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> anno_i:[1940 TO 1970}
UN ANNO SULL'ALTIPIANO ( LUSSU EMILIO , 1945 )
Narrativa ,
Il lettore non troverà , in questo libro , né il romanzo , né la storia . Sono ricordi personali , riordinati alla meglio e limitati ad un anno , fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte . Io non ho raccontato che quello che ho visto e mi ha maggiormente colpito . Non alla fantasia ho fatto appello , ma alla mia memoria ; e i miei compagni d ' arme , anche attraverso qualche nome trasformato , riconosceranno facilmente uomini e fatti . Io mi sono spogliato anche della mia esperienza successiva e ho rievocato la guerra così come noi l ' abbiamo realmente vissuta , con le idee e i sentimenti d ' allora . Non si tratta quindi di un lavoro a tesi : esso vuole essere solo una testimonianza italiana della grande guerra . Non esistono , in Italia , come in Francia , in Germania o in Inghilterra , libri sulla guerra . E anche questo non sarebbe stato mai scritto , senza un periodo di riposo forzato . Clavadel ­ Davos , Aprile 1937 . J ' ai plus de souvenirs que si j ' avais mille ans . Baudelaire I Alla fine maggio 1916 , la mia Brigata - reggimenti 399° e 400° - stava ancora sul Carso . Sin dall ' inizio della guerra , essa aveva combattuto solo su quel fronte . Per noi , era ormai diventato insopportabile . Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto . Non avevamo fatto altro che conquistare trincee , trincee e trincee . Dopo quella dei " gatti rossi " , era venuta quella dei " gatti neri " , poi quella dei " gatti verdi " . Ma la situazione era sempre la stessa . Presa una trincea , bisognava conquistarne un ' altra . Trieste era sempre là , di fronte al golfo , alla stessa distanza , stanca . La nostra artiglieria non vi aveva voluto tirare un sol colpo . Il duca d ' Aosta , nostro comandante d ' armata , la citava ogni volta , negli ordini del giorno e nei discorsi , per animare i combattenti . Il principe aveva scarse capacità militari , ma grande passione letteraria . Egli e il suo capo di stato maggiore si completavano . Uno scriveva i discorsi e l ' altro li parlava . Il duca li imparava a memoria e li recitava , in forma oratoria da romano antico , con dizione impeccabile . Le grandi cerimonie piuttosto frequenti , erano espressamente preparate per queste dimostrazioni oratorie . Disgraziatamente , il capo di stato maggiore non era uno scrittore . Sicché , malgrado tutto , nella stima dell ' armata , guadagnava più la memoria del generale nel recitare i discorsi che il talento del suo capo di stato maggiore nello scriverli . Il generale aveva anche una bella voce . A parte questo , egli era abbastanza impopolare . In un pomeriggio di maggio , ci arrivò la notizia che il duca aveva disposto , in premio di tanti sacrifici sofferti dalla brigata , di mandarci a riposo , nelle retrovie , per alcuni mesi . E poiché la notizia era stata seguita dall ' ordine di tenerci pronti per ricevere il cambio da un ' altra brigata , essa non poteva essere che vera . I soldati l ' accolsero con tripudio e acclamarono al duca . Essi s ' accorgevano finalmente che vi era qualche vantaggio ad avere per comandante d ' armata un principe di casa reale . Solo lui avrebbe potuto concedere un riposo così lungo e lontano dal fronte . Fino ad allora , i turni di riposo li avevano passati a pochi chilometri dalle trincee , sotto il tiro delle artiglierie nemiche . Il cuoco del comandante la divisione aveva detto all ' attendente del colonnello , e la voce si era diffusa in un baleno , che il duca voleva che il riposo lo si passasse in una città . Per la prima volta , durante tutta la guerra , egli cominciava a diventare popolare . Le voci più simpatiche corsero subito su di lui , e la notizia ch ' egli si fosse seriamente disputato con il generale Cadorna , per difendere la nostra brigata , fece , accreditata , il giro dei reparti . La brigata ricevette il cambio e , la notte stessa , scendemmo in pianura . In due tappe fummo ad Aiello , piccola cittadina , non lontana dalle vecchie frontiere . La nostra gioia non aveva limiti . Finalmente , si viveva ! Quanti progetti in testa ! Dopo Aiello , sarebbe venuta la grande città . Udine , chi sa ? Entrammo ad Aiello , all ' ora del primo rancio . In testa , era il mio battaglione , il 3° , che marciava con la 12a compagnia in testa . La 12a era comandata da un ufficiale di cavalleria , il tenente di complemento Grisoni . Egli era stato ufficiale d ' ordinanza del nostro comandante di brigata . Morto questi , in seguito ad una ferita di granata , egli era voluto rimanere nella brigata e prestava servizio nel mio battaglione . Come ufficiale di cavalleria , non poteva essere assegnato ad un reparto di fanteria ; ma il comandante generale della cavalleria gli aveva accordato un ' autorizzazione speciale , con il diritto di conservare ordinanza e cavallo . Egli era conosciuto in tutta la brigata . Il 21 agosto del `15 , con quaranta volontari , aveva attaccato di sorpresa e conquistato " il dente del groviglio " , solida trincea avanzata , difesa da un battaglione di ungheresi . L ' azione era stata di un ' audacia estrema . Ma egli era divenuto celebre per un ' altra impresa . Una sera , mentre stavamo a riposo , dopo aver bevuto e frammischiato , senza eccessiva misura , alcuni vini di Piemonte , a cavallo , era penetrato , egualmente di sorpresa , nella sala di mensa , in cui pranzava il colonnello con gli ufficiali del comando del reggimento . Egli non aveva pronunciato una sola parola , ma il cavallo , che sembrava conoscere perfettamente le gerarchie militari , aveva lungamente caracollato e nitrito attorno al colonnello . Per questo fatto , diversamente apprezzato , poco era mancato che non fosse rimandato alla sua Arma . Il battaglione sfilava , al passo , di fronte alla piazza del municipio . Là , erano il comandante della brigata , il comandante dei reggimento e le autorità civili della città . La compagnia di testa , per quattro , marciava , marziale . I soldati erano infangati , ma quella tenuta da trincea rendeva più solenne la parata . Arrivato all ' altezza delle autorità , il tenente Grisoni si drizzò sulle staffe e , rivolto alla compagnia , comandò : - Attenti a sinistra ! Era il saluto al comandante di Brigata . Ma era anche il segnale convenuto perché il 1° plotone entrasse in azione . Immediatamente , si svelò tutta una fanfara accuratamente organizzata . Una tromba , fatta con una grande caffettiera di latta , squillò il segnale d ' attenti cui rispose l ' accordo degli strumenti più svariati . Erano tutti strumenti improvvisati . Abbondavano quelli che facevano maggior chiasso per accompagnare il passo . I piatti erano rappresentati da coperchi di gavetta . I tamburi erano avanzi di vecchie ghirbe di salmeria , fuori uso , sapientemente adattate . Pistoni , clarini e flauti erano ricavati dai pugni chiusi , in cui gli specialisti , aprendo ora un dito , ora l ' altro , sapevano soffiare nelle forme più efficaci . Ne risultava un insieme mirabile di musicata allegria di guerra . Il comandante di brigata s ' accigliò , ma infine sorrise . Uomo ragionevole , non trovò sconveniente che soldati , vissuti nel fango e nel fuoco tutto l ' anno , si permettessero un simile svago , per quanto non regolamentare . Tutto il reggimento s ' accantonò ad Aiello . Nel pomeriggio , il sindaco offerse , agli ufficiali , una bicchierata ed un discorso . Egli lesse con voce tremante : - Grande onore è per me , ecc . ecc . Nella guerra gloriosa che il popolo italiano combatte sotto il comando geniale ed eroico di Sua Maestà il re ... Alla parola re , come era d ' obbligo , noi ci mettemmo in posizione d ' attenti , con grande e simultaneo strepito di tacchi e di speroni . Nell ' aula municipale , il fulmineo frastuono di quel saluto militare , rimbombò come uno sparo d ' armi da fuoco . Il sindaco , civile profano , non immaginava che quel suo modesto accenno al sovrano potesse provocare una dimostrazione così fragorosa di lealtà costituzionale . Era un uomo distinto e , con preavviso , egli non avrebbe mancato certamente di apprezzare , nella sua giusta misura , un simile atto patriottico . Ma , preso così , alla sprovvista , ebbe un sussulto e spiccò un leggero salto che lo elevò di alcuni centimetri al di sopra della sua statura . Egli si era fatto pallido . Rivolse lo sguardo incerto al gruppo degli ufficiali , immobili , e attese . Il foglio del discorso scritto gli era caduto dalle mani e giaceva , come un colpevole , ai suoi piedi . Il colonnello ebbe un onesto sorriso di compiacimento , soddisfatto di veder marcata , sia pure in modo provvisorio , la superiorità dell ' autorità militare sull ' autorità civile . Con un ' espressione di contenuta fierezza , che invano si sforzerebbe di ostentare chi non abbia avuto , per lungo tempo , comando di truppe , egli portò lo sguardo dal sindaco a noi e da noi al sindaco , e , per quel briciolo di malvagità che serpeggia nel cuore degli uomini più miti , pensò d ' impressionare ancora di più il sindaco . Egli comandò : - Signori ufficiali , viva il re ! - Viva il re ! - ripetemmo noi , urlando la frase come un monosillabo . Contrariamente alla sua aspettativa , il sindaco non batté ciglio e gridò con noi . Il sindaco era uomo di mondo . Ormai padrone di sé , raccolto il foglio , continuava il discorso : - Noi vinceremo , perché ciò è scritto nel libro del destino ... Dove fosse quel libro , certo , nessuno di noi , compreso il sindaco , lo sapeva . E , ancora meno , che cosa fosse scritto in quel libro irreperibile . La frase tuttavia non sollevò particolare reazione . L ' attenzione fu invece notevole per quest ' altro passaggio : - La guerra non è così dura come noi la immaginiamo . Questa mattina , quando ho visto entrare nella città i vostri soldati in festa , accompagnati dal suono della fanfara più gioconda che si possa mai concepire , ho capito , e tutta la popolazione l ' ha capito con me , che la guerra ha le sue belle attrattive ... Il tenente di cavalleria salutò , facendo tintinnare gli speroni , come se il complimento fosse rivolto particolarmente a lui . Il sindaco continuò : - Belle e sublimi attrattive . Infelice colui che non le sente ! Perché , o signori , sì , bello è morire per la patria ... Quest ' accenno non piacque a nessuno , neppure al colonnello . La sentenza era classica , ma il sindaco non era il più indicato per farci apprezzare , letterariamente , la bellezza di una morte , sia pure così gloriosa . La stessa forma , con cui il sindaco aveva accompagnato l ' esclamazione , era stata infelice . Sembrava che egli avesse voluto dire : " Voi siete più belli da morti che da vivi " . Buona parte degli ufficiali tossì e guardò il sindaco con arroganza . Il tenente di cavalleria scosse gli speroni con un gesto di irrequietezza . Capì il sindaco il nostro stato d ' animo ? È probabile , perché s ' affrettò a concludere , inneggiando al re . Egli disse , precisamente : - Viva il nostro glorioso re di stirpe guerriera ! Il tenente di cavalleria era il più vicino ad una grande tavola coperta di coppe di spumante . Rapidamente , ne afferrò una ancora piena , la levò in alto e gridò : - Viva il re di coppe ! Per il colonnello fu un colpo in pieno petto . Guardò il tenente stupito , come se non credesse ai suoi occhi e alle sue orecchie . Guardò gli ufficiali , per fare appello alla loro testimonianza , e disse , più desolato che severo : - Tenente Grisoni , anche oggi lei ha bevuto troppo . Favorisca abbandonare la sala e attendere i miei ordini . Il tenente batté gli speroni , s ' irrigidì sull ' attenti , fece un passo indietro e salutò : - Signor sì ! E uscì , con il frustino sotto il braccio , visibilmente soddisfatto . II Il capo ­ coro intonava : " Quel mazzolin di fiori ... " Il coro della compagnia rispondeva : " Che vien dalla montagna ... " E il canto animava i soldati , affaticati . Eravamo in marcia da tre giorni . L ' immobilità della lunga vita sedentaria sul Carso ci aveva reso incapaci di grandi sforzi . La marcia era penosa per tutti . Ci confortava solo il pensiero che saremmo andati in montagna . Il riposo d ' Aiello non era durato neppure una settimana . Gli austriaci avevano sferrato la grande offensiva , fra il Pasubio e Val Lagarina . Sfondando il fronte a Cima XII , s ' affacciavano sull ' Altipiano di Asiago . La brigata , abbandonati gli accantonamenti aveva percorso in treno la pianura veneta . Ora raggiungeva , a marce forzate , le falde dell ' Altipiano . Il coro si faceva più vivo , ma ciascuno seguiva il corso dei suoi pensieri . Era finita la vita di trincea : ora si sarebbe contrattaccato , manovrando , ci avevano detto . E in montagna . Finalmente ! Fra di noi , si era sempre parlato della guerra in montagna , come di un riposo privilegiato . Avremmo dunque , anche noi , visto alberi , foreste e sorgenti , vallate ed angoli morti , che ci avrebbero fatto dimenticare , con il grande riposo sfumato , quella orribile petriera carsica , squallida , senza un filo di erba e senza una goccia di acqua , tutta eguale , sempre eguale , priva di ripari , con solo qualche buco , le " doline " , calamita dei tiri di artiglieria di grosso calibro , in cui ci si sprofondava alla rinfusa , uomini e muli , vivi e morti . Ci saremmo finalmente potuti sdraiare , nelle ore di ozio , e prendere il sole , e dormire dietro un albero , senza esser visti , senza avere per sveglia una pallottola nelle gambe . E , dalle cime dei monti , avremmo avuto , di fronte a noi , un orizzonte e un panorama , in luogo degli eterni muri di trincea e dei reticolati di filo spinato . E ci saremmo , finalmente , liberati da quella miserabile vita , vissuta a cinquanta o a dieci metri dalla trincea nemica , in una promiscuità feroce , fatta di continui assalti alla baionetta o a base di bombe a mano e di colpi di fucile tirati alle feritoie . Avremmo finito d ' ucciderci l ' un l ' altro , ogni giorno , senza odio . La manovra sarebbe stata un ' altra cosa . Una buona manovra , duecento , trecento mila prigionieri , così , in un sol giorno , senza quella spaventosa carneficina generale , ma solo per un geniale aggiramento strategico . E chi sa , forse si sarebbe potuto vincere e finirla per sempre con la guerra . Il solo inconveniente della manovra era che bisognava marciare , sempre marciare . Un reggimento di cavalleria ci traversò la strada e noi dovemmo fermarci per lasciarlo sfilare . Beati loro che stavano a cavallo ! Ma ci accorgemmo subito che anch ' essi erano stanchi morti . - La guerra dei signori , - gridavano i soldati ai lancieri curvi sulla sella . - Beati voi , - rispondevano questi , - che potete camminare a piedi . Noi , sempre a cavallo , sempre a cavallo . Non poter marciare con le proprie gambe ! Dover faticare per sé e poi per il cavallo . Che vita ! Passato il reggimento di cavalleria , la compagnia riprese il coro . La strada , ora , si faceva ingombra di profughi . Sull ' Altipiano d ' Asiago non era rimasta anima viva . La popolazione dei Sette Comuni si riversava sulla pianura , alla rinfusa , trascinando sui carri a buoi e sui muli , vecchi , donne e bambini , e quel poco di masserizie che aveva potuto salvare dalle case affrettatamente abbandonate al nemico . I contadini allontanati dalla loro terra , erano come naufraghi . Nessuno piangeva , ma i loro occhi guardavano assenti . Era il convoglio del dolore . I carri , lenti , sembravano un accompagnamento funebre . La nostra colonna cessò i canti e si fece silenziosa . Sulla strada non si sentiva altro che il nostro passo di marcia e il cigolìo dei carri . Lo spettacolo era nuovo per noi . Sul fronte del Carso , eravamo noi gli invasori , ed erano slavi i contadini che avevano abbandonato le case , alla nostra avanzata . Ma noi non li avevamo visti . Passò un carro , più lungo degli altri . Sui due materassi di paglia stavano accovacciati una vecchia , una giovane madre e due bambini . Un vecchio contadino , seduto avanti , con le gambe pendoloni , guidava i buoi . Egli fermò i buoi e chiese , ad un soldato , tabacco per la pipa . - Fumate , nonno ! - gli gridò il caporale che marciava in testa , e , senza fermarsi , gli pose fra le mani tutto il suo tabacco . I soldati l ' imitarono . Il vecchio , le mani ingombre di pacchetti e di sigari , guardava , sorpreso , tanta inaspettata ricchezza . La colonna continuava la marcia , in silenzio . Come se un ordine fosse stato dato a tutti , i soldati che seguivano lanciavano sul carro il loro tabacco . Il vecchio chiese : - E voi che fumerete , ragazzi ? La domanda ruppe il silenzio . Per tutta risposta , uno intonò un ' allegra canzonetta del repertorio di marcia , e la colonna continuò in coro . Io seguivo con lo sguardo " zio Francesco " , che mi stava vicino . Era il più vecchio soldato della compagnia : aveva fatta anche la guerra di Libia . I compagni lo chiamavano " zio Francesco " perché , oltre ad essere il più vecchio , era padre di cinque figli . Egli marciava al passo , sulla cadenza del coro , e , come gli altri , cantava a voce alta . Il passo era pesante , sotto il peso dello zaino . Sul suo volto , non v ' era alcuna espressione di gioia . Le parole allegre del canto uscivano dalla sua bocca , estranee . " Zio Francesco " era una cosa , il suo canto un ' altra . La testa china , lo sguardo fisso per terra , egli era molto lontano dalla marcia e dai suoi compagni . - Aprite le righe ! - gridarono alcuni dal centro della compagnia . - Passa il colonnello ! Mi voltai indietro . Il colonnello , seguito dall ' aiutante maggiore , a cavallo , passava in mezzo alla colonna . Noi marciavamo già a righe aperte , per far posto alla colonna dei profughi ; sulla strada v ' era poco spazio libero . Ci spostammo ancora verso i margini della strada , ma il colonnello fu egualmente obbligato a camminare a passo per non urtare il cavallo sui soldati o sui carri . Quando mi arrivò vicino , mi disse che era contento di vedere i soldati così allegri e mi dette venti lire da distribuire ai cantori . Mentre si allontanava , notò " zio Francesco " . L ' età , la voce e l ' atteggiamento avevano richiamato la sua attenzione . Mi chiese chi fosse . Gli risposi che era un contadino del sud e aggiunsi qualche particolare . - Buon soldato ? - chiese il colonnello . - Ottimo , - risposi . - Ecco altre cinque lire , per lui , per lui solo . " Zio Francesco " capi che si parlava di lui , alzò gli occhi e continuò la marcia e il canto senza scomporsi . Il colonnello gli batté la mano sulle spalle e si allontanò . La notizia del dono si propagò in un attimo e il coro si fece più vivo . " O pescator di Londra ... " , cantava il capo ­ coro . " Bionda , mia bella bionda ... " , chiudeva il coro . " Zio Francesco " continuava a cantare , a capo chino e a voce alta . Dai carri , i profughi ci guardavano , impassibili . I carri stridevano sulla ghiaia e facevano un accompagnamento lamentoso al coro gaio . Arrivammo alla tappa , prima dell ' imbrunire . La giornata era ancora calda . Fuori dalle tende , i soldati , sdraiati sull ' erba , riposavano . I più stanchi , le mani intrecciate dietro la nuca , allungati e immobili , guardavano il cielo in fiamme . Altri parlottavano , a voce bassa . Qualcuno cantava nenie del suo villaggio . Solo le sentinelle si muovevano attorno al campo . I gruppi si rianimarono quando un graduato ritornò dal vivandiere con i fiaschi del vino e col tabacco . Egli aveva speso tutte le venti lire . In guerra , non si pensa al domani . Presto , i fiaschi girarono di mano in mano e le voci si elevarono . - Alla salute del colonnello ! - Alla salute del colonnello ! Solo una voce giovanile si staccò dalle altre , ostile : - Alla salute di quella puttana di sua madre ! I compagni protestarono . - E che vuoi , che il colonnello , invece del vino , ti ficchi due palle in pancia ? Inosservato , io guardavo la scena . Il soldato non rispose , rimase sdraiato e non volle bere . Io lo distinsi subito e lo riconobbi . Sicuramente , egli non aveva mai avuto niente a che fare con il colonnello . Pian piano , le voci andavano abbassandosi . Ora parlava " zio Francesco " , grave , come un patriarca . Gli altri ascoltavano , fumando . - Mai , nella mia vita , io ho guadagnato cinque lire in una volta . Mai guadagnato cinque lire , neppure in una settimana . Tranne nel periodo della mietitura , falciando a cottimo , dalla prima luce del giorno fino al crepuscolo . Io mi allontanai , perché era l ' ora della mensa ufficiali . III Sui margini dell ' Altipiano , a mille metri , v ' era il più grande disordine . Noi vi eravamo arrivati , il 5 giugno , per la Val Frenzela , partendo da Valstagna , con le misure di sicurezza d ' avanguardia , perché non era chiaro dove fossero i nostri e dove gli austriaci . Il reggimento si schierò fra le pendici di Stoccaredo e la strada Gallio ­ Foza , e il mio battaglione prese posizione al Buso , minuscolo villaggio che sbarra lo sbocco di Val Frenzela . Gli avamposti furono collocati nella conca , verso Ronchi , a caso , sulle vie da cui potevano provenire le avanguardie nemiche . Sapevamo solo che esse , traversata la Val d ' Assa e conquistato Asiago , si spingevano innanzi , a ventaglio , al di qua di Gallio . Mi si diceva che , fra noi e loro , vi fosse ancora , sperduto , qualche reparto italiano . Quello ch ' era certo è che il nemico sfruttava audacemente il successo : nella conca d ' Asiago , numerose batterie da campagna manovravano in pieno giorno . Il ponte di Val d ' Assa , distrutto dai nostri , era stato ricostruito dagli austriaci in qualche giorno . Tutta la nostra artiglieria era caduta in mano del nemico : noi non ne avevamo più , su tutto l ' Altipiano , neppure un pezzo . Solamente , dal forte Lisser , vecchio forte smantellato fin dal 1915 , tiravano due pezzi da 149 , e sempre sui nostri . Fortunatamente , gran parte delle granate non esplodevano , e noi non avemmo perdite . Qualche giorno dopo , quel forte fu battezzato , dai nostri corrispondenti di guerra , il " Leone dell ' Altipiano " . Il comandante del battaglione mi mandò , con un plotone , verso Stoccaredo . Avevo il compito di prendere collegamento con qualche reparto del nostro esercito che doveva trovarsi lassù , e assumere informazioni sul nemico . Preoccupato di poter cadere in mano agli austriaci , io avevo chiesto di avere con me tutta la compagnia : il maggiore mi voleva dare solo la scorta di una squadra . Fu adottata la via di mezzo ed avevo avuto un plotone . Il sole era già tramontato quando caddi , a nord di Stoccaredo , su un battaglione del 301 fanteria . Lo comandava un tenente colonnello , sulla cinquantina , che trovai all ' aperto , seduto ad un tavolino improvvisato con rami d ' albero , una bottiglia di cognac in mano . Egli mi accolse molto gentilmente e mi offrì un bicchierino di cognac . - Molte grazie , - dissi , - non bevo liquori . - Non beve liquori ? - mi chiese , preoccupato , il tenente colonnello . Tirò dal taschino della giubba un taccuino e scrisse : " Conosciuto tenente astemio in liquori . 5 giugno 1916>> . Si fece ripetere il mio nome , che io gli avevo già detto presentandomi , e lo aggiunse alla nota . Per non perdere tempo io gli dissi subito la ragione di servizio che mi aveva spinto fino a lui . Ma egli , prima di rispondermi , volle conoscere qualche dettaglio sulla mia vita e sui miei studi . Così , seppe che ero ufficiale di complemento , uscito dall ' università allo scoppio della guerra . Ma era sempre la questione dei liquori che lo colpiva maggiormente . - Appartiene lei forse a qualche setta religiosa ? - mi chiese . - No , - risposi io ridendo . - E perché mai ? - Strano , eccezionalmente strano . E vino , ne beve ? - Un po ' , a tavola , così , un po ' durante il pasto . Io ripetei le domande sulle posizioni nemiche e sui nostri . Ma egli non aveva fretta . Bevette ancora un bicchierino , e mi accompagnò , con passo lento , ad un osservatorio distante una cinquantina di metri , tenendo sempre in mano la bottiglia e il bicchierino . Per distrazione , certo , perché , all ' osservatorio , egli non bevette mai . Dall ' osservatorio , si aveva ancora un panorama chiaro , illuminato dagli ultimi riflessi del sole . In fondo , a nord , a una trentina di chilometri in linea d ' aria , Cima XII . Di fronte , la catena di monti culminante a Monte Zebio , le Creste di Gallio , e , elevato su tutti , più a destra , Monte Fior . Fra noi e quelle cime , la conca d ' Asiago : più in basso , proprio sotto di noi , la più piccola conca di Ronchi . - Dove sono gli austriaci ? - chiesi . - Ah , questo non lo so . Questo non lo sa nessuno . Sono di fronte a noi . Potrebbero , da un momento all ' altro , essere anche alle nostre spalle . Ciò dipende dalle circostanze . Quello che è certo è che essi sono dappertutto e che , oltre al mio battaglione , non vi sono truppe italiane . Io chiesi schiarimenti sulla posizione del monte più alto , che egli mi aveva detto essere Monte Fior . - Là vi sono i nostri . Questo è certo . Gli austriaci non vi sono ancora arrivati . Il monte è alto duemila metri . È perciò che i nostri comandi lo chiamano la " Chiave dell ' Altipiano " . Il tenente colonnello mi indicava le posizioni con la bottiglia . Frequentemente , avvicinava la bottiglia al bicchierino come se volesse riempirlo , ma , ogni volta , arrestava a tempo la bottiglia , e il bicchierino rimase sempre vuoto . - Su quella " chiave " , i comandi , per non perderla , hanno ammassato una ventina di battaglioni , mentre qui , alla porta , tutti compresi , non siamo che quattro gatti . L ' idea è sbagliata di sana pianta . Ma è scritto nei testi che , tenendo la vetta d ' una montagna , si possa impedire al nemico di passare per la vallata sottostante . Vede , laggiù , lo sbocco di Val Frenzela , sotto di noi ? Fra lo sbocco e Monte Fior , vi saranno , in linea d ' aria , non meno di quattro o cinque chilometri . Se gli austriaci forzano lo sbocco , la " porta " , vi possono infilare tutta un ' armata , senza avere un ferito , mentre la " chiave " resta appesa al muro . Lei non beve , eh ? Lei non beve ! - A me pare che , se noi abbiamo , lassù , venti battaglioni , qui , gli austriaci non possono passare . - E come lo impediscono i nostri venti battaglioni , da lassù ? Con l ' artiglieria ? Ma non ve ne abbiamo un solo pezzo e non ve ne potrà essere uno solo , ché mancano le strade . Con le mitragliatrici e i fucili ? Armi inutili , a tanta distanza . E allora ? Allora , niente . Perché , se noi siamo degli imbecilli , non è detto che di fronte a noi vi siano comandi più intelligenti . L ' arte della guerra è la stessa per tutti . Vedrà che gli austriaci attaccheranno Monte Fior , con quaranta battaglioni , e inutilmente . E siamo pari . Questa è l ' arte militare . La conversazione mi era interessante , ma la notte si avvicinava ed io non volevo rifare il cammino al buio . Avevo aperto una carta topografica e mi sforzavo d ' orientarla . - Lei non beve ! Poi , abbandonando l ' osservatorio e con tono canzonatorio : - Non si affidi alle carte . Altrimenti non ritroverà più il suo reggimento . Creda a me che sono un vecchio ufficiale di carriera . Ho fatto tutta la campagna d ' Africa . Ad Adua abbiamo perduto , perché avevamo qualche carta . Perciò siamo andati a finire ad ovest invece di andare ad est . Qualcosa come se si attaccasse Venezia invece di Verona . Le carte , in montagna , sono intelligibili solo per quelli che conoscono la regione , per esservi nati o vissuti . Ma quelli che conoscono già il terreno non hanno bisogno di carte . Rifacemmo indietro il percorso fino al comando del suo battaglione . Egli si avvicinò al tavolino di rami , si sedette e bevette due bicchierini , uno alla mia e uno alla sua salute . Io lo ringraziai e , messomi alla testa del plotone che mi attendeva , ripresi la strada per rientrare al reggimento . Qualche cosa di vero doveva esserci nelle teorie dei tenente colonnello . Quella sera , io perdetti la strada del ritorno . Ciò non sarebbe avvenuto , se avessi rifatto la stessa strada . Ma era già tardi ed io cercavo una scorciatoia , per evitare la strada carreggiabile che conduce al Buso , troppo lunga . Il sentiero che avevo scelto passava interamente nel bosco , ove incominciava già a farsi buio . A pochi metri da un bivio , in un terreno accidentato e coperto di cespugli , fummo accolti da una scarica di fucileria . Io mi accorsi troppo tardi d ' aver obliquato a sinistra , anziché puntare più a destra , verso Val Frenzela . - A terra ! - gridai . - A destra , stendetevi ! Il plotone si buttò a terra , e cominciò a stendersi , carponi . Noi eravamo sotto il fuoco , ma protetti dall ' andamento del terreno e dal bosco fitto . I cespugli ci nascondevano completamente . - Maledetti ungheresi ! - bestemmiò il sergente , che era al mio fianco . - Mi hanno bucato un braccio . - Ungheresi ? - mormorai . - Sì , signor tenente . Ho avuto il tempo di vederne uno in piedi . Ha il trifoglio sui pantaloni . - No , - dissi , - lei si sbaglia . Sono bosniaci . Ci avevano infatti detto , al comando di divisione , che l ' avanguardia nemica era formata da una divisione bosniaca . I bosniaci non portavano il trifoglio sull ' uniforme . Il plotone si era steso e sparava , con calma . Il sergente si fasciava il braccio ferito , aiutato da un soldato . La superiorità delle truppe che avevamo di fronte era evidente . Quello era il fuoco di almeno una compagnia . Se ci avessero attaccati , noi saremmo stati sopraffatti . Io feci innestare le baionette e passai la voce di stare a contatto di gomito , pronti al contrattacco . Ero intanto preoccupato . Avevo ricevuto l ' ordine di fare una ricognizione per prendere contatto con la sinistra , e avere schiarimenti sulla situazione , non già d ' impegnarmi in combattimenti . Il plotone era una scorta , contro sorprese di pattuglie , non un reparto capace di sopportare uno scontro simile . Decisi perciò d ' indietreggiare . Dopo il primo nervosismo , il tiro nemico s ' era calmato . Ora , si sparavano solo colpi isolati . Per coprire il rumore del ripiegamento , feci sparare una bomba a mano . Il soldato che mi stava più vicino accese una Sipe , ne controllò , calmo , l ' accensione , nella mano , scattò dritto in piedi e la lanciò alta , perché non fosse fermata dagli alberi . La bomba scoppiò bene , cadendo dall ' alto , con un fragore che la foresta rese più cupo . Le schegge si dispersero con sibili stridenti : un miagolio di gatti . Era la prima bomba sparata da noi sull ' Altipiano . Un attimo di silenzio seguì nella foresta . Dalla linea nemica , una voce sonora rispose : - Alla tua faccia ! La fucileria riprese più intensa . Di fronte a noi , un razzo luminoso si levò nell ' aria , altissimo , e rischiarò la foresta e tutta la vallata di Ronchi . Noi ci appiattimmo sull ' erba , come foglie . " Forse ha ragione il sergente , - pensai . - Debbono essere ungheresi della costa adriatica . I bosniaci non parlano certo l ' italiano " . Il ripiegamento del plotone si faceva per gruppi di squadra e a sbalzi indietro , lentamente , per non perdere il contatto tra noi . Ormai era buio fitto ed era ben difficile spostarci conservando un certo ordine . Impiegammo più di un ' ora prima che , sottratti al tiro , potessimo riunirci indietro , al sicuro . L ' ultima a compiere il movimento fu la quarta squadra . Essa aveva fatto un prigioniero . Sotto la luce del razzo , un uomo isolato , posto fra noi e il nemico , c ' era venuto incontro con le mani in alto . La squadra l ' aveva notato e , spentosi il razzo , l ' aveva catturato . Ci voleva proprio un prigioniero per avere notizie sul nemico . Io ne fui felice . Dissi al caporale della quarta squadra : - Farò avere un premio alla squadra . Il prigioniero , senz ' armi , era in mezzo alla squadra , tenuto per le braccia da due soldati . Nessuno parlava , né il prigioniero , né gli altri . Ognuno era convinto dell ' inutilità di una conversazione fatta in lingua straniera . Ma anche così , al buio e in silenzio , si era immediatamente stabilita quella simpatia che si crea sempre in quelle circostanze . I vincitori vogliono prodigare qualche attestazione di bontà ai vinti , i vinti le accettano per non parere sdegnosi . Il prigioniero mangiava il cioccolato che i soldati gli avevano offerto , e quando io consentii , poiché eravamo al riparo , che si fumasse , anch ' egli fumò la sigaretta offertagli . Ordinai l ' appello dei presenti per essere certo che nessuno fosse rimasto indietro , ferito o sperduto , e accesi la lampadina elettrica che avevo in tasca . - Ma è del nostro reggimento ! - esclamò il sergente che stava controllando la fasciatura al braccio e s ' era posto fra me e il prigioniero . - Chi è del nostro reggimento ? - chiesi , distratto . - Il prigioniero . - Diavolo , diavolo , diavolo ! - mormorava il caporale della quarta squadra , fra i denti . La lampadina illuminò la faccia del prigioniero . Sbalordito , le pupille dilatate , anch ' egli guardava . La sigaretta gli era caduta di bocca . L ' uniforme era la nostra . Sul berretto , il numero 399 : il nostro reggimento . Le mostrine , quelle della brigata . Sulle spalline , il numero della compagnia : la 9a ... Il nostro stesso battaglione . - Come ti chiami ? - gli chiesi . - Marrasi Giuseppe , - mi rispose avvilito . Gli domandai il nome del suo comandante di compagnia e di plotone ed egli me li disse . Erano i nomi dei miei colleghi del battaglione . - E come hai fatto a finire , così , in mezzo a noi ? - Mi sono smarrito . - Era la 9a compagnia che sparava contro di noi ? - Signor sì . Finito l ' appello , riprendemmo il cammino , sulla strada . Il soldato della 9a parlava con i compagni . - Ti è andata male , eh ? - Tu credevi di aver finito la guerra , figlio d ' un cane ! Confessa che avresti pagato un occhio perché noi fossimo austriaci . Marrasi protestava : - Ma no , ma no , vi dico ... - E che razza di stomaco ! Ti sei sbaffato il cioccolato come un vero austriaco . Tu me lo restituirai ... IV Il battaglione rimase quattro giorni , fra il Buso e la strada Gallio ­ Foza , a contatto con gli avamposti nemici . Gli austriaci , fermatisi di fronte allo sbocco di Val Frenzela , avevano concentrate tutte le forze su Monte Fior . Questo era principalmente difeso da gruppi di battaglioni alpini : il battaglione Val Maira , il battaglione dei Sette Comuni , il battaglione Bassano e alcuni altri di cui ho dimenticato i nomi . Erano tutti battaglioni regionali , reclutati nell ' Alto Veneto . Essi quindi combattevano attorno alle loro case . Vera anche un reggimento di fanteria e qualche altro battaglione staccato . Anche il 1° e il 2° battaglione del nostro reggimento vi erano stati mandati d ' urgenza . Il mio battaglione , sostituito da altri reparti sopravvenuti attraverso la Val Frenzela , fu l ' ultimo a raggiungerli . L ' aiutante maggiore del battaglione fu ferito gravemente ed io , che fino ad allora avevo comandato la 10 a compagnia , fui nominato aiutante maggiore . Partimmo , poco dopo mezzanotte , da Foza . Il comandante di brigata volle salutarci . Anch ' egli ci avrebbe raggiunto fra poco . Un suo figlio combatteva nei battaglioni alpini . Per la mulattiera tracciata nella roccia , ci arrampicammo in fila indiana . Il rumore del combattimento di Monte Fior non arrivava fino a noi . Il vento lo trasportava , a sinistra , verso Val d ' Assa . Il silenzio della notte era solo rotto dai nostri passi e dalle punte ferrate dei nostri bastoni da montagna . Di tanto in tanto , scialba , ci arrivava la luce dei razzi . Alla nostra destra , oltre le pendici di Monte Tonderecar , dall ' altro versante , lontano , si sentiva frequente il guaito della volpe , rauco e stridulo , simile a un riso sarcastico . La tortuosa mulattiera finiva a Malga Lora , piccola conca spoglia d ' alberi e ricca d ' erba , aperta sotto le vette del Monte Fior . Le sommità della conca sono la continuazione delle vette del monte , degradanti verso Monte Tonderecar . La testa del battaglione vi arrivò alle prime luci dell ' alba , quando una colonna di feriti , curati nella Malga e trasportati in barella , incominciò la discesa . La conca si apriva di fronte a noi , verde e riposante , come un ' oasi . Piccoli resti di neve erano ancora attorno ai cespugli e fra le rocce . Il maggiore pensava riordinarvi il battaglione che intanto serrava . Il rumore della fucileria era ormai distinto ; la vetta di Monte Fior non era che a poche centinaia di metri . Noi vi eravamo troppo addossati , perché fosse visibile . Ma i colpi erano rari . Il maggiore aveva spiegato , per terra , una grande carta topografica e l ' esaminava , fumando . D ' improvviso , le raffiche di due mitragliatrici , dall ' alto , si abbatterono su di noi . Il maggiore abbandonò la carta e si precipitò sulla testa del battaglione per farlo rinculare . In un attimo , ci sottraemmo al tiro e ci sparpagliammo , dietro le rocce . Dopo la prima sorpresa , non tardammo a constatare che il nemico dominava lo sbocco della Malga . Evidentemente , durante la notte , si era impossessato di uno dei punti più elevati e vi aveva collocato le mitragliatrici . Ma , lateralmente , tutte le posizioni erano ancora nostre ; altrimenti , nella Malga , non sarebbe potuto restare nessuno . Là , erano invece ancora il comando dei gruppi alpini e del settore , e i posti di medicazione , da cui provenivano i feriti . Anche la colonna dei feriti dovette arrestarsi e retrocedere . - Prenda due portaordini , - mi disse il maggiore , - vada nella Malga e s ' informi di ciò che è avvenuto , durante la notte . Dica al comando degli alpini che noi siamo arrivati e che attendiamo ordini . Il maggiore ornò il discorso di qualche bestemmia . Era toscano , di Firenze , e bestemmiava di giorno e di notte . Quando era eccitato , adoperava , senza parsimonia , tutto il repertorio del Lung ' Arno . Con i due portaordini , di corsa , traversai il terreno che le mitragliatrici spazzavano e , in pochi minuti , mi trovai al coperto . Il comando dei gruppi alpini si vedeva , in fondo alla Malga , addossato al pendio . La Croce Rossa dei posti di medicazione era issata a fianco , su una capanna in legno , vecchio rifugio per le vacche al pascolo , d ' estate . Io mi diressi là . La capanna e le adiacenze erano ingombre di feriti che attendevano di essere trasportati a Foza . Altri feriti scendevano continuamente dall ' alto . Chiesi del comandante dei gruppi . Mi fu mostrato un ufficiale che stava a fianco , in piedi , avvolto in un gran mantello d ' ordinanza , lo sguardo fisso sulle alture della Malga . Io mi presentai . Egli aveva un elmetto in testa , e non si distinguevano i gradi ; ma , nel darmi la mano , mostrò i galloni della giubba . Era un colonnello . Ascoltò quanto gli dissi , apparentemente calmo , malgrado l ' insonnia , che si leggeva sul volto , e le comunicazioni che riceveva da ogni parte del settore . Vicino a lui , un capitano scriveva e non alzò neppure la testa . - Noi siamo malmessi e non abbiamo forze sufficienti per resistere . Non abbiamo artiglieria , tranne quella del forte Lisser , a dieci chilometri , che mi ha ucciso un ufficiale e qualche soldato . Non abbiamo mitragliatrici . L ' artiglieria nemica ce le ha messe tutte fuori uso . Il colonnello fece un gesto di sconforto . Di sotto il mantello , levò una borraccia di metallo bianco , la contemplò , quasi volesse accertarsi che era sempre la stessa , e ne bevette un sorso . E riprese : - Questa notte , siamo stati attaccati nella selletta da forze superiori . Tutta una compagnia è stata distrutta . Una compagnia del suo reggimento : la 4a . Non si è salvato nessun ufficiale . Aveva rimpiazzato uno dei miei battaglioni che è stato distrutto ieri , nel pomeriggio . Ne informi il suo comando . - Signor sì . Il colonnello cercò ancora la borraccia e ne bevette un altro sorso . - Dica al suo comandante di battaglione che , evitando il terreno battuto dalle mitragliatrici , passando più a destra , attacchi la selletta . Il suo compito è di riprendere la selletta . Il suo battaglione è in gamba ? - In gamba ! - Disposto a tutto ? - A tutto . Il colonnello , che aveva ancora in pugno la borraccia , mi offrì da bere . - Dica al suo comandante che lei mi ha trovato qui , che lei ha trovato qui il colonnello Stringari , comandante dei gruppi alpini , deciso a morire . - Signor sì . - E gli dica che qui noi dobbiamo morire tutti . Tutti dobbiamo morire . Il nostro dovere è questo . Glielo dica . Ha capito ? - Signor sì . Ridiscesi di corsa e riferii al maggiore . Quando gli dissi che dovevamo morire tutti , il maggiore ruppe in bestemmie . - Morire tutti ? Incominci con il morire lui . Affare suo . Faccia pure . Per noi , il problema è vivere , non morire . Ché , se moriamo tutti , gli austriaci scendono a Bassano , fumando la pipa . È la selletta dunque che dobbiamo attaccare ? - È la selletta . - Dammi da bere , - gridò il maggiore al suo attendente . L ' attendente gli porse la borraccia di cognac . Attaccare la selletta era un ' operazione difficile . Ma il maggiore , nonostante il suo nervosismo , sapeva comandare il battaglione . Forse ci saremmo riusciti . Il battaglione aveva già serrato e le compagnie erano in ordine . Il maggiore mandò il tenente Santini , della 9a , con il suo plotone , a riconoscere il terreno . Egli pensava si dovesse fare un percorso più lungo , per poi avere il vantaggio di attaccare la selletta dall ' alto , da destra , anziché attaccarla di fronte , dal basso . Mentre le compagnie iniziavano il movimento , un sottotenente degli alpini , da Malga Lora , ci venne incontro , latore d ' un ordine scritto . Il colonnello ordinava che il battaglione sospendesse l ' azione della selletta , e , il più celermente possibile , prendesse posizione a Monte Spill , di fronte a Monte Fior . Era un ' operazione tutta differente , perché la selletta era a destra di Malga Lora , e Monte Spill a sinistra . Il maggiore chiese spiegazioni . Il sottotenente spiegò che il colonnello temeva che gli austriaci potessero , da un momento all ' altro , forzare le nostre posizioni su Monte Fior e spingersi innanzi . Immediatamente dopo il mio abboccamento con il colonnello , il battaglione " Bassano " aveva dovuto ripiegare , ridotto a quaranta uomini . Occorreva quindi correre ai ripari , nel punto più delicato . Di fronte allo stesso ufficiale alpino , il maggiore bestemmiò sugli ordini e i contrordini . Ma iniziò lo spostamento del battaglione , verso Monte Spill . Quel giorno , egli era più nervoso di quanto non lo fosse normalmente . Ad ogni istante , non faceva che chiedere se il mulo , che portava le cassette del comando di battaglione , fosse arrivato . Ma il mulo non arrivava . Le cassette non ci erano di alcuna utilità , e l ' impazienza del maggiore doveva avere un ' altra causa . Io non stentai a capire che egli attendeva la sua cassetta personale , non quelle del comando . Nel battaglione eravamo in pochi a sapere che egli , nei giorni di combattimento , era solito indossare una corazza . Per non appesantirsi durante la marcia , egli l ' aveva lasciata indietro , con le salmerie . Era certamente nella sua cassetta personale . Egli , con ambo le mani , si tastava continuamente il petto . Ma la corazza era assente . Era abituato ai rischi della guerra ; aveva fatto anche quella libica , probabilmente senza corazza . Ma ora , questa costituiva un ' idea fissa che lo teneva in permanente agitazione . Il battaglione fu riempito delle sue bestemmie . Il battaglione scalava Monte Spill , con fatica . Il terreno era difficile e ricoperto di cespugli . Un plotone della 9a con il tenente Santini , marciava in esplorazione . Una pattuglia nemica , con mitragliatrice , cadde nelle sue mani . Noi non potemmo stabilire da dove fosse potuta passare , perché , di fronte a noi , le nostre linee resistevano ancora . Probabilmente , era una pattuglia di un altro settore , sperduta . Mandammo indietro i prigionieri , senza essere riusciti a comprenderli . Stavolta erano veramente bosniaci . Questo felice episodio rasserenò alquanto il maggiore , che volle che ad ognuno di essi fossero dati sigarette e pane . Verso le cinque del pomeriggio , arrivammo a Monte Spill . Monte Fior resisteva ancora . Attorno a Monte Spill erano accorsi anche battaglioni di fanteria di altri reggimenti . Un sottotenente di uno di questi battaglioni ci vide arrivare e ci venne incontro per stabilire i collegamenti . Quando egli risalì al suo comando , io volli accompagnarlo per rendermi conto delle forze sulle quali il nostro battaglione poteva contare sulla sua sinistra . E caddi , per la seconda volta , sul tenente colonnello dell ' osservatorio di Stoccaredo . Egli comandava ora due battaglioni del suo reggimento , il comando del quale , con un battaglione , era rimasto a Stoccaredo . Anch ' egli dipendeva dal comando dei gruppi alpini . Egli stava sdraiato sotto una tenda aperta , protetta da una grande roccia . Fu lui che mi vide per primo e mi chiamò . - Venga qui . Si sieda un minuto . Che cosa le avevo detto io ? Ecco , gli austriaci attaccano Monte Fior . Io mi sedetti per terra , vicino alla tenda . Egli rimase sdraiato su una coperta da campo . Una bottiglia , senza marca , e un bicchierino , erano a sua portata di mano . Mi rivolse ancora qualche domanda sui miei studi . - Ah , lei conosce anche l ' Università di Torino ? Ma bravo ! Facciamo quattro chiacchiere , senza parlare di guerra . Egli era piemontese . - Guerra , sempre guerra ! C ' è da diventar pazzi . Con lei , posso parlar francamente ? - Ma certo , - dissi io , - per me è un vero piacere . - lo sono un ufficiale sbagliato . Sinceramente , ho io la faccia di un ufficiale di carriera ? Ho fatto due anni d ' Università in lettere . Sempre il primo del corso . Quella era la mia carriera . Ma mio padre aveva un chiodo nella testa . Che dico , un chiodo ? una sciabola . Mi ha obbligato ad entrare alla Scuola Militare . Mio padre era colonnello , mio nonno generale , mio bisnonno generale , mio trisnonno ... insomma io ho in corpo otto generazioni di ufficiali , in linea retta . Mi hanno rovinato . Il tenente colonnello parlava lentamente , e beveva lentamente . Beveva a sorsi , come si centellina una tazza di caffè . - Io mi difendo bevendo . Altrimenti , sarei già al manicomio . Contro le scelleratezze del mondo , un uomo onesto si difende bevendo . È da oltre un anno che io faccio la guerra , un po ' su tutti i fronti , e finora non ho visto in faccia un solo austriaco . Eppure ci uccidiamo a vicenda , tutti i giorni . Uccidersi senza conoscersi , senza neppure vedersi ! È orribile ! È per questo che ci ubriachiamo tutti , da una parte e dall ' altra . Ha mai ucciso nessuno lei ? Lei , personalmente , con le sue mani ? - Io spero di no . - Io , nessuno . Già , non ho visto nessuno . Eppure se tutti , di comune accordo , lealmente , cessassimo di bere , forse la guerra finirebbe . Ma , se bevono gli altri , bevo anch ' io . Veda , io ho una lunga esperienza . Non è l ' artiglieria che ci tiene in piedi , noi di fanteria . Anzi , il contrario . La nostra artiglieria ci mette spesso a terra , tirandoci addosso . - Anche l ' artiglieria austriaca tira sovente sulla propria fanteria . - Naturalmente . La tecnica è la stessa . Abolisca l ' artiglieria , d ' ambo le parti , la guerra continua . Ma provi ad abolire il vino e i liquori . Provi un po ' . Si provi . - Io ho già provato ... - Insignificante e deplorevole fatto personale . Ma estenda l ' esempio come ordine , come norma generale . Nessuno di noi si muoverà più . L ' anima del combattente di questa guerra è l ' alcool . Il primo motore è l ' alcool . Perciò i soldati , nella loro infinita sapienza , lo chiamano benzina . Il colonnello si alzò . Il suo viso pallido si illuminò di un sorriso . Da un mucchio di carte , tirò fuori un libro . Me lo agitò di fronte agli occhi e mi chiese : - Che libro è ? Indovini . Che libro ? - Il regolamento sul servizio in guerra , - dissi io , senza convinzione , cercando di leggerne il titolo . - Io , il servizio in guerra ! Ma lei è matto . Indovini dunque . Capii che si trattava di un libro attuale , in rapporto alla sua predilezione . - Bacco in Toscana , - dissi . - No , ma si avvicina . - Anacreonte . - No . Io cercavo un altro nome di illustre bevitore . Il tenente colonnello mi mise la testata sotto gli occhi . Io lessi : L ' arte di prepararsi i liquori da se stessi . - Capirà , - spiegò . - Con questa maledetta guerra in montagna , non possiamo trasportare con noi neppure due bottiglie . Così , io posso prepararne quanto ne voglio . Lo so , c ' è una bella differenza fra l ' alcool distillato e quello in polvere . Ma meglio così che niente . - Arte rara , - dissi io . - Rara , - ripeté il tenente colonnello . - Mi creda , vale l ' arte della guerra . A Monte Fior , il combattimento infuriava . V . - Perché quel beccamorti non è venuto ancora su ? - mi diceva il maggiore , irritato che il tenente medico non avesse ancora raggiunto il battaglione . - Se io non gli do una lezione , finirà con lo stabilire il posto di medicazione a casa sua . Egli si eccitava sempre più . Le cassette del comando non arrivavano ancora . E il battaglione era a Monte Spill da oltre quattro ore . Divenne addirittura furioso , quando si presentarono al comando due carabinieri che accompagnavano un soldato della 9a compagnia , sorpreso a Foza , senza aver potuto giustificare l ' assenza dal suo reparto . Il comando di Brigata lo faceva accompagnare in linea , a quel modo , persuaso si trattasse di un tentativo di diserzione . - Un disertore nel mio battaglione ! - gridava il maggiore . - Il mio battaglione non ha mai avuto un disertore . Ma io lo faccio fucilare sui due piedi ! A meno che i due carabinieri non fossero toscani , essi non sentirono in vita loro tante bestemmie come in quei pochi minuti . Il maggiore interrogò il soldato . Questi era il soldato Marrasi Giuseppe , il " bosniaco " . Egli sosteneva di aver smarrito il tascapane con le due scatolette di carne di riserva . Per evitare una punizione , egli era ritornato indietro , con la speranza di poterlo rintracciare , sotto Foza , nel punto dell ' ultimo addiaccio della sua compagnia . - Che riserva e che addiaccio ! - ribatteva il maggiore . E , rivolto ai carabinieri : - Perché non lo avete già fucilato ? Il soldato fu salvato dall ' arrivo del conducente che sopravvenne con il mulo carico delle cassette del comando . Il maggiore sospese l ' interrogatorio , licenziò i carabinieri e si occupò delle cassette . Io mi allontanai per non essergli d ' imbarazzo , accompagnato da Marrasi . - Tu , - gli dicevo , - vai prendendo delle cattive abitudini . Una volta perdi il tascapane e un ' altra volta perdi te stesso . Che perderai ancora ? Egli non rispondeva né alle mie considerazioni né alle mie domande . Il maggiore riapparve , il petto ingrossato , sorridente . Sembrava rinato . Vide Marrasi e me , e ci venne incontro . - Che mi vanno cianciando di diserzione quei citrulli di carabinieri ? Se qui vi sono dei disertori , sono loro , che vivono imboscati nelle retrovie . Marrasi , via in compagnia ! Per le scatolette non voglio storie . Comprale , rubale , ma le scatolette debbono essere al loro posto . Siamo intesi ? - Signor sì . - Va ' in compagnia e non parliamone più . Poco prima di mezzanotte , il battaglione ricevette l ' ordine di portarsi al completo in prima linea , a Monte Fior , con tutte e quattro le compagnie , gli zappatori e la sezione mitragliatrici . Prendemmo posizione al buio , un po ' alla rinfusa , occupando lo spazio che l ' altra truppa , spostandosi più a destra , ci aveva ceduto . Passammo tutta la notte , scavando . La situazione era difficile , e ce ne accorgemmo all ' alba , quando gli austriaci aprirono il fuoco . Nell ' ordine che c ' era stato comunicato , era scritto : " Bisogna rimanere aggrappati al terreno , con le unghie e con i denti " . La frase , d ' odore letterario , rendeva peraltro con sufficiente approssimazione la posizione di ciascuno di noi . Le trincee erano infatti improvvisate , sul terreno nudo , senza scavi profondi , senza sacchetti di terra , senza parapetti . Più che trincee , avevamo trovato scavi individuali , non continui , che ciascuno aveva cercato di approfondire , se non proprio con i denti , certo in gran parte con le unghie . Stavamo stesi , ventre a terra , la testa appena riparata da qualche sasso e da zolle . Ad ogni raffica di mitragliatrice , ad ogni sibilo di granata , istintivamente , noi facevamo ancora uno sforzo per occupare meno spazio e offrire meno vulnerabilità , schiacciandoci sempre più sul terreno , appiattiti fino alla linea del suolo . Il bombardamento dell ' artiglieria era fatto , oltre che da tutti i pezzi da campagna appostati nella conca d ' Asiago , dai grossi calibri . Per la prima volta , i 305 e i 420 entravano in azione sull ' Altipiano . Questi ultimi , noi non li conoscevamo ancora . La traiettoria produceva un rumore speciale , un boato gigantesco , che s ' interrompeva , di tanto in tanto , per riprendere , sempre più crescente , fino all ' esplosione finale . Trombe di terra , sassi e frantumi di corpi si elevavano , altissimi , e ricadevano lontani . Nello scavo prodotto poteva prender posto un plotone ammassato . Io pensavo alla corazza del maggiore . Rari colpi toccavano la prima linea . La gran parte si rovesciava alle nostre spalle , verso i due grandi avvallamenti laterali e attorno a Monte Spill . Tutto il terreno tremava sotto i nostri piedi . Un terremoto sconvolgeva la montagna . Anche adesso , a tanta distanza di tempo , mentre il nostro amor proprio , per un processo psicologico involontario , mette in rilievo , del passato , solo i sentimenti che ci sembrano i più nobili e accantona gli altri , io ricordo l ' idea dominante di quei primi momenti . Più che un ' idea , un ' agitazione , una spinta istintiva : salvarsi . L ' aspirante Perini si rizzò , in mezzo ai suoi soldati , e prese la fuga . Drizzatosi di scatto , quasi una granata lo avesse scavato dalle viscere della terra , voltò le spalle al suo plotone e si precipitò indietro . Giovanissimo e malaticcio , egli non aveva mai preso parte a nessun combattimento . Il maggiore lo vide prima di me , quando ci passò vicino , e me lo indicò . Senza elmetto , la faccia stravolta , l ' aspirante urlava : - Hurrà ! Hurrà ! - È probabile che , nella furia del panico , gli austriaci fossero penetrati talmente dentro di lui , che egli gridasse per loro . - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! - mi gridò il maggiore . Io sentivo il maggiore , ma guardavo l ' aspirante , senza muovermi . Neppure il maggiore si muoveva . Egli continuava a gridarmi : - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! L ' aspirante aveva già percorso qualche centinaio di metri ed era scomparso dietro il pendio , volando , ma il maggiore , come un grammofono che ripeta all ' infinito la stessa frase per un guasto di disco , continuava a gridare , monotono : - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! Tiri una fucilata a quel vigliacco ! Per persuaderlo a cambiare soggetto di conversazione , presi la borraccia di cognac del suo attendente , che mi era accanto , e gliela offrii . Egli l ' afferrò con le mani avide , come se fino ad allora non avesse fatto altro che chiedermi da bere . Con il dorso della mano si asciugò le labbra umide di terriccio e bevette a lungo . Eravamo tutti arsi dalla sete . Ad ogni istante , lungo la linea si vedeva qualcuno rovesciarsi sulle spalle , slacciarsi la borraccia e bere . Pochi minuti di bombardamento erano bastati per inaridirci la bocca , la lingua e la gola , e farci desiderare , follemente , una goccia che ci dissetasse e frenasse , con l ' arsura , un ' impazienza frenetica . Il poco cognac che avevamo ricevuto a Foza era già consumato . In mezzo al turbinio delle granate , si levavano i soldati , uno dopo l ' altro , correvano verso un crepaccio , afferravano un pugno di neve e riprendevano il loro posto . Quelle corse furiose erano i soli atti che animassero la scena immobile e ci dessero la certezza che v ' erano ancora dei vivi in linea . Io avevo , nelle tasche , foglie d ' albero , che mi ero raccolto sotto Monte Spill , e le masticavo . Tutti fumavano . Il maggiore , con una sigaretta finita , se ne accendeva un ' altra e fumava senza interruzione . Le granate si erano fatte così vicine al nostro gruppo che io non sentivo più quello che mi diceva il maggiore . Egli prese un foglio di carta , vi scrisse a lapis qualche parola e me lo passò . Il biglietto diceva : " Si levi in piedi e veda che cosa succede " . Io mi levai in piedi e guardai . Il battaglione , immobile , rassomigliava a un lungo filare di cespugli . A destra , al centro della sua compagnia , il tenente di cavalleria Grisoni era dritto , in piedi , le mani in tasca e la pipa in bocca . Non notai altro sulla linea . Il bombardamento continuava , ma il battaglione teneva . Quanto abbia durato quel tiro io non saprei dirlo . Non l ' avrei potuto dire neppure allora . Durante un ' azione si perde la cognizione del tempo . Si crede di essere alle dieci del mattino e si è alle cinque dei pomeriggio . Improvvisamente , una nostra mitragliatrice aprì il fuoco . Io mi levai per vedere . Gli austriaci attaccavano . VI Chi ha assistito agli avvenimenti di quel giorno , credo che li rivedrà in punto di morte . Mentre la nostra mitragliatrice sparava , il bombardamento cessava . Il nemico aveva attaccato nello stesso istante in cui l ' artiglieria sospendeva il tiro . Gli austriaci attaccavano in massa , in ordine chiuso , a battaglioni affiancati . Fucile a tracolla , essi non sparavano . Convinti che , dopo quel bombardamento , nelle nostre linee non fosse rimasta anima viva , avanzavano sicuri . Avanzavano , cantando un inno di guerra , di cui a noi non arrivava che la risonanza del coro incomprensibile . - Hurrà ! E il coro riprendeva . Nelle nostre linee , fu un rimescolio confuso . Gli ufficiali e i graduati correvano curvi per controllare i reparti . Il bombardamento non li aveva colpiti che in parte . Il maggiore gridava : - Attenzione ! Aprite il fuoco ! Pronti per contrattaccare alla baionetta ! Gli ufficiali ripetevano l ' ordine e fu tutto un sussulto di voci . Il battaglione riprendeva la sua vita . La linea aprì il fuoco . Delle nostre due mitragliatrici , solo una sparava . L ' altra era stata distrutta da una granata . Noi non vedevamo delle colonne nemiche che quelle che avevamo di fronte , ma l ' attacco doveva essere simultaneo , anche alla nostra destra . I battaglioni avanzarono al passo , lentamente , ostacolati dai sassi e dagli sterpi . La nostra mitragliatrice sparava rabbiosa , senza arresto . La puntava lo stesso comandante della sezione , il tenente Ottolenghi . Noi vedevamo reparti interi cadere falciati . I compagni si spostavano , per non passare sui caduti . I battaglioni si ricomponevano . Il canto riprendeva . La marea avanzava . - Hurrà ! Il vento soffiava contro di noi . Dalla parte austriaca , ci veniva un odore di cognac , carico , condensato , come se si sprigionasse da cantine umide , rimaste chiuse per anni . Durante il canto e il grido dell ' hurrà ! sembrava che le cantine spalancassero le porte e c ' inondassero di cognac . Quel cognac mi arrivava a ondate alle narici , mi si infiltrava nei polmoni e vi restava con un odore misto di catrame , benzina , resina e vino acido . - Pronti per il contrattacco ! - continuava a gridare il maggiore , in piedi , in mezzo ai soldati . La mia attenzione fu attirata principalmente dal capitano della 11a . Egli era in piedi , ben dritto , il volto sporco di terriccio , la