vede
il
luogo
preciso
,
là
nel
bosco
,
vicino
a
quell
'
albero
d
'
ilice
con
quel
segno
sul
tronco
,
sotto
quella
gran
pietra
quadrata
.
Non
c
'
è
che
andare
e
prenderlo
.
Ma
bisogna
andare
di
notte
:
di
giorno
il
tesoro
sfumerebbe
.
Bisogna
andarci
soli
e
non
confidarsi
con
anima
viva
:
se
sfugge
una
sola
parola
,
il
tesoro
si
perde
.
I
pericoli
sono
spaventosi
,
nel
bosco
si
aggirano
gli
spiriti
dei
morti
:
ben
pochi
animi
sono
così
arditi
da
mettersi
al
cimento
,
e
da
portarlo
,
senza
vacillare
,
a
buon
fine
.
Un
contadino
di
Gagliano
,
che
abitava
non
lontano
da
casa
mia
,
aveva
visto
in
sogno
un
tesoro
.
Era
nella
foresta
di
Accettura
,
poco
sotto
Stigliano
.
Si
fece
coraggio
e
partì
nella
notte
:
ma
quando
fu
circondato
dagli
spiriti
,
nell
'
ombra
nera
,
il
cuore
gli
tremò
nel
petto
.
Vide
fra
gli
alberi
un
lume
lontano
:
era
un
carbonaio
,
un
uomo
senza
paura
,
come
tutti
i
carbonai
,
e
calabrese
:
passava
la
notte
nel
bosco
vicino
alle
sue
fosse
da
carbone
.
La
tentazione
,
per
il
povero
contadino
atterrito
,
fu
troppo
forte
:
egli
non
poté
fare
a
meno
di
raccontare
al
carbonaio
il
suo
sogno
,
e
di
pregarlo
di
assisterlo
nella
ricerca
.
Si
misero
dunque
insieme
a
cercare
la
pietra
vista
in
sogno
,
il
contadino
un
po
'
rinfrancato
dalla
compagnia
,
e
il
calabrese
pieno
di
coraggio
,
e
armato
della
sua
roncola
.
Trovarono
la
pietra
:
tutto
era
esattamente
come
in
sogno
.
Per
fortuna
erano
in
due
:
il
masso
era
pesantissimo
,
e
a
fatica
potevano
smuoverlo
.
Quando
furono
riusciti
ad
alzarlo
,
apparve
una
grossa
buca
nella
terra
:
il
contadino
si
affacciò
,
e
vide
nel
fondo
luccicare
l
'
oro
,
una
straordinaria
quantità
di
oro
.
Le
pietruzze
smosse
del
terreno
battevano
cadendo
sulle
monete
,
con
un
suono
metallico
che
riempiva
di
delizia
il
suo
cuore
.
Si
trattava
ora
di
calarsi
nella
fossa
profonda
e
di
prendere
il
tesoro
,
ma
qui
al
contadino
mancò
di
nuovo
il
coraggio
,
e
disse
al
suo
compagno
di
scendere
e
di
porgergli
il
denaro
,
che
lui
,
di
sopra
,
avrebbe
messo
nel
suo
sacco
:
poi
l
'
avrebbero
spartito
.
Il
carbonaio
,
che
non
temeva
né
diavoli
né
spiriti
,
scese
nella
fossa
:
ma
ecco
,
tutto
quel
giallo
lucente
si
era
fatto
nero
ed
opaco
,
tutto
l
'
oro
,
d
'
un
tratto
,
s
'
era
mutato
in
carbone
.
È
molto
più
facile
e
meno
delusivo
che
non
seguendo
le
indicazioni
dei
sogni
,
trovare
un
tesoro
quando
si
riesce
a
farsene
insegnare
il
nascondiglio
,
e
a
farcisi
accompagnare
da
uno
dei
piccoli
esseri
che
conoscono
i
segreti
della
terra
.
I
monachicchi
sono
gli
spiriti
dei
bambini
morti
senza
battesimo
:
ce
ne
sono
moltissimi
qui
,
dove
i
contadini
tardano
spesso
molti
anni
a
battezzare
i
propri
figli
.
Quando
mi
chiamavano
a
curare
qualche
ragazzo
,
magari
di
dieci
o
dodici
anni
,
la
prima
domanda
della
madre
era
:
-
C
'
è
pericolo
che
muoia
?
Perché
allora
chiamerò
subito
il
prete
per
battezzarlo
.
Non
s
'
è
ancora
fatto
,
finora
:
ma
se
dovesse
morire
,
non
sia
mai
-
.
I
monachicchi
sono
esseri
piccolissimi
,
allegri
,
aerei
:
corrono
veloci
qua
e
là
,
e
il
loro
maggior
piacere
è
di
fare
ai
cristiani
ogni
sorta
di
dispetti
.
Fanno
il
solletico
sotto
i
piedi
agli
uomini
addormentati
,
tirano
via
le
lenzuola
dei
letti
,
buttano
sabbia
negli
occhi
,
rovesciano
bicchieri
pieni
di
vino
,
si
nascondono
nelle
correnti
d
'
aria
e
fanno
volare
le
carte
,
e
cadere
i
panni
stesi
in
modo
che
si
insudicino
,
tolgono
la
sedia
di
sotto
alle
donne
sedute
,
nascondono
gli
oggetti
nei
luoghi
più
impensati
,
fanno
cagliare
il
latte
,
dànno
pizzicotti
,
tirano
i
capelli
,
pungono
e
fischiano
come
zanzare
.
Ma
sono
innocenti
:
i
loro
malanni
non
sono
mai
seri
,
hanno
sempre
l
'
aspetto
di
un
gioco
,
e
,
per
quanto
fastidiosi
,
non
ne
nasce
mai
nulla
di
grave
.
Il
loro
carattere
è
una
saltellante
e
giocosa
bizzarria
,
e
sono
quasi
inafferrabili
.
Portano
in
capo
un
cappuccio
rosso
,
più
grande
di
loro
:
e
guai
se
lo
perdono
:
tutta
la
loro
allegria
sparisce
ed
essi
non
cessano
di
piangere
e
di
desolarsi
finché
non
l
'
abbiano
ritrovato
.
Il
solo
modo
di
difendersi
dai
loro
scherzi
è
appunto
di
cercare
di
afferrarli
per
il
cappuccio
:
se
tu
riesci
a
prenderglielo
,
il
povero
monachicchio
scappucciato
ti
si
butterà
ai
piedi
,
in
lagrime
,
scongiurandoti
di
restituirglielo
.
Ora
,
i
monachicchi
,
sotto
i
loro
estri
e
la
loro
giocondità
infantile
,
nascondono
una
grande
sapienza
:
essi
conoscono
tutto
quello
che
c
'
è
sotterra
,
sanno
il
luogo
nascosto
dei
tesori
.
Per
riavere
il
suo
cappuccio
rosso
,
senza
cui
non
può
vivere
,
il
monachicchio
ti
prometterà
di
svelarti
il
nascondiglio
di
un
tesoro
.
Ma
tu
non
devi
accontentarlo
fino
a
che
non
ti
abbia
accompagnato
;
finché
il
cappuccio
è
nelle
tue
mani
,
il
monachicchio
ti
servirà
,
ma
appena
riavrà
il
suo
prezioso
copricapo
,
fuggirà
con
un
gran
balzo
,
facendo
sberleffi
e
folli
salti
di
gioia
,
e
non
manterrà
la
sua
promessa
.
Questa
specie
di
gnomi
o
di
folletti
si
vedono
frequentemente
,
ma
acchiapparli
è
difficilissimo
.
La
Giulia
ne
aveva
visti
,
e
la
sua
amica
la
Parroccola
anche
,
e
molti
contadini
di
Gagliano
:
ma
nessuno
di
loro
aveva
potuto
afferrare
il
cappuccio
,
e
obbligare
il
monachicchio
ad
accompagnarli
al
tesoro
.
A
Grassano
c
'
era
un
giovanotto
sui
vent
'
anni
,
un
manovale
robusto
,
Carmelo
Coiro
,
dalla
faccia
quadrata
e
bruciata
dal
sole
,
che
veniva
spesso
,
la
sera
,
a
bere
un
bicchiere
di
vino
all
'
albergo
di
Prisco
.
Faceva
l
'
operaio
,
lavorava
a
giornata
nei
campi
,
o
nei
lavori
stradali
:
ma
la
sua
passione
,
il
suo
ideale
sarebbe
stato
di
fare
il
corridore
ciclista
.
Aveva
letto
delle
imprese
di
Binda
e
di
Guerra
,
la
sua
fantasia
s
'
era
accesa
,
e
,
su
una
sua
vecchia
bicicletta
sgangherata
,
passava
tutte
le
ore
libere
,
e
le
domeniche
,
a
correre
,
per
allenarsi
sulle
tremende
salite
e
sulle
giravolte
delle
strade
attorno
al
paese
:
si
spingeva
talvolta
,
nella
polvere
e
nel
caldo
,
fino
a
Matera
,
o
fino
a
Potenza
,
e
davvero
non
gli
mancava
né
la
forza
,
né
la
pazienza
,
né
il
fiato
.
Voleva
andare
nel
nord
in
bicicletta
,
e
diventare
corridore
.
Quando
gli
dissi
che
se
si
fosse
deciso
avrei
potuto
indirizzarlo
a
un
mio
conoscente
,
giornalista
sportivo
,
amico
personale
e
biografo
del
grande
Alfredo
Binda
,
Carmelo
credette
di
aver
raggiunto
il
colmo
della
felicità
:
e
lo
vedevo
sempre
ricomparire
,
col
viso
pieno
di
speranza
,
nella
cucina
di
Prisco
.
In
quei
giorni
,
Carmelo
lavorava
,
con
una
squadra
di
operai
,
a
riattare
la
strada
che
porta
ad
Irsina
,
lungo
il
Bilioso
,
un
torrentaccio
malarico
che
corre
fra
le
pietre
per
buttarsi
più
lontano
dopo
Grottole
,
nel
Basento
.
I
badilanti
usavano
,
nelle
ore
del
maggior
caldo
,
quando
era
impossibile
lavorare
,
ritirarsi
a
dormire
in
una
grotta
naturale
,
una
delle
molte
che
bucano
,
in
quel
vallone
,
tutto
il
terreno
,
e
che
erano
state
,
un
tempo
,
il
rifugio
preferito
dei
briganti
.
Ma
nella
grotta
c
'
era
un
monachicchio
:
lo
spiritello
bizzarro
cominciò
a
fare
i
suoi
dispettucci
a
Carmelo
e
ai
suoi
compagni
:
appena
si
erano
appisolati
,
mezzi
morti
di
fatica
e
di
caldo
,
li
tirava
pel
naso
,
li
solleticava
con
delle
pagliuzze
,
buttava
dei
sassi
,
li
spruzzava
con
dell
'
acqua
fredda
,
nascondeva
le
loro
giacche
o
le
loro
scarpe
,
non
li
lasciava
dormire
,
fischiava
,
saltellava
dappertutto
:
era
un
tormento
.
Gli
operai
lo
vedevano
comparire
fulmineo
qua
e
là
per
la
grotta
,
col
suo
grande
cappuccio
rosso
,
e
cercavano
in
tutti
i
modi
di
prenderlo
:
ma
quello
era
più
svelto
di
un
gatto
e
più
furbo
di
una
volpe
:
si
persuasero
presto
che
rubargli
il
cappuccio
era
cosa
impossibile
.
Decisero
allora
,
per
poter
in
qualche
modo
difendersi
dai
suoi
giochi
fastidiosi
,
e
prendere
un
po
'
di
riposo
,
di
lasciare
a
turno
uno
di
loro
di
sentinella
mentre
gli
altri
dormivano
,
con
l
'
incarico
di
tenere
almeno
lontano
il
monachicchio
,
se
la
fortuna
non
consentiva
di
afferrarlo
.
Tutto
fu
inutile
:
quell
'
inafferrabile
folletto
continuava
i
suoi
dispetti
come
prima
,
ridendo
allegramente
della
rabbia
impotente
degli
operai
.
Disperati
,
essi
ricorsero
allora
all
'
ingegnere
che
dirigeva
i
lavori
:
era
un
signore
istruito
,
e
forse
sarebbe
riuscito
meglio
di
loro
a
domare
il
monachicchio
scatenato
.
L
'
ingegnere
venne
,
accompagnato
dal
suo
assistente
,
un
capomastro
:
tutti
e
due
armati
col
fucile
da
caccia
a
due
canne
.
Al
loro
arrivo
il
monachicchio
si
mise
a
fare
sberleffi
e
risate
,
dal
fondo
della
grotta
,
dove
tutti
lo
vedevano
benissimo
,
e
saltava
come
un
capretto
.
L
'
ingegnere
imbracciò
il
fucile
,
che
aveva
caricato
a
palla
,
e
lasciò
partire
un
colpo
.
La
palla
colpì
il
monachicchio
,
e
rimbalzò
indietro
verso
quello
che
l
'
aveva
tirata
,
e
gli
sfiorò
il
capo
con
un
fischio
pauroso
,
mentre
lo
spiritello
saltava
sempre
più
in
alto
,
in
preda
a
una
folle
gioia
.
L
'
ingegnere
non
tirò
il
secondo
colpo
:
ma
si
lasciò
cadere
il
fucile
di
mano
:
e
lui
,
il
capomastro
,
gli
operai
e
Carmelo
,
senza
aspettar
altro
,
fuggirono
terrorizzati
.
Da
allora
quei
manovali
si
riposano
all
'
aperto
,
sotto
il
sole
,
coprendosi
il
viso
col
cappello
:
anche
tutte
le
altre
grotte
dei
briganti
,
in
quei
dintorni
di
Irsina
,
erano
piene
di
monachicchi
,
ed
essi
non
osarono
più
metterci
piede
.
Carmelo
,
del
resto
,
con
quella
sua
aria
atletica
,
e
ostinata
,
non
era
nuovo
a
questi
strani
incontri
.
Qualche
mese
prima
,
mi
raccontò
,
egli
tornava
,
a
notte
fatta
,
dal
Bilioso
verso
casa
sua
,
su
in
paese
.
Era
con
lui
suo
zio
,
sergente
della
guardia
di
finanza
.
Anch
'
io
l
'
avevo
conosciuto
,
questo
buon
sottufficiale
,
quand
'
era
venuto
in
licenza
.
Zio
e
nipote
dunque
risalivano
la
valle
,
lungo
il
sentiero
ripido
,
dove
io
andavo
spesso
,
in
quei
giorni
,
a
passeggiare
e
a
dipingere
.
Era
una
sera
d
'
inverno
,
faceva
freddo
,
il
cielo
era
coperto
di
nuvole
e
il
buio
era
completo
.
Erano
stati
a
pescare
nel
Bilioso
,
lontano
,
sotto
Irsina
,
si
erano
attardati
,
e
la
notte
li
aveva
colti
.
Ma
lo
zio
aveva
con
sé
la
sua
pistola
automatica
,
una
Mauser
a
ventiquattro
colpi
,
e
perciò
camminavano
tranquilli
,
senza
paura
di
cattivi
incontri
.
Quando
furono
a
mezza
salita
,
dove
ci
sono
quelle
due
querce
,
vicino
a
una
casa
colonica
,
videro
farsi
loro
incontro
,
in
mezzo
al
sentiero
,
un
grosso
cane
.
Lo
riconobbero
:
era
il
cane
di
un
contadino
loro
amico
,
che
abitava
appunto
lì
,
nella
masseria
.
Il
cane
abbaiava
minaccioso
,
non
voleva
lasciarli
passare
.
Lo
chiamarono
per
nome
,
cercarono
di
blandirlo
,
poi
di
minacciarlo
:
non
c
'
era
verso
:
quella
bestia
sembrava
arrabbiata
,
e
si
avventava
con
la
bocca
aperta
per
morderli
.
I
due
se
la
videro
brutta
;
e
poiché
non
c
'
era
altro
mezzo
di
salvarsi
,
lo
zio
tirò
fuori
la
sua
arma
,
e
lasciò
partire
tutta
la
scarica
dei
suoi
ventiquattro
colpi
.
Il
cane
,
ad
ogni
colpo
,
apriva
smisuratamente
la
sua
gran
bocca
rossa
,
ingoiava
le
palle
,
ad
una
ad
una
,
come
fossero
pagnotte
,
e
ad
ogni
colpo
cresceva
di
grandezza
,
gonfiava
,
diventava
enorme
e
sempre
più
si
faceva
loro
addosso
furioso
.
I
due
si
sentirono
perduti
:
ma
in
quel
momento
si
ricordarono
di
san
Rocco
e
della
Madonna
di
Viggiano
;
e
,
chiamandoli
in
soccorso
,
fecero
un
gran
segno
di
croce
.
Il
cane
,
che
era
ormai
gigantesco
,
grande
come
una
casa
,
si
fermò
di
colpo
:
le
ventiquattro
palle
,
nel
suo
stomaco
,
esplosero
ad
una
ad
una
,
con
fragore
spaventoso
,
finché
la
bestia
scoppiò
come
una
bolla
di
sapone
e
si
dileguò
per
l
'
aria
.
Il
sentiero
era
libero
,
e
zio
e
nipote
arrivarono
presto
a
casa
della
madre
di
Carmelo
.
La
vecchia
era
una
strega
,
e
le
avveniva
spesso
di
conversare
con
le
anime
dei
morti
,
di
incontrare
monachicchi
,
e
di
intrattenersi
con
dei
veri
diavoli
,
nel
cimitero
.
Era
una
contadina
magra
,
pulita
,
e
di
buon
umore
.
L
'
aria
,
su
queste
terre
deserte
,
e
fra
queste
capanne
,
è
tutta
piena
di
spiriti
.
Ma
non
sono
tutti
maligni
e
bizzarri
come
i
monachicchi
,
né
malvagi
come
i
demoni
.
Ci
sono
anche
degli
spiriti
buoni
e
protettori
,
degli
angeli
.
Una
sera
,
sull
'
imbrunire
,
verso
la
fine
d
'
ottobre
,
venne
da
me
un
contadino
per
farsi
rinnovare
la
medicatura
di
un
ascesso
.
Io
buttai
in
terra
,
nel
mio
studio
,
le
bende
e
il
cotone
sporchi
,
e
chiamai
la
Giulia
perché
li
scopasse
via
.
La
Giulia
aveva
,
in
questo
,
l
'
abitudine
gaglianese
,
di
buttare
le
spazzature
,
attraverso
la
porta
,
in
mezzo
alla
strada
.
Tutti
fanno
così
,
e
ci
pensano
poi
i
maiali
a
far
pulizia
.
Ma
quella
sera
mi
avvidi
che
la
donna
radunava
quei
rifiuti
in
un
mucchietto
,
e
lo
lasciava
in
casa
,
vicino
all
'
uscio
.
Le
chiesi
perché
li
conservasse
:
non
era
certo
uno
scrupolo
igienico
.
-
È
già
calata
la
sera
,
-
mi
rispose
Giulia
,
-
non
posso
buttarli
.
L
'
angelo
,
non
sia
mai
,
si
sdegnerebbe
-
.
E
mi
spiegò
,
stupita
che
non
lo
sapessi
:
-
Al
crepuscolo
,
in
ogni
casa
,
scendono
dal
cielo
tre
angioli
.
Uno
si
mette
sulla
porta
,
uno
viene
alla
tavola
,
e
il
terzo
a
capo
del
letto
.
Guardano
la
casa
e
la
difendono
.
Né
i
lupi
né
gli
spiriti
cattivi
ci
possono
entrare
,
per
tutta
la
notte
.
Se
io
buttassi
le
spazzature
attraverso
la
porta
,
potrei
buttarle
sul
viso
dell
'
angelo
,
che
non
si
vede
;
e
l
'
angelo
si
offenderebbe
,
e
non
tornerebbe
mai
più
.
Le
porterò
via
domattina
,
dopo
che
l
'
angelo
sarà
partito
,
al
sorger
del
sole
.
In
questa
atmosfera
numinosa
passavo
le
mie
ore
,
protetto
dagli
angioli
la
notte
,
e
dalla
sapienza
stregonesca
di
Giulia
durante
il
giorno
.
Curavo
i
malati
,
dipingevo
,
leggevo
,
scrivevo
,
in
quella
solitudine
abitata
dagli
spiriti
e
dagli
animali
.
Riuscivo
a
tenermi
lontano
,
il
più
possibile
,
dagli
intrighi
e
dalle
passioni
dei
signori
,
restando
in
casa
quasi
tutto
il
giorno
.
Ma
li
incontravo
sempre
la
mattina
,
quando
dovevo
andare
in
municipio
per
la
firma
,
e
passavo
sotto
il
balcone
della
scuola
,
dove
don
Luigino
fumava
con
le
bacchette
in
mano
e
dopo
colazione
,
quando
andavo
a
prendere
il
caffè
dal
dottor
Milillo
,
e
soprattutto
la
sera
,
alla
riunione
generale
per
l
'
arrivo
della
posta
e
dei
giornali
.
Anche
il
mese
di
ottobre
,
con
i
suoi
giorni
uguali
,
era
passato
:
eran
venuti
i
primi
freddi
,
e
le
piogge
:
ma
il
paesaggio
non
era
rinverdito
,
ed
era
rimasto
identico
,
nel
suo
squallore
bianco
-
giallastro
.
Uscivo
spesso
,
nelle
belle
giornate
,
a
dipingere
:
ma
lavoravo
soprattutto
in
casa
,
nello
studio
o
sulla
terrazza
.
Dipingevo
molte
nature
morte
,
e
facevo
spesso
posare
i
ragazzi
,
che
avevano
preso
l
'
abitudine
di
venirmi
a
trovare
,
e
mi
giravano
tutto
il
giorno
per
casa
.
Avrei
voluto
dipingere
anche
ritratti
dei
contadini
:
ma
gli
uomini
avevano
da
fare
nei
campi
,
e
le
donne
se
ne
schermivano
,
per
quanto
lusingate
dalle
mie
richieste
.
Anche
la
Giulia
,
se
le
chiedevo
di
posare
,
non
aveva
mai
tempo
:
capii
che
c
'
era
qualche
oscura
ragione
che
la
impediva
.
La
Giulia
mi
considerava
il
suo
padrone
,
e
non
avrebbe
detto
di
no
a
nessuna
mia
domanda
;
anzi
,
spesso
,
con
estrema
naturalezza
,
prendeva
l
'
iniziativa
di
servigi
che
non
avrei
mai
pensato
a
richiederle
.
Avevo
fatto
venire
da
Bari
una
bigoncia
di
ferro
smaltato
per
farci
il
bagno
;
e
la
mattina
la
portavo
nella
mia
camera
da
letto
per
lavarmici
,
chiudendo
la
porta
della
cucina
,
dove
la
donna
col
suo
bambino
stava
in
faccende
.
La
cosa
pareva
molto
strana
alla
Giulia
che
un
mattino
aprì
la
porta
,
e
senza
mostrare
di
scandalizzarsi
della
mia
nudità
,
mi
chiese
come
mi
fosse
possibile
fare
il
bagno
senza
che
nessuno
mi
insaponasse
la
schiena
,
e
mi
aiutasse
ad
asciugarmi
.
Non
so
se
fosse
stata
abituata
dal
prete
a
questo
servigio
,
o
se
fosse
un
'
antica
tradizione
,
venuta
dai
tempi
omerici
,
quando
le
donne
lavavano
e
ungevano
d
'
olio
i
guerrieri
;
ma
certo
,
da
allora
,
non
potei
evitare
che
la
mia
schiena
fosse
insaponata
e
massaggiata
dalle
sue
dita
ruvide
e
robuste
.
La
strega
si
stupiva
anche
che
io
non
le
chiedessi
di
fare
all
'
amore
.
-
Sei
ben
fatto
,
-
mi
diceva
,
-
non
ti
manca
nulla
-
.
Ma
non
insisteva
,
né
diceva
niente
di
più
,
abituata
,
in
questo
,
a
una
animalesca
passività
,
e
rispettava
la
mia
freddezza
,
che
doveva
certamente
avere
le
sue
ragioni
misteriose
.
Si
limitava
,
tutt
'
al
più
,
a
lodare
le
mie
bellezze
:
-
Quanto
sei
bello
,
-
diceva
,
-
quanto
sei
bello
grasso
-
.
L
'
essere
grasso
è
qui
il
primo
segno
della
bellezza
,
come
nei
paesi
d
'
oriente
;
forse
perché
per
raggiungere
la
grassezza
,
impossibile
ai
contadini
denutriti
,
è
necessario
essere
signori
e
potenti
.
La
Giulia
dunque
era
disposta
per
me
a
qualunque
servigio
,
e
tuttavia
,
quando
le
chiedevo
di
posare
,
che
le
avrei
fatto
il
ritratto
,
si
rifiutava
come
di
cosa
impossibile
.
Capii
allora
che
la
sua
ripugnanza
aveva
una
ragione
magica
,
ed
essa
stessa
me
lo
confermò
.
Un
ritratto
sottrae
qualcosa
alla
persona
ritrattata
,
un
'
immagine
:
e
,
per
questa
sottrazione
,
il
pittore
acquista
un
potere
assoluto
su
chi
ha
posato
per
lui
.
È
questa
la
ragione
inconsapevole
per
cui
molta
gente
ripugna
anche
dal
farsi
fotografare
.
La
Santarcangelese
,
che
viveva
addirittura
nel
mondo
della
magìa
,
aveva
paura
della
mia
pittura
:
e
non
tanto
perché
io
potessi
adoperare
la
sua
figura
dipinta
,
come
una
statua
di
cera
,
per
qualche
malvagia
stregoneria
ai
suoi
danni
,
quanto
proprio
per
l
'
influsso
e
la
potenza
che
io
avrei
esercitato
cavando
da
lei
un
'
immagine
,
come
lo
esercitavo
certamente
su
persone
e
cose
e
alberi
e
paesi
,
con
le
pitture
che
andavo
facendo
ogni
giorno
.
Io
capii
anche
che
,
per
vincere
questo
suo
timore
magico
,
avrei
dovuto
adoperare
una
magìa
più
forte
della
paura
;
e
questa
non
poteva
essere
che
una
potenza
diretta
e
superiore
,
la
violenza
.
La
minacciai
dunque
di
batterla
,
e
ne
feci
l
'
atto
,
e
forse
anche
qualcosa
di
più
dell
'
atto
:
le
braccia
della
Giulia
,
del
resto
,
non
erano
certamente
meno
robuste
delle
mie
.
Appena
vide
e
sentì
le
mie
mani
alzate
,
il
viso
della
Giulia
si
coprì
di
uno
sfavillio
di
beatitudine
e
si
aperse
ad
un
sorriso
felice
a
mostrare
i
suoi
denti
di
lupo
.
Come
prevedevo
,
nulla
era
più
desiderabile
per
lei
che
di
essere
dominata
da
una
forza
assoluta
.
Divenuta
a
un
tratto
docile
come
un
agnello
,
la
Giulia
posò
con
pazienza
,
e
di
fronte
agli
argomenti
indiscutibili
della
potenza
,
dimenticò
i
ben
giustificati
e
naturali
timori
.
Così
potei
dipingerla
,
col
suo
scialle
nero
che
le
incorniciava
l
'
antico
viso
giallo
di
serpente
.
La
dipinsi
anche
,
in
un
grande
quadro
,
sdraiata
,
con
il
suo
bambino
in
braccio
;
se
c
'
è
un
modo
di
essere
materno
,
dove
non
traspare
nessun
sentimentalismo
,
questo
era
il
suo
:
un
attaccamento
fisico
e
terrestre
,
una
compassione
amara
e
rassegnata
;
era
come
una
montagna
battuta
dal
vento
e
solcata
dalle
acque
,
da
cui
sorgesse
una
collinetta
più
verde
e
gentile
.
Il
bambino
di
Giulia
era
rotondo
,
grassoccio
,
di
temperamento
dolce
e
bonaccione
:
parlava
ancora
poco
,
e
io
capivo
pochissimo
quello
che
diceva
,
quando
trotterellava
per
le
mie
stanze
inseguendo
Barone
.
Con
Barone
spartiva
i
fichi
secchi
,
le
fette
di
pane
e
i
dolci
che
gli
regalavo
:
Nino
si
rizzava
in
punta
di
piedi
e
alzava
la
mano
il
più
alto
possibile
,
serrando
fra
le
dita
il
suo
bene
,
perché
il
cane
non
ci
arrivasse
:
ma
quello
era
più
grande
di
lui
,
e
giocando
e
saltando
allegro
,
e
attento
a
non
fargli
male
,
gli
rubava
i
fichi
di
mano
.
Quando
Barone
si
sdraiava
in
terra
,
il
Nino
gli
si
coricava
addosso
,
e
giocavano
assieme
:
poi
il
bambino
si
addormentava
,
stanco
di
giochi
,
e
il
cane
restava
immobile
sotto
di
lui
,
come
un
cuscino
,
e
non
osava
neppure
tirare
il
fiato
per
non
svegliarlo
.
Così
rimanevano
per
delle
ore
sul
pavimento
della
cucina
.
Malgrado
le
occupazioni
e
il
lavoro
,
i
giorni
passavano
nella
più
squallida
monotonia
,
in
quel
mondo
di
morte
,
senza
tempo
,
né
amore
,
né
libertà
.
Una
sola
presenza
reale
sarebbe
stata
per
me
mille
volte
più
viva
che
le
infinite
pullulanti
presenze
degli
spiriti
incorporei
,
che
rendono
più
greve
la
solitudine
,
ti
guardano
e
ti
seguono
.
La
continua
magìa
degli
animali
e
delle
cose
pesa
sul
cuore
come
un
funebre
incanto
.
E
non
ti
si
presentano
,
per
liberartene
,
che
altri
modi
di
magìa
.
La
Giulia
m
'
insegnava
i
suoi
filtri
,
e
gli
incantesimi
d
'
amore
.
Ma
che
cosa
è
più
contrario
all
'
amore
,
espansione
di
libertà
,
che
la
magìa
,
espressione
di
potenza
?
C
'
erano
delle
formule
per
incatenare
i
cuori
delle
persone
presenti
,
altre
per
legare
i
lontani
.
Una
,
che
Giulia
assicurava
particolarmente
efficace
,
serviva
per
le
persone
al
di
là
dei
monti
e
dei
mari
,
lontano
di
qui
,
e
le
trascinava
,
perché
,
abbandonando
ogni
altra
cosa
,
tornassero
,
spinte
da
amore
,
e
venissero
al
richiamo
.
Era
una
poesia
,
dove
i
versi
espressivi
si
alternavano
a
quelli
assurdamente
stregoneschi
,
secondo
le
regole
magiche
.
Diceva
:
Stella
,
da
lontano
te
vuardo
e
da
vicino
te
saluto
'
N
faccia
te
vado
e
'
n
vocca
te
sputo
.
Stella
,
non
face
che
ha
da
murì
Face
che
ha
da
turnà
E
con
me
ha
da
restà
.
Bisogna
pronunziarla
stando
sull
'
uscio
di
casa
,
la
notte
,
e
guardando
una
stella
,
che
è
quella
a
cui
ci
si
rivolge
.
L
'
ho
provata
,
qualche
volta
,
ma
non
mi
è
servita
.
Stavo
appoggiato
alla
porta
,
con
Barone
ai
miei
piedi
,
e
guardavo
il
cielo
.
Ottobre
era
passato
,
e
nell
'
aria
nera
brillavano
le
mie
stelle
natali
,
le
fredde
stelle
lucenti
del
Sagittario
.
In
quest
'
ozio
del
sentimento
,
carico
di
parole
senza
risposta
,
in
questa
solitaria
noia
zodiacale
,
arrivò
,
in
quei
giorni
,
all
'
improvviso
,
una
lettera
della
questura
di
Matera
.
Mi
si
permetteva
di
recarmi
per
qualche
giorno
a
Grassano
,
per
finirvi
dei
quadri
,
a
condizione
che
io
stesso
provvedessi
a
pagare
il
viaggio
di
andata
e
ritorno
per
me
e
per
i
carabinieri
che
dovevano
accompagnarmi
.
Era
la
risposta
ad
una
mia
domanda
,
di
cui
mi
ero
ormai
completamente
dimenticato
.
Quando
mi
avevano
,
da
un
giorno
all
'
altro
,
trasferito
a
Gagliano
,
avevo
chiesto
,
con
un
telegramma
a
Matera
,
che
mi
si
consentisse
di
tardare
per
una
diecina
di
giorni
,
perché
avevo
delle
pitture
incominciate
,
che
avrei
dovuto
completare
.
Era
un
pretesto
:
speravo
,
ottenendo
quel
rinvio
,
di
poter
poi
restare
a
Grassano
definitivamente
.
Il
telegramma
era
rimasto
senza
risposta
,
e
avevo
dovuto
partire
.
Ma
le
ragioni
dell
'
arte
avevano
il
loro
peso
sull
'
animo
dei
questurini
:
e
,
dopo
più
di
tre
mesi
di
meditazione
,
mi
arrivava
,
tanto
più
inattesa
e
piacevole
,
questa
insperata
vacanza
.
Non
ho
mai
conosciuto
i
funzionari
della
questura
di
Matera
che
si
occupavano
di
noi
:
ma
non
dovevano
essere
gente
cattiva
.
In
quella
sede
disgraziata
,
ci
si
dovevano
mandare
soltanto
dei
vecchi
arnesi
usati
di
questura
,
pieni
di
scetticismo
borbonico
e
di
routine
:
non
certamente
dei
giovani
entusiasti
.
In
quei
vecchi
cervelli
impiegatizi
non
era
ancora
entrata
,
per
fortuna
,
la
cultura
dei
maestri
di
scuola
,
l
'
idealismo
da
università
popolare
che
muoveva
lo
zelo
isterico
dei
giovanotti
,
e
faceva
loro
immaginare
che
lo
Stato
,
nella
sua
indiscutibile
eticità
,
fosse
una
persona
,
fatta
all
'
incirca
come
loro
,
con
una
sua
morale
personale
,
simile
alla
loro
,
da
imporre
a
tutti
gli
uomini
,
con
le
loro
stesse
piccole
ambizioni
,
e
i
loro
piccoli
sadismi
e
virtuosismi
,
ma
,
nello
stesso
tempo
,
imperscrutabile
ai
profani
,
sacro
ed
enorme
.
In
questa
identificazione
con
l
'
idolo
essi
provavano
la
stessa
beatitudine
fisica
che
nel
fare
all
'
amore
.
Questi
erano
,
in
parte
,
i
sentimenti
di
don
Luigino
:
ma
quei
bravi
poliziotti
di
Matera
forse
sapevano
soltanto
che
è
buona
usanza
lasciar
dormire
almeno
tre
mesi
tutte
le
pratiche
.
Don
Luigino
mi
comunicò
la
notizia
con
il
sorriso
benevolo
di
un
re
che
concede
una
grazia
a
uno
dei
suoi
sudditi
:
egli
era
lo
Stato
,
e
perciò
quella
tarda
generosità
della
polizia
era
anche
sua
,
ed
egli
era
felice
di
poter
sentirsi
,
quel
giorno
,
uno
Stato
paterno
.
Ma
in
quella
felicità
si
insinuava
una
punta
di
gelosia
municipale
,
e
forse
anche
qualche
altro
vago
sentimento
sgradevole
,
che
la
offuscava
.
Perché
sembravo
così
contento
di
andarmene
,
sia
pure
per
pochi
giorni
?
Forse
preferivo
Grassano
a
Gagliano
?
Il
fatto
è
che
,
se
,
come
personificazione
dello
Stato
,
don
Luigino
pensava
che
i
confinati
dovessero
essere
trattati
nel
modo
peggiore
,
e
non
dovessero
potersi
rallegrare
del
loro
soggiorno
,
come
gaglianese
e
primo
cittadino
di
Gagliano
avrebbe
invece
preteso
che
ci
si
trovassero
,
o
almeno
proclamassero
di
trovarcisi
,
meglio
che
in
qualunque
altro
paese
della
provincia
.
Così
,
in
questo
modo
contraddittorio
e
geloso
,
trovava
posto
anche
nel
suo
animo
quella
che
è
la
virtù
prima
e
antichissima
di
queste
terre
:
l
'
ospitalità
;
la
virtù
per
cui
i
contadini
aprono
la
porta
all
'
ignoto
forestiero
,
senza
chiedergli
il
suo
nome
,
e
lo
invitano
a
mangiare
il
loro
scarso
pane
;
di
cui
tutti
i
paesi
si
contendono
la
palma
,
fieri
ognuno
di
essere
il
più
amichevole
e
aperto
al
viandante
straniero
,
che
,
forse
,
è
un
dio
travestito
.
Per
don
Luigino
,
non
avrei
dovuto
rallegrarmi
della
partenza
.
E
poi
,
non
c
'
era
pericolo
che
io
parlassi
male
di
lui
ai
signori
di
là
,
tanto
più
vicini
al
gran
cuore
onnipotente
della
Capitale
della
Provincia
?
E
,
se
non
fossi
tornato
,
se
avessi
trovato
modo
di
farmi
trasferire
,
chi
lo
avrebbe
curato
dei
suoi
mali
immaginari
?
E
chi
avrebbe
sottratto
i
clienti
al
suo
nemico
Gibilisco
,
per
farlo
morire
di
rabbia
?
Insomma
,
don
Luigino
,
a
modo
suo
,
e
per
quanto
era
possibile
a
quel
suo
animo
arido
e
bambinesco
,
mi
amava
,
e
gli
rincresceva
che
io
partissi
.
Dovetti
rasserenarlo
,
dirgli
che
il
mio
piacere
veniva
soltanto
dalla
prospettiva
della
passeggiata
a
cui
non
ero
più
avvezzo
,
che
non
mi
attiravano
a
Grassano
altro
che
le
ragioni
del
mio
lavoro
,
e
che
sarei
stato
felicissimo
di
tornare
sotto
la
sua
tutela
,
appena
finiti
i
miei
quadri
.
E
così
,
con
un
gran
pacco
di
tele
,
il
cavalletto
.
portatile
,
la
cassetta
dei
colori
,
Barone
,
e
due
carabinieri
,
all
'
indomani
,
la
mattina
presto
,
partii
.
Il
percorso
mi
era
noto
;
era
un
po
'
come
un
viaggio
nella
mia
camera
:
e
di
solito
non
amo
voltarmi
indietro
e
tornare
nei
luoghi
dove
una
volta
ho
vissuto
.
Ma
le
mie
impressioni
di
Grassano
erano
piacevoli
;
ci
ero
arrivato
dopo
mesi
di
solitudine
assoluta
;
là
avevo
riveduto
per
la
prima
volta
le
stelle
e
la
luna
e
le
piante
e
gli
animali
e
il
viso
degli
uomini
:
mi
si
era
così
fissata
nel
ricordo
come
una
terra
di
libertà
.
La
lunga
segregazione
porta
a
un
distacco
dai
sensi
,
che
in
alcuni
può
essere
simile
a
una
specie
di
santità
:
il
ritorno
alla
vita
normale
ha
sempre
qualcosa
di
troppo
acuto
e
di
doloroso
,
come
una
convalescenza
.
La
miseria
e
l
'
arsura
desolata
di
Grassano
,
quel
paesaggio
senza
dolcezze
e
sensualità
,
quella
monotona
tristezza
,
erano
il
luogo
migliore
,
il
meno
offensivo
,
per
questo
ritorno
.
Mi
ci
ero
trovato
bene
,
e
l
'
amavo
.
Con
che
piacere
,
quella
mattina
,
sull
'
automobile
dell
'
americano
,
mi
si
aperse
,
di
là
dalla
svolta
dietro
il
cimitero
,
la
terra
proibita
,
la
discesa
sul
Sauro
,
e
il
monte
di
Stigliano
!
E
come
saltava
allegro
Barone
,
mentre
aspettavamo
,
al
bivio
,
in
riva
al
fiume
,
il
postale
pieno
di
visi
sconosciuti
!
Ecco
,
a
uno
a
uno
,
come
in
un
film
girato
alla
rovescia
,
i
paesi
del
mio
arrivo
,
Stigliano
,
Accettura
,
San
Mauro
Forte
,
e
le
fermate
dell
'
autobus
,
e
il
salire
e
lo
scendere
dei
contadini
e
delle
donne
,
e
la
foresta
,
e
le
case
popolate
di
gente
immaginaria
.
Ed
ecco
,
finalmente
,
là
in
fondo
,
apparire
,
largo
e
bianco
,
il
letto
del
Basento
,
e
la
casetta
della
stazione
di
Grassano
.
Qui
l
'
autobus
partì
verso
Grottole
e
Matera
,
e
rimanemmo
ad
aspettare
che
arrivasse
qualche
mezzo
di
trasporto
,
che
ci
portasse
,
per
i
diciotto
chilometri
dì
giravolte
e
di
polvere
,
su
al
paese
.
Aspettammo
a
lungo
,
ché
l
'
automobile
di
Grassano
scendeva
più
tardi
,
per
l
'
arrivo
dei
treno
di
Taranto
,
a
prendere
gli
eventuali
passeggeri
.
Rimasi
a
guardare
il
greto
del
fiume
,
dove
il
primo
arco
del
ponte
,
rotto
da
una
piena
,
aspettava
da
molti
anni
invano
di
essere
riparto
.
Davanti
a
me
si
alzava
,
come
una
grande
onda
di
terra
,
uniforme
e
spoglio
,
il
monte
di
Grassano
,
e
in
cima
,
quasi
irreale
nel
cielo
,
come
l
'
immagine
di
un
miraggio
,
appariva
il
paese
.
Pareva
anche
più
irreale
ed
aereo
di
quando
l
'
avevo
visto
l
'
ultima
volta
,
perché
le
case
erano
state
,
durante
la
mia
assenza
,
tutte
imbiancate
di
fresco
,
e
ora
sembravano
,
tutte
raccolte
insieme
come
le
pecore
di
un
gregge
impaurito
,
appena
sfiorare
la
vetta
grigio
giallastra
del
monte
.
Finalmente
sentimmo
di
lontano
il
rumore
della
tromba
dell
'
automobile
,
e
vedemmo
una
nuvola
di
polvere
scendere
per
la
costa
,
e
presto
la
macchina
,
traballando
sulla
passerella
di
assi
disposta
sul
fiume
,
di
fianco
al
ponte
rotto
,
arrivò
alla
stazione
.
Il
guidatore
,
quello
stesso
che
mi
aveva
accompagnato
a
Gagliano
tre
mesi
prima
,
riconobbe
me
e
Barone
,
e
ci
diede
il
primo
benvenuto
.
Il
treno
arrivò
fischiando
,
e
ripartì
senza
che
nessun
passeggero
scendesse
o
salisse
.
Si
doveva
ora
aspettare
l
'
altro
treno
,
quello
di
Napoli
e
di
Potenza
,
che
avrebbe
dovuto
arrivare
di
lì
a
poco
,
ma
che
aveva
un
forte
ritardo
.
Io
non
avevo
fretta
,
e
non
mi
dispiaceva
restare
ancora
nel
fondo
della
valle
,
dove
non
sarei
forse
tornato
mai
più
,
e
passeggiare
in
quel
silenzio
meridiano
,
e
sedermi
sui
sassi
bianchi
del
fiume
larghissimo
e
secco
,
che
si
perde
,
in
alto
e
in
basso
,
fra
i
monti
.
Mangiai
la
colazione
che
mi
ero
portata
,
e
aspettai
.
Dopo
un
'
altra
ora
,
anche
il
treno
di
Napoli
arrivò
,
vuoto
;
montammo
sull
'
automobile
e
cominciammo
la
salita
.
Lungo
i
diciotto
chilometri
le
curve
sono
parecchie
centinaia
,
fra
continue
gobbe
di
terra
,
scavate
da
grotte
,
e
campi
di
stoppie
aride
,
dove
passa
il
vento
in
un
'
onda
di
polvere
.
Non
si
incontra
un
albero
in
tutto
il
percorso
,
e
ci
si
innalza
a
poco
a
poco
,
fino
ai
cinquecento
metri
del
paese
,
voltandosi
in
tutte
le
direzioni
,
con
la
vista
quasi
sempre
chiusa
dal
curvo
gonfiarsi
dei
campi
riarsi
.
Eccoci
a
una
grande
spaccatura
,
come
una
ferita
nella
terra
:
per
superarla
la
strada
deve
fare
un
grande
rigiro
.
È
il
vallone
delle
carogne
,
così
chiamato
perché
serve
a
buttarci
i
corpi
delle
bestie
morte
di
malattia
,
e
immangiabili
:
le
loro
ossa
biancheggiano
nel
fondo
.
Siamo
ormai
vicini
al
paese
:
ecco
il
cimitero
,
in
ripido
pendio
,
tutto
scoperto
,
come
un
fazzoletto
punteggiato
di
bianco
messo
per
terra
ad
asciugare
sul
fianco
del
monte
:
ecco
lo
sbocco
del
sentiero
dalle
alte
siepi
di
rosmarino
,
dove
ero
solito
sedermi
a
leggere
,
per
delle
ore
,
da
solo
,
nei
primi
tempi
,
finché
una
capra
non
sbucava
d
'
un
tratto
,
guardandomi
misteriosa
;
ecco
l
'
albero
dove
il
vecchio
brigante
aveva
ucciso
,
settant
'
anni
fa
,
il
suo
carabiniere
.
Ancora
un
'
ultima
svolta
,
ed
ecco
,
su
un
monticello
di
terra
,
la
grande
croce
di
legno
,
ed
il
Cristo
:
un
'
ultima
breve
salita
,
e
la
strada
si
stringe
fra
le
case
.
Con
un
gran
chiasso
di
tromba
,
tra
la
gente
che
si
scansava
addossandosi
agli
usci
,
arrivammo
finalmente
alla
porta
dell
'
albergo
di
Prisco
.
Mi
accolse
la
voce
tonante
del
padrone
,
che
si
mise
a
chiamare
la
moglie
ed
i
figliuoli
:
-
Capità
!
Guagliò
!
È
tornato
don
Carlo
!
-
Ed
eccoli
tutti
,
agitati
,
vivaci
,
rumorosi
,
attorno
a
me
.
Era
una
famiglia
simpaticissima
.
Lui
era
un
uomo
sulla
cinquantina
,
robusto
,
svelto
,
sempre
in
moto
,
in
faccende
e
in
grida
,
con
una
testa
rotonda
dai
capelli
tagliati
corti
,
dagli
occhi
mobili
e
furbi
,
dalla
barba
nera
,
lunga
di
quattro
giorni
;
occupato
di
affari
coi
mercanti
di
passaggio
,
di
commerci
coi
paesi
vicini
,
pieno
di
iniziativa
e
di
allegra
energia
.
La
signora
Prisco
era
tanto
tranquilla
e
dolce
quanto
suo
marito
era
chiassoso
e
brusco
.
Alta
,
formosa
,
vestita
di
nero
,
materna
e
imperturbabile
in
quel
continuo
tramenìo
,
mi
preparava
il
pane
arrostito
con
l
'
olio
:
e
la
sua
voce
non
si
sentiva
.
Il
figlio
maggiore
,
il
Capitano
,
così
chiamato
perché
era
il
capo
riconosciuto
di
tutti
i
ragazzi
del
paese
,
che
dominava
con
la
sua
astuzia
e
la
sua
precocità
,
era
un
ragazzo
zoppo
,
piccolo
di
statura
,
di
tredici
o
quattordici
anni
.
Aveva
degli
occhi
sfavillanti
,
sensuali
insieme
e
furbissimi
,
in
un
viso
magro
e
pallido
,
in
cui
cominciavano
a
crescere
i
primi
peli
.
Capiva
ogni
cosa
al
volo
,
parlava
rapidissimo
e
in
modo
ellittico
,
o
per
cenni
:
imponeva
a
tutti
i
suoi
coetanei
la
sua
volontà
.
Non
ho
mai
visto
alcuno
della
sua
età
afferrare
più
in
fretta
un
'
idea
,
soprattutto
quando
si
trattasse
di
cose
di
commercio
o
di
affari
,
né
fare
più
sveltamente
le
somme
e
le
divisioni
:
né
giocare
a
scopa
in
modo
più
fulmineo
,
in
modo
che
le
carte
non
avevano
tempo
di
posarsi
sul
tavolo
.
Dappertutto
,
in
paese
,
si
sentiva
chiamare
il
Capitano
,
dappertutto
appariva
il
suo
corpicino
smunto
e
svelto
,
e
il
suo
passo
di
sciancato
.
Il
figlio
minore
era
l
'
opposto
del
Capitano
:
era
alto
,
sottile
,
languido
,
con
dei
grandi
occhioni
nel
viso
dolce
,
e
non
parlava
mai
:
aveva
preso
dalla
madre
,
come
le
bambine
che
venivano
poi
.
Non
avevo
ancora
finito
di
salutare
la
famiglia
Prisco
,
che
già
arrivava
Antonino
Roselli
,
il
barbiere
,
con
suo
cognato
Riccardo
;
avevano
già
mandato
ad
avvertire
del
mio
arrivo
gli
amici
,
che
arrivarono
subito
dopo
.
Antonino
,
un
giovane
bruno
,
con
dei
baffetti
neri
,
barbiere
e
flautista
,
sognava
,
come
tutti
i
grassanesi
,
di
andarsene
lontano
.
La
sua
speranza
era
di
potermi
seguire
,
come
segretario
,
in
giro
per
l
'
Europa
.
Mi
avrebbe
fatto
la
barba
,
mi
avrebbe
preparato
le
tele
,
i
colori
e
i
pennelli
per
dipingere
,
mi
avrebbe
cercato
delle
modelle
,
si
sarebbe
occupato
della
vendita
dei
miei
quadri
,
mi
avrebbe
sonato
il
flauto
per
rallegrarmi
nelle
ore
di
noia
,
mi
avrebbe
assistito
se
mi
ammalavo
:
insomma
,
sarebbe
stato
per
me
meglio
che
il
fido
Elia
per
Vittorio
Alfieri
in
giro
per
gli
altipiani
della
vecchia
Castiglia
.
Forse
avrei
fatto
bene
ad
esaudire
quel
suo
desiderio
:
ma
,
ahimè
,
anche
questa
fu
tra
le
mille
possibilità
della
vita
che
per
pigrizia
,
sciocchezza
o
disattenzione
non
raccolsi
,
e
lasciai
perdersi
in
nulla
.
Era
davvero
un
gran
bravo
giovane
,
forse
un
po
'
troppo
barbiere
e
un
po
'
troppo
flautista
per
il
mio
gusto
.
Ma
veramente
affezionato
e
gentile
.
Quando
,
nei
primi
giorni
dopo
il
mio
arrivo
da
Roma
,
rimasi
solo
dopo
una
visita
furtiva
,
Antonino
immaginò
che
io
avrei
sentito
la
tristezza
,
e
venne
con
i
suoi
amici
a
suonare
una
serenata
sotto
le
mie
finestre
,
per
consolarmi
.
C
'
era
il
suo
flauto
,
un
violino
e
una
chitarra
,
che
risonavano
melanconici
nel
gran
silenzio
della
notte
.
Riccardo
era
un
marinaio
di
Venezia
,
confinato
come
tutti
gli
altri
membri
dell
'
equipaggio
della
sua
nave
che
faceva
servizio
con
Odessa
,
perché
erano
stati
trovati
a
bordo
,
all
'
arrivo
a
Trieste
,
degli
stampati
russi
di
propaganda
.
Era
alto
e
biondo
,
atletico
,
campione
dei
400
metri
a
nuoto
;
con
degli
occhi
chiari
lontani
,
quasi
sulle
tempie
,
come
gli
uccelli
.
Avevo
riconosciuto
il
suo
viso
,
la
prima
volta
che
l
'
avevo
incontrato
,
per
averlo
visto
in
un
ritratto
di
De
Pisis
.
Riccardo
si
era
trovato
assai
bene
a
Grassano
e
vi
aveva
preso
moglie
.
Aveva
sposato
Maddalena
,
la
sorella
di
Antonino
,
e
aspettavano
un
bambino
.
La
sua
vita
era
dunque
ormai
,
in
famiglia
,
piuttosto
quella
di
un
grassanese
che
di
un
confinato
.
Del
resto
,
i
confinati
a
Grassano
erano
pressoché
liberi
;
potevano
passeggiare
a
loro
piacere
in
tutto
il
territorio
del
comune
,
che
è
vastissimo
;
dovevano
farsi
vedere
una
sola
volta
alla
settimana
in
municipio
:
e
l
'
obbligo
del
coprifuoco
era
attuato
senza
alcun
rigore
.
Riccardo
era
un
giovane
mite
e
simpatico
,
e
io
amavo
sentire
la
sua
parlata
veneta
.
Arrivarono
,
poco
dopo
i
due
cognati
,
i
loro
amici
:
artigiani
,
falegnami
,
un
sarto
,
alcuni
contadini
.
Di
contadini
,
a
Grassano
,
ne
conoscevo
assai
meno
che
a
Gagliano
,
non
soltanto
perché
c
'
ero
rimasto
poco
,
e
non
vi
facevo
il
medico
,
ma
anche
perché
essi
sono
,
forse
,
anche
più
misteriosi
e
chiusi
.
A
Gagliano
,
essi
sono
,
la
maggior
parte
,
proprietari
di
una
piccola
terra
;
Grassano
è
invece
un
paese
di
grande
proprietà
,
e
i
contadini
lavorano
sul
terreno
altrui
.
La
miseria
delle
due
condizioni
non
è
molto
diversa
,
perché
difficilmente
,
sia
qui
che
là
,
potrebbe
pensarsi
maggiore
.
I
contadini
di
Grassano
vivono
di
anticipi
sul
raccolto
,
e
quando
è
il
tempo
delle
messi
,
di
rado
arrivano
a
pagare
il
debito
,
che
va
così
accumulandosi
di
anno
in
anno
,
legandoli
sempre
di
più
nella
rete
della
squallida
povertà
.
Quelli
di
Gagliano
lavorano
il
loro
campo
,
e
non
raccolgono
mai
quello
che
basti
a
nutrirli
e
a
pagare
l
'
Ufficiale
Esattoriale
:
le
poche
lire
eventualmente
risparmiate
nelle
annate
buone
,
vanno
tutte
in
medici
e
medicine
,
a
curarsi
la
malaria
:
perciò
anch
'
essi
sono
costretti
alla
denutrizione
,
e
non
possono
pensare
a
muoversi
e
a
cambiare
stato
.
Non
vi
è
nessuna
reale
differenza
nella
vita
di
questi
e
di
quelli
.
Soltanto
,
mentre
a
Gagliano
non
vi
sono
che
contadini
,
e
i
pochi
signori
,
Grassano
,
che
è
un
paese
grande
,
possiede
una
specie
di
classe
media
numerosa
,
fatta
di
artigiani
,
soprattutto
di
falegnami
.
Mi
sono
spesso
chiesto
per
chi
mai
lavorassero
tutte
le
botteghe
di
falegname
che
c
'
erano
in
paese
;
e
,
in
verità
,
avevano
tutte
poco
lavoro
,
e
stentavano
a
tirare
avanti
.
L
'
esistenza
di
questa
classe
media
dava
un
colore
particolare
alla
vita
paesana
:
gli
artigiani
stavano
tutto
il
giorno
sull
'
uscio
delle
botteghe
,
quasi
tutte
inoperose
,
ma
ben
fornite
di
splendidi
attrezzi
americani
.
I
contadini
non
si
vedevano
che
all
'
alba
e
al
tramonto
,
e
parevano
così
ancora
più
lontani
,
e
relegati
in
un
loro
mondo
remoto
.
Antonino
,
da
buon
barbiere
,
e
gazzettino
delle
notizie
,
mi
mise
al
corrente
delle
novità
grassanesi
.
Non
erano
molte
:
qualche
americano
aveva
seguito
l
'
esempio
di
quello
di
cui
ho
parlato
,
dalle
catene
d
'
oro
,
ed
era
scappato
a
New
York
;
il
capo
della
milizia
era
partito
per
l
'
Africa
,
solo
volontario
del
paese
;
quelli
che
avevano
chiesto
di
andare
come
operai
,
come
a
Gagliano
,
non
erano
stati
accontentati
e
si
lamentavano
;
era
arrivato
un
confinato
nuovo
,
uno
sloveno
di
Dalmazia
,
che
sapeva
far
di
tutto
,
modellini
di
navi
e
statuette
di
cera
.
Il
mio
trasferimento
improvviso
di
tre
mesi
prima
era
ancora
argomento
di
grandi
discussioni
:
era
stato
,
come
tutti
gli
avvenimenti
,
portato
nel
campo
dei
partiti
locali
:
gli
oppositori
del
gruppo
al
potere
accusavano
questi
di
avermi
fatto
trasferire
perché
io
frequentavo
alcuni
loro
avversari
,
come
il
signor
Orlando
e
il
falegname
Lasala
,
denunciandomi
a
Matera
;
gli
altri
ritorcevano
l
'
accusa
,
sostenendo
che
erano
stati
loro
,
gli
oppositori
,
a
scrivere
lettere
anonime
e
a
farmi
partire
soltanto
per
poterli
accusare
di
questa
azione
,
che
agli
occhi
di
entrambe
le
parti
contendenti
era
una
grave
mancanza
alla
ospitálità
tradizionale
di
Grassano
.
In
verità
,
a
farmi
trasferire
credo
non
fossero
stati
né
gli
uni
né
gli
altri
:
ma
la
polemica
s
'
era
invelenita
,
ed
aveva
contribuito
ad
accrescere
la
secolare
riserva
di
odî
e
di
rancori
.
A
me
queste
cose
non
interessavano
;
volevo
invece
approfittare
di
quelle
ore
di
luce
che
restavano
per
passeggiare
un
poco
,
e
rivedere
i
luoghi
cui
mi
ero
affezionato
.
Uscii
dunque
,
accompagnato
da
quel
gruppo
di
giovani
.
Venendo
da
Gagliano
,
la
gemella
miseria
di
Grassano
mi
pareva
quasi
ricchezza
e
la
maggiore
vivacità
della
gente
,
il
diverso
dialetto
,
con
i
suoi
rapidi
suoni
pugliesi
,
mi
davano
l
'
impressione
di
essere
quasi
in
una
città
piena
di
vita
.
Finalmente
rivedevo
dei
negozi
,
anche
se
erano
dei
poveri
stambugi
mal
provvisti
di
mercanzie
;
c
'
erano
delle
bancarelle
di
mercanti
ambulanti
,
sulla
piazza
,
davanti
al
palazzo
del
barone
di
Collefusco
,
che
vendevano
stoffe
,
lame
da
barba
,
anfore
di
terra
,
oggetti
da
cucina
.
C
'
era
anche
un
carrettino
di
libri
:
gli
stessi
libri
che
avevo
visti
in
mano
al
Capitano
,
ai
ragazzi
,
ai
contadini
di
qui
:
i
Reali
di
Francia
,
le
vite
dei
briganti
,
la
storia
di
Corradino
,
degli
almanacchi
,
dei
lunari
.
Più
in
là
c
'
era
il
caffè
:
un
vero
caffè
,
con
un
biliardo
,
e
,
allineate
su
uno
scaffale
,
una
serie
di
vecchie
bottiglie
di
vetro
fuso
e
formato
,
di
quelle
che
sono
ora
così
ricercate
dai
collezionisti
,
con
le
facce
di
Re
Vittorio
Emanuele
II
,
di
Garibaldi
,
della
Regina
Margherita
,
o
con
delle
donne
nude
che
reggono
una
palla
,
o
con
una
mano
che
brandisce
una
pistola
.
Ma
,
fatti
avanti
e
indietro
quei
duecento
passi
,
fra
l
'
albergo
di
Prisco
e
il
caffè
,
si
esaurisce
tutta
la
vita
mondana
di
Grassano
.
A
destra
e
a
sinistra
,
di
sopra
e
di
sotto
,
non
c
'
è
più
altro
che
stradette
,
scalette
e
sentieri
,
fra
le
catapecchie
allineate
dei
contadini
.
Queste
sono
ancora
più
povere
e
squallide
che
quelle
di
Gagliano
,
le
stanze
sono
più
piccole
,
non
ci
sono
orti
vicino
alle
case
,
che
si
serrano
l
'
una
all
'
altra
come
per
un
pericolo
mortale
.
Anche
qui
le
capre
e
le
pecore
,
più
numerose
che
a
Gagliano
,
saltano
per
le
vie
piene
di
spazzature
;
anche
qui
i
bambini
seminudi
,
pallidi
e
gonfi
si
rincorrono
tra
i
rifiuti
.
Le
donne
non
portano
il
velo
,
né
il
costume
:
ma
anche
qui
i
loro
visi
sono
terrei
,
chiusi
e
animaleschi
.
Anche
qui
la
pazienza
e
la
rassegnazione
stanno
scritte
sui
volti
degli
uomini
e
sulla
desolazione
del
paesaggio
.
Soltanto
,
per
il
maggior
contatto
col
mondo
di
fuori
,
c
'
è
nell
'
aria
un
più
vivo
desiderio
di
evasione
,
sempre
disilluso
nella
impossibilità
della
speranza
.
Risalii
e
ridiscesi
,
da
solo
,
per
le
stradette
conosciute
,
finché
giunsi
alla
chiesa
,
nel
vento
,
in
cima
al
paese
,
per
ridare
uno
sguardo
a
tutto
l
'
orizzonte
,
che
spazia
immenso
oltre
i
confini
di
Lucania
.
Di
qua
,
ai
miei
piedi
,
le
case
del
paese
,
con
i
loro
tetti
giallognoli
,
e
poi
la
discesa
ondulata
e
grigiastra
del
monte
,
fino
al
Basento
,
e
,
in
faccia
,
le
montagne
di
Accettura
,
da
quelle
più
a
valle
che
nascondono
Ferrandina
,
alle
Dolomiti
di
Pietra
Pertosa
,
dietro
cui
si
perde
il
greto
del
fiume
.
Da
tutti
gli
altri
lati
,
il
grande
mare
di
terra
informe
,
di
là
del
Bilioso
,
delle
grotte
dei
briganti
e
dei
monachicchi
,
e
di
Irsina
,
irta
su
un
colle
ispido
.
Paesi
lontanissimi
appaiono
da
ogni
parte
,
come
vele
sperdute
su
questo
mare
,
fin
laggiù
dove
si
intravede
Salandra
,
e
Banzi
,
dove
si
stenta
a
immaginare
,
in
quella
arsura
,
esistesse
davvero
un
tempo
la
fresca
fontana
più
chiara
del
vetro
,
degna
del
vino
e
del
capretto
;
altri
,
più
vicini
,
paiono
navigare
avvicinandosi
al
porto
,
fino
a
Grottole
,
là
di
faccia
,
dietro
la
cappella
di
sant
'
Antonio
,
e
ai
suoi
due
alberi
sperduti
nel
deserto
.
Questa
sconfinata
distesa
monotona
e
ondulata
,
la
si
coltiva
,
da
qualche
anno
,
a
grano
:
un
povero
grano
che
non
ripaga
la
semente
,
le
spese
e
la
fatica
.
Quando
l
'
avevo
vista
per
la
prima
volta
,
l
'
estate
,
era
il
tempo
della
raccolta
.
Tutta
la
terra
,
d
'
ogni
parte
intorno
,
era
gialla
sotto
il
sole
:
e
un
canto
di
lontane
trebbiatrici
solcava
solo
il
silenzio
.
Ora
,
tutto
era
grigio
,
non
un
colore
turbava
quella
monotonia
solitaria
.
Rimasi
a
lungo
lassù
,
finché
cominciò
ad
imbrunire
e
a
cadere
qualche
goccia
di
pioggia
.
Scesi
in
fretta
all
'
albergo
.
C
'
era
già
parecchia
gente
che
aspettava
di
mangiare
,
dei
carrettieri
di
passaggio
,
dei
mercanti
ambulanti
,
e
Pappone
.
Sulle
voci
di
tutti
,
sentivo
già
dalla
strada
le
urla
pugliesi
di
Prisco
,
e
le
grida
napoletane
di
Pappone
,
che
,
come
sempre
,
fingevano
per
gioco
di
litigare
.
Pappone
era
un
mercante
di
frutta
di
Bagnoli
,
che
veniva
spesso
per
affari
a
Grassano
,
dove
ci
sono
delle
ottime
pere
:
l
'
avevo
già
conosciuto
durante
l
'
estate
.
Era
un
grande
amico
di
Prisco
,
usavano
ingiuriarsi
continuamente
in
segno
di
affetto
.
Pappone
gli
gridava
:
-
Strunzo
galleggiante
!
-
e
Prisco
gli
replicava
:
-
Co
'
a
bannerola
'
n
coppa
!
fetente
!
-
e
,
partiti
di
qui
,
continuavano
a
lungo
a
gran
voce
,
minacciandosi
con
gli
occhi
e
ridendo
.
Pappone
era
un
ex
frate
,
grasso
,
rotondo
,
ghiotto
e
,
a
modo
suo
,
spiritosissimo
.
Aveva
un
'
arte
particolare
,
come
cuoco
;
e
si
preparava
da
sé
,
mandando
via
dal
fornello
la
signora
Prisco
,
la
salsa
alla
marinara
per
i
maccheroni
:
me
ne
faceva
sempre
parte
,
ed
era
veramente
la
migliore
che
io
abbia
gustato
mai
.
Anche
maggiore
era
la
sua
arte
di
raccontare
storie
stravagantissime
,
accompagnandole
con
la
mimica
più
espressiva
.
Ma
,
ahimè
,
le
sue
novelle
erano
tutte
talmente
salaci
,
pornografiche
e
fratesche
,
che
non
mi
è
davvero
possibile
riferirne
nessuna
:
neppure
quella
che
raccontò
quella
sera
a
tavola
,
e
che
,
fra
tutte
quelle
che
gli
avevo
sentito
narrare
,
era
forse
la
più
innocente
.
Finalmente
potevo
mangiare
in
compagnia
:
questo
mi
rallegrava
:
mi
pareva
di
essere
di
nuovo
un
uomo
libero
.
Da
quel
tempo
ho
preso
in
uggia
la
solitudine
a
tavola
,
al
punto
di
preferire
un
qualunque
commensale
sconosciuto
all
'
esser
solo
.
La
cena
,
modestissima
,
mi
pareva
dunque
deliziosa
,
e
il
racconto
di
Pappone
assai
più
spiritoso
delle
più
celebrate
,
e
noiosissime
,
novelle
del
Firenzuola
.
Noi
mangiavamo
,
e
Prisco
ci
teneva
compagnia
,
in
maniche
di
camicia
,
coi
gomiti
sulla
tavola
,
tonante
,
elastico
e
sudato
,
con
un
bicchiere
di
vino
.
Entrò
allora
un
nuovo
commensale
:
un
mercante
di
stoffe
di
Brindisi
,
che
già
conoscevo
.
Era
un
uomo
enorme
,
grassissimo
e
grossissimo
,
con
una
faccia
da
orco
,
con
un
gran
naso
,
grandi
occhi
,
grandi
orecchie
,
grandi
labbra
,
e
grandi
guance
che
muoveva
mangiando
con
un
grande
fracasso
.
Mangiava
almeno
come
quattro
cristiani
messi
insieme
,
anche
perché
si
limitava
a
quel
solo
pasto
serale
,
dopo
aver
passato
tutto
il
giorno
ad
arringare
le
donne
perché
comprassero
le
sue
stoffe
.
Malgrado
le
sue
terribili
ganasce
,
e
il
sudore
che
gli
rigava
il
volto
,
e
quel
suo
orrendo
aspetto
di
gigante
difforme
,
era
un
uomo
gentile
,
e
spiritoso
quasi
quanto
il
suo
amico
Pappone
.
Così
,
attorno
al
tavolo
,
tutti
erano
rumorosamente
allegri
.
Il
Capitano
,
suo
fratello
,
e
il
loro
amico
Boccia
,
un
giovanotto
un
po
'
deficiente
per
una
malattia
infantile
,
impiegato
del
municipio
,
stavano
in
un
angolo
della
stanza
,
leggendo
avidamente
un
vecchio
numero
della
"
Gazzetta
dello
Sport
"
.
L
'
orco
di
Brindisi
non
amava
queste
infatuazioni
sportive
,
e
attaccò
subito
direttamente
,
col
suo
vocione
,
il
Capitano
:
-
Capità
!
Ora
non
c
'
è
più
che
lo
sport
!
La
guerra
d
'
Africa
,
e
lo
sport
!
non
si
pensa
ad
altro
.
Ma
che
cos
'
è
poi
questo
sport
?
-
Il
Capitano
cercò
la
parata
.
-
Carnera
,
-
rispose
,
-
è
campione
del
mondo
-
.
Il
mercante
si
mise
a
ridere
,
facendo
tremare
i
bicchieri
sul
tavolo
.
-
Il
vostro
Carnera
,
-
disse
,
-
è
come
Garibaldi
-
.
L
'
affermazione
era
così
precisa
che
il
Capitano
non
trovò
risposta
,
e
il
gigante
continuò
:
-
Sono
tutti
trucchi
.
Carnera
ha
vinto
perché
era
d
'
accordo
prima
.
È
proprio
una
specie
di
Garibaldi
:
la
storia
non
cambia
.
Sui
vostri
libri
di
scuola
vi
insegnano
un
mucchio
di
frottole
,
ma
la
verità
è
un
'
altra
.
Quando
Re
Franceschiello
dovette
lasciare
Napoli
,
e
si
ritirò
a
Gaeta
,
Garibaldi
e
i
suoi
amici
con
le
camicie
rosse
venivano
avanti
all
'
attacco
,
tutti
allegri
e
fieri
e
pieni
di
coraggio
.
Su
dalle
mura
di
Gaeta
sparavano
i
cannoni
:
ma
quelli
non
se
ne
davano
per
intesi
:
pareva
andassero
a
nozze
,
con
in
testa
la
bandiera
e
la
fanfara
.
Re
Franceschiello
,
che
vedeva
da
Gaeta
che
le
cannonate
non
facevano
effetto
,
pensò
:
"
O
quelli
sono
dei
pazzi
,
o
qui
ci
sta
qualcosa
di
strano
.
Mo
'
mi
ci
voglio
provar
io
a
tirare
una
cannonata
"
.
Detto
fatto
.
Fece
pigliare
una
bella
palla
,
la
fece
mettere
nel
pezzo
,
e
lui
stesso
,
il
Re
,
sparò
.
Bum
!
Quando
videro
cadere
la
palla
,
Garibaldi
e
le
sue
camicie
rosse
non
ne
aspettarono
una
seconda
,
e
se
la
diedero
a
gambe
.
Perché
i
colpi
di
prima
erano
tutti
a
polvere
:
Garibaldi
si
era
messo
d
'
accordo
,
come
Carnera
.
Quando
il
Re
tirò
la
cannonata
vera
,
Garibaldi
disse
:
"
Qua
a
Gaeta
non
va
più
bene
.
Ragazzi
,
andiamo
a
Teano
!
"
E
così
andò
a
Teano
.
Pappone
,
Prisco
,
i
carrettieri
,
i
mercanti
,
tutti
risero
:
Garibaldi
non
è
popolare
quaggiù
;
e
la
gloria
di
Carnera
fu
definitivamente
sepolta
.
Anche
il
Capitano
dovette
riconoscersi
sconfitto
;
soltanto
Boccia
,
che
per
la
meningite
sofferta
non
era
in
grado
di
afferrare
in
fretta
gli
argomenti
,
rimase
imperturbabile
.
Appunto
per
questo
suo
difetto
,
gli
avevano
dato
quel
posto
in
municipio
,
che
consisteva
nel
tenere
in
ordine
delle
carte
,
e
fare
un
po
'
da
messo
e
da
fattorino
:
i
minorati
,
quaggiù
,
sono
molto
ben
visti
,
e
protetti
dalla
popolazione
.
Del
resto
,
come
succede
spesso
in
casi
simili
,
se
Boccia
era
un
po
'
lento
d
'
ingegno
,
aveva
una
memoria
di
ferro
,
che
si
limitava
però
agli
oggetti
delle
sue
passioni
dominanti
.
Queste
erano
due
:
lo
sport
e
il
diritto
.
Egli
sapeva
a
memoria
i
nomi
di
tutti
i
componenti
le
squadre
di
calcio
di
tutta
Italia
negli
ultimi
anni
,
e
usava
recitarmeli
,
come
litanie
,
con
gli
occhi
brillanti
di
piacere
.
Ma
l
'
altra
sua
passione
era
ancora
più
vivace
.
Il
diritto
,
gli
avvocati
,
le
cause
in
tribunale
lo
colmavano
di
estasi
e
di
delizia
.
Sapeva
a
memoria
i
nomi
di
tutti
gli
avvocati
della
provincia
,
e
brani
delle
loro
cause
più
celebri
;
e
in
questo
non
era
il
solo
,
perché
l
'
amore
per
l
'
oratoria
forense
è
quaggiù
abbastanza
generale
.
Ma
un
fatto
accaduto
due
o
tre
anni
prima
era
diventato
l
'
avvenimento
più
importante
e
beatificante
della
sua
vita
.
Per
qualche
causetta
di
confini
,
una
sezione
distaccata
di
pretura
aveva
tenuto
una
udienza
proprio
qui
a
Grassano
,
e
c
'
era
venuto
a
parlare
il
più
grande
avvocato
di
Matera
,
il
famoso
avvocato
Latronico
.
L
'
arringa
di
Latronico
,
Boccia
la
sapeva
a
mente
intera
:
e
non
passava
giorno
che
non
la
ripetesse
,
accendendosi
di
ammirazione
nei
passi
più
emozionanti
.
-
Lupi
di
Accettura
,
cani
di
San
Mauro
,
corvi
di
Tricarico
,
volpi
di
Grottole
e
rospi
di
Garaguso
!
-
aveva
detto
Latronico
nella
sua
perorazione
.
A
Boccia
questo
pareva
il
più
alto
volo
dell
'
oratoria
universale
.
-
Rospi
di
Garaguso
!
-
andava
ripetendo
con
compunzione
e
con
enfasi
,
secondo
l
'
umore
del
giorno
;
-
proprio
così
,
rospi
di
Garaguso
,
perché
stanno
vicino
all
'
acqua
,
sopra
il
pantano
.
Che
discorso
!
A
tavola
,
oltre
ai
maccheroni
con
la
salsa
di
Pappone
,
c
'
era
del
prosciutto
,
magro
,
saporito
,
tagliato
a
grosse
fette
,
di
un
sapore
assai
diverso
dai
nostri
prosciutti
del
nord
,
che
io
trovavo
eccellente
.
Ne
feci
le
lodi
con
Prisco
,
che
mi
disse
che
quello
era
prosciutto
di
montagna
,
che
egli
stesso
andava
a
cercarlo
dai
contadini
dei
paesetti
più
alti
e
lontani
.
Erano
prosciutti
piccolissimi
,
e
costavano
quattro
lire
al
chilo
.
Quando
dissi
a
Prisco
che
in
città
lo
si
pagava
almeno
cinque
volte
tanto
,
il
suo
spirito
vivace
immaginò
subito
un
affare
.
Mi
propose
,
se
avevo
degli
amici
che
si
potessero
incaricare
della
vendita
,
di
fare
una
società
,
lui
e
io
,
per
il
commercio
dei
prosciutti
.
Egli
si
sarebbe
occupato
di
andare
in
giro
per
i
monti
a
incettarli
,
io
,
attraverso
i
miei
corrispondenti
,
di
venderli
.
Se
ne
sarebbero
potute
trovare
delle
quantità
discrete
,
e
,
forse
,
negli
anni
venturi
,
si
sarebbe
potuta
fare
aumentare
la
produzione
.
Io
non
ho
alcuno
spirito
commerciale
,
e
forse
appunto
per
questo
la
proposta
mi
parve
bellissima
.
Risposi
che
,
poiché
si
parlava
di
Garibaldi
,
avrei
potuto
fare
come
lui
,
che
,
in
circostanze
abbastanza
analoghe
alle
mie
,
si
era
messo
a
vender
candele
;
che
fra
le
candele
e
i
prosciutti
non
vedevo
molta
differenza
,
e
avrei
veduto
di
occuparmene
.
Spinto
dal
calore
della
novità
,
scrissi
a
un
amico
,
esportatore
e
commerciante
delle
cose
più
diverse
nei
più
strani
paesi
del
mondo
.
Dopo
parecchio
tempo
ebbi
la
risposta
che
i
prosciutti
non
lo
interessavano
;
che
,
per
quanto
ottimi
,
erano
di
una
qualità
diversa
da
quella
a
cui
il
pubblico
era
abituato
,
che
si
sarebbe
dovuta
creare
una
organizzazione
di
vendita
sproporzionata
alla
piccola
quantità
della
merce
;
e
che
vedessi
invece
se
si
poteva
trovare
della
ginestra
che
,
in
quei
tempi
di
autarchia
,
era
molto
ricercata
.
La
ginestra
è
il
solo
fiore
di
questi
deserti
,
cresce
dappertutto
in
cespugli
aridi
,
pasto
delle
capre
.
Ma
i
miei
entusiasmi
di
commercio
lucano
si
erano
ormai
raffreddati
,
e
la
cosa
non
ebbe
seguito
.
Quella
prima
sera
di
compagnia
,
tra
i
progetti
di
affari
,
le
storielle
allegre
e
la
critica
storica
garibaldina
,
passò
presto
.
L
'
orco
di
Brindisi
si
ritirò
a
dormire
sul
suo
camioncino
,
per
meglio
sorvegliare
che
non
gli
rubassero
le
stoffe
durante
la
notte
;
i
carrettieri
partirono
,
nel
buio
,
per
Tricarico
,
e
Pappone
ed
io
restammo
i
soli
ospiti
di
Prisco
;
perciò
potemmo
avere
ciascuno
una
camera
,
senza
doverla
,
per
quella
notte
,
spartire
con
altri
.
Volevo
alzarmi
presto
,
l
'
indomani
.
Avevo
progettato
di
scendere
in
basso
,
fin
quasi
al
Basento
,
per
dipingere
Grassano
come
l
'
avevo
vista
di
laggiù
,
dalla
stazione
,
alta
sul
cielo
come
una
città
d
'
aria
.
Antonino
,
saputa
la
mia
intenzione
,
mi
aveva
proposto
di
accompagnarmi
:
all
'
alba
mi
aspettava
alla
porta
,
con
un
mulo
per
portare
le
tele
e
il
cavalletto
,
e
un
gruppo
di
amici
che
volevano
tutti
venire
con
me
.
C
'
era
Riccardo
,
c
'
era
Carmelo
,
il
manovale
ciclista
dei
monachicchi
,
un
falegname
,
un
sarto
,
due
contadini
e
due
o
tre
ragazzi
.
Il
tempo
era
grigio
,
soffiava
il
vento
,
ma
si
poteva
sperare
che
non
sarebbe
venuta
la
pioggia
.
In
quella
luce
diffusa
e
fredda
delle
nuvole
,
le
cose
apparivano
più
rilevate
,
e
forse
meno
tristi
nella
loro
monotonia
che
sotto
la
vampa
crudele
del
sole
:
era
il
tempo
che
preferivo
per
il
mio
quadro
.
Il
figlio
minore
di
Prisco
si
unì
a
noi
.
Il
Capitano
ci
salutò
dall
'
uscio
:
la
strada
era
troppo
lunga
per
la
sua
gamba
zoppa
.
Con
Barone
in
testa
,
saltellante
staffetta
,
cominciammo
la
discesa
,
per
il
sentiero
ripido
che
,
evitando
le
curve
e
le
giravolte
della
strada
,
arriva
,
in
otto
o
dieci
chilometri
,
al
fondo
della
valle
.
Per
quella
stessa
strada
,
e
quasi
con
la
stessa
compagnia
,
ero
sceso
,
un
giorno
d
'
agosto
,
a
fare
un
bagno
nel
Basento
,
in
un
angolo
isolato
del
fiume
,
dove
l
'
acqua
ristagna
in
una
pozza
,
tra
pochi
alberi
di
pioppo
,
che
sembrano
stranamente
appartenere
a
un
altro
paesaggio
,
piovuti
a
radicarsi
qui
per
bizzarria
.
Tutti
nudi
,
nell
'
aria
torrida
del
pomeriggio
canicolare
,
c
'
eravamo
tuffati
nel
fiume
:
i
miei
compagni
cercavano
con
le
mani
i
pesci
,
rintanati
nelle
buche
,
nel
fango
della
proda
;
e
ne
presero
parecchi
,
con
quella
tecnica
rudimentale
.
È
proibito
pescare
in
questi
fiumi
perché
i
pesci
dovrebbero
distruggere
le
larve
delle
zanzare
:
ma
nessuno
bada
al
divieto
:
c
'
è
così
poco
da
mangiare
,
tutto
l
'
anno
,
per
i
poveri
di
Grassano
,
che
un
piatto
di
pesci
pare
un
dono
del
cielo
.
Ci
eravamo
poi
asciugati
al
sole
,
tra
lo
stridore
delle
cicale
e
il
fischiare
delle
zanzare
,
nel
riverbero
torrido
delle
argille
.
Ora
invece
l
'
aria
era
fresca
:
ma
il
paesaggio
non
era
cambiato
:
soltanto
,
di
giallastro
,
s
'
era
fatto
grigiastro
.
Giungemmo
a
un
posto
che
mi
pareva
adatto
al
mio
lavoro
,
e
qui
mi
fermai
.
Rimase
con
me
Antonino
,
che
teneva
al
privilegio
di
porgermi
i
tubi
di
colore
a
mano
a
mano
che
mi
abbisognavano
,
e
un
ragazzo
per
guardare
il
mulo
che
brucava
le
stoppie
.
Gli
altri
scesero
fino
al
fiume
,
sperando
in
una
pesca
miracolosa
,
e
io
mi
misi
a
dipingere
.
Il
paesaggio
,
di
qui
,
era
il
meno
pittoresco
che
avessi
veduto
mai
:
per
questo
mi
piaceva
moltissimo
.
Non
c
'
era
un
albero
,
una
siepe
,
una
roccia
atteggiata
come
un
gesto
fermo
.
Non
ci
sono
gesti
,
quaggiù
,
né
l
'
amabile
retorica
della
natura
generante
o
del
lavoro
umano
.
Soltanto
una
distesa
uniforme
di
terra
abbandonata
,
e
in
alto
il
paese
bianco
.
Sul
cielo
grigio
,
una
piccola
nuvola
bassa
,
sopra
le
case
,
aveva
la
vaga
forma
di
un
angelo
.
I
miei
compagni
tornarono
dal
fiume
a
mani
vuote
.
Si
misero
attorno
alla
mia
tela
meravigliati
di
vedere
Grassano
,
nato
così
dal
nulla
.
Avevo
sempre
visto
che
,
poiché
non
hanno
i
pregiudizi
della
mezza
cultura
,
i
contadini
sono
,
in
generale
,
capaci
di
vedere
la
pittura
:
avevo
l
'
abitudine
di
chiedere
il
loro
parere
sulle
cose
che
avevo
fatto
.
Mentre
continuavo
a
lavorare
,
gli
amici
accesero
un
fuoco
,
per
far
scaldare
le
provviste
che
avevano
portato
,
e
si
mangiò
,
lì
,
seduti
in
terra
,
guardando
il
mio
quadro
sul
cavalletto
,
a
cui
avevamo
legato
delle
grosse
pietre
perché
il
vento
non
lo
portasse
via
.
Dopo
mangiato
,
cominciò
a
piovere
,
e
non
ci
restò
che
tornare
.
Il
quadro
era
ormai
pressoché
finito
,
lo
si
caricò
sul
mulo
,
avvolto
in
una
coperta
,
e
sotto
la
pioggia
leggera
ci
mettemmo
in
cammino
.
In
paese
ci
aspettava
una
straordinaria
novità
:
era
arrivata
allora
,
su
un
carro
tirato
da
un
cavallo
magro
,
una
compagnia
di
attori
.
Si
sarebbero
fermati
qualche
giorno
,
avrebbero
recitato
,
ci
sarebbe
stato
il
teatro
!
Il
carro
,
coperto
da
un
tendone
cerato
,
era
là
sulla
piazza
,
con
le
scene
e
il
sipario
arrotolati
.
Gli
attori
si
affaccendavano
lì
attorno
,
e
andavano
cercando
,
nelle
case
dei
contadini
,
ospitalità
,
per
non
dover
spendere
nell
'
albergo
di
Prisco
.
La
compagnia
era
costituita
di
una
famiglia
:
il
padre
,
capocomico
,
la
madre
,
prima
attrice
,
due
figlie
di
meno
di
vent
'
anni
,
con
i
loro
mariti
,
e
qualche
altro
parente
.
Erano
siciliani
.
Il
capocomico
entrò
subito
da
Priseo
,
per
farsi
dare
qualcosa
di
caldo
per
sua
moglie
,
che
aveva
la
febbre
.
Non
avrebbe
potuto
recitare
quella
sera
;
forse
neppure
l
'
indomani
,
ma
si
sarebbero
fermati
qualche
giorno
.
Era
un
uomo
di
mezza
età
;
già
un
po
'
grasso
,
con
le
guance
cascanti
,
e
una
mimica
accentuata
,
che
ricordava
l
'
imitazione
di
Zacconi
.
Quando
seppe
che
io
ero
un
pittore
,
mi
disse
che
sarebbe
stata
per
lui
una
grande
fortuna
se
io
avessi
potuto
dipingergli
qualche
scena
di
cui
aveva
bisogno
.
Le
sue
attrezzature
erano
ridotte
ormai
a
quasi
nulla
,
a
forza
di
essere
portate
sul
carretto
,
alle
piogge
e
ai
soli
.
Mi
raccontò
che
egli
era
stato
anche
in
buone
compagnie
,
e
che
poi
,
per
campare
,
si
era
dato
a
quella
vita
randagia
,
con
la
moglie
e
le
figlie
,
tutte
ottime
attrici
.
Giravano
per
le
città
di
Sicilia
:
qui
in
Lucania
non
c
'
erano
ancora
mai
stati
.
Si
fermavano
nei
paesi
più
grossi
e
più
ricchi
,
più
o
meno
tempo
,
a
seconda
degli
incassi
:
ma
si
guadagnava
poco
,
la
vita
era
difficile
,
una
delle
sue
figlie
era
incinta
e
presto
non
avrebbe
potuto
recitare
.
Gli
dissi
che
avrei
dipinto
volentieri
le
scene
:
ma
cercammo
poi
invano
,
in
paese
,
la
carta
o
la
tela
e
i
colori
necessari
,
e
non
potei
,
con
molto
dispiacere
,
farne
nulla
.
Mi
invitò
comunque
alla
rappresentazione
,
di
lì
a
due
giorni
,
e
mi
presentò
la
sua
compagnia
.
Il
padre
era
il
solo
della
famiglia
ad
avere
l
'
aria
comune
del
vecchio
attore
:
le
donne
non
erano
delle
attrici
,
ma
delle
dee
.
La
madre
e
le
due
figlie
si
assomigliavano
.
Parevano
uscite
dalla
terra
o
discese
da
una
nuvola
:
i
loro
enormi
occhi
neri
erano
quelli
opachi
e
vuoti
delle
statue
.
I
loro
visi
marmorei
,
tagliati
dalle
sopracciglia
folte
e
nere
e
dalle
rosse
bocche
carnose
,
stavano
impassibili
sui
bianchi
colli
robusti
.
La
madre
era
grande
e
opulenta
,
con
la
pigra
sensualità
di
una
Giunone
arcaica
;
le
figlie
,
sottili
e
ondulanti
,
sembravano
ninfe
dei
boschi
,
avvolte
,
per
finzione
bizzarra
,
in
cenci
colorati
.
Mi
affrettai
ad
andare
dai
carabinieri
,
per
avere
il
permesso
di
uscire
la
sera
,
per
assistere
alla
recita
.
Il
dottor
Zagarella
,
podestà
di
Grassano
,
non
amava
,
a
differenza
di
don
Luigino
,
fare
il
poliziotto
,
e
lasciava
che
dei
confinati
si
occupassero
i
carabinieri
.
Era
un
medico
serio
e
colto
,
e
,
grazie
a
lui
e
a
un
altro
dottore
,
il
dottor
Garaguso
,
che
aveva
fama
di
particolare
competenza
,
Grassano
era
l
'
unico
paese
della
provincia
dove
si
facesse
qualcosa
per
la
lotta
antimalarica
,
e
con
qualche
buon
risultato
.
Questi
due
medici
erano
un
caso
eccezionale
e
fortunato
,
in
questi
paesi
dove
quasi
tutti
i
loro
colleghi
assomigliavano
,
più
o
meno
,
ai
due
medicaciucci
di
Gagliano
.
Appunto
perciò
,
mi
ero
proposto
come
uno
degli
scopi
principali
del
mio
viaggio
,
di
visitarli
per
chiedere
consigli
alla
loro
specifica
esperienza
.
Sia
l
'
uno
che
l
'
altro
me
ne
dettero
di
preziosi
,
e
mi
mostrarono
le
loro
statistiche
.
Da
qualche
anno
si
prendevano
,
a
Grassano
,
misure
sistematiche
di
profilassi
e
anche
di
bonifica
,
pur
senza
avere
,
praticamente
,
alcun
appoggio
dalle
autorità
provinciali
,
né
speciali
sussidi
.
I
casi
di
perniciosa
erano
quasi
scomparsi
;
e
,
in
questi
ultimi
due
anni
,
erano
enormemente
diminuiti
i
nuovi
malati
.
La
malaria
,
quaggiù
,
è
un
flagello
assai
peggiore
di
quello
che
si
possa
pensare
:
colpisce
tutti
,
e
,
mal
curata
,
dura
tutta
la
vita
.
Il
lavoro
ne
è
impedito
,
la
razza
indebolita
e
fiaccata
,
i
poveri
risparmi
vanno
in
fumo
:
ne
derivano
la
miseria
più
nera
,
la
schiavitù
senza
speranza
.
La
malattia
nasce
dalla
miseria
delle
argille
diboscate
,
dei
fiumi
abbandonati
,
di
una
agricoltura
senza
risorse
,
e
genera
a
sua
volta
la
miseria
,
in
un
circolo
mortale
.
Per
sradicarla
occorrerebbero
grandi
opere
;
si
dovrebbero
arginare
i
quattro
grandi
fumi
di
Lucania
,
il
Bradano
,
il
Basento
,
l
'
Agri
e
il
Sinni
,
e
i
minori
torrenti
;
si
dovrebbero
ricoprire
d
'
alberi
le
pendici
dei
monti
;
ci
dovrebbero
essere
dappertutto
dei
medici
valenti
,
degli
ospedali
,
dei
mezzi
di
cura
e
di
profilassi
.
Ma
anche
le
misure
più
limitate
avrebbero
la
loro
efficacia
,
come
mi
dicevano
Zagarella
e
Garaguso
.
Soltanto
,
nessuno
se
ne
occupa
,
e
i
contadini
continuano
ad
ammalarsi
e
a
morire
.
Il
tempo
si
era
fatto
autunnale
.
Pioveva
,
in
quei
tre
giorni
prima
della
recita
,
e
non
potevo
andare
a
dipingere
in
campagna
.
Passeggiavo
per
il
paese
,
visitavo
i
miei
conoscenti
,
e
restavo
a
lavorare
nella
mia
camera
.
Prisco
era
stato
a
caccia
,
era
tornato
con
tre
volpi
,
di
quelle
volpi
rosse
di
qui
,
e
un
uccello
di
fiume
.
Io
dipinsi
l
'
uccello
,
e
le
volpi
,
e
feci
il
ritratto
del
Capitano
.
Un
giorno
,
mentre
dipingevo
le
volpi
,
avevo
interrotto
un
momento
il
lavoro
,
e
guardavo
,
dalla
finestra
,
nella
strada
.
Era
l
'
ora
della
siesta
;
nell
'
albergo
tutti
riposavano
,
e
c
'
era
un
perfetto
silenzio
.
Sentii
un
rumore
affrettato
di
piedi
nudi
scendere
di
volo
la
scala
,
e
vidi
Prisco
,
scalzo
e
in
maniche
di
camicia
,
uscire
con
un
gran
salto
nella
via
,
entrare
come
un
fulmine
nella
porta
di
faccia
,
e
uscirne
,
sempre
in
silenzio
,
con
un
coltello
in
mano
.
Apersi
la
finestra
,
e
sentii
un
grande
strepito
di
voci
.
Là
in
faccia
c
'
era
una
rimessa
,
dove
si
fermavano
i
carrettieri
di
passaggio
.
Prisco
,
che
era
in
camera
sua
a
fare
la
siesta
,
ma
che
usava
sempre
dormire
con
un
occhio
solo
,
e
con
l
'
orecchio
teso
,
s
'
era
accorto
di
qualcosa
che
non
andava
bene
là
in
faccia
,
dove
i
carrettieri
giocavano
alla
passatella
.
Aveva
visto
qualcosa
luccicare
,
e
,
svelto
come
un
gatto
,
senza
infilarsi
le
scarpe
e
senza
parlare
,
era
arrivato
in
tempo
per
strappare
il
coltello
di
mano
a
uno
che
l
'
aveva
levato
per
ferire
.
La
passatella
è
il
gioco
più
comune
quaggiù
:
è
il
gioco
dei
contadini
.
Nei
giorni
di
festa
,
nelle
lunghe
sere
d
'
inverno
,
essi
si
trovano
nelle
grotte
del
vino
,
a
giocarla
.
Ma
spesso
finisce
male
;
se
non
sempre
a
coltellate
come
quel
giorno
,
in
litigi
e
baruffe
.
La
passatella
,
più
che
un
gioco
,
è
un
torneo
di
oratoria
contadina
,
,
dove
si
sfogano
,
in
interminabili
giri
di
parole
,
tutti
i
rancori
,
gli
odi
,
le
rivendicazioni
represse
.
Con
una
partita
breve
di
carte
si
determina
un
vincitore
,
che
è
il
Re
della
passatella
,
e
un
suo
aiutante
.
Il
Re
è
il
padrone
della
bottiglia
,
che
tutti
hanno
pagato
;
e
riempie
i
bicchieri
a
questo
o
a
quello
,
secondo
il
suo
arbitrio
,
lasciando
a
bocca
asciutta
chi
gli
pare
.
L
'
aiutante
offre
i
bicchieri
,
e
ha
diritto
di
veto
:
può
cioè
impedire
a
chi
si
appresta
a
bere
di
portare
il
bicchiere
alle
labbra
.
Sia
il
Re
che
l
'
aiutante
debbono
giustificare
il
loro
volere
e
il
loro
veto
,
e
lo
fanno
,
in
contraddittorio
,
con
lunghi
discorsi
,
dove
si
alternano
l
'
ironia
e
le
passioni
represse
.
Qualche
volta
il
gioco
è
innocente
e
si
limita
allo
scherzo
di
far
bere
tutto
a
uno
solo
,
che
sopporta
male
il
vino
,
o
di
lasciare
a
secco
proprio
quello
che
si
sa
amarlo
di
più
.
Ma
il
più
delle
volte
,
nelle
ragioni
addotte
dal
Re
e
dall
'
aiutante
,
si
rivelano
gli
odi
e
gli
interessi
,
espressi
con
la
lentezza
,
l
'
astuzia
,
la
diffidenza
e
la
profonda
convinzione
dei
contadini
.
Le
passatelle
e
le
bottiglie
si
seguono
una
all
'
altra
,
per
delle
ore
,
finché
i
visi
sono
accesi
per
il
vino
,
per
il
caldo
,
e
per
il
destarsi
delle
passioni
,
aguzzate
dall
'
ironia
e
appesantite
dall
'
ubriachezza
.
Se
ancora
non
scoppia
la
lite
,
è
in
tutti
l
'
amarezza
delle
cose
dette
,
degli
affronti
subiti
.
Prisco
lo
conosceva
bene
,
quest
'
unico
divertimento
dei
contadini
,
e
stava
attento
.
Quando
,
dopo
l
'
intervallo
del
coltello
,
ebbi
finito
di
dipingere
le
volpi
,
uscii
per
fare
due
passi
.
Aveva
cessato
di
piovere
,
e
l
'
aria
del
paese
era
piena
dell
'
odore
di
carne
bruciata
dei
gnemurielli
che
erano
posti
su
dei
bracieri
,
in
mezzo
alla
strada
,
e
che
si
vendevano
a
due
soldi
l
'
uno
.
Mi
avviai
per
una
scaletta
,
su
verso
l
'
alto
,
e
raggiunsi
la
casa
dove
avevo
abitato
negli
ultimi
giorni
prima
della
mia
partenza
per
Gagliano
,
quando
,
lasciato
l
'
albergo
di
Prisco
,
avevo
pensato
di
sistemarmi
definitivamente
.
La
mia
casa
consisteva
di
una
grande
stanza
con
due
finestre
,
al
primo
piano
,
che
mi
aveva
affittato
una
vedova
napoletana
.
Sotto
,
al
pianterreno
,
c
'
era
una
bottega
di
falegname
.
La
moglie
del
falegname
,
Margherita
,
mi
faceva
le
faccende
,
e
mi
voleva
molto
bene
.
Anche
ora
,
quando
mi
vide
arrivare
di
lontano
,
mi
corse
incontro
per
festeggiarmi
.
-
Sei
tornato
?
Resti
qui
con
noi
?
-
Le
dispiacque
di
sapere
che
avrei
dovuto
ripartire
.
Margherita
era
una
vecchia
,
con
un
grande
gozzo
bitorzoluto
che
le
deformava
il
collo
,
e
un
viso
pieno
di
bontà
.
Era
considerata
una
delle
donne
più
intelligenti
e
più
colte
del
paese
,
perché
aveva
fatto
fino
alla
quinta
elementare
,
e
ricordava
perfettamente
tutto
quello
che
aveva
imparato
.
Quando
veniva
nella
mia
camera
,
mi
ripeteva
infatti
le
poesie
di
quei
suoi
vecchi
tempi
di
scuola
:
la
Spedizione
di
Sapri
,
la
Morte
di
Ermengarda
.
Le
ripeteva
stando
in
mezzo
alla
stanza
,
ritta
in
piedi
,
con
le
braccia
rigide
e
pendenti
lungo
il
corpo
,
recitandole
come
cantilene
.
Ogni
tanto
si
interrompeva
per
spiegarmi
il
significato
di
qualche
parola
difficile
.
Margherita
era
affettuosa
e
gentile
.
Mi
diceva
spesso
:
-
Non
essere
triste
se
la
tua
mamma
è
lontana
.
Hai
perduto
una
mamma
ma
ne
hai
trovata
un
'
altra
.
Io
sarò
la
mamma
tua
-
.
Malgrado
il
suo
gozzo
,
era
veramente
materna
.
Aveva
avuto
due
figli
,
che
ora
erano
grandi
,
e
avevano
già
famiglia
:
uno
era
in
America
.
Dei
figliuoli
mi
parlava
sempre
,
e
volentieri
,
e
mi
mostrava
le
fotografie
dei
nipotini
.
Ma
quando
un
giorno
le
chiesi
se
non
ne
avesse
avuti
altri
,
si
mise
a
piangere
di
tenerezza
al
ricordo
del
suo
terzo
bambino
,
il
prediletto
,
che
era
morto
,
e
mi
raccontò
,
fra
le
lagrime
,
la
sua
storia
.
Questo
figlio
era
il
più
bello
di
tutti
.
Aveva
poco
più
di
un
anno
e
mezzo
,
e
parlava
già
bene
,
aveva
dei
bei
riccioli
neri
e
degli
occhi
vivaci
:
e
capiva
ogni
cosa
.
Un
giorno
d
'
inverno
,
che
c
'
era
la
neve
sulla
terra
,
Margherita
l
'
aveva
affidato
a
una
sua
comare
e
vicina
,
che
l
'
aveva
portato
con
sé
in
campagna
,
mentre
andava
a
far
legna
.
Alla
sera
la
vicina
tornò
a
casa
sola
,
e
disperata
.
Aveva
lasciato
il
bambino
,
che
camminava
ben
poco
,
per
pochi
minuti
,
mentre
raccoglieva
,
nel
sentiero
del
bosco
,
delle
frasche
:
ma
,
tornata
,
il
bambino
non
c
'
era
più
.
Aveva
girato
là
attorno
dappertutto
,
del
bambino
nessuna
traccia
.
Certo
doveva
averlo
preso
un
lupo
o
un
'
altra
bestia
del
bosco
,
e
non
si
sarebbe
trovato
mai
più
.
Margherita
e
suo
marito
,
e
tutti
i
contadini
,
e
i
carabinieri
partirono
subito
,
e
per
tutta
la
notte
e
nei
giorni
seguenti
batterono
tutta
la
campagna
,
metro
per
metro
;
ma
il
bambino
non
fu
trovato
,
e
la
ricerca
,
dopo
tre
giorni
,
fu
abbandonata
.
Il
quarto
giorno
,
alla
mattina
,
Margherita
,
che
girava
sola
e
sconsolata
per
la
campagna
,
incontrò
,
alla
svolta
di
un
sentiero
,
una
donna
grande
e
bella
,
col
viso
nero
.
Era
la
Madonna
di
Viggiano
.
Le
disse
:
-
Margherita
,
non
piangere
.
Il
tuo
bambino
è
vivo
.
È
laggiù
nel
bosco
,
in
una
fossa
da
lupi
.
Va
'
a
casa
,
fatti
accompagnare
,
e
lo
troverai
-
.
Margherita
corse
,
e
,
seguita
dai
contadini
e
dai
carabinieri
,
giunse
nel
luogo
indicato
dalla
Madonna
.
Nella
fossa
da
lupi
,
in
mezzo
alla
neve
,
giaceva
il
suo
bambino
,
tranquillamente
addormentato
,
tutto
rosa
e
tiepido
in
mezzo
a
quel
freddo
.
La
madre
lo
abbracciò
,
lo
svegliò
.
Tutti
piangevano
,
anche
i
carabinieri
.
Il
bambino
raccontò
che
era
venuta
una
donna
col
viso
nero
,
e
che
per
quattro
giorni
l
'
aveva
tenuto
con
sé
e
gli
aveva
dato
il
latte
,
lì
in
quella
fossa
,
e
l
'
aveva
tenuto
caldo
.
Quando
furono
tornati
a
casa
,
Margherita
disse
a
suo
marito
:
-
Questo
bambino
non
è
come
gli
altri
.
La
Madonna
di
Viggiano
gli
ha
dato
il
latte
,
nella
fossa
da
lupi
.
Chissà
che
cosa
sarà
di
lui
.
Andiamo
a
Grottole
,
dall
'
indovinante
.
A
Grottole
,
-
diceva
Margherita
,
-
c
'
era
allora
un
indovinante
,
che
indovinava
forte
.
Ci
andammo
,
pagammo
una
lira
,
e
quello
disse
tutto
quel
che
era
successo
,
come
se
l
'
avesse
visto
.
Ma
poi
si
scurì
in
viso
,
e
disse
che
il
bambino
sarebbe
morto
all
'
età
di
sei
anni
,
cadendo
da
una
scala
.
E
purtroppo
così
fu
.
A
sei
anni
cadde
da
una
scala
,
il
mio
povero
bambino
,
e
morì
-
.
Margherita
piangeva
.
Altri
bambini
erano
stati
rapiti
per
l
'
aria
,
e
ritrovati
per
merito
della
Madonna
nera
.
Uno
di
pochi
mesi
scomparve
,
e
si
trovò
poi
,
sopra
uno
dei
due
alberi
che
stanno
a
lato
della
cappella
di
sant
'
Antonio
,
a
una
diecina
di
chilometri
dal
paese
,
a
mezza
strada
fra
Grassano
e
Grottole
.
Era
stato
un
demonio
a
portarlo
lassù
,
e
sant
'
Antonio
ad
averne
cura
.
Ma
il
solo
di
cui
conoscessi
anch
'
io
la
famiglia
,
era
il
bambino
di
Margherita
.
Venne
finalmente
la
serata
della
recita
.
Aveva
cessato
di
piovere
,
le
stelle
brillavano
mentre
mi
avviavo
verso
il
fondo
del
paese
.
Non
esistevano
sale
o
saloni
che
potessero
servire
di
teatro
:
si
era
scelto
una
specie
di
cantina
o
di
grotta
seminterrata
,
e
ci
avevano
portato
delle
panche
,
dalla
scuola
,
sul
pavimento
di
terra
battuta
.
In
fondo
,
avevano
costruito
un
piccolo
palco
,
chiuso
da
un
vecchio
sipario
.
Lo
stanzone
era
pieno
zeppo
di
contadini
,
che
aspettavano
con
meraviglia
l
'
inizio
della
rappresentazione
.
Si
recitava
La
Fiaccola
sotto
il
Moggio
,
di
Gabriele
d
'
Annunzio
.
Naturalmente
,
mi
aspettavo
una
gran
noia
da
questo
dramma
retorico
,
recitato
da
attori
inesperti
,
e
aspettavo
il
piacere
della
serata
soltanto
dal
suo
carattere
di
distrazione
e
di
novità
.
Ma
le
cose
andarono
diversamente
.
Quelle
donne
divine
,
dai
grandi
occhi
vuoti
e
dai
gesti
pieni
di
una
passione
fissata
e
immobile
,
come
le
statue
,
recitavano
superbamente
;
e
,
su
quel
palco
largo
quattro
passi
,
sembravano
gigantesche
.
Tutta
la
retorica
,
il
linguismo
,
la
vuotaggine
tronfia
della
tragedia
svaniva
,
e
rimaneva
quello
che
avrebbe
dovuto
essere
,
e
non
era
,
l
'
opera
di
d
'
Annunzio
,
una
feroce
vicenda
di
passioni
ferme
,
nel
mondo
senza
tempo
della
terra
.
Per
la
prima
volta
,
un
lavoro
del
poeta
abruzzese
mi
pareva
bello
,
liberato
da
ogni
estetismo
.
Mi
accorsi
subito
che
questa
sorta
di
purificazione
era
dovuta
,
più
ancora
che
alle
attrici
,
al
pubblico
.
I
contadini
partecipavano
alla
vicenda
con
interesse
vivissimo
.
I
paesi
i
fiumi
i
monti
di
cui
si
parlava
,
non
erano
lontani
di
qui
.
Così
li
conoscevano
,
erano
delle
terre
come
la
loro
e
davano
in
esclamazioni
di
consenso
sentendo
quei
nomi
.
Gli
spiriti
e
i
demoni
che
passano
nella
tragedia
,
e
che
si
sentono
dietro
le
vicende
,
erano
gli
stessi
spiriti
e
demoni
che
abitano
queste
grotte
e
queste
argille
.
Tutto
diventava
naturale
,
veniva
riportato
dal
pubblico
alla
sua
vera
atmosfera
,
che
è
il
mondo
chiuso
,
disperato
e
senza
espressione
dei
contadini
.
