Narrativa ,
CAPITOLO
PRIMO
.
Lac
d
'
amour
.
Jeanne
si
posò
aperto
sulle
ginocchia
il
volumetto
sottile
che
stava
leggendo
presso
la
finestra
.
Contemplò
pensosa
dentro
la
ovale
acqua
plumbea
dormente
a
'
suoi
piedi
il
passar
delle
nubi
primaverili
che
ad
ora
ad
ora
trascoloravano
la
villetta
,
il
giardino
deserto
,
gli
alberi
dell
'
altra
sponda
,
le
campagne
lontane
,
a
sinistra
il
ponte
,
a
destra
le
quiete
vie
che
si
perdevano
dietro
il
Bèguinage
,
e
i
tetti
acuti
della
grande
mistica
morta
,
Bruges
.
Ah
se
quella
Intruse
di
cui
stava
leggendo
,
se
quella
funerea
visitatrice
movesse
ora
,
invisibile
,
per
la
città
sepolcrale
,
se
le
rughe
brevi
dell
'
acqua
plumbea
fossero
l
'
orma
sua
,
s
'
ella
toccasse
già
la
riva
,
la
soglia
della
villetta
,
con
il
suo
sospirato
dono
di
sonno
eterno
!
Suonarono
le
cinque
;
su
su
,
presso
le
bianche
nubi
,
magiche
voci
d
'
innumerevoli
campane
cantarono
sopra
le
case
,
le
piazze
,
le
vie
di
Bruges
il
malinconico
incantesimo
che
ne
eterna
il
sopore
.
Jeanne
si
sentì
su
gli
occhi
due
mani
fresche
,
un
'
aura
profumata
sul
viso
,
e
sui
capelli
un
alito
,
un
sussurro
"
encore
une
intruse
!
"
un
bacio
.
Non
parve
sorpresa
.
Alzò
la
mano
ad
accarezzare
il
viso
chino
sopra
di
lei
e
disse
solamente
:
"
Addio
,
Noemi
.
Magari
fossi
tu
l
'
Intruse
!
"
La
signorina
Noemi
non
intese
.
"
Magari
?
"
diss
'
ella
.
"
È
italiano
,
questo
?
Non
è
arabo
?
Spiegati
subito
.
"
Jeanne
si
alzò
.
"
Non
capiresti
lo
stesso
"
diss
'
ella
con
un
sorriso
triste
.
"
Dobbiamo
fare
il
nostro
esercizio
di
conversazione
italiana
,
adesso
?
"
"
Ma
,
prego
!
"
"
Dove
sei
andata
con
mio
fratello
?
"
"
All
'
Ospitale
di
S
.
Giovanni
a
salutare
Memling
.
"
"
Bene
,
parla
di
Memling
.
-
No
,
prima
dimmi
se
Carlino
ti
ha
fatto
dichiarazioni
.
"
La
signorina
rise
.
"
Sì
,
mi
ha
dichiarato
la
guerra
e
io
gli
.
"
"
E
io
a
lui
,
si
dice
.
-
Vorrei
che
s
'
innamorasse
di
te
"
soggiunse
Jeanne
,
seria
.
La
signorina
aggrottò
le
ciglia
.
"
Io
non
vorrei
"
diss
'
ella
.
"
Perché
?
Non
è
simpatico
?
Non
ha
spirito
?
Non
è
colto
?
Non
è
distinto
?
Ed
è
anche
ricco
,
poi
,
sai
.
Disprezziamo
pure
la
ricchezza
,
ma
è
una
cosa
comoda
.
"
Noemi
d
'
Arxel
posò
le
mani
sulle
spalle
dell
'
amica
e
la
guardò
nelle
pupille
.
Gli
azzurri
occhi
erano
gravi
e
tristi
.
I
bruni
occhi
indagati
sostenevano
quello
sguardo
con
fermezza
lampeggiante
a
vicenda
di
sfida
,
di
cruccio
e
di
riso
.
"
Intanto
"
disse
la
signorina
"
il
signor
Carlino
mi
piace
per
vedere
Memling
,
per
suonare
a
quattro
mani
musica
classica
e
anche
per
farmi
leggere
Kempis
,
benché
questo
suo
nuovo
amore
di
Kempis
pare
una
profanazione
pensando
che
crede
niente
.
Je
suis
catholique
autant
qu
'
on
peut
l
'
être
lorsqu
'
on
ne
l
'
est
pas
,
eppure
quando
sento
un
miscredente
come
tuo
fratello
leggere
Kempis
così
bene
,
perdo
quasi
anche
la
mia
fede
cristiana
!
Gli
voglio
poi
bene
perché
è
tuo
fratello
,
ma
è
tutto
!
Oh
,
questa
signora
Jeanne
Dessalle
dice
qualche
volta
cose
...
cose
...
!
Non
so
,
non
so
,
non
so
.
Ma
warte
nur
,
du
Räthsel
,
mi
diceva
la
mia
istitutrice
.
Aspetta
,
enigma
!
"
"
Cosa
devo
aspettare
?
"
Noemi
cinse
di
un
braccio
il
collo
dell
'
amica
:
"
Io
ti
sonderò
l
'
anima
con
una
sonda
che
porterà
su
perle
tanto
grandi
,
tanto
belle
e
anche
forse
qualche
alga
,
qualche
poco
di
fango
del
fondo
e
forse
una
piccolissima
pi
uvre."
"
Non
mi
conosci
"
replicò
Jeanne
.
"
Sei
la
sola
persona
,
fra
i
miei
amici
,
che
non
mi
conosce
.
"
"
Già
,
solamente
quelli
che
ti
adorano
ti
conoscono
,
penso
io
,
eh
?
Oh
sì
,
questa
è
una
mania
che
hai
,
di
credere
che
tutta
la
gente
ti
adora
.
"
Jeanne
fece
la
solita
boccuccia
di
bambina
infastidita
.
"
Che
sciocca
!
"
diss
'
ella
.
E
subito
corresse
la
parola
con
un
bacio
e
una
smorfia
,
mezzo
sorriso
,
mezzo
lamento
.
"
Le
donne
!
"
riprese
.
"
Le
donne
,
ti
ho
sempre
detto
,
mi
adorano
!
Vuoi
dire
che
non
mi
adori
,
tu
?
"
"
Mais
point
du
tout
!
"
esclamò
Noemi
.
Jeanne
brillò
negli
occhi
di
malizia
e
di
dolcezza
:
"
In
italiano
si
dice
:
sì
,
di
tutto
cuore
!
"
I
fratelli
Dessalle
avevano
passato
l
'
estate
precedente
a
Maloja
,
Jeanne
studiandosi
di
essere
una
compagna
gradevole
,
nascondendo
quanto
poteva
la
sua
insanabile
piaga
;
Carlino
cercando
,
nelle
ore
mistiche
,
a
Sils
Maria
e
nei
dintorni
,
le
traccie
di
Nietzsche
,
farfalleggiando
nelle
ore
mondane
di
dama
in
dama
,
pranzando
spesso
a
S
.
Moritz
e
persino
a
Pontresina
,
facendo
musica
con
un
addetto
militare
dell
'
ambasciata
germanica
di
Roma
e
con
Noemi
d
'
Arxel
,
discorrendo
di
religione
con
la
sorella
e
il
cognato
di
lei
.
Le
due
sorelle
d
'
Arxel
,
orfane
,
erano
belghe
di
nascita
,
olandesi
di
origine
e
protestanti
.
La
maggiore
di
esse
,
Maria
,
aveva
sposato
,
dopo
un
idillio
singolare
e
poetico
,
il
vecchio
pensatore
italiano
Giovanni
Selva
,
che
sarebbe
popolare
in
Italia
se
gl
'
italiani
avessero
maggiore
interesse
per
gli
studi
religiosi
;
poiché
il
Selva
è
forse
il
più
legittimo
rappresentante
italiano
del
cattolicesimo
progressista
.
Maria
si
era
fatta
cattolica
prima
del
matrimonio
.
I
Selva
passavano
l
'
inverno
a
Roma
,
il
resto
dell
'
anno
a
Subiaco
.
Noemi
,
serbatasi
fedele
alla
religione
de
'
suoi
padri
,
alternava
Bruxelles
con
l
'
Italia
.
Ora
la
vecchia
istitutrice
,
colla
quale
viveva
,
era
morta
a
Bruxelles
da
un
mese
,
alla
fine
di
marzo
.
Né
Giovanni
Selva
né
sua
moglie
avevano
potuto
,
per
una
indisposizione
del
primo
,
venire
ad
assistere
Noemi
in
quei
frangenti
.
Jeanne
Dessalle
,
che
si
era
legata
particolarmente
a
Noemi
,
aveva
persuaso
il
fratello
a
un
viaggio
nel
Belgio
,
da
lui
non
conosciuto
,
e
quindi
offerto
ai
Selva
di
recarsi
a
Bruxelles
in
loro
vece
.
Così
era
avvenuto
che
Noemi
si
trovasse
con
i
Dessalle
a
Bruges
verso
la
fine
di
aprile
.
Vi
abitavano
una
villetta
in
riva
al
breve
specchio
d
'
acqua
che
chiamano
Lac
d
'
amour
.
Carlino
si
era
innamorato
di
Bruges
e
particolarmente
del
Lac
d
'
amour
come
titolo
di
un
romanzo
che
andava
sognando
di
scrivere
,
senza
tenerne
ancora
in
mente
molto
più
che
la
compiacenza
profetica
di
aver
mostrato
al
mondo
uno
squisito
e
originale
magistero
di
arte
.
"
En
tout
cas
"
replicò
Noemi
"
di
tutto
cuore
,
no
!
"
"
Perché
?
"
"
Perché
il
mio
cuore
lo
sto
dedicando
a
un
'
altra
persona
.
"
"
A
chi
?
"
"
A
un
frate
.
"
Jeanne
trasalì
,
e
Noemi
,
confidente
dell
'
amica
,
del
suo
insanabile
amore
per
l
'
uomo
scomparso
,
probabilmente
sepolto
in
qualche
ignota
solitudine
claustrale
,
tremò
di
aver
sbagliato
il
tôno
dell
'
esordio
di
un
discorso
che
aveva
in
mente
.
"
A
proposito
,
Memling
!
"
diss
'
ella
arrossendo
forte
.
"
Dobbiamo
parlare
di
Memling
!
"
Lo
disse
in
francese
e
Jeanne
le
sussurrò
:
"
Sai
che
devi
parlare
italiano
.
"
Gli
occhi
suoi
erano
così
tristi
e
amari
che
Noemi
non
parlò
italiano
,
le
disse
,
ancora
in
francese
,
tante
cose
tenere
,
implorò
una
parola
buona
,
un
bacio
,
ebbe
l
'
una
e
l
'
altro
.
Non
riuscì
a
rasserenare
Jeanne
che
tuttavia
,
blandendo
a
due
mani
l
'
amica
lungo
l
'
arco
dei
capelli
e
guardando
il
proprio
lavoro
amoroso
,
le
diceva
piano
che
non
temesse
di
averla
ferita
.
Triste
,
sì
,
lo
era
.
Che
novità
!
Vero
,
gaia
non
era
mai
,
Noemi
lo
ammise
;
oggi
però
le
nuvole
interne
parevano
più
dense
.
Colpa
della
Intruse
,
forse
.
Jeanne
fece
"
proprio
!
"
con
un
viso
e
un
accento
che
significavano
come
l
'
Intruse
colpevole
della
sua
malinconia
non
fosse
quella
immaginaria
del
libro
ma
la
Falciatrice
terribile
in
persona
.
"
Ho
avuto
una
lettera
dall
'
Italia
"
diss
'
ella
dopo
aver
debolmente
resistito
alle
domande
pressanti
di
Noemi
.
"
È
morto
don
Giuseppe
Flores
.
"
Flores
?
Chi
era
?
Noemi
non
lo
ricordava
più
e
Jeanne
la
rimproverò
con
acerbità
,
come
se
una
tale
smemoratezza
la
rendesse
indegna
del
suo
ufficio
di
confidente
.
Don
Giuseppe
Flores
era
il
vecchio
prete
veneto
che
le
aveva
portato
a
villa
Diedo
l
'
ultimo
messaggio
di
Piero
Maironi
.
Ella
lo
aveva
creduto
consigliere
all
'
amante
della
sua
uscita
dal
mondo
e
non
le
era
bastato
di
fargli
un
'
accoglienza
gelida
,
lo
aveva
trafitto
di
allusioni
ironiche
all
'
azione
sua
,
proprio
degna
di
un
ministro
della
infinita
Pietà
.
Il
vecchio
le
aveva
risposto
con
tanto
lume
,
nelle
parole
gravi
e
soavi
,
di
sapienza
spirituale
,
il
suo
bel
viso
si
era
fatto
,
parlando
,
così
augusto
,
ch
'
ella
aveva
finito
con
domandargli
perdono
e
pregarlo
di
venire
qualche
volta
da
lei
.
C
'
era
infatti
ritornato
due
volte
e
mai
ella
non
s
'
era
trovata
in
casa
.
Allora
lo
aveva
visitato
lei
nella
sua
villa
solitaria
e
di
quella
visita
,
di
quella
conversazione
col
vecchio
tanto
alto
d
'
intelletto
,
tanto
umile
di
cuore
,
tanto
caldo
nell
'
anima
,
tanto
verecondo
e
quasi
timido
nella
parola
,
serbava
ricordi
non
cancellabili
.
Egli
era
morto
,
le
scrivevano
,
donandosi
dolcemente
alla
Divina
Volontà
.
Poco
prima
di
morire
,
durante
una
notte
intera
,
aveva
sognato
senza
tregua
le
parole
del
servo
fedele
nella
parabola
dei
talenti
:
"
ecce
superlucratus
sum
alia
quinque
"
e
l
'
ultima
voce
era
stata
:
"
non
fiat
voluntas
mea
sed
tua
.
"
Chi
le
aveva
scritto
non
sapeva
che
,
malgrado
certi
turbamenti
del
senso
interno
,
malgrado
certi
assalti
di
desideri
religiosi
,
Jeanne
respingeva
,
tanto
inesorabilmente
quanto
in
passato
,
Iddio
e
l
'
immortalità
umana
come
illusioni
eterne
,
ch
'
ella
andava
di
quando
in
quando
a
messa
per
non
darsi
l
'
aria
spiacente
di
libera
pensatrice
e
non
per
altro
.
Ella
non
raccontò
a
Noemi
quei
particolari
della
morte
di
don
Giuseppe
,
ma
li
ripensava
con
l
'
oscuro
senso
,
mortalmente
amaro
,
di
una
ben
altra
sorte
che
le
sarebbe
toccata
s
'
ella
pure
avesse
potuto
credere
così
;
perché
in
fondo
all
'
anima
di
Piero
Maironi
vi
era
sempre
stata
una
religiosità
atavica
e
oggi
ella
era
convinta
che
confessandogli
,
la
sera
dell
'
eclissi
,
di
non
credere
,
aveva
scritto
la
propria
sventura
nel
libro
del
destino
.
E
pensava
un
'
altra
taciuta
parte
angosciosa
della
lettera
venuta
dall
'
Italia
.
Si
vedeva
il
suo
soffrire
benché
non
lo
dicesse
.
Noemi
le
posò
,
le
fermò
silenziosamente
le
labbra
in
fronte
,
vi
sentì
l
'
occulto
dolore
che
accettava
la
sua
pietà
,
si
sciolse
infine
dal
bacio
lenta
lenta
,
quasi
temendo
guastar
qualche
delicato
filo
tra
le
congiunte
anime
,
mormorò
:
"
Forse
questo
vecchio
buono
sapeva
dove
....
Credi
che
fosse
in
relazione
...
?
"
Jeanne
accennò
di
no
.
Nel
settembre
successivo
al
luglio
doloroso
il
suo
disgraziato
marito
era
morto
a
Venezia
,
di
delirium
tremens
.
Ella
era
andata
a
villa
Flores
nell
'
ottobre
e
là
nello
stesso
giardino
dove
anche
la
marchesa
Scremin
era
venuta
aprendo
a
Don
Giuseppe
il
suo
povero
vecchio
cuore
tribolato
,
gli
aveva
espresso
il
desiderio
che
Piero
sapesse
di
questa
morte
,
sapesse
di
poter
pensare
a
lei
,
se
ciò
gli
avvenisse
mai
,
senza
ombra
di
colpa
.
Don
Giuseppe
l
'
aveva
prima
dolcemente
sconsigliata
dal
perdersi
dietro
a
quel
sogno
,
e
poi
le
aveva
detto
,
con
sincerità
intera
,
che
nessuna
notizia
gli
era
pervenuta
mai
di
Piero
dal
giorno
della
sua
scomparsa
.
Temendo
altre
domande
,
schiva
di
sentirsi
toccar
la
ferita
da
mani
inesperte
,
Jeanne
desiderò
uscire
dall
'
argomento
.
"
Raccontami
pure
del
tuo
frate
"
diss
'
ella
.
Ma
proprio
allora
si
udì
nell
'
anticamera
la
voce
di
Carlino
.
"
Adesso
no
"
rispose
Noemi
.
"Stasera."
Carlino
entrò
,
fasciato
il
collo
di
seta
bianca
,
brontolando
contro
il
Lac
d
'
amour
che
infine
era
una
grandissima
corbellatura
,
e
infettava
poi
anche
l
'
aria
di
piccole
creature
odiose
,
velenose
per
le
sue
tonsille
.
"
Già
"
diss
'
egli
.
"
L
'
amore
stesso
non
vale
meglio
.
"
Noemi
gli
volle
proibire
di
parlar
dell
'
amore
.
Lui
,
parlarne
,
che
non
lo
intendeva
!
Carlino
la
ringraziò
.
Stava
appunto
per
innamorarsi
di
lei
,
ne
aveva
avuto
una
paura
enorme
.
Queste
parole
venute
presto
presto
dopo
l
'
apparizione
di
certa
disordinata
piuma
sopra
un
cappello
detestabile
e
dopo
certa
frase
molto
borghesemente
ammirativa
su
quel
povero
diavolo
noioso
di
Mendelssohn
,
lo
avevano
salvato
à
jamais
.
I
due
si
scambiarono
altre
impertinenze
e
Carlino
fu
tanto
brioso
malgrado
le
tonsille
infette
,
che
la
signorina
d
'
Arxel
lo
felicitò
per
il
suo
romanzo
.
"
Si
capisce
che
va
bene
"
diss
'
ella
.
"
Che
!
Punto
!
"
rispose
il
romanziere
.
Non
andava
punto
bene
,
anzi
aveva
dato
nelle
secche
di
una
situazione
disperata
.
Lo
sapeva
l
'
esofago
dell
'
autore
che
ci
aveva
lì
due
personaggi
incapaci
di
scendere
e
di
risalire
,
uno
grasso
e
buono
,
l
'
altro
sottile
e
pungente
,
similissimo
alla
signorina
d
'
Arxel
.
Gli
pareva
di
aver
inghiottito
insieme
un
fico
e
un
'
ape
,
come
certo
disgraziato
contadino
toscano
che
n
'
era
morto
in
quei
giorni
.
L
'
ape
capì
che
aveva
voglia
di
parlarne
,
lo
punse
e
lo
ripunse
tanto
che
infatti
ne
parlò
.
Il
suo
romanzo
poggiava
sopra
un
caso
curioso
di
contagio
spirituale
.
Il
protagonista
era
un
prete
francese
di
ottant
'
anni
,
pio
,
puro
e
dotto
.
Francese
?
Perché
francese
?
Ma
!
Perché
il
personaggio
abbisognava
di
certo
colore
di
fantasia
poetica
,
di
certa
mobilità
sentimentale
e
queste
belle
cose
non
si
trovano
in
un
prete
italiano
,
secondo
Carlino
,
a
sgusciarne
mille
.
Accadeva
un
giorno
a
questo
prete
di
confessare
un
uomo
di
grande
ingegno
,
combattuto
da
terribili
dubbi
circa
la
fede
.
A
confessione
finita
il
penitente
se
n
'
andava
tranquillo
e
il
confessore
rimaneva
scosso
nelle
credenze
proprie
.
Qui
doveva
seguire
un
'
analisi
minuta
e
lunga
dei
successivi
stati
di
coscienza
di
questo
vecchio
,
che
aspettava
la
morte
di
giorno
in
giorno
con
lo
sgomento
di
uno
scolare
il
quale
attenda
nell
'
anticamera
della
scuola
il
suo
turno
di
esame
e
non
si
trovi
più
in
testa
niente
.
Egli
capita
a
Bruges
.
Qui
l
'
ostile
interruttrice
esclamò
:
"
A
Bruges
?
Perché
?
"
"
Perché
io
sono
il
suo
Papa
"
rispose
Carlino
"
e
lo
mando
dove
voglio
.
Perché
a
Bruges
c
'
è
un
silenzio
di
anticamera
dell
'
Eternità
e
quel
carillon
,
che
in
fondo
comincia
a
seccarmi
,
può
anche
passare
per
un
richiamo
di
angeli
.
Finalmente
perché
a
Bruges
c
'
è
una
signorina
brunetta
,
sottile
,
alta
e
che
si
può
anche
dire
intelligente
benché
parli
l
'
italiano
male
e
non
capisca
la
musica
.
"
Noemi
porse
le
labbra
e
arricciò
il
naso
.
"
Che
sciocchezza
!
"
diss
'
ella
.
Carlino
proseguì
dicendo
che
non
sapeva
ancora
come
,
ma
che
insomma
,
in
qualche
modo
,
la
brunetta
sarebbe
diventata
penitente
del
vecchio
prete
.
Noemi
protestò
ridendo
:
come
mai
?
allora
non
era
lei
!
Un
'
eretica
?
Confessarsi
?
Carlino
si
strinse
nelle
spalle
.
Dramma
di
follia
più
,
dramma
di
follia
meno
,
protestantesimo
e
cattolicismo
erano
la
stessa
cosa
.
Dunque
il
vecchio
prete
ritroverebbe
la
sua
fede
antica
nel
contatto
di
quella
semplice
e
sicura
di
lei
.
Qui
Carlino
aperse
una
parentesi
nel
suo
racconto
per
confessare
che
veramente
non
sapeva
che
qualità
di
fede
avesse
Noemi
.
Ella
arrossì
,
rispose
che
aveva
la
fede
protestante
.
Protestante
,
sì
;
ma
semplice
?
Ma
sicura
?
Noemi
s
'
impazientì
.
"
Insomma
sono
protestante
"
diss
'
ella
"
e
Lei
non
si
occupi
della
mia
fede
!
"
In
fatto
Noemi
era
molto
ferma
nella
propria
religione
non
per
virtù
di
ragionamenti
ma
per
affetto
riverente
alla
memoria
dei
genitori
;
e
in
cuor
suo
non
aveva
approvato
la
conversione
della
sorella
.
Carlino
tirò
avanti
.
Una
influenza
mistica
del
sesso
conduce
il
vecchio
a
ricercare
un
'
armonia
di
anime
con
la
fanciulla
.
"
Che
pasticcio
!
"
fece
Noemi
con
il
solito
atto
delle
labbra
.
E
Carlino
tirò
imperterrito
avanti
.
Il
fine
,
il
nuovo
,
lo
squisito
del
suo
libro
era
l
'
analisi
appunto
di
questa
recondita
influenza
del
sesso
sul
vecchio
prete
e
anche
sulla
fanciulla
.
"
Carlino
!
"
fece
Jeanne
.
"
Cosa
ti
viene
in
mente
?
Un
vecchio
di
ottant
'
anni
?
"
Carlino
guardò
in
aria
come
per
dire
a
qualche
invisibile
amico
superiore
:
"
Non
capiscono
niente
!
"
Il
suo
desiderio
era
d
'
invecchiare
ancora
il
prete
e
dargliene
novanta
degli
anni
,
farne
una
specie
di
essere
intermedio
fra
l
'
uomo
e
lo
spirito
,
che
avesse
negli
occhi
le
profondità
nebulose
delle
cose
eterne
imminenti
.
E
la
signorina
avrebbe
nel
sangue
quella
misteriosa
inclinazione
ai
vecchi
,
non
rarissima
nel
suo
sesso
,
ch
'
è
il
vero
stigma
della
nobiltà
femminile
,
per
il
quale
la
donna
si
distingue
dalla
femmina
.
Carlino
si
sentiva
in
mente
delle
cose
divine
a
dire
su
questo
mistico
senso
che
attrae
la
fanciulla
di
ventiquattro
anni
verso
l
'
uomo
di
novanta
,
sacerdote
,
quasi
già
eternato
,
diafano
,
non
però
curvo
né
tremolo
né
infiacchito
nella
voce
.
Si
vedono
di
questi
vecchioni
che
lo
spirito
alto
erige
,
invitti
dal
tempo
.
Ma
come
finirebbe
poi
tutto
ciò
?
Né
Noemi
né
Jeanne
sapevano
immaginarlo
.
Eh
già
,
Carlino
lo
aveva
ben
detto
fino
dal
principio
,
il
fico
e
l
'
ape
che
non
potevano
né
scendere
né
risalire
.
Se
ne
consolava
però
.
Questa
necessità
di
finire
,
in
fondo
,
è
un
pregiudizio
da
droghiere
.
Cosa
finisce
mai
al
mondo
?
Va
bene
,
dicevano
le
signore
,
ma
il
libro
deve
pure
avere
una
fine
.
Oh
certo
!
L
'
ultima
scena
,
di
bellezza
ineffabile
,
sarebbe
una
passeggiata
notturna
,
al
chiaro
di
luna
,
del
prete
e
della
giovine
per
le
vie
di
Bruges
,
dove
le
loro
anime
si
aprirebbero
a
confidenze
quasi
di
amanti
,
a
sogni
quasi
di
profeti
.
I
due
si
troverebbero
a
mezzanotte
davanti
alle
acque
addormentate
del
Lac
d
'
amour
,
ascolterebbero
immobili
il
suono
mistico
del
carillon
sotto
le
nuvole
e
avrebbero
allora
la
rivelazione
vaga
di
una
sessualità
delle
loro
anime
,
di
un
avvenire
di
amore
nella
stella
Fomalhaut
.
"
Perché
mai
proprio
in
Fomalhaut
?
"
esclamò
Noemi
.
"
Lei
è
insopportabile
!
"
rispose
Carlino
.
"
Perché
è
un
nome
delizioso
,
ha
il
suono
di
una
parola
indurita
dal
gelo
tedesco
ma
piena
di
anima
,
che
si
scioglie
nel
sole
di
Oriente
.
"
"
Dio
mio
,
che
chimica
!
A
me
piace
Algol
.
"
"
Lei
e
il
Suo
pastore
andranno
in
Algol
.
"
Noemi
rise
,
e
Carlino
si
appellò
a
Jeanne
.
Quale
stella
preferiva
?
Jeanne
non
sapeva
,
non
aveva
fatto
attenzione
.
Carlino
ne
fu
irritatissimo
,
parve
volerla
rimproverare
non
tanto
della
sua
distrazione
quanto
degli
occulti
pensieri
che
ne
fossero
in
colpa
,
e
,
quasi
temendo
dir
troppo
,
la
mandò
a
meditare
,
a
sognare
,
a
scrivere
la
filosofia
del
fumo
e
delle
nuvole
.
Ma
poi
quand
'
ella
,
niente
malcontenta
,
se
n
'
andava
,
la
richiamò
per
domandarle
se
almeno
avesse
udito
come
il
romanzo
si
sarebbe
chiuso
.
Sì
,
questo
lo
aveva
udito
:
con
una
passeggiata
dell
'
eroina
e
dell
'
eroe
per
Bruges
,
al
chiaro
di
luna
.
"
Bene
"
fece
Carlino
"
siccome
stasera
c
'
è
luna
,
io
ho
bisogno
di
passeggiare
dalle
dieci
a
mezzanotte
con
Noemi
e
te
per
prender
note
.
"
"
Debbo
vestirmi
da
prete
?
"
rispose
Jeanne
,
uscendo
.
Noemi
voleva
seguirla
ma
la
stessa
Jeanne
la
pregò
di
rimanere
.
Rimase
per
dire
a
Carlino
ch
'
egli
era
indegno
di
una
simile
sorella
.
Carlino
andò
a
pescare
nel
portamusica
un
fascicolo
di
Bach
brontolandole
che
lei
non
sapeva
niente
,
non
sapeva
niente
.
Scaramucciarono
alquanto
e
neppure
Bach
li
poté
pacificare
subito
;
per
un
bel
pezzo
tennero
duro
,
anche
suonando
,
a
insolentirsi
,
prima
per
Jeanne
,
poi
per
le
note
sbagliate
.
Finalmente
il
musicale
rivo
limpido
che
le
loro
collere
rompevano
come
sassi
spumeggianti
,
le
soverchiò
,
corse
via
liscio
,
specchiando
cielo
e
idilliache
sponde
.
Jeanne
si
portò
in
camera
l
'
Intruse
,
ma
non
la
lesse
più
.
Anche
la
sua
camera
guardava
il
Lac
d
'
amour
.
Sedette
presso
la
finestra
contemplando
di
là
da
un
ponte
,
di
là
da
vette
spoglie
di
alberi
tondeggianti
fra
casa
e
casa
,
il
fantasma
piramidale
di
una
torre
altissima
velata
di
nebbioline
azzurrognole
.
Udiva
discorrere
pietosamente
la
vena
limpida
di
Bach
e
pensava
a
don
Giuseppe
col
malinconico
senso
di
chi
si
allontana
per
sempre
da
una
casa
diletta
,
e
vi
torna
con
lo
sguardo
ogni
momento
,
e
ad
una
svolta
del
cammino
ne
vede
sparire
l
'
ultimo
angolo
,
l
'
ultima
finestra
.
La
sua
tristezza
aveva
una
viva
punta
inquieta
.
Le
avevano
scritto
che
fra
le
carte
del
morto
si
era
trovato
un
plico
suggellato
con
questa
soprascritta
di
suo
pugno
:
"
da
consegnarsi
per
cura
del
mio
esecutore
testamentario
nelle
mani
di
Monsignor
Vescovo
"
.
L
'
incarico
era
stato
adempiuto
e
voci
uscite
dall
'
episcopio
dicevano
che
fossero
nel
plico
una
lettera
di
don
Giuseppe
a
Sua
Eccellenza
e
una
busta
suggellata
con
la
scritta
di
altra
mano
"
Da
aprirsi
dopo
la
morte
di
Piero
Maironi
.
"
Riferivano
pure
questo
motto
del
Vescovo
:
"
Speriamo
che
il
signor
Piero
Maironi
,
d
'
ignota
dimora
,
ricomparisca
per
farci
sapere
che
è
morto
.
"
Jeanne
ignorava
che
Piero
Maironi
,
prima
della
notte
in
cui
era
fuggito
di
casa
senza
lasciare
traccia
di
sé
,
avesse
consegnato
a
don
Giuseppe
il
racconto
scritto
di
una
visione
della
propria
vita
nel
futuro
e
della
propria
morte
,
visione
pure
ignorata
da
lei
,
avuta
da
Piero
nella
chiesetta
vicina
al
manicomio
dove
sua
moglie
stava
morendo
.
Che
mai
poteva
contenere
la
busta
suggellata
?
Certo
uno
scritto
suo
;
ma
quale
?
Una
confessione
,
probabilmente
,
delle
sue
colpe
.
Il
concetto
e
la
forma
dell
'
atto
rispondevano
bene
al
suo
misticismo
innato
,
al
predominio
della
sua
fantasia
sulla
ragione
,
alla
sua
fisionomia
intellettuale
.
Tre
anni
erano
corsi
dal
giorno
in
cui
Jeanne
,
disperata
,
a
Vena
di
Fonte
Alta
,
si
era
detto
che
non
avrebbe
più
voluto
amare
Piero
e
che
niente
altro
mai
avrebbe
potuto
amare
al
mondo
.
Ancora
lo
amava
così
e
ancora
,
come
in
passato
,
lo
giudicava
col
suo
intelletto
indipendente
dal
cuore
:
indipendenza
cara
al
suo
orgoglio
.
Lo
giudicava
severamente
in
tutte
le
sue
azioni
,
in
tutto
il
suo
contegno
,
dal
momento
in
cui
lo
aveva
conquistato
di
viva
forza
nel
monastero
di
Praglia
sino
al
momento
in
cui
le
loro
labbra
si
erano
congiunte
presso
la
vasca
dell
'
Acqua
Barbarena
.
Egli
si
era
mostrato
incapace
di
amare
,
incapace
di
agire
,
irresoluto
,
femmineo
nella
mobilità
dell
'
animo
.
Ecco
,
lo
era
stato
fino
all
'
ultimo
,
femmineo
;
femmineo
,
inetto
ad
esercitare
alcuna
critica
virile
sul
suo
isterismo
mistico
.
Vi
era
forse
in
questo
giudizio
una
sincerità
imperfetta
,
un
eccesso
di
acerbità
voluto
,
un
proposito
vano
di
ribellione
contro
il
prepotente
,
invincibile
amore
.
Se
si
era
fatto
frate
,
Jeanne
prevedeva
che
si
sarebbe
pentito
.
Era
troppo
sensuale
.
Passato
un
primo
periodo
di
dolore
e
di
fervore
,
la
sensualità
si
sarebbe
risvegliata
,
lo
avrebbe
ricondotto
alla
rivolta
contro
una
fede
radicata
piuttosto
nel
sentimento
e
nelle
abitudini
dell
'
età
prima
che
nell
'
intelletto
.
Ma
si
era
veramente
fatto
frate
?
Jeanne
pensò
che
la
torre
colossale
di
Notre
Dame
colla
sua
sottile
punta
saettata
nel
cielo
,
e
le
mura
tristi
del
Béguinage
,
e
il
povero
stagnante
scuro
Lac
d
'
amour
,
e
lo
stesso
silenzio
solenne
della
città
morta
le
significassero
di
sì
,
ma
che
sarebbe
superstizioso
di
creder
loro
.
"
Dove
andiamo
?
"
chiese
Jeanne
,
alle
dieci
,
mettendo
i
guanti
,
mentre
Carlino
,
dato
a
tenere
a
Noemi
un
capo
della
sua
sciarpa
sesquipedale
ben
tesa
,
se
ne
fermava
l
'
altro
all
'
occipite
e
rotava
poi
sul
suo
proprio
asse
come
un
fuso
,
sino
al
farsi
il
collo
più
grosso
della
testa
.
"
E
il
prete
di
novant
'
anni
ho
proprio
a
esser
io
?
"
Carlino
si
arrabbiò
perché
Noemi
rideva
e
non
teneva
tesa
a
dovere
la
sciarpa
.
"
Tu
o
lei
non
importa
"
rispose
,
quando
Noemi
,
fermatagli
la
sciarpa
con
uno
spillo
,
licenziò
il
romanziere
in
fasce
.
"
E
andate
dove
volete
!
Purché
adesso
si
vada
verso
il
centro
e
si
ritorni
per
l
'
altro
lato
del
Lac
d
'
amour
.
E
parlate
di
qualche
cosa
che
v
'
interessi
molto
.
"
"
Presente
Lei
?
"
fece
Noemi
.
"
Com
'
è
possibile
?
"
Carlino
le
spiegò
che
non
si
sarebbe
accompagnato
a
loro
,
che
le
avrebbe
seguite
col
taccuino
e
la
matita
alla
mano
.
Bisognava
però
che
sostassero
di
tratto
in
tratto
a
piacer
suo
,
e
che
,
s
'
egli
significasse
loro
qualche
altra
sua
volontà
,
obbedissero
.
"
Va
bene
"
disse
Noemi
.
"
Intanto
andiamo
al
Quai
du
Rosaire
a
vedere
i
cigni
.
"
Si
avviarono
verso
Notre
Dame
,
Carlino
dietro
le
signore
,
a
venti
passi
.
In
principio
fu
un
continuo
battibecco
,
per
le
vie
deserte
,
fra
l
'
avanguardia
e
la
retroguardia
.
L
'
avanguardia
camminava
troppo
forte
,
e
Carlino
:
"
A
novant
'
anni
?
A
novant
'
anni
?
"
oppure
rideva
,
e
Carlino
:
"
Ma
che
fate
?
Ma
che
fate
?
Zitto
!
"
oppure
si
fermava
a
guardare
una
chiesa
antica
,
le
cuspidi
,
i
pinnacoli
strani
al
chiaro
di
luna
,
il
cimitero
accanto
alla
chiesa
e
Carlino
:
"
Ma
parlate
,
discorrete
,
fate
qualche
gesto
!
Niente
il
naso
all
'
aria
!
"
Dall
'
avanguardia
venivano
le
ribellioni
;
le
più
acerbe
,
da
Noemi
.
Ella
si
voltò
sul
Dyver
battendo
i
piedi
e
protestando
di
volersene
ritornare
a
casa
se
il
noiosissimo
romanziere
in
fasce
non
la
smetteva
con
i
suoi
comandi
e
rimbrotti
.
Allora
Jeanne
le
sussurrò
:
"
Parlami
del
tuo
frate
.
"
"
Ah
,
il
frate
,
sì
!
"
rispose
Noemi
e
gridò
a
Carlino
che
l
'
avrebbero
accontentato
ma
che
stesse
più
lontano
.
Dal
quai
du
Rosaire
non
si
vedevano
più
i
cigni
che
Noemi
aveva
scôrti
la
mattina
pavoneggiarsi
nel
canale
,
turbandovi
con
le
scie
lente
i
languidi
spettri
di
quell
'
accozzaglia
di
case
e
casucce
che
levano
dall
'
acqua
,
come
bestie
satolle
,
le
lunghe
facce
orecchiute
,
e
guardano
stupide
,
quale
a
un
verso
,
quale
a
un
altro
,
nella
custodia
dell
'
imminente
torrione
delle
Halles
.
Ora
la
luna
batteva
di
sghembo
alle
case
,
stampava
sulle
une
l
'
ombra
delle
altre
,
e
glorificava
comignoli
e
pinnacoli
,
l
'
aguzzo
cappello
da
mago
caldeo
di
una
vecchia
torricciula
,
e
sopra
la
intera
scena
il
sublime
diadema
ottagonale
della
torre
possente
;
ma
non
toccava
l
'
acqua
nera
.
Tuttavia
Jeanne
e
Noemi
,
chine
sulla
sbarra
del
parapetto
,
guardarono
a
lungo
,
Noemi
parlando
sempre
,
nell
'
acqua
nera
;
tanto
a
lungo
che
Carlino
ebbe
tempo
di
riempire
tre
o
quattro
pagine
del
suo
taccuino
e
anche
di
disegnare
i
fregi
onde
un
ambizioso
mercante
brugitano
cinse
sulla
facciata
della
propria
casa
cifre
dell
'
anno
memorabile
1716
,
in
cui
fu
veduta
per
la
prima
volta
dal
sole
,
dalla
luna
e
dagli
astri
.
Il
frate
era
un
benedettino
del
monastero
di
Santa
Scolastica
in
Subiaco
.
Si
chiamava
don
Clemente
.
Era
un
conoscente
dei
Selva
.
Giovanni
lo
aveva
incontrato
la
prima
volta
per
caso
sul
sentiero
di
Spello
,
presso
certe
rovine
.
Gli
aveva
chiesto
della
via
,
eran
venuti
a
discorrere
.
Mostrava
aver
passato
di
poco
i
trent
'
anni
,
aveva
modi
e
aspetto
signorili
.
Il
discorso
era
stato
prima
delle
rovine
,
poi
dei
monasteri
e
della
Regola
,
poi
di
religione
.
Dalla
stessa
voce
del
benedettino
spirava
come
un
aroma
di
santità
.
Si
sentiva
però
in
lui
uno
spirito
avido
del
sapere
e
del
pensiero
moderno
.
Si
erano
lasciati
col
desiderio
reciproco
e
la
promessa
di
rivedersi
.
A
Giovanni
era
stata
benefica
l
'
aura
spirituale
del
giovine
monaco
illuminato
nel
viso
da
una
bellezza
interna
;
e
il
giovine
monaco
aveva
sentito
il
fascino
della
cultura
religiosa
di
Giovanni
,
degli
orizzonti
che
la
breve
conversazione
aveva
pure
aperti
alla
sua
fede
cupida
di
lume
razionale
.
Giovanni
aveva
inteso
parlare
a
Subiaco
di
un
giovine
di
nascita
nobile
,
venuto
a
vestir
l
'
abito
benedettino
in
Santa
Scolastica
per
morte
di
una
donna
amata
.
Non
dubitava
che
fosse
lui
.
Ne
aveva
poi
chiesto
ad
altri
monaci
senza
poterne
cavar
niente
.
Ma
si
erano
riveduti
più
volte
e
trattenuti
lungamente
insieme
.
Giovanni
aveva
prestato
dei
libri
a
don
Clemente
e
don
Clemente
era
venuto
a
casa
Selva
,
aveva
conosciuto
Maria
.
Si
era
rivelato
musicista
,
aveva
suonato
un
"
Salmo
dell
'
aurora
"
composto
da
lui
per
organo
e
canto
,
dopo
aver
udito
Selva
paragonare
il
lento
manifestarsi
del
sole
,
dal
primo
punto
rutilante
fra
i
vapori
alla
gloria
trionfale
del
mezzogiorno
,
con
il
manifestarsi
lento
di
Dio
dal
fumo
lampeggiante
intorno
agli
alti
dirupi
del
Sinai
fino
alla
gloria
trionfale
che
ancora
tutta
non
si
è
svolta
nello
spirito
dell
'
uomo
.
Un
'
altra
volta
Giovanni
gli
aveva
proposta
certa
questione
già
da
lui
dibattuta
con
Noemi
:
se
le
anime
umane
all
'
uscir
di
questa
vita
sieno
subito
fatte
conscie
della
loro
sorte
futura
.
La
risposta
di
don
Clemente
era
stata
che
dopo
la
morte
...
A
questo
punto
della
narrazione
di
Noemi
,
Carlino
domandò
se
dovesse
piantare
lì
tre
tabernacoli
per
passarvi
la
notte
.
Le
signore
si
rizzarono
e
si
avviarono
per
la
rue
des
Laines
.
"
La
risposta
"
riprese
Noemi
"
era
stata
che
probabilmente
dopo
la
morte
le
anime
umane
si
troveranno
in
uno
stato
e
in
un
ambiente
regolati
da
leggi
naturali
come
in
questa
vita
;
dove
,
come
in
questa
vita
,
l
'
avvenire
potrà
prevedersi
per
indizi
,
senza
certezza
.
"
Un
viandante
,
che
avevano
incontrato
all
'
entrata
della
stretta
via
tenebrosa
,
tornò
indietro
e
ripassando
accanto
alle
signore
,
le
guardò
fisso
.
Jeanne
pretese
di
aver
paura
di
quell
'
uomo
,
si
fermò
,
chiamò
Carlino
,
propose
di
ritornare
a
casa
.
La
sua
voce
era
veramente
alterata
ma
Carlino
non
poteva
credere
che
avesse
paura
.
Paura
di
che
?
Non
vedeva
là
davanti
,
a
pochi
passi
,
i
lumi
della
Grande
Place
?
Egli
conosceva
,
del
resto
,
quell
'
uomo
e
lo
avrebbe
posto
nel
suo
romanzo
.
Era
il
fratello
di
Edith
dal
collo
di
cigno
,
ora
spirito
delle
tenebre
,
condannato
a
vagare
la
notte
per
le
vie
di
Bruges
,
in
pena
di
avere
tentata
la
seduzione
di
Santa
Gunhild
,
sorella
di
re
Harold
.
Ogni
volta
che
Carlino
si
era
avventurato
la
notte
per
i
quartieri
più
deserti
di
Bruges
,
aveva
veduto
aggirarvisi
come
a
caso
quell
'
uomo
sinistro
.
"
Bel
modo
"
fece
Noemi
"
di
rassicurare
la
gente
!
"
Carlino
si
strinse
nelle
spalle
e
dichiarò
che
l
'
incontro
era
stato
fortunato
perché
gli
aveva
fatto
venire
in
mente
il
nome
di
Gunhild
per
la
sua
eroina
,
Noemi
essendo
un
nome
da
suocera
.
Nell
'
ombra
nera
delle
Halles
enormi
,
torreggianti
da
manca
sulla
via
,
l
'
uomo
sinistro
ritornato
sui
suoi
passi
sfiorò
quasi
il
fianco
di
Jeanne
che
stavolta
rabbrividì
davvero
.
In
quel
mentre
le
innumerevoli
campane
suonarono
fra
le
nubi
sopra
il
suo
capo
.
Ella
strinse
convulsivamente
,
senza
parlare
,
il
braccio
di
Noemi
.
Attraversarono
la
piazza
in
silenzio
.
Carlino
le
mise
per
una
via
a
sinistra
,
pure
deserta
ma
tutta
chiara
della
luna
imminente
ai
dentati
culmini
bruni
delle
case
.
Jeanne
mormorò
alla
sua
compagna
:
"
Affrettiamo
,
ritorniamo
a
casa
presto
"
.
Ma
Carlino
,
udendo
un
suono
di
musica
da
ballo
venire
dall
'
Hôtel
de
Flandre
,
ordinò
loro
di
fermarsi
e
diede
di
piglio
al
taccuino
.
Noemi
stava
dicendo
qualche
cosa
sull
'
Hôtel
de
Flandre
dove
aveva
alloggiato
anni
prima
,
quando
Jeanne
le
domandò
di
scatto
:
"
È
Maria
che
ti
scrive
una
storia
tanto
lunga
?
"
Noemi
rispose
,
non
sorpresa
ma
piuttosto
trepidante
:
"
Sì
,
Maria
.
"
"
Non
capisco
,
"
replicò
Jeanne
"
perché
si
sia
presa
tutta
questa
briga
.
"
Noemi
non
rispose
.
Carlino
diede
l
'
ordine
di
rimettersi
in
cammino
.
S
'
incamminarono
e
Noemi
non
parlava
.
"
Eh
?
"
riprese
Jeanne
.
"
Perché
si
sarà
presa
tutta
questa
briga
?
"
Noemi
non
parlò
.
Jeanne
le
scosse
il
braccio
che
teneva
ancora
.
"
Non
rispondi
?
Cosa
pensi
?
"
Benché
ambedue
,
ora
,
tacessero
,
non
udirono
Carlino
che
gridava
di
piegare
a
sinistra
.
Egli
sopraggiunse
arrabbiato
,
le
spinse
,
tempestando
,
per
le
spalle
,
alla
volta
di
un
'
altra
via
,
ed
esse
ubbidirono
senz
'
accorgersi
mai
di
quelle
voci
né
di
quel
modo
.
"
Non
rispondi
?
"
ripeté
Jeanne
fra
risentita
e
attonita
.
Noemi
le
strinse
il
braccio
alla
sua
volta
.
"
Aspettiamo
di
essere
a
casa
"
diss
'
ella
.
Carlino
gridò
:
"
Fermatevi
sotto
gli
alberi
!
"
Ma
Jeanne
si
fermò
subito
,
nell
'
affacciarsi
a
un
improvviso
largo
,
a
piccoli
alberi
,
a
un
gran
fianco
di
cattedrale
vetusta
,
battuto
dalla
luna
.
Si
fermò
e
allungando
il
braccio
che
teneva
sotto
quello
di
Noemi
,
le
afferrò
la
mano
,
le
disse
vibrando
affannosamente
:
"
Noemi
,
dimmelo
subito
;
hai
raccontato
qualche
cosa
a
tua
sorella
?
"
Carlino
gridò
che
potevano
fermarsi
anche
lì
,
ma
che
simulassero
un
discorso
interessante
.
Noemi
rispose
all
'
amica
un
sì
così
debole
,
così
timido
,
che
Jeanne
capì
tutto
.
Maria
Selva
credeva
che
il
suo
frate
,
questo
don
Clemente
,
fosse
Piero
Maironi
.
"
Oh
,
Signore
!
"
esclamò
stringendo
forte
forte
la
mano
di
Noemi
.
"
Ma
lo
dice
,
lo
dice
,
anche
?
"
"
Cosa
?
"
"
Eh
,
cosa
!
"
Santo
cielo
,
che
ci
voleva
per
farla
parlar
chiaro
,
questa
creatura
?
Jeanne
si
sciolse
da
lei
che
subito
,
spaventata
,
le
si
riappiccò
al
braccio
.
"
Brave
!
"
gridò
Carlino
.
"
Ma
non
troppo
!
"
"
Perdonami
!
"
supplicò
Noemi
.
"
È
un
dubbio
,
dopo
tutto
,
è
una
congettura
.
Sì
,
lo
dice
.
"
"
No
!
"
fece
Jeanne
,
risoluta
,
scotendo
via
il
dubbio
e
la
congettura
.
"
Non
è
lui
,
non
è
possibile
.
Non
è
mai
stato
musicista
!
"
"
No
,
no
,
non
sarà
lui
,
non
sarà
lui
"
si
affrettò
a
dire
a
Noemi
,
sotto
voce
,
perché
veniva
Carlino
.
Questi
sopraggiunse
,
lodò
,
espresse
il
desiderio
che
si
inoltrassero
lentamente
fra
gli
alberi
.
Sotto
gli
alberi
Jeanne
si
dolse
,
quasi
sdegnosamente
,
che
l
'
amica
avesse
aspettato
quel
momento
a
farle
un
discorso
simile
,
che
non
avesse
parlato
prima
,
in
casa
.
E
tornò
a
protestare
che
questo
benedettino
non
poteva
essere
Maironi
,
che
Maironi
non
era
mai
stato
musicista
.
Noemi
si
giustificò
.
Aveva
avuto
in
animo
di
parlare
al
ritorno
dall
'
Ospitale
di
S
.
Giovanni
,
dalla
visita
ai
Memling
,
ma
Jeanne
era
già
tanto
triste
!
Però
ne
avrebbe
parlato
se
non
fosse
venuto
Carlino
.
E
ora
,
a
passeggio
,
interrogata
,
non
aveva
saputo
schermirsi
.
Se
,
quando
erano
ferme
presso
l
'
Hôtel
de
Flandre
,
Jeanne
non
avesse
ricondotto
il
discorso
a
quel
tema
,
sarebbe
stata
cosa
finita
;
e
lei
,
Noemi
,
non
ne
avrebbe
riparlato
che
a
casa
.
"
E
tua
sorella
crede
proprio
...
?
"
disse
Jeanne
.
Ecco
,
Maria
dubitava
.
Pareva
che
il
persuaso
fosse
Giovanni
.
Giovanni
era
certo
;
almeno
Maria
scriveva
così
.
A
questa
risposta
di
Noemi
Jeanne
scattò
.
Come
poteva
esser
certo
,
suo
cognato
?
Che
ne
sapeva
?
Maironi
non
era
capace
di
metter
giù
un
accordo
,
sul
piano
.
Ecco
la
bella
certezza
!
Noemi
osservò
sommessamente
che
in
tre
anni
poteva
avere
imparato
,
che
i
frati
hanno
interesse
a
educare
i
musicisti
per
l
'
organo
.
"
Allora
lo
credi
anche
tu
?
"
esclamò
Jeanne
.
Noemi
balbettò
un
non
so
così
incerto
che
Jeanne
,
agitatissima
,
dichiarò
di
voler
partire
subito
per
Subiaco
,
di
voler
sapere
.
C
'
era
già
l
'
intelligenza
con
Maria
Selva
di
condurle
sua
sorella
.
Adesso
penserebbe
lei
a
persuadere
Carlino
di
partire
immediatamente
.
Noemi
si
mostrò
spaventata
.
Suo
cognato
non
avrebbe
voluto
che
la
Dessalle
venisse
più
a
Subiaco
,
tanto
per
la
pace
di
lei
quanto
per
la
pace
di
don
Clemente
.
Noemi
aveva
la
missione
di
farle
comprendere
la
convenienza
di
una
tale
rinuncia
.
Selva
era
guarito
e
offriva
di
venir
lui
a
prendere
la
cognata
;
anche
nel
Belgio
,
se
fosse
necessario
.
Ella
si
trovò
a
combattere
,
intanto
,
l
'
idea
di
partire
subito
.
Non
fece
che
irritare
Jeanne
,
la
quale
protestò
e
riprotestò
che
i
Selva
s
'
ingannavano
;
né
seppe
dare
altra
ragione
del
suo
violento
resistere
.
Carlino
,
udito
un
aspro
"
basta
!
"
di
sua
sorella
,
accorse
.
Litigavano
,
il
prete
e
la
signorina
?
Adesso
che
dovevano
cominciare
le
tenerezze
mistiche
?
"
Ci
lasci
in
pace
"
rispose
Noemi
.
"
A
quest
'
ora
il
Suo
prete
di
novant
'
anni
sarebbe
morto
dieci
volte
di
stanchezza
.
Non
ci
dia
più
ordini
.
Guiderò
io
,
che
conosco
Bruges
meglio
di
Lei
.
E
Lei
stia
cento
passi
indietro
.
"
Carlino
non
seppe
replicare
che
"
oh
oh
!
-
oh
oh
!
-
oh
oh
!
"
e
la
D
'
Arxel
si
portò
via
Jeanne
avviandosi
lungo
la
cancellata
del
piccolo
cimitero
di
Saint
-
Sauveur
.
Le
parve
giunto
il
momento
di
metter
fuori
l
'
ultima
rivelazione
.
"
Credo
che
Giovanni
abbia
ragione
,
sai
"
diss
'
ella
.
"
Questo
don
Clemente
è
di
Brescia
.
"
Allora
Jeanne
,
presa
da
un
impeto
di
dolore
,
cinse
con
un
braccio
il
collo
dell
'
amica
,
ruppe
in
singhiozzi
.
Noemi
,
atterrita
,
la
supplicò
di
chetarsi
.
"
Per
amor
di
Dio
,
Jeanne
!
"
Questa
le
domandò
,
fra
un
singhiozzo
soffocato
e
l
'
altro
,
se
Carlino
sapesse
.
Oh
no
,
ma
che
direbbe
adesso
?
"
Qui
non
può
vedere
"
singhiozzò
Jeanne
.
Erano
nell
'
ombra
della
chiesa
.
Noemi
ammirò
che
Jeanne
,
in
preda
a
quell
'
emozione
,
se
ne
fosse
accorta
.
"
Per
carità
,
non
sappia
niente
!
Per
carità
!
"
Noemi
promise
di
non
parlare
.
Jeanne
si
venne
a
poco
a
poco
chetando
e
fu
la
prima
a
muoversi
.
Ah
esser
sola
,
esser
sola
nella
sua
camera
!
La
vista
della
torre
di
Notre
Dame
saettante
il
cielo
con
la
guglia
affilata
le
fece
male
come
la
vista
di
un
nemico
vincitore
e
implacabile
.
Lo
comprendeva
bene
adesso
,
si
era
illusa
per
tre
anni
di
non
avere
più
speranza
.
Come
soffriva
e
si
dibatteva
la
sua
speranza
creduta
morta
,
come
si
ostinava
a
tempestarle
nel
cuore
:
no
,
no
,
non
si
è
fatto
frate
,
non
è
lui
!
Ella
strinse
con
uno
spasimo
di
desiderio
il
braccio
di
Noemi
.
Lo
voce
consolatrice
si
affievolì
,
venne
meno
.
Probabilmente
era
lui
,
probabilmente
tutto
era
proprio
finito
per
sempre
.
Il
silenzio
della
notte
,
la
tristezza
della
luna
,
la
tristezza
delle
vie
morte
,
un
'
aria
gelida
che
si
era
levata
,
consentivano
con
i
pensieri
amari
.
Oltrepassata
di
poco
Notre
Dame
,
ecco
ancora
scivolare
lungo
il
muro
,
dalla
parte
ombrosa
della
via
,
l
'
uomo
sinistro
.
Noemi
affrettò
il
passo
,
desiderosa
ella
pure
di
arrivare
a
casa
.
Quando
Carlino
si
avvide
che
le
signore
andavano
diritte
alla
villetta
invece
di
pigliare
il
ponte
che
conduce
all
'
altra
sponda
del
Lac
d
'
amour
,
protestò
.
Come
?
E
l
'
ultima
scena
?
Avevano
dimenticato
?
Noemi
voleva
ribellarsi
,
ma
Jeanne
,
trepidante
che
Carlino
venisse
a
scoprire
qualche
cosa
,
la
pregò
di
cedere
.
"
Sul
ponte
"
gridò
Carlino
"
fermatevi
due
minuti
!
"
Si
appoggiarono
alla
sbarra
,
guardando
l
'
ovale
specchio
dell
'
acqua
immobile
.
La
luna
si
era
nascosta
dietro
le
nuvole
.
"
Questa
illunità
è
divina
per
me
"
disse
Carlino
"
Ma
ora
io
darei
metà
della
mia
gloria
futura
perché
nelle
nuvole
si
aprisse
una
piccola
finestra
con
una
piccola
stella
nel
mezzo
,
che
si
potesse
veder
nell
'
acqua
.
Voi
non
sapete
immaginare
come
mi
verrà
quest
'
ultimo
capitolo
.
Sentite
.
Sul
quai
du
Rosaire
voi
guardavate
i
cigni
.
"
"
Ma
non
c
'
erano
"
interruppe
Noemi
.
"
Non
importa
"
riprese
Carlino
"
voi
guardavate
i
cigni
illuminati
dalla
luna
.
"
"
Ma
la
luna
non
batteva
sull
'
acqua
"
fece
ancora
Noemi
.
"
Ma
che
importa
?
"
replicò
Carlino
,
seccato
.
E
siccome
Noemi
osservò
che
allora
era
inutile
di
trascinarle
attorno
per
Bruges
a
quell
'
ora
,
egli
paragonò
poeticamente
il
suo
studio
preparatorio
,
le
sue
note
quasi
fotografiche
,
all
'
aglio
che
in
cucina
serve
ma
in
tavola
non
si
porta
.
E
continuò
a
dire
dei
cigni
e
della
luna
.
"
Voi
avete
allora
paragonato
il
candor
vivente
e
il
candor
morto
.
Il
vecchio
prete
viene
fuori
con
questa
squisita
cosa
che
forse
il
candore
vivo
della
giovinetta
s
'
irradia
ai
suoi
pensieri
scolorati
come
i
suoi
capelli
da
un
principio
di
morte
e
ch
'
egli
si
sente
ora
nell
'
anima
un
'
alba
di
candore
tepido
.
Mormora
poi
fra
sé
involontariamente
:
"
Abisag
"
.
Allora
la
fanciulla
dice
:
"
Chi
è
Abisag
?
"
perché
è
ignorante
come
voi
due
che
non
conoscete
chi
è
Abisag
,
il
mio
primo
amore
.
Il
prete
non
risponde
,
si
avvia
con
la
ragazza
per
la
rue
des
Laines
.
Ella
domanda
ancora
chi
sia
Abisag
e
il
vecchio
tace
.
Ecco
quell
'
ombra
torva
,
nera
,
che
va
,
che
viene
,
che
si
dilegua
al
suono
delle
ventiquattro
campane
.
"
Non
è
esatto
"
mormorò
Noemi
.
Carlino
fu
per
dirle
:
stupida
!
"
Il
prete
"
proseguì
"
paragona
quell
'
ombra
nera
a
uno
spirito
maligno
che
va
e
viene
intorno
agli
spiriti
candidi
,
voi
non
capite
il
legame
ma
il
legame
c
'
è
,
avido
di
cacciarvisi
a
star
dentro
,
lui
con
altri
peggiori
di
lui
.
Poi
,
qui
il
legame
non
l
'
ho
ancora
trovato
ma
lo
troverò
,
si
viene
a
parlar
dell
'
amore
.
Voi
avete
traversato
la
Grande
Place
.
Questa
sera
non
c
'
era
la
musica
,
ma
di
solito
c
'
è
,
e
suppongo
che
allora
vi
si
faccia
molto
all
'
amore
cogli
occhi
come
in
tutto
il
mondo
.
Il
vecchio
torrione
e
il
vecchio
prete
mostrano
certa
indulgenza
;
invece
la
giovinetta
trova
stupide
queste
forme
dell
'
amore
,
le
sdegna
.
È
l
'
amore
della
terra
,
dice
il
prete
.
Ed
ecco
l
'
Hôtel
de
Flandre
,
la
musica
del
ballo
di
nozze
.
"
Come
?
"
esclamò
Noemi
"
Era
un
ballo
di
nozze
?
"
Carlino
strinse
,
scrollò
i
pugni
,
soffiando
dall
'
impazienza
;
e
proseguì
,
dopo
un
sospiro
:
"
La
giovinetta
domanda
:
vi
è
un
amore
del
cielo
?
Allora
io
vi
ho
detto
di
fermarvi
sotto
gli
alberi
di
Saint
-
Sauveur
e
voi
vi
siete
invece
fermate
all
'
entrata
della
piazza
.
Fa
niente
,
si
vedeva
la
cattedrale
,
basta
.
Il
prete
risponde
:
sì
,
vi
è
un
amore
del
cielo
.
La
maestà
della
cattedrale
antica
,
della
notte
,
del
silenzio
,
lo
esalta
.
Egli
parla
.
Io
non
posso
dirvi
adesso
la
sua
tirata
,
l
'
ho
in
mente
assai
confusa
,
ma
insomma
il
succo
è
questo
che
anche
l
'
amore
del
cielo
nasce
sulla
terra
e
che
non
vi
matura
mai
.
Il
vecchio
si
lascerà
andare
quasi
a
delle
confessioni
.
Confesserà
col
petto
ansante
,
colla
parola
accesa
,
di
aver
sentito
,
non
particolari
inclinazioni
a
persone
,
né
inclinazioni
da
doversene
vergognare
,
ma
un
'
aspirazione
intellettuale
e
morale
a
congiungersi
con
una
femminilità
incorporea
che
fosse
complemento
dell
'
essere
suo
incorporeo
,
restandone
però
insieme
tanto
divisa
da
poter
intercedere
amore
fra
l
'
una
e
l
'altro."
"
Misericordia
!
"
mormorò
Noemi
.
Carlino
si
era
tanto
riscaldato
che
non
la
udì
.
"
Pare
al
vecchio
"
diss
'
egli
"
d
'
intravvedere
in
questa
unione
una
trinità
umana
simile
alla
Trinità
divina
e
trova
quindi
giusto
,
trova
santo
che
l
'
uomo
vi
aspiri
.
Finalmente
egli
tace
,
tutto
pieno
,
tutto
fremente
delle
cose
che
ha
dette
;
e
s
'
incammina
verso
Notre
Dame
.
La
fanciulla
gli
prende
il
braccio
.
Ecco
l
'
uomo
sinistro
,
lo
spirito
tentatore
.
Lo
avete
ben
veduto
!
Dite
se
tutto
questo
non
è
ben
trovato
,
non
è
combinato
bene
!
Il
vecchio
e
la
fanciulla
lo
sfuggono
,
ma
,
come
il
cielo
,
anche
il
loro
cuore
si
oscura
.
Adesso
mi
occorrerebbe
un
finestrino
nelle
nuvole
,
una
stellina
nel
mezzo
.
Il
vecchio
e
la
fanciulla
guarderebbero
silenziosi
la
stellina
tremolare
nel
Lac
d
'
amour
e
tanti
movimenti
segreti
dei
loro
pensieri
metterebbero
capo
a
quest
'
idea
:
forse
,
oltre
le
nuvole
della
Terra
,
là
,
in
quel
mondo
lontano
!
"
Jeanne
non
aveva
mai
detto
parola
né
mostrato
di
fare
attenzione
al
racconto
di
suo
fratello
.
China
sulla
sbarra
,
guardava
nell
'
acqua
scura
.
A
questo
punto
si
rizzò
impetuosamente
.
"
Ma
tu
non
lo
credi
!
"
esclamò
.
"
Tu
lo
sai
che
sono
illusioni
,
sogni
!
Tu
non
vorresti
mai
che
io
credessi
così
!
Saresti
capace
di
cacciarmi
!
"
"
No
!
"
protestò
Carlino
.
"
Sì
!
E
per
fare
della
bella
letteratura
ti
metti
a
fomentare
anche
tu
questi
sogni
che
snervano
già
tanto
la
gente
,
che
sviano
già
tanto
dalla
vita
vera
!
Non
mi
piace
niente
!
Un
incredulo
come
te
!
Uno
persuaso
,
come
sono
persuasa
io
,
che
noi
siamo
bolle
di
sapone
,
che
si
brilla
un
momento
e
poi
si
ritorna
non
nel
niente
ma
nel
Tutto
!
"
"
Io
?
"
rispose
Carlino
,
intontito
.
"
Io
non
sono
persuaso
di
niente
.
Io
dubito
.
È
il
mio
sistema
,
lo
sai
bene
.
Se
adesso
uno
mi
dicesse
che
la
religione
vera
è
quella
dei
Cafri
o
quella
dei
Pelli
Rosse
,
direi
:
forse
!
Non
le
conosco
!
Io
vedo
la
falsità
di
quelle
che
conosco
e
per
questo
non
vorrei
certo
che
tu
diventassi
cattolica
sul
serio
.
Cacciarti
di
casa
,
poi
...
!
"
"
Intanto
ci
posso
andare
,
prima
di
esserne
cacciata
?
"
Così
dicendo
,
Jeanne
prese
il
braccio
di
Noemi
.
Carlino
pregò
che
facessero
il
giro
del
Lac
d
'
amour
.
Chi
sa
,
forse
intanto
si
aprirebbe
il
finestrino
nel
cielo
.
Ci
teneva
.
Noemi
espresse
il
dubbio
,
ricordando
la
conversazione
di
poche
ore
prima
,
che
alla
finestra
ci
venisse
proprio
la
signorina
Fomalhaut
.
"
Già
"
fece
Carlino
,
pensieroso
.
"
Non
avevo
più
pensato
a
Fomalhaut
.
Se
non
sarà
Fomalhaut
adesso
,
sarà
Fomalhaut
allora
.
"
Ma
Noemi
non
aveva
finito
con
le
sue
difficoltà
.
Se
alla
finestra
non
ci
venisse
nessuna
stella
,
né
grande
né
piccola
?
A
questo
,
Carlino
trovò
subito
rimedio
.
La
stella
ci
sarà
.
Potrà
essere
telescopica
,
perduta
in
una
profondità
immensa
,
ma
ci
sarà
.
La
fanciulla
non
la
vede
;
la
vede
il
prete
,
con
i
suoi
occhi
di
presbite
decrepito
.
Dopo
la
vede
anche
la
fanciulla
,
per
fede
.
"
"
E
così
quella
povera
fanciulla
"
disse
Jeanne
amaramente
"
sulla
fede
di
un
vecchio
prete
mezzo
cieco
vedrà
delle
stelle
che
non
ci
sono
,
perderà
il
suo
buon
senso
,
la
sua
giovinezza
,
la
sua
vita
,
tutto
.
La
farai
bene
seppellire
lì
al
Béguinage
,
dopo
?
"
E
si
avviò
con
Noemi
senz
'
attendere
la
risposta
.
Fatto
il
giro
del
Lac
d
'
amour
,
le
due
signore
si
trattennero
lungamente
sull
'
altro
ponte
;
ma
nessun
finestrino
si
aperse
nel
cielo
.
Il
torrione
lontano
delle
Halles
,
il
campanile
enorme
di
Notre
Dame
,
una
tozza
torre
imminente
allo
stagno
,
gli
acuti
comignoli
del
Béguinage
si
disegnavano
,
venerabile
concilio
di
alti
vecchioni
,
sulle
nubi
lattee
.
Carlino
,
non
potendo
far
di
meglio
,
incominciò
un
ragionamento
ad
alta
voce
sul
posto
più
opportuno
per
la
sua
finestra
.
"
Che
giorno
è
oggi
?
"
chiese
Jeanne
all
'
amica
,
sotto
voce
.
"Sabato."
"
Domani
parlo
a
Carlino
,
lunedì
e
martedì
si
regolano
tante
cose
,
mercoledì
si
fanno
i
bagagli
e
giovedì
partiamo
.
Puoi
scrivere
a
tua
sorella
che
saremo
a
Subiaco
l
'
altra
settimana
.
"
"
Non
decidere
così
!
Pensaci
!
"
"
Ho
deciso
.
Voglio
sapere
.
Se
è
lui
,
non
lo
impedirò
nel
suo
cammino
.
Ma
voglio
vederlo
.
"
"
Ne
riparleremo
domani
,
Jeanne
.
Non
decidere
ancora
.
"
"
Ho
pensato
e
ho
deciso
.
"
Mezzanotte
suonò
al
torrione
delle
Halles
;
suonò
nelle
nuvole
,
a
lungo
,
il
solenne
canto
malinconico
delle
innumerevoli
campane
.
Noemi
,
che
prima
voleva
insistere
,
tacque
,
piena
il
cuore
di
sgomento
;
come
se
quelle
malinconiche
voci
del
cielo
notturno
parlassero
a
lei
di
un
destino
dell
'
amica
sua
,
di
un
destino
di
amore
e
di
dolore
,
che
si
dovesse
compiere
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
SECONDO
.
Don
Clemente
.
La
luce
veniva
meno
,
nello
studio
di
Giovanni
Selva
,
sul
tavolino
ingombro
di
libri
e
di
carte
.
Giovanni
si
alzò
,
aperse
la
finestra
di
ponente
.
L
'
orizzonte
ardeva
,
dietro
il
prossimo
Subiaco
,
sulla
obliqua
fuga
dei
monti
Sabini
che
da
Rocca
di
Canterano
e
Rocca
di
Mezzo
vanno
verso
Rocca
San
Stefano
.
Subiaco
,
l
'
aguzza
catasta
di
case
e
casupole
grigie
che
si
appunta
nella
Rocca
del
Cardinale
,
si
era
velata
di
ombra
;
non
si
moveva
fronda
degli
ulivi
affollati
a
tergo
della
villetta
rossa
dalle
persiane
verdi
,
ritta
in
testa
dello
scoglio
tondo
cui
la
pubblica
via
cinge
al
piede
;
non
si
moveva
fronda
della
gran
quercia
pendente
al
suo
fianco
,
sopra
il
piccolo
oratorio
antico
di
S
.
Maria
della
Febbre
.
L
'
aria
,
odorata
d
'
erbe
selvagge
e
di
pioggia
recente
,
spirava
fresca
da
Monte
Calvo
.
Erano
le
sette
e
un
quarto
.
Nella
conca
bella
che
l
'
Aniene
riga
le
campane
suonarono
;
prima
la
grossa
di
Sant
'
Andrea
,
poi
le
querule
di
Santa
Maria
della
Valle
e
in
alto
,
a
destra
,
dalla
chiesetta
bianca
presso
la
grande
macchia
,
quelle
dei
Cappuccini
,
poi
altre
ancora
,
lontane
.
Una
femminile
voce
sommessa
,
soave
,
una
voce
di
venticinque
anni
,
disse
dall
'
uscio
socchiuso
alle
spalle
di
Giovanni
,
quasi
timidamente
,
in
francese
:
"
Posso
venire
?
"
Giovanni
si
volse
a
mezzo
,
sorridendo
,
stese
un
braccio
,
raccolse
e
strinse
a
sé
la
giovine
signora
senza
rispondere
.
Ella
sentì
che
non
doveva
parlare
,
che
suo
marito
seguiva
con
l
'
anima
la
luce
moribonda
e
il
canto
mistico
delle
campane
.
Gli
piegò
il
capo
sull
'
omero
e
solo
dopo
un
minuto
di
silenzio
religioso
,
gli
disse
piano
:
"
Diciamo
la
nostra
preghiera
?
"
Una
stretta
del
caro
braccio
le
rispose
.
Né
le
labbra
di
lei
né
quelle
di
lui
si
apersero
.
Soltanto
gli
occhi
dell
'
una
e
dell
'
altro
ingrandirono
aspirando
all
'
Infinito
,
si
colorarono
di
riverenza
e
di
tristezza
,
dei
pensieri
che
non
si
dicono
,
dell
'
incerto
futuro
,
delle
porte
oscure
che
mettono
a
Dio
.
Le
campane
tacquero
e
la
signora
Selva
pose
negli
occhi
del
marito
gli
azzurri
suoi
,
avidi
,
gli
porse
la
bocca
.
La
testa
canuta
dell
'
uomo
e
la
bionda
della
donna
si
congiunsero
in
un
lungo
bacio
che
avrebbe
fatto
stupire
il
mondo
.
Maria
d
'
Arxel
si
era
innamorata
a
ventun
'
anni
di
Giovanni
Selva
per
averne
letto
un
libro
di
filosofia
religiosa
,
tradotto
in
francese
.
Scrisse
all
'
ignoto
autore
parole
tanto
calde
di
ammirazione
che
Selva
le
rispose
accennando
ai
suoi
cinquantasei
anni
e
ai
suoi
capelli
bianchi
La
signorina
replicò
che
sapeva
,
che
non
offriva
né
chiedeva
amore
,
che
avrebbe
soltanto
desiderato
qualche
rigo
di
tanto
in
tanto
.
Le
sue
lettere
lucevano
d
'
ingegno
infuocato
.
Giunsero
a
Selva
mentr
'
egli
si
dibatteva
in
una
oscura
crisi
,
in
una
lotta
amarissima
che
non
accade
raccontare
qui
.
Pensò
che
questa
Maria
d
'
Arxel
poteva
essere
una
stella
di
salute
.
Le
scrisse
ancora
.
"
Sai
che
anniversario
è
oggi
"
disse
Maria
.
"
Ti
ricordi
?
"
Giovanni
ricordava
;
era
l
'
anniversario
del
loro
primo
incontro
.
Le
due
anime
si
erano
rivelate
l
'
una
all
'
altra
,
nella
corrispondenza
,
sino
al
fondo
,
con
indicibili
ardori
di
sincerità
;
e
le
persone
non
si
erano
vedute
che
nei
ritratti
.
Sin
dalla
quarta
o
dalla
quinta
lettera
scambiata
,
Giovanni
aveva
chiesto
alla
signorina
sconosciuta
il
suo
;
attesa
,
temuta
domanda
.
La
signorina
consentì
a
patto
di
riavere
tosto
la
fotografia
,
e
spasimò
fino
a
che
non
le
giunse
di
ritorno
con
parole
dolcissime
dell
'
amico
rapito
dalla
giovanilità
intellettuale
,
appassionata
,
del
viso
di
lei
,
dalla
dolcezza
degli
occhi
grandi
,
dalla
eleganza
del
busto
.
Poi
,
quando
si
erano
accordati
d
'
incontrarsi
,
venendo
lui
dal
lago
di
Como
e
lei
da
Bruxelles
,
a
Hergyswyl
,
presso
Lucerna
,
erano
state
febbri
di
terrori
per
l
'
uno
e
per
l
'
altra
.
Ella
pensava
:
"
Il
ritratto
piacque
,
ma
le
movenze
della
persona
vera
,
una
linea
,
un
colore
delle
vesti
,
il
modo
dell
'
incontro
,
le
parole
prime
,
il
tono
della
voce
possono
forse
distrugger
d
'
un
colpo
il
suo
amore
.
"
Egli
pensava
:
"
Conosce
il
mio
viso
guasto
dagli
anni
,
i
miei
capelli
bianchi
,
li
ama
nei
ritratti
ma
ogni
giorno
più
mi
sciupa
,
forse
al
vedermi
questo
incredibile
amore
cadrà
di
un
colpo
.
"
Egli
era
giunto
a
Hergyswyl
qualche
ora
prima
di
lei
col
piroscafo
;
ella
,
partita
il
mattino
da
Basilea
,
vi
era
arrivata
nel
pomeriggio
con
la
Brünigbahn
.
"
Sai
"
soggiunse
Maria
"
quando
non
ti
vidi
alla
stazione
il
mio
primo
sentimento
fu
di
piacere
;
tremavo
tanto
!
Il
secondo
no
,
il
secondo
fu
di
terrore
.
"
Giovanni
sorrise
.
"
Questo
non
me
lo
hai
mai
raccontato
"
diss
'
egli
.
La
giovine
moglie
lo
guardò
,
sorrise
alla
sua
volta
.
"
Anche
tu
,
forse
,
non
mi
hai
detto
proprio
tutto
tutto
di
quei
momenti
.
"
Giovanni
le
prese
il
collo
fra
le
mani
,
le
mormorò
all
'
orecchio
:
"Vero."
Ella
trasalì
,
rise
di
aver
trasalito
;
e
Giovanni
rise
con
lei
.
"
Cosa
,
cosa
?
"
diss
'
ella
,
rossa
in
viso
,
malcontenta
e
tuttavia
ridente
.
Suo
marito
le
sussurrò
ancora
,
in
tono
di
grande
mistero
:
"
Che
avevi
il
cappello
in
disordine
.
"
"
No
,
non
è
vero
!
Non
è
vero
!
"
Scintillante
di
riso
e
fremente
insieme
all
'
idea
di
un
gran
pericolo
corso
senza
saperlo
,
ella
protestò
che
non
era
possibile
,
che
si
era
tanto
guardata
,
prima
di
arrivare
a
Hergyswyl
,
nello
specchietto
del
suo
nécessaire
.
E
riandarono
insieme
scherzando
,
baciando
ella
spesso
il
petto
di
lui
ed
egli
i
capelli
di
lei
,
ogni
momento
di
quell
'
ora
passata
da
due
anni
.
Giovanni
non
l
'
aveva
attesa
alla
stazione
dov
'
era
una
folla
di
villeggianti
,
ma
pochi
passi
lontano
,
sulla
via
dell
'
albergo
.
L
'
aveva
veduta
venire
,
alta
,
snella
,
con
una
piccola
fronda
in
seno
di
olea
fragrans
,
il
segno
convenuto
;
le
era
andato
incontro
a
capo
scoperto
,
si
erano
stretta
la
mano
forte
forte
,
senza
parlare
.
Egli
aveva
fatto
cenno
al
portiere
,
che
seguiva
con
la
valigia
della
viaggiatrice
,
di
precederli
.
Poi
si
erano
incamminati
adagio
,
stretti
alla
gola
da
una
emozione
senza
nome
.
Ell
'
aveva
sussurrato
per
la
prima
,
con
la
sua
voce
dolce
e
fine
di
dama
:
"
Mon
ami
.
"
Allora
egli
aveva
parlato
sommessamente
,
con
parole
rotte
,
della
sua
ebbrezza
,
del
suo
amore
,
del
suo
rapimento
,
e
non
si
era
poi
accorto
di
avere
oltrepassato
l
'
albergo
e
per
ben
due
volte
né
l
'
una
né
l
'
altro
avevano
udito
il
portiere
chiamarli
alle
spalle
:
"
Monsieur
!
Madame
!
C
'
est
ici
!
C
'
est
ici
!
"
Poi
la
viaggiatrice
era
salita
nella
sua
camera
,
sorridente
,
ma
pallida
di
stanchezza
e
di
mal
di
capo
.
Giovanni
aveva
ripreso
a
passeggiare
fra
gli
orti
e
i
frutteti
piani
di
Hergyswyl
,
a
caso
,
respirando
da
uomo
spossato
per
l
'
eccesso
del
sentire
,
benedicendo
ogni
sasso
e
ogni
foglia
del
verde
angolo
di
terra
straniera
,
il
lago
che
gli
dorme
in
seno
,
la
folla
,
in
faccia
,
delle
grandi
religiose
montagne
,
benedicendo
Iddio
che
gli
aveva
donato
,
alla
sua
età
,
un
tale
amore
.
Ed
era
ritornato
presto
,
troppo
presto
,
all
'
albergo
.
I
due
soli
ospiti
del
piccolo
albergo
in
quel
giorno
di
maggio
,
un
vecchio
professore
tedesco
e
sua
figlia
,
erano
saliti
al
Pilato
.
Nel
salottino
di
lettura
non
c
'
era
nessuno
.
In
quel
salottino
Maria
e
Giovanni
avevano
passato
due
ore
felici
,
tenendosi
per
mano
,
parlando
a
bassa
voce
,
palpitando
spesso
di
paura
che
qualcuno
entrasse
.
"
Ti
ricordi
"
disse
Maria
"
che
nel
salottino
,
di
fianco
al
canapè
dove
eravamo
seduti
,
ci
stava
un
caminetto
?
"
"
Sì
,
cara
.
"
"
E
che
faceva
freddo
benché
fosse
maggio
,
tanto
che
un
cameriere
è
venuto
ad
accendere
il
fuoco
?
"
"
Sì
,
e
mi
ricordo
che
allora
ti
ho
fatto
piangere
.
"
"
Potresti
ripeterla
oggi
,
quella
cosa
?
"
"
Oh
no
!
"
Così
dicendo
,
Giovanni
baciò
riverente
la
bianca
fronte
della
donna
sua
come
una
cosa
santa
.
Quando
a
Hergyswyl
il
cameriere
era
venuto
ad
accendere
il
fuoco
nel
salottino
,
Giovanni
aveva
lasciato
la
mano
diletta
e
,
indugiandosi
colui
,
aveva
detto
:
"
il
vecchio
ceppo
brucierà
bene
sino
alla
fine
,
ma
chi
sa
quanto
possa
durare
la
vampa
giovine
?
"
Maria
non
aveva
risposto
,
lo
aveva
guardato
con
occhi
dilatati
,
offuscati
nel
freddo
tocco
dell
'
ingiusto
sospetto
,
come
vetri
di
una
serra
infocata
nel
tocco
del
gelo
esterno
.
No
,
Giovanni
non
aveva
mai
più
pensata
una
cosa
simile
.
Si
dicevano
spesso
,
egli
e
Maria
,
che
non
v
'
era
forse
sulla
terra
un
'
altra
unione
come
la
loro
,
altrettanto
piena
e
penetrata
di
pace
per
la
sicurezza
solennemente
grave
e
dolce
che
,
comunque
Iddio
avesse
a
disporre
le
esistenze
loro
dopo
la
morte
,
certo
l
'
uno
e
l
'
altro
spirito
sarebbero
stati
congiunti
nell
'
amore
della
Divina
Volontà
.
Però
non
lasciavano
di
confidare
al
Signore
il
sospiro
dell
'
anima
.
La
preghiera
che
avevano
dianzi
pregata
insieme
contemplandola
nel
proprio
interno
,
era
stata
composta
da
Giovanni
e
diceva
così
:
"
Padre
,
sia
di
noi
come
pregò
Gesù
l
'
ultima
sera
;
una
vita
con
Esso
in
Voi
,
per
l
'eternità."
Eran
due
e
uno
anche
in
presente
,
nel
senso
più
stretto
ed
esatto
della
parola
,
perché
pure
nella
loro
unità
spirituale
si
vedeva
la
dualità
;
come
a
una
corrente
cerulea
talvolta
si
confonde
una
corrente
verde
e
nel
primo
lor
fluire
commisto
balenano
qua
e
là
rotte
ondate
color
di
bosco
,
rotte
ondate
color
di
cielo
.
Giovanni
era
un
mistico
che
di
ogni
amore
umano
si
faceva
in
cuore
un
'
armonia
col
divino
.
Sua
moglie
,
venuta
per
lui
dal
protestantesimo
a
un
cattolicismo
assetato
di
ragione
,
gli
si
era
infusa
quanto
aveva
potuto
nell
'
anima
mistica
;
ma
in
lei
l
'
amore
di
Giovanni
soverchiava
ogni
altro
sentimento
.
Ella
era
ricca
,
egli
agiato
;
vivevano
tuttavia
quasi
poveramente
,
per
aver
modo
di
liberalità
larghe
,
l
'
inverno
in
Roma
,
dall
'
aprile
al
novembre
in
Subiaco
,
nella
modesta
villetta
di
cui
avevano
appigionato
il
secondo
piano
.
Non
spendevano
abbondantemente
che
in
libri
e
nella
corrispondenza
.
Giovanni
preparava
un
'
opera
sulle
ragioni
della
morale
cristiana
.
Sua
moglie
leggeva
per
lui
,
scriveva
sunti
,
pigliava
note
.
"
Mi
piacerebbe
tanto
andare
a
Hergyswyl
,
l
'
anno
venturo
"
diss
'
ella
.
"
Vorrei
che
tu
vi
scrivessi
l
'
ultimo
capitolo
del
libro
,
il
capitolo
della
Purità
!
"
Giunse
le
mani
,
così
dicendo
,
felice
nella
visione
del
paesello
appiattato
fra
i
meli
in
fondo
al
piccolo
golfo
,
del
lago
sereno
,
delle
grandi
montagne
religiose
,
di
giorni
tranquilli
dati
al
lavoro
e
alla
contemplazione
in
pace
.
Conosceva
tutto
il
disegno
dell
'
opera
di
suo
marito
e
la
tesi
di
ogni
capitolo
con
i
suoi
principali
argomenti
.
Il
capitolo
della
Purità
le
piaceva
più
di
tutti
,
per
la
forte
trama
razionale
.
Suo
marito
intendeva
porvi
e
sciogliervi
questo
problema
:
"
Perché
il
Cristianesimo
esalta
come
un
elemento
di
perfezione
umana
la
rinuncia
che
contraddice
alle
leggi
della
Natura
,
che
travaglia
l
'
uomo
di
lotte
fierissime
senza
giovare
a
nessuno
,
che
a
possibili
vite
umane
chiude
la
via
dell
'
esistere
?
"
La
risposta
doveva
discendere
dallo
studio
del
fenomeno
morale
nelle
sue
origini
storiche
e
nel
suo
sviluppo
,
cui
erano
dedicati
i
primi
capitoli
dell
'
opera
.
