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> anno_i:[1940 TO 1970}
LA TERRA E L'IMPOSTA ( EINAUDI LUIGI , 1942 )
Saggistica ,
stimatori ricevuta , e generalmente dalla giunta a quest ' effetto regolata nel modo più mite , e più
L'uomo è sulla Luna ( Fallaci Oriana , 1969 )
StampaPeriodica ,
' essersi sbagliati , d ' aver mal calcolalo l ' effetto di un sesto di gravità , cominciarono a ridere
Socialismo e centro-sinistra ( Are Giuseppe , 1962 )
StampaPeriodica ,
' effetto sconvolgente che esercitano su ogni possibilità di pianificazione democratica e di previsione
IL SANGUE D'EUROPA ( PINTOR GIAIME , 1943 )
Saggistica ,
' effetto di certi sorridenti inchini dei giocolieri per un esercizio che non abbiamo capito . Si mette una
CRISTO SI È FERMATO A EBOLI ( LEVI CARLO , 1945 )
Saggistica ,
Sono passati molti anni , pieni di guerra , e di quello che si usa chiamare la Storia . Spinto qua e là alla ventura , non ho potuto finora mantenere la promessa fatta , lasciandoli , ai miei contadini , di tornare fra loro , e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla . Ma , chiuso in una stanza , e in un mondo chiuso , mi è grato riandare con la memoria a quell ' altro mondo , serrato nel dolore e negli usi , negato alla Storia e allo Stato , eternamente paziente ; a quella mia terra senza conforto e dolcezza , dove il contadino vive , nella miseria e nella lontananza , la sua immobile civiltà , su un suolo arido , nella presenza della morte . - Noi non siamo cristiani , - essi dicono , - Cristo si è fermato a Eboli - . Cristiano vuol dire , nel loro linguaggio , uomo : e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere , nelle loro bocche non è forse nulla più che l ' espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità . Noi non siamo cristiani , non siamo uomini , non siamo considerati come uomini , ma bestie , bestie da soma , e ancora meno che le bestie , i fruschi , i frusculicchi , che vivono la loro libera vita diabolica o angelica , perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani , che sono di là dall ' orizzonte , e sopportarne il peso e il confronto . Ma la frase ha un senso molto più profondo , che , come sempre , nei modi simbolici , è quello letterale . Cristo si è davvero fermato a Eboli , dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare , e si addentrano nelle desolate terre di Lucania . Cristo non è mai arrivato qui , né vi è arrivato il tempo , né l ' anima individuale , né la speranza , né il legame tra le cause e gli effetti , la ragione e la Storia . Cristo non è arrivato , come non erano arrivati i romani , che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste , né i greci , che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari : nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove , né la sua teocrazia statale , né la sua perenne attività che cresce su se stessa . Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo . Le stagioni scorrono sulla fatica contadina , oggi come tremila anni prima di Cristo : nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria . Parliamo un diverso linguaggio : la nostra lingua è qui incomprensibile . I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo ; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male , della moralità e della redenzione . Cristo è sceso nell ' inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell ' eternità . Ma in questa terra oscura , senza peccato e senza redenzione , dove il male non è morale , ma è un dolore terrestre , che sta per sempre nelle cose , Cristo non è disceso . Cristo si è fermato a Eboli . Sono arrivato a Gagliano un pomeriggio di agosto , portato in una piccola automobile sgangherata . Avevo le mani impedite , ed ero accompagnato da due robusti rappresentanti dello Stato , dalle bande rosse ai pantaloni e dalle facce inespressive . Ci venivo malvolentieri , preparato a veder tutto brutto , perché avevo dovuto lasciare , per un ordine improvviso , Grassano , dove abitavo prima , e dove avevo imparato a conoscere la Lucania . Era stato faticoso dapprincipio . Grassano , come tutti i paesi di qui , è bianco in cima ad un alto colle desolato , come una piccola Gerusalemme immaginaria nella solitudine di un deserto . Amavo salire in cima al paese , alla chiesa battuta dal vento , donde l ' occhio spazia in ogni direzione su un orizzonte sterminato , identico in tutto il suo cerchio . Si è come in mezzo a un mare di terra biancastra , monotona e senz ' alberi : bianchi e lontani i paesi , ciascuno in vetta al suo colle , Irsina , Craco , Montalbano , Salandra , Pisticci , Grottole , Ferrandina , le terre e le grotte dei briganti , fin laggiù dove c ' è forse il mare , e Metaponto e Taranto . Mi pareva di aver intuita l ' oscura virtù di questa terra spoglia , e avevo cominciato ad amarla ; e mi dispiaceva di cambiare . È nella mia natura sentire dolorosi i distacchi , perciò ero mal disposto verso il nuovo paese dove dovevo acconciarmi a vivere . Mi rallegrava invece il viaggio , la possibilità di vedere quei luoghi di cui avevo tanto sentito favoleggiare e che fingevo nella immaginazione , di là dai monti che chiudono la valle del Basento . Passammo sopra il burrone dove era precipitata , l ' anno prima , la banda di Grassano , che tornava a tarda sera dopo aver suonato nella piazza di Accettura . Da allora i morti suonatori si ritrovano a mezzanotte , in fondo al burrone , e suonano le loro trombe ; e i pastori evitano quei paraggi , presi da un reverenziale terrore . Ma quando ci passammo era giorno chiaro , il sole brillava , il vento africano bruciava la terra , e nessun suono saliva dalle argille . A San Mauro Forte , poco più in alto sul monte , avrei ancora veduto , all ' ingresso del paese , i pali a cui furono infisse per anni le teste dei briganti , e poi saremmo entrati nel bosco di Accettura , uno dei pochi rimasti dell ' antica foresta che copriva tutto il paese di Lucania . Lucus a non lucendo , veramente , oggi : la Lucania , la terra dei boschi , è tutta brulla ; e il rivedere finalmente degli alberi , e il fresco del sottobosco , e l ' erba verde , e il profumo delle foglie , era per me come un viaggio nel paese delle fate . Questo era il regno dei banditi , e ancor oggi , per il solo e lontano ricordo , lo si attraversa con curioso timore ; ma è un regno assai piccolo , e lo si abbandona ben presto per salire a Stigliano , dove il vecchissimo corvo Marco sta da secoli sulla piazza , come un dio locale , e svolazza nero sulle pietre . Dopo Stigliano si scende alla valle del Sauro , con il suo grande letto di sassi bianchi , e il bell ' uliveto del principe Colonna nell ' isola dove un battaglione di bersaglieri fu sterminato dai briganti di Boryes che marciavano su Potenza . Qui , arrivati a un bivio , si lascia la strada che porta alla valle dell ' Agri , e si prende a sinistra , per una straducola fatta da pochi anni . Addio Grassano , addio terre vedute di lontano o immaginate ! Siamo dall ' altra parte dei monti e si sale a balzelloni a Gagliano , che non conosceva , fino a poco fa , la ruota . A Gagliano la strada finisce . Tutto mi era sgradevole : il paese , a prima vista , non sembra un paese , ma un piccolo insieme di casette sparse , bianche , con una certa pretesa nella loro miseria . Non è in vetta al monte , come tutti gli altri , ma in una specie di sella irregolare in mezzo a profondi burroni pittoreschi ; e non ha , a prima vista , l ' aspetto severo e terribile di tutti gli altri paesi di qui . C ' è , dalla parte da cui si arriva , qualche albero , un po ' di verde ; ma proprio questa mancanza di carattere mi dispiaceva . Ero avvezzo ormai alla serietà nuda e drammatica di Grassano , ai suoi intonaci di calce cadente , e al suo triste raccoglimento misterioso ; e mi pareva che quell ' aria di campagna con cui mi appariva Gagliano , suonasse falso in questa terra che non è , mai , una campagna . E poi , forse è vanità , ma mi pareva stonato che il luogo dove ero costretto a vivere non avesse in sé un ' aria di costrizione , ma fosse sparso e quasi accogliente ; così come al prigioniero è di maggior conforto una cella con inferriate esuberanti e retoriche piuttosto che una che assomigli apparentemente a una camera normale . Ma la mia prima impressione era soltanto parzialmente fondata . Scaricato e consegnato al segretario comunale , un uomo magro e secco , duro d ' orecchio , con dei baffi neri a punta sul viso giallo , e la giacca da cacciatore , presentato al podestà e al brigadiere dei carabinieri , salutati i miei custodi che si affrettavano a ripartire , rimasi solo in mezzo alla strada . Mi accorsi allora che il paese non si vedeva arrivando , perché scendeva e si snodava come un verme attorno ad un ' unica strada in forte discesa , sullo stretto ciglione di due burroni , e poi risaliva e ridiscendeva tra due altri burroni , e terminava sul vuoto . La campagna che mi pareva di aver visto arrivando , non si vedeva più ; e da ogni parte non c ' erano che precipizi di argilla bianca , su cui le case stavano come librate nell ' aria ; e d ' ognintorno altra argilla bianca , senz ' alberi e senz ' erba , scavata dalle acque in buche , coni , piagge di aspetto maligno , come un paesaggio lunare . Le porte di quasi tutte le case , che parevano in bilico sull ' abisso , pronte a crollare e piene di fenditure , erano curiosamente incorniciate di stendardi neri , alcuni nuovi , altri stinti dal sole e dalla pioggia , sì che tutto il paese sembrava a lutto , o imbandierato per una festa della Morte . Seppi poi che è usanza porre questi stendardi sulle porte delle case dove qualcuno muore , e che non si usa toglierli fino a che il tempo non li abbia sbiancati . In paese non ci sono veri negozi , né albergo . Ero stato indirizzato dal segretario , in attesa di trovare una casa , ad una sua cognata vedova , che aveva una camera per i rari viandanti di passaggio , e che mi avrebbe anche dato da mangiare . Erano pochi passi dal municipio , una delle prime case del paese . Così , prima di dare una occhiata più approfondita alla mia nuova residenza , entrai dalla vedova , per una delle porte a lutto , con le mie valige ed il mio cane Barone , e mi sedetti in cucina . Migliaia di mosche anneravano l ' aria e coprivano le pareti : un vecchio cane giallo stava sdraiato in terra , pieno di una noia secolare . La stessa noia , e un ' aria di disgusto , di ingiustizia subìta e di orrore , stavano sul viso pallido della vedova , una donna di mezza età , che non portava il costume , ma l ' abito comune delle persone di condizione civile , soltanto con un velo nero sul capo . Il marito era morto tre anni prima , di una brutta morte . Era stato attratto da una strega contadina con dei filtri d ' amore , ed era diventato il suo amante . Era nata una bambina ; e poiché egli , a questo punto , aveva voluto troncare la relazione peccaminosa , la strega gli aveva dato un filtro per farlo morire . La malattia era stata lunga e misteriosa , i medici non sapevano che nome darle . L ' uomo aveva perse le forze , ed era diventato scuro nel volto , finché la sua pelle divenne del colore del bronzo , sempre più nera , ed egli morì . La moglie , una signora , era rimasta sola , con un ragazzo di dieci anni , e poco denaro , con cui doveva ingegnarsi a vivere . Per questo affittava la stanza : la sua condizione era così intermedia tra quella dei galantuomini e quella dei contadini ; aveva insieme , degli uni e degli altri , le maniere e la povertà . Il ragazzo era stato messo in collegio dai preti , a Potenza ; e ora era in casa per le vacanze ; silenzioso , ubbidiente e mite , già segnato dall ' educazione religiosa , con i capelli rasi e il vestitino grigio del collegio abbottonato fino al collo . Ero da poco nella cucina della vedova e le chiedevo le prime notizie del paese , quando si batté alla porta , e alcuni contadini chiesero timidamente di entrare . Erano sette o otto , vestiti di nero , con i cappelli neri in capo , gli occhi neri pieni di una particolare gravità . - Tu sei il dottore che è arrivato ora ? - mi chiesero . - Vieni , che c ' è uno che sta male - . Avevano saputo subito in Municipio del mio arrivo , e avevano sentito che io ero un dottore . Dissi che ero dottore , ma da molti anni non esercitavo ; che certamente esisteva un medico nel paese , che chiamassero quello ; e che perciò non sarei venuto . Mi risposero che in paese non c ' erano medici , che il loro compagno stava morendo . - Possibile che non ci sia un medico ? - Non ce ne sono - . Ero molto imbarazzato : non sapevo davvero se sarei stato in grado , dopo tanti anni che non mi ero occupato di medicina , di essere di qualche utilità . Ma come resistere alle loro preghiere ? Uno di essi , un vecchio dai capelli bianchi , mi si avvicinò e mi prese la mano per baciarla . Credo di essermi tratto indietro , e di essere arrossito , di vergogna , questa prima volta come tutte le altre poi , nel corso dell ' anno , in cui qualche altro contadino ripeté lo stesso gesto . Era implorazione , o un resto di omaggio feudale ? Mi alzai , e li seguii dal malato . La casa era poco discosta . Il malato era sdraiato in terra , vicino all ' uscio , su una specie di barella , tutto vestito , con le scarpe e il cappello . La stanza era buia , a malapena potevo discernere , nella penombra , delle contadine che si lamentavano e piangevano : una piccola folla di uomini , di donne e di bambini erano sulla strada , e tutti entrarono in casa e mi si fecero attorno . Capii dai loro racconti interrotti che il malato era stato portato in casa da pochi minuti , che arrivava da Stigliano , a venticinque chilometri di distanza , dove era stato condotto sull ' asino per consultare i medici di là , che c ' erano sì dei medici a Gagliano , ma non si consultavano perché erano medicaciucci , non medici cristiani ; che il dottore di Stigliano gli aveva detto soltanto di tornare a morire a casa sua ; ed eccolo a casa , e che io cercassi di salvarlo . Ma non c ' era più nulla da fare : l ' uomo stava morendo . Inutili le fiale trovate a casa della vedova , con cui , per solo scrupolo di coscienza , ma senza nessuna speranza , cercai di rianimarlo . Era un attacco di malaria perniciosa , la febbre passava i limiti delle febbri più alte , l ' organismo non reagiva più . Terreo , stava supino sulla barella , respirando a fatica , senza parlare , circondato dai lamenti dei compagni . Poco dopo era morto . Mi fecero largo ; e me ne andai , solo , sulla piazza , donde la vista si allarga per i burroni e le valli , verso Sant ' Arcangelo . Era l ' ora del tramonto , il sole calava dietro i monti di Calabria e , inseguiti dall ' ombra , i contadini , piccoli nella distanza , si affrettavano per i sentieri lontani nelle argille , verso le loro case . La piazza non è veramente che uno slargo dell ' unica strada del paese , in un punto più piano , dove finisce Gagliano di Sopra , la parte alta . Di qui si risale un altro po ' , e si ridiscende poi , attraversando un ' altra piazzetta , a Gagliano di Sotto , che termina sulla frana . La piazza ha case da una parte sola ; dall ' altra c ' è un muretto basso sopra un precipizio , la Fossa del Bersagliere , così chiamata per esservi stato buttato un bersagliere piemontese , sperdutosi in questi monti al tempo del brigantaggio e fatto prigioniero dai briganti . Era il crepuscolo , nel cielo volavano i corvi , e nella piazza arrivavano per la conversazione serale i signori del paese Essi passeggiano qui ogni sera , si fermano a sedere sul muretto , e , voltando la schiena all ' ultimo sole , aspettano il fresco accendendo le loro sigarette economiche . Dall ' altra parte , addossati alle case , stanno i contadini , tornati dai campi , e non si sentono le loro voci . Il podestà mi riconosce e mi chiama . È un giovanotto alto , grosso e grasso , con un ciuffo di capelli neri e unti che gli piovono in disordine sulla fronte , un viso giallo e imberbe da luna piena , e degli occhietti neri e maligni , pieni di falsità e di soddisfazione . Porta gli stivaloni , un paio di brache a quadretti da cavallerizzo , una giacchetta corta , e giocherella con un frustino . È il professor Magalone Luigi : ma non è professore . È il maestro delle scuole elementari di Gagliano ; ma il suo compito principale è quello di sorvegliare i confinati del paese . In quest ' opera egli pone ( avrò poi modo di constatarlo ) tutta la sua attività e il suo zelo . Non è egli forse stato definito da S . E . il Prefetto , come subito trova modo di dirmi con una vocetta acuta da castrato , che esce sottile e compiaciuta da quel suo corpaccione , il più giovane e il più fascista fra i podestà della provincia di Matera ? Non posso fare a meno di compiacermene con il professore . E il professore mi dà subito notizie sul paese , e sul modo con cui mi conviene comportarmi . Ci sono qui alcuni confinati , una diecina in tutto . Non devo vederli , perché è proibito . Del resto sono gentaglia , operai , robetta . Io invece sono un signore , si vede subito . Mi accorgo che il professore è orgoglioso di potere , per la prima volta , esercitare la sua autorità su un signore , un pittore , un dottore , un uomo di cultura . Anch ' egli è un uomo colto , ci tiene a farmelo sapere . Con me egli vuol essere gentile , siamo dello stesso rango . Ma come mai mi sono fatto mandare al confino ? E proprio in quest ' anno , che la Patria diventa così grande . ( Ma c ' è un po ' di timore nella sua affermazione . La guerra d ' Africa è appena all ' inizio . Speriamo che tutto vada bene . Speriamo ) . Ad ogni modo qui mi troverò bene . Il paese è salubre e ricco . Un po ' di malaria , cosa da nulla . I contadini sono quasi tutti piccoli proprietari , nell ' elenco dei poveri non c ' è quasi nessuno . È uno dei paesi più ricchi della provincia . Soltanto devo stare attento , perché c ' è molta gente cattiva . Bisogna diffidare di tutti . Intanto io non frequenti nessuno . Egli ha molti nemici . Ha saputo che ho curato quel contadino . È una fortuna che io sia arrivato , e che possa fare il medico . Preferisco di no ? Devo farlo assolutamente . Egli ne sarà davvero molto lieto . Ecco che arriva , in fondo alla piazza , suo zio , il vecchio dottor Milillo medico condotto . Non devo aver paura , ci penserà lui a fare sì che suo zio non si dispiaccia della mia concorrenza . Del resto , suo zio non conta . Quanto all ' altro medico che vedo passeggiare solitario laggiù , debbo fare attenzione : è capace di tutto : ma se potrò togliergli tutta la clientela sarà una cosa ben fatta , e il professore mi difenderà . Il dottor Milillo si avvicina a piccoli passettini . Ha una settantina d ' anni o poco meno . Ha le guance cascanti e gli occhi lagrimosi e bonari di un vecchio cane da caccia . È imbarazzato e lento nei movimenti , più per natura che per l ' età . Le mani gli tremano , le parole gli escono balbettanti , tra un labbro superiore enormemente lungo , e uno inferiore cadente . La prima impressione è di un buon uomo , completamente rimbecillito . È chiaro che egli non è molto lieto del mio arrivo : ma io cerco di rassicurarlo . Non intendo fare il medico . Sono andato oggi dal malato soltanto perché era un caso d ' urgenza e ignoravo l ' esistenza dei medici del paese . Il dottore è contento di sentirmi parlare così , e anch ' egli , come il nipote , si sente obbligato a mostrarmi la sua cultura , cercando negli angoli bui della memoria qualche antiquato termine medico rimasto là dagli anni dell ' Università , come un trofeo d ' armi dimenticato in soffitta . Ma attraverso il suo balbettìo capisco una cosa sola : che egli di medicina non sa più nulla , se pure ne ha mai saputo qualcosa . I gloriosi insegnamenti della celebre Scuola Napoletana si sono dileguati nella sua mente , e confusi nella monotonia di una lunga , quotidiana indifferenza . I rottami delle perdute conoscenze galleggiano senza più senso , in un naufragio di noia , su un mare di chinino , medicina unica per tutti i mali . Lo traggo dal terreno pericoloso della scienza , e gli chiedo del paese , degli abitanti , della vita di qui . - Buona gente ma primitiva . Si guardi soprattutto dalle donne . Lei è un giovanotto , un bel giovanotto . Non accetti nulla da una donna . Né vino , né caffè , nulla da bere o da mangiare . Certamente ci metterebbero un filtro . Lei piacerà di sicuro alle donne di qui . Tutte le faranno dei filtri . Non accetti mai nulla dalle contadine - . Anche il podestà è dello stesso parere . Questi filtri sono pericolosi . Berli non è piacevole . Disgustoso anzi . - Vuol sapere di che cosa li fanno ? - E il dottore mi si china all ' orecchio , balbettando a bassa voce , felice di aver ricordato finalmente un termine scientifico esatto . - Sangue , sa , sangue ca ­ ta ­ meniale , - mentre il podestà ride di un suo riso di gola , come una gallina . - Ci mettono anche delle erbe , e pronunciano delle formule , ma l ' essenziale è quello . Son gente ignorante . Lo mettono dappertutto , nelle bevande , nella cioccolata , nei sanguinacci , magari anche nel pane . Catameniale . Stia attento - . Quanti filtri , ahimè , avrò bevuto senza saperlo , nel corso dell ' anno ? Certamente non ho seguito i consigli dello zio e del nipote , e ho affrontato ogni giorno il vino e il caffè dei contadini , anche se chi me lo preparava era una donna . Se c ' erano dei filtri , forse si sono vicendevolmente neutralizzati . Certo non mi hanno fatto male ; forse mi hanno , in qualche modo misterioso , aiutato a penetrare in quel mondo chiuso , velato di veli neri , sanguigno e terrestre , nell ' altro mondo dei contadini , dove non si entra senza una chiave di magìa . Scende su di noi , dal monte Pollino , l ' ombra della sera . I contadini sono ormai tutti rientrati in paese , si accendono i fuochi nelle case , giungono da ogni parte voci , rumore di asini e di capre . La piazza è ormai piena di tutti i signori del luogo . Il nemico del podestà , il medico che passeggia solitario , ha certo una grande curiosità di conoscermi . Egli ci gira intorno in cerchi sempre più stretti , come un nero can barbone diabolico . È un uomo anziano , grosso , panciuto , impettito , con una barba grigia a punta e dei baffi che piovono su una bocca larghissima , piena zeppa di denti gialli e irregolari . L ' espressione del suo viso è quella di una diffidenza astiosa , e di un ' ira continua e mal repressa . Porta gli occhiali , una specie di cilindro nero in capo , ma redingote nera spelacchiata , e dei vecchi pantaloni neri lisi e consumati . Brandisce un grosso ombrello nero di cotone , quell ' ombrello che gli vedrò poi portare sempre aperto , con sussiego , in modo perfettamente verticale , estate e inverno , con la pioggia e col sole , come il sacro baldacchino sul tabernacolo della propria autorità . Il dottor Gibilisco è furente . La sua autorità , ahimè , pare assai scossa . - I contadini non ci dànno retta . Non ci chiamano quando sono malati , - mi dice con l ' aria velenosa e collerica di un pontefice che stigmatizzi un ' eresia . - Oppure non vogliono pagare . Vogliono essere curati , ma pagare , niente . Ma se ne accorgeranno . Ha visto oggi , quel tale , non ci aveva chiamati . È andato a Stigliano . Ha chiamato lei . È morto e gli sta bene - . Su questo punto per quanto con più moderazione , era d ' accordo anche il dottor Milillo , che confermava : - Sono ostinati come muli . Eh ! Eh ! Vogliono fare di testa propria . Si dà il chinino , si dà il chinino , ma non lo vogliono prendere . Non c ' è nulla da fare - . Cerco di rassicurare anche Gibilisco sulle mie intenzioni di non fargli concorrenza : ma i suoi occhi sono pieni di diffidenza e di sospetto , e la sua ira non è sbollita . - Non si fidano di noi : non si fidano della farmacia . Si sa , non ci può esser tutto ; ma si può sopperire . Se manca la morfina , si può usare l ' apomorfina - . Anche Gibilisco , come Milillo , ci tiene a mostrarmi la sua sapienza . Ma mi accorgo presto che la sua ignoranza è molto peggiore di quella del vecchio . Egli non sa assolutamente nulla , e parla a caso . Una sola cosa egli sa , che i contadini esistono unicamente perché Gibilisco li visiti , e si faccia dare denaro e cibo per le visite ; e quelli che gli capitano sotto devono pagarla per gli altri che gli sfuggono . L ' arte medica per lui non è che un diritto , un diritto feudale di vita e di morte sui cafoni ; e perché i poveri pazienti si sottraggono volentieri a questo jus necationis , un continuo furore , un odio di bestia feroce contro il povero gregge contadino . Se le conseguenze non sono spesso mortali , non è certo mancanza di buone intenzioni , ma soltanto il fatto che , per uccidere con arte un cristiano , ci vuol pure una qualche briciola di scienza . Usare questa o quella medicina gli è indifferente : egli non ne conosce e non si cura di conoscerne nessuna , esse sono per lui null ' altro che le armi del suo diritto : un guerriero può cingersi , per farsi rispettare , a suo solo arbitrio , di archi o di spadoni o di scimitarre o di pistolacci o magari di kriss malesi . Il diritto di Gibilisco è ereditario : suo padre era medico , suo nonno anche . Suo fratello , morto l ' anno prima , era , naturalmente , farmacista . La farmacia non ha trovato successori e avrebbe dovuto esser chiusa ; ma è stato ottenuto attraverso qualche amico alla Prefettura di Matera che essa possa continuare a funzionare , per il bene della popolazione , fino a esaurimento delle scorte , ad opera delle due figlie del farmacista , che non hanno fatto studi e non potrebbero perciò essere autorizzate alla vendita dei veleni . Le scorte , naturalmente , non finiranno mai ; un po ' di qualche polvere indifferente viene messa nei barattoli mezzi vuoti : così si diminuisce il pericolo degli errori nelle pesate . Ma i contadini sono ostinati e diffidenti . Non vanno dal medico , non vanno alla farmacia , non riconoscono il diritto . E la malaria , giustamente , li ammazza . Mi faccio dare qualche indicazione sui signori che passeggiano o siedono in gruppi silenziosi sul muretto . Ecco passare corrusco il brigadiere dei carabinieri . È un bel giovane bruno , un pugliese , dai capelli impomatati , con un viso cattivo ; stretto in un ' elegante uniforme attillata , dalla vita sottile ; con stivali lucenti , profumato , frettoloso e sprezzante . Con lui dirò pochissime parole ; egli mi guarda in distanza come un delinquente da tenere a bada . È qui da tre anni , e ha già messo da parte , mi dicono , quarantamila lire , frutto , a dieci lire per volta , dell ' uso sagace dell ' autorità sui contadini . È l ' amante della levatrice , una donna alta e secca e un po ' storta , dagli occhioni romantici , lucidi e pieni di languore , con un lungo viso da cavallo ; mal vestita , indaffarata , con dei gesti e degli accenti sentimentali ed eccessivi come una diva da caffè ­ concerto di provincia . Il brigadiere si ferma un momento a parlare sottovoce col podestà : è il suo braccio secolare , e li vedrò poi sempre confabulare a lungo in tono misterioso , forse sui mezzi migliori per tener l ' ordine e aumentare il prestigio dell ' autorità . Ma già si allontana , e squadrandoci dall ' alto , senza salutare , si avvia alla porticina della sua amica , là in fondo . O non andrà forse invece , come si sussurra , dalla bella mafiosa , la confinata siciliana che abita dietro la casa della levatrice , una splendida creatura nera e rosa , che nessuno vede mai perché tiene celato in casa , secondo gli usi del suo paese , il mistero della sua bellezza , e ha ottenuto , per meglio salvare la sua ritrosia , di non andare che una volta sola alla settimana , anziché tutti i giorni , a firmare il registro del Municipio ? Pare che il brigadiere le faccia una corte altrettanto galante quanto minacciosa . Per quanto la pudica siciliana abbia fama d ' essere inattaccabile , e si dica che laggiù nell ' isola ci siano parecchi uomini pronti a vendicarne l ' onore , sarà difficile che la sua grazia velata possa a lungo resistere alla potenza incarnata della legge . Questi tre signori vestiti di nero , con panciotti a doppia fila di bottoni , a foggia antica , che fumano in silenzio vicino a noi , sono tre proprietari pieni di sussiego e di tristezza . Ma quell ' altro che sta solo in disparte , quel vecchio sottile dal viso intelligente , è l ' uomo più ricco del paese , l ' avvocato S . È un uomo buono e triste , pieno di sfiducia e di disprezzo per il mondo dove gli tocca vivere . L ' anno scorso gli è morto l ' unico figlio maschio , e le sue due belle figlie , Concetta e Maria , da allora non sono mai più uscite di casa , neppure per andare a messa . È l ' usanza di qui , almeno tra i signori : se muore il padre le figlie restano tre anni recluse , un anno se muore il fratello . Quel vecchio dalla lunga barba bianca che gli scende sul petto , che fuma vicino all ' avvocato , è l ' ex ricevitore postale a riposo , compare di San Giovanni del dottor Gibilisco . Si chiama Poerio , l ' unico resto di un ramo gaglianese della famosa famiglia di patrioti . È sordo e malato . Non può orinare , e si è fatto magrissimo . Morirà certamente tra poco . Queste notizie mi venivano date dall ' avvocato P . , un giovanotto allegro che si era unito al nostro gruppo . Come mi raccontò subito , si era laureato qualche anno prima a Bologna . Non che avesse nessuna tendenza agli studi , né ambizione professionale , tutt ' altro . Uno zio gli aveva lasciato in eredità tutti i suoi poderi e la sua casa in paese , a condizione che lui prendesse una laurea : perciò lui era andato a Bologna . La vita goliardica di quegli anni era stata la sua grande avventura . Laureatosi e tornato in paese a godersi in pace l ' eredità , aveva sposato una donna più vecchia di lui , e non aveva più potuto ripartire . Non faceva assolutamente nulla , se non cercare di continuare , nell ' ambiente paesano , la sua vita di studente . Come passare tutte le ore del giorno , tutti i giorni dell ' anno ? La passatella , il gioco delle carte , qualche chiacchierata sulla piazza ; e le sere trascinate qua e là nelle grotte del vino . L ' eredità dello zio l ' aveva in buona parte perduta al gioco , a Bologna , prima ancora di esserne entrato in possesso ; ora i poderi erano tutti ipotecati , le entrate erano magre , la famiglia cresceva . Ma il buon ragazzo era pur sempre uno studente di Bologna , allegro e scapigliato . Quello che fa tanto chiasso dall ' altra parte della piazza , è un suo compagno di bevute e di passatella , maestro supplente alla scuola elementare . È ubriaco questa sera , come quasi sempre , fin dal mattino . Ma ha il vino cattivo , e diventa feroce , collerico , rissoso . I suoi urli , quando fa scuola , si sentono in fondo al paese . Tutti si alzano d ' un tratto , e si muovono verso la posta . Si vede infatti arrivare , in cima alla strada , la vecchia procaccia con il sacco dei giornali e della corrispondenza , che ogni giorno un mulo va a prendere al bivio sul Sauro , al passaggio dell ' autobus sgangherato che porta i disgraziati viaggiatori , attraverso migliaia di giravolte e di traballoni , dalla lontanissima Matera alla valle dell ' Agri . Tutti corrono all ' ufficio postale e aspettano che don Cosimino , un gobbetto dal viso arguto , abbia aperto i pacchi e fatto lo spoglio . È la cerimonia serale a cui nessuno manca , e a cui anch ' io parteciperò poi , ogni giorno , per tutto l ' anno . Tutti restano fuori dell ' ufficio , in attesa : ma il podestà e il brigadiere entrano , e , con la scusa della posta d ' ufficio , controllano curiosamente le lettere di tutti . Ma questa sera la posta è in ritardo , cala la notte e non mi è lecito restare ancora all ' aperto . Vedo arrivare zoppicante l ' Arciprete , piccolo e magro , col grande pendaglio rosso sul cappello : nessuno lo saluta . Io debbo ormai partire . Fischio al mio cane Barone , che mi precede a grandi balzi , estasiato dei nuovi odori , dei nuovi cani e pecore e capre ed uccelli di questo suo nuovo paese , e mi avvio lentamente , per la salita , alla casa della vedova . La Fossa del Bersagliere è piena d ' ombre , e l ' ombra avvolge i monti viola e neri che stringono d ' ognintorno l ' orizzonte . Brillano le prime stelle , scintillano di là dall ' Agri i lumi di Sant ' Arcangelo , e più lontano , appena visibili , quelli di qualche altro paese ignoto , Noepoli forse , o Senise . La strada è stretta , sulle porte stanno seduti i contadini , nel buio che sale . Dalla casa del morto giungono i lamenti delle donne . Un brusio indistinto mi gira attorno in grandi cerchi , e di là c ' è un profondo silenzio . Mi par d ' essere caduto dal cielo , come una pietra in uno stagno . " Questo è dunque un paese di galantuomini ! " pensavo attendendo la cena nella casa della vedova . Il fuoco era acceso sotto la pentola , perché la buona donna aveva immaginato che io fossi stanco del viaggio e che mi abbisognasse qualcosa di caldo . Di solito non si fa fuoco , la sera , neppure nelle case dei ricchi , dove bastano gli avanzi del mattino , un po ' di pane e formaggio , qualche oliva , e i soliti fichi secchi . Quanto ai poveri , essi mangiano pan solo , tutto l ' anno , condito qualche volta con un pomodoro crudo spiaccicato con cura , o con un po ' d ' aglio e olio , o con un peperone spagnolo , di quelli che bruciano , un diavolesco . " Questo è un paese di galantuomini ! " Non potevo ancora precisare le mie impressioni , né penetrare ancora tutti i segreti della politica e delle passioni paesane ; ma mi avevano colpito il sussiego , le maniere dei signori sulla piazza , e più ancora il tono generale di astio , disprezzo e diffidenza reciproca nella conversazione a cui avevo assistito , la facilità con cui si manifestavano degli odi elementari , senza il naturale ritegno verso un forestiero appena arrivato , che aveva fatto sì che io fossi messo subito al corrente da ciascuno dei vizi o delle debolezze degli altri . Per quanto non potessi ancora determinarlo con esattezza , era chiaro che anche qui , come a Grassano , gli odi reciproci di tutti contro tutti si cristallizzavano in due partiti . Qui , come a Grassano , come in tutti gli altri paesi della Lucania , dove i galantuomini che non hanno potuto , per incapacità o povertà , o matrimoni precoci , o interessi da tutelare , o per una qualunque necessità del destino , emigrare ai paradisi di Napoli o di Roma , trasformano la propria delusione e la propria noia mortale in un furore generico , in un odio senza soste , in un perenne risorgere di sentimenti antichi , e in una lotta continua per affermare , contro tutti , il loro potere nel piccolo angolo di terra dove sono costretti a vivere . Gagliano è un piccolissimo paese , e lontano dalle strade e dagli uomini : le passioni vi sono perciò più elementari , più semplici , ma non meno intense che altrove ; e non sarà difficile , immaginavo , averne presto la chiave . Grassano è invece piuttosto grande , su una via di passaggio , non lontano dal capoluogo della provincia : non c ' è , come qui , il contatto continuo di tutti con tutti ; le passioni possono perciò essere più nascoste , prendere una forma più mediata , vestirsi di aspetti più complessi . I segreti di Grassano mi erano stati rivelati fin dai primi giorni del mio arrivo da uno dei loro più appassionati protagonisti . Quelli di Gagliano , come li conoscerò ? A Gagliano dovrò passare tre anni , un tempo infinito . Il mondo è chiuso : gli odi e le guerre dei signori sono il solo avvenimento quotidiano : e ho già visto sui loro volti come esse siano radicate e violente , miserabili ma intense come quelle di una tragedia greca . Bisognerà pure che , come un eroe di Stendhal , io faccia i miei piani , e non commetta errori . A Grassano , il mio informatore era stato il capo della Milizia , il tenente Decunto . Chi lo sarà quaggiù ? Quando il tenente Decunto , capo della Milizia di Grassano , mi aveva mandato a chiamare con un ordine perentorio , il giorno dopo il mio arrivo da Regina Coeli , quando non mi ero ancora ambientato , né avevo ancora saputo precisamente che cosa capitasse nel mondo , né che umori ci fossero in paese per la prossima guerra d ' Africa , avevo temuto qualche nuova noia . Avevo invece trovato , in una stanzetta che gli serviva di ufficio , un piccolo giovane biondo , gentile , con una bocca amara e degli occhietti azzurro ­ chiari , sfuggenti , dagli sguardi che si posavano di fianco alle cose , ritrosi , più che per paura , per una specie di vergogna o di ribrezzo . Mi aveva chiamato perché io ero ufficiale in congedo , e lo era anche lui , e voleva fare la mia conoscenza . Ci teneva subito a dirmi che lui comandava la Milizia , ma non aveva nulla a che fare né con la questura , né coi carabinieri , né con il podestà , né con il segretario del fascio . Quest ' ultimo , soprattutto , era un delinquente ; e tutti gli altri , una banda degna di lui . La vita a Grassano era impossibile , e non c ' era rimedio . Tutti ambiziosi , ladri , disonesti , violenti . Egli doveva assolutamente togliersi di qui : si moriva . Perciò aveva fatto domanda di andare volontario in Africa ; e pazienza se tutto andrà in rovina . C ' è poco da rimpiangere . - Giochiamo il tutto per il tutto , - mi disse , guardando lontano di fianco a me . - Questa è la fine , mi capisce ? La fine . Se vincessimo , forse si potrà cambiare qualcosa , chissà ? Ma l ' Inghilterra non lo permetterà . Ci spaccheremo la testa . Questa è la nostra ultima carta . E se ci va male ... - E qui un gesto , come a dire : è la fine del mondo . - Andrà male , vedrà . Ma non importa . Così non si può più continuare . Lei resterà qui qualche tempo . Lei è straniero alle nostre questioni , e potrà giudicare . Quando avrà visto che cos ' è la vita in questo paese , mi dirà che avevo ragione - . Io tacevo , perché diffidavo . Ma dovevo poi riconoscere , nei giorni seguenti , che il tenente Decunto , anche se forse mi sorvegliava , era tuttavia sincero , e il suo pessimismo non era una finzione . Mi aveva preso in simpatia perché ero forestiero , e con me poteva sfogare i suoi risentimenti . Ogni volta che io salivo alla chiesa , in cima al paese , e mi fermavo , nel vento , a contemplare il paesaggio desolato , me lo vedevo comparire vicino , biondo e grigiastro come uno spettro , e senza guardarmi , mi parlava . Egli non era che l ' ultimo anello di una catena di odî che risalivano per le generazioni : cent ' anni , di più , duecento , chissà , forse sempre . Egli partecipava di questa passione ereditaria . Non c ' era nulla da fare , e se ne rodeva . Si erano odiati per secoli qui , e sempre si odieranno , fra queste stesse case , davanti agli stessi sassi bianchi del Basento e alle stesse grotte di Irsina . Oggi erano tutti fascisti , si sa . Ma questo non voleva dir nulla . Prima erano nittiani o salandrini , e risalendo nel tempo , giolittiani o antigiolittiani , della Destra o della Sinistra , per i briganti o contro i briganti , borbonici o liberali , e prima ancora , chissà . Ma questa era la vera origine : c ' erano i galantuomini e c ' erano i briganti , i figli dei galantuomini e i figli dei briganti . Il fascismo non aveva cambiato le cose . Anzi , prima , con i partiti , la gente per bene poteva state tutta da una parte , sotto una bandiera particolare , e distinguersi dagli altri e lottare sotto una veste politica . Ora non ci resta che le lettere anonime , e le pressioni e le corruzioni in Prefettura . Perché nel fascismo ci stanno tutti . - Io , vede , sono di una famiglia di liberali . I miei bisnonni sono stati in prigione , sotto i Borboni . Ma il segretario del fascio , sa chi è ? È il figlio di un brigante . Proprio il figlio di un brigante . E tutti gli altri che gli tengono bordone , e che adesso comandano il paese , sono tutti della stessa risma . E a Matera è la stessa cosa . Il consigliere nazionale N . , di qui , è di una famiglia che teneva mano ai briganti . Anche il barone di Collefusco , il padrone di tutte le terre qui attorno , il proprietario del palazzo sulla piazza , chi è ? Lui sta a Napoli , si sa , e da queste parti non ci viene mai . Non lo conosce ? I baroni di Collefusco sono stati , di nascosto , i veri capi del brigantaggio , nel '60 , da queste parti . Erano loro che li pagavano , che li armavano - . Gli occhietti azzurri scintillavano d ' odio . - Lei spesso si siede , l ' ho visto tante volte , sulla panchina di pietra che è davanti al palazzo del barone . Cent ' anni fa , anzi più di cent ' anni fa , su quella stessa panchina si sedeva ogni sera , come fa ora lei , a prendere il fresco , il bisnonno del barone di adesso , e usava tenere in braccio un suo bambino di pochi anni . Proprio quel bambino fu poi il nonno del barone , e deputato , e manutengolo dei briganti . Su quella panchina il vecchio fu ammazzato , da un parente dei miei bisnonni . Era un farmacista , fratello di un dottore , Palese . Noi Decunto , qui a Grassano , siamo della stessa famiglia . A Potenza ci sono ancora parecchi nipoti del dottore . Ecco come fu . C ' era in quel tempo , qui da noi , una vendita carbonara , e ne facevano parte i due fratelli Palese , un Lasala , degli stessi Lasala del falegname che lei conosce , un Ruggiero , un Bonelli , e molti altri ; e con loro c ' era anche il barone di Collefusco , che faceva il liberale . Ma il barone era una spia ; ci si era messo in mezzo per denunciarli tutti . Infatti un bel giorno fanno una seduta , per non so quale azione da farsi di lì a poco . Appena finita , il barone va al palazzo , chiama un suo servitore fidato , gli fa sellare il miglior cavallo , e gli dà un biglietto , con l ' elenco di tutti i cospiratori , da portare al Governatore di Potenza . Ma la partenza del servo non passa inosservata . Si aveva già qualche sospetto : che cosa andava a fare quel servo sulla strada di Potenza , a quell ' ora , col miglior cavallo del paese ? Non bisognava perde tempo ; inseguirlo , fermarlo , appurare il tradimento . Quattro carbonari partono a cavallo : ma il cavallo del barone era migliore dei loro , ed era in vantaggio di un ' ora . I quattro si buttano per le scorciatoie e i sentieri , e tanto corrono tutta la notte che riescono a raggiungere il servo proprio alle porte di Potenza , sul margine d ' un bosco . Tirano da lontano , galoppando , sul cavallo , e il cavallo cade ; prendono il servo , lo legano a un albero , lo frugano e gli trovano il biglietto del barone . Lo lasciano là legato , senza ucciderlo ; e tornano a briglia sciolta a Grassano . Bisogna punire il traditore : i carbonari si radunano e tirano a sorte chi debba uccidere il barone . Tocca al dottor Palese , ma suo fratello il farmacista è miglior tiratore , è scapolo , e chiede e ottiene di sostituirlo . Allora , di fronte al palazzo , non c ' erano case come ora , ma cominciava la campagna e c ' era una grossa quercia . Era sera . Il farmacista si nascose col suo fucile dietro la quercia , e aspettò che il barone uscisse a prendere il fresco . C ' era la luna piena . Il barone uscì , ma aveva in braccio il bambino , e si sedette sulla panchina di pietra a farlo saltare sulle ginocchia . Il farmacista aspettò a tirare , non voleva colpire l ' innocente : ma poiché quello non accennava a rimandare il ragazzo , dovette decidersi . Era un ottimo tiratore , e non sbagliò . Lo colse in mezzo alla fronte , proprio mentre il bambino lo abbracciava . Naturalmente tutti i liberali si nascosero , ma furono arrestati e condannati . Il farmacista morì in prigione a Potenza ; il dottore ci restò molti anni , e sarebbe morto anche lui , se non fosse avvenuto che la moglie del Governatore , che aveva un parto difficile , non riusciva a sgravarsi e correva pericolo di vita . Nessuno dei medici di Potenza era capace di giovarle , quando a qualcuno venne in mente di chiamare il dottore che era in prigione . Egli venne , e salvò la Governatrice , che ebbe un bel bambino , e che , appena rimessa , corse a Napoli e si buttò ai piedi della Regina . Il dottore ebbe la grazia , ma non tornò più a Grassano . Rimase a Potenza , e i suoi discendenti ci sono ancora . Quel ragazzo , che il farmacista risparmiò con tanta cura , fu poi come le ho detto , il primo deputato di Grassano al parlamento italiano , e faceva il liberale , ma nello stesso tempo era lui che teneva mano ai briganti ; e il nipote , quello di adesso , qui non si vede mai , ma sotto sotto è lui che protegge da Roma la banda che comanda in paese : tutti figli di briganti - . Non ho mai potuto appurare se fossero veri tutti i particolari di questa storia , che nobilita in certo qual modo gli odi reciproci dei signori di Grassano , trasportandoli in un tempo lontano , e legandoli a motivi almeno in parte ideali . Ma la cosa non ha importanza . La lotta dei signori tra loro non ha nulla a che fare con una " vendetta " tramandata di padre in figlio ; né si tratta di una lotta politica reale , fra conservatori e progressisti , anche quando , per caso , prende quest ' ultima forma . Naturalmente ciascuno dei due partiti accusa l ' altro dei peggiori delitti : e gli stessi racconti del tenente Decunto , ma rovesciati come tono sentimentale , mi venivano fatti dai membri del gruppo attualmente al potere . La verità è che questa continua guerra dei signori si trova , nelle stesse forme , in tutti i paesi della Lucania . La piccola borghesia non ha mezzi sufficienti per vivere col decoro necessario , per fare la vita del galantuomo . Tutti i giovani di qualche valore , e quelli appena capaci di fare la propria strada , lasciano il paese . I più avventurati vanno in America , come i cafoni ; gli altri a Napoli o a Roma ; e in paese non tornano più . In paese ci restano invece gli scarti , coloro che non sanno far nulla , i difettosi nel corpo , gli inetti , gli oziosi : la noia e l ' avidità li rendono malvagi . Questa classe degenerata deve , per vivere ( i piccoli poderi non rendono quasi nulla ) , poter dominare i contadini , e assicurarsi , in paese , i posti remunerati di maestro , di farmacista , di prete , di maresciallo dei carabinieri , e così via . È dunque questione di vita o di morte avere personalmente in mano il potere ; essere noi o i nostri parenti o compari ai posti di comando . Di qui la lotta continua per arraffare il potere tanto necessario e desiderato , e toglierlo agli altri ; lotta che la ristrettezza dell ' ambiente , l ' ozio , l ' associarsi di motivi privati o politici rende continua e feroce . Ogni giorno partono da tutti i paesi di Lucania lettere anonime alla Prefettura . E la Prefettura non ne è malcontenta , anche se affetta il contrario . - A Matera fanno finta di voler appianare le nostre liti , - mi diceva il tenente Decunto , - ma in verità fanno il possibile per fomentarle . Hanno istruzioni in questo senso da Roma . Così tengono in mano tutti , con la minaccia o la speranza . Ma che abbiamo da sperare ? - e qui il gesto caratteristico della mano , che vuol dire : niente . - Qui non si può vivere . Bisogna andarsene . Ora andiamo in Africa . È la nostra ultima carta . Il viso del tenente della Milizia si faceva grigio , quando così mi parlava , e gli occhi sfuggenti gli si sbiancavano di impotente furore , disperati e cattivi . Egli apparteneva tutto a quella gente , a quegli odi , a quelle passioni ; era uno dei loro , e se ne rodeva . Un principio di coscienza e di vergogna era in lui . Credeva anche lui , come tutti gli altri , all ' impresa d ' Africa , allo " spazio vitale " necessario a una piccola borghesia degenerata , ma nello stesso tempo si rendeva conto , sia pure in modo rudimentale e puramente sentimentale , di questa degenerazione e miseria , e la guerra diventava una fuga , la fuga in un mondo di distruzione . In fondo , quello che lo attraeva di più nell ' impresa , era proprio l ' eventualità della sconfitta e dell ' annientamento . Lo si vedeva dal tono con cui ripeteva : - È la nostra ultima carta - . Il piccolo lume di coscienza che era in lui , e che lo differenziava dai suoi concittadini , non si manifestava altrimenti che con un profondo , vergognoso disprezzo di sé . All ' odio reciproco dei signori egli aggiungeva l ' odio di sé : e questo lo rendeva , era chiaro a chi l ' osservasse , ancora più maligno e amaro degli altri , capace di ogni azione malvagia . Egli avrebbe potuto , senza contraddire il suo ingenuo semplicismo di giovane ragazzo di buona famiglia , uccidere , rubare , - fare la spia , e forse anche morire come un eroe , per la sua elementare disperazione . Tutto questo era per lui la guerra d ' Africa . Se andava male , che cosa importava ? Il mondo intero poteva andare in rovina per seppellire anche il ricordo di Grassano , bianco sul colle e immutabile , con i signori e i briganti . " Ma il piccolo e funesto lume di coscienza del tenente Decunto , - pensavo , attendendo la cena nella cucina della vedova , - è cosa rara , forse unica " . Esso non mi era apparso in nessuna delle facce ottuse , maligne e avidamente , soddisfatte delle mie nuove conoscenze , sulla piazza . Le loro passioni , era evidente , non risalivano nella storia , non uscivano dal paese stretto dalle argille malariche , crescevano nel piccolo recinto fra quattro case , avevano l ' urgenza e la miseria del bisogno quotidiano del cibo e del denaro , si rivestivano , senza nascondersi , del formalismo dei galantuomini , gonfiavano nello spazio costretto delle anime piccole e del paesaggio desolato , fino a premere violente , come il vapore del brodo lungo della vedova sotto il coperchio della pentola di terra , che sentivo brontolare e soffiare su un povero fuoco di stecchi , là nel camino . Guardavo il fuoco , pensando alla serie infinita dei giorni che mi si stendevano innanzi , e nei quali , anche per me , l ' orizzonte del mondo degli uomini sarebbe stato il cerchio di queste oscure passioni ; e la vedova intanto disponeva sul tavolo il pane e la brocca dell ' acqua . Era il pane nero di qui , fatto di grano duro , in grandi forme di tre o di cinque chili , che durano una settimana , cibo quasi unico del povero e del ricco ; rotonde come un sole , o come una messicana pietra del tempo . Cominciai ad affettarlo , con il gesto che avevo ormai appreso , stringendolo e appoggiandolo al petto , e traendo verso di me , attento a non tagliarmi il mento , il coltello affilato . La brocca , come quelle di Grassano , e tutte quelle che , là e qui , le donne portano in capo , era un ' anfora di Ferrandina , di terra giallorosata , a stretture e rigonfi , come una immagine femminile arcaica , dalla vita sottile , dal petto e dai fianchi rotondi , con le piccole braccia ad ansa . Ero solo al tavolo , davanti alla tovaglia pesante , di tela di casa : ma la stanza non era vuota . La porta di strada ogni tanto si apriva , ed entravano delle donne , le vicine , le conoscenti , le comari della vedova . Venivano con vari pretesti , a portar acqua o a chiedere se dovessero lavare per lei , domattina al fiume : si fermavano lontane dal mio tavolo , vicino all ' uscio ; stavano l ' una vicina all ' altra , e parlavano tutte insieme , come uccelli . Fingevano di non guardarmi ma ogni tanto sotto i veli , i loro occhi neri si voltavano rapidi e curiosi dalla mia parte , e subito fuggivano , come animali , del bosco . Non ancora avvezzo al costume ( un povero residuo di costume , che non ha nulla a che fare con quelli famosi di Pietragalla o di Pisticci ) , mi parevano tutte eguali , col viso incorniciato dal velo più volte ripiegato che ricade sulla schiena , con le semplici camicette di cotone , le larghe sottane scure , a campana , lunghe a mezza gamba , e gli stivaletti alti . Stavano ritte , col portamento solenne di chi è avvezzo a portare in equilibrio i pesi sul capo , e i volti avevano tutti un ' espressione di selvatica gravità . Gravi e senza grazia femminile erano i loro gesti , come le occhiate pesanti dei neri occhi curiosi . Non mi parevano donne , ma soldati di uno strano esercito , o piuttosto una flottiglia di barche tondeggianti e oscure , pronte a prendere tutte insieme il vento nelle piccole vele bianche . Le guardavo e cercavo di capire i loro discorsi nel dialetto per me nuovo , quando si batté all ' uscio , le donne presero congedo con un grande ondeggiare di sottane e di veli , e un nuovo personaggio entrò nella cucina . Era un giovane con dei minuscoli baffetti rossi , che portava un astuccio allungato di pelle marrone . Era mal vestito , aveva le scarpe impolverate , ma aveva il colletto e la cravatta , e portava in capo un curioso berretto alto e tondo , con una visiera di tela cerata , sul tipo di quelli che un tempo avevano gli accademisti , dove sul fondo grigio , spiccavano fiammanti su tutta l ' altezza due grandi lettere ritagliate e cucite di panno vermiglio : " U . E . " - Ufficiale Esattoriale , - mi disse , quando gli chiesi che cosa significassero quell ' U e quell ' E . giganteschi . E intanto , posato con riguardo l ' astuccio , si sedette al mio tavolo , tirò fuori di tasca un pacchetto di pane e formaggio , ordinò alla vedova un bicchiere di vino , e cominciò a mangiare . Era l ' Ufficiale Esattoriale di Stigliano : veniva spesso a Gagliano per i doveri del suo ufficio : oggi aveva fatto tardi e avrebbe dovuto fermarsi a dormire dalla vedova . Aveva lavoro a Gagliano anche per l ' indomani . Non parlava volentieri del suo mestiere : invece , con molta soddisfazione , mi mostrò subito il contenuto del suo astuccio . Era un clarinetto . Non se ne separava mai : lo portava sempre con sé nei suoi viaggi alla caccia del denaro dei contadini . Aveva trovato quell ' impiego , bisogna pur vivere : ma la sua ambizione era un ' altra , era la musica . Non era ancora perfetto , studiava il clarino soltanto da un anno , ma si esercitava continuamente . Sì , poteva darmene un saggio , poiché io , si vedeva , ero un intenditore : ma un pezzo solo , perché voleva ancora uscire a far visita a un suo compare , ed era tardi . Il pane e il formaggio erano finiti , e non c ' era altro da mangiare . Il clarinetto soffiava , indeciso e fragile , le note di una canzonetta ; i cani l ' accompagnavano brontolando . Appena il musicista esattore fu uscito , e rimanemmo soli , la vedova si profferse in scuse per essere costretta a darmelo per compagno di stanza . Non si poteva fare diversamente . - Ma è un giovane per bene : è pulito ; non è un contadino - . L ' assicurai che mi sarei adattato volentieri alla sua compagnia , Ero ormai avvezzo a questi casuali compagni di una notte . A Grassano , quando abitavo alla locanda di Prisco , quasi ogni sera dovevo accogliere gente nuova nella mia camera . Le camere là erano due , ma quando una era piena , si doveva ricorrere alla mia ; e c ' erano spesso forestieri di passaggio , perché Grassano è sulla grande strada , e la locanda di Prisco è rinomata come la migliore della provincia , al punto che i viaggiatori che vanno per i loro affari a Tricarico preferiscono tornare la sera fino a Grassano , piuttosto che fermarsi nella misera taverna di quella sede vescovile . Erano dunque passati da me viaggiatori di commercio pugliesi , mercanti di pere napoletani , carrettieri , conducenti di automobili , le genti più diverse . Una notte , era già tardi , ed io ero già a letto , sentii il rombo inabituale di una motocicletta , e mi vidi capitare in camera il motociclista , con il casco coperto di polvere . Era il barone Nicola Rotunno , di Avellino , uno dei più ricchi proprietari della provincia . Possedeva , con un suo fratello avvocato , terre sconfinate a Grassano , a Tricarico , a Grottole , in non so quanti altri comuni del Materese , e girava in motocicletta per raccogliere dai fattori i denari dei raccolti , ed esigere dai contadini il pagamento dei debiti , di quei debiti che essi contraggono nel corso dell ' anno per poter campare , e che di solito , superando l ' intero guadagno dell ' annata , si accumulano ad inghiottire ogni speranza di stagione benigna . Il barone , un giovane magro , sbarbato , con gli occhiali a pince ­ nez , aveva fama , a Grassano , di essere , come suo fratello , particolarmente spietato nei suoi interessi capace di cacciare un contadino per un debito di poche lire , astuto negli affari e poco chiaro , abile nello scegliere dei fattori devoti al suo interesse , durissimo con tutti . Era un uomo di chiesa , e portava all ' occhiello della giacchetta , invece del solito distintivo fascista , quello rotondo dell ' Azione Cattolica . Con me fu gentilissimo . Saputo che io , suo vicino di letto , ero un confinato , si offerse subito di farmi liberare , cosa per lui facilissima , mi disse , perché era amico di un ' amica carissima del Senatore Bocchini , Capo della Polizia ; una signora , come lui , di Avellino , e come lui particolarmente devota a una Madonna che si adora in un celebre santuario nei dintorni di quella città . Il discorso cadde così sui santuari e sui santi , e sul san Rocco di Tolve , un santo di cui io stesso ho potuto conoscere , per prove e favori personali , la particolare virtù . Tolve è un villaggio vicino a Potenza , e c ' era stato in quei giorni un pellegrinaggio , come tutti gli anni , al principio di agosto . Uomini , donne e bambini vi concorrono da tutte le province circostanti , a piedi , o sugli asini , camminando il giorno e la notte . San Rocco li aspetta , librato nell ' aria , sopra la chiesa . " Tolve è mia , e io la proteggo " , dice san Rocco nella stampa popolare che lo rappresenta , vestito di marrone , con la sua aureola d ' oro , nel cielo azzurro del paese . Ma anche il santo di Grassano è un buon santo : un san Maurizio splendente di colori , laggiù nella chiesa , armato di tutto punto , un glorioso guerriero di cartapesta , di quelli che si fanno ancora oggi , con tanta arte , a Bari . Da san Maurizio passammo al suo compagno di guerra e di beatitudine , e ad altri santi , e a sant ' Agostino , e alla Città di Dio , e a discorsi sui Vangeli . Il barone mostrava di essere stupito e compiaciuto della mia competenza su questo argomento , che non supponeva che io potessi conoscere . S ' era così fatto molto tardi , gli occhi mi si chiudevano dal sonno , quando vidi il barone rizzarsi improvvisamente sul letto , prendere gli occhiali di sul comodino e inforcarli sul naso , balzare in terra con un salto , e avvicinarsi silenzioso al mio letto , avvolto , come uno spettro , in una lunga camicia da notte bianca , che gli scendeva quasi ai piedi nudi . Quando mi fu vicino , fece con la mano un grande segno di croce su di me e disse , con voce solenne e commossa : - Ti benedico , in nome di Gesù Bambino , buona notte - . Replicato , il segno di croce , tornò fra le lenzuola e spense il lume . Protetto dalla inattesa benedizione del barone possidente , non tardai ad addormentarmi , per risvegliarmi , come sempre all ' alba , al suono angelico delle campanelle dei greggi che partivano per i campi , e ai clamori diabolici di Prisco , che , come ogni mattina , chiamava con voci stentoree i figli insonnoliti . La camera della vedova , che dovevo , quella notte , spartire con l ' esattore , era assai più triste di quella di Prisco . Era una stanza buia , lunga e stretta , con una finestrucola in fondo , le pareti dipinte a calce , grige , sporche e scrostate . C ' erano tre lettucci , un catino di ferro smaltato in un angolo , con una brocca , e un canterano zoppo in faccia ai letti . Una lampadina , sporca di antichi nerumi di mosche , mandava una sbiadita luce giallastra . Le mosche volavano a sciami , nel caldo soffocante . La finestra era chiusa , perché non entrassero le zanzare ; ma ero appena con la testa sul cuscino che già sentivo , da tutti i lati , il loro sibilo , pauroso in questi paesi di malaria . Intanto era arrivato il mio compagno , aveva attaccato il berretto ad un chiodo , in faccia al mio letto , posato l ' astuccio del clarinetto sul canterano , e si era spogliato . Gli chiesi come andava il suo lavoro , qui a Gagliano . - Male , - mi disse . - Oggi sono venuto per fare dei pignoramenti . Le tasse non le pagano . Si viene a pignorare , e non si trova nulla . Sono stato in tre case : mobili non ne hanno : non c ' è che il letto , e quello non si può prendere . Dovrò accontentarmi di una capra e di qualche piccione . Non c ' è neppure da pagare le spese della trasferta . Domattina devo andare da due altri : speriamo mi vada meglio . Ma è una miseria : i contadini non vogliono pagare . Sono quasi tutti proprietari , qui a Gagliano : hanno tutti il loro piccolo pezzo di terra , magari lontano dal paese , a due o tre ore di strada ; e certe volte , sì , è terra cattiva , e rende poco . Le tasse sono forti , per dire la verità : ma questo non mi riguarda : non siamo noi che le mettiamo : noi dobbiamo soltanto farle pagare . E lei sa come sono i contadini : per loro tutte le annate sono cattive . Sono pieni di debiti , hanno la malaria , non hanno da mangiare . Ma staremmo freschi se dovessimo dar retta a loro : noi dobbiamo fare il nostro dovere . Non pagano , e dobbiamo accontentarci di portar via quel poco che si trova , roba che non val nulla . Certe volte ho dovuto fare il viaggio per qualche bottiglia d ' olio e un po ' di farina . E ancora ci guardano male , con odio . A Missanello , due anni fa , hanno anche sparato . È un brutto mestiere . Ma bisogna pur vivere . Vedevo che l ' argomento lo disgustava , e per confortarlo portai il discorso sulla musica . Sperava di poter scrivere delle canzonette , di vincere qualche concorso , qualche premio : in questo caso avrebbe lasciato l ' esattoria . Intanto suonava il clarinetto nella banda di Stigliano . Gli chiesi com ' erano le canzoni popolari di queste parti , e se avesse potuto insegnarmene qualcuna , e magari , poiché egli era così abile , trascrivermela . Mi disse se volevo la musica di " Faccetta nera " o di qualche altra canzonetta in voga . No , non era questo , volevo le canzoni dei contadini . Rimase un po ' a riflettere , come ad un argomento per lui nuovo , a cui non avesse mai pensato . Scrivermi le note di una canzone avrebbe potuto , cercandole ad una ad una sul clarinetto . Ma non gli veniva fatto di ricordarsi di nessuna canzone cantata dai contadini . A Viggiano cantavano e suonavano . Ma da queste parti , no . C ' era forse qualche canto di chiesa , si sarebbe informato . Altro non conosceva . Anch ' io avevo notato , a Grassano , la stessa cosa . Né il mattino quando partono per il lavoro , né il meriggio sotto il sole , né la sera , nelle lunghe file nere che tornano , con gli asini e le capre ; verso le case sul monte , nessuna voce rompe il silenzio della terra . Soltanto una volta avevo sentito , verso il Basento , il lamento di un flauto di canna , a cui un altro flauto rispondeva dalla collina di faccia : erano due pastori forestieri che andavano col gregge di paese in paese , e si richiamavano di lontano . I contadini non cantano . Il mio compagno non rispondeva più : sentivo il suo respiro regolare e fischiante , nel ronzio continuato delle mosche eccitate dal caldo . Un tenue chiarore veniva , attraverso i vetri chiusi , da un cielo pallido per una falce di luna : sul muro , in faccia a me , distinguevo a quel barlume , sul berretto appeso al chiodo . le grandi lettere rosse : " U . E . " . Le fissavo nell ' oscurità , finché mi si chiusero gli occhi , e mi addormentai . Non mi svegliarono , di primo mattino , le campanelle dei greggi , come a Grassano , perché qui non vi sono pastori , né pascoli , né erba ; ma il rumore continuato degli zoccoli degli asini sulle pietre della strada , e il belar delle capre . È l ' emigrazione quotidiana : i contadini si levano a buio , perché devono fare chi due , chi tre , chi quattro ore di strada per raggiungere il loro campo , verso i greti malsani dell ' Agri e dei Sauro , o sulle pendici dei monti lontani . La stanza era piena di luce : il berretto con le iniziali non c ' era più . Il mio compagno doveva essere uscito all ' alba , per portare i conforti della Legge nelle case dei contadini , prima che quelli partissero per la campagna ; e a quest ' ora forse già correva , col cappello sfavillante sotto il sole , e il clarinetto , e una capra al guinzaglio , sulla strada di Stigliano . Dall ' uscio mi giungeva un suono di voci femminili e un pianto di bambino . Una diecina di donne , con i bimbi in collo o per mano , aspettavano , pazienti , la mia levata . Volevano mostrarmi i loro figli , perché li curassi . Erano tutti pallidi , magri , con dei grandi occhi neri e tristi nei visi cerei , con le pance gonfie e tese come tamburi sulle gambette storte e sottili . La malaria , che qui non risparmia nessuno , si era già insediata nei loro corpi denutriti e rachitici . Io avrei voluto evitare di occuparmi di malati , perché non era il mio mestiere , perché conoscevo la mia poca competenza , e sapevo che , facendolo , sarei entrato , e la cosa non mi sorrideva , nel mondo stabilito e geloso degli interessi dei signori del paese . Ma capii subito che non avrei potuto resistere a lungo nel mio proposito . Si ripeté la scena del giorno precedente . Le donne mi pregavano , mi benedivano , mi baciavano le mani . Una speranza , una fiducia assoluta era in loro . Mi chiedevo che cosa avesse potuto generarle . Il malato di ieri era morto , e io non avevo potuto far nulla per evitarne la morte : ma le donne dicevano che avevano visto che io non ero , come gli altri , un medicaciucci , ma ero un cristiano bono e avrei guarito i loro figliuoli . Era forse il prestigio naturale del forestiero che viene da lontano , e che è perciò come un dio ; o piuttosto si erano accorte che , nella mia impotenza , mi ero tuttavia sforzato di far qualcosa per il moribondo e l ' avevo guardato con interesse , e con reale dispiacere ? Ero stupito e vergognoso di questa fiducia , tanto piena quanto immeritata . Congedai le donne con qualche consiglio , ed uscii , dietro a loro , dalla stanza ombrosa nella luce abbagliante del mattino . Le ombre delle case erano nere e ferme , il vento caldo che saliva dai burroni sollevava nuvole di polvere : nella polvere si spidocchiavano i cani . Volevo riconoscere i miei confini , che erano strettamente quelli dell ' abitato : fare un primo viaggio di circumnavigazione della mia isola : le terre , attorno , dovevano restare , per me , uno sfondo non raggiungibile oltre le colonne d ' Ercole podestarili . La casa della vedova è all ' estremità alta del paese su uno slargo che termina , in fondo , alla chiesa , una piccola chiesetta bianca , appena più grande delle case . Sull ' uscio stava l ' Arciprete , occupato a minacciare con un bastone un gruppo di ragazzi che , a qualche passo di distanza , gli facevano boccacce e sberleffi , e si chinavano a terra , nell ' atto di volergli gettare delle pietre . Al mio arrivo i ragazzi scapparono come passeri ; il prete li seguì con lo sguardo corrucciato , brandendo il bastone e gridando : - Maledetti , eretici , scomunicati ! È un paese senza grazia di Dio , questo , - disse poi , rivolgendosi a me . - In chiesa ci vengono i ragazzi , per giocare . Ha visto ? Se no , non ci viene nessuno . La messa la dico ai banchi . Neppure battezzati , sono . E i frutti di quelle poche terre , non c ' è verso di farseli pagare . Non ho ancora avuti quelli dell ' anno passato . Sono tutti fior di galantuomini , davvero , in questo paese , se ne accorgerà . Era un vecchio piccolo e magro , con degli occhiali di ferro a stanghetta su un naso affilato , all ' ombra del pendaglio rosso che scendeva dal cappello , e dietro agli occhiali degli occhietti pungenti , che passavano rapidamente da una fissità ossessionata a un brillare brusco di arguzia . La bocca sottile gli cascava in una piega di abituale amarezza . Sotto all ' abito sporco e sdrucito , pieno di frittelle e sbottonato , spuntavano gli stivali scalcagnati e pieni di polvere . Da tutto il suo aspetto spirava un ' aria stanca di miseria mal sopportata ; come le rovine di una catapecchia incendiata , nera e piena di erbacce . Don Giuseppe Trajella non era amato da nessuno in paese , e dai signori del luogo , l ' avevo sentito la sera prima nella loro conversazione , era addirittura esecrato . Gli facevano ogni sorta di villanie , gli aizzavano contro i ragazzi , si lagnavano di lui col prefetto e col Vescovo . - L ' Arciprete , se ne guardi , - mi aveva detto il podestà . - È una disgrazia per il nostro paese : una profanazione della casa di Dio . È sempre ubriaco . Non ci è ancora stato possibile liberarcene , ma speriamo di poterlo presto cacciar via . Almeno a Gaglianello , la frazione che è la sua vera sede . È qui da parecchi anni , per punizione . Lo hanno mandato a Gaglianello , lui che era professore di Seminario , per castigo . Si permetteva certe libertà con gli allievi , lei mi capisce . A Gagliano ci sta per abuso , perché non ce n ' è un altro . Ma è un castigo per noi - . Povero don Trajella ! Se anche il diavolo lo aveva tentato nei suoi giovani anni , questa era ormai una cosa antica e dimenticata . Ora egli non si reggeva quasi in piedi , non era che un povero vecchio perseguitato e inasprito , una pecora nera e malata in un gregge di lupi . Ma , lo si capiva anche nella sua decadenza , ai bei tempi in cui insegnava teologia al Seminario di Melfi e a quello di Napoli , don Giuseppe Trajella da Tricarico doveva essere stato un uomo buono , intelligente , pieno di spirito e di risorse . Scriveva vite di santi , dipingeva , scolpiva , si occupava vivacemente delle cose del mondo . L ' improvvisa disgrazia lo aveva colpito , lo aveva staccato da tutto e l ' aveva buttato , come un relitto , su quella lontana spiaggia inospitale . Egli si era lasciato cadere a picco , godendo amaramente di fare più grande la propria miseria . Non aveva più toccato un libro né un pennello . Gli anni erano passati , e di tutte le antiche passioni una sola era rimasta , e aveva preso il carattere della fissazione : il rancore . Trajella odiava il mondo , perché il mondo lo perseguitava . Si era ridotto a vivere solo , senza parlare con nessuno , nella sola compagnia di sua madre , una vecchia di novant ' anni , inebetita e impotente . Il suo solo conforto ( oltre alla bottiglia , forse ) era di passare il giorno a scrivere epigrammi latini contro il podestà , i carabinieri , le autorità e i contadini . - È un paese di asini , questo , non di cristiani , - mi disse , invitandomi a entrare con lui nella chiesa . - Lei sa il latino , vero ? Gallianus , Gallianellus Asinus et asellus Nihil aliud in sella Nisi Joseph Traiella . La chiesa non era che uno stanzone imbiancato a calce , sporco e trasandato , con in fondo un altare disadorno su un palco di legno , e un piccolo pulpito addossato a una parete . I muri , pieni di crepe , erano ricoperti da vecchi quadri secenteschi dalle tele scrostate e piene di strappi , malamente appesi in disordine in parecchie file . - Questi vengono dalla vecchia chiesa : sono le uniche cose che abbiamo potuto salvare . Li guardi , lei , che è pittore . Ma non valgono molto . Questa d ' ora non era che una cappella . La vera chiesa , la Madonna degli Angeli , era in basso , all ' altra estremità del paese , dove c ' è la frana . La chiesa è crollata improvvisamente , è cascata nel burrone , tre anni fa . Per fortuna era notte , l ' abbiamo scampata bella . Qui ci sono continuamente le frane . Quando piove , la terra cede e scivola , e le case precipitano . Ne va giù qualcuna tutti gli anni . Mi fanno ridere con i loro muretti di sostegno . Fra qualche anno questo paese non esisterà più . Sarà tutto in fondo al precipizio . Pioveva da tre giorni quando è caduta la chiesa . Ma tutti gli inverni è la stessa cosa : qualche disastro , piccolo o grosso , avviene tutti gli anni , qui come in tutti gli altri paesi della provincia . Non ci sono alberi né rocce , e l ' argilla si scioglie , scorre in basso come un torrente , con tutto quello che c ' è sopra . Vedrà quest ' inverno , anche lei . Ma le auguro di non essere più qui allora . La gente è peggio della terra . Profanum vulgus - . Gli occhi dell ' Arciprete brillavano dietro gli occhiali . - Abbiamo dovuto accontentarci di questa vecchia cappella . Non c ' è campanile , la campana è fuori , attaccata a un sostegno . Bisognerebbe anche rifare il tetto , ci piove . S ' è dovuto anche puntellarla . Vede che crepe nei muri ? Ma i denari , chi me li dà ? La chiesa è povera , e il paese è poverissimo : e poi non sono cristiani , non hanno religione . Non mi portano nemmeno i regalucci d ' uso , figuriamoci per fare il campanile . E il podestà , don Luigi , e gli altri , sono d ' accordo a non lasciar far nulla . Loro fanno i farmacisti . Vedrà , vedrà , le loro opere pubbliche ! Il mio cane Barone , inconsapevole della maestà del luogo , si affacciava all ' uscio , stanco di aspettarmi , abbaiando allegro , e non mi riusciva di scacciarlo o di farlo tacere . Presi allora congedo da don Trajella e mi avviai , per la stessa strada a sinistra della chiesa che avevo percorso il giorno prima arrivando , verso le prime case del paese . Era questa la zona che mi era apparsa , il giorno avanti , passando rapido in automobile , accogliente e quasi gentile d ' alberi e di verde . Ma ora , sotto il sole crudo del mattino , pareva che il verde si fosse dissolto nel grigio abbagliante dei muri e della terra . Era un gruppo di case costruite in disordine ai lati della strada , con attorno degli orticelli stenti e qualche magro olivo . Quasi tutte le case erano costituite da una sola stanza , senza finestre , che prendeva luce dalla porta . Le porte erano sbarrate , poiché i contadini erano nei campi : a qualche soglia stavano sedute delle donne con i bambini in grembo , o delle vecchie che filavano la lana ; e tutte mi salutavano con un gesto , e mi seguivano con i grandi occhi spalancati . Qua e là alcune case avevano invece un primo piano , e un balcone ; e la porta di strada invece di essere di vecchio legno nero e consumato , brillava pretensiosamente di vernice , e si adornava di una maniglia di ottone . Erano le case degli " americani " . In mezzo alle catapecchie contadine stava una casetta lunga e stretta , a un piano , costruita da poco nello stile cosiddetto moderno , quello dei sobborghi delle città : era la caserma dei carabinieri . Sulla strada e attorno alle case , nei mucchi di spazzature e di rifiuti , le scrofe , circondate dalle loro famiglie di maialini , dal viso di vecchietti avidi e libidinosi , grufolavano diffidenti e feroci , e Barone ringhiava rinculando , sollevando il labbro sulle gengive , coi peli ritti di uno strano orrore . Dopo l ' ultima casa del paese , dove la strada , superata una selletta , comincia a scendere verso il Sauro , c ' era un breve spiazzo di terra disuguale , coperta a tratti di un ' erba gialla e intristita . Era il campo sportivo , opera del podestà Magalone . Qui dovevano esercitarsi i ragazzi della Gil , e si dovevano fare le adunate di popolo . A sinistra un sentiero saliva ancora su un poggio poco distante coperto di ulivi e terminava a un cancelletto di ferro , aperto tra due pilastrini che si continuavano in un muretto basso di mattoni . Dietro il muretto spuntavano due sottili cipressi ; attraverso il cancello si vedevano le tombe , bianche sotto il sole . Il cimitero era il limite estremo , in alto , del terreno che mi era concesso . La vista di lassù era più larga che da ogni altro punto , e meno squallida . Non si vedeva tutto Gagliano , che sta nascosto come un lungo serpente acquattato fra le pietre ; ma i tetti rosso ­ gialli della parte alta apparivano fra le fronde grige degli ulivi mosse dal vento , fuori della consueta immobilità , come cose vive ; e , dietro questo primo piano colorato , le grandi distese desolate delle argille sembravano ondulare nell ' aria calda come sospese al cielo ; e sopra il loro monotono biancore passava l ' ombra mutevole delle nubi estive . Le lucertole stavano immobili sul muro assolato ; una , due cicale si rispondevano a tratti , come provando un canto , e poi tacevano improvvise . Poiché di qui mi era vietato continuare , mi volsi al ritorno , scendendo rapido al paese per la strada percorsa ; ripassai davanti alla chiesa , alla casa della vedova , e , giù per la discesa , arrivai all ' ufficio postale , e al muretto della Fossa del Bersagliere . Il podestà , maestro di scuola , era in quel momento nell ' esercizio delle sue funzioni di insegnante . Stava seduto al balcone della sua classe , e fumava guardando la gente sulla piazza , e interpellando democraticamente tutti i passanti . Aveva in mano delle lunghe canne , con le quali , ogni tanto , ristabiliva l ' ordine senza muoversi dalla seggiola attraverso la finestra aperta , colpendo , con un colpetto abilissimo e ben aggiustato , la testa o le mani dei ragazzi che , lasciati soli , facevano troppo chiasso . - Bella giornata , dottore ! - mi gridò dal suo arengo , quando mi vide comparire sulla piazza . Di lassù , con le sue bacchette in mano , egli si sentiva veramente il padrone del paese , un padrone affabile , popolare e giusto ; e nulla poteva sfuggire alla sua vista . - Non l ' avevo ancora veduto , stamattina . Dov ' è stato ? A passeggiare ? Su , fino al cimitero ? Bravo , bravo , passeggi , passeggi ! Si diverta . E si trovi qua in piazza dopo colazione , alle cinque e mezzo . Prima dormirà , credo . Le voglio far conoscere mia sorella . Dove va ? A Gagliano di Sotto ? A cercare alloggio ? Mia sorella glielo troverà , non si preoccupi . Per un uomo come lei non ci vuole una casa di contadini . Ma le troveremo meglio , dottore ! E buona passeggiata ! Dopo la piazza , la strada risaliva , superava un costone , e ridiscendeva in un ' altra minuscola piazzetta , circondata di case basse . In mezzo alla piazza si ergeva uno strano monumento , alto quasi quanto le case , e , nell ' angustia del luogo , solenne ed enorme . Era un pisciatoio : il più moderno , sontuoso , monumentale pisciatoio che si potesse immaginare ; uno di quelli di cemento armato , a quattro posti , con il tetto robusto e sporgente , che si sono costruiti soltanto in questi ultimi anni nelle grandi città . Sulla sua parete spiccava come una epigrafe un nome familiare al cuore dei cittadini : " Ditta Renzi ­ Torino " . Quale bizzarra circostanza , o quale incantatore o quale fata poteva aver portato per l ' aria , dai lontani paesi del nord , quel meraviglioso oggetto , e averlo lasciato cadere , come un meteorite , nel bel mezzo della piazza di questo villaggio , in una terra dove non c ' è acqua né impianti igienici di nessuna specie , per centinaia di chilometri tutto attorno ? Era l ' opera del regime , del podestà Magalone . Doveva essere costato , a giudicare dalla sua mole , le entrate di parecchi anni del comune di Gagliano . Mi affacciai al suo interno : da un lato un maiale stava bevendo l ' acqua ferma nel fondo del vaso , dall ' altra due ragazzi ci buttavano barche di carta . Nel corso di tutto l ' anno non lo vidi mai adibito ad altra funzione , né abitato da altri che non fossero maiali , cani , galline , o bambini ; se non la sera della festa della Madonna di settembre , in cui alcuni contadini si arrampicarono sul suo tetto per meglio godere , da quell ' altezza , lo spettacolo dei fuochi artificiali . Una sola persona lo usò spesso per l ' uso per cui era stato costruito ; e quella persona ero io : e non l ' usavo , debbo confessarlo , spinto dal bisogno , ma mosso dalla nostalgia . A un angolo della piazzetta , dove quasi giungeva l ' ombra lunga del monumento , uno zoppo , vestito di nero , con un viso secco , serio , sacerdotale , sottile come quello di una faina , soffiava come un mantice nel corpo di una capra morta . Mi fermai a guardarlo . La capra era stata ammazzata poco prima , lì sulla piazzetta , e sdraiata sopra un tavolaccio di legno su due cavalletti . Lo zoppo , senza tagliarne altrove la pelle , aveva fatto una piccola incisione in una delle zampe di dietro , vicino al piede , e all ' incisione aveva posto la bocca , e a forza di polmoni andava gonfiando la capra , staccandone la pelle dalla carne . A vederlo così attaccato all ' animale , che andava a mano a mano mutando e crescendo , mentre l ' uomo , senza mutare contegno , pareva assottigliarsi e svuotarsi di tutto il suo fiato , sembrava di assistere a una strana metamorfosi , dove l ' uomo si versasse , a poco a poco , nella bestia . Quando la capra fu gonfia come una mongolfiera , lo zoppo , stringendo con una mano la zampa , staccò finalmente la bocca dal piede dell ' animale , e se la pulì con la manica ; poi , rapidamente , si pose a rovesciare la pelle della capra , come un guanto che si sfili , fino a che la pelle , intera , fu tutta sgusciata , e la capra , nuda e spelata come un santo , rimase sola sul tavolaccio a guardare il cielo , - Così non si sciupa , si possono farne degli orci , - mi spiegò lo zoppo , pieno di sussiego , mentre un ragazzo docile e taciturno , suo nipote , lo aiutava a squartare la bestia . - Quest ' anno c ' è parecchio lavoro . I contadini ammazzano tutte le capre . Per forza . La tassa chi può pagarla ? - Pare infatti che il governo avesse da poco scoperto che la capra è un animale dannoso all ' agricoltura , poiché mangia i germogli e i rami teneri delle piante : e aveva perciò fatto un decreto valido ugualmente per tutti i comuni del Regno , senza eccezione , che imponeva una forte imposta su ogni capo , del valore all ' incirca della bestia . Così , colpendo le capre , si salvavano gli alberi . Ma a Gagliano non ci sono alberi , e la capra è la sola ricchezza del contadino , perché campa di nulla , salta per le argille deserte e dirupate , bruca i cespugli di spine , e vive dove , per mancanza di prati , non si possono tenere né pecore né vitelli . La tassa sulle capre era dunque una sventura : e , poiché non c ' era il denaro per pagarla , una sventura senza rimedio . Bisognava uccidere le capre , e restare senza latte e senza formaggio . Lo zoppo era un proprietario decaduto , ma fiero tuttavia della sua posizione sociale , che per campare faceva molti mestieri ; e fra l ' altro era suo compito il sacrificio delle capre . Grazie al provvido decreto ministeriale potei , quell ' anno , trovar spesso da lui della carne : negli anni precedenti , mi disse , mi sarei dovuto accontentare di mangiarla molto di rado . Egli si occupava anche di amministrare i beni di qualche proprietario che non abitava in paese , sorvegliava i contadini , faceva da sensale nelle vendite , metteva mano ai matrimoni , conosceva tutto e tutti ; e non c ' era avvenimento o fatterello dove non si vedesse comparire silenziosamente la sua gamba zoppa , il suo abito nero e il suo viso volpino . Era curiosissimo , ma , nelle parole , riservato : le sue frasi si fermavano a mezzo , a lasciare intendere che egli sapeva molto più che non dicesse ; e sempre con un che di solenne e dignitoso , e terribilmente serio , quasi a smentire il suo cognome , Carnovale . Come seppe che cercavo un alloggio e possibilmente abbastanza grande e luminoso da poterci dipingere , rifletté un poco , con aria concentrata , e mi disse che c ' era il palazzo dei suoi cugini che io forse conoscevo , perché erano dei grandi dottori di Napoli . Avrei forse potuto averne una parte , due o tre stanze : avrebbe subito scritto in città : sarebbe stata per me una fortuna , era la sola casa che potesse convenirmi . Era vuota , ma un letto e gli altri mobili necessari me li avrebbe potuti affittare lui . Se intanto volevo visitarlo , mi avrebbe subito fatto accompagnare dal nipote con le chiavi . Mi avviai col ragazzo , anche lui nero , triste e compassato come lo zio . La strada scendeva ancora dopo la piazzetta , finché arrivava ad un punto dove i due burroni di destra e di sinistra non lasciavano più posto per le case , e lì scorreva sullo stretto ciglione fra due muretti bassi , al di là dei quali l ' occhio si perdeva nel vuoto . Era un intervallo di un centinaio di metri fra Gagliano alta e Gagliano bassa ; e qui , fra le due gole , il vento soffiava violento in perpetuità . Verso il mezzo di questo intervallo , in un punto dove il ciglione si allarga un poco , c ' era una delle due sole fontanelle del paese : l ' altra l ' avevo vista in alto , vicino alla chiesa . La fontanella , che dava l ' acqua per tutta Gagliano di Sotto e per buona metà di Gagliano di Sopra , era allora affollata di donne , come la vidi poi sempre , in tutte le ore del giorno . Stavano in gruppo , attorno alla fontana , alcune in piedi , altre sedute per terra , giovani e vecchie , tutte con una botticella di legno sul capo , e la brocca di terra di Ferrandina . Ad una ad una si avvicinavano alla fontana , e aspettavano pazienti che l ' esile filo d ' acqua riempisse gorgogliando la botte : l ' attesa era lunga . Il vento muoveva i veli bianchi sui loro dorsi diritti , tesi con naturalezza nell ' equilibrio del peso . Stavano immobili nel sole , come un gregge alla pastura ; e di un gregge avevano l ' odore . Mi giungeva il suono confuso e continuo delle voci , un sussurrare ininterrotto . Al mio passaggio nessuna si mosse , ma mi sentii colpito da diecine di sguardi neri , che mi seguirono fermi e intensi , finché , superato l ' intervallo , ricominciai a salire per giungere alle case di Gagliano di Sotto , che ridiscende poi fino alla chiesa diroccata e al precipizio . Giungemmo in breve al palazzo : e davvero era la sola costruzione , in paese , che potesse portare questo nome . Di fuori aveva un aspetto tetro con i suoi muri nerastri e le piccole finestre ferrate , e i segni di un secolare abbandono . Era la vecchia dimora di una famiglia nobile che da molto tempo aveva emigrato . Era stata poi adibita a caserma dei carabinieri , che l ' avevano lasciata per la nuova sede modernizzante . Del passaggio dei militi serbava nell ' interno i ricordi , nella sporcizia e nello squallore delle pareti . C ' erano ancora le celle di sicurezza , ricavate dividendo un salone , buie , con le bocche di lupo alle finestrelle e i grandi catenacci alle porte . Ma le porte , gonfiate dall ' acqua e dai geli , non chiudevano più ; i vetri delle finestre erano tutti rotti , uno spesso strato di polvere , portata dal vento , copriva ogni cosa . Dal soffitto , dorato e dipinto , pendevano lembi di pittura e ragnatele ; i pavimenti di pietra bianca e nera a disegno erano sconnessi , e qualche grigio filo d ' erba cresceva negli interstizi . Al nostro ingresso nelle sale eravamo accolti da un rumore rapido e furtivo , come di animali che corressero impauriti nei loro nascondigli . Spalancai una porta ­ finestra , mi affacciai a un balcone , dalla pericolante ringhiera settecentesca di ferro , e , venendo dall ' ombra dell ' interno , rimasi quasi accecato dall ' improvviso biancore abbagliante . Sotto di me c ' era il burrone ; davanti , senza che nulla si frapponesse allo sguardo , l ' infinita distesa delle argille aride , senza un segno di vita umana , ondulanti nel sole a perdita d ' occhio , fin dove , lontanissime , parevano sciogliersi nel cielo bianco . Nessun ' ombra svariava questo immobile mare di terra , divorato da un sole a picco . Era mezzogiorno , ora di rientrare . Come avrei potuto vivere in questa rovina nobiliare ? Tuttavia il luogo aveva un suo triste incanto : avrei potuto passeggiare sulle pietre sconnesse dei saloni , e preferivo , per compagnia delle mie notti , i pipistrelli agli ufficiali esattoriali e alle cimici della vedova . Forse , pensavo , avrei potuto far rimettere i vetri , farmi arrivare da Torino una zanzariera per proteggermi dalla malaria , e ridar vita ai muri arcigni e cadenti del palazzo . Dissi allo zoppo che mi aspettava sulla piazzetta con la sua capra squartata , che scrivesse a Napoli , e risalii verso casa . Arrivato al muretto della Fossa del Bersagliere , sulla piazza , vidi un giovane biondo , alto e aitante , con una camicia cittadina dalle maniche corte , uscire dall ' usciolo di una catapecchia portando in mano un piatto di spaghetti fumanti , traversare la piazza , posare il piatto sul muretto lanciando un fischio di richiamo , e rientrare poi rapidamente di dove era venuto . Mi fermai incuriosito a guardare di lontano quella pastasciutta abbandonata . Subito , da una casa di faccia , uscì un giovane alto , bruno questo , e bellissimo , con un viso pallido e malinconico , vestito di un abito grigio di taglio elegante . Andò al muretto , prese il piatto degli spaghetti e ritornò sui suoi passi . Giunto sulla soglia , lanciò un ' occhiata circospetta alle finestre e alla piazza deserta , si volse verso di me , sorrise , mi fece con la mano un amichevole cenno di saluto , e subito , chinandosi per passare nella porticina bassa , scomparve in casa . Don Cosimino , il gobbetto della posta , stava chiudendo il suo ufficio , e dal suo angolo nascosto aveva visto tutto come me . Si accorse del mio stupore , e mi fece col capo un cenno d ' intesa ; io lessi la simpatia nei suoi occhi tristi e arguti . - Questa scena , - mi disse , - avviene tutti i giorni a quest ' ora . Sono due confinati come lei . Quello biondo è un muratore comunista di Ancona , un ottimo ragazzo . L ' altro è uno studente di scienze politiche di Pisa . Era ufficiale della Milizia , e comunista anche lui . È di famiglia modesta , ma non gli dànno il sussidio perché sua madre e sua sorella sono maestre , e perciò , dicono , hanno i mezzi per mantenerlo . Prima i confinati potevano stare assieme , ma da qualche mese don Luigi Magalone ha dato l ' ordine che non debbano neppure vedersi . Quei due , che facevano cucina comune per economia , ora sono costretti a preparare il pranzo a turno , un giorno per uno , e a portare i piatti sul muretto , dove l ' altro li va a prendere quando il primo è già rientrato in casa . Se no , se si incontrassero , chissà che pericolo per lo Stato ! - C ' eravamo incamminati insieme su per la salita : don Cosimino abitava non lontano dalla casa della vedova , con la moglie e parecchi bambini . - Don Luigi ci bada molto a queste cose . Lui è per la disciplina . Le pensano insieme , lui e il brigadiere . Con lei spero sarà diverso . Ma ad ogni modo non se la prenda , dottore ! - Don Cosimino mi guardava di sotto in su , consolatore . - Hanno la mania di fare i poliziotti , e vogliono saper tutto , Il muratore ha avuto anche delle noie . Parlava con dei contadini , e cercava di spiegare le teorie di Darwin , che l ' uomo deriva dalla scimmia . Io già non sono darwinista , - e don Cosimino sorrideva arguto , - ma non ci vedo nulla di male , se qualcuno ci crede . Don Luigi lo è venuto a sapere , naturalmente . E ha fatto una scenata terribile . L ' avesse sentito gridare ! Ha detto al muratore che le teorie di Darwin sono contro la religione cattolica , che il cattolicismo e il fascismo sono una cosa sola , e che perciò parlare di Darwin è fare dell ' antifascismo . E ha scritto anche a Matera , alla questura , che il muratore faceva propaganda sovversiva . Ma i contadini gli vogliono bene . È gentile e sa far di tutto - . Eravamo arrivati a casa sua . - Stia di buon umore , - mi disse . - Lei è appena arrivato , e si deve abituare . Ma tutto questo passerà . Quasi timoroso di aver detto troppo , questo angelo gobbo mi salutò bruscamente e mi lasciò . Il podestà era sulla piazza , il pomeriggio , per condurmi dalla sorella . Donna Caterina . Magalone Cuscianna ci aspettava , aveva preparato il caffè e dei dolci di farina fatti con le sue mani . Mi accolse con grande cordialità sull ' uscio , mi condusse in salotto , una stanza dai mobiletti modesti , piena di ninnoli a buon mercato , di cuscini con il Pierrot e di bamboline di panno , si informò della mia famiglia , commiserò la mia solitudine , mi assicurò che avrebbe fatto il possibile per rendere meno sgradevole il mio soggiorno : fu , insomma , l ' amabilità in persona . Era una donna di una trentina d ' anni , piccola e grassoccia . Di viso assomigliava al fratello , ma con un aspetto più volontario e appassionato . Gli occhi aveva nerissimi , come i capelli ; la pelle lucida e giallastra e i denti guasti le davano un aspetto malsano . Era vestita da donna di casa in faccende , con gli abiti in disordine per il lavoro e per il caldo . Parlava con una voce alta , stridula , sempre tesa e esagerata . - Vedrà , dottore , qui si troverà bene . Per la casa me ne occuperò subito . Ora non ce ne sono , ma presto se ne faranno delle libere . Lei deve avere un buon alloggio , e una stanza per ricevere i malati . Le troverò anche una serva . Assaggi queste focacce , lei sarà abituato a cose più fini . La sua mamma ne farà di migliori . Queste sono all ' uso del paese . Ma come mai l ' hanno mandato al confino ? Certamente è stato uno sbaglio . Mussolini non può essere informato di tutto , c ' è chi magari crede di far bene , e fa delle cose ingiuste . E poi , in città , si possono avere dei nemici . Da queste parti ci sono anche dei fascisti confinati . C ' è Arpinati , il federale di Bologna , in un paese qua vicino : lui però può viaggiare come gli pare . Ora avremo la guerra . Mio marito è andato volontario . Capisce , con la sua carica , doveva dare l ' esempio . Non importano le idee , ma la Patria . Anche lei è per l ' Italia , non è vero ? Certo , l ' hanno mandata qui per errore . Ma per noi è una grande fortuna che lei sia arrivato ! - Don Luigi , con l ' aria di chi non si vuol compromettere , taceva ; e di lì a poco , dicendo che aveva da fare , se ne andò . Rimasti soli , donna Caterina , mentre mi versava il caffè nella tazzina giapponese , e mi invitava ad assaggiare una marmellata di cotogne fatta in casa , continuava , sullo stesso tono eccessivo , a lodarmi e a promettermi il suo aiuto in quanto potesse occorrermi . Era cordialità naturale , o gusto femminile e materno di protezione , o piacere di mostrare la sua autorità nel paese e la sua abilità di donna di casa a un signore del nord ? C ' era tutto questo , c ' era la cordialità , c ' era la maternità , c ' era l ' autorità politica , c ' era l ' abilità di cucina : donna Caterina sapeva fare veramente bene le marmellate le conserve , le torte , le olive al forno , i fichi secchi con le mandorle e le salsicce col peperone spagnolo . Ma , si sentiva , c ' era anche dell ' altro : una passione più precisa e personale , nella quale il mio arrivo inaspettato si inseriva e prendeva posto ; una passione che il mio arrivo rinforzava , come un vento improvviso , un fuoco sopito . - È una grande fortuna averla qui con noi ! Deve starci tre anni ? Capisco che lei vorrà andarsene prima , e glielo auguro , ma per noi vorrei che lei restasse . È un buon paese , tutti buoni italiani e fascisti , e poi , Luigino è podestà ; mio marito era segretario del fascio , e nella sua assenza sono io che ne faccio le veci : non c ' è molto da fare . Lei sarà come in famiglia . Finalmente avremo un medico , non ci toccherà più fare un viaggio ogni volta che siamo malati . A proposito , le farò vedere mio suocero che sta qui con me . Lo zio Giuseppe , il dottor Milillo , è vecchio e si deve ritirare . E quell ' altro , che avvelena tutto il paese con la farmacia delle sue nipoti , non avvelenerà più nessuno , lui e quelle donnacce , lui e quelle puttane ! La voce di donna Caterina era ad un tratto arrivata al massimo dell ' acutezza e dell ' esasperazione : la passione sotterranea , e che non riusciva a nascondersi , non c ' era dubbio , era l ' odio ; un odio concentrato , continuo come una fissazione , e , nell ' ozio di ogni altro sentimento , e nell ' animo di una donna , pratico , creativo , combinatorio . Donna Caterina odiava quelle " donnacce " della farmacia , odiava il loro zio , il dottor Concetto Gibilisco , odiava tutto il partito di parenti e di compari di San Giovanni che faceva capo a lui , odiava quelli che a Matera lo proteggevano . Io ero stato mandato dalla Provvidenza , e non importava quale fosse il pretesto politico del mio arrivo , unicamente perché potessi servire di strumento al suo odio . Io dovevo ridurre Gibilisco sul lastrico , e far chiudere la farmacia , o farla togliere alle sue nipoti . Donna Caterina era una donna attiva e immaginativa . Era la vera padrona del paese . Molto più intelligente del fratello , e più volontaria , sapeva di poter fare di lui quello che voleva , pur di lasciargli l ' apparenza dell ' autorità . Che cosa fosse il fascio e il fascismo , non le interessava e non lo sapeva . Per lei , essere segretario del fascio era un meno qualunque per comandare . Appena saputo del mio arrivo , aveva subito immaginato un piano d ' azione , lo aveva imposto al fratello e aveva ottenuto , per quanto con maggiore difficoltà , di farlo tollerare al vecchio zio . Essa supponeva che io ci tenessi a fare il medico , e a cavarne il massimo guadagno possibile : bisognava incoraggiarmi in questo proposito , e assicurarmi che , grazie alla loro autorità , non me ne sarebbero venute delle noie ; farmi capire che dipendeva da loro riuscire nel mio intento . Bisognava subito usarmi ogni cortesia e insieme farmi conoscere la sua potenza , per evitare che io potessi , magari inconsapevolmente , accordarmi in qualche modo con i loro nemici . Don Luigino , abituato a molto rigore con i confinati , temeva di compromettersi trattandomi con gentilezza , e non voleva invitarmi a casa sua : i suoi nemici avrebbero potuto denunciarlo ; sarebbe stata dunque lei stessa ad agire , e a cercare di trarmi dalla loro parte . Questo suo odio era un aspetto dell ' odio tradizionale fra i due gruppi di famiglie dominanti il paese ; e forse anche qui , come a Grassano , si sarebbe potuto risalire molto addietro . Si può supporre che i Gibilisco , famiglia di medici , fossero un secolo fa dei liberali , e i Magalone , di estrazione più popolare e più recente , avessero avuto a che fare coi borbonici e coi briganti ; non potei mai appurare le cose . Ma è certo che , oltre alla inimicizia tradizionale , una ragione più particolare e privata muoveva il cuore di donna Caterina , e non tardai , dai suoi accenni non abbastanza reticenti e dalle chiacchiere delle donne in paese , a conoscerla . Il marito di donna Caterina , un grosso uomo dalla faccia militarescamente burbanzosa e ottusa , la cui fotografia in divisa da capitano troneggiava nel salotto , il maestro di scuola Nicola Cuscianna , segretario del fascio di Gagliano e braccio destro di suo cognato e di sua moglie nel dominio sul paese , era stato stregato dai begli occhi neri , dall ' alto corpo flessuoso , dalla bianca carnagione della bella figlia del farmacista , che pure apparteneva alla famiglia nemica . Se fossero davvero amanti o se la cosa non fosse che una esagerazione di male lingue , non l ' ho mai potuto sapere , ma donna Caterina ne era convinta . Donna Caterina non era più giovane , i vent ' anni e la bellezza della sua rivale non potevano non farla tremare . I due supposti amanti non potevano mai vedersi , in un paese così piccolo , con mille occhi attenti su di loro , e con quelli vivi e sempre aperti di donna Caterina , che non li perdeva di vista un minuto . Non c ' era che un mezzo per poter soddisfare l ' irresistibile passione , secondo quanto immaginava , nella sua gelosia , la moglie tradita : donna Caterina doveva scomparire ; ed essi così avrebbero potuto sposarsi . La bruna incantatrice e la sua bionda e insignificante sorella erano le padrone incontrollate e incompetenti della farmacia paterna , affidata illegalmente alla loro gestione ; e tutto il paese mormorava e temeva gli effetti della loro eccessiva disinvoltura nel pesare le medicine . Il mezzo per la soppressione di donna Caterina era dunque a portata di mano : il veleno . E il veleno avrebbe operato senza pericolo di scoperta : dei due medici del paese , l ' uno era lo zio dell ' avvelenatrice , e certamente complice ; l ' altro , vecchio e rimbambito , non era in grado di accorgersi di nulla . Donna Caterina sarebbe morta , e i due amanti , impuniti e felici , avrebbero riso insieme sulla sua tomba . Quale verità stava sotto questa immaginazione delittuosa ? Quali indizi segreti , quali biglietti d ' amore carpiti , quali velati accenni nella convivenza quotidiana avevano generato in quell ' animo geloso e violento , il dubbio prima , e poi una specie di ossessionata certezza ? Lo ignoro : ma donna Caterina credeva al prodotto della sua fantasia ; e del progettato delitto riversava la colpa non tanto sul marito , che era stato stregato , quanto sulla rivale , e su tutti coloro che avevano , in qualunque modo , a che fare con lei . L ' odio tradizionale , la lotta personale per il potere in paese , alimentata da queste nuove ragioni , si fece violenta e feroce . L ' avvelenatrice e tutti i suoi dovevano pagar caro il loro delitto . Quanto al marito , donna Caterina sapeva come trattarlo . Non si doveva fare scandali , nessuno doveva sospettare di nulla . Donna Caterina gli rinfacciò ogni giorno , fra le pareti domestiche , le sue colpe , lo accusò di adulterio e di assassinio , e gli vietò l ' accesso al letto coniugale . L ' autorevole e temuto segretario del fascio di Gagliano perdeva , entrando in casa sua , ogni burbanza : sotto gli occhi neri e fiammanti della moglie egli era l ' ultimo dei reprobi , un peccatore senza possibilità di perdono ; e doveva acconciarsi a dormire solo , su un sofà nel salotto . Questa triste vita durò sei mesi ; finché apparve la sola possibilità di salvezza e di redenzione : la guerra d ' Africa . Il delinquente umiliato chiese di andare volontario , pensando che avrebbe così espiato le sue colpe , si sarebbe riconciliato , al ritorno , con la moglie , e intanto avrebbe preso lo stipendio di capitano , assai superiore a quello di maestro di scuola ; e partì . Il suo esempio , purtroppo , non fu seguito da nessuno . Il capitano Cuscianna e il tenente Decunto di Grassano di cui ho parlato furono i soli volontari in questi due paesi . Ma , seppure a pochi , anche le guerre servono a qualche cosa . Il capitano Cuscianna era dunque un eroe , donna Caterinia la moglie di un eroe , e nessuno del partito avverso poteva vantare , a Matera , simile benemerenza . E ora io ero arrivato , mandato evidentemente da Dio , per aiutare donna Caterina a compiere le sue vendette . - Anche Luigino voleva andare volontario , con mio marito . Si vogliono bene come due fratelli . Sempre assieme , sempre l ' uno per l ' altro . Ma Luigino ha poca salute , è sempre malato . Fortuna che ora c ' è lei . E poi , chi sarebbe rimasto in paese , per tenere un po ' d ' ordine e fare la propaganda ? - mi diceva la donna , mentre , attirato dall ' odore delle focaccine , faceva il suo ingresso nella stanza , a passettini cortissimi , lenti e impacciati , avvolto in una palandrana , con una papalina ricamata in capo e la pipa nella bocca sdentata , don Pasquale Cuscianna , suo suocero . Era un vecchio grasso , pesante e sordo , goloso e avidissimo come un enorme baco da seta . Era anche lui , come suo figlio e don Luigi Magalone , maestro elementare : da parecchi anni in pensione . Gagliano , come l ' Italia , era in quel tempo in mano ai maestri di scuola . Onorato da tutti , stava in casa tutto il giorno mangiando o dormendo , o si sedeva sul muretto della piazza a fumare . Era malato , mi disse subito la nuora , aveva un restringimento uretrale , e forse un po ' di diabete . Questo non gli impedì di buttarsi , appena arrivato , a divorare con straordinaria voracità le focaccette avanzate . Si sdraiò poi , con dei grugniti di soddisfazione , su una sedia a sdraio , fece mostra di partecipare alla conversazione , di cui non sentiva nulla per la sordità , con qualche borbottìo , e , bofonchiando e soffiando a tratti , non tardò ad addormentarsi . Stavo per prendere congedo , quando si precipitarono nella stanza strillando , saltando , gesticolando , stupefacendosi , esclamando , levando le braccia al cielo , abbracciando donna Caterina due ragazze sui venticinque anni , età , in questi paesi , già rispettabile per una guagnedda vacantìa , per una fanciulla da marito . Erano tarchiate , grassotte , esuberanti , nere come sacchi di carbone , con neri capelli corti arricciolati e svolazzanti , neri occhi che lanciavano fiamme , neri baffi sulle grandi bocche carnose e neri peli sulle braccia e sulle gambe in perpetuo movimento . Erano le due figlie del dottor Milillo , Margherita e Maria . Donna Caterina le aveva mandate a chiamare per presentarmele ; le due fanciulle si erano tinte le labbra per l ' occasione , con spessi strati di rossetto stridente , si erano infarinate il viso con una cipria candida , avevano infilate delle scarpe col tacco , ed erano accorse . Erano delle gran buone ragazze senza un pensiero in mente , di una meravigliosa ingenuità e ignoranza . Tutto le stupiva , di tutto facevano le meraviglie , del mio cane , del mio vestito , della mia pittura , con degli urti di voce acutissimi , il frinire e i salti di due nere cavallette . Si misero subito a parlare di focacce , di torte e di cucina . Donna Caterina non finiva di farmi il loro elogio : erano due ottime massaie . Probabilmente anche Margherita e Maria entravano nei calcoli appassionati di donna Caterina : erano insieme il mezzo , nella sua immaginazione , per persuadere lo zio a farmi buon viso , e per attrarmi , e forse legarmi , al suo partito : chi infatti avrei potuto desiderare di meglio , in un paese , che una figlia di dottore ? Donna Caterina mi aveva chiesto se non ero fidanzato , e avrebbe poi con comodo , potuto controllare la mia risposta negativa con la censura postale fatta di nascosto da don Luigino . Le due povere fanciulle , come me strumenti inconsapevoli di una superiore Provvidenza , erano accompagnate da un ragazzotto sui diciott ' anni mal vestito , con un viso giallo e storto , dagli occhi ebeti , e un grande