In
quella
serata
,
spogliata
la
tragedia
,
dagli
attori
e
dal
pubblico
,
di
tutto
il
dannunzianesimo
,
restava
soltanto
un
contenuto
grezzo
ed
elementare
,
che
i
contadini
sentivano
proprio
.
Era
un
'
illusione
,
ma
mostrava
la
verità
.
D
'
Annunzio
era
uno
dei
loro
:
ma
era
un
letterato
italiano
,
e
non
poteva
non
tradirli
.
Egli
era
partito
di
qui
,
da
un
mondo
senza
espressione
,
e
aveva
voluto
sovrapporgli
la
veste
brillante
della
poesia
contemporanea
,
che
è
tutta
espressività
,
sensualità
,
senso
del
tempo
.
Aveva
perciò
degradato
quel
mondo
a
puro
strumento
retorico
,
quella
poesia
a
vuoto
formalismo
linguistico
.
Il
suo
tentativo
non
poteva
essere
che
un
tradimento
e
un
fallimento
.
Da
quel
connubio
ibrido
non
poteva
che
nascere
un
mostro
.
Le
attrici
siciliane
e
i
contadini
di
Grassano
avevano
,
spontaneamente
,
fatta
la
strada
opposta
;
avevano
eliminata
quella
veste
posticcia
,
e
ritrovato
a
modo
loro
il
nocciolo
paesano
;
e
di
questo
si
commovevano
ed
entusiasmavano
.
I
due
mondi
malamente
fusi
nella
vuotezza
estetizzante
,
tornavano
a
scindersi
,
poiché
ogni
loro
contatto
è
impossibile
,
e
sotto
quell
'
onda
di
inutili
parole
riappariva
,
per
i
contadini
,
la
Morte
vera
e
il
Destino
.
Il
giorno
dopo
,
ero
invitato
a
colazione
dal
signor
Orlando
,
fratello
di
un
noto
giornalista
che
abitava
a
New
York
.
Era
un
uomo
alto
,
serio
e
malinconico
.
Viveva
ritirato
in
un
suo
palazzetto
,
in
una
parte
isolata
del
paese
,
e
,
avversario
degli
attuali
potenti
,
si
teneva
lontano
il
più
possibile
dalle
questioni
locali
.
Io
avevo
disegnato
la
copertina
di
un
libro
di
suo
fratello
sull
'
America
:
questo
era
stato
il
pretesto
della
nostra
conoscenza
,
ed
egli
mi
aveva
usato
ogni
sorta
di
cortesie
.
Aveva
ancora
gli
antichi
costumi
lucani
:
sua
moglie
non
mangiò
a
tavola
con
noi
,
e
ci
lasciò
soli
.
Parlammo
dei
contadini
,
della
malaria
,
dell
'
agricoltura
,
dei
vari
aspetti
della
questione
meridionale
.
Io
avevo
visto
quel
giorno
un
confinato
,
un
piccolo
ragioniere
torinese
,
già
impiegato
ai
sindacati
,
e
mandato
qui
,
a
quello
che
egli
diceva
,
come
capro
espiatorio
per
degli
scandalosi
furti
di
fondi
nelle
casse
sindacali
ad
opera
dei
gerarchi
suoi
superiori
.
Egli
aveva
trovato
da
lavorare
tenendo
i
libri
di
conti
di
una
delle
più
grosse
proprietà
di
Grassano
,
e
me
li
mostrò
.
In
questa
grande
tenuta
non
si
coltivava
che
grano
,
secondo
le
direttive
del
governo
.
Nelle
annate
buone
,
malgrado
il
concime
e
il
lavoro
,
non
si
raggiungeva
che
un
raccolto
di
nove
volte
il
seme
;
nelle
altre
annate
la
messe
era
di
molto
inferiore
;
a
volte
dava
soltanto
tre
o
quattro
volte
la
semenza
.
Era
dunque
una
follia
economica
questo
insistere
sul
grano
.
Queste
terre
non
consentirebbero
che
la
coltura
del
mandorlo
e
dell
'
olivo
;
e
soprattutto
,
dovrebbero
tornare
ad
essere
foreste
e
pascoli
.
I
contadini
erano
pagati
con
salari
di
fame
.
Ricordavo
,
nel
giorno
del
mio
arrivo
,
in
piena
mietitura
,
le
lunghe
file
di
donne
,
che
salivano
dai
campi
in
riva
al
Basento
su
per
l
'
interminabile
strada
,
fino
in
paese
,
con
in
testa
un
sacco
di
grano
,
come
dei
dannati
dell
'
inferno
,
sotto
il
sole
feroce
.
Per
ogni
sacco
portato
fino
in
paese
ricevevano
una
lira
.
E
giù
,
nei
campi
,
c
'
era
la
malaria
.
Ma
,
dicevamo
con
Orlando
,
il
luogo
comune
che
l
'
unica
causa
dei
mali
di
qui
sia
il
latifondo
,
e
che
basti
spezzare
il
latifondo
per
redimere
,
come
suol
dirsi
,
la
terra
,
non
ha
fondamento
.
Le
condizioni
dei
piccoli
proprietari
di
Gagliano
non
sono
migliori
,
anzi
sono
forse
ancora
peggiori
di
quelle
dei
contadini
senza
terra
di
qui
.
Che
cosa
fare
dunque
nelle
presenti
condizioni
?
-
Niente
,
-
diceva
Orlando
con
la
sua
profonda
tristezza
meridionale
,
ripetendo
la
stessa
sconsolata
parola
del
migliore
e
più
umano
pensatore
di
questa
terra
,
Giustino
Fortunato
,
che
amava
chiamarsi
"
il
politico
del
niente
"
.
Io
pensavo
a
quante
volte
,
ogni
giorno
,
usavo
sentire
questa
continua
parola
,
in
tutti
i
discorsi
dei
contadini
.
-
Ninte
,
-
come
dicono
a
Gagliano
.
-
Che
cosa
hai
mangiato
?
-
Niente
.
-
Che
cosa
speri
?
-
Niente
.
-
Che
cosa
si
può
fare
?
-
Niente
-
.
La
stessa
,
e
gli
occhi
si
alzano
,
nel
gesto
della
negazione
,
verso
il
cielo
.
L
'
altra
parola
,
che
ritorna
sempre
nei
discorsi
è
crai
,
il
cras
latino
,
domani
.
Tutto
quello
che
si
aspetta
,
che
deve
arrivare
,
che
deve
essere
fatto
o
mutato
,
è
crai
.
Ma
crai
significa
mai
.
La
sconsolatezza
di
Orlando
,
che
era
quella
di
tutti
i
meridionali
che
pensano
con
serietà
ai
problemi
del
loro
paese
,
derivava
,
come
in
tutti
,
da
un
radicale
complesso
di
inferiorità
.
Per
questo
può
forse
dirsi
che
è
impossibile
ad
essi
capire
completamente
la
loro
terra
e
i
suoi
problemi
,
poiché
partono
,
senza
avvedersene
,
da
un
confronto
,
che
non
dovrebbe
essere
fatto
,
tutt
'
al
più
,
se
non
dopo
.
Se
si
considera
la
civiltà
contadina
una
civiltà
inferiore
,
tutto
diventa
sentimento
di
impotenza
o
spirito
di
rivendicazione
:
e
impotenza
e
rivendicazione
non
hanno
mai
creato
nulla
di
vivo
.
I
pochi
giorni
di
Grassano
passarono
così
,
fra
la
pittura
,
il
teatro
e
gli
amici
,
in
un
lampo
,
e
dovetti
ripartire
.
Una
mattina
presto
,
con
un
tempo
grigio
e
incerto
,
l
'
automobile
mi
aspettava
davanti
alla
porta
.
Salutato
rumorosamente
da
Prisco
e
dai
suoi
figli
e
da
Antonino
e
Riccardo
,
dissi
addio
a
quel
paese
,
dove
non
sono
tornato
più
.
Gagliano
mi
riprese
e
richiuse
,
come
l
'
acqua
verde
di
un
pantano
raccoglie
la
rana
,
indugiatasi
sulla
proda
ad
asciugarsi
al
sole
.
Mi
pareva
ancora
più
lontano
e
solitario
di
prima
;
nessun
suono
mi
giungeva
dal
mondo
di
fuori
:
qui
non
passavano
attori
né
mercanti
.
La
strega
mi
aspettava
sull
'
uscio
di
casa
,
come
al
solito
,
con
il
suo
gran
corpo
nero
senza
età
.
Don
Luigino
mi
aspettava
sulla
piazza
,
contento
di
riavermi
in
suo
potere
.
I
malati
mi
aspettavano
nelle
loro
casupole
,
più
numerosi
per
quella
settimana
di
abbandono
.
E
ricominciò
la
serie
dei
giorni
uguali
,
come
prima
.
Il
tempo
si
fece
freddo
.
Dal
fondo
dei
burroni
il
vento
saliva
con
i
suoi
vortici
gelidi
,
soffiava
continuo
,
come
venisse
da
tutte
le
parti
,
penetrava
nelle
ossa
,
e
si
perdeva
,
ruggendo
,
nelle
gole
dei
camini
.
La
notte
,
solo
nella
mia
casa
,
lo
ascoltavo
:
era
un
grido
senza
interruzione
,
un
urlo
,
un
lamento
,
come
se
tutti
gli
spiriti
della
terra
si
lagnassero
insieme
della
loro
sconsolata
prigionia
.
Vennero
le
piogge
,
lunghe
,
abbondanti
,
senza
fine
:
il
paese
si
coprì
di
nebbie
biancastre
che
stagnavano
nelle
valli
:
le
cime
dei
colli
sorgevano
da
quello
sfatto
biancore
,
come
isole
su
un
informe
mare
di
noia
.
Le
argille
cominciarono
a
sciogliersi
,
a
colare
lente
per
i
pendii
,
scivolando
in
basso
,
grigi
torrenti
di
terra
in
un
mondo
liquefatto
.
Nella
mia
stanza
,
il
suono
metallico
delle
gocce
che
cadevano
sulla
terrazza
risuonava
come
su
una
pelle
tesa
,
e
si
univa
ai
ringhi
e
ai
sibili
del
vento
:
ero
come
sotto
una
tenda
in
un
deserto
.
Dalle
finestre
entrava
una
luce
fosca
e
incerta
:
le
colline
parevano
addormentarsi
dolorosamente
in
quello
squallore
.
Soltanto
Barone
correva
lieto
all
'
aperto
,
nell
'
acqua
,
come
un
folletto
,
annusando
,
gli
odori
della
terra
bagnata
,
e
rientrava
saltellante
,
scuotendosi
la
pelliccia
inzuppata
.
La
violenza
del
vento
contrario
ricacciava
il
fumo
del
camino
nelle
camere
:
il
fumo
acre
e
odoroso
dei
ceppi
di
ginepro
e
di
brugo
,
delle
some
che
una
contadina
mi
portava
,
sul
suo
asino
.
,
dal
bosco
.
Dovevo
gelare
,
o
lagrimare
.
Con
gli
occhi
che
mi
bruciavano
,
lasciavo
passare
le
ore
,
in
quella
acquosa
atmosfera
di
dissoluzione
.
Poi
venne
la
neve
,
le
mani
delle
donne
si
arrossarono
per
il
gelo
,
sopra
i
veli
bianchi
apparvero
le
grandi
mantiglie
di
lana
nera
;
e
un
'
immobilità
più
ferma
,
un
silenzio
più
fitto
del
consueto
parve
addensarsi
sulle
distese
solitarie
dei
monti
.
Una
sera
che
un
vento
selvaggio
aveva
portato
qualche
squarcio
di
sereno
,
udii
squillare
la
tromba
del
banditore
,
e
rullare
il
tamburo
;
la
strana
voce
del
becchino
ripeteva
,
davanti
a
tutte
le
case
,
con
la
sua
unica
nota
alta
e
strascicata
,
il
suo
appello
.
-
Donne
,
è
arrivato
il
sanaporcelle
!
Domattina
,
alle
sette
,
tutte
al
Timbone
della
Fontana
con
le
vostre
porcelle
.
Donne
,
è
arrivato
il
sanaporcelle
!
-
La
mattina
il
tempo
era
incerto
,
ma
fra
le
nuvole
basse
appariva
qualche
lembo
di
cielo
.
La
neve
era
quasi
tutta
sciolta
:
restava
,
a
chiazze
,
qua
e
là
,
nei
luoghi
dove
il
vento
l
'
aveva
accumulata
.
Uscii
presto
di
casa
,
e
mi
avviai
.
Il
Timbone
della
Fontana
era
un
largo
spiazzo
,
quasi
piano
,
fra
i
monticelli
di
argilla
,
nei
pressi
dell
'
antica
sorgente
,
un
po
'
fuori
del
paese
,
a
destra
della
chiesa
.
Quando
ci
arrivai
,
nella
luce
ancora
grigia
lo
vidi
già
pieno
di
folla
.
Quasi
tutte
le
donne
,
giovani
e
vecchie
,
erano
là
;
e
molte
tenevano
al
guinzaglio
,
come
un
cane
,
la
loro
scrofa
:
le
altre
le
accompagnavano
,
e
venivano
ad
assistere
alla
sanatura
.
Veli
bianchi
e
scialli
neri
ondeggiavano
,
al
vento
:
un
gran
sussurrìo
,
un
frastuono
di
voci
,
di
grida
,
di
risa
,
di
grugniti
,
si
spargeva
nell
'
aria
tagliente
.
Le
donne
erano
tutte
eccitate
,
rosse
in
viso
,
piene
di
apprensione
e
di
appassionata
attesa
.
I
ragazzi
correvano
,
i
cani
abbaiavano
,
tutto
era
movimento
.
In
mezzo
al
Timbone
stava
ritto
un
uomo
alto
quasi
due
metri
,
e
robusto
,
col
viso
acceso
,
i
capelli
rossi
,
gli
occhi
azzurri
e
dei
gran
baffi
spioventi
,
che
lo
facevano
assomigliare
a
un
barbaro
antico
,
a
un
Vercingetorige
,
capitato
per
caso
in
questi
paesi
di
uomini
neri
.
Era
il
sanaporcelle
.
Sanare
le
porcelle
significa
castrarle
,
quelle
che
non
si
tengono
a
far
razza
,
perché
ingrassino
meglio
,
e
abbiano
carni
più
delicate
.
La
cosa
,
per
i
maiali
,
non
è
difficile
,
e
i
contadini
la
fanno
da
soli
,
quando
le
bestie
sono
giovani
.
Ma
alle
femmine
bisogna
togliere
le
ovaie
,
e
questo
richiede
una
vera
operazione
di
alta
chirurgia
.
Questo
rito
è
dunque
eseguito
dai
sanaporcelle
,
mezzi
sacerdoti
e
mezzi
chirurghi
.
Ce
ne
sono
pochissimi
:
è
un
'
arte
rara
,
che
si
tramanda
di
padre
in
figlio
.
Quello
che
io
vidi
,
era
un
sanaporcelle
famoso
,
figlio
e
nipote
di
sanaporcelle
;
e
passava
di
paese
in
paese
,
due
volte
all
'
anno
,
a
eseguire
la
sua
opera
.
Aveva
fama
d
'
essere
abilissimo
:
era
ben
raro
che
una
bestia
gli
morisse
dopo
l
'
operazione
.
Ma
le
donne
trepidavano
ugualmente
,
per
il
rischio
e
l
'
amore
per
l
'
animale
familiare
.
L
'
uomo
rosso
si
ergeva
possente
in
mezzo
allo
spiazzo
,
e
affilava
il
coltello
.
Teneva
in
bocca
,
per
aver
libere
le
mani
,
un
grosso
ago
da
materassaio
;
uno
spago
,
infilato
nella
cruna
,
gli
pendeva
sul
petto
;
e
aspettava
la
prossima
vittima
.
Le
donne
esitavano
attorno
a
lui
:
ciascuna
spingeva
la
vicina
o
l
'
amica
a
portare
per
prima
la
sua
bestia
,
con
grandi
esclamazioni
e
deprecazioni
.
Anche
le
scrofe
pareva
sapessero
la
sorte
che
le
aspettava
,
e
puntavano
i
piedi
,
o
tiravano
sulle
corde
per
fuggire
,
e
strillavano
come
ragazze
impaurite
,
con
quelle
loro
voci
così
umane
.
Una
giovane
donna
si
fece
innanzi
con
la
sua
bestia
,
e
due
contadini
che
facevano
da
aiutanti
afferrarono
subito
la
maialina
rosea
,
che
si
dibatteva
e
gridava
di
spavento
.
Tenendola
ben
ferma
per
le
zampe
,
che
legarono
a
dei
paletti
conficcati
in
terra
,
la
sdraiarono
a
pancia
all
'
aria
.
La
scrofa
urlava
,
la
giovane
si
fece
il
segno
della
croce
,
e
invocò
la
Madonna
di
Viggiano
,
fra
il
mormorìo
di
partecipe
consenso
di
tutte
le
altre
donne
;
e
l
'
operazione
cominciò
.
Il
sanaporcelle
,
rapido
come
il
vento
,
fece
un
taglio
col
suo
coltello
ricurvo
nel
fianco
dell
'
animale
:
un
taglio
sicuro
e
profondo
,
fino
alla
cavità
dell
'
addome
.
Il
sangue
sprizzò
fuori
,
mescolandosi
al
fango
e
alla
neve
:
ma
l
'
uomo
rosso
non
perse
tempo
:
ficcò
la
mano
fino
al
polso
nella
ferita
,
afferrò
l
'
ovaia
e
la
trasse
fuori
.
L
'
ovaia
delle
scrofe
è
attaccata
con
un
legamento
all
'
intestino
:
trovata
l
'
ovaia
sinistra
,
si
trattava
di
estrarre
anche
la
destra
,
senza
fare
una
seconda
ferita
.
Il
sanaporcelle
non
tagliò
la
prima
ovaia
,
ma
la
fissò
con
il
suo
grosso
ago
,
alla
pelle
del
ventre
della
scrofa
;
e
,
assicuratosi
così
che
non
sfuggisse
,
cominciò
con
le
due
mani
a
estrarre
l
'
intestino
,
dipanandolo
come
una
matassa
.
Metri
e
metri
di
budella
uscivano
dalla
ferita
,
rosate
viola
e
grige
,
con
le
vene
azzurre
e
i
bioccoli
di
grasso
giallo
,
all
'
inserzione
dell
'
omento
:
ce
n
'
era
sempre
ancora
,
pareva
non
dovesse
finir
più
.
Finché
a
un
certo
punto
,
attaccata
all
'
intestino
,
compariva
l
'
altra
ovaia
,
quella
di
destra
.
Allora
,
senza
usare
il
coltello
,
con
uno
strattone
,
l
'
uomo
strappò
via
la
ghiandola
che
era
uscita
allora
,
e
quella
che
aveva
appuntata
alla
pelle
;
e
le
buttò
,
senza
voltarsi
,
dietro
a
sé
,
ai
suoi
cani
.
Erano
quattro
enormi
maremmani
bianchi
,
con
le
grandi
code
a
pennacchio
,
i
rossi
occhi
feroci
,
e
i
collari
a
punte
di
ferro
,
che
li
proteggono
dai
morsi
dei
lupi
.
I
cani
aspettavano
il
lancio
,
e
prendevano
al
volo
,
nelle
loro
bocche
,
le
ovaie
sanguinanti
e
poi
si
chinavano
a
leccare
il
sangue
sparso
per
terra
.
L
'
uomo
non
si
interrompeva
.
Strappate
le
ghiandole
,
rificcò
,
pezzo
a
pezzo
,
spingendolo
con
le
dita
,
l
'
intestino
dentro
il
ventre
,
ricacciandolo
a
forza
quando
quello
,
gonfio
d
'
aria
come
un
pneumatico
,
stentava
a
rientrare
.
Quando
tutto
fu
rimesso
a
posto
,
l
'
uomo
rosso
si
cavò
di
bocca
,
di
sotto
i
gran
baffi
,
l
'
ago
infilato
,
e
con
un
punto
,
e
un
nodo
da
chirurgo
,
chiuse
la
ferita
.
La
scrofa
,
liberata
dai
ceppi
,
restò
un
attimo
come
incerta
,
poi
si
rizzò
in
piedi
,
si
scrollò
,
e
strillando
si
mise
a
correre
per
lo
spiazzo
inseguita
dalle
donne
,
mentre
la
giovane
padrona
,
liberata
dall
'
ansia
,
cercava
nella
tasca
,
sotto
la
sottana
,
le
due
lire
di
compenso
per
il
sanaporcelle
.
L
'
operazione
non
era
durata
in
tutto
che
tre
o
quattro
minuti
;
e
già
un
'
altra
bestia
era
afferrata
dagli
aiutanti
,
e
coricata
con
la
schiena
a
terra
,
pronta
al
sacrificio
.
La
scena
di
prima
si
ripeté
:
e
,
una
dopo
l
'
altra
,
per
tutta
la
mattina
,
senza
interruzione
,
le
scrofe
furono
sanate
.
Il
giorno
era
chiaro
ormai
,
con
un
gran
vento
freddo
,
che
portava
qua
e
là
degli
stracci
di
nuvole
.
L
'
odore
del
sangue
gravava
nell
'
aria
:
i
cani
erano
ormai
sazi
di
quella
carne
ancor
viva
.
La
terra
e
la
neve
erano
rosse
;
le
voci
delle
donne
si
erano
fatte
più
alte
,
le
scrofe
sanate
e
quelle
ancora
da
sanare
strillavano
insieme
,
ogni
volta
che
una
era
buttata
in
terra
,
rispondendosi
e
commiserandosi
,
come
un
coro
di
lamentatrici
.
Ma
la
gente
era
allegra
,
nessuna
bestia
pareva
dovesse
morire
.
Era
ormai
mezzogiorno
;
il
meraviglioso
sanaporcelle
si
rizzò
in
tutta
la
sua
statura
,
e
disse
che
avrebbe
rimandato
al
pomeriggio
quelle
poche
bestie
che
restavano
da
sanare
.
Le
donne
cominciarono
ad
andarsene
,
con
i
loro
animali
al
guinzaglio
,
commentando
:
il
sanaporcelle
,
seguito
dai
suoi
cani
,
contando
le
monete
del
suo
guadagno
,
si
avviò
alla
casa
della
vedova
per
mangiare
;
e
anch
'
io
me
ne
andai
dietro
a
lui
.
Per
qualche
giorno
,
in
paese
,
non
si
parlò
d
'
altro
:
si
trepidava
al
pensiero
che
qualche
complicazione
potesse
far
morire
qualcuna
delle
scrofe
sanate
:
ma
tutto
andò
bene
,
i
cuori
si
rassicurarono
e
ogni
apprensione
sparì
.
Il
sanaporcelle
era
partito
la
sera
stessa
per
Stigliano
,
coperto
di
benedizioni
,
con
i
suoi
baffi
rossi
da
sacerdote
druidico
,
e
il
coltello
del
sacrificio
.
La
notte
scendeva
ormai
prestissimo
;
le
serate
,
accanto
al
fuoco
che
strideva
e
sfriggeva
e
soffiava
e
fumava
,
erano
lunghe
e
tristi
,
mentre
Barone
tendeva
l
'
orecchio
agli
urli
del
vento
e
al
richiamo
lontano
dei
lupi
.
Il
lavoro
dei
contadini
si
riduceva
sempre
più
:
nei
giorni
di
cattivo
tempo
era
inutile
andare
nei
campi
:
restavano
a
casa
,
vicino
ai
loro
fuochi
stenti
,
o
s
'
incontravano
nelle
grotte
del
vino
,
a
giocare
interminabili
passatelle
.
Anche
don
Luigino
,
per
fortuna
,
era
appassionato
di
questo
gioco
popolare
e
oratorio
:
si
chiudeva
in
cantina
per
dei
pomeriggi
interi
,
con
l
'
altro
maestro
,
l
'
avvocato
P
.
,
l
'
eterno
studente
di
Bologna
,
quattro
o
cinque
altri
proprietari
,
e
magari
,
per
dimostrare
il
suo
spirito
democratico
,
e
per
far
numero
,
la
guardia
comunale
,
o
il
barbiere
americano
;
e
non
ne
usciva
che
a
sera
tarda
,
reggendosi
a
stento
sulle
gambe
,
e
con
gli
occhi
lustri
.
Si
poteva
ormai
traversare
la
piazza
senza
pericolo
di
incontrarlo
.
Ma
gli
mancava
,
da
qualche
giorno
,
il
suo
miglior
compagno
di
giochi
,
il
suo
braccio
secolare
,
il
partecipe
necessario
e
inseparabile
della
sua
potenza
.
Il
brigadiere
dei
carabinieri
,
finito
di
racimolare
,
a
quel
che
si
diceva
,
una
quarantina
di
migliaia
di
lire
in
quel
paese
ormai
troppo
sfruttato
,
aveva
chiesto
di
essere
trasferito
in
un
'
altra
sede
più
ricca
.
Il
nuovo
brigadiere
era
l
'
opposto
di
quello
che
se
n
'
era
andato
.
Era
giovanissimo
,
un
biondino
con
gli
occhi
azzurri
,
di
Bari
,
e
sembrava
un
ragazzo
.
Usciva
allora
dalla
scuola
:
questo
era
il
suo
primo
servizio
;
ci
metteva
dell
'
onesto
zelo
,
convinto
e
desideroso
di
servire
la
Giustizia
.
Era
pieno
di
idealismo
e
di
disinteresse
,
si
sentiva
davvero
il
protettore
della
vedova
e
dell
'
orfano
,
e
non
tardò
ad
accorgersi
di
essere
capitato
in
una
miserabile
tana
di
lupi
e
di
volpi
.
Quando
,
in
pochi
giorni
,
ebbe
finito
di
conoscere
tutti
i
signori
del
paese
,
e
si
rese
conto
delle
loro
liti
e
passioni
,
e
del
loro
odio
per
i
contadini
,
e
della
miseria
,
e
capì
che
egli
avrebbe
potuto
far
ben
poco
contro
quella
rete
di
ragno
dell
'
abitudine
,
dell
'
impunità
e
della
rassegnazione
,
il
suo
cuore
giovanile
si
riempì
di
amarezza
.
M
'
incontrava
nella
piazza
,
e
mi
guardava
sconsolato
.
-
Dio
mio
,
dottore
!
che
paese
!
-
mi
diceva
.
-
Di
persone
per
bene
ce
ne
sono
due
sole
:
lei
ed
io
-
.
Lo
confortavo
come
potevo
:
-
Siamo
più
di
due
,
brigadiere
.
Del
resto
,
due
giusti
soli
sarebbero
bastati
a
salvare
Sodoma
e
Gomorra
dall
'
ira
del
cielo
.
Ma
qui
ci
sono
molti
giusti
tra
i
contadini
,
li
conoscerà
a
poco
a
poco
.
E
poi
,
c
'
è
don
Cosimino
.
Don
Cosimino
stava
dietro
il
suo
sportello
,
alla
Posta
,
tutto
avvolto
in
una
tunica
di
tela
nera
che
gli
copriva
la
gobba
,
e
ascoltava
i
discorsi
di
tutti
,
guardava
con
i
suoi
occhi
arguti
e
melanconici
,
e
sorrideva
col
suo
sorriso
pieno
di
amara
bontà
.
Aveva
preso
l
'
abitudine
,
di
sua
iniziativa
,
di
consegnare
di
nascosto
,
a
me
e
agli
altri
confinati
,
la
posta
in
arrivo
,
prima
che
passasse
censura
.
-
C
'
è
una
lettera
,
dottore
,
-
mi
sussurrava
dallo
sportello
;
-
venga
più
tardi
,
quando
non
ci
sia
nessuno
-
.
E
mi
passava
la
lettera
,
nascosta
,
per
prudenza
,
sotto
un
giornale
.
Egli
avrebbe
dovuto
prendere
tutta
la
nostra
posta
in
arrivo
e
spedirla
a
Matera
,
alla
censura
:
di
qui
poi
,
dopo
una
settimana
,
sarebbe
tornata
per
esserci
distribuita
.
Io
leggevo
subito
grazie
a
don
Cosimino
,
le
cartoline
,
e
gliele
restituivo
senz
'
altro
,
perché
le
mandasse
alla
questura
:
le
lettere
le
portavo
a
casa
,
le
aprivo
con
cura
,
e
,
se
l
'
operazione
era
riuscita
senza
che
la
busta
si
rompesse
o
ne
restassero
tracce
,
le
riportavo
a
don
Cosimino
l
'
indomani
:
così
non
si
correva
rischi
che
la
censura
si
stupisse
di
restar
senza
lavoro
.
Nessuno
aveva
pregato
quell
'
angelo
gobbo
di
questo
favore
:
l
'
aveva
fatto
spontaneamente
,
per
naturale
bontà
.
Le
prime
volte
,
mi
spiaceva
quasi
di
prendere
le
lettere
,
per
timore
di
comprometterlo
:
era
lui
a
mettermele
in
mano
,
e
mi
forzava
ad
accettarle
,
con
una
sorta
di
sorridente
autorità
.
Le
lettere
in
partenza
dovevano
passare
anch
'
esse
da
Matera
per
essere
censurate
:
anche
qui
c
'
era
la
noia
dell
'
enorme
ritardo
;
e
don
Cosimino
non
poteva
,
con
la
massima
buona
volontà
,
essere
di
alcun
aiuto
.
In
quei
giorni
avvenne
nella
censura
un
cambiamento
.
La
questura
,
che
forse
aveva
troppo
lavoro
,
incaricò
del
controllo
sulla
posta
in
partenza
,
il
podestà
:
il
che
accrebbe
l
'
autorità
e
la
gloria
di
don
Luigino
.
Anziché
consegnare
le
lettere
chiuse
a
don
Cosimino
perché
le
mandasse
a
Matera
,
si
dovevano
ora
portare
,
aperte
,
al
podestà
,
che
le
leggeva
e
s
'
incaricava
di
spedirle
direttamente
a
destinazione
.
Questa
novità
avrebbe
dovuto
portare
una
maggior
rapidità
nella
posta
,
e
forse
era
fatta
proprio
a
questo
scopo
;
ma
il
bene
che
ne
derivava
era
minore
della
noia
di
essere
controllati
sul
luogo
,
di
dover
far
sapere
tutti
i
fatti
propri
e
intimi
a
un
uomo
curioso
e
infantile
,
e
che
si
incontrava
per
strada
dieci
volte
al
giorno
.
Don
Luigino
avrebbe
potuto
esercitare
il
suo
ufficio
pro
forma
:
dare
un
'
occhiata
alle
lettere
,
e
sbarazzarsene
al
più
presto
;
ma
non
c
'
era
da
sperarlo
.
La
censura
postale
era
per
lui
un
nuovo
onore
,
un
nuovo
e
insperato
mezzo
di
soddisfare
il
suo
latente
sadismo
e
la
sua
fantasia
da
romanzo
giallo
.
Era
in
quei
giorni
arrivato
un
nuovo
confinato
:
un
grosso
mercante
d
'
olio
di
Genova
,
mandato
qui
non
per
ragioni
politiche
,
ma
piuttosto
per
gelosia
di
mestiere
o
per
concorrenza
in
affari
.
Era
un
vecchio
,
abituato
a
una
vita
comoda
,
seriamente
malato
di
cuore
,
un
brav
'
uomo
,
insieme
pratico
e
sentimentale
,
che
i
disagi
e
la
lontananza
dalla
famiglia
rendevano
,
in
quel
primi
tempi
,
veramente
angosciato
.
Egli
aveva
dovuto
lasciare
sospesi
,
da
un
momento
all
'
altro
,
tutti
i
suoi
affari
,
che
erano
molti
e
complicati
,
e
doveva
perciò
dare
un
'
infinità
di
disposizioni
.
Scrisse
dunque
delle
lettere
,
col
solito
frasario
e
le
solite
abbreviazioni
convenzionali
dei
commercianti
:
"
A
preg
.
|
vs
.
|
del
7
corr
.
|
ecc
.
"
e
un
'
infinità
di
cifre
,
di
date
,
di
numeri
di
assegni
e
di
scadenze
.
Erano
le
più
innocenti
lettere
del
mondo
;
ma
don
Luigino
non
conosceva
il
gergo
degli
affari
,
ed
era
tutto
caldo
della
sua
nuova
autorità
.
Egli
immaginò
subito
che
quelle
frasi
tronche
e
quei
numeri
fossero
un
cifrario
segreto
:
pensò
di
essere
sulle
fila
di
chissà
quale
importantissimo
complotto
.
Non
spedì
le
lettere
,
e
per
molti
giorni
cercò
invano
di
decifrarle
,
per
scoprirne
gli
inesistenti
significati
reconditi
,
e
intanto
fece
sorvegliare
il
buon
mercante
d
'
olio
;
mandò
le
lettere
alla
questura
di
Matera
,
e
infine
non
poté
più
trattenersi
,
e
fece
al
vecchio
genovese
una
scenataccia
violenta
,
piena
di
oscure
minacce
.
Soltanto
dopo
molti
giorni
si
calmò
,
ma
non
credo
si
sia
mai
del
tutto
persuaso
che
i
suoi
sospetti
erano
infondati
.
Per
me
,
la
cosa
era
molto
diversa
.
Gli
consegnavo
le
mie
lettere
;
don
Luigino
le
portava
a
casa
,
e
le
leggeva
con
attenzione
.
Nei
giorni
seguenti
,
ogni
volta
che
mi
incontrava
,
lodava
le
mie
qualità
letterarie
.
-
Come
scrive
bene
,
don
Carlo
!
È
un
vero
scrittore
.
Mi
leggo
le
sue
lettere
a
poco
a
poco
:
è
una
delizia
.
Quella
di
tre
giorni
fa
,
me
la
sto
copiando
;
è
un
capolavoro
-
.
Don
Luigino
copiava
tutte
le
mie
lettere
,
non
so
se
davvero
per
ammirazione
stilistica
o
per
zelo
poliziesco
,
o
per
tutte
e
due
le
cose
insieme
:
questo
lavoro
richiedeva
molto
tempo
,
e
la
mia
corrispondenza
non
partiva
mai
.
Dicembre
avanzava
,
era
tornata
la
neve
,
i
campi
dormivano
abbandonati
,
i
contadini
non
uscivano
dal
paese
,
le
strade
erano
insolitamente
animate
.
Quando
calava
la
sera
,
sotto
il
fumo
grigio
dei
camini
,
mosso
e
stracciato
dal
vento
,
per
le
vie
buie
,
si
sentiva
un
sussurrare
,
un
rumore
di
passi
,
uno
scambio
alterno
di
voci
,
e
i
ragazzi
,
correndo
a
frotte
,
lanciavano
nell
'
aria
nera
i
primi
rauchi
suoni
dei
cupi
cupi
.
Il
cupo
cupo
è
uno
strumento
rudimentale
,
fatto
di
una
pentola
o
di
una
scatola
di
latta
,
con
l
'
apertura
superiore
chiusa
da
una
pelle
tesa
come
un
tamburo
.
In
mezzo
alla
pelle
è
infisso
un
bastoncello
di
legno
.
Soffregando
con
la
mano
destra
,
in
su
e
in
giù
,
il
bastone
,
si
ottiene
un
suono
basso
,
tremolante
,
oscuro
,
come
un
monotono
brontolìo
.
Tutti
i
ragazzi
,
nella
quindicina
che
precede
il
Natale
,
si
costruivano
un
cupo
cupo
,
e
andavano
,
in
gruppi
,
cantando
su
quell
'
unica
nota
di
accompagnamento
,
delle
specie
di
nenie
,
su
un
solo
motivo
.
Cantavano
delle
lunghe
filastrocche
senza
senso
,
non
prive
di
una
certa
grazia
;
ma
soprattutto
portavano
,
davanti
alle
porte
delle
case
dei
signori
,
serenate
e
complimenti
improvvisati
.
In
compenso
,
le
persone
lodate
nel
canto
devono
regalare
una
strenna
,
dei
fichi
secchi
,
delle
uova
,
delle
focacce
,
o
qualche
moneta
.
Appena
scendevano
le
ombre
,
cominciavano
i
ritornelli
,
sempre
uguali
.
L
'
aria
era
piena
di
quei
suoni
lamentosi
e
strascicati
,
di
quelle
voci
infantili
,
sull
'
accento
ritmico
e
grottesco
dei
cupi
cupi
.
Sentivo
di
lontano
:
Aggio
cantato
alla
lucente
stella
Donna
Caterina
è
una
donna
bella
Sona
cupille
si
voi
sunà
.
Aggio
cantato
dal
fondo
del
core
Il
dottor
Milillo
è
'
nu
professore
Sona
cupille
si
voi
sunà
.
Aggio
cantato
sovra
'
na
forcina
E
donna
Maria
è
'
na
regina
Sona
cupille
si
voi
sunà
.
E
così
via
,
dinanzi
a
tutti
gli
usci
,
con
un
frastuono
melanconico
.
Vennero
anche
da
me
,
e
cantarono
una
interminabile
canzoncina
,
che
finiva
:
Aggio
cantato
sovra
'
nu
varcone
E
don
Carlo
è
'
nu
varone
Sona
cupille
si
voi
sunà
.
Questi
poveri
canti
,
e
il
suono
del
cupo
cupo
,
risonavano
nelle
strade
oscure
,
come
il
rumore
del
mare
dentro
il
cavo
di
una
conchiglia
;
si
alzavano
sotto
le
fredde
stelle
invernali
,
e
si
spegnevano
nell
'
aria
natalizia
,
piena
dell
'
odore
delle
frittelle
e
di
una
melanconica
festività
.
-
Una
volta
venivano
in
paese
,
in
questi
giorni
,
i
pastori
,
-
mi
diceva
la
Giulia
.
-
Suonavano
in
chiesa
,
per
Natale
,
con
le
loro
zampogne
,
"
Gesù
Bambino
è
nato
"
.
Ma
da
molti
anni
hanno
cambiato
strada
,
e
non
ci
passano
più
,
da
queste
parti
-
.
Veramente
,
un
pastore
venne
,
poco
prima
di
Natale
,
con
un
suo
ragazzo
,
e
la
zampogna
,
ma
si
fermò
un
giorno
solo
,
per
salutare
certi
suoi
compagni
,
e
non
andò
in
chiesa
.
Lo
trovai
in
casa
dei
suoi
amici
,
dalla
vecchia
Rosano
,
la
contadina
madre
del
muratore
,
quella
che
era
venuta
a
trovarmi
da
sola
.
C
'
era
conversazione
da
lei
,
quella
sera
,
e
io
,
che
passavo
per
la
strada
,
fui
invitato
a
entrare
,
e
a
bere
il
vino
e
a
mangiare
le
focacce
.
Avevano
sgombrato
la
stanza
,
e
una
ventina
di
giovani
contadini
e
contadine
,
nipoti
e
parenti
della
vecchia
,
ballavano
al
flebile
suono
della
zampogna
.
Era
una
specie
di
tarantella
,
i
danzatori
non
si
toccavano
che
la
punta
delle
dita
,
girandosi
attorno
,
come
in
una
specie
di
ruota
,
o
di
corteggiamento
cadenzato
.
Poi
tutti
si
fermarono
,
e
si
fecero
in
mezzo
alla
stanza
,
tenendosi
per
mano
,
un
giovane
contadino
e
la
sua
fidanzata
,
la
figlia
della
vecchia
,
una
ragazza
alta
e
robusta
,
dal
viso
rosato
,
che
vedevo
spesso
passare
per
le
strade
con
degli
enormi
pesi
in
equilibrio
sul
capo
,
sacchi
di
cemento
,
secchi
pieni
di
mattoni
,
e
perfino
dei
lunghi
e
grossi
travi
da
soffitto
,
che
portava
come
fossero
fuscelli
,
senza
reggerli
con
le
mani
:
lavorava
per
suo
fratello
,
il
muratore
.
Tutti
tacquero
,
e
restarono
a
guardare
;
e
la
zampogna
intonò
una
nuova
nasale
,
singhiozzante
,
belante
,
animalesca
tarantella
.
I
due
fidanzati
avevano
un
senso
naturale
della
danza
;
come
di
una
sacra
rappresentazione
;
cominciarono
con
passi
guardinghi
avvicinandosi
e
volgendosi
repentinamente
le
spalle
,
aggirandosi
in
cerchi
senza
incontrarsi
,
battendo
il
piede
in
cadenza
,
con
occhiate
e
gesti
di
ritrosia
e
di
rifiuto
;
poi
andarono
accelerando
i
passi
,
sfiorandosi
al
passaggio
,
prendendosi
per
le
mani
,
e
ruotando
come
trottole
;
poi
,
su
un
ritmo
sempre
più
rapido
,
i
cerchi
si
strinsero
,
finché
comincia
rono
a
urtarsi
,
nel
loro
piroettare
,
con
gran
colpi
dei
fianchi
;
e
si
trovarono
infine
uno
di
faccia
all
'
altro
,
danzando
con
le
mani
alla
vita
,
come
se
la
pantomima
della
schermaglia
amorosa
e
dei
simulati
rifiuti
fosse
finita
,
e
dovesse
ora
cominciare
una
danza
d
'
amore
.
Ma
qui
tutti
batterono
le
mani
,
la
zampogna
tacque
e
i
ballerini
,
col
respiro
grosso
,
visi
rossi
e
gli
occhi
lucenti
si
sedettero
con
la
compagnia
.
I
bicchieri
di
vino
passarono
in
giro
,
si
parlò
ancora
un
poco
,
al
lume
oscillante
del
fuoco
del
camino
;
poi
lo
zampognaro
partì
.
Fu
questo
,
che
io
sappia
,
l
'
unico
ballo
a
Gagliano
in
tutto
l
'
anno
che
ci
restai
.
E
venne
la
vigilia
di
Natale
.
La
terra
era
piena
di
neve
e
di
abbandono
.
Il
vento
portava
il
funebre
suono
della
campana
,
che
pareva
scendere
dal
cielo
.
Gli
auguri
e
le
benedizioni
piovevano
,
al
mio
passaggio
,
dagli
usci
delle
case
.
I
bambini
giravano
a
gruppi
,
per
l
'
ultima
questua
dei
cupi
cupi
.
I
contadini
e
le
donne
andavano
attorno
,
portando
i
regali
alle
case
dei
signori
;
qui
è
uso
antico
che
i
poveri
rendano
omaggio
ai
ricchi
,
e
rechino
i
doni
,
che
vengono
accolti
come
cosa
dovuta
,
con
sufficienza
,
e
non
ricambiati
.
Anch
'
io
dovetti
ricevere
,
quel
giorno
,
bottiglie
di
olio
e
di
vino
,
e
uova
,
e
canestrelli
di
fichi
secchi
,
e
i
donatori
si
meravigliavano
che
io
non
li
accettassi
come
una
decima
obbligatoria
,
ma
che
me
ne
schermissi
,
e
facessi
,
in
cambio
,
come
potevo
,
qualche
dono
.
Che
strano
signore
ero
io
dunque
,
se
non
valeva
per
me
la
tradizionale
inversione
della
favola
dei
Re
Magi
,
e
si
poteva
entrare
a
casa
mia
a
mani
vuote
?
Che
quei
potenti
fossero
venuti
dall
'
Oriente
,
seguendo
la
stella
,
per
portare
le
loro
ricchezze
al
figlio
di
un
falegname
,
era
un
segno
della
prossima
fine
del
mondo
.
Ma
qui
,
dove
Cristo
non
era
venuto
,
non
s
'
erano
mai
visti
neppure
i
tre
Re
.
Don
Luigino
mandò
generosamente
ad
avvertire
che
quella
sera
,
in
segno
di
festa
,
avremmo
potuto
restar
fuori
di
casa
fino
a
tardi
,
ed
assistere
,
se
volevamo
,
alla
messa
di
mezzanotte
.
A
mezzanotte
precisa
io
ero
davanti
alla
chiesa
,
nella
folla
di
contadini
,
di
donne
e
di
signori
;
e
battevamo
i
piedi
nella
neve
frusciante
.
Il
cielo
si
era
rasserenato
,
brillava
qualche
stella
,
Gesù
Bambino
stava
per
nascere
Ma
la
campana
non
suonava
,
la
porta
della
chiesa
era
chiusa
col
catenaccio
,
e
di
don
Trajella
non
si
vedeva
traccia
.
Aspettammo
una
mezz
'
ora
davanti
a
quella
porta
sbarrata
,
sempre
più
impazienti
.
Che
cosa
era
successo
?
Il
prete
era
malato
,
o
forse
,
come
strillava
don
Luigino
,
era
ubriaco
?
Alla
fine
il
podestà
si
decise
a
mandare
un
ragazzo
a
casa
del
parroco
,
a
chiamarlo
.
Di
lì
a
qualche
minuto
si
vide
scendere
dal
vicolo
don
Trajella
,
con
dei
grandi
stivaloni
da
neve
,
e
una
grossa
chiave
in
mano
:
si
avvicinò
all
'
uscio
,
mormorando
qualche
scusa
per
il
ritardo
,
diede
un
giro
di
chiave
,
spalancò
la
porta
,
e
corse
ad
accendere
i
ceri
sull
'
altare
.
Entrammo
allora
tutti
in
chiesa
,
e
la
messa
cominciò
,
una
povera
messa
affrettata
,
senza
musiche
e
senza
canti
.
Quando
la
messa
fu
finita
,
all
'
Ite
missa
est
,
don
Trajella
scese
dall
'
altare
,
e
,
traversando
le
panche
dove
eravamo
seduti
,
salì
sul
pulpito
per
pronunziare
la
sua
predica
.
-
Fratelli
carissimi
!
-
cominciò
.
-
Carissimi
fratelli
!
Fratelli
!
-
e
qui
subito
si
interruppe
,
e
cominciò
a
frugare
in
tutte
le
tasche
,
balbettando
fra
i
denti
parole
incomprensibili
.
Inforcò
gli
occhiali
,
se
li
tolse
,
li
rimise
sul
naso
,
tirò
fuori
il
fazzoletto
,
si
asciugò
il
sudore
,
alzò
gli
occhi
al
cielo
,
li
rivolse
in
basso
all
'
uditorio
,
sospirò
,
si
grattò
la
testa
in
segno
di
sommo
imbarazzo
,
lanciò
degli
oh
!
e
degli
ah
!
,
congiunse
le
mani
,
le
disgiunse
,
mormorò
un
pater
,
e
finalmente
tacque
,
con
l
'
aspetto
di
un
uomo
disperato
.
Un
mormorìo
corse
nella
folla
.
Che
cosa
avveniva
?
Don
Luigino
si
fece
rosso
in
viso
,
e
cominciò
a
stridere
:
-
È
ubriaco
!
La
sera
di
Natale
!
-
Fratelli
carissimi
!
-
ricominciò
don
Trajella
dal
pulpito
,
-
ero
venuto
qui
,
con
animo
pastorale
,
per
parlare
un
poco
con
voi
,
che
siete
il
mio
gregge
dilettissimo
,
in
occasione
di
questa
Santa
Festa
;
per
portarvi
la
mia
parola
di
Pastore
amoroso
,
solliciti
et
benigni
et
studiosi
pastoris
.
Avevo
preparato
una
predica
veramente
,
mi
sia
concesso
di
dirlo
con
ogni
umiltà
,
bellissima
:
l
'
avevo
scritta
,
per
leggerla
,
perché
non
ho
molta
memoria
.
L
'
avevo
messa
in
tasca
.
E
ora
,
ahimè
,
non
la
trovo
più
,
l
'
ho
perduta
;
e
non
mi
ricordo
più
di
nulla
.
Come
fare
?
Che
cosa
potrò
dire
a
voi
,
miei
fedeli
,
che
aspettate
da
me
la
parola
?
Ahimè
,
le
parole
mi
mancano
!
-
E
qui
don
Trajella
tacque
di
nuovo
,
e
rimase
immobile
,
con
gli
occhi
al
soffitto
,
come
assorto
.
In
basso
,
tra
le
panche
,
i
contadini
aspettavano
,
incerti
e
incuriositi
:
ma
don
Luigino
non
si
trattenne
più
,
si
alzò
rabbioso
:
-
È
uno
scandalo
,
è
una
profanazione
della
Casa
di
Dio
.
Fascisti
,
a
me
!
-
I
contadini
non
sapevano
chi
guardare
.
Don
Trajella
,
come
scuotendosi
dall
'
estasi
,
si
era
inginocchiato
,
rivolgendosi
verso
un
crocifisso
di
legno
,
attaccato
sul
bordo
del
pulpito
,
e
,
con
le
mani
unite
in
preghiera
,
diceva
:
-
Gesù
,
Gesù
mio
,
vedi
in
quale
imbarazzo
mi
trovo
,
per
i
miei
peccati
.
Aiutami
tu
,
mio
Signore
!
Fammi
uscire
da
questo
malo
passo
,
Gesù
!
-
Ed
ecco
,
come
toccato
dalla
grazia
,
il
prete
balzò
in
piedi
;
con
una
rapida
mossa
della
mano
afferrò
un
foglio
di
carta
nascosto
ai
piedi
del
crocifisso
,
e
gridò
:
-
Miracolo
!
miracolo
!
Gesù
mi
ha
ascoltato
!
Gesù
mi
ha
soccorso
!
Avevo
perduto
la
mia
predica
,
e
mi
ha
fatto
trovare
di
meglio
!
Che
cosa
valevano
le
mie
povere
parole
?
Ascoltate
,
invece
delle
mie
,
le
parole
che
vengono
di
lontano
!
-
E
cominciò
a
leggere
il
foglio
del
crocifisso
.
Ma
don
Luigino
non
l
'
ascoltava
.
Lanciato
ormai
in
un
freddo
accesso
d
'
ira
e
di
sacra
indignazione
,
continuava
a
gridare
:
-
Fascisti
,
a
me
!
È
un
sacrilegio
!
Ubriaco
,
in
chiesa
,
la
notte
di
Natale
!
A
me
!
-
E
,
facendo
segno
ai
sette
o
otto
balilla
e
avanguardisti
della
sua
scuola
perché
lo
seguissero
,
intonò
"
Faccetta
nera
,
bella
abissina
"
.
Il
podestà
e
i
ragazzi
cantavano
,
ma
don
Trajella
pareva
non
udirli
,
e
continuava
la
sua
lettura
.
Il
foglio
miracoloso
era
una
lettera
che
veniva
dall
'
Abissinia
,
di
quel
sergente
gaglianese
,
allevato
dai
preti
,
che
tutti
conoscevano
.
-
È
la
parola
di
uno
di
voi
,
di
un
figlio
di
questo
paese
,
della
più
cara
di
tutte
le
mie
pecorelle
.
La
mia
povera
predica
non
valeva
nulla
,
al
confronto
.
Gesù
,
che
me
l
'
ha
fatta
trovare
qui
,
ha
fatto
il
miracolo
.
Sentite
:
"
Si
avvicina
il
Santo
Natale
,
e
il
mio
pensiero
vola
a
Gagliano
,
e
a
tutti
gli
amici
e
i
compagni
di
laggiù
,
che
immagino
radunati
nella
nostra
piccola
chiesetta
ad
ascoltare
la
Santa
Messa
.
Qui
noi
combattiamo
per
portare
la
nostra
Santa
Religione
a
queste
popolazioni
infedeli
,
combattiamo
per
convertire
alla
vera
Fede
questi
pagani
,
per
portare
la
pace
e
la
beatitudine
eterna
"
,
ecc
.
ecc
.
-
La
lettera
continuava
per
un
pezzo
su
questo
tono
,
e
finiva
con
saluti
per
tutti
,
e
particolarmente
per
molti
del
paese
,
che
venivano
chiamati
a
nome
.
I
contadini
ascoltavano
compiaciuti
l
'
ultraterreno
messaggio
africano
.
Don
Trajella
prese
di
qui
lo
spunto
per
la
sua
orazione
,
destreggiandosi
tra
i
concetti
di
guerra
e
di
pace
.
-
Il
Natale
è
la
festa
della
pace
,
e
noi
siamo
in
guerra
:
ma
,
come
dice
così
bene
la
lettera
,
questa
guerra
non
è
una
guerra
,
ma
un
'
azione
di
pace
,
per
il
trionfo
della
Croce
che
è
la
sola
vera
pace
per
gli
uomini
;
-
e
così
via
.
La
predica
si
perdeva
nel
pandemonio
:
Don
Luigino
e
i
suoi
ragazzi
da
"
Faccetta
nera
"
erano
passati
a
"
Giovinezza
"
e
finita
"
Giovinezza
"
avevano
riattaccato
"
Faccetta
nera
"
.
Visto
che
i
contadini
non
lo
seguivano
,
e
che
il
prete
parlava
,
fingendo
di
non
accorgersi
del
chiasso
,
il
podestà
si
avviò
alla
porta
,
gridando
:
-
Fuori
dalla
chiesa
!
Questo
posto
è
profanato
!
Fascisti
,
a
me
!
-
e
seguito
dai
suoi
balilla
e
avanguardisti
,
e
da
qualcuno
dei
suoi
amici
,
uscì
,
e
si
mise
,
col
suo
codazzo
,
a
girare
attorno
alla
chiesa
,
cantando
alternativamente
"
Faccetta
nera
"
e
"
Giovinezza
"
,
e
così
continuò
per
tutta
la
durata
della
predica
.
Don
Trajella
intanto
tirava
diritto
,
ed
era
il
solo
,
nella
chiesa
,
a
non
parere
a
disagio
:
aveva
soltanto
,
contro
il
solito
,
due
macchie
rosse
ai
pomelli
nel
viso
pallidissimo
.
-
Pax
in
terra
hominibus
bonae
voluntatis
,
figli
miei
dilettissimi
.
Pax
in
terra
,
questo
è
il
messaggio
divino
,
che
noi
dobbiamo
ascoltare
con
particolare
compunzione
e
devozione
in
questo
anno
di
guerra
.
Il
divino
Infante
è
nato
proprio
in
quest
'
ora
per
portare
questa
parola
di
pace
.
Pax
in
terra
hominibus
,
e
perciò
noi
dobbiamo
purificarci
,
per
sentircene
degni
,
dobbiamo
fare
un
esame
di
coscienza
,
dobbiamo
chiederci
se
abbiamo
fatto
il
nostro
dovere
,
per
essere
degni
di
ascoltare
con
purezza
di
cuore
il
Verbo
di
Dio
.
Ma
voi
siete
malvagi
,
siete
peccatori
,
voi
non
venite
mai
in
chiesa
,
non
fate
le
devozioni
,
cantate
canzonacce
,
bestemmiate
,
non
battezzate
i
vostri
figli
,
non
vi
confessate
,
non
vi
comunicate
,
non
avete
rispetto
per
i
ministri
del
Signore
,
non
date
a
Dio
quello
che
è
di
Dio
,
e
perciò
la
pace
non
è
con
voi
.
Pax
in
terra
hominibus
:
voi
non
sapete
il
latino
.
Che
cosa
vuol
dire
?
Pax
in
terra
hominibus
vuol
dire
che
oggi
,
la
vigilia
di
Natale
,
voi
avreste
dovuto
portare
un
capretto
in
dono
,
secondo
l
'
usanza
,
al
vostro
pastore
.
Invece
non
l
'
avete
fatto
,
perché
siete
dei
miscredenti
;
e
poiché
non
siete
bonae
voluntatis
,
non
avete
la
volontà
buona
,
così
non
avete
la
pace
,
e
la
benedizione
del
Signore
.
Pensateci
dunque
,
portate
al
vostro
parroco
il
capretto
,
pagategli
i
debiti
per
i
suoi
terreni
,
che
glieli
dovete
dall
'
anno
passato
,
se
volete
che
Dio
vi
guardi
con
misericordia
,
vi
tenga
la
sua
mano
sul
capo
,
e
ispiri
la
pace
nei
vostri
cuori
;
se
volete
che
la
pace
torni
nel
mondo
,
e
finisca
la
guerra
che
vi
fa
trepidare
per
la
sorte
dei
vostri
cari
e
della
nostra
Patria
diletta
-
.
E
così
via
di
questo
passo
,
con
scherzi
,
rivendicazioni
,
e
citazioni
latine
.
"
Faccetta
nera
"
risonava
dalla
porta
,
sottolineando
i
passaggi
dell
'
orazione
,
mentre
il
ragazzo
campanaio
,
a
un
cenno
del
prete
,
si
era
attaccato
alla
campana
,
cercando
di
coprire
,
con
quegli
squilli
da
morto
,
i
canti
del
podestà
.
In
questo
chiasso
,
fra
la
generale
costernazione
,
la
predica
ebbe
finalmente
termine
.
Don
Trajella
scese
dal
pulpito
,
e
senza
voltarsi
a
destra
né
a
sinistra
uscì
dalla
chiesa
,
e
noi
tutti
lo
seguimmo
.
Fuori
,
don
Luigino
continuava
a
cantare
.
Un
contadino
col
mantello
nero
aspettava
davanti
alla
chiesa
,
tenendo
per
la
cavezza
un
mulo
sellato
.
Era
venuto
da
Gaglianello
per
prendere
il
prete
,
che
doveva
dire
anche
là
la
messa
di
Natale
.
Don
Trajella
chiuse
la
porta
della
chiesa
,
si
mise
la
chiave
in
tasca
,
e
,
aiutato
dal
contadino
,
si
arrampicò
sul
mulo
e
partì
.
Doveva
fare
due
ore
di
strada
,
sul
sentiero
tra
i
burroni
,
nella
neve
.
A
Gaglianello
Gesù
Bambino
nacque
,
quell
'
anno
,
verso
le
quattro
del
mattino
.
Don
Trajella
ripeté
là
il
suo
miracolo
,
e
poiché
non
c
'
era
,
in
quella
frazione
sperduta
,
né
podestà
né
signori
,
tutto
andò
benissimo
,
e
i
contadini
furono
entusiasti
della
predica
,
e
,
una
volta
tanto
,
il
povero
prete
venne
trattato
con
i
dovuti
onori
,
ebbe
da
bere
quanto
volle
,
si
ubriacò
,
questa
volta
davvero
,
e
non
tornò
a
Gagliano
che
tre
giorni
dopo
.
Io
,
che
ero
rimasto
con
gli
altri
davanti
alla
chiesa
,
mi
sottrassi
in
fretta
alla
compagnia
,
che
commentava
l
'
accaduto
.
Tutti
i
signori
,
tranne
il
dottor
Milillo
che
scuoteva
la
testa
,
disgustato
del
nipote
,
davano
ragione
al
podestà
,
e
si
intendevano
per
denunciare
il
prete
alle
autorità
.
-
Finalmente
ce
ne
sbarazzeremo
!
-
strillava
don
Luigino
,
-
questa
è
la
volta
buona
!
-
Nessuno
saprà
mai
se
don
Trajella
avesse
preparato
il
miracolo
,
con
la
stendhaliana
messa
in
scena
del
ritardo
,
e
della
perdita
della
predica
scritta
,
e
dell
'
imbarazzo
sul
pulpito
,
soltanto
per
un
pio
fine
di
edificazione
,
per
fare
,
con
quella
astuzia
oratoria
,
maggior
effetto
sull
'
animo
degli
ascoltatori
,
o
se
non
avesse
anche
,
nello
stesso
tempo
,
voluto
prendersi
argutamente
gioco
dei
suoi
nemici
,
e
magari
anche
di
se
stesso
,
e
divertirsi
alle
spalle
di
quella
gente
che
lo
odiava
e
da
cui
si
sentiva
perseguitato
.
Certo
,
non
era
ubriaco
,
o
,
se
anche
aveva
bevuto
un
po
'
più
del
solito
,
questo
gli
aveva
aggiunto
,
anziché
tolto
,
lucidezza
e
presenza
di
spirito
.
Ma
don
Luigino
era
convinto
che
il
prete
era
ubriaco
,
che
il
discorso
era
stato
veramente
smarrito
,
e
che
tutto
ciò
era
uno
scandalo
;
e
questa
fu
la
rovina
del
povero
vecchio
prete
.
L
'
indomani
mattina
,
per
quanto
fosse
festa
,
e
Natale
,
già
partivano
le
denunzie
:
lettere
al
Prefetto
,
alla
Questura
e
al
Vescovo
.
Vennero
poi
,
qualche
tempo
dopo
,
due
preti
di
Tricarico
mandati
dal
Vescovo
per
fare
un
'
inchiesta
.
Credo
che
tutti
coloro
che
essi
interrogarono
deposero
contro
il
prete
:
io
solo
cercai
di
scusarlo
,
ma
non
avevo
alcuna
autorità
.
E
il
Vescovo
si
decise
a
imporre
a
don
Trajella
di
andare
ad
abitare
nella
sua
vera
sede
,
a
Gaglianello
,
e
gli
vietò
di
presentarsi
al
concorso
per
la
parrocchia
di
Gagliano
.
Ma
questo
avvenne
poi
.
Quella
mattina
,
il
cielo
era
grigio
e
freddo
,
e
i
contadini
dormirono
fino
a
tardi
.
I
camini
fumavano
più
del
solito
:
forse
qualche
pezzo
di
carne
di
capretto
cuoceva
nelle
pentole
,
fra
gli
alari
.
Era
la
più
grande
festa
dell
'
anno
,
un
giorno
lieto
di
pace
simulata
e
di
supposta
ricchezza
.
Era
soprattutto
il
giorno
nel
quale
si
possono
dire
e
fare
cose
impossibili
in
ogni
altro
tempo
dell
'
anno
.
La
Giulia
arrivò
a
casa
mia
tutta
ripulita
,
con
lo
scialle
smacchiato
,
il
velo
stirato
di
fresco
,
e
il
bambino
meno
stracciato
del
solito
,
che
trascinava
i
grossi
scarponi
di
un
altro
ragazzo
più
vecchio
di
lui
di
qualche
anno
.
Io
la
aspettavo
con
impazienza
:
c
'
era
tutta
una
parte
,
e
la
più
importante
,
della
sua
sapienza
stregonesca
,
che
avrebbe
potuto
comunicarmi
soltanto
quest
'
oggi
.
La
Santarcangelese
mi
aveva
insegnato
ogni
specie
di
sortilegi
e
di
formule
magiche
,
per
fare
innamorare
e
per
guarire
le
malattie
:
ma
aveva
sempre
rifiutato
di
farmi
sapere
gli
incanti
di
morte
,
quelli
che
possono
far
ammalare
e
morire
.
-
Soltanto
a
Natale
si
possono
dire
,
e
in
grandissimo
segreto
,
e
con
giuramento
di
non
ripeterli
a
nessun
altro
,
se
non
in
quello
stesso
giorno
,
che
è
un
giorno
santo
.
In
tutti
gli
altri
giorni
dell
'
anno
,
è
peccato
mortale
-
.
Ma
dovetti
lo
stesso
pregarla
e
ripregarla
,
e
insistere
perché
mi
mettesse
nel
segreto
:
la
Giulia
si
schermiva
perché
,
in
fondo
,
anche
di
Natale
la
cosa
non
è
del
tutto
innocente
.
Dovetti
solennemente
giurarle
che
poteva
fidarsi
della
mia
discrezione
,
e
che
il
diavolo
non
avrebbe
riso
di
noi
;
finalmente
si
indusse
a
iniziarmi
alle
terribili
formule
che
,
per
sola
virtù
di
parola
,
attaccano
un
uomo
,
a
poco
a
poco
,
in
ogni
sua
parte
viva
,
e
lo
colpiscono
e
lo
disseccano
e
inaridiscono
,
fino
a
portarlo
alla
tomba
.
Riferirò
qui
qualcuno
di
quegli
spaventosi
esorcismi
,
che
sarebbero
forse
di
tanta
utilità
,
in
questi
tempi
,
al
lettore
?
Ahimè
,
no
.
Non
è
Natale
,
e
sono
legato
da
un
giuramento
.
Arrivammo
alla
fine
dell
'
anno
.
Volli
attendere
la
mezzanotte
,
secondo
l
'
usanza
.
Ero
solo
,
nella
mia
cucina
,
davanti
a
un
fuoco
che
sfriggeva
e
soffiava
e
cigolava
,
mentre
fuori
urlava
la
tempesta
di
vento
e
di
neve
.
Avevo
un
bicchiere
di
vino
,
ma
a
che
cosa
avrei
potuto
brindare
?
Il
mio
orologio
si
era
fermato
,
e
nessun
rintocco
di
fuori
poteva
giungermi
e
indicarmi
il
passare
del
tempo
,
dove
il
tempo
non
scorre
.
Così
finì
,
in
un
momento
indeterminato
,
l
'
anno
1935
,
quest
'
anno
fastidioso
,
pieno
di
noia
legittima
,
e
cominciò
il
1936
,
identico
al
precedente
,
e
a
tutti
quelli
che
sono
venuti
prima
,
e
che
verranno
poi
,
nel
loro
indifferente
corso
disumano
.
Cominciò
con
un
segno
funesto
,
una
eclisse
di
sole
.
L
'
eclisse
era
un
segno
del
cielo
.
Un
sole
malato
di
peste
guardava
col
suo
occhio
velato
un
mondo
che
aveva
iniziato
la
sua
guerra
di
dissoluzione
.
C
'
era
un
peccato
,
sotto
;
non
soltanto
quello
che
si
commetteva
in
quei
giorni
,
i
massacri
coi
gas
asfissianti
che
facevano
scuotere
la
testa
ai
contadini
,
che
sanno
che
ogni
colpa
si
sconta
;
ma
un
peccato
più
fondamentale
,
di
quelli
per
cui
tutti
pagano
,
gli
innocenti
con
i
colpevoli
.
Il
sole
si
oscurava
per
avvertircene
:
-
Un
triste
futuro
ci
aspetta
,
-
dicevano
tutti
.
I
giorni
erano
freddi
e
smorti
;
il
sole
si
levava
pallido
,
come
a
fatica
,
sui
monti
bianchi
.
Cacciati
dal
gelo
e
dalla
fame
,
i
lupi
si
avvicinavano
al
paese
.
Barone
li
sentiva
da
lontano
,
con
un
suo
senso
misterioso
,
ed
entrava
in
uno
stato
d
'
inquietudine
e
di
agitazione
straordinaria
.
Correva
per
la
casa
ringhiando
,
il
pelo
gli
si
rizzava
;
grattava
la
porta
con
le
unghie
per
chiedere
di
uscire
.
Gli
aprivo
,
ed
egli
spariva
nella
notte
,
e
fino
al
mattino
non
lo
rivedevo
più
.
Non
ho
mai
capito
se
in
quella
sua
esaltazione
per
i
lupi
ci
fosse
odio
,
o
terrore
,
o
piuttosto
amore
e
desiderio
,
se
quelle
fughe
notturne
erano
cacce
,
o
convegno
di
amici
antichissimi
nella
foresta
.
Certo
,
in
quelle
notti
,
la
tramontana
portava
il
rumore
della
canea
,
degli
abbaiamenti
strani
,
qua
e
là
per
le
valli
.
Barone
tornava
al
mattino
,
stanco
per
essere
stato
chissà
dove
,
bagnato
e
sporco
di
fango
.
Si
sdraiava
vicino
al
fuoco
,
e
mi
guardava
,
con
un
solo
occhio
aperto
,
di
sotto
in
su
.
Qualche
lupo
attraversò
anche
il
paese
:
si
trovavano
,
il
mattino
,
le
sue
peste
sulla
neve
.
Una
sera
ne
vidi
uno
io
sesso
,
dalla
mia
terrazza
:
un
grosso
cane
magro
,
che
uscì
improvvisamente
dal
buio
,
si
fermò
un
momento
alla
luce
di
una
lampada
dondolante
per
il
vento
,
alzò
il
muso
ad
annusare
l
'
aria
,
e
a
passo
lento
e
tranquillo
ritornò
a
dileguarsi
nell
'
ombra
.
Era
un
buon
tempo
,
quello
,
per
i
cacciatori
.
Qualcuno
partì
,
per
prendere
parte
a
battute
al
cinghiale
,
oltre
Accettura
;
si
diceva
che
ce
ne
fossero
molti
:
ma
a
Gagliano
quell
'
anno
non
se
ne
prese
nessuno
.
I
più
,
profittando
del
riposo
dei
campi
,
uscivano
con
le
loro
giacche
di
velluto
e
il
fucile
ben
lustro
,
a
caccia
di
volpi
e
di
lepri
,
e
tornavano
spesso
con
il
carniere
pieno
.
Con
l
'
osso
della
zampa
posteriore
destra
del
lepre
,
svuotato
del
midollo
con
un
ferro
rovente
,
si
fanno
dei
bocchini
per
i
sigari
,
che
i
vecchi
fumano
con
religiosa
precauzione
,
perché
il
freddo
dell
'
aria
non
li
incrini
,
fino
a
che
diventino
di
un
bel
nero
lucido
.
Un
vecchio
contadino
,
che
avevo
curato
di
non
so
più
che
male
,
volle
regalarmi
il
suo
bocchino
,
di
un
colore
venerabile
,
per
essere
stato
fumato
da
lui
per
vent
'
anni
.
Quando
si
seppe
in
paese
che
avevo
gradito
questo
regalo
,
tutti
andarono
a
gara
a
offrirmi
quegli
ossicini
,
già
forati
o
ancora
grezzi
:
e
cominciai
anch
'
io
,
con
perseveranza
,
ad
annerirli
,
fumando
i
miei
poveri
sigari
Roma
su
e
giù
per
la
strada
del
paese
.
Non
arrivavano
i
giornali
né
la
posta
,
per
la
neve
che
chiudeva
le
strade
:
l
'
isola
fra
i
burroni
aveva
perso
ogni
contatto
con
la
terra
.
Il
mutarsi
dei
giorni
era
un
semplice
variare
di
nuvole
e
di
sole
:
il
nuovo
anno
giaceva
immobile
,
come
un
tronco
addormentato
.
Nell
'
uguaglianza
delle
ore
,
non
c
'
è
posto
né
per
la
memoria
né
per
la
speranza
:
passato
e
futuro
sono
come
due
stagni
morti
.
Tutto
il
domani
,
fino
alla
fine
dei
tempi
,
tendeva
a
diventare
anche
per
me
quel
vago
"
crai
"
contadino
,
fatto
di
vuota
pazienza
,
via
dalla
storia
e
dal
tempo
.
Come
talvolta
il
linguaggio
inganna
,
con
le
sue
interne
contraddizioni
!
In
questa
landa
atemporale
,
il
dialetto
possiede
delle
misure
del
tempo
più
ricche
che
quelle
di
alcuna
lingua
;
di
là
da
quell
'
immobile
,
eterno
crai
,
ogni
giorno
del
futuro
ha
un
suo
proprio
nome
.
Crai
è
domani
,
e
sempre
;
ma
il
giorno
dopo
domani
è
pescrai
e
il
giorno
dopo
ancora
è
pescrille
;
poi
viene
pescruflo
,
e
poi
maruflo
e
maruflone
;
ed
il
settimo
giorno
è
maruflicchio
.
Ma
questa
esattezza
di
termini
ha
più
che
altro
un
valore
di
ironia
.
Queste
parole
non
si
usano
tanto
per
indicare
questo
o
quel
giorno
,
ma
piuttosto
tutte
insieme
come
un
elenco
,
e
il
loro
stesso
suono
è
grottesco
:
sono
come
una
riprova
della
inutilità
di
voler
distinguere
nelle
eterne
nebbie
del
crai
.
Certo
anch
'
io
cominciavo
a
non
attendermi
nulla
da
nessuno
dei
futuri
marufli
o
marufloni
o
maruflicchi
.
Nulla
interrompeva
la
solitudine
delle
mie
sere
nella
cucina
fumosa
,
se
non
a
volte
la
visita
dei
carabinieri
di
ronda
,
che
venivano
ad
assicurarsi
pro
forma
se
c
'
ero
,
e
a
bere
un
bicchiere
di
vino
.
Il
padrone
di
casa
mi
aveva
avvertito
che
sarei
stato
spesso
disturbato
dal
rumore
del
trappeto
,
il
frantoio
che
era
sotto
alle
mie
stanze
;
ci
si
entrava
dall
'
orto
,
per
una
porticina
di
fianco
agli
scalini
che
portavano
in
casa
.
Avrebbe
lavorato
anche
di
notte
,
il
trappeto
,
mi
aveva
detto
.
Quando
girava
la
vecchia
mola
di
pietra
,
trascinata
in
tondo
da
un
asino
bendato
,
la
casa
tremava
,
e
un
rombo
continuo
saliva
dal
pavimento
.
Ma
il
raccolto
delle
olive
quell
'
anno
fu
così
scarso
,
che
il
trappeto
macinò
in
tutto
per
due
o
tre
giorni
,
e
poi
rimase
zitto
e
fermo
come
prima
,
e
le
mie
sere
non
furono
più
disturbate
.
Soltanto
una
volta
,
dopo
cena
,
arrivarono
da
me
il
brigadiere
e
l
'
avvocato
P
.
per
giocare
a
carte
.
Dissero
che
mi
sapevano
solo
,
e
immaginavano
che
sarei
stato
contento
di
un
po
'
di
compagnia
:
pensavano
di
venire
spesso
,
e
che
avremmo
passato
insieme
delle
belle
ore
.
Io
tremavo
al
pensiero
che
la
cosa
potesse
diventare
una
abitudine
quotidiana
,
che
mi
costringesse
a
passare
il
mio
tempo
nelle
noiose
insulsaggini
del
gioco
delle
carte
:
in
quel
tempo
preferivo
star
solo
a
leggere
o
a
lavorare
.
To
rede
and
dryve
the
night
away
For
me
thoughte
it
better
play
Then
plyen
either
at
chesse
or
tables
.
Tuttavia
apprezzando
la
loro
buona
intenzione
,
feci
buon
viso
a
cattivo
gioco
,
e
passammo
la
sera
ad
un
interminabile
ramino
.
Non
tornarono
più
.
Don
Luigino
aveva
saputo
subito
di
questa
visita
da
qualcuno
dei
suoi
accoliti
.
A
me
non
disse
nulla
:
ma
fece
al
brigadiere
una
terribile
scenata
,
sulla
piazza
,
accusandolo
di
fraternizzare
con
i
confinati
,
e
minacciando
di
denunciarlo
e
di
farlo
trasferire
.
Così
nessuno
,
oltre
i
malati
,
e
i
contadini
(
che
erano
liberi
di
frequentarmi
,
perché
non
erano
considerati
,
veramente
,
degli
uomini
)
,
osò
più
venirmi
a
trovare
,
tranne
il
dottor
Milillo
,
che
amava
gli
atteggiamenti
indipendenti
,
e
,
nella
sua
qualità
di
vecchio
zio
,
non
aveva
nulla
da
temere
dal
nipote
.
Ero
,
così
,
libero
di
me
,
e
del
mio
tempo
.
Se
non
avevo
la
compagnia
dei
signori
,
avevo
quella
dei
bambini
.
Ce
n
'
erano
moltissimi
,
di
tutte
le
età
,
e
usavano
battere
al
mio
uscio
ad
ogni
ora
del
giorno
.
Quello
che
li
aveva
attratti
,
dapprincipio
,
era
Barone
,
questo
essere
infantile
e
meraviglioso
.
Poi
li
aveva
colpiti
la
mia
pittura
,
e
non
finivano
di
stupirsi
delle
immagini
che
apparivano
,
come
per
incanto
,
sulla
tela
,
e
che
erano
proprio
le
case
,
le
colline
e
i
visi
dei
contadini
.
Erano
diventati
miei
amici
:
entravano
liberamente
in
casa
,
posavano
per
i
miei
quadri
,
orgogliosi
di
vedersi
dipinti
.
Si
informavano
di
quando
sarei
andato
a
dipingere
nella
campagna
;
e
arrivavano
in
frotta
a
prendermi
a
casa
.
Ce
n
'
era
sempre
,
allora
,
una
ventina
,
e
tutti
consideravano
massimo
onore
portarmi
la
cassetta
,
il
cavalletto
,
la
tela
:
e
per
questo
onore
si
disputavano
e
si
picchiavano
,
finché
io
non
intervenivo
,
come
un
dio
inappellabile
,
a
scegliere
e
giudicare
.
Il
preferito
andava
con
la
cassetta
,
l
'
oggetto
più
pesante
,
e
perciò
più
degno
e
ambito
,
fiero
e
felice
come
un
paladino
,
con
un
passo
di
gloria
.
Uno
,
un
ragazzo
di
otto
o
dieci
anni
,
Giovanni
Fanelli
,
pallido
,
con
dei
grandi
occhi
neri
e
un
collo
lungo
e
sottile
,
dalla
pelle
bianca
come
quella
di
una
donna
,
si
era
più
di
tutti
entusiasmato
per
la
pittura
.
Tutti
i
bambini
mi
chiedevano
in
regalo
i
vecchi
tubi
di
colore
vuoti
,
e
i
vecchi
pennelli
spelati
,
e
se
ne
servivano
per
i
loro
giochi
.
Giovanni
ne
ebbe
anch
'
egli
la
sua
parte
,
ma
ne
fece
tutt
'
altro
uso
:
senza
dirmi
nulla
,
in
segreto
,
si
era
messo
a
fare
il
pittore
.
Era
attentissimo
a
tutto
quello
che
facevo
:
mi
vedeva
preparare
la
tela
con
l
'
imprimitura
,
tirarla
sui
telai
:
queste
operazioni
,
poiché
io
le
facevo
,
gli
parevano
tanto
essenziali
all
'
arte
come
il
fatto
del
dipingere
.
Egli
cercò
dunque
degli
stecchi
di
legno
,
e
riuscì
a
connetterli
insieme
:
su
questi
telai
asimmetrici
e
irregolari
,
tese
qualche
pezzo
di
vecchia
camicia
trovata
chissà
dove
,
e
ci
impiastrò
su
non
so
che
pappa
,
a
simboleggiate
l
'
imprimitura
.
Arrivato
a
questo
punto
,
gli
pareva
di
aver
fatto
il
più
.
Coi
fondi
dei
tubi
vuoti
e
i
rimasugli
della
mia
tavolozza
,
e
i
pennelli
frusti
,
dipingeva
su
quelle
sue
tele
,
cercando
di
imitare
la
corsa
e
il
modo
della
mia
pennellata
.
Era
un
bambino
timido
,
arrossiva
facilmente
,
e
non
avrebbe
osato
,
per
quanto
ne
avesse
un
gran
desiderio
,
farmi
vedere
le
sue
opere
.
Avvertito
dagli
altri
,
le
vidi
.
Non
erano
le
solite
pitture
infantili
,
né
delle
imitazioni
.
Erano
cose
informi
,
macchie
di
colore
non
prive
d
'
incanto
.
Non
so
se
Giovanni
Fanelli
sia
diventato
o
potesse
diventare
un
pittore
:
ma
certo
non
vidi
mai
in
nessuno
quella
sua
fiducia
in
una
rivelazione
che
dovesse
venire
da
sola
,
dal
lavoro
;
quel
suo
credere
nella
ripetizione
della
tecnica
come
di
una
infallibile
formula
magica
,
o
come
di
un
lavoro
della
terra
,
che
,
arata
e
seminata
,
porta
il
suo
frutto
.
Questi
ragazzi
,
gli
stessi
che
a
Natale
giravano
in
frotte
al
suono
dei
cupi
cupi
,
o
che
si
incontravano
per
le
vie
,
pronti
a
fuggire
,
come
stormi
di
uccelli
,
non
avevano
un
capo
,
come
a
Grassano
il
Capitano
.
Erano
vivaci
,
intelligenti
e
tristi
.
Quasi
tutti
erano
vestiti
di
cenci
malamente
rattoppati
,
con
le
vecchie
giacche
dei
fratelli
maggiori
,
dalle
maniche
troppo
lunghe
rimboccate
sui
polsi
;
scalzi
o
con
delle
grosse
scarpe
da
uomo
bucate
.
Pallidi
tutti
,
gialli
per
la
malaria
,
magri
,
con
gli
sguardi
intenti
,
neri
e
vuoti
,
profondissimi
.
Ce
n
'
era
di
tutti
i
caratteri
,
ingenui
e
astuti
,
candidi
e
malvagi
,
ma
tutti
pieni
di
movimento
,
con
gli
occhi
accesi
come
di
febbre
:
tutti
vivi
di
una
vita
precoce
,
che
si
sarebbe
poi
spenta
con
gli
anni
,
nella
monotona
prigione
del
tempo
.
Mobili
e
silenziosi
,
me
li
vedevo
comparire
attorno
da
ogni
pane
,
pieni
di
una
muta
fedeltà
e
di
desideri
non
espressi
.
Tutto
quello
che
io
possedevo
o
facevo
,
li
riempiva
di
estatica
ammirazione
.
I
più
piccoli
oggetti
che
io
buttavo
,
fino
alle
scatole
vuote
o
ai
pezzi
di
carta
,
erano
per
loro
tesori
che
si
disputavano
in
lotte
accanite
.
Correvano
a
farmi
,
non
richiesti
,
ogni
sorta
di
servigi
:
andavano
pei
campi
,
e
tornavano
la
sera
a
portarmi
dei
mazzetti
di
asparagi
selvatici
,
o
dei
funghi
del
legno
,
insipidi
e
tigliosi
,
che
,
in
mancanza
di
altri
migliori
,
quaggiù
si
usano
mangiare
.
Andavano
lontano
,
verso
Gaglianello
,
e
mi
riportavano
i
frutti
amari
dell
'
arancio
selvatico
,
da
una
pianta
che
era
laggiù
,
la
sola
di
tutto
il
paese
,
perché
li
dipingessi
.
Mi
erano
amici
,
ma
pieni
di
pudore
,
ritrosia
e
diffidenza
,
avvezzi
naturalmente
al
silenzio
,
e
a
nascondere
il
loro
pensiero
;
immersi
in
quel
fuggente
misterioso
mondo
animale
nel
quale
vivevano
,
come
piccole
capre
svelte
e
fugaci
.
Uno
di
essi
,
Giovannino
,
un
ragazzo
bianco
e
nero
,
con
degli
occhi
rotondi
e
un
viso
stupito
sotto
il
cappello
da
uomo
,
figlio
di
un
pastore
,
non
si
separava
mai
da
una
sua
capra
fulva
,
con
gli
occhi
gialli
,
che
lo
seguiva
dappertutto
come
un
cagnolino
.
Quando
veniva
a
casa
mia
con
gli
altri
bambini
,
anche
la
capra
Nennella
entrava
nella
mia
cucina
,
annusando
,
desiderosa
di
sale
.
Barone
aveva
imparato
a
rispettarla
:
quando
si
usciva
a
dipingere
,
Nennella
seguiva
saltellando
la
fila
dei
ragazzi
,
mentre
il
cane
correva
innanzi
abbaiando
di
felice
intrattenibile
libertà
.
Quando
ci
fermavamo
,
Giovannino
restava
a
guardarmi
lavorare
,
abbracciando
il
collo
di
Nennella
,
finché
la
capra
si
liberava
con
un
balzo
e
correva
lontano
a
brucare
qualche
cespuglio
di
ginestra
.
Io
poi
mandavo
via
i
ragazzi
perché
non
mi
infastidissero
,
e
quelli
si
allontanavano
a
malincuore
,
e
tornavano
verso
sera
,
quando
già
gli
sciami
delle
zanzare
mi
fischiavano
attorno
,
e
gli
ultimi
raggi
del
sole
arrivavano
lunghi
e
rosati
,
per
vedere
il
quadro
finito
,
e
riportarlo
trionfalmente
a
casa
.
Ora
che
la
neve
copriva
la
terra
,
questi
cortei
infantili
erano
finiti
:
ma
i
bambini
mi
venivano
a
cercare
in
casa
,
restavano
a
scaldarsi
al
fuoco
della
cucina
,
o
mi
chiedevano
di
salire
a
giocare
sulla
terrazza
.
Tre
o
quattro
soprattutto
mi
erano
quasi
sempre
attorno
.
Il
più
piccolo
era
il
figlio
della
Parroccola
,
che
abitava
in
un
tugurio
a
pochi
metri
da
casa
mia
.
Aveva
forse
un
cinque
anni
,
una
grossa
testa
rotonda
,
col
naso
corto
e
la
bocca
carnosa
,
su
un
corpicino
esile
.
La
Parroccola
,
sua
madre
,
così
chiamata
perché
anch
'
essa
aveva
un
grosso
testone
,
che
la
faceva
assomigliare
al
bastone
pastorale
del
parroco
,
era
una
delle
streghe
contadine
del
paese
:
la
più
modesta
di
tutte
,
la
più
brutta
e
la
più
bonaria
.
Quel
suo
faccione
,
con
il
largo
naso
piatto
,
le
due
enormi
narici
aperte
,
la
boccaccia
sgangherata
,
i
capelli
radi
,
la
pelle
ruvida
e
giallastra
,
era
davvero
mostruoso
;
e
di
corpo
era
piccola
e
tozza
,
infagottata
negli
stracci
sotto
il
velo
.
Ma
era
una
buona
donna
.
Campava
facendo
la
lavandaia
,
e
non
negava
,
al
bisogno
,
le
sue
grazie
,
in
un
suo
letto
grande
come
una
piazza
,
a
qualche
carabiniere
o
a
qualche
giovanotto
.
La
vedevo
ogni
giorno
sull
'
uscio
,
di
faccia
a
casa
mia
;
e
le
dicevo
,
per
scherzo
,
che
mi
piaceva
,
e
che
speravo
non
mi
avrebbe
rifiutato
.
La
Parroccola
arrossiva
di
piacere
,
per
quanto
poteva
arrossire
quella
sua
pelle
spessa
come
una
buccia
,
e
mi
diceva
:
-
Non
faccio
per
te
,
don
Carlo
.
Io
so
'
zambra
!
-
La
Parroccola
era
zambra
,
cioè
rozza
e
contadina
;
ma
,
con
quel
suo
viso
da
orchessa
,
tuttavia
gentile
.
Il
bambino
era
il
solo
dei
suoi
che
avesse
con
sé
:
gli
altri
erano
morti
o
lontani
;
e
le
somigliava
.
Un
altro
dei
miei
fedeli
era
Michelino
,
un
ragazzo
di
una
diecina
d
'
anni
,
avido
,
astuto
e
melanconico
,
con
degli
occhi
neri
e
opachi
,
eredità
di
antichissimi
pianti
,
che
parevano
l
'
immagine
vera
di
quel
paese
desolato
.
Ma
più
di
tutti
mi
cercavano
i
figli
del
sarto
,
specialmente
il
più
piccolo
,
Tonino
,
un
ragazzino
minuto
,
svelto
,
arguto
e
timido
,
con
una
piccola
testa
bruna
rasata
e
degli
occhietti
vivi
come
capocchie
di
spilli
.
Il
padre
,
che
li
amava
molto
,
cercava
di
tenerli
un
po
'
meglio
degli
altri
,
per
il
suo
orgoglio
di
buon
artigiano
,
di
sarto
di
New
York
.
Ma
come
fare
,
se
egli
era
tornato
in
patria
,
e
tutto
gli
era
andato
male
,
e
non
aveva
denaro
,
più
di
quello
che
avessero
i
contadini
?
I
suoi
ragazzi
venivano
su
come
gli
altri
,
ed
egli
pensava
con
amarezza
,
tirando
la
sua
gugliata
,
che
non
c
'
era
ormai
più
nessuna
speranza
di
poterne
fare
dei
galantuomini
,
e
neppure
i
mezzi
per
curare
a
dovere
le
loro
tonsille
sempre
gonfie
e
le
loro
vegetazioni
adenoidi
.
E
anche
Tonino
,
che
pure
era
vispo
come
un
monachicchio
,
aveva
già
in
sé
un
riflesso
della
delusione
paterna
.
Tutti
questi
bambini
avevano
qualcosa
di
singolare
;
avevano
qualcosa
dell
'
animale
e
qualcosa
dell
'
uomo
adulto
,
come
se
,
con
la
nascita
,
avessero
raccolto
già
pronto
un
fardello
di
pazienza
e
di
oscura
consapevolezza
del
dolore
.
I
loro
giochi
non
erano
i
soliti
dei
bambini
del
popolo
delle
città
,
simili
in
tutti
i
paesi
:
i
fruschi
soli
erano
i
loro
compagni
.
Erano
chiusi
,
sapevano
tacere
,
e
,
sotto
l
'
ingenuità
infantile
,
c
'
era
l
'
impenetrabilità
del
contadino
,
sdegnosa
di
impossibili
conforti
,
il
pudore
contadino
,
che
difende
almeno
l
'
anima
in
un
mondo
desolato
.
Erano
,
in
generale
,
molto
più
intelligenti
e
precoci
dei
ragazzi
cittadini
della
loro
età
:
rapidi
nell
'
intuire
,
pieni
di
desiderio
di
apprendere
e
di
ammirazione
per
le
cose
ignote
del
mondo
di
fuori
.
Un
giorno
che
mi
videro
scrivere
mi
chiesero
se
avessi
potuto
insegnarglielo
:
a
scuola
non
imparavano
nulla
,
col
sistema
delle
bacchette
,
dei
sigari
e
delle
chiacchiere
dal
balcone
,
e
dei
discorsi
patriottici
.
Andavano
tutti
a
scuola
,
l
'
istruzione
è
obbligatoria
,
ma
,
con
quei
maestri
,
ne
uscivano
analfabeti
.
Così
presero
di
loro
iniziativa
l
'
abitudine
di
venire
qualche
volta
la
sera
a
scrivere
nella
mia
cucina
.
Rimpiango
di
non
aver
dato
loro
,
per
la
mia
naturale
ripugnanza
a
tutto
ciò
che
è
insegnamento
diretto
,
più
tempo
e
più
cura
:
un
buon
maestro
non
avrebbe
mai
potuto
trovare
una
migliore
scolaresca
,
né
più
ricca
di
una
quasi
incredibile
buona
volontà
.
Venne
il
carnevale
,
inaspettato
e
anacronistico
.
Non
ci
sono
,
a
Gagliano
,
per
questo
,
né
feste
né
giochi
:
sì
che
m
'
ero
dimenticato
della
sua
esistenza
.
Me
ne
ricordai
un
giorno
,
quando
,
mentre
passeggiavo
nella
via
principale
,
oltre
la
piazza
,
vidi
sbucare
dal
fondo
e
correre
velocissimi
in
salita
,
tre
fantasmi
vestiti
di
bianco
.
Venivano
a
grandi
salti
,
e
urlavano
come
animali
inferociti
,
esaltandosi
delle
loro
stesse
grida
.
Erano
le
maschere
contadine
.
Erano
tutte
bianche
:
in
capo
avevano
dei
berretti
di
maglia
o
delle
calze
bianche
che
pendevano
da
un
lato
,
e
dei
pennacchi
bianchi
;
il
viso
era
infarinato
;
erano
vestiti
di
camicie
bianche
,
e
anche
le
scarpe
erano
coperte
di
bianco
.
Portavano
in
mano
delle
pelli
di
pecora
secche
e
arrotolate
come
bastoni
,
e
le
brandivano
minacciosi
,
e
battevano
con
esse
sulla
schiena
e
sul
capo
tutti
quelli
che
non
si
scansavano
in
tempo
.
Sembravano
demonî
scatenati
;
pieni
di
entusiasmo
feroce
,
per
quel
solo
momento
di
follia
e
di
impunità
,
tanto
più
folle
e
imprevedibile
in
quell
'
aria
virtuosa
.
Mi
ricordai
della
notte
di
san
Giovanni
a
Roma
,
quando
i
giovani
vanno
in
giro
picchiando
con
delle
grosse
teste
d
'
aglio
:
ma
quella
è
una
notte
di
felicità
collettiva
e
fallica
,
di
baldoria
dinanzi
agli
enormi
piatti
di
lumache
,
con
i
fuochi
,
i
canti
,
le
danze
e
gli
amori
nel
tepore
benigno
del
cielo
estivo
.
I
battitori
di
Gagliano
erano
invece
soli
,
e
solitari
in
una
sforzata
e
cupa
follia
;
si
compensavano
degli
stenti
e
della
schiavitù
con
un
simulacro
di
libertà
,
pieno
di
eccesso
e
di
ferocia
vera
.
I
tre
fantasmi
bianchi
picchiavano
senza
misericordia
chi
veniva
a
tiro
,
senza
distinguere
,
poiché
una
volta
tanto
tutto
era
lecito
,
fra
signori
e
contadini
,
e
tenevano
tutta
la
strada
in
salti
obliqui
,
presi
dal
furore
,
gridando
invasati
,
scotendo
nei
balzi
le
bianche
penne
,
come
degli
amok
incruenti
,
o
dei
danzatori
di
una
sacra
danza
del
terrore
.
Velocissimi
,
come
erano
comparsi
,
scomparvero
in
alto
,
dietro
la
chiesa
.
Allora
anche
i
bambini
cominciarono
ad
andare
in
giro
con
il
viso
impiastricciato
di
nero
,
e
i
baffi
dipinti
con
i
turaccioli
bruciati
.
Un
giorno
ne
capitarono
da
me
,
così
conciati
,
una
ventina
:
e
quando
dissi
che
sarebbe
stato
facile
mascherarsi
con
delle
vere
maschere
,
mi
pregarono
di
farle
.
Mi
misi
all
'
opera
,
e
feci
,
con
dei
cilindri
di
carta
bianca
con
dei
buchi
per
gli
occhi
,
una
maschera
per
ciascuno
,
assai
più
grande
del
viso
,
che
restava
tutto
coperto
.
Non
so
perché
,
ma
forse
per
il
ricordo
delle
funebri
maschere
contadine
,
o
spinto
,
senza
volerlo
,
dal
genio
del
luogo
,
le
feci
tutte
uguali
,
dipinte
di
bianco
e
di
nero
,
e
tutte
erano
teste
di
morto
,
con
le
cavità
nere
delle
occhiaie
e
del
naso
,
e
i
denti
senza
labbra
.
I
bambini
non
si
impressionarono
,
anzi
ne
furono
felici
,
e
si
affrettarono
a
infilarle
,
ne
misero
una
anche
al
muso
di
Barone
,
e
corsero
via
,
spargendosi
in
tutte
le
case
del
paese
.
Era
ormai
sera
,
e
quella
ventina
di
spettri
entravano
gridando
nelle
stanze
appena
illuminate
dai
fuochi
rossi
dei
camini
,
e
dai
lumini
a
olio
ondeggianti
.
Le
donne
fuggivano
atterrite
:
perché
qui
ogni
simbolo
è
reale
,
e
quei
venti
ragazzi
erano
davvero
,
quella
sera
,
un
trionfo
della
morte
.
Le
giornate
cominciavano
,
lentamente
,
ad
allungarsi
:
la
corsa
dell
'
anno
si
era
invertita
;
la
neve
aveva
lasciato
il
posto
alle
piogge
e
alle
giornate
serene
.
La
primavera
non
era
più
molto
lontana
e
io
pensavo
che
si
sarebbe
dovuto
provvedere
in
tempo
,
prima
che
il
sole
riportasse
le
zanzare
,
a
fare
tutto
quello
che
era
possibile
per
combattere
la
malaria
.
Anche
con
i
mezzi
limitati
di
cui
si
poteva
disporre
in
paese
,
si
sarebbe
potuto
ottenere
parecchio
;
ci
si
sarebbe
dovuti
rivolgere
alla
Croce
Rossa
per
avere
il
verde
di
Parigi
per
disinfettare
quelle
poche
acque
ferme
nelle
vicinanze
dell
'
abitato
;
fare
qualche
lavoro
per
incanalare
la
fontana
vecchia
;
far
provvista
di
chinino
,
di
atebrina
e
plasmochina
,
e
di
cioccolatini
per
i
bambini
,
per
non
trovarci
sprovveduti
con
la
bella
stagione
,
e
così
via
.
Erano
tutte
cose
semplici
,
e
che
,
secondo
la
legge
,
sarebbero
state
obbligatorie
.
Cominciai
a
parlarne
e
a
riparlarne
al
podestà
:
ma
mi
accorsi
ben
presto
che
don
Luigino
approvava
i
miei
consigli
,
ma
si
guardava
bene
dal
far
nulla
.
Pensai
allora
,
per
costringerlo
a
una
responsabilità
,
di
scrivergli
tutto
quello
che
si
sarebbe
dovuto
fare
;
preparai
una
specie
di
memoriale
di
una
ventina
di
pagine
,
con
i
particolari
più
precisi
di
tutti
i
lavori
da
eseguire
,
sia
per
quello
che
toccava
al
comune
,
sia
per
quello
che
si
doveva
chiedere
a
Roma
;
e
lo
consegnai
a
Magalone
.
Il
podestà
lesse
il
memoriale
,
se
ne
disse
felice
,
mi
lodò
,
e
con
un
bel
sorriso
mi
annunciò
che
,
poiché
doveva
andare
il
giorno
seguente
a
Matera
,
lo
avrebbe
mostrato
al
prefetto
,
che
avrebbe
potuto
aiutarci
.
Don
Luigino
andò
a
Matera
,
e
al
ritorno
corse
a
dirmi
che
Sua
Eccellenza
era
stata
entusiasta
del
mio
lavoro
,
che
tutto
quello
che
chiedevo
per
la
lotta
antimalarica
si
sarebbe
provveduto
;
e
che
,
di
riflesso
,
ne
sarebbe
venuto
anche
un
bene
per
me
e
per
gli
altri
confinati
.
Don
Luigino
era
raggiante
,
e
fiero
di
avermi
con
sé
.
Tutto
pareva
dunque
per
il
meglio
.
Tre
o
quattro
giorni
dopo
il
ritorno
del
podestà
,
arrivò
un
telegramma
della
questura
di
Matera
,
nel
quale
mi
si
vietava
di
occuparmi
di
medicina
e
di
esercitare
in
Gagliano
;
pena
la
prigione
.
Non
ho
mai
saputo
se
questo
improvviso
divieto
fosse
il
solo
risultato
pratico
del
mio
memoriale
e
del
mio
,
eccesso
di
zelo
,
come
pensavano
molti
contadini
:
-
Dobbiamo
tenercela
la
malaria
:
se
tu
ce
la
vuoi
togliere
,
ti
manderanno
via
-
;
o
se
invece
,
come
pensavano
altri
,
derivasse
dalle
manovre
dei
medici
del
paese
;
o
se
forse
non
fosse
generato
soltanto
dal
timore
della
questura
che
io
diventassi
troppo
popolare
:
poiché
la
mia
fama
di
medico
miracoloso
andava
crescendo
;
e
spesso
venivano
dei
malati
anche
da
paesi
lontani
,
per
consultarmi
.
Il
telegramma
mi
fu
portato
dai
carabinieri
,
la
sera
.
L
'
indomani
mattina
,
all
'
alba
,
quando
nessuno
in
paese
sapeva
ancora
del
divieto
,
un
uomo
a
cavallo
batté
alla
mia
porta
.
-
Vieni
subito
,
dottore
,
-
mi
disse
.
-
Mio
fratello
sta
male
.
Siamo
giù
,
al
Pantano
,
a
tre
ore
di
strada
di
qui
.
Ho
portato
il
cavallo
-
.
Il
Pantano
è
una
regione
,
verso
l
'
Agri
,
lontana
e
isolata
:
c
'
è
una
masseria
,
la
sola
di
tutte
queste
terre
,
dove
dei
contadini
vivono
sul
campo
,
lontano
dal
paese
.
Risposi
all
'
uomo
che
mi
era
impossibile
venire
,
perché
non
potevo
uscire
dall
'
abitato
,
e
perché
non
potevo
più
neppure
fare
il
medico
.
Lo
consigliai
di
rivolgersi
al
dottor
Milillo
o
al
dottor
Gibilisco
.
-
A
quei
medicaciucci
!
Meglio
nulla
-
.
Scosse
la
testa
e
partì
.
Scendeva
un
nevischio
gelido
,
misto
a
pioggia
.
Rimasi
in
casa
tutta
la
mattina
,
preparando
una
lettera
per
la
questura
,
dove
protestavo
per
il
divieto
,
chiedevo
che
venisse
annullato
,
e
che
,
in
attesa
di
nuove
disposizioni
,
mi
si
considerasse
almeno
autorizzato
a
non
abbandonare
in
tronco
i
malati
attualmente
in
cura
,
e
mi
si
permettesse
di
continuare
a
occuparmi
,
nell
'
interesse
della
popolazione
,
delle
misure
da
prendersi
per
la
lotta
antimalarica
.
Questa
lettera
non
ebbe
mai
risposta
.
Stavo
alzandomi
da
tavola
,
verso
le
due
del
pomeriggio
,
quando
l
'
uomo
del
cavallo
tornò
.
Era
stato
fino
al
Pantano
;
suo
fratello
andava
peggio
,
stava
veramente
male
,
bisognava
a
tutti
i
costi
che
io
cercassi
di
salvarlo
.
Gli
dissi
di
venire
con
me
,
e
uscimmo
insieme
per
chiedere
al
podestà
una
autorizzazione
speciale
.
Don
Luigino
non
era
in
casa
:
era
andato
da
sua
sorella
a
prendere
il
caffè
:
lo
trovammo
là
,
sdraiato
su
una
poltrona
.
Gli
esposi
il
caso
:
-
È
impossibile
.
Gli
ordini
di
Matera
sono
tassativi
.
Non
posso
prendermi
questa
responsabilità
.
Resti
con
noi
,
dottore
,
prenda
una
tazza
di
caffè
-
.
Il
contadino
,
un
uomo
intelligente
e
deciso
,
non
si
arrese
,
e
insistette
.
Donna
Caterina
,
la
mia
protettrice
,
si
schierò
dalla
nostra
parte
.
Il
divieto
di
Matera
mandava
all
'
aria
tutti
i
suoi
progetti
,
dava
mano
libera
al
suo
nemico
Gibilisco
;
ed
essa
non
cessava
di
deplorarlo
e
di
esclamare
:
-
Queste
sono
le
lettere
anonime
:
ne
hanno
scritte
chissà
quante
!
Gibilisco
è
stato
a
Matera
la
settimana
scorsa
.
Laggiù
non
sanno
che
lei
è
una
benedizione
per
il
paese
:
ma
lasci
fare
a
me
:
abbiamo
anche
noi
dell
'
influenza
in
prefettura
:
il
divieto
non
durerà
.
Che
peccato
!
-
e
cercava
di
consolarmi
col
caffè
e
coi
dolci
.
Ma
il
problema
era
più
urgente
,
e
,
per
quanto
donna
Caterina
fosse
nostra
alleata
,
don
Luigino
non
ci
sentiva
.
-
Non
posso
,
ho
troppi
nemici
.
Se
la
cosa
si
risapesse
perderei
il
posto
.
Devo
obbedire
agli
ordini
della
questura
-
.
Don
Andrea
,
il
vecchio
maestro
,
approvava
,
tra
un
pisolino
e
un
furto
di
pasticcini
:
la
discussione
si
prolungava
,
senza
concludere
.
Al
podestà
,
che
amava
gli
atteggiamenti
popolarizzanti
,
dispiaceva
di
rifiutare
in
presenza
del
contadino
,
ma
la
paura
la
vinceva
su
tutto
.
-
E
poi
ci
sono
gli
altri
medici
.
Provi
a
chiamare
quelli
.
-
Non
sono
buoni
a
nulla
,
-
diceva
il
contadino
.
-
Ha
ragione
,
-
gridava
donna
Caterina
,
-
lo
zio
é
troppo
vecchio
;
e
quell
'
altro
,
non
parliamone
.
E
poi
,
con
questo
tempo
,
e
senza
strade
,
non
ci
vorranno
andare
-
.
Il
contadino
si
alzò
.
-
Vado
a
cercarli
,
-
disse
,
e
partì
.
Rimase
fuori
quasi
due
ore
,
e
intanto
il
consiglio
di
famiglia
continuò
,
senza
risultato
.
Per
quanto
appoggiato
da
donna
Caterina
,
non
mi
riusciva
di
vincere
la
paura
del
podestà
:
il
caso
era
per
lui
troppo
nuovo
,
e
pesante
di
responsabilità
.
Poi
,
il
contadino
tornò
,
con
due
fogli
di
carta
in
mano
,
e
sul
viso
la
soddisfazione
di
un
successo
guadagnato
con
molta
lotta
.
-
I
due
medici
non
possono
venire
,
sono
malati
.
Mi
sono
fatto
fare
da
tutti
e
due
una
dichiarazione
scritta
.
Ora
deve
lasciar
venire
don
Carlo
.
Guardi
pure
-
.
E
mise
i
due
fogli
sotto
gli
occhi
di
don
Luigino
.
Il
contadino
era
riuscito
,
a
costo
di
chissà
quali
fatiche
oratorie
,
e
forse
di
minacce
,
a
far
scrivere
a
entrambi
che
,
dato
il
tempo
cattivo
,
e
la
loro
età
e
salute
,
non
potevano
materialmente
recarsi
fino
al
Pantano
:
cosa
che
,
del
resto
,
per
il
vecchio
dottor
Milillo
,
era
vera
.
Ora
gli
pareva
che
nulla
più
potesse
impedirmi
.
Ma
il
podestà
non
era
convinto
,
e
continuava
a
discutere
.
Mandò
a
chiamare
il
segretario
comunale
,
cognato
della
vedova
,
che
era
un
brav
'
uomo
e
pensava
che
si
dovesse
lasciarmi
andare
.
Arrivò
il
dottor
Milillo
,
di
malumore
per
la
prova
di
sfiducia
,
ma
non
contrario
alla
mia
andata
.
-
Soltanto
,
si
faccia
pagare
prima
.
Correre
fino
al
Pantano
.
Nemmeno
per
duecento
lire
-
;
ma
il
tempo
passava
,
arrivavano
altre
tazzine
di
caffè
e
altre
focaccine
e
si
era
allo
stesso
punto
.
Pensai
allora
di
suggerire
che
si
chiamasse
il
brigadiere
;
forse
,
se
egli
avesse
voluto
prendersi
personalmente
la
responsabilità
del
mio
viaggio
,
il
podestà
avrebbe
,
senza
troppo
compromettersi
,
potuto
consentire
.
E
così
avvenne
.
Il
brigadiere
,
sentito
il
caso
,
disse
subito
che
io
partissi
,
che
si
fidava
di
me
,
e
non
mi
avrebbe
fatto
scortare
;
che
la
vita
di
un
uomo
doveva
passare
innanzi
a
ogni
altra
considerazione
.
Fu
un
momento
di
sollievo
generale
:
anche
don
Luigino
si
disse
felice
della
decisione
,
e
per
manifestarmi
la
sua
buona
volontà
mi
mandò
a
cercare
un
mantello
e
degli
stivaloni
che
,
secondo
lui
,
mi
sarebbero
stati
necessari
in
quelle
forre
.
Intanto
era
calata
la
sera
.
Dovettero
autorizzarmi
a
dormire
fuori
,
alla
masseria
,
e
a
non
tornare
che
l
'
indomani
.
E
finalmente
,
tra
i
saluti
e
le
raccomandazioni
di
tutti
,
potei
mettermi
in
cammino
col
contadino
,
e
il
cavallo
,
e
Barone
.