Selva
vi
dimostrava
con
l
'
esempio
de
'
bruti
che
si
sacrificano
per
la
prole
o
per
i
compagni
del
branco
e
sono
talvolta
capaci
di
unioni
strettamente
monogamiche
,
come
nella
natura
animale
inferiore
lo
stimolo
morale
si
palesi
e
si
venga
sviluppando
in
antagonismo
con
gli
stimoli
dell
'
istinto
corporeo
.
Egli
vi
sosteneva
l
'
ipotesi
che
si
elaborasse
così
progressivamente
nelle
specie
inferiori
la
coscienza
umana
.
Si
proponeva
ora
di
rifarsi
da
queste
conclusioni
e
determinare
il
principio
generale
che
la
rinuncia
al
piacere
corporeo
per
una
soddisfazione
di
ordine
superiore
significa
sforzo
della
specie
verso
una
superiore
forma
di
esistenza
.
Avrebbe
quindi
esaminato
il
fatto
straordinario
di
quegl
'
individui
umani
che
agli
stimoli
del
piacere
corporeo
,
grandemente
ringagliarditi
per
la
complicità
dell
'
intelligenza
e
della
immaginazione
col
senso
,
contrappongono
energie
di
rinuncia
più
forti
ancora
,
senz
'
altro
obbietto
che
di
onorare
la
Divinità
.
Avrebbe
dimostrato
che
parecchie
religioni
ne
forniscono
esempi
,
che
la
rinuncia
vi
è
glorificata
,
che
resta
però
sempre
un
atto
libero
dell
'
individuo
.
Avrebbe
riconosciuto
che
sarebbe
atto
biasimevole
e
stolto
se
non
rispondesse
a
un
misterioso
impulso
della
stessa
natura
,
dell
'
elemento
detto
spirituale
che
persiste
nell
'
antico
antagonismo
con
gli
stimoli
dell
'
istinto
corporeo
per
effetto
di
una
legge
cosmica
.
Inconscii
collaboratori
di
Colui
che
governa
l
'
Universo
,
gli
eroi
della
rinuncia
suprema
si
credono
di
onorarlo
col
semplice
sacrificio
,
mentre
incarnano
in
fatto
,
giusta
il
Divino
Disegno
,
la
energia
progressiva
della
specie
,
preparano
al
proprio
elemento
spirituale
il
potere
di
crearsi
una
forma
corporea
superiore
,
più
simile
ad
esso
;
onde
la
purità
loro
è
perfezione
umana
,
è
altezza
in
cui
la
natura
nostra
culmina
e
tocca
i
nebulosi
principii
d
'
una
ignota
natura
sovrumana
.
"
Se
io
penso
alla
Purità
incarnata
"
disse
Giovanni
"
mi
vedo
davanti
don
Clemente
.
Ti
ho
detto
che
viene
alla
riunione
di
stasera
?
Scenderà
subito
dopo
cena
.
"
Maria
trasalì
.
"
Oh
!
"
diss
'
ella
,
"
e
io
che
dimenticavo
!
Mi
ha
scritto
Noemi
.
Partiva
da
Milano
ieri
,
con
i
Dessalle
.
Si
fermano
a
Roma
forse
un
paio
di
giorni
e
poi
vengono
.
"
"
Te
ne
sei
ricordata
perché
ho
nominato
don
Clemente
"
disse
Giovanni
sorridendo
.
"
Sì
"
rispose
sua
moglie
"
ma
però
,
sai
che
non
credo
.
"
L
'
alta
fronte
,
gli
occhi
azzurri
di
don
Clemente
tanto
sereni
e
puri
,
come
avrebbero
conosciuta
la
passione
?
Anche
nella
voce
soffice
,
sommessa
,
quasi
timida
del
giovane
benedettino
era
,
secondo
Maria
,
un
troppo
delicato
pudore
,
un
candore
troppo
virgineo
.
"
Non
credi
"
replicò
Giovanni
"
e
forse
avrai
ragione
,
forse
non
sarà
Maironi
.
Però
stasera
converrà
pure
fargli
sapere
,
in
qualche
modo
,
che
questa
signora
Jeanne
Dessalle
sta
per
venire
a
Subiaco
e
che
visiterà
,
naturalmente
,
i
Conventi
.
È
anche
il
Padre
foresterario
,
lui
;
dovrebbe
accompagnarla
.
"
Di
questo
non
c
'
era
dubbio
.
Lo
avvertirebbe
lei
,
Maria
.
Poiché
non
lo
credeva
l
'
amante
della
Dessalle
,
le
sarebbe
più
facile
di
parlargliene
con
semplicità
.
Che
cosa
terribile
,
però
,
se
fosse
veramente
lui
,
Maironi
,
e
nessuno
l
'
avvertisse
e
si
trovassero
improvvisamente
a
fronte
del
monastero
,
egli
e
questa
donna
!
Era
certo
,
Giovanni
,
che
il
frate
venisse
alla
riunione
?
Sì
,
n
'
era
certissimo
.
Don
Clemente
ne
aveva
ottenuto
il
permesso
dal
Padre
Abate
,
stando
lui
,
Giovanni
,
al
monastero
;
e
gliel
'
aveva
detto
subito
.
Verrebbe
e
condurrebbe
seco
quel
garzone
ortolano
di
cui
gli
aveva
parlato
,
per
farglielo
conoscere
.
Così
un
'
altra
volta
l
'
ortolano
verrebbe
solo
e
gl
'
insegnerebbe
a
rincalzar
le
patate
nel
campicello
dietro
la
villa
che
Giovanni
aveva
pure
preso
in
affitto
per
lavorarlo
con
le
proprie
mani
.
Questa
del
lavoro
manuale
era
una
piccola
mania
di
Giovanni
,
venutagli
tardi
,
che
dispiaceva
un
poco
a
Maria
,
parendole
cosa
non
più
conveniente
alle
sue
abitudini
,
alla
sua
età
.
La
rispettava
,
però
,
e
tacque
.
In
quel
momento
la
ragazza
di
Affile
che
li
serviva
entrò
ad
avvertire
che
quei
signori
stavano
salendo
la
scala
,
e
che
la
cena
sarebbe
pronta
subito
.
Tre
persone
salivano
infatti
per
la
scaletta
a
chiocciola
del
villino
.
Giovanni
scese
loro
incontro
.
Il
primo
era
il
suo
giovane
amico
di
Leynì
,
che
si
scusò
,
salutandolo
,
di
precedere
i
compagni
,
due
ecclesiastici
.
"
Sono
il
cerimoniere
"
diss
'
egli
.
E
li
presentò
lì
sulla
scala
:
"
Il
signor
abate
Marinier
,
di
Ginevra
.
Don
Paolo
Farè
,
di
Varese
,
che
Lei
conosce
già
di
nome
.
"
Selva
rimase
un
po
'
perplesso
ma
poi
si
affrettò
a
far
salire
i
suoi
visitatori
,
li
avviò
alla
terrazza
dov
'
erano
già
disposte
delle
sedie
.
"
E
Dane
?
"
diss
'
egli
,
inquieto
a
di
Leynì
,
pigliando
a
braccetto
.
"
E
il
professor
Minucci
?
E
il
padre
Salvati
?
"
"
Sono
qui
"
rispose
il
giovine
sorridendo
.
"
Sono
all
'
Aniene
.
Le
racconterò
,
è
tutta
una
storia
,
verranno
subito
"
Intanto
l
'
abate
Marinier
esclamava
uscendo
sulla
terrazza
:
"
Oh
,
c
'
est
admirable
!
"
E
don
Paolo
Farè
,
da
buon
comasco
,
mormorava
:
"
sì
,
bello
,
bello
,
"
col
tôno
discreto
di
chi
pensa
:
"
Ma
se
vedeste
il
mio
paese
!
"
.
Sopraggiunse
Maria
,
si
rinnovarono
le
presentazioni
e
di
Leynì
raccontò
la
sua
storia
,
mentre
Marinier
girava
i
piccoli
occhi
scintillanti
per
il
paesaggio
,
dalla
piramide
di
Subiaco
,
quinta
fosca
del
chiaro
sfondo
di
ponente
,
ai
prossimi
carpineti
selvaggi
del
Francolano
che
serra
,
scuro
e
grande
,
il
levante
.
Don
Farè
divorava
con
gli
occhi
Selva
,
l
'
autore
di
scritti
critici
sul
Vecchio
e
Nuovo
Testamento
,
e
particolarmente
di
un
libro
sulle
basi
della
futura
teologia
cattolica
,
che
avevano
innalzata
e
trasfigurata
la
sua
fede
.
La
storia
del
barone
di
Leynì
era
che
alla
stazione
di
Mandela
tirava
un
gran
vento
,
che
il
professore
Dane
temeva
forte
di
esservisi
buscata
un
'
infreddatura
,
che
sospettando
di
non
trovare
cognac
in
casa
di
un
odiatore
dell
'
alcool
come
il
signor
Selva
,
ed
essendo
anche
l
'
ora
in
cui
soleva
pigliare
ogni
giorno
due
uova
,
s
'
era
fermato
all
'
Albergo
dell
'
Aniene
per
avere
le
uova
e
il
cognac
;
che
sulla
terrazza
della
trattoria
,
verso
il
fiume
,
c
'
era
troppa
aria
e
negli
stanzini
attigui
troppa
poca
;
che
si
era
fatto
servire
il
suo
pasto
in
una
camera
dell
'
albergo
e
aveva
rimandato
le
uova
due
volte
;
che
loro
erano
partiti
a
piedi
lasciando
il
professore
Minucci
e
il
padre
Salvati
a
tenergli
compagnia
.
Poiché
il
delicato
,
freddoloso
professore
Dane
non
c
'
era
,
Giovanni
propose
il
cenare
sulla
terrazza
.
Ne
smise
però
subito
l
'
idea
vedendo
che
garbava
poco
all
'
abate
di
Ginevra
.
L
'
elegante
,
mondano
Marinier
,
amico
di
Dane
,
aveva
la
stessa
cura
del
proprio
individuo
,
con
maggiore
dissimulazione
e
senza
scuse
di
salute
.
Non
aveva
cenato
all
'
Aniene
con
l
'
amico
suo
perché
la
cucina
dell
'
Aniene
gli
era
parsa
,
in
una
sua
prima
visita
a
Subiaco
,
troppo
semplice
,
e
sperava
dalla
signora
Selva
una
cena
francese
.
Di
Leynì
sapeva
bene
quanto
la
speranza
fosse
fallace
;
maliziosamente
,
non
lo
aveva
istruito
.
Nel
salottino
da
pranzo
appena
ci
capivano
i
cinque
commensali
.
Guai
se
fossero
venuti
anche
gli
altri
due
!
Per
verità
né
l
'
abate
Marinier
,
né
don
Farè
erano
attesi
.
Altri
,
invece
,
mancava
.
Mancavano
un
frate
e
un
prete
,
uomini
conosciuti
,
che
avrebbero
dovuto
venire
dall
'
alta
Italia
.
Si
erano
scusati
l
'
uno
e
l
'
altro
,
per
lettera
,
con
vivo
rincrescimento
di
Selva
e
di
Farè
pure
,
e
del
di
Leynì
.
Marinier
si
scusò
,
invece
,
di
essere
venuto
.
Era
stato
Dane
,
il
colpevole
.
E
per
don
Paolo
Farè
il
colpevole
era
stato
di
Leynì
.
Selva
protestò
.
Amici
di
amici
,
come
non
sarebbero
graditi
?
E
tanto
di
Leynì
quanto
Dane
sapevano
di
potere
accompagnare
persone
di
loro
fiducia
,
persone
che
dividessero
le
loro
idee
.
Maria
non
parlava
;
Marinier
le
piaceva
poco
.
Anche
le
pareva
che
Dane
e
di
Leynì
avrebbero
fatto
bene
a
non
portare
altri
senza
avvertire
.
Parlò
Marinier
,
dopo
aver
esplorato
con
gli
occhi
,
aggrottando
lievemente
le
sopracciglia
,
una
zuppa
di
fave
.
"
Io
non
so
"
diss
'
egli
"
se
recheremo
noia
alla
signora
Selva
discorrendo
un
poco
adesso
di
quello
che
sarà
poi
il
discorso
della
riunione
.
"
Maria
lo
rassicurò
.
Ella
non
avrebbe
partecipato
alla
riunione
ma
pigliava
moltissimo
interesse
allo
scopo
.
"
Bene
"
proseguì
Marinier
"
allora
sarà
molto
utile
per
me
che
io
conosca
esattamente
questo
scopo
,
perché
Dane
me
ne
ha
parlato
non
con
tanta
precisione
,
e
io
non
posso
esser
sicuro
di
dividere
le
vostre
idee
in
tutto
.
"
Don
Paolo
non
seppe
trattenere
un
gesto
d
'
impazienza
.
Anche
Selva
parve
un
po
'
seccato
,
perché
davvero
un
consenso
in
certe
idee
fondamentali
era
necessario
.
Senza
di
esso
la
riunione
poteva
riescire
peggio
che
inutile
,
pericolosa
.
"
Ecco
"
diss
'
egli
"
siamo
parecchi
cattolici
,
in
Italia
e
fuori
d
'
Italia
,
ecclesiastici
e
laici
,
che
desideriamo
una
riforma
della
Chiesa
.
La
desideriamo
senza
ribellioni
,
operata
dall
'
autorità
legittima
.
Desideriamo
riforme
dell
'
insegnamento
religioso
,
riforme
del
culto
,
riforme
della
disciplina
del
clero
,
riforme
anche
nel
supremo
governo
della
Chiesa
.
Per
questo
abbiamo
bisogno
di
creare
un
'
opinione
che
induca
l
'
autorità
legittima
ad
agire
di
conformità
sia
pure
fra
venti
,
trenta
,
cinquant
'
anni
.
Ora
noi
che
pensiamo
così
siamo
affatto
disgregati
.
Non
sappiamo
l
'
uno
dell
'
altro
,
eccetto
i
pochi
che
pubblicano
articoli
o
libri
.
Molto
probabilmente
vi
è
nel
mondo
cattolico
una
grandissima
quantità
di
persone
religiose
e
colte
che
pensano
come
noi
.
Io
ho
pensato
che
sarebbe
utilissimo
,
per
la
propaganda
dalle
nostre
idee
,
almeno
di
conoscerci
.
Stasera
ci
si
riunisce
in
pochi
per
una
prima
intesa
.
"
Mentre
Giovanni
parlava
,
gli
altri
tenevano
gli
occhi
sull
'
abate
ginevrino
.
L
'
abate
guardava
nel
suo
piatto
.
Seguì
un
breve
silenzio
.
Giovanni
lo
ruppe
il
primo
.
"
Il
professore
Dane
"
diss
'
egli
"
non
Le
aveva
detto
questo
?
"
"
Sì
sì
"
rispose
l
'
abate
,
levando
finalmente
gli
occhi
dal
piatto
"
qualche
cosa
di
simile
.
"
Il
tono
fu
d
'
uno
che
approvasse
poco
.
Ma
perché
,
allora
,
era
venuto
?
Don
Paolo
faceva
smorfie
di
malcontento
,
gli
altri
tacevano
.
Vi
fu
un
momento
d
'
imbarazzo
.
Marinier
disse
:
"
Ne
parleremo
stasera
.
"
"
Sì
"
ripeté
Selva
,
tranquillo
.
"
Ne
riparleremo
stasera
.
"
Pensava
che
avrebbe
trovato
nell
'
abate
un
avversario
e
che
Dane
aveva
commesso
un
errore
di
giudizio
e
di
tatto
invitandolo
alla
riunione
.
Si
confortò
in
pari
tempo
con
la
tacita
riflessione
che
l
'
udirsi
rappresentare
tutte
le
obbiezioni
possibili
sarebbe
utile
;
e
che
un
amico
del
professore
Dane
sarebbe
almeno
onesto
,
non
propalerebbe
nomi
e
discorsi
ancora
da
tacersi
.
Invece
il
giovine
di
Leynì
si
crucciava
di
questo
pericolo
,
sapendo
quante
e
quanto
diverse
amicizie
tenesse
l
'
abate
Marinier
in
Roma
,
dove
dimorava
da
cinque
anni
per
certi
suoi
studi
storici
;
e
si
crucciava
di
non
avere
saputo
della
sua
venuta
in
tempo
di
scriverne
ai
Selva
,
per
suggerir
loro
che
intraprendessero
la
sua
conquista
incominciando
dal
palato
.
La
mensa
di
casa
Selva
,
sempre
nitidissima
e
fiorita
,
era
,
quanto
ai
cibi
,
molto
parsimoniosa
,
molto
semplice
.
I
Selva
non
bevevano
vino
mai
.
Il
vino
chiaretto
,
acerbetto
di
Subiaco
non
poteva
che
inasprire
un
uomo
avvezzo
ai
vini
di
Francia
.
La
ragazza
di
Affile
aveva
già
servito
il
caffè
quando
arrivarono
,
a
un
punto
,
don
Clemente
a
piedi
da
Santa
Scolastica
,
Dane
,
il
padre
Salvati
,
e
il
professore
Minucci
in
un
legno
a
due
cavalli
da
Subiaco
.
Ma
don
Clemente
,
ch
'
era
seguito
dal
suo
ortolano
,
vista
la
carrozza
movere
verso
il
cancello
del
villino
e
non
dubitando
che
portasse
gente
a
casa
Selva
,
affrettò
il
passo
perché
Giovanni
e
l
'
ortolano
potessero
vedersi
,
parlarsi
un
minuto
,
prima
della
riunione
.
I
Selva
e
i
loro
tre
commensali
si
erano
levati
da
cena
e
Maria
,
uscendo
,
a
braccio
del
cavalleresco
abate
Marinier
,
sulla
terrazza
,
vide
,
benché
annotasse
già
,
il
benedettino
sul
ripido
sentiero
che
sale
dal
cancello
aperto
sulla
via
pubblica
.
Lo
salutò
dall
'
alto
e
lo
pregò
di
aspettare
,
a
piè
della
scala
,
che
gli
facessero
lume
.
Scese
ella
stessa
col
lume
la
scala
a
chiocciola
,
accennò
a
don
Clemente
di
volergli
parlare
e
diede
un
'
occhiata
significativa
all
'
uomo
che
gli
stava
dietro
le
spalle
.
Don
Clemente
si
voltò
a
costui
,
gli
disse
di
stare
ad
attenderlo
lì
fuori
sotto
le
rubinie
;
e
saliti
,
al
muto
invito
della
signora
,
alcuni
scalini
,
sostò
ad
ascoltarla
.
Ella
gli
parlò
,
frettolosa
,
dei
suoi
tre
ospiti
e
particolarmente
dell
'
abate
Marinier
.
Disse
che
stava
in
pena
per
suo
marito
il
quale
aveva
posto
tanto
amore
e
tanta
fede
nell
'
idea
di
questa
associazione
cattolica
e
ora
si
troverebbe
a
fronte
di
una
inattesa
opposizione
.
Desiderava
che
don
Clemente
lo
sapesse
,
che
fosse
preparato
.
Glielo
diceva
lei
perché
suo
marito
non
poteva
in
quel
momento
lasciare
i
suoi
ospiti
.
E
si
congedava
,
nel
tempo
stesso
,
da
don
Clemente
,
non
avendo
intenzione
,
lei
donna
e
tanto
ignorante
,
di
assistere
alla
seduta
.
Forse
lo
avrebbe
riveduto
fra
pochi
giorni
,
al
monastero
.
Non
era
il
Padre
foresterario
,
egli
?
Ella
verrebbe
forse
fra
tre
o
quattro
giorni
a
Santa
scolastica
con
una
sua
sorella
...
A
questo
punto
la
signora
Selva
alzò
involontariamente
il
lume
per
vedere
meglio
il
suo
interlocutore
in
viso
,
e
subito
se
ne
pentì
come
di
un
mancato
rispetto
a
quell
'
anima
certamente
santa
,
certamente
pari
di
virile
e
verginale
bellezza
all
'
alta
,
snella
persona
,
al
viso
eretto
abitualmente
in
atto
quasi
di
franca
modestia
militare
,
tanto
nobile
nella
fronte
spaziosa
,
negli
occhi
cerulei
chiari
,
spiranti
a
un
punto
dolcezza
femminea
e
maschio
fuoco
.
"
Ci
sarà
pure
"
disse
a
bassa
voce
,
vergognando
di
sé
"
un
'
amica
intima
di
mia
sorella
,
certa
signora
Dessalle
.
"
Don
Clemente
voltò
la
testa
di
scatto
,
e
Maria
n
'
ebbe
il
contraccolpo
,
tremò
.
Era
dunque
lui
!
Egli
le
rivolse
subito
il
viso
da
capo
.
Era
un
po
'
acceso
ma
composto
.
"
Scusi
"
diss
'
egli
"
questa
signora
,
come
si
chiama
?
"
"
Chi
?
La
Dessalle
?
"
"Sì."
"
Si
chiama
Jeanne
.
"
"
Che
età
può
avere
?
"
"
Non
lo
so
.
Tra
i
trenta
e
i
trentacinque
anni
direi
.
"
Adesso
Maria
non
comprendeva
più
.
Il
padre
faceva
queste
domande
con
tanta
indifferente
calma
!
Ne
arrischiò
una
essa
pure
.
"
Lei
la
conosce
,
padre
?
"
Don
Clemente
non
rispose
.
Sopraggiungeva
in
quel
momento
il
povero
gottoso
Dane
,
che
con
grande
stento
si
era
trascinato
su
dal
cancello
a
braccio
del
professore
Minucci
.
Erano
amici
di
casa
l
'
uno
e
l
'
altro
;
la
signora
Selva
fece
loro
un
'
accoglienza
gentile
ma
lievemente
distratta
.
La
seduta
si
tenne
nello
studiolo
di
Giovanni
.
Era
così
piccolo
che
il
bollente
don
Farè
,
non
potendosi
tenere
aperte
le
finestre
per
un
dovuto
riguardo
ai
reumi
di
Dane
,
vi
si
sentiva
soffocare
e
lo
disse
con
la
sua
rudezza
lombarda
.
Gli
altri
finsero
di
non
udire
,
meno
di
Leynì
,
che
gli
accennò
silenziosamente
di
non
insistere
,
e
Giovanni
che
aperse
l
'
uscio
del
corridoio
e
l
'
altro
vicino
che
dal
corridoio
mette
sulla
terrazza
.
Dane
sentì
subito
un
odore
di
bosco
umido
e
bisognò
chiudere
.
Sullo
scrittoio
ardeva
una
vecchia
lampada
a
petrolio
.
Il
professore
Minucci
soffriva
di
occhi
e
chiese
timidamente
un
paralume
,
che
fu
cercato
,
trovato
e
posto
.
Don
Paolo
si
fremette
dentro
:
"
questa
è
un
'
infermeria
!
"
e
anche
il
suo
amico
di
Leynì
,
a
cui
pareva
che
tante
piccole
cure
si
dovessero
in
quel
momento
dimenticare
,
ebbe
uno
spiacevole
senso
di
freddo
.
Lo
ebbe
lo
stesso
Giovanni
ma
riflesso
;
sentì
l
'
impressione
che
del
Dane
e
forse
anche
del
Minucci
doveano
riportare
coloro
,
fra
i
presenti
,
che
non
li
conoscevano
.
Egli
li
conosceva
.
Il
Dane
,
con
tutti
i
suoi
reumi
e
i
nervi
e
i
sessantadue
anni
,
possedeva
,
oltre
al
sapere
grande
,
una
indomita
vigoria
di
spirito
,
un
coraggio
morale
a
tutta
prova
.
Andrea
Minucci
,
malgrado
il
biondo
pelo
rabbuffato
,
gli
occhiali
,
certa
rigidezza
di
movimenti
,
che
gli
davano
un
aspetto
di
erudito
tedesco
,
era
una
giovane
anima
delle
più
ardenti
,
provata
dalla
vita
,
non
effervescente
alla
superficie
come
l
'
anima
del
prete
lombardo
,
ma
chiusa
nel
proprio
fuoco
,
severa
,
probabilmente
più
forte
.
Giovanni
prese
la
parola
con
animo
franco
.
Ringraziò
i
presenti
e
scusò
gli
assenti
,
il
frate
e
il
prete
,
dolendosi
però
molto
che
mancassero
.
Disse
che
a
ogni
modo
la
loro
adesione
era
sicura
e
insistette
sul
valore
di
quest
'
adesione
.
Soggiunse
parlando
più
alto
e
più
lento
,
tenendo
gli
occhi
sull
'
abate
Marinier
,
che
per
ora
stimava
prudente
non
divulgare
niente
né
della
riunione
,
né
delle
deliberazioni
che
vi
si
prendessero
;
e
pregò
tutti
a
considerarsi
legati
al
silenzio
da
un
impegno
di
onore
.
Quindi
espose
l
'
idea
che
aveva
concepita
,
lo
scopo
della
riunione
,
un
po
'
più
diffusamente
che
non
avesse
fatto
a
cena
.
"
E
adesso
"
conchiuse
"
ciascuno
dica
quel
che
pensa
.
"
Seguì
un
silenzio
profondo
.
L
'
abate
Marinier
stava
per
parlare
quando
si
alzò
in
piedi
,
stentatamente
,
Dane
.
Il
suo
pallido
viso
scarno
,
fine
,
pregno
d
'
intelletto
,
era
atteggiato
a
gravità
solenne
.
"
Io
credo
"
diss
'
egli
in
un
italiano
esotico
,
rigido
e
tuttavia
caldo
di
vita
"
che
trovandoci
noi
sul
cominciamento
di
una
comune
azione
religiosa
,
dobbiamo
fare
due
cose
;
subito
!
Prima
cosa
!
Dobbiamo
raccogliere
l
'
anima
nostra
in
Dio
,
silenziosamente
,
ciascuno
la
sua
,
fino
a
sentire
la
presenza
,
in
noi
,
di
Dio
stesso
,
il
desiderio
Suo
stesso
,
nel
nostro
cuore
,
della
Sua
propria
gloria
.
È
questo
che
io
faccio
e
prego
fare
con
me
.
"
Ciò
detto
,
il
professore
Dane
s
'
incrociò
le
braccia
sul
petto
,
piegò
il
capo
,
chiuse
gli
occhi
.
Tutti
si
alzarono
e
,
meno
l
'
abate
Marinier
,
giunsero
le
mani
.
L
'
abate
se
le
raccolse
al
petto
con
un
ampio
gesto
,
abbracciando
l
'
aria
.
Si
poté
udire
un
gemer
dolce
della
lucerna
,
un
passo
al
piano
terreno
.
Marinier
fu
il
primo
a
guardar
sottecchi
se
gli
altri
pregavano
ancora
.
Dane
rialzò
il
capo
e
disse
:
"Amen."
"
Seconda
cosa
!
"
soggiunse
.
"
Noi
ci
proponiamo
di
obbedire
sempre
l
'
autorità
ecclesiastica
legittima
...
"
Don
Paolo
Farè
scattò
.
"
Secondo
!
"
Un
vibrare
di
subiti
pensamenti
,
un
fremere
sordo
di
parole
non
nate
scosse
ogni
persona
.
Dane
disse
lentamente
:
"
esercitata
con
le
debite
norme
.
"
Quel
moto
discese
a
un
mormorio
di
consenso
,
posò
.
Dane
riprese
:
"
Ancora
questo
!
Mai
non
sarà
odio
né
su
nostro
labbro
,
né
in
nostro
petto
verso
nessuno
!
"
Don
Paolo
scattò
da
capo
.
"
Odio
no
ma
sdegno
sì
!
Circumspiciens
eos
cum
ira
!
"
"
Sì
"
disse
don
Clemente
con
la
sua
dolce
voce
velata
"
quando
avremo
edificato
Cristo
in
noi
,
quando
sentiremo
una
collera
di
puro
amore
.
"
Don
Paolo
,
che
gli
stava
vicino
,
non
rispose
niente
,
lo
guardò
con
le
lagrime
agli
occhi
,
gli
afferrò
una
mano
per
baciargliela
.
Il
benedettino
la
ritrasse
spaventato
,
tutto
una
fiamma
in
viso
.
"
E
non
edificheremo
Cristo
in
noi
"
disse
Giovanni
,
commosso
anche
lui
,
felice
di
quel
mistico
soffio
che
gli
pareva
spirare
nell
'
adunanza
"
se
non
purificheremo
nell
'
amore
le
nostre
idee
di
riforma
;
se
,
quando
venisse
il
momento
di
operare
,
non
ci
purificheremo
prima
le
mani
e
gli
strumenti
.
Questo
sdegno
,
questa
ira
che
Lei
,
don
Paolo
,
dice
,
è
una
grande
potenza
del
Maligno
sopra
di
noi
,
appunto
perché
ha
un
'
apparenza
e
qualche
volta
,
come
nei
Santi
,
una
sostanza
di
bontà
.
In
noi
è
quasi
sempre
vera
inimicizia
perché
non
sappiamo
amare
.
La
preghiera
a
me
più
cara
dopo
il
Pater
noster
è
la
preghiera
dell
'
Unità
,
la
preghiera
che
ci
unisce
allo
spirito
di
Cristo
quando
prega
il
Padre
così
:
"
ut
et
ipsi
in
nobis
unum
sint
.
"
Abbiamo
sempre
il
desiderio
e
la
speranza
dell
'
unità
in
Dio
con
i
fratelli
che
sono
divisi
da
noi
nelle
idee
.
E
adesso
,
dunque
,
dite
se
accettate
la
proposta
di
fondare
l
'
associazione
che
io
vi
propongo
.
Prima
discutete
questo
e
poi
,
se
la
proposta
è
accettata
,
si
vedrà
in
qual
modo
sia
da
porla
in
atto
.
"
Don
Paolo
esclamò
impetuosamente
che
il
principio
nemmanco
era
da
discutere
e
Minucci
osservò
in
tono
sommesso
che
lo
scopo
della
riunione
era
stato
conosciuto
da
tutti
i
presenti
prima
d
'
intervenire
,
che
perciò
,
intervenendo
,
essi
lo
avevano
implicitamente
approvato
,
avevano
implicitamente
consentito
di
legarsi
per
un
'
azione
comune
,
salvo
appunto
a
decidere
sui
modi
e
le
forme
.
L
'
abate
Marinier
chiese
di
parlare
.
"
Me
ne
rincresce
veramente
"
diss
'
egli
sorridendo
,
"
ma
per
legarmi
io
non
ho
portato
con
me
il
menomo
filo
.
Io
sono
pure
di
coloro
che
vedono
molte
cose
andar
male
nella
Chiesa
e
tuttavia
,
quando
il
signor
Selva
mi
ha
bene
spiegato
,
prima
a
cena
e
ora
qui
,
la
sua
idea
che
non
avevo
bene
compresa
dal
mio
amico
professore
Dane
,
mi
si
sono
affacciate
obbiezioni
che
credo
serie
.
"
"
Già
"
pensò
Minucci
che
aveva
udito
parlare
di
certe
ambizioni
del
Marinier
"
se
vuoi
far
carriera
non
ti
devi
mettere
con
noi
.
"
E
soggiunse
forte
:
"
Dica
!
"
"
In
primo
luogo
,
signori
"
cominciò
il
fine
abate
"
mi
pare
che
abbiate
principiato
dalla
seconda
riunione
.
Dirò
con
un
rispetto
grande
che
voi
mi
parete
bravissime
persone
,
le
quali
si
mettano
festosamente
a
sedere
per
giuocare
insieme
alle
carte
,
e
non
possono
andare
avanti
perché
uno
ha
le
carte
italiane
,
un
altro
le
francesi
,
un
altro
le
tedesche
e
non
s
'
intendono
.
Io
ho
udito
parlare
di
idee
comuni
,
ma
forse
vi
ha
fra
noi
piuttosto
una
comunanza
di
idee
negative
.
Noi
siamo
d
'
accordo
,
probabilmente
,
in
questo
,
che
la
Chiesa
Cattolica
è
venuta
somigliando
a
un
tempio
antichissimo
di
grande
semplicità
originaria
,
di
grande
spiritualità
,
che
il
seicento
,
il
settecento
e
l
'
ottocento
hanno
infarcito
di
pasticci
.
Forse
i
più
maligni
di
voi
diranno
pure
che
vi
si
parla
forte
solamente
una
lingua
morta
,
che
le
lingue
vive
appena
vi
si
possono
parlare
piano
e
che
il
sole
vi
prende
alle
finestre
un
colore
falso
.
Ma
io
non
posso
credere
che
siamo
poi
tutti
d
'
accordo
nella
qualità
e
nella
quantità
dei
rimedii
.
Prima
dunque
di
iniziare
questa
frammassoneria
cattolica
,
io
credo
che
vi
converrebbe
intendervi
circa
le
riforme
.
Dirò
di
più
;
io
credo
che
anche
quando
fosse
fra
voi
un
pienissimo
accordo
nelle
idee
,
io
non
vi
consiglierei
di
legarvi
con
un
vincolo
sensibile
come
propone
il
signor
Selva
.
La
mia
obbiezione
è
di
una
natura
molto
delicata
.
Voi
pensate
certo
di
poter
navigare
sicuri
sott
'
acqua
come
pesci
cauti
,
e
non
pensate
che
un
occhio
acuto
di
Sommo
Pescatore
o
vice
-
Pescatore
vi
può
scoprire
benissimo
e
un
buon
colpo
di
fiocina
cogliere
.
Ora
io
non
consiglierei
mai
ai
pesci
più
fini
,
più
saporiti
,
più
ricercati
,
di
legarsi
insieme
.
Voi
capite
cosa
può
succedere
quando
uno
è
colto
e
tirato
su
.
E
,
voi
lo
sapete
bene
,
il
grande
Pescatore
di
Galilea
metteva
i
pesciolini
nel
suo
vivaio
,
ma
il
grande
Pescatore
di
Roma
li
frigge
.
"
"
Questa
è
buona
!
"
fece
don
Paolo
con
un
sussulto
di
riso
.
Gli
altri
tacevano
,
gelidi
.
L
'
abate
continuò
:
"
Non
credo
poi
che
con
questa
lega
possiate
far
niente
di
buono
.
Le
associazioni
fanno
progredire
forse
i
salari
,
forse
le
industrie
,
forse
i
commerci
;
la
scienza
e
la
verità
,
no
.
Le
riforme
si
faranno
un
giorno
,
perché
le
idee
sono
più
forti
degli
uomini
e
camminano
;
ma
voi
,
armandole
in
guerra
e
facendole
marciare
per
compagnie
,
le
esporrete
a
un
fuoco
terribile
che
le
arresterà
per
un
pezzo
.
Sono
gl
'
individui
,
i
Messia
,
che
fanno
progredire
la
scienza
e
la
religione
.
Vi
è
un
Santo
fra
voi
?
Oppure
sapete
dove
prenderlo
?
Prendetelo
e
mandatelo
avanti
.
Parola
ardente
,
grande
carità
,
due
o
tre
piccoli
miracoli
,
suggeritegli
quello
che
deve
dire
e
il
vostro
Messia
farà
più
che
tutti
voi
insieme
.
"
L
'
abate
tacque
e
Giovanni
prese
la
parola
.
"
Forse
il
signor
abate
"
diss
'
egli
"
non
ha
potuto
formarsi
ancora
un
giusto
concetto
della
unione
che
noi
desideriamo
.
Noi
ci
siamo
associati
testé
in
una
preghiera
silenziosa
e
intensa
,
cercando
di
tenerci
uniti
nella
Presenza
Divina
.
Questo
indica
il
carattere
della
nostra
unione
.
Considerando
i
mali
che
affliggono
la
Chiesa
,
i
quali
,
in
sostanza
,
sono
disaccordi
del
suo
elemento
mutabile
umano
con
il
suo
elemento
immutabile
di
Verità
Divina
,
noi
ci
vogliamo
unire
in
Dio
Verità
col
desiderio
ch
'
Egli
tolga
questi
disaccordi
;
e
vogliamo
sentirci
uniti
.
Una
tale
unione
non
ha
bisogno
di
intelligenze
circa
idee
particolari
,
benché
alcuni
di
noi
ne
abbiamo
alquante
di
comuni
.
Noi
non
pensiamo
di
promuovere
un
'
azione
collettiva
né
pubblica
né
privata
per
attuare
una
riforma
o
l
'
altra
.
Io
sono
abbastanza
vecchio
per
ricordare
i
tempi
del
dominio
austriaco
.
Se
i
patrioti
lombardi
e
veneti
si
raccoglievano
allora
a
parlare
di
politica
,
non
era
mica
sempre
per
congiure
,
per
atti
di
rivoluzione
;
era
per
comunicarsi
notizie
,
per
conoscersi
,
per
tener
viva
la
fiamma
dell
'
idea
.
È
questo
che
noi
vogliamo
fare
nel
campo
religioso
.
Lo
creda
il
signor
abate
Marinier
,
quell
'
accordo
negativo
ch
'
egli
diceva
può
bastare
benissimo
.
Facciamo
che
si
allarghi
,
che
abbracci
la
maggioranza
dei
fedeli
intelligenti
,
che
salga
nella
gerarchia
;
vedrà
che
gli
accordi
positivi
vi
matureranno
dentro
occultamente
come
semi
vitali
dentro
la
spoglia
caduca
del
frutto
.
Sì
,
basta
un
accordo
negativo
.
Basta
di
sentire
che
la
Chiesa
di
Cristo
soffre
,
per
unirci
nell
'
amore
di
nostra
Madre
e
almeno
pregare
per
essa
,
noi
e
i
nostri
fratelli
che
,
come
noi
,
la
sentono
soffrire
!
Che
ne
dice
,
signor
abate
?
"
L
'
abate
mormorò
con
un
lievissimo
sorriso
:
"
C
'
est
beau
mais
ce
n
'
est
pas
la
logique
.
"
Don
Paolo
scattò
:
"
Ma
che
logica
!
"
"
Ah
!
"
rispose
il
Marinier
con
una
maligna
faccia
compunta
.
"
Se
rinunciate
alla
logica
...
!
"
Don
Paolo
,
tutto
acceso
,
era
per
protestare
ma
il
professore
Dane
gli
accennò
di
chetarsi
.
"
Noi
non
vogliamo
rinunciare
alla
logica
"
diss
'
egli
.
"
Solamente
non
è
facile
misurare
il
valore
logico
di
una
conclusione
in
materia
di
sentimento
,
di
amore
,
di
fede
,
come
è
facile
misurare
il
valore
logico
di
una
conclusione
in
materia
di
geometria
.
Nella
materia
nostra
il
procedimento
logico
è
occulto
.
Certo
il
mio
caro
amico
Marinier
,
una
delle
menti
acutissime
che
io
conosco
,
non
ha
voluto
dire
questa
cosa
in
risposta
al
mio
caro
amico
Selva
,
che
quando
una
persona
molto
amata
da
noi
cade
inferma
,
è
necessario
a
noi
di
accordarci
sulla
cura
che
le
faremo
,
prima
di
correre
insieme
al
suo
letto
!
"
"
Queste
sono
bellissime
figure
"
disse
l
'
abate
Marinier
alquanto
vivacemente
.
"
Ma
sapete
bene
che
le
similitudini
non
sono
argomenti
!
"
Don
Clemente
,
che
stava
in
piedi
nell
'
angolo
tra
l
'
uscio
del
corridoio
e
la
finestra
,
e
il
professore
Minucci
seduto
presso
a
lui
,
fecero
atto
di
parlare
.
Subito
si
arrestarono
,
volendo
ciascuno
dei
due
cedere
la
parola
all
'
altro
.
Selva
propose
che
prima
parlasse
il
monaco
.
Tutti
guardarono
a
quel
nobile
viso
di
arcangelo
,
arrossente
ma
eretto
.
Don
Clemente
esitò
un
poco
,
e
quindi
parlò
con
la
sua
voce
soffice
,
velata
di
modestia
:
"
Il
signor
abate
Marinier
ha
detto
una
cosa
che
io
credo
molto
vera
.
Ha
detto
:
ci
vuole
un
Santo
.
Io
pure
lo
credo
.
Chi
sa
?
Io
non
dispero
che
possa
già
esistere
.
"
"
Lui
"
mormorò
don
Paolo
.
"
Ora
"
proseguì
don
Clemente
"
io
vorrei
dire
al
signor
abate
Marinier
:
siamo
in
qualche
maniera
i
profeti
di
questo
Santo
,
di
questo
Messia
,
prepariamo
le
sue
vie
,
che
poi
significa
solo
far
sentire
universalmente
il
bisogno
di
un
rinnovamento
di
tutto
che
nella
religione
nostra
è
veste
,
non
corpo
della
verità
,
anche
se
questo
rinnovamento
sarà
doloroso
per
certe
coscienze
.
Ingemiscit
et
parturit
!
E
far
sentire
tutto
ciò
stando
sopra
un
terreno
assolutamente
cattolico
,
aspettando
le
nuove
leggi
dalle
autorità
vecchie
,
dimostrando
però
che
se
non
si
cambiano
le
vesti
portate
da
tanto
tempo
,
fra
tante
intemperie
,
nessuna
persona
civile
si
avvicinerà
più
a
noi
,
e
Dio
non
voglia
che
molti
di
noi
le
svestano
senza
permesso
,
per
un
disgusto
insopportabile
.
Vorrei
anche
dire
al
signor
abate
Marinier
,
se
me
lo
permette
:
non
abbiamo
troppi
timori
umani
!
"
Un
mormorio
caldo
di
assenso
gli
rispose
e
Minucci
scattò
tutto
vibrante
.
Mentre
parlava
l
'
abate
Marinier
,
di
Leynì
e
Selva
lo
avevano
visto
bollire
accigliato
;
e
appunto
Giovanni
,
che
conosceva
il
carattere
fiero
di
quel
mistico
asceta
,
si
era
proposto
,
facendo
parlare
prima
don
Clemente
,
di
dargli
tempo
a
chetarsi
.
Egli
scattò
.
La
parola
non
gli
veniva
fluida
,
gli
si
rompeva
per
soverchio
impeto
,
e
rotta
gli
sgorgava
dal
labbro
a
ondate
,
precisa
,
però
,
e
potente
nel
vigoroso
accento
romano
:
"
Ecco
!
Non
abbiamo
timori
umani
!
Noi
vogliamo
cose
troppo
grandi
e
le
vogliamo
troppo
fortemente
per
avere
timori
umani
!
Noi
vogliamo
comunicare
nel
Cristo
vivo
,
quanti
sentiamo
che
il
concetto
della
Via
,
della
Verità
e
della
Vita
si
...
si
...
si
...
-
si
dilata
,
ecco
,
si
dilata
nel
nostro
cuore
,
nella
nostra
mente
!
E
rompe
tante
-
come
dirò
?
-
vecchie
fasce
di
formole
che
ci
stringono
,
che
ci
soffocano
,
che
soffocherebbero
la
Chiesa
,
se
la
Chiesa
fosse
mortale
!
Noi
vogliamo
comunicare
nel
Cristo
vivente
,
quanti
abbiamo
sete
-
sete
,
signor
abate
Marinier
!
Sete
!
Sete
!
-
che
la
nostra
fede
,
se
perde
di
estensione
,
cresca
di
intensità
-
a
cento
doppi
,
cresca
,
viva
Dio
!
-
e
possa
radiare
fuori
di
noi
,
e
possa
,
dico
,
purificare
come
il
fuoco
,
prima
il
pensiero
e
poi
l
'
azione
cattolica
-
ecco
.
Noi
vogliamo
comunicare
nel
Cristo
vivente
quanti
sentiamo
ch
'
Egli
prepara
una
lenta
ma
immensa
trasformazione
religiosa
per
opera
di
profeti
e
di
Santi
,
la
quale
si
opererà
con
sacrificio
,
con
dolore
,
con
divisione
di
cuori
;
quanti
sentiamo
che
i
profeti
sono
sacri
al
soffrire
e
che
queste
cose
non
ci
vengono
rivelate
dalla
carne
o
dal
sangue
ma
dall
'
Iddio
vivo
nelle
anime
nostre
!
Comunicare
,
vogliamo
,
tutti
,
di
ogni
paese
,
ordinare
la
nostra
azione
.
Massoneria
Cattolica
?
Sì
,
Massoneria
delle
Catacombe
.
Lei
teme
,
signor
abate
?
Teme
che
si
taglino
tante
teste
con
un
colpo
solo
?
Io
dirò
:
dov
'
è
la
scure
per
un
tal
colpo
?
Uno
alla
volta
tutti
si
possono
colpire
:
oggi
il
professore
Dane
,
ad
esempio
,
domani
don
Farè
,
posdomani
qui
il
padre
;
ma
il
giorno
in
cui
quella
fantastica
fiocina
del
signor
abate
Marinier
pescasse
,
attaccati
a
un
filo
,
laici
di
grido
,
preti
,
frati
,
vescovi
,
cardinali
fors
'
anche
,
quale
sarà
,
ditemi
,
il
pescatore
,
piccolo
o
grande
,
che
non
lascerà
cadere
nell
'
acqua
,
spaventato
,
la
fiocina
e
ogni
cosa
?
-
Ma
poi
mi
perdoni
,
signor
abate
,
se
io
dico
a
Lei
e
ai
prudenti
come
Lei
:
dov
'
è
la
vostra
fede
?
Esiterete
voi
,
per
paura
di
Pietro
,
a
servire
Cristo
?
Uniamoci
contro
il
fanatismo
che
lo
ha
crocifisso
e
che
avvelena
ora
la
Sua
Chiesa
e
se
ne
avremo
a
soffrire
,
ringraziamone
il
Padre
:
"
beati
estis
cum
persecuti
vos
fuerint
et
dixerint
omne
malum
adversum
vos
,
mentientes
,
propter
me
.
"
Don
Paolo
Farè
saltò
in
piedi
e
abbracciò
l
'
oratore
.
Di
Leynì
si
affisava
in
lui
con
occhi
accesi
di
entusiasmo
.
Dane
,
Selva
,
don
Clemente
,
l
'
altro
frate
tacevano
,
imbarazzati
,
sentendo
,
specie
i
tre
ecclesiastici
,
che
Minucci
era
trascorso
troppo
,
che
le
sue
frasi
sulla
estensione
e
la
intensità
della
fede
,
sul
timore
di
Pietro
,
non
erano
misurate
,
che
tutta
l
'
intonazione
del
suo
discorso
era
stata
troppo
bellicosa
e
non
si
accordava
né
col
mistico
esordio
di
Dane
né
con
le
parole
usate
da
Selva
a
delineare
il
carattere
dell
'
unione
proposta
.
L
'
abate
di
Ginevra
non
aveva
levato
un
momento
dal
viso
di
Minucci
,
mentr
'
egli
parlava
,
i
suoi
piccoli
occhi
brillanti
.
Guardò
l
'
amplesso
di
don
Paolo
con
un
misto
d
'
ironia
e
di
pietà
,
poi
si
alzò
in
piedi
:
"
Sta
bene
"
diss
'
egli
.
"
Io
non
so
se
il
mio
amico
Dane
in
particolare
divida
le
opinioni
del
signore
.
Veramente
ne
dubito
un
poco
.
Il
signore
ha
nominato
Pietro
.
Ecco
,
mi
pare
che
qui
ci
si
dispone
a
uscire
dalla
barca
di
Pietro
sperando
forse
di
camminare
sopra
le
onde
.
Io
dico
umilmente
che
non
ho
fede
abbastanza
e
andrei
subito
al
fondo
.
Io
intendo
di
restare
nella
barca
e
forse
tutt
'
al
più
adoperarvi
qualche
piccolo
remo
secondo
la
mia
intenzione
,
perché
,
come
ha
detto
il
signore
,
sono
molto
pauroso
.
È
dunque
necessario
che
ci
separiamo
e
non
mi
resta
che
a
domandarvi
perdono
di
essere
venuto
.
Ho
anche
bisogno
di
una
piccola
passeggiata
per
la
mia
vile
digestione
.
-
"
Caro
amico
"
soggiunse
rivolgendosi
a
Dane
"
ci
ritroveremo
all
'Aniene."
E
mosse
verso
Selva
con
la
mano
stesa
,
per
accomiatarsi
.
Subito
gli
furono
tutti
attorno
,
meno
don
Paolo
e
Minucci
,
per
non
lasciarlo
partire
.
Egli
insisteva
tranquillo
,
arrestava
ora
con
un
gelido
sorrisetto
,
ora
con
una
parolina
graziosamente
sarcastica
,
ora
con
un
gesto
elegante
gli
assalitori
troppo
veementi
.
Di
Leynì
si
voltò
a
Farè
,
gli
accennò
di
unirsi
agli
altri
;
ma
il
focoso
don
Paolo
gli
rispose
con
una
violenta
spallata
,
con
una
smorfia
di
fastidio
.
Intanto
dal
gruppo
che
attorniava
il
Marinier
una
voce
toscana
si
alzò
sopra
le
altre
:
"
Stia
bono
!
Non
si
è
ancora
deciso
niente
!
Aspetti
!
Io
non
ho
ancora
detto
la
mia
!
"
Era
il
padre
Salvati
,
scolopio
,
che
aveva
parlato
;
un
vecchio
dai
capelli
candidi
,
dal
volto
rubizzo
,
dagli
occhi
vivaci
.
"
Non
si
è
ancora
deciso
niente
!
"
ripeté
.
"
Io
,
per
esempio
,
per
l
'
unione
ci
sto
ma
io
vorrei
una
cosa
e
i
discorsi
che
si
son
fatti
me
ne
arieggiano
un
'
altra
.
Progresso
intellettuale
,
sta
bene
;
rinnovamento
delle
formole
della
fede
secondo
vogliono
i
tempi
,
sta
bene
;
riforma
cattolica
,
benissimo
!
Io
sto
con
Raffaello
Lambruschini
,
che
era
un
grand
'
omo
;
io
sto
con
i
Pensieri
di
un
solitario
;
ma
per
il
signor
professore
Minucci
il
carattere
della
riforma
mi
pare
che
avrebbe
a
essere
sopra
tutto
intellettuale
e
questo
,
scusate
...
"
Qui
Dane
alzò
la
sua
bianca
,
piccola
mano
di
dama
.
"
Permetta
,
padre
"
diss
'
egli
.
"
Il
mio
caro
amico
Marinier
vede
che
si
ritorna
a
discutere
.
Io
lo
prego
di
rimettersi
a
sedere
.
"
L
'
abate
levò
un
poco
le
ciglia
in
su
,
mise
un
sospiro
scettico
e
obbedì
.
Gli
altri
sedettero
pure
,
soddisfatti
.
Non
si
fidavano
della
discrezione
dell
'
abate
,
sarebbe
stato
un
grosso
guaio
ch
'
egli
fosse
partito
ab
irato
.
Il
padre
Salvati
riprese
a
parlare
.
Egli
era
contrario
a
che
s
'
imprimesse
al
movimento
riformista
un
carattere
sopra
tutto
intellettuale
,
non
tanto
per
il
pericolo
di
Roma
quanto
per
il
pericolo
di
turbare
nella
loro
fede
semplice
una
quantità
immensa
di
anime
tranquille
.
Voleva
che
l
'
Unione
si
proponesse
anzi
tutto
una
grande
opera
morale
,
il
richiamo
dei
credenti
alla
pratica
della
parola
evangelica
.
Illuminare
i
cuori
era
secondo
lui
il
primo
dovere
di
uomini
,
che
aspiravano
a
illuminare
gl
'
intelletti
.
Evidentemente
non
importava
tanto
di
trasformare
secondo
un
ossequio
razionale
la
fede
cattolica
nella
Bibbia
,
quanto
di
rendere
effettiva
la
fede
cattolica
nella
parola
di
Cristo
.
Bisognava
dimostrare
che
generalmente
dai
fedeli
si
onora
Cristo
con
le
labbra
ma
che
il
cuore
del
popolo
è
lontano
da
lui
;
dimostrare
quanto
posto
sia
lasciato
agli
egoismi
da
certe
pietà
fervorose
che
credono
santificarsi
...
Qui
don
Paolo
e
Minucci
brontolarono
:
"
Questo
non
c
'entra."
Il
Salvati
esclamò
che
c
'
entrava
benissimo
e
che
avessero
la
bontà
di
aspettare
.
Continuò
a
dire
di
un
pervertimento
generale
nel
concetto
del
dovere
cristiano
intorno
alla
ricerca
e
all
'
uso
della
ricchezza
,
pervertimento
difficilissimo
a
raddrizzare
perché
indurato
da
secoli
e
secoli
nelle
coscienze
cristiane
con
la
piena
complicità
del
clero
.
"
Il
tempo
,
signori
"
esclamò
il
vecchio
frate
"
domanda
un
'
azione
francescana
.
Ora
io
non
ne
vedo
segno
.
Vedo
antichi
Ordini
religiosi
che
non
hanno
più
forza
di
agire
sulla
Società
.
Vedo
una
Democrazia
Cristiana
amministrativa
e
politica
che
non
ha
lo
spirito
di
S
.
Francesco
,
che
non
ama
la
santa
Povertà
.
Vedo
una
società
di
studi
francescani
;
trastulli
intellettuali
!
Io
intenderei
che
noi
si
provvedesse
all
'
azione
francescana
.
Dico
se
si
vuole
una
riforma
cattolica
!
"
"
Ma
come
?
"
domandò
Farè
.
Minucci
brontolò
seccato
:
"
Non
è
questo
.
"
Selva
sentiva
disgregarsi
le
anime
che
si
erano
unite
in
un
primo
slancio
.
Sentiva
che
Dane
,
Minucci
,
probabilmente
anche
Farè
,
intendevano
,
com
'
egli
stesso
intendeva
,
iniziare
un
movimento
intellettuale
e
che
quella
divampata
francescana
era
venuta
fuor
di
tempo
e
fuor
di
luogo
.
Era
tanto
più
inopportuna
quanto
più
calda
di
verità
viva
.
Perché
molta
verità
c
'
era
senza
dubbio
nelle
parole
del
padre
Salvati
,
egli
lo
riconosceva
,
egli
che
si
era
più
volte
dibattuto
nel
pensiero
il
dubbio
se
non
convenisse
promovere
,
per
il
bene
della
Chiesa
un
'
azione
piuttosto
morale
che
intellettuale
.
Ma
egli
non
sentiva
in
sé
le
attitudini
all
'
apostolato
francescano
e
non
le
vedeva
negli
amici
suoi
,
neppure
nel
più
ardente
,
Luigi
Minucci
,
un
solitario
,
un
asceta
schivo
della
folla
come
lui
,
Selva
.
Le
ragioni
del
Salvati
valevano
a
guastare
e
non
a
edificare
.
Giovanni
sentiva
segrete
ironie
andare
al
Marinier
e
anche
al
Dane
,
di
cui
si
conoscevano
i
gusti
poco
francescani
,
il
palato
difficile
,
i
nervi
delicati
,
gli
affetti
dati
a
cagnolini
e
a
pappagalli
.
Se
si
voleva
riescire
a
qualche
cosa
,
conveniva
correre
al
riparo
.
"
Mi
perdoni
"
diss
'
egli
"
il
carissimo
padre
Salvati
se
io
gli
osservo
che
il
suo
discorso
,
tanto
caldo
di
spirito
cristiano
,
è
intempestivo
.
Mi
pare
ch
'
egli
consenta
con
noi
nel
desiderio
di
una
riforma
cattolica
.
Stasera
non
è
davanti
a
noi
che
una
proposta
;
quella
di
promuovere
una
specie
di
Lega
fra
quanti
hanno
lo
stesso
desiderio
.
Ora
decidiamo
questo
!
"
Lo
scolopio
non
si
arrese
.
Non
poteva
comprendere
una
Lega
inattiva
,
e
un
'
azione
secondo
le
idee
degli
intellettuali
non
gli
piaceva
.
L
'
abate
ginevrino
esclamò
:
"
Je
l
'
avais
bien
dit
!
"
E
si
alzò
per
andarsene
davvero
,
stavolta
.
Selva
non
lo
permise
,
propose
di
sciogliere
la
seduta
,
pensando
di
richiamare
l
'
indomani
o
più
tardi
il
professore
Dane
,
Minucci
,
di
Leynì
,
Farè
.
Con
Salvati
non
c
'
era
niente
a
fare
,
ed
era
meglio
lasciar
partire
Marinier
dandogli
a
credere
che
tutto
fosse
andato
a
monte
.
Minucci
indovinò
il
suo
pensiero
e
tacque
,
l
'
inconsiderato
don
Paolo
non
capì
nulla
e
strepitò
che
si
doveva
deliberare
,
votare
subito
.
Selva
,
e
per
ossequio
a
Selva
,
di
Leynì
,
lo
fecero
aspettare
.
Fremeva
,
però
;
fremeva
contro
lo
svizzero
,
sopra
tutto
.
Dane
e
don
Clemente
erano
poco
soddisfatti
,
quale
per
una
ragione
,
quale
per
un
'
altra
.
Dane
era
molto
irritato
in
cuor
suo
contro
Marinier
e
si
doleva
di
averlo
portato
con
sé
;
don
Clemente
avrebbe
voluto
dire
che
le
parole
del
padre
Salvati
erano
state
molto
belle
e
sante
e
non
intempestive
perché
anzi
era
bene
che
ciascuno
lavorasse
giusta
la
vocazione
propria
,
gl
'
intellettuali
per
una
via
,
i
francescani
per
un
'
altra
.
Colui
che
chiama
provvederebbe
a
coordinare
l
'
azione
dei
chiamati
;
le
diverse
vocazioni
potevano
benissimo
stare
insieme
nella
Lega
.
Avrebbe
voluto
dire
così
ma
non
fu
pronto
,
lasciò
passare
il
momento
,
anche
per
verecondia
intellettuale
,
per
paura
di
non
dir
bene
,
per
un
riguardo
verso
Selva
,
che
desiderava
evidentemente
di
troncare
.
E
fu
troncato
,
tutti
si
alzarono
,
uscirono
sulla
terrazzina
,
meno
Dane
e
Giovanni
.
L
'
abate
Marinier
intendeva
recarsi
l
'
indomani
a
Santa
Scolastica
e
al
Sacro
Speco
;
poi
,
forse
,
ritornare
a
Roma
per
Olevano
e
Palestrina
,
una
via
nuova
per
lui
.
Chi
gliela
poteva
indicare
di
lì
?
Gliela
indicò
don
Clemente
.
Era
la
stessa
che
aveva
percorso
venendo
da
Subiaco
.
Passava
lì
sotto
,
valicava
l
'
Aniene
poco
più
a
sinistra
,
sul
ponte
di
S
.
Mauro
,
volgeva
a
destra
,
saliva
verso
i
monti
Affilani
,
là
di
fronte
.
L
'
aria
veniva
,
odorata
di
boschi
,
dalla
gola
stretta
ond
'
esce
il
fiume
sonoro
sotto
i
Conventi
.
Il
cielo
era
coperto
,
salvo
sul
Francolano
.
Là
sopra
il
gran
monte
nero
tremolavano
due
stelle
.
Minucci
le
mostrò
a
di
Leynì
.
"
Guardi
"
diss
'
egli
"
quelle
due
stelline
come
sfavillano
!
Dante
le
direbbe
le
fiammelle
di
San
Benedetto
e
di
Santa
Scolastica
che
sfavillano
vedendo
nell
'
ombra
un
'
anima
simile
ad
esse
.
"
"
Voi
parlate
di
Santi
?
"
fece
Marinier
,
accostandosi
.
"
Io
ho
domandato
poco
fa
se
avete
un
Santo
e
vi
ho
augurato
di
possederne
uno
.
Queste
sono
figure
oratorie
,
perché
so
bene
che
non
lo
avete
.
Se
lo
aveste
,
il
vostro
Santo
sarebbe
subito
ammonito
dalla
questura
o
spedito
in
China
dalla
Chiesa
.
"
"
Ebbene
?
"
rispose
di
Leynì
"
E
se
fosse
ammonito
?
"
"
Se
fosse
ammonito
oggi
,
sarebbe
imprigionato
domani
.
"
"
Ebbene
?
"
replicò
il
giovane
.
"
E
S
.
Paolo
,
signor
abate
?
"
"
Eh
,
mio
caro
,
S
.
Paolo
,
S
.
Paolo
...
!
"
Con
questa
reticenza
l
'
abate
Marinier
intendeva
probabilmente
dire
che
S
.
Paolo
era
S
.
Paolo
.
L
'
altro
pensò
invece
che
Marinier
era
Marinier
.
Don
Clemente
osservò
che
neppure
tutti
i
Santi
si
potevano
mandare
in
China
.
Perché
non
sarebbe
laico
il
futuro
Santo
?
"
Questo
lo
credo
"
esclamò
il
padre
Salvati
.
Invece
l
'
entusiasta
don
Faré
si
teneva
certo
che
sarebbe
Sommo
Pontefice
.
L
'
abate
rise
.
"
Idea
semplice
ed
eccellente
"
diss
'
egli
.
"
Ma
io
sento
la
carrozza
che
viene
a
pigliarci
,
Dane
,
me
e
chi
vuol
venire
con
noi
a
Subiaco
;
per
cui
vado
a
congedarmi
dal
signor
Selva
.
"
Si
chinò
dal
parapetto
a
cogliere
una
frondetta
dell
'
olivo
piantato
nel
terrazzo
del
piano
inferiore
.
"
Dovrò
presentargli
questo
"
disse
.
"
E
anche
a
Loro
signori
"
soggiunse
con
un
gesto
grazioso
,
sorridendo
.
E
uscì
della
terrazza
.
Si
udì
infatti
,
giù
nella
strada
,
il
rumore
di
un
legno
a
due
cavalli
che
,
venendo
da
Subiaco
,
girò
lo
scoglio
sul
quale
la
villetta
è
assisa
e
si
fermò
davanti
al
cancello
.
Pochi
momenti
dopo
vennero
nella
terrazza
Maria
Selva
e
Dane
col
suo
gran
pastrano
e
il
grandissimo
cappello
nero
a
cencio
.
Seguivano
Giovanni
e
l
'
abate
.
"
Chi
viene
con
noi
?
"
disse
Dane
.
Nessuno
parlò
.
S
'
intesero
,
sul
rumore
fondo
dell
'
Aniene
,
voci
e
passi
che
salivano
dal
cancello
verso
la
villa
.
Minucci
che
stava
sull
'
angolo
di
levante
della
terrazza
,
guardò
e
disse
:
"
Signore
.
Due
signore
.
"
Maria
trasalì
.
"
Due
signore
?
"
diss
'
ella
.
Balzò
al
parapetto
,
vide
due
figure
chiare
che
salivano
lentamente
,
facevano
allora
la
prima
svolta
del
ripido
viottolo
.
Non
era
possibile
distinguerne
le
forme
,
erano
ancora
troppo
giù
e
faceva
troppo
scuro
.
Giovanni
osservò
che
probabilmente
si
trattava
di
persone
dirette
al
primo
piano
,
a
visitare
i
padroni
di
casa
.
Il
professore
Dane
sorrise
misteriosamente
.
"
Potrebbero
venire
anche
al
secondo
"
diss
'
egli
.
Maria
esclamò
:
"
Lei
sa
qualche
cosa
!
"
e
gridò
abbasso
:
"
Noemi
!
est
-
ce
vous
?
"
La
voce
limpida
di
Noemi
rispose
:
"
Oui
,
c
'
est
nous
!
"
Si
udì
un
'
altra
voce
femminile
dirle
forte
:
"
Che
bambina
!
Dovevi
tacere
!
"
Maria
mise
un
piccolo
grido
di
gioia
e
disparve
,
corse
giù
per
la
scala
a
chiocciola
.
"
Lei
sapeva
,
professore
Dane
?
"
fece
Selva
.
Sì
,
Dane
sapeva
,
aveva
veduto
a
Roma
la
signora
Dessalle
,
conosciuta
da
lui
nella
sua
villa
del
Veneto
,
nella
villa
degli
affreschi
del
Tiepolo
.
Suo
fratello
,
il
signor
Carlino
Dessalle
,
era
rimasto
a
Firenze
.
Lei
e
la
signorina
d
'
Arxel
volevano
fare
una
sorpresa
,
gli
avevano
proibito
di
parlare
.
Il
nome
Dessalle
richiamò
alla
mente
di
Selva
,
in
un
baleno
,
quello
cui
subito
non
aveva
pensato
,
la
presenza
di
don
Clemente
,
il
dubbio
che
fosse
lui
l
'
amante
scomparso
di
quella
signora
,
la
necessità
di
evitare
un
incontro
che
poteva
essere
terribile
per
l
'
una
e
per
l
'
altro
.
Del
colloquio
fra
sua
moglie
e
il
padre
egli
non
sapeva
,
naturalmente
.
Intanto
si
udì
Maria
scender
di
corsa
il
sentiero
,
poi
suonare
le
esclamazioni
e
i
saluti
festosi
.
Dane
,
inquieto
per
la
troppo
lunga
fermata
sulla
terrazza
,
propose
di
scendere
.
Quelle
signore
si
erano
certo
servite
della
carrozza
che
veniva
a
prender
lui
!
Anche
don
Clemente
pareva
molto
inquieto
.
Selva
si
affrettò
,
dissimulando
la
commozione
propria
,
di
prenderlo
a
braccetto
.
"
Se
Lei
non
vuole
imbarazzarsi
con
signore
"
diss
'
egli
"
venga
subito
con
me
che
La
faccio
passare
dal
Casino
,
per
il
sentiero
alto
.
"
Il
padre
parve
contentissimo
,
i
due
partirono
in
gran
fretta
,
il
benedettino
senza
nemmeno
salutare
.
"
È
anche
tardi
"
diss
'
egli
"
Ho
detto
all
'
Abate
,
chiedendogli
il
permesso
,
che
sarei
ritornato
alle
nove
e
mezzo
.
"
Scesero
a
precipizio
la
scala
a
chiocciola
;
ma
quando
uscirono
sul
piazzaletto
delle
robinie
,
Jeanne
Dessalle
vi
metteva
il
piede
dall
'
altro
capo
con
Maria
e
Noemi
.
Non
era
tanto
buio
,
sotto
le
robinie
,
che
Maria
non
potesse
riconoscere
suo
marito
e
don
Clemente
nelle
due
ombre
che
uscivano
di
casa
sua
.
Ella
,
che
a
fianco
di
Jeanne
precedeva
sua
sorella
,
prontamente
piegò
e
fece
piegare
a
destra
la
sua
vicina
,
verso
il
piccolo
casino
ch
'
è
un
'
appendice
della
villa
,
voltando
le
spalle
a
questa
.
Dal
canto
suo
,
Selva
,
vedendo
l
'
atto
di
sua
moglie
,
prontamente
sussurrò
al
padre
:
"
Scenda
diritto
,
subito
!
"
Ma
non
valse
.
Non
valse
perché
Noemi
,
meravigliata
di
veder
sua
sorella
svoltare
a
destra
,
si
fermò
esclamando
:
"
Dove
andate
?
"
e
don
Clemente
,
forse
per
aver
veduta
questa
signora
ferma
sulla
sua
via
,
invece
di
passare
e
scendere
,
andò
a
raccogliere
l
'
ortolano
che
lo
attendeva
nell
'
angolo
più
oscuro
del
piazzaletto
,
dove
il
fianco
della
casa
s
'
incontra
col
monte
.
Chiamò
"
Benedetto
!
"
e
si
volse
a
Selva
.
"
Se
Lei
volesse
mostrargli
il
campicello
?
"
Giovanni
rispose
:
"
A
quest
'
ora
?
"
mentre
sua
moglie
diceva
piano
a
Noemi
:
"
C
'
è
forestieri
che
partono
,
lasciamoli
passare
,
restiamo
qui
al
casino
.
"
Ella
le
accennò
in
pari
tempo
del
capo
così
risolutamente
che
la
Dessalle
se
ne
avvide
,
pensò
tosto
a
qualche
mistero
.
"
Perché
?
"
disse
.
"
Sono
terribili
?
"
E
rallentò
il
passo
.
Invece
Noemi
che
aveva
afferrato
l
'
intenzione
della
sorella
,
non
però
le
ragioni
occulte
,
mise
troppo
zelo
a
secondarla
,
abbracciò
alla
vita
le
due
compagne
,
le
spinse
verso
il
casino
.
Jeanne
Dessalle
ebbe
un
moto
istintivo
di
ribellione
,
si
voltò
di
botto
dicendo
:
"
che
fai
?
"
vide
Selva
che
veniva
alla
loro
volta
e
che
subito
salutò
allargando
le
braccia
,
come
per
nascondere
don
Clemente
,
il
quale
,
seguito
dall
'
ortolano
,
passò
frettolosamente
a
cinque
passi
da
Jeanne
,
prese
la
discesa
.
Noemi
,
che
al
saluto
di
suo
cognato
si
era
pure
voltata
,
corse
ad
abbracciarlo
.
Intanto
Selva
si
compiacque
di
vedere
che
don
Clemente
era
sfuggito
all
'
incontro
.
Selva
,
scioltosi
dall
'
abbraccio
di
Noemi
,
stese
la
mano
a
Jeanne
,
che
non
se
ne
avvide
,
mormorò
,
trasognata
,
qualche
incomprensibile
parola
di
saluto
.
In
quel
momento
uscirono
dalla
villa
Dane
,
Marinier
,
Faré
,
di
Leynì
,
il
padre
Salvati
.
I
due
Selva
mossero
loro
incontro
,
lasciando
Noemi
e
la
Dessalle
ad
aspettare
in
disparte
.
I
saluti
di
commiato
furono
abbastanza
lunghi
.
Dane
desiderava
salutare
anche
la
Dessalle
.
Maria
non
la
scorse
più
dove
l
'
aveva
lasciata
,
suppose
che
lei
e
Noemi
fossero
entrate
in
casa
girando
alle
loro
spalle
,
s
'
incaricò
dei
saluti
del
professore
.
Finalmente
quando
i
cinque
discesero
,
accompagnati
da
Giovanni
,
si
udì
chiamare
da
Noemi
:
"
Maria
!
"
Un
accento
particolare
nella
voce
di
sua
sorella
le
disse
che
era
accaduto
qualche
cosa
.
Accorse
;
la
signora
Dessalle
,
seduta
sopra
un
fascio
di
legna
,
nell
'
angolo
lasciato
cinque
minuti
prima
dall
'
ortolano
di
Santa
Scolastica
,
ripeteva
con
voce
debole
:
"
niente
,
niente
,
niente
,
adesso
entriamo
,
adesso
entriamo
.
"
Noemi
,
tutta
palpitante
,
raccontò
che
l
'
amica
si
era
sentita
mancare
a
un
tratto
mentre
quei
signori
discorrevano
e
che
a
lei
era
appena
riuscito
di
trarla
fino
a
quel
fascio
di
legna
.
"
Andiamo
,
andiamo
"
ripeté
Jeanne
e
si
sforzò
di
alzarsi
,
si
trascinò
,
sorretta
dalle
altre
due
,
fino
all
'
uscio
della
villa
,
sedette
sullo
scalino
,
aspettando
un
po
'
d
'
acqua
che
poi
assaggiò
appena
.
Altro
non
volle
e
presto
si
rimise
tanto
da
poter
salire
,
adagio
adagio
,
le
scale
.
Si
scusava
ad
ogni
sosta
e
sorrideva
;
ma
la
fantesca
che
saliva
innanzi
col
lume
,
a
ritroso
,
venne
quasi
meno
ella
stessa
vedendo
quegli
occhi
smarriti
,
quelle
labbra
bianche
,
quel
terribile
pallore
.
La
condussero
al
canapè
del
salottino
;
e
là
,
dopo
un
momento
di
silenzioso
abbandono
a
occhi
chiusi
,
poté
dire
alla
signora
Selva
,
sorridendo
ancora
,
ch
'
erano
affetti
di
anemia
e
che
c
'
era
avvezza
.
Noemi
e
Maria
si
parlarono
piano
fra
loro
.
Jeanne
intese
le
parole
"
a
letto
"
e
assentì
del
capo
con
uno
sguardo
di
gratitudine
.
Maria
aveva
disposto
per
lei
e
per
Noemi
la
migliore
camera
del
piccolo
alloggio
,
la
camera
d
'
angolo
opposta
allo
studio
di
Giovanni
,
dall
'
altra
parte
del
corridoio
.
Mentre
Jeanne
vi
si
avviava
stentatamente
a
braccio
di
Noemi
,
ritornò
Selva
che
aveva
accompagnato
gli
amici
sino
al
cancello
.
Sua
moglie
ne
udì
il
passo
sulla
scala
,
gli
scese
incontro
,
lo
trattenne
.
Si
parlarono
al
buio
,
sotto
voce
.
Era
dunque
lui
,
ma
come
lo
aveva
riconosciuto
?
Eh
,
Giovanni
aveva
ben
cercato
di
frapporsi
,
nel
momento
pericoloso
,
fra
la
signora
e
don
Clemente
,
il
padre
era
anche
passato
quasi
di
corsa
,
ma
egli
aveva
sospettato
subito
,
perché
la
Dessalle
non
aveva
quasi
risposto
al
suo
saluto
,
non
gli
aveva
stesa
la
mano
,
era
rimasta
come
una
statua
.
Anche
il
padre
,
quando
aveva
udito
sulla
terrazza
ch
'
era
arrivata
la
signora
Dessalle
,
si
era
mostrato
inquieto
;
poi
aveva
mostrato
un
vivo
desiderio
di
evitarla
;
si
era
però
serbato
molto
padrone
di
sé
.
Oh
sì
,
molto
padrone
di
sé
!
Questo
era
pure
il
giudizio
di
Maria
che
raccontò
il
suo
colloquio
con
lui
,
lì
in
fondo
alla
scala
.
Marito
e
moglie
salirono
lentamente
,
compresi
di
quello
straordinario
dramma
,
di
quel
dolor
mortale
della
povera
donna
,
dell
'
impressione
terribile
che
doveva
aver
riportato
anche
lui
,
dopo
tutto
,
della
notte
che
passerebbero
l
'
uno
e
l
'
altra
;
pensosi
di
quel
che
accadrebbe
l
'
indomani
,
di
quel
che
farebbe
lui
,
di
quel
che
farebbe
lei
.
"
Per
queste
cose
è
bene
di
pregare
,
non
è
vero
?
"
disse
Maria
.
"
Sì
,
cara
,
è
bene
.
Preghiamo
ch
'
ella
sappia
donare
il
suo
amore
e
il
suo
dolore
a
Dio
"
rispose
suo
marito
.
Entrarono
,
tenendosi
per
mano
,
nella
camera
nuziale
,
divisa
in
due
da
un
cortinaggio
pesante
.
Si
affacciarono
alla
finestra
guardando
il
cielo
,
pregarono
silenziosamente
.
Un
alito
di
tramontana
passò
come
un
lamento
per
la
quercia
che
pende
sulla
piccola
Santa
Maria
della
Febbre
.
"
Povera
creatura
!
"
disse
Maria
.
Parve
a
lei
e
a
suo
marito
di
amarsi
anche
più
teneramente
del
solito
e
tuttavia
sentirono
ambedue
,
senza
dirselo
,
che
qualche
cosa
li
tratteneva
dal
bacio
dell
'
amore
.
Jeanne
,
appena
Noemi
ebbe
chiuso
dietro
a
sé
l
'
uscio
della
loro
camera
,
le
si
avvinghiò
al
collo
,
ruppe
in
singhiozzi
irrefrenabili
.
La
povera
Noemi
,
avendo
compreso
,
per
l
'
effetto
vedutone
,
che
quell
'
ecclesiastico
passato
in
fretta
davanti
all
'
amica
sua
era
Maironi
,
si
struggeva
di
pietà
.
Disse
parole
della
più
ardente
,
della
più
soave
tenerezza
con
la
voce
di
chi
blandisce
un
bambino
che
soffre
.
Jeanne
non
rispondeva
,
singhiozzava
sempre
.
"
È
quasi
meglio
,
cara
"
si
arrischiò
a
dire
Noemi
"
è
quasi
meglio
che
tu
sappia
,
che
tu
non
possa
illuderti
;
è
quasi
meglio
che
tu
lo
abbia
veduto
con
quell
'
abito
!
"
Stavolta
udì
rispondersi
,
fra
i
singhiozzi
,
tanti
appassionati
"
no
,
no
"
così
strani
nel
loro
impeto
quasi
non
doloroso
,
che
ne
rimase
interdetta
.
Riprese
quindi
i
suoi
conforti
ma
più
timidamente
.
"
Sì
,
cara
,
sì
,
cara
,
perché
non
essendoci
più
rimedio
...
"
Jeanne
alzò
il
viso
tutto
lagrimoso
.
"
Non
capisci
che
non
è
lui
?
"
diss
'
ella
.
Noemi
si
sciolse
,
stupefatta
,
dalle
sue
braccia
.
"
Come
,
non
è
lui
?
Tutto
questo
perché
non
è
lui
?
"
Ancora
Jeanne
le
si
lanciò
al
collo
.
"
Non
è
quel
frate
che
mi
è
passato
davanti
"
disse
fra
i
singhiozzi
"
è
l
'
altro
!
"
"
Chi
,
l
'
altro
?
"
"
Quell
'
uomo
che
lo
seguiva
,
che
è
partito
con
lui
!
"
Noemi
neppure
se
n
'
era
accorta
,
di
quest
'
uomo
.
Jeanne
le
strinse
il
collo
da
soffocarla
,
con
un
riso
convulso
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
TERZO
.
Notte
di
tempeste
.
Nello
scendere
al
cancello
della
villa
don
Clemente
si
domandava
con
ansia
segreta
:
l
'
avrà
riconosciuta
o
no
?
E
se
l
'
ha
riconosciuta
,
quale
impressione
gli
avrà
fatto
?
Giunto
al
cancello
,
si
voltò
a
colui
che
aveva
chiamato
Benedetto
,
gli
scrutò
il
viso
,
un
viso
scarno
,
pallido
,
intellettuale
.
Non
vi
lesse
turbamento
.
Quegli
occhi
lo
fissavano
attoniti
,
quasi
dicendo
:
perché
mi
guarda
?
Il
monaco
pensò
:
forse
non
l
'
ha
riconosciuta
o
forse
non
suppone
che
io
sappia
del
suo
arrivo
.
Passò
il
braccio
sotto
quello
del
compagno
,
pigliò
,
tenendoselo
stretto
senza
parlare
,
a
sinistra
,
verso
la
fragorosa
gola
oscura
dell
'
Aniene
.
Fatti
pochi
passi
sotto
gli
alberi
che
fiancheggiano
la
via
,
gli
disse
:
"
Non
mi
domandi
della
riunione
?
"
con
maggiore
dolcezza
che
le
parole
indifferenti
non
comportassero
.
Quegli
rispose
:
"
Sì
,
mi
racconti
.
"
La
voce
era
fioca
e
vuota
di
desiderio
.
Don
Clemente
si
disse
:
"
l
'
ha
riconosciuta
"
e
parlò
della
riunione
come
persona
preoccupata
di
altro
,
senza
calore
,
senza
cura
di
particolari
;
né
fu
interrotto
mai
dal
compagno
con
domande
o
commenti
.
"
Ci
si
è
sciolti
"
diss
'
egli
"
senza
conchiuder
nulla
,
anche
perché
sono
arrivati
dei
forestieri
.
Così
non
ho
potuto
nemmeno
combinar
niente
per
te
col
signor
Giovanni
.
Ma
,
domani
,
o
tutti
o
in
parte
,
credo
che
ci
riuniremo
ancora
.
E
tu
"
soggiunse
esitante
"
sei
disposto
a
ritornare
o
non
sei
disposto
?
"
Benedetto
rispose
nel
medesimo
tôno
sommesso
di
prima
e
sempre
camminando
:
"
Le
forestiere
che
ho
vedute
,
restano
?
"
Don
Clemente
gli
strinse
il
braccio
forte
forte
.
"
Non
so
"
diss
'
egli
.
E
soggiunse
con
un
'
altra
stretta
,
commosso
:
"
Se
avessi
saputo
...
!
"
Benedetto
aperse
la
bocca
per
parlare
ma
si
trattenne
.
Procedettero
così
in
silenzio
verso
le
due
nere
fronti
della
gola
fragorosa
,
e
,
lasciata
la
strada
maestra
volgente
a
cavalcar
l
'
Aniene
sul
ponte
di
San
Mauro
,
presero
la
mulattiera
dei
Conventi
che
sale
alla
fronte
di
sinistra
.
Là
in
faccia
l
'
obliquo
scoglio
enorme
parve
a
don
Clemente
,
in
quel
momento
,
simbolo
minaccioso
di
una
demoniaca
forza
ferma
sul
cammino
di
Benedetto
;
come
gli
parve
minacciosa
simbolicamente
la
cresciuta
oscurità
,
minaccioso
il
cresciuto
rombo
profondo
del
fiume
nella
solitudine
.
Passato
l
'
Oratorio
di
san
Mauro
,
dove
la
mulattiera
dei
Conventi
gira
a
sinistra
,
sul
fianco
del
monte
,
verso
la
Madonnina
dell
'
Oro
e
un
'
altra
mulattiera
entra
diritta
nella
gola
per
i
ruderi
delle
Terme
neroniane
,
Benedetto
si
sciolse
dolcemente
dal
braccio
del
monaco
e
si
fermò
.
"
Senta
,
padre
"
diss
'
egli
.
"
Avrei
bisogno
di
parlarle
.
Forse
un
poco
a
lungo
.
"
"
Sì
,
caro
,
ma
è
tardi
.
Entriamo
nel
monastero
.
"
Benedetto
abitava
nell
'
Ospizio
dei
pellegrini
,
la
casa
rustica
dove
sono
anche
le
stalle
di
Santa
Scolastica
a
cui
si
accede
da
un
cortile
che
comunica
per
un
cancello
grande
colla
via
pubblica
e
per
un
cancello
piccolo
con
il
corridoio
del
monastero
,
che
dalla
via
pubblica
mette
alla
chiesa
e
al
secondo
dei
tre
chiostri
.
"
Non
vorrei
entrare
nel
monastero
,
stanotte
,
padre
mio
"
diss
'
egli
.
"
Non
vorresti
entrare
?
"
Altre
volte
Benedetto
,
nei
tre
anni
passati
al
servizio
libero
del
monastero
,
aveva
ottenuto
da
don
Clemente
licenza
di
passar
la
notte
fuori
,
sulla
montagna
,
pregando
.
Il
Maestro
pensò
tosto
che
fosse
giunto
per
il
discepolo
uno
di
quei
terribili
cimenti
interni
che
gli
facevano
fuggire
il
povero
giaciglio
e
le
ombre
chiuse
,
complici
del
Maligno
nel
martoriargli
la
immaginazione
.
"
Mi
ascolti
,
padre
"
disse
Benedetto
.
Il
suo
accento
fu
così
fermo
,
significò
a
don
Clemente
tanta
gravità
di
prossime
parole
,
che
questi
non
credette
di
dover
insistere
sull
'
ora
inoltrata
.
Uditi
in
alto
zoccoli
ferrati
di
cavalcature
scendere
alla
loro
volta
,
i
due
uscirono
sul
breve
piano
erboso
che
porta
umili
avanzi
delle
magnificenze
neroniane
incontro
ad
archi
sperduti
nel
carpineto
selvaggio
dell
'
altra
sponda
,
membra
un
tempo
delle
uniche
Terme
,
cui
ora
divide
in
profondo
il
pianto
dell
'
Aniene
.
Sopra
quegli
archi
era
la
dimora
del
prete
diabolico
e
delle
peccatrici
insidianti
ai
figli
di
San
Benedetto
.
Il
monaco
pensò
a
Jeanne
Dessalle
.
Là
in
fondo
alla
gola
,
alte
sopra
il
monte
Preclaro
e
il
monte
di
Jenne
Vecchio
,
splendevano
le
due
stelle
di
cui
si
era
parlato
sulla
terrazza
dei
Selva
come
di
luci
sante
.
Aspettarono
che
passassero
le
cavalcature
.
Passate
che
furono
,
Benedetto
abbracciò
il
suo
maestro
in
silenzio
.
Don
Clemente
,
sorpreso
,
sentendolo
scosso
da
tremiti
,
da
sussulti
,
immaginando
che
lo
avesse
turbato
così
la
vista
di
quella
signora
,
gli
ripeteva
:
"
Coraggio
,
caro
,
coraggio
,
questa
è
una
prova
che
il
Signore
ti
manda
.
"
Benedetto
gli
mormorò
:
"
Non
è
quello
che
Lei
pensa
.
"
E
ricomposto
,
pregò
il
Maestro
di
sedere
sopra
un
rudero
al
quale
egli
stesso
,
postosi
ginocchioni
sull
'
erba
,
appoggiò
le
braccia
incrociate
.
"
Da
questa
mattina
"
diss
'
egli
"
io
ho
segni
di
una
volontà
nuova
del
Signore
a
mio
riguardo
,
senza
ch
'
io
possa
intendere
quale
.
Ella
sa
cosa
mi
è
avvenuto
tre
anni
sono
in
quella
piccola
chiesa
dove
stavo
pregando
mentre
la
mia
povera
moglie
era
per
morire
.
"
"
Vuoi
parlare
della
tua
Visione
?