labbrone penzolante , che rimaneva , zitto e intontito , in un angolo della stanza . Era il loro fratello , l ' unico maschio di casa Milillo . Il vecchio dottore , che intanto era arrivato , mi confidò che il ragazzo , che era buonissimo , gli dava però pensiero , perché , avendo avuto una cefalopatia , era rimasto un po ' arretrato , e non c ' era verso di farlo studiare . Lo aveva mandato al ginnasio , e in non so quali altre scuole , ma senza successo . Aveva provato a fargli studiare agraria , e non c ' era riuscito . Il ragazzo voleva entrare ora al corso per sottufficiale dei carabinieri , e sarebbe partito tra poco . Non sognava che la divisa . Non era questo l ' avvenire che il padre aveva sperato per lui , ma era tuttavia una buona posizione . Io non potevo dargli torto : sarebbe stato , il povero demente , un brigadiere inoffensivo . Donna Caterina riportò il discorso , ad intenzione dello zio , sulla mia arte medica . Avevo un bello sforzarmi a farle intendere che io desideravo soltanto di fare il pittore : essa non mi ascoltava . E . il dottore , col suo abituale imbarazzato balbettio , mi raccomandò che , ad ogni modo , se avessi visitato dei malati , badassi a non lasciarmi ingannare da una malintesa generosità o dal buon cuore , perché tutti cercavano di non pagare , ma invece le tariffe nazionali erano obbligatorie , che si era tenuti a rispettarle per solidarietà professionale , per il decoro a cui non si poteva mancare o che so io . Il vecchio medico non apparteneva se non passivamente al partito dei suoi nipoti , e non partecipava se non per obbligo di parentela alle loro passioni . Era " troppo buono " , come dicevano donna Caterina e don Luigino . Antico nittiano , arrivava anche a disapprovare in privato il fascismo del podestà e a criticare la sua fanfaronaggine , le sue arie di autorità e i suoi gusti polizieschi , ma finiva per adattarvisi , per amor di pace , e per trovarci il suo tornaconto . Si sarebbe acconciato , sotto la spinta dei nipoti , e fors ' anche per l ' interesse delle figlie , a non mettermi i bastoni nelle ruote ; ma non voleva apparire come un vecchio di cui non si dovesse tener conto e che si potesse manovrare a piacimento . Aveva il suo decoro e il suo puntiglio . Perciò dovetti subirmi da lui delle lunghissime , complicate spiegazioni e un mucchio di paterni e interessati consigli . Badassi a farmi pagare , rispettassi le tariffe , non credessi alle chiacchiere dei contadini , che sono bugiardi e ignoranti , e quanto più sono beneficiati , tanto più sono sconoscenti e ingrati . Egli era in paese da più di quarant ' anni , li aveva curati tutti , li aveva beneficati in tutti i modi , e quelli lo ripagavano dicendo che era rimbambito e incapace . Ma egli era tutt ' altro che rimbambito . Era doloroso vedere l ' ingratitudine dei contadini . E le loro superstizioni . E la loro ostinazione . E così via , all ' infinito . Quando potei finalmente liberarmi dai balbettii senili del dottore , dagli strilli entusiastici delle figlie , dai grugniti di don Pasquale e dai sorrisi d ' intesa di donna Caterina , era il crepuscolo . I contadini risalivano le strade con i loro animali e rifluivano alle loro case , come ogni sera , con la monotonia di una eterna marea , in un loro oscuro , misterioso mondo senza speranza . Gli altri , i signori , li avevo ormai fin troppo conosciuti , e sentivo con ribrezzo il contatto attaccaticcio della assurda tela di ragno della loro vita quotidiana ; polveroso nodo senza mistero , di interessi , di passioni miserabili , di noia , di avida impotenza , e di miseria . Ora , come domani e sempre , ripassando per l ' unica strada del paese , avrei dovuto ancora rivederli sulla piazza , e riascoltare senza fine i loro astiosi lamenti . Che cosa ero venuto a fare quaggiù ? Il cielo era rosa verde e viola , gli incantevoli colori delle terre malariche , e pareva lontanissimo . Rimasi in casa della vedova per una ventina di giorni , in attesa di trovare altro alloggio . L ' estate splendeva nel suo ardore funesto : il sole pareva fermarsi in mezzo al cielo , le argille si spaccavano per l ' arsura . Nelle fessure della terra assetata si annidavano le serpi , le vipere corte e tozze di qui , che i contadini chiamano cortopassi , dal veleno mortale . " Cortopassi cortopassi , ove te trova , là te lassi " . Un vento continuo faceva asciugare anche i corpi degli uomini : le giornate passavano in una luce senza pietà , monotone nell ' attesa del tramonto e del fresco della sera . Stavo seduto nella cucina , e contemplavo il volo delle mosche , unico segno di vita nell ' immobile silenzio della canicola . Le imposte di legno , tinte di azzurro verdastro , ne erano coperte : migliaia di punti neri , fermi nel sole , vagamente sussurranti , su cui l ' occhio si fissava , oziosamente incantato . A un tratto uno dei punti neri scompariva , col brusio di un volo subitaneo e invisibile , e al suo posto appariva come una piccola stella , un punto luminosissimo bianco coi bordi dorati , che si spegneva a poco a poco . E un ' altra mosca si alzava per l ' aria , e un ' altra stella appariva sull ' azzurro dell ' imposta ; e così via , finché Barone , che sonnecchiava ai miei piedi , mugolando a qualche suo bizzarro sogno infantile , non balzava , risvegliato d ' improvviso , e afferrava a volo un insetto , rompendo il silenzio col violento battere delle mascelle . Dalle ringhiere del balcone pendevano e dondolavano pigre al vento le trecce di fichi , nere di mosche che correvano a sorbirne gli ultimi umori , prima che la vampa del sole li avesse tutti succhiati . Davanti all ' uscio , sulla strada , sotto agli stendardi neri seccavano al sole , su tavole dai bordi sporgenti , liquide distese color del sangue di conserva di pomodoro . Sciami di mosche passeggiavano a piede asciutto sulle parti già solidificate , innumerevoli come il popolo di Mosè ; altri sciami precipitavano e s ' impegolavano nelle zone bagnate di quel Mar Rosso , e vi annegavano come eserciti di Faraone , impazienti di preda . Il grande silenzio della campagna pesava nella cucina , e il mormorìo continuato delle mosche segnava il passare delle ore , come la musica senza fine del tempo vuoto . Ma , a un tratto dalla chiesa vicina , cominciava a suonare la campana , per qualche santo ignoto , o per qualche funzione deserta , e il suono riempiva lamentoso la stanza . Il campanaro , un ragazzotto sui diciott ' anni , cencioso e scalzo , con un ipocrita sorriso ladresco , seguiva , nel suonare , una sua triste fantasia interminabile : per tutte le occasioni , era sempre la campana a morto . Il mio cane , sensibile alla presenza degli spiriti , non poteva tollerare quel rumore funebre ; e al primo rintocco cominciava ad ululare , con un ' angoscia straziante , come se la morte passasse attorno a noi . O forse era in lui una qualche natura diabolica , che si arrovellava a quel sacro concerto ? Ad ogni modo , dovevo alzarmi e per calmarlo uscire con lui nel sole . Sui selciati bianchi saltavano le pulci , delle grosse pulci affamate , in cerca d ' albergo ; le zecche pendevano in agguato dai fili d ' erba . Il paese pareva deserto di uomini . I contadini erano nei campi , le donne si celavano dietro le porte semichiuse . L ' unica strada correva giù tra le case e i burroni , fino alla frana , senza un riposo d ' ombra . Risalivo lentamente , in cerca degli olivi magri e dei cipressi , verso il cimitero . Un incanto animalesco pareva stendersi sul paese abbandonato . Nel silenzio meridiano , un rumore improvviso rivelava una scrofa che si rotolava nelle immondizie : poi gli echi venivano svegliati dallo scroscio irresistibile di un raglio , più sonoro della campana , nella sua fallica grottesca angoscia . I galli cantavano , con quel loro canto del pomeriggio che non ha la gloriosa petulanza del saluto mattinale , ma la tristezza senza fondo della campagna desolata . Il cielo era pieno del volo nero dei corvi , e , più in alto , delle grandi ruote dei falchi : ci si sentiva guardati di fianco dai loro occhi immobili e rotondi . Invisibili presenze bestiali si manifestavano nell ' aria , finché , di dietro a una casa , compariva , con un balzo delle sue gambe arcuate , la regina dei luoghi , una capra , e mi fissava con i suoi incomprensibili occhi gialli . Dietro alla capra correvano dei bambini , seminudi e cenciosi ; e con loro veniva una minuscola monaca di quattro anni , con l ' abitino e il soggolo e il velo ; e un fraticello di cinque anni , con la tonaca e il cordone , così vestiti come dei monaci in miniatura o degli Infanti di Velasquez , come si usa spesso qui , per voto . I bambini volevano cavalcare sulla capra , il piccolo frate la prendeva per la barba e ne abbracciava il muso , la monachella si sforzava di salite sulla groppa , gli altri ragazzi la tenevano per le corna e per la coda ; ed eccoli in sella , per un momento : poi la capra balzava d ' un tratto , e si scrollava , e li buttava nella polvere , e si fermava a guardarli con un sorriso maligno . Quelli si rialzavano , la riacchiappavano e le rimontavano addosso , e la capra fuggiva saltando selvatica , finché tutti insieme scomparivano dietro la svolta . I contadini dicono che la capra è un animale diabolico . Anche gli altri fruschi sono diabolici : ma la capra lo è più di tutti . Questo non vuol dire che sia cattiva , né che abbia nulla a che fare coi diavoli cristiani , anche se talvolta essi scelgano il suo aspetto per mostrarsi . Essa è demoniaca come ogni altro essere vivente , e più di ogni altro essere : poiché , nel suo aspetto animale , sta celata un ' altra cosa , che è una potenza . Per il contadino essa è realmente quello che era un tempo il Satiro , un Satiro vero e vivo , magro e affamato , con le corna curve sul capo , e il naso arcuato , e le mammelle o il sesso penzolanti , peloso , un povero Satiro fraterno e selvatico in cerca d ' erba spinosa sull ' orlo dei precipizi . Guardato da questi occhi né umani né divini , accompagnato da queste potenze misteriose , arrivavo lentamente verso il cimitero . Ma gli olivi non fanno ombra : il sole attraversa la loro frasca leggera , come un velo di tulle . Preferivo allora entrare , per il cancelletto sgangherato , nel piccolo recinto del cimitero : era il solo luogo chiuso , fresco e solitario di tutto il paese . Era anche , forse , il luogo meno triste . Seduto in terra , il biancore abbagliante delle argille scompariva , nascosto dal muro : i due cipressi ondeggiavano al vento , e tra le tombe nascevano , strani in questa terra senza fiori , dei cespugli di rose . Nel mezzo del cimitero si apriva una fossa , profonda qualche metro , con le pareti ben tagliate nella terra secca pronta per il prossimo morto . Una scaletta a pioli permetteva di entrarci e di risalire senza difficoltà . In quei giorni di calura avevo preso l ' abitudine , nelle mie passeggiate al cimitero , di scendere nella fossa e di sdraiarmi nel fondo . Il terreno era asciutto e liscio , il sole non arrivava laggiù , e non lo arroventava . Non vedevo altro che un rettangolo di cielo chiaro , e qualche bianca nuvola vagante : nessun suono giungeva al mio orecchio . In quella solitudine , in quella libertà passavo delle ore . Quando il mio cane era stanco di rincorrere le lucertole sul muro assolato , si affacciava sull ' orlo della fossa e mi guardava interrogativo , poi rotolava per la scaletta , si accucciava ai miei piedi , e non tardava ad addormentarsi . E anch ' io , ascoltando il suo respiro , finivo per lasciar cadere di mano il libro , e chiudevo gli occhi . Ci svegliava una strana voce senza sesso , né timbro , né età , che pronunciava parole incomprensibili . Un vecchio si sporgeva dal bordo della tomba , e mi parlava attraverso le sue gengive sdentate . Lo vedevo contro il cielo , alto e un po ' curvo , con delle lunghissime braccia magre , come le ali di un mulino . Aveva quasi novant ' anni , ma il suo viso era fuori del tempo , rugoso e sformato come una mela vizza : fra le pieghe della carne risecchita brillavano due occhi chiarissimi , azzurri e magnetici . Non un pelo di barba né di baffi gli cresceva , né gli era mai cresciuto , sul mento , e questo dava alla sua vecchia pelle un carattere bizzarro . Parlava un dialetto che non era quello di Gagliano , un miscuglio di linguaggi , perché aveva girato molti paesi , ma vi prevaleva la parlata di Pisticci , dove era nato in tempi remotissimi . Per questo , e per la mancanza dei denti che gli impastava le parole , e per il modo sentenzioso e rapido del suo discorso , dapprincipio mi riusciva oscuro : poi ci facevo l ' orecchio , e si conversava a lungo . Ma non ho mai capito se egli veramente mi ascoltasse , o se seguisse soltanto il misterioso gomitolo dei suoi pensieri , che parevano uscirà dalla indeterminata antichità di un mondo animalesco . Questo essere indefinibile indossava una camicia sudicia strappata , aperta sul petto , e anche qui non aveva peli , ma uno sterno sporgente come quello degli uccelli . Sul capo aveva un berretto rossastro , a visiera , che indicava forse una delle sue molte funzioni pubbliche : egli era insieme il becchino e il banditore comunale . Era lui che passava a tutte le ore per le vie del paese , suonando una trombetta e battendo su un tamburo che portava a tracolla , e con quella sua voce disumana annunciava le novità del giorno , il passaggio di un mercante , l ' uccisione di una capra , gli ordini del podestà , l ' ora di un funerale . Ed era lui che portava i morti al cimitero , che scavava le fosse e li seppelliva . Queste erano le sue attività normali , ma dietro ad esse c ' era un ' altra vita , piena di una oscura potenza impenetrabile . Le donne scherzavano con lui , quando passava , perché non aveva barba , e si diceva che in vita sua non avesse mai fatto all ' amore . - Ci vieni stasera a letto con me ? - gli dicevano dagli usci , e ridevano , nascondendo il viso dietro la mani . - Perché mi lasci dormire sola ? - Scherzavano , ma ne avevano rispetto , e quasi paura . Perché quel vecchio aveva un potere arcano , era in rapporti con le forze sotterranee , conosceva gli spiriti , domava gli animali . Il suo antico mestiere , prima che gli anni e le vicende lo avessero fissato qui a Gagliano , era l ' incantatore di lupi . Egli poteva , secondo che volesse , far scendere i lupi nei paesi , o allontanarli : quelle belve non potevano resistergli , e dovevano seguire la sua volontà . Si raccontava che , quando egli era giovane , girava per i paesi di queste montagne , seguito da mandre di lupi feroci . Perciò egli era temuto e onorato , e , negli inverni pieni di neve , i paesi lo chiamavano perché tenesse lontani gli abitatori dei boschi , che il gelo e la fame spingevano negli abitati . Ma anche tutte le altre bestie subivano il suo fascino , che non poteva rivolgersi alle donne ; e non solo le bestie , ma gli elementi della natura e gli spiriti che sono nell ' aria . Si sapeva che , nella sua gioventù , quand ' egli falciava un campo di grano , faceva in un giorno il lavoro di cinquanta uomini : c ' era qualcuno d ' invisibile che lavorava per lui . Alla fine della giornata , quando gli altri contadini erano sporchi di sudore e di polvere , e avevano le schiene rotte dalla fatica e la testa rintronata dal sole , l ' incantatore di lupi era più fresco e riposato che al mattino . Risalivo dalla mia fossa per parlare con lui : gli offrivo un mezzo toscano , che egli si affrettava ad accendere , infilandolo in un bocchino fatto dell ' osso della gamba posteriore destra di un lepre maschio , annerito dagli anni . Si appoggiava alla vanga ( egli scavava sempre nuove fosse ) e si chinava a raccogliere , per terra , la scapola di un cristiano ; la teneva un poco in mano , parlando , e poi la buttava in un canto . Il terreno era disseminato di ossa , che affioravano dalle vecchie tombe , che le acque e i soli avevano consumato ; vecchie ossa bianche e calcinate . Per il vecchio le ossa , i morti , gli animali e i diavoli erano cose familiari , legate , come lo sono del resto , qui , per tutti , alla semplice vita di ogni giorno . - Il paese è fatto delle ossa dei morti , - mi diceva , nel suo gergo oscuro , gorgogliante come un ' acqua sotterranea che esca improvvisamente fra le pietre ; e faceva , con quel buco sdentato che gli serviva di bocca , una smorfia che forse era un sorriso . Se cercavo di fargli spiegare che cosa intendesse dire , non mi ascoltava , ma rideva , e ripeteva , senza mutarla , la stessa frase , rifiutando di aggiungere altro : - Proprio così , il paese è fatto delle ossa dei morti - . Aveva ragione , il vecchio , in tutti i modi , sia che lo si dovesse intendere in modo figurato e simbolico , sia che lo si dovesse prendere alla lettera . Quando , qualche tempo dopo , il podestà fece fare , non lontano dalla casa della vedova , uno scavo per porre le fondamenta di una casetta , opera dei regime , da servire da sede dei balilla , a due palmi di profondità , invece di tetra si trovarono ossa di morti , a migliaia , e per parecchi giorni il paese fu attraversato dai carretti carichi , che trasportavano le spoglie di quei nostri antichi parenti per essere buttate alla rinfusa giù nella Fossa del Bersagliere . Più recenti erano le ossa delle tombe sotto il pavimento della Madonna degli Angeli , la chiesa crollata ; non ancor calcinate come quelle del cimitero ; anzi molte portavano ancora attaccati dei brandelli secchi di carne o di pelle incartapecorita ; e i cani le dissotterravano e se le disputavano , correndo con una tibia in bocca e abbaiando furiosi su per la via del paese . Qui , dove il tempo non scorre , è ben naturale che le ossa recenti , e meno recenti e antichissime , rimangano , ugualmente presenti , dinanzi al piede del passeggero . I morti della Madonna degli Angeli sono i più infelici nei loro sepolcri rovinati . Non soltanto i cani e gli uccelli ne disperdono i resti , ma quella fossa paurosa e viscida dove sono scivolati sotto le macerie , è visitata da altre presenze , e più spaventose . Una notte , non molto tempo prima , qualche mese o qualche anno , non potei farglielo precisare , poiché le misure del tempo erano , pel vecchio incantatore , indeterminate , egli tornava da Gaglianello , la frazione , e , giunto su un poggio , che è di fronte alla chiesa , il Timbone della Madonna degli Angeli , aveva sentito in tutto il corpo una strana stanchezza , e aveva dovuto sedersi in terra , sul gradino di una cappelletta . Gli era stato poi impossibile alzarsi e proseguire : qualcuno lo impediva . La notte era nera , e il vecchio non poteva discernere nulla nel buio : ma dal burrone una voce bestiale lo chiamava per nome . Era un diavolo , installato là tra i morti , che gli vietava il passaggio . Il vecchio si fece il segno della croce , e il demonio cominciò a digrignare i denti e a urlare di spasimo . Nell ' ombra il vecchio distinse per un momento una capra sulle rovine della chiesa saltare spaventosa , e scomparire . Il diavolo fuggì nel precipizio , ululando . - Uh ! uh ! - gridava dileguandosi : e il vecchio si sentì ad un tratto libero e riposato , e in pochi passi ritornò in paese . Avventure di questo genere , del resto , glien ' erano successe infinite , e me ne raccontava , se lo interrogavo , senza dare ad esse nessuna importanza . La sua vita era così lunga , che questi incontri non potevano non essere stati numerosi . Egli era così vecchio che al tempo dei briganti era già un giovanotto . Non potei mai sapere con certezza né fargli dire precisamente , se anch ' egli fosse stato , come è probabile , uno dei loro : ma certo aveva conosciuto il famoso Ninco Nanco , e mi descriveva come l ' avesse vista ieri , la compagna di Ninco Nanco , la Brigantessa , Maria ' a Pastora , che come lui era di Pisticci . Questa Maria ' a Pastora era una donna bellissima , una contadina , e viveva con il suo amante , in giro per i boschi e le montagne depredando e combattendo , vestita da uomo , sempre a cavallo . La banda di Ninco Nanco era la più crudele e la più ardita della regione ; Maria ' a Pastora partecipava a tutte le azioni , agli assalti alle cascine e ai paesi , alle imboscate , alle taglie , alle vendette . Quando Ninco Nanco strappava con le sue mani il cuore dal petto dei bersaglieri che aveva catturato , Maria ' a Pastora gli porgeva il coltello . Il vecchio affossatore la ricordava benissimo , e un ' ombra di compiacenza passava nella sua strana voce quando mi diceva come essa era bella , grande , bianca e rosata come un fiore , con le grandi trecce nere lunghe fino ai piedi , ritta in arcione al suo cavallo . Ninco Nanco era stato ammazzato , ma il vecchio non mi sapeva dire come fosse finita Maria ' a Pastora , questa dea della guerra contadina . Non era morta e non l ' avevano presa , mi diceva ; era stata vista a Pisticci , tutta vestita di nero : poi era scomparsa , col suo cavallo , nel bosco , e non s ' era mai più saputo nulla di lei . Nei dintorni del cimitero non andavo soltanto per ozio , in cerca di solitudine e di racconti . Era quello l ' unico luogo , nello spazio consentito , dove non ci fossero case , e qualche albero variasse la geometria dei tuguri . Perciò lo scelsi come primo soggetto dei miei quadri : uscivo , quando il sole cominciava a declinare , con la tela e i colori , piantavo il mio cavalletto all ' ombra di un tronco d ' ulivo o dietro il muro del cimitero , e mi mettevo a dipingere . La prima volta , pochi giorni dopo il mio arrivo , questa mia occupazione parve sospetta al brigadiere , che ne avvertì subito il podestà , e mandò , ad ogni buon conto , uno dei suoi uomini a sorvegliarmi . Il carabiniere rimase impalato due passi dietro di me a contemplare il mio lavoro , dalla prima all ' ultima pennellata . È noioso dipingere con qualcuno dietro le spalle , anche quando non si temono le malvage influenze , come pare avvenisse a Cézanne : ma checché facessi , non ci fu verso di smuoverlo : aveva la sua consegna . Soltanto , il suo stupido viso mutò a poco a poco la sua espressione indagatoria in una sempre più interessata ; ed egli finì per chiedermi se sarei stato capace di fare un ingrandimento a olio della fotografia della sua mamma morta : che è , per un carabiniere , il massimo punto d ' arrivo della pittura . Le ore passavano , il sole calava , le cose prendevano l ' incanto del crepuscolo quando gli oggetti pare risplendano di luce propria , interna , non comunicata . Una grande luna esile , trasparente , irreale stava sopra gli ulivi grigi e le case , nell ' aria rosata , come un osso di seppia corroso dal sale sulla riva del mare . Ero , in quel tempo , molto amico della luna , perché per molti mesi , chiuso in una cella , non avevo veduto la sua faccia , e il ritrovarla era per me un piacere nuovo . Perciò la dipinsi , in segno di saluto e di omaggio , rotonda e leggera in mezzo al cielo : con grande stupore del carabiniere . Ma già salivano , per controllare il mio lavoro , i dioscuri padroni del luogo , il brigadiere con la sciabola , azzimato e contegnoso , e il podestà , tutto sorrisi , cerimonie e affettata benevolenza . Don Luigino era , naturalmente , un intenditore , e desiderava che io me ne accorgessi , e non lesinò le sue lodi alla mia tecnica . Eppoi , il suo orgoglio patriottico era lusingato che io avessi trovato Gagliano , il suo paese , degno di essere dipinto . Approfittai del suo compiacimento per insinuargli che mi sarebbe stato necessario , perché potessi meglio ritrarre le bellezze del luogo , potermi allontanare un po ' di più dall ' abitato . Il podestà e il brigadiere non volevano impegnarsi esplicitamente a questa infrazione ai regolamenti : ma a poco a poco , nelle settimane seguenti si venne a una specie di tacito accordo , per cui avrei potuto , e soltanto per dipingere , dilungarmi di un due o trecento metri al di là delle case . Più che il rispetto per l ' arte , mi valsero queste concessioni gli intrighi e il desiderio di compiacermi di donna Caterina , e il terror panico delle malattie che si annidava continuamente nell ' animo di don Luigino . Don Luigino stava benissimo . Se non si conti un certo squilibrio ormonico che si manifestava più che altro nel carattere , insieme infantile e sadico , e che non gli portava altro inconveniente fisico che la voce di falsetto e una certa tendenza alla pinguedine , per il resto crepava di salute . Ma , per mia fortuna , egli era continuamente in preda alla fobia di essere malato : oggi aveva la tubercolosi , domani il mal di cuore , dopodomani l ' ulcera di stomaco : si tastava il polso , si provava la temperatura , si guardava la lingua allo specchio , e per tutti questi mali , ogni volta che m ' incontrava , aveva bisogno di essere rassicurato . Il malato immaginario aveva finalmente un medico a sua disposizione : andassi dunque , qualche volta , a dipingere un poco più in là : ma non troppo spesso , e non così lontano che non mi potessero vedere ; di mia iniziativa e a mio rischio , perché egli aveva molti nemici che avrebbero potuto scrivere delle lettere anonime a Matera , mettendolo in cattiva luce per questa concessione . Quello che io guadagnavo , di spazio e di respiro , non era molto : perché il paese è tutto cinto di burroni , e ci se ne esce soltanto , oltre che dalla parte del cimitero ( che non avrei potuto superare , perché al di là si scende sull ' altro versante , e sarei uscito di vista ) , per due soli sentieri . L ' uno è quello , in basso , che correndo sulla cresta delle forre , a saliscendi , conduce da Gagliano a Gaglianello , e su questo avrei potuto andare fino al Timbone della Madonna degli Angeli , al luogo dove il diavolo era apparso al vecchio becchino , poco lontano dalle ultime case del paese . Di qui si stacca , sulla destra , un sentieruolo largo pochi palmi , che scende a zig zag ripidissimi , nel fondo del precipizio , duecento metri più in basso : questo è il passaggio obbligato e pericoloso che ogni giorno quasi tutti i contadini scendono , con l ' asino e la capra , per raggiungere i loro campi là in basso , verso la valle dell ' Agri , e risalgono la sera , con i loro carichi d ' erbe e di legna , come dei dannati . L ' altro sentiero è in alto , all ' altro capo del paese . Parte a destra della chiesa , vicino alla casa della vedova , e conduce , in pochi passi , a una piccola sorgente , che fino a pochi anni fa era la sola risorsa del paese . Un filo d ' acqua esce da un tubo arrugginito fra due pietre e cade in un trogolo di legno , dove le donne vanno talvolta a lavare ; di qui trabocca , e , senza nessuno scarico , s ' impantana nella terra , paradiso delle zanzare . Il sentiero continua per un breve tratto di campi di stoppie con qualche magro ulivo , e si perde in un complicato labirinto di monticciuoli e di buche di argilla bianca , che si rompe improvviso verso il Sauro , su un altro precipizio . Qui passeggiavo e dipingevo ; e qui incontrai un giorno una vipera , avvertito in tempo dall ' abbaiare furioso del mio cane . Questa strana e scoscesa configurazione del terreno fa di Gagliano una specie di fortezza naturale , da cui non si esce che per vie obbligate . Di questo approfittava il podestà , in quei giorni di cosiddetta passione nazionale , per aver maggior folla alle adunate che gli piaceva di indire per sostenere , come egli diceva , il morale della popolazione , o per fare ascoltare , alla radio , i discorsi dei nostri governanti che preparavano la guerra d ' Africa . Quando don Luigino aveva deciso di fare un ' adunata , mandava , la sera , per le vie del paese , il vecchio banditore e becchino con il tamburo e la tromba ; e si sentiva quella voce antica gridare cento volte , davanti a tutte le case , su una sola nota alta e astratta : - Domattina alle dieci , tutti nella piazza , davanti al municipio , per sentire la radio . Nessuno deve mancare . - Domattina dovremo alzarci due ore prima dell ' alba , - dicevano i contadini , che non volevano perdere una giornata di lavoro , e che sapevano che don Luigino avrebbe messo , alle prime luci del giorno , i suoi avanguardisti e i carabinieri sulle strade , agli sbocchi del paese , con l ' ordine di non lasciar uscire nessuno . La maggior parte riusciva a partire pei campi , nel buio , prima che arrivassero i sorveglianti ; ma i ritardatari dovevano rassegnarsi ad andare , con le donne e i ragazzi della scuola , sulla piazza , sotto il balcone da cui scendeva l ' eloquenza entusiastica ed uterina di Magalone . Stavano là , col cappello in capo , neri e diffidenti , e i discorsi passavano su di loro senza lasciar traccia . I signori erano tutti iscritti al Partito , anche quei pochi , come il dottor Milillo , che la pensavano diversamente , soltanto perché il Partito era il Governo , era lo Stato , era il Potere , ed essi si sentivano naturalmente partecipi di questo potere . Nessuno dei contadini , per la ragione opposta , era iscritto , come del resto non sarebbero stati iscritti a nessun altro partito politico che potesse , per avventura , esistere . Non erano fascisti , come non sarebbero stati liberali o socialisti o che so io , perché queste faccende non li riguardavano , appartenevano a un altro mondo , e non avevano senso . Che cosa avevano essi a che fare con il Governo , con il Potere , con lo Stato ? Lo Stato , qualunque sia , sono " quelli di Roma " , e quelli di Roma , si sa , non vogliono che noi si viva da cristiani . C ' è la grandine , le frane , la siccità , la malaria , e c ' è lo Stato . Sono dei mali inevitabili , ci sono sempre stati e ci saranno sempre . Ci fanno ammazzare le capre , ci portano via i mobili di casa , e adesso ci manderanno a fare la guerra . Pazienza ! Per i contadini , lo Stato è più lontano del cielo , e più maligno , perché sta sempre dall ' altra parte . Non importa quali siano le sue formule politiche , la sua struttura , i suoi programmi . I contadini non li capiscono , perché è un altro linguaggio dal loro , e non c ' è davvero nessuna ragione perché li vogliano capire . La sola possibile difesa , contro lo Stato e contro la propaganda , è la rassegnazione , la stessa cupa rassegnazione , senza speranza di paradiso , che curva le loro schiene sotto i mali della natura . Perciò essi , com ' è giusto , non si rendono affatto conto di che cosa sia la lotta politica : è una questione personale di quelli di Roma . Non importa ad essi di sapere quali siano le opinioni dei confinati , e perché siano venuti quaggiù : ma li guardano benigni , e li considerano come propri fratelli , perché sono anch ' essi , per motivi misteriosi , vittime del loro stesso destino . Quando , nei primi giorni , mi capitava d ' incontrare sul sentiero , fuori del paese , qualche vecchio contadino che non mi conosceva ancora , egli si fermava . sul suo asino , per salutarmi , e mi chiedeva : - Chi sei ? Addò vades ? ( Chi sei ? Dove vai ? ) - Passeggio , - rispondevo , - sono un confinato . - Un esiliato ? ( I contadini di qui non dicono confinato , ma esiliato ) . - Un esiliato ? Peccato ! Qualcuno a Roma ti ha voluto male - . E non aggiungeva altro , ma rimetteva in moto la sua cavalcatura , guardandomi con un sorriso di compassione fraterna . Questa fraternità passiva , questo patire insieme , questa rassegnata , solidale , secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini , legame non religioso , ma naturale . Essi non hanno , né possono avere , quella che si usa chiamare coscienza politica , perché sono , in tutti i sensi del termine , pagani , non cittadini : gli dèi dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille , dove regna il lupo e l ' antico , nero cinghiale , né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti , né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee . Non possono avere neppure una vera coscienza individuale , dove tutto è legato da influenze reciproche , dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente , dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico . Essi vivono immersi in un mondo che si continua senza determinazioni , dove l ' uomo non si distingue dal suo sole , dalla sua bestia , dalla sua malaria : dove non possono esistere la felicità , vagheggiata dai letterati paganeggianti , né la speranza , che sono pur sempre dei sentimenti individuali , ma la cupa passività di una natura dolorosa . Ma in essi è vivo il senso umano di un comune destino , e di una comune accettazione . È un senso , non un atto di coscienza ; non si esprime in discorsi o in parole , ma si porta con sé in tutti i momenti , in tutti i gesti della vita , in tutti i giorni uguali che si stendono su questi deserti . - Peccato ! Qualcuno ti ha voluto male - . Anche tu dunque sei soggetto al destino . Anche tu sei qui per il potere di una mala volontà , per un influsso , malvagio , portato qua e là per opera ostile di magìa . Anche tu dunque sei un uomo , anche tu sei dei nostri . Non importano i motivi che ti hanno spinto , né la politica , né le leggi , né le illusioni della ragione . Non c ' è ragione né cause ed effetti , ma soltanto , un cattivo Destino , una Volontà che vuole il male , che è il potere magico delle cose . Lo Stato è una delle forme di questo destino , come il vento che brucia i raccolti e la febbre che ci rode il sangue . La vita non può essere , verso la sorte , che pazienza e silenzio . A che cosa valgono le parole ? E che cosa si può fare ? Niente . Corazzati dunque di silenzio e di pazienza , taciturni e impenetrabili , quei pochi contadini che non erano riusciti a fuggire nei campi stavano sulla piazza , all ' adunata ; ed era come se non udissero le fanfare ottimistiche della radio , che venivano , di troppo lontano , da un paese di attiva facilità e di progresso , che aveva dimenticato la morte , al punto di evocarla per scherzo , con la leggerezza di chi non ci crede . Ne conoscevo ormai molti , di questi contadini di Gagliano , che a prima vista parevano tutti uguali , piccoli , bruciati dal sole , con gli occhi neri che non brillano , e non sembra che guardino , come finestre vuote di una stanza buia . Alcuni li avevo incontrati nelle mie brevi passeggiate , o mi avevano salutato dall ' uscio delle case , la sera ; ma la maggior parte erano venuti a cercarmi perché li curassi . Mi ero dovuto rassegnare a questa nuova funzione di medico : ma soprattutto nei primi giorni , come avviene ai principianti , avevo grandissime preoccupazioni per la sorte dei miei malati e per il senso fastidioso della mia pochezza . La loro straordinaria , ingenua fiducia chiedeva un ricambio : mi avveniva , a mio malgrado , di assumere su di me i loro mali , di sentirli quasi come una mia colpa . Potevo , per fortuna , valermi di una sufficiente preparazione di studi , ma mi mancava la pratica , i mezzi di ricerca e di cura , ed ero , debbo confessarlo lontanissimo dalla mentalità scientifica fatta di freddezza e di distacco . Vivevo , si può dire , in continue angoscie . Tanto più cara e preziosa mi riuscì perciò una breve visita di mia sorella , donna di grande intelligenza e operosa bontà , e , per di più , medico valentissimo , che mi portò dei libri , dei trattati sulla malaria , delle riviste , degli strumenti , delle medicine , e mi incoraggiò e consigliò nelle mie incertezze . Avevo saputo della sua venuta inaspettata da un telegramma , giunto appena in tempo perché mandassi l ' automobile a prenderla alla fermata dell ' autobus , al bivio sul Sauro . Era , questa macchina , l ' unica esistente a Gagliano , una vecchia 509 sgangherata . Apparteneva a un meccanico , un " americano " un uomo grande , grosso e biondo , con un berretto da ciclista , noto in paese per una sua gigantesca particolarità anatomica , simile a quella attribuita dalla leggenda , in Francia , al Presidente Herriot , che rendeva forse desiderabili , ma certamente pericolosi alle donne i contatti con lui . Nonostante questo , o forse appunto per questo , gli si attribuivano molti successi nella sua lista di don Giovanni paesano : ed era difficile alle sue disgraziate amanti tener a lungo celati alla gelosia di sua moglie e alla curiosità divertita del paese i loro illeciti amori . La macchina l ' aveva comprata con i suoi ultimi risparmi di New York , ripromettendosene grandi guadagni , perché rispondeva a una reale necessità pubblica . Ma non faceva che uno o due viaggi alla settimana , e quasi unicamente per accompagnare il podestà nelle sue corse alla prefettura di Matera , o per qualche servigio ai carabinieri o all ' Ufficiale Esattoriale , e di rado andava a Stigliano per accompagnare qualche malato o per ritirare delle merci . Un grande problema , che occupava in quel tempo l ' animo dei reggitori del paese , era se non si dovesse adoperare l ' automobile invece del mulo per andare ogni giorno a ritirare la posta : in questo modo si sarebbe avuto una specie di servizio regolare anche per i viaggiatori che venivano con l ' autobus o che dovevano partire . Ma poiché il tempo e il lavoro in questi paesi non contano e non costano , tra il mulo e la macchina c ' era una piccola differenza di spesa : e poi c ' erano forse delle difficoltà dovute a parentele o a comparaggi : il problema era sempre rimandato a domani , e quando io partii non era ancora risolto . Soltanto , qualche volta , quando doveva aspettare qualcuno che arrivasse , il meccanico ritirava i sacchi della posta al passaggio , e la cerimonia della distribuzione avveniva qualche ora prima . Lo si sapeva in paese , e una piccola folla aspettava , ogni volta , il ritorno della macchina , davanti alla chiesa . Quando , dalla svolta , giungeva il suo rumore di ferraglia sconquassata , tutti le si facevano incontro , per godere lo spettacolo e sentire subito le novità . Fu dunque in mezzo a questo pubblico ansioso che io vidi scendere dall ' automobile la figura familiare di mia sorella , che non vedevo da molto tempo e che mi pareva venire da una remota lontananza . I suoi gesti chiari , il suo vestito semplice , il tono schietto della sua voce , l ' aperto sorriso erano quelli a me ben noti , che le avevo sempre conosciuto : ma dopo i lunghi mesi di solitudine , e i giorni trascorsi a Grassano e a Gagliano , essi apparivano come la presenza improvvisa e reale di un mondo di memoria . Quei gesti diritti allo scopo , quella facilità di movimenti appartenevano a un luogo separato da questo in cui vivevo , e in cui parevano impossibili , da un infinito intervallo . Di questa differenza fisica ed elementare non avevo fino allora potuto rendermi conto : il suo arrivo era quello di un ' ambasciatrice di un altro Stato in un paese straniero , da questa parte dei monti . Dopo che ci fummo abbracciati , che mi ebbe portati i saluti di mia madre , di mio padre e dei fratelli , e ci trovammo soli , fuori degli sguardi della gente , nella cucina della vedova , io cominciai a interrogarla con impazienza , e Luisa , mia sorella , mi raccontò i grandi e piccoli avvenimenti familiari e privati e pubblici occorsi durante la mia assenza , e quello che facevano i miei amici e le persone a me care , e quello che si diceva in Italia , mi parlò dei quadri e dei libri , e dei pensieri della gente . Erano le cose che più mi stavano a cuore , a cui tornavo continuamente , ogni giorno , col sentimento , e che mi parevano vicinissime : ma ora , al sentirle presenti , mi apparivano ad un tratto appartenenti a un altro tempo , sembravano seguire un altro ritmo , obbedire ad altre leggi incomprensibili qui , e lontane più che l ' India e la Cina . Capivo ad un tratto come questi due tempi fossero , fra loro , incomunicabili ; come queste due civiltà non potessero avere nessun rapporto se non miracoloso . E mi rendevo conto del perché i contadini guardino il forestiero del nord come qualcuno che viene da un al di là , come un dio straniero . Mia sorella veniva da Torino , e poteva fermarsi soltanto quattro o cinque giorni . - Purtroppo ho dovuto perdere un gran tempo in viaggio , - mi disse , - perché dovevo passare a Matera per far vistare il mio permesso di visitarti a quella questura . Perciò , invece che fare la strada più rapida , con cui sarei venuta in due giorni , per Napoli e Potenza , ho dovuto mettercene tre , passando da Bari , e di qui a Matera . A Matera ho perso una giornata per aspettare l ' autobus . Che paese , quello ! Da quel poco che ho visto di Gagliano , arrivando , mi pare che non ci sia male : in tutti i modi non potrebbe essere peggio di Matera - . Era spaventata e piena di orrore per quello che vi aveva visto . Io pensavo , e glielo dissi , che la vivezza della sua reazione fosse dovuta soltanto al fatto che non era mai stata da queste parti , e che proprio a Matera era avvenuto il suo primo incontro con questa natura e questa umanità desolata . - Non conoscevo questi paesi , ma in qualche modo me li immaginavo , - mi rispose . - Ma Matera , come l ' ho vista , non potevo immaginarla . - Arrivai a Matera , - mi raccontò , - verso le undici del mattino . Avevo letto nella guida che è una città pittoresca , che merita di essere visitata , che c ' è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche . Ma quando uscii dalla stazione , un edificio moderno e piuttosto lussuoso , e mi guardai attorno , cercai invano con gli occhi la città . La città non c ' era . Ero su una specie di altopiano deserto , circondato da monticciuoli brulli , spelacchiati , di terra grigiastra seminata di pietrame . In questo deserto sorgevano , sparsi qua e là , otto o dieci grandi palazzi di marmo , come quelli che si costruiscono ora a Roma , l ' architettura di Piacentini , con portali , architravi suntuosi , solenni scritte latine e colonne lucenti al sole . Alcuni di essi non erano finiti e parevano abbandonati , paradossali e mostruosi in quella natura disperata . Uno squallido quartiere di casette da impiegati , costruite in fretta e già in preda al decadimento e alla sporcizia , collegava i palazzi e chiudeva , da quel lato , l ' orizzonte . Sembrava l ' ambizioso progetto di una città coloniale , improvvisato a caso , e interrotto sul principio per qualche pestilenza , o piuttosto lo scenario di cattivo gusto di un teatro all ' aperto per una tragedia dannunziana . Questi enormi palazzi imperiali e novecenteschi erano la Questura , la Prefettura , le Poste , il Municipio , la Caserma dei Carabinieri , il Fascio , la Sede delle Corporazioni , l ' Opera Balilla , e così via . Ma dov ' era la città ? Matera non si vedeva . - Pensai di sbrigare subito le mie faccende . Andai alla Questura , splendida di marmi di fuori , e dentro sporca e infetta , con delle stanzucce mal scopate , piene di polvere e di spazzature . Mi ricevette , per vistare il mio permesso di visitarti , il vice ­ questore , che è anche il capo della polizia politica . Io pensai di protestare perché ti avevano mandato in un paese malarico , e , preoccupata per la tua salute , chiesi se non fosse possibile trasferirti in una sede più salubre . Un commissario che era presente mi interruppe brusco : " La malaria ? Non esiste . Sono tutte storie . Ce ne sarà un caso all ' anno . Suo fratello starà benissimo dov ' è " . Ma quando seppe che ero medichessa , rimase zitto ; e il vice ­ questore mi rispose in tutt ' altro tono . " La malaria , - mi disse - c ' è dappertutto . Potremmo trasferire suo fratello , se lo desidera , ma troverebbe le stesse condizioni che a Gagliano . Di tutti i paesi della nostra provincia , uno solo si può considerare non malarico : Stigliano , perché è a quasi mille metri sul mare : forse più tardi si potrà mandarlo lì , ma per ora , per molte ragioni , è impossibile . - ( A Stigliano , ho capito , ci mandavano i fascisti dissidenti ) . - Suo fratello non si muova . Ci stiamo noi , qui a Matera , e non siamo dei confinati . E non creda che qua sia meglio , per la malaria , di lassù . Se ci possiamo star noi , ci può restare pure lui , signorina " . A questo argomento non c ' era davvero nulla da rispondere . Non insistetti oltre , e uscii . Volevo comprarti uno stetoscopio che avevo dimenticato di portare da Torino , e che sapevo ti occorreva per la tua pratica medica . Negozi speciali non ce n ' erano , pensai di cercarlo in farmacia . Tra quei palazzi e quelle casette economiche c ' erano delle botteghe , e trovai due farmacie , le sole , mi dissero , della città . Non soltanto non tenevano , né l ' una né l ' altra , quello che cercavo ; ma non ne avevano , i due farmacisti , nemmeno la più pallida idea . " Stetoscopio ? E cos ' è ? " Quando io ebbi ben spiegato che era un semplice strumento per ascoltare il cuore , fatto come un corno acustico , generalmente di legno , eccetera , mi dissero che forse una cosa simile avrei potuta trovarla a Bari , ma che lì a Matera non se n ' era mai sentito parlare . Era mezzogiorno , mi feci indicare un ristorante , il migliore di tutti , mi dissero . Infatti , ad un tavolo stavano già melanconicamente seduti davanti a una tovaglia sporca , il vice ­ questore con altri funzionari di polizia , con l ' aria annoiata e gli anelli per le salviette dei clienti abituali . Tu sai che io sono di poche pretese : ma ho dovuto alzarmi con la fame . E mi misi finalmente a cercare la città . Allontanatami ancora un poco dalla stazione , arrivai a una strada , che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case , e dall ' altro costeggiava un precipizio . In quel precipizio è Matera . Ma di lassù dov ' ero io non se ne vedeva quasi nulla , per l ' eccessiva ripidezza della costa , che scendeva quasi a picco . Vedevo soltanto , affacciandomi , delle terrazze e dei sentieri , che coprivano all ' occhio le case sottostanti . Di faccia c ' era un monte pelato e brullo , di un brutto colore grigiastro , senza segno di coltivazione , né un solo albero : soltanto terra e pietre battute dal sole . In fondo scorreva un torrentaccio , la Gravina , con poca acqua sporca e impaludata fra i sassi del greto . Il fiume e il monte avevano un ' aria cupa e cattiva , che faceva stringere il cuore . La forma di quel burrone era strana ; come quella di due mezzi imbuti affiancati , separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune , dove si vedeva , di lassù , una chiesa bianca , Santa Maria de Idris , che pareva ficcata nella terra . Questi coni rovesciati , questi imbuti , si chiamano Sassi : Sasso Caveoso e Sasso Barisano . Hanno la forma con cui , a scuola , immaginavamo l ' inferno di Dante . E cominciai anch ' io a scendere per una specie di mulattiera , di girone in girone , verso il fondo . La stradetta , strettissima , che scendeva serpeggiando , passava sui tetti delle case , se così quelle si possono chiamare . Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone : ognuna di esse ha sul davanti una facciata ; alcune sono anche belle , con qualche modesto ornato settecentesco . Queste facciate finte , per l ' inclinazione della costiera , sorgono in basso a filo del monte , e in alto sporgono un poco : in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade , e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto . Le porte erano aperte per il caldo . Io guardavo passando , e vedevo l ' interno delle grotte , che non prendono altra luce e aria se non dalla porta . Alcune non hanno neppure quella : si entra dall ' alto , attraverso botole e scalette . Dentro quei buchi neri , dalle pareti di terra , vedevo i letti , le misere suppellettili , i cenci stesi . Sul pavimento stavano sdraiati i cani , le pecore , le capre , i maiali . Ogni famiglia ha , in genere , una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme , uomini , donne , bambini e bestie . Così vivono ventimila persone . Di bambini ce n ' era un ' infinità . In quel caldo , in mezzo alle mosche , nella polvere , spuntavano da tutte le parti , nudi del tutto o coperti di stracci . Io non ho mai visto una tale immagine di miseria : eppure sono abituata , è il mio mestiere , a vedere ogni giorno diecine di bambini poveri , malati e maltenuti . Ma uno spettacolo come quello di ieri non l ' avevo mai neppure immaginato . Ho visto dei bambini seduti sull ' uscio delle case , nella sporcizia , al sole che scottava , con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie ; e le mosche gli si posavano sugli occhi , e quelli stavano immobili , e non le scacciavano neppure con le mani . Sì , le mosche gli passeggiavano sugli occhi , e quelli pareva non le sentissero . Era il tracoma . Sapevo che ce n ' era , quaggiù : ma vederlo così , nel sudiciume e nella miseria , è un ' altra cosa . Altri bambini incontravo , coi visini grinzosi come dei vecchi , e scheletriti per la fame ; i capelli pieni di pidocchi e di croste . Ma la maggior parte avevano delle grandi pance gonfie , enormi , e la faccia gialla e patita per la malaria . Le donne , che mi vedevano guardare per le porte , m ' invitavano a entrare : e ho visto , in quelle grotte scure e puzzolenti , dei bambini sdraiati in terra , sotto delle coperte a brandelli , che battevano i denti dalla febbre . Altri si trascinavano a stento , ridotti pelle e ossa dalla dissenteria . Ne ho visti anche di quelli con le faccine di cera , che mi parevano malati di qualcosa di ancor peggio che la malaria , forse qualche malattia tropicale , forse il Kala Azar , la febbre nera . Le donne , magre , con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi , mi salutavano gentili e sconsolate : a me pareva , in quel sole accecante , di esser capitata in mezzo a una città colpita dalla peste . Continuavo a scendere verso il fondo del pozzo , verso la chiesa , e una gran folla di bambini mi seguiva , a pochi passi di distanza , e andava a mano a mano crescendo . Gridavano qualcosa , ma io non riuscivo a capire quello che dicessero in quel loro dialetto incomprensibile . Continuavo a scendere , e quelli mi inseguivano e non cessavano di chiamarmi . Pensai che volessero l ' elemosina e mi fermai : e allora soltanto distinsi le parole che quelli gridavano ormai in coro : " Signorina , dammi ' u chinì ! Signorina , dammi il chinino ! " Distribuii quel po ' di spiccioli che avevo , perché si comprassero delle caramelle : ma non era questo che volevano , e continuavano , tristi e insistenti , a chiedere il chinino . Eravamo intanto arrivati al fondo della buca , a Santa Maria de Idris , che è una bella chiesetta barocca , e alzando gli occhi vidi finalmente apparire , come un muro obliquo , tutta Matera . Di lì sembra quasi una città vera . Le facciate di tutte le grotte , che sembrano case , bianche e allineate , pareva mi guardassero , coi buchi delle porte , come neri occhi . È davvero una città bellissima , pittoresca e impressionante . C ' è anche un bel museo , con dei vasi greci figurati , e delle statuette e delle monete antiche , trovate nei dintorni . Mentre lo visitavo , i bambini erano ancora là fuori al sole , e aspettavano che io portassi il chinino . Dove avrebbe alloggiato mia sorella ? Lo zoppo ammazzacapre aveva ricevuto la risposta da Napoli , per il palazzo . Gli dicevano che non ci tenevano ad affittarlo , e tutt ' al più ne avrebbero dato soltanto una stanza o due , al prezzo , che ritenevano altissimo , e di cui si scusavano , di cinquanta lire al mese ; che gli alloggi nell ' interno erano in quel momento ricercatissimi , perché si aspettava la guerra e si temevano i bombardamenti della flotta inglese : che a Napoli tutti pensavano di scappare , ed essi stessi , i proprietari , o dei loro amici , sarebbero probabilmente venuti a rifugiarsi quassù . Ma intanto io avevo perduto tutti gli entusiasmi per quella dimora romantica e diroccata , che , a rifletterci bene , mi pareva veramente inabitabile . Lo studente di Pisa , il confinato del pranzo sul muretto , mi aveva mandato a dire da un contadino che si sarebbe fatto libero , fra pochi giorni , un alloggio che egli aveva preso per sua madre e per sua sorella , le maestre , che erano venute a trovarlo , e che vivevano ritirate , senza mai uscire di casa . L ' affitto per lui era troppo caro , e alla partenza delle due donne avrei potuto entrarci io . Lo zoppo e donna Caterina me lo consigliarono : così , aspettando la nuova casa , mia sorella dovette adattarsi a spartire con me l ' unica camera da letto della vedova , e a fare di lì la sua conoscenza con le cimici , le zanzare e le mosche di Lucania : ma mi disse che , dopo le grotte di Matera , quella stanza melanconica le pareva quasi una reggia . E per fortuna in quelle poche notti non venne né l ' " U . E . " né alcun altro ospite . L ' arrivo di mia sorella era stato un avvenimento : i signori del paese le fecero le migliori accoglienze : donna Caterina le confidò i suoi disturbi di fegato e le sue ricette di cucina , e le usò tutte le possibili gentilezze . Una signora del nord , così alla mano , e per di più una medichessa : non ne avevano mai viste . Non bisognava sfigurare con lei . Per i contadini , era una cosa diversa . Abituati alla vita americana , trovavano naturale che una donna facesse il medico : e naturalmente ne approfittarono . Ma quello che li toccava , nella sua presenza , era altro . Finora io ero stato , per loro , qualcuno piovuto dal cielo : ma mi mancava qualcosa : ero solo . L ' aver scoperto che anch ' io avevo dei legami di sangue su questa terra pareva colmasse piacevolmente , ai loro occhi , una lacuna . Il vedermi con una sorella muoveva uno dei loro più profondi sentimenti : quello della consanguineità , che , dove non c ' è senso di Stato né di religione , tiene , con tanta maggiore intensità , il posto di quelli . Non è l ' istituto familiare , vincolo sociale , giuridico e sentimentale ; ma il senso sacro , arcano e magico di una comunanza . Il paese è tutto legato da queste complicate catene , che non sono soltanto quelle materiali delle parentele ( il " fratel ­ cugino " è veramente come un fratello ) , ma quelle simboliche e acquistate dei comparaggi . Il compare di San Giovanni è quasi più di un fratello carnale : fa parte davvero , per scelta e iniziazione rituale , dello stesso gruppo consanguineo : e nell ' interno di questo si è l ' uno all ' altro , sacri ; non ci si può sposare . Questo , fraterno , è il più forte legame fra gli uomini . Quando , verso sera , passeggiavamo per l ' unica strada del paese , mia sorella ed io , tenendoci a braccetto , i contadini dalle soglie ci guardavano beati . Le donne ci salutavano , e ci coprivano di benedizioni : - Benedetto il ventre che vi ha portati ! - ci dicevano dagli usci , al nostro passaggio . - Benedette le mammelle che vi hanno allattati ! - Le vecchie sdentate sulle porte cessavano per un momento di filare la lana , per mormorarci le loro sentenze : - Una sposa è una bella cosa : ma una sorella è molto di più ! - Frate e sore , core e core - . Luisa , che aveva portata con sé la sua naturale atmosfera razionale e cittadina , non cessava di stupirsi di un così strano entusiasmo per il fatto , così semplice , che io avessi una sorella . Ma quello che soprattutto la meravigliava e scandalizzava , era che nessuno facesse nulla per questo paese . Poiché è un temperamento costruttivo , di quelli che gli astrologhi direbbero solari , e la sua bontà attiva non ama gli indugi , passava il tempo a parlare con me di quello che si potesse fare , e mi esponeva dei progetti pratici per aiutare i contadini di Gagliano , i bambini di Matera . Ospedali , asili , lotta antimalarica , scuole , opere pubbliche , medici di Stato ed eventualmente volontari , campagna nazionale per il rinnovamento di questi paesi , e così via . Lei stessa avrebbe dato volentieri il suo tempo per una causa che le pareva così giusta . Bisognava fare , non dormire , né rimandare sempre a un nuovo domani . Aveva certamente ragione : e quello che proponeva era giusto e buono , e realizzabile : ma le cose , quaggiù , sono assai più complicate di quello che non appaiano alle chiare menti degli uomini giusti e buoni . I quattro giorni della sua permanenza passarono presto . Quando la 509 del meccanico , che la portava , scomparve alla svolta dietro il cimitero , in una nuvola di polvere , anche quel mondo di attiva creazione , di valori e di cultura a cui ero legato e che , con lei , mi era riapparso presente , parve dileguarsi , come risucchiato nel tempo , nella nuvola lontanissima del ricordo . Mi rimasero i libri , le medicine e i consigli , e mi servirono subito . A parte i contagi anche le malattie più disparate ed estranee vanno a gruppi . In certe settimane non ci sono malati o soltanto di cose leggere : ma quando si trova un caso grave , si può essere certi che presto se ne presenteranno degli altri . Uno di questi periodi infatti , il primo dopo il mio arrivo , capitò subito dopo la partenza di mia sorella : una serie di casi difficili e pericolosi , che mi facevano paura . Tutte le malattie quaggiù , del resto , prendono sempre un aspetto eccessivo e mortale , ben diverso da quello che ero abituato a vedere nei lettini ben ordinati della Clinica Medica Universitaria di Torino . Sarà lo stato di anemia cronica dei vecchi malarici , sarà la denutrizione , sarà la scarsa reazione al male di questi uomini passivi e rassegnati : certo si vedono , fin dal primo giorno di malattia , accavallarsi tumultuosamente i sintomi più disparati , i visi dei sofferenti assumere l ' aspetto angosciato dell ' agonia . E io passavo di meraviglia in meraviglia , vedendo questi malati , che qualunque buon medico avrebbe giudicato perduti , migliorare e guarire con le cure più elementari . Pareva che mi aiutasse una strana fortuna . Visitai in quei giorni anche l ' Arciprete . Aveva delle emorragie intestinali , ma , nella sua misantropia , non ne parlava , e continuava a passeggiare per il paese , senza curarsi . Fu don Cosimino , l ' angelo della Posta , il solo confidente del vecchio che passava delle ore nell ' ufficio postale e gli recitava i suoi epigrammi , a pregarmi di andarlo a trovare come per una visita di cortesia , e di vedere intanto se potevo far qualcosa per lui . Don Trajella abitava con la madre in uno stanzone , una specie di spelonca , in un vicoletto buio non lontano dalla chiesa . Quando entrai da lui , lo trovai che stava mangiando con la madre : avevano , in due , un solo piatto e un solo bicchiere . Il piatto era pieno di fagioli mal cotti , che erano tutto il desinare : madre e figlio , in quell ' angolo di tavola senza tovaglia , ci pescavano a turno con vecchie forchette di stagno . Nel fondo della spelonca , separati da una tenda verde sbrindellata , c ' erano due lettini gemelli , quello di don Giuseppe e quello della vecchia , non ancora rifatti . Contro il muro giaceva in terra in disordine un gran mucchio di libri : sul mucchio stavano posate delle galline . Altre galline correvano e svolazzavano qua e là per la stanza , che da chissà quanto tempo non era stata spazzata : un tanfo di pollaio prendeva alla gola . L ' Arciprete , chi mi aveva in simpatia e mi considerava , con don Cosimino , fra le poche persone con cui si poteva parlare perché non erano suoi nemici , mi accolse con piacere , con un sorriso sul viso arguto e sofferente . Mi presentò sua madre ; la scusassi se non mi rispondeva : era vetula et infirma . E mi offerse subito un bicchiere di vino , che dovetti accettare , per non offenderlo , in quel suo unico bicchiere che doveva aver servito per anni , senza essere mai stato lavato , a lui e alla vecchia , a quanto potevo arguire dalla gromma unta e nera che lo incrostava tutto attorno . Don Trajella non aveva servitori ed era ormai così abituato a quella solitaria sporcizia che non ci faceva più caso . Quando , dopo che avemmo parlato dei suoi mali , si accorse che io guardavo con curiosità il mucchio dei libri , mi disse : - Che vuole ? In questo paese non mette conto di leggere . Avevo dei bei libri , li vede ? Ci sono delle edizioni rare . Quando sono venuto qui , quelle canaglie che li hanno portati me li hanno per dispetto imbrattati di pece . Mi è passata la voglia di aprirli , e li ho lasciati lì in terra : ci stanno da molti anni - . Mi avvicinai al mucchio : i libri erano coperti da uno strato di polvere e di sterco di gallina : qua e là , sulle coste di pelle , si vedeva davvero qualche macchia di pece , ricordo dell ' antico attentato . Ne tolsi qualcuno a caso : erano vecchi volumi secenteschi di teologia , di casistica , delle Storie dei Santi , e Padri della Chiesa , e poeti latini . Doveva esser stata , prima di esser così ridotta a cuccia per i polli , la buona biblioteca di un prete colto e curioso . In mezzo ai libri saltarono fuori degli opuscoli sgualciti e imbrattati : opera di don Trajella : studi storici e apologetici su san Calogero di Avila . - È un santo spagnolo poco conosciuto , - mi spiegò l ' Arciprete . - Ho fatto anche dei quadri , temporibus illis , che rappresentano i vari episodi della sua vita , delle specie di polittici - . Insistetti perché me li mostrasse e si decise a tirarli fuori di sotto il letto , di dove , mi disse , non li aveva più riesumati dal giorno del suo arrivo . Erano delle tempere di gusto popolare , ma tutt ' altro che prive di efficacia , con moltissime figure minute e rifinitissime , dei quadri compositi , con la nascita , la vita , i miracoli , la morte , e la gloria del santo . Di sotto il letto uscirono anche delle statuette , opera anche esse del prete , dei piccoli angeli e dei santi barocchi di legno e di terracotta dipinti , modellati con garbo facile nel gusto dei presepi napoletani del Seicento . Mi congratulai con l ' inatteso collega . - Non ho più fatto nulla da che sono qua , in partibus infidelium , a prestare , come suol dirsi , i sacramenti di santa Madre Chiesa a questi eretici che non ne vogliono sapere . Prima mi divertivo a fare queste cosette . Ma qui , in questo paese , non si può . Non mette conto di far nulla , qui . Prenda ancora un bicchiere di vino , don Carlo - . Mentre cercavo di evitare , con un pretesto , il terribile bicchiere , assai più amaro di tutti i possibili filtri , la vecchia madre , che era rimasta fino allora ferma e come assente sulla sua seggiola , si rizzò improvvisamente in piedi , gridando e agitando le braccia . Le galline spaventate cominciarono a svolazzare per la stanza , sui letti , sui libri , sulla tavola . Don Trajella si mise a rincorrerle qua e là per farle scendere dalle lenzuola , gridando : - Paese maledetto ! - E quelle strillavano sempre più stupidamente atterrite , alzando dei nuvoli di polvere brillanti nel filo di sole che entrava per lo spiraglio della finestrella semichiusa . Profittai della confusione per uscirmene , tra quel gran volare di penne e ondeggiare nero di sottane . Molto diverso , per mia fortuna , dal povero Trajella , doveva essere stato il suo predecessore , un prete grasso , ricco , allegro e gaudente , famoso in paese per la buona tavola e i numerosi figliuoli , e morto , a quel che si diceva , di una solenne indigestione . La casa dove finalmente pochi giorni dopo , appena partite le parenti del confinato pisano , andai ad abitare , era stata costruita da lui , ed era , si può dire , l ' unica casa civile del paese . Se l ' era fatta vicino alla vecchia chiesa della Madonna degli Angeli ; e ora che la chiesa era crollata nel burrone , la casa si era trovata ad essere l ' ultima sul ciglio del precipizio . Era composta di tre stanze , una in fila all ' altra . Dalla strada , un vicoletto laterale sulla destra della via principale , si entrava in cucina , dalla cucina nella seconda camera , dove io misi il letto ; e di qui si passava ad una stanza grande , con cinque finestrelle , che fu la mia stanza di soggiorno e il mio studio di pittura . Dalla porta dello studio si scendeva per quattro scalini di pietra in un piccolo orticello , chiuso , in fondo , da un cancelletto di ferro con un albero di fico nel mezzo . La camera da letto dava su un balconcino , da cui una scaletta saliva , sul fianco della casa , alla terrazza che la copriva tutta : di qui la vista spaziava sui più lontani orizzonti . La casa era modesta , costruita in modo economico , e non bella , perché non aveva carattere . non era né signorile né contadina , non aveva né la nobiltà rovinata dei palazzo , né la miseria dei tuguri , ma soltanto la mediocrità stantia del gusto pretesco . Lo studio e la terrazza avevano un pavimento a scacchi colorati , come in certe sagrestie di campagna : non ho mai amato queste geometrie , su cui l ' occhio si posa continuamente e che mi sono fastidiose quando dipingo . Le piastrelle di poco prezzo stingevano , quand ' erano bagnate , e Barone , che amava rotolarsi per terra follemente , diventava allora , di bianco che era , un cane rosa . Ma i muri erano puliti , imbiancati a calce , le porte verniciate di azzurro , le persiane verdi . E soprattutto , a compenso di qualunque difetto , lo spirito epicureo del defunto prete aveva dotato la mia casa di un bene inestimabile . C ' era un gabinetto , senz ' acqua naturalmente , ma un vero gabinetto , col sedile di porcellana . Era il solo esistente a Gagliano , e probabilmente non se ne sarebbe trovato un altro a più di cento chilometri tutt ' attorno . Nelle case dei signori ci sono ancora delle antiche seggette monumentali di legno intarsiato , dei piccoli troni pieni di autorità : e mi hanno detto , ma io non ne ho viste , che se ne trovano anche di quelle matrimoniali , a due posti , per quei coniugi affettuosi che non possono tollerare la più breve separazione . Nelle case dei poveri , naturalmente , non c ' è nulla . Questo fatto dà luogo a delle curiose costumanze . A Grassano , in certe ore quasi fisse , il mattino presto e verso sera , si aprivano furtivamente le finestrelle delle case , e dallo spiraglio apparivano le mani rugose delle vecchie , che lasciavano piovere , in mezzo alla strada , il contenuto dei vasi . Erano le ore della " jettatura " . A Gagliano questa cerimonia non era così generale né così regolata : non si sprecava così prodigalmente il concime per gli orti . La mancanza di quel semplice apparecchio , assoluta in tutta la regione , crea naturalmente delle consuetudini che non si sradicano facilmente , che richiamano mille altre cose della vita , e si accompagnano a sentimenti considerati nobilissimi e poetici . Il falegname Lasala , un " americano " intelligente , che era stato , molti anni prima , sindaco di Grassano , e che conservava gelosamente , nel suo monumentale apparecchio radio portato di laggiù , con i dischi di Caruso e dell ' arrivo di De Pinedo , quelli di discorsi commemorativi di Matteotti , mi raccontava che , dopo la settimana di lavoro a New York , usava incontrare un gruppo di compaesani , ogni domenica , per una scampagnata . - Eravamo sempre otto o dieci : c ' era un dottore , un farmacista , dei commercianti , un cameriere d ' albergo , e qualche artigiano . Tutti del nostro paese , ci si conosceva fin da bambini . La vita è triste , tra quei grattacieli , con tutte quelle straordinarie comodità , e gli ascensori , le porte girevoli , la metropolitana , e sempre case e palazzi e strade , e mai un po ' di terra . Viene la malinconia . La domenica mattina si saliva in treno , ma bisognava fare dei chilometri , per trovare la campagna ! Quando eravamo arrivati in qualche posto solitario , diventavamo tutti allegri come ci si fosse tolto un peso di dosso . E allora , sotto un albero , tutti insieme , ci si calava i pantaloni . Che delizia ! Si sentiva l ' aria fresca , la natura . Non come in quei gabinetti americani , lucidi e tutti eguali . Ci pareva di essere ragazzi , d ' essere tornati a Grassano , si era felici , si rideva , si sentiva l ' aria della Patria . E , quando avevamo finito , gridavamo tutti insieme : " Viva l ' Italia ! " Ci veniva proprio dal cuore . La nuova casa aveva il vantaggio di essere in fondo al paese , fuori degli sguardi continui del podestà e dei suoi accoliti : avrei potuto , finalmente , passeggiare senza urtarmi ad ogni passo nelle solite persone , con i soliti discorsi . È usanza , qui , che i signori , quando incontrano qualcuno per via , non gli chiedano come sta , ma gli rivolgano a mo ' di saluto questa domanda : - Beh ! Che cos ' hai mangiato oggi ? - Se l ' interlocutore è un contadino , risponderà in silenzio con il gesto della mano , portata all ' altezza del viso e oscillante lentamente su se stessa con il pollice e il mignolo teso e le altre dita piegate , che vuol dire " poco o nulla " . Se è un signore , si dilungherà a elencare le povere vivande del suo pranzo , e si informerà di quelle del suo amico : se nessuna passione d ' odio e di intrigo locale accende in quel momento i loro animi , la conversazione continuerà per un pezzo senza uscire da questo scambio di confidenze gastronomiche . Avrei potuto mettere il capo fuori dell ' uscio senza battere subito il naso contro l ' onnipresente pancia , enorme al punto di ostruire tutta la via , di don Gennaro , guardia , messo comunale , accalappiacani , e spia del podestà ; sempre attento ad ogni passo dei confinati e a ogni parola dei contadini ; brav ' uomo , forse , in fondo , ma devoto all ' autorità e a don Luigino , e ostinato a far rispettare i suoi bizzarri decreti sulla circolazione dei maiali e dei cani , e a minacciare e ad affibbiare le multe , per le ragioni più inverosimili , alle donne che non avevano il denaro per pagarle . E soprattutto era una casa , un luogo dove avrei potuto esser solo e lavorare . Mi affrettai dunque a salutare la vedova , e a cominciare la mia nuova vita , nella mia residenza definitiva . La casa apparteneva all ' erede del prete , don Rocco Macioppi , un modesto proprietario di mezza età , gentile , cerimonioso , chiesastico e occhialuto , e ad una sua nipote , donna Maria Maddalena , una zitella sui venticinque anni , d ' un biondo slavato , allevata dalle monache di Potenza , anemica , sospirosa e linfatica . Fu inteso che essi avrebbero tenuto , per coltivare l ' insalata , l ' uso dell ' orto , nel quale sarebbero entrati dal cancello : ma io vi potevo passeggiare a mio piacere . L ' alloggio era quasi vuoto : il padrone e lo zoppo suo amico mi fornirono le suppellettili necessarie . Io ci portai le cose che mi ero fatte arrivare in quei giorni : il mio cavalletto grande e la poltrona , suo necessario complemento : l ' uno per dipingere e l ' altra per guardare i quadri a mano a mano che li faccio : mi sono entrambi indispensabili , e ci sono affezionato : mi hanno sempre seguito in tutti i miei viaggi qua e là per il mondo . E una cassa di libri , che mi era giunta allora allora , e per la quale dovetti ricevere una visita speciale del podestà e del brigadiere . Don Luigino mi mandò a dire che doveva assistere alla sua apertura , per controllare che non ci fossero libri proibiti , e , con l ' assistenza del suo braccio secolare , esaminò , ad uno ad uno , i miei volumi . Lo fece , naturalmente , da uomo di studi , che non si stupisce di nulla , con molti sorrisi d ' intesa , felice della sua sapienza e della sua autorità . Libri proibiti non ce n ' erano . Ma c ' era , per esempio , una comune edizione degli Essais di Montaigne . - Questo è francese , non è vero ? - esclamò il podestà , strizzando l ' occhio , come a dire che non cercassi d ' ingannarlo . - Ma è un francese antico , don Luigi ! - Già , Montaigne , uno di quelli della Rivoluzione francese - . Faticai a convincerlo che non si poteva considerarlo un autore pericoloso : il maestro sapeva il fatto suo e sorrideva compiaciuto , perché intendessi che se mi lasciava il libro , che avrebbe dovuto sequestrarmi , era per un atto di particolare benevolenza e di solidarietà tra uomini di cultura . La casa era in ordine , la roba era a posto , e ora dovevo risolvere il problema di trovare una donna che mi facesse le pulizie , che andasse a prendermi l ' acqua alla fontana e mi preparasse da mangiare . Il padrone , l ' ammazzacapre , donna Caterina e le sue nipoti furono concordi : - Ce n ' è una sola che fa per lei . Non può prendere che quella ! - E donna Caterina mi disse : - Le parlerò io , la farò venire . A me dà retta ; e non dirà di no - . Il problema era più difficile di quanto non credessi : e non perché mancassero donne a Gagliano , che anzi , a decine si sarebbero contese quel lavoro e quel guadagno . Ma io vivevo solo , non avevo con me né moglie né madre né sorella ; e nessuna donna poteva perciò entrare , da sola , in casa mia . Lo impediva il costume , antichissimo e assoluto , che è a fondamento del rapporto fra i sessi . L ' amore , o l ' attrattiva sessuale , è considerata dai contadini come una forza della natura , potentissima , e tale che nessuna volontà è in grado di opporvisi . Se un uomo e una donna si trovano insieme al riparo e senza testimoni , nulla può impedire che essi si abbraccino : né propositi contrari , né castità , né alcun ' altra difficoltà può vietarlo ; e se per caso effettivamente essi non lo fanno , è tuttavia come se lo avessero fatto : trovarsi assieme è fare all ' amore . L ' onnipotenza di questo dio è tale , e così semplice è l ' impulso naturale , che non può esistere una vera morale sessuale , e neanche una vera riprovazione sociale per gli amori illeciti . Moltissime sono le ragazze madri , ed esse non sono affatto messe al bando o additate al disprezzo pubblico : tutt ' al più troveranno qualche maggior difficoltà a sposarsi in paese , e dovranno accasarsi nei paesi circostanti , o accontentarsi di un marito un po ' zoppo o con qualche altro difetto corporale . Se però non può esistere un freno morale contro la libera violenza del desiderio , interviene il costume a rendere difficile l ' occasione . Nessuna donna può frequentare un uomo se non in presenza d ' altri , soprattutto se l ' uomo non ha moglie : e il divieto è rigidissimo : infrangerlo anche nel modo più innocente equivale ad aver peccato . La regola riguarda tutte le donne , perché l ' amore non conosce età . Avevo curato una nonna , una vecchia contadina di settantacinque anni , Maria Rosano , dagli occhi azzurri chiari nel viso pieno di bontà . Aveva una malattia di cuore , dai sintomi gravi e preoccupanti , e si sentiva molto male . - Non mi alzerò più da questo letto , dottore . È arrivata la mia ora , - mi diceva . Ma io , che mi sentivo aiutato dalla fortuna , l ' assicuravo del contrario . Un giorno , per farle coraggio , le dissi : - Guarirai , sta ' sicura . Da questo letto scenderai , senza bisogno di aiuto . Tra un mese starai bene , e verrai da sola , fino a casa mia , in fondo al paese , a salutarmi - . La vecchia si rimise davvero in salute , e , dopo un mese , sentii battere alla mia porta . Era Maria , che si era ricordata delle mie parole , e veniva a ringraziarmi e a benedirmi , con le braccia cariche di regali , fichi secchi , e salami , e focacce dolci fatte con le sue mani . Era una donna molto simpatica , piena di buon senso e di tenerezza materna , saggia nel parlare e con un certo ottimismo paziente e comprensivo nell ' antica faccia rugosa . Io la ringraziai dei suoi doni e la trattenni a conversare ; ma mi accorgevo che la contadina stava sempre più a disagio , ritta ora su un piede ora sull ' altro , e lanciava delle occhiate alla porta come se volesse scappare e non osasse . Dapprincipio non ne capivo la ragione : poi mi avvidi che la vecchia era entrata da me da sola , a differenza di tutte le altre donne che venivano a farsi visitare o a chiamarmi , e che andavano sempre in due o almeno accompagnate da una bambina che è . un modo di rispettare il costume e di ridurlo insieme a poco più di un simbolo ; e sospettai che fosse questa la ragione della sua inquietudine . Lei stessa me lo confermò . Mi considerava il suo benefattore , il suo salvatore miracoloso : si sarebbe buttata nel fuoco per me : non avevo soltanto guarito lei , che aveva un piede nella fossa , ma anche la sua nipotina prediletta , malata di una brutta polmonite . Le avevo detto di venire sola a trovarmi , quando fosse stata bene . Io intendevo che non avrebbe avuto bisogno di nessuno per darle il braccio : ma la buona vecchia aveva presa la cosa alla lettera , e non aveva osato infrangere il mio ordine . Perciò non si era fatta accompagnare ; aveva fatto per me davvero un grosso sacrificio ; e ora era inquieta perché essere con me , a malgrado dell ' evidente innocenza , era tuttavia di per sé una grossa infrazione al costume . Mi misi a ridere , e anche lei rise , ma mi disse che l ' uso era più vecchio di lei e di me , e se ne andò contenta . Non c ' è abitudine o regola o legge che resista a una contraria necessità o a un potente desiderio : e anche quest ' uso si riduce , praticamente , a una formalità : ma la formalità è rispettata . Tuttavia la campagna è grande , i casi della vita molteplici , e non mancano le vecchie mezzane accompagnatrici né le giovani compiacenti . Le donne , chiuse nei veli , sono come animali selvatici . Non pensano che all ' amore fisico , con estrema naturalezza , e ne parlano con una libertà e semplicità di linguaggio che stupisce . Quando passi per la via , ti guardano con i neri occhi scrutatori , chinati obliquamente a pesare la tua virilità , e le odi poi , dietro le tue spalle , mormorare i loro giudizi e le lodi della tua nascosta bellezza . Se ti volti , celano il viso tra le mani e ti guardano attraverso le dita . Nessun sentimento si accompagna a questa atmosfera di desiderio , che esce dagli occhi e pare riempire l ' aria del paese , se non forse quello della soggezione a un destino , a una potenza superiore , che non si può eludere . Anche l ' amore si accompagna , più che all ' entusiasmo o alla speranza , a una sorta di rassegnazione . Se l ' occasione è fuggevole , non bisogna lasciarla svanire : le intese sono rapide e senza parole . Quello che si racconta , e che io stesso credevo vero , della severità feroce dei costumi , della gelosia turchesca , dei selvaggio senso dell ' onore familiare che porta ai delitti e alle vendette ; non è che leggenda , quaggiù . Forse era realtà in tempo non molto lontano , e ne resta un residuo nella rigidezza dei formalismi . Ma l ' emigrazione ha cambiato tutto . Gli uomini mancano e il paese appartiene alle donne . Una buona parte delle spose hanno il marito in America . Quello scrive il primo anno , scrive ancora il secondo , poi non se ne sa più nulla , forse si fa un ' altra famiglia laggiù , certo scompare per sempre e non torna più . La moglie lo aspetta il primo anno , lo aspetta il secondo , poi si presenta un ' occasione e nasce un bambino . Gran parte dei figli sono illegittimi : l ' autorità delle madri è sovrana . Gagliano ha milleduecento abitanti , in America ci sono duemila gaglianesi . Grassano ne ha cinquemila e un numero quasi uguale di grassanesi sono negli Stati Uniti . In paese ci restano molte più donne che uomini : chi siano i padri non può più avere un ' importanza così gelosa : il sentimento d ' onore si disgiunge da quello di paternità : il regime è matriarcale . Nelle ore del giorno , che i contadini sono lontani , il paese è abbandonato alle donne , queste regine ­ uccelli , che regnano sulla turba brulicante dei figli . I bambini sono amati , adorati , vezzeggiati dalle madri , che trepidano per i loro mali , che li allattano per anni e anni , non li lasciano un minuto , li portano con sé , sulla schiena e sulle braccia , avvolti negli scialli neri , mentre , ritte con l ' anfora in testa , vengono dalla fontana . Molti ne muoiono , gli altri crescono precoci , poi prendono la malaria , si fanno gialli e melanconici , e diventano uomini , e vanno alla guerra , o in America , o restano in paese a curvare la schiena , come bestie , sotto il sole , ogni giorno dell ' anno . Se i figli illegittimi non sono una reale vergogna per le donne , tanto meno lo sono , naturalmente , per gli uomini . I preti hanno quasi tutti dei figli , e nessuno trova che la cosa porti disdoro al loro sacerdozio . Se Dio non li riprende , da piccoli , li fanno allevare nei collegi di Potenza o di Melfi . Il portalettere di Grassano , un vecchietto arzillo , un po ' zoppicante , con un bel paio di baffi tirati in su , era celebre e onorato in paese , perché si diceva che avesse , come Priamo , cinquanta figli . Di questi , ventidue o ventitre erano i figli delle sue due o tre mogli ; gli altri , sparsi per il paese e per le terre vicine , e forse in parte leggendari , gli erano attribuiti , ma egli non se ne curava , e di molti non conosceva l ' esistenza . Lo chiamavano ' u Re , non so se per la regalità del suo potere virile , o per i baffi monarchici : e i suoi figli erano detti , in paese , i Principini . Il prevalente rapporto matriarcale , il modo naturale e animalesco dell ' amore , lo squilibrio dovuto all ' emigrazione devono tuttavia fare i conti con il residuo senso familiare , col sentimento fortissimo della consanguineità , e con gli antichi costumi , che tendono a impedire il contatto degli uomini e delle donne . Avrebbero potuto entrare a casa mia , per farmi i servizi , soltanto quelle donne che fossero , in qualche modo , esentate dal seguire la regola comune ; quelle che avessero avuto molti figli di padre incerto , che senza poter essere chiamate prostitute ( ché tale mestiere non esiste in paese ) , facessero tuttavia mostra di una certa libertà di costumi , e si dedicassero insieme alle cose dell ' amore e alle pratiche magiche per procacciarlo : le streghe . Di tali donne ce n ' era almeno una ventina a Gagliano : ma , mi disse donna Caterina , alcune erano troppo sporche e disordinate , altre incapaci di tenere civilmente la casa , altre avevano da badare a qualche loro terra , altre servivano già in casa dei signori del luogo . - Una sola fa veramente per lei : è pulita , è onesta , sa far da mangiare , e poi , la casa dove lei va ad abitare è un po ' come fosse la sua . Ci ha vissuto molti anni col prete buon ' anima , fino alla sua morte - . Mi decisi dunque a cercarla : accettò di venire da me , e fece il suo ingresso nella mia nuova casa . Giulia Venere , detta Giulia la Santarcangelese , perché era nata in quel paese bianco , di là dall ' Agri , aveva quarantun anno , e aveva avuto , tra parti normali e aborti , diciassette gravidanze , da quindici padri diversi . Il primo figlio l ' aveva fatto col marito , al tempo della grande guerra : poi l ' uomo era partito per l ' America , portando con sé il bambino , ed era scomparso in quel continente , senza mai più dar notizia di sé . Gli altri figli erano venuti dopo : due gemelli , nati prima del termine , erano del prete . Quasi tutti questi bambini erano morti da piccoli : io non ne vidi mai altri che una ragazza di dodici anni , che lavorava in un paese vicino con una famiglia di pastori e veniva ogni tanto a trovare la madre : una specie di piccola capra selvatica , nera di occhi e di pelle , con i neri capelli scarruffati e spioventi sul viso , che stava in un silenzio astioso e diffidente , e non rispondeva alle domande , pronta a fuggire appena si sentiva guardata ; e l ' ultimo nato , Nino , di due anni , un bambino grasso e robusto che Giulia portava sempre con sé sotto lo scialle , e di cui non ho mai saputo chi fosse il padre . Giulia era una donna alta e formosa , con un vitino sottile come quello di un ' anfora , tra il petto e i fianchi robusti . Doveva aver avuto , nella sua gioventù , una specie di barbara e solenne bellezza . Il viso era ormai rugoso per gli anni e giallo per la malaria , ma restavano i segni dell ' antica venustà nella sua struttura severa , come nei muri di un tempio classico . che ha perso i marmi che l ' adornavano , ma conserva intatta la forma e le proporzioni . Sul grande corpo imponente , diritto , spirante una forza animalesca , si ergeva , coperta dal velo , una testa piccola , dall ' ovale allungato . La fronte era alta e diritta , mezza coperta da una ciocca di capelli nerissimi lisci e unti ; gli occhi a mandorla , neri e opachi , avevano il bianco venato di azzurro e di bruno , come quelli dei cani . Il naso era lungo e sottile , un po ' arcuato ; la bocca larga , dalle labbra sottili e pallide , con una piega amara , si apriva.per un riso cattivo a mostrare due file di denti bianchissimi , potenti come quelli di un lupo . Questo viso aveva un fortissimo carattere arcaico , non nel senso del classico greco , né del romano , ma di una antichità più misteriosa e crudele , cresciuta sempre sulla stessa terra , senza rapporti e mistioni con gli uomini , ma legata alla zolla e alle eterne divinità animali . Vi si vedevano una fredda sensualità , una oscura ironia , una crudeltà naturale , una protervia impenetrabile e una passività piena di potenza , che si legavano in un ' espressione insieme severa , intelligente e malvagia . Nell ' ondeggiare dei veli e della larga gonnella corta , nelle lunghe gambe robuste come tronchi d ' albero , quel grande corpo si muoveva con gesti lenti equilibrati , pieni di una forza armonica , e portava , erta e fiera , su quella base monumentale e materna , la piccola , nera testa di serpente . Giulia entrò nella mia casa volentieri , come una regina che ritorni , dopo un ' assenza , a visitare una delle sue province predilette . Ci era stata tanti anni , ci aveva avuto dei figli , aveva regnato sulla cucina e sul letto del prete , che le aveva regalato quegli anelli d ' oro che le pendevano dalle orecchie . Ne conosceva tutti i segreti , il camino che tirava male , la finestra che non chiudeva , i chiodi piantati nei muri . Allora la casa era piena di mobili , di provviste , di bottiglie , di conserve e di ogni ben di Dio . Ora era vuota , c ' era soltanto un letto , poche sedie , un tavolo di cucina . Non c ' era stufa : il mangiare doveva esser cotto al fuoco del camino . Ma Giulia sapeva dove procurarsi il necessario , dove trovare la legna e il carbone , da chi farsi prestare una botte per l ' acqua , in attesa che qualche mercante ambulante arrivasse a venderne in paese . Giulia conosceva tutti e sapeva tutto : le case di Gagliano non avevano segreti per lei , e i fatti di ciascuno , e i particolari più intimi della vita di ogni donna e di ogni uomo , e i loro sentimenti e motivi più nascosti . Era una donna antichissima , come se avesse avuto centinaia d ' anni , e nulla perciò le potesse esser celato ; la sua sapienza non era quella bonaria e proverbiale delle vecchie , legata a una tradizione impersonale , né quella pettegola di una faccendiera ; ma una specie di fredda consapevolezza passiva , dove la vita si specchiava senza pietà e senza giudizio morale : né compatimento né biasimo apparivano mai nel suo ambiguo sorriso . Era , come le bestie , uno spirito della terra ; non aveva paura del tempo , né della fatica , né degli uomini . Sapeva portare senza sforzo , come tutte le donne di qui , che fanno , invece degli uomini , i lavori pesanti , i più gravi pesi . Andava alla fontana con la botte da trenta litri , e la riportava piena sul capo , senza reggerla con le mani , occupate a tenere il bambino , inerpicandosi sui sassi della strada ripida con l ' equilibrio diabolico di una capra . Faceva il fuoco alla maniera paesana , che si adopera poca legna , con i ceppi accesi da un capo , e avvicinati a mano a mano che si consumano . Su quel fuoco cuoceva , con le scarse risorse del paese , dei piatti saporiti . Le teste delle capre le preparava a reganate , in una pentola di coccio , con le braci sotto e sopra il coperchio , dopo aver intriso il cervello con un uovo e delle erbe profumate . Delle budella faceva i gnemurielli , arrotolandole come gomitoli di filo attorno a un pezzo di fegato o di grasso e a una foglia d ' alloro , e mettendole ad abbrustolire sulla fiamma , infilate a uno spiedo : l ' odore di carne bruciata e il fumo grigio si spandevano per la casa e per la via , annunciatori di una barbara delizia . Nella cucina più misteriosa dei filtri , Giulia era maestra : le ragazze ricorrevano a lei per consiglio per preparare i loro intrugli amorosi . Conosceva le erbe e il potere degli oggetti magici . Sapeva curare le malattie con gli incantesimi , e perfino poteva far morire chi volesse , con la sola virtù di terribili formule . Giulia aveva una sua casa , non lontana dalla mia , più in basso , verso il Timbone della Madonna degli Angeli . Ci dormiva , la notte , con il suo ultimo amante , il barbiere , un giovanotto albino , dagli occhi rossi di coniglio . Batteva al mio uscio la mattina presto , con il suo bambino , andava a prender l ' acqua , preparava il fuoco e il pranzo , e se ne ripartiva nel pomeriggio : la sera dovevo cuocermi la cena da solo . Giulia andava , veniva , ricompariva a suo piacere : ma non aveva arie da padrona di casa . Aveva capito subito che i tempi non erano più quelli di una volta , e che io ero un tutt ' altro cristiano che il suo antico prete : forse più misterioso a lei di quello che lei potesse essere per me . Mi supponeva un grande potere , ed era contenta di questo , nella sua passività . Fredda , impassibile e animalesca , la strega contadina era una serva fedele . Così finì il primo periodo del mio soggiorno gaglianese , passato a Gagliano di Sopra , nella casa della vedova . Contento della nuova solitudine , stavo sdraiato sulla mia terrazza , e guardavo l ' ombra delle nuvole muoversi sulle crete lontane , come una nave sul mare . Udivo , dalle stanze di sotto , il rumore dei passi di Giulia e l ' abbaiare del cane . Questi due strani esseri , la strega e Barone , furono , da allora , i compagni abituali della mia vita . I grandi calori andavano passando , in quel settembre avanzato , e cedevano al primo fresco precursore dell ' autunno . I venti mutavano direzione , non portavano più l ' arsura bruciante dei deserti , ma un vago sentore marino ; e i tramonti allungavano per delle ore le loro strisce di rossi fuochi , sui monti di Calabria , nell ' aria piena dei voli delle cornacchie e dei pipistrelli . Sulla mia terrazza il cielo era immenso , pieno di nubi mutevoli : mi pareva di essere sul tetto del mondo , o sulla tolda di una nave , ancorata su un mare pietrificato . A monte , verso levante , le casupole di Gagliano di Sotto nascondevano agli sguardi il resto dei paese , che , costruito sulla cresta di un ' onda di terra , a saliscendi , non si riesce mai a vedere intero da nessuna parte : dietro i loro tetti giallastri spuntava la costa di un monte , al di sopra dei cimitero , e di là , prima del cielo , si sentiva il vuoto della valle . Sulla mia sinistra , a mezzogiorno , c ' era la stessa vista che dal palazzo : la distesa sconfinata delle argille , con le macchie chiare dei paesi , fino ai confini del mare invisibile . Alla mia destra , a mezzanotte , scendeva la frana sul burrone rinchiuso fra i monti , che mostravano la loro faccia spelacchiata e brulla : in fondo al burrone il sentiero , dove vedevo muoversi , non più grandi di formiche , i contadini che andavano e venivano dai campi . La Giulia si meravigliava che io sapessi distinguere , a una tale distanza , i gaglianesi dai forestieri , i contadini dai mercanti ambulanti : e , per quanto la mia vista fosse buona , non avrei davvero potuto farlo se non per divinazione o per magìa . Ma avevo notato il loro diverso modo di camminare : i contadini avanzavano rigidi , senza muovere le braccia . Ogni volta che io vedevo uno di quei puntini neri muoversi oscillando con un dondolìo e un ' aria quasi di danza , potevo esser certo che era uno di città : presto la tromba del banditore becchino avrebbe annunciato il suo arrivo e chiamate le donne all ' acquisto delle sue mercanzie . Dinanzi a me , verso occidente , dietro le larghe foglie verdi e grige del fico dell ' orto e i tetti delle ultime catapecchie digradanti in pendìo , sorgeva il Timbone della Madonna degli Angeli , un monticciuolo di terra tutto incavi e sporgenze , con poca erba rada qua e là nella parte meno dirupata , come un osso di morto , la testa di un femore gigantesco , che portasse ancora attaccati dei brandelli secchi di carne e di pelle . A sinistra del Timbone , per un tratto lunghissimo , fino laggiù in fondo , verso l ' Agri , dove il terreno si spianava in un luogo detto il Pantano , era un seguirsi digradante di monticelli , di buche , di coni di erosione rigati dall ' acqua , di grotte naturali , di piagge , fossi e collinette di argilla uniformemente bianca , come se la terra intera fosse morta , e ne fosse rimasto al sole il solo scheletro imbiancato e lavato dalle acque . Dietro questo ossame desolato era nascosto , su una piccola altura sul fiume malarico , Gaglianello , e più lontano si vedeva il greto dell ' Agri . Di là dall ' Agri , su una prima fila di colline grige , sorgeva bianco Sant ' Arcangelo , il paese di Giulia , e dietro , più azzurre , si levavano altre colline ed altre ancora , schierate più indietro , con dei paesi vaghi nella distanza , e più in là ancora i borghi degli albanesi , sulle prime pendici del Pollino , e dei monti di Calabria che chiudevano l ' orizzonte . Un po ' a sinistra e più in alto di Sant ' Arcangelo , appariva , a mezza costa di un ' altura , il biancore di una chiesa . Qui usavano convenire in pellegrinaggio le genti della valle : era un luogo di molta devozione , sede di una madonna miracolosa . In questa chiesa erano conservate le corna di un drago che infestava , nei tempi antichi , la regione . Tutti , a Gagliano , le avevano vedute . Io purtroppo non potei mai andarci , come avrei desiderato . Il drago , a quello che mi raccontarono , abitava in una grotta vicino al fiume , e divorava i contadini , riempiva le terre del suo fiato pestifero , rapiva le fanciulle , distruggeva i raccolti . Non si poteva più vivere , in quel tempo , a Sant ' Arcangelo . I contadini avevano cercato di difendersi , ma non potevano far nulla contro quella bestiale potenza mostruosa . Ridotti alla disperazione , costretti a disperdersi come animali su per i monti , pensarono infine di rivolgersi per soccorso al più potente signore dei luoghi , al principe Colonna di Stigliano . Il principe venne , tutto armato , sul suo cavallo , andò alla grotta del drago e lo sfidò a battaglia . Ma la forza del mostro , dalla bocca che lanciava fuoco e dalle enormi ali di pipistrello , era immensa , e la spada del principe pareva impotente di fronte a lui . A un certo momento , quel valoroso si sentì tremare il cuore , e stava quasi per darsi alla fuga o per cadere fra gli artigli del drago , quando gli apparve , vestita di azzurro , la Madonna , che gli disse con un sorriso : - Coraggio , principe Colonna ! - e rimase da una parte , appoggiata alla parete di terra della caverna , a guardare la lotta . A questa visione , a queste parole , l ' ardimento del principe si centuplicò , e tanto fece che il dragone cadde morto ai suoi piedi . Il principe gli tagliò la testa , ne staccò le corna , e fece edificare la chiesa perché vi fossero per sempre conservate . Passato il terrore , liberato il paese , i santarcangelesi tornarono alle loro case , e così fecero quelli di Noepoli e di Senise e degli altri paesi lì attorno , che , come loro , avevano dovuto fuggire pei monti . Bisognava ora compensare il principe per il servizio reso : in quei tempi antichi , i signori , per quanto cavallereschi e amanti di gloria , e protetti personalmente dalla Madonna , non usavano muoversi per nulla . Si radunarono perciò gli abitanti di tutti i paesi fatti sicuri dalla morte del drago , per deliberare . Quelli di Noepoli e di Senise proposero di dare al principe alcune loro terre in signoria feudale : ma quelli di Sant ' Arcangelo , che ancora oggi sono reputati avari e astuti , e che volevano salvare la terra , fecero una diversa proposta . - Il drago , - dissero , - abitava nel fiume , era una bestia dell ' acqua . Il principe si prenda dunque il fiume , diventi il signore della corrente - . Il loro consiglio prevalse : l ' Agri fu offerto al Colonna , e quello lo accettò . I contadini di Sant ' Arcangelo credevano di aver fatto un buon affare , e di aver ingannato il loro salvatore : ma avevano fatto male i loro conti . L ' acqua dell ' Agri serviva ad irrigare i campi , e da allora bisognò pagarla al principe e ai signori feudali suoi discendenti , per tutti i secoli . Così ebbe origine una servitù che si è conservata fino alla seconda metà del secolo scorso . Non so se esistano ancora oggi dei discendenti diretti di quell ' antico paladino , e se vantino ancora i loro diritti sull ' acqua . Un mio amico , il direttore d ' orchestra Colonna , che discende da un ramo collaterale dei principi di Stigliano e potrebbe portarne il titolo , non sapeva neppure , quando dopo molti anni gliene parlai , dove fosse Stigliano , il suo feudo , e tanto meno sapeva nulla del drago , gloria della sua famiglia . Ma i contadini , che hanno pagato l ' acqua per molti secoli , e che vanno ancora in pellegrinaggio a contemplare le corna del mostro , si ricordano del drago e della Madonna , e del principe . Che ci fossero , da queste parti , dei draghi , nei secoli medioevali ( i contadini e la Giulia , che me ne parlavano , dicevano : - In tempi lontani , più di cent ' anni fa , molto prima del tempo dei briganti - ) non fa meraviglia : né farebbe meraviglia se ricomparissero ancora , anche oggi , davanti all ' occhio atterrito del contadino . Tutto è realmente possibile , quaggiù , dove gli antichi iddii dei pastori , il caprone e l ' agnello rituale , ripercorrono , ogni giorno , le note strade , e non vi è alcun limite sicuro a quello che è umano verso il mondo misterioso degli animali e dei mostri . Ci sono a Gagliano molti esseri strani , che partecipano di una doppia natura . Una donna , una contadina di mezza età , maritata e con figli , e che non mostrava , a vederla , nulla di particolare , era figlia di una vacca . Così diceva tutto il paese , e lei stessa lo confermava . Tutti i vecchi ricordavano la sua madre vacca , che la seguiva dappertutto quando era bambina , e la chiamava muggendo , e la.leccava con la sua lingua ruvida . Questo non impediva che fosse esistita anche una madre donna , che ora era morta , come da molti anni era morta anche la madre vacca . Nessuno trovava , in questa doppia natura e in questa doppia nascita , nessuna contraddizione : e la contadina , che anch ' io conoscevo , viveva , placida e tranquilla come le sue madri , con la sua eredità animalesca . Alcuni assumono questa mescolanza di umano e di bestiale soltanto in particolari occasioni . I sonnambuli diventano lupi , licantropi , dove non si distingue più l ' uomo dalla belva . Ce n ' era qualcuno anche a Gagliano , e uscivano nelle notti d ' inverno , per trovarsi con i loro fratelli , i lupi veri . - Escono la notte , - mi raccontava la Giulia , - e sono ancora uomini , ma poi diventano lupi e si radunano tutti insieme , con i veri lupi , attorno alla fontana . Bisogna star molto attenti quando ritornano a casa . Quando battono all ' uscio la prima volta , la loro moglie non deve aprire . Se aprisse vedrebbe il marito ancora tutto lupo , e quello la divorerebbe , e fuggirebbe per sempre nel bosco . Quando battono per la seconda volta , ancora la donna non deve aprire : lo vedrebbe con il corpo fatto già di uomo , ma con la testa di lupo . Soltanto quando battono all ' uscio per la terza volta , si aprirà : perché allora si sono del tutto trasformati , ed è scomparso il lupo e riapparso l ' uomo di prima . Non bisogna mai aprire la porta prima che abbiano battuto tre volte . Bisogna aspettare che si siano mutati , che abbiano perso anche lo sguardo feroce del lupo , e anche la memoria di essere stati bestie . Poi , quelli non si ricordano più di nulla . La doppia natura è talvolta spaventosa e orrenda , come per i licantropi ; ma porta con sé , sempre , una attrattiva oscura , e genera il rispetto , come a qualcosa che partecipa della divinità . Qualcosa di questo genere era riconosciuta da tutti , in paese , per il mio cane , che non era riguardato come un cane normale , ma come un essere straordinario , diverso da tutti gli altri cani , e degno di essere particolarmente onorato . Anch ' io , del resto , ho sempre pensato che in lui ci fosse un elemento infantilmente angelico o demoniaco , e che i contadini non avessero torto nel trovargli quella ambiguità che obbliga all ' adorazione . Già , la sua origine era misteriosa . Questo cane era stato trovato in treno , sulla linea che da Napoli va a Taranto , con un cartellino appeso al collare che diceva : " Il mio nome è Barone . Chi mi trova abbia cura di me " . Non si seppe dunque mai di dove venisse : forse dalla grande città , poteva essere il figlio di un re . Lo presero i ferrovieri , e lo tennero qualche tempo alla stazione di Tricarico ; quelli di Tricarico lo regalarono ai ferrovieri della stazione di Grassano . Il podestà di Grassano lo vide , se lo fece dare dai ferrovieri , e lo tenne nella sua casa con i suoi bambini , ma poiché faceva troppo chiasso , ne fece dono a suo fratello , segretario del sindacato dei contadini di Grassano , che lo portava sempre con sé , nei suoi giri per la campagna . Tutti conoscevano Barone , e tutti , a Grassano , lo consideravano un essere straordinario . Un giorno , nei tempi in cui vivevo solo laggiù , mi avvenne di dire per caso a dei miei amici contadini e artigiani che non mi sarebbe dispiaciuto avere un cane , per la compagnia . La mattina dopo mi portarono subito un cucciolo , uno dei soliti cani gialli da caccia . Lo tenni qualche tempo , ma non mi piaceva : non mi riusciva di allevarlo , sporcava dappertutto , e non mi pareva intelligente : perciò lo restituii a quelli che me l ' avevano regalato , e non pensai più a cani . Ma quando arrivò improvvisamente l ' ordine di partire per Gagliano , e quella buona gente che mi si era affezionata ne fu spiacentissima , come di una disgrazia che li avesse ingiustamente colpiti , i contadini vollero lasciarmi un regalo , che mi seguisse e mi rammentasse che a Grassano c ' erano dei buoni cristiani che mi volevano bene . Si ricordarono di quel mio vecchio desiderio , che io mi ero ormai dimenticato , e decisero di regalarmi un cane . Ma nessun altro cane era degno di me , se non il famoso Barone ; e Barone doveva essere mio . Tanto dissero e tanto fecero , che riuscirono a farselo dare dal suo padrone , lo pulirono , lo lavarono , gli cercarono un bel collare , una museruola , e un guinzaglio . Antonino Roselli , il giovane barbiere e flautista , che sognava di seguirmi in capo al mondo come mio segretario , lo tosò da leoncino , lasciandogli il lungo pelo sul davanti , e rasandolo sul dietro , con un grosso ciuffo in cima alla coda ; e ingentilito , bianco , profumato e travestito , Barone , il selvaggio Barone , mi fu offerto in dono , a ricordo eterno della buona città di Grassano , il giorno prima della mia partenza . Così truccato e abbellito , io stesso non capivo che cane fosse : mi pareva uno strano miscuglio di cane barbone e di cane da pastore . In verità era forse un cane da pastore , ma di una razza o incrocio non comune : non ne ho mai incontrati altri identici . Era di media grandezza , tutto bianco , con una macchia nera sulla punta delle orecchie , che aveva lunghissime e pendenti ai lati . del viso . Questo era molto bello , come quello di un drago cinese , spaventoso nei momenti di furore , o quando mostrava i denti , ma con due occhi rotondi e umani , color nocciola , coi quali mi seguiva senza voltare il capo , pieno volta a volta di dolcezza , di libertà e di una certa infantile misteriosa arguzia . Il pelo era lungo quasi fino a terra , ricciuto , morbido e lucente come la seta : la coda , che egli portava arcuata e svolazzante come un pennacchio di guerriero orientale , era grossa come quella di una volpe . Era un essere allegro , libero e selvaggio : si affezionava , ma senza servilità ; ubbidiva , ma conservava la sua indipendenza ; una specie di folletto o di spiritello familiare , bonario , ma , in fondo , irraggiungibile . Più che camminare , saltava , a grandi balzi , con un ondeggiare delle orecchie e del pelo ; inseguiva le farfalle e gli uccelli , spaventava le capre , lottava con i cani e coi gatti , correva da solo pei campi guardando le nuvole , sempre pronto , scattante , in un continuo gioco aereo , come seguisse il filo ondulante di un innocente pensiero inumano , l ' elastico incarnarsi di un bizzarro spirito dei boschi . Fin dal nostro primo arrivo a Gagliano , l ' attenzione di tutti si posò su questo mio strano compagno : e i contadini , che vivono immersi nell ' incanto animalesco , si accorsero subito della sua natura misteriosa . Non avevano mai visto una bestia simile : in paese ci sono soltanto i segugi bastardi , buoni cacciatori talvolta , ma miseri , umiliati , plebei ; e solo di rado passa , dietro i greggi ed i pastori , qualche maremmano feroce , col collare irto di punte di ferro , contro il morso dei lupi . E poi , il mio cane si chiamava Barone . In questi paesi , i nomi significano qualcosa : c ' è in loro un potere magico : una parola non è mai una convenzione o un fiato di vento , ma una realtà , una cosa che agisce . Egli era dunque , davvero , un barone ; un signore , un essere potente , che bisognava rispettare . Se , fin dal primo giorno , io fui guardato dai popolani con simpatia e quasi con ammirazione , lo dovetti certo un poco anche al mio cane . Quando egli passava , pazzamente saltando e abbaiando nella sua folle libertà naturale , i contadini se lo additavano , e i ragazzi gridavano : - Guarda , guarda ! Mezzo barone e mezzo leone ! - Barone per loro era un animale araldico , il leone rampante sullo scudo di un signore . E tuttavia era soltanto un cane , un frusco come tutti gli altri : ma questa sua doppia natura era meravigliosa . Anch ' io lo amavo per la sua semplice molteplicità . Ora egli è morto , come mio padre a cui l ' avevo regalato , ed è sepolto sotto un mandorlo in faccia al mare di Liguria , in quella mia terra dove io non posso mettere il piede , poiché