Il
tempo
si
era
rasserenato
.
Il
nevischio
e
la
pioggia
erano
cessati
.
Un
vento
gagliardo
andava
spazzando
il
cielo
,
e
la
luna
appariva
rotonda
e
chiara
fra
le
nubi
rotte
e
correnti
.
Appena
fuori
del
selciato
ripido
del
paese
,
verso
il
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
,
il
mio
compagno
,
che
aveva
portato
sinora
il
cavallo
per
la
briglia
,
si
fermò
perché
io
montassi
in
sella
.
Da
molti
anni
non
salivo
a
cavallo
,
e
di
notte
,
per
quei
burroni
,
preferivo
le
mie
gambe
.
Dissi
che
usasse
egli
la
bestia
,
che
io
sarei
andato
a
piedi
e
di
buon
passo
.
Mi
guardò
stupito
,
come
se
il
mondo
fosse
sottosopra
.
Lui
,
un
cafone
,
a
cavallo
,
e
io
,
un
signore
,
a
piedi
.
Non
sia
mai
!
Faticai
a
persuaderlo
:
infine
si
indusse
a
malincuore
a
seguire
il
mio
consiglio
.
Cominciò
allora
una
vera
corsa
verso
il
Pantano
.
Io
scendevo
a
grandi
passi
per
il
sentiero
precipitoso
,
il
cavallo
mi
seguiva
dappresso
,
e
sentivo
dietro
a
me
il
suo
caldo
respiro
,
e
lo
schiocco
degli
zoccoli
nel
fango
.
Andavo
come
inseguito
,
per
quei
luoghi
ignoti
,
animato
dall
'
aria
notturna
,
dal
silenzio
,
dal
moto
,
coll
'
animo
pieno
di
leggerezza
.
La
luna
riempiva
il
cielo
e
pareva
si
versasse
sulla
terra
.
Su
una
terra
remota
come
la
luna
,
bianca
in
quella
luce
silenziosa
,
senza
una
pianta
né
un
filo
d
'
erba
,
tormentata
dalle
acque
di
sempre
,
scavata
,
rigata
,
bucata
.
Le
argille
precipitavano
verso
l
'
Agri
,
in
coni
,
grotte
,
anfratti
,
piagge
,
variegate
bizzarramente
dalla
luce
e
dall
'
ombra
,
e
noi
cercavamo
,
senza
parlare
,
la
nostra
via
in
quel
labirinto
,
lavorato
dai
secoli
e
dai
terremoti
.
Su
quel
paesaggio
spettrale
mi
pareva
di
volare
,
senza
peso
,
come
un
uccello
.
Dopo
più
di
due
ore
di
quella
corsa
,
salì
verso
di
noi
,
nel
silenzio
,
l
'
abbaiare
lungo
di
un
cane
.
Uscimmo
dalle
argille
,
e
ci
trovammo
su
un
prato
in
pendio
,
e
sul
fondo
ci
apparve
,
tra
terreni
ondulati
,
il
biancore
della
masseria
.
Nella
casa
,
lontana
da
ogni
paese
,
il
mio
compagno
e
il
fratello
malato
abitavano
soli
con
le
loro
due
mogli
e
i
bambini
.
Ma
sull
'
uscio
ci
aspettavano
tre
cacciatori
di
Pisticci
,
che
erano
arrivati
il
giorno
avanti
per
cacciare
le
volpi
verso
il
fiume
,
e
s
'
erano
fermati
per
assistere
il
loro
amico
.
Anche
le
due
donne
erano
di
Pisticci
,
e
sorelle
:
alte
,
con
grandi
occhi
neri
e
visi
nobili
,
bellissime
nel
costume
del
loro
paese
,
con
la
gonna
lunga
a
balze
bianche
e
nere
,
e
il
capo
avvolto
da
veli
e
da
nastri
bianchi
e
neri
,
che
le
facevano
assomigliare
a
strane
farfalle
.
Mi
avevano
preparato
i
cibi
migliori
,
il
latte
e
il
formaggio
fresco
,
e
me
li
offrirono
appena
arrivato
,
con
quella
non
servile
ospitalità
antica
,
che
mette
gli
uomini
alla
pari
.
Mi
avevano
aspettato
tutto
il
giorno
,
come
un
salvatore
:
ma
mi
accorsi
subito
che
non
c
'
era
più
nulla
da
fare
.
Era
una
peritonite
con
perforazione
,
il
malato
era
ormai
in
agonia
,
e
neppure
un
'
operazione
,
se
anche
io
avessi
saputo
e
potuto
farla
,
l
'
avrebbe
più
salvato
.
Non
restava
che
calmare
i
suoi
dolori
con
qualche
iniezione
di
morfina
e
aspettare
.
La
casa
era
fatta
di
due
camere
,
che
comunicavano
per
una
larga
apertura
.
Nella
seconda
stava
il
malato
,
col
fratello
e
le
donne
che
lo
vegliavano
.
Nella
prima
stanza
il
fuoco
era
acceso
in
un
grande
camino
;
attorno
al
fuoco
sedevano
i
tre
cacciatori
.
Appoggiato
all
'
angolo
opposto
,
mi
era
stato
preparato
un
letto
,
altissimo
e
soffice
.
Io
andavo
ogni
tanto
dal
malato
,
e
poi
rimanevo
a
conversare
a
bassa
voce
coi
cacciatori
accanto
al
fuoco
.
Quando
fummo
nel
mezzo
della
notte
,
mi
arrampicai
sul
mio
letto
per
riposare
,
senza
spogliarmi
.
Ma
non
presi
sonno
.
Restavo
sdraiato
lassù
,
come
su
un
palco
aereo
.
Appesi
al
muro
,
tutt
'
intorno
al
letto
,
erano
i
corpi
delle
volpi
uccise
di
fresco
.
Sentivo
il
loro
odore
selvatico
,
vedevo
i
loro
musi
arguti
all
'
ondeggiare
rossastro
delle
fiamme
,
e
muovendo
appena
la
mano
,
toccavo
il
loro
pelame
che
sapeva
di
grotta
e
di
bosco
.
Dalla
porta
mi
giungeva
il
lamento
continuo
del
moribondo
:
-
Gesù
aiutami
,
dottore
aiutami
,
Gesù
aiutami
,
dottore
aiutami
,
-
come
una
litania
di
angoscia
ininterrotta
,
e
il
sussurro
delle
donne
in
preghiera
.
Il
fuoco
del
camino
oscillava
,
guardavo
le
lunghe
ombre
muoversi
come
mosse
da
un
vento
,
e
le
tre
figure
nere
dei
cacciatori
,
coi
cappelli
in
capo
,
immobili
davanti
al
focolare
.
La
morte
era
nella
casa
:
amavo
quei
contadini
,
sentivo
il
dolore
e
l
'
umiliazione
della
mia
impotenza
.
Perché
allora
una
così
grande
pace
scendeva
in
me
?
Mi
pareva
di
essere
staccato
da
ogni
cosa
,
da
ogni
luogo
,
remotissimo
da
ogni
determinazione
,
perduto
fuori
del
tempo
,
in
un
infinito
altrove
.
Mi
sentivo
celato
,
ignoto
agli
uomini
,
nascosto
come
un
germoglio
sotto
la
scorza
dell
'
albero
:
tendevo
l
'
orecchio
alla
notte
e
mi
pareva
di
essere
entrato
,
d
'
un
tratto
,
nel
cuore
stesso
del
mondo
.
Una
felicità
immensa
,
non
mai
provata
,
era
in
me
,
e
mi
riempiva
intero
,
e
il
senso
fluente
di
una
infinita
pienezza
.
Verso
l
'
alba
il
malato
si
avviò
alla
fine
.
Le
invocazioni
e
il
respiro
si
cambiarono
in
un
rantolo
,
e
anche
quello
si
affievolì
a
poco
a
poco
,
con
lo
sforzo
di
una
lotta
estrema
,
e
cessò
.
Non
aveva
ancor
finito
di
morire
che
già
le
donne
gli
abbassavano
le
palpebre
sugli
occhi
sbarrati
,
e
cominciavano
il
lamento
.
Quelle
due
farfalle
bianche
e
nere
,
chiuse
e
gentili
,
si
mutarono
d
'
improvviso
in
due
furie
.
Si
strapparono
i
veli
e
i
nastri
,
si
scomposero
le
vesti
,
si
graffiarono
a
sangue
il
viso
con
le
unghie
,
e
cominciarono
a
danzare
a
gran
passi
per
la
stanza
battendo
il
capo
nei
muri
e
cantando
,
su
una
sola
nota
altissima
,
il
racconto
della
morte
.
Ogni
tanto
si
affacciavano
alla
finestra
,
gridando
in
quell
'
unico
tono
,
come
ad
annunciare
la
morte
alla
campagna
e
al
mondo
;
poi
tornavano
nella
stanza
e
riprendevano
il
ballo
e
l
'
ululato
,
che
sarebbe
continuato
senza
riposo
per
quarantott
'
ore
,
fino
all
'
interramento
.
Era
una
nota
lunga
,
identica
,
monotona
,
straziante
.
Era
impossibile
ascoltarla
senza
essere
invasi
da
un
senso
di
angoscia
fisica
irresistibile
:
quel
grido
faceva
venire
un
groppo
alla
gola
,
pareva
entrasse
nelle
viscere
.
Per
non
scoppiare
a
piangere
mi
congedai
in
fretta
ed
uscii
,
con
Barone
,
alla
luce
del
primo
mattino
.
La
giornata
era
serena
:
i
prati
e
le
argille
spettrali
della
sera
mi
si
stendevano
innanzi
,
nudi
e
solitari
nell
'
aria
ancora
grigia
.
Ero
libero
in
quelle
distese
silenziose
:
sentivo
ancora
in
me
la
felicità
della
notte
Dovevo
pure
rientrare
in
paese
,
ma
intanto
vagavo
per
quei
campi
,
roteando
allegro
il
bastone
,
e
fischiando
al
mio
cane
,
che
era
eccitato
forse
da
qualche
invisibile
selvaggina
.
Decisi
di
allungare
un
poco
la
strada
per
passare
a
Gaglianello
,
la
frazione
che
finora
non
avevo
mai
potuto
visitare
.
È
un
grosso
gruppo
di
case
,
su
un
poggio
brullo
,
non
molto
alto
sul
fiume
malarico
.
Ci
vivono
quattrocento
persone
,
senza
strada
,
né
medici
,
né
levatrice
,
né
carabinieri
,
né
funzionari
di
nessun
genere
:
ma
anche
laggiù
arriva
,
ogni
tanto
,
l
'
Ufficiale
Esattoriale
col
suo
berretto
con
le
iniziali
rosse
:
U
.
E
.
Vidi
,
con
stupore
,
che
ero
aspettato
.
Si
sapeva
che
ero
stato
al
Pantano
,
si
sperava
che
passassi
di
là
al
ritorno
.
I
contadini
e
le
donne
erano
nella
strada
,
per
farmi
buona
accoglienza
:
i
più
strani
malati
si
erano
fatti
portare
sugli
usci
,
perché
io
li
vedessi
.
Pareva
una
corte
dei
miracoli
.
Nessun
dottore
era
passato
di
lì
,
da
chissà
quanti
anni
:
vecchie
malattie
,
non
curate
se
non
con
incantesimi
,
si
erano
accumulate
in
quei
corpi
,
crescendo
bizzarramente
,
come
funghi
su
un
legno
marcio
.
Passai
quasi
tutta
la
mattina
girando
per
quei
tuguri
,
tra
quei
malarici
scarniti
,
quelle
fistole
annose
,
quelle
piaghe
incancrenite
,
distribuendo
almeno
consigli
,
poiché
non
potevo
scrivere
ricette
,
e
bevendo
il
vino
dell
'
ospitalità
.
Mi
volevano
trattenere
tutto
il
giorno
,
ma
dovevo
rientrare
:
mi
accompagnarono
un
tratto
,
pregandomi
di
ritornare
.
-
Chissà
;
se
potrò
,
verrò
,
-
dissi
loro
:
ma
non
ci
sono
tornato
mai
più
.
Lasciai
i
miei
nuovi
amici
di
Gaglianello
sul
sentiero
,
e
cominciai
a
risalire
,
tra
i
burroni
,
verso
casa
.
Il
sole
era
alto
e
brillante
,
l
'
aria
tiepida
;
il
terreno
tutto
a
gobbe
e
monticciuoli
,
tra
cui
la
via
serpeggiava
in
continui
giri
e
salite
e
discese
brevi
,
impediva
allo
sguardo
di
spaziare
lontano
.
A
una
svolta
mi
apparve
il
brigadiere
,
che
,
con
un
carabiniere
,
mi
veniva
incontro
,
e
con
loro
continuai
la
strada
.
Sui
cespugli
di
ginestra
saltellavano
gli
uccelli
,
dei
grossi
merli
neri
,
che
si
levavano
in
volo
al
nostro
passaggio
.
-
Vuoi
tirare
,
dottore
?
-
mi
disse
il
brigadiere
,
e
mi
passò
il
suo
moschetto
.
Del
merlo
che
colpii
non
rimasero
che
le
penne
che
scesero
lente
per
l
'
aria
;
il
corpo
doveva
essere
andato
in
pezzi
,
a
quei
colpo
a
palla
,
così
sproporzionato
,
e
non
ci
fermammo
a
cercarlo
.
Appena
arrivato
a
Gagliano
,
mi
accorsi
,
dal
viso
dei
contadini
,
che
qualcosa
stava
fermentando
in
paese
.
Durante
la
mia
assenza
,
tutti
avevano
saputo
del
divieto
di
esercire
,
e
del
tempo
perduto
,
il
giorno
prima
,
per
poter
andare
al
Pantano
.
La
notizia
della
morte
del
contadino
era
già
arrivata
,
come
per
non
so
quale
misteriosa
telegrafia
.
Tutti
,
in
paese
,
conoscevano
il
morto
,
e
l
'
amavano
.
Era
il
primo
e
solo
morto
,
in
tanti
mesi
,
tra
coloro
che
avevo
curati
.
Tutti
pensavano
che
,
se
io
avessi
potuto
andar
subito
,
lo
avrei
certamente
salvato
:
e
che
la
sua
fine
era
dovuta
soltanto
al
ritardo
,
e
alle
esitazioni
del
podestà
.
Quando
io
dicevo
che
probabilmente
,
anche
arrivando
qualche
ora
prima
,
senza
mezzi
,
senza
pratica
chirurgica
,
con
scarse
possibilità
di
trasportarlo
in
tempo
non
fosse
che
a
Sant
'
Arcangelo
,
non
avrei
potuto
far
molto
,
scuotevano
la
testa
increduli
:
io
ero
,
per
loro
,
un
guaritore
miracoloso
;
e
nulla
mi
sarebbe
stato
impossibile
,
se
fossi
giunto
in
tempo
.
L
'
episodio
era
per
loro
soltanto
una
conferma
tragica
della
malvagità
che
aveva
ispirato
il
divieto
che
mi
avrebbe
,
d
'
ora
innanzi
,
impedito
di
soccorrerli
.
I
contadini
avevano
dei
visi
che
non
avevo
ancora
mai
visto
loro
:
una
torva
decisione
,
una
disperazione
risoluta
faceva
più
neri
i
loro
occhi
.
Uscivano
di
casa
armati
,
con
i
fucili
da
caccia
,
e
le
scuri
.
-
Noi
siamo
dei
cani
,
-
mi
dicevano
.
-
Quelli
di
Roma
vogliono
che
moriamo
come
cani
.
Avevamo
un
cristiano
bono
,
per
noi
:
quelli
di
Roma
ce
lo
vogliono
togliere
.
Bruceremo
il
municipio
,
e
ammazzeremo
il
podestà
.
L
'
aria
della
rivolta
soffiava
sul
paese
.
Un
profondo
senso
di
giustizia
era
stato
toccato
:
e
quella
gente
mite
,
rassegnata
e
passiva
,
impenetrabile
alle
ragioni
della
politica
e
alle
teorie
dei
partiti
,
sentiva
rinascere
in
sé
l
'
anima
dei
briganti
.
Così
sono
sempre
le
violente
ed
effimere
esplosioni
di
questi
uomini
compressi
;
un
risentimento
antichissimo
e
potente
affiora
,
per
un
motivo
umano
;
e
si
dànno
al
fuoco
i
casotti
del
dazio
e
le
caserme
dei
carabinieri
,
e
si
sgozzano
i
signori
;
nasce
,
per
un
momento
,
una
ferocia
spagnola
,
una
atroce
,
sanguinosa
libertà
.
Poi
vanno
in
carcere
,
indifferenti
,
come
chi
ha
sfogato
in
un
attimo
quello
che
attendeva
da
secoli
.
Se
avessi
voluto
,
quel
giorno
,
avrei
potuto
trovarmi
(
e
per
un
momento
l
'
idea
mi
sorrise
,
ma
,
nel
'36
,
non
era
ancora
giunto
il
tempo
)
a
capo
di
qualche
centinaio
di
briganti
,
e
tenere
il
paese
o
darmi
alla
campagna
.
Invece
mi
sforzai
di
calmarli
;
e
non
ci
riuscii
che
con
molta
fatica
.
I
fucili
e
le
scuri
furono
riportati
nelle
case
:
ma
i
visi
non
si
spianarono
.
Quelli
di
Roma
,
lo
Stato
,
li
aveva
colpiti
troppo
a
fondo
,
aveva
fatto
morire
uno
di
loro
;
i
contadini
avevano
sentito
col
peso
della
morte
la
mano
lontana
di
Roma
,
e
non
volevano
essere
schiacciati
.
Il
loro
primo
impulso
era
stato
la
vendetta
immediata
,
sui
simboli
e
sugli
emissari
di
Roma
.
Se
io
li
dissuadevo
dalla
vendetta
,
che
altro
potevano
fare
?
Ahimè
,
come
sempre
,
nulla
.
Niente
.
Ma
a
questo
eterno
niente
,
questa
volta
,
non
si
rassegnavano
.
Il
giorno
seguente
,
sbollita
in
parte
quell
'
ira
e
quel
desiderio
di
sangue
,
i
contadini
vennero
,
a
gruppi
,
da
me
.
Si
erano
trattenuti
dallo
sterminio
:
quei
momenti
di
liberazione
nell
'
odio
vendicatore
,
una
volta
passati
senza
sfogo
,
non
possono
prolungarsi
.
Ma
ora
volevano
almeno
ottenere
che
io
continuassi
legittimamente
a
essere
il
loro
medico
,
e
avevano
deciso
di
fare
una
petizione
,
firmata
da
tutti
,
a
questo
scopo
.
La
loro
avversità
per
lo
Stato
,
estraneo
e
nemico
,
si
accompagna
(
e
la
cosa
potrà
parere
strana
,
e
non
lo
è
)
a
un
senso
naturale
del
diritto
,
a
una
spontanea
intuizione
di
quello
che
,
per
loro
,
dovrebbe
essere
veramente
lo
Stato
:
una
volontà
comune
,
che
diventa
legge
.
La
parola
"
legittimo
"
qui
è
una
delle
più
usate
,
ma
non
nel
senso
di
cosa
sanzionata
e
codificata
,
ma
in
quello
di
vero
,
di
autentico
.
Un
uomo
è
legittimo
se
agisce
bene
;
un
vino
è
legittimo
se
non
è
fatturato
.
Una
petizione
firmata
da
tutti
pareva
ad
essi
davvero
legittima
,
e
perciò
tale
da
dover
avere
anche
un
potere
reale
.
Avevano
ragione
:
ma
dovetti
spiegar
loro
quello
che
,
del
resto
,
sapevano
meglio
di
me
:
che
essi
avevano
a
che
fare
con
una
forza
del
tutto
illegittima
,
che
non
si
poteva
combattere
con
le
sue
stesse
armi
;
che
,
se
per
la
violenza
essi
erano
troppo
deboli
,
lo
erano
ancora
di
più
per
un
diritto
disarmato
;
che
il
solo
risultato
della
petizione
sarebbe
stato
di
farmi
immediatamente
trasferite
in
un
altro
paese
.
Facessero
dunque
la
petizione
,
se
lo
ritenevano
bene
,
ma
non
si
illudessero
di
ottenerne
null
'
altro
che
la
mia
partenza
.
Capirono
fin
troppo
bene
.
-
Finché
gli
affari
del
nostro
paese
,
la
nostra
vita
e
la
nostra
morte
,
saranno
in
mano
a
quelli
di
Roma
,
saremo
dunque
sempre
come
bestie
,
-
dissero
.
La
petizione
fu
abbandonata
.
Ma
la
cosa
stava
loro
troppo
a
cuore
,
perché
potesse
passare
così
,
senza
protesta
.
E
poiché
non
avevano
potuto
esprimersi
con
la
violenza
,
né
col
diritto
,
si
espressero
con
l
'
arte
.
Vennero
un
giorno
da
me
due
giovani
a
chiedermi
in
prestito
,
con
aria
misteriosa
,
una
mia
tunica
bianca
da
medico
.
Non
chiedessi
a
che
cosa
dovesse
servire
:
era
un
segreto
;
ma
l
'
avrei
saputo
il
giorno
seguente
;
me
l
'
avrebbero
riportata
la
sera
.
L
'
indomani
,
mentre
passeggiavo
sulla
piazza
,
vidi
la
gente
accorrere
verso
la
casa
del
podestà
,
davanti
alla
quale
s
'
era
radunata
una
piccola
folla
.
Ci
andai
anch
'
io
,
e
mi
fu
fatto
largo
.
Vidi
allora
che
,
dentro
a
un
cerchio
di
uomini
,
donne
e
bambini
,
spettatori
appassionati
,
era
cominciata
,
senza
palco
né
scene
,
sui
sassi
della
strada
,
una
rappresentazione
teatrale
.
Ogni
anno
,
come
seppi
poi
,
in
questi
primi
giorni
di
quaresima
,
i
contadini
avevano
l
'
usanza
di
recitare
una
loro
commedia
improvvisata
.
Qualche
volta
,
ma
assai
di
rado
,
era
di
soggetto
religioso
,
qualche
altra
ricordava
le
gesta
dei
paladini
o
dei
briganti
:
il
più
delle
volte
erano
scene
comiche
e
buffonesche
tratte
dalla
vita
quotidiana
.
Quest
'
anno
,
l
'
animo
ancora
commosso
dalle
recenti
vicende
,
i
contadini
avevano
immaginato
un
dramma
satirico
,
a
sfogo
poetico
dei
loro
sentimenti
.
Gli
attori
erano
tutti
uomini
,
anche
quelli
che
facevano
parti
femminili
:
giovani
contadini
miei
amici
,
ma
che
non
potevo
riconoscere
sotto
le
loro
straordinarie
truccature
.
Il
dramma
era
ridotto
a
una
semplice
scena
,
che
gli
attori
improvvisavano
.
Un
coro
di
uomini
e
donne
annunziò
l
'
arrivo
di
un
malato
;
ed
ecco
il
malato
,
portato
su
una
barella
,
col
viso
dipinto
di
bianco
,
gli
occhi
cerchiati
di
nero
,
e
segni
neri
sulle
guance
,
incavate
come
quelle
di
un
morto
.
Il
malato
era
accompagnato
dalla
madre
piangente
,
che
non
diceva
altro
che
:
-
Figlio
mio
,
figlio
mio
,
-
ripetendolo
di
continuo
,
per
tutto
il
tempo
della
rappresentazione
come
un
monotono
,
triste
accompagnamento
.
Accanto
al
malato
,
chiamato
dal
coro
,
appariva
un
uomo
vestito
di
bianco
,
e
su
cui
riconobbi
la
mia
tunica
,
che
si
apprestava
a
guarirlo
:
ma
ecco
comparire
,
ad
impedirglielo
,
un
vecchio
dagli
abiti
neri
e
dal
pizzo
caprino
.
I
due
medici
,
il
bianco
e
il
nero
,
lo
spirito
del
bene
e
quello
del
male
,
contendevano
,
come
l
'
angelo
e
il
demonio
,
attorno
a
quel
corpo
giacente
nella
barella
,
e
si
lanciavano
battute
satiriche
e
pungenti
.
Già
l
'
angelo
aveva
la
meglio
,
e
obbligava
a
tacere
il
suo
nemico
,
quando
arrivò
di
corsa
un
romano
,
dal
viso
mostruoso
e
feroce
,
che
forzò
l
'
uomo
bianco
ad
andarsene
.
L
'
uomo
nero
,
il
professor
Bestianelli
(
corruzione
di
Bastianelli
,
che
è
celebre
anche
fra
questi
contadini
)
rimase
padrone
del
campo
.
Da
una
borsa
trasse
un
coltellaccio
,
e
cominciò
l
'
operazione
.
Diede
un
taglio
sui
vestiti
del
malato
,
e
,
con
rapida
mossa
della
mano
,
trasse
fuori
dalla
ferita
una
vescica
di
intestino
di
maiale
che
vi
era
nascosta
.
Si
voltò
trionfante
verso
il
coro
,
che
mormorava
proteste
e
parole
di
orrore
,
con
la
vescica
fieramente
brandita
,
gridando
:
-
Ecco
il
cuore
!
-
Con
un
grosso
ago
bucò
quel
cuore
,
e
ne
uscì
uno
zampillo
di
sangue
mentre
la
madre
e
le
donne
del
coro
cominciavano
il
lamento
per
il
morto
,
e
il
dramma
finiva
.
Non
ho
mai
saputo
chi
fosse
l
'
autore
:
forse
non
ce
n
'
era
uno
,
ma
parecchi
,
tutti
gli
attori
insieme
.
Le
battute
che
improvvisavano
si
riferivano
alla
questione
che
agitava
gli
animi
in
quei
giorni
:
ma
la
finezza
contadina
faceva
sì
che
le
allusioni
non
fossero
mai
troppo
dirette
,
e
che
rimanessero
comprensibili
e
penetranti
,
senza
diventare
mai
pericolose
.
E
,
soprattutto
,
al
di
là
della
satira
e
della
protesta
,
il
gusto
dell
'
arte
li
aveva
trascinati
:
ciascuno
viveva
la
sua
parte
;
e
la
madre
piangente
sembrava
una
disperata
eroina
di
tragedia
greca
,
o
una
Maria
di
Iacopone
;
il
malato
aveva
il
vero
viso
della
morte
;
il
nero
ciarlatano
spillava
il
sangue
dal
cuore
con
un
diletto
feroce
;
il
romano
era
un
mostro
orribile
,
un
drago
statale
;
e
il
coro
assisteva
e
commentava
,
con
disperata
pazienza
.
Era
,
quello
schema
classico
,
un
ricordo
di
un
'
arte
antica
,
ridotto
al
povero
residuo
dell
'
arte
popolare
,
o
uno
spontaneo
,
originario
rinascere
,
un
linguaggio
,
naturale
in
queste
terre
,
dove
la
vita
è
tutta
una
tragedia
senza
teatro
?
Appena
finita
la
recita
,
il
morto
si
alzò
dalla
barella
,
gli
attori
scesero
svelti
pel
vicolo
,
e
si
avviarono
alla
casa
del
dottor
Gibilisco
.
Qui
la
rappresentazione
ricominciò
;
e
,
nel
corso
della
giornata
,
fu
ripetuta
molte
volte
,
davanti
alla
casa
del
dottor
Milillo
,
alla
chiesa
,
alla
caserma
dei
carabinieri
,
al
municipio
,
sulla
piazza
,
e
qua
e
là
per
le
strade
,
a
Gagliano
di
Sopra
e
a
Gagliano
di
Sotto
,
finché
venne
la
sera
,
la
tunica
dell
'
angelo
mi
fu
trionfalmente
riportata
,
e
ciascuno
tornò
alle
sue
case
.
Lo
sfogo
poetico
non
calmò
gli
animi
,
né
abolì
i
risentimenti
.
I
contadini
ritenevano
il
divieto
una
cosa
assurda
,
e
si
rifiutarono
di
tenerne
conto
.
Mi
cercavano
come
prima
,
per
farsi
curare
:
soltanto
,
venivano
da
me
la
sera
,
a
buio
,
e
si
guardavano
attorno
,
prima
di
battere
al
mio
uscio
,
per
assicurarsi
che
la
strada
fosse
deserta
,
e
non
ci
fossero
spie
.
Rimandarli
senza
occuparmi
di
loro
mi
era
praticamente
impossibile
,
tanto
insistevano
,
e
tanto
pesava
la
ragione
maggiore
della
necessità
.
Della
loro
assoluta
segretezza
e
solidarietà
ero
certo
:
si
sarebbero
fatti
ammazzare
piuttosto
che
tradirmi
.
Ma
tuttavia
la
mia
arte
medica
si
trovava
per
forza
ad
essere
molto
ridotta
:
dovevo
limitarmi
a
dei
consigli
;
distribuivo
io
stesso
le
medicine
più
comuni
di
cui
avevo
fatto
provvista
;
per
le
altre
non
potevo
scrivere
ricette
,
o
le
facevo
soltanto
per
quelli
che
le
mandavano
a
qualche
parente
,
a
Napoli
,
perché
le
facesse
spedire
.
Non
potevo
più
fare
fasciature
,
né
quei
piccoli
interventi
chirurgici
che
,
essendo
visibili
,
avrebbero
rivelato
a
tutti
il
nostro
segreto
.
Questa
necessità
di
nascondersi
teneva
gli
animi
accesi
.
La
noia
era
scomparsa
dal
paese
:
il
divieto
era
cascato
come
un
sasso
di
fantasia
nell
'
acqua
morta
della
vita
monotona
dei
signori
.
Il
dottor
Gibilisco
trionfava
.
Fosse
egli
stato
,
o
no
,
il
deus
ex
machina
(
che
non
ho
mai
saputo
)
,
la
sua
gioia
era
completa
.
I
sentimenti
del
vecchio
dottor
Milillo
erano
più
complessi
e
contraddittori
.
Dal
punto
di
vista
del
suo
orgoglio
e
del
suo
interesse
professionale
,
si
rallegrava
di
aver
perso
la
mia
concorrenza
:
ma
,
da
buono
ex
nittiano
e
antico
liberale
,
non
poteva
fare
a
meno
di
disapprovare
apertamente
l
'
arbitrio
della
questura
.
Egli
era
,
in
fondo
,
il
più
fortunato
,
perché
godeva
insieme
di
due
diversi
piaceri
:
quello
materiale
del
suo
vantaggio
,
e
quello
morale
di
poter
esprimere
onestamente
la
sua
deplorazione
,
e
la
sua
amicizia
.
Per
donna
Caterina
l
'
avvenuto
era
una
grave
sconfitta
:
i
suoi
progetti
andavano
in
fumo
;
la
sua
passione
dominante
era
umiliata
di
fronte
ai
suoi
nemici
.
Faceva
fuoco
e
fiamme
.
-
Se
quello
scemo
di
mio
fratello
,
-
arrivava
a
dire
,
-
che
è
sempre
troppo
debole
,
non
si
muove
,
andrò
io
stessa
a
Matera
,
a
parlare
al
prefetto
-
.
Era
la
mia
principale
alleata
.
Don
Luigino
,
lui
,
non
sapeva
come
comportarsi
.
Spinto
dalla
sorella
,
e
dall
'
opinione
popolare
,
avrebbe
voluto
agire
,
far
valere
le
sue
aderenze
,
"
per
il
bene
del
paese
"
:
ma
temeva
,
pigliando
partito
,
di
inimicarsi
le
autorità
,
e
questo
lo
tratteneva
dal
far
nulla
,
se
non
dallo
schierarsi
,
almeno
a
parole
,
nella
fazione
di
donna
Caterina
.
I
signori
erano
dunque
divisi
,
come
guelfi
e
ghibellini
;
e
gli
uni
si
trovavano
a
far
lega
col
popolo
,
mentre
gli
altri
restavano
soli
,
ma
con
l
'
appoggio
potente
del
Sacro
Romano
Impero
di
Matera
.
Don
Luigino
si
barcamenava
,
tra
quei
venti
contrari
:
era
il
podestà
,
il
tutore
della
legge
,
qualunque
essa
fosse
:
ma
della
legge
aveva
uno
strano
concetto
.
Una
sera
mandò
una
sua
fantesca
a
chiamarmi
:
la
sua
bambina
aveva
mal
di
gola
,
doveva
essere
certamente
una
difterite
.
Gli
feci
rispondere
che
non
sarei
andato
,
perché
mi
era
vietato
.
Mi
rimandò
la
sua
ambasceria
:
da
lui
potevo
andare
,
perché
egli
,
come
podestà
,
era
superiore
ai
regolamenti
.
Gli
dissi
che
gli
avrei
guardato
la
bambina
,
a
condizione
di
poter
trattare
nello
stesso
modo
,
col
suo
consenso
,
qualunque
contadino
ne
avesse
bisogno
.
Curassi
intanto
la
bambina
,
e
poi
si
sarebbe
visto
:
darmi
una
esplicita
autorizzazione
non
poteva
,
ma
chiudere
un
occhio
,
sì
.
La
difterite
della
bambina
non
era
,
naturalmente
,
che
una
delle
tante
malattie
immaginarie
del
padre
.
Così
si
stabilì
quel
modus
vivendi
,
che
durò
poi
sempre
,
per
cui
io
facevo
il
medico
a
mezzo
,
con
un
mezzo
consenso
non
esplicito
,
e
soltanto
fin
dove
la
cosa
potesse
essere
tenuta
segreta
.
Avrei
preferito
smettere
del
tutto
,
e
non
pensare
più
ad
altro
che
ai
quadri
:
ma
era
impossibile
,
finché
fossi
rimasto
a
Gagliano
.
Naturalmente
,
questa
situazione
illegale
e
nascosta
.
aveva
i
suoi
inconvenienti
:
tanto
che
ci
fu
ancora
qualche
episodio
che
minacciò
di
riaccendere
i
furori
così
faticosamente
sopiti
.
Una
sera
arrivò
da
Gaglianello
un
giovane
,
accompagnato
da
altri
contadini
,
con
un
braccio
legato
.
Si
era
ferito
con
un
falcetto
fra
due
dita
:
quando
gli
tolsi
il
legaccio
il
sangue
schizzò
violento
contro
il
muro
;
era
tagliata
l
'
arteria
interdigitale
:
bisognava
cercarne
il
moncone
con
una
pinza
,
e
legarla
:
ma
non
potevo
fare
io
stesso
questa
piccola
operazione
,
perché
si
sarebbe
risaputo
.
Mandai
dunque
il
giovane
dal
dottor
Milillo
,
e
gli
scrissi
un
biglietto
,
offrendomi
come
assistente
all
'
intervento
:
credevo
cioè
che
egli
si
prestasse
a
coprirmi
col
suo
nome
,
e
a
lasciarmi
fare
quello
di
cui
temevo
non
fosse
capace
.
Ma
il
vecchio
quasi
si
offese
,
e
mi
mandò
a
rispondere
che
sapeva
far
da
sé
,
e
non
aveva
bisogno
di
aiuti
.
L
'
indomani
per
tempo
,
vidi
tornare
da
me
il
giovane
della
sera
,
su
un
asino
,
accompagnato
dal
fratello
maggiore
.
Era
pallido
come
la
cera
;
aveva
perso
sangue
tutta
la
notte
.
Guardai
la
sua
mano
:
il
vecchio
chirurgo
si
era
accontentato
di
dar
un
punto
a
caso
alla
pelle
:
non
aveva
neppure
cercato
l
'
arteria
tagliata
.
Quello
che
sarebbe
stato
facile
la
sera
prima
,
era
ora
difficile
:
e
io
personalmente
non
potevo
intervenire
,
vietato
,
nell
'
opera
altrui
.
Poiché
i
contadini
non
volevano
tornare
da
Milillo
né
da
Gibilisco
,
non
restava
loro
che
prendere
la
macchina
,
la
509
dell
'
americano
,
e
farsi
portare
al
più
presto
a
Stigliano
o
più
lontano
,
in
cerca
di
un
chirurgo
migliore
.
E
così
fecero
:
ma
prima
di
salire
sull
'
automobile
,
il
fratello
maggiore
,
un
uomo
deciso
e
ardito
,
raccolse
una
folla
di
contadini
,
e
,
sulla
piazza
e
davanti
al
municipio
,
gridò
a
lungo
le
sue
lagnanze
per
lo
stato
di
cose
attuale
,
e
imprecò
e
minacciò
contro
i
signori
e
il
podestà
,
e
quelli
di
Roma
.
Fu
una
scena
memorabile
:
i
contadini
lo
approvavano
;
e
si
ebbe
un
'
altra
giornata
torbida
.
La
Giulia
non
dava
nessuna
,
importanza
al
divieto
.
-
Fai
quello
che
vuoi
,
-
mi
diceva
,
-
che
ti
possono
fare
?
E
poi
,
se
non
ti
lasciano
fare
il
medico
,
tu
curerai
lo
stesso
.
Dovresti
fare
lo
stregone
.
Ora
hai
imparato
tutto
,
sai
tutto
.
E
quello
non
te
lo
possono
impedire
.
In
quei
mesi
,
in
verità
,
tra
gli
insegnamenti
della
Giulia
,
delle
altre
donne
che
mi
venivano
per
casa
,
e
quello
che
vedevo
ogni
giorno
nelle
famiglie
dei
contadini
e
al
letto
dei
malati
,
ero
diventato
maestro
in
tutto
quello
che
concerne
la
magìa
popolare
,
e
le
sue
applicazioni
alla
medicina
:
e
avrei
potuto
davvero
seguire
il
consiglio
della
Santarcangelese
:
che
ella
mi
dava
,
del
resto
,
seriamente
,
coi
cattivi
,
languidi
e
freddi
occhi
posati
su
di
me
:
-
Dovresti
fare
lo
stregone
-
.
Con
uguale
serietà
,
Giulia
mi
diceva
,
quando
mi
sentiva
cantare
:
-
Peccato
che
non
hai
fatto
il
prete
:
hai
una
così
bella
voce
-
.
Per
lei
,
il
prete
era
un
attore
,
che
cantava
per
tutti
,
in
modo
degno
,
le
lodi
di
Dio
.
Prete
,
medico
e
mago
:
per
la
Giulia
avrei
assommato
tutte
le
virtù
del
Rofé
orientale
,
del
guaritore
sacro
.
La
magìa
popolare
cura
un
po
'
tutte
le
malattie
;
e
,
quasi
sempre
,
per
la
sola
virtù
di
formule
e
di
incantesimi
.
Ve
ne
sono
di
particolari
,
specifiche
per
un
male
determinato
,
e
di
generiche
.
Alcune
sono
,
a
quel
che
credo
,
di
origine
locale
;
altre
appartengono
al
corpus
classico
dei
formulari
magici
,
capitate
quaggiù
chissà
quando
e
chissà
per
che
vie
.
Di
questi
amuleti
classici
,
il
più
comune
era
l
'
abracadabra
.
Visitando
i
malati
,
mi
accadeva
molto
spesso
di
vedere
,
in
generale
appeso
al
collo
con
una
cordicella
,
un
fogliolino
di
carta
,
o
una
piccola
piastrina
di
metallo
,
con
su
scritta
,
o
incisa
,
la
formula
triangolare
:
A
A
B
A
B
R
A
B
R
A
A
B
R
A
C
A
B
R
A
C
A
A
B
R
A
C
A
D
A
B
R
A
C
A
D
A
A
B
R
A
C
A
D
A
B
A
B
R
A
C
A
D
A
B
R
A
B
R
A
C
A
D
A
B
R
A
I
contadini
,
dapprincipio
,
cercavano
di
nascondere
questo
amuleto
,
e
quasi
si
scusavano
con
me
di
portarlo
:
perché
sapevano
che
i
medici
hanno
l
'
abitudine
di
disprezzare
queste
superstizioni
,
e
di
tuonare
contro
di
esse
,
in
nome
della
ragione
e
della
scienza
.
E
fanno
benissimo
,
là
dove
la
ragione
e
la
scienza
possono
assumere
lo
stesso
carattere
magico
della
volgare
magìa
:
ma
qui
,
esse
non
sono
ancora
,
e
forse
non
saranno
mai
,
divinità
ascoltate
e
adorate
.
Perciò
io
rispettavo
gli
abracadabra
,
ne
onoravo
l
'
antichità
e
l
'
oscura
,
misteriosa
semplicità
,
preferivo
essere
loro
alleato
che
loro
nemico
,
e
i
contadini
me
ne
erano
grati
,
e
forse
ne
traevano
davvero
vantaggio
.
Del
resto
,
le
pratiche
magiche
di
quaggiù
sono
tutte
innocue
:
e
i
contadini
non
ci
vedono
nessuna
contraddizione
con
la
medicina
ufficiale
.
L
'
abitudine
di
dare
a
ogni
malato
,
per
ogni
malattia
,
anche
quando
non
è
necessario
,
una
ricetta
,
è
una
abitudine
magica
:
tanto
più
se
la
ricetta
era
scritta
,
come
un
tempo
,
in
latino
,
o
almeno
con
calligrafia
incomprensibile
.
La
maggior
parte
delle
ricette
basterebbe
a
guarite
i
malati
,
se
,
senza
essere
spedite
,
fossero
appese
al
collo
con
una
cordicella
,
come
un
abracadabra
.
Di
oggetti
a
virtù
generica
,
oltre
agli
abracadabra
,
ce
n
'
erano
moltissimi
e
svariatissimi
:
segni
cabalistici
,
astrologici
,
immagini
di
santi
,
Madonne
di
Viggiano
,
monete
,
denti
di
lupo
,
ossi
di
rospo
,
e
così
via
:
tutto
un
armamentario
tradizionale
.
Più
originali
sono
le
cure
delle
singole
malattie
.
I
vermi
dei
bambini
si
incantano
,
per
sola
virtù
di
parole
.
Si
dice
:
Lunedì
santo
Martedì
santo
Mercoledì
santo
Giovedì
santo
Venerdì
santo
Sabato
santo
Domenica
è
Pasqua
Ogni
verme
in
terra
casca
!
E
poi
,
tornando
indietro
:
Sabato
santo
Venerdì
santo
Giovedì
santo
Mercoledì
santo
Martedì
santo
Lunedì
santo
Domenica
è
Pasqua
Ogni
verme
in
terra
casca
!
Questa
doppia
formula
,
ascendente
e
discendente
,
va
pronunziata
tre
volte
di
seguito
davanti
al
malato
.
E
i
vermi
,
incantati
,
muoiono
,
e
il
bambino
guarisce
.
È
certamente
una
formula
antichissima
,
contaminazione
di
uno
scongiuro
romano
arcaico
,
che
ci
resta
fra
i
primi
documenti
della
lingua
latina
,
con
un
elemento
cristiano
.
L
'
itterizia
si
chiama
,
qui
,
il
"
male
dell
'
arco
"
:
la
malattia
dell
'
arcobaleno
,
perché
per
essa
l
'
uomo
cambia
di
colore
,
e
in
lui
,
come
nello
spettro
del
sole
,
prevale
il
color
giallo
.
Come
si
prende
il
male
dell
'
arco
?
L
'
arcobaleno
cammina
per
il
cielo
,
e
appoggia
sulla
terra
i
suoi
due
piedi
,
muovendoli
qua
e
là
per
la
campagna
.
Se
avviene
che
i
piedi
dell
'
arco
calpestino
dei
panni
posti
ad
asciugare
,
chi
indosserà
quei
panni
prenderà
,
attraverso
la
virtù
che
vi
è
stata
infusa
,
i
colori
dell
'
arco
,
e
si
ammalerà
.
Si
dice
anche
(
ma
la
prima
ipotesi
patogenetica
è
la
più
diffusa
e
credibile
)
che
bisogna
guardarsi
dall
'
orinare
contro
l
'
arcobaleno
:
il
getto
arcuato
del
liquido
somigliando
e
riflettendo
l
'
iride
arcuata
del
cielo
,
l
'
uomo
intero
diventerà
una
specie
d
'
iride
gialla
.
Per
combattere
l
'
itterizia
,
il
malato
deve
essere
portato
,
alla
prima
alba
,
su
un
colle
fuori
del
paese
.
Un
coltello
dal
manico
nero
deve
essergli
appoggiato
sulla
fronte
,
dapprima
verticalmente
,
poi
orizzontalmente
,
in
modo
che
ne
venga
una
specie
di
croce
.
Nello
stesso
modo
,
appoggiando
diversamente
il
coltello
,
devono
farsi
delle
croci
su
tutte
le
giunture
del
corpo
;
mentre
si
pronuncia
,
ad
ogni
croce
,
un
semplice
scongiuro
.
L
'
operazione
va
ripetuta
tre
volte
,
senza
omettere
nessuna
giuntura
;
e
per
tre
mattine
consecutive
.
L
'
arco
allora
si
ritira
,
di
colore
in
colore
,
e
il
viso
del
malato
ritorna
bianco
.
La
formula
contro
l
'
erisipela
non
serve
da
sola
:
ma
soltanto
associata
all
'
argento
.
I
contadini
conservano
in
casa
un
vecchio
scudo
,
per
quest
'
uso
;
e
non
ho
mai
visto
nessuno
di
questi
malati
,
quaggiù
assai
frequenti
,
senza
incontrare
,
appoggiata
sulla
pelle
gonfia
e
rossa
,
la
grossa
moneta
.
Ci
sono
formule
per
saldare
le
ossa
,
per
i
mali
di
denti
,
di
ventre
,
di
testa
;
per
scaricare
i
dolori
su
qualcun
altro
,
o
su
qualche
animale
,
o
pianta
,
o
oggetto
;
per
liberarsi
dal
malocchio
,
e
dagli
incanti
.
Ma
qui
,
dalla
medicina
,
si
passa
insensibilmente
al
suo
contrario
,
ai
modi
per
fare
ammalare
e
morire
;
oppure
all
'
altra
e
così
importante
branca
della
magìa
popolare
,
all
'
arte
di
costringere
all
'
amore
,
o
di
liberare
dall
'
amore
.
Di
quest
'
ultimo
ramo
fui
certamente
,
come
ho
detto
,
molte
volte
spettatore
,
e
forse
ancor
più
di
frequente
,
oggetto
e
vittima
:
e
se
,
lì
per
lì
,
non
mi
accorsi
di
nulla
,
chi
potrebbe
esser
certo
che
da
quei
filtri
ed
incanti
non
mi
sia
venuta
poi
,
molto
più
tardi
,
tanta
infelice
capacità
di
passione
?
Intanto
dovevo
piuttosto
difendermi
dagli
assalti
diretti
di
qualche
strega
,
come
la
Maria
C
.
,
che
mi
mandava
a
chiamare
,
fingendo
che
la
sua
bambina
fosse
malata
,
quando
il
marito
(
che
era
stato
già
in
prigione
per
assassinio
per
gelosia
)
era
nei
campi
.
Era
la
stessa
che
aveva
fatto
morire
di
male
misterioso
il
marito
della
vedova
:
la
piccola
,
dicevano
tutti
,
era
figlia
di
quel
morto
:
una
bella
bambina
dall
'
aria
civile
.
La
madre
era
tale
da
fare
davvero
paura
:
piccolissima
e
tozza
,
aveva
una
fronte
bassa
tanto
,
che
l
'
attaccatura
dei
capelli
,
blu
neri
e
lisci
,
in
due
grandi
bande
separate
da
una
riga
diritta
,
quasi
toccava
le
sopracciglia
,
anch
'
esse
folte
e
scure
.
Sotto
,
c
'
era
un
piccolo
viso
di
animale
selvatico
,
dal
naso
corto
,
con
le
narici
aperte
,
e
una
piccola
bocca
carnosa
,
dai
bianchi
denti
aguzzi
.
Ma
quel
viso
pallido
,
in
tutto
quel
nero
di
capelli
e
di
ciglia
,
era
riempito
dagli
occhi
,
pieni
di
follia
,
enormi
,
lontani
,
larghi
nelle
tempie
,
chiarissimi
,
azzurro
verdi
,
che
facevano
pensare
a
un
lago
dai
bordi
pericolosi
di
sabbie
mobili
,
tra
putridi
alberi
tropicali
.
-
Dovresti
fare
lo
stregone
;
ormai
sai
curare
anche
alla
nostra
maniera
-
.
Io
continuavo
celatamente
a
fare
il
medico
:
avendo
cura
però
di
non
contraddire
le
pratiche
magiche
.
Qui
,
dove
tutti
i
rapporti
fra
le
cose
sono
influssi
e
magìa
,
anche
la
medicina
ha
potere
soltanto
per
il
suo
contenuto
magico
,
pur
restando
corretta
e
rigorosa
e
scientifica
,
né
sposandosi
ad
atteggiamenti
misteriosi
.
Il
chinino
,
purtroppo
,
ha
perduto
ogni
potere
,
perché
appartiene
,
per
i
contadini
,
a
una
scienza
screditata
,
incomprensiva
e
pretensiosa
.
Ci
voleva
molta
autorità
per
farlo
accettare
,
e
preso
così
a
malincuore
,
agiva
poco
:
preferivo
sostituirlo
con
medicine
nuove
,
più
potenti
in
sé
e
più
ricche
d
'
influenza
;
come
l
'
atebrina
e
la
plasmochina
,
che
mi
servirono
sempre
meravigliosamente
,
perché
agivano
insieme
e
come
sostanze
chimiche
e
come
influenze
magiche
.
Tolto
il
chinino
,
tutte
le
medicine
sono
accolte
dai
contadini
con
fiducia
:
soltanto
,
non
si
trovavano
,
o
erano
troppo
care
;
o
servivano
a
un
abituale
sfruttamento
da
parte
di
medici
e
farmacisti
.
Nelle
vecchie
farmacie
polverose
di
questi
paesi
,
dove
pur
esse
esistano
,
non
si
sa
mai
se
la
medicina
preparata
corrisponde
alla
ricetta
,
o
non
sia
,
nel
migliore
dei
casi
,
un
intruglio
di
polveri
inerti
.
È
meglio
dunque
ricorrere
sempre
alle
specialità
,
che
sono
care
;
e
anche
così
la
cosa
non
va
senza
inconvenienti
.
Il
figlio
della
Parroccola
era
malato
.
Aveva
una
pustola
maligna
:
il
carbonchio
è
qui
assai
frequente
,
in
questo
mondo
pieno
di
animali
;
e
ne
vidi
moltissimi
casi
.
Lo
visitai
verso
sera
:
avevo
finito
la
mia
piccola
scorta
di
siero
,
e
in
paese
non
ce
n
'
era
.
Dissi
alla
madre
di
non
perdere
tempo
,
di
andare
,
per
le
scorciatoie
,
a
Sant
'
Arcangelo
,
a
cercare
il
siero
in
farmacia
.
-
Hai
denaro
?
-
le
chiesi
.
-
Ho
trenta
lire
.
Mi
hanno
pagato
ora
i
carabinieri
,
per
il
mio
lavoro
di
lavandaia
-
.
Sapevo
che
le
fiale
costavano
otto
e
settantacinque
l
'
una
:
il
denaro
dunque
bastava
.
-
Prendine
tre
,
così
saremo
tranquilli
-
.
Il
carbonchio
è
una
brutta
malattia
che
guarisce
soltanto
col
siero
,
dato
senza
economia
.
Era
sera
:
la
Parroccola
non
osava
mettersi
per
strada
la
notte
.
-
Ci
sono
gli
spiriti
sul
sentiero
,
non
mi
lasceranno
passare
-
.
Ma
partì
lo
stesso
,
molto
prima
dell
'
alba
,
e
seppe
correre
,
con
quelle
sue
gambe
tozze
,
con
la
fretta
di
una
madre
ansiosa
.
Dieci
chilometri
l
'
andata
,
dieci
chilometri
il
ritorno
:
la
mattina
era
a
casa
.
Ma
le
fiale
erano
due
sole
.
Me
ne
stupii
,
ed
essa
mi
raccontò
che
il
farmacista
le
aveva
chiesto
quanto
denaro
aveva
.
-
Trenta
lire
.
-
Allora
puoi
prendere
due
fiale
.
Sai
leggere
?
Costano
quindici
lire
l
'
una
.
C
'
è
scritto
sopra
-
.
C
'
era
scritto
sopra
"
8,75
"
.
Di
questi
mezzi
si
serve
il
diritto
feudale
della
piccola
borghesia
di
questi
paesi
.
Per
fortuna
,
le
due
fiale
bastarono
.
La
Parroccola
era
poverissima
:
non
possedeva
nulla
,
altro
che
il
suo
gran
letto
,
e
le
sue
misere
grazie
di
zambra
.
Avrebbe
dovuto
avere
medici
e
medicine
gratuite
:
avrebbe
dovuto
essere
nell
'
elenco
dei
poveri
.
Questo
elenco
esisteva
,
nascosto
in
qualche
scaffale
del
municipio
:
ma
,
in
questo
paese
di
generale
e
completa
miseria
,
era
brevissimo
:
forse
quattro
o
cinque
nomi
.
Con
i
pretesti
più
vari
,
non
si
riconosceva
a
nessuno
la
qualità
di
povero
:
altrimenti
,
chi
avrebbe
pagato
il
debito
tributo
a
medici
e
farmacisti
,
autori
essi
stessi
non
controllati
dell
'
elenco
?
Anche
questo
era
uno
dei
mali
antichi
,
sanzionati
dall
'
uso
,
inevitabili
,
legati
allo
Stato
,
contro
cui
non
c
'
è
modo
di
difendersi
.
-
Se
si
sapesse
leggere
e
scrivere
,
non
ci
potrebbero
così
derubare
.
Ora
ci
sono
le
scuole
,
ma
non
ci
si
insegna
nulla
.
Quelli
di
Roma
preferiscono
che
noi
si
resti
come
bestie
-
.
Tuttavia
questi
contadini
taglieggiati
,
quelli
stessi
che
facevano
un
giorno
di
strada
a
piedi
,
da
Senise
,
per
venire
a
vendere
due
lire
di
"
lacci
"
,
o
che
una
volta
portarono
fin
da
Metaponto
una
cesta
di
arance
bellissime
,
costate
ai
coltivatori
qualche
morto
della
perniciosa
maligna
delle
rive
del
mare
,
si
spogliarono
dell
'
oro
nella
"
giornata
della
fede
"
.
Di
ori
,
veramente
,
ce
n
'
erano
ben
pochi
in
paese
:
razziati
a
poco
a
poco
,
dai
mercanti
d
'
oro
,
che
girano
ogni
anno
per
i
villaggi
più
remoti
,
soprattutto
nei
mesi
di
maggio
e
di
giugno
,
poco
prima
del
raccolto
del
grano
,
quando
i
contadini
hanno
finito
le
scorte
,
sono
indebitati
,
e
non
sanno
come
fare
per
tirare
avanti
.
Fu
fatto
credere
a
tutti
che
consegnare
l
'
oro
era
obbligatorio
,
che
chissà
quali
pene
sarebbero
venute
a
chi
non
l
'
avesse
dato
;
che
anche
il
Papa
aveva
ordinato
di
dare
tutto
l
'
oro
delle
chiese
:
ed
essi
lo
portarono
,
rassegnati
a
questa
nuova
vessazione
,
sull
'
altare
della
Patria
.
Anche
la
Giulia
,
anche
la
Parroccola
si
privarono
del
loro
anello
nuziale
,
ricordo
dei
loro
antichi
matrimoni
,
e
dei
mariti
scomparsi
di
là
dal
mare
.
Il
marito
della
Giulia
era
partito
,
con
il
figlio
il
primo
dei
diciassette
che
la
Santarcangelese
avrebbe
avuto
poi
,
per
l
'
Argentina
,
e
non
se
ne
era
poi
mai
saputo
più
nulla
.
Ma
un
giorno
la
Giulia
ricevette
una
lettera
,
e
me
la
portò
perché
gliela
leggessi
.
Era
scritta
in
un
linguaggio
misto
di
italiano
e
di
spagnolo
,
e
veniva
da
Civitavecchia
.
Era
quel
primo
figlio
,
perduto
da
quasi
vent
'
anni
,
cresciuto
a
Buenos
Aires
,
che
scriveva
di
essersi
arruolato
per
andare
in
Abissinia
.
Si
era
ricordato
della
madre
.
Non
le
parlava
del
padre
:
diceva
che
sperava
di
avere
una
licenza
prima
di
partire
dall
'
Italia
,
per
venirla
a
conoscere
e
a
salutare
.
La
licenza
non
venne
,
il
giovane
mandò
una
sua
fotografia
,
e
scrisse
di
tanto
in
tanto
dall
'
Africa
.
Io
gli
rispondevo
,
sotto
dettato
della
Giulia
.
Giunse
infine
una
lettera
,
dove
egli
diceva
che
la
guerra
sarebbe
presto
finita
,
e
pregava
sua
madre
di
trovargli
,
a
Gagliano
,
una
ragazza
per
moglie
.
Stava
a
lei
di
sceglierla
:
appena
tornato
,
l
'
avrebbe
sposata
.
Anche
su
questo
giovane
,
partito
prima
di
ogni
possibile
ricordo
infantile
,
l
'
America
era
passata
,
come
sugli
altri
emigrati
,
senza
lasciar
traccia
;
ed
egli
sarebbe
tornato
ad
un
paese
che
non
aveva
mai
visto
,
per
sposare
una
donna
ignota
,
scelta
dalla
madre
strega
,
di
cui
sapeva
soltanto
il
nome
.
La
Giulia
,
che
conosceva
tutto
il
palese
e
il
nascosto
di
tutte
le
donne
di
Gagliano
,
scelse
per
suo
figlio
una
contadina
non
bella
,
ma
robusta
e
ritrosissima
,
che
stava
quasi
di
faccia
a
casa
mia
,
e
attese
,
con
la
sposa
,
il
ritorno
e
le
nozze
.
Aprile
fu
un
mese
pazzo
,
di
sole
e
piogge
e
nuvole
vaganti
.
Qualcosa
era
per
l
'
aria
,
come
un
tremito
lontano
,
che
forse
annunciava
altrove
la
primavera
:
ma
non
arrivavano
fin
qui
quegli
effluvi
di
una
vita
rinascente
,
quel
turgore
vegetale
delle
felici
terre
del
nord
,
che
si
liberano
della
neve
per
respirare
nel
sole
amoroso
e
nel
verde
.
Il
freddo
era
finito
,
soffiavano
venti
gagliardi
,
ma
l
'
erba
non
cresceva
sulle
prode
,
né
i
fiori
,
né
le
viole
.
Nulla
cambiava
nel
paesaggio
:
le
argille
si
stendevano
grige
tutto
attorno
,
come
sempre
:
qualcosa
mancava
,
la
vita
stessa
dell
'
anno
;
e
il
senso
di
questa
mancanza
riempiva
il
cuore
di
tristezza
.
Col
tempo
migliore
,
le
vie
del
paese
erano
tornate
deserte
:
gli
uomini
erano
tutto
il
giorno
lontani
,
nei
campi
invisibili
.
I
ragazzi
sguazzavano
,
con
le
capre
,
nelle
pozzanghere
.
Io
passeggiavo
in
ozio
,
col
mio
vestito
di
velluto
,
o
restavo
a
dipingere
sulla
mia
terrazza
,
all
'
aperto
.
Dalle
case
mi
giungevano
alterne
le
voci
delle
donne
,
e
gli
strilli
dei
maialini
giovani
,
quando
quelle
li
lavavano
e
insaponavano
e
strigliavano
,
secondo
il
loro
uso
,
come
bambini
rosati
riluttanti
dall
'
acqua
.
Tornavo
a
casa
,
una
sera
,
ripercorrendo
i
noti
saliscendi
della
strada
fra
Gagliano
di
Sopra
e
Gagliano
di
Sotto
,
e
fermandomi
qua
e
là
a
riguardare
meccanicamente
quei
monti
di
cui
sapevo
a
mente
ogni
macchia
e
ogni
ruga
,
come
visi
di
persone
familiari
che
diventano
quasi
invisibili
per
troppo
lunga
conoscenza
.
Guardavo
così
,
senza
più
vedere
nulla
di
determinato
,
in
quell
'
aria
grigia
e
in
quel
vento
:
mi
pareva
di
aver
perso
ogni
senso
,
di
essere
uscito
dal
tempo
,
di
essere
tutto
avvolto
dal
mare
di
una
passiva
eternità
,
da
cui
non
sarei
più
potuto
uscire
.
Mi
ero
seduto
un
momento
vicino
alla
fontana
che
a
quell
'
ora
era
deserta
,
e
ascoltavo
in
me
il
cavo
rumore
di
quel
mare
,
senza
pensare
a
nulla
,
quando
mi
raggiunse
la
postina
,
una
vecchia
malata
,
scarna
,
schiantata
dalla
tosse
e
dagli
stenti
,
che
si
affannava
tutto
il
giorno
su
per
le
stradette
,
del
paese
,
con
la
borsa
delle
lettere
sul
capo
.
Aveva
un
telegramma
per
me
,
molto
ritardato
dalla
censura
,
che
mi
annunciava
la
morte
di
un
mio
stretto
parente
.
Rientrai
in
casa
;
di
lì
a
poco
venni
avvertito
che
la
questura
mi
autorizzava
,
in
seguito
a
richiesta
urgente
dei
miei
,
a
recarmi
,
ben
scortato
,
per
pochi
giorni
nella
mia
città
,
per
gravi
ragioni
di
famiglia
.
Avrei
potuto
partire
all
'
alba
,
per
prendere
l
'
autobus
di
Matera
:
mi
avrebbe
accompagnato
fin
là
don
Gennaro
,
la
guardia
municipale
.
Così
fui
strappato
a
quell
'
apatico
fluire
di
giorni
,
e
mi
ritrovai
di
nuovo
in
moto
,
in
una
strada
,
su
un
treno
,
tra
campi
verdi
.
Quel
viaggio
fu
per
me
così
triste
che
mi
è
quasi
uscito
dalla
memoria
.
Rividi
ancora
una
volta
da
lontano
il
monte
di
Grassano
,
e
quel
paese
così
prosaicamente
angelico
:
poi
entrai
nelle
terre
per
me
nuove
,
sempre
più
brulle
,
desolate
e
deserte
,
tra
il
Basento
,
il
Bradano
e
la
Gravina
,
oltre
Grottole
e
Miglionico
,
verso
Matera
.
A
Matera
dovetti
fermarmi
alcune
ore
,
perché
si
disponesse
per
la
mia
scorta
.
Vidi
allora
quella
città
,
e
capii
come
fosse
giustificato
l
'
orrore
di
mia
sorella
,
che
in
me
si
accompagnava
alla
meraviglia
per
quella
tragica
bellezza
.
Montai
infine
sul
treno
,
con
un
agente
,
e
risalii
,
notte
e
giorno
,
tutta
l
'
Italia
.
Restai
pochi
giorni
nella
mia
città
,
seguito
costantemente
da
due
poliziotti
,
che
dovevano
vegliare
su
di
me
anche
la
notte
,
ma
che
invece
dormivano
in
una
stanzetta
che
avevo
improvvisato
per
loro
in
casa
mia
.
Il
mio
soggiorno
fu
melanconico
,
a
parte
la
ragione
dolorosa
del
viaggio
.
Mi
aspettavo
il
più
vivo
piacere
nel
rivedere
la
città
,
nel
parlare
con
i
vecchi
amici
,
nel
ripartecipare
per
un
momento
a
una
vita
molteplice
e
movimentata
:
ma
ora
sentivo
in
me
un
distacco
che
non
sapevo
superare
,
un
senso
di
infinita
lontananza
,
una
difficoltà
di
adesione
che
mi
impedivano
di
godere
dei
beni
ritrovati
.
Molti
mi
sfuggivano
per
prudenza
,
altri
evitavo
io
stesso
di
incontrare
per
non
comprometterli
altri
,
più
coraggiosi
o
meno
pericolanti
,
mi
cercavano
,
senza
timore
dei
miei
custodi
e
del
loro
rapporto
serale
.
Ma
anche
con
questi
mi
riusciva
difficile
ritrovare
un
completo
contatto
.
Mi
pareva
che
una
parte
di
me
fosse
ormai
estranea
a
quel
mondo
d
'
interessi
,
di
ambizioni
,
di
attività
e
di
speranza
;
quella
loro
vita
non
era
più
la
mia
,
e
non
mi
toccava
il
cuore
.
Così
,
passati
in
un
attimo
quei
brevi
giorni
,
ripartii
senza
dispiacere
,
con
due
nuovi
accompagnatori
.
Erano
due
agenti
,
che
avevano
brigato
a
lungo
per
avere
questo
incarico
,
perché
speravano
,
guadagnando
qualcosa
sui
giorni
di
viaggio
,
di
trovare
il
tempo
di
visitare
le
loro
famiglie
.
Uno
di
essi
,
un
siciliano
magro
,
aveva
la
moglie
a
Roma
.
Quando
fummo
là
,
e
dovemmo
restarci
qualche
ora
in
attesa
della
coincidenza
,
mi
si
raccomandò
,
che
non
lo
tradissi
,
perché
avrebbe
voluto
fermarsi
con
la
moglie
.
Lo
rassicurai
:
si
godesse
pure
quei
giorni
:
il
suo
compagno
sarebbe
bastato
per
sorvegliarmi
.
Mi
salutò
,
e
scomparve
.
L
'
altro
mi
accompagnò
invece
fino
a
Gagliano
.
Era
un
giovane
bruno
,
già
un
po
'
stempiato
,
piuttosto
elegante
.
Mi
disse
,
con
molta
vergogna
per
la
sua
attuale
occupazione
,
di
appartenere
a
una
famiglia
assai
distinta
di
Montemurro
,
in
val
d
'
Agri
:
e
seppi
poi
,
a
Gagliano
,
che
tutto
quello
che
mi
aveva
raccontato
era
vero
.
Suo
padre
era
un
cieco
,
celebre
in
tutta
la
provincia
:
ed
era
ricco
.
Teneva
in
affitto
delle
grandissime
tenute
,
in
paesi
diversi
e
lontani
della
Lucania
:
tutti
lo
conoscevano
,
lui
e
un
suo
famoso
cavallo
,
che
lo
conduceva
per
tutte
le
strade
,
a
visitare
quei
poderi
sparsi
a
cinquantine
di
chilometri
l
'
uno
dall
'
altro
,
solo
e
senza
guida
.
Erano
otto
figli
,
e
tutti
i
maggiori
avevano
studiato
,
e
si
erano
laureati
.
Quando
il
padre
morì
,
gli
affari
della
famiglia
andarono
subito
a
rotoli
.
I
fratelli
avevano
tutti
dei
buoni
impieghi
,
ma
il
mio
poliziotto
,
De
Luca
,
che
era
l
'
ultimo
,
era
ancora
studente
al
liceo
.
Dovette
sospendere
gli
studi
,
e
non
trovò
meglio
da
fare
,
secondo
l
'
uso
,
che
entrare
nella
Polizia
.
Ma
quel
mestiere
gli
ripugnava
:
voleva
dare
la
licenza
liceale
,
trovare
un
altro
impiego
.
Forse
io
avrei
potuto
aiutarlo
?
Così
il
mio
custode
mi
confessava
le
sue
miserie
.
A
Roma
c
'
erano
i
suoi
fratelli
,
i
suoi
zii
,
tutti
impiegati
in
qualche
Ministero
.
Egli
voleva
visitarli
,
ma
non
poteva
lasciarmi
:
mi
pregò
di
accompagnarlo
.
Fu
così
che
vidi
i
salotti
di
parecchie
case
d
'
impiegati
;
fui
presentato
a
tutti
come
un
suo
amico
personale
,
e
dappertutto
ebbi
una
tazza
di
caffè
,
e
dovetti
dare
risposte
evasive
sulla
mia
persona
.
De
Luca
si
vergognava
anche
dei
suoi
parenti
;
nessuno
di
essi
sapeva
né
doveva
sapere
che
faceva
il
poliziotto
.
Per
loro
,
egli
aveva
un
buon
impiego
in
una
città
del
nord
,
e
io
ero
un
suo
collega
.
Già
il
treno
ci
riportava
,
oltre
la
capitale
,
verso
il
sud
.
Era
notte
,
e
non
mi
riusciva
di
dormire
.
Seduto
sulla
dura
panca
,
andavo
ripensando
ai
giorni
passati
,
a
quel
senso
di
estraneità
,
e
alla
totale
incomprensione
dei
politici
per
la
vita
di
quei
paesi
verso
cui
mi
affrettavo
.
Tutti
mi
avevano
chiesto
notizie
del
mezzogiorno
;
a
tutti
avevo
raccontato
quello
che
avevo
visto
:
e
,
se
tutti
mi
avevano
ascoltato
con
interesse
,
ben
pochi
mi
era
parso
volessero
realmente
capire
quello
che
dicevo
.
Erano
uomini
di
varie
opinioni
e
temperamenti
:
dagli
estremisti
più
accesi
ai
più
rigidi
conservatori
.
Molti
erano
uomini
di
vero
ingegno
e
tutti
dicevano
di
aver
meditato
sul
"
problema
meridionale
"
e
avevano
pronte
le
loro
formule
e
i
loro
schemi
.
Ma
così
come
queste
loro
formule
e
schemi
,
e
perfino
il
linguaggio
e
le
parole
usate
per
esprimerli
sarebbero
stati
incomprensibili
all
'
orecchio
dei
contadini
,
così
la
vita
e
i
bisogni
dei
contadini
erano
per
essi
un
mondo
chiuso
,
che
neppure
si
curavano
di
penetrare
.
Erano
,
in
fondo
,
tutti
(
mi
pareva
ora
di
vederlo
chiaramente
)
degli
adoratori
,
più
o
meno
inconsapevoli
,
dello
Stato
;
degli
idolatri
che
si
ignoravano
.
Non
importava
se
il
loro
Stato
fosse
quello
attuale
o
quello
che
vagheggiavano
nel
futuro
:
nell
'
uno
e
nell
'
altro
caso
era
lo
Stato
,
inteso
come
qualcosa
di
trascendente
alle
persone
e
alla
vita
del
popolo
;
tirannico
o
paternamente
provvidente
,
dittatoriale
o
democratico
,
ma
sempre
unitario
,
centralizzato
e
lontano
.
Di
qui
la
impossibilità
,
fra
i
politici
e
i
miei
contadini
,
di
intendere
e
di
essere
intesi
.
Di
qui
il
semplicismo
,
spesso
ammantato
di
espressioni
filosofeggianti
,
dei
politici
,
e
l
'
astrattezza
delle
loro
soluzioni
,
non
mai
aderenti
a
una
realtà
viva
,
ma
schematiche
,
parziali
,
e
così
presto
invecchiate
.
Quindici
anni
di
fascismo
avevano
fatto
dimenticare
a
tutti
il
problema
meridionale
;
e
,
se
ora
dovevano
riproporselo
,
non
sapevano
vederlo
che
in
funzione
a
qualcosa
d
'
altro
,
alle
generiche
finzioni
mediatrici
del
partito
o
della
classe
,
o
magari
della
razza
.
Alcuni
vedevano
in
esso
un
puro
problema
economico
e
tecnico
,
parlavano
di
opere
pubbliche
,
di
bonifiche
,
di
necessaria
industrializzazione
,
di
colonizzazione
interna
,
o
si
riferivano
ai
vecchi
programmi
socialisti
"
rifare
l
'
Italia
"
.
Altri
non
vi
vedevano
che
una
triste
eredità
storica
,
una
tradizione
di
borbonica
servitù
,
che
una
democrazia
liberale
avrebbe
un
po
'
per
volta
eliminato
.
Altri
sentenziavano
non
essere
altro
,
il
problema
meridionale
,
che
un
caso
particolare
della
oppressione
capitalistica
,
che
la
dittatura
del
proletariato
avrebbe
senz
'
altro
risolto
.
Altri
ancora
pensavano
a
una
vera
inferiorità
di
razza
,
e
parlavano
del
sud
come
di
un
peso
morto
per
l
'
Italia
del
nord
,
e
studiavano
le
provvidenze
per
ovviare
,
dall
'
alto
,
a
questo
doloroso
stato
di
fatto
.
Per
tutti
,
lo
Stato
avrebbe
dovuto
fare
qualcosa
,
qualcosa
di
molto
utile
,
benefico
e
provvidenziale
:
e
mi
avevano
guardato
con
stupore
quando
io
avevo
detto
che
lo
Stato
,
come
essi
lo
intendevano
,
era
invece
l
'
ostacolo
fondamentale
a
che
si
facesse
qualunque
cosa
.
Non
può
essere
lo
Stato
,
avevo
detto
,
a
risolvere
la
questione
meridionale
,
per
la
ragione
che
quello
che
noi
chiamiamo
problema
meridionale
non
è
altro
che
il
problema
dello
Stato
.
Fra
lo
statalismo
fascista
,
lo
statalismo
liberale
,
lo
statalismo
socialistico
,
e
tutte
quelle
altre
future
forme
di
statalismo
che
in
un
paese
piccolo
borghese
come
il
nostro
cercheranno
di
sorgere
,
e
l
'
antistatalismo
dei
contadini
,
c
'
è
,
e
ci
sarà
sempre
,
un
abisso
;
e
si
potrà
cercare
di
colmarlo
soltanto
quando
riusciremo
a
creare
una
forma
di
Stato
di
cui
anche
i
contadini
si
sentano
parte
.
Le
opere
pubbliche
,
le
bonifiche
,
sono
ottime
cose
,
ma
non
risolvono
il
problema
.
La
colonizzazione
interna
potrà
avere
dei
discreti
frutti
materiali
,
ma
tutta
l
'
Italia
,
non
solo
il
mezzogiorno
,
diventerebbe
una
colonia
.
I
piani
centralizzati
possono
portare
grandi
risultati
pratici
,
ma
sotto
qualunque
segno
resterebbero
due
Italie
ostili
.
Il
problema
di
cui
parliamo
è
molto
più
complesso
di
quanto
pensiate
.
Ha
tre
diversi
aspetti
,
che
sono
le
tre
facce
di
una
sola
realtà
,
e
che
non
possono
essere
intese
né
risolte
separatamente
.
Siamo
anzitutto
di
fronte
al
coesistere
di
due
civiltà
diversissime
,
nessuna
delle
quali
è
in
grado
di
assimilare
l
'
altra
.
Campagna
e
città
,
civiltà
precristiana
e
civiltà
non
più
cristiana
,
stanno
di
fronte
;
e
finché
la
seconda
continuerà
ad
imporre
alla
prima
la
sua
teocrazia
statale
,
il
dissidio
continuerà
.
La
guerra
attuale
,
e
quelle
che
verranno
,
sono
in
gran
parte
il
risultato
di
questo
dissidio
secolare
,
giunto
ora
alla
sua
più
intensa
acutezza
,
e
non
soltanto
in
Italia
.
La
civiltà
contadina
sarà
sempre
vinta
,
ma
non
si
lascerà
mai
schiacciare
del
tutto
,
si
conserverà
sotto
i
veli
della
pazienza
,
per
esplodere
di
tratto
in
tratto
;
e
la
crisi
mortale
si
perpetuerà
.
Il
brigantaggio
,
guerra
contadina
,
ne
è
la
prova
:
e
quello
del
secolo
scorso
non
sarà
l
'
ultimo
.
Finché
Roma
governerà
Matera
,
Matera
sarà
anarchica
e
disperata
,
e
Roma
disperata
e
tirannica
.
Il
secondo
aspetto
del
problema
è
quello
economico
:
è
il
problema
della
miseria
.
Quelle
terre
si
sono
andate
progressivamente
impoverendo
;
le
foreste
sono
state
tagliate
,
i
fiumi
si
sono
fatti
torrenti
,
gli
animali
si
sono
diradati
,
invece
degli
alberi
,
dei
prati
e
dei
boschi
,
ci
si
è
ostinati
a
coltivare
il
grano
in
terre
inadatte
.
Non
ci
sono
capitali
,
non
c
'
è
industria
,
non
c
'
è
risparmio
,
non
ci
sono
scuole
,
l
'
emigrazione
è
diventata
impossibile
,
le
tasse
sono
insopportabili
e
sproporzionate
:
e
dappertutto
regna
la
malaria
.
Tutto
ciò
è
in
buona
parte
il
risultato
delle
buone
intenzioni
e
degli
sforzi
dello
Stato
,
di
uno
Stato
che
non
sarà
mai
quello
dei
contadini
,
e
che
per
essi
ha
creato
soltanto
miseria
e
deserto
.
Infine
c
'
è
il
lato
sociale
del
problema
.
Si
usa
dire
che
il
grande
nemico
è
il
latifondo
,
il
grande
proprietario
;
e
certamente
,
là
dove
il
latifondo
esiste
,
esso
è
tutt
'
altro
che
una
istituzione
benefica
.
Ma
se
il
grande
proprietario
,
che
sta
a
,
Napoli
,
a
Roma
,
o
a
Palermo
,
è
un
nemico
dei
contadini
,
non
è
tuttavia
il
maggiore
né
il
più
gravoso
.
Egli
almeno
è
lontano
,
e
non
pesa
quotidianamente
sulla
vita
di
tutti
.
Il
vero
nemico
,
quello
che
impedisce
ogni
libertà
e
ogni
possibilità
di
esistenza
civile
ai
contadini
,
è
la
piccola
borghesia
dei
paesi
.
È
una
classe
degenerata
,
fisicamente
e
moralmente
:
incapace
di
adempiere
la
sua
funzione
,
e
che
solo
vive
di
piccole
rapine
e
della
tradizione
imbastardita
di
un
diritto
feudale
.
Finché
questa
classe
non
sarà
soppressa
e
sostituita
non
si
potrà
pensare
di
risolvere
il
problema
meridionale
.
Questo
problema
,
nel
suo
triplice
aspetto
,
preesisteva
al
fascismo
;
ma
il
fascismo
,
pure
non
parlandone
più
,
e
negandolo
,
l
'
ha
portato
alla
sua
massima
acutezza
,
perché
con
lui
lo
statalismo
piccolo
borghese
è
arrivato
alla
più
completa
affermazione
.
Noi
non
possiamo
oggi
prevedere
quali
forme
politiche
si
preparino
per
il
futuro
:
ma
in
un
paese
di
piccola
borghesia
come
l
'
Italia
,
e
nel
quale
le
ideologie
piccolo
borghesi
sono
andate
contagiando
anche
le
classi
popolari
cittadine
,
purtroppo
è
probabile
che
le
nuove
istituzioni
che
seguiranno
al
fascismo
,
per
evoluzione
lenta
o
per
opera
di
violenza
,
e
anche
le
più
estreme
e
apparentemente
rivoluzionarie
fra
esse
,
saranno
riportate
a
riaffermare
,
in
modi
diversi
,
quelle
ideologie
;
ricreeranno
uno
Stato
altrettanto
,
e
forse
più
,
lontano
dalla
vita
,
idolatrico
e
astratto
,
perpetueranno
e
peggioreranno
,
sotto
nuovi
nomi
e
nuove
bandiere
,
l
'
eterno
fascismo
italiano
.
Senza
una
rivoluzione
contadina
,
non
avremo
mai
una
vera
rivoluzione
italiana
,
e
viceversa
.
Le
due
cose
si
identificano
.
Il
problema
meridionale
non
si
risolve
dentro
lo
Stato
attuale
,
né
dentro
quelli
che
,
senza
contraddirlo
radicalmente
,
lo
seguiranno
.
Si
risolverà
soltanto
fuori
di
essi
,
se
sapremo
creare
una
nuova
idea
politica
e
una
nuova
forma
di
Stato
,
che
sia
anche
lo
Stato
dei
contadini
;
che
li
liberi
dalla
loro
forzata
anarchia
e
dalla
loro
necessaria
indifferenza
.
Né
si
può
risolvere
con
le
sole
forze
del
mezzogiorno
:
ché
in
questo
caso
avremmo
una
guerra
civile
,
un
nuovo
atroce
brigantaggio
,
che
finirebbe
,
al
solito
,
con
la
sconfitta
contadina
,
e
il
disastro
generale
;
ma
soltanto
con
l
'
opera
di
tutta
l
'
Italia
,
e
il
suo
radicale
rinnovamento
.
Bisogna
che
noi
ci
rendiamo
capaci
di
pensare
e
di
creare
un
nuovo
Stato
,
che
non
può
più
essere
né
quello
fascista
,
né
quello
liberale
,
né
quello
comunista
,
forme
tutte
diverse
e
sostanzialmente
identiche
della
stessa
religione
statale
.
Dobbiamo
ripensare
ai
fondamenti
stessi
dell
'
idea
di
Stato
:
al
concetto
d
'
individuo
che
ne
è
la
base
;
e
,
al
tradizionale
concetto
giuridico
e
astratto
di
individuo
,
dobbiamo
sostituire
un
nuovo
concetto
,
che
esprima
la
realtà
vivente
,
che
abolisca
la
invalicabile
trascendenza
di
individuo
e
di
Stato
.
L
'
individuo
non
è
una
entità
chiusa
,
ma
un
rapporto
,
il
luogo
di
tutti
i
rapporti
.
Questo
concetto
di
relazione
,
fuori
della
quale
l
'
individuo
non
esiste
,
è
lo
stesso
che
definisce
lo
Stato
.
Individuo
e
Stato
coincidono
nella
loro
essenza
,
e
devono
arrivare
a
coincidere
nella
pratica
quotidiana
,
per
esistere
entrambi
.
Questo
capovolgimento
della
politica
,
che
va
inconsapevolmente
maturando
,
è
implicito
nella
civiltà
contadina
,
ed
è
l
'
unica
strada
che
ci
permetterà
di
uscire
dal
giro
vizioso
di
fascismo
e
antifascismo
.
Questa
strada
si
chiama
autonomia
.
Lo
Stato
non
può
essere
che
l
'
insieme
di
infinite
autonomie
,
una
organica
federazione
.
Per
i
contadini
,
la
cellula
dello
Stato
,
quella
sola
per
cui
essi
potranno
partecipare
alla
molteplice
vita
collettiva
,
non
può
essere
che
il
comune
rurale
autonomo
.
È
questa
la
sola
forma
statale
che
possa
avviare
a
soluzione
contemporanea
i
tre
aspetti
interdipendenti
del
problema
meridionale
;
che
possa
permettere
la
coesistenza
di
due
diverse
civiltà
,
senza
che
l
'
una
opprima
l
'
altra
,
né
l
'
altra
gravi
sull
'
una
;
che
consenta
,
nei
limiti
del
possibile
,
le
condizioni
migliori
per
liberarsi
dalla
miseria
;
e
che
infine
,
attraverso
l
'
abolizione
di
ogni
potere
e
funzione
sia
dei
grandi
proprietari
che
della
piccola
borghesia
locale
,
consenta
al
popolo
contadino
di
vivere
,
per
sé
e
per
tutti
.
Ma
l
'
autonomia
del
comune
rurale
non
potrà
esistere
senza
l
'
autonomia
delle
fabbriche
,
delle
scuole
,
delle
città
,
di
tutte
le
forme
della
vita
sociale
.
Questo
è
quello
che
ho
appreso
in
un
anno
di
vita
sotterranea
.
Così
avevo
detto
ai
miei
amici
,
e
andavo
ora
rimeditando
mentre
il
treno
,
nella
notte
,
entrava
nelle
terre
di
Lucania
.
Erano
i
primi
accenni
di
quelle
idee
che
dovevo
poi
sviluppare
negli
anni
seguenti
,
attraverso
le
esperienze
dell
'
esilio
e
della
guerra
.
E
in
questi
pensieri
mi
addormentai
.
Mi
risvegliò
il
sole
alto
,
dopo
Potenza
,
tra
le
scoscese
pendici
di
Brindisi
di
Montagna
.
Qualcosa
d
'
insolito
era
nell
'
aria
,
di
cui
non
sapevo
ancora
rendermi
conto
.
Entrammo
nella
valle
del
Basento
,
passammo
le
stazioncine
solitarie
di
Pietra
Pertosa
,
Garaguso
e
Tricarico
,
e
non
tardammo
a
raggiungere
la
nostra
destinazione
:
la
stazione
di
Grassano
.
Qui
dovevamo
scendere
,
e
aspettare
,
come
al
solito
,
qualche
ora
,
il
passaggio
della
corriera
postale
.
La
stazione
era
deserta
:
rimasi
a
passeggiare
avanti
e
indietro
,
sulla
strada
provinciale
,
con
la
mia
guardia
,
conversando
.
Grassano
mi
risalutava
dalla
cima
del
monte
,
periodica
amichevole
apparizione
:
ma
il
suo
aspetto
era
mutato
.
Mi
resi
conto
allora
delle
ragioni
di
quell
'
aspetto
strano
del
paesaggio
che
avevo
veduto
al
mio
risveglio
dal
finestrino
del
vagone
.
Il
colle
si
alzava
,
come
sempre
,
con
le
sue
lente
ondulazioni
e
le
sue
fratture
improvvise
,
fino
al
cimitero
e
al
paese
:
ma
la
terra
,
che
avevo
sempre
veduta
grigia
e
giallastra
,
era
ora
tutta
verde
,
d
'
un
verde
innaturale
e
imprevedibile
.
La
primavera
era
scoppiata
d
'
un
tratto
,
anche
qui
,
durante
i
pochi
giorni
della
mia
assenza
;
ma
quel
colore
,
altrove
così
pieno
di
allegra
armonia
e
di
speranza
,
aveva
qui
qualche
cosa
di
artificioso
,
di
violento
;
suonava
falso
,
come
il
rossetto
sul
viso
bruciato
dal
sole
di
una
contadina
.
Gli
stessi
verdi
metallici
mi
accompagnarono
attraverso
la
salita
,
verso
Stigliano
,
come
squilli
stonati
di
una
tromba
in
una
marcia
funebre
.
I
monti
tornarono
a
chiudersi
alle
mie
spalle
,
come
i
cancelli
di
una
prigione
,
quando
scendemmo
verso
il
Sauro
,
e
riprendemmo
la
salita
verso
Gagliano
.
Sulle
argille
bianche
,
le
piccole
chiazze
di
verde
,
sparse
qua
e
là
,
brillavano
al
sole
ancora
più
intense
e
più
strane
,
come
delle
grida
;
parevano
lembi
di
maschere
stracciate
,
sparse
alla
rinfusa
.
Era
quasi
sera
,
quando
giungemmo
in
paese
.
La
mia
guardia
,
De
Luca
,
venne
riconosciuta
da
tutti
.
Quello
che
mi
aveva
raccontato
di
sé
e
della
sua
famiglia
era
vero
:
il
figlio
del
cieco
dal
cavallo
sapiente
era
quasi
un
compaesano
,
e
parecchi
lo
invitarono
a
mangiare
qualcosa
prima
di
ripartire
.
Ma
egli
aveva
fretta
:
riuscì
a
farsi
imprestare
un
cavallo
,
montò
in
sella
e
partì
per
Montemurro
,
dove
sarebbe
arrivato
dopo
aver
cavalcato
tutta
la
notte
.
Gagliano
,
a
rivederla
dopo
quella
breve
parentesi
cittadina
,
mi
parve
più
piccola
e
più
triste
che
mai
,
nella
sua
immobile
atmosfera
borbonica
.
Ancora
due
anni
quaggiù
!
Il
senso
della
noia
degli
identici
giorni
futuri
mi
scese
improvvisa
sul
cuore
.
Mi
avviai
verso
casa
,
fra
i
saluti
e
i
"
ben
tornato
!
"
che
mi
giungevano
dalle
soglie
.
Barone
,
che
avevo
affidato
alla
Giulia
,
era
in
mezzo
alla
piazza
,
come
un
signore
,
e
mi
corse
incontro
felice
e
rumoroso
.
Credevo
che
avrei
trovato
la
Giulia
a
casa
;
ma
la
casa
era
vuota
,
il
fuoco
spento
,
e
non
c
'
era
nulla
di
pronto
per
la
cena
.
Mandai
un
ragazzo
a
chiamarla
:
tornò
dicendomi
che
non
poteva
venire
,
e
che
non
l
'
aspettassi
neppure
l
'
indomani
né
dopo
;
ma
non
me
ne
fece
dire
il
perché
.
Dovetti
così
risalire
fin
dalla
vedova
a
mangiare
qualcosa
.
Seppi
poi
da
donna
Caterina
che
durante
la
mia
assenza
il
barbiere
albino
,
amante
della
Giulia
,
era
stato
preso
da
un
accesso
di
gelosia
,
Dio
sa
quanto
poco
fondata
,
e
aveva
minacciato
la
mia
strega
di
tagliarle
il
collo
col
suo
rasoio
se
fosse
ancora
tornata
da
me
;
e
l
'
aveva
talmente
spaventata
,
che
la
donna
non
osava
neppure
vedermi
né
salutarmi
.
Soltanto
molto
più
tardi
,
passato
il
terrore
,
si
indusse
a
fermarsi
a
parlare
con
me
,
quando
mi
incontrava
per
via
,
con
uno
strano
sorriso
misterioso
,
riservato
e
un
po
'
compiaciuto
;
né
mi
disse
mai
nulla
delle
ragioni
del
suo
abbandono
.
Donna
Caterina
si
fece
in
quattro
per
trovarmi
una
nuova
donna
.
-
Ce
n
'
è
una
che
è
meglio
di
Giulia
.
In
questi
giorni
ha
da
fare
,
ma
spero
di
ottenere
che
venga
-
.
Intanto
le
poche
streghe
del
paese
mi
venivano
a
cercare
;
ma
io
decisi
di
aspettare
la
protetta
di
donna
Caterina
.
Venne
,
fra
quelle
che
rimandai
,
una
vecchia
,
che
mi
parve
avesse
una
sessantina
d
'
anni
,
e
che
insistette
particolarmente
perché
la
prendessi
con
me
.
Seppi
poi
,
con
stupore
.
che
aveva
quasi
novant
'
anni
,
che
era
l
'
amante
del
vecchio
padre
ottantaduenne
di
don
Luigino
,
e
che
si
era
incapricciata
di
me
.
Così
,
senza
accorgermene
,
avevo
corso
il
rischio
di
essere
divorato
dalla
più
antica
Parca
che
mi
fosse
mai
accaduto
di
conoscere
.
Finalmente
arrivò
Maria
,
la
donna
mandata
dalla
sorella
del
podestà
.
Era
una
strega
,
come
la
Giulia
,
anzi
molto
più
della
Giulia
,
e
della
strega
classica
,
di
quelle
che
si
ungono
e
partono
per
l
'
aria
a
cavallo
di
una
scopa
,
aveva
l
'
aspetto
.
Non
c
'
era
in
lei
nulla
della
maestosa
animalità
della
Santarcangelese
.
Aveva
una
quarantina
d
'
anni
,
era
abbastanza
alta
,
e
magra
,
con
un
viso
asciutto
,
rugoso
,
un
lungo
naso
affilato
,
e
il
mento
appuntito
e
sporgente
.
Si
muoveva
rapida
,
nei
lavori
era
abile
e
svelta
.
Pareva
bruciata
da
un
fuoco
interno
,
da
una
specie
d
'
insaziabile
avidità
,
da
una
sensualità
nervosa
e
diabolica
.
Mi
lanciava
occhiate
piene
di
un
oscuro
fuoco
:
capii
subito
che
non
avrei
trovato
in
lei
l
'
antica
passività
della
Giulia
,
e
che
avrei
dovuto
tenerla
a
distanza
.
Per
tutto
il
tempo
che
rimase
con
me
le
diedi
perciò
pochissima
confidenza
.
Era
,
del
resto
,
una
ottima
donna
.
Oltre
alla
fuga
di
Giulia
,
altre
novità
erano
avvenute
in
paese
durante
la
mia
assenza
.
Don
Giuseppe
Traiella
era
partito
,
spedito
definitivamente
a
morire
fra
le
catapecchie
malariche
di
Gaglianello
.
La
notte
di
Natale
aveva
dato
i
suoi
frutti
,
don
Luigino
aveva
trionfato
.
Il
Vescovo
aveva
fatto
fare
un
concorso
per
la
parrocchia
di
Gagliano
,
e
proibito
a
Trajella
di
parteciparvi
.
Il
suo
successore
,
don
Pietro
Liguari
,
era
già
arrivato
da
Miglionico
.
Aveva
trovato
una
casa
confortevole
sulla
via
principale
,
vicino
alla
piazza
,
e
vi
si
era
installato
con
la
sua
governante
,
e
una
straordinaria
quantità
di
provviste
da
bocca
.
Lo
incontrai
sulla
piazza
,
il
giorno
dopo
il
mio
arrivo
,
e
mi
venne
incontro
con
un
sorriso
cordiale
.
Era
già
informatissimo
di
me
,
si
disse
felice
di
conoscermi
,
e
mi
invitò
a
prendere
il
caffè
a
casa
sua
.
Se
si
fosse
voluto
trovare
qualcuno
assolutamente
opposto
,
nell
'
aspetto
,
nei
modi
e
nell
'
animo
al
povero
Arciprete
misantropo
,
relegato
nel
villaggio
sul
fiume
,
non
si
sarebbe
di
certo
potuto
scegliere
altro
che
don
Pietro
Liguari
.
Era
un
uomo
di
una
cinquantina
d
'
anni
,
di
media
statura
,
grosso
e
piuttosto
grasso
,
di
un
grasso
pallido
e
giallastro
.
Gli
occhi
erano
neri
,
spagnoli
,
pieni
di
astuzia
.
Aveva
un
viso
grande
e
complesso
,
con
un
naso
un
po
'
arcuato
,
labbra
sottili
,
capelli
neri
.
Dava
l
'
impressione
di
averlo
già
visto
,
di
assomigliare
a
qualcuno
già
conosciuto
.
Riflettendoci
,
l
'
impressione
si
giustificava
.
L
'
Arciprete
aveva
un
viso
tipico
,
il
più
italiano
possibile
in
quegli
anni
.
Era
un
misto
di
attore
,
di
prelato
,
e
di
barbiere
,
un
incrocio
di
Mussolini
e
di
Ruggero
Ruggeri
.
Don
Pietro
Liguari
era
di
questi
paesi
,
e
probabilmente
di
famiglia
contadina
:
il
suo
viso
era
pieno
di
furberia
e
di
finezza
,
e
i
suoi
modi
insinuanti
.
Incedeva
con
una
certa
solennità
,
l
'
abito
era
pulito
,
il
fiocco
rosso
del
cappello
era
fiammante
,
e
al
dito
portava
un
anello
con
un
rubino
.
Quando
entrai
in
casa
sua
fui
colpito
dalla
grande
quantità
di
salami
,
salsicce
,
prosciutti
,
provole
,
provoloni
,
trecce
di
fichi
secchi
,
di
peperoni
,
di
cipolle
e
di
agli
che
pendevano
dalle
travi
del
soffitto
,
dai
barattoli
di
conserve
e
di
marmellate
,
e
dalle
bottiglie
d
'
olio
e
di
vino
che
ingombravano
le
dispense
.
Nessuna
delle
case
dei
signori
di
Gagliano
era
certamente
così
ben
fornita
.
Era
venuta
ad
aprirci
la
governante
,
una
donna
sulla
quarantina
,
alta
e
magra
,
con
un
viso
severo
e
impenetrabile
,
tutta
vestita
di
nero
,
con
un
collettino
bianco
,
senza
velo
sul
capo
.
Questa
donna
austera
era
,
lo
seppi
poi
,
una
contadina
di
Montemurro
,
ottima
cuoca
,
e
,
secondo
le
male
lingue
,
madre
di
quattro
supposti
figli
di
Arcipreti
,
che
dovevano
essere
qua
e
là
,
in
qualche
collegio
della
provincia
.
Don
Liguari
mi
fece
fare
il
giro
delle
sue
stanze
,
e
ammirare
le
sue
provviste
.
-
Verrà
qualche
volta
a
far
penitenza
con
me
,
-
mi
disse
,
mostrandomi
del
burro
fresco
,
cosa
che
a
Gagliano
non
esisteva
,
e
che
non
avevo
più
visto
da
che
ci
ero
venuto
.
-
La
mia
governante
sa
far
bene
la
pasta
.
Vedrà
.
Ma
ora
sediamoci
e
prendiamo
il
caffè
-
.
Quando
avemmo
vuotato
le
nostre
tazzine
,
l
'
Arciprete
cominciò
a
parlarmi
del
paese
,
a
dirmi
le
sue
impressioni
e
a
chiedermi
le
mie
.
-
C
'
è
molto
da
fare
qui
,
-
mi
disse
,
-
molto
da
fare
.
Direi
tutto
da
fare
.
La
chiesa
è
in
cattivo
stato
,
il
campanile
deve
essere
costruito
.
I
frutti
delle
nostre
terre
non
ci
vengono
pagati
,
o
poco
per
volta
e
in
ritardo
.
Ma
soprattutto
c
'
è
poca
religione
.
C
'
è
un
gran
numero
di
ragazzi
che
non
sono
nemmeno
battezzati
;
e
nessuno
se
ne
dà
cura
,
se
non
sono
malati
e
in
punto
di
morte
.
Alle
funzioni
non
viene
che
qualche
vecchia
,
alla
messa
della
domenica
la
chiesa
è
quasi
deserta
.
La
gente
non
si
confessa
,
non
fa
la
comunione
.
Tutto
questo
deve
cambiare
,
e
cambierà
presto
,
vedrà
.
Le
autorità
non
se
ne
occupano
,
e
fanno
il
possibile
per
peggiorare
la
situazione
.
Sono
dei
materialisti
,
e
non
parlano
che
di
guerra
.
Credono
di
essere
loro
i
padroni
del
paese
,
con
il
loro
fascismo
.
Poverini
!
Non
sanno
che
dopo
la
Conciliazione
,
i
padroni
non
sono
più
loro
,
ma
noi
,
che
siamo
la
sola
autorità
spirituale
.
La
Conciliazione
vuol
dir
questo
:
che
ora
tocca
a
noi
la
direzione
delle
cose
,
a
noi
preti
.
Se
il
podestà
crede
di
poter
essere
lui
a
comandare
,
si
illude
!
-
Don
Pietro
Liguari
qui
tacque
,
quasi
pentito
di
aver
parlato
troppo
:
ma
aveva
ben
capito
che
con
me
poteva
farlo
,
senza
timore
che
io
andassi
a
riferire
le
sue
parole
,
e
ci
teneva
a
ingraziarmisi
.
Si
mise
perciò
a
parlarmi
del
problema
dei
confinati
,
e
del
dovere
che
egli
sentiva
,
come
prete
,
di
venire
in
loro
aiuto
e
conforto
,
senza
distinzione
di
opinione
politica
o
di
fede
religiosa
.
Tutto
questo
era
molto
bello
,
ma
i
suoi
modi
insinuanti
,
e
il
tono
della
sua
voce
,
mostravano
troppo
chiaramente
come
egli
,
più
che
dallo
spirito
di
carità
,
fosse
mosso
da
un
interesse
o
da
un
calcolo
.
E
finalmente
,
dopo
questo
lunghissimo
esordio
,
venne
al
motivo
per
cui
mi
aveva
chiamato
.
-
Bisogna
riportare
questo
popolo
alla
religione
,
altrimenti
cadrà
in
mano
degli
atei
che
pretendono
di
comandare
.
Anche
chi
è
di
un
'
altra
fede
lo
deve
ammettere
-
.
E
qui
mi
mandò
un
'
occhiatina
significativa
.
-
Del
resto
,
tutti
possono
essere
toccati
dalla
grazia
.
Ma
per
portare
alla
chiesa
questi
contadini
,
bisogna
che
le
funzioni
diventino
più
attraenti
,
che
colpiscano
di
più
la
fantasia
.
La
chiesa
è
povera
e
nuda
,
e
la
parola
sola
non
attira
abbastanza
.
Perché
i
contadini
tornino
a
frequentare
la
Casa
del
Signore
,
ci
vorrebbe
della
musica
.
Io
ho
fatto
venire
da
Miglionico
un
armonium
,
l
'
ho
fatto
portare
ieri
in
chiesa
.
È
proprio
quello
che
fa
per
noi
.
Ma
c
'
è
una
difficoltà
.
Chi
lo
suona
?
In
paese
nessuno
sa
adoperare
quello
strumento
.
E
allora
ho
pensato
a
lei
,
che
sa
fare
di
tutto
,
che
è
tanto
istruito
,
ecc
.
Siamo
tutti
figli
dello
stesso
Signore
!
-
Le
ragioni
per
cui
temeva
non
accettassi
non
mi
passarono
neppure
in
mente
.
Dissi
che
avevo
studiato
il
pianoforte
,
ma
che
da
moltissimi
anni
non
mettevo
le
mani
su
una
tastiera
.
Avrei
potuto
provare
,
ma
non
mi
sarei
potuto
impegnare
a
fargli
regolarmente
da
organista
,
ma
tutt
'
al
più
aiutarlo
una
volta
o
due
,
per
fargli
piacere
.
Un
po
'
di
accompagnamento
,
se
c
'
era
chi
cantava
,
l
'
avrei
potuto
fare
:
ma
per
suonare
avrei
dovuto
farmi
mandare
la
musica
.
Risalimmo
fino
in
chiesa
,
per
vedere
lo
strumento
,
che
era
stato
messo
di
fianco
all
'
altare
,
bene
in
vista
,
e
che
destava
già
la
curiosità
dei
ragazzi
.
L
'
Arciprete
era
felice
:
aveva
temuto
che
io
non
accettassi
,
e
la
mia
insperata
condiscendenza
lo
faceva
più
ardito
.
Mi
mostrò
le
pareti
nude
e
screpolate
della
chiesa
.
-
Qui
ci
vorrebbero
delle
pitture
-
.
L
'
idea
non
mi
sarebbe
dispiaciuta
.
-
Chissà
,
forse
un
giorno
le
affrescherò
tutta
la
chiesa
,
-
gli
dissi
.
-
Devo
star
qui
ancora
due
anni
,
e
avrò
tutto
il
tempo
di
pensarci
.
Peccato
che
i
muri
sono
così
cattivi
.
Ma
non
vorrei
ingelosire
Mornaschi
,
che
è
un
uomo
così
simpatico
-
.
Il
soffitto
della
chiesa
era
infatti
decorato
a
fresco
,
con
delle
stelle
d
'
oro
su
fondo
azzurro
,
e
delle
fasce
decorative
che
lo
separavano
dalle
pareti
.
Questo
lavoro
era
stato
fatto
,
qualche
anno
prima
,
da
un
pittore
milanese
,
il
Mornaschi
,
un
giovane
biondo
,
che
in
quel
tempo
passava
di
paese
in
paese
facendo
qua
e
là
lavori
di
decorazione
per
le
chiese
,
fermandosi
in
ogni
luogo
fino
a
lavoro
finito
,
e
ricominciando
poi
altrove
.
Ma
a
Gagliano
questa
sua
vita
vagabonda
ebbe
termine
.
C
'
era
venuto
per
fare
il
soffitto
,
ma
gli
si
offrì
un
posto
di
impiegato
delle
imposte
,
e
,
lasciando
l
'
incerto
per
il
certo
,
l
'
arte
per
l
'
amministrazione
,
Mornaschi
non
era
più
ripartito
,
e
aveva
abbandonati
i
pennelli
.
Era
un
uomo
modesto
,
ritirato
e
cortese
,
il
solo
forestiero
ospite
stabile
di
Gagliano
.
Lo
vedevo
qualche
volta
,
e
con
me
fu
sempre
gentilissimo
.
-
Mornaschi
potrà
aiutarla
,
-
disse
l
'
Arciprete
,
che
in
pochi
giorni
,
evidentemente
,
aveva
imparato
a
conoscere
tutto
il
paese
.
Era
entusiasta
delle
meravigliose
prospettive
che
gli
si
aprivano
davanti
,
per
ricondurre
all
'
ovile
il
suo
gregge
indifferente
.
Ma
anch
'
io
,
ahimè
,
ero
una
pecora
perduta
,
e
il
buon
prete
,
tratto
dall
'
accesa
fantasia
,
cominciò
a
vagheggiare
qualcosa
di
ancora
più
roseo
,
una
solenne
cerimonia
,
a
cui
avrebbe
potuto
,
perché
no
?
partecipare
anche
il
Vescovo
.
Questo
non
lo
disse
allora
,
per
quanto
mi
accorgessi
che
ne
moriva
dalla
voglia
.
Don
Liguari
era
astuto
e
diplomatico
,
e
si
limitò
a
qualche
accenno
insinuante
,
il
primo
dei
moltissimi
e
più
espliciti
che
ebbe
poi
a
farmi
in
seguito
.
Per
allora
mi
disse
soltanto
che
era
un
peccato
che
io
vivessi
così
solo
;
che
ero
giovane
,
sì
,
ma
che
avrei
dovuto
pensare
a
prender
moglie
;
e
mentre
uscivamo
dalla
chiesa
,
mi
invitò
a
pranzo
per
la
domenica
seguente
.
-
Venga
,
dottore
,
a
far
penitenza
con
un
povero
prete
-
.
Le
provviste
che
avevo
viste
accatastate
nella
sua
cucina
mi
facevano
sperare
che
la
penitenza
non
sarebbe
stata
troppo
severa
.
L
'
austera
montemurrese
,
la
materna
governante
,
si
dimostrò
infatti
una
cuoca
perfetta
:
da
un
anno
non
avevo
mangiato
così
bene
.
C
'
erano
soprattutto
dei
salamini
fatti
in
casa
,
rossi
,
secondo
l
'
uso
di
qui
,
di
peperone
spagnolo
,
che
erano
una
delizia
.
Da
allora
l
'
Arciprete
non
mi
si
spiccicò
più
d
'
intorno
.
Mi
veniva
a
trovare
a
casa
,
e
posò
per
un
ritratto
,
che
avrebbe
voluto
gli
regalassi
.
Don
Luigino
era
geloso
di
questa
sua
assiduità
,
ma
don
Liguari
sapeva
fare
,
e
,
certamente
con
qualche
pretesto
evangelico
,
lo
tenne
tranquillo
.
Un
giorno
,
a
casa
mia
,
il
prete
vide
una
Bibbia
,
sul
mio
tavolino
da
notte
,
in
edizione
protestante
.
Fece
un
salto
,
inorridito
,
come
se
avesse
visto
un
serpente
.
-
Che
libri
legge
mai
,
dottore
!
Lo
butti
via
,
per
carità
-
.
Aveva
preso
dei
modi
molto
intimi
,
e
ogni
volta
che
mi
vedeva
,
mi
diceva
,
con
una
commovente
aria
materna
:
-
Ci
battezzeremo
,
poi
ci
sposeremo
.
Lasci
fare
a
me
.
Avevo
ricambiato
,
una
domenica
,
il
suo
invito
,
mettendo
a
contributo
,
perché
la
"
penitenza
"
non
fosse
,
questa
volta
,
reale
,
tutta
l
'
abilità
della
mia
strega
Maria
.