"
"
No
,
prima
della
Visione
,
tenendo
chiusi
gli
occhi
,
mi
sono
lette
nelle
palpebre
le
parole
di
Marta
:
"
MAGISTER
ADEST
ET
VOCAT
TE
"
.
Questa
mattina
,
mentre
Lei
celebrava
,
all
'
Elevazione
,
mi
sono
vedute
nel
mio
interno
le
stesse
parole
.
Ho
creduto
a
un
ritorno
automatico
di
ricordi
.
Dopo
la
Comunione
ebbi
un
momento
di
ansia
,
parendomi
che
Cristo
mi
dicesse
nell
'
anima
:
non
intendi
,
non
intendi
,
non
intendi
?
Passai
la
giornata
in
un
'
agitazione
continua
,
benché
cercassi
di
affaticarmi
più
del
solito
nell
'
orto
.
Nel
pomeriggio
stetti
un
poco
a
leggere
sotto
il
leccio
dove
si
raccolgono
Loro
padri
.
Avevo
Sant
'
Agostino
:
"
De
opere
monachorum
"
.
Passa
gente
sulla
strada
alta
,
discorrendo
forte
.
Io
alzo
il
viso
,
meccanicamente
.
Poi
,
non
so
perché
,
invece
di
riprendere
la
lettura
,
chiudo
il
libro
,
mi
metto
a
pensare
.
Pensavo
a
quello
che
scrive
Sant
'
Agostino
del
lavoro
manuale
dei
monaci
,
pensavo
alla
Regola
di
san
Benedetto
,
a
Rancé
,
e
come
si
potrebbe
ritornare
,
nell
'
Ordine
benedettino
,
al
lavoro
manuale
.
Poi
,
in
un
momento
di
stanchezza
,
avendo
però
in
cuore
quella
grandezza
immensa
di
Sant
'
Agostino
,
ho
creduto
proprio
di
udire
una
voce
dalla
strada
alta
:
"
MAGISTER
ADEST
ET
VOCAT
TE
"
.
Sarà
stata
un
'
illusione
,
sarà
stato
per
Sant
'
Agostino
,
per
un
ricordo
inconscio
del
"
Tolle
,
lege
"
,
non
dico
di
no
,
ma
intanto
tremavo
,
tremavo
come
una
foglia
.
E
mi
venne
questo
dubbio
pauroso
:
che
il
Signore
mi
voglia
monaco
?
Ella
lo
sa
,
padre
mio
,
perché
gliel
'
ho
detto
ancora
forse
due
o
tre
volte
,
che
questo
si
accorderebbe
con
la
fine
della
mia
Visione
,
almeno
in
una
cosa
.
Le
ho
però
anche
detto
,
quando
Lei
mi
consigliava
,
come
don
Giuseppe
Flores
,
di
non
credere
nella
Visione
,
che
appunto
per
me
questa
era
una
ragione
di
non
crederci
,
non
solo
perché
mi
sento
indegno
di
essere
sacerdote
,
ma
più
ancora
perché
mi
ripugna
stranamente
di
entrare
in
qualsiasi
Ordine
religioso
.
Però
,
se
Iddio
me
lo
imponesse
!
Se
questa
grande
ripugnanza
fosse
appunto
una
prova
!
Volevo
parlarle
quando
siamo
andati
dai
Selva
,
ma
Lei
aveva
fretta
,
non
era
possibile
.
Là
,
su
quel
fascio
di
legne
,
sotto
quelle
rubinie
,
ho
avuto
l
'
ultimo
colpo
.
Ero
stanco
,
tanto
stanco
,
e
mi
sono
lasciato
vincere
dal
sonno
per
cinque
minuti
.
Ho
sognato
che
camminavo
con
don
Giuseppe
Flores
sotto
le
arcate
del
cortile
pensile
di
Praglia
.
Io
gli
dicevo
piangendo
:
'
Ecco
,
è
stato
qui
.
'
E
don
Giuseppe
mi
rispondeva
con
tanto
affetto
:
'
sì
ma
non
pensi
a
questo
,
pensi
che
il
Signore
La
chiama
.
'
E
io
replicavo
:
'
ma
dove
,
dove
mi
chiama
?
'
con
tanta
angoscia
che
mi
svegliai
.
Udii
una
voce
dall
'
alto
della
casa
.
Si
rispose
dal
fondo
del
giardino
,
in
francese
.
Vidi
una
signora
uscire
correndo
dal
fondo
della
villa
,
udii
i
saluti
che
si
scambiarono
lei
e
le
persone
arrivate
,
distinsi
quella
voce
.
Subito
non
la
riconobbi
con
certezza
,
ma
poi
,
siccome
le
voci
si
avvicinavano
,
non
dubitai
più
.
Era
lei
.
Per
un
attimo
sbigottii
,
ma
fu
proprio
un
attimo
.
Mi
si
fece
una
gran
luce
nella
mente
.
"
Benedetto
alzò
il
viso
e
le
mani
giunte
.
La
voce
gli
s
'
infiammò
di
ardore
mistico
.
"
Magister
adest
"
diss
'
egli
.
"
Comprende
?
Il
Divino
Maestro
era
con
me
,
non
avevo
niente
a
temere
,
padre
mio
.
E
non
temetti
niente
,
né
lei
,
né
me
.
La
vidi
montare
sul
piazzaletto
.
Il
mio
sentimento
fu
:
se
c
'
incontriamo
soli
,
le
parlerò
come
a
una
sorella
,
le
domanderò
perdono
,
Iddio
mi
darà
forse
per
lei
una
parola
di
verità
,
le
mostrerò
di
sperare
per
l
'
anima
sua
e
non
di
temere
per
la
mia
!
"
Don
Clemente
non
poté
a
meno
d
'
interromperlo
.
"
No
no
no
,
figlio
mio
"
diss
'
egli
,
quasi
atterrito
,
prendendogli
il
capo
a
due
mani
,
pensando
appunto
come
avrebbe
potuto
evitare
un
simile
incontro
,
come
allontanare
Benedetto
.
I
Selva
,
i
Selva
!
Bisognava
avvertire
i
Selva
.
"
Comprendo
che
Lei
mi
dica
così
"
riprese
Benedetto
affannosamente
"
ma
se
la
incontro
,
non
devo
io
cercare
di
metterla
a
parte
del
mio
bene
come
cercai
di
metterla
a
parte
del
male
?
E
non
mi
ha
insegnato
Lei
che
l
'
amare
Dio
sopra
ogni
cosa
e
il
porre
sopra
ogni
cosa
la
salute
dell
'
anima
propria
non
possono
andare
insieme
?
Che
quando
si
ama
non
si
pensa
mai
a
sé
?
Che
si
desidera
solamente
fare
la
volontà
dell
'
amato
e
si
vorrebbe
che
tutti
la
facessero
?
Che
in
questo
modo
uno
si
salva
certo
e
che
chi
ha
sempre
in
mente
la
salute
dell
'
anima
propria
arrischia
di
perderla
?
"
"
Bene
bene
bene
,
caro
"
rispose
il
padre
,
accarezzandogli
la
testa
.
"
Tu
intanto
domani
vai
a
Jenne
e
ci
stai
fino
a
che
non
ti
richiamo
io
.
Ti
do
una
lettera
per
l
'
arciprete
,
che
è
una
buona
persona
,
e
stai
con
lui
.
Hai
capito
?
E
adesso
andiamo
al
monastero
perché
è
tardi
.
"
Si
alzò
e
fece
alzare
Benedetto
.
Sopra
il
loro
capo
l
'
orologio
di
Santa
Scolastica
suonava
le
ore
.
Erano
dieci
?
Erano
undici
?
Don
Clemente
non
le
aveva
contate
dal
principio
e
temeva
il
peggio
,
aveva
perduta
,
per
tante
diverse
emozioni
,
la
misura
del
tempo
.
Che
andava
mai
a
capitare
!
Chi
avrebbe
previsto
?
E
che
accadrebbe
ora
?
Uscirono
dal
piano
erboso
e
s
'
incamminarono
per
la
ripida
,
sassosa
mulattiera
,
don
Clemente
davanti
,
Benedetto
alle
sue
spalle
,
ambedue
con
l
'
anima
in
tempesta
,
silenziosi
,
rispondendo
ai
loro
pensieri
la
scura
voce
dell
'
Aniene
.
Ecco
,
ad
una
svolta
,
i
lumi
lontani
di
Subiaco
.
Pochi
;
sono
forse
le
undici
!
In
breve
l
'
angolo
nero
del
recinto
di
Santa
Scolastica
sorge
a
fronte
dei
viandanti
.
Per
quali
occulte
vie
,
pensa
Benedetto
,
non
lo
ha
condotto
Iddio
dalle
logge
di
Praglia
,
dove
Jeanne
lo
ha
tentato
e
vinto
,
a
questa
faticosa
salita
nelle
tenebre
,
verso
un
altro
luogo
santo
,
con
lei
vicina
e
il
cuore
fondato
in
Cristo
!
Intanto
le
ragioni
della
prudenza
pratica
,
prementi
,
in
quella
distretta
,
su
don
Clemente
e
le
ragioni
della
santità
ideale
,
insegnate
da
lui
al
diletto
discepolo
in
tempo
di
calma
,
si
contendevano
la
sua
volontà
non
più
tanto
ferma
;
le
prime
da
vicino
con
violenza
imperiosa
,
le
seconde
da
lontano
,
con
la
sola
bellezza
severa
e
mesta
.
Le
due
"
luci
sante
"
,
alte
sopra
l
'
angolo
nero
del
recinto
,
lo
guardavano
appunto
,
come
gli
parve
,
severe
e
meste
.
Oh
terra
impura
,
pensò
,
terra
trista
!
E
forse
prudenza
impura
,
prudenza
trista
,
la
prudenza
terrena
!
Giunti
all
'
angolo
,
i
due
viandanti
presero
a
sinistra
voltando
le
spalle
al
rombo
profondo
dell
'
Aniene
,
passarono
davanti
al
cancello
grande
del
monastero
e
,
girato
l
'
altro
canto
del
recinto
,
giunsero
,
per
la
galleria
oscura
che
corre
sotto
la
biblioteca
,
a
una
porticina
.
Don
Clemente
suonò
.
C
'
era
da
aspettare
alquanto
perché
alle
nove
o
poco
dopo
tutte
le
chiavi
del
monastero
si
portano
all
'
Abate
.
"
Dunque
mi
permette
"
chiese
Benedetto
"
di
restare
fuori
?
"
Le
altre
volte
che
il
Maestro
glielo
aveva
permesso
,
egli
era
salito
a
passar
la
notte
in
preghiera
sui
greppi
nudi
del
Colle
Lungo
,
imminenti
al
monastero
,
o
su
quelli
del
Taleo
o
sulla
costa
petrosa
che
si
taglia
movendo
dall
'
oratorio
di
Santa
Crocella
al
bosco
del
Sacro
Speco
.
Il
Maestro
esitò
un
poco
,
non
ci
aveva
più
pensato
.
E
il
discepolo
gli
era
parso
quel
giorno
più
smunto
,
più
esangue
del
consueto
;
temeva
per
la
sua
salute
alquanto
logora
dalle
fatiche
del
lavoro
campestre
,
dalle
penitenze
,
dal
vivere
disagiato
.
Glielo
disse
.
"
Non
pensi
al
mio
corpo
"
supplicò
il
giovane
,
umile
e
ardente
.
"
Il
mio
corpo
è
infinitamente
lontano
da
me
!
Abbia
solo
paura
che
io
non
faccia
il
possibile
per
conoscere
la
Volontà
Divina
!
"
Soggiunse
che
avrebbe
pregato
anche
per
aver
lume
circa
questo
incontro
e
che
mai
aveva
sentito
Iddio
come
pregando
la
notte
sui
monti
.
Il
Maestro
gli
prese
il
capo
a
due
mani
,
lo
baciò
in
fronte
.
"
Va
"
diss
'
egli
.
"
E
Lei
pregherà
per
me
?
"
"
Sì
,
nunc
et
semper
.
"
Passi
nel
corridoio
.
Una
chiave
gira
nella
toppa
.
Benedetto
si
dilegua
come
un
'
ombra
.
Il
buon
vecchio
fra
Antonio
,
portinaio
del
monastero
,
aperse
,
non
mostrò
di
essersi
atteso
a
vedere
anche
Benedetto
,
e
con
quel
rispetto
dignitoso
in
cui
si
confondevano
la
sua
umiltà
d
'
inferiore
e
la
sua
coscienza
di
onesto
famigliare
antico
,
disse
a
don
Clemente
che
il
padre
Abate
lo
attendeva
nel
suo
alloggio
.
Don
Clemente
salì
con
un
lanternino
al
corridoio
grande
dove
mettevano
l
'
alloggio
dell
'
Abate
e
,
poco
discosto
,
la
sua
cella
stessa
.
L
'
Abate
,
padre
Omobono
Ravasio
da
Bergamo
,
lo
stava
aspettando
in
un
salottino
male
rischiarato
da
una
povera
lucernina
a
petrolio
.
Il
salottino
,
nella
sua
severa
modestia
ecclesiastica
,
non
aveva
di
singolare
che
una
tela
del
Morone
,
bel
ritratto
d
'
uomo
,
due
piccole
tavole
con
teste
d
'
angeli
di
maniera
luinesca
,
un
piano
a
coda
,
carico
di
musica
.
L
'
abate
,
appassionato
per
i
quadri
,
la
musica
e
il
tabacco
da
fiuto
,
dedicava
a
Mozart
e
a
Haydn
gran
parte
del
tempo
non
largo
che
gli
concedevano
i
suoi
doveri
religiosi
e
le
cure
del
governo
.
Era
intelligente
,
alquanto
bizzarro
,
ricco
di
una
cultura
letteraria
,
filosofica
e
religiosa
ferma
sdegnosamente
sul
1850
.
Piccolo
,
canuto
,
aveva
una
fisonomia
arguta
.
Certi
suoi
modi
orobii
,
certe
familiarità
ruvide
avevano
meravigliato
i
monaci
,
avvezzi
alle
maniere
squisitamente
signorili
del
suo
predecessore
,
nobile
romano
.
Veniva
da
Parma
ed
era
entrato
in
carica
da
soli
tre
giorni
.
Don
Clemente
gli
s
'
inginocchiò
davanti
,
gli
baciò
la
mano
.
"
Che
mode
avete
voialtri
a
Subiaco
?
"
disse
l
'
Abate
.
"
Fate
venire
le
dieci
alle
undici
?
"
Don
Clemente
si
scusò
.
Aveva
tardato
per
un
dovere
di
carità
.
L
'
Abate
lo
fece
sedere
.
"
Figlio
mio
"
diss
'
egli
.
"
Voi
soffrite
il
sonno
?
"
Don
Clemente
sorrise
,
non
rispose
.
"
Ebbene
"
riprese
l
'
Abate
"
voi
ne
avete
buttato
via
un
'
ora
e
adesso
io
ho
le
mie
ragioni
di
prendervene
un
altro
poco
.
Vi
devo
parlare
di
due
cose
.
Mi
avete
chiesto
il
permesso
di
recarvi
a
visitare
certi
signori
Selva
.
Ci
siete
andato
?
Sì
?
Potete
dirmi
di
essere
tranquillo
nella
vostra
coscienza
?
"
Don
Clemente
fu
pronto
a
rispondere
con
un
lieve
gesto
di
sorpresa
:
"
Eh
,
sì
!
"
"
Bene
bene
bene
"
fece
l
'
Abate
;
e
fiutò
,
contento
,
una
grossa
presa
di
tabacco
.
"
Io
non
conosco
questi
signori
Selva
,
ma
c
'
è
a
Roma
chi
li
conosce
o
crede
di
conoscerli
.
Non
è
uno
scrittore
,
il
signor
Selva
?
Non
ha
scritto
di
religione
?
Mi
figuro
che
sarà
un
rosminiano
,
a
giudicare
dalla
gente
che
ce
l
'
ha
su
con
lui
;
gente
indegna
di
allacciar
le
scarpe
a
Rosmini
,
ma
intendiamoci
!
Rosminiani
sicuri
sono
quelli
di
Domodossola
e
non
quelli
che
hanno
moglie
,
eh
?
Dunque
stasera
,
dopo
cena
,
ho
ricevuto
una
lettera
da
Roma
.
Mi
scrivono
-
un
pezzo
grosso
,
capite
,
-
che
appunto
stasera
si
doveva
tenere
in
casa
di
questo
falso
cattolico
signor
Selva
un
conciliabolo
di
altri
insetti
malefici
come
lui
,
e
che
probabilmente
vi
ci
sareste
recato
anche
voi
,
e
che
io
dovevo
impedirlo
.
Non
so
cosa
avrei
fatto
,
perché
se
parla
il
Santo
Padre
obbedisco
,
se
non
parla
il
Santo
Padre
rifletto
;
ma
per
vostra
fortuna
voi
eravate
già
fuori
.
Del
resto
c
'
è
della
brava
gente
che
scoverà
qualche
eretico
anche
in
Paradiso
.
Adesso
voi
mi
dite
che
la
vostra
coscienza
è
tranquilla
.
Dunque
non
devo
credere
alla
lettera
?
"
Don
Clemente
rispose
che
certamente
a
casa
Selva
non
ci
erano
venuti
né
eretici
,
né
scismatici
.
Vi
si
era
parlato
della
Chiesa
,
dei
suoi
mali
,
di
possibili
rimedî
,
ma
come
lo
stesso
padre
Abate
avrebbe
potuto
parlarne
.
"
No
,
figlio
mio
"
rispose
l
'
Abate
.
"
Ai
mali
della
Chiesa
e
ai
possibili
rimedî
non
ci
ho
a
pensar
io
.
Ossia
,
ci
posso
pensare
ma
non
ho
a
parlarne
che
a
Dio
perché
ne
parli
poi
Lui
a
chi
tocca
.
E
così
fate
anche
voi
.
Tenete
a
mente
,
figlio
mio
!
I
mali
ci
sono
e
i
rimedî
ci
saranno
,
ma
questi
rimedî
,
chi
sa
?
possono
essere
veleni
e
bisogna
lasciarli
adoperare
al
Grande
Medico
.
Noi
,
preghiamo
.
Se
non
si
credesse
alla
comunione
dei
Santi
,
cosa
si
starebbe
a
fare
nei
monasteri
?
E
in
quella
casa
,
figlio
mio
,
per
la
nostra
pace
,
non
ci
ritornare
!
Non
me
lo
chiedere
più
!
"
Passando
paternamente
così
dal
voi
al
tu
,
l
'
Abate
posò
una
mano
affettuosa
sulla
spalla
del
suo
monaco
afflitto
di
non
poter
rivedere
quei
buoni
amici
e
anche
particolarmente
di
non
poter
l
'
indomani
mattina
conferire
col
signor
Giovanni
,
avvertirlo
del
pericolo
che
correva
Benedetto
,
avvisare
insieme
al
riparo
.
"
Sono
cristiani
aurei
"
diss
'
egli
con
voce
sommessa
,
dolente
.
"
Lo
credo
"
rispose
l
'
Abate
"
Credo
che
saranno
migliori
assai
di
questi
zelanti
che
scrivono
di
queste
lettere
.
Vedi
che
non
faccio
complimenti
.
Tu
sei
di
Brescia
,
eh
?
Bene
,
io
sono
di
Bergamo
.
Noi
si
direbbe
che
sono
piaghe
.
Sono
infatti
piaghe
della
Chiesa
.
Io
risponderò
a
tôno
.
I
miei
monaci
non
prendono
parte
a
congreghe
di
eretici
.
Ma
tu
a
,
casa
Selva
,
non
ci
ritornerai
.
"
Don
Clemente
baciò
rassegnato
la
mano
del
paterno
vecchio
.
"
Adesso
all
'
altro
argomento
!
"
disse
costui
.
"
Apprendo
che
qui
nell
'
Ospizio
dei
pellegrini
,
dove
di
regola
non
ci
dovrebbe
abitare
stabilmente
che
il
vaccaro
,
ci
sta
da
tre
anni
un
giovine
che
ci
avete
collocato
voi
;
oh
,
col
permesso
del
mio
predecessore
,
s
'
intende
!
Un
giovine
che
vi
è
molto
legato
,
che
voi
dirigete
spiritualmente
,
che
fate
anche
studiare
in
biblioteca
.
Vero
che
lavora
nell
'
orto
,
vero
che
mostra
una
pietà
grande
,
ch
'
è
di
edificazione
a
tutti
,
ma
però
,
siccome
non
pare
che
abbia
intenzione
di
farsi
religioso
,
questo
suo
soggiorno
nell
'
Ospizio
nostro
dove
occupa
un
posto
da
tre
anni
,
è
poco
regolare
.
Cosa
me
ne
potete
dire
?
Sentiamo
.
"
Don
Clemente
sapeva
che
alcuni
suoi
confratelli
,
e
non
i
più
vecchi
ma
proprio
i
più
giovani
,
non
approvavano
l
'
ospitalità
concessa
dall
'
Abate
defunto
a
Benedetto
.
Neppure
andava
loro
troppo
a
sangue
che
don
Clemente
e
lui
fossero
tanto
legati
.
Qualche
dispiacere
per
questo
,
don
Clemente
l
'
aveva
già
avuto
.
Comprese
che
quei
tali
non
avevano
perduto
tempo
,
che
stavano
già
lavorando
il
nuovo
Abate
.
Il
suo
bel
viso
si
colorò
di
rossore
.
Egli
non
rispose
subito
,
volendo
prima
spegnersi
dentro
il
suo
corruccio
con
un
atto
di
perdono
mentale
;
poi
disse
ch
'
era
suo
dovere
e
suo
desiderio
d
'
informarlo
.
"
Questo
giovine
"
diss
'
egli
"
è
un
tale
Piero
Maironi
,
di
Brescia
.
Ell
'
avrà
udito
nominare
la
famiglia
.
Suo
padre
,
don
Franco
Maironi
,
sposò
una
donna
senza
nobiltà
né
ricchezza
.
Egli
allora
non
aveva
più
i
genitori
,
viveva
colla
nonna
paterna
,
la
marchesa
Maironi
,
donna
imperiosa
,
orgogliosa
.
"
"
Oh
!
"
esclamò
l
'
Abate
.
"
L
'
ho
conosciuta
!
Uno
spavento
!
Mi
ricordo
!
A
Brescia
la
chiamavano
la
marchesa
Haynau
!
Aveva
dodici
gatti
!
Una
gran
parrucca
nera
!
Mi
ricordo
!
"
Io
non
l
'
ho
conosciuta
che
per
fama
"
ripigliò
don
Clemente
,
sorridendo
,
mentre
l
'
Abate
si
faceva
passare
con
una
buona
presa
di
tabacco
e
un
mugolio
gutturale
il
cattivo
sapore
di
quell
'
antipatica
memoria
.
"
La
nonna
,
dunque
,
non
volle
assolutamente
saperne
di
questo
matrimonio
disuguale
.
Gli
sposi
furono
ospitati
da
uno
zio
della
sposa
,
ella
pure
orfana
.
Lui
,
don
Franco
,
si
fece
soldato
nel
1859
e
morì
di
ferite
.
Sua
moglie
morì
poco
dopo
.
Il
figliuolo
venne
raccolto
dalla
nonna
Maironi
e
,
morta
lei
,
da
certi
Scremin
,
suoi
parenti
veneti
.
La
nonna
lo
lasciò
ricchissimo
.
Sposò
una
figlia
di
questi
Scremin
,
che
disgraziatamente
perdette
la
ragione
poco
dopo
le
nozze
,
credo
.
Lui
ne
fu
afflittissimo
,
condusse
vita
ritirata
fino
a
che
s
'
incontrò
,
per
sua
sventura
,
in
una
signora
divisa
dal
marito
.
Allora
venne
un
periodo
di
traviamento
;
traviamento
di
costume
e
traviamento
di
fede
.
Quando
,
pare
un
miracolo
del
Signore
!
,
ecco
che
sua
moglie
viene
a
morire
e
nel
morire
ricupera
la
ragione
,
fa
venire
il
marito
,
gli
parla
,
muore
come
una
Santa
.
Questa
morte
gli
volta
il
cuore
verso
Dio
,
egli
lascia
la
signora
,
lascia
le
ricchezze
,
lascia
tutto
,
fugge
di
notte
da
casa
sua
senza
dire
a
nessuno
dove
va
.
Siccome
aveva
conosciuto
me
a
Brescia
una
volta
che
ci
andai
per
una
malattia
di
mio
padre
,
e
sapeva
ch
'
ero
a
Subiaco
,
siccome
anche
aveva
caro
il
nostro
Ordine
e
certe
memorie
della
nostra
povera
Praglia
,
è
capitato
qua
.
Mi
ha
raccontato
la
sua
storia
,
mi
ha
supplicato
di
aiutarlo
a
condurre
una
vita
di
penitenza
.
Credetti
che
aspirasse
a
entrare
nell
'
Ordine
.
Egli
mi
disse
invece
di
non
sentirsene
degno
,
di
non
aver
potuto
ancora
conoscere
,
circa
questo
punto
,
la
Divina
Volontà
,
di
volere
intanto
far
penitenza
,
lavorare
colle
proprie
mani
,
guadagnarsi
il
pane
,
un
poverissimo
pane
.
Mi
disse
altre
cose
,
mi
parlò
di
certi
fatti
sovrannaturali
che
gli
sarebbero
intervenuti
.
Io
ne
parlai
subito
al
padre
Abate
di
allora
e
si
combinò
così
:
alloggiarlo
nell
'
Ospizio
,
farlo
lavorare
nella
chiusura
come
aiuto
all
'
ortolano
e
fornirgli
il
vitto
magrissimo
ch
'
egli
desiderava
.
In
tre
anni
non
ha
preso
né
vino
,
né
caffè
,
né
latte
,
né
un
uovo
.
Pane
,
polenta
,
frutta
,
erbaggi
,
olio
,
acqua
pura
:
non
ha
preso
altro
.
La
sua
vita
è
stata
una
vita
di
Santo
,
ciascuno
glielo
può
dire
.
E
si
crede
il
più
gran
peccatore
del
mondo
!
"
"
Hm
!
"
fece
l
'
Abate
,
pensoso
.
"
Hm
!
Capisco
!
Ma
perché
non
entra
nell
'
Ordine
?
Altra
cosa
:
so
che
ha
passato
qualche
notte
fuori
.
"
Don
Clemente
sentì
ancora
corrersi
un
fuoco
al
viso
.
"
In
preghiera
"
diss
'
egli
.
"
Sarà
così
ma
forse
non
tutti
crederanno
.
Sapete
cosa
dice
Dante
:
"
Sempre
a
quel
ch
'
ha
faccia
di
menzogna
Dee
l
'
uom
chiuder
la
bocca
quant
'
ei
puote
,
Però
che
senza
colpa
fa
vergogna
.
"
"
Oh
!
"
esclamò
don
Clemente
arrossendo
,
nella
sua
dignità
vereconda
,
per
coloro
che
potessero
aver
concepito
un
vile
sospetto
.
"
Scusate
,
figlio
mio
"
disse
l
'
Abate
.
"
Non
si
accusa
.
Si
biasimano
le
apparenze
.
Non
riscaldatevi
.
È
meglio
pregare
in
casa
.
E
questi
fatti
soprannaturali
,
dite
su
,
cosa
sono
?
"
Don
Clemente
rispose
che
erano
state
visioni
,
voci
udite
nell
'
aria
.
"
Hm
!
Hm
!
"
fece
ancora
l
'
Abate
con
un
complicato
gioco
di
rughe
,
di
labbra
e
di
sopracciglia
,
come
se
avesse
inghiottito
un
sorso
di
aceto
.
"
Avete
detto
che
si
chiama
?
...
Il
nome
proprio
?
"
"
Piero
,
ma
quando
è
venuto
ha
desiderato
separarsi
da
questo
nome
,
mi
ha
pregato
d
'
imporgliene
un
altro
.
Ho
scelto
Benedetto
;
mi
parve
il
più
appropriato
.
"
L
'
Abate
,
a
questo
punto
,
espresse
la
volontà
di
vedere
il
signor
Benedetto
e
ordinò
a
don
Clemente
di
mandarglielo
l
'
indomani
mattina
,
dopo
il
coro
.
Allora
don
Clemente
si
turbò
un
poco
,
dovette
confessare
che
non
poteva
prometterlo
assolutamente
perché
appunto
anche
in
quella
notte
il
giovine
era
uscito
a
pregare
ed
egli
non
sapeva
con
certezza
a
quale
ora
sarebbe
rientrato
.
L
'
Abate
s
'
inquietò
molto
,
borbottò
una
sequela
di
rimbrotti
e
di
riflessioni
acide
.
Don
Clemente
si
decise
perciò
a
raccontare
l
'
incontro
colla
signora
Dessalle
,
l
'
antica
amante
,
quel
ch
'
era
poi
seguito
per
via
,
la
sua
idea
di
mandare
Benedetto
a
Jenne
e
di
farvelo
rimanere
fino
a
che
la
signora
non
fosse
partita
.
Il
superiore
lo
ascoltò
a
ciglia
aggrottate
,
con
un
continuo
brontolîo
sordo
.
"
Qui
"
esclamò
finalmente
"
si
torna
a
san
Benedetto
!
Si
torna
alle
insidie
delle
peccatrici
!
Vada
vada
vada
,
il
nostro
Benedetto
!
A
questo
Jenne
e
anche
più
in
là
!
E
non
mi
dicevate
questo
?
Vi
pareva
poco
?
Vi
pareva
niente
che
si
ordissero
intorno
al
monastero
delle
trame
di
questa
fatta
?
Andate
,
adesso
;
andate
pure
!
"
Don
Clemente
fu
per
rispondere
che
non
sapeva
se
si
ordissero
trame
,
se
la
signora
avesse
riconosciuto
o
no
il
suo
discepolo
,
che
a
ogni
modo
egli
aveva
già
espresso
a
Benedetto
il
proposito
di
allontanarlo
;
ma
impose
silenzio
a
questo
inutile
sfogo
di
amor
proprio
,
e
prese
,
ginocchioni
,
congedo
.
Ritolto
il
lanternino
che
aveva
lasciato
nel
corridoio
,
non
entrò
nella
sua
cella
.
Percorse
lento
lento
il
corridoio
sino
al
fondo
,
scese
lento
lento
,
non
senza
qualche
sosta
,
per
una
scaletta
a
chiocciola
,
nell
'
altro
corridoio
strettissimo
che
mette
al
Capitolo
.
Il
pensiero
del
diletto
discepolo
orante
nella
notte
sul
monte
,
l
'
aspettazione
delle
risoluzioni
che
prenderebbe
dopo
avere
comunicato
con
Dio
,
le
coperte
ostilità
dei
fratelli
,
i
cipigli
e
i
dubbî
dell
'
Abate
,
il
timore
ch
'
egli
ponesse
Benedetto
nella
necessità
di
scegliere
fra
i
voti
monastici
e
il
bando
dal
convento
,
gli
accumulavano
sul
cuore
un
peso
spossante
.
Il
fervore
mistico
di
Benedetto
,
quella
sua
grande
inconscia
umiltà
,
i
suoi
progressi
nella
intelligenza
della
Fede
giusta
le
idee
che
originavano
dal
signor
Giovanni
,
certi
lumi
nuovi
che
gli
scaturivano
,
conversando
,
dal
pensiero
,
la
forza
crescente
del
mutuo
affetto
,
gli
avevano
fatto
concepire
speranze
di
una
prossima
rivelazione
,
in
quel
naufrago
del
mondo
,
della
Divina
Grazia
,
della
Divina
Verità
,
della
Divina
Potenza
,
per
il
bene
delle
anime
.
Lo
avevano
detto
,
alla
riunione
di
casa
Selva
:
ci
vorrebbe
un
Santo
.
Lo
aveva
detto
per
il
primo
quell
'
abate
svizzero
.
Secondo
altri
era
desiderabile
un
Santo
laico
.
E
questo
era
pure
il
suo
pensiero
,
e
gli
pareva
provvidenziale
che
a
Benedetto
ripugnasse
la
vita
monastica
.
Quasi
quasi
gli
parve
provvidenziale
anche
la
venuta
della
signora
,
che
lo
costringeva
a
lasciare
il
convento
.
Ma
che
gli
succedeva
ora
sul
monte
?
Che
gli
diceva
Iddio
nel
cuore
?
E
se
...
Questo
balenare
di
un
se
nuovo
,
inatteso
,
formidabile
,
arrestò
il
meditabondo
nel
suo
lento
cammino
.
"
MAGISTER
ADEST
ET
VOCAT
TE
.
"
Forse
lo
stesso
Maestro
Divino
chiamava
Benedetto
a
servirgli
sotto
le
vesti
del
monaco
.
Egli
cessò
,
sbigottito
,
di
pensare
,
e
dal
Capitolo
,
posato
il
lanternino
,
entrò
nella
chiesa
,
mosse
diritto
alla
cappella
del
Sacramento
.
Con
quella
dignità
che
nessuna
tempesta
interna
poteva
togliere
alle
movenze
signorili
della
persona
,
alla
pura
bellezza
del
viso
,
si
compose
sull
'
inginocchiatoio
nel
mezzo
della
cappella
,
fra
le
quattro
colonne
,
sotto
la
lampada
;
e
alzò
gli
occhi
al
Tabernacolo
.
Il
Maestro
della
Via
,
della
Verità
e
della
Vita
,
il
Diletto
dell
'
anima
,
era
là
e
dormiva
come
la
procellosa
notte
sul
mare
di
Genezareth
,
fra
Gadara
e
la
Galilea
,
nella
barca
che
altre
barche
travagliate
dai
flutti
seguivano
per
le
tenebre
sonore
.
Era
là
e
pregava
come
un
'
altra
notte
,
solo
,
sul
monte
.
Era
là
e
diceva
con
la
sua
dolce
voce
eterna
:
-
venite
a
me
,
voi
dolenti
;
voi
cui
la
vita
è
grave
,
tutti
venite
a
me
.
-
Era
là
e
parlava
,
il
Vivente
:
credete
in
me
che
sono
con
Voi
,
ristoro
vostro
e
pace
,
io
l
'
Umile
,
figlio
del
Potente
,
io
il
Mite
,
figlio
del
Terribile
,
io
lavoratore
dei
cuori
per
il
regno
della
giustizia
,
per
la
futura
unità
di
voi
tutti
meco
nel
Padre
mio
.
Era
là
,
il
Pietoso
,
nel
Tabernacolo
e
spirava
l
'
invito
ineffabile
:
vieni
,
apriti
,
abbandonati
a
me
.
E
Clemente
si
abbandonò
,
gli
disse
quello
che
non
aveva
mai
confessato
neppure
a
sé
stesso
.
Sentiva
nell
'
antico
monastero
,
tutto
,
tranne
Cristo
nel
Tabernacolo
,
morire
.
Come
cellula
dell
'
organismo
ecclesiastico
,
elaboratrice
di
calore
cristiano
radiante
al
mondo
,
il
monastero
si
ossificava
nella
vecchiaia
inesorabile
.
Onorandi
fochi
di
fede
e
di
pietà
chiuse
nelle
forme
tradizionali
,
simili
alle
fiamme
dei
ceri
accesi
sugli
altari
,
vi
consumavano
i
loro
involucri
umani
inviandone
al
cielo
il
vapore
invisibile
,
senza
che
una
sola
onda
calorifica
o
luminosa
ne
vibrasse
al
di
là
delle
muraglie
antiche
.
Le
correnti
dell
'
aria
viva
non
vi
entravano
più
e
i
monaci
non
uscivano
più
a
cercarle
come
nei
primi
secoli
,
lavorando
nei
boschi
e
sui
prati
,
cooperando
alle
vitali
energie
della
natura
,
nell
'
atto
stesso
che
magnificavano
Iddio
col
canto
.
I
colloquii
con
Giovanni
Selva
lo
avevano
indirettamente
condotto
,
poco
a
poco
,
a
sentire
così
della
vita
claustrale
nelle
sue
forme
presenti
,
pure
essendo
convinto
che
ha
indestruttibili
radici
nell
'
anima
umana
.
Ma
forse
ora
per
la
prima
volta
gli
avveniva
di
guardare
il
suo
sentimento
in
faccia
.
Era
da
un
pezzo
suo
voto
,
era
sua
speranza
che
Benedetto
diventasse
un
grande
operaio
del
Vangelo
;
non
un
operaio
comune
,
un
predicatore
,
un
confessore
,
bensì
un
operaio
straordinario
;
non
un
soldato
dell
'
esercito
regolare
,
impedito
dall
'
uniforme
e
dalla
disciplina
,
bensì
un
libero
cavaliere
dello
Spirito
Santo
;
ma
la
Regola
monastica
non
gli
si
era
mai
ripresentata
in
tale
antagonismo
con
il
suo
ideale
di
un
Santo
moderno
.
E
se
ora
la
Volontà
Divina
si
manifestasse
a
Benedetto
proprio
diversa
dal
desiderio
suo
?
Ah
non
era
egli
già
quasi
sull
'
orlo
di
un
peccato
mortale
?
Non
presumeva
già
egli
quasi
,
polvere
tracotante
,
di
giudicare
le
vie
di
Dio
?
Prosternato
sull
'
inginocchiatoio
,
s
'
immerse
nell
'
Onnipotente
,
anelando
senza
parole
al
perdono
,
alla
rivelazione
,
in
Benedetto
,
della
Volontà
Divina
,
adorandola
da
quel
momento
qualunque
fosse
.
Nell
'
alzarsi
con
un
naturale
defluire
dell
'
onda
mistica
dal
cuore
,
con
gli
occhi
vôlti
ancora
all
'
altare
ma
non
più
fissi
nel
Tabernacolo
,
non
poté
a
meno
di
pensare
alla
Dessalle
e
al
discorso
di
Benedetto
.
La
mediocre
pala
di
quell
'
altare
rappresenta
la
martire
Anatolia
che
offre
dal
paradiso
la
palma
simbolica
ad
Audax
,
il
giovine
pagano
che
tentò
sedurla
e
ne
fu
invece
condotto
a
Cristo
.
La
Dessalle
aveva
sedotto
Benedetto
;
per
quanto
Benedetto
si
fosse
studiato
di
scolpare
lei
e
d
'
incolpare
sé
,
don
Clemente
non
dubitava
che
le
cose
fossero
andate
così
.
Se
ora
egli
operasse
la
conversione
di
lei
?
Se
fosse
giusto
che
la
tentasse
?
Se
il
sentimento
di
Benedetto
fosse
realmente
più
cristiano
che
il
timore
suo
e
gli
spasimi
del
padre
Abate
?
Don
Clemente
si
dibatteva
in
testa
questi
problemi
attraversando
a
capo
basso
la
chiesa
.
Anatolia
e
Audax
!
Gli
sovvenne
che
un
forestiere
scettico
,
udita
da
lui
la
spiegazione
del
quadro
,
aveva
detto
:
sì
,
ma
se
non
li
avessero
ammazzati
,
né
l
'
uno
né
l
'
altra
?
E
se
Audax
avesse
avuto
moglie
?
E
queste
beffarde
parole
gli
erano
parse
una
indegna
profanazione
.
Le
ripensò
e
,
sospirando
,
raccattò
da
terra
il
lanternino
posato
nel
Capitolo
.
Invece
di
avviarsi
alla
sua
cella
si
recò
nel
secondo
chiostro
a
guardare
il
dorso
del
Colle
Lungo
,
dove
forse
Benedetto
stava
in
orazione
.
Alcune
stelle
brillavano
sul
roccioso
dorso
grigio
macchiato
di
nero
e
il
loro
lume
oscuro
mostrava
nel
chiostro
il
piazzale
,
gli
arboscelli
sparsi
,
la
torre
possente
dell
'
Abate
Umberto
,
le
arcate
,
le
mura
vecchie
di
nove
secoli
e
,
sulla
ogiva
del
portale
grande
dove
don
Clemente
stava
contemplando
,
la
doppia
riga
dei
fraticelli
di
sasso
che
vi
salgono
in
processione
.
Il
chiostro
e
la
torre
si
affermavano
nella
notte
con
maestà
di
potenza
.
Era
proprio
vero
che
stessero
morendo
?
Nel
lume
delle
stelle
il
monastero
pareva
più
vivo
che
nel
sole
,
grandeggiava
in
una
mistica
comunione
di
senso
religioso
con
gli
astri
.
Era
vivo
,
era
pregno
di
effluvi
spirituali
diversi
,
confusi
in
una
persona
unica
,
come
le
diverse
pietre
tagliate
e
scolpite
a
comporre
la
unità
del
suo
corpo
,
come
diversi
pensamenti
e
sentimenti
in
una
coscienza
umana
.
Le
vetuste
pietre
,
sature
di
anime
commiste
ad
esse
in
amore
,
sature
di
desiderii
santi
e
di
santo
dolore
,
di
gemiti
e
di
preci
,
radiavano
un
che
oscuro
,
penetrante
nel
subcosciente
.
A
quei
lavoratori
di
Dio
che
nelle
ore
aride
vi
si
ritraessero
dal
mondo
a
breve
riposo
,
potevano
rinfondere
forza
come
d
'
estate
al
falciatore
in
deserti
montani
una
fonte
.
Ma
perché
le
pietre
durassero
vive
,
un
continuo
fiume
di
vita
doveva
pure
trapassar
per
esse
,
un
fiume
di
spiriti
adoranti
,
contemplanti
.
Don
Clemente
sentì
quasi
rimorso
dei
pensieri
volontariamente
accolti
in
chiesa
circa
la
decrepitezza
del
monastero
,
pensieri
radicati
nel
suo
giudizio
personale
,
piacenti
al
suo
amor
proprio
,
quindi
viziati
di
quella
concupiscenza
dello
spirito
che
i
suoi
diletti
Mistici
gl
'
insegnavano
a
discernere
e
ad
aborrire
.
Giunte
le
mani
,
fissò
il
dorso
selvaggio
del
monte
dove
si
figurava
Benedetto
pregante
,
fece
un
atto
mentale
di
rinuncia
,
di
umile
abbandono
delle
proprie
idee
circa
l
'
avvenire
di
quel
giovine
.
Benedisse
Iddio
se
lo
voleva
laico
,
benedisse
Iddio
se
lo
voleva
monaco
,
se
scopriva
la
Sua
volontà
e
se
non
la
scopriva
.
"
Si
vis
me
esse
in
luce
sis
benedictus
,
si
vis
me
esse
in
tenebris
sis
iterum
benedictus
.
"
E
si
avviò
alla
sua
cella
.
Nel
grande
corridoio
dove
le
due
fioche
lampade
ardevano
ancora
,
passando
davanti
all
'
uscio
dell
'
Abate
,
ripensò
la
conversazione
avuta
col
vecchio
e
quelle
sue
massime
circa
i
mali
della
Chiesa
e
la
opportunità
di
operare
contro
di
essi
.
Ricordò
un
discorso
del
signor
Giovanni
sulle
parole
"
fiat
voluntas
tua
"
che
il
comune
dei
fedeli
intende
soltanto
come
un
atto
di
rassegnazione
,
e
che
implicano
,
invece
,
il
dovere
di
lavorare
con
tutte
le
nostre
forze
per
il
prevalere
della
legge
divina
nel
campo
della
libertà
umana
.
Il
signor
Giovanni
gli
aveva
fatto
battere
il
cuore
più
forte
e
l
'
Abate
glielo
aveva
fatto
battere
più
fiacco
.
Quale
dei
due
aveva
detto
la
parola
di
Vita
e
di
Verità
?
La
sua
cella
era
l
'
ultima
a
destra
,
presso
il
balcone
che
guarda
la
conca
rigata
dall
'
Aniene
,
Subiaco
e
i
monti
Sabini
.
Prima
di
entrar
nella
sua
cella
don
Clemente
si
fermò
a
guardar
i
lumi
lontani
di
Subiaco
,
pensò
alla
villetta
rossa
,
più
vicina
ma
invisibile
,
pensò
a
quella
donna
.
Trame
,
aveva
detto
l
'
Abate
.
Amava
ella
ancora
Piero
Maironi
?
Aveva
scoperto
,
sapeva
ch
'
egli
si
era
rifugiato
a
Santa
Scolastica
?
Lo
aveva
riconosciuto
?
Se
sì
,
che
meditava
di
fare
?
Probabilmente
non
aveva
preso
stanza
nel
minuscolo
quartiere
dei
signori
Selva
;
probabilmente
alloggiava
in
un
albergo
di
Subiaco
.
Quei
lumi
lontani
erano
fuochi
di
un
campo
nemico
?
Si
fece
il
segno
della
croce
ed
entrò
nella
sua
celletta
per
un
breve
sonno
fino
alle
due
,
ora
di
coro
.
Benedetto
prese
la
via
del
Sacro
Speco
.
Oltrepassato
,
all
'
altro
angolo
del
monastero
,
il
letto
asciutto
di
un
torrentello
,
raggiunto
a
destra
l
'
oratorio
antichissimo
di
Santa
Crocella
,
salì
per
la
petraia
che
ruina
giù
verso
il
rombo
dell
'
Aniene
di
fronte
ai
carpineti
del
Francolano
,
erto
e
nero
fino
alla
croce
del
vertice
,
incoronata
di
stelle
.
Prima
di
toccare
l
'
Arco
che
mette
al
bosco
del
Sacro
Speco
,
uscì
di
via
,
si
arrampicò
a
sinistra
,
cercando
il
posto
dell
'
ultima
sua
veglia
,
alto
sui
tetti
quadrati
e
sulla
torre
tozza
di
Santa
Scolastica
.
La
ricerca
del
sasso
dove
aveva
pregato
ginocchioni
un
'
altra
dolorosa
notte
,
sviandogli
il
pensiero
dal
mistico
foco
in
cui
era
chiuso
,
glielo
raffreddò
.
Se
ne
avvide
tosto
,
ne
sentì
un
rammarico
affannoso
,
una
impazienza
di
ricuperar
calore
acuita
dal
timore
di
non
riuscirvi
,
dal
senso
di
esserne
in
colpa
,
dal
ricordo
di
altre
aridità
tristi
.
Gelava
,
gelava
sempre
più
.
Cadde
ginocchioni
,
chiamò
Iddio
con
uno
spasimo
di
preghiera
.
Come
piccola
fiamma
inutilmente
apposta
ad
un
fascio
di
legna
verde
,
lo
slancio
della
volontà
gli
venne
meno
senza
movere
il
cuore
inerte
e
mancò
in
uno
stupido
ascoltare
del
rombo
eguale
dell
'
Aniene
.
La
mente
gli
ritornò
in
un
assalto
di
terrore
.
Forse
la
notte
passerebbe
intera
così
;
forse
al
gelo
arido
seguirebbe
la
tentazione
calda
!
Impose
silenzio
al
fervere
delle
immaginazioni
,
si
raccolse
nel
proposito
di
non
smarrirsi
d
'
animo
.
Allora
sorse
in
lui
l
'
idea
chiara
che
spiriti
nemici
gli
erano
sopra
.
Se
avesse
veduto
intorno
a
sé
fiammeggiare
occhi
diabolici
nei
fessi
delle
pietre
,
ne
sarebbe
stato
meno
certo
.
Sentiva
in
sé
il
vaporare
di
un
veleno
,
sentiva
un
'
assenza
di
amore
,
un
'
assenza
di
dolore
,
un
tedio
,
un
peso
,
l
'
aggravarsi
di
un
assopimento
mortale
.
Ricadde
nello
stupido
ascoltare
il
rumore
del
fiume
,
fissi
gli
occhi
senza
sguardo
al
bosco
nero
del
Francolano
.
Gli
passò
nella
visione
interna
,
lento
automa
,
la
immagine
del
prete
malvagio
vissuto
là
colla
sua
corte
di
peccatrici
.
Sentì
stanchezza
di
star
ginocchioni
,
si
accasciò
su
sé
stesso
.
Ecco
ancora
l
'
automa
lento
.
Si
voltò
con
un
faticoso
sforzo
a
sedere
,
abbandonò
le
mani
sui
ciuffi
dell
'
erba
soffice
,
fra
sasso
e
sasso
,
odorante
.
Chiuse
gli
occhi
nella
dolcezza
di
quel
tocco
morbido
,
dell
'
odor
selvaggio
,
del
riposo
;
e
vide
Jeanne
pallida
sotto
l
'
ala
obliqua
di
un
cappello
nero
,
piumato
,
che
gli
sorrideva
con
gli
occhi
umidi
di
lagrime
.
Il
cuore
gli
batté
forte
,
forte
,
forte
;
un
filo
,
un
filo
solo
di
volontà
buona
lo
tratteneva
sulla
china
dell
'
abbandono
all
'
invito
di
quel
volto
.
Spalancò
gli
occhi
,
mise
,
a
braccia
distese
,
a
mani
aperte
,
un
lungo
gemito
.
E
subito
pensò
che
qualche
viandante
notturno
potesse
averlo
udito
,
trattenne
il
respiro
,
stette
in
ascolto
.
Silenzio
;
silenzio
di
tutte
le
cose
fuorché
del
fiume
.
Il
cuore
gli
si
venne
chetando
.
"
Dio
mio
,
Dio
mio
"
mormorò
,
inorridito
del
pericolo
corso
,
dell
'
abisso
intravvisto
.
Si
afferrò
con
gli
occhi
,
con
l
'
anima
,
al
gran
dado
sacro
,
lì
sotto
,
di
santa
Scolastica
,
al
torrione
tozzo
,
tanto
buono
,
che
amava
.
Trapassò
con
lo
spirito
l
'
ombre
e
i
tetti
,
attrasse
in
sé
la
visione
della
chiesa
,
della
lampada
ardente
,
del
Tabernacolo
,
del
Sacramento
,
vi
si
affisse
avido
.
Si
raffigurò
con
uno
sforzo
i
chiostri
,
le
celle
,
le
grandi
croci
presso
i
giacigli
dei
monaci
,
il
volto
serafico
del
suo
Maestro
addormentato
.
Durò
nello
sforzo
quanto
poté
,
reprimendosi
dentro
con
angoscia
un
balenar
frequente
dell
'
obliquo
cappello
piumato
e
del
viso
pallido
,
fino
a
che
i
baleni
gli
si
affiochirono
,
gli
si
perdettero
giù
nelle
profondità
inconscie
dell
'
anima
.
Allora
sorse
faticosamente
in
piedi
e
lento
come
se
la
maestà
di
una
grandezza
pensata
governasse
gli
stessi
suoi
moti
,
giunse
le
mani
,
vi
piegò
il
mento
su
.
Fermò
il
pensiero
nella
preghiera
dell
'
Imitazione
:
"
DOMINE
,
DUMMODO
VOLUNTAS
MEA
RECTA
ET
FIRMA
AD
TE
PERMANEAT
,
FAC
DE
ME
QUIDQUID
TIBI
PLACUERIT
.
"
Non
vi
era
commozione
nel
suo
interno
,
pareva
che
gli
spiriti
di
nequizia
se
ne
fossero
allontanati
;
ma
neppure
vi
erano
discesi
angeli
.
La
mente
stanca
gli
posò
nel
senso
delle
cose
esterne
,
delle
vaghe
forme
,
dei
fiochi
biancori
nell
'
ombra
,
del
lontano
ululo
di
un
gufo
nei
carpineti
,
del
tenue
aroma
d
'
erba
che
le
mani
giunte
odoravano
ancora
.
L
'
aroma
selvaggio
gli
richiamò
il
momento
in
cui
aveva
posato
le
mani
sull
'
erba
,
prima
che
gli
apparisse
il
sorriso
triste
di
Jeanne
.
Sciolse
le
mani
impetuoso
,
tornò
con
gli
occhi
avidi
al
monastero
.
No
no
,
Iddio
non
avrebbe
permesso
ch
'
egli
fosse
vinto
,
Iddio
lo
serbava
alle
opere
sue
.
Allora
dal
profondo
dell
'
anima
,
senza
che
il
volere
vi
avesse
parte
,
gli
si
levarono
fantasmi
non
più
evocati
,
per
consiglio
del
Maestro
,
da
quando
era
venuto
a
Santa
Scolastica
;
fantasmi
della
visione
affidata
in
iscritto
alla
custodia
di
don
Giuseppe
Flores
.
Egli
si
vide
ginocchioni
a
Roma
in
piazza
San
Pietro
,
di
notte
,
fra
l
'
obelisco
e
la
fronte
del
tempio
immenso
,
illuminato
dalla
luna
.
La
piazza
era
vuota
;
il
rumore
dell
'
Aniene
gli
diventò
il
rumore
delle
fontane
.
Dalla
porta
del
tempio
si
porgeva
sulla
gradinata
un
gruppo
di
uomini
vestiti
di
rosso
,
di
violetto
e
di
nero
.
Lo
fissavano
minacciosi
,
appuntando
gl
'
indici
verso
Castel
Sant
'
Angelo
,
come
per
intimargli
di
partirsi
dal
luogo
sacro
.
Ma
ecco
,
questa
non
era
più
la
Visione
,
questo
era
un
immaginar
nuovo
!
Egli
sorgeva
,
diritto
e
fiero
,
in
faccia
al
manipolo
nemico
.
Gli
ruggiva
improvviso
alle
spalle
un
rombo
di
moltitudini
accorrenti
che
irrompevano
nella
piazza
dalle
bocche
di
tutte
le
vie
,
a
fiumi
.
Un
'
ondata
lo
travolgeva
con
sé
acclamando
al
riformatore
della
Chiesa
,
al
vero
Vicario
di
Cristo
,
lo
posava
sulla
soglia
del
tempio
.
Di
là
egli
si
volgeva
come
ad
affermare
autorità
sull
'
Orbe
.
In
quel
momento
gli
folgorò
nel
pensiero
Satana
offrente
a
Cristo
il
regno
del
mondo
.
Precipitò
a
terra
,
si
stese
bocconi
sulle
pietre
,
gemendo
nello
spirito
:
"
Gesù
,
Gesù
,
non
son
degno
,
non
son
degno
di
venir
tentato
come
Te
!
"
E
porse
le
labbra
strette
,
le
affisse
al
sasso
,
cercando
Iddio
nella
creatura
muta
,
Iddio
,
Iddio
,
il
sospiro
,
la
vita
,
la
pace
ardente
dell
'
anima
.
Un
soffio
di
vento
gli
corse
sopra
,
gli
mosse
l
'
erbe
intorno
.
"
Sei
Tu
"
egli
gemette
"
sei
Tu
,
sei
Tu
?
"
Il
vento
tacque
.
Benedetto
si
stringe
i
pugni
alle
guancie
,
leva
il
capo
puntando
i
gomiti
al
sasso
,
sta
in
ascolto
senza
saper
di
che
.
Sospira
,
si
ripone
a
sedere
.
Iddio
non
gli
parlerà
.
L
'
anima
stanca
tace
,
vuota
di
pensiero
.
Passa
il
tempo
,
lento
.
L
'
anima
stanca
richiama
a
fatica
per
suo
ristoro
l
'
ultima
parte
della
Visione
,
il
suo
ascendere
,
per
un
notturno
cielo
tempestoso
,
incontro
ad
angeli
discendenti
.
E
pensa
torbidamente
:
se
questa
sorte
mi
aspetta
,
perché
rattristarmi
?
Se
sarò
tentato
non
sarò
vinto
e
se
sarò
vinto
Iddio
mi
rialzerà
.
Neppure
è
necessario
di
domandargli
cosa
voglia
da
me
.
Perché
non
scendo
a
dormire
?
Benedetto
si
alzò
,
greve
il
capo
di
stanchezza
plumbea
.
Il
cielo
si
era
tutto
coperto
di
nuvole
pesanti
fino
ai
monti
di
Jenne
,
dove
la
valle
dell
'
alto
Aniene
gira
.
Appena
Benedetto
poteva
discernere
la
tenebra
nera
del
Francolano
,
in
faccia
,
e
i
lividori
,
a
'
suoi
piedi
,
della
petraia
.
Mosse
per
discendere
e
al
secondo
passo
si
arrestò
.
Le
gambe
non
lo
reggevano
,
un
soffio
di
sangue
gli
accese
il
viso
.
Era
quasi
digiuno
da
trent
'
ore
.
Non
aveva
preso
che
un
tozzo
di
pane
a
mezzodì
.
Si
sentì
punger
la
persona
da
miriadi
di
spilli
,
batter
forte
il
cuore
,
annebbiar
la
mente
.
Quali
viluppi
di
serpi
gli
si
attorcigliavano
ai
piedi
simulando
la
innocenza
dell
'
erba
?
E
qual
demonio
sinistro
lo
attendeva
lì
sotto
,
carponi
sulla
pietra
,
simulando
un
cespuglio
per
avventarglisi
?
Non
lo
aspettavano
i
demonii
anche
nel
monastero
?
Non
si
annidavano
negli
occhi
del
torrione
?
Non
avevano
quegli
occhi
una
fiamma
nera
?
No
,
no
,
adesso
non
più
;
adesso
lo
fissavano
semichiusi
e
beffardi
.
Il
rombo
dell
'
Aniene
,
questo
?
No
,
il
ruggito
dell
'
Abisso
trionfante
.
Non
credeva
interamente
a
quello
che
vedeva
,
a
quello
che
udiva
,
ma
tremava
tremava
come
una
festuca
nel
vento
e
le
miriadi
di
spilli
gli
camminavano
per
tutta
la
persona
.
Cercò
svincolar
i
piedi
dai
viluppi
di
serpi
,
non
gli
riuscì
.
Dal
terrore
alla
collera
:
"
devo
potere
!
"
esclamò
,
forte
.
Dalla
gola
fosca
di
Jenne
gli
rispose
il
sordo
rumor
del
tuono
.
Guardò
a
quella
volta
.
Un
lampo
aperse
le
nubi
sopra
il
negrore
del
monte
Preclaro
e
sparì
.
Benedetto
si
provò
di
levar
i
piedi
dalle
serpi
e
ancora
la
leonina
voce
del
tuono
lo
minacciò
.
"
Cosa
faccio
?
"
si
diss
'
egli
,
cercando
raccapezzarsi
.
"
Perché
voglio
scendere
?
"
Non
lo
sapeva
più
,
ebbe
bisogno
di
uno
sforzo
mentale
per
ricordare
.
Ecco
,
aveva
pensato
di
scendere
a
dormire
perché
la
preghiera
era
inutile
a
un
uomo
sicuro
di
salire
al
cielo
.
E
un
lampo
arse
anche
dentro
di
lui
:
"
Io
tento
Iddio
!
"
Le
serpi
lo
stringevano
,
il
demonio
strisciava
carponi
alla
sua
volta
per
la
petraia
tutta
infernalmente
viva
di
spiriti
feroci
,
le
fiamme
nere
ardevano
negli
occhi
del
torrione
,
ruggendo
sempre
l
'
Abisso
a
trionfo
.
Ma
il
rugghio
sovrano
del
tuono
romoreggiò
per
le
nubi
:
"
NON
TENTARE
IL
SIGNORE
IDDIO
TUO
.
"
Benedetto
levò
al
cielo
il
viso
e
le
mani
congiunte
,
adorando
,
come
poté
,
con
l
'
ultimo
lume
della
offuscata
coscienza
,
vacillò
,
allargò
le
braccia
,
afferrò
l
'
aria
,
piegò
lentamente
all
'
indietro
,
stramazzò
riverso
sulla
china
,
giacque
senza
moto
.
Il
suo
corpo
giaceva
immobile
nel
vento
del
temporale
,
come
un
tronco
schiantato
,
fra
il
dibattersi
delle
ginestre
e
il
mareggiare
dell
'
erba
.
L
'
anima
dovette
chiudersi
nel
contatto
centrale
con
l
'
Essere
senza
tempo
e
senza
spazio
,
perché
Benedetto
,
al
primo
ritorno
della
coscienza
,
non
ebbe
senso
né
del
luogo
né
dell
'
ora
.
Sentiva
una
levità
strana
delle
membra
,
una
spossatezza
fisica
piacevole
,
una
infinita
dolcezza
interna
;
prima
sul
viso
,
poi
sulle
mani
tanti
minuti
titillamenti
come
di
animati
atomi
amorosi
dell
'
aria
:
teneri
sussurri
di
voci
timide
intorno
a
quello
che
gli
pareva
il
suo
letto
.
Si
rizzò
a
sedere
,
guardò
smarrito
ma
in
pace
;
dimentico
del
dove
e
del
quando
,
ma
tanto
in
pace
,
tanto
contento
della
quieta
fonte
interna
di
un
indistinto
amore
che
gli
fluiva
in
tutti
i
vasi
della
vita
e
se
ne
spandeva
per
le
cose
intorno
,
per
le
dolci
piccole
vite
fatte
amorose
a
lui
.
Sorridendo
fra
sé
del
suo
proprio
smarrimento
,
riconobbe
il
dove
e
il
come
.
Il
quando
,
no
.
Neppure
ne
sentì
desiderio
,
neppure
si
domandò
se
dalla
caduta
fossero
trascorse
ore
o
minuti
,
tanto
lo
appagava
il
beato
presente
.
Il
temporale
era
disceso
verso
Roma
.
Nel
mormorio
della
pioggia
senza
vento
,
piana
piana
,
nella
voce
grande
dell
'
Aniene
,
nella
riposata
maestà
dei
monti
,
nell
'
odore
selvaggio
della
petraia
umida
,
nello
stesso
proprio
cuore
,
Benedetto
sentiva
un
Divino
confuso
alla
creatura
,
un
'
ascosa
essenza
di
paradiso
.
Sentiva
di
fondersi
con
le
anime
delle
cose
come
piccola
voce
in
un
coro
immenso
,
di
essere
uno
con
la
montagna
odorante
,
con
l
'
aria
beata
.
E
così
sommerso
nel
mare
della
paradisiaca
dolcezza
,
abbandonate
le
mani
sulle
ginocchia
,
socchiusi
gli
occhi
,
blandito
dalla
pioggia
piana
piana
,
godeva
non
senza
un
vago
desiderio
che
tanta
soavità
fosse
conosciuta
dalla
gente
che
non
crede
,
dalla
gente
che
non
ama
.
Nel
declinare
del
rapimento
gli
ritornarono
a
mente
i
perché
della
presenza
sua
sul
monte
deserto
nelle
tenebre
della
notte
,
e
le
incertezze
del
domani
,
e
Jeanne
,
e
l
'
esilio
dal
monastero
.
Ma
ora
incertezze
e
dubbî
erano
indifferenti
all
'
anima
sua
ferma
in
Dio
,
come
al
Francolano
immobile
i
tremolii
del
suo
manto
di
foglie
.
Incertezze
,
dubbî
,
ricordi
della
mistica
Visione
gli
si
disciolsero
nel
profondo
abbandono
alla
Divina
Volontà
,
che
avrebbe
disposto
di
lui
a
suo
piacimento
.
La
immagine
di
Jeanne
,
contemplata
quasi
dall
'
alto
di
una
inaccessibile
torre
,
gli
moveva
solo
il
desiderio
di
operare
fraternamente
per
lei
.
La
tranquilla
ragione
ripigliando
intero
l
'
ufficio
suo
,
egli
si
accorse
di
esser
molle
di
pioggia
fin
dentro
le
vesti
;
e
la
pioggia
,
piana
piana
,
continuava
.
Che
fare
?
Rientrare
all
'
Ospizio
dei
pellegrini
no
perché
il
vaccaro
dormiva
;
svegliarlo
per
farsi
aprire
non
avrebbe
voluto
né
sarebbe
stato
facile
.
Pensò
di
riparare
sotto
i
lecci
del
Sacro
Speco
.
Alzatosi
faticosamente
,
ebbe
un
assalto
di
vertigini
.
Aspettò
un
poco
e
poi
scese
adagio
adagio
sulla
via
che
da
Santa
Scolastica
mette
all
'
Arco
d
'
ingresso
nel
bosco
.
Là
nella
nera
ombra
dei
grandi
lecci
chini
e
protesi
,
a
braccia
sparse
,
sulla
china
del
monte
,
fra
il
chiarore
fioco
,
a
sinistra
,
della
costa
esterna
al
bosco
,
cadde
a
sedere
,
sfinito
.
Desiderava
un
po
'
di
cibo
e
non
osò
domandarlo
al
Signore
,
parendogli
domandare
un
miracolo
.
Si
dispose
ad
attendere
il
giorno
.
L
'
aria
era
tepida
,
il
suolo
quasi
asciutto
,
radi
goccioloni
battevano
qua
e
là
dal
fogliame
dei
lecci
.
Benedetto
si
assopì
di
un
sopor
lieve
che
appena
gli
velava
le
sensazioni
,
tramutandole
in
sogno
.
Si
figurò
di
stare
in
un
sicuro
asilo
di
preghiera
e
di
pace
,
all
'
ombra
di
braccia
sante
,
protese
sopra
il
suo
capo
;
e
gli
pareva
di
doverlo
abbandonare
per
ragioni
di
cui
gli
era
evidente
l
'
impero
,
benché
non
avesse
coscienza
della
loro
natura
.
Poteva
uscirne
per
una
porta
cui
metteva
capo
la
via
discendente
al
mondo
,
poteva
uscirne
dalla
parte
opposta
,
per
un
cammino
ascendente
a
solitudini
sacre
.
Pendeva
incerto
.
Il
batter
vicino
di
una
grossa
goccia
gli
fece
aprire
gli
occhi
.
Dopo
un
primo
momento
di
torpore
riconobbe
l
'
Arco
a
destra
,
cui
metteva
capo
il
cammino
discendente
verso
Santa
Scolastica
,
Subiaco
,
Roma
;
a
sinistra
il
cammino
ascendente
verso
il
Sacro
Speco
.
E
notò
attonito
che
dall
'
uno
e
dall
'
altro
lato
,
fuori
dei
lecci
,
le
pietre
scoperte
erano
molto
più
chiare
di
prima
,
che
tanti
minuti
chiarori
traforavano
il
fogliame
sopra
il
suo
capo
.
Giorno
?
Si
fa
giorno
?
Benedetto
avrebbe
creduto
oltrepassata
di
poco
la
mezzanotte
.
Le
ore
suonano
a
Santa
Scolastica
;
una
,
due
,
tre
,
quattro
.
È
giorno
e
sarebbe
anche
più
chiaro
se
il
cielo
non
fosse
tutto
una
pesante
nube
dai
monti
di
Subiaco
a
quelli
di
Jenne
,
quantunque
non
piova
più
.
Un
passo
da
lontano
;
qualcuno
sale
verso
l
'
Arco
.
Era
il
vaccaro
di
Santa
Scolastica
che
,
per
un
caso
insolito
,
portava
a
quell
'
ora
il
latte
al
Sacro
Speco
.
Benedetto
lo
salutò
.
Colui
all
'
udir
questa
voce
,
tramortì
e
fu
per
lasciar
cadere
il
vaso
del
latte
.
"
Oh
,
Benedè
!
"
esclamò
riconoscendo
Benedetto
.
"
Qui
,
siete
?
"
Benedetto
gli
chiese
un
sorso
di
latte
per
amor
di
Dio
.
"
Lo
racconterete
ai
padri
"
diss
'
egli
.
"
Direte
ch
'
ero
sfinito
e
che
vi
ho
chiesto
un
po
'
di
latte
per
amor
di
Dio
.
"
"
Eh
sì
!
eh
sta
bene
!
eh
pigliate
!
eh
bevete
!
"
fece
colui
,
rispettoso
,
avendo
Benedetto
per
un
Santo
.
"
Che
ci
avete
passato
la
notte
qui
?
Che
ci
avete
preso
tutta
quella
pioggia
?
Dio
come
siete
molle
!
Siete
inzuppato
come
una
spugna
,
siete
!
"
Benedetto
bevve
.
"
Benedico
Iddio
"
diss
'
egli
"
per
la
bontà
vostra
e
per
la
bontà
del
latte
.
"
Lo
abbracciò
e
,
anni
dopo
,
il
vaccaro
,
Nazzareno
Mercuri
,
soleva
raccontare
che
mentre
Benedetto
lo
stringeva
fra
le
sue
braccia
non
gli
pareva
esser
lui
;
che
il
sangue
gli
era
diventato
prima
tutto
un
gelo
poi
tutto
un
foco
;
che
il
core
gli
batteva
forte
forte
come
la
prima
volta
che
aveva
ricevuto
Cristo
in
Sacramento
;
che
un
gran
dolor
di
capo
statogli
addosso
due
giorni
gli
era
sfumato
via
;
che
allora
egli
aveva
capito
subito
di
trovarsi
nelle
braccia
di
un
Santo
da
miracoli
e
gli
era
caduto
ginocchioni
ai
piedi
.
In
fatto
non
s
'
inginocchiò
ma
restò
di
sasso
e
Benedetto
gli
dovette
dire
due
volte
:
"
ora
andate
,
Nazzareno
;
andate
,
figliolo
caro
.
"
Avviatolo
amorevolmente
così
al
Sacro
Speco
,
s
'
incamminò
egli
stesso
verso
Santa
Scolastica
.
La
petraia
chiara
era
vôta
di
spiriti
buoni
e
rei
.
Montagne
,
nuvole
,
le
stesse
fosche
mura
del
monastero
e
la
torre
parevano
,
nella
luce
scialba
,
gravi
di
sonno
.
Benedetto
entrò
nell
'
Ospizio
e
coricatosi
,
senza
spogliar
le
vesti
bagnate
,
sul
misero
giaciglio
,
si
raccolse
al
petto
le
braccia
in
croce
,
si
addormentò
profondamente
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
QUARTO
.
A
fronte
.
Il
rombo
del
tuono
svegliò
,
dopo
le
due
,
Noemi
,
che
da
pochi
momenti
aveva
potuto
prender
sonno
.
Ella
dormiva
nella
camera
vicina
a
quella
di
Jeanne
,
con
l
'
uscio
aperto
.
Jeanne
la
chiamò
subito
.
Avevano
conversato
fino
alle
due
e
Noemi
,
esausta
,
aveva
finalmente
ottenuto
dall
'
instancabile
amica
,
dopo
molto
pregare
inutile
,
di
essere
lasciata
in
pace
.
Finse
di
non
udire
.
Jeanne
la
chiamò
da
capo
:
"
Noemi
!
Il
temporale
!
Ho
paura
!
"
"
Non
hai
paura
niente
!
"
rispose
Noemi
,
irritata
.
"
Taci
!
Dormi
!
"
"
Ho
paura
!
Vengo
da
te
!
"
"
Proibisco
!
"
"
Allora
vieni
tu
!
"
Noemi
replicò
un
"
vuoi
finirla
?
"
tanto
risoluto
che
l
'
altra
si
chetò
.
Per
poco
.
La
voce
di
bambina
dolente
,
che
Noemi
conosceva
bene
,
ricominciò
:
"
Non
hai
dormito
abbastanza
?
Non
puoi
parlare
,
adesso
?
Avrai
dormito
tre
ore
!
"
Noemi
accese
uno
zolfanello
e
guardò
l
'
orologio
col
quale
alla
mano
aveva
prima
invocato
il
silenzio
.
"
Ventidue
minuti
!
"
diss
'
ella
.
"
Basta
!
"
Jeanne
tacque
un
momento
e
poi
mise
fuori
quei
piccoli
hm
!
-
hm
!
-
hm
!
che
son
preludio
al
pianto
di
un
bambino
viziato
.
E
seguì
la
voce
sommessa
:
"
Non
mi
vuoi
niente
bene
!
-
Hm
!
Hm
!
-
Abbi
pietà
,
parliamo
un
poco
!
-
Hm
!
Hm
!
"
Noemi
sospirò
nella
sua
lingua
nativa
:
"
Oh
,
mon
Dieu
!
"
E
si
rassegnò
con
un
secondo
sospiro
:
"
Avanti
!
Cosa
puoi
dirmi
che
tu
non
abbia
già
detto
in
quattr
'
ore
?
"
Il
tuono
ruggì
ma
Jeanne
oramai
non
se
ne
curava
più
.
"
Domattina
andremo
al
monastero
"
diss
'
ella
.
"
Ma
sì
,
va
bene
!
"
"
Andremo
noi
due
sole
?
"
"
Ma
sì
,
è
già
inteso
!
"
La
voce
piagnolosa
tacque
un
momento
e
riprese
:
"
Tu
non
mi
hai
mica
promesso
,
ancora
,
che
qui
in
casa
non
dirai
niente
?
"
"
Dieci
volte
te
l
'
ho
promesso
!
"
"
Sai
,
non
è
vero
,
cosa
devi
dire
per
quello
svenimento
di
ieri
sera
,
se
ti
domandano
?
"
"
Lo
so
!
"
"
Devi
dire
che
quel
padre
non
è
lui
,
che
ho
perduta
una
illusione
e
che
mi
sono
sentita
male
per
questo
.
"
"
Ma
mio
Dio
,
Jeanne
,
queste
son
venti
,
delle
volte
!
"
"
Come
sei
cattiva
,
Noemi
!
Come
non
mi
vuoi
bene
!
"
Silenzio
.
La
voce
di
Jeanne
riprende
:
"
Dimmi
quello
che
pensi
.
Credi
proprio
che
mi
abbia
dimenticata
?
"
"
Non
rispondo
più
.
"
"
Rispondi
,
invece
!
Una
parola
sola
!
Dopo
ti
lascio
dormire
.
"
Noemi
pensa
un
poco
e
poi
risponde
asciutta
,
per
finirla
:
"
Ebbene
,
credo
di
sì
.
Credo
che
non
ti
abbia
mai
amata
!
"
"
Questo
lo
dici
perché
te
l
'
ho
detto
io
"
ribatte
Jeanne
,
aspra
,
senza
lagrime
nella
voce
.
"
Tu
non
puoi
saperlo
!
"
"
Bon
,
ça
!
"
brontolò
Noemi
.
"
C
'
est
elle
qui
me
l
'
a
dit
et
je
ne
dois
pas
le
savoir
!
"
Silenzio
.
La
voce
flebile
:
"Noemi."
Nessuna
risposta
.
"
Noemi
,
ascolta
.
"
Niente
.
Jeanne
si
mette
a
piangere
e
Noemi
cede
.
"
Ma
,
santo
cielo
,
cosa
vuoi
?
"
"
Piero
non
può
sapere
che
mio
marito
è
morto
.
"
"
Bene
.
E
allora
?
"
"
Allora
non
può
sapere
che
sono
libera
.
"
"
E
dunque
?
"
"
Stupida
!
Mi
fai
venire
una
rabbia
!
"
Silenzio
.
Jeanne
sa
bene
quale
specie
di
rabbia
è
la
sua
.
L
'
amica
pensa
troppo
come
lei
stessa
che
vorrebbe
tanto
essere
contraddetta
nel
suo
presentimento
doloroso
,
avere
una
parola
di
speranza
.
Rise
un
riso
lieve
,
forzato
:
"
Noemi
,
fai
l
'
offesa
,
adesso
,
apposta
,
per
non
parlare
.
"
Silenzio
.
Jeanne
riprende
,
mansueta
:
"
Senti
.
Non
credi
che
avrà
delle
tentazioni
?
"
Silenzio
.
Jeanne
non
si
cura
,
stavolta
,
che
Noemi
non
risponda
.
Esclama
:
"
Sarebbe
bella
che
proprio
adesso
non
avesse
più
intenzioni
!
"
Il
suo
sdegno
è
tanto
comico
che
Noemi
,
pure
molto
scandolezzata
,
non
può
a
meno
di
ridere
;
e
ride
anche
lei
.
Noemi
ride
;
però
anche
la
sgrida
di
queste
sciocchezze
enormi
che
dice
senza
riflettere
.
Perché
Noemi
conosce
Jeanne
e
sa
che
Jeanne
in
questo
momento
non
è
la
vera
Jeanne
,
conscia
e
signora
di
sé
;
o
forse
è
la
Jeanne
più
vera
ma
non
certo
quella
che
starà
a
fronte
di
Piero
Maironi
se
mai
s
'
incontrano
.
Il
tuono
tace
e
Jeanne
vorrebbe
vedere
il
tempo
che
fa
,
ma
le
pesa
di
scendere
dal
letto
,
teme
di
sentirsi
male
,
teme
il
dubbio
di
non
poter
salire
fra
qualche
ora
al
monastero
.
Teme
poi
anche
le
difficoltà
che
gli
ospiti
farebbero
se
il
tempo
fosse
troppo
cattivo
;
le
preme
dunque
di
sapere
come
si
dispone
il
cielo
.
Bisogna
che
scenda
Noemi
,
la
schiava
cui
ben
di
rado
riescono
vittoriose
le
ribellioni
.
Noemi
scende
,
apre
la
finestra
,
esplora
il
buio
con
la
mano
distesa
.
Minute
frettolose
goccioline
le
titillano
la
mano
.
Il
buio
si
varia
un
poco
agli
occhi
di
lei
.
Ella
distingue
,
lì
sotto
,
Santa
Maria
della
Febbre
,
grigia
sul
campo
nero
.
Le
si
rischiara
la
nuvolaglia
pesante
,
vi
nereggiano
su
le
braccia
della
quercia
imminente
a
destra
,
i
profili
delle
montagne
.
Le
minute
frettolose
goccioline
titillano
titillano
la
mano
distesa
,
che
si
ritrae
.
Jeanne
domanda
:
"
Dunque
?
"
"Piove."
Ella
sospira
:
"
che
noia
!
"
come
se
avesse
a
piovere
in
eterno
.
E
le
goccioline
prendono
maggior
voce
,
riempiono
di
sommesse
parole
la
camera
,
si
affiochiscono
ancora
.
Jeanne
non
ha
inteso
le
sommesse
parole
,
non
ha
inteso
che
l
'
uomo
di
cui
ha
pieno
il
cuore
giace
svenuto
sulla
petraia
deserta
che
la
pioggia
lava
.
A
mattina
inoltrata
la
signora
Selva
,
un
po
'
inquieta
per
non
avere
ancora
veduto
comparire
né
l
'
una
né
l
'
altra
delle
due
signore
,
entrò
pian
piano
nella
camera
di
sua
sorella
.
Noemi
era
quasi
vestita
e
le
accennò
di
tacere
.
Jeanne
dormiva
,
finalmente
.
Le
due
sorelle
uscirono
insieme
,
si
recarono
nello
studio
di
Giovanni
che
ve
le
attendeva
.
Dunque
?
Don
Clemente
era
proprio
l
'
uomo
?
Marito
e
moglie
desideravano
sapere
,
per
regolarsi
.
Giovanni
non
dubitava
più
e
sua
moglie
dubitava
ancora
.
Noemi
!
Noemi
doveva
sapere
!
Giovanni
chiuse
l
'
uscio
,
mentre
Maria
,
interpretando
il
silenzio
di
sua
sorella
per
una
conferma
,
insisteva
:
"
ma
davvero
?
ma
davvero
?
"
Noemi
taceva
.
Avrebbe
forse
tradito
il
segreto
dell
'
amica
nell
'
intento
di
cospirare
con
i
Selva
per
la
sua
felicità
,
se
non
l
'
avesse
trattenuta
il
dubbio
di
un
disaccordo
con
i
Selva
e
anche
il
senso
di
qualche
cosa
di
malfermo
in
sé
stessa
.
Probabilmente
i
Selva
,
cattolici
,
non
desideravano
che
l
'
uomo
fuggito
dal
mondo
vi
ritornasse
.
Lei
,
protestante
,
non
poteva
pensare
così
.
Almeno
non
lo
avrebbe
dovuto
.
Lei
doveva
pensare
che
Iddio
si
serve
meglio
nel
mondo
e
nel
matrimonio
.
Lo
pensava
,
ma
non
si
nascondeva
che
se
il
signor
Maironi
adesso
sposasse
Jeanne
non
lo
potrebbe
stimare
molto
.
Insomma
era
meglio
tacere
la
strana
verità
.
"
Cosa
pensate
?
"
diss
'ella."
Che
quell
'
ecclesiastico
di
ieri
sera
,
che
è
passato
davanti
a
noi
dopo
tutta
quella
vostra
mimica
,
fosse
l
'
amante
antico
?
È
quello
il
vostro
don
Clemente
?
Bene
,
non
è
lui
.
"
"
Ah
!
Proprio
no
?
"
esclamò
Giovanni
fra
sorpreso
e
incredulo
.
Sua
moglie
trionfò
.
"
Ecco
!
"
diss
'
ella
.
Ma
Giovanni
non
si
diede
per
vinto
.
Domandò
a
Noemi
se
fosse
ben
certa
di
quello
che
diceva
,
e
come
potesse
spiegare
il
tramortimento
della
signora
Dessalle
.
Noemi
rispose
che
non
c
'
era
da
spiegar
niente
.
Jeanne
soffriva
di
anemia
ed
era
soggetta
ad
accessi
di
spossatezza
mortale
.
Giovanni
tacque
,
poco
persuaso
.
Se
proprio
era
stato
così
,
come
poteva
Noemi
affermare
con
tanta
sicurezza
che
don
Clemente
non
era
l
'
uomo
?
Nelle
parole
,
nel
fare
,
nel
viso
di
sua
cognata
,
Giovanni
sentiva
qualche
cosa
di
poco
chiaro
,
di
poco
naturale
.
Maria
s
'
informò
della
notte
.
Come
l
'
aveva
passata
la
signora
Dessalle
?
Inquieta
?
Ma
di
quale
inquietudine
?
"
È
stata
inquieta
!
Che
vi
debbo
dire
?
"
fece
Noemi
,
un
po
'
seccata
.
E
si
accostò
alla
finestra
aperta
come
per
spiare
le
intenzioni
delle
nuvole
.
Giovanni
fece
un
passo
verso
di
lei
,
risoluto
di
venire
a
capo
delle
sue
reticenze
.
Ella
lo
presentì
e
si
affrettò
ad
un
rifugio
,
a
chiedergli
il
suo
pronostico
del
tempo
.
Il
cielo
era
tutto
coperto
,
grandi
nuvole
basse
traboccavano
dai
dorsi
di
Monte
Calvo
sopra
i
Cappuccini
e
la
Rocca
.
L
'
aria
era
tepida
,
il
fragore
dell
'
Aniene
,
forte
.
Giù
in
basso
il
curvo
nastro
della
strada
di
Subiaco
traspariva
fosco
di
mota
fra
i
fogliami
degli
ulivi
.
Giovanni
rispose
:
"Pioggia."
Noemi
domandò
subito
quanta
strada
ci
fosse
dal
villino
ai
Conventi
.
A
Santa
Scolastica
venti
minuti
.
Perché
lo
domandava
?
Udito
che
Jeanne
intendeva
andarvi
con
Noemi
quella
mattina
stessa
,
Maria
protestò
.
Con
un
tempo
simile
?
L
'
ultimo
tratto
bisognava
farlo
a
piedi
.
Non
potevano
aspettare
,
rimandare
a
domani
,
a
dopo
domani
?
"
Quando
te
l
'
ha
detto
?
"
chiese
Giovanni
,
quasi
brusco
.
Noemi
esitò
e
poi
rispose
:
"Stanotte."
Comprese
,
nel
dire
la
parola
,
che
suggeriva
sospetti
,
specie
dopo
quell
'
attimo
di
esitazione
;
e
attese
un
assalto
,
incerta
se
resistere
o
cedere
.
"
Noemi
!
"
esclamò
Giovanni
,
severo
.
Ella
lo
guardò
,
soffusa
il
viso
di
un
lieve
rossore
.
Non
disse
neppure
-
che
c
'
è
?
-
;
tacque
.
"
Non
negare
!
"
ripigliò
suo
cognato
.
"
Questa
signora
ha
riconosciuto
don
Clemente
.
Non
negare
,
dillo
,
è
un
dovere
di
coscienza
per
te
!
Non
è
possibile
di
permettere
che
s
'
incontrino
!
"
"
Quello
che
ho
detto
è
vero
"
rispose
Noemi
,
ferma
oramai
della
via
che
terrebbe
.
Nella
sua
voce
senza
sdegno
,
quasi
sommessa
,
era
una
implicita
confessione
di
non
aver
detto
la
verità
intera
.
"
Non
lo
ha
riconosciuto
?
Però
tu
,
qualche
cosa
sai
!
"
"
So
qualche
cosa
"
rispose
Noemi
"
sì
,
ma
non
posso
dire
quello
che
so
.
Vi
dico
solo
di
far
avvertire
subito
don
Clemente
che
la
signora
Dessalle
e
io
si
va
stamane
a
visitare
i
Conventi
.
Altro
non
vi
dico
e
vado
a
vedere
se
Jeanne
si
è
svegliata
.
"
Ella
uscì
di
volo
.
I
Selva
si
guardarono
.
Che
significava
questo
voler
avvertire
don
Clemente
?
Maria
lesse
nel
pensiero
di
suo
marito
qualche
cosa
che
le
dispiacque
,
che
non
avrebbe
voluto
gli
venisse
alle
labbra
.
"
Scrivi
questo
biglietto
a
don
Clemente
,
intanto
"
diss
'
ella
.
Ma
Giovanni
,
prima
di
scrivere
,
volle
pur
dire
quello
che
pensava
.
Per
lui
vi
era
una
sola
spiegazione
possibile
.
Don
Clemente
era
veramente
l
'
uomo
.
Noemi
aveva
promesso
alla
signora
Dessalle
di
non
dirlo
ma
voleva
impedire
l
'
incontro
.