pare che i potenti , nel loro terrore del sacro , abbiano scoperto che anche in me è una doppia natura , e che , anch ' io , sono mezzo barone e mezzo leone . Tutto , per i contadini , ha un doppio senso . La donna ­ vacca , l ' uomo ­ lupo , il Barone ­ leone , la capra ­ diavolo non sono che immagini particolarmente fissate e rilevanti : ma ogni persona , ogni albero , ogni animale , ogni oggetto , ogni parola partecipa di questa ambiguità . La ragione soltanto ha un senso univoco , e , come lei , la religione e la storia . Ma il senso dell ' esistenza , come quello dell ' arte e del linguaggio e dell ' amore , è molteplice , all ' infinito . Nel mondo dei contadini non c ' è posto per la ragione , per la religione e per la storia . Non c ' è posto per la religione , appunto perché tutto partecipa della divinità , perché tutto è , realmente e non simbolicamente , divino , il cielo come gli animali , Cristo come la capra . Tutto è magìa naturale . Anche le cerimonie della chiesa diventano dei riti pagani , celebratori della indifferenziata esistenza delle cose , degli infiniti terrestri dèi del villaggio . Eravamo alla metà di settembre , la domenica della Madonna . Fin dal mattino le strade erano piene di contadini vestiti di nero , c ' erano dei forestieri , i musicanti di Stigliano e gli artificieri di Sant ' Arcangelo , venuti a disporre le bombe e i mortaretti . Il cielo era chiaro e leggero , e ogni tanto giungeva , per l ' aria , con il suono funebre delle campane , lo sparo di qualche fucilata . I contadini , con i loro schioppi lucidi , inauguravano la festa . Il pomeriggio , dopo le ore del caldo , cominciò la processione . Uscì dalla chiesa , e percorse tutto il paese . Risalì dapprima fino al cimitero , poi ridiscese alla piazza , alla piazzetta , giù fino a Gagliano di Sotto e alla crollata Madonna degli Angeli , per tornare poi , per la stessa strada , al punto di partenza , e rientrare in chiesa . Davanti camminavano dei giovanotti con delle pertiche , su cui , a guisa di stendardi , erano attaccati dei panni , dei lenzuoli bianchi , e li agitavano e sventolavano ; e i suonatori della banda di Stigliano con le trombe lucenti e fragorose . Poi , su un baldacchino retto da due lunghe stanghe , portato a turno da una dozzina di uomini , veniva la Madonna . Era una povera Madonna di cartapesta dipinta , una copia modesta della celebre e potentissima Madonna di Viggiano , e aveva , come quella , il viso nero : era tutta coperta di abiti di gala , di collane e di braccialetti . Dietro la Madonna camminava don Trajella , con una stola bianca sulla vecchia sottana bisunta , e il suo solito aspetto stanco , smunto e annoiato ; poi il podestà e il brigadiere , e poi i signori , e poi le donne , tutte insieme , con un grande ondeggiare di veli bianchi , i ragazzi e i contadini . Si era levato un gran vento fresco , che alzava nuvole di polvere , e faceva volare le sottane , i veli e le bandiere : forse sarebbe venuta la pioggia , in tanti mesi di arsura invano invocata e desiderata . Al passaggio della processione , scoppiava con fragore una doppia fila di mortaretti , disposti lungo tutta la strada . Le micce si accendevano , le strisce di polvere prendevano fuoco , le bombe detonavano , i contadini si affacciavano sulle soglie con i fucili , e sparavano in aria . Il crepitio , il frastuono erano continui , interrotti soltanto dal rumore improvviso di qualche carica più grossa , che rimbombava e svegliava gli echi dei burroni . In questo chiasso di battaglia non si vedeva , negli occhi delle persone , felicità o estasi religiosa , ma una specie di follia , una pagana smoderatezza , e come uno stordimento a cui si lasciavano andare . Tutti erano eccitati . Gli animali correvano spaventati , le capre saltavano , gli asini ragliavano , i cani abbaiavano , i ragazzi urlavano , le donne cantavano . Sugli usci di tutte le case i contadini aspettavano la processione con in mano un cesto di grano , e al suo passaggio ne buttavano piene manciate sulla Madonna , perché si ricordasse dei raccolti e portasse la buona fortuna . I chicchi volavano per l ' aria , cadevano sulle pietre del selciato e rimbalzavano con un rumore leggero , come di grandine . La Madonna dal viso nero , tra il grano e gli animali , gli spari e le trombe , non era la pietosa Madre di Dio , ma una divinità sotterranea , nera delle ombre del grembo della terra una Persefone contadina , una dea infernale delle messi . Davanti alla porta di alcune case , qua e là dove la strada si allargava , erano preparati dei tavoli coperti da una tovaglia bianca , come dei piccoli rustici altari . La processione faceva sosta qui davanti , don Trajella biascicava qualche benedizione , e i contadini e le donne correvano a portare le offerte . Attaccavano agli abiti della Madonna delle monete , dei biglietti da cinque e da dieci lire , e perfino dei dollari , avanzo geloso delle fatiche americane . Ma i più le appendevano al collo grandi collane di fichi secchi , o posavano ai suoi piedi frutta e uova , e correvano con altre offerte quando già la processione si era rimessa in cammino , e si univano alla folla e allo strepito delle trombe , degli spari e delle grida . Più la processione avanzava , più si faceva numerosa e tumultuante , finché , ripercorso tutto il paese , non rientrò nella chiesa . Cadeva qualche grossa goccia di pioggia , ma presto il vento spazzò le nubi , il temporale si allontanò e tornò il sereno , con le prime stelle della sera . Così non si sarebbe sciupato lo spettacolo dei fuochi . Tutti mangiarono un boccone in fretta : appena buio tutto il paese si riversò ai bordi del burrone , di dove , qualche metro più in basso , dovevano partire le bombe . Fu allora che vidi dei gruppi di giovanotti salire sul tetto del monumento della piazzetta , per meglio godere , di là , lo spettacolo . In onore della Madonna anche noi confinati potevamo restare un ' ora di più fuori di casa . Era la grande giornata , la festa dei raccolti , la sera del fuoco . Si erano spese tremila lire per i fuochi artificiali , e questa era un ' annata cattiva : altre volte si era arrivati anche alle cinque e alle seimila : i paesi più grandi consumano , nel giorni dei loro santi , cifre anche molto più grosse . Tremila lire , per Gagliano , sono una somma enorme , il risparmio totale di mezza annata , ma per i fuochi si buttano volentieri , e nessuno le rimpiange . Si erano consultati , a gara , gli artificieri più noti della provincia : se si avesse avuto più denaro si sarebbero scelti quelli di Montemurro o quelli di Ferrandina , ma ci si era dovuti accontentare dei santarcangelesi , che , del resto , erano buonissimi . Ed ecco , fra gli applausi , le grida di spavento e di ammirazione delle donne e dei bambini , la prima candela romana saliva diritta verso il cielo pieno di stelle e poi un ' altra , e un ' altra ancora , e poi le girandole , i bengala , le bombe , le grandi piogge d ' oro : uno spettacolo meraviglioso . Erano le dieci , e dovevo rientrare . Dalla mia terrazza , con Barone che guardava eccitato in aria e abbaiava agli spari , rimasi ancora a lungo a contemplare le luci che salivano e ricadevano sfriggendo sull ' argilla del Timbone , e ad ascoltare il rimbombo degli scoppi . Poi ci fu il lancio accelerato di venti fuochi , e il gran colpo finale ; e udii a poco a poco la gente disperdersi , i passi sulle pietre , lo sbattere degli usci . Il giorno della festa contadina era finito , con la sua agitazione frenetica e infocata ; gli animali dormivano , e sul paese buio era tornato il silenzio e l ' oscurità vuota del cielo . La pioggia non venne neppure nei giorni seguenti , malgrado la processione , le invocazioni di don Trajella e le speranze dei contadini . La terra era troppo dura per lavorarla , le olive cominciavano a risecchire sugli Oberi assetati ; ma la Madonna dal viso nero rimase impassibile , lontana dalla pietà , sorda alle preghiere , indifferente natura . Eppure gli omaggi non le mancano : ma sono assai più simili all ' omaggio dovuto alla Potenza , che a quello offerto alla Carità . Questa Madonna nera è come la terra ; può far tutto , distruggere e fiorire ; ma non conosce nessuno , e svolge le sue stagioni secondo una sua volontà incomprensibile . La Madonna nera non è , per i contadini , né buona né cattiva ; è molto di più . Essa secca i raccolti e lascia morire , ma anche nutre e protegge ; e bisogna adorarla . In tutte le case , a capo del letto , attaccata al muro con quattro chiodi , la Madonna di Viggiano assiste , con i grandi occhi senza sguardo nel viso nero , a tutti gli atti della vita . Le case dei contadini sono tutte uguali , fatte di una sola stanza che serve da cucina , da camera da letto e quasi sempre anche da stalla per le bestie piccole , quando non c ' è per quest ' uso , vicino alla casa , un casotto che si chiama in dialetto , con parola greca , il catoico . Da una parte c ' è il camino , su cui si fa da mangiare con pochi stecchi portati ogni giorno dai campi : i muri e il soffitto sono scuri pel fumo . La luce viene dalla porta . La stanza è quasi interamente riempita dall ' enorme letto , assai più grande di un comune letto matrimoniale : nel letto deve dormire tutta la famiglia , il padre , la madre , e tutti i figliuoli . I bimbi più piccini , finché prendono il latte , cioè fino ai tre o quattro anni , sono invece tenuti in piccole culle o cestelli di vimini , appesi al soffitto con delle corde , e penzolanti poco più in alto del letto . La madre per allattarli non deve scendere , ma sporge il braccio e se li porta al seno ; poi li rimette nella culla , che con un solo colpo della mano fa dondolare a lungo come un pendolo , finché essi abbiano cessato di piangere . Sotto il letto stanno gli animali : lo spazio è così diviso in tre strati : per terra le bestie , sul letto gli uomini , e nell ' aria i lattanti . Io mi curvavo sul letto , quando dovevo ascoltare un malato , o fare una iniezione a una donna che batteva i denti per la febbre e fumava per la malaria ; col capo toccavo le culle appese , e tra le gambe mi passavano improvvisi i maiali o le galline spaventate . Ma quello che ogni volta mi colpiva ( ed ero stato ormai nella maggior parte delle case ) erano gli sguardi fissi su di me , dal muro sopra il letto , dei due inseparabili numi tutelari . Da un lato c ' era la faccia negra ed aggrondata e gli occhi larghi e disumani della Madonna di Viggiano : dall ' altra , a riscontro , gli occhietti vispi dietro gli occhiali lucidi e la gran chiostra dei denti aperti nella risata cordiale del Presidente Roosevelt , in una stampa colorata . Non ho mai visto , in nessuna casa , altre immagini : né il Re , né il Duce , né tanto meno Garibaldi , o qualche altro grand ' uomo nostrano , e neppure nessuno dei santi , che pure avrebbero avuto qualche buona ragione per esserci : ma Roosevelt e la Madonna di Viggiano non mancavano mai . A vederli , uno di fronte all ' altra , in quelle stampe popolari , parevano le due facce del potere che si è spartito l ' universo : ma le parti erano giustamente invertite : la Madonna era , qui , la feroce , spietata , oscura dea arcaica della terra , la signora saturniana di questo mondo : il Presidente , una specie di Zeus , di Dio benevolo e sorridente , il padrone dell ' altro mondo . A volte , una terza immagine formava , con quelle due , una sorta di trinità : un dollaro di carta , l ' ultimo di quelli portati di laggiù , o arrivato in una lettera del marito o di un parente , stava attaccato al muro con una puntina sotto alla Madonna o al Presidente o tra l ' uno e l ' altro , come uno Spirito Santo , o un ambasciatore del cielo nel regno dei morti . Per la gente di Lucania , Roma non è nulla : è la capitale dei signori , il centro di uno Stato straniero e malefico . Napoli potrebbe essere la loro capitale , e lo è davvero , la capitale della miseria , nei visi pallidi , negli occhi febbrili dei suoi abitatori , nei " bassi " dalla porta aperta pel caldo , l ' estate , con le donne discinte che dormono a un tavolo , nei gradoni di Toledo ; ma a Napoli non ci sta più , da gran tempo , nessun re ; e ci si passa soltanto per imbarcarsi . Il Regno è finito : il regno di queste genti senza speranza non è di questa terra . L ' altro mondo è l ' America . Anche l ' America ha , per i contadini , una doppia natura . È una terra dove si va a lavorare , dove si suda e si fatica , dove il poco denaro è risparmiato con mille stenti e privazioni , dove qualche volta si muore , e nessuno più ci ricorda ; ma nello stesso tempo , e senza contraddizione , è il paradiso , la terra promessa del Regno . Non Roma o Napoli , ma New York sarebbe la vera capitale dei contadini di Lucania , se mai questi uomini senza Stato potessero averne una . E lo è , nel solo modo possibile per loro , in un modo mitologico . Per la sua doppia natura , come luogo di lavoro essa è indifferente : ci si vive come si vivrebbe altrove , come bestie legate a un carro , e non importa in che strade lo si debba tirare ; come paradiso , Gerusalemme celeste , oh ! allora , quella non si può toccare , si può soltanto contemplarla , di là dal mare , senza mescolarvisi . I contadini vanno in America , e rimangono quello che sono : molti vi si fermano , e i loro figli diventano americani : ma gli altri , quelli che ritornano , dopo vent ' anni , sono identici a quando erano partiti . In tre mesi le poche parole d ' inglese sono dimenticate , le poche superficiali abitudini abbandonate , il contadino è quello di prima , come una pietra su cui sia passata per molto tempo l ' acqua di un fiume in piena , e che il primo sole in pochi minuti riasciuga . In America , essi vivono a parte , fra di loro : non partecipano alla vita americana , continuano per anni a mangiare pan solo , come a Gagliano , e risparmiano i pochi dollari : sono vicini al paradiso , ma non pensano neppure ad entrarci . Poi , tornano un giorno in Italia , col proposito di restarci poco , di riposarsi e salutare i compari e i parenti : ma ecco , qualcuno offre loro una piccola terra da comperare , e trovano una ragazza che conoscevano bambina e la sposano , e così passano i sei mesi dopo i quali scade il loro permesso di ritorno laggiù , e devono rimanere in patria . La terra comperata è carissima , hanno dovuto pagarla con tutti i risparmi di tanti anni di lavoro americano , e non è che argilla e sassi , e bisogna pagare le tasse , e il raccolto non vale le spese , e nascono i figli , e la moglie è malata , e in pochissimo tempo è tornata la miseria , la stessa eterna miseria di quando , tanti anni prima , erano partiti . E con la miseria torna la rassegnazione , la pazienza , e tutti i vecchi usi contadini : in breve questi americani non si distinguono più in nulla da tutti gli altri contadini , se non per una maggiore amarezza , il rimpianto , che talvolta affiora , d ' un bene perduto . Gagliano è piena di questi emigranti ritornati : il giorno del ritorno è considerato da loro tutti un giorno di disgrazia . Il 1929 fu l ' anno della sventura , e ne parlano tutti come d ' un cataclisma . Era l ' anno della crisi americana , il dollaro cadeva , le banche fallivano : ma questo , in generale , non colpiva i nostri emigrati , che avevano l ' abitudine di mettere i loro risparmi in banche italiane , e di cambiarli subito in lire . Ma a New York c ' era il Panico , e c ' erano i propagandisti del nostro governo , che , chissà perché , andavano dicendo che in Italia c ' era lavoro per tutti e ricchezza e sicurezza , e che dovevano tornare . Così moltissimi , in quell ' anno di lutto , si lasciarono convincere , abbandonarono il lavoro , presero il piroscafo , tornarono al paese , e vi restarono invischiati come mosche in una ragnatela . Eccoli di nuovo contadini , con l ' asino e la capra , eccoli partire ogni mattina per i lontani bordi di malaria . Altri conservano invece il mestiere che facevano in America ; ma qui , al paese , non c ' è lavoro , e si fa la fame . - Maledetto il 1929 , e chi mi ha fatto tornare ! - mi diceva Giovanni Pizzilli , il sarto , mentre mi prendeva le misure in pollici , con complicati e originali e moderni sistemi americani per l ' abbassamento della spalla , e non so che altro , per un vestito alla cacciatora . Era un artigiano intelligente , abilissimo nel suo mestiere , come se ne trovano pochi nelle più celebrate sartorie di città , e mi fece , per cinquanta lire di fattura , il più bell ' abito di velluto che io abbia mai portato . In America guadagnava bene , ora era in miseria , aveva già quattro o cinque figli , non sperava più di risollevarsi , e sul suo viso ancor giovane era scomparsa ogni traccia di energia e di fiducia , per lasciarvi una continua , disperata espressione di angoscia . - Laggiù avevo un salone , e quattro lavoranti . Nel '29 sono venuto per sei mesi , ma ho preso moglie e non sono più partito : e ora son ridotto a questa botteguccia e a combattere con la miseria , - mi diceva il barbiere , un uomo coi capelli già grigi sulle tempie , con l ' aria seria e triste . A Gagliano c ' erano tre botteghe di barbiere , e questa dell ' americano , in alto , vicino alla chiesa , sotto alla casa della vedova , era la sola che fosse sempre aperta , quella dove si rasavano i signori . Quella di Gagliano di Sotto , tenuta dall ' albino , l ' amante di Giulia , serviva i contadini poveri , ed era quasi sempre chiusa : l ' albino aveva anche da coltivare la terra , e adoperava il rasoio la mattina dei giorni di festa , e soltanto di quando in quando , durante la settimana . A metà del paese , verso la piazza , c ' era la terza bottega , e anche questa era sempre chiusa , perché il suo padrone era in giro in continue faccende . In questa bottega la gente entrava con aria misteriosa , e chiedeva del padrone a bassa voce . Era un biondo , col viso astuto di una volpe , agile nei movimenti , con gli occhietti brillanti , intelligente , attivo e sempre in moto . Era stato , da militare , caporale di sanità , durante la grande guerra , e aveva imparato così a fare il medico . Il suo mestiere ufficiale era il barbiere , ma le barbe e i capelli dei cristiani erano l ' ultima delle sue occupazioni . Oltre a tosare le capre , a curare le bestie , e dar la purga agli asini , a visitare i maiali , la sua specialità era quella di cavare i denti . Per due lire " tirava una mola " senza troppo dolore né inconvenienti . Era una vera fortuna che ci fosse lui in paese : perché io non avevo la minima idea dell ' arte del dentista , e i due medici ne sapevano ancor meno di me . Il barbiere faceva le iniezioni , anche quelle endovenose , che i due medici non sapevano neppure che cosa fossero : sapeva mettere a posto le articolazioni lussate , ridurre una frattura , cavar sangue , tagliare un ascesso : e per di più conosceva le erbe , gli empiastri e le pomate : insomma , questo figaro sapeva far tutto , e si rendeva prezioso . I due dottori lo odiavano , anche perché egli non nascondeva , all ' occasione , il suo giudizio sulla loro ignoranza , ed era amato dai contadini ; ogni volta che passavano davanti alla sua bottega lo minacciavano di denunciarlo per esercizio abusivo della professione medica . Siccome non si limitavano alle minacce , ma ogni tanto partiva realmente qualche lettera anonima , e lo facevano chiamare dal brigadiere per una diffida , il barbiere doveva usare mille astuzie , nascondere il suo lavoro sotto pretesti , e non lasciarsi vedere . Dapprincipio diffidava anche di me , ma poi si accorse che io non l ' avrei tradito , e mi divenne amico . Aveva davvero una certa abilità , e io lo chiamavo perché mi aiutasse nei piccoli interventi chirurgici , o lo incaricavo di andare a fare le iniezioni . Che cosa importava se non era autorizzato ? Le faceva benissimo : ma doveva agire di nascosto , perché l ' Italia è il paese dei diplomi , delle lauree , della cultura ridotta soltanto al procacciamento e alla spasmodica difesa dell ' impiego . Molti contadini camminano ancora , a Gagliano , che sarebbero rimasti zoppi , ad opera della scienza ufficiale , per tutta la vita , grazie a questo figaro ­ contrabbandiere dall ' aspetto furtivo , mezzo stregone e mezzo medicone , in guerra con l ' autorità e coi carabinieri , col piede lesto e l ' anima scaltra . La bottega dell ' americano , del parrucchiere dei signori , era l ' unica delle tre che sembrasse una vera bottega di barbiere . C ' era uno specchio tutto appannato dalle cacche di mosca , c ' era qualche seggiola di paglia , e al muro erano attaccati ritagli di giornali americani , con fotografie di Roosevelt , di uomini politici , di attrici , e réclames di cosmetici . Era l ' unico resto dello splendido salone in non so più quale strada di New York : il barbiere , ripensandoci , si rattristava e si faceva cupo . Che cosa gli rimaneva della bella vita di laggiù , dove era un signore ? Una casetta in cima al paese , con la porta pretensiosamente scolpita e qualche vaso di geranio sul balcone , la moglie malaticcia , e la miseria . - Non fossi mai tornato ! - Questi americani del 1929 si riconoscono tutti all ' aria delusa di cani frustati , e ai denti d ' oro . I denti d ' oro brillavano anacronistici e lussuosi nella larga bocca contadina di Faccialorda , un uomo grosso , robusto , dall ' aspetto testardo ed astuto . Faccialorda , chiamato da tutti con questo soprannome forse per il colore della sua pelle , era invece un vincitore nella lotta dell ' emigrazione , e viveva nella sua gloria . Era tornato dall ' America con un bel gruzzolo , e anche se l ' aveva già in gran parte perduto per comprarsi una terra sterile , ci poteva ancora modestamente campare : ma il vero valore di quel denaro consisteva nel non essere stato guadagnato col lavoro , ma con l ' abilità . Faccialorda , la sera , tornato dai campi , sull ' uscio di casa sua , o passeggiando per la piazza , amava raccontarmi la sua grande avventura americana , felice per sempre della sua vittoria . Era un contadino , in America faceva il muratore . - Un giorno mi dànno da svuotare un tubo di ferro , di quelli che servono per le mine , che era pieno di terra . Io ci batto su con una punta ; invece di terra , c ' era la polvere , e il tubo mi scoppia in mano . Mi sono un po ' sgraffiato qui sul braccio , ma sono rimasto sordo . Si era rotto il timpano . Là in America ci sono le assicurazioni , dovevano pagarmi . Mi fanno una visita , mi dicono di tornare dopo tre mesi . Dopo tre mesi io ci sentivo di nuovo bene , ma avevo avuto l ' infortunio , dovevano pagarmi , se c ' è la giustizia . Tremila dollari dovevano darmi . Io facevo il sordo : parlavano , sparavano , non sentivo nulla . Mi facevano chiudere gli occhi : io mi dondolavo e mi lasciavo cadere per terra . Quei professori dicevano che non avevo niente , e non volevano darmi l ' indennità . Mi fecero un ' altra visita , e poi tante altre . Io non sentivo mai nulla , e cadevo per terra : dovevano pur darmi il mio denaro ! Siamo andati avanti due anni , che non lavoravo , i professori dicevano di no , io dicevo che non potevo far nulla , che ero rovinato . Poi i professori , i primi professori dell ' America si sono convinti , e dopo due anni mi hanno dato i miei tremila dollari . Mi vengono per giustizia . Sono subito tornato a Gagliano , e sto benissimo - . Faccialorda era fiero di aver combattuto da solo contro tutta la scienza , contro tutta l ' America , e di aver vinto , lui , piccolo cafone di Gagliano , i professori americani , armato soltanto di ostinazione e di pazienza . Era , del resto , convinto che la giustizia fosse dalla sua parte , che la sua simulazione fosse un atto legittimo . Se qualcuno gli avesse detto che egli aveva truffato i tremila dollari , si sarebbe sinceramente stupito . Io mi guardavo bene dal dirglielo , perché in fondo non gli davo torto ; ed egli mi ripeteva con orgoglio la sua avventura , e si sentiva , nel suo cuore , un poco un eroe della povera gente , premiato da Dio nella sua difesa contro le forze nemiche dello Stato . Mi venivano in mente , quando Faccialorda mi raccontava la sua storia , altri italiani incontrati in giro per il mondo , fieri di essersi battuti contro le potenze organizzate della vita civile , e di aver salvato la propria persona contro la volontà assurda dello Stato . Ricordavo fra gli altri un vecchio , incontrato in Inghilterra , a Stratford sull ' Avon , il paese di Shakespeare , con un carrettino di gelati tirato da un poney infiocchettato e scampanellante . Si chiamava Saracino ( sul carretto era scritto Saracine , all ' inglese ) , era di Frosinone , portava ancora gli asinelli alle orecchie , e parlava male un italiano romanesco . Appena si accorse che ero un italiano mi raccontò subito che egli era fuggito dall ' Italia cinquant ' anni prima per non fare il soldato , per non servire il Re d ' Italia , e che in Italia non era più tornato . Con i gelati aveva fatto fortuna : tutti i carretti della provincia erano suoi . I suoi figli avevano studiato , uno era avvocato , l ' altro medico : ma quando venne la guerra , nel '14 , egli li mandò in Italia perché non servissero il Re d ' Inghilterra , e , quando poi , l ' anno dopo , anche il Re d ' Italia avrebbe potuto prenderli : - Non abbia paura , ci siamo arrangiati , ma il Re non l ' abbiamo servito - . Anche pel vecchio Saracino , come per Faccialorda , questa non era un ' azione vergognosa , ma la gloria della sua vita . Me la raccontò , felice , frustò il cavallino e partì . Faccialorda aveva vinto , ma anche lui era tornato , e tra poco , malgrado i denti d ' oro , non lo si sarebbe più distinto dagli altri contadini . A lui il racconto della sua avventura dava ancora un ricordo preciso , per quanto limitato e particolare , dell ' America : ma gli altri in breve la dimenticavano : tornava ad essere per loro quello che era stata prima della partenza , e anche , forse , mentre erano laggiù : il paradiso americano . Qualcuno , più pratico e più americanizzato , forse come quelli che restano laggiù , ne ho visto a Grassano : ma questi non erano contadini , e badavano con ogni cura a non lasciarsi riprendere dalla vita paesana . Uno , a Grassano , stava seduto su una sedia , ogni giorno , sull ' uscio di casa , sulla piazza , a veder passare la gente . Era un uomo di mezza età , alto , magro , vigoroso , con un viso di falchetto , il naso aquilino , la pelle scura . Era vestito sempre di nero , e in testa portava un panama a larghe tese . D ' oro non aveva soltanto i denti , ma la spilla della cravatta , i bottoni dei polsini , la catena dell ' orologio , i ciondoli , i corni portafortuna , gli anelli , il portasigarette . In America aveva fatto fortuna , faceva il sensale e il commerciante ; forse , sospetto , un poco il negriero dei contadini poveri ; era abituato a comandare , e guardava ormai con distacco e disprezzo i suoi compaesani . Tuttavia tornava al paese , dove aveva una casa , una volta ogni tre o quattro anni , e si compiaceva di fare sfoggio dei suoi dollari , del suo barbaro inglese e del suo più barbaro italiano . Ma stava attento a non lasciarsi invischiare . - Qui potrei restarci , - mi diceva , - denaro ne ho abbastanza . Mi potrebbero fare podestà : ci sarebbe da lavorare , in paese , da rifar tutto , all ' americana . Ma sarebbe un fallimento , e si perderebbe tutto . I miei affari mi aspettano - . Consultava ogni giorno il giornale , e ascoltava la radio , e quando si fu convinto che tra poco sarebbe scoppiata la guerra d ' Africa , fece le sue valige , s ' imbarcò sul primo piroscafo , per non rischiare di rimaner bloccato in Italia , e fuggì . Dopo il '29 , l ' anno della disgrazia , ben pochi sono tornati da New York , e ben pochi ci sono andati . I paesi di Lucania , mezzi di qua e mezzi di là dal mare , sono rimasti spezzati in due . Le famiglie si sono separate , le donne sono rimaste sole : per quelli di qui , l ' America si è allontanata , e con lei ogni possibile salvezza . Soltanto la posta porta continuamente qualcosa che viene di laggiù , che i compaesani fortunati mandano a regalare ai loro parenti . Don Cosimino aveva un gran da fare con questi pacchi : arrivavano forbici , coltelli , rasoi , strumenti agricoli , falcetti , martelli , tenaglie , tutte le piccole macchine della vita comune . La vita di Gagliano , per quello che riguarda i ferri dei mestieri , è tutta americana , come lo è per le misure : si parla , dai contadini , di pollici e di libbre piuttosto che di centimetri o di chilogrammi . Le donne , che filano la lana su vecchi fusi , tagliano il filo con splendidi forbicioni di Pittsburg : i rasoi del barbiere sono i più perfezionati ch ' io abbia mai visto in Italia , e l ' acciaio azzurro delle scuri che i contadini portano sempre con sé , è acciaio americano . Essi non sentono alcuna prevenzione contro questi strumenti moderni , né alcuna contraddizione fra di essi e i loro antichi costumi . Prendono volentieri quello che arriva da New York , come prenderebbero volentieri quello che arrivasse da Roma . Ma da Roma non arriva nulla . Non era mai arrivato nulla , se non l ' " U . E . " , e i discorsi della radio . Di discorsi , in quei giorni , se ne sentivano molti , e don Luigino si affaccendava a convocare le sue adunate . Era ormai ottobre , le nostre truppe passavano il Mareb , la guerra d ' Abissinia era cominciata . Popolo italiano , in piedi ! e l ' America si allontanava sempre più , nelle nebbie dell ' Atlantico , come un ' isola nel cielo , chissà per quanto tempo , forse per sempre . Questa guerra non interessava i contadini . La radio tuonava , don Luigino adoperava tutte le ore di scuola che non passava a fumare sulla terrazza , concionando ad altissima voce ( lo si sentiva dappertutto ) ai ragazzi , e facendogli cantare " Faccetta nera , bella abissina " , e raccontava a tutti , in piazza , che Marconi aveva scoperto dei raggi segreti , e che la flotta inglese sarebbe presto saltata tutta per aria . Dicevano anche , lui e l ' altro maggiore maestro di scuola , il suo collega della radio , che quella guerra era fatta proprio per loro , per i contadini di Gagliano , che avrebbero avuto finalmente chissà quanta terra da coltivare , e una terra buona , che a seminarla la roba ci cresce da sola . Ahimè , i due maestri parlavano un po ' troppo della grandezza di Roma perché i contadini potessero credere a tutto il resto . Scuotevano il capo diffidenti , silenziosi e rassegnati . Quelli di Roma volevano far la guerra , e l ' avrebbero fatta fare a loro . Pazienza ! Morire sopra un ' amba abissina non è poi molto peggio che morire di malaria nel proprio campo , sulla riva del Sauro . Pare che gli studenti delle scuole , i ragazzi della Gil , i maestri e le maestre di scuola , le dame della Croce Rossa , le Madri e le Vedove dei caduti milanesi , le signore fiorentine , i droghieri , i negozianti , i pensionati , i giornalisti , i poliziotti , gli impiegati dei Ministeri di Roma , insomma tutto quello che si usa chiamare il Popolo italiano , fossero in quei giorni pervasi da un ' onda beatificante di entusiasmo e di gloria . Io , a Gagliano , non ero in condizioni di constatarlo . I contadini erano più muti , tristi e cupi dei solito . Di quella terra promessa , che bisognava prima togliere a quelli che l ' avevano ( e istintivamente pareva loro che questo non fosse giusto , e non dovesse portar bene ) non si fidavano . Quelli di Roma non avevano l ' abitudine di far qualcosa per loro : anche questa impresa , malgrado le chiacchiere , doveva avere qualche altro scopo , che non li riguardava . - Se quelli di Roma hanno denaro da spendere per la guerra , perché non aggiustano prima il ponte sull ' Agri , che è caduto da quattro anni , e nessuno ci pensa a rifarlo ? Potrebbero anche arginare il fiume , farci qualche nuova fontana , piantare degli alberi nei boschi invece di tagliare quei pochi che rimangono . Di terra ne abbiamo anche qui : è tutto il resto che ci manca - . Perciò pensavano alla guerra come a una delle solite disgrazie inevitabili , come alle imposte o alla tassa delle capre . Non avevano paura di dover partire soldati . - Vivere qui come cani , - dicevano , - o morire come cani laggiù , è la stessa cosa - . Ma nessuno , tranne il marito di donna Caterina , si presentò volontario . Del resto , si capì presto che non soltanto gli scopi , ma anche la condotta della guerra riguardava quell ' altra Ulia , di là dai monti e aveva poco a che fare con i contadini . I richiamati erano pochi , due o tre in tutto il paese , più qualche soldato di leva , e un giovanotto , don Nicola , figlio di un prete , allevato dai frati di Melfi , e sottufficiale di carriera , che aveva dovuto partire tra i primi . Qualcuno dei più miserabili , dei contadini senza terra che non avevano nulla da mangiare , allettati dai discorsi di don Luigino e dalla promessa di alti salari , avevano chiesto di andare come operai : ma le loro domande rimasero sempre senza risposta . - Non sanno che farsene di noi , - mi dicevano questi poveri cafoni . - Non ci vogliono nemmeno a lavorare . La guerra è fatta per quelli del nord . Noi dobbiamo crepare di fame in casa nostra . E in America non ci si andrà mai più . Il 3 ottobre fu dunque una giornata squallida . All ' adunata in piazza , una ventina di contadini , racimolati a fatica dai carabinieri e dagli avanguardisti del podestà , ascoltavano imbambolati le parole storiche della radio . Don Luigino aveva fatto imbandierare il municipio , la scuola , le case dei signori : le bandiere tricolori ondeggiavano al vento , nel sole , frammischiate , coi loro colori stranamente vivaci , ai funebri stendardi neri delle case dei contadini . Fecero suonare anche le campane , che il campanaro intonò , al solito , sulla sua lugubre aria di morte . La guerra allegra incominciò , in quella indifferente tristezza . Don Luigino venne al balcone del municipio , e parlò . Disse della grandezza immortale di Roma , dei sette colli , della lupa , delle legioni romane , della civiltà di Roma , dell ' Impero di Roma che si sarebbe rinnovato . Disse che tutti ci odiavano per la nostra grandezza , ma che i nemici di Roma avrebbero morso la polvere , e che noi avremmo ripercorso in trionfo le vie consolari di Roma , perché Roma era eterna , invincibile . Disse ancora , con la sua vocetta acuta , molte altre cose di Roma , che non ricordo : poi aprì la bocca e si mise a cantare " Giovinezza e facendo cenni imperiosi con le mani ai ragazzi della scuola , perché , dalla piazza , lo accompagnassero in coro . Attorno a lui , sul balcone , c ' era il brigadiere e i signori , e cantavano tutti , tranne il dottor Milillo che non era d ' accordo . In basso , contro il muro , quel pochi contadini ascoltavano in silenzio , parandosi il sole , che batteva loro negli occhi , con la mano , foschi e neri come uccelli notturni . Vicino al podestà , di fianco al balcone , sul muro della facciata del municipio , spiccava bianca la lapide di marmo con i nomi dei morti della grande guerra . Erano molti , per un paese così piccolo : quasi una cinquantina : c ' erano tutti i nomi delle famiglie gaglianesi , i Rubilotto , i Carbone , i Guarini , i Bonelli , i Carnovale , i Racioppi , i Guerrini , non ne mancava nessuno . Di certo , o direttamente , o attraverso i fratel ­ cugini o i compari di San Giovanni , nessuna casa era stata senza un morto ; e più erano i feriti , i inalati , e quelli che avevano combattuto e se l ' erano cavata senza danno . Perché , nelle mie conversazioni con i contadini , nessuno me ne parlava mai , né mai si faceva cenno a quella guerra , né alle imprese allora compiute , né ai paesi visti , né alle fatiche sofferte ? Il solo che me ne aveva detto qualcosa era il barbiere ­ cavadenti ; e ne aveva accennato soltanto per mostrarmi come e dove avesse imparato la sua arte , quando faceva il portaferiti sul Carso . Anche la grande guerra , così sanguinosa e ancora così vicina , non interessava i contadini : l ' avevano subìta , e ora era come l ' avessero dimenticata . Nessuno usava vantare le proprie glorie , raccontare ai propri figli le battaglie combattute , mostrare le ferite o lagnarsi dei patimenti . Se io li interrogavo , rispondevano brevi e indifferenti . Era stata una grande disgrazia , si era sopportata come le altre . Anche quella era stata una guerra di Roma . Anche allora si seguivano i tre colori , che qui sembrano strani , i colori araldici di un ' altra Italia , incomprensibile , volontaria e violenta , quel rosso allegramente sfacciato e quel verde così assurdo quaggiù , dove anche gli alberi sono grigi , e l ' erba non cresce sulle argille . Quei colori , e tutti gli altri , sono imprese nobiliari , stanno bene sugli scudi dei signori o sui gonfaloni delle città . Che cosa hanno a che fare con quelli i contadini ? Il loro colore è uno solo , quello stesso dei loro occhi triti e dei loro vestiti , e non è un colore , ma è l ' oscurità della terra e della morte . Neri sono i loro stendardi , come la faccia della Madonna . Le altre bandiere sono i colori variopinti di quell ' altra civiltà , spinta al moto e alla conquista , sulle vie della Storia ; e di cui essi non fanno parte . Ma poiché essa è più forte , e organizzata , e potente , essi devono subirla : oggi si moriva , non per noi , in Abissinia , come ieri sull ' Isonzo o sul Piave , come prima , per secoli e secoli , dietro i più vari colori , in tutte le terre del mondo . Andavo leggendo , in quei giorni , una vecchia storia di Melfi , del Del Zio , trovata frugando tra vecchi libri nella casa del dottor Milillo , dove andavo quasi ogni giorno a prendere il caffè , e a chiacchierare con Margherita e Maria , le due ragazze , sempre più baffute , ingenue e spiritate . Il libro è della seconda metà del secolo scorso , e vi si racconta , fra le glorie locali , che viveva ancora in quegli anni , a Melfi , un vecchio contadino con una gamba di legno . Era stato arruolato nell ' esercito di Napoleone , e aveva perduta la sua gamba al passaggio della Beresina . Per più di mezzo secolo , il contadino zoppicò sui selciati di Melfi , portando su di sé , per i suoi concittadini , l ' assurdo segno di una civiltà , che l ' aveva marcato per sempre , e che egli ignorava . Che cosa importava a un contadino di Melfi della Russia e dell ' imperatore dei francesi ? La Storia , avrebbe detto baroccamente Victor Hugo , gli aveva preso una gamba , ed egli non sapeva neppure che cosa essa fosse . La Storia , del resto , questa Storia altrui a cui questi paesi si sono sempre dovuti rassegnare , aveva lasciato ai concittadini dello zoppo dei segni anche peggiori : poiché la rovina di Melfi , che era una città fiorente e popolosa , fu dovuta al fatto che un capitano francese , in guerra con gli spagnoli di Carlo V su per quelle montagne , decise a caso di serrarvicisi dentro con le sue soldatesche . Gli spagnoli di Pietro Navarro , agli ordini del Lautrec , assediarono Melfi , la presero , ammazzarono tutti i cittadini che trovarono , e che non sapevano neppure che cosa fossero Francia e Spagna , Francesco I e Carlo V , rasero al suolo le case , e regalarono quel poco che rimaneva a Filippo d ' Orange , e poco dopo , in compenso delle sue vittorie marinare , al genovese Andrea Doria , che essi conoscevano ancora meno . Il genovese non si scomodò mai a visitare i suoi vassalli , e così fecero i suoi eredi , limitandosi a mandare degli esattori che ne cavassero tutto il denaro possibile . Così , per gli imperscrutabili voleri di una Storia che non li riguardava , i contadini di Melfi caddero , per tutti i secoli che seguirono , nella più nera miseria . Quanta gente , mossa da motivi ignoti , è passata , come i francesi e gli spagnoli , su queste terre ? È ben naturale che i contadini dopo migliaia di anni di ripetute , uguali esperienze , non si entusiasmino delle guerre , diffidino di tutte le bandiere , lascino , in silenzio , che don Luigino canti , dal balcone , le glorie di Roma . Gli Stati , le Teocrazie , gli Eserciti organizzati sono naturalmente più forti del popolo sparso dei contadini : questi devono perciò rassegnarsi ad essere dominati : ma non possono sentire come proprie le glorie e le imprese di quella civiltà , a loro radicalmente nemica . Le sole guerre che tocchino il loro cuore sono quelle che essi hanno combattuto per difendersi contro quella civiltà , contro la Storia , e gli Stati , e la Teocrazia e gli Eserciti . Sono le guerre combattute sotto i loro neri stendardi , senz ' ordine militare , senz ' arte e senza speranza : guerre infelici e destinate sempre ad essere perdute ; feroci e disperate , e incomprensibili agli storici . I contadini di Gagliano non si appassionavano alla conquista dell ' Abissinia , non si ricordavano più della guerra mondiale e non parlavano dei suoi morti : ma una guerra era in cima ai cuori di tutti , e su tutte le bocche , trasformata già in leggenda , in fiaba , in racconto epico , in mito : il brigantaggio . La guerra dei briganti è praticamente finita nel 1865; erano dunque passati settant ' anni , e soltanto pochi vecchissimi potevano esserci stati , partecipi o testimoni , e in grado di ricordate personalmente quelle imprese . Ma tutti , vecchi e giovani , uomini e donne , ne parlavano come di cosa di ieri , con una passione presente e viva . Quando conversavo con i contadini , potevo esser certo che , qualunque fosse l ' argomento del discorso , saremmo presto scivolati , in qualche modo , a parlare dei briganti . Tutto li ricorda : non c ' è monte , burrone , bosco , pietra , fontana o grotta , che non sia legata a qualche loro impresa memorabile , o che non abbia servito di rifugio o di nascondiglio ; non c ' è luogo nascosto che non gli servisse di ritrovo ; non c ' è cappelletta in campagna dove non lasciassero le loro lettere minatorie e non aspettassero i riscatti . I luoghi , come la Fossa del Bersagliere , hanno preso nome da loro o dai loro fatti . Non c ' è famiglia che non abbia parteggiato , allora , per i briganti o contro i briganti ; che non abbia avuto qualcuno , con loro , alla macchia , che non ne abbia ospitato o nascosto , o che non abbia avuto qualche parente massacrato o qualche raccolto incendiato da loro . A quel tempo risalgono gli odi che dividono il paese , tramandati per le generazioni , e sempre attuali . Ma , salvo poche eccezioni , i contadini erano tutti dalla parte dei briganti , e , col passare del tempo , quelle gesta che avevano così vivamente colpito le loro fantasie , si sono indissolubilmente legate agli aspetti familiari del paese , sono entrate nel discorso quotidiano , con la stessa naturalezza degli animali e degli spiriti , sono cresciute nella leggenda e hanno assunto la verità certa del mito . Non intendo , qui , fare un elogio del brigantaggio , come pare che sia diventato di moda , da qualche tempo , da parte di letterati estetizzanti , o di politici in malafede . Giudicato da un punto di vista storico , nel complesso del Risorgimento italiano , il brigantaggio non può essere difeso . Da un punto di vista liberale e " progressista " , quello appare l ' ultimo sussulto del passato , che andava spietatamente stroncato , un movimento funesto e feroce , nemico dell ' unità , della libertà e della vita civile . E lo fu realmente , nella sua realtà di guerra fomentata e alimentata dai Borboni , dalla Spagna , e dal Papa , per i loro particolari motivi . Ma il brigantaggio dei contadini è un altro : a guardarlo da quel punto di vista non solo non si può giustificarlo , ma non si riesce nemmeno ad intenderlo . Del resto , neanche i contadini lo giudicano e lo difendono , e quando ne parlano con tanta passione , non se ne gloriano . I suoi motivi storici , e gli interessi dei Borboni e del Papa o dei feudatari , essi non li conoscono . Anche per loro , quella è una storia triste , desolata e raccapricciante . Soltanto , sta ad essi nel cuore ; fa parte della loro vita , è il fondo poetico della loro fantasia , è la loro cupa , disperata , nera epopea . Anche il loro aspetto , oggi , richiama l ' immagine antica del brigante : oscuri , chiusi , solitari , aggrondati , col cappello nero e il vestito nero , e , d ' inverno , il mantello ; sempre armati , quando vanno nei campi , con il fucile e la scure . Il loro cuore è mite , e l ' animo paziente . Secoli di rassegnazione pesano sulle loro schiene , e il senso della vanità delle cose , e della potenza del destino . Ma quando , dopo infinite sopportazioni , si tocca il fondo del loro essere , e si muove un senso elementare di giustizia e di difesa , allora la loro rivolta è senza limiti , e non può conoscere misura . È una rivolta disumana , che parte dalla morte e non conosce che la morte , dove la ferocia nasce dalla disperazione . I briganti difendevano , senza ragione e senza speranza , la libertà e la vita dei contadini , contro lo Stato , contro tutti gli Stati . Per loro sventura si trovarono ad essere inconsapevoli strumenti di quella Storia che si svolgeva fuori di loro , contro di loro ; a difendere la causa cattiva , e furono sterminati . Ma , col brigantaggio , la civiltà contadina difendeva la propria natura , contro quell ' altra civiltà che le sta contro e che , senza comprenderla , eternamente la assoggetta : perciò , istintivamente , i contadini vedono nei briganti i loro eroi . La civiltà contadina è una civiltà senza Stato , e senza esercito : le sue guerre non possono essere che questi scoppi di rivolta ; e sono sempre , per forza , delle disperate sconfitte ; ma essa continua tuttavia , eternamente , la sua vita , e dà ai vincitori i frutti della terra , ed impone le sue misure , i suoi dèi terrestri , e il suo linguaggio . Parlavo con i contadini , e ne guardavo i visi , e le forme : piccoli , neri , con le teste rotonde , i grandi occhi e le labbra sottili , nel loro aspetto arcaico essi non avevano nulla dei romani , né dei greci , né degli etruschi , né dei normanni , né degli altri popoli conquistatori passati sulla loro terra , ma mi ricordavano le figure italiche antichissime . Pensavo che la loro vita , nelle identiche forme di oggi si svolgeva uguale nei tempi più remoti , e che tutta la storia era passata su di loro senza toccarli . Delle due Italie che vivono insieme sulla stessa terra , questa dei contadini è certamente quella più antica , che non si sa donde sia venuta , che forse c ' è stata sempre . Humilemque vidimus Italiam : questa era l ' umile Italia , come appariva ai conquistatori asiatici , quando sulle navi di Enea doppiavano il capo di Calabria . E pensavo che si dovrebbe scrivere una storia di questa Italia , se è possibile scrivere una storia di quello che non si svolge nel tempo : la sola storia di quello che è eterno e immutabile , una mitologia . Questa Italia si è svolta nel suo nero silenzio , come la terra , in un susseguirsi di stagioni uguali e di uguali sventure , e quello che di esterno è passato su di lei , non ha lasciato traccia , e non conta . Soltanto alcune volte essa si è levata per difendersi da un pericolo mortale , e queste sole , e naturalmente fallite , sono le sue guerre nazionali . La prima di esse è quella di Enea . Una storia mitologica deve avere delle fonti mitologiche ; e in questo senso , Virgilio è un grande storico . I conquistatori fenici , che venivano da Troia , portavano con sé tutti i valori opposti a quelli della antica civiltà contadina . Portavano la religione e lo Stato , e la religione dello Stato . La pietas di Enea non poteva essere capita dagli antichi italiani , che vivevano nei campi con gli animali . E portavano l ' esercito , le armi , gli scudi , l ' araldica e la guerra . La loro religione era feroce , comportava i sacrifici umani : sulla pira di Pallante , il pio Enea sgozza i prigionieri , come sacrificio ai suoi dèi dello Stato . Ma quegli italiani antichissimi invece , erano contadini senza religione e senza sacrificio . Quando i troiani furono in Italia , trovarono dunque una irreducibile ostilità negli abitanti della terra , derivante dalla assoluta differenza di civiltà . E difatti , Enea si trovò degli alleati nelle sole popolazioni non contadine , negli etruschi , anch ' essi venuti , come lui , dall ' oriente , anch ' essi forse , come lui , semitici , e anch ' essi retti a teocrazia militare . E , con l ' aiuto di questi alleati , cominciò la guerra . Da un lato c ' era un esercito , con armi splendenti forgiate dagli dèi ; dall ' altro , come le descrive Virgilio , c ' erano delle bande di contadini , a cui nessun dio aveva dato delle armi , ma che impugnavano a propria difesa le scuri , le falci e i coltelli del loro lavoro quotidiano . Erano anch ' essi dei briganti , pieni di valore , e , ahimè , non potevano vincere . L ' Italia fu assoggettata , quell ' umile Italia per cui morì la vergine Cammilla Eurialo e Turno e Niso di ferute . Poi venne Roma , e perfezionò la teocrazia statale e militare dei suoi fondatori troiani , che , vincitori , avevano però dovuto accogliere la lingua e il costume dei vinti . E Roma si urtò anch ' essa nella difesa contadina , e la lunga serie delle guerre italiche fu il più duro ostacolo al suo cammino . Anche qui gli italiani dovevano militarmente perdere , ma salvarono tuttavia la loro natura , e non si mescolarono ai vincitori . Dopo questa seconda guerra nazionale , la civiltà contadina , chiusa nell ' ordine romano , restò come addormentata nella sua pazienza . La civiltà feudale che , col passare di secoli , di eventi e di genti diverse , seguì , non era certo una civiltà di contadini : ma tuttavia era legata alla terra , ai confini del feudo , e perciò meno contraddittoria al non ­ Stato rurale . Si può dunque capire perché gli Svevi siano ancora oggi così popolari presso i contadini , che parlano di Corradino come di un loro eroe nazionale , e ne piangono la morte . Certo , dopo la sua caduta , questa terra , che allora fioriva , entrò nella più triste rovina . La quarta guerra nazionale dei contadini è il brigantaggio . Anche qui , l ' umile Italia storicamente aveva torto , e doveva perdere . Non aveva armi forgiate da Vulcano , né cannoni , come l ' altra Italia . E non aveva dèi : che cosa poteva fare una povera Madonna dal viso nero contro lo Stato Etico degli hegeliani di Napoli ? Il brigantaggio non è che un accesso di eroica follia , e di ferocia disperata : un desiderio di morte e di distruzione , senza speranza di vittoria . - Vorrei che il mondo avesse un solo cuore ; glielo strapperei , - disse un giorno Caruso , uno dei più tremendi capibanda . Questo desiderio cieco di distruzione , questa volontà di annichilimento , sanguinosa e suicida , cova per secoli sotto la mite pazienza della fatica quotidiana . Ogni rivolta contadina prende questa forma , sorge da una volontà elementare di giustizia , nascendo dal nero lago del cuore . Dopo il brigantaggio , queste terre hanno ritrovato una loro funebre pace ; ma ogni tanto , in qualche paese , i contadini , che non possono trovare nessuna espressione nello Stato , e nessuna difesa nelle leggi , si levano per la morte , bruciano il municipio o la caserma dei carabinieri , uccidono i signori , e poi partono , rassegnati , per le prigioni . Di veri briganti , di quelli del '60 , non ce n ' è quasi più . Uno ne vive , mi raccontò la Giulia , qui vicino , a Missanello . È un vecchio di novant ' anni , con una gran barba bianca , ed è un santo . Era stato un temuto capo di bande . Ora vive nel paese , onorato dai contadini come un patriarca ; si ricorre a lui per consigli in tutti i casi difficili della vita . Mi dispiace di non essere mai potuto andare a conoscerlo . Un altro lo incontrai un giorno a Grassano . Ero nella bottega di Antonino Roselli , il mio segretario ­ barbiere ­ flautista , e mi facevo radere , quando entrò un vecchio robusto dal viso colorito , dai grossi baffi bianchi e dal portamento fiero , dagli arditi occhi azzurri , vestito di velluto alla cacciatora : non l ' avevo mai visto in paese . Rimase , aspettando il suo turno , a fumare la pipa , e mi chiese chi ero . - Un esiliato ? - mi disse anche lui , come gli altri , quando gli ebbi risposto . - A Roma non ti vogliono bene - . Gli chiesi quanti anni avesse : - Molti , - mi disse , - ero giovane al tempo dei briganti . Avevo quindici anni , quando , con mio fratello , ammazzammo il carabiniere . Hai visto quella quercia vecchia , che è sulla strada , un duecento metri prima di arrivare in paese ? Fu là che lo incontrammo , e voleva fermarci , e fummo costretti a ucciderlo . Il corpo lo nascondemmo nel fosso : ma lo trovarono presto . Mio fratello lo presero subito , e morì qualche anno dopo , nelle carceri di Napoli . Io mi nascosi in paese . Rimasi , vestito da donna , per sette mesi , proprio qui , nella stanza che è sopra questa bottega di Antonino . Poi mi scoprirono : ma , siccome ero così giovane , me la cavai con quattro anni - . Il vecchio brigante era contento e in pace con se stesso : quell ' antico omicidio non gli pesava sulla coscienza , lo raccontava come un ' azione inevitabile e naturale . Era la guerra . - Vede quel signore che passa ora sulla strada ? - mi diceva il barbiere , mostrandomelo attraverso la porta aperta . - È don Pasquale , un proprietario . Suo nonno aveva una grossa masseria , e quando vennero i briganti , non volle dar nulla , né grano né bestie . I briganti allora gli bruciarono la casa in campagna ; e lui , peggio , si mise con i carabinieri a far la posta . Allora i briganti lo presero , e mandarono a dire a sua moglie che , se lo rivoleva , doveva pagare la taglia , cinquemila lire , entro due giorni . La famiglia non voleva tirar fuori il denaro , speravano di farlo liberare dai soldati . Il terzo giorno , arriva alla moglie una busta . Dentro c ' era un orecchio di suo marito . I briganti tagliavano le orecchie , il naso e la lingua dei signori , per farsi pagare i riscatti . I soldati tagliavano la testa ai briganti che riuscivano ad acciuffare , e le attaccavano su dei pali , nei paesi , perché servissero di esempio . Così continuava questa guerra di distruzione . Il terreno su questi monti d ' argilla , è tutto scavato di buche e di grotte naturali . Qui si riparavano i briganti e qui , negli alberi cavi delle foreste , nascondevano i denari delle taglie e quelli rapinati nelle case dei ricchi . Quando le bande furono disperse , e i briganti tutti uccisi o imprigionati , quei tesori nascosti rimasero nella terra e nei boschi . Questo è uno dei punti dove la storia dei briganti diventa leggenda , e si lega a credenze antichissime . I briganti misero dei tesori reali dove la fantasia contadina aveva sempre favoleggiato la loro esistenza : così i briganti divennero tutt ' uno con le oscure potenze sotterranee . Tante genti sono passate su queste terre , che qualcosa si trova davvero , e dappertutto , scavando con l ' aratro . Antichi vasi , statuette e monete escono al sole , sotto la vanga , da qualche amica tomba . Anche don Luigino ne possedeva , trovati in un suo campo , verso il Sauro : monete corrose , che non potei stabilire se fossero greche o romane , e alcuni vasetti neri , non figurati , di forme elegantissime . Di tesori dei briganti , ne vidi uno io stesso , assai modesto . L ' aveva trovato per caso il falegname Lasala , che me lo mostrò . Aveva messo una sera un grosso ceppo nel focolare , e al chiarore delle fiamme s ' era accorto di qualcosa che luccicava nel legno . Erano pochi scudi borbonici d ' argento , nascosti in un buco di quel vecchio tronco . Ma , per i contadini , queste non sono che briciole degli immensi tesori celati nelle viscere della terra . Per loro i fianchi dei monti , il fondo delle grotte , il fitto delle foreste sono pieni di oro lucente , che aspetta il fortunato scopritore . Soltanto , la ricerca dei tesori non va senza pericoli , perché è opera diabolica , e si toccano delle potenze oscure e spaventose . È inutile frugare a caso la terra : i tesori non compaiono che a colui che deve trovarli . E per sapere dove sono , non ci sono che le ispirazioni dei sogni , se non si ha avuto la fortuna di essere guidati da uno degli spiriti della terra che li custodiscono , da un monachicchio . Il tesoro appare in sogno , al contadino addormentato , in tutto il suo sfolgorio . Lo si vede , una catasta d ' oro , e si vede il luogo preciso , là nel bosco , vicino a quell ' albero d ' ilice con quel segno sul tronco , sotto quella gran pietra quadrata . Non c ' è che andare e prenderlo . Ma bisogna andare di notte : di giorno il tesoro sfumerebbe . Bisogna andarci soli e non confidarsi con anima viva : se sfugge una sola parola , il tesoro si perde . I pericoli sono spaventosi , nel bosco si aggirano gli spiriti dei morti : ben pochi animi sono così arditi da mettersi al cimento , e da portarlo , senza vacillare , a buon fine . Un contadino di Gagliano , che abitava non lontano da casa mia , aveva visto in sogno un tesoro . Era nella foresta di Accettura , poco sotto Stigliano . Si fece coraggio e partì nella notte : ma quando fu circondato dagli spiriti , nell ' ombra nera , il cuore gli tremò nel petto . Vide fra gli alberi un lume lontano : era un carbonaio , un uomo senza paura , come tutti i carbonai , e calabrese : passava la notte nel bosco vicino alle sue fosse da carbone . La tentazione , per il povero contadino atterrito , fu troppo forte : egli non poté fare a meno di raccontare al carbonaio il suo sogno , e di pregarlo di assisterlo nella ricerca . Si misero dunque insieme a cercare la pietra vista in sogno , il contadino un po ' rinfrancato dalla compagnia , e il calabrese pieno di coraggio , e armato della sua roncola . Trovarono la pietra : tutto era esattamente come in sogno . Per fortuna erano in due : il masso era pesantissimo , e a fatica potevano smuoverlo . Quando furono riusciti ad alzarlo , apparve una grossa buca nella terra : il contadino si affacciò , e vide nel fondo luccicare l ' oro , una straordinaria quantità di oro . Le pietruzze smosse del terreno battevano cadendo sulle monete , con un suono metallico che riempiva di delizia il suo cuore . Si trattava ora di calarsi nella fossa profonda e di prendere il tesoro , ma qui al contadino mancò di nuovo il coraggio , e disse al suo compagno di scendere e di porgergli il denaro , che lui , di sopra , avrebbe messo nel suo sacco : poi l ' avrebbero spartito . Il carbonaio , che non temeva né diavoli né spiriti , scese nella fossa : ma ecco , tutto quel giallo lucente si era fatto nero ed opaco , tutto l ' oro , d ' un tratto , s ' era mutato in carbone . È molto più facile e meno delusivo che non seguendo le indicazioni dei sogni , trovare un tesoro quando si riesce a farsene insegnare il nascondiglio , e a farcisi accompagnare da uno dei piccoli esseri che conoscono i segreti della terra . I monachicchi sono gli spiriti dei bambini morti senza battesimo : ce ne sono moltissimi qui , dove i contadini tardano spesso molti anni a battezzare i propri figli . Quando mi chiamavano a curare qualche ragazzo , magari di dieci o dodici anni , la prima domanda della madre era : - C ' è pericolo che muoia ? Perché allora chiamerò subito il prete per battezzarlo . Non s ' è ancora fatto , finora : ma se dovesse morire , non sia mai - . I monachicchi sono esseri piccolissimi , allegri , aerei : corrono veloci qua e là , e il loro maggior piacere è di fare ai cristiani ogni sorta di dispetti . Fanno il solletico sotto i piedi agli uomini addormentati , tirano via le lenzuola dei letti , buttano sabbia negli occhi , rovesciano bicchieri pieni di vino , si nascondono nelle correnti d ' aria e fanno volare le carte , e cadere i panni stesi in modo che si insudicino , tolgono la sedia di sotto alle donne sedute , nascondono gli oggetti nei luoghi più impensati , fanno cagliare il latte , dànno pizzicotti , tirano i capelli , pungono e fischiano come zanzare . Ma sono innocenti : i loro malanni non sono mai seri , hanno sempre l ' aspetto di un gioco , e , per quanto fastidiosi , non ne nasce mai nulla di grave . Il loro carattere è una saltellante e giocosa bizzarria , e sono quasi inafferrabili . Portano in capo un cappuccio rosso , più grande di loro : e guai se lo perdono : tutta la loro allegria sparisce ed essi non cessano di piangere e di desolarsi finché non l ' abbiano ritrovato . Il solo modo di difendersi dai loro scherzi è appunto di cercare di afferrarli per il cappuccio : se tu riesci a prenderglielo , il povero monachicchio scappucciato ti si butterà ai piedi , in lagrime , scongiurandoti di restituirglielo . Ora , i monachicchi , sotto i loro estri e la loro giocondità infantile , nascondono una grande sapienza : essi conoscono tutto quello che c ' è sotterra , sanno il luogo nascosto dei tesori . Per riavere il suo cappuccio rosso , senza cui non può vivere , il monachicchio ti prometterà di svelarti il nascondiglio di un tesoro . Ma tu non devi accontentarlo fino a che non ti abbia accompagnato ; finché il cappuccio è nelle tue mani , il monachicchio ti servirà , ma appena riavrà il suo prezioso copricapo , fuggirà con un gran balzo , facendo sberleffi e folli salti di gioia , e non manterrà la sua promessa . Questa specie di gnomi o di folletti si vedono frequentemente , ma acchiapparli è difficilissimo . La Giulia ne aveva visti , e la sua amica la Parroccola anche , e molti contadini di Gagliano : ma nessuno di loro aveva potuto afferrare il cappuccio , e obbligare il monachicchio ad accompagnarli al tesoro . A Grassano c ' era un giovanotto sui vent ' anni , un manovale robusto , Carmelo Coiro , dalla faccia quadrata e bruciata dal sole , che veniva spesso , la sera , a bere un bicchiere di vino all ' albergo di Prisco . Faceva l ' operaio , lavorava a giornata nei campi , o nei lavori stradali : ma la sua passione , il suo ideale sarebbe stato di fare il corridore ciclista . Aveva letto delle imprese di Binda e di Guerra , la sua fantasia s ' era accesa , e , su una sua vecchia bicicletta sgangherata , passava tutte le ore libere , e le domeniche , a correre , per allenarsi sulle tremende salite e sulle giravolte delle strade attorno al paese : si spingeva talvolta , nella polvere e nel caldo , fino a Matera , o fino a Potenza , e davvero non gli mancava né la forza , né la pazienza , né il fiato . Voleva andare nel nord in bicicletta , e diventare corridore . Quando gli dissi che se si fosse deciso avrei potuto indirizzarlo a un mio conoscente , giornalista sportivo , amico personale e biografo del grande Alfredo Binda , Carmelo credette di aver raggiunto il colmo della felicità : e lo vedevo sempre ricomparire , col viso pieno di speranza , nella cucina di Prisco . In quei giorni , Carmelo lavorava , con una squadra di operai , a riattare la strada che porta ad Irsina , lungo il Bilioso , un torrentaccio malarico che corre fra le pietre per buttarsi più lontano dopo Grottole , nel Basento . I badilanti usavano , nelle ore del maggior caldo , quando era impossibile lavorare , ritirarsi a dormire in una grotta naturale , una delle molte che bucano , in quel vallone , tutto il terreno , e che erano state , un tempo , il rifugio preferito dei briganti . Ma nella grotta c ' era un monachicchio : lo spiritello bizzarro cominciò a fare i suoi dispettucci a Carmelo e ai suoi compagni : appena si erano appisolati , mezzi morti di fatica e di caldo , li tirava pel naso , li solleticava con delle pagliuzze , buttava dei sassi , li spruzzava con dell ' acqua fredda , nascondeva le loro giacche o le loro scarpe , non li lasciava dormire , fischiava , saltellava dappertutto : era un tormento . Gli operai lo vedevano comparire fulmineo qua e là per la grotta , col suo grande cappuccio rosso , e cercavano in tutti i modi di prenderlo : ma quello era più svelto di un gatto e più furbo di una volpe : si persuasero presto che rubargli il cappuccio era cosa impossibile . Decisero allora , per poter in qualche modo difendersi dai suoi giochi fastidiosi , e prendere un po ' di riposo , di lasciare a turno uno di loro di sentinella mentre gli altri dormivano , con l ' incarico di tenere almeno lontano il monachicchio , se la fortuna non consentiva di afferrarlo . Tutto fu inutile : quell ' inafferrabile folletto continuava i suoi dispetti come prima , ridendo allegramente della rabbia impotente degli operai . Disperati , essi ricorsero allora all ' ingegnere che dirigeva i lavori : era un signore istruito , e forse sarebbe riuscito meglio di loro a domare il monachicchio scatenato . L ' ingegnere venne , accompagnato dal suo assistente , un capomastro : tutti e due armati col fucile da caccia a due canne . Al loro arrivo il monachicchio si mise a fare sberleffi e risate , dal fondo della grotta , dove tutti lo vedevano benissimo , e saltava come un capretto . L ' ingegnere imbracciò il fucile , che aveva caricato a palla , e lasciò partire un colpo . La palla colpì il monachicchio , e rimbalzò indietro verso quello che l ' aveva tirata , e gli sfiorò il capo con un fischio pauroso , mentre lo spiritello saltava sempre più in alto , in preda a una folle gioia . L ' ingegnere non tirò il secondo colpo : ma si lasciò cadere il fucile di mano : e lui , il capomastro , gli operai e Carmelo , senza aspettar altro , fuggirono terrorizzati . Da allora quei manovali si riposano all ' aperto , sotto il sole , coprendosi il viso col cappello : anche tutte le altre grotte dei briganti , in quei dintorni di Irsina , erano piene di monachicchi , ed essi non osarono più metterci piede . Carmelo , del resto , con quella sua aria atletica , e ostinata , non era nuovo a questi strani incontri . Qualche mese prima , mi raccontò , egli tornava , a notte fatta , dal Bilioso verso casa sua , su in paese . Era con lui suo zio , sergente della guardia di finanza . Anch ' io l ' avevo conosciuto , questo buon sottufficiale , quand ' era venuto in licenza . Zio e nipote dunque risalivano la valle , lungo il sentiero ripido , dove io andavo spesso , in quei giorni , a passeggiare e a dipingere . Era una sera d ' inverno , faceva freddo , il cielo era coperto di nuvole e il buio era completo . Erano stati a pescare nel Bilioso , lontano , sotto Irsina , si erano attardati , e la notte li aveva colti . Ma lo zio aveva con sé la sua pistola automatica , una Mauser a ventiquattro colpi , e perciò camminavano tranquilli , senza paura di cattivi incontri . Quando furono a mezza salita , dove ci sono quelle due querce , vicino a una casa colonica , videro farsi loro incontro , in mezzo al sentiero , un grosso cane . Lo riconobbero : era il cane di un contadino loro amico , che abitava appunto lì , nella masseria . Il cane abbaiava minaccioso , non voleva lasciarli passare . Lo chiamarono per nome , cercarono di blandirlo , poi di minacciarlo : non c ' era verso : quella bestia sembrava arrabbiata , e si avventava con la bocca aperta per morderli . I due se la videro brutta ; e poiché non c ' era altro mezzo di salvarsi , lo zio tirò fuori la sua arma , e lasciò partire tutta la scarica dei suoi ventiquattro colpi . Il cane , ad ogni colpo , apriva smisuratamente la sua gran bocca rossa , ingoiava le palle , ad una ad una , come fossero pagnotte , e ad ogni colpo cresceva di grandezza , gonfiava , diventava enorme e sempre più si faceva loro addosso furioso . I due si sentirono perduti : ma in quel momento si ricordarono di san Rocco e della Madonna di Viggiano ; e , chiamandoli in soccorso , fecero un gran segno di croce . Il cane , che era ormai gigantesco , grande come una casa , si fermò di colpo : le ventiquattro palle , nel suo stomaco , esplosero ad una ad una , con fragore spaventoso , finché la bestia scoppiò come una bolla di sapone e si dileguò per l ' aria . Il sentiero era libero , e zio e nipote arrivarono presto a casa della madre di Carmelo . La vecchia era una strega , e le avveniva spesso di conversare con le anime dei morti , di incontrare monachicchi , e di intrattenersi con dei veri diavoli , nel cimitero . Era una contadina magra , pulita , e di buon umore . L ' aria , su queste terre deserte , e fra queste capanne , è tutta piena di spiriti . Ma non sono tutti maligni e bizzarri come i monachicchi , né malvagi come i demoni . Ci sono anche degli spiriti buoni e protettori , degli angeli . Una sera , sull ' imbrunire , verso la fine d ' ottobre , venne da me un contadino per farsi rinnovare la medicatura di un ascesso . Io buttai in terra , nel mio studio , le bende e il cotone sporchi , e chiamai la Giulia perché li scopasse via . La Giulia aveva , in questo , l ' abitudine gaglianese , di buttare le spazzature , attraverso la porta , in mezzo alla strada . Tutti fanno così , e ci pensano poi i maiali a far pulizia . Ma quella sera mi avvidi che la donna radunava quei rifiuti in un mucchietto , e lo lasciava in casa , vicino all ' uscio . Le chiesi perché li conservasse : non era certo uno scrupolo igienico . - È già calata la sera , - mi rispose Giulia , - non posso buttarli . L ' angelo , non sia mai , si sdegnerebbe - . E mi spiegò , stupita che non lo sapessi : - Al crepuscolo , in ogni casa , scendono dal cielo tre angioli . Uno si mette sulla porta , uno viene alla tavola , e il terzo a capo del letto . Guardano la casa e la difendono . Né i lupi né gli spiriti cattivi ci possono entrare , per tutta la notte . Se io buttassi le spazzature attraverso la porta , potrei buttarle sul viso dell ' angelo , che non si vede ; e l ' angelo si offenderebbe , e non tornerebbe mai più . Le porterò via domattina , dopo che l ' angelo sarà partito , al sorger del sole . In questa atmosfera numinosa passavo le mie ore , protetto dagli angioli la notte , e dalla sapienza stregonesca di Giulia durante il giorno . Curavo i malati , dipingevo , leggevo , scrivevo , in quella solitudine abitata dagli spiriti e dagli animali . Riuscivo a tenermi lontano , il più possibile , dagli intrighi e dalle passioni dei signori , restando in casa quasi tutto il giorno . Ma li incontravo sempre la mattina , quando dovevo andare in municipio per la firma , e passavo sotto il balcone della scuola , dove don Luigino fumava con le bacchette in mano e dopo colazione , quando andavo a prendere il caffè dal dottor Milillo , e soprattutto la sera , alla riunione generale per l ' arrivo della posta e dei giornali . Anche il mese di ottobre , con i suoi giorni uguali , era passato : eran venuti i primi freddi , e le piogge : ma il paesaggio non era rinverdito , ed era rimasto identico , nel suo squallore bianco - giallastro . Uscivo spesso , nelle belle giornate , a dipingere : ma lavoravo soprattutto in casa , nello studio o sulla terrazza . Dipingevo molte nature morte , e facevo spesso posare i ragazzi , che avevano preso l ' abitudine di venirmi a trovare , e mi giravano tutto il giorno per casa . Avrei voluto dipingere anche ritratti dei contadini : ma gli uomini avevano da fare nei campi , e le donne se ne schermivano , per quanto lusingate dalle mie richieste . Anche la Giulia , se le chiedevo di posare , non aveva mai tempo : capii che c ' era qualche oscura ragione che la impediva . La Giulia mi considerava il suo padrone , e non avrebbe detto di no a nessuna mia domanda ; anzi , spesso , con estrema naturalezza , prendeva l ' iniziativa di servigi che non avrei mai pensato a richiederle . Avevo fatto venire da Bari una bigoncia di ferro smaltato per farci il bagno ; e la mattina la portavo nella mia camera da letto per lavarmici , chiudendo la porta della cucina , dove la donna col suo bambino stava in faccende . La cosa pareva molto strana alla Giulia che un mattino aprì la porta , e senza mostrare di scandalizzarsi della mia nudità , mi chiese come mi fosse possibile fare il bagno senza che nessuno mi insaponasse la schiena , e mi aiutasse ad asciugarmi . Non so se fosse stata abituata dal prete a questo servigio , o se fosse un ' antica tradizione , venuta dai tempi omerici , quando le donne lavavano e ungevano d ' olio i guerrieri ; ma certo , da allora , non potei evitare che la mia schiena fosse insaponata e massaggiata dalle sue dita ruvide e robuste . La strega si stupiva anche che io non le chiedessi di fare all ' amore . - Sei ben fatto , - mi diceva , - non ti manca nulla - . Ma non insisteva , né diceva niente di più , abituata , in questo , a una animalesca passività , e rispettava la mia freddezza , che doveva certamente avere le sue ragioni misteriose . Si limitava , tutt ' al più , a lodare le mie bellezze : - Quanto sei bello , - diceva , - quanto sei bello grasso - . L ' essere grasso è qui il primo segno della bellezza , come nei paesi d ' oriente ; forse perché per raggiungere la grassezza , impossibile ai contadini denutriti , è necessario essere signori e potenti . La Giulia dunque era disposta per me a qualunque servigio , e tuttavia , quando le chiedevo di posare , che le avrei fatto il ritratto , si rifiutava come di cosa impossibile . Capii allora che la sua ripugnanza aveva una ragione magica , ed essa stessa me lo confermò . Un ritratto sottrae qualcosa alla persona ritrattata , un ' immagine : e , per questa sottrazione , il pittore acquista un potere assoluto su chi ha posato per lui . È questa la ragione inconsapevole per cui molta gente ripugna anche dal farsi fotografare . La Santarcangelese , che viveva addirittura nel mondo della magìa , aveva paura della mia pittura : e non tanto perché io potessi adoperare la sua figura dipinta , come una statua di cera , per qualche malvagia stregoneria ai suoi danni , quanto proprio per l ' influsso e la potenza che io avrei esercitato cavando da lei un ' immagine , come lo esercitavo certamente su persone e cose e alberi e paesi , con le pitture che andavo facendo ogni giorno . Io capii anche che , per vincere questo suo timore magico , avrei dovuto adoperare una magìa più forte della paura ; e questa non poteva essere che una potenza diretta e superiore , la violenza . La minacciai dunque di batterla , e ne feci l ' atto , e forse anche qualcosa di più dell ' atto : le braccia della Giulia , del resto , non erano certamente meno robuste delle mie . Appena vide e sentì le mie mani alzate , il viso della Giulia si coprì di uno sfavillio di beatitudine e si aperse ad un sorriso felice a mostrare i suoi denti di lupo . Come prevedevo , nulla era più desiderabile per lei che di essere dominata da una forza assoluta . Divenuta a un tratto docile come un agnello , la Giulia posò con pazienza , e di fronte agli argomenti indiscutibili della potenza , dimenticò i ben giustificati e naturali timori . Così potei dipingerla , col suo scialle nero che le incorniciava l ' antico viso giallo di serpente . La dipinsi anche , in un grande quadro , sdraiata , con il suo bambino in braccio ; se c ' è un modo di essere materno , dove non traspare nessun sentimentalismo , questo era il suo : un attaccamento fisico e terrestre , una compassione amara e rassegnata ; era come una montagna battuta dal vento e solcata dalle acque , da cui sorgesse una collinetta più verde e gentile . Il bambino di Giulia era rotondo , grassoccio , di temperamento dolce e bonaccione : parlava ancora poco , e io capivo pochissimo quello che diceva , quando trotterellava per le mie stanze inseguendo Barone . Con Barone spartiva i fichi secchi , le fette di pane e i dolci che gli regalavo : Nino si rizzava in punta di piedi e alzava la mano il più alto possibile , serrando fra le dita il suo bene , perché il cane non ci arrivasse : ma quello era più grande di lui , e giocando e saltando allegro , e attento a non fargli male , gli rubava i fichi di mano . Quando Barone si sdraiava in terra , il Nino gli si coricava addosso , e giocavano assieme : poi il bambino si addormentava , stanco di giochi , e il cane restava immobile sotto di lui , come un cuscino , e non osava neppure tirare il fiato per non svegliarlo . Così rimanevano per delle ore sul pavimento della cucina . Malgrado le occupazioni e il lavoro , i giorni passavano nella più squallida monotonia , in quel mondo di morte , senza tempo , né amore , né libertà . Una sola presenza reale sarebbe stata per me mille volte più viva che le infinite pullulanti presenze degli spiriti incorporei , che rendono più greve la solitudine , ti guardano e ti seguono . La continua magìa degli animali e delle cose pesa sul cuore come un funebre incanto . E non ti si presentano , per liberartene , che altri modi di magìa . La Giulia m ' insegnava i suoi filtri , e gli incantesimi d ' amore . Ma che cosa è più contrario all ' amore , espansione di libertà , che la magìa , espressione di potenza ? C ' erano delle formule per incatenare i cuori delle persone presenti , altre per legare i lontani . Una , che Giulia assicurava particolarmente efficace , serviva per le persone al di là dei monti e dei mari , lontano di qui , e le trascinava , perché , abbandonando ogni altra cosa , tornassero , spinte da amore , e venissero al richiamo . Era una poesia , dove i versi espressivi si alternavano a quelli assurdamente stregoneschi , secondo le regole magiche . Diceva : Stella , da lontano te vuardo e da vicino te saluto ' N faccia te vado e ' n vocca te sputo . Stella , non face che ha da murì Face che ha da turnà E con me ha da restà . Bisogna pronunziarla stando sull ' uscio di casa , la notte , e guardando una stella , che è quella a cui ci si rivolge . L ' ho provata , qualche volta , ma non mi è servita . Stavo appoggiato alla porta , con Barone ai miei piedi , e guardavo il cielo . Ottobre era passato , e nell ' aria nera brillavano le mie stelle natali , le fredde stelle lucenti del Sagittario . In quest ' ozio del sentimento , carico di parole senza risposta , in questa solitaria noia zodiacale , arrivò , in quei giorni , all ' improvviso , una lettera della questura di Matera . Mi si permetteva di recarmi per qualche giorno a Grassano , per finirvi dei quadri , a condizione che io stesso provvedessi a pagare il viaggio di andata e ritorno per me e per i carabinieri che dovevano accompagnarmi . Era la risposta ad una mia domanda , di cui mi ero ormai completamente dimenticato . Quando mi avevano , da un giorno all ' altro , trasferito a Gagliano , avevo chiesto , con un telegramma a Matera , che mi si consentisse di tardare per una diecina di giorni , perché avevo delle pitture incominciate , che avrei dovuto completare . Era un pretesto : speravo , ottenendo quel rinvio , di poter poi restare a Grassano definitivamente . Il telegramma era rimasto senza risposta , e avevo dovuto partire . Ma le ragioni dell ' arte avevano il loro peso sull ' animo dei questurini : e , dopo più di tre mesi di meditazione , mi arrivava , tanto più inattesa e piacevole , questa insperata vacanza . Non ho mai conosciuto i funzionari della questura di Matera che si occupavano di noi : ma non dovevano essere gente cattiva . In quella sede disgraziata , ci si dovevano mandare soltanto dei vecchi arnesi usati di questura , pieni di scetticismo borbonico e di routine : non certamente dei giovani entusiasti . In quei vecchi cervelli impiegatizi non era ancora entrata , per fortuna , la cultura dei maestri di scuola , l ' idealismo da università popolare che muoveva lo zelo isterico dei giovanotti , e faceva loro immaginare che lo Stato , nella sua indiscutibile eticità , fosse una persona , fatta all ' incirca come loro , con una sua morale personale , simile alla loro , da imporre a tutti gli uomini , con le loro stesse piccole ambizioni , e i loro piccoli sadismi e virtuosismi , ma , nello stesso tempo , imperscrutabile ai profani , sacro ed enorme . In questa identificazione con l ' idolo essi provavano la stessa beatitudine fisica che nel fare all ' amore . Questi erano , in parte , i sentimenti di don Luigino : ma quei bravi poliziotti di Matera forse sapevano soltanto che è buona usanza lasciar dormire almeno tre mesi tutte le pratiche . Don Luigino mi comunicò la notizia con il sorriso benevolo di un re che concede una grazia a uno dei suoi sudditi : egli era lo Stato , e perciò quella tarda generosità della polizia era anche sua , ed egli era felice di poter sentirsi , quel giorno , uno Stato paterno . Ma in quella felicità si insinuava una punta di gelosia municipale , e forse anche qualche altro vago sentimento sgradevole , che la offuscava . Perché sembravo così contento di andarmene , sia pure per pochi giorni ? Forse preferivo Grassano a Gagliano ? Il fatto è che , se , come personificazione dello Stato , don Luigino pensava che i confinati dovessero essere trattati nel modo peggiore , e non dovessero potersi rallegrare del loro soggiorno , come gaglianese e primo cittadino di Gagliano avrebbe invece preteso che ci si trovassero , o almeno proclamassero di trovarcisi , meglio che in qualunque altro paese della provincia . Così , in questo modo contraddittorio e geloso , trovava posto anche nel suo animo quella che è la virtù prima e antichissima di queste terre : l ' ospitalità ; la virtù per cui i contadini aprono la porta all ' ignoto forestiero , senza chiedergli il suo nome , e lo invitano a mangiare il loro scarso pane ; di cui tutti i paesi si contendono la palma , fieri ognuno di essere il più amichevole e aperto al viandante straniero , che , forse , è un dio travestito . Per don Luigino , non avrei dovuto rallegrarmi della partenza . E poi , non c ' era pericolo che io parlassi male di lui ai signori di là , tanto più vicini al gran cuore onnipotente della Capitale della Provincia ? E , se non fossi tornato , se avessi trovato modo di farmi trasferire , chi lo avrebbe curato dei suoi mali immaginari ? E chi avrebbe sottratto i clienti al suo nemico Gibilisco , per farlo morire di rabbia ? Insomma , don Luigino , a modo suo , e per quanto era possibile a quel suo animo arido e bambinesco , mi amava , e gli rincresceva che io partissi . Dovetti rasserenarlo , dirgli che il mio piacere veniva soltanto dalla prospettiva della passeggiata a cui non ero più avvezzo , che non mi attiravano a Grassano altro che le ragioni del mio lavoro , e che sarei stato felicissimo di tornare sotto la sua tutela , appena finiti i miei quadri . E così , con un gran pacco di tele , il cavalletto . portatile , la cassetta dei colori , Barone , e due carabinieri , all ' indomani , la mattina presto , partii . Il percorso mi era noto ; era un po ' come un viaggio nella mia camera : e di solito non amo voltarmi indietro e tornare nei luoghi dove una volta ho vissuto . Ma le mie impressioni di Grassano erano piacevoli ; ci ero arrivato dopo mesi di solitudine assoluta ; là avevo riveduto per la prima volta le stelle e la luna e le piante e gli animali e il viso degli uomini : mi si era così fissata nel ricordo come una terra di libertà . La lunga segregazione porta a un distacco dai sensi , che in alcuni può essere simile a una specie di santità : il ritorno alla vita normale ha sempre qualcosa di troppo acuto e di doloroso , come una convalescenza . La miseria e l ' arsura desolata di Grassano , quel paesaggio senza dolcezze e sensualità , quella monotona tristezza , erano il luogo migliore , il meno offensivo , per questo ritorno . Mi ci ero trovato bene , e l ' amavo . Con che piacere , quella mattina , sull ' automobile dell ' americano , mi si aperse , di là dalla svolta dietro il cimitero , la terra proibita , la discesa sul Sauro , e il monte di Stigliano ! E come saltava allegro Barone , mentre aspettavamo , al bivio , in riva al fiume , il postale pieno di visi sconosciuti ! Ecco , a uno a uno , come in un film girato alla rovescia , i paesi del mio arrivo , Stigliano , Accettura , San Mauro Forte , e le fermate dell ' autobus , e il salire e lo scendere dei contadini e delle donne , e la foresta , e le case popolate di gente immaginaria . Ed ecco , finalmente , là in fondo , apparire , largo e bianco , il letto del Basento , e la casetta della stazione di Grassano . Qui l ' autobus partì verso Grottole e Matera , e rimanemmo ad aspettare che arrivasse qualche mezzo di trasporto , che ci portasse , per i diciotto chilometri dì giravolte e di polvere , su al paese . Aspettammo a lungo , ché l ' automobile di Grassano scendeva più tardi , per l ' arrivo dei treno di Taranto , a prendere gli eventuali passeggeri . Rimasi a guardare il greto del fiume , dove il primo arco del ponte , rotto da una piena , aspettava da molti anni invano di essere riparto . Davanti a me si alzava , come una grande onda di terra , uniforme e spoglio , il monte di Grassano , e in cima , quasi irreale nel cielo , come l ' immagine di un miraggio , appariva il paese . Pareva anche più irreale ed aereo di quando l ' avevo visto l ' ultima volta , perché le case erano state , durante la mia assenza , tutte imbiancate di fresco , e ora sembravano , tutte raccolte insieme come le pecore di un gregge impaurito , appena sfiorare la vetta grigio ­ giallastra del monte . Finalmente sentimmo di lontano il rumore della tromba dell ' automobile , e vedemmo una nuvola di polvere scendere per la costa , e presto la macchina , traballando sulla passerella di assi disposta sul fiume , di fianco al ponte rotto , arrivò alla stazione . Il guidatore , quello stesso che mi aveva accompagnato a Gagliano tre mesi prima , riconobbe me e Barone , e ci diede il primo benvenuto . Il treno arrivò fischiando , e ripartì senza che nessun passeggero scendesse o salisse . Si doveva ora aspettare l ' altro treno , quello di Napoli e di Potenza , che avrebbe dovuto arrivare di lì a poco , ma che aveva un forte ritardo . Io non avevo fretta , e non mi dispiaceva restare ancora nel fondo della valle , dove non sarei forse tornato mai più , e passeggiare in quel silenzio meridiano , e sedermi sui sassi bianchi del fiume larghissimo e secco , che si perde , in alto e in basso , fra i monti . Mangiai la colazione che mi ero portata , e aspettai . Dopo un ' altra ora , anche il treno di Napoli arrivò , vuoto ; montammo sull ' automobile e cominciammo la salita . Lungo i diciotto chilometri le curve sono parecchie centinaia , fra continue gobbe di terra , scavate da grotte , e campi di stoppie aride , dove passa il vento in un ' onda di polvere . Non si incontra un albero in tutto il percorso , e ci si innalza a poco a poco , fino ai cinquecento metri del paese , voltandosi in tutte le direzioni , con la vista quasi sempre chiusa dal curvo gonfiarsi dei campi riarsi . Eccoci a una grande spaccatura , come una ferita nella terra : per superarla la strada deve fare un grande rigiro . È il vallone delle carogne , così chiamato perché serve a buttarci i corpi delle bestie morte di malattia , e immangiabili : le loro ossa biancheggiano nel fondo . Siamo ormai vicini al paese : ecco il cimitero , in ripido pendio , tutto scoperto , come un fazzoletto punteggiato di bianco messo per terra ad asciugare sul fianco del monte : ecco lo sbocco del sentiero dalle alte siepi di rosmarino , dove ero solito sedermi a leggere , per delle ore , da solo , nei primi tempi , finché una capra non sbucava d ' un tratto , guardandomi misteriosa ; ecco l ' albero dove il vecchio brigante aveva ucciso , settant ' anni fa , il suo carabiniere . Ancora un ' ultima svolta , ed ecco , su un monticello di terra , la grande croce di legno , ed il Cristo : un ' ultima breve salita , e la strada si stringe fra le case . Con un gran chiasso di tromba , tra la gente che si scansava addossandosi agli usci , arrivammo finalmente alla porta dell ' albergo di Prisco . Mi accolse la voce tonante del padrone , che si mise a chiamare la moglie ed i figliuoli : - Capità ! Guagliò ! È tornato don Carlo ! - Ed eccoli tutti , agitati , vivaci , rumorosi , attorno a me . Era una famiglia simpaticissima . Lui era un uomo sulla cinquantina , robusto , svelto , sempre in moto , in faccende e in grida , con una testa rotonda dai capelli tagliati corti , dagli occhi mobili e furbi , dalla barba nera , lunga di quattro giorni ; occupato di affari coi mercanti di passaggio , di commerci coi paesi vicini , pieno di iniziativa e di allegra energia . La signora Prisco era tanto tranquilla e dolce quanto suo marito era chiassoso e brusco . Alta , formosa , vestita di nero , materna e imperturbabile in quel continuo tramenìo , mi preparava il pane arrostito con l ' olio : e la sua voce non si sentiva . Il figlio maggiore , il Capitano , così chiamato perché era il capo riconosciuto di tutti i ragazzi del paese , che dominava con la sua astuzia e la sua precocità , era un ragazzo zoppo , piccolo di statura , di tredici o quattordici anni . Aveva degli occhi sfavillanti , sensuali insieme e furbissimi , in un viso magro e pallido , in cui cominciavano a crescere i primi peli . Capiva ogni cosa al volo , parlava rapidissimo e in modo ellittico , o per cenni : imponeva a tutti i suoi coetanei la sua volontà . Non ho mai visto alcuno della sua età afferrare più in fretta un ' idea , soprattutto quando si trattasse di cose di commercio o di affari , né fare più sveltamente le somme e le divisioni : né giocare a scopa in modo più fulmineo , in modo che le carte non avevano tempo di posarsi sul tavolo . Dappertutto , in paese , si sentiva chiamare il Capitano , dappertutto appariva il suo corpicino smunto e svelto , e il suo passo di sciancato . Il figlio minore era l ' opposto del Capitano : era alto , sottile , languido , con dei grandi occhioni nel viso dolce , e non parlava mai : aveva preso dalla madre , come le bambine che venivano poi . Non avevo ancora finito di salutare la famiglia Prisco , che già arrivava Antonino Roselli , il barbiere , con suo cognato Riccardo ; avevano già mandato ad avvertire del mio arrivo gli amici , che arrivarono subito dopo . Antonino , un giovane bruno , con dei baffetti neri , barbiere e flautista , sognava , come tutti i grassanesi , di andarsene lontano . La sua speranza era di potermi seguire , come segretario , in giro per l ' Europa . Mi avrebbe fatto la barba , mi avrebbe preparato le tele , i colori e i pennelli per dipingere , mi avrebbe cercato delle modelle , si sarebbe occupato della vendita dei miei quadri , mi avrebbe sonato il flauto per rallegrarmi nelle ore di noia , mi avrebbe assistito se mi ammalavo : insomma , sarebbe stato per me meglio che il fido Elia per Vittorio Alfieri in giro per gli altipiani della vecchia Castiglia . Forse avrei fatto bene ad esaudire quel suo desiderio : ma , ahimè , anche questa fu tra le mille possibilità della vita che per pigrizia , sciocchezza o disattenzione non raccolsi , e lasciai perdersi in nulla . Era davvero un gran bravo giovane , forse un po ' troppo barbiere e un po ' troppo flautista per il mio gusto . Ma veramente affezionato e gentile . Quando , nei primi giorni dopo il mio arrivo da Roma , rimasi solo dopo una visita furtiva , Antonino immaginò che io avrei sentito la tristezza , e venne con i suoi amici a suonare una serenata sotto le mie finestre , per consolarmi . C ' era il suo flauto , un violino e una chitarra , che risonavano melanconici nel gran silenzio della notte . Riccardo era un marinaio di Venezia , confinato come tutti gli altri membri dell ' equipaggio della sua nave che faceva servizio con Odessa , perché erano stati trovati a bordo , all ' arrivo a Trieste , degli stampati russi di propaganda . Era alto e biondo , atletico , campione dei 400 metri a nuoto ; con degli occhi chiari lontani , quasi sulle tempie , come gli uccelli . Avevo riconosciuto il suo viso , la prima volta che l ' avevo incontrato , per averlo visto in un ritratto di De Pisis . Riccardo si era trovato assai bene a Grassano e vi aveva preso moglie . Aveva sposato Maddalena , la sorella di Antonino , e aspettavano un bambino . La sua vita era dunque ormai , in famiglia , piuttosto quella di un grassanese che di un confinato . Del resto , i confinati a Grassano erano pressoché liberi ; potevano passeggiare a loro piacere in tutto il territorio del comune , che è vastissimo ; dovevano farsi vedere una sola volta alla settimana in municipio : e l ' obbligo del coprifuoco era attuato senza alcun rigore . Riccardo era un giovane mite e simpatico , e io amavo sentire la sua parlata veneta . Arrivarono , poco dopo i due cognati , i loro amici : artigiani , falegnami , un sarto , alcuni contadini . Di contadini , a Grassano , ne conoscevo assai meno che a Gagliano , non soltanto perché c ' ero rimasto poco , e non vi facevo il medico , ma anche perché essi sono , forse , anche più misteriosi e chiusi . A Gagliano , essi sono , la maggior parte , proprietari di una piccola terra ; Grassano è invece un paese di grande proprietà , e i contadini lavorano sul terreno altrui . La miseria delle due condizioni non è molto diversa , perché difficilmente , sia qui che là , potrebbe pensarsi maggiore . I contadini di Grassano vivono di anticipi sul raccolto , e quando è il tempo delle messi , di rado arrivano a pagare il debito , che va così accumulandosi di anno in anno , legandoli sempre di più nella rete della squallida povertà . Quelli di Gagliano lavorano il loro campo , e non raccolgono mai quello che basti a nutrirli e a pagare l ' Ufficiale Esattoriale : le poche lire eventualmente risparmiate nelle annate buone , vanno tutte in medici e medicine , a curarsi la malaria : perciò anch ' essi sono costretti alla denutrizione , e non possono pensare a muoversi e a cambiare stato . Non vi è nessuna reale differenza nella vita di questi e di quelli . Soltanto , mentre a Gagliano non vi sono che contadini , e i pochi signori , Grassano , che è un paese grande , possiede una specie di classe media numerosa , fatta di artigiani , soprattutto di falegnami . Mi sono spesso chiesto per chi mai lavorassero tutte le botteghe di falegname che c ' erano in paese ; e , in verità , avevano tutte poco lavoro , e stentavano a tirare avanti . L ' esistenza di questa classe media dava un colore particolare alla vita paesana : gli artigiani stavano tutto il giorno sull ' uscio delle botteghe , quasi tutte inoperose , ma ben fornite di splendidi attrezzi americani . I contadini non si vedevano che all ' alba e al tramonto , e parevano così ancora più lontani , e relegati in un loro mondo remoto . Antonino , da buon barbiere , e gazzettino delle notizie , mi mise al corrente delle novità grassanesi . Non erano molte : qualche americano aveva seguito l ' esempio di quello di cui ho parlato , dalle catene d ' oro , ed era scappato a New York ; il capo della milizia era partito per l ' Africa , solo volontario del paese ; quelli che avevano chiesto di andare come operai , come a Gagliano , non erano stati accontentati e si lamentavano ; era arrivato un confinato nuovo , uno sloveno di Dalmazia , che sapeva far di tutto , modellini di navi e statuette di cera . Il mio trasferimento improvviso di tre mesi prima era ancora argomento di grandi discussioni : era stato , come tutti gli avvenimenti , portato nel campo dei partiti locali : gli oppositori del gruppo al potere accusavano questi di avermi fatto trasferire perché io frequentavo alcuni loro avversari , come il signor Orlando e il falegname Lasala , denunciandomi a Matera ; gli altri ritorcevano l ' accusa , sostenendo che erano stati loro , gli oppositori , a scrivere lettere anonime e a farmi partire soltanto per poterli accusare di questa azione , che agli occhi di entrambe le parti contendenti era una grave mancanza alla ospitálità tradizionale di Grassano . In verità , a farmi trasferire credo non fossero stati né gli uni né gli altri : ma la polemica s ' era invelenita , ed aveva contribuito ad accrescere la secolare riserva di odî e di rancori . A me queste cose non interessavano ; volevo invece approfittare di quelle ore di luce che restavano per passeggiare un poco , e rivedere i luoghi cui mi ero affezionato . Uscii dunque , accompagnato da quel gruppo di giovani . Venendo da Gagliano , la gemella miseria di Grassano mi pareva quasi ricchezza e la maggiore vivacità della gente , il diverso dialetto , con i suoi rapidi suoni pugliesi , mi davano l ' impressione di essere quasi in una città piena di vita . Finalmente rivedevo dei negozi , anche se erano dei poveri stambugi mal provvisti di mercanzie ; c ' erano delle bancarelle di mercanti ambulanti , sulla piazza , davanti al palazzo del barone di Collefusco , che vendevano stoffe , lame da barba , anfore di terra , oggetti da cucina . C ' era anche un carrettino di libri : gli stessi libri che avevo visti in mano al Capitano , ai ragazzi , ai contadini di qui : i Reali di Francia , le vite dei briganti , la storia di Corradino , degli almanacchi , dei lunari . Più in là c ' era il caffè : un vero caffè , con un biliardo , e , allineate su uno scaffale , una serie di vecchie bottiglie di vetro fuso e formato , di quelle che sono ora così ricercate dai collezionisti , con le facce di Re Vittorio Emanuele II , di Garibaldi , della Regina Margherita , o con delle donne nude che reggono una palla , o con una mano che brandisce una pistola . Ma , fatti avanti e indietro quei duecento passi , fra l ' albergo di Prisco e il caffè , si esaurisce tutta la vita mondana di Grassano . A destra e a sinistra , di sopra e di sotto , non c ' è più altro che stradette , scalette e sentieri , fra le catapecchie allineate dei contadini . Queste sono ancora più povere e squallide che quelle di Gagliano , le stanze sono più piccole , non ci sono orti vicino alle case , che si serrano l ' una all ' altra come per un pericolo mortale . Anche qui le capre e le pecore , più numerose che a Gagliano , saltano per le vie piene di spazzature ; anche qui i bambini seminudi , pallidi e gonfi si rincorrono tra i rifiuti . Le donne non portano il velo , né il costume : ma anche qui i loro visi sono terrei , chiusi e animaleschi . Anche qui la pazienza e la rassegnazione stanno scritte sui volti degli uomini e sulla desolazione del paesaggio . Soltanto , per il maggior contatto col mondo di fuori , c ' è nell ' aria un più vivo desiderio di evasione , sempre disilluso nella impossibilità della speranza . Risalii e ridiscesi , da solo , per le stradette conosciute , finché giunsi alla chiesa , nel vento , in cima al paese , per ridare uno sguardo a tutto l ' orizzonte , che spazia immenso oltre i confini di Lucania . Di qua , ai miei piedi , le case del paese , con i loro tetti giallognoli , e poi la discesa ondulata e grigiastra del monte , fino al Basento , e , in faccia , le montagne di Accettura , da quelle più a valle che nascondono Ferrandina , alle Dolomiti di Pietra Pertosa , dietro cui si perde il greto del fiume . Da tutti gli altri lati , il grande mare di terra informe , di là del Bilioso , delle grotte dei briganti e dei monachicchi , e di Irsina , irta su un colle ispido . Paesi lontanissimi appaiono da ogni parte , come vele sperdute su questo mare , fin laggiù dove si intravede Salandra , e Banzi , dove si stenta a immaginare , in quella arsura , esistesse davvero un tempo la fresca fontana più chiara del vetro , degna del vino e del capretto ; altri , più vicini , paiono navigare avvicinandosi al porto , fino a Grottole , là di faccia , dietro la cappella di sant ' Antonio , e ai suoi due alberi sperduti nel deserto . Questa sconfinata distesa monotona e ondulata , la si coltiva , da qualche anno , a grano : un povero grano che non ripaga la semente , le spese e la fatica . Quando l ' avevo vista per la prima volta , l ' estate , era il tempo della raccolta . Tutta la terra , d ' ogni parte intorno , era gialla sotto il sole : e un canto di lontane trebbiatrici solcava solo il silenzio . Ora , tutto era grigio , non un colore turbava quella monotonia solitaria . Rimasi a lungo lassù , finché cominciò ad imbrunire e a cadere qualche goccia di pioggia . Scesi in fretta all ' albergo . C ' era già parecchia gente che aspettava di mangiare , dei carrettieri di passaggio , dei mercanti ambulanti , e Pappone . Sulle voci di tutti , sentivo già dalla strada le urla pugliesi di Prisco , e le grida napoletane di Pappone , che , come sempre , fingevano per gioco di litigare . Pappone era un mercante di frutta di Bagnoli , che veniva spesso per affari a Grassano , dove ci sono delle ottime pere : l ' avevo già conosciuto durante l ' estate . Era un grande amico di Prisco , usavano ingiuriarsi continuamente in segno di affetto . Pappone gli gridava : - Strunzo galleggiante ! - e Prisco gli replicava : - Co ' a bannerola ' n coppa ! fetente ! - e , partiti di qui , continuavano a lungo a gran voce , minacciandosi con gli occhi e ridendo . Pappone era un ex frate , grasso , rotondo , ghiotto e , a modo suo , spiritosissimo . Aveva un ' arte particolare , come cuoco ; e si preparava da sé , mandando via dal fornello la signora Prisco , la salsa alla marinara per i maccheroni : me ne faceva sempre parte , ed era veramente la migliore che io abbia gustato mai . Anche maggiore era la sua arte di raccontare storie stravagantissime , accompagnandole con la mimica più espressiva . Ma , ahimè , le sue novelle erano tutte talmente salaci , pornografiche e fratesche , che non mi è davvero possibile riferirne nessuna : neppure quella che raccontò quella sera a tavola , e che , fra tutte quelle che gli avevo sentito narrare , era forse la più innocente . Finalmente potevo mangiare in compagnia : questo mi rallegrava : mi pareva di essere di nuovo un uomo libero . Da quel tempo ho preso in uggia la solitudine a tavola , al punto di preferire un qualunque commensale sconosciuto all ' esser solo . La cena , modestissima , mi pareva dunque deliziosa , e il racconto di Pappone assai più spiritoso delle più celebrate , e noiosissime , novelle del Firenzuola . Noi mangiavamo , e Prisco ci teneva compagnia , in maniche di camicia , coi gomiti sulla tavola , tonante , elastico e sudato , con un bicchiere di vino . Entrò allora un nuovo commensale : un mercante di stoffe di Brindisi , che già conoscevo . Era un uomo enorme , grassissimo e grossissimo , con una faccia da orco , con un gran naso , grandi occhi , grandi orecchie , grandi labbra , e grandi guance che muoveva mangiando con un grande fracasso . Mangiava almeno come quattro cristiani messi insieme , anche perché si limitava a quel solo pasto serale , dopo aver passato tutto il giorno ad arringare le donne perché comprassero le sue stoffe . Malgrado le sue terribili ganasce , e il sudore che gli rigava il volto , e quel suo orrendo aspetto di gigante difforme , era un uomo gentile , e spiritoso quasi quanto il suo amico Pappone . Così , attorno al tavolo , tutti erano rumorosamente allegri . Il Capitano , suo fratello , e il loro amico Boccia , un giovanotto un po ' deficiente per una malattia infantile , impiegato del municipio , stavano in un angolo della stanza , leggendo avidamente un vecchio numero della " Gazzetta dello Sport " . L ' orco di Brindisi non amava queste infatuazioni sportive , e attaccò subito direttamente , col suo vocione , il Capitano : - Capità ! Ora non c ' è più che lo sport ! La guerra d ' Africa , e lo sport ! non si pensa ad altro . Ma che cos ' è poi questo sport ? - Il Capitano cercò la parata . - Carnera , - rispose , - è campione del mondo - . Il mercante si mise a ridere , facendo tremare i bicchieri sul tavolo . - Il vostro Carnera , - disse , - è come Garibaldi - . L ' affermazione era così precisa che il Capitano non trovò risposta , e il gigante continuò : - Sono tutti trucchi . Carnera ha vinto perché era d ' accordo prima . È proprio una specie di Garibaldi : la storia non cambia . Sui vostri libri di scuola vi insegnano un mucchio di frottole , ma la verità è un ' altra . Quando Re Franceschiello dovette lasciare Napoli , e si ritirò a Gaeta , Garibaldi e i suoi amici con le camicie rosse venivano avanti all ' attacco , tutti allegri e fieri e pieni di coraggio . Su dalle mura di Gaeta sparavano i cannoni : ma quelli non se ne davano per intesi : pareva andassero a nozze , con in testa la bandiera e la fanfara . Re Franceschiello , che vedeva da Gaeta che le cannonate non facevano effetto , pensò : " O quelli sono dei pazzi , o qui ci sta qualcosa di strano . Mo ' mi ci voglio provar io a tirare una cannonata " . Detto fatto . Fece pigliare una bella palla , la fece mettere nel pezzo , e lui stesso , il Re , sparò . Bum ! Quando videro cadere la palla , Garibaldi e le sue camicie rosse non ne aspettarono una seconda , e se la diedero a gambe . Perché i colpi di prima erano tutti a polvere : Garibaldi si era messo d ' accordo , come Carnera . Quando il Re tirò la cannonata vera , Garibaldi disse : " Qua a Gaeta non va più bene . Ragazzi , andiamo a Teano ! " E così andò a Teano . Pappone , Prisco , i carrettieri , i mercanti , tutti risero : Garibaldi non è popolare quaggiù ; e la gloria di Carnera fu definitivamente sepolta . Anche il Capitano dovette riconoscersi sconfitto ; soltanto Boccia , che per la meningite sofferta non era in grado di afferrare in fretta gli argomenti , rimase imperturbabile . Appunto per questo suo difetto , gli avevano dato quel posto in municipio , che consisteva nel tenere in ordine delle carte , e fare un po ' da messo e da fattorino : i minorati , quaggiù , sono molto ben visti , e protetti dalla popolazione . Del resto , come succede spesso in casi simili , se Boccia era un po ' lento d ' ingegno , aveva una memoria di ferro , che si limitava però agli oggetti delle sue passioni dominanti . Queste erano due : lo sport e il diritto . Egli sapeva a memoria i nomi di tutti i componenti le squadre di calcio di tutta Italia negli ultimi anni , e usava recitarmeli , come litanie , con gli occhi brillanti di piacere . Ma l ' altra sua passione era ancora più vivace . Il diritto , gli avvocati , le cause in tribunale lo colmavano di estasi e di delizia . Sapeva a memoria i nomi di tutti gli avvocati della provincia , e brani delle loro cause più celebri ; e in questo non era il solo , perché l ' amore per l ' oratoria forense è quaggiù abbastanza generale . Ma un fatto accaduto due o tre anni prima era diventato l ' avvenimento più importante e beatificante della sua vita . Per qualche causetta di confini , una sezione distaccata di pretura aveva tenuto una udienza proprio qui a Grassano , e c ' era venuto a parlare il più grande avvocato di Matera , il famoso avvocato Latronico . L ' arringa di Latronico , Boccia la sapeva a mente intera : e non passava giorno che non la ripetesse , accendendosi di ammirazione nei passi più emozionanti . - Lupi di Accettura , cani di San Mauro , corvi di Tricarico , volpi di Grottole e rospi di Garaguso ! - aveva detto Latronico nella sua perorazione . A Boccia questo pareva il più alto volo dell ' oratoria universale . - Rospi di Garaguso ! - andava ripetendo con compunzione e con enfasi , secondo l ' umore del giorno ; - proprio così , rospi di Garaguso , perché stanno vicino all ' acqua , sopra il pantano . Che discorso ! A tavola , oltre ai maccheroni con la salsa di Pappone , c ' era del prosciutto , magro , saporito , tagliato a grosse fette , di un sapore assai diverso dai nostri prosciutti del nord , che io trovavo eccellente . Ne feci le lodi con Prisco , che mi disse che quello era prosciutto di montagna , che egli stesso andava a cercarlo dai contadini dei paesetti più alti e lontani . Erano prosciutti piccolissimi , e costavano quattro lire al chilo . Quando dissi a Prisco che in città lo si pagava almeno cinque volte tanto , il suo spirito vivace immaginò subito un affare . Mi propose , se avevo degli amici che si potessero incaricare della vendita , di fare una società , lui e io , per il commercio dei prosciutti . Egli si sarebbe occupato di andare in giro per i monti a incettarli , io , attraverso i miei corrispondenti , di venderli . Se ne sarebbero potute trovare delle quantità discrete , e , forse , negli anni venturi , si sarebbe potuta fare aumentare la produzione . Io non ho alcuno spirito commerciale , e forse appunto per questo la proposta mi parve bellissima . Risposi che , poiché si parlava di Garibaldi , avrei potuto fare come lui , che , in circostanze abbastanza analoghe alle mie , si era messo a vender candele ; che fra le candele e i prosciutti non vedevo molta differenza , e avrei veduto di occuparmene . Spinto dal calore della novità , scrissi a un amico , esportatore e commerciante delle cose più diverse nei più strani paesi del mondo . Dopo parecchio tempo ebbi la risposta che i prosciutti non lo interessavano ; che , per quanto ottimi , erano di una qualità diversa da quella a cui il pubblico era abituato , che si sarebbe dovuta creare una organizzazione di vendita sproporzionata alla piccola quantità della merce ; e che vedessi invece se si poteva trovare della ginestra che , in quei tempi di autarchia , era molto ricercata . La ginestra è il solo fiore di questi deserti , cresce dappertutto in cespugli aridi , pasto delle capre . Ma i miei entusiasmi di commercio lucano si erano ormai raffreddati , e la cosa non ebbe seguito . Quella prima sera di compagnia , tra i progetti di affari , le storielle allegre e la critica storica garibaldina , passò presto . L ' orco di Brindisi si ritirò a dormire sul suo camioncino , per meglio sorvegliare che non gli rubassero le stoffe durante la notte ; i carrettieri partirono , nel buio , per Tricarico , e Pappone ed io restammo i soli ospiti di Prisco ; perciò potemmo avere ciascuno una camera , senza doverla , per quella notte , spartire con altri . Volevo alzarmi presto , l ' indomani . Avevo progettato di scendere in basso , fin quasi al Basento , per dipingere Grassano come l ' avevo vista di laggiù , dalla stazione , alta sul cielo come una città d ' aria . Antonino , saputa la mia intenzione , mi aveva proposto di accompagnarmi : all ' alba mi aspettava alla porta , con un mulo per portare le tele e il cavalletto , e un gruppo di amici che volevano tutti venire con me . C ' era Riccardo , c ' era Carmelo , il manovale ciclista dei monachicchi , un falegname , un sarto , due contadini e due o tre ragazzi . Il tempo era grigio , soffiava il vento , ma si poteva sperare che non sarebbe venuta la pioggia . In quella luce diffusa e fredda delle nuvole , le cose apparivano più rilevate , e forse meno tristi nella loro monotonia che sotto la vampa crudele del sole : era il tempo che preferivo per il mio quadro . Il figlio minore di Prisco si unì a noi . Il Capitano ci salutò dall ' uscio : la strada era troppo lunga per la sua gamba zoppa . Con Barone in testa , saltellante staffetta , cominciammo la discesa , per il sentiero ripido che , evitando le curve e le giravolte della strada , arriva , in otto o dieci chilometri , al fondo della valle . Per quella stessa strada , e quasi con la stessa compagnia , ero sceso , un giorno d ' agosto , a fare un bagno nel Basento , in un angolo isolato del fiume , dove l ' acqua ristagna in una pozza , tra pochi alberi di pioppo , che sembrano stranamente appartenere a un altro paesaggio , piovuti a radicarsi qui per bizzarria . Tutti nudi , nell ' aria torrida del pomeriggio canicolare , c ' eravamo tuffati nel fiume : i miei compagni cercavano con le mani i pesci , rintanati nelle buche , nel fango della proda ; e ne presero parecchi , con quella tecnica rudimentale . È proibito pescare in questi fiumi perché i pesci dovrebbero distruggere le larve delle zanzare : ma nessuno bada al divieto : c ' è così poco da mangiare , tutto l ' anno , per i poveri di Grassano , che un piatto di pesci pare un dono del cielo . Ci eravamo poi asciugati al sole , tra lo stridore delle cicale e il fischiare delle zanzare , nel riverbero torrido delle argille . Ora invece l ' aria era fresca : ma il paesaggio non era cambiato : soltanto , di giallastro , s ' era fatto grigiastro . Giungemmo a un posto che mi pareva adatto al mio lavoro , e qui mi fermai . Rimase con me Antonino , che teneva al privilegio di porgermi i tubi di colore a mano a mano che mi abbisognavano , e un ragazzo per guardare il mulo che brucava le stoppie . Gli altri scesero fino al fiume , sperando in una pesca miracolosa , e io mi misi a dipingere . Il paesaggio , di qui , era il meno pittoresco che avessi veduto mai : per questo mi piaceva moltissimo . Non c ' era un albero , una siepe , una roccia atteggiata come un gesto fermo . Non ci sono gesti , quaggiù , né l ' amabile retorica della natura generante o del lavoro umano . Soltanto una distesa uniforme di terra abbandonata , e in alto il paese bianco . Sul cielo grigio , una piccola nuvola bassa , sopra le case , aveva la vaga forma di un angelo . I miei compagni tornarono dal fiume a mani vuote . Si misero attorno alla mia tela meravigliati di vedere Grassano , nato così dal nulla . Avevo sempre visto che , poiché non hanno i pregiudizi della mezza cultura , i contadini sono , in generale , capaci di vedere la pittura : avevo l ' abitudine di chiedere il loro parere sulle cose che avevo fatto . Mentre continuavo a lavorare , gli amici accesero un fuoco , per far scaldare le provviste che avevano portato , e si mangiò , lì , seduti in terra , guardando il mio quadro sul cavalletto , a cui avevamo legato delle grosse pietre perché il vento non lo portasse via . Dopo mangiato , cominciò a piovere , e non ci restò che tornare . Il quadro era ormai pressoché finito , lo si caricò sul mulo , avvolto in una coperta , e sotto la pioggia leggera ci mettemmo in cammino . In paese ci aspettava una straordinaria novità : era arrivata allora , su un carro tirato da un cavallo magro , una compagnia di attori . Si sarebbero fermati qualche giorno , avrebbero recitato , ci sarebbe stato il teatro ! Il carro , coperto da un tendone cerato , era là sulla piazza , con le scene e il sipario arrotolati . Gli attori si affaccendavano lì attorno , e andavano cercando , nelle case dei contadini , ospitalità , per non dover spendere nell ' albergo di Prisco . La compagnia era costituita di una famiglia : il padre , capocomico , la madre , prima attrice , due figlie di meno di vent ' anni , con i loro mariti , e qualche altro parente . Erano siciliani . Il capocomico entrò subito da Priseo , per farsi dare qualcosa di caldo per sua moglie , che aveva la febbre . Non avrebbe potuto recitare quella sera ; forse neppure l ' indomani , ma si sarebbero fermati qualche giorno . Era un uomo di mezza età ; già un po ' grasso , con le guance cascanti , e una mimica accentuata , che ricordava l ' imitazione di Zacconi . Quando seppe che io ero un pittore , mi disse che sarebbe stata per lui una grande fortuna se io avessi potuto dipingergli qualche scena di cui aveva bisogno . Le sue attrezzature erano ridotte ormai a quasi nulla , a forza di essere portate sul carretto , alle piogge e ai soli . Mi raccontò che egli era stato anche in buone compagnie , e che poi , per campare , si era dato a quella vita randagia , con la moglie e le figlie , tutte ottime attrici . Giravano per le città di Sicilia : qui in Lucania non c ' erano ancora mai stati . Si fermavano nei paesi più grossi e più ricchi , più o meno tempo , a seconda degli incassi : ma si guadagnava poco , la vita era difficile , una delle sue figlie era incinta e presto non avrebbe potuto recitare . Gli dissi che avrei dipinto volentieri le scene : ma cercammo poi invano , in paese , la carta o la tela e i colori necessari , e non potei , con molto dispiacere , farne nulla . Mi invitò comunque alla rappresentazione , di lì a due giorni , e mi presentò la sua compagnia . Il padre era il solo della famiglia ad avere l ' aria comune del vecchio attore : le donne non erano delle attrici , ma delle dee . La madre e le due figlie si assomigliavano . Parevano uscite dalla terra o discese da una nuvola : i loro enormi occhi neri erano quelli opachi e vuoti delle statue . I loro visi marmorei , tagliati dalle sopracciglia folte e nere e dalle rosse bocche carnose , stavano impassibili sui bianchi colli robusti . La madre era grande e opulenta , con la pigra sensualità di una Giunone arcaica ; le figlie , sottili e ondulanti , sembravano ninfe dei boschi , avvolte , per finzione bizzarra , in cenci colorati . Mi affrettai ad andare dai carabinieri , per avere il permesso di uscire la sera , per assistere alla recita . Il dottor Zagarella , podestà di Grassano , non amava , a differenza di don Luigino , fare il poliziotto , e lasciava che dei confinati si occupassero i carabinieri . Era un medico serio e colto , e , grazie a lui e a un altro dottore , il dottor Garaguso , che aveva fama di particolare competenza , Grassano era l ' unico paese della provincia dove si facesse qualcosa per la lotta antimalarica , e con qualche buon risultato . Questi due medici erano un caso eccezionale e fortunato , in questi paesi dove quasi tutti i loro colleghi assomigliavano , più o meno , ai due medicaciucci di Gagliano . Appunto perciò , mi ero proposto come uno degli scopi principali del mio viaggio , di visitarli per chiedere consigli alla loro specifica esperienza . Sia l ' uno che l ' altro me ne dettero di preziosi , e mi mostrarono le loro statistiche . Da qualche anno si prendevano , a Grassano , misure sistematiche di profilassi e anche di bonifica , pur senza avere , praticamente , alcun appoggio dalle autorità provinciali , né speciali sussidi . I casi di perniciosa erano quasi scomparsi ; e , in questi ultimi due anni , erano enormemente diminuiti i nuovi malati . La malaria , quaggiù , è un flagello assai peggiore di quello che si possa pensare : colpisce tutti , e , mal curata , dura tutta la vita . Il lavoro ne è impedito , la razza indebolita e fiaccata , i poveri risparmi vanno in fumo : ne derivano la miseria più nera , la schiavitù senza speranza . La malattia nasce dalla miseria delle argille diboscate , dei fiumi abbandonati , di una agricoltura senza risorse , e genera a sua volta la miseria , in un circolo mortale . Per sradicarla occorrerebbero grandi opere ; si dovrebbero arginare i quattro grandi fumi di Lucania , il Bradano , il Basento , l ' Agri e il Sinni , e i minori torrenti ; si dovrebbero ricoprire d ' alberi le pendici dei monti ; ci dovrebbero essere dappertutto dei medici valenti , degli ospedali , dei mezzi di cura e di profilassi . Ma anche le misure più limitate avrebbero la loro efficacia , come mi dicevano Zagarella e Garaguso . Soltanto , nessuno se ne occupa , e i contadini continuano ad ammalarsi e a morire . Il tempo si era fatto autunnale . Pioveva , in quei tre giorni prima della recita , e non potevo andare a dipingere in campagna . Passeggiavo per il paese , visitavo i miei conoscenti , e restavo a lavorare nella mia camera . Prisco era stato a caccia , era tornato con tre volpi , di quelle volpi rosse di qui , e un uccello di fiume . Io dipinsi l ' uccello , e le volpi , e feci il ritratto del Capitano . Un giorno , mentre dipingevo le volpi , avevo interrotto un momento il lavoro , e guardavo , dalla finestra , nella strada . Era l ' ora della siesta ; nell ' albergo tutti riposavano , e c ' era un perfetto silenzio . Sentii un rumore affrettato di piedi nudi scendere di volo la scala , e vidi Prisco , scalzo e in maniche di camicia , uscire con un gran salto nella via , entrare come un fulmine nella porta di faccia , e uscirne , sempre in silenzio , con un coltello in mano . Apersi la finestra , e sentii un grande strepito di voci . Là in faccia c ' era una rimessa , dove si fermavano i carrettieri di passaggio . Prisco , che era in camera sua a fare la siesta , ma che usava sempre dormire con un occhio solo , e con l ' orecchio teso , s ' era accorto di qualcosa che non andava bene là in faccia , dove i carrettieri giocavano alla passatella . Aveva visto qualcosa luccicare , e , svelto come un gatto , senza infilarsi le scarpe e senza parlare , era arrivato in tempo per strappare il coltello di mano a uno che l ' aveva levato per ferire . La passatella è il gioco più comune quaggiù : è il gioco dei contadini . Nei giorni di festa , nelle lunghe sere d ' inverno , essi si trovano nelle grotte del vino , a giocarla . Ma spesso finisce male ; se non sempre a coltellate come quel giorno , in litigi e baruffe . La passatella , più che un gioco , è un torneo di oratoria contadina , , dove si sfogano , in interminabili giri di parole , tutti i rancori , gli odi , le rivendicazioni represse . Con una partita breve di carte si determina un vincitore , che è il Re della passatella , e un suo aiutante . Il Re è il padrone della bottiglia , che tutti hanno pagato ; e riempie i bicchieri a questo o a quello , secondo il suo arbitrio , lasciando a bocca asciutta chi gli pare . L ' aiutante offre i bicchieri , e ha diritto di veto : può cioè impedire a chi si appresta a bere di portare il bicchiere alle labbra . Sia il Re che l ' aiutante debbono giustificare il loro volere e il loro veto , e lo fanno , in contraddittorio , con lunghi discorsi , dove si alternano l ' ironia e le passioni represse . Qualche volta il gioco è innocente e si limita allo scherzo di far bere tutto a uno solo , che sopporta male il vino , o di lasciare a secco proprio quello che si sa amarlo di più . Ma il più delle volte , nelle ragioni addotte dal Re e dall ' aiutante , si rivelano gli odi e gli interessi , espressi con la lentezza , l ' astuzia , la diffidenza e la profonda convinzione dei contadini . Le passatelle e le bottiglie si seguono una all ' altra , per delle ore , finché i visi sono accesi per il vino , per il caldo , e per il destarsi delle passioni , aguzzate dall ' ironia e appesantite dall ' ubriachezza . Se ancora non scoppia la lite , è in tutti l ' amarezza delle cose dette , degli affronti subiti . Prisco lo conosceva bene , quest ' unico divertimento dei contadini , e stava attento . Quando , dopo l ' intervallo del coltello , ebbi finito di dipingere le volpi , uscii per fare due passi . Aveva cessato di piovere , e l ' aria del paese era piena dell ' odore di carne bruciata dei gnemurielli che erano posti su dei bracieri , in mezzo alla strada , e che si vendevano a due soldi l ' uno . Mi avviai per una scaletta , su verso l ' alto , e raggiunsi la casa dove avevo abitato negli ultimi giorni prima della mia partenza per Gagliano , quando , lasciato l ' albergo di Prisco , avevo pensato di sistemarmi definitivamente . La mia casa consisteva di una grande stanza con due finestre , al primo piano , che mi aveva affittato una vedova napoletana . Sotto , al pianterreno , c ' era una bottega di falegname . La moglie del falegname , Margherita , mi faceva le faccende , e mi voleva molto bene . Anche ora , quando mi vide arrivare di lontano , mi corse incontro per festeggiarmi . - Sei tornato ? Resti qui con noi ? - Le dispiacque di sapere che avrei dovuto ripartire . Margherita era una vecchia , con un grande gozzo bitorzoluto che le deformava il collo , e un viso pieno di bontà . Era considerata una delle donne più intelligenti e più colte del paese , perché aveva fatto fino alla quinta elementare , e ricordava perfettamente tutto quello che aveva imparato . Quando veniva nella mia camera , mi ripeteva infatti le poesie di quei suoi vecchi tempi di scuola : la Spedizione di Sapri , la Morte di Ermengarda . Le ripeteva stando in mezzo alla stanza , ritta in piedi , con le braccia rigide e pendenti lungo il corpo , recitandole come cantilene . Ogni tanto si interrompeva per spiegarmi il significato di qualche parola difficile . Margherita era affettuosa e gentile . Mi diceva spesso : - Non essere triste se la tua mamma è lontana . Hai perduto una mamma ma ne hai trovata un ' altra . Io sarò la mamma tua - . Malgrado il suo gozzo , era veramente materna . Aveva avuto due figli , che ora erano grandi , e avevano già famiglia : uno era in America . Dei figliuoli mi parlava sempre , e volentieri , e mi mostrava le fotografie dei nipotini . Ma quando un giorno le chiesi se non ne avesse avuti altri , si mise a piangere di tenerezza al ricordo del suo terzo bambino , il prediletto , che era morto , e mi raccontò , fra le lagrime , la sua storia . Questo figlio era il più bello di tutti . Aveva poco più di un anno e mezzo , e parlava già bene , aveva dei bei riccioli neri e degli occhi vivaci : e capiva ogni cosa . Un giorno d ' inverno , che c ' era la neve sulla terra , Margherita l ' aveva affidato a una sua comare e vicina , che l ' aveva portato con sé in campagna , mentre andava a far legna . Alla sera la vicina tornò a casa sola , e disperata . Aveva lasciato il bambino , che camminava ben poco , per pochi minuti , mentre raccoglieva , nel sentiero del bosco , delle frasche : ma , tornata , il bambino non c ' era più . Aveva girato là attorno dappertutto , del bambino nessuna traccia . Certo doveva averlo preso un lupo o un ' altra bestia del bosco , e non si sarebbe trovato mai più . Margherita e suo marito , e tutti i contadini , e i carabinieri partirono subito , e per tutta la notte e nei giorni seguenti batterono tutta la campagna , metro per metro ; ma il bambino non fu trovato , e la ricerca , dopo tre giorni , fu abbandonata . Il quarto giorno , alla mattina , Margherita , che girava sola e sconsolata per la campagna , incontrò , alla svolta di un sentiero , una donna grande e bella , col viso nero . Era la Madonna di Viggiano . Le disse : - Margherita , non piangere . Il tuo bambino è vivo . È laggiù nel bosco , in una fossa da lupi . Va ' a casa , fatti accompagnare , e lo troverai - . Margherita corse , e , seguita dai contadini e dai carabinieri , giunse nel luogo indicato dalla Madonna . Nella fossa da lupi , in mezzo alla neve , giaceva il suo bambino , tranquillamente addormentato , tutto rosa e tiepido in mezzo a quel freddo . La madre lo abbracciò , lo svegliò . Tutti piangevano , anche i carabinieri . Il bambino raccontò che era venuta una donna col viso nero , e che per quattro giorni l ' aveva tenuto con sé e gli aveva dato il latte , lì in quella fossa , e l ' aveva tenuto caldo . Quando furono tornati a casa , Margherita disse a suo marito : - Questo bambino non è come gli altri . La Madonna di Viggiano gli ha dato il latte , nella fossa da lupi . Chissà che cosa sarà di lui . Andiamo a Grottole , dall ' indovinante . A Grottole , - diceva Margherita , - c ' era allora un indovinante , che indovinava forte . Ci andammo , pagammo una lira , e quello disse tutto quel che era successo , come se l ' avesse visto . Ma poi si scurì in viso , e disse che il bambino sarebbe morto all ' età di sei anni , cadendo da una scala . E purtroppo così fu . A sei anni cadde da una scala , il mio povero bambino , e morì - . Margherita piangeva . Altri bambini erano stati rapiti per l ' aria , e ritrovati per merito della Madonna nera . Uno di pochi mesi scomparve , e si trovò poi , sopra uno dei due alberi che stanno a lato della cappella di sant ' Antonio , a una diecina di chilometri dal paese , a mezza strada fra Grassano e Grottole . Era stato un demonio a portarlo lassù , e sant ' Antonio ad averne cura . Ma il solo di cui conoscessi anch ' io la famiglia , era il bambino di Margherita . Venne finalmente la serata della recita . Aveva cessato di piovere , le stelle brillavano mentre mi avviavo verso il fondo del paese . Non esistevano sale o saloni che potessero servire di teatro : si era scelto una specie di cantina o di grotta seminterrata , e ci avevano portato delle panche , dalla scuola , sul pavimento di terra battuta . In fondo , avevano costruito un piccolo palco , chiuso da un vecchio sipario . Lo stanzone era pieno zeppo di contadini , che aspettavano con meraviglia l ' inizio della rappresentazione . Si recitava La Fiaccola sotto il Moggio , di Gabriele d ' Annunzio . Naturalmente , mi aspettavo una gran noia da questo dramma retorico , recitato da attori inesperti , e aspettavo il piacere della serata soltanto dal suo carattere di distrazione e di novità . Ma le cose andarono diversamente . Quelle donne divine , dai grandi occhi vuoti e dai gesti pieni di una passione fissata e immobile , come le statue , recitavano superbamente ; e , su quel palco largo quattro passi , sembravano gigantesche . Tutta la retorica , il linguismo , la vuotaggine tronfia della tragedia svaniva , e rimaneva quello che avrebbe dovuto essere , e non era , l ' opera di d ' Annunzio , una feroce vicenda di passioni ferme , nel mondo senza tempo della terra . Per la prima volta , un lavoro del poeta abruzzese mi pareva bello , liberato da ogni estetismo . Mi accorsi subito che questa sorta di purificazione era dovuta , più ancora che alle attrici , al pubblico . I contadini partecipavano alla vicenda con interesse vivissimo . I paesi i fiumi i monti di cui si parlava , non erano lontani di qui . Così li conoscevano , erano delle terre come la loro e davano in esclamazioni di consenso sentendo quei nomi . Gli spiriti e i demoni che passano nella tragedia , e che si sentono dietro le vicende , erano gli stessi spiriti e demoni che abitano queste grotte e queste argille . Tutto diventava naturale , veniva riportato dal pubblico alla sua vera atmosfera , che è il mondo chiuso , disperato e senza espressione dei contadini . In quella serata , spogliata la tragedia , dagli attori e dal pubblico , di tutto il dannunzianesimo , restava soltanto un contenuto grezzo ed elementare , che i contadini sentivano proprio . Era un ' illusione , ma mostrava la verità . D ' Annunzio era uno dei loro : ma era un letterato italiano , e non poteva non tradirli . Egli era partito di qui , da un mondo senza espressione , e aveva voluto sovrapporgli la veste brillante della poesia contemporanea , che è tutta espressività , sensualità , senso del tempo . Aveva perciò degradato quel mondo a puro strumento retorico , quella poesia a vuoto formalismo linguistico . Il suo tentativo non poteva essere che un tradimento e un fallimento . Da quel connubio ibrido non poteva che nascere un mostro . Le attrici siciliane e i contadini di Grassano avevano , spontaneamente , fatta la strada opposta ; avevano eliminata quella veste posticcia , e ritrovato a modo loro il nocciolo paesano ; e di questo si commovevano ed entusiasmavano . I due mondi malamente fusi nella vuotezza estetizzante , tornavano a scindersi , poiché ogni loro contatto è impossibile , e sotto quell ' onda di inutili parole riappariva , per i contadini , la Morte vera e il Destino . Il giorno dopo , ero invitato a colazione dal signor Orlando , fratello di un noto giornalista che abitava a New York . Era un uomo alto , serio e malinconico . Viveva ritirato in un suo palazzetto , in una parte isolata del paese , e , avversario degli attuali potenti , si teneva lontano il più possibile dalle questioni locali . Io avevo disegnato la copertina di un libro di suo fratello sull ' America : questo era stato il pretesto della nostra conoscenza , ed egli mi aveva usato ogni sorta di cortesie . Aveva ancora gli antichi costumi lucani : sua moglie non mangiò a tavola con noi , e ci lasciò soli . Parlammo dei contadini , della malaria , dell ' agricoltura , dei vari aspetti della questione meridionale . Io avevo visto quel giorno un confinato , un piccolo ragioniere torinese , già impiegato ai sindacati , e mandato qui , a quello che egli diceva , come capro espiatorio per degli scandalosi furti di fondi nelle casse sindacali ad opera dei gerarchi suoi superiori . Egli aveva trovato da lavorare tenendo i libri di conti di una delle più grosse proprietà di Grassano , e me li mostrò . In questa grande tenuta non si coltivava che grano , secondo le direttive del governo . Nelle annate buone , malgrado il concime e il lavoro , non si raggiungeva che un raccolto di nove volte il seme ; nelle altre annate la messe era di molto inferiore ; a volte dava soltanto tre o quattro volte la semenza . Era dunque una follia economica questo insistere sul grano . Queste terre non consentirebbero che la coltura del mandorlo e dell ' olivo ; e soprattutto , dovrebbero tornare ad essere foreste e pascoli . I contadini erano pagati con salari di fame . Ricordavo , nel giorno del mio arrivo , in piena mietitura , le lunghe file di donne , che salivano dai campi in riva al Basento su per l ' interminabile strada , fino in paese , con in testa un sacco di grano , come dei dannati dell ' inferno , sotto il sole feroce . Per ogni sacco portato fino in paese ricevevano una lira . E giù , nei campi , c ' era la malaria . Ma , dicevamo con Orlando , il luogo comune che l ' unica causa dei mali di qui sia il latifondo , e che basti spezzare il latifondo per redimere , come suol dirsi , la terra , non ha fondamento . Le condizioni dei piccoli proprietari di Gagliano non sono migliori , anzi sono forse ancora peggiori di quelle dei contadini senza terra di qui . Che cosa fare dunque nelle presenti condizioni ? - Niente , - diceva Orlando con la sua profonda tristezza meridionale , ripetendo la stessa sconsolata parola del migliore e più umano pensatore di questa terra , Giustino Fortunato , che amava chiamarsi " il politico del niente " . Io pensavo a quante volte , ogni giorno , usavo sentire questa continua parola , in tutti i discorsi dei contadini . - Ninte , - come dicono a Gagliano . - Che cosa hai mangiato ? - Niente . - Che cosa speri ? - Niente . - Che cosa si può fare ? - Niente - . La stessa , e gli occhi si alzano , nel gesto della negazione , verso il cielo . L ' altra parola , che ritorna sempre nei discorsi è crai , il cras latino , domani . Tutto quello che si aspetta , che deve arrivare , che deve essere fatto o mutato , è crai . Ma crai significa mai . La sconsolatezza di Orlando , che era quella di tutti i meridionali che pensano con serietà ai problemi del loro paese , derivava , come in tutti , da un radicale complesso di inferiorità . Per questo può forse dirsi che è impossibile ad essi capire completamente la loro terra e i suoi problemi , poiché partono , senza avvedersene , da un confronto , che non dovrebbe essere fatto , tutt ' al più , se non dopo . Se si considera la civiltà contadina una civiltà inferiore , tutto diventa sentimento di impotenza o spirito di rivendicazione : e impotenza e rivendicazione non hanno mai creato nulla di vivo . I pochi giorni di Grassano passarono così , fra la pittura , il teatro e gli amici , in un lampo , e dovetti ripartire . Una mattina presto , con un tempo grigio e incerto , l ' automobile mi aspettava davanti alla porta . Salutato rumorosamente da Prisco e dai suoi figli e da Antonino e Riccardo , dissi addio a quel paese , dove non sono tornato più . Gagliano mi riprese e richiuse , come l ' acqua verde di un pantano raccoglie la rana , indugiatasi sulla proda ad asciugarsi al sole . Mi pareva ancora più lontano e solitario di prima ; nessun suono mi giungeva dal mondo di fuori : qui non passavano attori né mercanti . La strega mi aspettava sull ' uscio di casa , come al solito , con il suo gran corpo nero senza età . Don Luigino mi aspettava sulla piazza , contento di riavermi in suo potere . I malati mi aspettavano nelle loro casupole , più numerosi per quella settimana di abbandono . E ricominciò la serie dei giorni uguali , come prima . Il tempo si fece freddo . Dal fondo dei burroni il vento saliva con i suoi vortici gelidi , soffiava continuo , come venisse da tutte le parti , penetrava nelle ossa , e si perdeva , ruggendo , nelle gole dei camini . La notte , solo nella mia casa , lo ascoltavo : era un grido senza interruzione , un urlo , un lamento , come se tutti gli spiriti della terra si lagnassero insieme della loro sconsolata prigionia . Vennero le piogge , lunghe , abbondanti , senza fine : il paese si coprì di nebbie biancastre che stagnavano nelle valli : le cime dei colli sorgevano da quello sfatto biancore , come isole su un informe mare di noia . Le argille cominciarono a sciogliersi , a colare lente per i pendii , scivolando in basso , grigi torrenti di terra in un mondo liquefatto . Nella mia stanza , il suono metallico delle gocce che cadevano sulla terrazza risuonava come su una pelle tesa , e si univa ai ringhi e ai sibili del vento : ero come sotto una tenda in un deserto . Dalle finestre entrava una luce fosca e incerta : le colline parevano addormentarsi dolorosamente in quello squallore . Soltanto Barone correva lieto all ' aperto , nell ' acqua , come un folletto , annusando , gli odori della terra bagnata , e rientrava saltellante , scuotendosi la pelliccia inzuppata . La violenza del vento contrario ricacciava il fumo del camino nelle camere : il fumo acre e odoroso dei ceppi di ginepro e di brugo , delle some che una contadina mi portava , sul suo asino . , dal bosco . Dovevo gelare , o lagrimare . Con gli occhi che mi bruciavano , lasciavo passare le ore , in quella acquosa atmosfera di dissoluzione . Poi venne la neve , le mani delle donne si arrossarono per il gelo , sopra i veli bianchi apparvero le grandi mantiglie di lana nera ; e un ' immobilità più ferma , un silenzio più fitto del consueto parve addensarsi sulle distese solitarie dei monti . Una sera che un vento selvaggio aveva portato qualche squarcio di sereno , udii squillare la tromba del banditore , e rullare il tamburo ; la strana voce del becchino ripeteva , davanti a tutte le case , con la sua unica nota alta e strascicata , il suo appello . - Donne , è arrivato il sanaporcelle ! Domattina , alle sette , tutte al Timbone della Fontana con le vostre porcelle . Donne , è arrivato il sanaporcelle ! - La mattina il tempo era incerto , ma fra le nuvole basse appariva qualche lembo di cielo . La neve era quasi tutta sciolta : restava , a chiazze , qua e là , nei luoghi dove il vento l ' aveva accumulata . Uscii presto di casa , e mi avviai . Il Timbone della Fontana era un largo spiazzo , quasi piano , fra i monticelli di argilla , nei pressi dell ' antica sorgente , un po ' fuori del paese , a destra della chiesa . Quando ci arrivai , nella luce ancora grigia lo vidi già pieno di folla . Quasi tutte le donne , giovani e vecchie , erano là ; e molte tenevano al guinzaglio , come un cane , la loro scrofa : le altre le accompagnavano , e venivano ad assistere alla sanatura . Veli bianchi e scialli neri ondeggiavano , al vento : un gran sussurrìo , un frastuono di voci , di grida , di risa , di grugniti , si spargeva nell ' aria tagliente . Le donne erano tutte eccitate , rosse in viso , piene di apprensione e di appassionata attesa . I ragazzi correvano , i cani abbaiavano , tutto era movimento . In mezzo al Timbone stava ritto un uomo alto quasi due metri , e robusto , col viso acceso , i capelli rossi , gli occhi azzurri e dei gran baffi spioventi , che lo facevano assomigliare a un barbaro antico , a un Vercingetorige , capitato per caso in questi paesi di uomini neri . Era il sanaporcelle . Sanare le porcelle significa castrarle , quelle che non si tengono a far razza , perché ingrassino meglio , e abbiano carni più delicate . La cosa , per i maiali , non è difficile , e i contadini la fanno da soli , quando le bestie sono giovani . Ma alle femmine bisogna togliere le ovaie , e questo richiede una vera operazione di alta chirurgia . Questo rito è dunque eseguito dai sanaporcelle , mezzi sacerdoti e mezzi chirurghi . Ce ne sono pochissimi : è un ' arte rara , che si tramanda di padre in figlio . Quello che io vidi , era un sanaporcelle famoso , figlio e nipote di sanaporcelle ; e passava di paese in paese , due volte all ' anno , a eseguire la sua opera . Aveva fama d ' essere abilissimo : era ben raro che una bestia gli morisse dopo l ' operazione . Ma le donne trepidavano ugualmente , per il rischio e l ' amore per l ' animale familiare . L ' uomo rosso si ergeva possente in mezzo allo spiazzo , e affilava il coltello . Teneva in bocca , per aver libere le mani , un grosso ago da materassaio ; uno spago , infilato nella cruna , gli pendeva sul petto ; e aspettava la prossima vittima . Le donne esitavano attorno a lui : ciascuna spingeva la vicina o l ' amica a portare per prima la sua bestia , con grandi esclamazioni e deprecazioni . Anche le scrofe pareva sapessero la sorte che le aspettava , e puntavano i piedi , o tiravano sulle corde per fuggire , e strillavano come ragazze impaurite , con quelle loro voci così umane . Una giovane donna si fece innanzi con la sua bestia , e due contadini che facevano da aiutanti afferrarono subito la maialina rosea , che si dibatteva e gridava di spavento . Tenendola ben ferma per le zampe , che legarono a dei paletti conficcati in terra , la sdraiarono a pancia all ' aria . La scrofa urlava , la giovane si fece il segno della croce , e invocò la Madonna di Viggiano , fra il mormorìo di partecipe consenso di tutte le altre donne ; e l ' operazione cominciò . Il sanaporcelle , rapido come il vento , fece un taglio col suo coltello ricurvo nel fianco dell ' animale : un taglio sicuro e profondo , fino alla cavità dell ' addome . Il sangue sprizzò fuori , mescolandosi al fango e alla neve : ma l ' uomo rosso non perse tempo : ficcò la mano fino al polso nella ferita , afferrò l ' ovaia e la trasse fuori . L ' ovaia delle scrofe è attaccata con un legamento all ' intestino : trovata l ' ovaia sinistra , si trattava di estrarre anche la destra , senza fare una seconda ferita . Il sanaporcelle non tagliò la prima ovaia , ma la fissò con il suo grosso ago , alla pelle del ventre della scrofa ; e , assicuratosi così che non sfuggisse , cominciò con le due mani a estrarre l ' intestino , dipanandolo come una matassa . Metri e metri di budella uscivano dalla ferita , rosate viola e grige , con le vene azzurre e i bioccoli di grasso giallo , all ' inserzione dell ' omento : ce n ' era sempre ancora , pareva non dovesse finir più . Finché a un certo punto , attaccata all ' intestino , compariva l ' altra ovaia , quella di destra . Allora , senza usare il coltello , con uno strattone , l ' uomo strappò via la ghiandola che era uscita allora , e quella che aveva appuntata alla pelle ; e le buttò , senza voltarsi , dietro a sé , ai suoi cani . Erano quattro enormi maremmani bianchi , con le grandi code a pennacchio , i rossi occhi feroci , e i collari a punte di ferro , che li proteggono dai morsi dei lupi . I cani aspettavano il lancio , e prendevano al volo , nelle loro bocche , le ovaie sanguinanti e poi si chinavano a leccare il sangue sparso per terra . L ' uomo non si interrompeva . Strappate le ghiandole , rificcò , pezzo a pezzo , spingendolo con le dita , l ' intestino dentro il ventre , ricacciandolo a forza quando quello , gonfio d ' aria come un pneumatico , stentava a rientrare . Quando tutto fu rimesso a posto , l ' uomo rosso si cavò di bocca , di sotto i gran baffi , l ' ago infilato , e con un punto , e un nodo da chirurgo , chiuse la ferita . La scrofa , liberata dai ceppi , restò un attimo come incerta , poi si rizzò in piedi , si scrollò , e strillando si mise a correre per lo spiazzo inseguita dalle donne , mentre la giovane padrona , liberata dall ' ansia , cercava nella tasca , sotto la sottana , le due lire di compenso per il sanaporcelle . L ' operazione non era durata in tutto che tre o quattro minuti ; e già un ' altra bestia era afferrata dagli aiutanti , e coricata con la schiena a terra , pronta al sacrificio . La scena di prima si ripeté : e , una dopo l ' altra , per tutta la mattina , senza interruzione , le scrofe furono sanate . Il giorno era chiaro ormai , con un gran vento freddo , che portava qua e là degli stracci di nuvole . L ' odore del sangue gravava nell ' aria : i cani erano ormai sazi di quella carne ancor viva . La terra e la neve erano rosse ; le voci delle donne si erano fatte più alte , le scrofe sanate e quelle ancora da sanare strillavano insieme , ogni volta che una era buttata in terra , rispondendosi e commiserandosi , come un coro di lamentatrici . Ma la gente era allegra , nessuna bestia pareva dovesse morire . Era ormai mezzogiorno ; il meraviglioso sanaporcelle si rizzò in tutta la sua statura , e disse che avrebbe rimandato al pomeriggio quelle poche bestie che restavano da sanare . Le donne cominciarono ad andarsene , con i loro animali al guinzaglio , commentando : il sanaporcelle , seguito dai suoi cani , contando le monete del suo guadagno , si avviò alla casa della vedova per mangiare ; e anch ' io me ne andai dietro a lui . Per qualche giorno , in paese , non si parlò d ' altro : si trepidava al pensiero che qualche complicazione potesse far morire qualcuna delle scrofe sanate : ma tutto andò bene , i cuori si rassicurarono e ogni apprensione sparì . Il sanaporcelle era partito la sera stessa per Stigliano , coperto di benedizioni , con i suoi baffi rossi da sacerdote druidico , e il coltello del sacrificio . La notte scendeva ormai prestissimo ; le serate , accanto al fuoco che strideva e sfriggeva e soffiava e fumava , erano lunghe e tristi , mentre Barone tendeva l ' orecchio agli urli del vento e al richiamo lontano dei lupi . Il lavoro dei contadini si riduceva sempre più : nei giorni di cattivo tempo era inutile andare nei campi : restavano a casa , vicino ai loro fuochi stenti , o s ' incontravano nelle grotte del vino , a giocare interminabili passatelle . Anche don Luigino , per fortuna , era appassionato di questo gioco popolare e oratorio : si chiudeva in cantina per dei pomeriggi interi , con l ' altro maestro , l ' avvocato P . , l ' eterno studente di Bologna , quattro o cinque altri proprietari , e magari , per dimostrare il suo spirito democratico , e per far numero , la guardia comunale , o il barbiere americano ; e non ne usciva che a sera tarda , reggendosi a stento sulle gambe , e con gli occhi lustri . Si poteva ormai traversare la piazza senza pericolo di incontrarlo . Ma gli mancava , da qualche giorno , il suo miglior compagno di giochi , il suo braccio secolare , il partecipe necessario e inseparabile della sua potenza . Il brigadiere dei carabinieri , finito di racimolare , a quel che si diceva , una quarantina di migliaia di lire in quel paese ormai troppo sfruttato , aveva chiesto di essere trasferito in un ' altra sede più ricca . Il nuovo brigadiere era l ' opposto di quello che se n ' era andato . Era giovanissimo , un biondino con gli occhi azzurri , di Bari , e sembrava un ragazzo . Usciva allora dalla scuola : questo era il suo primo servizio ; ci metteva dell ' onesto zelo , convinto e desideroso di servire la Giustizia . Era pieno di idealismo e di disinteresse , si sentiva davvero il protettore della vedova e dell ' orfano , e non tardò ad accorgersi di essere capitato in una miserabile tana di lupi e di volpi . Quando , in pochi giorni , ebbe finito di conoscere tutti i signori del paese , e si rese conto delle loro liti e passioni , e del loro odio per i contadini , e della miseria , e capì che egli avrebbe potuto far ben poco contro quella rete di ragno dell ' abitudine , dell ' impunità e della rassegnazione , il suo cuore giovanile si riempì di amarezza . M ' incontrava nella piazza , e mi guardava sconsolato . - Dio mio , dottore ! che paese ! - mi diceva . - Di persone per bene ce ne sono due sole : lei ed io - . Lo confortavo come potevo : - Siamo più di due , brigadiere . Del resto , due giusti soli sarebbero bastati a salvare Sodoma e Gomorra dall ' ira del cielo . Ma qui ci sono molti giusti tra i contadini , li conoscerà a poco a poco . E poi , c ' è don Cosimino . Don Cosimino stava dietro il suo sportello , alla Posta , tutto avvolto in una tunica di tela nera che gli copriva la gobba , e ascoltava i discorsi di tutti , guardava con i suoi occhi arguti e melanconici , e sorrideva col suo sorriso pieno di amara bontà . Aveva preso l ' abitudine , di sua iniziativa , di consegnare di nascosto , a me e agli altri confinati , la posta in arrivo , prima che passasse censura . - C ' è una lettera , dottore , - mi sussurrava dallo sportello ; - venga più tardi , quando non ci sia nessuno - . E mi passava la lettera , nascosta , per prudenza , sotto un giornale . Egli avrebbe dovuto prendere tutta la nostra posta in arrivo e spedirla a Matera , alla censura : di qui poi , dopo una settimana , sarebbe tornata per esserci distribuita . Io leggevo subito grazie a don Cosimino , le cartoline , e gliele restituivo senz ' altro , perché le mandasse alla questura : le lettere le portavo a casa , le aprivo con cura , e , se l ' operazione era riuscita senza che la busta si rompesse o ne restassero tracce , le riportavo a don Cosimino l ' indomani : così non si correva rischi che la censura si stupisse di restar senza lavoro . Nessuno aveva pregato quell ' angelo gobbo di questo favore : l ' aveva fatto spontaneamente , per naturale bontà . Le prime volte , mi spiaceva quasi di prendere le lettere , per timore di comprometterlo : era lui a mettermele in mano , e mi forzava ad accettarle , con una sorta di sorridente autorità . Le lettere in partenza dovevano passare anch ' esse da Matera per essere censurate : anche qui c ' era la noia dell ' enorme ritardo ; e don Cosimino non poteva , con la massima buona volontà , essere di alcun aiuto . In quei giorni avvenne nella censura un cambiamento . La questura , che forse aveva troppo lavoro , incaricò del controllo sulla posta in partenza , il podestà : il che accrebbe l ' autorità e la gloria di don Luigino . Anziché consegnare le lettere chiuse a don Cosimino perché le mandasse a Matera , si dovevano ora portare , aperte , al podestà , che le leggeva e s ' incaricava di spedirle direttamente a destinazione . Questa novità avrebbe dovuto portare una maggior rapidità nella posta , e forse era fatta proprio a questo scopo ; ma il bene che ne derivava era minore della noia di essere controllati sul luogo , di dover far sapere tutti i fatti propri e intimi a un uomo curioso e infantile , e che si incontrava per strada dieci volte al giorno . Don Luigino avrebbe potuto esercitare il suo ufficio pro forma : dare un ' occhiata alle lettere , e sbarazzarsene al più presto ; ma non c ' era da sperarlo . La censura postale era per lui un nuovo onore , un nuovo e insperato mezzo di soddisfare il suo latente sadismo e la sua fantasia da romanzo giallo . Era in quei giorni arrivato un nuovo confinato : un grosso mercante d ' olio di Genova , mandato qui non per ragioni politiche , ma piuttosto per gelosia di mestiere o per concorrenza in affari . Era un vecchio , abituato a una vita comoda , seriamente malato di cuore , un brav ' uomo , insieme pratico e sentimentale , che i disagi e la lontananza dalla famiglia rendevano , in quel primi tempi , veramente angosciato . Egli aveva dovuto lasciare sospesi , da un momento all ' altro , tutti i suoi affari , che erano molti e complicati , e doveva perciò dare un ' infinità di disposizioni . Scrisse dunque delle lettere , col solito frasario e le solite abbreviazioni convenzionali dei commercianti : " A preg . | vs . | del 7 corr . | ecc . " e un ' infinità di cifre , di date , di numeri di assegni e di scadenze . Erano le più innocenti lettere del mondo ; ma don Luigino non conosceva il gergo degli affari , ed era tutto caldo della sua nuova autorità . Egli immaginò subito che quelle frasi tronche e quei numeri fossero un cifrario segreto : pensò di essere sulle fila di chissà quale importantissimo complotto . Non spedì le lettere , e per molti giorni cercò invano di decifrarle , per scoprirne gli inesistenti significati reconditi , e intanto fece sorvegliare il buon mercante d ' olio ; mandò le lettere alla questura di Matera , e infine non poté più trattenersi , e fece al vecchio genovese una scenataccia violenta , piena di oscure minacce . Soltanto dopo molti giorni si calmò , ma non credo si sia mai del tutto persuaso che i suoi sospetti erano infondati . Per me , la cosa era molto diversa . Gli consegnavo le mie lettere ; don Luigino le portava a casa , e le leggeva con attenzione . Nei giorni seguenti , ogni volta che mi incontrava , lodava le mie qualità letterarie . - Come scrive bene , don Carlo ! È un vero scrittore . Mi leggo le sue lettere a poco a poco : è una delizia . Quella di tre giorni fa , me la sto copiando ; è un capolavoro - . Don Luigino copiava tutte le mie lettere , non so se davvero per ammirazione stilistica o per zelo poliziesco , o per tutte e due le cose insieme : questo lavoro richiedeva molto tempo , e la mia corrispondenza non partiva mai . Dicembre avanzava , era tornata la neve , i campi dormivano abbandonati , i contadini non uscivano dal paese , le strade erano insolitamente animate . Quando calava la sera , sotto il fumo grigio dei camini , mosso e stracciato dal vento , per le vie buie , si sentiva un sussurrare , un rumore di passi , uno scambio alterno di voci , e i ragazzi , correndo a frotte , lanciavano nell ' aria nera i primi rauchi suoni dei cupi ­ cupi . Il cupo ­ cupo è uno strumento rudimentale , fatto di una pentola o di una scatola di latta , con l ' apertura superiore chiusa da una pelle tesa come un tamburo . In mezzo alla pelle è infisso un bastoncello di legno . Soffregando con la mano destra , in su e in giù , il bastone , si ottiene un suono basso , tremolante , oscuro , come un monotono brontolìo . Tutti i ragazzi , nella quindicina che precede il Natale , si costruivano un cupo ­ cupo , e andavano , in gruppi , cantando su quell ' unica nota di accompagnamento , delle specie di nenie , su un solo motivo . Cantavano delle lunghe filastrocche senza senso , non prive di una certa grazia ; ma soprattutto portavano , davanti alle porte delle case dei signori , serenate e complimenti improvvisati . In compenso , le persone lodate nel canto devono regalare una strenna , dei fichi secchi , delle uova , delle focacce , o qualche moneta . Appena scendevano le ombre , cominciavano i ritornelli , sempre uguali . L ' aria era piena di quei suoni lamentosi e strascicati , di quelle voci infantili , sull ' accento ritmico e grottesco dei cupi ­ cupi . Sentivo di lontano : Aggio cantato alla lucente stella Donna Caterina è una donna bella Sona cupille si voi sunà . Aggio cantato dal fondo del core Il dottor Milillo è ' nu professore Sona cupille si voi sunà . Aggio cantato sovra ' na forcina E donna Maria è ' na regina Sona cupille si voi sunà . E così via , dinanzi a tutti gli usci , con un frastuono melanconico . Vennero anche da me , e cantarono una interminabile canzoncina , che finiva : Aggio cantato sovra ' nu varcone E don Carlo è ' nu varone Sona cupille si voi sunà . Questi poveri canti , e il suono del cupo ­ cupo , risonavano nelle strade oscure , come il rumore del mare dentro il cavo di una conchiglia ; si alzavano sotto le fredde stelle invernali , e si spegnevano nell ' aria natalizia , piena dell ' odore delle frittelle e di una melanconica festività . - Una volta venivano in paese , in questi giorni , i pastori , - mi diceva la Giulia . - Suonavano in chiesa , per Natale , con le loro zampogne , " Gesù Bambino è nato " . Ma da molti anni hanno cambiato strada , e non ci passano più , da queste parti - . Veramente , un pastore venne , poco prima di Natale , con un suo ragazzo , e la zampogna , ma si fermò un giorno solo , per salutare certi suoi compagni , e non andò in chiesa . Lo trovai in casa dei suoi amici , dalla vecchia Rosano , la contadina madre del muratore , quella che era venuta a trovarmi da sola . C ' era conversazione da lei , quella sera , e io , che passavo per la strada , fui invitato a entrare , e a bere il vino e a mangiare le focacce . Avevano sgombrato la stanza , e una ventina di giovani contadini e contadine , nipoti e parenti della vecchia , ballavano al flebile suono della zampogna . Era una specie di tarantella , i danzatori non si toccavano che la punta delle dita , girandosi attorno , come in una specie di ruota , o di corteggiamento cadenzato . Poi tutti si fermarono , e si fecero in mezzo alla stanza , tenendosi per mano , un giovane contadino e la sua fidanzata , la figlia della vecchia , una ragazza alta e robusta , dal viso rosato , che vedevo spesso passare per le strade con degli enormi pesi in equilibrio sul capo , sacchi di cemento , secchi pieni di mattoni , e perfino dei lunghi e grossi travi da soffitto , che portava come fossero fuscelli , senza reggerli con le mani : lavorava per suo fratello , il muratore . Tutti tacquero , e restarono a guardare ; e la zampogna intonò una nuova nasale , singhiozzante , belante , animalesca tarantella . I due fidanzati avevano un senso naturale della danza ; come di una sacra rappresentazione ; cominciarono con passi guardinghi avvicinandosi e volgendosi repentinamente le spalle , aggirandosi in cerchi senza incontrarsi , battendo il piede in cadenza , con occhiate e gesti di ritrosia e di rifiuto ; poi andarono accelerando i passi , sfiorandosi al passaggio , prendendosi per le mani , e ruotando come trottole ; poi , su un ritmo sempre più rapido , i cerchi si strinsero , finché comincia rono a urtarsi , nel loro piroettare , con gran colpi dei fianchi ; e si trovarono infine uno di faccia all ' altro , danzando con le mani alla vita , come se la pantomima della schermaglia amorosa e dei simulati rifiuti fosse finita , e dovesse ora cominciare una danza d ' amore . Ma qui tutti batterono le mani , la zampogna tacque e i ballerini , col respiro grosso , visi rossi e gli occhi lucenti si sedettero con la compagnia . I bicchieri di vino passarono in giro , si parlò ancora un poco , al lume oscillante del fuoco del camino ; poi lo zampognaro partì . Fu questo , che io sappia , l ' unico ballo a Gagliano in tutto l ' anno che ci restai . E venne la vigilia di Natale . La terra era piena di neve e di abbandono . Il vento portava il funebre suono della campana , che pareva scendere dal cielo . Gli auguri e le benedizioni piovevano , al mio passaggio , dagli usci delle case . I bambini giravano a gruppi , per l ' ultima questua dei cupi ­ cupi . I contadini e le donne andavano attorno , portando i regali alle case dei signori ; qui è uso antico che i poveri rendano omaggio ai ricchi , e rechino i doni , che vengono accolti come cosa dovuta , con sufficienza , e non ricambiati . Anch ' io dovetti ricevere , quel giorno , bottiglie di olio e di vino , e uova , e canestrelli di fichi secchi , e i donatori si meravigliavano che io non li accettassi come una decima obbligatoria , ma che me ne schermissi , e facessi , in cambio , come potevo , qualche dono . Che strano signore ero io dunque , se non valeva per me la tradizionale inversione della favola dei Re Magi , e si poteva entrare a casa mia a mani vuote ? Che quei potenti fossero venuti dall ' Oriente , seguendo la stella , per portare le loro ricchezze al figlio di un falegname , era un segno della prossima fine del mondo . Ma qui , dove Cristo non era venuto , non s ' erano mai visti neppure i tre Re . Don Luigino mandò generosamente ad avvertire che quella sera , in segno di festa , avremmo potuto restar fuori di casa fino a tardi , ed assistere , se volevamo , alla messa di mezzanotte . A mezzanotte precisa io ero davanti alla chiesa , nella folla di contadini , di donne e di signori ; e battevamo i piedi nella neve frusciante . Il cielo si era rasserenato , brillava qualche stella , Gesù Bambino stava per nascere Ma la campana non suonava , la porta della chiesa era chiusa col catenaccio , e di don Trajella non si vedeva traccia . Aspettammo una mezz ' ora davanti a quella porta sbarrata , sempre più impazienti . Che cosa era successo ? Il prete era malato , o forse , come strillava don Luigino , era ubriaco ? Alla fine il podestà si decise a mandare un ragazzo a casa del parroco , a chiamarlo . Di lì a qualche minuto si vide scendere dal vicolo don Trajella , con dei grandi stivaloni da neve , e una grossa chiave in mano : si avvicinò all ' uscio , mormorando qualche scusa per il ritardo , diede un giro di chiave , spalancò la porta , e corse ad accendere i ceri sull ' altare . Entrammo allora tutti in chiesa , e la messa cominciò , una povera messa affrettata , senza musiche e senza canti . Quando la messa fu finita , all ' Ite missa est , don Trajella scese dall ' altare , e , traversando le panche dove eravamo seduti , salì sul pulpito per pronunziare la sua predica . - Fratelli carissimi ! - cominciò . - Carissimi fratelli ! Fratelli ! - e qui subito si interruppe , e cominciò a frugare in tutte le tasche , balbettando fra i denti parole incomprensibili . Inforcò gli occhiali , se li tolse , li rimise sul naso , tirò fuori il fazzoletto , si asciugò il sudore , alzò gli occhi al cielo , li rivolse in basso all ' uditorio , sospirò , si grattò la testa in segno di sommo imbarazzo , lanciò degli oh ! e degli ah ! , congiunse le mani , le disgiunse , mormorò un pater , e finalmente tacque , con l ' aspetto di un uomo disperato . Un mormorìo corse nella folla . Che cosa avveniva ? Don Luigino si fece rosso in viso , e cominciò a stridere : - È ubriaco ! La sera di Natale ! - Fratelli carissimi ! - ricominciò don Trajella dal pulpito , - ero venuto qui , con animo pastorale , per parlare un poco con voi , che siete il mio gregge dilettissimo , in occasione di questa Santa Festa ; per portarvi la mia parola di Pastore amoroso , solliciti et benigni et studiosi pastoris . Avevo preparato una predica veramente , mi sia concesso di dirlo con ogni umiltà , bellissima : l ' avevo scritta , per leggerla , perché non ho molta memoria . L ' avevo messa in tasca . E ora , ahimè , non la trovo più , l ' ho perduta ; e non mi ricordo più di nulla . Come fare ? Che cosa potrò dire a voi , miei fedeli , che aspettate da me la parola ? Ahimè , le parole mi mancano ! - E qui don Trajella tacque di nuovo , e rimase immobile , con gli occhi al soffitto , come assorto . In basso , tra le panche , i contadini aspettavano , incerti e incuriositi : ma don Luigino non si trattenne più , si alzò rabbioso : - È uno scandalo , è una profanazione della Casa di Dio . Fascisti , a me ! - I contadini non sapevano chi guardare . Don Trajella , come scuotendosi dall ' estasi , si era inginocchiato , rivolgendosi verso un crocifisso di legno , attaccato sul bordo del pulpito , e , con le mani unite in preghiera , diceva : - Gesù , Gesù mio , vedi in quale imbarazzo mi trovo , per i miei peccati . Aiutami tu , mio Signore ! Fammi uscire da questo malo passo , Gesù ! - Ed ecco , come toccato dalla grazia , il prete balzò in piedi ; con una rapida mossa della mano afferrò un foglio di carta nascosto ai piedi del crocifisso , e gridò : - Miracolo ! miracolo ! Gesù mi ha ascoltato ! Gesù mi ha soccorso ! Avevo perduto la mia predica , e mi ha fatto trovare di meglio ! Che cosa valevano le mie povere parole ? Ascoltate , invece delle mie , le parole che vengono di lontano ! - E cominciò a leggere il foglio del crocifisso . Ma don Luigino non l ' ascoltava . Lanciato ormai in un freddo accesso d ' ira e di sacra indignazione , continuava a gridare : - Fascisti , a me ! È un sacrilegio ! Ubriaco , in chiesa , la notte di Natale ! A me ! - E , facendo segno ai sette o otto balilla e avanguardisti della sua scuola perché lo seguissero , intonò " Faccetta nera , bella abissina " . Il podestà e i ragazzi cantavano , ma don Trajella pareva non udirli , e continuava la sua lettura . Il foglio miracoloso era una lettera che veniva dall ' Abissinia , di quel sergente gaglianese , allevato dai preti , che tutti conoscevano . - È la parola di uno di voi , di un figlio di questo paese , della più cara di tutte le mie pecorelle . La mia povera predica non valeva nulla , al confronto . Gesù , che me l ' ha fatta trovare qui , ha fatto il miracolo . Sentite : " Si avvicina il Santo Natale , e il mio pensiero vola a Gagliano , e a tutti gli amici e i compagni di laggiù , che immagino radunati nella nostra piccola chiesetta ad ascoltare la Santa Messa . Qui noi combattiamo per portare la nostra Santa Religione a queste popolazioni infedeli , combattiamo per convertire alla vera Fede questi pagani , per portare la pace e la beatitudine eterna " , ecc . ecc . - La lettera continuava per un pezzo su questo tono , e finiva con saluti per tutti , e particolarmente per molti del paese , che venivano chiamati a nome . I contadini ascoltavano compiaciuti l ' ultraterreno messaggio africano . Don Trajella prese di qui lo spunto per la sua orazione , destreggiandosi tra i concetti di guerra e di pace . - Il Natale è la festa della pace , e noi siamo in guerra : ma , come dice così bene la lettera , questa guerra non è una guerra , ma un ' azione di pace , per il trionfo della Croce che è la sola vera pace per gli uomini ; - e così via . La predica si perdeva nel pandemonio : Don Luigino e i suoi ragazzi da " Faccetta nera " erano passati a " Giovinezza " e finita " Giovinezza " avevano riattaccato " Faccetta nera " . Visto che i contadini non lo seguivano , e che il prete parlava , fingendo di non accorgersi del chiasso , il podestà si avviò alla porta , gridando : - Fuori dalla chiesa ! Questo posto è profanato ! Fascisti , a me ! - e seguito dai suoi balilla e avanguardisti , e da qualcuno dei suoi amici , uscì , e si mise , col suo codazzo , a girare attorno alla chiesa , cantando alternativamente " Faccetta nera " e " Giovinezza " , e così continuò per tutta la durata della predica . Don Trajella intanto tirava diritto , ed era il solo , nella chiesa , a non parere a disagio : aveva soltanto , contro il solito , due macchie rosse ai pomelli nel viso pallidissimo . - Pax in terra hominibus bonae voluntatis , figli miei dilettissimi . Pax in terra , questo è il messaggio divino , che noi dobbiamo ascoltare con particolare compunzione e devozione in questo anno di guerra . Il divino Infante è nato proprio in quest ' ora per portare questa parola di pace . Pax in terra hominibus , e perciò noi dobbiamo purificarci , per sentircene degni , dobbiamo fare un esame di coscienza , dobbiamo chiederci se abbiamo fatto il nostro dovere , per essere degni di ascoltare con purezza di cuore il Verbo di Dio . Ma voi siete malvagi , siete peccatori , voi non venite mai in chiesa , non fate le devozioni , cantate canzonacce , bestemmiate , non battezzate i vostri figli , non vi confessate , non vi comunicate , non avete rispetto per i ministri del Signore , non date a Dio quello che è di Dio , e perciò la pace non è con voi . Pax in terra hominibus : voi non sapete il latino . Che cosa vuol dire ? Pax in terra hominibus vuol dire che oggi , la vigilia di Natale , voi avreste dovuto portare un capretto in dono , secondo l ' usanza , al vostro pastore . Invece non l ' avete fatto , perché siete dei miscredenti ; e poiché non siete bonae voluntatis , non avete la volontà buona , così non avete la pace , e la benedizione del Signore . Pensateci dunque , portate al vostro parroco il capretto , pagategli i debiti per i suoi terreni , che glieli dovete dall ' anno passato , se volete che Dio vi guardi con misericordia , vi tenga la sua mano sul capo , e ispiri la pace nei vostri cuori ; se volete che la pace torni nel mondo , e finisca la guerra che vi fa trepidare per la sorte dei vostri cari e della nostra Patria diletta - . E così via di questo passo , con scherzi , rivendicazioni , e citazioni latine . " Faccetta nera " risonava dalla porta , sottolineando i passaggi dell ' orazione , mentre il ragazzo campanaio , a un cenno del prete , si era attaccato alla campana , cercando di coprire , con quegli squilli da morto , i canti del podestà . In questo chiasso , fra la generale costernazione , la predica ebbe finalmente termine . Don Trajella scese dal pulpito , e senza voltarsi a destra né a sinistra uscì dalla chiesa , e noi tutti lo seguimmo . Fuori , don Luigino continuava a cantare . Un contadino col mantello nero aspettava davanti alla chiesa , tenendo per la cavezza un mulo sellato . Era venuto da Gaglianello per prendere il prete , che doveva dire anche là la messa di Natale . Don Trajella chiuse la porta della chiesa , si mise la chiave in tasca , e , aiutato dal contadino , si arrampicò sul mulo e partì . Doveva fare due ore di strada , sul sentiero tra i burroni , nella neve . A Gaglianello Gesù Bambino nacque , quell ' anno , verso le quattro del mattino . Don Trajella ripeté là il suo miracolo , e poiché non c ' era , in quella frazione sperduta , né podestà né signori , tutto andò benissimo , e i contadini furono entusiasti della predica , e , una volta tanto , il povero prete venne trattato con i dovuti onori , ebbe da bere quanto volle , si ubriacò , questa volta davvero , e non tornò a Gagliano che tre giorni dopo . Io , che ero rimasto con gli altri davanti alla chiesa , mi sottrassi in fretta alla compagnia , che commentava l ' accaduto . Tutti i signori , tranne il dottor Milillo che scuoteva la testa , disgustato del nipote , davano ragione al podestà , e si intendevano per denunciare il prete alle autorità . - Finalmente ce ne sbarazzeremo ! - strillava don Luigino , - questa è la volta buona ! - Nessuno saprà mai se don Trajella avesse preparato il miracolo , con la stendhaliana messa in scena del ritardo , e della perdita della predica scritta , e dell ' imbarazzo sul pulpito , soltanto per un pio fine di edificazione , per fare , con quella astuzia oratoria , maggior effetto sull ' animo degli ascoltatori , o se non avesse anche , nello stesso tempo , voluto prendersi argutamente gioco dei suoi nemici , e magari anche di se stesso , e divertirsi alle spalle di quella gente che lo odiava e da cui si sentiva perseguitato . Certo , non era ubriaco , o , se anche aveva bevuto un po ' più del solito , questo gli aveva aggiunto , anziché tolto , lucidezza e presenza di spirito . Ma don Luigino era convinto che il prete era ubriaco , che il discorso era stato veramente smarrito , e che tutto ciò era uno scandalo ; e questa fu la rovina del povero vecchio prete . L ' indomani mattina , per quanto fosse festa , e Natale , già partivano le denunzie : lettere al Prefetto , alla Questura e al Vescovo . Vennero poi , qualche tempo dopo , due preti di Tricarico mandati dal Vescovo per fare un ' inchiesta . Credo che tutti coloro che essi interrogarono deposero contro il prete : io solo cercai di scusarlo , ma non avevo alcuna autorità . E il Vescovo si decise a imporre a don Trajella di andare ad abitare nella sua vera sede , a Gaglianello , e gli vietò di presentarsi al concorso per la parrocchia di Gagliano . Ma questo avvenne poi . Quella mattina , il cielo era grigio e freddo , e i contadini dormirono fino a tardi . I camini fumavano più del solito : forse qualche pezzo di carne di capretto cuoceva nelle pentole , fra gli alari . Era la più grande festa dell ' anno , un giorno lieto di pace simulata e di supposta ricchezza . Era soprattutto il giorno nel quale si possono dire e fare cose impossibili in ogni altro tempo dell ' anno . La Giulia arrivò a casa mia tutta ripulita , con lo scialle smacchiato , il velo stirato di fresco , e il bambino meno stracciato del solito , che trascinava i grossi scarponi di un altro ragazzo più vecchio di lui di qualche anno . Io la aspettavo con impazienza : c ' era tutta una parte , e la più importante , della sua sapienza stregonesca , che avrebbe potuto comunicarmi soltanto quest ' oggi . La Santarcangelese mi aveva insegnato ogni specie di sortilegi e di formule magiche , per fare innamorare e per guarire le malattie : ma aveva sempre rifiutato di farmi sapere gli incanti di morte , quelli che possono far ammalare e morire . - Soltanto a Natale si possono dire , e in grandissimo segreto , e con giuramento di non ripeterli a nessun altro , se non in quello stesso giorno , che è un giorno santo . In tutti gli altri giorni dell ' anno , è peccato mortale - . Ma dovetti lo stesso pregarla e ripregarla , e insistere perché mi mettesse nel segreto : la Giulia si schermiva perché , in fondo , anche di Natale la cosa non è del tutto innocente . Dovetti solennemente giurarle che poteva fidarsi della mia discrezione , e che il diavolo non avrebbe riso di noi ; finalmente si indusse a iniziarmi alle terribili formule che , per sola virtù di parola , attaccano un uomo , a poco a poco , in ogni sua parte viva , e lo colpiscono e lo disseccano e inaridiscono , fino a portarlo alla tomba . Riferirò qui qualcuno di quegli spaventosi esorcismi , che sarebbero forse di tanta utilità , in questi tempi , al lettore ? Ahimè , no . Non è Natale , e sono legato da un giuramento . Arrivammo alla fine dell ' anno . Volli attendere la mezzanotte , secondo l ' usanza . Ero solo , nella mia cucina , davanti a un fuoco che sfriggeva e soffiava e cigolava , mentre fuori urlava la tempesta di vento e di neve . Avevo un bicchiere di vino , ma a che cosa avrei potuto brindare ? Il mio orologio si era fermato , e nessun rintocco di fuori poteva giungermi e indicarmi il passare del tempo , dove il tempo non scorre . Così finì , in un momento indeterminato , l ' anno 1935 , quest ' anno fastidioso , pieno di noia legittima , e cominciò il 1936 , identico al precedente , e a tutti quelli che sono venuti prima , e che verranno poi , nel loro indifferente corso disumano . Cominciò con un segno funesto , una eclisse di sole . L ' eclisse era un segno del cielo . Un sole malato di peste guardava col suo occhio velato un mondo che aveva iniziato la sua guerra di dissoluzione . C ' era un peccato , sotto ; non soltanto quello che si commetteva in quei giorni , i massacri coi gas asfissianti che facevano scuotere la testa ai contadini , che sanno che ogni colpa si sconta ; ma un peccato più fondamentale , di quelli per cui tutti pagano , gli innocenti con i colpevoli . Il sole si oscurava per avvertircene : - Un triste futuro ci aspetta , - dicevano tutti . I giorni erano freddi e smorti ; il sole si levava pallido , come a fatica , sui monti bianchi . Cacciati dal gelo e dalla fame , i lupi si avvicinavano al paese . Barone li sentiva da lontano , con un suo senso misterioso , ed entrava in uno stato d ' inquietudine e di agitazione straordinaria . Correva per la casa ringhiando , il pelo gli si rizzava ; grattava la porta con le unghie per chiedere di uscire . Gli aprivo , ed egli spariva nella notte , e fino al mattino non lo rivedevo più . Non ho mai capito se in quella sua esaltazione per i lupi ci fosse odio , o terrore , o piuttosto amore e desiderio , se quelle fughe notturne erano cacce , o convegno di amici antichissimi nella foresta . Certo , in quelle notti , la tramontana portava il rumore della canea , degli abbaiamenti strani , qua e là per le valli . Barone tornava al mattino , stanco per essere stato chissà dove , bagnato e sporco di fango . Si sdraiava vicino al fuoco , e mi guardava , con un solo occhio aperto , di sotto in su . Qualche lupo attraversò anche il paese : si trovavano , il mattino , le sue peste sulla neve . Una sera ne vidi uno io sesso , dalla mia terrazza : un grosso cane magro , che uscì improvvisamente dal buio , si fermò un momento alla luce di una lampada dondolante per il vento , alzò il muso ad annusare l ' aria , e a passo lento e tranquillo ritornò a dileguarsi nell ' ombra . Era un buon tempo , quello , per i cacciatori . Qualcuno partì , per prendere parte a battute al cinghiale , oltre Accettura ; si diceva che ce ne fossero molti : ma a Gagliano quell ' anno non se ne prese nessuno . I più , profittando del riposo dei campi , uscivano con le loro giacche di velluto e il fucile ben lustro , a caccia di volpi e di lepri , e tornavano spesso con il carniere pieno . Con l ' osso della zampa posteriore destra del lepre , svuotato del midollo con un ferro rovente , si fanno dei bocchini per i sigari , che i vecchi fumano con religiosa precauzione , perché il freddo dell ' aria non li incrini , fino a che diventino di un bel nero lucido . Un vecchio contadino , che avevo curato di non so più che male , volle regalarmi il suo bocchino , di un colore venerabile , per essere stato fumato da lui per vent ' anni . Quando si seppe in paese che avevo gradito questo regalo , tutti andarono a gara a offrirmi quegli ossicini , già forati o ancora grezzi : e cominciai anch ' io , con perseveranza , ad annerirli , fumando i miei poveri sigari Roma su e giù per la strada del paese . Non arrivavano i giornali né la posta , per la neve che chiudeva le strade : l ' isola fra i burroni aveva perso ogni contatto con la terra . Il mutarsi dei giorni era un semplice variare di nuvole e di sole : il nuovo anno giaceva immobile , come un tronco addormentato . Nell ' uguaglianza delle ore , non c ' è posto né per la memoria né per la speranza : passato e futuro sono come due stagni morti . Tutto il domani , fino alla fine dei tempi , tendeva a diventare anche per me quel vago " crai " contadino , fatto di vuota pazienza , via dalla storia e dal tempo . Come talvolta il linguaggio inganna , con le sue interne contraddizioni ! In questa landa atemporale , il dialetto possiede delle misure del tempo più ricche che quelle di alcuna lingua ; di là da quell ' immobile , eterno crai , ogni giorno del futuro ha un suo proprio nome . Crai è domani , e sempre ; ma il giorno dopo domani è pescrai e il giorno dopo ancora è pescrille ; poi viene pescruflo , e poi maruflo e maruflone ; ed il settimo giorno è maruflicchio . Ma questa esattezza di termini ha più che altro un valore di ironia . Queste parole non si usano tanto per indicare questo o quel giorno , ma piuttosto tutte insieme come un elenco , e il loro stesso suono è grottesco : sono come una riprova della inutilità di voler distinguere nelle eterne nebbie del crai . Certo anch ' io cominciavo a non attendermi nulla da nessuno dei futuri marufli o marufloni o maruflicchi . Nulla interrompeva la solitudine delle mie sere nella cucina fumosa , se non a volte la visita dei carabinieri di ronda , che venivano ad assicurarsi pro forma se c ' ero , e a bere un bicchiere di vino . Il padrone di casa mi aveva avvertito che sarei stato spesso disturbato dal rumore del trappeto , il frantoio che era sotto alle mie stanze ; ci si entrava dall ' orto , per una porticina di fianco agli scalini che portavano in casa . Avrebbe lavorato anche di notte , il trappeto , mi aveva detto . Quando girava la vecchia mola di pietra , trascinata in tondo da un asino bendato , la casa tremava , e un rombo continuo saliva dal pavimento . Ma il raccolto delle olive quell ' anno fu così scarso , che il trappeto macinò in tutto per due o tre giorni , e poi rimase zitto e fermo come prima , e le mie sere non furono più disturbate . Soltanto una volta , dopo cena , arrivarono da me il brigadiere e l ' avvocato P . per giocare a carte . Dissero che mi sapevano solo , e immaginavano che sarei stato contento di un po ' di compagnia : pensavano di venire spesso , e che avremmo passato insieme delle belle ore . Io tremavo al pensiero che la cosa potesse diventare una abitudine quotidiana , che mi costringesse a passare il mio tempo nelle noiose insulsaggini del gioco delle carte : in quel tempo preferivo star solo a leggere o a lavorare . To rede and dryve the night away For me thoughte it better play Then plyen either at chesse or tables . Tuttavia apprezzando la loro buona intenzione , feci buon viso a cattivo gioco , e passammo la sera ad un interminabile ramino . Non tornarono più . Don Luigino aveva saputo subito di questa visita da qualcuno dei suoi accoliti . A me non disse nulla : ma fece al brigadiere una terribile scenata , sulla piazza , accusandolo di fraternizzare con i confinati , e minacciando di denunciarlo e di farlo trasferire . Così nessuno , oltre i malati , e i contadini ( che erano liberi di frequentarmi , perché non erano considerati , veramente , degli uomini ) , osò più venirmi a trovare , tranne il dottor Milillo , che amava gli atteggiamenti indipendenti , e , nella sua qualità di vecchio zio , non aveva nulla da temere dal nipote . Ero , così , libero di me , e del mio tempo . Se non avevo la compagnia dei signori , avevo quella dei bambini . Ce n ' erano moltissimi , di tutte le età , e usavano battere al mio uscio ad ogni ora del giorno . Quello che li aveva attratti , dapprincipio , era Barone , questo essere infantile e meraviglioso . Poi li aveva colpiti la mia pittura , e non finivano di stupirsi delle immagini che apparivano , come per incanto , sulla tela , e che erano proprio le case , le colline e i visi dei contadini . Erano diventati miei amici : entravano liberamente in casa , posavano per i miei quadri , orgogliosi di vedersi dipinti . Si informavano di quando sarei andato a dipingere nella campagna ; e arrivavano in frotta a prendermi a casa . Ce n ' era sempre , allora , una ventina , e tutti consideravano massimo onore portarmi la cassetta , il cavalletto , la tela : e per questo onore si disputavano e si picchiavano , finché io non intervenivo , come un dio inappellabile , a scegliere e giudicare . Il preferito andava con la cassetta , l ' oggetto più pesante , e perciò più degno e ambito , fiero e felice come un paladino , con un passo di gloria . Uno , un ragazzo di otto o dieci anni , Giovanni Fanelli , pallido , con dei grandi occhi neri e un collo lungo e sottile , dalla pelle bianca come quella di una donna , si era più di tutti entusiasmato per la pittura . Tutti i bambini mi chiedevano in regalo i vecchi tubi di colore vuoti , e i vecchi pennelli spelati , e se ne servivano per i loro giochi . Giovanni ne ebbe anch ' egli la sua parte , ma ne fece tutt ' altro uso : senza dirmi nulla , in segreto , si era messo a fare il pittore . Era attentissimo a tutto quello che facevo : mi vedeva preparare la tela con l ' imprimitura , tirarla sui telai : queste operazioni , poiché io le facevo , gli parevano tanto essenziali all ' arte come il fatto del dipingere . Egli cercò dunque degli stecchi di legno , e riuscì a connetterli insieme : su questi telai asimmetrici e irregolari , tese qualche pezzo di vecchia camicia trovata chissà dove , e ci impiastrò su non so che pappa , a simboleggiate l ' imprimitura . Arrivato a questo punto , gli pareva di aver fatto il più . Coi fondi dei tubi vuoti e i rimasugli della mia tavolozza , e i pennelli frusti , dipingeva su quelle sue tele , cercando di imitare la corsa e il modo della mia pennellata . Era un bambino timido , arrossiva facilmente , e non avrebbe osato , per quanto ne avesse un gran desiderio , farmi vedere le sue opere . Avvertito dagli altri , le vidi . Non erano le solite pitture infantili , né delle imitazioni . Erano cose informi , macchie di colore non prive d ' incanto . Non so se Giovanni Fanelli sia diventato o potesse diventare un pittore : ma certo non vidi mai in nessuno quella sua fiducia in una rivelazione che dovesse venire da sola , dal lavoro ; quel suo credere nella ripetizione della tecnica come di una infallibile formula magica , o come di un lavoro della terra , che , arata e seminata , porta il suo frutto . Questi ragazzi , gli stessi che a Natale giravano in frotte al suono dei cupi ­ cupi , o che si incontravano per le vie , pronti a fuggire , come stormi di uccelli , non avevano un capo , come a Grassano il Capitano . Erano vivaci , intelligenti e tristi . Quasi tutti erano vestiti di cenci malamente rattoppati , con le vecchie giacche dei fratelli maggiori , dalle maniche troppo lunghe rimboccate sui polsi ; scalzi o con delle grosse scarpe da uomo bucate . Pallidi tutti , gialli per la malaria , magri , con gli sguardi intenti , neri e vuoti , profondissimi . Ce n ' era di tutti i caratteri , ingenui e astuti , candidi e malvagi , ma tutti pieni di movimento , con gli occhi accesi come di febbre : tutti vivi di una vita precoce , che si sarebbe poi spenta con gli anni , nella monotona prigione del tempo . Mobili e silenziosi , me li vedevo comparire attorno da ogni pane , pieni di una muta fedeltà e di desideri non espressi . Tutto quello che io possedevo o facevo , li riempiva di estatica ammirazione . I più piccoli oggetti che io buttavo , fino alle scatole vuote o ai pezzi di carta , erano per loro tesori che si disputavano in lotte accanite . Correvano a farmi , non richiesti , ogni sorta di servigi : andavano pei campi , e tornavano la sera a portarmi dei mazzetti di asparagi selvatici , o dei funghi del legno , insipidi e tigliosi , che , in mancanza di altri migliori , quaggiù si usano mangiare . Andavano lontano , verso Gaglianello , e mi riportavano i frutti amari dell ' arancio selvatico , da una pianta che era laggiù , la sola di tutto il paese , perché li dipingessi . Mi erano amici , ma pieni di pudore , ritrosia e diffidenza , avvezzi naturalmente al silenzio , e a nascondere il loro pensiero ; immersi in quel fuggente misterioso mondo animale nel quale vivevano , come piccole capre svelte e fugaci . Uno di essi , Giovannino , un ragazzo bianco e nero , con degli occhi rotondi e un viso stupito sotto il cappello da uomo , figlio di un pastore , non si separava mai da una sua capra fulva , con gli occhi gialli , che lo seguiva dappertutto come un cagnolino . Quando veniva a casa mia con gli altri bambini , anche la capra Nennella entrava nella mia cucina , annusando , desiderosa di sale . Barone aveva imparato a rispettarla : quando si usciva a dipingere , Nennella seguiva saltellando la fila dei ragazzi , mentre il cane correva innanzi abbaiando di felice intrattenibile libertà . Quando ci fermavamo , Giovannino restava a guardarmi lavorare , abbracciando il collo di Nennella , finché la capra si liberava con un balzo e correva lontano a brucare qualche cespuglio di ginestra . Io poi mandavo via i ragazzi perché non mi infastidissero , e quelli si allontanavano a malincuore , e tornavano verso sera , quando già gli sciami delle zanzare mi fischiavano attorno , e gli ultimi raggi del sole arrivavano lunghi e rosati , per vedere il quadro finito , e riportarlo trionfalmente a casa . Ora che la neve copriva la terra , questi cortei infantili erano finiti : ma i bambini mi venivano a cercare in casa , restavano a scaldarsi al fuoco della cucina , o mi chiedevano di salire a giocare sulla terrazza . Tre o quattro soprattutto mi erano quasi sempre attorno . Il più piccolo era il figlio della Parroccola , che abitava in un tugurio a pochi metri da casa mia . Aveva forse un cinque anni , una grossa testa rotonda , col naso corto e la bocca carnosa , su un corpicino esile . La Parroccola , sua madre , così chiamata perché anch ' essa aveva un grosso testone , che la faceva assomigliare al bastone pastorale del parroco , era una delle streghe contadine del paese : la più modesta di tutte , la più brutta e la più bonaria . Quel suo faccione , con il largo naso piatto , le due enormi narici aperte , la boccaccia sgangherata , i capelli radi , la pelle ruvida e giallastra , era davvero mostruoso ; e di corpo era piccola e tozza , infagottata negli stracci sotto il velo . Ma era una buona donna . Campava facendo la lavandaia , e non negava , al bisogno , le sue grazie , in un suo letto grande come una piazza , a qualche carabiniere o a qualche giovanotto . La vedevo ogni giorno sull ' uscio , di faccia a casa mia ; e le dicevo , per scherzo , che mi piaceva , e che speravo non mi avrebbe rifiutato . La Parroccola arrossiva di piacere , per quanto poteva arrossire quella sua pelle spessa come una buccia , e mi diceva : - Non faccio per te , don Carlo . Io so ' zambra ! - La Parroccola era zambra , cioè rozza e contadina ; ma , con quel suo viso da orchessa , tuttavia gentile . Il bambino era il solo dei suoi che avesse con sé : gli altri erano morti o lontani ; e le somigliava . Un altro dei miei fedeli era Michelino , un ragazzo di una diecina d ' anni , avido , astuto e melanconico , con degli occhi neri e opachi , eredità di antichissimi pianti , che parevano l ' immagine vera di quel paese desolato . Ma più di tutti mi cercavano i figli del sarto , specialmente il più piccolo , Tonino , un ragazzino minuto , svelto , arguto e timido , con una piccola testa bruna rasata e degli occhietti vivi come capocchie di spilli . Il padre , che li amava molto , cercava di tenerli un po ' meglio degli altri , per il suo orgoglio di buon artigiano , di sarto di New York . Ma come fare , se egli era tornato in patria , e tutto gli era andato male , e non aveva denaro , più di quello che avessero i contadini ? I suoi ragazzi venivano su come gli altri , ed egli pensava con amarezza , tirando la sua gugliata , che non c ' era ormai più nessuna speranza di poterne fare dei galantuomini , e neppure i mezzi per curare a dovere le loro tonsille sempre gonfie e le loro vegetazioni adenoidi . E anche Tonino , che pure era vispo come un monachicchio , aveva già in sé un riflesso della delusione paterna . Tutti questi bambini avevano qualcosa di singolare ; avevano qualcosa dell ' animale e qualcosa dell ' uomo adulto , come se , con la nascita , avessero raccolto già pronto un fardello di pazienza e di oscura consapevolezza del dolore . I loro giochi non erano i soliti dei bambini del popolo delle città , simili in tutti i paesi : i fruschi soli erano i loro compagni . Erano chiusi , sapevano tacere , e , sotto l ' ingenuità infantile , c ' era l ' impenetrabilità del contadino , sdegnosa di impossibili conforti , il pudore contadino , che difende almeno l ' anima in un mondo desolato . Erano , in generale , molto più intelligenti e precoci dei ragazzi cittadini della loro età : rapidi nell ' intuire , pieni di desiderio di apprendere e di ammirazione per le cose ignote del mondo di fuori . Un giorno che mi videro scrivere mi chiesero se avessi potuto insegnarglielo : a scuola non imparavano nulla , col sistema delle bacchette , dei sigari e delle chiacchiere dal balcone , e dei discorsi patriottici . Andavano tutti a scuola , l ' istruzione è obbligatoria , ma , con quei maestri , ne uscivano analfabeti . Così presero di loro iniziativa l ' abitudine di venire qualche volta la sera a scrivere nella mia cucina . Rimpiango di non aver dato loro , per la mia naturale ripugnanza a tutto ciò che è insegnamento diretto , più tempo e più cura : un buon maestro non avrebbe mai potuto trovare una migliore scolaresca , né più ricca di una quasi incredibile buona volontà . Venne il carnevale , inaspettato e anacronistico . Non ci sono , a Gagliano , per questo , né feste né giochi : sì che m ' ero dimenticato della sua esistenza . Me ne ricordai un giorno , quando , mentre passeggiavo nella via principale , oltre la piazza , vidi sbucare dal fondo e correre velocissimi in salita , tre fantasmi vestiti di bianco . Venivano a grandi salti , e urlavano come animali inferociti , esaltandosi delle loro stesse grida . Erano le maschere contadine . Erano tutte bianche : in capo avevano dei berretti di maglia o delle calze bianche che pendevano da un lato , e dei pennacchi bianchi ; il viso era infarinato ; erano vestiti di camicie bianche , e anche le scarpe erano coperte di bianco . Portavano in mano delle pelli di pecora secche e arrotolate come bastoni , e le brandivano minacciosi , e battevano con esse sulla schiena e sul capo tutti quelli che non si scansavano in tempo . Sembravano demonî scatenati ; pieni di entusiasmo feroce , per quel solo momento di follia e di impunità , tanto più folle e imprevedibile in quell ' aria virtuosa . Mi ricordai della notte di san Giovanni a Roma , quando i giovani vanno in giro picchiando con delle grosse teste d ' aglio : ma quella è una notte di felicità collettiva e fallica , di baldoria dinanzi agli enormi piatti di lumache , con i fuochi , i canti , le danze e gli amori nel tepore benigno del cielo estivo . I battitori di Gagliano erano invece soli , e solitari in una sforzata e cupa follia ; si compensavano degli stenti e della schiavitù con un simulacro di libertà , pieno di eccesso e di ferocia vera . I tre fantasmi bianchi picchiavano senza misericordia chi veniva a tiro , senza distinguere , poiché una volta tanto tutto era lecito , fra signori e contadini , e tenevano tutta la strada in salti obliqui , presi dal furore , gridando invasati , scotendo nei balzi le bianche penne , come degli amok incruenti , o dei danzatori di una sacra danza del terrore . Velocissimi , come erano comparsi , scomparvero in alto , dietro la chiesa . Allora anche i bambini cominciarono ad andare in giro con il viso impiastricciato di nero , e i baffi dipinti con i turaccioli bruciati . Un giorno ne capitarono da me , così conciati , una ventina : e quando dissi che sarebbe stato facile mascherarsi con delle vere maschere , mi pregarono di farle . Mi misi all ' opera , e feci , con dei cilindri di carta bianca con dei buchi per gli occhi , una maschera per ciascuno , assai più grande del viso , che restava tutto coperto . Non so perché , ma forse per il ricordo delle funebri maschere contadine , o spinto , senza volerlo , dal genio del luogo , le feci tutte uguali , dipinte di bianco e di nero , e tutte erano teste di morto , con le cavità nere delle occhiaie e del naso , e i denti senza labbra . I bambini non si impressionarono , anzi ne furono felici , e si affrettarono a infilarle , ne misero una anche al muso di Barone , e corsero via , spargendosi in tutte le case del paese . Era ormai sera , e quella ventina di spettri entravano gridando nelle stanze appena illuminate dai fuochi rossi dei camini , e dai lumini a olio ondeggianti . Le donne fuggivano atterrite : perché qui ogni simbolo è reale , e quei venti ragazzi erano davvero , quella sera , un trionfo della morte . Le giornate cominciavano , lentamente , ad allungarsi : la corsa dell ' anno si era invertita ; la neve aveva lasciato il posto alle piogge e alle giornate serene . La primavera non era più molto lontana e io pensavo che si sarebbe dovuto provvedere in tempo , prima che il sole riportasse le zanzare , a fare tutto quello che era possibile per combattere la malaria . Anche con i mezzi limitati di cui si poteva disporre in paese , si sarebbe potuto ottenere parecchio ; ci si sarebbe dovuti rivolgere alla Croce Rossa per avere il verde di Parigi per disinfettare quelle poche acque ferme nelle vicinanze dell ' abitato ; fare qualche lavoro per incanalare la fontana vecchia ; far provvista di chinino , di atebrina e plasmochina , e di cioccolatini per i bambini , per non trovarci sprovveduti con la bella stagione , e così via . Erano tutte cose semplici , e che , secondo la legge , sarebbero state obbligatorie . Cominciai a parlarne e a riparlarne al podestà : ma mi accorsi ben presto che don Luigino approvava i miei consigli , ma si guardava bene dal far nulla . Pensai allora , per costringerlo a una responsabilità , di scrivergli tutto quello che si sarebbe dovuto fare ; preparai una specie di memoriale di una ventina di pagine , con i particolari più precisi di tutti i lavori da eseguire , sia per quello che toccava al comune , sia per quello che si doveva chiedere a Roma ; e lo consegnai a Magalone . Il podestà lesse il memoriale , se ne disse felice , mi lodò , e con un bel sorriso mi annunciò che , poiché doveva andare il giorno seguente a Matera , lo avrebbe mostrato al prefetto , che avrebbe potuto aiutarci . Don Luigino andò a Matera , e al ritorno corse a dirmi che Sua Eccellenza era stata entusiasta del mio lavoro , che tutto quello che chiedevo per la lotta antimalarica si sarebbe provveduto ; e che , di riflesso , ne sarebbe venuto anche un bene per me e per gli altri confinati . Don Luigino era raggiante , e fiero di avermi con sé . Tutto pareva dunque per il meglio . Tre o quattro giorni dopo il ritorno del podestà , arrivò un telegramma della questura di Matera , nel quale mi si vietava di occuparmi di medicina e di esercitare in Gagliano ; pena la prigione . Non ho mai saputo se questo improvviso divieto fosse il solo risultato pratico del mio memoriale e del mio , eccesso di zelo , come pensavano molti contadini : - Dobbiamo tenercela la malaria : se tu ce la vuoi togliere , ti manderanno via - ; o se invece , come pensavano altri , derivasse dalle manovre dei medici del paese ; o se forse non fosse generato soltanto dal timore della questura che io diventassi troppo popolare : poiché la mia fama di medico miracoloso andava crescendo ; e spesso venivano dei malati anche da paesi lontani , per consultarmi . Il telegramma mi fu portato dai carabinieri , la sera . L ' indomani mattina , all ' alba , quando nessuno in paese sapeva ancora del divieto , un uomo a cavallo batté alla mia porta . - Vieni subito , dottore , - mi disse . - Mio fratello sta male . Siamo giù , al Pantano , a tre ore di strada di qui . Ho portato il cavallo - . Il Pantano è una regione , verso l ' Agri , lontana e isolata : c ' è una masseria , la sola di tutte queste terre , dove dei contadini vivono sul campo , lontano dal paese . Risposi all ' uomo che mi era impossibile venire , perché non potevo uscire dall ' abitato , e perché non potevo più neppure fare il medico . Lo consigliai di rivolgersi al dottor Milillo o al dottor Gibilisco . - A quei medicaciucci ! Meglio nulla - . Scosse la testa e partì . Scendeva un nevischio gelido , misto a pioggia . Rimasi in casa tutta la mattina , preparando una lettera per la questura , dove protestavo per il divieto , chiedevo che venisse annullato , e che , in attesa di nuove disposizioni , mi si considerasse almeno autorizzato a non abbandonare in tronco i malati attualmente in cura , e mi si permettesse di continuare a occuparmi , nell ' interesse della popolazione , delle misure da prendersi per la lotta antimalarica . Questa lettera non ebbe mai risposta . Stavo alzandomi da tavola , verso le due del pomeriggio , quando l ' uomo del cavallo tornò . Era stato fino al Pantano ; suo fratello andava peggio , stava veramente male , bisognava a tutti i costi che io cercassi di salvarlo . Gli dissi di venire con me , e uscimmo insieme per chiedere al podestà una autorizzazione speciale . Don Luigino non era in casa : era andato da sua sorella a prendere il caffè : lo trovammo là , sdraiato su una poltrona . Gli esposi il caso : - È impossibile . Gli ordini di Matera sono tassativi . Non posso prendermi questa responsabilità . Resti con noi , dottore , prenda una tazza di caffè - . Il contadino , un uomo intelligente e deciso , non si arrese , e insistette . Donna Caterina , la mia protettrice , si schierò dalla nostra parte . Il divieto di Matera mandava all ' aria tutti i suoi progetti , dava mano libera al suo nemico Gibilisco ; ed essa non cessava di deplorarlo e di esclamare : - Queste sono le lettere anonime : ne hanno scritte chissà quante ! Gibilisco è stato a Matera la settimana scorsa . Laggiù non sanno che lei è una benedizione per il paese : ma lasci fare a me : abbiamo anche noi dell ' influenza in prefettura : il divieto non durerà . Che peccato ! - e cercava di consolarmi col caffè e coi dolci . Ma il problema era più urgente , e , per quanto donna Caterina fosse nostra alleata , don Luigino non ci sentiva . - Non posso , ho troppi nemici . Se la cosa si risapesse perderei il posto . Devo obbedire agli ordini della questura - . Don Andrea , il vecchio maestro , approvava , tra un pisolino e un furto di pasticcini : la discussione si prolungava , senza concludere . Al podestà , che amava gli atteggiamenti popolarizzanti , dispiaceva di rifiutare in presenza del contadino , ma la paura la vinceva su tutto . - E poi ci sono gli altri medici . Provi a chiamare quelli . - Non sono buoni a nulla , - diceva il contadino . - Ha ragione , - gridava donna Caterina , - lo zio é troppo vecchio ; e quell ' altro , non parliamone . E poi , con questo tempo , e senza strade , non ci vorranno andare - . Il contadino si alzò . - Vado a cercarli , - disse , e partì . Rimase fuori quasi due ore , e intanto il consiglio di famiglia continuò , senza risultato . Per quanto appoggiato da donna Caterina , non mi riusciva di vincere la paura del podestà : il caso era per lui troppo nuovo , e pesante di responsabilità . Poi , il contadino tornò , con due fogli di carta in mano , e sul viso la soddisfazione di un successo guadagnato con molta lotta . - I due medici non possono venire , sono malati . Mi sono fatto fare da tutti e due una dichiarazione scritta . Ora deve lasciar venire don Carlo . Guardi pure - . E mise i due fogli sotto gli occhi di don Luigino . Il contadino era riuscito , a costo di chissà quali fatiche oratorie , e forse di minacce , a far scrivere a entrambi che , dato il tempo cattivo , e la loro età e salute , non potevano materialmente recarsi fino al Pantano : cosa che , del resto , per il vecchio dottor Milillo , era vera . Ora gli pareva che nulla più potesse impedirmi . Ma il podestà non era convinto , e continuava a discutere . Mandò a chiamare il segretario comunale , cognato della vedova , che era un brav ' uomo e pensava che si dovesse lasciarmi andare . Arrivò il dottor Milillo , di malumore per la prova di sfiducia , ma non contrario alla mia andata . - Soltanto , si faccia pagare prima . Correre fino al Pantano . Nemmeno per duecento lire - ; ma il tempo passava , arrivavano altre tazzine di caffè e altre focaccine e si era allo stesso punto . Pensai allora di suggerire che si chiamasse il brigadiere ; forse , se egli avesse voluto prendersi personalmente la responsabilità del mio viaggio , il podestà avrebbe , senza troppo compromettersi , potuto consentire . E così avvenne . Il brigadiere , sentito il caso , disse subito che io partissi , che si fidava di me , e non mi avrebbe fatto scortare ; che la vita di un uomo doveva passare innanzi a ogni altra considerazione . Fu un momento di sollievo generale : anche don Luigino si disse felice della decisione , e per manifestarmi la sua buona volontà mi mandò a cercare un mantello e degli stivaloni che , secondo lui , mi sarebbero stati necessari in quelle forre . Intanto era calata la sera . Dovettero autorizzarmi a dormire fuori , alla masseria , e a non tornare che l ' indomani . E finalmente , tra i saluti e le raccomandazioni di tutti , potei mettermi in cammino col contadino , e il cavallo , e Barone . Il tempo si era rasserenato . Il nevischio e la pioggia erano cessati . Un vento gagliardo andava spazzando il cielo , e la luna appariva rotonda e chiara fra le nubi rotte e correnti . Appena fuori del selciato ripido del paese , verso il Timbone della Madonna degli Angeli , il mio compagno , che aveva portato sinora il cavallo per la briglia , si fermò perché io montassi in sella . Da molti anni non salivo a cavallo , e di notte , per quei burroni , preferivo le mie gambe . Dissi che usasse egli la bestia , che io sarei andato a piedi e di buon passo . Mi guardò stupito , come se il mondo fosse sottosopra . Lui , un cafone , a cavallo , e io , un signore , a piedi . Non sia mai ! Faticai a persuaderlo : infine si indusse a malincuore a seguire il mio consiglio . Cominciò allora una vera corsa verso il Pantano . Io scendevo a grandi passi per il sentiero precipitoso , il cavallo mi seguiva dappresso , e sentivo dietro a me il suo caldo respiro , e lo schiocco degli zoccoli nel fango . Andavo come inseguito , per quei luoghi ignoti , animato dall ' aria notturna , dal silenzio , dal moto , coll ' animo pieno di leggerezza . La luna riempiva il cielo e pareva si versasse sulla terra . Su una terra remota come la luna , bianca in quella luce silenziosa , senza una pianta né un filo d ' erba , tormentata dalle acque di sempre , scavata , rigata , bucata . Le argille precipitavano verso l ' Agri , in coni , grotte , anfratti , piagge , variegate bizzarramente dalla luce e dall ' ombra , e noi cercavamo , senza parlare , la nostra via in quel labirinto , lavorato dai secoli e dai terremoti . Su quel paesaggio spettrale mi pareva di volare , senza peso , come un uccello . Dopo più di due ore di quella corsa , salì verso di noi , nel silenzio , l ' abbaiare lungo di un cane . Uscimmo dalle argille , e ci trovammo su un prato in pendio , e sul fondo ci apparve , tra terreni ondulati , il biancore della masseria . Nella casa , lontana da ogni paese , il mio compagno e il fratello malato abitavano soli con le loro due mogli e i bambini . Ma sull ' uscio ci aspettavano tre cacciatori di Pisticci , che erano arrivati il giorno avanti per cacciare le volpi verso il fiume , e s ' erano fermati per assistere il loro amico . Anche le due donne erano di Pisticci , e sorelle : alte , con grandi occhi neri e visi nobili , bellissime nel costume del loro paese , con la gonna lunga a balze bianche e nere , e il capo avvolto da veli e da nastri bianchi e neri , che le facevano assomigliare a strane farfalle . Mi avevano preparato i cibi migliori , il latte e il formaggio fresco , e me li offrirono appena arrivato , con quella non servile ospitalità antica , che mette gli uomini alla pari . Mi avevano aspettato tutto il giorno , come un salvatore : ma mi accorsi subito che non c ' era più nulla da fare . Era una peritonite con perforazione , il malato era ormai in agonia , e neppure un ' operazione , se anche io avessi saputo e potuto farla , l ' avrebbe più salvato . Non restava che calmare i suoi dolori con qualche iniezione di morfina e aspettare . La casa era fatta di due camere , che comunicavano per una larga apertura . Nella seconda stava il malato , col fratello e le donne che lo vegliavano . Nella prima stanza il fuoco era acceso in un grande camino ; attorno al fuoco sedevano i tre cacciatori . Appoggiato all ' angolo opposto , mi era stato preparato un letto , altissimo e soffice . Io andavo ogni tanto dal malato , e poi rimanevo a conversare a bassa voce coi cacciatori accanto al fuoco . Quando fummo nel mezzo della notte , mi arrampicai sul mio letto per riposare , senza spogliarmi . Ma non presi sonno . Restavo sdraiato lassù , come su un palco aereo . Appesi al muro , tutt ' intorno al letto , erano i corpi delle volpi uccise di fresco . Sentivo il loro odore selvatico , vedevo i loro musi arguti all ' ondeggiare rossastro delle fiamme , e muovendo appena la mano , toccavo il loro pelame che sapeva di grotta e di bosco . Dalla porta mi giungeva il lamento continuo del moribondo : - Gesù aiutami , dottore aiutami , Gesù aiutami , dottore aiutami , - come una litania di angoscia ininterrotta , e il sussurro delle donne in preghiera . Il fuoco del camino oscillava , guardavo le lunghe ombre muoversi come mosse da un vento , e le tre figure nere dei cacciatori , coi cappelli in capo , immobili davanti al focolare . La morte era nella casa : amavo quei contadini , sentivo il dolore e l ' umiliazione della mia impotenza . Perché allora una così grande pace scendeva in me ? Mi pareva di essere staccato da ogni cosa , da ogni luogo , remotissimo da ogni determinazione , perduto fuori del tempo , in un infinito altrove . Mi sentivo celato , ignoto agli uomini , nascosto come un germoglio sotto la scorza dell ' albero : tendevo l ' orecchio alla notte e mi pareva di essere entrato , d ' un tratto , nel cuore stesso del mondo . Una felicità immensa , non mai provata , era in me , e mi riempiva intero , e il senso fluente di una infinita pienezza . Verso l ' alba il malato si avviò alla fine . Le invocazioni e il respiro si cambiarono in un rantolo , e anche quello si affievolì a poco a poco , con lo sforzo di una lotta estrema , e cessò . Non aveva ancor finito di morire che già le donne gli abbassavano le palpebre sugli occhi sbarrati , e cominciavano il lamento . Quelle due farfalle bianche e nere , chiuse e gentili , si mutarono d ' improvviso in due furie . Si strapparono i veli e i nastri , si scomposero le vesti , si graffiarono a sangue il viso con le unghie , e cominciarono a danzare a gran passi per la stanza battendo il capo nei muri e cantando , su una sola nota altissima , il racconto della morte . Ogni tanto si affacciavano alla finestra , gridando in quell ' unico tono , come ad annunciare la morte alla campagna e al mondo ; poi tornavano nella stanza e riprendevano il ballo e l ' ululato , che sarebbe continuato senza riposo per quarantott ' ore , fino all ' interramento . Era una nota lunga , identica , monotona , straziante . Era impossibile ascoltarla senza essere invasi da un senso di angoscia fisica irresistibile : quel grido faceva venire un groppo alla gola , pareva entrasse nelle viscere . Per non scoppiare a piangere mi congedai in fretta ed uscii , con Barone , alla luce del primo mattino . La giornata era serena : i prati e le argille spettrali della sera mi si stendevano innanzi , nudi e solitari nell ' aria ancora grigia . Ero libero in quelle distese silenziose : sentivo ancora in me la felicità della notte Dovevo pure rientrare in paese , ma intanto vagavo per quei campi , roteando allegro il bastone , e fischiando al mio cane , che era eccitato forse da qualche invisibile selvaggina . Decisi di allungare un poco la strada per passare a Gaglianello , la frazione che finora non avevo mai potuto visitare . È un grosso gruppo di case , su un poggio brullo , non molto alto sul fiume malarico . Ci vivono quattrocento persone , senza strada , né medici , né levatrice , né carabinieri , né funzionari di nessun genere : ma anche laggiù arriva , ogni tanto , l ' Ufficiale Esattoriale col suo berretto con le iniziali rosse : U . E . Vidi , con stupore , che ero aspettato . Si sapeva che ero stato al Pantano , si sperava che passassi di là al ritorno . I contadini e le donne erano nella strada , per farmi buona accoglienza : i più strani malati si erano fatti portare sugli usci , perché io li vedessi . Pareva una corte dei miracoli . Nessun dottore era passato di lì , da chissà quanti anni : vecchie malattie , non curate se non con incantesimi , si erano accumulate in quei corpi , crescendo bizzarramente , come funghi su un legno marcio . Passai quasi tutta la mattina girando per quei tuguri , tra quei malarici scarniti , quelle fistole annose , quelle piaghe incancrenite , distribuendo almeno consigli , poiché non potevo scrivere ricette , e bevendo il vino dell ' ospitalità . Mi volevano trattenere tutto il giorno , ma dovevo rientrare : mi accompagnarono un tratto , pregandomi di ritornare . - Chissà ; se potrò , verrò , - dissi loro : ma non ci sono tornato mai più . Lasciai i miei nuovi amici di Gaglianello sul sentiero , e cominciai a risalire , tra i burroni , verso casa . Il sole era alto e brillante , l ' aria tiepida ; il terreno tutto a gobbe e monticciuoli , tra cui la via serpeggiava in continui giri e salite e discese brevi , impediva allo sguardo di spaziare lontano . A una svolta mi apparve il brigadiere , che , con un carabiniere , mi veniva incontro , e con loro continuai la strada . Sui cespugli di ginestra saltellavano gli uccelli , dei grossi merli neri , che si levavano in volo al nostro passaggio . - Vuoi tirare , dottore ? - mi disse il brigadiere , e mi passò il suo moschetto . Del merlo che colpii non rimasero che le penne che scesero lente per l ' aria ; il corpo doveva essere andato in pezzi , a quei colpo a palla , così sproporzionato , e non ci fermammo a cercarlo . Appena arrivato a Gagliano , mi accorsi , dal viso dei contadini , che qualcosa stava fermentando in paese . Durante la mia assenza , tutti avevano saputo del divieto di esercire , e del tempo perduto , il giorno prima , per poter andare al Pantano . La notizia della morte del contadino era già arrivata , come per non so quale misteriosa telegrafia . Tutti , in paese , conoscevano il morto , e l ' amavano . Era il primo e solo morto , in tanti mesi , tra coloro che avevo curati . Tutti pensavano che , se io avessi potuto andar subito , lo avrei certamente salvato : e che la sua fine era dovuta soltanto al ritardo , e alle esitazioni del podestà . Quando io dicevo che probabilmente , anche arrivando qualche ora prima , senza mezzi , senza pratica chirurgica , con scarse possibilità di trasportarlo in tempo non fosse che a Sant ' Arcangelo , non avrei potuto far molto , scuotevano la testa increduli : io ero , per loro , un guaritore miracoloso ; e nulla mi sarebbe stato impossibile , se fossi giunto in tempo . L ' episodio era per loro soltanto una conferma tragica della malvagità che aveva ispirato il divieto che mi avrebbe , d ' ora innanzi , impedito di soccorrerli . I contadini avevano dei visi che non avevo ancora mai visto loro : una torva decisione , una disperazione risoluta faceva più neri i loro occhi . Uscivano di casa armati , con i fucili da caccia , e le scuri . - Noi siamo dei cani , - mi dicevano . - Quelli di Roma vogliono che moriamo come cani . Avevamo un cristiano bono , per noi : quelli di Roma ce lo vogliono togliere . Bruceremo il municipio , e ammazzeremo il podestà . L ' aria della rivolta soffiava sul paese . Un profondo senso di giustizia era stato toccato : e quella gente mite , rassegnata e passiva , impenetrabile alle ragioni della politica e alle teorie dei partiti , sentiva rinascere in sé l ' anima dei briganti . Così sono sempre le violente ed effimere esplosioni di questi uomini compressi ; un risentimento antichissimo e potente affiora , per un motivo umano ; e si dànno al fuoco i casotti del dazio e le caserme dei carabinieri , e si sgozzano i signori ; nasce , per un momento , una ferocia spagnola , una atroce , sanguinosa libertà . Poi vanno in carcere , indifferenti , come chi ha sfogato in un attimo quello che attendeva da secoli . Se avessi voluto , quel giorno , avrei potuto trovarmi ( e per un momento l ' idea mi sorrise , ma , nel '36 , non era ancora giunto il tempo ) a capo di qualche centinaio di briganti , e tenere il paese o darmi alla campagna . Invece mi sforzai di calmarli ; e non ci riuscii che con molta fatica . I fucili e le scuri furono riportati nelle case : ma i visi non si spianarono . Quelli di Roma , lo Stato , li aveva colpiti troppo a fondo , aveva fatto morire uno di loro ; i contadini avevano sentito col peso della morte la mano lontana di Roma , e non volevano essere schiacciati . Il loro primo impulso era stato la vendetta immediata , sui simboli e sugli emissari di Roma . Se io li dissuadevo dalla vendetta , che altro potevano fare ? Ahimè , come sempre , nulla . Niente . Ma a questo eterno niente , questa volta , non si rassegnavano . Il giorno seguente , sbollita in parte quell ' ira e quel desiderio di sangue , i contadini vennero , a gruppi , da me . Si erano trattenuti dallo sterminio : quei momenti di liberazione nell ' odio vendicatore , una volta passati senza sfogo , non possono prolungarsi . Ma ora volevano almeno ottenere che io continuassi legittimamente a essere il loro medico , e avevano deciso di fare una petizione , firmata da tutti , a questo scopo . La loro avversità per lo Stato , estraneo e nemico , si accompagna ( e la cosa potrà parere strana , e non lo è ) a un senso naturale del diritto , a una spontanea intuizione di quello che , per loro , dovrebbe essere veramente lo Stato : una volontà comune , che diventa legge . La parola " legittimo " qui è una delle più usate , ma non nel senso di cosa sanzionata e codificata , ma in quello di vero , di autentico . Un uomo è legittimo se agisce bene ; un vino è legittimo se non è fatturato . Una petizione firmata da tutti pareva ad essi davvero legittima , e perciò tale da dover avere anche un potere reale . Avevano ragione : ma dovetti spiegar loro quello che , del resto , sapevano meglio di me : che essi avevano a che fare con una forza del tutto illegittima , che non si poteva combattere con le sue stesse armi ; che , se per la violenza essi erano troppo deboli , lo erano ancora di più per un diritto disarmato ; che il solo risultato della petizione sarebbe stato di farmi immediatamente trasferite in un altro paese . Facessero dunque la petizione , se lo ritenevano bene , ma non si illudessero di ottenerne null ' altro che la mia partenza . Capirono fin troppo bene . - Finché gli affari del nostro paese , la nostra vita e la nostra morte , saranno in mano a quelli di Roma , saremo dunque sempre come bestie , - dissero . La petizione fu abbandonata . Ma la cosa stava loro troppo a cuore , perché potesse passare così , senza protesta . E poiché non avevano potuto esprimersi con la violenza , né col diritto , si espressero con l ' arte . Vennero un giorno da me due giovani a chiedermi in prestito , con aria misteriosa , una mia tunica bianca da medico . Non chiedessi a che cosa dovesse servire : era un segreto ; ma l ' avrei saputo il giorno seguente ; me l ' avrebbero riportata la sera . L ' indomani , mentre passeggiavo sulla piazza , vidi la gente accorrere verso la casa del podestà , davanti alla quale s ' era radunata una piccola folla . Ci andai anch ' io , e mi fu fatto largo . Vidi allora che , dentro a un cerchio di uomini , donne e bambini , spettatori appassionati , era cominciata , senza palco né scene , sui sassi della strada , una rappresentazione teatrale . Ogni anno , come seppi poi , in questi primi giorni di quaresima , i contadini avevano l ' usanza di recitare una loro commedia improvvisata . Qualche volta , ma assai di rado , era di soggetto religioso , qualche altra ricordava le gesta dei paladini o dei briganti : il più delle volte erano scene comiche e buffonesche tratte dalla vita quotidiana . Quest ' anno , l ' animo ancora commosso dalle recenti vicende , i contadini avevano immaginato un dramma satirico , a sfogo poetico dei loro sentimenti . Gli attori erano tutti uomini , anche quelli che facevano parti femminili : giovani contadini miei amici , ma che non potevo riconoscere sotto le loro straordinarie truccature . Il dramma era ridotto a una semplice scena , che gli attori improvvisavano . Un coro di uomini e donne annunziò l ' arrivo di un malato ; ed ecco il malato , portato su una barella , col viso dipinto di bianco , gli occhi cerchiati di nero , e segni neri sulle guance , incavate come quelle di un morto . Il malato era accompagnato dalla madre piangente , che non diceva altro che : - Figlio mio , figlio mio , - ripetendolo di continuo , per tutto il tempo della rappresentazione come un monotono , triste accompagnamento . Accanto al malato , chiamato dal coro , appariva un uomo vestito di bianco , e su cui riconobbi la mia tunica , che si apprestava a guarirlo : ma ecco comparire , ad impedirglielo , un vecchio dagli abiti neri e dal pizzo caprino . I due medici , il bianco e il nero , lo spirito del bene e quello del male , contendevano , come l ' angelo e il demonio , attorno a quel corpo giacente nella barella , e si lanciavano battute satiriche e pungenti . Già l ' angelo aveva la meglio , e obbligava a tacere il suo nemico , quando arrivò di corsa un romano , dal viso mostruoso e feroce , che forzò l ' uomo bianco ad andarsene . L ' uomo nero , il professor Bestianelli ( corruzione di Bastianelli , che è celebre anche fra questi contadini ) rimase padrone del campo . Da una borsa trasse un coltellaccio , e cominciò l ' operazione . Diede un taglio sui vestiti del malato , e , con rapida mossa della mano , trasse fuori dalla ferita una vescica di intestino di maiale che vi era nascosta . Si voltò trionfante verso il coro , che mormorava proteste e parole di orrore , con la vescica fieramente brandita , gridando : - Ecco il cuore ! - Con un grosso ago bucò quel cuore , e ne uscì uno zampillo di sangue mentre la madre e le donne del coro cominciavano il lamento per il morto , e il dramma finiva . Non ho mai saputo chi fosse l ' autore : forse non ce n ' era uno , ma parecchi , tutti gli attori insieme . Le battute che improvvisavano si riferivano alla questione che agitava gli animi in quei giorni : ma la finezza contadina faceva sì che le allusioni non fossero mai troppo dirette , e che rimanessero comprensibili e penetranti , senza diventare mai pericolose . E , soprattutto , al di là della satira e della protesta , il gusto dell ' arte li aveva trascinati : ciascuno viveva la sua parte ; e la madre piangente sembrava una disperata eroina di tragedia greca , o una Maria di Iacopone ; il malato aveva il vero viso della morte ; il nero ciarlatano spillava il sangue dal cuore con un diletto feroce ; il romano era un mostro orribile , un drago statale ; e il coro assisteva e commentava , con disperata pazienza . Era , quello schema classico , un ricordo di un ' arte antica , ridotto al povero residuo dell ' arte popolare , o uno spontaneo , originario rinascere , un linguaggio , naturale in queste terre , dove la vita è tutta una tragedia senza teatro ? Appena finita la recita , il morto si alzò dalla barella , gli attori scesero svelti pel vicolo , e si avviarono alla casa del dottor Gibilisco . Qui la rappresentazione ricominciò ; e , nel corso della giornata , fu ripetuta molte volte , davanti alla casa del dottor Milillo , alla chiesa , alla caserma dei carabinieri , al municipio , sulla piazza , e qua e là per le strade , a Gagliano di Sopra e a Gagliano di Sotto , finché venne la sera , la tunica dell ' angelo mi fu trionfalmente riportata , e ciascuno tornò alle sue case . Lo sfogo poetico non calmò gli animi , né abolì i risentimenti . I contadini ritenevano il divieto una cosa assurda , e si rifiutarono di tenerne conto . Mi cercavano come prima , per farsi curare : soltanto , venivano da me la sera , a buio , e si guardavano attorno , prima di battere al mio uscio , per assicurarsi che la strada fosse deserta , e non ci fossero spie . Rimandarli senza occuparmi di loro mi era praticamente impossibile , tanto insistevano , e tanto pesava la ragione maggiore della necessità . Della loro assoluta segretezza e solidarietà ero certo : si sarebbero fatti ammazzare piuttosto che tradirmi . Ma tuttavia la mia arte medica si trovava per forza ad essere molto ridotta : dovevo limitarmi a dei consigli ; distribuivo io stesso le medicine più comuni di cui avevo fatto provvista ; per le altre non potevo scrivere ricette , o le facevo soltanto per quelli che le mandavano a qualche parente , a Napoli , perché le facesse spedire . Non potevo più fare fasciature , né quei piccoli interventi chirurgici che , essendo visibili , avrebbero rivelato a tutti il nostro segreto . Questa necessità di nascondersi teneva gli animi accesi . La noia era scomparsa dal paese : il divieto era cascato come un sasso di fantasia nell ' acqua morta della vita monotona dei signori . Il dottor Gibilisco trionfava . Fosse egli stato , o no , il deus ex machina ( che non ho mai saputo ) , la sua gioia era completa . I sentimenti del vecchio dottor Milillo erano più complessi e contraddittori . Dal punto di vista del suo orgoglio e del suo interesse professionale , si rallegrava di aver perso la mia concorrenza : ma , da buono ex nittiano e antico liberale , non poteva fare a meno di disapprovare apertamente l ' arbitrio della questura . Egli era , in fondo , il più fortunato , perché godeva insieme di due diversi piaceri : quello materiale del suo vantaggio , e quello morale di poter esprimere onestamente la sua deplorazione , e la sua amicizia . Per donna Caterina l ' avvenuto era una grave sconfitta : i suoi progetti andavano in fumo ; la sua passione dominante era umiliata di fronte ai suoi nemici . Faceva fuoco e fiamme . - Se quello scemo di mio fratello , - arrivava a dire , - che è sempre troppo debole , non si muove , andrò io stessa a Matera , a parlare al prefetto - . Era la mia principale alleata . Don Luigino , lui , non sapeva come comportarsi . Spinto dalla sorella , e dall ' opinione popolare , avrebbe voluto agire , far valere le sue aderenze , " per il bene del paese " : ma temeva , pigliando partito , di inimicarsi le autorità , e questo lo tratteneva dal far nulla , se non dallo schierarsi , almeno a parole , nella fazione di donna Caterina . I signori erano dunque divisi , come guelfi e ghibellini ; e gli uni si trovavano a far lega col popolo , mentre gli altri restavano soli , ma con l ' appoggio potente del Sacro Romano Impero di Matera . Don Luigino si barcamenava , tra quei venti contrari : era il podestà , il tutore della legge , qualunque essa fosse : ma della legge aveva uno strano concetto . Una sera mandò una sua fantesca a chiamarmi : la sua bambina aveva mal di gola , doveva essere certamente una difterite . Gli feci rispondere che non sarei andato , perché mi era vietato . Mi rimandò la sua ambasceria : da lui potevo andare , perché egli , come podestà , era superiore ai regolamenti . Gli dissi che gli avrei guardato la bambina , a condizione di poter trattare nello stesso modo , col suo consenso , qualunque contadino ne avesse bisogno . Curassi intanto la bambina , e poi si sarebbe visto : darmi una esplicita autorizzazione non poteva , ma chiudere un occhio , sì . La difterite della bambina non era , naturalmente , che una delle tante malattie immaginarie del padre . Così si stabilì quel modus vivendi , che durò poi sempre , per cui io facevo il medico a mezzo , con un mezzo consenso non esplicito , e soltanto fin dove la cosa potesse essere tenuta segreta . Avrei preferito smettere del tutto , e non pensare più ad altro che ai quadri : ma era impossibile , finché fossi rimasto a Gagliano . Naturalmente , questa situazione illegale e nascosta . aveva i suoi inconvenienti : tanto che ci fu ancora qualche episodio che minacciò di riaccendere i furori così faticosamente sopiti . Una sera arrivò da Gaglianello un giovane , accompagnato da altri contadini , con un braccio legato . Si era ferito con un falcetto fra due dita : quando gli tolsi il legaccio il sangue schizzò violento contro il muro ; era tagliata l ' arteria interdigitale : bisognava cercarne il moncone con una pinza , e legarla : ma non potevo fare io stesso questa piccola operazione , perché si sarebbe risaputo . Mandai dunque il giovane dal dottor Milillo , e gli scrissi un biglietto , offrendomi come assistente all ' intervento : credevo cioè che egli si prestasse a coprirmi col suo nome , e a lasciarmi fare quello di cui temevo non fosse capace . Ma il vecchio quasi si offese , e mi mandò a rispondere che sapeva far da sé , e non aveva bisogno di aiuti . L ' indomani per tempo , vidi tornare da me il giovane della sera , su un asino , accompagnato dal fratello maggiore . Era pallido come la cera ; aveva perso sangue tutta la notte . Guardai la sua mano : il vecchio chirurgo si era accontentato di dar un punto a caso alla pelle : non aveva neppure cercato l ' arteria tagliata . Quello che sarebbe stato facile la sera prima , era ora difficile : e io personalmente non potevo intervenire , vietato , nell ' opera altrui . Poiché i contadini non volevano tornare da Milillo né da Gibilisco , non restava loro che prendere la macchina , la 509 dell ' americano , e farsi portare al più presto a Stigliano o più lontano , in cerca di un chirurgo migliore . E così fecero : ma prima di salire sull ' automobile , il fratello maggiore , un uomo deciso e ardito , raccolse una folla di contadini , e , sulla piazza e davanti al municipio , gridò a lungo le sue lagnanze per lo stato di cose attuale , e imprecò e minacciò contro i signori e il podestà , e quelli di Roma . Fu una scena memorabile : i contadini lo approvavano ; e si ebbe un ' altra giornata torbida . La Giulia non dava nessuna , importanza al divieto . - Fai quello che vuoi , - mi diceva , - che ti possono fare ? E poi , se non ti lasciano fare il medico , tu curerai lo stesso . Dovresti fare lo stregone . Ora hai imparato tutto , sai tutto . E quello non te lo possono impedire . In quei mesi , in verità , tra gli insegnamenti della Giulia , delle altre donne che mi venivano per casa , e quello che vedevo ogni giorno nelle famiglie dei contadini e al letto dei malati , ero diventato maestro in tutto quello che concerne la magìa popolare , e le sue applicazioni alla medicina : e avrei potuto davvero seguire il consiglio della Santarcangelese : che ella mi dava , del resto , seriamente , coi cattivi , languidi e freddi occhi posati su di me : - Dovresti fare lo stregone - . Con uguale serietà , Giulia mi diceva , quando mi sentiva cantare : - Peccato che non hai fatto il prete : hai una così bella voce - . Per lei , il prete era un attore , che cantava per tutti , in modo degno , le lodi di Dio . Prete , medico e mago : per la Giulia avrei assommato tutte le virtù del Rofé orientale , del guaritore sacro . La magìa popolare cura un po ' tutte le malattie ; e , quasi sempre , per la sola virtù di formule e di incantesimi . Ve ne sono di particolari , specifiche per un male determinato , e di generiche . Alcune sono , a quel che credo , di origine locale ; altre appartengono al corpus classico dei formulari magici , capitate quaggiù chissà quando e chissà per che vie . Di questi amuleti classici , il più comune era l ' abracadabra . Visitando i malati , mi accadeva molto spesso di vedere , in generale appeso al collo con una cordicella , un fogliolino di carta , o una piccola piastrina di metallo , con su scritta , o incisa , la formula triangolare : A A B A B R A B R A A B R A C A B R A C A A B R A C A D A B R A C A D A A B R A C A D A B A B R A C A D A B R A B R A C A D A B R A I contadini , dapprincipio , cercavano di nascondere questo amuleto , e quasi si scusavano con me di portarlo : perché sapevano che i medici hanno l ' abitudine di disprezzare queste superstizioni , e di tuonare contro di esse , in nome della ragione e della scienza . E fanno benissimo , là dove la ragione e la scienza possono assumere lo stesso carattere magico della volgare magìa : ma qui , esse non sono ancora , e forse non saranno mai , divinità ascoltate e adorate . Perciò io rispettavo gli abracadabra , ne onoravo l ' antichità e l ' oscura , misteriosa semplicità , preferivo essere loro alleato che loro nemico , e i contadini me ne erano grati , e forse ne traevano davvero vantaggio . Del resto , le pratiche magiche di quaggiù sono tutte innocue : e i contadini non ci vedono nessuna contraddizione con la medicina ufficiale . L ' abitudine di dare a ogni malato , per ogni malattia , anche quando non è necessario , una ricetta , è una abitudine magica : tanto più se la ricetta era scritta , come un tempo , in latino , o almeno con calligrafia incomprensibile . La maggior parte delle ricette basterebbe a guarite i malati , se , senza essere spedite , fossero appese al collo con una cordicella , come un abracadabra . Di oggetti a virtù generica , oltre agli abracadabra , ce n ' erano moltissimi e svariatissimi : segni cabalistici , astrologici , immagini di santi , Madonne di Viggiano , monete , denti di lupo , ossi di rospo , e così via : tutto un armamentario tradizionale . Più originali sono le cure delle singole malattie . I vermi dei bambini si incantano , per sola virtù di parole . Si dice : Lunedì santo Martedì santo Mercoledì santo Giovedì santo Venerdì santo Sabato santo Domenica è Pasqua Ogni verme in terra casca ! E poi , tornando indietro : Sabato santo Venerdì santo Giovedì santo Mercoledì santo Martedì santo Lunedì santo Domenica è Pasqua Ogni verme in terra casca ! Questa doppia formula , ascendente e discendente , va pronunziata tre volte di seguito davanti al malato . E i vermi , incantati , muoiono , e il bambino guarisce . È certamente una formula antichissima , contaminazione di uno scongiuro romano arcaico , che ci resta fra i primi documenti della lingua latina , con un elemento cristiano . L ' itterizia si chiama , qui , il " male dell ' arco " : la malattia dell ' arcobaleno , perché per essa l ' uomo cambia di colore , e in lui , come nello spettro del sole , prevale il color giallo . Come si prende il male dell ' arco ? L ' arcobaleno cammina per il cielo , e appoggia sulla terra i suoi due piedi , muovendoli qua e là per la campagna . Se avviene che i piedi dell ' arco calpestino dei panni posti ad asciugare , chi indosserà quei panni prenderà , attraverso la virtù che vi è stata infusa , i colori dell ' arco , e si ammalerà . Si dice anche ( ma la prima ipotesi patogenetica è la più diffusa e credibile ) che bisogna guardarsi dall ' orinare contro l ' arcobaleno : il getto arcuato del liquido somigliando e riflettendo l ' iride arcuata del cielo , l ' uomo intero diventerà una specie d ' iride gialla . Per combattere l ' itterizia , il malato deve essere portato , alla prima alba , su un colle fuori del paese . Un coltello dal manico nero deve essergli appoggiato sulla fronte , dapprima verticalmente , poi orizzontalmente , in modo che ne venga una specie di croce . Nello stesso modo , appoggiando diversamente il coltello , devono farsi delle croci su tutte le giunture del corpo ; mentre si pronuncia , ad ogni croce , un semplice scongiuro . L ' operazione va ripetuta tre volte , senza omettere nessuna giuntura ; e per tre mattine consecutive . L ' arco allora si ritira , di colore in colore , e il viso del malato ritorna bianco . La formula contro l ' erisipela non serve da sola : ma soltanto associata all ' argento . I contadini conservano in casa un vecchio scudo , per quest ' uso ; e non ho mai visto nessuno di questi malati , quaggiù assai frequenti , senza incontrare , appoggiata sulla pelle gonfia e rossa , la grossa moneta . Ci sono formule per saldare le ossa , per i mali di denti , di ventre , di testa ; per scaricare i dolori su qualcun altro , o su qualche animale , o pianta , o oggetto ; per liberarsi dal malocchio , e dagli incanti . Ma qui , dalla medicina , si passa insensibilmente al suo contrario , ai modi per fare ammalare e morire ; oppure all ' altra e così importante branca della magìa popolare , all ' arte di costringere all ' amore , o di liberare dall ' amore . Di quest ' ultimo ramo fui certamente , come ho detto , molte volte spettatore , e forse ancor più di frequente , oggetto e vittima : e se , lì per lì , non mi accorsi di nulla , chi potrebbe esser certo che da quei filtri ed incanti non mi sia venuta poi , molto più tardi , tanta infelice capacità di passione ? Intanto dovevo piuttosto difendermi dagli assalti diretti di qualche strega , come la Maria C . , che mi mandava a chiamare , fingendo che la sua bambina fosse malata , quando il marito ( che era stato già in prigione per assassinio per gelosia ) era nei campi . Era la stessa che aveva fatto morire di male misterioso il marito della vedova : la piccola , dicevano tutti , era figlia di quel morto : una bella bambina dall ' aria civile . La madre era tale da fare davvero paura : piccolissima e tozza , aveva una fronte bassa tanto , che l ' attaccatura dei capelli , blu ­ neri e lisci , in due grandi bande separate da una riga diritta , quasi toccava le sopracciglia , anch ' esse folte e scure . Sotto , c ' era un piccolo viso di animale selvatico , dal naso corto , con le narici aperte , e una piccola bocca carnosa , dai bianchi denti aguzzi . Ma quel viso pallido , in tutto quel nero di capelli e di ciglia , era riempito dagli occhi , pieni di follia , enormi , lontani , larghi nelle tempie , chiarissimi , azzurro ­ verdi , che facevano pensare a un lago dai bordi pericolosi di sabbie mobili , tra putridi alberi tropicali . - Dovresti fare lo stregone ; ormai sai curare anche alla nostra maniera - . Io continuavo celatamente a fare il medico : avendo cura però di non contraddire le pratiche magiche . Qui , dove tutti i rapporti fra le cose sono influssi e magìa , anche la medicina ha potere soltanto per il suo contenuto magico , pur restando corretta e rigorosa e scientifica , né sposandosi ad atteggiamenti misteriosi . Il chinino , purtroppo , ha perduto ogni potere , perché appartiene , per i contadini , a una scienza screditata , incomprensiva e pretensiosa . Ci voleva molta autorità per farlo accettare , e preso così a malincuore , agiva poco : preferivo sostituirlo con medicine nuove , più potenti in sé e più ricche d ' influenza ; come l ' atebrina e la plasmochina , che mi servirono sempre meravigliosamente , perché agivano insieme e come sostanze chimiche e come influenze magiche . Tolto il chinino , tutte le medicine sono accolte dai contadini con fiducia : soltanto , non si trovavano , o erano troppo care ; o servivano a un abituale sfruttamento da parte di medici e farmacisti . Nelle vecchie farmacie polverose di questi paesi , dove pur esse esistano , non si sa mai se la medicina preparata corrisponde alla ricetta , o non sia , nel migliore dei casi , un intruglio di polveri inerti . È meglio dunque ricorrere sempre alle specialità , che sono care ; e anche così la cosa non va senza inconvenienti . Il figlio della Parroccola era malato . Aveva una pustola maligna : il carbonchio è qui assai frequente , in questo mondo pieno di animali ; e ne vidi moltissimi casi . Lo visitai verso sera : avevo finito la mia piccola scorta di siero , e in paese non ce n ' era . Dissi alla madre di non perdere tempo , di andare , per le scorciatoie , a Sant ' Arcangelo , a cercare il siero in farmacia . - Hai denaro ? - le chiesi . - Ho trenta lire . Mi hanno pagato ora i carabinieri , per il mio lavoro di lavandaia - . Sapevo che le fiale costavano otto e settantacinque l ' una : il denaro dunque bastava . - Prendine tre , così saremo tranquilli - . Il carbonchio è una brutta malattia che guarisce soltanto col siero , dato senza economia . Era sera : la Parroccola non osava mettersi per strada la notte . - Ci sono gli spiriti sul sentiero , non mi lasceranno passare - . Ma partì lo stesso , molto prima dell ' alba , e seppe correre , con quelle sue gambe tozze , con la fretta di una madre ansiosa . Dieci chilometri l ' andata , dieci chilometri il ritorno : la mattina era a casa . Ma le fiale erano due sole . Me ne stupii , ed essa mi raccontò che il farmacista le aveva chiesto quanto denaro aveva . - Trenta lire . - Allora puoi prendere due fiale . Sai leggere ? Costano quindici lire l ' una . C ' è scritto sopra - . C ' era scritto sopra " 8,75 " . Di questi mezzi si serve il diritto feudale della piccola borghesia di questi paesi . Per fortuna , le due fiale bastarono . La Parroccola era poverissima : non possedeva nulla , altro che il suo gran letto , e le sue misere grazie di zambra . Avrebbe dovuto avere medici e medicine gratuite : avrebbe dovuto essere nell ' elenco dei poveri . Questo elenco esisteva , nascosto in qualche scaffale del municipio : ma , in questo paese di generale e completa miseria , era brevissimo : forse quattro o cinque nomi . Con i pretesti più vari , non si riconosceva a nessuno la qualità di povero : altrimenti , chi avrebbe pagato il debito tributo a medici e farmacisti , autori essi stessi non controllati dell ' elenco ? Anche questo era uno dei mali antichi , sanzionati dall ' uso , inevitabili , legati allo Stato , contro cui non c ' è modo di difendersi . - Se si sapesse leggere e scrivere , non ci potrebbero così derubare . Ora ci sono le scuole , ma non ci si insegna nulla . Quelli di Roma preferiscono che noi si resti come bestie - . Tuttavia questi contadini taglieggiati , quelli stessi che facevano un giorno di strada a piedi , da Senise , per venire a vendere due lire di " lacci " , o che una volta portarono fin da Metaponto una cesta di arance bellissime , costate ai coltivatori qualche morto della perniciosa maligna delle rive del mare , si spogliarono dell ' oro nella " giornata della fede " . Di ori , veramente , ce n ' erano ben pochi in paese : razziati a poco a poco , dai mercanti d ' oro , che girano ogni anno per i villaggi più remoti , soprattutto nei mesi di maggio e di giugno , poco prima del raccolto del grano , quando i contadini hanno finito le scorte , sono indebitati , e non sanno come fare per tirare avanti . Fu fatto credere a tutti che consegnare l ' oro era obbligatorio , che chissà quali pene sarebbero venute a chi non l ' avesse dato ; che anche il Papa aveva ordinato di dare tutto l ' oro delle chiese : ed essi lo portarono , rassegnati a questa nuova vessazione , sull ' altare della Patria . Anche la Giulia , anche la Parroccola si privarono del loro anello nuziale , ricordo dei loro antichi matrimoni , e dei mariti scomparsi di là dal mare . Il marito della Giulia era partito , con il figlio il primo dei diciassette che la Santarcangelese avrebbe avuto poi , per l ' Argentina , e non se ne era poi mai saputo più nulla . Ma un giorno la Giulia ricevette una lettera , e me la portò perché gliela leggessi . Era scritta in un linguaggio misto di italiano e di spagnolo , e veniva da Civitavecchia . Era quel primo figlio , perduto da quasi vent ' anni , cresciuto a Buenos Aires , che scriveva di essersi arruolato per andare in Abissinia . Si era ricordato della madre . Non le parlava del padre : diceva che sperava di avere una licenza prima di partire dall ' Italia , per venirla a conoscere e a salutare . La licenza non venne , il giovane mandò una sua fotografia , e scrisse di tanto in tanto dall ' Africa . Io gli rispondevo , sotto dettato della Giulia . Giunse infine una lettera , dove egli diceva che la guerra sarebbe presto finita , e pregava sua madre di trovargli , a Gagliano , una ragazza per moglie . Stava a lei di sceglierla : appena tornato , l ' avrebbe sposata . Anche su questo giovane , partito prima di ogni possibile ricordo infantile , l ' America era passata , come sugli altri emigrati , senza lasciar traccia ; ed egli sarebbe tornato ad un paese che non aveva mai visto , per sposare una donna ignota , scelta dalla madre strega , di cui sapeva soltanto il nome . La Giulia , che conosceva tutto il palese e il nascosto di tutte le donne di Gagliano , scelse per suo figlio una contadina non bella , ma robusta e ritrosissima , che stava quasi di faccia a casa mia , e attese , con la sposa , il ritorno e le nozze . Aprile fu un mese pazzo , di sole e piogge e nuvole vaganti . Qualcosa era per l ' aria , come un tremito lontano , che forse annunciava altrove la primavera : ma non arrivavano fin qui quegli effluvi di una vita rinascente , quel turgore vegetale delle felici terre del nord , che si liberano della neve per respirare nel sole amoroso e nel verde . Il freddo era finito , soffiavano venti gagliardi , ma l ' erba non cresceva sulle prode , né i fiori , né le viole . Nulla cambiava nel paesaggio : le argille si stendevano grige tutto attorno , come sempre : qualcosa mancava , la vita stessa dell ' anno ; e il senso di questa mancanza riempiva il cuore di tristezza . Col tempo migliore , le vie del paese erano tornate deserte : gli uomini erano tutto il giorno lontani , nei campi invisibili . I ragazzi sguazzavano , con le capre , nelle pozzanghere . Io passeggiavo in ozio , col mio vestito di velluto , o restavo a dipingere sulla mia terrazza , all ' aperto . Dalle case mi giungevano alterne le voci delle donne , e gli strilli dei maialini giovani , quando quelle li lavavano e insaponavano e strigliavano , secondo il loro uso , come bambini rosati riluttanti dall ' acqua . Tornavo a casa , una sera , ripercorrendo i noti saliscendi della strada fra Gagliano di Sopra e Gagliano di Sotto , e fermandomi qua e là a riguardare meccanicamente quei monti di cui sapevo a mente ogni macchia e ogni ruga , come visi di persone familiari che diventano quasi invisibili per troppo lunga conoscenza . Guardavo così , senza più vedere nulla di determinato , in quell ' aria grigia e in quel vento : mi pareva di aver perso ogni senso , di essere uscito dal tempo , di essere tutto avvolto dal mare di una passiva eternità , da cui non sarei più potuto uscire . Mi ero seduto un momento vicino alla fontana che a quell ' ora era deserta , e ascoltavo in me il cavo rumore di quel mare , senza pensare a nulla , quando mi raggiunse la postina , una vecchia malata , scarna , schiantata dalla tosse e dagli stenti , che si affannava tutto il giorno su per le stradette , del paese , con la borsa delle lettere sul capo . Aveva un telegramma per me , molto ritardato dalla censura , che mi annunciava la morte di un mio stretto parente . Rientrai in casa ; di lì a poco venni avvertito che la questura mi autorizzava , in seguito a richiesta urgente dei miei , a recarmi , ben scortato , per pochi giorni nella mia città , per gravi ragioni di famiglia . Avrei potuto partire all ' alba , per prendere l ' autobus di Matera : mi avrebbe accompagnato fin là don Gennaro , la guardia municipale . Così fui strappato a quell ' apatico fluire di giorni , e mi ritrovai di nuovo in moto , in una strada , su un treno , tra campi verdi . Quel viaggio fu per me così triste che mi è quasi uscito dalla memoria . Rividi ancora una volta da lontano il monte di Grassano , e quel paese così prosaicamente angelico : poi entrai nelle terre per me nuove , sempre più brulle , desolate e deserte , tra il Basento , il Bradano e la Gravina , oltre Grottole e Miglionico , verso Matera . A Matera dovetti fermarmi alcune ore , perché si disponesse per la mia scorta . Vidi allora quella città , e capii come fosse giustificato l ' orrore di mia sorella , che in me si accompagnava alla meraviglia per quella tragica bellezza . Montai infine sul treno , con un agente , e risalii , notte e giorno , tutta l ' Italia . Restai pochi giorni nella mia città , seguito costantemente da due poliziotti , che dovevano vegliare su di me anche la notte , ma che invece dormivano in una stanzetta che avevo improvvisato per loro in casa mia . Il mio soggiorno fu melanconico , a parte la ragione dolorosa del viaggio . Mi aspettavo il più vivo piacere nel rivedere la città , nel parlare con i vecchi amici , nel ripartecipare per un momento a una vita molteplice e movimentata : ma ora sentivo in me un distacco che non sapevo superare , un senso di infinita lontananza , una difficoltà di adesione che mi impedivano di godere dei beni ritrovati . Molti mi sfuggivano per prudenza , altri evitavo io stesso di incontrare per non comprometterli altri , più coraggiosi o meno pericolanti , mi cercavano , senza timore dei miei custodi e del loro rapporto serale . Ma anche con questi mi riusciva difficile ritrovare un completo contatto . Mi pareva che una parte di me fosse ormai estranea a quel mondo d ' interessi , di ambizioni , di attività e di speranza ; quella loro vita non era più la mia , e non mi toccava il cuore . Così , passati in un attimo quei brevi giorni , ripartii senza dispiacere , con due nuovi accompagnatori . Erano due agenti , che avevano brigato a lungo per avere questo incarico , perché speravano , guadagnando qualcosa sui giorni di viaggio , di trovare il tempo di visitare le loro famiglie . Uno di essi , un siciliano magro , aveva la moglie a Roma . Quando fummo là , e dovemmo restarci qualche ora in attesa della coincidenza , mi si raccomandò , che non lo tradissi , perché avrebbe voluto fermarsi con la moglie . Lo rassicurai : si godesse pure quei giorni : il suo compagno sarebbe bastato per sorvegliarmi . Mi salutò , e scomparve . L ' altro mi accompagnò invece fino a Gagliano . Era un giovane bruno , già un po ' stempiato , piuttosto elegante . Mi disse , con molta vergogna per la sua attuale occupazione , di appartenere a una famiglia assai distinta di Montemurro , in val d ' Agri : e seppi poi , a Gagliano , che tutto quello che mi aveva raccontato era vero . Suo padre era un cieco , celebre in tutta la provincia : ed era ricco . Teneva in affitto delle grandissime tenute , in paesi diversi e lontani della Lucania : tutti lo conoscevano , lui e un suo famoso cavallo , che lo conduceva per tutte le strade , a visitare quei poderi sparsi a cinquantine di chilometri l ' uno dall ' altro , solo e senza guida . Erano otto figli , e tutti i maggiori avevano studiato , e si erano laureati . Quando il padre morì , gli affari della famiglia andarono subito a rotoli . I fratelli avevano tutti dei buoni impieghi , ma il mio poliziotto , De Luca , che era l ' ultimo , era ancora studente al liceo . Dovette sospendere gli studi , e non trovò meglio da fare , secondo l ' uso , che entrare nella Polizia . Ma quel mestiere gli ripugnava : voleva dare la licenza liceale , trovare un altro impiego . Forse io avrei potuto aiutarlo ? Così il mio custode mi confessava le sue miserie . A Roma c ' erano i suoi fratelli , i suoi zii , tutti impiegati in qualche Ministero . Egli voleva visitarli , ma non poteva lasciarmi : mi pregò di accompagnarlo . Fu così che vidi i salotti di parecchie case d ' impiegati ; fui presentato a tutti come un suo amico personale , e dappertutto ebbi una tazza di caffè , e dovetti dare risposte evasive sulla mia persona . De Luca si vergognava anche dei suoi parenti ; nessuno di essi sapeva né doveva sapere che faceva il poliziotto . Per loro , egli aveva un buon impiego in una città del nord , e io ero un suo collega . Già il treno ci riportava , oltre la capitale , verso il sud . Era notte , e non mi riusciva di dormire . Seduto sulla dura panca , andavo ripensando ai giorni passati , a quel senso di estraneità , e alla totale incomprensione dei politici per la vita di quei paesi verso cui mi affrettavo . Tutti mi avevano chiesto notizie del mezzogiorno ; a tutti avevo raccontato quello che avevo visto : e , se tutti mi avevano ascoltato con interesse , ben pochi mi era parso volessero realmente capire quello che dicevo . Erano uomini di varie opinioni e temperamenti : dagli estremisti più accesi ai più rigidi conservatori . Molti erano uomini di vero ingegno e tutti dicevano di aver meditato sul " problema meridionale " e avevano pronte le loro formule e i loro schemi . Ma così come queste loro formule e schemi , e perfino il linguaggio e le parole usate per esprimerli sarebbero stati incomprensibili all ' orecchio dei contadini , così la vita e i bisogni dei contadini erano per essi un mondo chiuso , che neppure si curavano di penetrare . Erano , in fondo , tutti ( mi pareva ora di vederlo chiaramente ) degli adoratori , più o meno inconsapevoli , dello Stato ; degli idolatri che si ignoravano . Non importava se il loro Stato fosse quello attuale o quello che vagheggiavano nel futuro : nell ' uno e nell ' altro caso era lo Stato , inteso come qualcosa di trascendente alle persone e alla vita del popolo ; tirannico o paternamente provvidente , dittatoriale o democratico , ma sempre unitario , centralizzato e lontano . Di qui la impossibilità , fra i politici e i miei contadini , di intendere e di essere intesi . Di qui il semplicismo , spesso ammantato di espressioni filosofeggianti , dei politici , e l ' astrattezza delle loro soluzioni , non mai aderenti a una realtà viva , ma schematiche , parziali , e così presto invecchiate . Quindici anni di fascismo avevano fatto dimenticare a tutti il problema meridionale ; e , se ora dovevano riproporselo , non sapevano vederlo che in funzione a qualcosa d ' altro , alle generiche finzioni mediatrici del partito o della classe , o magari della razza . Alcuni vedevano in esso un puro problema economico e tecnico , parlavano di opere pubbliche , di bonifiche , di necessaria industrializzazione , di colonizzazione interna , o si riferivano ai vecchi programmi socialisti " rifare l ' Italia " . Altri non vi vedevano che una triste eredità storica , una tradizione di borbonica servitù , che una democrazia liberale avrebbe un po ' per volta eliminato . Altri sentenziavano non essere altro , il problema meridionale , che un caso particolare della oppressione capitalistica , che la dittatura del proletariato avrebbe senz ' altro risolto . Altri ancora pensavano a una vera inferiorità di razza , e parlavano del sud come di un peso morto per l ' Italia del nord , e studiavano le provvidenze per ovviare , dall ' alto , a questo doloroso stato di fatto . Per tutti , lo Stato avrebbe dovuto fare qualcosa , qualcosa di molto utile , benefico e provvidenziale : e mi avevano guardato con stupore quando io avevo detto che lo Stato , come essi lo intendevano , era invece l ' ostacolo fondamentale a che si facesse qualunque cosa . Non può essere lo Stato , avevo detto , a risolvere la questione meridionale , per la ragione che quello che noi chiamiamo problema meridionale non è altro che il problema dello Stato . Fra lo statalismo fascista , lo statalismo liberale , lo statalismo socialistico , e tutte quelle altre future forme di statalismo che in un paese piccolo ­ borghese come il nostro cercheranno di sorgere , e l ' antistatalismo dei contadini , c ' è , e ci sarà sempre , un abisso ; e si potrà cercare di colmarlo soltanto quando riusciremo a creare una forma di Stato di cui anche i contadini si sentano parte . Le opere pubbliche , le bonifiche , sono ottime cose , ma non risolvono il problema . La colonizzazione interna potrà avere dei discreti frutti materiali , ma tutta l ' Italia , non solo il mezzogiorno , diventerebbe una colonia . I piani centralizzati possono portare grandi risultati pratici , ma sotto qualunque segno resterebbero due Italie ostili . Il problema di cui parliamo è molto più complesso di quanto pensiate . Ha tre diversi aspetti , che sono le tre facce di una sola realtà , e che non possono essere intese né risolte separatamente . Siamo anzitutto di fronte al coesistere di due civiltà diversissime , nessuna delle quali è in grado di assimilare l ' altra . Campagna e città , civiltà precristiana e civiltà non più cristiana , stanno di fronte ; e finché la seconda continuerà ad imporre alla prima la sua teocrazia statale , il dissidio continuerà . La guerra attuale , e quelle che verranno , sono in gran parte il risultato di questo dissidio secolare , giunto ora alla sua più intensa acutezza , e non soltanto in Italia . La civiltà contadina sarà sempre vinta , ma non si lascerà mai schiacciare del tutto , si conserverà sotto i veli della pazienza , per esplodere di tratto in tratto ; e la crisi mortale si perpetuerà . Il brigantaggio , guerra contadina , ne è la prova : e quello del secolo scorso non sarà l ' ultimo . Finché Roma governerà Matera , Matera sarà anarchica e disperata , e Roma disperata e tirannica . Il secondo aspetto del problema è quello economico : è il problema della miseria . Quelle terre si sono andate progressivamente impoverendo ; le foreste sono state tagliate , i fiumi si sono fatti torrenti , gli animali si sono diradati , invece degli alberi , dei prati e dei boschi , ci si è ostinati a coltivare il grano in terre inadatte . Non ci sono capitali , non c ' è industria , non c ' è risparmio , non ci sono scuole , l ' emigrazione è diventata impossibile , le tasse sono insopportabili e sproporzionate : e dappertutto regna la malaria . Tutto ciò è in buona parte il risultato delle buone intenzioni e degli sforzi dello Stato , di uno Stato che non sarà mai quello dei contadini , e che per essi ha creato soltanto miseria e deserto . Infine c ' è il lato sociale del problema . Si usa dire che il grande nemico è il latifondo , il grande proprietario ; e certamente , là dove il latifondo esiste , esso è tutt ' altro che una istituzione benefica . Ma se il grande proprietario , che sta a , Napoli , a Roma , o a Palermo , è un nemico dei contadini , non è tuttavia il maggiore né il più gravoso . Egli almeno è lontano , e non pesa quotidianamente sulla vita di tutti . Il vero nemico , quello che impedisce ogni libertà e ogni possibilità di esistenza civile ai contadini , è la piccola borghesia dei paesi . È una classe degenerata , fisicamente e moralmente : incapace di adempiere la sua funzione , e che solo vive di piccole rapine e della tradizione imbastardita di un diritto feudale . Finché questa classe non sarà soppressa e sostituita non si potrà pensare di risolvere il problema meridionale . Questo problema , nel suo triplice aspetto , preesisteva al fascismo ; ma il fascismo , pure non parlandone più , e negandolo , l ' ha portato alla sua massima acutezza , perché con lui lo statalismo piccolo ­ borghese è arrivato alla più completa affermazione . Noi non possiamo oggi prevedere quali forme politiche si preparino per il futuro : ma in un paese di piccola borghesia come l ' Italia , e nel quale le ideologie piccolo ­ borghesi sono andate contagiando anche le classi popolari cittadine , purtroppo è probabile che le nuove istituzioni che seguiranno al fascismo , per evoluzione lenta o per opera di violenza , e anche le più estreme e apparentemente rivoluzionarie fra esse , saranno riportate a riaffermare , in modi diversi , quelle ideologie ; ricreeranno uno Stato altrettanto , e forse più , lontano dalla vita , idolatrico e astratto , perpetueranno e peggioreranno , sotto nuovi nomi e nuove bandiere , l ' eterno fascismo italiano . Senza una rivoluzione contadina , non avremo mai una vera rivoluzione italiana , e viceversa . Le due cose si identificano . Il problema meridionale non si risolve dentro lo Stato attuale , né dentro quelli che , senza contraddirlo radicalmente , lo seguiranno . Si risolverà soltanto fuori di essi , se sapremo creare una nuova idea politica e una nuova forma di Stato , che sia anche lo Stato dei contadini ; che li liberi dalla loro forzata anarchia e dalla loro necessaria indifferenza . Né si può risolvere con le sole forze del mezzogiorno : ché in questo caso avremmo una guerra civile , un nuovo atroce brigantaggio , che finirebbe , al solito , con la sconfitta contadina , e il disastro generale ; ma soltanto con l ' opera di tutta l ' Italia , e il suo radicale rinnovamento . Bisogna che noi ci rendiamo capaci di pensare e di creare un nuovo Stato , che non può più essere né quello fascista , né quello liberale , né quello comunista , forme tutte diverse e sostanzialmente identiche della stessa religione statale . Dobbiamo ripensare ai fondamenti stessi dell ' idea di Stato : al concetto d ' individuo che ne è la base ; e , al tradizionale concetto giuridico e astratto di individuo , dobbiamo sostituire un nuovo concetto , che esprima la realtà vivente , che abolisca la invalicabile trascendenza di individuo e di Stato . L ' individuo non è una entità chiusa , ma un rapporto , il luogo di tutti i rapporti . Questo concetto di relazione , fuori della quale l ' individuo non esiste , è lo stesso che definisce lo Stato . Individuo e Stato coincidono nella loro essenza , e devono arrivare a coincidere nella pratica quotidiana , per esistere entrambi . Questo capovolgimento della politica , che va inconsapevolmente maturando , è implicito nella civiltà contadina , ed è l ' unica strada che ci permetterà di uscire dal giro vizioso di fascismo e antifascismo . Questa strada si chiama autonomia . Lo Stato non può essere che l ' insieme di infinite autonomie , una organica federazione . Per i contadini , la cellula dello Stato , quella sola per cui essi potranno partecipare alla molteplice vita collettiva , non può essere che il comune rurale autonomo . È questa la sola forma statale che possa avviare a soluzione contemporanea i tre aspetti interdipendenti del problema meridionale ; che possa permettere la coesistenza di due diverse civiltà , senza che l ' una opprima l ' altra , né l ' altra gravi sull ' una ; che consenta , nei limiti del possibile , le condizioni migliori per liberarsi dalla miseria ; e che infine , attraverso l ' abolizione di ogni potere e funzione sia dei grandi proprietari che della piccola borghesia locale , consenta al popolo contadino di vivere , per sé e per tutti . Ma l ' autonomia del comune rurale non potrà esistere senza l ' autonomia delle fabbriche , delle scuole , delle città , di tutte le forme della vita sociale . Questo è quello che ho appreso in un anno di vita sotterranea . Così avevo detto ai miei amici , e andavo ora rimeditando mentre il treno , nella notte , entrava nelle terre di Lucania . Erano i primi accenni di quelle idee che dovevo poi sviluppare negli anni seguenti , attraverso le esperienze dell ' esilio e della guerra . E in questi pensieri mi addormentai . Mi risvegliò il sole alto , dopo Potenza , tra le scoscese pendici di Brindisi di Montagna . Qualcosa d ' insolito era nell ' aria , di cui non sapevo ancora rendermi conto . Entrammo nella valle del Basento , passammo le stazioncine solitarie di Pietra Pertosa , Garaguso e Tricarico , e non tardammo a raggiungere la nostra destinazione : la stazione di Grassano . Qui dovevamo scendere , e aspettare , come al solito , qualche ora , il passaggio della corriera postale . La stazione era deserta : rimasi a passeggiare avanti e indietro , sulla strada provinciale , con la mia guardia , conversando . Grassano mi risalutava dalla cima del monte , periodica amichevole apparizione : ma il suo aspetto era mutato . Mi resi conto allora delle ragioni di quell ' aspetto strano del paesaggio che avevo veduto al mio risveglio dal finestrino del vagone . Il colle si alzava , come sempre , con le sue lente ondulazioni e le sue fratture improvvise , fino al cimitero e al paese : ma la terra , che avevo sempre veduta grigia e giallastra , era ora tutta verde , d ' un verde innaturale e imprevedibile . La primavera era scoppiata d ' un tratto , anche qui , durante i pochi giorni della mia assenza ; ma quel colore , altrove così pieno di allegra armonia e di speranza , aveva qui qualche cosa di artificioso , di violento ; suonava falso , come il rossetto sul viso bruciato dal sole di una contadina . Gli stessi verdi metallici mi accompagnarono attraverso la salita , verso Stigliano , come squilli stonati di una tromba in una marcia funebre . I monti tornarono a chiudersi alle mie spalle , come i cancelli di una prigione , quando scendemmo verso il Sauro , e riprendemmo la salita verso Gagliano . Sulle argille bianche , le piccole chiazze di verde , sparse qua e là , brillavano al sole ancora più intense e più strane , come delle grida ; parevano lembi di maschere stracciate , sparse alla rinfusa . Era quasi sera , quando giungemmo in paese . La mia guardia , De Luca , venne riconosciuta da tutti . Quello che mi aveva raccontato di sé e della sua famiglia era vero : il figlio del cieco dal cavallo sapiente era quasi un compaesano , e parecchi lo invitarono a mangiare qualcosa prima di ripartire . Ma egli aveva fretta : riuscì a farsi imprestare un cavallo , montò in sella e partì per Montemurro , dove sarebbe arrivato dopo aver cavalcato tutta la notte . Gagliano , a rivederla dopo quella breve parentesi cittadina , mi parve più piccola e più triste che mai , nella sua immobile atmosfera borbonica . Ancora due anni quaggiù ! Il senso della noia degli identici giorni futuri mi scese improvvisa sul cuore . Mi avviai verso casa , fra i saluti e i " ben tornato ! " che mi giungevano dalle soglie . Barone , che avevo affidato alla Giulia , era in mezzo alla piazza , come un signore , e mi corse incontro felice e rumoroso . Credevo che avrei trovato la Giulia a casa ; ma la casa era vuota , il fuoco spento , e non c ' era nulla di pronto per la cena . Mandai un ragazzo a chiamarla : tornò dicendomi che non poteva venire , e che non l ' aspettassi neppure l ' indomani né dopo ; ma non me ne fece dire il perché . Dovetti così risalire fin dalla vedova a mangiare qualcosa . Seppi poi da donna Caterina che durante la mia assenza il barbiere albino , amante della Giulia , era stato preso da un accesso di gelosia , Dio sa quanto poco fondata , e aveva minacciato la mia strega di tagliarle il collo col suo rasoio se fosse ancora tornata da me ; e l ' aveva talmente spaventata , che la donna non osava neppure vedermi né salutarmi . Soltanto molto più tardi , passato il terrore , si indusse a fermarsi a parlare con me , quando mi incontrava per via , con uno strano sorriso misterioso , riservato e un po ' compiaciuto ; né mi disse mai nulla delle ragioni del suo abbandono . Donna Caterina si fece in quattro per trovarmi una nuova donna . - Ce n ' è una che è meglio di Giulia . In questi giorni ha da fare , ma spero di ottenere che venga - . Intanto le poche streghe del paese mi venivano a cercare ; ma io decisi di aspettare la protetta di donna Caterina . Venne , fra quelle che rimandai , una vecchia , che mi parve avesse una sessantina d ' anni , e che insistette particolarmente perché la prendessi con me . Seppi poi , con stupore . che aveva quasi novant ' anni , che era l ' amante del vecchio padre ottantaduenne di don Luigino , e che si era incapricciata di me . Così , senza accorgermene , avevo corso il rischio di essere divorato dalla più antica Parca che mi fosse mai accaduto di conoscere . Finalmente arrivò Maria , la donna mandata dalla sorella del podestà . Era una strega , come la Giulia , anzi molto più della Giulia , e della strega classica , di quelle che si ungono e partono per l ' aria a cavallo di una scopa , aveva l ' aspetto . Non c ' era in lei nulla della maestosa animalità della Santarcangelese . Aveva una quarantina d ' anni , era abbastanza alta , e magra , con un viso asciutto , rugoso , un lungo naso affilato , e il mento appuntito e sporgente . Si muoveva rapida , nei lavori era abile e svelta . Pareva bruciata da un fuoco interno , da una specie d ' insaziabile avidità , da una sensualità nervosa e diabolica . Mi lanciava occhiate piene di un oscuro fuoco : capii subito che non avrei trovato in lei l ' antica passività della Giulia , e che avrei dovuto tenerla a distanza . Per tutto il tempo che rimase con me le diedi perciò pochissima confidenza . Era , del resto , una ottima donna . Oltre alla fuga di Giulia , altre novità erano avvenute in paese durante la mia assenza . Don Giuseppe Traiella era partito , spedito definitivamente a morire fra le catapecchie malariche di Gaglianello . La notte di Natale aveva dato i suoi frutti , don Luigino aveva trionfato . Il Vescovo aveva fatto fare un concorso per la parrocchia di Gagliano , e proibito a Trajella di parteciparvi . Il suo successore , don Pietro Liguari , era già arrivato da Miglionico . Aveva trovato una casa confortevole sulla via principale , vicino alla piazza , e vi si era installato con la sua governante , e una straordinaria quantità di provviste da bocca . Lo incontrai sulla piazza , il giorno dopo il mio arrivo , e mi venne incontro con un sorriso cordiale . Era già informatissimo di me , si disse felice di conoscermi , e mi invitò a prendere il caffè a casa sua . Se si fosse voluto trovare qualcuno assolutamente opposto , nell ' aspetto , nei modi e nell ' animo al povero Arciprete misantropo , relegato nel villaggio sul fiume , non si sarebbe di certo potuto scegliere altro che don Pietro Liguari . Era un uomo di una cinquantina d ' anni , di media statura , grosso e piuttosto grasso , di un grasso pallido e giallastro . Gli occhi erano neri , spagnoli , pieni di astuzia . Aveva un viso grande e complesso , con un naso un po ' arcuato , labbra sottili , capelli neri . Dava l ' impressione di averlo già visto , di assomigliare a qualcuno già conosciuto . Riflettendoci , l ' impressione si giustificava . L ' Arciprete aveva un viso tipico , il più italiano possibile in quegli anni . Era un misto di attore , di prelato , e di barbiere , un incrocio di Mussolini e di Ruggero Ruggeri . Don Pietro Liguari era di questi paesi , e probabilmente di famiglia contadina : il suo viso era pieno di furberia e di finezza , e i suoi modi insinuanti . Incedeva con una certa solennità , l ' abito era pulito , il fiocco rosso del cappello era fiammante , e al dito portava un anello con un rubino . Quando entrai in casa sua fui colpito dalla grande quantità di salami , salsicce , prosciutti , provole , provoloni , trecce di fichi secchi , di peperoni , di cipolle e di agli che pendevano dalle travi del soffitto , dai barattoli di conserve e di marmellate , e dalle bottiglie d ' olio e di vino che ingombravano le dispense . Nessuna delle case dei signori di Gagliano era certamente così ben fornita . Era venuta ad aprirci la governante , una donna sulla quarantina , alta e magra , con un viso severo e impenetrabile , tutta vestita di nero , con un collettino bianco , senza velo sul capo . Questa donna austera era , lo seppi poi , una contadina di Montemurro , ottima cuoca , e , secondo le male lingue , madre di quattro supposti figli di Arcipreti , che dovevano essere qua e là , in qualche collegio della provincia . Don Liguari mi fece fare il giro delle sue stanze , e ammirare le sue provviste . - Verrà qualche volta a far penitenza con me , - mi disse , mostrandomi del burro fresco , cosa che a Gagliano non esisteva , e che non avevo più visto da che ci ero venuto . - La mia governante sa far bene la pasta . Vedrà . Ma ora sediamoci e prendiamo il caffè - . Quando avemmo vuotato le nostre tazzine , l ' Arciprete cominciò a parlarmi del paese , a dirmi le sue impressioni e a chiedermi le mie . - C ' è molto da fare qui , - mi disse , - molto da fare . Direi tutto da fare . La chiesa è in cattivo stato , il campanile deve essere costruito . I frutti delle nostre terre non ci vengono pagati , o poco per volta e in ritardo . Ma soprattutto c ' è poca religione . C ' è un gran numero di ragazzi che non sono nemmeno battezzati ; e nessuno se ne dà cura , se non sono malati e in punto di morte . Alle funzioni non viene che qualche vecchia , alla messa della domenica la chiesa è quasi deserta . La gente non si confessa , non fa la comunione . Tutto questo deve cambiare , e cambierà presto , vedrà . Le autorità non se ne occupano , e fanno il possibile per peggiorare la situazione . Sono dei materialisti , e non parlano che di guerra . Credono di essere loro i padroni del paese , con il loro fascismo . Poverini ! Non sanno che dopo la Conciliazione , i padroni non sono più loro , ma noi , che siamo la sola autorità spirituale . La Conciliazione vuol dir questo : che ora tocca a noi la direzione delle cose , a noi preti . Se il podestà crede di poter essere lui a comandare , si illude ! - Don Pietro Liguari qui tacque , quasi pentito di aver parlato troppo : ma aveva ben capito che con me poteva farlo , senza timore che io andassi a riferire le sue parole , e ci teneva a ingraziarmisi . Si mise perciò a parlarmi del problema dei confinati , e del dovere che egli sentiva , come prete , di venire in loro aiuto e conforto , senza distinzione di opinione politica o di fede religiosa . Tutto questo era molto bello , ma i suoi modi insinuanti , e il tono della sua voce , mostravano troppo chiaramente come egli , più che dallo spirito di carità , fosse mosso da un interesse o da un calcolo . E finalmente , dopo questo lunghissimo esordio , venne al motivo per cui mi aveva chiamato . - Bisogna riportare questo popolo alla religione , altrimenti cadrà in mano degli atei che pretendono di comandare . Anche chi è di un ' altra fede lo deve ammettere - . E qui mi mandò un ' occhiatina significativa . - Del resto , tutti possono essere toccati dalla grazia . Ma per portare alla chiesa questi contadini , bisogna che le funzioni diventino più attraenti , che colpiscano di più la fantasia . La chiesa è povera e nuda , e la parola sola non attira abbastanza . Perché i contadini tornino a frequentare la Casa del Signore , ci vorrebbe della musica . Io ho fatto venire da Miglionico un armonium , l ' ho fatto portare ieri in chiesa . È proprio quello che fa per noi . Ma c ' è una difficoltà . Chi lo suona ? In paese nessuno sa adoperare quello strumento . E allora ho pensato a lei , che sa fare di tutto , che è tanto istruito , ecc . Siamo tutti figli dello stesso Signore ! - Le ragioni per cui temeva non accettassi non mi passarono neppure in mente . Dissi che avevo studiato il pianoforte , ma che da moltissimi anni non mettevo le mani su una tastiera . Avrei potuto provare , ma non mi sarei potuto impegnare a fargli regolarmente da organista , ma tutt ' al più aiutarlo una volta o due , per fargli piacere . Un po ' di accompagnamento , se c ' era chi cantava , l ' avrei potuto fare : ma per suonare avrei dovuto farmi mandare la musica . Risalimmo fino in chiesa , per vedere lo strumento , che era stato messo di fianco all ' altare , bene in vista , e che destava già la curiosità dei ragazzi . L ' Arciprete era felice : aveva temuto che io non accettassi , e la mia insperata condiscendenza lo faceva più ardito . Mi mostrò le pareti nude e screpolate della chiesa . - Qui ci vorrebbero delle pitture - . L ' idea non mi sarebbe dispiaciuta . - Chissà , forse un giorno le affrescherò tutta la chiesa , - gli dissi . - Devo star qui ancora due anni , e avrò tutto il tempo di pensarci . Peccato che i muri sono così cattivi . Ma non vorrei ingelosire Mornaschi , che è un uomo così simpatico - . Il soffitto della chiesa era infatti decorato a fresco , con delle stelle d ' oro su fondo azzurro , e delle fasce decorative che lo separavano dalle pareti . Questo lavoro era stato fatto , qualche anno prima , da un pittore milanese , il Mornaschi , un giovane biondo , che in quel tempo passava di paese in paese facendo qua e là lavori di decorazione per le chiese , fermandosi in ogni luogo fino a lavoro finito , e ricominciando poi altrove . Ma a Gagliano questa sua vita vagabonda ebbe termine . C ' era venuto per fare il soffitto , ma gli si offrì un posto di impiegato delle imposte , e , lasciando l ' incerto per il certo , l ' arte per l ' amministrazione , Mornaschi non era più ripartito , e aveva abbandonati i pennelli . Era un uomo modesto , ritirato e cortese , il solo forestiero ospite stabile di Gagliano . Lo vedevo qualche volta , e con me fu sempre gentilissimo . - Mornaschi potrà aiutarla , - disse l ' Arciprete , che in pochi giorni , evidentemente , aveva imparato a conoscere tutto il paese . Era entusiasta delle meravigliose prospettive che gli si aprivano davanti , per ricondurre all ' ovile il suo gregge indifferente . Ma anch ' io , ahimè , ero una pecora perduta , e il buon prete , tratto dall ' accesa fantasia , cominciò a vagheggiare qualcosa di ancora più roseo , una solenne cerimonia , a cui avrebbe potuto , perché no ? partecipare anche il Vescovo . Questo non lo disse allora , per quanto mi accorgessi che ne moriva dalla voglia . Don Liguari era astuto e diplomatico , e si limitò a qualche accenno insinuante , il primo dei moltissimi e più espliciti che ebbe poi a farmi in seguito . Per allora mi disse soltanto che era un peccato che io vivessi così solo ; che ero giovane , sì , ma che avrei dovuto pensare a prender moglie ; e mentre uscivamo dalla chiesa , mi invitò a pranzo per la domenica seguente . - Venga , dottore , a far penitenza con un povero prete - . Le provviste che avevo viste accatastate nella sua cucina mi facevano sperare che la penitenza non sarebbe stata troppo severa . L ' austera montemurrese , la materna governante , si dimostrò infatti una cuoca perfetta : da un anno non avevo mangiato così bene . C ' erano soprattutto dei salamini fatti in casa , rossi , secondo l ' uso di qui , di peperone spagnolo , che erano una delizia . Da allora l ' Arciprete non mi si spiccicò più d ' intorno . Mi veniva a trovare a casa , e posò per un ritratto , che avrebbe voluto gli regalassi . Don Luigino era geloso di questa sua assiduità , ma don Liguari sapeva fare , e , certamente con qualche pretesto evangelico , lo tenne tranquillo . Un giorno , a casa mia , il prete vide una Bibbia , sul mio tavolino da notte , in edizione protestante . Fece un salto , inorridito , come se avesse visto un serpente . - Che libri legge mai , dottore ! Lo butti via , per carità - . Aveva preso dei modi molto intimi , e ogni volta che mi vedeva , mi diceva , con una commovente aria materna : - Ci battezzeremo , poi ci sposeremo . Lasci fare a me . Avevo ricambiato , una domenica , il suo invito , mettendo a contributo , perché la " penitenza " non fosse , questa volta , reale , tutta l ' abilità della mia strega Maria . Avvenne che due giorni prima , il venerdì , morisse Poerio , quel vecchio barbuto che era malato da molti mesi e che , per quanto lo desiderasse , non aveva mai potuto consultarmi , perché era compare di san Giovanni del dottor Gibilisco . La domenica si fecero i solenni funerali , e ci intervennero anche l ' Arciprete di Stigliano e un altro prete di laggiù . Dovetti dunque estendere l ' invito anche a questi due , l ' uno grasso e grosso e l ' altro magro e piccolo . Erano entrambi dello stesso tipo di don Liguari , scaltri , abituati a viver bene , abili ed esperti della vita dei contadini . Feci un ottimo pranzo con questi tre strani uccelli , che si lagnavano che non morissero che contadini poveri , e che di bei funerali come quello di oggi non ce ne fosse tutt ' al più che uno all ' anno . Intanto m ' era arrivata un po ' di musica da chiesa , ed ero andato qualche volta a esercitarmi sullo strumento . Quando mi parve di essere in grado , fidandomi sulla semplicità del pubblico , di accompagnare la funzione senza troppi errori , fissai con don Liguari per la domenica seguente : ma gli dissi che sarebbe stato per una volta sola . Avevo saputo che il barbiere cavadenti sapeva strimpellare un pianoforte , così ad orecchio , ed ero certo che se la sarebbe cavata meglio di me . Perciò , per quanto egli non amasse molto entrare in chiesa , avevo deciso di lasciare a lui l ' incarico , dopo quella prima volta per la quale ero ormai impegnato . La domenica , la chiesa era piena . L ' Arciprete aveva sparso la voce che io avrei suonato , e nessuno volle mancare all ' insolito spettacolo . Le donne , sotto i veli bianchi , si pigiavano fino alla porta : molte non avevano potuto entrare . Erano venute persone che da tempo immemorabile non entravano più in chiesa . C ' era perfino , con la sorella , donna Concetta , la figlia maggiore dell ' avvocato S . , il ricco proprietario melanconico , che incontravo spesso la sera , sulla piazza . Donna Concetta era in clausura da quasi un anno , per la morte del fratello : non usciva mai di casa , e non l ' avevo mai vista . Per la funzione di oggi si era decisa a rompere il suo voto , e sedeva nella prima fila di panche . Era considerata la più bella donna di Gagliano , ed era vero . Era una ragazza di diciott ' anni , piccolina , con un viso tondo e perfetto di Madonna , dei grandi occhioni languidi , i capelli neri , lisci e abbondanti , ordinati con una riga diritta in mezzo , la pelle bianchissima , la boccuccia rossa , il collo sottile , e una gentile aria ritrosa . Fu quella l ' unica volta in cui la vidi , in mezzo alla folla velata ; né sentii mai la sua voce . Ma i contadini avevano i loro progetti . - Tu sei gaglianese ormai , - mi dicevano spesso . - Devi sposare donna Concetta . È la zitella vacantìa più bella e più ricca del paese . È fatta per te . E così non te ne andrai più , resterai sempre con noi - . Perciò anch ' io ero curioso di vedere la mia promessa sposa nascosta . Le donne furono entusiaste della funzione . - Quanto sei bello ! - gridavano al mio passaggio quando uscii . La fiducia dell ' Arciprete nella . potenza religiosa della musica si dimostrò però esagerata . Per quanto il barbiere accompagnasse assai meglio di me , la chiesa dopo quel giorno tornò ad essere quasi deserta . Don Liguari non , si perdeva d ' animo : girava tutto il giorno per le case dei contadini , battezzava i ragazzi , e , poco per volta , qualche cosa avrà forse ottenuto . L ' effimera , strana primavera era orinai finita . Il verde non era durato che una diecina di giorni , come una assurda apparizione . Poi quella poca erba era seccata sotto il sole e il vento ardente di un maggio improvvisamente estivo . Il paesaggio era tornato quello di sempre , bianco , monotono e calcinoso . Come quando ero arrivato , tanti mesi prima , sulla distesa delle argille silenziose l ' aria ondeggiava per il caldo ; e pareva che , da sempre , su quello stesso desolato mare biancastro oscillasse grigia l ' ombra delle stesse nuvole . Conoscevo ogni anfratto , ogni colore , ogni piega della terra . Con il nuovo caldo , la vita di Gagliano pareva più lenta che mai . I contadini erano nei campi , le ombre delle case si stendevano pigre sui selciati , le capre sostavano al sole . L ' eterno ozio borbonico si stendeva sul paese , costruito sulle ossa dei morti : distinguevo ogni voce , ogni rumore , ogni sussurro , come una cosa nota da tempi immemorabili , infinite volte ripetuta , e che infinite altre volte sarebbe stata ripetuta in futuro . Lavoravo , dipingevo , curavo i malati , ma ero giunto a un punto estremo di indifferenza . Mi pareva di essere un verme chiuso dentro una noce secca . Lontano dagli affetti , nel guscio religioso della monotonia , aspettavo gli anni venturi , e mi pareva di essere senza base , librato in un ' aria assurda , dove era strano anche il suono della mia voce . Anche la guerra volgeva al termine . Addis Abeba era caduta . L ' Impero era salito sui colli di Roma , e don Luigino aveva cercato di farlo salire anche su quelli di Gagliano , con una delle sue tristi adunate deserte . Non ci sarebbero più stati dei morti , e si attendeva il ritorno dei pochi che erano laggiù . Il figlio della Giulia aveva scritto che presto sarebbe tornato , e gli si preparassero la sposa e le nozze . Don Luigino si sentiva cresciuto , come se qualcosa della corona imperiale fosse passato anche sulla sua testa . I contadini pensavano che , malgrado le promesse , non ci sarebbe stato posto per loro in quelle terre favolose e male acquistate ; e non pensavano all ' Africa quando scendevano alle rive dell ' Agri . Un mattino , verso mezzogiorno , passavo sulla piazza . Il sole batteva lucente e nitido , il vento alzava mulinelli di polvere e don Cosimino , sull ' uscio dell ' ufficio postale , mi fece da lontano dei grandi gesti con la mano . Mi avvicinai , e vidi che mi guardava con affettuosi occhi allegri . - Buone notizie , don Carlo , - mi disse . - Non vorrei darle delle speranze che non si dovessero realizzare ; ma è arrivato ora un telegramma da Matera , che dispone la liberazione del confinato genovese . Ho mandato ora a chiamarlo . Dice anche di rimanere in ascolto nel pomeriggio , che mi telegraferanno i nomi di altri confinati da liberare . Spero ci sarà anche il suo . Pare che sia per la presa di Addis Abeba - . Rimanemmo sulla porta dell ' ufficio tutto il giorno . Ogni tanto si sentiva il ticchettio del telegrafo , e poi la testa di don Cosimino si affacciava allo sportello , con un sorriso raggiante , e l ' angelo gobbo gridava un nome . Il mio fu l ' ultimo : era già quasi sera . Tutti erano stati liberati , tranne i due comunisti , lo studente di Pisa e l ' operaio di Ancona . Tutti i signori della piazza mi si fecero attorno per congratularsi con me della libertà che mi era stata elargita senza che la sollecitassi . Quella gioia inattesa mi si volse in tristezza , e mi avviai , con Barone , verso casa . Tutti i confinati partirono l ' indomani mattina . Io non mi affrettai . Mi dispiaceva partire , e trovai tutti i pretesti per trattenermi . Avevo dei malati che non potevo lasciare d ' un tratto , delle pitture da finire ; e poi un mucchio di cose da spedire , una infinità di quadri da imballare . Dovevo far fare delle casse , e una gabbia per Barone , troppo abile nello sciogliersi dal guinzaglio e troppo selvatico perché si potesse affidarlo così semplicemente a un treno . Rimasi ancora una diecina di giorni . I contadini venivano a trovarmi e mi dicevano : - Non partire . Resta con noi . Sposa Concetta . Ti faranno podestà . Devi restar sempre con noi - . Quando si avvicinò il giorno della mia partenza , mi dissero che avrebbero bucato le gomme dell ' automobile che doveva portarmi via . - Tornerò , - dissi . Ma scuotevano il capo . - Se parti non torni più . Tu sei un cristiano bono . Resta con noi contadini - . Dovetti promettere solennemente che sarei tornato ; e lo promisi con tutta sincerità : ma non potei , finora , mantenere la promessa Infine mi congedai da tutti . Salutai la vedova , il becchino banditore , donna Caterina , la Giulia , don Luigino , la Parroccola , il dottor Milillo , il dottor Gibilisco , l ' Arciprete , i signori , i contadini , le donne , i ragazzi , le capre , i monachicchi e gli spiriti , lasciai un quadro in ricordo al comune di Gagliano , feci caricare le mie casse , chiusi con la grossa chiave la porta di casa , diedi un ultimo sguardo ai monti di Calabria , al cimitero , al Pantano e alle argille ; e una mattina all ' alba , mentre i contadini si avviavano con i loro asini ai campi , salii , con Barone in gabbia , nella macchina dell ' americano , e partii . Dopo la svolta , sotto il campo sportivo , Gagliano scomparve , e non l ' ho più riveduto . Avevo un foglio di via , e dovevo viaggiare con i treni accelerati : perciò il viaggio fu lungo . Rividi Matera , e i suoi sassi , e il suo museo . Traversai la pianura di Puglia , sparsa di pietre bianche , come un cimitero , e Bari , e Foggia misteriosa nella notte , e risalii , a piccole tappe , verso il nord . Salii alla cattedrale di Ancona , e mi affacciai , per la prima volta dopo tanto tempo , sul mare . Era una giornata serena , e , da quella altezza , le acque si stendevano amplissime . Una brezza fresca veniva dalla Dalmazia , e increspava di onde minute il calmo dorso del mare . Pensavo a cose vaghe : la vita di quel mare era come le sorti infinite degli uomini , eternamente ferme in onde uguali , mosse in un tempo senza mutamento . E pensai con affettuosa angoscia a quel tempo immobile , e a quella nera civiltà che avevo abbandonato . Ma già il treno mi portava lontano , attraverso le campagne matematiche di Romagna , verso i vigneti del Piemonte , e quel futuro misterioso di esili , di guerre e di morti , che allora mi appariva appena , come una nuvola incerta nel cielo sterminato . Firenze , dicembre 1943 ­ luglio 1944 .
UN ANNO SULL'ALTIPIANO ( LUSSU EMILIO , 1945 )
Narrativa ,
Il lettore non troverà , in questo libro , né il romanzo , né la storia . Sono ricordi personali , riordinati alla meglio e limitati ad un anno , fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte . Io non ho raccontato che quello che ho visto e mi ha maggiormente colpito . Non alla fantasia ho fatto appello , ma alla mia memoria ; e i miei compagni d ' arme , anche attraverso qualche nome trasformato , riconosceranno facilmente uomini e fatti . Io mi sono spogliato anche della mia esperienza successiva e ho rievocato la guerra così come noi l ' abbiamo realmente vissuta , con le idee e i sentimenti d ' allora . Non si tratta quindi di un lavoro a tesi : esso vuole essere solo una testimonianza italiana della grande guerra . Non esistono , in Italia , come in Francia , in Germania o in Inghilterra , libri sulla guerra . E anche questo non sarebbe stato mai scritto , senza un periodo di riposo forzato . Clavadel ­ Davos , Aprile 1937 . J ' ai plus de souvenirs que si j ' avais mille ans . Baudelaire I Alla fine maggio 1916 , la mia Brigata - reggimenti 399° e 400° - stava ancora sul Carso . Sin dall ' inizio della guerra , essa aveva combattuto solo su quel fronte . Per noi , era ormai diventato insopportabile . Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto . Non avevamo fatto altro che conquistare trincee , trincee e trincee . Dopo quella dei " gatti rossi " , era venuta quella dei " gatti neri " , poi quella dei " gatti verdi " . Ma la situazione era sempre la stessa . Presa una trincea , bisognava conquistarne un ' altra . Trieste era sempre là , di fronte al golfo , alla stessa distanza , stanca . La nostra artiglieria non vi aveva voluto tirare un sol colpo . Il duca d ' Aosta , nostro comandante d ' armata , la citava ogni volta , negli ordini del giorno e nei discorsi , per animare i combattenti . Il principe aveva scarse capacità militari , ma grande passione letteraria . Egli e il suo capo di stato maggiore si completavano . Uno scriveva i discorsi e l ' altro li parlava . Il duca li imparava a memoria e li recitava , in forma oratoria da romano antico , con dizione impeccabile . Le grandi cerimonie piuttosto frequenti , erano espressamente preparate per queste dimostrazioni oratorie . Disgraziatamente , il capo di stato maggiore non era uno scrittore . Sicché , malgrado tutto , nella stima dell ' armata , guadagnava più la memoria del generale nel recitare i discorsi che il talento del suo capo di stato maggiore nello scriverli . Il generale aveva anche una bella voce . A parte questo , egli era abbastanza impopolare . In un pomeriggio di maggio , ci arrivò la notizia che il duca aveva disposto , in premio di tanti sacrifici sofferti dalla brigata , di mandarci a riposo , nelle retrovie , per alcuni mesi . E poiché la notizia era stata seguita dall ' ordine di tenerci pronti per ricevere il cambio da un ' altra brigata , essa non poteva essere che vera . I soldati l ' accolsero con tripudio e acclamarono al duca . Essi s ' accorgevano finalmente che vi era qualche vantaggio ad avere per comandante d ' armata un principe di casa reale . Solo lui avrebbe potuto concedere un riposo così lungo e lontano dal fronte . Fino ad allora , i turni di riposo li avevano passati a pochi chilometri dalle trincee , sotto il tiro delle artiglierie nemiche . Il cuoco del comandante la divisione aveva detto all ' attendente del colonnello , e la voce si era diffusa in un baleno , che il duca voleva che il riposo lo si passasse in una città . Per la prima volta , durante tutta la guerra , egli cominciava a diventare popolare . Le voci più simpatiche corsero subito su di lui , e la notizia ch ' egli si fosse seriamente disputato con il generale Cadorna , per difendere la nostra brigata , fece , accreditata , il giro dei reparti . La brigata ricevette il cambio e , la notte stessa , scendemmo in pianura . In due tappe fummo ad Aiello , piccola cittadina , non lontana dalle vecchie frontiere . La nostra gioia non aveva limiti . Finalmente , si viveva ! Quanti progetti in testa ! Dopo Aiello , sarebbe venuta la grande città . Udine , chi sa ? Entrammo ad Aiello , all ' ora del primo rancio . In testa , era il mio battaglione , il 3° , che marciava con la 12a compagnia in testa . La 12a era comandata da un ufficiale di cavalleria , il tenente di complemento Grisoni . Egli era stato ufficiale d ' ordinanza del nostro comandante di brigata . Morto questi , in seguito ad una ferita di granata , egli era voluto rimanere nella brigata e prestava servizio nel mio battaglione . Come ufficiale di cavalleria , non poteva essere assegnato ad un reparto di fanteria ; ma il comandante generale della cavalleria gli aveva accordato un ' autorizzazione speciale , con il diritto di conservare ordinanza e cavallo . Egli era conosciuto in tutta la brigata . Il 21 agosto del `15 , con quaranta volontari , aveva attaccato di sorpresa e conquistato " il dente del groviglio " , solida trincea avanzata , difesa da un battaglione di ungheresi . L ' azione era stata di un ' audacia estrema . Ma egli era divenuto celebre per un ' altra impresa . Una sera , mentre stavamo a riposo , dopo aver bevuto e frammischiato , senza eccessiva misura , alcuni vini di Piemonte , a cavallo , era penetrato , egualmente di sorpresa , nella sala di mensa , in cui pranzava il colonnello con gli ufficiali del comando del reggimento . Egli non aveva pronunciato una sola parola , ma il cavallo , che sembrava conoscere perfettamente le gerarchie militari , aveva lungamente caracollato e nitrito attorno al colonnello . Per questo fatto , diversamente apprezzato , poco era mancato che non fosse rimandato alla sua Arma . Il battaglione sfilava , al passo , di fronte alla piazza del municipio . Là , erano il comandante della brigata , il comandante dei reggimento e le autorità civili della città . La compagnia di testa , per quattro , marciava , marziale . I soldati erano infangati , ma quella tenuta da trincea rendeva più solenne la parata . Arrivato all ' altezza delle autorità , il tenente Grisoni si drizzò sulle staffe e , rivolto alla compagnia , comandò : - Attenti a sinistra ! Era il saluto al comandante di Brigata . Ma era anche il segnale convenuto perché il 1° plotone entrasse in azione . Immediatamente , si svelò tutta una fanfara accuratamente organizzata . Una tromba , fatta con una grande caffettiera di latta , squillò il segnale d ' attenti cui rispose l ' accordo degli strumenti più svariati . Erano tutti strumenti improvvisati . Abbondavano quelli che facevano maggior chiasso per accompagnare il passo . I piatti erano rappresentati da coperchi di gavetta . I tamburi erano avanzi di vecchie ghirbe di salmeria , fuori uso , sapientemente adattate . Pistoni , clarini e flauti erano ricavati dai pugni chiusi , in cui gli specialisti , aprendo ora un dito , ora l ' altro , sapevano soffiare nelle forme più efficaci . Ne risultava un insieme mirabile di musicata allegria di guerra . Il comandante di brigata s ' accigliò , ma infine sorrise . Uomo ragionevole , non trovò sconveniente che soldati , vissuti nel fango e nel fuoco tutto l ' anno , si permettessero un simile svago , per quanto non regolamentare . Tutto il reggimento s ' accantonò ad Aiello . Nel pomeriggio , il sindaco offerse , agli ufficiali , una bicchierata ed un discorso . Egli lesse con voce tremante : - Grande onore è per me , ecc . ecc . Nella guerra gloriosa che il popolo italiano combatte sotto il comando geniale ed eroico di Sua Maestà il re ... Alla parola re , come era d ' obbligo , noi ci mettemmo in posizione d ' attenti , con grande e simultaneo strepito di tacchi e di speroni . Nell ' aula municipale , il fulmineo frastuono di quel saluto militare , rimbombò come uno sparo d ' armi da fuoco . Il sindaco , civile profano , non immaginava che quel suo modesto accenno al sovrano potesse provocare una dimostrazione così fragorosa di lealtà costituzionale . Era un uomo distinto e , con preavviso , egli non avrebbe mancato certamente di apprezzare , nella sua giusta misura , un simile atto patriottico . Ma , preso così , alla sprovvista , ebbe un sussulto e spiccò un leggero salto che lo elevò di alcuni centimetri al di sopra della sua statura . Egli si era fatto pallido . Rivolse lo sguardo incerto al gruppo degli ufficiali , immobili , e attese . Il foglio del discorso scritto gli era caduto dalle mani e giaceva , come un colpevole , ai suoi piedi . Il colonnello ebbe un onesto sorriso di compiacimento , soddisfatto di veder marcata , sia pure in modo provvisorio , la superiorità dell ' autorità militare sull ' autorità civile . Con un ' espressione di contenuta fierezza , che invano si sforzerebbe di ostentare chi non abbia avuto , per lungo tempo , comando di truppe , egli portò lo sguardo dal sindaco a noi e da noi al sindaco , e , per quel briciolo di malvagità che serpeggia nel cuore degli uomini più miti , pensò d ' impressionare ancora di più il sindaco . Egli comandò : - Signori ufficiali , viva il re ! - Viva il re ! - ripetemmo noi , urlando la frase come un monosillabo . Contrariamente alla sua aspettativa , il sindaco non batté ciglio e gridò con noi . Il sindaco era uomo di mondo . Ormai padrone di sé , raccolto il foglio , continuava il discorso : - Noi vinceremo , perché ciò è scritto nel libro del destino ... Dove fosse quel libro , certo , nessuno di noi , compreso il sindaco , lo sapeva . E , ancora meno , che cosa fosse scritto in quel libro irreperibile . La frase tuttavia non sollevò particolare reazione . L ' attenzione fu invece notevole per quest ' altro passaggio : - La guerra non è così dura come noi la immaginiamo . Questa mattina , quando ho visto entrare nella città i vostri soldati in festa , accompagnati dal suono della fanfara più gioconda che si possa mai concepire , ho capito , e tutta la popolazione l ' ha capito con me , che la guerra ha le sue belle attrattive ... Il tenente di cavalleria salutò , facendo tintinnare gli speroni , come se il complimento fosse rivolto particolarmente a lui . Il sindaco continuò : - Belle e sublimi attrattive . Infelice colui che non le sente ! Perché , o signori , sì , bello è morire per la patria ... Quest ' accenno non piacque a nessuno , neppure al colonnello . La sentenza era classica , ma il sindaco non era il più indicato per farci apprezzare , letterariamente , la bellezza di una morte , sia pure così gloriosa . La stessa forma , con cui il sindaco aveva accompagnato l ' esclamazione , era stata infelice . Sembrava che egli avesse voluto dire : " Voi siete più belli da morti che da vivi " . Buona parte degli ufficiali tossì e guardò il sindaco con arroganza . Il tenente di cavalleria scosse gli speroni con un gesto di irrequietezza . Capì il sindaco il nostro stato d ' animo ? È probabile , perché s ' affrettò a concludere , inneggiando al re . Egli disse , precisamente : - Viva il nostro glorioso re di stirpe guerriera ! Il tenente di cavalleria era il più vicino ad una grande tavola coperta di coppe di spumante . Rapidamente , ne afferrò una ancora piena , la levò in alto e gridò : - Viva il re di coppe ! Per il colonnello fu un colpo in pieno petto . Guardò il tenente stupito , come se non credesse ai suoi occhi e alle sue orecchie . Guardò gli ufficiali , per fare appello alla loro testimonianza , e disse , più desolato che severo : - Tenente Grisoni , anche oggi lei ha bevuto troppo . Favorisca abbandonare la sala e attendere i miei ordini . Il tenente batté gli speroni , s ' irrigidì sull ' attenti , fece un passo indietro e salutò : - Signor sì ! E uscì , con il frustino sotto il braccio , visibilmente soddisfatto . II Il capo ­ coro intonava : " Quel mazzolin di fiori ... " Il coro della compagnia rispondeva : " Che vien dalla montagna ... " E il canto animava i soldati , affaticati . Eravamo in marcia da tre giorni . L ' immobilità della lunga vita sedentaria sul Carso ci aveva reso incapaci di grandi sforzi . La marcia era penosa per tutti . Ci confortava solo il pensiero che saremmo andati in montagna . Il riposo d ' Aiello non era durato neppure una settimana . Gli austriaci avevano sferrato la grande offensiva , fra il Pasubio e Val Lagarina . Sfondando il fronte a Cima XII , s ' affacciavano sull ' Altipiano di Asiago . La brigata , abbandonati gli accantonamenti aveva percorso in treno la pianura veneta . Ora raggiungeva , a marce forzate , le falde dell ' Altipiano . Il coro si faceva più vivo , ma ciascuno seguiva il corso dei suoi pensieri . Era finita la vita di trincea : ora si sarebbe contrattaccato , manovrando , ci avevano detto . E in montagna . Finalmente ! Fra di noi , si era sempre parlato della guerra in montagna , come di un riposo privilegiato . Avremmo dunque , anche noi , visto alberi , foreste e sorgenti , vallate ed angoli morti , che ci avrebbero fatto dimenticare , con il grande riposo sfumato , quella orribile petriera carsica , squallida , senza un filo di erba e senza una goccia di acqua , tutta eguale , sempre eguale , priva di ripari , con solo qualche buco , le " doline " , calamita dei tiri di artiglieria di grosso calibro , in cui ci si sprofondava alla rinfusa , uomini e muli , vivi e morti . Ci saremmo finalmente potuti sdraiare , nelle ore di ozio , e prendere il sole , e dormire dietro un albero , senza esser visti , senza avere per sveglia una pallottola nelle gambe . E , dalle cime dei monti , avremmo avuto , di fronte a noi , un orizzonte e un panorama , in luogo degli eterni muri di trincea e dei reticolati di filo spinato . E ci saremmo , finalmente , liberati da quella miserabile vita , vissuta a cinquanta o a dieci metri dalla trincea nemica , in una promiscuità feroce , fatta di continui assalti alla baionetta o a base di bombe a mano e di colpi di fucile tirati alle feritoie . Avremmo finito d ' ucciderci l ' un l ' altro , ogni giorno , senza odio . La manovra sarebbe stata un ' altra cosa . Una buona manovra , duecento , trecento mila prigionieri , così , in un sol giorno , senza quella spaventosa carneficina generale , ma solo per un geniale aggiramento strategico . E chi sa , forse si sarebbe potuto vincere e finirla per sempre con la guerra . Il solo inconveniente della manovra era che bisognava marciare , sempre marciare . Un reggimento di cavalleria ci traversò la strada e noi dovemmo fermarci per lasciarlo sfilare . Beati loro che stavano a cavallo ! Ma ci accorgemmo subito che anch ' essi erano stanchi morti . - La guerra dei signori , - gridavano i soldati ai lancieri curvi sulla sella . - Beati voi , - rispondevano questi , - che potete camminare a piedi . Noi , sempre a cavallo , sempre a cavallo . Non poter marciare con le proprie gambe ! Dover faticare per sé e poi per il cavallo . Che vita ! Passato il reggimento di cavalleria , la compagnia riprese il coro . La strada , ora , si faceva ingombra di profughi . Sull ' Altipiano d ' Asiago non era rimasta anima viva . La popolazione dei Sette Comuni si riversava sulla pianura , alla rinfusa , trascinando sui carri a buoi e sui muli , vecchi , donne e bambini , e quel poco di masserizie che aveva potuto salvare dalle case affrettatamente abbandonate al nemico . I contadini allontanati dalla loro terra , erano come naufraghi . Nessuno piangeva , ma i loro occhi guardavano assenti . Era il convoglio del dolore . I carri , lenti , sembravano un accompagnamento funebre . La nostra colonna cessò i canti e si fece silenziosa . Sulla strada non si sentiva altro che il nostro passo di marcia e il cigolìo dei carri . Lo spettacolo era nuovo per noi . Sul fronte del Carso , eravamo noi gli invasori , ed erano slavi i contadini che avevano abbandonato le case , alla nostra avanzata . Ma noi non li avevamo visti . Passò un carro , più lungo degli altri . Sui due materassi di paglia stavano accovacciati una vecchia , una giovane madre e due bambini . Un vecchio contadino , seduto avanti , con le gambe pendoloni , guidava i buoi . Egli fermò i buoi e chiese , ad un soldato , tabacco per la pipa . - Fumate , nonno ! - gli gridò il caporale che marciava in testa , e , senza fermarsi , gli pose fra le mani tutto il suo tabacco . I soldati l ' imitarono . Il vecchio , le mani ingombre di pacchetti e di sigari , guardava , sorpreso , tanta inaspettata ricchezza . La colonna continuava la marcia , in silenzio . Come se un ordine fosse stato dato a tutti , i soldati che seguivano lanciavano sul carro il loro tabacco . Il vecchio chiese : - E voi che fumerete , ragazzi ? La domanda ruppe il silenzio . Per tutta risposta , uno intonò un ' allegra canzonetta del repertorio di marcia , e la colonna continuò in coro . Io seguivo con lo sguardo " zio Francesco " , che mi stava vicino . Era il più vecchio soldato della compagnia : aveva fatta anche la guerra di Libia . I compagni lo chiamavano " zio Francesco " perché , oltre ad essere il più vecchio , era padre di cinque figli . Egli marciava al passo , sulla cadenza del coro , e , come gli altri , cantava a voce alta . Il passo era pesante , sotto il peso dello zaino . Sul suo volto , non v ' era alcuna espressione di gioia . Le parole allegre del canto uscivano dalla sua bocca , estranee . " Zio Francesco " era una cosa , il suo canto un ' altra . La testa china , lo sguardo fisso per terra , egli era molto lontano dalla marcia e dai suoi compagni . - Aprite le righe ! - gridarono alcuni dal centro della compagnia . - Passa il colonnello ! Mi voltai indietro . Il colonnello , seguito dall ' aiutante maggiore , a cavallo , passava in mezzo alla colonna . Noi marciavamo già a righe aperte , per far posto alla colonna dei profughi ; sulla strada v ' era poco spazio libero . Ci spostammo ancora verso i margini della strada , ma il colonnello fu egualmente obbligato a camminare a passo per non urtare il cavallo sui soldati o sui carri . Quando mi arrivò vicino , mi disse che era contento di vedere i soldati così allegri e mi dette venti lire da distribuire ai cantori . Mentre si allontanava , notò " zio Francesco " . L ' età , la voce e l ' atteggiamento avevano richiamato la sua attenzione . Mi chiese chi fosse . Gli risposi che era un contadino del sud e aggiunsi qualche particolare . - Buon soldato ? - chiese il colonnello . - Ottimo , - risposi . - Ecco altre cinque lire , per lui , per lui solo . " Zio Francesco " capi che si parlava di lui , alzò gli occhi e continuò la marcia e il canto senza scomporsi . Il colonnello gli batté la mano sulle spalle e si allontanò . La notizia del dono si propagò in un attimo e il coro si fece più vivo . " O pescator di Londra ... " , cantava il capo ­ coro . " Bionda , mia bella bionda ... " , chiudeva il coro . " Zio Francesco " continuava a cantare , a capo chino e a voce alta . Dai carri , i profughi ci guardavano , impassibili . I carri stridevano sulla ghiaia e facevano un accompagnamento lamentoso al coro gaio . Arrivammo alla tappa , prima dell ' imbrunire . La giornata era ancora calda . Fuori dalle tende , i soldati , sdraiati sull ' erba , riposavano . I più stanchi , le mani intrecciate dietro la nuca , allungati e immobili , guardavano il cielo in fiamme . Altri parlottavano , a voce bassa . Qualcuno cantava nenie del suo villaggio . Solo le sentinelle si muovevano attorno al campo . I gruppi si rianimarono quando un graduato ritornò dal vivandiere con i fiaschi del vino e col tabacco . Egli aveva speso tutte le venti lire . In guerra , non si pensa al domani . Presto , i fiaschi girarono di mano in mano e le voci si elevarono . - Alla salute del colonnello ! - Alla salute del colonnello ! Solo una voce giovanile si staccò dalle altre , ostile : - Alla salute di quella puttana di sua madre ! I compagni protestarono . - E che vuoi , che il colonnello , invece del vino , ti ficchi due palle in pancia ? Inosservato , io guardavo la scena . Il soldato non rispose , rimase sdraiato e non volle bere . Io lo distinsi subito e lo riconobbi . Sicuramente , egli non aveva mai avuto niente a che fare con il colonnello . Pian piano , le voci andavano abbassandosi . Ora parlava " zio Francesco " , grave , come un patriarca . Gli altri ascoltavano , fumando . - Mai , nella mia vita , io ho guadagnato cinque lire in una volta . Mai guadagnato cinque lire , neppure in una settimana . Tranne nel periodo della mietitura , falciando a cottimo , dalla prima luce del giorno fino al crepuscolo . Io mi allontanai , perché era l ' ora della mensa ufficiali . III Sui margini dell ' Altipiano , a mille metri , v ' era il più grande disordine . Noi vi eravamo arrivati , il 5 giugno , per la Val Frenzela , partendo da Valstagna , con le misure di sicurezza d ' avanguardia , perché non era chiaro dove fossero i nostri e dove gli austriaci . Il reggimento si schierò fra le pendici di Stoccaredo e la strada Gallio ­ Foza , e il mio battaglione prese posizione al Buso , minuscolo villaggio che sbarra lo sbocco di Val Frenzela . Gli avamposti furono collocati nella conca , verso Ronchi , a caso , sulle vie da cui potevano provenire le avanguardie nemiche . Sapevamo solo che esse , traversata la Val d ' Assa e conquistato Asiago , si spingevano innanzi , a ventaglio , al di qua di Gallio . Mi si diceva che , fra noi e loro , vi fosse ancora , sperduto , qualche reparto italiano . Quello ch ' era certo è che il nemico sfruttava audacemente il successo : nella conca d ' Asiago , numerose batterie da campagna manovravano in pieno giorno . Il ponte di Val d ' Assa , distrutto dai nostri , era stato ricostruito dagli austriaci in qualche giorno . Tutta la nostra artiglieria era caduta in mano del nemico : noi non ne avevamo più , su tutto l ' Altipiano , neppure un pezzo . Solamente , dal forte Lisser , vecchio forte smantellato fin dal 1915 , tiravano due pezzi da 149 , e sempre sui nostri . Fortunatamente , gran parte delle granate non esplodevano , e noi non avemmo perdite . Qualche giorno dopo , quel forte fu battezzato , dai nostri corrispondenti di guerra , il " Leone dell ' Altipiano " . Il comandante del battaglione mi mandò , con un plotone , verso Stoccaredo . Avevo il compito di prendere collegamento con qualche reparto del nostro esercito che doveva trovarsi lassù , e assumere informazioni sul nemico . Preoccupato di poter cadere in mano agli austriaci , io avevo chiesto di avere con me tutta la compagnia : il maggiore mi voleva dare solo la scorta di una squadra . Fu adottata la via di mezzo ed avevo avuto un plotone . Il sole era già tramontato quando caddi , a nord di Stoccaredo , su un battaglione del 301 fanteria . Lo comandava un tenente colonnello , sulla cinquantina , che trovai all ' aperto , seduto ad un tavolino improvvisato con rami d ' albero , una bottiglia di cognac in mano . Egli mi accolse molto gentilmente e mi offrì un bicchierino di cognac . - Molte grazie , - dissi , - non bevo liquori . - Non beve liquori ? - mi chiese , preoccupato , il tenente colonnello . Tirò dal taschino della giubba un taccuino e scrisse : " Conosciuto tenente astemio in liquori . 