Avvenne
che
due
giorni
prima
,
il
venerdì
,
morisse
Poerio
,
quel
vecchio
barbuto
che
era
malato
da
molti
mesi
e
che
,
per
quanto
lo
desiderasse
,
non
aveva
mai
potuto
consultarmi
,
perché
era
compare
di
san
Giovanni
del
dottor
Gibilisco
.
La
domenica
si
fecero
i
solenni
funerali
,
e
ci
intervennero
anche
l
'
Arciprete
di
Stigliano
e
un
altro
prete
di
laggiù
.
Dovetti
dunque
estendere
l
'
invito
anche
a
questi
due
,
l
'
uno
grasso
e
grosso
e
l
'
altro
magro
e
piccolo
.
Erano
entrambi
dello
stesso
tipo
di
don
Liguari
,
scaltri
,
abituati
a
viver
bene
,
abili
ed
esperti
della
vita
dei
contadini
.
Feci
un
ottimo
pranzo
con
questi
tre
strani
uccelli
,
che
si
lagnavano
che
non
morissero
che
contadini
poveri
,
e
che
di
bei
funerali
come
quello
di
oggi
non
ce
ne
fosse
tutt
'
al
più
che
uno
all
'
anno
.
Intanto
m
'
era
arrivata
un
po
'
di
musica
da
chiesa
,
ed
ero
andato
qualche
volta
a
esercitarmi
sullo
strumento
.
Quando
mi
parve
di
essere
in
grado
,
fidandomi
sulla
semplicità
del
pubblico
,
di
accompagnare
la
funzione
senza
troppi
errori
,
fissai
con
don
Liguari
per
la
domenica
seguente
:
ma
gli
dissi
che
sarebbe
stato
per
una
volta
sola
.
Avevo
saputo
che
il
barbiere
cavadenti
sapeva
strimpellare
un
pianoforte
,
così
ad
orecchio
,
ed
ero
certo
che
se
la
sarebbe
cavata
meglio
di
me
.
Perciò
,
per
quanto
egli
non
amasse
molto
entrare
in
chiesa
,
avevo
deciso
di
lasciare
a
lui
l
'
incarico
,
dopo
quella
prima
volta
per
la
quale
ero
ormai
impegnato
.
La
domenica
,
la
chiesa
era
piena
.
L
'
Arciprete
aveva
sparso
la
voce
che
io
avrei
suonato
,
e
nessuno
volle
mancare
all
'
insolito
spettacolo
.
Le
donne
,
sotto
i
veli
bianchi
,
si
pigiavano
fino
alla
porta
:
molte
non
avevano
potuto
entrare
.
Erano
venute
persone
che
da
tempo
immemorabile
non
entravano
più
in
chiesa
.
C
'
era
perfino
,
con
la
sorella
,
donna
Concetta
,
la
figlia
maggiore
dell
'
avvocato
S
.
,
il
ricco
proprietario
melanconico
,
che
incontravo
spesso
la
sera
,
sulla
piazza
.
Donna
Concetta
era
in
clausura
da
quasi
un
anno
,
per
la
morte
del
fratello
:
non
usciva
mai
di
casa
,
e
non
l
'
avevo
mai
vista
.
Per
la
funzione
di
oggi
si
era
decisa
a
rompere
il
suo
voto
,
e
sedeva
nella
prima
fila
di
panche
.
Era
considerata
la
più
bella
donna
di
Gagliano
,
ed
era
vero
.
Era
una
ragazza
di
diciott
'
anni
,
piccolina
,
con
un
viso
tondo
e
perfetto
di
Madonna
,
dei
grandi
occhioni
languidi
,
i
capelli
neri
,
lisci
e
abbondanti
,
ordinati
con
una
riga
diritta
in
mezzo
,
la
pelle
bianchissima
,
la
boccuccia
rossa
,
il
collo
sottile
,
e
una
gentile
aria
ritrosa
.
Fu
quella
l
'
unica
volta
in
cui
la
vidi
,
in
mezzo
alla
folla
velata
;
né
sentii
mai
la
sua
voce
.
Ma
i
contadini
avevano
i
loro
progetti
.
-
Tu
sei
gaglianese
ormai
,
-
mi
dicevano
spesso
.
-
Devi
sposare
donna
Concetta
.
È
la
zitella
vacantìa
più
bella
e
più
ricca
del
paese
.
È
fatta
per
te
.
E
così
non
te
ne
andrai
più
,
resterai
sempre
con
noi
-
.
Perciò
anch
'
io
ero
curioso
di
vedere
la
mia
promessa
sposa
nascosta
.
Le
donne
furono
entusiaste
della
funzione
.
-
Quanto
sei
bello
!
-
gridavano
al
mio
passaggio
quando
uscii
.
La
fiducia
dell
'
Arciprete
nella
.
potenza
religiosa
della
musica
si
dimostrò
però
esagerata
.
Per
quanto
il
barbiere
accompagnasse
assai
meglio
di
me
,
la
chiesa
dopo
quel
giorno
tornò
ad
essere
quasi
deserta
.
Don
Liguari
non
,
si
perdeva
d
'
animo
:
girava
tutto
il
giorno
per
le
case
dei
contadini
,
battezzava
i
ragazzi
,
e
,
poco
per
volta
,
qualche
cosa
avrà
forse
ottenuto
.
L
'
effimera
,
strana
primavera
era
orinai
finita
.
Il
verde
non
era
durato
che
una
diecina
di
giorni
,
come
una
assurda
apparizione
.
Poi
quella
poca
erba
era
seccata
sotto
il
sole
e
il
vento
ardente
di
un
maggio
improvvisamente
estivo
.
Il
paesaggio
era
tornato
quello
di
sempre
,
bianco
,
monotono
e
calcinoso
.
Come
quando
ero
arrivato
,
tanti
mesi
prima
,
sulla
distesa
delle
argille
silenziose
l
'
aria
ondeggiava
per
il
caldo
;
e
pareva
che
,
da
sempre
,
su
quello
stesso
desolato
mare
biancastro
oscillasse
grigia
l
'
ombra
delle
stesse
nuvole
.
Conoscevo
ogni
anfratto
,
ogni
colore
,
ogni
piega
della
terra
.
Con
il
nuovo
caldo
,
la
vita
di
Gagliano
pareva
più
lenta
che
mai
.
I
contadini
erano
nei
campi
,
le
ombre
delle
case
si
stendevano
pigre
sui
selciati
,
le
capre
sostavano
al
sole
.
L
'
eterno
ozio
borbonico
si
stendeva
sul
paese
,
costruito
sulle
ossa
dei
morti
:
distinguevo
ogni
voce
,
ogni
rumore
,
ogni
sussurro
,
come
una
cosa
nota
da
tempi
immemorabili
,
infinite
volte
ripetuta
,
e
che
infinite
altre
volte
sarebbe
stata
ripetuta
in
futuro
.
Lavoravo
,
dipingevo
,
curavo
i
malati
,
ma
ero
giunto
a
un
punto
estremo
di
indifferenza
.
Mi
pareva
di
essere
un
verme
chiuso
dentro
una
noce
secca
.
Lontano
dagli
affetti
,
nel
guscio
religioso
della
monotonia
,
aspettavo
gli
anni
venturi
,
e
mi
pareva
di
essere
senza
base
,
librato
in
un
'
aria
assurda
,
dove
era
strano
anche
il
suono
della
mia
voce
.
Anche
la
guerra
volgeva
al
termine
.
Addis
Abeba
era
caduta
.
L
'
Impero
era
salito
sui
colli
di
Roma
,
e
don
Luigino
aveva
cercato
di
farlo
salire
anche
su
quelli
di
Gagliano
,
con
una
delle
sue
tristi
adunate
deserte
.
Non
ci
sarebbero
più
stati
dei
morti
,
e
si
attendeva
il
ritorno
dei
pochi
che
erano
laggiù
.
Il
figlio
della
Giulia
aveva
scritto
che
presto
sarebbe
tornato
,
e
gli
si
preparassero
la
sposa
e
le
nozze
.
Don
Luigino
si
sentiva
cresciuto
,
come
se
qualcosa
della
corona
imperiale
fosse
passato
anche
sulla
sua
testa
.
I
contadini
pensavano
che
,
malgrado
le
promesse
,
non
ci
sarebbe
stato
posto
per
loro
in
quelle
terre
favolose
e
male
acquistate
;
e
non
pensavano
all
'
Africa
quando
scendevano
alle
rive
dell
'
Agri
.
Un
mattino
,
verso
mezzogiorno
,
passavo
sulla
piazza
.
Il
sole
batteva
lucente
e
nitido
,
il
vento
alzava
mulinelli
di
polvere
e
don
Cosimino
,
sull
'
uscio
dell
'
ufficio
postale
,
mi
fece
da
lontano
dei
grandi
gesti
con
la
mano
.
Mi
avvicinai
,
e
vidi
che
mi
guardava
con
affettuosi
occhi
allegri
.
-
Buone
notizie
,
don
Carlo
,
-
mi
disse
.
-
Non
vorrei
darle
delle
speranze
che
non
si
dovessero
realizzare
;
ma
è
arrivato
ora
un
telegramma
da
Matera
,
che
dispone
la
liberazione
del
confinato
genovese
.
Ho
mandato
ora
a
chiamarlo
.
Dice
anche
di
rimanere
in
ascolto
nel
pomeriggio
,
che
mi
telegraferanno
i
nomi
di
altri
confinati
da
liberare
.
Spero
ci
sarà
anche
il
suo
.
Pare
che
sia
per
la
presa
di
Addis
Abeba
-
.
Rimanemmo
sulla
porta
dell
'
ufficio
tutto
il
giorno
.
Ogni
tanto
si
sentiva
il
ticchettio
del
telegrafo
,
e
poi
la
testa
di
don
Cosimino
si
affacciava
allo
sportello
,
con
un
sorriso
raggiante
,
e
l
'
angelo
gobbo
gridava
un
nome
.
Il
mio
fu
l
'
ultimo
:
era
già
quasi
sera
.
Tutti
erano
stati
liberati
,
tranne
i
due
comunisti
,
lo
studente
di
Pisa
e
l
'
operaio
di
Ancona
.
Tutti
i
signori
della
piazza
mi
si
fecero
attorno
per
congratularsi
con
me
della
libertà
che
mi
era
stata
elargita
senza
che
la
sollecitassi
.
Quella
gioia
inattesa
mi
si
volse
in
tristezza
,
e
mi
avviai
,
con
Barone
,
verso
casa
.
Tutti
i
confinati
partirono
l
'
indomani
mattina
.
Io
non
mi
affrettai
.
Mi
dispiaceva
partire
,
e
trovai
tutti
i
pretesti
per
trattenermi
.
Avevo
dei
malati
che
non
potevo
lasciare
d
'
un
tratto
,
delle
pitture
da
finire
;
e
poi
un
mucchio
di
cose
da
spedire
,
una
infinità
di
quadri
da
imballare
.
Dovevo
far
fare
delle
casse
,
e
una
gabbia
per
Barone
,
troppo
abile
nello
sciogliersi
dal
guinzaglio
e
troppo
selvatico
perché
si
potesse
affidarlo
così
semplicemente
a
un
treno
.
Rimasi
ancora
una
diecina
di
giorni
.
I
contadini
venivano
a
trovarmi
e
mi
dicevano
:
-
Non
partire
.
Resta
con
noi
.
Sposa
Concetta
.
Ti
faranno
podestà
.
Devi
restar
sempre
con
noi
-
.
Quando
si
avvicinò
il
giorno
della
mia
partenza
,
mi
dissero
che
avrebbero
bucato
le
gomme
dell
'
automobile
che
doveva
portarmi
via
.
-
Tornerò
,
-
dissi
.
Ma
scuotevano
il
capo
.
-
Se
parti
non
torni
più
.
Tu
sei
un
cristiano
bono
.
Resta
con
noi
contadini
-
.
Dovetti
promettere
solennemente
che
sarei
tornato
;
e
lo
promisi
con
tutta
sincerità
:
ma
non
potei
,
finora
,
mantenere
la
promessa
Infine
mi
congedai
da
tutti
.
Salutai
la
vedova
,
il
becchino
banditore
,
donna
Caterina
,
la
Giulia
,
don
Luigino
,
la
Parroccola
,
il
dottor
Milillo
,
il
dottor
Gibilisco
,
l
'
Arciprete
,
i
signori
,
i
contadini
,
le
donne
,
i
ragazzi
,
le
capre
,
i
monachicchi
e
gli
spiriti
,
lasciai
un
quadro
in
ricordo
al
comune
di
Gagliano
,
feci
caricare
le
mie
casse
,
chiusi
con
la
grossa
chiave
la
porta
di
casa
,
diedi
un
ultimo
sguardo
ai
monti
di
Calabria
,
al
cimitero
,
al
Pantano
e
alle
argille
;
e
una
mattina
all
'
alba
,
mentre
i
contadini
si
avviavano
con
i
loro
asini
ai
campi
,
salii
,
con
Barone
in
gabbia
,
nella
macchina
dell
'
americano
,
e
partii
.
Dopo
la
svolta
,
sotto
il
campo
sportivo
,
Gagliano
scomparve
,
e
non
l
'
ho
più
riveduto
.
Avevo
un
foglio
di
via
,
e
dovevo
viaggiare
con
i
treni
accelerati
:
perciò
il
viaggio
fu
lungo
.
Rividi
Matera
,
e
i
suoi
sassi
,
e
il
suo
museo
.
Traversai
la
pianura
di
Puglia
,
sparsa
di
pietre
bianche
,
come
un
cimitero
,
e
Bari
,
e
Foggia
misteriosa
nella
notte
,
e
risalii
,
a
piccole
tappe
,
verso
il
nord
.
Salii
alla
cattedrale
di
Ancona
,
e
mi
affacciai
,
per
la
prima
volta
dopo
tanto
tempo
,
sul
mare
.
Era
una
giornata
serena
,
e
,
da
quella
altezza
,
le
acque
si
stendevano
amplissime
.
Una
brezza
fresca
veniva
dalla
Dalmazia
,
e
increspava
di
onde
minute
il
calmo
dorso
del
mare
.
Pensavo
a
cose
vaghe
:
la
vita
di
quel
mare
era
come
le
sorti
infinite
degli
uomini
,
eternamente
ferme
in
onde
uguali
,
mosse
in
un
tempo
senza
mutamento
.
E
pensai
con
affettuosa
angoscia
a
quel
tempo
immobile
,
e
a
quella
nera
civiltà
che
avevo
abbandonato
.
Ma
già
il
treno
mi
portava
lontano
,
attraverso
le
campagne
matematiche
di
Romagna
,
verso
i
vigneti
del
Piemonte
,
e
quel
futuro
misterioso
di
esili
,
di
guerre
e
di
morti
,
che
allora
mi
appariva
appena
,
come
una
nuvola
incerta
nel
cielo
sterminato
.
Firenze
,
dicembre
1943
luglio
1944
.
Narrativa ,
Il
lettore
non
troverà
,
in
questo
libro
,
né
il
romanzo
,
né
la
storia
.
Sono
ricordi
personali
,
riordinati
alla
meglio
e
limitati
ad
un
anno
,
fra
i
quattro
di
guerra
ai
quali
ho
preso
parte
.
Io
non
ho
raccontato
che
quello
che
ho
visto
e
mi
ha
maggiormente
colpito
.
Non
alla
fantasia
ho
fatto
appello
,
ma
alla
mia
memoria
;
e
i
miei
compagni
d
'
arme
,
anche
attraverso
qualche
nome
trasformato
,
riconosceranno
facilmente
uomini
e
fatti
.
Io
mi
sono
spogliato
anche
della
mia
esperienza
successiva
e
ho
rievocato
la
guerra
così
come
noi
l
'
abbiamo
realmente
vissuta
,
con
le
idee
e
i
sentimenti
d
'
allora
.
Non
si
tratta
quindi
di
un
lavoro
a
tesi
:
esso
vuole
essere
solo
una
testimonianza
italiana
della
grande
guerra
.
Non
esistono
,
in
Italia
,
come
in
Francia
,
in
Germania
o
in
Inghilterra
,
libri
sulla
guerra
.
E
anche
questo
non
sarebbe
stato
mai
scritto
,
senza
un
periodo
di
riposo
forzato
.
Clavadel
Davos
,
Aprile
1937
.
J
'
ai
plus
de
souvenirs
que
si
j
'
avais
mille
ans
.
Baudelaire
I
Alla
fine
maggio
1916
,
la
mia
Brigata
-
reggimenti
399°
e
400°
-
stava
ancora
sul
Carso
.
Sin
dall
'
inizio
della
guerra
,
essa
aveva
combattuto
solo
su
quel
fronte
.
Per
noi
,
era
ormai
diventato
insopportabile
.
Ogni
palmo
di
terra
ci
ricordava
un
combattimento
o
la
tomba
di
un
compagno
caduto
.
Non
avevamo
fatto
altro
che
conquistare
trincee
,
trincee
e
trincee
.
Dopo
quella
dei
"
gatti
rossi
"
,
era
venuta
quella
dei
"
gatti
neri
"
,
poi
quella
dei
"
gatti
verdi
"
.
Ma
la
situazione
era
sempre
la
stessa
.
Presa
una
trincea
,
bisognava
conquistarne
un
'
altra
.
Trieste
era
sempre
là
,
di
fronte
al
golfo
,
alla
stessa
distanza
,
stanca
.
La
nostra
artiglieria
non
vi
aveva
voluto
tirare
un
sol
colpo
.
Il
duca
d
'
Aosta
,
nostro
comandante
d
'
armata
,
la
citava
ogni
volta
,
negli
ordini
del
giorno
e
nei
discorsi
,
per
animare
i
combattenti
.
Il
principe
aveva
scarse
capacità
militari
,
ma
grande
passione
letteraria
.
Egli
e
il
suo
capo
di
stato
maggiore
si
completavano
.
Uno
scriveva
i
discorsi
e
l
'
altro
li
parlava
.
Il
duca
li
imparava
a
memoria
e
li
recitava
,
in
forma
oratoria
da
romano
antico
,
con
dizione
impeccabile
.
Le
grandi
cerimonie
piuttosto
frequenti
,
erano
espressamente
preparate
per
queste
dimostrazioni
oratorie
.
Disgraziatamente
,
il
capo
di
stato
maggiore
non
era
uno
scrittore
.
Sicché
,
malgrado
tutto
,
nella
stima
dell
'
armata
,
guadagnava
più
la
memoria
del
generale
nel
recitare
i
discorsi
che
il
talento
del
suo
capo
di
stato
maggiore
nello
scriverli
.
Il
generale
aveva
anche
una
bella
voce
.
A
parte
questo
,
egli
era
abbastanza
impopolare
.
In
un
pomeriggio
di
maggio
,
ci
arrivò
la
notizia
che
il
duca
aveva
disposto
,
in
premio
di
tanti
sacrifici
sofferti
dalla
brigata
,
di
mandarci
a
riposo
,
nelle
retrovie
,
per
alcuni
mesi
.
E
poiché
la
notizia
era
stata
seguita
dall
'
ordine
di
tenerci
pronti
per
ricevere
il
cambio
da
un
'
altra
brigata
,
essa
non
poteva
essere
che
vera
.
I
soldati
l
'
accolsero
con
tripudio
e
acclamarono
al
duca
.
Essi
s
'
accorgevano
finalmente
che
vi
era
qualche
vantaggio
ad
avere
per
comandante
d
'
armata
un
principe
di
casa
reale
.
Solo
lui
avrebbe
potuto
concedere
un
riposo
così
lungo
e
lontano
dal
fronte
.
Fino
ad
allora
,
i
turni
di
riposo
li
avevano
passati
a
pochi
chilometri
dalle
trincee
,
sotto
il
tiro
delle
artiglierie
nemiche
.
Il
cuoco
del
comandante
la
divisione
aveva
detto
all
'
attendente
del
colonnello
,
e
la
voce
si
era
diffusa
in
un
baleno
,
che
il
duca
voleva
che
il
riposo
lo
si
passasse
in
una
città
.
Per
la
prima
volta
,
durante
tutta
la
guerra
,
egli
cominciava
a
diventare
popolare
.
Le
voci
più
simpatiche
corsero
subito
su
di
lui
,
e
la
notizia
ch
'
egli
si
fosse
seriamente
disputato
con
il
generale
Cadorna
,
per
difendere
la
nostra
brigata
,
fece
,
accreditata
,
il
giro
dei
reparti
.
La
brigata
ricevette
il
cambio
e
,
la
notte
stessa
,
scendemmo
in
pianura
.
In
due
tappe
fummo
ad
Aiello
,
piccola
cittadina
,
non
lontana
dalle
vecchie
frontiere
.
La
nostra
gioia
non
aveva
limiti
.
Finalmente
,
si
viveva
!
Quanti
progetti
in
testa
!
Dopo
Aiello
,
sarebbe
venuta
la
grande
città
.
Udine
,
chi
sa
?
Entrammo
ad
Aiello
,
all
'
ora
del
primo
rancio
.
In
testa
,
era
il
mio
battaglione
,
il
3°
,
che
marciava
con
la
12a
compagnia
in
testa
.
La
12a
era
comandata
da
un
ufficiale
di
cavalleria
,
il
tenente
di
complemento
Grisoni
.
Egli
era
stato
ufficiale
d
'
ordinanza
del
nostro
comandante
di
brigata
.
Morto
questi
,
in
seguito
ad
una
ferita
di
granata
,
egli
era
voluto
rimanere
nella
brigata
e
prestava
servizio
nel
mio
battaglione
.
Come
ufficiale
di
cavalleria
,
non
poteva
essere
assegnato
ad
un
reparto
di
fanteria
;
ma
il
comandante
generale
della
cavalleria
gli
aveva
accordato
un
'
autorizzazione
speciale
,
con
il
diritto
di
conservare
ordinanza
e
cavallo
.
Egli
era
conosciuto
in
tutta
la
brigata
.
Il
21
agosto
del
`15
,
con
quaranta
volontari
,
aveva
attaccato
di
sorpresa
e
conquistato
"
il
dente
del
groviglio
"
,
solida
trincea
avanzata
,
difesa
da
un
battaglione
di
ungheresi
.
L
'
azione
era
stata
di
un
'
audacia
estrema
.
Ma
egli
era
divenuto
celebre
per
un
'
altra
impresa
.
Una
sera
,
mentre
stavamo
a
riposo
,
dopo
aver
bevuto
e
frammischiato
,
senza
eccessiva
misura
,
alcuni
vini
di
Piemonte
,
a
cavallo
,
era
penetrato
,
egualmente
di
sorpresa
,
nella
sala
di
mensa
,
in
cui
pranzava
il
colonnello
con
gli
ufficiali
del
comando
del
reggimento
.
Egli
non
aveva
pronunciato
una
sola
parola
,
ma
il
cavallo
,
che
sembrava
conoscere
perfettamente
le
gerarchie
militari
,
aveva
lungamente
caracollato
e
nitrito
attorno
al
colonnello
.
Per
questo
fatto
,
diversamente
apprezzato
,
poco
era
mancato
che
non
fosse
rimandato
alla
sua
Arma
.
Il
battaglione
sfilava
,
al
passo
,
di
fronte
alla
piazza
del
municipio
.
Là
,
erano
il
comandante
della
brigata
,
il
comandante
dei
reggimento
e
le
autorità
civili
della
città
.
La
compagnia
di
testa
,
per
quattro
,
marciava
,
marziale
.
I
soldati
erano
infangati
,
ma
quella
tenuta
da
trincea
rendeva
più
solenne
la
parata
.
Arrivato
all
'
altezza
delle
autorità
,
il
tenente
Grisoni
si
drizzò
sulle
staffe
e
,
rivolto
alla
compagnia
,
comandò
:
-
Attenti
a
sinistra
!
Era
il
saluto
al
comandante
di
Brigata
.
Ma
era
anche
il
segnale
convenuto
perché
il
1°
plotone
entrasse
in
azione
.
Immediatamente
,
si
svelò
tutta
una
fanfara
accuratamente
organizzata
.
Una
tromba
,
fatta
con
una
grande
caffettiera
di
latta
,
squillò
il
segnale
d
'
attenti
cui
rispose
l
'
accordo
degli
strumenti
più
svariati
.
Erano
tutti
strumenti
improvvisati
.
Abbondavano
quelli
che
facevano
maggior
chiasso
per
accompagnare
il
passo
.
I
piatti
erano
rappresentati
da
coperchi
di
gavetta
.
I
tamburi
erano
avanzi
di
vecchie
ghirbe
di
salmeria
,
fuori
uso
,
sapientemente
adattate
.
Pistoni
,
clarini
e
flauti
erano
ricavati
dai
pugni
chiusi
,
in
cui
gli
specialisti
,
aprendo
ora
un
dito
,
ora
l
'
altro
,
sapevano
soffiare
nelle
forme
più
efficaci
.
Ne
risultava
un
insieme
mirabile
di
musicata
allegria
di
guerra
.
Il
comandante
di
brigata
s
'
accigliò
,
ma
infine
sorrise
.
Uomo
ragionevole
,
non
trovò
sconveniente
che
soldati
,
vissuti
nel
fango
e
nel
fuoco
tutto
l
'
anno
,
si
permettessero
un
simile
svago
,
per
quanto
non
regolamentare
.
Tutto
il
reggimento
s
'
accantonò
ad
Aiello
.
Nel
pomeriggio
,
il
sindaco
offerse
,
agli
ufficiali
,
una
bicchierata
ed
un
discorso
.
Egli
lesse
con
voce
tremante
:
-
Grande
onore
è
per
me
,
ecc
.
ecc
.
Nella
guerra
gloriosa
che
il
popolo
italiano
combatte
sotto
il
comando
geniale
ed
eroico
di
Sua
Maestà
il
re
...
Alla
parola
re
,
come
era
d
'
obbligo
,
noi
ci
mettemmo
in
posizione
d
'
attenti
,
con
grande
e
simultaneo
strepito
di
tacchi
e
di
speroni
.
Nell
'
aula
municipale
,
il
fulmineo
frastuono
di
quel
saluto
militare
,
rimbombò
come
uno
sparo
d
'
armi
da
fuoco
.
Il
sindaco
,
civile
profano
,
non
immaginava
che
quel
suo
modesto
accenno
al
sovrano
potesse
provocare
una
dimostrazione
così
fragorosa
di
lealtà
costituzionale
.
Era
un
uomo
distinto
e
,
con
preavviso
,
egli
non
avrebbe
mancato
certamente
di
apprezzare
,
nella
sua
giusta
misura
,
un
simile
atto
patriottico
.
Ma
,
preso
così
,
alla
sprovvista
,
ebbe
un
sussulto
e
spiccò
un
leggero
salto
che
lo
elevò
di
alcuni
centimetri
al
di
sopra
della
sua
statura
.
Egli
si
era
fatto
pallido
.
Rivolse
lo
sguardo
incerto
al
gruppo
degli
ufficiali
,
immobili
,
e
attese
.
Il
foglio
del
discorso
scritto
gli
era
caduto
dalle
mani
e
giaceva
,
come
un
colpevole
,
ai
suoi
piedi
.
Il
colonnello
ebbe
un
onesto
sorriso
di
compiacimento
,
soddisfatto
di
veder
marcata
,
sia
pure
in
modo
provvisorio
,
la
superiorità
dell
'
autorità
militare
sull
'
autorità
civile
.
Con
un
'
espressione
di
contenuta
fierezza
,
che
invano
si
sforzerebbe
di
ostentare
chi
non
abbia
avuto
,
per
lungo
tempo
,
comando
di
truppe
,
egli
portò
lo
sguardo
dal
sindaco
a
noi
e
da
noi
al
sindaco
,
e
,
per
quel
briciolo
di
malvagità
che
serpeggia
nel
cuore
degli
uomini
più
miti
,
pensò
d
'
impressionare
ancora
di
più
il
sindaco
.
Egli
comandò
:
-
Signori
ufficiali
,
viva
il
re
!
-
Viva
il
re
!
-
ripetemmo
noi
,
urlando
la
frase
come
un
monosillabo
.
Contrariamente
alla
sua
aspettativa
,
il
sindaco
non
batté
ciglio
e
gridò
con
noi
.
Il
sindaco
era
uomo
di
mondo
.
Ormai
padrone
di
sé
,
raccolto
il
foglio
,
continuava
il
discorso
:
-
Noi
vinceremo
,
perché
ciò
è
scritto
nel
libro
del
destino
...
Dove
fosse
quel
libro
,
certo
,
nessuno
di
noi
,
compreso
il
sindaco
,
lo
sapeva
.
E
,
ancora
meno
,
che
cosa
fosse
scritto
in
quel
libro
irreperibile
.
La
frase
tuttavia
non
sollevò
particolare
reazione
.
L
'
attenzione
fu
invece
notevole
per
quest
'
altro
passaggio
:
-
La
guerra
non
è
così
dura
come
noi
la
immaginiamo
.
Questa
mattina
,
quando
ho
visto
entrare
nella
città
i
vostri
soldati
in
festa
,
accompagnati
dal
suono
della
fanfara
più
gioconda
che
si
possa
mai
concepire
,
ho
capito
,
e
tutta
la
popolazione
l
'
ha
capito
con
me
,
che
la
guerra
ha
le
sue
belle
attrattive
...
Il
tenente
di
cavalleria
salutò
,
facendo
tintinnare
gli
speroni
,
come
se
il
complimento
fosse
rivolto
particolarmente
a
lui
.
Il
sindaco
continuò
:
-
Belle
e
sublimi
attrattive
.
Infelice
colui
che
non
le
sente
!
Perché
,
o
signori
,
sì
,
bello
è
morire
per
la
patria
...
Quest
'
accenno
non
piacque
a
nessuno
,
neppure
al
colonnello
.
La
sentenza
era
classica
,
ma
il
sindaco
non
era
il
più
indicato
per
farci
apprezzare
,
letterariamente
,
la
bellezza
di
una
morte
,
sia
pure
così
gloriosa
.
La
stessa
forma
,
con
cui
il
sindaco
aveva
accompagnato
l
'
esclamazione
,
era
stata
infelice
.
Sembrava
che
egli
avesse
voluto
dire
:
"
Voi
siete
più
belli
da
morti
che
da
vivi
"
.
Buona
parte
degli
ufficiali
tossì
e
guardò
il
sindaco
con
arroganza
.
Il
tenente
di
cavalleria
scosse
gli
speroni
con
un
gesto
di
irrequietezza
.
Capì
il
sindaco
il
nostro
stato
d
'
animo
?
È
probabile
,
perché
s
'
affrettò
a
concludere
,
inneggiando
al
re
.
Egli
disse
,
precisamente
:
-
Viva
il
nostro
glorioso
re
di
stirpe
guerriera
!
Il
tenente
di
cavalleria
era
il
più
vicino
ad
una
grande
tavola
coperta
di
coppe
di
spumante
.
Rapidamente
,
ne
afferrò
una
ancora
piena
,
la
levò
in
alto
e
gridò
:
-
Viva
il
re
di
coppe
!
Per
il
colonnello
fu
un
colpo
in
pieno
petto
.
Guardò
il
tenente
stupito
,
come
se
non
credesse
ai
suoi
occhi
e
alle
sue
orecchie
.
Guardò
gli
ufficiali
,
per
fare
appello
alla
loro
testimonianza
,
e
disse
,
più
desolato
che
severo
:
-
Tenente
Grisoni
,
anche
oggi
lei
ha
bevuto
troppo
.
Favorisca
abbandonare
la
sala
e
attendere
i
miei
ordini
.
Il
tenente
batté
gli
speroni
,
s
'
irrigidì
sull
'
attenti
,
fece
un
passo
indietro
e
salutò
:
-
Signor
sì
!
E
uscì
,
con
il
frustino
sotto
il
braccio
,
visibilmente
soddisfatto
.
II
Il
capo
coro
intonava
:
"
Quel
mazzolin
di
fiori
...
"
Il
coro
della
compagnia
rispondeva
:
"
Che
vien
dalla
montagna
...
"
E
il
canto
animava
i
soldati
,
affaticati
.
Eravamo
in
marcia
da
tre
giorni
.
L
'
immobilità
della
lunga
vita
sedentaria
sul
Carso
ci
aveva
reso
incapaci
di
grandi
sforzi
.
La
marcia
era
penosa
per
tutti
.
Ci
confortava
solo
il
pensiero
che
saremmo
andati
in
montagna
.
Il
riposo
d
'
Aiello
non
era
durato
neppure
una
settimana
.
Gli
austriaci
avevano
sferrato
la
grande
offensiva
,
fra
il
Pasubio
e
Val
Lagarina
.
Sfondando
il
fronte
a
Cima
XII
,
s
'
affacciavano
sull
'
Altipiano
di
Asiago
.
La
brigata
,
abbandonati
gli
accantonamenti
aveva
percorso
in
treno
la
pianura
veneta
.
Ora
raggiungeva
,
a
marce
forzate
,
le
falde
dell
'
Altipiano
.
Il
coro
si
faceva
più
vivo
,
ma
ciascuno
seguiva
il
corso
dei
suoi
pensieri
.
Era
finita
la
vita
di
trincea
:
ora
si
sarebbe
contrattaccato
,
manovrando
,
ci
avevano
detto
.
E
in
montagna
.
Finalmente
!
Fra
di
noi
,
si
era
sempre
parlato
della
guerra
in
montagna
,
come
di
un
riposo
privilegiato
.
Avremmo
dunque
,
anche
noi
,
visto
alberi
,
foreste
e
sorgenti
,
vallate
ed
angoli
morti
,
che
ci
avrebbero
fatto
dimenticare
,
con
il
grande
riposo
sfumato
,
quella
orribile
petriera
carsica
,
squallida
,
senza
un
filo
di
erba
e
senza
una
goccia
di
acqua
,
tutta
eguale
,
sempre
eguale
,
priva
di
ripari
,
con
solo
qualche
buco
,
le
"
doline
"
,
calamita
dei
tiri
di
artiglieria
di
grosso
calibro
,
in
cui
ci
si
sprofondava
alla
rinfusa
,
uomini
e
muli
,
vivi
e
morti
.
Ci
saremmo
finalmente
potuti
sdraiare
,
nelle
ore
di
ozio
,
e
prendere
il
sole
,
e
dormire
dietro
un
albero
,
senza
esser
visti
,
senza
avere
per
sveglia
una
pallottola
nelle
gambe
.
E
,
dalle
cime
dei
monti
,
avremmo
avuto
,
di
fronte
a
noi
,
un
orizzonte
e
un
panorama
,
in
luogo
degli
eterni
muri
di
trincea
e
dei
reticolati
di
filo
spinato
.
E
ci
saremmo
,
finalmente
,
liberati
da
quella
miserabile
vita
,
vissuta
a
cinquanta
o
a
dieci
metri
dalla
trincea
nemica
,
in
una
promiscuità
feroce
,
fatta
di
continui
assalti
alla
baionetta
o
a
base
di
bombe
a
mano
e
di
colpi
di
fucile
tirati
alle
feritoie
.
Avremmo
finito
d
'
ucciderci
l
'
un
l
'
altro
,
ogni
giorno
,
senza
odio
.
La
manovra
sarebbe
stata
un
'
altra
cosa
.
Una
buona
manovra
,
duecento
,
trecento
mila
prigionieri
,
così
,
in
un
sol
giorno
,
senza
quella
spaventosa
carneficina
generale
,
ma
solo
per
un
geniale
aggiramento
strategico
.
E
chi
sa
,
forse
si
sarebbe
potuto
vincere
e
finirla
per
sempre
con
la
guerra
.
Il
solo
inconveniente
della
manovra
era
che
bisognava
marciare
,
sempre
marciare
.
Un
reggimento
di
cavalleria
ci
traversò
la
strada
e
noi
dovemmo
fermarci
per
lasciarlo
sfilare
.
Beati
loro
che
stavano
a
cavallo
!
Ma
ci
accorgemmo
subito
che
anch
'
essi
erano
stanchi
morti
.
-
La
guerra
dei
signori
,
-
gridavano
i
soldati
ai
lancieri
curvi
sulla
sella
.
-
Beati
voi
,
-
rispondevano
questi
,
-
che
potete
camminare
a
piedi
.
Noi
,
sempre
a
cavallo
,
sempre
a
cavallo
.
Non
poter
marciare
con
le
proprie
gambe
!
Dover
faticare
per
sé
e
poi
per
il
cavallo
.
Che
vita
!
Passato
il
reggimento
di
cavalleria
,
la
compagnia
riprese
il
coro
.
La
strada
,
ora
,
si
faceva
ingombra
di
profughi
.
Sull
'
Altipiano
d
'
Asiago
non
era
rimasta
anima
viva
.
La
popolazione
dei
Sette
Comuni
si
riversava
sulla
pianura
,
alla
rinfusa
,
trascinando
sui
carri
a
buoi
e
sui
muli
,
vecchi
,
donne
e
bambini
,
e
quel
poco
di
masserizie
che
aveva
potuto
salvare
dalle
case
affrettatamente
abbandonate
al
nemico
.
I
contadini
allontanati
dalla
loro
terra
,
erano
come
naufraghi
.
Nessuno
piangeva
,
ma
i
loro
occhi
guardavano
assenti
.
Era
il
convoglio
del
dolore
.
I
carri
,
lenti
,
sembravano
un
accompagnamento
funebre
.
La
nostra
colonna
cessò
i
canti
e
si
fece
silenziosa
.
Sulla
strada
non
si
sentiva
altro
che
il
nostro
passo
di
marcia
e
il
cigolìo
dei
carri
.
Lo
spettacolo
era
nuovo
per
noi
.
Sul
fronte
del
Carso
,
eravamo
noi
gli
invasori
,
ed
erano
slavi
i
contadini
che
avevano
abbandonato
le
case
,
alla
nostra
avanzata
.
Ma
noi
non
li
avevamo
visti
.
Passò
un
carro
,
più
lungo
degli
altri
.
Sui
due
materassi
di
paglia
stavano
accovacciati
una
vecchia
,
una
giovane
madre
e
due
bambini
.
Un
vecchio
contadino
,
seduto
avanti
,
con
le
gambe
pendoloni
,
guidava
i
buoi
.
Egli
fermò
i
buoi
e
chiese
,
ad
un
soldato
,
tabacco
per
la
pipa
.
-
Fumate
,
nonno
!
-
gli
gridò
il
caporale
che
marciava
in
testa
,
e
,
senza
fermarsi
,
gli
pose
fra
le
mani
tutto
il
suo
tabacco
.
I
soldati
l
'
imitarono
.
Il
vecchio
,
le
mani
ingombre
di
pacchetti
e
di
sigari
,
guardava
,
sorpreso
,
tanta
inaspettata
ricchezza
.
La
colonna
continuava
la
marcia
,
in
silenzio
.
Come
se
un
ordine
fosse
stato
dato
a
tutti
,
i
soldati
che
seguivano
lanciavano
sul
carro
il
loro
tabacco
.
Il
vecchio
chiese
:
-
E
voi
che
fumerete
,
ragazzi
?
La
domanda
ruppe
il
silenzio
.
Per
tutta
risposta
,
uno
intonò
un
'
allegra
canzonetta
del
repertorio
di
marcia
,
e
la
colonna
continuò
in
coro
.
Io
seguivo
con
lo
sguardo
"
zio
Francesco
"
,
che
mi
stava
vicino
.
Era
il
più
vecchio
soldato
della
compagnia
:
aveva
fatta
anche
la
guerra
di
Libia
.
I
compagni
lo
chiamavano
"
zio
Francesco
"
perché
,
oltre
ad
essere
il
più
vecchio
,
era
padre
di
cinque
figli
.
Egli
marciava
al
passo
,
sulla
cadenza
del
coro
,
e
,
come
gli
altri
,
cantava
a
voce
alta
.
Il
passo
era
pesante
,
sotto
il
peso
dello
zaino
.
Sul
suo
volto
,
non
v
'
era
alcuna
espressione
di
gioia
.
Le
parole
allegre
del
canto
uscivano
dalla
sua
bocca
,
estranee
.
"
Zio
Francesco
"
era
una
cosa
,
il
suo
canto
un
'
altra
.
La
testa
china
,
lo
sguardo
fisso
per
terra
,
egli
era
molto
lontano
dalla
marcia
e
dai
suoi
compagni
.
-
Aprite
le
righe
!
-
gridarono
alcuni
dal
centro
della
compagnia
.
-
Passa
il
colonnello
!
Mi
voltai
indietro
.
Il
colonnello
,
seguito
dall
'
aiutante
maggiore
,
a
cavallo
,
passava
in
mezzo
alla
colonna
.
Noi
marciavamo
già
a
righe
aperte
,
per
far
posto
alla
colonna
dei
profughi
;
sulla
strada
v
'
era
poco
spazio
libero
.
Ci
spostammo
ancora
verso
i
margini
della
strada
,
ma
il
colonnello
fu
egualmente
obbligato
a
camminare
a
passo
per
non
urtare
il
cavallo
sui
soldati
o
sui
carri
.
Quando
mi
arrivò
vicino
,
mi
disse
che
era
contento
di
vedere
i
soldati
così
allegri
e
mi
dette
venti
lire
da
distribuire
ai
cantori
.
Mentre
si
allontanava
,
notò
"
zio
Francesco
"
.
L
'
età
,
la
voce
e
l
'
atteggiamento
avevano
richiamato
la
sua
attenzione
.
Mi
chiese
chi
fosse
.
Gli
risposi
che
era
un
contadino
del
sud
e
aggiunsi
qualche
particolare
.
-
Buon
soldato
?
-
chiese
il
colonnello
.
-
Ottimo
,
-
risposi
.
-
Ecco
altre
cinque
lire
,
per
lui
,
per
lui
solo
.
"
Zio
Francesco
"
capi
che
si
parlava
di
lui
,
alzò
gli
occhi
e
continuò
la
marcia
e
il
canto
senza
scomporsi
.
Il
colonnello
gli
batté
la
mano
sulle
spalle
e
si
allontanò
.
La
notizia
del
dono
si
propagò
in
un
attimo
e
il
coro
si
fece
più
vivo
.
"
O
pescator
di
Londra
...
"
,
cantava
il
capo
coro
.
"
Bionda
,
mia
bella
bionda
...
"
,
chiudeva
il
coro
.
"
Zio
Francesco
"
continuava
a
cantare
,
a
capo
chino
e
a
voce
alta
.
Dai
carri
,
i
profughi
ci
guardavano
,
impassibili
.
I
carri
stridevano
sulla
ghiaia
e
facevano
un
accompagnamento
lamentoso
al
coro
gaio
.
Arrivammo
alla
tappa
,
prima
dell
'
imbrunire
.
La
giornata
era
ancora
calda
.
Fuori
dalle
tende
,
i
soldati
,
sdraiati
sull
'
erba
,
riposavano
.
I
più
stanchi
,
le
mani
intrecciate
dietro
la
nuca
,
allungati
e
immobili
,
guardavano
il
cielo
in
fiamme
.
Altri
parlottavano
,
a
voce
bassa
.
Qualcuno
cantava
nenie
del
suo
villaggio
.
Solo
le
sentinelle
si
muovevano
attorno
al
campo
.
I
gruppi
si
rianimarono
quando
un
graduato
ritornò
dal
vivandiere
con
i
fiaschi
del
vino
e
col
tabacco
.
Egli
aveva
speso
tutte
le
venti
lire
.
In
guerra
,
non
si
pensa
al
domani
.
Presto
,
i
fiaschi
girarono
di
mano
in
mano
e
le
voci
si
elevarono
.
-
Alla
salute
del
colonnello
!
-
Alla
salute
del
colonnello
!
Solo
una
voce
giovanile
si
staccò
dalle
altre
,
ostile
:
-
Alla
salute
di
quella
puttana
di
sua
madre
!
I
compagni
protestarono
.
-
E
che
vuoi
,
che
il
colonnello
,
invece
del
vino
,
ti
ficchi
due
palle
in
pancia
?
Inosservato
,
io
guardavo
la
scena
.
Il
soldato
non
rispose
,
rimase
sdraiato
e
non
volle
bere
.
Io
lo
distinsi
subito
e
lo
riconobbi
.
Sicuramente
,
egli
non
aveva
mai
avuto
niente
a
che
fare
con
il
colonnello
.
Pian
piano
,
le
voci
andavano
abbassandosi
.
Ora
parlava
"
zio
Francesco
"
,
grave
,
come
un
patriarca
.
Gli
altri
ascoltavano
,
fumando
.
-
Mai
,
nella
mia
vita
,
io
ho
guadagnato
cinque
lire
in
una
volta
.
Mai
guadagnato
cinque
lire
,
neppure
in
una
settimana
.
Tranne
nel
periodo
della
mietitura
,
falciando
a
cottimo
,
dalla
prima
luce
del
giorno
fino
al
crepuscolo
.
Io
mi
allontanai
,
perché
era
l
'
ora
della
mensa
ufficiali
.
III
Sui
margini
dell
'
Altipiano
,
a
mille
metri
,
v
'
era
il
più
grande
disordine
.
Noi
vi
eravamo
arrivati
,
il
5
giugno
,
per
la
Val
Frenzela
,
partendo
da
Valstagna
,
con
le
misure
di
sicurezza
d
'
avanguardia
,
perché
non
era
chiaro
dove
fossero
i
nostri
e
dove
gli
austriaci
.
Il
reggimento
si
schierò
fra
le
pendici
di
Stoccaredo
e
la
strada
Gallio
Foza
,
e
il
mio
battaglione
prese
posizione
al
Buso
,
minuscolo
villaggio
che
sbarra
lo
sbocco
di
Val
Frenzela
.
Gli
avamposti
furono
collocati
nella
conca
,
verso
Ronchi
,
a
caso
,
sulle
vie
da
cui
potevano
provenire
le
avanguardie
nemiche
.
Sapevamo
solo
che
esse
,
traversata
la
Val
d
'
Assa
e
conquistato
Asiago
,
si
spingevano
innanzi
,
a
ventaglio
,
al
di
qua
di
Gallio
.
Mi
si
diceva
che
,
fra
noi
e
loro
,
vi
fosse
ancora
,
sperduto
,
qualche
reparto
italiano
.
Quello
ch
'
era
certo
è
che
il
nemico
sfruttava
audacemente
il
successo
:
nella
conca
d
'
Asiago
,
numerose
batterie
da
campagna
manovravano
in
pieno
giorno
.
Il
ponte
di
Val
d
'
Assa
,
distrutto
dai
nostri
,
era
stato
ricostruito
dagli
austriaci
in
qualche
giorno
.
Tutta
la
nostra
artiglieria
era
caduta
in
mano
del
nemico
:
noi
non
ne
avevamo
più
,
su
tutto
l
'
Altipiano
,
neppure
un
pezzo
.
Solamente
,
dal
forte
Lisser
,
vecchio
forte
smantellato
fin
dal
1915
,
tiravano
due
pezzi
da
149
,
e
sempre
sui
nostri
.
Fortunatamente
,
gran
parte
delle
granate
non
esplodevano
,
e
noi
non
avemmo
perdite
.
Qualche
giorno
dopo
,
quel
forte
fu
battezzato
,
dai
nostri
corrispondenti
di
guerra
,
il
"
Leone
dell
'
Altipiano
"
.
Il
comandante
del
battaglione
mi
mandò
,
con
un
plotone
,
verso
Stoccaredo
.
Avevo
il
compito
di
prendere
collegamento
con
qualche
reparto
del
nostro
esercito
che
doveva
trovarsi
lassù
,
e
assumere
informazioni
sul
nemico
.
Preoccupato
di
poter
cadere
in
mano
agli
austriaci
,
io
avevo
chiesto
di
avere
con
me
tutta
la
compagnia
:
il
maggiore
mi
voleva
dare
solo
la
scorta
di
una
squadra
.
Fu
adottata
la
via
di
mezzo
ed
avevo
avuto
un
plotone
.
Il
sole
era
già
tramontato
quando
caddi
,
a
nord
di
Stoccaredo
,
su
un
battaglione
del
301
fanteria
.
Lo
comandava
un
tenente
colonnello
,
sulla
cinquantina
,
che
trovai
all
'
aperto
,
seduto
ad
un
tavolino
improvvisato
con
rami
d
'
albero
,
una
bottiglia
di
cognac
in
mano
.
Egli
mi
accolse
molto
gentilmente
e
mi
offrì
un
bicchierino
di
cognac
.
-
Molte
grazie
,
-
dissi
,
-
non
bevo
liquori
.
-
Non
beve
liquori
?
-
mi
chiese
,
preoccupato
,
il
tenente
colonnello
.
Tirò
dal
taschino
della
giubba
un
taccuino
e
scrisse
:
"
Conosciuto
tenente
astemio
in
liquori
.
5
giugno
1916>>
.
Si
fece
ripetere
il
mio
nome
,
che
io
gli
avevo
già
detto
presentandomi
,
e
lo
aggiunse
alla
nota
.
Per
non
perdere
tempo
io
gli
dissi
subito
la
ragione
di
servizio
che
mi
aveva
spinto
fino
a
lui
.
Ma
egli
,
prima
di
rispondermi
,
volle
conoscere
qualche
dettaglio
sulla
mia
vita
e
sui
miei
studi
.
Così
,
seppe
che
ero
ufficiale
di
complemento
,
uscito
dall
'
università
allo
scoppio
della
guerra
.
Ma
era
sempre
la
questione
dei
liquori
che
lo
colpiva
maggiormente
.
-
Appartiene
lei
forse
a
qualche
setta
religiosa
?
-
mi
chiese
.
-
No
,
-
risposi
io
ridendo
.
-
E
perché
mai
?
-
Strano
,
eccezionalmente
strano
.
E
vino
,
ne
beve
?
-
Un
po
'
,
a
tavola
,
così
,
un
po
'
durante
il
pasto
.
Io
ripetei
le
domande
sulle
posizioni
nemiche
e
sui
nostri
.
Ma
egli
non
aveva
fretta
.
Bevette
ancora
un
bicchierino
,
e
mi
accompagnò
,
con
passo
lento
,
ad
un
osservatorio
distante
una
cinquantina
di
metri
,
tenendo
sempre
in
mano
la
bottiglia
e
il
bicchierino
.
Per
distrazione
,
certo
,
perché
,
all
'
osservatorio
,
egli
non
bevette
mai
.
Dall
'
osservatorio
,
si
aveva
ancora
un
panorama
chiaro
,
illuminato
dagli
ultimi
riflessi
del
sole
.
In
fondo
,
a
nord
,
a
una
trentina
di
chilometri
in
linea
d
'
aria
,
Cima
XII
.
Di
fronte
,
la
catena
di
monti
culminante
a
Monte
Zebio
,
le
Creste
di
Gallio
,
e
,
elevato
su
tutti
,
più
a
destra
,
Monte
Fior
.
Fra
noi
e
quelle
cime
,
la
conca
d
'
Asiago
:
più
in
basso
,
proprio
sotto
di
noi
,
la
più
piccola
conca
di
Ronchi
.
-
Dove
sono
gli
austriaci
?
-
chiesi
.
-
Ah
,
questo
non
lo
so
.
Questo
non
lo
sa
nessuno
.
Sono
di
fronte
a
noi
.
Potrebbero
,
da
un
momento
all
'
altro
,
essere
anche
alle
nostre
spalle
.
Ciò
dipende
dalle
circostanze
.
Quello
che
è
certo
è
che
essi
sono
dappertutto
e
che
,
oltre
al
mio
battaglione
,
non
vi
sono
truppe
italiane
.
Io
chiesi
schiarimenti
sulla
posizione
del
monte
più
alto
,
che
egli
mi
aveva
detto
essere
Monte
Fior
.
-
Là
vi
sono
i
nostri
.
Questo
è
certo
.
Gli
austriaci
non
vi
sono
ancora
arrivati
.
Il
monte
è
alto
duemila
metri
.
È
perciò
che
i
nostri
comandi
lo
chiamano
la
"
Chiave
dell
'
Altipiano
"
.
Il
tenente
colonnello
mi
indicava
le
posizioni
con
la
bottiglia
.
Frequentemente
,
avvicinava
la
bottiglia
al
bicchierino
come
se
volesse
riempirlo
,
ma
,
ogni
volta
,
arrestava
a
tempo
la
bottiglia
,
e
il
bicchierino
rimase
sempre
vuoto
.
-
Su
quella
"
chiave
"
,
i
comandi
,
per
non
perderla
,
hanno
ammassato
una
ventina
di
battaglioni
,
mentre
qui
,
alla
porta
,
tutti
compresi
,
non
siamo
che
quattro
gatti
.
L
'
idea
è
sbagliata
di
sana
pianta
.
Ma
è
scritto
nei
testi
che
,
tenendo
la
vetta
d
'
una
montagna
,
si
possa
impedire
al
nemico
di
passare
per
la
vallata
sottostante
.
Vede
,
laggiù
,
lo
sbocco
di
Val
Frenzela
,
sotto
di
noi
?
Fra
lo
sbocco
e
Monte
Fior
,
vi
saranno
,
in
linea
d
'
aria
,
non
meno
di
quattro
o
cinque
chilometri
.
Se
gli
austriaci
forzano
lo
sbocco
,
la
"
porta
"
,
vi
possono
infilare
tutta
un
'
armata
,
senza
avere
un
ferito
,
mentre
la
"
chiave
"
resta
appesa
al
muro
.
Lei
non
beve
,
eh
?
Lei
non
beve
!
-
A
me
pare
che
,
se
noi
abbiamo
,
lassù
,
venti
battaglioni
,
qui
,
gli
austriaci
non
possono
passare
.
-
E
come
lo
impediscono
i
nostri
venti
battaglioni
,
da
lassù
?
Con
l
'
artiglieria
?
Ma
non
ve
ne
abbiamo
un
solo
pezzo
e
non
ve
ne
potrà
essere
uno
solo
,
ché
mancano
le
strade
.
Con
le
mitragliatrici
e
i
fucili
?
Armi
inutili
,
a
tanta
distanza
.
E
allora
?
Allora
,
niente
.
Perché
,
se
noi
siamo
degli
imbecilli
,
non
è
detto
che
di
fronte
a
noi
vi
siano
comandi
più
intelligenti
.
L
'
arte
della
guerra
è
la
stessa
per
tutti
.
Vedrà
che
gli
austriaci
attaccheranno
Monte
Fior
,
con
quaranta
battaglioni
,
e
inutilmente
.
E
siamo
pari
.
Questa
è
l
'
arte
militare
.
La
conversazione
mi
era
interessante
,
ma
la
notte
si
avvicinava
ed
io
non
volevo
rifare
il
cammino
al
buio
.
Avevo
aperto
una
carta
topografica
e
mi
sforzavo
d
'
orientarla
.
-
Lei
non
beve
!
Poi
,
abbandonando
l
'
osservatorio
e
con
tono
canzonatorio
:
-
Non
si
affidi
alle
carte
.
Altrimenti
non
ritroverà
più
il
suo
reggimento
.
Creda
a
me
che
sono
un
vecchio
ufficiale
di
carriera
.
Ho
fatto
tutta
la
campagna
d
'
Africa
.
Ad
Adua
abbiamo
perduto
,
perché
avevamo
qualche
carta
.
Perciò
siamo
andati
a
finire
ad
ovest
invece
di
andare
ad
est
.
Qualcosa
come
se
si
attaccasse
Venezia
invece
di
Verona
.
Le
carte
,
in
montagna
,
sono
intelligibili
solo
per
quelli
che
conoscono
la
regione
,
per
esservi
nati
o
vissuti
.
Ma
quelli
che
conoscono
già
il
terreno
non
hanno
bisogno
di
carte
.
Rifacemmo
indietro
il
percorso
fino
al
comando
del
suo
battaglione
.
Egli
si
avvicinò
al
tavolino
di
rami
,
si
sedette
e
bevette
due
bicchierini
,
uno
alla
mia
e
uno
alla
sua
salute
.
Io
lo
ringraziai
e
,
messomi
alla
testa
del
plotone
che
mi
attendeva
,
ripresi
la
strada
per
rientrare
al
reggimento
.
Qualche
cosa
di
vero
doveva
esserci
nelle
teorie
dei
tenente
colonnello
.
Quella
sera
,
io
perdetti
la
strada
del
ritorno
.
Ciò
non
sarebbe
avvenuto
,
se
avessi
rifatto
la
stessa
strada
.
Ma
era
già
tardi
ed
io
cercavo
una
scorciatoia
,
per
evitare
la
strada
carreggiabile
che
conduce
al
Buso
,
troppo
lunga
.
Il
sentiero
che
avevo
scelto
passava
interamente
nel
bosco
,
ove
incominciava
già
a
farsi
buio
.
A
pochi
metri
da
un
bivio
,
in
un
terreno
accidentato
e
coperto
di
cespugli
,
fummo
accolti
da
una
scarica
di
fucileria
.
Io
mi
accorsi
troppo
tardi
d
'
aver
obliquato
a
sinistra
,
anziché
puntare
più
a
destra
,
verso
Val
Frenzela
.
-
A
terra
!
-
gridai
.
-
A
destra
,
stendetevi
!
Il
plotone
si
buttò
a
terra
,
e
cominciò
a
stendersi
,
carponi
.
Noi
eravamo
sotto
il
fuoco
,
ma
protetti
dall
'
andamento
del
terreno
e
dal
bosco
fitto
.
I
cespugli
ci
nascondevano
completamente
.
-
Maledetti
ungheresi
!
-
bestemmiò
il
sergente
,
che
era
al
mio
fianco
.
-
Mi
hanno
bucato
un
braccio
.
-
Ungheresi
?
-
mormorai
.
-
Sì
,
signor
tenente
.
Ho
avuto
il
tempo
di
vederne
uno
in
piedi
.
Ha
il
trifoglio
sui
pantaloni
.
-
No
,
-
dissi
,
-
lei
si
sbaglia
.
Sono
bosniaci
.
Ci
avevano
infatti
detto
,
al
comando
di
divisione
,
che
l
'
avanguardia
nemica
era
formata
da
una
divisione
bosniaca
.
I
bosniaci
non
portavano
il
trifoglio
sull
'
uniforme
.
Il
plotone
si
era
steso
e
sparava
,
con
calma
.
Il
sergente
si
fasciava
il
braccio
ferito
,
aiutato
da
un
soldato
.
La
superiorità
delle
truppe
che
avevamo
di
fronte
era
evidente
.
Quello
era
il
fuoco
di
almeno
una
compagnia
.
Se
ci
avessero
attaccati
,
noi
saremmo
stati
sopraffatti
.
Io
feci
innestare
le
baionette
e
passai
la
voce
di
stare
a
contatto
di
gomito
,
pronti
al
contrattacco
.
Ero
intanto
preoccupato
.
Avevo
ricevuto
l
'
ordine
di
fare
una
ricognizione
per
prendere
contatto
con
la
sinistra
,
e
avere
schiarimenti
sulla
situazione
,
non
già
d
'
impegnarmi
in
combattimenti
.
Il
plotone
era
una
scorta
,
contro
sorprese
di
pattuglie
,
non
un
reparto
capace
di
sopportare
uno
scontro
simile
.
Decisi
perciò
d
'
indietreggiare
.
Dopo
il
primo
nervosismo
,
il
tiro
nemico
s
'
era
calmato
.
Ora
,
si
sparavano
solo
colpi
isolati
.
Per
coprire
il
rumore
del
ripiegamento
,
feci
sparare
una
bomba
a
mano
.
Il
soldato
che
mi
stava
più
vicino
accese
una
Sipe
,
ne
controllò
,
calmo
,
l
'
accensione
,
nella
mano
,
scattò
dritto
in
piedi
e
la
lanciò
alta
,
perché
non
fosse
fermata
dagli
alberi
.
La
bomba
scoppiò
bene
,
cadendo
dall
'
alto
,
con
un
fragore
che
la
foresta
rese
più
cupo
.
Le
schegge
si
dispersero
con
sibili
stridenti
:
un
miagolio
di
gatti
.
Era
la
prima
bomba
sparata
da
noi
sull
'
Altipiano
.
Un
attimo
di
silenzio
seguì
nella
foresta
.
Dalla
linea
nemica
,
una
voce
sonora
rispose
:
-
Alla
tua
faccia
!
La
fucileria
riprese
più
intensa
.
Di
fronte
a
noi
,
un
razzo
luminoso
si
levò
nell
'
aria
,
altissimo
,
e
rischiarò
la
foresta
e
tutta
la
vallata
di
Ronchi
.
Noi
ci
appiattimmo
sull
'
erba
,
come
foglie
.
"
Forse
ha
ragione
il
sergente
,
-
pensai
.
-
Debbono
essere
ungheresi
della
costa
adriatica
.
I
bosniaci
non
parlano
certo
l
'
italiano
"
.
Il
ripiegamento
del
plotone
si
faceva
per
gruppi
di
squadra
e
a
sbalzi
indietro
,
lentamente
,
per
non
perdere
il
contatto
tra
noi
.
Ormai
era
buio
fitto
ed
era
ben
difficile
spostarci
conservando
un
certo
ordine
.
Impiegammo
più
di
un
'
ora
prima
che
,
sottratti
al
tiro
,
potessimo
riunirci
indietro
,
al
sicuro
.
L
'
ultima
a
compiere
il
movimento
fu
la
quarta
squadra
.
Essa
aveva
fatto
un
prigioniero
.
Sotto
la
luce
del
razzo
,
un
uomo
isolato
,
posto
fra
noi
e
il
nemico
,
c
'
era
venuto
incontro
con
le
mani
in
alto
.
La
squadra
l
'
aveva
notato
e
,
spentosi
il
razzo
,
l
'
aveva
catturato
.
Ci
voleva
proprio
un
prigioniero
per
avere
notizie
sul
nemico
.
Io
ne
fui
felice
.
Dissi
al
caporale
della
quarta
squadra
:
-
Farò
avere
un
premio
alla
squadra
.
Il
prigioniero
,
senz
'
armi
,
era
in
mezzo
alla
squadra
,
tenuto
per
le
braccia
da
due
soldati
.
Nessuno
parlava
,
né
il
prigioniero
,
né
gli
altri
.
Ognuno
era
convinto
dell
'
inutilità
di
una
conversazione
fatta
in
lingua
straniera
.
Ma
anche
così
,
al
buio
e
in
silenzio
,
si
era
immediatamente
stabilita
quella
simpatia
che
si
crea
sempre
in
quelle
circostanze
.
I
vincitori
vogliono
prodigare
qualche
attestazione
di
bontà
ai
vinti
,
i
vinti
le
accettano
per
non
parere
sdegnosi
.
Il
prigioniero
mangiava
il
cioccolato
che
i
soldati
gli
avevano
offerto
,
e
quando
io
consentii
,
poiché
eravamo
al
riparo
,
che
si
fumasse
,
anch
'
egli
fumò
la
sigaretta
offertagli
.
Ordinai
l
'
appello
dei
presenti
per
essere
certo
che
nessuno
fosse
rimasto
indietro
,
ferito
o
sperduto
,
e
accesi
la
lampadina
elettrica
che
avevo
in
tasca
.
-
Ma
è
del
nostro
reggimento
!
-
esclamò
il
sergente
che
stava
controllando
la
fasciatura
al
braccio
e
s
'
era
posto
fra
me
e
il
prigioniero
.
-
Chi
è
del
nostro
reggimento
?
-
chiesi
,
distratto
.
-
Il
prigioniero
.
-
Diavolo
,
diavolo
,
diavolo
!
-
mormorava
il
caporale
della
quarta
squadra
,
fra
i
denti
.
La
lampadina
illuminò
la
faccia
del
prigioniero
.
Sbalordito
,
le
pupille
dilatate
,
anch
'
egli
guardava
.
La
sigaretta
gli
era
caduta
di
bocca
.
L
'
uniforme
era
la
nostra
.
Sul
berretto
,
il
numero
399
:
il
nostro
reggimento
.
Le
mostrine
,
quelle
della
brigata
.
Sulle
spalline
,
il
numero
della
compagnia
:
la
9a
...
Il
nostro
stesso
battaglione
.
-
Come
ti
chiami
?
-
gli
chiesi
.
-
Marrasi
Giuseppe
,
-
mi
rispose
avvilito
.
Gli
domandai
il
nome
del
suo
comandante
di
compagnia
e
di
plotone
ed
egli
me
li
disse
.
Erano
i
nomi
dei
miei
colleghi
del
battaglione
.
-
E
come
hai
fatto
a
finire
,
così
,
in
mezzo
a
noi
?
-
Mi
sono
smarrito
.
-
Era
la
9a
compagnia
che
sparava
contro
di
noi
?
-
Signor
sì
.
Finito
l
'
appello
,
riprendemmo
il
cammino
,
sulla
strada
.
Il
soldato
della
9a
parlava
con
i
compagni
.
-
Ti
è
andata
male
,
eh
?
-
Tu
credevi
di
aver
finito
la
guerra
,
figlio
d
'
un
cane
!
Confessa
che
avresti
pagato
un
occhio
perché
noi
fossimo
austriaci
.
Marrasi
protestava
:
-
Ma
no
,
ma
no
,
vi
dico
...
-
E
che
razza
di
stomaco
!
Ti
sei
sbaffato
il
cioccolato
come
un
vero
austriaco
.
Tu
me
lo
restituirai
...
IV
Il
battaglione
rimase
quattro
giorni
,
fra
il
Buso
e
la
strada
Gallio
Foza
,
a
contatto
con
gli
avamposti
nemici
.
Gli
austriaci
,
fermatisi
di
fronte
allo
sbocco
di
Val
Frenzela
,
avevano
concentrate
tutte
le
forze
su
Monte
Fior
.
Questo
era
principalmente
difeso
da
gruppi
di
battaglioni
alpini
:
il
battaglione
Val
Maira
,
il
battaglione
dei
Sette
Comuni
,
il
battaglione
Bassano
e
alcuni
altri
di
cui
ho
dimenticato
i
nomi
.
Erano
tutti
battaglioni
regionali
,
reclutati
nell
'
Alto
Veneto
.
Essi
quindi
combattevano
attorno
alle
loro
case
.
Vera
anche
un
reggimento
di
fanteria
e
qualche
altro
battaglione
staccato
.
Anche
il
1°
e
il
2°
battaglione
del
nostro
reggimento
vi
erano
stati
mandati
d
'
urgenza
.
Il
mio
battaglione
,
sostituito
da
altri
reparti
sopravvenuti
attraverso
la
Val
Frenzela
,
fu
l
'
ultimo
a
raggiungerli
.
L
'
aiutante
maggiore
del
battaglione
fu
ferito
gravemente
ed
io
,
che
fino
ad
allora
avevo
comandato
la
10
a
compagnia
,
fui
nominato
aiutante
maggiore
.
Partimmo
,
poco
dopo
mezzanotte
,
da
Foza
.
Il
comandante
di
brigata
volle
salutarci
.
Anch
'
egli
ci
avrebbe
raggiunto
fra
poco
.
Un
suo
figlio
combatteva
nei
battaglioni
alpini
.
Per
la
mulattiera
tracciata
nella
roccia
,
ci
arrampicammo
in
fila
indiana
.
Il
rumore
del
combattimento
di
Monte
Fior
non
arrivava
fino
a
noi
.
Il
vento
lo
trasportava
,
a
sinistra
,
verso
Val
d
'
Assa
.
Il
silenzio
della
notte
era
solo
rotto
dai
nostri
passi
e
dalle
punte
ferrate
dei
nostri
bastoni
da
montagna
.
Di
tanto
in
tanto
,
scialba
,
ci
arrivava
la
luce
dei
razzi
.
Alla
nostra
destra
,
oltre
le
pendici
di
Monte
Tonderecar
,
dall
'
altro
versante
,
lontano
,
si
sentiva
frequente
il
guaito
della
volpe
,
rauco
e
stridulo
,
simile
a
un
riso
sarcastico
.
La
tortuosa
mulattiera
finiva
a
Malga
Lora
,
piccola
conca
spoglia
d
'
alberi
e
ricca
d
'
erba
,
aperta
sotto
le
vette
del
Monte
Fior
.
Le
sommità
della
conca
sono
la
continuazione
delle
vette
del
monte
,
degradanti
verso
Monte
Tonderecar
.
La
testa
del
battaglione
vi
arrivò
alle
prime
luci
dell
'
alba
,
quando
una
colonna
di
feriti
,
curati
nella
Malga
e
trasportati
in
barella
,
incominciò
la
discesa
.
La
conca
si
apriva
di
fronte
a
noi
,
verde
e
riposante
,
come
un
'
oasi
.
Piccoli
resti
di
neve
erano
ancora
attorno
ai
cespugli
e
fra
le
rocce
.
Il
maggiore
pensava
riordinarvi
il
battaglione
che
intanto
serrava
.
Il
rumore
della
fucileria
era
ormai
distinto
;
la
vetta
di
Monte
Fior
non
era
che
a
poche
centinaia
di
metri
.
Noi
vi
eravamo
troppo
addossati
,
perché
fosse
visibile
.
Ma
i
colpi
erano
rari
.
Il
maggiore
aveva
spiegato
,
per
terra
,
una
grande
carta
topografica
e
l
'
esaminava
,
fumando
.
D
'
improvviso
,
le
raffiche
di
due
mitragliatrici
,
dall
'
alto
,
si
abbatterono
su
di
noi
.
Il
maggiore
abbandonò
la
carta
e
si
precipitò
sulla
testa
del
battaglione
per
farlo
rinculare
.
In
un
attimo
,
ci
sottraemmo
al
tiro
e
ci
sparpagliammo
,
dietro
le
rocce
.
Dopo
la
prima
sorpresa
,
non
tardammo
a
constatare
che
il
nemico
dominava
lo
sbocco
della
Malga
.
Evidentemente
,
durante
la
notte
,
si
era
impossessato
di
uno
dei
punti
più
elevati
e
vi
aveva
collocato
le
mitragliatrici
.
Ma
,
lateralmente
,
tutte
le
posizioni
erano
ancora
nostre
;
altrimenti
,
nella
Malga
,
non
sarebbe
potuto
restare
nessuno
.
Là
,
erano
invece
ancora
il
comando
dei
gruppi
alpini
e
del
settore
,
e
i
posti
di
medicazione
,
da
cui
provenivano
i
feriti
.
Anche
la
colonna
dei
feriti
dovette
arrestarsi
e
retrocedere
.
-
Prenda
due
portaordini
,
-
mi
disse
il
maggiore
,
-
vada
nella
Malga
e
s
'
informi
di
ciò
che
è
avvenuto
,
durante
la
notte
.
Dica
al
comando
degli
alpini
che
noi
siamo
arrivati
e
che
attendiamo
ordini
.
Il
maggiore
ornò
il
discorso
di
qualche
bestemmia
.
Era
toscano
,
di
Firenze
,
e
bestemmiava
di
giorno
e
di
notte
.
Quando
era
eccitato
,
adoperava
,
senza
parsimonia
,
tutto
il
repertorio
del
Lung
'
Arno
.
Con
i
due
portaordini
,
di
corsa
,
traversai
il
terreno
che
le
mitragliatrici
spazzavano
e
,
in
pochi
minuti
,
mi
trovai
al
coperto
.
Il
comando
dei
gruppi
alpini
si
vedeva
,
in
fondo
alla
Malga
,
addossato
al
pendio
.
La
Croce
Rossa
dei
posti
di
medicazione
era
issata
a
fianco
,
su
una
capanna
in
legno
,
vecchio
rifugio
per
le
vacche
al
pascolo
,
d
'
estate
.
Io
mi
diressi
là
.
La
capanna
e
le
adiacenze
erano
ingombre
di
feriti
che
attendevano
di
essere
trasportati
a
Foza
.
Altri
feriti
scendevano
continuamente
dall
'
alto
.
Chiesi
del
comandante
dei
gruppi
.
Mi
fu
mostrato
un
ufficiale
che
stava
a
fianco
,
in
piedi
,
avvolto
in
un
gran
mantello
d
'
ordinanza
,
lo
sguardo
fisso
sulle
alture
della
Malga
.
Io
mi
presentai
.
Egli
aveva
un
elmetto
in
testa
,
e
non
si
distinguevano
i
gradi
;
ma
,
nel
darmi
la
mano
,
mostrò
i
galloni
della
giubba
.
Era
un
colonnello
.
Ascoltò
quanto
gli
dissi
,
apparentemente
calmo
,
malgrado
l
'
insonnia
,
che
si
leggeva
sul
volto
,
e
le
comunicazioni
che
riceveva
da
ogni
parte
del
settore
.
Vicino
a
lui
,
un
capitano
scriveva
e
non
alzò
neppure
la
testa
.
-
Noi
siamo
malmessi
e
non
abbiamo
forze
sufficienti
per
resistere
.
Non
abbiamo
artiglieria
,
tranne
quella
del
forte
Lisser
,
a
dieci
chilometri
,
che
mi
ha
ucciso
un
ufficiale
e
qualche
soldato
.
Non
abbiamo
mitragliatrici
.
L
'
artiglieria
nemica
ce
le
ha
messe
tutte
fuori
uso
.
Il
colonnello
fece
un
gesto
di
sconforto
.
Di
sotto
il
mantello
,
levò
una
borraccia
di
metallo
bianco
,
la
contemplò
,
quasi
volesse
accertarsi
che
era
sempre
la
stessa
,
e
ne
bevette
un
sorso
.
E
riprese
:
-
Questa
notte
,
siamo
stati
attaccati
nella
selletta
da
forze
superiori
.
Tutta
una
compagnia
è
stata
distrutta
.
Una
compagnia
del
suo
reggimento
:
la
4a
.
Non
si
è
salvato
nessun
ufficiale
.
Aveva
rimpiazzato
uno
dei
miei
battaglioni
che
è
stato
distrutto
ieri
,
nel
pomeriggio
.
Ne
informi
il
suo
comando
.
-
Signor
sì
.
Il
colonnello
cercò
ancora
la
borraccia
e
ne
bevette
un
altro
sorso
.
-
Dica
al
suo
comandante
di
battaglione
che
,
evitando
il
terreno
battuto
dalle
mitragliatrici
,
passando
più
a
destra
,
attacchi
la
selletta
.
Il
suo
compito
è
di
riprendere
la
selletta
.
Il
suo
battaglione
è
in
gamba
?
-
In
gamba
!
-
Disposto
a
tutto
?
-
A
tutto
.
Il
colonnello
,
che
aveva
ancora
in
pugno
la
borraccia
,
mi
offrì
da
bere
.
-
Dica
al
suo
comandante
che
lei
mi
ha
trovato
qui
,
che
lei
ha
trovato
qui
il
colonnello
Stringari
,
comandante
dei
gruppi
alpini
,
deciso
a
morire
.
-
Signor
sì
.
-
E
gli
dica
che
qui
noi
dobbiamo
morire
tutti
.
Tutti
dobbiamo
morire
.
Il
nostro
dovere
è
questo
.
Glielo
dica
.
Ha
capito
?
-
Signor
sì
.
Ridiscesi
di
corsa
e
riferii
al
maggiore
.
Quando
gli
dissi
che
dovevamo
morire
tutti
,
il
maggiore
ruppe
in
bestemmie
.
-
Morire
tutti
?
Incominci
con
il
morire
lui
.
Affare
suo
.
Faccia
pure
.
Per
noi
,
il
problema
è
vivere
,
non
morire
.
Ché
,
se
moriamo
tutti
,
gli
austriaci
scendono
a
Bassano
,
fumando
la
pipa
.
È
la
selletta
dunque
che
dobbiamo
attaccare
?
-
È
la
selletta
.
-
Dammi
da
bere
,
-
gridò
il
maggiore
al
suo
attendente
.
L
'
attendente
gli
porse
la
borraccia
di
cognac
.
Attaccare
la
selletta
era
un
'
operazione
difficile
.
Ma
il
maggiore
,
nonostante
il
suo
nervosismo
,
sapeva
comandare
il
battaglione
.
Forse
ci
saremmo
riusciti
.
Il
battaglione
aveva
già
serrato
e
le
compagnie
erano
in
ordine
.
Il
maggiore
mandò
il
tenente
Santini
,
della
9a
,
con
il
suo
plotone
,
a
riconoscere
il
terreno
.
Egli
pensava
si
dovesse
fare
un
percorso
più
lungo
,
per
poi
avere
il
vantaggio
di
attaccare
la
selletta
dall
'
alto
,
da
destra
,
anziché
attaccarla
di
fronte
,
dal
basso
.
Mentre
le
compagnie
iniziavano
il
movimento
,
un
sottotenente
degli
alpini
,
da
Malga
Lora
,
ci
venne
incontro
,
latore
d
'
un
ordine
scritto
.
Il
colonnello
ordinava
che
il
battaglione
sospendesse
l
'
azione
della
selletta
,
e
,
il
più
celermente
possibile
,
prendesse
posizione
a
Monte
Spill
,
di
fronte
a
Monte
Fior
.
Era
un
'
operazione
tutta
differente
,
perché
la
selletta
era
a
destra
di
Malga
Lora
,
e
Monte
Spill
a
sinistra
.
Il
maggiore
chiese
spiegazioni
.
Il
sottotenente
spiegò
che
il
colonnello
temeva
che
gli
austriaci
potessero
,
da
un
momento
all
'
altro
,
forzare
le
nostre
posizioni
su
Monte
Fior
e
spingersi
innanzi
.
Immediatamente
dopo
il
mio
abboccamento
con
il
colonnello
,
il
battaglione
"
Bassano
"
aveva
dovuto
ripiegare
,
ridotto
a
quaranta
uomini
.
Occorreva
quindi
correre
ai
ripari
,
nel
punto
più
delicato
.
Di
fronte
allo
stesso
ufficiale
alpino
,
il
maggiore
bestemmiò
sugli
ordini
e
i
contrordini
.
Ma
iniziò
lo
spostamento
del
battaglione
,
verso
Monte
Spill
.
Quel
giorno
,
egli
era
più
nervoso
di
quanto
non
lo
fosse
normalmente
.
Ad
ogni
istante
,
non
faceva
che
chiedere
se
il
mulo
,
che
portava
le
cassette
del
comando
di
battaglione
,
fosse
arrivato
.
Ma
il
mulo
non
arrivava
.
Le
cassette
non
ci
erano
di
alcuna
utilità
,
e
l
'
impazienza
del
maggiore
doveva
avere
un
'
altra
causa
.
Io
non
stentai
a
capire
che
egli
attendeva
la
sua
cassetta
personale
,
non
quelle
del
comando
.
Nel
battaglione
eravamo
in
pochi
a
sapere
che
egli
,
nei
giorni
di
combattimento
,
era
solito
indossare
una
corazza
.
Per
non
appesantirsi
durante
la
marcia
,
egli
l
'
aveva
lasciata
indietro
,
con
le
salmerie
.
Era
certamente
nella
sua
cassetta
personale
.
Egli
,
con
ambo
le
mani
,
si
tastava
continuamente
il
petto
.
Ma
la
corazza
era
assente
.
Era
abituato
ai
rischi
della
guerra
;
aveva
fatto
anche
quella
libica
,
probabilmente
senza
corazza
.
Ma
ora
,
questa
costituiva
un
'
idea
fissa
che
lo
teneva
in
permanente
agitazione
.
Il
battaglione
fu
riempito
delle
sue
bestemmie
.
Il
battaglione
scalava
Monte
Spill
,
con
fatica
.
Il
terreno
era
difficile
e
ricoperto
di
cespugli
.
Un
plotone
della
9a
con
il
tenente
Santini
,
marciava
in
esplorazione
.
Una
pattuglia
nemica
,
con
mitragliatrice
,
cadde
nelle
sue
mani
.
Noi
non
potemmo
stabilire
da
dove
fosse
potuta
passare
,
perché
,
di
fronte
a
noi
,
le
nostre
linee
resistevano
ancora
.
Probabilmente
,
era
una
pattuglia
di
un
altro
settore
,
sperduta
.
Mandammo
indietro
i
prigionieri
,
senza
essere
riusciti
a
comprenderli
.
Stavolta
erano
veramente
bosniaci
.
Questo
felice
episodio
rasserenò
alquanto
il
maggiore
,
che
volle
che
ad
ognuno
di
essi
fossero
dati
sigarette
e
pane
.
Verso
le
cinque
del
pomeriggio
,
arrivammo
a
Monte
Spill
.
Monte
Fior
resisteva
ancora
.
Attorno
a
Monte
Spill
erano
accorsi
anche
battaglioni
di
fanteria
di
altri
reggimenti
.
Un
sottotenente
di
uno
di
questi
battaglioni
ci
vide
arrivare
e
ci
venne
incontro
per
stabilire
i
collegamenti
.
Quando
egli
risalì
al
suo
comando
,
io
volli
accompagnarlo
per
rendermi
conto
delle
forze
sulle
quali
il
nostro
battaglione
poteva
contare
sulla
sua
sinistra
.
E
caddi
,
per
la
seconda
volta
,
sul
tenente
colonnello
dell
'
osservatorio
di
Stoccaredo
.
Egli
comandava
ora
due
battaglioni
del
suo
reggimento
,
il
comando
del
quale
,
con
un
battaglione
,
era
rimasto
a
Stoccaredo
.
Anch
'
egli
dipendeva
dal
comando
dei
gruppi
alpini
.
Egli
stava
sdraiato
sotto
una
tenda
aperta
,
protetta
da
una
grande
roccia
.
Fu
lui
che
mi
vide
per
primo
e
mi
chiamò
.
-
Venga
qui
.
Si
sieda
un
minuto
.
Che
cosa
le
avevo
detto
io
?
Ecco
,
gli
austriaci
attaccano
Monte
Fior
.
Io
mi
sedetti
per
terra
,
vicino
alla
tenda
.
Egli
rimase
sdraiato
su
una
coperta
da
campo
.
Una
bottiglia
,
senza
marca
,
e
un
bicchierino
,
erano
a
sua
portata
di
mano
.
Mi
rivolse
ancora
qualche
domanda
sui
miei
studi
.
-
Ah
,
lei
conosce
anche
l
'
Università
di
Torino
?
Ma
bravo
!
Facciamo
quattro
chiacchiere
,
senza
parlare
di
guerra
.
Egli
era
piemontese
.
-
Guerra
,
sempre
guerra
!
C
'
è
da
diventar
pazzi
.
Con
lei
,
posso
parlar
francamente
?
-
Ma
certo
,
-
dissi
io
,
-
per
me
è
un
vero
piacere
.
-
lo
sono
un
ufficiale
sbagliato
.
Sinceramente
,
ho
io
la
faccia
di
un
ufficiale
di
carriera
?
Ho
fatto
due
anni
d
'
Università
in
lettere
.
Sempre
il
primo
del
corso
.
Quella
era
la
mia
carriera
.
Ma
mio
padre
aveva
un
chiodo
nella
testa
.
Che
dico
,
un
chiodo
?
una
sciabola
.
Mi
ha
obbligato
ad
entrare
alla
Scuola
Militare
.
Mio
padre
era
colonnello
,
mio
nonno
generale
,
mio
bisnonno
generale
,
mio
trisnonno
...
insomma
io
ho
in
corpo
otto
generazioni
di
ufficiali
,
in
linea
retta
.
Mi
hanno
rovinato
.
Il
tenente
colonnello
parlava
lentamente
,
e
beveva
lentamente
.
Beveva
a
sorsi
,
come
si
centellina
una
tazza
di
caffè
.
-
Io
mi
difendo
bevendo
.
Altrimenti
,
sarei
già
al
manicomio
.
Contro
le
scelleratezze
del
mondo
,
un
uomo
onesto
si
difende
bevendo
.
È
da
oltre
un
anno
che
io
faccio
la
guerra
,
un
po
'
su
tutti
i
fronti
,
e
finora
non
ho
visto
in
faccia
un
solo
austriaco
.
Eppure
ci
uccidiamo
a
vicenda
,
tutti
i
giorni
.
Uccidersi
senza
conoscersi
,
senza
neppure
vedersi
!
È
orribile
!
È
per
questo
che
ci
ubriachiamo
tutti
,
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
Ha
mai
ucciso
nessuno
lei
?
Lei
,
personalmente
,
con
le
sue
mani
?
-
Io
spero
di
no
.
-
Io
,
nessuno
.
Già
,
non
ho
visto
nessuno
.
Eppure
se
tutti
,
di
comune
accordo
,
lealmente
,
cessassimo
di
bere
,
forse
la
guerra
finirebbe
.
Ma
,
se
bevono
gli
altri
,
bevo
anch
'
io
.
Veda
,
io
ho
una
lunga
esperienza
.
Non
è
l
'
artiglieria
che
ci
tiene
in
piedi
,
noi
di
fanteria
.
Anzi
,
il
contrario
.
La
nostra
artiglieria
ci
mette
spesso
a
terra
,
tirandoci
addosso
.
-
Anche
l
'
artiglieria
austriaca
tira
sovente
sulla
propria
fanteria
.
-
Naturalmente
.
La
tecnica
è
la
stessa
.
Abolisca
l
'
artiglieria
,
d
'
ambo
le
parti
,
la
guerra
continua
.
Ma
provi
ad
abolire
il
vino
e
i
liquori
.
Provi
un
po
'
.
Si
provi
.
-
Io
ho
già
provato
...
-
Insignificante
e
deplorevole
fatto
personale
.
Ma
estenda
l
'
esempio
come
ordine
,
come
norma
generale
.
Nessuno
di
noi
si
muoverà
più
.
L
'
anima
del
combattente
di
questa
guerra
è
l
'
alcool
.
Il
primo
motore
è
l
'
alcool
.
Perciò
i
soldati
,
nella
loro
infinita
sapienza
,
lo
chiamano
benzina
.
Il
colonnello
si
alzò
.
Il
suo
viso
pallido
si
illuminò
di
un
sorriso
.
Da
un
mucchio
di
carte
,
tirò
fuori
un
libro
.
Me
lo
agitò
di
fronte
agli
occhi
e
mi
chiese
:
-
Che
libro
è
?
Indovini
.
Che
libro
?
-
Il
regolamento
sul
servizio
in
guerra
,
-
dissi
io
,
senza
convinzione
,
cercando
di
leggerne
il
titolo
.
-
Io
,
il
servizio
in
guerra
!
Ma
lei
è
matto
.
Indovini
dunque
.
Capii
che
si
trattava
di
un
libro
attuale
,
in
rapporto
alla
sua
predilezione
.
-
Bacco
in
Toscana
,
-
dissi
.
-
No
,
ma
si
avvicina
.
-
Anacreonte
.
-
No
.
Io
cercavo
un
altro
nome
di
illustre
bevitore
.
Il
tenente
colonnello
mi
mise
la
testata
sotto
gli
occhi
.
Io
lessi
:
L
'
arte
di
prepararsi
i
liquori
da
se
stessi
.
-
Capirà
,
-
spiegò
.
-
Con
questa
maledetta
guerra
in
montagna
,
non
possiamo
trasportare
con
noi
neppure
due
bottiglie
.
Così
,
io
posso
prepararne
quanto
ne
voglio
.
Lo
so
,
c
'
è
una
bella
differenza
fra
l
'
alcool
distillato
e
quello
in
polvere
.
Ma
meglio
così
che
niente
.
-
Arte
rara
,
-
dissi
io
.
-
Rara
,
-
ripeté
il
tenente
colonnello
.
-
Mi
creda
,
vale
l
'
arte
della
guerra
.
A
Monte
Fior
,
il
combattimento
infuriava
.
V
.
-
Perché
quel
beccamorti
non
è
venuto
ancora
su
?
-
mi
diceva
il
maggiore
,
irritato
che
il
tenente
medico
non
avesse
ancora
raggiunto
il
battaglione
.
-
Se
io
non
gli
do
una
lezione
,
finirà
con
lo
stabilire
il
posto
di
medicazione
a
casa
sua
.
Egli
si
eccitava
sempre
più
.
Le
cassette
del
comando
non
arrivavano
ancora
.
E
il
battaglione
era
a
Monte
Spill
da
oltre
quattro
ore
.
Divenne
addirittura
furioso
,
quando
si
presentarono
al
comando
due
carabinieri
che
accompagnavano
un
soldato
della
9a
compagnia
,
sorpreso
a
Foza
,
senza
aver
potuto
giustificare
l
'
assenza
dal
suo
reparto
.
Il
comando
di
Brigata
lo
faceva
accompagnare
in
linea
,
a
quel
modo
,
persuaso
si
trattasse
di
un
tentativo
di
diserzione
.
-
Un
disertore
nel
mio
battaglione
!
-
gridava
il
maggiore
.
-
Il
mio
battaglione
non
ha
mai
avuto
un
disertore
.
Ma
io
lo
faccio
fucilare
sui
due
piedi
!
A
meno
che
i
due
carabinieri
non
fossero
toscani
,
essi
non
sentirono
in
vita
loro
tante
bestemmie
come
in
quei
pochi
minuti
.
Il
maggiore
interrogò
il
soldato
.
Questi
era
il
soldato
Marrasi
Giuseppe
,
il
"
bosniaco
"
.
Egli
sosteneva
di
aver
smarrito
il
tascapane
con
le
due
scatolette
di
carne
di
riserva
.
Per
evitare
una
punizione
,
egli
era
ritornato
indietro
,
con
la
speranza
di
poterlo
rintracciare
,
sotto
Foza
,
nel
punto
dell
'
ultimo
addiaccio
della
sua
compagnia
.
-
Che
riserva
e
che
addiaccio
!
-
ribatteva
il
maggiore
.
E
,
rivolto
ai
carabinieri
:
-
Perché
non
lo
avete
già
fucilato
?
Il
soldato
fu
salvato
dall
'
arrivo
del
conducente
che
sopravvenne
con
il
mulo
carico
delle
cassette
del
comando
.
Il
maggiore
sospese
l
'
interrogatorio
,
licenziò
i
carabinieri
e
si
occupò
delle
cassette
.
Io
mi
allontanai
per
non
essergli
d
'
imbarazzo
,
accompagnato
da
Marrasi
.
-
Tu
,
-
gli
dicevo
,
-
vai
prendendo
delle
cattive
abitudini
.
Una
volta
perdi
il
tascapane
e
un
'
altra
volta
perdi
te
stesso
.
Che
perderai
ancora
?
Egli
non
rispondeva
né
alle
mie
considerazioni
né
alle
mie
domande
.
Il
maggiore
riapparve
,
il
petto
ingrossato
,
sorridente
.
Sembrava
rinato
.
Vide
Marrasi
e
me
,
e
ci
venne
incontro
.
-
Che
mi
vanno
cianciando
di
diserzione
quei
citrulli
di
carabinieri
?
Se
qui
vi
sono
dei
disertori
,
sono
loro
,
che
vivono
imboscati
nelle
retrovie
.
Marrasi
,
via
in
compagnia
!
Per
le
scatolette
non
voglio
storie
.
Comprale
,
rubale
,
ma
le
scatolette
debbono
essere
al
loro
posto
.
Siamo
intesi
?
-
Signor
sì
.
-
Va
'
in
compagnia
e
non
parliamone
più
.
Poco
prima
di
mezzanotte
,
il
battaglione
ricevette
l
'
ordine
di
portarsi
al
completo
in
prima
linea
,
a
Monte
Fior
,
con
tutte
e
quattro
le
compagnie
,
gli
zappatori
e
la
sezione
mitragliatrici
.
Prendemmo
posizione
al
buio
,
un
po
'
alla
rinfusa
,
occupando
lo
spazio
che
l
'
altra
truppa
,
spostandosi
più
a
destra
,
ci
aveva
ceduto
.
Passammo
tutta
la
notte
,
scavando
.
La
situazione
era
difficile
,
e
ce
ne
accorgemmo
all
'
alba
,
quando
gli
austriaci
aprirono
il
fuoco
.
Nell
'
ordine
che
c
'
era
stato
comunicato
,
era
scritto
:
"
Bisogna
rimanere
aggrappati
al
terreno
,
con
le
unghie
e
con
i
denti
"
.
La
frase
,
d
'
odore
letterario
,
rendeva
peraltro
con
sufficiente
approssimazione
la
posizione
di
ciascuno
di
noi
.
Le
trincee
erano
infatti
improvvisate
,
sul
terreno
nudo
,
senza
scavi
profondi
,
senza
sacchetti
di
terra
,
senza
parapetti
.
Più
che
trincee
,
avevamo
trovato
scavi
individuali
,
non
continui
,
che
ciascuno
aveva
cercato
di
approfondire
,
se
non
proprio
con
i
denti
,
certo
in
gran
parte
con
le
unghie
.
Stavamo
stesi
,
ventre
a
terra
,
la
testa
appena
riparata
da
qualche
sasso
e
da
zolle
.
Ad
ogni
raffica
di
mitragliatrice
,
ad
ogni
sibilo
di
granata
,
istintivamente
,
noi
facevamo
ancora
uno
sforzo
per
occupare
meno
spazio
e
offrire
meno
vulnerabilità
,
schiacciandoci
sempre
più
sul
terreno
,
appiattiti
fino
alla
linea
del
suolo
.
Il
bombardamento
dell
'
artiglieria
era
fatto
,
oltre
che
da
tutti
i
pezzi
da
campagna
appostati
nella
conca
d
'
Asiago
,
dai
grossi
calibri
.
Per
la
prima
volta
,
i
305
e
i
420
entravano
in
azione
sull
'
Altipiano
.
Questi
ultimi
,
noi
non
li
conoscevamo
ancora
.
La
traiettoria
produceva
un
rumore
speciale
,
un
boato
gigantesco
,
che
s
'
interrompeva
,
di
tanto
in
tanto
,
per
riprendere
,
sempre
più
crescente
,
fino
all
'
esplosione
finale
.
Trombe
di
terra
,
sassi
e
frantumi
di
corpi
si
elevavano
,
altissimi
,
e
ricadevano
lontani
.
Nello
scavo
prodotto
poteva
prender
posto
un
plotone
ammassato
.
Io
pensavo
alla
corazza
del
maggiore
.
Rari
colpi
toccavano
la
prima
linea
.
La
gran
parte
si
rovesciava
alle
nostre
spalle
,
verso
i
due
grandi
avvallamenti
laterali
e
attorno
a
Monte
Spill
.
Tutto
il
terreno
tremava
sotto
i
nostri
piedi
.
Un
terremoto
sconvolgeva
la
montagna
.
Anche
adesso
,
a
tanta
distanza
di
tempo
,
mentre
il
nostro
amor
proprio
,
per
un
processo
psicologico
involontario
,
mette
in
rilievo
,
del
passato
,
solo
i
sentimenti
che
ci
sembrano
i
più
nobili
e
accantona
gli
altri
,
io
ricordo
l
'
idea
dominante
di
quei
primi
momenti
.
Più
che
un
'
idea
,
un
'
agitazione
,
una
spinta
istintiva
:
salvarsi
.
L
'
aspirante
Perini
si
rizzò
,
in
mezzo
ai
suoi
soldati
,
e
prese
la
fuga
.
Drizzatosi
di
scatto
,
quasi
una
granata
lo
avesse
scavato
dalle
viscere
della
terra
,
voltò
le
spalle
al
suo
plotone
e
si
precipitò
indietro
.
Giovanissimo
e
malaticcio
,
egli
non
aveva
mai
preso
parte
a
nessun
combattimento
.
Il
maggiore
lo
vide
prima
di
me
,
quando
ci
passò
vicino
,
e
me
lo
indicò
.
Senza
elmetto
,
la
faccia
stravolta
,
l
'
aspirante
urlava
:
-
Hurrà
!
Hurrà
!
-
È
probabile
che
,
nella
furia
del
panico
,
gli
austriaci
fossero
penetrati
talmente
dentro
di
lui
,
che
egli
gridasse
per
loro
.
-
Tiri
una
fucilata
a
quel
vigliacco
!
-
mi
gridò
il
maggiore
.
Io
sentivo
il
maggiore
,
ma
guardavo
l
'
aspirante
,
senza
muovermi
.
Neppure
il
maggiore
si
muoveva
.
Egli
continuava
a
gridarmi
:
-
Tiri
una
fucilata
a
quel
vigliacco
!
L
'
aspirante
aveva
già
percorso
qualche
centinaio
di
metri
ed
era
scomparso
dietro
il
pendio
,
volando
,
ma
il
maggiore
,
come
un
grammofono
che
ripeta
all
'
infinito
la
stessa
frase
per
un
guasto
di
disco
,
continuava
a
gridare
,
monotono
:
-
Tiri
una
fucilata
a
quel
vigliacco
!
Tiri
una
fucilata
a
quel
vigliacco
!
Per
persuaderlo
a
cambiare
soggetto
di
conversazione
,
presi
la
borraccia
di
cognac
del
suo
attendente
,
che
mi
era
accanto
,
e
gliela
offrii
.
Egli
l
'
afferrò
con
le
mani
avide
,
come
se
fino
ad
allora
non
avesse
fatto
altro
che
chiedermi
da
bere
.
Con
il
dorso
della
mano
si
asciugò
le
labbra
umide
di
terriccio
e
bevette
a
lungo
.
Eravamo
tutti
arsi
dalla
sete
.
Ad
ogni
istante
,
lungo
la
linea
si
vedeva
qualcuno
rovesciarsi
sulle
spalle
,
slacciarsi
la
borraccia
e
bere
.
Pochi
minuti
di
bombardamento
erano
bastati
per
inaridirci
la
bocca
,
la
lingua
e
la
gola
,
e
farci
desiderare
,
follemente
,
una
goccia
che
ci
dissetasse
e
frenasse
,
con
l
'
arsura
,
un
'
impazienza
frenetica
.
Il
poco
cognac
che
avevamo
ricevuto
a
Foza
era
già
consumato
.
In
mezzo
al
turbinio
delle
granate
,
si
levavano
i
soldati
,
uno
dopo
l
'
altro
,
correvano
verso
un
crepaccio
,
afferravano
un
pugno
di
neve
e
riprendevano
il
loro
posto
.
Quelle
corse
furiose
erano
i
soli
atti
che
animassero
la
scena
immobile
e
ci
dessero
la
certezza
che
v
'
erano
ancora
dei
vivi
in
linea
.
Io
avevo
,
nelle
tasche
,
foglie
d
'
albero
,
che
mi
ero
raccolto
sotto
Monte
Spill
,
e
le
masticavo
.
Tutti
fumavano
.
Il
maggiore
,
con
una
sigaretta
finita
,
se
ne
accendeva
un
'
altra
e
fumava
senza
interruzione
.
Le
granate
si
erano
fatte
così
vicine
al
nostro
gruppo
che
io
non
sentivo
più
quello
che
mi
diceva
il
maggiore
.
Egli
prese
un
foglio
di
carta
,
vi
scrisse
a
lapis
qualche
parola
e
me
lo
passò
.
Il
biglietto
diceva
:
"
Si
levi
in
piedi
e
veda
che
cosa
succede
"
.
Io
mi
levai
in
piedi
e
guardai
.
Il
battaglione
,
immobile
,
rassomigliava
a
un
lungo
filare
di
cespugli
.
A
destra
,
al
centro
della
sua
compagnia
,
il
tenente
di
cavalleria
Grisoni
era
dritto
,
in
piedi
,
le
mani
in
tasca
e
la
pipa
in
bocca
.
Non
notai
altro
sulla
linea
.
Il
bombardamento
continuava
,
ma
il
battaglione
teneva
.
Quanto
abbia
durato
quel
tiro
io
non
saprei
dirlo
.
Non
l
'
avrei
potuto
dire
neppure
allora
.
Durante
un
'
azione
si
perde
la
cognizione
del
tempo
.
Si
crede
di
essere
alle
dieci
del
mattino
e
si
è
alle
cinque
dei
pomeriggio
.
Improvvisamente
,
una
nostra
mitragliatrice
aprì
il
fuoco
.
Io
mi
levai
per
vedere
.
Gli
austriaci
attaccavano
.
VI
Chi
ha
assistito
agli
avvenimenti
di
quel
giorno
,
credo
che
li
rivedrà
in
punto
di
morte
.
Mentre
la
nostra
mitragliatrice
sparava
,
il
bombardamento
cessava
.
Il
nemico
aveva
attaccato
nello
stesso
istante
in
cui
l
'
artiglieria
sospendeva
il
tiro
.
Gli
austriaci
attaccavano
in
massa
,
in
ordine
chiuso
,
a
battaglioni
affiancati
.
Fucile
a
tracolla
,
essi
non
sparavano
.
Convinti
che
,
dopo
quel
bombardamento
,
nelle
nostre
linee
non
fosse
rimasta
anima
viva
,
avanzavano
sicuri
.
Avanzavano
,
cantando
un
inno
di
guerra
,
di
cui
a
noi
non
arrivava
che
la
risonanza
del
coro
incomprensibile
.
-
Hurrà
!
E
il
coro
riprendeva
.
Nelle
nostre
linee
,
fu
un
rimescolio
confuso
.
Gli
ufficiali
e
i
graduati
correvano
curvi
per
controllare
i
reparti
.
Il
bombardamento
non
li
aveva
colpiti
che
in
parte
.
Il
maggiore
gridava
:
-
Attenzione
!
Aprite
il
fuoco
!
Pronti
per
contrattaccare
alla
baionetta
!
Gli
ufficiali
ripetevano
l
'
ordine
e
fu
tutto
un
sussulto
di
voci
.
Il
battaglione
riprendeva
la
sua
vita
.
La
linea
aprì
il
fuoco
.
Delle
nostre
due
mitragliatrici
,
solo
una
sparava
.
L
'
altra
era
stata
distrutta
da
una
granata
.
Noi
non
vedevamo
delle
colonne
nemiche
che
quelle
che
avevamo
di
fronte
,
ma
l
'
attacco
doveva
essere
simultaneo
,
anche
alla
nostra
destra
.
I
battaglioni
avanzarono
al
passo
,
lentamente
,
ostacolati
dai
sassi
e
dagli
sterpi
.
La
nostra
mitragliatrice
sparava
rabbiosa
,
senza
arresto
.
La
puntava
lo
stesso
comandante
della
sezione
,
il
tenente
Ottolenghi
.
Noi
vedevamo
reparti
interi
cadere
falciati
.
I
compagni
si
spostavano
,
per
non
passare
sui
caduti
.
I
battaglioni
si
ricomponevano
.
Il
canto
riprendeva
.
La
marea
avanzava
.
-
Hurrà
!
Il
vento
soffiava
contro
di
noi
.
Dalla
parte
austriaca
,
ci
veniva
un
odore
di
cognac
,
carico
,
condensato
,
come
se
si
sprigionasse
da
cantine
umide
,
rimaste
chiuse
per
anni
.
Durante
il
canto
e
il
grido
dell
'
hurrà
!
sembrava
che
le
cantine
spalancassero
le
porte
e
c
'
inondassero
di
cognac
.
Quel
cognac
mi
arrivava
a
ondate
alle
narici
,
mi
si
infiltrava
nei
polmoni
e
vi
restava
con
un
odore
misto
di
catrame
,
benzina
,
resina
e
vino
acido
.
-
Pronti
per
il
contrattacco
!
-
continuava
a
gridare
il
maggiore
,
in
piedi
,
in
mezzo
ai
soldati
.
La
mia
attenzione
fu
attirata
principalmente
dal
capitano
della
11a
.
Egli
era
in
piedi
,
ben
dritto
,
il
volto
sporco
di
terriccio
,
la
testa
scoperta
.
Con
la
destra
impugnava
la
pistola
e
con
la
sinistra
l
'
elmetto
.
Era
a
pochi
metri
da
noi
.
-
Vili
!
-
gridava
,
-
venite
avanti
,
se
avete
coraggio
!
Venite
!
Venite
!
E
si
rivolgeva
ora
agli
austriaci
lontani
che
avanzavano
,
ora
ai
suoi
soldati
che
stavano
a
terra
e
lo
guardavano
attoniti
.
Era
l
'
elmetto
che
,
con
il
braccio
teso
,
egli
puntava
come
una
pistola
.
Ed
era
la
pistola
che
,
scambiandola
per
l
'
elmetto
,
si
sforzava
di
mettersi
in
testa
.
Quanto
più
i
suoi
sforzi
riuscivano
vani
,
tanto
più
si
esasperava
e
gridava
.
Batteva
la
pistola
sulla
testa
,
con
colpi
violenti
,
e
il
sangue
colava
sulla
faccia
.
Il
capitano
sembrava
una
furia
insanguinata
.
-
Hurrà
!
Gli
austriaci
non
erano
ormai
che
ad
una
cinquantina
di
metri
.
-
Alla
baionetta
!
-
gridò
il
maggiore
.
-
Savoia
!
-
urlarono
i
reparti
,
lanciandosi
in
avanti
.
Di
quello
che
avvenne
in
quello
scontro
,
io
non
ho
mai
conservato
un
ricordo
chiaro
.
L
'
odore
di
quel
cognac
mi
aveva
stordito
.
Ma
vidi
distintamente
che
,
di
fronte
a
noi
,
alla
sinistra
,
dalle
formazioni
austriache
,
si
staccò
un
gruppo
di
tre
uomini
con
una
mitragliatrice
e
s
'
appostarono
dietro
una
roccia
.
Il
tac
tac
della
Schwarzlose
seguì
a
quel
movimento
rapido
.
Il
fascio
del
tiro
sibilò
attorno
a
noi
.
Il
maggiore
era
al
mio
fianco
.
La
pistola
gli
cadde
di
mano
,
levò
le
braccia
in
alto
e
si
rovesciò
su
di
me
.
Feci
uno
sforzo
per
sorreggerlo
ma
caddi
anch
'
io
per
terra
.
Il
suo
attendente
si
buttò
al
suo
fianco
per
sollevarlo
.
Il
maggiore
rimase
steso
,
immobile
.
L
'
attendente
gli
sbottonò
la
giubba
,
e
noi
ne
vedemmo
il
petto
ricoperto
di
sangue
.
La
corazza
metallica
,
a
scaglie
di
pesce
,
era
crivellata
di
colpi
.
Mi
levai
e
ripresi
la
corsa
,
avanti
.
Lo
scontro
tra
i
nostri
e
gli
austriaci
era
già
avvenuto
.
Confusamente
frammischiati
,
gli
uni
e
gli
altri
si
arrestarono
.
I
reparti
austriaci
ripiegarono
,
al
passo
,
fucile
a
tracolla
,
com
'
erano
avanzati
.
La
resistenza
imprevista
li
aveva
scompaginati
.
I
nostri
,
trattenuti
dagli
ufficiali
,
ventre
a
terra
,
aprirono
il
fuoco
,
alle
spalle
.
Io
vidi
cadere
solo
qualcuno
.
I
reparti
,
affiancati
,
disparvero
presto
,
dietro
le
creste
.
Il
vento
continuava
a
soffiare
e
a
buttarci
contro
ondate
di
cognac
.
Il
povero
maggiore
aveva
dato
degli
ordini
chiari
sul
contrattacco
.
Egli
voleva
che
,
respinti
gli
austriaci
,
il
battaglione
rioccupasse
le
sue
posizioni
di
partenza
.