Maria
esclamò
vivacemente
:
"
Oh
Noemi
,
mentire
,
no
!
"
e
poi
arrossì
,
sorrise
,
abbracciò
suo
marito
come
se
temesse
di
averlo
offeso
.
Perché
appunto
Giovanni
si
era
offeso
una
volta
di
certe
parole
sfuggite
a
lei
sulla
poca
sincerità
degl
'
italiani
e
adesso
un
'
ombra
di
quella
nube
poteva
forse
ritornare
per
effetto
della
sua
esclamazione
.
Egli
fu
punto
infatti
,
più
dall
'
abbraccio
che
dalla
protesta
,
e
arrossì
pure
,
ricordando
,
e
sostenne
che
al
posto
di
Noemi
anche
Maria
avrebbe
negato
.
Maria
tacque
,
uscì
dallo
studio
,
brillandole
negli
occhi
una
lagrima
importuna
.
Giovanni
si
compiacque
,
in
principio
,
di
avere
rintuzzata
una
tenerezza
offensiva
e
si
mise
a
scrivere
il
biglietto
per
don
Clemente
.
Non
l
'
aveva
finito
di
scrivere
e
il
suo
corruccio
gli
era
già
diventato
rimorso
.
Si
alzò
,
uscì
in
cerca
della
moglie
.
Era
nel
corridoio
con
Noemi
che
discorreva
piano
.
Volse
tosto
il
viso
a
lui
,
lo
intese
,
gli
sorrise
con
gli
occhi
ancora
umidi
,
gli
fé
cenno
di
accostarsi
e
di
parlar
sotto
voce
.
Che
c
'
era
?
C
'
era
che
Jeanne
voleva
partire
subito
per
Santa
Scolastica
.
Noemi
avvertì
ch
'
era
appena
svegliata
e
che
questo
subito
significava
un
'
ora
e
mezzo
,
almeno
.
Ma
bisognava
mandare
a
Subiaco
per
una
carrozza
,
poiché
Jeanne
non
era
in
grado
di
fare
a
piedi
che
lo
stretto
necessario
,
l
'
ultimo
tratto
di
via
.
Un
tocco
di
campanello
richiamò
Noemi
.
Jeanne
l
'
aspettava
,
impaziente
.
"
Che
cameriera
pettegola
!
"
diss
'
ella
,
tra
sorridente
e
crucciata
.
"
Cosa
sei
andata
a
raccontare
a
tua
sorella
?
"
Noemi
la
minacciò
di
andarsene
.
Jeanne
giunse
le
mani
,
supplichevole
.
E
le
domandò
fissandola
negli
occhi
,
scrutandone
l
'
anima
:
"
Come
mi
pettino
?
Come
mi
vesto
?
"
Noemi
rispose
sbadatamente
:
"
Ma
come
vuoi
!
"
L
'
altra
batté
il
piede
a
terra
,
sbuffando
.
Allora
Noemi
capì
.
"
Da
contadina
"
diss
'
ella
.
"
Sciocchissima
creatura
!
"
Noemi
rise
.
Jeanne
gemette
il
solito
ritornello
:
"
Non
mi
vuoi
bene
!
Non
mi
vuoi
bene
!
"
Allora
Noemi
si
fece
seria
,
le
domandò
se
volesse
proprio
riprenderselo
,
il
suo
Maironi
.
"
Voglio
esser
bella
!
"
esclamò
Jeanne
.
"
Ecco
!
"
Ella
era
veramente
bella
così
,
nella
sua
veste
da
camera
di
un
giallo
ardente
,
con
il
suo
fiume
di
capelli
bruni
,
cadenti
un
palmo
sotto
la
cintura
.
Era
molto
più
bella
e
più
giovine
che
la
sera
prima
.
Aveva
negli
occhi
quella
intensità
di
vita
che
prendevano
un
tempo
quando
Maironi
entrava
nella
stanza
dov
'
era
lei
,
quando
anche
solo
ella
ne
udiva
il
passo
nell
'
anticamera
.
"
Vorrei
la
mia
toilette
di
Praglia
"
diss
'
ella
.
"
Vorrei
comparirgli
davanti
col
mio
mantello
verde
foderato
di
pelliccia
,
adesso
in
maggio
.
Vorrei
che
vedesse
subito
quanto
sono
ancora
la
stessa
e
quanto
voglio
essere
la
stessa
.
-
Oh
Dio
Dio
!
"
Gettò
le
braccia
,
con
un
subito
slancio
,
al
collo
di
Noemi
,
le
impresse
la
bocca
sulla
spalla
,
soffocando
un
singhiozzo
,
mormorò
parole
che
Noemi
non
poteva
distinguere
.
"
No
no
no
"
diceva
"
sono
pazza
,
sono
cattiva
,
andiamo
via
,
andiamo
via
.
"
Alzò
il
viso
lagrimoso
.
"
Andiamo
a
Roma
"
diss
'
ella
.
"
Sì
sì
"
rispose
Noemi
,
commossa
"
andiamo
a
Roma
,
partiamo
subito
.
Adesso
domando
a
che
ora
c
'
è
un
treno
.
"
Jeanne
l
'
afferrò
di
colpo
,
la
trattenne
.
No
,
no
,
era
una
pazzia
,
cos
'
avrebbe
detto
sua
sorella
?
Era
una
pazzia
,
era
una
cosa
impossibile
.
E
poi
,
e
poi
,
e
poi
...
Si
coperse
il
viso
,
si
mormorò
dentro
le
mani
che
le
bastava
di
vederlo
,
di
vederlo
un
solo
momento
,
ma
che
partire
senza
vederlo
non
poteva
,
non
poteva
,
non
poteva
.
"
Andiamo
!
"
diss
'
ella
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
scoprendosi
il
viso
.
"
Vestiamoci
!
Mi
vestirò
come
vorrai
tu
;
di
sacco
,
se
vorrai
,
di
cilicio
.
"
Ell
'
aveva
ricuperato
il
suo
sorriso
cruccioso
di
prima
.
"
Chi
sa
?
"
disse
.
"
Forse
mi
farà
bene
di
vederlo
vestito
da
contadino
.
"
"
Io
guarirei
subito
"
mormorò
Noemi
;
e
arrossì
,
sentendo
di
aver
detto
una
grossa
falsità
.
Quando
la
signora
Selva
bussò
all
'
uscio
per
avvertire
che
la
carrozza
era
pronta
,
Jeanne
pregò
Noemi
,
con
umiltà
comica
,
di
lasciarle
mettere
il
grande
cappello
Rembrandt
che
prediligeva
.
Le
nere
ali
piumate
,
curve
sul
viso
pallido
,
sui
neri
fuochi
degli
occhi
,
sull
'
alta
persona
avvolta
in
un
mantello
scuro
,
parevan
vive
dell
'
anima
stessa
di
lei
,
cupa
,
appassionata
e
altera
.
Ella
sentì
,
nel
dare
il
buongiorno
a
Maria
Selva
,
l
'
ammirazione
che
destava
.
La
sentì
anche
negli
occhi
di
Giovanni
,
ma
diversa
,
non
simpatica
.
Appena
lasciatolo
per
scendere
con
Noemi
al
cancello
dove
la
carrozza
aspettava
,
le
domandò
se
avesse
detto
niente
,
proprio
niente
,
a
suo
cognato
.
Avutane
una
risposta
rassicurante
,
mormorò
:
"
Mi
pareva
.
"
Fatti
pochi
passi
,
le
strinse
forte
il
braccio
,
esclamò
lieta
come
per
una
scoperta
improvvisa
:
"
Però
sono
ancora
bella
!
"
Noemi
non
le
dava
retta
.
Noemi
si
domandava
:
il
nome
Dessalle
avrà
detto
qualche
cosa
al
quel
frate
?
Lo
avrà
egli
udito
da
Maironi
?
Se
Maironi
gli
ha
raccontato
di
questo
amore
,
non
potrebbe
avere
taciuto
il
nome
della
signora
?
In
fondo
ell
'
aveva
un
'
acuta
curiosità
di
conoscere
l
'
uomo
che
aveva
ispirato
a
Jeanne
un
sentimento
così
forte
ed
era
scomparso
dal
mondo
in
un
modo
così
strano
.
Ma
lo
avrebbe
voluto
vedere
da
sola
.
Era
uno
sgomento
di
pensare
che
i
due
s
'
incontrassero
senza
qualche
preparazione
.
Almeno
poter
prima
parlare
a
questo
frate
,
a
questo
don
Clemente
,
accertarsi
che
sa
,
informarlo
se
non
sa
,
apprendere
da
lui
qualche
cosa
di
quell
'
altro
,
il
suo
stato
d
'
animo
,
le
sue
intenzioni
!
Basta
,
pensò
salendo
in
carrozza
,
faccia
la
Provvidenza
!
E
assista
questa
povera
creatura
!
Nel
metter
piede
a
terra
dove
comincia
la
mulattiera
,
Jeanne
propose
timidamente
,
come
chi
prevede
un
rifiuto
e
lo
riconosce
ragionevole
,
di
salire
ai
Conventi
sola
,
colla
guida
di
un
monello
corso
da
Subiaco
dietro
la
carrozza
.
Il
rifiuto
venne
infatti
e
vivacissimo
.
Non
era
possibile
!
Che
mai
le
veniva
in
mente
?
Allora
Jeanne
supplicò
di
essere
almeno
lasciata
sola
con
lui
,
se
lo
avesse
trovato
.
Noemi
non
seppe
che
rispondere
.
"
E
se
ti
precedessi
?
"
diss
'
ella
.
"
Se
domandassi
del
padre
Clemente
?
Se
cercassi
di
capire
cos
'
è
,
cosa
fa
e
cosa
pensa
il
tuo
...
"
Jeanne
la
interruppe
,
esterrefatta
.
"
Il
padre
?
Parlare
al
padre
?
"
esclamò
squadernandole
ambedue
le
mani
sul
viso
come
per
turarle
la
bocca
.
"
Guai
a
te
se
parli
al
padre
!
"
S
'
incamminarono
lentamente
per
la
sassosa
mulattiera
.
Jeanne
si
fermava
spesso
,
presa
da
tremiti
,
vibrando
come
un
filo
teso
al
vento
.
Porgeva
allora
in
silenzio
a
Noemi
le
mani
gelate
perché
sentisse
e
le
sorrideva
.
Nel
mare
delle
nebbie
correnti
a
monte
comparve
,
curioso
anche
lui
,
l
'
occhio
smorto
del
sole
.
II
.
Don
Clemente
celebrò
messa
verso
le
sette
,
parlò
coll
'
Abate
e
poi
si
recò
all
'
Ospizio
dei
pellegrini
.
Trovò
Benedetto
addormentato
con
le
braccia
in
croce
sul
petto
,
le
labbra
socchiuse
,
il
viso
composto
a
una
visione
interna
di
beatitudine
.
Gli
accarezzò
i
capelli
,
lo
chiamò
sottovoce
.
Il
giovine
si
scosse
,
alzò
,
smarrito
,
il
capo
,
balzò
dal
letto
,
afferrò
e
baciò
la
mano
a
don
Clemente
che
la
ritrasse
con
un
impeto
di
umiltà
frenato
subito
dal
suo
pudore
d
'
anima
,
dalla
coscienza
dignitosa
del
suo
ministero
.
"
Dunque
?
"
diss
'
egli
.
"
Il
Signore
ti
ha
parlato
?
"
"
Sono
nella
Sua
volontà
"
rispose
Benedetto
"
come
una
foglia
nel
vento
.
Come
una
foglia
che
non
sa
niente
.
"
Il
monaco
gli
prese
il
capo
a
due
mani
,
lo
attirò
a
sé
,
gli
posò
le
labbra
sui
capelli
,
ve
le
tenne
a
lungo
in
una
silenziosa
comunicazione
di
spirito
.
"
Devi
andare
dall
'
Abate
"
diss
'
egli
.
"
Dopo
verrai
da
me
.
"
Benedetto
lo
fissò
,
lo
interrogò
senza
parole
:
perché
questa
visita
?
Gli
occhi
di
don
Clemente
si
velarono
di
silenzio
e
il
discepolo
si
umiliò
in
uno
slancio
muto
ma
visibile
di
obbedienza
.
"
Subito
?
"
diss
'
egli
.
"Subito."
"
Posso
lavarmi
al
torrente
?
"
Il
Maestro
sorrise
:
"
Va
,
lavati
al
torrente
.
"
Lavarsi
all
'
acqua
che
talvolta
,
per
abbondanza
di
pioggie
,
suona
nella
valle
Pucceia
a
levante
del
monastero
e
taglia
di
rigagnoli
la
via
del
Sacro
Speco
sotto
Santa
Crocella
,
era
il
solo
piacere
fisico
che
Benedetto
si
concedesse
.
Piovigginava
;
nebbie
fumavano
lente
nel
vallone
alto
,
le
tremole
acque
tenui
si
dolevano
a
Benedetto
fuggendo
attraverso
la
via
,
gli
tacevano
contente
nel
cavo
delle
mani
,
gl
'
infondevano
per
la
fronte
,
gli
occhi
,
le
guance
,
il
collo
,
fino
al
cuore
,
un
senso
della
loro
anima
casta
,
dolce
,
un
senso
di
bontà
Divina
.
Benedetto
si
versò
l
'
acqua
sul
capo
largamente
,
e
lo
spirito
dell
'
acqua
gli
alitò
nel
pensiero
.
Sentì
che
il
Padre
lo
avviava
per
novo
cammino
,
che
ve
lo
avrebbe
portato
nella
Sua
mano
potente
.
Benedisse
riverente
la
creatura
per
la
quale
gli
si
era
infuso
tanto
lume
di
grazia
,
l
'
acqua
purissima
;
e
ritornò
all
'
Ospizio
.
Don
Clemente
,
che
lo
attendeva
nel
cortile
,
trasalì
al
vederlo
;
tanto
gli
parve
trasfigurato
.
Sotto
la
selva
umida
dei
capelli
in
disordine
gli
occhi
avevano
una
quieta
gioia
celestiale
,
e
lo
scarno
viso
di
avorio
una
spiritualità
occulta
quale
fluiva
dai
pennelli
del
Quattrocento
.
Come
poteva
quel
volto
accordarsi
con
gli
abiti
contadineschi
?
Don
Clemente
si
applaudì
in
cuor
suo
di
un
pensiero
concepito
nella
notte
e
già
espresso
all
'
Abate
:
dare
a
Benedetto
un
vecchio
abito
di
converso
.
Prima
di
concedere
o
rifiutare
il
proprio
consenso
,
l
'
Abate
voleva
vedere
Benedetto
,
parlargli
.
L
'
Abate
aspettava
Benedetto
suonando
un
pezzo
di
sua
composizione
con
le
nocche
delle
dita
,
e
accompagnando
il
suono
con
diabolici
storcimenti
delle
labbra
,
delle
narici
,
delle
sopracciglia
.
Udito
bussar
discretamente
all
'
uscio
,
non
rispose
né
tralasciò
di
suonare
.
Terminato
il
pezzo
,
lo
ricominciò
,
lo
suonò
una
seconda
volta
da
capo
a
fondo
.
Poi
stette
in
ascolto
.
Fu
bussato
ancora
,
più
lievemente
di
prima
.
L
'
Abate
esclamò
:
"
Seccatore
!
"
E
,
strappati
alcuni
accordi
,
si
pose
a
fare
delle
scale
cromatiche
.
Dalle
scale
cromatiche
passò
agli
arpeggi
.
Poi
stette
ancora
in
ascolto
,
per
tre
o
quattro
minuti
.
Non
udendo
più
nulla
,
andò
ad
aprire
,
vide
Benedetto
che
s
'
inginocchiò
.
"
Chi
è
costui
?
"
diss
'
egli
,
ruvido
.
"
Il
mio
nome
è
Piero
Maironi
"
rispose
Benedetto
"
ma
qui
al
monastero
mi
chiamano
Benedetto
.
"
E
fece
l
'
atto
di
prender
la
mano
dell
'
Abate
per
baciarla
.
"
Un
momento
!
"
disse
l
'
Abate
,
accigliato
,
ritraendo
e
alzando
la
mano
.
"
Cosa
fate
qui
?
"
"
Lavoro
nell
'
orto
del
monastero
"
rispose
Benedetto
.
"
Sciocco
!
"
esclamò
l
'
Abate
.
"
Domando
cosa
state
facendo
qui
davanti
alla
mia
porta
!
"
"
Ero
per
venire
da
Vostra
Paternità
.
"
"
Chi
vi
ha
detto
di
venire
da
me
?
"
"
Don
Clemente
.
"
L
'
Abate
tacque
,
considerò
lungamente
l
'
uomo
inginocchiato
,
poi
brontolò
qualche
cosa
d
'
incomprensibile
e
finalmente
gli
porse
la
mano
a
baciare
.
"
Alzatevi
!
"
diss
'
egli
ancora
brusco
.
"
Entrate
!
Chiudete
l
'
uscio
!
"
L
'
Abate
,
entrato
che
fu
Benedetto
,
parve
dimenticarlo
.
Inforcò
gli
occhiali
,
si
pose
a
sfogliare
libri
e
a
leggere
carte
,
voltandogli
le
spalle
.
Benedetto
aspettava
diritto
in
piedi
,
con
ossequio
militare
,
ch
'
egli
parlasse
.
"
Maironi
di
Brescia
?
"
disse
l
'
Abate
,
con
la
voce
ostile
di
prima
e
senza
voltarsi
.
Avuta
la
risposta
,
continuò
a
sfogliare
e
a
leggere
.
Finalmente
si
levò
gli
occhiali
e
si
voltò
.
"
Cosa
siete
venuto
a
fare
"
diss
'
egli
"
qui
a
Santa
Scolastica
?
"
"
Sono
stato
un
gran
peccatore
"
rispose
Benedetto
.
"
Iddio
mi
ha
chiamato
fuori
del
mondo
e
fuori
ne
son
venuto
.
"
L
'
Abate
tacque
un
momento
,
guardò
fisso
il
giovine
,
disse
con
dolcezza
ironica
:
"
No
,
caro
.
"
Trasse
la
tabacchiera
,
la
scosse
ripetendo
dei
piccoli
"
no
-
no
-
no
"
quasi
sotto
voce
,
guardò
nel
tabacco
,
vi
piantò
le
dita
e
levati
gli
occhi
da
capo
su
Benedetto
,
gli
disse
articolando
lentamente
le
parole
:
"
Questo
non
è
vero
.
"
Ghermita
la
presa
con
il
pollice
,
l
'
indice
e
il
medio
,
alzò
la
mano
rapidamente
come
per
gettar
il
tabacco
in
aria
e
proseguì
con
il
braccio
alzato
:
"
Sarà
vero
che
siete
stato
un
gran
peccatore
,
ma
non
è
vero
che
siate
venuto
fuori
del
mondo
.
Non
siete
né
fuori
né
dentro
.
"
Fiutò
rumorosamente
la
sua
presa
e
ripeté
:
"
Né
fuori
né
dentro
.
"
Benedetto
lo
guardava
senza
rispondere
.
Vi
era
in
quegli
occhi
qualche
cosa
di
tanto
grave
e
di
tanto
dolce
che
l
'
Abate
riabbassò
i
suoi
alla
tabacchiera
aperta
,
tornò
a
frugarvi
,
a
giocherellare
col
tabacco
.
"
Non
vi
capisco
"
diss
'
egli
.
"
Siete
nel
mondo
e
non
siete
nel
mondo
.
Siete
nel
monastero
e
non
siete
nel
monastero
.
Ho
paura
che
la
testa
vi
serva
come
a
vostro
bisnonno
,
a
vostro
nonno
e
a
vostro
padre
.
Belle
teste
!
"
Il
viso
di
avorio
di
Benedetto
si
colorò
lievemente
.
"
Sono
anime
in
Dio
"
diss
'
egli
"
superiori
a
noi
;
e
le
parole
Sue
vanno
contro
un
comandamento
di
Dio
.
"
"
Fate
silenzio
!
"
esclamò
l
'
Abate
.
"
Dite
di
avere
lasciato
il
mondo
e
siete
pieno
del
suo
orgoglio
.
Se
volevate
lasciare
il
mondo
sul
serio
,
dovevate
cercare
di
farvi
novizio
!
Perché
non
l
'
avete
cercato
?
Avete
voluto
venir
qua
in
villeggiatura
,
ecco
la
storia
.
O
forse
avevate
degl
'
impegni
a
casa
vostra
,
dei
pasticci
,
mi
capite
!
Nec
nominentur
in
nobis
.
E
avete
voluto
liberarvi
per
farne
poi
degli
altri
.
E
contate
delle
frottole
a
quel
buon
don
Clemente
,
prendete
il
posto
a
un
povero
pellegrino
,
eh
dite
su
,
magari
cercando
di
darla
a
intendere
ai
frati
,
che
è
facile
,
e
a
Domeneddio
,
che
è
difficile
,
con
orazioni
e
sacramenti
.
Non
dite
di
no
!
"
Il
lieve
rossore
si
era
dileguato
dal
viso
di
avorio
,
le
labbra
apertesi
un
momento
a
parole
pacatamente
severe
non
si
muovevano
più
,
gli
occhi
penetranti
fissavano
l
'
Abate
con
la
dolce
gravità
di
prima
.
E
l
'
Abate
parve
inasprito
da
quel
silenzio
tranquillo
.
"
Parlate
,
dunque
!
"
diss
'
egli
"
Confessate
!
Non
vi
siete
anche
vantato
di
doni
speciali
,
di
visioni
,
che
so
io
,
di
miracoli
forse
anche
?
Siete
stato
un
gran
peccatore
?
Mostrate
che
non
lo
siete
ancora
!
Scolpatevi
,
se
potete
.
Dite
come
avete
vissuto
,
spiegate
la
vostra
pretensione
che
Iddio
vi
abbia
chiamato
,
giustificatevi
di
essere
venuto
a
mangiare
il
pane
dei
frati
a
ufo
,
perché
frate
non
avete
voluto
essere
e
quanto
a
lavorare
avete
lavorato
ben
poco
!
"
"
Padre
"
rispose
Benedetto
e
il
tôno
severo
della
voce
,
la
severa
dignità
del
volto
mal
si
accordavano
con
la
mansuetudine
umile
delle
parole
,
"
questo
è
buono
per
me
peccatore
che
da
tre
anni
vivo
,
per
lo
spirito
,
nella
mollezza
e
nelle
delizie
,
vivo
nella
pace
,
vivo
nell
'
affetto
di
persone
sante
,
vivo
in
un
'
aria
piena
di
Dio
.
Le
Sue
parole
sono
buone
e
dolcissime
all
'
anima
mia
,
sono
una
grazia
del
Signore
,
mi
hanno
fatto
sentire
con
le
loro
punte
quanto
orgoglio
vi
è
ancora
in
me
che
non
lo
sapevo
,
perché
nel
disprezzarmi
da
me
sentivo
piacere
.
Come
servo
,
poi
,
della
santa
Verità
,
le
dico
che
la
durezza
non
è
buona
neppure
con
uno
che
inganna
,
perché
forse
la
soavità
lo
farebbe
pentire
del
suo
inganno
;
e
che
nelle
parole
della
Paternità
Vostra
non
è
lo
spirito
del
nostro
Padre
solo
e
vero
,
al
quale
sia
gloria
.
"
Nel
dire
"
al
quale
sia
gloria
"
Benedetto
cadde
ginocchioni
,
acceso
in
viso
da
un
fervore
augusto
.
"
Sei
tu
,
peccatore
tristo
,
che
vuoi
fare
il
maestro
?
"
esclamò
l
'
Abate
.
"
Ha
ragione
,
ha
ragione
"
rispose
Benedetto
di
slancio
,
affannosamente
e
giungendo
le
mani
.
"
Ora
Le
dico
il
mio
peccato
.
Desiderai
l
'
amore
illecito
,
mi
compiacqui
della
passione
di
una
donna
ch
'
era
d
'
altri
come
d
'
altri
ero
io
e
l
'
accettai
.
Lasciai
ogni
pratica
di
religione
,
non
curai
di
dare
scandalo
.
Questa
donna
non
credeva
in
Dio
e
io
disonorai
Dio
presso
di
lei
colla
mia
fede
morta
,
mostrandomi
sensuale
,
egoista
,
debole
,
falso
.
Iddio
mi
richiamò
colla
voce
dei
miei
morti
,
di
mio
padre
e
di
mia
madre
.
Mi
allontanai
allora
dalla
donna
che
mi
amava
,
ma
senza
vigore
di
volontà
,
ondeggiando
nel
mio
cuore
fra
il
bene
e
il
male
.
In
breve
ritornai
a
lei
,
tutto
ardente
di
peccato
,
conoscendo
di
perdermi
e
risoluto
a
perdermi
.
Non
vi
era
più
un
atomo
di
volontà
buona
nell
'
anima
mia
quando
una
mano
morente
,
cara
,
santa
,
mi
afferrò
e
mi
salvò
.
"
"
Guardatemi
bene
"
disse
allora
l
'
Abate
senza
farlo
alzare
.
"
Avete
mai
fatto
sapere
a
nessuno
ch
'
eravate
qui
?
"
"
A
nessuno
.
Mai
.
"
L
'
Abate
rispose
secco
:
"
Non
vi
credo
.
"
Benedetto
non
batté
ciglio
.
"
Voi
sapete
"
ripigliò
l
'
Abate
"
perché
non
vi
credo
.
"
"
Lo
suppongo
"
rispose
Benedetto
piegando
il
viso
.
"
Peccatum
meum
contra
me
est
semper
.
"
"
Alzatevi
!
"
comandò
l
'
inflessibile
Abate
.
"
Io
vi
caccio
dal
monastero
.
Ora
vi
recherete
a
salutare
don
Clemente
nella
sua
cella
e
poi
partirete
per
non
ritornare
mai
più
.
Avete
inteso
?
"
Benedetto
assentì
del
capo
,
ed
era
per
piegare
il
ginocchio
all
'
omaggio
di
rito
quando
l
'
Abate
lo
trattenne
con
un
gesto
.
"
Aspettate
"
diss
'
egli
.
Rinforcò
gli
occhiali
,
prese
un
foglio
di
carta
e
vi
scrisse
,
stando
in
piedi
,
alcune
parole
.
"
Cosa
farete
"
disse
scrivendo
"
quando
sarete
fuori
?
"
Benedetto
rispose
piano
:
"
Il
bambino
preso
in
braccia
dal
padre
mentre
dormiva
,
sa
egli
cosa
il
padre
farà
di
lui
?
"
L
'
Abate
non
replicò
niente
,
finì
di
scrivere
,
pose
il
foglio
in
una
busta
,
la
chiuse
,
la
tese
,
senza
voltare
il
capo
,
a
Benedetto
che
gli
stava
dietro
le
spalle
.
"
Prendete
"
disse
"
portate
a
don
Clemente
.
"
Benedetto
gli
chiese
il
permesso
di
baciargli
la
mano
.
"
No
,
no
,
andate
via
,
andate
via
!
"
La
voce
dell
'
Abate
tremava
di
collera
.
Benedetto
ubbidì
.
Appena
fu
nel
corridoio
udì
l
'
uomo
incollerito
strepitare
sul
piano
.
Prima
di
entrare
nella
celletta
di
don
Clemente
,
Benedetto
si
fermò
davanti
alla
grande
finestra
che
termina
il
corridoio
.
Ivi
si
era
trattenuto
,
poche
ore
prima
,
il
Maestro
a
contemplare
i
lumi
di
Subiaco
pensando
la
nemica
,
la
creatura
di
bellezza
,
d
'
ingegno
,
di
naturale
bontà
,
venuta
forse
a
contendergli
il
suo
figliuolo
spirituale
,
a
contenderlo
a
Dio
.
Ora
il
figliuolo
spirituale
era
misteriosamente
certo
che
la
donna
male
amata
da
lui
nel
tempo
del
suo
gravitare
cieco
e
ardente
sulle
cose
inferiori
,
aveva
scoperto
la
sua
presenza
nel
monastero
e
sarebbe
venuta
a
cercarlo
.
Disceso
dentro
lo
Spirito
interno
al
proprio
cuore
,
egli
vi
attingeva
un
pio
sentimento
del
Divino
ch
'
era
pure
in
lei
,
ascoso
a
lei
stessa
,
una
mistica
speranza
che
per
qualche
oscura
via
ella
pure
arriverebbe
un
giorno
al
mare
di
verità
eterna
e
di
amore
,
che
attende
tante
povere
anime
erranti
.
Don
Clemente
lo
aveva
udito
venire
e
aperse
a
mezzo
l
'
uscio
della
cella
.
Benedetto
entrò
,
gli
porse
la
lettera
dell
'
Abate
.
"
Debbo
lasciare
il
monastero
"
diss
'
egli
,
sereno
.
"
Subito
e
per
sempre
.
"
Don
Clemente
non
rispose
,
aperse
la
lettera
.
Letta
che
l
'
ebbe
,
osservò
a
Benedetto
,
sorridendo
,
che
la
sua
partenza
per
Jenne
era
stata
decisa
fin
dalla
sera
precedente
.
Vero
,
ma
l
'
Abate
aveva
detto
:
per
non
ritornare
mai
più
.
Don
Clemente
aveva
le
lagrime
agli
occhi
e
sorrideva
ancora
.
"
Lei
è
contento
?
"
disse
Benedetto
,
quasi
dolente
.
Oh
,
contento
!
Come
avrebbe
potuto
dire
il
suo
Maestro
,
quel
che
sentiva
?
Partiva
il
discepolo
diletto
,
partiva
per
sempre
,
dopo
tre
anni
di
dolce
unione
spirituale
;
ma
ecco
,
l
'
ascosa
Volontà
si
era
manifestata
,
Iddio
lo
toglieva
dal
monastero
,
lo
chiamava
per
altre
vie
.
Contento
!
Sì
,
afflitto
e
contento
,
ma
della
sua
contentezza
non
poteva
dire
il
perché
a
Benedetto
.
La
parola
divina
non
avrebbe
avuto
valore
per
Benedetto
s
'
egli
non
la
intendeva
da
sé
.
"
Contento
,
no
"
diss
'
egli
.
"
In
pace
,
sì
.
Noi
c
'
intendiamo
,
vero
?
E
adesso
raccogliti
per
le
mie
parole
ultime
,
che
spero
ti
saranno
care
.
"
Don
Clemente
,
nel
dir
così
a
voce
bassa
,
si
colorò
tutto
di
rossore
.
Benedetto
piegò
il
capo
a
lui
che
gl
'
impose
ambo
le
mani
con
dignità
soave
.
"
Desideri
"
disse
la
virile
voce
piana
"
dare
tutto
te
stesso
alla
Verità
Suprema
,
alla
sua
Chiesa
visibile
e
invisibile
?
"
Come
se
si
fosse
atteso
a
quell
'
atto
e
a
quella
domanda
,
Benedetto
rispose
pronto
con
voce
ferma
:
"Sì."
La
voce
piana
:
"
Prometti
tu
,
da
uomo
a
uomo
,
vivere
senza
nozze
e
povero
fino
a
che
io
ti
sciolga
della
tua
promessa
?
"
La
voce
ferma
:
"Sì."
La
voce
piana
:
"
Prometti
tu
essere
sempre
obbediente
all
'
autorità
della
Santa
Chiesa
esercitata
secondo
le
sue
leggi
?
"
La
voce
ferma
:
"Sì."
Don
Clemente
attirò
a
sé
il
capo
del
discepolo
e
gli
parlò
sulla
fronte
:
"
Ho
chiesto
all
'
Abate
di
poterti
dare
un
abito
di
converso
,
perché
uscendo
di
qua
tu
porti
sopra
di
te
almeno
il
segno
di
un
umile
ministero
religioso
.
L
'
Abate
,
prima
di
decidere
,
ha
voluto
parlarti
.
"
Qui
don
Clemente
baciò
il
discepolo
in
fronte
,
significando
così
il
giudizio
dell
'
Abate
dopo
il
colloquio
,
chiudendo
in
quel
bacio
silenzioso
parole
di
lode
,
non
credute
convenienti
al
suo
carattere
paterno
né
alla
umiltà
del
discepolo
.
E
non
si
avvide
che
il
discepolo
tremava
da
capo
a
piedi
.
"
Ecco
"
diss
'
egli
"
quel
che
l
'
Abate
scrive
dopo
averti
parlato
.
"
Mostrò
a
Benedetto
il
foglio
dove
l
'
Abate
aveva
scritto
:
"
Concedo
.
Fatelo
partire
subito
perché
io
non
sia
tentato
di
trattenerlo
.
"
Benedetto
abbracciò
di
slancio
il
suo
Maestro
e
gli
appoggiò
la
fronte
a
una
spalla
,
senza
parlare
.
Don
Clemente
mormorò
:
"
Sei
contento
?
Adesso
te
lo
domando
io
.
"
Ripeté
due
volte
la
domanda
senza
ottenere
risposta
.
Venne
finalmente
un
sussurro
:
"
Posso
non
rispondere
?
Posso
pregare
un
momento
?
"
"
Sì
,
caro
,
sì
.
"
Accanto
al
lettuccio
del
monaco
,
alta
sopra
l
'
inginocchiatoio
,
una
grande
croce
nuda
diceva
:
Cristo
è
risorto
,
configgi
ora
tu
a
me
l
'
anima
tua
.
Infatti
qualcuno
,
forse
don
Clemente
,
forse
un
suo
predecessore
,
vi
aveva
scritto
sotto
:
"
omnes
superbiae
motus
ligno
crucis
affigat
.
"
Benedetto
si
stese
bocconi
a
terra
,
posò
la
fronte
ov
'
eran
da
posare
le
ginocchia
.
Per
la
finestra
aperta
della
cella
uno
scialbo
lume
del
cielo
piovoso
batteva
,
di
sghembo
,
sul
dorso
dell
'
uomo
prosteso
e
dell
'
uomo
ritto
in
piedi
con
la
faccia
levata
verso
la
croce
grande
.
Il
mormorio
della
pioggia
,
il
rombo
dell
'
Aniene
profondo
avrebbero
detto
a
Jeanne
uno
sconsolato
compianto
di
tutto
che
vive
sulla
terra
e
ama
.
A
don
Clemente
dicevano
un
consenso
pio
della
creatura
inferiore
con
la
creatura
supplice
al
Padre
comune
.
Benedetto
non
li
udiva
.
Egli
si
alzò
,
pacato
in
viso
,
vestì
,
a
un
cenno
del
Maestro
,
la
tonaca
di
converso
stesa
sul
letto
,
cinse
la
cintura
di
cuoio
.
Vestito
che
fu
,
si
mostrò
,
aprendo
le
braccia
e
sorridendo
,
al
Maestro
,
che
si
compiacque
di
vederlo
così
dignitoso
,
così
spiritualmente
bello
in
quell
'
abito
.
"
Lei
non
ha
inteso
?
"
disse
Benedetto
.
"
Non
ha
pensato
una
cosa
?
"
No
,
don
Clemente
aveva
pensato
che
quella
gran
commozione
di
Benedetto
fosse
stata
effetto
di
umiltà
.
Adesso
capiva
che
altro
gli
sarebbe
dovuto
venire
in
mente
;
ma
cosa
?
"
Ah
!
"
esclamò
a
un
tratto
.
"
Forse
la
tua
Visione
?
"
Certo
.
Benedetto
si
era
visto
morire
sulla
nuda
terra
,
all
'
ombra
di
un
grande
albero
,
nell
'
abito
benedettino
;
e
argomento
di
non
credere
nella
Visione
giusta
i
consigli
di
don
Giuseppe
Flores
e
di
don
Clemente
gli
era
stata
la
contraddizione
di
ciò
con
la
sua
ripugnanza
strana
per
i
voti
monastici
,
venutagli
sempre
crescendo
da
quando
aveva
lasciato
il
mondo
.
Ora
questa
contraddizione
pareva
dileguarsi
;
pareva
quindi
risorgere
la
credibilità
di
un
carattere
profetico
della
Visione
.
Don
Clemente
ne
conosceva
questa
parte
e
avrebbe
potuto
leggere
nel
cuore
di
Benedetto
il
suo
sbigottimento
al
riaffacciarsi
di
un
misterioso
disegno
Divino
sopra
di
lui
,
il
suo
terrore
di
cadere
in
peccato
di
superbia
.
Non
ci
aveva
pensato
.
"
Non
pensarci
neppure
tu
"
diss
'
egli
.
E
si
affrettò
a
mutar
discorso
.
Gli
diede
una
lettera
e
dei
libri
per
l
'
arciprete
di
Jenne
.
Intanto
l
'
arciprete
lo
avrebbe
ospitato
.
Se
dovesse
restare
a
Jenne
o
no
,
ritornare
,
in
questo
caso
,
a
Subiaco
o
recarsi
altrove
,
glielo
farebbe
sapere
la
Divina
Provvidenza
.
"
Padre
mio
"
disse
Benedetto
"
proprio
non
penso
cosa
sarà
di
me
domani
.
Penso
unicamente
questo
:
"
magister
adest
et
vocat
me
"
ma
non
come
una
voce
sovrannaturale
.
Ho
avuto
torto
di
non
capire
che
il
Maestro
è
presente
sempre
e
chiama
sempre
:
me
,
Lei
,
tutti
.
Basta
farsi
un
po
'
di
silenzio
nell
'
anima
,
la
sua
voce
si
sente
.
"
Un
raggio
fioco
di
sole
entrò
nella
cella
.
Don
Clemente
pensò
subito
che
,
se
cessasse
di
piovere
,
la
signora
Dessalle
verrebbe
probabilmente
a
visitare
il
monastero
.
Non
disse
niente
ma
la
sua
inquietudine
interna
si
tradì
con
un
trasalire
della
persona
,
con
un
'
occhiata
al
cielo
,
che
significarono
a
Benedetto
come
fosse
tempo
di
partire
.
Egli
domandò
in
grazia
di
poter
pregare
,
prima
nella
chiesa
di
Santa
Scolastica
e
poi
al
Sacro
Speco
.
Il
sole
si
nascose
,
ricominciò
a
piovere
,
Maestro
e
discepolo
scesero
insieme
nella
chiesa
,
vi
si
trattennero
in
preghiera
l
'
uno
accanto
all
'
altro
e
fu
quello
il
loro
solo
addio
.
Benedetto
prese
la
via
del
Sacro
Speco
alle
nove
.
Uscì
di
Santa
Scolastica
inosservato
,
mentre
fra
Antonio
stava
confabulando
col
messo
di
Giovanni
Selva
.
In
quel
momento
,
il
lume
del
sole
redivivo
riaccese
rapidamente
i
vecchi
muri
,
la
via
,
il
monte
;
acuto
gioire
,
ali
veloci
di
uccelletti
ruppero
in
ogni
parte
il
verde
,
e
alle
sue
labbra
salì
spontanea
la
parola
:
"Vengo."
III
.
Jeanne
e
Noemi
arrivarono
al
monastero
alle
dieci
.
A
pochi
passi
dal
cancello
Jeanne
fu
presa
da
una
palpitazione
violenta
.
Avrebbe
desiderato
visitare
l
'
orto
prima
del
Convento
,
poiché
il
monello
di
Subiaco
le
aveva
detto
che
i
frati
di
Santa
Scolastica
ci
avevano
un
bell
'
orto
e
gente
loro
che
vi
lavorava
:
un
vecchio
di
Subiaco
e
un
giovine
forestiere
.
Non
era
più
da
parlarne
.
Pallida
,
sfinita
,
si
trascinò
male
,
al
braccio
di
Noemi
,
fino
alla
porta
dove
un
accattone
aspettava
la
minestra
.
Per
fortuna
fra
Antonio
aperse
prima
ancora
che
Noemi
suonasse
e
Noemi
lo
pregò
di
una
sedia
,
di
un
bicchier
d
'
acqua
per
la
signora
che
si
sentiva
male
.
Sgomentato
alla
vista
di
Jeanne
,
smorta
smorta
,
cadente
sul
fianco
della
sua
compagna
,
il
vecchio
umile
fraticello
pose
in
mano
a
Noemi
la
scodella
di
zuppa
che
aveva
portata
per
l
'
accattone
,
corse
per
la
sedia
e
per
l
'
acqua
.
Un
po
'
la
comicità
di
quella
scodella
fra
le
mani
di
Noemi
sbalordita
,
un
po
'
il
riposo
,
un
po
'
l
'
acqua
,
un
po
'
la
visione
del
chiostro
antico
dormiente
in
pace
,
un
po
'
il
reagire
della
volontà
ristorarono
sufficientemente
Jeanne
in
pochi
minuti
.
Fra
Antonio
andò
in
cerca
del
Padre
foresterario
che
guidasse
le
visitatrici
.
"
Gli
dica
le
due
signore
di
casa
Selva
"
fece
Noemi
.
Don
Clemente
si
presentò
arrossendo
,
nel
suo
verginale
candore
d
'
animo
,
di
conoscere
i
casi
di
Jeanne
all
'
insaputa
di
lei
,
come
avrebbe
arrossito
di
un
inganno
.
Scambiò
Noemi
,
che
prima
gli
si
fece
incontro
,
per
la
Dessalle
.
Alta
,
snella
,
elegante
,
Noemi
rappresentava
bene
una
seduttrice
;
però
non
mostrava
più
di
venticinque
anni
,
non
poteva
essere
,
per
questo
verso
,
la
donna
di
cui
Benedetto
gli
aveva
raccontate
le
vicende
.
Ma
il
benedettino
non
seppe
fare
di
questi
calcoli
.
A
Noemi
premeva
di
assicurarsi
che
fra
Antonio
avesse
adempiuto
bene
il
suo
incarico
.
"
Buongiorno
,
padre
"
diss
'
ella
con
la
sua
bella
voce
cui
l
'
accento
straniero
aggiungeva
grazia
.
"
Ci
siamo
visti
iersera
.
Lei
usciva
di
casa
Selva
.
"
Don
Clemente
fece
un
lievissimo
cenno
del
capo
.
Veramente
Noemi
lo
aveva
appena
intravvisto
.
Era
però
rimasta
colpita
dalla
sua
bellezza
e
aveva
pensato
che
se
quello
era
il
signor
Maironi
si
capiva
la
passione
di
Jeanne
.
Nella
coscienza
della
propria
fresca
gioventù
non
le
passò
per
la
mente
che
i
suoi
venticinque
anni
fossero
stati
scambiati
per
i
trentadue
di
Jeanne
.
Jeanne
,
intanto
,
meditava
di
trar
partito
dal
suo
malessere
.
"
Non
erano
aspettate
,
iersera
"
disse
don
Clemente
a
Noemi
.
"
Lei
viene
dal
Veneto
?
"
Dal
Veneto
?
Noemi
parve
sorpresa
.
"
I
signori
Selva
mi
hanno
detto
"
soggiunse
il
padre
"
che
Lei
abita
nel
Veneto
.
"
Allora
Noemi
capì
,
sorrise
,
rispose
con
un
monosillabo
che
non
era
né
un
sì
né
un
no
,
e
pensò
ella
pure
di
trar
partito
dal
caso
,
di
prepararsi
,
grazie
a
questo
equivoco
,
un
colloquio
particolare
con
don
Clemente
,
per
istruirlo
se
fosse
necessario
.
Le
parve
anche
divertente
di
conversare
con
quel
bel
frate
essendo
creduta
Jeanne
.
Avvertì
con
un
'
occhiata
quest
'
ultima
che
guardava
ora
lei
,
ora
il
frate
,
imbarazzata
,
avendo
capito
l
'
errore
di
lui
,
non
sapendo
se
tacere
o
parlare
.
"
La
mia
amica
"
diss
'
ella
"
conosce
già
Santa
Scolastica
,
naturalmente
.
Io
invece
non
ci
sono
stata
mai
.
Si
volse
a
Jeanne
:
"
Se
il
padre
"
disse
"
ha
la
bontà
di
accompagnarmi
,
mi
pare
che
tu
,
poiché
non
ti
senti
bene
,
potresti
restare
.
"
Jeanne
acconsentì
tanto
prontamente
che
Noemi
dubitò
di
qualche
suo
segreto
disegno
,
si
domandò
se
non
commettesse
un
errore
.
A
ogni
modo
adesso
era
troppo
tardi
.
Don
Clemente
,
poco
soddisfatto
di
aver
ad
accompagnare
una
signora
sola
,
propose
di
attendere
.
Forse
l
'
altra
signora
,
fra
poco
,
si
sentirebbe
meglio
.
Jeanne
protestò
.
No
,
non
dovevano
attendere
,
ella
era
contentissima
di
rimaner
lì
.
Nel
passare
dal
primo
al
secondo
chiostro
Noemi
ricordò
nuovamente
al
padre
l
'
incontro
della
sera
precedente
.
"
Lei
aveva
un
compagno
?
"
diss
'
ella
e
subito
vergognò
del
suo
simulare
,
di
non
aver
tratto
il
monaco
dall
'
inganno
in
cui
era
caduto
.
Don
Clemente
rispose
quasi
sotto
voce
;
"
Sì
signora
,
un
ortolano
del
monastero
.
"
Erano
rossi
in
viso
tutt
'
e
due
ma
non
si
guardarono
,
ciascuno
sentì
solo
il
rossore
proprio
.
"
Lei
sa
chi
siamo
?
"
riprese
Noemi
.
Don
Clemente
rispose
che
supponeva
di
saperlo
.
Dovevano
essere
le
due
signore
aspettate
dalla
signora
Selva
.
Gli
pareva
che
la
signora
Selva
gli
avesse
nominata
sua
sorella
e
la
signora
Dessalle
.
"
Ah
Lei
lo
ha
saputo
da
mia
sorella
?
"
A
queste
parole
di
Noemi
don
Clemente
non
poté
trattenersi
dall
'
esclamare
:
"
Dunque
la
signora
Dessalle
non
è
Lei
?
"
Noemi
comprese
che
l
'
uomo
sapeva
.
Quindi
aveva
provveduto
,
certo
;
un
improvviso
incontro
non
era
possibile
.
Respirò
,
e
il
suo
cuore
femminile
,
vôto
d
'
inquietudine
,
si
riempì
di
curiosità
.
Don
Clemente
le
parlava
della
torre
,
delle
arcate
antiche
,
degli
affreschi
presso
la
porta
della
chiesa
ed
ella
pensava
:
come
farlo
parlare
di
Maironi
?
Lo
interruppe
spensieratamente
mentre
le
mostrava
la
processione
dei
fraticelli
di
sasso
,
per
domandargli
se
capitassero
spesso
al
monastero
anime
stanche
del
mondo
,
disilluse
,
avide
di
darsi
a
Dio
.
"
Sono
protestante
"
diss
'
ella
.
"
Questo
mi
interessa
molto
.
"
Don
Clemente
pensò
in
cuor
suo
che
questo
le
interessasse
molto
non
per
il
suo
protestantesimo
ma
per
la
sua
amicizia
colla
signora
Dessalle
.
"
Spesso
no
"
rispose
"
Qualche
volta
.
Di
solito
quelle
anime
preferiscono
altri
Ordini
.
Ah
,
Lei
è
protestante
?
Non
Le
rincrescerà
,
però
,
di
entrare
nella
nostra
chiesa
?
Non
dico
nella
Chiesa
cattolica
"
soggiunse
sorridendo
e
arrossendo
"
dico
nella
chiesa
del
nostro
monastero
.
"
E
raccontò
di
un
inglese
,
protestante
,
innamorato
di
San
Benedetto
,
che
faceva
lunghi
soggiorni
a
Subiaco
,
frequentava
Santa
Scolastica
e
il
Sacro
Speco
.
"
È
un
'
anima
bellissima
"
diss
'
egli
.
Ma
Noemi
voleva
ritornare
al
primo
soggetto
,
sapere
se
qualcuno
venisse
mai
dal
mondo
a
servire
il
monastero
per
spirito
di
penitenza
,
senza
vestire
l
'
abito
.
Non
ebbe
risposta
perché
don
Clemente
,
veduto
un
colossale
monaco
entrare
nel
chiostro
,
le
si
scusò
,
andò
a
parlargli
e
ritornato
a
lei
con
il
maestoso
compagno
,
Le
presentò
in
don
Leone
una
guida
superiore
a
lui
di
gran
lunga
per
copia
e
profondità
di
dottrina
;
e
,
con
molto
dispetto
di
lei
,
si
allontanò
.
Rimasta
sola
,
Jeanne
fu
ripresa
dalla
palpitazione
violenta
.
Dio
,
come
riviveva
il
passato
,
come
riviveva
Praglia
!
Pensare
ch
'
egli
andava
e
veniva
per
quell
'
ingresso
,
per
quei
chiostri
,
chi
sa
quante
volte
al
giorno
,
che
aveva
tanto
dovuto
ricordare
Praglia
,
quell
'
ora
disposta
dal
destino
,
quell
'
acqua
versata
,
quell
'
ebbrezza
,
quelle
mani
strette
,
nel
ritorno
,
sotto
la
coperta
di
pelliccia
!
Pensare
ch
'
egli
era
libero
e
che
anche
lei
lo
era
!
Che
febbre
,
che
febbre
!
Fra
Antonio
,
sgomentato
sulle
prime
di
trovarsi
lì
questa
signora
che
pareva
senza
fiato
,
rimase
poi
sbalordito
della
rapida
loquela
con
la
quale
,
a
un
tratto
,
ella
lo
assalì
di
domande
.
Il
monastero
,
non
aveva
un
orto
vicino
?
-
Sì
,
vicinissimo
,
a
tramontana
.
Di
mezzo
non
c
'
era
che
una
stradicciuola
.
-
E
chi
lo
coltivava
?
-
Un
ortolano
.
-
Giovane
?
Vecchio
?
Di
Subiaco
?
Forestiere
?
-
Vecchio
.
Di
Subiaco
.
-
E
nessun
altro
?
-
Sì
,
Benedetto
.
-
Benedetto
?
Chi
era
Benedetto
?
-
Un
giovane
,
del
paese
del
Padre
foresterario
.
-
Di
dov
'
era
il
Padre
foresterario
?
-
Di
Brescia
.
-
E
questo
giovine
si
chiamava
Benedetto
?
-
Tutti
lo
chiamavano
Benedetto
;
se
fosse
proprio
il
suo
vero
nome
fra
Antonio
non
lo
poteva
dire
.
-
Ma
che
uomo
era
?
-
Oh
,
questo
sì
,
fra
Antonio
lo
poteva
dire
.
Era
quasi
più
santo
dei
frati
.
Si
capiva
dalla
faccia
che
doveva
essere
di
buona
famiglia
e
alloggiava
come
un
cane
,
non
mangiava
che
pane
,
frutta
ed
erba
,
qualche
notte
la
passava
in
preghiere
,
magari
sulla
montagna
.
Lavorava
la
terra
e
anche
studiava
in
biblioteca
col
Padre
foresterario
.
E
un
cuore
,
un
cuore
grande
!
Tante
volte
aveva
dato
ai
poveri
anche
quel
magro
vitto
del
convento
.
-
E
dove
lo
si
potrebbe
vedere
adesso
?
-
Eh
,
nell
'
orto
certamente
.
Fra
Antonio
supponeva
che
stesse
amministrando
il
solfato
di
rame
alle
viti
.
A
Jeanne
batte
il
cuore
tanto
forte
che
la
vista
le
si
oscura
.
Ella
tace
e
non
si
move
.
Fra
Antonio
crede
che
non
pensi
più
a
Benedetto
.
"
Ah
signora
"
dice
"
Santa
Scolastica
è
un
bel
monastero
,
ma
bisogna
vedere
Praglia
!
"
Perché
fra
Antonio
nella
sua
giovinezza
,
prima
della
soppressione
dell
'
Abbazia
di
Praglia
,
vi
ha
passato
alcuni
anni
,
e
ne
parla
come
di
una
madre
venerata
.
-
Ah
,
la
chiesa
di
Praglia
!
I
chiostri
!
Il
chiostro
pensile
,
il
refettorio
!
-
Alle
inattese
parole
Jeanne
si
esalta
.
Esse
le
dicono
:
va
,
va
,
va
subito
!
Ella
scatta
dalla
seggiola
.
"
Quest
'
orto
?
Per
qual
parte
ci
si
va
?
"
Fra
Antonio
,
un
po
'
sorpreso
,
le
risponde
che
può
recarvisi
attraversando
il
monastero
oppure
girandolo
di
fuori
.
Jeanne
esce
,
chiusa
nel
suo
pensiero
ardente
,
passa
il
cancello
,
gira
a
destra
,
entra
nella
galleria
sotto
la
biblioteca
,
vi
si
ferma
un
momento
stringendosi
le
mani
sul
cuore
e
procede
.
Il
vaccaro
del
convento
,
fermo
sull
'
entrata
del
cortile
dov
'
è
l
'
Ospizio
dei
pellegrini
,
le
mostra
sull
'
opposto
fianco
della
viuzza
chiusa
fra
due
muri
,
l
'
uscio
dell
'
orto
.
Ella
gli
domanda
se
avrebbe
trovato
nell
'
orto
un
tale
Benedetto
.
Malgrado
lo
sforzo
di
dominarsi
,
le
trema
la
voce
nell
'
attesa
di
un
sì
.
Il
vaccaro
risponde
che
non
sa
,
si
offre
di
andar
a
vedere
,
bussa
più
volte
,
chiama
:
"
Benedè
!
Benedè
!
"
Un
passo
,
finalmente
.
Jeanne
si
appoggia
allo
stipite
,
per
non
cadere
.
Dio
,
se
è
Piero
,
cosa
gli
dirà
?
L
'
uscio
si
apre
,
non
è
Piero
,
è
un
vecchio
.
Jeanne
respira
,
contenta
,
per
un
momento
.
Il
vecchio
la
guarda
,
meravigliato
,
dice
al
vaccaro
:
"
Benedetto
non
c
'è."
La
contentezza
di
lei
è
già
svanita
,
ella
si
sente
gelare
;
quei
due
la
guardano
curiosi
,
in
silenzio
.
"
È
questa
signora
"
disse
il
vecchio
"
che
cerca
di
Benedetto
?
"
Jeanne
non
rispose
.
Rispose
per
lei
il
vaccaro
;
e
poi
raccontò
che
Benedetto
aveva
passato
la
notte
fuori
,
ch
'
egli
lo
aveva
trovato
all
'
alba
,
tutto
molle
di
pioggia
,
nel
bosco
del
Sacro
Speco
,
che
gli
aveva
offerto
del
latte
e
che
Benedetto
aveva
bevuto
come
un
moribondo
in
cui
rifluisca
la
vita
.
"
Udite
,
Giovacchino
"
soggiunse
il
vaccaro
,
fattosi
a
un
tratto
solenne
.
"
Quell
'
omo
bevuto
ch
'
ebbe
,
mi
abbracciò
così
.
Io
stavo
male
,
non
avevo
dormito
,
mi
doleva
il
capo
,
mi
dolevano
tutte
l
'
ossa
.
Ebbene
,
dalle
sue
braccia
mi
vennero
come
tanti
piccoli
brividi
e
poi
come
un
calore
buono
,
un
piacere
,
un
sentirmi
così
bene
che
mi
pareva
avere
nello
stomaco
due
sorsi
di
acquavite
,
la
più
fina
.
Via
il
mal
di
capo
,
via
il
male
d
'
ossa
,
via
tutto
.
E
mi
sono
detto
:
per
Caterina
,
quest
'
omo
è
un
Santo
.
E
un
Santo
è
.
"
Passò
,
mentr
'
egli
parlava
,
un
povero
sciancato
,
un
accattone
di
Subiaco
.
Vista
la
signora
,
si
fermò
,
le
tese
il
cappello
.
Jeanne
,
tutta
in
quel
che
il
vaccaro
diceva
,
non
si
avvide
di
lui
né
lo
udì
quando
,
avendo
il
vaccaro
finito
di
parlare
,
le
chiese
l
'
elemosina
per
l
'
amore
di
Dio
.
Ella
domandò
all
'
ortolano
dove
questo
Benedetto
si
potesse
trovare
.
L
'
ortolano
si
cercò
una
risposta
nella
nuca
.
Allora
la
voce
flebile
dell
'
accattone
gemette
:
"
Cercate
Benedetto
?
Sta
al
Sacro
Speco
,
sta
al
Sacro
Speco
.
"
Jeanne
gli
si
voltò
avida
.
"
Al
Sacro
Speco
?
"
diss
'
ella
.
E
l
'
ortolano
domandò
all
'
accattone
se
ce
l
'
avesse
veduto
lui
.
L
'
accattone
raccontò
,
lagrimoso
più
che
mai
,
come
si
fosse
trovato
più
di
un
'
ora
prima
sulla
strada
del
Sacro
Speco
,
oltre
il
bosco
dei
lecci
,
proprio
a
due
passi
dal
Convento
con
un
fastello
di
legna
;
come
fosse
caduto
malamente
e
rimasto
a
giacere
sotto
il
fastello
.
"
Iddio
e
san
Benedetto
"
diss
'
egli
"
fecero
che
passasse
un
monaco
.
Questo
monaco
mi
rialzò
,
mi
confortò
,
mi
prese
a
braccio
,
mi
accompagnò
al
Convento
dove
gli
altri
monaci
mi
ristorarono
.
Io
me
ne
venni
via
e
il
monaco
rimase
al
Sacro
Speco
.
"
"
E
che
c
'
entra
?
"
fece
l
'
ortolano
.
"
C
'
entra
che
prima
,
vestito
com
'
era
,
non
lo
riconobbi
,
ma
poi
lo
riconobbi
.
Era
lui
.
"
"
Chi
,
lui
?
"
"Benedetto."
"
Ma
chi
era
Benedetto
?
"
"
Il
monaco
.
"
"
Ma
che
sei
pazzo
!
-
Scemo
che
sei
!
"
fecero
l
'
ortolano
e
il
vaccaro
.
Jeanne
diede
allo
sciancato
una
moneta
d
'
argento
.
"
Pensate
bene
"
diss
'
ella
.
"
Dite
la
verità
.
"
Lo
sciancato
si
sdilinquì
in
benedizioni
,
intercalandovi
degli
umili
"
quello
che
volete
,
quello
che
volete
,
-
mi
sarò
sbagliato
,
mi
sarò
sbagliato
"
e
se
ne
andò
con
la
sequela
di
pii
borbottamenti
.
Jeanne
interrogò
ancora
il
vaccaro
e
l
'
ortolano
.
Possibile
che
Benedetto
avesse
vestito
l
'
abito
?
Ma
che
!
L
'
accattone
era
un
povero
scemo
.
Se
n
'
andò
anche
il
vaccaro
e
Jeanne
entrò
nell
'
orto
,
sedette
sotto
un
ulivo
,
pensando
che
Noemi
avrebbe
facilmente
saputo
del
portinaio
dove
trovarla
.
Il
vecchio
ortolano
,
curioso
la
sua
parte
,
le
domandò
con
molte
scuse
se
fosse
parente
di
Benedetto
.
"
Perché
si
sa
ch
'
è
un
signore
"
diss
'
egli
.
"
Un
signore
grande
.
"
Jeanne
non
rispose
alla
domanda
.
Volle
invece
sapere
perché
si
avesse
quell
'
opinione
della
ricchezza
di
Piero
.
Ecco
,
si
capiva
dai
modi
,
e
anche
dalla
faccia
;
una
faccia
da
signore
,
proprio
.
E
non
s
'
era
fatto
monaco
?
Eh
,
no
.
E
perché
non
s
'
era
fatto
monaco
?
Non
si
sapeva
,
di
certo
.
Se
ne
dicevano
tante
.
Si
diceva
persino
che
avesse
moglie
e
che
la
moglie
gli
avesse
fatto
ciò
che
l
'
ortolano
chiamava
un
brutto
gioco
.
Jeanne
tacque
e
all
'
ortolano
balenò
che
quella
lì
fosse
la
moglie
appunto
,
la
donna
del
brutto
gioco
,
che
venisse
,
pentita
,
a
implorar
perdono
.
"
Se
questo
fatto
della
moglie
è
vero
"
diss
'
egli
allora
"
la
ci
avrà
avuto
le
sue
ragioni
,
non
dico
,
ma
però
come
bontà
d
'
uomo
,
la
non
ne
avrà
trovato
di
certo
uno
migliore
.
Guardi
,
signora
,
questi
padri
sono
persone
sante
,
non
c
'
è
che
dire
,
ma
uno
buono
come
lui
,
né
a
Santa
Scolastica
né
al
Sacro
Speco
,
glielo
giuro
io
,
non
ci
sta
,
benché
c
'
è
don
Clemente
ch
'
è
santissimo
!
Però
come
questo
Benedetto
,
no
.
"
A
Jeanne
tornarono
subitamente
in
cuore
le
parole
dell
'
accattone
:
Benedetto
,
fatto
monaco
.
Perché
mai
?
Si
sgomentò
che
le
tornassero
in
cuore
senza
una
ragione
.
Non
avevan
detto
quei
due
ch
'
era
una
stoltezza
e
che
l
'
accattone
era
uno
scimunito
?
Sì
,
una
stoltezza
,
lo
capiva
anche
lei
;
sì
,
uno
scimunito
,
era
parso
tale
anche
a
lei
;
ma
le
parole
stolte
battevano
e
ribattevano
al
suo
cuore
,
sinistre
come
maschere
dalle
facce
assurde
che
battessero
al
vostro
uscio
in
altro
tempo
che
di
carnevale
.
"
Se
si
trattiene
,
signora
"
disse
l
'
ortolano
"
non
passa
una
mezz
'
ora
che
capita
.
Che
!
Un
quarto
d
'
ora
!
Sta
forse
in
biblioteca
con
don
Clemente
a
studiare
,
o
forse
in
chiesa
.
"
Dalla
biblioteca
che
cavalca
la
stradicciuola
si
esce
direttamente
nell
'
orto
.
"
Eccolo
!
"
esclamò
il
vecchio
.
Jeanne
balzò
in
piedi
.
L
'
uscio
che
mette
dalla
biblioteca
nell
'
orto
si
aperse
lentamente
.
Invece
di
Piero
comparve
Noemi
seguita
da
un
gran
frate
.
Noemi
vide
l
'
amica
fra
gli
ulivi
e
si
arrestò
di
botto
,
sorpresa
.
Jeanne
nell
'
orto
?
Possibile
che
...
?
No
,
il
vecchio
che
le
stava
accanto
non
poteva
essere
Maironi
e
nessun
altro
era
con
lei
.
Sorrise
,
la
minacciò
col
dito
.
Don
Leone
,
inteso
da
Noemi
che
quella
era
la
signora
della
quale
gli
aveva
detto
durante
la
visita
del
monastero
ch
'
era
rimasta
in
portineria
,
prese
congedo
.
Naturalmente
le
signore
salirebbero
al
Sacro
Speco
e
la
passeggiata
del
Sacro
Speco
non
conveniva
più
alla
sua
mole
.
Erano
quasi
le
undici
,
la
carrozza
doveva
trovarsi
alle
dodici
e
mezzo
dove
l
'
avevano
lasciata
,
perché
a
casa
Selva
si
pranzava
al
tocco
;
se
Jeanne
voleva
vedere
il
Sacro
Speco
non
c
'
era
tempo
da
perdere
,
posto
che
il
suo
malessere
si
fosse
dileguato
,
come
pareva
.
Noemi
consigliava
così
e
non
s
'
indugiò
a
chiedere
spiegazioni
,
in
presenza
dell
'
ortolano
,
dell
'
aver
piantato
fra
Antonio
per
correre
a
esplorare
l
'
orto
.
Si
accontentò
di
sussurrare
:
"
fingevi
,
eh
?
"
Jeanne
rispose
che
al
Sacro
Speco
ci
doveva
andar
lei
,
Noemi
,
e
subito
,
appunto
.
Ella
intendeva
di
stare
ad
aspettarla
nell
'
orto
.
Noemi
indovinò
un
'
altra
commedia
.
"
Oh
no
!
"
diss
'
ella
.
"
O
vieni
al
Sacro
Speco
o
,
se
non
stai
bene
,
scendiamo
subito
a
Subiaco
!
"
Jeanne
obbiettò
che
scendere
subito
era
inutile
perché
non
si
sarebbe
trovata
la
carrozza
;
ma
Noemi
non
si
arrese
.
Avrebbero
fatto
la
discesa
a
grande
agio
,
sarebbero
state
pronte
a
salire
in
carrozza
appena
venisse
.
Jeanne
rifiutò
ancora
,
più
vivacemente
,
non
avendo
altre
ragioni
a
opporre
.
Allora
Noemi
la
guardò
in
silenzio
,
cercando
leggerle
negli
occhi
un
disegno
nascosto
.
In
quell
'
attimo
di
silenzio
Jeanne
fu
rimorsa
nel
cuore
dalle
parole
dell
'
accattone
.
Prese
impetuosamente
il
braccio
dell
'
amica
.
"
Vuoi
che
venga
al
Sacro
Speco
?
"
diss
'
ella
.
"
Bene
,
andiamo
.
Tu
credi
una
cosa
e
non
sai
.
Faccia
il
destino
!
"
Ma
prima
ancora
di
muovere
un
passo
si
sciolse
da
Noemi
,
che
la
guardava
trasognata
,
scrisse
a
matita
nel
suo
portafogli
:
"
Sono
al
Sacro
Speco
.
In
nome
di
don
Giuseppe
Flores
,
mi
aspetti
.
"
Non
firmò
,
stracciò
la
paginetta
,
la
diede
all
'
ortolano
"
per
quell
'
uomo
,
se
ritornava
"
riprese
il
braccio
dell
'
amica
,
dicendo
:
"
Andiamo
!
"
Il
sole
ardeva
sulla
petraia
fumante
umidi
odori
di
erbe
e
di
sasso
,
inargentava
i
cirri
di
nebbione
erranti
lungo
i
fianchi
della
stretta
valle
selvaggia
fino
al
cumulo
enorme
assiso
là
sul
fondo
,
a
cappello
delle
cime
di
Jenne
;
la
voce
grande
dell
'
Aniene
empiendo
le
solitudini
.
Jeanne
saliva
senza
dir
parola
,
senza
rispondere
alle
domande
di
Noemi
più
e
più
sgomentata
del
suo
silenzio
,
del
suo
pallore
,
del
vederle
le
labbra
strette
a
comprimere
il
pianto
,
del
sentir
sussultare
il
suo
braccio
.
Perché
?
Nella
notte
e
fino
all
'
entrata
di
Santa
Scolastica
la
povera
creatura
aveva
ondeggiato
fra
il
timore
e
la
speranza
,
in
una
febbre
di
aspettazione
.
Adesso
era
un
'
altra
febbre
.
Almeno
pareva
.
Pareva
che
avesse
saputo
,
là
nell
'
orto
,
qualche
cosa
di
cui
non
volesse
parlare
,
qualche
cosa
di
penoso
,
di
pauroso
.
Cosa
poteva
essere
?
Il
tragico
pianto
delle
acque
invisibili
,
il
tremare
silenzioso
dei
fili
d
'
erba
per
la
petraia
,
lo
stesso
calore
ardente
stringevano
il
cuore
.
Pochi
passi
prima
dell
'
Arco
ritto
a
contenere
la
folla
nereggiante
dei
lecci
,
Noemi
ebbe
il
conforto
di
udire
voci
umane
.
Erano
Dane
,
a
cavallo
,
Marinier
e
l
'
Abate
a
piedi
,
che
scendevano
insieme
dal
Sacro
Speco
.
Dane
mostrò
molto
piacere
dell
'
incontro
,
trattenne
la
sua
cavalcatura
,
presentò
le
signore
all
'
Abate
,
parlò
con
entusiasmo
del
Sacro
Speco
.
Jeanne
,
scambiata
qualche
parola
coll
'
Abate
,
gli
domandò
se
qualcuno
avesse
pronunciato
i
voti
solenni
,
o
almeno
vestito
l
'
abito
,
di
recente
.
L
'
Abate
rispose
ch
'
era
venuto
a
Santa
Scolastica
da
pochi
giorni
e
non
era
in
grado
di
risponderle
lì
per
lì
;
ma
non
credeva
che
da
un
anno
,
a
dir
poco
,
nessuno
a
Santa
Scolastica
avesse
fatto
la
professione
solenne
né
vestito
l
'
abito
di
novizio
.
Jeanne
s
'
illuminò
di
gioia
.
Adesso
lo
capiva
,
era
stata
una
stupida
di
dubitare
possibile
,
anche
per
un
solo
momento
,
che
Piero
fosse
diventato
frate
,
da
contadino
,
in
dodici
ore
.
Avrebbe
voluto
ritornare
subito
all
'
orto
di
Santa
Scolastica
;
ma
come
fare
?
Quale
pretesto
prendere
?
Proseguì
,
ansiosa
di
sbrigarsi
presto
del
Sacro
Speco
.
Noemi
propose
di
sostare
un
poco
all
'
ombra
dei
lecci
che
là
sulla
via
delle
anime
agitate
dall
'
amor
divino
paiono
torti
anch
'
essi
da
un
interno
furore
ascetico
,
da
un
frenetico
sforzo
di
svellersi
dalla
terra
per
avventar
le
braccia
nel
cielo
.
Jeanne
rifiutò
,
impaziente
.
Aveva
ripreso
colore
nel
volto
e
luce
negli
occhi
.
Si
mise
spedita
per
la
scaletta
che
termina
il
breve
cammino
e
malgrado
le
proteste
di
Noemi
,
che
non
capiva
il
perché
di
tanto
mutamento
,
non
volle
neppure
riprender
fiato
in
capo
alla
scala
,
ove
improvvisamente
si
scopre
la
scena
cupa
,
profonda
della
vallea
,
e
alto
,
a
sinistra
,
l
'
orrido
sasso
caro
ai
falchi
e
ai
corvi
,
rigonfio
sopra
le
murature
squallide
,
bucate
di
fori
disadorni
,
che
vi
s
'
incrostano
per
traverso
sugli
anfratti
nudi
e
sono
il
monastero
del
Sacro
Speco
.
Sotto
il
monastero
,
nel
profondo
,
pende
il
roseto
di
san
Benedetto
e
sotto
il
roseto
pendono
gli
orti
,
pendono
gli
uliveti
al
ruggente
Aniene
scoperto
.
Il
cumulo
assiso
sui
monti
di
Jenne
saliva
invadendo
il
cielo
.
Una
ondata
d
'
ombra
passò
sul
sasso
enorme
,
sul
monastero
,
sul
parapetto
cui
Noemi
aveva
appoggiato
i
gomiti
,
contemplando
.
"
Questo
è
magnifico
"
diss
'
ella
.
"
Lasciami
fermare
un
po
'
qui
almeno
,
ora
che
c
'
è
ombra
!
"
Ma
in
quel
momento
,
a
due
passi
da
loro
,
si
apriva
la
porticina
del
monastero
e
ne
usciva
una
compagnia
di
stranieri
,
signori
e
signore
.
Il
monaco
che
li
aveva
guidati
,
vedendo
Jeanne
e
Noemi
,
tenne
aperto
l
'
uscio
in
atto
di
aspettazione
.
Jeanne
si
affrettò
a
entrare
e
Noemi
,
mal
suo
grado
,
la
seguì
.
"
Affreschi
del
Trecento
"
disse
il
benedettino
nell
'
oscuro
corridoio
di
entrata
,
con
voce
indifferente
e
passando
.
Noemi
si
fermò
,
curiosa
delle
pitture
antiche
.
Jeanne
tenne
dietro
al
benedettino
,
senza
guardare
né
a
destra
né
a
sinistra
,
distratta
,
tentata
da
un
dubbio
.
Se
l
'
Abate
non
avesse
detto
il
vero
?
Se
lo
avesse
detto
l
'
accattone
?
La
fantasia
le
rappresentò
l
'
incontro
felice
nel
cortile
di
Praglia
,
il
viso
pallidissimo
di
lui
,
il
"
grazie
"
che
l
'
aveva
fatta
tremar
di
gioia
.
Le
correvano
brividi
nel
sangue
e
,
come
per
una
strappata
di
redini
all
'
immaginazione
,
si
voltò
a
Noemi
:
"
Vieni
"
diss
'
ella
.
Seguì
il
monaco
nulla
udendo
di
quello
ch
'
egli
diceva
,
nulla
guardando
di
quello
che
indicava
.
Noemi
dissimulava
a
fatica
le
proprie
inquietudini
.
Presentiva
un
pericolo
nel
ritorno
.
Il
punto
pericoloso
era
l
'
orto
di
Santa
Scolastica
dove
Jeanne
intendeva
rientrare
,
secondo
aveva
detto
al
vecchio
ortolano
.
Adesso
le
era
passato
il
desiderio
di
vedere
questo
famoso
Maironi
.
Non
desiderava
che
di
ritornare
con
Jeanne
a
casa
Selva
senz
'
aver
fatto
incontri
e
avrebbe
voluto
indugiarsi
al
Sacro
Speco
il
più
possibile
perché
poi
mancasse
loro
il
tempo
di
sostare
a
Santa
Scolastica
.
Perciò
fingeva
prendere
alle
viscere
preziose
del
monastero
dalla
squallida
pelle
un
interesse
continuo
,
mentre
invece
sentiva
solamente
desiderio
di
ritornarvi
un
'
altra
volta
,
con
sua
sorella
o
con
suo
cognato
,
in
pace
.
Nel
discendere
in
quella
miniera
della
santità
,
né
l
'
una
né
l
'
altra
sapevano
qual
via
facessero
per
l
'
aria
morta
e
fredda
,
per
le
ombre
mistiche
,
per
i
chiarori
giallognoli
pioventi
dall
'
alto
,
per
gli
odori
di
sasso
umido
,
di
lucignoli
fumosi
,
di
arredi
vecchioni
,
per
le
visioni
di
cappelle
,
di
grotte
,
di
croci
negli
sfondi
bui
di
scale
perdentisi
in
fuga
,
a
paro
con
le
loro
volte
acute
,
giù
verso
caverne
inferiori
,
di
marmi
color
di
sangue
,
color
di
notte
,
color
di
neve
,
di
rigide
folle
pie
dalle
facce
bizantine
ingombranti
le
pareti
,
i
timpani
delle
arcate
,
di
monacelle
e
di
fraticelli
ritti
nelle
strombature
delle
finestre
,
nei
pennacchi
delle
vôlte
,
lungo
il
giro
degli
archivolti
,
ciascuno
con
la
sua
venerabile
aureola
.
Non
sapevano
quale
cammino
vi
facessero
e
Jeanne
appena
ne
sentiva
la
realtà
.
Nello
scendere
la
Scala
Santa
,
precedendo
il
monaco
seguito
immediatamente
da
Jeanne
e
Noemi
venendo
ultima
a
cinque
o
sei
gradini
di
distanza
,
Jeanne
,
improvvisamente
,
gittò
le
mani
alle
spalle
della
guida
e
subito
,
vergognando
dell
'
atto
involontario
,
le
ritolse
mentre
il
monaco
,
fermatosi
,
le
volgeva
il
capo
,
attonito
.
"
Scusi
"
diss
'
ella
.
"
Chi
è
quel
padre
?
"
Fra
due
ripiani
della
Scala
,
dietro
un
risalto
della
parete
di
sinistra
,
una
figura
tutta
nera
nella
tonaca
benedettina
si
teneva
ritta
nell
'
angolo
oscuro
,
appoggiando
la
fronte
al
marmo
.
Jeanne
l
'
aveva
oltrepassata
di
quattro
o
cinque
gradini
senza
vederla
.
S
'
era
voltata
a
guardare
per
caso
,
l
'
aveva
veduta
,
un
istintivo
sospetto
le
era
lampeggiato
nel
cuor
tremante
.
Il
monaco
rispose
:
"
Non
è
un
padre
,
signora
.
"
Si
chinò
ad
aprire
con
la
chiave
la
cancellata
di
una
cappella
.
"
Cosa
c
'
è
?
"
chiese
Noemi
,
sopraggiungendo
.
"
Non
è
un
padre
?
"
ripeté
Jeanne
.
Nell
'
udire
la
voce
strana
dell
'
amica
,
Noemi
trasalì
.
Neppure
lei
aveva
notato
la
figura
ritta
nell
'
ombra
della
parete
.
"
Chi
?
"
diss
'
ella
.
Il
monaco
,
che
intanto
aveva
aperto
,
intese
"
qui
?
"
e
riferì
la
parola
a
un
discorso
di
prima
.
"
No
"
disse
"
il
ritratto
autentico
di
san
Francesco
non
è
qui
.
Più
abbasso
c
'
è
un
san
Francesco
dipinto
dal
cavalier
Manente
.
Lo
vedranno
dopo
.
Se
vogliono
passare
...
"
Noemi
disse
piano
a
Jeanne
"
cos
'
hai
?
"
e
avendo
l
'
altra
risposto
con
voce
più
tranquilla
"
niente
"
le
passò
avanti
,
entrò
nella
cappella
,
ascoltando
le
spiegazioni
del
monaco
.
Allora
la
figura
nera
si
staccò
dalla
parete
.
Jeanne
la
vide
salire
lenta
nell
'
ombra
sotto
le
arcate
ogivali
.
Toccato
il
ripiano
superiore
,
la
figura
sparve
a
destra
e
subito
ricomparve
in
un
braccio
di
scala
attraversato
dall
'
obliquo
sfondo
della
scena
,
luminoso
nel
raggio
di
una
finestra
invisibile
.
La
figura
saliva
lenta
,
quasi
faticosamente
.
Prima
di
sparire
dietro
il
fianco
enorme
di
un
'
arcata
,
piegò
il
capo
a
guardare
in
basso
.
Jeanne
la
riconobbe
.
Sull
'
attimo
,
quasi
obbedendo
a
una
fulminea
volontà
impostasi
a
lei
,
quasi
portata
dal
turbine
del
suo
destino
,
pallida
,
risoluta
,
senza
sapere
cos
'
avrebbe
detto
,
cos
'
avrebbe
fatto
,
ella
prese
l
'
ascesa
.
Attraversato
il
ripiano
superiore
,
nel
metter
piede
sulla
scala
chiara
,
traboccò
a
terra
,
vi
giacque
un
momento
;
sì
che
Noemi
,
uscita
della
cappella
,
non
la
vide
,
la
credette
discesa
in
cerca
del
ritratto
di
san
Francesco
.
Si
rialzò
,
riprese
la
via
,
povera
creatura
di
passione
,
richiamata
invano
dalle
immagini
di
celeste
pace
,
irrigidite
sulle
mura
sacre
.
Tutto
era
davanti
a
lei
silenzio
e
vuoto
.
Ell
'
andava
per
vie
ignote
a
lei
,
veloce
,
sicura
,
come
nella
chiaroveggenza
dell
'
ipnosi
.
Passava
per
buie
stretture
,
per
chiarori
larghi
,
senza
esitar
mai
,
senza
guardare
né
a
destra
né
a
sinistra
,
chiusi
e
acuiti
tutti
i
sensi
nell
'
udito
,
seguendo
attimi
di
sussurri
lontani
,
il
dolersi
lieve
di
un
uscio
,
il
vento
di
un
altro
,
lo
sfiorar
di
un
abito
a
uno
stipite
.
Così
dai
due
spinti
battenti
dell
'
ultima
porta
ella
emerse
rapida
in
faccia
a
lui
.
Anch
'
egli
l
'
aveva
riconosciuta
sulla
Scala
Santa
,
all
'
ultimo
momento
.
Si
tenne
quasi
certo
di
non
essere
stato
riconosciuto
alla
sua
volta
;
cercò
tuttavia
di
togliersi
dal
solito
cammino
dei
visitatori
.
Quando
udì
giungere
a
quella
recondita
sala
un
fruscìo
rapido
di
vesti
femminili
,
comprese
,
aspettò
,
a
fronte
della
porta
.
Ella
lo
vide
e
impietrò
sull
'
atto
fra
i
battenti
aperti
,
fissi
gli
occhi
negli
occhi
di
lui
,
che
non
avevano
più
lo
sguardo
di
Piero
Maironi
.
Era
trasfigurato
.
La
persona
,
forse
per
le
vesti
nere
,
pareva
più
sottile
.
Il
viso
pallido
,
scarno
,
spirava
dalla
fronte
,
fatta
più
alta
,
una
dignità
,
una
gravità
,
una
dolcezza
triste
,
che
Jeanne
non
gli
aveva
conosciute
mai
.
E
gli
occhi
erano
del
tutto
altri
occhi
,
avevano
un
inesprimibile
divino
,
tanta
umiltà
e
tanto
impero
,
l
'
impero
di
un
amore
trascendente
,
originario
non
del
suo
cuore
ma
di
una
mistica
fonte
ad
esso
interna
,
di
un
amore
oltrepassante
il
cuore
di
lei
,
ricercantele
più
addentro
una
recondita
regione
dell
'
anima
,
ignota
a
lei
stessa
.
Ella
giunse
lenta
lenta
le
mani
e
piegò
i
ginocchi
a
terra
.
Benedetto
si
recò
alle
labbra
l
'
indice
della
sinistra
e
tese
l
'
altro
alla
parete
fronteggiante
il
balcone
aperto
sui
carpineti
del
Francolano
e
sul
fragore
del
fiume
profondo
.
Nel
mezzo
della
parete
nereggiava
,
grande
,
la
parola
SILENTIUM
.
Per
secoli
,
da
quando
la
parola
era
stata
scritta
,
mai
voce
umana
si
era
udita
là
dentro
.
Jeanne
non
guardò
,
non
vide
.
A
lei
bastò
quell
'
indice
alle
labbra
di
Piero
per
serrar
le
sue
.
Ma
non
bastò
per
costringerle
il
pianto
in
gola
.
Guardava
guardava
lui
con
le
labbra
strette
e
le
sdrucciolavano
grosse
sul
viso
lagrime
silenziose
.
Immobile
,
pendenti
le
braccia
lungo
la
persona
,
Benedetto
chinò
un
poco
il
capo
e
chiuse
gli
occhi
,
assorto
nello
spirito
.
La
grande
,
nera
parola
imperatoria
,
grave
di
ombre
e
di
morte
,
trionfava
sulle
due
anime
umane
,
ruggendo
contro
a
lei
dal
balcone
lucente
le
anime
belluine
dell
'
Aniene
e
del
vento
.
A
un
tratto
,
pochi
secondi
dopo
che
gli
occhi
di
Benedetto
si
erano
chiusi
allo
sguardo
di
lei
,
ella
balenò
e
si
spezzò
,
dalle
spalle
alle
ginocchia
,
in
un
singhiozzo
amaro
di
tutta
l
'
amara
sua
sorte
.
Egli
aperse
allora
gli
occhi
,
la
guardò
dolcemente
,
ed
ella
ribevve
avida
il
suo
sguardo
,
ebbe
ancora
due
singhiozzi
,
quasi
di
dolorosa
gratitudine
.
E
perché
l
'
amato
si
recò
nuovamente
l
'
indice
alla
bocca
,
gli
accennò
del
capo
di
sì
,
di
sì
,
che
avrebbe
taciuto
,
che
si
sarebbe
chetata
.
Obbedendo
sempre
al
suo
gesto
,
al
suo
sguardo
,
si
alzò
in
piedi
,
si
fece
da
banda
,
lo
lasciò
passare
per
i
battenti
aperti
,
lo
seguì
umile
,
con
la
sua
speranza
morta
nel
petto
,
con
tanti
dolci
fantasmi
morti
nella
mente
,
con
il
suo
amore
fatto
tremore
e
venerazione
.
Lo
seguì
fino
alla
cappella
che
chiamano
la
chiesa
superiore
.
Colà
,
di
fronte
alle
tre
piccole
ogive
che
chiudono
interne
ombre
dove
si
disegna
un
altare
e
una
croce
di
argento
brilla
su
parvenze
fosche
di
pitture
antiche
,
Jeanne
s
'
inginocchiò
,
com
'
egli
accennolle
,
sull
'
inginocchiatoio
appoggiato
al
fianco
destro
della
grande
arcata
che
gira
sulla
volta
acuta
,
mentr
'
egli
s
'
inginocchiava
su
quello
appoggiato
al
fianco
sinistro
.
Sul
timpano
dell
'
arcata
un
pittore
del
secolo
XIV
ha
dipinto
il
poema
del
massimo
Dolore
.
Da
un
'
alta
finestra
di
sinistra
scendeva
la
luce
alla
Dolorosa
;
Benedetto
era
nell
'
ombra
.
La
voce
di
lui
mormorò
appena
udibilmente
:
"
Senza
fede
ancora
?
"
Sommesso
come
aveva
parlato
egli
e
senza
volgere
il
capo
,
ella
rispose
:
"Sì."
Egli
tacque
un
momento
e
poi
riprese
con
la
stessa
voce
:
"
La
desidera
?
Potrebbe
operare
come
se
credesse
in
Dio
?
"
"
Se
non
è
necessario
di
mentire
,
sì
.
"
"
Promette
di
vivere
per
i
miseri
e
per
gli
afflitti
,
come
se
ciascuno
di
essi
fosse
una
parte
dell
'
anima
da
Lei
amata
?
"
Jeanne
non
rispose
.
Era
troppo
veggente
e
troppo
leale
per
affermare
che
lo
poteva
.
"
Promette
di
farlo
"
riprese
Benedetto
"
se
io
prometto
di
chiamarla
presso
di
me
in
un
'
ora
fissa
dell
'
avvenire
?