testa scoperta . Con la destra impugnava la pistola e con la sinistra l ' elmetto . Era a pochi metri da noi . - Vili ! - gridava , - venite avanti , se avete coraggio ! Venite ! Venite ! E si rivolgeva ora agli austriaci lontani che avanzavano , ora ai suoi soldati che stavano a terra e lo guardavano attoniti . Era l ' elmetto che , con il braccio teso , egli puntava come una pistola . Ed era la pistola che , scambiandola per l ' elmetto , si sforzava di mettersi in testa . Quanto più i suoi sforzi riuscivano vani , tanto più si esasperava e gridava . Batteva la pistola sulla testa , con colpi violenti , e il sangue colava sulla faccia . Il capitano sembrava una furia insanguinata . - Hurrà ! Gli austriaci non erano ormai che ad una cinquantina di metri . - Alla baionetta ! - gridò il maggiore . - Savoia ! - urlarono i reparti , lanciandosi in avanti . Di quello che avvenne in quello scontro , io non ho mai conservato un ricordo chiaro . L ' odore di quel cognac mi aveva stordito . Ma vidi distintamente che , di fronte a noi , alla sinistra , dalle formazioni austriache , si staccò un gruppo di tre uomini con una mitragliatrice e s ' appostarono dietro una roccia . Il tac ­ tac della Schwarzlose seguì a quel movimento rapido . Il fascio del tiro sibilò attorno a noi . Il maggiore era al mio fianco . La pistola gli cadde di mano , levò le braccia in alto e si rovesciò su di me . Feci uno sforzo per sorreggerlo ma caddi anch ' io per terra . Il suo attendente si buttò al suo fianco per sollevarlo . Il maggiore rimase steso , immobile . L ' attendente gli sbottonò la giubba , e noi ne vedemmo il petto ricoperto di sangue . La corazza metallica , a scaglie di pesce , era crivellata di colpi . Mi levai e ripresi la corsa , avanti . Lo scontro tra i nostri e gli austriaci era già avvenuto . Confusamente frammischiati , gli uni e gli altri si arrestarono . I reparti austriaci ripiegarono , al passo , fucile a tracolla , com ' erano avanzati . La resistenza imprevista li aveva scompaginati . I nostri , trattenuti dagli ufficiali , ventre a terra , aprirono il fuoco , alle spalle . Io vidi cadere solo qualcuno . I reparti , affiancati , disparvero presto , dietro le creste . Il vento continuava a soffiare e a buttarci contro ondate di cognac . Il povero maggiore aveva dato degli ordini chiari sul contrattacco . Egli voleva che , respinti gli austriaci , il battaglione rioccupasse le sue posizioni di partenza . Io feci eseguire l ' ordine rapidamente , L ' ufficiale più anziano del battaglione , il capitano Canevacci , assunse il comando del battaglione . Il terreno era coperto di morti , ma avevamo resistito . Riportammo indietro i feriti , alla meglio , ché non avevamo più barelle . Il tenente Grisoni , portato a braccia da due soldati , la gamba fratturata , pipa in bocca , scendeva zufolando . Riordinammo i reparti e facemmo l ' appello dei presenti . Le ore passarono . Il sole piegava verso il Pasubio e noi eravamo ancora sulla linea , senza notizie . Gli austriaci si facevano vivi solo per qualche colpo d ' artiglieria da campagna . Dopo la tempesta , era la calma . Un ordine scritto del comandante del settore ci rimise in movimento . L ' ordine diceva : " Il nemico ha potuto prender posizione in più punti . La linea di Monte Fior non è più sostenibile . Al ricevere del presente , il battaglione ripieghi in ordine su Monte Spill " . - Ripiegare su Monte Spill ? - gridava il capitano Canevacci , inveendo sul portaordini . - E domani , un altro ordine ci farà attaccare Monte Fior e noi saremo spacciati . Il capitano non ammetteva che si potesse abbandonare al nemico , senza resistenza ulteriore , una posizione così importante . - Io mi faccio fucilare , - ripeteva , - ma non ripiego . Il portaordini chiedeva uno scritto che accusasse ricevuta dell ' ordine che aveva consegnato , ma il capitano glielo rifiutò . - Di ' che io non do l ' ordine di ripiegamento ... Di ' che mi possono fucilare per rifiuto d ' obbedienza , ma che il battaglione , finché io ne sono il comandante , non abbandona Monte Fior . Io tentai di dimostrargli che il comandante del settore era il solo competente a decidere sulla situazione e che noi non avevamo nessuno degli elementi necessari per giudicare che avesse torto . Che , in ogni caso , bisognava ubbidire . Il capitano non si convinse e rimandò indietro il portaordini senza ricevuta scritta . Egli era ufficiale di carriera e rischiava moltissimo . Invano , anche dopo la partenza del portaordini , io mi sforzai di farlo ritornare sulla sua decisione . Egli era convinto che l ' abbandono del monte costituisse un tradimento . Non era passata mezz ' ora e un caporale del comando del nostro reggimento si presentò con un altro ordine scritto . Era il colonnello in persona che lo aveva firmato . Se il battaglione - diceva l ' ordine - non inizia il ripiegamento ordinato , il capitano Canevacci si consideri destituito dal comando . - Io sono destituito dal comando ? Ma l ' esercito italiano è comandato da austriaci ! È una vergogna ! Egli era furibondo . Ma , passato il furore , dovette decidersi ad ubbidire . Ripiegammo per compagnie e riportammo indietro i morti . Quando l ' ultima compagnia si ritirò da Monte Fior , il resto del battaglione , prendendo posizione fra due altri battaglioni , era schierato già a Monte Spill . A Monte Fior avevamo lasciato un velo di vedette . Esse dovevano continuare a sparare qualche colpo di fucile ogni tanto , e ritirarsi al primo tentativo di avanzata nemica . Fino al tardo pomeriggio , gli austriaci non si accorsero del nostro ripiegamento . Infine , ne ebbero il dubbio e fecero avanzare una linea di pattuglie . Le nostre vedette spararono gli ultimi colpi e rientrarono al battaglione . Le pattuglie nemiche trovarono Monte Fior deserto . Io ero in linea , sul punto più elevato di Monte Spill , e guardavo Monte Fior . Gli austriaci vi affluivano disordinatamente . In poco meno di mezz ' ora , la linea da noi abbandonata fu occupata da un gruppo di battaglioni . Tutta la cresta del monte fu gremita di truppe . Credo fossero le sei o le sette del pomeriggio . Nelle posizioni nemiche , io notai un fermento insolito . Che avveniva ? I battaglioni s ' agitavano , urlando , salutavano . Tutta la massa , come un sol uomo , si levò in piedi e un ' acclamazione ci venne dalla vetta : - Hurrà ! Gli austriaci agitavano i fucili e i berretti , verso di noi . - Hurrà ! Io non mi rendevo conto di quella festa . Essa era qualcosa di più che la gioia per una posizione conquistata , senza contrasto . Perché tanto entusiasmo ? Io mi voltai indietro e capii . Di fronte , tutta illuminata dal sole , come un immenso manto ricoperto di perle scintillanti , si stendeva la pianura veneta . Sotto , Bassano e il Brenta ; e poi , più in fondo , a destra , Verona , Vicenza , Treviso , Padova . In fondo , a sinistra , Venezia . Venezia ! VII Il tenente generale comandante la divisione , ritenuto responsabile dell ' abbandono ingiustificato di Monte Fior , fu silurato . In sua sostituzione , prese il comando della divisione il tenente generale Leone . L ' ordine del giorno del comandante di corpo d ' armata ce lo presentò " un soldato di provata fermezza e d ' esperimentato ardimento " . Io lo incontrai la prima volta a Monte Spill , nei pressi del comando di battaglione . Il suo ufficiale d ' ordinanza mi disse che egli era il nuovo comandante la divisione ed io mi presentai . Sull ' attenti , io gli davo le novità del battaglione . - Stia comodo , - mi disse il generale in tono corretto e autoritario . - Dove ha fatto la guerra , finora ? - Sempre con la brigata , sul Carso . - È stato mai ferito ? - No , signor generale . - Come , lei ha fatto tutta la guerra e non è stato mai ferito ? Mai ? - Mai , signor generale . A meno che non si vogliano considerare tali alcune ferite leggere che mi hanno permesso di curarmi al battaglione , senza entrare all ' ospedale . - No , no , io parlo di ferite serie , di ferite gravi . - Mai , signor generale . - È molto strano . Come lei mi spiega codesto fatto ? - La ragione precisa mi sfugge , signor generale , ma è certo che io non sono stato mai ferito gravemente . - Ha preso lei parte a tutti i combattimenti della sua brigata ? - A tutti . - Ai " gatti neri " ? - Ai " gatti neri " . - Ai " gatti rossi " ? - Ai " gatti rossi " , signor generale . - Molto strano . Per caso , sarebbe lei un timido ? Io pensavo : per mettere a posto un uomo simile , ci vorrebbe per lo meno un generale comandante di corpo d ' armata . Siccome io non risposi subito , il generale , sempre grave , mi ripeté la domanda . - Credo di no , - risposi . - Lo crede o ne è sicuro ? - In guerra , non si è sicuri di niente , - risposi io dolcemente . E soggiunsi , con un abbozzo di sorriso che voleva essere propiziatorio : - Neppure di essere sicuri . Il generale non sorrise . Già , credo che per lui fosse impossibile sorridere . Aveva l ' elmetto d ' acciaio con il sottogola allacciato , il che dava al suo volto un ' espressione metallica . La bocca era invisibile , e , se non avesse portato dei baffi , si sarebbe detto un uomo senza labbra . Gli occhi erano grigi e duri , sempre aperti come quelli d ' un uccello notturno di rapina . Il generale cambiò argomento . - Ama lei la guerra ? Io rimasi esitante . Dovevo o no rispondere alla domanda ? Attorno v ' erano ufficiali e soldati che sentivano . Mi decisi a rispondere . - Io ero per la guerra , signor generale , e alla mia Università , rappresentavo il gruppo degli interventisti . - Questo , - disse il generale con tono terribilmente calmo , - riguarda il passato . Io le chiedo del presente . - La guerra è una cosa seria , troppo seria ed è difficile dire se ... è difficile ... Comunque , io faccio il mio dovere ­ . E poiché mi fissava insoddisfatto , soggiunsi : - Tutto il mio dovere . - Io non le ho chiesto , - mi disse il generale , - se lei fa o non fa il suo dovere . In guerra , il dovere lo debbono fare tutti , perché , non facendolo , si corre il rischio di essere fucilati . Lei mi capisce . Io le ho chiesto se lei ama o non ama la guerra . - Amare la guerra ! - esclamai io , un po ' scoraggiato . Il generale mi guardava fisso , inesorabile . Le pupille gli si erano fatte più grandi . Io ebbi l ' impressione che gli girassero nell ' orbita . - Non può rispondere ? - incalzava il generale . - Ebbene , io ritengo ... certo ... mi pare di poter dire ... di dover ritenere ... Io cercavo una risposta possibile . - Che cosa ritiene lei , insomma ? - Ritengo , personalmente , voglio dire io , per conto mio , in linea generale , non potrei affermare di prediligere , in modo particolare , la guerra . - Si metta sull ' attenti ! Io ero già sull ' attenti . - Ah , lei è per la pace ? Ora , nella voce del generale , v ' erano sorpresa e sdegno . - Per la pace ! Come una donnetta qualsiasi , consacrata alla casa , alla cucina , all ' alcova , ai fiori , ai suoi fiori , ai suoi fiorellini ! È così , signor tenente ? - No , signor generale . - E quale pace desidera mai , lei ? - Una pace ... E l ' ispirazione mi venne in aiuto . - Una pace vittoriosa . Il generale parve rassicurarsi . Mi rivolse ancora qualche domanda di servizio e mi pregò di accompagnarlo in linea . Quando fummo in trincea , nel punto più elevato e più vicino alle linee nemiche , in faccia a Monte Fior , mi chiese : - Quale distanza corre qui , fra le nostre trincee e quelle austriache ? - Duecentocinquanta metri circa , - risposi . Il generale guardò a lungo e disse : - Qui , ci sono duecentotrenta metri . - È probabile . - Non è probabile . È certo . Noi avevamo costruito una trincea solida , con sassi e grandi zolle . I soldati la potevano percorrere , in piedi , senza esser visti . Le vedette osservavano e sparavano dalle feritoie , al coperto . Il generale guardò alle feritoie , ma non fu soddisfatto . Fece raccogliere un mucchio di sassi ai piedi del parapetto , e vi montò sopra , il binoccolo agli occhi . Così dritto egli restava scoperto dal petto alla testa . - Signor generale , - dissi io , - gli austriaci hanno degli ottimi tiratori ed è pericoloso scoprirsi così . Il generale non mi rispose . Dritto , continuava a guardare con il binoccolo . Dalle linee nemiche partirono due colpi di fucile . Le pallottole fischiarono attorno al generale . Egli rimase impassibile . Due altri colpi seguirono ai primi , e una palla sfiorò la trincea . Solo allora , composto e lento , egli discese . Io lo guardavo da vicino . Egli dimostrava un ' indifferenza arrogante . Solo i suoi occhi giravano vertiginosamente , Sembravano le ruote di un ' automobile in corsa . La vedetta , che era di servizio a qualche passo da lui , continuava a guardare alla feritoia , e non si occupava del generale . Ma dei soldati e un caporale della 12a compagnia che era in linea , attratti dall ' eccezionale spettacolo , s ' erano fermati in crocchio , nella trincea , a fianco del generale , e guardavano , più diffidenti che ammirati . Essi certamente trovavano in quell ' atteggiamento troppo intrepido del comandante di divisione , ragioni sufficienti per considerare , con una certa quale apprensione , la loro stessa sorte . Il generale contemplò i suoi spettatori con soddisfazione . - Se non hai paura , - disse rivolto al caporale , - fa ' quello che ha fatto il tuo generale . - Signor sì , - rispose il caporale . E , appoggiato il fucile alla trincea , montò sul mucchio di sassi . Istintivamente , io presi il caporale per il braccio e l ' obbligai a ridiscendere . - Gli austriaci , ora , sono avvertiti , - dissi io , - e non sbaglieranno certo il tiro . Il generale , con uno sguardo terribile , mi ricordò la distanza gerarchica che mi separava da lui . Io abbandonai il braccio del caporale e non dissi più una parola - Ma non è niente , - disse il caporale , e risalì sul mucchio . Si era appena affacciato che fu accolto da una salva di fucileria . Gli austriaci , richiamati dalla precedente apparizione , attendevano coi fucili puntati . Il caporale rimase incolume . Impassibile , le braccia appoggiate sul parapetto , il petto scoperto , continuava a guardare di fronte . - Bravo ! - gridò il generale . - Ora , puoi scendere . Dalla trincea nemica partì un colpo isolato . Il caporale si rovesciò indietro e cadde su di noi . Io mi curvai su di lui . La palla lo aveva colpito alla sommità del petto , sotto la clavicola , traversandolo da parte a parte . Il sangue gli usciva dalla bocca . Gli occhi socchiusi , il respiro affannoso , mormorava : - Non è niente , signor tenente . Anche il generale si curvò . I soldati lo guardavano , con odio . - È un eroe , - commentò il generale . - Un vero eroe . Quando egli si drizzò , i suoi occhi , nuovamente , si incontrarono con i miei . Fu un attimo . In quell ' istante , mi ricordai d ' aver visto quegli stessi occhi , freddi e roteanti , al manicomio della mia città , durante una visita che ci aveva fatto fare il nostro professore di medicina legale . - È un eroe autentico , - continuò il generale . Egli cercò il borsellino e ne trasse una lira d ' argento . - Tieni , - disse , - ti berrai un bicchiere di vino , alla prima occasione . Il ferito , con la testa , fece un gesto di rifiuto e nascose le mani . Il generale rimase con la lira fra le dita , e , dopo un ' esitazione , la lasciò cadere sul caporale . Nessuno di noi la raccolse . Il generale continuò l ' ispezione sulla linea , e , arrivato al confine del mio battaglione , mi dispensò dal seguirlo . Io rifeci il cammino per rientrare al comando di battaglione . Tutta la linea era in subbuglio . La notizia di quanto era avvenuto aveva già fatto il giro del settore . Dal canto loro , i portaferiti che avevano portato il caporale al posto di medicazione , avevano raccontato l ' episodio a quanti avevano incontrato . Trovai il capitano Canevacci , eccitatissimo . - Quelli che comandano l ' esercito italiano sono austriaci ! - esclamò . - Austriaci di fronte , austriaci alle spalle , austriaci in mezzo a noi ! All ' altezza del comando di battaglione , mi incontrai nuovamente con il tenente colonnello Abbati . Così si chiamava l ' ufficiale del 301 . Egli doveva salire in linea con il suo battaglione . Anch ' egli era informato . Io lo salutai . Egli non mi rispose . Quando mi fu vicino , mi disse , preoccupato : - L ' arte militare segue il suo corso . Allungato il braccio , fece per slacciare la borraccia che avevo alla cintola . Io mi affrettai ad offrirgliela . Egli , con l ' aria distratta , lo sguardo assente , la prese con delicatezza . L ' avvicinò all ' orecchio , e la scosse : non era vuota . Levò il turacciolo , l ' accostò alle labbra , per bere . Ma s ' arrestò di scatto , con nel viso un ' espressione di stupore e di ribrezzo , come se dalla borraccia avesse visto spuntare fuori la testa di una vipera . - Caffè e acqua ! - esclamò in tono di compassione . - Giovanotto , incominci a bere , altrimenti anche lei finirà al manicomio , come il suo generale . VIII Un uomo così ardimentoso come il generale Leone non poteva rimanere inoperoso . Noi non avevamo ancora un sol pezzo d ' artiglieria sull ' Altipiano . Egli ordinò egualmente l ' assalto di Monte Fior , per il giorno 16 . Il mio battaglione rimase indietro , riserva di brigata , ed io non presi parte all ' azione . Passammo alcuni giorni di calma . L ' artiglieria nemica non tirava . Noi non avemmo neppure un ferito . Per noi , fu un vero riposo . Quante ore passate al sole , addossati alle rocce , lo sguardo vagante , con i nostri sogni , sulla pianura veneta . Come era lontana la vita , da noi ! Il comandante della divisione non riposava . Egli voleva , a tutti i costi , impadronirsi di Monte Fior . Era tutti i giorni in prima linea a misurare le distanze , tracciare disegni , fare progetti . Aveva infine escogitato un piano d ' attacco di sorpresa , alla baionetta , in pieno giorno , che il mio battaglione , il più pratico della cima del monte , avrebbe dovuto effettuare . L ' attacco era fissato per il 26 , gli austriaci ripiegarono il 24 . La nostra resistenza sul Pasubio e la grande offensiva scatenata dai russi in Galizia li avevano obbligati a sospendere l ' azione sull ' Altipiano . Essi abbandonarono Monte Fior , allo stesso nostro modo . E noi lo riprendemmo nello stesso modo con cui essi lo avevano conquistato . La ritirata , durata probabilmente più giorni , era stata mascherata abilmente . Nelle prime linee , non era rimasto che un raro velo di pattuglie . Quando noi ce ne accorgemmo , iniziammo l ' avanzata e non avemmo altro che piccoli scontri di pattuglie . Il generale , intrepido nella guerra di posizione , lo fu ancora più nella guerra di movimento . Egli ordinò che le nostre truppe non perdessero mai , né di giorno né di notte , il contatto con la retroguardia nemica , e impose al generale comandante di brigata di prendere personalmente posto con le nostre avanguardie . Il comandante della brigata , malgrado la sua età avanzata , sì mise alla testa della prima compagnia di avanguardie e fu ucciso in un combattimento di pattuglie . Fu un lutto per tutta la brigata : i soldati lo amavano . Quando il comandante della divisione seppe della sua morte , raddoppiò d ' ardimento . - Bisogna vendicarlo ! - diceva in mezzo ai reparti , - bisogna vendicarlo il più presto possibile ! La sete di vendetta del generale fu attenuata , se non proprio estinta , dalla reazione dei reparti di retroguardia nemici . Le loro pattuglie , armate di mitragliatrici , si battevano con un accanimento costante , e si sacrificavano pur di arrestare la nostra avanzata . Caddero così , in nostre mani , parecchie mitragliatrici , difese dai serventi fino alla morte . Ma altre pattuglie , più arretrate , con un tiro dominante dall ' alto , ci obbligavano a spiegarci continuamente in formazione di combattimento e a perdere tempo . Il generale abbandonò la sua calma abituale . Arrampicatosi ad un abete , vi si era installato in cima , come un comandante di battello su una coffa di comando , e gridava : - Avanti ! prodi soldati , avanti ! vendichiamo il comandante di brigata ! - Se dovessimo vendicare sul serio il nostro comandante di brigata , oggi avremmo due generali morti , - mi diceva il capitano Canevacci . - E la nostra vendetta renderebbe vacante il posto di comandante della divisione . Egli cominciava a non più sopportare il generale . Se nei nostri soldati fosse esistita una determinazione feroce , questa sarebbe stata mitigata dall ' ilarità che provocarono gli incitamenti del generale , gridati da una posizione così straordinaria . - Se il generale rimane sull ' albero e vi fa il nido , la divisione sarà salva , - commentava il capitano Canevacci , accigliato . - Se ne discende , la divisione è perduta . Il nostro battaglione si era portato dietro il battaglione d ' avanguardia che si era dovuto stendere per non offrire bersaglio al tiro delle mitragliatrici nemiche e per tenersi pronto contro un possibile ritorno offensivo . L ' avanzata si faceva lenta , ché era difficile progredire sotto il tiro e nel bosco , in cui non esistevano che sentieri e tratturi non sempre praticabili . Le compagnie dovevano procedere per i cespugli e non perdere mai il collegamento . Sul far della sera , la resistenza nemica si fece meno attiva . Le loro pattuglie continuavano a sparare ma , per ripiegare , non attendevano di essere attaccate alla baionetta . Noi riprendemmo l ' inseguimento più celermente , ed avemmo solo qualche ferito . Il generale era sceso dall ' albero e marciava fra il 2° battaglione e il nostro , a piedi , seguito dal suo mulo che il conducente gli teneva per le redini . Dall ' avanti una voce gridò : - Alt ! Zaini a terra ! - Chi ha gridato ? - domandò il generale , cupo . Era un soldato di collegamento della 7a compagnia , del 2° battaglione , il quale , arrivato al bivio di due sentieri , avvertiva che i reparti che seguivano dovevano fermarsi . Gli esploratori richiedevano del tempo per riconoscere la direzione dei sentieri e comunicare quale dei due fosse quello da seguire . Uno di loro era stato ucciso in quel momento ed era necessario che gli altri non si avventurassero senza che il terreno fosse stato riconosciuto . Egli non faceva che quanto gli era stato ordinato . Il capitano Zavattari , comandante della 6a , ne riferì al generale . - Faccia fucilate quel soldato , - gli ordinò il generale . Far fucilare un soldato ! Il capitano Zavattari era un ufficiale di complemento . Nella vita civile , era capo divisione al Ministero della Pubblica Istruzione . Era il più anziano dei capitani del reggimento . L ' ordine di far fucilare un soldato , era un ' assurdità inconcepibile . Con parole misurate , trovò la maniera di dirlo al generale : - Lo faccia fucilare all ' istante , - replicò il generale , senza un attimo d ' esitazione . Il capitano si allontanò e ritornò poco dopo dal generale . Egli si era recato al bivio e aveva personalmente interrogato il soldato di collegamento . - Lo ha fatto fucilare ? - gli chiese il generale . - Signor no . Il soldato non ha fatto che quanto gli è stato ordinato . Egli non ha mai pensato , dicendo " Alt ! Zaini a terra " di emettere un grido di stanchezza o di indisciplina . Egli ha solo voluto trasmettere un ordine ai suoi compagni . Gli esploratori hanno avuto , poc ' anzi , un morto , e l ' alt era necessario per dar loro il tempo di riconoscere il terreno . - Lo faccia fucilare egualmente , - rispose freddamente il generale . - Ci vuole un esempio ! - Ma come posso io far fucilare il soldato , senza una procedura qualsiasi e senza che egli abbia commesso un reato ? Il generale non aveva la stessa sua mentalità giuridica . Quelle argomentazioni legalitarie lo irritarono . - Lo faccia passare subito per le armi , - gridò , - e non mi obblighi a far intervenire i miei carabinieri anche contro di lei . Il generale era seguito dai due carabinieri di servizio del comando della divisione . Il capitano capì che , in quelle condizioni , non gli rimaneva che trovare un espediente per salvare il soldato , la cui vita era così minacciata . - Signor sì , - rispose deciso il capitano . - Eseguisca l ' ordine e mi riferisca prontamente . Il capitano raggiunse nuovamente la testa della sua compagnia che , ferma , aspettava ordini . Fece fare , da una squadra , una scarica di fucileria contro un tronco d ' albero e ordinò che i portaferiti stendessero su una barella il corpo dell ' esploratore morto . L ' operazione finita , seguito dalla barella , si ripresentò al generale . Gli altri soldati ignoravano il macabro stratagemma e guardavano l ' uno l ' altro , esterrefatti . - Il soldato è stato fucilato , - disse il capitano . Il generale vide la barella , s ' irrigidì sull ' attenti e salutò fieramente . Egli era commosso . - Salutiamo i martiri della patria ! In guerra , la disciplina è dolorosa ma necessaria . Onoriamo i nostri morti ! La barella passò fra i soldati allibiti . All ' imbrunire , cessammo l ' inseguimento . Il battaglione d ' avanguardia si fermò e prese le misure di sicurezza per la notte . Il mio battaglione rimase indietro , al di qua di Val di Nos , sul margine del bosco , di fronte a Croce di Sant ' Antonio . Una grandine fitta aveva reso freddissima la notte . Eravamo tutti inzuppati . Avevamo una coperta e un telo da tenda ciascuno , ma eravamo ancora vestiti d ' estate , senza lana , così come eravamo partiti dal Carso . Il freddo dell ' addiaccio era insopportabile . Verso mezzanotte , ci fu permesso di accendere fuochi . La distanza e il bosco ci proteggevano dalla vista nemica . Eravamo attorno ai grandi fuochi , e gli abeti bruciavano con un aspro odore di resina . Sottovoce , i soldati commentavano gli avvenimenti del giorno . Un grido stentoreo risuonò nel bosco : - All ' erta ! All ' erta ! Guai a chi dorme ! Il nemico è vicino ! All ' erta ! Ma chi era ? - All ' erta ! Un soldato addormentato è un soldato morto . All ' erta ! Il vostro generale non dorme ! All ' erta ! Era il generale Leone . Nel silenzio della notte , la voce cadeva cavernosa . Io m ' ero alzato , e avevo lasciato il comandante del battaglione seduto su un sasso , attorno al fuoco . M ' ero fermato in piedi , in mezzo ai gruppi sparsi della 12a compagnia . I soldati , addossati ai fuochi , non s ' accorgevano della mia presenza . Io mi avvicinai a una squadra , perché il calore delle fiamme arrivasse fino a me , e guardavo verso la direzione da cui veniva la voce del generale . - All ' erta ! Passa il vostro generale , il vostro generale non dorme . All ' erta ! La voce , lentamente , si faceva sempre più vicina . Il generale camminava in mezzo al nostro battaglione . - Il pazzo non dorme , - bisbigliò un soldato della squadra della 12a . - Meglio un generale morto , che un generale sveglio , - commentò un altro . - All ' erta ! Passa il vostro generale ! - Adesso passa proprio su di noi , - disse un altro soldato . - E nessuno tirerà una fucilata su quel macellaio ? - mormorò lo stesso soldato che aveva parlato per primo . - Io gliela tiro certamente . Certamente io gliela tiro , - disse un soldato anziano che non aveva ancora parlato e che sembrava solo occupato a riscaldarsi , accanto al sergente . I soldati della squadra erano così stretti , l ' uno addossato all ' altro , attorno al fuoco , che il riflesso li illuminava tutti e io ne potevo riconoscere chiaramente i volti . Il sergente stava in ginocchio , le braccia piegate e le mani aperte , all ' altezza della testa , per proteggersi la faccia dal calore del fuoco . Egli non si mosse né disse una sillaba . - Se si mostra , io gli tiro , - continuò lo stesso soldato . lo vidi il soldato anziano prendere il fucile , manovrare l ' otturatore , e controllare il caricatore . - All ' erta ! All ' erta ! - urlava il generale . Apparve , tra due fuochi , a una cinquantina di metri da noi . Sotto l ' elmetto , aveva una sciarpa che gli avvolgeva il collo e gli cadeva sulle spalle . Un ampio mantello grigio discendeva fino alle caviglie e lo copriva tutto . Camminava stentatamente , le mani alla bocca come un megafono . Appena rischiarato dalla luce , sembrava un fantasma . - All ' erta ! ... Il soldato anziano alzò lentamente il fucile , per mirare . - Eh ! - dissi io , - il generale non ha voglia di dormire . Il soldato riabbassò il fucile . Il sergente si levò di scatto e mi offrì il suo posto accanto al fuoco . IX Il giorno dopo continuammo l ' inseguimento . Il battaglione d ' avanguardia , superato Croce di Sant ' Antonio , procedeva nel bosco , verso Casara Zebio e Monte Zebio . Man mano che esso avanzava , appariva sempre più probabile che il grosso del nemico si fosse fermato sulle alture . La resistenza era ridivenuta accanita . Era chiaro che gli ultimi reparti austriaci , a contatto con le nostre pattuglie , si appoggiavano su truppe vicine . Data la lentezza dei progressi , il mio battaglione , oltrepassata la Val di Nos , rimase inoperoso tutto il giorno , in attesa di essere impegnato . Il 2° battaglione d ' avanguardia ricevette l ' ordine di fermarsi e trincerarsi . Durante la notte , il nostro battaglione gli dette il cambio . Quando noi arrivammo , una linea di trincea era stata già scavata , affrettatamente , sul limitare del bosco . Davanti a noi , v ' erano ancora degli abeti , ma rari , come essi sono sempre quando le abetine accennano a finire nelle grandi altitudini . Il terreno continuava ad essere coperto di cespugli . Più lontano , in alto , oltre qualche centinaio di metri , spuntavano , fra le cime degli ultimi abeti , montagne rocciose . Probabilmente la grande resistenza ci sarebbe stata opposta ai loro piedi . All ' alba , il capitano Canevacci ed io , ci trovammo con la 9a compagnia che era in linea . Attendevamo che arrivasse la sezione mitragliatrici , rimasta indietro . Il capitano comandante della 9a , con un gruppo di tiratori scelti , sorvegliava il terreno antistante . Noi eravamo vicini a lui , a terra , dietro un rialzo naturale . Il capitano Canevacci guardava con il binoccolo . Fra i cespugli , a meno di un centinaio di metri da noi , spuntò una pattuglia nemica . Erano sette uomini e camminavano in fila indiana . Sicuri di trovarsi lontani da noi , di non essere visti , camminavano parallelamente alla nostra trincea , diritti , fucile alla mano , zaino in spalla . Dalle ginocchia in su , erano scoperti . Il capitano della 9a fece un gesto ai tiratori , ordinò il fuoco e la pattuglia stramazzò al suolo . - Bravo ! - esclamò il capitano Canevacci . Una nostra squadra uscì carponi . Ai fianchi , tutta la linea aveva i fucili puntati . La squadra sparì , strisciando , fra i cespugli . Attendevamo che la squadra rientrasse , riportando indietro i caduti , ma il tempo passava . I nostri uomini dovevano avanzare molto cauti , per evitare un ' imboscata . Il capitano Canevacci era impaziente . La sezione mitragliatrici non arrivava ancora . Che si fosse smarrita nel bosco , in mezzo agli altri reparti ? Per non perdere ancora del tempo , io le andai incontro . La ritrovai mezzo chilometro indietro , a contatto con i reparti del 2° battaglione . Quando la vidi , una scena movimentata si svolgeva . Fra il 2° battaglione e la sezione mitragliatrici , il generale comandante della divisione , solo , sul mulo , s ' arrampicava fra le rocce . Per uno scarto improvviso del mulo , mentre rasentava il ciglio di un precipizio scosceso , alto una ventina di metri , cadde per terra . Il mulo , indifferente , continuava a camminare sull ' orlo . Il generale si teneva ancora aggrappato alle redini , a metà penzoloni sul burrone . Il mulo ad ogni passo , con la testa , dava degli scappi , per liberarsene . Da un momento all ' altro il generale poteva precipitare nel vuoto . Molti soldati vicini lo vedevano , nessuno si muoveva . Io li vedevo tutti distintamente : qualcuno ammiccava , sorridendo . Ancora qualche istante e il mulo si sarebbe liberato dal generale . Dalle file della nostra sezione mitragliatrici , un soldato si lanciò di corsa sul generale e arrivò a tempo per trattenerlo . Senza scomporsi , come se fosse particolarmente allenato a incidenti del genere , il generale rimontò sul mulo , continuò il cammino e disparve . Il soldato , in piedi , guardava attorno , soddisfatto . Egli aveva salvato il generale . Quando i suoi compagni della sezione mitragliatrici lo raggiunsero , io assistetti ad un ' aggressione selvaggia . Con furia , gli si buttarono addosso , tempestandolo di pugni . Il soldato fu rovesciato per terra . I compagni gli furono sopra . - Miserabile ! Canaglia ! - Lasciatemi ! Aiuto ! Pugni e calci si abbattevano sul disgraziato , impotente a difendersi . - Tieni ! Tieni ! Chi ti ha pagato per fare l ' imbecille ? - Aiuto ! - Salvare il generale ! Confessa che sei stato comprato dagli austriaci ! - Lasciatemi ! Non l ' ho fatto apposta . Vi giuro che non l ' ho fatto apposta . Il comandante della sezione mitragliatrici non si faceva vedere . La scena era durata anche troppo . Poiché nessuno interveniva , né l ' ufficiale né i graduati , io scesi di corsa . - Che cosa succede ? - gridai a voce alta . La mia presenza sorprese tutti . Gli aggressori si dispersero . Solo qualcuno si mise sull ' attenti e rimase sul posto . Io m ' avvicinai all ' aggredito , gli porsi la mano e l ' aiutai a drizzarsi . Quando egli fu in piedi , anche quei pochi che si erano fermati sull ' attenti , erano scomparsi . Io rimasi solo con il soldato . Egli aveva un occhio gonfio e livido e una guancia coperta di sangue . Aveva perduto l ' elmetto . - Che cosa è successo ? - gli chiesi . - Perché sei stato aggredito così ? - Non è niente , signor tenente , - balbettò sottovoce . E volgeva lo sguardo spaurito a destra e a sinistra , per cercare l ' elmetto , ma anche per paura d ' essere sentito dai compagni . - Come , non è niente ? E l ' occhio pestato ? E il sangue in faccia ? Sei mezzo morto , e non è niente ? Sull ' attenti , impacciato , il soldato non rispondeva . Io insistetti , ma egli non disse più una parola . Ci levò tutti e due dall ' imbarazzo l ' arrivo del comandante la sezione mitragliatrici , il tenente Ottolenghi , quegli che nel combattimento di Monte Fior , con una sola arma rimasta incolume , aveva salvato la giornata . Noi due eravamo di pari grado , ma io ero più anziano di lui . Senza neppure rivolgermi la parola , si fece incontro al soldato e gli gridò : - Imbecille ! Oggi , tu hai disonorato la sezione . - Ma che cosa dovevo fare , signor tenente ? - Che cosa dovevi fare ? Tu dovevi fare quello che hanno fatto gli altri . Niente . Niente dovevi fare . Ed era anche troppo . Un asino simile io non lo voglio nel mio reparto . Ti farò cacciare dalla sezione . Il soldato aveva ritrovato l ' elmetto e se lo rimetteva in testa . - Che cosa dovevi fare ? - proseguiva il tenente , con disprezzo . - Volevi fare qualche cosa ? Ebbene , dovevi , con un colpo di baionetta , tagliare le redini e far precipitare il generale . - Come ? - mormorò il soldato dovevo lasciar morire il generale ? - Sì , imbecille , dovevi lasciarlo morire . E se non moriva , dato che tu volevi far qualcosa a tutti i costi , dovevi aiutarlo a morire . Rientra alla sezione e , se i tuoi t ' ammazzeranno , te lo sarai meritato . - Tuttavia , - gli dissi io , quando il soldato scomparve , - faresti meglio ad essere più serio . In poche ore tutta la brigata saprà quello che è successo . - Che lo sappiano o non lo sappiano , mi è indifferente . Anzi , è meglio che lo sappiano . Così , verrà in testa a qualcuno di tirare un colpo a quel vampiro . Egli parlava , ancora sdegnato . Introdusse la mano in una tasca , ne levò una moneta , la buttò in aria e mi chiese : - Testa o croce ? Io non risposi . - Testa ! - gridò egli stesso . Era croce . - Ha avuto fortuna , - continuò . - È croce . Se fosse testa ... se fosse testa ... - Che cosa ? - chiesi . - Se fosse testa ... Be ' ! sarà per un ' altra volta . Mentre la sezione mitraglieri raggiungeva il battaglione in linea , la squadra della 9a rientrava in trincea trascinando i cadaveri della pattuglia abbattuta . Sei erano morti , uno era ancora in vita . Il caporale era fra i morti . Dall ' esame delle carte , capimmo che erano bosniaci . I due capitani erano contenti . Soprattutto il comandante di battaglione , che sperava si potessero ottenere informazioni utili dall ' interrogatorio del ferito . Egli lo fece subito trasportare al posto di medicazione e ne informò direttamente il comando di divisione , dove prestava servizio un interprete . I sei morti erano stesi a terra , uno a fianco all ' altro . Noi li contemplavamo , pensierosi . Presto o tardi , sarebbe venuto , anche per noi , il nostro turno . Ma il capitano Canevacci era troppo contento . Si era fermato accanto al cadavere del caporale e gli diceva : - Eh ! mio caro , se avessi imparato a comandare la pattuglia , non saresti qui . In servizio di pattuglia , il comandante deve , innanzi tutto , vedere ... Lo interruppe il capitano della 9a . Con un dito sulla bocca e con un filo di voce , lo invitava a tacere . Di fronte a noi , dalla stessa direzione in cui era caduta la pattuglia , ma più vicino , ci veniva un rumore , come un bisbiglio di persone che si bisticcino . Il capitano guardava di fronte . I tiratori scelti puntavano i fucili . Anche il comandante di battaglione ed io ci portammo silenziosamente sulla linea e guardammo . Il rumore proveniva dal tronco di un grosso abete che i raggi del sole , fra le cime degli altri abeti , illuminavano a tratti . Con salti , due scoiattoli apparvero sul tronco , a qualche metro da terra . Veloci , si rincorrevano , si nascondevano , si rincorrevano ancora e si rinascondevano . Piccoli strilli , come risa mal contenute , salutavano il loro incontro ogni volta che , dalle opposte parti del tronco , si slanciavano a balzi , l ' un verso l ' altro . E ogni volta che si fermavano , in un disco di sole riflesso sul tronco , si drizzavano , sulle zampe posteriori e , con le altre zampe , a guisa di mani , sembravano farsi complimenti , carezze e feste . Il sole rischiarava il ventre bianco e i ciuffi delle code , ritti in alto , come due spazzole . Uno dei tiratori scelti guardò il capitano della 9a e mormorò : - Tiriamo ? - Sei pazzo ? - rispose il capitano sorpreso . - Sono tanto carini . Il capitano Canevacci si riavvicinò ai morti allineati . - Il comandante di pattuglia deve vedere e non esser visto ... - disse , riprendendo il sermone al caporale bosniaco . X La linea di resistenza nemica s ' andava sempre più definendo . Le pattuglie che noi mandammo innanzi , durante il giorno , non incontrarono pattuglie nemiche . Le fucilate partivano da una linea continua e facevano supporre una trincea già preparata . Avevamo intravisto , in più punti , reticolati di filo spinato . Noi non ci spingemmo più innanzi . La brigata occupava le posizioni più avanzate del corpo d ' armata . La giornata passò calma . Il generale Leone preparava un assalto notturno . Verso l ' imbrunire , ci fu comunicato di tenerci pronti . Facemmo rientrare le pattuglie e ci preparammo per l ' assalto . Barili e otri di cognac ci arrivarono in tempo , sui muli , e ne distribuimmo le razioni ai soldati . Quest ' assalto notturno ci aveva tutti preoccupati . L ' assalto doveva svilupparsi su tutto il fronte . Dove saremmo andati a finire ? Chi avremmo trovato di fronte ? Pattuglie , come affermava il generale , o trincee solidamente difese , come facevano supporre i reticolati avvistati ? I soldati bevevano e attendevano , nervosi . Il capitano Canevacci s ' era già bevuta la sua razione di cognac e aveva incominciato la mia . Erano già le dieci e il cielo appena stellato non dava luce al bosco . L ' ordine d ' attaccare non era ancora venuto . Evidentemente , il generale voleva che esso fosse una sorpresa , non solo per gli austriaci , ma anche per noi . Il comandante del battaglione aveva ammassato il battaglione in colonna . Egli aveva disposto che solo una compagnia attaccasse . Le altre si sarebbero dovute muovere , solo se la prima compagnia fosse potuta passare . Stavamo tutti immobili , muti . Il rumore di qualche gavetta urtata contro un sasso e quello di un fucile contro un altro fucile erano i soli che rompessero il silenzio della notte . La fantasia del generale aveva voluto che le trombe suonassero l ' assalto , sgomento per il nemico , incitamento ai nostri . Quando le note risuonarono , tutti i reparti di prima linea si lanciarono all ' assalto . Ma , nello stesso istante , gli austriaci , così avvisati , risposero con un fuoco pronto di mitragliatrici e di fucili . Per qualche minuto , fu un assordante frastuono . Le trombe continuavano a squillare , le linee nemiche a sparare . I razzi , di fronte a noi , si levavano a centinaia , senza interruzione , uno dopo l ' altro , e scoprivano le nostre ondate . Le nostre compagnie , accolte da raffiche , falciate , furono ributtate indietro senza poter arrivare neppure alle linee nemiche . Il disordine era grande e il trasporto dei feriti aumentava la confusione . La sorpresa e l ' assalto erano falliti , ma le trombe , sotto la guida del generale che le aveva a fianco , continuavano a squillare . Sembrava che il generale fosse deciso a conquistare le posizioni a squilli di tromba . Solo qualche ora dopo , quando la calma era subentrata a tanto frastuono , noi sapemmo che il generale era soddisfatto . Egli aveva voluto solamente obbligare il nemico a segnare le sue posizioni e a svelare le sue forze . Per questo risultato , sarebbero bastate le ricognizioni coordinate di qualche pattuglia , ma il comandante di divisione disprezzava i mezzucci ordinari . Il nostro inseguimento dunque era finito . Il nemico si era definitivamente fermato e trincerato . Non vi potevano essere più dubbi . Ripiegando da Monte Fior , gli austriaci avevano raccorciato di una ventina di chilometri le loro linee e abolito il pericolo d ' un accerchiamento . Dall ' offensiva , erano passati alla difensiva . Ora non si sarebbe più trattato di combattimenti di pattuglie e d ' avanguardie . Una nuova fase cominciava . Fase di battaglie di masse sostenute dall ' artiglieria . Ciò avrebbe richiesto del tempo . E , forse , avremmo avuto anche un po ' di riposo . Così pensavamo noi . Ma non il comandante della divisione . L ' assalto notturno gli aveva offerto l ' ispirazione per un grande assalto all ' indomani . Il giorno dopo , i battaglioni della brigata si spostarono a sinistra , sotto Casara Zebio . La brigata doveva attaccare con quattro battaglioni , lasciando di riserva solo due battaglioni . Il mio battaglione doveva attaccare all ' estrema destra dello schieramento . Per l ' azione , noi non disponevamo che dei nostri fucili . La scarsa dotazione individuale di bombe a mano l ' avevamo consumata a Monte Fior . Non avevamo a nostro sostegno neppure un pezzo d ' artiglieria . L ' azione si presentava ben difficile . Ma i nostri reparti erano ancora solidi . I muli ci portarono cartucce e cognac . L ' assalto fu iniziato dal mio battaglione , alle cinque del pomeriggio . Come ne aveva ricevuto l ' ordine , il battaglione uscì con tutti i reparti in un ' ondata unica . Appena ci lanciammo in avanti , fummo avvistati . Il nemico ci tenne , fin dal primo momento , sotto il suo tiro . Io ho un ricordo confuso di quelle ore . Dal nostro punto di partenza alle linee nemiche , non v ' erano più di un centinaio di metri . I cespugli erano bassi e gli alberi radi , numerosi i sassi e le rocce . L ' ordine era di non fermarsi . Noi percorremmo il breve spazio , di corsa , in un sol impeto . Il capitano Canevacci era in testa e cadde fra i primi . Una palla lo aveva colpito al petto . Cadde , in testa alla 9a , anche il suo comandante , il solo capitano rimasto al battaglione . Una mitragliatrice gli aveva falciato le gambe . Ma l ' assalto procedeva irruento . Il tiro nemico non poteva investirci tutti , perché noi correvamo , e le rocce , per quanto basse , raccoglievano la maggior parte dei colpi . Il terreno rimase , dietro a noi , in un istante , seminato di morti e di feriti , ma il battaglione arrivò egualmente alle posizioni nemiche . Io avevo abbandonato il capitano Canevacci e mi trovai in mezzo alla 9a , a fianco del tenente Santini , che aveva assunto il comando della compagnia . Di fronte a noi , una linea continua di reticolati e di cavalli di frisia ci sbarravano l ' accesso alle trincee . Un metro o due al di là , le trincee in muratura , improvvisate ma alte , proteggevano i reparti austriaci . Addossati ai reticolati , in piedi , anche noi aprimmo il fuoco . Le mitragliatrici che , durante lo sbalzo , dalla destra c ' investivano di fianco , non potevano più tirare su di noi . Esse battevano tutto il terreno retrostante , ma , quanto più noi eravamo andati innanzi , tanto più ci eravamo sottratti al loro tiro . Esse continuarono a sparare , ma nel vuoto . Di fronte , a pochi metri , solo una mitragliatrice tirava sui nostri reparti . Santini vi concentrò il fuoco di quelli che aveva vicino e la ridusse al silenzio . Dalla sinistra , a un centinaio di metri , un ' altra mitragliatrice ci colpiva d ' infilata , in pieno . Se avesse continuato a sparare noi saremmo stati distrutti . Contro il suo tiro , non ci potevamo difendere e perfino la sua postazione ci era invisibile . Ci buttammo a terra , ciascuno cercando un riparo , e continuando a sparare sulle trincee , puntando nelle feritoie , tentando di dominare il fuoco dei tiratori vicini . Il frastuono del combattimento , anche ai nostri fianchi , c ' impediva di distinguere se i nostri reparti laterali avessero avuto più fortuna di noi . Quanto durasse quella nostra posizione , io non lo ricordo . In combattimento , si perde la nozione del tempo , sempre . I reticolati c ' impedivano di andare avanti , le mitragliatrici di ritornare indietro . Dovevamo rimanere immobili , inchiodati a terra , senza mai abbandonare il tiro sulle feritoie nemiche , per impedire d ' essere uccisi sotto i reticolati . Avremmo potuto resistere a lungo in quella posizione , fino alla notte , e ritirarci protetti dall ' oscurità , ma la mitragliatrice di sinistra continuava implacabile il suo tiro d ' infilata e i soldati più scoperti morivano lungo la linea . Se si fosse avuta la possibilità di mandare indietro qualcuno e informare , sulla nostra situazione , il battaglione che agiva alla sinistra , si sarebbe potuto controbattere la mitragliatrice . Io non riuscii a scorgere un solo ufficiale : il tenente Santini era troppo impegnato contro le trincee nemiche . Ora strisciando , fra le rocce e i cespugli , lentamente , ora correndo a sbalzi , mi scartai più a sinistra . Dovetti impiegare molto tempo , anche perché il battaglione laterale era più a sinistra di quello che io non credessi . Il crepitio delle mitragliatrici e della fucileria continuava . Il I ° battaglione era ancora impegnato , ma si trovava più arretrato e più al coperto del nostro . Dietro gli abeti , fra le rocce , v ' era un viavai continuo di portaordini e di feriti . Cercai subito del comando del battaglione . Un soldato me lo indicò . Mi vi diressi di corsa . Il comando di battaglione era installato dietro una roccia alta parecchi metri . Il terreno circostante era ingombro di feriti . Ordini , grida , urla si levavano da ogni parte . V ' era dovunque un aspetto di confusione e di terrore . Il maggiore comandante del battaglione stava in piedi , addossato a un grande tronco di abete . Lo conoscevo bene , perché avevo più volte pranzato alla sua mensa . Rosso in viso , agitava le mani , verso qualcuno che io non vedevo . Appariva eccitatissimo . - Fa ' in fretta ! - gridava . Ma nessuno appariva . Mentre mi avvicinavo sempre più , il maggiore continuava : - Fa ' in fretta ! Fa ' in fretta o ti uccido ! Dammi il cognac ! il cognac ! Egli non gridava . Egli urlava a voce altissima , e con tono di comando , come se si rivolgesse non ad una persona isolata , ma a tutto un reparto , a un battaglione in ordine chiuso . Egli diceva " cognac " con la stessa voce con cui , da cavallo , avrebbe comandato " battaglione in colonna ! " o " colonna doppia ! " Finalmente , mentre io arrivavo , si presentò trafelato un soldato , con nella mano una bottiglia di cognac , tenuta alta , sul braccio teso , quasi fosse una bandiera . Io mi fermai a due passi dal maggiore , mi misi sull ' attenti e salutai . Egli impugnava la pistola con la destra e , nella sinistra , aveva un foglio di carta . Buttò a terra la carta e andò incontro al soldato , sempre gridando : - Dammi ! dammi ! Brandì la bottiglia e , con un gesto fulmineo , la suggellò alla bocca . La testa rovesciata indietro , immobile , sembrava fulminato . Lo si sarebbe detto un morto in piedi . Solo dava segni di vita la gola che trangugiava il liquore con sussulti che sembravano gemiti . Aspettai che finisse di bere . Egli si staccò dalla bottiglia a stento , con pena . Restituì al soldato la bottiglia , semivuota , e non si mosse . Io gli andai nuovamente incontro . In fretta e furia , senza ch ' egli mi rispondesse , gli dissi la ragione della mia visita . Egli aveva lo sguardo rivolto a me , ma il suo pensiero era assente e non mi ascoltava . Io parlavo inutilmente . Egli aveva sempre la pistola in pugno e , per testimoniarmi la sua attenzione , me la puntava contro . Con la mano , io scartai la pistola , nel timore che partisse il colpo . Egli se la lasciò spostare , ma , subito dopo , la rimise nella stessa direzione . Io la scartai una seconda volta , ed egli me la puntò contro ancor una volta . Io gli afferrai il pugno chiuso e gli tolsi la pistola . Egli se la lasciò togliere , senza pronunciare un motto . Levai la pallottola dalla canna , levai il caricatore e gli restituii la pistola . Egli la riprese con la stessa indifferenza con cui me l ' aveva ceduta . Allora mi sorrise , ma a me parve che in lui sorridesse un altro . Interpretai quel sorriso come s ' egli avesse pensato di darmi ad intendere che aveva scherzato . Poiché egli non parlava ed io perdevo del tempo , mi allontanai , sperando d ' incontrare l ' aiutante maggiore . L ' aiutante maggiore era morto , gli altri ufficiali erano impegnati con il battaglione e i soldati del comando non potevano arrivare fino a loro , né ne avevano notizia . Tutto attorno , il sibilo delle falciate delle mitragliatrici , ininterrotto , faceva pensare ad un uragano . Le cime degli alberi , segate dalle raffiche , precipitavano al suolo con stridori sinistri . Dopo un vano correre , risalii per rientrare al battaglione e passai nuovamente accanto al comando del 1° battaglione . Il maggiore era immobile , nello stesso punto in cui l ' avevo lasciato , la pistola in pugno , e sorrideva ancora . XI Il battaglione , a gruppi , aveva raggiunto le posizioni di partenza , di notte . Avevamo perduto tutti gli ufficiali . Solamente Santini ed io rientrammo incolumi . Anche il tenente Ottolenghi era vivo : egli aveva ricevuto l ' ordine di rimanere indietro con le mitragliatrici e non era uscito all ' assalto . Le compagnie erano state dimezzate . Impiegammo tutta la notte per ritirare i feriti e i morti , e quando , finito l ' appello dei presenti , Santini ed io ci scambiammo qualche parola , facemmo entrambi uno sforzo per non buttarci uno nelle braccia dell ' altro . La guerra di posizione ricominciava . I sogni di manovra e di vittoria fulminea svanivano . Bisognava ricominciare daccapo , come prima , sul Carso . Seguirono alcuni giorni di calma . I reparti si dovevano ricostituire . Ogni giorno arrivavano complementi di ufficiali e di soldati . Pian piano , si dimenticavano i morti e ci si affratellava , fra veterani e nuovi arrivati . Di fronte alle trincee nemiche , a distanze varie , fra i cinquanta e i trecento metri , seguendo l ' andamento del terreno e la copertura del bosco , anche noi costruimmo le nostre trincee . Erano le nostre case , ché gli austriaci , ormai sulla difensiva , non pensavano certo ad attaccarci . Ma dovevamo essere prudenti ad ogni istante . Avevamo , di fronte , reparti di tiratori scelti che non sbagliavano un colpo . Tiravano raramente , ma sempre alla testa , e con pallottole esplosive . Anche quei giorni di calma passarono . Affrettatamente , il battaglione si era ricomposto . Un ' altra azione si annunziava prossima . Arrivavano , ogni giorno , munizioni e tubi di gelatina . Erano i grandi tubi di gelatina del Carso , lunghi due metri , costruiti per aprire dei varchi fra i reticolati . E arrivavano pinze tagliafili . Le pinze e i tubi non ci erano serviti mai a niente , ma arrivavano egualmente . E arrivò il cognac , molto cognac : eravamo dunque alla vigilia dell ' azione . I comandi avevano stabilito che il prossimo assalto fosse preceduto da un largo impiego di tubi di gelatina da far esplodere , la notte prima , sotto i reticolati nemici . Nel punto stabilito per l ' assalto , l ' azione del mio battaglione doveva precedere , con quella del 1° battaglione del 400 , il reggimento compagno della brigata . Anche quel battaglione aveva avuto gravi perdite , ma si era ricostituito . Il suo maggiore si era rimesso . Egli mandò da me il tenente Mastini perché ci accordassimo sull ' ora e sulle altre modalità circa la posa in comune dei tubi di gelatina sullo stesso fronte d ' attacco . Con Mastini , eravamo stati alla stessa Università . Più giovane di me , quando io ero al quarto corso , egli era al secondo anno . Amici , e veterani del Carso , ci vedevamo spesso , anche sull ' Altipiano d ' Asiago . Avevamo finito un giro d ' osservazione lungo la linea e ci eravamo messi a sedere , dietro la trincea del mio battaglione . Io m ' ero sdraiato per terra , egli era su un sasso , all ' ombra . Il discorso cadde sul suo comandante di battaglione . Anche Mastini era d ' avviso che il maggiore bevesse troppo . Io gli raccontai la scena alla quale avevo assistito . - Il nostro maggiore , - disse Mastini , - non è un cattivo ufficiale . Spesse volte è coraggioso e , qualche volta , anche intelligente . Ma , se gli manca il cognac , è incapace di muovere un passo durante un ' azione . - Ti ricordi , - gli dissi io , - di Pareto ? Come beveva ! E che intelligenza ! I professori ne erano ammirati , tutti . Non era forse lo studente di maggiore ingegno , all ' Università ? Ma , se non beveva , niente esami . Un po ' come il tuo maggiore . Senza cognac , niente combattimenti . La conversazione scivolava mollemente sui ricordi della nostra vita universitaria , che ci appariva così lontana : un sogno . Egli rievocò una nostra festa goliardica , rimasta celebre , perché la vernaccia era vecchia e perfida , e il Magnifico Rettore s ' era messo a cantare da basso , e una matricola aveva abbracciato la moglie del Prefetto . - Ma anche tu bevi molto , ora ? - gli chiesi . - Si dice che al vostro battaglione , bevete tutti come spugne . Per tutta risposta , e con una mossa rapida , come se la mia domanda gli avesse ricordato improvvisamente un oggetto fino ad allora dimenticato , slacciò la borraccia e bevette qualche sorso . Era certamente del buon cognac , perché io sentii un odore insopportabile di polvere da caccia . - Io , - disse rimettendo il turacciolo alla borraccia , - adoro l ' Odissea d ' Omero perché , ad ogni canto , è un otre di vino che arriva . - Vino , - dissi io , - e non cognac . - Già , - osservò , - è curioso . È veramente curioso . Né nell ' Odissea né nell ' Iliade , v ' è traccia di liquori . - Te lo immagini , - dissi , - Diomede che si beve una buona borraccia di cognac , prima di uscire di pattuglia ? Noi avevamo un piede su Troia e un piede sull ' Altipiano d ' Asiago . Io vedo ancora il mio buon amico , con un sorriso di bontà scettica , tirare , da una tasca interna della giubba , un grande astuccio di acciaio ossidato , copricuore di guerra , e offrirmi una sigaretta . Io l ' accettai e accesi la sua sigaretta e la mia . Egli sorrideva sempre , pensando alla risposta . - Tuttavia ... E ripeté , dopo una boccata di fumo : - Tuttavia ... Se Ettore avesse bevuto un po ' di cognac , del buon cognac , forse Achille avrebbe avuto del filo da torcere ... Anch ' io rividi per un attimo , Ettore , fermarsi , dopo quella fuga affrettata e non del tutto giustificata , sotto lo sguardo dei suoi concittadini , spettatori sulle mura , slacciarsi , dal cinturone di cuoio ricamato in oro , dono di Andromaca , un ' elegante borraccia di cognac , e bere , in faccia ad Achille . Io ho dimenticato molte cose della guerra , ma non dimenticherò mai quel momento . Guardavo il mio amico sorridere , fra una boccata di fumo e l ' altra . Dalla trincea nemica , partì un colpo isolato . Egli piegò la testa , la sigaretta fra le labbra e , da una macchia rossa , formatasi sulla fronte , sgorgò un filo di sangue . Lentamente , egli piegò su se stesso , e cadde sui miei piedi . Io lo raccolsi morto . La notte , mettemmo i tubi di gelatina . Ne avevamo dieci al comando di battaglione , affastellati come tronchi d ' albero . Dovevamo farli brillare tutti e dieci . I giovani ufficiali ne ignoravano l ' impiego e il tenente Santini ed io dirigemmo l ' operazione . Mettere e far esplodere sotto i reticolati nemici dei tubi di gelatina , di notte , in terreno coperto , era un ' operazione estremamente facile per chi fosse abituato ai servizi di pattuglia . Anche se dalle linee nemiche si sparava , il pericolo era minimo . Ma bisognava avere i nervi a posto . Nel battaglione scegliemmo i soldati fra i volontari che si offrirono . Il comando del reggimento dava un premio di dieci lire a ogni soldato . Per un tubo , erano necessari due uomini : dieci tubi , venti uomini . " Zio Francesco " era fra i volontari . Nove vennero con me , nove con Santini . Io scelsi " zio Francesco " con me . Avevo con me tutti i soldati veterani del Carso e non avevo bisogno di dare molte spiegazioni . All ' ora fissata , bevuto il cognac , uscimmo dalle trincee , il mio gruppo a sinistra , verso il 400 , quello di Santini a destra . Uscimmo dalla stessa breccia , e ci spiegammo a ventaglio , a coppie di due , a una decina di metri l ' una coppia dall ' altra . Le trincee nemiche distavano una sessantina di metri . Per chi non sia abituato , fa una certa impressione abbandonare il riparo della trincea , uscire e trovarsi allo scoperto , di fronte ai tiri di fucile delle vedette nemiche . Il novizio dice : " Sono stato visto ; questa fucilata è per me " . Invece , non è niente . Le vedette tirano , di fronte a loro , senza un bersaglio preciso , a caso , nel buio . La notte era oscura . Portavamo il tubo a mano : io ero in testa , " zio Francesco " dietro . Dove ci sentivamo sicuri , camminavamo in piedi ; dove eravamo più scoperti , carponi . Le vedette tiravano sempre , un colpo dopo l ' altro senza agitazione . Ma dove andavano a finire tutte quelle pallottole ? Non ne sentivamo una sola passare vicino a noi . Un razzo luminoso si levò di fronte , poi un altro , a destra , poi ancora un altro . " Che non ci sia un allarme ? " io pensai . Col respiro trattenuto , in piedi , così come eravamo stati sorpresi dal primo razzo , rimanemmo immobili , qualche secondo , finché l ' ultimo razzo non cadde a terra e si spense . Il tiro delle vedette continuò lentamente , come prima . Erano razzi ordinari . Non eravamo stati avvistati . Camminavamo piano , arrestandoci ad ogni istante . Il lieve rumore dei nostri passi era coperto dal rumore dei tiri delle vedette , austriache e nostre . Anche le nostre vedette continuavano a sparare , come prima della nostra uscita , ma per aria , per far rumore e non colpirci . Dovevamo tuttavia procedere con prudenza ; una pattuglia nemica poteva trovarsi in agguato , dietro i cespugli che noi eravamo obbligati a traversare . Altri razzi venivano sparati , ora a sinistra , ora a destra . La nostra