Io
feci
eseguire
l
'
ordine
rapidamente
,
L
'
ufficiale
più
anziano
del
battaglione
,
il
capitano
Canevacci
,
assunse
il
comando
del
battaglione
.
Il
terreno
era
coperto
di
morti
,
ma
avevamo
resistito
.
Riportammo
indietro
i
feriti
,
alla
meglio
,
ché
non
avevamo
più
barelle
.
Il
tenente
Grisoni
,
portato
a
braccia
da
due
soldati
,
la
gamba
fratturata
,
pipa
in
bocca
,
scendeva
zufolando
.
Riordinammo
i
reparti
e
facemmo
l
'
appello
dei
presenti
.
Le
ore
passarono
.
Il
sole
piegava
verso
il
Pasubio
e
noi
eravamo
ancora
sulla
linea
,
senza
notizie
.
Gli
austriaci
si
facevano
vivi
solo
per
qualche
colpo
d
'
artiglieria
da
campagna
.
Dopo
la
tempesta
,
era
la
calma
.
Un
ordine
scritto
del
comandante
del
settore
ci
rimise
in
movimento
.
L
'
ordine
diceva
:
"
Il
nemico
ha
potuto
prender
posizione
in
più
punti
.
La
linea
di
Monte
Fior
non
è
più
sostenibile
.
Al
ricevere
del
presente
,
il
battaglione
ripieghi
in
ordine
su
Monte
Spill
"
.
-
Ripiegare
su
Monte
Spill
?
-
gridava
il
capitano
Canevacci
,
inveendo
sul
portaordini
.
-
E
domani
,
un
altro
ordine
ci
farà
attaccare
Monte
Fior
e
noi
saremo
spacciati
.
Il
capitano
non
ammetteva
che
si
potesse
abbandonare
al
nemico
,
senza
resistenza
ulteriore
,
una
posizione
così
importante
.
-
Io
mi
faccio
fucilare
,
-
ripeteva
,
-
ma
non
ripiego
.
Il
portaordini
chiedeva
uno
scritto
che
accusasse
ricevuta
dell
'
ordine
che
aveva
consegnato
,
ma
il
capitano
glielo
rifiutò
.
-
Di
'
che
io
non
do
l
'
ordine
di
ripiegamento
...
Di
'
che
mi
possono
fucilare
per
rifiuto
d
'
obbedienza
,
ma
che
il
battaglione
,
finché
io
ne
sono
il
comandante
,
non
abbandona
Monte
Fior
.
Io
tentai
di
dimostrargli
che
il
comandante
del
settore
era
il
solo
competente
a
decidere
sulla
situazione
e
che
noi
non
avevamo
nessuno
degli
elementi
necessari
per
giudicare
che
avesse
torto
.
Che
,
in
ogni
caso
,
bisognava
ubbidire
.
Il
capitano
non
si
convinse
e
rimandò
indietro
il
portaordini
senza
ricevuta
scritta
.
Egli
era
ufficiale
di
carriera
e
rischiava
moltissimo
.
Invano
,
anche
dopo
la
partenza
del
portaordini
,
io
mi
sforzai
di
farlo
ritornare
sulla
sua
decisione
.
Egli
era
convinto
che
l
'
abbandono
del
monte
costituisse
un
tradimento
.
Non
era
passata
mezz
'
ora
e
un
caporale
del
comando
del
nostro
reggimento
si
presentò
con
un
altro
ordine
scritto
.
Era
il
colonnello
in
persona
che
lo
aveva
firmato
.
Se
il
battaglione
-
diceva
l
'
ordine
-
non
inizia
il
ripiegamento
ordinato
,
il
capitano
Canevacci
si
consideri
destituito
dal
comando
.
-
Io
sono
destituito
dal
comando
?
Ma
l
'
esercito
italiano
è
comandato
da
austriaci
!
È
una
vergogna
!
Egli
era
furibondo
.
Ma
,
passato
il
furore
,
dovette
decidersi
ad
ubbidire
.
Ripiegammo
per
compagnie
e
riportammo
indietro
i
morti
.
Quando
l
'
ultima
compagnia
si
ritirò
da
Monte
Fior
,
il
resto
del
battaglione
,
prendendo
posizione
fra
due
altri
battaglioni
,
era
schierato
già
a
Monte
Spill
.
A
Monte
Fior
avevamo
lasciato
un
velo
di
vedette
.
Esse
dovevano
continuare
a
sparare
qualche
colpo
di
fucile
ogni
tanto
,
e
ritirarsi
al
primo
tentativo
di
avanzata
nemica
.
Fino
al
tardo
pomeriggio
,
gli
austriaci
non
si
accorsero
del
nostro
ripiegamento
.
Infine
,
ne
ebbero
il
dubbio
e
fecero
avanzare
una
linea
di
pattuglie
.
Le
nostre
vedette
spararono
gli
ultimi
colpi
e
rientrarono
al
battaglione
.
Le
pattuglie
nemiche
trovarono
Monte
Fior
deserto
.
Io
ero
in
linea
,
sul
punto
più
elevato
di
Monte
Spill
,
e
guardavo
Monte
Fior
.
Gli
austriaci
vi
affluivano
disordinatamente
.
In
poco
meno
di
mezz
'
ora
,
la
linea
da
noi
abbandonata
fu
occupata
da
un
gruppo
di
battaglioni
.
Tutta
la
cresta
del
monte
fu
gremita
di
truppe
.
Credo
fossero
le
sei
o
le
sette
del
pomeriggio
.
Nelle
posizioni
nemiche
,
io
notai
un
fermento
insolito
.
Che
avveniva
?
I
battaglioni
s
'
agitavano
,
urlando
,
salutavano
.
Tutta
la
massa
,
come
un
sol
uomo
,
si
levò
in
piedi
e
un
'
acclamazione
ci
venne
dalla
vetta
:
-
Hurrà
!
Gli
austriaci
agitavano
i
fucili
e
i
berretti
,
verso
di
noi
.
-
Hurrà
!
Io
non
mi
rendevo
conto
di
quella
festa
.
Essa
era
qualcosa
di
più
che
la
gioia
per
una
posizione
conquistata
,
senza
contrasto
.
Perché
tanto
entusiasmo
?
Io
mi
voltai
indietro
e
capii
.
Di
fronte
,
tutta
illuminata
dal
sole
,
come
un
immenso
manto
ricoperto
di
perle
scintillanti
,
si
stendeva
la
pianura
veneta
.
Sotto
,
Bassano
e
il
Brenta
;
e
poi
,
più
in
fondo
,
a
destra
,
Verona
,
Vicenza
,
Treviso
,
Padova
.
In
fondo
,
a
sinistra
,
Venezia
.
Venezia
!
VII
Il
tenente
generale
comandante
la
divisione
,
ritenuto
responsabile
dell
'
abbandono
ingiustificato
di
Monte
Fior
,
fu
silurato
.
In
sua
sostituzione
,
prese
il
comando
della
divisione
il
tenente
generale
Leone
.
L
'
ordine
del
giorno
del
comandante
di
corpo
d
'
armata
ce
lo
presentò
"
un
soldato
di
provata
fermezza
e
d
'
esperimentato
ardimento
"
.
Io
lo
incontrai
la
prima
volta
a
Monte
Spill
,
nei
pressi
del
comando
di
battaglione
.
Il
suo
ufficiale
d
'
ordinanza
mi
disse
che
egli
era
il
nuovo
comandante
la
divisione
ed
io
mi
presentai
.
Sull
'
attenti
,
io
gli
davo
le
novità
del
battaglione
.
-
Stia
comodo
,
-
mi
disse
il
generale
in
tono
corretto
e
autoritario
.
-
Dove
ha
fatto
la
guerra
,
finora
?
-
Sempre
con
la
brigata
,
sul
Carso
.
-
È
stato
mai
ferito
?
-
No
,
signor
generale
.
-
Come
,
lei
ha
fatto
tutta
la
guerra
e
non
è
stato
mai
ferito
?
Mai
?
-
Mai
,
signor
generale
.
A
meno
che
non
si
vogliano
considerare
tali
alcune
ferite
leggere
che
mi
hanno
permesso
di
curarmi
al
battaglione
,
senza
entrare
all
'
ospedale
.
-
No
,
no
,
io
parlo
di
ferite
serie
,
di
ferite
gravi
.
-
Mai
,
signor
generale
.
-
È
molto
strano
.
Come
lei
mi
spiega
codesto
fatto
?
-
La
ragione
precisa
mi
sfugge
,
signor
generale
,
ma
è
certo
che
io
non
sono
stato
mai
ferito
gravemente
.
-
Ha
preso
lei
parte
a
tutti
i
combattimenti
della
sua
brigata
?
-
A
tutti
.
-
Ai
"
gatti
neri
"
?
-
Ai
"
gatti
neri
"
.
-
Ai
"
gatti
rossi
"
?
-
Ai
"
gatti
rossi
"
,
signor
generale
.
-
Molto
strano
.
Per
caso
,
sarebbe
lei
un
timido
?
Io
pensavo
:
per
mettere
a
posto
un
uomo
simile
,
ci
vorrebbe
per
lo
meno
un
generale
comandante
di
corpo
d
'
armata
.
Siccome
io
non
risposi
subito
,
il
generale
,
sempre
grave
,
mi
ripeté
la
domanda
.
-
Credo
di
no
,
-
risposi
.
-
Lo
crede
o
ne
è
sicuro
?
-
In
guerra
,
non
si
è
sicuri
di
niente
,
-
risposi
io
dolcemente
.
E
soggiunsi
,
con
un
abbozzo
di
sorriso
che
voleva
essere
propiziatorio
:
-
Neppure
di
essere
sicuri
.
Il
generale
non
sorrise
.
Già
,
credo
che
per
lui
fosse
impossibile
sorridere
.
Aveva
l
'
elmetto
d
'
acciaio
con
il
sottogola
allacciato
,
il
che
dava
al
suo
volto
un
'
espressione
metallica
.
La
bocca
era
invisibile
,
e
,
se
non
avesse
portato
dei
baffi
,
si
sarebbe
detto
un
uomo
senza
labbra
.
Gli
occhi
erano
grigi
e
duri
,
sempre
aperti
come
quelli
d
'
un
uccello
notturno
di
rapina
.
Il
generale
cambiò
argomento
.
-
Ama
lei
la
guerra
?
Io
rimasi
esitante
.
Dovevo
o
no
rispondere
alla
domanda
?
Attorno
v
'
erano
ufficiali
e
soldati
che
sentivano
.
Mi
decisi
a
rispondere
.
-
Io
ero
per
la
guerra
,
signor
generale
,
e
alla
mia
Università
,
rappresentavo
il
gruppo
degli
interventisti
.
-
Questo
,
-
disse
il
generale
con
tono
terribilmente
calmo
,
-
riguarda
il
passato
.
Io
le
chiedo
del
presente
.
-
La
guerra
è
una
cosa
seria
,
troppo
seria
ed
è
difficile
dire
se
...
è
difficile
...
Comunque
,
io
faccio
il
mio
dovere
.
E
poiché
mi
fissava
insoddisfatto
,
soggiunsi
:
-
Tutto
il
mio
dovere
.
-
Io
non
le
ho
chiesto
,
-
mi
disse
il
generale
,
-
se
lei
fa
o
non
fa
il
suo
dovere
.
In
guerra
,
il
dovere
lo
debbono
fare
tutti
,
perché
,
non
facendolo
,
si
corre
il
rischio
di
essere
fucilati
.
Lei
mi
capisce
.
Io
le
ho
chiesto
se
lei
ama
o
non
ama
la
guerra
.
-
Amare
la
guerra
!
-
esclamai
io
,
un
po
'
scoraggiato
.
Il
generale
mi
guardava
fisso
,
inesorabile
.
Le
pupille
gli
si
erano
fatte
più
grandi
.
Io
ebbi
l
'
impressione
che
gli
girassero
nell
'
orbita
.
-
Non
può
rispondere
?
-
incalzava
il
generale
.
-
Ebbene
,
io
ritengo
...
certo
...
mi
pare
di
poter
dire
...
di
dover
ritenere
...
Io
cercavo
una
risposta
possibile
.
-
Che
cosa
ritiene
lei
,
insomma
?
-
Ritengo
,
personalmente
,
voglio
dire
io
,
per
conto
mio
,
in
linea
generale
,
non
potrei
affermare
di
prediligere
,
in
modo
particolare
,
la
guerra
.
-
Si
metta
sull
'
attenti
!
Io
ero
già
sull
'
attenti
.
-
Ah
,
lei
è
per
la
pace
?
Ora
,
nella
voce
del
generale
,
v
'
erano
sorpresa
e
sdegno
.
-
Per
la
pace
!
Come
una
donnetta
qualsiasi
,
consacrata
alla
casa
,
alla
cucina
,
all
'
alcova
,
ai
fiori
,
ai
suoi
fiori
,
ai
suoi
fiorellini
!
È
così
,
signor
tenente
?
-
No
,
signor
generale
.
-
E
quale
pace
desidera
mai
,
lei
?
-
Una
pace
...
E
l
'
ispirazione
mi
venne
in
aiuto
.
-
Una
pace
vittoriosa
.
Il
generale
parve
rassicurarsi
.
Mi
rivolse
ancora
qualche
domanda
di
servizio
e
mi
pregò
di
accompagnarlo
in
linea
.
Quando
fummo
in
trincea
,
nel
punto
più
elevato
e
più
vicino
alle
linee
nemiche
,
in
faccia
a
Monte
Fior
,
mi
chiese
:
-
Quale
distanza
corre
qui
,
fra
le
nostre
trincee
e
quelle
austriache
?
-
Duecentocinquanta
metri
circa
,
-
risposi
.
Il
generale
guardò
a
lungo
e
disse
:
-
Qui
,
ci
sono
duecentotrenta
metri
.
-
È
probabile
.
-
Non
è
probabile
.
È
certo
.
Noi
avevamo
costruito
una
trincea
solida
,
con
sassi
e
grandi
zolle
.
I
soldati
la
potevano
percorrere
,
in
piedi
,
senza
esser
visti
.
Le
vedette
osservavano
e
sparavano
dalle
feritoie
,
al
coperto
.
Il
generale
guardò
alle
feritoie
,
ma
non
fu
soddisfatto
.
Fece
raccogliere
un
mucchio
di
sassi
ai
piedi
del
parapetto
,
e
vi
montò
sopra
,
il
binoccolo
agli
occhi
.
Così
dritto
egli
restava
scoperto
dal
petto
alla
testa
.
-
Signor
generale
,
-
dissi
io
,
-
gli
austriaci
hanno
degli
ottimi
tiratori
ed
è
pericoloso
scoprirsi
così
.
Il
generale
non
mi
rispose
.
Dritto
,
continuava
a
guardare
con
il
binoccolo
.
Dalle
linee
nemiche
partirono
due
colpi
di
fucile
.
Le
pallottole
fischiarono
attorno
al
generale
.
Egli
rimase
impassibile
.
Due
altri
colpi
seguirono
ai
primi
,
e
una
palla
sfiorò
la
trincea
.
Solo
allora
,
composto
e
lento
,
egli
discese
.
Io
lo
guardavo
da
vicino
.
Egli
dimostrava
un
'
indifferenza
arrogante
.
Solo
i
suoi
occhi
giravano
vertiginosamente
,
Sembravano
le
ruote
di
un
'
automobile
in
corsa
.
La
vedetta
,
che
era
di
servizio
a
qualche
passo
da
lui
,
continuava
a
guardare
alla
feritoia
,
e
non
si
occupava
del
generale
.
Ma
dei
soldati
e
un
caporale
della
12a
compagnia
che
era
in
linea
,
attratti
dall
'
eccezionale
spettacolo
,
s
'
erano
fermati
in
crocchio
,
nella
trincea
,
a
fianco
del
generale
,
e
guardavano
,
più
diffidenti
che
ammirati
.
Essi
certamente
trovavano
in
quell
'
atteggiamento
troppo
intrepido
del
comandante
di
divisione
,
ragioni
sufficienti
per
considerare
,
con
una
certa
quale
apprensione
,
la
loro
stessa
sorte
.
Il
generale
contemplò
i
suoi
spettatori
con
soddisfazione
.
-
Se
non
hai
paura
,
-
disse
rivolto
al
caporale
,
-
fa
'
quello
che
ha
fatto
il
tuo
generale
.
-
Signor
sì
,
-
rispose
il
caporale
.
E
,
appoggiato
il
fucile
alla
trincea
,
montò
sul
mucchio
di
sassi
.
Istintivamente
,
io
presi
il
caporale
per
il
braccio
e
l
'
obbligai
a
ridiscendere
.
-
Gli
austriaci
,
ora
,
sono
avvertiti
,
-
dissi
io
,
-
e
non
sbaglieranno
certo
il
tiro
.
Il
generale
,
con
uno
sguardo
terribile
,
mi
ricordò
la
distanza
gerarchica
che
mi
separava
da
lui
.
Io
abbandonai
il
braccio
del
caporale
e
non
dissi
più
una
parola
-
Ma
non
è
niente
,
-
disse
il
caporale
,
e
risalì
sul
mucchio
.
Si
era
appena
affacciato
che
fu
accolto
da
una
salva
di
fucileria
.
Gli
austriaci
,
richiamati
dalla
precedente
apparizione
,
attendevano
coi
fucili
puntati
.
Il
caporale
rimase
incolume
.
Impassibile
,
le
braccia
appoggiate
sul
parapetto
,
il
petto
scoperto
,
continuava
a
guardare
di
fronte
.
-
Bravo
!
-
gridò
il
generale
.
-
Ora
,
puoi
scendere
.
Dalla
trincea
nemica
partì
un
colpo
isolato
.
Il
caporale
si
rovesciò
indietro
e
cadde
su
di
noi
.
Io
mi
curvai
su
di
lui
.
La
palla
lo
aveva
colpito
alla
sommità
del
petto
,
sotto
la
clavicola
,
traversandolo
da
parte
a
parte
.
Il
sangue
gli
usciva
dalla
bocca
.
Gli
occhi
socchiusi
,
il
respiro
affannoso
,
mormorava
:
-
Non
è
niente
,
signor
tenente
.
Anche
il
generale
si
curvò
.
I
soldati
lo
guardavano
,
con
odio
.
-
È
un
eroe
,
-
commentò
il
generale
.
-
Un
vero
eroe
.
Quando
egli
si
drizzò
,
i
suoi
occhi
,
nuovamente
,
si
incontrarono
con
i
miei
.
Fu
un
attimo
.
In
quell
'
istante
,
mi
ricordai
d
'
aver
visto
quegli
stessi
occhi
,
freddi
e
roteanti
,
al
manicomio
della
mia
città
,
durante
una
visita
che
ci
aveva
fatto
fare
il
nostro
professore
di
medicina
legale
.
-
È
un
eroe
autentico
,
-
continuò
il
generale
.
Egli
cercò
il
borsellino
e
ne
trasse
una
lira
d
'
argento
.
-
Tieni
,
-
disse
,
-
ti
berrai
un
bicchiere
di
vino
,
alla
prima
occasione
.
Il
ferito
,
con
la
testa
,
fece
un
gesto
di
rifiuto
e
nascose
le
mani
.
Il
generale
rimase
con
la
lira
fra
le
dita
,
e
,
dopo
un
'
esitazione
,
la
lasciò
cadere
sul
caporale
.
Nessuno
di
noi
la
raccolse
.
Il
generale
continuò
l
'
ispezione
sulla
linea
,
e
,
arrivato
al
confine
del
mio
battaglione
,
mi
dispensò
dal
seguirlo
.
Io
rifeci
il
cammino
per
rientrare
al
comando
di
battaglione
.
Tutta
la
linea
era
in
subbuglio
.
La
notizia
di
quanto
era
avvenuto
aveva
già
fatto
il
giro
del
settore
.
Dal
canto
loro
,
i
portaferiti
che
avevano
portato
il
caporale
al
posto
di
medicazione
,
avevano
raccontato
l
'
episodio
a
quanti
avevano
incontrato
.
Trovai
il
capitano
Canevacci
,
eccitatissimo
.
-
Quelli
che
comandano
l
'
esercito
italiano
sono
austriaci
!
-
esclamò
.
-
Austriaci
di
fronte
,
austriaci
alle
spalle
,
austriaci
in
mezzo
a
noi
!
All
'
altezza
del
comando
di
battaglione
,
mi
incontrai
nuovamente
con
il
tenente
colonnello
Abbati
.
Così
si
chiamava
l
'
ufficiale
del
301
.
Egli
doveva
salire
in
linea
con
il
suo
battaglione
.
Anch
'
egli
era
informato
.
Io
lo
salutai
.
Egli
non
mi
rispose
.
Quando
mi
fu
vicino
,
mi
disse
,
preoccupato
:
-
L
'
arte
militare
segue
il
suo
corso
.
Allungato
il
braccio
,
fece
per
slacciare
la
borraccia
che
avevo
alla
cintola
.
Io
mi
affrettai
ad
offrirgliela
.
Egli
,
con
l
'
aria
distratta
,
lo
sguardo
assente
,
la
prese
con
delicatezza
.
L
'
avvicinò
all
'
orecchio
,
e
la
scosse
:
non
era
vuota
.
Levò
il
turacciolo
,
l
'
accostò
alle
labbra
,
per
bere
.
Ma
s
'
arrestò
di
scatto
,
con
nel
viso
un
'
espressione
di
stupore
e
di
ribrezzo
,
come
se
dalla
borraccia
avesse
visto
spuntare
fuori
la
testa
di
una
vipera
.
-
Caffè
e
acqua
!
-
esclamò
in
tono
di
compassione
.
-
Giovanotto
,
incominci
a
bere
,
altrimenti
anche
lei
finirà
al
manicomio
,
come
il
suo
generale
.
VIII
Un
uomo
così
ardimentoso
come
il
generale
Leone
non
poteva
rimanere
inoperoso
.
Noi
non
avevamo
ancora
un
sol
pezzo
d
'
artiglieria
sull
'
Altipiano
.
Egli
ordinò
egualmente
l
'
assalto
di
Monte
Fior
,
per
il
giorno
16
.
Il
mio
battaglione
rimase
indietro
,
riserva
di
brigata
,
ed
io
non
presi
parte
all
'
azione
.
Passammo
alcuni
giorni
di
calma
.
L
'
artiglieria
nemica
non
tirava
.
Noi
non
avemmo
neppure
un
ferito
.
Per
noi
,
fu
un
vero
riposo
.
Quante
ore
passate
al
sole
,
addossati
alle
rocce
,
lo
sguardo
vagante
,
con
i
nostri
sogni
,
sulla
pianura
veneta
.
Come
era
lontana
la
vita
,
da
noi
!
Il
comandante
della
divisione
non
riposava
.
Egli
voleva
,
a
tutti
i
costi
,
impadronirsi
di
Monte
Fior
.
Era
tutti
i
giorni
in
prima
linea
a
misurare
le
distanze
,
tracciare
disegni
,
fare
progetti
.
Aveva
infine
escogitato
un
piano
d
'
attacco
di
sorpresa
,
alla
baionetta
,
in
pieno
giorno
,
che
il
mio
battaglione
,
il
più
pratico
della
cima
del
monte
,
avrebbe
dovuto
effettuare
.
L
'
attacco
era
fissato
per
il
26
,
gli
austriaci
ripiegarono
il
24
.
La
nostra
resistenza
sul
Pasubio
e
la
grande
offensiva
scatenata
dai
russi
in
Galizia
li
avevano
obbligati
a
sospendere
l
'
azione
sull
'
Altipiano
.
Essi
abbandonarono
Monte
Fior
,
allo
stesso
nostro
modo
.
E
noi
lo
riprendemmo
nello
stesso
modo
con
cui
essi
lo
avevano
conquistato
.
La
ritirata
,
durata
probabilmente
più
giorni
,
era
stata
mascherata
abilmente
.
Nelle
prime
linee
,
non
era
rimasto
che
un
raro
velo
di
pattuglie
.
Quando
noi
ce
ne
accorgemmo
,
iniziammo
l
'
avanzata
e
non
avemmo
altro
che
piccoli
scontri
di
pattuglie
.
Il
generale
,
intrepido
nella
guerra
di
posizione
,
lo
fu
ancora
più
nella
guerra
di
movimento
.
Egli
ordinò
che
le
nostre
truppe
non
perdessero
mai
,
né
di
giorno
né
di
notte
,
il
contatto
con
la
retroguardia
nemica
,
e
impose
al
generale
comandante
di
brigata
di
prendere
personalmente
posto
con
le
nostre
avanguardie
.
Il
comandante
della
brigata
,
malgrado
la
sua
età
avanzata
,
sì
mise
alla
testa
della
prima
compagnia
di
avanguardie
e
fu
ucciso
in
un
combattimento
di
pattuglie
.
Fu
un
lutto
per
tutta
la
brigata
:
i
soldati
lo
amavano
.
Quando
il
comandante
della
divisione
seppe
della
sua
morte
,
raddoppiò
d
'
ardimento
.
-
Bisogna
vendicarlo
!
-
diceva
in
mezzo
ai
reparti
,
-
bisogna
vendicarlo
il
più
presto
possibile
!
La
sete
di
vendetta
del
generale
fu
attenuata
,
se
non
proprio
estinta
,
dalla
reazione
dei
reparti
di
retroguardia
nemici
.
Le
loro
pattuglie
,
armate
di
mitragliatrici
,
si
battevano
con
un
accanimento
costante
,
e
si
sacrificavano
pur
di
arrestare
la
nostra
avanzata
.
Caddero
così
,
in
nostre
mani
,
parecchie
mitragliatrici
,
difese
dai
serventi
fino
alla
morte
.
Ma
altre
pattuglie
,
più
arretrate
,
con
un
tiro
dominante
dall
'
alto
,
ci
obbligavano
a
spiegarci
continuamente
in
formazione
di
combattimento
e
a
perdere
tempo
.
Il
generale
abbandonò
la
sua
calma
abituale
.
Arrampicatosi
ad
un
abete
,
vi
si
era
installato
in
cima
,
come
un
comandante
di
battello
su
una
coffa
di
comando
,
e
gridava
:
-
Avanti
!
prodi
soldati
,
avanti
!
vendichiamo
il
comandante
di
brigata
!
-
Se
dovessimo
vendicare
sul
serio
il
nostro
comandante
di
brigata
,
oggi
avremmo
due
generali
morti
,
-
mi
diceva
il
capitano
Canevacci
.
-
E
la
nostra
vendetta
renderebbe
vacante
il
posto
di
comandante
della
divisione
.
Egli
cominciava
a
non
più
sopportare
il
generale
.
Se
nei
nostri
soldati
fosse
esistita
una
determinazione
feroce
,
questa
sarebbe
stata
mitigata
dall
'
ilarità
che
provocarono
gli
incitamenti
del
generale
,
gridati
da
una
posizione
così
straordinaria
.
-
Se
il
generale
rimane
sull
'
albero
e
vi
fa
il
nido
,
la
divisione
sarà
salva
,
-
commentava
il
capitano
Canevacci
,
accigliato
.
-
Se
ne
discende
,
la
divisione
è
perduta
.
Il
nostro
battaglione
si
era
portato
dietro
il
battaglione
d
'
avanguardia
che
si
era
dovuto
stendere
per
non
offrire
bersaglio
al
tiro
delle
mitragliatrici
nemiche
e
per
tenersi
pronto
contro
un
possibile
ritorno
offensivo
.
L
'
avanzata
si
faceva
lenta
,
ché
era
difficile
progredire
sotto
il
tiro
e
nel
bosco
,
in
cui
non
esistevano
che
sentieri
e
tratturi
non
sempre
praticabili
.
Le
compagnie
dovevano
procedere
per
i
cespugli
e
non
perdere
mai
il
collegamento
.
Sul
far
della
sera
,
la
resistenza
nemica
si
fece
meno
attiva
.
Le
loro
pattuglie
continuavano
a
sparare
ma
,
per
ripiegare
,
non
attendevano
di
essere
attaccate
alla
baionetta
.
Noi
riprendemmo
l
'
inseguimento
più
celermente
,
ed
avemmo
solo
qualche
ferito
.
Il
generale
era
sceso
dall
'
albero
e
marciava
fra
il
2°
battaglione
e
il
nostro
,
a
piedi
,
seguito
dal
suo
mulo
che
il
conducente
gli
teneva
per
le
redini
.
Dall
'
avanti
una
voce
gridò
:
-
Alt
!
Zaini
a
terra
!
-
Chi
ha
gridato
?
-
domandò
il
generale
,
cupo
.
Era
un
soldato
di
collegamento
della
7a
compagnia
,
del
2°
battaglione
,
il
quale
,
arrivato
al
bivio
di
due
sentieri
,
avvertiva
che
i
reparti
che
seguivano
dovevano
fermarsi
.
Gli
esploratori
richiedevano
del
tempo
per
riconoscere
la
direzione
dei
sentieri
e
comunicare
quale
dei
due
fosse
quello
da
seguire
.
Uno
di
loro
era
stato
ucciso
in
quel
momento
ed
era
necessario
che
gli
altri
non
si
avventurassero
senza
che
il
terreno
fosse
stato
riconosciuto
.
Egli
non
faceva
che
quanto
gli
era
stato
ordinato
.
Il
capitano
Zavattari
,
comandante
della
6a
,
ne
riferì
al
generale
.
-
Faccia
fucilate
quel
soldato
,
-
gli
ordinò
il
generale
.
Far
fucilare
un
soldato
!
Il
capitano
Zavattari
era
un
ufficiale
di
complemento
.
Nella
vita
civile
,
era
capo
divisione
al
Ministero
della
Pubblica
Istruzione
.
Era
il
più
anziano
dei
capitani
del
reggimento
.
L
'
ordine
di
far
fucilare
un
soldato
,
era
un
'
assurdità
inconcepibile
.
Con
parole
misurate
,
trovò
la
maniera
di
dirlo
al
generale
:
-
Lo
faccia
fucilare
all
'
istante
,
-
replicò
il
generale
,
senza
un
attimo
d
'
esitazione
.
Il
capitano
si
allontanò
e
ritornò
poco
dopo
dal
generale
.
Egli
si
era
recato
al
bivio
e
aveva
personalmente
interrogato
il
soldato
di
collegamento
.
-
Lo
ha
fatto
fucilare
?
-
gli
chiese
il
generale
.
-
Signor
no
.
Il
soldato
non
ha
fatto
che
quanto
gli
è
stato
ordinato
.
Egli
non
ha
mai
pensato
,
dicendo
"
Alt
!
Zaini
a
terra
"
di
emettere
un
grido
di
stanchezza
o
di
indisciplina
.
Egli
ha
solo
voluto
trasmettere
un
ordine
ai
suoi
compagni
.
Gli
esploratori
hanno
avuto
,
poc
'
anzi
,
un
morto
,
e
l
'
alt
era
necessario
per
dar
loro
il
tempo
di
riconoscere
il
terreno
.
-
Lo
faccia
fucilare
egualmente
,
-
rispose
freddamente
il
generale
.
-
Ci
vuole
un
esempio
!
-
Ma
come
posso
io
far
fucilare
il
soldato
,
senza
una
procedura
qualsiasi
e
senza
che
egli
abbia
commesso
un
reato
?
Il
generale
non
aveva
la
stessa
sua
mentalità
giuridica
.
Quelle
argomentazioni
legalitarie
lo
irritarono
.
-
Lo
faccia
passare
subito
per
le
armi
,
-
gridò
,
-
e
non
mi
obblighi
a
far
intervenire
i
miei
carabinieri
anche
contro
di
lei
.
Il
generale
era
seguito
dai
due
carabinieri
di
servizio
del
comando
della
divisione
.
Il
capitano
capì
che
,
in
quelle
condizioni
,
non
gli
rimaneva
che
trovare
un
espediente
per
salvare
il
soldato
,
la
cui
vita
era
così
minacciata
.
-
Signor
sì
,
-
rispose
deciso
il
capitano
.
-
Eseguisca
l
'
ordine
e
mi
riferisca
prontamente
.
Il
capitano
raggiunse
nuovamente
la
testa
della
sua
compagnia
che
,
ferma
,
aspettava
ordini
.
Fece
fare
,
da
una
squadra
,
una
scarica
di
fucileria
contro
un
tronco
d
'
albero
e
ordinò
che
i
portaferiti
stendessero
su
una
barella
il
corpo
dell
'
esploratore
morto
.
L
'
operazione
finita
,
seguito
dalla
barella
,
si
ripresentò
al
generale
.
Gli
altri
soldati
ignoravano
il
macabro
stratagemma
e
guardavano
l
'
uno
l
'
altro
,
esterrefatti
.
-
Il
soldato
è
stato
fucilato
,
-
disse
il
capitano
.
Il
generale
vide
la
barella
,
s
'
irrigidì
sull
'
attenti
e
salutò
fieramente
.
Egli
era
commosso
.
-
Salutiamo
i
martiri
della
patria
!
In
guerra
,
la
disciplina
è
dolorosa
ma
necessaria
.
Onoriamo
i
nostri
morti
!
La
barella
passò
fra
i
soldati
allibiti
.
All
'
imbrunire
,
cessammo
l
'
inseguimento
.
Il
battaglione
d
'
avanguardia
si
fermò
e
prese
le
misure
di
sicurezza
per
la
notte
.
Il
mio
battaglione
rimase
indietro
,
al
di
qua
di
Val
di
Nos
,
sul
margine
del
bosco
,
di
fronte
a
Croce
di
Sant
'
Antonio
.
Una
grandine
fitta
aveva
reso
freddissima
la
notte
.
Eravamo
tutti
inzuppati
.
Avevamo
una
coperta
e
un
telo
da
tenda
ciascuno
,
ma
eravamo
ancora
vestiti
d
'
estate
,
senza
lana
,
così
come
eravamo
partiti
dal
Carso
.
Il
freddo
dell
'
addiaccio
era
insopportabile
.
Verso
mezzanotte
,
ci
fu
permesso
di
accendere
fuochi
.
La
distanza
e
il
bosco
ci
proteggevano
dalla
vista
nemica
.
Eravamo
attorno
ai
grandi
fuochi
,
e
gli
abeti
bruciavano
con
un
aspro
odore
di
resina
.
Sottovoce
,
i
soldati
commentavano
gli
avvenimenti
del
giorno
.
Un
grido
stentoreo
risuonò
nel
bosco
:
-
All
'
erta
!
All
'
erta
!
Guai
a
chi
dorme
!
Il
nemico
è
vicino
!
All
'
erta
!
Ma
chi
era
?
-
All
'
erta
!
Un
soldato
addormentato
è
un
soldato
morto
.
All
'
erta
!
Il
vostro
generale
non
dorme
!
All
'
erta
!
Era
il
generale
Leone
.
Nel
silenzio
della
notte
,
la
voce
cadeva
cavernosa
.
Io
m
'
ero
alzato
,
e
avevo
lasciato
il
comandante
del
battaglione
seduto
su
un
sasso
,
attorno
al
fuoco
.
M
'
ero
fermato
in
piedi
,
in
mezzo
ai
gruppi
sparsi
della
12a
compagnia
.
I
soldati
,
addossati
ai
fuochi
,
non
s
'
accorgevano
della
mia
presenza
.
Io
mi
avvicinai
a
una
squadra
,
perché
il
calore
delle
fiamme
arrivasse
fino
a
me
,
e
guardavo
verso
la
direzione
da
cui
veniva
la
voce
del
generale
.
-
All
'
erta
!
Passa
il
vostro
generale
,
il
vostro
generale
non
dorme
.
All
'
erta
!
La
voce
,
lentamente
,
si
faceva
sempre
più
vicina
.
Il
generale
camminava
in
mezzo
al
nostro
battaglione
.
-
Il
pazzo
non
dorme
,
-
bisbigliò
un
soldato
della
squadra
della
12a
.
-
Meglio
un
generale
morto
,
che
un
generale
sveglio
,
-
commentò
un
altro
.
-
All
'
erta
!
Passa
il
vostro
generale
!
-
Adesso
passa
proprio
su
di
noi
,
-
disse
un
altro
soldato
.
-
E
nessuno
tirerà
una
fucilata
su
quel
macellaio
?
-
mormorò
lo
stesso
soldato
che
aveva
parlato
per
primo
.
-
Io
gliela
tiro
certamente
.
Certamente
io
gliela
tiro
,
-
disse
un
soldato
anziano
che
non
aveva
ancora
parlato
e
che
sembrava
solo
occupato
a
riscaldarsi
,
accanto
al
sergente
.
I
soldati
della
squadra
erano
così
stretti
,
l
'
uno
addossato
all
'
altro
,
attorno
al
fuoco
,
che
il
riflesso
li
illuminava
tutti
e
io
ne
potevo
riconoscere
chiaramente
i
volti
.
Il
sergente
stava
in
ginocchio
,
le
braccia
piegate
e
le
mani
aperte
,
all
'
altezza
della
testa
,
per
proteggersi
la
faccia
dal
calore
del
fuoco
.
Egli
non
si
mosse
né
disse
una
sillaba
.
-
Se
si
mostra
,
io
gli
tiro
,
-
continuò
lo
stesso
soldato
.
lo
vidi
il
soldato
anziano
prendere
il
fucile
,
manovrare
l
'
otturatore
,
e
controllare
il
caricatore
.
-
All
'
erta
!
All
'
erta
!
-
urlava
il
generale
.
Apparve
,
tra
due
fuochi
,
a
una
cinquantina
di
metri
da
noi
.
Sotto
l
'
elmetto
,
aveva
una
sciarpa
che
gli
avvolgeva
il
collo
e
gli
cadeva
sulle
spalle
.
Un
ampio
mantello
grigio
discendeva
fino
alle
caviglie
e
lo
copriva
tutto
.
Camminava
stentatamente
,
le
mani
alla
bocca
come
un
megafono
.
Appena
rischiarato
dalla
luce
,
sembrava
un
fantasma
.
-
All
'
erta
!
...
Il
soldato
anziano
alzò
lentamente
il
fucile
,
per
mirare
.
-
Eh
!
-
dissi
io
,
-
il
generale
non
ha
voglia
di
dormire
.
Il
soldato
riabbassò
il
fucile
.
Il
sergente
si
levò
di
scatto
e
mi
offrì
il
suo
posto
accanto
al
fuoco
.
IX
Il
giorno
dopo
continuammo
l
'
inseguimento
.
Il
battaglione
d
'
avanguardia
,
superato
Croce
di
Sant
'
Antonio
,
procedeva
nel
bosco
,
verso
Casara
Zebio
e
Monte
Zebio
.
Man
mano
che
esso
avanzava
,
appariva
sempre
più
probabile
che
il
grosso
del
nemico
si
fosse
fermato
sulle
alture
.
La
resistenza
era
ridivenuta
accanita
.
Era
chiaro
che
gli
ultimi
reparti
austriaci
,
a
contatto
con
le
nostre
pattuglie
,
si
appoggiavano
su
truppe
vicine
.
Data
la
lentezza
dei
progressi
,
il
mio
battaglione
,
oltrepassata
la
Val
di
Nos
,
rimase
inoperoso
tutto
il
giorno
,
in
attesa
di
essere
impegnato
.
Il
2°
battaglione
d
'
avanguardia
ricevette
l
'
ordine
di
fermarsi
e
trincerarsi
.
Durante
la
notte
,
il
nostro
battaglione
gli
dette
il
cambio
.
Quando
noi
arrivammo
,
una
linea
di
trincea
era
stata
già
scavata
,
affrettatamente
,
sul
limitare
del
bosco
.
Davanti
a
noi
,
v
'
erano
ancora
degli
abeti
,
ma
rari
,
come
essi
sono
sempre
quando
le
abetine
accennano
a
finire
nelle
grandi
altitudini
.
Il
terreno
continuava
ad
essere
coperto
di
cespugli
.
Più
lontano
,
in
alto
,
oltre
qualche
centinaio
di
metri
,
spuntavano
,
fra
le
cime
degli
ultimi
abeti
,
montagne
rocciose
.
Probabilmente
la
grande
resistenza
ci
sarebbe
stata
opposta
ai
loro
piedi
.
All
'
alba
,
il
capitano
Canevacci
ed
io
,
ci
trovammo
con
la
9a
compagnia
che
era
in
linea
.
Attendevamo
che
arrivasse
la
sezione
mitragliatrici
,
rimasta
indietro
.
Il
capitano
comandante
della
9a
,
con
un
gruppo
di
tiratori
scelti
,
sorvegliava
il
terreno
antistante
.
Noi
eravamo
vicini
a
lui
,
a
terra
,
dietro
un
rialzo
naturale
.
Il
capitano
Canevacci
guardava
con
il
binoccolo
.
Fra
i
cespugli
,
a
meno
di
un
centinaio
di
metri
da
noi
,
spuntò
una
pattuglia
nemica
.
Erano
sette
uomini
e
camminavano
in
fila
indiana
.
Sicuri
di
trovarsi
lontani
da
noi
,
di
non
essere
visti
,
camminavano
parallelamente
alla
nostra
trincea
,
diritti
,
fucile
alla
mano
,
zaino
in
spalla
.
Dalle
ginocchia
in
su
,
erano
scoperti
.
Il
capitano
della
9a
fece
un
gesto
ai
tiratori
,
ordinò
il
fuoco
e
la
pattuglia
stramazzò
al
suolo
.
-
Bravo
!
-
esclamò
il
capitano
Canevacci
.
Una
nostra
squadra
uscì
carponi
.
Ai
fianchi
,
tutta
la
linea
aveva
i
fucili
puntati
.
La
squadra
sparì
,
strisciando
,
fra
i
cespugli
.
Attendevamo
che
la
squadra
rientrasse
,
riportando
indietro
i
caduti
,
ma
il
tempo
passava
.
I
nostri
uomini
dovevano
avanzare
molto
cauti
,
per
evitare
un
'
imboscata
.
Il
capitano
Canevacci
era
impaziente
.
La
sezione
mitragliatrici
non
arrivava
ancora
.
Che
si
fosse
smarrita
nel
bosco
,
in
mezzo
agli
altri
reparti
?
Per
non
perdere
ancora
del
tempo
,
io
le
andai
incontro
.
La
ritrovai
mezzo
chilometro
indietro
,
a
contatto
con
i
reparti
del
2°
battaglione
.
Quando
la
vidi
,
una
scena
movimentata
si
svolgeva
.
Fra
il
2°
battaglione
e
la
sezione
mitragliatrici
,
il
generale
comandante
della
divisione
,
solo
,
sul
mulo
,
s
'
arrampicava
fra
le
rocce
.
Per
uno
scarto
improvviso
del
mulo
,
mentre
rasentava
il
ciglio
di
un
precipizio
scosceso
,
alto
una
ventina
di
metri
,
cadde
per
terra
.
Il
mulo
,
indifferente
,
continuava
a
camminare
sull
'
orlo
.
Il
generale
si
teneva
ancora
aggrappato
alle
redini
,
a
metà
penzoloni
sul
burrone
.
Il
mulo
ad
ogni
passo
,
con
la
testa
,
dava
degli
scappi
,
per
liberarsene
.
Da
un
momento
all
'
altro
il
generale
poteva
precipitare
nel
vuoto
.
Molti
soldati
vicini
lo
vedevano
,
nessuno
si
muoveva
.
Io
li
vedevo
tutti
distintamente
:
qualcuno
ammiccava
,
sorridendo
.
Ancora
qualche
istante
e
il
mulo
si
sarebbe
liberato
dal
generale
.
Dalle
file
della
nostra
sezione
mitragliatrici
,
un
soldato
si
lanciò
di
corsa
sul
generale
e
arrivò
a
tempo
per
trattenerlo
.
Senza
scomporsi
,
come
se
fosse
particolarmente
allenato
a
incidenti
del
genere
,
il
generale
rimontò
sul
mulo
,
continuò
il
cammino
e
disparve
.
Il
soldato
,
in
piedi
,
guardava
attorno
,
soddisfatto
.
Egli
aveva
salvato
il
generale
.
Quando
i
suoi
compagni
della
sezione
mitragliatrici
lo
raggiunsero
,
io
assistetti
ad
un
'
aggressione
selvaggia
.
Con
furia
,
gli
si
buttarono
addosso
,
tempestandolo
di
pugni
.
Il
soldato
fu
rovesciato
per
terra
.
I
compagni
gli
furono
sopra
.
-
Miserabile
!
Canaglia
!
-
Lasciatemi
!
Aiuto
!
Pugni
e
calci
si
abbattevano
sul
disgraziato
,
impotente
a
difendersi
.
-
Tieni
!
Tieni
!
Chi
ti
ha
pagato
per
fare
l
'
imbecille
?
-
Aiuto
!
-
Salvare
il
generale
!
Confessa
che
sei
stato
comprato
dagli
austriaci
!
-
Lasciatemi
!
Non
l
'
ho
fatto
apposta
.
Vi
giuro
che
non
l
'
ho
fatto
apposta
.
Il
comandante
della
sezione
mitragliatrici
non
si
faceva
vedere
.
La
scena
era
durata
anche
troppo
.
Poiché
nessuno
interveniva
,
né
l
'
ufficiale
né
i
graduati
,
io
scesi
di
corsa
.
-
Che
cosa
succede
?
-
gridai
a
voce
alta
.
La
mia
presenza
sorprese
tutti
.
Gli
aggressori
si
dispersero
.
Solo
qualcuno
si
mise
sull
'
attenti
e
rimase
sul
posto
.
Io
m
'
avvicinai
all
'
aggredito
,
gli
porsi
la
mano
e
l
'
aiutai
a
drizzarsi
.
Quando
egli
fu
in
piedi
,
anche
quei
pochi
che
si
erano
fermati
sull
'
attenti
,
erano
scomparsi
.
Io
rimasi
solo
con
il
soldato
.
Egli
aveva
un
occhio
gonfio
e
livido
e
una
guancia
coperta
di
sangue
.
Aveva
perduto
l
'
elmetto
.
-
Che
cosa
è
successo
?
-
gli
chiesi
.
-
Perché
sei
stato
aggredito
così
?
-
Non
è
niente
,
signor
tenente
,
-
balbettò
sottovoce
.
E
volgeva
lo
sguardo
spaurito
a
destra
e
a
sinistra
,
per
cercare
l
'
elmetto
,
ma
anche
per
paura
d
'
essere
sentito
dai
compagni
.
-
Come
,
non
è
niente
?
E
l
'
occhio
pestato
?
E
il
sangue
in
faccia
?
Sei
mezzo
morto
,
e
non
è
niente
?
Sull
'
attenti
,
impacciato
,
il
soldato
non
rispondeva
.
Io
insistetti
,
ma
egli
non
disse
più
una
parola
.
Ci
levò
tutti
e
due
dall
'
imbarazzo
l
'
arrivo
del
comandante
la
sezione
mitragliatrici
,
il
tenente
Ottolenghi
,
quegli
che
nel
combattimento
di
Monte
Fior
,
con
una
sola
arma
rimasta
incolume
,
aveva
salvato
la
giornata
.
Noi
due
eravamo
di
pari
grado
,
ma
io
ero
più
anziano
di
lui
.
Senza
neppure
rivolgermi
la
parola
,
si
fece
incontro
al
soldato
e
gli
gridò
:
-
Imbecille
!
Oggi
,
tu
hai
disonorato
la
sezione
.
-
Ma
che
cosa
dovevo
fare
,
signor
tenente
?
-
Che
cosa
dovevi
fare
?
Tu
dovevi
fare
quello
che
hanno
fatto
gli
altri
.
Niente
.
Niente
dovevi
fare
.
Ed
era
anche
troppo
.
Un
asino
simile
io
non
lo
voglio
nel
mio
reparto
.
Ti
farò
cacciare
dalla
sezione
.
Il
soldato
aveva
ritrovato
l
'
elmetto
e
se
lo
rimetteva
in
testa
.
-
Che
cosa
dovevi
fare
?
-
proseguiva
il
tenente
,
con
disprezzo
.
-
Volevi
fare
qualche
cosa
?
Ebbene
,
dovevi
,
con
un
colpo
di
baionetta
,
tagliare
le
redini
e
far
precipitare
il
generale
.
-
Come
?
-
mormorò
il
soldato
dovevo
lasciar
morire
il
generale
?
-
Sì
,
imbecille
,
dovevi
lasciarlo
morire
.
E
se
non
moriva
,
dato
che
tu
volevi
far
qualcosa
a
tutti
i
costi
,
dovevi
aiutarlo
a
morire
.
Rientra
alla
sezione
e
,
se
i
tuoi
t
'
ammazzeranno
,
te
lo
sarai
meritato
.
-
Tuttavia
,
-
gli
dissi
io
,
quando
il
soldato
scomparve
,
-
faresti
meglio
ad
essere
più
serio
.
In
poche
ore
tutta
la
brigata
saprà
quello
che
è
successo
.
-
Che
lo
sappiano
o
non
lo
sappiano
,
mi
è
indifferente
.
Anzi
,
è
meglio
che
lo
sappiano
.
Così
,
verrà
in
testa
a
qualcuno
di
tirare
un
colpo
a
quel
vampiro
.
Egli
parlava
,
ancora
sdegnato
.
Introdusse
la
mano
in
una
tasca
,
ne
levò
una
moneta
,
la
buttò
in
aria
e
mi
chiese
:
-
Testa
o
croce
?
Io
non
risposi
.
-
Testa
!
-
gridò
egli
stesso
.
Era
croce
.
-
Ha
avuto
fortuna
,
-
continuò
.
-
È
croce
.
Se
fosse
testa
...
se
fosse
testa
...
-
Che
cosa
?
-
chiesi
.
-
Se
fosse
testa
...
Be
'
!
sarà
per
un
'
altra
volta
.
Mentre
la
sezione
mitraglieri
raggiungeva
il
battaglione
in
linea
,
la
squadra
della
9a
rientrava
in
trincea
trascinando
i
cadaveri
della
pattuglia
abbattuta
.
Sei
erano
morti
,
uno
era
ancora
in
vita
.
Il
caporale
era
fra
i
morti
.
Dall
'
esame
delle
carte
,
capimmo
che
erano
bosniaci
.
I
due
capitani
erano
contenti
.
Soprattutto
il
comandante
di
battaglione
,
che
sperava
si
potessero
ottenere
informazioni
utili
dall
'
interrogatorio
del
ferito
.
Egli
lo
fece
subito
trasportare
al
posto
di
medicazione
e
ne
informò
direttamente
il
comando
di
divisione
,
dove
prestava
servizio
un
interprete
.
I
sei
morti
erano
stesi
a
terra
,
uno
a
fianco
all
'
altro
.
Noi
li
contemplavamo
,
pensierosi
.
Presto
o
tardi
,
sarebbe
venuto
,
anche
per
noi
,
il
nostro
turno
.
Ma
il
capitano
Canevacci
era
troppo
contento
.
Si
era
fermato
accanto
al
cadavere
del
caporale
e
gli
diceva
:
-
Eh
!
mio
caro
,
se
avessi
imparato
a
comandare
la
pattuglia
,
non
saresti
qui
.
In
servizio
di
pattuglia
,
il
comandante
deve
,
innanzi
tutto
,
vedere
...
Lo
interruppe
il
capitano
della
9a
.
Con
un
dito
sulla
bocca
e
con
un
filo
di
voce
,
lo
invitava
a
tacere
.
Di
fronte
a
noi
,
dalla
stessa
direzione
in
cui
era
caduta
la
pattuglia
,
ma
più
vicino
,
ci
veniva
un
rumore
,
come
un
bisbiglio
di
persone
che
si
bisticcino
.
Il
capitano
guardava
di
fronte
.
I
tiratori
scelti
puntavano
i
fucili
.
Anche
il
comandante
di
battaglione
ed
io
ci
portammo
silenziosamente
sulla
linea
e
guardammo
.
Il
rumore
proveniva
dal
tronco
di
un
grosso
abete
che
i
raggi
del
sole
,
fra
le
cime
degli
altri
abeti
,
illuminavano
a
tratti
.
Con
salti
,
due
scoiattoli
apparvero
sul
tronco
,
a
qualche
metro
da
terra
.
Veloci
,
si
rincorrevano
,
si
nascondevano
,
si
rincorrevano
ancora
e
si
rinascondevano
.
Piccoli
strilli
,
come
risa
mal
contenute
,
salutavano
il
loro
incontro
ogni
volta
che
,
dalle
opposte
parti
del
tronco
,
si
slanciavano
a
balzi
,
l
'
un
verso
l
'
altro
.
E
ogni
volta
che
si
fermavano
,
in
un
disco
di
sole
riflesso
sul
tronco
,
si
drizzavano
,
sulle
zampe
posteriori
e
,
con
le
altre
zampe
,
a
guisa
di
mani
,
sembravano
farsi
complimenti
,
carezze
e
feste
.
Il
sole
rischiarava
il
ventre
bianco
e
i
ciuffi
delle
code
,
ritti
in
alto
,
come
due
spazzole
.
Uno
dei
tiratori
scelti
guardò
il
capitano
della
9a
e
mormorò
:
-
Tiriamo
?
-
Sei
pazzo
?
-
rispose
il
capitano
sorpreso
.
-
Sono
tanto
carini
.
Il
capitano
Canevacci
si
riavvicinò
ai
morti
allineati
.
-
Il
comandante
di
pattuglia
deve
vedere
e
non
esser
visto
...
-
disse
,
riprendendo
il
sermone
al
caporale
bosniaco
.
X
La
linea
di
resistenza
nemica
s
'
andava
sempre
più
definendo
.
Le
pattuglie
che
noi
mandammo
innanzi
,
durante
il
giorno
,
non
incontrarono
pattuglie
nemiche
.
Le
fucilate
partivano
da
una
linea
continua
e
facevano
supporre
una
trincea
già
preparata
.
Avevamo
intravisto
,
in
più
punti
,
reticolati
di
filo
spinato
.
Noi
non
ci
spingemmo
più
innanzi
.
La
brigata
occupava
le
posizioni
più
avanzate
del
corpo
d
'
armata
.
La
giornata
passò
calma
.
Il
generale
Leone
preparava
un
assalto
notturno
.
Verso
l
'
imbrunire
,
ci
fu
comunicato
di
tenerci
pronti
.
Facemmo
rientrare
le
pattuglie
e
ci
preparammo
per
l
'
assalto
.
Barili
e
otri
di
cognac
ci
arrivarono
in
tempo
,
sui
muli
,
e
ne
distribuimmo
le
razioni
ai
soldati
.
Quest
'
assalto
notturno
ci
aveva
tutti
preoccupati
.
L
'
assalto
doveva
svilupparsi
su
tutto
il
fronte
.
Dove
saremmo
andati
a
finire
?
Chi
avremmo
trovato
di
fronte
?
Pattuglie
,
come
affermava
il
generale
,
o
trincee
solidamente
difese
,
come
facevano
supporre
i
reticolati
avvistati
?
I
soldati
bevevano
e
attendevano
,
nervosi
.
Il
capitano
Canevacci
s
'
era
già
bevuta
la
sua
razione
di
cognac
e
aveva
incominciato
la
mia
.
Erano
già
le
dieci
e
il
cielo
appena
stellato
non
dava
luce
al
bosco
.
L
'
ordine
d
'
attaccare
non
era
ancora
venuto
.
Evidentemente
,
il
generale
voleva
che
esso
fosse
una
sorpresa
,
non
solo
per
gli
austriaci
,
ma
anche
per
noi
.
Il
comandante
del
battaglione
aveva
ammassato
il
battaglione
in
colonna
.
Egli
aveva
disposto
che
solo
una
compagnia
attaccasse
.
Le
altre
si
sarebbero
dovute
muovere
,
solo
se
la
prima
compagnia
fosse
potuta
passare
.
Stavamo
tutti
immobili
,
muti
.
Il
rumore
di
qualche
gavetta
urtata
contro
un
sasso
e
quello
di
un
fucile
contro
un
altro
fucile
erano
i
soli
che
rompessero
il
silenzio
della
notte
.
La
fantasia
del
generale
aveva
voluto
che
le
trombe
suonassero
l
'
assalto
,
sgomento
per
il
nemico
,
incitamento
ai
nostri
.
Quando
le
note
risuonarono
,
tutti
i
reparti
di
prima
linea
si
lanciarono
all
'
assalto
.
Ma
,
nello
stesso
istante
,
gli
austriaci
,
così
avvisati
,
risposero
con
un
fuoco
pronto
di
mitragliatrici
e
di
fucili
.
Per
qualche
minuto
,
fu
un
assordante
frastuono
.
Le
trombe
continuavano
a
squillare
,
le
linee
nemiche
a
sparare
.
I
razzi
,
di
fronte
a
noi
,
si
levavano
a
centinaia
,
senza
interruzione
,
uno
dopo
l
'
altro
,
e
scoprivano
le
nostre
ondate
.
Le
nostre
compagnie
,
accolte
da
raffiche
,
falciate
,
furono
ributtate
indietro
senza
poter
arrivare
neppure
alle
linee
nemiche
.
Il
disordine
era
grande
e
il
trasporto
dei
feriti
aumentava
la
confusione
.
La
sorpresa
e
l
'
assalto
erano
falliti
,
ma
le
trombe
,
sotto
la
guida
del
generale
che
le
aveva
a
fianco
,
continuavano
a
squillare
.
Sembrava
che
il
generale
fosse
deciso
a
conquistare
le
posizioni
a
squilli
di
tromba
.
Solo
qualche
ora
dopo
,
quando
la
calma
era
subentrata
a
tanto
frastuono
,
noi
sapemmo
che
il
generale
era
soddisfatto
.
Egli
aveva
voluto
solamente
obbligare
il
nemico
a
segnare
le
sue
posizioni
e
a
svelare
le
sue
forze
.
Per
questo
risultato
,
sarebbero
bastate
le
ricognizioni
coordinate
di
qualche
pattuglia
,
ma
il
comandante
di
divisione
disprezzava
i
mezzucci
ordinari
.
Il
nostro
inseguimento
dunque
era
finito
.
Il
nemico
si
era
definitivamente
fermato
e
trincerato
.
Non
vi
potevano
essere
più
dubbi
.
Ripiegando
da
Monte
Fior
,
gli
austriaci
avevano
raccorciato
di
una
ventina
di
chilometri
le
loro
linee
e
abolito
il
pericolo
d
'
un
accerchiamento
.
Dall
'
offensiva
,
erano
passati
alla
difensiva
.
Ora
non
si
sarebbe
più
trattato
di
combattimenti
di
pattuglie
e
d
'
avanguardie
.
Una
nuova
fase
cominciava
.
Fase
di
battaglie
di
masse
sostenute
dall
'
artiglieria
.
Ciò
avrebbe
richiesto
del
tempo
.
E
,
forse
,
avremmo
avuto
anche
un
po
'
di
riposo
.
Così
pensavamo
noi
.
Ma
non
il
comandante
della
divisione
.
L
'
assalto
notturno
gli
aveva
offerto
l
'
ispirazione
per
un
grande
assalto
all
'
indomani
.
Il
giorno
dopo
,
i
battaglioni
della
brigata
si
spostarono
a
sinistra
,
sotto
Casara
Zebio
.
La
brigata
doveva
attaccare
con
quattro
battaglioni
,
lasciando
di
riserva
solo
due
battaglioni
.
Il
mio
battaglione
doveva
attaccare
all
'
estrema
destra
dello
schieramento
.
Per
l
'
azione
,
noi
non
disponevamo
che
dei
nostri
fucili
.
La
scarsa
dotazione
individuale
di
bombe
a
mano
l
'
avevamo
consumata
a
Monte
Fior
.
Non
avevamo
a
nostro
sostegno
neppure
un
pezzo
d
'
artiglieria
.
L
'
azione
si
presentava
ben
difficile
.
Ma
i
nostri
reparti
erano
ancora
solidi
.
I
muli
ci
portarono
cartucce
e
cognac
.
L
'
assalto
fu
iniziato
dal
mio
battaglione
,
alle
cinque
del
pomeriggio
.
Come
ne
aveva
ricevuto
l
'
ordine
,
il
battaglione
uscì
con
tutti
i
reparti
in
un
'
ondata
unica
.
Appena
ci
lanciammo
in
avanti
,
fummo
avvistati
.
Il
nemico
ci
tenne
,
fin
dal
primo
momento
,
sotto
il
suo
tiro
.
Io
ho
un
ricordo
confuso
di
quelle
ore
.
Dal
nostro
punto
di
partenza
alle
linee
nemiche
,
non
v
'
erano
più
di
un
centinaio
di
metri
.
I
cespugli
erano
bassi
e
gli
alberi
radi
,
numerosi
i
sassi
e
le
rocce
.
L
'
ordine
era
di
non
fermarsi
.
Noi
percorremmo
il
breve
spazio
,
di
corsa
,
in
un
sol
impeto
.
Il
capitano
Canevacci
era
in
testa
e
cadde
fra
i
primi
.
Una
palla
lo
aveva
colpito
al
petto
.
Cadde
,
in
testa
alla
9a
,
anche
il
suo
comandante
,
il
solo
capitano
rimasto
al
battaglione
.
Una
mitragliatrice
gli
aveva
falciato
le
gambe
.
Ma
l
'
assalto
procedeva
irruento
.
Il
tiro
nemico
non
poteva
investirci
tutti
,
perché
noi
correvamo
,
e
le
rocce
,
per
quanto
basse
,
raccoglievano
la
maggior
parte
dei
colpi
.
Il
terreno
rimase
,
dietro
a
noi
,
in
un
istante
,
seminato
di
morti
e
di
feriti
,
ma
il
battaglione
arrivò
egualmente
alle
posizioni
nemiche
.
Io
avevo
abbandonato
il
capitano
Canevacci
e
mi
trovai
in
mezzo
alla
9a
,
a
fianco
del
tenente
Santini
,
che
aveva
assunto
il
comando
della
compagnia
.
Di
fronte
a
noi
,
una
linea
continua
di
reticolati
e
di
cavalli
di
frisia
ci
sbarravano
l
'
accesso
alle
trincee
.
Un
metro
o
due
al
di
là
,
le
trincee
in
muratura
,
improvvisate
ma
alte
,
proteggevano
i
reparti
austriaci
.
Addossati
ai
reticolati
,
in
piedi
,
anche
noi
aprimmo
il
fuoco
.
Le
mitragliatrici
che
,
durante
lo
sbalzo
,
dalla
destra
c
'
investivano
di
fianco
,
non
potevano
più
tirare
su
di
noi
.
Esse
battevano
tutto
il
terreno
retrostante
,
ma
,
quanto
più
noi
eravamo
andati
innanzi
,
tanto
più
ci
eravamo
sottratti
al
loro
tiro
.
Esse
continuarono
a
sparare
,
ma
nel
vuoto
.
Di
fronte
,
a
pochi
metri
,
solo
una
mitragliatrice
tirava
sui
nostri
reparti
.
Santini
vi
concentrò
il
fuoco
di
quelli
che
aveva
vicino
e
la
ridusse
al
silenzio
.
Dalla
sinistra
,
a
un
centinaio
di
metri
,
un
'
altra
mitragliatrice
ci
colpiva
d
'
infilata
,
in
pieno
.
Se
avesse
continuato
a
sparare
noi
saremmo
stati
distrutti
.
Contro
il
suo
tiro
,
non
ci
potevamo
difendere
e
perfino
la
sua
postazione
ci
era
invisibile
.
Ci
buttammo
a
terra
,
ciascuno
cercando
un
riparo
,
e
continuando
a
sparare
sulle
trincee
,
puntando
nelle
feritoie
,
tentando
di
dominare
il
fuoco
dei
tiratori
vicini
.
Il
frastuono
del
combattimento
,
anche
ai
nostri
fianchi
,
c
'
impediva
di
distinguere
se
i
nostri
reparti
laterali
avessero
avuto
più
fortuna
di
noi
.
Quanto
durasse
quella
nostra
posizione
,
io
non
lo
ricordo
.
In
combattimento
,
si
perde
la
nozione
del
tempo
,
sempre
.
I
reticolati
c
'
impedivano
di
andare
avanti
,
le
mitragliatrici
di
ritornare
indietro
.
Dovevamo
rimanere
immobili
,
inchiodati
a
terra
,
senza
mai
abbandonare
il
tiro
sulle
feritoie
nemiche
,
per
impedire
d
'
essere
uccisi
sotto
i
reticolati
.
Avremmo
potuto
resistere
a
lungo
in
quella
posizione
,
fino
alla
notte
,
e
ritirarci
protetti
dall
'
oscurità
,
ma
la
mitragliatrice
di
sinistra
continuava
implacabile
il
suo
tiro
d
'
infilata
e
i
soldati
più
scoperti
morivano
lungo
la
linea
.
Se
si
fosse
avuta
la
possibilità
di
mandare
indietro
qualcuno
e
informare
,
sulla
nostra
situazione
,
il
battaglione
che
agiva
alla
sinistra
,
si
sarebbe
potuto
controbattere
la
mitragliatrice
.
Io
non
riuscii
a
scorgere
un
solo
ufficiale
:
il
tenente
Santini
era
troppo
impegnato
contro
le
trincee
nemiche
.
Ora
strisciando
,
fra
le
rocce
e
i
cespugli
,
lentamente
,
ora
correndo
a
sbalzi
,
mi
scartai
più
a
sinistra
.
Dovetti
impiegare
molto
tempo
,
anche
perché
il
battaglione
laterale
era
più
a
sinistra
di
quello
che
io
non
credessi
.
Il
crepitio
delle
mitragliatrici
e
della
fucileria
continuava
.
Il
I
°
battaglione
era
ancora
impegnato
,
ma
si
trovava
più
arretrato
e
più
al
coperto
del
nostro
.
Dietro
gli
abeti
,
fra
le
rocce
,
v
'
era
un
viavai
continuo
di
portaordini
e
di
feriti
.
Cercai
subito
del
comando
del
battaglione
.
Un
soldato
me
lo
indicò
.
Mi
vi
diressi
di
corsa
.
Il
comando
di
battaglione
era
installato
dietro
una
roccia
alta
parecchi
metri
.
Il
terreno
circostante
era
ingombro
di
feriti
.
Ordini
,
grida
,
urla
si
levavano
da
ogni
parte
.
V
'
era
dovunque
un
aspetto
di
confusione
e
di
terrore
.
Il
maggiore
comandante
del
battaglione
stava
in
piedi
,
addossato
a
un
grande
tronco
di
abete
.
Lo
conoscevo
bene
,
perché
avevo
più
volte
pranzato
alla
sua
mensa
.
Rosso
in
viso
,
agitava
le
mani
,
verso
qualcuno
che
io
non
vedevo
.
Appariva
eccitatissimo
.
-
Fa
'
in
fretta
!
-
gridava
.
Ma
nessuno
appariva
.
Mentre
mi
avvicinavo
sempre
più
,
il
maggiore
continuava
:
-
Fa
'
in
fretta
!
Fa
'
in
fretta
o
ti
uccido
!
Dammi
il
cognac
!
il
cognac
!
Egli
non
gridava
.
Egli
urlava
a
voce
altissima
,
e
con
tono
di
comando
,
come
se
si
rivolgesse
non
ad
una
persona
isolata
,
ma
a
tutto
un
reparto
,
a
un
battaglione
in
ordine
chiuso
.
Egli
diceva
"
cognac
"
con
la
stessa
voce
con
cui
,
da
cavallo
,
avrebbe
comandato
"
battaglione
in
colonna
!
"
o
"
colonna
doppia
!
"
Finalmente
,
mentre
io
arrivavo
,
si
presentò
trafelato
un
soldato
,
con
nella
mano
una
bottiglia
di
cognac
,
tenuta
alta
,
sul
braccio
teso
,
quasi
fosse
una
bandiera
.
Io
mi
fermai
a
due
passi
dal
maggiore
,
mi
misi
sull
'
attenti
e
salutai
.
Egli
impugnava
la
pistola
con
la
destra
e
,
nella
sinistra
,
aveva
un
foglio
di
carta
.
Buttò
a
terra
la
carta
e
andò
incontro
al
soldato
,
sempre
gridando
:
-
Dammi
!
dammi
!
Brandì
la
bottiglia
e
,
con
un
gesto
fulmineo
,
la
suggellò
alla
bocca
.
La
testa
rovesciata
indietro
,
immobile
,
sembrava
fulminato
.
Lo
si
sarebbe
detto
un
morto
in
piedi
.
Solo
dava
segni
di
vita
la
gola
che
trangugiava
il
liquore
con
sussulti
che
sembravano
gemiti
.
Aspettai
che
finisse
di
bere
.
Egli
si
staccò
dalla
bottiglia
a
stento
,
con
pena
.
Restituì
al
soldato
la
bottiglia
,
semivuota
,
e
non
si
mosse
.
Io
gli
andai
nuovamente
incontro
.
In
fretta
e
furia
,
senza
ch
'
egli
mi
rispondesse
,
gli
dissi
la
ragione
della
mia
visita
.
Egli
aveva
lo
sguardo
rivolto
a
me
,
ma
il
suo
pensiero
era
assente
e
non
mi
ascoltava
.
Io
parlavo
inutilmente
.
Egli
aveva
sempre
la
pistola
in
pugno
e
,
per
testimoniarmi
la
sua
attenzione
,
me
la
puntava
contro
.
Con
la
mano
,
io
scartai
la
pistola
,
nel
timore
che
partisse
il
colpo
.
Egli
se
la
lasciò
spostare
,
ma
,
subito
dopo
,
la
rimise
nella
stessa
direzione
.
Io
la
scartai
una
seconda
volta
,
ed
egli
me
la
puntò
contro
ancor
una
volta
.
Io
gli
afferrai
il
pugno
chiuso
e
gli
tolsi
la
pistola
.
Egli
se
la
lasciò
togliere
,
senza
pronunciare
un
motto
.
Levai
la
pallottola
dalla
canna
,
levai
il
caricatore
e
gli
restituii
la
pistola
.
Egli
la
riprese
con
la
stessa
indifferenza
con
cui
me
l
'
aveva
ceduta
.
Allora
mi
sorrise
,
ma
a
me
parve
che
in
lui
sorridesse
un
altro
.
Interpretai
quel
sorriso
come
s
'
egli
avesse
pensato
di
darmi
ad
intendere
che
aveva
scherzato
.
Poiché
egli
non
parlava
ed
io
perdevo
del
tempo
,
mi
allontanai
,
sperando
d
'
incontrare
l
'
aiutante
maggiore
.
L
'
aiutante
maggiore
era
morto
,
gli
altri
ufficiali
erano
impegnati
con
il
battaglione
e
i
soldati
del
comando
non
potevano
arrivare
fino
a
loro
,
né
ne
avevano
notizia
.
Tutto
attorno
,
il
sibilo
delle
falciate
delle
mitragliatrici
,
ininterrotto
,
faceva
pensare
ad
un
uragano
.
Le
cime
degli
alberi
,
segate
dalle
raffiche
,
precipitavano
al
suolo
con
stridori
sinistri
.
Dopo
un
vano
correre
,
risalii
per
rientrare
al
battaglione
e
passai
nuovamente
accanto
al
comando
del
1°
battaglione
.
Il
maggiore
era
immobile
,
nello
stesso
punto
in
cui
l
'
avevo
lasciato
,
la
pistola
in
pugno
,
e
sorrideva
ancora
.
XI
Il
battaglione
,
a
gruppi
,
aveva
raggiunto
le
posizioni
di
partenza
,
di
notte
.
Avevamo
perduto
tutti
gli
ufficiali
.
Solamente
Santini
ed
io
rientrammo
incolumi
.
Anche
il
tenente
Ottolenghi
era
vivo
:
egli
aveva
ricevuto
l
'
ordine
di
rimanere
indietro
con
le
mitragliatrici
e
non
era
uscito
all
'
assalto
.
Le
compagnie
erano
state
dimezzate
.
Impiegammo
tutta
la
notte
per
ritirare
i
feriti
e
i
morti
,
e
quando
,
finito
l
'
appello
dei
presenti
,
Santini
ed
io
ci
scambiammo
qualche
parola
,
facemmo
entrambi
uno
sforzo
per
non
buttarci
uno
nelle
braccia
dell
'
altro
.
La
guerra
di
posizione
ricominciava
.
I
sogni
di
manovra
e
di
vittoria
fulminea
svanivano
.
Bisognava
ricominciare
daccapo
,
come
prima
,
sul
Carso
.
Seguirono
alcuni
giorni
di
calma
.
I
reparti
si
dovevano
ricostituire
.
Ogni
giorno
arrivavano
complementi
di
ufficiali
e
di
soldati
.
Pian
piano
,
si
dimenticavano
i
morti
e
ci
si
affratellava
,
fra
veterani
e
nuovi
arrivati
.
Di
fronte
alle
trincee
nemiche
,
a
distanze
varie
,
fra
i
cinquanta
e
i
trecento
metri
,
seguendo
l
'
andamento
del
terreno
e
la
copertura
del
bosco
,
anche
noi
costruimmo
le
nostre
trincee
.
Erano
le
nostre
case
,
ché
gli
austriaci
,
ormai
sulla
difensiva
,
non
pensavano
certo
ad
attaccarci
.
Ma
dovevamo
essere
prudenti
ad
ogni
istante
.
Avevamo
,
di
fronte
,
reparti
di
tiratori
scelti
che
non
sbagliavano
un
colpo
.
Tiravano
raramente
,
ma
sempre
alla
testa
,
e
con
pallottole
esplosive
.
Anche
quei
giorni
di
calma
passarono
.
Affrettatamente
,
il
battaglione
si
era
ricomposto
.
Un
'
altra
azione
si
annunziava
prossima
.
Arrivavano
,
ogni
giorno
,
munizioni
e
tubi
di
gelatina
.
Erano
i
grandi
tubi
di
gelatina
del
Carso
,
lunghi
due
metri
,
costruiti
per
aprire
dei
varchi
fra
i
reticolati
.
E
arrivavano
pinze
tagliafili
.
Le
pinze
e
i
tubi
non
ci
erano
serviti
mai
a
niente
,
ma
arrivavano
egualmente
.
E
arrivò
il
cognac
,
molto
cognac
:
eravamo
dunque
alla
vigilia
dell
'
azione
.
I
comandi
avevano
stabilito
che
il
prossimo
assalto
fosse
preceduto
da
un
largo
impiego
di
tubi
di
gelatina
da
far
esplodere
,
la
notte
prima
,
sotto
i
reticolati
nemici
.
Nel
punto
stabilito
per
l
'
assalto
,
l
'
azione
del
mio
battaglione
doveva
precedere
,
con
quella
del
1°
battaglione
del
400
,
il
reggimento
compagno
della
brigata
.
Anche
quel
battaglione
aveva
avuto
gravi
perdite
,
ma
si
era
ricostituito
.
Il
suo
maggiore
si
era
rimesso
.
Egli
mandò
da
me
il
tenente
Mastini
perché
ci
accordassimo
sull
'
ora
e
sulle
altre
modalità
circa
la
posa
in
comune
dei
tubi
di
gelatina
sullo
stesso
fronte
d
'
attacco
.
Con
Mastini
,
eravamo
stati
alla
stessa
Università
.
Più
giovane
di
me
,
quando
io
ero
al
quarto
corso
,
egli
era
al
secondo
anno
.
Amici
,
e
veterani
del
Carso
,
ci
vedevamo
spesso
,
anche
sull
'
Altipiano
d
'
Asiago
.
Avevamo
finito
un
giro
d
'
osservazione
lungo
la
linea
e
ci
eravamo
messi
a
sedere
,
dietro
la
trincea
del
mio
battaglione
.
Io
m
'
ero
sdraiato
per
terra
,
egli
era
su
un
sasso
,
all
'
ombra
.
Il
discorso
cadde
sul
suo
comandante
di
battaglione
.
Anche
Mastini
era
d
'
avviso
che
il
maggiore
bevesse
troppo
.
Io
gli
raccontai
la
scena
alla
quale
avevo
assistito
.
-
Il
nostro
maggiore
,
-
disse
Mastini
,
-
non
è
un
cattivo
ufficiale
.
Spesse
volte
è
coraggioso
e
,
qualche
volta
,
anche
intelligente
.
Ma
,
se
gli
manca
il
cognac
,
è
incapace
di
muovere
un
passo
durante
un
'
azione
.
-
Ti
ricordi
,
-
gli
dissi
io
,
-
di
Pareto
?
Come
beveva
!
E
che
intelligenza
!
I
professori
ne
erano
ammirati
,
tutti
.
Non
era
forse
lo
studente
di
maggiore
ingegno
,
all
'
Università
?
Ma
,
se
non
beveva
,
niente
esami
.
Un
po
'
come
il
tuo
maggiore
.
Senza
cognac
,
niente
combattimenti
.
La
conversazione
scivolava
mollemente
sui
ricordi
della
nostra
vita
universitaria
,
che
ci
appariva
così
lontana
:
un
sogno
.
Egli
rievocò
una
nostra
festa
goliardica
,
rimasta
celebre
,
perché
la
vernaccia
era
vecchia
e
perfida
,
e
il
Magnifico
Rettore
s
'
era
messo
a
cantare
da
basso
,
e
una
matricola
aveva
abbracciato
la
moglie
del
Prefetto
.
-
Ma
anche
tu
bevi
molto
,
ora
?
-
gli
chiesi
.
-
Si
dice
che
al
vostro
battaglione
,
bevete
tutti
come
spugne
.
Per
tutta
risposta
,
e
con
una
mossa
rapida
,
come
se
la
mia
domanda
gli
avesse
ricordato
improvvisamente
un
oggetto
fino
ad
allora
dimenticato
,
slacciò
la
borraccia
e
bevette
qualche
sorso
.
Era
certamente
del
buon
cognac
,
perché
io
sentii
un
odore
insopportabile
di
polvere
da
caccia
.
-
Io
,
-
disse
rimettendo
il
turacciolo
alla
borraccia
,
-
adoro
l
'
Odissea
d
'
Omero
perché
,
ad
ogni
canto
,
è
un
otre
di
vino
che
arriva
.
-
Vino
,
-
dissi
io
,
-
e
non
cognac
.
-
Già
,
-
osservò
,
-
è
curioso
.
È
veramente
curioso
.
Né
nell
'
Odissea
né
nell
'
Iliade
,
v
'
è
traccia
di
liquori
.
-
Te
lo
immagini
,
-
dissi
,
-
Diomede
che
si
beve
una
buona
borraccia
di
cognac
,
prima
di
uscire
di
pattuglia
?
Noi
avevamo
un
piede
su
Troia
e
un
piede
sull
'
Altipiano
d
'
Asiago
.
Io
vedo
ancora
il
mio
buon
amico
,
con
un
sorriso
di
bontà
scettica
,
tirare
,
da
una
tasca
interna
della
giubba
,
un
grande
astuccio
di
acciaio
ossidato
,
copricuore
di
guerra
,
e
offrirmi
una
sigaretta
.
Io
l
'
accettai
e
accesi
la
sua
sigaretta
e
la
mia
.
Egli
sorrideva
sempre
,
pensando
alla
risposta
.
-
Tuttavia
...
E
ripeté
,
dopo
una
boccata
di
fumo
:
-
Tuttavia
...
Se
Ettore
avesse
bevuto
un
po
'
di
cognac
,
del
buon
cognac
,
forse
Achille
avrebbe
avuto
del
filo
da
torcere
...
Anch
'
io
rividi
per
un
attimo
,
Ettore
,
fermarsi
,
dopo
quella
fuga
affrettata
e
non
del
tutto
giustificata
,
sotto
lo
sguardo
dei
suoi
concittadini
,
spettatori
sulle
mura
,
slacciarsi
,
dal
cinturone
di
cuoio
ricamato
in
oro
,
dono
di
Andromaca
,
un
'
elegante
borraccia
di
cognac
,
e
bere
,
in
faccia
ad
Achille
.
Io
ho
dimenticato
molte
cose
della
guerra
,
ma
non
dimenticherò
mai
quel
momento
.
Guardavo
il
mio
amico
sorridere
,
fra
una
boccata
di
fumo
e
l
'
altra
.
Dalla
trincea
nemica
,
partì
un
colpo
isolato
.
Egli
piegò
la
testa
,
la
sigaretta
fra
le
labbra
e
,
da
una
macchia
rossa
,
formatasi
sulla
fronte
,
sgorgò
un
filo
di
sangue
.
Lentamente
,
egli
piegò
su
se
stesso
,
e
cadde
sui
miei
piedi
.
Io
lo
raccolsi
morto
.
La
notte
,
mettemmo
i
tubi
di
gelatina
.
Ne
avevamo
dieci
al
comando
di
battaglione
,
affastellati
come
tronchi
d
'
albero
.
Dovevamo
farli
brillare
tutti
e
dieci
.
I
giovani
ufficiali
ne
ignoravano
l
'
impiego
e
il
tenente
Santini
ed
io
dirigemmo
l
'
operazione
.
Mettere
e
far
esplodere
sotto
i
reticolati
nemici
dei
tubi
di
gelatina
,
di
notte
,
in
terreno
coperto
,
era
un
'
operazione
estremamente
facile
per
chi
fosse
abituato
ai
servizi
di
pattuglia
.
Anche
se
dalle
linee
nemiche
si
sparava
,
il
pericolo
era
minimo
.
Ma
bisognava
avere
i
nervi
a
posto
.
Nel
battaglione
scegliemmo
i
soldati
fra
i
volontari
che
si
offrirono
.
Il
comando
del
reggimento
dava
un
premio
di
dieci
lire
a
ogni
soldato
.
Per
un
tubo
,
erano
necessari
due
uomini
:
dieci
tubi
,
venti
uomini
.
"
Zio
Francesco
"
era
fra
i
volontari
.
Nove
vennero
con
me
,
nove
con
Santini
.
Io
scelsi
"
zio
Francesco
"
con
me
.
Avevo
con
me
tutti
i
soldati
veterani
del
Carso
e
non
avevo
bisogno
di
dare
molte
spiegazioni
.
All
'
ora
fissata
,
bevuto
il
cognac
,
uscimmo
dalle
trincee
,
il
mio
gruppo
a
sinistra
,
verso
il
400
,
quello
di
Santini
a
destra
.
Uscimmo
dalla
stessa
breccia
,
e
ci
spiegammo
a
ventaglio
,
a
coppie
di
due
,
a
una
decina
di
metri
l
'
una
coppia
dall
'
altra
.
Le
trincee
nemiche
distavano
una
sessantina
di
metri
.
Per
chi
non
sia
abituato
,
fa
una
certa
impressione
abbandonare
il
riparo
della
trincea
,
uscire
e
trovarsi
allo
scoperto
,
di
fronte
ai
tiri
di
fucile
delle
vedette
nemiche
.
Il
novizio
dice
:
"
Sono
stato
visto
;
questa
fucilata
è
per
me
"
.
Invece
,
non
è
niente
.
Le
vedette
tirano
,
di
fronte
a
loro
,
senza
un
bersaglio
preciso
,
a
caso
,
nel
buio
.
La
notte
era
oscura
.
Portavamo
il
tubo
a
mano
:
io
ero
in
testa
,
"
zio
Francesco
"
dietro
.
Dove
ci
sentivamo
sicuri
,
camminavamo
in
piedi
;
dove
eravamo
più
scoperti
,
carponi
.
Le
vedette
tiravano
sempre
,
un
colpo
dopo
l
'
altro
senza
agitazione
.
Ma
dove
andavano
a
finire
tutte
quelle
pallottole
?
Non
ne
sentivamo
una
sola
passare
vicino
a
noi
.
Un
razzo
luminoso
si
levò
di
fronte
,
poi
un
altro
,
a
destra
,
poi
ancora
un
altro
.
"
Che
non
ci
sia
un
allarme
?
"
io
pensai
.
Col
respiro
trattenuto
,
in
piedi
,
così
come
eravamo
stati
sorpresi
dal
primo
razzo
,
rimanemmo
immobili
,
qualche
secondo
,
finché
l
'
ultimo
razzo
non
cadde
a
terra
e
si
spense
.
Il
tiro
delle
vedette
continuò
lentamente
,
come
prima
.
Erano
razzi
ordinari
.
Non
eravamo
stati
avvistati
.
Camminavamo
piano
,
arrestandoci
ad
ogni
istante
.
Il
lieve
rumore
dei
nostri
passi
era
coperto
dal
rumore
dei
tiri
delle
vedette
,
austriache
e
nostre
.
Anche
le
nostre
vedette
continuavano
a
sparare
,
come
prima
della
nostra
uscita
,
ma
per
aria
,
per
far
rumore
e
non
colpirci
.
Dovevamo
tuttavia
procedere
con
prudenza
;
una
pattuglia
nemica
poteva
trovarsi
in
agguato
,
dietro
i
cespugli
che
noi
eravamo
obbligati
a
traversare
.
Altri
razzi
venivano
sparati
,
ora
a
sinistra
,
ora
a
destra
.
La
nostra
immobilità
sotto
la
luce
dei
razzi
ci
confondeva
con
i
cespugli
e
con
i
tronchi
d
'
albero
.
Non
era
possibile
fossimo
riconosciuti
.
Arrivammo
ai
reticolati
e
ci
fermammo
,
a
terra
.
Al
chiarore
di
un
razzo
lontano
,
distinsi
il
muro
della
trincea
,
oltre
i
reticolati
,
e
,
nel
muro
,
le
feritoie
,
come
macchie
nere
.
Per
schivare
il
tiro
d
'
una
vedetta
che
sparava
di
fronte
,
io
avevo
obliquato
leggermente
a
sinistra
.
Ma
la
sentinella
stava
ancora
così
vicino
a
noi
che
io
sentivo
,
dopo
ogni
colpo
,
il
bossolo
della
cartuccia
sparata
cozzare
contro
il
muro
della
trincea
e
rimbalzare
per
terra
,
sui
sassi
.
Incominciammo
ad
infilare
il
tubo
sotto
il
reticolato
,
quando
alla
nostra
destra
,
a
parecchie
decine
di
metri
da
noi
,
l
'
oscurità
della
notte
fu
rotta
da
un
bagliore
,
accompagnato
da
un
'
esplosione
dilaniante
.
Il
primo
tubo
di
gelatina
brillava
.
Guardai
l
'
orologio
che
avevo
al
polso
:
le
lancette
di
fosforo
segnavano
le
tre
.
Doveva
essere
il
tubo
di
Santini
.
Avevamo
stabilito
che
il
primo
tubo
,
fosse
il
suo
o
il
mio
,
non
esplodesse
prima
delle
tre
.
Egli
era
stato
più
preciso
di
me
.
Una
pioggia
di
schegge
e
di
sassi
s
'
irradiò
tutto
attorno
.
Ci
schiacciammo
ancora
più
contro
terra
.
Una
ventina
di
razzi
si
levarono
lungo
tutta
la
linea
,
anche
oltre
il
nostro
fronte
,
e
le
mitragliatrici
aprirono
il
fuoco
.
L
'
allarmi
era
stato
dato
.
Una
seconda
esplosione
seguì
alla
prima
,
e
,
subito
dopo
,
una
terza
.
I
razzi
si
moltiplicavano
,
disordinatamente
,
nel
cielo
,
nelle
più
disparate
direzioni
.
La
vedetta
che
ci
era
vicina
non
perdette
la
calma
.
Non
gridò
l
'
allarmi
e
continuò
a
sparare
,
lentamente
,
come
prima
.
Anch
'
egli
doveva
essere
un
veterano
.
Ma
,
più
a
destra
,
il
fuoco
delle
mitragliatrici
e
dei
fucili
era
furioso
.
Le
truppe
dovevano
essere
accorse
in
linea
.
"
Zio
Francesco
"
non
dava
segni
di
vita
.
Ma
io
lo
sentivo
egualmente
vicino
,
e
il
lieve
odore
del
suo
sigaro
continuava
ad
arrivare
fino
a
me
.
Egli
prima
d
'
uscire
,
aveva
acceso
un
sigaro
,
e
lo
teneva
con
la
parte
accesa
dentro
la
bocca
.
Con
esso
,
doveva
accendere
la
miccia
del
tubo
.
Così
fumato
,
il
sigaro
nascondeva
il
fumo
e
durava
più
a
lungo
.
Voltai
la
testa
e
lo
scorsi
,
vicino
,
steso
,
le
spalle
contro
terra
,
faccia
al
cielo
,
sigaro
in
bocca
.
Egli
doveva
apprezzare
quello
spettacolo
pirotecnico
che
gli
austriaci
ci
offrivano
gratis
.
Non
poteva
averne
visto
di
più
belli
,
per
la
festa
del
santo
patrono
,
nel
suo
piccolo
villaggio
.
E
anch
'
io
,
in
quel
momento
,
vidi
tutto
il
cielo
traversato
dai
razzi
.
Tutti
quei
fuochi
,
al
di
sopra
del
bosco
di
abeti
,
sembravano
illuminare
le
colonne
e
le
navate
di
un
'
immensa
basilica
.
Il
tubo
era
passato
sotto
i
reticolati
.
Approfittai
della
prima
oscurità
che
cadde
attorno
a
noi
,
strisciai
indietro
e
lasciai
il
posto
libero
a
"
zio
Francesco
"
.
Col
sigaro
,
egli
accese
la
miccia
e
la
ricoprì
d
'
un
sasso
.
Insieme
,
ci
riparammo
dietro
il
tronco
d
'
un
abete
e
attendemmo
lo
scoppio
.
Mezz
'
ora
dopo
,
eravamo
rientrati
nelle
nostre
linee
.
I
dieci
tubi
erano
tutti
esplosi
.
Facemmo
l
'
appello
dei
presenti
:
nessuno
mancava
.
Solo
un
soldato
del
gruppo
di
Santini
era
stato
ferito
ad
una
gamba
.
Prima
di
raggiungere
i
loro
reparti
,
i
soldati
finirono
assieme
il
cognac
destinato
ai
volontari
.
XII
Il
giorno
dopo
,
l
'
assalto
fu
condotto
dal
1°
battaglione
.
Gli
austriaci
,
allarmati
dalle
esplosioni
della
notte
,
attendevano
.
Le
mitragliatrici
falciarono
le
prime
ondate
e
il
battaglione
non
arrivò
neppure
alle
trincee
.
Per
tutta
la
giornata
,
nella
stretta
vallata
,
non
si
sentivano
che
i
lamenti
dei
feriti
.
Senza
artiglieria
,
era
vano
pensare
alla
conquista
di
posizioni
così
fortemente
difese
.
Il
2°
battaglione
tentò
un
altro
assalto
,
ma
inutilmente
.
Cominciavamo
tutti
a
perderci
d
'
animo
.
I
soldati
guardavano
l
'
arrivo
dei
tubi
con
terrore
.
I
tubi
la
notte
significavano
l
'
assalto
per
il
giorno
dopo
.
Quei
giorni
furono
lugubri
.
Per
abituare
il
nemico
alle
esplosioni
dei
tubi
,
ogni
notte
,
durante
una
settimana
,
furono
messi
dei
tubi
,
senza
che
seguisse
l
'
assalto
il
giorno
dopo
.
I
comandi
pensavano
che
,
in
quel
modo
,
distrutti
i
reticolati
,
si
potesse
finalmente
condurre
un
assalto
di
sorpresa
.
Ma
nell
'
operazione
così
ripetuta
,
si
ebbero
dei
morti
e
dei
feriti
,
e
pochi
erano
quei
soldati
che
si
offrivano
volontari
.
Alla
fine
,
si
dovette
dar
l
'
ordine
alle
squadre
,
a
turno
.
"
Zio
Francesco
"
era
sempre
incolume
e
sempre
volontario
.
Ma
una
notte
,
anch
'
egli
non
rientrò
.
Il
compagno
di
tubo
ne
riportò
più
tardi
il
cadavere
.
Alla
fureria
della
10a
compagnia
,
si
trovarono
i
depositi
dei
suoi
guadagni
.
Egli
spediva
ogni
volta
le
dieci
lire
di
premio
alla
sua
famiglia
.
Povero
"
zio
Francesco
"
!
I
suoi
compagni
veterani
ottennero
il
permesso
di
accompagnare
la
salma
al
cimitero
di
Gallio
ed
io
fui
con
loro
.
Com
'
eravamo
in
pochi
!
Così
se
ne
andava
la
brigata
del
Carso
,
sull
'
Altipiano
d
'
Asiago
.
Aveva
preso
il
comando
del
battaglione
l
'
ufficiale
più
anziano
,
il
capitano
Bravini
,
nuovo
arrivato
.
Giovane
ufficiale
di
carriera
,
egli
si
prodigò
per
riordinare
il
battaglione
.
Dopo
due
giorni
,
si
mise
anch
'
egli
a
bere
del
cognac
;
prima
di
nascosto
,
poi
apertamente
.
E
finì
per
cercare
la
mia
razione
,
come
un
tesoro
.
Tanti
tubi
brillati
esigevano
,
alla
fine
,
un
assalto
.
In
quei
giorni
,
il
maggiore
Carriera
,
comandante
del
2°
battaglione
del
nostro
reggimento
,
era
stato
promosso
tenente
colonnello
.
A
lui
fu
affidato
il
compito
di
dirigere
l
'
assalto
nel
nostro
settore
.
Anche
il
mio
battaglione
fu
messo
alle
sue
dipendenze
,
per
l
'
azione
.
Egli
era
uomo
di
grande
volontà
.
Il
generale
Leone
lo
stimava
moltissimo
.
Ed
egli
stimava
egualmente
il
generale
.
Tutti
e
due
erano
fatti
per
intendersi
.
Dal
momento
in
cui
gli
fu
affidata
l
'
azione
,
non
chiuse
occhio
né
di
giorno
né
di
notte
.
Egli
voleva
essere
d
'
esempio
.
Era
instancabile
.
Dopo
aver
passato
la
notte
insonne
,
la
mattina
faceva
un
'
ora
di
ginnastica
svedese
ed
esigeva
che
la
facesse
anche
il
suo
aiutante
maggiore
.
Di
debole
costituzione
fisica
,
questi
finì
col
perderci
la
salute
.
Il
tenente
colonnello
aveva
il
seguente
piano
:
la
notte
,
far
brillare
i
tubi
;
all
'
alba
,
mandare
esploratori
e
far
allargare
le
brecce
dei
reticolati
con
le
pinze
tagliafili
;
subito
dopo
,
attaccare
.
Egli
dunque
aveva
introdotto
la
sola
variante
delle
pinze
.
Quando
io
sentii
parlare
di
pinze
,
mi
si
rizzarono
i
capelli
.
Con
le
pinze
,
sul
Carso
,
avevamo
perduto
i
migliori
soldati
,
sotto
i
reticolati
nemici
.
Il
capitano
Bravini
,
anch
'
egli
comandante
di
battaglione
,
ma
inferiore
di
grado
,
faceva
tutto
quanto
il
tenente
colonnello
gli
comandava
,
senza
un
'
obbiezione
.
La
notte
,
i
tubi
furono
fatti
brillare
.
Io
avevo
fatto
nascondere
le
pinze
del
mio
battaglione
.
All
'
alba
,
il
tenente
colonnello
le
reclamava
e
invano
il
capitano
Bravini
le
cercava
.
Fu
giocoforza
rinunziare
alle
nostre
pinze
.
Il
tenente
colonnello
chiamò
il
suo
aiutante
maggiore
e
gli
chiese
:
-
Abbiamo
ancora
pinze
al
2°
battaglione
?
Io
speravo
ch
'
egli
dicesse
di
no
,
perché
io
l
'
avevo
prevenuto
.
Anch
'
egli
era
stato
sul
Carso
e
conosceva
l
'
esito
dell
'
impiego
delle
pinze
.
Il
tenente
aiutante
maggiore
fece
uno
sforzo
di
raccoglimento
e
rispose
:
-
Signor
sì
,
ne
abbiamo
ancora
sette
,
di
cui
cinque
in
ottimo
stato
.
Tre
grandi
e
due
piccole
.
Ma
un
dubbio
lo
turbò
.
Tirò
un
taccuino
di
tasca
e
si
corresse
:
-
Di
cui
quattro
in
buono
stato
.
Due
grandi
e
due
piccole
.
Egli
era
un
professore
di
greco
del
bolognese
ed
era
esatto
sempre
,
anche
nei
dettagli
più
apparentemente
insignificanti
.
Io
ero
vicino
a
lui
,
e
gli
dissi
,
sottovoce
,
con
dispetto
:
-
Tu
farai
carriera
con
le
tue
pinze
.
-
Io
faccio
il
mio
dovere
,
-
mi
rispose
,
tranquillo
.
Le
pinze
,
tutte
e
sette
,
furono
subito
portate
.
La
luce
dell
'
alba
cominciava
a
rischiarare
il
bosco
,
ma
in
modo
così
tenue
che
ci
si
vedeva
appena
fra
di
noi
.
-
Capitano
,
-
ordinò
il
tenente
colonnello
al
mio
comandante
di
battaglione
,
-
faccia
uscire
un
ufficiale
e
due
soldati
per
riconoscere
i
reticolati
ed
allargare
con
le
pinze
le
brecce
di
passaggio
.
Il
capitano
ordinò
che
il
tenente
Avellini
,
della
9a
compagnia
,
uscisse
con
due
soldati
.
Il
tenente
era
un
giovane
ufficiale
di
carriera
,
arrivato
al
battaglione
in
quei
giorni
.
Il
tenente
si
presentò
,
ascoltò
gli
ordini
e
non
disse
una
parola
.
Prese
le
pinze
,
ne
distribuì
una
ad
ogni
soldato
,
e
ne
tenne
una
per
sé
.
Scavalcò
la
nostra
trincea
con
un
salto
,
e
sparì
,
seguito
dai
due
soldati
.
Passarono
alcuni
minuti
,
senza
il
minimo
rumore
.
Le
fucilate
delle
vedette
continuavano
,
normali
.
Io
facevo
delle
considerazioni
al
capitano
Bravini
:
-
Occorrerà
della
luce
perché
i
nostri
possano
riconoscere
i
reticolati
e
tagliare
i
fili
.
E
se
c
'
è
della
luce
,
vedranno
anche
gli
austriaci
e
tireranno
sui
nostri
.
Bisognerebbe
che
le
trincee
nemiche
fossero
vuote
.
Il
capitano
era
nervoso
.
Non
parlava
.
Anch
'
egli
si
rendeva
conto
che
l
'
operazione
era
difficile
.
S
'
era
già
bevuta
mezza
borraccia
di
cognac
.
Dalla
trincea
nemica
partirono
più
colpi
.
Non
erano
i
tiri
delle
vedette
.
Seguirono
altri
colpi
,
poi
tutta
la
linea
aprì
il
fuoco
.
I
nostri
erano
stati
scoperti
.
Dalla
nostra
trincea
,
noi
non
potevamo
vedere
chiaramente
.
-
Non
c
'
è
dubbio
,
-
mormorai
al
capitano
Bravini
,
-
gli
austriaci
tirano
sui
nostri
.
Operazioni
simili
non
si
possono
fare
che
di
notte
,
al
buio
.
Ma
di
notte
non
si
vede
.
Quindi
non
si
possono
fare
né
di
notte
,
né
di
giorno
.
Ci
vuole
l
'
artiglieria
.
Senza
artiglieria
,
non
si
va
avanti
.
-
Ci
vuole
l
'
artiglieria
,
-
ripeteva
il
capitano
.
E
non
si
sapeva
staccare
dalla
borraccia
.
Anche
il
tenente
colonnello
era
nervoso
.
Camminava
su
e
giù
per
la
trincea
,
senza
parlare
.
Il
suo
aiutante
maggiore
lo
seguiva
,
anch
'
egli
su
e
giù
,
come
un
'
ombra
.
Dalle
feritoie
,
a
due
passi
dalla
nostra
trincea
,
vedemmo
spuntare
dai
cespugli
il
tenente
Avellini
con
un
soldato
.
Buttammo
a
terra
qualche
sacchetto
,
e
li
aiutammo
a
rientrare
.
Il
soldato
era
ferito
alla
gamba
.
Il
tenente
aveva
la
giubba
passata
da
parte
a
parte
,
ai
fianchi
,
in
più
punti
,
ma
senza
una
scalfittura
.
Egli
riferì
al
tenente
colonnello
.
L
'
altro
soldato
era
morto
sotto
i
reticolati
.
Gli
austriaci
avevano
,
durante
la
notte
,
buttato
altri
cavalli
di
frisia
nei
tratti
in
cui
i
reticolati
erano
stati
rotti
dai
tubi
.
La
linea
si
sarebbe
potuta
traversare
solo
in
qualche
punto
,
ma
passando
per
uno
.
Gli
austriaci
avevano
dato
l
'
allarmi
.
Le
pinze
non
tagliavano
.
Egli
aveva
ancora
in
mano
la
sua
pinza
e
la
mostrò
al
tenente
colonnello
.
Nella
nostra
trincea
v
'
erano
rotoli
di
filo
spinato
.
Prese
l
'
estremità
d
'
un
filo
e
l
'
afferrò
con
la
pinza
.
Le
lame
della
pinza
scivolavano
sul
filo
,
senza
intaccarlo
.
Il
tenente
colonnello
guardava
,
contrariato
.
Prese
anch
'
egli
la
pinza
e
volle
provare
a
rompere
il
filo
.
Malgrado
i
suoi
esercizi
di
ginnastica
svedese
,
egli
aveva
una
struttura
fisica
impacciata
e
poco
mancò
non
rimanesse
ferito
.
Tentò
a
più
riprese
,
ma
inutilmente
.
Il
filo
rimase
intatto
e
le
pinze
gli
caddero
di
mano
.
Il
professore
di
greco
prese
una
delle
pinze
che
erano
rimaste
per
terra
,
una
delle
sette
,
e
la
provò
sul
filo
.
La
pinza
tagliava
.
-
Ma
questa
taglia
benissimo
,
-
disse
trionfante
al
tenente
colonnello
.
-
Taglia
?
-
chiese
questi
.
-
Sì
,
signor
colonnello
,
taglia
.
E
offrì
,
una
seconda
volta
,
a
tutti
noi
,
la
dimostrazione
della
sua
scoperta
.
-
Allora
,
-
disse
il
tenente
colonnello
,
-
dobbiamo
ancora
tentare
.
-
Ma
non
si
tratta
di
pinze
,
-
dissi
io
,
mettendomi
a
fianco
del
capitano
e
rivolgendomi
a
lui
.
-
Le
pinze
potrebbero
tagliare
tutte
quante
ed
essere
le
migliori
pinze
dell
'
esercito
,
ma
la
situazione
rimane
la
stessa
.
Gli
austriaci
attendono
ai
varchi
e
tireranno
a
bruciapelo
su
quanti
si
avvicineranno
ai
reticolati
,
con
pinze
o
senza
pinze
.
-
Qui
comando
io
,
-
disse
il
colonnello
,
-
e
io
non
ho
chiesto
la
sua
opinione
.
Il
mio
capitano
non
parlò
ed
io
non
risposi
.
Il
tenente
colonnello
chiese
al
capitano
Bravini
il
nome
di
un
altro
ufficiale
del
battaglione
da
mandare
sotto
i
reticolati
.
Senza
resistenza
,
il
capitano
suggerì
il
nome
del
tenente
Santini
e
aggiunse
che
nessuno
,
come
lui
,
conosceva
il
terreno
.
Per
un
portaordini
,
mandò
a
chiamare
Santini
.
Ora
,
la
luce
dell
'
alba
si
era
fatta
più
viva
e
noi
potevamo
distinguere
tutto
l
'
andamento
delle
trincee
nemiche
.
Non
ci
voleva
molto
per
capire
che
si
mandava
Santini
a
morire
inutilmente
.
Io
azzardai
ancora
un
'
obbiezione
:
-
Ora
c
'
è
molta
più
luce
,
-
dissi
.
-
Inoltre
,
Santini
è
uscito
,
anche
stanotte
,
con
i
tubi
.
Non
si
potrebbe
rinviare
all
'
alba
di
domani
?
Il
mio
capitano
non
osò
dire
una
parola
.
Il
tenente
colonnello
mi
rivolse
uno
sguardo
ostile
e
mi
disse
:
-
Si
metta
sull
'
attenti
e
faccia
silenzio
!
Il
professore
di
greco
continuava
ad
andare
in
giro
con
le
pinze
e
mostrava
a
tutti
,
ufficiali
e
soldati
più
vicini
,
che
erano
in
ottimo
stato
.
Il
tenente
Santini
arrivò
seguito
dal
suo
portaordini
.
Il
tenente
colonnello
gli
spiegò
quello
che
si
voleva
da
lui
e
gli
chiese
se
volesse
offrirsi
volontario
.
Egli
era
audace
e
aveva
troppo
orgoglio
.
Io
avevo
paura
ch
'
egli
rispondesse
di
sì
.
Mi
avvicinai
alle
sue
spalle
e
gli
sussurrai
,
tirandogli
le
falde
della
giubba
:
-
Di
'
di
no
.
-
È
un
'
operazione
impossibile
,
-
rispose
Santini
.
-
È
troppo
tardi
.
-
Io
non
le
ho
chiesto
,
-
ribatté
il
tenente
colonnello
,
-
se
sia
presto
o
tardi
.
Io
le
ho
chiesto
se
si
offre
volontario
.
Io
gli
tirai
ancora
le
falde
della
giubba
.
-
Signor
no
,
-
rispose
Santini
.
Il
tenente
colonnello
guardò
Santini
,
quasi
non
prestasse
fede
alle
sue
orecchie
,
guardò
il
capitano
Bravini
,
guardò
me
,
guardò
tutto
il
gruppo
di
ufficiali
e
di
soldati
che
erano
addossati
alla
trincea
,
vicino
a
noi
,
ed
esclamò
:
-
Questa
è
codardia
!
-
Lei
mi
ha
posto
una
domanda
,
io
le
ho
risposto
.
Non
è
questione
né
di
codardia
,
né
di
coraggio
.
-
Lei
non
si
offre
volontario
?
-
chiese
il
tenente
colonnello
.
-
Signor
no
.
-
Ebbene
,
io
le
ordino
,
dico
le
ordino
,
di
uscire
egualmente
,
e
subito
.
Il
tenente
colonnello
parlava
calmo
,
la
sua
voce
aveva
l
'
espressione
d
'
una
preghiera
gentile
,
quasi
supplichevole
.
Ma
il
suo
sguardo
era
duro
.
-
Signor
sì
,
-
rispose
Santini
.
-
Se
lei
mi
dà
un
ordine
,
io
non
posso
che
eseguirlo
.
-
Ma
un
ordine
simile
non
si
può
eseguire
,
-
dissi
io
al
capitano
,
con
la
speranza
che
intervenisse
.
Ma
egli
rimase
muto
.
-
Prenda
le
pinze
,
-
ordinò
il
tenente
colonnello
,
con
la
voce
dolce
e
gli
occhi
freddi
.
Il
tenente
aiutante
maggiore
s
'
avvicinò
con
le
pinze
.
Mi
passò
vicino
.
Io
non
potei
frenarmi
e
gli
gridai
:
-
Potresti
uscire
tu
,
con
coteste
tue
pinze
della
malora
.