"
Ella
non
sapeva
quale
ora
solenne
,
non
lontana
,
egli
pensasse
,
parlando
così
.
Rispose
palpitante
:
"
Sì
sì
.
"
"
In
quell
'
ora
La
chiamerò
"
disse
la
voce
nell
'
ombra
.
"
Però
non
cerchi
mai
rivedermi
prima
.
"
Jeanne
si
strinse
le
mani
sugli
occhi
,
rispose
un
"
no
"
soffocato
.
Le
pareva
di
turbinare
negli
angosciosi
sogni
di
una
febbre
mortale
.
Piero
non
parlava
più
.
Passarono
due
,
tre
minuti
.
Ella
si
levò
le
mani
dagli
occhi
lagrimosi
,
li
fissò
sulla
croce
che
brillava
là
in
faccia
,
oltre
gli
archetti
ogivali
,
sulle
fosche
parvenze
di
pitture
antiche
.
Mormorò
:
"
Sa
che
don
Giuseppe
Flores
è
morto
?
"
Silenzio
.
Jeanne
volse
il
capo
.
Nessuno
era
più
nella
chiesa
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
QUINTO
.
Il
Santo
.
I
.
La
luna
era
già
tramontata
e
nel
vento
della
tarda
sera
l
'
Aniene
discorreva
ora
forte
ora
piano
,
come
colui
che
parlando
concitato
ricorda
di
tratto
in
tratto
al
suo
interlocutore
cosa
da
non
lasciar
udire
ad
altri
.
Il
solo
forse
che
in
tutta
la
bella
conca
di
Subiaco
stesse
attento
al
suo
discorso
,
era
Giovanni
Selva
.
Seduto
presso
il
parapetto
della
terrazza
,
egli
vi
teneva
appoggiati
i
gomiti
e
guardava
silenzioso
nell
'
ombra
sonora
.
Maria
e
Noemi
uscite
anch
'
esse
a
goder
la
frescura
e
gli
aromi
selvaggi
del
vento
notturno
,
si
tenevano
in
disparte
.
Maria
sussurrò
una
parola
all
'
orecchio
della
sorella
,
che
uscì
.
Rimasta
sola
,
si
accostò
pian
piano
al
marito
,
gli
posò
un
bacio
sui
capelli
:
"
Giovanni
"
diss
'
ella
.
Quante
volte
,
oppressa
dalla
violenza
dell
'
amore
,
non
gli
aveva
ella
data
l
'
anima
sua
,
tutta
sé
stessa
,
in
questa
sola
parola
detta
sotto
voce
,
tutte
l
'
altre
essendo
manchevoli
,
per
lei
,
o
sciupate
da
troppe
labbra
!
Giovanni
rispose
mestamente
,
come
stanco
:
"Maria."
Non
sentendosi
più
il
viso
di
lei
sui
capelli
,
temette
di
esserle
parso
freddo
.
"
Cara
"
diss
'
egli
.
Ella
tacque
un
momento
e
posategli
ambedue
le
mani
sul
capo
,
prese
ad
accarezzarglielo
lentamente
,
dicendo
:
"
Beati
coloro
che
soffrono
per
la
Verità
.
"
Egli
si
voltò
con
un
sorridente
fremito
di
affetto
,
guardò
se
Noemi
fosse
ancora
presente
,
si
attirò
con
un
braccio
il
caro
viso
sulla
bocca
.
"
Ho
tanto
bisogno
di
te
,
"
disse
"
della
tua
forza
!
"
"
Sono
tua
per
questo
"
rispose
Maria
"
e
sono
forte
solo
perché
tu
mi
ami
.
"
Egli
le
prese
una
mano
,
la
baciò
,
riverente
.
"
Vedi
?
"
esclamò
poi
,
alzando
il
viso
.
"
Forse
non
sai
proprio
il
più
profondo
del
mio
soffrire
,
perché
è
una
cosa
oscura
anche
a
me
che
sono
vecchio
e
non
mi
conosco
ancora
.
Ci
pensavo
adesso
.
Pensavo
che
quando
si
soffre
di
una
ferita
la
causa
del
soffrire
si
vede
,
ma
quando
si
soffre
di
una
febbre
la
causa
è
oscura
così
e
non
si
arriva
mai
a
conoscerla
bene
.
"
Un
mese
non
era
ancora
trascorso
dalla
sera
della
riunione
in
cui
si
era
parlato
di
una
lega
fra
i
cattolici
progressisti
.
Nessuna
lega
n
'
era
venuta
fuori
ma
uno
strano
seguito
di
fatti
spiacevoli
non
poteva
ragionevolmente
attribuirsi
ad
altra
origine
.
Il
professore
Dane
era
stato
richiamato
in
Irlanda
dal
suo
arcivescovo
.
Egli
si
era
subito
recato
da
un
cardinale
di
curia
,
inglese
,
per
rappresentargli
le
sue
cattive
condizioni
di
salute
e
chiedergli
di
appoggiare
presso
l
'
Arcivescovo
una
domanda
di
dilazione
.
Sua
Eminenza
gli
aveva
aperto
gli
occhi
.
Il
colpo
era
venuto
da
Roma
dove
si
era
malissimo
disposti
verso
di
lui
.
Soltanto
per
un
riguardo
al
cardinale
stesso
,
amico
del
Dane
,
e
sopra
tutto
per
riguardo
al
governo
inglese
,
non
si
accontenterebbero
coloro
che
avrebbero
voluto
far
mettere
all
'
Indice
i
suoi
libri
e
costringer
lui
a
lasciare
la
cattedra
.
Il
cardinale
gli
aveva
consigliato
di
partire
da
Roma
,
dove
il
caldo
era
già
molesto
,
e
di
ammalarsi
un
po
'
più
sul
serio
a
Montecatini
o
a
Salsomaggiore
,
dove
lo
avrebbero
lasciato
tranquillo
.
Don
Clemente
non
si
era
più
visto
.
Giovanni
era
andato
a
trovarlo
a
Santa
Scolastica
,
dove
il
monaco
gli
aveva
significato
con
le
lagrime
agli
occhi
che
la
loro
amicizia
doveva
seppellirsi
come
un
tesoro
in
tempo
di
guerra
.
A
don
Paolo
Farè
,
che
teneva
in
Pavia
un
corso
di
religione
per
gli
adulti
,
era
stato
imposto
di
tacere
.
Il
giovane
di
Leynì
era
stato
colpito
per
mezzo
della
sua
famiglia
.
La
sua
pia
,
eccellente
madre
lo
aveva
supplicato
piangendo
,
in
nome
del
morto
padre
suo
,
di
rompere
con
i
pericolosi
amici
Selva
;
ed
egli
credeva
che
il
passo
le
fosse
stato
suggerito
dal
confessore
.
Aveva
resistito
ma
a
prezzo
della
sua
pace
domestica
.
Finalmente
,
un
periodico
clericale
aveva
pubblicato
tre
articoli
sull
'
opera
intera
di
Giovanni
,
riassumendo
parziali
lodi
temperate
e
parziali
biasimi
aspri
in
un
giudizio
severissimo
sul
carattere
,
secondo
il
censore
,
razionalistico
dell
'
opera
stessa
e
sulla
temerità
intollerabile
dell
'
autore
,
che
,
unicamente
armato
di
sapere
laico
,
aveva
osato
pubblicare
scritture
dove
il
difetto
di
scienza
teologica
si
rivelava
miseramente
.
In
sostanza
quegli
articoli
erano
una
terribile
condanna
preventiva
proprio
del
libro
che
Giovanni
stava
scrivendo
sui
fondamenti
razionali
della
morale
cristiana
,
e
preannunciavano
,
a
giudizio
degli
esperti
,
l
'
Indice
per
gli
altri
suoi
lavori
.
"
Dubiti
delle
tue
idee
?
"
disse
Maria
.
La
domanda
non
era
sincera
.
Ell
'
aveva
,
malgrado
il
suo
grande
amore
,
una
conoscenza
profonda
e
chiara
dell
'
animo
di
suo
marito
.
Pensava
che
soffrisse
nel
suo
interno
per
il
presentimento
di
una
condanna
ecclesiastica
.
Giovanni
poteva
parlare
con
disistima
di
certe
sentenze
della
Congregazione
dell
'
Indice
,
ma
la
sua
coscienza
,
riverente
verso
l
'
autorità
più
ch
'
egli
stesso
non
pensasse
,
si
turbava
,
secondo
Maria
,
più
ch
'
egli
stesso
non
volesse
,
del
minacciato
colpo
.
E
Maria
,
temendo
di
ferirlo
se
dicesse
"
hai
paura
?
"
aveva
simulato
un
altro
dubbio
per
aprirgli
la
via
di
confessare
spontaneamente
il
vero
.
La
risposta
di
Giovanni
la
sorprese
.
"
Sì
"
diss
'
egli
.
"
Dubito
di
me
.
Non
però
nel
modo
che
tu
credi
.
Dubito
di
essere
puramente
un
intellettuale
e
di
esagerarmi
l
'
importanza
,
davanti
a
Dio
,
delle
mie
idee
.
Dubito
di
non
viverle
,
le
mie
idee
.
Dubito
di
sentire
troppo
sdegno
contro
coloro
che
non
le
dividono
,
contro
dei
persecutori
che
dobbiamo
amare
,
contro
quell
'
abate
svizzero
che
venne
qua
con
Dane
e
poi
ha
probabilmente
parlato
di
ciò
che
si
è
detto
allora
tra
noi
,
dove
e
come
non
doveva
.
Dubito
di
condurre
una
vita
troppo
inoperosa
,
troppo
facile
,
troppo
piacevole
,
perché
a
me
lo
studio
è
piacevole
.
Dubito
del
mio
stesso
amore
di
Dio
perché
sento
troppo
poco
l
'
amore
del
prossimo
.
Mi
viene
in
mente
che
le
dolcezze
mistiche
mi
possono
addormentare
circa
questo
punto
.
Tu
,
Maria
,
tu
vivi
la
tua
fede
!
Tu
visiti
gl
'
infermi
,
tu
lavori
per
i
poveri
,
tu
conforti
,
tu
istruisci
.
Io
non
faccio
niente
.
"
"
Io
sono
tu
"
mormorò
Maria
.
"
Sei
tu
che
mi
hai
fatta
così
.
E
poi
tu
eserciti
la
carità
intellettuale
.
"
"
No
no
,
questa
è
per
me
una
parola
presuntuosa
!
"
Egli
ricadde
a
contemplare
in
silenzio
l
'
ombra
sonora
.
Maria
sapeva
che
veramente
il
sentimento
affettuoso
della
fraternità
umana
non
era
vivace
in
lui
.
Sentiva
,
non
volendolo
quasi
confessare
a
sé
stessa
,
che
questa
deficienza
toglieva
a
suo
marito
di
esercitare
con
successo
il
grande
apostolato
religioso
che
avrebbe
dovuto
rispondere
alle
sue
disposizioni
intellettuali
,
a
quella
fede
profonda
e
luminosa
ch
'
era
in
lui
frutto
d
'
ingegno
,
di
studio
,
di
amor
divino
più
che
di
tradizione
e
di
abitudine
.
Si
rimproverava
di
essersi
qualche
volta
compiaciuta
della
freddezza
di
Giovanni
verso
gli
uomini
,
per
il
prezioso
sapore
che
ne
prendevano
i
tesori
di
affetto
dati
a
lei
.
Egli
aveva
però
la
coscienza
del
dovere
fraterno
e
mai
ella
non
lo
aveva
conosciuto
sordo
alla
preghiera
,
duro
al
dolore
altrui
.
Non
sentiva
e
quindi
non
amava
Dio
negli
uomini
,
ch
'
è
il
più
sublime
fuoco
della
carità
;
sentiva
e
amava
gli
uomini
in
Dio
,
ch
'
è
freddo
amore
,
come
di
un
fratello
buono
al
fratello
soltanto
per
compiacere
al
padre
.
Ma
quest
'
ultima
è
la
tempra
comune
anche
dei
cuori
umani
migliori
.
Quello
di
Giovanni
era
temprato
così
,
non
poteva
dare
la
carità
sublime
di
cui
umilmente
,
tristemente
si
conosceva
vôto
.
Maria
,
accarezzandogli
i
capelli
con
infinita
tenerezza
pia
,
sognava
che
fluisse
per
il
proprio
cuore
,
per
le
proprie
mani
a
quel
capo
la
soave
indulgenza
Divina
.
"
Sai
"
diss
'
ella
"
ti
offro
subito
io
un
'
opera
di
carità
che
avrà
molto
merito
.
C
'
è
Noemi
che
ha
ricevuto
una
lettera
della
sua
amica
Dessalle
e
dice
di
aver
bisogno
del
tuo
aiuto
.
"
"
Chiamala
"
diss
'
egli
.
Noemi
venne
.
Una
leggera
nube
era
passata
quel
giorno
fra
lei
e
Giovanni
.
Caso
raro
,
avevano
conversato
insieme
di
religione
.
Noemi
si
teneva
ciecamente
aggrappata
alla
propria
e
non
amava
discuterne
.
Malgrado
la
sua
tenerezza
per
Maria
,
il
suo
affettuoso
rispetto
per
Giovanni
,
temeva
di
piegare
,
se
esaminasse
le
ragioni
e
la
natura
del
proprio
credere
,
piuttosto
verso
lo
scetticismo
di
Jeanne
che
verso
il
cattolicismo
liberale
e
progressista
dei
Selva
.
Questo
cattolicismo
le
pareva
una
cosa
ibrida
e
forse
aveva
appreso
da
Jeanne
a
giudicarlo
così
,
perché
Jeanne
,
in
qualche
momento
di
cattiveria
nervosa
,
difendeva
con
acrimonia
il
proprio
scetticismo
da
quella
fede
che
per
essere
luminosa
di
spirito
e
verità
poteva
riuscirgli
formidabile
.
Ell
'
era
poi
anche
sempre
in
sospetto
,
non
di
sua
sorella
,
ma
di
Giovanni
che
meditasse
di
convertirla
;
e
il
sospetto
era
trapelato
,
quel
giorno
,
discorrendo
i
due
della
confessione
,
nella
vivacità
di
qualche
risposta
.
Allora
Giovanni
le
aveva
dolcemente
e
gravemente
ricordato
che
l
'
errore
accolto
senz
'
averne
coscienza
,
col
desiderio
sincero
e
puro
della
verità
,
era
incolpevole
davanti
a
Dio
;
ma
che
se
un
sentimento
estraneo
a
quel
desiderio
avesse
parte
nella
ripulsa
della
verità
,
ne
sorgeva
il
peccato
.
Questo
argomento
ferì
Noemi
ancora
più
addentro
.
Ella
fu
per
domandare
al
cognato
i
suoi
titoli
di
vice
-
giudice
divino
.
Si
contenne
e
lasciò
cadere
il
discorso
.
Più
tardi
,
ripensandoci
,
ebbe
rimorso
del
suo
silenzio
imbronciato
;
non
tanto
perché
le
ultime
parole
di
Giovanni
avessero
fatto
cammino
nella
sua
mente
,
quanto
perché
sapeva
dei
dispiaceri
che
le
opinioni
religiose
da
lui
professate
gli
fruttavano
,
perché
lo
vedeva
abbattuto
di
spirito
.
Anche
per
questo
,
richiamata
da
lui
,
pregata
da
sua
sorella
d
'
essergli
molto
affettuosa
,
ella
si
risolse
a
una
infedeltà
verso
Jeanne
.
Di
quanto
Jeanne
le
aveva
scritto
sotto
il
suggello
del
segreto
,
si
era
aperta
con
Maria
solo
fino
al
confine
dello
stretto
necessario
.
Jeanne
,
sempre
malata
di
corpo
e
di
spirito
,
aveva
udito
parlare
del
Santo
di
Jenne
che
guariva
i
corpi
e
le
anime
,
la
pregava
di
recarsi
a
Jenne
,
di
vedere
questo
Santo
,
di
scrivergliene
qualche
cosa
.
Ora
Noemi
non
poteva
andare
a
Jenne
tutta
sola
,
doveva
pur
chiedere
a
Giovanni
di
accompagnarla
.
La
sua
prima
confidenza
si
era
fermata
qui
.
Adesso
ruppe
tutti
i
suggelli
dell
'
amicizia
e
parlò
.
La
povera
Dessalle
era
più
infelice
che
mai
.
Nel
breve
soggiorno
a
Subiaco
aveva
incontrato
l
'
antico
amante
.
Esclamazione
di
Giovanni
:
era
dunque
proprio
don
Clemente
?
No
,
era
l
'
uomo
venuto
alla
villa
col
padre
la
sera
dell
'
arrivo
di
Jeanne
,
il
garzone
ortolano
di
Santa
Scolastica
,
colui
che
non
era
più
al
monastero
,
colui
del
quale
si
parlava
già
in
tutta
la
valle
dell
'
Aniene
,
e
anche
a
Roma
,
come
del
Santo
di
Jenne
.
Noemi
si
scusò
di
non
averlo
detto
subito
,
allora
.
Guai
se
Jeanne
fosse
venuta
a
saperlo
,
dopo
le
sue
proibizioni
di
parlare
!
E
poi
non
serviva
.
Giovanni
prese
quasi
furtivamente
una
mano
di
sua
moglie
e
se
la
recò
alle
labbra
.
Maria
intese
e
sorrise
.
Ambedue
assalirono
Noemi
di
domande
.
Sì
,
lo
aveva
riconosciuto
la
sera
dell
'
arrivo
e
adesso
Giovanni
e
Maria
potevano
intendere
il
perché
di
quel
tramortimento
che
si
era
visto
.
L
'
incontro
era
poi
avvenuto
l
'
indomani
al
Sacro
Speco
.
Noemi
ne
sapeva
soltanto
che
le
speranze
di
lei
n
'
erano
state
distrutte
,
ch
'
egli
vestiva
da
monaco
e
aveva
parlato
come
un
uomo
datosi
a
Dio
per
sempre
,
ch
'
ella
gli
aveva
promesso
di
dedicarsi
ad
opere
di
carità
e
che
nessuna
relazione
diretta
era
più
possibile
fra
loro
.
Adesso
la
Dessalle
scriveva
da
villa
Diedo
,
il
soggiorno
veneto
dove
si
era
ricondotta
col
fratello
da
Roma
,
due
giorni
dopo
aver
lasciato
Subiaco
.
Scriveva
in
un
'
ora
di
amarissimo
sconforto
.
Il
fratello
,
sorpreso
ch
'
ella
si
occupasse
tanto
de
'
poveri
,
s
'
irritava
di
questa
novità
nei
suoi
pensieri
e
nella
sua
vita
.
Largheggiasse
di
denaro
,
se
le
piaceva
,
quanto
le
piaceva
!
Farsi
venire
una
fila
di
pezzenti
in
casa
,
visitarli
nei
loro
tugurii
,
no
!
Questo
era
sciocco
,
era
inutile
,
era
noioso
,
era
ridicolo
,
era
pazzesco
,
era
clericale
.
C
'
erano
altre
difficoltà
.
Ell
'
avrebbe
desiderato
entrare
nelle
associazioni
femminili
caritatevoli
della
città
.
Al
contatto
della
signora
che
aveva
tanto
fatto
parlare
di
sé
per
Maironi
,
che
se
pure
andava
qualche
volta
in
chiesa
la
domenica
però
non
adempiva
il
precetto
pasquale
,
esse
indietreggiavano
chiudendosi
in
sé
stesse
come
sensitive
.
E
finalmente
anche
le
sue
abitudini
di
dama
oziosa
si
ricomponevano
via
via
dopo
il
primo
strappo
a
impedirle
il
nuovo
cammino
,
tanto
più
pronte
quanto
più
il
cammino
si
faceva
difficile
.
Sentiva
di
dover
soccombere
se
non
le
venisse
una
parola
di
consiglio
,
di
aiuto
da
lui
.
Vederlo
non
poteva
,
scrivere
non
osava
perché
certamente
egli
aveva
inteso
vietare
anche
questo
ed
ella
sarebbe
morta
piuttosto
che
fargli
cosa
sgradita
,
potendo
evitarlo
.
Aveva
letto
una
corrispondenza
romana
del
Corriere
sul
"
Santo
di
Jenne
"
dove
si
diceva
che
il
Santo
era
giovine
e
aveva
lavorato
da
bracciante
nell
'
orto
di
Santa
Scolastica
.
Era
lui
,
dunque
!
Supplicava
Noemi
di
andare
a
Jenne
,
di
chiedergli
per
lei
l
'
elemosina
di
un
conforto
.
Noemi
era
risoluta
di
andare
.
Vorrebbe
Giovanni
accompagnarla
?
Nel
tôno
umile
col
quale
lo
chiese
Giovanni
sentì
una
tacita
offerta
di
scuse
e
di
pace
,
le
stese
la
mano
.
"
Di
tutto
cuore
"
diss
'
egli
.
Maria
si
offerse
per
terza
compagna
.
Fu
stabilito
di
andare
l
'
indomani
,
a
piedi
,
e
di
partire
alle
cinque
del
mattino
per
non
avere
il
sole
ardente
sulla
costa
di
Jenne
,
nuda
e
scoscesa
.
Poi
si
parlò
del
Santo
.
Tutta
la
valle
ne
era
piena
.
La
corrispondenza
letta
dalla
Dessalle
diceva
che
una
quantità
di
gente
affluiva
a
Jenne
per
vedere
e
udire
il
Santo
,
che
si
proclamavano
guarigioni
miracolose
operate
da
lui
,
che
i
benedettini
raccontavano
con
ammirazione
la
vita
di
penitenza
e
di
preghiera
ch
'
egli
aveva
condotto
per
tre
anni
lavorando
nell
'
orto
di
Santa
Scolastica
.
A
Subiaco
si
raccontava
ben
altro
.
Un
tale
Torquato
,
guardaboschi
,
brav
'
uomo
,
parente
della
domestica
dei
Selva
,
aveva
detto
a
costei
di
essere
andato
a
Jenne
con
un
forestiere
,
una
specie
di
poeta
,
venuto
da
Roma
per
parlare
al
Santo
.
Nell
'
andata
e
nel
ritorno
aveva
veduto
,
tutt
'
assieme
,
forse
una
cinquantina
di
persone
che
si
recavano
a
Jenne
per
lo
stesso
scopo
.
Fior
di
signori
,
anche
;
sulla
costa
di
Jenne
una
processione
di
donne
che
cantavano
le
litanie
.
A
Jenne
aveva
saputo
tutta
la
storia
.
Una
notte
l
'
arciprete
di
Jenne
aveva
sognato
un
globo
di
fuoco
sulla
grande
croce
piantata
a
sommo
della
costa
e
questo
globo
di
fuoco
aveva
acceso
la
croce
che
ardeva
e
splendeva
senza
consumarsi
,
illuminava
tutte
le
montagne
e
le
valli
.
Il
giorno
di
poi
egli
si
era
visto
capitare
un
giovine
vestito
da
converso
benedettino
,
che
aveva
l
'
incarico
di
recargli
una
lettera
.
Questa
lettera
era
dell
'
Abate
di
Santa
Scolastica
e
diceva
:
"
Vi
mando
un
angelo
di
fuoco
ardente
che
farà
parlare
di
Jenne
in
tutto
l
'
universo
mondo
.
"
Anche
vi
era
scritto
che
questo
giovine
era
nato
principe
grande
di
sangue
di
re
,
e
che
per
servire
Dio
in
umiltà
si
era
fatto
ortolano
per
tre
anni
a
Santa
Scolastica
.
E
l
'
arciprete
si
era
come
impazzito
per
la
commozione
di
questo
fuoco
sognato
e
di
questo
fuoco
arrivato
,
e
gli
era
venuta
una
grandissima
febbre
.
L
'
indomani
era
giorno
di
festa
.
Degli
altri
due
preti
che
stanno
a
Jenne
uno
era
infermo
e
l
'
altro
se
n
'
era
andato
a
Filettino
due
giorni
prima
per
vedere
sua
madre
inferma
.
La
fantesca
del
parroco
aveva
raccontato
nel
paese
di
questo
benedettino
e
del
sogno
e
ogni
cosa
.
La
gente
del
paese
era
andata
in
chiesa
per
udir
la
messa
del
benedettino
che
avean
veduto
entrarvi
,
e
non
voleva
credere
che
il
benedettino
non
dicesse
messa
.
Volevano
che
almeno
predicasse
,
malgrado
le
sue
proteste
di
non
averne
il
diritto
in
chiesa
;
e
,
presolo
in
mezzo
,
gli
facevano
tanta
ressa
intorno
ch
'
egli
aveva
accennato
con
la
mano
di
uscire
della
chiesa
promettendo
ai
vicini
di
parlare
fuori
.
E
fuori
aveva
parlato
.
Che
avesse
propriamente
detto
,
la
fantesca
non
l
'
aveva
saputo
dire
a
Maria
,
né
Maria
l
'
aveva
poi
potuto
cavar
bene
a
Torquato
.
Un
po
'
interrogando
,
un
po
'
immaginando
,
ella
si
ricostituì
il
suo
discorso
così
:
Potete
voi
entrare
in
chiesa
?
Siete
voi
riconciliati
con
i
vostri
fratelli
?
Sapete
cosa
Vi
dice
il
Signore
Gesù
con
questa
parola
che
non
si
può
avvicinarsi
all
'
altare
senza
essersi
riconciliati
con
i
fratelli
?
Sapete
che
non
potete
entrare
in
chiesa
se
avete
mancato
contro
la
carità
e
la
giustizia
e
non
ne
avete
fatto
ammenda
,
o
non
ne
siete
pentiti
quando
nessuna
ammenda
è
possibile
?
Sapete
che
non
Vi
è
lecito
di
entrare
in
chiesa
se
nutrite
qualche
rancore
verso
i
fratelli
vostri
non
solo
,
ma
pure
se
avete
fatto
torto
loro
in
qualunque
modo
,
negl
'
interessi
o
nel
'
onore
,
se
avete
detto
loro
ingiuria
,
se
portate
nel
cuore
desiderii
disonesti
contro
i
loro
corpi
e
le
loro
anime
?
Sapete
che
tutte
le
messe
,
le
benedizioni
,
i
rosarii
,
le
litanie
contano
meno
che
niente
se
voi
prima
non
vi
purificate
il
cuore
secondo
la
parola
di
Gesù
?
Siete
voi
immondi
di
odio
,
d
'
impurità
?
Andate
,
Gesù
non
vi
vuole
in
chiesa
!
Ma
che
!
diceva
Torquato
.
Il
discorso
era
niente
,
era
la
voce
,
era
il
viso
,
erano
gli
occhi
!
Il
buon
uomo
ne
parlava
come
se
vi
ci
fosse
trovato
.
Allora
la
gente
,
giù
,
in
ginocchio
,
e
pianti
;
e
certe
donne
,
nemiche
fra
loro
,
ad
abbracciarsi
.
Già
non
c
'
erano
che
donne
e
vecchi
perché
gli
uomini
di
Jenne
son
tutti
pecorai
a
Nettuno
e
ad
Anzio
,
e
prima
della
fine
di
giugno
non
ritornano
alla
montagna
.
Il
Santo
,
vedutili
così
contriti
,
aveva
detto
:
entrate
,
inginocchiatevi
,
Iddio
è
dentro
di
voi
,
adoratelo
in
silenzio
.
La
gente
era
entrata
,
una
moltitudine
.
Eran
caduti
in
ginocchio
,
tutti
,
e
per
un
quarto
d
'
ora
,
Torquato
raccontava
così
,
si
sarebbe
udita
,
in
quella
grande
chiesa
,
una
mosca
volare
.
Poi
il
Santo
aveva
intonato
il
"
Padre
nostro
"
a
voce
alta
e
,
seguito
dal
popolo
,
lo
aveva
recitato
lentamente
sostando
a
ogni
versetto
.
E
Torquato
raccontava
che
l
'
arciprete
,
udito
tutto
questo
,
aveva
baciato
il
suo
ospite
e
nel
baciarlo
era
guarito
della
febbre
.
Ecco
portare
infermi
al
Santo
,
in
canonica
,
perché
li
benedica
e
li
sani
.
Egli
non
voleva
ma
quanti
riuscivano
a
toccargli
,
magari
di
furto
,
la
tonaca
,
guarivano
.
E
tanti
andavano
a
lui
per
consiglio
.
C
'
era
stato
un
miracolo
grande
di
una
mula
imbizzarrita
sulla
discesa
della
costa
,
ch
'
era
per
gittare
il
suo
cavaliere
sulle
pietre
in
vista
del
Santo
,
il
quale
saliva
dall
'
Infernillo
portando
acqua
.
Il
Santo
aveva
stesa
la
mano
e
la
mula
si
era
chetata
sull
'
atto
.
Il
racconto
del
guardaboschi
fu
riferito
da
Maria
.
"
Che
tutto
sia
vero
come
il
principe
di
sangue
reale
?
"
disse
Noemi
.
"
Domani
si
saprà
"
rispose
Giovanni
,
alzandosi
.
II
.
Partirono
verso
le
sei
,
col
cielo
coperto
e
un
venticello
fresco
,
fragrante
di
bosco
e
di
montagna
,
vivo
di
vocine
allegre
di
uccelli
,
purificatore
anche
dell
'
anima
.
Ai
bagni
di
Nerone
presero
la
mulattiera
ch
'
entra
nella
stretta
gola
verde
risalendo
la
destra
dell
'
Aniene
.
Si
lasciarono
a
sinistra
,
in
alto
,
Santa
Scolastica
,
il
Sacro
Speco
,
la
Casa
del
Beato
Lorenzo
,
bianca
sotto
lo
scoglio
ferrigno
.
Si
lasciarono
a
destra
il
ponte
della
Scalilla
,
una
trave
gettata
alla
sinistra
sponda
selvaggia
del
turbolento
fiumicello
.
Parlarono
molto
,
per
la
via
,
di
questo
strano
Santo
.
Giovanni
si
stupiva
che
don
Clemente
non
gli
avesse
detto
nulla
,
in
passato
,
della
qualità
di
quel
garzone
ortolano
.
Gli
piaceva
il
discorsino
in
piazza
.
Eran
cose
di
cui
aveva
parlato
con
don
Clemente
,
mostrandogli
come
quella
parola
di
Gesù
non
sia
affatto
praticata
né
insegnata
a
dovere
,
come
i
cristiani
migliori
non
l
'
applichino
che
all
'
uso
dei
sacramenti
,
come
se
i
fedeli
sapessero
di
non
poter
entrare
in
chiesa
senz
'
avere
il
cuore
puro
,
il
popolo
cristiano
sarebbe
veramente
di
esempio
al
mondo
e
non
si
oserebbe
affermare
che
la
moralità
è
presso
a
poco
la
stessa
dappertutto
e
non
dipende
dalle
credenze
.
Gli
piaceva
molto
anche
il
"
Padre
nostro
"
recitato
in
chiesa
così
.
Non
gli
piacevano
invece
i
miracoli
;
dubitava
di
una
debolezza
dell
'
uomo
che
non
sapesse
romperla
risolutamente
con
la
superstizione
popolare
a
lui
lusinghiera
.
Che
poteva
dire
Noemi
del
carattere
di
quest
'
uomo
?
Quale
concetto
se
n
'
era
fatto
per
le
confidenze
di
Jeanne
?
Noemi
s
'
imbarazzò
.
Tutto
quello
che
ne
aveva
udito
da
Jeanne
la
persuadeva
che
Maironi
si
fosse
condotto
male
con
essa
,
che
non
l
'
avesse
veramente
amata
mai
;
e
le
suggeriva
in
pari
tempo
una
curiosità
intellettuale
che
,
combattuta
,
ritornava
sempre
:
la
curiosità
di
sapere
se
quell
'
uomo
avrebbe
amato
lei
meglio
di
Jeanne
.
Rispose
che
il
carattere
di
Maironi
era
per
lei
un
enigma
.
E
l
'
intelligenza
?
E
la
cultura
?
Dell
'
intelligenza
né
della
cultura
non
poteva
dir
nulla
;
però
,
se
una
donna
come
Jeanne
Dessalle
lo
aveva
tanto
amato
,
doveva
essere
intelligente
e
colto
.
E
le
sue
idee
religiose
di
una
volta
?
A
quest
'
ultima
domanda
Noemi
rispose
che
da
certi
fatti
di
cui
le
aveva
parlato
Jeanne
,
dalla
influenza
decisiva
che
le
tradizioni
religiose
di
famiglia
avevano
esercitato
sopra
di
lui
,
secondo
Jeanne
,
in
una
crisi
del
loro
amore
,
ell
'
arguiva
che
fosse
allora
un
cattolico
della
vecchia
scuola
,
non
un
cattolico
...
Qui
,
Noemi
s
'
interruppe
,
arrossì
e
sorrise
.
Sorrise
anche
Giovanni
.
Invece
Maria
si
oscurò
un
poco
.
Il
discorso
cadde
.
Camminarono
per
alquanto
tempo
in
silenzio
,
solo
scambiando
un
saluto
con
qualche
montanaro
che
scendeva
ai
mulini
di
Subiaco
sul
mulo
carico
di
grano
.
Sostarono
a
riposare
sul
prato
di
S
.
Giovanni
che
parte
quel
di
Subiaco
da
quel
di
Jenne
.
Il
Beato
Lorenzo
,
bianco
sotto
lo
scoglio
ferrigno
,
li
guardava
alle
spalle
oramai
,
dall
'
alto
.
Lumi
di
sole
,
rotte
le
nuvole
,
doravano
i
monti
,
e
la
piccola
compagnia
,
pensando
alla
costa
bruciata
di
Jenne
,
si
rimetteva
in
cammino
quando
la
incontrò
il
medico
di
Jenne
che
riconobbe
Maria
per
averla
veduta
,
tempo
addietro
,
in
casa
di
un
collega
di
Subiaco
.
Salutò
,
trattenne
la
sua
mula
,
sorridendo
.
"
Loro
signori
vanno
a
Jenne
?
Vanno
a
vedere
il
Santo
?
Troveranno
gran
gente
,
oggi
.
"
Gran
gente
?
Noemi
è
seccata
perché
teme
di
non
poter
vedere
Maironi
a
suo
agio
,
i
Selva
son
curiosi
di
sapere
.
Perché
,
gran
gente
?
Perché
vogliono
il
Santo
a
Filettino
,
lo
vogliono
a
Vallepietra
,
a
Trevi
,
e
le
donne
di
Jenne
intendono
averlo
per
sé
.
"
Tutto
per
farmi
riposare
!
"
soggiunse
il
medico
.
"
E
anche
per
far
riposare
il
farmacista
.
Oggi
il
medico
è
il
benedettino
e
la
farmacia
è
la
sua
tonaca
.
"
E
raccontò
che
quel
giorno
doveva
venir
gente
da
Filettino
,
gente
da
Vallepietra
,
gente
da
Trevi
per
parlamentare
con
Jenne
,
venire
a
un
accordo
e
dividersi
il
Santo
.
"
Chi
sa
se
non
si
bastoneranno
!
"
Intanto
a
Jenne
c
'
erano
già
i
carabinieri
.
"
Anche
lei
lo
chiama
"
il
Santo
"
?
"
disse
Maria
.
"
Eh
!
"
rispose
il
medico
,
ridendo
.
"
Così
lo
chiaman
tutti
.
Meno
però
chi
lo
chiama
il
Diavolo
,
perché
adesso
a
Jenne
c
'
è
anche
di
questi
.
"
Sorpresa
.
Questa
era
nuova
.
Chi
lo
chiamava
il
Diavolo
?
E
perché
?
"
Eh
!
"
Il
medico
fece
il
viso
del
furbo
che
la
sa
lunga
e
non
la
vuole
dire
tutta
.
"
Ma
!
"
diss
'
egli
"
ci
sono
due
preti
di
Roma
che
villeggiano
a
Jenne
;
due
preti
,
due
preti
...
!
Son
fini
di
molto
.
Cosa
pensino
del
Santo
a
me
non
l
'
hanno
detto
,
ma
intanto
l
'
arciprete
s
'
è
tirato
molto
indietro
e
qualche
altro
pure
.
Quella
è
gente
che
lavora
.
Non
si
vede
ma
lavora
.
Sono
insetti
...
non
per
dirne
male
!
Anzi
,
forse
,
in
questo
caso
,
per
dirne
bene
!...Sono
insetti
che
quando
si
mettono
ad
ammazzare
una
pianta
non
toccano
i
frutti
,
non
toccano
i
fiori
,
non
toccano
le
foglie
,
sto
per
dire
non
toccano
neanche
le
radici
perché
un
beveraggio
li
arriverebbe
,
un
colpo
di
zappa
li
scoprirebbe
e
loro
non
vogliono
essere
arrivati
,
non
vogliono
essere
veduti
.
Si
ficcano
nel
midollo
.
Ora
ci
stanno
,
nel
midollo
.
Andrà
un
mese
,
andranno
due
,
la
pianta
deve
seccare
e
seccherà
.
"
"
Ma
Lei
"
domandò
Maria
"
cosa
ne
pensa
?
Quest
'
uomo
si
spaccia
proprio
per
un
santo
?
È
contento
che
della
gente
superstiziosa
se
lo
disputi
così
?
È
vero
che
ha
guarito
degli
ammalati
?
"
Mentr
'
ella
parlava
il
medico
rideva
sempre
.
"
Io
rido
"
rispose
.
"
È
un
caso
di
psicopatia
mistica
contagiosa
.
Scusino
,
devo
trovarmi
a
Subiaco
alle
otto
.
Buon
divertimento
!
"
Dato
il
colpo
del
suo
malanimo
,
scosse
le
redini
al
mulo
,
e
se
n
'
andò
per
paura
di
dover
mostrare
come
colpissero
le
sue
ragioni
.
Noemi
,
la
più
commossa
dei
tre
per
l
'
atteso
incontro
con
l
'
uomo
amato
da
Jeanne
,
incominciava
a
sentirsi
stanca
.
Una
seconda
sosta
si
fece
a
piedi
della
costa
di
Jenne
,
sulle
ghiaie
rigate
dai
sottili
rivoletti
che
vanno
al
fiume
dalla
grotta
dell
'
Infernillo
.
Ecco
sopraggiungere
qualcuno
alle
loro
spalle
.
Che
sorpresa
e
che
gioia
!
Don
Clemente
!
Anche
il
bel
volto
del
padre
si
accese
.
Egli
amava
e
riveriva
Giovanni
Selva
come
un
grande
cristiano
,
aveva
talvolta
a
difendersi
contro
la
tentazione
di
giudicar
il
suo
superiore
,
l
'
Abate
,
che
gli
aveva
interdetto
di
visitarlo
,
contro
la
tentazione
di
appellarsi
dall
'
Abate
a
Qualcuno
maggiore
degli
Abati
e
anche
dei
Pontefici
,
interno
all
'
anima
sua
.
Ora
Questi
gli
disse
nell
'
anima
:
"
l
'
incontro
è
mio
dono
"
e
il
monaco
si
unì
lieto
agli
amici
.
Maria
lo
presentò
a
Noemi
ed
egli
arrossì
ancora
nel
riconoscere
la
persona
che
aveva
scambiato
per
la
persecutrice
di
Benedetto
.
"
E
la
sua
amica
?
"
diss
'
egli
,
tremando
di
apprendere
che
fosse
lì
presso
.
Rassicurato
,
lampeggiò
di
sollievo
nel
viso
.
Noemi
ne
sorrise
ed
egli
,
avvedutosene
,
rimase
confuso
.
Sorrisero
anche
gli
altri
ma
nessuno
parlò
.
Il
primo
a
rompere
il
silenzio
fu
Giovanni
.
Certo
don
Clemente
andava
a
Jenne
come
loro
?
E
forse
ci
andava
per
lo
stesso
scopo
,
per
vedere
la
stessa
persona
,
l
'
ortolano
,
eh
,
l
'
ortolano
di
quella
sera
?
Ah
don
Clemente
,
don
Clemente
!
Sì
,
don
Clemente
andava
pure
a
Jenne
,
ci
andava
per
vedere
Benedetto
.
E
quanto
all
'
ortolano
,
si
scusò
.
Inganno
non
c
'
era
stato
,
c
'
era
stato
il
desiderio
che
le
due
anime
si
avvicinassero
senza
violenza
,
nel
modo
più
spontaneo
,
senza
raccomandazioni
e
informazioni
preventive
.
Preso
a
salire
insieme
la
costa
,
parlarono
di
Benedetto
.
Noemi
,
dimentica
della
stanchezza
,
pendeva
dalle
labbra
del
padre
,
e
il
padre
,
appunto
per
questo
,
parlava
così
poco
e
così
circospetto
ch
'
ella
ne
fremeva
d
'
impazienza
,
e
in
breve
si
sentì
stanca
da
capo
.
Prese
il
braccio
di
Maria
,
lasciò
che
don
Clemente
si
dilungasse
con
suo
cognato
.
Allora
don
Clemente
confidò
a
Giovanni
che
aveva
una
missione
penosa
.
Pareva
che
qualcuno
avesse
scritto
a
Roma
da
Jenne
in
modo
ostile
a
Benedetto
,
accusandolo
di
tenere
discorsi
non
perfettamente
ortodossi
,
di
spacciarsi
per
taumaturgo
e
di
vestire
senza
diritto
un
abito
religioso
che
rendeva
gravissimo
lo
scandalo
.
Certo
da
Roma
era
stato
scritto
all
'
Abate
e
l
'
Abate
aveva
dato
l
'
incarico
a
lui
,
don
Clemente
,
di
recarsi
a
Jenne
e
di
chiedere
a
Benedetto
la
restituzione
dell
'
abito
.
Don
Clemente
aveva
cercato
invano
dissuadere
il
vecchio
Abate
che
se
l
'
era
cavata
con
una
barzelletta
:
"
leggete
il
Vangelo
,
la
Passione
secondo
S
.
Marco
:
chi
segue
Cristo
quando
tutti
lo
abbandonano
bisogna
che
ci
rimetta
l
'
abito
.
È
un
segno
di
santità
.
"
E
poiché
qualcuno
doveva
portare
questo
messaggio
a
Jenne
,
don
Clemente
preferì
di
portarlo
egli
.
Aveva
poi
anche
ricevuto
una
strana
lettera
dell
'
arciprete
di
Jenne
.
L
'
arciprete
,
brav
'
uomo
ma
timido
,
gli
aveva
scritto
che
Benedetto
,
a
suo
avviso
,
era
veramente
un
pio
cristiano
ma
che
discorreva
troppo
di
religione
alla
gente
e
che
i
suoi
discorsi
avevano
qualche
volta
un
certo
sapore
di
quietismo
e
di
razionalismo
;
che
lo
si
accusava
di
esercitare
a
profitto
delle
sue
idee
non
tanto
ortodosse
un
potere
diabolico
;
che
l
'
accusa
era
sicuramente
falsa
ma
ch
'
egli
non
aveva
potuto
,
per
prudenza
,
tenerlo
ancora
presso
di
sé
,
che
forse
il
miglior
partito
sarebbe
per
lui
di
andarsene
in
qualche
paese
dove
non
fosse
conosciuto
e
viverci
quieto
.
Il
dialogo
fu
interrotto
da
una
chiamata
di
Maria
.
Noemi
,
spossata
dal
sole
ardente
,
presa
da
palpitazione
,
aveva
bisogno
di
un
'
altra
sosta
.
Le
signore
si
erano
sedute
all
'
ombra
di
un
sasso
.
Don
Clemente
si
congedò
.
Si
sarebbero
riveduti
a
Jenne
!
Maria
era
molto
angustiata
per
sua
sorella
,
si
rimproverava
in
cuor
suo
di
non
essersi
opposta
a
che
venisse
a
piedi
.
Lei
e
Giovanni
tacevano
guardando
Noemi
che
sorrideva
loro
,
pallida
.
In
quel
deserto
di
montagne
senza
bellezza
,
su
quei
sassi
bruciati
dal
sole
,
il
silenzio
pesava
di
un
peso
mortale
.
Fu
per
tutti
e
tre
un
sollievo
di
udire
voci
di
viandanti
che
salivano
.
Erano
sei
o
sette
persone
,
avevano
seco
due
muli
e
salivano
cantando
il
rosario
.
Quando
furono
vicini
si
videro
sui
muli
una
giovinetta
e
un
uomo
,
sparuti
ambedue
,
quasi
cadaverici
.
La
giovinetta
,
visti
i
Selva
,
spalancò
gli
occhi
;
l
'
uomo
li
teneva
chiusi
.
Gli
altri
guardarono
con
certe
facce
compunte
,
continuando
le
preghiere
.
La
nenia
monotona
si
dilungò
insieme
al
calpestio
dei
muli
,
si
perdette
nell
'
alto
.
Poco
dopo
la
triste
processione
sopraggiunse
dal
basso
una
brigata
allegra
di
giovinotti
borghesi
che
ridevano
parlando
di
Quiriti
a
caccia
piuttosto
di
Sabine
che
di
Santi
.
Al
vedere
Giovanni
e
le
due
signore
ammutolirono
.
Passati
,
ripresero
a
ridere
e
a
scherzare
;
scherzarono
su
Giovanni
che
forse
era
il
Santo
fra
le
tentatrici
.
Una
grande
nube
dagli
orli
di
argento
,
la
prima
di
una
flotta
che
veleggiava
verso
ponente
,
oscurò
il
sole
;
e
Noemi
,
alquanto
rinfrancata
,
propose
di
approfittare
dell
'
ombra
per
rimettersi
in
via
.
Pochi
passi
sotto
la
croce
sognata
,
secondo
quel
Torquato
,
dall
'
arciprete
,
incontrarono
un
borghese
vestito
di
nero
che
scendeva
sul
mulo
.
"
Scusino
"
diss
'
egli
alle
signore
,
trattenendo
il
mulo
,
"
una
di
Loro
è
Sua
Eccellenza
la
duchessa
di
Civitella
?
"
Udita
la
risposta
,
si
scusò
dicendo
che
un
senatore
suo
amico
gli
aveva
raccomandata
questa
duchessa
,
da
lui
non
conosciuta
,
che
doveva
capitare
a
Jenne
per
vedere
il
Santo
.
"
Già
"
diss
'
egli
sorridendo
.
"
Forse
anche
Loro
.
Tutti
adesso
.
Una
volta
ci
venivano
a
vedere
un
Papa
.
Sicuro
.
A
Jenne
c
'
era
un
Papa
.
Alessandro
IV
.
Vedranno
l
'
iscrizione
.
"
Calores
aestivos
vitandi
caussa
.
"
Adesso
ci
vengono
per
un
Santo
.
Dovrebb
'
essere
più
che
un
Papa
.
Ho
paura
che
sia
meno
!
Hanno
visto
i
due
malati
?
Hanno
visto
gli
studenti
di
Roma
?
Eh
,
vedranno
altro
,
vedranno
altro
!
Ma
ho
paura
che
sia
meno
.
Buon
viaggio
a
Loro
signori
!
"
Oltrepassata
la
croce
,
montarono
in
faccia
al
cielo
aperto
,
fra
i
dorsi
verdi
pendenti
alla
conca
romita
di
Jenne
,
incoronata
là
di
fronte
dalla
povera
greggia
di
casupole
che
il
campanile
governa
.
Giovanni
era
stato
a
Jenne
altre
volte
e
non
gli
parve
diversa
perché
ora
vi
dimorasse
un
Santo
e
vi
si
operassero
miracoli
.
Sua
moglie
,
che
ci
veniva
per
la
prima
volta
,
ebbe
l
'
impressione
di
un
luogo
spirante
raccoglimento
religioso
per
quel
senso
di
altezza
non
suggerito
da
vedute
lontane
,
per
quel
cielo
profondo
dietro
il
villaggio
,
per
la
solitudine
,
per
il
silenzio
.
Noemi
pensò
con
pietà
profonda
alla
povera
lontana
Jeanne
.
III
.
L
'
oste
di
Jenne
,
un
brav
'
uomo
in
occhiali
,
nobilmente
cortese
,
che
conosceva
il
mondo
per
essere
stato
in
America
e
tuttavia
pareva
immune
delle
sue
corruzioni
,
parlò
di
Benedetto
ai
nuovi
arrivati
con
favore
,
in
sostanza
;
però
non
senza
certo
riserbo
diplomatico
.
Non
lo
chiamava
il
Santo
;
lo
chiamava
fra
Benedetto
.
I
Selva
seppero
da
lui
che
Benedetto
viveva
in
una
capanna
sua
,
lavorandogli
per
compenso
un
campicello
.
Chi
lo
volesse
vedere
doveva
aspettare
le
undici
.
Adesso
stava
falciando
l
'
erba
.
La
sua
vita
era
questa
.
Sull
'
alba
andava
alla
messa
dell
'
arciprete
.
Lavorava
fino
alle
undici
.
Mangiava
pane
,
erbe
,
frutta
,
non
beveva
che
acqua
.
Nel
pomeriggio
lavorava
per
niente
le
terre
delle
vedove
e
degli
orfani
.
La
sera
,
seduto
sulla
sua
porta
,
parlava
di
religione
.
Alle
dieci
e
mezzo
i
Selva
e
Noemi
andarono
a
veder
Sant
'
Andrea
,
la
chiesa
di
Jenne
,
accompagnati
dall
'
ostessa
,
bella
donna
poderosa
,
pulitissima
,
semplice
,
ilare
modestamente
.
Usciti
in
piazza
dal
dedaluccio
di
vicoletti
dov
'
è
l
'
osteria
,
vi
trovarono
gran
capannelli
di
donne
,
a
detta
dell
'
ostessa
,
forestiere
.
Ella
le
distingueva
dai
busti
,
dai
guarnelli
,
dalle
calzature
.
Queste
erano
di
Trevi
,
quelle
di
Filettino
,
quell
'
altre
di
Vallepietra
.
L
'
ostessa
entrò
in
un
forno
a
destra
della
chiesa
dove
parecchie
donne
di
Jenne
si
facevan
cuocere
le
stiacciate
,
ciascuna
la
propria
.
"
Forestiere
che
vogliono
parlare
al
nostro
Santo
"
diss
'
ella
a
Maria
.
Ella
non
diceva
"
Fra
Benedetto
"
come
il
marito
;
diceva
"
il
Santo
"
.
"
Non
a
lui
,
però
"
dichiarò
arrossendo
"
perché
lui
si
stizzisce
.
"
No
,
non
si
stizziva
veramente
,
perché
gli
era
un
Santo
;
ma
pregava
con
dolore
di
non
venir
chiamato
così
.
Nel
gran
chiesone
rovinoso
che
"
una
domenica
o
l
'
altra
"
diceva
l
'
ostessa
"
ce
schiaccia
tutti
come
topi
"
non
c
'
erano
che
i
due
malati
e
la
loro
compagnia
.
I
due
malati
erano
stati
adagiati
sul
pavimento
,
proprio
nel
mezzo
della
chiesa
,
con
due
guanciali
sotto
il
capo
.
I
loro
compagni
salmeggiavano
ginocchioni
e
non
guardarono
a
chi
entrava
,
continuarono
a
salmeggiare
.
"
Forse
li
hanno
condotti
per
farli
benedire
al
Santo
"
disse
l
'
ostessa
sotto
voce
"
ma
di
questo
il
Santo
ha
dolore
.
Non
vuole
.
Forse
cercheranno
di
toccargli
l
'
abito
di
soppiatto
e
questo
pure
è
difficile
,
ora
.
"
Quella
povera
gente
cessò
di
salmeggiare
e
una
donna
venne
a
domandare
all
'
ostessa
se
le
undici
fossero
suonate
.
Le
rispose
Maria
che
mancava
un
quarto
d
'
ora
e
le
domandò
degl
'
infermi
.
L
'
uomo
era
malato
di
febbri
,
da
due
anni
;
la
ragazza
,
sua
sorella
,
di
cuore
.
Venivano
dal
piano
di
Arcinazzo
,
una
strada
di
parecchie
ore
,
per
farsi
guarire
dal
Santo
di
Jenne
.
Una
donna
di
Arcinazzo
,
malata
di
cuore
,
era
guarita
giorni
prima
solo
con
toccargli
l
'
abito
.
Maria
e
Noemi
parlarono
agli
infermi
.
La
ragazza
era
fidente
.
L
'
uomo
,
che
tremava
di
febbre
,
pareva
fosse
esser
venuto
per
accontentare
i
suoi
,
per
provare
anche
questa
.
Aveva
molto
sofferto
del
viaggio
.
"
So
'
strade
per
andare
all
'
altro
mondo
"
diss
'
egli
"
e
la
guarigione
sarà
quella
.
"
Una
donna
,
forse
sua
madre
,
ruppe
in
pianto
e
lo
supplicò
di
pregare
,
di
raccomandarsi
a
Gesù
e
Maria
.
Le
due
signore
si
allontanarono
,
richiamate
da
Giovanni
per
un
tafferuglio
che
avveniva
sulla
piazza
fra
le
donne
e
quegli
studenti
che
avevano
oltrepassato
i
Selva
sulla
costa
di
Jenne
.
Gli
studenti
dovevano
avere
scherzato
male
sulla
devozione
loro
al
Santo
.
Erano
inviperite
.
Quelle
di
Jenne
sbucarono
dal
forno
.
Da
un
'
altra
parte
sbucarono
due
pennacchi
di
carabinieri
.
Noemi
e
Maria
entrarono
fra
le
donne
a
metter
pace
.
Giovanni
arringò
gli
studenti
che
ridevano
per
braveria
,
con
pericolo
di
peggio
.
Un
canto
suonò
dalla
chiesa
,
prima
velato
,
poi
,
aprendosi
la
porta
,
forte
:
"
Sancta
Maria
,
ora
pro
nobis
.
"
Comparvero
i
due
ammalati
.
La
ragazza
camminava
sorretta
,
l
'
uomo
era
portato
a
braccia
,
dalla
testa
e
dai
piedi
,
spenzolato
come
un
cadavere
.
E
anche
le
portatrici
cantavano
,
solenni
in
viso
:
"
Sancta
Virgo
virginum
,
ora
pro
nobis
.
"
Sulla
piazza
le
donne
caddero
ginocchioni
tutte
insieme
,
intorno
ai
carabinieri
sbalorditi
;
gli
studenti
ammutolirono
;
una
cavalcata
di
signori
e
signore
che
entrava
in
piazza
dalla
mulettiera
di
Val
d
'
Aniene
,
si
arrestò
.
Maria
prima
,
quindi
Noemi
,
tratte
a
terra
da
uno
spirito
che
metteva
loro
brividi
di
commozione
,
s
'
inginocchiarono
.
Giovanni
esitò
.
Quella
non
era
la
sua
fede
.
A
lui
sarebbe
parso
di
offendere
il
Creatore
e
Donatore
della
ragione
facendo
viaggiare
a
lungo
sul
mulo
degli
ammalati
perché
un
simulacro
,
una
reliquia
,
un
uomo
,
li
guarisse
miracolosamente
.
Però
era
fede
.
Era
,
dentro
un
rude
involucro
d
'
ignoranze
caduche
,
il
senso
,
negato
alle
menti
superbe
,
dell
'
ascosa
Verità
che
è
Vita
,
radio
misterioso
dentro
un
ammasso
di
minerale
impuro
.
Era
fede
,
era
incolpevole
errore
,
era
amore
,
era
dolore
,
era
un
che
visibile
degli
accolti
più
alti
misteri
dell
'
Universo
.
La
terra
stessa
e
la
grande
faccia
triste
della
chiesa
e
le
piccole
facce
umili
delle
casupole
intorno
alla
piazza
,
parevano
averne
intelletto
e
riverenza
.
Giovanni
si
vide
in
mente
la
immagine
di
una
morta
,
statagli
cara
,
che
aveva
creduto
così
,
un
'
aura
gelata
corse
anche
a
lui
nel
sangue
,
le
ginocchia
gli
si
piegarono
sotto
.
La
compagnia
degli
ammalati
passò
cantando
colla
faccia
levata
:
"
Mater
Christi
"
.
Le
donne
inginocchiate
risposero
colla
faccia
a
terra
:
"
Ora
pro
nobis
"
.
Poi
si
alzarono
e
seguirono
il
corteo
.
Intanto
tre
o
quattro
donne
di
Jenne
dissero
forte
:
"
Non
vole
!
Non
vole
!
"
Una
spiegò
a
Maria
che
il
Santo
non
voleva
gli
fossero
portati
infermi
.
Non
furono
ascoltate
e
seguirono
anche
loro
,
curiose
di
quel
che
sarebbe
.
Pure
i
Selva
,
sulle
prime
renitenti
,
si
mossero
dietro
a
Noemi
,
avida
.
Alle
loro
spalle
,
con
quel
giusto
intervallo
che
li
dimostrasse
spettatori
e
non
seguaci
,
si
avviarono
gli
studenti
.
Soli
,
assai
più
da
lontano
,
seguivano
i
carabinieri
,
ultima
coda
del
serpe
di
gente
,
che
guizzò
e
scomparve
dentro
un
fesso
dell
'
ammasso
di
casolari
fronteggianti
la
chiesa
.
Scomparve
,
si
torse
per
i
vicoletti
oscuri
dai
nomi
pomposi
,
che
riescono
a
un
'
altra
fronte
del
villaggio
,
la
più
misera
,
la
più
deforme
.
Ivi
,
sulla
ruina
sassosa
del
monte
,
male
affisse
ai
ronchioni
,
alle
lastre
della
roccia
,
sdrucciolano
in
basso
fra
i
ciottoli
le
stamberghe
ammassellate
.
Le
finestrine
nere
guardano
come
occhiaie
di
scheletri
il
silenzio
della
valle
profonda
,
chiusa
.
Le
porte
versano
sulla
ruina
scalini
diruti
.
Le
più
non
ne
hanno
che
tre
o
quattro
scheggioni
.
Qualcuna
n
'
è
rimasta
del
tutto
vedova
.
Quando
ci
si
è
a
fatica
inerpicati
dentro
si
trovan
caverne
senza
luce
né
aria
.
"
So
'
mali
passi
,
vigoli
cattivi
"
disse
alle
signore
dalla
sua
porta
una
vecchia
,
sorridendo
.
Una
di
questa
caverne
male
accessibili
era
la
dimora
di
Benedetto
.
Due
rivi
della
turba
,
rotta
nella
discesa
,
vi
si
riunirono
sotto
la
porta
aperta
.
Da
un
forno
lì
accanto
le
donne
uscirono
a
dire
che
Benedetto
non
c
'
era
.
La
turba
ondeggiò
intorno
ai
due
infermi
,
si
levarono
voci
di
lamento
.
Domande
ansiose
,
diversi
mormorii
risalirono
per
i
due
rivi
di
gente
su
all
'
altro
capo
della
processione
,
dove
non
si
era
inteso
il
perché
di
quei
gemiti
e
si
faceva
ressa
per
scendere
,
per
vedere
.
Forse
qualche
maggior
guaio
era
accaduto
agli
ammalati
,
fermi
nel
sole
ardente
.
Tre
studenti
scivolarono
giù
fra
le
donne
levandone
grugniti
di
male
parole
.
Ecco
,
una
donna
di
Jenne
ha
detto
:
"
Portateli
dentro
,
poverini
.
"
Sì
,
sì
,
dentro
,
dentro
!
Nella
casa
del
Santo
!
La
gente
si
aspetta
già
il
miracolo
dalle
pareti
fra
le
quali
egli
vive
,
dal
suolo
che
preme
,
dagli
arredi
pregni
della
sua
santità
.
Sul
letto
del
Santo
!
Sul
letto
del
Santo
!
Si
posano
delle
assicelle
sui
pietroni
smozzicati
che
salgono
alla
porta
di
Benedetto
,
i
due
infermi
sono
tra
spinti
e
portati
su
da
un
'
ondata
.
Eccoli
stesi
per
traverso
sul
giaciglio
del
Santo
.
L
'
ondata
empie
la
caverna
.
Tutti
cadono
ginocchioni
,
a
pregare
.
È
caverna
veramente
.
Un
fianco
intero
n
'
è
parete
giallastra
di
roccia
,
tagliata
per
isghembo
.
Si
cammina
sulla
terra
nuda
,
mal
calcata
.
Accanto
al
giaciglio
,
alto
due
palmi
,
è
un
focolare
.
Non
vi
son
finestre
,
ma
un
raggio
di
sole
,
entrato
per
il
camino
,
batte
,
celeste
fiamma
,
sulla
pietra
senza
cenere
del
focolare
.
Una
coperta
bruna
è
stesa
sul
letto
.
Una
croce
è
scolpita
rozzamente
sulla
parete
obliqua
di
roccia
,
presso
all
'
entrata
.
In
un
angolo
si
vede
,
sola
ricchezza
,
una
gran
secchia
piena
d
'
acqua
,
un
catino
verde
,
una
bottiglia
,
un
bicchiere
.
Alcuni
libri
sono
accatastati
sopra
una
sdruscita
seggiola
di
paglia
.
Un
'
altra
seggiola
porta
un
piatto
di
fave
e
del
pane
.
Il
luogo
ha
l
'
aspetto
di
una
estrema
povertà
,
ordinata
e
pulita
.
L
'
uomo
,
febbricitante
,
si
lagna
del
freddo
,
dell
'
umido
,
del
buio
.
Dice
di
star
peggio
e
che
lo
hanno
condotto
a
morire
.
Lo
scongiurano
di
chetarsi
,
di
sperare
.
Invece
la
sua
giovinetta
sorella
dal
cuore
ammalato
,
un
minuto
dopo
che
l
'
han
posata
sul
letto
,
sente
sollievo
.
Lo
annuncia
subito
,
annuncia
che
guarisce
.
Intorno
a
lei
si
lagrima
e
si
ride
insieme
,
si
loda
il
Signore
.
Le
si
baciano
le
vesti
come
s
'
ella
pure
fosse
divenuta
santa
,
si
grida
l
'
annuncio
fuori
.
Voci
di
gioia
rispondono
,
altra
gente
si
caccia
nella
caverna
col
viso
acceso
,
con
gli
occhi
avidi
.
Ma
in
quel
momento
qualcuno
,
ch
'
è
sceso
più
abbasso
in
cerca
del
Santo
,
grida
da
lontano
:
il
Santo
viene
!
il
Santo
viene
!
Allora
la
caverna
rigurgita
gente
sulla
china
,
un
fracasso
di
voci
e
di
passi
trabocca
in
giù
,
in
un
attimo
tutto
è
vuoto
intorno
ai
Selva
e
a
tre
o
quattro
studenti
,
fermi
sotto
l
'
entrata
della
capanna
.
Delle
donne
di
Jenne
parte
è
ritornata
nel
forno
al
lavoro
,
parte
sta
a
guardare
sulla
porta
.
Maria
scambia
qualche
parola
con
queste
.
Tutta
forestiera
quella
gente
ch
'
è
scesa
?
Eh
sì
,
non
tutta
ma
quasi
.
Gente
di
Vallepietra
,
la
più
parte
.
Sarebbe
meglio
che
da
Vallepietra
ci
venisse
l
'
acqua
.
E
che
vogliono
?
Portarsi
via
il
Santo
da
Jenne
?
Sì
,
dicevano
anche
questo
,
parlavano
di
far
gran
cose
.
E
voi
?
Noi
si
sa
che
lui
non
vole
andare
.
E
poi
...
Le
compagne
gridano
qualche
cosa
dal
di
dentro
,
la
donna
si
volta
,
succede
un
litigio
,
i
due
Selva
e
gli
studenti
entrano
a
vedere
la
guarita
miracolosamente
.
Noemi
rimane
fuori
.
È
impaziente
di
vedere
Benedetto
,
palpita
,
non
ne
comprende
il
perché
,
si
chiama
stupida
nel
suo
cuore
;
ma
non
si
muove
.
Due
tonache
benedettine
venivano
per
i
campicelli
del
basso
,
da
lontano
.
Sopra
la
seconda
lampeggiava
tratto
tratto
un
ferro
di
falce
.
Udito
piombar
dall
'
alto
lo
scroscio
delle
voci
e
dei
passi
,
Benedetto
disse
al
suo
compagno
con
un
sorriso
:
"
Padre
mio
.
"
Don
Clemente
,
appena
arrivato
a
Jenne
,
aveva
raggiunto
Benedetto
sul
praticello
che
stava
falciando
,
gli
aveva
recato
il
messaggio
doloroso
e
promesso
,
dopo
un
lungo
colloquio
,
di
tenere
a
chi
lo
chiamava
santo
certo
discorso
che
Benedetto
desiderò
.
Udì
anche
lui
lo
scroscio
della
folla
che
scendeva
,
le
grida
"
il
Santo
!
il
Santo
!
"
e
quando
Benedetto
gli
ebbe
detto
sorridendo
:
"
Padre
mio
!
"
impallidì
,
fece
un
gesto
di
acquiescenza
e
passò
avanti
.
Benedetto
depose
la
falce
,
uscì
un
poco
del
sentiero
,
sedette
dietro
un
masso
e
un
gran
melo
fiorito
,
che
lo
nascondevano
ai
sopravvegnenti
.
Don
Clemente
li
affrontò
solo
.
Al
primo
vederlo
coloro
si
arrestarono
.
Più
voci
dissero
:
"
non
è
lui
!
"
e
altre
voci
:
"
lui
è
dietro
!
"
e
altre
ancora
dalla
retroguardia
:
"
passate
avanti
!
"
La
colonna
si
mosse
.
Allora
don
Clemente
levò
la
mano
e
disse
:
"Ascoltate."
L
'
uomo
che
non
sapeva
parlare
a
due
persone
sconosciute
senza
coprirsi
di
rossore
,
adesso
era
pallidissimo
.
La
voce
dolcemente
velata
si
udì
appena
ma
si
vide
il
gesto
.
Il
bellissimo
viso
sereno
,
l
'
alta
persona
,
imposero
riverenza
.
"
Voi
cercate
Benedetto
"
diss
'
egli
.
"
Voi
lo
chiamate
Santo
.
Questo
è
un
grandissimo
dolore
che
voi
gli
date
.
Egli
ha
pur
detto
a
tutti
dal
primo
giorno
del
suo
arrivo
a
Jenne
di
essere
un
gran
peccatore
ridotto
a
penitenza
per
la
infinita
bontà
di
Dio
.
Ma
egli
vuole
che
io
vi
confermi
questo
.
Lo
confermo
,
è
la
verità
.
È
stato
un
gran
peccatore
.
Domani
potrebbe
cadere
ancora
.
Se
vi
credesse
un
solo
momento
quando
voi
lo
chiamate
Santo
,
Iddio
si
allontanerebbe
da
lui
.
Non
lo
chiamate
più
Santo
e
soprattutto
,
poi
,
non
gli
domandate
più
miracoli
.
"
"
Padre
"
lo
interruppe
con
voce
solenne
,
facendosi
avanti
e
allargando
le
braccia
,
un
vecchio
alto
,
magro
,
sdentato
,
dal
profilo
d
'
aquila
.
"
Padre
,
noi
non
domandiamo
il
miracolo
,
il
miracolo
è
fatto
,
la
donna
,
come
ha
toccato
la
dimora
dell
'
uomo
è
guarita
,
e
noi
Le
diciamo
che
l
'
uomo
è
santo
e
se
a
Jenne
vi
è
gente
che
dice
altre
cose
è
gente
degna
di
bruciare
nel
fondo
dell
'
inferno
.
Padre
,
noi
Le
baciamo
le
mani
ma
diciamo
questo
.
"
"
C
'
è
un
ammalato
,
ancora
!
C
'
è
un
ammalato
,
ancora
!
"
gridarono
dieci
,
venti
voci
.
"
Venga
il
Santo
!
"
Dal
gruppo
degli
studenti
,
alla
retroguardia
,
si
gridò
:
"
avanti
il
Santo
!
Il
Santo
parli
!
"
"
O
che
modo
è
questo
?
"
fece
il
vecchio
volgendosi
addietro
con
dispetto
,
da
spodestato
oratore
del
popolo
.
"
Che
modo
è
questo
?
"
Un
subisso
di
voci
sdegnose
coperse
la
sua
,
gridando
gli
studenti
sempre
più
forte
:
"
Venga
il
Santo
!
Parli
il
Santo
!
Via
il
prete
!
Via
!
"
Le
donne
si
voltarono
minacciose
:
"
Via
voi
,
via
!
"
E
in
alto
,
dalle
stamberghe
appollaiate
sulla
rovina
,
sbucarono
i
pennacchi
dei
carabinieri
.
Allora
Benedetto
si
alzò
,
uscì
allo
scoperto
.
Appena
fu
veduto
,
un
gran
clamore
di
gioia
lo
accolse
.
I
Selva
si
fecero
sulla
porta
della
caverna
a
guardare
in
giù
,
Noemi
scese
di
corsa
.
Benedetto
si
trovò
attorniato
in
un
lampo
da
gente
che
gli
baciava
la
tonaca
benedicendo
.
Molti
,
ginocchioni
,
piangevano
.
Noemi
,
ch
'
era
discesa
sola
dietro
gli
studenti
,
si
slanciò
avanti
,
vide
finalmente
l
'
uomo
.
Jeanne
le
ne
aveva
mostrate
più
fotografie
,
dicendo
però
che
di
nessuna
era
soddisfatta
pienamente
.
Nella
fisonomia
simpatica
di
Piero
Maironi
Noemi
aveva
letto
un
'
ombra
interna
di
tristezza
;
quella
di
Benedetto
luceva
di
straordinaria
vita
.
Da
due
giorni
egli
si
era
fatto
radere
capelli
e
barba
per
aver
udito
una
donna
sussurrare
:
"
è
bello
come
Gesù
.
"
La
espressione
dell
'
anima
dominatrice
gli
si
era
accentuata
nel
naso
più
prominente
per
la
maggiore
magrezza
,
nelle
grandi
occhiaie
scure
.
Gli
occhi
avevano
un
fascino
inesprimibile
.
Spiravano
tristezza
anche
adesso
ma
una
tristezza
dolce
,
piena
di
vigore
e
di
pace
,
di
devozione
mistica
.
Attorniato
,
sotto
la
bianca
nuvoletta
del
melo
fiorente
,
dalla
turba
prostrata
,
circonfuso
di
sole
e
di
mobili
ombre
,
pareva
una
visione
di
pittore
antico
.
Noemi
impietrò
,
stretta
alla
gola
da
un
groppo
di
pianto
.
Presso
a
lei
parecchie
donne
piangevano
,
solo
per
averlo
veduto
,
penetrate
da
una
suggestione
vicendevole
.
Una
di
esse
,
ammalata
,
stanca
,
si
era
seduta
sull
'
orlo
del
sentiero
,
non
poteva
vedere
il
Santo
,
piangeva
di
commozione
senza
saperne
il
perché
.
Sopraggiunsero
dei
ritardatarii
,
un
vecchio
e
tre
donne
di
Vallepietra
.
Subito
le
tre
donne
,
scambiando
don
Clemente
per
Benedetto
,
si
misero
a
singhiozzare
e
a
gridare
:
"
com
'
è
bello
,
com
'
è
bello
!
"
Intanto
,
sotto
la
bianca
nuvoletta
del
melo
fiorito
,
Benedetto
riuscì
con
parole
di
dolore
,
di
supplica
,
di
rampogna
,
a
respingere
l
'
assalto
della
turba
adoratrice
,
a
farla
rialzare
in
piedi
.
Un
grido
partì
dal
gruppo
degli
studenti
:
"
parli
!
"
In
quello
stesso
momento
,
lassù
in
alto
,
le
campane
di
Jenne
annunciarono
solenni
il
mezzogiorno
al
villaggio
,
alle
solitudine
,
al
monte
Leo
,
al
monte
Sant
'
Antonio
,
al
monte
Altuino
,
alle
nubi
veleggianti
verso
ponente
.
Benedetto
si
pose
l
'
indice
alla
bocca
,
le
campane
parlarono
sole
.
Guardò
don
Clemente
come
per
un
tacito
invito
.
Don
Clemente
si
scoperse
e
cominciò
a
dire
l
'
Angelus
Domini
.
Benedetto
,
in
piedi
,
a
mani
giunte
,
lo
disse
con
lui
e
fino
a
che
le
campane
suonarono
tenne
gli
occhi
fissi
sul
giovane
che
gli
aveva
gridato
di
parlare
:
gli
occhi
pieni
di
tristezza
,
di
dolcezza
mistica
.
Quello
sguardo
ineffabile
,
il
suono
delle
campane
solenni
,
il
tremar
dell
'
erba
,
l
'
ondular
lieve
dei
rami
fioriti
al
vento
,
il
rapimento
di
tante
facce
lagrimose
volte
a
una
sola
si
componevano
insieme
per
Noemi
in
una
parola
unica
che
la
esaltava
senza
rivelarsi
,
come
tormenta
l
'
anima
nel
desiderio
di
sé
la
parola
occulta
sotto
una
tragica
processione
di
accordi
musicali
.
Le
campane
tacquero
e
Benedetto
disse
dolcemente
a
chi
gli
stava
di
fronte
:
"
Chi
siete
voi
e
cosa
è
accaduto
che
vi
ha
fatto
venire
a
me
come
se
io
fossi
quello
che
non
sono
?
"
Gli
fu
risposto
da
più
voci
a
un
tempo
,
gli
fu
detto
del
miracolo
e
com
'
egli
fosse
desiderato
nel
villaggio
degli
uni
e
nel
villaggio
degli
altri
.
"
Voi
esaltate
me
"
diss
'
egli
"
perché
siete
ciechi
.
Se
questa
giovine
è
guarita
non
io
l
'
ho
guarita
ma
la
sua
fede
.
Questa
forza
della
fede
che
l
'
ha
fatta
alzarsi
e
camminare
è
nel
mondo
di
Dio
,
dappertutto
e
sempre
,
come
la
forza
dello
spavento
che
fa
tremare
e
cadere
.
È
una
forza
nell
'
anima
come
le
forze
che
sono
nell
'
acqua
e
nel
fuoco
.
Dunque
se
la
giovine
è
guarita
è
perché
Dio
ha
disposto
nel
suo
mondo
questa
gran
forza
;
datene
lode
a
Dio
e
non
a
me
.
Ma
poi
udite
.
Voi
offendete
Dio
se
la
Sua
potenza
e
bontà
vi
paiono
più
grandi
nei
miracoli
.
Esse
sono
dappertutto
e
sempre
infinite
.
È
difficile
di
capire
come
la
fede
risani
,
ma
è
impossibile
di
capire
come
questi
fiori
vivano
.
Il
Signore
non
sarebbe
mica
meno
potente
né
meno
buono
se
questa
giovane
non
fosse
guarita
.
Pregate
di
guarire
sì
,
ma
pregate
più
ancora
di
comprendere
questa
grande
cosa
che
vi
ho
detto
ora
,
pregate
di
poter
adorare
la
volontà
del
Signore
quando
vi
dà
la
morte
come
quando
vi
dà
la
vita
.
Vi
sono
nel
mondo
degli
uomini
che
credono
di
non
credere
in
Dio
e
quando
le
malattie
e
la
morte
entrano
nelle
loro
case
,
dicono
:
è
la
legge
,
è
la
natura
,
è
l
'
ordine
dell
'
Universo
,
noi
pieghiamo
il
capo
,
noi
accettiamo
senza
mormorare
,
noi
proseguiamo
il
cammino
del
nostro
dovere
.
Guardate
che
questi
uomini
non
passino
avanti
a
voi
nel
regno
dei
cieli
.
E
pensate
anche
quali
miracoli
domandate
.
Voi
venite
per
esser
guariti
dalle
malattie
del
corpo
,
voi
volete
che
io
venga
nei
vostri
villaggi
per
questo
.
Abbiate
fede
e
guarirete
senza
di
me
.
Ricordatevi
però
che
potreste
usare
anche
meglio
la
vostra
fede
secondo
la
volontà
di
Dio
.
Siete
voi
tutti
e
interamente
sani
dell
'
anima
vostra
?
No
,
voi
non
lo
siete
;
e
che
vi
servirà
di
aver
l
'
otre
sana
se
il
vino
è
guasto
?
Voi
amate
voi
stessi
e
le
vostre
famiglie
più
della
verità
,
più
della
giustizia
,
più
della
legge
divina
.
Voi
avete
presente
sempre
quello
ch
'
è
dovuto
a
voi
e
ai
vostri
e
ben
di
rado
quello
ch
'
è
dovuto
agli
altri
.
Voi
credete
di
salvarvi
colla
moltitudine
delle
preghiere
.
E
nemmeno
sapete
pregare
.
Voi
pregate
allo
stesso
modo
i
Santi
che
sono
i
servi
e
Iddio
ch
'
è
il
Padrone
;
quando
non
fate
peggio
!
Voi
non
pensate
che
al
Padrone
non
importano
le
molte
parole
,
ch
'
Egli
preferisce
essere
servito
fedelmente
in
silenzio
col
pensiero
sempre
alla
Sua
volontà
.
E
non
intendete
i
vostri
mali
,
siete
come
il
moribondo
che
dice
:
"
sto
bene
.
"
Forse
alcuno
di
voi
pensa
in
questo
momento
:
se
non
intendo
il
male
che
faccio
,
il
Signore
non
mi
condannerà
.
Ma
il
Signore
non
giudica
come
i
giudici
del
mondo
.
L
'
uomo
che
ha
preso
un
veleno
senza
saperlo
deve
cadere
come
colui
che
lo
ha
voluto
prendere
.
L
'
uomo
che
non
ha
la
veste
bianca
non
può
entrare
nella
cena
del
Signore
anche
se
non
sapeva
che
la
veste
non
era
necessaria
.
Colui
che
ama
se
stesso
sopra
ogni
cosa
,
sappia
o
non
sappia
il
suo
peccato
,
non
passa
per
la
porta
del
regno
dei
cieli
,
allo
stesso
modo
che
il
dito
della
sposa
,
se
è
ripiegato
sopra
sé
stesso
,
non
entra
nell
'
anello
offerto
dallo
sposo
.
Conoscete
le
infermità
dell
'
anima
vostra
e
pregate
con
fede
di
esserne
sanati
.
Vi
dico
in
nome
di
Cristo
che
lo
sarete
.
La
guarigione
del
vostro
corpo
è
buona
per
voi
,
per
la
famiglia
vostra
,
per
gli
animali
e
le
piante
che
avete
in
cura
;
ma
la
guarigione
dell
'
anima
vostra
,
credete
questa
cosa
benché
non
la
comprendete
!
la
guarigione
dell
'
anima
vostra
è
buona
per
tutte
le
povere
anime
dei
viventi
sbattuti
fra
il
bene
e
il
male
,
è
buona
per
tutte
le
povere
anime
dei
morti
che
si
purificano
con
fatica
e
dolore
,
come
la
vittoria
di
un
soldato
è
buona
per
tutti
della
sua
nazione
.
È
anche
buona
per
gli
Angeli
,
che
sentono
tanta
gioia
,
ha
detto
Gesù
,
per
la
guarigione
di
un
'
anima
,
e
la
gioia
fa
crescere
la
loro
potenza
,
e
la
loro
potenza
,
credete
voi
che
sia
per
le
tenebre
o
per
la
luce
,
per
la
morte
o
per
la
vita
?
Domandate
con
fede
,
prima
la
guarigione
dell
'
anima
e
poi
la
guarigione
del
corpo
!
"
Dal
ripido
pendìo
gli
si
porgeva
una
fitta
di
visi
;
avidi
i
più
alti
cui
soltanto
giungeva
il
suono
della
voce
,
e
rigati
di
pianto
;
parte
attoniti
i
più
vicini
,
parte
entusiasti
,
parte
dubbiosi
.
Anche
a
Noemi
colavano
lagrime
lungo
le
guancie
smorte
.
Gli
studenti
avevano
smesso
l
'
aria
beffarda
.
Quando
Benedetto
tacque
,
uno
di
loro
avanzò
risoluto
e
serio
,
per
parlare
.
In
quel
mentre
il
vecchio
esclamò
:
"
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
"
Altre
voci
ripeterono
ansiose
:
"
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
"
In
un
baleno
,
tutta
l
'
avanguardia
,
presa
dal
contagio
,
traboccò
in
ginocchio
tendendo
le
braccia
supplici
:
"
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
"
Benedetto
si
gettò
avanti
con
le
mani
nei
capelli
,
esclamando
:
"
Che
fate
ancora
?
Che
fate
ancora
?
"
Un
grido
suonò
dall
'
alto
:
"
la
miracolata
!
"
La
giovinetta
che
,
posata
sul
giaciglio
di
Benedetto
,
si
era
sentita
risanare
,
scendeva
al
braccio
di
una
sorella
maggiore
,
cercando
Benedetto
.
Questi
non
badò
al
grido
,
al
balenar
della
gente
lassù
,
che
si
divideva
per
lasciar
passare
le
due
donne
.
Non
valendo
a
far
rialzare
la
gente
,
cadde
ginocchioni
egli
pure
.
Allora
coloro
che
gli
stavano
intorno
si
rialzarono
,
e
giungendo
ad
essi
il
fremito
commosso
e
le
voci
:
"
La
miracolata
!
La
miracolata
!
"
fecero
rialzare
lui
che
pareva
non
avere
udito
.
"
La
miracolata
!
"
gli
diceva
ciascuno
,
"
la
miracolata
!
"
cercando
sul
suo
viso
la
compiacenza
del
miracolo
con
occhi
che
gridavano
:
"
viene
per
voi
,
l
'
avete
guarita
voi
!
"
come
s
'
egli
poco
prima
non
avesse
detto
nulla
.
La
giovinetta
scendeva
,
smorta
e
giallognola
come
la
petrosa
via
battuta
dal
sole
,
triste
nel
visetto
gentile
inclinato
al
braccio
della
sorella
.
E
la
sorella
pure
era
triste
.
La
turba
si
divise
davanti
a
loro
e
Benedetto
si
fece
da
parte
,
riparò
dietro
don
Clemente
con
un
involontario
moto
che
parve
deliberato
.
Tutti
trepidavano
e
sorridevano
come
nell
'
attesa
di
un
altro
miracolo
.
Le
due
donne
non
s
'
ingannarono
,
passarono
davanti
a
don
Clemente
senza
neppur
guardarlo
,
si
volsero
a
Benedetto
e
la
maggiore
gli
disse
,
sicura
:
"
Uomo
santo
di
Dio
,
tu
hai
guarito
questa
,
guarisci
l
'
altro
!
"
Benedetto
rispose
quasi
sotto
voce
,
tutto
fremente
:
"
Io
non
sono
un
uomo
santo
,
io
non
ho
guarito
questa
,
per
quest
'
altro
che
dite
io
potrò
solamente
pregare
.
"
Udito
che
l
'
altro
era
loro
fratello
,
che
stava
nella
sua
capanna
,
sul
suo
letto
e
che
soffriva
molto
,
disse
a
don
Clemente
:
"
Andiamo
ad
assisterlo
.
"
E
si
mosse
con
il
suo
Maestro
.
Dietro
a
loro
si
ricompose
rumoreggiando
il
fiotto
diviso
della
gente
.
Benedetto
si
voltò
a
proibire
che
lo
seguissero
,
a
comandare
che
le
donne
si
prendessero
invece
cura
di
quella
giovinetta
,
la
quale
non
doveva
risalir
l
'
erta
a
piedi
sotto
la
sferza
del
sole
ardente
.
Comandò
che
la
portassero
all
'
osteria
,
la
facessero
porre
a
letto
,
la
ristorassero
con
cibo
e
vino
.
Quelli
che
lo
seguivano
si
fermarono
,
gli
altri
fecero
ala
per
lasciarlo
passare
.
Lo
studente
che
prima
aveva
chiesto
di
parlare
,
lo
accostò
rispettosamente
,
gli
domandò
se
più
tardi
egli
e
alcuni
amici
suoi
avrebbero
potuto
trattenersi
un
poco
,
soli
,
con
esso
.
"
Oh
sì
!
"
rispose
Benedetto
con
un
virile
,
caldo
impeto
di
assenso
.
Noemi
ch
'
era
lì
presso
,
si
fece
coraggio
.
"
Devo
chiederle
cinque
minuti
anch
'
io
"
diss
'
ella
in
francese
,
arrossendo
;
e
subito
le
balenò
di
aver
dato
così
a
capire
che
lo
conosceva
persona
colta
,
si
fece
tutta
una
vampa
e
ripeté
la
sua
preghiera
in
italiano
.
Don
Clemente
premette
un
poco
,
quasi
senza
volerlo
,
il
braccio
a
Benedetto
,
che
rispose
garbato
ma
un
po
'
asciutto
:
"
Vuol
far
del
bene
?
Si
occupi
di
quella
povera
ragazza
.
"
E
passò
oltre
.
Entrò
nella
sua
stamberga
,
solo
con
Don
Clemente
.
Nessuno
lo
aveva
seguito
.
Una
vecchia
,
la
madre
dell
'
ammalato
,
vedutolo
entrare
,
gli
si
gettò
piangendo
ai
piedi
con
le
parole
di
sua
figlia
:
"
Siete
voi
l
'
uomo
santo
?
Siete
voi
?
Una
me
ne
avete
guarita
,
guaritemi
anche
l
'
altro
!
"
Sulle
prime
Benedetto
,
entrando
dal
sole
in
quel
buio
,
non
discerneva
niente
.