immobilità sotto la luce dei razzi ci confondeva con i cespugli e con i tronchi d ' albero . Non era possibile fossimo riconosciuti . Arrivammo ai reticolati e ci fermammo , a terra . Al chiarore di un razzo lontano , distinsi il muro della trincea , oltre i reticolati , e , nel muro , le feritoie , come macchie nere . Per schivare il tiro d ' una vedetta che sparava di fronte , io avevo obliquato leggermente a sinistra . Ma la sentinella stava ancora così vicino a noi che io sentivo , dopo ogni colpo , il bossolo della cartuccia sparata cozzare contro il muro della trincea e rimbalzare per terra , sui sassi . Incominciammo ad infilare il tubo sotto il reticolato , quando alla nostra destra , a parecchie decine di metri da noi , l ' oscurità della notte fu rotta da un bagliore , accompagnato da un ' esplosione dilaniante . Il primo tubo di gelatina brillava . Guardai l ' orologio che avevo al polso : le lancette di fosforo segnavano le tre . Doveva essere il tubo di Santini . Avevamo stabilito che il primo tubo , fosse il suo o il mio , non esplodesse prima delle tre . Egli era stato più preciso di me . Una pioggia di schegge e di sassi s ' irradiò tutto attorno . Ci schiacciammo ancora più contro terra . Una ventina di razzi si levarono lungo tutta la linea , anche oltre il nostro fronte , e le mitragliatrici aprirono il fuoco . L ' allarmi era stato dato . Una seconda esplosione seguì alla prima , e , subito dopo , una terza . I razzi si moltiplicavano , disordinatamente , nel cielo , nelle più disparate direzioni . La vedetta che ci era vicina non perdette la calma . Non gridò l ' allarmi e continuò a sparare , lentamente , come prima . Anch ' egli doveva essere un veterano . Ma , più a destra , il fuoco delle mitragliatrici e dei fucili era furioso . Le truppe dovevano essere accorse in linea . " Zio Francesco " non dava segni di vita . Ma io lo sentivo egualmente vicino , e il lieve odore del suo sigaro continuava ad arrivare fino a me . Egli prima d ' uscire , aveva acceso un sigaro , e lo teneva con la parte accesa dentro la bocca . Con esso , doveva accendere la miccia del tubo . Così fumato , il sigaro nascondeva il fumo e durava più a lungo . Voltai la testa e lo scorsi , vicino , steso , le spalle contro terra , faccia al cielo , sigaro in bocca . Egli doveva apprezzare quello spettacolo pirotecnico che gli austriaci ci offrivano gratis . Non poteva averne visto di più belli , per la festa del santo patrono , nel suo piccolo villaggio . E anch ' io , in quel momento , vidi tutto il cielo traversato dai razzi . Tutti quei fuochi , al di sopra del bosco di abeti , sembravano illuminare le colonne e le navate di un ' immensa basilica . Il tubo era passato sotto i reticolati . Approfittai della prima oscurità che cadde attorno a noi , strisciai indietro e lasciai il posto libero a " zio Francesco " . Col sigaro , egli accese la miccia e la ricoprì d ' un sasso . Insieme , ci riparammo dietro il tronco d ' un abete e attendemmo lo scoppio . Mezz ' ora dopo , eravamo rientrati nelle nostre linee . I dieci tubi erano tutti esplosi . Facemmo l ' appello dei presenti : nessuno mancava . Solo un soldato del gruppo di Santini era stato ferito ad una gamba . Prima di raggiungere i loro reparti , i soldati finirono assieme il cognac destinato ai volontari . XII Il giorno dopo , l ' assalto fu condotto dal 1° battaglione . Gli austriaci , allarmati dalle esplosioni della notte , attendevano . Le mitragliatrici falciarono le prime ondate e il battaglione non arrivò neppure alle trincee . Per tutta la giornata , nella stretta vallata , non si sentivano che i lamenti dei feriti . Senza artiglieria , era vano pensare alla conquista di posizioni così fortemente difese . Il 2° battaglione tentò un altro assalto , ma inutilmente . Cominciavamo tutti a perderci d ' animo . I soldati guardavano l ' arrivo dei tubi con terrore . I tubi la notte significavano l ' assalto per il giorno dopo . Quei giorni furono lugubri . Per abituare il nemico alle esplosioni dei tubi , ogni notte , durante una settimana , furono messi dei tubi , senza che seguisse l ' assalto il giorno dopo . I comandi pensavano che , in quel modo , distrutti i reticolati , si potesse finalmente condurre un assalto di sorpresa . Ma nell ' operazione così ripetuta , si ebbero dei morti e dei feriti , e pochi erano quei soldati che si offrivano volontari . Alla fine , si dovette dar l ' ordine alle squadre , a turno . " Zio Francesco " era sempre incolume e sempre volontario . Ma una notte , anch ' egli non rientrò . Il compagno di tubo ne riportò più tardi il cadavere . Alla fureria della 10a compagnia , si trovarono i depositi dei suoi guadagni . Egli spediva ogni volta le dieci lire di premio alla sua famiglia . Povero " zio Francesco " ! I suoi compagni veterani ottennero il permesso di accompagnare la salma al cimitero di Gallio ed io fui con loro . Com ' eravamo in pochi ! Così se ne andava la brigata del Carso , sull ' Altipiano d ' Asiago . Aveva preso il comando del battaglione l ' ufficiale più anziano , il capitano Bravini , nuovo arrivato . Giovane ufficiale di carriera , egli si prodigò per riordinare il battaglione . Dopo due giorni , si mise anch ' egli a bere del cognac ; prima di nascosto , poi apertamente . E finì per cercare la mia razione , come un tesoro . Tanti tubi brillati esigevano , alla fine , un assalto . In quei giorni , il maggiore Carriera , comandante del 2° battaglione del nostro reggimento , era stato promosso tenente colonnello . A lui fu affidato il compito di dirigere l ' assalto nel nostro settore . Anche il mio battaglione fu messo alle sue dipendenze , per l ' azione . Egli era uomo di grande volontà . Il generale Leone lo stimava moltissimo . Ed egli stimava egualmente il generale . Tutti e due erano fatti per intendersi . Dal momento in cui gli fu affidata l ' azione , non chiuse occhio né di giorno né di notte . Egli voleva essere d ' esempio . Era instancabile . Dopo aver passato la notte insonne , la mattina faceva un ' ora di ginnastica svedese ed esigeva che la facesse anche il suo aiutante maggiore . Di debole costituzione fisica , questi finì col perderci la salute . Il tenente colonnello aveva il seguente piano : la notte , far brillare i tubi ; all ' alba , mandare esploratori e far allargare le brecce dei reticolati con le pinze tagliafili ; subito dopo , attaccare . Egli dunque aveva introdotto la sola variante delle pinze . Quando io sentii parlare di pinze , mi si rizzarono i capelli . Con le pinze , sul Carso , avevamo perduto i migliori soldati , sotto i reticolati nemici . Il capitano Bravini , anch ' egli comandante di battaglione , ma inferiore di grado , faceva tutto quanto il tenente colonnello gli comandava , senza un ' obbiezione . La notte , i tubi furono fatti brillare . Io avevo fatto nascondere le pinze del mio battaglione . All ' alba , il tenente colonnello le reclamava e invano il capitano Bravini le cercava . Fu giocoforza rinunziare alle nostre pinze . Il tenente colonnello chiamò il suo aiutante maggiore e gli chiese : - Abbiamo ancora pinze al 2° battaglione ? Io speravo ch ' egli dicesse di no , perché io l ' avevo prevenuto . Anch ' egli era stato sul Carso e conosceva l ' esito dell ' impiego delle pinze . Il tenente aiutante maggiore fece uno sforzo di raccoglimento e rispose : - Signor sì , ne abbiamo ancora sette , di cui cinque in ottimo stato . Tre grandi e due piccole . Ma un dubbio lo turbò . Tirò un taccuino di tasca e si corresse : - Di cui quattro in buono stato . Due grandi e due piccole . Egli era un professore di greco del bolognese ed era esatto sempre , anche nei dettagli più apparentemente insignificanti . Io ero vicino a lui , e gli dissi , sottovoce , con dispetto : - Tu farai carriera con le tue pinze . - Io faccio il mio dovere , - mi rispose , tranquillo . Le pinze , tutte e sette , furono subito portate . La luce dell ' alba cominciava a rischiarare il bosco , ma in modo così tenue che ci si vedeva appena fra di noi . - Capitano , - ordinò il tenente colonnello al mio comandante di battaglione , - faccia uscire un ufficiale e due soldati per riconoscere i reticolati ed allargare con le pinze le brecce di passaggio . Il capitano ordinò che il tenente Avellini , della 9a compagnia , uscisse con due soldati . Il tenente era un giovane ufficiale di carriera , arrivato al battaglione in quei giorni . Il tenente si presentò , ascoltò gli ordini e non disse una parola . Prese le pinze , ne distribuì una ad ogni soldato , e ne tenne una per sé . Scavalcò la nostra trincea con un salto , e sparì , seguito dai due soldati . Passarono alcuni minuti , senza il minimo rumore . Le fucilate delle vedette continuavano , normali . Io facevo delle considerazioni al capitano Bravini : - Occorrerà della luce perché i nostri possano riconoscere i reticolati e tagliare i fili . E se c ' è della luce , vedranno anche gli austriaci e tireranno sui nostri . Bisognerebbe che le trincee nemiche fossero vuote . Il capitano era nervoso . Non parlava . Anch ' egli si rendeva conto che l ' operazione era difficile . S ' era già bevuta mezza borraccia di cognac . Dalla trincea nemica partirono più colpi . Non erano i tiri delle vedette . Seguirono altri colpi , poi tutta la linea aprì il fuoco . I nostri erano stati scoperti . Dalla nostra trincea , noi non potevamo vedere chiaramente . - Non c ' è dubbio , - mormorai al capitano Bravini , - gli austriaci tirano sui nostri . Operazioni simili non si possono fare che di notte , al buio . Ma di notte non si vede . Quindi non si possono fare né di notte , né di giorno . Ci vuole l ' artiglieria . Senza artiglieria , non si va avanti . - Ci vuole l ' artiglieria , - ripeteva il capitano . E non si sapeva staccare dalla borraccia . Anche il tenente colonnello era nervoso . Camminava su e giù per la trincea , senza parlare . Il suo aiutante maggiore lo seguiva , anch ' egli su e giù , come un ' ombra . Dalle feritoie , a due passi dalla nostra trincea , vedemmo spuntare dai cespugli il tenente Avellini con un soldato . Buttammo a terra qualche sacchetto , e li aiutammo a rientrare . Il soldato era ferito alla gamba . Il tenente aveva la giubba passata da parte a parte , ai fianchi , in più punti , ma senza una scalfittura . Egli riferì al tenente colonnello . L ' altro soldato era morto sotto i reticolati . Gli austriaci avevano , durante la notte , buttato altri cavalli di frisia nei tratti in cui i reticolati erano stati rotti dai tubi . La linea si sarebbe potuta traversare solo in qualche punto , ma passando per uno . Gli austriaci avevano dato l ' allarmi . Le pinze non tagliavano . Egli aveva ancora in mano la sua pinza e la mostrò al tenente colonnello . Nella nostra trincea v ' erano rotoli di filo spinato . Prese l ' estremità d ' un filo e l ' afferrò con la pinza . Le lame della pinza scivolavano sul filo , senza intaccarlo . Il tenente colonnello guardava , contrariato . Prese anch ' egli la pinza e volle provare a rompere il filo . Malgrado i suoi esercizi di ginnastica svedese , egli aveva una struttura fisica impacciata e poco mancò non rimanesse ferito . Tentò a più riprese , ma inutilmente . Il filo rimase intatto e le pinze gli caddero di mano . Il professore di greco prese una delle pinze che erano rimaste per terra , una delle sette , e la provò sul filo . La pinza tagliava . - Ma questa taglia benissimo , - disse trionfante al tenente colonnello . - Taglia ? - chiese questi . - Sì , signor colonnello , taglia . E offrì , una seconda volta , a tutti noi , la dimostrazione della sua scoperta . - Allora , - disse il tenente colonnello , - dobbiamo ancora tentare . - Ma non si tratta di pinze , - dissi io , mettendomi a fianco del capitano e rivolgendomi a lui . - Le pinze potrebbero tagliare tutte quante ed essere le migliori pinze dell ' esercito , ma la situazione rimane la stessa . Gli austriaci attendono ai varchi e tireranno a bruciapelo su quanti si avvicineranno ai reticolati , con pinze o senza pinze . - Qui comando io , - disse il colonnello , - e io non ho chiesto la sua opinione . Il mio capitano non parlò ed io non risposi . Il tenente colonnello chiese al capitano Bravini il nome di un altro ufficiale del battaglione da mandare sotto i reticolati . Senza resistenza , il capitano suggerì il nome del tenente Santini e aggiunse che nessuno , come lui , conosceva il terreno . Per un portaordini , mandò a chiamare Santini . Ora , la luce dell ' alba si era fatta più viva e noi potevamo distinguere tutto l ' andamento delle trincee nemiche . Non ci voleva molto per capire che si mandava Santini a morire inutilmente . Io azzardai ancora un ' obbiezione : - Ora c ' è molta più luce , - dissi . - Inoltre , Santini è uscito , anche stanotte , con i tubi . Non si potrebbe rinviare all ' alba di domani ? Il mio capitano non osò dire una parola . Il tenente colonnello mi rivolse uno sguardo ostile e mi disse : - Si metta sull ' attenti e faccia silenzio ! Il professore di greco continuava ad andare in giro con le pinze e mostrava a tutti , ufficiali e soldati più vicini , che erano in ottimo stato . Il tenente Santini arrivò seguito dal suo portaordini . Il tenente colonnello gli spiegò quello che si voleva da lui e gli chiese se volesse offrirsi volontario . Egli era audace e aveva troppo orgoglio . Io avevo paura ch ' egli rispondesse di sì . Mi avvicinai alle sue spalle e gli sussurrai , tirandogli le falde della giubba : - Di ' di no . - È un ' operazione impossibile , - rispose Santini . - È troppo tardi . - Io non le ho chiesto , - ribatté il tenente colonnello , - se sia presto o tardi . Io le ho chiesto se si offre volontario . Io gli tirai ancora le falde della giubba . - Signor no , - rispose Santini . Il tenente colonnello guardò Santini , quasi non prestasse fede alle sue orecchie , guardò il capitano Bravini , guardò me , guardò tutto il gruppo di ufficiali e di soldati che erano addossati alla trincea , vicino a noi , ed esclamò : - Questa è codardia ! - Lei mi ha posto una domanda , io le ho risposto . Non è questione né di codardia , né di coraggio . - Lei non si offre volontario ? - chiese il tenente colonnello . - Signor no . - Ebbene , io le ordino , dico le ordino , di uscire egualmente , e subito . Il tenente colonnello parlava calmo , la sua voce aveva l ' espressione d ' una preghiera gentile , quasi supplichevole . Ma il suo sguardo era duro . - Signor sì , - rispose Santini . - Se lei mi dà un ordine , io non posso che eseguirlo . - Ma un ordine simile non si può eseguire , - dissi io al capitano , con la speranza che intervenisse . Ma egli rimase muto . - Prenda le pinze , - ordinò il tenente colonnello , con la voce dolce e gli occhi freddi . Il tenente aiutante maggiore s ' avvicinò con le pinze . Mi passò vicino . Io non potei frenarmi e gli gridai : - Potresti uscire tu , con coteste tue pinze della malora . Il tenente colonnello mi sentì , ma rispose a Santini : - Esca dunque , tenente , - ordinò . - Signor sì , - disse Santini . Santini prese le pinze . Si slacciò dal cinturone un pugnale viennese dal corno di cervo , trofeo di guerra , e me l ' offerse . - Tienilo per mio ricordo , - mi disse . Era pallido . Estrasse la pistola e scavalcò la trincea . Il portaordini , che nessuno di noi aveva notato , dopo il suo arrivo in compagnia del tenente , prese una pinza e uscì dalla trincea . Io ero ancora con il pugnale in mano . Il capitano Bravini beveva alla borraccia . Mi buttai alla feritoia più vicina e vidi i due , dritti in piedi , uno a fianco dell ' altro procedere , a passo , verso le trincee nemiche . Era già giorno . Gli austriaci non sparavano . Eppure i due avanzavano allo scoperto . In quel punto , fra le nostre trincee e quelle nemiche , non vi erano più di cinquanta metri . Gli alberi erano radi e i cespugli bassi . Se si fossero buttati a terra , sotto i cespugli , sarebbero potuti arrivare non visti , almeno fino ai reticolati . Santini rimise la pistola nella fondina e avanzò con in mano le sole pinze . Il portaordini gli era sempre a fianco , con il fucile e le pinze . Traversarono il breve tratto e si fermarono ai reticolati . Dalle trincee , nessuno sparò . Il cuore mi batteva come un martello . Levai la testa dalla feritoia e guardai la nostra trincea . Tutti erano alle feritoie . Quanto tempo rimasero dritti , di fronte ai reticolati ? Io non ne ho ricordo . Santini fece infine , ripetutamente , con la mano , un gesto verso il suo compagno per farlo ritornare indietro . Forse , egli pensava di poterlo salvare . Ma il gesto era il movimento stanco d ' un uomo scoraggiato . Il soldato rimase al suo fianco . Santini s ' inginocchiò accanto ai reticolati e , con le pinze , iniziò il taglio dei fili . Il portaordini fece altrettanto . Fu allora che , dalla trincea nemica , partì una scarica di fucili . I due stramazzarono al suolo . Dalle nostre trincee , un fuoco di mitragliatrici e di fucileria , rabbioso e vano , rispose come rappresaglia . Mi levai dalla feritoia e cercai il professore di greco . Io lo investii : - Ora che avete compiuto una così bella operazione , potete anche andare a mangiare , soddisfatti . Egli non mi rispose , e mi guardò con pena . Aveva le lacrime agli occhi . Ma io ero troppo in rivolta per potermi contenere . - Ora , tu e il tuo stratega avete il dovere di uscire , tutti e due di pattuglia , con le tue pinze , e continuare il lavoro che Santini e il suo portaordini hanno interrotto . - Se mi ordinano di uscire , - rispose , - io esco immediatamente . Il tenente colonnello preparava l ' assalto dei due battaglioni per le otto . Il comandante di reggimento e il comandante di brigata vennero in linea e lo fecero sospendere . La notte arrivarono le corvée con tubi e cognac . L ' azione dunque sarebbe stata ripresa . L ' inseguimento continuava . XIII Dopo un nuovo assalto tentato dal 1° battaglione , e fallito , avemmo qualche giorno di tregua , che passammo , dall ' una e dall ' altra parte , a rafforzare le trincee . Si era ormai a metà luglio . La nostra artiglieria cominciò a farsi viva sull ' Altipiano . Una batteria motorizzata fece un ' apparizione sulla strada di Gallio , tirò un centinaio di granate , che caddero sui nostri , e scomparve . Di essa , non si ebbe più sentore . I soldati la battezzarono " batteria fantasma " . Quel giorno , l ' artiglieria nemica rispose , per rappresaglia , sulle nostre linee e fu ferito gravemente il comandante di brigata . Il mio battaglione ricevette altri complementi e ricompose il suo organico . Ogni compagnia ebbe un capitano e quattro ufficiali subalterni . Il capitano Bravini , comandante titolare della 10a e l ' ufficiale più anziano , continuò a comandare il battaglione , nell ' attesa dell ' arrivo d ' un ufficiale superiore . Anche i corpi d ' armata laterali avevano avuto gravi perdite e scacchi a Monte Interrotto , a Monte Colombella , a Monte Zingarella e oltre . Non era solo la nostra divisione che agiva , era tutta l ' armata dell ' Altipiano . L ' idea dell ' inseguimento , che il generale Leone aveva fatta sua , in modo particolare , era una direttiva del Comando Supremo . Contemporaneamente alla notizia dell ' arrivo di un gruppo di batterie , vi furono altri preparativi per un altro assalto . Il mio battaglione fu avvertito che avrebbe attaccato per primo e ricevette l ' ordine di fare delle nuove ricognizioni . Ma il giorno dell ' azione non era stato ancora precisato . Si era , mi pare , al 16 luglio . Io avevo ricevuto l ' ordine di accompagnare il comandante della 9a in linea e di dargli tutti gli schiarimenti necessari alla conoscenza del terreno e delle linee nemiche . Egli era arrivato il giorno in cui era morto Santini e aveva anch ' egli , dalle feritoie della nostra trincea , assistito alla sua morte . Ne era rimasto profondamente impressionato . Il comandante del battaglione aveva stabilito nelle compagnie un nuovo turno per gli assalti : la 9a sarebbe dovuta uscire per la prima , nella prossima azione . Il suo comandante quindi doveva conoscere , in ogni parte , il settore nel quale sarebbe stato , presto , chiamato ad agire . Io lo trovai al comando della sua compagnia , ch ' era dietro la prima linea , di rincalzo . Beveva e mi sembrò di buon umore . Anch ' egli sapeva dei preparativi per la prossima azione . Gli comunicai le disposizioni del comandante di battaglione . - Lo so , lo so bene , - mi disse , - ora tocca a me uscire per primo . Uno alla volta , ci spacciano tutti . - Questa volta , avremo l ' artiglieria , - dissi io per rincuorarlo . - Avremo l ' artiglieria nemica , - ribatté il capitano . - I reticolati sono dappertutto ... È perfettamente inutile che io mi studi il terreno . È indifferente che si attacchi a sinistra o a destra . E per me è tutt ' uno morire a destra oppure a sinistra . Ma se il comandante del battaglione lo desidera , vediamo pure . Potevano essere le cinque del pomeriggio . Io intendevo accompagnarlo a destra , nel punto più elevato delle nostre trincee . Di là , si poteva dominare tutto il terreno posto fra le nostre e le trincee nemiche e si vedeva , distintamente , guardando a sinistra verso Monte Interrotto , l ' andamento dei reticolati e della trincea , nel punto che la 9a avrebbe dovuto attaccare . V ' era là , nella nostra trincea , la feritoia n . 14 , la migliore feritoia d ' osservazione di tutto il settore . Era stata costruita su una roccia che sporgeva , formando un angolo acuto , verso il nemico . Quella feritoia non era adatta per il terreno che stava di fronte e più a destra verso Casara Zebio , ma , per quanto distante , spiava , più in basso , a sinistra , in alcuni tratti , persino il movimento degli austriaci nella trincea e nei camminamenti . Io vi ero stato quasi tutti i giorni e avevo anche potuto farvi dei rilievi per il comando di reggimento . La nostra trincea , in quel punto , era presidiata dalla 12a compagnia . Avevamo già percorso gran parte della linea e ci avvicinavamo al punto più elevato , quando ci venne incontro l ' ufficiale di servizio della 12a . Gli chiesi che ci accompagnasse alla feritoia n . 14 . - Di giorno è chiusa , - ci rispose . - Non serve più . Gli austriaci l ' hanno individuata e vi tengono puntato un fucile a cavalletto . Ieri , vi abbiamo avuto una vedetta uccisa , stamattina una ferita . Il comandante la compagnia ha ordinato di chiuderla con un sasso , di giorno . - Peccato , - dissi io . - Sarebbe stato tanto utile per il signor capitano . Ci accontenteremo delle altre feritoie . - Dalle altre feritoie , - osservò l ' ufficiale , - non si vede gran che . Ma ho fatto parecchi schizzi e il signor capitano può vederli . È come se guardasse alla feritoia n . 14 . - Ma che schizzi , - esclamò il capitano . - Io voglio guardare dalla feritoia n . 14 . - Il comandante della compagnia , - rispose l ' ufficiale , - lo ha proibito espressamente . - Ed io guardo egualmente , - concluse il capitano . E s ' incamminò per la trincea , cercando il numero della feritoia . Si era staccato da noi e procedeva solo , a grandi passi . - Manda a chiamare il comandante di compagnia , - dissi all ' ufficiale , - diversamente quest ' uomo , che ha bevuto , commette una pazzia . Un soldato s ' era già allontanato verso il comando della compagnia e noi ci affrettammo per raggiungere il capitano . Arrivammo assieme alla feritoia n . 14 . Il capitano le si avvicinò ; la feritoia era otturata da un sasso . Egli allungò la mano per rimuovere il sasso . - Se il capitano ha dato un ordine , - dissi trattenendogli il braccio , - noi dobbiamo rispettarlo . - Ed io , che cosa sono io ? Io non sono un capitano ? - mi ribatté con tono di comando . Fu questione di pochi secondi . Il capitano era di fronte alla feritoia . Con una mossa rapida , tolse il sasso e guardò . Un colpo di fucile risuonò nell ' aria e il capitano cadde a terra . Una pallottola esplosiva gli aveva spezzato la mascella destra , asportandogliela in gran parte . La notte , rientrando da un giro in prima linea , io accompagnavo il tenente Avellini , che aveva preso il comando della 9a dopo la ferita del capitano , alla sua compagnia . Un ricovero , addossato ad un roccione , era illuminato . Il ricovero era lateralmente protetto con tela di sacchi e solo passandovi vicino se ne poteva scorgere la luce interna attraverso qualche foro . Mi fermai e guardai . Al centro , v ' era accesa una candela . I soldati , una trentina , stavano attorno , seduti o sdraiati , e fumavano . - Sentiamo che cosa dicono della ferita del capitano , - sussurrai ad Avellini . Ci avvicinammo ai sacchi e ascoltammo . Erano in parecchi a parlare . - Anche domani un assalto ! - Io scommetto che domani c ' è l ' assalto . - E perché non ci dovrebbe essere ? Non siamo noi figli di puttana ? - Non c ' è . La corvée non ha portato né cioccolato né cognac . - Arriverà più tardi , quando saremo tutti morti . E se li sbaferà il sergente furiere . - No , ti dico . Non si è mai visto un assalto senza cioccolato e senza cognac . Il cioccolato può anche mancare , ma non il cognac . - Vedrete che ci faranno ammazzare , questi briganti , senza cioccolato e senza cognac . - Lo credo anch ' io . Ci preferiscono affamati , assetati e disperati . Così , non ci fanno desiderare la vita . Quanto più miserabili siamo , meglio è per loro . Così , per noi è lo stesso , che siamo morti o che siamo vivi . - È così . - È proprio così . - Tu cerca di fare meno l ' imbecille . Mangi tutti i giorni come un avvoltoio e poi ti lamenti . Adesso il tuo stomaco delicato ha bisogno di cioccolato e di cioccolatini . Se non ti procuri le due scatolette di riserva che ti sei mangiato , vedrai che cosa ti succede . Io , come capo squadra , non voglio avere noie . - E chi ti paga per fare la spia ? - Se il capitano non fosse rimasto ferito oggi , ti avrebbe aperto lo stomaco per tirartene le scatolette . - Io , senza cognac , non ci vado all ' assalto . - E dove mai vuoi che trovi due scatolette di carne ? - Ci andrai egualmente , anche senza cognac . Come hai fatto sempre . - Trovale dove vuoi , ma trovale . Rubale . Sei talmente ingrassato che non sei buono a rubare neppure di notte . - Due bidoni di cognac , li ho visti io stamattina . - Non era cognac . Io ne ho rubato una gavetta . Era benzina per i fucili . - Si capisce che sono obbligato d ' andare all ' assalto , anche senza cognac . Se non ci vado , mi fucilano . Ma tu ci trovi gusto . - Finiranno con l ' ammazzarci tutti quanti , con il cognac e senza il cognac . - Eh ! muoiono anche loro . Si dice che la ferita del generale è grave . - Peggio per lui . Non era pagato per fare il generale ? - Sì , muoiono anche loro , ma con tutti i conforti . Bistecche la mattina , bistecche a mezzogiorno , bistecche la sera . - E con uno stipendio mensile che basterebbe a casa mia per due anni . - Ma vedrete che non morrà . Di quella gente , non ne muore uno sul serio . - Quelli stanno bene anche da morti . - Se morissero tutti , staremmo meglio anche noi . - Se morissero tutti , la guerra sarebbe finita . - Bisognerebbe ammazzarli tutti . - Non siamo stati buoni neppure ad ammazzare il comandante della divisione . Siamo dei disgraziati . Non siamo buoni a niente . - Non siamo buoni a niente . - A niente . - A niente . - Pare che il capitano abbia detto : " Io , i miei soldati non li conduco a farsi ammazzare come galline " . Ed ha preferito farsi ficcare una palla in testa . - Chi te l ' ha detto ? - Lo dicevano in compagnia , quando l ' han fatto passare qui , in barella . - Bisognerebbe ammazzarli tutti , tutti , dal capitano in su . Altrimenti , per noi , non c ' è scampo . - E il capitano comandante del battaglione ? - Anche lui vuol fare carriera . Ma verrà il giorno anche per lui . - Vogliono fare tutti carriera . I loro galloni sono fatti di morti . - Si dice che il tenente Santini ha lasciato un testamento . - L ' ho sentito anch ' io . - Anch ' io . - E che dice il testamento ? Era sposato , il tenente ? - Ma che sposato ! Il testamento diceva : Raccomando ai miei cari soldati di spararli tutti , appena possono farlo senza loro pericolo ; tutti , senza eccezione . - Quello era un uomo ! - Non aveva paura di niente . - Era un disgraziato come noi , - Il tenente comandante del plotone non si farà certo ammazzare per noi . Ha una paura maledetta . - E tu non hai paura ? Non hai paura , tu ? - Se io ho cognac , non ho paura di niente . - Se non avessi paura , saresti già scappato . - Scappare ? E dove mai scappare ? - Chi mi dà un po ' di cognac ? - Cognac ? Cartucce , se vuoi . - Do mezzo sigaro a chi mi dà cognac . - Vediamo . - Vediamo . - Silenzio ! C ' è qualcuno di fuori . - Ecco il mezzo sigaro . - Silenzio ! Noi eravamo addossati al ricovero , dietro il camminamento . Dall ' altra parte , dall ' entrata del ricovero , il furiere della compagnia si affacciò e gridò : - Cinque uomini di corvée per il cioccolato e per il cognac ! - Ingrassano bene il porco prima di ammazzarlo . - Lo ingrassano bene ! - C ' ingrassano bene ! XIV Il comandante della divisione volle dirigere personalmente i preparativi dell ' azione . Fin dalle prime ore del giorno , egli era in linea , nelle trincee del mio battaglione . Il comandante del reggimento l ' accompagnava . Il generale si era abituato a controllare tutto . Quella sua tenacia , senza stanchezza , era all ' altezza del suo ardimento . Stavolta , egli era deciso a passare . Già durante la notte , s ' era sparsa la voce che numerose batterie di differente calibro avrebbero collaborato all ' azione . Finalmente dunque l ' artiglieria ci avrebbe distrutte quelle maledette trincee e quei reticolati ! Era finalmente tempo . Dopo la batteria fantasma , non s ' erano sentite batterie su tutto l ' Altipiano . I pezzi non arrivarono in massa . Ma il generale Leone ce ne volle mandare egualmente un esemplare . Egli fece portare in trincea un cannone da 75 . Trascinato dalle corvée , sulle mulattiere e i sentieri , il cannone arrivò in linea poco dopo il generale . Era un pezzo da campagna Déport , scudato . Esso si presentò isolato , come decorosa rappresentanza ufficiale del corpo . Dove fossero i suoi compagni , nessuno di noi lo seppe mai . Probabilmente , erano stati inviati anch ' essi , ambasciatori straordinari , per le varie brigate sparse sull ' Altipiano . La loro voce comunque non arrivò fino a noi . Nella nostra trincea , artiglieri e fanti praticarono una larga breccia e vi collocarono il cannone , le ruote fuori , l ' affusto dentro la trincea . Appena gli austriaci lo videro , aprirono il fuoco . Il pezzo , con gli scudi corazzati di fronte e di fianco , rimase impassibile al tiro . Il generale dette un ordine , e il sottotenente d ' artiglieria , che comandava il distaccamento , fece iniziare il tiro . Il generale , il colonnello , il capitano Bravini ed io stavamo vicini al pezzo , riparati dalla trincea . Ai primi rimbombi , il generale , senza peraltro modificare l ' espressione del suo viso austero , si lisciò le mani con soddisfazione . E guardò i soldati , cercando , con gli occhi duri , un consenso . Egli non parlava , ma tutto il suo contegno diceva : " Guardate , che cosa vi ha saputo portate in linea il vostro generale " . I soldati rimasero indifferenti , incapaci d ' apprezzare l ' importanza del dono . Sin dai primi colpi di cannone , il fuoco delle mitragliatrici e dei fucili andò diminuendo fino a cessare del tutto . Ad esso , di fronte al cannone , si sostituì un tiratore scelto . Con tiro preciso , sempre più preciso , questi tentava di colpire il tiratore del pezzo , attraverso il piccolo foro di mira , praticato nella corazza . Tutti i serventi del cannone , riscaldati dai colpi , accelerarono il tiro . Quel piccolo colpo di fucile , persistente ma stentato , era coperto dal fragore del cannone e dallo scoppio delle granate sulla trincea . Il generale continuava a lisciarsi le mani . - Bravo , tenente ! - diceva all ' artigliere . - Ma bravo ! ma bravo ! Da Val d ' Assa , a non meno di sette chilometri , una batteria nemica da 152 tirò a forcella sul pezzo da 75 . Si rovesciò attorno , in pochi istanti , una valanga di granate . I serventi del pezzo parvero non accorgersene neppure e rimasero inchiodati ai loro posti . Alcune granate caddero di fronte alle nostre trincee , senza ferire nessuno ; altre si abbatterono sulle trincee nemiche . Il nostro cannone si era trovato un buon ausiliario . Come se quei colpi fossero partiti dal nostro pezzo , il generale aumentava il proprio entusiasmo . - Bravo , tenente ! - continuava . - La terrò presente per una promozione straordinaria per merito di guerra . I colpi del tiratore isolato si facevano sempre più precisi . Egli tirava con metodo . Un colpo traversò il foro dello scudo e spezzò il braccio al puntatore . Senza parlare , questi mostrò il braccio ferito al tenente . L ' ufficiale prese il suo posto e continuò il tiro . Il tiratore isolato riprese il suo . La batteria da 152 taceva , evidentemente soddisfatta . Il nostro pezzo da 75 continuava a sparare , ma i suoi colpi cadevano ora sui reticolati , ora sulle trincee , senza effetto . Appariva chiaro che avrebbe potuto continuare a sparare tutto il giorno , con lo stesso risultato . Al colonnello , che fino a quel momento era stato muto a fianco del generale , sfuggì una esclamazione : - Tutto questo non serve a nulla . Il generale non s ' irritò . Parve anzi prestare attenzione al colonnello . - Crede lei veramente che questo non serva a nulla ? - A nulla , - rispose il colonnello , convinto . - Proprio a nulla , signor generale . Io guardai il colonnello con stupore . Era la prima volta ch ' egli osava esprimere un ' opinione antigerarchica . Il generale rifletté . Si accarezzò il mento con l ' estremità del bastone alpino e stette raccolto a lungo . Anch ' egli doveva aver notato che il cannoncino da 75 era impotente contro una trincea scavata nel suolo e contro una linea di reticolati così vasta . Mentre il generale rifletteva , anche il tenente rimase colpito al braccio . Immediatamente , un sergente lo sostituì . Gli artiglieri , con mossa meccanica , febbrilmente continuavano a servire il pezzo . Il tenente passò accanto al generale , fasciandosi il braccio . Il generale parve decidersi . Batté la mano sulla sua spalla e gli ordinò di far cessare il tiro . Il generale si rivolse poi al colonnello : - Adesso , mettiamo in azione le corazze " Farina " . Io guardai l ' orologio : erano le otto passate . Una corvée portò in trincea diciotto corazze " Farina " . Io le vedevo per la prima volta . Queste differivano dalla corazza del mio maggiore , la quale , a scaglie di pesce , leggera , copriva solo il torso e l ' addome . Le corazze " Farina " erano armature spesse , in due o tre pezzi , che cingevano il collo , gli omeri , e coprivano il corpo quasi fino alle ginocchia . Non dovevano pesare meno di cinquanta chili . Ad ogni corazza corrispondeva un elmo , anch ' esso a grande spessore . Il generale era ritto , di fronte alle corazze . Dopo la fuggevole soddisfazione che gli avevano dato i primi colpi di cannone , s ' era ricomposto , immobile . Ora parlava scientifico : - Queste sono le famose corazze " Farina " , - ci spiegava il generale , - che solo pochi conoscono . Sono specialmente celebri perché consentono , in pieno giorno , azioni di una audacia estrema . Peccato che siano così poche ! In tutto il corpo d ' armata non ve ne sono che diciotto . E sono nostre ! Nostre ! Io ero , nella trincea , a fianco del capitano Bravini . Al mio fianco , ma distante qualche metro , v ' era un gruppo di soldati . Il generale parlava con tono di voce normale . Anche i soldati lo sentivano . Un soldato , commentò a bassa voce : - Io preferirei una borraccia di buon cognac . - A noi soli , - continuava il generale , - è stato concesso il privilegio di averle . Il nemico può avere fucili , mitragliatrici , cannoni : con le corazze " Farina " si passa dappertutto . - Dappertutto , per modo di dire , - osservò il colonnello , che , in quel giorno , era in vena d ' eroismo . Il terribile generale non reagì e guardò il colonnello come se avesse posto un ' obbiezione di carattere tecnico . Il colonnello , per temperamento , era lento e passivo ma , una volta tanto , si permetteva delle stravaganze che , per altri , non sarebbero state lecite . Egli aveva una statura da gigante ed una grossa fortuna di famiglia : due qualità che s ' imponevano . - Io ho conosciuto le corazze " Farina " , - spiegò il colonnello , - e non ne ho conservato un buon ricordo . Ma forse queste sono migliori . - Certo , certo , queste sono migliori , - riprese il generale . - Con queste si passa dovunque . Gli austriaci ... Il generale abbassò la voce , sospettoso , e dette un ' occhiata alle trincee nemiche , per accertarsi che non fosse sentito . - Gli austriaci hanno fatto delle spese enormi per carpirci il segreto . Ma non ci sono riusciti . Il capitano del genio che è stato fucilato a Bologna , pare fosse venduto al nemico per queste corazze . Ma è stato fucilato a tempo . Signor colonnello , vuole aver la compiacenza di disporre che esca il reparto dei guastatori ? Il reparto dei guastatori era stato preparato dal giorno prima e attendeva d ' essere impiegato . Erano volontari del reparto zappatori , comandati da un sergente , anch ' egli volontario . In pochi minuti , furono in trincea , ciascuno con un paio di pinze . Essi indossarono le corazze in nostra presenza . Lo stesso generale si avvicinò a loro ed aiutò ad allacciare qualche fibbia . - Sembrano guerrieri medioevali , - osservò il generale . Noi rimanemmo silenziosi . I volontari non sorridevano . Essi facevano in fretta ed apparivano decisi . Gli altri soldati , dalla trincea , li guardavano , con diffidenza . Io seguivo con ansia quanto avveniva . E pensavo alla corazza del maggiore a Monte Fior . Certamente , queste erano molto più solide e potevano offrire una più forte protezione . Ma che avrebbero infine concluso questi guastatori , anche se avessero potuto superare i reticolati ed arrivare alle trincee ? Accanto al cannone , praticammo un ' altra breccia , nella trincea . Il sergente volontario salutò il generale . Questi rispose solenne , dritto sull ' attenti , la mano rigidamente tesa all ' elmetto . Il sergente uscì per primo ; seguirono gli altri , lenti per il carico d ' acciaio , sicuri di sé , ma curvi fino a terra , perché l ' elmetto copriva la testa , le tempie e la nuca , ma non la faccia . Il generale rimase sull ' attenti finché non uscì l ' ultimo volontario , e disse al colonnello , grave : - I romani vinsero per le corazze . Una mitragliatrice austriaca , da destra , tirò d ' infilata . Immediatamente , un ' altra , a sinistra , aprì il fuoco . Io guardai i soldati , in trincea . I loro volti si deformarono in una contrazione di dolore . Essi capivano di che si trattava . Gli austriaci attendevano al varco . I guastatori erano sotto il tiro incrociato di due mitragliatrici . - Avanti ! - gridò il sergente ai guastatori . Uno dopo l ' altro , i guastatori corazzati caddero tutti . Nessuno arrivò ai reticolati nemici . - Avan ... - ripeteva la voce del sergente rimasto ferito di fronte ai reticolati . Il generale taceva . I soldati del battaglione si guardavano terrorizzati . Che cosa , ora , sarebbe avvenuto di loro ? Il colonnello si avvicinò al generale e chiese : - Alle 9 , dobbiamo attaccare egualmente ? - Certamente , - rispose il generale , come se egli avesse previsto che i fatti si sarebbero svolti così come in realtà si svolgevano , - alle 9 precise . La mia divisione attacca su tutto il fronte . Il capitano Bravini mi prese per il braccio e mi disse : - Adesso tocca a noi ! Staccò la borraccia e credo che la bevette tutta . XV Il cannone aveva ottenuto , per solo risultato , la ferita del puntatore e del tenente . I guastatori erano caduti tutti . Ma l ' assalto doveva aver luogo egualmente . Il generale era sempre là , come un inquisitore , deciso ad assistere , fino alla fine , al supplizio dei condannati . Mancavano pochi minuti alle 9 . Il battaglione era pronto , le baionette innestate . La 9a compagnia era tutta ammassata attorno alla breccia dei guastatori . La 10a veniva subito dopo . Le altre compagnie erano serrate , nella trincea e nei camminamenti e dietro i roccioni che avevamo alle spalle . Non si sentiva un bisbiglio . Si vedevano muoversi le borracce di cognac . Dalla cintura alla bocca , dalla bocca alla cintura , dalla cintura alla bocca . Senza arresto , come le spolette d ' un grande telaio , messo in movimento . Il capitano Bravini aveva l ' orologio in mano , e seguiva , fissamente , il corso inesorabile dei minuti . Senza levare gli occhi dall ' orologio gridò : - Pronti per l ' assalto ! Poi riprese ancora : - Pronti per l ' assalto ! Signori ufficiali , in testa ai reparti ! Il sergente dei guastatori ferito continuava a gridare : - Avan ... Gli occhi dei soldati , spalancati , cercavano i nostri occhi . Il capitano era sempre chino sull ' orologio e i soldati trovarono solo i miei occhi . Io mi sforzai di sorridere e dissi qualche parola a fior di labbra ; ma quegli occhi , pieni di interrogazione e di angoscia , mi sgomentarono . - Pronti per l ' assalto ! - ripeté ancora il capitano . Di tutti i momenti della guerra , quello precedente l ' assalto era il più terribile . L ' assalto ! Dove si andava ? Si abbandonavano i ripari e si usciva . Dove ? Le mitragliatrici , tutte , sdraiate sul ventre imbottito di cartucce , ci aspettavano . Chi non ha conosciuto quegli istanti , non ha conosciuto la guerra . Le parole del capitano caddero come un colpo di scure . La 9a era in piedi , ma io non la vedevo tutta , talmente era addossata ai parapetti della trincea . La 10a stava di fronte , lungo la trincea , e ne distinguevo tutti i soldati . Due soldati si mossero ed io li vidi , uno a fianco dell ' altro , aggiustarsi il fucile sotto il mento . Uno si curvò , fece partire il colpo e s ' accovacciò su se stesso . L ' altro l ' imitò e stramazzò accanto al primo . Era codardia , coraggio , pazzia ? Il primo era un veterano del Carso . - Savoia ! - gridò il capitano Bravini . - Savoia ! - ripeterono i reparti . E fu un grido urlato come un lamento ed un ' invocazione disperata . La 9a , tenente Avellini in testa , superò la breccia e si slanciò all ' assalto . Il generale e il colonnello erano alle feritoie . - Il comando di battaglione esce con la 10a , - gridò il capitano . E quando la testa della 10a fu alla breccia , noi ci buttammo innanzi . La 10a , la 11a e la 12a , seguirono di corsa . In pochi secondi tutto il battaglione era di fronte alle trincee nemiche . Che noi avessimo gridato o no , le mitragliatrici nemiche ci attendevano . Appena oltrepassammo una striscia di terreno roccioso ed incominciammo la discesa verso la vallata , scoperti , esse aprirono il fuoco . Le nostre grida furono coperte dalle loro raffiche . A me sembrò che contro di noi tirassero dieci mitragliatrici , talmente il terreno fu attraversato da scoppi e da sibili . I soldati colpiti cadevano pesantemente come se fossero stati precipitati dagli alberi . Per un momento , io fui avvolto da un torpore mentale e tutto il corpo divenne lento e pesante . Forse sono ferito , pensavo . Eppure sentivo di non essere ferito . I colpi vicini delle mitragliatrici e l ' incalzare dei reparti che avanzavano alle spalle mi risvegliarono . Ripresi subito coscienza del mio stato . Non rabbia , non odio , come in una rissa , ma una calma completa , assoluta , una forma di stanchezza infinita attorno al pensiero lucido . Poi anche quella stanchezza scomparve e ripresi la corsa , veloce . Ora , mi sembrava di essere ridivenuto calmo , e vedevo tutto attorno a me . Ufficiali e soldati cadevano con le braccia tese e , nella caduta , i fucili venivano proiettati innanzi , lontano . Sembrava che avanzasse un battaglione di morti . Il capitano Bravini non cessava di gridare : - Savoia ! Un tenente della 12a mi passò vicino . Era rosso in viso e impugnava un moschetto . Era un repubblicano e aveva in odio il grido d ' assalto monarchico . Egli mi vide e gridò : - Viva l ' Italia ! Io avevo in mano il bastone da montagna . Lo levai in alto per rispondergli , ma non potei pronunciare una parola . Se noi ci fossimo trovati su un terreno piano , nessuno di noi sarebbe arrivato ai reticolati nemici . Le mitragliatrici ci avrebbero falciati tutti . Ma il terreno era leggermente in discesa e coperto di cespugli e di sassi . Le mitragliatrici erano obbligate continuamente a spostare l ' elevazione e il puntamento , e il tiro perdeva della sua efficacia . Non pertanto , le ondate d ' assalto diradavano e su mille uomini del battaglione , pochi restavano in piedi ed avanzavano . Io guardai verso le trincee nemiche . I difensori non erano nascosti , dietro le feritoie . Erano tutti in ledi e sporgevano oltre la trincea . Essi si sentivano sicuri . Parecchi erano addirittura dritti sui parapetti . Tutti sparavano su di noi , puntando calmi , come in piazza d ' armi . Io urtai contro il sergente dei guastatori . Egli era rovesciato su un fianco , cinto della corazza , l ' elmetto forato da parte a parte . Era stato colpito alla testa , mentre incitava i suoi compagni , e ripeteva il grido che gli era stato troncato , con una cantilena pietosa : - Avan ... avan ... Attorno , giacevano tre guastatori , con le corazze squarciate . Giungevamo alle trincee . Anche il capitano Bravini cadde colpito , ed io lo vidi , le braccia aperte , sprofondarsi in un cespuglio . Lo credetti morto . Ma , subito dopo , ne sentii il grido di " Savoia ! " ripetuto , ad intervalli , con voce fioca . Il battaglione doveva attaccare su un fronte di 250­300 metri . Ma l ' avvallamento del terreno ci aveva involontariamente sospinti , man mano che avanzavamo , verso la stessa striscia di terreno antistante alle trincee nemiche , larga appena una cinquantina di metri . Le mitragliatrici non potevano più colpirci , ma noi offrivamo , ai tiratori in piedi , un bersaglio compatto . I resti del battaglione erano tutti ammassati in quel punto . Contro di noi si sparava a bruciapelo . D ' un tratto , gli austriaci cessarono di sparare . Io vidi quelli che ci stavano di fronte , con gli occhi spalancati e con un ' espressione di terrore quasi che essi e non noi fossero sotto il fuoco . Uno , che era senza fucile , gridò in italiano : - Basta ! Basta ! - Basta ! - ripeterono gli altri , dai parapetti . Quegli che era senz ' armi mi parve un cappellano . - Basta ! bravi soldati . Non fatevi ammazzare così . Noi ci fermammo , un istante . Noi non sparavamo , essi non sparavano . Quegli che sembrava un cappellano , si curvava talmente verso di noi , che , se io avessi teso il braccio , sarei riuscito a toccarlo . Egli aveva gli occhi fissi su di noi . Anch ' io lo guardai . Dalla nostra trincea , una voce aspra si levò : - Avanti ! soldati della mia gloriosa divisione . Avanti ! Avanti , contro il nemico ! Era il generale Leone . Il tenente Avellini era a qualche metro da me . Ci guardammo l ' un l ' altro . Egli disse : - Andiamo avanti . Io ripetei : - Andiamo avanti . Io non avevo la pistola in pugno , ma il bastone da montagna . Non mi venne in mente d ' impugnare la pistola . Lanciai il bastone contro gli austriaci . Qualcuno lo raccolse per aria . Avellini aveva la pistola in mano . Egli si fece avanti , cercando di passare su un tronco rovesciato sopra i reticolati intatti . Era il tronco d ' un abete che , schiantato da una granata , s ' era abbattuto sui fili di ferro . Egli vi era montato sopra e procedeva con difficoltà , come su una passerella . Sparò un colpo di pistola e gridò ai soldati : - Ma sparate dunque ! Fuoco ! Qualche soldato sparò . - Avanti ! Avanti ! - urlava il generale . Avellini camminava sul tronco e faceva degli sforzi per mantenere l ' equilibrio . Dietro di lui , due soldati si reggevano a stento . Io ero arrivato a una difesa di reticolati in cui mi sembrò si potesse passare . Attraverso i fili , infatti , v ' era un passaggio stretto . Io l ' infilai . Ma , fatto qualche passo , trovai lo sbarramento d ' un cavallo di frisia . Era impossibile continuare . Mi voltai e vidi soldati della 10a che mi seguivano . Rimasi lì , inchiodato . Dalle trincee , nessuno sparava . In una ampia feritoia , di fronte , scorsi la testa d ' un soldato . Egli mi guardava . Io non ne vidi che gli occhi . Vidi solo gli occhi . E mi sembrò ch ' egli non avesse che occhi , talmente mi parvero grandi . Lentamente , io feci dei passi indietro , senza voltarmi , sempre sotto lo sguardo di quei grandi occhi . Allora io pensai : gli occhi di un bue . Mi svincolai dai reticolati e mi diressi contro Avellini . Sul tronco v ' era già un gruppo di soldati in piedi , aggrappati fra di loro . Mentre io mi avvicinavo al tronco , dalla trincea nemica , una voce di comando gridò alta , in tedesco : - Fuoco ! Dalla trincea , partirono dei colpi . Il tronco si rovesciò e gli uomini caddero indietro . Avellini non era ferito e rispose con dei colpi di pistola . Tutti ci buttammo a terra , fra i cespugli , e ci riparammo dietro gli abeti . L ' assalto era finito . Io ho impiegato molto tempo a descriverlo , ma esso doveva essersi svolto in meno d ' un minuto . Avellini era vicino e mi bisbigliò : - Che dobbiamo fare ? - Non muoverci più e attendere fino a notte , - risposi . - E l ' assalto ? - insistette . - L ' assalto ? Gli austriaci continuavano a sparare , ma il tiro era alto . Noi eravamo al sicuro . La voce del capitano Bravini arrivava fino a noi , stanca . Egli continuava a ripetere " Savoia " . Carponi , io mi misi alla ricerca del capitano . Credo che vi arrivai in un ' ora . Egli era disteso , la testa dietro un sasso , una mano sulla testa . Senza la giubba , aveva un braccio fasciato , coperto di sangue . Al suo fianco , non v ' erano che morti . Egli si doveva essere fasciato da sé . I cespugli lo riparavano dalla vista delle trincee . Io gli arrivai vicino , senza ch ' egli se ne accorgesse . Lo toccai ad una gamba ed egli mi vide . Mi guardò a lungo e ripeté ancora , abbassando la voce : - Savoia . Io mi portai l ' indice alla bocca per invitarlo a tacere . Strisciai fino alla sua testa e gli mormorai all ' orecchio : - Stia zitto ! Egli parve risvegliarsi da un lungo sonno . Mise anch ' egli l ' indice alla bocca e non parlò più . Fu come se io avessi toccato il bottone d ' un congegno meccanico e lo avessi fermato . Ora , tutta la vallata taceva , I nostri feriti non si lamentavano più . Anche il sergente dei guastatori taceva , sprofondato nell ' eterno silenzio . Neppure gli austriaci sparavano più . Sul piccolo campo di battaglia batteva il sole . Così passò il resto di quel giorno , un attimo ed un ' eternità . Quando , la notte , rientrammo alle nostre linee , il generale volle stringere la mano a tutti gli ufficiali ; cinque , compresi i feriti . Allontanandosi , disse al capitano Bravini , che aveva l ' avambraccio fratturato : - Lei può contare su una medaglia d ' argento al valor militare sul campo . Il capitano stette sull ' attenti finché il generale non scomparve . Rimasto solo con noi , si sedette e pianse tutta la notte , senza riuscire a pronunziare una parola . Finito il ritiro dei feriti e dei morti , che gli austriaci ci lasciarono raccogliere senza sparare un colpo , io mi ero sdraiato , cercando di dormire . La testa mi era leggera , leggera , e mi sembrava di respirare con il cervello . Ero sfinito , ma non riuscivo a prendere sonno . Il professore di greco venne a trovarmi . Egli era depresso . Anche il suo battaglione aveva attaccato , più a sinistra , ed era stato distrutto , come il nostro . Egli mi parlava con gli occhi chiusi . - Io ho paura di diventare pazzo , - mi disse . - Io divento pazzo . Un giorno o l ' altro , io mi uccido . Bisogna uccidersi . Io non seppi dirgli niente . Anch ' io sentivo delle ondate di follia avvicinarsi e sparire . A tratti , sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica , come l ' acqua agitata in una bottiglia . XVI Il generale Leone non si dava pace . Era stato citato all ' ordine del giorno dell ' armata e questa distinzione lo spingeva a nuovi ardimenti . Egli appariva in linea , di giorno e di notte . Era evidente che meditava altre imprese . Ma la brigata aveva avuto perdite troppo gravi e non poteva essere impiegata prima di essere ricostituita . Al mio battaglione , non erano rimasti che duecento soldati , compresa la sezione mitragliatrici di Ottolenghi che , durante l ' azione , era stata di presidio alle trincee . Eravamo ridotti a tre ufficiali . Il capitano Bravini , la cui ferita al braccio era stata considerata leggera , morì in quei giorni . Un altro ufficiale , ferito ad un piede , dovette essere ricoverato all ' ospedale e operato . La fine di luglio e la prima quindicina d ' agosto , furono per noi un riposo lungo e dolce . Non un solo assalto in quei giorni . La vita di trincea , anche se dura , è un ' inezia di fronte a un assalto . Il dramma della guerra è l ' assalto . La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento . Ma la coscienza della morte , la certezza della morte inevitabile , rende tragiche le ore che la precedono . Perché si erano uccisi i due soldati della 10a ? Nella vita normale della trincea , nessuno prevede la morte o la crede inevitabile ; ed essa arriva senza farsi annunciare , improvvisa e mite . In una grande città d ' altronde vi sono più morti d ' accidenti imprevisti di quanti ve ne siano nella trincea di un settore d ' armata . Anche i disagi sono poca cosa . Anche i contagi più temuti . Lo stesso colera che è ? Niente . Lo avemmo fra la 1a e la 2a armata , con molti morti , e i soldati ridevano del colera . Che cosa è il colera di fronte al fuoco d ' infilata d ' una mitragliatrice ? Quei giorni di vita di calma in trincea furono persino giocondi . I soldati canticchiavano all ' ombra . Rileggevano cento volte le lettere ricevute da casa , cesellavano i braccialetti di rame tolti alle granate , si spulciavano beati e fumavano . Qualche giornale ci arrivava ogni tanto e ce li passavamo fra di noi . Erano tutti gli stessi e c ' irritavano . La guerra vi era descritta in modo così strano che ci era irriconoscibile . La Valle di Campomulo che , dopo Monte Fior , noi avevamo attraversato senza incontrare un ferito , vi era dipinta " imbottita di cadaveri " . Di austriaci , naturalmente . La musica ci precedeva negli assalti ed era un delirio di canti e di conquiste . Anche i nostri giornaletti militari erano molto noiosi . La verità l ' avevamo solo noi , di fronte ai nostri occhi . Il sottotenente Montanelli , un giorno , venne a trovarmi . Egli era un veterano del 2° battaglione , comandante il reparto zappatori . Era studente in ingegneria all ' Università di Bologna e ci conoscevamo fin dal Carso . Era anch ' egli uno dei pochi scampati ai combattimenti dell ' Altipiano . Arrivò mentre io leggevo . - Tu leggi ? - mi disse . - Non hai vergogna ? - E perché non dovrei leggere ? - risposi . Egli indossava un impermeabile , abbottonato . Dei suoi indumenti , si vedevano solo l ' elmetto , l ' impermeabile , metà fasce e le scarpe . Queste erano sgangherate e tenute assieme da un groviglio di fili di ferro . Le suole erano nuove , di corteccia d ' abete . Si sbottonò l ' impermeabile e mi si mostrò nudo , dall ' elmetto alle fasce . Così l ' avevano ridotto due mesi di campagna . Dalla fine di maggio , non c ' era arrivato in linea un solo pezzo di vestiario . Chi più chi meno , eravamo un po ' tutti vestiti come vagabondi . - E la biancheria ? - gli chiesi - Non essendo un genere di prima necessità , l ' ho abolita . La mia fauna mi obbligava a tali fatiche di caccia , piccola e grossa , che ho preferito bruciarne i ricoveri . Ora mi sento più uomo . Voglio dire più animale . E tu leggi ? Mi fai pena . La vita dello spirito ? È comico , lo spirito . Lo spirito ! L ' uomo del bisonte aveva una vita dello spirito ? Noi vogliamo vivere , vivere , vivere . - Non è detto che , per vivere , sia obbligatorio sopprimere la camicia . - Bere e vivere . Cognac . Dormire e vivere e cognac . Stare all ' ombra e vivere . E ancora del cognac . E non pensare a niente . Perché , se dovessimo pensare a qualcosa , dovremmo ucciderci l ' un l ' altro e finirla una volta per sempre . E tu leggi ? Io avevo rintracciato nella villa Rossi , posta nel bosco , a mezza strada fra Gallio e Asiago , dei libri abbandonati . Era di notte e l ' incursione di pattuglia non mi dava del tempo . Nella fretta , scelsi l ' Orlando Furioso d ' Ariosto , un libro sugli uccelli e un ' edizione francese dei Fiori del male di Baudelaire . Al libro sugli uccelli , mancavano le prime pagine e ne ignorai sempre l ' autore . Quei libri , li portai con me sull ' Altipiano . Una volta salvati da me , una volta dal mio attendente , io li conservai sempre . È probabile che questa fosse la sola biblioteca letteraria ambulante dell ' armata . Il mio attendente aveva una particolare passione per gli uccelli , e quel libro , illustrato , era il suo passatempo . Egli era un cacciatore . Sapeva appena leggere , ma s ' interessava principalmente delle figure . Quando io leggevo , leggeva anch ' egli e ci scambiavamo le impressioni . - Che hai trovato di nuovo ? - gli chiedevo . - Il libro è interessante . Bertoldo e Bertoldino mi faceva ridere di più , ma questo è più attraente e vario . Tutti gli uccelli sono qua dentro . Non ne manca uno . Ci sono persino i beccafichi . Non dico di no , a me piacciono gli uccelletti alla polenta . I beccafichi vi stanno bene . Ma , senza far torto ai veneti , io preferisco i merli e i tordi arrosto . Io gli dicevo : - Pare che i tordi ci vengano dalla Germania . Ma non tutti . - Possono venirci da dove vogliono , ma , allo spiedo , sono tutti eguali . Sono buoni tutti . Badi bene , signor tenente : i tordi sono squisiti , se lo spiedo è di legno . Mai , per carità , mai commettere l ' imprudenza di adoperare spiedi di ferro . Usi solamente spiedi di legno . E mai più d ' una volta . Ogni tordo vuole il suo spiedo . Dia attenzione : che sia di legno dolce . Prima , assaggi il legno . Ne mastichi un po ' e ne controlli il sapore . Io ho fatto sempre così ... Poiché il mio attendente , nelle ore d ' ozio , reclamava il libro sugli uccelli , io mi ero ridotto a leggere solo l ' Orlando e i Fiori del male . Ma ve n ' era a sufficienza . Certamente noi due eravamo i soli lettori assidui dell ' Altipiano . È sui monti d ' Asiago che ho imparato a conoscere due fra i più caratteristici spiriti della cultura occidentale . Io li conoscevo già , ma superficialmente , come può conoscerli uno che li legga , a tavolino , in città , in tempi normali . Di loro , non mi era rimasto alcun speciale ricordo . Letti in guerra , a riposo , sono un ' altra cosa . Ariosto era un po ' come i nostri giornalisti di guerra , e descrisse cento combattimenti senza averne visto uno solo . Ma che grazia e che gioia nel mondo dei suoi eroi . Egli aveva , certamente , un fondo scettico , ma spinto all ' ottimismo . È il genio dell ' ottimismo . Le grandi battaglie sono per lui delle piacevoli escursioni in campagne fiorite e persino la morte gli appare come una simpatica continuazione della vita . Qualcuno dei suoi capitani muore , ma continua a combattere senza accorgersi d ' essere morto . Baudelaire è l ' opposto . Il sole dell ' Altipiano era fatto per illuminare la sua vita tetra . Come lo studente bolognese , egli avrebbe potuto vagare nudo sui monti e bere sole e cognac . Egli avrebbe ben potuto fare la guerra a fianco del tenente colonnello dell ' osservatorio di Stoccaredo . Simile a lui , simile a mille altri dei miei compagni , egli aveva bisogno di bere per stordirsi e dimenticare . La vita era , per lui , ciò ch ' era per noi la guerra . Ma quali scintille di gioia umana sgorgano dal suo pessimismo ! Era un giorno di sole , tutto il fronte era calmo . Solo da Val d ' Assa , sospinto dal vento , ci arrivava , di tanto in tanto , il rumore d ' un colpo di fucile . Il mio attendente , il fucile sulle ginocchia come uno spiedo , era curvo sugli uccelli . Io gli sedevo accanto , con Angelica e Orlando , attraverso una fuga . Una voce gaia ruppe il nostro silenzio . - Buon giorno , collega ! Era un tenente di cavalleria . Io chiusi il libro e mi alzai . Ci stringemmo la mano e ci presentammo . Era del reggimento " Piemonte Reale " . Addetto al comando d ' armata , veniva in linea per la prima volta . Egli non aveva mai visto una trincea . Anche adesso , non veniva con un incarico di servizio , ma per suo diletto personale , per rendersi conto della linea e del nostro modo di vivere . Era accompagnato da un portaordini del comando del reggimento . Vestiva elegantemente , impeccabile : guanti bianchi , frustino , stivaloni gialli e speroni . Io gli dissi subito : - Fa ' attenzione , perché con cotesta tua brillante tenuta , sarai il richiamo di tutti i tiratori scelti che ci stanno di fronte . Egli scherzò sui tiratori scelti , scherzò sul mio libro . Volle conoscerne l ' autore . Mi confessò di non aver mai letto l ' Ariosto . Io consegnai il libro all ' attendente , presi il bastone di montagna e ritornai a lui . Tanto per riallacciare il discorso , dissi : - Orlando è divino . - Meriterebbe , - rispose , - di diventare presidente del Consiglio . - Presidente del Consiglio , - obiettai , - è forse troppo . Ma l ' esercito non lo comanderebbe peggio del generale Cadorna . - No , sua eccellenza non ha preparazione militare , ma è certamente il più grande oratore e il più grande uomo politico che abbia il Parlamento . - Sua eccellenza ? La questione divenne intricata . Nel breve chiarimento che ne seguì , capii che io parlavo di Orlando , il " Furioso " , quello d ' Ariosto , mentre il mio collega intendeva parlare dell ' onorevole Orlando , deputato al Parlamento e Ministro di Grazia e Giustizia nel Ministero Boselli . Il tenente era siciliano come il Ministro e aveva per lui un ' ammirazione sconfinata , Il tenente si levò d ' impaccio , con disinvoltura . Certo , al mio orgoglio di ufficiale di fanteria , piacque l ' equivoco . La stessa pronuncia del tenente di cavalleria mi divertì . Egli parlava con grazia , non poco affettata , quasi sopprimendo le r , alla francese , come da noi facevano solo le artiste del cinema . Veramente , per un momento , l ' impaccio fu più mio che suo . Egli era così ben vestito ed io avevo l ' uniforme , parte in brandelli , parte rattoppata . Sì , io ero ufficiale in una brigata celebre , ed egli era lanciere di un reggimento delle retrovie , di servizio al comando d ' armata per giunta , non proprio vicino alle prime linee . Ma io ero troppo indecente . Ebbi persino l ' impressione di trovarmi di fronte ad un superiore . A poco a poco , reagii e riuscii a vincere quel complesso d ' inferiorità che un uomo sporco sente di fronte ad un uomo pulito . Diventammo , in pochi minuti , buoni camerati . Io lo precedetti e salimmo in trincea . Egli non aveva paura . E , quel ch ' è sempre un pericolo grave in trincea , ci teneva a dimostrare di non aver paura . Io gli dicevo " fa ' come me " , " qui curvati " , " qui tocca terra con le mani " , " qui fermati " , ed egli non si curvava , non toccava terra , non si fermava . Voleva guardare dappertutto , nelle feritoie , al disopra dei parapetti delle trincee . Io faticavo per convincerlo ad essere più prudente . Per fortuna , nessuno sparava . Ci fermammo per prendere un po ' d ' ombra , in un angolo . Egli mi disse : - Credo che voi di fanteria siate troppo prudenti . La guerra non si vince con la prudenza . Era indubbiamente una frase mal collocata . Io mi sentii colpito nel vivo . Quella lezione parve assai inopportuna al mio spirito di corpo . - È che noi , - dissi per ritorsione , - dobbiamo solo contare sulle nostre gambe . In un momento difficile , a un fante possono tremare le ginocchia . Se le ginocchia tremano , non si fa un passo avanti . Voi siete più fortunati . Voi potete anche morire di paura e le gambe dei cavalli vi trascinano avanti egualmente . Mi pentii solo più tardi d ' aver parlato così : per il momento , ne fui soddisfatto . Mi sembrò che il cavaliere fosse stato servito di tutto punto . Egli non mi rispose . Passammo di fronte alla feritoia n . 