5 giugno 1916>> . Si fece ripetere il mio nome , che io gli avevo già detto presentandomi , e lo aggiunse alla nota . Per non perdere tempo io gli dissi subito la ragione di servizio che mi aveva spinto fino a lui . Ma egli , prima di rispondermi , volle conoscere qualche dettaglio sulla mia vita e sui miei studi . Così , seppe che ero ufficiale di complemento , uscito dall ' università allo scoppio della guerra . Ma era sempre la questione dei liquori che lo colpiva maggiormente . - Appartiene lei forse a qualche setta religiosa ? - mi chiese . - No , - risposi io ridendo . - E perché mai ? - Strano , eccezionalmente strano . E vino , ne beve ? - Un po ' , a tavola , così , un po ' durante il pasto . Io ripetei le domande sulle posizioni nemiche e sui nostri . Ma egli non aveva fretta . Bevette ancora un bicchierino , e mi accompagnò , con passo lento , ad un osservatorio distante una cinquantina di metri , tenendo sempre in mano la bottiglia e il bicchierino . Per distrazione , certo , perché , all ' osservatorio , egli non bevette mai . Dall ' osservatorio , si aveva ancora un panorama chiaro , illuminato dagli ultimi riflessi del sole . In fondo , a nord , a una trentina di chilometri in linea d ' aria , Cima XII . Di fronte , la catena di monti culminante a Monte Zebio , le Creste di Gallio , e , elevato su tutti , più a destra , Monte Fior . Fra noi e quelle cime , la conca d ' Asiago : più in basso , proprio sotto di noi , la più piccola conca di Ronchi . - Dove sono gli austriaci ? - chiesi . - Ah , questo non lo so . Questo non lo sa nessuno . Sono di fronte a noi . Potrebbero , da un momento all ' altro , essere anche alle nostre spalle . Ciò dipende dalle circostanze . Quello che è certo è che essi sono dappertutto e che , oltre al mio battaglione , non vi sono truppe italiane . Io chiesi schiarimenti sulla posizione del monte più alto , che egli mi aveva detto essere Monte Fior . - Là vi sono i nostri . Questo è certo . Gli austriaci non vi sono ancora arrivati . Il monte è alto duemila metri . È perciò che i nostri comandi lo chiamano la " Chiave dell ' Altipiano " . Il tenente colonnello mi indicava le posizioni con la bottiglia . Frequentemente , avvicinava la bottiglia al bicchierino come se volesse riempirlo , ma , ogni volta , arrestava a tempo la bottiglia , e il bicchierino rimase sempre vuoto . - Su quella " chiave " , i comandi , per non perderla , hanno ammassato una ventina di battaglioni , mentre qui , alla porta , tutti compresi , non siamo che quattro gatti . L ' idea è sbagliata di sana pianta . Ma è scritto nei testi che , tenendo la vetta d ' una montagna , si possa impedire al nemico di passare per la vallata sottostante . Vede , laggiù , lo sbocco di Val Frenzela , sotto di noi ? Fra lo sbocco e Monte Fior , vi saranno , in linea d ' aria , non meno di quattro o cinque chilometri . Se gli austriaci forzano lo sbocco , la " porta " , vi possono infilare tutta un ' armata , senza avere un ferito , mentre la " chiave " resta appesa al muro . Lei non beve , eh ? Lei non beve ! - A me pare che , se noi abbiamo , lassù , venti battaglioni , qui , gli austriaci non possono passare . - E come lo impediscono i nostri venti battaglioni , da lassù ? Con l ' artiglieria ? Ma non ve ne abbiamo un solo pezzo e non ve ne potrà essere uno solo , ché mancano le strade . Con le mitragliatrici e i fucili ? Armi inutili , a tanta distanza . E allora ? Allora , niente . Perché , se noi siamo degli imbecilli , non è detto che di fronte a noi vi siano comandi più intelligenti . L ' arte della guerra è la stessa per tutti . Vedrà che gli austriaci attaccheranno Monte Fior , con quaranta battaglioni , e inutilmente . E siamo pari . Questa è l ' arte militare . La conversazione mi era interessante , ma la notte si avvicinava ed io non volevo rifare il cammino al buio . Avevo aperto una carta topografica e mi sforzavo d ' orientarla . - Lei non beve ! Poi , abbandonando l ' osservatorio e con tono canzonatorio : - Non si affidi alle carte . Altrimenti non ritroverà più il suo reggimento . Creda a me che sono un vecchio ufficiale di carriera . Ho fatto tutta la campagna d ' Africa . Ad Adua abbiamo perduto , perché avevamo qualche carta . Perciò siamo andati a finire ad ovest invece di andare ad est . Qualcosa come se si attaccasse Venezia invece di Verona . Le carte , in montagna , sono intelligibili solo per quelli che conoscono la regione , per esservi nati o vissuti . Ma quelli che conoscono già il terreno non hanno bisogno di carte . Rifacemmo indietro il percorso fino al comando del suo battaglione . Egli si avvicinò al tavolino di rami , si sedette e bevette due bicchierini , uno alla mia e uno alla sua salute . Io lo ringraziai e , messomi alla testa del plotone che mi attendeva , ripresi la strada per rientrare al reggimento . Qualche cosa di vero doveva esserci nelle teorie dei tenente colonnello . Quella sera , io perdetti la strada del ritorno . Ciò non sarebbe avvenuto , se avessi rifatto la stessa strada . Ma era già tardi ed io cercavo una scorciatoia , per evitare la strada carreggiabile che conduce al Buso , troppo lunga . Il sentiero che avevo scelto passava interamente nel bosco , ove incominciava già a farsi buio . A pochi metri da un bivio , in un terreno accidentato e coperto di cespugli , fummo accolti da una scarica di fucileria . Io mi accorsi troppo tardi d ' aver obliquato a sinistra , anziché puntare più a destra , verso Val Frenzela . - A terra ! - gridai . - A destra , stendetevi ! Il plotone si buttò a terra , e cominciò a stendersi , carponi . Noi eravamo sotto il fuoco , ma protetti dall ' andamento del terreno e dal bosco fitto . I cespugli ci nascondevano completamente . - Maledetti ungheresi ! - bestemmiò il sergente , che era al mio fianco . - Mi hanno bucato un braccio . - Ungheresi ? - mormorai . - Sì , signor tenente . Ho avuto il tempo di vederne uno in piedi . Ha il trifoglio sui pantaloni . - No , - dissi , - lei si sbaglia . Sono bosniaci . Ci avevano infatti detto , al comando di divisione , che l ' avanguardia nemica era formata da una divisione bosniaca . I bosniaci non portavano il trifoglio sull ' uniforme . Il plotone si era steso e sparava , con calma . Il sergente si fasciava il braccio ferito , aiutato da un soldato . La superiorità delle truppe che avevamo di fronte era evidente . Quello era il fuoco di almeno una compagnia . Se ci avessero attaccati , noi saremmo stati sopraffatti . Io feci innestare le baionette e passai la voce di stare a contatto di gomito , pronti al contrattacco . Ero intanto preoccupato . Avevo ricevuto l ' ordine di fare una ricognizione per prendere contatto con la sinistra , e avere schiarimenti sulla situazione , non già d ' impegnarmi in combattimenti . Il plotone era una scorta , contro sorprese di pattuglie , non un reparto capace di sopportare uno scontro simile . Decisi perciò d ' indietreggiare . Dopo il primo nervosismo , il tiro nemico s ' era calmato . Ora , si sparavano solo colpi isolati . Per coprire il rumore del ripiegamento , feci sparare una bomba a mano . Il soldato che mi stava più vicino accese una Sipe , ne controllò , calmo , l ' accensione , nella mano , scattò dritto in piedi e la lanciò alta , perché non fosse fermata dagli alberi . La bomba scoppiò bene , cadendo dall ' alto , con un fragore che la foresta rese più cupo . Le schegge si dispersero con sibili stridenti : un miagolio di gatti . Era la prima bomba sparata da noi sull ' Altipiano . Un attimo di silenzio seguì nella foresta . Dalla linea nemica , una voce sonora rispose : - Alla tua faccia ! La fucileria riprese più intensa . Di fronte a noi , un razzo luminoso si levò nell ' aria , altissimo , e rischiarò la foresta e tutta la vallata di Ronchi . Noi ci appiattimmo sull ' erba , come foglie . " Forse ha ragione il sergente , - pensai . - Debbono essere ungheresi della costa adriatica . I bosniaci non parlano certo l ' italiano " . Il ripiegamento del plotone si faceva per gruppi di squadra e a sbalzi indietro , lentamente , per non perdere il contatto tra noi . Ormai era buio fitto ed era ben difficile spostarci conservando un certo ordine . Impiegammo più di un ' ora prima che , sottratti al tiro , potessimo riunirci indietro , al sicuro . L ' ultima a compiere il movimento fu la quarta squadra . Essa aveva fatto un prigioniero . Sotto la luce del razzo , un uomo isolato , posto fra noi e il nemico , c ' era venuto incontro con le mani in alto . La squadra l ' aveva notato e , spentosi il razzo , l ' aveva catturato . Ci voleva proprio un prigioniero per avere notizie sul nemico . Io ne fui felice . Dissi al caporale della quarta squadra : - Farò avere un premio alla squadra . Il prigioniero , senz ' armi , era in mezzo alla squadra , tenuto per le braccia da due soldati . Nessuno parlava , né il prigioniero , né gli altri . Ognuno era convinto dell ' inutilità di una conversazione fatta in lingua straniera . Ma anche così , al buio e in silenzio , si era immediatamente stabilita quella simpatia che si crea sempre in quelle circostanze . I vincitori vogliono prodigare qualche attestazione di bontà ai vinti , i vinti le accettano per non parere sdegnosi . Il prigioniero mangiava il cioccolato che i soldati gli avevano offerto , e quando io consentii , poiché eravamo al riparo , che si fumasse , anch ' egli fumò la sigaretta offertagli . Ordinai l ' appello dei presenti per essere certo che nessuno fosse rimasto indietro , ferito o sperduto , e accesi la lampadina elettrica che avevo in tasca . - Ma è del nostro reggimento ! - esclamò il sergente che stava controllando la fasciatura al braccio e s ' era posto fra me e il prigioniero . - Chi è del nostro reggimento ? - chiesi , distratto . - Il prigioniero . - Diavolo , diavolo , diavolo ! - mormorava il caporale della quarta squadra , fra i denti . La lampadina illuminò la faccia del prigioniero . Sbalordito , le pupille dilatate , anch ' egli guardava . La sigaretta gli era caduta di bocca . L ' uniforme era la nostra . Sul berretto , il numero 399 : il nostro reggimento . Le mostrine , quelle della brigata . Sulle spalline , il numero della compagnia : la 9a ... Il nostro stesso battaglione . - Come ti chiami ? - gli chiesi . - Marrasi Giuseppe , - mi rispose avvilito . Gli domandai il nome del suo comandante di compagnia e di plotone ed egli me li disse . Erano i nomi dei miei colleghi del battaglione . - E come hai fatto a finire , così , in mezzo a noi ? - Mi sono smarrito . - Era la 9a compagnia che sparava contro di noi ? - Signor sì . Finito l ' appello , riprendemmo il cammino , sulla strada . Il soldato della 9a parlava con i compagni . - Ti è andata male , eh ? - Tu credevi di aver finito la guerra , figlio d ' un cane ! Confessa che avresti pagato un occhio perché noi fossimo austriaci . Marrasi protestava : - Ma no , ma no , vi dico ... - E che razza di stomaco ! Ti sei sbaffato il cioccolato come un vero austriaco . Tu me lo restituirai ... IV Il battaglione rimase quattro giorni , fra il Buso e la strada Gallio ­ Foza , a contatto con gli avamposti nemici . Gli austriaci , fermatisi di fronte allo sbocco di Val Frenzela , avevano concentrate tutte le forze su Monte Fior . Questo era principalmente difeso da gruppi di battaglioni alpini : il battaglione Val Maira , il battaglione dei Sette Comuni , il battaglione Bassano e alcuni altri di cui ho dimenticato i nomi . Erano tutti battaglioni regionali , reclutati nell ' Alto Veneto . Essi quindi combattevano attorno alle loro case . Vera anche un reggimento di fanteria e qualche altro battaglione staccato . Anche il 1° e il 2° battaglione del nostro reggimento vi erano stati mandati d ' urgenza . Il mio battaglione , sostituito da altri reparti sopravvenuti attraverso la Val Frenzela , fu l ' ultimo a raggiungerli . L ' aiutante maggiore del battaglione fu ferito gravemente ed io , che fino ad allora avevo comandato la 10 a compagnia , fui nominato aiutante maggiore . Partimmo , poco dopo mezzanotte , da Foza . Il comandante di brigata volle salutarci . Anch ' egli ci avrebbe raggiunto fra poco . Un suo figlio combatteva nei battaglioni alpini . Per la mulattiera tracciata nella roccia , ci arrampicammo in fila indiana . Il rumore del combattimento di Monte Fior non arrivava fino a noi . Il vento lo trasportava , a sinistra , verso Val d ' Assa . Il silenzio della notte era solo rotto dai nostri passi e dalle punte ferrate dei nostri bastoni da montagna . Di tanto in tanto , scialba , ci arrivava la luce dei razzi . Alla nostra destra , oltre le pendici di Monte Tonderecar , dall ' altro versante , lontano , si sentiva frequente il guaito della volpe , rauco e stridulo , simile a un riso sarcastico . La tortuosa mulattiera finiva a Malga Lora , piccola conca spoglia d ' alberi e ricca d ' erba , aperta sotto le vette del Monte Fior . Le sommità della conca sono la continuazione delle vette del monte , degradanti verso Monte Tonderecar . La testa del battaglione vi arrivò alle prime luci dell ' alba , quando una colonna di feriti , curati nella Malga e trasportati in barella , incominciò la discesa . La conca si apriva di fronte a noi , verde e riposante , come un ' oasi . Piccoli resti di neve erano ancora attorno ai cespugli e fra le rocce . Il maggiore pensava riordinarvi il battaglione che intanto serrava . Il rumore della fucileria era ormai distinto ; la vetta di Monte Fior non era che a poche centinaia di metri . Noi vi eravamo troppo addossati , perché fosse visibile . Ma i colpi erano rari . Il maggiore aveva spiegato , per terra , una grande carta topografica e l ' esaminava , fumando . D ' improvviso , le raffiche di due mitragliatrici , dall ' alto , si abbatterono su di noi . Il maggiore abbandonò la carta e si precipitò sulla testa del battaglione per farlo rinculare . In un attimo , ci sottraemmo al tiro e ci sparpagliammo , dietro le rocce . Dopo la prima sorpresa , non tardammo a constatare che il nemico dominava lo sbocco della Malga . Evidentemente , durante la notte , si era impossessato di uno dei punti più elevati e vi aveva collocato le mitragliatrici . Ma , lateralmente , tutte le posizioni erano ancora nostre ; altrimenti , nella Malga , non sarebbe potuto restare nessuno . Là , erano invece ancora il comando dei gruppi alpini e del settore , e i posti di medicazione , da cui provenivano i feriti . Anche la colonna dei feriti dovette arrestarsi e retrocedere . - Prenda due portaordini , - mi disse il maggiore , - vada nella Malga e s ' informi di ciò che è avvenuto , durante la notte . Dica al comando degli alpini che noi siamo arrivati e che attendiamo ordini . Il maggiore ornò il discorso di qualche bestemmia . Era toscano , di Firenze , e bestemmiava di giorno e di notte . Quando era eccitato , adoperava , senza parsimonia , tutto il repertorio del Lung ' Arno . Con i due portaordini , di corsa , traversai il terreno che le mitragliatrici spazzavano e , in pochi minuti , mi trovai al coperto . Il comando dei gruppi alpini si vedeva , in fondo alla Malga , addossato al pendio . La Croce Rossa dei posti di medicazione era issata a fianco , su una capanna in legno , vecchio rifugio per le vacche al pascolo , d ' estate . Io mi diressi là . La capanna e le adiacenze erano ingombre di feriti che attendevano di essere trasportati a Foza . Altri feriti scendevano continuamente dall ' alto . Chiesi del comandante dei gruppi . Mi fu mostrato un ufficiale che stava a fianco , in piedi , avvolto in un gran mantello d ' ordinanza , lo sguardo fisso sulle alture della Malga . Io mi presentai . Egli aveva un elmetto in testa , e non si distinguevano i gradi ; ma , nel darmi la mano , mostrò i galloni della giubba . Era un colonnello . Ascoltò quanto gli dissi , apparentemente calmo , malgrado l ' insonnia , che si leggeva sul volto , e le comunicazioni che riceveva da ogni parte del settore . Vicino a lui , un capitano scriveva e non alzò neppure la testa . - Noi siamo malmessi e non abbiamo forze sufficienti per resistere . Non abbiamo artiglieria , tranne quella del forte Lisser , a dieci chilometri , che mi ha ucciso un ufficiale e qualche soldato . Non abbiamo mitragliatrici . L ' artiglieria nemica ce le ha messe tutte fuori uso . Il colonnello fece un gesto di sconforto . Di sotto il mantello , levò una borraccia di metallo bianco , la contemplò , quasi volesse accertarsi che era sempre la stessa , e ne bevette un sorso . E riprese : - Questa notte , siamo stati attaccati nella selletta da forze superiori . Tutta una compagnia è stata distrutta . Una compagnia del suo reggimento : la 4a . Non si è salvato nessun ufficiale . Aveva rimpiazzato uno dei miei battaglioni che è stato distrutto ieri , nel pomeriggio . Ne informi il suo comando . - Signor sì . Il colonnello cercò ancora la borraccia e ne bevette un altro sorso . - Dica al suo comandante di battaglione che , evitando il terreno battuto dalle mitragliatrici , passando più a destra , attacchi la selletta . Il suo compito è di riprendere la selletta . Il suo battaglione è in gamba ? - In gamba ! - Disposto a tutto ? - A tutto . Il colonnello , che aveva ancora in pugno la borraccia , mi offrì da bere . - Dica al suo comandante che lei mi ha trovato qui , che lei ha trovato qui il colonnello Stringari , comandante dei gruppi alpini , deciso a morire . - Signor sì . - E gli dica che qui noi dobbiamo morire tutti . Tutti dobbiamo morire . Il nostro dovere è questo . Glielo dica . Ha capito ? - Signor sì . Ridiscesi di corsa e riferii al maggiore . Quando gli dissi che dovevamo morire tutti , il maggiore ruppe in bestemmie . - Morire tutti ? Incominci con il morire lui . Affare suo . Faccia pure . Per noi , il problema è vivere , non morire . Ché , se moriamo tutti , gli austriaci scendono a Bassano , fumando la pipa . È la selletta dunque che dobbiamo attaccare ? - È la selletta . - Dammi da bere , - gridò il maggiore al suo attendente . L ' attendente gli porse la borraccia di cognac . Attaccare la selletta era un ' operazione difficile . Ma il maggiore , nonostante il suo nervosismo , sapeva comandare il battaglione . Forse ci saremmo riusciti . Il battaglione aveva già serrato e le compagnie erano in ordine . Il maggiore mandò il tenente Santini , della 9a , con il suo plotone , a riconoscere il terreno . Egli pensava si dovesse fare un percorso più lungo , per poi avere il vantaggio di attaccare la selletta dall ' alto , da destra , anziché attaccarla di fronte , dal basso . Mentre le compagnie iniziavano il movimento , un sottotenente degli alpini , da Malga Lora , ci venne incontro , latore d ' un ordine scritto . Il colonnello ordinava che il battaglione sospendesse l ' azione della selletta , e , il più celermente possibile , prendesse posizione a Monte Spill , di fronte a Monte Fior . Era un ' operazione tutta differente , perché la selletta era a destra di Malga Lora , e Monte Spill a sinistra . Il maggiore chiese spiegazioni . Il sottotenente spiegò che il colonnello temeva che gli austriaci potessero , da un momento all ' altro , forzare le nostre posizioni su Monte Fior e spingersi innanzi . Immediatamente dopo il mio abboccamento con il colonnello , il battaglione " Bassano " aveva dovuto ripiegare , ridotto a quaranta uomini . Occorreva quindi correre ai ripari , nel punto più delicato . Di fronte allo stesso ufficiale alpino , il maggiore bestemmiò sugli ordini e i contrordini . Ma iniziò lo spostamento del battaglione , verso Monte Spill . Quel giorno , egli era più nervoso di quanto non lo fosse normalmente . Ad ogni istante , non faceva che chiedere se il mulo , che portava le cassette del comando di battaglione , fosse arrivato . Ma il mulo non arrivava . Le cassette non ci erano di alcuna utilità , e l ' impazienza del maggiore doveva avere un ' altra causa . Io non stentai a capire che egli attendeva la sua cassetta personale , non quelle del comando . Nel battaglione eravamo in pochi a sapere che egli , nei giorni di combattimento , era solito indossare una corazza . Per non appesantirsi durante la marcia , egli l ' aveva lasciata indietro , con le salmerie . Era certamente nella sua cassetta personale . Egli , con ambo le mani , si tastava continuamente il petto . Ma la corazza era assente . Era abituato ai rischi della guerra ; aveva fatto anche quella libica , probabilmente senza corazza . Ma ora , questa costituiva un ' idea fissa che lo teneva in permanente agitazione . Il battaglione fu riempito delle sue bestemmie . Il battaglione scalava Monte Spill , con fatica . Il terreno era difficile e ricoperto di cespugli . Un plotone della 9a con il tenente Santini , marciava in esplorazione . Una pattuglia nemica , con mitragliatrice , cadde nelle sue mani . Noi non potemmo stabilire da dove fosse potuta passare , perché , di fronte a noi , le nostre linee resistevano ancora . Probabilmente , era una pattuglia di un altro settore , sperduta . Mandammo indietro i prigionieri , senza essere riusciti a comprenderli . Stavolta erano veramente bosniaci . Questo felice episodio rasserenò alquanto il maggiore , che volle che ad ognuno di essi fossero dati sigarette e pane . Verso le cinque del pomeriggio , arrivammo a Monte Spill . Monte Fior resisteva ancora . Attorno a Monte Spill erano accorsi anche battaglioni di fanteria di altri reggimenti . Un sottotenente di uno di questi battaglioni ci vide arrivare e ci venne incontro per stabilire i collegamenti . Quando egli risalì al suo comando , io volli accompagnarlo per rendermi conto delle forze sulle quali il nostro battaglione poteva contare sulla sua sinistra . E caddi , per la seconda volta , sul tenente colonnello dell ' osservatorio di Stoccaredo . Egli comandava ora due battaglioni del suo reggimento , il comando del quale , con un battaglione , era rimasto a Stoccaredo . Anch ' egli dipendeva dal comando dei gruppi alpini . Egli stava sdraiato sotto una tenda aperta , protetta da una grande roccia . Fu lui che mi vide per primo e mi chiamò . - Venga qui . Si sieda un minuto . Che cosa le avevo detto io ? Ecco , gli austriaci attaccano Monte Fior . Io mi sedetti per terra , vicino alla tenda . Egli rimase sdraiato su una coperta da campo . Una bottiglia , senza marca , e un bicchierino , erano a sua portata di mano . Mi rivolse ancora qualche domanda sui miei studi . - Ah , lei conosce anche l ' Università di Torino ? Ma bravo ! Facciamo quattro chiacchiere , senza parlare di guerra . Egli era piemontese . - Guerra , sempre guerra ! C ' è da diventar pazzi . Con lei , posso parlar francamente ? - Ma certo , - dissi io , - per me è un vero piacere . - lo sono un ufficiale sbagliato . Sinceramente , ho io la faccia di un ufficiale di carriera ? Ho fatto due anni d ' Università in lettere . Sempre il primo del corso . Quella era la mia carriera . Ma mio padre aveva un chiodo nella testa . Che dico , un chiodo ? una sciabola . Mi ha obbligato ad entrare alla Scuola Militare . Mio padre era colonnello , mio nonno generale , mio bisnonno generale , mio trisnonno ... insomma io ho in corpo otto generazioni di ufficiali , in linea retta . Mi hanno rovinato . Il tenente colonnello parlava lentamente , e beveva lentamente . Beveva a sorsi , come si centellina una tazza di caffè . - Io mi difendo bevendo . Altrimenti , sarei già al manicomio . Contro le scelleratezze del mondo , un uomo onesto si difende bevendo . È da oltre un anno che io faccio la guerra , un po ' su tutti i fronti , e finora non ho visto in faccia un solo austriaco . Eppure ci uccidiamo a vicenda , tutti i giorni . Uccidersi senza conoscersi , senza neppure vedersi ! È orribile ! È per questo che ci ubriachiamo tutti , da una parte e dall ' altra . Ha mai ucciso nessuno lei ? Lei , personalmente , con le sue mani ? - Io spero di no . - Io , nessuno . Già , non ho visto nessuno . Eppure se tutti , di comune accordo , lealmente , cessassimo di bere , forse la guerra finirebbe . Ma , se bevono gli altri , bevo anch ' io . Veda , io ho una lunga esperienza . Non è l ' artiglieria che ci tiene in piedi , noi di fanteria . Anzi , il contrario . La nostra artiglieria ci mette spesso a terra , tirandoci addosso . - Anche l ' artiglieria austriaca tira sovente sulla propria fanteria . - Naturalmente . La tecnica è la stessa . Abolisca l ' artiglieria , d ' ambo le parti , la guerra continua . Ma provi ad abolire il vino e i liquori . Provi un po ' . Si provi . - Io ho già provato ... - Insignificante e deplorevole fatto personale . Ma estenda l ' esempio come ordine , come norma generale . Nessuno di noi si muoverà più . L ' anima del combattente di questa guerra è l ' alcool . Il primo motore è l ' alcool . Perciò i soldati , nella loro infinita sapienza , lo chiamano benzina . Il colonnello si alzò . Il suo viso pallido si illuminò di un sorriso . Da un mucchio di carte , tirò fuori un libro . Me lo agitò di fronte agli occhi e mi chiese : - Che libro è ? Indovini . Che libro ? - Il regolamento sul servizio in guerra , - dissi io , senza convinzione , cercando di leggerne il titolo . - Io , il servizio in guerra ! Ma lei è matto . Indovini dunque . Capii che si trattava di un libro attuale , in rapporto alla sua predilezione . - Bacco in Toscana , - dissi . - No , ma si avvicina . - Anacreonte . - No . Io cercavo un altro nome di illustre bevitore . Il tenente colonnello mi mise la testata sotto gli occhi . Io lessi : L ' arte di prepararsi i liquori da se stessi . - Capirà , - spiegò . - Con questa maledetta guerra in montagna , non possiamo trasportare con noi neppure due bottiglie . Così , io posso prepararne quanto ne voglio . Lo so , c ' è una bella differenza fra l ' alcool distillato e quello in polvere . Ma meglio così che niente . - Arte rara , - dissi io . - Rara , - ripeté il tenente colonnello . - Mi creda , vale l ' arte della guerra . A Monte Fior , il combattimento infuriava . V . - Perché quel beccamorti non è venuto ancora su ? - mi diceva il maggiore , irritato che il tenente medico non avesse ancora raggiunto il battaglione . - Se io non gli do una lezione , finirà con lo stabilire il posto di medicazione a casa sua . Egli si eccitava sempre più . Le cassette del comando non arrivavano ancora . E il battaglione era a Monte Spill da oltre quattro ore . Divenne addirittura furioso , quando si presentarono al comando due carabinieri che accompagnavano un soldato della 9a compagnia , sorpreso a Foza , senza aver potuto giustificare l ' assenza dal suo reparto . Il comando di Brigata lo faceva accompagnare in linea , a quel modo , persuaso si trattasse di un tentativo di diserzione . - Un disertore nel mio battaglione ! - gridava il maggiore . - Il mio battaglione non ha mai avuto un disertore . Ma io lo faccio fucilare sui due piedi ! A meno che i due carabinieri non fossero toscani , essi non sentirono in vita loro tante bestemmie come in quei pochi minuti . Il maggiore interrogò il soldato . Questi era il soldato Marrasi Giuseppe , il " bosniaco " . Egli sosteneva di aver smarrito il tascapane con le due scatolette di carne di riserva . Per evitare una punizione , egli era ritornato indietro , con la speranza di poterlo rintracciare , sotto Foza , nel punto dell ' ultimo addiaccio della sua compagnia . - Che riserva e che addiaccio ! - ribatteva il maggiore . E , rivolto ai carabinieri : - Perché non lo avete già fucilato ? Il soldato fu salvato dall ' arrivo del conducente che sopravvenne con il mulo carico delle cassette del comando . Il maggiore sospese l ' interrogatorio , licenziò i carabinieri e si occupò delle cassette . Io mi allontanai per non essergli d ' imbarazzo , accompagnato da Marrasi . - Tu , - gli dicevo , - vai prendendo delle cattive abitudini . Una volta perdi il tascapane e un ' altra volta perdi te stesso . Che perderai ancora ? Egli non rispondeva né alle mie considerazioni né alle mie domande . Il maggiore riapparve , il petto ingrossato , sorridente . Sembrava rinato . Vide Marrasi e me , e ci venne incontro . - Che mi vanno cianciando di diserzione quei citrulli di carabinieri ? Se qui vi sono dei disertori , sono loro , che vivono imboscati nelle retrovie . Marrasi , via in compagnia ! Per le scatolette non voglio storie . Comprale , rubale , ma le scatolette debbono essere al loro posto . Siamo intesi ? - Signor sì . - Va ' in compagnia e non parliamone più . Poco prima di mezzanotte , il battaglione ricevette l ' ordine di portarsi al completo in prima linea , a Monte Fior , con tutte e quattro le compagnie , gli zappatori e la sezione mitragliatrici . Prendemmo posizione al buio , un po ' alla rinfusa , occupando lo spazio che l ' altra truppa , spostandosi più a destra , ci aveva ceduto . Passammo tutta la notte , scavando . La situazione era difficile , e ce ne accorgemmo all ' alba , quando gli austriaci aprirono il fuoco . Nell ' ordine che c ' era stato comunicato , era scritto : " Bisogna rimanere aggrappati al terreno , con le unghie e con i denti " . La frase , d ' odore letterario , rendeva peraltro con sufficiente approssimazione la posizione di ciascuno di noi . Le trincee erano infatti improvvisate , sul terreno nudo , senza scavi profondi , senza sacchetti di terra , senza parapetti . Più che trincee , avevamo trovato scavi individuali , non continui , che ciascuno aveva cercato di approfondire , se non proprio con i denti , certo in gran parte con le unghie . Stavamo stesi , ventre a terra , la testa appena riparata da qualche sasso e da zolle . Ad ogni raffica di mitragliatrice , ad ogni sibilo di granata , istintivamente , noi facevamo ancora uno sforzo per occupare meno spazio e offrire meno vulnerabilità , schiacciandoci sempre più sul terreno , appiattiti fino alla linea del suolo . Il bombardamento dell ' artiglieria era fatto , oltre che da tutti i pezzi da campagna appostati nella conca d ' Asiago , dai grossi calibri . Per la prima volta , i 305 e i 420 entravano in azione sull ' Altipiano . Questi ultimi , noi non li conoscevamo ancora . La traiettoria produceva un rumore speciale , un boato gigantesco , che s ' interrompeva , di tanto in tanto , per riprendere , sempre più crescente , fino all ' esplosione finale . Trombe di terra , sassi e frantumi di corpi si elevavano , altissimi , e ricadevano lontani . Nello scavo prodotto poteva prender posto un plotone ammassato . Io pensavo alla corazza del maggiore . Rari colpi toccavano la prima linea . La gran parte si rovesciava alle nostre spalle , verso i due grandi avvallamenti laterali e attorno a Monte Spill . Tutto il terreno tremava sotto i nostri piedi . Un terremoto sconvolgeva la montagna . Anche adesso , a tanta distanza di tempo , mentre il nostro amor proprio , per un processo psicologico involontario , mette in rilievo , del passato , solo i sentimenti che ci sembrano i più nobili e accantona gli altri , io ricordo l ' idea dominante di quei primi momenti . Più che un ' idea , un ' agitazione , una spinta istintiva : salvarsi . L ' aspirante Perini si rizzò , in mezzo ai suoi soldati , e prese la fuga . Drizzatosi di scatto , quasi una granata lo avesse scavato dalle viscere della terra , voltò le spalle al suo plotone e si precipitò indietro . Giovanissimo e malaticcio , egli non aveva mai preso parte a nessun combattimento . Il maggiore lo vide prima di me , quando ci passò vicino , e me lo indicò . Senza elmetto , la faccia stravolta , l ' aspirante urlava : - Hurrà ! Hurrà ! - È probabile che , nella furia del panico , gli austriaci fossero penetrati talmente dentro di lui , che egli gridasse per loro . - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! - mi gridò il maggiore . Io sentivo il maggiore , ma guardavo l ' aspirante , senza muovermi . Neppure il maggiore si muoveva . Egli continuava a gridarmi : - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! L ' aspirante aveva già percorso qualche centinaio di metri ed era scomparso dietro il pendio , volando , ma il maggiore , come un grammofono che ripeta all ' infinito la stessa frase per un guasto di disco , continuava a gridare , monotono : - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! Tiri una fucilata a quel vigliacco ! Per persuaderlo a cambiare soggetto di conversazione , presi la borraccia di cognac del suo attendente , che mi era accanto , e gliela offrii . Egli l ' afferrò con le mani avide , come se fino ad allora non avesse fatto altro che chiedermi da bere . Con il dorso della mano si asciugò le labbra umide di terriccio e bevette a lungo . Eravamo tutti arsi dalla sete . Ad ogni istante , lungo la linea si vedeva qualcuno rovesciarsi sulle spalle , slacciarsi la borraccia e bere . Pochi minuti di bombardamento erano bastati per inaridirci la bocca , la lingua e la gola , e farci desiderare , follemente , una goccia che ci dissetasse e frenasse , con l ' arsura , un ' impazienza frenetica . Il poco cognac che avevamo ricevuto a Foza era già consumato . In mezzo al turbinio delle granate , si levavano i soldati , uno dopo l ' altro , correvano verso un crepaccio , afferravano un pugno di neve e riprendevano il loro posto . Quelle corse furiose erano i soli atti che animassero la scena immobile e ci dessero la certezza che v ' erano ancora dei vivi in linea . Io avevo , nelle tasche , foglie d ' albero , che mi ero raccolto sotto Monte Spill , e le masticavo . Tutti fumavano . Il maggiore , con una sigaretta finita , se ne accendeva un ' altra e fumava senza interruzione . Le granate si erano fatte così vicine al nostro gruppo che io non sentivo più quello che mi diceva il maggiore . Egli prese un foglio di carta , vi scrisse a lapis qualche parola e me lo passò . Il biglietto diceva : " Si levi in piedi e veda che cosa succede " . Io mi levai in piedi e guardai . Il battaglione , immobile , rassomigliava a un lungo filare di cespugli . A destra , al centro della sua compagnia , il tenente di cavalleria Grisoni era dritto , in piedi , le mani in tasca e la pipa in bocca . Non notai altro sulla linea . Il bombardamento continuava , ma il battaglione teneva . Quanto abbia durato quel tiro io non saprei dirlo . Non l ' avrei potuto dire neppure allora . Durante un ' azione si perde la cognizione del tempo . Si crede di essere alle dieci del mattino e si è alle cinque dei pomeriggio . Improvvisamente , una nostra mitragliatrice aprì il fuoco . Io mi levai per vedere . Gli austriaci attaccavano . VI Chi ha assistito agli avvenimenti di quel giorno , credo che li rivedrà in punto di morte . Mentre la nostra mitragliatrice sparava , il bombardamento cessava . Il nemico aveva attaccato nello stesso istante in cui l ' artiglieria sospendeva il tiro . Gli austriaci attaccavano in massa , in ordine chiuso , a battaglioni affiancati . Fucile a tracolla , essi non sparavano . Convinti che , dopo quel bombardamento , nelle nostre linee non fosse rimasta anima viva , avanzavano sicuri . Avanzavano , cantando un inno di guerra , di cui a noi non arrivava che la risonanza del coro incomprensibile . - Hurrà ! E il coro riprendeva . Nelle nostre linee , fu un rimescolio confuso . Gli ufficiali e i graduati correvano curvi per controllare i reparti . Il bombardamento non li aveva colpiti che in parte . Il maggiore gridava : - Attenzione ! Aprite il fuoco ! Pronti per contrattaccare alla baionetta ! Gli ufficiali ripetevano l ' ordine e fu tutto un sussulto di voci . Il battaglione riprendeva la sua vita . La linea aprì il fuoco . Delle nostre due mitragliatrici , solo una sparava . L ' altra era stata distrutta da una granata . Noi non vedevamo delle colonne nemiche che quelle che avevamo di fronte , ma l ' attacco doveva essere simultaneo , anche alla nostra destra . I battaglioni avanzarono al passo , lentamente , ostacolati dai sassi e dagli sterpi . La nostra mitragliatrice sparava rabbiosa , senza arresto . La puntava lo stesso comandante della sezione , il tenente Ottolenghi . Noi vedevamo reparti interi cadere falciati . I compagni si spostavano , per non passare sui caduti . I battaglioni si ricomponevano . Il canto riprendeva . La marea avanzava . - Hurrà ! Il vento soffiava contro di noi . Dalla parte austriaca , ci veniva un odore di cognac , carico , condensato , come se si sprigionasse da cantine umide , rimaste chiuse per anni . Durante il canto e il grido dell ' hurrà ! sembrava che le cantine spalancassero le porte e c ' inondassero di cognac . Quel cognac mi arrivava a ondate alle narici , mi si infiltrava nei polmoni e vi restava con un odore misto di catrame , benzina , resina e vino acido . - Pronti per il contrattacco ! - continuava a gridare il maggiore , in piedi , in mezzo ai soldati . La mia attenzione fu attirata principalmente dal capitano della 11a . Egli era in piedi , ben dritto , il volto sporco di terriccio , la testa scoperta . Con la destra impugnava la pistola e con la sinistra l ' elmetto . Era a pochi metri da noi . - Vili ! - gridava , - venite avanti , se avete coraggio ! Venite ! Venite ! E si rivolgeva ora agli austriaci lontani che avanzavano , ora ai suoi soldati che stavano a terra e lo guardavano attoniti . Era l ' elmetto che , con il braccio teso , egli puntava come una pistola . Ed era la pistola che , scambiandola per l ' elmetto , si sforzava di mettersi in testa . Quanto più i suoi sforzi riuscivano vani , tanto più si esasperava e gridava . Batteva la pistola sulla testa , con colpi violenti , e il sangue colava sulla faccia . Il capitano sembrava una furia insanguinata . - Hurrà ! Gli austriaci non erano ormai che ad una cinquantina di metri . - Alla baionetta ! - gridò il maggiore . - Savoia ! - urlarono i reparti , lanciandosi in avanti . Di quello che avvenne in quello scontro , io non ho mai conservato un ricordo chiaro . L ' odore di quel cognac mi aveva stordito . Ma vidi distintamente che , di fronte a noi , alla sinistra , dalle formazioni austriache , si staccò un gruppo di tre uomini con una mitragliatrice e s ' appostarono dietro una roccia . Il tac ­ tac della Schwarzlose seguì a quel movimento rapido . Il fascio del tiro sibilò attorno a noi . Il maggiore era al mio fianco . La pistola gli cadde di mano , levò le braccia in alto e si rovesciò su di me . Feci uno sforzo per sorreggerlo ma caddi anch ' io per terra . Il suo attendente si buttò al suo fianco per sollevarlo . Il maggiore rimase steso , immobile . L ' attendente gli sbottonò la giubba , e noi ne vedemmo il petto ricoperto di sangue . La corazza metallica , a scaglie di pesce , era crivellata di colpi . Mi levai e ripresi la corsa , avanti . Lo scontro tra i nostri e gli austriaci era già avvenuto . Confusamente frammischiati , gli uni e gli altri si arrestarono . I reparti austriaci ripiegarono , al passo , fucile a tracolla , com ' erano avanzati . La resistenza imprevista li aveva scompaginati . I nostri , trattenuti dagli ufficiali , ventre a terra , aprirono il fuoco , alle spalle . Io vidi cadere solo qualcuno . I reparti , affiancati , disparvero presto , dietro le creste . Il vento continuava a soffiare e a buttarci contro ondate di cognac . Il povero maggiore aveva dato degli ordini chiari sul contrattacco . Egli voleva che , respinti gli austriaci , il battaglione rioccupasse le sue posizioni di partenza . Io feci eseguire l ' ordine rapidamente , L ' ufficiale più anziano del battaglione , il capitano Canevacci , assunse il comando del battaglione . Il terreno era coperto di morti , ma avevamo resistito . Riportammo indietro i feriti , alla meglio , ché non avevamo più barelle . Il tenente Grisoni , portato a braccia da due soldati , la gamba fratturata , pipa in bocca , scendeva zufolando . Riordinammo i reparti e facemmo l ' appello dei presenti . Le ore passarono . Il sole piegava verso il Pasubio e noi eravamo ancora sulla linea , senza notizie . Gli austriaci si facevano vivi solo per qualche colpo d ' artiglieria da campagna . Dopo la tempesta , era la calma . Un ordine scritto del comandante del settore ci rimise in movimento . L ' ordine diceva : " Il nemico ha potuto prender posizione in più punti . La linea di Monte Fior non è più sostenibile . Al ricevere del presente , il battaglione ripieghi in ordine su Monte Spill " . - Ripiegare su Monte Spill ? - gridava il capitano Canevacci , inveendo sul portaordini . - E domani , un altro ordine ci farà attaccare Monte Fior e noi saremo spacciati . Il capitano non ammetteva che si potesse abbandonare al nemico , senza resistenza ulteriore , una posizione così importante . - Io mi faccio fucilare , - ripeteva , - ma non ripiego . Il portaordini chiedeva uno scritto che accusasse ricevuta dell ' ordine che aveva consegnato , ma il capitano glielo rifiutò . - Di ' che io non do l ' ordine di ripiegamento ... Di ' che mi possono fucilare per rifiuto d ' obbedienza , ma che il battaglione , finché io ne sono il comandante , non abbandona Monte Fior . Io tentai di dimostrargli che il comandante del settore era il solo competente a decidere sulla situazione e che noi non avevamo nessuno degli elementi necessari per giudicare che avesse torto . Che , in ogni caso , bisognava ubbidire . Il capitano non si convinse e rimandò indietro il portaordini senza ricevuta scritta . Egli era ufficiale di carriera e rischiava moltissimo . Invano , anche dopo la partenza del portaordini , io mi sforzai di farlo ritornare sulla sua decisione . Egli era convinto che l ' abbandono del monte costituisse un tradimento . Non era passata mezz ' ora e un caporale del comando del nostro reggimento si presentò con un altro ordine scritto . Era il colonnello in persona che lo aveva firmato . Se il battaglione - diceva l ' ordine - non inizia il ripiegamento ordinato , il capitano Canevacci si consideri destituito dal comando . - Io sono destituito dal comando ? Ma l ' esercito italiano è comandato da austriaci ! È una vergogna ! Egli era furibondo . Ma , passato il furore , dovette decidersi ad ubbidire . Ripiegammo per compagnie e riportammo indietro i morti . Quando l ' ultima compagnia si ritirò da Monte Fior , il resto del battaglione , prendendo posizione fra due altri battaglioni , era schierato già a Monte Spill . A Monte Fior avevamo lasciato un velo di vedette . Esse dovevano continuare a sparare qualche colpo di fucile ogni tanto , e ritirarsi al primo tentativo di avanzata nemica . Fino al tardo pomeriggio , gli austriaci non si accorsero del nostro ripiegamento . Infine , ne ebbero il dubbio e fecero avanzare una linea di pattuglie . Le nostre vedette spararono gli ultimi colpi e rientrarono al battaglione . Le pattuglie nemiche trovarono Monte Fior deserto . Io ero in linea , sul punto più elevato di Monte Spill , e guardavo Monte Fior . Gli austriaci vi affluivano disordinatamente . In poco meno di mezz ' ora , la linea da noi abbandonata fu occupata da un gruppo di battaglioni . Tutta la cresta del monte fu gremita di truppe . Credo fossero le sei o le sette del pomeriggio . Nelle posizioni nemiche , io notai un fermento insolito . Che avveniva ? I battaglioni s ' agitavano , urlando , salutavano . Tutta la massa , come un sol uomo , si levò in piedi e un ' acclamazione ci venne dalla vetta : - Hurrà ! Gli austriaci agitavano i fucili e i berretti , verso di noi . - Hurrà ! Io non mi rendevo conto di quella festa . Essa era qualcosa di più che la gioia per una posizione conquistata , senza contrasto . Perché tanto entusiasmo ? Io mi voltai indietro e capii . Di fronte , tutta illuminata dal sole , come un immenso manto ricoperto di perle scintillanti , si stendeva la pianura veneta . Sotto , Bassano e il Brenta ; e poi , più in fondo , a destra , Verona , Vicenza , Treviso , Padova . In fondo , a sinistra , Venezia . Venezia ! VII Il tenente generale comandante la divisione , ritenuto responsabile dell ' abbandono ingiustificato di Monte Fior , fu silurato . In sua sostituzione , prese il comando della divisione il tenente generale Leone . L ' ordine del giorno del comandante di corpo d ' armata ce lo presentò " un soldato di provata fermezza e d ' esperimentato ardimento " . Io lo incontrai la prima volta a Monte Spill , nei pressi del comando di battaglione . Il suo ufficiale d ' ordinanza mi disse che egli era il nuovo comandante la divisione ed io mi presentai . Sull ' attenti , io gli davo le novità del battaglione . - Stia comodo , - mi disse il generale in tono corretto e autoritario . - Dove ha fatto la guerra , finora ? - Sempre con la brigata , sul Carso . - È stato mai ferito ? - No , signor generale . - Come , lei ha fatto tutta la guerra e non è stato mai ferito ? Mai ? - Mai , signor generale . A meno che non si vogliano considerare tali alcune ferite leggere che mi hanno permesso di curarmi al battaglione , senza entrare all ' ospedale . - No , no , io parlo di ferite serie , di ferite gravi . - Mai , signor generale . - È molto strano . Come lei mi spiega codesto fatto ? - La ragione precisa mi sfugge , signor generale , ma è certo che io non sono stato mai ferito gravemente . - Ha preso lei parte a tutti i combattimenti della sua brigata ? - A tutti . - Ai " gatti neri " ? - Ai " gatti neri " . - Ai " gatti rossi " ? - Ai " gatti rossi " , signor generale . - Molto strano . Per caso , sarebbe lei un timido ? Io pensavo : per mettere a posto un uomo simile , ci vorrebbe per lo meno un generale comandante di corpo d ' armata . Siccome io non risposi subito , il generale , sempre grave , mi ripeté la domanda . - Credo di no , - risposi . - Lo crede o ne è sicuro ? - In guerra , non si è sicuri di niente , - risposi io dolcemente . E soggiunsi , con un abbozzo di sorriso che voleva essere propiziatorio : - Neppure di essere sicuri . Il generale non sorrise . Già , credo che per lui fosse impossibile sorridere . Aveva l ' elmetto d ' acciaio con il sottogola allacciato , il che dava al suo volto un ' espressione metallica . La bocca era invisibile , e , se non avesse portato dei baffi , si sarebbe detto un uomo senza labbra . Gli occhi erano grigi e duri , sempre aperti come quelli d ' un uccello notturno di rapina . Il generale cambiò argomento . - Ama lei la guerra ? Io rimasi esitante . Dovevo o no rispondere alla domanda ? Attorno v ' erano ufficiali e soldati che sentivano . Mi decisi a rispondere . - Io ero per la guerra , signor generale , e alla mia Università , rappresentavo il gruppo degli interventisti . - Questo , - disse il generale con tono terribilmente calmo , - riguarda il passato . Io le chiedo del presente . - La guerra è una cosa seria , troppo seria ed è difficile dire se ... è difficile ... Comunque , io faccio il mio dovere ­ . E poiché mi fissava insoddisfatto , soggiunsi : - Tutto il mio dovere . - Io non le ho chiesto , - mi disse il generale , - se lei fa o non fa il suo dovere . In guerra , il dovere lo debbono fare tutti , perché , non facendolo , si corre il rischio di essere fucilati . Lei mi capisce . Io le ho chiesto se lei ama o non ama la guerra . - Amare la guerra ! - esclamai io , un po ' scoraggiato . Il generale mi guardava fisso , inesorabile . Le pupille gli si erano fatte più grandi . Io ebbi l ' impressione che gli girassero nell ' orbita . - Non può rispondere ? - incalzava il generale . - Ebbene , io ritengo ... certo ... mi pare di poter dire ... di dover ritenere ... Io cercavo una risposta possibile . - Che cosa ritiene lei , insomma ? - Ritengo , personalmente , voglio dire io , per conto mio , in linea generale , non potrei affermare di prediligere , in modo particolare , la guerra . - Si metta sull ' attenti ! Io ero già sull ' attenti . - Ah , lei è per la pace ? Ora , nella voce del generale , v ' erano sorpresa e sdegno . - Per la pace ! Come una donnetta qualsiasi , consacrata alla casa , alla cucina , all ' alcova , ai fiori , ai suoi fiori , ai suoi fiorellini ! È così , signor tenente ? - No , signor generale . - E quale pace desidera mai , lei ? - Una pace ... E l ' ispirazione mi venne in aiuto . - Una pace vittoriosa . Il generale parve rassicurarsi . Mi rivolse ancora qualche domanda di servizio e mi pregò di accompagnarlo in linea . Quando fummo in trincea , nel punto più elevato e più vicino alle linee nemiche , in faccia a Monte Fior , mi chiese : - Quale distanza corre qui , fra le nostre trincee e quelle austriache ? - Duecentocinquanta metri circa , - risposi . Il generale guardò a lungo e disse : - Qui , ci sono duecentotrenta metri . - È probabile . - Non è probabile . È certo . Noi avevamo costruito una trincea solida , con sassi e grandi zolle . I soldati la potevano percorrere , in piedi , senza esser visti . Le vedette osservavano e sparavano dalle feritoie , al coperto . Il generale guardò alle feritoie , ma non fu soddisfatto . Fece raccogliere un mucchio di sassi ai piedi del parapetto , e vi montò sopra , il binoccolo agli occhi . Così dritto egli restava scoperto dal petto alla testa . - Signor generale , - dissi io , - gli austriaci hanno degli ottimi tiratori ed è pericoloso scoprirsi così . Il generale non mi rispose . Dritto , continuava a guardare con il binoccolo . Dalle linee nemiche partirono due colpi di fucile . Le pallottole fischiarono attorno al generale . Egli rimase impassibile . Due altri colpi seguirono ai primi , e una palla sfiorò la trincea . Solo allora , composto e lento , egli discese . Io lo guardavo da vicino . Egli dimostrava un ' indifferenza arrogante . Solo i suoi occhi giravano vertiginosamente , Sembravano le ruote di un ' automobile in corsa . La vedetta , che era di servizio a qualche passo da lui , continuava a guardare alla feritoia , e non si occupava del generale . Ma dei soldati e un caporale della 12a compagnia che era in linea , attratti dall ' eccezionale spettacolo , s ' erano fermati in crocchio , nella trincea , a fianco del generale , e guardavano , più diffidenti che ammirati . Essi certamente trovavano in quell ' atteggiamento troppo intrepido del comandante di divisione , ragioni sufficienti per considerare , con una certa quale apprensione , la loro stessa sorte . Il generale contemplò i suoi spettatori con soddisfazione . - Se non hai paura , - disse rivolto al caporale , - fa ' quello che ha fatto il tuo generale . - Signor sì , - rispose il caporale . E , appoggiato il fucile alla trincea , montò sul mucchio di sassi . Istintivamente , io presi il caporale per il braccio e l ' obbligai a ridiscendere . - Gli austriaci , ora , sono avvertiti , - dissi io , - e non sbaglieranno certo il tiro . Il generale , con uno sguardo terribile , mi ricordò la distanza gerarchica che mi separava da lui . Io abbandonai il braccio del caporale e non dissi più una parola - Ma non è niente , - disse il caporale , e risalì sul mucchio . Si era appena affacciato che fu accolto da una salva di fucileria . Gli austriaci , richiamati dalla precedente apparizione , attendevano coi fucili puntati . Il caporale rimase incolume . Impassibile , le braccia appoggiate sul parapetto , il petto scoperto , continuava a guardare di fronte . - Bravo ! - gridò il generale . - Ora , puoi scendere . Dalla trincea nemica partì un colpo isolato . Il caporale si rovesciò indietro e cadde su di noi . Io mi curvai su di lui . La palla lo aveva colpito alla sommità del petto , sotto la clavicola , traversandolo da parte a parte . Il sangue gli usciva dalla bocca . Gli occhi socchiusi , il respiro affannoso , mormorava : - Non è niente , signor tenente . Anche il generale si curvò . I soldati lo guardavano , con odio . - È un eroe , - commentò il generale . - Un vero eroe . Quando egli si drizzò , i suoi occhi , nuovamente , si incontrarono con i miei . Fu un attimo . In quell ' istante , mi ricordai d ' aver visto quegli stessi occhi , freddi e roteanti , al manicomio della mia città , durante una visita che ci aveva fatto fare il nostro professore di medicina legale . - È un eroe autentico , - continuò il generale . Egli cercò il borsellino e ne trasse una lira d ' argento . - Tieni , - disse , - ti berrai un bicchiere di vino , alla prima occasione . Il ferito , con la testa , fece un gesto di rifiuto e nascose le mani . Il generale rimase con la lira fra le dita , e , dopo un ' esitazione , la lasciò cadere sul caporale . Nessuno di noi la raccolse . Il generale continuò l ' ispezione sulla linea , e , arrivato al confine del mio battaglione , mi dispensò dal seguirlo . Io rifeci il cammino per rientrare al comando di battaglione . Tutta la linea era in subbuglio . La notizia di quanto era avvenuto aveva già fatto il giro del settore . Dal canto loro , i portaferiti che avevano portato il caporale al posto di medicazione , avevano raccontato l ' episodio a quanti avevano incontrato . Trovai il capitano Canevacci , eccitatissimo . - Quelli che comandano l ' esercito italiano sono austriaci ! - esclamò . - Austriaci di fronte , austriaci alle spalle , austriaci in mezzo a noi ! All ' altezza del comando di battaglione , mi incontrai nuovamente con il tenente colonnello Abbati . Così si chiamava l ' ufficiale del 301 . Egli doveva salire in linea con il suo battaglione . Anch ' egli era informato . Io lo salutai . Egli non mi rispose . Quando mi fu vicino , mi disse , preoccupato : - L ' arte militare segue il suo corso . Allungato il braccio , fece per slacciare la borraccia che avevo alla cintola . Io mi affrettai ad offrirgliela . Egli , con l ' aria distratta , lo sguardo assente , la prese con delicatezza . L ' avvicinò all ' orecchio , e la scosse : non era vuota . Levò il turacciolo , l ' accostò alle labbra , per bere . Ma s ' arrestò di scatto , con nel viso un ' espressione di stupore e di ribrezzo , come se dalla borraccia avesse visto spuntare fuori la testa di una vipera . - Caffè e acqua ! - esclamò in tono di compassione . - Giovanotto , incominci a bere , altrimenti anche lei finirà al manicomio , come il suo generale . VIII Un uomo così ardimentoso come il generale Leone non poteva rimanere inoperoso . Noi non avevamo ancora un sol pezzo d ' artiglieria sull ' Altipiano . Egli ordinò egualmente l ' assalto di Monte Fior , per il giorno 16 . Il mio battaglione rimase indietro , riserva di brigata , ed io non presi parte all ' azione . Passammo alcuni giorni di calma . L ' artiglieria nemica non tirava . Noi non avemmo neppure un ferito . Per noi , fu un vero riposo . Quante ore passate al sole , addossati alle rocce , lo sguardo vagante , con i nostri sogni , sulla pianura veneta . Come era lontana la vita , da noi ! Il comandante della divisione non riposava . Egli voleva , a tutti i costi , impadronirsi di Monte Fior . Era tutti i giorni in prima linea a misurare le distanze , tracciare disegni , fare progetti . Aveva infine escogitato un piano d ' attacco di sorpresa , alla baionetta , in pieno giorno , che il mio battaglione , il più pratico della cima del monte , avrebbe dovuto effettuare . L ' attacco era fissato per il 26 , gli austriaci ripiegarono il 24 . La nostra resistenza sul Pasubio e la grande offensiva scatenata dai russi in Galizia li avevano obbligati a sospendere l ' azione sull ' Altipiano . Essi abbandonarono Monte Fior , allo stesso nostro modo . E noi lo riprendemmo nello stesso modo con cui essi lo avevano conquistato . La ritirata , durata probabilmente più giorni , era stata mascherata abilmente . Nelle prime linee , non era rimasto che un raro velo di pattuglie . Quando noi ce ne accorgemmo , iniziammo l ' avanzata e non avemmo altro che piccoli scontri di pattuglie . Il generale , intrepido nella guerra di posizione , lo fu ancora più nella guerra di movimento . Egli ordinò che le nostre truppe non perdessero mai , né di giorno né di notte , il contatto con la retroguardia nemica , e impose al generale comandante di brigata di prendere personalmente posto con le nostre avanguardie . Il comandante della brigata , malgrado la sua età avanzata , sì mise alla testa della prima compagnia di avanguardie e fu ucciso in un combattimento di pattuglie . Fu un lutto per tutta la brigata : i soldati lo amavano . Quando il comandante della divisione seppe della sua morte , raddoppiò d ' ardimento . - Bisogna vendicarlo ! - diceva in mezzo ai reparti , - bisogna vendicarlo il più presto possibile ! La sete di vendetta del generale fu attenuata , se non proprio estinta , dalla reazione dei reparti di retroguardia nemici . Le loro pattuglie , armate di mitragliatrici , si battevano con un accanimento costante , e si sacrificavano pur di arrestare la nostra avanzata . Caddero così , in nostre mani , parecchie mitragliatrici , difese dai serventi fino alla morte . Ma altre pattuglie , più arretrate , con un tiro dominante dall ' alto , ci obbligavano a spiegarci continuamente in formazione di combattimento e a perdere tempo . Il generale abbandonò la sua calma abituale . Arrampicatosi ad un abete , vi si era installato in cima , come un comandante di battello su una coffa di comando , e gridava : - Avanti ! prodi soldati , avanti ! vendichiamo il comandante di brigata ! - Se dovessimo vendicare sul serio il nostro comandante di brigata , oggi avremmo due generali morti , - mi diceva il capitano Canevacci . - E la nostra vendetta renderebbe vacante il posto di comandante della divisione . Egli cominciava a non più sopportare il generale . Se nei nostri soldati fosse esistita una determinazione feroce , questa sarebbe stata mitigata dall ' ilarità che provocarono gli incitamenti del generale , gridati da una posizione così straordinaria . - Se il generale rimane sull ' albero e vi fa il nido , la divisione sarà salva , - commentava il capitano Canevacci , accigliato . - Se ne discende , la divisione è perduta . Il nostro battaglione si era portato dietro il battaglione d ' avanguardia che si era dovuto stendere per non offrire bersaglio al tiro delle mitragliatrici nemiche e per tenersi pronto contro un possibile ritorno offensivo . L ' avanzata si faceva lenta , ché era difficile progredire sotto il tiro e nel bosco , in cui non esistevano che sentieri e tratturi non sempre praticabili . Le compagnie dovevano procedere per i cespugli e non perdere mai il collegamento . Sul far della sera , la resistenza nemica si fece meno attiva . Le loro pattuglie continuavano a sparare ma , per ripiegare , non attendevano di essere attaccate alla baionetta . Noi riprendemmo l ' inseguimento più celermente , ed avemmo solo qualche ferito . Il generale era sceso dall ' albero e marciava fra il 2° battaglione e il nostro , a piedi , seguito dal suo mulo che il conducente gli teneva per le redini . Dall ' avanti una voce gridò : - Alt ! Zaini a terra ! - Chi ha gridato ? - domandò il generale , cupo . Era un soldato di collegamento della 7a compagnia , del 2° battaglione , il quale , arrivato al bivio di due sentieri , avvertiva che i reparti che seguivano dovevano fermarsi . Gli esploratori richiedevano del tempo per riconoscere la direzione dei sentieri e comunicare quale dei due fosse quello da seguire . Uno di loro era stato ucciso in quel momento ed era necessario che gli altri non si avventurassero senza che il terreno fosse stato riconosciuto . Egli non faceva che quanto gli era stato ordinato . Il capitano Zavattari , comandante della 6a , ne riferì al generale . - Faccia fucilate quel soldato , - gli ordinò il generale . Far fucilare un soldato ! Il capitano Zavattari era un ufficiale di complemento . Nella vita civile , era capo divisione al Ministero della Pubblica Istruzione . Era il più anziano dei capitani del reggimento . L ' ordine di far fucilare un soldato , era un ' assurdità inconcepibile . Con parole misurate , trovò la maniera di dirlo al generale : - Lo faccia fucilare all ' istante , - replicò il generale , senza un attimo d ' esitazione . Il capitano si allontanò e ritornò poco dopo dal generale . Egli si era recato al bivio e aveva personalmente interrogato il soldato di collegamento . - Lo ha fatto fucilare ? - gli chiese il generale . - Signor no . Il soldato non ha fatto che quanto gli è stato ordinato . Egli non ha mai pensato , dicendo " Alt ! Zaini a terra " di emettere un grido di stanchezza o di indisciplina . Egli ha solo voluto trasmettere un ordine ai suoi compagni . Gli esploratori hanno avuto , poc ' anzi , un morto , e l ' alt era necessario per dar loro il tempo di riconoscere il terreno . - Lo faccia fucilare egualmente , - rispose freddamente il generale . - Ci vuole un esempio ! - Ma come posso io far fucilare il soldato , senza una procedura qualsiasi e senza che egli abbia commesso un reato ? Il generale non aveva la stessa sua mentalità giuridica . Quelle argomentazioni legalitarie lo irritarono . - Lo faccia passare subito per le armi , - gridò , - e non mi obblighi a far intervenire i miei carabinieri anche contro di lei . Il generale era seguito dai due carabinieri di servizio del comando della divisione . Il capitano capì che , in quelle condizioni , non gli rimaneva che trovare un espediente per salvare il soldato , la cui vita era così minacciata . - Signor sì , - rispose deciso il capitano . - Eseguisca l ' ordine e mi riferisca prontamente . Il capitano raggiunse nuovamente la testa della sua compagnia che , ferma , aspettava ordini . Fece fare , da una squadra , una scarica di fucileria contro un tronco d ' albero e ordinò che i portaferiti stendessero su una barella il corpo dell ' esploratore morto . L ' operazione finita , seguito dalla barella , si ripresentò al generale . Gli altri soldati ignoravano il macabro stratagemma e guardavano l ' uno l ' altro , esterrefatti . - Il soldato è stato fucilato , - disse il capitano . Il generale vide la barella , s ' irrigidì sull ' attenti e salutò fieramente . Egli era commosso . - Salutiamo i martiri della patria ! In guerra , la disciplina è dolorosa ma necessaria . Onoriamo i nostri morti ! La barella passò fra i soldati allibiti . All ' imbrunire , cessammo l ' inseguimento . Il battaglione d ' avanguardia si fermò e prese le misure di sicurezza per la notte . Il mio battaglione rimase indietro , al di qua di Val di Nos , sul margine del bosco , di fronte a Croce di Sant ' Antonio . Una grandine fitta aveva reso freddissima la notte . Eravamo tutti inzuppati . Avevamo una coperta e un telo da tenda ciascuno , ma eravamo ancora vestiti d ' estate , senza lana , così come eravamo partiti dal Carso . Il freddo dell ' addiaccio era insopportabile . Verso mezzanotte , ci fu permesso di accendere fuochi . La distanza e il bosco ci proteggevano dalla vista nemica . Eravamo attorno ai grandi fuochi , e gli abeti bruciavano con un aspro odore di resina . Sottovoce , i soldati commentavano gli avvenimenti del giorno . Un grido stentoreo risuonò nel bosco : - All ' erta ! All ' erta ! Guai a chi dorme ! Il nemico è vicino ! All ' erta ! Ma chi era ? - All ' erta ! Un soldato addormentato è un soldato morto . All ' erta ! Il vostro generale non dorme ! All ' erta ! Era il generale Leone . Nel silenzio della notte , la voce cadeva cavernosa . Io m ' ero alzato , e avevo lasciato il comandante del battaglione seduto su un sasso , attorno al fuoco . M ' ero fermato in piedi , in mezzo ai gruppi sparsi della 12a compagnia . I soldati , addossati ai fuochi , non s ' accorgevano della mia presenza . Io mi avvicinai a una squadra , perché il calore delle fiamme arrivasse fino a me , e guardavo verso la direzione da cui veniva la voce del generale . - All ' erta ! Passa il vostro generale , il vostro generale non dorme . All ' erta ! La voce , lentamente , si faceva sempre più vicina . Il generale camminava in mezzo al nostro battaglione . - Il pazzo non dorme , - bisbigliò un soldato della squadra della 12a . - Meglio un generale morto , che un generale sveglio , - commentò un altro . - All ' erta ! Passa il vostro generale ! - Adesso passa proprio su di noi , - disse un altro soldato . - E nessuno tirerà una fucilata su quel macellaio ? - mormorò lo stesso soldato che aveva parlato per primo . - Io gliela tiro certamente . Certamente io gliela tiro , - disse un soldato anziano che non aveva ancora parlato e che sembrava solo occupato a riscaldarsi , accanto al sergente . I soldati della squadra erano così stretti , l ' uno addossato all ' altro , attorno al fuoco , che il riflesso li illuminava tutti e io ne potevo riconoscere chiaramente i volti . Il sergente stava in ginocchio , le braccia piegate e le mani aperte , all ' altezza della testa , per proteggersi la faccia dal calore del fuoco . Egli non si mosse né disse una sillaba . - Se si mostra , io gli tiro , - continuò lo stesso soldato . lo vidi il soldato anziano prendere il fucile , manovrare l ' otturatore , e controllare il caricatore . - All ' erta ! All ' erta ! - urlava il generale . Apparve , tra due fuochi , a una cinquantina di metri da noi . Sotto l ' elmetto , aveva una sciarpa che gli avvolgeva il collo e gli cadeva sulle spalle . Un ampio mantello grigio discendeva fino alle caviglie e lo copriva tutto . Camminava stentatamente , le mani alla bocca come un megafono . Appena rischiarato dalla luce , sembrava un fantasma . - All ' erta ! ... Il soldato anziano alzò lentamente il fucile , per mirare . - Eh ! - dissi io , - il generale non ha voglia di dormire . Il soldato riabbassò il fucile . Il sergente si levò di scatto e mi offrì il suo posto accanto al fuoco . IX Il giorno dopo continuammo l ' inseguimento . Il battaglione d ' avanguardia , superato Croce di Sant ' Antonio , procedeva nel bosco , verso Casara Zebio e Monte Zebio . Man mano che esso avanzava , appariva sempre più probabile che il grosso del nemico si fosse fermato sulle alture . La resistenza era ridivenuta accanita . Era chiaro che gli ultimi reparti austriaci , a contatto con le nostre pattuglie , si appoggiavano su truppe vicine . Data la lentezza dei progressi , il mio battaglione , oltrepassata la Val di Nos , rimase inoperoso tutto il giorno , in attesa di essere impegnato . Il 2° battaglione d ' avanguardia ricevette l ' ordine di fermarsi e trincerarsi . Durante la notte , il nostro battaglione gli dette il cambio . Quando noi arrivammo , una linea di trincea era stata già scavata , affrettatamente , sul limitare del bosco . Davanti a noi , v ' erano ancora degli abeti , ma rari , come essi sono sempre quando le abetine accennano a finire nelle grandi altitudini . Il terreno continuava ad essere coperto di cespugli . Più lontano , in alto , oltre qualche centinaio di metri , spuntavano , fra le cime degli ultimi abeti , montagne rocciose . Probabilmente la grande resistenza ci sarebbe stata opposta ai loro piedi . All ' alba , il capitano Canevacci ed io , ci trovammo con la 9a compagnia che era in linea . Attendevamo che arrivasse la sezione mitragliatrici , rimasta indietro . Il capitano comandante della 9a , con un gruppo di tiratori scelti , sorvegliava il terreno antistante . Noi eravamo vicini a lui , a terra , dietro un rialzo naturale . Il capitano Canevacci guardava con il binoccolo . Fra i cespugli , a meno di un centinaio di metri da noi , spuntò una pattuglia nemica . Erano sette uomini e camminavano in fila indiana . Sicuri di trovarsi lontani da noi , di non essere visti , camminavano parallelamente alla nostra trincea , diritti , fucile alla mano , zaino in spalla . Dalle ginocchia in su , erano scoperti . Il capitano della 9a fece un gesto ai tiratori , ordinò il fuoco e la pattuglia stramazzò al suolo . - Bravo ! - esclamò il capitano Canevacci . Una nostra squadra uscì carponi . Ai fianchi , tutta la linea aveva i fucili puntati . La squadra sparì , strisciando , fra i cespugli . Attendevamo che la squadra rientrasse , riportando indietro i caduti , ma il tempo passava . I nostri uomini dovevano avanzare molto cauti , per evitare un ' imboscata . Il capitano Canevacci era impaziente . La sezione mitragliatrici non arrivava ancora . Che si fosse smarrita nel bosco , in mezzo agli altri reparti ? Per non perdere ancora del tempo , io le andai incontro . La ritrovai mezzo chilometro indietro , a contatto con i reparti del 2° battaglione . Quando la vidi , una scena movimentata si svolgeva . Fra il 2° battaglione e la sezione mitragliatrici , il generale comandante della divisione , solo , sul mulo , s ' arrampicava fra le rocce . Per uno scarto improvviso del mulo , mentre rasentava il ciglio di un precipizio scosceso , alto una ventina di metri , cadde per terra . Il mulo , indifferente , continuava a camminare sull ' orlo . Il generale si teneva ancora aggrappato alle redini , a metà penzoloni sul burrone . Il mulo ad ogni passo , con la testa , dava degli scappi , per liberarsene . Da un momento all ' altro il generale poteva precipitare nel vuoto . Molti soldati vicini lo vedevano , nessuno si muoveva . Io li vedevo tutti distintamente : qualcuno ammiccava , sorridendo . Ancora qualche istante e il mulo si sarebbe liberato dal generale . Dalle file della nostra sezione mitragliatrici , un soldato si lanciò di corsa sul generale e arrivò a tempo per trattenerlo . Senza scomporsi , come se fosse particolarmente allenato a incidenti del genere , il generale rimontò sul mulo , continuò il cammino e disparve . Il soldato , in piedi , guardava attorno , soddisfatto . Egli aveva salvato il generale . Quando i suoi compagni della sezione mitragliatrici lo raggiunsero , io assistetti ad un ' aggressione selvaggia . Con furia , gli si buttarono addosso , tempestandolo di pugni . Il soldato fu rovesciato per terra . I compagni gli furono sopra . - Miserabile ! Canaglia ! - Lasciatemi ! Aiuto ! Pugni e calci si abbattevano sul disgraziato , impotente a difendersi . - Tieni ! Tieni ! Chi ti ha pagato per fare l ' imbecille ? - Aiuto ! - Salvare il generale ! Confessa che sei stato comprato dagli austriaci ! - Lasciatemi ! Non l ' ho fatto apposta . Vi giuro che non l ' ho fatto apposta . Il comandante della sezione mitragliatrici non si faceva vedere . La scena era durata anche troppo . Poiché nessuno interveniva , né l ' ufficiale né i graduati , io scesi di corsa . - Che cosa succede ? - gridai a voce alta . La mia presenza sorprese tutti . Gli aggressori si dispersero . Solo qualcuno si mise sull ' attenti e rimase sul posto . Io m ' avvicinai all ' aggredito , gli porsi la mano e l ' aiutai a drizzarsi . Quando egli fu in piedi , anche quei pochi che si erano fermati sull ' attenti , erano scomparsi . Io rimasi solo con il soldato . Egli aveva un occhio gonfio e livido e una guancia coperta di sangue . Aveva perduto l ' elmetto . - Che cosa è successo ? - gli chiesi . - Perché sei stato aggredito così ? - Non è niente , signor tenente , - balbettò sottovoce . E volgeva lo sguardo spaurito a destra e a sinistra , per cercare l ' elmetto , ma anche per paura d ' essere sentito dai compagni . - Come , non è niente ? E l ' occhio pestato ? E il sangue in faccia ? Sei mezzo morto , e non è niente ? Sull ' attenti , impacciato , il soldato non rispondeva . Io insistetti , ma egli non disse più una parola . Ci levò tutti e due dall ' imbarazzo l ' arrivo del comandante la sezione mitragliatrici , il tenente Ottolenghi , quegli che nel combattimento di Monte Fior , con una sola arma rimasta incolume , aveva salvato la giornata . Noi due eravamo di pari grado , ma io ero più anziano di lui . Senza neppure rivolgermi la parola , si fece incontro al soldato e gli gridò : - Imbecille ! Oggi , tu hai disonorato la sezione . - Ma che cosa dovevo fare , signor tenente ? - Che cosa dovevi fare ? Tu dovevi fare quello che hanno fatto gli altri . Niente . Niente dovevi fare . Ed era anche troppo . Un asino simile io non lo voglio nel mio reparto . Ti farò cacciare dalla sezione . Il soldato aveva ritrovato l ' elmetto e se lo rimetteva in testa . - Che cosa dovevi fare ? - proseguiva il tenente , con disprezzo . - Volevi fare qualche cosa ? Ebbene , dovevi , con un colpo di baionetta , tagliare le redini e far precipitare il generale . - Come ? - mormorò il soldato dovevo lasciar morire il generale ? - Sì , imbecille , dovevi lasciarlo morire . E se non moriva , dato che tu volevi far qualcosa a tutti i costi , dovevi aiutarlo a morire . Rientra alla sezione e , se i tuoi t ' ammazzeranno , te lo sarai meritato . - Tuttavia , - gli dissi io , quando il soldato scomparve , - faresti meglio ad essere più serio . In poche ore tutta la brigata saprà quello che è successo . - Che lo sappiano o non lo sappiano , mi è indifferente . Anzi , è meglio che lo sappiano . Così , verrà in testa a qualcuno di tirare un colpo a quel vampiro . Egli parlava , ancora sdegnato . Introdusse la mano in una tasca , ne levò una moneta , la buttò in aria e mi chiese : - Testa o croce ? Io non risposi . - Testa ! - gridò egli stesso . Era croce . - Ha avuto fortuna , - continuò . - È croce . Se fosse testa ... se fosse testa ... - Che cosa ? - chiesi . - Se fosse testa ... Be ' ! sarà per un ' altra volta . Mentre la sezione mitraglieri raggiungeva il battaglione in linea , la squadra della 9a rientrava in trincea trascinando i cadaveri della pattuglia abbattuta . Sei erano morti , uno era ancora in vita . Il caporale era fra i morti . Dall ' esame delle carte , capimmo che erano bosniaci . I due capitani erano contenti . Soprattutto il comandante di battaglione , che sperava si potessero ottenere informazioni utili dall ' interrogatorio del ferito . Egli lo fece subito trasportare al posto di medicazione e ne informò direttamente il comando di divisione , dove prestava servizio un interprete . I sei morti erano stesi a terra , uno a fianco all ' altro . Noi li contemplavamo , pensierosi . Presto o tardi , sarebbe venuto , anche per noi , il nostro turno . Ma il capitano Canevacci era troppo contento . Si era fermato accanto al cadavere del caporale e gli diceva : - Eh ! mio caro , se avessi imparato a comandare la pattuglia , non saresti qui . In servizio di pattuglia , il comandante deve , innanzi tutto , vedere ... Lo interruppe il capitano della 9a . Con un dito sulla bocca e con un filo di voce , lo invitava a tacere . Di fronte a noi , dalla stessa direzione in cui era caduta la pattuglia , ma più vicino , ci veniva un rumore , come un bisbiglio di persone che si bisticcino . Il capitano guardava di fronte . I tiratori scelti puntavano i fucili . Anche il comandante di battaglione ed io ci portammo silenziosamente sulla linea e guardammo . Il rumore proveniva dal tronco di un grosso abete che i raggi del sole , fra le cime degli altri abeti , illuminavano a tratti . Con salti , due scoiattoli apparvero sul tronco , a qualche metro da terra . Veloci , si rincorrevano , si nascondevano , si rincorrevano ancora e si rinascondevano . Piccoli strilli , come risa mal contenute , salutavano il loro incontro ogni volta che , dalle opposte parti del tronco , si slanciavano a balzi , l ' un verso l ' altro . E ogni volta che si fermavano , in un disco di sole riflesso sul tronco , si drizzavano , sulle zampe posteriori e , con le altre zampe , a guisa di mani , sembravano farsi complimenti , carezze e feste . Il sole rischiarava il ventre bianco e i ciuffi delle code , ritti in alto , come due spazzole . Uno dei tiratori scelti guardò il capitano della 9a e mormorò : - Tiriamo ? - Sei pazzo ? - rispose il capitano sorpreso . - Sono tanto carini . Il capitano Canevacci si riavvicinò ai morti allineati . - Il comandante di pattuglia deve vedere e non esser visto ... - disse , riprendendo il sermone al caporale bosniaco . X La linea di resistenza nemica s ' andava sempre più definendo . Le pattuglie che noi mandammo innanzi , durante il giorno , non incontrarono pattuglie nemiche . Le fucilate partivano da una linea continua e facevano supporre una trincea già preparata . Avevamo intravisto , in più punti , reticolati di filo spinato . Noi non ci spingemmo più innanzi . La brigata occupava le posizioni più avanzate del corpo d ' armata . La giornata passò calma . Il generale Leone preparava un assalto notturno . Verso l ' imbrunire , ci fu comunicato di tenerci pronti . Facemmo rientrare le pattuglie e ci preparammo per l ' assalto . Barili e otri di cognac ci arrivarono in tempo , sui muli , e ne distribuimmo le razioni ai soldati . Quest ' assalto notturno ci aveva tutti preoccupati . L ' assalto doveva svilupparsi su tutto il fronte . Dove saremmo andati a finire ? Chi avremmo trovato di fronte ? Pattuglie , come affermava il generale , o trincee solidamente difese , come facevano supporre i reticolati avvistati ? I soldati bevevano e attendevano , nervosi . Il capitano Canevacci s ' era già bevuta la sua razione di cognac e aveva incominciato la mia . Erano già le dieci e il cielo appena stellato non dava luce al bosco . L ' ordine d ' attaccare non era ancora venuto . Evidentemente , il generale voleva che esso fosse una sorpresa , non solo per gli austriaci , ma anche per noi . Il comandante del battaglione aveva ammassato il battaglione in colonna . Egli aveva disposto che solo una compagnia attaccasse . Le altre si sarebbero dovute muovere , solo se la prima compagnia fosse potuta passare . Stavamo tutti immobili , muti . Il rumore di qualche gavetta urtata contro un sasso e quello di un fucile contro un altro fucile erano i soli che rompessero il silenzio della notte . La fantasia del generale aveva voluto che le trombe suonassero l ' assalto , sgomento per il nemico , incitamento ai nostri . Quando le note risuonarono , tutti i reparti di prima linea si lanciarono all ' assalto . Ma , nello stesso istante , gli austriaci , così avvisati , risposero con un fuoco pronto di mitragliatrici e di fucili . Per qualche minuto , fu un assordante frastuono . Le trombe continuavano a squillare , le linee nemiche a sparare . I razzi , di fronte a noi , si levavano a centinaia , senza interruzione , uno dopo l ' altro , e scoprivano le nostre ondate . Le nostre compagnie , accolte da raffiche , falciate , furono ributtate indietro senza poter arrivare neppure alle linee nemiche . Il disordine era grande e il trasporto dei feriti aumentava la confusione . La sorpresa e l ' assalto erano falliti , ma le trombe , sotto la guida del generale che le aveva a fianco , continuavano a squillare . Sembrava che il generale fosse deciso a conquistare le posizioni a squilli di tromba . Solo qualche ora dopo , quando la calma era subentrata a tanto frastuono , noi sapemmo che il generale era soddisfatto . Egli aveva voluto solamente obbligare il nemico a segnare le sue posizioni e a svelare le sue forze . Per questo risultato , sarebbero bastate le ricognizioni coordinate di qualche pattuglia , ma il comandante di divisione disprezzava i mezzucci ordinari . Il nostro inseguimento dunque era finito . Il nemico si era definitivamente fermato e trincerato . Non vi potevano essere più dubbi . Ripiegando da Monte Fior , gli austriaci avevano raccorciato di una ventina di chilometri le loro linee e abolito il pericolo d ' un accerchiamento . Dall ' offensiva , erano passati alla difensiva . Ora non si sarebbe più trattato di combattimenti di pattuglie e d ' avanguardie . Una nuova fase cominciava . Fase di battaglie di masse sostenute dall ' artiglieria . Ciò avrebbe richiesto del tempo . E , forse , avremmo avuto anche un po ' di riposo . Così pensavamo noi . Ma non il comandante della divisione . L ' assalto notturno gli aveva offerto l ' ispirazione per un grande assalto all ' indomani . Il giorno dopo , i battaglioni della brigata si spostarono a sinistra , sotto Casara Zebio . La brigata doveva attaccare con quattro battaglioni , lasciando di riserva solo due battaglioni . Il mio battaglione doveva attaccare all ' estrema destra dello schieramento . Per l ' azione , noi non disponevamo che dei nostri fucili . La scarsa dotazione individuale di bombe a mano l ' avevamo consumata a Monte Fior . Non avevamo a nostro sostegno neppure un pezzo d ' artiglieria . L ' azione si presentava ben difficile . Ma i nostri reparti erano ancora solidi . I muli ci portarono cartucce e cognac . L ' assalto fu iniziato dal mio battaglione , alle cinque del pomeriggio . Come ne aveva ricevuto l ' ordine , il battaglione uscì con tutti i reparti in un ' ondata unica . Appena ci lanciammo in avanti , fummo avvistati . Il nemico ci tenne , fin dal primo momento , sotto il suo tiro . Io ho un ricordo confuso di quelle ore . Dal nostro punto di partenza alle linee nemiche , non v ' erano più di un centinaio di metri . I cespugli erano bassi e gli alberi radi , numerosi i sassi e le rocce . L ' ordine era di non fermarsi . Noi percorremmo il breve spazio , di corsa , in un sol impeto . Il capitano Canevacci era in testa e cadde fra i primi . Una palla lo aveva colpito al petto . Cadde , in testa alla 9a , anche il suo comandante , il solo capitano rimasto al battaglione . Una mitragliatrice gli aveva falciato le gambe . Ma l ' assalto procedeva irruento . Il tiro nemico non poteva investirci tutti , perché noi correvamo , e le rocce , per quanto basse , raccoglievano la maggior parte dei colpi . Il terreno rimase , dietro a noi , in un istante , seminato di morti e di feriti , ma il battaglione arrivò egualmente alle posizioni nemiche . Io avevo abbandonato il capitano Canevacci e mi trovai in mezzo alla 9a , a fianco del tenente Santini , che aveva assunto il comando della compagnia . Di fronte a noi , una linea continua di reticolati e di cavalli di frisia ci sbarravano l ' accesso alle trincee . Un metro o due al di là , le trincee in muratura , improvvisate ma alte , proteggevano i reparti austriaci . Addossati ai reticolati , in piedi , anche noi aprimmo il fuoco . Le mitragliatrici che , durante lo sbalzo , dalla destra c ' investivano di fianco , non potevano più tirare su di noi . Esse battevano tutto il terreno retrostante , ma , quanto più noi eravamo andati innanzi , tanto più ci eravamo sottratti al loro tiro . Esse continuarono a sparare , ma nel vuoto . Di fronte , a pochi metri , solo una mitragliatrice tirava sui nostri reparti . Santini vi concentrò il fuoco di quelli che aveva vicino e la ridusse al silenzio . Dalla sinistra , a un centinaio di metri , un ' altra mitragliatrice ci colpiva d ' infilata , in pieno . Se avesse continuato a sparare noi saremmo stati distrutti . Contro il suo tiro , non ci potevamo difendere e perfino la sua postazione ci era invisibile . Ci buttammo a terra , ciascuno cercando un riparo , e continuando a sparare sulle trincee , puntando nelle feritoie , tentando di dominare il fuoco dei tiratori vicini . Il frastuono del combattimento , anche ai nostri fianchi , c ' impediva di distinguere se i nostri reparti laterali avessero avuto più fortuna di noi . Quanto durasse quella nostra posizione , io non lo ricordo . In combattimento , si perde la nozione del tempo , sempre . I reticolati c ' impedivano di andare avanti , le mitragliatrici di ritornare indietro . Dovevamo rimanere immobili , inchiodati a terra , senza mai abbandonare il tiro sulle feritoie nemiche , per impedire d ' essere uccisi sotto i reticolati . Avremmo potuto resistere a lungo in quella posizione , fino alla notte , e ritirarci protetti dall ' oscurità , ma la mitragliatrice di sinistra continuava implacabile il suo tiro d ' infilata e i soldati più scoperti morivano lungo la linea . Se si fosse avuta la possibilità di mandare indietro qualcuno e informare , sulla nostra situazione , il battaglione che agiva alla sinistra , si sarebbe potuto controbattere la mitragliatrice . Io non riuscii a scorgere un solo ufficiale : il tenente Santini era troppo impegnato contro le trincee nemiche . Ora strisciando , fra le rocce e i cespugli , lentamente , ora correndo a sbalzi , mi scartai più a sinistra . Dovetti impiegare molto tempo , anche perché il battaglione laterale era più a sinistra di quello che io non credessi . Il crepitio delle mitragliatrici e della fucileria continuava . Il I ° battaglione era ancora impegnato , ma si trovava più arretrato e più al coperto del nostro . Dietro gli abeti , fra le rocce , v ' era un viavai continuo di portaordini e di feriti . Cercai subito del comando del battaglione . Un soldato me lo indicò . Mi vi diressi di corsa . Il comando di battaglione era installato dietro una roccia alta parecchi metri . Il terreno circostante era ingombro di feriti . Ordini , grida , urla si levavano da ogni parte . V ' era dovunque un aspetto di confusione e di terrore . Il maggiore comandante del battaglione stava in piedi , addossato a un grande tronco di abete . Lo conoscevo bene , perché avevo più volte pranzato alla sua mensa . Rosso in viso , agitava le mani , verso qualcuno che io non vedevo . Appariva eccitatissimo . - Fa ' in fretta ! - gridava . Ma nessuno appariva . Mentre mi avvicinavo sempre più , il maggiore continuava : - Fa ' in fretta ! Fa ' in fretta o ti uccido ! Dammi il cognac ! il cognac ! Egli non gridava . Egli urlava a voce altissima , e con tono di comando , come se si rivolgesse non ad una persona isolata , ma a tutto un reparto , a un battaglione in ordine chiuso . Egli diceva " cognac " con la stessa voce con cui , da cavallo , avrebbe comandato " battaglione in colonna ! " o " colonna doppia ! " Finalmente , mentre io arrivavo , si presentò trafelato un soldato , con nella mano una bottiglia di cognac , tenuta alta , sul braccio teso , quasi fosse una bandiera . Io mi fermai a due passi dal maggiore , mi misi sull ' attenti e salutai . Egli impugnava la pistola con la destra e , nella sinistra , aveva un foglio di carta . Buttò a terra la carta e andò incontro al soldato , sempre gridando : - Dammi ! dammi ! Brandì la bottiglia e , con un gesto fulmineo , la suggellò alla bocca . La testa rovesciata indietro , immobile , sembrava fulminato . Lo si sarebbe detto un morto in piedi . Solo dava segni di vita la gola che trangugiava il liquore con sussulti che sembravano gemiti . Aspettai che finisse di bere . Egli si staccò dalla bottiglia a stento , con pena . Restituì al soldato la bottiglia , semivuota , e non si mosse . Io gli andai nuovamente incontro . In fretta e furia , senza ch ' egli mi rispondesse , gli dissi la ragione della mia visita . Egli aveva lo sguardo rivolto a me , ma il suo pensiero era assente e non mi ascoltava . Io parlavo inutilmente . Egli aveva sempre la pistola in pugno e , per testimoniarmi la sua attenzione , me la puntava contro . Con la mano , io scartai la pistola , nel timore che partisse il colpo . Egli se la lasciò spostare , ma , subito dopo , la rimise nella stessa direzione . Io la scartai una seconda volta , ed egli me la puntò contro ancor una volta . Io gli afferrai il pugno chiuso e gli tolsi la pistola . Egli se la lasciò togliere , senza pronunciare un motto . Levai la pallottola dalla canna , levai il caricatore e gli restituii la pistola . Egli la riprese con la stessa indifferenza con cui me l ' aveva ceduta . Allora mi sorrise , ma a me parve che in lui sorridesse un altro . Interpretai quel sorriso come s ' egli avesse pensato di darmi ad intendere che aveva scherzato . Poiché egli non parlava ed io perdevo del tempo , mi allontanai , sperando d ' incontrare l ' aiutante maggiore . L ' aiutante maggiore era morto , gli altri ufficiali erano impegnati con il battaglione e i soldati del comando non potevano arrivare fino a loro , né ne avevano notizia . Tutto attorno , il sibilo delle falciate delle mitragliatrici , ininterrotto , faceva pensare ad un uragano . Le cime degli alberi , segate dalle raffiche , precipitavano al suolo con stridori sinistri . Dopo un vano correre , risalii per rientrare al battaglione e passai nuovamente accanto al comando del 1° battaglione . Il maggiore era immobile , nello stesso punto in cui l ' avevo lasciato , la pistola in pugno , e sorrideva ancora . XI Il battaglione , a gruppi , aveva raggiunto le posizioni di partenza , di notte . Avevamo perduto tutti gli ufficiali . Solamente Santini ed io rientrammo incolumi . Anche il tenente Ottolenghi era vivo : egli aveva ricevuto l ' ordine di rimanere indietro con le mitragliatrici e non era uscito all ' assalto . Le compagnie erano state dimezzate . Impiegammo tutta la notte per ritirare i feriti e i morti , e quando , finito l ' appello dei presenti , Santini ed io ci scambiammo qualche parola , facemmo entrambi uno sforzo per non buttarci uno nelle braccia dell ' altro . La guerra di posizione ricominciava . I sogni di manovra e di vittoria fulminea svanivano . Bisognava ricominciare daccapo , come prima , sul Carso . Seguirono alcuni giorni di calma . I reparti si dovevano ricostituire . Ogni giorno arrivavano complementi di ufficiali e di soldati . Pian piano , si dimenticavano i morti e ci si affratellava , fra veterani e nuovi arrivati . Di fronte alle trincee nemiche , a distanze varie , fra i cinquanta e i trecento metri , seguendo l ' andamento del terreno e la copertura del bosco , anche noi costruimmo le nostre trincee . Erano le nostre case , ché gli austriaci , ormai sulla difensiva , non pensavano certo ad attaccarci . Ma dovevamo essere prudenti ad ogni istante . Avevamo , di fronte , reparti di tiratori scelti che non sbagliavano un colpo . Tiravano raramente , ma sempre alla testa , e con pallottole esplosive . Anche quei giorni di calma passarono . Affrettatamente , il battaglione si era ricomposto . Un ' altra azione si annunziava prossima . Arrivavano , ogni giorno , munizioni e tubi di gelatina . Erano i grandi tubi di gelatina del Carso , lunghi due metri , costruiti per aprire dei varchi fra i reticolati . E arrivavano pinze tagliafili . Le pinze e i tubi non ci erano serviti mai a niente , ma arrivavano egualmente . E arrivò il cognac , molto cognac : eravamo dunque alla vigilia dell ' azione . I comandi avevano stabilito che il prossimo assalto fosse preceduto da un largo impiego di tubi di gelatina da far esplodere , la notte prima , sotto i reticolati nemici . Nel punto stabilito per l ' assalto , l ' azione del mio battaglione doveva precedere , con quella del 1° battaglione del 400 , il reggimento compagno della brigata . Anche quel battaglione aveva avuto gravi perdite , ma si era ricostituito . Il suo maggiore si era rimesso . Egli mandò da me il tenente Mastini perché ci accordassimo sull ' ora e sulle altre modalità circa la posa in comune dei tubi di gelatina sullo stesso fronte d ' attacco . Con Mastini , eravamo stati alla stessa Università . Più giovane di me , quando io ero al quarto corso , egli era al secondo anno . Amici , e veterani del Carso , ci vedevamo spesso , anche sull ' Altipiano d ' Asiago . Avevamo finito un giro d ' osservazione lungo la linea e ci eravamo messi a sedere , dietro la trincea del mio battaglione . Io m ' ero sdraiato per terra , egli era su un sasso , all ' ombra . Il discorso cadde sul suo comandante di battaglione . Anche Mastini era d ' avviso che il maggiore bevesse troppo . Io gli raccontai la scena alla quale avevo assistito . - Il nostro maggiore , - disse Mastini , - non è un cattivo ufficiale . Spesse volte è coraggioso e , qualche volta , anche intelligente . Ma , se gli manca il cognac , è incapace di muovere un passo durante un ' azione . - Ti ricordi , - gli dissi io , - di Pareto ? Come beveva ! E che intelligenza ! I professori ne erano ammirati , tutti . Non era forse lo studente di maggiore ingegno , all ' Università ? Ma , se non beveva , niente esami . Un po ' come il tuo maggiore . Senza cognac , niente combattimenti . La conversazione scivolava mollemente sui ricordi della nostra vita universitaria , che ci appariva così lontana : un sogno . Egli rievocò una nostra festa goliardica , rimasta celebre , perché la vernaccia era vecchia e perfida , e il Magnifico Rettore s ' era messo a cantare da basso , e una matricola aveva abbracciato la moglie del Prefetto . - Ma anche tu bevi molto , ora ? - gli chiesi . - Si dice che al vostro battaglione , bevete tutti come spugne . Per tutta risposta , e con una mossa rapida , come se la mia domanda gli avesse ricordato improvvisamente un oggetto fino ad allora dimenticato , slacciò la borraccia e bevette qualche sorso . Era certamente del buon cognac , perché io sentii un odore insopportabile di polvere da caccia . - Io , - disse rimettendo il turacciolo alla borraccia , - adoro l ' Odissea d ' Omero perché , ad ogni canto , è un otre di vino che arriva . - Vino , - dissi io , - e non cognac . - Già , - osservò , - è curioso . È veramente curioso . Né nell ' Odissea né nell ' Iliade , v ' è traccia di liquori . - Te lo immagini , - dissi , - Diomede che si beve una buona borraccia di cognac , prima di uscire di pattuglia ? Noi avevamo un piede su Troia e un piede sull ' Altipiano d ' Asiago . Io vedo ancora il mio buon amico , con un sorriso di bontà scettica , tirare , da una tasca interna della giubba , un grande astuccio di acciaio ossidato , copricuore di guerra , e offrirmi una sigaretta . Io l ' accettai e accesi la sua sigaretta e la mia . Egli sorrideva sempre , pensando alla risposta . - Tuttavia ... E ripeté , dopo una boccata di fumo : - Tuttavia ... Se Ettore avesse bevuto un po ' di cognac , del buon cognac , forse Achille avrebbe avuto del filo da torcere ... Anch ' io rividi per un attimo , Ettore , fermarsi , dopo quella fuga affrettata e non del tutto giustificata , sotto lo sguardo dei suoi concittadini , spettatori sulle mura , slacciarsi , dal cinturone di cuoio ricamato in oro , dono di Andromaca , un ' elegante borraccia di cognac , e bere , in faccia ad Achille . Io ho dimenticato molte cose della guerra , ma non dimenticherò mai quel momento . Guardavo il mio amico sorridere , fra una boccata di fumo e l ' altra . Dalla trincea nemica , partì un colpo isolato . Egli piegò la testa , la sigaretta fra le labbra e , da una macchia rossa , formatasi sulla fronte , sgorgò un filo di sangue . Lentamente , egli piegò su se stesso , e cadde sui miei piedi . Io lo raccolsi morto . La notte , mettemmo i tubi di gelatina . Ne avevamo dieci al comando di battaglione , affastellati come tronchi d ' albero . Dovevamo farli brillare tutti e dieci . I giovani ufficiali ne ignoravano l ' impiego e il tenente Santini ed io dirigemmo l ' operazione . Mettere e far esplodere sotto i reticolati nemici dei tubi di gelatina , di notte , in terreno coperto , era un ' operazione estremamente facile per chi fosse abituato ai servizi di pattuglia . Anche se dalle linee nemiche si sparava , il pericolo era minimo . Ma bisognava avere i nervi a posto . Nel battaglione scegliemmo i soldati fra i volontari che si offrirono . Il comando del reggimento dava un premio di dieci lire a ogni soldato . Per un tubo , erano necessari due uomini : dieci tubi , venti uomini . " Zio Francesco " era fra i volontari . Nove vennero con me , nove con Santini . Io scelsi " zio Francesco " con me . Avevo con me tutti i soldati veterani del Carso e non avevo bisogno di dare molte spiegazioni . All ' ora fissata , bevuto il cognac , uscimmo dalle trincee , il mio gruppo a sinistra , verso il 400 , quello di Santini a destra . Uscimmo dalla stessa breccia , e ci spiegammo a ventaglio , a coppie di due , a una decina di metri l ' una coppia dall ' altra . Le trincee nemiche distavano una sessantina di metri . Per chi non sia abituato , fa una certa impressione abbandonare il riparo della trincea , uscire e trovarsi allo scoperto , di fronte ai tiri di fucile delle vedette nemiche . Il novizio dice : " Sono stato visto ; questa fucilata è per me " . Invece , non è niente . Le vedette tirano , di fronte a loro , senza un bersaglio preciso , a caso , nel buio . La notte era oscura . Portavamo il tubo a mano : io ero in testa , " zio Francesco " dietro . Dove ci sentivamo sicuri , camminavamo in piedi ; dove eravamo più scoperti , carponi . Le vedette tiravano sempre , un colpo dopo l ' altro senza agitazione . Ma dove andavano a finire tutte quelle pallottole ? Non ne sentivamo una sola passare vicino a noi . Un razzo luminoso si levò di fronte , poi un altro , a destra , poi ancora un altro . " Che non ci sia un allarme ? " io pensai . Col respiro trattenuto , in piedi , così come eravamo stati sorpresi dal primo razzo , rimanemmo immobili , qualche secondo , finché l ' ultimo razzo non cadde a terra e si spense . Il tiro delle vedette continuò lentamente , come prima . Erano razzi ordinari . Non eravamo stati avvistati . Camminavamo piano , arrestandoci ad ogni istante . Il lieve rumore dei nostri passi era coperto dal rumore dei tiri delle vedette , austriache e nostre . Anche le nostre vedette continuavano a sparare , come prima della nostra uscita , ma per aria , per far rumore e non colpirci . Dovevamo tuttavia procedere con prudenza ; una pattuglia nemica poteva trovarsi in agguato , dietro i cespugli che noi eravamo obbligati a traversare . Altri razzi venivano sparati , ora a sinistra , ora a destra . La nostra immobilità sotto la luce dei razzi ci confondeva con i cespugli e con i tronchi d ' albero . Non era possibile fossimo riconosciuti . Arrivammo ai reticolati e ci fermammo , a terra . Al chiarore di un razzo lontano , distinsi il muro della trincea , oltre i reticolati , e , nel muro , le feritoie , come macchie nere . Per schivare il tiro d ' una vedetta che sparava di fronte , io avevo obliquato leggermente a sinistra . Ma la sentinella stava ancora così vicino a noi che io sentivo , dopo ogni colpo , il bossolo della cartuccia sparata cozzare contro il muro della trincea e rimbalzare per terra , sui sassi . Incominciammo ad infilare il tubo sotto il reticolato , quando alla nostra destra , a parecchie decine di metri da noi , l ' oscurità della notte fu rotta da un bagliore , accompagnato da un ' esplosione dilaniante . Il primo tubo di gelatina brillava . Guardai l ' orologio che avevo al polso : le lancette di fosforo segnavano le tre . Doveva essere il tubo di Santini . Avevamo stabilito che il primo tubo , fosse il suo o il mio , non esplodesse prima delle tre . Egli era stato più preciso di me . Una pioggia di schegge e di sassi s ' irradiò tutto attorno . Ci schiacciammo ancora più contro terra . Una ventina di razzi si levarono lungo tutta la linea , anche oltre il nostro fronte , e le mitragliatrici aprirono il fuoco . L ' allarmi era stato dato . Una seconda esplosione seguì alla prima , e , subito dopo , una terza . I razzi si moltiplicavano , disordinatamente , nel cielo , nelle più disparate direzioni . La vedetta che ci era vicina non perdette la calma . Non gridò l ' allarmi e continuò a sparare , lentamente , come prima . Anch ' egli doveva essere un veterano . Ma , più a destra , il fuoco delle mitragliatrici e dei fucili era furioso . Le truppe dovevano essere accorse in linea . " Zio Francesco " non dava segni di vita . Ma io lo sentivo egualmente vicino , e il lieve odore del suo sigaro continuava ad arrivare fino a me . Egli prima d ' uscire , aveva acceso un sigaro , e lo teneva con la parte accesa dentro la bocca . Con esso , doveva accendere la miccia del tubo . Così fumato , il sigaro nascondeva il fumo e durava più a lungo . Voltai la testa e lo scorsi , vicino , steso , le spalle contro terra , faccia al cielo , sigaro in bocca . Egli doveva apprezzare quello spettacolo pirotecnico che gli austriaci ci offrivano gratis . Non poteva averne visto di più belli , per la festa del santo patrono , nel suo piccolo villaggio . E anch ' io , in quel momento , vidi tutto il cielo traversato dai razzi . Tutti quei fuochi , al di sopra del bosco di abeti , sembravano illuminare le colonne e le navate di un ' immensa basilica . Il tubo era passato sotto i reticolati . Approfittai della prima oscurità che cadde attorno a noi , strisciai indietro e lasciai il posto libero a " zio Francesco " . Col sigaro , egli accese la miccia e la ricoprì d ' un sasso . Insieme , ci riparammo dietro il tronco d ' un abete e attendemmo lo scoppio . Mezz ' ora dopo , eravamo rientrati nelle nostre linee . I dieci tubi erano tutti esplosi . Facemmo l ' appello dei presenti : nessuno mancava . Solo un soldato del gruppo di Santini era stato ferito ad una gamba . Prima di raggiungere i loro reparti , i soldati finirono assieme il cognac destinato ai volontari . XII Il giorno dopo , l ' assalto fu condotto dal 1° battaglione . Gli austriaci , allarmati dalle esplosioni della notte , attendevano . Le mitragliatrici falciarono le prime ondate e il battaglione non arrivò neppure alle trincee . Per tutta la giornata , nella stretta vallata , non si sentivano che i lamenti dei feriti . Senza artiglieria , era vano pensare alla conquista di posizioni così fortemente difese . Il 2° battaglione tentò un altro assalto , ma inutilmente . Cominciavamo tutti a perderci d ' animo . I soldati guardavano l ' arrivo dei tubi con terrore . I tubi la notte significavano l ' assalto per il giorno dopo . Quei giorni furono lugubri . Per abituare il nemico alle esplosioni dei tubi , ogni notte , durante una settimana , furono messi dei tubi , senza che seguisse l ' assalto il giorno dopo . I comandi pensavano che , in quel modo , distrutti i reticolati , si potesse finalmente condurre un assalto di sorpresa . Ma nell ' operazione così ripetuta , si ebbero dei morti e dei feriti , e pochi erano quei soldati che si offrivano volontari . Alla fine , si dovette dar l ' ordine alle squadre , a turno . " Zio Francesco " era sempre incolume e sempre volontario . Ma una notte , anch ' egli non rientrò . Il compagno di tubo ne riportò più tardi il cadavere . Alla fureria della 10a compagnia , si trovarono i depositi dei suoi guadagni . Egli spediva ogni volta le dieci lire di premio alla sua famiglia . Povero " zio Francesco " ! I suoi compagni veterani ottennero il permesso di accompagnare la salma al cimitero di Gallio ed io fui con loro . Com ' eravamo in pochi ! Così se ne andava la brigata del Carso , sull ' Altipiano d ' Asiago . Aveva preso il comando del battaglione l ' ufficiale più anziano , il capitano Bravini , nuovo arrivato . Giovane ufficiale di carriera , egli si prodigò per riordinare il battaglione . Dopo due giorni , si mise anch ' egli a bere del cognac ; prima di nascosto , poi apertamente . E finì per cercare la mia razione , come un tesoro . Tanti tubi brillati esigevano , alla fine , un assalto . In quei giorni , il maggiore Carriera , comandante del 2° battaglione del nostro reggimento , era stato promosso tenente colonnello . A lui fu affidato il compito di dirigere l ' assalto nel nostro settore . Anche il mio battaglione fu messo alle sue dipendenze , per l ' azione . Egli era uomo di grande volontà . Il generale Leone lo stimava moltissimo . Ed egli stimava egualmente il generale . Tutti e due erano fatti per intendersi . Dal momento in cui gli fu affidata l ' azione , non chiuse occhio né di giorno né di notte . Egli voleva essere d ' esempio . Era instancabile . Dopo aver passato la notte insonne , la mattina faceva un ' ora di ginnastica svedese ed esigeva che la facesse anche il suo aiutante maggiore . Di debole costituzione fisica , questi finì col perderci la salute . Il tenente colonnello aveva il seguente piano : la notte , far brillare i tubi ; all ' alba , mandare esploratori e far allargare le brecce dei reticolati con le pinze tagliafili ; subito dopo , attaccare . Egli dunque aveva introdotto la sola variante delle pinze . Quando io sentii parlare di pinze , mi si rizzarono i capelli . Con le pinze , sul Carso , avevamo perduto i migliori soldati , sotto i reticolati nemici . Il capitano Bravini , anch ' egli comandante di battaglione , ma inferiore di grado , faceva tutto quanto il tenente colonnello gli comandava , senza un ' obbiezione . La notte , i tubi furono fatti brillare . Io avevo fatto nascondere le pinze del mio battaglione . All ' alba , il tenente colonnello le reclamava e invano il capitano Bravini le cercava . Fu giocoforza rinunziare alle nostre pinze . Il tenente colonnello chiamò il suo aiutante maggiore e gli chiese : - Abbiamo ancora pinze al 2° battaglione ? Io speravo ch ' egli dicesse di no , perché io l ' avevo prevenuto . Anch ' egli era stato sul Carso e conosceva l ' esito dell ' impiego delle pinze . Il tenente aiutante maggiore fece uno sforzo di raccoglimento e rispose : - Signor sì , ne abbiamo ancora sette , di cui cinque in ottimo stato . Tre grandi e due piccole . Ma un dubbio lo turbò . Tirò un taccuino di tasca e si corresse : - Di cui quattro in buono stato . Due grandi e due piccole . Egli era un professore di greco del bolognese ed era esatto sempre , anche nei dettagli più apparentemente insignificanti . Io ero vicino a lui , e gli dissi , sottovoce , con dispetto : - Tu farai carriera con le tue pinze . - Io faccio il mio dovere , - mi rispose , tranquillo . Le pinze , tutte e sette , furono subito portate . La luce dell ' alba cominciava a rischiarare il bosco , ma in modo così tenue che ci si vedeva appena fra di noi . - Capitano , - ordinò il tenente colonnello al mio comandante di battaglione , - faccia uscire un ufficiale e due soldati per riconoscere i reticolati ed allargare con le pinze le brecce di passaggio . Il capitano ordinò che il tenente Avellini , della 9a compagnia , uscisse con due soldati . Il tenente era un giovane ufficiale di carriera , arrivato al battaglione in quei giorni . Il tenente si presentò , ascoltò gli ordini e non disse una parola . Prese le pinze , ne distribuì una ad ogni soldato , e ne tenne una per sé . Scavalcò la nostra trincea con un salto , e sparì , seguito dai due soldati . Passarono alcuni minuti , senza il minimo rumore . Le fucilate delle vedette continuavano , normali . Io facevo delle considerazioni al capitano Bravini : - Occorrerà della luce perché i nostri possano riconoscere i reticolati e tagliare i fili . E se c ' è della luce , vedranno anche gli austriaci e tireranno sui nostri . Bisognerebbe che le trincee nemiche fossero vuote . Il capitano era nervoso . Non parlava . Anch ' egli si rendeva conto che l ' operazione era difficile . S ' era già bevuta mezza borraccia di cognac . Dalla trincea nemica partirono più colpi . Non erano i tiri delle vedette . Seguirono altri colpi , poi tutta la linea aprì il fuoco . I nostri erano stati scoperti . Dalla nostra trincea , noi non potevamo vedere chiaramente . - Non c ' è dubbio , - mormorai al capitano Bravini , - gli austriaci tirano sui nostri . Operazioni simili non si possono fare che di notte , al buio . Ma di notte non si vede . Quindi non si possono fare né di notte , né di giorno . Ci vuole l ' artiglieria . Senza artiglieria , non si va avanti . - Ci vuole l ' artiglieria , - ripeteva il capitano . E non si sapeva staccare dalla borraccia . Anche il tenente colonnello era nervoso . Camminava su e giù per la trincea , senza parlare . Il suo aiutante maggiore lo seguiva , anch ' egli su e giù , come un ' ombra . Dalle feritoie , a due passi dalla nostra trincea , vedemmo spuntare dai cespugli il tenente Avellini con un soldato . Buttammo a terra qualche sacchetto , e li aiutammo a rientrare . Il soldato era ferito alla gamba . Il tenente aveva la giubba passata da parte a parte , ai fianchi , in più punti , ma senza una scalfittura . Egli riferì al tenente colonnello . L ' altro soldato era morto sotto i reticolati . Gli austriaci avevano , durante la notte , buttato altri cavalli di frisia nei tratti in cui i reticolati erano stati rotti dai tubi . La linea si sarebbe potuta traversare solo in qualche punto , ma passando per uno . Gli austriaci avevano dato l ' allarmi . Le pinze non tagliavano . Egli aveva ancora in mano la sua pinza e la mostrò al tenente colonnello . Nella nostra trincea v ' erano rotoli di filo spinato . Prese l ' estremità d ' un filo e l ' afferrò con la pinza . Le lame della pinza scivolavano sul filo , senza intaccarlo . Il tenente colonnello guardava , contrariato . Prese anch ' egli la pinza e volle provare a rompere il filo . Malgrado i suoi esercizi di ginnastica svedese , egli aveva una struttura fisica impacciata e poco mancò non rimanesse ferito . Tentò a più riprese , ma inutilmente . Il filo rimase intatto e le pinze gli caddero di mano . Il professore di greco prese una delle pinze che erano rimaste per terra , una delle sette , e la provò sul filo . La pinza tagliava . - Ma questa taglia benissimo , - disse trionfante al tenente colonnello . - Taglia ? - chiese questi . - Sì , signor colonnello , taglia . E offrì , una seconda volta , a tutti noi , la dimostrazione della sua scoperta . - Allora , - disse il tenente colonnello , - dobbiamo ancora tentare . - Ma non si tratta di pinze , - dissi io , mettendomi a fianco del capitano e rivolgendomi a lui . - Le pinze potrebbero tagliare tutte quante ed essere le migliori pinze dell ' esercito , ma la situazione rimane la stessa . Gli austriaci attendono ai varchi e tireranno a bruciapelo su quanti si avvicineranno ai reticolati , con pinze o senza pinze . - Qui comando io , - disse il colonnello , - e io non ho chiesto la sua opinione . Il mio capitano non parlò ed io non risposi . Il tenente colonnello chiese al capitano Bravini il nome di un altro ufficiale del battaglione da mandare sotto i reticolati . Senza resistenza , il capitano suggerì il nome del tenente Santini e aggiunse che nessuno , come lui , conosceva il terreno . Per un portaordini , mandò a chiamare Santini . Ora , la luce dell ' alba si era fatta più viva e noi potevamo distinguere tutto l ' andamento delle trincee nemiche . Non ci voleva molto per capire che si mandava Santini a morire inutilmente . Io azzardai ancora un ' obbiezione : - Ora c ' è molta più luce , - dissi . - Inoltre , Santini è uscito , anche stanotte , con i tubi . Non si potrebbe rinviare all ' alba di domani ? Il mio capitano non osò dire una parola . Il tenente colonnello mi rivolse uno sguardo ostile e mi disse : - Si metta sull ' attenti e faccia silenzio ! Il professore di greco continuava ad andare in giro con le pinze e mostrava a tutti , ufficiali e soldati più vicini , che erano in ottimo stato . Il tenente Santini arrivò seguito dal suo portaordini . Il tenente colonnello gli spiegò quello che si voleva da lui e gli chiese se volesse offrirsi volontario . Egli era audace e aveva troppo orgoglio . Io avevo paura ch ' egli rispondesse di sì . Mi avvicinai alle sue spalle e gli sussurrai , tirandogli le falde della giubba : - Di ' di no . - È un ' operazione impossibile , - rispose Santini . - È troppo tardi . - Io non le ho chiesto , - ribatté il tenente colonnello , - se sia presto o tardi . Io le ho chiesto se si offre volontario . Io gli tirai ancora le falde della giubba . - Signor no , - rispose Santini . Il tenente colonnello guardò Santini , quasi non prestasse fede alle sue orecchie , guardò il capitano Bravini , guardò me , guardò tutto il gruppo di ufficiali e di soldati che erano addossati alla trincea , vicino a noi , ed esclamò : - Questa è codardia ! - Lei mi ha posto una domanda , io le ho risposto . Non è questione né di codardia , né di coraggio . - Lei non si offre volontario ? - chiese il tenente colonnello . - Signor no . - Ebbene , io le ordino , dico le ordino , di uscire egualmente , e subito . Il tenente colonnello parlava calmo , la sua voce aveva l ' espressione d ' una preghiera gentile , quasi supplichevole . Ma il suo sguardo era duro . - Signor sì , - rispose Santini . - Se lei mi dà un ordine , io non posso che eseguirlo . - Ma un ordine simile non si può eseguire , - dissi io al capitano , con la speranza che intervenisse . Ma egli rimase muto . - Prenda le pinze , - ordinò il tenente colonnello , con la voce dolce e gli occhi freddi . Il tenente aiutante maggiore s ' avvicinò con le pinze . Mi passò vicino . Io non potei frenarmi e gli gridai : - Potresti uscire tu , con coteste tue pinze della malora . Il tenente colonnello mi sentì , ma rispose a Santini : - Esca dunque , tenente , - ordinò . - Signor sì , - disse Santini . Santini prese le pinze . Si slacciò dal cinturone un pugnale viennese dal corno di cervo , trofeo di guerra , e me l ' offerse . - Tienilo per mio ricordo , - mi disse . Era pallido . Estrasse la pistola e scavalcò la trincea . Il portaordini , che nessuno di noi aveva notato , dopo il suo arrivo in compagnia del tenente , prese una pinza e uscì dalla trincea . Io ero ancora con il pugnale in mano . Il capitano Bravini beveva alla borraccia . Mi buttai alla feritoia più vicina e vidi i due , dritti in piedi , uno a fianco dell ' altro procedere , a passo , verso le trincee nemiche . Era già giorno . Gli austriaci non sparavano . Eppure i due avanzavano allo scoperto . In quel punto , fra le nostre trincee e quelle nemiche , non vi erano più di cinquanta metri . Gli alberi erano radi e i cespugli bassi . Se si fossero buttati a terra , sotto i cespugli , sarebbero potuti arrivare non visti , almeno fino ai reticolati . Santini rimise la pistola nella fondina e avanzò con in mano le sole pinze . Il portaordini gli era sempre a fianco , con il fucile e le pinze . Traversarono il breve tratto e si fermarono ai reticolati . Dalle trincee , nessuno sparò . Il cuore mi batteva come un martello . Levai la testa dalla feritoia e guardai la nostra trincea . Tutti erano alle feritoie . Quanto tempo rimasero dritti , di fronte ai reticolati ? Io non ne ho ricordo . Santini fece infine , ripetutamente , con la mano , un gesto verso il suo compagno per farlo ritornare indietro . Forse , egli pensava di poterlo salvare . Ma il gesto era il movimento stanco d ' un uomo scoraggiato . Il soldato rimase al suo fianco . Santini s ' inginocchiò accanto ai reticolati e , con le pinze , iniziò il taglio dei fili . Il portaordini fece altrettanto . Fu allora che , dalla trincea nemica , partì una scarica di fucili . I due stramazzarono al suolo . Dalle nostre trincee , un fuoco di mitragliatrici e di fucileria , rabbioso e vano , rispose come rappresaglia . Mi levai dalla feritoia e cercai il professore di greco . Io lo investii : - Ora che avete compiuto una così bella operazione , potete anche andare a mangiare , soddisfatti . Egli non mi rispose , e mi guardò con pena . Aveva le lacrime agli occhi . Ma io ero troppo in rivolta per potermi contenere . - Ora , tu e il tuo stratega avete il dovere di uscire , tutti e due di pattuglia , con le tue pinze , e continuare il lavoro che Santini e il suo portaordini hanno interrotto . - Se mi ordinano di uscire , - rispose , - io esco immediatamente . Il tenente colonnello preparava l ' assalto dei due battaglioni per le otto . Il comandante di reggimento e il comandante di brigata vennero in linea e lo fecero sospendere . La notte arrivarono le corvée con tubi e cognac . L ' azione dunque sarebbe stata ripresa . L ' inseguimento continuava . XIII Dopo un nuovo assalto tentato dal 1° battaglione , e fallito , avemmo qualche giorno di tregua , che passammo , dall ' una e dall ' altra parte , a rafforzare le trincee . Si era ormai a metà luglio . La nostra artiglieria cominciò a farsi viva sull ' Altipiano . Una batteria motorizzata fece un ' apparizione sulla strada di Gallio , tirò un centinaio di granate , che caddero sui nostri , e scomparve . Di essa , non si ebbe più sentore . I soldati la battezzarono " batteria fantasma " . Quel giorno , l ' artiglieria nemica rispose , per rappresaglia , sulle nostre linee e fu ferito gravemente il comandante di brigata . Il mio battaglione ricevette altri complementi e ricompose il suo organico . Ogni compagnia ebbe un capitano e quattro ufficiali subalterni . Il capitano Bravini , comandante titolare della 10a e l ' ufficiale più anziano , continuò a comandare il battaglione , nell ' attesa dell ' arrivo d ' un ufficiale superiore . Anche i corpi d ' armata laterali avevano avuto gravi perdite e scacchi a Monte Interrotto , a Monte Colombella , a Monte Zingarella e oltre . Non era solo la nostra divisione che agiva , era tutta l ' armata dell ' Altipiano . L ' idea dell ' inseguimento , che il generale Leone aveva fatta sua , in modo particolare , era una direttiva del Comando Supremo . Contemporaneamente alla notizia dell ' arrivo di un gruppo di batterie , vi furono altri preparativi per un altro assalto . Il mio battaglione fu avvertito che avrebbe attaccato per primo e ricevette l ' ordine di fare delle nuove ricognizioni . Ma il giorno dell ' azione non era stato ancora precisato . Si era , mi pare , al 16 luglio . Io avevo ricevuto l ' ordine di accompagnare il comandante della 9a in linea e di dargli tutti gli schiarimenti necessari alla conoscenza del terreno e delle linee nemiche . Egli era arrivato il giorno in cui era morto Santini e aveva anch ' egli , dalle feritoie della nostra trincea , assistito alla sua morte . Ne era rimasto profondamente impressionato . Il comandante del battaglione aveva stabilito nelle compagnie un nuovo turno per gli assalti : la 9a sarebbe dovuta uscire per la prima , nella prossima azione . Il suo comandante quindi doveva conoscere , in ogni parte , il settore nel quale sarebbe stato , presto , chiamato ad agire . Io lo trovai al comando della sua compagnia , ch ' era dietro la prima linea , di rincalzo . Beveva e mi sembrò di buon umore . Anch ' egli sapeva dei preparativi per la prossima azione . Gli comunicai le disposizioni del comandante di battaglione . - Lo so , lo so bene , - mi disse , - ora tocca a me uscire per primo . Uno alla volta , ci spacciano tutti . - Questa volta , avremo l ' artiglieria , - dissi io per rincuorarlo . - Avremo l ' artiglieria nemica , - ribatté il capitano . - I reticolati sono dappertutto ... È perfettamente inutile che io mi studi il terreno . È indifferente che si attacchi a sinistra o a destra . E per me è tutt ' uno morire a destra oppure a sinistra . Ma se il comandante del battaglione lo desidera , vediamo pure . Potevano essere le cinque del pomeriggio . Io intendevo accompagnarlo a destra , nel punto più elevato delle nostre trincee . Di là , si poteva dominare tutto il terreno posto fra le nostre e le trincee nemiche e si vedeva , distintamente , guardando a sinistra verso Monte Interrotto , l ' andamento dei reticolati e della trincea , nel punto che la 9a avrebbe dovuto attaccare . V ' era là , nella nostra trincea , la feritoia n . 