Il
tenente
colonnello
mi
sentì
,
ma
rispose
a
Santini
:
-
Esca
dunque
,
tenente
,
-
ordinò
.
-
Signor
sì
,
-
disse
Santini
.
Santini
prese
le
pinze
.
Si
slacciò
dal
cinturone
un
pugnale
viennese
dal
corno
di
cervo
,
trofeo
di
guerra
,
e
me
l
'
offerse
.
-
Tienilo
per
mio
ricordo
,
-
mi
disse
.
Era
pallido
.
Estrasse
la
pistola
e
scavalcò
la
trincea
.
Il
portaordini
,
che
nessuno
di
noi
aveva
notato
,
dopo
il
suo
arrivo
in
compagnia
del
tenente
,
prese
una
pinza
e
uscì
dalla
trincea
.
Io
ero
ancora
con
il
pugnale
in
mano
.
Il
capitano
Bravini
beveva
alla
borraccia
.
Mi
buttai
alla
feritoia
più
vicina
e
vidi
i
due
,
dritti
in
piedi
,
uno
a
fianco
dell
'
altro
procedere
,
a
passo
,
verso
le
trincee
nemiche
.
Era
già
giorno
.
Gli
austriaci
non
sparavano
.
Eppure
i
due
avanzavano
allo
scoperto
.
In
quel
punto
,
fra
le
nostre
trincee
e
quelle
nemiche
,
non
vi
erano
più
di
cinquanta
metri
.
Gli
alberi
erano
radi
e
i
cespugli
bassi
.
Se
si
fossero
buttati
a
terra
,
sotto
i
cespugli
,
sarebbero
potuti
arrivare
non
visti
,
almeno
fino
ai
reticolati
.
Santini
rimise
la
pistola
nella
fondina
e
avanzò
con
in
mano
le
sole
pinze
.
Il
portaordini
gli
era
sempre
a
fianco
,
con
il
fucile
e
le
pinze
.
Traversarono
il
breve
tratto
e
si
fermarono
ai
reticolati
.
Dalle
trincee
,
nessuno
sparò
.
Il
cuore
mi
batteva
come
un
martello
.
Levai
la
testa
dalla
feritoia
e
guardai
la
nostra
trincea
.
Tutti
erano
alle
feritoie
.
Quanto
tempo
rimasero
dritti
,
di
fronte
ai
reticolati
?
Io
non
ne
ho
ricordo
.
Santini
fece
infine
,
ripetutamente
,
con
la
mano
,
un
gesto
verso
il
suo
compagno
per
farlo
ritornare
indietro
.
Forse
,
egli
pensava
di
poterlo
salvare
.
Ma
il
gesto
era
il
movimento
stanco
d
'
un
uomo
scoraggiato
.
Il
soldato
rimase
al
suo
fianco
.
Santini
s
'
inginocchiò
accanto
ai
reticolati
e
,
con
le
pinze
,
iniziò
il
taglio
dei
fili
.
Il
portaordini
fece
altrettanto
.
Fu
allora
che
,
dalla
trincea
nemica
,
partì
una
scarica
di
fucili
.
I
due
stramazzarono
al
suolo
.
Dalle
nostre
trincee
,
un
fuoco
di
mitragliatrici
e
di
fucileria
,
rabbioso
e
vano
,
rispose
come
rappresaglia
.
Mi
levai
dalla
feritoia
e
cercai
il
professore
di
greco
.
Io
lo
investii
:
-
Ora
che
avete
compiuto
una
così
bella
operazione
,
potete
anche
andare
a
mangiare
,
soddisfatti
.
Egli
non
mi
rispose
,
e
mi
guardò
con
pena
.
Aveva
le
lacrime
agli
occhi
.
Ma
io
ero
troppo
in
rivolta
per
potermi
contenere
.
-
Ora
,
tu
e
il
tuo
stratega
avete
il
dovere
di
uscire
,
tutti
e
due
di
pattuglia
,
con
le
tue
pinze
,
e
continuare
il
lavoro
che
Santini
e
il
suo
portaordini
hanno
interrotto
.
-
Se
mi
ordinano
di
uscire
,
-
rispose
,
-
io
esco
immediatamente
.
Il
tenente
colonnello
preparava
l
'
assalto
dei
due
battaglioni
per
le
otto
.
Il
comandante
di
reggimento
e
il
comandante
di
brigata
vennero
in
linea
e
lo
fecero
sospendere
.
La
notte
arrivarono
le
corvée
con
tubi
e
cognac
.
L
'
azione
dunque
sarebbe
stata
ripresa
.
L
'
inseguimento
continuava
.
XIII
Dopo
un
nuovo
assalto
tentato
dal
1°
battaglione
,
e
fallito
,
avemmo
qualche
giorno
di
tregua
,
che
passammo
,
dall
'
una
e
dall
'
altra
parte
,
a
rafforzare
le
trincee
.
Si
era
ormai
a
metà
luglio
.
La
nostra
artiglieria
cominciò
a
farsi
viva
sull
'
Altipiano
.
Una
batteria
motorizzata
fece
un
'
apparizione
sulla
strada
di
Gallio
,
tirò
un
centinaio
di
granate
,
che
caddero
sui
nostri
,
e
scomparve
.
Di
essa
,
non
si
ebbe
più
sentore
.
I
soldati
la
battezzarono
"
batteria
fantasma
"
.
Quel
giorno
,
l
'
artiglieria
nemica
rispose
,
per
rappresaglia
,
sulle
nostre
linee
e
fu
ferito
gravemente
il
comandante
di
brigata
.
Il
mio
battaglione
ricevette
altri
complementi
e
ricompose
il
suo
organico
.
Ogni
compagnia
ebbe
un
capitano
e
quattro
ufficiali
subalterni
.
Il
capitano
Bravini
,
comandante
titolare
della
10a
e
l
'
ufficiale
più
anziano
,
continuò
a
comandare
il
battaglione
,
nell
'
attesa
dell
'
arrivo
d
'
un
ufficiale
superiore
.
Anche
i
corpi
d
'
armata
laterali
avevano
avuto
gravi
perdite
e
scacchi
a
Monte
Interrotto
,
a
Monte
Colombella
,
a
Monte
Zingarella
e
oltre
.
Non
era
solo
la
nostra
divisione
che
agiva
,
era
tutta
l
'
armata
dell
'
Altipiano
.
L
'
idea
dell
'
inseguimento
,
che
il
generale
Leone
aveva
fatta
sua
,
in
modo
particolare
,
era
una
direttiva
del
Comando
Supremo
.
Contemporaneamente
alla
notizia
dell
'
arrivo
di
un
gruppo
di
batterie
,
vi
furono
altri
preparativi
per
un
altro
assalto
.
Il
mio
battaglione
fu
avvertito
che
avrebbe
attaccato
per
primo
e
ricevette
l
'
ordine
di
fare
delle
nuove
ricognizioni
.
Ma
il
giorno
dell
'
azione
non
era
stato
ancora
precisato
.
Si
era
,
mi
pare
,
al
16
luglio
.
Io
avevo
ricevuto
l
'
ordine
di
accompagnare
il
comandante
della
9a
in
linea
e
di
dargli
tutti
gli
schiarimenti
necessari
alla
conoscenza
del
terreno
e
delle
linee
nemiche
.
Egli
era
arrivato
il
giorno
in
cui
era
morto
Santini
e
aveva
anch
'
egli
,
dalle
feritoie
della
nostra
trincea
,
assistito
alla
sua
morte
.
Ne
era
rimasto
profondamente
impressionato
.
Il
comandante
del
battaglione
aveva
stabilito
nelle
compagnie
un
nuovo
turno
per
gli
assalti
:
la
9a
sarebbe
dovuta
uscire
per
la
prima
,
nella
prossima
azione
.
Il
suo
comandante
quindi
doveva
conoscere
,
in
ogni
parte
,
il
settore
nel
quale
sarebbe
stato
,
presto
,
chiamato
ad
agire
.
Io
lo
trovai
al
comando
della
sua
compagnia
,
ch
'
era
dietro
la
prima
linea
,
di
rincalzo
.
Beveva
e
mi
sembrò
di
buon
umore
.
Anch
'
egli
sapeva
dei
preparativi
per
la
prossima
azione
.
Gli
comunicai
le
disposizioni
del
comandante
di
battaglione
.
-
Lo
so
,
lo
so
bene
,
-
mi
disse
,
-
ora
tocca
a
me
uscire
per
primo
.
Uno
alla
volta
,
ci
spacciano
tutti
.
-
Questa
volta
,
avremo
l
'
artiglieria
,
-
dissi
io
per
rincuorarlo
.
-
Avremo
l
'
artiglieria
nemica
,
-
ribatté
il
capitano
.
-
I
reticolati
sono
dappertutto
...
È
perfettamente
inutile
che
io
mi
studi
il
terreno
.
È
indifferente
che
si
attacchi
a
sinistra
o
a
destra
.
E
per
me
è
tutt
'
uno
morire
a
destra
oppure
a
sinistra
.
Ma
se
il
comandante
del
battaglione
lo
desidera
,
vediamo
pure
.
Potevano
essere
le
cinque
del
pomeriggio
.
Io
intendevo
accompagnarlo
a
destra
,
nel
punto
più
elevato
delle
nostre
trincee
.
Di
là
,
si
poteva
dominare
tutto
il
terreno
posto
fra
le
nostre
e
le
trincee
nemiche
e
si
vedeva
,
distintamente
,
guardando
a
sinistra
verso
Monte
Interrotto
,
l
'
andamento
dei
reticolati
e
della
trincea
,
nel
punto
che
la
9a
avrebbe
dovuto
attaccare
.
V
'
era
là
,
nella
nostra
trincea
,
la
feritoia
n
.
14
,
la
migliore
feritoia
d
'
osservazione
di
tutto
il
settore
.
Era
stata
costruita
su
una
roccia
che
sporgeva
,
formando
un
angolo
acuto
,
verso
il
nemico
.
Quella
feritoia
non
era
adatta
per
il
terreno
che
stava
di
fronte
e
più
a
destra
verso
Casara
Zebio
,
ma
,
per
quanto
distante
,
spiava
,
più
in
basso
,
a
sinistra
,
in
alcuni
tratti
,
persino
il
movimento
degli
austriaci
nella
trincea
e
nei
camminamenti
.
Io
vi
ero
stato
quasi
tutti
i
giorni
e
avevo
anche
potuto
farvi
dei
rilievi
per
il
comando
di
reggimento
.
La
nostra
trincea
,
in
quel
punto
,
era
presidiata
dalla
12a
compagnia
.
Avevamo
già
percorso
gran
parte
della
linea
e
ci
avvicinavamo
al
punto
più
elevato
,
quando
ci
venne
incontro
l
'
ufficiale
di
servizio
della
12a
.
Gli
chiesi
che
ci
accompagnasse
alla
feritoia
n
.
14
.
-
Di
giorno
è
chiusa
,
-
ci
rispose
.
-
Non
serve
più
.
Gli
austriaci
l
'
hanno
individuata
e
vi
tengono
puntato
un
fucile
a
cavalletto
.
Ieri
,
vi
abbiamo
avuto
una
vedetta
uccisa
,
stamattina
una
ferita
.
Il
comandante
la
compagnia
ha
ordinato
di
chiuderla
con
un
sasso
,
di
giorno
.
-
Peccato
,
-
dissi
io
.
-
Sarebbe
stato
tanto
utile
per
il
signor
capitano
.
Ci
accontenteremo
delle
altre
feritoie
.
-
Dalle
altre
feritoie
,
-
osservò
l
'
ufficiale
,
-
non
si
vede
gran
che
.
Ma
ho
fatto
parecchi
schizzi
e
il
signor
capitano
può
vederli
.
È
come
se
guardasse
alla
feritoia
n
.
14
.
-
Ma
che
schizzi
,
-
esclamò
il
capitano
.
-
Io
voglio
guardare
dalla
feritoia
n
.
14
.
-
Il
comandante
della
compagnia
,
-
rispose
l
'
ufficiale
,
-
lo
ha
proibito
espressamente
.
-
Ed
io
guardo
egualmente
,
-
concluse
il
capitano
.
E
s
'
incamminò
per
la
trincea
,
cercando
il
numero
della
feritoia
.
Si
era
staccato
da
noi
e
procedeva
solo
,
a
grandi
passi
.
-
Manda
a
chiamare
il
comandante
di
compagnia
,
-
dissi
all
'
ufficiale
,
-
diversamente
quest
'
uomo
,
che
ha
bevuto
,
commette
una
pazzia
.
Un
soldato
s
'
era
già
allontanato
verso
il
comando
della
compagnia
e
noi
ci
affrettammo
per
raggiungere
il
capitano
.
Arrivammo
assieme
alla
feritoia
n
.
14
.
Il
capitano
le
si
avvicinò
;
la
feritoia
era
otturata
da
un
sasso
.
Egli
allungò
la
mano
per
rimuovere
il
sasso
.
-
Se
il
capitano
ha
dato
un
ordine
,
-
dissi
trattenendogli
il
braccio
,
-
noi
dobbiamo
rispettarlo
.
-
Ed
io
,
che
cosa
sono
io
?
Io
non
sono
un
capitano
?
-
mi
ribatté
con
tono
di
comando
.
Fu
questione
di
pochi
secondi
.
Il
capitano
era
di
fronte
alla
feritoia
.
Con
una
mossa
rapida
,
tolse
il
sasso
e
guardò
.
Un
colpo
di
fucile
risuonò
nell
'
aria
e
il
capitano
cadde
a
terra
.
Una
pallottola
esplosiva
gli
aveva
spezzato
la
mascella
destra
,
asportandogliela
in
gran
parte
.
La
notte
,
rientrando
da
un
giro
in
prima
linea
,
io
accompagnavo
il
tenente
Avellini
,
che
aveva
preso
il
comando
della
9a
dopo
la
ferita
del
capitano
,
alla
sua
compagnia
.
Un
ricovero
,
addossato
ad
un
roccione
,
era
illuminato
.
Il
ricovero
era
lateralmente
protetto
con
tela
di
sacchi
e
solo
passandovi
vicino
se
ne
poteva
scorgere
la
luce
interna
attraverso
qualche
foro
.
Mi
fermai
e
guardai
.
Al
centro
,
v
'
era
accesa
una
candela
.
I
soldati
,
una
trentina
,
stavano
attorno
,
seduti
o
sdraiati
,
e
fumavano
.
-
Sentiamo
che
cosa
dicono
della
ferita
del
capitano
,
-
sussurrai
ad
Avellini
.
Ci
avvicinammo
ai
sacchi
e
ascoltammo
.
Erano
in
parecchi
a
parlare
.
-
Anche
domani
un
assalto
!
-
Io
scommetto
che
domani
c
'
è
l
'
assalto
.
-
E
perché
non
ci
dovrebbe
essere
?
Non
siamo
noi
figli
di
puttana
?
-
Non
c
'
è
.
La
corvée
non
ha
portato
né
cioccolato
né
cognac
.
-
Arriverà
più
tardi
,
quando
saremo
tutti
morti
.
E
se
li
sbaferà
il
sergente
furiere
.
-
No
,
ti
dico
.
Non
si
è
mai
visto
un
assalto
senza
cioccolato
e
senza
cognac
.
Il
cioccolato
può
anche
mancare
,
ma
non
il
cognac
.
-
Vedrete
che
ci
faranno
ammazzare
,
questi
briganti
,
senza
cioccolato
e
senza
cognac
.
-
Lo
credo
anch
'
io
.
Ci
preferiscono
affamati
,
assetati
e
disperati
.
Così
,
non
ci
fanno
desiderare
la
vita
.
Quanto
più
miserabili
siamo
,
meglio
è
per
loro
.
Così
,
per
noi
è
lo
stesso
,
che
siamo
morti
o
che
siamo
vivi
.
-
È
così
.
-
È
proprio
così
.
-
Tu
cerca
di
fare
meno
l
'
imbecille
.
Mangi
tutti
i
giorni
come
un
avvoltoio
e
poi
ti
lamenti
.
Adesso
il
tuo
stomaco
delicato
ha
bisogno
di
cioccolato
e
di
cioccolatini
.
Se
non
ti
procuri
le
due
scatolette
di
riserva
che
ti
sei
mangiato
,
vedrai
che
cosa
ti
succede
.
Io
,
come
capo
squadra
,
non
voglio
avere
noie
.
-
E
chi
ti
paga
per
fare
la
spia
?
-
Se
il
capitano
non
fosse
rimasto
ferito
oggi
,
ti
avrebbe
aperto
lo
stomaco
per
tirartene
le
scatolette
.
-
Io
,
senza
cognac
,
non
ci
vado
all
'
assalto
.
-
E
dove
mai
vuoi
che
trovi
due
scatolette
di
carne
?
-
Ci
andrai
egualmente
,
anche
senza
cognac
.
Come
hai
fatto
sempre
.
-
Trovale
dove
vuoi
,
ma
trovale
.
Rubale
.
Sei
talmente
ingrassato
che
non
sei
buono
a
rubare
neppure
di
notte
.
-
Due
bidoni
di
cognac
,
li
ho
visti
io
stamattina
.
-
Non
era
cognac
.
Io
ne
ho
rubato
una
gavetta
.
Era
benzina
per
i
fucili
.
-
Si
capisce
che
sono
obbligato
d
'
andare
all
'
assalto
,
anche
senza
cognac
.
Se
non
ci
vado
,
mi
fucilano
.
Ma
tu
ci
trovi
gusto
.
-
Finiranno
con
l
'
ammazzarci
tutti
quanti
,
con
il
cognac
e
senza
il
cognac
.
-
Eh
!
muoiono
anche
loro
.
Si
dice
che
la
ferita
del
generale
è
grave
.
-
Peggio
per
lui
.
Non
era
pagato
per
fare
il
generale
?
-
Sì
,
muoiono
anche
loro
,
ma
con
tutti
i
conforti
.
Bistecche
la
mattina
,
bistecche
a
mezzogiorno
,
bistecche
la
sera
.
-
E
con
uno
stipendio
mensile
che
basterebbe
a
casa
mia
per
due
anni
.
-
Ma
vedrete
che
non
morrà
.
Di
quella
gente
,
non
ne
muore
uno
sul
serio
.
-
Quelli
stanno
bene
anche
da
morti
.
-
Se
morissero
tutti
,
staremmo
meglio
anche
noi
.
-
Se
morissero
tutti
,
la
guerra
sarebbe
finita
.
-
Bisognerebbe
ammazzarli
tutti
.
-
Non
siamo
stati
buoni
neppure
ad
ammazzare
il
comandante
della
divisione
.
Siamo
dei
disgraziati
.
Non
siamo
buoni
a
niente
.
-
Non
siamo
buoni
a
niente
.
-
A
niente
.
-
A
niente
.
-
Pare
che
il
capitano
abbia
detto
:
"
Io
,
i
miei
soldati
non
li
conduco
a
farsi
ammazzare
come
galline
"
.
Ed
ha
preferito
farsi
ficcare
una
palla
in
testa
.
-
Chi
te
l
'
ha
detto
?
-
Lo
dicevano
in
compagnia
,
quando
l
'
han
fatto
passare
qui
,
in
barella
.
-
Bisognerebbe
ammazzarli
tutti
,
tutti
,
dal
capitano
in
su
.
Altrimenti
,
per
noi
,
non
c
'
è
scampo
.
-
E
il
capitano
comandante
del
battaglione
?
-
Anche
lui
vuol
fare
carriera
.
Ma
verrà
il
giorno
anche
per
lui
.
-
Vogliono
fare
tutti
carriera
.
I
loro
galloni
sono
fatti
di
morti
.
-
Si
dice
che
il
tenente
Santini
ha
lasciato
un
testamento
.
-
L
'
ho
sentito
anch
'
io
.
-
Anch
'
io
.
-
E
che
dice
il
testamento
?
Era
sposato
,
il
tenente
?
-
Ma
che
sposato
!
Il
testamento
diceva
:
Raccomando
ai
miei
cari
soldati
di
spararli
tutti
,
appena
possono
farlo
senza
loro
pericolo
;
tutti
,
senza
eccezione
.
-
Quello
era
un
uomo
!
-
Non
aveva
paura
di
niente
.
-
Era
un
disgraziato
come
noi
,
-
Il
tenente
comandante
del
plotone
non
si
farà
certo
ammazzare
per
noi
.
Ha
una
paura
maledetta
.
-
E
tu
non
hai
paura
?
Non
hai
paura
,
tu
?
-
Se
io
ho
cognac
,
non
ho
paura
di
niente
.
-
Se
non
avessi
paura
,
saresti
già
scappato
.
-
Scappare
?
E
dove
mai
scappare
?
-
Chi
mi
dà
un
po
'
di
cognac
?
-
Cognac
?
Cartucce
,
se
vuoi
.
-
Do
mezzo
sigaro
a
chi
mi
dà
cognac
.
-
Vediamo
.
-
Vediamo
.
-
Silenzio
!
C
'
è
qualcuno
di
fuori
.
-
Ecco
il
mezzo
sigaro
.
-
Silenzio
!
Noi
eravamo
addossati
al
ricovero
,
dietro
il
camminamento
.
Dall
'
altra
parte
,
dall
'
entrata
del
ricovero
,
il
furiere
della
compagnia
si
affacciò
e
gridò
:
-
Cinque
uomini
di
corvée
per
il
cioccolato
e
per
il
cognac
!
-
Ingrassano
bene
il
porco
prima
di
ammazzarlo
.
-
Lo
ingrassano
bene
!
-
C
'
ingrassano
bene
!
XIV
Il
comandante
della
divisione
volle
dirigere
personalmente
i
preparativi
dell
'
azione
.
Fin
dalle
prime
ore
del
giorno
,
egli
era
in
linea
,
nelle
trincee
del
mio
battaglione
.
Il
comandante
del
reggimento
l
'
accompagnava
.
Il
generale
si
era
abituato
a
controllare
tutto
.
Quella
sua
tenacia
,
senza
stanchezza
,
era
all
'
altezza
del
suo
ardimento
.
Stavolta
,
egli
era
deciso
a
passare
.
Già
durante
la
notte
,
s
'
era
sparsa
la
voce
che
numerose
batterie
di
differente
calibro
avrebbero
collaborato
all
'
azione
.
Finalmente
dunque
l
'
artiglieria
ci
avrebbe
distrutte
quelle
maledette
trincee
e
quei
reticolati
!
Era
finalmente
tempo
.
Dopo
la
batteria
fantasma
,
non
s
'
erano
sentite
batterie
su
tutto
l
'
Altipiano
.
I
pezzi
non
arrivarono
in
massa
.
Ma
il
generale
Leone
ce
ne
volle
mandare
egualmente
un
esemplare
.
Egli
fece
portare
in
trincea
un
cannone
da
75
.
Trascinato
dalle
corvée
,
sulle
mulattiere
e
i
sentieri
,
il
cannone
arrivò
in
linea
poco
dopo
il
generale
.
Era
un
pezzo
da
campagna
Déport
,
scudato
.
Esso
si
presentò
isolato
,
come
decorosa
rappresentanza
ufficiale
del
corpo
.
Dove
fossero
i
suoi
compagni
,
nessuno
di
noi
lo
seppe
mai
.
Probabilmente
,
erano
stati
inviati
anch
'
essi
,
ambasciatori
straordinari
,
per
le
varie
brigate
sparse
sull
'
Altipiano
.
La
loro
voce
comunque
non
arrivò
fino
a
noi
.
Nella
nostra
trincea
,
artiglieri
e
fanti
praticarono
una
larga
breccia
e
vi
collocarono
il
cannone
,
le
ruote
fuori
,
l
'
affusto
dentro
la
trincea
.
Appena
gli
austriaci
lo
videro
,
aprirono
il
fuoco
.
Il
pezzo
,
con
gli
scudi
corazzati
di
fronte
e
di
fianco
,
rimase
impassibile
al
tiro
.
Il
generale
dette
un
ordine
,
e
il
sottotenente
d
'
artiglieria
,
che
comandava
il
distaccamento
,
fece
iniziare
il
tiro
.
Il
generale
,
il
colonnello
,
il
capitano
Bravini
ed
io
stavamo
vicini
al
pezzo
,
riparati
dalla
trincea
.
Ai
primi
rimbombi
,
il
generale
,
senza
peraltro
modificare
l
'
espressione
del
suo
viso
austero
,
si
lisciò
le
mani
con
soddisfazione
.
E
guardò
i
soldati
,
cercando
,
con
gli
occhi
duri
,
un
consenso
.
Egli
non
parlava
,
ma
tutto
il
suo
contegno
diceva
:
"
Guardate
,
che
cosa
vi
ha
saputo
portate
in
linea
il
vostro
generale
"
.
I
soldati
rimasero
indifferenti
,
incapaci
d
'
apprezzare
l
'
importanza
del
dono
.
Sin
dai
primi
colpi
di
cannone
,
il
fuoco
delle
mitragliatrici
e
dei
fucili
andò
diminuendo
fino
a
cessare
del
tutto
.
Ad
esso
,
di
fronte
al
cannone
,
si
sostituì
un
tiratore
scelto
.
Con
tiro
preciso
,
sempre
più
preciso
,
questi
tentava
di
colpire
il
tiratore
del
pezzo
,
attraverso
il
piccolo
foro
di
mira
,
praticato
nella
corazza
.
Tutti
i
serventi
del
cannone
,
riscaldati
dai
colpi
,
accelerarono
il
tiro
.
Quel
piccolo
colpo
di
fucile
,
persistente
ma
stentato
,
era
coperto
dal
fragore
del
cannone
e
dallo
scoppio
delle
granate
sulla
trincea
.
Il
generale
continuava
a
lisciarsi
le
mani
.
-
Bravo
,
tenente
!
-
diceva
all
'
artigliere
.
-
Ma
bravo
!
ma
bravo
!
Da
Val
d
'
Assa
,
a
non
meno
di
sette
chilometri
,
una
batteria
nemica
da
152
tirò
a
forcella
sul
pezzo
da
75
.
Si
rovesciò
attorno
,
in
pochi
istanti
,
una
valanga
di
granate
.
I
serventi
del
pezzo
parvero
non
accorgersene
neppure
e
rimasero
inchiodati
ai
loro
posti
.
Alcune
granate
caddero
di
fronte
alle
nostre
trincee
,
senza
ferire
nessuno
;
altre
si
abbatterono
sulle
trincee
nemiche
.
Il
nostro
cannone
si
era
trovato
un
buon
ausiliario
.
Come
se
quei
colpi
fossero
partiti
dal
nostro
pezzo
,
il
generale
aumentava
il
proprio
entusiasmo
.
-
Bravo
,
tenente
!
-
continuava
.
-
La
terrò
presente
per
una
promozione
straordinaria
per
merito
di
guerra
.
I
colpi
del
tiratore
isolato
si
facevano
sempre
più
precisi
.
Egli
tirava
con
metodo
.
Un
colpo
traversò
il
foro
dello
scudo
e
spezzò
il
braccio
al
puntatore
.
Senza
parlare
,
questi
mostrò
il
braccio
ferito
al
tenente
.
L
'
ufficiale
prese
il
suo
posto
e
continuò
il
tiro
.
Il
tiratore
isolato
riprese
il
suo
.
La
batteria
da
152
taceva
,
evidentemente
soddisfatta
.
Il
nostro
pezzo
da
75
continuava
a
sparare
,
ma
i
suoi
colpi
cadevano
ora
sui
reticolati
,
ora
sulle
trincee
,
senza
effetto
.
Appariva
chiaro
che
avrebbe
potuto
continuare
a
sparare
tutto
il
giorno
,
con
lo
stesso
risultato
.
Al
colonnello
,
che
fino
a
quel
momento
era
stato
muto
a
fianco
del
generale
,
sfuggì
una
esclamazione
:
-
Tutto
questo
non
serve
a
nulla
.
Il
generale
non
s
'
irritò
.
Parve
anzi
prestare
attenzione
al
colonnello
.
-
Crede
lei
veramente
che
questo
non
serva
a
nulla
?
-
A
nulla
,
-
rispose
il
colonnello
,
convinto
.
-
Proprio
a
nulla
,
signor
generale
.
Io
guardai
il
colonnello
con
stupore
.
Era
la
prima
volta
ch
'
egli
osava
esprimere
un
'
opinione
antigerarchica
.
Il
generale
rifletté
.
Si
accarezzò
il
mento
con
l
'
estremità
del
bastone
alpino
e
stette
raccolto
a
lungo
.
Anch
'
egli
doveva
aver
notato
che
il
cannoncino
da
75
era
impotente
contro
una
trincea
scavata
nel
suolo
e
contro
una
linea
di
reticolati
così
vasta
.
Mentre
il
generale
rifletteva
,
anche
il
tenente
rimase
colpito
al
braccio
.
Immediatamente
,
un
sergente
lo
sostituì
.
Gli
artiglieri
,
con
mossa
meccanica
,
febbrilmente
continuavano
a
servire
il
pezzo
.
Il
tenente
passò
accanto
al
generale
,
fasciandosi
il
braccio
.
Il
generale
parve
decidersi
.
Batté
la
mano
sulla
sua
spalla
e
gli
ordinò
di
far
cessare
il
tiro
.
Il
generale
si
rivolse
poi
al
colonnello
:
-
Adesso
,
mettiamo
in
azione
le
corazze
"
Farina
"
.
Io
guardai
l
'
orologio
:
erano
le
otto
passate
.
Una
corvée
portò
in
trincea
diciotto
corazze
"
Farina
"
.
Io
le
vedevo
per
la
prima
volta
.
Queste
differivano
dalla
corazza
del
mio
maggiore
,
la
quale
,
a
scaglie
di
pesce
,
leggera
,
copriva
solo
il
torso
e
l
'
addome
.
Le
corazze
"
Farina
"
erano
armature
spesse
,
in
due
o
tre
pezzi
,
che
cingevano
il
collo
,
gli
omeri
,
e
coprivano
il
corpo
quasi
fino
alle
ginocchia
.
Non
dovevano
pesare
meno
di
cinquanta
chili
.
Ad
ogni
corazza
corrispondeva
un
elmo
,
anch
'
esso
a
grande
spessore
.
Il
generale
era
ritto
,
di
fronte
alle
corazze
.
Dopo
la
fuggevole
soddisfazione
che
gli
avevano
dato
i
primi
colpi
di
cannone
,
s
'
era
ricomposto
,
immobile
.
Ora
parlava
scientifico
:
-
Queste
sono
le
famose
corazze
"
Farina
"
,
-
ci
spiegava
il
generale
,
-
che
solo
pochi
conoscono
.
Sono
specialmente
celebri
perché
consentono
,
in
pieno
giorno
,
azioni
di
una
audacia
estrema
.
Peccato
che
siano
così
poche
!
In
tutto
il
corpo
d
'
armata
non
ve
ne
sono
che
diciotto
.
E
sono
nostre
!
Nostre
!
Io
ero
,
nella
trincea
,
a
fianco
del
capitano
Bravini
.
Al
mio
fianco
,
ma
distante
qualche
metro
,
v
'
era
un
gruppo
di
soldati
.
Il
generale
parlava
con
tono
di
voce
normale
.
Anche
i
soldati
lo
sentivano
.
Un
soldato
,
commentò
a
bassa
voce
:
-
Io
preferirei
una
borraccia
di
buon
cognac
.
-
A
noi
soli
,
-
continuava
il
generale
,
-
è
stato
concesso
il
privilegio
di
averle
.
Il
nemico
può
avere
fucili
,
mitragliatrici
,
cannoni
:
con
le
corazze
"
Farina
"
si
passa
dappertutto
.
-
Dappertutto
,
per
modo
di
dire
,
-
osservò
il
colonnello
,
che
,
in
quel
giorno
,
era
in
vena
d
'
eroismo
.
Il
terribile
generale
non
reagì
e
guardò
il
colonnello
come
se
avesse
posto
un
'
obbiezione
di
carattere
tecnico
.
Il
colonnello
,
per
temperamento
,
era
lento
e
passivo
ma
,
una
volta
tanto
,
si
permetteva
delle
stravaganze
che
,
per
altri
,
non
sarebbero
state
lecite
.
Egli
aveva
una
statura
da
gigante
ed
una
grossa
fortuna
di
famiglia
:
due
qualità
che
s
'
imponevano
.
-
Io
ho
conosciuto
le
corazze
"
Farina
"
,
-
spiegò
il
colonnello
,
-
e
non
ne
ho
conservato
un
buon
ricordo
.
Ma
forse
queste
sono
migliori
.
-
Certo
,
certo
,
queste
sono
migliori
,
-
riprese
il
generale
.
-
Con
queste
si
passa
dovunque
.
Gli
austriaci
...
Il
generale
abbassò
la
voce
,
sospettoso
,
e
dette
un
'
occhiata
alle
trincee
nemiche
,
per
accertarsi
che
non
fosse
sentito
.
-
Gli
austriaci
hanno
fatto
delle
spese
enormi
per
carpirci
il
segreto
.
Ma
non
ci
sono
riusciti
.
Il
capitano
del
genio
che
è
stato
fucilato
a
Bologna
,
pare
fosse
venduto
al
nemico
per
queste
corazze
.
Ma
è
stato
fucilato
a
tempo
.
Signor
colonnello
,
vuole
aver
la
compiacenza
di
disporre
che
esca
il
reparto
dei
guastatori
?
Il
reparto
dei
guastatori
era
stato
preparato
dal
giorno
prima
e
attendeva
d
'
essere
impiegato
.
Erano
volontari
del
reparto
zappatori
,
comandati
da
un
sergente
,
anch
'
egli
volontario
.
In
pochi
minuti
,
furono
in
trincea
,
ciascuno
con
un
paio
di
pinze
.
Essi
indossarono
le
corazze
in
nostra
presenza
.
Lo
stesso
generale
si
avvicinò
a
loro
ed
aiutò
ad
allacciare
qualche
fibbia
.
-
Sembrano
guerrieri
medioevali
,
-
osservò
il
generale
.
Noi
rimanemmo
silenziosi
.
I
volontari
non
sorridevano
.
Essi
facevano
in
fretta
ed
apparivano
decisi
.
Gli
altri
soldati
,
dalla
trincea
,
li
guardavano
,
con
diffidenza
.
Io
seguivo
con
ansia
quanto
avveniva
.
E
pensavo
alla
corazza
del
maggiore
a
Monte
Fior
.
Certamente
,
queste
erano
molto
più
solide
e
potevano
offrire
una
più
forte
protezione
.
Ma
che
avrebbero
infine
concluso
questi
guastatori
,
anche
se
avessero
potuto
superare
i
reticolati
ed
arrivare
alle
trincee
?
Accanto
al
cannone
,
praticammo
un
'
altra
breccia
,
nella
trincea
.
Il
sergente
volontario
salutò
il
generale
.
Questi
rispose
solenne
,
dritto
sull
'
attenti
,
la
mano
rigidamente
tesa
all
'
elmetto
.
Il
sergente
uscì
per
primo
;
seguirono
gli
altri
,
lenti
per
il
carico
d
'
acciaio
,
sicuri
di
sé
,
ma
curvi
fino
a
terra
,
perché
l
'
elmetto
copriva
la
testa
,
le
tempie
e
la
nuca
,
ma
non
la
faccia
.
Il
generale
rimase
sull
'
attenti
finché
non
uscì
l
'
ultimo
volontario
,
e
disse
al
colonnello
,
grave
:
-
I
romani
vinsero
per
le
corazze
.
Una
mitragliatrice
austriaca
,
da
destra
,
tirò
d
'
infilata
.
Immediatamente
,
un
'
altra
,
a
sinistra
,
aprì
il
fuoco
.
Io
guardai
i
soldati
,
in
trincea
.
I
loro
volti
si
deformarono
in
una
contrazione
di
dolore
.
Essi
capivano
di
che
si
trattava
.
Gli
austriaci
attendevano
al
varco
.
I
guastatori
erano
sotto
il
tiro
incrociato
di
due
mitragliatrici
.
-
Avanti
!
-
gridò
il
sergente
ai
guastatori
.
Uno
dopo
l
'
altro
,
i
guastatori
corazzati
caddero
tutti
.
Nessuno
arrivò
ai
reticolati
nemici
.
-
Avan
...
-
ripeteva
la
voce
del
sergente
rimasto
ferito
di
fronte
ai
reticolati
.
Il
generale
taceva
.
I
soldati
del
battaglione
si
guardavano
terrorizzati
.
Che
cosa
,
ora
,
sarebbe
avvenuto
di
loro
?
Il
colonnello
si
avvicinò
al
generale
e
chiese
:
-
Alle
9
,
dobbiamo
attaccare
egualmente
?
-
Certamente
,
-
rispose
il
generale
,
come
se
egli
avesse
previsto
che
i
fatti
si
sarebbero
svolti
così
come
in
realtà
si
svolgevano
,
-
alle
9
precise
.
La
mia
divisione
attacca
su
tutto
il
fronte
.
Il
capitano
Bravini
mi
prese
per
il
braccio
e
mi
disse
:
-
Adesso
tocca
a
noi
!
Staccò
la
borraccia
e
credo
che
la
bevette
tutta
.
XV
Il
cannone
aveva
ottenuto
,
per
solo
risultato
,
la
ferita
del
puntatore
e
del
tenente
.
I
guastatori
erano
caduti
tutti
.
Ma
l
'
assalto
doveva
aver
luogo
egualmente
.
Il
generale
era
sempre
là
,
come
un
inquisitore
,
deciso
ad
assistere
,
fino
alla
fine
,
al
supplizio
dei
condannati
.
Mancavano
pochi
minuti
alle
9
.
Il
battaglione
era
pronto
,
le
baionette
innestate
.
La
9a
compagnia
era
tutta
ammassata
attorno
alla
breccia
dei
guastatori
.
La
10a
veniva
subito
dopo
.
Le
altre
compagnie
erano
serrate
,
nella
trincea
e
nei
camminamenti
e
dietro
i
roccioni
che
avevamo
alle
spalle
.
Non
si
sentiva
un
bisbiglio
.
Si
vedevano
muoversi
le
borracce
di
cognac
.
Dalla
cintura
alla
bocca
,
dalla
bocca
alla
cintura
,
dalla
cintura
alla
bocca
.
Senza
arresto
,
come
le
spolette
d
'
un
grande
telaio
,
messo
in
movimento
.
Il
capitano
Bravini
aveva
l
'
orologio
in
mano
,
e
seguiva
,
fissamente
,
il
corso
inesorabile
dei
minuti
.
Senza
levare
gli
occhi
dall
'
orologio
gridò
:
-
Pronti
per
l
'
assalto
!
Poi
riprese
ancora
:
-
Pronti
per
l
'
assalto
!
Signori
ufficiali
,
in
testa
ai
reparti
!
Il
sergente
dei
guastatori
ferito
continuava
a
gridare
:
-
Avan
...
Gli
occhi
dei
soldati
,
spalancati
,
cercavano
i
nostri
occhi
.
Il
capitano
era
sempre
chino
sull
'
orologio
e
i
soldati
trovarono
solo
i
miei
occhi
.
Io
mi
sforzai
di
sorridere
e
dissi
qualche
parola
a
fior
di
labbra
;
ma
quegli
occhi
,
pieni
di
interrogazione
e
di
angoscia
,
mi
sgomentarono
.
-
Pronti
per
l
'
assalto
!
-
ripeté
ancora
il
capitano
.
Di
tutti
i
momenti
della
guerra
,
quello
precedente
l
'
assalto
era
il
più
terribile
.
L
'
assalto
!
Dove
si
andava
?
Si
abbandonavano
i
ripari
e
si
usciva
.
Dove
?
Le
mitragliatrici
,
tutte
,
sdraiate
sul
ventre
imbottito
di
cartucce
,
ci
aspettavano
.
Chi
non
ha
conosciuto
quegli
istanti
,
non
ha
conosciuto
la
guerra
.
Le
parole
del
capitano
caddero
come
un
colpo
di
scure
.
La
9a
era
in
piedi
,
ma
io
non
la
vedevo
tutta
,
talmente
era
addossata
ai
parapetti
della
trincea
.
La
10a
stava
di
fronte
,
lungo
la
trincea
,
e
ne
distinguevo
tutti
i
soldati
.
Due
soldati
si
mossero
ed
io
li
vidi
,
uno
a
fianco
dell
'
altro
,
aggiustarsi
il
fucile
sotto
il
mento
.
Uno
si
curvò
,
fece
partire
il
colpo
e
s
'
accovacciò
su
se
stesso
.
L
'
altro
l
'
imitò
e
stramazzò
accanto
al
primo
.
Era
codardia
,
coraggio
,
pazzia
?
Il
primo
era
un
veterano
del
Carso
.
-
Savoia
!
-
gridò
il
capitano
Bravini
.
-
Savoia
!
-
ripeterono
i
reparti
.
E
fu
un
grido
urlato
come
un
lamento
ed
un
'
invocazione
disperata
.
La
9a
,
tenente
Avellini
in
testa
,
superò
la
breccia
e
si
slanciò
all
'
assalto
.
Il
generale
e
il
colonnello
erano
alle
feritoie
.
-
Il
comando
di
battaglione
esce
con
la
10a
,
-
gridò
il
capitano
.
E
quando
la
testa
della
10a
fu
alla
breccia
,
noi
ci
buttammo
innanzi
.
La
10a
,
la
11a
e
la
12a
,
seguirono
di
corsa
.
In
pochi
secondi
tutto
il
battaglione
era
di
fronte
alle
trincee
nemiche
.
Che
noi
avessimo
gridato
o
no
,
le
mitragliatrici
nemiche
ci
attendevano
.
Appena
oltrepassammo
una
striscia
di
terreno
roccioso
ed
incominciammo
la
discesa
verso
la
vallata
,
scoperti
,
esse
aprirono
il
fuoco
.
Le
nostre
grida
furono
coperte
dalle
loro
raffiche
.
A
me
sembrò
che
contro
di
noi
tirassero
dieci
mitragliatrici
,
talmente
il
terreno
fu
attraversato
da
scoppi
e
da
sibili
.
I
soldati
colpiti
cadevano
pesantemente
come
se
fossero
stati
precipitati
dagli
alberi
.
Per
un
momento
,
io
fui
avvolto
da
un
torpore
mentale
e
tutto
il
corpo
divenne
lento
e
pesante
.
Forse
sono
ferito
,
pensavo
.
Eppure
sentivo
di
non
essere
ferito
.
I
colpi
vicini
delle
mitragliatrici
e
l
'
incalzare
dei
reparti
che
avanzavano
alle
spalle
mi
risvegliarono
.
Ripresi
subito
coscienza
del
mio
stato
.
Non
rabbia
,
non
odio
,
come
in
una
rissa
,
ma
una
calma
completa
,
assoluta
,
una
forma
di
stanchezza
infinita
attorno
al
pensiero
lucido
.
Poi
anche
quella
stanchezza
scomparve
e
ripresi
la
corsa
,
veloce
.
Ora
,
mi
sembrava
di
essere
ridivenuto
calmo
,
e
vedevo
tutto
attorno
a
me
.
Ufficiali
e
soldati
cadevano
con
le
braccia
tese
e
,
nella
caduta
,
i
fucili
venivano
proiettati
innanzi
,
lontano
.
Sembrava
che
avanzasse
un
battaglione
di
morti
.
Il
capitano
Bravini
non
cessava
di
gridare
:
-
Savoia
!
Un
tenente
della
12a
mi
passò
vicino
.
Era
rosso
in
viso
e
impugnava
un
moschetto
.
Era
un
repubblicano
e
aveva
in
odio
il
grido
d
'
assalto
monarchico
.
Egli
mi
vide
e
gridò
:
-
Viva
l
'
Italia
!
Io
avevo
in
mano
il
bastone
da
montagna
.
Lo
levai
in
alto
per
rispondergli
,
ma
non
potei
pronunciare
una
parola
.
Se
noi
ci
fossimo
trovati
su
un
terreno
piano
,
nessuno
di
noi
sarebbe
arrivato
ai
reticolati
nemici
.
Le
mitragliatrici
ci
avrebbero
falciati
tutti
.
Ma
il
terreno
era
leggermente
in
discesa
e
coperto
di
cespugli
e
di
sassi
.
Le
mitragliatrici
erano
obbligate
continuamente
a
spostare
l
'
elevazione
e
il
puntamento
,
e
il
tiro
perdeva
della
sua
efficacia
.
Non
pertanto
,
le
ondate
d
'
assalto
diradavano
e
su
mille
uomini
del
battaglione
,
pochi
restavano
in
piedi
ed
avanzavano
.
Io
guardai
verso
le
trincee
nemiche
.
I
difensori
non
erano
nascosti
,
dietro
le
feritoie
.
Erano
tutti
in
ledi
e
sporgevano
oltre
la
trincea
.
Essi
si
sentivano
sicuri
.
Parecchi
erano
addirittura
dritti
sui
parapetti
.
Tutti
sparavano
su
di
noi
,
puntando
calmi
,
come
in
piazza
d
'
armi
.
Io
urtai
contro
il
sergente
dei
guastatori
.
Egli
era
rovesciato
su
un
fianco
,
cinto
della
corazza
,
l
'
elmetto
forato
da
parte
a
parte
.
Era
stato
colpito
alla
testa
,
mentre
incitava
i
suoi
compagni
,
e
ripeteva
il
grido
che
gli
era
stato
troncato
,
con
una
cantilena
pietosa
:
-
Avan
...
avan
...
Attorno
,
giacevano
tre
guastatori
,
con
le
corazze
squarciate
.
Giungevamo
alle
trincee
.
Anche
il
capitano
Bravini
cadde
colpito
,
ed
io
lo
vidi
,
le
braccia
aperte
,
sprofondarsi
in
un
cespuglio
.
Lo
credetti
morto
.
Ma
,
subito
dopo
,
ne
sentii
il
grido
di
"
Savoia
!
"
ripetuto
,
ad
intervalli
,
con
voce
fioca
.
Il
battaglione
doveva
attaccare
su
un
fronte
di
250300
metri
.
Ma
l
'
avvallamento
del
terreno
ci
aveva
involontariamente
sospinti
,
man
mano
che
avanzavamo
,
verso
la
stessa
striscia
di
terreno
antistante
alle
trincee
nemiche
,
larga
appena
una
cinquantina
di
metri
.
Le
mitragliatrici
non
potevano
più
colpirci
,
ma
noi
offrivamo
,
ai
tiratori
in
piedi
,
un
bersaglio
compatto
.
I
resti
del
battaglione
erano
tutti
ammassati
in
quel
punto
.
Contro
di
noi
si
sparava
a
bruciapelo
.
D
'
un
tratto
,
gli
austriaci
cessarono
di
sparare
.
Io
vidi
quelli
che
ci
stavano
di
fronte
,
con
gli
occhi
spalancati
e
con
un
'
espressione
di
terrore
quasi
che
essi
e
non
noi
fossero
sotto
il
fuoco
.
Uno
,
che
era
senza
fucile
,
gridò
in
italiano
:
-
Basta
!
Basta
!
-
Basta
!
-
ripeterono
gli
altri
,
dai
parapetti
.
Quegli
che
era
senz
'
armi
mi
parve
un
cappellano
.
-
Basta
!
bravi
soldati
.
Non
fatevi
ammazzare
così
.
Noi
ci
fermammo
,
un
istante
.
Noi
non
sparavamo
,
essi
non
sparavano
.
Quegli
che
sembrava
un
cappellano
,
si
curvava
talmente
verso
di
noi
,
che
,
se
io
avessi
teso
il
braccio
,
sarei
riuscito
a
toccarlo
.
Egli
aveva
gli
occhi
fissi
su
di
noi
.
Anch
'
io
lo
guardai
.
Dalla
nostra
trincea
,
una
voce
aspra
si
levò
:
-
Avanti
!
soldati
della
mia
gloriosa
divisione
.
Avanti
!
Avanti
,
contro
il
nemico
!
Era
il
generale
Leone
.
Il
tenente
Avellini
era
a
qualche
metro
da
me
.
Ci
guardammo
l
'
un
l
'
altro
.
Egli
disse
:
-
Andiamo
avanti
.
Io
ripetei
:
-
Andiamo
avanti
.
Io
non
avevo
la
pistola
in
pugno
,
ma
il
bastone
da
montagna
.
Non
mi
venne
in
mente
d
'
impugnare
la
pistola
.
Lanciai
il
bastone
contro
gli
austriaci
.
Qualcuno
lo
raccolse
per
aria
.
Avellini
aveva
la
pistola
in
mano
.
Egli
si
fece
avanti
,
cercando
di
passare
su
un
tronco
rovesciato
sopra
i
reticolati
intatti
.
Era
il
tronco
d
'
un
abete
che
,
schiantato
da
una
granata
,
s
'
era
abbattuto
sui
fili
di
ferro
.
Egli
vi
era
montato
sopra
e
procedeva
con
difficoltà
,
come
su
una
passerella
.
Sparò
un
colpo
di
pistola
e
gridò
ai
soldati
:
-
Ma
sparate
dunque
!
Fuoco
!
Qualche
soldato
sparò
.
-
Avanti
!
Avanti
!
-
urlava
il
generale
.
Avellini
camminava
sul
tronco
e
faceva
degli
sforzi
per
mantenere
l
'
equilibrio
.
Dietro
di
lui
,
due
soldati
si
reggevano
a
stento
.
Io
ero
arrivato
a
una
difesa
di
reticolati
in
cui
mi
sembrò
si
potesse
passare
.
Attraverso
i
fili
,
infatti
,
v
'
era
un
passaggio
stretto
.
Io
l
'
infilai
.
Ma
,
fatto
qualche
passo
,
trovai
lo
sbarramento
d
'
un
cavallo
di
frisia
.
Era
impossibile
continuare
.
Mi
voltai
e
vidi
soldati
della
10a
che
mi
seguivano
.
Rimasi
lì
,
inchiodato
.
Dalle
trincee
,
nessuno
sparava
.
In
una
ampia
feritoia
,
di
fronte
,
scorsi
la
testa
d
'
un
soldato
.
Egli
mi
guardava
.
Io
non
ne
vidi
che
gli
occhi
.
Vidi
solo
gli
occhi
.
E
mi
sembrò
ch
'
egli
non
avesse
che
occhi
,
talmente
mi
parvero
grandi
.
Lentamente
,
io
feci
dei
passi
indietro
,
senza
voltarmi
,
sempre
sotto
lo
sguardo
di
quei
grandi
occhi
.
Allora
io
pensai
:
gli
occhi
di
un
bue
.
Mi
svincolai
dai
reticolati
e
mi
diressi
contro
Avellini
.
Sul
tronco
v
'
era
già
un
gruppo
di
soldati
in
piedi
,
aggrappati
fra
di
loro
.
Mentre
io
mi
avvicinavo
al
tronco
,
dalla
trincea
nemica
,
una
voce
di
comando
gridò
alta
,
in
tedesco
:
-
Fuoco
!
Dalla
trincea
,
partirono
dei
colpi
.
Il
tronco
si
rovesciò
e
gli
uomini
caddero
indietro
.
Avellini
non
era
ferito
e
rispose
con
dei
colpi
di
pistola
.
Tutti
ci
buttammo
a
terra
,
fra
i
cespugli
,
e
ci
riparammo
dietro
gli
abeti
.
L
'
assalto
era
finito
.
Io
ho
impiegato
molto
tempo
a
descriverlo
,
ma
esso
doveva
essersi
svolto
in
meno
d
'
un
minuto
.
Avellini
era
vicino
e
mi
bisbigliò
:
-
Che
dobbiamo
fare
?
-
Non
muoverci
più
e
attendere
fino
a
notte
,
-
risposi
.
-
E
l
'
assalto
?
-
insistette
.
-
L
'
assalto
?
Gli
austriaci
continuavano
a
sparare
,
ma
il
tiro
era
alto
.
Noi
eravamo
al
sicuro
.
La
voce
del
capitano
Bravini
arrivava
fino
a
noi
,
stanca
.
Egli
continuava
a
ripetere
"
Savoia
"
.
Carponi
,
io
mi
misi
alla
ricerca
del
capitano
.
Credo
che
vi
arrivai
in
un
'
ora
.
Egli
era
disteso
,
la
testa
dietro
un
sasso
,
una
mano
sulla
testa
.
Senza
la
giubba
,
aveva
un
braccio
fasciato
,
coperto
di
sangue
.
Al
suo
fianco
,
non
v
'
erano
che
morti
.
Egli
si
doveva
essere
fasciato
da
sé
.
I
cespugli
lo
riparavano
dalla
vista
delle
trincee
.
Io
gli
arrivai
vicino
,
senza
ch
'
egli
se
ne
accorgesse
.
Lo
toccai
ad
una
gamba
ed
egli
mi
vide
.
Mi
guardò
a
lungo
e
ripeté
ancora
,
abbassando
la
voce
:
-
Savoia
.
Io
mi
portai
l
'
indice
alla
bocca
per
invitarlo
a
tacere
.
Strisciai
fino
alla
sua
testa
e
gli
mormorai
all
'
orecchio
:
-
Stia
zitto
!
Egli
parve
risvegliarsi
da
un
lungo
sonno
.
Mise
anch
'
egli
l
'
indice
alla
bocca
e
non
parlò
più
.
Fu
come
se
io
avessi
toccato
il
bottone
d
'
un
congegno
meccanico
e
lo
avessi
fermato
.
Ora
,
tutta
la
vallata
taceva
,
I
nostri
feriti
non
si
lamentavano
più
.
Anche
il
sergente
dei
guastatori
taceva
,
sprofondato
nell
'
eterno
silenzio
.
Neppure
gli
austriaci
sparavano
più
.
Sul
piccolo
campo
di
battaglia
batteva
il
sole
.
Così
passò
il
resto
di
quel
giorno
,
un
attimo
ed
un
'
eternità
.
Quando
,
la
notte
,
rientrammo
alle
nostre
linee
,
il
generale
volle
stringere
la
mano
a
tutti
gli
ufficiali
;
cinque
,
compresi
i
feriti
.
Allontanandosi
,
disse
al
capitano
Bravini
,
che
aveva
l
'
avambraccio
fratturato
:
-
Lei
può
contare
su
una
medaglia
d
'
argento
al
valor
militare
sul
campo
.
Il
capitano
stette
sull
'
attenti
finché
il
generale
non
scomparve
.
Rimasto
solo
con
noi
,
si
sedette
e
pianse
tutta
la
notte
,
senza
riuscire
a
pronunziare
una
parola
.
Finito
il
ritiro
dei
feriti
e
dei
morti
,
che
gli
austriaci
ci
lasciarono
raccogliere
senza
sparare
un
colpo
,
io
mi
ero
sdraiato
,
cercando
di
dormire
.
La
testa
mi
era
leggera
,
leggera
,
e
mi
sembrava
di
respirare
con
il
cervello
.
Ero
sfinito
,
ma
non
riuscivo
a
prendere
sonno
.
Il
professore
di
greco
venne
a
trovarmi
.
Egli
era
depresso
.
Anche
il
suo
battaglione
aveva
attaccato
,
più
a
sinistra
,
ed
era
stato
distrutto
,
come
il
nostro
.
Egli
mi
parlava
con
gli
occhi
chiusi
.
-
Io
ho
paura
di
diventare
pazzo
,
-
mi
disse
.
-
Io
divento
pazzo
.
Un
giorno
o
l
'
altro
,
io
mi
uccido
.
Bisogna
uccidersi
.
Io
non
seppi
dirgli
niente
.
Anch
'
io
sentivo
delle
ondate
di
follia
avvicinarsi
e
sparire
.
A
tratti
,
sentivo
il
cervello
sciaguattare
nella
scatola
cranica
,
come
l
'
acqua
agitata
in
una
bottiglia
.
XVI
Il
generale
Leone
non
si
dava
pace
.
Era
stato
citato
all
'
ordine
del
giorno
dell
'
armata
e
questa
distinzione
lo
spingeva
a
nuovi
ardimenti
.
Egli
appariva
in
linea
,
di
giorno
e
di
notte
.
Era
evidente
che
meditava
altre
imprese
.
Ma
la
brigata
aveva
avuto
perdite
troppo
gravi
e
non
poteva
essere
impiegata
prima
di
essere
ricostituita
.
Al
mio
battaglione
,
non
erano
rimasti
che
duecento
soldati
,
compresa
la
sezione
mitragliatrici
di
Ottolenghi
che
,
durante
l
'
azione
,
era
stata
di
presidio
alle
trincee
.
Eravamo
ridotti
a
tre
ufficiali
.
Il
capitano
Bravini
,
la
cui
ferita
al
braccio
era
stata
considerata
leggera
,
morì
in
quei
giorni
.
Un
altro
ufficiale
,
ferito
ad
un
piede
,
dovette
essere
ricoverato
all
'
ospedale
e
operato
.
La
fine
di
luglio
e
la
prima
quindicina
d
'
agosto
,
furono
per
noi
un
riposo
lungo
e
dolce
.
Non
un
solo
assalto
in
quei
giorni
.
La
vita
di
trincea
,
anche
se
dura
,
è
un
'
inezia
di
fronte
a
un
assalto
.
Il
dramma
della
guerra
è
l
'
assalto
.
La
morte
è
un
avvenimento
normale
e
si
muore
senza
spavento
.
Ma
la
coscienza
della
morte
,
la
certezza
della
morte
inevitabile
,
rende
tragiche
le
ore
che
la
precedono
.
Perché
si
erano
uccisi
i
due
soldati
della
10a
?
Nella
vita
normale
della
trincea
,
nessuno
prevede
la
morte
o
la
crede
inevitabile
;
ed
essa
arriva
senza
farsi
annunciare
,
improvvisa
e
mite
.
In
una
grande
città
d
'
altronde
vi
sono
più
morti
d
'
accidenti
imprevisti
di
quanti
ve
ne
siano
nella
trincea
di
un
settore
d
'
armata
.
Anche
i
disagi
sono
poca
cosa
.
Anche
i
contagi
più
temuti
.
Lo
stesso
colera
che
è
?
Niente
.
Lo
avemmo
fra
la
1a
e
la
2a
armata
,
con
molti
morti
,
e
i
soldati
ridevano
del
colera
.
Che
cosa
è
il
colera
di
fronte
al
fuoco
d
'
infilata
d
'
una
mitragliatrice
?
Quei
giorni
di
vita
di
calma
in
trincea
furono
persino
giocondi
.
I
soldati
canticchiavano
all
'
ombra
.
Rileggevano
cento
volte
le
lettere
ricevute
da
casa
,
cesellavano
i
braccialetti
di
rame
tolti
alle
granate
,
si
spulciavano
beati
e
fumavano
.
Qualche
giornale
ci
arrivava
ogni
tanto
e
ce
li
passavamo
fra
di
noi
.
Erano
tutti
gli
stessi
e
c
'
irritavano
.
La
guerra
vi
era
descritta
in
modo
così
strano
che
ci
era
irriconoscibile
.
La
Valle
di
Campomulo
che
,
dopo
Monte
Fior
,
noi
avevamo
attraversato
senza
incontrare
un
ferito
,
vi
era
dipinta
"
imbottita
di
cadaveri
"
.
Di
austriaci
,
naturalmente
.
La
musica
ci
precedeva
negli
assalti
ed
era
un
delirio
di
canti
e
di
conquiste
.
Anche
i
nostri
giornaletti
militari
erano
molto
noiosi
.
La
verità
l
'
avevamo
solo
noi
,
di
fronte
ai
nostri
occhi
.
Il
sottotenente
Montanelli
,
un
giorno
,
venne
a
trovarmi
.
Egli
era
un
veterano
del
2°
battaglione
,
comandante
il
reparto
zappatori
.
Era
studente
in
ingegneria
all
'
Università
di
Bologna
e
ci
conoscevamo
fin
dal
Carso
.
Era
anch
'
egli
uno
dei
pochi
scampati
ai
combattimenti
dell
'
Altipiano
.
Arrivò
mentre
io
leggevo
.
-
Tu
leggi
?
-
mi
disse
.
-
Non
hai
vergogna
?
-
E
perché
non
dovrei
leggere
?
-
risposi
.
Egli
indossava
un
impermeabile
,
abbottonato
.
Dei
suoi
indumenti
,
si
vedevano
solo
l
'
elmetto
,
l
'
impermeabile
,
metà
fasce
e
le
scarpe
.
Queste
erano
sgangherate
e
tenute
assieme
da
un
groviglio
di
fili
di
ferro
.
Le
suole
erano
nuove
,
di
corteccia
d
'
abete
.
Si
sbottonò
l
'
impermeabile
e
mi
si
mostrò
nudo
,
dall
'
elmetto
alle
fasce
.
Così
l
'
avevano
ridotto
due
mesi
di
campagna
.
Dalla
fine
di
maggio
,
non
c
'
era
arrivato
in
linea
un
solo
pezzo
di
vestiario
.
Chi
più
chi
meno
,
eravamo
un
po
'
tutti
vestiti
come
vagabondi
.
-
E
la
biancheria
?
-
gli
chiesi
-
Non
essendo
un
genere
di
prima
necessità
,
l
'
ho
abolita
.
La
mia
fauna
mi
obbligava
a
tali
fatiche
di
caccia
,
piccola
e
grossa
,
che
ho
preferito
bruciarne
i
ricoveri
.
Ora
mi
sento
più
uomo
.
Voglio
dire
più
animale
.
E
tu
leggi
?
Mi
fai
pena
.
La
vita
dello
spirito
?
È
comico
,
lo
spirito
.
Lo
spirito
!
L
'
uomo
del
bisonte
aveva
una
vita
dello
spirito
?
Noi
vogliamo
vivere
,
vivere
,
vivere
.
-
Non
è
detto
che
,
per
vivere
,
sia
obbligatorio
sopprimere
la
camicia
.
-
Bere
e
vivere
.
Cognac
.
Dormire
e
vivere
e
cognac
.
Stare
all
'
ombra
e
vivere
.
E
ancora
del
cognac
.
E
non
pensare
a
niente
.
Perché
,
se
dovessimo
pensare
a
qualcosa
,
dovremmo
ucciderci
l
'
un
l
'
altro
e
finirla
una
volta
per
sempre
.
E
tu
leggi
?
Io
avevo
rintracciato
nella
villa
Rossi
,
posta
nel
bosco
,
a
mezza
strada
fra
Gallio
e
Asiago
,
dei
libri
abbandonati
.
Era
di
notte
e
l
'
incursione
di
pattuglia
non
mi
dava
del
tempo
.
Nella
fretta
,
scelsi
l
'
Orlando
Furioso
d
'
Ariosto
,
un
libro
sugli
uccelli
e
un
'
edizione
francese
dei
Fiori
del
male
di
Baudelaire
.
Al
libro
sugli
uccelli
,
mancavano
le
prime
pagine
e
ne
ignorai
sempre
l
'
autore
.
Quei
libri
,
li
portai
con
me
sull
'
Altipiano
.
Una
volta
salvati
da
me
,
una
volta
dal
mio
attendente
,
io
li
conservai
sempre
.
È
probabile
che
questa
fosse
la
sola
biblioteca
letteraria
ambulante
dell
'
armata
.
Il
mio
attendente
aveva
una
particolare
passione
per
gli
uccelli
,
e
quel
libro
,
illustrato
,
era
il
suo
passatempo
.
Egli
era
un
cacciatore
.
Sapeva
appena
leggere
,
ma
s
'
interessava
principalmente
delle
figure
.
Quando
io
leggevo
,
leggeva
anch
'
egli
e
ci
scambiavamo
le
impressioni
.
-
Che
hai
trovato
di
nuovo
?
-
gli
chiedevo
.
-
Il
libro
è
interessante
.
Bertoldo
e
Bertoldino
mi
faceva
ridere
di
più
,
ma
questo
è
più
attraente
e
vario
.
Tutti
gli
uccelli
sono
qua
dentro
.
Non
ne
manca
uno
.
Ci
sono
persino
i
beccafichi
.
Non
dico
di
no
,
a
me
piacciono
gli
uccelletti
alla
polenta
.
I
beccafichi
vi
stanno
bene
.
Ma
,
senza
far
torto
ai
veneti
,
io
preferisco
i
merli
e
i
tordi
arrosto
.
Io
gli
dicevo
:
-
Pare
che
i
tordi
ci
vengano
dalla
Germania
.
Ma
non
tutti
.
-
Possono
venirci
da
dove
vogliono
,
ma
,
allo
spiedo
,
sono
tutti
eguali
.
Sono
buoni
tutti
.
Badi
bene
,
signor
tenente
:
i
tordi
sono
squisiti
,
se
lo
spiedo
è
di
legno
.
Mai
,
per
carità
,
mai
commettere
l
'
imprudenza
di
adoperare
spiedi
di
ferro
.
Usi
solamente
spiedi
di
legno
.
E
mai
più
d
'
una
volta
.
Ogni
tordo
vuole
il
suo
spiedo
.
Dia
attenzione
:
che
sia
di
legno
dolce
.
Prima
,
assaggi
il
legno
.
Ne
mastichi
un
po
'
e
ne
controlli
il
sapore
.
Io
ho
fatto
sempre
così
...
Poiché
il
mio
attendente
,
nelle
ore
d
'
ozio
,
reclamava
il
libro
sugli
uccelli
,
io
mi
ero
ridotto
a
leggere
solo
l
'
Orlando
e
i
Fiori
del
male
.
Ma
ve
n
'
era
a
sufficienza
.
Certamente
noi
due
eravamo
i
soli
lettori
assidui
dell
'
Altipiano
.
È
sui
monti
d
'
Asiago
che
ho
imparato
a
conoscere
due
fra
i
più
caratteristici
spiriti
della
cultura
occidentale
.
Io
li
conoscevo
già
,
ma
superficialmente
,
come
può
conoscerli
uno
che
li
legga
,
a
tavolino
,
in
città
,
in
tempi
normali
.
Di
loro
,
non
mi
era
rimasto
alcun
speciale
ricordo
.
Letti
in
guerra
,
a
riposo
,
sono
un
'
altra
cosa
.
Ariosto
era
un
po
'
come
i
nostri
giornalisti
di
guerra
,
e
descrisse
cento
combattimenti
senza
averne
visto
uno
solo
.
Ma
che
grazia
e
che
gioia
nel
mondo
dei
suoi
eroi
.
Egli
aveva
,
certamente
,
un
fondo
scettico
,
ma
spinto
all
'
ottimismo
.
È
il
genio
dell
'
ottimismo
.
Le
grandi
battaglie
sono
per
lui
delle
piacevoli
escursioni
in
campagne
fiorite
e
persino
la
morte
gli
appare
come
una
simpatica
continuazione
della
vita
.
Qualcuno
dei
suoi
capitani
muore
,
ma
continua
a
combattere
senza
accorgersi
d
'
essere
morto
.
Baudelaire
è
l
'
opposto
.
Il
sole
dell
'
Altipiano
era
fatto
per
illuminare
la
sua
vita
tetra
.
Come
lo
studente
bolognese
,
egli
avrebbe
potuto
vagare
nudo
sui
monti
e
bere
sole
e
cognac
.
Egli
avrebbe
ben
potuto
fare
la
guerra
a
fianco
del
tenente
colonnello
dell
'
osservatorio
di
Stoccaredo
.
Simile
a
lui
,
simile
a
mille
altri
dei
miei
compagni
,
egli
aveva
bisogno
di
bere
per
stordirsi
e
dimenticare
.
La
vita
era
,
per
lui
,
ciò
ch
'
era
per
noi
la
guerra
.
Ma
quali
scintille
di
gioia
umana
sgorgano
dal
suo
pessimismo
!
Era
un
giorno
di
sole
,
tutto
il
fronte
era
calmo
.
Solo
da
Val
d
'
Assa
,
sospinto
dal
vento
,
ci
arrivava
,
di
tanto
in
tanto
,
il
rumore
d
'
un
colpo
di
fucile
.
Il
mio
attendente
,
il
fucile
sulle
ginocchia
come
uno
spiedo
,
era
curvo
sugli
uccelli
.
Io
gli
sedevo
accanto
,
con
Angelica
e
Orlando
,
attraverso
una
fuga
.
Una
voce
gaia
ruppe
il
nostro
silenzio
.
-
Buon
giorno
,
collega
!
Era
un
tenente
di
cavalleria
.
Io
chiusi
il
libro
e
mi
alzai
.
Ci
stringemmo
la
mano
e
ci
presentammo
.
Era
del
reggimento
"
Piemonte
Reale
"
.
Addetto
al
comando
d
'
armata
,
veniva
in
linea
per
la
prima
volta
.
Egli
non
aveva
mai
visto
una
trincea
.
Anche
adesso
,
non
veniva
con
un
incarico
di
servizio
,
ma
per
suo
diletto
personale
,
per
rendersi
conto
della
linea
e
del
nostro
modo
di
vivere
.
Era
accompagnato
da
un
portaordini
del
comando
del
reggimento
.
Vestiva
elegantemente
,
impeccabile
:
guanti
bianchi
,
frustino
,
stivaloni
gialli
e
speroni
.
Io
gli
dissi
subito
:
-
Fa
'
attenzione
,
perché
con
cotesta
tua
brillante
tenuta
,
sarai
il
richiamo
di
tutti
i
tiratori
scelti
che
ci
stanno
di
fronte
.
Egli
scherzò
sui
tiratori
scelti
,
scherzò
sul
mio
libro
.
Volle
conoscerne
l
'
autore
.
Mi
confessò
di
non
aver
mai
letto
l
'
Ariosto
.
Io
consegnai
il
libro
all
'
attendente
,
presi
il
bastone
di
montagna
e
ritornai
a
lui
.
Tanto
per
riallacciare
il
discorso
,
dissi
:
-
Orlando
è
divino
.
-
Meriterebbe
,
-
rispose
,
-
di
diventare
presidente
del
Consiglio
.
-
Presidente
del
Consiglio
,
-
obiettai
,
-
è
forse
troppo
.
Ma
l
'
esercito
non
lo
comanderebbe
peggio
del
generale
Cadorna
.
-
No
,
sua
eccellenza
non
ha
preparazione
militare
,
ma
è
certamente
il
più
grande
oratore
e
il
più
grande
uomo
politico
che
abbia
il
Parlamento
.
-
Sua
eccellenza
?
La
questione
divenne
intricata
.
Nel
breve
chiarimento
che
ne
seguì
,
capii
che
io
parlavo
di
Orlando
,
il
"
Furioso
"
,
quello
d
'
Ariosto
,
mentre
il
mio
collega
intendeva
parlare
dell
'
onorevole
Orlando
,
deputato
al
Parlamento
e
Ministro
di
Grazia
e
Giustizia
nel
Ministero
Boselli
.
Il
tenente
era
siciliano
come
il
Ministro
e
aveva
per
lui
un
'
ammirazione
sconfinata
,
Il
tenente
si
levò
d
'
impaccio
,
con
disinvoltura
.
Certo
,
al
mio
orgoglio
di
ufficiale
di
fanteria
,
piacque
l
'
equivoco
.
La
stessa
pronuncia
del
tenente
di
cavalleria
mi
divertì
.
Egli
parlava
con
grazia
,
non
poco
affettata
,
quasi
sopprimendo
le
r
,
alla
francese
,
come
da
noi
facevano
solo
le
artiste
del
cinema
.
Veramente
,
per
un
momento
,
l
'
impaccio
fu
più
mio
che
suo
.
Egli
era
così
ben
vestito
ed
io
avevo
l
'
uniforme
,
parte
in
brandelli
,
parte
rattoppata
.
Sì
,
io
ero
ufficiale
in
una
brigata
celebre
,
ed
egli
era
lanciere
di
un
reggimento
delle
retrovie
,
di
servizio
al
comando
d
'
armata
per
giunta
,
non
proprio
vicino
alle
prime
linee
.
Ma
io
ero
troppo
indecente
.
Ebbi
persino
l
'
impressione
di
trovarmi
di
fronte
ad
un
superiore
.
A
poco
a
poco
,
reagii
e
riuscii
a
vincere
quel
complesso
d
'
inferiorità
che
un
uomo
sporco
sente
di
fronte
ad
un
uomo
pulito
.
Diventammo
,
in
pochi
minuti
,
buoni
camerati
.
Io
lo
precedetti
e
salimmo
in
trincea
.
Egli
non
aveva
paura
.
E
,
quel
ch
'
è
sempre
un
pericolo
grave
in
trincea
,
ci
teneva
a
dimostrare
di
non
aver
paura
.
Io
gli
dicevo
"
fa
'
come
me
"
,
"
qui
curvati
"
,
"
qui
tocca
terra
con
le
mani
"
,
"
qui
fermati
"
,
ed
egli
non
si
curvava
,
non
toccava
terra
,
non
si
fermava
.
Voleva
guardare
dappertutto
,
nelle
feritoie
,
al
disopra
dei
parapetti
delle
trincee
.
Io
faticavo
per
convincerlo
ad
essere
più
prudente
.
Per
fortuna
,
nessuno
sparava
.
Ci
fermammo
per
prendere
un
po
'
d
'
ombra
,
in
un
angolo
.
Egli
mi
disse
:
-
Credo
che
voi
di
fanteria
siate
troppo
prudenti
.
La
guerra
non
si
vince
con
la
prudenza
.
Era
indubbiamente
una
frase
mal
collocata
.
Io
mi
sentii
colpito
nel
vivo
.
Quella
lezione
parve
assai
inopportuna
al
mio
spirito
di
corpo
.
-
È
che
noi
,
-
dissi
per
ritorsione
,
-
dobbiamo
solo
contare
sulle
nostre
gambe
.
In
un
momento
difficile
,
a
un
fante
possono
tremare
le
ginocchia
.
Se
le
ginocchia
tremano
,
non
si
fa
un
passo
avanti
.
Voi
siete
più
fortunati
.
Voi
potete
anche
morire
di
paura
e
le
gambe
dei
cavalli
vi
trascinano
avanti
egualmente
.
Mi
pentii
solo
più
tardi
d
'
aver
parlato
così
:
per
il
momento
,
ne
fui
soddisfatto
.
Mi
sembrò
che
il
cavaliere
fosse
stato
servito
di
tutto
punto
.
Egli
non
mi
rispose
.
Passammo
di
fronte
alla
feritoia
n
.
14
.
-
Questa
,
-
spiegai
,
-
è
la
più
bella
feritoia
del
settore
,
ma
serve
solo
di
notte
,
quando
gli
austriaci
impiegano
i
razzi
.
Di
giorno
,
è
proibito
guardare
.
Parecchi
ufficiali
e
soldati
vi
sono
stati
uccisi
o
feriti
.
Il
nemico
vi
ha
aggiustato
il
tiro
con
un
fucile
a
cavalletto
e
vi
è
in
permanenza
un
tiratore
.
I
soldati
,
per
divertirsi
,
vi
fanno
apparire
dei
pezzi
di
legno
o
di
carta
,
delle
monete
fissate
a
un
bastoncino
,
e
il
tiratore
infila
sempre
il
foro
della
feritoia
e
colpisce
il
bersaglio
.
Guardammo
entrambi
la
feritoia
.
Essa
non
era
più
,
come
una
volta
,
praticata
nel
muro
e
chiusa
con
un
sasso
.
I
soldati
vi
avevano
collocato
una
feritoia
scudata
,
trovata
nelle
rovine
d
'
Asiago
.
Era
una
pesante
lastra
d
'
acciaio
con
un
foro
per
l
'
osservazione
,
che
si
poteva
aprire
e
chiudere
con
un
otturatore
egualmente
d
'
acciaio
.
Io
sollevai
l
'
otturatore
,
tenendomi
discosto
e
attesi
il
colpo
.
Ma
il
tiratore
non
sparò
.
-
La
vedetta
dorme
,
-
disse
il
tenente
.
Lasciai
cadere
l
'
otturatore
sul
foro
e
lo
risollevai
di
nuovo
.
La
luce
del
sole
passò
nel
foro
come
il
fascio
luminoso
d
'
un
riflettore
.
Un
fruscio
attraversò
l
'
aria
,
accompagnato
da
un
colpo
di
fucile
.
La
pallottola
aveva
infilato
il
foro
.
Il
tenente
volle
provare
anch
'
egli
.
Sollevò
l
'
otturatore
e
presentò
al
foro
l
'
estremità
del
suo
frustino
.
Un
altro
colpo
risuonò
e
il
frustino
rimase
stroncato
.
Egli
ne
rise
.
Prese
un
pezzo
di
legno
,
vi
innestò
una
moneta
di
rame
e
ritentò
l
'
esperimento
.
-
Stasera
,
avrò
qualcosa
da
raccontare
al
comando
d
'
armata
.
La
moneta
,
investita
in
pieno
,
uscì
dall
'
estremità
del
legno
e
volò
via
,
fischiando
nell
'
aria
.
Passai
oltre
e
mostrai
la
feritoia
successiva
.
-
Di
qui
,
-
dissi
,
-
si
vede
un
altro
settore
meno
importante
.
Qui
non
c
'
è
pericolo
.
Vedi
,
là
in
fondo
,
un
mucchio
che
sembra
un
sacco
di
carbone
?
È
il
mascheramento
di
una
mitragliatrice
.
L
'
abbiamo
individuata
qualche
notte
addietro
,
mentre
tirava
durante
un
allarme
.
Ne
abbiamo
già
informato
il
comando
di
reggimento
,
perché
,
se
vi
sarà
un
'
azione
,
bisognerà
distruggerla
con
un
cannoncino
da
montagna
.
-
Ora
,
l
'
avete
l
'
artiglieria
?
-
Sì
,
qualche
pezzo
,
comincia
ad
arrivare
.
Vedi
là
,
più
a
destra
?
Sembra
un
cane
bianco
.
È
un
osservatorio
che
domina
l
'
altro
settore
.
E
là
,
dove
si
vede
un
folto
boschetto
d
'
abeti
,
v
'
è
il
burrone
.
Là
,
la
linea
è
interrotta
,
e
riprende
,
dall
'
altra
parte
,
oltre
il
burrone
.
Io
credevo
,
che
,
dietro
di
me
,
anch
'
egli
guardasse
.
La
feritoia
era
grande
e
v
'
era
posto
per
due
.
Sentii
la
sua
voce
un
po
'
distante
,
mentre
diceva
:
-
A
un
ufficiale
del
"
Piemonte
Reale
"
tremano
le
gambe
meno
che
al
suo
cavallo
.
Un
colpo
di
fucile
seguì
alle
sue
parole
.
Mi
voltai
.
Il
tenente
era
alla
feritoia
n
.
14
e
stramazzò
al
suolo
.
Mi
slanciai
per
sostenerlo
:
ma
egli
era
già
morto
.
La
palla
l
'
aveva
colpito
in
fronte
.
XVII
A
metà
agosto
,
si
ricominciò
a
parlare
d
'
azione
.
I
battaglioni
erano
stati
ricostituiti
.
Alcune
batterie
da
campagna
e
da
montagna
avevano
già
preso
posizione
nel
settore
del
corpo
d
'
armata
.
In
linea
,
non
si
dormiva
più
durante
la
notte
.
Pattuglie
e
tubi
furono
di
nuovo
messi
in
movimento
.
Un
giorno
,
ci
fu
annunziato
l
'
assalto
per
l
'
indomani
,
ma
fu
rinviato
.
Si
poteva
quindi
contare
su
un
giorno
di
vita
assicurata
.
Chi
non
ha
fatto
la
guerra
,
nelle
condizioni
in
cui
noi
la
facevamo
,
non
può
rendersi
un
'
idea
di
questo
godimento
.
Anche
un
'
ora
sola
,
sicura
,
in
quelle
condizioni
,
era
molto
.
Poter
dire
,
verso
l
'
alba
,
un
'
ora
prima
dell
'
assalto
:
"
ecco
,
io
dormo
ancora
mezz
'
ora
,
io
posso
ancora
dormire
mezz
'
ora
,
e
poi
mi
sveglierò
e
mi
fumerò
una
sigaretta
,
mi
riscalderò
una
tazza
di
caffè
,
lo
centellinerò
sorso
a
sorso
e
poi
mi
fumerò
ancora
una
sigaretta
"
appariva
già
come
il
programma
gradito
di
tutta
una
vita
.
Gli
ordini
per
prepararci
al
nuovo
combattimento
coincisero
con
la
notizia
che
alle
bandiere
dei
due
reggimenti
della
brigata
era
stata
concessa
la
medaglia
d
'
oro
al
valor
militare
.
L
'
eccezionale
onore
,
che
ci
distingueva
ancora
una
volta
fra
tutte
le
brigate
di
fanteria
,
sarebbe
stato
da
noi
tutti
più
apprezzato
se
fossimo
stati
a
riposo
.
Il
comandante
di
brigata
volle
egualmente
celebrare
l
'
avvenimento
e
chiamò
tutti
gli
ufficiali
a
rapporto
.
In
un
breve
discorso
,
rievocò
il
passato
della
brigata
e
ordinò
che
i
comandanti
di
compagnia
lo
ricordassero
ai
reparti
.
Io
ero
con
gli
ufficiali
del
mio
battaglione
.
Dopo
il
rapporto
,
che
s
'
era
svolto
al
comando
di
brigata
,
risalivamo
assieme
la
linea
.
Dietro
di
noi
,
venivano
gli
ufficiali
del
1°
battaglione
,
comandato
dal
capitano
Zavattari
.
Egli
,
dal
2°
battaglione
era
stato
trasferito
al
1°
dopo
la
morte
del
maggiore
,
e
ne
aveva
assunto
il
comando
.
Il
mio
battaglione
era
in
trincea
ed
il
1°
di
rincalzo
.
Per
rientrare
in
linea
,
noi
dovevamo
passare
per
il
comando
del
1°
battaglione
.
Eravamo
giunti
all
'
altezza
del
comando
del
1°
battaglione
,
quando
ci
arrivò
la
notizia
che
il
generale
Leone
era
morto
,
colpito
al
petto
da
una
pallottola
esplosiva
.
Perché
non
chiamare
le
cose
con
il
loro
vero
nome
?
Fu
una
gioia
,
un
tripudio
.
Il
capitano
Zavattari
,
c
'
invitò
a
fermarci
al
suo
comando
e
fece
sturare
delle
bottiglie
.
Bicchiere
alla
mano
,
egli
prese
la
parola
:
-
Signori
ufficiali
!
Sia
permesso
a
un
rappresentante
del
Ministero
della
Pubblica
Istruzione
e
ad
un
capitano
veterano
di
levate
il
bicchiere
alla
fortuna
del
nostro
esercito
.
Imitando
le
belle
tradizioni
di
alcuni
popoli
forti
in
cui
i
parenti
celebrano
la
morte
di
un
membro
della
loro
famiglia
con
banchetti
e
danze
,
noi
,
non
potendo
fare
di
meglio
,
beviamo
alla
memoria
del
nostro
generale
.
Non
lacrime
,
o
signori
,
ma
una
gioia
,
convenientemente
contenuta
.
La
mano
di
Dio
è
scesa
sull
'
Altipiano
d
'
Asiago
.
Senza
voler
criticare
il
ritardo
con
cui
la
Provvidenza
attua
la
sua
volontà
,
dobbiamo
peraltro
affermare
ch
'
era
tempo
.
Egli
è
partito
.
La
pace
sia
con
lui
!
Con
lui
la
pace
e
con
noi
la
gioia
.
E
ci
sia
infine
consentito
rispettare
da
morto
un
generale
che
detestavamo
da
vivo
.
Eravamo
tutti
con
i
bicchieri
levati
,
quando
,
nella
mulattiera
proveniente
da
Croce
di
Sant
'
Antonio
,
fra
gli
abeti
,
apparve
un
ufficiale
montato
.
Io
ero
di
fronte
alla
mulattiera
e
lo
vidi
per
primo
.
Egli
veniva
verso
di
noi
.
Io
esclamai
:
-
Ma
è
impossibile
!
Tutti
guardammo
.
Era
il
generale
Leone
.
Sul
mulo
,
l
'
elmetto
affondato
fino
agli
occhi
,
il
bastone
alpino
sull
'
arcione
,
il
binoccolo
pendente
al
collo
,
il
viso
oscuro
,
veniva
,
trottando
,
incontro
a
noi
.
-
Signori
ufficiali
,
attenti
!
-
gridò
il
capitano
.
Senza
avere
il
tempo
di
deporre
i
bicchieri
,
ci
mettemmo
sull
'
attenti
.
Anche
il
capitano
si
era
irrigidito
con
il
bicchiere
in
mano
.
-
Quale
lieto
avvenimento
festeggiano
?
-
chiese
,
arcigno
,
il
generale
.
Vi
fu
un
imbarazzo
in
tutti
.
Il
capitano
si
riprese
e
rispose
con
una
voce
che
sembrava
venire
d
'
oltretomba
:
-
Le
medaglie
d
'
oro
al
valor
militare
concesse
alle
bandiere
.
-
Mi
permettano
che
io
beva
con
loro
,
-
disse
il
generale
.
Il
capitano
gli
offrì
il
suo
bicchiere
,
ancora
intatto
.
Il
generale
bevve
d
'
un
colpo
,
restituì
il
bicchiere
vuoto
,
incitò
il
mulo
,
e
disparve
al
trotto
.
Il
giorno
dopo
,
era
l
'
azione
,
combinata
con
l
'
artiglieria
.
Due
batterie
da
campagna
aprirono
i
varchi
nei
reticolati
,
sconvolsero
un
tratto
delle
trincee
nemiche
,
e
il
1°
battaglione
poté
passare
con
due
compagnie
.
Un
centinaio
di
prigionieri
cadde
nelle
nostre
mani
,
ma
la
trincea
occupata
,
battuta
ai
fianchi
dal
tiro
nemico
,
dovette
essere
sgombrata
.
L
'
azione
non
era
riuscita
che
parzialmente
in
quel
sol
punto
.
Il
mio
battaglione
era
di
riserva
ed
io
assistetti
all
'
azione
condotta
dal
2°
battaglione
.
Questo
attaccò
molto
più
a
destra
,
sotto
i
grandi
roccioni
di
Casara
Zebio
pastorile
.
Era
stata
questa
una
variante
imposta
dal
comandante
della
divisione
,
il
quale
pensava
che
,
in
quel
punto
,
si
dovesse
non
impiegare
l
'
artiglieria
ma
tentare
ancora
una
volta
l
'
assalto
di
sorpresa
.
Due
batterie
d
'
altronde
non
erano
sufficienti
per
il
fronte
di
tutta
una
divisione
ed
era
giocoforza
rinunziarvi
.
Il
generale
non
aveva
perduto
la
fiducia
nelle
corazze
"
Farina
"
.
Egli
pensava
che
una
compagnia
corazzata
dovesse
costituire
,
avanzando
compatta
,
una
valanga
d
'
acciaio
,
contro
cui
sarebbe
stato
vano
il
tiro
nemico
.
Il
tenente
colonnello
Carriera
era
stato
il
solo
ad
entusiasmarsi
del
progetto
e
il
suo
battaglione
era
stato
chiamato
ad
eseguirlo
.
Io
ero
in
trincea
,
spettatore
,
accanto
al
comando
del
2°
battaglione
.
La
6a
compagnia
,
comandata
dal
tenente
Fiorelli
,
indossò
le
corazze
.
Essa
doveva
avanzare
per
prima
,
le
altre
compagnie
dovevano
seguirla
.
Il
tenente
,
con
la
corazza
anch
'
egli
,
uscì
per
primo
dalle
nostre
trincee
e
la
compagnia
dietro
di
lui
.
L
'
azione
non
durò
più
di
pochi
minuti
.
Le
mitragliatrici
nemiche
,
dall
'
alto
dei
roccioni
,
investirono
subito
la
compagnia
e
la
distrussero
.
La
compagnia
non
aveva
potuto
fare
che
pochi
passi
oltre
le
nostre
trincee
.
I
corpi
dei
soldati
giacevano
di
fronte
a
noi
con
le
corazze
squarciate
,
come
se
fossero
state
colpite
da
cannoncini
da
montagna
.
Il
tenente
colonnello
dovette
sospendere
l
'
azione
.
La
distanza
fra
le
nostre
trincee
e
i
roccioni
,
nel
punto
in
cui
la
6a
compagnia
era
uscita
,
non
era
inferiore
a
duecento
metri
.
Profittando
dei
cespugli
,
si
tentò
di
riportare
indietro
i
feriti
.
Mentre
il
tenente
colonnello
guardava
i
primi
feriti
arrivati
in
trincea
,
si
scoperse
,
di
fronte
alla
breccia
praticata
per
l
'
assalto
,
e
fu
ferito
al
braccio
.
Il
tenente
colonnello
lanciò
un
grido
e
cadde
svenuto
.
La
ferita
non
appariva
grave
,
ma
il
braccio
era
passato
da
parte
a
parte
.
Egli
era
grande
e
grosso
,
ma
così
,
steso
per
terra
,
ingombrava
tutta
la
trincea
e
sembrava
immensamente
più
grande
e
più
grosso
.
Sul
volto
era
sceso
un
pallore
cadaverico
e
per
un
momento
si
pensò
che
fosse
spirato
.
I
suoi
soldati
gli
si
fecero
attorno
e
lo
rianimarono
con
spruzzi
d
'
acqua
.
Egli
respirava
con
violenza
e
digrignava
i
denti
.
Disse
qualche
parola
,
ma
non
aprì
gli
occhi
.
Il
suo
aiutante
maggiore
,
il
professore
di
greco
,
gli
accostò
alla
bocca
una
borraccia
di
cognac
ed
egli
la
trangugiò
tutta
.
Io
non
gli
ero
molto
vicino
,
ma
ne
sentii
il
gorgoglio
nella
gola
,
talmente
rumoroso
che
mi
parve
il
turbinio
dell
'
acqua
in
un
imbuto
.
I
feriti
continuavano
ad
essere
riportati
in
trincea
.
Il
tenente
colonnello
,
sostenuto
da
due
soldati
,
la
schiena
appoggiata
al
parapetto
,
si
era
potuto
sedere
.
Un
portaferiti
gli
fasciava
il
braccio
.
Senza
aprire
gli
occhi
,
egli
chiese
,
con
una
voce
da
bambino
:
-
Che
ora
è
?
-
Le
10
,
-
disse
l
'
aiutante
maggiore
.
-
Che
ora
era
quando
sono
stato
ferito
?
Mancava
forse
un
quarto
alle
dieci
.
Il
capitano
della
5a
,
il
più
anziano
dei
battaglione
,
chiese
se
dovesse
prendere
il
comando
del
battaglione
.
-
No
,
-
rispose
il
tenente
colonnello
,
sempre
ad
occhi
chiusi
,
-
il
battaglione
lo
comando
ancora
io
.
Chiese
dell
'
andamento
dell
'
azione
e
dette
qualche
ordine
.
Anche
il
tenente
Fiorelli
era
stato
trasportato
in
linea
.
Egli
aveva
,
all
'
altezza
della
spalla
,
la
corazza
lacerata
:
vi
sarebbe
potuta
penetrare
una
mano
.
Liberato
a
stento
di
tutto
quell
'
acciaio
inutile
,
fu
potuto
fasciare
.
Aveva
la
clavicola
e
l
'
omero
spezzati
.
Ogni
tanto
,
il
tenente
colonnello
chiedeva
che
ora
fosse
.
Quando
furono
le
10
e
1/4
,
pregò
l
'
aiutante
maggiore
di
avvicinarsi
e
gli
dettò
,
gli
occhi
sempre
chiusi
,
la
seguente
proposta
che
suonava
press
'
a
poco
così
:
Dal
comando
del
2°
battaglione
399
fanteria
.
Al
comando
del
399
fanteria
.
Il
sottoscritto
tenente
colonnello
Carriera
cavalier
Michele
,
comandante
del
2°
battaglione
del
399
fanteria
,
si
onora
segnalare
a
codesto
comando
la
condotta
del
tenente
colonnello
Carriera
cav
.
Michele
durante
il
combattimento
del
17
agosto
1916
.
Ferito
gravemente
al
braccio
,
mentre
conduceva
il
suo
battaglione
all
'
assalto
,
malgrado
la
forte
perdita
di
sangue
e
le
grandi
sofferenze
,
rifiutò
di
cedere
il
comando
del
battaglione
e
di
farsi
trasportare
al
posto
di
medicazione
.
Con
eroica
fermezza
,
noncurante
del
pericolo
,
volle
rimanere
in
mezzo
ai
suoi
soldati
e
continuare
a
dirigere
l
'
azione
,
prendendo
tutte
le
disposizioni
necessarie
.
Solo
dopo
mezz
'
ora
,
assicurato
il
buon
andamento
delle
operazioni
e
dati
al
suo
successore
gli
ordini
per
proseguirle
,
cedé
il
comando
del
battaglione
e
abbandonò
il
battaglione
.
Per
tale
contegno
,
contemplato
dal
R.D.
del
1848
,
il
sottoscritto
si
onora
di
proporre
a
codesto
comando
il
tenente
colonnello
Carriera
cav
.
Michele
per
una
medaglia
d
'
argento
al
valor
militare
.
Mirabile
esempio
,
ai
dipendenti
,
di
coraggio
e
di
spirito
di
sacrificio
,
ecc
.
ecc
.
Il
tenente
colonnello
in
S
.
A
.
P
.
Comandante
del
2°
battaglione
.
Solo
a
questo
punto
aprì
gli
occhi
.
Prese
la
penna
e
firmò
:
Michele
Carriera
.
E
richiuse
gli
occhi
.
Il
capitano
della
5a
assunse
il
comando
del
battaglione
e
i
portaferiti
allontanarono
il
tenente
colonnello
su
una
barella
.
Il
professore
di
greco
era
rimasto
in
piedi
,
la
carta
e
la
penna
fra
le
mani
,
anch
'
egli
stupito
.
Dopo
un
momento
di
riflessione
disse
,
scrupoloso
:
-
Ho
dimenticato
la
data
.
E
aggiunse
:
Casara
Zebio
,
17
agosto
1916
.
Mentre
si
svolgevano
queste
straordinarie
operazioni
burocratiche
,
la
trincea
si
riempiva
di
feriti
.
Gli
austriaci
tiravano
sempre
su
tutta
la
linea
,
ché
il
combattimento
continuava
ancora
,
nel
settore
.
Il
tenente
colonnello
s
'
era
appena
allontanato
che
arrivò
in
trincea
l
'
aspirante
medico
del
mio
battaglione
,
mandato
dal
suo
tenente
medico
per
praticare
,
in
linea
stessa
,
le
prime
medicazioni
.
Studente
in
medicina
all
'
Università
di
Napoli
,
egli
non
era
ancora
dottore
.
Quello
strepito
di
guerra
lo
sbigottì
.
Sul
parapetto
vide
una
corazza
abbandonata
e
,
ignaro
dell
'
esperimento
che
avevano
fatto
le
corazze
,
tentò
di
indossarla
.
Qualcuno
gli
mostrò
le
altre
,
ancora
cinte
dai
feriti
,
e
che
erano
bucate
come
camicie
di
cotone
.
Da
quel
momento
,
dimenticata
la
sua
missione
,
non
capì
più
niente
.
Il
muro
della
trincea
era
alto
,
più
alto
di
lui
,
ma
egli
camminava
curvo
,
gli
occhi
sperduti
,
inciampando
sui
feriti
.
-
Fa
'
attenzione
ai
feriti
e
occupati
di
loro
!
-
gli
gridò
irato
un
tenente
del
battaglione
.
L
'
aspirante
lo
guardò
con
un
sorriso
disperato
.
Incapace
di
restate
dritto
,
si
lasciò
cadere
per
terra
e
continuò
a
camminare
strisciando
,
reggendosi
sui
piedi
e
sulle
mani
.
-
Allarmi
!
-
si
gridò
dall
'
estrema
destra
della
nostra
trincea
.
-
Allarmi
!
Allarmi
!
Fu
un
correre
disordinato
e
confuso
.
Il
battaglione
si
buttò
alle
feritoie
e
le
nostre
mitragliatrici
,
che
fino
ad
allora
non
avevano
ancora
sparato
,
aprirono
il
fuoco
.
Anch
'
io
mi
portai
ad
una
feritoia
e
vidi
una
colonna
austriaca
che
,
discesa
al
di
là
dei
roccioni
,
al
limite
del
burrone
,
attaccava
l
'
estremo
fianco
della
nostra
trincea
.
Arrestata
dal
tiro
improvviso
,
spariva
fra
le
rocce
.
Quando
si
ristabilì
la
calma
e
cercammo
l
'
aspirante
medico
,
ci
accorgemmo
ch
'
era
sparito
.
Mezz
'
ora
dopo
,
rientrando
al
mio
battaglione
,
passai
al
posto
di
medicazione
,
ov
'
era
stato
trasportato
il
tenente
Fiorelli
.
Ci
eravamo
conosciuti
a
Padova
,
ov
'
egli
era
studente
in
ingegneria
e
volevo
rendermi
conto
delle
sue
ferite
.
Mentre
passavo
nel
camminamento
,
da
una
caverna
laterale
mi
arrivò
la
voce
gioiosa
d
'
un
canto
accompagnato
al
mandolino
.
Rimasi
sorpreso
.
Chi
poteva
cantare
così
allegro
in
un
giorno
d
'
azione
,
tra
morti
e
feriti
?
Sapevo
che
quella
caverna
era
un
magazzino
per
la
farmacia
.
Mi
avvicinai
e
sollevai
la
tenda
che
ne
chiudeva
l
'
entrata
.
Dal
fondo
,
una
candela
rischiarava
l
'
antro
.
Vicino
alla
candela
,
seduto
su
una
scatola
di
medicinali
,
stava
l
'
aspirante
medico
.
Era
lui
,
solo
,
che
cantava
e
suonava
il
mandolino
.
Due
bottiglie
di
"
Mandarinetto
"
gli
stavano
a
fianco
:
una
vuota
,
l
'
altra
a
metà
.
A
mare
chiare
ce
sta
`
na
fenestra
A
mare
chiare
...
A
mare
chiare
...
Entrai
.
Gli
occhi
spalancati
,
l
'
aspirante
cessò
il
canto
,
e
si
lasciò
cader
di
mano
il
mandolino
.
Mi
guardava
sbigottito
,
quasi
vedesse
un
fantasma
.
Fra
tenenti
ed
aspiranti
ci
davamo
del
tu
.
Ma
io
,
per
marcare
ancor
di
più
lo
sdegno
e
la
distanza
gerarchica
,
lo
investii
:
-
Lei
,
signor
aspirante
,
non
si
vergogna
?
È
questo
il
suo
posto
?
Sull
'
attenti
,
ma
curvo
,
perché
la
testa
urtava
la
volta
,
egli
non
mi
rispondeva
.
-
È
lei
,
-
urlai
,
-
che
si
è
bevuto
coteste
bottiglie
?
Con
un
filo
di
voce
e
con
espressione
supplicante
,
mi
rispose
:
-
Eccellenza
,
sì
.
XVIII
Nei
giorni
di
calma
che
seguirono
,
nella
brigata
si
sparse
la
voce
che
saremmo
stati
finalmente
mandati
a
riposo
.
Fra
di
noi
,
non
si
parlava
d
'
altro
.
Il
comandante
di
divisione
ne
fu
informato
e
rispose
con
un
ordine
del
giorno
che
finiva
così
:
"
Sappiano
tutti
,
ufficiali
e
soldati
,
che
,
all
'
infuori
della
vittoria
,
l
'
unico
riposo
è
la
morte
"
.
Di
riposo
,
non
se
ne
parlò
più
.
L
'
avvenimento
non
ebbe
ripercussioni
nella
storia
della
guerra
,
ma
,
per
la
comprensione
di
queste
note
,
io
debbo
informare
il
lettore
che
fui
promosso
tenente
comandante
titolare
di
compagnia
.
Tenenti
col
robbio
,
si
chiamavano
allora
.
Io
presi
il
comando
della
10a
compagnia
,
in
cui
avevo
prestato
servizio
fin
dall
'
inizio
della
guerra
e
che
avevo
comandato
sul
Carso
.
Quasi
a
festeggiare
questo
mio
avanzamento
,
lo
stesso
giorno
,
gli
austriaci
installarono
un
cannoncino
da
trincea
,
e
tirarono
alcuni
colpi
contro
la
trincea
occupata
dalla
mia
compagnia
.
Da
una
granata
che
raccogliemmo
inesplosa
,
capimmo
che
si
trattava
di
un
cannoncino
da
37
.
Il
pezzo
non
sparava
che
pochi
colpi
di
seguito
,
ora
su
una
feritoia
,
ora
su
un
'
altra
,
e
la
compagnia
ebbe
due
vedette
ferite
.
Malgrado
i
nostri
sforzi
per
individuarlo
,
non
riuscimmo
a
capire
se
fosse
appostato
in
trincea
oppure
in
un
'
installazione
arretrata
.
Ogni
giorno
,
a
ore
differenti
,
e
con
tiri
di
sorpresa
,
il
cannoncino
molestava
la
linea
.
Il
comandante
di
divisione
sentì
quei
colpi
e
chiese
spiegazioni
.
Il
comando
di
brigata
dette
tutte
le
notizie
che
aveva
ricevute
esso
stesso
.
Il
generale
non
ne
fu
soddisfatto
e
salì
in
trincea
.
In
quel
momento
io
ero
in
linea
.
La
mia
compagnia
occupava
la
destra
del
settore
del
battaglione
e
si
estendeva
fino
a
pochi
metri
prima
della
feritoia
n
.
14
che
costituiva
il
punto
più
elevato
.
Più
a
destra
,
e
immediatamente
dopo
,
riallacciata
alla
mia
compagnia
,
era
la
sezione
mitragliatrici
,
con
le
due
armi
,
comandata
dal
tenente
Ottolenghi
.
Da
lui
dipendeva
l
'
estrema
destra
del
settore
.
Il
generale
Leone
,
senza
passare
per
il
comando
di
battaglione
,
venne
direttamente
in
trincea
.
Io
lo
vidi
e
gli
andai
incontro
.
Egli
mi
chiese
subito
notizie
del
cannoncino
.
Io
gli
dissi
quello
che
sapevo
.
Finita
la
mia
esposizione
,
mi
tempestò
di
domande
ed
io
ammirai
ancora
una
volta
il
suo
interesse
per
i
dettagli
e
il
desiderio
di
controllo
matematico
.
Volle
controllare
,
una
per
una
,
lungamente
,
una
cinquantina
di
feritoie
e
rimase
nel
settore
della
mia
compagnia
,
non
meno
di
un
'
ora
.
-
Le
sue
feritoie
,
-
mi
disse
infine
,
-
guardano
per
terra
come
le
trappole
del
Palazzo
della
Signoria
,
e
sembrano
fatte
più
per
cercare
i
grilli
che
per
osservare
le
trincee
nemiche
.
Io
mi
guardai
bene
dal
sorridere
.
Egli
parlava
con
aspetto
cupo
.
Gli
esposi
tuttavia
le
ragioni
per
cui
,
nel
mio
settore
,
le
feritoie
non
avrebbero
potuto
essere
costruite
diversamente
,
a
causa
dell
'
andamento
del
terreno
,
degli
alberi
e
delle
rocce
antistanti
.
-
Il
difetto
non
è
dei
costruttori
,
ma
della
natura
del
suolo
.
Veda
,
signor
generale
,
questa
feritoia
.
Se
spostiamo
il
campo
di
tiro
più
a
sinistra
,
andiamo
ad
urtare
contro
quell
'
abete
,
in
fondo
,
e
non
vediamo
più
niente
.
Se
spostiamo
più
a
destra
,
siamo
impediti
da
quella
roccia
.
Né
possiamo
elevarla
di
più
,
perché
quei
cespugli
ci
farebbero
da
paravento
.
Il
generale
guardò
tutto
,
senza
impazienze
.
Ogni
tanto
,
adoperava
il
binoccolo
.
-
Lei
ha
ragione
,
-
mi
disse
infine
.
-
Non
si
possono
costruire
le
feritoie
così
come
noi
le
vorremmo
.
Ma
come
faccio
io
a
rendermi
conto
dell
'
appostazione
di
questo
cannoncino
fastidioso
?
Io
voglio
ridurlo
al
silenzio
con
la
mia
artiglieria
.
Il
generale
si
era
fatto
ragionevole
e
moderato
.
Quando
arrivammo
all
'
ultima
feritoia
del
mio
settore
,
egli
divenne
persino
cortese
.
-
Io
l
'
ho
visto
la
prima
volta
a
Monte
Fior
,
mi
pare
.
-
Sì
,
signor
generale
.
-
Lei
può
chiamarsi
fortunato
.
Lei
non
è
morto
ancora
.
-
No
,
signor
generale
.
Con
mia
grande
sorpresa
,
egli
levò
un
astuccio
di
sigarette
e
me
ne
offrì
una
.
Ma
egli
non
accese
la
sua
ed
io
non
mi
permisi
di
accendere
la
mia
.
Eravamo
arrivati
all
'
estremo
limite
della
mia
compagnia
.
Io
dissi
:
-
Qui
finisce
il
mio
settore
,
e
incomincia
il
settore
delle
mitragliatrici
.
Debbo
accompagnarla
ancora
?
-
Sì
,
mi
accompagni
.
Grazie
.
Abbia
la
bontà
di
accompagnarmi
.
Egli
non
avrebbe
potuto
essere
più
cortese
.
Ne
ero
incantato
.
Che
non
avesse
cambiato
carattere
?
Eravamo
già
nel
settore
delle
mitragliatrici
ed
io
precedevo
il
generale
.
Probabilmente
informato
,
il
tenente
Ottolenghi
ci
veniva
incontro
.
Lo
additai
al
generale
e
dissi
:
-
Ecco
il
tenente
comandante
del
settore
.
Cedetti
il
passo
e
il
generale
si
trovò
di
fronte
al
tenente
Ottolenghi
.
Il
tenente
si
presentò
.
-
Mi
mostri
le
sue
feritoie
,
-
disse
il
generale
.
-
Conosce
lei
le
sue
feritoie
?
È
da
molto
tempo
che
lei
è
in
questo
settore
?
-
Da
oltre
una
settimana
,
signor
generale
.
Le
feritoie
le
ho
tutte
fatte
riadattare
io
stesso
.
Le
conosco
bene
.
Ottolenghi
precedeva
,
il
generale
seguiva
.
Dietro
il
generale
,
venivo
io
,
dietro
,
i
due
carabinieri
con
i
quali
il
generale
era
salito
in
linea
,
e
il
mio
portaordini
.
Le
trincee
erano
calme
.
Durante
tutta
quell
'
ispezione
,
il
cannoncino
non
s
'
era
fatto
vivo
.
Solo
,
dalla
linea
nemica
,
ogni
tanto
,
partiva
un
colpo
di
fucile
,
a
cui
rispondevano
le
nostre
vedette
.