14 . - Questa , - spiegai , - è la più bella feritoia del settore , ma serve solo di notte , quando gli austriaci impiegano i razzi . Di giorno , è proibito guardare . Parecchi ufficiali e soldati vi sono stati uccisi o feriti . Il nemico vi ha aggiustato il tiro con un fucile a cavalletto e vi è in permanenza un tiratore . I soldati , per divertirsi , vi fanno apparire dei pezzi di legno o di carta , delle monete fissate a un bastoncino , e il tiratore infila sempre il foro della feritoia e colpisce il bersaglio . Guardammo entrambi la feritoia . Essa non era più , come una volta , praticata nel muro e chiusa con un sasso . I soldati vi avevano collocato una feritoia scudata , trovata nelle rovine d ' Asiago . Era una pesante lastra d ' acciaio con un foro per l ' osservazione , che si poteva aprire e chiudere con un otturatore egualmente d ' acciaio . Io sollevai l ' otturatore , tenendomi discosto e attesi il colpo . Ma il tiratore non sparò . - La vedetta dorme , - disse il tenente . Lasciai cadere l ' otturatore sul foro e lo risollevai di nuovo . La luce del sole passò nel foro come il fascio luminoso d ' un riflettore . Un fruscio attraversò l ' aria , accompagnato da un colpo di fucile . La pallottola aveva infilato il foro . Il tenente volle provare anch ' egli . Sollevò l ' otturatore e presentò al foro l ' estremità del suo frustino . Un altro colpo risuonò e il frustino rimase stroncato . Egli ne rise . Prese un pezzo di legno , vi innestò una moneta di rame e ritentò l ' esperimento . - Stasera , avrò qualcosa da raccontare al comando d ' armata . La moneta , investita in pieno , uscì dall ' estremità del legno e volò via , fischiando nell ' aria . Passai oltre e mostrai la feritoia successiva . - Di qui , - dissi , - si vede un altro settore meno importante . Qui non c ' è pericolo . Vedi , là in fondo , un mucchio che sembra un sacco di carbone ? È il mascheramento di una mitragliatrice . L ' abbiamo individuata qualche notte addietro , mentre tirava durante un allarme . Ne abbiamo già informato il comando di reggimento , perché , se vi sarà un ' azione , bisognerà distruggerla con un cannoncino da montagna . - Ora , l ' avete l ' artiglieria ? - Sì , qualche pezzo , comincia ad arrivare . Vedi là , più a destra ? Sembra un cane bianco . È un osservatorio che domina l ' altro settore . E là , dove si vede un folto boschetto d ' abeti , v ' è il burrone . Là , la linea è interrotta , e riprende , dall ' altra parte , oltre il burrone . Io credevo , che , dietro di me , anch ' egli guardasse . La feritoia era grande e v ' era posto per due . Sentii la sua voce un po ' distante , mentre diceva : - A un ufficiale del " Piemonte Reale " tremano le gambe meno che al suo cavallo . Un colpo di fucile seguì alle sue parole . Mi voltai . Il tenente era alla feritoia n . 14 e stramazzò al suolo . Mi slanciai per sostenerlo : ma egli era già morto . La palla l ' aveva colpito in fronte . XVII A metà agosto , si ricominciò a parlare d ' azione . I battaglioni erano stati ricostituiti . Alcune batterie da campagna e da montagna avevano già preso posizione nel settore del corpo d ' armata . In linea , non si dormiva più durante la notte . Pattuglie e tubi furono di nuovo messi in movimento . Un giorno , ci fu annunziato l ' assalto per l ' indomani , ma fu rinviato . Si poteva quindi contare su un giorno di vita assicurata . Chi non ha fatto la guerra , nelle condizioni in cui noi la facevamo , non può rendersi un ' idea di questo godimento . Anche un ' ora sola , sicura , in quelle condizioni , era molto . Poter dire , verso l ' alba , un ' ora prima dell ' assalto : " ecco , io dormo ancora mezz ' ora , io posso ancora dormire mezz ' ora , e poi mi sveglierò e mi fumerò una sigaretta , mi riscalderò una tazza di caffè , lo centellinerò sorso a sorso e poi mi fumerò ancora una sigaretta " appariva già come il programma gradito di tutta una vita . Gli ordini per prepararci al nuovo combattimento coincisero con la notizia che alle bandiere dei due reggimenti della brigata era stata concessa la medaglia d ' oro al valor militare . L ' eccezionale onore , che ci distingueva ancora una volta fra tutte le brigate di fanteria , sarebbe stato da noi tutti più apprezzato se fossimo stati a riposo . Il comandante di brigata volle egualmente celebrare l ' avvenimento e chiamò tutti gli ufficiali a rapporto . In un breve discorso , rievocò il passato della brigata e ordinò che i comandanti di compagnia lo ricordassero ai reparti . Io ero con gli ufficiali del mio battaglione . Dopo il rapporto , che s ' era svolto al comando di brigata , risalivamo assieme la linea . Dietro di noi , venivano gli ufficiali del 1° battaglione , comandato dal capitano Zavattari . Egli , dal 2° battaglione era stato trasferito al 1° dopo la morte del maggiore , e ne aveva assunto il comando . Il mio battaglione era in trincea ed il 1° di rincalzo . Per rientrare in linea , noi dovevamo passare per il comando del 1° battaglione . Eravamo giunti all ' altezza del comando del 1° battaglione , quando ci arrivò la notizia che il generale Leone era morto , colpito al petto da una pallottola esplosiva . Perché non chiamare le cose con il loro vero nome ? Fu una gioia , un tripudio . Il capitano Zavattari , c ' invitò a fermarci al suo comando e fece sturare delle bottiglie . Bicchiere alla mano , egli prese la parola : - Signori ufficiali ! Sia permesso a un rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione e ad un capitano veterano di levate il bicchiere alla fortuna del nostro esercito . Imitando le belle tradizioni di alcuni popoli forti in cui i parenti celebrano la morte di un membro della loro famiglia con banchetti e danze , noi , non potendo fare di meglio , beviamo alla memoria del nostro generale . Non lacrime , o signori , ma una gioia , convenientemente contenuta . La mano di Dio è scesa sull ' Altipiano d ' Asiago . Senza voler criticare il ritardo con cui la Provvidenza attua la sua volontà , dobbiamo peraltro affermare ch ' era tempo . Egli è partito . La pace sia con lui ! Con lui la pace e con noi la gioia . E ci sia infine consentito rispettare da morto un generale che detestavamo da vivo . Eravamo tutti con i bicchieri levati , quando , nella mulattiera proveniente da Croce di Sant ' Antonio , fra gli abeti , apparve un ufficiale montato . Io ero di fronte alla mulattiera e lo vidi per primo . Egli veniva verso di noi . Io esclamai : - Ma è impossibile ! Tutti guardammo . Era il generale Leone . Sul mulo , l ' elmetto affondato fino agli occhi , il bastone alpino sull ' arcione , il binoccolo pendente al collo , il viso oscuro , veniva , trottando , incontro a noi . - Signori ufficiali , attenti ! - gridò il capitano . Senza avere il tempo di deporre i bicchieri , ci mettemmo sull ' attenti . Anche il capitano si era irrigidito con il bicchiere in mano . - Quale lieto avvenimento festeggiano ? - chiese , arcigno , il generale . Vi fu un imbarazzo in tutti . Il capitano si riprese e rispose con una voce che sembrava venire d ' oltretomba : - Le medaglie d ' oro al valor militare concesse alle bandiere . - Mi permettano che io beva con loro , - disse il generale . Il capitano gli offrì il suo bicchiere , ancora intatto . Il generale bevve d ' un colpo , restituì il bicchiere vuoto , incitò il mulo , e disparve al trotto . Il giorno dopo , era l ' azione , combinata con l ' artiglieria . Due batterie da campagna aprirono i varchi nei reticolati , sconvolsero un tratto delle trincee nemiche , e il 1° battaglione poté passare con due compagnie . Un centinaio di prigionieri cadde nelle nostre mani , ma la trincea occupata , battuta ai fianchi dal tiro nemico , dovette essere sgombrata . L ' azione non era riuscita che parzialmente in quel sol punto . Il mio battaglione era di riserva ed io assistetti all ' azione condotta dal 2° battaglione . Questo attaccò molto più a destra , sotto i grandi roccioni di Casara Zebio pastorile . Era stata questa una variante imposta dal comandante della divisione , il quale pensava che , in quel punto , si dovesse non impiegare l ' artiglieria ma tentare ancora una volta l ' assalto di sorpresa . Due batterie d ' altronde non erano sufficienti per il fronte di tutta una divisione ed era giocoforza rinunziarvi . Il generale non aveva perduto la fiducia nelle corazze " Farina " . Egli pensava che una compagnia corazzata dovesse costituire , avanzando compatta , una valanga d ' acciaio , contro cui sarebbe stato vano il tiro nemico . Il tenente colonnello Carriera era stato il solo ad entusiasmarsi del progetto e il suo battaglione era stato chiamato ad eseguirlo . Io ero in trincea , spettatore , accanto al comando del 2° battaglione . La 6a compagnia , comandata dal tenente Fiorelli , indossò le corazze . Essa doveva avanzare per prima , le altre compagnie dovevano seguirla . Il tenente , con la corazza anch ' egli , uscì per primo dalle nostre trincee e la compagnia dietro di lui . L ' azione non durò più di pochi minuti . Le mitragliatrici nemiche , dall ' alto dei roccioni , investirono subito la compagnia e la distrussero . La compagnia non aveva potuto fare che pochi passi oltre le nostre trincee . I corpi dei soldati giacevano di fronte a noi con le corazze squarciate , come se fossero state colpite da cannoncini da montagna . Il tenente colonnello dovette sospendere l ' azione . La distanza fra le nostre trincee e i roccioni , nel punto in cui la 6a compagnia era uscita , non era inferiore a duecento metri . Profittando dei cespugli , si tentò di riportare indietro i feriti . Mentre il tenente colonnello guardava i primi feriti arrivati in trincea , si scoperse , di fronte alla breccia praticata per l ' assalto , e fu ferito al braccio . Il tenente colonnello lanciò un grido e cadde svenuto . La ferita non appariva grave , ma il braccio era passato da parte a parte . Egli era grande e grosso , ma così , steso per terra , ingombrava tutta la trincea e sembrava immensamente più grande e più grosso . Sul volto era sceso un pallore cadaverico e per un momento si pensò che fosse spirato . I suoi soldati gli si fecero attorno e lo rianimarono con spruzzi d ' acqua . Egli respirava con violenza e digrignava i denti . Disse qualche parola , ma non aprì gli occhi . Il suo aiutante maggiore , il professore di greco , gli accostò alla bocca una borraccia di cognac ed egli la trangugiò tutta . Io non gli ero molto vicino , ma ne sentii il gorgoglio nella gola , talmente rumoroso che mi parve il turbinio dell ' acqua in un imbuto . I feriti continuavano ad essere riportati in trincea . Il tenente colonnello , sostenuto da due soldati , la schiena appoggiata al parapetto , si era potuto sedere . Un portaferiti gli fasciava il braccio . Senza aprire gli occhi , egli chiese , con una voce da bambino : - Che ora è ? - Le 10 , - disse l ' aiutante maggiore . - Che ora era quando sono stato ferito ? Mancava forse un quarto alle dieci . Il capitano della 5a , il più anziano dei battaglione , chiese se dovesse prendere il comando del battaglione . - No , - rispose il tenente colonnello , sempre ad occhi chiusi , - il battaglione lo comando ancora io . Chiese dell ' andamento dell ' azione e dette qualche ordine . Anche il tenente Fiorelli era stato trasportato in linea . Egli aveva , all ' altezza della spalla , la corazza lacerata : vi sarebbe potuta penetrare una mano . Liberato a stento di tutto quell ' acciaio inutile , fu potuto fasciare . Aveva la clavicola e l ' omero spezzati . Ogni tanto , il tenente colonnello chiedeva che ora fosse . Quando furono le 10 e 1/4 , pregò l ' aiutante maggiore di avvicinarsi e gli dettò , gli occhi sempre chiusi , la seguente proposta che suonava press ' a poco così : Dal comando del 2° battaglione 399 fanteria . Al comando del 399 fanteria . Il sottoscritto tenente colonnello Carriera cavalier Michele , comandante del 2° battaglione del 399 fanteria , si onora segnalare a codesto comando la condotta del tenente colonnello Carriera cav . Michele durante il combattimento del 17 agosto 1916 . Ferito gravemente al braccio , mentre conduceva il suo battaglione all ' assalto , malgrado la forte perdita di sangue e le grandi sofferenze , rifiutò di cedere il comando del battaglione e di farsi trasportare al posto di medicazione . Con eroica fermezza , noncurante del pericolo , volle rimanere in mezzo ai suoi soldati e continuare a dirigere l ' azione , prendendo tutte le disposizioni necessarie . Solo dopo mezz ' ora , assicurato il buon andamento delle operazioni e dati al suo successore gli ordini per proseguirle , cedé il comando del battaglione e abbandonò il battaglione . Per tale contegno , contemplato dal R.D. del 1848 , il sottoscritto si onora di proporre a codesto comando il tenente colonnello Carriera cav . Michele per una medaglia d ' argento al valor militare . Mirabile esempio , ai dipendenti , di coraggio e di spirito di sacrificio , ecc . ecc . Il tenente colonnello in S . A . P . Comandante del 2° battaglione . Solo a questo punto aprì gli occhi . Prese la penna e firmò : Michele Carriera . E richiuse gli occhi . Il capitano della 5a assunse il comando del battaglione e i portaferiti allontanarono il tenente colonnello su una barella . Il professore di greco era rimasto in piedi , la carta e la penna fra le mani , anch ' egli stupito . Dopo un momento di riflessione disse , scrupoloso : - Ho dimenticato la data . E aggiunse : Casara Zebio , 17 agosto 1916 . Mentre si svolgevano queste straordinarie operazioni burocratiche , la trincea si riempiva di feriti . Gli austriaci tiravano sempre su tutta la linea , ché il combattimento continuava ancora , nel settore . Il tenente colonnello s ' era appena allontanato che arrivò in trincea l ' aspirante medico del mio battaglione , mandato dal suo tenente medico per praticare , in linea stessa , le prime medicazioni . Studente in medicina all ' Università di Napoli , egli non era ancora dottore . Quello strepito di guerra lo sbigottì . Sul parapetto vide una corazza abbandonata e , ignaro dell ' esperimento che avevano fatto le corazze , tentò di indossarla . Qualcuno gli mostrò le altre , ancora cinte dai feriti , e che erano bucate come camicie di cotone . Da quel momento , dimenticata la sua missione , non capì più niente . Il muro della trincea era alto , più alto di lui , ma egli camminava curvo , gli occhi sperduti , inciampando sui feriti . - Fa ' attenzione ai feriti e occupati di loro ! - gli gridò irato un tenente del battaglione . L ' aspirante lo guardò con un sorriso disperato . Incapace di restate dritto , si lasciò cadere per terra e continuò a camminare strisciando , reggendosi sui piedi e sulle mani . - Allarmi ! - si gridò dall ' estrema destra della nostra trincea . - Allarmi ! Allarmi ! Fu un correre disordinato e confuso . Il battaglione si buttò alle feritoie e le nostre mitragliatrici , che fino ad allora non avevano ancora sparato , aprirono il fuoco . Anch ' io mi portai ad una feritoia e vidi una colonna austriaca che , discesa al di là dei roccioni , al limite del burrone , attaccava l ' estremo fianco della nostra trincea . Arrestata dal tiro improvviso , spariva fra le rocce . Quando si ristabilì la calma e cercammo l ' aspirante medico , ci accorgemmo ch ' era sparito . Mezz ' ora dopo , rientrando al mio battaglione , passai al posto di medicazione , ov ' era stato trasportato il tenente Fiorelli . Ci eravamo conosciuti a Padova , ov ' egli era studente in ingegneria e volevo rendermi conto delle sue ferite . Mentre passavo nel camminamento , da una caverna laterale mi arrivò la voce gioiosa d ' un canto accompagnato al mandolino . Rimasi sorpreso . Chi poteva cantare così allegro in un giorno d ' azione , tra morti e feriti ? Sapevo che quella caverna era un magazzino per la farmacia . Mi avvicinai e sollevai la tenda che ne chiudeva l ' entrata . Dal fondo , una candela rischiarava l ' antro . Vicino alla candela , seduto su una scatola di medicinali , stava l ' aspirante medico . Era lui , solo , che cantava e suonava il mandolino . Due bottiglie di " Mandarinetto " gli stavano a fianco : una vuota , l ' altra a metà . A mare chiare ce sta ` na fenestra A mare chiare ... A mare chiare ... Entrai . Gli occhi spalancati , l ' aspirante cessò il canto , e si lasciò cader di mano il mandolino . Mi guardava sbigottito , quasi vedesse un fantasma . Fra tenenti ed aspiranti ci davamo del tu . Ma io , per marcare ancor di più lo sdegno e la distanza gerarchica , lo investii : - Lei , signor aspirante , non si vergogna ? È questo il suo posto ? Sull ' attenti , ma curvo , perché la testa urtava la volta , egli non mi rispondeva . - È lei , - urlai , - che si è bevuto coteste bottiglie ? Con un filo di voce e con espressione supplicante , mi rispose : - Eccellenza , sì . XVIII Nei giorni di calma che seguirono , nella brigata si sparse la voce che saremmo stati finalmente mandati a riposo . Fra di noi , non si parlava d ' altro . Il comandante di divisione ne fu informato e rispose con un ordine del giorno che finiva così : " Sappiano tutti , ufficiali e soldati , che , all ' infuori della vittoria , l ' unico riposo è la morte " . Di riposo , non se ne parlò più . L ' avvenimento non ebbe ripercussioni nella storia della guerra , ma , per la comprensione di queste note , io debbo informare il lettore che fui promosso tenente comandante titolare di compagnia . Tenenti col robbio , si chiamavano allora . Io presi il comando della 10a compagnia , in cui avevo prestato servizio fin dall ' inizio della guerra e che avevo comandato sul Carso . Quasi a festeggiare questo mio avanzamento , lo stesso giorno , gli austriaci installarono un cannoncino da trincea , e tirarono alcuni colpi contro la trincea occupata dalla mia compagnia . Da una granata che raccogliemmo inesplosa , capimmo che si trattava di un cannoncino da 37 . Il pezzo non sparava che pochi colpi di seguito , ora su una feritoia , ora su un ' altra , e la compagnia ebbe due vedette ferite . Malgrado i nostri sforzi per individuarlo , non riuscimmo a capire se fosse appostato in trincea oppure in un ' installazione arretrata . Ogni giorno , a ore differenti , e con tiri di sorpresa , il cannoncino molestava la linea . Il comandante di divisione sentì quei colpi e chiese spiegazioni . Il comando di brigata dette tutte le notizie che aveva ricevute esso stesso . Il generale non ne fu soddisfatto e salì in trincea . In quel momento io ero in linea . La mia compagnia occupava la destra del settore del battaglione e si estendeva fino a pochi metri prima della feritoia n . 14 che costituiva il punto più elevato . Più a destra , e immediatamente dopo , riallacciata alla mia compagnia , era la sezione mitragliatrici , con le due armi , comandata dal tenente Ottolenghi . Da lui dipendeva l ' estrema destra del settore . Il generale Leone , senza passare per il comando di battaglione , venne direttamente in trincea . Io lo vidi e gli andai incontro . Egli mi chiese subito notizie del cannoncino . Io gli dissi quello che sapevo . Finita la mia esposizione , mi tempestò di domande ed io ammirai ancora una volta il suo interesse per i dettagli e il desiderio di controllo matematico . Volle controllare , una per una , lungamente , una cinquantina di feritoie e rimase nel settore della mia compagnia , non meno di un ' ora . - Le sue feritoie , - mi disse infine , - guardano per terra come le trappole del Palazzo della Signoria , e sembrano fatte più per cercare i grilli che per osservare le trincee nemiche . Io mi guardai bene dal sorridere . Egli parlava con aspetto cupo . Gli esposi tuttavia le ragioni per cui , nel mio settore , le feritoie non avrebbero potuto essere costruite diversamente , a causa dell ' andamento del terreno , degli alberi e delle rocce antistanti . - Il difetto non è dei costruttori , ma della natura del suolo . Veda , signor generale , questa feritoia . Se spostiamo il campo di tiro più a sinistra , andiamo ad urtare contro quell ' abete , in fondo , e non vediamo più niente . Se spostiamo più a destra , siamo impediti da quella roccia . Né possiamo elevarla di più , perché quei cespugli ci farebbero da paravento . Il generale guardò tutto , senza impazienze . Ogni tanto , adoperava il binoccolo . - Lei ha ragione , - mi disse infine . - Non si possono costruire le feritoie così come noi le vorremmo . Ma come faccio io a rendermi conto dell ' appostazione di questo cannoncino fastidioso ? Io voglio ridurlo al silenzio con la mia artiglieria . Il generale si era fatto ragionevole e moderato . Quando arrivammo all ' ultima feritoia del mio settore , egli divenne persino cortese . - Io l ' ho visto la prima volta a Monte Fior , mi pare . - Sì , signor generale . - Lei può chiamarsi fortunato . Lei non è morto ancora . - No , signor generale . Con mia grande sorpresa , egli levò un astuccio di sigarette e me ne offrì una . Ma egli non accese la sua ed io non mi permisi di accendere la mia . Eravamo arrivati all ' estremo limite della mia compagnia . Io dissi : - Qui finisce il mio settore , e incomincia il settore delle mitragliatrici . Debbo accompagnarla ancora ? - Sì , mi accompagni . Grazie . Abbia la bontà di accompagnarmi . Egli non avrebbe potuto essere più cortese . Ne ero incantato . Che non avesse cambiato carattere ? Eravamo già nel settore delle mitragliatrici ed io precedevo il generale . Probabilmente informato , il tenente Ottolenghi ci veniva incontro . Lo additai al generale e dissi : - Ecco il tenente comandante del settore . Cedetti il passo e il generale si trovò di fronte al tenente Ottolenghi . Il tenente si presentò . - Mi mostri le sue feritoie , - disse il generale . - Conosce lei le sue feritoie ? È da molto tempo che lei è in questo settore ? - Da oltre una settimana , signor generale . Le feritoie le ho tutte fatte riadattare io stesso . Le conosco bene . Ottolenghi precedeva , il generale seguiva . Dietro il generale , venivo io , dietro , i due carabinieri con i quali il generale era salito in linea , e il mio portaordini . Le trincee erano calme . Durante tutta quell ' ispezione , il cannoncino non s ' era fatto vivo . Solo , dalla linea nemica , ogni tanto , partiva un colpo di fucile , a cui rispondevano le nostre vedette . Ottolenghi si fermò tra due feritoie , che egli definì secondarie , e disse : - Sono feritoie per il tiro sotto i nostri reticolati , non per l ' osservazione . Il generale guardò a lungo l ' una e l ' altra . - Sono feritoie che non servono né per l ' osservazione né per il tiro , - concluse . - Lei mi farà il favore di ordinarne la distruzione . Ne faccia costruire delle altre . Dove sono le feritoie principali ? Il generale era ridivenuto autoritario . - Qui avanti , abbiamo la più bella feritoia di tutto il settore , - rispose Ottolenghi . - Si vede tutto il terreno antistante e tutta la linea nemica , in ogni sua parte . Credo che non esista una migliore feritoia . È qui . La feritoia n . 14 - Feritoia n . 14 ? dicevo fra me . Siccome non avevo più visto quel settore da più giorni , conclusi che Ottolenghi avesse abolito qualche feritoia , spostato i numeri e attribuito il n . 14 ad un ' altra feritoia . Alla prima curva della trincea , Ottolenghi si fermò . Nessuna modificazione era stata portata alle feritoie della trincea . Le feritoie erano le stesse . Staccata dalle altre , oltre la curva , più elevata delle altre e bene in rilievo , era la feritoia n . 14 con la sua lastra d ' acciaio . Ottolenghi si era fermato oltre la feritoia , lasciando questa fra lui e il generale . - Ecco , - disse al generale , sollevando e lasciando subito ricadere l ' otturatore . - Il foro è piccolo e non consente l ' osservazione che ad uno solo . Io feci del rumore , sbattendo il bastone su dei sassi , per richiamare l ' attenzione di Ottolenghi . Cercavo i suoi occhi per fargli cenno di desistere . Egli non mi guardò . Capì certamente , ma non volle guardarmi . Il suo volto era divenuto pallido . Il cuore mi tremava . Istintivamente , aprii la bocca per chiamare il generale . Ma non parlai . La mia commozione , forse , m ' impedì di parlare . Non voglio diminuire in nulla quella che può essere stata , in quel momento , la mia responsabilità . Si stava per uccidere il generale , io ero presente , potevo impedirlo e non dissi una parola . Il generale si portò di fronte alla feritoia . Si mise allo scudo , piegò la testa fino a toccare l ' acciaio , sollevò l ' otturatore e avvicinò l ' occhio al foro . Io chiusi gli occhi . Quanto durasse quell ' attesa , non saprei dirlo . Avevo sempre gli occhi chiusi . Non sentii sparare . Il generale disse : - È magnifico ! magnifico ! Aprii gli occhi e vidi il generale sempre alla feritoia . Senza spostarsi , egli parlava : - Ecco , adesso , mi par di capire ... che il cannoncino sia appostato in trincea , mi pare difficile ... Forse sì ... dove la trincea è in linea spezzata , è possibile ... Ma non credo ... Come si vede bene ... Bravo tenente ! ... È probabile che l ' appostazione sia dietro la trincea , pochi metri dietro ... nel bosco ... Ottolenghi suggeriva : - Guardi bene , signor generale , a sinistra dov ' è un sacchetto bianco , lo vede ? - Sì , lo vedo , è molto chiaro . Tutto è molto chiaro . - Io ho l ' impressione che il cannoncino sia là . Non si nota niente , non si vede fumo , ma il rumore viene di là . Vede ? - Sì , vedo . - Guardi bene , non si muova . - È probabile ... è probabile ... - Se lei permette , adesso , faccio animare la nostra linea . Faccio sparare una mitragliatrice . È facile che , per rappresaglia , il cannoncino spari . - Sì , tenente , faccia sparare . Il generale si ritirò dalla feritoia e lasciò ricadere l ' otturatore . Ottolenghi diede l ' ordine che una mitragliatrice sparasse . Poco dopo , la mitragliatrice aprì il fuoco . Il generale si riaccostò alla feritoia e sollevò ancora una volta l ' otturatore . Il cannoncino non sparò . Dalla trincea nemica , rispose soltanto qualche colpo di fucile . Per due o tre volte , il generale ritirò il volto dalla feritoia per rivolgersi a Ottolenghi , e la luce del sole ne traversava il foro . Mentre la mitragliatrice sparava , il generale guardava ora con l ' occhio sinistro , ora con il destro . Il rumore dei colpi isolati e il tiro della mitragliatrice non svegliarono il tiratore al cavalletto . Il generale abbandonò la feritoia . Ottolenghi era contrariato . - Farò sparare qualche bomba , - propose al generale . - È bene che guardi ancora . - No , - rispose il generale , - per oggi basta . Bravo tenente ! Domani , farò venire qui il mio capo di stato maggiore , perché si renda conto esatto delle posizioni nemiche . Arrivederci . Strinse la mano a noi due e s ' allontanò , seguito dai due carabinieri . Noi rimanemmo soli . - Ma tu sei pazzo ! - esclamai . Il mio portaordini era a pochi passi . Sembrava non guardasse né sentisse . Ottolenghi non mi rispose neppure . S ' era fatto rosso in viso e girava attorno a se stesso . - Vuoi vedere che , se apro ancora la feritoia , quell ' imbecille di tiratore si sveglia ? Levò di tasca una moneta di dieci centesimi , ne serrò leggermente l ' estremità fra il pollice e l ' indice , sollevò l ' otturatore e l ' accostò al foro . Un fascio di sole illuminò il foro . E fu tutt ' uno : il sibilo della pallottola e il colpo di fucile . La moneta , strappata dal tiro , volò fra gli abeti . Ottolenghi sembrava aver perduto ogni controllo su se stesso . Furioso , pestava i piedi per terra , si mordeva le dita e bestemmiava . - E ora ci vuol mandare il capo di stato maggiore ! La notte disfacemmo la feritoia n . 14 . XIX Non si parlava più di nuovi assalti . La calma sembrava ridiscesa per lungo tempo sulla vallata . Dall ' una parte e dall ' altra , si rafforzavano le posizioni . I zappatori lavoravano tutta la notte . Il cannoncino da 37 continuava a darci fastidi , sempre invisibile . Rimaneva dei giorni interi senza sparare un colpo , poi , improvvisamente , apriva il fuoco contro una feritoia e ci feriva una vedetta . Il mio battaglione era sempre in linea e attendevamo che il battaglione di rincalzo ci desse il cambio . Io volevo poter dare indicazioni precise al comandante del reparto che mi avrebbe sostituito . Giorno e notte , avevo un servizio speciale di osservazione , nella speranza che il bagliore dello sparo o il movimento dei serventi tradisse l ' appostazione del pezzo . La notte precedente a quella del cambio , poiché il servizio di vigilanza non ci aveva dato alcun risultato , accompagnato da un caporale , io stesso m ' ero voluto mettere in osservazione . Il caporale era uscito molte volte di pattuglia , ed era pratico del luogo . La luna rischiarava il bosco e , all ' apparire di qualche raro razzo , la luce improvvisa dava un ' apparenza di movimento alla foresta . Era difficile capire se si trattasse sempre d ' una illusione . Potevano anche essere uomini che si spostassero , non alberi che , per la velocità del passaggio della luce dei razzi attraverso i rami , sembrassero muoversi . Noi due eravamo usciti all ' estrema sinistra della compagnia , nel punto in cui le nostre trincee erano più vicine alle trincee nemiche . Camminando carponi , eravamo arrivati dietro un cespuglio , una decina di metri oltre la nostra linea , una trentina dall ' austriaca . Un leggero avvallamento separava le nostre trincee dal cespuglio , e questo coronava un rialzo di terreno dominante la trincea antistante . Eravamo là immobili , indecisi se avanzare ancora oppure fermarci , quando ci parve di notare un movimento nelle trincee nemiche , alla nostra sinistra . In quel tratto di trincea , non v ' erano alberi : non era quindi possibile si trattasse di una illusione ottica . Comunque , noi constatavamo di essere in un punto da cui si poteva spiare la trincea nemica , d ' infilata . Un simile posto non l ' avevamo ancora scoperto , in nessun altro punto . Decisi perciò di rimanere là tutta la notte , per essere in grado di osservare l ' animarsi della trincea nemica , ai primi chiarori dell ' alba . Che il cannoncino sparasse o tacesse , mi era ormai indifferente . L ' essenziale era mantenere quell ' insperato posto di osservazione . Il cespuglio e il rialzo ci mascheravano e ci proteggevano così bene che decisi di ricollegarli alla nostra linea e di farne un posto clandestino d ' osservazione permanente . Rimandai indietro il caporale e feci venire un graduato dei zappatori al quale detti le indicazioni necessarie al lavoro . In poche ore , tra il cespuglio e la nostra trincea , fu scavato un camminamento di comunicazione . Il rumore del lavoro fu coperto dal rumore dei tiri lungo la nostra linea . Il camminamento non era alto , ma consentiva il passaggio al coperto , anche di giorno , ad un uomo che avesse camminato strisciando . La terra scavata fu ritirata indietro nella trincea , e dello scavo non rimasero tracce appariscenti . Piccoli rami freschi e cespugli completarono il mascheramento . Addossati al cespuglio , il caporale ed io rimanemmo in agguato tutta la notte , senza riuscire a distinguere segni di vita nella trincea nemica . Ma l ' alba ci compensò dell ' attesa . Prima , fu un muoversi confuso di qualche ombra nei camminamenti , indi , in trincea , apparvero dei soldati con delle marmitte . Era certo la corvée del caffè . I soldati passavano , per uno o per due , senza curvarsi , sicuri com ' erano di non esser visti , ché le trincee e i traversoni laterali li proteggevano dall ' osservazione e dai tiri d ' infilata della nostra linea . Mai avevo visto uno spettacolo eguale . Ora erano là , gli austriaci : vicini , quasi a contatto , tranquilli , come i passanti su un marciapiede di città . Ne provai una sensazione strana . Stringevo forte il braccio del caporale che avevo alla mia destra , per comunicargli , senza voler parlare , la mia meraviglia . Anch ' egli era attento e sorpreso , e io ne sentivo il tremito che gli dava il respiro lungamente trattenuto . Una vita sconosciuta si mostrava improvvisamente ai nostri occhi . Quelle trincee , che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente , così viva ne era stata la resistenza , avevano poi finito con l ' apparirci inanimate , come cose lugubri , inabitate da viventi , rifugio di fantasmi misteriosi e terribili . Ora si mostravano a noi , nella loro vera vita . Il nemico , il nemico , gli austriaci , gli austriaci ! ... Ecco il nemico ed ecco gli austriaci . Uomini e soldati come noi , fatti come noi , in uniforme come noi , che ora si muovevano , parlavano e prendevano il caffè , proprio come stavano facendo , dietro di noi , in quell ' ora stessa , i nostri stessi compagni . Strana cosa . Un ' idea simile non mi era mai venuta alla mente . Ora prendevano il caffè . Curioso ! E perché non avrebbero dovuto prendere il caffè ? Perché mai mi appariva straordinario che prendessero il caffè ? E , verso le 10 o le 11 , avrebbero anche consumato il rancio , esattamente come noi . Forse che il nemico può vivere senza bere e senza mangiare ? Certamente no . E allora , quale la ragione del mio stupore ? Ci erano tanto vicini e noi li potevamo contare , uno per uno . Nella trincea , fra due traversoni , v ' era un piccolo spazio tondo , dove qualcuno , di tanto in tanto , si fermava . Si capiva che parlavano , ma la voce non arrivava fino a noi . Quello spazio doveva trovarsi di fronte a un ricovero più grande degli altri , perché v ' era attorno maggior movimento . Il movimento cessò all ' arrivo d ' un ufficiale . Dal modo con cui era vestito , si capiva ch ' era un ufficiale . Aveva scarpe e gambali di cuoio giallo e l ' uniforme appariva nuovissima . Probabilmente , era un ufficiale arrivato in quei giorni , forse uscito appena da una scuola militare . Era giovanissimo e il biondo dei capelli lo faceva apparire ancora più giovane . Sembrava non dovesse avere neppure diciott ' anni . Al suo arrivo , i soldati si scartarono e , nello spazio tondo , non rimase che lui . La distribuzione del caffè doveva incominciare in quel momento . Io non vedevo che l ' ufficiale . Io facevo la guerra fin dall ' inizio . Far la guerra , per anni , significa acquistare abitudini e mentalità di guerra . Questa caccia grossa fra uomini non era molto dissimile dall ' altra caccia grossa . Io non vedevo un uomo . Vedevo solamente il nemico . Dopo tante attese , tante pattuglie , tanto sonno perduto , egli passava al varco . La caccia era ben riuscita . Macchinalmente , senza un pensiero , senza una volontà precisa , ma così , solo per istinto , afferrai il fucile del caporale . Egli me lo abbandonò ed io me ne impadronii . Se fossimo stati per terra , come altre notti , stesi dietro il cespuglio , è probabile che avrei tirato immediatamente , senza perdere un secondo di tempo . Ma ero in ginocchio , nel fosso scavato , ed il cespuglio mi stava di fronte come una difesa di tiro a segno . Ero come in un poligono e mi potevo prendere tutte le comodità per puntare . Poggiai bene i gomiti a terra , e cominciai a puntare . L ' ufficiale austriaco accese una sigaretta . Ora egli fumava . Quella sigaretta creò un rapporto improvviso fra lui e me . Appena ne vidi il fumo , anch ' io sentii il bisogno di fumare . Questo mio desiderio mi fece pensare che anch ' io avevo delle sigarette . Fu un attimo . Il mio atto del puntare , ch ' era automatico , divenne ragionato . Dovetti pensare che puntavo , e che puntavo contro qualcuno . L ' indice che toccava il grilletto allentò la pressione . Pensavo . Ero obbligato a pensare . Certo , facevo coscientemente la guerra e la giustificavo moralmente e politicamente . La mia coscienza di uomo e di cittadino non erano in conflitto con i miei doveri militari . La guerra era , per me , una dura necessità , terribile certo , ma alla quale ubbidivo , come ad una delle tante necessità , ingrate ma inevitabili , della vita . Pertanto facevo la guerra e avevo il comando di soldati . La facevo dunque , moralmente , due volte . Avevo già preso parte a tanti combattimenti . Che io tirassi contro un ufficiale nemico era quindi un fatto logico . Anzi , esigevo che i miei soldati fossero attenti nel loro servizio di vedetta e tirassero bene , se il nemico si scopriva . Perché non avrei , ora , tirato io su quell ' ufficiale ? Avevo il dovere di tirare . Sentivo che ne avevo il dovere . Se non avessi sentito che quello era un dovere , sarebbe stato mostruoso che io continuassi a fare la guerra e a farla fare agli altri . No , non v ' era dubbio , io avevo il dovere di tirare . E intanto , non tiravo . Il mio pensiero si sviluppava con calma . Non ero affatto nervoso . La sera precedente , prima di uscire dalla trincea , avevo dormito quattro o cinque ore : mi sentivo benissimo : dietro il cespuglio , nel fosso , non ero minacciato da pericolo alcuno . Non avrei potuto essere più calmo , in una camera di casa mia , nella mia città . Forse , era quella calma completa che allontanava il mio spirito dalla guerra . Avevo di fronte un ufficiale , giovane , inconscio del pericolo che gli sovrastava . Non lo potevo sbagliare . Avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza , senza sbagliarne uno . Bastava che premessi il grilletto : egli sarebbe stramazzato al suolo . Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà , mi rese esitante . Avevo di fronte un uomo . Un uomo ! Un uomo ! Ne distinguevo gli occhi e i tratti del viso . La luce dell ' alba si faceva più chiara ed il sole si annunziava dietro la cima dei monti . Tirare così , a pochi passi , su un uomo ... come su un cinghiale ! Cominciai a pensare che , forse , non avrei tirato . Pensavo . Condurre all ' assalto cento uomini , o mille , contro cento altri o altri mille è una cosa . Prendere un uomo , staccarlo dal resto degli uomini e poi dire : " Ecco , sta ' fermo , io ti sparo , io t ' uccido " è un ' altra . È assolutamente un ' altra cosa . Fare la guerra è una cosa , uccidere un uomo è un ' altra cosa . Uccidere un uomo , così , è assassinare un uomo . Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico . Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo . In me s ' erano formate due coscienze , due individualità , una ostile all ' altra . Dicevo a me stesso : " Eh ! non sarai tu che ucciderai un uomo , così ! " Io stesso che ho vissuto quegli istanti , non sarei ora in grado di rifare l ' esame di quel processo psicologico . V ' è un salto che io , oggi , non vedo più chiaramente . E mi chiedo ancora come , arrivato a quella conclusione , io pensassi di far eseguire da un altro quello che io stesso non mi sentivo la coscienza di compiere . Avevo il fucile poggiato , per terra , infilato nel cespuglio . Il caporale si stringeva al mio fianco . Gli porsi il calcio del fucile e gli dissi , a fior di labbra : - Sai ... così ... un uomo solo ... io non sparo . Tu , vuoi ? Il caporale prese il calcio del fucile e mi rispose : - Neppure io . Rientrammo , carponi , in trincea . Il caffè era già distribuito e lo prendemmo anche noi . La sera , dopo l ' imbrunire , il battaglione di rincalzo ci dette il cambio . XX Le operazioni sembravano aver subito , per ordini superiori , un arresto . Esse si sviluppavano in altri fronti , sul Carso principalmente . Sull ' Altipiano , era ridiscesa la calma . A metà settembre , la brigata fu mandata a riposo , vicino a Foza , per quindici giorni . Ricevemmo finalmente abiti e biancheria e ci rimettemmo a nuovo . Quei quindici giorni passarono per tutti noi come quindici notti . Non facemmo che dormire . Ad ottobre , con l ' approssimarsi dell ' inverno , che in alta montagna incomincia fin dall ' autunno , incominciarono i turni di trincea , tetri e monotoni . Malgrado tutto , non erano peggiori della vita che , ogni giorno e in tempi normali , conducono milioni di minatori nei grandi bacini minerari d ' Europa . Si aveva qualche ferito , raramente un morto . Eccezionalmente , lo scoppio d ' un grosso calibro o d ' una bombarda da trincea provocava una catastrofe , come lo scoppio del grisou in un pozzo . E la vita riprendeva sempre eguale . Trincea , riposo , a un chilometro , trincea . Il freddo , la neve , il ghiaccio , le valanghe non rendono la guerra più dura , per uomini validi . Sono elementi che ben conoscono , in tempo di pace , quanti vivono in alta montagna e nelle regioni dalla neve perenne . La guerra , per la fanteria , è l ' assalto . Senza l ' assalto , v ' è lavoro duro , non guerra . Perciò , di tutti quei mesi , tutti eguali , io non solo non ho un ricordo vago , ma nessun ricordo . Come degli anni d ' infanzia passati in collegio . Debbo quindi saltare dei mesi interi e fermarmi solo su degli episodi , anche di pochi minuti , che ho vissuto intensamente , e che sono ancora profondi nella mia memoria . Il generale Leone , promosso a un comando superiore , lasciò la divisione . Noi lo festeggiammo per una settimana . Il suo successore , generale Piccolomini , arrivò quando la brigata era in linea . Egli volle subito presentarsi alle sue truppe e visitare le trincee . La mia compagnia era in linea , nello stesso settore di destra . Un portaordini del comando di battaglione mi preavvertì , ed io gli andai incontro . Il generale Leone era spettrale e rigido , il nuovo generale ilare e saltellante . Nel rapido confronto che feci tra i due , il generale Piccolomini mi sembrò il migliore degli uomini . Da dove ci venisse , non lo ricordo . Probabilmente proveniva da una direzione di scuola militare , perché aveva uno spirito pedagogico , portato al teorico . Mi attendevo domande sui miei soldati , sui veterani , sul morale dei reparti , sulle trincee , sul nemico . Con un fare da esaminatore , mi disse : - Vediamo un po ' , tenente . Sentiamo come lei definirebbe la vittoria . Intendo dire la nostra vittoria , la vittoria militare . Simile domanda mi cadeva imprevista . Abbozzai un sorriso d ' intelligenza , un sorriso particolare a tutti quelli che , non avendo capito niente , ma trovando inopportuno dire " io non ho capito , abbia la bontà di spiegarsi " , sorridendo , vogliono far capire al loro interlocutore che hanno capito , ma in modo così discreto che è come se non avessero capito . Il generale ripeté : - La vittoria . Mi spiego o non mi spiego ? Noi combattiamo per vincere o per perdere ? Evidentemente , per vincere . - Naturalmente . - Ebbene , l ' azione del vincere è la vittoria . Io desidererei che lei mi definisse questa vittoria . Ora avevo capito , anche troppo . E pensavo , non dico con nostalgia , ma con minore terrore , al generale Leone che , negli ultimi tempi , non s ' era più fatto vedere e sembrava rinsavito . Il generale insisteva : dovetti decidermi a rispondere : - Non saprei , signor generale . Il giureconsulto Paolo afferma ... afferma ... che tutte le definizioni sono pericolose ­ . E , senza orgoglio , anzi con una certa qual timidezza , osai appoggiare la citazione con una frase latina , una delle rare che mi fossero rimaste dei miei studi giuridici . Di fronte alla frase latina , il generale rimase un po ' perplesso . Non se l ' attendeva . Egli mi aveva sorpreso con la vittoria , ma anch ' io l ' avevo sorpreso con Paolo . Per rifarsi , parlò decisamente . - Io non sono un prete e non sono mai stato in seminario . Perciò non conosco il latino . Mi parve prudente tacere . - Lasciamo stare San Paolo . E la vittoria ? La vittoria ? - insisteva il generale . Egli constatò , con soddisfazione , che io non ero in grado di pronunziarmi , e volle egli stesso venirmi in aiuto . Definì la vittoria con parole , probabilmente tolte da un trattato militare , che io ora non ricordo , in cui entrava uno " scatto di nervi " . Il generale distingueva la vittoria nell ' offensiva e la vittoria nella difensiva . Nella prima lo " scatto di nervi " era tempestivamente lanciato , nella seconda era tempestivamente frenato . Io pensavo : speriamo che , nella pratica , egli sia migliore del generale Leone . Il generale mi tolse alle mie riflessioni : - Scommetto che , in tutto il suo battaglione , non v ' è un solo ufficiale che conosca questa definizione capitale . Io pensai : lo spero bene . Ma dissi : - È probabile , signor generale . Lungo la trincea non si sentiva che qualche raro colpo di fucile . Il generale camminava svelto e sicuro ed io lo precedevo . Era chiaro ch ' egli non aveva nessuna di quelle preoccupazioni riguardanti l ' incolumità personale , comuni a quanti non sono abituati a vivere in trincea . Ma il suo pensiero doveva essere sempre fisso alla teoria della guerra . Ogni volta che si fermava , mi diceva : - Sì , sì , in questa brigata , si fa la guerra , ma si pensa poco . Ignorare le nozioni più elementari ! Un ufficiale ! Io non rispondevo . - Attenzione , signor generale , si curvi . Qui , tirano . - E lasci che tirino ! - mi rispose sdegnoso . Passò , curvandosi appena , in modo insufficiente . Un colpo di fucile ci avvertì che era necessario essere più prudenti . Si fermò e disse : - Voglio rispondere un po ' anch ' io a quella gente . Fermò un soldato che passava con una corvée e si fece dare il fucile . Fece qualche passo avanti e si arrestò alla feritoia più vicina . La feritoia non era delle migliori . Era stata costruita per controllare un tratto dei nostri reticolati che il ripiegamento del terreno rendeva favorevole ad un inosservato avvicinamento di pattuglie nemiche . Il tratto che la feritoia dominava era ben lontano dalle trincee nemiche . Da quella feritoia , non era possibile , in alcun modo , tirare sulle trincee nemiche . Apparteneva a quella categoria di feritoie che il generale Leone aveva chiamato adatte alla ricerca dei grilli . Il generale guardò lungamente , rovesciò l ' alzo e puntò con competenza . Con calma , scaricò , una dopo l ' altra , tutte le sei cartucce del caricatore . I soldati della corvée s ' erano fermati , rispettosi , e guardavano . Il generale si rivolse a loro : - Ho voluto dare , personalmente , una piccola lezione a quei facinorosi . Dite pure ai vostri compagni che il vostro generale non ha paura d ' impugnare il fucile come uno dei suoi soldati . Egli era soddisfatto e anche un po ' commosso . I soldati sapevano bene che quella non era una feritoia contro le trincee nemiche . Io non ritenni necessario fargli osservare ch ' egli aveva sparato per terra e sui nostri reticolati . Credevo che il piccolo trattenimento fosse terminato , quando il generale parve concentrare la sua attenzione sulla canna del fucile che aveva impugnato . S ' accorse che il fucile non aveva la baionetta innestata , com ' era d ' obbligo per i soldati in trincea . - Dov ' è la baionetta ? - mi chiese Io gli spiegai che i soldati comandati di corvée non portavano mai la baionetta innestata , e che quello era precisamente il fucile d ' un soldato di corvée . Egli chiese la baionetta . Il soldato s ' affrettò a porgergliela . Il generale l ' afferrò e ne guardò la punta . La baionetta era ben affilata , ma , lungo la punta , v ' era della ruggine . Il generale la guardava fissamente . Anch ' io guardai e vidi subito la ruggine . Pensai : quel poltrone di sergente si è dimenticato di passare la rivista alle baionette ; ora verrà il bello . M ' aspettavo che il generale me ne muovesse rimprovero , come comandante di compagnia responsabile , e cercavo una giustificazione plausibile . Ma egli non si occupava di me . Dopo averne bene esaminata la punta , chiese al soldato : - Che cosa c ' è qui ? Il soldato s ' accorse anch ' egli che la baionetta era sporca e si fece rosso . Il generale riprese : - Che cosa c ' è qui ? Non imbarazzatevi . Venite più vicino . Guardate bene . Che cosa c ' è scritto ? Qui , c ' è scritto qualcosa . Il soldato s ' avvicinò e guardò attentamente . Non tutti i soldati della compagnia sapevano leggere . V ' era anzi una forte percentuale di analfabeti , fra i contadini . Io pensavo : speriamo che almeno sappia leggere . Il soldato aveva l ' aria di saper leggere , perché guardava con intelligenza . Dopo aver esaminato la baionetta , dalla punta alla crociera , rispose confuso : - Io non vedo niente , signor generale , Anch ' io guardai bene , ma non vidi niente . Né sulla lama , né sulla punta , v ' era scritta una lettera . V ' era solo della ruggine . Il generale batté la mano sulla spalla del soldato ed esclamò : - Benedetto figliolo ! Qui c ' è scritta una parola che tutti possono leggere , persino gli analfabeti ; che tutti possono vedere , persino i ciechi , talmente essa è luminosa . Il generale si rivolse a me e mi chiese : - Non è vero , signor tenente ? Siccome non avevo visto niente neppure io , non potevo dire d ' aver visto qualcosa . Un po ' imbarazzato anch ' io , scossi la testa e annuii a metà , come per dire : mi rimetto a lei . Ora il generale si rivolgeva e parlava a tutta la squadra di corvée che si era addossata al parapetto , sull ' attenti . Sembrava un tribuno : - C ' è scritto ... vittoria . Vittoria ! Sì , vittoria . Comprendete voi ? È per la vittoria che noi combattiamo dalle Alpi al mare , dall ' Adriatico al Tirreno , dal Tirreno al ... Vittoria ! Vittoria in nome del Re ... in nome di Sua Maestà il Re . Vittoria in nome ... Il generale tossi leggermente . - In nome ... Siccome la terza invocazione non veniva , egli tossì una seconda volta , una terza . Poi , improvvisamente inspirato , concluse : - Viva il Re ! Nella foga del discorso , il generale aveva elevato la voce . Gli austriaci dovettero sentirlo . Il cannoncino da 37 , sempre invisibile , sparò tre colpi sulla trincea . Per noi , non v ' era alcun pericolo , perché eravamo tutti al sicuro . Nella posizione che noi occupavamo , il cannoncino era per noi inoffensivo . Non v ' erano neppure vedette , in quel punto . Il generale , che pure non poteva avere la stessa nostra certezza , rimase immobile , calmissimo . Senza scomporsi , disse : - Tira sovente ? - Raramente , - risposi , - e per rappresaglia . - Forse ha voluto rispondere ai miei colpi . - È possibile . Il generale aveva restituito il fucile e la baionetta . La corvée si era allontanata . Eravamo rimasti soli . Egli divenne guardingo e riprese la conversazione a voce bassissima . - I suoi soldati hanno tutti il coltello ? - Non tutti , signor generale . C ' è chi l ' ha e chi non l ' ha . - La baionetta non basta . Nel corpo a corpo , specie nei combattimenti notturni , ci vuole il coltello . Un coltello ben affilato , bene affilato , bene , bene ... mi comprende ? - Sì , signor generale - Quanti coltelli vi sono , nella sua compagnia ? Io non ne avevo un ' idea neppure approssimativa . In generale , ogni soldato aveva un coltello o un temperino di sua proprietà . V ' erano anche quelli che non ne possedevano . L ' esperienza mi aveva convinto che , nell ' interesse del servizio , di fronte a domande del genere , è utile rispondere con cifre . Feci un rapido calcolo . Nella compagnia , v ' erano circa duecento soldati , in quel periodo . - Centocinquanta coltelli , - risposi . - A manico fisso ? - No , signor generale . Non ho visto un solo coltello a manico fisso . - Lei non passa molte riviste ai coltelli ? - No , signor generale . Essendo i coltelli di proprietà personale , non lo ritenevo necessario . - D ' ora innanzi , le passi . - Signor sì . - I suoi soldati li adoperano spesso ? - Signor sì . Il generale abbassò ancora la voce , e , fattosi più vicino , mi chiese , quasi all ' orecchio : - Per quale uso ? Con lo stesso tono di voce risposi : - Per tagliare il pane ... Il generale aprì gli occhi , tondi , tondi , tondi . Io non potevo ritornare indietro . - ... la carne ... il formaggio ... Il generale mi divorava con gli occhi . Io continuai : - ... per sbucciare le arance ... - No , no , - disse il generale , con gesto d ' uomo inorridito . - Ma , mi dica , in combattimento ? Io mi concentrai un istante , tanto più che la voce bassissima spingeva alla meditazione . In combattimento ? Io non volevo compromettere quell ' ispezione che , malgrado i numerosi scogli , prometteva di finir bene . Ma , come rispondere ? In combattimento ! Non eravamo riusciti a toccare gli austriaci con i fucili , immaginiamoci con i coltelli ! Anziché rispondere , ripetei , con un fil di voce : - In combattimento ? Il pensiero del generale correva . Egli non s ' accorse che io non avevo risposto alla sua domanda . Continuò : - Va da sé che il fucile con la baionetta innestata deve essere impugnato con tutte e due le mani . Per non essere imbarazzati , bisogna fissare il coltello fra i denti . Ed imitò il gesto , ponendosi , fra i denti , l ' indice della mano . L ' originale posizione in cui si trovava e lo sguardo con cui l ' accompagnava , i peli dei baffi drizzati sulle labbra , mi fecero pensare ad una lontra con un pesce in bocca . Con un cenno della testa , mostrai d ' aver capito . - E il colpo , rapido . Al cuore o alla gola , è indifferente . Purché ci si sbrighi . Io annuii ancora , abbassando la testa . Era evidente che , quanto meno parlavo , tanto meglio le cose sarebbero andate . - È più utile avere un tipo unico di coltello a manico fisso . Ha capito ? - Signor sì . - Ne parli al suo comandante di battaglione . - Signor sì . Il generale mi strinse la mano , con un gesto cabalistico , come se , fra noi due , fosse stato concluso un misterioso patto di guerra . Giorni dopo , egli volle che il comandante di brigata gli presentasse gli ufficiali dei due reggimenti . Al rapporto furono presenti tutti i comandanti di compagnia e gli altri ufficiali , liberi dal servizio . Egli volle conoscerci tutti e profittò dell ' occasione per una conferenza all ' aperto . La riunione aveva luogo nel settore del battaglione di riserva della brigata . L ' ordine del giorno della divisione aveva annunciato il tema della conferenza : " Accordo delle intelligenze " . La giornata era magnifica . L ' Altipiano non ne vide di più luminose . Dopo alcune frasi per salutare gli ufficiali e la brigata , il generale passò al tema . L ' espressione " accordo delle intelligenze " ricorreva frequentemente . Accordo fra l ' intelligenza del capo e quella dei suoi subordinati ; accordo dell ' intelligenza della fanteria con quella dell ' artiglieria ; accordo dell ' intelligenza degli ufficiali e quella dei soldati , ecc . , ecc . Il generale impiegava molte definizioni . Egli le conosceva a memoria . Io risentii , ancora una volta , quella della vittoria con relativa manovra dei nervi . Ma l ' intelligenza costituiva il centro del discorso . Il generale s ' abbandonava all ' improvvisazione : - Un ' intelligenza limpida , solare , come la luce di questa giornata radiosa , in cui gli atomi infiniti danzano in divino accordo , così come io vorrei danzassero gli ufficiali della mia divisione , nei giorni di battaglia . Il discorso , spesso , diveniva rapido . Il generale non aveva appunti scritti e parlava a braccio . - Un ' intelligenza per la quale è sufficiente una minuscola chiave per aprire una grande porta ; una parola per afferrare il significato d ' un ordine , un ' intuizione per comprendere , subito , di primo acchito , un fatto sconosciuto . Per esempio ... Il generale s ' era arrestato . Egli aveva visto uno scavo semicircolare , fresco , che coronava un cocuzzolo , mascherato di frasche , lontano da noi un centinaio di metri , lungo una delle linee di resistenza del settore . - Per esempio ... Che è quello scavo ? È necessario