Poi
vide
steso
sul
letto
l
'
uomo
che
respirava
male
,
gemeva
,
piangeva
,
imprecava
ai
Santi
,
alle
femmine
,
al
paese
di
Jenne
,
al
suo
maledetto
destino
.
Inginocchiata
accanto
a
lui
,
Maria
Selva
gli
tergeva
con
un
fazzoletto
il
sudore
della
fronte
.
Nessun
altro
era
nella
caverna
.
Presso
alla
porta
luminosa
la
grande
croce
scolpita
per
isghembo
sulla
parete
giallastra
di
roccia
diceva
in
quel
momento
una
oscura
parola
solenne
.
"
Sperate
in
Dio
"
rispose
Benedetto
alla
vecchia
,
dolcemente
.
E
si
accostò
al
letto
,
si
piegò
sull
'
infermo
,
gli
prese
il
polso
.
La
vecchia
cessò
di
singhiozzare
,
l
'
infermo
d
'
imprecare
e
di
gemere
.
Si
udì
il
ronzio
delle
mosche
nel
focolare
chiaro
.
"
Avete
chiamato
il
medico
?
"
mormorò
Benedetto
.
La
vecchia
riprese
a
singhiozzare
:
"
Guaritelo
voi
,
guaritelo
voi
,
in
nome
di
Gesù
e
Maria
!
"
L
'
infermo
riprese
a
gemere
.
Maria
Selva
disse
sotto
voce
a
Benedetto
:
"
Il
medico
è
a
Subiaco
.
Il
signor
Selva
,
che
Lei
forse
conosce
,
è
andato
alla
farmacia
.
Io
sono
sua
moglie
.
"
In
quel
punto
rientrò
Giovanni
,
ansante
,
afflitto
.
La
farmacia
era
chiusa
,
il
farmacista
assente
.
L
'
arciprete
gli
aveva
dato
del
marsala
.
Dei
signori
venuti
da
Roma
con
gran
provvigioni
gli
avevano
dato
del
cognac
e
del
caffè
.
Benedetto
chiamò
a
sé
con
un
cenno
don
Clemente
,
gli
disse
all
'
orecchio
che
facesse
venire
l
'
arciprete
;
quell
'
uomo
stava
morendo
.
Avrebbe
potuto
andar
egli
a
chiamarlo
ma
gli
pareva
duro
per
la
povera
madre
di
allontanarsi
.
Don
Clemente
uscì
senza
far
motto
.
A
pochi
passi
dalla
casupola
,
la
compagnia
elegante
venuta
da
Roma
per
curiosità
del
Santo
di
Jenne
,
tre
signore
e
quattro
signori
,
guidata
da
quel
signore
di
Jenne
che
s
'
era
incontrato
con
i
Selva
sulla
costa
,
si
stava
consultando
.
Veduto
il
benedettino
,
si
parlarono
sottovoce
rapidamente
e
uno
di
loro
,
un
giovinotto
elegantissimo
,
incastratasi
nell
'
occhio
la
caramella
,
avanzò
verso
don
Clemente
che
era
guardato
dalle
signore
con
ammirazione
,
con
rammarico
che
il
Santo
,
come
avevano
udito
dalla
loro
guida
,
non
fosse
lui
.
Anche
costoro
desideravano
un
colloquio
con
Benedetto
.
Lo
desideravano
specialmente
le
signore
.
Il
giovinotto
soggiunse
con
un
sorriso
beffardo
che
quanto
a
sé
non
se
ne
credeva
degno
.
Don
Clemente
gli
rispose
breve
breve
che
per
ora
era
impossibile
di
parlare
a
Benedetto
;
e
tirò
via
.
Colui
riferì
alle
signore
che
il
Santo
stava
nel
tabernacolo
chiuso
a
chiave
.
Intanto
Benedetto
,
supplicandolo
sempre
la
madre
desolata
che
non
usasse
medicine
,
che
facesse
il
miracolo
,
confortava
il
giacente
con
qualche
sorso
dei
cordiali
portati
da
Giovanni
Selva
e
più
con
parole
,
con
lievi
carezze
,
con
la
promessa
di
altre
parole
di
salute
che
altri
gli
avrebbe
portato
.
E
la
voce
pia
,
tenera
,
grave
,
operò
un
miracolo
di
pace
.
L
'
infermo
respirava
male
assai
,
gemeva
ancora
,
ma
non
imprecava
più
.
La
madre
,
folle
di
speranza
,
mormorava
a
mani
giunte
,
lagrimando
:
"
Il
miracolo
,
il
miracolo
,
il
miracolo
.
"
"
Caro
"
diceva
Benedetto
"
sei
in
mano
di
Dio
e
la
senti
terribile
.
Abbandònati
,
la
sentirai
soave
.
Ti
poserà
da
capo
nel
mare
di
questa
vita
,
ti
poserà
nel
cielo
,
ti
poserà
dove
vorrà
lei
,
abbandònati
,
non
ci
pensare
.
Quand
'
eri
bambino
la
tua
mamma
ti
portava
,
tu
non
domandavi
né
il
come
né
il
quando
né
il
perché
,
tu
eri
nelle
sue
braccia
,
tu
eri
nel
suo
amore
,
tu
non
domandavi
altro
.
Così
anche
ora
,
caro
.
Io
che
ti
parlo
ho
fatto
tanto
male
nella
mia
vita
,
forse
un
poco
ne
hai
fatto
anche
tu
,
forse
te
ne
ricordi
.
Piangi
piangi
così
abbandonato
sul
seno
del
Padre
che
ti
chiama
,
che
ti
vuole
perdonare
,
che
vuol
dimenticare
tutto
.
Ora
verrà
il
sacerdote
e
tu
glielo
dirai
,
il
male
che
forse
hai
fatto
,
così
come
ricordi
,
senza
angoscia
.
E
poi
,
sai
chi
verrà
da
te
nel
mistero
?
Sai
che
amore
,
caro
,
sai
che
pietà
,
sai
che
gioia
,
sai
che
vita
?
"
Lottando
con
le
ombre
della
morte
,
figgendo
in
Benedetto
gli
occhi
vitrei
,
lucenti
di
un
desiderio
intenso
e
del
terrore
di
non
poterlo
esprimere
,
il
povero
giovine
che
aveva
inteso
male
il
discorso
di
Benedetto
,
credendo
di
doversi
confessare
a
lui
,
cominciò
a
dire
i
suoi
peccati
.
La
madre
che
durante
il
discorso
di
Benedetto
,
buttatasi
ginocchioni
alla
parete
di
roccia
vi
teneva
le
labbra
sulla
croce
aspettando
il
compimento
del
miracolo
,
scattò
,
al
suono
strano
di
quella
voce
,
in
piedi
,
balzò
al
letto
,
comprese
,
gittò
un
grido
disperato
con
le
mani
al
cielo
,
mentre
Benedetto
,
atterrito
,
esclamava
:
"
no
,
caro
,
non
a
me
,
non
a
me
!
"
Ma
l
'
infermo
non
intese
,
gli
cinse
con
un
braccio
il
collo
,
lo
raccolse
a
sé
,
continuò
la
sua
confessione
ambasciata
,
ripetendo
Benedetto
:
"
Dio
mio
!
Dio
mio
!
"
nello
sforzo
di
non
udire
,
né
avendo
cuore
di
strapparsi
dal
morente
.
Non
udì
infatti
né
udire
era
facile
,
tanto
rade
,
rotte
e
torbide
venivano
le
parole
.
E
non
si
vedeva
arrivare
l
'
arciprete
,
e
don
Clemente
non
ritornava
!
Passi
e
voci
sommesse
si
udirono
bene
al
di
fuori
,
qualche
testa
curiosa
comparve
all
'
uscio
,
ma
nessuno
entrò
.
Le
parole
del
morente
si
perdettero
in
un
garbuglio
di
suoni
fiochi
,
egli
tacque
.
"
C
'
è
gente
fuori
?
"
chiese
Benedetto
.
"
Qualcuno
vada
dall
'
arciprete
,
dica
di
far
presto
.
"
Giovanni
e
Maria
stavano
attorno
alla
madre
che
,
fuori
di
sé
,
trabalzava
dal
dolore
alla
collera
.
Dopo
aver
creduto
al
miracolo
,
non
voleva
credere
che
il
suo
figliuolo
si
fosse
ridotto
naturalmente
a
quegli
estremi
,
ora
singhiozzava
per
lui
,
ora
imprecava
alle
medicine
che
gli
aveva
date
Benedetto
,
per
quanto
i
Selva
le
dicessero
che
non
erano
state
medicine
.
Maria
se
l
'
era
abbracciata
e
per
confortarla
e
per
trattenerla
.
Accennò
a
Giovanni
che
andasse
lui
dall
'
arciprete
e
Giovanni
corse
via
.
Gli
occhi
lucenti
del
moribondo
supplicarono
.
Benedetto
gli
disse
:
"
Figlio
mio
,
desideri
Cristo
?
"
Il
poveretto
accennò
di
sì
col
capo
e
con
un
gemito
inesprimibile
.
Benedetto
lo
baciò
,
lo
ribaciò
teneramente
.
"
Cristo
mi
dice
che
i
tuoi
peccati
ti
sono
rimessi
e
che
tu
parta
in
pace
.
"
Gli
occhi
lucenti
sfavillarono
di
gioia
.
Benedetto
chiamò
la
madre
che
dalle
aperte
braccia
di
Maria
si
precipitò
sul
figlio
suo
.
Ecco
entrare
don
Clemente
trafelato
,
con
Giovanni
e
l
'
arciprete
.
Don
Clemente
aveva
trovato
in
canonica
un
ecclesiastico
non
conosciuto
da
lui
,
alle
prese
coll
'
arciprete
.
A
sentir
costui
,
una
turba
fanatica
voleva
portare
in
Sant
'
Andrea
la
pretesa
miracolata
per
un
ringraziamento
a
Dio
.
Era
dovere
dell
'
arciprete
impedire
un
tale
scandalo
.
La
guarigione
della
ragazza
se
non
era
impostura
non
era
nemmanco
realtà
.
Il
preteso
taumaturgo
poi
aveva
predicato
un
sacco
di
eresie
sui
miracoli
e
sulla
salute
eterna
,
aveva
parlato
della
fede
come
di
una
virtù
naturale
,
aveva
criticato
Gesù
che
guariva
gl
'
infermi
.
Adesso
stava
fabbricando
un
altro
miracolo
con
un
altro
disgraziato
.
Bisognava
finirla
.
Finirla
?
pensava
il
povero
arciprete
che
sentiva
già
odore
di
Sant
'
Uffizio
.
Era
presto
detto
"
finirla
"
.
Ma
come
,
finirla
?
La
visita
di
don
Clemente
,
che
sopravvenne
a
questo
punto
del
discorso
,
lo
fece
respirare
.
Adesso
,
pensò
,
mi
aiuterà
lui
.
Invece
le
cose
volsero
al
peggio
.
Udito
il
triste
messaggio
di
don
Clemente
,
quel
prete
esclamò
:
"
Vede
?
Ecco
i
miracoli
come
finiscono
!
Ma
Lei
non
deve
entrare
col
Santo
Viatico
nella
casa
di
quell
'
eretico
s
'
egli
prima
non
esce
e
non
esce
per
non
tornarci
più
!
"
Don
Clemente
avvampò
nel
viso
.
"
Non
è
un
eretico
!
"
diss
'
egli
.
"
È
un
uomo
di
Dio
!
"
"
Lo
dice
Lei
!
"
esclamò
il
prete
.
"
E
Lei
"
proseguì
volto
all
'
arciprete
"
Lei
ci
pensi
!
Faccia
come
vuole
,
del
resto
;
io
non
c
'
entro
.
A
rivederla
.
"
Fatto
un
inchino
a
don
Clemente
,
senza
parole
,
scivolò
fuori
della
camera
.
"
E
adesso
?
E
adesso
?
"
gemette
il
povero
arciprete
recandosi
le
mani
alle
tempie
.
"
Quello
è
un
uomo
terribile
ma
io
non
voglio
mancare
verso
Domeneddio
.
Dimmi
tu
,
dimmi
tu
!
"
Aveva
un
santo
timore
di
Dio
,
sì
,
l
'
arciprete
,
ma
non
era
neppure
senza
un
timore
fra
santo
e
umano
di
don
Clemente
,
della
coscienza
severa
che
lo
avrebbe
giudicato
.
A
don
Clemente
lampeggiò
,
nella
stretta
del
momento
,
il
partito
da
prendere
.
"
Disponi
per
il
Viatico
"
diss
'
egli
"
e
vieni
subito
con
me
a
confessare
quel
povero
giovane
.
Benedetto
farà
vedere
se
è
un
eretico
o
se
è
un
uomo
di
Dio
.
"
La
fantesca
venne
ad
avvertire
che
un
signore
pregava
il
signor
arciprete
di
far
presto
,
presto
,
perché
quell
'
ammalato
moriva
.
Don
Clemente
,
trafelato
,
entrò
nella
stamberga
con
Giovanni
e
l
'
arciprete
.
Chiamò
Benedetto
a
sé
,
presso
l
'
uscio
e
gli
parlò
sotto
voce
.
L
'
ammalato
rantolava
.
Benedetto
ascoltò
,
a
capo
chino
,
le
parole
dolorose
che
gli
chiedevano
un
atto
di
umiliazione
santa
,
s
'
inginocchiò
senza
rispondere
davanti
alla
croce
scolpita
da
lui
nella
roccia
,
la
baciò
avidamente
nell
'
incontro
delle
braccia
tragiche
e
riaspirare
in
sé
dal
solco
della
pietra
il
segno
del
sacrificio
,
il
suo
amore
,
il
suo
bene
,
la
sua
forza
,
la
sua
vita
;
e
,
rialzatosi
,
uscì
di
là
per
sempre
.
Il
sole
scompariva
in
un
turbinoso
fumo
di
nuvoli
montanti
a
settentrione
,
dietro
il
villaggio
.
I
luoghi
che
avevano
poco
prima
brulicato
di
gente
erano
un
livido
deserto
.
Dalle
svolte
dei
viottoli
ghiaiosi
,
dietro
gli
usci
socchiusi
,
dai
canti
dei
casolari
,
donne
spiavano
.
All
'
apparire
di
Benedetto
si
ritrassero
tutte
.
Egli
sentì
che
Jenne
sapeva
l
'
agonia
dell
'
uomo
venuto
a
lui
per
salute
,
che
l
'
ora
della
potestà
era
venuta
per
i
suoi
avversari
.
Don
Clemente
,
il
Maestro
,
l
'
amico
,
gli
aveva
prima
chiesto
di
deporre
il
suo
abito
e
ora
di
uscire
della
sua
casa
,
di
uscire
da
Jenne
.
Con
dolore
e
amore
,
ma
glielo
aveva
chiesto
.
Fra
l
'
amarezza
e
il
digiuno
,
poiché
non
aveva
potuto
prendere
la
sua
refezione
meridiana
di
pane
e
fave
,
si
sentì
quasi
venir
meno
,
gli
si
oscurò
la
vista
.
Sedette
sulla
soglia
ruinosa
di
una
porticina
chiusa
,
all
'
entrata
della
viuzza
della
Corte
.
Un
lungo
rombo
di
tuono
suonò
sul
suo
capo
.
Poco
a
poco
,
nel
riposo
,
si
riebbe
.
Pensò
all
'
uomo
che
moriva
nel
desiderio
di
Cristo
e
un
'
onda
di
dolcezza
gli
tornò
nell
'
anima
.
Sentì
rimorso
di
aver
dimenticato
per
alcuni
istanti
quel
gran
dono
del
Signore
,
di
avere
disamata
la
croce
appena
bevutone
vita
e
gioia
.
Si
nascose
il
viso
fra
le
mani
e
pianse
silenziosamente
.
Un
rumor
lieve
,
in
alto
,
d
'
imposte
che
si
aprono
;
qualche
cosa
di
molle
gli
batte
sul
capo
.
Si
toglie
trasalendo
le
mani
dagli
occhi
;
ai
suoi
piedi
è
una
rosellina
selvatica
.
Rabbrividì
.
Da
parecchi
giorni
,
o
la
sera
rientrando
nella
sua
spelonca
o
uscendone
la
mattina
,
ogni
giorno
aveva
trovato
fiori
sulla
soglia
.
Non
li
aveva
tolti
mai
.
Li
poneva
da
banda
,
sopra
un
sasso
,
perché
non
fossero
calpestati
;
non
altro
.
Neppure
aveva
mai
cercato
di
sapere
qual
mano
li
recasse
.
Certo
la
rosellina
selvatica
era
caduta
dalla
stessa
mano
.
Non
alzò
il
capo
e
comprese
che
pur
non
raccogliendo
la
rosellina
né
accennando
a
raccoglierla
,
gli
bisognava
partire
.
Cercò
levarsi
,
le
gambe
non
lo
reggevano
ancora
bene
,
tardò
un
momento
a
rimettersi
in
cammino
.
Il
tuono
rumoreggiava
da
capo
,
più
forte
,
continuo
.
Una
porticina
si
aperse
,
se
ne
porse
una
giovine
vestita
di
nero
,
bionda
,
bianca
come
la
cera
,
piena
gli
occhi
azzurrini
di
sbigottimento
e
di
lagrime
.
Benedetto
non
poté
a
meno
di
volgere
il
capo
a
lei
.
Riconobbe
la
maestra
del
Comune
,
che
aveva
veduto
un
momento
in
casa
dell
'
arciprete
,
e
già
proseguiva
senza
salutarla
quando
ella
gli
gettò
un
gemito
:
"
mi
ascolti
!
"
e
,
fatto
un
passo
indietro
nell
'
andito
,
cadde
sulle
ginocchia
,
gli
stese
le
mani
imploranti
,
ripiegando
il
capo
sul
petto
.
Benedetto
si
fermò
.
Esitò
un
momento
e
poi
disse
,
con
gravità
severa
:
"
Che
vuole
da
me
?
"
Si
era
fatto
quasi
buio
.
I
lampi
abbagliavano
,
il
fragore
del
tuono
empiva
la
misera
viuzza
,
impediva
ai
due
di
udirsi
.
Benedetto
si
accostò
all
'
uscio
.
"
Mi
hanno
detto
"
rispose
la
giovine
senz
'
alzare
il
viso
e
sostando
agli
scoppi
del
tuono
"
che
Lei
forse
dovrà
partire
da
Jenne
.
Una
Sua
parola
mi
ha
dato
la
vita
,
la
Sua
partenza
mi
farà
morire
ancora
.
Mi
ripeta
quella
parola
,
la
dica
per
me
,
solo
per
me
!
"
"
Quale
parola
?
"
"
Lei
stava
col
signor
arciprete
,
io
ero
nella
stanza
vicina
colla
fantesca
e
l
'
uscio
aperto
.
Lei
diceva
che
un
uomo
può
negare
Dio
senza
essere
veramente
ateo
e
senza
meritare
la
morte
eterna
,
quando
nega
quel
Dio
che
gli
è
proposto
in
una
forma
ripugnante
al
suo
intelletto
ma
poi
ama
la
Verità
,
ama
il
Bene
,
ama
gli
uomini
,
pratica
questi
amori
.
"
Benedetto
tacque
.
Lo
aveva
detto
,
sì
,
ma
parlando
a
un
prete
e
non
sapendo
di
venire
udito
da
persone
forse
non
atte
a
comprenderlo
.
Ella
sospettò
la
cagione
di
quel
silenzio
.
"
Non
si
tratta
di
me
"
disse
.
"
Io
credo
,
sono
cattolica
.
È
per
mio
padre
che
ha
vissuto
così
ed
è
morto
così
e
...
se
sapesse
!
...
hanno
persuaso
anche
mia
madre
ch
'
egli
non
ha
potuto
salvarsi
!
"
Mentr
'
ella
parlava
,
rade
gocce
,
grosse
,
cominciarono
a
battere
,
fra
i
lampi
e
i
tuoni
,
sulla
via
,
macchiarono
la
polvere
di
grandi
macchie
,
scrosciarono
col
vento
,
sferzando
i
muri
;
ma
né
Benedetto
riparò
dentro
l
'
uscio
né
lei
gliene
fece
invito
,
e
questa
fu
da
parte
di
lei
la
confessione
sola
del
sentimento
profondo
che
si
copriva
di
misticismo
e
di
pietà
filiale
.
"
Mi
dica
,
mi
dica
"
implorò
,
alzando
finalmente
il
viso
"
che
mio
padre
è
salvo
,
che
lo
ritroverò
in
Paradiso
!
"
Benedetto
rispose
:
"Preghi."
"
Dio
!
Solo
questo
?
"
"
Si
prega
forse
per
il
perdono
di
chi
non
può
essere
perdonato
?
Preghi
.
"
"
Oh
,
grazie
!
Lei
è
sofferente
?
"
Queste
ultime
parole
furono
sussurrate
così
piano
che
Benedetto
non
poté
udirle
.
Fece
un
gesto
di
addio
e
si
allontanò
fra
le
ondate
di
pioggia
che
flagellavano
e
urtavano
via
per
il
fango
la
morta
rosellina
selvatica
.
Forse
da
una
finestra
,
forse
dalla
porta
dell
'
osteria
,
Noemi
,
che
vi
stava
con
la
ragazza
di
Arcinazzo
,
lo
vide
passare
.
Si
fece
dare
un
ombrello
dall
'
oste
e
lo
seguì
sfidando
la
violenza
del
vento
e
della
pioggia
.
Lo
seguì
,
soffrendo
di
vederlo
a
capo
scoperto
e
senza
ombrello
,
pensando
che
se
non
fosse
stato
un
Santo
,
lo
si
sarebbe
detto
un
pazzo
.
Uscita
sulla
piazza
della
chiesa
,
vide
socchiudersi
un
uscio
a
mano
diritta
,
un
prete
lungo
e
magro
guardare
dall
'
interno
.
Credette
che
il
prete
avrebbe
invitato
Benedetto
a
entrare
,
ma
invece
il
prete
,
quando
Benedetto
gli
fu
vicino
,
chiuse
l
'
uscio
rumorosamente
,
con
grande
sdegno
di
lei
.
Benedetto
entrò
in
Sant
'
Andrea
ed
ella
pure
vi
entrò
.
Quegli
andò
a
inginocchiarsi
davanti
all
'
altar
maggiore
,
ella
si
tenne
presso
la
porta
.
Il
sagrestano
,
che
sonnecchiava
seduto
sui
gradini
di
un
altare
,
uditi
i
loro
passi
,
si
alzò
,
mosse
verso
Benedetto
.
Ma
egli
era
del
partito
dei
preti
romani
e
,
riconosciuto
l
'
eretico
,
ritornò
indietro
,
domandò
alla
signorina
forestiera
se
potesse
dirgli
niente
di
quel
giovine
ammalato
di
Arcinazzo
ch
'
era
stato
portato
in
chiesa
la
mattina
,
quando
il
sagrestano
ci
aveva
veduta
anche
lei
.
E
soggiunse
che
ne
domandava
perché
aveva
l
'
ordine
di
aspettare
l
'
arciprete
che
sarebbe
venuto
per
portargli
il
Viatico
.
Noemi
sapeva
che
l
'
uomo
di
Arcinazzo
era
moribondo
ma
non
più
di
così
.
"
Ho
capito
"
disse
il
sagrestano
,
forte
,
con
intenzione
.
"
Non
vorrà
saperne
di
Cristo
.
Questi
sono
i
belli
miracoli
!
Sia
benedetto
Iddio
per
i
tuoni
e
i
fulmini
che
altrimenti
ci
portavan
qui
la
ragazza
!
"
E
ritornò
a
sedere
,
a
sonnecchiare
sul
suo
gradino
.
Noemi
non
sapeva
levare
gli
occhi
da
Benedetto
.
Non
era
un
proprio
e
vero
fascino
né
il
sentimento
appassionato
della
giovine
maestra
.
Lo
vide
vacillare
,
poggiar
le
mani
ai
gradini
e
poi
voltarsi
,
stentatamente
,
a
sedere
,
né
si
domandò
se
soffrisse
.
Guardava
lui
ma
più
assorta
in
sé
che
in
lui
,
assorta
in
un
mutamento
progressivo
del
proprio
interno
che
la
veniva
facendo
diversa
,
non
riconoscibile
a
se
stessa
,
in
un
senso
ancora
confuso
e
cieco
di
una
verità
immensa
che
le
si
venisse
comunicando
per
vie
misteriose
,
che
le
torcesse
con
sofferenza
intime
fibre
del
cuore
.
I
ragionamenti
religiosi
di
suo
cognato
potevano
averle
turbata
la
mente
;
il
cuore
non
glielo
avevano
toccato
mai
.
E
ora
perché
?
Come
?
Cos
'
aveva
detto
,
infine
,
quell
'
uomo
macilento
?
Oh
ma
lo
sguardo
,
ma
la
voce
,
ma
...
Che
altro
?
Qualche
altra
cosa
,
impossibile
a
comprendere
.
Un
presentimento
,
forse
.
Quale
?
Ma
!
Chi
sa
?
Un
presentimento
di
qualche
futuro
legame
fra
quell
'
uomo
e
lei
.
Lo
aveva
seguito
,
era
entrata
in
chiesa
per
non
perdere
l
'
occasione
di
parlargli
e
adesso
ne
aveva
quasi
paura
.
Parlargli
di
Jeanne
,
poi
anche
.
Jeanne
,
lo
aveva
ella
compreso
?
Come
mai
aveva
potuto
Jeanne
,
amandolo
,
resistere
alla
corrente
di
pensiero
superiore
ch
'
era
in
lui
,
che
forse
a
quel
tempo
sarà
stata
latente
ma
che
una
Jeanne
doveva
pur
sentire
?
Cos
'
aveva
ella
amato
?
L
'
uomo
inferiore
?
Se
gli
parlasse
,
non
gli
parlerebbe
solamente
di
Jeanne
,
gli
parlerebbe
di
religione
,
pure
.
Gli
domanderebbe
quale
fosse
la
sua
,
proprio
.
E
poi
,
s
'
egli
le
rispondesse
una
cosa
sciocca
,
una
cosa
volgare
?
Per
questo
aveva
quasi
paura
di
parlargli
.
Una
folata
di
pioggia
batté
dalle
invetriate
rotte
di
una
finestra
sul
pavimento
.
Noemi
pensò
che
mai
più
non
avrebbe
dimenticato
quell
'
ora
,
quella
grande
chiesa
vuota
,
quell
'
oscuro
cielo
,
quel
colpo
di
pioggia
entrato
come
un
colpo
di
pianto
,
il
naufrago
del
mondo
assorto
sui
gradini
dell
'
altare
maggiore
,
Dio
sa
in
quali
sublimi
pensieri
,
e
neppure
il
sagrestano
suo
nemico
,
postosi
a
dormire
sui
gradini
di
un
altro
altare
con
la
famigliarità
noncurante
di
un
collega
di
Domeneddio
.
Passò
molto
tempo
,
forse
un
'
ora
,
forse
più
.
La
chiesa
si
venne
rischiarando
,
parve
che
smettesse
di
piovere
.
Suonarono
le
quattro
.
Entrò
in
chiesa
don
Clemente
e
dietro
a
lui
entrarono
Maria
e
Giovanni
,
contenti
di
trovar
Noemi
,
della
quale
non
sapevano
che
fosse
avvenuto
.
Si
mosse
anche
il
sagrestano
che
conosceva
il
padre
.
"
Dunque
?
Il
Viatico
?
"
Il
Viatico
?
L
'
uomo
,
pur
troppo
,
era
morto
.
Al
Viatico
si
era
pensato
troppo
tardi
.
Il
padre
domandò
di
Benedetto
e
Noemi
glielo
indicò
.
Parlarono
del
colloquio
che
Noemi
desiderava
.
Don
Clemente
arrossì
,
esitò
,
ma
poi
non
seppe
come
rifiutarsi
a
chiederlo
e
raggiunse
Benedetto
.
Mentre
i
due
discorrevano
insieme
,
Giovanni
e
Maria
ragguagliarono
Noemi
di
quel
ch
'
era
accaduto
.
Entrato
l
'
arciprete
,
l
'
infermo
non
aveva
parlato
più
.
Non
era
stato
possibile
di
confessarlo
.
Intanto
era
scoppiato
il
temporale
con
tale
veemenza
,
tali
torrenti
strepitavano
intorno
alla
capanna
che
l
'
arciprete
non
aveva
potuto
uscirne
per
andar
a
prendere
l
'
olio
santo
.
Si
credeva
che
l
'
ammalato
durasse
qualche
ora
;
invece
,
alle
tre
,
era
morto
.
Don
Clemente
e
l
'
arciprete
erano
usciti
appena
lo
avevano
permesso
i
torrenti
.
Giovanni
e
Maria
erano
rimasti
colla
madre
,
che
pareva
impazzita
,
fino
all
'
arrivo
della
sorella
maggiore
del
morto
.
Allora
erano
partiti
,
anche
per
venire
in
cerca
di
Noemi
.
Non
l
'
avevano
trovata
all
'
osteria
,
si
erano
diretti
alla
chiesa
.
Avevano
incontrato
sulla
piazza
il
padre
che
usciva
da
una
casa
civile
.
Non
sapevano
che
ci
fosse
andato
a
fare
.
Maria
parlò
con
entusiasmo
di
Benedetto
,
de
'
suoi
conforti
spirituali
al
moribondo
.
Era
sdegnatissima
,
come
suo
marito
,
della
guerra
fattagli
da
gente
che
adesso
aveva
buon
giuoco
a
voltargli
contro
tutto
il
paese
.
Biasimavano
la
debolezza
dell
'
arciprete
e
non
erano
contenti
neppure
di
don
Clemente
.
Don
Clemente
non
avrebbe
dovuto
prestarsi
alla
cacciata
del
suo
discepolo
!
Perché
gli
aveva
detto
lui
di
andarsene
,
quando
era
venuto
l
'
arciprete
.
Il
suo
primo
torto
era
stato
di
portare
il
messaggio
dell
'
Abate
.
Noemi
non
sapeva
di
questo
messaggio
.
Udito
che
si
voleva
spogliare
Benedetto
della
sua
tonaca
,
scattò
:
Benedetto
non
doveva
obbedire
!
Intanto
Benedetto
e
il
padre
mossero
verso
la
porta
.
Benedetto
si
tenne
in
disparte
;
il
padre
venne
a
dire
ai
Selva
e
a
Noemi
che
,
parecchia
gente
volendo
parlare
a
Benedetto
,
egli
aveva
combinato
un
ritrovo
comune
presso
un
signore
del
paese
.
Doveva
ora
precederli
,
con
Benedetto
,
colà
.
Sarebbe
venuto
a
riprenderli
in
chiesa
fra
pochi
minuti
.
Il
signore
era
quel
tale
che
i
Selva
avevano
incontrato
sulla
costa
di
Jenne
dove
stava
in
attesa
della
duchessa
di
Civitella
.
La
duchessa
era
poi
arrivata
con
altre
due
dame
e
con
alcuni
cavalieri
fra
i
quali
un
giornalista
,
il
giovinotto
elegantissimo
dalla
caramella
.
Il
signore
di
Jenne
non
capiva
più
nella
pelle
,
si
sentiva
per
quel
giorno
in
corpo
uno
spirito
ducale
di
bontà
e
di
magnificenza
.
Perciò
don
Clemente
,
consigliato
dall
'
arciprete
di
rivolgersi
a
lui
,
ne
aveva
facilmente
ottenuto
la
promessa
,
per
Benedetto
,
di
un
vecchio
abito
nero
da
mattina
,
di
una
cravatta
nera
,
di
un
cappello
nero
a
cencio
.
Quando
,
nella
camera
dov
'
erano
preparate
le
vesti
laicali
,
il
discepolo
,
svestita
la
tonaca
,
prese
,
tacendo
sempre
,
a
indossarle
,
il
Maestro
,
che
stava
alla
finestra
,
non
poté
trattenere
un
singhiozzo
.
Pochi
momenti
dopo
Benedetto
lo
chiamò
dolcemente
.
-
Padre
mio
diss
'
egli
.
"
Mi
guardi
.
"
Vestito
dei
nuovi
panni
,
troppo
lunghi
e
larghi
,
egli
sorrideva
,
mostrando
pace
.
Il
padre
gli
afferrò
una
mano
per
baciargliela
;
ma
Benedetto
,
ritratta
con
impeto
la
mano
,
allargò
le
braccia
,
si
strinse
al
petto
lui
che
parve
allora
il
minore
,
il
figliuolo
,
il
penitente
ministro
di
tristi
prepotenze
umane
che
sul
palpito
divino
di
quel
petto
si
sciogliessero
in
polvere
,
cenere
e
niente
.
Stettero
così
abbracciati
lungamente
senza
dir
parola
.
"
L
'
ho
fatto
per
te
"
mormorò
alfine
don
Clemente
.
"
Ti
ho
portato
io
il
messaggio
ignominioso
per
vedere
la
grazia
del
Signore
risplendere
in
questo
tuo
abito
vile
più
che
nella
tonaca
.
"
Benedetto
lo
interruppe
.
"
No
no
"
diss
'
egli
"
non
mi
tenti
,
non
mi
tenti
!
Ringraziamo
Iddio
,
invece
,
che
appunto
mi
castiga
per
quel
compiacimento
presuntuoso
che
ho
avuto
a
Santa
Scolastica
quando
Lei
mi
ha
offerto
l
'
abito
benedettino
e
io
ho
pensato
che
nella
mia
visione
mi
ero
visto
morire
con
quell
'
abito
.
Il
mio
cuore
si
alzò
allora
come
dicendosi
:
"
sono
veramente
prediletto
da
Dio
!
"
E
adesso
...
"
Oh
ma
..
!
"
esclamò
il
padre
e
subito
tacque
,
tutto
una
fiamma
nel
viso
.
Benedetto
credette
intendere
che
avesse
pensato
:
"
non
è
detto
che
tu
non
lo
riprenda
,
l
'
abito
che
hai
spogliato
!
non
è
detto
che
la
visione
non
si
avveri
!
"
e
che
poi
non
avesse
voluto
dire
il
suo
pensiero
,
sia
per
prudenza
,
sia
per
non
alludere
alla
sua
morte
.
Sorrise
,
lo
abbracciò
.
Il
padre
si
affrettò
a
parlare
d
'
altro
,
scusò
l
'
arciprete
ch
'
era
dolente
di
quanto
accadeva
,
che
non
avrebbe
voluto
allontanare
Benedetto
ma
temeva
i
Superiori
.
Non
era
un
don
Abbondio
,
non
temeva
per
sé
,
temeva
per
lo
scandalo
di
un
conflitto
con
l
'
Autorità
.
"
Io
gli
perdono
"
disse
Benedetto
"
e
prego
Dio
che
gli
perdoni
,
ma
questo
difetto
di
coraggio
morale
è
una
piaga
della
Chiesa
.
Piuttosto
che
mettersi
in
conflitto
con
i
Superiori
ci
si
mette
in
conflitto
con
Dio
.
E
si
crede
di
sfuggire
a
questo
sostituendo
alla
propria
coscienza
,
dove
Dio
parla
,
la
coscienza
dei
Superiori
.
E
non
s
'
intende
che
operando
contro
il
Bene
o
astenendosi
da
operare
contro
il
Male
per
obbedire
ai
Superiori
si
è
di
scandalo
al
mondo
,
si
macchia
davanti
al
mondo
il
carattere
cristiano
.
Non
s
'
intende
che
il
debito
verso
Dio
e
il
debito
verso
i
Superiori
si
possono
compiere
insieme
non
operando
mai
contro
il
Bene
,
non
astenendosi
mai
da
operare
contro
il
Male
,
ma
senza
giudicare
i
Superiori
,
ma
obbedendo
loro
con
perfetta
obbedienza
in
tutto
che
non
è
contro
il
Bene
o
a
favore
del
Male
,
deponendo
ai
loro
piedi
la
propria
vita
stessa
,
solo
non
la
coscienza
;
la
coscienza
,
mai
!
Allora
questo
inferiore
spogliato
di
tutto
fuorché
della
sua
coscienza
e
della
sua
obbedienza
giusta
,
questo
inferiore
è
un
puro
grano
del
sale
della
terra
e
dove
molti
di
questi
grani
si
trovino
uniti
,
ciò
cui
essi
aderiscono
resterà
incorrotto
e
ciò
cui
non
aderiscono
cadrà
imputridito
!
"
A
misura
che
parlava
,
Benedetto
si
veniva
trasfigurando
.
Nel
pronunciare
le
ultime
parole
sorse
in
piedi
.
Gli
occhi
avevano
lampi
,
la
fronte
un
chiarore
augusto
dello
spirito
di
Verità
.
Posò
le
mani
sulle
spalle
di
don
Clemente
.
"
Maestro
mio
"
diss
'
egli
raddolcendosi
nel
viso
"
io
lascio
il
tetto
,
il
pane
e
l
'
abito
che
mi
furono
offerti
,
ma
non
lascerò
di
parlare
di
Cristo
Verità
fino
a
che
avrò
vita
.
Me
ne
vado
ma
non
per
tacere
.
Si
ricorda
di
avermi
fatto
leggere
la
lettera
di
S
.
Pier
Damiano
a
quel
laico
che
predicava
?
E
quello
là
predicava
in
chiesa
!
Io
non
predicherò
in
chiesa
ma
se
Cristo
vuole
che
io
parli
nei
tugurii
,
nei
tugurii
parlerò
;
se
vuole
che
io
parli
nei
palazzi
,
nei
palazzi
parlerò
;
se
vuole
che
io
parli
nei
cubicoli
,
parlerò
nei
cubicoli
;
se
vuole
che
io
parli
sui
tetti
,
parlerò
sui
tetti
.
Pensi
all
'
uomo
che
operava
nel
nome
di
Cristo
e
ne
fu
proibito
dai
discepoli
.
Cristo
ha
detto
:
lasciatelo
fare
.
È
da
obbedire
ai
discepoli
o
è
da
obbedire
a
Cristo
?
"
"
Per
l
'
uomo
del
Vangelo
sta
bene
,
caro
"
rispose
don
Clemente
"
ma
ora
sulla
volontà
di
Cristo
ci
si
può
anche
ingannare
,
bada
.
"
Il
cuore
di
don
Clemente
non
parlava
propriamente
così
;
ma
le
parole
imprudenti
,
indisciplinate
del
cuore
non
furon
lasciate
passare
alle
labbra
.
"
Del
resto
,
padre
mio
"
riprese
Benedetto
"
lo
creda
,
io
non
sono
bandito
per
avere
evangelizzato
il
popolo
.
Vi
sono
due
cose
ch
'
Ella
deve
sapere
.
La
prima
è
questa
:
mi
è
stato
proposto
,
qui
a
Jenne
,
da
qualcuno
che
mi
parlò
quella
volta
e
poi
non
vidi
più
,
di
abbracciare
la
carriera
ecclesiastica
per
diventare
missionario
.
Risposi
che
non
mi
sentivo
chiamato
.
La
seconda
è
questa
.
Nei
primi
giorni
dopo
la
mia
venuta
a
Jenne
,
discorrendo
di
religione
con
l
'
arciprete
,
gli
parlai
della
vitalità
eterna
della
dottrina
cattolica
,
del
potere
che
ha
l
'
anima
della
dottrina
cattolica
di
trasformare
continuamente
il
proprio
corpo
,
accrescendone
senza
limiti
la
forza
e
la
bellezza
.
Lei
sa
,
padre
mio
,
da
chi
mi
sono
venute
queste
idee
per
mezzo
di
Lei
.
L
'
arciprete
deve
avere
riferito
il
mio
discorso
,
che
gli
era
piaciuto
.
Il
giorno
dopo
mi
domandò
se
a
Subiaco
avessi
conosciuto
Selva
,
se
avessi
letto
i
suoi
libri
.
Mi
disse
ch
'
egli
non
li
aveva
letti
ma
sapeva
ch
'
erano
da
fuggire
.
Padre
mio
,
Ella
comprende
.
È
per
causa
del
signor
Selva
e
dell
'
amicizia
di
Lei
col
signor
Selva
che
io
parto
da
Jenne
così
.
Non
La
ho
mai
tanto
amata
quanto
adesso
,
non
so
dove
andrò
ma
dovunque
il
Signore
mi
mandi
,
vicino
o
lontano
,
non
mi
abbandoni
nell
'
anima
Sua
!
"
Così
dicendo
con
un
tumulto
,
nella
voce
,
di
dolore
e
di
amore
,
Benedetto
si
gettò
un
'
altra
volta
nelle
braccia
del
Maestro
che
,
straziato
egli
pure
da
una
tempesta
di
sentimenti
diversi
,
non
sapeva
se
domandargli
perdono
o
promettergli
gloria
,
la
vera
;
e
solamente
poté
dirgli
,
ansando
:
"
Anch
'
io
,
tu
non
sai
!
ho
bisogno
di
non
essere
abbandonato
dall
'
anima
tua
.
"
Don
Clemente
raccolse
in
un
fardello
,
maneggiandolo
con
mani
guardinghe
,
riverenti
,
l
'
abito
deposto
dal
discepolo
.
Raccolto
che
l
'
ebbe
,
disse
a
Benedetto
che
non
poteva
offrirgli
l
'
ospitalità
di
Santa
Scolastica
,
che
aveva
avuto
in
animo
di
pregare
i
signori
Selva
,
ma
che
ora
gli
sorgeva
il
dubbio
se
a
Benedetto
fosse
opportuno
,
nell
'
interesse
del
suo
stesso
apostolato
,
mettersi
così
pubblicamente
sotto
la
protezione
del
signor
Giovanni
.
Benedetto
sorrise
.
"
Oh
,
questo
no
!
"
diss
'
egli
.
"
Temeremo
noi
le
tenebre
più
che
non
ameremo
la
luce
?
Ma
ho
bisogno
di
pregare
il
Signore
che
mi
faccia
conoscere
,
se
possibile
,
la
Sua
volontà
.
Forse
vorrà
questo
,
forse
altro
.
E
adesso
vorrebbe
farmi
portare
un
po
'
di
cibo
e
di
vino
?
Poi
mi
mandi
chi
mi
vuole
parlare
.
"
Don
Clemente
si
meravigliò
,
nel
suo
interno
,
che
Benedetto
gli
domandasse
del
vino
ma
non
ne
fece
mostra
.
Disse
che
gli
avrebbe
mandata
pure
quella
signorina
che
stava
con
i
Selva
.
Benedetto
lo
interrogò
cogli
occhi
,
ricordando
che
quando
la
signorina
,
poi
riveduta
in
chiesa
,
gli
aveva
chiesto
un
colloquio
,
don
Clemente
gli
aveva
stretto
il
braccio
come
per
ammonirlo
tacitamente
di
stare
in
guardia
.
Don
Clemente
,
arrossendo
molto
,
si
spiegò
.
Aveva
veduta
la
signorina
a
Santa
Scolastica
insieme
a
un
'
altra
persona
.
Quel
moto
era
stato
involontario
.
L
'
altra
persona
era
lontana
.
"
Non
ci
rivedremo
"
diss
'
egli
"
perché
appena
ti
avrò
mandato
il
cibo
e
avrò
avvertite
queste
persone
,
dovrò
partire
per
Santa
Scolastica
.
"
Benedetto
,
parlando
di
andare
a
Subiaco
o
altrove
,
aveva
detto
"
forse
questo
,
forse
altro
"
con
un
accento
così
pregno
di
sottintesi
,
che
don
Clemente
,
nel
congedarsi
,
gli
sussurrò
:
"
Pensi
a
Roma
?
"
Invece
di
rispondere
,
Benedetto
gli
prese
dolcemente
di
mano
il
fardello
dov
'
era
la
povera
tonaca
concessa
e
ritolta
,
se
l
'
accostò
,
non
senza
un
tremito
delle
mani
,
alle
labbra
,
ve
le
impresse
,
ve
le
tenne
lungamente
.
Era
il
rimpianto
dei
giorni
di
pace
,
di
lavoro
,
di
preghiera
,
di
parola
evangelica
?
Era
l
'
attesa
di
un
'
ora
lucente
nell
'
avvenire
?
Rese
il
fardello
al
Maestro
.
"
Addio
"
diss
'
egli
.
Don
Clemente
uscì
a
precipizio
.
La
stanza
offerta
dal
padrone
di
casa
per
le
udienze
di
Benedetto
aveva
un
grande
canapè
,
un
tavolino
quadrato
coperto
di
un
panno
giallo
a
fiorami
azzurri
,
delle
sedie
sgangherate
,
delle
poltrone
che
mostravano
la
stoppa
per
gli
squarci
del
vecchio
cuoio
stinto
,
due
ritratti
di
avoli
parrucconi
dalle
cornici
annerite
,
due
finestre
,
una
quasi
accecata
da
una
muraglia
greggia
,
l
'
altra
aperta
sui
prati
,
sulla
faccia
di
un
bel
monte
pensoso
,
sul
cielo
.
Benedetto
,
prima
di
ricevere
visitatori
,
vi
si
affacciò
per
un
addio
ai
prati
,
al
monte
,
al
povero
paese
.
Preso
da
spossatezza
,
si
appoggiò
al
davanzale
.
Era
una
spossatezza
dolce
dolce
.
Non
si
sentiva
quasi
più
il
peso
del
corpo
e
il
cuore
gli
si
ammolliva
di
beatitudine
mistica
.
Poco
a
poco
,
perdendo
i
suoi
pensieri
oggetto
e
forma
,
il
senso
della
quieta
innocente
vita
esterna
,
delle
stille
che
gocciavano
dai
tetti
,
dell
'
aria
odorata
di
montagna
,
lievemente
,
occultamente
mossa
ora
in
questa
ora
in
quella
parte
,
lo
intenerì
.
Gli
rinacquero
nella
memoria
ore
lontane
della
sua
giovinezza
prima
,
quando
non
aveva
moglie
né
pensava
al
matrimonio
,
la
fine
di
un
temporale
nell
'
alta
Valsolda
,
sui
dorsi
del
Pian
Biscagno
.
Quanto
diversa
la
sua
sorte
se
i
suoi
genitori
avessero
vissuto
trenta
,
vent
'
anni
di
più
!
Almeno
uno
di
essi
!
Si
vide
nel
pensiero
la
lapide
del
camposanto
di
Oria
:
A
FRANCO
IN
DIO
LA
SUA
LUISA
e
gli
occhi
gli
si
gonfiarono
di
pianto
.
Venne
allora
una
reazione
violenta
della
volontà
contro
questi
languori
molli
del
sentimento
,
questa
tentazione
di
debolezza
.
"
No
no
no
"
mormorò
egli
,
udibilmente
.
Una
voce
,
alle
sue
spalle
,
rispose
:
"
Non
ci
vuole
ascoltare
?
"
Benedetto
si
voltò
,
sorpreso
.
Tre
giovani
stavano
davanti
a
lui
.
Egli
non
li
aveva
uditi
entrare
.
Quello
di
essi
che
pareva
il
maggiore
,
un
bel
ragazzo
,
basso
di
statura
,
bruno
,
dagli
occhi
esperti
di
molte
cose
,
gli
chiese
arditamente
perché
avesse
spogliato
l
'
abito
clericale
.
Benedetto
non
rispose
.
"
Non
lo
vuol
dire
?
"
fece
colui
.
"
Non
importa
,
senta
.
Noi
siamo
studenti
dell
'
Università
di
Roma
,
gente
di
poca
fede
,
glielo
dico
schietto
e
subito
.
E
ci
godiamo
la
nostra
giovinezza
,
più
o
meno
;
glielo
dico
subito
anche
questo
.
"
Uno
dei
compagni
tirò
l
'
oratore
per
la
falda
dell
'
abito
.
"
Sta
zitto
!
"
disse
il
primo
.
"
Sì
,
uno
di
noi
crede
poco
ai
Santi
ma
è
un
purissimo
.
Quello
però
non
è
qui
davanti
a
Lei
,
come
non
vi
sono
altri
che
stanno
giuocando
all
'
osteria
.
Il
Purissimo
non
ha
voluto
venire
con
noi
.
Dice
che
troverà
modo
di
parlarle
da
solo
a
solo
.
Noi
siamo
quello
che
Le
ho
detto
.
Siamo
venuti
da
Roma
per
fare
una
gita
e
per
vedere
un
miracolo
,
s
'
era
possibile
;
insomma
per
stare
allegri
.
"
I
compagni
lo
interruppero
,
protestando
.
"
Ma
sì
!
"
ribatté
lui
.
"
Per
stare
allegri
!
Scusi
,
io
sono
più
sincero
.
Infatti
mancò
poco
che
la
nostra
allegria
ci
costasse
cara
.
Si
scherzò
e
ci
volevano
accoppare
,
capisce
;
a
Suo
onore
e
gloria
.
Ma
poi
s
'
è
udito
il
discorsino
ch
'
Ella
fece
a
quella
turba
fanatica
.
Per
il
demonio
,
si
disse
,
questo
è
un
linguaggio
che
ha
del
novo
in
una
bocca
pretina
o
semipretina
,
questo
è
un
Santo
che
ci
va
meglio
degli
altri
,
scusi
la
confidenza
.
E
ci
si
accordò
subito
di
chiederle
un
colloquio
.
Perché
poi
,
se
siamo
un
poco
scettici
e
gaudenti
,
siamo
anche
un
poco
intellettuali
e
certe
verità
religiose
c
'
interessano
.
Io
,
per
esempio
,
sono
forse
per
diventare
un
neo
buddista
.
"
I
suoi
compagni
risero
ed
egli
si
voltò
ad
essi
adirato
.
"
Sì
,
non
sarò
buddista
nella
pratica
ma
il
Buddismo
m
'
interessa
più
del
Cristianesimo
!
"
Qui
successe
un
battibecco
fra
i
tre
per
quest
'
uscita
poco
opportuna
;
e
un
secondo
oratore
,
lungo
,
sottile
,
in
occhiali
,
prese
il
posto
del
primo
.
Costui
parlava
nervoso
,
con
frequenti
scatti
del
capo
e
degli
avambracci
rigidi
.
Il
suo
discorso
fu
questo
.
I
suoi
compagni
e
lui
avevano
discusso
più
volte
intorno
alla
vitalità
del
Cattolicismo
.
Tutti
ammettevano
che
fosse
esausta
e
che
la
morte
seguirebbe
presto
se
non
intervenisse
una
riforma
radicale
.
Alla
possibilità
di
questa
riforma
chi
credeva
e
chi
non
credeva
.
Desideravano
conoscere
l
'
opinione
di
un
cattolico
intelligente
e
moderno
nello
spirito
come
si
era
rivelato
Benedetto
.
Avevano
molte
domande
a
fargli
.
Qui
il
terzo
ambasciatore
della
compagnia
studentesca
giudicò
venuto
il
suo
momento
e
scaraventò
addosso
a
Benedetto
una
tempesta
disordinata
di
quesiti
.
Sarebb
'
egli
stato
disposto
a
farsi
propugnatore
di
una
riforma
della
Chiesa
?
Credeva
nell
'
infallibilità
del
Papa
e
del
Concilio
?
Approvava
il
culto
di
Maria
e
dei
Santi
nella
sua
forma
presente
?
Era
democratico
cristiano
?
Quale
concetto
aveva
di
una
riforma
desiderabile
?
Avevano
veduto
a
Jenne
Giovanni
Selva
.
Benedetto
,
conosceva
i
suoi
libri
?
Approvava
le
sue
idee
?
Gli
piaceva
che
fosse
proibito
ai
cardinali
di
uscire
a
piedi
e
ai
preti
di
andare
in
bicicletta
?
Cosa
pensava
della
Bibbia
e
dell
'
ispirazione
?
Prima
di
rispondere
,
Benedetto
guardò
a
lungo
,
severo
in
viso
,
il
suo
giovine
interlocutore
.
"
Un
medico
"
diss
'
egli
finalmente
"
aveva
fama
di
saper
guarire
tutte
le
malattie
.
Qualcuno
che
non
credeva
nella
medicina
andò
da
lui
per
curiosità
,
per
interrogarlo
sull
'
arte
sua
,
sugli
studî
,
sulle
opinioni
.
Il
medico
lo
lasciò
parlare
lungamente
e
poi
gli
prese
il
polso
,
così
.
"
Benedetto
prese
il
polso
del
primo
che
gli
aveva
parlato
e
proseguì
:
"
Glielo
prese
,
glielo
tenne
un
momento
in
silenzio
,
poi
gli
disse
:
-
Amico
,
voi
soffrite
di
cuore
.
Io
ve
l
'
ho
letto
in
viso
e
ora
sento
battere
il
martello
del
falegname
che
vi
lavora
la
bara
.
"
Il
giovine
dal
polso
prigioniero
non
poté
a
meno
di
batter
le
ciglia
.
"
Non
parlo
per
Lei
"
disse
Benedetto
.
"
Parla
quel
medico
a
quel
tale
che
non
crede
nella
medicina
.
E
continua
:
-
Venite
voi
a
me
per
avere
vita
e
salute
?
Io
vi
darò
l
'
una
e
l
'
altra
.
Non
venite
per
questo
?
Io
non
ho
tempo
per
voi
.
-
Allora
colui
,
che
si
era
sempre
creduto
sano
,
allibbì
e
disse
:
-
Maestro
,
eccomi
nelle
vostre
mani
,
fate
che
io
viva
.
"
I
tre
rimasero
per
un
momento
sbalorditi
.
Quando
accennarono
a
riaversi
e
a
replicare
,
Benedetto
riprese
:
"
Se
tre
ciechi
mi
domandano
la
mia
lampada
di
verità
,
cosa
risponderò
io
?
Risponderò
:
andate
prima
e
preparate
gli
occhi
vostri
ad
essa
perché
se
io
ve
la
dessi
nelle
mani
ora
,
voi
non
ne
avreste
alcun
lume
,
voi
non
potreste
che
guastarla
.
"
"
Non
vorrei
"
disse
lo
studente
lungo
,
smilzo
e
occhialuto
"
che
per
vedere
questa
Sua
lampada
di
verità
si
dovessero
chiudere
le
finestre
alla
luce
del
sole
.
Ma
insomma
capisco
ch
'
Ella
non
voglia
spiegarsi
con
noi
,
che
ci
prenda
per
dei
reporters
.
Oggi
noi
non
abbiamo
o
almeno
io
non
ho
le
disposizioni
che
Lei
desidera
.
Sarò
un
cieco
ma
non
mi
sento
di
domandar
la
luce
al
Papa
e
nemmeno
a
un
Lutero
.
Però
,
se
Lei
viene
a
Roma
,
troverà
dei
giovani
disposti
meglio
di
me
,
meglio
di
noi
.
Venga
,
parli
,
permetta
anche
a
noi
di
udirla
.
Oggi
abbiamo
la
curiosità
,
domani
,
chi
sa
?
potremo
avere
il
desiderio
buono
.
Venga
a
Roma
.
"
"
Mi
dia
il
Suo
nome
"
disse
Benedetto
.
Colui
gli
porse
una
carta
da
visita
.
Si
chiamava
Elia
Viterbo
.
Benedetto
lo
guardò
,
curioso
.
"
Sì
signore
"
diss
'
egli
"
sono
israelita
,
ma
questi
due
battezzati
non
sono
più
cristiani
di
me
.
Del
resto
io
non
ho
nessun
pregiudizio
religioso
.
"
Il
colloquio
era
finito
.
Nell
'
uscire
,
il
più
giovane
dei
tre
,
quello
dalla
gragnuola
di
domande
,
tentò
un
ultimo
assalto
.
"
Ci
dica
almeno
se
i
cattolici
,
secondo
Lei
,
dovrebbero
andare
alle
urne
politiche
?
"
Benedetto
tacque
.
L
'
altro
insistette
:
"
Non
vuoi
rispondere
neppure
a
questo
?
"
Benedetto
sorrise
.
"
Non
expedit
"
diss
'
egli
.
Passi
nell
'
anticamera
;
due
colpettini
leggeri
all
'
uscio
;
entrano
i
Selva
con
Noemi
.
Maria
Selva
entra
prima
e
vedendo
Benedetto
così
vestito
,
non
può
trattenere
un
movimento
di
sdegno
,
di
compianto
e
di
riso
;
arrossisce
,
vorrebbe
dire
una
parola
di
protesta
,
non
la
trova
.
A
Noemi
vengono
le
lagrime
agli
occhi
.
Tutti
e
quattro
tacciono
per
un
momento
e
si
comprendono
.
Poi
Giovanni
mormora
:
Non
fu
dal
vel
del
cuor
giammai
disciolto
e
stringe
la
mano
all
'
uomo
che
nei
suoi
goffi
abiti
gli
pare
augusto
.
"
Sì
ma
Lei
non
deve
portare
questa
roba
!
"
esclamò
Maria
,
meno
mistica
di
suo
marito
.
Benedetto
fece
un
gesto
come
per
dire
"
non
parliamo
di
ciò
!
"
e
guardava
il
maestro
del
suo
Maestro
con
occhi
desiderosi
e
riverenti
.
"
Sa
"
diss
'
egli
"
quanto
Vero
e
quanto
Bene
mi
sono
venuti
da
Lei
?
"
Giovanni
non
sapeva
di
avere
tanto
influito
su
quell
'
uomo
attraverso
don
Clemente
.
Suppose
che
avesse
letto
i
suoi
libri
.
Ne
fu
commosso
e
ringraziò
nel
suo
cuore
Iddio
che
gli
faceva
sentire
con
dolcezza
un
po
'
di
effettivo
bene
operato
in
un
'
anima
.
"
Quanto
sarei
stato
felice
"
ripigliò
Benedetto
"
di
lavorare
nel
Suo
orto
per
vederla
qualche
volta
,
per
udirla
parlare
!
"
Noemi
,
all
'
udir
ricordare
quella
sera
,
si
lasciò
sfuggire
una
esclamazione
sommessa
piena
di
memorie
che
non
si
potevano
dire
.
Giovanni
ne
prese
occasione
per
offrire
a
Benedetto
l
'
ospitalità
,
poiché
don
Clemente
gli
aveva
detto
che
intendeva
lasciare
Jenne
la
sera
stessa
.
Potremmo
partire
insieme
,
quando
piacesse
a
lui
,
dopo
il
colloquio
ch
'
egli
avrebbe
concesso
a
sua
cognata
.
Noemi
,
pallida
,
fissò
Benedetto
per
la
prima
volta
,
aspettando
la
sua
risposta
.
"
La
ringrazio
"
diss
'
egli
,
dopo
avere
pensato
un
poco
.
"
Se
busserò
alla
Sua
porta
Ella
mi
aprirà
.
Ora
non
Le
posso
dire
altro
.
"
Giovanni
fece
atto
di
ritirarsi
con
sua
moglie
.
Benedetto
li
pregò
di
restare
.
Certo
la
signorina
non
aveva
segreti
per
loro
;
almeno
per
sua
sorella
se
non
per
il
cognato
.
Anche
questo
coperto
invito
a
Maria
cadde
perché
Noemi
osservò
,
imbarazzata
,
che
non
si
trattava
di
segreti
suoi
.
I
Selva
si
ritirarono
.
Benedetto
rimase
in
piedi
e
non
disse
a
Noemi
di
sedere
.
Egli
sapeva
di
avere
a
fronte
l
'
amica
di
Jeanne
,
presentiva
il
discorso
che
verrebbe
,
un
messaggio
di
Jeanne
.
"
Signorina
"
diss
'
egli
.
Il
modo
non
fu
scortese
ma
significò
chiaramente
:
"
quanto
più
presto
,
tanto
meglio
.
"
Noemi
intese
.
Qualunque
altro
l
'
avrebbe
offesa
.
Benedetto
,
no
.
Con
lui
si
sentiva
umile
.
"
Ho
l
'
incarico
"
diss
'
egli
"
di
domandarle
se
sa
niente
di
una
persona
ch
'
Ella
deve
avere
conosciuto
molto
.
Anche
molto
amato
,
credo
.
Il
nome
,
io
non
so
se
lo
pronuncio
bene
perché
non
sono
italiana
,
è
don
Giuseppe
Flores
.
"
Benedetto
trasalì
.
Non
si
aspettava
questo
.
"
No
"
esclamò
ansioso
.
"
Non
so
niente
!
"
Noemi
lo
guardò
un
momento
in
silenzio
.
Avrebbe
voluto
,
prima
di
parlare
,
domandargli
perdono
del
dolore
che
gli
avrebbe
recato
.
Disse
a
bassa
voce
,
mestamente
:
"
Mi
è
stato
scritto
di
apprenderle
che
non
è
più
di
questa
vita
.
"
Benedetto
piegò
il
viso
,
se
lo
nascose
fra
le
mani
.
Don
Giuseppe
,
caro
don
Giuseppe
,
cara
grande
anima
pura
,
cara
fronte
luminosa
,
cari
occhi
pieni
di
Dio
,
cara
voce
buona
!
Pianse
dolcemente
due
lagrime
,
due
sole
lagrime
che
Noemi
non
vide
,
si
udì
dentro
la
voce
di
don
Giuseppe
che
gli
diceva
:
non
senti
che
sono
qui
,
che
sono
con
te
,
che
sono
nel
tuo
cuore
?
Noemi
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
mormorò
:
"
Mi
perdoni
.
Vorrei
non
averle
dovuto
recare
un
dolore
così
grande
.
"
Benedetto
si
scoperse
il
viso
.
"
Dolore
e
non
dolore
"
diss
'
egli
.
Noemi
tacque
,
riverente
.
Benedetto
le
domandò
se
sapesse
quando
quella
persona
fosse
morta
.
Verso
la
fine
di
aprile
,
credeva
Noemi
.
Ella
era
allora
fuori
d
'
Italia
.
Era
nel
Belgio
,
a
Bruges
,
con
un
'
amica
sua
alla
quale
era
stata
scritta
la
notizia
.
Per
quanto
ne
aveva
udito
dall
'
amica
,
quella
persona
,
Noemi
non
ne
ripeté
il
nome
per
un
delicato
riguardo
,
aveva
fatto
una
morte
santa
.
Le
sue
carte
,
ella
era
incaricata
di
riferire
anche
questo
,
erano
state
affidate
al
Vescovo
della
città
.
Benedetto
fece
un
gesto
di
approvazione
che
poteva
servire
anche
per
chiusa
del
colloquio
.
Noemi
non
si
mosse
.
"
Non
ho
ancora
finito
"
diss
'
ella
.
E
soggiunse
subito
:
"
Ho
un
'
amica
cattolica
...
io
non
sono
cattolica
,
sono
protestante
...
che
ha
perduta
la
fede
in
Dio
.
Le
hanno
consigliato
di
dedicarsi
a
opere
di
carità
.
Vive
con
un
fratello
contrarissimo
a
qualunque
religione
.
Questa
novità
che
sua
sorella
si
occupi
di
beneficenza
,
che
si
metta
in
relazione
con
gente
dedita
alle
opere
buone
per
principio
religioso
,
gli
è
spiacente
.
Adesso
è
ammalato
,
s
'
irrita
,
si
esalta
,
inveisce
contro
le
bigotte
del
Bene
,
non
vuole
che
sua
sorella
si
occupi
di
visitare
poveri
,
né
di
proteggere
ragazze
,
né
di
raccogliere
bambini
abbandonati
.
Dice
che
tutto
questo
è
clericalismo
,
è
utopia
,
che
il
mondo
va
come
vuole
andare
,
che
si
deve
lasciarlo
andare
e
che
con
questo
mescolarsi
alle
classi
inferiori
non
si
fa
che
metter
loro
in
testa
delle
idee
false
e
pericolose
.
Ora
è
stato
detto
alla
mia
amica
che
deve
o
mentire
a
suo
fratello
facendo
di
nascosto
ciò
che
prima
faceva
in
palese
,
o
separarsi
da
lui
.
Essa
ha
tanto
bisogno
di
un
consiglio
sicuro
!
Mi
scrive
di
domandarlo
a
Lei
.
Ha
letto
nei
giornali
ch
'
Ella
consiglia
qui
tanta
gente
di
queste
montagne
,
spera
che
non
rifiuterà
.
"
"
Poiché
suo
fratello
"
rispose
Benedetto
"
è
ammalato
di
corpo
e
anche
di
spirito
,
non
le
si
offre
il
Bene
nella
sua
casa
stessa
?
Diventerà
una
cattiva
sorella
per
arrivare
a
conoscere
Iddio
?
Interrompa
le
sue
opere
,
si
dedichi
a
suo
fratello
,
lo
curi
come
del
male
del
corpo
così
del
male
dello
spirito
,
con
tutto
l
'
amore
che
...
"
Stava
per
dire
"
che
gli
porta
"
si
corresse
per
non
ammettere
così
espressamente
che
conosceva
la
persona
,
"
...
con
tutto
l
'
amore
di
cui
è
capace
,
gli
si
faccia
preziosa
,
lo
vinca
poco
a
poco
,
senza
prediche
,
solo
colla
bontà
.
Farà
tanto
bene
anche
a
lei
di
cercar
d
'
incarnare
in
sé
la
bontà
stessa
,
la
bontà
attiva
,
instancabile
,
paziente
e
prudente
.
E
lo
vincerà
,
lo
persuaderà
,
poco
a
poco
,
senza
discorsi
,
che
tutto
quello
che
fa
lei
è
ben
fatto
.
Allora
potrà
riprendere
le
sue
opere
e
le
potrà
riprendere
anche
da
sola
.
E
vi
riuscirà
meglio
.
Adesso
le
fa
per
un
consiglio
avuto
,
forse
non
vi
riesce
tanto
bene
.
Allora
le
farà
per
quest
'
abitudine
del
Bene
acquistata
con
suo
fratello
,
vi
riuscirà
meglio
.
"
"
Grazie
"
disse
Noemi
.
"
Grazie
per
l
'
amica
mia
e
anche
per
me
,
perché
mi
piace
tanto
questo
che
ha
detto
.
E
posso
io
ripetere
i
suoi
consigli
,
il
Suo
incoraggiamento
in
Suo
nome
?
"
La
domanda
pareva
superflua
poiché
incoraggiamento
e
consigli
erano
chiesti
proprio
a
Benedetto
,
proprio
per
incarico
dell
'
amica
.
Ma
Benedetto
si
turbò
.
Era
un
esplicito
messaggio
che
Noemi
gli
chiedeva
per
Jeanne
.
"
Chi
son
io
?
"
diss
'
egli
.
"
Che
autorità
posso
avere
?
Le
dica
che
pregherò
.
"
Noemi
tremò
nel
suo
interno
.
Sarebbe
stato
tanto
facile
,
ora
,
parlargli
di
religione
!
E
non
osava
.
Ah
perdere
una
occasione
simile
!
No
,
bisognava
parlare
ma
non
poteva
mica
pensare
per
un
quarto
d
'
ora
a
quello
che
direbbe
.
Disse
la
prima
cosa
che
le
venne
in
mente
.
"
Scusi
,
poiché
dice
di
pregare
;
vorrei
tanto
sapere
se
Lei
proprio
le
approva
tutte
,
le
idee
religiose
di
mio
cognato
?
"
Appena
proferita
la
domanda
,
le
parve
tanto
impertinente
,
tanto
goffa
,
da
vergognarne
.
E
si
affrettò
a
soggiungere
sentendo
di
dir
cosa
ancora
più
sciocca
e
dicendola
irresistibilmente
:
"
Perché
mio
cognato
è
cattolico
,
io
sono
protestante
e
vorrei
regolarmi
.
"
"
Signorina
"
rispose
Benedetto
"
verrà
giorno
in
cui
tutti
adoreranno
il
Padre
in
ispirito
e
verità
,
sulle
cime
;
oggi
è
ancora
il
tempo
di
adorarlo
nelle
ombre
e
nelle
figure
,
in
fondo
alle
valli
.
Molti
possono
salire
,
quale
più
,
quale
meno
,
verso
lo
spirito
e
la
verità
;
molti
non
possono
.
Vi
hanno
piante
che
oltre
una
certa
zona
non
fruttificano
e
,
portate
ancora
più
su
,
muoiono
.
Sarebbe
follia
di
toglierle
al
loro
clima
.
Io
non
La
conosco
,
non
posso
dirle
se
le
idee
religiose
di
suo
cognato
possano
,
portate
in
Lei
così
,
senza
preparazione
,
dare
un
frutto
buono
.
Le
dico
però
di
studiare
molto
molto
il
cattolicismo
con
l
'
aiuto
di
suo
cognato
,
perché
non
vi
è
un
solo
protestante
convinto
che
lo
conosca
bene
.
"
"
Lei
non
verrà
a
Subiaco
?
"
chiese
Noemi
timidamente
.
Qualche
nascosta
malinconia
salì
nella
sua
voce
che
fece
salir
nel
cuore
a
Benedetto
un
senso
di
dolore
dolce
,
tosto
fatto
sgomento
,
tanto
era
nuovo
.
"
No
"
diss
'
egli
"
non
credo
.
"
Noemi
volle
e
non
volle
dire
che
n
'
era
dolente
,
pronunciò
alcune
parole
confuse
.
Si
udì
gente
nell
'
anticamera
.
Noemi
piegò
il
viso
,
Benedetto
pure
;
e
il
colloquio
si
sciolse
senz
'
altro
saluto
.
Anche
la
duchessa
volle
parlare
a
Benedetto
.
Portò
con
sé
compagni
e
compagne
.
Non
più
giovine
ma
galante
ancora
,
mezzo
superstiziosa
e
mezzo
scettica
,
egoista
e
non
senza
cuore
,
voleva
bene
alla
figliuola
tisica
di
un
suo
vecchio
cocchiere
.
Udito
parlare
del
Santo
di
Jenne
e
de
'
suoi
miracoli
,
aveva
combinata
la
gita
,
un
po
'
per
divertimento
,
un
po
'
per
curiosità
,
per
vedere
se
fosse
il
caso
di
far
venire
il
Santo
a
Roma
o
di
mandargli
la
ragazza
.
Cugina
di
un
cardinale
,
aveva
conosciuto
presso
di
lui
uno
dei
preti
che
villeggiavano
a
Jenne
.
Ora
colui
,
incontratala
,
le
aveva
già
parlato
a
modo
suo
del
Santo
e
annunciato
il
crollo
della
sua
riputazione
.
Però
siccome
la
duchessa
non
si
fidava
di
nessun
prete
ed
era
curiosa
di
conoscere
un
uomo
cui
si
attribuiva
un
passato
romanzesco
,
e
la
stessa
curiosità
avevano
i
suoi
compagni
,
una
compagna
in
particolare
,
si
risolse
di
avvicinarlo
a
ogni
modo
.
Era
venuta
con
lei
una
vecchia
nobildonna
inglese
,
famosa
per
la
sua
ricchezza
,
per
le
sue
toilettes
bizzarre
,
per
il
suo
misticismo
teosofico
e
cristiano
,
innamorata
metafisicamente
del
Papa
e
anche
della
duchessa
che
ne
rideva
con
i
suoi
amici
.
I
quali
amici
,
nel
vedere
Benedetto
in
quell
'
arnese
,
si
scambiarono
occhiate
e
sorrisi
che
per
poco
non
diventarono
sghignazzamenti
quando
la
vecchia
inglese
,
prevenendo
tutti
,
prese
la
parola
.
Disse
,
in
un
cattivo
francese
,
che
sapeva
di
parlare
a
una
persona
colta
:
che
lei
,
con
amici
e
amiche
di
ogni
nazione
,
lavorava
per
riunire
tutte
le
Chiese
cristiane
sotto
il
Papa
,
riformando
il
cattolicismo
in
alcune
parti
troppo
assurde
che
nessuno
nel
suo
cuore
credeva
più
buone
a
niente
,
come
il
celibato
ecclesiastico
e
il
dogma
dell
'
inferno
;
che
avevano
bisogno
,
per
fare
questo
,
di
un
Santo
;
che
questo
Santo
sarebbe
lui
perché
uno
spirito
-
ella
non
era
spiritista
ma
un
'
amica
sua
lo
era
-
anzi
proprio
lo
spirito
della
contessa
Blawatzky
aveva
rivelato
questo
;
ch
'
era
perciò
necessaria
la
sua
venuta
a
Roma
e
che
a
Roma
egli
avrebbe
potuto
con
i
suoi
doni
di
santità
rendere
servigio
anche
alla
duchessa
di
Civitella
,
ivi
presente
.
Finì
il
suo
discorso
così
:
"
Nous
vous
attendons
absolument
,
monsieur
!
Quittez
ce
vilain
trou
!
Quittez
-
le
bientôt
!
Bientôt
!
"
Benedetto
,
girato
rapidamente
lo
sguardo
severo
per
la
cerchia
delle
facce
sardoniche
o
stolide
,
dall
'
occhialetto
della
duchessa
alla
caramella
del
giornalista
,
rispose
:
"
A
l
'
instant
,
madame
!
"
E
uscì
della
camera
.
Uscì
della
camera
e
della
casa
,
attraversò
la
piazza
camminando
male
negli
abiti
disadatti
,
prese
la
via
della
costa
senza
guardare
né
a
destra
né
a
sinistra
,
portato
dallo
spirito
più
che
dalle
forze
affievolite
del
corpo
,
pensando
passar
la
notte
sotto
qualche
albero
e
l
'
indomani
portarsi
a
Subiaco
e
di
là
,
con
l
'
aiuto
di
don
Clemente
,
a
Tivoli
dove
conosceva
un
buon
vecchio
prete
solito
venire
di
tanto
in
tanto
a
Santa
Scolastica
.
All
'
ospitalità
dei
Selva
,
che
gli
sarebbe
stata
cara
,
non
pensava
più
.
Il
suo
cuore
era
puro
e
in
pace
ma
egli
non
poteva
dimenticare
che
la
voce
soave
di
quella
signorina
straniera
e
l
'
accento
mesto
col
quale
aveva
detto
:
"
Lei
non
verrà
a
Subiaco
?
"
gli
avevano
risuonato
dentro
in
un
modo
strano
,
che
un
minuto
secondo
era
bastato
perché
gli
balenasse
in
mente
questo
pensiero
:
"
se
Jeanne
fosse
stata
così
non
mi
sarei
sciolto
.
"
Avevano
ragione
i
mistici
:
penitenza
e
digiuno
non
valgono
.
A
ogni
modo
tutto
era
oramai
dileguato
.
Restava
solamente
l
'
umile
sentimento
di
una
fralezza
essenzialmente
umana
che
,
uscita
vittoriosa
da
prove
difficili
,
può
ricomparire
improvvisamente
ed
essere
vinta
da
un
soffio
.
Il
paesello
era
deserto
.
La
gente
di
Trevi
,
di
Filettino
,
di
Vallepietra
,
cessato
il
temporale
,
era
partita
commentando
i
fatti
della
mattina
,
la
guarigione
dubbia
,
la
guarigione
fallita
,
i
moniti
seminati
alacremente
da
seconde
mani
contro
il
seduttore
del
popolo
,
il
falso
cattolico
.
All
'
uscita
del
villaggio
Benedetto
fu
veduto
da
due
o
tre
donne
di
Jenne
.
L
'
abito
laico
le
fece
allibire
,
lo
credettero
scomunicato
,
lo
lasciarono
passare
in
silenzio
.
Pochi
passi
più
in
là
fu
raggiunto
da
qualcuno
che
correva
.
Era
un
giovinetto
magro
,
biondo
,
dagli
occhi
azzurri
,
intelligentissimi
.
"
Lei
va
a
Roma
,
signore
Maironi
?
"
diss
'
egli
.
"
La
prego
di
non
chiamarmi
così
"
rispose
Benedetto
,
spiacente
di
apprendere
che
il
suo
nome
,
chi
sa
in
qual
modo
,
si
era
divulgato
.
"
Non
so
se
vado
a
Roma
.
"
"
Io
La
seguo
"
disse
il
giovine
,
impetuoso
.
"
Mi
segue
?
Perché
mi
segue
?
"
Il
giovine
gli
prese
,
per
tutta
risposta
,
una
mano
,
se
la
recò
alle
labbra
malgrado
la
resistenza
e
le
proteste
di
Benedetto
.
"
Perché
?
"
diss
'
egli
.
"
Perché
ho
il
disgusto
del
mondo
e
non
trovavo
Dio
e
oggi
mi
pare
,
per
Lei
,
di
essere
nato
alla
gioia
.
Permetta
,
permetta
che
La
segua
!
"
"
Caro
"
rispose
Benedetto
,
commosso
,
"
non
so
neppur
io
dove
andrò
.
"
Il
giovinetto
lo
supplicò
di
dirgli
almeno
quando
avrebbe
potuto
rivederlo
,
e
siccome
Benedetto
non
sapeva
veramente
come
rispondergli
,
esclamò
:
"
Oh
La
vedrò
a
Roma
!
Lei
andrà
a
Roma
,
certo
!
"
Benedetto
sorrise
.
"
A
Roma
?
E
dove
trovarmi
,
a
Roma
,
se
ci
vado
?
"
Quegli
rispose
che
sicuramente
a
Roma
si
parlerebbe
di
lui
,
che
tutti
saprebbero
dove
trovarlo
.
"
Se
Dio
vorrà
!
"
disse
Benedetto
con
un
affettuoso
cenno
di
saluto
.
Il
giovinetto
gentile
lo
trattenne
un
momento
per
la
mano
.
"
Sono
lombardo
anch
'
io
"
diss
'
egli
.
"
Sono
Alberti
,
di
Milano
.
Si
ricordi
di
me
!
"
E
seguì
Benedetto
con
lo
sguardo
intenso
finché
,
a
una
svolta
della
mulattiera
,
disparve
.
Alla
vista
della
croce
dalle
grandi
braccia
,
sull
'
orlo
della
discesa
,
Benedetto
ebbe
un
improvviso
sussulto
di
commozione
,
dovette
arrestarsi
.
Quando
si
rimise
in
cammino
fu
preso
da
vertigini
.
Fece
pochi
passi
ancora
,
barcollando
,
fuori
della
via
per
togliersi
dal
passaggio
della
gente
e
si
lasciò
cadere
sull
'
erba
in
un
grembo
del
prato
.
Allora
,
chiusi
gli
occhi
,
sentì
che
non
era
un
malessere
passaggero
,
ch
'
era
qualche
cosa
di
più
grave
.
Non
smarrì
del
tutto
la
conoscenza
,
smarrì
l
'
udito
,
il
tatto
,
la
memoria
,
la
nozione
del
tempo
.
Al
primo
riaversi
,
la
sensazione
,
ai
dorsi
delle
mani
,
del
panno
grosso
,
diverso
da
quello
della
solita
sua
veste
,
gli
mise
una
curiosità
non
tormentosa
,
quasi
divertente
,
circa
l
'
identità
propria
.
Si
andò
tastando
il
petto
,
i
bottoni
,
gli
occhielli
,
senza
capire
.
Pensò
.
Un
ragazzo
di
Jenne
che
gli
passò
vicino
sul
prato
,
corse
a
Jenne
,
raccontò
ansante
che
il
Santo
giaceva
morto
sull
'
erba
,
presso
la
croce
.
Benedetto
pensò
con
quell
'
ombra
di
ragione
oscura
che
ci
governa
nel
sogno
e
al
primo
svegliarci
.
Non
erano
i
panni
suoi
,
erano
i
panni
di
Piero
Maironi
.
Egli
era
Piero
Maironi
ancora
.
Ne
fu
sgomentato
e
rinvenne
del
tutto
.
Si
levò
a
sedere
,
si
mirò
la
persona
,
girò
lo
sguardo
intorno
,
per
il
prato
,
per
i
monti
velati
dalle
ombre
della
sera
.
Alla
vista
della
grande
croce
la
sua
mente
si
ricompose
.
Si
sentiva
male
,
male
assai
.
Cercò
di
rimettersi
in
piedi
e
vi
riuscì
a
fatica
.
Si
avviò
verso
la
mulattiera
domandandosi
che
potrebbe
fare
in
quello
stato
.
Vide
qualcuno
venir
frettoloso
per
la
mulattiera
,
da
Jenne
,
fermarglisi
in
faccia
;
udì
esclamare
:
"
Dio
,
è
Lei
!
"
riconobbe
la
voce
della
donna
che
gli
aveva
parlato
con
tanta
passione
fra
i
tuoni
e
i
lampi
.
Ella
sola
,
di
tanti
che
avevano
udito
a
Jenne
il
racconto
del
ragazzo
,
era
venuta
.
Gli
altri
non
avevano
creduto
o
non
avevano
voluto
credere
.
Era
venuta
correndo
,
folle
di
angoscia
.
Ora
si
era
fermata
di
botto
,
a
due
passi
da
lui
,
incapace
di
proferir
parola
.
Egli
non
sospettò
che
fosse
venuta
per
lui
,
le
diede
la
buona
sera
e
passò
.
Ella
non
gli
ricambiò
il
saluto
,
affannata
,
dopo
la
prima
gioia
,
di
vederlo
camminare
male
,
non
osando
seguirlo
.
Lo
vide
fermarsi
con
un
uomo
a
cavallo
che
saliva
,
parlargli
;
fece
un
balzo
avanti
per
udire
.
L
'
uomo
era
un
mulattiere
mandato
dai
Selva
in
cerca
di
Benedetto
.
I
Selva
erano
partiti
da
Jenne
poco
dopo
quest
'
ultimo
,
con
due
muli
per
le
signore
,
credendo
raggiungerlo
sulla
costa
.
Giunti
all
'
Aniene
senza
veder
nessuno
,
avevano
interrogato
un
viandante
che
veniva
da
Subiaco
.
Colui
non
seppe
darne
notizia
.
Noemi
che
doveva
prendere
l
'
ultimo
treno
per
Tivoli
,
era
partita
con
Giovanni
,
nascondendo
il
suo
rammarico
;
il
mulattiere
era
stato
rimandato
a
Jenne
per
cercarvi
di
Benedetto
e
anche
per
riportarne
un
ombrellino
dimenticato
all
'
osteria
;
Maria
era
rimasta
ad
aspettarlo
sulle
ghiaie
dell
'
Infernillo
.
La
giovine
maestra
udì
Benedetto
domandare
al
mulattiere
,
per
carità
,
che
gli
portasse
da
Jenne
un
po
'
d
'
acqua
.
I
due
si
parlarono
ancora
ma
lei
non
attese
altro
,
scomparve
.
Benedetto
aveva
accettato
,
dopo
una
breve
conversazione
col
mulattiere
,
di
raggiungere
,
a
cavallo
,
la
signora
Selva
.
Rimasto
solo
,
sedette
sotto
la
croce
aspettando
il
ritorno
del
mulattiere
con
l
'
acqua
e
con
l
'
ombrello
.
La
luna
falcata
si
veniva
dorando
nel
cielo
chiaro
sopra
i
monti
di
Arcinazzo
;
la
sera
era
senza
vento
,
tepida
.
Benedetto
si
sentiva
le
tempie
pulsare
e
ardere
,
celere
e
breve
il
respiro
.
Dolore
non
sentiva
;
e
l
'
erba
odorante
del
prato
,
gli
alberi
sparsi
,
le
grandi
montagne
ombrose
,
tutto
gli
era
vivo
,
tutto
gli
era
pio
,
tutto
gli
era
dolce
di
un
mistero
di
amore
orante
che
inclinava
la
stessa
falce
della
luna
verso
le
cime
placide
nel
cielo
di
opale
.
Don
Giuseppe
Flores
gli
diceva
nel
cuore
che
sarebbe
soave
di
morire
così
col
giorno
,
pregando
insieme
alle
cose
innocenti
.
Passi
frettolosi
,
dalla
parte
di
Jenne
.
Si
fermarono
un
po
'
discosto
.
Una
bambina
si
avanza
verso
Benedetto
,
gli
porge
timidamente
una
bottiglia
d
'
acqua
e
un
bicchiere
,
fugge
indietro
.
Benedetto
,
meravigliato
,
la
richiama
;
ella
viene
lenta
,
vergognosa
.
Richiesta
del
suo
nome
,
tace
;
dei
suoi
genitori
,
tace
.
Una
voce
dice
:
"
È
la
bambina
dell
'oste."
Benedetto
riconosce
la
voce
e
,
al
fioco
lume
della
luna
,
la
persona
silenziosa
rimasta
indietro
per
lo
stesso
squisito
sentimento
che
le
ha
fatto
prender
con
sé
la
bambina
.
"
Grazie
"
diss
'
egli
.
Ella
si
appressò
un
poco
,
tenendo
la
bambina
per
mano
,
sussurrò
:
"
Sa
che
i
preti
hanno
parlato
colla
madre
del
morto
?
Sa
che
ora
questa
donna
accusa
Lei
di
averlo
fatto
morire
?
"
Benedetto
rispose
con
qualche
severità
nella
voce
:
"
Perché
mi
dice
questo
?
"
Ella
conobbe
di
avergli
fatto
dispiacere
accusando
alla
sua
volta
,
esclamò
desolata
:
"
Oh
mi
perdoni
!
"
E
riprese
:
"
Posso
farle
una
domanda
?
"
"Dica."
"
Ritornerà
mai
a
Jenne
?
"
"No."
La
donna
tacque
.
Si
udirono
venire
,
da
lontano
,
il
mulattiere
e
il
suo
mulo
.
Ella
disse
,
a
voce
più
bassa
:
"
Per
pietà
,
una
domanda
ancora
.