14 , la migliore feritoia d ' osservazione di tutto il settore . Era stata costruita su una roccia che sporgeva , formando un angolo acuto , verso il nemico . Quella feritoia non era adatta per il terreno che stava di fronte e più a destra verso Casara Zebio , ma , per quanto distante , spiava , più in basso , a sinistra , in alcuni tratti , persino il movimento degli austriaci nella trincea e nei camminamenti . Io vi ero stato quasi tutti i giorni e avevo anche potuto farvi dei rilievi per il comando di reggimento . La nostra trincea , in quel punto , era presidiata dalla 12a compagnia . Avevamo già percorso gran parte della linea e ci avvicinavamo al punto più elevato , quando ci venne incontro l ' ufficiale di servizio della 12a . Gli chiesi che ci accompagnasse alla feritoia n . 14 . - Di giorno è chiusa , - ci rispose . - Non serve più . Gli austriaci l ' hanno individuata e vi tengono puntato un fucile a cavalletto . Ieri , vi abbiamo avuto una vedetta uccisa , stamattina una ferita . Il comandante la compagnia ha ordinato di chiuderla con un sasso , di giorno . - Peccato , - dissi io . - Sarebbe stato tanto utile per il signor capitano . Ci accontenteremo delle altre feritoie . - Dalle altre feritoie , - osservò l ' ufficiale , - non si vede gran che . Ma ho fatto parecchi schizzi e il signor capitano può vederli . È come se guardasse alla feritoia n . 14 . - Ma che schizzi , - esclamò il capitano . - Io voglio guardare dalla feritoia n . 14 . - Il comandante della compagnia , - rispose l ' ufficiale , - lo ha proibito espressamente . - Ed io guardo egualmente , - concluse il capitano . E s ' incamminò per la trincea , cercando il numero della feritoia . Si era staccato da noi e procedeva solo , a grandi passi . - Manda a chiamare il comandante di compagnia , - dissi all ' ufficiale , - diversamente quest ' uomo , che ha bevuto , commette una pazzia . Un soldato s ' era già allontanato verso il comando della compagnia e noi ci affrettammo per raggiungere il capitano . Arrivammo assieme alla feritoia n . 14 . Il capitano le si avvicinò ; la feritoia era otturata da un sasso . Egli allungò la mano per rimuovere il sasso . - Se il capitano ha dato un ordine , - dissi trattenendogli il braccio , - noi dobbiamo rispettarlo . - Ed io , che cosa sono io ? Io non sono un capitano ? - mi ribatté con tono di comando . Fu questione di pochi secondi . Il capitano era di fronte alla feritoia . Con una mossa rapida , tolse il sasso e guardò . Un colpo di fucile risuonò nell ' aria e il capitano cadde a terra . Una pallottola esplosiva gli aveva spezzato la mascella destra , asportandogliela in gran parte . La notte , rientrando da un giro in prima linea , io accompagnavo il tenente Avellini , che aveva preso il comando della 9a dopo la ferita del capitano , alla sua compagnia . Un ricovero , addossato ad un roccione , era illuminato . Il ricovero era lateralmente protetto con tela di sacchi e solo passandovi vicino se ne poteva scorgere la luce interna attraverso qualche foro . Mi fermai e guardai . Al centro , v ' era accesa una candela . I soldati , una trentina , stavano attorno , seduti o sdraiati , e fumavano . - Sentiamo che cosa dicono della ferita del capitano , - sussurrai ad Avellini . Ci avvicinammo ai sacchi e ascoltammo . Erano in parecchi a parlare . - Anche domani un assalto ! - Io scommetto che domani c ' è l ' assalto . - E perché non ci dovrebbe essere ? Non siamo noi figli di puttana ? - Non c ' è . La corvée non ha portato né cioccolato né cognac . - Arriverà più tardi , quando saremo tutti morti . E se li sbaferà il sergente furiere . - No , ti dico . Non si è mai visto un assalto senza cioccolato e senza cognac . Il cioccolato può anche mancare , ma non il cognac . - Vedrete che ci faranno ammazzare , questi briganti , senza cioccolato e senza cognac . - Lo credo anch ' io . Ci preferiscono affamati , assetati e disperati . Così , non ci fanno desiderare la vita . Quanto più miserabili siamo , meglio è per loro . Così , per noi è lo stesso , che siamo morti o che siamo vivi . - È così . - È proprio così . - Tu cerca di fare meno l ' imbecille . Mangi tutti i giorni come un avvoltoio e poi ti lamenti . Adesso il tuo stomaco delicato ha bisogno di cioccolato e di cioccolatini . Se non ti procuri le due scatolette di riserva che ti sei mangiato , vedrai che cosa ti succede . Io , come capo squadra , non voglio avere noie . - E chi ti paga per fare la spia ? - Se il capitano non fosse rimasto ferito oggi , ti avrebbe aperto lo stomaco per tirartene le scatolette . - Io , senza cognac , non ci vado all ' assalto . - E dove mai vuoi che trovi due scatolette di carne ? - Ci andrai egualmente , anche senza cognac . Come hai fatto sempre . - Trovale dove vuoi , ma trovale . Rubale . Sei talmente ingrassato che non sei buono a rubare neppure di notte . - Due bidoni di cognac , li ho visti io stamattina . - Non era cognac . Io ne ho rubato una gavetta . Era benzina per i fucili . - Si capisce che sono obbligato d ' andare all ' assalto , anche senza cognac . Se non ci vado , mi fucilano . Ma tu ci trovi gusto . - Finiranno con l ' ammazzarci tutti quanti , con il cognac e senza il cognac . - Eh ! muoiono anche loro . Si dice che la ferita del generale è grave . - Peggio per lui . Non era pagato per fare il generale ? - Sì , muoiono anche loro , ma con tutti i conforti . Bistecche la mattina , bistecche a mezzogiorno , bistecche la sera . - E con uno stipendio mensile che basterebbe a casa mia per due anni . - Ma vedrete che non morrà . Di quella gente , non ne muore uno sul serio . - Quelli stanno bene anche da morti . - Se morissero tutti , staremmo meglio anche noi . - Se morissero tutti , la guerra sarebbe finita . - Bisognerebbe ammazzarli tutti . - Non siamo stati buoni neppure ad ammazzare il comandante della divisione . Siamo dei disgraziati . Non siamo buoni a niente . - Non siamo buoni a niente . - A niente . - A niente . - Pare che il capitano abbia detto : " Io , i miei soldati non li conduco a farsi ammazzare come galline " . Ed ha preferito farsi ficcare una palla in testa . - Chi te l ' ha detto ? - Lo dicevano in compagnia , quando l ' han fatto passare qui , in barella . - Bisognerebbe ammazzarli tutti , tutti , dal capitano in su . Altrimenti , per noi , non c ' è scampo . - E il capitano comandante del battaglione ? - Anche lui vuol fare carriera . Ma verrà il giorno anche per lui . - Vogliono fare tutti carriera . I loro galloni sono fatti di morti . - Si dice che il tenente Santini ha lasciato un testamento . - L ' ho sentito anch ' io . - Anch ' io . - E che dice il testamento ? Era sposato , il tenente ? - Ma che sposato ! Il testamento diceva : Raccomando ai miei cari soldati di spararli tutti , appena possono farlo senza loro pericolo ; tutti , senza eccezione . - Quello era un uomo ! - Non aveva paura di niente . - Era un disgraziato come noi , - Il tenente comandante del plotone non si farà certo ammazzare per noi . Ha una paura maledetta . - E tu non hai paura ? Non hai paura , tu ? - Se io ho cognac , non ho paura di niente . - Se non avessi paura , saresti già scappato . - Scappare ? E dove mai scappare ? - Chi mi dà un po ' di cognac ? - Cognac ? Cartucce , se vuoi . - Do mezzo sigaro a chi mi dà cognac . - Vediamo . - Vediamo . - Silenzio ! C ' è qualcuno di fuori . - Ecco il mezzo sigaro . - Silenzio ! Noi eravamo addossati al ricovero , dietro il camminamento . Dall ' altra parte , dall ' entrata del ricovero , il furiere della compagnia si affacciò e gridò : - Cinque uomini di corvée per il cioccolato e per il cognac ! - Ingrassano bene il porco prima di ammazzarlo . - Lo ingrassano bene ! - C ' ingrassano bene ! XIV Il comandante della divisione volle dirigere personalmente i preparativi dell ' azione . Fin dalle prime ore del giorno , egli era in linea , nelle trincee del mio battaglione . Il comandante del reggimento l ' accompagnava . Il generale si era abituato a controllare tutto . Quella sua tenacia , senza stanchezza , era all ' altezza del suo ardimento . Stavolta , egli era deciso a passare . Già durante la notte , s ' era sparsa la voce che numerose batterie di differente calibro avrebbero collaborato all ' azione . Finalmente dunque l ' artiglieria ci avrebbe distrutte quelle maledette trincee e quei reticolati ! Era finalmente tempo . Dopo la batteria fantasma , non s ' erano sentite batterie su tutto l ' Altipiano . I pezzi non arrivarono in massa . Ma il generale Leone ce ne volle mandare egualmente un esemplare . Egli fece portare in trincea un cannone da 75 . Trascinato dalle corvée , sulle mulattiere e i sentieri , il cannone arrivò in linea poco dopo il generale . Era un pezzo da campagna Déport , scudato . Esso si presentò isolato , come decorosa rappresentanza ufficiale del corpo . Dove fossero i suoi compagni , nessuno di noi lo seppe mai . Probabilmente , erano stati inviati anch ' essi , ambasciatori straordinari , per le varie brigate sparse sull ' Altipiano . La loro voce comunque non arrivò fino a noi . Nella nostra trincea , artiglieri e fanti praticarono una larga breccia e vi collocarono il cannone , le ruote fuori , l ' affusto dentro la trincea . Appena gli austriaci lo videro , aprirono il fuoco . Il pezzo , con gli scudi corazzati di fronte e di fianco , rimase impassibile al tiro . Il generale dette un ordine , e il sottotenente d ' artiglieria , che comandava il distaccamento , fece iniziare il tiro . Il generale , il colonnello , il capitano Bravini ed io stavamo vicini al pezzo , riparati dalla trincea . Ai primi rimbombi , il generale , senza peraltro modificare l ' espressione del suo viso austero , si lisciò le mani con soddisfazione . E guardò i soldati , cercando , con gli occhi duri , un consenso . Egli non parlava , ma tutto il suo contegno diceva : " Guardate , che cosa vi ha saputo portate in linea il vostro generale " . I soldati rimasero indifferenti , incapaci d ' apprezzare l ' importanza del dono . Sin dai primi colpi di cannone , il fuoco delle mitragliatrici e dei fucili andò diminuendo fino a cessare del tutto . Ad esso , di fronte al cannone , si sostituì un tiratore scelto . Con tiro preciso , sempre più preciso , questi tentava di colpire il tiratore del pezzo , attraverso il piccolo foro di mira , praticato nella corazza . Tutti i serventi del cannone , riscaldati dai colpi , accelerarono il tiro . Quel piccolo colpo di fucile , persistente ma stentato , era coperto dal fragore del cannone e dallo scoppio delle granate sulla trincea . Il generale continuava a lisciarsi le mani . - Bravo , tenente ! - diceva all ' artigliere . - Ma bravo ! ma bravo ! Da Val d ' Assa , a non meno di sette chilometri , una batteria nemica da 152 tirò a forcella sul pezzo da 75 . Si rovesciò attorno , in pochi istanti , una valanga di granate . I serventi del pezzo parvero non accorgersene neppure e rimasero inchiodati ai loro posti . Alcune granate caddero di fronte alle nostre trincee , senza ferire nessuno ; altre si abbatterono sulle trincee nemiche . Il nostro cannone si era trovato un buon ausiliario . Come se quei colpi fossero partiti dal nostro pezzo , il generale aumentava il proprio entusiasmo . - Bravo , tenente ! - continuava . - La terrò presente per una promozione straordinaria per merito di guerra . I colpi del tiratore isolato si facevano sempre più precisi . Egli tirava con metodo . Un colpo traversò il foro dello scudo e spezzò il braccio al puntatore . Senza parlare , questi mostrò il braccio ferito al tenente . L ' ufficiale prese il suo posto e continuò il tiro . Il tiratore isolato riprese il suo . La batteria da 152 taceva , evidentemente soddisfatta . Il nostro pezzo da 75 continuava a sparare , ma i suoi colpi cadevano ora sui reticolati , ora sulle trincee , senza effetto . Appariva chiaro che avrebbe potuto continuare a sparare tutto il giorno , con lo stesso risultato . Al colonnello , che fino a quel momento era stato muto a fianco del generale , sfuggì una esclamazione : - Tutto questo non serve a nulla . Il generale non s ' irritò . Parve anzi prestare attenzione al colonnello . - Crede lei veramente che questo non serva a nulla ? - A nulla , - rispose il colonnello , convinto . - Proprio a nulla , signor generale . Io guardai il colonnello con stupore . Era la prima volta ch ' egli osava esprimere un ' opinione antigerarchica . Il generale rifletté . Si accarezzò il mento con l ' estremità del bastone alpino e stette raccolto a lungo . Anch ' egli doveva aver notato che il cannoncino da 75 era impotente contro una trincea scavata nel suolo e contro una linea di reticolati così vasta . Mentre il generale rifletteva , anche il tenente rimase colpito al braccio . Immediatamente , un sergente lo sostituì . Gli artiglieri , con mossa meccanica , febbrilmente continuavano a servire il pezzo . Il tenente passò accanto al generale , fasciandosi il braccio . Il generale parve decidersi . Batté la mano sulla sua spalla e gli ordinò di far cessare il tiro . Il generale si rivolse poi al colonnello : - Adesso , mettiamo in azione le corazze " Farina " . Io guardai l ' orologio : erano le otto passate . Una corvée portò in trincea diciotto corazze " Farina " . Io le vedevo per la prima volta . Queste differivano dalla corazza del mio maggiore , la quale , a scaglie di pesce , leggera , copriva solo il torso e l ' addome . Le corazze " Farina " erano armature spesse , in due o tre pezzi , che cingevano il collo , gli omeri , e coprivano il corpo quasi fino alle ginocchia . Non dovevano pesare meno di cinquanta chili . Ad ogni corazza corrispondeva un elmo , anch ' esso a grande spessore . Il generale era ritto , di fronte alle corazze . Dopo la fuggevole soddisfazione che gli avevano dato i primi colpi di cannone , s ' era ricomposto , immobile . Ora parlava scientifico : - Queste sono le famose corazze " Farina " , - ci spiegava il generale , - che solo pochi conoscono . Sono specialmente celebri perché consentono , in pieno giorno , azioni di una audacia estrema . Peccato che siano così poche ! In tutto il corpo d ' armata non ve ne sono che diciotto . E sono nostre ! Nostre ! Io ero , nella trincea , a fianco del capitano Bravini . Al mio fianco , ma distante qualche metro , v ' era un gruppo di soldati . Il generale parlava con tono di voce normale . Anche i soldati lo sentivano . Un soldato , commentò a bassa voce : - Io preferirei una borraccia di buon cognac . - A noi soli , - continuava il generale , - è stato concesso il privilegio di averle . Il nemico può avere fucili , mitragliatrici , cannoni : con le corazze " Farina " si passa dappertutto . - Dappertutto , per modo di dire , - osservò il colonnello , che , in quel giorno , era in vena d ' eroismo . Il terribile generale non reagì e guardò il colonnello come se avesse posto un ' obbiezione di carattere tecnico . Il colonnello , per temperamento , era lento e passivo ma , una volta tanto , si permetteva delle stravaganze che , per altri , non sarebbero state lecite . Egli aveva una statura da gigante ed una grossa fortuna di famiglia : due qualità che s ' imponevano . - Io ho conosciuto le corazze " Farina " , - spiegò il colonnello , - e non ne ho conservato un buon ricordo . Ma forse queste sono migliori . - Certo , certo , queste sono migliori , - riprese il generale . - Con queste si passa dovunque . Gli austriaci ... Il generale abbassò la voce , sospettoso , e dette un ' occhiata alle trincee nemiche , per accertarsi che non fosse sentito . - Gli austriaci hanno fatto delle spese enormi per carpirci il segreto . Ma non ci sono riusciti . Il capitano del genio che è stato fucilato a Bologna , pare fosse venduto al nemico per queste corazze . Ma è stato fucilato a tempo . Signor colonnello , vuole aver la compiacenza di disporre che esca il reparto dei guastatori ? Il reparto dei guastatori era stato preparato dal giorno prima e attendeva d ' essere impiegato . Erano volontari del reparto zappatori , comandati da un sergente , anch ' egli volontario . In pochi minuti , furono in trincea , ciascuno con un paio di pinze . Essi indossarono le corazze in nostra presenza . Lo stesso generale si avvicinò a loro ed aiutò ad allacciare qualche fibbia . - Sembrano guerrieri medioevali , - osservò il generale . Noi rimanemmo silenziosi . I volontari non sorridevano . Essi facevano in fretta ed apparivano decisi . Gli altri soldati , dalla trincea , li guardavano , con diffidenza . Io seguivo con ansia quanto avveniva . E pensavo alla corazza del maggiore a Monte Fior . Certamente , queste erano molto più solide e potevano offrire una più forte protezione . Ma che avrebbero infine concluso questi guastatori , anche se avessero potuto superare i reticolati ed arrivare alle trincee ? Accanto al cannone , praticammo un ' altra breccia , nella trincea . Il sergente volontario salutò il generale . Questi rispose solenne , dritto sull ' attenti , la mano rigidamente tesa all ' elmetto . Il sergente uscì per primo ; seguirono gli altri , lenti per il carico d ' acciaio , sicuri di sé , ma curvi fino a terra , perché l ' elmetto copriva la testa , le tempie e la nuca , ma non la faccia . Il generale rimase sull ' attenti finché non uscì l ' ultimo volontario , e disse al colonnello , grave : - I romani vinsero per le corazze . Una mitragliatrice austriaca , da destra , tirò d ' infilata . Immediatamente , un ' altra , a sinistra , aprì il fuoco . Io guardai i soldati , in trincea . I loro volti si deformarono in una contrazione di dolore . Essi capivano di che si trattava . Gli austriaci attendevano al varco . I guastatori erano sotto il tiro incrociato di due mitragliatrici . - Avanti ! - gridò il sergente ai guastatori . Uno dopo l ' altro , i guastatori corazzati caddero tutti . Nessuno arrivò ai reticolati nemici . - Avan ... - ripeteva la voce del sergente rimasto ferito di fronte ai reticolati . Il generale taceva . I soldati del battaglione si guardavano terrorizzati . Che cosa , ora , sarebbe avvenuto di loro ? Il colonnello si avvicinò al generale e chiese : - Alle 9 , dobbiamo attaccare egualmente ? - Certamente , - rispose il generale , come se egli avesse previsto che i fatti si sarebbero svolti così come in realtà si svolgevano , - alle 9 precise . La mia divisione attacca su tutto il fronte . Il capitano Bravini mi prese per il braccio e mi disse : - Adesso tocca a noi ! Staccò la borraccia e credo che la bevette tutta . XV Il cannone aveva ottenuto , per solo risultato , la ferita del puntatore e del tenente . I guastatori erano caduti tutti . Ma l ' assalto doveva aver luogo egualmente . Il generale era sempre là , come un inquisitore , deciso ad assistere , fino alla fine , al supplizio dei condannati . Mancavano pochi minuti alle 9 . Il battaglione era pronto , le baionette innestate . La 9a compagnia era tutta ammassata attorno alla breccia dei guastatori . La 10a veniva subito dopo . Le altre compagnie erano serrate , nella trincea e nei camminamenti e dietro i roccioni che avevamo alle spalle . Non si sentiva un bisbiglio . Si vedevano muoversi le borracce di cognac . Dalla cintura alla bocca , dalla bocca alla cintura , dalla cintura alla bocca . Senza arresto , come le spolette d ' un grande telaio , messo in movimento . Il capitano Bravini aveva l ' orologio in mano , e seguiva , fissamente , il corso inesorabile dei minuti . Senza levare gli occhi dall ' orologio gridò : - Pronti per l ' assalto ! Poi riprese ancora : - Pronti per l ' assalto ! Signori ufficiali , in testa ai reparti ! Il sergente dei guastatori ferito continuava a gridare : - Avan ... Gli occhi dei soldati , spalancati , cercavano i nostri occhi . Il capitano era sempre chino sull ' orologio e i soldati trovarono solo i miei occhi . Io mi sforzai di sorridere e dissi qualche parola a fior di labbra ; ma quegli occhi , pieni di interrogazione e di angoscia , mi sgomentarono . - Pronti per l ' assalto ! - ripeté ancora il capitano . Di tutti i momenti della guerra , quello precedente l ' assalto era il più terribile . L ' assalto ! Dove si andava ? Si abbandonavano i ripari e si usciva . Dove ? Le mitragliatrici , tutte , sdraiate sul ventre imbottito di cartucce , ci aspettavano . Chi non ha conosciuto quegli istanti , non ha conosciuto la guerra . Le parole del capitano caddero come un colpo di scure . La 9a era in piedi , ma io non la vedevo tutta , talmente era addossata ai parapetti della trincea . La 10a stava di fronte , lungo la trincea , e ne distinguevo tutti i soldati . Due soldati si mossero ed io li vidi , uno a fianco dell ' altro , aggiustarsi il fucile sotto il mento . Uno si curvò , fece partire il colpo e s ' accovacciò su se stesso . L ' altro l ' imitò e stramazzò accanto al primo . Era codardia , coraggio , pazzia ? Il primo era un veterano del Carso . - Savoia ! - gridò il capitano Bravini . - Savoia ! - ripeterono i reparti . E fu un grido urlato come un lamento ed un ' invocazione disperata . La 9a , tenente Avellini in testa , superò la breccia e si slanciò all ' assalto . Il generale e il colonnello erano alle feritoie . - Il comando di battaglione esce con la 10a , - gridò il capitano . E quando la testa della 10a fu alla breccia , noi ci buttammo innanzi . La 10a , la 11a e la 12a , seguirono di corsa . In pochi secondi tutto il battaglione era di fronte alle trincee nemiche . Che noi avessimo gridato o no , le mitragliatrici nemiche ci attendevano . Appena oltrepassammo una striscia di terreno roccioso ed incominciammo la discesa verso la vallata , scoperti , esse aprirono il fuoco . Le nostre grida furono coperte dalle loro raffiche . A me sembrò che contro di noi tirassero dieci mitragliatrici , talmente il terreno fu attraversato da scoppi e da sibili . I soldati colpiti cadevano pesantemente come se fossero stati precipitati dagli alberi . Per un momento , io fui avvolto da un torpore mentale e tutto il corpo divenne lento e pesante . Forse sono ferito , pensavo . Eppure sentivo di non essere ferito . I colpi vicini delle mitragliatrici e l ' incalzare dei reparti che avanzavano alle spalle mi risvegliarono . Ripresi subito coscienza del mio stato . Non rabbia , non odio , come in una rissa , ma una calma completa , assoluta , una forma di stanchezza infinita attorno al pensiero lucido . Poi anche quella stanchezza scomparve e ripresi la corsa , veloce . Ora , mi sembrava di essere ridivenuto calmo , e vedevo tutto attorno a me . Ufficiali e soldati cadevano con le braccia tese e , nella caduta , i fucili venivano proiettati innanzi , lontano . Sembrava che avanzasse un battaglione di morti . Il capitano Bravini non cessava di gridare : - Savoia ! Un tenente della 12a mi passò vicino . Era rosso in viso e impugnava un moschetto . Era un repubblicano e aveva in odio il grido d ' assalto monarchico . Egli mi vide e gridò : - Viva l ' Italia ! Io avevo in mano il bastone da montagna . Lo levai in alto per rispondergli , ma non potei pronunciare una parola . Se noi ci fossimo trovati su un terreno piano , nessuno di noi sarebbe arrivato ai reticolati nemici . Le mitragliatrici ci avrebbero falciati tutti . Ma il terreno era leggermente in discesa e coperto di cespugli e di sassi . Le mitragliatrici erano obbligate continuamente a spostare l ' elevazione e il puntamento , e il tiro perdeva della sua efficacia . Non pertanto , le ondate d ' assalto diradavano e su mille uomini del battaglione , pochi restavano in piedi ed avanzavano . Io guardai verso le trincee nemiche . I difensori non erano nascosti , dietro le feritoie . Erano tutti in ledi e sporgevano oltre la trincea . Essi si sentivano sicuri . Parecchi erano addirittura dritti sui parapetti . Tutti sparavano su di noi , puntando calmi , come in piazza d ' armi . Io urtai contro il sergente dei guastatori . Egli era rovesciato su un fianco , cinto della corazza , l ' elmetto forato da parte a parte . Era stato colpito alla testa , mentre incitava i suoi compagni , e ripeteva il grido che gli era stato troncato , con una cantilena pietosa : - Avan ... avan ... Attorno , giacevano tre guastatori , con le corazze squarciate . Giungevamo alle trincee . Anche il capitano Bravini cadde colpito , ed io lo vidi , le braccia aperte , sprofondarsi in un cespuglio . Lo credetti morto . Ma , subito dopo , ne sentii il grido di " Savoia ! " ripetuto , ad intervalli , con voce fioca . Il battaglione doveva attaccare su un fronte di 250­300 metri . Ma l ' avvallamento del terreno ci aveva involontariamente sospinti , man mano che avanzavamo , verso la stessa striscia di terreno antistante alle trincee nemiche , larga appena una cinquantina di metri . Le mitragliatrici non potevano più colpirci , ma noi offrivamo , ai tiratori in piedi , un bersaglio compatto . I resti del battaglione erano tutti ammassati in quel punto . Contro di noi si sparava a bruciapelo . D ' un tratto , gli austriaci cessarono di sparare . Io vidi quelli che ci stavano di fronte , con gli occhi spalancati e con un ' espressione di terrore quasi che essi e non noi fossero sotto il fuoco . Uno , che era senza fucile , gridò in italiano : - Basta ! Basta ! - Basta ! - ripeterono gli altri , dai parapetti . Quegli che era senz ' armi mi parve un cappellano . - Basta ! bravi soldati . Non fatevi ammazzare così . Noi ci fermammo , un istante . Noi non sparavamo , essi non sparavano . Quegli che sembrava un cappellano , si curvava talmente verso di noi , che , se io avessi teso il braccio , sarei riuscito a toccarlo . Egli aveva gli occhi fissi su di noi . Anch ' io lo guardai . Dalla nostra trincea , una voce aspra si levò : - Avanti ! soldati della mia gloriosa divisione . Avanti ! Avanti , contro il nemico ! Era il generale Leone . Il tenente Avellini era a qualche metro da me . Ci guardammo l ' un l ' altro . Egli disse : - Andiamo avanti . Io ripetei : - Andiamo avanti . Io non avevo la pistola in pugno , ma il bastone da montagna . Non mi venne in mente d ' impugnare la pistola . Lanciai il bastone contro gli austriaci . Qualcuno lo raccolse per aria . Avellini aveva la pistola in mano . Egli si fece avanti , cercando di passare su un tronco rovesciato sopra i reticolati intatti . Era il tronco d ' un abete che , schiantato da una granata , s ' era abbattuto sui fili di ferro . Egli vi era montato sopra e procedeva con difficoltà , come su una passerella . Sparò un colpo di pistola e gridò ai soldati : - Ma sparate dunque ! Fuoco ! Qualche soldato sparò . - Avanti ! Avanti ! - urlava il generale . Avellini camminava sul tronco e faceva degli sforzi per mantenere l ' equilibrio . Dietro di lui , due soldati si reggevano a stento . Io ero arrivato a una difesa di reticolati in cui mi sembrò si potesse passare . Attraverso i fili , infatti , v ' era un passaggio stretto . Io l ' infilai . Ma , fatto qualche passo , trovai lo sbarramento d ' un cavallo di frisia . Era impossibile continuare . Mi voltai e vidi soldati della 10a che mi seguivano . Rimasi lì , inchiodato . Dalle trincee , nessuno sparava . In una ampia feritoia , di fronte , scorsi la testa d ' un soldato . Egli mi guardava . Io non ne vidi che gli occhi . Vidi solo gli occhi . E mi sembrò ch ' egli non avesse che occhi , talmente mi parvero grandi . Lentamente , io feci dei passi indietro , senza voltarmi , sempre sotto lo sguardo di quei grandi occhi . Allora io pensai : gli occhi di un bue . Mi svincolai dai reticolati e mi diressi contro Avellini . Sul tronco v ' era già un gruppo di soldati in piedi , aggrappati fra di loro . Mentre io mi avvicinavo al tronco , dalla trincea nemica , una voce di comando gridò alta , in tedesco : - Fuoco ! Dalla trincea , partirono dei colpi . Il tronco si rovesciò e gli uomini caddero indietro . Avellini non era ferito e rispose con dei colpi di pistola . Tutti ci buttammo a terra , fra i cespugli , e ci riparammo dietro gli abeti . L ' assalto era finito . Io ho impiegato molto tempo a descriverlo , ma esso doveva essersi svolto in meno d ' un minuto . Avellini era vicino e mi bisbigliò : - Che dobbiamo fare ? - Non muoverci più e attendere fino a notte , - risposi . - E l ' assalto ? - insistette . - L ' assalto ? Gli austriaci continuavano a sparare , ma il tiro era alto . Noi eravamo al sicuro . La voce del capitano Bravini arrivava fino a noi , stanca . Egli continuava a ripetere " Savoia " . Carponi , io mi misi alla ricerca del capitano . Credo che vi arrivai in un ' ora . Egli era disteso , la testa dietro un sasso , una mano sulla testa . Senza la giubba , aveva un braccio fasciato , coperto di sangue . Al suo fianco , non v ' erano che morti . Egli si doveva essere fasciato da sé . I cespugli lo riparavano dalla vista delle trincee . Io gli arrivai vicino , senza ch ' egli se ne accorgesse . Lo toccai ad una gamba ed egli mi vide . Mi guardò a lungo e ripeté ancora , abbassando la voce : - Savoia . Io mi portai l ' indice alla bocca per invitarlo a tacere . Strisciai fino alla sua testa e gli mormorai all ' orecchio : - Stia zitto ! Egli parve risvegliarsi da un lungo sonno . Mise anch ' egli l ' indice alla bocca e non parlò più . Fu come se io avessi toccato il bottone d ' un congegno meccanico e lo avessi fermato . Ora , tutta la vallata taceva , I nostri feriti non si lamentavano più . Anche il sergente dei guastatori taceva , sprofondato nell ' eterno silenzio . Neppure gli austriaci sparavano più . Sul piccolo campo di battaglia batteva il sole . Così passò il resto di quel giorno , un attimo ed un ' eternità . Quando , la notte , rientrammo alle nostre linee , il generale volle stringere la mano a tutti gli ufficiali ; cinque , compresi i feriti . Allontanandosi , disse al capitano Bravini , che aveva l ' avambraccio fratturato : - Lei può contare su una medaglia d ' argento al valor militare sul campo . Il capitano stette sull ' attenti finché il generale non scomparve . Rimasto solo con noi , si sedette e pianse tutta la notte , senza riuscire a pronunziare una parola . Finito il ritiro dei feriti e dei morti , che gli austriaci ci lasciarono raccogliere senza sparare un colpo , io mi ero sdraiato , cercando di dormire . La testa mi era leggera , leggera , e mi sembrava di respirare con il cervello . Ero sfinito , ma non riuscivo a prendere sonno . Il professore di greco venne a trovarmi . Egli era depresso . Anche il suo battaglione aveva attaccato , più a sinistra , ed era stato distrutto , come il nostro . Egli mi parlava con gli occhi chiusi . - Io ho paura di diventare pazzo , - mi disse . - Io divento pazzo . Un giorno o l ' altro , io mi uccido . Bisogna uccidersi . Io non seppi dirgli niente . Anch ' io sentivo delle ondate di follia avvicinarsi e sparire . A tratti , sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica , come l ' acqua agitata in una bottiglia . XVI Il generale Leone non si dava pace . Era stato citato all ' ordine del giorno dell ' armata e questa distinzione lo spingeva a nuovi ardimenti . Egli appariva in linea , di giorno e di notte . Era evidente che meditava altre imprese . Ma la brigata aveva avuto perdite troppo gravi e non poteva essere impiegata prima di essere ricostituita . Al mio battaglione , non erano rimasti che duecento soldati , compresa la sezione mitragliatrici di Ottolenghi che , durante l ' azione , era stata di presidio alle trincee . Eravamo ridotti a tre ufficiali . Il capitano Bravini , la cui ferita al braccio era stata considerata leggera , morì in quei giorni . Un altro ufficiale , ferito ad un piede , dovette essere ricoverato all ' ospedale e operato . La fine di luglio e la prima quindicina d ' agosto , furono per noi un riposo lungo e dolce . Non un solo assalto in quei giorni . La vita di trincea , anche se dura , è un ' inezia di fronte a un assalto . Il dramma della guerra è l ' assalto . La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento . Ma la coscienza della morte , la certezza della morte inevitabile , rende tragiche le ore che la precedono . Perché si erano uccisi i due soldati della 10a ? Nella vita normale della trincea , nessuno prevede la morte o la crede inevitabile ; ed essa arriva senza farsi annunciare , improvvisa e mite . In una grande città d ' altronde vi sono più morti d ' accidenti imprevisti di quanti ve ne siano nella trincea di un settore d ' armata . Anche i disagi sono poca cosa . Anche i contagi più temuti . Lo stesso colera che è ? Niente . Lo avemmo fra la 1a e la 2a armata , con molti morti , e i soldati ridevano del colera . Che cosa è il colera di fronte al fuoco d ' infilata d ' una mitragliatrice ? Quei giorni di vita di calma in trincea furono persino giocondi . I soldati canticchiavano all ' ombra . Rileggevano cento volte le lettere ricevute da casa , cesellavano i braccialetti di rame tolti alle granate , si spulciavano beati e fumavano . Qualche giornale ci arrivava ogni tanto e ce li passavamo fra di noi . Erano tutti gli stessi e c ' irritavano . La guerra vi era descritta in modo così strano che ci era irriconoscibile . La Valle di Campomulo che , dopo Monte Fior , noi avevamo attraversato senza incontrare un ferito , vi era dipinta " imbottita di cadaveri " . Di austriaci , naturalmente . La musica ci precedeva negli assalti ed era un delirio di canti e di conquiste . Anche i nostri giornaletti militari erano molto noiosi . La verità l ' avevamo solo noi , di fronte ai nostri occhi . Il sottotenente Montanelli , un giorno , venne a trovarmi . Egli era un veterano del 2° battaglione , comandante il reparto zappatori . Era studente in ingegneria all ' Università di Bologna e ci conoscevamo fin dal Carso . Era anch ' egli uno dei pochi scampati ai combattimenti dell ' Altipiano . Arrivò mentre io leggevo . - Tu leggi ? - mi disse . - Non hai vergogna ? - E perché non dovrei leggere ? - risposi . Egli indossava un impermeabile , abbottonato . Dei suoi indumenti , si vedevano solo l ' elmetto , l ' impermeabile , metà fasce e le scarpe . Queste erano sgangherate e tenute assieme da un groviglio di fili di ferro . Le suole erano nuove , di corteccia d ' abete . Si sbottonò l ' impermeabile e mi si mostrò nudo , dall ' elmetto alle fasce . Così l ' avevano ridotto due mesi di campagna . Dalla fine di maggio , non c ' era arrivato in linea un solo pezzo di vestiario . Chi più chi meno , eravamo un po ' tutti vestiti come vagabondi . - E la biancheria ? - gli chiesi - Non essendo un genere di prima necessità , l ' ho abolita . La mia fauna mi obbligava a tali fatiche di caccia , piccola e grossa , che ho preferito bruciarne i ricoveri . Ora mi sento più uomo . Voglio dire più animale . E tu leggi ? Mi fai pena . La vita dello spirito ? È comico , lo spirito . Lo spirito ! L ' uomo del bisonte aveva una vita dello spirito ? Noi vogliamo vivere , vivere , vivere . - Non è detto che , per vivere , sia obbligatorio sopprimere la camicia . - Bere e vivere . Cognac . Dormire e vivere e cognac . Stare all ' ombra e vivere . E ancora del cognac . E non pensare a niente . Perché , se dovessimo pensare a qualcosa , dovremmo ucciderci l ' un l ' altro e finirla una volta per sempre . E tu leggi ? Io avevo rintracciato nella villa Rossi , posta nel bosco , a mezza strada fra Gallio e Asiago , dei libri abbandonati . Era di notte e l ' incursione di pattuglia non mi dava del tempo . Nella fretta , scelsi l ' Orlando Furioso d ' Ariosto , un libro sugli uccelli e un ' edizione francese dei Fiori del male di Baudelaire . Al libro sugli uccelli , mancavano le prime pagine e ne ignorai sempre l ' autore . Quei libri , li portai con me sull ' Altipiano . Una volta salvati da me , una volta dal mio attendente , io li conservai sempre . È probabile che questa fosse la sola biblioteca letteraria ambulante dell ' armata . Il mio attendente aveva una particolare passione per gli uccelli , e quel libro , illustrato , era il suo passatempo . Egli era un cacciatore . Sapeva appena leggere , ma s ' interessava principalmente delle figure . Quando io leggevo , leggeva anch ' egli e ci scambiavamo le impressioni . - Che hai trovato di nuovo ? - gli chiedevo . - Il libro è interessante . Bertoldo e Bertoldino mi faceva ridere di più , ma questo è più attraente e vario . Tutti gli uccelli sono qua dentro . Non ne manca uno . Ci sono persino i beccafichi . Non dico di no , a me piacciono gli uccelletti alla polenta . I beccafichi vi stanno bene . Ma , senza far torto ai veneti , io preferisco i merli e i tordi arrosto . Io gli dicevo : - Pare che i tordi ci vengano dalla Germania . Ma non tutti . - Possono venirci da dove vogliono , ma , allo spiedo , sono tutti eguali . Sono buoni tutti . Badi bene , signor tenente : i tordi sono squisiti , se lo spiedo è di legno . Mai , per carità , mai commettere l ' imprudenza di adoperare spiedi di ferro . Usi solamente spiedi di legno . E mai più d ' una volta . Ogni tordo vuole il suo spiedo . Dia attenzione : che sia di legno dolce . Prima , assaggi il legno . Ne mastichi un po ' e ne controlli il sapore . Io ho fatto sempre così ... Poiché il mio attendente , nelle ore d ' ozio , reclamava il libro sugli uccelli , io mi ero ridotto a leggere solo l ' Orlando e i Fiori del male . Ma ve n ' era a sufficienza . Certamente noi due eravamo i soli lettori assidui dell ' Altipiano . È sui monti d ' Asiago che ho imparato a conoscere due fra i più caratteristici spiriti della cultura occidentale . Io li conoscevo già , ma superficialmente , come può conoscerli uno che li legga , a tavolino , in città , in tempi normali . Di loro , non mi era rimasto alcun speciale ricordo . Letti in guerra , a riposo , sono un ' altra cosa . Ariosto era un po ' come i nostri giornalisti di guerra , e descrisse cento combattimenti senza averne visto uno solo . Ma che grazia e che gioia nel mondo dei suoi eroi . Egli aveva , certamente , un fondo scettico , ma spinto all ' ottimismo . È il genio dell ' ottimismo . Le grandi battaglie sono per lui delle piacevoli escursioni in campagne fiorite e persino la morte gli appare come una simpatica continuazione della vita . Qualcuno dei suoi capitani muore , ma continua a combattere senza accorgersi d ' essere morto . Baudelaire è l ' opposto . Il sole dell ' Altipiano era fatto per illuminare la sua vita tetra . Come lo studente bolognese , egli avrebbe potuto vagare nudo sui monti e bere sole e cognac . Egli avrebbe ben potuto fare la guerra a fianco del tenente colonnello dell ' osservatorio di Stoccaredo . Simile a lui , simile a mille altri dei miei compagni , egli aveva bisogno di bere per stordirsi e dimenticare . La vita era , per lui , ciò ch ' era per noi la guerra . Ma quali scintille di gioia umana sgorgano dal suo pessimismo ! Era un giorno di sole , tutto il fronte era calmo . Solo da Val d ' Assa , sospinto dal vento , ci arrivava , di tanto in tanto , il rumore d ' un colpo di fucile . Il mio attendente , il fucile sulle ginocchia come uno spiedo , era curvo sugli uccelli . Io gli sedevo accanto , con Angelica e Orlando , attraverso una fuga . Una voce gaia ruppe il nostro silenzio . - Buon giorno , collega ! Era un tenente di cavalleria . Io chiusi il libro e mi alzai . Ci stringemmo la mano e ci presentammo . Era del reggimento " Piemonte Reale " . Addetto al comando d ' armata , veniva in linea per la prima volta . Egli non aveva mai visto una trincea . Anche adesso , non veniva con un incarico di servizio , ma per suo diletto personale , per rendersi conto della linea e del nostro modo di vivere . Era accompagnato da un portaordini del comando del reggimento . Vestiva elegantemente , impeccabile : guanti bianchi , frustino , stivaloni gialli e speroni . Io gli dissi subito : - Fa ' attenzione , perché con cotesta tua brillante tenuta , sarai il richiamo di tutti i tiratori scelti che ci stanno di fronte . Egli scherzò sui tiratori scelti , scherzò sul mio libro . Volle conoscerne l ' autore . Mi confessò di non aver mai letto l ' Ariosto . Io consegnai il libro all ' attendente , presi il bastone di montagna e ritornai a lui . Tanto per riallacciare il discorso , dissi : - Orlando è divino . - Meriterebbe , - rispose , - di diventare presidente del Consiglio . - Presidente del Consiglio , - obiettai , - è forse troppo . Ma l ' esercito non lo comanderebbe peggio del generale Cadorna . - No , sua eccellenza non ha preparazione militare , ma è certamente il più grande oratore e il più grande uomo politico che abbia il Parlamento . - Sua eccellenza ? La questione divenne intricata . Nel breve chiarimento che ne seguì , capii che io parlavo di Orlando , il " Furioso " , quello d ' Ariosto , mentre il mio collega intendeva parlare dell ' onorevole Orlando , deputato al Parlamento e Ministro di Grazia e Giustizia nel Ministero Boselli . Il tenente era siciliano come il Ministro e aveva per lui un ' ammirazione sconfinata , Il tenente si levò d ' impaccio , con disinvoltura . Certo , al mio orgoglio di ufficiale di fanteria , piacque l ' equivoco . La stessa pronuncia del tenente di cavalleria mi divertì . Egli parlava con grazia , non poco affettata , quasi sopprimendo le r , alla francese , come da noi facevano solo le artiste del cinema . Veramente , per un momento , l ' impaccio fu più mio che suo . Egli era così ben vestito ed io avevo l ' uniforme , parte in brandelli , parte rattoppata . Sì , io ero ufficiale in una brigata celebre , ed egli era lanciere di un reggimento delle retrovie , di servizio al comando d ' armata per giunta , non proprio vicino alle prime linee . Ma io ero troppo indecente . Ebbi persino l ' impressione di trovarmi di fronte ad un superiore . A poco a poco , reagii e riuscii a vincere quel complesso d ' inferiorità che un uomo sporco sente di fronte ad un uomo pulito . Diventammo , in pochi minuti , buoni camerati . Io lo precedetti e salimmo in trincea . Egli non aveva paura . E , quel ch ' è sempre un pericolo grave in trincea , ci teneva a dimostrare di non aver paura . Io gli dicevo " fa ' come me " , " qui curvati " , " qui tocca terra con le mani " , " qui fermati " , ed egli non si curvava , non toccava terra , non si fermava . Voleva guardare dappertutto , nelle feritoie , al disopra dei parapetti delle trincee . Io faticavo per convincerlo ad essere più prudente . Per fortuna , nessuno sparava . Ci fermammo per prendere un po ' d ' ombra , in un angolo . Egli mi disse : - Credo che voi di fanteria siate troppo prudenti . La guerra non si vince con la prudenza . Era indubbiamente una frase mal collocata . Io mi sentii colpito nel vivo . Quella lezione parve assai inopportuna al mio spirito di corpo . - È che noi , - dissi per ritorsione , - dobbiamo solo contare sulle nostre gambe . In un momento difficile , a un fante possono tremare le ginocchia . Se le ginocchia tremano , non si fa un passo avanti . Voi siete più fortunati . Voi potete anche morire di paura e le gambe dei cavalli vi trascinano avanti egualmente . Mi pentii solo più tardi d ' aver parlato così : per il momento , ne fui soddisfatto . Mi sembrò che il cavaliere fosse stato servito di tutto punto . Egli non mi rispose . Passammo di fronte alla feritoia n . 14 . - Questa , - spiegai , - è la più bella feritoia del settore , ma serve solo di notte , quando gli austriaci impiegano i razzi . Di giorno , è proibito guardare . Parecchi ufficiali e soldati vi sono stati uccisi o feriti . Il nemico vi ha aggiustato il tiro con un fucile a cavalletto e vi è in permanenza un tiratore . I soldati , per divertirsi , vi fanno apparire dei pezzi di legno o di carta , delle monete fissate a un bastoncino , e il tiratore infila sempre il foro della feritoia e colpisce il bersaglio . Guardammo entrambi la feritoia . Essa non era più , come una volta , praticata nel muro e chiusa con un sasso . I soldati vi avevano collocato una feritoia scudata , trovata nelle rovine d ' Asiago . Era una pesante lastra d ' acciaio con un foro per l ' osservazione , che si poteva aprire e chiudere con un otturatore egualmente d ' acciaio . Io sollevai l ' otturatore , tenendomi discosto e attesi il colpo . Ma il tiratore non sparò . - La vedetta dorme , - disse il tenente . Lasciai cadere l ' otturatore sul foro e lo risollevai di nuovo . La luce del sole passò nel foro come il fascio luminoso d ' un riflettore . Un fruscio attraversò l ' aria , accompagnato da un colpo di fucile . La pallottola aveva infilato il foro . Il tenente volle provare anch ' egli . Sollevò l ' otturatore e presentò al foro l ' estremità del suo frustino . Un altro colpo risuonò e il frustino rimase stroncato . Egli ne rise . Prese un pezzo di legno , vi innestò una moneta di rame e ritentò l ' esperimento . - Stasera , avrò qualcosa da raccontare al comando d ' armata . La moneta , investita in pieno , uscì dall ' estremità del legno e volò via , fischiando nell ' aria . Passai oltre e mostrai la feritoia successiva . - Di qui , - dissi , - si vede un altro settore meno importante . Qui non c ' è pericolo . Vedi , là in fondo , un mucchio che sembra un sacco di carbone ? È il mascheramento di una mitragliatrice . L ' abbiamo individuata qualche notte addietro , mentre tirava durante un allarme . Ne abbiamo già informato il comando di reggimento , perché , se vi sarà un ' azione , bisognerà distruggerla con un cannoncino da montagna . - Ora , l ' avete l ' artiglieria ? - Sì , qualche pezzo , comincia ad arrivare . Vedi là , più a destra ? Sembra un cane bianco . È un osservatorio che domina l ' altro settore . E là , dove si vede un folto boschetto d ' abeti , v ' è il burrone . Là , la linea è interrotta , e riprende , dall ' altra parte , oltre il burrone . Io credevo , che , dietro di me , anch ' egli guardasse . La feritoia era grande e v ' era posto per due . Sentii la sua voce un po ' distante , mentre diceva : - A un ufficiale del " Piemonte Reale " tremano le gambe meno che al suo cavallo . Un colpo di fucile seguì alle sue parole . Mi voltai . Il tenente era alla feritoia n . 14 e stramazzò al suolo . Mi slanciai per sostenerlo : ma egli era già morto . La palla l ' aveva colpito in fronte . XVII A metà agosto , si ricominciò a parlare d ' azione . I battaglioni erano stati ricostituiti . Alcune batterie da campagna e da montagna avevano già preso posizione nel settore del corpo d ' armata . In linea , non si dormiva più durante la notte . Pattuglie e tubi furono di nuovo messi in movimento . Un giorno , ci fu annunziato l ' assalto per l ' indomani , ma fu rinviato . Si poteva quindi contare su un giorno di vita assicurata . Chi non ha fatto la guerra , nelle condizioni in cui noi la facevamo , non può rendersi un ' idea di questo godimento . Anche un ' ora sola , sicura , in quelle condizioni , era molto . Poter dire , verso l ' alba , un ' ora prima dell ' assalto : " ecco , io dormo ancora mezz ' ora , io posso ancora dormire mezz ' ora , e poi mi sveglierò e mi fumerò una sigaretta , mi riscalderò una tazza di caffè , lo centellinerò sorso a sorso e poi mi fumerò ancora una sigaretta " appariva già come il programma gradito di tutta una vita . Gli ordini per prepararci al nuovo combattimento coincisero con la notizia che alle bandiere dei due reggimenti della brigata era stata concessa la medaglia d ' oro al valor militare . L ' eccezionale onore , che ci distingueva ancora una volta fra tutte le brigate di fanteria , sarebbe stato da noi tutti più apprezzato se fossimo stati a riposo . Il comandante di brigata volle egualmente celebrare l ' avvenimento e chiamò tutti gli ufficiali a rapporto . In un breve discorso , rievocò il passato della brigata e ordinò che i comandanti di compagnia lo ricordassero ai reparti . Io ero con gli ufficiali del mio battaglione . Dopo il rapporto , che s ' era svolto al comando di brigata , risalivamo assieme la linea . Dietro di noi , venivano gli ufficiali del 1° battaglione , comandato dal capitano Zavattari . Egli , dal 2° battaglione era stato trasferito al 1° dopo la morte del maggiore , e ne aveva assunto il comando . Il mio battaglione era in trincea ed il 1° di rincalzo . Per rientrare in linea , noi dovevamo passare per il comando del 1° battaglione . Eravamo giunti all ' altezza del comando del 1° battaglione , quando ci arrivò la notizia che il generale Leone era morto , colpito al petto da una pallottola esplosiva . Perché non chiamare le cose con il loro vero nome ? Fu una gioia , un tripudio . Il capitano Zavattari , c ' invitò a fermarci al suo comando e fece sturare delle bottiglie . Bicchiere alla mano , egli prese la parola : - Signori ufficiali ! Sia permesso a un rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione e ad un capitano veterano di levate il bicchiere alla fortuna del nostro esercito . Imitando le belle tradizioni di alcuni popoli forti in cui i parenti celebrano la morte di un membro della loro famiglia con banchetti e danze , noi , non potendo fare di meglio , beviamo alla memoria del nostro generale . Non lacrime , o signori , ma una gioia , convenientemente contenuta . La mano di Dio è scesa sull ' Altipiano d ' Asiago . Senza voler criticare il ritardo con cui la Provvidenza attua la sua volontà , dobbiamo peraltro affermare ch ' era tempo . Egli è partito . La pace sia con lui ! Con lui la pace e con noi la gioia . E ci sia infine consentito rispettare da morto un generale che detestavamo da vivo . Eravamo tutti con i bicchieri levati , quando , nella mulattiera proveniente da Croce di Sant ' Antonio , fra gli abeti , apparve un ufficiale montato . Io ero di fronte alla mulattiera e lo vidi per primo . Egli veniva verso di noi . Io esclamai : - Ma è impossibile ! Tutti guardammo . Era il generale Leone . Sul mulo , l ' elmetto affondato fino agli occhi , il bastone alpino sull ' arcione , il binoccolo pendente al collo , il viso oscuro , veniva , trottando , incontro a noi . - Signori ufficiali , attenti ! - gridò il capitano . Senza avere il tempo di deporre i bicchieri , ci mettemmo sull ' attenti . Anche il capitano si era irrigidito con il bicchiere in mano . - Quale lieto avvenimento festeggiano ? - chiese , arcigno , il generale . Vi fu un imbarazzo in tutti . Il capitano si riprese e rispose con una voce che sembrava venire d ' oltretomba : - Le medaglie d ' oro al valor militare concesse alle bandiere . - Mi permettano che io beva con loro , - disse il generale . Il capitano gli offrì il suo bicchiere , ancora intatto . Il generale bevve d ' un colpo , restituì il bicchiere vuoto , incitò il mulo , e disparve al trotto . Il giorno dopo , era l ' azione , combinata con l ' artiglieria . Due batterie da campagna aprirono i varchi nei reticolati , sconvolsero un tratto delle trincee nemiche , e il 1° battaglione poté passare con due compagnie . Un centinaio di prigionieri cadde nelle nostre mani , ma la trincea occupata , battuta ai fianchi dal tiro nemico , dovette essere sgombrata . L ' azione non era riuscita che parzialmente in quel sol punto . Il mio battaglione era di riserva ed io assistetti all ' azione condotta dal 2° battaglione . Questo attaccò molto più a destra , sotto i grandi roccioni di Casara Zebio pastorile . Era stata questa una variante imposta dal comandante della divisione , il quale pensava che , in quel punto , si dovesse non impiegare l ' artiglieria ma tentare ancora una volta l ' assalto di sorpresa . Due batterie d ' altronde non erano sufficienti per il fronte di tutta una divisione ed era giocoforza rinunziarvi . Il generale non aveva perduto la fiducia nelle corazze " Farina " . Egli pensava che una compagnia corazzata dovesse costituire , avanzando compatta , una valanga d ' acciaio , contro cui sarebbe stato vano il tiro nemico . Il tenente colonnello Carriera era stato il solo ad entusiasmarsi del progetto e il suo battaglione era stato chiamato ad eseguirlo . Io ero in trincea , spettatore , accanto al comando del 2° battaglione . La 6a compagnia , comandata dal tenente Fiorelli , indossò le corazze . Essa doveva avanzare per prima , le altre compagnie dovevano seguirla . Il tenente , con la corazza anch ' egli , uscì per primo dalle nostre trincee e la compagnia dietro di lui . L ' azione non durò più di pochi minuti . Le mitragliatrici nemiche , dall ' alto dei roccioni , investirono subito la compagnia e la distrussero . La compagnia non aveva potuto fare che pochi passi oltre le nostre trincee . I corpi dei soldati giacevano di fronte a noi con le corazze squarciate , come se fossero state colpite da cannoncini da montagna . Il tenente colonnello dovette sospendere l ' azione . La distanza fra le nostre trincee e i roccioni , nel punto in cui la 6a compagnia era uscita , non era inferiore a duecento metri . Profittando dei cespugli , si tentò di riportare indietro i feriti . Mentre il tenente colonnello guardava i primi feriti arrivati in trincea , si scoperse , di fronte alla breccia praticata per l ' assalto , e fu ferito al braccio . Il tenente colonnello lanciò un grido e cadde svenuto . La ferita non appariva grave , ma il braccio era passato da parte a parte . Egli era grande e grosso , ma così , steso per terra , ingombrava tutta la trincea e sembrava immensamente più grande e più grosso . Sul volto era sceso un pallore cadaverico e per un momento si pensò che fosse spirato . I suoi soldati gli si fecero attorno e lo rianimarono con spruzzi d ' acqua . Egli respirava con violenza e digrignava i denti . Disse qualche parola , ma non aprì gli occhi . Il suo aiutante maggiore , il professore di greco , gli accostò alla bocca una borraccia di cognac ed egli la trangugiò tutta . Io non gli ero molto vicino , ma ne sentii il gorgoglio nella gola , talmente rumoroso che mi parve il turbinio dell ' acqua in un imbuto . I feriti continuavano ad essere riportati in trincea . Il tenente colonnello , sostenuto da due soldati , la schiena appoggiata al parapetto , si era potuto sedere . Un portaferiti gli fasciava il braccio . Senza aprire gli occhi , egli chiese , con una voce da bambino : - Che ora è ? - Le 10 , - disse l ' aiutante maggiore . - Che ora era quando sono stato ferito ? Mancava forse un quarto alle dieci . Il capitano della 5a , il più anziano dei battaglione , chiese se dovesse prendere il comando del battaglione . - No , - rispose il tenente colonnello , sempre ad occhi chiusi , - il battaglione lo comando ancora io . Chiese dell ' andamento dell ' azione e dette qualche ordine . Anche il tenente Fiorelli era stato trasportato in linea . Egli aveva , all ' altezza della spalla , la corazza lacerata : vi sarebbe potuta penetrare una mano . Liberato a stento di tutto quell ' acciaio inutile , fu potuto fasciare . Aveva la clavicola e l ' omero spezzati . Ogni tanto , il tenente colonnello chiedeva che ora fosse . Quando furono le 10 e 1/4 , pregò l ' aiutante maggiore di avvicinarsi e gli dettò , gli occhi sempre chiusi , la seguente proposta che suonava press ' a poco così : Dal comando del 2° battaglione 399 fanteria . Al comando del 399 fanteria . Il sottoscritto tenente colonnello Carriera cavalier Michele , comandante del 2° battaglione del 399 fanteria , si onora segnalare a codesto comando la condotta del tenente colonnello Carriera cav . Michele durante il combattimento del 17 agosto 1916 . Ferito gravemente al braccio , mentre conduceva il suo battaglione all ' assalto , malgrado la forte perdita di sangue e le grandi sofferenze , rifiutò di cedere il comando del battaglione e di farsi trasportare al posto di medicazione . Con eroica fermezza , noncurante del pericolo , volle rimanere in mezzo ai suoi soldati e continuare a dirigere l ' azione , prendendo tutte le disposizioni necessarie . Solo dopo mezz ' ora , assicurato il buon andamento delle operazioni e dati al suo successore gli ordini per proseguirle , cedé il comando del battaglione e abbandonò il battaglione . Per tale contegno , contemplato dal R.D. del 1848 , il sottoscritto si onora di proporre a codesto comando il tenente colonnello Carriera cav . Michele per una medaglia d ' argento al valor militare . Mirabile esempio , ai dipendenti , di coraggio e di spirito di sacrificio , ecc . ecc . Il tenente colonnello in S . A . P . Comandante del 2° battaglione . Solo a questo punto aprì gli occhi . Prese la penna e firmò : Michele Carriera . E richiuse gli occhi . Il capitano della 5a assunse il comando del battaglione e i portaferiti allontanarono il tenente colonnello su una barella . Il professore di greco era rimasto in piedi , la carta e la penna fra le mani , anch ' egli stupito . Dopo un momento di riflessione disse , scrupoloso : - Ho dimenticato la data . E aggiunse : Casara Zebio , 17 agosto 1916 . Mentre si svolgevano queste straordinarie operazioni burocratiche , la trincea si riempiva di feriti . Gli austriaci tiravano sempre su tutta la linea , ché il combattimento continuava ancora , nel settore . Il tenente colonnello s ' era appena allontanato che arrivò in trincea l ' aspirante medico del mio battaglione , mandato dal suo tenente medico per praticare , in linea stessa , le prime medicazioni . Studente in medicina all ' Università di Napoli , egli non era ancora dottore . Quello strepito di guerra lo sbigottì . Sul parapetto vide una corazza abbandonata e , ignaro dell ' esperimento che avevano fatto le corazze , tentò di indossarla . Qualcuno gli mostrò le altre , ancora cinte dai feriti , e che erano bucate come camicie di cotone . Da quel momento , dimenticata la sua missione , non capì più niente . Il muro della trincea era alto , più alto di lui , ma egli camminava curvo , gli occhi sperduti , inciampando sui feriti . - Fa ' attenzione ai feriti e occupati di loro ! - gli gridò irato un tenente del battaglione . L ' aspirante lo guardò con un sorriso disperato . Incapace di restate dritto , si lasciò cadere per terra e continuò a camminare strisciando , reggendosi sui piedi e sulle mani . - Allarmi ! - si gridò dall ' estrema destra della nostra trincea . - Allarmi ! Allarmi ! Fu un correre disordinato e confuso . Il battaglione si buttò alle feritoie e le nostre mitragliatrici , che fino ad allora non avevano ancora sparato , aprirono il fuoco . Anch ' io mi portai ad una feritoia e vidi una colonna austriaca che , discesa al di là dei roccioni , al limite del burrone , attaccava l ' estremo fianco della nostra trincea . Arrestata dal tiro improvviso , spariva fra le rocce . Quando si ristabilì la calma e cercammo l ' aspirante medico , ci accorgemmo ch ' era sparito . Mezz ' ora dopo , rientrando al mio battaglione , passai al posto di medicazione , ov ' era stato trasportato il tenente Fiorelli . Ci eravamo conosciuti a Padova , ov ' egli era studente in ingegneria e volevo rendermi conto delle sue ferite . Mentre passavo nel camminamento , da una caverna laterale mi arrivò la voce gioiosa d ' un canto accompagnato al mandolino . Rimasi sorpreso . Chi poteva cantare così allegro in un giorno d ' azione , tra morti e feriti ? Sapevo che quella caverna era un magazzino per la farmacia . Mi avvicinai e sollevai la tenda che ne chiudeva l ' entrata . Dal fondo , una candela rischiarava l ' antro . Vicino alla candela , seduto su una scatola di medicinali , stava l ' aspirante medico . Era lui , solo , che cantava e suonava il mandolino . Due bottiglie di " Mandarinetto " gli stavano a fianco : una vuota , l ' altra a metà . A mare chiare ce sta ` na fenestra A mare chiare ... A mare chiare ... Entrai . Gli occhi spalancati , l ' aspirante cessò il canto , e si lasciò cader di mano il mandolino . Mi guardava sbigottito , quasi vedesse un fantasma . Fra tenenti ed aspiranti ci davamo del tu . Ma io , per marcare ancor di più lo sdegno e la distanza gerarchica , lo investii : - Lei , signor aspirante , non si vergogna ? È questo il suo posto ? Sull ' attenti , ma curvo , perché la testa urtava la volta , egli non mi rispondeva . - È lei , - urlai , - che si è bevuto coteste bottiglie ? Con un filo di voce e con espressione supplicante , mi rispose : - Eccellenza , sì . XVIII Nei giorni di calma che seguirono , nella brigata si sparse la voce che saremmo stati finalmente mandati a riposo . Fra di noi , non si parlava d ' altro . Il comandante di divisione ne fu informato e rispose con un ordine del giorno che finiva così : " Sappiano tutti , ufficiali e soldati , che , all ' infuori della vittoria , l ' unico riposo è la morte " . Di riposo , non se ne parlò più . L ' avvenimento non ebbe ripercussioni nella storia della guerra , ma , per la comprensione di queste note , io debbo informare il lettore che fui promosso tenente comandante titolare di compagnia . Tenenti col robbio , si chiamavano allora . Io presi il comando della 10a compagnia , in cui avevo prestato servizio fin dall ' inizio della guerra e che avevo comandato sul Carso . Quasi a festeggiare questo mio avanzamento , lo stesso giorno , gli austriaci installarono un cannoncino da trincea , e tirarono alcuni colpi contro la trincea occupata dalla mia compagnia . Da una granata che raccogliemmo inesplosa , capimmo che si trattava di un cannoncino da 37 . Il pezzo non sparava che pochi colpi di seguito , ora su una feritoia , ora su un ' altra , e la compagnia ebbe due vedette ferite . Malgrado i nostri sforzi per individuarlo , non riuscimmo a capire se fosse appostato in trincea oppure in un ' installazione arretrata . Ogni giorno , a ore differenti , e con tiri di sorpresa , il cannoncino molestava la linea . Il comandante di divisione sentì quei colpi e chiese spiegazioni . Il comando di brigata dette tutte le notizie che aveva ricevute esso stesso . Il generale non ne fu soddisfatto e salì in trincea . In quel momento io ero in linea . La mia compagnia occupava la destra del settore del battaglione e si estendeva fino a pochi metri prima della feritoia n . 14 che costituiva il punto più elevato . Più a destra , e immediatamente dopo , riallacciata alla mia compagnia , era la sezione mitragliatrici , con le due armi , comandata dal tenente Ottolenghi . Da lui dipendeva l ' estrema destra del settore . Il generale Leone , senza passare per il comando di battaglione , venne direttamente in trincea . Io lo vidi e gli andai incontro . Egli mi chiese subito notizie del cannoncino . Io gli dissi quello che sapevo . Finita la mia esposizione , mi tempestò di domande ed io ammirai ancora una volta il suo interesse per i dettagli e il desiderio di controllo matematico . Volle controllare , una per una , lungamente , una cinquantina di feritoie e rimase nel settore della mia compagnia , non meno di un ' ora . - Le sue feritoie , - mi disse infine , - guardano per terra come le trappole del Palazzo della Signoria , e sembrano fatte più per cercare i grilli che per osservare le trincee nemiche . Io mi guardai bene dal sorridere . Egli parlava con aspetto cupo . Gli esposi tuttavia le ragioni per cui , nel mio settore , le feritoie non avrebbero potuto essere costruite diversamente , a causa dell ' andamento del terreno , degli alberi e delle rocce antistanti . - Il difetto non è dei costruttori , ma della natura del suolo . Veda , signor generale , questa feritoia . Se spostiamo il campo di tiro più a sinistra , andiamo ad urtare contro quell ' abete , in fondo , e non vediamo più niente . Se spostiamo più a destra , siamo impediti da quella roccia . Né possiamo elevarla di più , perché quei cespugli ci farebbero da paravento . Il generale guardò tutto , senza impazienze . Ogni tanto , adoperava il binoccolo . - Lei ha ragione , - mi disse infine . - Non si possono costruire le feritoie così come noi le vorremmo . Ma come faccio io a rendermi conto dell ' appostazione di questo cannoncino fastidioso ? Io voglio ridurlo al silenzio con la mia artiglieria . Il generale si era fatto ragionevole e moderato . Quando arrivammo all ' ultima feritoia del mio settore , egli divenne persino cortese . - Io l ' ho visto la prima volta a Monte Fior , mi pare . - Sì , signor generale . - Lei può chiamarsi fortunato . Lei non è morto ancora . - No , signor generale . Con mia grande sorpresa , egli levò un astuccio di sigarette e me ne offrì una . Ma egli non accese la sua ed io non mi permisi di accendere la mia . Eravamo arrivati all ' estremo limite della mia compagnia . Io dissi : - Qui finisce il mio settore , e incomincia il settore delle mitragliatrici . Debbo accompagnarla ancora ? - Sì , mi accompagni . Grazie . Abbia la bontà di accompagnarmi . Egli non avrebbe potuto essere più cortese . Ne ero incantato . Che non avesse cambiato carattere ? Eravamo già nel settore delle mitragliatrici ed io precedevo il generale . Probabilmente informato , il tenente Ottolenghi ci veniva incontro . Lo additai al generale e dissi : - Ecco il tenente comandante del settore . Cedetti il passo e il generale si trovò di fronte al tenente Ottolenghi . Il tenente si presentò . - Mi mostri le sue feritoie , - disse il generale . - Conosce lei le sue feritoie ? È da molto tempo che lei è in questo settore ? - Da oltre una settimana , signor generale . Le feritoie le ho tutte fatte riadattare io stesso . Le conosco bene . Ottolenghi precedeva , il generale seguiva . Dietro il generale , venivo io , dietro , i due carabinieri con i quali il generale era salito in linea , e il mio portaordini . Le trincee erano calme . Durante tutta quell ' ispezione , il cannoncino non s ' era fatto vivo . Solo , dalla linea nemica , ogni tanto , partiva un colpo di fucile , a cui rispondevano le nostre vedette . Ottolenghi si fermò tra due feritoie , che egli definì secondarie , e disse : - Sono feritoie per il tiro sotto i nostri reticolati , non per l ' osservazione . Il generale guardò a lungo l ' una e l ' altra . - Sono feritoie che non servono né per l ' osservazione né per il tiro , - concluse . - Lei mi farà il favore di ordinarne la distruzione . Ne faccia costruire delle altre . Dove sono le feritoie principali ? Il generale era ridivenuto autoritario . - Qui avanti , abbiamo la più bella feritoia di tutto il settore , - rispose Ottolenghi . - Si vede tutto il terreno antistante e tutta la linea nemica , in ogni sua parte . Credo che non esista una migliore feritoia . È qui . La feritoia n . 14 - Feritoia n . 14 ? dicevo fra me . Siccome non avevo più visto quel settore da più giorni , conclusi che Ottolenghi avesse abolito qualche feritoia , spostato i numeri e attribuito il n . 14 ad un ' altra feritoia . Alla prima curva della trincea , Ottolenghi si fermò . Nessuna modificazione era stata portata alle feritoie della trincea . Le feritoie erano le stesse . Staccata dalle altre , oltre la curva , più elevata delle altre e bene in rilievo , era la feritoia n . 14 con la sua lastra d ' acciaio . Ottolenghi si era fermato oltre la feritoia , lasciando questa fra lui e il generale . - Ecco , - disse al generale , sollevando e lasciando subito ricadere l ' otturatore . - Il foro è piccolo e non consente l ' osservazione che ad uno solo . Io feci del rumore , sbattendo il bastone su dei sassi , per richiamare l ' attenzione di Ottolenghi . Cercavo i suoi occhi per fargli cenno di desistere . Egli non mi guardò . Capì certamente , ma non volle guardarmi . Il suo volto era divenuto pallido . Il cuore mi tremava . Istintivamente , aprii la bocca per chiamare il generale . Ma non parlai . La mia commozione , forse , m ' impedì di parlare . Non voglio diminuire in nulla quella che può essere stata , in quel momento , la mia responsabilità . Si stava per uccidere il generale , io ero presente , potevo impedirlo e non dissi una parola . Il generale si portò di fronte alla feritoia . Si mise allo scudo , piegò la testa fino a toccare l ' acciaio , sollevò l ' otturatore e avvicinò l ' occhio al foro . Io chiusi gli occhi . Quanto durasse quell ' attesa , non saprei dirlo . Avevo sempre gli occhi chiusi . Non sentii sparare . Il generale disse : - È magnifico ! magnifico ! Aprii gli occhi e vidi il generale sempre alla feritoia . Senza spostarsi , egli parlava : - Ecco , adesso , mi par di capire ... che il cannoncino sia appostato in trincea , mi pare difficile ... Forse sì ... dove la trincea è in linea spezzata , è possibile ... Ma non credo ... Come si vede bene ... Bravo tenente ! ... È probabile che l ' appostazione sia dietro la trincea , pochi metri dietro ... nel bosco ... Ottolenghi suggeriva : - Guardi bene , signor generale , a sinistra dov ' è un sacchetto bianco , lo vede ? - Sì , lo vedo , è molto chiaro . Tutto è molto chiaro . - Io ho l ' impressione che il cannoncino sia là . Non si nota niente , non si vede fumo , ma il rumore viene di là . Vede ? - Sì , vedo . - Guardi bene , non si muova . - È probabile ... è probabile ... - Se lei permette , adesso , faccio animare la nostra linea . Faccio sparare una mitragliatrice . È facile che , per rappresaglia , il cannoncino spari . - Sì , tenente , faccia sparare . Il generale si ritirò dalla feritoia e lasciò ricadere l ' otturatore . Ottolenghi diede l ' ordine che una mitragliatrice sparasse . Poco dopo , la mitragliatrice aprì il fuoco . Il generale si riaccostò alla feritoia e sollevò ancora una volta l ' otturatore . Il cannoncino non sparò . Dalla trincea nemica , rispose soltanto qualche colpo di fucile . Per due o tre volte , il generale ritirò il volto dalla feritoia per rivolgersi a Ottolenghi , e la luce del sole ne traversava il foro . Mentre la mitragliatrice sparava , il generale guardava ora con l ' occhio sinistro , ora con il destro . Il rumore dei colpi isolati e il tiro della mitragliatrice non svegliarono il tiratore al cavalletto . Il generale abbandonò la feritoia . Ottolenghi era contrariato . - Farò sparare qualche bomba , - propose al generale . - È bene che guardi ancora . - No , - rispose il generale , - per oggi basta . Bravo tenente ! Domani , farò venire qui il mio capo di stato maggiore , perché si renda conto esatto delle posizioni nemiche . Arrivederci . Strinse la mano a noi due e s ' allontanò , seguito dai due carabinieri . Noi rimanemmo soli . - Ma tu sei pazzo ! - esclamai . Il mio portaordini era a pochi passi . Sembrava non guardasse né sentisse . Ottolenghi non mi rispose neppure . S ' era fatto rosso in viso e girava attorno a se stesso . - Vuoi vedere che , se apro ancora la feritoia , quell ' imbecille di tiratore si sveglia ? Levò di tasca una moneta di dieci centesimi , ne serrò leggermente l ' estremità fra il pollice e l ' indice , sollevò l ' otturatore e l ' accostò al foro . Un fascio di sole illuminò il foro . E fu tutt ' uno : il sibilo della pallottola e il colpo di fucile . La moneta , strappata dal tiro , volò fra gli abeti . Ottolenghi sembrava aver perduto ogni controllo su se stesso . Furioso , pestava i piedi per terra , si mordeva le dita e bestemmiava . - E ora ci vuol mandare il capo di stato maggiore ! La notte disfacemmo la feritoia n . 14 . XIX Non si parlava più di nuovi assalti . La calma sembrava ridiscesa per lungo tempo sulla vallata . Dall ' una parte e dall ' altra , si rafforzavano le posizioni . I zappatori lavoravano tutta la notte . Il cannoncino da 37 continuava a darci fastidi , sempre invisibile . Rimaneva dei giorni interi senza sparare un colpo , poi , improvvisamente , apriva il fuoco contro una feritoia e ci feriva una vedetta . Il mio battaglione era sempre in linea e attendevamo che il battaglione di rincalzo ci desse il cambio . Io volevo poter dare indicazioni precise al comandante del reparto che mi avrebbe sostituito . Giorno e notte , avevo un servizio speciale di osservazione , nella speranza che il bagliore dello sparo o il movimento dei serventi tradisse l ' appostazione del pezzo . La notte precedente a quella del cambio , poiché il servizio di vigilanza non ci aveva dato alcun risultato , accompagnato da un caporale , io stesso m ' ero voluto mettere in osservazione . Il caporale era uscito molte volte di pattuglia , ed era pratico del luogo . La luna rischiarava il bosco e , all ' apparire di qualche raro razzo , la luce improvvisa dava un ' apparenza di movimento alla foresta . Era difficile capire se si trattasse sempre d ' una illusione . Potevano anche essere uomini che si spostassero , non alberi che , per la velocità del passaggio della luce dei razzi attraverso i rami , sembrassero muoversi . Noi due eravamo usciti all ' estrema sinistra della compagnia , nel punto in cui le nostre trincee erano più vicine alle trincee nemiche . Camminando carponi , eravamo arrivati dietro un cespuglio , una decina di metri oltre la nostra linea , una trentina dall ' austriaca . Un leggero avvallamento separava le nostre trincee dal cespuglio , e questo coronava un rialzo di terreno dominante la trincea antistante . Eravamo là immobili , indecisi se avanzare ancora oppure fermarci , quando ci parve di notare un movimento nelle trincee nemiche , alla nostra sinistra . In quel tratto di trincea , non v ' erano alberi : non era quindi possibile si trattasse di una illusione ottica . Comunque , noi constatavamo di essere in un punto da cui si poteva spiare la trincea nemica , d ' infilata . Un simile posto non l ' avevamo ancora scoperto , in nessun altro punto . Decisi perciò di rimanere là tutta la notte , per essere in grado di osservare l ' animarsi della trincea nemica , ai primi chiarori dell ' alba . Che il cannoncino sparasse o tacesse , mi era ormai indifferente . L ' essenziale era mantenere quell ' insperato posto di osservazione . Il cespuglio e il rialzo ci mascheravano e ci proteggevano così bene che decisi di ricollegarli alla nostra linea e di farne un posto clandestino d ' osservazione permanente . Rimandai indietro il caporale e feci venire un graduato dei zappatori al quale detti le indicazioni necessarie al lavoro . In poche ore , tra il cespuglio e la nostra trincea , fu scavato un camminamento di comunicazione . Il rumore del lavoro fu coperto dal rumore dei tiri lungo la nostra linea . Il camminamento non era alto , ma consentiva il passaggio al coperto , anche di giorno , ad un uomo che avesse camminato strisciando . La terra scavata fu ritirata indietro nella trincea , e dello scavo non rimasero tracce appariscenti . Piccoli rami freschi e cespugli completarono il mascheramento . Addossati al cespuglio , il caporale ed io rimanemmo in agguato tutta la notte , senza riuscire a distinguere segni di vita nella trincea nemica . Ma l ' alba ci compensò dell ' attesa . Prima , fu un muoversi confuso di qualche ombra nei camminamenti , indi , in trincea , apparvero dei soldati con delle marmitte . Era certo la corvée del caffè . I soldati passavano , per uno o per due , senza curvarsi , sicuri com ' erano di non esser visti , ché le trincee e i traversoni laterali li proteggevano dall ' osservazione e dai tiri d ' infilata della nostra linea . Mai avevo visto uno spettacolo eguale . Ora erano là , gli austriaci : vicini , quasi a contatto , tranquilli , come i passanti su un marciapiede di città . Ne provai una sensazione strana . Stringevo forte il braccio del caporale che avevo alla mia destra , per comunicargli , senza voler parlare , la mia meraviglia . Anch ' egli era attento e sorpreso , e io ne sentivo il tremito che gli dava il respiro lungamente trattenuto . Una vita sconosciuta si mostrava improvvisamente ai nostri occhi . Quelle trincee , che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente , così viva ne era stata la resistenza , avevano poi finito con l ' apparirci inanimate , come cose lugubri , inabitate da viventi , rifugio di fantasmi misteriosi e terribili . Ora si mostravano a noi , nella loro vera vita . Il nemico , il nemico , gli austriaci , gli austriaci ! ... Ecco il nemico ed ecco gli austriaci . Uomini e soldati come noi , fatti come noi , in uniforme come noi , che ora si muovevano , parlavano e prendevano il caffè , proprio come stavano facendo , dietro di noi , in quell ' ora stessa , i nostri stessi compagni . Strana cosa . Un ' idea simile non mi era mai venuta alla mente . Ora prendevano il caffè . Curioso ! E perché non avrebbero dovuto prendere il caffè ? Perché mai mi appariva straordinario che prendessero il caffè ? E , verso le 10 o le 11 , avrebbero anche consumato il rancio , esattamente come noi . Forse che il nemico può vivere senza bere e senza mangiare ? Certamente no . E allora , quale la ragione del mio stupore ? Ci erano tanto vicini e noi li potevamo contare , uno per uno . Nella trincea , fra due traversoni , v ' era un piccolo spazio tondo , dove qualcuno , di tanto in tanto , si fermava . Si capiva che parlavano , ma la voce non arrivava fino a noi . Quello spazio doveva trovarsi di fronte a un ricovero più grande degli altri , perché v ' era attorno maggior movimento . Il movimento cessò all ' arrivo d ' un ufficiale . Dal modo con cui era vestito , si capiva ch ' era un ufficiale . Aveva scarpe e gambali di cuoio giallo e l ' uniforme appariva nuovissima . Probabilmente , era un ufficiale arrivato in quei giorni , forse uscito appena da una scuola militare . Era giovanissimo e il biondo dei capelli lo faceva apparire ancora più giovane . Sembrava non dovesse avere neppure diciott ' anni . Al suo arrivo , i soldati si scartarono e , nello spazio tondo , non rimase che lui . La distribuzione del caffè doveva incominciare in quel momento . Io non vedevo che l ' ufficiale . Io facevo la guerra fin dall ' inizio . Far la guerra , per anni , significa acquistare abitudini e mentalità di guerra . Questa caccia grossa fra uomini non era molto dissimile dall ' altra caccia grossa . Io non vedevo un uomo . Vedevo solamente il nemico . Dopo tante attese , tante pattuglie , tanto sonno perduto , egli passava al varco . La caccia era ben riuscita . Macchinalmente , senza un pensiero , senza una volontà precisa , ma così , solo per istinto , afferrai il fucile del caporale . Egli me lo abbandonò ed io me ne impadronii . Se fossimo stati per terra , come altre notti , stesi dietro il cespuglio , è probabile che avrei tirato immediatamente , senza perdere un secondo di tempo . Ma ero in ginocchio , nel fosso scavato , ed il cespuglio mi stava di fronte come una difesa di tiro a segno . Ero come in un poligono e mi potevo prendere tutte le comodità per puntare . Poggiai bene i gomiti a terra , e cominciai a puntare . L ' ufficiale austriaco accese una sigaretta . Ora egli fumava . Quella sigaretta creò un rapporto improvviso fra lui e me . Appena ne vidi il fumo , anch ' io sentii il bisogno di fumare . Questo mio desiderio mi fece pensare che anch ' io avevo delle sigarette . Fu un attimo . Il mio atto del puntare , ch ' era automatico , divenne ragionato . Dovetti pensare che puntavo , e che puntavo contro qualcuno . L ' indice che toccava il grilletto allentò la pressione . Pensavo . Ero obbligato a pensare . Certo , facevo coscientemente la guerra e la giustificavo moralmente e politicamente . La mia coscienza di uomo e di cittadino non erano in conflitto con i miei doveri militari . La guerra era , per me , una dura necessità , terribile certo , ma alla quale ubbidivo , come ad una delle tante necessità , ingrate ma inevitabili , della vita . Pertanto facevo la guerra e avevo il comando di soldati . La facevo dunque , moralmente , due volte . Avevo già preso parte a tanti combattimenti . Che io tirassi contro un ufficiale nemico era quindi un fatto logico . Anzi , esigevo che i miei soldati fossero attenti nel loro servizio di vedetta e tirassero bene , se il nemico si scopriva . Perché non avrei , ora , tirato io su quell ' ufficiale ? Avevo il dovere di tirare . Sentivo che ne avevo il dovere . Se non avessi sentito che quello era un dovere , sarebbe stato mostruoso che io continuassi a fare la guerra e a farla fare agli altri . No , non v ' era dubbio , io avevo il dovere di tirare . E intanto , non tiravo . Il mio pensiero si sviluppava con calma . Non ero affatto nervoso . La sera precedente , prima di uscire dalla trincea , avevo dormito quattro o cinque ore : mi sentivo benissimo : dietro il cespuglio , nel fosso , non ero minacciato da pericolo alcuno . Non avrei potuto essere più calmo , in una camera di casa mia , nella mia città . Forse , era quella calma completa che allontanava il mio spirito dalla guerra . Avevo di fronte un ufficiale , giovane , inconscio del pericolo che gli sovrastava . Non lo potevo sbagliare . Avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza , senza sbagliarne uno . Bastava che premessi il grilletto : egli sarebbe stramazzato al suolo . Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà , mi rese esitante . Avevo di fronte un uomo . Un uomo ! Un uomo ! Ne distinguevo gli occhi e i tratti del viso . La luce dell ' alba si faceva più chiara ed il sole si annunziava dietro la cima dei monti . Tirare così , a pochi passi , su un uomo ... come su un cinghiale ! Cominciai a pensare che , forse , non avrei tirato . Pensavo . Condurre all ' assalto cento uomini , o mille , contro cento altri o altri mille è una cosa . Prendere un uomo , staccarlo dal resto degli uomini e poi dire : " Ecco , sta ' fermo , io ti sparo , io t ' uccido " è un ' altra . È assolutamente un ' altra cosa . Fare la guerra è una cosa , uccidere un uomo è un ' altra cosa . Uccidere un uomo , così , è assassinare un uomo . Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico . Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo . In me s ' erano formate due coscienze , due individualità , una ostile all ' altra . Dicevo a me stesso : " Eh ! non sarai tu che ucciderai un uomo , così ! " Io stesso che ho vissuto quegli istanti , non sarei ora in grado di rifare l ' esame di quel processo psicologico . V ' è un salto che io , oggi , non vedo più chiaramente . E mi chiedo ancora come , arrivato a quella conclusione , io pensassi di far eseguire da un altro quello che io stesso non mi sentivo la coscienza di compiere . Avevo il fucile poggiato , per terra , infilato nel cespuglio . Il caporale si stringeva al mio fianco . Gli porsi il calcio del fucile e gli dissi , a fior di labbra : - Sai ... così ... un uomo solo ... io non sparo . Tu , vuoi ? Il caporale prese il calcio del fucile e mi rispose : - Neppure io . Rientrammo , carponi , in trincea . Il caffè era già distribuito e lo prendemmo anche noi . La sera , dopo l ' imbrunire , il battaglione di rincalzo ci dette il cambio . XX Le operazioni sembravano aver subito , per ordini superiori , un arresto . Esse si sviluppavano in altri fronti , sul Carso principalmente . Sull ' Altipiano , era ridiscesa la calma . A metà settembre , la brigata fu mandata a riposo , vicino a Foza , per quindici giorni . Ricevemmo finalmente abiti e biancheria e ci rimettemmo a nuovo . Quei quindici giorni passarono per tutti noi come quindici notti . Non facemmo che dormire . Ad ottobre , con l ' approssimarsi dell ' inverno , che in alta montagna incomincia fin dall ' autunno , incominciarono i turni di trincea , tetri e monotoni . Malgrado tutto , non erano peggiori della vita che , ogni giorno e in tempi normali , conducono milioni di minatori nei grandi bacini minerari d ' Europa . Si aveva qualche ferito , raramente un morto . Eccezionalmente , lo scoppio d ' un grosso calibro o d ' una bombarda da trincea provocava una catastrofe , come lo scoppio del grisou in un pozzo . E la vita riprendeva sempre eguale . Trincea , riposo , a un chilometro , trincea . Il freddo , la neve , il ghiaccio , le valanghe non rendono la guerra più dura , per uomini validi . Sono elementi che ben conoscono , in tempo di pace , quanti vivono in alta montagna e nelle regioni dalla neve perenne . La guerra , per la fanteria , è l ' assalto . Senza l ' assalto , v ' è lavoro duro , non guerra . Perciò , di tutti quei mesi , tutti eguali , io non solo non ho un ricordo vago , ma nessun ricordo . Come degli anni d ' infanzia passati in collegio . Debbo quindi saltare dei mesi interi e fermarmi solo su degli episodi , anche di pochi minuti , che ho vissuto intensamente , e che sono ancora profondi nella mia memoria . Il generale Leone , promosso a un comando superiore , lasciò la divisione . Noi lo festeggiammo per una settimana . Il suo successore , generale Piccolomini , arrivò quando la brigata era in linea . Egli volle subito presentarsi alle sue truppe e visitare le trincee . La mia compagnia era in linea , nello stesso settore di destra . Un portaordini del comando di battaglione mi preavvertì , ed io gli andai incontro . Il generale Leone era spettrale e rigido , il nuovo generale ilare e saltellante . Nel rapido confronto che feci tra i due , il generale Piccolomini mi sembrò il migliore degli uomini . Da dove ci venisse , non lo ricordo . Probabilmente proveniva da una direzione di scuola militare , perché aveva uno spirito pedagogico , portato al teorico . Mi attendevo domande sui miei soldati , sui veterani , sul morale dei reparti , sulle trincee , sul nemico . Con un fare da esaminatore , mi disse : - Vediamo un po ' , tenente . Sentiamo come lei definirebbe la vittoria . Intendo dire la nostra vittoria , la vittoria militare . Simile domanda mi cadeva imprevista . Abbozzai un sorriso d ' intelligenza , un sorriso particolare a tutti quelli che , non avendo capito niente , ma trovando inopportuno dire " io non ho capito , abbia la bontà di spiegarsi " , sorridendo , vogliono far capire al loro interlocutore che hanno capito , ma in modo così discreto che è come se non avessero capito . Il generale ripeté : - La vittoria . Mi spiego o non mi spiego ? Noi combattiamo per vincere o per perdere ? Evidentemente , per vincere . - Naturalmente . - Ebbene , l ' azione del vincere è la vittoria . Io desidererei che lei mi definisse questa vittoria . Ora avevo capito , anche troppo . E pensavo , non dico con nostalgia , ma con minore terrore , al generale Leone che , negli ultimi tempi , non s ' era più fatto vedere e sembrava rinsavito . Il generale insisteva : dovetti decidermi a rispondere : - Non saprei , signor generale . Il giureconsulto Paolo afferma ... afferma ... che tutte le definizioni sono pericolose ­ . E , senza orgoglio , anzi con una certa qual timidezza , osai appoggiare la citazione con una frase latina , una delle rare che mi fossero rimaste dei miei studi giuridici . Di fronte alla frase latina , il generale rimase un po ' perplesso . Non se l ' attendeva . Egli mi aveva sorpreso con la vittoria , ma anch ' io l ' avevo sorpreso con Paolo . Per rifarsi , parlò decisamente . - Io non sono un prete e non sono mai stato in seminario . Perciò non conosco il latino . Mi parve prudente tacere . - Lasciamo stare San Paolo . E la vittoria ? La vittoria ? - insisteva il generale . Egli constatò , con soddisfazione , che io non ero in grado di pronunziarmi , e volle egli stesso venirmi in aiuto . Definì la vittoria con parole , probabilmente tolte da un trattato militare , che io ora non ricordo , in cui entrava uno " scatto di nervi " . Il generale distingueva la vittoria nell ' offensiva e la vittoria nella difensiva . Nella prima lo " scatto di nervi " era tempestivamente lanciato , nella seconda era tempestivamente frenato . Io pensavo : speriamo che , nella pratica , egli sia migliore del generale Leone . Il generale mi tolse alle mie riflessioni : - Scommetto che , in tutto il suo battaglione , non v ' è un solo ufficiale che conosca questa definizione capitale . Io pensai : lo spero bene . Ma dissi : - È probabile , signor generale . Lungo la trincea non si sentiva che qualche raro colpo di fucile . Il generale camminava svelto e sicuro ed io lo precedevo . Era chiaro ch ' egli non aveva nessuna di quelle preoccupazioni riguardanti l ' incolumità personale , comuni a quanti non sono abituati a vivere in trincea . Ma il suo pensiero doveva essere sempre fisso alla teoria della guerra . Ogni volta che si fermava , mi diceva : - Sì , sì , in questa brigata , si fa la guerra , ma si pensa poco . Ignorare le nozioni più elementari ! Un ufficiale ! Io non rispondevo . - Attenzione , signor generale , si curvi . Qui , tirano . - E lasci che tirino ! - mi rispose sdegnoso . Passò , curvandosi appena , in modo insufficiente . Un colpo di fucile ci avvertì che era necessario essere più prudenti . Si fermò e disse : - Voglio rispondere un po ' anch ' io a quella gente . Fermò un soldato che passava con una corvée e si fece dare il fucile . Fece qualche passo avanti e si arrestò alla feritoia più vicina . La feritoia non era delle migliori . Era stata costruita per controllare un tratto dei nostri reticolati che il ripiegamento del terreno rendeva favorevole ad un inosservato avvicinamento di pattuglie nemiche . Il tratto che la feritoia dominava era ben lontano dalle trincee nemiche . Da quella feritoia , non era possibile , in alcun modo , tirare sulle trincee nemiche . Apparteneva a quella categoria di feritoie che il generale Leone aveva chiamato adatte alla ricerca dei grilli . Il generale guardò lungamente , rovesciò l ' alzo e puntò con competenza . Con calma , scaricò , una dopo l ' altra , tutte le sei cartucce del caricatore . I soldati della corvée s ' erano fermati , rispettosi , e guardavano . Il generale si rivolse a loro : - Ho voluto dare , personalmente , una piccola lezione a quei facinorosi . Dite pure ai vostri compagni che il vostro generale non ha paura d ' impugnare il fucile come uno dei suoi soldati . Egli era soddisfatto e anche un po ' commosso . I soldati sapevano bene che quella non era una feritoia contro le trincee nemiche . Io non ritenni necessario fargli osservare ch ' egli aveva sparato per terra e sui nostri reticolati . Credevo che il piccolo trattenimento fosse terminato , quando il generale parve concentrare la sua attenzione sulla canna del fucile che aveva impugnato . S ' accorse che il fucile non aveva la baionetta innestata , com ' era d ' obbligo per i soldati in trincea . - Dov ' è la baionetta ? - mi chiese Io gli spiegai che i soldati comandati di corvée non portavano mai la baionetta innestata , e che quello era precisamente il fucile d ' un soldato di corvée . Egli chiese la baionetta . Il soldato s ' affrettò a porgergliela . Il generale l ' afferrò e ne guardò la punta . La baionetta era ben affilata , ma , lungo la punta , v ' era della ruggine . Il generale la guardava fissamente . Anch ' io guardai e vidi subito la ruggine . Pensai : quel poltrone di sergente si è dimenticato di passare la rivista alle baionette ; ora verrà il bello . M ' aspettavo che il generale me ne muovesse rimprovero , come comandante di compagnia responsabile , e cercavo una giustificazione plausibile . Ma egli non si occupava di me . Dopo averne bene esaminata la punta , chiese al soldato : - Che cosa c ' è qui ? Il soldato s ' accorse anch ' egli che la baionetta era sporca e si fece rosso . Il generale riprese : - Che cosa c ' è qui ? Non imbarazzatevi . Venite più vicino . Guardate bene . Che cosa c ' è scritto ? Qui , c ' è scritto qualcosa . Il soldato s ' avvicinò e guardò attentamente . Non tutti i soldati della compagnia sapevano leggere . V ' era anzi una forte percentuale di analfabeti , fra i contadini . Io pensavo : speriamo che almeno sappia leggere . Il soldato aveva l ' aria di saper leggere , perché guardava con intelligenza . Dopo aver esaminato la baionetta , dalla punta alla crociera , rispose confuso : - Io non vedo niente , signor generale , Anch ' io guardai bene , ma non vidi niente . Né sulla lama , né sulla punta , v ' era scritta una lettera . V ' era solo della ruggine . Il generale batté la mano sulla spalla del soldato ed esclamò : - Benedetto figliolo ! Qui c ' è scritta una parola che tutti possono leggere , persino gli analfabeti ; che tutti possono vedere , persino i ciechi , talmente essa è luminosa . Il generale si rivolse a me e mi chiese : - Non è vero , signor tenente ? Siccome non avevo visto niente neppure io , non potevo dire d ' aver visto qualcosa . Un po ' imbarazzato anch ' io , scossi la testa e annuii a metà , come per dire : mi rimetto a lei . Ora il generale si rivolgeva e parlava a tutta la squadra di corvée che si era addossata al parapetto , sull ' attenti . Sembrava un tribuno : - C ' è scritto ... vittoria . Vittoria ! Sì , vittoria . Comprendete voi ? È per la vittoria che noi combattiamo dalle Alpi al mare , dall ' Adriatico al Tirreno , dal Tirreno al ... Vittoria ! Vittoria in nome del Re ... in nome di Sua Maestà il Re . Vittoria in nome ... Il generale tossi leggermente . - In nome ... Siccome la terza invocazione non veniva , egli tossì una seconda volta , una terza . Poi , improvvisamente inspirato , concluse : - Viva il Re ! Nella foga del discorso , il generale aveva elevato la voce . Gli austriaci dovettero sentirlo . Il cannoncino da 37 , sempre invisibile , sparò tre colpi sulla trincea . Per noi , non v ' era alcun pericolo , perché eravamo tutti al sicuro . Nella posizione che noi occupavamo , il cannoncino era per noi inoffensivo . Non v ' erano neppure vedette , in quel punto . Il generale , che pure non poteva avere la stessa nostra certezza , rimase immobile , calmissimo . Senza scomporsi , disse : - Tira sovente ? - Raramente , - risposi , - e per rappresaglia . - Forse ha voluto rispondere ai miei colpi . - È possibile . Il generale aveva restituito il fucile e la baionetta . La corvée si era allontanata . Eravamo rimasti soli . Egli divenne guardingo e riprese la conversazione a voce bassissima . - I suoi soldati hanno tutti il coltello ? - Non tutti , signor generale . C ' è chi l ' ha e chi non l ' ha . - La baionetta non basta . Nel corpo a corpo , specie nei combattimenti notturni , ci vuole il coltello . Un coltello ben affilato , bene affilato , bene , bene ... mi comprende ? - Sì , signor generale - Quanti coltelli vi sono , nella sua compagnia ? Io non ne avevo un ' idea neppure approssimativa . In generale , ogni soldato aveva un coltello o un temperino di sua proprietà . V ' erano anche quelli che non ne possedevano . L ' esperienza mi aveva convinto che , nell ' interesse del servizio , di fronte a domande del genere , è utile rispondere con cifre . Feci un rapido calcolo . Nella compagnia , v ' erano circa duecento soldati , in quel periodo . - Centocinquanta coltelli , - risposi . - A manico fisso ? - No , signor generale . Non ho visto un solo coltello a manico fisso . - Lei non passa molte riviste ai coltelli ? - No , signor generale . Essendo i coltelli di proprietà personale , non lo ritenevo necessario . - D ' ora innanzi , le passi . - Signor sì . - I suoi soldati li adoperano spesso ? - Signor sì . Il generale abbassò ancora la voce , e , fattosi più vicino , mi chiese , quasi all ' orecchio : - Per quale uso ? Con lo stesso tono di voce risposi : - Per tagliare il pane ... Il generale aprì gli occhi , tondi , tondi , tondi . Io non potevo ritornare indietro . - ... la carne ... il formaggio ... Il generale mi divorava con gli occhi . Io continuai : - ... per sbucciare le arance ... - No , no , - disse il generale , con gesto d ' uomo inorridito . - Ma , mi dica , in combattimento ? Io mi concentrai un istante , tanto più che la voce bassissima spingeva alla meditazione . In combattimento ? Io non volevo compromettere quell ' ispezione che , malgrado i numerosi scogli , prometteva di finir bene . Ma , come rispondere ? In combattimento ! Non eravamo riusciti a toccare gli austriaci con i fucili , immaginiamoci con i coltelli ! Anziché rispondere , ripetei , con un fil di voce : - In combattimento ? Il pensiero del generale correva . Egli non s ' accorse che io non avevo risposto alla sua domanda . Continuò : - Va da sé che il fucile con la baionetta innestata deve essere impugnato con tutte e due le mani . Per non essere imbarazzati , bisogna fissare il coltello fra i denti . Ed imitò il gesto , ponendosi , fra i denti , l ' indice della mano . L ' originale posizione in cui si trovava e lo sguardo con cui l ' accompagnava , i peli dei baffi drizzati sulle labbra , mi fecero pensare ad una lontra con un pesce in bocca . Con un cenno della testa , mostrai d ' aver capito . - E il colpo , rapido . Al cuore o alla gola , è indifferente . Purché ci si sbrighi . Io annuii ancora , abbassando la testa . Era evidente che , quanto meno parlavo , tanto meglio le cose sarebbero andate . - È più utile avere un tipo unico di coltello a manico fisso . Ha capito ? - Signor sì . - Ne parli al suo comandante di battaglione . - Signor sì . Il generale mi strinse la mano , con un gesto cabalistico , come se , fra noi due , fosse stato concluso un misterioso patto di guerra . Giorni dopo , egli volle che il comandante di brigata gli presentasse gli ufficiali dei due reggimenti . Al rapporto furono presenti tutti i comandanti di compagnia e gli altri ufficiali , liberi dal servizio . Egli volle conoscerci tutti e profittò dell ' occasione per una conferenza all ' aperto . La riunione aveva luogo nel settore del battaglione di riserva della brigata . L ' ordine del giorno della divisione aveva annunciato il tema della conferenza : " Accordo delle intelligenze " . La giornata era magnifica . L ' Altipiano non ne vide di più luminose . Dopo alcune frasi per salutare gli ufficiali e la brigata , il generale passò al tema . L ' espressione " accordo delle intelligenze " ricorreva frequentemente . Accordo fra l ' intelligenza del capo e quella dei suoi subordinati ; accordo dell ' intelligenza della fanteria con quella dell ' artiglieria ; accordo dell ' intelligenza degli ufficiali e quella dei soldati , ecc . , ecc . Il generale impiegava molte definizioni . Egli le conosceva a memoria . Io risentii , ancora una volta , quella della vittoria con relativa manovra dei nervi . Ma l ' intelligenza costituiva il centro del discorso . Il generale s ' abbandonava all ' improvvisazione : - Un ' intelligenza limpida , solare , come la luce di questa giornata radiosa , in cui gli atomi infiniti danzano in divino accordo , così come io vorrei danzassero gli ufficiali della mia divisione , nei giorni di battaglia . Il discorso , spesso , diveniva rapido . Il generale non aveva appunti scritti e parlava a braccio . - Un ' intelligenza per la quale è sufficiente una minuscola chiave per aprire una grande porta ; una parola per afferrare il significato d ' un ordine , un ' intuizione per comprendere , subito , di primo acchito , un fatto sconosciuto . Per esempio ... Il generale s ' era arrestato . Egli aveva visto uno scavo semicircolare , fresco , che coronava un cocuzzolo , mascherato di frasche , lontano da noi un centinaio di metri , lungo una delle linee di resistenza del settore . - Per esempio ... Che è quello scavo ? È necessario averlo costruito per sapere che cosa sia ? No , o signori , non è necessario . Non occorre chiederlo . Basta vederlo . Si presenta da sé . Si intuisce . Che cos ' è ? È un ' appostazione di mitragliatrice . Il generale si muoveva come un prestidigitatore che , fatta uscire una colomba da una rosa , attenda , dagli spettatori , la maraviglia e gli applausi . L ' aiutante maggiore del 2° battaglione , il professore di greco , era troppo scrupoloso per lasciar passare , senza un ' osservazione , quella ch ' era un ' inesattezza . Il suo battaglione era riserva di brigata ed egli conosceva bene il suo settore . L ' esattezza , innanzi tutto . Egli fece un passo avanti e disse : - Permette , signor generale ? - Dica pure , - rispose il generale . - Per la verità , signor generale , per la verità , non è una appostazione di mitragliatrice . - E che cos ’ è ? - Una latrina da campo . Fu un brutto momento per tutti . Il generale tossì . Anche qualcuno di noi tossì . La conferenza era finita . XXI A novembre , la neve era già alta . Ad ogni nevicata , dovevamo elevare le trincee e spostarne le feritoie , fino al livello della neve . Era arrivato un nuovo comandante d ' armata e si parlava di azioni prossime . Giornalmente , il genio costruiva ponti portatili e scale , e noi ci esercitavamo con essi . I ponti erano fatti con rami intrecciati e avrebbero dovuto servire per passare sui reticolati nemici . Le scale , di legno , lunghe da sei a otto metri , avrebbero dovuto consentire la scalata a quelle trincee nemiche che , nel settore di destra , gli austriaci avevano sulle rocce . Ponti e scale erano gli argomenti e le beffe del giorno e della notte . L ' azione sembrava prossima . La mia compagnia era in linea , all ' estrema destra del settore , in cui era maggiore la distanza fra le nostre trincee e quelle austriache . A destra erano i grandi roccioni , a sinistra la stretta vallata , quasi spoglia d ' alberi . A destra e a sinistra , le due trincee si avvicinavano ; nel mezzo , si allontanavano , fino a distare l ' una dall ' altra da due a trecento metri . In quel tratto , nel mezzo , le trincee austriache erano sul costone e dominavano le nostre , una trentina di metri più basse . Il comando di battaglione mi aveva mandato in linea il soldato Marrasi Giuseppe , punito con quindici giorni di rigore , e assegnato alla mia compagnia . Per sottrarsi alla vita di trincea , egli aveva dato ad intendere di conoscere il tedesco ed era stato mandato , tempo prima , ad una stazione d ' intercettazione telefonica . Scoperto che egli non conosceva la lingua , era stato punito e rimandato al battaglione . Dopo Monte Fior non l ' avevo più visto , per quanto appartenesse alla 9a compagnia . Lo assegnai al 2° plotone ed egli vi prese subito servizio , perché la prigione non si scontava , in trincea , e si faceva solo la ritenuta sul soldo . La notte , durante un ' ispezione in linea , la mia attenzione venne attirata dalla conversazione che si svolgeva nel ricovero del 2° plotone , posto venti o trenta metri dietro le trincee . M ' avvicinai . I soldati fumavano e chiacchieravano sottovoce , attorno alle stufe accese . Il plotone non aveva ufficiale e il sottufficiale che lo comandava , il sergente Cosello , era il solo che non parlasse . Seduto sulle gambe incrociate , fumava una pipa di terracotta , dal cannello smisuratamente lungo . Fumava e ascoltava . - Io sono nato di venerdì , - diceva un soldato , - ed era evidente che non dovevo aver fortuna . Il giorno stesso , mia madre morì . Il giorno in cui mi han chiamato sotto le armi era di venerdì ; venerdì il giorno del mio primo combattimento . Quando sono stato ferito la prima volta , era un venerdì e venerdì quando son stato ferito la seconda volta . Vedrete che mi uccideranno un venerdì . Scommetterei che l ' azione sarà per questo venerdì prossimo . - Io son nato di domenica , - diceva un altro , - e non ho avuto più fortuna di te . Mia madre è morta sei mesi dopo , il che non costituisce una grande differenza . Mio padre si è dovuto sposare , per allevarmi , perché , con la sua giornata , non poteva pagarmi una balia . Mia matrigna mi batteva come un materasso . È il mio primo ricordo d ' infanzia . La vita che io ho fatto non l ' augurerei a un cane . Poi , è venuta la guerra . Quando la granata mi è scoppiata fra le gambe , vi ricordate , chi c ' era ? - Io c ' ero . - Era di domenica . Ti regalo volentieri il mio giorno di festa . - E tu , quando sei nato , Marrasi ? Marrasi non rispose . - Se esiste , nella settimana , un giorno che porta fortuna , certamente tu sei nato in quel giorno . Di ' la verità : a quanti combattimenti hai preso parte ? Con un pretesto o con un altro , li hai evitati tutti . Questa è fortuna . Marrasi si difese attaccando . - Chi mi dà mezzo sigaro ? - chiese . - Ja , mezzo sigaro ? - Ja , ja ! - Kamarad , mezzo sigaro ! Si scherzava sul suo tedesco e non gli si dette il sigaro . - E quella fucilata alla mano ? Che fucilata intelligente ! - Come hai fatto a spararla ? - Ma quando fosti fatto prigioniero , francamente , poca fortuna ! Quella volta , non avesti fortuna ! Tutti i compagni ridevano . Il sergente , impassibile , fumava la pipa . Io mi dimenticai di Marrasi . Il giorno dopo , ero nel mio baracchino e facevo dei disegni richiestimi dal comando di battaglione . Potevano essere le due del pomeriggio . Dalla trincea della compagnia , partì un grido d ' allarmi , seguito da colpi di fucile . Immediatamente , tutta la linea aprì il fuoco . In quattro salti fui in trincea . I soldati correvano alle feritoie . In mezzo alla piccola vallata , oltre la linea dei nostri reticolati , il soldato Marrasi , le