averlo costruito per sapere che cosa sia ? No , o signori , non è necessario . Non occorre chiederlo . Basta vederlo . Si presenta da sé . Si intuisce . Che cos ' è ? È un ' appostazione di mitragliatrice . Il generale si muoveva come un prestidigitatore che , fatta uscire una colomba da una rosa , attenda , dagli spettatori , la maraviglia e gli applausi . L ' aiutante maggiore del 2° battaglione , il professore di greco , era troppo scrupoloso per lasciar passare , senza un ' osservazione , quella ch ' era un ' inesattezza . Il suo battaglione era riserva di brigata ed egli conosceva bene il suo settore . L ' esattezza , innanzi tutto . Egli fece un passo avanti e disse : - Permette , signor generale ? - Dica pure , - rispose il generale . - Per la verità , signor generale , per la verità , non è una appostazione di mitragliatrice . - E che cos ’ è ? - Una latrina da campo . Fu un brutto momento per tutti . Il generale tossì . Anche qualcuno di noi tossì . La conferenza era finita . XXI A novembre , la neve era già alta . Ad ogni nevicata , dovevamo elevare le trincee e spostarne le feritoie , fino al livello della neve . Era arrivato un nuovo comandante d ' armata e si parlava di azioni prossime . Giornalmente , il genio costruiva ponti portatili e scale , e noi ci esercitavamo con essi . I ponti erano fatti con rami intrecciati e avrebbero dovuto servire per passare sui reticolati nemici . Le scale , di legno , lunghe da sei a otto metri , avrebbero dovuto consentire la scalata a quelle trincee nemiche che , nel settore di destra , gli austriaci avevano sulle rocce . Ponti e scale erano gli argomenti e le beffe del giorno e della notte . L ' azione sembrava prossima . La mia compagnia era in linea , all ' estrema destra del settore , in cui era maggiore la distanza fra le nostre trincee e quelle austriache . A destra erano i grandi roccioni , a sinistra la stretta vallata , quasi spoglia d ' alberi . A destra e a sinistra , le due trincee si avvicinavano ; nel mezzo , si allontanavano , fino a distare l ' una dall ' altra da due a trecento metri . In quel tratto , nel mezzo , le trincee austriache erano sul costone e dominavano le nostre , una trentina di metri più basse . Il comando di battaglione mi aveva mandato in linea il soldato Marrasi Giuseppe , punito con quindici giorni di rigore , e assegnato alla mia compagnia . Per sottrarsi alla vita di trincea , egli aveva dato ad intendere di conoscere il tedesco ed era stato mandato , tempo prima , ad una stazione d ' intercettazione telefonica . Scoperto che egli non conosceva la lingua , era stato punito e rimandato al battaglione . Dopo Monte Fior non l ' avevo più visto , per quanto appartenesse alla 9a compagnia . Lo assegnai al 2° plotone ed egli vi prese subito servizio , perché la prigione non si scontava , in trincea , e si faceva solo la ritenuta sul soldo . La notte , durante un ' ispezione in linea , la mia attenzione venne attirata dalla conversazione che si svolgeva nel ricovero del 2° plotone , posto venti o trenta metri dietro le trincee . M ' avvicinai . I soldati fumavano e chiacchieravano sottovoce , attorno alle stufe accese . Il plotone non aveva ufficiale e il sottufficiale che lo comandava , il sergente Cosello , era il solo che non parlasse . Seduto sulle gambe incrociate , fumava una pipa di terracotta , dal cannello smisuratamente lungo . Fumava e ascoltava . - Io sono nato di venerdì , - diceva un soldato , - ed era evidente che non dovevo aver fortuna . Il giorno stesso , mia madre morì . Il giorno in cui mi han chiamato sotto le armi era di venerdì ; venerdì il giorno del mio primo combattimento . Quando sono stato ferito la prima volta , era un venerdì e venerdì quando son stato ferito la seconda volta . Vedrete che mi uccideranno un venerdì . Scommetterei che l ' azione sarà per questo venerdì prossimo . - Io son nato di domenica , - diceva un altro , - e non ho avuto più fortuna di te . Mia madre è morta sei mesi dopo , il che non costituisce una grande differenza . Mio padre si è dovuto sposare , per allevarmi , perché , con la sua giornata , non poteva pagarmi una balia . Mia matrigna mi batteva come un materasso . È il mio primo ricordo d ' infanzia . La vita che io ho fatto non l ' augurerei a un cane . Poi , è venuta la guerra . Quando la granata mi è scoppiata fra le gambe , vi ricordate , chi c ' era ? - Io c ' ero . - Era di domenica . Ti regalo volentieri il mio giorno di festa . - E tu , quando sei nato , Marrasi ? Marrasi non rispose . - Se esiste , nella settimana , un giorno che porta fortuna , certamente tu sei nato in quel giorno . Di ' la verità : a quanti combattimenti hai preso parte ? Con un pretesto o con un altro , li hai evitati tutti . Questa è fortuna . Marrasi si difese attaccando . - Chi mi dà mezzo sigaro ? - chiese . - Ja , mezzo sigaro ? - Ja , ja ! - Kamarad , mezzo sigaro ! Si scherzava sul suo tedesco e non gli si dette il sigaro . - E quella fucilata alla mano ? Che fucilata intelligente ! - Come hai fatto a spararla ? - Ma quando fosti fatto prigioniero , francamente , poca fortuna ! Quella volta , non avesti fortuna ! Tutti i compagni ridevano . Il sergente , impassibile , fumava la pipa . Io mi dimenticai di Marrasi . Il giorno dopo , ero nel mio baracchino e facevo dei disegni richiestimi dal comando di battaglione . Potevano essere le due del pomeriggio . Dalla trincea della compagnia , partì un grido d ' allarmi , seguito da colpi di fucile . Immediatamente , tutta la linea aprì il fuoco . In quattro salti fui in trincea . I soldati correvano alle feritoie . In mezzo alla piccola vallata , oltre la linea dei nostri reticolati , il soldato Marrasi , le gambe affondate nella neve , le mani in alto , senza fucile , stentatamente avanzava verso le trincee nemiche . Sul frastuono dei colpi , si levava la voce da baritono del sergente Cosello : - Sparate sul disertore ! La trincea nemica taceva . Dovetti correre al telefono in trincea . Il comandante di battaglione mi chiamava per avere la spiegazione di quanto accadeva . Egli parlava eccitato : - Che c ' è ? che c ' è ? Debbo mandare rincalzi ? Io lo rassicurai : - Ma no . Un soldato sta passando al nemico , solo , senza armi , e la compagnia tira su di lui . Gli austriaci , per non spaventarlo , non sparano . - Un disonore simile sul battaglione ! - Lo so , lo so ; non lo stia a raccontare a me . Che ci posso fare ? - Me lo rimandi indietro , vivo o morto ! - Eh , vivo , sarà difficile . Sparano tutti su di lui . - Tanto meglio . Meglio morto . Me lo mandi morto . - Sta bene . Posso andare ? - Sì , vada pure e mi dia le novità al più presto . Io ritornai alla feritoia . Al fuoco della compagnia s ' era aggiunto quello delle due mitragliatrici del battaglione . Marrasi continuava ad avanzare , ma con molta difficoltà . Superata la vallata , il terreno era ripido e la neve sempre alta . Io mi stupivo ch ' egli non fosse ancora caduto , quando m ' accorsi che , dietro di lui , ad una cinquantina di metri , anch ' egli sprofondato nella neve , camminava il sergente Cosello . Impugnava il fucile con le due mani e , ad ogni passo , tirava un colpo su Marrasi . Ma questi non cadeva . Con tutta la mia voce , ordinai al sergente di rientrare in trincea . Il sergente si fermò . Era in piedi , in mezzo alla vallata . Io temevo che gli austriaci tirassero su di lui e ripetei l ' ordine . Gli austriaci non sparavano . Egli si voltò e mi gridò : - Signor sì ! Aveva le gambe sepolte nella neve . Da fermo , puntò lungamente e sparò tutto il caricatore sul disertore . Questi cadde e si rovesciò sulla neve . Io lo credetti colpito . Ma , dopo qualche istante , si rialzò e riprese ad avanzare . Tutta la linea continuava a sparare su di lui . Marrasi camminava . Anche il sergente , ch ' era un tiratore scelto , l ' aveva sbagliato . Ho sempre notato che , nei momenti d ' eccitazione , i soldati guardano e sparano ad occhi aperti , senza puntare . Il sergente rientrò . Venne da me , coperto di sudore . Parlava a fatica : - Che vergogna ! Che disonore ! - diceva ansante . - Il 2 plotone è disonorato . Il 2° plotone era disonorato . La compagnia era disonorata . Il battaglione era disonorato . Fra poco , si sarebbero considerati disonorati il reggimento , la brigata , la divisione , il corpo d ' armata e , con ogni probabilità , tutta l ' armata . Marrasi continuava ad avanzare . Il piantone al telefono venne di corsa per dirmi che il comandante di battaglione mi chiamava nuovamente , perché il comandante del reggimento voleva essere messo al corrente . - Rispondi che sono in trincea e non mi posso allontanare . Che verrò tra poco . Il piantone disparve . Marrasi s ' allontanava sempre più da noi . Gli austriaci avevano due sbarramenti di reticolati di fronte alle loro trincee . Egli era arrivato al primo . La neve lo copriva pressoché intieramente , ma l ' ostacolo era egualmente insormontabile . S ' aggrappò ai fili , li scosse , tentò scavalcarli , ma inutilmente . Capì che non sarebbe potuto passare . Scoraggiato , si fermò un istante e si strinse la testa fra le mani . Sembrava gli mancasse ormai la forza di continuare . Fece qualche passo attorno allo stesso punto , disperato . Così , egli girava attorno a se stesso , sperduto , ma invulnerabile , sotto il tiro dei nostri . Marrasi si riprese . Risolutamente , camminò verso un albero che era a pochi metri da lui . Questo era lungo la linea dei reticolati , al di fuori , verso di noi , e gli austriaci vi avevano appoggiato un cavallo di frisia , dall ' altra parte . Marrasi si slacciò il cinturone che aveva ancora alla cintola , con le due giberne . Agilmente , si arrampicò al tronco . Non era più impacciato . Era già a qualche metro da terra . Dall ' alto , spiccò un salto e si sprofondò nella neve , al di là dei reticolati . Il primo sbarramento era passato . I nostri sparavano sempre . Gli austriaci tacevano . Il piantone al telefono venne un ' altra volta . Il comandante del battaglione , assillato di richieste dal comandante del reggimento , il quale , a sua volta , era assediato in permanenza dal comandante di brigata , mi chiedeva insistentemente all ' apparecchio . Lo rinviai , urlando : - Tira una fucilata sul filo telefonico e , dopo , va ' dal comandante del battaglione e informalo che la linea è interrotta . - Signor sì . - Hai capito bene ? - Signor sì . Fra le tante fucilate e i tiri delle mitragliatrici , Marrasi riprese ad avanzare . L ' ultimo tratto , il più ripido , era il più faticoso . La trincea nemica era a pochi metri . Da una grande feritoia , una mano gli faceva segni di richiamo . Egli si diresse alla feritoia . I nostri tiratori scelti di bombe " Benaglia " a fucile , sembravano averlo sotto il loro tiro . Lo scoppio d ' una bomba lo investì ed egli cadde . Ma si rialzò , subito dopo . Nel settore , il fuoco era diventato generale . Dalla compagnia , si era propagato a tutto il battaglione , ai battaglioni laterali , oltre Monte Interrotto , fino alla Val d ' Assa . Tutti sparavano : i nostri e gli austriaci . Sembrava che tutto il corpo d ' armata fosse impegnato in combattimento . Solo le trincee del costone tacevano sempre . Marrasi era sotto l ' altro sbarramento di reticolati , a non più di due metri dalla trincea austriaca . Dalla grande feritoia , qualcuno doveva parlargli in italiano , perché mi parve che una conversazione si svolgesse fra lui e la trincea . Egli cadde , mentre toccava il reticolato . Rimase immobile , le gambe affondate nella neve , il busto piegato , le braccia e le mani tese . Sul bersaglio ormai inanimato , il fuoco di tutta la nostra trincea infuriava come prima . Ci volle del tempo , prima che riuscissi a far cessare il fuoco nel nostro settore . E quando cessò , continuò ancora , a lungo , nei settori laterali . Il telefono era interrotto e comunicai per iscritto le novità al comando di battaglione . Dovetti resistere , fino a sera , agli ordini del comandante del reggimento che esigeva facessi uscire una pattuglia , comandata da un ufficiale , per ritirare il cadavere e lavare , così , l ' onta del reggimento . Il colonnello finì col venire in linea per accertarsi personalmente dell ' esecuzione dell ' ordine . Ma la situazione non mutava per questo . Il cadavere era sempre là , a trecento metri da noi , a due dal nemico . Ed era giorno . Il colonnello insisteva ed io , visto vano ogni altro argomento , trovai un rifugio letterario . Fresco delle letture d ' Ariosto , citai , con tutta serenità , l ' episodio di Cloridano e Medoro : Che sarebbe pensier non troppo accorto Perder dei vivi per salvar un morto . Il colonnello mi rispose , secco , infliggendomi gli arresti . Ma la pattuglia non uscì . Calata la sera , al primo razzo che tirammo , ci accorgemmo che il corpo di Marrasi era scomparso . L ' azione delle scale e dei ponti fu rinviata . XXII Con il sopravvenire dell ' inverno , avevamo iniziato i turni delle licenze . Quindici giorni da passare nelle nostre famiglie ci sembravano una felicità senza eguale . Avellini ed io eravamo fra i più anziani del battaglione e saremmo dovuti partire con i turni dei primi ufficiali , Ma l ' azione delle scale e dei ponti , sospesa più volte , era ancora in preparazione , e il colonnello ci tratteneva al reggimento . Io inoltre dovevo far coincidere la mia licenza con quella di mio fratello , soldato in un reggimento di fanteria della Carnia , poiché avevamo ottenuto di poter partire insieme . Ma , a così grandi distanze , era difficile mettersi d ' accordo . Per Natale , eravamo ancora in trincea . Gli austriaci , normalmente , rispettavano le ricorrenze delle feste religiose . Per le grandi solennità , essi non sparavano in trincea e anche la loro artiglieria taceva . Ma , questa volta , i nostri posti d ' ascoltazione erano riusciti ad intercettare un fonogramma nemico , in cui si parlava di una mina che avrebbe dovuto brillare per Natale , a mezzanotte . Quella mina noi la ritenevamo scavata nella roccia , sotto le nostre trincee , all ' estrema destra del settore . I nostri apparecchi avevano percepito il rumore delle perforatrici , fin dall ' ottobre , e i comandi erano costantemente preoccupati . Se le nostre posizioni fossero saltate in quel punto , gli austriaci , sfruttando la sorpresa , avrebbero interrotto , con le linee , le nostre comunicazioni e occupato il punto dominante la vallata che congiungeva le due divisioni . Il fianco destro della nostra brigata sarebbe stato , per giunta , completamente scoperto . Il nostro battaglione conosceva , più che gli altri , quelle posizioni , e il comando del reggimento ordinò che due compagnie , la 9a di Avellini e la 10a , la mia , rimanessero in linea , la notte di Natale . Il reggimento riceveva il cambio , proprio quella notte , e le nostre due compagnie avrebbero dovuto assicurare la continuità del servizio in quel punto più delicato , in cui i nuovi reparti si sarebbero trovati impreparati . Il reggimento scese a riposo , a Campomulo , dopo l ' imbrunire . La 9a occupò il settore della mina , e la mia compagnia fu posta di rincalzo , nelle immediate adiacenze , per essere pronta a contrattaccare dopo lo scoppio . Solamente noi ufficiali eravamo a conoscenza di quanto sarebbe avvenuto . I soldati rimpiangevano solo di essere dovuti rimanere in linea mentre il resto del reggimento passava il Natale a riposo . Una larga distribuzione di cioccolato e di cognac aveva suscitato qualche sospetto , che fu dissipato dalla considerazione che fosse un compenso dovuto all ' eccezionale servizio . Prima di portarsi sulla mina , Avellini mi consegnò un pacchetto di lettere , sigillato . L ' eleganza del pacchetto e un tenue profumo che ne sprigionava rivelavano chiaramente la loro provenienza . Io non sapevo niente di preciso , ma non ignoravo che Avellini era innamorato di una signorina . Quelle dovevano essere le lettere che ne aveva ricevuto . Con un sorriso che voleva coprire il lieto segreto , mi disse : - Non si tratta di una questione importante , anzi , non è una questione di servizio . Ma se , stanotte , rimango sepolto dalla mina , tu farai giungere questo pacchetto alla persona di cui troverai l ' indirizzo , levando la prima busta sigillata . Io non volevo rivolgergli delle domande . Non volevo apparire indiscreto , ma soprattutto temevo di vedere , con una risposta precisa , distrutta una speranza ch ' io alimentavo in mezzo a molte preoccupazioni e dubbi . Che la signorina di cui ero incaricato di custodire le lettere non fosse la stessa alla quale io pensavo da tanto tempo ? Noi l ' avevamo conosciuta assieme , con Avellini , nel mese di settembre , a Marostica , vicino a Bassano . Eravamo stati mandati in quella cittadina per un incarico di servizio mentre il reggimento era a riposo attorno a Gallio . Le eravamo stati presentati da un ufficiale amico , nella sua famiglia , e io ne ero rimasto vivamente colpito . Speravo di aver suscitato in lei lo stesso interesse . Mi sembrava anzi d ' esserne sicuro . Ma Avellini l ' aveva potuta rivedere da sola . Poiché il mio pensiero correva spesso a quella casa , il dubbio che Avellini fosse il preferito mi perseguitava . Avevo più volte deciso di parlargliene , ma non avevo osato . La sera , mentre Avellini mi lasciava con il pacchetto nelle mani e si allontanava per salire in linea , non seppi resistere . Gli chiesi : - È bionda ? Egli mi accennò di sì . - È bella ? Mi rispose , socchiudendo gli occhi , felice : - Bellissima . Non ardii chiedere di più . Ma , pensavo , perché doveva essere proprio lei ? Non era possibile si trattasse di un ' altra donna ? Certo , era possibile . Avellini aveva ragione di considerarsi in pericolo e di prevedere che quella notte potesse essere l ' ultima della sua vita . Ma non aveva pensato che anch ' io avrei potuto correre seri rischi . In guerra , chi è un metro avanti considera gli altri al sicuro . Neppure io vi avevo pensato , ma quando rimasi solo , compresi che il pacchetto delle lettere non era molto più sicuro nelle mie mani . Dopo lo scoppio della mina , io avrei dovuto contrattaccare , e chi sa che cosa avrei trovato . Decisi di mettere in salvo il pacchetto . Dietro di me , a un centinaio di metri , a sbarramento della valle , v ' era una linea di due ridotte , con un fortino occupato da una batteria da montagna . Io ero buon amico del suo comandante , un capitano d ' artiglieria , che conoscevo fin dal suo arrivo . Con lui ero stato continuamente in rapporto , per disegni , rilievi topografici , per i lavori al fortino . Quella notte stessa , dovevo essere continuamente collegato con lui , perché l ' azione dei suoi pezzi , dopo lo scoppio della mina , si sarebbe coordinata con l ' attacco della mia compagnia . La notte era caduta da poco . La mina non sarebbe scoppiata che a notte inoltrata : a mezzanotte , diceva l ' intercettazione . Trovai il capitano solo , nella piccola sala di mensa , che la batteria aveva costruito dietro il fortino . Gli ufficiali di una batteria in posizione , in montagna , avevano le stesse comodità che , in fanteria , può avere un comando di reggimento in linea . Le pareti di legno erano verniciate e abbellite da illustrazioni di guerra . Il capitano era seduto , alla tavola non ancora sparecchiata . Gli ufficiali avevano finito di pranzare e ripresero i posti di servizio . Il capitano aveva , a portata di mano , il telefono e due bottiglie : una di cognac , e una di benedettino . Egli beveva e fumava . - Debbono essere bosniaci mussulmani , - mi disse , appena mi vide . - Immaginare di far brillare la mina la notte di Natale ! È un bel presepio che ci preparano . Ma io ho i pezzi puntati in tal modo che , se son maomettani , comunicheranno stanotte stessa col Profeta . - Spero bene , - dissi , - che lei non ci scambi per bosniaci , e non ci tiri alle spalle . Badi che , pochi secondi dopo l ' esplosione , noi saremo già partiti all ' assalto e avremo occupato le posizioni su cui lei ha i cannoni puntati . - E per chi ci ha preso ? Noi non siamo artiglieria d ' assedio per permetterci scherzi del genere . Ho disposto un servizio di illuminazione a razzi e , dall ' osservatorio , distinguerò i minimi dettagli . La conversazione si aggirò sull ' artiglieria da montagna in contrapposizione all ' artiglieria da campagna e dei medi e grossi calibri , particolarmente disposti a sbagliare bersaglio e a tirare sui nostri . Il capitano fece preparare il caffè , che era una specialità della batteria . La specialità consisteva in tre bicchieri di cognac finissimo e che si bevevano così : uno , prima del caffè , uno nel caffè e uno dopo il caffè . Per le precedenti mie visite , egli sapeva che non bevevo liquori e scherzava su quella mia astensione da arteriosclerotico . Io mostrai il pacchetto sigillato . - Se dovesse accadermi qualcosa , stanotte , la prego di consegnare questo pacchetto al tenente Avellini , della 9a compagnia . Se egli non fosse più fortunato di me , lei troverà , nella busta interna , l ' indirizzo della persona cui deve essere spedito il pacchetto . Il capitano aveva già bevuto la prima parte del suo caffè speciale . - Lettere d ' amore ? - mi chiese . Io evitai la risposta ed egli si mise a ridere fragorosamente . - Che c ' è da ridere ? - Lei ha ragione . Non c ' è proprio niente da ridere . C ' è da piangere . Egli rideva sempre . - Crede alla donna , lei ? - mi domandò . - E perché , lei non ci crede ? - Io ? Io ! Io ! Prese la bottiglia di cognac , ne bevve un altro bicchierino e disse : - Ecco , a che cosa io credo . - Ciò non impedisce che possa credere , occorrendo , anche alla donna . - Io ho trentacinque anni , - egli disse , - e sono sposato da sei . Ho dell ' esperienza un po ' più di lei . - In materia , l ' esperienza non serve a gran che . - L ' esperienza serve a valutare la vita per quello che è e non per quello che si vorrebbe che fosse . Lei , in confronto a me , è un ragazzo . Quando si ha una donna , lontana mille chilometri , la sola cosa utile a farsi è quella di dimenticarla . Poche illusioni ! Non resta altro da fare . E , per dimenticare , non c ' è che questo . Ora , bevevamo il caffè . - Perché , se non si dimenticasse , non ci rimarrebbe altro che spararsi un colpo di pistola . Il capitano parlava con il tono più allegro . Il liquore , certo , lo eccitava , ma lo eccitavano anche le stesse sue parole . Parlava rapidamente , come se da lungo tempo aspettasse un ' occasione per abbandonarsi a delle confidenze , e ripeteva più volte la stessa frase . Dal portafoglio , tolse una fotografia . - Ecco , guardi . È bella . Bella come può essere una donna bella . Eppure non vale una bottiglia di cognac . Io presi la fotografia tra le mani , ma mi mancò il tempo di guardarla . Egli me la strappò con violenza , s ' alzò in piedi e la gettò nella grande stufa accesa . Io ero imbarazzato e non sapevo che dire . Rapidamente , egli si calmò e prese il mio pacchetto . - Stia tranquillo , - mi disse , - Lei può contare su di me . Cambiò discorso e mi parlò di servizio , bevendo . Ci levammo per uscire . Io ero già alla porta . Egli mi trattenne per il braccio e mi chiese : - Lei non crederà che io sia geloso ? - Ma manco per sogno ! - risposi . Assieme , visitammo le appostazioni più avanzate . Gli artiglieri erano ai pezzi , con i loro ufficiali . Tutto vi era in ordine . Rientrai alla mia compagnia . Nei ricoveri , i soldati bevevano e fumavano . Mi sedetti con loro e aspettai la mezzanotte . Un quarto d ' ora prima , feci disporre i soldati per squadre , pronti ad uscire dai ricoveri e correre ai camminamenti . Man mano che la mezzanotte si avvicinava , i soldati capivano che qualche avvenimento insolito stava per accadere e s ' interrogavano l ' un l ' altro , con lo sguardo . Io dissi che si temeva una sorpresa e bisognava tenersi pronti per il contrattacco . Ma , quanto più s ' avvicinava l ' ora attesa e temuta , tanto più il mio pensiero si allontanava dalla mia compagnia , dalla mina , da tutti quei luoghi . Mi dicevo : " Dev ' essere lei . Non può essere che lei " . E , ogni volta , il dubbio ritornava e trovavo tante considerazioni a mio conforto . " Non dev ' essere lei . Non può essere lei " . E la rivedevo , così come l ' avevo vista la prima volta , alla finestra di casa sua , affacciata sulla strada , mentre io entravo nel portone , i capelli biondi rovesciati sulla fronte , ma non tanto da ricoprire gli occhi sorridenti . Quando guardai l ' orologio , mezzanotte era passata . La mina non scoppiava . Mandai da Avellini , per aver notizie . Egli mi rispose che non aveva notato niente d ' insolito e che , nella trincea nemica , la vigilanza era come le altre notti . Aspettammo , ma meno preoccupati , fino all ' alba . Che i posti d ' intercettazione si fossero sbagliati ? Che gli austriaci ci avessero giuocato una beffa ? La mattina , le due compagnie ricevettero il cambio , e raggiungemmo il reggimento a Campomulo . Ritirato il pacchetto , lo avevo riconsegnato ad Avellini . Il giorno stesso , il colonnello c ' invitò a pranzo e ci comunicò che potevamo partire in licenza il giorno dopo . Mentre prendevamo il caffè , ci chiese : - Mi dicano la verità , sinceramente . In tutta la guerra , hanno passato un momento più drammatico di quei pochi minuti prima di mezzanotte ? Avellini si affrettò a rispondere : - Io mi tenevo pronto , naturalmente ; ma pensavo ad altro . E guardò me , sorridendo , come se io solo potessi capirlo . XXIII Avellini ed io partimmo insieme in licenza . Facemmo un piccolo percorso insieme , perché egli aveva la sua famiglia in Piemonte ed io in Sardegna . Mio fratello aveva avuto , all ' ultimo momento , non so più quali impedimenti di servizio e fu obbligato a ritardare la partenza . Io arrivai solo , a casa . Trovai il babbo molto invecchiato . Lo avevo sempre creduto un uomo forte . Mi accorsi subito che non era più lo stesso . Egli era depresso e non nascondeva il suo scoraggiamento . Noi eravamo i soli figli e tutti e due in fanteria . Non si faceva più illusioni . Non sperava che noi potessimo rientrare sani e salvi dalla guerra . Aveva trascurato i suoi affari . Rividi la vecchia e grande casa di campagna , un tempo tanto piena di vita , quasi deserta . La mamma mi parve più coraggiosa . Io le avevo mandato spesso delle lettere , impostate nelle città delle retrovie , che le facevano credere che io fossi al sicuro . Ma i soldati feriti del mio reggimento raccontavano di combattimenti che avevamo fatto assieme , distruggendo , così , in gran parte , i risultati dei miei espedienti . Non pertanto , sembrava piena di fiducia ed era lei che animava anche il babbo . Io parlai della guerra con molte precauzioni . Riuscii subito a dare della vita di prima linea un ' idea accettabile , senza incubi . I genitori avevano creduto che noi fossimo , in permanenza , impegnati in combattimenti furiosi . Essi non avevano mai supposto che noi potessimo vivere dei mesi senza combattere e senza neppure vedere gli austriaci . Non avevano un ' idea geografica del fronte , e , malgrado sulle carte apparisse che il fronte era di centinaia di chilometri , pensavano che il combattimento in un settore travolgesse o avesse spettatori anche gli altri settori . La guerra , così come io la descrivevo , non aveva un aspetto insopportabile . Avevo a mio sostegno anche l ' argomento che gli ufficiali non corrono gli stessi rischi dei soldati e che mio fratello era in una parte tranquilla del fronte . Ma , ogni volta che mio padre si trovava solo con me , mi diceva , senza perifrasi , la sua opinione : - Io non vedrò la fine di questa guerra . E ho paura che non la vedrete neppure voi . Una sera pranzava con noi un nostro parente , soldato di fanteria in licenza dopo una ferita . Avevamo finito di pranzare e prendevamo il caffè . Il babbo gli chiese , più per tener su la conversazione che per avere un parere : - Secondo te , Antonio , finirà presto la guerra ? Io , fino ad allora , avevo evitato si parlasse di guerra . Antonio rispose con sicurezza : - Non finirà mai . La guerra è un macello permanente . La mamma non aveva capito e chiese : - Che cos ' è ? - Un macello permanente , - Anche per gli ufficiali . ? - Anche per loro . Quando Antonio andò via , io non durai fatica a dimostrare che era un pusillanime . La mamma era sempre attorno a me ed io uscivo raramente di casa , tanto in lei era grande il desiderio di essermi vicina . Si comportava con me , come se io fossi un bambino : a tal punto che la sera , quando andavo a dormire , voleva aiutarmi a spogliarmi e ritornava più volte per baciarmi , prima che lei si ritirasse nella sua camera . La mattina era sempre lei , e solo lei , che mi portava il caffè , a letto . Ed esigeva che lo prendessi a letto , perché così profittava per starmi vicina e parlarmi , lungamente , di tutto . Quella volta , i miei genitori non ebbero fortuna con la mia licenza . Ero in casa da appena quattro giorni e un telegramma del comandante del reggimento mi richiamava in linea per urgenti ed impreviste necessità di servizio . Io pensai : questa è la volta che attacchiamo con i ponti e con le scale . Ma trovai il pretesto dovesse trattarsi di acquisti di finimenti per il carreggio , in cui , al reggimento , mi si attribuiva una competenza superiore a quella che io non avessi . Il babbo si fece muto e non parlò più fino all ' ora della mia partenza . La mamma , anche stavolta , si mostrò tanto calma e coraggiosa e io ne fui felice . Il babbo voleva accompagnarmi per un lungo tratto . Io mi accomiatai solo dalla mamma , che rimase in casa . Il distacco fu semplice . La mamma mi carezzò e mi baciò infinite volte , senza versare una lacrima , e , qualche istante , persino sorridente . Mostrava una così grande fiducia che io stesso ne ero stupito . Mai avrei supposto in lei tanta forza d ' animo . Il babbo , muto , andava su e giù , senza guardarci . Avevamo fatto una cinquantina di metri fuori di casa . Il babbo mi teneva sotto braccio . Io scherzavo sulla sua scarsa conoscenza dei regolamenti militari e gli dicevo che egli mi provocava alla indisciplina , perché un militare non può andare a braccetto , neppure con suo padre , in pubblico . Mi accorsi che avevo dimenticato in casa il frustino . Lasciai il babbo e , a grandi passi , rifeci la strada . La porta di casa era ancora aperta . Entrai e gridai : - Mamma , ho dimenticato il frustino . Al centro della sala , accanto ad una sedia rovesciata , la mamma era accasciata sul pavimento , in singhiozzi . Io la raccolsi , l ' aiutai a sollevarsi . Ma non si reggeva più da sola , tanto , in pochi istanti , si era disfatta . Tentai di dirle parole di conforto , ma si struggeva in lacrime . Dovevano essere passati parecchi minuti , poiché sentii la voce del babbo gridare impaziente : - Ebbene , codesto frustino ? Finirai per perdere il treno . Mi svincolai dalla mamma e ridiscesi di corsa . Sempre viaggiando , in tre giorni , raggiunsi l ' Altipiano . Anche Avellini era stato richiamato ed era giunto prima di me . Era proprio l ' azione dei ponti e delle scale che si preparava . Il reggimento era ritornato in linea . Per non farmi perdere tempo , l ' ufficiale delle salmerie mi dette un mulo e , in poche ore , fui in trincea . L ' artiglieria tuonava su tutto il settore . Quando arrivai in linea , erano le due o le tre del pomeriggio . Il mio battaglione occupava le stesse posizioni del turno precedente . Poche vedette stavano alle feritoie , sui palchi eretti , in alto . In quei giorni , era caduta ancora della neve e le trincee erano state elevate al suo livello . Le vedette si muovevano sui palchi , come dei muratori in una casa in costruzione . I grossi tronchi che reggevano la sovrastante impalcatura di legno davano alle trincee l ' aspetto d ' un cantiere . Gli altri soldati erano scaglionati lungo le trincee e i camminamenti , in attesa . A causa del continuo movimento , la neve si era sciolta nel fondo delle trincee e dei camminamenti , e si era formato uno strato di fango , in cui i soldati affondavano con le gambe . Essi avevano un aspetto rassegnato . Tutti bevevano . Le borracce di cognac non stavano mai ferme . Al mio primo apparire , sentii un odore cavernoso di fango e di cognac . E i " labyrinthes fangeux " di Baudelaire , in Le vin des chiffonniers mi vennero alla mente . Il sole era assente e il cielo sembrava attendesse ancora della neve . Il tenente più anziano che , in mia assenza , comandava la compagnia mi venne incontro e mi dette le novità . Tutti i soldati erano presenti in trincea , anche quelli che avevano la febbre . Mi disse : - Potevi startene a casa e finire la licenza in pace . Tanto , qui , oggi , non avanzeremo d ' un metro . A me , la neve arriva al collo . Per giungere alle trincee nemiche , mi occorrerebbe un ascensore . Egli era piccolo di statura . Ma io , ch ' ero molto più alto , non mi sarei trovato in migliori condizioni . Un assalto , su quel terreno , mi sembrava una delle cose più straordinarie della guerra . Cercai il comandante del battaglione , e lo trovai , come gli altri , nel fango . Anch ' egli beveva . Io non lo conoscevo , perché era arrivato nei giorni in cui ero in licenza . Era un maggiore , sulla cinquantina , che veniva dalla Libia . Io ero fra i pochi veterani del reggimento ed egli mi accolse cordialmente come un pari grado . Mi disse che , improvvisamente trasferito dall ' Africa all ' Altipiano , non aveva la più lontana idea della nostra guerra di trincea . - Stia tranquillo , - gli dissi , - perché noi ne sappiamo quanto lei . - Crede lei , - mi chiese , - che riusciremo a prendere le posizioni nemiche ? - Se gli austriaci se ne vanno , - risposi , - è probabile che , in un paio d ' ore , dopo aver praticato dei passaggi nella neve , arriveremo alle trincee nemiche , anche se congelati . Ma , se gli austriaci non se ne vanno , mi pare estremamente difficile . - E se ne andranno ? - E perché se ne dovrebbero andare ? - E i ponti e le scale ? Con un tempo come questo , ci saranno utilissimi . Stanotte , li bruceremo per riscaldarci , altrimenti morremo tutti assiderati . Il maggiore non aveva voglia di scherzare . Era compreso delle difficoltà che avrebbe incontrate il battaglione nell ' assalto . Era preoccupato e nervoso . Trovava , per giunta , il nostro cognac ripugnante . L ' ordine dell ' assalto non arrivava ancora . Contrariamente al passato , l ' ora non era stata fissata . Il comandante di divisione s ' era riservato di comunicarla all ' ultimo momento . L ' accordo delle intelligenze . Un portaordini del comando del reggimento chiamò il maggiore dal colonnello . Il maggiore si fece pallido e mi disse : - Ci siamo ! E s ' incamminò , sostenendosi al bastone di montagna , lentamente , le gambe nel fango . Rimase assente una mezz ' ora . Quando ritornò aveva il volto illuminato di gioia . Io lo rividi a distanza e non capii la ragione di tale mutamento . Camminando in mezzo ai soldati , che gli cedevano il passo , esclamava : - Non se ne fa più niente ! non se ne fa più niente ! Avvicinandosi a me , gridò : - L ' azione è sospesa ! - Come , sospesa ? - Sì , sospesa . Il signor generale comandante la divisione ha fatto comunicare che l ' azione è sospesa . Pare che fosse un ' azione dimostrativa . Il signor generale si congratula con gli ufficiali e con la truppa per il bel contegno della giornata . L ' artiglieria tuonava ancora . Forse , il generale s ' era dimenticato di comunicarle che l ' azione era sospesa . I reparti furono fatti rientrare nei ricoveri . Bevevano prima e bevevano dopo . Tristezza e gioia sono emozioni della stessa natura . La sera , il maggiore volle che pranzassi con lui , al comando del battaglione , e , al caffè , mi fece le sue confidenze : - Ho fatto tutta la guerra libica e ho preso parte a molti combattimenti . Sono stato decorato al valore , come vede , e credo di non aver paura . Io credo di non aver più paura d ' un altro . Sono ufficiale di carriera ed è probabile che anch ' io avanzi ancora di grado . Ma le assicuro che le più belle soddisfazioni della mia carriera sono come questa d ' oggi . Noi siamo professionisti della guerra e non ci possiamo lamentare se siamo obbligati a farla . Ma , quando siamo pronti per un combattimento , e , all ' ultimo momento , arriva l ' ordine di sospenderlo , glielo dico io , mi creda , si può essere coraggiosi finché si vuole , ma fa piacere . Sono questi , lealmente , i più bei momenti della guerra . La notte scendeva glaciale . I soldati erano intirizziti e mancava la legna per le stufe . Dopo un rapido scambio di idee tra ufficiali , decidemmo di bruciare buona parte dei ponti e delle scale . XXIV Il reggimento era a riposo , attorno al villaggio di Ronchi . Il comando era più in alto , a Campanella , vicino mezzo chilometro . I tre battaglioni erano accantonati nelle poche case ancora intatte e nei baraccamenti . I soldati erano stanchi . Questi riposi di pochi giorni , sotto il tiro delle artiglierie nemiche , dopo turni di un mese di trincea , li avevano depressi . Ma v ' era la speranza d ' un lungo riposo . Ci avevano detto che , questa volta , saremmo scesi nella pianura veneta per finirvi l ' inverno . La distribuzione di oggetti di corredo nuovi sembrò ne fosse la più certa conferma e rianimò anche i più scontenti . Ancora un avvenimento nelle gerarchie militari : io ero stato promosso capitano . Con il nostro comandante di battaglione , maggiore Frangipane , era arrivato dall ' Africa anche il maggiore Melchiorri , che prese il comando del 2° battaglione . Noi ufficiali del battaglione lo invitammo a pranzo , alla nostra mensa . Era tradizione , fra i battaglioni , invitare a mensa gli ufficiali nuovi arrivati , per conoscerci reciprocamente . Il maggiore gradì e accettò l ' invito . Ma quello non era un giorno fatto per i convenevoli . Il reggimento ricevette l ' ordine di tenersi pronto per risalire in trincea il giorno dopo . Non eravamo che da tre giorni a riposo . Ne fummo tutti sconcertati . Addio sogni di riposo in pianura ! Il maggiore Melchiorri volle egualmente venire da noi . I soldati avevano già da tempo consumato il rancio ed erano nei loro accantonamenti , quando noi ci riunimmo alla mensa . Durante il pranzo , la conversazione si svolse principalmente sulla guerra coloniale e sulla grande guerra . Alla fine parlavano solo i due maggiori e noi ascoltavamo . Il maggiore Frangipane era stato tre anni in Libia , il maggiore Melchiorri quattro o cinque anni in Eritrea . Nessuno di noi era stato in colonia . All ' infuori di Avellini d ' altronde , noi eravamo tutti ufficiali di complemento . Io sedevo a fianco del maggiore Melchiorri . - La guerra europea , - egli diceva , - si vincerà solo quando le nostre truppe saranno organizzate con lo stesso metodo disciplinare con cui noi , in colonia , abbiamo organizzato gli ascari . L ' ubbidienza deve essere cieca , come giustamente imponeva il regolamento del glorioso esercito piemontese , che Roma ha voluto abolire . La massa deve ubbidire ad occhi chiusi e ritenersi onorata di servire la patria sui campi di battaglia . - I nostri soldati , - diceva il nostro maggiore , - sono tutti dei cittadini come me e come te ; gli ascari sono dei mercenari stranieri . Questa differenza mi pare essenziale . - Non vi sono grandi differenze . Le differenze esistono solo nella vita civile . Una volta che si è indossata l ' uniforme , il cittadino cessa di essere tale e perde i suoi diritti politici . Egli non è che un soldato e non ha altro che doveri militari . La superiorità dell ' esercito tedesco consiste nel fatto che , in esso , il soldato si avvicina di più a quel tipo ideale di soldato che è l ' ascaro . Gli ufficiali tedeschi comandano . - Che cosa intendi tu per comandare ? Io ho abbastanza esperienza e me ne son fatto un ' idea chiara . Quando io , in guerra , ricevo un ordine , sono assalito dalla preoccupazione che possa essere un ordine sbagliato . Ne ho viste tante ! E ne ho sentite tante da quando sono qui ! E quando io stesso do un ordine , rifletto a lungo , nel timore di sbagliarmi . Comandare significa saper comandare . Evitare cioè un cumulo di errori per cui si sacrificano inutilmente e si demoralizzano i nostri soldati . - I comandanti non si sbagliano mai e non commettono errori . Comandare significa il diritto che ha il superiore gerarchico di dare un ordine . Non vi sono ordini buoni e ordini cattivi , ordini giusti e ordini ingiusti . L ' ordine è sempre lo stesso . È il diritto assoluto all ' altrui ubbidienza . - Così tu , caro collega , puoi comandare un bel manico di scopa , posto che tu l ' abbia fra le mani . Ma non comanderai mai reparti italiani , francesi , belgi o inglesi . - È che voi avete introdotto la filosofia nell ' esercito . Ecco la ragione della nostra decadenza . Mentre la conversazione procedeva sostenuta da numerose bottiglie , di fuori si levò un rumore che ci parve il soffio del vento contro i baraccamenti di legno , le porte e le finestre . I due maggiori tacquero e ascoltammo . Erano delle grida in tumulto . Il maggiore Frangipane si levò e noi tutti l ' imitammo . La porta si aprì ed entrò l ' ufficiale di servizio del battaglione . Egli era stravolto . - Il reggimento s ' è ammutinato ! Ha cominciato il 2° battaglione e gli altri lo hanno seguito . I reparti sono usciti dagli accantonamenti , gridando . Qualche ufficiale è stato malmenato . Senza attendere l ' ordine del maggiore , ci buttammo fuori per raggiungere i nostri reparti . Passando per la cucina della mensa , si arrivava , in pochi passi , al baraccamento della mia compagnia ch ' era la più vicina . Seguito dai miei ufficiali , io presi quella via , di corsa , e mi trovai subito in mezzo alla compagnia . La 10a era in un unico baraccone di legno , in cui v ' era il posto per i quattro plotoni . Al centro , un lungo corridoio per l ' adunata , ai fianchi , due file di cuccette su due piani . Nel corridoio , i soldati , a capannelli , discutevano animatamente . Gli ufficiali erano dietro di me , quando io entrai , e fu un soldato che mi vide per primo che dette l ' attenti , ad alta voce . I soldati presero la posizione d ' attenti . Nella baracca , non si sentì un bisbiglio . Io comandai : - Compagnia in riga , fucile alla mano ! I soldati si disposero , correndo per eseguire l ' ordine . Io pensavo : se i soldati malmenano gli ufficiali ed io do l ' ordine di prendere le armi , non corro più il rischio d ' essere bastonato . Se essi hanno le armi , rifletteranno maggiormente e , tutt ' al più , io corro il rischio di essere sparato . Debbo dirlo : preferivo essere ucciso che bastonato . In un attimo i plotoni furono in riga , con i fucili , ai loro posti d ' adunata . L ' ufficiale più anziano comandò l ' attenti e mi presentò la compagnia . Io detti l ' ordine d ' innestare le baionette e caricare i fucili . L ' ordine fu prontamente eseguito . Feci l ' appello dei presenti : nessuno mancava . Se tutti erano presenti , la mia compagnia dunque non s ' era ammutinata . Le soddisfazioni sono tutte di natura personalissima e ciascuno è libero di sentirle a suo modo . Il piacere che io sentii in quel momento lo ricordo come uno dei grandi piaceri della mia vita . I soldati non si ammutinano contro i comandanti di reggimento , di brigata , di divisione o di corpo d ' armata . È contro i propri ufficiali diretti che essi , innanzi tutto , si rivoltano . Fuori , al buio , il tumulto aumentava . - Vogliamo il riposo ! - Abbasso la guerra ! - Basta con le trincee ! Gli accantonamenti del 1° e del 2° battaglione erano più in giù , ad alcune centinaia di metri dal nostro . Dalla loro direzione , ci veniva il rumore d ' una folla in marcia . Probabilmente i due battaglioni si erano riuniti e dimostravano insieme . Mandai un ufficiale per rendersi conto di quanto avveniva . Egli rientrò subito . I reparti erano usciti senz ' armi , ma devastavano tutto quanto trovavano sul loro cammino . - Abbasso la guerra ! Erano migliaia di voci che gridavano assieme . Io dissi qualche parola alla compagnia , più per rompere il silenzio , che ci pesava come un incubo , che per fare discorsi . D ' altronde , in quel momento , avevo ben poche cose da dire e mi accorgevo che l ' attenzione dei reparti era tutta tesa verso i dimostranti . Il maggiore entrò , seguito dall ' aiutante maggiore e dai portaordini del battaglione . Io feci presentare le armi e gli comunicai che tutti i soldati erano presenti . Il maggiore era sotto un ' intensa commozione . - Figlioli ! figlioli ! che giornata ! ... E non poté dire altro . Egli uscì ed io l ' accompagnai oltre la porta . Mi disse che due plotoni della 9a con il tenente Avellini erano in ordine : degli altri due plotoni accantonati in un altro baraccamento non si avevano ancora notizie . La 11a era sbandata e la 12a andava riordinandosi dopo l ' arrivo del suo comandante . Egli andava per fare opera di persuasione presso i dispersi e tentare di riunire tutto il battaglione , al più presto , ed allontanarlo dal tumulto . Il maggiore s ' allontanò nella direzione della 11a ed io feci qualche passo fino alla strada . La notte era buia ma il chiarore di alcune finestre illuminate rischiarava la strada . In fondo , una massa compatta avanzava . I soldati erano tutti frammischiati , senza distinzione di reparti . Nessuno aveva il fucile . Venivano verso di noi , gridando e lanciando sassi sui vetri degli uffici . Due carrette di battaglione , che erano sui margini della strada , furono rovesciate e spezzate come piume . - Vogliamo il riposo . - Abbasso la guerra ! - Basta con le menzogne ! La colonna avanzava verso di noi . Io rientrai . Che cosa sarebbe avvenuto ? Il tumulto aumentava . La testa della colonna s ' era fermata sulla strada , di fronte al nostro baraccamento . - Fuori la 10a ! - Fuori ! - Compagni , tutti fuori ! - Compagni , tutti uniti ! - Fuori , fuori ! Dalla compagnia , nessuno rispose . Nella massa , una voce isolata gridò : - Lasciamoli stare ! Le grida continuarono per qualche minuto . La colonna sembrava esitasse . Riprese la marcia , cambiò direzione e disparve , dietro gli alloggiamenti , sulla strada che conduceva al comando di reggimento , verso Campanella . Io mi portai alla parte opposta dei baraccamento e aprii una finestra . Dalla valle di Campomulo , un vento di tramontana scendeva freddo e accompagnava con sibili il suo passaggio nella vallata di Ronchi . Io guardai . Per un viottolo , ch ' era una scorciatoia fra il comando di reggimento e i battaglioni , scendevano delle luci , in fila indiana . Era certo lo stato maggiore del reggimento che veniva verso di noi e si faceva luce con i lampioni . Se esso avesse affrettato il passo , si sarebbe scontrato con la massa dei dimostranti , sulla strada principale . Le luci si fermarono e , da quello stesso punto , partì uno squillo di tromba che coprì i sibili del vento e le grida dei dimostranti . La tromba suonava " ufficiali a rapporto " . Lo squillo si ripeté alto e prolungato . Quando la tromba tacque , anche le grida della massa cessarono . L ' appello cadde nel silenzio della notte . Per un momento non vi fu segno di vita nella vallata . Poi l ' eco , lontana , verso Foza , Stoccaredo , Col Rosso e la Caserma degli Alpini , riprese le note , le ripeté allungandole , tristi , in tutta la conca d ' Asiago . Perché il colonnello chiamava a rapporto ? Perché allontanava gli ufficiali dai reparti ? Forse , era per dare un segno di vita , una dimostrazione dell ' esistenza del comando . Io non ritenni di allontanare gli ufficiali dalla compagnia e mandai un solo ufficiale al rapporto . La colonna dei dimostranti si fermò . Io la vedevo confusa , una grande massa nera , immobile sulla strada . Il colonnello attese qualche istante , rinunziò al rapporto e avanzò verso i soldati , con il lampione in mano . Quando il colonnello arrivò a loro , le file si aprirono ed egli passò in mezzo . Alzò il lampione perché tutti lo vedessero in volto , e disse , a voce alta : - Nel vostro interesse , il colonnello vi ordina di rientrare agli accantonamenti . Dalle file più arretrate , una voce rispose : - Abbiamo diritto al riposo ! Il colonnello riprese : - Abbiamo tutti diritto al riposo . Anch ' io , che sono vecchio , ho diritto al riposo . Ma ora , rientrate agli accantonamenti . È il vostro colonnello , nel vostro solo interesse , che vi ordina di ubbidire . La massa tentennava . Le prime file si ritirarono . Il comandante della 6a gridò : - 6a compagnia , adunata all ' accantonamento ! Altri ufficiali lo imitarono e tentarono di riunire i loro reparti . In tutte le prime file , fu un disperdersi generale . Solo indietro , la massa rimaneva immobile e grida isolate continuavano a protestare . Il colonnello traversò la strada . Informato che la 10a era in riga con le armi , egli si diresse verso il mio baraccamento . Quando egli entrò , le grida avevano ripreso : - Vogliamo il riposo ! - Abbasso la guerra ! Il colonnello non rispose alla compagnia che gli presentava le armi e mi chiese : - Posso contare sulla sua compagnia ? - Certo , - risposi , - la compagnia è in ordine . - Posso contare sulla sua compagnia , se le do l ' ordine di salire in trincea , subito ? - Signor sì . - E posso contare sulla compagnia , se le do l ' ordine di intervenire contro i sediziosi ? Il dialogo fra il colonnello e me si svolgeva di fronte a tutta la compagnia . Noi eravamo quasi al centro della compagnia , disposta in due file , e la forma dell ' adunata mi consentiva di vedere di fronte metà dei reparti . I soldati guardavano solo me , fissi , negli occhi . Io risposi : - Non credo , signor colonnello . - Mi risponda preciso : sì o no ? - No , signor colonnello . Il colonnello uscì . Di fuori , il tumulto continuava . XXV Prima delle 10 , tutti i reparti dei tre battaglioni erano rientrati negli accantonamenti . L ' ordine era stato ristabilito . A mezzanotte , noi ufficiali del 3° battaglione eravamo ancora riuniti , nella sala di mensa . Il maggiore e l ' aiutante maggiore erano al comando di reggimento . Mancavano anche gli ufficiali comandati di servizio per quella notte , uno per compagnia . Noi discutevamo , in intimità , degli avvenimenti della sera . Avellini era legato con tutti noi da tale cameratismo per cui non v ' era alcuna differenza fra lui , ufficiale di carriera , e noi , ufficiali di complemento . Quella conversazione è ancora presente nella mia memoria . Io posso riassumerla così : Ottolenghi . - Il mio reparto era in ordine , o pressoché in ordine . Solo un imbecille pretendeva uscire con una mitragliatrice e sparare in aria . Io gli ho detto : se ti muovi , ti sparo . Una mitragliatrice ? Se le mitragliatrici debbono uscire , escono tutte . Se la mia sezione mitragliatrici dimostra , dimostra intiera , con ufficiali , sottufficiali , caporali e soldati . Sono io , in questo caso , che voglio essere nell ' ammutinamento . E , un giorno o l ' altro , credo che avverrà . Perché io penso esattamente come quei reparti che hanno dimostrato . Essi hanno ragione , mille ragioni , ma hanno scelto male il momento . Ammutinarsi di notte , e senz ' armi ! Che sproposito ! Avellini . - Tu sei un pazzo da legare . Comandante della 12a Un pazzo furioso . Ottolenghi . - Se ci si ammutina , bisogna farlo di giorno e con le armi , e profittare d ' una buona occasione , in modo che non manchi nessuno . Che non manchi un solo ufficiale inferiore ! Comandante della 12a . - Bel programma ! E gli altri ? Ottolenghi . - Quali altri ? Ho fiducia che non vorrai ammutinarti con gli ufficiali generali . Comandante della 12a.