Come
si
figura
Lei
l
'
altra
vita
?
Crede
che
uno
possa
ritrovare
le
persone
conosciute
in
questa
?
"
Se
il
lume
della
luna
non
fosse
stato
così
fioco
,
Benedetto
avrebbe
vedute
due
grosse
lagrime
rigar
il
viso
della
giovine
.
"
Credo
"
rispose
gravemente
"
che
fino
alla
morte
del
nostro
pianeta
l
'
altra
vita
sarà
per
noi
un
grande
continuo
lavoro
sopra
di
esso
e
che
tutte
le
intelligenze
aspiranti
alla
Verità
e
all
'
Unità
vi
si
ritroveranno
insieme
all
'opera."
Le
scarpe
ferrate
del
mulattiere
suonano
vicine
sui
ciottoli
.
La
donna
dice
:
"Addio."
Stavolta
le
lagrime
suonano
anche
nella
voce
.
Benedetto
le
risponde
:
"
A
Dio
.
"
Egli
scende
sul
mulo
,
ardendo
di
febbre
,
nelle
ombre
della
valle
.
Andrà
dunque
a
casa
Selva
.
Sa
,
lo
ha
saputo
dal
mulattiere
,
che
non
troverà
Noemi
,
ma
questo
gli
è
indifferente
,
non
la
teme
,
neppure
ricorda
quel
momento
di
lieve
emozione
.
Un
altro
pensiero
si
agita
,
infiammato
dalla
febbre
,
nell
'
anima
sua
.
Vi
turbinano
parole
di
don
Clemente
,
parole
di
quel
giovine
Alberti
,
parole
della
vecchia
dama
inglese
,
vi
lampeggiano
dentro
immagini
rotte
della
Visione
.
A
casa
Selva
,
sì
,
ma
per
poco
!
Egli
scende
e
la
gran
voce
dell
'
Aniene
gli
rugge
in
profondo
,
più
e
più
forte
:
"
Roma
,
Roma
,
Roma
.
"
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
SESTO
.
Tre
lettere
.
Jeanne
a
Noemi
.
Vena
di
Fonte
Alta
,
4
luglio
...
Perdonami
se
ti
scrivo
colla
matita
.
Ho
riletto
la
tua
lettera
qui
,
a
mezz
'
ora
dall
'
albergo
,
seduta
sull
'
orlo
di
una
vasca
dove
le
mandre
vengono
ad
abbeverarsi
.
L
'
acqua
piccola
che
vi
cade
da
un
canaletto
di
legno
mi
ricorda
con
la
sua
voce
tenera
qualche
cosa
che
mi
fa
dolere
il
cuore
:
una
passeggiata
con
lui
per
i
prati
e
i
boschi
,
nella
nebbia
,
una
sosta
presso
questa
fonte
,
parole
dolorose
,
qualche
lagrima
,
una
cosa
scritta
nell
'
acqua
,
un
momento
felice
,
l
'
ultimo
.
È
stato
un
grande
sacrificio
che
ho
fatto
a
Carlino
di
ritornare
a
Vena
dopo
tre
anni
.
Gli
ho
sempre
voluto
bene
ma
il
messaggio
di
Jenne
mi
farebbe
affrontare
per
lui
ben
altri
sacrifici
che
questo
,
e
lietamente
,
e
sapendo
di
averne
perduto
tutto
il
merito
.
Non
sono
contenta
della
tua
lettera
,
te
ne
dirò
il
perché
;
non
però
adesso
.
Qui
scrivo
troppo
male
e
ora
scende
il
nebbione
dai
prati
alti
sopra
la
fonte
,
soffia
una
tramontana
fredda
.
Debbo
curare
la
mia
salute
per
Carlino
.
Anche
questo
è
un
sacrificio
perché
odio
la
mia
salute
!
Più
tardi
.
Noemi
,
non
potresti
far
sì
che
il
mezzo
foglietto
di
carta
qui
unito
,
scritto
a
matita
,
gli
cadesse
sotto
gli
occhi
?
Tu
esiti
a
dirgli
come
l
'
obbedisco
;
non
potresti
almeno
aiutarmi
a
farglielo
sapere
così
?
Non
sono
contenta
delle
tue
lettere
sopra
tutto
perché
sono
troppo
corte
.
Tu
sai
quanto
io
sia
insaziabile
di
udire
di
lui
,
egli
è
ospite
della
casa
dove
lo
sei
anche
tu
,
a
Subiaco
non
devi
assolutamente
saper
che
fare
,
e
te
la
sbrighi
in
due
parole
!
-
Sta
meglio
.
-
Legge
molto
.
-
Ha
lavorato
nell
'
orto
.
-
Forse
passerà
l
'
estate
con
noi
.
-
Scrive
.
-
E
non
hai
ancora
saputo
dirmi
che
male
veramente
abbia
,
cosa
legga
,
dove
andrà
se
non
passa
l
'
estate
con
voi
,
se
scrive
lettere
o
libri
,
e
di
cosa
parlate
fra
voi
;
perché
è
impossibile
che
non
parliate
insieme
qualche
volta
.
Non
ripetermi
la
tua
scusa
che
quanto
meno
mi
si
parla
di
lui
,
tanto
meglio
è
per
me
.
È
una
scusa
comoda
che
hai
trovato
ma
è
sciocca
;
perché
,
mi
si
parli
o
non
mi
si
parli
,
è
la
stessa
cosa
.
La
mia
speranza
è
ben
morta
.
Non
rinasce
.
Dunque
scrivi
a
lungo
.
Sono
certa
ch
'
egli
ti
vuole
convertire
,
che
avete
insieme
delle
conversazioni
intime
e
che
mi
parli
poco
di
lui
per
questo
.
Sarebbe
una
piccola
gloria
,
sai
,
di
convertire
te
perché
in
religione
tu
sei
una
sentimentale
,
non
hai
la
visione
chiara
,
fredda
e
sicura
della
verità
che
ho
pur
troppo
io
senz
'
avere
studiato
e
che
tanto
non
vorrei
avere
.
Quando
pensi
di
ritornare
nel
Belgio
?
I
tuoi
interessi
non
ti
richiamano
lassù
?
Mi
hai
parlato
una
volta
di
un
tuo
agente
che
non
t
'
ispirava
molta
fiducia
.
Pare
che
in
agosto
viaggeremo
.
Almeno
così
dice
ora
Carlino
che
poi
cambia
facilmente
assai
.
Mi
piacerebbe
vedere
l
'
Olanda
in
settembre
,
con
te
.
Addio
.
Dunque
scrivi
.
S
'
egli
legge
molto
potresti
farti
prestare
un
libro
da
lui
e
lasciarvi
dentro
il
mezzo
foglietto
per
segno
.
Insomma
,
trova
!
O
questo
o
altro
;
sei
donna
.
Trova
,
se
pure
mi
vuoi
bene
.
Penso
del
resto
che
non
me
ne
vuoi
più
niente
.
È
così
,
di
'
la
verità
.
Invece
qui
all
'
albergo
c
'
è
una
signora
innamorata
di
me
.
Ridi
pure
,
è
proprio
vero
.
Vive
a
Roma
.
Suo
marito
è
sottosegretario
di
Stato
.
Vuole
a
ogni
costo
che
io
passi
l
'
inverno
venturo
a
Roma
.
Dipenderà
da
Carlino
.
La
signora
lo
assedia
ed
egli
si
lascia
assediare
,
né
ben
resiste
né
ben
capitola
.
Addio
,
scrivi
,
scrivi
e
scrivi
.
Noemi
a
Jeanne
(
dal
francese
)
.
Subiaco
,
8
luglio
...
Ho
fatto
meglio
.
Mio
cognato
gli
disse
a
memoria
,
in
presenza
mia
,
un
passo
latino
che
lo
colpì
,
un
passo
su
certi
monaci
del
tempo
antico
,
prima
di
Cristo
.
Egli
pregò
Giovanni
di
scriverglielo
.
Eravamo
nell
'
uliveto
sopra
la
villetta
,
seduti
sull
'
erba
.
Io
porsi
prontamente
a
Giovanni
una
matita
e
il
mezzo
foglietto
,
presentandogliene
il
lato
bianco
.
Egli
scrisse
e
Maironi
prese
il
mezzo
biglietto
,
vi
lesse
il
passo
latino
,
se
lo
pose
in
tasca
senza
guardare
l
'
altra
facciata
.
È
stato
un
vero
tradimento
e
ho
tradito
per
amor
tuo
.
Dubiterai
ancora
di
me
?
Cosa
ti
potrei
dire
della
sua
malattia
più
che
non
ti
abbia
già
detto
?
Per
due
settimane
,
circa
,
gli
è
stata
addosso
la
febbre
.
Un
giorno
il
medico
diceva
ch
'
era
tifoide
,
un
giorno
diceva
che
non
era
.
Cessò
ma
le
forze
non
sono
ancora
interamente
ritornate
,
la
magrezza
è
grande
,
pare
che
qualche
disordine
interno
persista
,
il
medico
è
rigoroso
riguardo
alla
qualità
dei
cibi
,
egli
ha
rinunciato
al
suo
regime
,
prende
carni
e
anche
un
po
'
di
vino
.
È
venuto
ieri
da
Roma
a
trovare
Giovanni
un
suo
amico
,
un
professore
famoso
,
il
professore
Mayda
.
Giovanni
lo
ha
pregato
di
vedere
Maironi
,
di
consigliare
qualche
cosa
.
Ha
consigliato
una
cura
di
acque
che
Maironi
certamente
non
prenderà
.
Mi
pare
di
conoscerlo
abbastanza
per
poterlo
dire
.
Da
otto
giorni
in
qua
ha
migliorato
sensibilmente
,
del
resto
.
Lavora
nell
'
orto
qualche
poco
la
mattina
e
qualche
poco
la
sera
.
Stamani
si
è
levato
per
tempissimo
e
non
gli
è
venuto
in
mente
di
lavare
la
scala
?
Maria
rimproverò
ieri
la
sua
vecchia
fantesca
perché
la
scala
non
era
pulita
.
Questa
vecchia
,
che
dorme
a
Subiaco
,
quando
venne
alle
sette
trovò
il
lavoro
fatto
da
Maironi
.
Mia
sorella
e
mio
cognato
lo
rimproverarono
,
quest
'
ultimo
quasi
aspramente
,
forse
perché
è
tanto
diverso
da
Maironi
e
non
gli
verrebbe
in
mente
di
pigliare
la
granata
neppure
se
si
trovasse
dentro
una
nuvola
di
ragnatele
.
Cosa
Maironi
legge
?
A
me
di
letture
sue
non
parlò
che
una
volta
e
per
breve
tempo
,
come
ti
dirò
.
Ti
ho
scritto
che
forse
passerà
l
'
estate
con
noi
,
perché
so
che
Maria
e
Giovanni
lo
desiderano
.
Il
mio
presentimento
è
che
ora
non
resterà
e
che
andrà
a
Roma
.
Però
è
una
mia
idea
,
niente
di
più
,
non
ne
so
niente
.
Quanto
a
volermi
convertire
,
io
non
so
se
la
cosa
sia
facile
né
se
Maironi
ci
pensi
.
Bada
,
io
lo
chiamo
Maironi
scrivendo
a
te
;
parlando
a
lui
lo
chiamo
Benedetto
senz
'
altro
,
perché
il
suo
desiderio
è
questo
.
Sono
sicura
che
a
convertirmi
ci
pensava
Giovanni
.
L
'
ha
trovato
tanto
facile
che
non
me
ne
parla
più
.
Di
Maironi
non
lo
crederei
.
Mi
pare
che
per
lui
il
Cristianesimo
sia
sopra
tutto
azione
e
vita
secondo
lo
spirito
di
Cristo
,
del
Cristo
risorto
che
vive
sempre
in
mezzo
a
noi
,
del
quale
noi
abbiamo
,
com
'
egli
dice
,
l
'
esperienza
.
Mi
pare
che
la
sua
propaganda
religiosa
non
abbia
per
oggetto
il
Credo
di
una
Chiesa
cristiana
piuttosto
che
di
un
'
altra
,
benché
senza
dubbio
la
santità
del
suo
vivere
sia
rigorosamente
cattolica
.
Quando
l
'
ho
inteso
parlare
di
dogmi
con
Giovanni
non
era
mai
per
discutere
le
differenze
fra
Chiesa
e
Chiesa
,
era
piuttosto
per
aprire
certe
formole
della
Fede
e
mostrare
la
luce
grande
che
n
'
esciva
aprendole
in
un
certo
modo
.
In
questo
Giovanni
è
maestro
ma
quando
parla
Giovanni
si
sente
sopra
tutto
che
nella
sua
mente
vi
ha
un
sapere
immenso
,
e
quando
parla
Maironi
si
sente
sopra
tutto
che
nel
suo
cuore
vi
ha
il
Cristo
vivo
,
il
Cristo
risorto
,
e
ci
si
accende
.
Per
essere
interamente
,
scrupolosamente
sincera
,
ti
dirò
che
se
non
credo
ch
'
egli
desideri
di
convertirmi
,
però
non
posso
esserne
certissima
.
Eravamo
un
giorno
nell
'
uliveto
.
Egli
e
Giovanni
discorrevano
di
un
libro
tedesco
sull
'
essenza
del
Cristianesimo
che
pare
aver
fatto
rumore
ed
è
stato
scritto
da
un
teologo
protestante
.
Maironi
osservava
come
questo
protestante
,
quando
parla
del
Cattolicismo
,
ne
parli
colla
più
onesta
attenzione
d
'
imparzialità
,
ma
come
in
fatto
non
conosca
la
religione
cattolica
.
Secondo
lui
nessun
protestante
la
conosce
,
son
tutti
pieni
di
pregiudizi
,
giudicano
essenziali
al
Cattolicismo
certe
alterazioni
della
sua
pratica
,
esteriori
e
sanabili
.
C
'
era
lì
un
panierino
di
albicocche
ed
egli
ne
tolse
una
bellissima
,
però
un
poco
guasta
.
"
Ecco
"
disse
"
un
frutto
guasto
.
Se
io
offro
questo
frutto
a
uno
che
non
conosce
ma
vuole
esser
gentile
,
mi
dice
che
vi
è
del
sano
e
del
buono
ma
che
pur
troppo
vi
è
anche
del
malato
e
che
perciò
egli
,
con
dispiacere
,
non
lo
prenderà
.
Così
parla
del
Cattolicismo
questo
protestante
insigne
.
Ma
se
io
offro
il
frutto
a
uno
che
conosce
,
egli
lo
accetterà
quand
'
anche
fosse
tutto
putrido
e
porrà
il
nocciuolo
immortale
nel
proprio
terreno
con
la
speranza
di
avere
albicocche
bellissime
e
sane
.
"
Il
discorso
era
rivolto
a
Giovanni
,
ma
gli
occhi
guardavano
sempre
me
.
Devo
soggiungere
che
anche
a
Jenne
egli
mi
aveva
detto
d
'
imparare
a
conoscere
il
Cattolicismo
.
A
ogni
modo
se
io
rimango
protestante
non
è
per
il
conoscere
e
il
non
conoscere
,
è
perché
così
vogliono
i
miei
sentimenti
più
sacri
.
Mia
cara
Jeanne
,
vi
ha
un
'
altra
cosa
che
ti
voglio
schiettamente
dire
.
Sospetto
che
tu
sia
gelosa
.
Ho
paura
che
tu
non
possa
comprendere
il
dolore
indicibile
che
mi
faresti
se
lo
fossi
veramente
;
ho
paura
che
tu
non
possa
comprendere
la
gravità
immensa
dell
'
offesa
che
faresti
a
lui
prima
e
poi
anche
a
me
.
Adesso
io
ti
apro
il
mio
cuore
.
Avrei
rimorso
di
non
farlo
,
amica
mia
;
rimorso
rispetto
a
te
,
rispetto
a
lui
,
rispetto
a
me
stessa
.
Quanto
a
lui
,
egli
è
buono
e
dolce
a
tutti
coloro
che
avvicina
ma
in
modo
particolare
ai
più
umili
,
e
forse
tu
potresti
esser
gelosa
della
vecchia
di
Subiaco
che
viene
in
casa
per
i
bassi
servizî
.
Con
Maria
e
con
me
la
sua
bontà
e
dolcezza
si
mostrano
silenziosamente
più
che
con
parole
.
Con
noi
egli
è
sereno
,
semplice
,
affabile
;
non
ha
mai
l
'
aria
di
sfuggirci
ma
non
è
mai
accaduto
che
si
trattenesse
a
parte
né
con
l
'
una
né
con
l
'
altra
.
Io
sono
agli
occhi
di
lui
un
'
anima
e
le
anime
sono
per
lui
tutte
come
erano
per
mio
padre
le
menome
pianticelle
del
suo
grande
giardino
,
ch
'
egli
avrebbe
voluto
difendere
dal
gelo
col
calore
del
suo
cuore
,
far
crescere
e
fiorire
colla
comunicazione
della
sua
vita
.
Ma
sono
un
'
anima
come
un
'
altra
,
forse
appunto
colla
differenza
sola
ch
'
egli
mi
giudica
più
lontana
dalla
verità
e
perciò
più
minacciata
dal
gelo
;
benché
questo
non
si
vede
nel
suo
contegno
.
Quanto
a
me
,
cara
,
io
provo
certamente
un
sentimento
profondo
per
lui
;
ma
sarebbe
abbominevole
dire
che
il
mio
sentimento
somigli
anche
da
lontano
a
quello
che
gli
uomini
chiamano
col
solito
nome
.
Il
mio
sentimento
è
riverenza
,
è
una
specie
di
timore
devoto
,
una
specie
di
awe
per
cui
io
sento
intorno
alla
sua
persona
come
un
circolo
magico
che
non
oserei
passare
.
Nella
sua
presenza
il
mio
cuore
non
ha
un
battito
di
più
.
Non
lo
so
,
direi
piuttosto
che
ne
abbia
uno
di
meno
.
Non
potrei
essere
più
sincera
di
così
,
cara
Jeanne
.
Dunque
ti
prego
,
ti
supplico
di
non
immaginare
altra
cosa
.
Per
ora
non
penso
al
Belgio
.
Può
darsi
che
vi
faccia
una
corsa
più
tardi
.
Salutami
tuo
fratello
,
del
quale
vorrei
sapere
se
ha
finalmente
portato
il
vecchio
prete
e
la
signorina
in
Fomalhaut
.
Ci
penso
anch
'
io
qualche
volta
,
alla
sua
Fomalhaut
.
Digli
che
se
quest
'
inverno
verrete
a
Roma
faremo
musica
insieme
.
Addio
,
ti
abbraccio
.
Benedetto
a
don
Clemente
.
(
Non
spedita
)
.
Padre
mio
,
il
Signore
si
è
ritirato
dall
'
anima
mia
,
non
dico
per
abbandonarmi
al
peccato
ma
per
togliermi
ogni
senso
della
presenza
Sua
,
e
il
desolato
grido
di
Gesù
Cristo
sulla
croce
freme
,
a
momenti
,
in
tutto
il
mio
essere
.
Se
mi
sforzo
di
richiamare
ogni
mio
pensiero
nel
pensiero
della
Presenza
Divina
,
ogni
mio
sentimento
in
un
atto
di
abbandono
alla
Divina
Volontà
,
non
ne
ho
che
pena
e
scoramento
,
mi
par
di
essere
una
bestia
caduta
sotto
il
carico
,
che
a
un
primo
colpo
di
frusta
fa
uno
sforzo
,
ricade
;
a
un
secondo
colpo
,
a
un
terzo
,
a
un
quarto
trasalisce
appena
,
neppure
tenta
rialzarsi
.
Se
apro
il
Vangelo
o
l
'
Imitazione
,
non
vi
trovo
sapore
.
Se
ripeto
preghiere
mi
vince
il
tedio
e
ammutolisco
.
Se
mi
prostro
sul
pavimento
,
il
pavimento
mi
gela
.
Se
mi
lamento
a
Dio
di
essere
trattato
così
,
il
Suo
silenzio
mi
par
diventare
più
ostile
.
Se
con
l
'
autorità
dei
grandi
mistici
mi
dico
che
ho
torto
di
avere
tanto
affetto
alle
dolcezze
spirituali
,
di
soffrire
tanto
per
la
loro
privazione
,
mi
rispondo
che
hanno
torto
i
mistici
,
che
nello
stato
di
grazia
sensibile
si
cammina
sicuri
e
che
invece
in
questa
notte
spirituale
senza
stelle
il
cammino
non
si
vede
,
non
c
'
è
altra
regola
che
ritrarre
il
piede
quando
si
sente
molle
l
'
erba
,
e
ciò
non
basta
,
ch
'
è
anche
possibile
di
porlo
addirittura
,
il
piede
,
nel
vuoto
.
Padre
,
padre
mio
,
mi
apra
le
Sue
braccia
,
ch
'
io
senta
il
calore
del
Suo
petto
pieno
di
Dio
!
Vi
sono
cento
ragioni
per
me
di
non
venire
a
Santa
Scolastica
,
ma
in
ogni
modo
preferirei
scrivere
.
Ella
è
qui
presente
a
me
più
che
nel
corpo
;
io
mi
unisco
,
mi
confondo
meglio
a
Lei
col
pensiero
che
se
Le
fossi
davanti
;
e
ho
bisogno
di
confondermi
a
Lei
col
pensiero
,
ho
bisogno
di
costringere
l
'
anima
mia
dentro
la
Sua
.
Forse
Le
manderò
questa
lettera
,
forse
neppure
la
manderò
.
Padre
mio
,
padre
mio
,
mi
fa
bene
di
scriverti
più
che
di
parlarti
,
non
ti
potrei
parlare
colla
foga
che
ora
mi
viene
alla
penna
e
non
mi
verrebbe
alle
labbra
.
Scrivendo
,
io
parlo
,
io
grido
a
te
immortale
,
io
ti
spoglio
dalle
mortalità
che
sono
anche
nell
'
anima
tua
e
che
mi
romperebbero
,
nella
tua
presenza
,
questa
foga
,
delle
mortalità
di
conoscenze
incomplete
delle
cose
,
di
prudenze
che
ti
consiglierebbero
veli
al
tuo
pensiero
.
No
,
non
te
la
spedirò
questa
lettera
,
eppure
tu
l
'
avrai
;
l
'
arderò
,
eppure
tu
l
'
avrai
,
sì
,
tu
l
'
avrai
,
non
è
possibile
che
il
mio
tacito
grido
non
ti
raggiunga
,
forse
adesso
nelle
tenebre
della
notte
,
mentre
dormi
,
forse
fra
due
ore
,
ancora
nelle
tenebre
della
notte
,
mentre
preghi
con
i
fratelli
nella
dolce
chiesa
dove
tanto
abbiamo
adorato
insieme
.
Io
so
perché
sono
arido
,
io
so
perché
Dio
mi
abbandona
.
Sempre
quando
Dio
mi
abbandona
,
quando
tutte
le
sorgenti
vive
dell
'
anima
mia
inaridiscono
e
i
germi
vivi
si
disseccano
e
il
mio
cuore
diventa
un
mare
morto
,
io
so
perché
.
Perché
ho
udita
una
musica
soave
alle
mie
spalle
e
mi
sono
voltato
,
oppure
perché
il
vento
mi
recò
fragranze
dai
prati
in
fiore
a
lato
della
mia
via
e
mi
arrestai
,
oppure
perché
la
nebbia
mi
è
salita
di
fronte
e
ho
temuto
,
oppure
perché
uno
spino
mi
offese
il
piede
e
ne
ho
concepita
ira
.
Istanti
,
baleni
,
ma
intanto
l
'
uscio
si
apre
,
un
soffio
maligno
entra
.
È
sempre
così
,
basta
uno
sguardo
raccolto
,
una
lode
gustata
,
una
immagine
trattenuta
,
una
offesa
rimeditata
,
il
soffio
maligno
entra
.
E
adesso
è
tutto
questo
insieme
!
È
scesa
la
notte
sul
mio
cammino
,
ho
messo
il
piede
nell
'
erba
molle
,
la
ho
sentita
,
ho
ritratto
il
piede
ma
non
subito
.
Perché
adopero
figure
?
Scrivi
scrivi
,
mano
mia
vile
,
la
nuda
verità
!
Scrivi
che
questa
casa
è
un
nido
di
mollezza
e
che
se
ho
gustato
il
letto
soffice
,
la
biancheria
fine
,
l
'
odore
di
lavanda
,
ho
molto
più
gustato
la
conversazione
del
signor
Giovanni
e
le
letture
assorbenti
nel
diletto
della
mente
,
l
'
aura
di
due
giovani
donne
pure
,
intellettuali
,
piene
di
grazia
,
la
loro
ammirazione
segreta
,
il
profumo
di
un
sentimento
che
una
di
esse
mi
è
parsa
chiudere
in
sé
,
la
visione
di
una
vita
nascosta
in
questo
nido
fra
queste
persone
,
lontana
da
tutto
ch
'
è
volgare
,
ch
'
è
basso
,
ch
'
è
immondo
,
ch
'
è
schifoso
.
Ho
sentito
il
male
del
mondo
con
il
ribrezzo
che
se
ne
ritrae
e
non
con
il
focoso
dolore
che
lo
affronta
per
strappargli
le
anime
.
Istanti
,
baleni
;
mi
rifugiai
come
un
tempo
nell
'
abbraccio
della
Croce
ma
la
Croce
,
poco
a
poco
,
altrimenti
da
un
tempo
,
mi
diventò
nelle
braccia
legno
insensibile
e
morto
.
Mi
sono
detto
:
spiriti
di
nequizia
,
male
volontà
sapienti
e
forti
che
sono
nell
'
aria
,
congiurano
contro
di
me
,
contro
la
mia
missione
.
Mi
sono
risposto
:
superbia
,
giù
!
E
poi
la
prima
idea
mi
riprese
,
ondeggiai
cieco
in
questa
vicenda
trista
,
ogni
giorno
,
tutto
il
giorno
.
E
poiché
niente
ne
ho
lasciato
trasparire
,
poiché
capivo
che
il
signor
Giovanni
e
le
signore
non
dubitavano
che
io
non
fossi
nell
'
interno
così
sereno
,
così
puro
come
il
mio
esterno
pareva
,
mi
disprezzai
,
certi
momenti
,
come
un
ipocrita
,
per
dirmi
,
il
momento
dopo
,
che
invece
il
mio
esterno
puro
e
sereno
mi
aiutava
a
vivere
,
parlo
della
vita
spirituale
;
che
il
parer
forte
mi
obbligava
a
esser
forte
.
Mi
paragonai
a
un
albero
che
ha
il
midollo
divorato
dai
vermi
,
il
legno
consunto
dalla
putrefazione
e
vive
per
la
corteccia
,
può
dare
foglie
e
fiori
per
lei
,
può
dare
ombra
benefica
.
E
poi
mi
dissi
che
questo
era
buono
per
gli
uomini
;
ma
davanti
a
Dio
,
davanti
a
Dio
?
E
poi
mi
dissi
ancora
che
Dio
mi
potrebbe
sanare
perché
l
'
albero
divorato
nel
midollo
non
è
sanabile
ma
l
'
uomo
sì
;
e
allora
mi
torturai
per
la
impotenza
di
fare
quello
che
Dio
avrebbe
chiesto
a
me
come
cooperazione
della
mia
volontà
alla
Sua
:
fuggire
,
fuggire
.
Dio
è
nella
voce
dell
'
Aniene
che
dalla
sera
della
mia
partenza
da
Jenne
mi
dice
:
"
Roma
,
Roma
,
Roma
"
;
e
Dio
è
pure
nella
forza
dei
vermi
invisibili
che
mi
hanno
rosô
le
virtù
vitali
del
corpo
.
E
allora
e
allora
e
allora
?
Signore
,
ascolta
il
mio
gemito
che
Ti
domanda
giustizia
.
Ho
detto
tante
volte
che
certamente
partirò
appena
ne
avrò
la
forza
e
qui
mi
vorrebbero
trattenere
e
come
potrò
io
dir
loro
:
amici
miei
,
voi
mi
siete
nemici
?
Ecco
,
viltà
mia
!
Perché
non
potrei
dirlo
?
Perché
non
lo
dirò
?
Ho
letto
un
giorno
nello
sguardo
della
giovine
protestante
:
-
Se
Lei
parte
che
sarà
dell
'
anima
mia
?
Non
deve
Lei
desiderare
di
condurmi
alla
fede
Sua
?
Io
non
mi
lascio
condurre
ancora
.
-
No
,
non
posso
,
non
debbo
scrivere
tutto
.
E
come
scrivere
l
'
espressione
di
uno
sguardo
,
l
'
intonazione
di
una
parola
per
sé
indifferente
?
Non
sono
sguardi
come
quello
per
il
quale
San
Girolamo
s
'
immerse
nell
'
acqua
gelata
o
almeno
la
commozione
mia
non
somiglia
alla
sua
.
Non
vale
acqua
gelata
contro
uno
sguardo
puro
nella
sua
dolcezza
.
Solo
il
fuoco
vi
arriva
,
il
fuoco
dell
'
Amore
supremo
.
Oh
chi
mi
libera
dal
mio
cuore
mortale
che
non
si
move
di
un
solo
picciol
moto
senza
movere
tutte
le
fibre
del
corpo
,
chi
mi
libera
il
cuore
immortale
che
gli
è
interno
come
il
germe
al
frutto
e
si
prepara
un
corpo
celeste
?
Non
posso
,
non
debbo
scrivere
tutto
,
ma
questo
sì
lo
voglio
scrivere
:
il
Signore
mi
tende
insidie
e
lacci
!
Caduto
,
mi
deriderà
!
Perché
è
avvenuto
che
io
scrivessi
il
passo
latino
sulla
gente
che
vive
in
penitenza
fra
il
Mar
Morto
e
il
deserto
,
"
sine
pecunia
,
sine
ulla
femina
,
omni
venere
abdicata
,
socia
palmarum
"
su
quel
pezzo
di
carta
che
recava
sull
'
altra
faccia
parole
di
J
.
D
.
,
calde
ancora
del
mio
peccato
antico
e
del
suo
,
delle
memorie
più
terribili
?
Perché
una
persona
così
timida
ha
osato
impormi
una
comunicazione
segreta
?
Il
vento
mi
ha
spalancata
la
finestra
.
Oh
Aniene
Aniene
,
come
non
ti
stanchi
di
ruggirmi
il
tuo
comando
!
Che
io
parta
sul
momento
?
Impossibile
,
le
porte
sono
chiuse
.
E
poi
sarebbe
indegno
di
partire
così
.
Disonorerei
Dio
,
farei
dire
:
che
qualità
di
servi
ingrati
e
pazzi
ha
il
Signore
?
Vieni
,
spirito
del
mio
Maestro
,
vieni
,
vieni
,
parla
,
io
ti
ascolto
.
Che
mi
dici
?
Che
mi
dici
?
Ah
tu
sorridi
delle
mie
tempeste
,
tu
mi
dici
di
partire
,
sì
,
ma
di
partire
nobilmente
,
di
annunciare
che
il
Signore
me
lo
comanda
.
Tu
mi
dici
di
obbedire
alla
voce
di
Dio
nell
'
Aniene
.
Ecco
che
il
vento
si
allontana
,
pare
chetarsi
,
contento
.
Sì
,
sì
,
sì
,
con
lagrime
.
Domani
,
domattina
.
Lo
annuncierò
.
E
so
a
chi
andrò
in
Roma
.
Oh
luce
,
oh
pace
,
oh
sorgenti
redivive
dell
'
anima
mia
,
oh
mare
morto
che
ti
gonfii
in
una
calda
ondata
!
Sì
,
sì
,
sì
,
con
lagrime
.
Grazie
,
grazie
.
Gloria
a
Te
,
Padre
nostro
che
sei
nei
cieli
,
sia
santificato
il
nome
Tuo
,
venga
il
regno
Tuo
,
sia
fatta
la
Tua
volontà
!
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
SETTIMO
.
Nel
turbine
del
mondo
.
Una
carrozza
signorile
si
fermò
sull
'
imbrunire
davanti
a
una
casa
di
via
della
Vite
,
in
Roma
.
Due
signore
ne
discesero
frettolosamente
e
sparirono
dentro
la
porta
oscura
.
La
carrozza
partì
.
Due
minuti
dopo
ne
arrivò
un
'
altra
,
versò
due
altre
signore
nella
stessa
porta
e
partì
.
In
un
quarto
d
'
ora
ne
capitarono
cinque
.
La
porta
oscura
non
inghiottì
meno
di
dodici
signore
.
La
piccola
via
ritornò
silenziosa
.
Trascorsa
una
mezz
'
ora
cominciarono
a
venire
dal
Corso
gruppi
di
uomini
.
Si
fermavano
davanti
a
quella
stessa
porta
,
leggevano
il
numero
al
lume
del
fanale
vicino
,
entravano
.
E
la
porta
oscura
inghiottì
a
questo
modo
un
'
altra
quarantina
di
persone
.
Gli
ultimi
furono
due
preti
.
Quello
che
guardò
il
numero
era
miope
,
non
riusciva
a
decifrarlo
.
L
'
altro
gli
disse
ridendo
:
"
Entra
,
entra
,
io
sento
puzzo
di
Lutero
,
dev
'
essere
qui
.
"
E
il
primo
entrò
nelle
tenebre
puzzolente
.
Salirono
per
una
scala
nera
,
sucida
,
su
su
verso
l
'
unico
lumicino
a
olio
che
ardeva
al
quarto
piano
.
Quando
furono
al
terzo
,
accesero
dei
fiammiferi
per
leggere
i
nomi
sulle
placche
degli
usci
.
Una
voce
chiamò
dall
'
alto
:
"
Qui
,
signori
,
qui
!
"
Un
giovine
affabile
signore
in
abito
nero
di
mattina
discese
a
incontrarli
,
li
ossequiò
molto
,
disse
che
si
aspettava
solamente
loro
,
li
fece
entrare
,
per
un
'
anticamera
e
un
andito
quasi
tanto
oscuri
quanto
la
scala
,
in
una
stanza
grande
,
piena
di
gente
,
illuminata
alla
meglio
da
quattro
candele
e
da
due
vecchie
lucerne
a
olio
.
Il
giovine
signore
si
scusò
dell
'
oscurità
.
I
suoi
genitori
non
volevano
in
casa
né
luce
elettrica
né
gaz
né
petrolio
.
Tutti
gli
uomini
venuti
a
gruppi
erano
raccolti
lì
.
Tre
o
quattro
vestivano
l
'
abito
ecclesiastico
.
Gli
altri
,
meno
un
vecchio
dalla
faccia
rossa
e
dalla
barba
bianca
,
parevano
studenti
.
Nessuna
signora
.
Erano
tutti
in
piedi
,
eccetto
il
vecchio
,
persona
di
riguardo
,
certamente
.
Conversavano
sottovoce
.
La
stanza
sussurrava
come
una
grotta
tutta
rivoletti
e
goccie
cadenti
.
Entrati
i
due
preti
,
il
giovine
padrone
di
casa
disse
:
"Allora!..."
Le
persone
strette
nel
gruppo
maggiore
si
scostarono
a
cerchio
e
vi
apparve
nel
mezzo
Benedetto
.
Un
tavolino
con
due
candele
e
una
sedia
erano
preparati
per
lui
.
Pregò
che
si
togliessero
le
candele
.
Poi
gli
dispiacque
anche
il
tavolino
.
Si
disse
stanco
,
chiese
di
parlare
seduto
sul
canapè
,
vicino
al
vecchio
signore
dal
viso
acceso
e
dalla
barba
bianca
.
Vestiva
di
nero
,
era
pallido
e
magro
più
ancora
che
a
Jenne
.
La
fronte
gli
si
era
scoperta
di
capelli
,
aveva
preso
qualche
cosa
della
fronte
solenne
di
don
Giuseppe
Flores
.
E
gli
occhi
avevano
un
azzurro
più
lucente
.
Molte
delle
facce
volte
avidamente
a
lui
parevano
piuttosto
affascinate
da
quegli
occhi
e
da
quella
fronte
che
ansiose
di
udire
la
sua
parola
.
Egli
prese
a
parlare
così
,
senza
un
gesto
,
tenendosi
le
mani
sulle
ginocchia
:
"
Io
devo
dire
subito
a
chi
parlo
perché
non
tutti
qui
hanno
le
stesse
disposizioni
di
anima
verso
Cristo
e
la
Chiesa
.
Non
credo
di
parlare
ai
sacerdoti
presenti
,
credo
e
spero
ch
'
essi
non
abbiano
bisogno
della
parola
mia
.
Non
parlo
a
questo
signore
seduto
presso
a
me
,
perché
egli
pure
,
lo
so
,
non
ne
ha
bisogno
.
Non
parlo
ad
alcuno
che
sia
fermo
nella
fede
cattolica
.
Io
parlo
unicamente
a
quei
giovani
che
mi
hanno
scritto
così
.
"
Trasse
una
lettera
e
lesse
:
"
Noi
siamo
stati
educati
nella
fede
cattolica
e
,
fatti
uomini
,
abbiamo
accettato
con
un
nuovo
atto
di
libera
volontà
i
suoi
più
ardui
misteri
,
abbiamo
lavorato
per
essa
nel
campo
amministrativo
e
sociale
;
ma
ora
un
altro
mistero
sorge
sul
nostro
cammino
e
la
nostra
fede
tituba
davanti
ad
esso
.
La
Chiesa
cattolica
che
si
proclama
fonte
di
verità
,
oggi
contrasta
la
ricerca
della
verità
quando
si
esercita
sui
fondamenti
suoi
,
sui
libri
sacri
,
sulle
formole
dei
dogmi
,
sull
'
asserita
infallibilità
sua
.
Questo
per
noi
significa
ch
'
essa
non
ha
più
fede
in
sé
stessa
.
La
Chiesa
cattolica
che
si
proclama
ministra
della
Vita
,
oggi
incatena
e
soffoca
tutto
che
dentro
di
lei
vive
giovanilmente
,
oggi
puntella
tutte
le
sue
cadenti
vecchiaie
.
Questo
per
noi
significa
morte
;
lontana
,
ma
ineluttabile
morte
.
La
Chiesa
cattolica
che
proclama
di
volere
rinnovar
tutto
in
Cristo
,
è
ostile
a
noi
che
vogliamo
contendere
ai
nemici
di
Cristo
la
direzione
del
progresso
sociale
.
Questo
per
noi
significa
,
insieme
a
molti
altri
fatti
,
avere
Cristo
sulle
labbra
e
non
nel
cuore
.
La
Chiesa
cattolica
oggi
è
tale
e
Dio
vorrà
che
noi
le
obbediamo
ancora
?
Ecco
perché
noi
veniamo
a
Voi
.
Che
dobbiamo
fare
?
Voi
che
vi
professate
cattolico
e
,
predicate
il
cattolicismo
e
avete
fama
...
"
Qui
Benedetto
troncò
la
lettura
,
dicendo
:
"
Seguono
parole
inutili
.
"
E
riprese
a
parlare
:
"
Io
rispondo
a
chi
mi
ha
scritto
così
:
-
Ditemi
;
perché
vi
siete
rivolti
a
me
che
mi
professo
cattolico
?
Mi
credete
voi
forse
,
nella
Chiesa
,
un
Superiore
dei
Superiori
?
È
forse
per
questo
che
se
la
parola
mia
sarà
diversa
da
quella
che
voi
dite
la
parola
della
Chiesa
,
voi
riposerete
in
pace
sulla
parola
mia
?
Udite
una
figura
.
Pellegrini
assetati
si
accostano
a
una
fonte
famosa
.
Trovano
una
vasca
piena
di
acqua
stagnante
,
ingrata
al
gusto
.
La
scaturigine
viva
è
sul
fondo
della
vasca
,
non
la
trovano
.
Si
volgono
mesti
a
un
cavatore
di
pietre
che
lavora
in
una
cava
vicina
.
II
cavatore
offre
loro
acqua
viva
.
Gli
chiedono
il
nome
della
sorgente
.
"
È
la
stessa
della
vasca
"
dice
.
"
È
tutta
,
nel
sottosuolo
,
una
sola
corrente
.
Chi
scava
,
trova
.
"
I
pellegrini
sitibondi
siete
voi
,
il
cavatore
oscuro
sono
io
e
la
corrente
occulta
nel
sottosuolo
è
la
Verità
,
cattolica
.
La
vasca
non
è
la
Chiesa
,
la
Chiesa
è
tutto
il
campo
corso
dalle
acque
vive
.
Voi
vi
siete
rivolti
a
me
per
un
vostro
inconscio
conoscere
che
la
Chiesa
non
è
la
sola
gerarchia
,
è
la
universale
assemblea
dei
fedeli
,
gens
sancta
,
che
dal
fondo
di
ogni
cuore
cristiano
può
zampillare
acqua
viva
della
sorgente
stessa
,
della
stessa
Verità
.
Inconscio
conoscere
;
perché
se
non
fosse
inconscio
,
voi
non
direste
-
la
Chiesa
contrasta
questo
-
la
Chiesa
soffoca
quello
-
la
Chiesa
invecchia
-
la
Chiesa
ha
Cristo
sulle
labbra
e
non
nel
cuore
.
"
Intendetemi
bene
.
Io
non
giudico
la
gerarchia
,
io
riconosco
e
onoro
l
'
autorità
della
gerarchia
,
io
dico
unicamente
che
la
Chiesa
non
è
la
gerarchia
sola
.
Udite
un
'
altra
similitudine
.
Vi
ha
nei
pensieri
di
ciascun
uomo
una
specie
di
gerarchia
.
Prendete
un
uomo
giusto
.
Certe
idee
,
certi
propositi
sono
in
lui
pensieri
dominanti
,
governano
la
sua
vita
,
e
sono
questi
:
compiere
il
dovere
religioso
,
il
dovere
morale
,
il
dovere
civile
.
Egli
ha
dei
varii
doveri
il
concetto
tradizionale
che
gliene
fu
appreso
.
Ma
poi
questa
gerarchia
d
'
idee
ferme
con
impero
non
è
tutto
l
'
uomo
.
Sotto
di
essa
vi
è
in
lui
una
moltitudine
di
altre
idee
,
una
moltitudine
di
pensieri
che
continuamente
si
muovono
e
si
modificano
per
le
impressioni
e
l
'
esperienza
della
vita
.
E
sotto
questi
pensieri
vi
ha
un
'
altra
regione
dell
'
anima
,
vi
ha
l
'
Inconscio
dove
facoltà
occulte
lavorano
un
lavoro
occulto
,
dove
avvengono
i
contatti
mistici
con
Dio
.
Le
idee
dominanti
esercitano
autorità
sul
volere
dell
'
uomo
giusto
,
ma
tutto
l
'
altro
mondo
del
suo
pensiero
ha
pure
una
importanza
immensa
perché
attinge
continuamente
alla
Verità
con
l
'
esperienza
del
reale
nell
'
esterno
,
con
l
'
esperienza
del
Divino
nell
'
interno
,
e
quindi
tende
a
rettificare
le
idee
superiori
,
le
idee
dominanti
in
quanto
il
loro
elemento
tradizionale
non
è
adeguato
al
Vero
;
è
per
esse
una
perenne
fonte
di
fresca
vita
che
le
rinnova
,
una
sorgente
di
autorità
legittima
fondata
sulla
natura
delle
cose
,
sul
valore
delle
idee
,
più
che
sui
decreti
degli
uomini
.
La
Chiesa
è
tutto
l
'
uomo
,
non
un
solo
gruppo
d
'
idee
eminenti
e
dominanti
;
la
Chiesa
è
la
gerarchia
con
i
suoi
concetti
tradizionali
ed
è
il
laicato
con
il
suo
continuo
attingere
alla
realtà
,
con
il
suo
continuo
reagire
sulla
tradizione
;
la
Chiesa
è
la
teologia
ufficiale
ed
è
il
tesoro
inesausto
della
Verità
divina
che
reagisce
sulla
teologia
ufficiale
;
la
Chiesa
non
muore
,
la
Chiesa
non
invecchia
,
la
Chiesa
ha
nel
cuore
il
Cristo
vivente
meglio
che
sulle
labbra
,
la
Chiesa
è
un
laboratorio
di
verità
in
azione
continua
e
Iddio
comanda
che
voi
restiate
nella
Chiesa
,
che
voi
operiate
nella
Chiesa
,
che
voi
siate
,
nella
Chiesa
,
sorgenti
di
acqua
viva
.
"
Uno
spirito
di
commozione
e
di
ammirazione
agitò
l
'
uditorio
con
il
rumore
del
vento
.
Benedetto
,
ch
'
era
venuto
alzando
la
voce
,
sorse
in
piedi
.
"
Ma
qual
fede
è
la
vostra
"
esclamò
acceso
"
se
parlate
di
uscire
dalla
Chiesa
perché
vi
offendono
certe
dottrine
antiquate
dei
suoi
capi
,
certi
decreti
delle
Congregazioni
romane
,
certi
indirizzi
del
governo
di
un
Pontefice
?
Quali
figli
siete
voi
che
parlate
di
rinnegare
la
madre
perché
veste
come
a
voi
non
aggrada
?
È
forse
cambiato
,
per
una
veste
,
il
seno
materno
?
Quando
piegati
sovr
'
esso
voi
dite
piangendo
a
Cristo
le
vostre
infermità
,
e
Cristo
vi
sana
,
pensate
voi
all
'
autenticità
di
un
passo
di
S
.
Giovanni
,
al
vero
autore
del
quarto
Vangelo
o
ai
due
Isaia
?
Quando
raccolti
sovr
'
esso
vi
unite
a
Cristo
in
sacramento
,
vi
turbano
i
decreti
dell
'
Indice
o
del
Sant
'
Uffizio
?
Quando
abbandonati
sovr
'
esso
entrate
nelle
tenebre
della
morte
,
vi
è
meno
dolce
la
pace
che
a
voi
ne
spira
,
perché
un
Papa
è
,
contrario
alla
democrazia
cristiana
?
"
Amici
miei
,
voi
dite
:
noi
abbiamo
riposato
all
'
ombra
di
questo
albero
,
ma
ora
la
sua
corteccia
si
fende
,
la
sua
corteccia
si
dissecca
,
l
'
albero
morrà
,
andiamo
in
cerca
di
un
'
altra
ombra
.
L
'
albero
non
morrà
.
Se
aveste
orecchi
udreste
il
moto
della
corteccia
nuova
che
si
forma
,
che
avrà
il
suo
periodo
di
vita
,
che
si
fenderà
,
che
si
disseccherà
alla
sua
volta
perché
un
'
altra
corteccia
le
succeda
.
L
'
albero
non
muore
,
l
'
albero
cresce
.
Benedetto
sedette
spossato
e
tacque
.
L
'
uditorio
ebbe
un
moto
e
un
fremito
di
onda
verso
di
lui
.
Egli
,
lo
arrestò
alzando
le
mani
.
"
Amici
"
riprese
con
voce
stanca
e
dolce
"
ascoltatemi
ancora
.
Scribi
e
Farisei
,
anziani
e
principi
dei
sacerdoti
zelanti
contro
le
novità
sono
in
ogni
tempo
e
anche
in
quest
'
ora
.
Non
ho
a
parlar
di
loro
a
voi
,
Iddio
li
giudicherà
.
Noi
preghiamo
per
tutti
coloro
che
non
sanno
quello
che
fanno
.
Ma
forse
nell
'
altro
campo
cattolico
militante
non
si
è
senza
peccato
.
Nell
'
altro
campo
si
è
inebbriati
della
idea
di
modernità
.
La
modernità
è
buona
ma
l
'
eterno
è
migliore
.
Io
temo
che
colà
non
si
tenga
l
'
eterno
nel
debito
conto
.
Vi
si
attende
molta
salute
alla
Chiesa
di
Cristo
dall
'
azione
cattolica
collettiva
nel
campo
amministrativo
e
politico
,
azione
di
battaglia
per
la
quale
il
Padre
riceverà
ingiuria
dagli
uomini
,
e
non
se
ne
attende
abbastanza
dalla
luce
delle
opere
buone
di
ciascun
cristiano
per
la
quale
il
Padre
è
glorificato
.
Supremo
fine
delle
creature
umane
è
glorificare
il
Padre
.
Ora
gli
uomini
glorificano
il
Padre
di
coloro
che
hanno
lo
spirito
di
carità
,
di
pace
,
di
sapienza
,
di
povertà
,
di
purità
,
di
fortezza
,
che
adoperano
per
i
fratelli
le
energie
della
vita
.
Uno
di
questi
giusti
che
professi
e
pratichi
il
Cattolicismo
è
profittevole
alla
gloria
del
Padre
,
di
Cristo
e
della
Chiesa
più
di
molti
Congressi
,
di
molti
Circoli
,
di
molte
vittorie
elettorali
cattoliche
.
"
Ho
inteso
testé
uno
di
voi
mormorare
:
"
e
l
'
azione
sociale
?
"
L
'
azione
sociale
,
amici
miei
,
è
sicuramente
buona
come
opera
di
giustizia
e
di
fraternità
,
ma
,
simili
ai
socialisti
,
certi
cattolici
la
marchiano
con
il
marchio
delle
loro
opinioni
religiose
e
politiche
,
rifiutano
di
accomunarvi
gli
uomini
di
buona
volontà
se
non
accettano
quel
marchio
,
respingono
da
sé
il
buon
Samaritano
e
questo
è
abbominevole
agli
occhi
di
Dio
.
Improntano
col
marchio
cattolico
anche
opere
che
sono
strumenti
di
lucro
e
questo
pure
è
abbominevole
agli
occhi
di
Dio
.
Predicano
la
giusta
distribuzione
della
ricchezza
ed
è
bene
,
ma
troppo
dimenticano
di
predicare
insieme
la
povertà
del
cuore
;
e
se
lo
ommettono
deliberatamente
per
ragioni
di
opportunità
,
questo
è
abbominevole
agli
occhi
di
Dio
.
Purgate
l
'
azione
vostra
di
questi
abbominii
.
Chiamate
alle
opere
particolari
di
giustizia
e
di
amore
tutti
gli
uomini
di
buona
volontà
,
contenti
di
esserne
voi
gli
iniziatori
.
Predicate
a
ricchi
e
poveri
,
con
la
parola
e
con
l
'
esempio
,
la
povertà
del
cuore
.
"
L
'
uditorio
ondeggiò
confusamente
,
sospinto
in
parti
diverse
.
Benedetto
si
raccolse
un
momento
celando
il
viso
fra
le
mani
.
"
Voi
mi
avete
domandato
che
fare
?
"
diss
'
egli
,
scoprendo
il
viso
.
Pensò
ancora
un
poco
e
riprese
:
"
Io
vedo
nell
'
avvenire
cattolici
laici
,
zelatori
di
Cristo
e
della
Verità
,
trovar
modo
di
costituire
unioni
diverse
dalle
presenti
.
Si
armeranno
un
giorno
cavalieri
dello
Spirito
Santo
per
l
'
associata
difesa
di
Dio
e
della
morale
cristiana
nel
campo
scientifico
,
artistico
,
civile
,
sociale
,
per
l
'
associata
difesa
delle
legittime
libertà
nel
campo
religioso
,
con
certi
particolari
obblighi
,
non
però
di
convivenza
né
di
celibato
,
integrando
l
'
ufficio
del
clero
cattolico
dal
quale
non
avranno
a
dipendere
come
Ordine
,
ma
solo
come
persone
nella
pratica
individuale
del
Cattolicismo
.
Pregate
che
la
volontà
di
Dio
si
manifesti
circa
quest
'
Opera
nelle
anime
che
la
pensano
;
pregate
ch
'
esse
anime
si
spoglino
lietamente
della
compiacenza
di
averla
immaginata
e
della
speranza
di
vederla
compiuta
,
se
Dio
si
rivela
contrario
ad
essa
.
Se
Dio
si
rivela
favorevole
,
pregate
che
gli
uomini
la
sappiano
bene
ordinare
in
ogni
parte
a
gloria
di
Lui
e
a
gloria
della
Chiesa
.
Amen
.
"
Egli
aveva
finito
e
nessuno
si
mosse
.
Tutti
gli
occhi
lo
fissavano
,
ansiosi
,
avidi
di
altre
parole
dopo
le
inattese
ultime
di
tôno
scuro
e
grande
.
Molti
avrebbero
voluto
e
non
osarono
rompere
quel
silenzio
.
Ma
quando
Benedetto
si
alzò
e
tutti
gli
si
scostarono
d
'
intorno
a
cerchio
riverenti
,
si
alzò
pure
il
vecchio
signore
dal
viso
rosso
e
dai
capelli
bianchi
,
e
disse
con
voce
rotta
dalla
emozione
:
"
Ella
riceverà
oltraggi
e
battiture
,
sarà
incoronato
di
spine
e
abbeverato
di
fiele
,
sarà
deriso
dai
farisei
e
dai
pagani
,
non
vedrà
l
'
avvenire
che
desidera
,
ma
l
'
avvenire
è
per
Lei
,
i
discepoli
dei
discepoli
suoi
lo
vedranno
.
"
Abbracciò
Benedetto
e
lo
baciò
in
fronte
.
Due
o
tre
vicini
batterono
le
mani
timidamente
,
uno
scroscio
di
applausi
suonò
nella
sala
.
Benedetto
,
turbatissimo
,
accennò
a
un
giovinetto
biondo
che
lo
aveva
accompagnato
,
e
questi
corse
a
lui
,
proprio
lucente
in
viso
di
commozione
e
di
gioia
.
Qualcuno
sussurrò
:
"
Un
discepolo
.
"
Altri
soggiunse
,
piano
:
"
Sì
,
e
il
prediletto
.
"
Il
padrone
di
casa
si
prostrò
,
quasi
,
davanti
a
Benedetto
con
parole
di
ossequio
e
di
gratitudine
.
Allora
uno
dei
sacerdoti
ardì
pure
farsi
avanti
,
disse
con
voce
commossa
:
"
E
per
noi
,
maestro
,
non
avrà
un
consiglio
?
"
"
Non
mi
chiami
maestro
"
rispose
Benedetto
,
tutto
ancora
turbato
;
"
preghi
luce
a
questi
giovani
,
ai
nostri
Pastori
e
anche
a
me
.
"
Uscito
ch
'
egli
fu
,
si
levò
nella
sala
un
crepitìo
di
voci
vibrate
,
brevi
e
fioche
,
premendo
ancora
lo
stupore
sulle
anime
commosse
.
Poi
la
commozione
scoppiò
qua
e
là
,
forte
,
ruppe
da
ogni
banda
,
urtandosi
anche
le
ammirazioni
fra
loro
nell
'
esaltare
queste
o
quelle
parole
,
queste
o
quelle
idee
del
discorso
,
l
'
accento
o
lo
sguardo
dell
'
oratore
,
o
lo
spirito
di
santità
diffuso
nel
suo
volto
,
spirante
anche
dalla
sua
mano
.
Ma
il
padrone
di
casa
congedò
gli
ospiti
;
con
molte
scuse
,
sì
,
con
molte
parole
di
cerimonia
,
ma
con
una
fretta
quasi
scortese
.
Rimasto
solo
,
aperse
un
uscio
ch
'
era
chiuso
a
chiave
,
s
'
inchinò
dentro
l
'
apertura
.
"
Signore
!
"
diss
'
egli
.
E
spalancò
l
'
uscio
.
Uno
sciame
di
signore
irruppe
nella
sala
vuota
.
Una
signorina
matura
si
slanciò
addirittura
verso
il
giovine
,
a
mani
giunte
,
esclamando
:
"
Oh
quanto
Le
siamo
grate
!
Oh
che
Santo
!
Non
so
perché
non
siamo
corse
tutte
fuori
ad
abbracciarlo
!
"
"
Cara
"
disse
una
signora
con
ironica
flemma
veneta
,
sorridendo
nei
due
grandi
belli
occhi
,
"
perché
,
fortunatamente
per
lui
,
l
'
uscio
era
chiuso
a
chiave
.
"
Erano
dodici
signore
.
Il
padrone
di
casa
,
professore
Guarnacci
,
figlio
dell
'
agente
generale
di
una
di
queste
,
la
marchesa
Fermi
,
romana
,
le
aveva
raccontato
della
riunione
che
doveva
tenersi
in
casa
sua
,
del
discorso
che
vi
avrebbe
pronunciato
lo
strano
personaggio
di
cui
si
parlava
già
in
Roma
come
di
un
agitatore
religioso
entusiasta
e
taumaturgo
,
popolare
nel
quartiere
del
Testaccio
.
La
marchesa
si
era
posta
in
capo
di
udirlo
non
veduta
.
Presi
gli
accordi
col
Guarnacci
,
aveva
tratte
nella
congiura
tre
o
quattro
amiche
e
ciascuna
di
queste
aveva
ottenuto
di
aggregarsi
delle
appendici
.
Era
una
miscela
curiosa
,
in
vista
.
Molte
avevano
toilettes
da
società
,
due
vestivano
proprio
come
quacchere
,
una
sola
di
nero
.
Le
due
quacchere
,
straniere
,
parevano
impazzite
dall
'
entusiasmo
e
fremevano
contro
la
marchesa
,
una
vecchia
scettica
,
alquanto
sarcastica
,
che
diceva
tranquillamente
:
"
Sì
,
ha
parlato
bene
ma
però
avrei
voluto
vedere
la
sua
faccia
mentre
parlava
.
"
E
dichiarando
di
saper
giudicare
gli
uomini
dalla
faccia
meglio
che
dalle
parole
,
la
vecchia
marchesa
rimproverò
il
Guarnacci
di
non
aver
praticato
un
buco
nell
'
uscio
o
almeno
levata
la
chiave
dalla
toppa
.
"
Sei
troppo
santo
"
diss
'
ella
.
"
Non
conosci
le
donne
.
"
Il
Guarnacci
rise
,
si
scusò
con
l
'
ossequio
dovuto
alla
padrona
di
suo
padre
e
affermò
che
Benedetto
era
bello
come
un
angelo
.
Ma
una
giovine
signora
insipidetta
,
venuta
,
pensavano
rabbiosamente
le
quacchere
,
Dio
sa
perché
,
uscì
a
dire
quieta
quieta
che
lo
aveva
veduto
due
volte
e
ch
'
era
brutto
.
"
Bisognerebbe
conoscere
la
Sua
idea
di
bellezza
,
signora
"
disse
acremente
una
quacchera
.
E
l
'
altra
quacchera
mise
subito
fuori
,
ma
sottovoce
per
acuire
la
malignità
espressamente
,
un
velenoso
:
"
Naturellement
!
"
La
signora
insipidetta
replicò
,
un
poco
arrossendo
fra
l
'
imbarazzo
e
il
dispetto
,
ch
'
era
magro
,
pallido
;
e
le
due
quacchere
si
guardarono
,
si
sorrisero
con
tacito
disprezzo
.
Ma
dove
lo
aveva
veduto
?
Questo
volevano
sapere
le
altre
dalla
Insipidetta
.
"
Eh
!
Sempre
nel
giardino
di
mia
cognata
"
diss
'
ella
.
"
Sempre
nel
giardino
?
"
esclamò
la
marchesa
.
"
È
un
angelo
in
piena
terra
o
è
un
angelo
in
vaso
?
"
La
Insipidetta
rise
e
le
quacchere
fulminarono
la
marchesa
con
gli
occhi
furiosi
.
Entrò
il
thè
,
compreso
nell
'
invito
del
professore
Guarnacci
.
"
Bella
discussione
,
eh
?
"
disse
piano
la
signora
Albacina
,
moglie
dell
'
onorevole
Albacina
,
sottosegretario
di
Stato
per
l
'
Interno
,
all
'
orecchio
della
signora
vestita
di
nero
,
che
non
aveva
mai
aperto
bocca
.
Colei
sorrise
tristemente
e
non
rispose
.
Il
thè
,
servito
dal
professore
e
da
una
sua
sorellina
,
ammorzò
per
un
momento
la
conversazione
che
si
riaccese
sul
discorso
di
Benedetto
e
diventò
un
guazzabuglio
tale
di
ragionamenti
senza
ragione
,
di
giudizi
senza
giudizio
,
di
dottrine
senza
dottrina
,
che
la
signora
silenziosa
vestita
di
nero
propose
all
'
Albacina
,
con
la
quale
era
venuta
,
di
andarsene
.
Ma
in
quel
momento
la
marchesa
Fermi
,
scovato
un
campanellino
sopra
una
caminiera
,
si
mise
a
scampanellare
per
ottenere
silenzio
.
"
Vorrei
sapere
di
questo
giardino
"
diss
'
ella
.
Le
quacchere
e
la
signorina
matura
,
infervorate
a
discutere
l
'
ortodossia
cattolica
di
Benedetto
,
non
avrebbero
taciuto
per
dieci
campanelli
;
ma
la
curiosità
della
signorina
matura
,
all
'
udire
la
parola
"
giardino
"
scattò
.
Scattò
fuori
tutta
intera
.
Altro
che
giardino
!
Il
signor
professore
doveva
raccontare
tutto
che
sapeva
di
questo
padre
Hecker
italiano
e
laico
.
Un
po
'
per
sfoggio
di
cultura
,
un
po
'
per
avventatezza
,
ella
aveva
già
battezzato
Benedetto
così
.
Allora
la
Insipidetta
guardò
l
'
orologio
.
La
sua
carrozza
avrebbe
dovuto
trovarsi
alla
porta
.
La
piccola
Guarnacci
disse
che
di
carrozze
ce
n
'
erano
già
quattro
o
cinque
.
La
Insipidetta
voleva
arrivare
al
Valle
per
il
terzo
atto
della
commedia
.
Due
altre
signore
avevano
altri
impegni
e
partirono
con
lei
.
La
Fermi
restò
:
"
Fa
presto
,
però
,
professore
,
"
diss
'
ella
,
"
perché
stasera
mia
figlia
ci
aspetta
,
me
e
queste
altre
signore
di
cui
vedi
le
spalle
.
"
"
Faccia
prestissimo
"
disse
,
dispettosetta
,
la
signorina
matura
.
"
Dopo
parlerà
per
la
povera
gente
che
non
mostra
le
spalle
.
"
Una
forestiera
bionda
,
molto
scollata
,
bellissima
,
lanciò
uno
sguardo
ineffabile
alle
povere
coperte
spallucce
magre
della
dispettosa
,
che
diventò
rossa
di
rabbia
come
un
gambero
.
"
Allora
"
incominciò
il
professore
"
siccome
la
signora
marchesa
e
forse
anche
le
altre
signore
che
hanno
fretta
sanno
già
quanto
so
io
del
Santo
di
Jenne
prima
della
sua
partenza
da
Jenne
,
quello
lo
lascio
.
Io
dunque
un
mese
fa
,
in
ottobre
,
neanche
ricordavo
di
aver
letto
nei
giornali
,
in
giugno
o
in
luglio
,
di
questo
Benedetto
che
predicava
e
faceva
miracoli
a
Jenne
,
quando
un
giorno
uscendo
da
S
.
Marcello
m
'
incontrai
in
un
tale
Porretti
che
una
volta
scriveva
nell
'
Osservatore
e
adesso
non
vi
scrive
più
.
Questo
Porretti
mi
si
accompagna
,
si
parla
della
condanna
dei
libri
di
Giovanni
Selva
che
si
aspetta
di
giorno
in
giorno
e
,
tra
parentesi
,
non
è
ancora
venuta
,
e
Porretti
mi
dice
che
adesso
in
Roma
c
'
è
un
amico
di
Selva
,
il
quale
farà
parlare
di
sé
più
che
lo
stesso
Selva
.
"
Chi
è
?
"
faccio
io
.
"
II
Santo
di
Jenne
"
dice
.
E
mi
racconta
questo
.
L
'
uomo
è
stato
cacciato
da
Jenne
per
opera
di
due
preti
,
farisei
terribili
,
che
a
Roma
si
conoscono
.
Si
è
rifugiato
a
Subiaco
presso
i
Selva
che
villeggiano
lì
e
si
è
ammalato
gravemente
.
Guarito
,
è
venuto
a
Roma
circa
alla
metà
di
luglio
.
Il
professore
Mayda
,
amico
del
Selva
anche
lui
,
e
che
lo
aveva
conosciuto
a
Subiaco
,
lo
prese
per
aiuto
giardiniere
nella
villa
che
si
è
fabbricata
due
anni
sono
sull
'
Aventino
,
sotto
Sant
'
Anselmo
.
Il
nuovo
aiuto
giardiniere
che
si
fa
chiamare
Benedetto
e
nient
'
altro
,
come
a
Jenne
,
è
diventato
presto
popolare
in
tutto
il
quartiere
del
Testaccio
.
Divide
il
pane
con
pezzenti
,
assiste
malati
,
pare
che
ne
abbia
guarito
qualcuno
con
l
'
imposizione
delle
mani
e
la
preghiera
.
È
divenuto
tanto
popolare
che
la
nuora
del
professore
Mayda
,
benché
sia
credente
e
praticante
,
lo
avrebbe
licenziato
volentieri
per
non
avere
la
seccatura
di
tanta
gente
che
viene
a
cercarlo
;
ma
il
suocero
,
che
non
è
né
praticante
né
credente
,
non
ha
voluto
.
Il
suocero
gli
ha
riguardi
grandissimi
.
Se
sopporta
di
vederlo
rastrellare
i
viali
,
annaffiare
i
fiori
,
è
solo
per
rispetto
alle
sue
idee
di
Santo
,
e
non
glielo
permette
oltre
una
certa
misura
di
tempo
,
molto
breve
.
Vuole
che
attenda
liberamente
alla
sua
missione
religiosa
.
Egli
stesso
scende
sovente
in
giardino
a
parlare
di
religione
con
lui
.
Benedetto
,
per
compiacergli
,
ha
smesso
il
regime
di
pane
,
erbaggi
e
acqua
che
teneva
a
Jenne
,
prende
carne
e
vino
.
E
per
compiacere
a
Benedetto
il
professore
ne
fa
distribuire
molto
largamente
agli
ammalati
del
quartiere
.
Vi
ha
chi
ride
di
lui
e
magari
lo
ingiuria
,
ma
dal
popolino
è
venerato
come
,
in
principio
,
a
Jenne
.
Ed
esercita
la
carità
delle
anime
più
ancora
che
l
'
altra
.
Ha
levato
certi
disordini
morali
di
famiglie
,
fu
minacciato
di
morte
per
questo
da
una
mala
femmina
,
ha
fatto
ritornare
in
chiesa
gente
che
non
ci
aveva
più
messo
piede
dalla
fanciullezza
in
poi
.
Lo
sanno
i
benedettini
di
Sant
'
Anselmo
.
La
sera
poi
,
due
o
tre
volte
la
settimana
,
parla
nelle
catacombe
.
"
La
signorina
matura
esclamò
:
"
Nelle
catacombe
?
"
E
si
porse
,
palpitante
,
verso
il
narratore
.
Una
delle
quacchere
mormorò
:
"
Mon
Dieu
!
Mon
Dieu
!
"
e
un
'
altra
voce
,
grave
di
stupore
riverente
:
"
Che
senso
!
"
"
Ecco
"
riprese
il
giovine
,
sorridendo
"
Porretti
ha
detto
"
nelle
catacombe
"
ma
intendeva
in
un
luogo
privato
,
conosciuto
da
pochi
.
Adesso
lo
conosco
anch
'io."
"
Ah
!
"
fece
la
signorina
matura
.
"
Lei
lo
conosce
?
Dov
'
è
?
"
Guarnacci
tacque
ed
ella
sentì
la
sua
indiscrezione
.
"
Scusi
,
scusi
!
"
disse
,
frettolosa
.
"
Lo
sapremo
,
lo
sapremo
"
fece
la
marchesa
.
"
Ma
senti
un
po
'
,
figliuolo
mio
,
questo
tuo
Santo
che
predica
in
segreto
,
non
sarebbe
una
specie
di
eresiarca
?
Cosa
ne
dicono
i
preti
?
"
"
Stasera
"
rispose
il
professore
Guarnacci
"
ne
avrebbe
veduto
qui
tre
o
quattro
e
sono
andati
via
contentissimi
.
"
"
Saranno
preti
poco
preti
,
preti
mal
cotti
,
pretoidi
.
Ma
cosa
dicono
gli
altri
?
Vedrai
che
gli
altri
,
presto
o
tardi
,
gli
daranno
il
torcibudella
.
"
E
con
quest
'
allegra
profezia
la
marchesa
se
n
'
andò
seguita
da
tutte
le
spalle
scoperte
.
La
signorina
matura
e
le
quacchere
,
felici
che
quello
spregevole
sciame
mondano
se
ne
fosse
andato
,
assalirono
il
professore
con
domande
.
Non
si
poteva
proprio
sapere
il
posto
delle
nuove
catacombe
?
Quante
persone
vi
si
radunavano
?
Anche
donne
?
Quali
erano
i
temi
dei
discorsi
?
Cosa
dicevano
i
frati
di
Sant
'
Anselmo
?
E
della
vita
passata
di
quest
'
uomo
si
era
venuti
a
sapere
nulla
?
Il
professore
si
schermì
quanto
poté
,
riferì
solamente
le
parole
di
un
padre
di
Sant
'
Anselmo
:
"
un
Benedetto
per
ogni
parrocchia
di
Roma
e
Roma
diventa
davvero
la
Città
Santa
.
"
Ma
quando
,
partite
tutte
le
altre
signore
,
si
trovò
solo
con
l
'
Albacina
e
con
la
Silenziosa
che
aspettavano
la
loro
carrozza
,
siccome
all
'
Albacina
era
legato
di
amicizia
,
lasciò
capire
a
questa
che
avrebbe
parlato
ma
che
la
presenza
di
una
signora
sconosciuta
lo
imbarazzava
,
pregò
l
'
Albacina
di
presentarlo
.
L
'
Albacina
non
ci
aveva
pensato
.
"
Il
professore
Guarnacci
"
diss
'
ella
.
"
La
signora
Dessalle
,
mia
buona
amica
.
"
La
"
catacomba
"
era
proprio
la
sala
stessa
dove
stavano
in
quel
momento
.
Prima
,
le
riunioni
avevano
luogo
nell
'
alloggio
dei
Selva
,
in
via
Arenula
.
Quel
posto
non
pareva
molto
adatto
,
per
diverse
ragioni
.
Guarnacci
,
fattosi
discepolo
egli
pure
,
aveva
offerto
la
casa
propria
.
Le
riunioni
vi
si
tenevano
due
volte
la
settimana
.
Ci
venivano
i
Selva
,
una
sorella
della
signora
,
alcuni
ecclesiastici
,
quella
stessa
signora
veneta
ch
'
era
partita
poc
'
anzi
,
alcuni
giovani
fra
i
quali
certo
Alberti
,
prediletto
dal
Maestro
che
quella
sera
era
venuto
e
partito
con
lui
,
e
anche
un
ebreo
,
certo
Viterbo
,
già
prossimo
a
farsi
cattolico
e
dal
quale
il
Maestro
sperava
cose
grandi
;
un
operaio
tipografo
,
qualche
artista
,
persino
due
membri
del
Parlamento
.
Lo
scopo
delle
riunioni
era
di
far
conoscere
a
persone
attratte
da
Cristo
ma
ripugnanti
al
Cattolicismo
,
ciò
che
il
Cattolicismo
è
veramente
,
la
essenza
vitale
,
indistruttibile
della
religione
cattolica
e
il
carattere
umano
di
quelle
sue
diverse
forme
che
la
rendono
appunto
ripugnante
a
molti
,
che
sono
mutabili
e
mutano
e
muteranno
per
una
elaborazione
dell
'
interno
elemento
divino
combinata
con
le
reazioni
dell
'
esterno
,
della
scienza
e
della
coscienza
pubblica
.
Benedetto
era
severissimo
nell
'
ammettere
alle
riunioni
perché
nessuno
più
di
lui
sapeva
trattare
delicatamente
colle
anime
,
rispettarne
i
candori
,
farsi
piccino
alle
piccine
,
alto
alle
alte
,
usare
con
le
timide
il
linguaggio
riguardoso
che
istruisce
e
non
turba
.
"
La
marchesa
"
continuò
il
professore
"
dice
:
sarà
un
eresiarca
,
i
preti
che
lo
seguono
saranno
eretici
.
No
.
Con
Benedetto
non
c
'
è
a
temere
di
eresie
né
di
scismi
.
Proprio
nell
'
ultima
riunione
egli
ha
dimostrato
che
scismi
ed
eresie
,
oltre
ad
essere
condannabili
per
sé
,
sono
funesti
alla
Chiesa
non
solamente
perché
le
sottraggono
anime
,
ma
perché
,
anche
,
le
sottraggono
elementi
di
progresso
,
perché
se
i
novatori
restassero
nella
soggezione
della
Chiesa
gli
errori
loro
perirebbero
e
quell
'
elemento
di
verità
,
quell
'
elemento
di
bene
che
quasi
sempre
è
unito
,
in
qualche
misura
,
all
'
errore
,
diventerebbe
vitale
nel
corpo
della
Chiesa
.
"
L
'
Albacina
osservò
che
questo
era
molto
bello
e
che
se
le
cose
stavano
a
questo
modo
la
sinistra
profezia
della
marchesa
non
si
sarebbe
avverata
.
"
La
profezia
del
torcibudella
,
no
!
"
disse
il
professore
,
ridendo
.
"
Queste
cose
non
accadono
e
io
non
credo
che
sieno
accadute
mai
.
Sono
calunnie
.
Bisogna
essere
la
marchesa
e
certa
gente
come
la
marchesa
che
si
trova
qui
a
Roma
per
crederle
.
Un
prete
romano
,
capisce
,
un
prete
ha
osato
avvertire
Benedetto
che
si
guardasse
!
Ma
Benedetto
gli
ha
levato
il
coraggio
di
parlargliene
un
'
altra
volta
.
Dunque
,
torcibudella
no
;
ma
persecuzione
sì
.
Quei
tali
due
preti
di
Roma
ch
'
erano
a
Jenne
non
hanno
mica
dormito
.
Io
non
volli
dirlo
prima
perché
la
marchesa
non
è
persona
cui
raccontare
queste
cose
,
ma
ci
sono
in
aria
dei
guai
grossi
.
Si
è
spiato
ogni
passo
di
Benedetto
,
si
è
adoperata
anche
la
nuora
di
Mayda
,
a
mezzo
del
confessore
,
per
avere
informazioni
dei
suoi
discorsi
,
si
è
saputo
delle
riunioni
.
La
sola
presenza
di
Selva
dà
loro
il
carattere
che
quella
gente
abborre
e
siccome
contro
un
laico
non
può
far
niente
,
così
pare
che
si
cerchi
l
'
aiuto
del
braccio
secolare
contro
Benedetto
,
l
'
aiuto
dei
carabinieri
e
dei
giudici
.
Loro
si
meravigliano
?
Eppure
è
così
.
Finora
non
c
'
è
niente
di
positivo
,
niente
di
fatto
,
ma
si
macchina
.
Siamo
stati
avvertiti
da
un
ecclesiastico
straniero
che
un
'
altra
volta
ha
chiacchierato
male
ma
stavolta
ha
chiacchierato
bene
.
Si
preparano
e
si
fabbricano
materiali
per
un
'
azione
penale
.
"
La
Silenziosa
trasalì
,
uscì
finalmente
del
suo
mutismo
.
"
Come
è
possibile
?
"
diss
'
ella
.
"
Signora
mia
,
"
disse
il
professore
"
Lei
non
sa
di
cosa
sieno
capaci
alcuni
intransigenti
in
tonaca
.
Gl
'
intransigenti
laici
sono
agnelli
,
in
paragone
.
Si
vuol
servirsi
di
un
disgraziato
caso
successo
a
Jenne
.
Ora
però
noi
speriamo
in
un
fatto
nuovo
,
che
non
occorre
di
raccontare
a
molti
,
senza
discernimento
,
ma
ch
'
è
importantissimo
.
"
II
professore
tacque
un
momento
,
assaporando
l
'
acuta
curiosità
che
aveva
destato
e
che
,
muta
sulle
labbra
,
sfavillava
dagli
occhi
intenti
delle
due
dame
.
"
L
'
altro
giorno
"
riprese
"
il
segretario
del
cardinale
....
un
giovine
prete
tedesco
,
si
recò
a
Sant
'
Anselmo
e
parlò
coi
frati
.
In
seguito
a
questa
visita
Benedetto
fu
chiamato
a
Sant
'
Anselmo
dove
i
benedettini
gli
hanno
un
grande
affetto
e
un
grande
rispetto
.
Gli
fu
chiesto
se
non
avesse
intenzione
di
rendere
omaggio
a
Sua
Santità
,
di
domandare
udienza
.
Rispose
ch
'
era
venuto
a
Roma
con
questo
desiderio
nel
cuore
,
che
aspettava
un
cenno
dalla
Provvidenza
,
e
che
questo
era
il
cenno
.
Allora
gli
fu
detto
che
Sua
Santità
lo
avrebbe
ricevuto
certamente
volentieri
ed
egli
domandò
l
'
udienza
.
Questo
fu
raccontato
a
Giovanni
Selva
da
un
benedettino
tedesco
.
"
"
E
quando
ci
va
?
"
chiese
l
'
Albacina
.
"
Posdomani
sera
.
"
Il
professore
soggiunse
che
da
parte
del
Vaticano
la
cosa
era
tenuta
segretissima
,
che
si
era
imposto
a
Benedetto
di
non
parlare
con
alcuno
,
che
niente
ne
sarebbe
trapelato
senza
l
'
indiscrezione
di
quel
frate
tedesco
,
e
che
gli
amici
di
Benedetto
speravano
grandi
cose
da
questa
visita
.
L
'
Albacina
domandò
cosa
si
proponesse
Benedetto
di
dire
al
Pontefice
.
Il
professore
sorrise
.
Benedetto
non
se
n
'
era
aperto
con
nessuno
e
nessuno
aveva
osato
interrogarlo
.
Secondo
il
professore
,
Benedetto
parlerebbe
a
favore
di
Selva
,
pregherebbe
che
i
suoi
libri
non
fossero
posti
all
'
Indice
.
"
Sarebbe
poco
"
disse
l
'
Albacina
,
sottovoce
;
Jeanne
ebbe
un
fremito
di
consenso
.
"
Pochissimo
!
"
esclamò
,
quasi
pigliandosela
col
professore
che
parve
sorpreso
di
quel
subito
scatto
dopo
tanto
silenzio
.
Egli
si
scusò
.
Non
aveva
inteso
dire
che
Benedetto
non
parlerebbe
anche
di
altre
cose
,
al
Papa
.
Aveva
inteso
dire
che
,
secondo
lui
,
di
quell
'
argomento
gli
parlerebbe
certo
.
L
'
Albacina
non
sapeva
spiegarsi
il
desiderio
del
Papa
di
vedere
Benedetto
.
Come
lo
spiegavano
i
suoi
amici
?
Come
lo
spiegava
Selva
?
Eh
,
nessuno
lo
sapeva
spiegare
;
né
Selva
né
gli
altri
.
"
Io
lo
spiego
!
"
disse
Jeanne
,
impetuosa
,
compiacendosi
di
capire
quello
che
nessuno
capiva
.
"
Il
Papa
,
non
è
stato
vescovo
a
Brescia
?
"
Guarnacci
sorrise
di
un
sorriso
fra
l
'
ammirativo
e
l
'
ironico
,
rispose
.
Ah
,
la
signora
era
molto
informata
del
passato
di
Benedetto
!
La
signora
sapeva
con
certezza
cose
che
a
Roma
si
dicevano
ma
che
però
trovavano
anche
degli
increduli
!
Solo
una
cosa
non
sapeva
.
Il
Papa
non
era
mai
stato
vescovo
a
Brescia
,
aveva
coperto
due
sedi
vescovili
nel
Mezzogiorno
.
Jeanne
irritata
con
se
stessa
,
vergognosa
di
essersi
quasi
tradita
,
non
replicò
.
L
'
Albacina
voleva
sapere
quale
opinione
Benedetto
avesse
del
Papa
.
"
Oh
lui
"
rispose
il
professore
"
nel
Papa
non
considera
e
non
venera
che
l
'
ufficio
.
Almeno
credo
.
Della
persona
non
l
'
ho
inteso
parlare
mai
.
Dell
'
ufficio
sì
.
Ne
ha
discorso
una
sera
magnificamente
,
contrapponendo
il
Cattolicismo
al
Protestantesimo
,
svolgendo
il
suo
ideale
di
governo
della
Chiesa
:
principato
e
giusta
libertà
.
Del
resto
il
nuovo
Papa
non
si
sa
ancora
cosa
sia
.
Si
dice
che
sia
santo
,
intelligente
,
malato
e
debole
.
Nell
'
accompagnare
le
signore
alla
carrozza
,
sulla
scala
buia
,
il
professore
uscì
a
dire
sospirando
:
"
Quello
che
pur
troppo
si
teme
è
che
Benedetto
non
viva
.
Almeno
Mayda
lo
teme
.
"
L
'
Albacina
,
che
scendeva
a
braccio
del
professore
,
esclamò
senza
fermarsi
:
"
Oh
poveretto
!
Di
che
soffre
?
"
"
Ma
!
"
rispose
il
professore
.
"
Di
un
male
inguaribile
,
pare
;
conseguenza
della
tifoide
ch
'
ebbe
a
Subiaco
e
sopra
tutto
della
vita
disagiatissima
che
ha
fatto
,
delle
penitenze
,
dei
digiuni
.
"
E
continuarono
la
lunga
discesa
in
silenzio
.
Soltanto
in
fondo
alla
scala
si
avvidero
che
la
loro
compagna
era
rimasta
indietro
.
Il
professore
risalì
rapidamente
e
trovò
Jeanne
ferma
sul
penultimo
pianerottolo
,
aggrappata
alla
ringhiera
.
Sulle
prime
non
si
mosse
né
parlò
.
Poi
mormorò
:
"
Non
ci
si
vede
.
"
Guarnacci
non
sapeva
e
non
fece
attenzione
né
a
quel
momento
di
silenzio
né
al
tôno
sommesso
e
incerto
della
voce
.
Le
offerse
il
braccio
e
discese
con
lei
,
scusando
sé
del
buio
,
accusandone
l
'
avarizia
del
padrone
di
casa
.
Jeanne
salì
nella
carrozza
dell
'
Albacina
che
la
portò
al
Grand
Hôtel
.
Nel
tragitto
l
'
Albacina
parlò
con
rammarico
della
notizia
che
le
aveva
dato
il
Guarnacci
.
Jeanne
non
aperse
bocca
.
Il
suo
mutismo
dispiacque
all
'
amica
.
"
Lei
non
è
stata
contenta
del
discorso
?
"
diss
'
ella
.
Non
conosceva
affatto
le
idee
religiose
di
Jeanne
.
"
Sì
"
rispose
questa
.
"
Perché
?
"
"
Così
.
Mi
pareva
.
Allora
non
Le
dispiace
di
essere
venuta
?
"
L
'
Albacina
si
sentì
,
con
molta
sorpresa
,
prendere
una
mano
e
rispondere
:
"
Le
sono
tanto
grata
!
"
La
voce
fu
sommessa
e
quieta
,
la
stretta
della
mano
quasi
violenta
.
"
Nientemeno
!
"
pensò
l
'
Albacina
.
"
Questa
è
una
futura
dama
dello
Spirito
Santo
.
"
"
Per
conto
mio
"
riprese
ad
alta
voce
"
capisco
che
mi
terrò
la
mia
religione
vecchia
,
quella
degl
'
intransigenti
.
Saranno
farisei
,
saranno
tutto
quello
che
vi
piace
,
ma
ho
paura
che
a
volerla
tanto
ritoccare
e
ristaurare
,
la
religione
vecchia
,
essa
crolli
e
non
resti
più
niente
in
piedi
.
E
poi
volendo
seguire
i
Benedetti
bisognerebbe
cambiare
troppe
cose
.
No
no
.
Però
l
'
uomo
m
'
ispira
un
interesse
straordinario
.
Adesso
bisognerebbe
cercare
di
vederlo
.
Bisogna
che
lo
vediamo
.
Molto
più
se
proprio
è
condannato
a
morire
presto
.
Non
Le
pare
?
E
come
si
fa
?
Pensiamo
.
"
"
Io
non
desidero
di
vederlo
"
s
'
affrettò
a
dire
Jeanne
.
"
Davvero
?
"
esclamò
l
'
amica
.
"
Ma
come
?
Mi
spieghi
questo
enigma
.
"
"
Così
.
Non
desidero
.
"
"
Curiosa
!
"
pensò
l
'
Albacina
.
La
carrozza
si
fermò
davanti
all
'
entrata
del
Grand
Hôtel
.
Nell
'
atrio
Jeanne
s
'
incontrò
con
Noemi
e
suo
cognato
,
che
uscivano
.
"
Finalmente
!
"
disse
Noemi
.
"
Va
,
corri
,
tuo
fratello
è
arrabbiatissimo
con
questa
Jeanne
che
non
arriva
mai
.
Noi
siamo
discesi
ora
perché
è
venuto
il
medico
.
"
I
Dessalle
erano
a
Roma
da
quindici
giorni
.