Ottolenghi
si
fermò
tra
due
feritoie
,
che
egli
definì
secondarie
,
e
disse
:
-
Sono
feritoie
per
il
tiro
sotto
i
nostri
reticolati
,
non
per
l
'
osservazione
.
Il
generale
guardò
a
lungo
l
'
una
e
l
'
altra
.
-
Sono
feritoie
che
non
servono
né
per
l
'
osservazione
né
per
il
tiro
,
-
concluse
.
-
Lei
mi
farà
il
favore
di
ordinarne
la
distruzione
.
Ne
faccia
costruire
delle
altre
.
Dove
sono
le
feritoie
principali
?
Il
generale
era
ridivenuto
autoritario
.
-
Qui
avanti
,
abbiamo
la
più
bella
feritoia
di
tutto
il
settore
,
-
rispose
Ottolenghi
.
-
Si
vede
tutto
il
terreno
antistante
e
tutta
la
linea
nemica
,
in
ogni
sua
parte
.
Credo
che
non
esista
una
migliore
feritoia
.
È
qui
.
La
feritoia
n
.
14
-
Feritoia
n
.
14
?
dicevo
fra
me
.
Siccome
non
avevo
più
visto
quel
settore
da
più
giorni
,
conclusi
che
Ottolenghi
avesse
abolito
qualche
feritoia
,
spostato
i
numeri
e
attribuito
il
n
.
14
ad
un
'
altra
feritoia
.
Alla
prima
curva
della
trincea
,
Ottolenghi
si
fermò
.
Nessuna
modificazione
era
stata
portata
alle
feritoie
della
trincea
.
Le
feritoie
erano
le
stesse
.
Staccata
dalle
altre
,
oltre
la
curva
,
più
elevata
delle
altre
e
bene
in
rilievo
,
era
la
feritoia
n
.
14
con
la
sua
lastra
d
'
acciaio
.
Ottolenghi
si
era
fermato
oltre
la
feritoia
,
lasciando
questa
fra
lui
e
il
generale
.
-
Ecco
,
-
disse
al
generale
,
sollevando
e
lasciando
subito
ricadere
l
'
otturatore
.
-
Il
foro
è
piccolo
e
non
consente
l
'
osservazione
che
ad
uno
solo
.
Io
feci
del
rumore
,
sbattendo
il
bastone
su
dei
sassi
,
per
richiamare
l
'
attenzione
di
Ottolenghi
.
Cercavo
i
suoi
occhi
per
fargli
cenno
di
desistere
.
Egli
non
mi
guardò
.
Capì
certamente
,
ma
non
volle
guardarmi
.
Il
suo
volto
era
divenuto
pallido
.
Il
cuore
mi
tremava
.
Istintivamente
,
aprii
la
bocca
per
chiamare
il
generale
.
Ma
non
parlai
.
La
mia
commozione
,
forse
,
m
'
impedì
di
parlare
.
Non
voglio
diminuire
in
nulla
quella
che
può
essere
stata
,
in
quel
momento
,
la
mia
responsabilità
.
Si
stava
per
uccidere
il
generale
,
io
ero
presente
,
potevo
impedirlo
e
non
dissi
una
parola
.
Il
generale
si
portò
di
fronte
alla
feritoia
.
Si
mise
allo
scudo
,
piegò
la
testa
fino
a
toccare
l
'
acciaio
,
sollevò
l
'
otturatore
e
avvicinò
l
'
occhio
al
foro
.
Io
chiusi
gli
occhi
.
Quanto
durasse
quell
'
attesa
,
non
saprei
dirlo
.
Avevo
sempre
gli
occhi
chiusi
.
Non
sentii
sparare
.
Il
generale
disse
:
-
È
magnifico
!
magnifico
!
Aprii
gli
occhi
e
vidi
il
generale
sempre
alla
feritoia
.
Senza
spostarsi
,
egli
parlava
:
-
Ecco
,
adesso
,
mi
par
di
capire
...
che
il
cannoncino
sia
appostato
in
trincea
,
mi
pare
difficile
...
Forse
sì
...
dove
la
trincea
è
in
linea
spezzata
,
è
possibile
...
Ma
non
credo
...
Come
si
vede
bene
...
Bravo
tenente
!
...
È
probabile
che
l
'
appostazione
sia
dietro
la
trincea
,
pochi
metri
dietro
...
nel
bosco
...
Ottolenghi
suggeriva
:
-
Guardi
bene
,
signor
generale
,
a
sinistra
dov
'
è
un
sacchetto
bianco
,
lo
vede
?
-
Sì
,
lo
vedo
,
è
molto
chiaro
.
Tutto
è
molto
chiaro
.
-
Io
ho
l
'
impressione
che
il
cannoncino
sia
là
.
Non
si
nota
niente
,
non
si
vede
fumo
,
ma
il
rumore
viene
di
là
.
Vede
?
-
Sì
,
vedo
.
-
Guardi
bene
,
non
si
muova
.
-
È
probabile
...
è
probabile
...
-
Se
lei
permette
,
adesso
,
faccio
animare
la
nostra
linea
.
Faccio
sparare
una
mitragliatrice
.
È
facile
che
,
per
rappresaglia
,
il
cannoncino
spari
.
-
Sì
,
tenente
,
faccia
sparare
.
Il
generale
si
ritirò
dalla
feritoia
e
lasciò
ricadere
l
'
otturatore
.
Ottolenghi
diede
l
'
ordine
che
una
mitragliatrice
sparasse
.
Poco
dopo
,
la
mitragliatrice
aprì
il
fuoco
.
Il
generale
si
riaccostò
alla
feritoia
e
sollevò
ancora
una
volta
l
'
otturatore
.
Il
cannoncino
non
sparò
.
Dalla
trincea
nemica
,
rispose
soltanto
qualche
colpo
di
fucile
.
Per
due
o
tre
volte
,
il
generale
ritirò
il
volto
dalla
feritoia
per
rivolgersi
a
Ottolenghi
,
e
la
luce
del
sole
ne
traversava
il
foro
.
Mentre
la
mitragliatrice
sparava
,
il
generale
guardava
ora
con
l
'
occhio
sinistro
,
ora
con
il
destro
.
Il
rumore
dei
colpi
isolati
e
il
tiro
della
mitragliatrice
non
svegliarono
il
tiratore
al
cavalletto
.
Il
generale
abbandonò
la
feritoia
.
Ottolenghi
era
contrariato
.
-
Farò
sparare
qualche
bomba
,
-
propose
al
generale
.
-
È
bene
che
guardi
ancora
.
-
No
,
-
rispose
il
generale
,
-
per
oggi
basta
.
Bravo
tenente
!
Domani
,
farò
venire
qui
il
mio
capo
di
stato
maggiore
,
perché
si
renda
conto
esatto
delle
posizioni
nemiche
.
Arrivederci
.
Strinse
la
mano
a
noi
due
e
s
'
allontanò
,
seguito
dai
due
carabinieri
.
Noi
rimanemmo
soli
.
-
Ma
tu
sei
pazzo
!
-
esclamai
.
Il
mio
portaordini
era
a
pochi
passi
.
Sembrava
non
guardasse
né
sentisse
.
Ottolenghi
non
mi
rispose
neppure
.
S
'
era
fatto
rosso
in
viso
e
girava
attorno
a
se
stesso
.
-
Vuoi
vedere
che
,
se
apro
ancora
la
feritoia
,
quell
'
imbecille
di
tiratore
si
sveglia
?
Levò
di
tasca
una
moneta
di
dieci
centesimi
,
ne
serrò
leggermente
l
'
estremità
fra
il
pollice
e
l
'
indice
,
sollevò
l
'
otturatore
e
l
'
accostò
al
foro
.
Un
fascio
di
sole
illuminò
il
foro
.
E
fu
tutt
'
uno
:
il
sibilo
della
pallottola
e
il
colpo
di
fucile
.
La
moneta
,
strappata
dal
tiro
,
volò
fra
gli
abeti
.
Ottolenghi
sembrava
aver
perduto
ogni
controllo
su
se
stesso
.
Furioso
,
pestava
i
piedi
per
terra
,
si
mordeva
le
dita
e
bestemmiava
.
-
E
ora
ci
vuol
mandare
il
capo
di
stato
maggiore
!
La
notte
disfacemmo
la
feritoia
n
.
14
.
XIX
Non
si
parlava
più
di
nuovi
assalti
.
La
calma
sembrava
ridiscesa
per
lungo
tempo
sulla
vallata
.
Dall
'
una
parte
e
dall
'
altra
,
si
rafforzavano
le
posizioni
.
I
zappatori
lavoravano
tutta
la
notte
.
Il
cannoncino
da
37
continuava
a
darci
fastidi
,
sempre
invisibile
.
Rimaneva
dei
giorni
interi
senza
sparare
un
colpo
,
poi
,
improvvisamente
,
apriva
il
fuoco
contro
una
feritoia
e
ci
feriva
una
vedetta
.
Il
mio
battaglione
era
sempre
in
linea
e
attendevamo
che
il
battaglione
di
rincalzo
ci
desse
il
cambio
.
Io
volevo
poter
dare
indicazioni
precise
al
comandante
del
reparto
che
mi
avrebbe
sostituito
.
Giorno
e
notte
,
avevo
un
servizio
speciale
di
osservazione
,
nella
speranza
che
il
bagliore
dello
sparo
o
il
movimento
dei
serventi
tradisse
l
'
appostazione
del
pezzo
.
La
notte
precedente
a
quella
del
cambio
,
poiché
il
servizio
di
vigilanza
non
ci
aveva
dato
alcun
risultato
,
accompagnato
da
un
caporale
,
io
stesso
m
'
ero
voluto
mettere
in
osservazione
.
Il
caporale
era
uscito
molte
volte
di
pattuglia
,
ed
era
pratico
del
luogo
.
La
luna
rischiarava
il
bosco
e
,
all
'
apparire
di
qualche
raro
razzo
,
la
luce
improvvisa
dava
un
'
apparenza
di
movimento
alla
foresta
.
Era
difficile
capire
se
si
trattasse
sempre
d
'
una
illusione
.
Potevano
anche
essere
uomini
che
si
spostassero
,
non
alberi
che
,
per
la
velocità
del
passaggio
della
luce
dei
razzi
attraverso
i
rami
,
sembrassero
muoversi
.
Noi
due
eravamo
usciti
all
'
estrema
sinistra
della
compagnia
,
nel
punto
in
cui
le
nostre
trincee
erano
più
vicine
alle
trincee
nemiche
.
Camminando
carponi
,
eravamo
arrivati
dietro
un
cespuglio
,
una
decina
di
metri
oltre
la
nostra
linea
,
una
trentina
dall
'
austriaca
.
Un
leggero
avvallamento
separava
le
nostre
trincee
dal
cespuglio
,
e
questo
coronava
un
rialzo
di
terreno
dominante
la
trincea
antistante
.
Eravamo
là
immobili
,
indecisi
se
avanzare
ancora
oppure
fermarci
,
quando
ci
parve
di
notare
un
movimento
nelle
trincee
nemiche
,
alla
nostra
sinistra
.
In
quel
tratto
di
trincea
,
non
v
'
erano
alberi
:
non
era
quindi
possibile
si
trattasse
di
una
illusione
ottica
.
Comunque
,
noi
constatavamo
di
essere
in
un
punto
da
cui
si
poteva
spiare
la
trincea
nemica
,
d
'
infilata
.
Un
simile
posto
non
l
'
avevamo
ancora
scoperto
,
in
nessun
altro
punto
.
Decisi
perciò
di
rimanere
là
tutta
la
notte
,
per
essere
in
grado
di
osservare
l
'
animarsi
della
trincea
nemica
,
ai
primi
chiarori
dell
'
alba
.
Che
il
cannoncino
sparasse
o
tacesse
,
mi
era
ormai
indifferente
.
L
'
essenziale
era
mantenere
quell
'
insperato
posto
di
osservazione
.
Il
cespuglio
e
il
rialzo
ci
mascheravano
e
ci
proteggevano
così
bene
che
decisi
di
ricollegarli
alla
nostra
linea
e
di
farne
un
posto
clandestino
d
'
osservazione
permanente
.
Rimandai
indietro
il
caporale
e
feci
venire
un
graduato
dei
zappatori
al
quale
detti
le
indicazioni
necessarie
al
lavoro
.
In
poche
ore
,
tra
il
cespuglio
e
la
nostra
trincea
,
fu
scavato
un
camminamento
di
comunicazione
.
Il
rumore
del
lavoro
fu
coperto
dal
rumore
dei
tiri
lungo
la
nostra
linea
.
Il
camminamento
non
era
alto
,
ma
consentiva
il
passaggio
al
coperto
,
anche
di
giorno
,
ad
un
uomo
che
avesse
camminato
strisciando
.
La
terra
scavata
fu
ritirata
indietro
nella
trincea
,
e
dello
scavo
non
rimasero
tracce
appariscenti
.
Piccoli
rami
freschi
e
cespugli
completarono
il
mascheramento
.
Addossati
al
cespuglio
,
il
caporale
ed
io
rimanemmo
in
agguato
tutta
la
notte
,
senza
riuscire
a
distinguere
segni
di
vita
nella
trincea
nemica
.
Ma
l
'
alba
ci
compensò
dell
'
attesa
.
Prima
,
fu
un
muoversi
confuso
di
qualche
ombra
nei
camminamenti
,
indi
,
in
trincea
,
apparvero
dei
soldati
con
delle
marmitte
.
Era
certo
la
corvée
del
caffè
.
I
soldati
passavano
,
per
uno
o
per
due
,
senza
curvarsi
,
sicuri
com
'
erano
di
non
esser
visti
,
ché
le
trincee
e
i
traversoni
laterali
li
proteggevano
dall
'
osservazione
e
dai
tiri
d
'
infilata
della
nostra
linea
.
Mai
avevo
visto
uno
spettacolo
eguale
.
Ora
erano
là
,
gli
austriaci
:
vicini
,
quasi
a
contatto
,
tranquilli
,
come
i
passanti
su
un
marciapiede
di
città
.
Ne
provai
una
sensazione
strana
.
Stringevo
forte
il
braccio
del
caporale
che
avevo
alla
mia
destra
,
per
comunicargli
,
senza
voler
parlare
,
la
mia
meraviglia
.
Anch
'
egli
era
attento
e
sorpreso
,
e
io
ne
sentivo
il
tremito
che
gli
dava
il
respiro
lungamente
trattenuto
.
Una
vita
sconosciuta
si
mostrava
improvvisamente
ai
nostri
occhi
.
Quelle
trincee
,
che
pure
noi
avevamo
attaccato
tante
volte
inutilmente
,
così
viva
ne
era
stata
la
resistenza
,
avevano
poi
finito
con
l
'
apparirci
inanimate
,
come
cose
lugubri
,
inabitate
da
viventi
,
rifugio
di
fantasmi
misteriosi
e
terribili
.
Ora
si
mostravano
a
noi
,
nella
loro
vera
vita
.
Il
nemico
,
il
nemico
,
gli
austriaci
,
gli
austriaci
!
...
Ecco
il
nemico
ed
ecco
gli
austriaci
.
Uomini
e
soldati
come
noi
,
fatti
come
noi
,
in
uniforme
come
noi
,
che
ora
si
muovevano
,
parlavano
e
prendevano
il
caffè
,
proprio
come
stavano
facendo
,
dietro
di
noi
,
in
quell
'
ora
stessa
,
i
nostri
stessi
compagni
.
Strana
cosa
.
Un
'
idea
simile
non
mi
era
mai
venuta
alla
mente
.
Ora
prendevano
il
caffè
.
Curioso
!
E
perché
non
avrebbero
dovuto
prendere
il
caffè
?
Perché
mai
mi
appariva
straordinario
che
prendessero
il
caffè
?
E
,
verso
le
10
o
le
11
,
avrebbero
anche
consumato
il
rancio
,
esattamente
come
noi
.
Forse
che
il
nemico
può
vivere
senza
bere
e
senza
mangiare
?
Certamente
no
.
E
allora
,
quale
la
ragione
del
mio
stupore
?
Ci
erano
tanto
vicini
e
noi
li
potevamo
contare
,
uno
per
uno
.
Nella
trincea
,
fra
due
traversoni
,
v
'
era
un
piccolo
spazio
tondo
,
dove
qualcuno
,
di
tanto
in
tanto
,
si
fermava
.
Si
capiva
che
parlavano
,
ma
la
voce
non
arrivava
fino
a
noi
.
Quello
spazio
doveva
trovarsi
di
fronte
a
un
ricovero
più
grande
degli
altri
,
perché
v
'
era
attorno
maggior
movimento
.
Il
movimento
cessò
all
'
arrivo
d
'
un
ufficiale
.
Dal
modo
con
cui
era
vestito
,
si
capiva
ch
'
era
un
ufficiale
.
Aveva
scarpe
e
gambali
di
cuoio
giallo
e
l
'
uniforme
appariva
nuovissima
.
Probabilmente
,
era
un
ufficiale
arrivato
in
quei
giorni
,
forse
uscito
appena
da
una
scuola
militare
.
Era
giovanissimo
e
il
biondo
dei
capelli
lo
faceva
apparire
ancora
più
giovane
.
Sembrava
non
dovesse
avere
neppure
diciott
'
anni
.
Al
suo
arrivo
,
i
soldati
si
scartarono
e
,
nello
spazio
tondo
,
non
rimase
che
lui
.
La
distribuzione
del
caffè
doveva
incominciare
in
quel
momento
.
Io
non
vedevo
che
l
'
ufficiale
.
Io
facevo
la
guerra
fin
dall
'
inizio
.
Far
la
guerra
,
per
anni
,
significa
acquistare
abitudini
e
mentalità
di
guerra
.
Questa
caccia
grossa
fra
uomini
non
era
molto
dissimile
dall
'
altra
caccia
grossa
.
Io
non
vedevo
un
uomo
.
Vedevo
solamente
il
nemico
.
Dopo
tante
attese
,
tante
pattuglie
,
tanto
sonno
perduto
,
egli
passava
al
varco
.
La
caccia
era
ben
riuscita
.
Macchinalmente
,
senza
un
pensiero
,
senza
una
volontà
precisa
,
ma
così
,
solo
per
istinto
,
afferrai
il
fucile
del
caporale
.
Egli
me
lo
abbandonò
ed
io
me
ne
impadronii
.
Se
fossimo
stati
per
terra
,
come
altre
notti
,
stesi
dietro
il
cespuglio
,
è
probabile
che
avrei
tirato
immediatamente
,
senza
perdere
un
secondo
di
tempo
.
Ma
ero
in
ginocchio
,
nel
fosso
scavato
,
ed
il
cespuglio
mi
stava
di
fronte
come
una
difesa
di
tiro
a
segno
.
Ero
come
in
un
poligono
e
mi
potevo
prendere
tutte
le
comodità
per
puntare
.
Poggiai
bene
i
gomiti
a
terra
,
e
cominciai
a
puntare
.
L
'
ufficiale
austriaco
accese
una
sigaretta
.
Ora
egli
fumava
.
Quella
sigaretta
creò
un
rapporto
improvviso
fra
lui
e
me
.
Appena
ne
vidi
il
fumo
,
anch
'
io
sentii
il
bisogno
di
fumare
.
Questo
mio
desiderio
mi
fece
pensare
che
anch
'
io
avevo
delle
sigarette
.
Fu
un
attimo
.
Il
mio
atto
del
puntare
,
ch
'
era
automatico
,
divenne
ragionato
.
Dovetti
pensare
che
puntavo
,
e
che
puntavo
contro
qualcuno
.
L
'
indice
che
toccava
il
grilletto
allentò
la
pressione
.
Pensavo
.
Ero
obbligato
a
pensare
.
Certo
,
facevo
coscientemente
la
guerra
e
la
giustificavo
moralmente
e
politicamente
.
La
mia
coscienza
di
uomo
e
di
cittadino
non
erano
in
conflitto
con
i
miei
doveri
militari
.
La
guerra
era
,
per
me
,
una
dura
necessità
,
terribile
certo
,
ma
alla
quale
ubbidivo
,
come
ad
una
delle
tante
necessità
,
ingrate
ma
inevitabili
,
della
vita
.
Pertanto
facevo
la
guerra
e
avevo
il
comando
di
soldati
.
La
facevo
dunque
,
moralmente
,
due
volte
.
Avevo
già
preso
parte
a
tanti
combattimenti
.
Che
io
tirassi
contro
un
ufficiale
nemico
era
quindi
un
fatto
logico
.
Anzi
,
esigevo
che
i
miei
soldati
fossero
attenti
nel
loro
servizio
di
vedetta
e
tirassero
bene
,
se
il
nemico
si
scopriva
.
Perché
non
avrei
,
ora
,
tirato
io
su
quell
'
ufficiale
?
Avevo
il
dovere
di
tirare
.
Sentivo
che
ne
avevo
il
dovere
.
Se
non
avessi
sentito
che
quello
era
un
dovere
,
sarebbe
stato
mostruoso
che
io
continuassi
a
fare
la
guerra
e
a
farla
fare
agli
altri
.
No
,
non
v
'
era
dubbio
,
io
avevo
il
dovere
di
tirare
.
E
intanto
,
non
tiravo
.
Il
mio
pensiero
si
sviluppava
con
calma
.
Non
ero
affatto
nervoso
.
La
sera
precedente
,
prima
di
uscire
dalla
trincea
,
avevo
dormito
quattro
o
cinque
ore
:
mi
sentivo
benissimo
:
dietro
il
cespuglio
,
nel
fosso
,
non
ero
minacciato
da
pericolo
alcuno
.
Non
avrei
potuto
essere
più
calmo
,
in
una
camera
di
casa
mia
,
nella
mia
città
.
Forse
,
era
quella
calma
completa
che
allontanava
il
mio
spirito
dalla
guerra
.
Avevo
di
fronte
un
ufficiale
,
giovane
,
inconscio
del
pericolo
che
gli
sovrastava
.
Non
lo
potevo
sbagliare
.
Avrei
potuto
sparare
mille
colpi
a
quella
distanza
,
senza
sbagliarne
uno
.
Bastava
che
premessi
il
grilletto
:
egli
sarebbe
stramazzato
al
suolo
.
Questa
certezza
che
la
sua
vita
dipendesse
dalla
mia
volontà
,
mi
rese
esitante
.
Avevo
di
fronte
un
uomo
.
Un
uomo
!
Un
uomo
!
Ne
distinguevo
gli
occhi
e
i
tratti
del
viso
.
La
luce
dell
'
alba
si
faceva
più
chiara
ed
il
sole
si
annunziava
dietro
la
cima
dei
monti
.
Tirare
così
,
a
pochi
passi
,
su
un
uomo
...
come
su
un
cinghiale
!
Cominciai
a
pensare
che
,
forse
,
non
avrei
tirato
.
Pensavo
.
Condurre
all
'
assalto
cento
uomini
,
o
mille
,
contro
cento
altri
o
altri
mille
è
una
cosa
.
Prendere
un
uomo
,
staccarlo
dal
resto
degli
uomini
e
poi
dire
:
"
Ecco
,
sta
'
fermo
,
io
ti
sparo
,
io
t
'
uccido
"
è
un
'
altra
.
È
assolutamente
un
'
altra
cosa
.
Fare
la
guerra
è
una
cosa
,
uccidere
un
uomo
è
un
'
altra
cosa
.
Uccidere
un
uomo
,
così
,
è
assassinare
un
uomo
.
Non
so
fino
a
che
punto
il
mio
pensiero
procedesse
logico
.
Certo
è
che
avevo
abbassato
il
fucile
e
non
sparavo
.
In
me
s
'
erano
formate
due
coscienze
,
due
individualità
,
una
ostile
all
'
altra
.
Dicevo
a
me
stesso
:
"
Eh
!
non
sarai
tu
che
ucciderai
un
uomo
,
così
!
"
Io
stesso
che
ho
vissuto
quegli
istanti
,
non
sarei
ora
in
grado
di
rifare
l
'
esame
di
quel
processo
psicologico
.
V
'
è
un
salto
che
io
,
oggi
,
non
vedo
più
chiaramente
.
E
mi
chiedo
ancora
come
,
arrivato
a
quella
conclusione
,
io
pensassi
di
far
eseguire
da
un
altro
quello
che
io
stesso
non
mi
sentivo
la
coscienza
di
compiere
.
Avevo
il
fucile
poggiato
,
per
terra
,
infilato
nel
cespuglio
.
Il
caporale
si
stringeva
al
mio
fianco
.
Gli
porsi
il
calcio
del
fucile
e
gli
dissi
,
a
fior
di
labbra
:
-
Sai
...
così
...
un
uomo
solo
...
io
non
sparo
.
Tu
,
vuoi
?
Il
caporale
prese
il
calcio
del
fucile
e
mi
rispose
:
-
Neppure
io
.
Rientrammo
,
carponi
,
in
trincea
.
Il
caffè
era
già
distribuito
e
lo
prendemmo
anche
noi
.
La
sera
,
dopo
l
'
imbrunire
,
il
battaglione
di
rincalzo
ci
dette
il
cambio
.
XX
Le
operazioni
sembravano
aver
subito
,
per
ordini
superiori
,
un
arresto
.
Esse
si
sviluppavano
in
altri
fronti
,
sul
Carso
principalmente
.
Sull
'
Altipiano
,
era
ridiscesa
la
calma
.
A
metà
settembre
,
la
brigata
fu
mandata
a
riposo
,
vicino
a
Foza
,
per
quindici
giorni
.
Ricevemmo
finalmente
abiti
e
biancheria
e
ci
rimettemmo
a
nuovo
.
Quei
quindici
giorni
passarono
per
tutti
noi
come
quindici
notti
.
Non
facemmo
che
dormire
.
Ad
ottobre
,
con
l
'
approssimarsi
dell
'
inverno
,
che
in
alta
montagna
incomincia
fin
dall
'
autunno
,
incominciarono
i
turni
di
trincea
,
tetri
e
monotoni
.
Malgrado
tutto
,
non
erano
peggiori
della
vita
che
,
ogni
giorno
e
in
tempi
normali
,
conducono
milioni
di
minatori
nei
grandi
bacini
minerari
d
'
Europa
.
Si
aveva
qualche
ferito
,
raramente
un
morto
.
Eccezionalmente
,
lo
scoppio
d
'
un
grosso
calibro
o
d
'
una
bombarda
da
trincea
provocava
una
catastrofe
,
come
lo
scoppio
del
grisou
in
un
pozzo
.
E
la
vita
riprendeva
sempre
eguale
.
Trincea
,
riposo
,
a
un
chilometro
,
trincea
.
Il
freddo
,
la
neve
,
il
ghiaccio
,
le
valanghe
non
rendono
la
guerra
più
dura
,
per
uomini
validi
.
Sono
elementi
che
ben
conoscono
,
in
tempo
di
pace
,
quanti
vivono
in
alta
montagna
e
nelle
regioni
dalla
neve
perenne
.
La
guerra
,
per
la
fanteria
,
è
l
'
assalto
.
Senza
l
'
assalto
,
v
'
è
lavoro
duro
,
non
guerra
.
Perciò
,
di
tutti
quei
mesi
,
tutti
eguali
,
io
non
solo
non
ho
un
ricordo
vago
,
ma
nessun
ricordo
.
Come
degli
anni
d
'
infanzia
passati
in
collegio
.
Debbo
quindi
saltare
dei
mesi
interi
e
fermarmi
solo
su
degli
episodi
,
anche
di
pochi
minuti
,
che
ho
vissuto
intensamente
,
e
che
sono
ancora
profondi
nella
mia
memoria
.
Il
generale
Leone
,
promosso
a
un
comando
superiore
,
lasciò
la
divisione
.
Noi
lo
festeggiammo
per
una
settimana
.
Il
suo
successore
,
generale
Piccolomini
,
arrivò
quando
la
brigata
era
in
linea
.
Egli
volle
subito
presentarsi
alle
sue
truppe
e
visitare
le
trincee
.
La
mia
compagnia
era
in
linea
,
nello
stesso
settore
di
destra
.
Un
portaordini
del
comando
di
battaglione
mi
preavvertì
,
ed
io
gli
andai
incontro
.
Il
generale
Leone
era
spettrale
e
rigido
,
il
nuovo
generale
ilare
e
saltellante
.
Nel
rapido
confronto
che
feci
tra
i
due
,
il
generale
Piccolomini
mi
sembrò
il
migliore
degli
uomini
.
Da
dove
ci
venisse
,
non
lo
ricordo
.
Probabilmente
proveniva
da
una
direzione
di
scuola
militare
,
perché
aveva
uno
spirito
pedagogico
,
portato
al
teorico
.
Mi
attendevo
domande
sui
miei
soldati
,
sui
veterani
,
sul
morale
dei
reparti
,
sulle
trincee
,
sul
nemico
.
Con
un
fare
da
esaminatore
,
mi
disse
:
-
Vediamo
un
po
'
,
tenente
.
Sentiamo
come
lei
definirebbe
la
vittoria
.
Intendo
dire
la
nostra
vittoria
,
la
vittoria
militare
.
Simile
domanda
mi
cadeva
imprevista
.
Abbozzai
un
sorriso
d
'
intelligenza
,
un
sorriso
particolare
a
tutti
quelli
che
,
non
avendo
capito
niente
,
ma
trovando
inopportuno
dire
"
io
non
ho
capito
,
abbia
la
bontà
di
spiegarsi
"
,
sorridendo
,
vogliono
far
capire
al
loro
interlocutore
che
hanno
capito
,
ma
in
modo
così
discreto
che
è
come
se
non
avessero
capito
.
Il
generale
ripeté
:
-
La
vittoria
.
Mi
spiego
o
non
mi
spiego
?
Noi
combattiamo
per
vincere
o
per
perdere
?
Evidentemente
,
per
vincere
.
-
Naturalmente
.
-
Ebbene
,
l
'
azione
del
vincere
è
la
vittoria
.
Io
desidererei
che
lei
mi
definisse
questa
vittoria
.
Ora
avevo
capito
,
anche
troppo
.
E
pensavo
,
non
dico
con
nostalgia
,
ma
con
minore
terrore
,
al
generale
Leone
che
,
negli
ultimi
tempi
,
non
s
'
era
più
fatto
vedere
e
sembrava
rinsavito
.
Il
generale
insisteva
:
dovetti
decidermi
a
rispondere
:
-
Non
saprei
,
signor
generale
.
Il
giureconsulto
Paolo
afferma
...
afferma
...
che
tutte
le
definizioni
sono
pericolose
.
E
,
senza
orgoglio
,
anzi
con
una
certa
qual
timidezza
,
osai
appoggiare
la
citazione
con
una
frase
latina
,
una
delle
rare
che
mi
fossero
rimaste
dei
miei
studi
giuridici
.
Di
fronte
alla
frase
latina
,
il
generale
rimase
un
po
'
perplesso
.
Non
se
l
'
attendeva
.
Egli
mi
aveva
sorpreso
con
la
vittoria
,
ma
anch
'
io
l
'
avevo
sorpreso
con
Paolo
.
Per
rifarsi
,
parlò
decisamente
.
-
Io
non
sono
un
prete
e
non
sono
mai
stato
in
seminario
.
Perciò
non
conosco
il
latino
.
Mi
parve
prudente
tacere
.
-
Lasciamo
stare
San
Paolo
.
E
la
vittoria
?
La
vittoria
?
-
insisteva
il
generale
.
Egli
constatò
,
con
soddisfazione
,
che
io
non
ero
in
grado
di
pronunziarmi
,
e
volle
egli
stesso
venirmi
in
aiuto
.
Definì
la
vittoria
con
parole
,
probabilmente
tolte
da
un
trattato
militare
,
che
io
ora
non
ricordo
,
in
cui
entrava
uno
"
scatto
di
nervi
"
.
Il
generale
distingueva
la
vittoria
nell
'
offensiva
e
la
vittoria
nella
difensiva
.
Nella
prima
lo
"
scatto
di
nervi
"
era
tempestivamente
lanciato
,
nella
seconda
era
tempestivamente
frenato
.
Io
pensavo
:
speriamo
che
,
nella
pratica
,
egli
sia
migliore
del
generale
Leone
.
Il
generale
mi
tolse
alle
mie
riflessioni
:
-
Scommetto
che
,
in
tutto
il
suo
battaglione
,
non
v
'
è
un
solo
ufficiale
che
conosca
questa
definizione
capitale
.
Io
pensai
:
lo
spero
bene
.
Ma
dissi
:
-
È
probabile
,
signor
generale
.
Lungo
la
trincea
non
si
sentiva
che
qualche
raro
colpo
di
fucile
.
Il
generale
camminava
svelto
e
sicuro
ed
io
lo
precedevo
.
Era
chiaro
ch
'
egli
non
aveva
nessuna
di
quelle
preoccupazioni
riguardanti
l
'
incolumità
personale
,
comuni
a
quanti
non
sono
abituati
a
vivere
in
trincea
.
Ma
il
suo
pensiero
doveva
essere
sempre
fisso
alla
teoria
della
guerra
.
Ogni
volta
che
si
fermava
,
mi
diceva
:
-
Sì
,
sì
,
in
questa
brigata
,
si
fa
la
guerra
,
ma
si
pensa
poco
.
Ignorare
le
nozioni
più
elementari
!
Un
ufficiale
!
Io
non
rispondevo
.
-
Attenzione
,
signor
generale
,
si
curvi
.
Qui
,
tirano
.
-
E
lasci
che
tirino
!
-
mi
rispose
sdegnoso
.
Passò
,
curvandosi
appena
,
in
modo
insufficiente
.
Un
colpo
di
fucile
ci
avvertì
che
era
necessario
essere
più
prudenti
.
Si
fermò
e
disse
:
-
Voglio
rispondere
un
po
'
anch
'
io
a
quella
gente
.
Fermò
un
soldato
che
passava
con
una
corvée
e
si
fece
dare
il
fucile
.
Fece
qualche
passo
avanti
e
si
arrestò
alla
feritoia
più
vicina
.
La
feritoia
non
era
delle
migliori
.
Era
stata
costruita
per
controllare
un
tratto
dei
nostri
reticolati
che
il
ripiegamento
del
terreno
rendeva
favorevole
ad
un
inosservato
avvicinamento
di
pattuglie
nemiche
.
Il
tratto
che
la
feritoia
dominava
era
ben
lontano
dalle
trincee
nemiche
.
Da
quella
feritoia
,
non
era
possibile
,
in
alcun
modo
,
tirare
sulle
trincee
nemiche
.
Apparteneva
a
quella
categoria
di
feritoie
che
il
generale
Leone
aveva
chiamato
adatte
alla
ricerca
dei
grilli
.
Il
generale
guardò
lungamente
,
rovesciò
l
'
alzo
e
puntò
con
competenza
.
Con
calma
,
scaricò
,
una
dopo
l
'
altra
,
tutte
le
sei
cartucce
del
caricatore
.
I
soldati
della
corvée
s
'
erano
fermati
,
rispettosi
,
e
guardavano
.
Il
generale
si
rivolse
a
loro
:
-
Ho
voluto
dare
,
personalmente
,
una
piccola
lezione
a
quei
facinorosi
.
Dite
pure
ai
vostri
compagni
che
il
vostro
generale
non
ha
paura
d
'
impugnare
il
fucile
come
uno
dei
suoi
soldati
.
Egli
era
soddisfatto
e
anche
un
po
'
commosso
.
I
soldati
sapevano
bene
che
quella
non
era
una
feritoia
contro
le
trincee
nemiche
.
Io
non
ritenni
necessario
fargli
osservare
ch
'
egli
aveva
sparato
per
terra
e
sui
nostri
reticolati
.
Credevo
che
il
piccolo
trattenimento
fosse
terminato
,
quando
il
generale
parve
concentrare
la
sua
attenzione
sulla
canna
del
fucile
che
aveva
impugnato
.
S
'
accorse
che
il
fucile
non
aveva
la
baionetta
innestata
,
com
'
era
d
'
obbligo
per
i
soldati
in
trincea
.
-
Dov
'
è
la
baionetta
?
-
mi
chiese
Io
gli
spiegai
che
i
soldati
comandati
di
corvée
non
portavano
mai
la
baionetta
innestata
,
e
che
quello
era
precisamente
il
fucile
d
'
un
soldato
di
corvée
.
Egli
chiese
la
baionetta
.
Il
soldato
s
'
affrettò
a
porgergliela
.
Il
generale
l
'
afferrò
e
ne
guardò
la
punta
.
La
baionetta
era
ben
affilata
,
ma
,
lungo
la
punta
,
v
'
era
della
ruggine
.
Il
generale
la
guardava
fissamente
.
Anch
'
io
guardai
e
vidi
subito
la
ruggine
.
Pensai
:
quel
poltrone
di
sergente
si
è
dimenticato
di
passare
la
rivista
alle
baionette
;
ora
verrà
il
bello
.
M
'
aspettavo
che
il
generale
me
ne
muovesse
rimprovero
,
come
comandante
di
compagnia
responsabile
,
e
cercavo
una
giustificazione
plausibile
.
Ma
egli
non
si
occupava
di
me
.
Dopo
averne
bene
esaminata
la
punta
,
chiese
al
soldato
:
-
Che
cosa
c
'
è
qui
?
Il
soldato
s
'
accorse
anch
'
egli
che
la
baionetta
era
sporca
e
si
fece
rosso
.
Il
generale
riprese
:
-
Che
cosa
c
'
è
qui
?
Non
imbarazzatevi
.
Venite
più
vicino
.
Guardate
bene
.
Che
cosa
c
'
è
scritto
?
Qui
,
c
'
è
scritto
qualcosa
.
Il
soldato
s
'
avvicinò
e
guardò
attentamente
.
Non
tutti
i
soldati
della
compagnia
sapevano
leggere
.
V
'
era
anzi
una
forte
percentuale
di
analfabeti
,
fra
i
contadini
.
Io
pensavo
:
speriamo
che
almeno
sappia
leggere
.
Il
soldato
aveva
l
'
aria
di
saper
leggere
,
perché
guardava
con
intelligenza
.
Dopo
aver
esaminato
la
baionetta
,
dalla
punta
alla
crociera
,
rispose
confuso
:
-
Io
non
vedo
niente
,
signor
generale
,
Anch
'
io
guardai
bene
,
ma
non
vidi
niente
.
Né
sulla
lama
,
né
sulla
punta
,
v
'
era
scritta
una
lettera
.
V
'
era
solo
della
ruggine
.
Il
generale
batté
la
mano
sulla
spalla
del
soldato
ed
esclamò
:
-
Benedetto
figliolo
!
Qui
c
'
è
scritta
una
parola
che
tutti
possono
leggere
,
persino
gli
analfabeti
;
che
tutti
possono
vedere
,
persino
i
ciechi
,
talmente
essa
è
luminosa
.
Il
generale
si
rivolse
a
me
e
mi
chiese
:
-
Non
è
vero
,
signor
tenente
?
Siccome
non
avevo
visto
niente
neppure
io
,
non
potevo
dire
d
'
aver
visto
qualcosa
.
Un
po
'
imbarazzato
anch
'
io
,
scossi
la
testa
e
annuii
a
metà
,
come
per
dire
:
mi
rimetto
a
lei
.
Ora
il
generale
si
rivolgeva
e
parlava
a
tutta
la
squadra
di
corvée
che
si
era
addossata
al
parapetto
,
sull
'
attenti
.
Sembrava
un
tribuno
:
-
C
'
è
scritto
...
vittoria
.
Vittoria
!
Sì
,
vittoria
.
Comprendete
voi
?
È
per
la
vittoria
che
noi
combattiamo
dalle
Alpi
al
mare
,
dall
'
Adriatico
al
Tirreno
,
dal
Tirreno
al
...
Vittoria
!
Vittoria
in
nome
del
Re
...
in
nome
di
Sua
Maestà
il
Re
.
Vittoria
in
nome
...
Il
generale
tossi
leggermente
.
-
In
nome
...
Siccome
la
terza
invocazione
non
veniva
,
egli
tossì
una
seconda
volta
,
una
terza
.
Poi
,
improvvisamente
inspirato
,
concluse
:
-
Viva
il
Re
!
Nella
foga
del
discorso
,
il
generale
aveva
elevato
la
voce
.
Gli
austriaci
dovettero
sentirlo
.
Il
cannoncino
da
37
,
sempre
invisibile
,
sparò
tre
colpi
sulla
trincea
.
Per
noi
,
non
v
'
era
alcun
pericolo
,
perché
eravamo
tutti
al
sicuro
.
Nella
posizione
che
noi
occupavamo
,
il
cannoncino
era
per
noi
inoffensivo
.
Non
v
'
erano
neppure
vedette
,
in
quel
punto
.
Il
generale
,
che
pure
non
poteva
avere
la
stessa
nostra
certezza
,
rimase
immobile
,
calmissimo
.
Senza
scomporsi
,
disse
:
-
Tira
sovente
?
-
Raramente
,
-
risposi
,
-
e
per
rappresaglia
.
-
Forse
ha
voluto
rispondere
ai
miei
colpi
.
-
È
possibile
.
Il
generale
aveva
restituito
il
fucile
e
la
baionetta
.
La
corvée
si
era
allontanata
.
Eravamo
rimasti
soli
.
Egli
divenne
guardingo
e
riprese
la
conversazione
a
voce
bassissima
.
-
I
suoi
soldati
hanno
tutti
il
coltello
?
-
Non
tutti
,
signor
generale
.
C
'
è
chi
l
'
ha
e
chi
non
l
'
ha
.
-
La
baionetta
non
basta
.
Nel
corpo
a
corpo
,
specie
nei
combattimenti
notturni
,
ci
vuole
il
coltello
.
Un
coltello
ben
affilato
,
bene
affilato
,
bene
,
bene
...
mi
comprende
?
-
Sì
,
signor
generale
-
Quanti
coltelli
vi
sono
,
nella
sua
compagnia
?
Io
non
ne
avevo
un
'
idea
neppure
approssimativa
.
In
generale
,
ogni
soldato
aveva
un
coltello
o
un
temperino
di
sua
proprietà
.
V
'
erano
anche
quelli
che
non
ne
possedevano
.
L
'
esperienza
mi
aveva
convinto
che
,
nell
'
interesse
del
servizio
,
di
fronte
a
domande
del
genere
,
è
utile
rispondere
con
cifre
.
Feci
un
rapido
calcolo
.
Nella
compagnia
,
v
'
erano
circa
duecento
soldati
,
in
quel
periodo
.
-
Centocinquanta
coltelli
,
-
risposi
.
-
A
manico
fisso
?
-
No
,
signor
generale
.
Non
ho
visto
un
solo
coltello
a
manico
fisso
.
-
Lei
non
passa
molte
riviste
ai
coltelli
?
-
No
,
signor
generale
.
Essendo
i
coltelli
di
proprietà
personale
,
non
lo
ritenevo
necessario
.
-
D
'
ora
innanzi
,
le
passi
.
-
Signor
sì
.
-
I
suoi
soldati
li
adoperano
spesso
?
-
Signor
sì
.
Il
generale
abbassò
ancora
la
voce
,
e
,
fattosi
più
vicino
,
mi
chiese
,
quasi
all
'
orecchio
:
-
Per
quale
uso
?
Con
lo
stesso
tono
di
voce
risposi
:
-
Per
tagliare
il
pane
...
Il
generale
aprì
gli
occhi
,
tondi
,
tondi
,
tondi
.
Io
non
potevo
ritornare
indietro
.
-
...
la
carne
...
il
formaggio
...
Il
generale
mi
divorava
con
gli
occhi
.
Io
continuai
:
-
...
per
sbucciare
le
arance
...
-
No
,
no
,
-
disse
il
generale
,
con
gesto
d
'
uomo
inorridito
.
-
Ma
,
mi
dica
,
in
combattimento
?
Io
mi
concentrai
un
istante
,
tanto
più
che
la
voce
bassissima
spingeva
alla
meditazione
.
In
combattimento
?
Io
non
volevo
compromettere
quell
'
ispezione
che
,
malgrado
i
numerosi
scogli
,
prometteva
di
finir
bene
.
Ma
,
come
rispondere
?
In
combattimento
!
Non
eravamo
riusciti
a
toccare
gli
austriaci
con
i
fucili
,
immaginiamoci
con
i
coltelli
!
Anziché
rispondere
,
ripetei
,
con
un
fil
di
voce
:
-
In
combattimento
?
Il
pensiero
del
generale
correva
.
Egli
non
s
'
accorse
che
io
non
avevo
risposto
alla
sua
domanda
.
Continuò
:
-
Va
da
sé
che
il
fucile
con
la
baionetta
innestata
deve
essere
impugnato
con
tutte
e
due
le
mani
.
Per
non
essere
imbarazzati
,
bisogna
fissare
il
coltello
fra
i
denti
.
Ed
imitò
il
gesto
,
ponendosi
,
fra
i
denti
,
l
'
indice
della
mano
.
L
'
originale
posizione
in
cui
si
trovava
e
lo
sguardo
con
cui
l
'
accompagnava
,
i
peli
dei
baffi
drizzati
sulle
labbra
,
mi
fecero
pensare
ad
una
lontra
con
un
pesce
in
bocca
.
Con
un
cenno
della
testa
,
mostrai
d
'
aver
capito
.
-
E
il
colpo
,
rapido
.
Al
cuore
o
alla
gola
,
è
indifferente
.
Purché
ci
si
sbrighi
.
Io
annuii
ancora
,
abbassando
la
testa
.
Era
evidente
che
,
quanto
meno
parlavo
,
tanto
meglio
le
cose
sarebbero
andate
.
-
È
più
utile
avere
un
tipo
unico
di
coltello
a
manico
fisso
.
Ha
capito
?
-
Signor
sì
.
-
Ne
parli
al
suo
comandante
di
battaglione
.
-
Signor
sì
.
Il
generale
mi
strinse
la
mano
,
con
un
gesto
cabalistico
,
come
se
,
fra
noi
due
,
fosse
stato
concluso
un
misterioso
patto
di
guerra
.
Giorni
dopo
,
egli
volle
che
il
comandante
di
brigata
gli
presentasse
gli
ufficiali
dei
due
reggimenti
.
Al
rapporto
furono
presenti
tutti
i
comandanti
di
compagnia
e
gli
altri
ufficiali
,
liberi
dal
servizio
.
Egli
volle
conoscerci
tutti
e
profittò
dell
'
occasione
per
una
conferenza
all
'
aperto
.
La
riunione
aveva
luogo
nel
settore
del
battaglione
di
riserva
della
brigata
.
L
'
ordine
del
giorno
della
divisione
aveva
annunciato
il
tema
della
conferenza
:
"
Accordo
delle
intelligenze
"
.
La
giornata
era
magnifica
.
L
'
Altipiano
non
ne
vide
di
più
luminose
.
Dopo
alcune
frasi
per
salutare
gli
ufficiali
e
la
brigata
,
il
generale
passò
al
tema
.
L
'
espressione
"
accordo
delle
intelligenze
"
ricorreva
frequentemente
.
Accordo
fra
l
'
intelligenza
del
capo
e
quella
dei
suoi
subordinati
;
accordo
dell
'
intelligenza
della
fanteria
con
quella
dell
'
artiglieria
;
accordo
dell
'
intelligenza
degli
ufficiali
e
quella
dei
soldati
,
ecc
.
,
ecc
.
Il
generale
impiegava
molte
definizioni
.
Egli
le
conosceva
a
memoria
.
Io
risentii
,
ancora
una
volta
,
quella
della
vittoria
con
relativa
manovra
dei
nervi
.
Ma
l
'
intelligenza
costituiva
il
centro
del
discorso
.
Il
generale
s
'
abbandonava
all
'
improvvisazione
:
-
Un
'
intelligenza
limpida
,
solare
,
come
la
luce
di
questa
giornata
radiosa
,
in
cui
gli
atomi
infiniti
danzano
in
divino
accordo
,
così
come
io
vorrei
danzassero
gli
ufficiali
della
mia
divisione
,
nei
giorni
di
battaglia
.
Il
discorso
,
spesso
,
diveniva
rapido
.
Il
generale
non
aveva
appunti
scritti
e
parlava
a
braccio
.
-
Un
'
intelligenza
per
la
quale
è
sufficiente
una
minuscola
chiave
per
aprire
una
grande
porta
;
una
parola
per
afferrare
il
significato
d
'
un
ordine
,
un
'
intuizione
per
comprendere
,
subito
,
di
primo
acchito
,
un
fatto
sconosciuto
.
Per
esempio
...
Il
generale
s
'
era
arrestato
.
Egli
aveva
visto
uno
scavo
semicircolare
,
fresco
,
che
coronava
un
cocuzzolo
,
mascherato
di
frasche
,
lontano
da
noi
un
centinaio
di
metri
,
lungo
una
delle
linee
di
resistenza
del
settore
.
-
Per
esempio
...
Che
è
quello
scavo
?
È
necessario
averlo
costruito
per
sapere
che
cosa
sia
?
No
,
o
signori
,
non
è
necessario
.
Non
occorre
chiederlo
.
Basta
vederlo
.
Si
presenta
da
sé
.
Si
intuisce
.
Che
cos
'
è
?
È
un
'
appostazione
di
mitragliatrice
.
Il
generale
si
muoveva
come
un
prestidigitatore
che
,
fatta
uscire
una
colomba
da
una
rosa
,
attenda
,
dagli
spettatori
,
la
maraviglia
e
gli
applausi
.
L
'
aiutante
maggiore
del
2°
battaglione
,
il
professore
di
greco
,
era
troppo
scrupoloso
per
lasciar
passare
,
senza
un
'
osservazione
,
quella
ch
'
era
un
'
inesattezza
.
Il
suo
battaglione
era
riserva
di
brigata
ed
egli
conosceva
bene
il
suo
settore
.
L
'
esattezza
,
innanzi
tutto
.
Egli
fece
un
passo
avanti
e
disse
:
-
Permette
,
signor
generale
?
-
Dica
pure
,
-
rispose
il
generale
.
-
Per
la
verità
,
signor
generale
,
per
la
verità
,
non
è
una
appostazione
di
mitragliatrice
.
-
E
che
cos
è
?
-
Una
latrina
da
campo
.
Fu
un
brutto
momento
per
tutti
.
Il
generale
tossì
.
Anche
qualcuno
di
noi
tossì
.
La
conferenza
era
finita
.
XXI
A
novembre
,
la
neve
era
già
alta
.
Ad
ogni
nevicata
,
dovevamo
elevare
le
trincee
e
spostarne
le
feritoie
,
fino
al
livello
della
neve
.
Era
arrivato
un
nuovo
comandante
d
'
armata
e
si
parlava
di
azioni
prossime
.
Giornalmente
,
il
genio
costruiva
ponti
portatili
e
scale
,
e
noi
ci
esercitavamo
con
essi
.
I
ponti
erano
fatti
con
rami
intrecciati
e
avrebbero
dovuto
servire
per
passare
sui
reticolati
nemici
.
Le
scale
,
di
legno
,
lunghe
da
sei
a
otto
metri
,
avrebbero
dovuto
consentire
la
scalata
a
quelle
trincee
nemiche
che
,
nel
settore
di
destra
,
gli
austriaci
avevano
sulle
rocce
.
Ponti
e
scale
erano
gli
argomenti
e
le
beffe
del
giorno
e
della
notte
.
L
'
azione
sembrava
prossima
.
La
mia
compagnia
era
in
linea
,
all
'
estrema
destra
del
settore
,
in
cui
era
maggiore
la
distanza
fra
le
nostre
trincee
e
quelle
austriache
.
A
destra
erano
i
grandi
roccioni
,
a
sinistra
la
stretta
vallata
,
quasi
spoglia
d
'
alberi
.
A
destra
e
a
sinistra
,
le
due
trincee
si
avvicinavano
;
nel
mezzo
,
si
allontanavano
,
fino
a
distare
l
'
una
dall
'
altra
da
due
a
trecento
metri
.
In
quel
tratto
,
nel
mezzo
,
le
trincee
austriache
erano
sul
costone
e
dominavano
le
nostre
,
una
trentina
di
metri
più
basse
.
Il
comando
di
battaglione
mi
aveva
mandato
in
linea
il
soldato
Marrasi
Giuseppe
,
punito
con
quindici
giorni
di
rigore
,
e
assegnato
alla
mia
compagnia
.
Per
sottrarsi
alla
vita
di
trincea
,
egli
aveva
dato
ad
intendere
di
conoscere
il
tedesco
ed
era
stato
mandato
,
tempo
prima
,
ad
una
stazione
d
'
intercettazione
telefonica
.
Scoperto
che
egli
non
conosceva
la
lingua
,
era
stato
punito
e
rimandato
al
battaglione
.
Dopo
Monte
Fior
non
l
'
avevo
più
visto
,
per
quanto
appartenesse
alla
9a
compagnia
.
Lo
assegnai
al
2°
plotone
ed
egli
vi
prese
subito
servizio
,
perché
la
prigione
non
si
scontava
,
in
trincea
,
e
si
faceva
solo
la
ritenuta
sul
soldo
.
La
notte
,
durante
un
'
ispezione
in
linea
,
la
mia
attenzione
venne
attirata
dalla
conversazione
che
si
svolgeva
nel
ricovero
del
2°
plotone
,
posto
venti
o
trenta
metri
dietro
le
trincee
.
M
'
avvicinai
.
I
soldati
fumavano
e
chiacchieravano
sottovoce
,
attorno
alle
stufe
accese
.
Il
plotone
non
aveva
ufficiale
e
il
sottufficiale
che
lo
comandava
,
il
sergente
Cosello
,
era
il
solo
che
non
parlasse
.
Seduto
sulle
gambe
incrociate
,
fumava
una
pipa
di
terracotta
,
dal
cannello
smisuratamente
lungo
.
Fumava
e
ascoltava
.
-
Io
sono
nato
di
venerdì
,
-
diceva
un
soldato
,
-
ed
era
evidente
che
non
dovevo
aver
fortuna
.
Il
giorno
stesso
,
mia
madre
morì
.
Il
giorno
in
cui
mi
han
chiamato
sotto
le
armi
era
di
venerdì
;
venerdì
il
giorno
del
mio
primo
combattimento
.
Quando
sono
stato
ferito
la
prima
volta
,
era
un
venerdì
e
venerdì
quando
son
stato
ferito
la
seconda
volta
.
Vedrete
che
mi
uccideranno
un
venerdì
.
Scommetterei
che
l
'
azione
sarà
per
questo
venerdì
prossimo
.
-
Io
son
nato
di
domenica
,
-
diceva
un
altro
,
-
e
non
ho
avuto
più
fortuna
di
te
.
Mia
madre
è
morta
sei
mesi
dopo
,
il
che
non
costituisce
una
grande
differenza
.
Mio
padre
si
è
dovuto
sposare
,
per
allevarmi
,
perché
,
con
la
sua
giornata
,
non
poteva
pagarmi
una
balia
.
Mia
matrigna
mi
batteva
come
un
materasso
.
È
il
mio
primo
ricordo
d
'
infanzia
.
La
vita
che
io
ho
fatto
non
l
'
augurerei
a
un
cane
.
Poi
,
è
venuta
la
guerra
.
Quando
la
granata
mi
è
scoppiata
fra
le
gambe
,
vi
ricordate
,
chi
c
'
era
?
-
Io
c
'
ero
.
-
Era
di
domenica
.
Ti
regalo
volentieri
il
mio
giorno
di
festa
.
-
E
tu
,
quando
sei
nato
,
Marrasi
?
Marrasi
non
rispose
.
-
Se
esiste
,
nella
settimana
,
un
giorno
che
porta
fortuna
,
certamente
tu
sei
nato
in
quel
giorno
.
Di
'
la
verità
:
a
quanti
combattimenti
hai
preso
parte
?
Con
un
pretesto
o
con
un
altro
,
li
hai
evitati
tutti
.
Questa
è
fortuna
.
Marrasi
si
difese
attaccando
.
-
Chi
mi
dà
mezzo
sigaro
?
-
chiese
.
-
Ja
,
mezzo
sigaro
?
-
Ja
,
ja
!
-
Kamarad
,
mezzo
sigaro
!
Si
scherzava
sul
suo
tedesco
e
non
gli
si
dette
il
sigaro
.
-
E
quella
fucilata
alla
mano
?
Che
fucilata
intelligente
!
-
Come
hai
fatto
a
spararla
?
-
Ma
quando
fosti
fatto
prigioniero
,
francamente
,
poca
fortuna
!
Quella
volta
,
non
avesti
fortuna
!
Tutti
i
compagni
ridevano
.
Il
sergente
,
impassibile
,
fumava
la
pipa
.
Io
mi
dimenticai
di
Marrasi
.
Il
giorno
dopo
,
ero
nel
mio
baracchino
e
facevo
dei
disegni
richiestimi
dal
comando
di
battaglione
.
Potevano
essere
le
due
del
pomeriggio
.
Dalla
trincea
della
compagnia
,
partì
un
grido
d
'
allarmi
,
seguito
da
colpi
di
fucile
.
Immediatamente
,
tutta
la
linea
aprì
il
fuoco
.
In
quattro
salti
fui
in
trincea
.
I
soldati
correvano
alle
feritoie
.
In
mezzo
alla
piccola
vallata
,
oltre
la
linea
dei
nostri
reticolati
,
il
soldato
Marrasi
,
le
gambe
affondate
nella
neve
,
le
mani
in
alto
,
senza
fucile
,
stentatamente
avanzava
verso
le
trincee
nemiche
.
Sul
frastuono
dei
colpi
,
si
levava
la
voce
da
baritono
del
sergente
Cosello
:
-
Sparate
sul
disertore
!
La
trincea
nemica
taceva
.
Dovetti
correre
al
telefono
in
trincea
.
Il
comandante
di
battaglione
mi
chiamava
per
avere
la
spiegazione
di
quanto
accadeva
.
Egli
parlava
eccitato
:
-
Che
c
'
è
?
che
c
'
è
?
Debbo
mandare
rincalzi
?
Io
lo
rassicurai
:
-
Ma
no
.
Un
soldato
sta
passando
al
nemico
,
solo
,
senza
armi
,
e
la
compagnia
tira
su
di
lui
.
Gli
austriaci
,
per
non
spaventarlo
,
non
sparano
.
-
Un
disonore
simile
sul
battaglione
!
-
Lo
so
,
lo
so
;
non
lo
stia
a
raccontare
a
me
.
Che
ci
posso
fare
?
-
Me
lo
rimandi
indietro
,
vivo
o
morto
!
-
Eh
,
vivo
,
sarà
difficile
.
Sparano
tutti
su
di
lui
.
-
Tanto
meglio
.
Meglio
morto
.
Me
lo
mandi
morto
.
-
Sta
bene
.
Posso
andare
?
-
Sì
,
vada
pure
e
mi
dia
le
novità
al
più
presto
.
Io
ritornai
alla
feritoia
.
Al
fuoco
della
compagnia
s
'
era
aggiunto
quello
delle
due
mitragliatrici
del
battaglione
.
Marrasi
continuava
ad
avanzare
,
ma
con
molta
difficoltà
.
Superata
la
vallata
,
il
terreno
era
ripido
e
la
neve
sempre
alta
.
Io
mi
stupivo
ch
'
egli
non
fosse
ancora
caduto
,
quando
m
'
accorsi
che
,
dietro
di
lui
,
ad
una
cinquantina
di
metri
,
anch
'
egli
sprofondato
nella
neve
,
camminava
il
sergente
Cosello
.
Impugnava
il
fucile
con
le
due
mani
e
,
ad
ogni
passo
,
tirava
un
colpo
su
Marrasi
.
Ma
questi
non
cadeva
.
Con
tutta
la
mia
voce
,
ordinai
al
sergente
di
rientrare
in
trincea
.
Il
sergente
si
fermò
.
Era
in
piedi
,
in
mezzo
alla
vallata
.
Io
temevo
che
gli
austriaci
tirassero
su
di
lui
e
ripetei
l
'
ordine
.
Gli
austriaci
non
sparavano
.
Egli
si
voltò
e
mi
gridò
:
-
Signor
sì
!
Aveva
le
gambe
sepolte
nella
neve
.
Da
fermo
,
puntò
lungamente
e
sparò
tutto
il
caricatore
sul
disertore
.
Questi
cadde
e
si
rovesciò
sulla
neve
.
Io
lo
credetti
colpito
.
Ma
,
dopo
qualche
istante
,
si
rialzò
e
riprese
ad
avanzare
.
Tutta
la
linea
continuava
a
sparare
su
di
lui
.
Marrasi
camminava
.
Anche
il
sergente
,
ch
'
era
un
tiratore
scelto
,
l
'
aveva
sbagliato
.
Ho
sempre
notato
che
,
nei
momenti
d
'
eccitazione
,
i
soldati
guardano
e
sparano
ad
occhi
aperti
,
senza
puntare
.
Il
sergente
rientrò
.
Venne
da
me
,
coperto
di
sudore
.
Parlava
a
fatica
:
-
Che
vergogna
!
Che
disonore
!
-
diceva
ansante
.
-
Il
2
plotone
è
disonorato
.
Il
2°
plotone
era
disonorato
.
La
compagnia
era
disonorata
.
Il
battaglione
era
disonorato
.
Fra
poco
,
si
sarebbero
considerati
disonorati
il
reggimento
,
la
brigata
,
la
divisione
,
il
corpo
d
'
armata
e
,
con
ogni
probabilità
,
tutta
l
'
armata
.
Marrasi
continuava
ad
avanzare
.
Il
piantone
al
telefono
venne
di
corsa
per
dirmi
che
il
comandante
di
battaglione
mi
chiamava
nuovamente
,
perché
il
comandante
del
reggimento
voleva
essere
messo
al
corrente
.
-
Rispondi
che
sono
in
trincea
e
non
mi
posso
allontanare
.
Che
verrò
tra
poco
.
Il
piantone
disparve
.
Marrasi
s
'
allontanava
sempre
più
da
noi
.
Gli
austriaci
avevano
due
sbarramenti
di
reticolati
di
fronte
alle
loro
trincee
.
Egli
era
arrivato
al
primo
.
La
neve
lo
copriva
pressoché
intieramente
,
ma
l
'
ostacolo
era
egualmente
insormontabile
.
S
'
aggrappò
ai
fili
,
li
scosse
,
tentò
scavalcarli
,
ma
inutilmente
.
Capì
che
non
sarebbe
potuto
passare
.
Scoraggiato
,
si
fermò
un
istante
e
si
strinse
la
testa
fra
le
mani
.
Sembrava
gli
mancasse
ormai
la
forza
di
continuare
.
Fece
qualche
passo
attorno
allo
stesso
punto
,
disperato
.
Così
,
egli
girava
attorno
a
se
stesso
,
sperduto
,
ma
invulnerabile
,
sotto
il
tiro
dei
nostri
.
Marrasi
si
riprese
.
Risolutamente
,
camminò
verso
un
albero
che
era
a
pochi
metri
da
lui
.
Questo
era
lungo
la
linea
dei
reticolati
,
al
di
fuori
,
verso
di
noi
,
e
gli
austriaci
vi
avevano
appoggiato
un
cavallo
di
frisia
,
dall
'
altra
parte
.
Marrasi
si
slacciò
il
cinturone
che
aveva
ancora
alla
cintola
,
con
le
due
giberne
.
Agilmente
,
si
arrampicò
al
tronco
.
Non
era
più
impacciato
.
Era
già
a
qualche
metro
da
terra
.
Dall
'
alto
,
spiccò
un
salto
e
si
sprofondò
nella
neve
,
al
di
là
dei
reticolati
.
Il
primo
sbarramento
era
passato
.
I
nostri
sparavano
sempre
.
Gli
austriaci
tacevano
.
Il
piantone
al
telefono
venne
un
'
altra
volta
.
Il
comandante
del
battaglione
,
assillato
di
richieste
dal
comandante
del
reggimento
,
il
quale
,
a
sua
volta
,
era
assediato
in
permanenza
dal
comandante
di
brigata
,
mi
chiedeva
insistentemente
all
'
apparecchio
.
Lo
rinviai
,
urlando
:
-
Tira
una
fucilata
sul
filo
telefonico
e
,
dopo
,
va
'
dal
comandante
del
battaglione
e
informalo
che
la
linea
è
interrotta
.
-
Signor
sì
.
-
Hai
capito
bene
?
-
Signor
sì
.
Fra
le
tante
fucilate
e
i
tiri
delle
mitragliatrici
,
Marrasi
riprese
ad
avanzare
.
L
'
ultimo
tratto
,
il
più
ripido
,
era
il
più
faticoso
.
La
trincea
nemica
era
a
pochi
metri
.
Da
una
grande
feritoia
,
una
mano
gli
faceva
segni
di
richiamo
.
Egli
si
diresse
alla
feritoia
.
I
nostri
tiratori
scelti
di
bombe
"
Benaglia
"
a
fucile
,
sembravano
averlo
sotto
il
loro
tiro
.
Lo
scoppio
d
'
una
bomba
lo
investì
ed
egli
cadde
.
Ma
si
rialzò
,
subito
dopo
.
Nel
settore
,
il
fuoco
era
diventato
generale
.
Dalla
compagnia
,
si
era
propagato
a
tutto
il
battaglione
,
ai
battaglioni
laterali
,
oltre
Monte
Interrotto
,
fino
alla
Val
d
'
Assa
.
Tutti
sparavano
:
i
nostri
e
gli
austriaci
.
Sembrava
che
tutto
il
corpo
d
'
armata
fosse
impegnato
in
combattimento
.
Solo
le
trincee
del
costone
tacevano
sempre
.
Marrasi
era
sotto
l
'
altro
sbarramento
di
reticolati
,
a
non
più
di
due
metri
dalla
trincea
austriaca
.
Dalla
grande
feritoia
,
qualcuno
doveva
parlargli
in
italiano
,
perché
mi
parve
che
una
conversazione
si
svolgesse
fra
lui
e
la
trincea
.
Egli
cadde
,
mentre
toccava
il
reticolato
.
Rimase
immobile
,
le
gambe
affondate
nella
neve
,
il
busto
piegato
,
le
braccia
e
le
mani
tese
.
Sul
bersaglio
ormai
inanimato
,
il
fuoco
di
tutta
la
nostra
trincea
infuriava
come
prima
.
Ci
volle
del
tempo
,
prima
che
riuscissi
a
far
cessare
il
fuoco
nel
nostro
settore
.
E
quando
cessò
,
continuò
ancora
,
a
lungo
,
nei
settori
laterali
.
Il
telefono
era
interrotto
e
comunicai
per
iscritto
le
novità
al
comando
di
battaglione
.
Dovetti
resistere
,
fino
a
sera
,
agli
ordini
del
comandante
del
reggimento
che
esigeva
facessi
uscire
una
pattuglia
,
comandata
da
un
ufficiale
,
per
ritirare
il
cadavere
e
lavare
,
così
,
l
'
onta
del
reggimento
.
Il
colonnello
finì
col
venire
in
linea
per
accertarsi
personalmente
dell
'
esecuzione
dell
'
ordine
.
Ma
la
situazione
non
mutava
per
questo
.
Il
cadavere
era
sempre
là
,
a
trecento
metri
da
noi
,
a
due
dal
nemico
.
Ed
era
giorno
.
Il
colonnello
insisteva
ed
io
,
visto
vano
ogni
altro
argomento
,
trovai
un
rifugio
letterario
.
Fresco
delle
letture
d
'
Ariosto
,
citai
,
con
tutta
serenità
,
l
'
episodio
di
Cloridano
e
Medoro
:
Che
sarebbe
pensier
non
troppo
accorto
Perder
dei
vivi
per
salvar
un
morto
.
Il
colonnello
mi
rispose
,
secco
,
infliggendomi
gli
arresti
.
Ma
la
pattuglia
non
uscì
.
Calata
la
sera
,
al
primo
razzo
che
tirammo
,
ci
accorgemmo
che
il
corpo
di
Marrasi
era
scomparso
.
L
'
azione
delle
scale
e
dei
ponti
fu
rinviata
.
XXII
Con
il
sopravvenire
dell
'
inverno
,
avevamo
iniziato
i
turni
delle
licenze
.
Quindici
giorni
da
passare
nelle
nostre
famiglie
ci
sembravano
una
felicità
senza
eguale
.
Avellini
ed
io
eravamo
fra
i
più
anziani
del
battaglione
e
saremmo
dovuti
partire
con
i
turni
dei
primi
ufficiali
,
Ma
l
'
azione
delle
scale
e
dei
ponti
,
sospesa
più
volte
,
era
ancora
in
preparazione
,
e
il
colonnello
ci
tratteneva
al
reggimento
.
Io
inoltre
dovevo
far
coincidere
la
mia
licenza
con
quella
di
mio
fratello
,
soldato
in
un
reggimento
di
fanteria
della
Carnia
,
poiché
avevamo
ottenuto
di
poter
partire
insieme
.
Ma
,
a
così
grandi
distanze
,
era
difficile
mettersi
d
'
accordo
.
Per
Natale
,
eravamo
ancora
in
trincea
.
Gli
austriaci
,
normalmente
,
rispettavano
le
ricorrenze
delle
feste
religiose
.
Per
le
grandi
solennità
,
essi
non
sparavano
in
trincea
e
anche
la
loro
artiglieria
taceva
.
Ma
,
questa
volta
,
i
nostri
posti
d
'
ascoltazione
erano
riusciti
ad
intercettare
un
fonogramma
nemico
,
in
cui
si
parlava
di
una
mina
che
avrebbe
dovuto
brillare
per
Natale
,
a
mezzanotte
.
Quella
mina
noi
la
ritenevamo
scavata
nella
roccia
,
sotto
le
nostre
trincee
,
all
'
estrema
destra
del
settore
.
I
nostri
apparecchi
avevano
percepito
il
rumore
delle
perforatrici
,
fin
dall
'
ottobre
,
e
i
comandi
erano
costantemente
preoccupati
.
Se
le
nostre
posizioni
fossero
saltate
in
quel
punto
,
gli
austriaci
,
sfruttando
la
sorpresa
,
avrebbero
interrotto
,
con
le
linee
,
le
nostre
comunicazioni
e
occupato
il
punto
dominante
la
vallata
che
congiungeva
le
due
divisioni
.
Il
fianco
destro
della
nostra
brigata
sarebbe
stato
,
per
giunta
,
completamente
scoperto
.
Il
nostro
battaglione
conosceva
,
più
che
gli
altri
,
quelle
posizioni
,
e
il
comando
del
reggimento
ordinò
che
due
compagnie
,
la
9a
di
Avellini
e
la
10a
,
la
mia
,
rimanessero
in
linea
,
la
notte
di
Natale
.
Il
reggimento
riceveva
il
cambio
,
proprio
quella
notte
,
e
le
nostre
due
compagnie
avrebbero
dovuto
assicurare
la
continuità
del
servizio
in
quel
punto
più
delicato
,
in
cui
i
nuovi
reparti
si
sarebbero
trovati
impreparati
.
Il
reggimento
scese
a
riposo
,
a
Campomulo
,
dopo
l
'
imbrunire
.
La
9a
occupò
il
settore
della
mina
,
e
la
mia
compagnia
fu
posta
di
rincalzo
,
nelle
immediate
adiacenze
,
per
essere
pronta
a
contrattaccare
dopo
lo
scoppio
.
Solamente
noi
ufficiali
eravamo
a
conoscenza
di
quanto
sarebbe
avvenuto
.
I
soldati
rimpiangevano
solo
di
essere
dovuti
rimanere
in
linea
mentre
il
resto
del
reggimento
passava
il
Natale
a
riposo
.
Una
larga
distribuzione
di
cioccolato
e
di
cognac
aveva
suscitato
qualche
sospetto
,
che
fu
dissipato
dalla
considerazione
che
fosse
un
compenso
dovuto
all
'
eccezionale
servizio
.
Prima
di
portarsi
sulla
mina
,
Avellini
mi
consegnò
un
pacchetto
di
lettere
,
sigillato
.
L
'
eleganza
del
pacchetto
e
un
tenue
profumo
che
ne
sprigionava
rivelavano
chiaramente
la
loro
provenienza
.
Io
non
sapevo
niente
di
preciso
,
ma
non
ignoravo
che
Avellini
era
innamorato
di
una
signorina
.
Quelle
dovevano
essere
le
lettere
che
ne
aveva
ricevuto
.
Con
un
sorriso
che
voleva
coprire
il
lieto
segreto
,
mi
disse
:
-
Non
si
tratta
di
una
questione
importante
,
anzi
,
non
è
una
questione
di
servizio
.
Ma
se
,
stanotte
,
rimango
sepolto
dalla
mina
,
tu
farai
giungere
questo
pacchetto
alla
persona
di
cui
troverai
l
'
indirizzo
,
levando
la
prima
busta
sigillata
.
Io
non
volevo
rivolgergli
delle
domande
.
Non
volevo
apparire
indiscreto
,
ma
soprattutto
temevo
di
vedere
,
con
una
risposta
precisa
,
distrutta
una
speranza
ch
'
io
alimentavo
in
mezzo
a
molte
preoccupazioni
e
dubbi
.
Che
la
signorina
di
cui
ero
incaricato
di
custodire
le
lettere
non
fosse
la
stessa
alla
quale
io
pensavo
da
tanto
tempo
?
Noi
l
'
avevamo
conosciuta
assieme
,
con
Avellini
,
nel
mese
di
settembre
,
a
Marostica
,
vicino
a
Bassano
.
Eravamo
stati
mandati
in
quella
cittadina
per
un
incarico
di
servizio
mentre
il
reggimento
era
a
riposo
attorno
a
Gallio
.
Le
eravamo
stati
presentati
da
un
ufficiale
amico
,
nella
sua
famiglia
,
e
io
ne
ero
rimasto
vivamente
colpito
.
Speravo
di
aver
suscitato
in
lei
lo
stesso
interesse
.
Mi
sembrava
anzi
d
'
esserne
sicuro
.
Ma
Avellini
l
'
aveva
potuta
rivedere
da
sola
.
Poiché
il
mio
pensiero
correva
spesso
a
quella
casa
,
il
dubbio
che
Avellini
fosse
il
preferito
mi
perseguitava
.
Avevo
più
volte
deciso
di
parlargliene
,
ma
non
avevo
osato
.
La
sera
,
mentre
Avellini
mi
lasciava
con
il
pacchetto
nelle
mani
e
si
allontanava
per
salire
in
linea
,
non
seppi
resistere
.
Gli
chiesi
:
-
È
bionda
?
Egli
mi
accennò
di
sì
.
-
È
bella
?
Mi
rispose
,
socchiudendo
gli
occhi
,
felice
:
-
Bellissima
.
Non
ardii
chiedere
di
più
.
Ma
,
pensavo
,
perché
doveva
essere
proprio
lei
?
Non
era
possibile
si
trattasse
di
un
'
altra
donna
?
Certo
,
era
possibile
.
Avellini
aveva
ragione
di
considerarsi
in
pericolo
e
di
prevedere
che
quella
notte
potesse
essere
l
'
ultima
della
sua
vita
.
Ma
non
aveva
pensato
che
anch
'
io
avrei
potuto
correre
seri
rischi
.
In
guerra
,
chi
è
un
metro
avanti
considera
gli
altri
al
sicuro
.
Neppure
io
vi
avevo
pensato
,
ma
quando
rimasi
solo
,
compresi
che
il
pacchetto
delle
lettere
non
era
molto
più
sicuro
nelle
mie
mani
.
Dopo
lo
scoppio
della
mina
,
io
avrei
dovuto
contrattaccare
,
e
chi
sa
che
cosa
avrei
trovato
.
Decisi
di
mettere
in
salvo
il
pacchetto
.
Dietro
di
me
,
a
un
centinaio
di
metri
,
a
sbarramento
della
valle
,
v
'
era
una
linea
di
due
ridotte
,
con
un
fortino
occupato
da
una
batteria
da
montagna
.
Io
ero
buon
amico
del
suo
comandante
,
un
capitano
d
'
artiglieria
,
che
conoscevo
fin
dal
suo
arrivo
.
Con
lui
ero
stato
continuamente
in
rapporto
,
per
disegni
,
rilievi
topografici
,
per
i
lavori
al
fortino
.
Quella
notte
stessa
,
dovevo
essere
continuamente
collegato
con
lui
,
perché
l
'
azione
dei
suoi
pezzi
,
dopo
lo
scoppio
della
mina
,
si
sarebbe
coordinata
con
l
'
attacco
della
mia
compagnia
.
La
notte
era
caduta
da
poco
.
La
mina
non
sarebbe
scoppiata
che
a
notte
inoltrata
:
a
mezzanotte
,
diceva
l
'
intercettazione
.
Trovai
il
capitano
solo
,
nella
piccola
sala
di
mensa
,
che
la
batteria
aveva
costruito
dietro
il
fortino
.
Gli
ufficiali
di
una
batteria
in
posizione
,
in
montagna
,
avevano
le
stesse
comodità
che
,
in
fanteria
,
può
avere
un
comando
di
reggimento
in
linea
.
Le
pareti
di
legno
erano
verniciate
e
abbellite
da
illustrazioni
di
guerra
.
Il
capitano
era
seduto
,
alla
tavola
non
ancora
sparecchiata
.
Gli
ufficiali
avevano
finito
di
pranzare
e
ripresero
i
posti
di
servizio
.
Il
capitano
aveva
,
a
portata
di
mano
,
il
telefono
e
due
bottiglie
:
una
di
cognac
,
e
una
di
benedettino
.
Egli
beveva
e
fumava
.
-
Debbono
essere
bosniaci
mussulmani
,
-
mi
disse
,
appena
mi
vide
.
-
Immaginare
di
far
brillare
la
mina
la
notte
di
Natale
!
È
un
bel
presepio
che
ci
preparano
.
Ma
io
ho
i
pezzi
puntati
in
tal
modo
che
,
se
son
maomettani
,
comunicheranno
stanotte
stessa
col
Profeta
.
-
Spero
bene
,
-
dissi
,
-
che
lei
non
ci
scambi
per
bosniaci
,
e
non
ci
tiri
alle
spalle
.
Badi
che
,
pochi
secondi
dopo
l
'
esplosione
,
noi
saremo
già
partiti
all
'
assalto
e
avremo
occupato
le
posizioni
su
cui
lei
ha
i
cannoni
puntati
.
-
E
per
chi
ci
ha
preso
?
Noi
non
siamo
artiglieria
d
'
assedio
per
permetterci
scherzi
del
genere
.
Ho
disposto
un
servizio
di
illuminazione
a
razzi
e
,
dall
'
osservatorio
,
distinguerò
i
minimi
dettagli
.
La
conversazione
si
aggirò
sull
'
artiglieria
da
montagna
in
contrapposizione
all
'
artiglieria
da
campagna
e
dei
medi
e
grossi
calibri
,
particolarmente
disposti
a
sbagliare
bersaglio
e
a
tirare
sui
nostri
.
Il
capitano
fece
preparare
il
caffè
,
che
era
una
specialità
della
batteria
.
La
specialità
consisteva
in
tre
bicchieri
di
cognac
finissimo
e
che
si
bevevano
così
:
uno
,
prima
del
caffè
,
uno
nel
caffè
e
uno
dopo
il
caffè
.
Per
le
precedenti
mie
visite
,
egli
sapeva
che
non
bevevo
liquori
e
scherzava
su
quella
mia
astensione
da
arteriosclerotico
.
Io
mostrai
il
pacchetto
sigillato
.
-
Se
dovesse
accadermi
qualcosa
,
stanotte
,
la
prego
di
consegnare
questo
pacchetto
al
tenente
Avellini
,
della
9a
compagnia
.
Se
egli
non
fosse
più
fortunato
di
me
,
lei
troverà
,
nella
busta
interna
,
l
'
indirizzo
della
persona
cui
deve
essere
spedito
il
pacchetto
.
Il
capitano
aveva
già
bevuto
la
prima
parte
del
suo
caffè
speciale
.
-
Lettere
d
'
amore
?
-
mi
chiese
.
Io
evitai
la
risposta
ed
egli
si
mise
a
ridere
fragorosamente
.
-
Che
c
'
è
da
ridere
?
-
Lei
ha
ragione
.
Non
c
'
è
proprio
niente
da
ridere
.
C
'
è
da
piangere
.
Egli
rideva
sempre
.
-
Crede
alla
donna
,
lei
?
-
mi
domandò
.
-
E
perché
,
lei
non
ci
crede
?
-
Io
?
Io
!
Io
!
Prese
la
bottiglia
di
cognac
,
ne
bevve
un
altro
bicchierino
e
disse
:
-
Ecco
,
a
che
cosa
io
credo
.
-
Ciò
non
impedisce
che
possa
credere
,
occorrendo
,
anche
alla
donna
.
-
Io
ho
trentacinque
anni
,
-
egli
disse
,
-
e
sono
sposato
da
sei
.
Ho
dell
'
esperienza
un
po
'
più
di
lei
.
-
In
materia
,
l
'
esperienza
non
serve
a
gran
che
.
-
L
'
esperienza
serve
a
valutare
la
vita
per
quello
che
è
e
non
per
quello
che
si
vorrebbe
che
fosse
.
Lei
,
in
confronto
a
me
,
è
un
ragazzo
.
Quando
si
ha
una
donna
,
lontana
mille
chilometri
,
la
sola
cosa
utile
a
farsi
è
quella
di
dimenticarla
.
Poche
illusioni
!
Non
resta
altro
da
fare
.
E
,
per
dimenticare
,
non
c
'
è
che
questo
.
Ora
,
bevevamo
il
caffè
.
-
Perché
,
se
non
si
dimenticasse
,
non
ci
rimarrebbe
altro
che
spararsi
un
colpo
di
pistola
.
Il
capitano
parlava
con
il
tono
più
allegro
.
Il
liquore
,
certo
,
lo
eccitava
,
ma
lo
eccitavano
anche
le
stesse
sue
parole
.
Parlava
rapidamente
,
come
se
da
lungo
tempo
aspettasse
un
'
occasione
per
abbandonarsi
a
delle
confidenze
,
e
ripeteva
più
volte
la
stessa
frase
.
Dal
portafoglio
,
tolse
una
fotografia
.
-
Ecco
,
guardi
.
È
bella
.
Bella
come
può
essere
una
donna
bella
.
Eppure
non
vale
una
bottiglia
di
cognac
.
Io
presi
la
fotografia
tra
le
mani
,
ma
mi
mancò
il
tempo
di
guardarla
.
Egli
me
la
strappò
con
violenza
,
s
'
alzò
in
piedi
e
la
gettò
nella
grande
stufa
accesa
.
Io
ero
imbarazzato
e
non
sapevo
che
dire
.
Rapidamente
,
egli
si
calmò
e
prese
il
mio
pacchetto
.
-
Stia
tranquillo
,
-
mi
disse
,
-
Lei
può
contare
su
di
me
.
Cambiò
discorso
e
mi
parlò
di
servizio
,
bevendo
.
Ci
levammo
per
uscire
.
Io
ero
già
alla
porta
.
Egli
mi
trattenne
per
il
braccio
e
mi
chiese
:
-
Lei
non
crederà
che
io
sia
geloso
?
-
Ma
manco
per
sogno
!
-
risposi
.
Assieme
,
visitammo
le
appostazioni
più
avanzate
.
Gli
artiglieri
erano
ai
pezzi
,
con
i
loro
ufficiali
.
Tutto
vi
era
in
ordine
.
Rientrai
alla
mia
compagnia
.
Nei
ricoveri
,
i
soldati
bevevano
e
fumavano
.
Mi
sedetti
con
loro
e
aspettai
la
mezzanotte
.
Un
quarto
d
'
ora
prima
,
feci
disporre
i
soldati
per
squadre
,
pronti
ad
uscire
dai
ricoveri
e
correre
ai
camminamenti
.
Man
mano
che
la
mezzanotte
si
avvicinava
,
i
soldati
capivano
che
qualche
avvenimento
insolito
stava
per
accadere
e
s
'
interrogavano
l
'
un
l
'
altro
,
con
lo
sguardo
.
Io
dissi
che
si
temeva
una
sorpresa
e
bisognava
tenersi
pronti
per
il
contrattacco
.
Ma
,
quanto
più
s
'
avvicinava
l
'
ora
attesa
e
temuta
,
tanto
più
il
mio
pensiero
si
allontanava
dalla
mia
compagnia
,
dalla
mina
,
da
tutti
quei
luoghi
.
Mi
dicevo
:
"
Dev
'
essere
lei
.
Non
può
essere
che
lei
"
.
E
,
ogni
volta
,
il
dubbio
ritornava
e
trovavo
tante
considerazioni
a
mio
conforto
.
"
Non
dev
'
essere
lei
.
Non
può
essere
lei
"
.
E
la
rivedevo
,
così
come
l
'
avevo
vista
la
prima
volta
,
alla
finestra
di
casa
sua
,
affacciata
sulla
strada
,
mentre
io
entravo
nel
portone
,
i
capelli
biondi
rovesciati
sulla
fronte
,
ma
non
tanto
da
ricoprire
gli
occhi
sorridenti
.
Quando
guardai
l
'
orologio
,
mezzanotte
era
passata
.
La
mina
non
scoppiava
.
Mandai
da
Avellini
,
per
aver
notizie
.
Egli
mi
rispose
che
non
aveva
notato
niente
d
'
insolito
e
che
,
nella
trincea
nemica
,
la
vigilanza
era
come
le
altre
notti
.
Aspettammo
,
ma
meno
preoccupati
,
fino
all
'
alba
.
Che
i
posti
d
'
intercettazione
si
fossero
sbagliati
?
Che
gli
austriaci
ci
avessero
giuocato
una
beffa
?
La
mattina
,
le
due
compagnie
ricevettero
il
cambio
,
e
raggiungemmo
il
reggimento
a
Campomulo
.
Ritirato
il
pacchetto
,
lo
avevo
riconsegnato
ad
Avellini
.
Il
giorno
stesso
,
il
colonnello
c
'
invitò
a
pranzo
e
ci
comunicò
che
potevamo
partire
in
licenza
il
giorno
dopo
.
Mentre
prendevamo
il
caffè
,
ci
chiese
:
-
Mi
dicano
la
verità
,
sinceramente
.
In
tutta
la
guerra
,
hanno
passato
un
momento
più
drammatico
di
quei
pochi
minuti
prima
di
mezzanotte
?
Avellini
si
affrettò
a
rispondere
:
-
Io
mi
tenevo
pronto
,
naturalmente
;
ma
pensavo
ad
altro
.
E
guardò
me
,
sorridendo
,
come
se
io
solo
potessi
capirlo
.
XXIII
Avellini
ed
io
partimmo
insieme
in
licenza
.
Facemmo
un
piccolo
percorso
insieme
,
perché
egli
aveva
la
sua
famiglia
in
Piemonte
ed
io
in
Sardegna
.
Mio
fratello
aveva
avuto
,
all
'
ultimo
momento
,
non
so
più
quali
impedimenti
di
servizio
e
fu
obbligato
a
ritardare
la
partenza
.
Io
arrivai
solo
,
a
casa
.
Trovai
il
babbo
molto
invecchiato
.
Lo
avevo
sempre
creduto
un
uomo
forte
.
Mi
accorsi
subito
che
non
era
più
lo
stesso
.
Egli
era
depresso
e
non
nascondeva
il
suo
scoraggiamento
.
Noi
eravamo
i
soli
figli
e
tutti
e
due
in
fanteria
.
Non
si
faceva
più
illusioni
.
Non
sperava
che
noi
potessimo
rientrare
sani
e
salvi
dalla
guerra
.
Aveva
trascurato
i
suoi
affari
.
Rividi
la
vecchia
e
grande
casa
di
campagna
,
un
tempo
tanto
piena
di
vita
,
quasi
deserta
.
La
mamma
mi
parve
più
coraggiosa
.
Io
le
avevo
mandato
spesso
delle
lettere
,
impostate
nelle
città
delle
retrovie
,
che
le
facevano
credere
che
io
fossi
al
sicuro
.
Ma
i
soldati
feriti
del
mio
reggimento
raccontavano
di
combattimenti
che
avevamo
fatto
assieme
,
distruggendo
,
così
,
in
gran
parte
,
i
risultati
dei
miei
espedienti
.
Non
pertanto
,
sembrava
piena
di
fiducia
ed
era
lei
che
animava
anche
il
babbo
.
Io
parlai
della
guerra
con
molte
precauzioni
.
Riuscii
subito
a
dare
della
vita
di
prima
linea
un
'
idea
accettabile
,
senza
incubi
.
I
genitori
avevano
creduto
che
noi
fossimo
,
in
permanenza
,
impegnati
in
combattimenti
furiosi
.
Essi
non
avevano
mai
supposto
che
noi
potessimo
vivere
dei
mesi
senza
combattere
e
senza
neppure
vedere
gli
austriaci
.
Non
avevano
un
'
idea
geografica
del
fronte
,
e
,
malgrado
sulle
carte
apparisse
che
il
fronte
era
di
centinaia
di
chilometri
,
pensavano
che
il
combattimento
in
un
settore
travolgesse
o
avesse
spettatori
anche
gli
altri
settori
.
La
guerra
,
così
come
io
la
descrivevo
,
non
aveva
un
aspetto
insopportabile
.
Avevo
a
mio
sostegno
anche
l
'
argomento
che
gli
ufficiali
non
corrono
gli
stessi
rischi
dei
soldati
e
che
mio
fratello
era
in
una
parte
tranquilla
del
fronte
.
Ma
,
ogni
volta
che
mio
padre
si
trovava
solo
con
me
,
mi
diceva
,
senza
perifrasi
,
la
sua
opinione
:
-
Io
non
vedrò
la
fine
di
questa
guerra
.
E
ho
paura
che
non
la
vedrete
neppure
voi
.
Una
sera
pranzava
con
noi
un
nostro
parente
,
soldato
di
fanteria
in
licenza
dopo
una
ferita
.
Avevamo
finito
di
pranzare
e
prendevamo
il
caffè
.
Il
babbo
gli
chiese
,
più
per
tener
su
la
conversazione
che
per
avere
un
parere
:
-
Secondo
te
,
Antonio
,
finirà
presto
la
guerra
?
Io
,
fino
ad
allora
,
avevo
evitato
si
parlasse
di
guerra
.
Antonio
rispose
con
sicurezza
:
-
Non
finirà
mai
.
La
guerra
è
un
macello
permanente
.
La
mamma
non
aveva
capito
e
chiese
:
-
Che
cos
'
è
?
-
Un
macello
permanente
,
-
Anche
per
gli
ufficiali
.
?
-
Anche
per
loro
.
Quando
Antonio
andò
via
,
io
non
durai
fatica
a
dimostrare
che
era
un
pusillanime
.
La
mamma
era
sempre
attorno
a
me
ed
io
uscivo
raramente
di
casa
,
tanto
in
lei
era
grande
il
desiderio
di
essermi
vicina
.
Si
comportava
con
me
,
come
se
io
fossi
un
bambino
:
a
tal
punto
che
la
sera
,
quando
andavo
a
dormire
,
voleva
aiutarmi
a
spogliarmi
e
ritornava
più
volte
per
baciarmi
,
prima
che
lei
si
ritirasse
nella
sua
camera
.
La
mattina
era
sempre
lei
,
e
solo
lei
,
che
mi
portava
il
caffè
,
a
letto
.
Ed
esigeva
che
lo
prendessi
a
letto
,
perché
così
profittava
per
starmi
vicina
e
parlarmi
,
lungamente
,
di
tutto
.
Quella
volta
,
i
miei
genitori
non
ebbero
fortuna
con
la
mia
licenza
.
Ero
in
casa
da
appena
quattro
giorni
e
un
telegramma
del
comandante
del
reggimento
mi
richiamava
in
linea
per
urgenti
ed
impreviste
necessità
di
servizio
.
Io
pensai
:
questa
è
la
volta
che
attacchiamo
con
i
ponti
e
con
le
scale
.
Ma
trovai
il
pretesto
dovesse
trattarsi
di
acquisti
di
finimenti
per
il
carreggio
,
in
cui
,
al
reggimento
,
mi
si
attribuiva
una
competenza
superiore
a
quella
che
io
non
avessi
.
Il
babbo
si
fece
muto
e
non
parlò
più
fino
all
'
ora
della
mia
partenza
.
La
mamma
,
anche
stavolta
,
si
mostrò
tanto
calma
e
coraggiosa
e
io
ne
fui
felice
.
Il
babbo
voleva
accompagnarmi
per
un
lungo
tratto
.
Io
mi
accomiatai
solo
dalla
mamma
,
che
rimase
in
casa
.
Il
distacco
fu
semplice
.
La
mamma
mi
carezzò
e
mi
baciò
infinite
volte
,
senza
versare
una
lacrima
,
e
,
qualche
istante
,
persino
sorridente
.
Mostrava
una
così
grande
fiducia
che
io
stesso
ne
ero
stupito
.
Mai
avrei
supposto
in
lei
tanta
forza
d
'
animo
.
Il
babbo
,
muto
,
andava
su
e
giù
,
senza
guardarci
.
Avevamo
fatto
una
cinquantina
di
metri
fuori
di
casa
.
Il
babbo
mi
teneva
sotto
braccio
.
Io
scherzavo
sulla
sua
scarsa
conoscenza
dei
regolamenti
militari
e
gli
dicevo
che
egli
mi
provocava
alla
indisciplina
,
perché
un
militare
non
può
andare
a
braccetto
,
neppure
con
suo
padre
,
in
pubblico
.
Mi
accorsi
che
avevo
dimenticato
in
casa
il
frustino
.
Lasciai
il
babbo
e
,
a
grandi
passi
,
rifeci
la
strada
.
La
porta
di
casa
era
ancora
aperta
.
Entrai
e
gridai
:
-
Mamma
,
ho
dimenticato
il
frustino
.
Al
centro
della
sala
,
accanto
ad
una
sedia
rovesciata
,
la
mamma
era
accasciata
sul
pavimento
,
in
singhiozzi
.
Io
la
raccolsi
,
l
'
aiutai
a
sollevarsi
.
Ma
non
si
reggeva
più
da
sola
,
tanto
,
in
pochi
istanti
,
si
era
disfatta
.
Tentai
di
dirle
parole
di
conforto
,
ma
si
struggeva
in
lacrime
.
Dovevano
essere
passati
parecchi
minuti
,
poiché
sentii
la
voce
del
babbo
gridare
impaziente
:
-
Ebbene
,
codesto
frustino
?
Finirai
per
perdere
il
treno
.
Mi
svincolai
dalla
mamma
e
ridiscesi
di
corsa
.
Sempre
viaggiando
,
in
tre
giorni
,
raggiunsi
l
'
Altipiano
.
Anche
Avellini
era
stato
richiamato
ed
era
giunto
prima
di
me
.
Era
proprio
l
'
azione
dei
ponti
e
delle
scale
che
si
preparava
.
Il
reggimento
era
ritornato
in
linea
.
Per
non
farmi
perdere
tempo
,
l
'
ufficiale
delle
salmerie
mi
dette
un
mulo
e
,
in
poche
ore
,
fui
in
trincea
.
L
'
artiglieria
tuonava
su
tutto
il
settore
.
Quando
arrivai
in
linea
,
erano
le
due
o
le
tre
del
pomeriggio
.
Il
mio
battaglione
occupava
le
stesse
posizioni
del
turno
precedente
.
Poche
vedette
stavano
alle
feritoie
,
sui
palchi
eretti
,
in
alto
.
In
quei
giorni
,
era
caduta
ancora
della
neve
e
le
trincee
erano
state
elevate
al
suo
livello
.
Le
vedette
si
muovevano
sui
palchi
,
come
dei
muratori
in
una
casa
in
costruzione
.
I
grossi
tronchi
che
reggevano
la
sovrastante
impalcatura
di
legno
davano
alle
trincee
l
'
aspetto
d
'
un
cantiere
.
Gli
altri
soldati
erano
scaglionati
lungo
le
trincee
e
i
camminamenti
,
in
attesa
.
A
causa
del
continuo
movimento
,
la
neve
si
era
sciolta
nel
fondo
delle
trincee
e
dei
camminamenti
,
e
si
era
formato
uno
strato
di
fango
,
in
cui
i
soldati
affondavano
con
le
gambe
.
Essi
avevano
un
aspetto
rassegnato
.
Tutti
bevevano
.
Le
borracce
di
cognac
non
stavano
mai
ferme
.
Al
mio
primo
apparire
,
sentii
un
odore
cavernoso
di
fango
e
di
cognac
.
E
i
"
labyrinthes
fangeux
"
di
Baudelaire
,
in
Le
vin
des
chiffonniers
mi
vennero
alla
mente
.
Il
sole
era
assente
e
il
cielo
sembrava
attendesse
ancora
della
neve
.
Il
tenente
più
anziano
che
,
in
mia
assenza
,
comandava
la
compagnia
mi
venne
incontro
e
mi
dette
le
novità
.
Tutti
i
soldati
erano
presenti
in
trincea
,
anche
quelli
che
avevano
la
febbre
.
Mi
disse
:
-
Potevi
startene
a
casa
e
finire
la
licenza
in
pace
.
Tanto
,
qui
,
oggi
,
non
avanzeremo
d
'
un
metro
.
A
me
,
la
neve
arriva
al
collo
.
Per
giungere
alle
trincee
nemiche
,
mi
occorrerebbe
un
ascensore
.
Egli
era
piccolo
di
statura
.
Ma
io
,
ch
'
ero
molto
più
alto
,
non
mi
sarei
trovato
in
migliori
condizioni
.
Un
assalto
,
su
quel
terreno
,
mi
sembrava
una
delle
cose
più
straordinarie
della
guerra
.
Cercai
il
comandante
del
battaglione
,
e
lo
trovai
,
come
gli
altri
,
nel
fango
.
Anch
'
egli
beveva
.
Io
non
lo
conoscevo
,
perché
era
arrivato
nei
giorni
in
cui
ero
in
licenza
.
Era
un
maggiore
,
sulla
cinquantina
,
che
veniva
dalla
Libia
.
Io
ero
fra
i
pochi
veterani
del
reggimento
ed
egli
mi
accolse
cordialmente
come
un
pari
grado
.
Mi
disse
che
,
improvvisamente
trasferito
dall
'
Africa
all
'
Altipiano
,
non
aveva
la
più
lontana
idea
della
nostra
guerra
di
trincea
.
-
Stia
tranquillo
,
-
gli
dissi
,
-
perché
noi
ne
sappiamo
quanto
lei
.
-
Crede
lei
,
-
mi
chiese
,
-
che
riusciremo
a
prendere
le
posizioni
nemiche
?
-
Se
gli
austriaci
se
ne
vanno
,
-
risposi
,
-
è
probabile
che
,
in
un
paio
d
'
ore
,
dopo
aver
praticato
dei
passaggi
nella
neve
,
arriveremo
alle
trincee
nemiche
,
anche
se
congelati
.
Ma
,
se
gli
austriaci
non
se
ne
vanno
,
mi
pare
estremamente
difficile
.
-
E
se
ne
andranno
?
-
E
perché
se
ne
dovrebbero
andare
?
-
E
i
ponti
e
le
scale
?
Con
un
tempo
come
questo
,
ci
saranno
utilissimi
.
Stanotte
,
li
bruceremo
per
riscaldarci
,
altrimenti
morremo
tutti
assiderati
.
Il
maggiore
non
aveva
voglia
di
scherzare
.
Era
compreso
delle
difficoltà
che
avrebbe
incontrate
il
battaglione
nell
'
assalto
.
Era
preoccupato
e
nervoso
.
Trovava
,
per
giunta
,
il
nostro
cognac
ripugnante
.
L
'
ordine
dell
'
assalto
non
arrivava
ancora
.
Contrariamente
al
passato
,
l
'
ora
non
era
stata
fissata
.
Il
comandante
di
divisione
s
'
era
riservato
di
comunicarla
all
'
ultimo
momento
.
L
'
accordo
delle
intelligenze
.
Un
portaordini
del
comando
del
reggimento
chiamò
il
maggiore
dal
colonnello
.
Il
maggiore
si
fece
pallido
e
mi
disse
:
-
Ci
siamo
!
E
s
'
incamminò
,
sostenendosi
al
bastone
di
montagna
,
lentamente
,
le
gambe
nel
fango
.
Rimase
assente
una
mezz
'
ora
.
Quando
ritornò
aveva
il
volto
illuminato
di
gioia
.
Io
lo
rividi
a
distanza
e
non
capii
la
ragione
di
tale
mutamento
.
Camminando
in
mezzo
ai
soldati
,
che
gli
cedevano
il
passo
,
esclamava
:
-
Non
se
ne
fa
più
niente
!
non
se
ne
fa
più
niente
!
Avvicinandosi
a
me
,
gridò
:
-
L
'
azione
è
sospesa
!
-
Come
,
sospesa
?
-
Sì
,
sospesa
.
Il
signor
generale
comandante
la
divisione
ha
fatto
comunicare
che
l
'
azione
è
sospesa
.
Pare
che
fosse
un
'
azione
dimostrativa
.
Il
signor
generale
si
congratula
con
gli
ufficiali
e
con
la
truppa
per
il
bel
contegno
della
giornata
.
L
'
artiglieria
tuonava
ancora
.
Forse
,
il
generale
s
'
era
dimenticato
di
comunicarle
che
l
'
azione
era
sospesa
.
I
reparti
furono
fatti
rientrare
nei
ricoveri
.
Bevevano
prima
e
bevevano
dopo
.
Tristezza
e
gioia
sono
emozioni
della
stessa
natura
.
La
sera
,
il
maggiore
volle
che
pranzassi
con
lui
,
al
comando
del
battaglione
,
e
,
al
caffè
,
mi
fece
le
sue
confidenze
:
-
Ho
fatto
tutta
la
guerra
libica
e
ho
preso
parte
a
molti
combattimenti
.
Sono
stato
decorato
al
valore
,
come
vede
,
e
credo
di
non
aver
paura
.
Io
credo
di
non
aver
più
paura
d
'
un
altro
.
Sono
ufficiale
di
carriera
ed
è
probabile
che
anch
'
io
avanzi
ancora
di
grado
.
Ma
le
assicuro
che
le
più
belle
soddisfazioni
della
mia
carriera
sono
come
questa
d
'
oggi
.
Noi
siamo
professionisti
della
guerra
e
non
ci
possiamo
lamentare
se
siamo
obbligati
a
farla
.
Ma
,
quando
siamo
pronti
per
un
combattimento
,
e
,
all
'
ultimo
momento
,
arriva
l
'
ordine
di
sospenderlo
,
glielo
dico
io
,
mi
creda
,
si
può
essere
coraggiosi
finché
si
vuole
,
ma
fa
piacere
.
Sono
questi
,
lealmente
,
i
più
bei
momenti
della
guerra
.
La
notte
scendeva
glaciale
.
I
soldati
erano
intirizziti
e
mancava
la
legna
per
le
stufe
.
Dopo
un
rapido
scambio
di
idee
tra
ufficiali
,
decidemmo
di
bruciare
buona
parte
dei
ponti
e
delle
scale
.
XXIV
Il
reggimento
era
a
riposo
,
attorno
al
villaggio
di
Ronchi
.
Il
comando
era
più
in
alto
,
a
Campanella
,
vicino
mezzo
chilometro
.
I
tre
battaglioni
erano
accantonati
nelle
poche
case
ancora
intatte
e
nei
baraccamenti
.
I
soldati
erano
stanchi
.
Questi
riposi
di
pochi
giorni
,
sotto
il
tiro
delle
artiglierie
nemiche
,
dopo
turni
di
un
mese
di
trincea
,
li
avevano
depressi
.
Ma
v
'
era
la
speranza
d
'
un
lungo
riposo
.
Ci
avevano
detto
che
,
questa
volta
,
saremmo
scesi
nella
pianura
veneta
per
finirvi
l
'
inverno
.
La
distribuzione
di
oggetti
di
corredo
nuovi
sembrò
ne
fosse
la
più
certa
conferma
e
rianimò
anche
i
più
scontenti
.
Ancora
un
avvenimento
nelle
gerarchie
militari
:
io
ero
stato
promosso
capitano
.
Con
il
nostro
comandante
di
battaglione
,
maggiore
Frangipane
,
era
arrivato
dall
'
Africa
anche
il
maggiore
Melchiorri
,
che
prese
il
comando
del
2°
battaglione
.
Noi
ufficiali
del
battaglione
lo
invitammo
a
pranzo
,
alla
nostra
mensa
.
Era
tradizione
,
fra
i
battaglioni
,
invitare
a
mensa
gli
ufficiali
nuovi
arrivati
,
per
conoscerci
reciprocamente
.
Il
maggiore
gradì
e
accettò
l
'
invito
.
Ma
quello
non
era
un
giorno
fatto
per
i
convenevoli
.
Il
reggimento
ricevette
l
'
ordine
di
tenersi
pronto
per
risalire
in
trincea
il
giorno
dopo
.
Non
eravamo
che
da
tre
giorni
a
riposo
.
Ne
fummo
tutti
sconcertati
.
Addio
sogni
di
riposo
in
pianura
!
Il
maggiore
Melchiorri
volle
egualmente
venire
da
noi
.
I
soldati
avevano
già
da
tempo
consumato
il
rancio
ed
erano
nei
loro
accantonamenti
,
quando
noi
ci
riunimmo
alla
mensa
.
Durante
il
pranzo
,
la
conversazione
si
svolse
principalmente
sulla
guerra
coloniale
e
sulla
grande
guerra
.
Alla
fine
parlavano
solo
i
due
maggiori
e
noi
ascoltavamo
.
Il
maggiore
Frangipane
era
stato
tre
anni
in
Libia
,
il
maggiore
Melchiorri
quattro
o
cinque
anni
in
Eritrea
.
Nessuno
di
noi
era
stato
in
colonia
.
All
'
infuori
di
Avellini
d
'
altronde
,
noi
eravamo
tutti
ufficiali
di
complemento
.
Io
sedevo
a
fianco
del
maggiore
Melchiorri
.
-
La
guerra
europea
,
-
egli
diceva
,
-
si
vincerà
solo
quando
le
nostre
truppe
saranno
organizzate
con
lo
stesso
metodo
disciplinare
con
cui
noi
,
in
colonia
,
abbiamo
organizzato
gli
ascari
.
L
'
ubbidienza
deve
essere
cieca
,
come
giustamente
imponeva
il
regolamento
del
glorioso
esercito
piemontese
,
che
Roma
ha
voluto
abolire
.
La
massa
deve
ubbidire
ad
occhi
chiusi
e
ritenersi
onorata
di
servire
la
patria
sui
campi
di
battaglia
.
-
I
nostri
soldati
,
-
diceva
il
nostro
maggiore
,
-
sono
tutti
dei
cittadini
come
me
e
come
te
;
gli
ascari
sono
dei
mercenari
stranieri
.
Questa
differenza
mi
pare
essenziale
.
-
Non
vi
sono
grandi
differenze
.
Le
differenze
esistono
solo
nella
vita
civile
.