- Se tu la pensi così , dimettiti da ufficiale . Ottolenghi . - Ufficiale o soldato , io sono sempre obbligato a fare il militare . E poiché non v ' è scampo , la guerra io preferisco farla da ufficiale . Avellini . - Tu hai prestato un giuramento , come ufficiale . O le cose che tu dici , non le dici sul serio , oppure il giuramento che tu hai prestato non è serio . Ottolenghi . - Ben inteso , non è serio . Da ufficiale o da soldato è giocoforza giurare , sia con giuramento individuale o collettivo . Se io non giuro da ufficiale , debbo giurare come soldato . Ed è lo stesso . Le leggi del nostro paese non dispensano che i cardinali e i vescovi dal servizio militare . Il giuramento non è che una formalità alla quale siamo costretti dal servizio militare obbligatorio . Avellini . - Un uomo d ' onore non impegna la sua parola , sapendo di mentire . Comandante della 12° . - Non solo tu sei pazzo , ma sei anche un soggetto equivoco . Ottolenghi . - Oseresti sostenermi che , se mi si prende con la forza contro ogni mia volontà , con le armi alla mano , e mi s ' impone di giurare , io mi disonoro , se giuro con il proposito di non osservare il giuramento ? Avellini . - E chi ti prende con la forza ? Nessuno può forzare la tua coscienza . comandante della 12a Se ne hai una . Ottolenghi . - Nessuno ? In tempo di guerra , se io , chiamato sotto le armi , mi rifiuto di prestare il giuramento , io vengo deferito ai tribunali militari e mi si passerà per le armi alla prima occasione . Il mio giuramento è una menzogna necessaria , un atto di legittima difesa . Ciò posto , poiché non c ' è scampo , io preferisco essere ufficiale e non soldato . Avellini . - E perché mai ? Ottolenghi . - Si presenterà certamente una occasione favorevole , per quell ' occasione io voglio avere in mano una forza con cui agire . Un sottotenente . - Bevi un bicchiere e va ' a letto . Ottolenghi . - Io non sarò allora un fucile e una baionetta , ma cento fucili e cento baionette . E , alla tua salute , anche un paio di mitragliatrici . Comandante della 11a - Contro chi vuoi impiegare quelle armi ? Ottolenghi . - Contro tutti i comandi . Comandante della 11a . - E dopo ? Aspireresti tu ad essere il comandante supremo ? Ottolenghi . - Io aspiro solo a comandare il fuoco . Il giorno X , alzo abbattuto , fuoco a volontà ! E vorrei incominciare dal comandante di divisione , chiunque esso sia , poiché son tutti , regolarmente , uno peggiore dell ' altro . Comandante della 11a . - E dopo ? Ottolenghi . - Sempre avanti , seguendo la scala gerarchica . Avanti sempre , con ordine e disciplina . Cioè , avanti per modo di dire , poiché i veri nostri nemici non sono oltre le nostre trincee . Prima quindi , dietro front , poi avanti , avanti sempre . Un sottotenente . - Cioè , indietro . Ottolenghi . - Naturalmente . Avanti sempre , avanti , fino a Roma . Là è il gran quartiere generale nemico . Comandante della 11a . - E dopo ? Ottolenghi . - Ti pare poco ? Un sottotenente . - Sarà un bel pellegrinaggio . Ottolenghi . - Dopo ? Il governo andrà al popolo . Comandante della 10a . - Se tu farai marciare l ' esercito su Roma , credi tu che l ' esercito tedesco e quello austriaco resteranno fermi in trincea ? O credi che , per far piacere al nostro governo del popolo , i tedeschi rientreranno a Berlino e gli austro ­ ungarici a Vienna e a Budapest ? Ottolenghi . - A me non interessa conoscere quello che faranno gli altri . A me basta sapere ciò che io voglio . Comandante della 10a . - Cotesto è molto comodo , ma non chiarisce il problema . Che significherebbe , in sostanza , la tua marcia all ' indietro ? La vittoria nemica , evidentemente . E tu puoi sperare che la vittoria militare nemica non si affermerebbe sui vinti , anche come una vittoria politica ? Nelle nostre guerre d ' indipendenza , tutte le volte che i nemici hanno vinto , non ci hanno essi portato , sulle loro baionette , i Borboni a Napoli e il Papa a Roma ? Quando gli austriaci ci hanno battuto , a Milano e in Lombardia e nel Veneto , è il governo del popolo che essi hanno messo o lasciato al potere ? Con i nostri nemici vittoriosi , in Italia son ritornate le dominazioni straniere e la reazione . Tu non vuoi certo tutto questo ? Ottolenghi . - Certo , io non voglio tutto questo . Ma non voglio neppure questa guerra che non è altro che una miserabile strage . Comandante della 10a . - E la tua rivoluzione non è anch ' essa una strage ? Non è anch ' essa una guerra , la guerra civile ? Comandante della 11a . - Sinceramente , non vorrei né l ' una né l ' altra . Comandante della 10a . - Ma Ottolenghi no . Egli depreca l ' una ed esalta l ' altra . Ora , non sono tutt ' uno ? Ottolenghi . - No , non sono tutt ' uno . Nella rivoluzione io vedo il progresso del popolo e di tutti gli oppressi . Nella guerra , non v ' è niente altro che strage inutile . Comandante della 10a . - Inutile ? Qui siamo in parecchi ad essere stati all ' Università . Alla mia Università , noi bruciavamo i discorsi di Guglielmo II che invocava , in ogni occasione , il Dio della Guerra e che sembrava non volesse pascere i suoi sudditi che di baionette e cannoni . Inutile strage ? Se non ci fossimo opposti agli imperi centrali , oggi , in Italia e in Europa , marceremmo tutti a passo d ' oca e a suon di tamburi . Ottolenghi . - Gli uni valgono gli altri . Comandante della 12a . - E la democrazia ? E la libertà ? Che sarebbe il tuo popolo senza di esse ? Ottolenghi . - Bella democrazia ! Bella libertà ! Comandante della 10a . - Eppure è per esse che molti di noi sono stati per l ' intervento , hanno preso le armi , affrontano tutti i sacrifici e si fanno uccidere . Ottolenghi . - La strage non compensa il sacrificio . Comandante della 12a . - E gli interessi dell ' Italia ? Ottolenghi . - E noi che siamo ? Non siamo l ' Italia ? Comandante della 10a . - Le ragioni ideali che ci hanno spinto alla guerra son venute forse a mancare perché la guerra è una strage ? Se noi siamo convinti che dobbiamo batterci , i nostri sacrifizi sono compensati . Certo , noi siamo tutti stanchi e i soldati ce lo hanno proclamato ad alta voce oggi . Ciò è umano . A un certo punto , ci si scoraggia , si pensa solo a noi stessi . L ' istinto di conservazione ha il sopravvento . E la maggior parte vorrebbe veder finita la guerra , finita in qualsiasi modo , perché la sua fine significa la sicurezza della nostra vita fisica . Ma , è ciò sufficiente a giustificare il nostro desiderio ? Se così fosse , un pugno di briganti non ci avrebbe perennemente in suo arbitrio , impunemente , solo perché noi abbiamo paura della strage ? Che ne sarebbe della civiltà del mondo , se l ' ingiusta violenza si potesse sempre imporre senza resistenza ? Ottolenghi . - Ammettiamolo pure . Comandante della 10a . - È che tu devi ammettere che bisogna difendere la moralità delle proprie idee , anche a rischio della vita . Quello della stanchezza e degli orrori non è un argomento valido a condannare la guerra . I soldati , stasera , si sono ammutinati . Hanno ragione o hanno torto ? Forse hanno torto , forse hanno ragione . L ' uno e l ' altro assieme , forse . La massa non vede che il bene immediato . Ma che avverrebbe se la loro condotta dovesse essere presa , nell ' esercito , come una norma di condotta generale ? Ottolenghi . - La loro rivolta è legittima , perché la guerra è quella insopportabile strage che noi vediamo , a causa dell ' incapacità dei nostri capi . Comandante della 11a . - Questo è vero . Comandante della 12a . - Qui , Ottolenghi , ha ragione . Un gruppo di sottotenenti . - È la verità . Avellini . - Neppure io posso negarlo . Ottolenghi . - Lo vedete ? Anche voi siete costretti a darmi ragione . Comandante della 10a . - Noi siamo entrati in guerra con i capi politici e militari impreparati . Ma questo non è un argomento per indurci a gettare le armi . Ottolenghi . - I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico , per distruggerci . Un gruppo di sottotenenti . - È vero . Comandante della 11a . - È purtroppo così . Ottolenghi . - E attorno a loro , una banda di speculatori , protetti da Roma , fa i suoi affari sulla nostra vita . Lo avete visto l ' altro giorno con le scarpe distribuite al battaglione Che belle scarpe ! Sulle suole , con bei caratteri tricolori , c ' era scritto " Viva l ' Italia " . Dopo un giorno di fango , abbiamo scoperto che le suole erano di cartone verniciato color cuoio . Un gruppo di sottotenenti . - Questo è vero . Comandante della 12a . - Disgraziatamente è così . Ottolenghi . - Le scarpe non sono che un ' inezia . Ma il terribile è che hanno verniciato la stessa nostra vita , vi hanno stampigliato sopra il nome della patria e ci conducono al massacro come delle pecore . La porta fu aperta . La conversazione fu interrotta . Il maggiore Frangipane entrò , seguito dal maggiore Melchiorri e dai due aiutanti maggiori . Noi ci levammo . - Io ho proposto , - diceva il maggiore Melchiorri , - che si fucilino subito dieci soldati per compagnia . Bisogna dare un esempio solenne . - Contro soldati che non hanno adoperato le armi , non si può applicare la pena capitale , - rispondeva il nostro maggiore . - Anche il comandante della divisione è per la fucilazione . Noi ascoltavamo i due maggiori , senza parlare . Ottolenghi si rivolse a noi e disse : - Io sono per la fucilazione del comandante la divisione . Il maggiore Frangipane era stanco e triste . - Vadano a dormire , - ci disse . - Basta un ufficiale di servizio per compagnia . Domattina , sapremo l ' esito della decisione che prenderà il Comando di Corpo d ' Armata . XXVI Il reggimento era risalito in trincea . Il comandante del Corpo d ' Armata aveva seguito il parere del Comandante della Brigata e respinto la proposta d ' applicare pene capitali . Solo sette , fra graduati e soldati , erano stati deferiti al Tribunale militare e condannati alla reclusione . Era stato poi loro concesso di prestare servizio in altri reggimenti di prima linea per poter ottenere , con una buona condotta , il condono della pena . I turni di trincea e di riposo continuarono come prima . Man mano che il sole di primavera portava il calore nella montagna , la neve perdeva i suoi strati . Con il livello della neve , s ' abbassavano i parapetti delle nostre trincee . I grandi bastioni perdevano le loro torri e i cantieri disarmavano . Ogni settimana , ritiravamo uno strato di sacchetti riempiti di neve , e la linea delle feritoie ridiscendeva , lentamente , alla linea del suolo . Con il bel tempo , ritornarono i progetti d ' azione . Le batterie di vario calibro spuntavano , in ogni parte , come funghi . Tutta la corona di monti , che cingeva la conca d ' Asiago alle nostre spalle , era un ' ininterrotta catena di batterie mascherate . Le batterie da campagna e da montagna più vicine a noi non erano che gli avamposti di quel grande schieramento di bocche da fuoco . Stavolta , s ' impiegavano i grandi mezzi . Altre batterie continuavano ad arrivare per la rotabile di Conco e quella di Foza , costruita durante l ' inverno . Batterie di bombarde da trincea s ' installavano dietro la prima linea . Dalla pianura veneta affluivano , giorno e notte , lunghe colonne di autocarri , carichi di munizioni . Il Genio lavorava a riempire di gelatina due grandi mine : una sotto Casara Zebio , l ' altra a quota 1496 , verso Monte Interrotto . Era di nuovo la guerra attiva che si annunciava . Ma , ad aprile , la neve , diminuita nella conca , era ancora alta attorno a tutte le nostre posizioni . Il mio battaglione era a riposo , nei soliti turni , a Ronchi . Il maggiore Frangipane , ferito in trincea da una scheggia , era all ' ospedale ed io comandavo il battaglione . Il tenente Ottolenghi mi si presentò per chiedermi l ' autorizzazione di fare un ' escursione con la squadra degli sciatori del battaglione . Sempre comandante della sezione mitragliatrici del battaglione , egli non aveva a che vedere con gli sciatori . Ma , durante l ' inverno , avevamo assieme , per nostro piacere , fatto lunghe esercitazioni ed eravamo diventati buoni sciatori . Egli era diventato un appassionato . Gli sciatori del battaglione costituivano una squadra speciale comandata da un sergente . Essi avevano fatto un corso regolare a Bardonecchia , e , secondo le direttive generali sulla guerra in alta montagna , avrebbero dovuto fornire le pattuglie per le ricognizioni oltre le nostre linee . Ma , fra le nostre trincee e quelle nemiche , le distanze erano così piccole che non offrivano spazio sufficiente per le operazioni di pattuglie in sci . I pochi esperimenti fatti ne avevano sconsigliato l ' impiego di notte . Il terreno vi era per giunta ricoperto di alberi divelti e di filo spinato , ed era diventato difficile a praticarsi . Di giorno , non v ' era un sol punto in cui le nostre pattuglie potessero uscire inosservate , e di notte , facevamo uscire , eccezionalmente , uomini su racchette da neve . Ma , l ' indomani , le tracce ne erano visibili e l ' attenzione del nemico si faceva più vigile . La squadra di sciatori pertanto non era di alcuna utilità pratica . Il comandante del battaglione la mandava sovente a fare delle escursioni a Campomulo , Croce di Longara , Monte Fior , Foza , per mantenerla in allenamento , ma non l ' aveva mai impiegata oltre le nostre linee . Ottolenghi aveva , altre volte , come me , partecipato a tali escursioni . La sua domanda rientrava quindi nelle abitudini della nostra vita invernale . Le esigenze del servizio si opponevano ed io gli concessi di prendere con sé solamente mezza squadra di sciatori . - No , - mi disse Ottolenghi . - Con mezza squadra io non posso fare niente d ' utile . Vorrei fare , con gli sciatori , una vera e propria esercitazione di guerra con lancio di bombe a mano e petardi . Vorrei poter impiegare tutta la squadra , perché solo così sarà possibile svolgere un ' azione completa di pattuglia . Siamo alla vigilia di una grande azione : mi piacerebbe preparare una buona squadra di specialisti quali sono i nostri sciatori . Anche a me interessavano molto esercitazioni del genere e finii per cedere . Ottolenghi partì con la squadra al completo : dieci uomini , un caporale , un sergente . I tascapani erano carichi di bombe . Io ebbi , più tardi , il racconto dell ' escursione . - L ' ordine del comandante del battaglione , - disse Ottolenghi agli sciatori , - è di compiere un ' operazione di guerra , rapida e segreta . Così , vi metteremo alla prova . Fra poco , vi sarà la grande azione e noi dobbiamo essere adeguatamente preparati . Questa volta , la guerra la faremo sul serio , non con scale e ponti . Un ' operazione di guerra come questa che noi , oggi , siamo comandati di compiere , comporta il nemico . Dov ' è il nemico ? Questa è la questione . Gli austriaci ? No , evidentemente . I nostri naturali nemici sono i nostri generali . Se , nei dintorni , vi fosse sua eccellenza il generale Cadorna , egli sarebbe il nemico principale e non si tratterebbe che di rintracciarlo . Egli non è vicino , disgraziatamente . E non è vicino neppure il comandante d ' armata . Lo stesso comandante di corpo d ' armata è molto lontano , imboscato ai piedi dell ' Altipiano . I grandi generali detestano la neve . Chi rimane dunque ? Non rimangono che i piccoli . Rimane il comandante della divisione , piccolo , ma perfetto . Una rara intelligenza . Un ' intelligenza rara . Gli sciatori conoscevano bene Ottolenghi . La sua riputazione si era consolidata da tempo , nel battaglione . Essi lo ascoltavano con spasso . - Non andremo tuttavia , - chiese il sergente , fra il serio e il faceto , - non andremo certo ad attaccare con queste bombe il signor generale comandante della divisione . - Direttamente , no . Noi non attaccheremo il signor generale personalmente , per quanto ciò costituirebbe , senz ' altro , un notevole passo verso la vittoria . Gli ordini del comandante del battaglione sono : " Fate quello che volete , ma risparmiate la vita del generale " . Sicché , noi ubbidiremo . Noi ne risparmieremo la vita , ma lo attaccheremo nei suoi beni . Noi faremo una fulminea operazione ardita sul magazzino di sussistenza della divisione , svaligiando il più che ci sarà possibile . L ' interesse degli sciatori era al colmo . Ottolenghi spiegò loro tutti i particolari del piano ch ' egli aveva studiato . Indi , partirono entusiasti per la sua esecuzione , Ottolenghi in testa . Il magazzino di sussistenza era in una grande baracca di legno , posta lungo la strada fra Campomulo e Foza , in un piccolo avvallamento che lo nascondeva agli osservatori nemici . Attorno , la neve vi era molto alta . Ottolenghi e gli sciatori lo conoscevano bene per esservi passati vicino , in precedenti escursioni . Il magazzino conteneva un ricco deposito di generi alimentari per la truppa e per le mense ufficiali di tutti i reparti dipendenti dalla divisione . Vi erano , in abbondanza , anche bottiglie di vino e di liquori , prosciutti , mortadelle , salami e formaggi . La squadra fece un largo giro per sorprendere il magazzino dall ' alto e per rendere irriconoscibile la provenienza delle piste degli sci . Verso il calare del sole , arrivarono uniti a un chilometro al di sopra della strada . Di là , sempre insieme , discesero , puntando nella direzione del magazzino . Arrivati a qualche centinaio di metri , la pattuglia si divise . Ottolenghi , il sergente e sei soldati formarono la prima squadra , la " tattica " , divisa in due gruppi ; gli altri cinque , con il caporale , formarono la squadra " logistica " . Con questi nomi , Ottolenghi aveva battezzato le due squadre . La prima squadra era destinata ad agire di fronte , in faccia al magazzino , la seconda alle spalle . La prima squadra partì in discesa , lanciando bombe e petardi , e urlando . Gli urli e gli scoppi richiamarono l ' attenzione dei militari addetti al magazzino . Tutti si slanciarono fuori . Lo spettacolo era straordinario . Con abili evoluzioni , gli sciatori accompagnavano il lancio degli esplosivi . Gli uomini passavano veloci in mezzo alle nuvole dei petardi fumogeni e agli scoppi delle bombe , dando l ' impressione di due pattuglie , una attaccata dall ' altra , con furia . Ai pacifici militari della sussistenza , sbalorditi , sfuggiva che i petardi , che scoppiavano a fior di neve , erano tutti " offensivi " e quindi presso che innocui per quelli che li lanciavano , e che le bombe più pericolose scoppiavano molto più lontano , in basso , sprofondate nella neve . Era un ' eccezionale e reale visione di guerra . I militari del magazzino , sempre addetti ai servizi di sussistenza delle retrovie , non avevano mai visto un combattimento . E quello era assordante e terribile . Per un attimo , sembrò loro che quei combattenti folli si sarebbero tutti squarciati eroicamente a vicenda , sotto i loro occhi . E l ' ammirazione cedé il posto al raccapriccio . Mentre il combattimento si svolgeva sotto gli occhi esterrefatti dei custodi del magazzino , la squadra " logistica " , alle spalle , agiva con minore intrepidezza . I cinque uomini , slacciati gli sci , per le finestre saltarono dentro il magazzino , e ne uscirono carichi . Ottolenghi li aveva equipaggiati di tascapani , sacchi alpini e cordicelle . Essi ridiscesero imbottiti e coperti di prosciutti , mortadelle , salami e bottiglie . Riallacciati gli sci , sparirono nella vallata opposta a quella di Ronchi . L ' operazione ardita era riuscita brillantemente , in ogni sua parte . La sera , alla mensa , Ottolenghi ci offrì quattro bottiglie di Barbera , per l ' onomastico di suo nonno . Suo nonno ? pensavo io . All ' indomani mattina , mi sorsero i primi sospetti . Un fonogramma circolare urgente del comando di divisione raccontava l ' accaduto e ordinava che i comandi dipendenti iniziassero pronte indagini per scoprire i colpevoli . Il generale esigeva che tale " banditismo " dovesse essere punito senza pietà . Io avevo appena finito di leggere il fonogramma , e le novità della mattina davano il sergente Melino , della 10a compagnia , ferito . Colpito ad una gamba , da una scheggia di granata , l ' ufficiale medico lo aveva curato e messo a riposo per una settimana . Il sergente Melino era precisamente il sergente degli sciatori . Era un veterano della mia compagnia ed io lo avevo promosso caporale , caporal maggiore e sergente . Io stesso lo avevo scelto per mandarlo al corso di Bardonecchia e avevo in lui la più grande fiducia . Lo andai a visitare . Egli aveva la gamba fasciata ed era coricato . - Il battaglione è a riposo , - gli dissi , - e lei si fa ferire dalle granate ? Mi vuol spiegare cotesta ferita ? Vicino , v ' erano dei soldati e il sergente mi fece capire ch ' era necessario allontanarli . Io li feci uscire . - Che cosa significano cotesti misteri ? - gli chiesi . Il sergente mi raccontò tutto . I prosciutti , le mortadelle , i salami e parecchie bottiglie erano stati distribuiti la notte stessa alle squadre del battaglione , in segreto , a mezzo degli sciatori che appartenevano alle differenti compagnie . Probabilmente , non ne rimaneva più traccia . Le cose potevano complicarsi . Chiamai il tenente medico e gli feci sospendere la comunicazione ufficiale della ferita del sergente . Dopo , interrogai Ottolenghi . - Da quando in qua , - gli dissi , - le rivoluzioni si fanno rubando prosciutti e mortadelle ? - Nelle rivoluzioni , si è sempre rubato . - Prosciutti ? - Anche prosciutti . - È una bella operazione che hai fatto compiere al battaglione . Leggi qui la circolare del comandante della divisione . Leggi qui il rapporto sulla ferita del sergente Melino . Come vuoi che il battaglione si tiri d ' impaccio ? - E che intendi fare ? - mi chiese . - Il prestigio del battaglione non può che aumentare per questa operazione . Non puoi negarlo : è stata magnifica . Se avessi avuto con me un plotone , avrei portato via tutto il magazzino , compreso lo zucchero e il caffè . Che ne diresti , se ripetessimo il colpo contro il comandante di divisione in persona ? Vuoi ? Dimmi , vuoi ? Nessuno ne saprà niente , ti assicuro . Lo si farà prigioniero . Sarà un segreto assoluto . Ai soldati non parrà vero di potersi distrarre un po ' . Vuoi ? Chiamai gli ufficiali a rapporto . Lessi il fonogramma della divisione e ordinai di indagare immediatamente . Dopo qualche ora , mi fu comunicato , per iscritto , l ' esito delle ricerche . Era negativo . I comandanti di reparto escludevano che i loro dipendenti avessero potuto prendere parte o assistere al fatto . Anche Ottolenghi mandò rapporto negativo . Poco prima dell ' ora di mensa , vidi Avellini e gli chiesi : - In confidenza , fra noi , sai niente della storia del magazzino di divisione ? - I miei soldati hanno mangiato prosciutti e salami tutta la notte . Vi è qualche indigestione . Essi dovevano avere una sete del diavolo ed io ho fatto comprare qualche fiasco di vino , perché pare che le bottiglie rapite non fossero molte . Anche il rapporto del comandante del reggimento fu negativo . XXVII La grande azione d ' Armata veniva preparata intensamente . Era certo che la nostra Brigata vi avrebbe avuto parte importante . Agli ufficiali furono distribuite le carte topografiche della regione , fino a Cima XII e Val Lagarina . Ogni tanto , colpi di cannone , isolati , annunziavano l ' aggiustamento del tiro di nuove batterie . Anche l ' appostazione delle bombarde pesanti era stata ultimata . Solo il settore del nostro reggimento ne contava una ventina di batterie , ordinate in gruppi . Per compensare i soldati delle fatiche invernali e per animarli all ' azione , la Brigata fu mandata a riposo , in pianura . Il nostro battaglione si accantonò a Vallonara , ai piedi dell ' Altipiano . Il riposo non fu molto lungo . Durò solamente otto giorni . Ma quella settimana fu un incantesimo . Da un anno , dopo Aiello , i soldati non avevano più vissuto in mezzo alla popolazione civile . La stanchezza e il malcontento sparirono in un baleno e ciascuno assunse , di fronte ai civili , un ' aria di sicurezza e di protezione marziale . Non eravamo noi i salvatori del paese ? Se noi non ci fossimo battuti , la popolazione non avrebbe dovuto abbandonare le case e i campi ed emigrare disperata , verso l ' interno , per vivervi miserabilmente di sussidi lesinati dallo Stato ? Con quale ammirazione le giovani guardavano i soldati ! Quei giorni furono , per il battaglione , fra i più lieti di tutta la guerra . I soldati erano felici . Vallonara era un villaggio di poche centinaia di abitanti , ma nella ricca campagna , fra Bassano e Marostica , v ' erano disseminate migliaia di cascine . Durante le ore di libera uscita , esse diventarono centri di riunione di squadre , di gruppi isolati di soldati , ospitali e gaie . Popolazione e soldati gareggiavano in generosità , reciprocamente . Tutto quello che i soldati possedevano fu offerto in festa . Essi diventarono , in quelle ore , i signori della pianura . Ogni compagnia aveva i suoi soldati sedentari . Meditativi e solitari , questi erano insensibili a quella vita di tripudio . Non uscivano neppure e , misantropi , oziavano attorno agli accantonamenti . Ma i più giovani , scorrazzavano da cavalieri erranti , cercandosi un sorso di gioia . Nei pomeriggi rossi e tiepidi di quel maggio unico , tutta la compagnia risuonò di stornelli e canti popolari . E le voci , non più gravi , dei soldati , s ' accordavano con i canti delle donne in festa . Com ' era ridivenuta bella la vita ! Un giorno , passando lungo i filari d ' una vigna per controllarvi un filo telefonico del battaglione , guardando per aria , inciampai su un soldato della 10a . Egli era con una giovane contadina . Sdraiati sull ' erba , sotto un arco di viti , essi si confidavano i loro segreti . Io non m ' ero accorto di loro , altrimenti li avrei evitati . L ' incontro fu improvviso , per me e per loro . Il soldato scattò in piedi , sull ' attenti , e salutò . Egli era rosso e confuso . Al suo fianco , lentamente , lentamente , con una calma leggiadra , anche la donna si levò in piedi . Snella e bionda , essa appariva ancora più bionda accanto all ' uomo bruno dai capelli neri . Mi guardò per un istante , con un sorriso timido , abbassò gli occhi e si strinse al soldato , protettrice . Io levai il portafoglio , ne tolsi dieci lire e dissi , dandole al soldato : - Il capitano è fiero di vedere un suo soldato in così bella compagnia . Il soldato prese il denaro , ancora imbarazzato , e la giovine donna sorrise a lungo , dondolandosi , i grandi occhi aperti e colmi di grazia . Com ' erano felici ! Anch ' io mi sentivo felice . Felice e infelice , nello stesso tempo . I miei problemi sentimentali , infatti , non erano chiari . In quei giorni , Avellini era al colmo della felicità . La famiglia di Marostica c ' invitava spesso per il tè , ma io , che comandavo ancora il battaglione , ero preso , anche nelle ore del pomeriggio , da un ' infinità d ' impegni di servizio e potevo andarvi raramente . Egli era più libero e non vi mancava mai . Un successo personale aumentò la sua gioia . Il comandante della brigata lo aveva incaricato di fare una conferenza agli ufficiali della brigata , sulla tattica della compagnia nei combattimenti di montagna . Egli si era preparato con entusiasmo ed io lo avevo anche aiutato , mettendo a suo profitto la mia lunga esperienza di guerra . Noi detestavamo le conferenze più che i grossi calibri , ma Avellini parlò con talento . Il generale si congratulò con lui e lo segnalò al comando della divisione come un distinto ufficiale di carriera . Egli non sapeva contenere la sua gioia . Dopo la conferenza , mi fece le sue confidenze . Niente egli amava più della sua carriera militare . Poter distinguersi come comandante di compagnia , entrare alla Scuola di guerra e nel servizio di stato maggiore , comandare una batteria d ' artiglieria , poi un battaglione di fanteria , studiare , studiare sempre . Servire il paese così , contribuire a dargli un esercito , un grande esercito , per poter riaffermare le sue glorie militari ! Egli non sembrava chiedere altro alla vita . Nel pomeriggio , andammo insieme al tè di Marostica ed egli fu il festeggiato . Il riposo passò come un sogno . XXVIII L'8 giugno , gli austriaci , prevedendo l ' offensiva , fecero brillare la mina sotto Casara Zebio , quella per cui noi avevamo passato la notte di Natale in linea . La mina distrusse le trincee , seppellì i reparti che le presidiavano , insieme con gli ufficiali di un reggimento che vi si erano fermati durante una ricognizione . La posizione fu occupata dal nemico . L ' avvenimento fu considerato come un cattivo presagio . Il 10 , la nostra artiglieria aprì il fuoco alle 5 del mattino . La grande azione che andava , per cinquanta chilometri , da Val d ' Assa a Cima Caldiera , era iniziata . Sull ' Altipiano , comprese le bombarde pesanti da trincea , non v ' erano meno di mille bocche da fuoco . Un tambureggiamento immenso , fra boati che sembravano uscire dal ventre della terra , sconvolgeva il suolo . La stessa terra tremava sotto i nostri piedi . Quello non era tiro d ' artiglieria . Era l ' inferno che si era scatenato . Ci eravamo sempre lamentati della mancanza d ' artiglieria : ora l ' avevamo , l ' artiglieria . I reparti erano stati ritirati dalle trincee e solo poche vedette le presidiavano . Il 1° e il 2° battaglione del reggimento erano ricoverati nelle grandi caverne scavate durante l ' inverno . Il 3 battaglione era con tutte e quattro le compagnie allo scoperto , sulla linea dei due ridottini retrostanti . Le piccole caverne ivi esistenti erano occupate dagli artiglieri da montagna , che vi avevano la batteria , e dai nostri mitraglieri . L ' artiglieria nemica controbatté , con i grossi calibri , le nostre batterie , ma non tirò sulla prima linea . Sulla nostra prima linea tirò solo la nostra artiglieria . Quello che avvenne non fu sufficientemente chiarito . Alcune batterie da 149 e da 152 da marina tirarono su di noi . I battaglioni che erano nelle caverne non ne soffrirono , ma il mio ebbe , fin dall ' inizio , gravi perdite . Il maggiore Frangipane , ch ' era rientrato da pochi giorni , fu colpito fra i primi ed io assunsi il comando del battaglione . La linea dei due ridottini , nei quali il mio battaglione aveva l ' ordine di rimanere , fu rasa al suolo . Essi erano stati costruiti contro i tiri di fronte , non contro quelli alle spalle . La 9a e 10a compagnia furono dimezzate . Il tenente Ottolenghi fece uscire i mitraglieri dalle caverne e , riordinatili all ' aperto , gridava : - Bisogna marciare sulle batterie che tirano su di noi e mitragliarle ! Io lo vidi a tempo , accorsi e l ' obbligai a riprendere il suo posto . Feci spostare di qualche centinaio di metri indietro le compagnie e ne informai il comando di reggimento . Il battaglione aveva già molti morti . Le barelle erano insufficienti a trasportare i feriti ai posti di medicazione . Mentre io facevo la spoletta fra i reparti , passò un colonnello d ' artiglieria , seguito da due tenenti . A capo scoperto , la pistola in mano , fra gli scoppi delle granate , urlava : - Uccideteci ! uccideteci ! Io gli andai incontro e gli proposi di servirsi dei miei ufficiali per comunicare alle batterie l ' ordine di spostare i tiri . Egli non riconobbe neppure che io ero un ufficiale . Non mi rispose e continuò a gridare frasi sconnesse . I due tenenti lo seguivano , muti , lo sguardo sperduto . Io cominciavo a perdere la calma . Il comando di brigata , per l ' azione , s ' era stabilito vicino , dietro il mio battaglione . Vi andai di corsa . Trovai il generale comandante della brigata , in fondo a una piccola caverna , seduto , con il microfono in mano . Gli raccontai affrettatamente quanto avveniva . Egli m ' ascoltava , calmo fino all ' abbattimento . Io parlavo agitato , ma egli restava indifferente . Nell ' eccitazione , io mi lasciai sfuggire : - Signor generale , quante corbellerie , oggi , stiamo commettendo ! Il generale s ' alzò di scatto . Io credetti volesse mettermi alla porta . Mi venne incontro e m ' abbracciò , piangendo . - Figliolo , è la nostra professione , - mi rispose . Seppi che egli inviava portaordini e fonogrammi , vanamente , da oltre un ' ora . Io rientrai al battaglione , disperato . Nel settore del 2° battaglione avvenivano cose peggiori .. Il maggiore Melchiorri s ' era installato in una piccola caverna , accanto alla grande caverna in cui era ricoverata la 5a compagnia . Il tiro dell ' artiglieria lo aveva molto impressionato . Coloniale , egli non aveva mai assistito , in Africa , ad una simile forma di guerra . I suoi nervi non poterono resistere . Si era già bevuto , da solo , una bottiglia di cognac e aveva mandato in giro tutto il comando del battaglione per trovarne una seconda . Egli attendeva la bottiglia , quando , dalla caverna della 5a compagnia , arrivò il rumore d ' un tumulto . La caverna della 5a era , fra tutte le altre del reggimento , la peggio scavata . Era stata una delle prime ad essere costruita e i minatori non erano ancora sufficientemente pratici . Era lunga orizzontalmente , ma non abbastanza scavata in profondità . Poteva contenere un ' intera compagnia , ma era quasi a fior di terra . In grado di resistere a un bombardamento di piccoli calibri , non lo era per gli altri calibri . Forse , lo era anche per gli altri , ma quelli che vi stavano dentro avevano l ' impressione che non lo fosse . Quella mattina , i nostri 149 e 152 l ' avevano particolarmente presa di mira . Alcune granate scoppiate all ' imboccatura avevano ucciso dei soldati e il capitano comandante della compagnia . Intere batterie avevano continuato a tempestarla di colpi . La compagnia infine , stordita da un martellamento ininterrotto , soffocata dal fumo degli scoppi , priva del suo comandante , non seppe resistere . Ai soldati sembrava che la volta dovesse crollare da un momento all ' altro e schiacciarli tutti . Essi volevano uscire all ' aperto . I soldati gridavano : - Fuori ! Fuori ! Il maggiore Melchiorri sentì le grida e mandò ad informarsi . Quando seppe che i soldati volevano uscire dalla galleria , egli fu assalito da un impeto d ' ira . Gli ordini dati esigevano che i reparti non si muovessero dai posti loro assegnati prima dell ' ora fissata per l ' assalto . - Noi siamo di fronte al nemico , - gridò il maggiore , - ed io ordino che nessuno si muova . Guai a chi si muove ! La seconda bottiglia era arrivata e il maggiore dimenticò la 5a compagnia . Il bombardamento continuava . Non passò molto tempo . La compagnia si gettò fuori dalla galleria e si riordinò , all ' aperto , in un avvallamento laterale non battuto dall ' artiglieria . Il maggiore credette trovarsi di fronte ad un ammutinamento . Ne era convinto . Una compagnia , poco prima dell ' assalto , con le armi alla mano , a pochi metri dal nemico , rifiutava d ' obbedire . Per lui , non v ' erano dubbi . Bisognava quindi reagire immediatamente con i mezzi più energici e punire la sedizione . Furibondo , uscì dalla sua caverna . Mise la compagnia in riga e ordinò la decimazione . La 5a compagnia ubbidiva agli ordini , senza reagire . Mentre l ' aiutante maggiore conteggiava i soldati e ne designava uno ogni dieci per la fucilazione immediata , la notizia si sparse per gli altri reparti del battaglione e accorsero vari ufficiali . Il maggiore spiegò loro che egli intendeva valersi della circolare del comando supremo sulla pena capitale con procedimento eccezionale . Il comandante della 6a compagnia era fra i presenti . Era il vecchio comandante della 6a all ' azione dell ' agosto , il tenente Fiorelli , che , guarito dalle ferite e promosso capitano , aveva ripreso il comando della sua compagnia . Egli fece osservare che il reato di ammutinamento di fronte al nemico non esisteva e che , anche se il reato fosse stato compiuto , il maggiore non avrebbe avuto il diritto di ordinare la decimazione senza il parere del comandante del reggimento . Le considerazioni del capitano irritarono il maggiore . Egli impugnò la pistola e gliela puntò al petto . - Lei taccia , - gli rispose il maggiore , - taccia , altrimenti si rende complice dell ' ammutinamento e responsabile dello stesso reato . Io solo , qui , sono il comandante responsabile . Io sono , di fronte al nemico , arbitro della vita e della morte dei soldati posti sotto il mio comando , se infrangono la disciplina di guerra . Il capitano rimase impassibile . Calmo , chiese più volte il permesso di parlare . Il maggiore gl ' impose il silenzio . La selezione era stata ultimata , in mezzo alla 5a , e venti soldati , distaccati dagli altri , attendevano . Il maggiore ordinò l ' attenti ed egli stesso si mise nella posizione d ' attenti . Il fragore dell ' artiglieria era assordante e dovette urlare per farsi sentire da tutti . Egli parlava solenne : - In nome di Sua Maestà il Re , comandante supremo dell ' esercito , io maggiore Melchiorri cavalier Ruggero , comandante titolare del 2° battaglione 399 fanteria , mi valgo delle disposizioni eccezionali di Sua Eccellenza il generale Cadorna , suo capo di stato maggiore , e ordino la fucilazione dei militari della 5a compagnia , colpevoli di ammutinamento con le armi di fronte al nemico . Il maggiore era ormai esaltato e non ascoltava che se stesso . Ma lo stato d ' animo in cui egli si trovava non era quello degli ufficiali presenti , né della 5a compagnia , né dei venti designati alla morte . Mai , nella nostra brigata , era stata eseguita una fucilazione . Questa decimazione appariva un avvenimento così precipitato e straordinario da non essere neppure considerato possibile . Ma non è necessario che tutti credano al dramma perché questo si svolga . Il maggiore Melchiorri si trovava al centro del dramma , protagonista già travolto . Il maggiore ordinò che il capitano Fiorelli , con un plotone della sua compagnia , prendesse il comando del plotone d ' esecuzione . - Io sono , - rispose il capitano , - comandante titolare di compagnia , e non posso comandare un plotone . - Lei dunque si rifiuta di eseguire il mio ordine ? - chiese il maggiore . - Io non mi rifiuto di eseguire un ordine . Faccio solo presente che io sono capitano e non tenente , comandante di compagnia , non di plotone . - Insomma , - gridò il maggiore , puntando nuovamente la pistola sul capitano , - lei eseguisce o non eseguisce l ' ordine che io le ho dato ? Il capitano rispose : - Signor no . - Non lo eseguisce ? - Signor no . Il maggiore ebbe un attimo d ' esitazione e non sparò sul capitano . - Ebbene , - riprese il maggiore , - ordini che un plotone della sua compagnia passi in riga . Il capitano ripeté l ' ordine al sottotenente comandante il 1° plotone della 6a . In pochi minuti , il plotone uscì dalla caverna e passò in riga . Il sottotenente ricevette dal maggiore , e lo ripeté ai suoi soldati , l ' ordine di caricare le armi . Il plotone aveva già i fucili carichi . Di fronte , immobili , stupiti , i venti guardavano . Il maggiore ordinò di puntare . - Punt ! - ordinò il tenente . Il plotone si mise in posizione di punt . - Ordini il fuoco , - gridò il maggiore . - Fuoco ! - ordinò il tenente . Il plotone eseguì l ' ordine . Ma sparò alto . La scarica dei fucili era passata tanto alta , al disopra della testa dei condannati , che questi rimasero al loro posto , impassibili . Se vi fosse stato un concerto fra il plotone e i venti , questi si sarebbero potuti gettare a terra e fingere d ' essere morti . Ma , fra di loro , non v ' era stato che uno scambio di sguardi . Dopo la scarica , uno dei venti sorrise . L ' ira del maggiore esplose irreparabile . Con la pistola in pugno , fece qualche passo verso i condannati , il viso stravolto . Si fermò al centro e gridò : - Ebbene , io stesso punisco i ribelli ! Egli ebbe il tempo di sparare tre colpi . Al primo , un soldato colpito alla testa stramazzò al suolo ; al secondo e al terzo , caddero altri due soldati , colpiti al petto . Il capitano Fiorelli aveva estratto la pistola : - Signor maggiore , lei è pazzo . Il plotone d ' esecuzione , senza un ordine , puntò sul maggiore e fece fuoco . Il maggiore si rovesciò , crivellato di colpi . Mancavano pochi minuti all ' assalto . Anche i 149 e i 152 avevano allungato il tiro e non sparavano più su di noi . Le nostre trincee erano state sconvolte . Delle vedette lasciatevi , non fu trovata che qualcuna ancora in vita . Ma , nelle trincee e nei reticolati nemici , immense brecce aprivano il passaggio all ' assalto . Il mio battaglione s ' era ammassato in trincea . Io vidi la 5a e la 6a compagnia , seguite dalla 7a e dalla 8a , scavalcare le nostre trincee in massa , ed arrivare alle trincee nemiche . Anche il mio battaglione uscì immediatamente dopo , più a destra . Il 1° battaglione e un battaglione dell ' altro reggimento della brigata avevano anch ' essi occupato le posizioni nemiche , piene di morti . Furono questi quattro i soli battaglioni che , da Val d ' Assa a Cima Caldiera , riuscirono nell ' assalto . Nel resto del fronte l ' azione fallì . La mina di quota 1496 , all ' estrema sinistra della divisione , si era rovesciata sui nostri , rendendo inaccessibili le posizioni nemiche . Le nostre perdite furono grandi . Io avevo iniziato l ' azione come comandante di compagnia e l ' avevo finita comandante di due battaglioni : il 3° e il 1° rimasti senza capitani . L ' azione non essendo riuscita che nel nostro settore , la nostra posizione avanzata , battuta di fianco dal tiro nemico , diventava insostenibile . Al cader della notte , ricevemmo l ' ordine di ripiegare sulle trincee di partenza . La notte , il capitano Fiorelli venne da me . Egli era abbattuto . Mi raccontò la morte del maggiore Melchiorri della quale anch ' egli si credeva in parte responsabile . Mi disse che aveva fatto di tutto per morire in combattimento . La sorte lo aveva voluto risparmiare . Egli quindi si considerava obbligato a fare il suo dovere e denunziare il fatto al comando di reggimento . Io non riuscii a dissuaderlo . Il giorno dopo , con un rapporto scritto , denunziò se stesso . I comandi di brigata , di divisione e di corpo d ' armata ne furono informati immediatamente . Egli , il tenente aiutante maggiore del 2° battaglione e il sottotenente della 6a furono deferiti al Tribunale militare e messi in stato d ' arresto . I tre ufficiali , accompagnati da un capitano dei carabinieri e da una scorta , passarono in mezzo al mio battaglione . Al loro passaggio , i soldati si levarono , sull ' attenti , e salutarono . XXIX Io non racconto e non rivedo che ciò che maggiormente è rimasto impresso in me . L ' azione fu ripresa il 19 , ma il mio battaglione , che aveva subito le maggiori perdite , fu lasciato riserva di brigata e non prese parte al combattimento . I feriti del battaglione erano stati , in grande maggioranza , trasportati indietro , negli ospedali delle retrovie , con le ambulanze divisionali . Avellini , fra i più gravi , era rimasto all ' ospedale da campo , vicino a Croce di Sant ' Antonio . Egli era intrasportabile . Era rimasto ferito nelle trincee nemiche , alla testa della sua compagnia , e le ferite erano gravi . Aveva perduto un occhio , ma la ferita più grave era quella riportata all ' addome . Prima che i portaferiti lo allontanassero , egli aveva voluto salutarmi ed io avevo visto , fin da allora , la gravità del suo stato . Aveva fatto uno sforzo per sollevarsi sulla barella ed era ricaduto svenuto . Dopo , io non l ' avevo più rivisto . Per quanto il battaglione fosse indietro , di riserva , gli obblighi del servizio m ' impedivano di andare a visitarlo . Potevo telefonare al direttore dell ' ospedaletto e avere , ogni tanto , sue notizie . La sua temperatura era sempre elevata . Il 22 il direttore dell ' ospedaletto mi telefonò che Avellini voleva vedermi subito , che non perdessi tempo perché il suo stato era disperato . Chiesi l ' autorizzazione al comando di reggimento e ottenni di allontanarmi dal battaglione per qualche ora . Com ' era trasformato il mio amico ! Egli non mangiava più dal giorno 10; la ferita all ' addome gli imponeva un regime di digiuno assoluto . Prima tanto forte e pieno di vita , ora era sfinito . Steso sul lettino da campo , le labbra bianche , immobile , sembrava un cadavere . Solo una contrazione alla bocca , simile ad un sorriso amaro , mostrava ch ' egli viveva e soffriva . Io ebbi subito l ' impressione che fosse in fin di vita . E pensai ai suoi sogni di carriera militare , al suo servizio di stato maggiore , alle sue promozioni , al grande esercito nazionale ... Povero Avellini ! Certo , egli mi avrebbe parlato ancora di tutto questo . Egli aveva tutti i due occhi fasciati , sicché non poté vedermi quando entrai . Ma sentì il mio passo e capì ch ' ero io . Con voce così fine che la sentii appena , mi chiamò per nome . - Sì , - risposi . - Sono io . Non parlare . Non stancarti . Parlerò solo io . Il medico mi ha detto che ci sono buone speranze . Ma bisogna che non ti affatichi . Tutto il battaglione ti ricorda e vuole rivederti presto . Ma devi pensare a guarire . Non c ' è fretta . Tanto , la guerra durerà ancora , purtroppo . Tutti ti salutano . Soprattutto i soldati della tua compagnia ... - I soldati ? - Sì , i soldati . Son voluto espressamente passare dalla tua compagnia , prima di venire qui . Anche il colonnello ti saluta e ho anche delle belle comunicazioni da farti , a suo nome . - Grazie . Grazie . Lasciami parlare ... Sai , è finita ... - Ma che dici ? Non dire sciocchezze . Bisogna pensare a guarire . Il minimo sforzo lo faceva soffrire . Anche quelle poche parole che aveva detto lo avevano stancato . Il suo volto non aveva che contrazioni di dolore . Avevo delle notizie da portargli che gli sarebbero state gradite . Forse si sarebbe rianimato . - C ' è anche una bella notizia per te . Indovina ... Egli fece un gesto con la mano . Era curiosità o indifferenza ? Io continuai . - Sei stato proposto per la medaglia d ' argento al valor militare sul campo . E sei stato anche proposto per la promozione a capitano per merito di guerra . Il comando di brigata ha già espresso parere favorevole . Certamente , le due proposte saranno approvate dai comandi superiori . È ciò che il colonnello mi ha incaricato di dirti . Egli sollevò le mani scarne , e le lasciò ricadere con una espressione d ' impotenza . Sembrava volesse dire : A che serve tutto ciò ? - Ti ho chiamato , sai , per questo ... Stammi vicino , co ­ e un fratello . Lasciami parlare . Egli parlava , stentatamente , a monosillabi . - Ricordi , quel pacchetto di lettere ? - Sì , ricordo bene . - Nella mia cassetta d ' ordinanza , al carreggio , ne troverai due . Due pacchetti . Tu sai a chi devi rimandarli . Io mi sforzai di scherzare , per sollevarlo un po ' , e dissi : - Quelle lettere portano fortuna . Hanno portato fortuna per la mina . Ne porteranno ancora adesso per le tue ferite . - Sì , sì , portano fortuna . Tu puoi spedirle . Ma preferirei che le consegnassi tu , personalmente . E vi aggiungessi anche questa . Io non mi ero accorto che sul letto , sotto la sua mano distesa , v ' era una lettera . Egli la prese e me la mostrò . - Fammi il favore , leggimela . Vieni vicino , vienimi vicino . Io presi la lettera . Mi sedetti accanto al letto , fino a toccarne le coltri . La busta era ancora chiusa . Io chiesi : - Debbo dunque aprirla ? - Sì , sì . Ma vienimi più vicino . Io m ' addossai al letto . Guardai la busta . Era indirizzata a lui e portava il timbro di Marostica . Io tremavo . L ' aprii e ne trassi due fogli . Non osavo leggere . Egli mi chiese : - L ' hai aperta ? - Sì . - Leggi dunque , fammi il piacere . Io spiegai i fogli e il mio sguardo corse alla firma . Era il nome della signorina bionda . Cominciai a leggere . La voce mi tremava : " Mio piccolo ... " Avellini si portò le mani agli occhi bendati , quasi volesse con le mani nascondermi le lacrime . Egli piangeva . Io avevo interrotto la lettura e non parlavo più . Lo lasciai piangere , senza dire una parola . Dopo qualche minuto , mi disse : - Continua , continua . Proseguii la lettura . Una donna non può scrivere parole più tenere di quelle che io lessi quel giorno . Dovetti interrompere la lettura ancora , più volte , perché Avellini non riusciva a frenare il pianto . - Che m ' importa di morire ? che m ' importa ? Finii di leggere la lettera . Egli mi pregò di leggergliela una seconda volta . Ed io la rilessi , spesso interrompendomi , come prima , talmente intensa era la commozione dell ' amico . - Anche la morte è bella ... Egli riprese la lettera fra le mani e l ' accarezzò lungamente . Mi disse : - Lasciamela qui . Verrai a prenderla dopo la mia morte . Il tempo del mio permesso era passato . Io dovevo rientrare al battaglione . Non osavo parlare più di speranze . Levandomi , gli chiesi : - Debbo dire qualcosa alla compagnia ? Al colonnello ? - Sì , sì , grazie . Egli mi attirò a sé con le mani e mi disse : - Va ' tu , personalmente . Io desidero che vada tu , in persona . Dille che il mio ultimo pensiero è stato per lei . Che io non ho pensato che a lei ... Dille che io muoio felice . Risalii in fretta al battaglione . Ma ero così agitato che , giunto al battaglione , continuai a camminare e arrivai fino alle trincee . Solo là , mi accorsi che avevo oltrepassato il settore del mio battaglione , di più d ' un chilometro . Ero appena arrivato al comando del battaglione che mi si chiamava al telefono . Era il direttore dell ' ospedaletto . Fece un lungo giro di frasi per dirmi che Avellini aveva peggiorato , ch ' era gravissimo , che non v ' erano più speranze . Mi disse infine ch ' era morto e che aveva lasciato una lettera per me . Uscii dalla capanna del comando . V ' erano ufficiali e soldati attorno al comando . Non sapevo che dire , non sapevo che fare . Poi m ' incamminai verso la 9a compagnia . Mi sembrava che fosse necessario che io stesso le comunicassi la triste notizia . Il solo ufficiale ch ' era sopravvissuto all ' azione del 10 , era un sottotenente e aveva preso il comando della compagnia . Egli era molto affezionato ad Avellini . Io fui incapace di adoperare circonlocuzioni e dissi direttamente : - Avellini è morto , pochi minuti fa . - Avellini è morto ? - domandò il sottotenente . - È morto , or ora , - risposi . Egli mi guardò attonito e mi ripeté : - È morto , è morto ... è morto ... Poi mi sembrò che un pensiero estraneo a noi e alla notizia che egli riceveva , lo assalisse , come un ' incertezza . Quel suo stato d ' animo durò un istante . Con un gesto rapido , prese una bottiglia di cognac che gli stava vicino , e , come se fosse una medicina , ne bevette , tutto d ' un fiato , un bicchiere da vino . Io mi stupii e m ' irritai . - Come ! - dissi investendolo , - come ? Io le comunico che il suo comandante di compagnia è morto e lei , di fronte al suo comandante di battaglione , si mette a bere , così ? E lei è un ufficiale ? Un ufficiale , lei ? Il sottotenente parve risvegliarsi da un sogno . Mi rispose , confuso : - Mi scusi , signor capitano . Ho bevuto senza accorgermene , involontariamente . M ' accorgo solo ora , mi scusi . Io rifeci la strada , per rientrare al comando . Come mi appariva triste la vita . Anche Avellini se n ' era andato . Dei colleghi anziani del battaglione non rimaneva più nessuno . Anche Ottolenghi era stato ferito , e gravemente , il 10 . Non sapevo neppure in quale ospedale fosse stato ricoverato . Ancora una volta , rimanevo solo io . Tutti se n ' erano andati , ancora una volta . E ora dovevo cercare delle lettere , raccontare , spiegare . Non è vero che l ' istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita . Vi sono dei momenti , in cui la vita pesa più dell ' attesa della morte . XXX A metà luglio , la brigata scese a riposo . Il battaglione si accantonò fra Asiago e Gallio , sulla linea arretrata di Monte Sisemol , per farvi opere di fortificazione . Eravamo sempre sotto il tiro delle artiglierie nemiche , ma bene al riparo , in avvallamenti defilati . Solo qualche raro apparecchio nemico da ricognizione volava su di noi , altissimo , allontanato subito dall ' intervento delle nostre squadriglie da caccia dei campi di Bassano . Gli apparecchi da bombardamento non molestarono mai il nostro riposo . Ai giorni tragici facevano seguito persino ore di gioia . I feriti leggeri rientravano al battaglione e i nuovi arrivati , ufficiali e soldati , riempirono i vuoti che si erano fatti nei reparti . Il tenente di cavalleria Grisoni , dopo una lunga convalescenza , era stato nuovamente assegnato al battaglione e aveva preso il comando della 12a compagnia . Ancora zoppicante per la ferita di Monte Fior , egli non aveva perduto il suo buon umore . La sua allegria fu preziosa per dissipare la nostra tristezza . Presto , si ricominciò a dimenticare . La vita riprendeva il sopravvento . Il mio attendente , ferito anch ' egli , era rientrato dall ' ospedale . Egli riprese la lettura del libro sugli uccelli ed io quella di Baudelaire e dell ' Ariosto . Un giorno , verso il tramonto , ero sulla strada principale che , dalla Valle di Ronchi , conduce a Monte Sisemol . Rientravo dal comando di reggimento che s ' era stabilito a Ronchi . A metà strada , m ' incrociai con un colonnello su un cavallo sauro , solo . Anch ' io ero a cavallo , solo . Salutai il colonnello e continuai il cammino . Avevo fatto qualche passo , quando mi sentii chiamare per nome . Mi voltai : il colonnello mi rivolgeva la parola . Girai il cavallo e gli andai incontro . - Comandi , signor colonnello , - dissi . - Venga qui . Lei non riconosce più i suoi superiori ? Era il colonnello Abbati . Ricorda il lettore il tenente colonnello del 301 di Stoccaredo e di Monte Fior ? Era lui . Il rosso sotto le stellette indicava ch ' egli era comandante titolare di reggimento . - Mi perdoni , signor colonnello , - dissi io , - non l ' avevo riconosciuto . Era infatti difficile riconoscerlo a prima vista . Egli era infinitamente più magro e più vecchio . Il suo pallore d ' ambra era diventato color limone e gli occhi erano infossati nelle orbite . Appariva stanco e malato . Mi rivolse qualche domanda sul mio reggimento , poi mi disse : - Ha incominciato a bere ? - Come prima , signor colonnello . - Io non so più se sia un bene o un male . La questione è più complicata di quello che io non credessi . Mi trova cambiato ? - Un po ' stanco . Mi pare un po ' stanco , ma non proprio molto cambiato . - Un po ' stanco ! Sono un uomo finito . Fra poco , mi faranno generale . Generale per merito di cognac . Il colonnello Abbati è riuscito ad uccidere il senso della guerra , ma il cognac ha ucciso il colonnello Abbati . - Che dice mai , signor colonnello ? - Non è la guerra di fanterie contro fanterie , di artiglierie contro artiglierie . È la guerra di cantine contro cantine , barili contro barili , bottiglie contro bottiglie . Per conto mio , gli austriaci hanno vinto . Io mi dichiaro vinto . Mi guardi bene : io ho perduto . Non trova lei che ho l ' aspetto d ' un uomo disfatto ? - Io trovo che lei sta bene a cavallo , signor colonnello . - Io avrei dovuto bere anche acqua e molto caffè . Ma ormai , non sono più a tempo . Il caffè eccita lo spirito , ma non l ' accende . I liquori l ' accendono . Io mi sono bruciato il cervello . Non ho , nella testa , che ceneri spente . Io agito ancora , agito le ceneri per trovarvi un briciolo da accendere . Non ce n ' è più . Almeno avessimo ancora neve e ghiaccio . Se n ' è andato anche il freddo . Con questo sole maledetto , non vedo che cannoni , fucili , morti e feriti che urlano . Cerco l ' ombra come una salvezza . Ma non ne ho più per molto tempo . Addio , capitano . Alcuni giorni dopo , verso mezzogiorno , ero con gli ufficiali del battaglione , alla mensa . Attendevamo che rientrasse un sottotenente della 11a , che avevo mandato al comando del reggimento per prelevare oggetti di corredo . L ' ora per la mensa era già suonata e il sottotenente non rientrava . Ci mettemmo a tavola , senza di lui . Il sottotenente arrivò poco prima che finissimo . - Sei in ritardo di mezz ' ora , - gli gridarono i più giovani colleghi . - Paga due bottiglie ! - Deve pagare ? - chiese il direttore di mensa . - Sì , - risposero in coro tutti gli ufficiali . - Sta bene . Due bottiglie ! Ma voglio raccontare perché ho tardato . - Non è necessario , - disse il tenente di cavalleria . - Ci contentiamo di due bottiglie . - No , voglio raccontarvi che cosa mi è accaduto . Attorno alla tavola , tutti ascoltavamo . - Venivo da Ronchi e passavo sulla strada che fiancheggia il torrente . Il sole bruciava . Quando sono arrivato all ' altezza della casetta bianca , nel punto in cui gli alberi coprono la strada , ho visto un uomo a cavallo , camminare lentamente , evitando il sole . Arrivato sotto gli alberi , all ' ombra , il cavallo si fermò . L ' uomo si levò in piedi sulla sella , si arrampicò a un ramo e scomparve tra le foglie . Non vedevo più che il cavallo , fermo . Rimasi nascosto . Dopo qualche minuto , l ' uomo riapparve , dai rami , ma con la testa in giù , penzoloni sulle gambe . Io rimasi stupito . Ma pensai : sarà qualcuno che vuol fare della ginnastica . Per quanto mi paresse strano che qualcuno potesse fare la ginnastica , a quel modo . Stavo sempre nascosto . Né l ' uomo né il cavallo s ' accorgevano di me . L ' uomo si lasciò cadere sulla sella , poggiandosi sulle mani , e riprese la posizione normale dell ' uomo a cavallo . Si riposò , levò la borraccia e bevette . Rimise la borraccia a posto e ricominciò come prima . Si arrampicò ai rami , disparve e ricomparve poco dopo , con la testa in giù . Si rimise in sella e bevette di nuovo . Sono stato sempre nascosto , per circa mezz ' ora . La strada era deserta . Egli ripeté l ' operazione tre volte . Io volevo avvicinarmi per meglio vedere , ma sopravvenne una carretta al trotto . L ' uomo spronò il cavallo e disparve . - Il cavallo era sauro ? - chiesi . - Sì , un sauro . - Balzano a due ? - Balzano a due . - Ma non ha visto se chi lo montava fosse un ufficiale ? - Non l ' ho potuto distinguere perché ero lontano , al sole , ed egli era all ' ombra fitta , quasi al buio . - Piccolo ? magro ? - Sì , mi è sembrato molto magro e piccolo . Non v ' erano dubbi . Povero colonnello Abbati ! Egli andava verso la sua fine . Al caffè , la conversazione si rianimò . Un sottotenente , studente in lettere all ' Università di Roma , recitò in latino una satira di Giovenale , poi disse la sua traduzione in versi italiani . Tutti applaudirono . - Per me , - disse il tenente Grisoni , - potevi anche risparmiarti il latino . L ' ho studiato dieci anni , sempre il primo della classe , ma non ne ho capito un ' acca , dei tuoi versi . A ciò , aggiungi che tu pronunzi il latino come se avessi dei ceci in bocca . Si era tutti allegri . Non sembravamo neppure sotto il tiro dell ' artiglieria . Infine , si respirava ancora una volta . La guerra sembrava finita e dimenticata . Il trillo del telefono interruppe la conversazione . Mi alzai e presi il microfono . Gli ufficiali zittirono . Dal comando di reggimento , il capitano aiutante maggiore in 1a chiedeva di me . - Che c ' è ? - chiesi . - Bisogna prepararsi , perché domani il reggimento discende . - Riposo in pianura ? - chiesi io , contento . - No ; il riposo non è fatto per noi . - E dove andiamo ? - Sull ' Altipiano della Bainsizza . L ' offensiva su quel fronte è incominciata e la brigata vi è stata richiesta dal comandante d ' armata in persona . - Che onore ! - Che ci vuoi fare ? Il battaglione è pronto ? - Sì , il battaglione è pronto . Ma è proprio sicuro che saremo mandati sulla Bainsizza ? - Sì , sicuro . Ho decifrato io stesso l ' ordine . - A che ora ? - Ti sarà comunicato domattina , al rapporto dei comandanti di battaglione . - Sta bene . Arrivederci . - Arrivederci . Gli ufficiali trattenevano il respiro . Non avevano sentito le parole dell ' aiutante maggiore , ma , dalle mie risposte , avevano capito tutto . Muti , mi guardavano negli occhi , con un ' espressione di angoscia . Il tenente di cavalleria riempì il bicchiere e disse : - Beviamo alla Bainsizza ! I colleghi l ' imitarono . L ' offensiva sulla Bainsizza ! La guerra ricominciava .
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Forse l ' unica bellezza del primo romanzo Memorie inutili lo scriveva appena ventenne di Alfredo Oriani è nel protagonista Ugo Olivieri , che , romantico in ritardo , si trova sperduto , con i suoi sogni permeati ad un tempo di idealismo e di materialismo , nel mondo borghese del secolo XIX declinante ; ma e sono convinto di non scoprire nulla di nuovo in Ugo Olivieri è tutto Alfredo Oriani giovane , o meglio , se vogliamo accontentare la sua mania d ' allora giovanile di firmarsi con uno pseudonimo , Ottone di Banzole , lanciante , fiero della sua gioventù e della sua genialità , la sua vana sfida al mondo : vana e dannosa , perché il romanzo non esce certo pur opera di un ventenne dalla mediocrità e perché questo suo altero dispregio per la società che lo circonda gli aliena subito , al suo primo apparire nell ' agone letterario , tutte le simpatie dei lettori , in maniera da non riuscire più lui vivo a riguadagnarsele . Infatti esaminando in alcune decise pagine con amoroso , appassionato studio , che fa già presentire il futuro storico , l ' aspetto delle classi sociali quali si presentavano in Roma , sul finire del Governo Pontificio , critica l ' aristocrazia morente , delinea con vigore il popolo che purtroppo gli sembra rinnovare la plebe del basso impero , cadente un giorno come il potere temporale allora , ma soprattutto disprezza , ironico e superbo , la borghesia : « ... provavo un forte disgusto per la borghesia . Victor Hugo scrive che il dire a uno " borghese " vale un insulto , e ha ragione » . Se Roma , dopo di averlo fatto fantasticare classicamente e romanticamente insieme , lo aveva reso scettico e annoiato , stanco del mondo e degli ideali , con il quadro disgustoso della sua modernità , l ' ambiente provinciale bolognese lo induce alla reazione . Non vale più la pena di chiedersi : « La vita è una lotta , De Vauvenargue ? E il premio sai dirmelo ? » , quando invece la vita sembra uno stagno in cui tutto imputridisce ancor prima di morire ; per questo nei capitoli dell ' « Al di là » la borghesia è descritta con ribellione e con repulsione , fino ad affermare che essa è « il trionfale aborto della nostra civiltà , il capolavoro del nostro buon senso cristiano e della nostra saggezza economica , del filosofismo liberale e delle rivoluzioni medievali e francesi » . E probabilmente proprio questo vivace contrasto con la realtà borghese , che non riesce a contenersi nell ' animo dell ' autore , ma ha bisogno di esprimersi con violenza , fa sì che i primi romanzi , sempre troppo autobiografici , ricchi di passione quanto di paradossi , trovino in loro stessi la loro condanna : e i lavori dello scrittore romagnolo migliorano quando va scomparendo questo egoistico , pretenzioso , continuo magnificare e parlare di se stesso , nel confronto , più o meno accentuato , con il mondo contemporaneo . Quindi nei romanzi migliori pare che l ' ardore del giovane si sia addormentato , quasi che l ' abitudine a quel mondo negativo ne abbia lenita l ' asprezza , affievolita la voce sonora ; si può addirittura obiettare che la borghesia sembra aver penetrato anche l ' animo dell ' autore , ma approfondendo l ' esame si sente sempre viva l ' intima opposizione fra i personaggi e il romanziere , che riesce a creare il capolavoro quando trascina il lettore a vivere figure terribilmente borghesemente umane , il cui dramma è in sostanza di agire , quasi come sotto l ' incubo di una condanna , pensare , tormentarsi , morire , sepolte nel mondo greve e soffocante di Madame Bovary . Mentre Carducci esorta retoricamente con le figure del tempo andato , mentre D ' Annunzio blandisce i sensi del secolo ormai stanco , Oriani lo flagella , lo perseguita , lo rimprovera rinfacciandogliene l ' anima misera , rappresentata particolarmente in Vortice e in Gelosia . E quando finalmente il suo animo storico ha il sopravvento , non manca di presagire la sconfitta della borghesia : « L ' aristocrazia non ama e non lavora , la borghesia lavora e non ama , la plebe ama e lavora ... perché l ' aristocrazia è morta , la borghesia è moribonda , la plebe è giovane e ha davanti a sé un avvenire » . Lo scrittore ha già di fronte a sé non più il problema spirituale della borghesia , ma quello politico e storico : se egli non giunge a negare che la borghesia abbia avuto una funzione storica nel nostro Risorgimento , tuttavia nella Rivolta Ideale la individua e la scolpisce nella sua terribile insufficienza : « La borghesia era la classe più colta , ricca e passionale ; capace di intendere la modernità di oltre alpe e di oltre mare , soffriva nell ' abiezione imposta dai governi paesani alla sua coscienza ; sognava la rivoluzione ma sapeva troppo bene la propria debolezza e l ' indifferenza del popolo per osare davvero . Lungamente il sogno oscillò fra federalismo e riformismo ; si voleva soltanto il più probabile per arrischiare il meno possibile ; sostanzialmente la resistenza dei governi era pressoché nulla , la protezione accordata loro dalle diplomazie estere poco più che formale : un moto generoso di sollevazione sarebbe bastato contro i loro eserciti di parata e di banditi arruolati nella gendarmeria . Però non ne fu nulla . La lunga abile viltà nazionale degli ultimi secoli suggeriva invece speranze di aiuti stranieri , artifici di transazioni , scuse e ragioni a tutte le inferiorità : quindi l ' avanguardia borghese dovette indietreggiare dalla rivoluzione di Mazzini disertando l ' epopea di Garibaldi per accordarsi ai pochi reggimenti di Vittorio Emanuele . Accettò di mutare la servitù dell ' Austria in un protettorato francese mal dissimulato da un ' alleanza , lasciò la monarchia mantenere Mazzini in esilio e fucilare Garibaldi ad Aspromonte , incamerò i beni delle fraterie , occupò Roma rimanendo cattolica in un liberalismo fatto di buon senso e di volgarità , di istinti novatori e di prudenze qualche volta profonde fino al genio » . Certamente dopo i risultati meravigliosi del '60 una politica moderata s ' imponeva all ' Italia per non perdere in mosse arditamente rivoluzionarie , ma scarsamente politiche , il frutto di anni di fatiche , di sangue e di martirio , e bisognava che l ' istinto rivoluzionario s ' accordasse col valore monarchico per rafforzare il governo italiano di fronte all ' Europa ; ma , in fondo , avendo mutato il dovere in diritto , quella che vuol essere una giustificazione si risolve in una completa accusa : dopo di non aver certo agevolato il Risorgimento , la borghesia voleva renderlo inutile , ché tal cosa significava arrestare l ' ascesa dell ' Italia per il volgare timore di perdere il già acquistato e credendo che il moto dell ' unità non avesse nessun altro fine . Certo la borghesia assicurò sodamente questa unità , ma questa fu funzione positiva soltanto per la sua negatività : questa classe che non aveva fatto la rivoluzione italiana , perché se anche i rivoluzionari vi erano nati , per agire avevano dovuto rinnegare i principi ed uscirne , conquistato con la rivoluzione il potere , se ne dimostrava indegna , perché chiamava il popolo al comando e scompariva frammista ad esso nello stato pseudo - democratico , morendo più vergognosamente dell ' aristocrazia . Così tutte le classi sono scomparse , poiché nessun limite le divide automaticamente : « non ve ne sono più » . Ma è rimasto , con la morte della borghesia , un più grande pericolo : « il suo spirito » , poiché il popolo , il popolo , che è sempre la base della vita della nazione , corre il pericolo di lasciarsi imborghesire , comprendendo più facilmente gli ideali se così si possono chiamare borghesi e ritenendo più facile , come del resto è effettivamente , la scalata alle posizioni di questa classe . E Alfredo Oriani prevede che nell ' ideale battaglia contro lo spirito borghese un ' ardita , giovanile schiera , guiderà il popolo verso il proprio miglioramento : sarà la « rivolta ideale » della « nuova aristocrazia » .