gambe affondate nella neve , le mani in alto , senza fucile , stentatamente avanzava verso le trincee nemiche . Sul frastuono dei colpi , si levava la voce da baritono del sergente Cosello : - Sparate sul disertore ! La trincea nemica taceva . Dovetti correre al telefono in trincea . Il comandante di battaglione mi chiamava per avere la spiegazione di quanto accadeva . Egli parlava eccitato : - Che c ' è ? che c ' è ? Debbo mandare rincalzi ? Io lo rassicurai : - Ma no . Un soldato sta passando al nemico , solo , senza armi , e la compagnia tira su di lui . Gli austriaci , per non spaventarlo , non sparano . - Un disonore simile sul battaglione ! - Lo so , lo so ; non lo stia a raccontare a me . Che ci posso fare ? - Me lo rimandi indietro , vivo o morto ! - Eh , vivo , sarà difficile . Sparano tutti su di lui . - Tanto meglio . Meglio morto . Me lo mandi morto . - Sta bene . Posso andare ? - Sì , vada pure e mi dia le novità al più presto . Io ritornai alla feritoia . Al fuoco della compagnia s ' era aggiunto quello delle due mitragliatrici del battaglione . Marrasi continuava ad avanzare , ma con molta difficoltà . Superata la vallata , il terreno era ripido e la neve sempre alta . Io mi stupivo ch ' egli non fosse ancora caduto , quando m ' accorsi che , dietro di lui , ad una cinquantina di metri , anch ' egli sprofondato nella neve , camminava il sergente Cosello . Impugnava il fucile con le due mani e , ad ogni passo , tirava un colpo su Marrasi . Ma questi non cadeva . Con tutta la mia voce , ordinai al sergente di rientrare in trincea . Il sergente si fermò . Era in piedi , in mezzo alla vallata . Io temevo che gli austriaci tirassero su di lui e ripetei l ' ordine . Gli austriaci non sparavano . Egli si voltò e mi gridò : - Signor sì ! Aveva le gambe sepolte nella neve . Da fermo , puntò lungamente e sparò tutto il caricatore sul disertore . Questi cadde e si rovesciò sulla neve . Io lo credetti colpito . Ma , dopo qualche istante , si rialzò e riprese ad avanzare . Tutta la linea continuava a sparare su di lui . Marrasi camminava . Anche il sergente , ch ' era un tiratore scelto , l ' aveva sbagliato . Ho sempre notato che , nei momenti d ' eccitazione , i soldati guardano e sparano ad occhi aperti , senza puntare . Il sergente rientrò . Venne da me , coperto di sudore . Parlava a fatica : - Che vergogna ! Che disonore ! - diceva ansante . - Il 2 plotone è disonorato . Il 2° plotone era disonorato . La compagnia era disonorata . Il battaglione era disonorato . Fra poco , si sarebbero considerati disonorati il reggimento , la brigata , la divisione , il corpo d ' armata e , con ogni probabilità , tutta l ' armata . Marrasi continuava ad avanzare . Il piantone al telefono venne di corsa per dirmi che il comandante di battaglione mi chiamava nuovamente , perché il comandante del reggimento voleva essere messo al corrente . - Rispondi che sono in trincea e non mi posso allontanare . Che verrò tra poco . Il piantone disparve . Marrasi s ' allontanava sempre più da noi . Gli austriaci avevano due sbarramenti di reticolati di fronte alle loro trincee . Egli era arrivato al primo . La neve lo copriva pressoché intieramente , ma l ' ostacolo era egualmente insormontabile . S ' aggrappò ai fili , li scosse , tentò scavalcarli , ma inutilmente . Capì che non sarebbe potuto passare . Scoraggiato , si fermò un istante e si strinse la testa fra le mani . Sembrava gli mancasse ormai la forza di continuare . Fece qualche passo attorno allo stesso punto , disperato . Così , egli girava attorno a se stesso , sperduto , ma invulnerabile , sotto il tiro dei nostri . Marrasi si riprese . Risolutamente , camminò verso un albero che era a pochi metri da lui . Questo era lungo la linea dei reticolati , al di fuori , verso di noi , e gli austriaci vi avevano appoggiato un cavallo di frisia , dall ' altra parte . Marrasi si slacciò il cinturone che aveva ancora alla cintola , con le due giberne . Agilmente , si arrampicò al tronco . Non era più impacciato . Era già a qualche metro da terra . Dall ' alto , spiccò un salto e si sprofondò nella neve , al di là dei reticolati . Il primo sbarramento era passato . I nostri sparavano sempre . Gli austriaci tacevano . Il piantone al telefono venne un ' altra volta . Il comandante del battaglione , assillato di richieste dal comandante del reggimento , il quale , a sua volta , era assediato in permanenza dal comandante di brigata , mi chiedeva insistentemente all ' apparecchio . Lo rinviai , urlando : - Tira una fucilata sul filo telefonico e , dopo , va ' dal comandante del battaglione e informalo che la linea è interrotta . - Signor sì . - Hai capito bene ? - Signor sì . Fra le tante fucilate e i tiri delle mitragliatrici , Marrasi riprese ad avanzare . L ' ultimo tratto , il più ripido , era il più faticoso . La trincea nemica era a pochi metri . Da una grande feritoia , una mano gli faceva segni di richiamo . Egli si diresse alla feritoia . I nostri tiratori scelti di bombe " Benaglia " a fucile , sembravano averlo sotto il loro tiro . Lo scoppio d ' una bomba lo investì ed egli cadde . Ma si rialzò , subito dopo . Nel settore , il fuoco era diventato generale . Dalla compagnia , si era propagato a tutto il battaglione , ai battaglioni laterali , oltre Monte Interrotto , fino alla Val d ' Assa . Tutti sparavano : i nostri e gli austriaci . Sembrava che tutto il corpo d ' armata fosse impegnato in combattimento . Solo le trincee del costone tacevano sempre . Marrasi era sotto l ' altro sbarramento di reticolati , a non più di due metri dalla trincea austriaca . Dalla grande feritoia , qualcuno doveva parlargli in italiano , perché mi parve che una conversazione si svolgesse fra lui e la trincea . Egli cadde , mentre toccava il reticolato . Rimase immobile , le gambe affondate nella neve , il busto piegato , le braccia e le mani tese . Sul bersaglio ormai inanimato , il fuoco di tutta la nostra trincea infuriava come prima . Ci volle del tempo , prima che riuscissi a far cessare il fuoco nel nostro settore . E quando cessò , continuò ancora , a lungo , nei settori laterali . Il telefono era interrotto e comunicai per iscritto le novità al comando di battaglione . Dovetti resistere , fino a sera , agli ordini del comandante del reggimento che esigeva facessi uscire una pattuglia , comandata da un ufficiale , per ritirare il cadavere e lavare , così , l ' onta del reggimento . Il colonnello finì col venire in linea per accertarsi personalmente dell ' esecuzione dell ' ordine . Ma la situazione non mutava per questo . Il cadavere era sempre là , a trecento metri da noi , a due dal nemico . Ed era giorno . Il colonnello insisteva ed io , visto vano ogni altro argomento , trovai un rifugio letterario . Fresco delle letture d ' Ariosto , citai , con tutta serenità , l ' episodio di Cloridano e Medoro : Che sarebbe pensier non troppo accorto Perder dei vivi per salvar un morto . Il colonnello mi rispose , secco , infliggendomi gli arresti . Ma la pattuglia non uscì . Calata la sera , al primo razzo che tirammo , ci accorgemmo che il corpo di Marrasi era scomparso . L ' azione delle scale e dei ponti fu rinviata . XXII Con il sopravvenire dell ' inverno , avevamo iniziato i turni delle licenze . Quindici giorni da passare nelle nostre famiglie ci sembravano una felicità senza eguale . Avellini ed io eravamo fra i più anziani del battaglione e saremmo dovuti partire con i turni dei primi ufficiali , Ma l ' azione delle scale e dei ponti , sospesa più volte , era ancora in preparazione , e il colonnello ci tratteneva al reggimento . Io inoltre dovevo far coincidere la mia licenza con quella di mio fratello , soldato in un reggimento di fanteria della Carnia , poiché avevamo ottenuto di poter partire insieme . Ma , a così grandi distanze , era difficile mettersi d ' accordo . Per Natale , eravamo ancora in trincea . Gli austriaci , normalmente , rispettavano le ricorrenze delle feste religiose . Per le grandi solennità , essi non sparavano in trincea e anche la loro artiglieria taceva . Ma , questa volta , i nostri posti d ' ascoltazione erano riusciti ad intercettare un fonogramma nemico , in cui si parlava di una mina che avrebbe dovuto brillare per Natale , a mezzanotte . Quella mina noi la ritenevamo scavata nella roccia , sotto le nostre trincee , all ' estrema destra del settore . I nostri apparecchi avevano percepito il rumore delle perforatrici , fin dall ' ottobre , e i comandi erano costantemente preoccupati . Se le nostre posizioni fossero saltate in quel punto , gli austriaci , sfruttando la sorpresa , avrebbero interrotto , con le linee , le nostre comunicazioni e occupato il punto dominante la vallata che congiungeva le due divisioni . Il fianco destro della nostra brigata sarebbe stato , per giunta , completamente scoperto . Il nostro battaglione conosceva , più che gli altri , quelle posizioni , e il comando del reggimento ordinò che due compagnie , la 9a di Avellini e la 10a , la mia , rimanessero in linea , la notte di Natale . Il reggimento riceveva il cambio , proprio quella notte , e le nostre due compagnie avrebbero dovuto assicurare la continuità del servizio in quel punto più delicato , in cui i nuovi reparti si sarebbero trovati impreparati . Il reggimento scese a riposo , a Campomulo , dopo l ' imbrunire . La 9a occupò il settore della mina , e la mia compagnia fu posta di rincalzo , nelle immediate adiacenze , per essere pronta a contrattaccare dopo lo scoppio . Solamente noi ufficiali eravamo a conoscenza di quanto sarebbe avvenuto . I soldati rimpiangevano solo di essere dovuti rimanere in linea mentre il resto del reggimento passava il Natale a riposo . Una larga distribuzione di cioccolato e di cognac aveva suscitato qualche sospetto , che fu dissipato dalla considerazione che fosse un compenso dovuto all ' eccezionale servizio . Prima di portarsi sulla mina , Avellini mi consegnò un pacchetto di lettere , sigillato . L ' eleganza del pacchetto e un tenue profumo che ne sprigionava rivelavano chiaramente la loro provenienza . Io non sapevo niente di preciso , ma non ignoravo che Avellini era innamorato di una signorina . Quelle dovevano essere le lettere che ne aveva ricevuto . Con un sorriso che voleva coprire il lieto segreto , mi disse : - Non si tratta di una questione importante , anzi , non è una questione di servizio . Ma se , stanotte , rimango sepolto dalla mina , tu farai giungere questo pacchetto alla persona di cui troverai l ' indirizzo , levando la prima busta sigillata . Io non volevo rivolgergli delle domande . Non volevo apparire indiscreto , ma soprattutto temevo di vedere , con una risposta precisa , distrutta una speranza ch ' io alimentavo in mezzo a molte preoccupazioni e dubbi . Che la signorina di cui ero incaricato di custodire le lettere non fosse la stessa alla quale io pensavo da tanto tempo ? Noi l ' avevamo conosciuta assieme , con Avellini , nel mese di settembre , a Marostica , vicino a Bassano . Eravamo stati mandati in quella cittadina per un incarico di servizio mentre il reggimento era a riposo attorno a Gallio . Le eravamo stati presentati da un ufficiale amico , nella sua famiglia , e io ne ero rimasto vivamente colpito . Speravo di aver suscitato in lei lo stesso interesse . Mi sembrava anzi d ' esserne sicuro . Ma Avellini l ' aveva potuta rivedere da sola . Poiché il mio pensiero correva spesso a quella casa , il dubbio che Avellini fosse il preferito mi perseguitava . Avevo più volte deciso di parlargliene , ma non avevo osato . La sera , mentre Avellini mi lasciava con il pacchetto nelle mani e si allontanava per salire in linea , non seppi resistere . Gli chiesi : - È bionda ? Egli mi accennò di sì . - È bella ? Mi rispose , socchiudendo gli occhi , felice : - Bellissima . Non ardii chiedere di più . Ma , pensavo , perché doveva essere proprio lei ? Non era possibile si trattasse di un ' altra donna ? Certo , era possibile . Avellini aveva ragione di considerarsi in pericolo e di prevedere che quella notte potesse essere l ' ultima della sua vita . Ma non aveva pensato che anch ' io avrei potuto correre seri rischi . In guerra , chi è un metro avanti considera gli altri al sicuro . Neppure io vi avevo pensato , ma quando rimasi solo , compresi che il pacchetto delle lettere non era molto più sicuro nelle mie mani . Dopo lo scoppio della mina , io avrei dovuto contrattaccare , e chi sa che cosa avrei trovato . Decisi di mettere in salvo il pacchetto . Dietro di me , a un centinaio di metri , a sbarramento della valle , v ' era una linea di due ridotte , con un fortino occupato da una batteria da montagna . Io ero buon amico del suo comandante , un capitano d ' artiglieria , che conoscevo fin dal suo arrivo . Con lui ero stato continuamente in rapporto , per disegni , rilievi topografici , per i lavori al fortino . Quella notte stessa , dovevo essere continuamente collegato con lui , perché l ' azione dei suoi pezzi , dopo lo scoppio della mina , si sarebbe coordinata con l ' attacco della mia compagnia . La notte era caduta da poco . La mina non sarebbe scoppiata che a notte inoltrata : a mezzanotte , diceva l ' intercettazione . Trovai il capitano solo , nella piccola sala di mensa , che la batteria aveva costruito dietro il fortino . Gli ufficiali di una batteria in posizione , in montagna , avevano le stesse comodità che , in fanteria , può avere un comando di reggimento in linea . Le pareti di legno erano verniciate e abbellite da illustrazioni di guerra . Il capitano era seduto , alla tavola non ancora sparecchiata . Gli ufficiali avevano finito di pranzare e ripresero i posti di servizio . Il capitano aveva , a portata di mano , il telefono e due bottiglie : una di cognac , e una di benedettino . Egli beveva e fumava . - Debbono essere bosniaci mussulmani , - mi disse , appena mi vide . - Immaginare di far brillare la mina la notte di Natale ! È un bel presepio che ci preparano . Ma io ho i pezzi puntati in tal modo che , se son maomettani , comunicheranno stanotte stessa col Profeta . - Spero bene , - dissi , - che lei non ci scambi per bosniaci , e non ci tiri alle spalle . Badi che , pochi secondi dopo l ' esplosione , noi saremo già partiti all ' assalto e avremo occupato le posizioni su cui lei ha i cannoni puntati . - E per chi ci ha preso ? Noi non siamo artiglieria d ' assedio per permetterci scherzi del genere . Ho disposto un servizio di illuminazione a razzi e , dall ' osservatorio , distinguerò i minimi dettagli . La conversazione si aggirò sull ' artiglieria da montagna in contrapposizione all ' artiglieria da campagna e dei medi e grossi calibri , particolarmente disposti a sbagliare bersaglio e a tirare sui nostri . Il capitano fece preparare il caffè , che era una specialità della batteria . La specialità consisteva in tre bicchieri di cognac finissimo e che si bevevano così : uno , prima del caffè , uno nel caffè e uno dopo il caffè . Per le precedenti mie visite , egli sapeva che non bevevo liquori e scherzava su quella mia astensione da arteriosclerotico . Io mostrai il pacchetto sigillato . - Se dovesse accadermi qualcosa , stanotte , la prego di consegnare questo pacchetto al tenente Avellini , della 9a compagnia . Se egli non fosse più fortunato di me , lei troverà , nella busta interna , l ' indirizzo della persona cui deve essere spedito il pacchetto . Il capitano aveva già bevuto la prima parte del suo caffè speciale . - Lettere d ' amore ? - mi chiese . Io evitai la risposta ed egli si mise a ridere fragorosamente . - Che c ' è da ridere ? - Lei ha ragione . Non c ' è proprio niente da ridere . C ' è da piangere . Egli rideva sempre . - Crede alla donna , lei ? - mi domandò . - E perché , lei non ci crede ? - Io ? Io ! Io ! Prese la bottiglia di cognac , ne bevve un altro bicchierino e disse : - Ecco , a che cosa io credo . - Ciò non impedisce che possa credere , occorrendo , anche alla donna . - Io ho trentacinque anni , - egli disse , - e sono sposato da sei . Ho dell ' esperienza un po ' più di lei . - In materia , l ' esperienza non serve a gran che . - L ' esperienza serve a valutare la vita per quello che è e non per quello che si vorrebbe che fosse . Lei , in confronto a me , è un ragazzo . Quando si ha una donna , lontana mille chilometri , la sola cosa utile a farsi è quella di dimenticarla . Poche illusioni ! Non resta altro da fare . E , per dimenticare , non c ' è che questo . Ora , bevevamo il caffè . - Perché , se non si dimenticasse , non ci rimarrebbe altro che spararsi un colpo di pistola . Il capitano parlava con il tono più allegro . Il liquore , certo , lo eccitava , ma lo eccitavano anche le stesse sue parole . Parlava rapidamente , come se da lungo tempo aspettasse un ' occasione per abbandonarsi a delle confidenze , e ripeteva più volte la stessa frase . Dal portafoglio , tolse una fotografia . - Ecco , guardi . È bella . Bella come può essere una donna bella . Eppure non vale una bottiglia di cognac . Io presi la fotografia tra le mani , ma mi mancò il tempo di guardarla . Egli me la strappò con violenza , s ' alzò in piedi e la gettò nella grande stufa accesa . Io ero imbarazzato e non sapevo che dire . Rapidamente , egli si calmò e prese il mio pacchetto . - Stia tranquillo , - mi disse , - Lei può contare su di me . Cambiò discorso e mi parlò di servizio , bevendo . Ci levammo per uscire . Io ero già alla porta . Egli mi trattenne per il braccio e mi chiese : - Lei non crederà che io sia geloso ? - Ma manco per sogno ! - risposi . Assieme , visitammo le appostazioni più avanzate . Gli artiglieri erano ai pezzi , con i loro ufficiali . Tutto vi era in ordine . Rientrai alla mia compagnia . Nei ricoveri , i soldati bevevano e fumavano . Mi sedetti con loro e aspettai la mezzanotte . Un quarto d ' ora prima , feci disporre i soldati per squadre , pronti ad uscire dai ricoveri e correre ai camminamenti . Man mano che la mezzanotte si avvicinava , i soldati capivano che qualche avvenimento insolito stava per accadere e s ' interrogavano l ' un l ' altro , con lo sguardo . Io dissi che si temeva una sorpresa e bisognava tenersi pronti per il contrattacco . Ma , quanto più s ' avvicinava l ' ora attesa e temuta , tanto più il mio pensiero si allontanava dalla mia compagnia , dalla mina , da tutti quei luoghi . Mi dicevo : " Dev ' essere lei . Non può essere che lei " . E , ogni volta , il dubbio ritornava e trovavo tante considerazioni a mio conforto . " Non dev ' essere lei . Non può essere lei " . E la rivedevo , così come l ' avevo vista la prima volta , alla finestra di casa sua , affacciata sulla strada , mentre io entravo nel portone , i capelli biondi rovesciati sulla fronte , ma non tanto da ricoprire gli occhi sorridenti . Quando guardai l ' orologio , mezzanotte era passata . La mina non scoppiava . Mandai da Avellini , per aver notizie . Egli mi rispose che non aveva notato niente d ' insolito e che , nella trincea nemica , la vigilanza era come le altre notti . Aspettammo , ma meno preoccupati , fino all ' alba . Che i posti d ' intercettazione si fossero sbagliati ? Che gli austriaci ci avessero giuocato una beffa ? La mattina , le due compagnie ricevettero il cambio , e raggiungemmo il reggimento a Campomulo . Ritirato il pacchetto , lo avevo riconsegnato ad Avellini . Il giorno stesso , il colonnello c ' invitò a pranzo e ci comunicò che potevamo partire in licenza il giorno dopo . Mentre prendevamo il caffè , ci chiese : - Mi dicano la verità , sinceramente . In tutta la guerra , hanno passato un momento più drammatico di quei pochi minuti prima di mezzanotte ? Avellini si affrettò a rispondere : - Io mi tenevo pronto , naturalmente ; ma pensavo ad altro . E guardò me , sorridendo , come se io solo potessi capirlo . XXIII Avellini ed io partimmo insieme in licenza . Facemmo un piccolo percorso insieme , perché egli aveva la sua famiglia in Piemonte ed io in Sardegna . Mio fratello aveva avuto , all ' ultimo momento , non so più quali impedimenti di servizio e fu obbligato a ritardare la partenza . Io arrivai solo , a casa . Trovai il babbo molto invecchiato . Lo avevo sempre creduto un uomo forte . Mi accorsi subito che non era più lo stesso . Egli era depresso e non nascondeva il suo scoraggiamento . Noi eravamo i soli figli e tutti e due in fanteria . Non si faceva più illusioni . Non sperava che noi potessimo rientrare sani e salvi dalla guerra . Aveva trascurato i suoi affari . Rividi la vecchia e grande casa di campagna , un tempo tanto piena di vita , quasi deserta . La mamma mi parve più coraggiosa . Io le avevo mandato spesso delle lettere , impostate nelle città delle retrovie , che le facevano credere che io fossi al sicuro . Ma i soldati feriti del mio reggimento raccontavano di combattimenti che avevamo fatto assieme , distruggendo , così , in gran parte , i risultati dei miei espedienti . Non pertanto , sembrava piena di fiducia ed era lei che animava anche il babbo . Io parlai della guerra con molte precauzioni . Riuscii subito a dare della vita di prima linea un ' idea accettabile , senza incubi . I genitori avevano creduto che noi fossimo , in permanenza , impegnati in combattimenti furiosi . Essi non avevano mai supposto che noi potessimo vivere dei mesi senza combattere e senza neppure vedere gli austriaci . Non avevano un ' idea geografica del fronte , e , malgrado sulle carte apparisse che il fronte era di centinaia di chilometri , pensavano che il combattimento in un settore travolgesse o avesse spettatori anche gli altri settori . La guerra , così come io la descrivevo , non aveva un aspetto insopportabile . Avevo a mio sostegno anche l ' argomento che gli ufficiali non corrono gli stessi rischi dei soldati e che mio fratello era in una parte tranquilla del fronte . Ma , ogni volta che mio padre si trovava solo con me , mi diceva , senza perifrasi , la sua opinione : - Io non vedrò la fine di questa guerra . E ho paura che non la vedrete neppure voi . Una sera pranzava con noi un nostro parente , soldato di fanteria in licenza dopo una ferita . Avevamo finito di pranzare e prendevamo il caffè . Il babbo gli chiese , più per tener su la conversazione che per avere un parere : - Secondo te , Antonio , finirà presto la guerra ? Io , fino ad allora , avevo evitato si parlasse di guerra . Antonio rispose con sicurezza : - Non finirà mai . La guerra è un macello permanente . La mamma non aveva capito e chiese : - Che cos ' è ? - Un macello permanente , - Anche per gli ufficiali . ? - Anche per loro . Quando Antonio andò via , io non durai fatica a dimostrare che era un pusillanime . La mamma era sempre attorno a me ed io uscivo raramente di casa , tanto in lei era grande il desiderio di essermi vicina . Si comportava con me , come se io fossi un bambino : a tal punto che la sera , quando andavo a dormire , voleva aiutarmi a spogliarmi e ritornava più volte per baciarmi , prima che lei si ritirasse nella sua camera . La mattina era sempre lei , e solo lei , che mi portava il caffè , a letto . Ed esigeva che lo prendessi a letto , perché così profittava per starmi vicina e parlarmi , lungamente , di tutto . Quella volta , i miei genitori non ebbero fortuna con la mia licenza . Ero in casa da appena quattro giorni e un telegramma del comandante del reggimento mi richiamava in linea per urgenti ed impreviste necessità di servizio . Io pensai : questa è la volta che attacchiamo con i ponti e con le scale . Ma trovai il pretesto dovesse trattarsi di acquisti di finimenti per il carreggio , in cui , al reggimento , mi si attribuiva una competenza superiore a quella che io non avessi . Il babbo si fece muto e non parlò più fino all ' ora della mia partenza . La mamma , anche stavolta , si mostrò tanto calma e coraggiosa e io ne fui felice . Il babbo voleva accompagnarmi per un lungo tratto . Io mi accomiatai solo dalla mamma , che rimase in casa . Il distacco fu semplice . La mamma mi carezzò e mi baciò infinite volte , senza versare una lacrima , e , qualche istante , persino sorridente . Mostrava una così grande fiducia che io stesso ne ero stupito . Mai avrei supposto in lei tanta forza d ' animo . Il babbo , muto , andava su e giù , senza guardarci . Avevamo fatto una cinquantina di metri fuori di casa . Il babbo mi teneva sotto braccio . Io scherzavo sulla sua scarsa conoscenza dei regolamenti militari e gli dicevo che egli mi provocava alla indisciplina , perché un militare non può andare a braccetto , neppure con suo padre , in pubblico . Mi accorsi che avevo dimenticato in casa il frustino . Lasciai il babbo e , a grandi passi , rifeci la strada . La porta di casa era ancora aperta . Entrai e gridai : - Mamma , ho dimenticato il frustino . Al centro della sala , accanto ad una sedia rovesciata , la mamma era accasciata sul pavimento , in singhiozzi . Io la raccolsi , l ' aiutai a sollevarsi . Ma non si reggeva più da sola , tanto , in pochi istanti , si era disfatta . Tentai di dirle parole di conforto , ma si struggeva in lacrime . Dovevano essere passati parecchi minuti , poiché sentii la voce del babbo gridare impaziente : - Ebbene , codesto frustino ? Finirai per perdere il treno . Mi svincolai dalla mamma e ridiscesi di corsa . Sempre viaggiando , in tre giorni , raggiunsi l ' Altipiano . Anche Avellini era stato richiamato ed era giunto prima di me . Era proprio l ' azione dei ponti e delle scale che si preparava . Il reggimento era ritornato in linea . Per non farmi perdere tempo , l ' ufficiale delle salmerie mi dette un mulo e , in poche ore , fui in trincea . L ' artiglieria tuonava su tutto il settore . Quando arrivai in linea , erano le due o le tre del pomeriggio . Il mio battaglione occupava le stesse posizioni del turno precedente . Poche vedette stavano alle feritoie , sui palchi eretti , in alto . In quei giorni , era caduta ancora della neve e le trincee erano state elevate al suo livello . Le vedette si muovevano sui palchi , come dei muratori in una casa in costruzione . I grossi tronchi che reggevano la sovrastante impalcatura di legno davano alle trincee l ' aspetto d ' un cantiere . Gli altri soldati erano scaglionati lungo le trincee e i camminamenti , in attesa . A causa del continuo movimento , la neve si era sciolta nel fondo delle trincee e dei camminamenti , e si era formato uno strato di fango , in cui i soldati affondavano con le gambe . Essi avevano un aspetto rassegnato . Tutti bevevano . Le borracce di cognac non stavano mai ferme . Al mio primo apparire , sentii un odore cavernoso di fango e di cognac . E i " labyrinthes fangeux " di Baudelaire , in Le vin des chiffonniers mi vennero alla mente . Il sole era assente e il cielo sembrava attendesse ancora della neve . Il tenente più anziano che , in mia assenza , comandava la compagnia mi venne incontro e mi dette le novità . Tutti i soldati erano presenti in trincea , anche quelli che avevano la febbre . Mi disse : - Potevi startene a casa e finire la licenza in pace . Tanto , qui , oggi , non avanzeremo d ' un metro . A me , la neve arriva al collo . Per giungere alle trincee nemiche , mi occorrerebbe un ascensore . Egli era piccolo di statura . Ma io , ch ' ero molto più alto , non mi sarei trovato in migliori condizioni . Un assalto , su quel terreno , mi sembrava una delle cose più straordinarie della guerra . Cercai il comandante del battaglione , e lo trovai , come gli altri , nel fango . Anch ' egli beveva . Io non lo conoscevo , perché era arrivato nei giorni in cui ero in licenza . Era un maggiore , sulla cinquantina , che veniva dalla Libia . Io ero fra i pochi veterani del reggimento ed egli mi accolse cordialmente come un pari grado . Mi disse che , improvvisamente trasferito dall ' Africa all ' Altipiano , non aveva la più lontana idea della nostra guerra di trincea . - Stia tranquillo , - gli dissi , - perché noi ne sappiamo quanto lei . - Crede lei , - mi chiese , - che riusciremo a prendere le posizioni nemiche ? - Se gli austriaci se ne vanno , - risposi , - è probabile che , in un paio d ' ore , dopo aver praticato dei passaggi nella neve , arriveremo alle trincee nemiche , anche se congelati . Ma , se gli austriaci non se ne vanno , mi pare estremamente difficile . - E se ne andranno ? - E perché se ne dovrebbero andare ? - E i ponti e le scale ? Con un tempo come questo , ci saranno utilissimi . Stanotte , li bruceremo per riscaldarci , altrimenti morremo tutti assiderati . Il maggiore non aveva voglia di scherzare . Era compreso delle difficoltà che avrebbe incontrate il battaglione nell ' assalto . Era preoccupato e nervoso . Trovava , per giunta , il nostro cognac ripugnante . L ' ordine dell ' assalto non arrivava ancora . Contrariamente al passato , l ' ora non era stata fissata . Il comandante di divisione s ' era riservato di comunicarla all ' ultimo momento . L ' accordo delle intelligenze . Un portaordini del comando del reggimento chiamò il maggiore dal colonnello . Il maggiore si fece pallido e mi disse : - Ci siamo ! E s ' incamminò , sostenendosi al bastone di montagna , lentamente , le gambe nel fango . Rimase assente una mezz ' ora . Quando ritornò aveva il volto illuminato di gioia . Io lo rividi a distanza e non capii la ragione di tale mutamento . Camminando in mezzo ai soldati , che gli cedevano il passo , esclamava : - Non se ne fa più niente ! non se ne fa più niente ! Avvicinandosi a me , gridò : - L ' azione è sospesa ! - Come , sospesa ? - Sì , sospesa . Il signor generale comandante la divisione ha fatto comunicare che l ' azione è sospesa . Pare che fosse un ' azione dimostrativa . Il signor generale si congratula con gli ufficiali e con la truppa per il bel contegno della giornata . L ' artiglieria tuonava ancora . Forse , il generale s ' era dimenticato di comunicarle che l ' azione era sospesa . I reparti furono fatti rientrare nei ricoveri . Bevevano prima e bevevano dopo . Tristezza e gioia sono emozioni della stessa natura . La sera , il maggiore volle che pranzassi con lui , al comando del battaglione , e , al caffè , mi fece le sue confidenze : - Ho fatto tutta la guerra libica e ho preso parte a molti combattimenti . Sono stato decorato al valore , come vede , e credo di non aver paura . Io credo di non aver più paura d ' un altro . Sono ufficiale di carriera ed è probabile che anch ' io avanzi ancora di grado . Ma le assicuro che le più belle soddisfazioni della mia carriera sono come questa d ' oggi . Noi siamo professionisti della guerra e non ci possiamo lamentare se siamo obbligati a farla . Ma , quando siamo pronti per un combattimento , e , all ' ultimo momento , arriva l ' ordine di sospenderlo , glielo dico io , mi creda , si può essere coraggiosi finché si vuole , ma fa piacere . Sono questi , lealmente , i più bei momenti della guerra . La notte scendeva glaciale . I soldati erano intirizziti e mancava la legna per le stufe . Dopo un rapido scambio di idee tra ufficiali , decidemmo di bruciare buona parte dei ponti e delle scale . XXIV Il reggimento era a riposo , attorno al villaggio di Ronchi . Il comando era più in alto , a Campanella , vicino mezzo chilometro . I tre battaglioni erano accantonati nelle poche case ancora intatte e nei baraccamenti . I soldati erano stanchi . Questi riposi di pochi giorni , sotto il tiro delle artiglierie nemiche , dopo turni di un mese di trincea , li avevano depressi . Ma v ' era la speranza d ' un lungo riposo . Ci avevano detto che , questa volta , saremmo scesi nella pianura veneta per finirvi l ' inverno . La distribuzione di oggetti di corredo nuovi sembrò ne fosse la più certa conferma e rianimò anche i più scontenti . Ancora un avvenimento nelle gerarchie militari : io ero stato promosso capitano . Con il nostro comandante di battaglione , maggiore Frangipane , era arrivato dall ' Africa anche il maggiore Melchiorri , che prese il comando del 2° battaglione . Noi ufficiali del battaglione lo invitammo a pranzo , alla nostra mensa . Era tradizione , fra i battaglioni , invitare a mensa gli ufficiali nuovi arrivati , per conoscerci reciprocamente . Il maggiore gradì e accettò l ' invito . Ma quello non era un giorno fatto per i convenevoli . Il reggimento ricevette l ' ordine di tenersi pronto per risalire in trincea il giorno dopo . Non eravamo che da tre giorni a riposo . Ne fummo tutti sconcertati . Addio sogni di riposo in pianura ! Il maggiore Melchiorri volle egualmente venire da noi . I soldati avevano già da tempo consumato il rancio ed erano nei loro accantonamenti , quando noi ci riunimmo alla mensa . Durante il pranzo , la conversazione si svolse principalmente sulla guerra coloniale e sulla grande guerra . Alla fine parlavano solo i due maggiori e noi ascoltavamo . Il maggiore Frangipane era stato tre anni in Libia , il maggiore Melchiorri quattro o cinque anni in Eritrea . Nessuno di noi era stato in colonia . All ' infuori di Avellini d ' altronde , noi eravamo tutti ufficiali di complemento . Io sedevo a fianco del maggiore Melchiorri . - La guerra europea , - egli diceva , - si vincerà solo quando le nostre truppe saranno organizzate con lo stesso metodo disciplinare con cui noi , in colonia , abbiamo organizzato gli ascari . L ' ubbidienza deve essere cieca , come giustamente imponeva il regolamento del glorioso esercito piemontese , che Roma ha voluto abolire . La massa deve ubbidire ad occhi chiusi e ritenersi onorata di servire la patria sui campi di battaglia . - I nostri soldati , - diceva il nostro maggiore , - sono tutti dei cittadini come me e come te ; gli ascari sono dei mercenari stranieri . Questa differenza mi pare essenziale . - Non vi sono grandi differenze . Le differenze esistono solo nella vita civile . Una volta che si è indossata l ' uniforme , il cittadino cessa di essere tale e perde i suoi diritti politici . Egli non è che un soldato e non ha altro che doveri militari . La superiorità dell ' esercito tedesco consiste nel fatto che , in esso , il soldato si avvicina di più a quel tipo ideale di soldato che è l ' ascaro . Gli ufficiali tedeschi comandano . - Che cosa intendi tu per comandare ? Io ho abbastanza esperienza e me ne son fatto un ' idea chiara . Quando io , in guerra , ricevo un ordine , sono assalito dalla preoccupazione che possa essere un ordine sbagliato . Ne ho viste tante ! E ne ho sentite tante da quando sono qui ! E quando io stesso do un ordine , rifletto a lungo , nel timore di sbagliarmi . Comandare significa saper comandare . Evitare cioè un cumulo di errori per cui si sacrificano inutilmente e si demoralizzano i nostri soldati . - I comandanti non si sbagliano mai e non commettono errori . Comandare significa il diritto che ha il superiore gerarchico di dare un ordine . Non vi sono ordini buoni e ordini cattivi , ordini giusti e ordini ingiusti . L ' ordine è sempre lo stesso . È il diritto assoluto all ' altrui ubbidienza . - Così tu , caro collega , puoi comandare un bel manico di scopa , posto che tu l ' abbia fra le mani . Ma non comanderai mai reparti italiani , francesi , belgi o inglesi . - È che voi avete introdotto la filosofia nell ' esercito . Ecco la ragione della nostra decadenza . Mentre la conversazione procedeva sostenuta da numerose bottiglie , di fuori si levò un rumore che ci parve il soffio del vento contro i baraccamenti di legno , le porte e le finestre . I due maggiori tacquero e ascoltammo . Erano delle grida in tumulto . Il maggiore Frangipane si levò e noi tutti l ' imitammo . La porta si aprì ed entrò l ' ufficiale di servizio del battaglione . Egli era stravolto . - Il reggimento s ' è ammutinato ! Ha cominciato il 2° battaglione e gli altri lo hanno seguito . I reparti sono usciti dagli accantonamenti , gridando . Qualche ufficiale è stato malmenato . Senza attendere l ' ordine del maggiore , ci buttammo fuori per raggiungere i nostri reparti . Passando per la cucina della mensa , si arrivava , in pochi passi , al baraccamento della mia compagnia ch ' era la più vicina . Seguito dai miei ufficiali , io presi quella via , di corsa , e mi trovai subito in mezzo alla compagnia . La 10a era in un unico baraccone di legno , in cui v ' era il posto per i quattro plotoni . Al centro , un lungo corridoio per l ' adunata , ai fianchi , due file di cuccette su due piani . Nel corridoio , i soldati , a capannelli , discutevano animatamente . Gli ufficiali erano dietro di me , quando io entrai , e fu un soldato che mi vide per primo che dette l ' attenti , ad alta voce . I soldati presero la posizione d ' attenti . Nella baracca , non si sentì un bisbiglio . Io comandai : - Compagnia in riga , fucile alla mano ! I soldati si disposero , correndo per eseguire l ' ordine . Io pensavo : se i soldati malmenano gli ufficiali ed io do l ' ordine di prendere le armi , non corro più il rischio d ' essere bastonato . Se essi hanno le armi , rifletteranno maggiormente e , tutt ' al più , io corro il rischio di essere sparato . Debbo dirlo : preferivo essere ucciso che bastonato . In un attimo i plotoni furono in riga , con i fucili , ai loro posti d ' adunata . L ' ufficiale più anziano comandò l ' attenti e mi presentò la compagnia . Io detti l ' ordine d ' innestare le baionette e caricare i fucili . L ' ordine fu prontamente eseguito . Feci l ' appello dei presenti : nessuno mancava . Se tutti erano presenti , la mia compagnia dunque non s ' era ammutinata . Le soddisfazioni sono tutte di natura personalissima e ciascuno è libero di sentirle a suo modo . Il piacere che io sentii in quel momento lo ricordo come uno dei grandi piaceri della mia vita . I soldati non si ammutinano contro i comandanti di reggimento , di brigata , di divisione o di corpo d ' armata . È contro i propri ufficiali diretti che essi , innanzi tutto , si rivoltano . Fuori , al buio , il tumulto aumentava . - Vogliamo il riposo ! - Abbasso la guerra ! - Basta con le trincee ! Gli accantonamenti del 1° e del 2° battaglione erano più in giù , ad alcune centinaia di metri dal nostro . Dalla loro direzione , ci veniva il rumore d ' una folla in marcia . Probabilmente i due battaglioni si erano riuniti e dimostravano insieme . Mandai un ufficiale per rendersi conto di quanto avveniva . Egli rientrò subito . I reparti erano usciti senz ' armi , ma devastavano tutto quanto trovavano sul loro cammino . - Abbasso la guerra ! Erano migliaia di voci che gridavano assieme . Io dissi qualche parola alla compagnia , più per rompere il silenzio , che ci pesava come un incubo , che per fare discorsi . D ' altronde , in quel momento , avevo ben poche cose da dire e mi accorgevo che l ' attenzione dei reparti era tutta tesa verso i dimostranti . Il maggiore entrò , seguito dall ' aiutante maggiore e dai portaordini del battaglione . Io feci presentare le armi e gli comunicai che tutti i soldati erano presenti . Il maggiore era sotto un ' intensa commozione . - Figlioli ! figlioli ! che giornata ! ... E non poté dire altro . Egli uscì ed io l ' accompagnai oltre la porta . Mi disse che due plotoni della 9a con il tenente Avellini erano in ordine : degli altri due plotoni accantonati in un altro baraccamento non si avevano ancora notizie . La 11a era sbandata e la 12a andava riordinandosi dopo l ' arrivo del suo comandante . Egli andava per fare opera di persuasione presso i dispersi e tentare di riunire tutto il battaglione , al più presto , ed allontanarlo dal tumulto . Il maggiore s ' allontanò nella direzione della 11a ed io feci qualche passo fino alla strada . La notte era buia ma il chiarore di alcune finestre illuminate rischiarava la strada . In fondo , una massa compatta avanzava . I soldati erano tutti frammischiati , senza distinzione di reparti . Nessuno aveva il fucile . Venivano verso di noi , gridando e lanciando sassi sui vetri degli uffici . Due carrette di battaglione , che erano sui margini della strada , furono rovesciate e spezzate come piume . - Vogliamo il riposo . - Abbasso la guerra ! - Basta con le menzogne ! La colonna avanzava verso di noi . Io rientrai . Che cosa sarebbe avvenuto ? Il tumulto aumentava . La testa della colonna s ' era fermata sulla strada , di fronte al nostro baraccamento . - Fuori la 10a ! - Fuori ! - Compagni , tutti fuori ! - Compagni , tutti uniti ! - Fuori , fuori ! Dalla compagnia , nessuno rispose . Nella massa , una voce isolata gridò : - Lasciamoli stare ! Le grida continuarono per qualche minuto . La colonna sembrava esitasse . Riprese la marcia , cambiò direzione e disparve , dietro gli alloggiamenti , sulla strada che conduceva al comando di reggimento , verso Campanella . Io mi portai alla parte opposta dei baraccamento e aprii una finestra . Dalla valle di Campomulo , un vento di tramontana scendeva freddo e accompagnava con sibili il suo passaggio nella vallata di Ronchi . Io guardai . Per un viottolo , ch ' era una scorciatoia fra il comando di reggimento e i battaglioni , scendevano delle luci , in fila indiana . Era certo lo stato maggiore del reggimento che veniva verso di noi e si faceva luce con i lampioni . Se esso avesse affrettato il passo , si sarebbe scontrato con la massa dei dimostranti , sulla strada principale . Le luci si fermarono e , da quello stesso punto , partì uno squillo di tromba che coprì i sibili del vento e le grida dei dimostranti . La tromba suonava " ufficiali a rapporto " . Lo squillo si ripeté alto e prolungato . Quando la tromba tacque , anche le grida della massa cessarono . L ' appello cadde nel silenzio della notte . Per un momento non vi fu segno di vita nella vallata . Poi l ' eco , lontana , verso Foza , Stoccaredo , Col Rosso e la Caserma degli Alpini , riprese le note , le ripeté allungandole , tristi , in tutta la conca d ' Asiago . Perché il colonnello chiamava a rapporto ? Perché allontanava gli ufficiali dai reparti ? Forse , era per dare un segno di vita , una dimostrazione dell ' esistenza del comando . Io non ritenni di allontanare gli ufficiali dalla compagnia e mandai un solo ufficiale al rapporto . La colonna dei dimostranti si fermò . Io la vedevo confusa , una grande massa nera , immobile sulla strada . Il colonnello attese qualche istante , rinunziò al rapporto e avanzò verso i soldati , con il lampione in mano . Quando il colonnello arrivò a loro , le file si aprirono ed egli passò in mezzo . Alzò il lampione perché tutti lo vedessero in volto , e disse , a voce alta : - Nel vostro interesse , il colonnello vi ordina di rientrare agli accantonamenti . Dalle file più arretrate , una voce rispose : - Abbiamo diritto al riposo ! Il colonnello riprese : - Abbiamo tutti diritto al riposo . Anch ' io , che sono vecchio , ho diritto al riposo . Ma ora , rientrate agli accantonamenti . È il vostro colonnello , nel vostro solo interesse , che vi ordina di ubbidire . La massa tentennava . Le prime file si ritirarono . Il comandante della 6a gridò : - 6a compagnia , adunata all ' accantonamento ! Altri ufficiali lo imitarono e tentarono di riunire i loro reparti . In tutte le prime file , fu un disperdersi generale . Solo indietro , la massa rimaneva immobile e grida isolate continuavano a protestare . Il colonnello traversò la strada . Informato che la 10a era in riga con le armi , egli si diresse verso il mio baraccamento . Quando egli entrò , le grida avevano ripreso : - Vogliamo il riposo ! - Abbasso la guerra ! Il colonnello non rispose alla compagnia che gli presentava le armi e mi chiese : - Posso contare sulla sua compagnia ? - Certo , - risposi , - la compagnia è in ordine . - Posso contare sulla sua compagnia , se le do l ' ordine di salire in trincea , subito ? - Signor sì . - E posso contare sulla compagnia , se le do l ' ordine di intervenire contro i sediziosi ? Il dialogo fra il colonnello e me si svolgeva di fronte a tutta la compagnia . Noi eravamo quasi al centro della compagnia , disposta in due file , e la forma dell ' adunata mi consentiva di vedere di fronte metà dei reparti . I soldati guardavano solo me , fissi , negli occhi . Io risposi : - Non credo , signor colonnello . - Mi risponda preciso : sì o no ? - No , signor colonnello . Il colonnello uscì . Di fuori , il tumulto continuava . XXV Prima delle 10 , tutti i reparti dei tre battaglioni erano rientrati negli accantonamenti . L ' ordine era stato ristabilito . A mezzanotte , noi ufficiali del 3° battaglione eravamo ancora riuniti , nella sala di mensa . Il maggiore e l ' aiutante maggiore erano al comando di reggimento . Mancavano anche gli ufficiali comandati di servizio per quella notte , uno per compagnia . Noi discutevamo , in intimità , degli avvenimenti della sera . Avellini era legato con tutti noi da tale cameratismo per cui non v ' era alcuna differenza fra lui , ufficiale di carriera , e noi , ufficiali di complemento . Quella conversazione è ancora presente nella mia memoria . Io posso riassumerla così : Ottolenghi . - Il mio reparto era in ordine , o pressoché in ordine . Solo un imbecille pretendeva uscire con una mitragliatrice e sparare in aria . Io gli ho detto : se ti muovi , ti sparo . Una mitragliatrice ? Se le mitragliatrici debbono uscire , escono tutte . Se la mia sezione mitragliatrici dimostra , dimostra intiera , con ufficiali , sottufficiali , caporali e soldati . Sono io , in questo caso , che voglio essere nell ' ammutinamento . E , un giorno o l ' altro , credo che avverrà . Perché io penso esattamente come quei reparti che hanno dimostrato . Essi hanno ragione , mille ragioni , ma hanno scelto male il momento . Ammutinarsi di notte , e senz ' armi ! Che sproposito ! Avellini . - Tu sei un pazzo da legare . Comandante della 12a Un pazzo furioso . Ottolenghi . - Se ci si ammutina , bisogna farlo di giorno e con le armi , e profittare d ' una buona occasione , in modo che non manchi nessuno . Che non manchi un solo ufficiale inferiore ! Comandante della 12a . - Bel programma ! E gli altri ? Ottolenghi . - Quali altri ? Ho fiducia che non vorrai ammutinarti con gli ufficiali generali . Comandante della 12a.- Se tu la pensi così , dimettiti da ufficiale . Ottolenghi . - Ufficiale o soldato , io sono sempre obbligato a fare il militare . E poiché non v ' è scampo , la guerra io preferisco farla da ufficiale . Avellini . - Tu hai prestato un giuramento , come ufficiale . O le cose che tu dici , non le dici sul serio , oppure il giuramento che tu hai prestato non è serio . Ottolenghi . - Ben inteso , non è serio . Da ufficiale o da soldato è giocoforza giurare , sia con giuramento individuale o collettivo . Se io non giuro da ufficiale , debbo giurare come soldato . Ed è lo stesso . Le leggi del nostro paese non dispensano che i cardinali e i vescovi dal servizio militare . Il giuramento non è che una formalità alla quale siamo costretti dal servizio militare obbligatorio . Avellini . - Un uomo d ' onore non impegna la sua parola , sapendo di mentire . Comandante della 12° . - Non solo tu sei pazzo , ma sei anche un soggetto equivoco . Ottolenghi . - Oseresti sostenermi che , se mi si prende con la forza contro ogni mia volontà , con le armi alla mano , e mi s ' impone di giurare , io mi disonoro , se giuro con il proposito di non osservare il giuramento ? Avellini . - E chi ti prende con la forza ? Nessuno può forzare la tua coscienza . comandante della 12a Se ne hai una . Ottolenghi . - Nessuno ? In tempo di guerra , se io , chiamato sotto le armi , mi rifiuto di prestare il giuramento , io vengo deferito ai tribunali militari e mi si passerà per le armi alla prima occasione . Il mio giuramento è una menzogna necessaria , un atto di legittima difesa . Ciò posto , poiché non c ' è scampo , io preferisco essere ufficiale e non soldato . Avellini . - E perché mai ? Ottolenghi . - Si presenterà certamente una occasione favorevole , per quell ' occasione io voglio avere in mano una forza con cui agire . Un sottotenente . - Bevi un bicchiere e va ' a letto . Ottolenghi . - Io non sarò allora un fucile e una baionetta , ma cento fucili e cento baionette . E , alla tua salute , anche un paio di mitragliatrici . Comandante della 11a - Contro chi vuoi impiegare quelle armi ? Ottolenghi . - Contro tutti i comandi . Comandante della 11a . - E dopo ? Aspireresti tu ad essere il comandante supremo ? Ottolenghi . - Io aspiro solo a comandare il fuoco . Il giorno X , alzo abbattuto , fuoco a volontà ! E vorrei incominciare dal comandante di divisione , chiunque esso sia , poiché son tutti , regolarmente , uno peggiore dell ' altro . Comandante della 11a . - E dopo ? Ottolenghi . - Sempre avanti , seguendo la scala gerarchica . Avanti sempre , con ordine e disciplina . Cioè , avanti per modo di dire , poiché i veri nostri nemici non sono oltre le nostre trincee . Prima quindi , dietro front , poi avanti , avanti sempre . Un sottotenente . - Cioè , indietro . Ottolenghi . - Naturalmente . Avanti sempre , avanti , fino a Roma . Là è il gran quartiere generale nemico . Comandante della 11a . - E dopo ? Ottolenghi . - Ti pare poco ? Un sottotenente . - Sarà un bel pellegrinaggio . Ottolenghi . - Dopo ? Il governo andrà al popolo . Comandante della 10a . - Se tu farai marciare l ' esercito su Roma , credi tu che l ' esercito tedesco e quello austriaco resteranno fermi in trincea ? O credi che , per far piacere al nostro governo del popolo , i tedeschi rientreranno a Berlino e gli austro ­ ungarici a Vienna e a Budapest ? Ottolenghi . - A me non interessa conoscere quello che faranno gli altri . A me basta sapere ciò che io voglio . Comandante della 10a . - Cotesto è molto comodo , ma non chiarisce il problema . Che significherebbe , in sostanza , la tua marcia all ' indietro ? La vittoria nemica , evidentemente . E tu puoi sperare che la vittoria militare nemica non si affermerebbe sui vinti , anche come una vittoria politica ? Nelle nostre guerre d ' indipendenza , tutte le volte che i nemici hanno vinto , non ci hanno essi portato , sulle loro baionette , i Borboni a Napoli e il Papa a Roma ? Quando gli austriaci ci hanno battuto , a Milano e in Lombardia e nel Veneto , è il governo del popolo che essi hanno messo o lasciato al potere ? Con i nostri nemici vittoriosi , in Italia son ritornate le dominazioni straniere e la reazione . Tu non vuoi certo tutto questo ? Ottolenghi . - Certo , io non voglio tutto questo . Ma non voglio neppure questa guerra che non è altro che una miserabile strage . Comandante della 10a . - E la tua rivoluzione non è anch ' essa una strage ? Non è anch ' essa una guerra , la guerra civile ? Comandante della 11a . - Sinceramente , non vorrei né l ' una né l ' altra . Comandante della 10a . - Ma Ottolenghi no . Egli depreca l ' una ed esalta l ' altra . Ora , non sono tutt ' uno ? Ottolenghi . - No , non sono tutt ' uno . Nella rivoluzione io vedo il progresso del popolo e di tutti gli oppressi . Nella guerra , non v ' è niente altro che strage inutile . Comandante della 10a . - Inutile ? Qui siamo in parecchi ad essere stati all ' Università . Alla mia Università , noi bruciavamo i discorsi di Guglielmo II che invocava , in ogni occasione , il Dio della Guerra e che sembrava non volesse pascere i suoi sudditi che di baionette e cannoni . Inutile strage ? Se non ci fossimo opposti agli imperi centrali , oggi , in Italia e in Europa , marceremmo tutti a passo d ' oca e a suon di tamburi . Ottolenghi . - Gli uni valgono gli altri . Comandante della 12a . - E la democrazia ? E la libertà ? Che sarebbe il tuo popolo senza di esse ? Ottolenghi . - Bella democrazia ! Bella libertà ! Comandante della 10a . - Eppure è per esse che molti di noi sono stati per l ' intervento , hanno preso le armi , affrontano tutti i sacrifici e si fanno uccidere . Ottolenghi . - La strage non compensa il sacrificio . Comandante della 12a . - E gli interessi dell ' Italia ? Ottolenghi . - E noi che siamo ? Non siamo l ' Italia ? Comandante della 10a . - Le ragioni ideali che ci hanno spinto alla guerra son venute forse a mancare perché la guerra è una strage ? Se noi siamo convinti che dobbiamo batterci , i nostri sacrifizi sono compensati . Certo , noi siamo tutti stanchi e i soldati ce lo hanno proclamato ad alta voce oggi . Ciò è umano . A un certo punto , ci si scoraggia , si pensa solo a noi stessi . L ' istinto di conservazione ha il sopravvento . E la maggior parte vorrebbe veder finita la guerra , finita in qualsiasi modo , perché la sua fine significa la sicurezza della nostra vita fisica . Ma , è ciò sufficiente a giustificare il nostro desiderio ? Se così fosse , un pugno di briganti non ci avrebbe perennemente in suo arbitrio , impunemente , solo perché noi abbiamo paura della strage ? Che ne sarebbe della civiltà del mondo , se l ' ingiusta violenza si potesse sempre imporre senza resistenza ? Ottolenghi . - Ammettiamolo pure . Comandante della 10a . - È che tu devi ammettere che bisogna difendere la moralità delle proprie idee , anche a rischio della vita . Quello della stanchezza e degli orrori non è un argomento valido a condannare la guerra . I soldati , stasera , si sono ammutinati . Hanno ragione o hanno torto ? Forse hanno torto , forse hanno ragione . L ' uno e l ' altro assieme , forse . La massa non vede che il bene immediato . Ma che avverrebbe se la loro condotta dovesse essere presa , nell ' esercito , come una norma di condotta generale ? Ottolenghi . - La loro rivolta è legittima , perché la guerra è quella insopportabile strage che noi vediamo , a causa dell ' incapacità dei nostri capi . Comandante della 11a . - Questo è vero . Comandante della 12a . - Qui , Ottolenghi , ha ragione . Un gruppo di sottotenenti . - È la verità . Avellini . - Neppure io posso negarlo . Ottolenghi . - Lo vedete ? Anche voi siete costretti a darmi ragione . Comandante della 10a . - Noi siamo entrati in guerra con i capi politici e militari impreparati . Ma questo non è un argomento per indurci a gettare le armi . Ottolenghi . - I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico , per distruggerci . Un gruppo di sottotenenti . - È vero . Comandante della 11a . - È purtroppo così . Ottolenghi . - E attorno a loro , una banda di speculatori , protetti da Roma , fa i suoi affari sulla nostra vita . Lo avete visto l ' altro giorno con le scarpe distribuite al battaglione Che belle scarpe ! Sulle suole , con bei caratteri tricolori , c ' era scritto " Viva l ' Italia " . Dopo un giorno di fango , abbiamo scoperto che le suole erano di cartone verniciato color cuoio . Un gruppo di sottotenenti . - Questo è vero . Comandante della 12a . - Disgraziatamente è così . Ottolenghi . - Le scarpe non sono che un ' inezia . Ma il terribile è che hanno verniciato la stessa nostra vita , vi hanno stampigliato sopra il nome della patria e ci conducono al massacro come delle pecore . La porta fu aperta . La conversazione fu interrotta . Il maggiore Frangipane entrò , seguito dal maggiore Melchiorri e dai due aiutanti maggiori . Noi ci levammo . - Io ho proposto , - diceva il maggiore Melchiorri , - che si fucilino subito dieci soldati per compagnia . Bisogna dare un esempio solenne . - Contro soldati che non hanno adoperato le armi , non si può applicare la pena capitale , - rispondeva il nostro maggiore . - Anche il comandante della divisione è per la fucilazione . Noi ascoltavamo i due maggiori , senza parlare . Ottolenghi si rivolse a noi e disse : - Io sono per la fucilazione del comandante la divisione . Il maggiore Frangipane era stanco e triste . - Vadano a dormire , - ci disse . - Basta un ufficiale di servizio per compagnia . Domattina , sapremo l ' esito della decisione che prenderà il Comando di Corpo d ' Armata . XXVI Il reggimento era risalito in trincea . Il comandante del Corpo d ' Armata aveva seguito il parere del Comandante della Brigata e respinto la proposta d ' applicare pene capitali . Solo sette , fra graduati e soldati , erano stati deferiti al Tribunale militare e condannati alla reclusione . Era stato poi loro concesso di prestare servizio in altri reggimenti di prima linea per poter ottenere , con una buona condotta , il condono della pena . I turni di trincea e di riposo continuarono come prima . Man mano che il sole di primavera portava il calore nella montagna , la neve perdeva i suoi strati . Con il livello della neve , s ' abbassavano i parapetti delle nostre trincee . I grandi bastioni perdevano le loro torri e i cantieri disarmavano . Ogni settimana , ritiravamo uno strato di sacchetti riempiti di neve , e la linea delle feritoie ridiscendeva , lentamente , alla linea del suolo . Con il bel tempo , ritornarono i progetti d ' azione . Le batterie di vario calibro spuntavano , in ogni parte , come funghi . Tutta la corona di monti , che cingeva la conca d ' Asiago alle nostre spalle , era un ' ininterrotta catena di batterie mascherate . Le batterie da campagna e da montagna più vicine a noi non erano che gli avamposti di quel grande schieramento di bocche da fuoco . Stavolta , s ' impiegavano i grandi mezzi . Altre batterie continuavano ad arrivare per la rotabile di Conco e quella di Foza , costruita durante l ' inverno . Batterie di bombarde da trincea s ' installavano dietro la prima linea . Dalla pianura veneta affluivano , giorno e notte , lunghe colonne di autocarri , carichi di munizioni . Il Genio lavorava a riempire di gelatina due grandi mine : una sotto Casara Zebio , l ' altra a quota 1496 , verso Monte Interrotto . Era di nuovo la guerra attiva che si annunciava . Ma , ad aprile , la neve , diminuita nella conca , era ancora alta attorno a tutte le nostre posizioni . Il mio battaglione era a riposo , nei soliti turni , a Ronchi . Il maggiore Frangipane , ferito in trincea da una scheggia , era all ' ospedale ed io comandavo il battaglione . Il tenente Ottolenghi mi si presentò per chiedermi l ' autorizzazione di fare un ' escursione con la squadra degli sciatori del battaglione . Sempre comandante della sezione mitragliatrici del battaglione , egli non aveva a che vedere con gli sciatori . Ma , durante l ' inverno , avevamo assieme , per nostro piacere , fatto lunghe esercitazioni ed eravamo diventati buoni sciatori . Egli era diventato un appassionato . Gli sciatori del battaglione costituivano una squadra speciale comandata da un sergente . Essi avevano fatto un corso regolare a Bardonecchia , e , secondo le direttive generali sulla guerra in alta montagna , avrebbero dovuto fornire le pattuglie per le ricognizioni oltre le nostre linee . Ma , fra le nostre trincee e quelle nemiche , le distanze erano così piccole che non offrivano spazio sufficiente per le operazioni di pattuglie in sci . I pochi esperimenti fatti ne avevano sconsigliato l ' impiego di notte . Il terreno vi era per giunta ricoperto di alberi divelti e di filo spinato , ed era diventato difficile a praticarsi . Di giorno , non v ' era un sol punto in cui le nostre pattuglie potessero uscire inosservate , e di notte , facevamo uscire , eccezionalmente , uomini su racchette da neve . Ma , l ' indomani , le tracce ne erano visibili e l ' attenzione del nemico si faceva più vigile . La squadra di sciatori pertanto non era di alcuna utilità pratica . Il comandante del battaglione la mandava sovente a fare delle escursioni a Campomulo , Croce di Longara , Monte Fior , Foza , per mantenerla in allenamento , ma non l ' aveva mai impiegata oltre le nostre linee . Ottolenghi aveva , altre volte , come me , partecipato a tali escursioni . La sua domanda rientrava quindi nelle abitudini della nostra vita invernale . Le esigenze del servizio si opponevano ed io gli concessi di prendere con sé solamente mezza squadra di sciatori . - No , - mi disse Ottolenghi . - Con mezza squadra io non posso fare niente d ' utile . Vorrei fare , con gli sciatori , una vera e propria esercitazione di guerra con lancio di bombe a mano e petardi . Vorrei poter impiegare tutta la squadra , perché solo così sarà possibile svolgere un ' azione completa di pattuglia . Siamo alla vigilia di una grande azione : mi piacerebbe preparare una buona squadra di specialisti quali sono i nostri sciatori . Anche a me interessavano molto esercitazioni del genere e finii per cedere . Ottolenghi partì con la squadra al completo : dieci uomini , un caporale , un sergente . I tascapani erano carichi di bombe . Io ebbi , più tardi , il racconto dell ' escursione . - L ' ordine del comandante del battaglione , - disse Ottolenghi agli sciatori , - è di compiere un ' operazione di guerra , rapida e segreta . Così , vi metteremo alla prova . Fra poco , vi sarà la grande azione e noi dobbiamo essere adeguatamente preparati . Questa volta , la guerra la faremo sul serio , non con scale e ponti . Un ' operazione di guerra come questa che noi , oggi , siamo comandati di compiere , comporta il nemico . Dov ' è il nemico ? Questa è la questione . Gli austriaci ? No , evidentemente . I nostri naturali nemici sono i nostri generali . Se , nei dintorni , vi fosse sua eccellenza il generale Cadorna , egli sarebbe il nemico principale e non si tratterebbe che di rintracciarlo . Egli non è vicino , disgraziatamente . E non è vicino neppure il comandante d ' armata . Lo stesso comandante di corpo d ' armata è molto lontano , imboscato ai piedi dell ' Altipiano . I grandi generali detestano la neve . Chi rimane dunque ? Non rimangono che i piccoli . Rimane il comandante della divisione , piccolo , ma perfetto . Una rara intelligenza . Un ' intelligenza rara . Gli sciatori conoscevano bene Ottolenghi . La sua riputazione si era consolidata da tempo , nel battaglione . Essi lo ascoltavano con spasso . - Non andremo tuttavia , - chiese il sergente , fra il serio e il faceto , - non andremo certo ad attaccare con queste bombe il signor generale comandante della divisione . - Direttamente , no . Noi non attaccheremo il signor generale personalmente , per quanto ciò costituirebbe , senz ' altro , un notevole passo verso la vittoria . Gli ordini del comandante del battaglione sono : " Fate quello che volete , ma risparmiate la vita del generale " . Sicché , noi ubbidiremo . Noi ne risparmieremo la vita , ma lo attaccheremo nei suoi beni . Noi faremo una fulminea operazione ardita sul magazzino di sussistenza della divisione , svaligiando il più che ci sarà possibile . L ' interesse degli sciatori era al colmo . Ottolenghi spiegò loro tutti i particolari del piano ch ' egli aveva studiato . Indi , partirono entusiasti per la sua esecuzione , Ottolenghi in testa . Il magazzino di sussistenza era in una grande baracca di legno , posta lungo la strada fra Campomulo e Foza , in un piccolo avvallamento che lo nascondeva agli osservatori nemici . Attorno , la neve vi era molto alta . Ottolenghi e gli sciatori lo conoscevano bene per esservi passati vicino , in precedenti escursioni . Il magazzino conteneva un ricco deposito di generi alimentari per la truppa e per le mense ufficiali di tutti i reparti dipendenti dalla divisione . Vi erano , in abbondanza , anche bottiglie di vino e di liquori , prosciutti , mortadelle , salami e formaggi . La squadra fece un largo giro per sorprendere il magazzino dall ' alto e per rendere irriconoscibile la provenienza delle piste degli sci . Verso il calare del sole , arrivarono uniti a un chilometro al di sopra della strada . Di là , sempre insieme , discesero , puntando nella direzione del magazzino . Arrivati a qualche centinaio di metri , la pattuglia si divise . Ottolenghi , il sergente e sei soldati formarono la prima squadra , la " tattica " , divisa in due gruppi ; gli altri cinque , con il caporale , formarono la squadra " logistica " . Con questi nomi , Ottolenghi aveva battezzato le due squadre . La prima squadra era destinata ad agire di fronte , in faccia al magazzino , la seconda alle spalle . La prima squadra partì in discesa , lanciando bombe e petardi , e urlando . Gli urli e gli scoppi richiamarono l ' attenzione dei militari addetti al magazzino . Tutti si slanciarono fuori . Lo spettacolo era straordinario . Con abili evoluzioni , gli sciatori accompagnavano il lancio degli esplosivi . Gli uomini passavano veloci in mezzo alle nuvole dei petardi fumogeni e agli scoppi delle bombe , dando l ' impressione di due pattuglie , una attaccata dall ' altra , con furia . Ai pacifici militari della sussistenza , sbalorditi , sfuggiva che i petardi , che scoppiavano a fior di neve , erano tutti " offensivi " e quindi presso che innocui per quelli che li lanciavano , e che le bombe più pericolose scoppiavano molto più lontano , in basso , sprofondate nella neve . Era un ' eccezionale e reale visione di guerra . I militari del magazzino , sempre addetti ai servizi di sussistenza delle retrovie , non avevano mai visto un combattimento . E quello era assordante e terribile . Per un attimo , sembrò loro che quei combattenti folli si sarebbero tutti squarciati eroicamente a vicenda , sotto i loro occhi . E l ' ammirazione cedé il posto al raccapriccio . Mentre il combattimento si svolgeva sotto gli occhi esterrefatti dei custodi del magazzino , la squadra " logistica " , alle spalle , agiva con minore intrepidezza . I cinque uomini , slacciati gli sci , per le finestre saltarono dentro il magazzino , e ne uscirono carichi . Ottolenghi li aveva equipaggiati di tascapani , sacchi alpini e cordicelle . Essi ridiscesero imbottiti e coperti di prosciutti , mortadelle , salami e bottiglie . Riallacciati gli sci , sparirono nella vallata opposta a quella di Ronchi . L ' operazione ardita era riuscita brillantemente , in ogni sua parte . La sera , alla mensa , Ottolenghi ci offrì quattro bottiglie di Barbera , per l ' onomastico di suo nonno . Suo nonno ? pensavo io . All ' indomani mattina , mi sorsero i primi sospetti . Un fonogramma circolare urgente del comando di divisione raccontava l ' accaduto e ordinava che i comandi dipendenti iniziassero pronte indagini per scoprire i colpevoli . Il generale esigeva che tale " banditismo " dovesse essere punito senza pietà . Io avevo appena finito di leggere il fonogramma , e le novità della mattina davano il sergente Melino , della 10a compagnia , ferito . Colpito ad una gamba , da una scheggia di granata , l ' ufficiale medico lo aveva curato e messo a riposo per una settimana . Il sergente Melino era precisamente il sergente degli sciatori . Era un veterano della mia compagnia ed io lo avevo promosso caporale , caporal maggiore e sergente . Io stesso lo avevo scelto per mandarlo al corso di Bardonecchia e avevo in lui la più grande fiducia . Lo andai a visitare . Egli aveva la gamba fasciata ed era coricato . - Il battaglione è a riposo , - gli dissi , - e lei si fa ferire dalle granate ? Mi vuol spiegare cotesta ferita ? Vicino , v ' erano dei soldati e il sergente mi fece capire ch ' era necessario allontanarli . Io li feci uscire . - Che cosa significano cotesti misteri ? - gli chiesi . Il sergente mi raccontò tutto . I prosciutti , le mortadelle , i salami e parecchie bottiglie erano stati distribuiti la notte stessa alle squadre del battaglione , in segreto , a mezzo degli sciatori che appartenevano alle differenti compagnie . Probabilmente , non ne rimaneva più traccia . Le cose potevano complicarsi . Chiamai il tenente medico e gli feci sospendere la comunicazione ufficiale della ferita del sergente . Dopo , interrogai Ottolenghi . - Da quando in qua , - gli dissi , - le rivoluzioni si fanno rubando prosciutti e mortadelle ? - Nelle rivoluzioni , si è sempre rubato . - Prosciutti ? - Anche prosciutti . - È una bella operazione che hai fatto compiere al battaglione . Leggi qui la circolare del comandante della divisione . Leggi qui il rapporto sulla ferita del sergente Melino . Come vuoi che il battaglione si tiri d ' impaccio ? - E che intendi fare ? - mi chiese . - Il prestigio del battaglione non può che aumentare per questa operazione . Non puoi negarlo : è stata magnifica . Se avessi avuto con me un plotone , avrei portato via tutto il magazzino , compreso lo zucchero e il caffè . Che ne diresti , se ripetessimo il colpo contro il comandante di divisione in persona ? Vuoi ? Dimmi , vuoi ? Nessuno ne saprà niente , ti assicuro . Lo si farà prigioniero . Sarà un segreto assoluto . Ai soldati non parrà vero di potersi distrarre un po ' . Vuoi ? Chiamai gli ufficiali a rapporto . Lessi il fonogramma della divisione e ordinai di indagare immediatamente . Dopo qualche ora , mi fu comunicato , per iscritto , l ' esito delle ricerche . Era negativo . I comandanti di reparto escludevano che i loro dipendenti avessero potuto prendere parte o assistere al fatto . Anche Ottolenghi mandò rapporto negativo . Poco prima dell ' ora di mensa , vidi Avellini e gli chiesi : - In confidenza , fra noi , sai niente della storia del magazzino di divisione ? - I miei soldati hanno mangiato prosciutti e salami tutta la notte . Vi è qualche indigestione . Essi dovevano avere una sete del diavolo ed io ho fatto comprare qualche fiasco di vino , perché pare che le bottiglie rapite non fossero molte . Anche il rapporto del comandante del reggimento fu negativo . XXVII La grande azione d ' Armata veniva preparata intensamente . Era certo che la nostra Brigata vi avrebbe avuto parte importante . Agli ufficiali furono distribuite le carte topografiche della regione , fino a Cima XII e Val Lagarina . Ogni tanto , colpi di cannone , isolati , annunziavano l ' aggiustamento del tiro di nuove batterie . Anche l ' appostazione delle bombarde pesanti era stata ultimata . Solo il settore del nostro reggimento ne contava una ventina di batterie , ordinate in gruppi . Per compensare i soldati delle fatiche invernali e per animarli all ' azione , la Brigata fu mandata a riposo , in pianura . Il nostro battaglione si accantonò a Vallonara , ai piedi dell ' Altipiano . Il riposo non fu molto lungo . Durò solamente otto giorni . Ma quella settimana fu un incantesimo . Da un anno , dopo Aiello , i soldati non avevano più vissuto in mezzo alla popolazione civile . La stanchezza e il malcontento sparirono in un baleno e ciascuno assunse , di fronte ai civili , un ' aria di sicurezza e di protezione marziale . Non eravamo noi i salvatori del paese ? Se noi non ci fossimo battuti , la popolazione non avrebbe dovuto abbandonare le case e i campi ed emigrare disperata , verso l ' interno , per vivervi miserabilmente di sussidi lesinati dallo Stato ? Con quale ammirazione le giovani guardavano i soldati ! Quei giorni furono , per il battaglione , fra i più lieti di tutta la guerra . I soldati erano felici . Vallonara era un villaggio di poche centinaia di abitanti , ma nella ricca campagna , fra Bassano e Marostica , v ' erano disseminate migliaia di cascine . Durante le ore di libera uscita , esse diventarono centri di riunione di squadre , di gruppi isolati di soldati , ospitali e gaie . Popolazione e soldati gareggiavano in generosità , reciprocamente . Tutto quello che i soldati possedevano fu offerto in festa . Essi diventarono , in quelle ore , i signori della pianura . Ogni compagnia aveva i suoi soldati sedentari . Meditativi e solitari , questi erano insensibili a quella vita di tripudio . Non uscivano neppure e , misantropi , oziavano attorno agli accantonamenti . Ma i più giovani , scorrazzavano da cavalieri erranti , cercandosi un sorso di gioia . Nei pomeriggi rossi e tiepidi di quel maggio unico , tutta la compagnia risuonò di stornelli e canti popolari . E le voci , non più gravi , dei soldati , s ' accordavano con i canti delle donne in festa . Com ' era ridivenuta bella la vita ! Un giorno , passando lungo i filari d ' una vigna per controllarvi un filo telefonico del battaglione , guardando per aria , inciampai su un soldato della 10a . Egli era con una giovane contadina . Sdraiati sull ' erba , sotto un arco di viti , essi si confidavano i loro segreti . Io non m ' ero accorto di loro , altrimenti li avrei evitati . L ' incontro fu improvviso , per me e per loro . Il soldato scattò in piedi , sull ' attenti , e salutò . Egli era rosso e confuso . Al suo fianco , lentamente , lentamente , con una calma leggiadra , anche la donna si levò in piedi . Snella e bionda , essa appariva ancora più bionda accanto all ' uomo bruno dai capelli neri . Mi guardò per un istante , con un sorriso timido , abbassò gli occhi e si strinse al soldato , protettrice . Io levai il portafoglio , ne tolsi dieci lire e dissi , dandole al soldato : - Il capitano è fiero di vedere un suo soldato in così bella compagnia . Il soldato prese il denaro , ancora imbarazzato , e la giovine donna sorrise a lungo , dondolandosi , i grandi occhi aperti e colmi di grazia . Com ' erano felici ! Anch ' io mi sentivo felice . Felice e infelice , nello stesso tempo . I miei problemi sentimentali , infatti , non erano chiari . In quei giorni , Avellini era al colmo della felicità . La famiglia di Marostica c ' invitava spesso per il tè , ma io , che comandavo ancora il battaglione , ero preso , anche nelle ore del pomeriggio , da un ' infinità d ' impegni di servizio e potevo andarvi raramente . Egli era più libero e non vi mancava mai . Un successo personale aumentò la sua gioia . Il comandante della brigata lo aveva incaricato di fare una conferenza agli ufficiali della brigata , sulla tattica della compagnia nei combattimenti di montagna . Egli si era preparato con entusiasmo ed io lo avevo anche aiutato , mettendo a suo profitto la mia lunga esperienza di guerra . Noi detestavamo le conferenze più che i grossi calibri , ma Avellini parlò con talento . Il generale si congratulò con lui e lo segnalò al comando della divisione come un distinto ufficiale di carriera . Egli non sapeva contenere la sua gioia . Dopo la conferenza , mi fece le sue confidenze . Niente egli amava più della sua carriera militare . Poter distinguersi come comandante di compagnia , entrare alla Scuola di guerra e nel servizio di stato maggiore , comandare una batteria d ' artiglieria , poi un battaglione di fanteria , studiare , studiare sempre . Servire il paese così , contribuire a dargli un esercito , un grande esercito , per poter riaffermare le sue glorie militari ! Egli non sembrava chiedere altro alla vita . Nel pomeriggio , andammo insieme al tè di Marostica ed egli fu il festeggiato . Il riposo passò come un sogno . XXVIII L'8 giugno , gli austriaci , prevedendo l ' offensiva , fecero brillare la mina sotto Casara Zebio , quella per cui noi avevamo passato la notte di Natale in linea . La mina distrusse le trincee , seppellì i reparti che le presidiavano , insieme con gli ufficiali di un reggimento che vi si erano fermati durante una ricognizione . La posizione fu occupata dal nemico . L ' avvenimento fu considerato come un cattivo presagio . Il 10 , la nostra artiglieria aprì il fuoco alle 5 del mattino . La grande azione che andava , per cinquanta chilometri , da Val d ' Assa a Cima Caldiera , era iniziata . Sull ' Altipiano , comprese le bombarde pesanti da trincea , non v ' erano meno di mille bocche da fuoco . Un tambureggiamento immenso , fra boati che sembravano uscire dal ventre della terra , sconvolgeva il suolo . La stessa terra tremava sotto i nostri piedi . Quello non era tiro d ' artiglieria . Era l ' inferno che si era scatenato . Ci eravamo sempre lamentati della mancanza d ' artiglieria : ora l ' avevamo , l ' artiglieria . I reparti erano stati ritirati dalle trincee e solo poche vedette le presidiavano . Il 1° e il 2° battaglione del reggimento erano ricoverati nelle grandi caverne scavate durante l ' inverno . Il 3 battaglione era con tutte e quattro le compagnie allo scoperto , sulla linea dei due ridottini retrostanti . Le piccole caverne ivi esistenti erano occupate dagli artiglieri da montagna , che vi avevano la batteria , e dai nostri mitraglieri . L ' artiglieria nemica controbatté , con i grossi calibri , le nostre batterie , ma non tirò sulla prima linea . Sulla nostra prima linea tirò solo la nostra artiglieria . Quello che avvenne non fu sufficientemente chiarito . Alcune batterie da 149 e da 152 da marina tirarono su di noi . I battaglioni che erano nelle caverne non ne soffrirono , ma il mio ebbe , fin dall ' inizio , gravi perdite . Il maggiore Frangipane , ch ' era rientrato da pochi giorni , fu colpito fra i primi ed io assunsi il comando del battaglione . La linea dei due ridottini , nei quali il mio battaglione aveva l ' ordine di rimanere , fu rasa al suolo . Essi erano stati costruiti contro i tiri di fronte , non contro quelli alle spalle . La 9a e 10a compagnia furono dimezzate . Il tenente Ottolenghi fece uscire i mitraglieri dalle caverne e , riordinatili all ' aperto , gridava : - Bisogna marciare sulle batterie che tirano su di noi e mitragliarle ! Io lo vidi a tempo , accorsi e l ' obbligai a riprendere il suo posto . Feci spostare di qualche centinaio di metri indietro le compagnie e ne informai il comando di reggimento . Il battaglione aveva già molti morti . Le barelle erano insufficienti a trasportare i feriti ai posti di medicazione . Mentre io facevo la spoletta fra i reparti , passò un colonnello d ' artiglieria , seguito da due tenenti . A capo scoperto , la pistola in mano , fra gli scoppi delle granate , urlava : - Uccideteci ! uccideteci ! Io gli andai incontro e gli proposi di servirsi dei miei ufficiali per comunicare alle batterie l ' ordine di spostare i tiri . Egli non riconobbe neppure che io ero un ufficiale . Non mi rispose e continuò a gridare frasi sconnesse . I due tenenti lo seguivano , muti , lo sguardo sperduto . Io cominciavo a perdere la calma . Il comando di brigata , per l ' azione , s ' era stabilito vicino , dietro il mio battaglione . Vi andai di corsa . Trovai il generale comandante della brigata , in fondo a una piccola caverna , seduto , con il microfono in mano . Gli raccontai affrettatamente quanto avveniva . Egli m ' ascoltava , calmo fino all ' abbattimento . Io parlavo agitato , ma egli restava indifferente . Nell ' eccitazione , io mi lasciai sfuggire : - Signor generale , quante corbellerie , oggi , stiamo commettendo ! Il generale s ' alzò di scatto . Io credetti volesse mettermi alla porta . Mi venne incontro e m ' abbracciò , piangendo . - Figliolo , è la nostra professione , - mi rispose . Seppi che egli inviava portaordini e fonogrammi , vanamente , da oltre un ' ora . Io rientrai al battaglione , disperato . Nel settore del 2° battaglione avvenivano cose peggiori .. Il maggiore Melchiorri s ' era installato in una piccola caverna , accanto alla grande caverna in cui era ricoverata la 5a compagnia . Il tiro dell ' artiglieria lo aveva molto impressionato . Coloniale , egli non aveva mai assistito , in Africa , ad una simile forma di guerra . I suoi nervi non poterono resistere . Si era già bevuto , da solo , una bottiglia di cognac e aveva mandato in giro tutto il comando del battaglione per trovarne una seconda . Egli attendeva la bottiglia , quando , dalla caverna della 5a compagnia , arrivò il rumore d ' un tumulto . La caverna della 5a era , fra tutte le altre del reggimento , la peggio scavata . Era stata una delle prime ad essere costruita e i minatori non erano ancora sufficientemente pratici . Era lunga orizzontalmente , ma non abbastanza scavata in profondità . Poteva contenere un ' intera compagnia , ma era quasi a fior di terra . In grado di resistere a un bombardamento di piccoli calibri , non lo era per gli altri calibri . Forse , lo era anche per gli altri , ma quelli che vi stavano dentro avevano l ' impressione che non lo fosse . Quella mattina , i nostri 149 e 152 l ' avevano particolarmente presa di mira . Alcune granate scoppiate all ' imboccatura avevano ucciso dei soldati e il capitano comandante della compagnia . Intere batterie avevano continuato a tempestarla di colpi . La compagnia infine , stordita da un martellamento ininterrotto , soffocata dal fumo degli scoppi , priva del suo comandante , non seppe resistere . Ai soldati sembrava che la volta dovesse crollare da un momento all ' altro e schiacciarli tutti . Essi volevano uscire all ' aperto . I soldati gridavano : - Fuori ! Fuori ! Il maggiore Melchiorri sentì le grida e mandò ad informarsi . Quando seppe che i soldati volevano uscire dalla galleria , egli fu assalito da un impeto d ' ira . Gli ordini dati esigevano che i reparti non si muovessero dai posti loro assegnati prima dell ' ora fissata per l ' assalto . - Noi siamo di fronte al nemico , - gridò il maggiore , - ed io ordino che nessuno si muova . Guai a chi si muove ! La seconda bottiglia era arrivata e il maggiore dimenticò la 5a compagnia . Il bombardamento continuava . Non passò molto tempo . La compagnia si gettò fuori dalla galleria e si riordinò , all ' aperto , in un avvallamento laterale non battuto dall ' artiglieria . Il maggiore credette trovarsi di fronte ad un ammutinamento . Ne era convinto . Una compagnia , poco prima dell ' assalto , con le armi alla mano , a pochi metri dal nemico , rifiutava d ' obbedire . Per lui , non v ' erano dubbi . Bisognava quindi reagire immediatamente con i mezzi più energici e punire la sedizione . Furibondo , uscì dalla sua caverna . Mise la compagnia in riga e ordinò la decimazione . La 5a compagnia ubbidiva agli ordini , senza reagire . Mentre l ' aiutante maggiore conteggiava i soldati e ne designava uno ogni dieci per la fucilazione immediata , la notizia si sparse per gli altri reparti del battaglione e accorsero vari ufficiali . Il maggiore spiegò loro che egli intendeva valersi della circolare del comando supremo sulla pena capitale con procedimento eccezionale . Il comandante della 6a compagnia era fra i presenti . Era il vecchio comandante della 6a all ' azione dell ' agosto , il tenente Fiorelli , che , guarito dalle ferite e promosso capitano , aveva ripreso il comando della sua compagnia . Egli fece osservare che il reato di ammutinamento di fronte al nemico non esisteva e che , anche se il reato fosse stato compiuto , il maggiore non avrebbe avuto il diritto di ordinare la decimazione senza il parere del comandante del reggimento . Le considerazioni del capitano irritarono il maggiore . Egli impugnò la pistola e gliela puntò al petto . - Lei taccia , - gli rispose il maggiore , - taccia , altrimenti si rende complice dell ' ammutinamento e responsabile dello stesso reato . Io solo , qui , sono il comandante responsabile . Io sono , di fronte al nemico , arbitro della vita e della morte dei soldati posti sotto il mio comando , se infrangono la disciplina di guerra . Il capitano rimase impassibile . Calmo , chiese più volte il permesso di parlare . Il maggiore gl ' impose il silenzio . La selezione era stata ultimata , in mezzo alla 5a , e venti soldati , distaccati dagli altri , attendevano . Il maggiore ordinò l ' attenti ed egli stesso si mise nella posizione d ' attenti . Il fragore dell ' artiglieria era assordante e dovette urlare per farsi sentire da tutti . Egli parlava solenne : - In nome di Sua Maestà il Re , comandante supremo dell ' esercito , io maggiore Melchiorri cavalier Ruggero , comandante titolare del 2° battaglione 399 fanteria , mi valgo delle disposizioni eccezionali di Sua Eccellenza il generale Cadorna , suo capo di stato maggiore , e ordino la fucilazione dei militari della 5a compagnia , colpevoli di ammutinamento con le armi di fronte al nemico . Il maggiore era ormai esaltato e non ascoltava che se stesso . Ma lo stato d ' animo in cui egli si trovava non era quello degli ufficiali presenti , né della 5a compagnia , né dei venti designati alla morte . Mai , nella nostra brigata , era stata eseguita una fucilazione . Questa decimazione appariva un avvenimento così precipitato e straordinario da non essere neppure considerato possibile . Ma non è necessario che tutti credano al dramma perché questo si svolga . Il maggiore Melchiorri si trovava al centro del dramma , protagonista già travolto . Il maggiore ordinò che il capitano Fiorelli , con un plotone della sua compagnia , prendesse il comando del plotone d ' esecuzione . - Io sono , - rispose il capitano , - comandante titolare di compagnia , e non posso comandare un plotone . - Lei dunque si rifiuta di eseguire il mio ordine ? - chiese il maggiore . - Io non mi rifiuto di eseguire un ordine . Faccio solo presente che io sono capitano e non tenente , comandante di compagnia , non di plotone . - Insomma , - gridò il maggiore , puntando nuovamente la pistola sul capitano , - lei eseguisce o non eseguisce l ' ordine che io le ho dato ? Il capitano rispose : - Signor no . - Non lo eseguisce ? - Signor no . Il maggiore ebbe un attimo d ' esitazione e non sparò sul capitano . - Ebbene , - riprese il maggiore , - ordini che un plotone della sua compagnia passi in riga . Il capitano ripeté l ' ordine al sottotenente comandante il 1° plotone della 6a . In pochi minuti , il plotone uscì dalla caverna e passò in riga . Il sottotenente ricevette dal maggiore , e lo ripeté ai suoi soldati , l ' ordine di caricare le armi . Il plotone aveva già i fucili carichi . Di fronte , immobili , stupiti , i venti guardavano . Il maggiore ordinò di puntare . - Punt ! - ordinò il tenente . Il plotone si mise in posizione di punt . - Ordini il fuoco , - gridò il maggiore . - Fuoco ! - ordinò il tenente . Il plotone eseguì l ' ordine . Ma sparò alto . La scarica dei fucili era passata tanto alta , al disopra della testa dei condannati , che questi rimasero al loro posto , impassibili . Se vi fosse stato un concerto fra il plotone e i venti , questi si sarebbero potuti gettare a terra e fingere d ' essere morti . Ma , fra di loro , non v ' era stato che uno scambio di sguardi . Dopo la scarica , uno dei venti sorrise . L ' ira del maggiore esplose irreparabile . Con la pistola in pugno , fece qualche passo verso i condannati , il viso stravolto . Si fermò al centro e gridò : - Ebbene , io stesso punisco i ribelli ! Egli ebbe il tempo di sparare tre colpi . Al primo , un soldato colpito alla testa stramazzò al suolo ; al secondo e al terzo , caddero altri due soldati , colpiti al petto . Il capitano Fiorelli aveva estratto la pistola : - Signor maggiore , lei è pazzo . Il plotone d ' esecuzione , senza un ordine , puntò sul maggiore e fece fuoco . Il maggiore si rovesciò , crivellato di colpi . Mancavano pochi minuti all ' assalto . Anche i 149 e i 152 avevano allungato il tiro e non sparavano più su di noi . Le nostre trincee erano state sconvolte . Delle vedette lasciatevi , non fu trovata che qualcuna ancora in vita . Ma , nelle trincee e nei reticolati nemici , immense brecce aprivano il passaggio all ' assalto . Il mio battaglione s ' era ammassato in trincea . Io vidi la 5a e la 6a compagnia , seguite dalla 7a e dalla 8a , scavalcare le nostre trincee in massa , ed arrivare alle trincee nemiche . Anche il mio battaglione uscì immediatamente dopo , più a destra . Il 1° battaglione e un battaglione dell ' altro reggimento della brigata avevano anch ' essi occupato le posizioni nemiche , piene di morti . Furono questi quattro i soli battaglioni che , da Val d ' Assa a Cima Caldiera , riuscirono nell ' assalto . Nel resto del fronte l ' azione fallì . La mina di quota 1496 , all ' estrema sinistra della divisione , si era rovesciata sui nostri , rendendo inaccessibili le posizioni nemiche . Le nostre perdite furono grandi . Io avevo iniziato l ' azione come comandante di compagnia e l ' avevo finita comandante di due battaglioni : il 3° e il 1° rimasti senza capitani . L ' azione non essendo riuscita che nel nostro settore , la nostra posizione avanzata , battuta di fianco dal tiro nemico , diventava insostenibile . Al cader della notte , ricevemmo l ' ordine di ripiegare sulle trincee di partenza . La notte , il capitano Fiorelli venne da me . Egli era abbattuto . Mi raccontò la morte del maggiore Melchiorri della quale anch ' egli si credeva in parte responsabile . Mi disse che aveva fatto di tutto per morire in combattimento . La sorte lo aveva voluto risparmiare . Egli quindi si considerava obbligato a fare il suo dovere e denunziare il fatto al comando di reggimento . Io non riuscii a dissuaderlo . Il giorno dopo , con un rapporto scritto , denunziò se stesso . I comandi di brigata , di divisione e di corpo d ' armata ne furono informati immediatamente . Egli , il tenente aiutante maggiore del 2° battaglione e il sottotenente della 6a furono deferiti al Tribunale militare e messi in stato d ' arresto . I tre ufficiali , accompagnati da un capitano dei carabinieri e da una scorta , passarono in mezzo al mio battaglione . Al loro passaggio , i soldati si levarono , sull ' attenti , e salutarono . XXIX Io non racconto e non rivedo che ciò che maggiormente è rimasto impresso in me . L ' azione fu ripresa il 19 , ma il mio battaglione , che aveva subito le maggiori perdite , fu lasciato riserva di brigata e non prese parte al combattimento . I feriti del battaglione erano stati , in grande maggioranza , trasportati indietro , negli ospedali delle retrovie , con le ambulanze divisionali . Avellini , fra i più gravi , era rimasto all ' ospedale da campo , vicino a Croce di Sant ' Antonio . Egli era intrasportabile . Era rimasto ferito nelle trincee nemiche , alla testa della sua compagnia , e le ferite erano gravi . Aveva perduto un occhio , ma la ferita più grave era quella riportata all ' addome . Prima che i portaferiti lo allontanassero , egli aveva voluto salutarmi ed io avevo visto , fin da allora , la gravità del suo stato . Aveva fatto uno sforzo per sollevarsi sulla barella ed era ricaduto svenuto . Dopo , io non l ' avevo più rivisto . Per quanto il battaglione fosse indietro , di riserva , gli obblighi del servizio m ' impedivano di andare a visitarlo . Potevo telefonare al direttore dell ' ospedaletto e avere , ogni tanto , sue notizie . La sua temperatura era sempre elevata . Il 22 il direttore dell ' ospedaletto mi telefonò che Avellini voleva vedermi subito , che non perdessi tempo perché il suo stato era disperato . Chiesi l ' autorizzazione al comando di reggimento e ottenni di allontanarmi dal battaglione per qualche ora . Com ' era trasformato il mio amico ! Egli non mangiava più dal giorno 10; la ferita all ' addome gli imponeva un regime di digiuno assoluto . Prima tanto forte e pieno di vita , ora era sfinito . Steso sul lettino da campo , le labbra bianche , immobile , sembrava un cadavere . Solo una contrazione alla bocca , simile ad un sorriso amaro , mostrava ch ' egli viveva e soffriva . Io ebbi subito l ' impressione che fosse in fin di vita . E pensai ai suoi sogni di carriera militare , al suo servizio di stato maggiore , alle sue promozioni , al grande esercito nazionale ... Povero Avellini ! Certo , egli mi avrebbe parlato ancora di tutto questo . Egli aveva tutti i due occhi fasciati , sicché non poté vedermi quando entrai . Ma sentì il mio passo e capì ch ' ero io . Con voce così fine che la sentii appena , mi chiamò per nome . - Sì , - risposi . - Sono io . Non parlare . Non stancarti . Parlerò solo io . Il medico mi ha detto che ci sono buone speranze . Ma bisogna che non ti affatichi . Tutto il battaglione ti ricorda e vuole rivederti presto . Ma devi pensare a guarire . Non c ' è fretta . Tanto , la guerra durerà ancora , purtroppo . Tutti ti salutano . Soprattutto i soldati della tua compagnia ... - I soldati ? - Sì , i soldati . Son voluto espressamente passare dalla tua compagnia , prima di venire qui . Anche il colonnello ti saluta e ho anche delle belle comunicazioni da farti , a suo nome . - Grazie . Grazie . Lasciami parlare ... Sai , è finita ... - Ma che dici ? Non dire sciocchezze . Bisogna pensare a guarire . Il minimo sforzo lo faceva soffrire . Anche quelle poche parole che aveva detto lo avevano stancato . Il suo volto non aveva che contrazioni di dolore . Avevo delle notizie da portargli che gli sarebbero state gradite . Forse si sarebbe rianimato . - C ' è anche una bella notizia per te . Indovina ... Egli fece un gesto con la mano . Era curiosità o indifferenza ? Io continuai . - Sei stato proposto per la medaglia d ' argento al valor militare sul campo . E sei stato anche proposto per la promozione a capitano per merito di guerra . Il comando di brigata ha già espresso parere favorevole . Certamente , le due proposte saranno approvate dai comandi superiori . È ciò che il colonnello mi ha incaricato di dirti . Egli sollevò le mani scarne , e le lasciò ricadere con una espressione d ' impotenza . Sembrava volesse dire : A che serve tutto ciò ? - Ti ho chiamato , sai , per questo ... Stammi vicino , co ­ e un fratello . Lasciami parlare . Egli parlava , stentatamente , a monosillabi . - Ricordi , quel pacchetto di lettere ? - Sì , ricordo bene . - Nella mia cassetta d ' ordinanza , al carreggio , ne troverai due . Due pacchetti . Tu sai a chi devi rimandarli . Io mi sforzai di scherzare , per sollevarlo un po ' , e dissi : - Quelle lettere portano fortuna . Hanno portato fortuna per la mina . Ne porteranno ancora adesso per le tue ferite . - Sì , sì , portano fortuna . Tu puoi spedirle . Ma preferirei che le consegnassi tu , personalmente . E vi aggiungessi anche questa . Io non mi ero accorto che sul letto , sotto la sua mano distesa , v ' era una lettera . Egli la prese e me la mostrò . - Fammi il favore , leggimela . Vieni vicino , vienimi vicino . Io presi la lettera . Mi sedetti accanto al letto , fino a toccarne le coltri . La busta era ancora chiusa . Io chiesi : - Debbo dunque aprirla ? - Sì , sì . Ma vienimi più vicino . Io m ' addossai al letto . Guardai la busta . Era indirizzata a lui e portava il timbro di Marostica . Io tremavo . L ' aprii e ne trassi due fogli . Non osavo leggere . Egli mi chiese : - L ' hai aperta ? - Sì . - Leggi dunque , fammi il piacere . Io spiegai i fogli e il mio sguardo corse alla firma . Era il nome della signorina bionda . Cominciai a leggere . La voce mi tremava : " Mio piccolo ... " Avellini si portò le mani agli occhi bendati , quasi volesse con le mani nascondermi le lacrime . Egli piangeva . Io avevo interrotto la lettura e non parlavo più . Lo lasciai piangere , senza dire una parola . Dopo qualche minuto , mi disse : - Continua , continua . Proseguii la lettura . Una donna non può scrivere parole più tenere di quelle che io lessi quel giorno . Dovetti interrompere la lettura ancora , più volte , perché Avellini non riusciva a frenare il pianto . - Che m ' importa di morire ? che m ' importa ? Finii di leggere la lettera . Egli mi pregò di leggergliela una seconda volta . Ed io la rilessi , spesso interrompendomi , come prima , talmente intensa era la commozione dell ' amico . - Anche la morte è bella ... Egli riprese la lettera fra le mani e l ' accarezzò lungamente . Mi disse : - Lasciamela qui . Verrai a prenderla dopo la mia morte . Il tempo del mio permesso era passato . Io dovevo rientrare al battaglione . Non osavo parlare più di speranze . Levandomi , gli chiesi : - Debbo dire qualcosa alla compagnia ? Al colonnello ? - Sì , sì , grazie . Egli mi attirò a sé con le mani e mi disse : - Va ' tu , personalmente . Io desidero che vada tu , in persona . Dille che il mio ultimo pensiero è stato per lei . Che io non ho pensato che a lei ... Dille che io muoio felice . Risalii in fretta al battaglione . Ma ero così agitato che , giunto al battaglione , continuai a camminare e arrivai fino alle trincee . Solo là , mi accorsi che avevo oltrepassato il settore del mio battaglione , di più d ' un chilometro . Ero appena arrivato al comando del battaglione che mi si chiamava al telefono . Era il direttore dell ' ospedaletto . Fece un lungo giro di frasi per dirmi che Avellini aveva peggiorato , ch ' era gravissimo , che non v ' erano più speranze . Mi disse infine ch ' era morto e che aveva lasciato una lettera per me . Uscii dalla capanna del comando . V ' erano ufficiali e soldati attorno al comando . Non sapevo che dire , non sapevo che fare . Poi m ' incamminai verso la 9a compagnia . Mi sembrava che fosse necessario che io stesso le comunicassi la triste notizia . Il solo ufficiale ch ' era sopravvissuto all ' azione del 10 , era un sottotenente e aveva preso il comando della compagnia . Egli era molto affezionato ad Avellini . Io fui incapace di adoperare circonlocuzioni e dissi direttamente : - Avellini è morto , pochi minuti fa . - Avellini è morto ? - domandò il sottotenente . - È morto , or ora , - risposi . Egli mi guardò attonito e mi ripeté : - È morto , è morto ... è morto ... Poi mi sembrò che un pensiero estraneo a noi e alla notizia che egli riceveva , lo assalisse , come un ' incertezza . Quel suo stato d ' animo durò un istante . Con un gesto rapido , prese una bottiglia di cognac che gli stava vicino , e , come se fosse una medicina , ne bevette , tutto d ' un fiato , un bicchiere da vino . Io mi stupii e m ' irritai . - Come ! - dissi investendolo , - come ? Io le comunico che il suo comandante di compagnia è morto e lei , di fronte al suo comandante di battaglione , si mette a bere , così ? E lei è un ufficiale ? Un ufficiale , lei ? Il sottotenente parve risvegliarsi da un sogno . Mi rispose , confuso : - Mi scusi , signor capitano . Ho bevuto senza accorgermene , involontariamente . M ' accorgo solo ora , mi scusi . Io rifeci la strada , per rientrare al comando . Come mi appariva triste la vita . Anche Avellini se n ' era andato . Dei colleghi anziani del battaglione non rimaneva più nessuno . Anche Ottolenghi era stato ferito , e gravemente , il 10 . Non sapevo neppure in quale ospedale fosse stato ricoverato . Ancora una volta , rimanevo solo io . Tutti se n ' erano andati , ancora una volta . E ora dovevo cercare delle lettere , raccontare , spiegare . Non è vero che l ' istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita . Vi sono dei momenti , in cui la vita pesa più dell ' attesa della morte . XXX A metà luglio , la brigata scese a riposo . Il battaglione si accantonò fra Asiago e Gallio , sulla linea arretrata di Monte Sisemol , per farvi opere di fortificazione . Eravamo sempre sotto il tiro delle artiglierie nemiche , ma bene al riparo , in avvallamenti defilati . Solo qualche raro apparecchio nemico da ricognizione volava su di noi , altissimo , allontanato subito dall ' intervento delle nostre squadriglie da caccia dei campi di Bassano . Gli apparecchi da bombardamento non molestarono mai il nostro riposo . Ai giorni tragici facevano seguito persino ore di gioia . I feriti leggeri rientravano al battaglione e i nuovi arrivati , ufficiali e soldati , riempirono i vuoti che si erano fatti nei reparti . Il tenente di cavalleria Grisoni , dopo una lunga convalescenza , era stato nuovamente assegnato al battaglione e aveva preso il comando della 12a compagnia . Ancora zoppicante per la ferita di Monte Fior , egli non aveva perduto il suo buon umore . La sua allegria fu preziosa per dissipare la nostra tristezza . Presto , si ricominciò a dimenticare . La vita riprendeva il sopravvento . Il mio attendente , ferito anch ' egli , era rientrato dall ' ospedale . Egli riprese la lettura del libro sugli uccelli ed io quella di Baudelaire e dell ' Ariosto . Un giorno , verso il tramonto , ero sulla strada principale che , dalla Valle di Ronchi , conduce a Monte Sisemol . Rientravo dal comando di reggimento che s ' era stabilito a Ronchi . A metà strada , m ' incrociai con un colonnello su un cavallo sauro , solo . Anch ' io ero a cavallo , solo . Salutai il colonnello e continuai il cammino . Avevo fatto qualche passo , quando mi sentii chiamare per nome . Mi voltai : il colonnello mi rivolgeva la parola . Girai il cavallo e gli andai incontro . - Comandi , signor colonnello , - dissi . - Venga qui . Lei non riconosce più i suoi superiori ? Era il colonnello Abbati . Ricorda il lettore il tenente colonnello del 301 di Stoccaredo e di Monte Fior ? Era lui . Il rosso sotto le stellette indicava ch ' egli era comandante titolare di reggimento . - Mi perdoni , signor colonnello , - dissi io , - non l ' avevo riconosciuto . Era infatti difficile riconoscerlo a prima vista . Egli era infinitamente più magro e più vecchio . Il suo pallore d ' ambra era diventato color limone e gli occhi erano infossati nelle orbite . Appariva stanco e malato . Mi rivolse qualche domanda sul mio reggimento , poi mi disse : - Ha incominciato a bere ? - Come prima , signor colonnello . - Io non so più se sia un bene o un male . La questione è più complicata di quello che io non credessi . Mi trova cambiato ? - Un po ' stanco . Mi pare un po ' stanco , ma non proprio molto cambiato . - Un po ' stanco ! Sono un uomo finito . Fra poco , mi faranno generale . Generale per merito di cognac . Il colonnello Abbati è riuscito ad uccidere il senso della guerra , ma il cognac ha ucciso il colonnello Abbati . - Che dice mai , signor colonnello ? - Non è la guerra di fanterie contro fanterie , di artiglierie contro artiglierie . È la guerra di cantine contro cantine , barili contro barili , bottiglie contro bottiglie . Per conto mio , gli austriaci hanno vinto . Io mi dichiaro vinto . Mi guardi bene : io ho perduto . Non trova lei che ho l ' aspetto d ' un uomo disfatto ? - Io trovo che lei sta bene a cavallo , signor colonnello . - Io avrei dovuto bere anche acqua e molto caffè . Ma ormai , non sono più a tempo . Il caffè eccita lo spirito , ma non l ' accende . I liquori l ' accendono . Io mi sono bruciato il cervello . Non ho , nella testa , che ceneri spente . Io agito ancora , agito le ceneri per trovarvi un briciolo da accendere . Non ce n ' è più . Almeno avessimo ancora neve e ghiaccio . Se n ' è andato anche il freddo . Con questo sole maledetto , non vedo che cannoni , fucili , morti e feriti che urlano . Cerco l ' ombra come una salvezza . Ma non ne ho più per molto tempo . Addio , capitano . Alcuni giorni dopo , verso mezzogiorno , ero con gli ufficiali del battaglione , alla mensa . Attendevamo che rientrasse un sottotenente della 11a , che avevo mandato al comando del reggimento per prelevare oggetti di corredo . L ' ora per la mensa era già suonata e il sottotenente non rientrava . Ci mettemmo a tavola , senza di lui . Il sottotenente arrivò poco prima che finissimo . - Sei in ritardo di mezz ' ora , - gli gridarono i più giovani colleghi . - Paga due bottiglie ! - Deve pagare ? - chiese il direttore di mensa . - Sì , - risposero in coro tutti gli ufficiali . - Sta bene . Due bottiglie ! Ma voglio raccontare perché ho tardato . - Non è necessario , - disse il tenente di cavalleria . - Ci contentiamo di due bottiglie . - No , voglio raccontarvi che cosa mi è accaduto . Attorno alla tavola , tutti ascoltavamo . - Venivo da Ronchi e passavo sulla strada che fiancheggia il torrente . Il sole bruciava . Quando sono arrivato all ' altezza della casetta bianca , nel punto in cui gli alberi coprono la strada , ho visto un uomo a cavallo , camminare lentamente , evitando il sole . Arrivato sotto gli alberi , all ' ombra , il cavallo si fermò . L ' uomo si levò in piedi sulla sella , si arrampicò a un ramo e scomparve tra le foglie . Non vedevo più che il cavallo , fermo . Rimasi nascosto . Dopo qualche minuto , l ' uomo riapparve , dai rami , ma con la testa in giù , penzoloni sulle gambe . Io rimasi stupito . Ma pensai : sarà qualcuno che vuol fare della ginnastica . Per quanto mi paresse strano che qualcuno potesse fare la ginnastica , a quel modo . Stavo sempre nascosto . Né l ' uomo né il cavallo s ' accorgevano di me . L ' uomo si lasciò cadere sulla sella , poggiandosi sulle mani , e riprese la posizione normale dell ' uomo a cavallo . Si riposò , levò la borraccia e bevette . Rimise la borraccia a posto e ricominciò come prima . Si arrampicò ai rami , disparve e ricomparve poco dopo , con la testa in giù . Si rimise in sella e bevette di nuovo . Sono stato sempre nascosto , per circa mezz ' ora . La strada era deserta . Egli ripeté l ' operazione tre volte . Io volevo avvicinarmi per meglio vedere , ma sopravvenne una carretta al trotto . L ' uomo spronò il cavallo e disparve . - Il cavallo era sauro ? - chiesi . - Sì , un sauro . - Balzano a due ? - Balzano a due . - Ma non ha visto se chi lo montava fosse un ufficiale ? - Non l ' ho potuto distinguere perché ero lontano , al sole , ed egli era all ' ombra fitta , quasi al buio . - Piccolo ? magro ? - Sì , mi è sembrato molto magro e piccolo . Non v ' erano dubbi . Povero colonnello Abbati ! Egli andava verso la sua fine . Al caffè , la conversazione si rianimò . Un sottotenente , studente in lettere all ' Università di Roma , recitò in latino una satira di Giovenale , poi disse la sua traduzione in versi italiani . Tutti applaudirono . - Per me , - disse il tenente Grisoni , - potevi anche risparmiarti il latino . L ' ho studiato dieci anni , sempre il primo della classe , ma non ne ho capito un ' acca , dei tuoi versi . A ciò , aggiungi che tu pronunzi il latino come se avessi dei ceci in bocca . Si era tutti allegri . Non sembravamo neppure sotto il tiro dell ' artiglieria . Infine , si respirava ancora una volta . La guerra sembrava finita e dimenticata . Il trillo del telefono interruppe la conversazione . Mi alzai e presi il microfono . Gli ufficiali zittirono . Dal comando di reggimento , il capitano aiutante maggiore in 1a chiedeva di me . - Che c ' è ? - chiesi . - Bisogna prepararsi , perché domani il reggimento discende . - Riposo in pianura ? - chiesi io , contento . - No ; il riposo non è fatto per noi . - E dove andiamo ? - Sull ' Altipiano della Bainsizza . L ' offensiva su quel fronte è incominciata e la brigata vi è stata richiesta dal comandante d ' armata in persona . - Che onore ! - Che ci vuoi fare ? Il battaglione è pronto ? - Sì , il battaglione è pronto . Ma è proprio sicuro che saremo mandati sulla Bainsizza ? - Sì , sicuro . Ho decifrato io stesso l ' ordine . - A che ora ? - Ti sarà comunicato domattina , al rapporto dei comandanti di battaglione . - Sta bene . Arrivederci . - Arrivederci . Gli ufficiali trattenevano il respiro . Non avevano sentito le parole dell ' aiutante maggiore , ma , dalle mie risposte , avevano capito tutto . Muti , mi guardavano negli occhi , con un ' espressione di angoscia . Il tenente di cavalleria riempì il bicchiere e disse : - Beviamo alla Bainsizza ! I colleghi l ' imitarono . L ' offensiva sulla Bainsizza ! La guerra ricominciava .