Una
volta
che
si
è
indossata
l
'
uniforme
,
il
cittadino
cessa
di
essere
tale
e
perde
i
suoi
diritti
politici
.
Egli
non
è
che
un
soldato
e
non
ha
altro
che
doveri
militari
.
La
superiorità
dell
'
esercito
tedesco
consiste
nel
fatto
che
,
in
esso
,
il
soldato
si
avvicina
di
più
a
quel
tipo
ideale
di
soldato
che
è
l
'
ascaro
.
Gli
ufficiali
tedeschi
comandano
.
-
Che
cosa
intendi
tu
per
comandare
?
Io
ho
abbastanza
esperienza
e
me
ne
son
fatto
un
'
idea
chiara
.
Quando
io
,
in
guerra
,
ricevo
un
ordine
,
sono
assalito
dalla
preoccupazione
che
possa
essere
un
ordine
sbagliato
.
Ne
ho
viste
tante
!
E
ne
ho
sentite
tante
da
quando
sono
qui
!
E
quando
io
stesso
do
un
ordine
,
rifletto
a
lungo
,
nel
timore
di
sbagliarmi
.
Comandare
significa
saper
comandare
.
Evitare
cioè
un
cumulo
di
errori
per
cui
si
sacrificano
inutilmente
e
si
demoralizzano
i
nostri
soldati
.
-
I
comandanti
non
si
sbagliano
mai
e
non
commettono
errori
.
Comandare
significa
il
diritto
che
ha
il
superiore
gerarchico
di
dare
un
ordine
.
Non
vi
sono
ordini
buoni
e
ordini
cattivi
,
ordini
giusti
e
ordini
ingiusti
.
L
'
ordine
è
sempre
lo
stesso
.
È
il
diritto
assoluto
all
'
altrui
ubbidienza
.
-
Così
tu
,
caro
collega
,
puoi
comandare
un
bel
manico
di
scopa
,
posto
che
tu
l
'
abbia
fra
le
mani
.
Ma
non
comanderai
mai
reparti
italiani
,
francesi
,
belgi
o
inglesi
.
-
È
che
voi
avete
introdotto
la
filosofia
nell
'
esercito
.
Ecco
la
ragione
della
nostra
decadenza
.
Mentre
la
conversazione
procedeva
sostenuta
da
numerose
bottiglie
,
di
fuori
si
levò
un
rumore
che
ci
parve
il
soffio
del
vento
contro
i
baraccamenti
di
legno
,
le
porte
e
le
finestre
.
I
due
maggiori
tacquero
e
ascoltammo
.
Erano
delle
grida
in
tumulto
.
Il
maggiore
Frangipane
si
levò
e
noi
tutti
l
'
imitammo
.
La
porta
si
aprì
ed
entrò
l
'
ufficiale
di
servizio
del
battaglione
.
Egli
era
stravolto
.
-
Il
reggimento
s
'
è
ammutinato
!
Ha
cominciato
il
2°
battaglione
e
gli
altri
lo
hanno
seguito
.
I
reparti
sono
usciti
dagli
accantonamenti
,
gridando
.
Qualche
ufficiale
è
stato
malmenato
.
Senza
attendere
l
'
ordine
del
maggiore
,
ci
buttammo
fuori
per
raggiungere
i
nostri
reparti
.
Passando
per
la
cucina
della
mensa
,
si
arrivava
,
in
pochi
passi
,
al
baraccamento
della
mia
compagnia
ch
'
era
la
più
vicina
.
Seguito
dai
miei
ufficiali
,
io
presi
quella
via
,
di
corsa
,
e
mi
trovai
subito
in
mezzo
alla
compagnia
.
La
10a
era
in
un
unico
baraccone
di
legno
,
in
cui
v
'
era
il
posto
per
i
quattro
plotoni
.
Al
centro
,
un
lungo
corridoio
per
l
'
adunata
,
ai
fianchi
,
due
file
di
cuccette
su
due
piani
.
Nel
corridoio
,
i
soldati
,
a
capannelli
,
discutevano
animatamente
.
Gli
ufficiali
erano
dietro
di
me
,
quando
io
entrai
,
e
fu
un
soldato
che
mi
vide
per
primo
che
dette
l
'
attenti
,
ad
alta
voce
.
I
soldati
presero
la
posizione
d
'
attenti
.
Nella
baracca
,
non
si
sentì
un
bisbiglio
.
Io
comandai
:
-
Compagnia
in
riga
,
fucile
alla
mano
!
I
soldati
si
disposero
,
correndo
per
eseguire
l
'
ordine
.
Io
pensavo
:
se
i
soldati
malmenano
gli
ufficiali
ed
io
do
l
'
ordine
di
prendere
le
armi
,
non
corro
più
il
rischio
d
'
essere
bastonato
.
Se
essi
hanno
le
armi
,
rifletteranno
maggiormente
e
,
tutt
'
al
più
,
io
corro
il
rischio
di
essere
sparato
.
Debbo
dirlo
:
preferivo
essere
ucciso
che
bastonato
.
In
un
attimo
i
plotoni
furono
in
riga
,
con
i
fucili
,
ai
loro
posti
d
'
adunata
.
L
'
ufficiale
più
anziano
comandò
l
'
attenti
e
mi
presentò
la
compagnia
.
Io
detti
l
'
ordine
d
'
innestare
le
baionette
e
caricare
i
fucili
.
L
'
ordine
fu
prontamente
eseguito
.
Feci
l
'
appello
dei
presenti
:
nessuno
mancava
.
Se
tutti
erano
presenti
,
la
mia
compagnia
dunque
non
s
'
era
ammutinata
.
Le
soddisfazioni
sono
tutte
di
natura
personalissima
e
ciascuno
è
libero
di
sentirle
a
suo
modo
.
Il
piacere
che
io
sentii
in
quel
momento
lo
ricordo
come
uno
dei
grandi
piaceri
della
mia
vita
.
I
soldati
non
si
ammutinano
contro
i
comandanti
di
reggimento
,
di
brigata
,
di
divisione
o
di
corpo
d
'
armata
.
È
contro
i
propri
ufficiali
diretti
che
essi
,
innanzi
tutto
,
si
rivoltano
.
Fuori
,
al
buio
,
il
tumulto
aumentava
.
-
Vogliamo
il
riposo
!
-
Abbasso
la
guerra
!
-
Basta
con
le
trincee
!
Gli
accantonamenti
del
1°
e
del
2°
battaglione
erano
più
in
giù
,
ad
alcune
centinaia
di
metri
dal
nostro
.
Dalla
loro
direzione
,
ci
veniva
il
rumore
d
'
una
folla
in
marcia
.
Probabilmente
i
due
battaglioni
si
erano
riuniti
e
dimostravano
insieme
.
Mandai
un
ufficiale
per
rendersi
conto
di
quanto
avveniva
.
Egli
rientrò
subito
.
I
reparti
erano
usciti
senz
'
armi
,
ma
devastavano
tutto
quanto
trovavano
sul
loro
cammino
.
-
Abbasso
la
guerra
!
Erano
migliaia
di
voci
che
gridavano
assieme
.
Io
dissi
qualche
parola
alla
compagnia
,
più
per
rompere
il
silenzio
,
che
ci
pesava
come
un
incubo
,
che
per
fare
discorsi
.
D
'
altronde
,
in
quel
momento
,
avevo
ben
poche
cose
da
dire
e
mi
accorgevo
che
l
'
attenzione
dei
reparti
era
tutta
tesa
verso
i
dimostranti
.
Il
maggiore
entrò
,
seguito
dall
'
aiutante
maggiore
e
dai
portaordini
del
battaglione
.
Io
feci
presentare
le
armi
e
gli
comunicai
che
tutti
i
soldati
erano
presenti
.
Il
maggiore
era
sotto
un
'
intensa
commozione
.
-
Figlioli
!
figlioli
!
che
giornata
!
...
E
non
poté
dire
altro
.
Egli
uscì
ed
io
l
'
accompagnai
oltre
la
porta
.
Mi
disse
che
due
plotoni
della
9a
con
il
tenente
Avellini
erano
in
ordine
:
degli
altri
due
plotoni
accantonati
in
un
altro
baraccamento
non
si
avevano
ancora
notizie
.
La
11a
era
sbandata
e
la
12a
andava
riordinandosi
dopo
l
'
arrivo
del
suo
comandante
.
Egli
andava
per
fare
opera
di
persuasione
presso
i
dispersi
e
tentare
di
riunire
tutto
il
battaglione
,
al
più
presto
,
ed
allontanarlo
dal
tumulto
.
Il
maggiore
s
'
allontanò
nella
direzione
della
11a
ed
io
feci
qualche
passo
fino
alla
strada
.
La
notte
era
buia
ma
il
chiarore
di
alcune
finestre
illuminate
rischiarava
la
strada
.
In
fondo
,
una
massa
compatta
avanzava
.
I
soldati
erano
tutti
frammischiati
,
senza
distinzione
di
reparti
.
Nessuno
aveva
il
fucile
.
Venivano
verso
di
noi
,
gridando
e
lanciando
sassi
sui
vetri
degli
uffici
.
Due
carrette
di
battaglione
,
che
erano
sui
margini
della
strada
,
furono
rovesciate
e
spezzate
come
piume
.
-
Vogliamo
il
riposo
.
-
Abbasso
la
guerra
!
-
Basta
con
le
menzogne
!
La
colonna
avanzava
verso
di
noi
.
Io
rientrai
.
Che
cosa
sarebbe
avvenuto
?
Il
tumulto
aumentava
.
La
testa
della
colonna
s
'
era
fermata
sulla
strada
,
di
fronte
al
nostro
baraccamento
.
-
Fuori
la
10a
!
-
Fuori
!
-
Compagni
,
tutti
fuori
!
-
Compagni
,
tutti
uniti
!
-
Fuori
,
fuori
!
Dalla
compagnia
,
nessuno
rispose
.
Nella
massa
,
una
voce
isolata
gridò
:
-
Lasciamoli
stare
!
Le
grida
continuarono
per
qualche
minuto
.
La
colonna
sembrava
esitasse
.
Riprese
la
marcia
,
cambiò
direzione
e
disparve
,
dietro
gli
alloggiamenti
,
sulla
strada
che
conduceva
al
comando
di
reggimento
,
verso
Campanella
.
Io
mi
portai
alla
parte
opposta
dei
baraccamento
e
aprii
una
finestra
.
Dalla
valle
di
Campomulo
,
un
vento
di
tramontana
scendeva
freddo
e
accompagnava
con
sibili
il
suo
passaggio
nella
vallata
di
Ronchi
.
Io
guardai
.
Per
un
viottolo
,
ch
'
era
una
scorciatoia
fra
il
comando
di
reggimento
e
i
battaglioni
,
scendevano
delle
luci
,
in
fila
indiana
.
Era
certo
lo
stato
maggiore
del
reggimento
che
veniva
verso
di
noi
e
si
faceva
luce
con
i
lampioni
.
Se
esso
avesse
affrettato
il
passo
,
si
sarebbe
scontrato
con
la
massa
dei
dimostranti
,
sulla
strada
principale
.
Le
luci
si
fermarono
e
,
da
quello
stesso
punto
,
partì
uno
squillo
di
tromba
che
coprì
i
sibili
del
vento
e
le
grida
dei
dimostranti
.
La
tromba
suonava
"
ufficiali
a
rapporto
"
.
Lo
squillo
si
ripeté
alto
e
prolungato
.
Quando
la
tromba
tacque
,
anche
le
grida
della
massa
cessarono
.
L
'
appello
cadde
nel
silenzio
della
notte
.
Per
un
momento
non
vi
fu
segno
di
vita
nella
vallata
.
Poi
l
'
eco
,
lontana
,
verso
Foza
,
Stoccaredo
,
Col
Rosso
e
la
Caserma
degli
Alpini
,
riprese
le
note
,
le
ripeté
allungandole
,
tristi
,
in
tutta
la
conca
d
'
Asiago
.
Perché
il
colonnello
chiamava
a
rapporto
?
Perché
allontanava
gli
ufficiali
dai
reparti
?
Forse
,
era
per
dare
un
segno
di
vita
,
una
dimostrazione
dell
'
esistenza
del
comando
.
Io
non
ritenni
di
allontanare
gli
ufficiali
dalla
compagnia
e
mandai
un
solo
ufficiale
al
rapporto
.
La
colonna
dei
dimostranti
si
fermò
.
Io
la
vedevo
confusa
,
una
grande
massa
nera
,
immobile
sulla
strada
.
Il
colonnello
attese
qualche
istante
,
rinunziò
al
rapporto
e
avanzò
verso
i
soldati
,
con
il
lampione
in
mano
.
Quando
il
colonnello
arrivò
a
loro
,
le
file
si
aprirono
ed
egli
passò
in
mezzo
.
Alzò
il
lampione
perché
tutti
lo
vedessero
in
volto
,
e
disse
,
a
voce
alta
:
-
Nel
vostro
interesse
,
il
colonnello
vi
ordina
di
rientrare
agli
accantonamenti
.
Dalle
file
più
arretrate
,
una
voce
rispose
:
-
Abbiamo
diritto
al
riposo
!
Il
colonnello
riprese
:
-
Abbiamo
tutti
diritto
al
riposo
.
Anch
'
io
,
che
sono
vecchio
,
ho
diritto
al
riposo
.
Ma
ora
,
rientrate
agli
accantonamenti
.
È
il
vostro
colonnello
,
nel
vostro
solo
interesse
,
che
vi
ordina
di
ubbidire
.
La
massa
tentennava
.
Le
prime
file
si
ritirarono
.
Il
comandante
della
6a
gridò
:
-
6a
compagnia
,
adunata
all
'
accantonamento
!
Altri
ufficiali
lo
imitarono
e
tentarono
di
riunire
i
loro
reparti
.
In
tutte
le
prime
file
,
fu
un
disperdersi
generale
.
Solo
indietro
,
la
massa
rimaneva
immobile
e
grida
isolate
continuavano
a
protestare
.
Il
colonnello
traversò
la
strada
.
Informato
che
la
10a
era
in
riga
con
le
armi
,
egli
si
diresse
verso
il
mio
baraccamento
.
Quando
egli
entrò
,
le
grida
avevano
ripreso
:
-
Vogliamo
il
riposo
!
-
Abbasso
la
guerra
!
Il
colonnello
non
rispose
alla
compagnia
che
gli
presentava
le
armi
e
mi
chiese
:
-
Posso
contare
sulla
sua
compagnia
?
-
Certo
,
-
risposi
,
-
la
compagnia
è
in
ordine
.
-
Posso
contare
sulla
sua
compagnia
,
se
le
do
l
'
ordine
di
salire
in
trincea
,
subito
?
-
Signor
sì
.
-
E
posso
contare
sulla
compagnia
,
se
le
do
l
'
ordine
di
intervenire
contro
i
sediziosi
?
Il
dialogo
fra
il
colonnello
e
me
si
svolgeva
di
fronte
a
tutta
la
compagnia
.
Noi
eravamo
quasi
al
centro
della
compagnia
,
disposta
in
due
file
,
e
la
forma
dell
'
adunata
mi
consentiva
di
vedere
di
fronte
metà
dei
reparti
.
I
soldati
guardavano
solo
me
,
fissi
,
negli
occhi
.
Io
risposi
:
-
Non
credo
,
signor
colonnello
.
-
Mi
risponda
preciso
:
sì
o
no
?
-
No
,
signor
colonnello
.
Il
colonnello
uscì
.
Di
fuori
,
il
tumulto
continuava
.
XXV
Prima
delle
10
,
tutti
i
reparti
dei
tre
battaglioni
erano
rientrati
negli
accantonamenti
.
L
'
ordine
era
stato
ristabilito
.
A
mezzanotte
,
noi
ufficiali
del
3°
battaglione
eravamo
ancora
riuniti
,
nella
sala
di
mensa
.
Il
maggiore
e
l
'
aiutante
maggiore
erano
al
comando
di
reggimento
.
Mancavano
anche
gli
ufficiali
comandati
di
servizio
per
quella
notte
,
uno
per
compagnia
.
Noi
discutevamo
,
in
intimità
,
degli
avvenimenti
della
sera
.
Avellini
era
legato
con
tutti
noi
da
tale
cameratismo
per
cui
non
v
'
era
alcuna
differenza
fra
lui
,
ufficiale
di
carriera
,
e
noi
,
ufficiali
di
complemento
.
Quella
conversazione
è
ancora
presente
nella
mia
memoria
.
Io
posso
riassumerla
così
:
Ottolenghi
.
-
Il
mio
reparto
era
in
ordine
,
o
pressoché
in
ordine
.
Solo
un
imbecille
pretendeva
uscire
con
una
mitragliatrice
e
sparare
in
aria
.
Io
gli
ho
detto
:
se
ti
muovi
,
ti
sparo
.
Una
mitragliatrice
?
Se
le
mitragliatrici
debbono
uscire
,
escono
tutte
.
Se
la
mia
sezione
mitragliatrici
dimostra
,
dimostra
intiera
,
con
ufficiali
,
sottufficiali
,
caporali
e
soldati
.
Sono
io
,
in
questo
caso
,
che
voglio
essere
nell
'
ammutinamento
.
E
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
credo
che
avverrà
.
Perché
io
penso
esattamente
come
quei
reparti
che
hanno
dimostrato
.
Essi
hanno
ragione
,
mille
ragioni
,
ma
hanno
scelto
male
il
momento
.
Ammutinarsi
di
notte
,
e
senz
'
armi
!
Che
sproposito
!
Avellini
.
-
Tu
sei
un
pazzo
da
legare
.
Comandante
della
12a
Un
pazzo
furioso
.
Ottolenghi
.
-
Se
ci
si
ammutina
,
bisogna
farlo
di
giorno
e
con
le
armi
,
e
profittare
d
'
una
buona
occasione
,
in
modo
che
non
manchi
nessuno
.
Che
non
manchi
un
solo
ufficiale
inferiore
!
Comandante
della
12a
.
-
Bel
programma
!
E
gli
altri
?
Ottolenghi
.
-
Quali
altri
?
Ho
fiducia
che
non
vorrai
ammutinarti
con
gli
ufficiali
generali
.
Comandante
della
12a.-
Se
tu
la
pensi
così
,
dimettiti
da
ufficiale
.
Ottolenghi
.
-
Ufficiale
o
soldato
,
io
sono
sempre
obbligato
a
fare
il
militare
.
E
poiché
non
v
'
è
scampo
,
la
guerra
io
preferisco
farla
da
ufficiale
.
Avellini
.
-
Tu
hai
prestato
un
giuramento
,
come
ufficiale
.
O
le
cose
che
tu
dici
,
non
le
dici
sul
serio
,
oppure
il
giuramento
che
tu
hai
prestato
non
è
serio
.
Ottolenghi
.
-
Ben
inteso
,
non
è
serio
.
Da
ufficiale
o
da
soldato
è
giocoforza
giurare
,
sia
con
giuramento
individuale
o
collettivo
.
Se
io
non
giuro
da
ufficiale
,
debbo
giurare
come
soldato
.
Ed
è
lo
stesso
.
Le
leggi
del
nostro
paese
non
dispensano
che
i
cardinali
e
i
vescovi
dal
servizio
militare
.
Il
giuramento
non
è
che
una
formalità
alla
quale
siamo
costretti
dal
servizio
militare
obbligatorio
.
Avellini
.
-
Un
uomo
d
'
onore
non
impegna
la
sua
parola
,
sapendo
di
mentire
.
Comandante
della
12°
.
-
Non
solo
tu
sei
pazzo
,
ma
sei
anche
un
soggetto
equivoco
.
Ottolenghi
.
-
Oseresti
sostenermi
che
,
se
mi
si
prende
con
la
forza
contro
ogni
mia
volontà
,
con
le
armi
alla
mano
,
e
mi
s
'
impone
di
giurare
,
io
mi
disonoro
,
se
giuro
con
il
proposito
di
non
osservare
il
giuramento
?
Avellini
.
-
E
chi
ti
prende
con
la
forza
?
Nessuno
può
forzare
la
tua
coscienza
.
comandante
della
12a
Se
ne
hai
una
.
Ottolenghi
.
-
Nessuno
?
In
tempo
di
guerra
,
se
io
,
chiamato
sotto
le
armi
,
mi
rifiuto
di
prestare
il
giuramento
,
io
vengo
deferito
ai
tribunali
militari
e
mi
si
passerà
per
le
armi
alla
prima
occasione
.
Il
mio
giuramento
è
una
menzogna
necessaria
,
un
atto
di
legittima
difesa
.
Ciò
posto
,
poiché
non
c
'
è
scampo
,
io
preferisco
essere
ufficiale
e
non
soldato
.
Avellini
.
-
E
perché
mai
?
Ottolenghi
.
-
Si
presenterà
certamente
una
occasione
favorevole
,
per
quell
'
occasione
io
voglio
avere
in
mano
una
forza
con
cui
agire
.
Un
sottotenente
.
-
Bevi
un
bicchiere
e
va
'
a
letto
.
Ottolenghi
.
-
Io
non
sarò
allora
un
fucile
e
una
baionetta
,
ma
cento
fucili
e
cento
baionette
.
E
,
alla
tua
salute
,
anche
un
paio
di
mitragliatrici
.
Comandante
della
11a
-
Contro
chi
vuoi
impiegare
quelle
armi
?
Ottolenghi
.
-
Contro
tutti
i
comandi
.
Comandante
della
11a
.
-
E
dopo
?
Aspireresti
tu
ad
essere
il
comandante
supremo
?
Ottolenghi
.
-
Io
aspiro
solo
a
comandare
il
fuoco
.
Il
giorno
X
,
alzo
abbattuto
,
fuoco
a
volontà
!
E
vorrei
incominciare
dal
comandante
di
divisione
,
chiunque
esso
sia
,
poiché
son
tutti
,
regolarmente
,
uno
peggiore
dell
'
altro
.
Comandante
della
11a
.
-
E
dopo
?
Ottolenghi
.
-
Sempre
avanti
,
seguendo
la
scala
gerarchica
.
Avanti
sempre
,
con
ordine
e
disciplina
.
Cioè
,
avanti
per
modo
di
dire
,
poiché
i
veri
nostri
nemici
non
sono
oltre
le
nostre
trincee
.
Prima
quindi
,
dietro
front
,
poi
avanti
,
avanti
sempre
.
Un
sottotenente
.
-
Cioè
,
indietro
.
Ottolenghi
.
-
Naturalmente
.
Avanti
sempre
,
avanti
,
fino
a
Roma
.
Là
è
il
gran
quartiere
generale
nemico
.
Comandante
della
11a
.
-
E
dopo
?
Ottolenghi
.
-
Ti
pare
poco
?
Un
sottotenente
.
-
Sarà
un
bel
pellegrinaggio
.
Ottolenghi
.
-
Dopo
?
Il
governo
andrà
al
popolo
.
Comandante
della
10a
.
-
Se
tu
farai
marciare
l
'
esercito
su
Roma
,
credi
tu
che
l
'
esercito
tedesco
e
quello
austriaco
resteranno
fermi
in
trincea
?
O
credi
che
,
per
far
piacere
al
nostro
governo
del
popolo
,
i
tedeschi
rientreranno
a
Berlino
e
gli
austro
ungarici
a
Vienna
e
a
Budapest
?
Ottolenghi
.
-
A
me
non
interessa
conoscere
quello
che
faranno
gli
altri
.
A
me
basta
sapere
ciò
che
io
voglio
.
Comandante
della
10a
.
-
Cotesto
è
molto
comodo
,
ma
non
chiarisce
il
problema
.
Che
significherebbe
,
in
sostanza
,
la
tua
marcia
all
'
indietro
?
La
vittoria
nemica
,
evidentemente
.
E
tu
puoi
sperare
che
la
vittoria
militare
nemica
non
si
affermerebbe
sui
vinti
,
anche
come
una
vittoria
politica
?
Nelle
nostre
guerre
d
'
indipendenza
,
tutte
le
volte
che
i
nemici
hanno
vinto
,
non
ci
hanno
essi
portato
,
sulle
loro
baionette
,
i
Borboni
a
Napoli
e
il
Papa
a
Roma
?
Quando
gli
austriaci
ci
hanno
battuto
,
a
Milano
e
in
Lombardia
e
nel
Veneto
,
è
il
governo
del
popolo
che
essi
hanno
messo
o
lasciato
al
potere
?
Con
i
nostri
nemici
vittoriosi
,
in
Italia
son
ritornate
le
dominazioni
straniere
e
la
reazione
.
Tu
non
vuoi
certo
tutto
questo
?
Ottolenghi
.
-
Certo
,
io
non
voglio
tutto
questo
.
Ma
non
voglio
neppure
questa
guerra
che
non
è
altro
che
una
miserabile
strage
.
Comandante
della
10a
.
-
E
la
tua
rivoluzione
non
è
anch
'
essa
una
strage
?
Non
è
anch
'
essa
una
guerra
,
la
guerra
civile
?
Comandante
della
11a
.
-
Sinceramente
,
non
vorrei
né
l
'
una
né
l
'
altra
.
Comandante
della
10a
.
-
Ma
Ottolenghi
no
.
Egli
depreca
l
'
una
ed
esalta
l
'
altra
.
Ora
,
non
sono
tutt
'
uno
?
Ottolenghi
.
-
No
,
non
sono
tutt
'
uno
.
Nella
rivoluzione
io
vedo
il
progresso
del
popolo
e
di
tutti
gli
oppressi
.
Nella
guerra
,
non
v
'
è
niente
altro
che
strage
inutile
.
Comandante
della
10a
.
-
Inutile
?
Qui
siamo
in
parecchi
ad
essere
stati
all
'
Università
.
Alla
mia
Università
,
noi
bruciavamo
i
discorsi
di
Guglielmo
II
che
invocava
,
in
ogni
occasione
,
il
Dio
della
Guerra
e
che
sembrava
non
volesse
pascere
i
suoi
sudditi
che
di
baionette
e
cannoni
.
Inutile
strage
?
Se
non
ci
fossimo
opposti
agli
imperi
centrali
,
oggi
,
in
Italia
e
in
Europa
,
marceremmo
tutti
a
passo
d
'
oca
e
a
suon
di
tamburi
.
Ottolenghi
.
-
Gli
uni
valgono
gli
altri
.
Comandante
della
12a
.
-
E
la
democrazia
?
E
la
libertà
?
Che
sarebbe
il
tuo
popolo
senza
di
esse
?
Ottolenghi
.
-
Bella
democrazia
!
Bella
libertà
!
Comandante
della
10a
.
-
Eppure
è
per
esse
che
molti
di
noi
sono
stati
per
l
'
intervento
,
hanno
preso
le
armi
,
affrontano
tutti
i
sacrifici
e
si
fanno
uccidere
.
Ottolenghi
.
-
La
strage
non
compensa
il
sacrificio
.
Comandante
della
12a
.
-
E
gli
interessi
dell
'
Italia
?
Ottolenghi
.
-
E
noi
che
siamo
?
Non
siamo
l
'
Italia
?
Comandante
della
10a
.
-
Le
ragioni
ideali
che
ci
hanno
spinto
alla
guerra
son
venute
forse
a
mancare
perché
la
guerra
è
una
strage
?
Se
noi
siamo
convinti
che
dobbiamo
batterci
,
i
nostri
sacrifizi
sono
compensati
.
Certo
,
noi
siamo
tutti
stanchi
e
i
soldati
ce
lo
hanno
proclamato
ad
alta
voce
oggi
.
Ciò
è
umano
.
A
un
certo
punto
,
ci
si
scoraggia
,
si
pensa
solo
a
noi
stessi
.
L
'
istinto
di
conservazione
ha
il
sopravvento
.
E
la
maggior
parte
vorrebbe
veder
finita
la
guerra
,
finita
in
qualsiasi
modo
,
perché
la
sua
fine
significa
la
sicurezza
della
nostra
vita
fisica
.
Ma
,
è
ciò
sufficiente
a
giustificare
il
nostro
desiderio
?
Se
così
fosse
,
un
pugno
di
briganti
non
ci
avrebbe
perennemente
in
suo
arbitrio
,
impunemente
,
solo
perché
noi
abbiamo
paura
della
strage
?
Che
ne
sarebbe
della
civiltà
del
mondo
,
se
l
'
ingiusta
violenza
si
potesse
sempre
imporre
senza
resistenza
?
Ottolenghi
.
-
Ammettiamolo
pure
.
Comandante
della
10a
.
-
È
che
tu
devi
ammettere
che
bisogna
difendere
la
moralità
delle
proprie
idee
,
anche
a
rischio
della
vita
.
Quello
della
stanchezza
e
degli
orrori
non
è
un
argomento
valido
a
condannare
la
guerra
.
I
soldati
,
stasera
,
si
sono
ammutinati
.
Hanno
ragione
o
hanno
torto
?
Forse
hanno
torto
,
forse
hanno
ragione
.
L
'
uno
e
l
'
altro
assieme
,
forse
.
La
massa
non
vede
che
il
bene
immediato
.
Ma
che
avverrebbe
se
la
loro
condotta
dovesse
essere
presa
,
nell
'
esercito
,
come
una
norma
di
condotta
generale
?
Ottolenghi
.
-
La
loro
rivolta
è
legittima
,
perché
la
guerra
è
quella
insopportabile
strage
che
noi
vediamo
,
a
causa
dell
'
incapacità
dei
nostri
capi
.
Comandante
della
11a
.
-
Questo
è
vero
.
Comandante
della
12a
.
-
Qui
,
Ottolenghi
,
ha
ragione
.
Un
gruppo
di
sottotenenti
.
-
È
la
verità
.
Avellini
.
-
Neppure
io
posso
negarlo
.
Ottolenghi
.
-
Lo
vedete
?
Anche
voi
siete
costretti
a
darmi
ragione
.
Comandante
della
10a
.
-
Noi
siamo
entrati
in
guerra
con
i
capi
politici
e
militari
impreparati
.
Ma
questo
non
è
un
argomento
per
indurci
a
gettare
le
armi
.
Ottolenghi
.
-
I
nostri
generali
sembra
che
ci
siano
stati
mandati
dal
nemico
,
per
distruggerci
.
Un
gruppo
di
sottotenenti
.
-
È
vero
.
Comandante
della
11a
.
-
È
purtroppo
così
.
Ottolenghi
.
-
E
attorno
a
loro
,
una
banda
di
speculatori
,
protetti
da
Roma
,
fa
i
suoi
affari
sulla
nostra
vita
.
Lo
avete
visto
l
'
altro
giorno
con
le
scarpe
distribuite
al
battaglione
Che
belle
scarpe
!
Sulle
suole
,
con
bei
caratteri
tricolori
,
c
'
era
scritto
"
Viva
l
'
Italia
"
.
Dopo
un
giorno
di
fango
,
abbiamo
scoperto
che
le
suole
erano
di
cartone
verniciato
color
cuoio
.
Un
gruppo
di
sottotenenti
.
-
Questo
è
vero
.
Comandante
della
12a
.
-
Disgraziatamente
è
così
.
Ottolenghi
.
-
Le
scarpe
non
sono
che
un
'
inezia
.
Ma
il
terribile
è
che
hanno
verniciato
la
stessa
nostra
vita
,
vi
hanno
stampigliato
sopra
il
nome
della
patria
e
ci
conducono
al
massacro
come
delle
pecore
.
La
porta
fu
aperta
.
La
conversazione
fu
interrotta
.
Il
maggiore
Frangipane
entrò
,
seguito
dal
maggiore
Melchiorri
e
dai
due
aiutanti
maggiori
.
Noi
ci
levammo
.
-
Io
ho
proposto
,
-
diceva
il
maggiore
Melchiorri
,
-
che
si
fucilino
subito
dieci
soldati
per
compagnia
.
Bisogna
dare
un
esempio
solenne
.
-
Contro
soldati
che
non
hanno
adoperato
le
armi
,
non
si
può
applicare
la
pena
capitale
,
-
rispondeva
il
nostro
maggiore
.
-
Anche
il
comandante
della
divisione
è
per
la
fucilazione
.
Noi
ascoltavamo
i
due
maggiori
,
senza
parlare
.
Ottolenghi
si
rivolse
a
noi
e
disse
:
-
Io
sono
per
la
fucilazione
del
comandante
la
divisione
.
Il
maggiore
Frangipane
era
stanco
e
triste
.
-
Vadano
a
dormire
,
-
ci
disse
.
-
Basta
un
ufficiale
di
servizio
per
compagnia
.
Domattina
,
sapremo
l
'
esito
della
decisione
che
prenderà
il
Comando
di
Corpo
d
'
Armata
.
XXVI
Il
reggimento
era
risalito
in
trincea
.
Il
comandante
del
Corpo
d
'
Armata
aveva
seguito
il
parere
del
Comandante
della
Brigata
e
respinto
la
proposta
d
'
applicare
pene
capitali
.
Solo
sette
,
fra
graduati
e
soldati
,
erano
stati
deferiti
al
Tribunale
militare
e
condannati
alla
reclusione
.
Era
stato
poi
loro
concesso
di
prestare
servizio
in
altri
reggimenti
di
prima
linea
per
poter
ottenere
,
con
una
buona
condotta
,
il
condono
della
pena
.
I
turni
di
trincea
e
di
riposo
continuarono
come
prima
.
Man
mano
che
il
sole
di
primavera
portava
il
calore
nella
montagna
,
la
neve
perdeva
i
suoi
strati
.
Con
il
livello
della
neve
,
s
'
abbassavano
i
parapetti
delle
nostre
trincee
.
I
grandi
bastioni
perdevano
le
loro
torri
e
i
cantieri
disarmavano
.
Ogni
settimana
,
ritiravamo
uno
strato
di
sacchetti
riempiti
di
neve
,
e
la
linea
delle
feritoie
ridiscendeva
,
lentamente
,
alla
linea
del
suolo
.
Con
il
bel
tempo
,
ritornarono
i
progetti
d
'
azione
.
Le
batterie
di
vario
calibro
spuntavano
,
in
ogni
parte
,
come
funghi
.
Tutta
la
corona
di
monti
,
che
cingeva
la
conca
d
'
Asiago
alle
nostre
spalle
,
era
un
'
ininterrotta
catena
di
batterie
mascherate
.
Le
batterie
da
campagna
e
da
montagna
più
vicine
a
noi
non
erano
che
gli
avamposti
di
quel
grande
schieramento
di
bocche
da
fuoco
.
Stavolta
,
s
'
impiegavano
i
grandi
mezzi
.
Altre
batterie
continuavano
ad
arrivare
per
la
rotabile
di
Conco
e
quella
di
Foza
,
costruita
durante
l
'
inverno
.
Batterie
di
bombarde
da
trincea
s
'
installavano
dietro
la
prima
linea
.
Dalla
pianura
veneta
affluivano
,
giorno
e
notte
,
lunghe
colonne
di
autocarri
,
carichi
di
munizioni
.
Il
Genio
lavorava
a
riempire
di
gelatina
due
grandi
mine
:
una
sotto
Casara
Zebio
,
l
'
altra
a
quota
1496
,
verso
Monte
Interrotto
.
Era
di
nuovo
la
guerra
attiva
che
si
annunciava
.
Ma
,
ad
aprile
,
la
neve
,
diminuita
nella
conca
,
era
ancora
alta
attorno
a
tutte
le
nostre
posizioni
.
Il
mio
battaglione
era
a
riposo
,
nei
soliti
turni
,
a
Ronchi
.
Il
maggiore
Frangipane
,
ferito
in
trincea
da
una
scheggia
,
era
all
'
ospedale
ed
io
comandavo
il
battaglione
.
Il
tenente
Ottolenghi
mi
si
presentò
per
chiedermi
l
'
autorizzazione
di
fare
un
'
escursione
con
la
squadra
degli
sciatori
del
battaglione
.
Sempre
comandante
della
sezione
mitragliatrici
del
battaglione
,
egli
non
aveva
a
che
vedere
con
gli
sciatori
.
Ma
,
durante
l
'
inverno
,
avevamo
assieme
,
per
nostro
piacere
,
fatto
lunghe
esercitazioni
ed
eravamo
diventati
buoni
sciatori
.
Egli
era
diventato
un
appassionato
.
Gli
sciatori
del
battaglione
costituivano
una
squadra
speciale
comandata
da
un
sergente
.
Essi
avevano
fatto
un
corso
regolare
a
Bardonecchia
,
e
,
secondo
le
direttive
generali
sulla
guerra
in
alta
montagna
,
avrebbero
dovuto
fornire
le
pattuglie
per
le
ricognizioni
oltre
le
nostre
linee
.
Ma
,
fra
le
nostre
trincee
e
quelle
nemiche
,
le
distanze
erano
così
piccole
che
non
offrivano
spazio
sufficiente
per
le
operazioni
di
pattuglie
in
sci
.
I
pochi
esperimenti
fatti
ne
avevano
sconsigliato
l
'
impiego
di
notte
.
Il
terreno
vi
era
per
giunta
ricoperto
di
alberi
divelti
e
di
filo
spinato
,
ed
era
diventato
difficile
a
praticarsi
.
Di
giorno
,
non
v
'
era
un
sol
punto
in
cui
le
nostre
pattuglie
potessero
uscire
inosservate
,
e
di
notte
,
facevamo
uscire
,
eccezionalmente
,
uomini
su
racchette
da
neve
.
Ma
,
l
'
indomani
,
le
tracce
ne
erano
visibili
e
l
'
attenzione
del
nemico
si
faceva
più
vigile
.
La
squadra
di
sciatori
pertanto
non
era
di
alcuna
utilità
pratica
.
Il
comandante
del
battaglione
la
mandava
sovente
a
fare
delle
escursioni
a
Campomulo
,
Croce
di
Longara
,
Monte
Fior
,
Foza
,
per
mantenerla
in
allenamento
,
ma
non
l
'
aveva
mai
impiegata
oltre
le
nostre
linee
.
Ottolenghi
aveva
,
altre
volte
,
come
me
,
partecipato
a
tali
escursioni
.
La
sua
domanda
rientrava
quindi
nelle
abitudini
della
nostra
vita
invernale
.
Le
esigenze
del
servizio
si
opponevano
ed
io
gli
concessi
di
prendere
con
sé
solamente
mezza
squadra
di
sciatori
.
-
No
,
-
mi
disse
Ottolenghi
.
-
Con
mezza
squadra
io
non
posso
fare
niente
d
'
utile
.
Vorrei
fare
,
con
gli
sciatori
,
una
vera
e
propria
esercitazione
di
guerra
con
lancio
di
bombe
a
mano
e
petardi
.
Vorrei
poter
impiegare
tutta
la
squadra
,
perché
solo
così
sarà
possibile
svolgere
un
'
azione
completa
di
pattuglia
.
Siamo
alla
vigilia
di
una
grande
azione
:
mi
piacerebbe
preparare
una
buona
squadra
di
specialisti
quali
sono
i
nostri
sciatori
.
Anche
a
me
interessavano
molto
esercitazioni
del
genere
e
finii
per
cedere
.
Ottolenghi
partì
con
la
squadra
al
completo
:
dieci
uomini
,
un
caporale
,
un
sergente
.
I
tascapani
erano
carichi
di
bombe
.
Io
ebbi
,
più
tardi
,
il
racconto
dell
'
escursione
.
-
L
'
ordine
del
comandante
del
battaglione
,
-
disse
Ottolenghi
agli
sciatori
,
-
è
di
compiere
un
'
operazione
di
guerra
,
rapida
e
segreta
.
Così
,
vi
metteremo
alla
prova
.
Fra
poco
,
vi
sarà
la
grande
azione
e
noi
dobbiamo
essere
adeguatamente
preparati
.
Questa
volta
,
la
guerra
la
faremo
sul
serio
,
non
con
scale
e
ponti
.
Un
'
operazione
di
guerra
come
questa
che
noi
,
oggi
,
siamo
comandati
di
compiere
,
comporta
il
nemico
.
Dov
'
è
il
nemico
?
Questa
è
la
questione
.
Gli
austriaci
?
No
,
evidentemente
.
I
nostri
naturali
nemici
sono
i
nostri
generali
.
Se
,
nei
dintorni
,
vi
fosse
sua
eccellenza
il
generale
Cadorna
,
egli
sarebbe
il
nemico
principale
e
non
si
tratterebbe
che
di
rintracciarlo
.
Egli
non
è
vicino
,
disgraziatamente
.
E
non
è
vicino
neppure
il
comandante
d
'
armata
.
Lo
stesso
comandante
di
corpo
d
'
armata
è
molto
lontano
,
imboscato
ai
piedi
dell
'
Altipiano
.
I
grandi
generali
detestano
la
neve
.
Chi
rimane
dunque
?
Non
rimangono
che
i
piccoli
.
Rimane
il
comandante
della
divisione
,
piccolo
,
ma
perfetto
.
Una
rara
intelligenza
.
Un
'
intelligenza
rara
.
Gli
sciatori
conoscevano
bene
Ottolenghi
.
La
sua
riputazione
si
era
consolidata
da
tempo
,
nel
battaglione
.
Essi
lo
ascoltavano
con
spasso
.
-
Non
andremo
tuttavia
,
-
chiese
il
sergente
,
fra
il
serio
e
il
faceto
,
-
non
andremo
certo
ad
attaccare
con
queste
bombe
il
signor
generale
comandante
della
divisione
.
-
Direttamente
,
no
.
Noi
non
attaccheremo
il
signor
generale
personalmente
,
per
quanto
ciò
costituirebbe
,
senz
'
altro
,
un
notevole
passo
verso
la
vittoria
.
Gli
ordini
del
comandante
del
battaglione
sono
:
"
Fate
quello
che
volete
,
ma
risparmiate
la
vita
del
generale
"
.
Sicché
,
noi
ubbidiremo
.
Noi
ne
risparmieremo
la
vita
,
ma
lo
attaccheremo
nei
suoi
beni
.
Noi
faremo
una
fulminea
operazione
ardita
sul
magazzino
di
sussistenza
della
divisione
,
svaligiando
il
più
che
ci
sarà
possibile
.
L
'
interesse
degli
sciatori
era
al
colmo
.
Ottolenghi
spiegò
loro
tutti
i
particolari
del
piano
ch
'
egli
aveva
studiato
.
Indi
,
partirono
entusiasti
per
la
sua
esecuzione
,
Ottolenghi
in
testa
.
Il
magazzino
di
sussistenza
era
in
una
grande
baracca
di
legno
,
posta
lungo
la
strada
fra
Campomulo
e
Foza
,
in
un
piccolo
avvallamento
che
lo
nascondeva
agli
osservatori
nemici
.
Attorno
,
la
neve
vi
era
molto
alta
.
Ottolenghi
e
gli
sciatori
lo
conoscevano
bene
per
esservi
passati
vicino
,
in
precedenti
escursioni
.
Il
magazzino
conteneva
un
ricco
deposito
di
generi
alimentari
per
la
truppa
e
per
le
mense
ufficiali
di
tutti
i
reparti
dipendenti
dalla
divisione
.
Vi
erano
,
in
abbondanza
,
anche
bottiglie
di
vino
e
di
liquori
,
prosciutti
,
mortadelle
,
salami
e
formaggi
.
La
squadra
fece
un
largo
giro
per
sorprendere
il
magazzino
dall
'
alto
e
per
rendere
irriconoscibile
la
provenienza
delle
piste
degli
sci
.
Verso
il
calare
del
sole
,
arrivarono
uniti
a
un
chilometro
al
di
sopra
della
strada
.
Di
là
,
sempre
insieme
,
discesero
,
puntando
nella
direzione
del
magazzino
.
Arrivati
a
qualche
centinaio
di
metri
,
la
pattuglia
si
divise
.
Ottolenghi
,
il
sergente
e
sei
soldati
formarono
la
prima
squadra
,
la
"
tattica
"
,
divisa
in
due
gruppi
;
gli
altri
cinque
,
con
il
caporale
,
formarono
la
squadra
"
logistica
"
.
Con
questi
nomi
,
Ottolenghi
aveva
battezzato
le
due
squadre
.
La
prima
squadra
era
destinata
ad
agire
di
fronte
,
in
faccia
al
magazzino
,
la
seconda
alle
spalle
.
La
prima
squadra
partì
in
discesa
,
lanciando
bombe
e
petardi
,
e
urlando
.
Gli
urli
e
gli
scoppi
richiamarono
l
'
attenzione
dei
militari
addetti
al
magazzino
.
Tutti
si
slanciarono
fuori
.
Lo
spettacolo
era
straordinario
.
Con
abili
evoluzioni
,
gli
sciatori
accompagnavano
il
lancio
degli
esplosivi
.
Gli
uomini
passavano
veloci
in
mezzo
alle
nuvole
dei
petardi
fumogeni
e
agli
scoppi
delle
bombe
,
dando
l
'
impressione
di
due
pattuglie
,
una
attaccata
dall
'
altra
,
con
furia
.
Ai
pacifici
militari
della
sussistenza
,
sbalorditi
,
sfuggiva
che
i
petardi
,
che
scoppiavano
a
fior
di
neve
,
erano
tutti
"
offensivi
"
e
quindi
presso
che
innocui
per
quelli
che
li
lanciavano
,
e
che
le
bombe
più
pericolose
scoppiavano
molto
più
lontano
,
in
basso
,
sprofondate
nella
neve
.
Era
un
'
eccezionale
e
reale
visione
di
guerra
.
I
militari
del
magazzino
,
sempre
addetti
ai
servizi
di
sussistenza
delle
retrovie
,
non
avevano
mai
visto
un
combattimento
.
E
quello
era
assordante
e
terribile
.
Per
un
attimo
,
sembrò
loro
che
quei
combattenti
folli
si
sarebbero
tutti
squarciati
eroicamente
a
vicenda
,
sotto
i
loro
occhi
.
E
l
'
ammirazione
cedé
il
posto
al
raccapriccio
.
Mentre
il
combattimento
si
svolgeva
sotto
gli
occhi
esterrefatti
dei
custodi
del
magazzino
,
la
squadra
"
logistica
"
,
alle
spalle
,
agiva
con
minore
intrepidezza
.
I
cinque
uomini
,
slacciati
gli
sci
,
per
le
finestre
saltarono
dentro
il
magazzino
,
e
ne
uscirono
carichi
.
Ottolenghi
li
aveva
equipaggiati
di
tascapani
,
sacchi
alpini
e
cordicelle
.
Essi
ridiscesero
imbottiti
e
coperti
di
prosciutti
,
mortadelle
,
salami
e
bottiglie
.
Riallacciati
gli
sci
,
sparirono
nella
vallata
opposta
a
quella
di
Ronchi
.
L
'
operazione
ardita
era
riuscita
brillantemente
,
in
ogni
sua
parte
.
La
sera
,
alla
mensa
,
Ottolenghi
ci
offrì
quattro
bottiglie
di
Barbera
,
per
l
'
onomastico
di
suo
nonno
.
Suo
nonno
?
pensavo
io
.
All
'
indomani
mattina
,
mi
sorsero
i
primi
sospetti
.
Un
fonogramma
circolare
urgente
del
comando
di
divisione
raccontava
l
'
accaduto
e
ordinava
che
i
comandi
dipendenti
iniziassero
pronte
indagini
per
scoprire
i
colpevoli
.
Il
generale
esigeva
che
tale
"
banditismo
"
dovesse
essere
punito
senza
pietà
.
Io
avevo
appena
finito
di
leggere
il
fonogramma
,
e
le
novità
della
mattina
davano
il
sergente
Melino
,
della
10a
compagnia
,
ferito
.
Colpito
ad
una
gamba
,
da
una
scheggia
di
granata
,
l
'
ufficiale
medico
lo
aveva
curato
e
messo
a
riposo
per
una
settimana
.
Il
sergente
Melino
era
precisamente
il
sergente
degli
sciatori
.
Era
un
veterano
della
mia
compagnia
ed
io
lo
avevo
promosso
caporale
,
caporal
maggiore
e
sergente
.
Io
stesso
lo
avevo
scelto
per
mandarlo
al
corso
di
Bardonecchia
e
avevo
in
lui
la
più
grande
fiducia
.
Lo
andai
a
visitare
.
Egli
aveva
la
gamba
fasciata
ed
era
coricato
.
-
Il
battaglione
è
a
riposo
,
-
gli
dissi
,
-
e
lei
si
fa
ferire
dalle
granate
?
Mi
vuol
spiegare
cotesta
ferita
?
Vicino
,
v
'
erano
dei
soldati
e
il
sergente
mi
fece
capire
ch
'
era
necessario
allontanarli
.
Io
li
feci
uscire
.
-
Che
cosa
significano
cotesti
misteri
?
-
gli
chiesi
.
Il
sergente
mi
raccontò
tutto
.
I
prosciutti
,
le
mortadelle
,
i
salami
e
parecchie
bottiglie
erano
stati
distribuiti
la
notte
stessa
alle
squadre
del
battaglione
,
in
segreto
,
a
mezzo
degli
sciatori
che
appartenevano
alle
differenti
compagnie
.
Probabilmente
,
non
ne
rimaneva
più
traccia
.
Le
cose
potevano
complicarsi
.
Chiamai
il
tenente
medico
e
gli
feci
sospendere
la
comunicazione
ufficiale
della
ferita
del
sergente
.
Dopo
,
interrogai
Ottolenghi
.
-
Da
quando
in
qua
,
-
gli
dissi
,
-
le
rivoluzioni
si
fanno
rubando
prosciutti
e
mortadelle
?
-
Nelle
rivoluzioni
,
si
è
sempre
rubato
.
-
Prosciutti
?
-
Anche
prosciutti
.
-
È
una
bella
operazione
che
hai
fatto
compiere
al
battaglione
.
Leggi
qui
la
circolare
del
comandante
della
divisione
.
Leggi
qui
il
rapporto
sulla
ferita
del
sergente
Melino
.
Come
vuoi
che
il
battaglione
si
tiri
d
'
impaccio
?
-
E
che
intendi
fare
?
-
mi
chiese
.
-
Il
prestigio
del
battaglione
non
può
che
aumentare
per
questa
operazione
.
Non
puoi
negarlo
:
è
stata
magnifica
.
Se
avessi
avuto
con
me
un
plotone
,
avrei
portato
via
tutto
il
magazzino
,
compreso
lo
zucchero
e
il
caffè
.
Che
ne
diresti
,
se
ripetessimo
il
colpo
contro
il
comandante
di
divisione
in
persona
?
Vuoi
?
Dimmi
,
vuoi
?
Nessuno
ne
saprà
niente
,
ti
assicuro
.
Lo
si
farà
prigioniero
.
Sarà
un
segreto
assoluto
.
Ai
soldati
non
parrà
vero
di
potersi
distrarre
un
po
'
.
Vuoi
?
Chiamai
gli
ufficiali
a
rapporto
.
Lessi
il
fonogramma
della
divisione
e
ordinai
di
indagare
immediatamente
.
Dopo
qualche
ora
,
mi
fu
comunicato
,
per
iscritto
,
l
'
esito
delle
ricerche
.
Era
negativo
.
I
comandanti
di
reparto
escludevano
che
i
loro
dipendenti
avessero
potuto
prendere
parte
o
assistere
al
fatto
.
Anche
Ottolenghi
mandò
rapporto
negativo
.
Poco
prima
dell
'
ora
di
mensa
,
vidi
Avellini
e
gli
chiesi
:
-
In
confidenza
,
fra
noi
,
sai
niente
della
storia
del
magazzino
di
divisione
?
-
I
miei
soldati
hanno
mangiato
prosciutti
e
salami
tutta
la
notte
.
Vi
è
qualche
indigestione
.
Essi
dovevano
avere
una
sete
del
diavolo
ed
io
ho
fatto
comprare
qualche
fiasco
di
vino
,
perché
pare
che
le
bottiglie
rapite
non
fossero
molte
.
Anche
il
rapporto
del
comandante
del
reggimento
fu
negativo
.
XXVII
La
grande
azione
d
'
Armata
veniva
preparata
intensamente
.
Era
certo
che
la
nostra
Brigata
vi
avrebbe
avuto
parte
importante
.
Agli
ufficiali
furono
distribuite
le
carte
topografiche
della
regione
,
fino
a
Cima
XII
e
Val
Lagarina
.
Ogni
tanto
,
colpi
di
cannone
,
isolati
,
annunziavano
l
'
aggiustamento
del
tiro
di
nuove
batterie
.
Anche
l
'
appostazione
delle
bombarde
pesanti
era
stata
ultimata
.
Solo
il
settore
del
nostro
reggimento
ne
contava
una
ventina
di
batterie
,
ordinate
in
gruppi
.
Per
compensare
i
soldati
delle
fatiche
invernali
e
per
animarli
all
'
azione
,
la
Brigata
fu
mandata
a
riposo
,
in
pianura
.
Il
nostro
battaglione
si
accantonò
a
Vallonara
,
ai
piedi
dell
'
Altipiano
.
Il
riposo
non
fu
molto
lungo
.
Durò
solamente
otto
giorni
.
Ma
quella
settimana
fu
un
incantesimo
.
Da
un
anno
,
dopo
Aiello
,
i
soldati
non
avevano
più
vissuto
in
mezzo
alla
popolazione
civile
.
La
stanchezza
e
il
malcontento
sparirono
in
un
baleno
e
ciascuno
assunse
,
di
fronte
ai
civili
,
un
'
aria
di
sicurezza
e
di
protezione
marziale
.
Non
eravamo
noi
i
salvatori
del
paese
?
Se
noi
non
ci
fossimo
battuti
,
la
popolazione
non
avrebbe
dovuto
abbandonare
le
case
e
i
campi
ed
emigrare
disperata
,
verso
l
'
interno
,
per
vivervi
miserabilmente
di
sussidi
lesinati
dallo
Stato
?
Con
quale
ammirazione
le
giovani
guardavano
i
soldati
!
Quei
giorni
furono
,
per
il
battaglione
,
fra
i
più
lieti
di
tutta
la
guerra
.
I
soldati
erano
felici
.
Vallonara
era
un
villaggio
di
poche
centinaia
di
abitanti
,
ma
nella
ricca
campagna
,
fra
Bassano
e
Marostica
,
v
'
erano
disseminate
migliaia
di
cascine
.
Durante
le
ore
di
libera
uscita
,
esse
diventarono
centri
di
riunione
di
squadre
,
di
gruppi
isolati
di
soldati
,
ospitali
e
gaie
.
Popolazione
e
soldati
gareggiavano
in
generosità
,
reciprocamente
.
Tutto
quello
che
i
soldati
possedevano
fu
offerto
in
festa
.
Essi
diventarono
,
in
quelle
ore
,
i
signori
della
pianura
.
Ogni
compagnia
aveva
i
suoi
soldati
sedentari
.
Meditativi
e
solitari
,
questi
erano
insensibili
a
quella
vita
di
tripudio
.
Non
uscivano
neppure
e
,
misantropi
,
oziavano
attorno
agli
accantonamenti
.
Ma
i
più
giovani
,
scorrazzavano
da
cavalieri
erranti
,
cercandosi
un
sorso
di
gioia
.
Nei
pomeriggi
rossi
e
tiepidi
di
quel
maggio
unico
,
tutta
la
compagnia
risuonò
di
stornelli
e
canti
popolari
.
E
le
voci
,
non
più
gravi
,
dei
soldati
,
s
'
accordavano
con
i
canti
delle
donne
in
festa
.
Com
'
era
ridivenuta
bella
la
vita
!
Un
giorno
,
passando
lungo
i
filari
d
'
una
vigna
per
controllarvi
un
filo
telefonico
del
battaglione
,
guardando
per
aria
,
inciampai
su
un
soldato
della
10a
.
Egli
era
con
una
giovane
contadina
.
Sdraiati
sull
'
erba
,
sotto
un
arco
di
viti
,
essi
si
confidavano
i
loro
segreti
.
Io
non
m
'
ero
accorto
di
loro
,
altrimenti
li
avrei
evitati
.
L
'
incontro
fu
improvviso
,
per
me
e
per
loro
.
Il
soldato
scattò
in
piedi
,
sull
'
attenti
,
e
salutò
.
Egli
era
rosso
e
confuso
.
Al
suo
fianco
,
lentamente
,
lentamente
,
con
una
calma
leggiadra
,
anche
la
donna
si
levò
in
piedi
.
Snella
e
bionda
,
essa
appariva
ancora
più
bionda
accanto
all
'
uomo
bruno
dai
capelli
neri
.
Mi
guardò
per
un
istante
,
con
un
sorriso
timido
,
abbassò
gli
occhi
e
si
strinse
al
soldato
,
protettrice
.
Io
levai
il
portafoglio
,
ne
tolsi
dieci
lire
e
dissi
,
dandole
al
soldato
:
-
Il
capitano
è
fiero
di
vedere
un
suo
soldato
in
così
bella
compagnia
.
Il
soldato
prese
il
denaro
,
ancora
imbarazzato
,
e
la
giovine
donna
sorrise
a
lungo
,
dondolandosi
,
i
grandi
occhi
aperti
e
colmi
di
grazia
.
Com
'
erano
felici
!
Anch
'
io
mi
sentivo
felice
.
Felice
e
infelice
,
nello
stesso
tempo
.
I
miei
problemi
sentimentali
,
infatti
,
non
erano
chiari
.
In
quei
giorni
,
Avellini
era
al
colmo
della
felicità
.
La
famiglia
di
Marostica
c
'
invitava
spesso
per
il
tè
,
ma
io
,
che
comandavo
ancora
il
battaglione
,
ero
preso
,
anche
nelle
ore
del
pomeriggio
,
da
un
'
infinità
d
'
impegni
di
servizio
e
potevo
andarvi
raramente
.
Egli
era
più
libero
e
non
vi
mancava
mai
.
Un
successo
personale
aumentò
la
sua
gioia
.
Il
comandante
della
brigata
lo
aveva
incaricato
di
fare
una
conferenza
agli
ufficiali
della
brigata
,
sulla
tattica
della
compagnia
nei
combattimenti
di
montagna
.
Egli
si
era
preparato
con
entusiasmo
ed
io
lo
avevo
anche
aiutato
,
mettendo
a
suo
profitto
la
mia
lunga
esperienza
di
guerra
.
Noi
detestavamo
le
conferenze
più
che
i
grossi
calibri
,
ma
Avellini
parlò
con
talento
.
Il
generale
si
congratulò
con
lui
e
lo
segnalò
al
comando
della
divisione
come
un
distinto
ufficiale
di
carriera
.
Egli
non
sapeva
contenere
la
sua
gioia
.
Dopo
la
conferenza
,
mi
fece
le
sue
confidenze
.
Niente
egli
amava
più
della
sua
carriera
militare
.
Poter
distinguersi
come
comandante
di
compagnia
,
entrare
alla
Scuola
di
guerra
e
nel
servizio
di
stato
maggiore
,
comandare
una
batteria
d
'
artiglieria
,
poi
un
battaglione
di
fanteria
,
studiare
,
studiare
sempre
.
Servire
il
paese
così
,
contribuire
a
dargli
un
esercito
,
un
grande
esercito
,
per
poter
riaffermare
le
sue
glorie
militari
!
Egli
non
sembrava
chiedere
altro
alla
vita
.
Nel
pomeriggio
,
andammo
insieme
al
tè
di
Marostica
ed
egli
fu
il
festeggiato
.
Il
riposo
passò
come
un
sogno
.
XXVIII
L'8
giugno
,
gli
austriaci
,
prevedendo
l
'
offensiva
,
fecero
brillare
la
mina
sotto
Casara
Zebio
,
quella
per
cui
noi
avevamo
passato
la
notte
di
Natale
in
linea
.
La
mina
distrusse
le
trincee
,
seppellì
i
reparti
che
le
presidiavano
,
insieme
con
gli
ufficiali
di
un
reggimento
che
vi
si
erano
fermati
durante
una
ricognizione
.
La
posizione
fu
occupata
dal
nemico
.
L
'
avvenimento
fu
considerato
come
un
cattivo
presagio
.
Il
10
,
la
nostra
artiglieria
aprì
il
fuoco
alle
5
del
mattino
.
La
grande
azione
che
andava
,
per
cinquanta
chilometri
,
da
Val
d
'
Assa
a
Cima
Caldiera
,
era
iniziata
.
Sull
'
Altipiano
,
comprese
le
bombarde
pesanti
da
trincea
,
non
v
'
erano
meno
di
mille
bocche
da
fuoco
.
Un
tambureggiamento
immenso
,
fra
boati
che
sembravano
uscire
dal
ventre
della
terra
,
sconvolgeva
il
suolo
.
La
stessa
terra
tremava
sotto
i
nostri
piedi
.
Quello
non
era
tiro
d
'
artiglieria
.
Era
l
'
inferno
che
si
era
scatenato
.
Ci
eravamo
sempre
lamentati
della
mancanza
d
'
artiglieria
:
ora
l
'
avevamo
,
l
'
artiglieria
.
I
reparti
erano
stati
ritirati
dalle
trincee
e
solo
poche
vedette
le
presidiavano
.
Il
1°
e
il
2°
battaglione
del
reggimento
erano
ricoverati
nelle
grandi
caverne
scavate
durante
l
'
inverno
.
Il
3
battaglione
era
con
tutte
e
quattro
le
compagnie
allo
scoperto
,
sulla
linea
dei
due
ridottini
retrostanti
.
Le
piccole
caverne
ivi
esistenti
erano
occupate
dagli
artiglieri
da
montagna
,
che
vi
avevano
la
batteria
,
e
dai
nostri
mitraglieri
.
L
'
artiglieria
nemica
controbatté
,
con
i
grossi
calibri
,
le
nostre
batterie
,
ma
non
tirò
sulla
prima
linea
.
Sulla
nostra
prima
linea
tirò
solo
la
nostra
artiglieria
.
Quello
che
avvenne
non
fu
sufficientemente
chiarito
.
Alcune
batterie
da
149
e
da
152
da
marina
tirarono
su
di
noi
.
I
battaglioni
che
erano
nelle
caverne
non
ne
soffrirono
,
ma
il
mio
ebbe
,
fin
dall
'
inizio
,
gravi
perdite
.
Il
maggiore
Frangipane
,
ch
'
era
rientrato
da
pochi
giorni
,
fu
colpito
fra
i
primi
ed
io
assunsi
il
comando
del
battaglione
.
La
linea
dei
due
ridottini
,
nei
quali
il
mio
battaglione
aveva
l
'
ordine
di
rimanere
,
fu
rasa
al
suolo
.
Essi
erano
stati
costruiti
contro
i
tiri
di
fronte
,
non
contro
quelli
alle
spalle
.
La
9a
e
10a
compagnia
furono
dimezzate
.
Il
tenente
Ottolenghi
fece
uscire
i
mitraglieri
dalle
caverne
e
,
riordinatili
all
'
aperto
,
gridava
:
-
Bisogna
marciare
sulle
batterie
che
tirano
su
di
noi
e
mitragliarle
!
Io
lo
vidi
a
tempo
,
accorsi
e
l
'
obbligai
a
riprendere
il
suo
posto
.
Feci
spostare
di
qualche
centinaio
di
metri
indietro
le
compagnie
e
ne
informai
il
comando
di
reggimento
.
Il
battaglione
aveva
già
molti
morti
.
Le
barelle
erano
insufficienti
a
trasportare
i
feriti
ai
posti
di
medicazione
.
Mentre
io
facevo
la
spoletta
fra
i
reparti
,
passò
un
colonnello
d
'
artiglieria
,
seguito
da
due
tenenti
.
A
capo
scoperto
,
la
pistola
in
mano
,
fra
gli
scoppi
delle
granate
,
urlava
:
-
Uccideteci
!
uccideteci
!
Io
gli
andai
incontro
e
gli
proposi
di
servirsi
dei
miei
ufficiali
per
comunicare
alle
batterie
l
'
ordine
di
spostare
i
tiri
.
Egli
non
riconobbe
neppure
che
io
ero
un
ufficiale
.
Non
mi
rispose
e
continuò
a
gridare
frasi
sconnesse
.
I
due
tenenti
lo
seguivano
,
muti
,
lo
sguardo
sperduto
.
Io
cominciavo
a
perdere
la
calma
.
Il
comando
di
brigata
,
per
l
'
azione
,
s
'
era
stabilito
vicino
,
dietro
il
mio
battaglione
.
Vi
andai
di
corsa
.
Trovai
il
generale
comandante
della
brigata
,
in
fondo
a
una
piccola
caverna
,
seduto
,
con
il
microfono
in
mano
.
Gli
raccontai
affrettatamente
quanto
avveniva
.
Egli
m
'
ascoltava
,
calmo
fino
all
'
abbattimento
.
Io
parlavo
agitato
,
ma
egli
restava
indifferente
.
Nell
'
eccitazione
,
io
mi
lasciai
sfuggire
:
-
Signor
generale
,
quante
corbellerie
,
oggi
,
stiamo
commettendo
!
Il
generale
s
'
alzò
di
scatto
.
Io
credetti
volesse
mettermi
alla
porta
.
Mi
venne
incontro
e
m
'
abbracciò
,
piangendo
.
-
Figliolo
,
è
la
nostra
professione
,
-
mi
rispose
.
Seppi
che
egli
inviava
portaordini
e
fonogrammi
,
vanamente
,
da
oltre
un
'
ora
.
Io
rientrai
al
battaglione
,
disperato
.
Nel
settore
del
2°
battaglione
avvenivano
cose
peggiori
..
Il
maggiore
Melchiorri
s
'
era
installato
in
una
piccola
caverna
,
accanto
alla
grande
caverna
in
cui
era
ricoverata
la
5a
compagnia
.
Il
tiro
dell
'
artiglieria
lo
aveva
molto
impressionato
.
Coloniale
,
egli
non
aveva
mai
assistito
,
in
Africa
,
ad
una
simile
forma
di
guerra
.
I
suoi
nervi
non
poterono
resistere
.
Si
era
già
bevuto
,
da
solo
,
una
bottiglia
di
cognac
e
aveva
mandato
in
giro
tutto
il
comando
del
battaglione
per
trovarne
una
seconda
.
Egli
attendeva
la
bottiglia
,
quando
,
dalla
caverna
della
5a
compagnia
,
arrivò
il
rumore
d
'
un
tumulto
.
La
caverna
della
5a
era
,
fra
tutte
le
altre
del
reggimento
,
la
peggio
scavata
.
Era
stata
una
delle
prime
ad
essere
costruita
e
i
minatori
non
erano
ancora
sufficientemente
pratici
.
Era
lunga
orizzontalmente
,
ma
non
abbastanza
scavata
in
profondità
.
Poteva
contenere
un
'
intera
compagnia
,
ma
era
quasi
a
fior
di
terra
.
In
grado
di
resistere
a
un
bombardamento
di
piccoli
calibri
,
non
lo
era
per
gli
altri
calibri
.
Forse
,
lo
era
anche
per
gli
altri
,
ma
quelli
che
vi
stavano
dentro
avevano
l
'
impressione
che
non
lo
fosse
.
Quella
mattina
,
i
nostri
149
e
152
l
'
avevano
particolarmente
presa
di
mira
.
Alcune
granate
scoppiate
all
'
imboccatura
avevano
ucciso
dei
soldati
e
il
capitano
comandante
della
compagnia
.
Intere
batterie
avevano
continuato
a
tempestarla
di
colpi
.
La
compagnia
infine
,
stordita
da
un
martellamento
ininterrotto
,
soffocata
dal
fumo
degli
scoppi
,
priva
del
suo
comandante
,
non
seppe
resistere
.
Ai
soldati
sembrava
che
la
volta
dovesse
crollare
da
un
momento
all
'
altro
e
schiacciarli
tutti
.
Essi
volevano
uscire
all
'
aperto
.
I
soldati
gridavano
:
-
Fuori
!
Fuori
!
Il
maggiore
Melchiorri
sentì
le
grida
e
mandò
ad
informarsi
.
Quando
seppe
che
i
soldati
volevano
uscire
dalla
galleria
,
egli
fu
assalito
da
un
impeto
d
'
ira
.
Gli
ordini
dati
esigevano
che
i
reparti
non
si
muovessero
dai
posti
loro
assegnati
prima
dell
'
ora
fissata
per
l
'
assalto
.
-
Noi
siamo
di
fronte
al
nemico
,
-
gridò
il
maggiore
,
-
ed
io
ordino
che
nessuno
si
muova
.
Guai
a
chi
si
muove
!
La
seconda
bottiglia
era
arrivata
e
il
maggiore
dimenticò
la
5a
compagnia
.
Il
bombardamento
continuava
.
Non
passò
molto
tempo
.
La
compagnia
si
gettò
fuori
dalla
galleria
e
si
riordinò
,
all
'
aperto
,
in
un
avvallamento
laterale
non
battuto
dall
'
artiglieria
.
Il
maggiore
credette
trovarsi
di
fronte
ad
un
ammutinamento
.
Ne
era
convinto
.
Una
compagnia
,
poco
prima
dell
'
assalto
,
con
le
armi
alla
mano
,
a
pochi
metri
dal
nemico
,
rifiutava
d
'
obbedire
.
Per
lui
,
non
v
'
erano
dubbi
.
Bisognava
quindi
reagire
immediatamente
con
i
mezzi
più
energici
e
punire
la
sedizione
.
Furibondo
,
uscì
dalla
sua
caverna
.
Mise
la
compagnia
in
riga
e
ordinò
la
decimazione
.
La
5a
compagnia
ubbidiva
agli
ordini
,
senza
reagire
.
Mentre
l
'
aiutante
maggiore
conteggiava
i
soldati
e
ne
designava
uno
ogni
dieci
per
la
fucilazione
immediata
,
la
notizia
si
sparse
per
gli
altri
reparti
del
battaglione
e
accorsero
vari
ufficiali
.
Il
maggiore
spiegò
loro
che
egli
intendeva
valersi
della
circolare
del
comando
supremo
sulla
pena
capitale
con
procedimento
eccezionale
.
Il
comandante
della
6a
compagnia
era
fra
i
presenti
.
Era
il
vecchio
comandante
della
6a
all
'
azione
dell
'
agosto
,
il
tenente
Fiorelli
,
che
,
guarito
dalle
ferite
e
promosso
capitano
,
aveva
ripreso
il
comando
della
sua
compagnia
.
Egli
fece
osservare
che
il
reato
di
ammutinamento
di
fronte
al
nemico
non
esisteva
e
che
,
anche
se
il
reato
fosse
stato
compiuto
,
il
maggiore
non
avrebbe
avuto
il
diritto
di
ordinare
la
decimazione
senza
il
parere
del
comandante
del
reggimento
.
Le
considerazioni
del
capitano
irritarono
il
maggiore
.
Egli
impugnò
la
pistola
e
gliela
puntò
al
petto
.
-
Lei
taccia
,
-
gli
rispose
il
maggiore
,
-
taccia
,
altrimenti
si
rende
complice
dell
'
ammutinamento
e
responsabile
dello
stesso
reato
.
Io
solo
,
qui
,
sono
il
comandante
responsabile
.
Io
sono
,
di
fronte
al
nemico
,
arbitro
della
vita
e
della
morte
dei
soldati
posti
sotto
il
mio
comando
,
se
infrangono
la
disciplina
di
guerra
.
Il
capitano
rimase
impassibile
.
Calmo
,
chiese
più
volte
il
permesso
di
parlare
.
Il
maggiore
gl
'
impose
il
silenzio
.
La
selezione
era
stata
ultimata
,
in
mezzo
alla
5a
,
e
venti
soldati
,
distaccati
dagli
altri
,
attendevano
.
Il
maggiore
ordinò
l
'
attenti
ed
egli
stesso
si
mise
nella
posizione
d
'
attenti
.
Il
fragore
dell
'
artiglieria
era
assordante
e
dovette
urlare
per
farsi
sentire
da
tutti
.
Egli
parlava
solenne
:
-
In
nome
di
Sua
Maestà
il
Re
,
comandante
supremo
dell
'
esercito
,
io
maggiore
Melchiorri
cavalier
Ruggero
,
comandante
titolare
del
2°
battaglione
399
fanteria
,
mi
valgo
delle
disposizioni
eccezionali
di
Sua
Eccellenza
il
generale
Cadorna
,
suo
capo
di
stato
maggiore
,
e
ordino
la
fucilazione
dei
militari
della
5a
compagnia
,
colpevoli
di
ammutinamento
con
le
armi
di
fronte
al
nemico
.
Il
maggiore
era
ormai
esaltato
e
non
ascoltava
che
se
stesso
.
Ma
lo
stato
d
'
animo
in
cui
egli
si
trovava
non
era
quello
degli
ufficiali
presenti
,
né
della
5a
compagnia
,
né
dei
venti
designati
alla
morte
.
Mai
,
nella
nostra
brigata
,
era
stata
eseguita
una
fucilazione
.
Questa
decimazione
appariva
un
avvenimento
così
precipitato
e
straordinario
da
non
essere
neppure
considerato
possibile
.
Ma
non
è
necessario
che
tutti
credano
al
dramma
perché
questo
si
svolga
.
Il
maggiore
Melchiorri
si
trovava
al
centro
del
dramma
,
protagonista
già
travolto
.
Il
maggiore
ordinò
che
il
capitano
Fiorelli
,
con
un
plotone
della
sua
compagnia
,
prendesse
il
comando
del
plotone
d
'
esecuzione
.
-
Io
sono
,
-
rispose
il
capitano
,
-
comandante
titolare
di
compagnia
,
e
non
posso
comandare
un
plotone
.
-
Lei
dunque
si
rifiuta
di
eseguire
il
mio
ordine
?
-
chiese
il
maggiore
.
-
Io
non
mi
rifiuto
di
eseguire
un
ordine
.
Faccio
solo
presente
che
io
sono
capitano
e
non
tenente
,
comandante
di
compagnia
,
non
di
plotone
.
-
Insomma
,
-
gridò
il
maggiore
,
puntando
nuovamente
la
pistola
sul
capitano
,
-
lei
eseguisce
o
non
eseguisce
l
'
ordine
che
io
le
ho
dato
?
Il
capitano
rispose
:
-
Signor
no
.
-
Non
lo
eseguisce
?
-
Signor
no
.
Il
maggiore
ebbe
un
attimo
d
'
esitazione
e
non
sparò
sul
capitano
.
-
Ebbene
,
-
riprese
il
maggiore
,
-
ordini
che
un
plotone
della
sua
compagnia
passi
in
riga
.
Il
capitano
ripeté
l
'
ordine
al
sottotenente
comandante
il
1°
plotone
della
6a
.
In
pochi
minuti
,
il
plotone
uscì
dalla
caverna
e
passò
in
riga
.
Il
sottotenente
ricevette
dal
maggiore
,
e
lo
ripeté
ai
suoi
soldati
,
l
'
ordine
di
caricare
le
armi
.
Il
plotone
aveva
già
i
fucili
carichi
.
Di
fronte
,
immobili
,
stupiti
,
i
venti
guardavano
.
Il
maggiore
ordinò
di
puntare
.
-
Punt
!
-
ordinò
il
tenente
.
Il
plotone
si
mise
in
posizione
di
punt
.
-
Ordini
il
fuoco
,
-
gridò
il
maggiore
.
-
Fuoco
!
-
ordinò
il
tenente
.
Il
plotone
eseguì
l
'
ordine
.
Ma
sparò
alto
.
La
scarica
dei
fucili
era
passata
tanto
alta
,
al
disopra
della
testa
dei
condannati
,
che
questi
rimasero
al
loro
posto
,
impassibili
.
Se
vi
fosse
stato
un
concerto
fra
il
plotone
e
i
venti
,
questi
si
sarebbero
potuti
gettare
a
terra
e
fingere
d
'
essere
morti
.
Ma
,
fra
di
loro
,
non
v
'
era
stato
che
uno
scambio
di
sguardi
.
Dopo
la
scarica
,
uno
dei
venti
sorrise
.
L
'
ira
del
maggiore
esplose
irreparabile
.
Con
la
pistola
in
pugno
,
fece
qualche
passo
verso
i
condannati
,
il
viso
stravolto
.
Si
fermò
al
centro
e
gridò
:
-
Ebbene
,
io
stesso
punisco
i
ribelli
!
Egli
ebbe
il
tempo
di
sparare
tre
colpi
.
Al
primo
,
un
soldato
colpito
alla
testa
stramazzò
al
suolo
;
al
secondo
e
al
terzo
,
caddero
altri
due
soldati
,
colpiti
al
petto
.
Il
capitano
Fiorelli
aveva
estratto
la
pistola
:
-
Signor
maggiore
,
lei
è
pazzo
.
Il
plotone
d
'
esecuzione
,
senza
un
ordine
,
puntò
sul
maggiore
e
fece
fuoco
.
Il
maggiore
si
rovesciò
,
crivellato
di
colpi
.
Mancavano
pochi
minuti
all
'
assalto
.
Anche
i
149
e
i
152
avevano
allungato
il
tiro
e
non
sparavano
più
su
di
noi
.
Le
nostre
trincee
erano
state
sconvolte
.
Delle
vedette
lasciatevi
,
non
fu
trovata
che
qualcuna
ancora
in
vita
.
Ma
,
nelle
trincee
e
nei
reticolati
nemici
,
immense
brecce
aprivano
il
passaggio
all
'
assalto
.
Il
mio
battaglione
s
'
era
ammassato
in
trincea
.
Io
vidi
la
5a
e
la
6a
compagnia
,
seguite
dalla
7a
e
dalla
8a
,
scavalcare
le
nostre
trincee
in
massa
,
ed
arrivare
alle
trincee
nemiche
.
Anche
il
mio
battaglione
uscì
immediatamente
dopo
,
più
a
destra
.
Il
1°
battaglione
e
un
battaglione
dell
'
altro
reggimento
della
brigata
avevano
anch
'
essi
occupato
le
posizioni
nemiche
,
piene
di
morti
.
Furono
questi
quattro
i
soli
battaglioni
che
,
da
Val
d
'
Assa
a
Cima
Caldiera
,
riuscirono
nell
'
assalto
.
Nel
resto
del
fronte
l
'
azione
fallì
.
La
mina
di
quota
1496
,
all
'
estrema
sinistra
della
divisione
,
si
era
rovesciata
sui
nostri
,
rendendo
inaccessibili
le
posizioni
nemiche
.
Le
nostre
perdite
furono
grandi
.
Io
avevo
iniziato
l
'
azione
come
comandante
di
compagnia
e
l
'
avevo
finita
comandante
di
due
battaglioni
:
il
3°
e
il
1°
rimasti
senza
capitani
.
L
'
azione
non
essendo
riuscita
che
nel
nostro
settore
,
la
nostra
posizione
avanzata
,
battuta
di
fianco
dal
tiro
nemico
,
diventava
insostenibile
.
Al
cader
della
notte
,
ricevemmo
l
'
ordine
di
ripiegare
sulle
trincee
di
partenza
.
La
notte
,
il
capitano
Fiorelli
venne
da
me
.
Egli
era
abbattuto
.
Mi
raccontò
la
morte
del
maggiore
Melchiorri
della
quale
anch
'
egli
si
credeva
in
parte
responsabile
.
Mi
disse
che
aveva
fatto
di
tutto
per
morire
in
combattimento
.
La
sorte
lo
aveva
voluto
risparmiare
.
Egli
quindi
si
considerava
obbligato
a
fare
il
suo
dovere
e
denunziare
il
fatto
al
comando
di
reggimento
.
Io
non
riuscii
a
dissuaderlo
.
Il
giorno
dopo
,
con
un
rapporto
scritto
,
denunziò
se
stesso
.
I
comandi
di
brigata
,
di
divisione
e
di
corpo
d
'
armata
ne
furono
informati
immediatamente
.
Egli
,
il
tenente
aiutante
maggiore
del
2°
battaglione
e
il
sottotenente
della
6a
furono
deferiti
al
Tribunale
militare
e
messi
in
stato
d
'
arresto
.
I
tre
ufficiali
,
accompagnati
da
un
capitano
dei
carabinieri
e
da
una
scorta
,
passarono
in
mezzo
al
mio
battaglione
.
Al
loro
passaggio
,
i
soldati
si
levarono
,
sull
'
attenti
,
e
salutarono
.
XXIX
Io
non
racconto
e
non
rivedo
che
ciò
che
maggiormente
è
rimasto
impresso
in
me
.
L
'
azione
fu
ripresa
il
19
,
ma
il
mio
battaglione
,
che
aveva
subito
le
maggiori
perdite
,
fu
lasciato
riserva
di
brigata
e
non
prese
parte
al
combattimento
.
I
feriti
del
battaglione
erano
stati
,
in
grande
maggioranza
,
trasportati
indietro
,
negli
ospedali
delle
retrovie
,
con
le
ambulanze
divisionali
.
Avellini
,
fra
i
più
gravi
,
era
rimasto
all
'
ospedale
da
campo
,
vicino
a
Croce
di
Sant
'
Antonio
.
Egli
era
intrasportabile
.
Era
rimasto
ferito
nelle
trincee
nemiche
,
alla
testa
della
sua
compagnia
,
e
le
ferite
erano
gravi
.
Aveva
perduto
un
occhio
,
ma
la
ferita
più
grave
era
quella
riportata
all
'
addome
.
Prima
che
i
portaferiti
lo
allontanassero
,
egli
aveva
voluto
salutarmi
ed
io
avevo
visto
,
fin
da
allora
,
la
gravità
del
suo
stato
.
Aveva
fatto
uno
sforzo
per
sollevarsi
sulla
barella
ed
era
ricaduto
svenuto
.
Dopo
,
io
non
l
'
avevo
più
rivisto
.
Per
quanto
il
battaglione
fosse
indietro
,
di
riserva
,
gli
obblighi
del
servizio
m
'
impedivano
di
andare
a
visitarlo
.
Potevo
telefonare
al
direttore
dell
'
ospedaletto
e
avere
,
ogni
tanto
,
sue
notizie
.
La
sua
temperatura
era
sempre
elevata
.
Il
22
il
direttore
dell
'
ospedaletto
mi
telefonò
che
Avellini
voleva
vedermi
subito
,
che
non
perdessi
tempo
perché
il
suo
stato
era
disperato
.
Chiesi
l
'
autorizzazione
al
comando
di
reggimento
e
ottenni
di
allontanarmi
dal
battaglione
per
qualche
ora
.
Com
'
era
trasformato
il
mio
amico
!
Egli
non
mangiava
più
dal
giorno
10;
la
ferita
all
'
addome
gli
imponeva
un
regime
di
digiuno
assoluto
.
Prima
tanto
forte
e
pieno
di
vita
,
ora
era
sfinito
.
Steso
sul
lettino
da
campo
,
le
labbra
bianche
,
immobile
,
sembrava
un
cadavere
.
Solo
una
contrazione
alla
bocca
,
simile
ad
un
sorriso
amaro
,
mostrava
ch
'
egli
viveva
e
soffriva
.
Io
ebbi
subito
l
'
impressione
che
fosse
in
fin
di
vita
.
E
pensai
ai
suoi
sogni
di
carriera
militare
,
al
suo
servizio
di
stato
maggiore
,
alle
sue
promozioni
,
al
grande
esercito
nazionale
...
Povero
Avellini
!
Certo
,
egli
mi
avrebbe
parlato
ancora
di
tutto
questo
.
Egli
aveva
tutti
i
due
occhi
fasciati
,
sicché
non
poté
vedermi
quando
entrai
.
Ma
sentì
il
mio
passo
e
capì
ch
'
ero
io
.
Con
voce
così
fine
che
la
sentii
appena
,
mi
chiamò
per
nome
.
-
Sì
,
-
risposi
.
-
Sono
io
.
Non
parlare
.
Non
stancarti
.
Parlerò
solo
io
.
Il
medico
mi
ha
detto
che
ci
sono
buone
speranze
.
Ma
bisogna
che
non
ti
affatichi
.
Tutto
il
battaglione
ti
ricorda
e
vuole
rivederti
presto
.
Ma
devi
pensare
a
guarire
.
Non
c
'
è
fretta
.
Tanto
,
la
guerra
durerà
ancora
,
purtroppo
.
Tutti
ti
salutano
.
Soprattutto
i
soldati
della
tua
compagnia
...
-
I
soldati
?
-
Sì
,
i
soldati
.
Son
voluto
espressamente
passare
dalla
tua
compagnia
,
prima
di
venire
qui
.
Anche
il
colonnello
ti
saluta
e
ho
anche
delle
belle
comunicazioni
da
farti
,
a
suo
nome
.
-
Grazie
.
Grazie
.
Lasciami
parlare
...
Sai
,
è
finita
...
-
Ma
che
dici
?
Non
dire
sciocchezze
.
Bisogna
pensare
a
guarire
.
Il
minimo
sforzo
lo
faceva
soffrire
.
Anche
quelle
poche
parole
che
aveva
detto
lo
avevano
stancato
.
Il
suo
volto
non
aveva
che
contrazioni
di
dolore
.
Avevo
delle
notizie
da
portargli
che
gli
sarebbero
state
gradite
.
Forse
si
sarebbe
rianimato
.
-
C
'
è
anche
una
bella
notizia
per
te
.
Indovina
...
Egli
fece
un
gesto
con
la
mano
.
Era
curiosità
o
indifferenza
?
Io
continuai
.
-
Sei
stato
proposto
per
la
medaglia
d
'
argento
al
valor
militare
sul
campo
.
E
sei
stato
anche
proposto
per
la
promozione
a
capitano
per
merito
di
guerra
.
Il
comando
di
brigata
ha
già
espresso
parere
favorevole
.
Certamente
,
le
due
proposte
saranno
approvate
dai
comandi
superiori
.
È
ciò
che
il
colonnello
mi
ha
incaricato
di
dirti
.
Egli
sollevò
le
mani
scarne
,
e
le
lasciò
ricadere
con
una
espressione
d
'
impotenza
.
Sembrava
volesse
dire
:
A
che
serve
tutto
ciò
?
-
Ti
ho
chiamato
,
sai
,
per
questo
...
Stammi
vicino
,
co
e
un
fratello
.
Lasciami
parlare
.
Egli
parlava
,
stentatamente
,
a
monosillabi
.
-
Ricordi
,
quel
pacchetto
di
lettere
?
-
Sì
,
ricordo
bene
.
-
Nella
mia
cassetta
d
'
ordinanza
,
al
carreggio
,
ne
troverai
due
.
Due
pacchetti
.
Tu
sai
a
chi
devi
rimandarli
.
Io
mi
sforzai
di
scherzare
,
per
sollevarlo
un
po
'
,
e
dissi
:
-
Quelle
lettere
portano
fortuna
.
Hanno
portato
fortuna
per
la
mina
.
Ne
porteranno
ancora
adesso
per
le
tue
ferite
.
-
Sì
,
sì
,
portano
fortuna
.
Tu
puoi
spedirle
.
Ma
preferirei
che
le
consegnassi
tu
,
personalmente
.
E
vi
aggiungessi
anche
questa
.
Io
non
mi
ero
accorto
che
sul
letto
,
sotto
la
sua
mano
distesa
,
v
'
era
una
lettera
.
Egli
la
prese
e
me
la
mostrò
.
-
Fammi
il
favore
,
leggimela
.
Vieni
vicino
,
vienimi
vicino
.
Io
presi
la
lettera
.
Mi
sedetti
accanto
al
letto
,
fino
a
toccarne
le
coltri
.
La
busta
era
ancora
chiusa
.
Io
chiesi
:
-
Debbo
dunque
aprirla
?
-
Sì
,
sì
.
Ma
vienimi
più
vicino
.
Io
m
'
addossai
al
letto
.
Guardai
la
busta
.
Era
indirizzata
a
lui
e
portava
il
timbro
di
Marostica
.
Io
tremavo
.
L
'
aprii
e
ne
trassi
due
fogli
.
Non
osavo
leggere
.
Egli
mi
chiese
:
-
L
'
hai
aperta
?
-
Sì
.
-
Leggi
dunque
,
fammi
il
piacere
.
Io
spiegai
i
fogli
e
il
mio
sguardo
corse
alla
firma
.
Era
il
nome
della
signorina
bionda
.
Cominciai
a
leggere
.
La
voce
mi
tremava
:
"
Mio
piccolo
...
"
Avellini
si
portò
le
mani
agli
occhi
bendati
,
quasi
volesse
con
le
mani
nascondermi
le
lacrime
.
Egli
piangeva
.
Io
avevo
interrotto
la
lettura
e
non
parlavo
più
.
Lo
lasciai
piangere
,
senza
dire
una
parola
.
Dopo
qualche
minuto
,
mi
disse
:
-
Continua
,
continua
.
Proseguii
la
lettura
.
Una
donna
non
può
scrivere
parole
più
tenere
di
quelle
che
io
lessi
quel
giorno
.
Dovetti
interrompere
la
lettura
ancora
,
più
volte
,
perché
Avellini
non
riusciva
a
frenare
il
pianto
.
-
Che
m
'
importa
di
morire
?
che
m
'
importa
?
Finii
di
leggere
la
lettera
.
Egli
mi
pregò
di
leggergliela
una
seconda
volta
.
Ed
io
la
rilessi
,
spesso
interrompendomi
,
come
prima
,
talmente
intensa
era
la
commozione
dell
'
amico
.
-
Anche
la
morte
è
bella
...
Egli
riprese
la
lettera
fra
le
mani
e
l
'
accarezzò
lungamente
.
Mi
disse
:
-
Lasciamela
qui
.
Verrai
a
prenderla
dopo
la
mia
morte
.
Il
tempo
del
mio
permesso
era
passato
.
Io
dovevo
rientrare
al
battaglione
.
Non
osavo
parlare
più
di
speranze
.
Levandomi
,
gli
chiesi
:
-
Debbo
dire
qualcosa
alla
compagnia
?
Al
colonnello
?
-
Sì
,
sì
,
grazie
.
Egli
mi
attirò
a
sé
con
le
mani
e
mi
disse
:
-
Va
'
tu
,
personalmente
.
Io
desidero
che
vada
tu
,
in
persona
.
Dille
che
il
mio
ultimo
pensiero
è
stato
per
lei
.
Che
io
non
ho
pensato
che
a
lei
...
Dille
che
io
muoio
felice
.
Risalii
in
fretta
al
battaglione
.
Ma
ero
così
agitato
che
,
giunto
al
battaglione
,
continuai
a
camminare
e
arrivai
fino
alle
trincee
.
Solo
là
,
mi
accorsi
che
avevo
oltrepassato
il
settore
del
mio
battaglione
,
di
più
d
'
un
chilometro
.
Ero
appena
arrivato
al
comando
del
battaglione
che
mi
si
chiamava
al
telefono
.
Era
il
direttore
dell
'
ospedaletto
.
Fece
un
lungo
giro
di
frasi
per
dirmi
che
Avellini
aveva
peggiorato
,
ch
'
era
gravissimo
,
che
non
v
'
erano
più
speranze
.
Mi
disse
infine
ch
'
era
morto
e
che
aveva
lasciato
una
lettera
per
me
.
Uscii
dalla
capanna
del
comando
.
V
'
erano
ufficiali
e
soldati
attorno
al
comando
.
Non
sapevo
che
dire
,
non
sapevo
che
fare
.
Poi
m
'
incamminai
verso
la
9a
compagnia
.
Mi
sembrava
che
fosse
necessario
che
io
stesso
le
comunicassi
la
triste
notizia
.
Il
solo
ufficiale
ch
'
era
sopravvissuto
all
'
azione
del
10
,
era
un
sottotenente
e
aveva
preso
il
comando
della
compagnia
.
Egli
era
molto
affezionato
ad
Avellini
.
Io
fui
incapace
di
adoperare
circonlocuzioni
e
dissi
direttamente
:
-
Avellini
è
morto
,
pochi
minuti
fa
.
-
Avellini
è
morto
?
-
domandò
il
sottotenente
.
-
È
morto
,
or
ora
,
-
risposi
.
Egli
mi
guardò
attonito
e
mi
ripeté
:
-
È
morto
,
è
morto
...
è
morto
...
Poi
mi
sembrò
che
un
pensiero
estraneo
a
noi
e
alla
notizia
che
egli
riceveva
,
lo
assalisse
,
come
un
'
incertezza
.
Quel
suo
stato
d
'
animo
durò
un
istante
.
Con
un
gesto
rapido
,
prese
una
bottiglia
di
cognac
che
gli
stava
vicino
,
e
,
come
se
fosse
una
medicina
,
ne
bevette
,
tutto
d
'
un
fiato
,
un
bicchiere
da
vino
.
Io
mi
stupii
e
m
'
irritai
.
-
Come
!
-
dissi
investendolo
,
-
come
?
Io
le
comunico
che
il
suo
comandante
di
compagnia
è
morto
e
lei
,
di
fronte
al
suo
comandante
di
battaglione
,
si
mette
a
bere
,
così
?
E
lei
è
un
ufficiale
?
Un
ufficiale
,
lei
?
Il
sottotenente
parve
risvegliarsi
da
un
sogno
.
Mi
rispose
,
confuso
:
-
Mi
scusi
,
signor
capitano
.
Ho
bevuto
senza
accorgermene
,
involontariamente
.
M
'
accorgo
solo
ora
,
mi
scusi
.
Io
rifeci
la
strada
,
per
rientrare
al
comando
.
Come
mi
appariva
triste
la
vita
.
Anche
Avellini
se
n
'
era
andato
.
Dei
colleghi
anziani
del
battaglione
non
rimaneva
più
nessuno
.
Anche
Ottolenghi
era
stato
ferito
,
e
gravemente
,
il
10
.
Non
sapevo
neppure
in
quale
ospedale
fosse
stato
ricoverato
.
Ancora
una
volta
,
rimanevo
solo
io
.
Tutti
se
n
'
erano
andati
,
ancora
una
volta
.
E
ora
dovevo
cercare
delle
lettere
,
raccontare
,
spiegare
.
Non
è
vero
che
l
'
istinto
di
conservazione
sia
una
legge
assoluta
della
vita
.
Vi
sono
dei
momenti
,
in
cui
la
vita
pesa
più
dell
'
attesa
della
morte
.
XXX
A
metà
luglio
,
la
brigata
scese
a
riposo
.
Il
battaglione
si
accantonò
fra
Asiago
e
Gallio
,
sulla
linea
arretrata
di
Monte
Sisemol
,
per
farvi
opere
di
fortificazione
.
Eravamo
sempre
sotto
il
tiro
delle
artiglierie
nemiche
,
ma
bene
al
riparo
,
in
avvallamenti
defilati
.
Solo
qualche
raro
apparecchio
nemico
da
ricognizione
volava
su
di
noi
,
altissimo
,
allontanato
subito
dall
'
intervento
delle
nostre
squadriglie
da
caccia
dei
campi
di
Bassano
.
Gli
apparecchi
da
bombardamento
non
molestarono
mai
il
nostro
riposo
.
Ai
giorni
tragici
facevano
seguito
persino
ore
di
gioia
.
I
feriti
leggeri
rientravano
al
battaglione
e
i
nuovi
arrivati
,
ufficiali
e
soldati
,
riempirono
i
vuoti
che
si
erano
fatti
nei
reparti
.
Il
tenente
di
cavalleria
Grisoni
,
dopo
una
lunga
convalescenza
,
era
stato
nuovamente
assegnato
al
battaglione
e
aveva
preso
il
comando
della
12a
compagnia
.
Ancora
zoppicante
per
la
ferita
di
Monte
Fior
,
egli
non
aveva
perduto
il
suo
buon
umore
.
La
sua
allegria
fu
preziosa
per
dissipare
la
nostra
tristezza
.
Presto
,
si
ricominciò
a
dimenticare
.
La
vita
riprendeva
il
sopravvento
.
Il
mio
attendente
,
ferito
anch
'
egli
,
era
rientrato
dall
'
ospedale
.
Egli
riprese
la
lettura
del
libro
sugli
uccelli
ed
io
quella
di
Baudelaire
e
dell
'
Ariosto
.
Un
giorno
,
verso
il
tramonto
,
ero
sulla
strada
principale
che
,
dalla
Valle
di
Ronchi
,
conduce
a
Monte
Sisemol
.
Rientravo
dal
comando
di
reggimento
che
s
'
era
stabilito
a
Ronchi
.
A
metà
strada
,
m
'
incrociai
con
un
colonnello
su
un
cavallo
sauro
,
solo
.
Anch
'
io
ero
a
cavallo
,
solo
.
Salutai
il
colonnello
e
continuai
il
cammino
.
Avevo
fatto
qualche
passo
,
quando
mi
sentii
chiamare
per
nome
.
Mi
voltai
:
il
colonnello
mi
rivolgeva
la
parola
.
Girai
il
cavallo
e
gli
andai
incontro
.
-
Comandi
,
signor
colonnello
,
-
dissi
.
-
Venga
qui
.
Lei
non
riconosce
più
i
suoi
superiori
?
Era
il
colonnello
Abbati
.
Ricorda
il
lettore
il
tenente
colonnello
del
301
di
Stoccaredo
e
di
Monte
Fior
?
Era
lui
.
Il
rosso
sotto
le
stellette
indicava
ch
'
egli
era
comandante
titolare
di
reggimento
.
-
Mi
perdoni
,
signor
colonnello
,
-
dissi
io
,
-
non
l
'
avevo
riconosciuto
.
Era
infatti
difficile
riconoscerlo
a
prima
vista
.
Egli
era
infinitamente
più
magro
e
più
vecchio
.
Il
suo
pallore
d
'
ambra
era
diventato
color
limone
e
gli
occhi
erano
infossati
nelle
orbite
.
Appariva
stanco
e
malato
.
Mi
rivolse
qualche
domanda
sul
mio
reggimento
,
poi
mi
disse
:
-
Ha
incominciato
a
bere
?
-
Come
prima
,
signor
colonnello
.
-
Io
non
so
più
se
sia
un
bene
o
un
male
.
La
questione
è
più
complicata
di
quello
che
io
non
credessi
.
Mi
trova
cambiato
?
-
Un
po
'
stanco
.
Mi
pare
un
po
'
stanco
,
ma
non
proprio
molto
cambiato
.
-
Un
po
'
stanco
!
Sono
un
uomo
finito
.
Fra
poco
,
mi
faranno
generale
.
Generale
per
merito
di
cognac
.
Il
colonnello
Abbati
è
riuscito
ad
uccidere
il
senso
della
guerra
,
ma
il
cognac
ha
ucciso
il
colonnello
Abbati
.
-
Che
dice
mai
,
signor
colonnello
?
-
Non
è
la
guerra
di
fanterie
contro
fanterie
,
di
artiglierie
contro
artiglierie
.
È
la
guerra
di
cantine
contro
cantine
,
barili
contro
barili
,
bottiglie
contro
bottiglie
.
Per
conto
mio
,
gli
austriaci
hanno
vinto
.
Io
mi
dichiaro
vinto
.
Mi
guardi
bene
:
io
ho
perduto
.
Non
trova
lei
che
ho
l
'
aspetto
d
'
un
uomo
disfatto
?
-
Io
trovo
che
lei
sta
bene
a
cavallo
,
signor
colonnello
.
-
Io
avrei
dovuto
bere
anche
acqua
e
molto
caffè
.
Ma
ormai
,
non
sono
più
a
tempo
.
Il
caffè
eccita
lo
spirito
,
ma
non
l
'
accende
.
I
liquori
l
'
accendono
.
Io
mi
sono
bruciato
il
cervello
.
Non
ho
,
nella
testa
,
che
ceneri
spente
.
Io
agito
ancora
,
agito
le
ceneri
per
trovarvi
un
briciolo
da
accendere
.
Non
ce
n
'
è
più
.
Almeno
avessimo
ancora
neve
e
ghiaccio
.
Se
n
'
è
andato
anche
il
freddo
.
Con
questo
sole
maledetto
,
non
vedo
che
cannoni
,
fucili
,
morti
e
feriti
che
urlano
.
Cerco
l
'
ombra
come
una
salvezza
.
Ma
non
ne
ho
più
per
molto
tempo
.
Addio
,
capitano
.
Alcuni
giorni
dopo
,
verso
mezzogiorno
,
ero
con
gli
ufficiali
del
battaglione
,
alla
mensa
.
Attendevamo
che
rientrasse
un
sottotenente
della
11a
,
che
avevo
mandato
al
comando
del
reggimento
per
prelevare
oggetti
di
corredo
.
L
'
ora
per
la
mensa
era
già
suonata
e
il
sottotenente
non
rientrava
.
Ci
mettemmo
a
tavola
,
senza
di
lui
.
Il
sottotenente
arrivò
poco
prima
che
finissimo
.
-
Sei
in
ritardo
di
mezz
'
ora
,
-
gli
gridarono
i
più
giovani
colleghi
.
-
Paga
due
bottiglie
!
-
Deve
pagare
?
-
chiese
il
direttore
di
mensa
.
-
Sì
,
-
risposero
in
coro
tutti
gli
ufficiali
.
-
Sta
bene
.
Due
bottiglie
!
Ma
voglio
raccontare
perché
ho
tardato
.
-
Non
è
necessario
,
-
disse
il
tenente
di
cavalleria
.
-
Ci
contentiamo
di
due
bottiglie
.
-
No
,
voglio
raccontarvi
che
cosa
mi
è
accaduto
.
Attorno
alla
tavola
,
tutti
ascoltavamo
.
-
Venivo
da
Ronchi
e
passavo
sulla
strada
che
fiancheggia
il
torrente
.
Il
sole
bruciava
.
Quando
sono
arrivato
all
'
altezza
della
casetta
bianca
,
nel
punto
in
cui
gli
alberi
coprono
la
strada
,
ho
visto
un
uomo
a
cavallo
,
camminare
lentamente
,
evitando
il
sole
.
Arrivato
sotto
gli
alberi
,
all
'
ombra
,
il
cavallo
si
fermò
.
L
'
uomo
si
levò
in
piedi
sulla
sella
,
si
arrampicò
a
un
ramo
e
scomparve
tra
le
foglie
.
Non
vedevo
più
che
il
cavallo
,
fermo
.
Rimasi
nascosto
.
Dopo
qualche
minuto
,
l
'
uomo
riapparve
,
dai
rami
,
ma
con
la
testa
in
giù
,
penzoloni
sulle
gambe
.
Io
rimasi
stupito
.
Ma
pensai
:
sarà
qualcuno
che
vuol
fare
della
ginnastica
.
Per
quanto
mi
paresse
strano
che
qualcuno
potesse
fare
la
ginnastica
,
a
quel
modo
.
Stavo
sempre
nascosto
.
Né
l
'
uomo
né
il
cavallo
s
'
accorgevano
di
me
.
L
'
uomo
si
lasciò
cadere
sulla
sella
,
poggiandosi
sulle
mani
,
e
riprese
la
posizione
normale
dell
'
uomo
a
cavallo
.
Si
riposò
,
levò
la
borraccia
e
bevette
.
Rimise
la
borraccia
a
posto
e
ricominciò
come
prima
.
Si
arrampicò
ai
rami
,
disparve
e
ricomparve
poco
dopo
,
con
la
testa
in
giù
.
Si
rimise
in
sella
e
bevette
di
nuovo
.
Sono
stato
sempre
nascosto
,
per
circa
mezz
'
ora
.
La
strada
era
deserta
.
Egli
ripeté
l
'
operazione
tre
volte
.
Io
volevo
avvicinarmi
per
meglio
vedere
,
ma
sopravvenne
una
carretta
al
trotto
.
L
'
uomo
spronò
il
cavallo
e
disparve
.
-
Il
cavallo
era
sauro
?
-
chiesi
.
-
Sì
,
un
sauro
.
-
Balzano
a
due
?
-
Balzano
a
due
.
-
Ma
non
ha
visto
se
chi
lo
montava
fosse
un
ufficiale
?
-
Non
l
'
ho
potuto
distinguere
perché
ero
lontano
,
al
sole
,
ed
egli
era
all
'
ombra
fitta
,
quasi
al
buio
.
-
Piccolo
?
magro
?
-
Sì
,
mi
è
sembrato
molto
magro
e
piccolo
.
Non
v
'
erano
dubbi
.
Povero
colonnello
Abbati
!
Egli
andava
verso
la
sua
fine
.
Al
caffè
,
la
conversazione
si
rianimò
.
Un
sottotenente
,
studente
in
lettere
all
'
Università
di
Roma
,
recitò
in
latino
una
satira
di
Giovenale
,
poi
disse
la
sua
traduzione
in
versi
italiani
.
Tutti
applaudirono
.
-
Per
me
,
-
disse
il
tenente
Grisoni
,
-
potevi
anche
risparmiarti
il
latino
.
L
'
ho
studiato
dieci
anni
,
sempre
il
primo
della
classe
,
ma
non
ne
ho
capito
un
'
acca
,
dei
tuoi
versi
.
A
ciò
,
aggiungi
che
tu
pronunzi
il
latino
come
se
avessi
dei
ceci
in
bocca
.
Si
era
tutti
allegri
.
Non
sembravamo
neppure
sotto
il
tiro
dell
'
artiglieria
.
Infine
,
si
respirava
ancora
una
volta
.
La
guerra
sembrava
finita
e
dimenticata
.
Il
trillo
del
telefono
interruppe
la
conversazione
.
Mi
alzai
e
presi
il
microfono
.
Gli
ufficiali
zittirono
.
Dal
comando
di
reggimento
,
il
capitano
aiutante
maggiore
in
1a
chiedeva
di
me
.
-
Che
c
'
è
?
-
chiesi
.
-
Bisogna
prepararsi
,
perché
domani
il
reggimento
discende
.
-
Riposo
in
pianura
?
-
chiesi
io
,
contento
.
-
No
;
il
riposo
non
è
fatto
per
noi
.
-
E
dove
andiamo
?
-
Sull
'
Altipiano
della
Bainsizza
.
L
'
offensiva
su
quel
fronte
è
incominciata
e
la
brigata
vi
è
stata
richiesta
dal
comandante
d
'
armata
in
persona
.
-
Che
onore
!
-
Che
ci
vuoi
fare
?
Il
battaglione
è
pronto
?
-
Sì
,
il
battaglione
è
pronto
.
Ma
è
proprio
sicuro
che
saremo
mandati
sulla
Bainsizza
?
-
Sì
,
sicuro
.
Ho
decifrato
io
stesso
l
'
ordine
.
-
A
che
ora
?
-
Ti
sarà
comunicato
domattina
,
al
rapporto
dei
comandanti
di
battaglione
.
-
Sta
bene
.
Arrivederci
.
-
Arrivederci
.
Gli
ufficiali
trattenevano
il
respiro
.
Non
avevano
sentito
le
parole
dell
'
aiutante
maggiore
,
ma
,
dalle
mie
risposte
,
avevano
capito
tutto
.
Muti
,
mi
guardavano
negli
occhi
,
con
un
'
espressione
di
angoscia
.
Il
tenente
di
cavalleria
riempì
il
bicchiere
e
disse
:
-
Beviamo
alla
Bainsizza
!
I
colleghi
l
'
imitarono
.
L
'
offensiva
sulla
Bainsizza
!
La
guerra
ricominciava
.