VECCHIO E NUOVO UMANISMO ( DELLA VOLPE GALVANO , 1940 )
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Aspetto capitale della grande rivoluzione in corso è la esaltazione del lavoro e della tecnica , che è quanto dire una nuova concezione etica , filosofica , della vita : un nuovo Umanismo addirittura . Il riflesso profondo di questo nella pedagogia , la italiana Carta della Scuola , coi suoi concetti , ad esempio , di lavoro manuale scolastico , di cultura del popolo e non di una determinata classe , di selezione e orientamento delle scolaresche al di là di ogni privilegio di casta cioè di censo , esige un discorso a parte . Che presuppone , peraltro , un concetto chiaro di quel che fosse il vecchio Umanismo . Quale esso fosse e in particolare la sua filosofia dell ' educazione ce lo riassume , meglio di ogni altro documento , qualche frammento ( che sottolineo ) di un notevole discorso , del 1922 , di Giovanni Gentile , intitolato Lavoro e cultura . « Io sento profondamente egli dice la differenza che c ' è fra la dignità del lavoro propriamente detto e la dignità del pensiero ... la differenza fra il lavoro delle mani e la cultura , che è il lavoro dello spirito , è una differenza che ha grande importanza nel sistema dei valori umani . Il quale non si può mantenere , né garantire , se non concorra la normalità dei suoi rapporti , la differenza degli elementi che vi concorrono ... Il concetto di questo valore prodotto dal lavoro , onde l ' uomo si rivolge alla natura e ne fa mezzo di appagamento dei propri bisogni , è un concetto meramente relativo ... Se noi soffocassimo dentro di noi questo bisogno che ci fa tendere la mano al frutto della terra , il frutto della terra non sarebbe mai colto ... Il vero , l ' assoluto valore conosce e sente chi vive raccolto nella vita del pensiero ... Il carattere dei valori economici ... non è la natura dei valori propriamente spirituali , corrispondenti ai bisogni veramente essenziali e costitutivi della nostra vita ... La poesia o l ' arte , in generale , e la verità , ciò che rappresenta un fine supremo dello spirito umano , questo è il valore assoluto ... A questa coltura superiore dobbiamo guardare ... ; di tutta la coltura ... il lavoratore ha bisogno per essere lavoratore e per essere uomo » . È , come si vede , con quel tanto di semplicismo intellettualistico che comporta , la concezione illuministico - hegeliana della cultura come regno della Ragione e dello Spirito ( maiuscoli ) , cui deve restar soggiogata la provincia del lavoro e della tecnica , cioè la zona dell ' economico , del bisogno ( del particolare o sentimento nella sua positività ) : col risultato , in pratica , di un calcolo o raziocinio utilitaristico sullo sfondo , beninteso , astratto e però retorico dell ' Etica e della Spiritualità : col risultato concreto , politico , insomma , del predominio di una classe quella « colta » e « elevata » sulle altre . Bisogna allora dire che l ' intellettuale degno di questo nome deve avere oggi il coraggio di guardare la verità fino in fondo : e che per la difesa della civiltà che sorge la civiltà antiborghese della tecnica deve sapere andare oltre le ragioni immediate o empiriche a favore della tecnica e del lavoro , e affrontare il problema o i problemi della nuova concezione laica della vita . Non basta soltanto , per intenderci , dire , come si è detto , che , se il meccanico esclude lo spirituale , il meccanico non è la tecnica , ma la sua preconcetta astrazione ; che tecnica e lavoro non escludono ma presuppongono un ' etica che può giungere fino al sacrificio e all ' ascesi ; che nel lavoro si attua la necessità di sentir battere il proprio cuore all ' unisono col resto dell ' umanità ; che c ' è la « gioia del lavoro » , la « fatica senza fatica » , e una spiritualità del lavoro finora insospettata ; che la tecnica è « tattica » e « teologia » , e via dicendo . ( Vedi gli autori citati in proposito nel Commento alla Carta della Scuola del Volpicelli ) . Non basta . Bisognerà , un giorno , coordinare e organizzare queste sparse verità e però saldarle a un qualche principio generale , necessariamente antitetico ai principi generali dell ' illuminismo hegeliano ( o « liberalismo dialettico » ) , tutt ' ora diffusi . E intanto , occorre acquistare una coscienza vieppiù chiara delle deficienze organiche di questi ultimi principi tradizionali , se ci si vuole avviare veramente a una comprensione seria del nuovo Umanismo , per il quale non già è vero che la cultura è lavoro , ma bensì che il lavoro è cultura . Sono d ' accordo col Volpicelli che l ' avvento della tecnica è il fatto più importante della cultura del mondo dopo il Cristianesimo , e che il gran paradosso è che la tecnica è stata resa possibile dalla cultura moderna , ma poi la cultura che ha creato la tecnica si è mostrata incapace di sentirne l ' umanità e il valore , e che , infine , le opposizioni alla tecnica non son basate che su rimpianti e negazioni , con un argomentare ben strano per una cultura « la cui fondamentale categoria dovrebbe essere la storicità » . Sono anche d ' accordo con un altro dei pochissimi studiosi serii di questi problemi : con Luca Pignato che , in un recente dibattito su cultura , tecnica e morale , dopo aver opposto ai nostri neohegeliani la profonda , e però attuale verità enunciata dal patriarca Kant , che , cioè , « è un dovere dell ' uomo verso se stesso di essere un membro utile del mondo , perché questo fa parte dell ' umanità » , sia poi esso operaio o negoziante o erudito ( « secondo il suo piacere » e « l ' apprezzamento delle proprie forze » ) , osserva che appunto , se una legge morale ci accomuna , dei minatori ad esempio a noi , ci troveremo veramente in una universalità : e che « solo questa legge ( universale ) è cultura » : il resto sarà o l ' estrazione dello zolfo o la traduzione dal greco ; restando a vedere , in sede di politica scolastica , « se convenga in generale imparare il greco e il latino o migliorare le condizioni dell ' estrazione dello zolfo » . E altrove , il Pignato , a rincalzo dell ' osservazione di Giuseppe Bottai , che nella vecchia scuola gli studi classici si erano ridotti a fenomeno tipicamente letterario , conclude molto giustamente che non ha senso porsi il problema : come il vecchio Umanismo possa costituire il nocciolo del nuovo ; giacché le cose restano come stavano se si sposta un pezzetto di grammatica da una classe ad un ' altra , e che insomma riconosciuto il nuovo principio della tecnica come valore spirituale ogni discussione che si faccia sulla Carta della Scuola « deve tenerne presente lo spirito rivoluzionario , in senso sociale e politico . Rivoluzionario e non riformistico » . Parole chiare , oneste . Dovrebbe esserne giunto il momento , anche in questo campo .
ROMANTICISMO ED ANTIROMANTICISMO ( PACI ENZO , 1941 )
StampaPeriodica ,
Ormai la polemica , nata dall ' intelligente articolo di Angioletti , ha dato più d ' un frutto , e non sembra acquetarsi . Il suo significato non è più soltanto letterario , ma culturale , sociale e , finalmente , filosofico , grazie , specialmente , alla decisa posizione antiromantica di Galvano della Volpe ( vedi « Antiromanticismo » in Primato del 15 maggio e « Da un programma antiromantico » in Studi filosofici n . 4 ) . Tutti noi sentiamo con Angioletti , che , « come un vento tiepido e leggero » qualcosa di nuovo nasce intorno a noi , ma di questo qualcosa di nuovo non sappiamo , e forse è un bene , dare una definizione . In ogni modo non a caso è stata pronunciata la parola « Romanticismo » . Essa indica , io credo , uno stato di malessere e di scontentezza , un senso di sfiducia e di sazietà verso atteggiamenti troppo controllati e troppo « distaccati » della nostra cultura . Un amore freddo e contenuto per la precisione di ciò che è intellettualmente perfetto ci trattiene da ogni abbandono , ed ora sentiamo il valore dell ' abbandono , la fecondità di certe ingenuità e di certi errori , ma un timore ci trattiene , ed è quello che non venga abbandonato troppo facilmente ciò che abbiamo conquistato , la disciplina su ogni forma di lirica intemperanza , quella precisione del senso della parola che è certo una delle conquiste più alte della letteratura e della poesia italiana contemporanea . La finitezza della parola è divenuta quasi il segno della moralità del letterato e dell ' uomo di cultura e , forse , qualcosa di più , il segno della moralità dell ' uomo , come una volontà di non falsare il valore della realtà e della vita , sempre concretamente finita e puntuale , sempre determinata , sempre richiedente una responsabilità ed una scelta , senza evasioni e senza fughe , appunto , romantiche . Ma , tale finitezza , ci appare ora come l ' estrema conquista , una conquista che presuppone tutto un passato e , in noi , tutto un lungo cammino o travaglio inespresso , di cui la parola è come la conclusione , il traguardo raggiunto . E scopriamo il valore di ciò che in noi è stato disciplinato , come se , senza quel profondo e scontento agitarsi di tutto il nostro destino , la parola perdesse ogni sua tensione , ogni sua moralità : è questa scoperta che ci fa parlare , oggi , di romanticismo . Romanticismo sì , ma romanticismo del finito , accettazione senza riserve del limite inerente alla vita ed alla cultura : la morte non è più un tema poetico , ma la condizione della nostra esistenza : non vogliamo falsare il senso del nostro esistere e trasportarlo nel mito di un egualitarismo liberale o di un illuministico storicismo in cui tutti i contendenti assolvono la loro eguale funzione storica : no , nella vita e nella storia ci sono vincitori e vinti , ogni epoca vive nel suo orizzonte e nega l ' altra : la civiltà europea non ci sembra più ottimisticamente svilupparsi nella linea di un mitico progresso . La nostra epoca rinuncia a soluzioni troppo facili ed ereditarie , ha la sua dura realtà da imporre e sa che la sua vita è legata alle sue possibilità di vittoria . Essa sa che la cultura aperta ed infinita è la fine di un ' Europa e sa che l ' Europa non esiterebbe più se non avesse il coraggio di rinunciare a ciò che finora si è chiamato europeo : essa vuol dimenticare l ' indulgenza dei vecchi , per cui ogni affermazione ha il suo diritto , e sa che bisogna saper non vedere , non giustificare , non accettare , vivere e morire per qualcosa di determinato e di finito , ingiusto forse , ma solo in nome di una astratta giustizia e di un ' astratta moralità . Non saprei non dar ragione , in tal senso , alla profonda rivalutazione del finito e del determinato , su cui tanto insiste , come filosofo e come uomo di cultura , Galvano della Volpe . No , la nostra epoca non deve e non può essere umanitaristica . Ed ha ragione Mario Alicata : è troppo equivoco il termine « simpatia umana » : « ridurre l ' amore ed il desiderio degli altri a ... caute possibilità di perdono , di soccorso ... non significa rischiare di nuovo la propria libertà spirituale in un accomodamento utilitario dei nostri rapporti umani , al servizio di un plebeo e farisaico demagogismo che cerchi di salvare , nella ottenuta e rimunerata comprensione degli altri verso noi , dei molti verso i pochi , la pigrizia morale e la fervida coscienza degli egoisti ? » ( Primato 15 giugno ) . Eppure , con tutto questo , l ' esigenza di Angioletti e di Lupinacci , conteneva forse più di quanto si è in essa voluto vedere e di quanto ha saputo dire . Gli uomini non si incontrano nella conclusione della loro esperienza . La disciplina della parola ci rimanda alle nostre inespresse vicende , tanto espresse invece dai romantici : la virile accettazione del finito , così nostra , ci rimanda ad una condizione comune di finitezza , ad una comprensione più profonda dove ognuno di noi comprende l ' altro proprio perché sa che il finito esclude ogni possibilità di assolutizzare , secondo il vecchio egocentrismo romantico , perché sa che ogni orizzonte è limitato , che ogni dogmatismo è una falsificazione di noi stessi e degli altri . L ' accettazione del finito come finito , il rifiuto di ogni evasione e di ogni fuga , non allontana gli uomini , ma , proprio , li riavvicina , nell ' unico riavvicinamento che è davvero possibile : il riconoscimento del limite del proprio destino e dell ' altrui , diverso , opposto al nostro . Il vecchio romanticismo credeva di poter raggiungere la possibilità di una comunicazione attraverso la fuga dalle precise condizioni della nostra esistenza o attraverso la mitica assolutizzazione ed universalizzazione di un ' esperienza fatalmente particolare e limitata : noi , nella nostra nuova esigenza romantica , sappiamo che possiamo davvero comprendere gli altri se sappiamo accettare la nostra condizione e non mitologizzare noi stessi . « Andare incontro agli altri » dice anche Mario Alicata . Ma gli altri li sapremo trovare solo sperimentando ed accettando il limite della nostra esperienza : così sapremo andare verso gli altri , anche se , per avventura , le condizioni finite della nostra vita ci porranno contro di loro : saremo allora , per ripetere ancora la parola di Karl Jaspers in comunicazione con loro . Il tramontante liberalismo aveva condotto l ' Europa all ' assolutizzazione del finito , il vecchio umanitarismo alla più ipocrita mancanza di umanità : proprie le nuove esperienze politiche ed ideologiche sapranno ritrovare l ' uomo , senza promettergli nessun mito , ma dandogli la vera libertà della sua condizione di uomo , inevitabilmente finita : da tale accettazione della finitezza e del destino , che tutti limita e circoscrive , nasce la nuova e concreta forma di solidarietà umana . Che è civiltà della tecnica e del lavoro proprio in quanto tecnica e lavoro abbandonano ogni liberale mitologia fordistica e tayloristica e diventano i termini essenziali di realizzazione , nel finito , dell ' esistenza dell ' uomo , con tutta la sua umanità . Nasce allora una nuova passione , la passione per il finito , per ciò che ci fa restare noi stessi . È antiromantica perché esclude ogni fuga , ma è profondamente romantica perché ci riavvicina alla fonte inesauribile di ciò che in noi è primordiale . Sentiamo per il finito e per la fatalità delle condizioni insostituibili dell ' esistenza lo stesso entusiasmo che i romantici provarono per l ' infinito e per la fuga dal mondo . E la nostra cultura vuol rimanere fedele all ' impossibilità di universalizzare i nostri orizzonti , una fedeltà che è fedeltà alla concretezza del nostro esistere , una fedeltà alla morte , se si vuol richiamare il termine di Heidegger , una fede , profonda come quella romantica , che solo il finito può testimoniare dell ' infinito , che la trascendenza si può a noi rivelare solo nell ' accettazione assoluta e totale delle condizioni della nostra immanenza , se si vuole , richiamandosi ancora all ' esistenzialismo , ricordare la posizione di Jaspers . Finitezza , destino , amor fati . L ' amico Della Volpe non si allarmi della nuova passione romantica , che come una bufera rinnovatrice , l ' esistenzialismo ha scatenato su tutta l ' Europa . Non s ' allarmi perché questa nuova passione è proprio per quel finito , per quel sensibile , per quel sentimento di cui la sua filosofia rivaluta , con tanta acutezza ed intelligenza , i diritti troppo sprezzati . E l ' amico G . M . Bertin , a cui sono riconoscente dell ' attenzione che ha prestato al mio pensiero ( Cfr . « Esistenzialismo romantico » , in Studi filosofici , n . 4 ) non si allarmi per il nuovo irrazionalismo che gli sembra minacciare la tradizione critica di Kant e di Hegel : proprio il nuovo romanticismo combatte ogni pretesa , questa davvero romantica nel vecchio senso della parola , di assolutizzare , infinitizzare , divinizzare l ' universo . E se riconosce i diritti dell ' irrazionale non è per degradare il pensiero a mito , o per abbassare ad empirico arbitrio la vita spirituale , ma invece per usare criticamente della ragione filosofica e per avvertire che ogni vita spirituale , che non presupponga le condizioni finite del nostro esistere e del nostro destino , è retorica . Ma so che Bertin mi comprende e sa che il mio romanticismo non è quello a cui tutti noi ci ribelliamo . La nuova atmosfera romantica è dunque la scoperta del valore del finito e dell ' esistenza . Dietro la nostra fredda disciplina per le parole ritornano la parola passione e la parola destino : e la nostra disciplina non sarà conquistata una volta per sempre , ma ci richiamerà ancora a noi stessi , alla continua tensione che ci conduce a riconquistarla senza posa , perché non si inaridisca in vuota forma ed in pretenziosa sufficienza di sé .
PESSIMISMO DI DUVIVIER ( ARISTARCO GUIDO , 1941 )
StampaPeriodica ,
Julien Duvivier è uno tra i pochissimi registi che riescono a dare all ' opera cinematografica un ' impronta di stile personale ed inconfondibile che difficilmente si dimentica . Più rigoroso di Chenal , più incisivo di Carné , più realistico di Feyder , più profondo di Renoir i capisaldi dell ' ultima regia francese è oggi indubbiamente il miglior regista di cui la Francia possa vantare . Non solo , ma appartiene anche a quell ' esiguo numero di mirabili narratori per immagini che va dai Vidor ai Flaherty , dai Capra ai Mamoulian , dai Borzage ai Ford . È uno dei pochissimi , insomma , che abbia compreso nella sua integrità il mezzo espressivo « cinema » compendiando in esso tutti quegli elementi che ne formano lo spettacolo d ' arte . Per questa sana comprensione che ogni regista degno di tal nome dovrebbe avere non farà mai , punto essenziale e fermo nel cinema , del teatro , se pur teatro finissimo , filmato . E il susseguirsi dei fotogrammi che parla in ogni sua pellicola : l ' immagine resta sempre alla base dell ' espressione di eventi e stati d ' animo : le sequenze sempre si susseguono alle sequenze , le angolazioni alle angolazioni , le inquadrature alle inquadrature : tutte accompagnate da un ritmo serrato e conciso , da un ' atmosfera viva , fusa , pittoresca . Gli attori parlano qualche volta con retorica ed enfasi , ma il dialogo non grava mai sull ' immagine , e l ' immagine per effetto delle lunghe chiacchierate , sull ' azione . E la narrazione procede ampia , magnifica , e nello stesso tempo semplice , sentita , genuina lontana da convenzionalismi e da luoghi comuni : mirante all ' essenziale e al particolare insieme . Non solo , poi , il Nostro ha una personalissima ed inconfondibile maniera d ' inquadrare , di muovere la macchina ( carrellate alla Duvivier ) , di narrare conformemente ai canoni fondamentali del cinema vero , ma ha pure un proprio punto di vista rispetto al contenuto e all ' intonazione del film . È quasi sempre la vita degli umili e dei reietti , dei perduti nel vizio e nell ' imbroglio , dell ' uomo della strada e del trivio , dell ' angiporto e del quartiere malfamato , che lo attrae e lo appassiona . Sono gli infiniti e multiformi drammi di questi : i loro casi singoli osservati dai fatti crudi , scarni , scheletrici di cronaca quotidiana che ritrae in ogni più piccolo particolare e in ogni minuta osservazione e sfumatura . Di fronte a questo materiale umano come quasi tutti i registi francesi d ' oggi Duvivier è un osservatore scettico e pessimista ; di uno scetticismo e di un pessimismo spesso malato e morboso , che giunge più volte anche a negare la vita come gioia di vivere , come libera espressione dell ' anima , come affermazione dell ' individuo . I personaggi che ama e predilige hanno tutti una propria fisionomia , un proprio sguardo , un ' impronta particolare : sono esseri senza sorte e senza speranza e , incapaci di dominarsi , trasportati dalla corrente verso un progressivo fallimento di loro stessi : dalla più torbida desolazione , fino al delitto e al suicidio . Per convincersi basta osservare le sue realizzazioni , dove insieme ad una stretta analogia di indagine umana e profonda , non manca mai uno scetticismo impressionante . E questo eccezione fatta per le opere a carattere religioso « Golgota » e « Credo » in ogni suo film . Sia che realizzi una vicenda eroica , « La Bandiera » ; o un intreccio musicale , « L ' uomo del giorno » ; o la storia drammatica di un bimbo incompreso « Pel di Carota » ; o la tumultuosa ed ardente vita di un fuori legge « Pepé le Moko » ; o la descrizione degli ultimi giorni di vecchi attori « I prigionieri del sogno » . Ma dove il pessimismo di Julien Duvivier raggiunge vertici di traboccante grigiore e malinconia è ne « La bella brigata » e in « Carnet de bal » . Entrambi questi film sembrano addirittura ispirati da un Schopenhauer e sceneggiati da un Leopardi nel loro momenti di più cupo abbandono . Nel primo , i sogni , le aspirazioni , tutte le cose belle di cinque operai svanite insieme alla stessa amicizia e solidarietà , ci fa vedere la vita atrocemente buia . Nel secondo : il crudo dramma di una donna non più giovane , che si illude di rincorrere il passato , per ritrovare gli amici di gioventù e riafferrare con essi le gioie non apprezzate , dipinge la vita con toni di morboso scetticismo . ( Morboso scetticismo che si tramuta alla fine nel surrealista « Carro fantasma » in fede , redenzione , luce irradiante ) . Affermare dopo tutto questo che Duvivier è uno scettico , sarebbe troppo poco . Per essere più precisi occorre dire che è un entusiasta del pessimismo . E l ' unico rimprovero che gli si può fare , tra i tanti elogi , è proprio questo : che la sua tecnica e la sua arte siano volutamente messe al servizio di soggetti mai sani ed irradianti luce ; ben sapendo purtuttavia che a nessuno , e neppure a noi , è permesso di voler far sostituire concetti ed intenzioni proprie a quelle dell ' artista . Comunque non si può condannare in Duvivier come alcuni hanno fatto l ' artista . Non è possibile stroncare un ' opera d ' arte in genere solamente perché è costruita su materia non sana . Occorre in questi casi saper distinguere il mondo etico da quello estetico . Se così non fosse , di arte ce ne sarebbe ben poca . Ecco la ragione per la quale non possiamo dissentire Duvivier quanto ad apprezzamenti puramente cinematografici ed artistici .
« UMORI » DI BARTOLINI ( PASOLINI PIER PAOLO , 1942 )
StampaPeriodica ,
Non voglio qui parlare della poesia in versi di L . Bartolini , o delle sue acqueforti , ma limitare il discorso alla sua prosa , o , meglio , alle sue prose migliori . Chi pensi « Bartolini » non può pensare subito che ad un avvenimento eccezionale , direi quasi privato , che di giorno in giorno accade nella nostra odierna letteratura : ed è proprio in questo suo diuturno accadere che si è venuta costituendo , anzi , stratificando una prosa bartoliniana , staccata da qualsiasi intenzione o premeditazione ; e quindi serenamente scioltasi dal timore di una possibile decadenza , espresso dal De Robertis , quando , in uno scritto del '30 su Passeggiata con la ragazza , si era chiesto : « s ' accosterà un giorno ( Bartolini ) a temi più calmi , senza più quel tono improvviso , avventuroso , lirico a oltranza ? E troverà i mezzi adatti , quel tanto di riposo mentale necessario a opere mature ? » . Tutto questo è stato dal Nostro raggiunto , al di fuori di qualsiasi programma : e così , come il De Robertis rivendicò in quelle vecchie pagine del Bartolini un ' « aria di gioventù » , un « essere e parere giovani » , non come « uno dell ' ultima generazione » , ed in questo indicò la sua presenza prepotente nell ' « orto ben pettinato delle lettere » odierne , così noi ora ritroviamo il Nostro , intatto , fedele a se stesso , anche se al posto della sua sanguigna , scontrosa , ribelle gioventù , c ' è ora una maturità più attenta e sofferta , se non meno scontrosa e ribelle . E se « tra le tante sue facce » si fa « sempre più in luce quella del moralista » , non ce ne dispiace affatto , anzi , per questo , forse , lo abbiamo più caro . Bartolini non ha mai resistito alla tentazione di « scendere tra gli uomini » ; e se dopo , mettiamo , aver contemplato le vecchie al mercato ( « ... portano non meno di tre sottane : la esterna e la seconda che è di roba turchina con righette orizzontali per orlo , orlo listato da un palmo di velluto nero sino ... Alzano le vecchie donne la prima e la seconda sottana e , se uno sta ad osservare bene , si vedono , se per isbaglio la vecchia s ' alza un lembo della terza sottana , gambacce con le vene varicose e col « giudizio » , ossia il sudiciume al ginocchio ... » ) , dopo averle così contemplate , dunque , vuol trarne una sua morale ( « E così fanno perché sono al limitare dell ' esistenza : mettono da parte e tengono da conto per paura di perdere e non riavere ; giacché sanno , da natura , che più nulla avranno . Sono come le piante che hanno più radice che fiore » ) , tanto meglio , per il piacere che abbiamo tratto da questa morale , che non è un concetto , ma una descrizione : e commoventissima . Del resto il giudizio o morale bartoliniano non è che una specie di « finale » o di « presto » , strettamente unito , o sortito direttamente da quello che , più innanzi , chiamerò il suo « umore » . Così la prosa del Nostro , tutta affidata al proprio umore , alla luna buona o cattiva , all ' ilare o malo risveglio mattutino , si è venuta imponendo alla nostra attenzione , che si è , un po ' alla volta , tramutata in vero e proprio affetto . E nient ' altro che affetto , in noi , poteva corrispondere alla maschia confessione bartoliniana , uscita pudicamente , scontrosamente , dalla sua penna , quasi a denti stretti , talvolta ; altra volta , come nei suoi primi libri ( Passeggiata con la ragazza ) , gridata a voce alta e piena , sino a rivelarne il sangue o la carne , ma sempre con un sordo pudore , che , intervenuto nel discorso come un improvviso interrompimento , lo tramutava , lo accigliava , quasi accorandolo . In realtà , sempre , in fondo alla voce forte e burbera di Bartolini , trema un nodo di pianto : pianto umano , quasi fanciullesco . Si guardi « Morte di Umano » nel suo ultimo libro . E in questo fondo di pianto , niente affatto spleenetico o letterario e non nel senso generico di malinconia o tristezza , giace la parte più remota e forse meno nota di Bartolini : è da essa che risale alla superficie la gamma versicolore dell ' umor suo , tetro e bizzarro , come una sorta di alterna vittoria e sconfitta , astio e benignità , avvenuta nel suo intimo più segreto , ed emersa poi nella pagina scritta . Per questo , io credo , della sua prosa finora non è stata data una definizione critica , che , circoscrivendola , la ponga con sua vera luce nell ' ambito della nostra letteratura odierna . È tale definizione monca anche perché , dato il proprio modo di essere , il Nostro non ha in letteratura che nemici o amici : e sia gli uni che gli altri , per eccesso di vigore , non saranno in grado di studiarlo serenemente . Non basterà chiamare la scrittura bartoliniana semplicemente « prosa » , come si suole , in quanto non narrativo , ché questo sarebbe un porre la questione e non risolverla ; « capitolo » anche è fuori luogo per la pagina del Nostro , nata , è vero , nel pieno fiorimento di quello , e indubbiamente influenzatane , ché la prosa di Bartolini è tanto lontana dal capitolo cecchiano , quanto da uno è lontano altro stile . E se del vecchio racconto o abbozzo realistico , è inutile anche fare il solo nome , come invece avviene nella fascetta pubblicitaria del Cane scontento , d ' altra parte se l ' ispirazione bartoliniana è essenzialmente lirica , lo è al di fuori da ogni liricità in quanto purezza o essenziale perfezione : Bartolini ha bisogno del molteplice e del prosaico , seppur come un padrone ha bisogno del proprio schiavo . Così , se da una parte la sua poesia in versi sembra un inasprimento , una estrema conclusione della sua prosa , la sua prosa è sempre sostenuta e tesa da un frasario vigorosamente poetico : e in un periodo , in una pagina basta trovare « sinistra mano » invece di « mano sinistra » , perché tutto il senso ne sia stravolto e poetizzato . E allora vorrei riportarmi a quanto dicevo inizialmente , a quella foga di umori che , rinverginata di volta in volta dalla sua stessa condizione di umore , resta tutta chiusa , serrata e perfetta nella pagina che da essa nasce . Allora , infine , prendendo lo spunto da una vecchia frase del De Robertis ( « Quell ' umore che è , direi , il lievito all ' arte di Bartolini ... diventa una forza viva e operante , e i paesi , perfino una pianta , un fiore , un filo d ' erba ne son pieni , parlan per sé » ) , vorrei distinguere la pagina , il capitolo bartoliniano sotto il nome di « umore » , mutando , quasi in una sosta di solidificamento , il senso di questa parola . « Umore » che , in mezzo alla verità delle pagine , trova la sua unità di tono in quel fondo di pianto che dicevo ora domato ora vincitore , e , nell ' arco di queste vittorie e sconfitte la sua ammirevole quantità di forme , che , dalla collera amorosa alla tetra bizzarria , dalla benigna serenità alla strafottenza , cerca la sua estrema liberazione in un acerbo moraleggiare . L ' orso , ed altri amorosi capitoli è il migliore indice di questi umori : la lucidità della propria visione poetica vi è matura , e sicura la propria condizione etica ; nessun dubbio , nessun compromesso ; c ' è la certezza di sé , la potenza di sé con cui si costruiscono i capolavori . Ora , avrei voluto soffermarmi , esaminare qua e là questo bellissimo libro , ma , avendolo aperto , sopraffatto dal piacere dei ricordi e dal soverchiare delle postille , ho dovuto cedere e rimandare ad altra data un particolare discorso sopra di esso : vorrei solo dire , qui , che non soltanto nell ' arco ideale domina Passeggiata con la ragazza al Cane scontento ( che , pur contenendo cose bellissime , mi par opera di passaggio da una certezza e potenza di sé , ad un ' altra , più distesa , serena , paterna ) , esso , L ' orso , tiene un posto preminente e degno di lungo futuro .
VIRGILIO GUIDI ( GATTO ALFONSO , 1942 )
StampaPeriodica ,
Viene dalla pittura di Virgilio Guidi la forza di un ' insofferenza plastica esposta nel suo limite visibile alla pura dissoluzione della luce . L ' interna costruttività del disegno dalla sua vibrata eloquenza iniziale si spoglia d ' ogni peso e s ' acuisce a smagrire le forze in un colore reagente e inedito che è il segno critico dell ' artista . A ben giudicare la pittura di Guidi concorre la vigile e ardente ironia di cui ogni suo quadro tende insostenibilmente a accendersi dalla materia opaca e pregnante , ad alleggerirsi con fissità nella luce . Storicamente Guidi ha operato al di là dell ' irrigidimento formale del novecentismo per dare un tempo pittorico , una durevolezza consistente nel colore alla dissipazione luministica di Spadini , e riportarla criticamente nel segno . D ' un mondo ampliato ed espanso egli ha stretto in una smania nuova il movimento e la fisica architettura , lasciando sfuggire con finitezza nei piani luminosi l ' incisività acuta del proprio disegno sino a raggiungere nei casi più felici l ' assoluto stupore figurativo da cui altri , e particolarmente i novecentisti , partivano come da uno schema neoclassico . Di questo pittore , che tra i contemporanei ha l ' esperienza forse più dinamica e attiva , sempre affidata al lavoro in modo tale da non poter essere astratta in una legge o in un metodo , esiste una forza segreta e esemplare che in ogni opera trasale e rende le figure nuove in una proprietà umana antica , senza altra retorica . È questa una forza d ' arte che non si pesa e non si può nemmeno far consistere in un elemento solo del quadro : è la luce dell ' opera da esterna ridiventata intima e calda della propria sostanza . È lo specchio dell ' autentica solitudine con cui Guidi senz ' altro onore contemporaneo , merita la sua dignità di maestro .
Nixon non mi è piaciuto ( Fallaci Oriana , 1968 )
StampaPeriodica ,
NEW YORK , ottobre - Caro direttore , devo assolutamente parlarti di Nixon perché sono stata alcuni giorni con lui e … Mi auguro che la sorpresa non ti turbi troppo . Tu sai bene che l ' uomo non è mai stato il mio principe azzurro . Però mi avevano detto che il Nixon 1968 era un nuovo Nixon e come potevo resistere alla tentazione di seguirlo , ascoltarlo ? Poteva anche darsi che gli sentissi dire « non voglio più bene al generalissimo Franco » , oppure « basta con le differenze razziali » , oppure « io sono con i giovani dai capelli lunghi » . Ti pare ? La psicanalisi fa miracoli , a volte . E , mi avevano detto , il miracolo del nuovo Nixon si deve alla psicanalisi . Ricorderai infatti che dopo la sconfitta subita nel 1960 a opera di John Kennedy , al povero Nixon non gliene andò più una bene . Si presentò candidato a governatore della California e perse clamorosamente . Cercò la nomina del Partito Repubblicano per battere Johnson , e gli preferirono Goldwater . Sicché alla fine decise di recarsi da uno psicanalista e sapere che cosa vi fosse di sbagliato in lui ( il che richiese moltissimo tempo ) e Richard Nixon uscì dalle sue mani completamente cambiato . Ciò gli permise : 1 ) di tornare alla professione legale e fare un mucchio di soldi in Wall Street ; 2 ) essere scelto come candidato alle elezioni del prossimo autunno . Episodio , quest ' ultimo , che La Stampa di Torino ha giustamente definito la resurrezione più grossa dopo quella di « Lazzaro » . Be ' , i Lazzari hanno sempre sedotto . Così saltai su un aereo e mi recai a Santa Barbara , in California , dove Nixon stava tenendo la campagna elettorale e dove ebbi la mia prima sorpresa . Sai , perché ? Perché era sabato e il sabato , come la domenica , il signor Nixon non si fa vedere : riposa . Il suo dottore esige così . Affinché non si stanchi . Per la stessa ragione però il suo dottore esige che egli riposi altri due giorni dopo avere lavorato il lunedì il martedì il mercoledì , il signor Nixon riposa il giovedì e il venerdì : insomma se ne sta senza far nulla quattro giorni su sette e ora che è candidato , che diavolo farà quando sarà presidente e si stancherà davvero ? Riposerà sette giorni su sette ? Accidenti dirai tu , mica grullo : magari lo potessi far io . D ' accordo . Ma tu , scusa , non vuoi mica avere in mano il destino dell ' America e in certo senso del mondo . E se il signor Nixon riposa quattro giorni su sette ora che è candidato , che diavolo farà quando sarà presidente e si stancherà davvero ? Riposerà sette giorni su sette ? Mi sembra un po ' strano e , comunque sia , egli continuò a riposarsi non fino a domenica sera ma fino alle sei di lunedì pomeriggio , ora in cui giunse alla base militare aerea di El Toro per darmi una seconda sorpresa : la sua paura di essere ucciso . D ' accordo anche su questo : mi rendo bene conto che quanto a fucilate , revolverate , eccetera , i leader americani sono più sicuri in Vietnam che negli Stati Uniti . Però tutti quelli che hanno ammazzato negli ultimi anni e negli ultimi mesi , John Kennedy , Bob Kennedy , Malcom X , Martin Luther King , appartenevano all ' altra parte della barricata . Onestamente non vedo i motivi di tanta paura . E poi si torna al discorso di prima : se fa ' così ora , che diavolo farà da presidente ? Farà assaggiare il cibo a un cane tutte le volte che mangia ? Terrà una guardia del corpo nel letto ? Io quando mi trovai sotto gli occhi quelle decine e decine di agenti del servizio segreto , rimasi di sasso . Li riconoscevi bene dal bottone giallo , verde e nero che portavano alla giacchetta , particolare che li rendeva nient ' affatto segreti , e con quei bottoni stavano dappertutto : perfino nel gabinetto delle signore ( lo so perché ci andai e ne trovai uno che volle vedere i miei documenti ) , perfino sui due elicotteri che volavano bassi sulla base di El Toro cercando ( suppongo ) artiglieria pesante nascosta dai vietcong . Poi l ' aereo di Nixon atterrò , Nixon ne scese , essi formarono come quella nuvola intorno a lui , e attraverso quella nuvola vidi , per la prima volta nella mia vita , il quasi - certo futuro presidente degli Stati Uniti . Fammi subito dire che le fotografie e la televisione lo aiutano molto : visto da vicino non dice nulla di buono . Tanto per cominciare , ha quella faccia tutta spostata a destra come se gli avessero sbattuto sopra un ' usciata : e ciò ti dà un certo malessere . Poi assomiglia a un commissario sovietico : e ciò ti mette addosso l ' agitazione . Sul serio : c ' è qualcosa in comune tra lui e i capi russi cui è sempre piaciuto , del resto . La sua ineleganza , ecco , la sua camminata pesante , la sua gelida consapevolezza di poter fare di te ciò che vuole : democrazia o no . Ti sorride ad esempio e nello stesso momento in cui ti sorride capisci che non gli importa un bel nulla di sapere cosa vuoi e cosa pensi perché in cuor suo ha già deciso cosa devi volere e pensare , cosa ti darà in conseguenza . Guarda mi venne addosso un nervoso che mi girai subito verso sua moglie , a proposito della quale non saprei cosa dire . Fuorché questo anche a lei le fotografie giovano molto . In quelle sembra chissà che , in persona non sa proprio di nulla e l ' unica cosa che ti colpisce in lei è l ' orchidea che porta sulla spalla sinistra : un ' orchidea grossa come un cavolfiore . Qualcuno deve averle detto che l ' orchidea fa la signora e lei non vi rinuncia : del resto in America piace così . Le donne dicevano : « Isn ' t she an elegant lady ? Non è una dama elegante ? » . C ' erano molte donne ad attenderli , per lo più mogli degli ufficiali di El Toro . S ' eran portate dietro i bambini e , come si usava da noi trenta o quarant ' anni fa , non farmi dire per chi , li porgevano a Nixon : perché li baciasse . Ne baciò tanti . Poi , quando n ' ebbe baciati abbastanza , salì su un ' auto blindata e partì : per recarsi a scambiare le idee col suo amico Bebe Rebozo . Ma cosa c ' è nel nuovo Nixon ? Bebe , che gli americani pronunciano Bibi , è un banchiere cubano i cui interessi nell ' America Latina sono forti quanto la sua influenza in Wall Street . Forse per questo non molla mai Nixon e Nixon non molla mai lui : dove vedi l ' uno c ' è l ' altro . L ' opinione di tutti è che se Nixon andrà alla Casa Bianca , Bebe detto Bibi diverrà per lui ciò che Ted Sorensen e Arthur Schlesinger erano per John Kennedy . L ' ho conosciuto , sai , e me l ' hanno presentato . Ha due occhi spietati . I giornalisti che lo conoscono bene sostengono che infatti è crudele . Se un giornalista scrive male di Nixon , Bebe detto Bibi corre a dargli la mano e gliela stringe così : con la sinistra gli cerca i nervi del polso e glieli schiaccia , con la destra gli afferra le dita e gliele piega all ' indietro : finché il disgraziato urla di dolore . Io non ci credo , intendiamoci : ma sembra che una volta lo abbia fatto anche a Nixon , per punirlo di uno sbaglio che Nixon aveva commesso . Ora ti racconto lo sbaglio che qui è arcinoto . Come sai , Nixon ha due figlie : Julie e Tricia , entrambe in età da marito.Julie è già a posto , graziaddio , perchè fidanzata sin dalla più tenera infanzia con un nipote di Eisenhower che presto sposerà . Tricia invece non è fidanzata con nessuno , il che è una preoccupazione . Un giorno Nixon le chiede : « Ma non ce l ' hai un ragazzo Tricia ? » . E Tricia sospira , risponde che ce l ' aveva ma l ' ha lasciata . « Per chi ? » . Per nessuna , risponde Tricia , per andarsene volontario in Vietnam . Passa un po ' di tempo e Nixon le chiede : « Tricia , che ne è di quel ragazzo in Vietnam ? » Tricia sospira e risponde ma pensa papà , sembra che vi sia morto . Esclamazioni di sorpresa , di dolore , e poi proprio in quei giorni la rivista Mc Calls chiede a Nixon un articolo su « I nostri ragazzi in Vietnam » . Nixon accetta e cosa ti mette insieme ? Proprio la storia del ragazzo di Tricia . La scrive anche benino , con la retorica giusta . Questo ragazzo che parte per il Vietnam , mentre Tricia piange . Questo ragazzo che alla fine muore , mentre Tricia piange . Piangono anche alcune decine di milioni di americani leggendola : avresti pianto anche tu , direttore , perché era commovente davvero . E tale resta fino al giorno in cui , chi l ' avrebbe detto , Mc Calls riceve una letterina di questo ragazzo : con l ' ingiunzione che sia pubblicata . Il signor Nixon , dice il ragazzo , deve aver preso un abbaglio . O deve essere stato male informato da Tricia . Perché non solo lui è vivo : in Vietnam non ci è mai andato o non ci andrebbe nemmeno se ce lo mandassero a calci . Tricia smise di vederla , è ben vero : ma perché gli piaceva di più un ' altra che ora ha sposato e con la quale è felice . Il signor Nixon farebbe meglio a controllare le cose prima di fare certe figure e , se continua a far certe figure , cosa c ' è di nuovo nel nuovo Nixon ? Dopo il colloquio con Bebe - Bibi Rebozo , ritrovai Nixon a Yorba Linda : il sobborgo di Los Angeles dove Nixon nacque cinquantasei anni fa e dove Nixon giunse con un corteo di poliziotti che sarebbe bastato a Johnson . Un mucchio di gente era lì ad attenderlo , in massima parte massaie coi bigodini in testa e i pargoli in braccio . C ' erano anche alcuni ragazzi come il ragazzo di Tricia , però alzavan cartelli con la fotografia di Eugene Mc Carthy . Uno agitava un foglio sul quale era scritto : « Nixon ? Humphrey ? Wallace ? Sono contento di non avere ventun anni » . Con ciò alludendo al fatto che non poteva votare perché in America non si vota fino a ventun anni . Perbacco , vorrei proprio sapere se Nixon lo vide quel foglio . Ma forse non lo vide : era troppo occupato a parlare dei giorni in cui abitava a Yorba Linda e sognava orizzonti più vasti , o dei giorni in cui sua moglie era maestra di scuola a Yorba Linda e vinse un maiale in premio . O forse vinse un premio per un maiale . Che aveva allevato . Non capii , non ricordo , le ultime parole si persero tra gli urli della folla che i poliziotti e gli agenti del servizio segreto spingevano per preparare un passaggio a Nixon , che doveva visitare la casa in cui nacque . La casa era di legno , modesta . Dinanzi c ' era una lapide su cui avevan scolpito : « Casa Natale Di Richard Nixon Che Grazie Alla Devozione Per Il Suo Paese Salì Alla Vicepresidenza Degli Stati Uniti . 1952-1960» . Sai quelle lapidi che noi dedichiamo ai padri della patria e agli eroi : però dopo che sono morti da tempo . Io la guardavo , perplessa , e la domanda del ragazzo di Tricia mi pungeva il cervello : ostinata . Ma cosa c ' è nel nuovo Nixon ? Nemmeno i palloncini gli fecero festa La risposta venne ore dopo , al comizio che Nixon tenne all ' auditorium di Disneyland per diecimila persone : tutte bianche . Infatti non ho mai visto un negro in questa campagna repubblicana e in particolare con Nixon . Sembra che i negri non lo amino affatto e che il sentimento sia ricambiato da Nixon il quale non li assume neanche come autisti o sguatteri . Tale particolare ad ogni modo esula da ciò che voglio dirti , e ciò che voglio dirti è che un comizio di Nixon merita d ' essere visto . Non solo perché le ideologie non vi sono mai discusse : gli americani come Nixon sono tipi pratici e non si perdono mai nei meandri della dialettica e della filosofia che del resto ignorano . Ma soprattutto perché lo spettacolo assomiglia a un carnevale . Le bandiere americane erano rette da strane bambine con strani vestiti e strani cappelli , le Nixonette , e sui cappelli era scritto « Io voglio bene a Nixon » . L ' esecuzione delle musiche era affidata a strani giovanotti vestiti con strane uniformi che ricordavano molto i costumi dell ' operetta La vedova allegra : sai quelli con gli alamari d ' oro e le piume . Del resto anche i motivi che suonavano erano più o meno i motivi di La vedova allegra . Ovunque pendevan cartelli di questo tenore : « Dai , Dick dai ! » . « Forza , Dick corri ! » . « Io amo Dick . Snoopy ama Dick » ( Snoopy è un personaggio di Charlie Brown ) . « Pat come prima signora » . L ' intera faccenda era abbastanza buffa , eppure ti metteva addosso una tale tristezza . Forse perché almeno tre quarti della folla era composta da persone anziane . Non ho mai visto tante persone anziane come a quel comizio di Nixon . Avresti detto a osservarlo che la popolazione tra i vent ' anni e i quaranta era scomparsa da Disneyland . Giacché avevo ragione io , direttore , quando dicevo che ascoltare Nixon è come tornare indietro di almeno quindici anni , cioè ai tempi di Eisenhower , della Guerra Fredda , della Grande Paura . Avevo ragione io a dire che accettarlo significa non rendersi conto di quel che è successo in questi quindici anni . Perbacco ! In ogni parte del mondo nascono fermenti nuovi , i vecchi valori vengono riesaminati , perfino il modo di discutere è cambiato , si inneggia ai cecoslovacchi , i Beatles vengono onorati dalle regine . Ma in quel comizio non te ne ricordavi : congelato dentro un passato decrepito , sentivi gli occhi riempirsi di lacrime . Meno male che i palloncini provocarono qualche risata . I palloncini sai , fanno parte del cerimoniale nixoniano . Secondo quel cerimoniale erano stati chiusi dentro grandi reti sospese al soffitto e le reti dovevano aprirsi all ' arrivo di Nixon affinché i palloncini cadessero giù in una pioggia colorata e leggera : a simboleggiare la gioia . Ma quando Nixon arrivò la reti non si aprirono per niente . Tecnici e volontari tiravano le funi , scuotevano le reti , lanciavano ordini colmi di imbarazzo , di rabbia . Nixon puntava il dito al soffitto per darsi un contegno , la signora Nixon si torceva le mani per superare l ' angoscia : ma tutto ciò che accadeva era la liberazione di un palloncino che ogni tanto scendeva giù come un orfano . E la faccenda durò fino al momento in cui Nixon mormorò : « To hell with them » , all ' inferno , poi pronunciò quel discorso che è sempre lo stesso discorso ovunque vada e a chiunque parli . Ma riguarda anche noi . Molto da vicino . « La guerra nel Vietnam la risolvo a modo mio » Disse anzitutto ordine e legge : due parole bellissime quando non suonino come una sacra minaccia . Perché , accidenti , la legge è sacra e l ' ordine è una necessità : ma che razza di legge è una legge che ti nega il diritto di cambiare la legge , che razza di ordine è un ordine che ti nega la libertà di protestare ? La voce dell ' America , questa America che ormai invade le nostre vite , ci piaccia o no , non è forse nata da quel diritto e da quella libertà ? E poi disse basta con le critiche agli Stati Uniti , bisogna restaurare nel mondo il rispetto per gli Stati Uniti , la guida degli Stati Uniti . E poi disse basta , con queste chiacchiere sul Vietnam , se le trattative di Parigi sono a un punto morto , quando lui viene letto lui dice ad Hanoi mi avete stufato , la guerra la risolvo da me a modo mio cioè con la forza . A questo punto sentii un brivido nella schiena . Stavo per abbandonarmi ad atroci pensieri , quando il signor Nixon si mise a parlare di noi . E disse che gli americani erano stufi , sì stufi , di morire per gli europei , spendere i soldi per gli europei , lavorare per gli europei , fare l ' elemosina agli europei . E i diecimila si alzarono in piedi , applaudendo , inneggiando , bravo Dick , giusto Dick , e allora neanche quello che mi era sembrato buffo , come le nixonette , i suonatori , i palloncini , mi parve più buffo . Mi parve anzi tragico , mi parve senza speranza , e abbandonai quel comizio , e lasciai la campagna elettorale di Nixon . Lo rividi a uno di quei pranzi che il Partito repubblicano organizza per raccogliere fondi destinati a far eleggere Nixon . Il pranzo si svolgeva a New York , all ' hotel Americana . Il prezzo per ogni coperto era di mille dollari : oltre seicentoventimila lire italiane . Mi recai a dare uno sguardo e devo ammettere che a condurmi lì fu principalmente la curiosità di sapere cosa si mangia con seicentoventimila lire a testa . Uova d ' oro ? Insalata di rubini e smeraldi ? L ' aria profumava di soldi , di sogni grinzosi , e il salone era pieno dei soliti vecchi . Mi avvicinai a un tavolo , agguantai un menu , e diceva : antipasto di granchio , filetto con broccoli , mousse di albicocca . Nient ' altro e ti giuro , sentii fame per loro : poveri nixoniani . E sentii fame per molte altre cose , ad esempio per l ' America che abbiamo amato tanto e vorremmo ancora amare . E ora , direttore , ti saluto . Sono stata superficiale ? Forse , senz ' altro . Ma il soggetto non meritava di più . Le inchieste Gallup danno la vittoria di Nixon per certa , e la signora Nixon annuncia che alla Casa Bianca le piacerebbe mettere ovunque i tappeti da parete a parete « perché lei nella vita è sempre stata per i tappeti da parete a parete » . Gliene mandiamo uno in regalo ? Giusto per dimostrarle che non siamo i miserabili che a suo marito dice . Affezionatamente tua .
Con gli uomini che vanno sulla Luna ( Fallaci Oriana , 1968 )
StampaPeriodica ,
CAPE KENNEDY , dicembre - Per andare sulla Luna si parte da qui : un punto del nostro pianeta che un tempo chiamavano Cape Canaveral ed ora chiamano Cape Kennedy , dal nome dell ' uomo che pagò con la vita anche il sogno di navigare gli spazi . La regione dove esso si trova è indicata sulle mappe terrestri come Florida , è baciata da un ' estate perpetua , ed è considerata il grosso laboratorio scientifico dell ' emisfero occidentale . Dico occidentale perché per andare sulla Luna si parte , chiunque lo sa , anche da un altro punto del nostro pianeta : quello nella regione indicata sulle mappe terrestri come Kazahstan . Lì però bisogna parlare benissimo il russo , essere iscritti al partito locale , e impegnarsi a non fare la spia a quelli della Florida . Tutto il contrario di ciò che accade in Florida dove bisogna parlare benissimo inglese , non essere iscritti al partito suddetto , e impegnarsi a non fare la spia a quelli del Kazahstan . Tra le due regioni v ' è infatti una concorrenza spietata , paragonabile a quella delle compagnie aeree che fanno lo stesso tragitto , con l ' aggravante che il biglietto non è utilizzabile su entrambe le compagnie , come s ' usa nei viaggi terrestri : o si parte di qui o si parte di là . Secondo me è meglio di qui : il razzoporto è eccellente , circondato da dodicimila chilometri di mare profondo dove le astronavi possono precipitare senza colpir l ' abitato , e la preparazione psicologica addirittura perfetta . Coperto da un sudario di sabbia , di asfalto , di sale marino , il luogo è così brutto che quando ci sei non ti resta che andare sulla Luna dove , se non è meglio , peggio non è . Non a caso scienziati prolissi lo portano a esempio della prossima stazione spaziale . Estinti i sugheri , le palme , i lillà , le trecentoventotto specie di alberi che lo ossigenavano , vi trionfano le piante di plastica ; i prati sintetici si comprano al supermarket come la stoffa . Estinti i coccodrilli , i topi , le zanzare , vi sopravvivono solo i pescicani impiegati dalla NASA per divorare i curiosi che bagnan nel mare anziché nelle piscine , e ciò che qui chiamano uccelli non sono gli uccelli ma i razzi o i missili : sicché chi va a caccia e dice " ho preso un uccello " finisce immediatamente in galera . I motel , che sono alberghi per l ' uomo e l ' automobile , hanno nomi come Satellite , Vanguard , Polaris e non dispongono di camerieri ma di esperti robot : robot per lucidare le scarpe , robot per far i caffè , robot per massaggiare chi è stanco . I giocattoli sono quelli che i figli dei cosmopionieri useranno nelle colonie lunari destinate a sorgere sulla Vallata della Eterna Luce : tutine spaziali , bombolette di ossigeno , astronavicelle che prendono il volo per mezzo di batterie solari . Le cartoline da spedire agli amici non riproducono paesaggi ma razzi , missili , depositi di kerosene , astronauti chiusi nelle capsule Mercury ; la Terra che noi conoscemmo è dimenticata da tempo e nella desolata pianura si scorgono solo le torri di lancio : cattedrali di un ' era che ha sostituto la liturgia con la tecnica . IL CONTO ALLA ROVESCIA Ma cosa succede quando l ' uomo da un porto allo spazio spicca il volo verso l ' immensità ? Sui brividi del conto alla rovescia e sulla partenza per la Luna parla David Morris , medico della NASA . " HANNO tutti paura quando sono lassù . Nessuno resiste all ' angoscia della voce che conta a rovescio prima che esploda l ' enorme fiammata . Più i numeri scendono … meno sette … meno sei … meno cinque meno quattro meno tre … più i battiti del cuore salgono . Shepard , che era salito scherzando , mantenne ottanta pulsazioni al minuto durante la conta finale : ma quando arrivò il meno sette le pulsazioni gli salirono a novanta , al meno quattro erano a novantacinque , allo zero erano a cento . Poi si accesero i fuochi e le pulsazioni salirono a centonove . Poi il razzo partì e le pulsazioni salirono a centoquindici , centoventi , centoventicinque , centotrenta , centotrentacinque , centotrentotto . Per un lungo minuto , il minuto durante il quale si ignora se il razzo continuerà a salire o scoppierà , le sue pulsazioni rimasero a centotrentotto . Sono uomini come gli altri , mi creda . Per me c ' è solo un giorno in cui son diversi dagli altri , superuomini forse . Ed è la vigilia della partenza : quando vanno a dormire , tranquilli , si addormentano immediatamente , tranquilli , poi all ' alba che potrebb ' essere la loro ultima alba si svegliano riposati e contenti come se andassero a caccia di folaghe " . E quando partirono per la Luna , dottore ? Anche allora si svegliarono contenti come se andassero a caccia di folaghe ? " Sicuro . Il sistema è lo stesso e non dimentichi che sono soldati : andare sulla Luna per loro è come andare alla guerra , ma con meno probabilità di morire . Si rendono conto , evidente , che rischiamo di andare a morire : tuttavia sanno bene che non li faremmo andar su se le probabilità di salvezza non fossero al 99,99 per cento . Una cosmonave è meno pericolosa degli aerei supersonici che erano abituati a collaudare , e da terra li seguiamo secondo per secondo , possiamo portar loro soccorso . Perché dovrebbero essere meno tranquilli ? " . Perché vanno sulla Luna , dottore . " Sciocchezze . Anche sulla Luna li seguiamo , le ho detto : mentre atterrano , scendono , si spostano … " . Dottore scherziamo ? Un uomo ha aperto una capsula e scende su un mondo dove nessuno è mai stato : ed egli lo sa . Appoggia i piedi dove nessuno li ha mai appoggiati , gira gli occhi dove nessuno li ha mai girati : ed egli lo sa . Lentamente , cautamente , fa il primo passo ; l ' umanità intera , coloro che sono morti , fa quel passo con lui : ed egli lo sa . Non v ' è scoperta di isola , né di oceano , né di continente in questo pianeta che possa paragonarsi a quel primo lentissimo , cautissimo passo : ed egli lo sa . L ' oggetto dal quale è disceso potrebbe non ripartire mai più , condannarlo a morire su questo deserto e lontano centinaia di migliaia di miglia da casa : ed egli lo sa . Dottore , lei crede davvero che le sue pulsazioni non supereranno le centotrentotto al minuto ? Ma cos ' è , quest ' uomo , un robot ? " Gli astronauti " , dice il dottore , " non sono robot . Non volevamo robot " .
L'uomo è sulla Luna ( Fallaci Oriana , 1969 )
StampaPeriodica ,
Alle 4.57 del 21 luglio 1969 l ' uomo ha messo piede sulla Luna . È cominciata così una nuova era nella storia umana : la conquista degli altri mondi , la scalata ai corpi celesti , l ' assalto allo spazio . Non più prigioniero del proprio pianeta , l ' uomo si è proiettato verso approdi ignoti . Finita la preistoria spaziale , si entrava nell ' era cosmica . Di questa grandiosa avventura che ha portato l ' uomo a violare il pianeta proibito , L ' Europeo forniva una cronaca destinata a diventare storia . Saranno queste parole , udite nel corso della lunga " notte della Luna " , a raccontare nei secoli l ' avventura più grande dell ' uomo del nostro tempo . È una cronaca vissuta minuto per minuto sul luogo stesso dal quale veniva comandata la missione lunare , al fianco degli uomini che a 400mila chilometri di distanza governavano l ' astronave da Terra ; e racconta , attraverso le parole testuali dei protagonisti , ciò che è avvenuto in quelle ore che hanno cambiato il destino dell ' umanità . Ora che lo spettacolo paradossale è finito , il dramma concluso , e i confini della nostra intelligenza e della nostra storia si sono allargati fino al Mare della Tranquillità , ci sentiamo come assuefatti all ' idea di possedere la Luna e quasi sorridiamo delle nostre ansie e dei nostri timori : non era poi così difficile , dicono alcuni , si accende un fiammifero e via . Ci si abitua a tutto , anche al miracolo d ' essere usciti dalla nostra prigione di azzurro per approdare a quell ' isola brutta : presto ce ne scorderemo , come abbiamo scordato il miracolo del primo pesce che uscì dalle acque per approdare alla terra e diventare un uomo . Ripetere la sfida non ci sembra più un rischio blasfemo , e della meravigliosa avventura non resterà presto che una carnevalata intorno a due piloti cui abbiamo già regalato la patente di eroi , l ' immagine sui francobolli , il nome nei libri di scuola , un posto nella storia . Forse il successo ci ha fatto perdere il senso delle proporzioni , forse ciò che è avvenuto è troppo grande per esser giudicato da noi : così come quel pesce non si rese conto di uscire dall ' acqua per diventare uomo , noi non ci rendiamo conto di avere toccato un altro pianeta per diventare qualcosa che non sappiamo nemmeno immaginare . Il giudizio spetterà ai figli dei figli dei nostri figli . A noi contemporanei , a noi spettatori , resta solo da narrare ciò che abbiamo visto e udito ora con orgoglio ora con vergogna . Giacché siamo composti dell ' uno e dell ' altra , e anche nel viaggio verso la Luna gli uomini hanno dimostrato la loro bellezza e la loro bruttezza , che è come dire la loro umanità . Ecco dunque la cronaca di quei due incredibili giorni e di quell ' incredibile notte come li ho visti a Houston , Texas , dal momento in cui la prima astronave terrestre si posò sulla Luna , il 20 luglio 1969 , fino al momento in cui ne ripartì , il 21 luglio 1969 . The Eagle has landed , l ' Aquila è atterrata C ' era stata quest ' ultima notte durante la quale neanche Neil Armstrong e Buzz Aldrin e Michael Collins erano riusciti a dormire bene e avevano sonnecchiato per poco più di quattr ' ore : secondo i dati forniti dai cervelli elettronici che da bordo raccontano tutto al Centro controllo . La notte fra il sabato 19 luglio e domenica 20 luglio . I tre astronauti si erano svegliati alle cinque del mattino , ora di Houston , dopo avere orbitato l ' altra faccia della Luna , ed era subito cominciato un dialogo tecnico , parametri e traiettorie e costanti , condotto dal Capsule Communicator che per il momento era l ' astronauta Ron Evans , e dopo quel dialogo era seguita la lettura delle notizie terrestri , accolta con un distacco quasi sgarbato . « Buzz , tuo figlio Andy ha fatto il giro della Nasa ieri pomeriggio e suo zio Bob l ' ha accompagnato a visitare anche il laborato … » . « Grazie » , lo aveva interrotto seccamente Aldrin . Nessuna notizia sembrava interessarli , divertirli , commuoverli , nemmeno quella che in tutte le chiese del mondo si pregasse per loro o che Richard Nixon avesse ordinato una funzione speciale alla Casa Bianca , o che la loro squadra preferita di baseball , la National League , si apprestasse a giocare a Washington con l ' American League , o che il titolo di miss Universo fosse stato vinto da una filippina di 18 anni battendo miss Finlandia e miss Australia . S ' erano decongelati un pochino solo quando Ron Evans aveva raccontato la leggenda di Chan Go : « Attenti , la ragazza è cinese e si chiama Chan Go . Vive sulla Luna da 4mila anni , rubò a suo marito la pillola dell ' immortalità . È facile trovarla perché se ne sta con un grande coniglio all ' ombra di un albero di cannella » . Con la sua voce di pietra , Aldrin aveva risposto : « Okay , Ron . Cercheremo di trovare la ragazza con il coniglio » . Era arrivata questa domenica , ma non una domenica come le altre , cioè spensierata , rilassata , festosa . Alle 8 , anziché i soliti programmi a quiz , la televisione aveva cominciato a trasmettere servizi speciali che davano l ' immagine della nostra galassia , della Via Lattea , del nostro sistema solare , mentre una voce leggeva la Genesi : " E in principio Dio creò il Cielo e la Terra , e la Terra era vuota e senza forme , e l ' oscurità era sospesa sul cielo e la terra … " . Del resto molti , quella mattina , citavano la Genesi : preti cattolici e pastori presbiteriani , metodisti , episcopali . A Houston le chiese erano piene , impiegati della Nasa scienziati astronauti : v ' è un momento in cui la tecnologia non basta più a dare agli uomini fiducia in se stessi e la loro sapienza si scioglie in debolezza . Li vedevi entrare e uscire dalle chiese , quegli uomini , tutti compunti , tutti tesi nell ' ansia . L ' angoscia era aggravata da un cielo livido che annunciava la pioggia e verso mezzogiorno c ' era stato uno scroscio rabbioso , scalognatore . Nessuno si sentiva ottimista , tranquillo . Nell ' edificio dove la Nasa ospitava la sala stampa i giornalisti passeggiavano impazienti . Uno ripeteva : « Non la so scrivere questa cosa , non la so scrivere . Non è una storia da giornalisti , ci vorrebbe Omero » . In città , le sole persone che dimostrassero serenità erano le mogli di Armstrong , Aldrin e Collins . Addestrate dai loro mariti , « la Luna è una normale conquista della tecnologia » , erano giunte a quel giorno con la principale preoccupazione di apparire graziose in tv e una , la moglie di Aldrin , aveva fatto a tale scopo una cura dimagrante . Grazie a essa aveva potuto esibirsi in costume da bagno sui bordi della sua piscina , offrendosi alla folla e alle macchine da presa della Cbs dinanzi alle quali aveva scherzato , sorriso , spiegato che i tre sarebbero allunali e tornati . Cosa di cui neanche Wernher Von Braun sembrava sicuro . Nell ' ultima conferenza stampa gli era sfuggita una frase : « Siamo abbastanza maturi da sopportare lo shock se la missione non sarà completata » . Alla caffetteria della Nasa , dove era sceso per mangiare un panino mischiato alla folla , Von Braun era apparso cupo e aveva rifiutato di firmare una fotografia del Saturno . E così siamo giunti al pomeriggio fatale , quello in cui due uomini del nostro pianeta avrebbero tentato di sbarcare sulla Luna . Erano due uomini che nessuno aveva scelto perché migliori degli altri e il loro unico merito consisteva nell ' essere bravi piloti , ma non migliori di altri . Umanamente non valevano granché . Privi di fantasia e di umiltà , prima della partenza si erano mostrati arroganti , durante il volo non si erano resi simpatici : mai una frase dettata dal cuore , un motto scherzoso , un ' osservazione geniale . Avevano visto la Terra che si allontanava centinaia di migliaia di miglia e tal privilegio s ' era risolto in un ' arida lezione di geografia : « Vedo a destra la penisola dello Yucatán , a sinistra la Florida … » . Qualcuno li aveva definiti " unmanned crew " , equipaggio senz ' uomo , il termine che si usa per le astronavi che non hanno persone a bordo . Amareggiato e deluso dal loro silenzio , li perdonavi solo sapendo che avevano paura , ma neanche ciò bastava ad amarli mentre l ' ora si avvicinava . L ' ora era fra le 3 e le 3 e mezzo . Quelle due macchine straordinarie chiamate Lem e capsula Apollo si erano ormai staccate : l ' Apollo orbitava la Luna con Mike Collins , il Lem si abbassava sul Mare della Tranquillità con Armstrong e Aldrin . Ma non si chiamavano più Apollo e Lem : il primo lo avevano ribattezzato Columbia , dal nome del razzo di Jules Verne , il secondo Eagle , cioè aquila : simbolo amato dai militari . Nel distintivo fatto disegnare dai tre si vedeva un ' aquila che scende con le ali spiegate e gli artigli spalancati fra i crateri della Luna . Osservandolo , alcuni avevano ricordato che l ' impegno di sbarcare sulla Luna entro il 1970 era stato assunto da John Fitzgerald Kennedy dopo la crisi di Cuba , anzi dopo la Baia dei Porci , per scopi strettamente politici . C ' era bisogno di una grossa impresa che restituisse prestigio e rispetto agli Stati Uniti e la Luna era apparsa la soluzione più facile e più clamorosa . Lo stesso Lyndon Johnson aveva confermato ciò in una trasmissione televisiva . Poi , d ' un tratto , scoppiarono le 3 del pomeriggio . D ' un tratto , come questo viaggio che avevamo atteso per anni e a cui , tuttavia , non eravamo ancora preparati . Sai , come quando nasce un bambino e per nove mesi lo si vede crescere nel ventre , si sa che dal ventre dovrà uscire , ma arriva il momento e ti coglie una specie di sorpresa , di panico , nasce il bambino , è appena nato il bambino e ci accorgiamo che non siamo pronti a riceverlo . Non successe nulla di straordinario che ci desse l ' allarme , non suonò un campanello , non gracchiò un altoparlante per dirci che erano le tre , forse non guardammo nemmeno l ' orologio . Ma all ' improvviso ci accorgemmo che l ' ora era giunta e tutto cambia . Non ci importò più che la Luna rappresentasse un volgare scopo politico , non ci importò più che i due uomini scelti dal caso fossero antipatici . La Luna divenne qualcosa di religioso e i due uomini divennero qualcosa di santo : un simbolo di tutti noi , vivi o morti , buoni e cattivi , stupidi e intelligenti , noi pesci che cerchiamo sempre altre spiagge senza sapere perché . E ovunque passò come un brivido , lo stesso che in quel momento scuoteva chiunque ascoltasse una radio , nel mondo , o sedesse dinanzi a un televisore , o sapesse quel che stava accadendo . Le macchine da presa della tv erano puntate sul Centro controllo dove si dirigono le operazioni di volo . Il Centro controllo si affollò e dietro un vetro apparve Von Braun , con il capo chino e le braccia conserte come se pregasse . Ai tavoli coi monitor e i cervelli elettronici gli ingegneri e gli astronauti e i tecnici si accomodarono meglio le cuffie . Ron Evans si alzò e lasciò il posto a Charlie Duke ( astronauta che fungeva da " capcom " , capsule communicator , cioè colui che aveva il compito di comunicare direttamente con l ' equipaggio . Fu pilota del modulo lunare di Apollo 16 e decimo uomo a mettere piede sulla Luna nel 1972 , ndr ) . Accanto a lui c ' era soltanto Pete Conrad , il comandante del prossimo equipaggio destinato alla Luna in novembre . Immobili , tutti e due , tirati . Nella sala stampa invece si raddoppiò il trambusto , spostare di sedie , squillare di telefoni , battere di telescriventi , urla isteriche . Chi chiamava Tokyo , chi Berlino , chi Roma , chi Praga , chi Rio de Janeiro ! « Press emergency , press emergency call ! Chiamata stampa di emergenza ! Emergenza ! » , oppure : « Il cavo ! Il cavo ! » , altri defluirono verso l ' auditorium . C ' era questo auditorium , che è immenso , e c ' era questo schermo che è enorme : quattro metri per sei . Si fece buio , si accese lo schermo , e non vi apparve nulla per chi non sapesse , ma vi apparve qualcosa di tremendo per chi sapesse : i numeri della conta a rovescio . Le ore , i minuti , i secondi . Le ore erano ormai a zero , i minuti erano dieci , i secondi spaccavano senza darli il tempo di leggerli : macchie luminose tremanti come le nostre mani , i nostri ginocchi . E l ' audio martellò , nel silenzio , poi diffuse una voce che era la voce di Charlie Duke , un ' altra voce che era la voce di Armstrong . Giungeva disturbata da sibili , fischi , 400mila chilometri laggiù nel cosmo , ma si capiva tutto ciò che diceva , e quel dialogo , Dio quel dialogo , noi che lo udimmo non lo scorderemo mai . Ci saremmo molto turbati , più tardi , a vederlo uscire dal Lem e camminare sulla Luna . Però mai quanto nei dieci minuti o dieci secondi che precedettero l ' allunaggio . Se chiedi a chi c ' era : « Tu hai pianto di più al momento in cui Armstrong ha allungato il piede o al momento in cui il Lem si è posato ? » , la risposta è identica : « Al momento in cui il Lem si è posato » . Le tre e 17 minuti e dieci secondi del 20 luglio 1969 , ora di Houston . Vogliamo riascoltare gli ultimi 14 secondi prima che quel bambino nascesse ? Charlie Duke : « Aquila , qui Houston . Tutto pronto per l ' atterraggio . Chiudo » . Neil Armstrong : « Roger . Capito . Pronto per l ' atterraggio » . Charlie Duke : « Roger » . Armstrong : « Allarme 12 . 12.01» . Charlie Duke : «12.01» . Armstrong : « Siamo pronti . Stai lì , pronti . 2mila piedi . 2mila piedi nell ' Ags . 47°» . Charlie Duke : « Roger . Calato » . Armstrong : «47°» . Charlie Duke : « Aquila , siete perfetti . Siete sul go . Go ! » Armstrong : «35°… 750 , si scende giù a 23; 700 piedi , 21 e giù . 36° , 600 piedi , giù a 19; 510 piedi , giù a 30… giù a 30… giù a 15; 400 piedi , giù a 9… 8 , avanti . 350 , giù a 4; 330 , giù a 3 e mezzo . L ' ago è tutto teso sulla velocità orizzontale … 300 piedi , giù a 3 e mezzo … giù 1 al minuto . 1 , 1 e mezzo giù … vedo la nostra ombra laggiù … 50 , giù a 2 , 2 e mezzo . 19 , avanti . Altitudine velocità 3 e mezzo , giù , 220 piedi . 13 , avanti … 11 , avanti … scende proprio bene , bene . 200 piedi , 4 e mezzo e giù . 5 e mezzo e giù . 170 . 6 e mezzo e giù . 5 e mezzo e giù . 9 . avanti . 5 per cento , quantità luce 705 piedi , tutto va bene . Giù a metà , 6…» . Charlie Duke : «60 secondi , Neil » Armstrong : « Accese luci . Giù a 2 , 2 e mezzo . Avanti avanti ! Bene ! 40 piedi , giù a due e mezzo … stiamo sollevando polvere … 30 piedi … 2 e mezzo giù … c ' è un ' ombra debole debole . 4 avanti … 4 avanti , stiamo piegandoci un poco a destra … 6 giù » . Charlie Duke : «30 secondi , Neil » . Armstrong : « Avanti … ci stiamo spostando a destra … contatto luce . Okay . Chiudo i motori . Chiudo il controllo automatico . Chiudo il motore di discesa . Motori chiusi . Siamo sul 413» . Charlie Duke : « Ti leggiamo , Neil » . Armstrong : « Houston , qui base della Tranquillità . L ' Aquila ha atterrato » . Charlie Duke : « Roger . Tranquillità , ti leggiamo da Terra . C ' è un bel mucchio di tipi qui che stanno per diventare blu . Ma respiriamo di nuovo . Grazie infinite » . Nell ' auditorium , e anche nel Centro controllo , le parole di Charlie Duke non le udì nessuno . Perché dopo il messaggio di Armstrong , « qui base della Tranquillità , l ' Aquila ha atterrato » , la tensione si ruppe e salì al cielo un applauso che era l ' applauso più fragoroso e più lungo che avessi mai udito , e insieme all ' applauso un concerto di singhiozzi , di urli , di esclamazioni dove il sollievo si univa alla gioia , la gioia allo stupore , lo stupore all ' orgoglio , e ciò non soltanto nell ' auditorium , ma nei corridoi , nelle cabine radio , nelle stanze delle telescriventi , negli uffici , nello stesso Centro controllo dove mi dicono che Von Braun piangesse come un bambino . E piangeva Wally Schirra , e molti degli astronauti , e i direttori di volo . Il volto di Pete Conrad aveva il colore del gesso , quello di Alan Bean che scenderà con lui era terreo . Si alzò Charlie Duke , lasciò il posto a Ron Evans , spalancò la porta del Centro controllo , entrò nel recinto dei Vip e aggrappandosi a tutti balbettava : « We did it , we dit it ! Ce l ' abbiamo fatta , ce l ' abbiamo fatta ! » . Poi Duke uscì dal recinto dei Vip , si mise a correre per le stanze , per gli edifici , ripeteva « we did it , we did it , o God God God ! Dio Dio Dio ! » . Questi uomini forti , sempre freddi e sempre distaccati , questi uomini sempre convinti che una ruota debba girare per il semplice fatto che è una ruota . Ci volle un bel po ' perché si ricomponessero , ci ricomponessimo , e ripensassimo alla voce con cui Armstrong aveva detto « l ' Aquila è atterrata » . Una voce soffice , tranquilla , priva di qualsiasi emozione . Più tardi il medico di volo informò che al momento dell ' atterraggio il polso di Armstrong era salito a 156 . Lui che non va mai oltre i 70 , i 90 . Ma dalla voce non sembrava davvero , e con quel tono soffice , tranquillo , privo di qualsiasi emozione , continuò a dare le informazioni , spiegò il punto in cui era atterrato , un triangolo compreso fra una collina chiamata Zampa di gatto , una montagna chiamata Ultima freccia e un cratere detto Zeta . Finalmente lasciò che Aldrin descrivesse ciò che vedeva dal finestrino del Lai . Era tornato Charlie Duke ; il dialogo è con Charlie Duke . Aldrin : « Houston , deve esservi apparsa una fase finale molto lunga . Lo è stata . Il sistema automatico ci stava portando dritti in un campo di football , voglio dire un cratere che aveva l ' ampiezza di un campo di football , con un gran numero di massi enormi , circa il diametro di uno dei crateri minori , sicché abbiamo dovuto controllare la discesa a mano e cercare una zona ragionevolmente buona in quel campo di rocce » . Charlie Duke : « Roger . Ricevuto . Era bello da qui , Tranquillità . Chiudo » . Aldrin : « Ora entriamo nei dettagli di ciò che vedo intorno a me . Be ' , sembra una collezione di ogni specie di rocce per ciò che riguarda la forma , l ' angolosità , la granulosità . Sono estremamente varie . I colori cambiano parecchio a seconda di come li guardi nella luce . In genere non sembra esserci molto colore , direi niente affatto colore . Però sembra che alcune delle rocce e dei massi , e anche di questi ve ne sono parecchi vicini a noi , sembra che alcuni abbiano colori interessanti . Chiudo » . Charlie Duke : « Roger , ricevuto . Ci sembra che tutto vada bene , Tranquillità . Ora vi lasciamo lavorare sulla conta a rovescio simulata e poi ci riparliamo . Chiudo » . Aldrin : « Okay . Questo 16G è proprio come un aeroplano » . Charlie Duke : « Roger , roger . Tranquillità , dovete sapere che in questa stanza c ' è un mucchio di facce sorridenti , e anche in tutto il mondo » . Aldrin : « Due sono anche qui dentro » . Charlie Duke : « È stato un gran bel lavoro , ragazzi » . Fu a questo punto che intervenne la voce fra divertita e mortificata di Collins : « Non dimenticatevi di qualcuno che è dentro questa capsula » . Quel Collins sempre messo da parte e destinato a essere messo da parte , quel Collins che se ne andava solo intorno alla Luna . Nessuno gli rispose . Il dialogo fra il Centro controllo e il Lem continuò . Charlie Duke : « Tranquillità , qui Houston . Avete atterrato con un ' inclinazione di 4 gradi e mezzo . Chiudo » . Aldrin : « Sì , è confermato dai nostri strumenti . Chiudo » . « Houston , qui Columbia , Houston ! Non potreste mettermi in contatto con loro ? » , disse Collins , commovente come la sua solitudine . « Okay , Columbia . Ora ti ci mettiamo » , disse Charlie Duke . « Di ' qualcosa che possano udire , Mike . Chiudo » . « Qui Columbia . Cosa devo dire ? » . « Qualcosa che possano udire , qualcosa . Chiudo » . « Roger . Base della Tranquillità , qui Columbia . Ragazzi , visto di quassù è stato proprio straordinario . Avete fatto un lavoro straordinario , ragazzi » . « Grazie , Mike » , rispose Aldrin . « Ora tieni stretta quella base in orbita , tienila pronta per noi » . « Lo farò , Buzz , lo farò » . Poi intervenne di nuovo Armstrong . « Houston , qui base della Tranquillità . I ragazzi a Terra avevano detto di non essere certi che ce l ' avremmo fatta e invece … eravamo un po ' preoccupati dal sistema di allarme , questo sì . Proprio durante la discesa , e a parte il momento in cui dovevamo scegliere un buon posto per atterrare , voglio dire a parte una buona occhiata ai crateri nella fase finale , non m ' è riuscito di identificare bene quel che c ' era all ' orizzonte » . Charlie Duke : « Non te la prendere , Neil . A quello ci pensiamo ora . Chiudo » . « Può interessarti sapere che non ho notato e non noto difficoltà alcuna nell ' adattarmi a un sesto di gravità . Direi anzi che mi riesce naturale , spontaneo , muovermi in un sesto di gravità » . « Roger , ricevuto . Bene . Chiudo » . « Houston , ora ti do le informazioni . La mia sinistra è praticamente poco sopra il livello di un grande numero di crateri il cui diametro va dai cinque ai 50 piedi . Vedo anche molte vette montagnose alte dai 20 ai 30 piedi . E migliaia , letteralmente migliaia di minuscoli crateri larghi un piede o due . Di fronte a me , a qualche centinaio di piedi , vi sono alcuni blocchi di roccia irta e angolosa , dai bordi appuntiti , alti circa due piedi . E c ' è una collina sul nostro orizzonte , proprio in linea diretta con i due finestrini . Giudicarne la distanza è impossibile , ma direi un miglio o mezzo miglio » . Mike Collins : « Sembra molto meglio di ieri , Neil , quando si guardava in quell ' angolatura bassa del Sole . Ieri il terreno appariva accidentato come una pannocchia di granoturco » . « Era davvero accidentato , Mike . Nella zona di atterraggio era estremamente punteggiato di crateri e di pietre . Alcune pietre … più grandi di cinque o 10 piedi » . « Nel dubbio , atterra lungo » . ( È una espressione dei piloti : « When in doubt , land long » . Gran parte delle loro frasi erano nel linguaggio dei piloti : per esempio non dicevano « non preoccuparti » , dicevano « niente sudore , no sweat » . E non dicevano « chiudo » , dicevano « break , break , rompi , rompi » ) . « È quel che abbiamo fatto , Mike » . Charlie Duke : « Tranquillità , qui Houston . Vorremmo che tu mettessi in funzione il memory E . Chiudo . Columbia , qui Houston . Per te abbiamo un P22 , se sei pronto a ricevere » . Mike Collins : « Sissignore , ai tuoi ordini » . Armstrong : « Dunque , dicevo , direi che il colore della superficie intorno a noi è paragonabile a quello che abbiamo osservato in orbita : a 10° di angolatura del Sole . È un colore sostanzialmente senza colore , grigio bianco , molto bianco , e il grigio è gessoso quando guardi alla fase zero . Però quando guardi a un ' inclinazione di 90° è un grigio molto più scuro , è un grigio cinereo , color della cenere . Alcune delle rocce che sono state investite o rotte dal razzo sono all ' esterno di un color grigio chiaro e all ' interno di un grigio scuro , scurissimo , quelle rotte , mi spiego . Sembrano basalto » . Interruzione di Charlie Duke : « Tranquillità , qui Houston . Per favore depressurizzate di nuovo il carburante e l ' ossigeno . Stanno salendo troppo » . Armstrong : « Okay carburante e ossigeno in partenza » . Charlie Duke : « Tranquillità , ho detto che potete aprire sia il carburante che l ' ossigeno . Chiudo » . Armstrong : « Okay , okay » . Charlie Duke : « Tranquillità , ripeto : depressurizzate il carburante . Depressurizzate , depressurizzate ! Sta aumentando rapidamente di pressione . Chiudo » . Armstrong : « Ma noi segniamo 30 Psi del carburante e 30 di ossigeno » . ( Psi significa Pound square inch , cioè libbre ogni pollice quadrato ) . Charlie Duke : « Noi leggiamo qualcosa di diverso sui nostri strumenti . Per favore , depressurizzate il carburante e l ' ossigeno ho detto » . Armstrong : « Okay depressurizziamo . Teniamo aperto . Ora l ' ago segna 21 Psi . E ora 20 . E ora 15 . E ora 0» . Charlie Duke : « Bene , chiudi , grazie » . Armstrong : « Chiuso . Dai finestrini non abbiamo potuto vedere le stelle , avevamo la visiera dell ' elmetto calata . Ora Buzz tenta di vederle con le lenti ottiche , io sto guardando la Terra . È grande e lucente e bella » . Charlie Duke : « Tranquillità dev ' essere proprio un gran bello spettacolo . Chiudo . Columbia , qui Houston . Mancano due minuti al vostro Los . ( Loss of signal , cioè perdita di contatto con la Terra , quando l ' astronave passa dall ' altra parte della Luna . Mike Collins stava infatti dirigendosi verso l ' altra faccia della Luna ) . « Mike , sei proprio bello mentre te ne vai sopra la collina . Chiudo » . Collins : « Okay grazie . Sono contento di sapere che anch ' io funziono bene . Avete nulla da suggerire ? La posizione che tengo mi sembra giusta » . Charlie Duke : « Perfetta . Mike » . Collins : « Sarebbe anche ora di mangiare , no ? » . Charlie Duke : « Ripeti » . Collins : « Be ' , non importa » . Charlie Duke : « Mike , tieni quella posizione . È buona » . Collins : « Grazie » . E sparì dall ' altra parte della Luna , a volare solo in quel nulla fatto di silenzio . Per un ' ora non avrebbe potuto comunicare con nessuno , sapere ciò che accadeva ad Armstrong e a Aldrin , dire quel che accadeva a lui , per esempio , se avesse potuto dire l ' invidia , la malinconia che provava a pensare di non poter scendere sopra la Luna , lui : essere arrivato fin quasi a toccarla e non toccarla , girarci intorno come Caino e perdersi tutta la gloria , rendendosi conto che quando parlavano a lui era quasi per gentilezza , di lui non si curavano affatto o ben poco , tutta l ' attenzione era per Armstrong e Aldrin , e a lui era toccato proprio il lavoro peggiore : povero Mike . Poi , erano ormai le 4 e mezzo del pomeriggio , il medico di volo annunciò che Armstrong e Aldrin si sarebbero messi a mangiare , subito dopo a dormire . Uscimmo , dall ' auditorium . La pioggia era cessata , colava a picco un sole bollente , accecante ; e la Nasa brulicava di folla . In segno di festa avevano improvvisamente aperto i cancelli , e sotto una copia del Lem , in mezzo al prato dell ' edificio numero uno , erano accampati una dozzina di neri , giunti apposta da Washington per dimostrare contro il viaggio sulla Luna e sfruttare la presenza dei giornalisti . Si riparavano dal sole con ombrelli neri e battendo le nocche sull ' asta dell ' ombrello cantavano : « Hanno la Luna in mano , hanno Neil Armstrong in mano , hanno Buzz Aldrin in mano , hanno il Vietnam in mano , hanno i bambini che muoiono di fame in mano , hanno la potenza in mano , hanno l ' ingiustizia in mano » . La maggior parte erano donne ben vestite o grasse , e c ' era anche una ragazza bianca con i capelli biondi e i blue - jeans . Arrivò la polizia ; dolcemente , per non dare scandali , li invitò ad andarsene . Alle cinque e mezzo si seppe che Armstrong e Aldrin non sarebbero andati a dormire dopo mangiato : per la prima volta avevano infranto il programma e dimostrato qualcosa di umano , l ' impazienza . E con impazienza avevano chiesto il permesso di prepararsi a uscire subito sulla Luna e il permesso gli era stato accordato . L ' avvenimento era atteso per le otto e mezzo di sera e quel giornalista ripeteva : « Io non ci riesco , io non ci riesco . Ci vuole Omero » . I am at the foot of the ladder , sono ai piedi della scaletta A Houston , quella sera , non si vedeva la Luna . Era coperta da nubi fitte , nuovamente gonfie di pioggia . E in quel cielo senza Luna , nuovamente gonfio di pioggia , arrivarono le otto e mezzo che divennero presto le nove : alle otto e mezzo Armstrong e Aldrin non erano ancora pronti a uscire . Le nove divennero presto le nove e mezzo : neanche alle nove erano ancora pronti a uscire . Alle nove e mezzo il Centro controllo annunciò che erano pronti e mancava circa un quarto d ' ora all ' apertura dello sportello . Allora nell ' auditorium ci mettemmo a fissare l ' enorme schermo dove si avvicendavano , allineate , le informazioni dei cervelli elettronici . L ' informazione che ci interessava era al penultimo rigo , dove stava scritto Plss . Significa : Post landing survival system , ed è in sostanza il contenitore di ossigeno che gli astronauti si attaccano dietro le spalle e poi mettono in funzione al momento in cui la cabina del Lem viene depressurizzata e lo sportello si apre . Accanto alla parola Plss leggevi , fino alle 9.45 , 00 : 00,00 . Ma alle 9.45 l ' ultimo zero divenne un uno e poi un due e poi un tre e i secondi divennero con velocità pazza minuti e sapemmo che la cabina era stata depressurizzata , lo sportello aperto . In principio ci furono solo le voci . Infatti la macchina da presa della televisione era chiusa in un settore del Lem che poteva essere azionato solo dall ' esterno e , per azionarlo , Armstrong doveva uscire , poi scendere fino a metà scaletta . Le voci giungevano a noi molto nitide e non eran le solite voci di pietra , erano voci molto preoccupate , molto incerte . Soprattutto quella di Armstrong che finalmente tremava come deve tremare la voce di un uomo che la prima volta mette piede sulla Luna . Tremavamo anche noi , però . Dio , come tremavamo . Voce di Armstrong : « Bene … » . Voce di Aldrin : « Quasi pronti per andare giù a prendere … » . Voce di Armstrong : « È giù il mio indicatore ? Okay , ora siamo pronti ad agganciare Lec » ( Launch escape control , cioè la corda per calare le scatole di alluminio e gli strumenti ) . Voce di Aldrin : « Ora che vai giù , Neil , metti il sacchetto così , È meglio . Neil , te lo sei legato ? » . Voce di Armstrong : « Sì , ora bisogna agganciare questo » . Voce di Aldrin : « Questo lascialo qui » . Voce di Armstrong : « Sì » . Voce di Aldrin : « Okay , la visiera , Neil . Abbassala . Neil , stai voltando le spalle alla passerella della scaletta . Avanti . Su . Bene . L ' hai trovata … un po ' più verso di me . Neil … ora dritto . Giù … riposati un poco » . Lo guidava nel modo in cui si guida un cieco che impara a camminare nel buio . Affettuosamente , prolissamente . Lo guidava nel modo in cui i pesci guidarono il pesce che uscì in cerca della riva asciutta , allargando le branchie per respirare l ' ossigeno . E la riva era questa distesa di sabbia sconosciuta grigia e ostile . Voce di Aldrin : « Neil , te la stai cavando proprio bene , Neil . Torna verso di me ancora un poco . Okay , giù . Muoviti … Tira giù a sinistra … okay . Ora va meglio . Sei sulla piattaforma . Metti il piede sinistro un po ' a destra . Così . Bene . Girati un poco a sinistra » . Voce di Armstrong : « Okay , ora controllo questi sacchetti » . Voce di Aldrin : « Non subito , aspetta . I sacchetti dopo . Girati un po ' a destra . Ecco , ora va meglio » . Voce di Armstrong : « Va bene così ? » . Cercava l ' approvazione dell ' altro come un bambino e all ' improvviso persino la sua voce sembrava quella di un bambino . Così mite , esitante , gentile . « Va bene così ? » . Voce di Aldrin : « Benissimo , Neil . Hai molto posto alla tua sinistra » . Voce di Armstrong : « Come me la cavo , Buzz ? » . Voce di Aldrin : « Bene , ti ho detto . Bene . Ora li vuoi quei sacchetti ? » . Voce di Armstrong : « Sì . Dammeli . Okay , Houston . Sono sulla passerella . I am on the porch » . Voce di Aldrin : « Resta un minuto dove sei , Neil » . Voce di Armstrong : « Okay » . Voce di Aldrin : « Ho bisogno di allentare un poco la corda , Neil » . Voce di Armstrong : « Hai bisogno di allentarla , Buzz ? » . Voce di Aldrin : « Aspetta un minuto » . Voce di Armstrong : « Okay » . Voce di Aldrin : « Okay , tutto è bello e pieno di sole qui » . Voce di Armstrong : « Vuoi tirare un poco più su lo sportello aperto ? » . Voce di Aldrin : « Ora lo tiro » . Voce di Armstrong : « Houston , la Mesa è venuta giù bene » . ( La Mesa è il Modularized equipment stowage assembly , cioè il pacco che contiene le batterie per l ' erogazione dell ' ossigeno e per la camera da presa della tv , gli utensili per raccattare le rocce , e i sacchetti per i campioni lunari eccetera ) . Bruce McCandless , dal Centro controllo : « Qui Houston . Neil , prendiamo nota e aspettiamo la televisione » . Voce di Armstrong : « Houston , qui Neil . Prova il contatto radio » . Bruce McCandless : « Neil , qui Houston . La radio funziona , ti udiamo bene e chiaro . Chiudo . Buzz , qui Houston . Prova anche tu la radio e verifica il circuito tivù » . Voce di Aldrin : « Roger . Circuito tivù aperto » . Armstrong dovette aprirlo , allungando la mano sinistra , proprio mentre parlava con Houston perché in quel preciso momento gli schermi si illuminarono e vedemmo ciò che vedeste voi , ciò che vide tutto il mondo , vedemmo la zampa del Lem , e la parte inferiore del Lem , e l ' orizzonte della Luna . E poi vedemmo quel piede , quel grande piede che scendeva a cercare il piolo della scaletta , era un piede sinistro e scendeva così lento , così cauto , ma allo stesso tempo così deciso . E dal Centro controllo Bruce McCandless gridò : « Man ! Riceviamo un ' immagine sulla tivù ! Oh , man ! » . E Aldrin , tutto contento , rispose : « Bella immagine , eh ? » , e Bruce McCandless aggiunse : « Neil , Neil ! Ti vediamo scendere per la scala a pioli ! » . Erano le 9.56 , ora di Houston . E nell ' auditorium tutti ripetevano con Bruce McCandless : « Man ! Oh , man ! » . Che vuol dire uomo . Uomo , non Dio . E mentre invocavano l ' uomo invece di Dio , Armstrong risalì di due o tre scalini , a provare se ciò gli costava fatica , ma non gli costava nessuna fatica e riprese a scendere cauto , deciso . E presto lo vedemmo tutto intero , prima la tuta bianca e poi il casco : fu all ' ultimo piolo dove ebbe un momento di esitazione perché l ' ultimo piolo è assai alto , per scendere sopra il piattello della zampa del Lem bisogna fare quasi un saltino , e sembrò quasi che gli mancasse il coraggio di fare il saltino , il coraggio di uscire dall ' acqua , lasciare l ' ultima onda e gettarsi sopra la riva . Ma poi il coraggio gli venne , e si buttò giù e fu dentro il piattello . E le sue prime parole sulla Luna furono queste : « Sono ai piedi della scaletta , I am at the foot of the ladder … i piedi del Lem sono affondati nella superficie per circa uno , due pollici … la superficie tuttavia appare molto , molto granulosa quando ti avvicini . È come polvere . Fine , molto fine . Ora esco dal piattello del Lem » . È questo che disse . La frase su cui fecero i titoli la disse dopo . La frase che tutti avevano tentato di indovinare , cosa dirà Neil al momento di fare il primo passo sopra la Luna , dirà fantastico , dirà perbacco ragazzi , e lo avevano tormentato tanto , povero Armstrong , lo avevano esasperato al punto che per non deludere l ' attesa lui ci aveva pensato , alla frase , e l ' aveva trovata , e l ' aveva confidata a una sola persona : sua madre . L ' ha raccontato lei stessa : « Venne a domandarmi cosa ne pensavo , sembrava così preoccupato , e io gli dissi che mi sembrava un bel discorso . Allora mi fece giurare che non l ' avrei detto a nessuno » . Non era un gran bel discorso , ammettiamolo . Era una frase retorica , e suonava un pochino falsa , un pochino buffa , dentro il suo gergo tecnico da pilota . Oh , quasi ne fosse cosciente , Armstrong la pronunciò molto in fretta , in un sussurro carico di imbarazzo : « That ' s one small step for man , one giant leap for mankind . Questo è un piccolo passo per l ' uomo , è un salto gigantesco per l ' umanità » . Però si riprese immediatamente , tornò immediatamente se stesso , e ciò accadde quando staccò le mani dal Lem e andò avanti , e incominciò a spiegare quel che vedeva : « La superficie è fine e polverosa , posso sollevarla con la punta delle mie scarpe : aderisce alla suola e ai lati delle mie scarpe in strati simili a polvere di carbone . Affondo solo in una piccola frazione di pollice , forse l ' ottava parte di un pollice . Ma posso vedere le impronte delle mie scarpe e i miei passi sopra la sabbia » . E poi accadde qualcosa di molto imprevisto , di molto fantastico : si mise a correre , proprio a correre . Si allontanava come spinto dal vento e come spinto dal vento tornava : improvviso , leggero . E Bruce McCandless esclamò : « Neil ! Neil ! » . Non se l ' aspettava nessuno . Sulla Terra è così difficile muoversi con quella tuta addosso : pesa 80 chili ed è più rigida di uno scafandro . Naturalmente alla Nasa avevano calcolato che sulla Luna essa avrebbe pesato neanche 13 chili e mezzo , cioè un sesto , però anche il corpo avrebbe pesato un sesto , e così avevan concluso , il rapporto sarebbe rimasto identico . E in tal conclusione ci avevan descritto i movimenti di Armstrong sulla Luna come visti al rallentatore : ecco invece che Armstrong correva . Balzi e lanci che avevano qualcosa di assurdo , ricordavano Charlot nelle sue farse mute , per qualche secondo su al Centro controllo temettero quasi che fosse impazzito e quando capirono d ' essersi sbagliati , d ' aver mal calcolalo l ' effetto di un sesto di gravità , cominciarono a ridere divertiti , liberati , tanto più che la voci di Armstrong era davvero tranquilla mentre diceva : « Al contrario di ciò che ci aspettavamo sembra non esserci difficoltà alcuna a muoverci qui . Forse è perfino più semplice di quanto lo fosse nei simulatori , non dà proprio nessuna noia camminare in un sesto di gravità » . E poi : « Il moto di discesa non ha lasciato nessun cratere . Di nessuna forma , di nessuna ampiezza . Il suolo sotto il motore è solo un poco più chiaro per lo spazio di un piede . Siamo in un posto molto piano , posso vedere alcune tracce di raggi che emanano dal motore di discesa , ma assolutamente insignificanti . Okay , Buzz , siamo pronti per portare giù la macchina fotografica » . « Pronti » , rispose Aldrin . « Sembra che tutto risulti facile e uniforme , Neil » . « Abbastanza , Buzz . Ma è molto buio qui quando si è nell ' ombra , e mi è difficile vedere se cammino bene . Mi farò strada verso la luce del Sole stando attento a non guardare direttamente nel Sole » . Aldrin gli calò la macchina fotografica , attraverso la corda . Lui la prese e continuò a descrivere con la precisione di un cronista radiofonico . « Ora guardo il Lem stando direttamente nell ' ombra e vedo Buzz nello sportello . Evitando il Sole vedo tutto molto bene . La luce è sufficientemente chiara , si riflette nel Lem , e ogni immagine è nitida … Ora mi muovo e prendo le prime fotografie . Okay , ora mi accingo a prendere un campione del suolo » . Volò verso il pacco degli utensili , ne estrasse il bussolottino per raccogliere il suolo destinato ai geologi . Allungò il manico e chinandosi un poco si accinse a tuffarlo nella superficie sabbiosa . « Interessante ! Molto interessante ! È superficie così morbida eppure , qua e là , usando l ' utensile per raccogliere il campione del suolo , trovo una superficie durissima . Sembra materiale identico a quello sabbioso , eppure è molto coesivo . Ora provo a raccattare anche un sasso . Ecco un paio di sassi » . « A giudicare di qui , sembrano belli anche i sassi . Neil » , disse Aldrin . « Questo posto ha una sua bellezza , Buzz . Assomiglia molto al deserto degli Stati Uniti . È deserto , sì , ma è molto bello . Houston , dovete sapere che molte rocce , qui , le rocce dure , sembrano vescicolari . ( Piccole rocce rotonde , di origine vulcanica . Chiamate così perché presentano cavità provocate dall ' esplosione interna dei gas ) . Di origine vulcanica , penso . E ce n ' è una che sembra una specie di monocristallo » . Nel giro di 20 minuti aveva acquistato una straordinaria confidenza in se stesso , si era completamente assuefatto alla Luna . E noi con lui . Niente più tremiti ormai , niente più paura : a vederlo così tranquillo , quasi dimenticavi che lo spettacolo paradossale si svolgeva lassù , ti sembrava d ' essere al cinematografo a guardare un film di fantascienza , e a poco a poco anche il film non ti stupiva più , anzi diventava credibile , normale , ovvio . Qualcuno , accanto a me , sbadigliò . Qualche altro disse che gli era venuta voglia di andare a bere un caffè : tanto , cosa si perdeva ? Be ' , scende Aldrin , gli venne risposto . E lui alzò le spalle , se ne andò a bere il caffè . Aldrin , lo capivi dal fatto che non si muovesse dalla passerella , fremeva di impazienza . Dopo tutto avrebbe dovuto essere lui il primo uomo a camminare sulla Luna , mica Neil Armstrong . Secondo i piani della Nasa infatti il privilegio spettava al pilota del Lem , non al comandante della missione , ed era stato Armstrong a puntare i piedi , a pretendere di mutare le precedenze , sicché Aldrin aveva dovuto chinare il capo , accettare . Per alcuni mesi ciò aveva causato tra i due astronauti un ' ostilità sorda e sebbene negli ultimi tempi essa si fosse un poco allentata , neanche alla vigilia della partenza era scomparsa del tutto . E chi li conosce comprese che in quel momento , sulla Luna , essa rifioriva . « Neil , sei pronto a farmi uscire ? » . « Sì , ma aspetta un secondo . Prima lascio scorrere la corda . Okay ? » . « Okay . L ' hai scorsa , Neil . Ora sei pronto a farmi scendere ? » . « Sì , un attimo … » . Ce li faranno vedere molto amici quando , insieme , li porteranno in giro per questa Terra . Ce li racconteranno fratelli , possono non esser fratelli due uomini che sono stati insieme sulla Luna ? Certo . Loro due ad esempio non lo sono per niente . Toccava a Aldrin , che era ai comandi del Lem , e non a Armstrong , dire : « Qui , base della Tranquillità ; l ' Aquila è atterrata » , e sulla Luna toccavano a Aldrin tante altre piccole o meno piccole cose che invece Neil Armstrong volle fare da sé . Vedi , nemmeno a contatto con l ' infinito un uomo diventa grande se in lui non v ' è grandezza . Andar sulla Luna non ci rende certo migliori . « Neil , sei pronto a farmi uscire ? » . Armstrong : « Tenterò di sorvegliare il tuo Plss . Ma hai visto che razza di difficoltà ho avuto prima ? » . Aldrin : « Roger . La macchina da presa è nella posizione giusta ? » . Armstrong : « Roger . Mi pare che il tuo Plss vada bene . Prosegui . Le scarpe ora sono proprie al limite della soglia . Okay ; ora lascia scivolare giù il Plss . Ecco , bravo , bene . Perfetto » . Avresti detto che Armstrong contribuisse a sdrammatizzare , qualsiasi fosse la ragione . Ma non era stato lui il primo , il primo , il primo ? E per quanto fosse difficile trovare la passerella e la scala non era stato lui ad affrontare per primo la passerella e la scala ? Non era tutto più semplice , ora , per Buzz ? « Okay , Buzz . Sei proprio al limite della passerella » . Aldrin : « Okay . Però rientro … con un piccolo movimento del piede … all ' inizio della passerella . Piego un poco le spalle … spero di andare bene … perché voglio chiudere un po ' lo sportello . Stando attento a non bloccarci fuori , però » . Armstrong : « Questa mi sembra una gran bella idea . Attento a non chiuderci fuori » . Lo disse con ironia , o forse con umorismo , ma Aldrin non è molto sensibile né all ' una né all ' altro . E non raccolse . « Questa è la nostra casa per le prossime ore , Neil . Voglio averne cura » . Chiuse un po ' lo sportello , tornò . « Okay , Neil . Sono sul primo scalino e posso vedere i piattelli delle zampe del Lem . Ora sono sul secondo scalino , ora sul terzo . È molto semplice scendere » . Armstrong : « Sì l ' ho trovato molto comodo e anche camminare , anche camminare è molto comodo . Hai ancora tre passi da scendere e poi quello lungo » . Aldrin : « Okay … lascio il piede dov ' è … abbasso l ' altro … metto le mani su un piolo … ora faccio lo stesso con … » . Armstrong : « Ecco … bene . Giù … Abbassa ancora il piede … giù … ce l ' hai fatta . È un bel saltino , eh ? Circa tre piedi » . E Aldrin fu a terra ; pieno di esclamazioni gioiose . « Bello ! Bello ! » . Armstrong : « Non è straordinaria questa vista ? Proprio una vista magnifica » . Aldrin : « Magnifica è la definizione giusta , Neil » . E anche lui fece i primi passi , e provò a correre e gli piacque , e continuò . Anche lui notò che la superficie era sabbiosa , porosa , anche lui si mise presto a raccogliere gli esemplari di suolo e di sassi , e tale era la disinvoltura con cui si muovevano entrambi che sembrava andassero in cerca di funghi , in una campagna priva di alberi , immersa in un silenzio rotto solo dal frinire dei grilli . « Tu le hai trovate le rocce rosse ? » . « Sì . Sono piccole e scintillano … si direbbe biotite » . Riempirono la prima scatola , fissarono alla gamba del Lem la famosa placca che dice : « Due uomini giunti dal pianeta Terra misero piede per la prima volta sopra la Luna , nel luglio del 1969 dopo Cristo » . E spostarono la macchina da presa della tv e la misero abbastanza lontana perché si vedesse il Lem per intero , loro insieme al Lem , e di tanto in tanto Armstrong ci regalava una lezioncina di geologia , spiegando le rocce che vedevano , le colline , i crateri , mentre Aldrin tentava di dire la sua senza troppo successo giacché il comandante gli portava sempre via la parola . Ma poi accadde il colpo di scena che avrebbe causato il dramma . Accadde 45 minuti dall ' uscita di Armstrong , quando Collins riapparve all ' orizzonte , sorgendo come una stella . « Houston , Houston ! Qui Columbia , Columbia ! Che succede laggiù ? » . « Procede tutto bene , splendidamente . Credo che fra poco pianteranno la bandiera » , rispose Bruce McCandless . « Straordinario , straordinario ! » . « Mike , tu sei l ' unica persona al mondo che non possa vederli in tivù » . « Non importa , non importa . Sono contento lo stesso . Funziona bene la tivù ? » . « È bellissima , Mike . Davvero bellissima » . « Oh , come sono contento ! Hanno abbastanza luce ? » . « Sì , sì Mike . E ora hanno tirato fuori la bandiera . Puoi vedere le stelle e le strisce della nostra bandiera sulla superficie lunare » . « Che bellezza , Bruce , che bellezza ! » . Armstrong e Aldrin avevano tirato fuori la bandiera americana , una normale bandiera di stoffa ma sostenuta da una intelaiatura di fili d ' alluminio . E con non pochi sforzi , a furia di martellate , l ' avevan piantata proprio dinanzi al Lem . Lì ora stava , rigida come una bandiera di latta , a nutrire la nostra sorpresa giacché c ' eran state tante discussioni sull ' opportunità di portarla o no sulla Luna e sembrava che avessero vinto quelli secondo i quali la cosa non sarebbe apparsa di eccessivo buon gusto . La sorpresa più grossa però non fu nemmeno la bandiera , che , buon gusto o no , gli americani avevano tutto il diritto di tirare fuori . O il colpo di scena che resterà alla storia come la telefonata lunare di Nixon . Voci eran corse , negli ultimi giorni , sulla possibilità che essa avvenisse : ma neanche i pochi che ci avevano creduto si aspettavano un intervento così discutibile . Sicché ecco Buzz Aldrin e Neil Armstrong sugli attenti , ecco Neil Armstrong che risponde con il suo discorsino imparato a memoria perché lui prima della partenza sapeva , ecco Buzz Aldrin che risponde col saluto militare portando la mano destra al casco , e la macchina da presa che inquadra loro due , il Lem , la bandiera . Nell ' auditorium si udì un lamento soffocato : « Oh , no ! » , e qualcuno osservò , finalmente , quanto è umiliante pensare che quei due uomini scelti a rappresentare tutti gli uomini erano stati volontari in Corea , dove avevano gettato quintali di bombe , di napalm , su villaggi indifesi . Qualcuno osservò , umilmente , che in quel momento , proprio in quel momento , centinaia di creature stavano morendo in Vietnam ; uccise dagli uomini che son tanto bravi , tanto intelligenti , tanto coraggiosi , sanno andare sulla Luna e sbarcarci e camminarci , poi sulla Terra si ammazzano come le bestie . Solo qualcuno , si intende , infatti la gran maggioranza degli americani seduti dinanzi alla televisione apprezzarono molto la trovata di Nixon , e anche nell ' auditorium balzarono in piedi applaudendo , un applauso più lungo di quello scoppiato otto ore prima per l ' allunaggio . Labbra tremanti , occhi lucidi , lacrime , e il primo a commuoversi fu proprio Armstrong : come dimostrò la sua voce rotta da un principio di pianto , e il suo cuore prese a battere quasi impazzito sicché le pulsazioni salirono da 90 a 125 e poi a 150 . Come quelle di Aldrin , oltre tutto causando un consumo maggiore di ossigeno : mentre la cerimonia rubava minuti preziosi e preparava il dramma che nessuno avrebbe notato ma che per un pelo rischiò di lasciarli lì sulla Luna . Quattro minuti son tanti quando vai sulla Luna con molte cose da fare e una scorta limitata di ossigeno . L ' intrusione di Nixon era appena cessata che i due astronauti si accorsero di aver perso tempo eccessivo . Allora , colti da una fretta che gli ignari scambiarono per euforia , si precipitarono a fare le cose , dare le informazioni che non avevano ancora dato : con un ' intesa che ormai metteva da parte ogni rivalità , od ostilità . Aldrin : « Vorrei dimostrare i vari modi che una persona ha di camminare sulla superficie della Luna . Okay , questo è il passo del canguro : saltare a piedi uniti in avanti . Così si evita di ruotare il corpo muovendo un piede per volta . Bisogna stare attenti a tenere la rotta che segue il centro di massa : a volte ci vuole la distanza di due o tre passi per ricadere sui piedi . Non mi sembra una soluzione buona come si credeva » . Armstrong : « Il salto del canguro funziona , ma non mi sembra buono come il modo convenzionale spostando un piede dopo l ' altro . È difficile dire cosa è meglio , ma a mio parere il meglio è il passo normale che uso ora . Ci si stanca un po ' dopo qualche decina di metri , ma forse dipende da questa tuta , non dal passo » . Aldrin : « Il colore blu delle mie scarpe è completamente scomparso sotto questo colore del suolo che gli si è appiccicato . E che non saprei come descrivere . Diciamo un marrone cenere . Copre gran parte delle mie scarpe di piccolissime particelle » . Armstrong : « Queste rocce sembrano di basalto e probabilmente contengono il due per cento di minerali bianchi : questi cristalli bianchi . Credo che i crateri piccoli siano il risultato di piccoli meteoriti , che hanno colpito la superficie » . Ma erano indietro di tante cose da fare . La raccolta dei sassi con cui riempire la seconda scatola . L ' impianto degli strumenti scientifici per misurare il vento solare , per trasmettere le scosse sismiche alla Terra , per raccattare le possibili spore sospese nel vuoto . Altre fotografie . E dopo ci sarebbe stato da sistemare a bordo le scatole , e Neil Armstrong era lì da un ' ora e 40 , Buzz Aldrin da un ' ora e 20 , ben presto sarebbe scaduto il periodo di tempo consentito dal Plss . In tale consapevolezza si affaccendavano come laboriose formiche , ma neanche questo bastava , dovettero chiedere , un supplemento di 15 minuti che il Centro controllo accordò . A condizione che fossero 15 minuti per Armstrong , dieci per Aldrin , e non di più . Di qui il dramma . Armstrong : « Houston , qui Neil , di quanto siamo in ritardo , ora ? » . Bruce McCandless : « Presto non avrete che dieci minuti per completare tutte le operazioni sulla superficie , Neil » . Armstrong : « Capisco » . Bruce McCandless : « Vi interesserà sapere , Neil , che il sismografo appena piazzato ci ha trasmesso qualche segnale da cui risultano brevi oscillazioni » . Armstrong : « Bene . Ma siamo indietro . Buzz sta piantando il tubo per estrarre dal sottosuolo il campione di Luna » . Aldrin : « Houston , spero che vediate la fatica , è duro a piantare questo tubo nel suolo , farlo scendere di cinque pollici non è facile » . Bruce McCandless : « Roger … » . Aldrin : « Fatto , Bruce . Ora lo tiro fuori . Strano ! Sembra quasi bagnato » . Bruce McCandless : « Neil e Buzz , qui Houston … » . Aldrin : « Un minuto , un minuto Bruce ! » . Armstrong : « Houston , aspettate un minuto » . Bruce McCandless : « Vorremmo che prendeste un altro campione del sottosuolo e sistemaste lo strumento per il vento solare . Chiudo » . Aldrin : « Fatto . Intanto tu potresti occuparti delle rocce , Neil » . Armstrong : « Speriamo di averne il tempo » . Bruce McCandless : « Buzz , qui Houston . Vi restano all ' incirca tre minuti , Buzz . Dovete terminare tutto entro tre minuti . Chiudo » . Aldrin : « Roger . Capisco » . Facevano pena , si soffriva per loro . Vederli affannati così per riprendere il tempo perduto nelle cerimonie presidenziali , negli alzabandiera . E quell ' ossigeno che diminuiva diminuiva . Per la fatica e la preoccupazione le pulsazioni di entrambi erano salite a ben 165 . Bruce McCandless : « Buzz , Buzz , manca un minuto ! » . Aldrin : « Roger » . Bruce McCandless : « Neil , è tempo di chiudere la vostra Eva ».(Extra vehicular activity , cioè l ' attività all ' esterno del Lem ) . Bruce McCandless : « Vorrei ricordarvi anche di togliere i film dalle macchine fotografiche e dalle macchine da presa prima di tornare sul Lem » . Aldrin : « Okay . Ne hai qualcuno con te , Neil ? » . Armstrong : « No , le macchine sono sotto la Mesa , devo prendere i film quando ripongo le scatole . Ora raccolgo diversi frammenti di roccia vescicolare » . Bruce McCandless : « Devi fare in fretta , Neil . In fretta » . Aldrin : « Quelle rocce , non le hai mica documentate , Neil ? » . ( Nel programma era richiesto che almeno una parte delle rocce raccolte fossero catalogate con la descrizione del punto in cui erano state raccolte e l ' enumerazione delle pietre nelle immediate vicinanze ) . Armstrong : « Ancora no » . Aldrin : « Temo che non ce ne sia più il tempo , Neil » . Bruce McCandless : « Neil e Buzz , guardiamo di fare presto con quei film da togliere alle macchine e con la chiusura delle scatole che contengono le rocce . Siamo davvero in ritardo , Neil e Buzz . Vogliamo lasciare un po ' di margine a quell ' ossigeno che vi portate addosso » . Armstrong : « Roger … » . Aldrin : « Aiutami , Neil . Infilami questo in tasca mentre io mi avvio verso la scaletta , io lo reggo , tu aprimi la tasca » . Armstrong : « Lascia andare la tasca » . Aldrin : « Fatto » . Armstrong : « Okay » . Aldrin : « Adios , amigo » . Armstrong : « Okay » . Aldrin : « Bruce , vuoi nulla prima che salga ? » . Bruce McCandless : « No » . Aldrin : « Su vieni , Neil » . Armstrong : « Okay » . Aldrin : « Neil , hai preso … » . Armstrong : « Sì sì . È lì , è lì » . Aldrin : « Hai tolto i film ? » Armstrong : « Sì sì » . Aldrin : « Okay , vado avanti » . Armstrong : « Okay » . Aldrin salì su per la scaletta facendo un salto che lo portò quasi al terzo scalino . Su , in volo come un angelo . Armstrong invece restò giù a fissare alla terra il cavo di alluminio . Poi Aldrin fu sulla passerella e cominciò a far scorrere la corda per tirar su le scatole . Tutte le macchine da presa , le macchine fotografiche , gli utensili , erano stati abbandonati dentro un ' altra scatola che sarebbe rimasta per sempre ai piedi del Lem . Il peso doveva essere equilibrato fino all ' ultimo grammo e le rocce pesavano abbastanza da compensar tutto ciò che veniva buttato via . Aldrin : « Lascia andare ora , Neil , non penare più . Lascia andare , ci penso io a questo . Tu affrettati » . Armstrong : « Allora mentre ti occupi di quello io tolgo i fili della Hasselblad » . Bruce McCandless : « Neil , qui Houston . Vogliamo un controllo dell ' Emu . Chiudo . ( Extravehicular mobility unity , cioè il contenitore dell ' ossigeno che si portano alle spalle ) . Armstrong : « Roger . Tre virgola otto . Ho 54 sul due e nessuna bandiera » ( La bandiera è un segno di allarme che si accende quando qualcosa non va . Ad esempio l ' ossigeno ) . Aldrin : « Anch ' io » . Bruce Me Candless : « Ve la cavate ancora bene con il Plss . Ma svelti ! » . Aldrin : « Come va . Neil ? » . Armstrong : « Okay . Ho agganciato anche la seconda scatola e puoi tirarla su » . Aldrin : « Okay . Porgimela e io la tiro . Bene , così , piano » . Armstrong : « Un momento , un momento . Buzz … » . Aldrin : « Okay . Presa . Ti senti meglio ora , Neil ? » . Armstrong : « Andiamo , andiamo , Buzz ! » . Armstrong salì sulla scaletta senza quel volo di angelo . Si arrampicò velocemente piolo per piolo , e fu sulla passerella . Ora le loro scorte di ossigeno stavano davvero per estinguersi . Le avevano pompate per ben due ore e 40 minuti , il tempo limite . Un po ' di più e sarebbero soffocati . Li vedemmo sparire dentro il Lem e di nuovo essi diventarono due voci e basta . Voce di Aldrin : « Okay , inarca la schiena , Neil . Bene . C ' è posto , c ' è posto . Metti la testa giù , così . Muovi il piede dallo sportello » . Voce di Armstrong : « Okay » . Voce di Aldrin : « Lo sportello è chiuso a scatto e sprangato . Siamo dentro , al sicuro » . Era mezzanotte passata , vedemmo chiudere quello sportello e poi udimmo Bruce McCandless che ne informava Mike Collins : « Columbia , Columbia , qui Houston , l ' equipaggio della base della Tranquillità è rientrato nel Lem e ha ripressurizzato la cabina . Tutto è andato splendidamente . Chiudo » . E Mike Collins rispose : « Alleluia » . Anche l ' antenna televisiva e la camera da presa erano state abbandonate sulla superficie lunare . Così , dopo che lo sportello fu chiuso , la televisione continuò a trasmettere l ' immagine ferma di quella bandiera e del Lem . Li guardavi , soli in mezzo a quelle rocce , e ti sembrava di aver vissuto un sogno di cui restava solo una fotografia . Poi anche il contatto con la televisione fu tolto e sullo schermo non ci fu più nulla e ci dissero che Armstrong e Aldrin s ' erano messi a dormire . We did it , ce l ' abbiamo fatta L ' alba si levò con l ' angoscia , quel lunedì 21 luglio . A mezzogiorno e 55 il Lem avrebbe acceso i motori e il destino dei primi due uomini giunti alla Luna si sarebbe deciso , insieme alla loro leggenda . Vie di mezzo non ne esistevano : o il Lem si alzava o non si alzava . Se non si alzava , o si alzava male , non c ' era nulla da fare fuorché sperare che morissero bene e senza troppe sofferenze . A Houston si riempirono di nuovo le chiese , due astronauti cattolici furono visti entrare , quasi di nascosto , nella chiesa di Nassau Bay , andare dritti all ' altare dove il prete celebrava la messa e comunicarsi . Uno era Richard Gordon cioè colui che nell ' Apollo 12 prenderà il posto di Mike Collins . Aveva sempre detto di nutrire nel Lem la più totale fiducia , ma come gli altri sapeva che se teoricamente non c ' era ragione per cui il Lem non si alzasse , praticamente ciò era possibile : il Lem non era mai stato collaudato sulla Luna , cioè in condizioni totalmente diverse come la mancanza di atmosfera e la diversa gravità . Dalla chiesa , Gordon andò direttamente al Centro controllo , dove presto arrivò anche Pete Conrad , il comandante dell ' Apollo 12 , e senza una parola , pallido , egli sedette accanto al Capsule Communicator che di nuovo era l ' astronauta Ron Evans . Il Centro controllo era pieno come il pomeriggio dell ' allunaggio , Ron Evans stava comunicando con Mike Collins che aveva appena concluso la sua ventitreesima orbita intorno alla Luna : l ' uomo più solo dell ' intero universo . Alla ventunesima orbita , Collins aveva esclamato a Ron Evans : « Mi sto affezionando al registratore come a una persona , perché quando sono dall ' altra parte è l ' unico che mi ascolti . Ron , solo Adamo fu così solo prima di me . Ma lui stava nel paradiso terrestre » . Armstrong e Aldrin furono svegliati alle otto , ora di Houston . Dai computer si sapeva che avevano fatto un buon sonno e che non c ' era stato bisogno di pillole tranquillanti : la fatica degli ultimi 30 minuti sopra la Luna li aveva stroncati , insieme all ' emozione . Alle prime battute con Evans apparvero riposati , tranquilli . Le pulsazioni erano normali : tra i 70 e gli 80 . « Come si dorme lassù ? » , chiese Evans . « Oh , non c ' è male » , rispose Aldrin , « se si è molto stanchi si dorme benissimo . Neil si è fatto una specie di amaca tra lo sportello e il coperchio del motore , io mi sono raggomitolato sul pavimento . Ho le ossa malconce ma mi sento benissimo » . Vi fu un ' ora di dialogo strettamente tecnico , e poi Aldrin passò la parola a Neil Armstrong che fece una specie di riassunto della sera avanti . Molti ebbero l ' impressione che egli volesse spiegare tutto prima del decollo e nel caso che il decollo non fosse avvenuto . Parlava preciso , cattedratico . Di nuovo descrisse i tipi di roccia osservati e raccolti , in gran parte basalto , in buona parte monocristalli , di nuovo sottolineò la straordinaria varietà delle forme e dei tipi , di nuovo elencò i crateri e quello vicino al quale si era posato . « Bella descrizione , Neil » , interruppe Ron Evans , « ma ce le dirai a Terra queste … » . « Lasciami continuare » , rispose Neil Armstrong . Egli pensava che la tragedia potesse anche avvenire . Ma con una freddezza che all ' allunaggio non aveva mostrato . Con altrettanta freddezza si congratulò con il Centro controllo che era finalmente riuscito a individuare il punto esatto in cui avevano stabilito la base , pochi metri a ovest del cratere Juliette , e spiegò che con gli strumenti di bordo lui non c ' era riuscito , poi rifiutò le notizie del giorno . E l ' ora difficile , la più difficile , giunse . L ' ora in cui due tonnellate e mezzo di carburanti avrebbero incominciato a bruciare nel motore d ' attesa del Lem e a spingerlo verticalmente a una velocità di 6,068 piedi al secondo , fino a portarlo a 60mila piedi dalla superficie lunare , metterlo in orbita , farlo agganciare all ' astronave di Collins , iniziare il lungo viaggio di ritorno alla Terra . Ora tutti potevano udire , i misteri erano finiti . E le voci erano limpide mentre i numeri della conta a rovescio si vedevano veloci sul monitor . Ron Evans : « Tranquillità , vi mancano dieci minuti e tutto va bene . Potete inserire il modulo automatico » . Buzz Aldrin : « Roger . Inserito modulo automatico » . Neil Armstrong : « Ambedue le batterie Ed sono sul " go " . Chiudo » . Ron Evans : « Neil , ti leggo sul Vhf e hai l ' aria di sentirti a posto » . Neil Armstrong : « Sissignore , non potrebbe andar meglio » . Ron Evans : « Tranquillità , qui Houston . Meno due minuti e tutto va bene » . Aldrin : « Controllate la direzione di guida sull ' Ags . Chiudo » . Armstrong : « Tutti i segnali di navigazione sono sul " go " . Chiudo » . Ron Evans : « Qui Houston . Tranquillità : meno 50 secondi . Pronti per l ' accensione . Chiudo » . Armstrong : « Pronti per l ' accensione » . Aldrin : « Avanti . Otto . Sette . Sei . Cinque . Quattro . Motore di ascesa inserito . Tre . Due . Uno . Accendo . Su ! Eccolo là il nostro cratere » . Armstrong : « Mille piedi . Duemila , Duemiladuecento . Tremila . Ce l ' abbiamo fatta ! » . Ron Evans : « Dio ti ringrazio . Il mondo intero , ragazzi , vi stava tirando su . Dio , ti ringrazio » . Più tardi il medico di volo ci informò che le pulsazioni di Aldrin erano un poco salite , ma quelle di Armstrong erano rimaste rigorosamente ferme a 80 . Più tardi ci dissero che Ron Evans era sudato , in preda a un tremito convulso . E con lui Pete Conrad , il suo equipaggio e anche Von Braun e Chris Kraft ( uno dei top manager del Centro , ndr ) e molti altri . Più tardi ci dissero che è più pericoloso decollare con un aereo di linea dagli aeroporti di Roma o New York che con il Lem dalla Luna e alle 4 e 35 del pomeriggio ci dissero che neppure il docking con l ' Apollo aveva presentato problemi : stavano tornando a casa . E fu tutto . Semplicemente . Così . Sarà altrettanto semplice , d ' ora innanzi , il nostro destino ?