Un
principio
di
ottobre
umido
e
freddo
,
preoccupazioni
di
salute
,
il
progetto
di
uno
studio
sul
Bernini
seguito
al
progetto
di
romanzo
,
avevano
persuaso
Carlino
ad
accontentare
la
signora
Albacina
più
presto
che
non
avrebbe
voluto
,
a
lasciare
villa
Diedo
per
i
tepori
di
Roma
prima
dell
'
inverno
,
con
molta
chiusa
gioia
di
sua
sorella
.
Due
o
tre
giorni
dopo
l
'
arrivo
fu
preso
da
una
leggera
bronchite
.
Si
diede
per
tisico
,
si
tappò
in
camera
con
il
proposito
di
starci
tutto
l
'
inverno
,
volle
il
medico
due
volte
al
giorno
,
tiranneggiò
Jeanne
con
un
egoismo
spietato
,
le
numerò
i
minuti
di
libertà
.
Ella
si
fece
sua
schiava
,
parve
godere
di
quell
'
irragionevole
soprappiù
di
sacrificio
,
che
passava
la
misura
del
suo
affetto
fraterno
.
Lo
donava
mentalmente
,
con
dolce
ardore
,
a
Benedetto
.
Vedeva
spesso
i
Selva
e
Noemi
,
non
a
casa
loro
,
al
Grand
Hôtel
.
Anche
i
Selva
erano
soggiogati
dal
suo
fascino
di
donna
superiore
,
bella
,
gentile
e
triste
.
Tutto
che
aveva
udito
di
Benedetto
in
casa
Guarnacci
lo
sapeva
già
da
Noemi
.
Solo
non
sapeva
che
Mayda
avesse
espresso
quel
giudizio
.
Noemi
,
pietosamente
e
anche
per
non
lasciar
trasparire
la
commozione
propria
,
gliel
'
aveva
taciuto
.
Carlino
l
'
accolse
male
.
Il
medico
,
che
gli
aveva
trovato
il
polso
frequente
,
capì
subito
che
era
un
polso
collerico
.
Scherzò
un
poco
sulla
gravità
del
male
e
se
ne
andò
.
Carlino
,
burbero
,
volle
sapere
dove
Jeanne
si
fosse
tanto
indugiata
ed
ella
non
glielo
nascose
.
Solamente
gli
nascose
il
nome
vero
di
Benedetto
.
"
Non
ti
sei
vergognata
"
diss
'
egli
"
di
star
ad
ascoltare
alle
porte
?
"
E
senza
lasciarle
il
tempo
di
rispondere
inveì
contro
le
nuove
tendenze
che
le
aveva
scoperte
.
"
Domani
andrai
a
confessarti
!
E
posdomani
reciterai
il
rosario
!
"
Sotto
la
usuale
tolleranza
cortese
del
suo
linguaggio
,
la
benevolenza
che
mostrava
pure
a
non
pochi
ecclesiastici
,
si
nascondeva
una
vera
fobìa
antireligiosa
.
L
'
idea
che
sua
sorella
potesse
un
giorno
accostarsi
ai
preti
,
alla
fede
,
alle
pratiche
,
gli
faceva
perdere
il
lume
degli
occhi
.
Jeanne
non
rispose
,
si
offerse
mansuetamente
per
la
solita
lettura
serale
.
Carlino
le
dichiarò
netto
di
non
volerne
sapere
,
pretese
di
sentire
degli
spifferi
,
la
tenne
un
quarto
d
'
ora
colla
candela
in
mano
a
scrutar
usci
,
finestre
,
pareti
,
pavimento
,
e
poi
la
mandò
a
dormire
.
Ma
Jeanne
entrata
nella
sua
camera
,
non
pensò
a
dormire
né
a
coricarsi
.
Spense
la
luce
e
sedette
sul
letto
.
Strepiti
di
carrozze
sonavano
nella
via
,
passi
e
fruscii
di
vesti
femminili
nei
corridoi
;
immobile
fra
le
tenebre
,
ella
non
udiva
.
Aveva
spento
la
luce
per
pensare
,
per
non
vedere
che
il
proprio
pensiero
,
l
'
idea
balenatale
nello
scender
la
scala
di
casa
Guarnacci
al
braccio
del
professore
dopo
che
,
udite
le
parole
sinistre
"
si
teme
che
non
viva
"
aveva
quasi
smarriti
i
sensi
.
In
carrozza
con
l
'
Albacina
,
in
camera
con
suo
fratello
,
mentre
doveva
pur
parlare
e
con
l
'
una
e
con
l
'
altro
,
fare
attenzione
a
tante
diverse
cose
,
era
stato
un
balenar
continuo
,
nel
suo
profondo
,
di
quest
'
idea
,
di
questa
proposta
offerta
dal
cuore
ardente
alla
volontà
.
Adesso
non
balenava
più
.
Jeanne
la
contemplava
in
sé
,
ferma
.
Nella
figura
seduta
sul
letto
,
immobile
fra
le
tenebre
,
due
anime
si
stavano
tacite
a
fronte
.
Una
Jeanne
umile
,
appassionata
,
persuasa
di
poter
tutto
sacrificare
all
'
amore
,
si
misurava
con
una
Jeanne
inconsciamente
orgogliosa
,
persuasa
di
possedere
una
dura
e
fredda
verità
.
Gli
strepiti
delle
carrozze
si
fecero
più
radi
nella
via
,
i
passi
e
i
fruscii
più
radi
nei
corridoi
.
A
un
tratto
le
due
Jeanne
parvero
riconfondersi
in
una
che
pensò
:
"
Quando
mi
annuncieranno
la
sua
morte
,
mi
potrò
dire
:
almeno
hai
fatto
questo
.
"
Si
alzò
,
accese
la
luce
,
sedette
alla
scrivania
,
prese
un
foglietto
e
scrisse
:
"
A
Piero
Maironi
,
la
notte
del
29
ottobre
...
"
Credo
.
"
JEANNE
DESSALLE
.
"
Scrisse
e
guardò
a
lungo
,
a
lungo
,
la
parola
solenne
.
Più
la
guardava
,
più
le
due
Jeanne
si
venivano
lente
ridividendo
.
La
Jeanne
inconsciamente
orgogliosa
soverchiò
,
oppresse
l
'
altra
quasi
senza
lotta
.
Tutta
amara
di
amarezza
mortale
,
lacerò
il
foglio
macchiato
della
parola
impossibile
a
mantenere
,
impossibile
a
scrivere
sinceramente
.
Spenta
da
capo
la
luce
,
accusò
di
crudeltà
Iddio
se
mai
esistesse
,
pianse
,
pianse
nelle
volontarie
tenebre
,
senza
freno
.
II
L
'
orologio
di
San
Pietro
suonò
le
otto
.
Benedetto
lasciò
un
piccolo
gruppo
di
persone
allo
sbocco
della
via
di
Porta
Angelica
,
entrò
solo
nel
colonnato
del
Bernini
,
si
avviò
lentamente
verso
il
Portone
di
bronzo
,
sostò
ad
ascoltar
il
rumore
delle
fontane
,
a
guardar
i
grappoli
di
fiamme
dei
quattro
candelabri
intorno
all
'
obelisco
,
e
tremolo
,
opaco
sul
volto
della
luna
,
il
sommo
getto
della
fontana
di
sinistra
.
Fra
cinque
,
fra
dieci
minuti
,
forse
fra
un
quarto
d
'
ora
egli
si
sarebbe
trovato
alla
presenza
del
Papa
.
Il
suo
pensiero
era
fermo
e
vibrante
in
questo
apice
come
nell
'
apice
suo
la
saliente
acqua
viva
della
fontana
.
La
piazza
era
vuota
.
Nessuno
lo
avrebbe
visto
entrare
in
Vaticano
fuorché
la
corona
spettrale
dei
Santi
,
ritti
là
in
faccia
sopra
il
giro
dell
'
altro
colonnato
.
I
Santi
e
le
fontane
gli
dicevano
insieme
che
a
lui
pareva
di
vivere
un
'
ora
solenne
ma
che
questo
atomo
del
tempo
ed
egli
stesso
ed
il
Pontefice
passerebbero
in
breve
,
si
perderebbero
per
sempre
nel
regno
dell
'
oblio
,
continuando
le
fontane
il
loro
monotono
lamento
e
i
Santi
la
loro
tacita
contemplazione
.
Egli
sentiva
invece
che
la
parola
della
Verità
è
parola
di
vita
eterna
;
e
raccolto
un
'
ultima
volta
in
sé
stesso
,
chiusi
gli
occhi
,
pregò
intensamente
,
come
da
due
giorni
pregava
,
che
lo
Spirito
gliela
suscitasse
,
davanti
al
Papa
,
nel
petto
,
gliela
portasse
alle
labbra
.
Egli
aspettava
qualcuno
,
fra
le
otto
e
le
otto
e
un
quarto
.
Le
otto
e
un
quarto
erano
suonate
ma
nessuno
compariva
.
Si
voltò
a
guardar
il
Portone
di
bronzo
.
Non
n
'
era
aperto
che
uno
sportello
e
si
vedeva
luce
nell
'
interno
.
Vi
entravano
di
tempo
in
tempo
,
come
spensierati
moscerini
nelle
fauci
di
un
leone
,
gruppetti
di
genterella
minuta
.
Finalmente
vi
si
affacciò
dal
di
dentro
un
prete
,
accennando
.
Benedetto
si
avvicinò
.
Quegli
disse
:
"
Lei
viene
per
Sant
'
Anselmo
?
"
Era
la
domanda
convenuta
.
Come
Benedetto
gli
ebbe
risposto
di
sì
,
il
prete
gli
fece
segno
di
entrare
.
"
Favorisca
"
diss
'
egli
.
Benedetto
lo
seguì
.
Passarono
fra
le
guardie
pontificie
che
salutarono
militarmente
il
prete
.
Svoltarono
a
destra
,
salirono
la
Scala
Pia
.
All
'
entrata
del
Cortile
di
San
Damaso
altre
guardie
,
altri
saluti
,
un
ordine
del
prete
,
dato
sottovoce
;
Benedetto
non
lo
intese
.
Attraversarono
il
Cortile
lasciando
a
sinistra
la
porta
della
Biblioteca
,
a
destra
la
porta
per
la
quale
si
accede
alle
stanze
del
Papa
.
In
alto
,
le
vetrate
delle
logge
sfavillavano
alla
luna
.
Benedetto
,
che
ricordava
un
'
udienza
,
avuta
dal
Pontefice
defunto
,
si
meravigliò
della
strana
via
che
gli
si
faceva
prendere
.
Attraversato
il
cortile
in
linea
retta
,
il
prete
si
avviò
per
l
'
andito
stretto
che
conduce
alla
scaletta
dei
Mosaici
,
e
si
fermò
davanti
all
'
uscio
che
si
apre
a
destra
,
ove
scende
la
scala
del
Triangolo
.
"
Lei
conosce
il
Vaticano
?
"
diss
'
egli
.
"
Conosco
i
musei
e
le
logge
"
rispose
Benedetto
"
e
sono
stato
ricevuto
dal
predecessore
del
Pontefice
attuale
nel
suo
appartamento
.
Altro
non
conosco
.
"
"
Qui
non
è
stato
mai
?
"
"Mai."
Il
prete
si
mise
primo
per
la
scaletta
debolmente
illuminata
da
lampadine
elettriche
.
A
un
tratto
,
dove
la
prima
branca
della
scaletta
monta
sur
un
pianerottolo
,
le
lampadine
si
spensero
.
Benedetto
,
fermatosi
con
un
piede
sul
pianerottolo
,
udì
la
sua
guida
salir
di
corsa
una
scala
,
a
destra
.
Poi
non
udì
più
nulla
.
Pensò
che
la
luce
fosse
mancata
per
caso
,
che
il
prete
fosse
salito
per
farla
riaccendere
.
Attese
.
Nessun
lume
,
nessun
passo
,
nessuna
voce
.
Montò
sul
pianerottolo
;
sentì
a
sinistra
,
tentando
l
'
aria
buia
,
una
parete
;
procedette
verso
destra
,
sempre
a
tentoni
;
si
accorse
,
urtandovi
il
piede
,
di
due
diverse
branche
di
scala
che
salivano
dal
pianerottolo
.
Attese
ancora
,
non
dubitò
che
il
prete
non
avesse
a
ritornare
.
Ma
cinque
,
dieci
minuti
passarono
e
il
prete
non
ritornava
.
Che
poteva
essere
accaduto
?
Si
era
voluto
ingannarlo
,
deriderlo
?
Ma
perché
?
Benedetto
s
'
interdisse
un
sospetto
inutile
a
discutere
.
Pensò
invece
al
partito
da
prendere
.
Aspettare
ancora
non
gli
parve
ragionevole
.
Era
da
ridiscendere
?
Era
da
salire
?
In
quest
'
ultimo
caso
,
per
quale
delle
due
vie
?
Si
raccolse
in
sé
stesso
interrogando
l
'
Onnipresente
.
Ridiscendere
,
no
.
Gli
ripugnava
.
Salì
a
caso
una
delle
scale
,
quella
che
conduce
alle
camere
dei
domestici
.
Era
corta
,
Benedetto
trovò
subito
un
altro
pianerottolo
.
Ora
egli
aveva
udito
il
prete
salir
di
corsa
e
di
seguito
molti
scalini
,
il
rumore
de
'
suoi
passi
si
era
perduto
molto
in
alto
.
Ridiscese
,
tentò
l
'
altra
scala
.
Era
più
lunga
.
Il
prete
doveva
avere
salito
quella
.
Decise
di
seguire
il
prete
.
Giunto
alla
sommità
,
sbucò
da
una
porticina
in
una
loggia
illuminata
dalla
luna
.
Si
guardò
attorno
.
A
destra
,
quasi
immediatamente
,
una
cancellata
partiva
quella
dalla
loggia
.
Le
due
vi
s
'
incontravano
ad
angolo
retto
.
A
sinistra
la
loggia
terminava
,
alquanto
lontano
,
a
una
porta
chiusa
.
La
luna
piena
batteva
per
le
grandi
vetrate
sul
pavimento
,
mostrava
i
fianchi
del
Cortile
di
San
Damaso
e
nello
sfondo
,
tra
le
due
grandi
ali
scure
del
Palazzo
,
umili
tetti
,
gli
alberi
di
villa
Celsi
,
le
alture
di
Sant
'
Onofrio
.
Tanto
la
porta
di
sinistra
quanto
la
cancellata
di
destra
parevano
chiuse
.
Benedetto
guardò
,
guardò
,
a
destra
e
a
sinistra
.
Impronte
antiche
gli
venivano
ricomparendo
poco
a
poco
nella
memoria
.
Sì
,
in
quella
loggia
egli
era
stato
ancora
,
aveva
veduto
quella
cancellata
recandosi
con
un
suo
conoscente
,
lettore
della
Vaticana
,
a
visitare
la
Galleria
delle
lapidi
,
la
via
Appia
del
Vaticano
.
Ecco
,
sì
,
adesso
ricordava
bene
.
La
porta
di
sinistra
,
in
fondo
alla
loggia
,
doveva
mettere
agli
appartamenti
del
cardinale
segretario
di
Stato
.
La
loggia
oltre
la
cancellata
era
la
loggia
di
Giovanni
da
Udine
,
le
grandi
finestre
colle
inferriate
che
mettevano
nella
loggia
di
Giovanni
da
Udine
erano
le
finestre
dell
'
appartamento
Borgia
,
l
'
entrata
della
Galleria
delle
lapidi
doveva
aprirsi
proprio
nell
'
angolo
.
Allora
presso
la
cancellata
ci
stava
uno
svizzero
.
Adesso
non
c
'
era
nessuno
.
Tutto
era
deserto
,
a
destra
e
a
sinistra
,
tutto
era
silenzio
.
A
tentar
la
porta
del
cardinale
segretario
di
Stato
non
era
da
pensare
.
Benedetto
spinse
la
cancellata
.
Era
aperta
.
Sostò
,
si
trovò
davanti
all
'
entrata
della
Galleria
delle
lapidi
.
Stette
ancora
in
ascolto
.
Silenzio
profondo
.
Gli
parve
che
una
voce
interna
gli
dicesse
:
"
Sali
,
entra
.
"
Salì
,
franco
,
i
cinque
gradini
.
La
via
Appia
del
Vaticano
,
larga
forse
quanto
l
'
antica
,
non
aveva
una
lampada
.
Fiochi
chiarori
ne
rigavano
il
pavimento
,
a
intervalli
,
dalle
finestre
che
fra
le
lapidi
e
i
cippi
e
i
sarcofaghi
pagani
guardano
Roma
.
Da
quelle
della
parete
cristiana
,
che
guardano
il
cortile
del
Belvedere
,
non
entrava
lume
.
Il
fondo
lontano
,
verso
il
museo
Chiaramonti
,
si
perdeva
nelle
tenebre
più
nere
.
Allora
,
sentendosi
nel
tacito
cuore
del
Vaticano
immenso
,
Benedetto
ebbe
un
assalto
di
terrore
sacro
.
Si
accostò
a
una
grande
finestra
onde
si
vedeva
Castel
Sant
'
Angelo
,
infiniti
dispersi
lumi
nel
piano
,
e
all
'
orizzonte
,
più
alti
,
più
splendenti
,
quelli
del
Quirinale
.
La
vista
,
non
di
Roma
illuminata
,
ma
di
una
panca
bassa
e
sottile
,
coperta
di
tela
verde
,
che
correva
lungo
i
cippi
e
i
sarcofaghi
,
gli
quietò
lo
spirito
.
Intravvide
poi
nell
'
ombra
un
padiglione
mezzo
disfatto
.
Che
poteva
essere
?
Anche
lungo
la
parete
opposta
correva
una
panca
eguale
all
'
altra
.
Procedendo
,
urtò
in
qualche
cosa
che
trovò
essere
un
seggiolone
a
bracciuoli
.
Adesso
al
terrore
era
sottentrato
un
proposito
sicuro
.
La
interna
voce
imperiosa
che
gli
aveva
prima
detto
di
entrare
,
ora
gli
diceva
:
"
procedi
"
.
Glielo
disse
così
chiaro
,
così
forte
,
che
un
subito
bagliore
gl
'
illuminò
la
memoria
.
Si
percosse
la
fronte
.
Nella
Visione
egli
si
era
visto
a
colloquio
col
Papa
.
Questo
non
lo
aveva
potuto
dimenticare
mai
.
Bensì
aveva
dimenticato
,
e
adesso
glien
'
era
ritornata
la
memoria
in
un
lampo
,
che
lo
guidava
per
il
Vaticano
al
Papa
uno
spirito
.
Procedette
lungo
la
parete
di
sinistra
presso
la
quale
aveva
urtato
nel
seggiolone
.
Si
teneva
sicuro
che
giunto
al
fondo
della
Galleria
avrebbe
trovato
un
'
uscita
e
,
finalmente
,
luce
.
Che
nel
fondo
ci
fosse
il
cancello
del
museo
Chiaramonti
non
ricordava
.
Procedeva
appoggiando
spesso
la
mano
alla
parete
,
alle
lapidi
.
A
un
tratto
sentì
che
non
toccava
più
né
marmo
né
muro
.
Batté
leggermente
la
parete
col
pugno
.
Era
legno
,
una
porta
.
Si
fermò
involontariamente
,
sospeso
.
Un
passo
suonò
dall
'
interno
,
una
chiave
girò
nella
toppa
,
una
lama
di
luce
fendette
di
sghembo
la
Galleria
,
si
allargò
;
comparve
una
figura
nera
,
il
prete
che
aveva
abbandonato
Benedetto
sulla
scala
.
Egli
uscì
con
un
atto
rapido
,
richiuse
la
porta
,
disse
a
Benedetto
come
se
niente
fosse
stato
:
"
Lei
sta
per
trovarsi
alla
presenza
di
Sua
Santità
.
"
Lo
fece
entrare
e
chiuse
la
porta
daccapo
,
rimanendo
fuori
.
Benedetto
,
entrando
,
non
vide
che
un
tavolino
,
una
lucernetta
col
paralume
verde
,
una
figura
bianca
seduta
in
faccia
a
lui
,
dietro
il
tavolino
.
Cadde
ginocchioni
.
La
Figura
Bianca
stese
un
braccio
e
disse
:
"
Alzati
.
Come
sei
venuto
?
"
Il
viso
incorniciato
di
capelli
grigi
,
singolarmente
dolce
,
aveva
una
espressione
di
stupore
.
La
voce
,
dall
'
accento
meridionale
,
era
commossa
.
Benedetto
si
alzò
e
rispose
:
"
Dal
Portone
di
bronzo
fino
a
un
luogo
che
non
so
indicare
sono
venuto
col
sacerdote
che
stava
presso
Vostra
Santità
;
poi
sono
venuto
solo
.
"
"
Conoscevi
il
Vaticano
?
Ti
hanno
detto
che
mi
avresti
trovato
qui
?
"
Quando
Benedetto
gli
ebbe
risposto
che
aveva
visitato
anni
prima
i
musei
vaticani
,
le
logge
e
la
Galleria
lapidaria
una
sola
volta
,
che
alla
logge
non
era
salito
dal
Cortile
di
San
Damaso
,
che
non
sapeva
affatto
dove
avrebbe
trovato
il
Sommo
Pontefice
,
questi
tacque
un
momento
,
pensoso
;
poi
disse
benignamente
,
affettuosamente
,
indicandogli
una
sedia
in
faccia
a
lui
:
"
Siedi
,
figlio
mio
.
"
Se
Benedetto
non
fosse
stato
assorto
nel
volto
ascetico
e
benigno
del
Papa
,
avrebbe
,
mentre
il
suo
angusto
interlocutore
stava
raccogliendo
alcune
carte
sparse
sul
tavolino
,
girato
lo
sguardo
non
senza
meraviglia
per
quella
strana
sala
di
ricevimento
,
un
polveroso
caos
di
vecchi
quadri
,
di
vecchi
libri
,
di
vecchi
mobili
,
un
'
anticamera
,
si
sarebbe
detto
,
di
qualche
biblioteca
,
di
qualche
museo
dove
si
fossero
intraprese
opere
di
riordino
.
Ma
egli
era
assorto
nel
volto
del
Papa
,
nel
magro
,
cereo
volto
che
aveva
una
espressione
ineffabile
di
purezza
e
di
bontà
.
Si
avvicinò
,
piegò
il
ginocchio
,
baciò
la
mano
che
il
Santo
Padre
gli
stese
dicendo
con
gravità
soave
:
"
Non
mihi
,
sed
Petro
.
"
Quindi
sedette
.
Il
Papa
gli
porse
un
foglio
,
gli
avvicinò
la
lucernetta
.
"
Guarda
"
diss
'
egli
.
"
Conosci
la
scrittura
?
"
Benedetto
guardò
,
trasalì
,
non
poté
frenare
un
'
esclamazione
di
mesta
riverenza
.
"
Sì
"
rispose
"
è
la
scrittura
di
un
santo
prete
che
ho
molto
amato
,
che
è
morto
e
si
chiamava
don
Giuseppe
Flores
.
"
Sua
Santità
riprese
:
"
Adesso
leggi
.
Ad
alta
voce
.
"
Benedetto
lesse
.
"
Monsignore
Affido
al
mio
Vescovo
il
plico
suggellato
,
chiuso
insieme
a
questo
foglietto
in
una
busta
recante
l
'
indirizzo
a
Lei
.
Lo
lasciò
a
me
per
essere
aperto
dopo
la
sua
morte
,
come
sopra
vi
è
scritto
,
il
signor
Piero
Maironi
,
ben
conosciuto
da
Lei
,
prima
di
scomparire
dal
mondo
.
S
'
egli
ancora
viva
o
sia
passato
di
vita
né
so
né
ho
modo
di
sapere
.
Il
plico
deve
contenere
il
racconto
di
una
visione
di
carattere
soprannaturale
che
il
Maironi
ebbe
nel
ritornare
a
Dio
dal
fuoco
di
una
passione
colpevole
.
Sperai
allora
che
Iddio
lo
avesse
veramente
eletto
per
ministro
di
qualche
singolare
opera
Sua
.
Sperai
che
la
santità
dell
'
opera
verrebbe
confermata
dopo
la
morte
del
Maironi
dalla
lettura
di
questo
documento
,
che
se
ne
rivelerebbe
un
carattere
profetico
.
Lo
sperai
benché
mi
fossi
studiato
,
per
prudenza
di
nascondere
al
Maironi
stesso
la
mie
speranze
segrete
.
Due
anni
sono
trascorsi
dal
giorno
in
cui
egli
scomparve
e
nulla
si
è
mai
saputo
di
lui
.
Quando
Monsignore
,
ella
starà
leggendo
quello
che
adesso
io
scrivo
,
sarò
scomparso
anch
'
io
.
La
prego
di
volersi
sostituire
a
me
in
questa
custodia
religiosa
.
Ella
ne
disporrà
secondo
la
coscienza
Sua
come
crederà
meglio
.
E
preghi
per
l
'
anima
del
Suo
povero
don
GIUSEPPE
FLORES
.
"
Benedetto
depose
lo
scritto
e
guardò
il
Pontefice
in
viso
,
aspettando
.
"
Sei
tu
Pietro
Maironi
?
"
disse
questi
.
"
Sì
,
Santità
.
"
Il
Pontefice
sorrise
con
bontà
.
"
Intanto
"
diss
'
egli
"
mi
rallegro
che
vivi
.
Quel
Vescovo
ti
suppose
morto
,
aperse
il
plico
e
credette
di
doverlo
rimettere
al
Vicario
di
Cristo
.
Questo
avvenne
circa
sei
mesi
sono
,
vivendo
il
mio
santo
Predecessore
che
ne
parlò
ad
alcuni
cardinali
e
anche
a
me
.
Poi
si
è
saputo
che
vivevi
,
e
dove
e
come
.
Ora
ti
devo
movere
alcune
domande
.
Ti
esorto
a
rispondermi
la
esatta
verità
.
"
Il
Pontefice
fermò
gli
occhi
gravi
negli
occhi
di
Benedetto
che
piegò
lievemente
il
capo
.
"
Qui
hai
scritto
"
diss
'
egli
"
che
stando
in
quella
piccola
chiesa
veneta
ti
sei
visto
in
Vaticano
a
colloquio
col
Papa
.
Cosa
ricordi
di
questa
parte
della
tua
visione
?
"
"
La
mia
visione
"
rispose
Benedetto
"
nel
tempo
che
passai
a
Santa
Scolastica
,
circa
tre
anni
,
mi
si
venne
spezzando
nelle
memoria
,
anche
perché
il
mio
maestro
spirituale
di
Santa
Scolastica
,
come
il
povero
don
Giuseppe
Flores
,
mi
ha
sempre
consigliato
di
non
tenerne
conto
.
Alcune
parti
ne
restano
nette
,
altre
si
oscurarono
.
Che
mi
ero
veduto
in
Vaticano
a
fronte
del
Sommo
Pontefice
,
mi
restò
sempre
fisso
nella
mente
;
ma
non
più
di
così
.
Invece
,
pochi
momenti
sono
,
nella
galleria
buia
dalla
quale
sono
entrato
qua
,
mi
risovvenni
improvvisamente
che
nella
Visione
io
ero
guidato
al
Pontefice
da
uno
spirito
.
Me
ne
risovvenni
quando
trovandomi
solo
,
di
notte
,
al
buio
,
in
un
luogo
ignoto
o
quasi
ignoto
perché
c
'
ero
stato
una
volta
sola
molti
anni
addietro
,
senz
'
avere
un
'
idea
della
direzione
che
avrei
dovuto
tenere
,
fui
per
ritornare
sui
miei
passi
e
una
voce
interna
,
molto
chiara
,
molto
forte
,
mi
disse
di
andare
avanti
.
"
"
E
quando
hai
bussato
alla
porta
"
chiese
il
Papa
"
sapevi
di
trovarmi
qui
?
Sapevi
di
bussare
alla
porta
della
Biblioteca
?
"
"
No
,
Santità
.
Non
intendevo
neppure
di
bussare
.
Ero
al
buio
,
non
vedevo
niente
,
intendevo
di
saggiare
colla
mano
la
parete
.
"
Il
Papa
stette
alquanto
sopra
pensiero
e
poi
osservò
che
nel
manoscritto
ci
stava
pure
:
"
prima
mi
guidava
un
uomo
vestito
di
nero
.
"
Di
questo
,
Benedetto
non
aveva
memoria
.
"
Sai
"
riprese
il
Papa
"
che
il
profetare
non
è
,
per
sé
solo
,
sufficiente
prova
di
santità
.
Sai
che
si
possono
avere
,
che
si
sono
avute
visioni
profetiche
,
non
dico
per
opera
di
spiriti
maligni
,
noi
ne
sappiamo
troppo
poco
per
poterlo
dire
,
ma
insomma
per
effetto
di
forze
occulte
,
forze
insite
alla
natura
umana
,
le
quali
,
a
ogni
modo
,
non
hanno
che
fare
colla
santità
.
Puoi
dirmi
le
disposizioni
dell
'
anima
tua
quando
hai
avuto
la
Visione
?
"
"
Sentivo
"
rispose
Benedetto
"
un
amarissimo
dolore
di
essermi
allontanato
da
Dio
,
di
averne
respinto
i
richiami
,
una
gratitudine
infinita
per
la
Sua
paziente
bontà
,
un
infinito
desiderio
di
Cristo
.
Mi
ero
appena
viste
nella
mente
,
proprio
viste
,
proprio
distinte
,
bianche
sopra
un
fondo
nero
,
queste
parole
del
Vangelo
che
prima
,
nel
tempo
buono
,
mi
erano
state
tanto
care
:
"
Magister
adest
et
vocat
te
.
"
Don
Giuseppe
Flores
celebrava
e
la
Messa
era
presso
alla
fine
quando
,
stando
in
preghiera
,
con
gli
occhi
coperti
dalle
mani
,
ebbi
la
Visione
;
ma
istantanea
,
fulminea
!
"
Benedetto
ansava
nel
ritorno
violento
delle
memorie
.
"
Ha
potuto
essere
un
'
illusione
"
diss
'
egli
"
Opera
di
spiriti
maligni
,
no
.
"
"
Gli
spiriti
maligni
"
disse
il
Pontefice
"
possono
trasfigurarsi
in
angeli
di
luce
.
Possono
avere
operato
allora
contro
lo
spirito
buono
ch
'
era
in
te
.
Ti
sei
inorgoglito
poi
,
di
questa
visione
?
"
Benedetto
piegò
il
capo
e
pensò
alquanto
.
"
Forse
una
volta
"
diss
'
egli
"
per
un
momento
,
a
Santa
Scolastica
,
quando
il
mio
maestro
,
a
nome
dell
'
Abate
,
mi
offerse
una
veste
di
converso
,
la
veste
che
poi
mi
fu
tolta
a
Jenne
.
Allora
pensai
per
un
momento
che
questa
offerta
inattesa
confermasse
l
'
ultima
parte
della
Visione
e
n
'
ebbi
un
moto
di
compiacenza
,
mi
stimai
oggetto
di
una
predilezione
divina
.
Ne
domandai
subito
perdono
a
Dio
e
adesso
ne
domando
perdono
a
Vostra
Santità
.
"
Il
Pontefice
non
parlò
,
ma
la
sua
mano
si
alzò
spiegata
e
ridiscese
in
un
atto
di
indulgenza
.
Egli
si
diede
poi
a
maneggiare
le
carte
diverse
che
aveva
sul
tavolino
,
parve
consultarne
attentamente
più
d
'
una
.
Quindi
le
posò
,
le
raccolse
,
le
fece
da
banda
,
riprese
a
parlare
.
"
Figlio
mio
"
diss
'
egli
"
ti
devo
domandare
altre
cose
.
Hai
nominato
Jenne
.
Io
neppure
non
sapevo
che
esistesse
,
questo
Jenne
.
Me
lo
hanno
descritto
.
Diciamo
il
vero
,
non
si
capisce
perché
tu
ti
sia
andato
a
cacciare
a
Jenne
.
"
Benedetto
sorrise
lievemente
ma
non
volle
discolparsi
,
interrompere
il
Papa
,
il
quale
continuò
:
"
È
stata
un
'
idea
disgraziata
,
perché
chi
può
dir
bene
cosa
succede
a
Jenne
?
Sai
di
aver
avuto
lassù
della
gente
che
ti
vedeva
di
mal
occhio
?
"
Benedetto
pregò
semplicemente
Sua
Santità
che
lo
dispensasse
dal
rispondere
.
"
Ti
capisco
"
rispose
il
Papa
"
e
debbo
dire
che
la
tua
preghiera
è
cristiana
.
Tu
non
dirai
niente
ma
io
non
posso
tacere
che
sei
stato
accusato
di
molte
cose
.
Lo
sai
?
"
Benedetto
sapeva
di
un
'
accusa
sola
o
almeno
ne
dubitava
.
Il
Papa
aveva
l
'
aria
più
imbarazzata
di
lui
.
Egli
era
sereno
.
"
Ti
accusano
"
ripigliò
il
Papa
"
di
esserti
spacciato
,
a
Jenne
,
per
un
taumaturgo
e
di
essere
stato
causa
,
per
questi
tuoi
vanti
,
che
un
disgraziato
morisse
in
casa
tua
.
Si
arriva
persino
a
dire
ch
'
egli
è
morto
per
certi
beveraggi
che
gli
hai
dati
.
Ti
accusano
di
aver
predicato
al
popolo
piuttosto
da
protestante
che
da
cattolico
e
anche
...
"
Il
Santo
Padre
esitò
.
Al
suo
pudore
verginale
ripugnava
persino
accennare
a
certe
cose
.
"
Di
relazioni
non
lecite
"
disse
"
con
la
maestra
del
paese
.
Cosa
rispondi
,
figlio
mio
?
"
"
Santo
Padre
"
rispose
Benedetto
,
tranquillo
,
"
lo
Spirito
risponde
per
me
nel
Suo
cuore
.
"
Il
Pontefice
lo
guardò
,
attonito
,
ma
non
solamente
attonito
;
anche
un
poco
turbato
,
come
se
Benedetto
gli
avesse
letto
nell
'
anima
.
Il
viso
gli
si
dipinse
di
un
lieve
rossore
.
"
Spiegati
"
diss
'
egli
.
"
Iddio
mi
dona
di
leggere
nel
Suo
cuore
che
Lei
non
crede
ad
alcuna
di
quelle
accuse
.
"
A
queste
parole
di
Benedetto
il
Papa
contrasse
lievemente
le
sopracciglia
.
"
Adesso
"
riprese
Benedetto
"
Vostra
Santità
pensa
che
io
mi
attribuisca
una
chiaroveggenza
miracolosa
.
No
,
è
una
cosa
che
vedo
nel
Suo
viso
,
che
sento
nella
Sua
voce
,
da
povero
uomo
comune
quale
sono
.
"
"
Forse
tu
sai
"
esclamò
il
Papa
"
chi
è
stato
in
questi
giorni
da
me
!
"
Egli
aveva
fatto
chiamare
a
Roma
l
'
arciprete
di
Jenne
,
lo
aveva
interrogato
su
Benedetto
.
L
'
arciprete
,
trovato
un
Papa
di
suo
genio
,
un
Papa
ben
diverso
dai
due
zelanti
che
lo
avevano
intimorito
a
Jenne
,
non
aveva
perduta
l
'
occasione
di
mettersi
facilmente
in
pace
colla
propria
coscienza
,
aveva
dato
sfogo
ai
rimorsi
lodando
e
rilodando
.
Benedetto
non
ne
sapeva
niente
.
"
No
"
rispose
"
non
lo
so
.
"
Il
Pontefice
tacque
,
ma
il
suo
viso
,
le
mani
,
la
intera
persona
,
tradivano
una
viva
inquietudine
.
Egli
si
abbandonò
finalmente
sulla
spalliera
della
seggiola
,
chinò
il
capo
sul
petto
,
stese
le
braccia
al
tavolino
e
appoggiatevi
le
mani
,
una
presso
all
'
altra
,
pensò
.
Mentre
pensava
,
immobile
,
fissi
gli
occhi
nel
vuoto
,
la
fiamma
della
lucernina
a
petrolio
salì
fumigando
,
rossa
,
nel
tubo
.
Egli
non
se
n
'
avvide
subito
.
Quando
se
n
'
avvide
la
regolò
e
poi
ruppe
il
silenzio
.
"
Credi
tu
"
diss
'
egli
"
avere
veramente
una
missione
?
"
Benedetto
rispose
,
con
una
espressione
di
fervore
umile
:
"
Sì
,
lo
credo
.
"
"
E
perché
lo
credi
?
"
"
Santità
,
perché
ciascuno
viene
al
mondo
con
una
missione
scritta
nella
sua
natura
.
Quand
'
anche
non
avessi
avuto
visioni
né
altri
segni
straordinari
,
la
mia
natura
ch
'
è
religiosa
mi
imporrebbe
il
dovere
di
un
'
azione
religiosa
.
Come
posso
dirlo
?
Ecco
,
lo
dirò
...
"
Qui
la
voce
di
Benedetto
tremò
di
emozione
"...come
non
l
'
ho
detto
a
nessuno
.
Io
credo
,
io
so
che
Dio
è
il
nostro
Padre
di
tutti
,
ma
io
sento
nella
mia
natura
la
Sua
paternità
.
Quasi
non
è
un
dovere
il
mio
,
è
un
sentimento
di
figlio
.
"
"
E
credi
avere
il
cómpito
di
esercitarla
qui
,
adesso
,
un
'
azione
religiosa
?
"
Benedetto
giunse
le
mani
come
se
implorasse
già
di
venire
ascoltato
.
"
Sì
"
diss
'
egli
"
anche
qui
,
anche
adesso
.
"
Ciò
detto
,
pose
un
ginocchio
a
terra
tenendo
sempre
giunte
le
mani
.
"
Alzati
"
disse
il
Santo
Padre
.
"
Di
'
liberamente
quello
che
lo
Spirito
ti
consiglia
.
"
Benedetto
non
si
alzò
.
"
Mi
perdoni
"
diss
'
egli
"
io
devo
parlare
al
solo
Pontefice
e
qui
non
mi
ascolta
il
solo
Pontefice
!
"
Il
Papa
trasalì
,
lo
interrogò
con
gli
occhi
,
severo
.
Benedetto
porse
un
poco
il
mento
,
inarcando
le
sopracciglia
,
verso
una
porta
grande
alle
spalle
del
Papa
.
Questi
prese
un
campanello
di
argento
che
stava
sul
tavolino
,
accennò
imperiosamente
a
Benedetto
di
alzarsi
e
suonò
.
Ricomparve
dalla
porta
della
Galleria
il
prete
di
prima
.
Il
Papa
gli
ordinò
di
far
venire
in
Galleria
don
Teofilo
,
il
cameriere
fedele
che
aveva
portato
con
sé
dalla
sua
sede
arcivescovile
del
Mezzogiorno
.
Venuto
don
Teofilo
,
egli
andrebbe
ad
attendere
Sua
Santità
nelle
sale
della
Biblioteca
.
"
Ripasserai
di
qua
"
diss
'
egli
.
Parecchi
minuti
trascorsero
nell
'
attesa
silenziosa
che
colui
rientrasse
.
Il
Pontefice
,
pensoso
,
non
alzò
mai
gli
occhi
dal
tavolino
.
Benedetto
,
in
piedi
,
teneva
chiusi
i
suoi
.
Li
aperse
quando
rientrò
il
prete
.
Uscito
che
fu
costui
per
la
porta
sospetta
,
il
Papa
accennò
con
la
mano
e
Benedetto
parlò
,
a
voce
bassa
.
Il
Pontefice
lo
ascoltava
stringendo
i
bracciuoli
della
sedia
,
pôrta
in
avanti
la
persona
e
chino
il
viso
.
"
Santo
Padre
"
disse
Benedetto
"
la
Chiesa
è
inferma
.
Quattro
spiriti
maligni
sono
entrati
nel
suo
corpo
per
farvi
guerra
allo
Spirito
Santo
.
Uno
è
lo
spirito
di
menzogna
.
Anche
lo
spirito
di
menzogna
si
trasfigura
in
angelo
di
luce
e
molti
pastori
,
molti
maestri
della
Chiesa
,
molti
fedeli
buoni
e
pii
ascoltano
devotamente
lo
spirito
di
menzogna
credendo
ascoltare
un
angelo
.
Cristo
ha
detto
:
"
io
sono
la
Verità
"
e
molti
nella
Chiesa
,
anche
buoni
,
anche
pii
,
scindono
la
Verità
nel
loro
cuore
,
non
hanno
riverenza
per
la
Verità
che
non
chiamano
religiosa
,
temono
che
la
verità
distrugga
la
verità
,
pongono
Dio
contro
Dio
,
preferiscono
le
tenebre
alla
luce
e
così
ammaestrano
gli
uomini
.
Si
dicono
fedeli
e
non
comprendono
quanto
scarsa
e
codarda
è
la
loro
fede
,
quanto
è
loro
straniero
lo
spirito
dell
'
apostolo
che
tutto
scruta
.
Adoratori
della
lettera
,
vogliono
costringere
gli
adulti
a
un
cibo
d
'
infanti
che
gli
adulti
respingono
,
non
comprendono
che
se
Dio
è
infinito
e
immutabile
,
l
'
uomo
però
se
ne
fa
un
'
idea
sempre
più
grande
di
secolo
in
secolo
e
che
di
tutta
la
Verità
Divina
si
può
dire
così
.
Essi
sono
causa
di
una
funesta
perversione
della
Fede
,
che
corrompe
tutta
la
vita
religiosa
;
perché
il
cristiano
che
con
uno
sforzo
si
è
piegato
ad
accettare
quello
ch
'
essi
accettano
e
a
respingere
quello
che
respingono
,
crede
aver
già
fatto
il
più
per
servire
Iddio
,
mentre
ha
fatto
meno
che
niente
e
gli
resta
di
vivere
la
fede
nella
parola
di
Cristo
,
nella
dottrina
di
Cristo
,
gli
resta
di
vivere
il
fiat
voluntas
tua
,
che
è
tutto
.
Santo
Padre
,
oggi
pochi
cristiani
sanno
che
la
religione
non
è
principalmente
adesione
dell
'
intelletto
a
formole
di
verità
ma
che
è
principalmente
azione
e
vita
secondo
questa
verità
,
e
che
alla
fede
vera
non
rispondono
solamente
doveri
religiosi
negativi
e
obblighi
verso
l
'
autorità
ecclesiastica
.
E
quelli
che
lo
sanno
,
quelli
che
non
scindono
la
Verità
nel
loro
cuore
,
quelli
che
hanno
il
culto
supremo
di
Dio
verità
,
che
ardono
di
una
fede
impavida
in
Cristo
,
nella
Chiesa
e
nella
Verità
,
ne
conosco
,
Santo
Padre
!
,
quelli
sono
combattuti
acremente
,
sono
diffamati
come
eretici
,
sono
costretti
al
silenzio
,
tutto
per
opera
dello
Spirito
di
menzogna
,
che
lavora
da
secoli
nella
Chiesa
una
tradizione
d
'
inganno
per
la
quale
coloro
che
oggi
lo
servono
si
credono
di
servire
Iddio
,
come
lo
credettero
i
primi
persecutori
dei
cristiani
.
Santità
...
"
Qui
Benedetto
pose
un
ginocchio
a
terra
.
Il
Papa
non
si
mosse
.
Pareva
aver
abbassato
il
capo
ancora
di
più
.
Il
zucchetto
bianco
era
quasi
tutto
nel
lume
della
lucernina
.
"...io
ho
letto
proprio
oggi
grandi
parole
di
Lei
ai
Suoi
diocesani
antichi
,
sulla
molteplice
rivelazione
di
Dio
Verità
nella
Fede
e
nella
Scienza
,
e
anche
direttamente
,
misteriosamente
,
nell
'
anima
umana
.
Santo
Padre
,
molti
,
moltissimi
cuori
di
sacerdoti
e
di
laici
appartengono
allo
Spirito
Santo
;
la
Spirito
di
menzogna
non
ha
potuto
entrarvi
neppure
sotto
una
veste
angelica
.
Dica
una
parola
,
Santo
Padre
,
faccia
un
atto
che
rialzi
questi
cuori
devoti
alla
Santa
Sede
del
Pontefice
romano
!
Onori
davanti
a
tutta
la
Chiesa
qualcuno
di
questi
uomini
,
di
questi
sacerdoti
che
sono
combattuti
dallo
Spirito
di
menzogna
,
ne
sollevi
qualcuno
all
'
episcopato
,
ne
sollevi
qualcuno
al
Sacro
Collegio
!
Anche
questo
,
Santo
Padre
!
Consigli
esegeti
e
teologi
,
se
è
necessario
,
a
camminare
prudenti
poiché
la
scienza
non
progredisce
che
a
patto
di
essere
prudente
;
ma
non
lasci
colpire
dall
'
Indice
né
dal
Sant
'
Uffizio
per
qualche
soverchio
ardimento
uomini
che
sono
l
'
onore
della
Chiesa
,
che
hanno
la
mente
piena
di
Verità
e
il
cuore
pieno
di
Cristo
,
che
combattono
per
difesa
della
fede
cattolica
!
E
poiché
Vostra
Santità
ha
detto
che
Iddio
rivela
le
sue
verità
anche
nel
segreto
delle
anime
,
non
lasci
moltiplicare
le
divozioni
esterne
,
che
bastano
,
raccomandi
ai
Pastori
la
pratica
e
l
'
insegnamento
della
preghiera
interiore
!
"
Benedetto
tacque
un
momento
,
spossato
.
Il
Papa
alzò
il
viso
,
guardò
l
'
uomo
inginocchiato
che
lo
fissava
con
occhi
dolorosi
,
luminosi
sotto
le
sopracciglie
contratte
,
vibrando
nelle
mani
giunte
dove
si
appuntava
lo
sforzo
dello
spirito
.
Il
viso
del
Papa
tradiva
una
commozione
intensa
.
Egli
voleva
dire
a
Benedetto
che
si
alzasse
,
che
sedesse
;
e
non
parlò
per
timore
di
tradire
la
commozione
anche
nella
voce
.
Insistette
a
cenni
,
tanto
che
Benedetto
si
alzò
e
presa
la
sua
seggiola
,
appoggiatevi
alla
spalliera
le
mani
ancora
giunte
,
ricominciò
a
parlare
.
"
Se
il
clero
insegna
poco
al
popolo
la
preghiera
interiore
che
risana
l
'
anima
quanto
certe
superstizioni
la
corrompono
,
è
per
causa
del
secondo
spirito
maligno
che
infesta
la
Chiesa
trasfigurato
in
angelo
di
luce
.
Questo
è
lo
spirito
di
dominazione
del
clero
.
A
quei
sacerdoti
che
hanno
lo
spirito
di
dominazione
non
piace
che
le
anime
comunichino
direttamente
e
normalmente
con
Dio
per
domandarne
consiglio
e
direzione
.
A
buon
fine
!
Il
Maligno
inganna
,
così
la
loro
coscienza
;
a
buon
fine
!
Ma
le
vogliono
dirigere
essi
in
qualità
di
mediatori
e
queste
anime
diventano
fiacche
,
timide
,
servili
.
Non
saranno
molte
,
forse
;
i
peggiori
maleficî
dello
spirito
di
dominazione
sono
diversi
.
Egli
ha
soppressa
l
'
antica
santa
libertà
cattolica
.
Egli
cerca
fare
all
'
obbedienza
,
anche
quando
non
è
dovuta
per
legge
,
la
prima
delle
virtù
.
Egli
vorrebbe
imporre
sottomissioni
non
obbligatorie
,
ritrattazioni
contro
coscienza
,
dovunque
un
gruppo
d
'
uomini
si
associa
per
un
'
opera
buona
prenderne
il
comando
,
e
,
se
declinano
il
comando
,
rifiutar
loro
l
'
aiuto
.
Egli
tende
a
portare
l
'
autorità
religiosa
anche
fuori
del
campo
religioso
.
Lo
sa
l
'
Italia
,
Santo
Padre
.
Ma
cosa
è
l
'
Italia
?
Non
è
per
essa
che
io
parlo
,
è
per
tutto
il
mondo
cattolico
.
Santo
padre
,
Ella
forse
non
lo
avrà
provato
ancora
,
ma
lo
spirito
di
dominazione
vorrà
esercitarsi
anche
sopra
di
Lei
.
Non
ceda
,
Santo
Padre
!
Ella
è
il
Governatore
della
Chiesa
,
non
permetta
che
altri
governi
Lei
,
non
sia
il
Suo
potere
un
guanto
per
invisibili
mani
altrui
.
Abbia
consiglieri
pubblici
e
siano
i
vescovi
raccolti
spesso
nei
Concilii
nazionali
e
faccia
partecipare
il
popolo
alla
elezione
dei
vescovi
scegliendo
uomini
amati
e
riveriti
dal
popolo
,
e
i
vescovi
si
mescolino
al
popolo
non
solamente
per
passare
sotto
archi
di
trionfo
e
farsi
salutare
dal
suono
delle
campane
ma
per
conoscere
le
turbe
e
per
edificarle
a
imitazione
di
Cristo
,
invece
di
starsene
chiusi
da
principi
orientali
negli
episcopii
,
come
tanti
fanno
.
E
lasci
loro
tutta
l
'
autorità
che
è
compatibile
con
quella
di
Pietro
!
Santità
,
posso
parlare
ancora
?
"
Il
Papa
,
che
da
quando
Benedetto
aveva
ricominciato
a
parlare
gli
teneva
gli
occhi
in
viso
,
rispose
con
un
lieve
abbassar
del
capo
.
"
Il
terzo
spirito
maligno
"
riprese
Benedetto
"
che
corrompe
la
Chiesa
,
non
si
trasfigura
in
angelo
di
luce
perché
saprebbe
di
non
poter
ingannare
,
si
accontenta
di
vestire
una
comune
onestà
umana
.
È
lo
spirito
di
avarizia
.
Il
Vicario
di
Cristo
vive
in
questa
reggia
come
visse
nel
suo
episcopio
,
con
un
cuore
puro
di
povero
.
Molti
Pastori
venerandi
vivono
nella
Chiesa
con
eguale
cuore
,
ma
lo
spirito
di
povertà
non
vi
è
bastantemente
insegnato
come
Cristo
lo
insegnò
,
le
labbra
dei
ministri
di
Cristo
sono
troppo
spesso
compiacenti
ai
cupidi
dell
'
avere
.
Quale
di
essi
piega
la
fronte
con
ossequio
a
chi
ha
molto
solamente
perché
ha
molto
,
quale
lusinga
con
la
lingua
chi
agogna
molto
,
e
il
godere
la
pompa
e
gli
onori
della
ricchezza
,
l
'
aderire
con
l
'
anima
alle
comodità
della
ricchezza
pare
lecito
a
troppi
predicatori
della
parola
e
degli
esempî
di
Cristo
.
Santo
padre
,
richiami
il
clero
a
meglio
usare
verso
i
cupidi
dell
'
avere
,
sieno
ricchi
,
sieno
poveri
,
la
carità
che
ammonisce
,
che
minaccia
,
che
rampogna
.
Santo
Padre
!
"
Benedetto
tacque
,
fissando
il
Papa
con
una
espressione
intensa
di
appello
.
"
Ebbene
?
"
mormorò
il
Papa
.
Benedetto
allargò
le
braccia
e
riprese
:
"
Lo
Spirito
mi
sforza
a
dire
di
più
.
Non
è
opera
di
un
giorno
ma
si
prepari
il
giorno
e
non
si
lasci
questo
cómpito
ai
nemici
di
Dio
e
della
Chiesa
,
si
prepari
il
giorno
in
cui
i
sacerdoti
di
Cristo
dieno
l
'
esempio
della
effettiva
povertà
,
vivano
poveri
per
obbligo
come
per
obbligo
vivono
casti
,
e
servano
loro
di
norma
per
questo
le
parole
di
Cristo
ai
Settantadue
.
Il
Signore
circonderà
gli
ultimi
fra
loro
di
tale
onore
,
di
tale
riverenza
quale
ora
non
è
nel
cuore
della
gente
intorno
ai
Principi
della
Chiesa
.
Saranno
pochi
ma
la
luce
del
mondo
.
Santo
Padre
,
lo
sono
essi
oggi
?
Qualcuno
lo
è
;
i
più
non
sono
né
luce
né
tenebre
.
"
Qui
,
per
la
prima
volta
,
il
Pontefice
assentì
del
capo
mestamente
.
"
Il
quarto
spirito
maligno
"
proseguì
Benedetto
"
è
lo
spirito
d
'
immobilità
.
Questo
si
trasfigura
in
angelo
di
luce
.
Anche
i
cattolici
,
ecclesiastici
e
laici
,
dominati
dallo
spirito
d
'
immobilità
credono
piacere
a
Dio
come
gli
ebrei
zelanti
che
fecero
crocifiggere
Cristo
.
Tutti
i
clericali
,
Santità
,
anzi
tutti
gli
uomini
religiosi
che
oggi
avversano
il
cattolicismo
progressista
,
avrebbero
fatto
crocifiggere
Cristo
in
buona
fede
,
nel
nome
di
Mosè
.
Sono
idolatri
del
passato
,
tutto
vorrebbero
immutabile
nella
Chiesa
,
sino
alle
forme
del
linguaggio
pontificio
,
sino
ai
flabelli
che
ripugnano
al
cuore
sacerdotale
di
Vostra
Santità
,
sino
alle
tradizioni
stolte
per
le
quali
non
è
lecito
a
un
cardinale
di
uscire
a
piedi
e
sarebbe
scandaloso
che
visitasse
i
poveri
nelle
loro
case
.
È
lo
spirito
d
'
immobilità
che
volendo
conservare
cose
impossibili
a
conservare
ci
attira
le
derisioni
degl
'
increduli
;
colpa
grave
davanti
a
Dio
!
"
Il
petrolio
veniva
mancando
nella
lucerna
,
il
cerchio
delle
tenebre
si
stringeva
,
si
addensava
intorno
e
sopra
la
breve
sfera
di
luce
in
cui
si
disegnavano
,
l
'
una
in
faccia
all
'
altra
,
la
bianca
figura
del
Pontefice
seduto
e
la
bruna
di
Benedetto
in
piedi
.
"
Contro
lo
spirito
d
'
immobilità
"
disse
questi
"
io
la
supplico
di
non
permettere
che
sieno
posti
all
'
Indice
i
libri
di
Giovanni
Selva
.
"
Quindi
,
posta
la
seggiola
da
banda
,
s
'
inginocchiò
nuovamente
,
stese
le
mani
al
Pontefice
,
parlò
più
trepido
e
più
acceso
:
"
Vicario
di
Cristo
,
io
La
scongiuro
di
un
'
altra
cosa
.
Sono
un
peccatore
indegno
di
venire
paragonato
ai
Santi
ma
lo
Spirito
di
Dio
può
parlare
anche
per
la
bocca
più
vile
.
Se
una
donna
ha
potuto
scongiurare
un
Papa
di
venire
a
Roma
,
io
scongiuro
Vostra
santità
di
uscire
dal
Vaticano
.
Uscite
,
Santo
Padre
;
ma
la
prima
volta
,
almeno
la
prima
volta
,
uscite
per
un
'
opera
del
vostro
ministero
!
Lazzaro
soffre
e
muore
ogni
giorno
,
andate
a
vedere
Lazzaro
.
Cristo
chiama
soccorso
in
tutte
le
povere
creature
umane
che
soffrono
.
Ho
vista
dalla
Galleria
delle
lapidi
i
lumi
che
fronteggiano
un
altro
palazzo
di
Roma
.
Se
il
dolore
umano
chiama
in
nome
di
Cristo
,
là
si
risponderà
forse
:
"
no
"
ma
si
va
.
Dal
Vaticano
si
risponde
"
sì
"
a
Cristo
,
ma
non
si
va
.
Che
dirà
Cristo
,
Santo
Padre
,
nell
'
ora
terribile
?
Queste
parole
mie
,
se
fossero
conosciute
dal
mondo
,
mi
frutterebbero
vituperî
da
chi
più
si
professa
devoto
al
Vaticano
;
ma
per
vituperi
e
fulmini
che
mi
si
scagliassero
non
griderei
io
fino
alla
morte
:
che
dirà
Cristo
?
Che
dirà
Cristo
?
A
Lui
mi
appello
.
"
La
fiammella
della
lucerna
mancava
,
mancava
;
nella
breve
sfera
di
luce
fioca
che
le
tenebre
premevano
non
si
vedeva
quasi
più
di
Benedetto
che
le
mani
stese
,
non
si
vedeva
quasi
più
del
Papa
che
la
destra
posata
sul
campanello
d
'
argento
.
Appena
Benedetto
tacque
,
il
Santo
Padre
gli
ordinò
di
alzarsi
,
poi
scosse
il
campanello
due
volte
.
La
porta
della
Galleria
si
aperse
,
entrò
il
fido
cameriere
già
popolare
in
Vaticano
col
nome
di
don
Teofilo
.
"
Teofilo
"
disse
il
Papa
,
"
in
Galleria
,
è
riaccesa
la
luce
?
"
"
Sì
,
Santità
.
"
"
Allora
passa
in
Biblioteca
dove
troverai
monsignore
.
Digli
che
venga
qua
,
che
mi
aspetti
.
E
tu
provvedigli
un
'
altra
lucerna
.
"
Ciò
detto
,
Sua
Santità
si
alzò
.
Era
piccolo
di
statura
e
tuttavia
un
po
'
curvo
.
Mosse
verso
la
porta
della
Galleria
accennando
a
Benedetto
di
seguirlo
.
Don
Teofilo
uscì
dalla
parte
opposta
.
Triste
presagio
,
nella
buia
sala
dov
'
eran
corse
tante
fiammelle
di
parole
accese
dallo
Spirito
,
non
rimase
che
la
piccola
lucernina
morente
.
La
Galleria
delle
lapidi
,
là
dove
il
Papa
e
Benedetto
vi
entrarono
,
era
semibuia
.
Ma
nel
fondo
una
grande
lampada
a
riflettore
illuminava
l
'
iscrizione
commemorativa
a
destra
della
porta
che
mette
nella
loggia
di
Giovanni
da
Udine
.
Fra
le
grandi
ali
di
lapidi
schierate
da
capo
a
fondo
della
Galleria
,
che
guardavano
l
'
oscuro
dibattito
delle
due
anime
viventi
come
testimoni
muti
che
già
conoscessero
i
misteri
di
oltre
tomba
e
del
giudizio
divino
,
il
Papa
si
avanzava
lento
,
silenzioso
,
seguito
,
un
passo
indietro
e
a
sinistra
,
da
Benedetto
.
Sostò
un
momento
presso
il
torso
del
fiume
Oronte
,
guardò
dalla
finestra
.
Benedetto
si
domandò
se
guardasse
i
lumi
del
Quirinale
,
palpitò
,
attendendo
una
parola
.
La
parola
non
venne
.
Il
Papa
riprese
,
tacendo
sempre
,
il
suo
lento
andare
,
con
le
mani
congiunte
dietro
il
dorso
,
e
il
mento
appoggiato
al
petto
.
Sostò
presso
al
fondo
,
nella
luce
della
grande
lampada
;
parve
incerto
se
ritornare
o
procedere
.
A
sinistra
della
lampada
la
porta
della
Galleria
si
apriva
sopra
uno
sfondo
di
notte
,
di
luna
,
di
colonne
,
di
vetri
,
di
pavimento
marmoreo
.
Il
Papa
si
avviò
a
quella
volta
,
scese
i
cinque
gradini
.
La
luna
batteva
per
isghembo
sul
pavimento
rigato
dalle
ombre
nere
delle
colonne
,
tagliato
in
fondo
alla
loggia
dall
'
obliquo
profilo
dell
'
ombra
piena
,
dentro
la
quale
mal
si
discerneva
il
busto
di
Giovanni
.
Il
Papa
percorse
la
loggia
fino
a
quell
'
ombra
,
vi
entrò
,
vi
si
trattenne
.
Intanto
Benedetto
,
fermatosi
molti
passi
indietro
per
non
avere
l
'
aria
di
premere
irriverentemente
nel
desiderio
di
una
risposta
,
mirava
l
'
astro
veleggiante
fra
nuvole
grandi
su
Roma
.
Mirando
l
'
astro
,
domandò
a
sé
,
a
qualche
Invisibile
che
gli
fosse
vicino
,
quasi
anche
allo
stesso
volto
severo
e
triste
della
luna
,
se
avesse
troppo
osato
,
male
osato
.
Si
pentì
subito
del
suo
dubbio
.
Aveva
forse
parlato
egli
?
Oh
no
,
le
parole
gli
erano
venute
alle
labbra
senza
meditazione
,
aveva
parlato
lo
Spirito
.
Chiuse
gli
occhi
in
uno
sforzo
di
preghiera
mentale
ancora
levando
la
faccia
verso
l
'
astro
,
come
un
cieco
che
porgesse
il
viso
avido
al
divinato
splendore
di
argento
.
Una
mano
lo
toccò
lievemente
sulla
spalla
.
Trasalì
e
aperse
gli
occhi
.
Era
il
Papa
e
il
suo
viso
diceva
come
avesse
finalmente
maturate
nel
pensiero
parole
che
lo
appagavano
.
Benedetto
chinò
il
capo
rispettosamente
ad
ascoltarlo
.
"
Figlio
mio
"
disse
Sua
Santità
"
alcune
di
queste
cose
il
Signore
le
ha
dette
da
gran
tempo
anche
nel
cuore
mio
.
Tu
,
Dio
ti
benedica
,
te
la
intendi
col
Signore
solo
;
io
devo
intendermela
anche
cogli
uomini
che
il
Signore
ha
posto
intorno
a
me
perché
io
mi
governi
con
essi
secondo
carità
e
prudenza
;
e
devo
sovratutto
misurare
i
miei
consigli
,
i
miei
comandi
,
alle
capacità
diverse
,
alle
mentalità
diverse
di
tanti
milioni
di
uomini
.
Io
sono
un
povero
maestro
di
scuola
che
di
settanta
scolari
ne
ha
venti
meno
che
mediocri
,
quaranta
mediocri
e
dieci
soli
buoni
.
Egli
non
può
governare
la
scuola
per
i
soli
dieci
buoni
e
io
non
posso
governare
la
Chiesa
soltanto
per
te
e
per
quelli
che
somigliano
a
te
.
Vedi
,
per
esempio
;
Cristo
ha
pagato
il
tributo
allo
Stato
e
io
,
non
come
Pontefice
ma
come
cittadino
,
pagherei
volentieri
il
mio
tributo
di
omaggio
là
in
quel
palazzo
di
cui
hai
veduto
i
lumi
,
se
non
temessi
di
offendere
così
i
sessanta
scolari
,
di
perdere
anche
una
sola
delle
loro
anime
che
mi
sono
preziose
come
le
altre
.
E
così
sarebbe
se
io
facessi
togliere
certi
libri
dall
'
Indice
,
se
chiamassi
nel
Sacro
Collegio
certi
uomini
che
hanno
fama
di
non
essere
rigidamente
ortodossi
,
se
,
scoppiando
un
'
epidemia
,
andassi
,
ex
abrupto
,
a
visitare
gli
ospedali
di
Roma
.
"
"
Oh
Santità
!
"
esclamò
Benedetto
"
mi
perdoni
ma
non
è
sicuro
che
queste
anime
disposte
a
scandolezzarsi
del
Vicario
di
Cristo
per
ragioni
simili
poi
si
salvino
,
e
invece
è
sicuro
che
si
acquisterebbero
tante
altre
anime
le
quali
non
si
acquistano
!
"
"
E
poi
"
continuò
il
Papa
come
se
non
avesse
udito
"
sono
vecchio
,
sono
stanco
,
i
cardinali
non
sanno
chi
hanno
messo
qui
,
non
volevo
.
Sono
anche
ammalato
,
ho
certi
segni
di
dover
presto
comparire
davanti
al
mio
Giudice
.
Sento
,
figlio
mio
,
che
tu
hai
lo
spirito
buono
ma
il
Signore
non
può
volere
da
un
poveruomo
come
me
le
cose
che
tu
dici
,
cose
a
cui
non
basterebbe
neppure
un
Pontefice
giovine
e
valido
.
Però
vi
sono
cose
che
anch
'
io
,
con
il
Suo
aiuto
,
potrò
fare
;
se
non
le
cose
grandi
,
almeno
altre
cose
.
Le
cose
grandi
preghiamo
il
Signore
che
susciti
chi
a
loro
tempo
le
sappia
fare
e
chi
sappia
bene
aiutare
a
farle
.
Figlio
mio
,
se
io
mi
metto
da
stasera
a
trasformare
il
Vaticano
,
a
riedificarlo
,
dove
trovo
poi
Raffaello
che
lo
dipinga
?
E
neppure
questo
Giovanni
?
Non
dico
però
di
non
fare
niente
.
"
Benedetto
era
per
replicare
.
Il
Pontefice
,
forse
per
non
volersi
spiegare
di
più
,
non
gliene
lasciò
né
il
modo
né
il
tempo
,
gli
fece
una
domanda
gradita
.
"
Tu
conosci
Selva
"
diss
'
egli
.
"
Privatamente
,
che
uomo
è
?
"
"
È
un
giusto
"
si
affrettò
a
rispondere
Benedetto
.
"
Un
gran
giusto
.
I
suoi
libri
sono
stati
denunciati
alla
Congregazione
dell
'
Indice
.
Forse
vi
si
troveranno
alcune
opinioni
ardite
ma
non
vi
è
confronto
fra
la
religiosità
calda
e
profonda
dei
libri
di
Selva
e
il
formalismo
freddo
,
misero
di
altri
libri
che
corrono
,
più
del
Vangelo
,
per
le
mani
del
clero
.
Santo
Padre
,
la
condanna
di
Selva
sarebbe
un
colpo
alle
energie
più
vive
e
più
vitali
del
Cattolicismo
.
La
Chiesa
tollera
migliaia
di
libri
ascetici
stupidi
che
rimpiccioliscono
indegnamente
l
'
idea
di
Dio
nello
spirito
umano
;
non
condanni
questi
che
la
ingrandiscono
!
"
Le
ore
suonarono
da
lontano
.
Nove
e
mezzo
.
Sua
Santità
prese
tacendo
una
mano
di
Benedetto
,
la
chiuse
fra
le
sue
,
gli
fece
intendere
con
quella
muta
stretta
sensi
e
consensi
trattenuti
dalla
bocca
prudente
.
La
strinse
,
la
scosse
,
l
'
accarezzò
,
la
strinse
ancora
,
disse
finalmente
con
voce
soffocata
:
"
Prega
per
me
,
prega
che
il
Signore
m
'illumini."
Due
lagrime
brillavano
nei
belli
occhi
soavi
di
vecchio
che
mai
non
si
macchiò
di
un
volontario
pensiero
impuro
,
di
vecchio
tutto
dolcezza
di
carità
.
Benedetto
non
riuscì
,
per
la
commozione
,
a
parlare
.
"
Vieni
ancora
"
disse
il
Papa
.
"
Dobbiamo
discorrere
ancora
.
"
"
Quando
,
Santità
?
"
"
Presto
.
Ti
farò
avvertire
.
"
Intanto
l
'
ombra
,
avanzando
,
aveva
inghiottito
la
Figura
bianca
e
la
Figura
nera
.
Sua
Santità
pose
una
mano
sulla
spalla
di
Benedetto
,
gli
domandò
sommessamente
,
quasi
esitante
:
"
Ricordi
la
fine
della
tua
visione
?
"
Benedetto
rispose
,
pure
sottovoce
,
abbassando
il
viso
:
"
Nescio
diem
neque
horam
.
"
"
Non
sono
nel
manoscritto
"
riprese
Sua
Santità
.
"
Ma
ricordi
?
"
Benedetto
mormorò
:
"
In
abito
benedettino
,
sulla
nuda
terra
,
all
'
ombra
di
un
albero
.
"
"
Se
così
sarà
"
riprese
il
Santo
Padre
,
dolcemente
"
ti
voglio
benedire
per
quel
momento
.
Allora
sarò
ad
aspettarti
in
cielo
.
"
Benedetto
s
'
inginocchiò
.
La
voce
del
Papa
suonò
solenne
nell
'
ombra
:
"
Benedico
te
in
nomine
Patris
et
Filii
et
Spiritus
Sancti
.
"
Il
Papa
risalì
rapidamente
i
cinque
gradini
,
scomparve
.
Benedetto
rimase
ginocchioni
,
assorto
in
quella
benedizione
che
gli
era
parsa
venire
da
Cristo
.
Si
alzò
al
suono
di
un
passo
nella
Galleria
.
Pochi
momenti
dopo
egli
scendeva
,
accompagnato
da
don
Teofilo
,
al
Portone
di
bronzo
.
III
.
La
camera
,
al
quarto
piano
,
era
appena
decente
.
Un
letto
di
ferro
,
un
tavolino
da
notte
,
uno
scrittoio
con
pochi
libri
logori
e
sfasciati
,
un
cassettone
di
abete
,
un
lavamani
di
ferro
,
qualche
sedia
impagliata
,
n
'
erano
tutto
il
mobiglio
.
Un
abito
grigio
pendeva
da
un
chiodo
,
un
cappello
nero
a
cencio
da
un
altro
.
Un
baglior
frequente
di
lampi
entrava
dalla
finestra
aperta
,
entravano
soffî
della
buia
notte
burrascosa
,
facevano
oscillare
la
fiammella
della
lampada
a
petrolio
che
ardeva
sul
tavolino
da
notte
,
oscillare
il
lume
e
le
ombre
sulle
lenzuola
non
tanto
bianche
,
su
due
mani
scarne
,
sur
un
fascio
di
rose
sciolto
fra
le
due
mani
,
sulla
camicia
di
flanella
dell
'
uomo
infermo
che
si
era
tratto
su
a
sedere
,
sul
suo
viso
rugoso
,
magro
,
grigiastro
di
barba
d
'
un
mese
.
Dall
'
altra
parte
del
letto
povero
,
nella
penombra
,
stava
Benedetto
,
in
piedi
.
L
'
uomo
infermo
guardava
i
fiori
e
taceva
.
Le
sue
mani
,
anche
le
sue
labbra
,
tremavano
.
Egli
era
stato
frate
.
A
trent
'
anni
aveva
gettato
la
cocolla
e
preso
moglie
.
Uomo
di
poco
ingegno
e
di
pochi
studî
,
era
vissuto
miseramente
colla
moglie
e
con
due
figliuole
,
facendo
lo
scrivano
.
La
moglie
era
morta
,
le
figliuole
si
erano
date
alla
mala
vita
.
Si
spegneva
lentamente
anche
lui
,
adesso
,
in
quel
quarto
piano
di
via
della
Marmorata
,
presso
all
'
angolo
di
via
Manuzio
,
consunto
dalla
miseria
,
dalla
tabe
,
dall
'
animo
amaro
.
Un
singhiozzo
irrefrenabile
gli
ruppe
dal
petto
.
Allargò
le
braccia
,
raccolse
e
strinse
a
sé
il
capo
di
Benedetto
e
subito
fece
atto
di
respingerlo
,
si
coperse
il
viso
colle
mani
.
"
Non
son
degno
,
non
son
degno
!
"
diss
'
egli
.
Ma
Benedetto
gli
abbracciò
alla
sua
volta
il
capo
,
glielo
baciò
,
rispose
:
"
Neppur
io
son
degno
di
questa
grazia
che
mi
fa
il
Signore
.
"
"
Quale
grazia
?
"
chiese
l
'
infermo
.
"
Che
Lei
pianga
con
me
!
"
Così
dicendo
,
Benedetto
si
levò
dall
'
abbraccio
;
e
durava
a
fissare
affettuosamente
il
vecchio
.
Questi
lo
guardò
attonito
,
come
per
dire
:
"
voi
sapete
?
"
Egli
accennò
del
capo
lievemente
,
silenziosamente
,
di
sì
.
Colui
non
sospettava
che
il
suo
passato
fosse
conosciuto
.
Abitava
lì
da
tre
anni
.
Una
vicina
più
vecchia
di
lui
,
una
povera
gobbina
caritatevole
e
pia
,
gli
rendeva
dei
servigi
,
lo
assisteva
nelle
sue
infermità
,
trovava
modo
di
soccorrerlo
con
le
due
lire
giornaliere
di
pensione
ch
'
erano
tutta
la
sua
sostanza
.
Aveva
saputo
dai
portinai
ch
'
egli
era
un
frate
sfratato
,
lo
vedeva
tanto
triste
,
tanto
umile
,
tanto
riconoscente
,
pregava
sera
e
mattina
la
Madonna
e
tutti
i
Santi
del
Paradiso
che
le
facessero
la
grazia
di
aiutarla
presso
Gesù
che
gli
perdonasse
e
lo
facesse
ritornare
in
grembo
alla
Chiesa
.
Raccontava
le
sue
pene
e
le
sue
speranze
ad
altre
vecchiette
pie
,
diceva
:
"
Non
oso
pregarlo
io
,
Gesù
;
quel
disgraziato
gliel
'
ha
fatta
troppo
grossa
.
Ci
vuole
anche
un
pezzo
grosso
che
preghi
.
"
Quel
giorno
il
vecchio
le
era
andato
dicendo
più
volte
che
sarebbe
stato
felice
di
avere
delle
rose
.
Allora
la
gobbina
aveva
pensato
:
"
C
'
è
l
'
uomo
santo
di
cui
tutti
parlano
,
che
fa
il
giardiniere
.
Io
vado
,
gli
racconto
la
cosa
,
gli
dico
che
le
rose
gliele
porti
lui
e
chi
sa
cosa
ne
può
venire
!
"
Aveva
pensato
così
e
subito
si
era
detto
:
"
Questo
pensiero
,
se
non
mi
viene
dalla
Madonna
,
mi
viene
di
sicuro
da
Sant
'
Antonio
!
"
Allora
il
semplice
suo
cuore
puro
aveva
dato
un
'
ondata
di
dolcezza
e
di
letizia
.
Senza
por
tempo
in
mezzo
ella
era
andata
a
villa
Mayda
,
alla
elegante
villa
pompeiana
biancheggiante
sull
'
Aventino
fra
belle
palme
,
quasi
in
faccia
alla
finestra
del
vecchio
ex
-
frate
.
Benedetto
stava
per
coricarsi
in
obbedienza
al
professore
che
gli
aveva
trovato
la
febbre
,
la
piccola
frodolenta
febbre
che
di
tempo
in
tempo
lo
rodeva
da
qualche
settimana
senz
'
altre
sofferenze
.
Udito
di
che
si
trattava
,
era
venuto
subito
colle
rose
.
Il
vecchio
si
coperse
ancora
il
viso
,
vergognando
.
Poi
,
senza
più
guardare
Benedetto
,
parlò
delle
rose
,
spiegò
il
perché
del
suo
desiderio
.
Era
figlio
di
un
giardiniere
,
avrebbe
voluto
fare
il
giardiniere
anche
lui
ma
gli
piaceva
di
frequentare
le
chiese
e
i
suoi
trastulli
erano
tutti
di
cose
sacre
:
altarini
,
candelabri
,
busti
di
vescovi
mitrati
.
I
padroni
,
gente
religiosissima
,
avevano
lasciato
intendere
ai
suoi
genitori
che
se
gli
si
fosse
manifestata
la
vocazione
ecclesiastica
,
lo
avrebbero
fatto
educare
a
proprie
spese
;
e
i
genitori
lo
avevano
destinato
senz
'
altro
a
quella
via
.
Egli
si
era
accorto
ben
presto
di
non
avere
forze
bastanti
a
tener
le
promesse
sacerdotali
;
ma
neppure
gli
bastò
l
'
animo
di
prendere
una
risoluzione
che
avrebbe
afflitto
i
suoi
mortalmente
.
Invece
si
figurò
che
se
uscisse
del
tutto
dal
mondo
potrebbe
forse
andar
salvo
,
e
seguendo
imprudenti
consigli
entrò
là
ond
'
ebbe
poi
a
venir
fuori
male
,
si
fece
di
quella
frateria
della
quale
soleva
dire
più
tardi
,
questo
non
lo
raccontò
,
scherzando
copertamente
cogli
amici
:
"
quando
stavo
al
reggimento
.
"
Ragazzo
,
aveva
amato
i
fiori
;
dall
'
entrata
nel
Seminario
in
poi
non
ci
aveva
pensato
più
,
mai
più
,
per
quarant
'
anni
.
La
notte
prima
della
visita
di
Benedetto
aveva
sognato
un
gran
rosaio
del
giardino
dov
'
era
trascorsa
la
sua
fanciullezza
.
Le
bianche
rose
piegavano
tutte
a
lui
,
lo
guardavano
,
nel
mondo
dei
sogni
,
come
curiose
anime
pie
un
pellegrino
nel
mondo
delle
ombre
.
Gli
dicevano
:
"
dove
vai
,
dove
vai
,
povero
amico
,
perché
non
ritorni
a
noi
?
"
Destatosi
,
aveva
sentito
un
desiderio
di
rose
,
tenero
,
pungente
fino
alle
lagrime
.
E
quante
rose
adesso
sul
suo
letto
,
per
la
bontà
di
una
persona
santa
,
quante
belle
,
odoranti
rose
!
Tacque
e
fissava
Benedetto
a
bocca
semiaperta
,
lucenti
gli
occhi
di
una
domanda
dolorosa
:
tu
sai
,
tu
comprendi
;
cosa
pensi
di
me
?
Pensi
che
vi
sia
speranza
di
perdono
?
Benedetto
,
curvo
sull
'
ammalato
,
prese
a
parlargli
accarezzandolo
.
La
vena
delle
parole
soavi
fluiva
fluiva
con
un
suono
vario
di
tenerezza
ora
lieta
ora
dolente
.
Ora
il
vecchio
ne
pareva
beato
,
ora
usciva
in
domande
affannose
;
subito
allora
la
fluida
vena
soave
gli
ristorava
beatitudine
in
viso
.
Intanto
la
gobbina
andava
e
veniva
col
rosario
in
mano
dalla
sua
camera
all
'
uscio
del
vicino
,
divisa
fra
il
desiderio
di
precipitare
le
avemarie
in
quel
momento
decisivo
e
il
desiderio
di
udire
se
là
dentro
parlassero
,
cosa
dicessero
.
Ma
giù
nella
strada
si
era
venuta
raccogliendo
,
malgrado
il
cattivo
tempo
,
della
gente
che
aspettava
il
Santo
di
Jenne
.
Una
merciaia
lo
aveva
veduto
entrare
colle
rose
in
mano
,
accompagnato
dalla
gobbina
.
In
un
batter
d
'
occhio
si
erano
aggruppate
davanti
alla
porta
forse
cinquanta
persone
,
donne
la
maggior
parte
,
quali
per
vederlo
,
quali
per
avere
un
sua
parola
.
Aspettavano
pazientemente
,
parlando
piano
,
come
se
fossero
in
chiesa
,
di
Benedetto
,
dei
miracoli
che
faceva
,
delle
grazie
che
avrebbero
implorate
da
lui
.
Sopraggiunse
un
ciclista
,
scese
dalla
bicicletta
,
domandò
il
perché
di
quell
'
assembramento
,
si
fece
informare
appuntino
del
luogo
dove
stava
il
Santo
di
Jenne
e
risalito
in
macchina
ripartì
di
gran
corsa
.
Poco
dopo
,
una
botte
seguita
dal
ciclista
di
prima
venne
a
fermarsi
davanti
alla
porta
.
Ne
discese
un
signore
che
attraversò
l
'
assembramento
ed
entrò
in
casa
.
Il
ciclista
rimase
presso
la
botte
.
L
'
altro
parlò
col
portinaio
,
si
fece
accompagnare
da
lui
fino
all
'
uscio
dove
la
gobbina
stava
col
suo
rosario
in
mano
,
palpitante
.
Bussò
malgrado
le
tacite
giaculatorie
di
lei
che
implorava
la
Madonna
di
allontanare
quell
'
importuno
.
Benedetto
venne
ad
aprire
.
"
Scusi
"
disse
colui
,
cortesemente
.
"
Lei
è
il
signor
Pietro
Maironi
?
"
"
Non
porto
più
questo
nome
"
rispose
Benedetto
,
tranquillo
"
ma
l
'
ho
portato
.
"
"
Mi
rincresce
d
'
incomodarla
.
Le
sarei
grato
se
si
compiacesse
di
venire
con
me
.
Le
dirò
poi
dove
.
"
L
'
infermo
udì
queste
parole
dello
sconosciuto
e
gemette
:
"
No
,
sant
'
uomo
,
non
andate
via
per
amor
di
Dio
!
"
Benedetto
rispose
:
"
Favorisca
dirmi
il
Suo
nome
e
perché
dovrei
venire
con
Lei
.
"
L
'
altro
parve
imbarazzato
.
"
Ecco
"
disse
.
"
Sono
un
delegato
di
P
.
S
.
"
L
'
infermo
esclamò
:
"
Gesummaria
!
"
e
la
gobbina
,
esterrefatta
,
lasciò
cadere
il
rosario
,
guardò
Benedetto
che
non
poté
trattenere
un
atto
di
sorpresa
.
Il
delegato
si
affrettò
a
soggiungere
,
sorridendo
,
che
la
sua
visita
non
aveva
un
significato
troppo
pauroso
,
ch
'
egli
non
era
venuto
ad
arrestare
nessuno
,
che
non
aveva
a
comunicare
ordini
,
ma
solamente
un
invito
.
Siccome
gl
'
inviti
della
Questura
hanno
un
carattere
speciale
,
Benedetto
non
pensò
a
scusarsi
,
domandò
di
restar
solo
con
l
'
infermo
e
con
la
donna
per
cinque
minuti
,
sussurrò
qualche
cosa
all
'
orecchio
del
primo
che
parve
assentire
con
lagrime
nella
voce
,
prese
la
gobbina
a
parte
,
le
disse
che
l
'
infermo
era
disposto
a
ricevere
un
sacerdote
,
ch
'
egli
ora
non
sapeva
quando
sarebbe
stato
libero
di
condurgliene
uno
egli
stesso
.
La
povera
piccola
creatura
tremava
tutta
fra
lo
sgomento
e
la
gioia
,
non
sapeva
dire
che
"
Gesù
mio
!
Madonna
mia
!
"
Benedetto
la
rincorò
,
promise
di
ritornare
appena
lo
potesse
e
,
preso
congedo
,
discese
le
scale
col
delegato
.
Nella
via
il
gruppo
di
gente
si
era
fatto
più
grosso
e
rumoreggiava
,
stringeva
minacciosamente
il
ciclista
rimasto
presso
la
botte
,
ch
'
era
stato
riconosciuto
per
una
guardia
di
P
.
S
.
e
non
voleva
dire
perché
fosse
prima
venuto
a
informarsi
e
poi
ritornato
con
l
'
altro
individuo
.
Si
voleva
forzare
il
fiaccheraio
ad
andarsene
,
si
parlava
di
staccare
il
cavallo
.
Quando
apparve
il
delegato
con
Benedetto
,
gli
si
fecero
tutti
addosso
gridando
:
-
Via
,
birro
!
-
Via
!
-
Abbasso
!
-
Lasciate
quell
'
uomo
!
Badate
ai
ladri
,
per
Dio
!
Voi
pigliate
i
servi
di
Dio
e
lasciate
i
ladri
!
-
Via
!
-
Abbasso
!
-
Benedetto
si
fece
avanti
,
accennò
,
a
due
mani
,
di
tacere
,
pregò
e
ripregò
che
se
n
'
andassero
in
pace
poiché
nessuno
gli
voleva
far
male
,
egli
non
era
arrestato
,
se
n
'
andava
con
quel
signore
di
sua
libera
volontà
.
Nello
stesso
momento
scrosciò
un
tuono
in
cielo
,
un
impeto
di
acquazzone
sul
marciapiede
.
La
folla
balenò
,
si
disperse
rapidamente
.
Il
delegato
diede
un
ordine
al
ciclista
e
salì
nella
botte
con
Benedetto
.
Partirono
verso
il
Tevere
,
fra
i
tuoni
,
i
lampi
e
la
pioggia
furiosa
.
Benedetto
domandò
al
delegato
,
molto
quietamente
,
che
si
volesse
da
lui
alla
Questura
.
Il
delegato
rispose
che
non
si
trattava
di
Questura
.
Chi
voleva
parlare
al
signor
Maironi
era
un
pezzo
più
grosso
del
questore
.
"
Non
so
se
avrei
dovuto
dirlo
"
soggiunse
"
ma
già
glielo
dirà
lui
.
"
E
raccontò
che
lo
aveva
cercato
inutilmente
a
villa
Mayda
,
disse
quanto
gli
sarebbe
seccato
di
non
trovarlo
presto
.
Benedetto
si
provò
a
domandargli
se
sapesse
la
cagione
della
chiamata
.
Realmente
il
delegato
non
la
sapeva
,
ma
finse
un
silenzio
diplomatico
,
si
rannicchiò
nel
suo
angolo
come
per
salvarsi
dalle
folate
di
pioggia
.
Un
lampo
mostrò
a
Benedetto
il
fiume
giallastro
,
i
neri
barconi
di
Ripagrande
;
un
altro
il
tempio
di
Vesta
.
Poi
non
si
raccapezzò
più
affatto
,
gli
parve
di
attraversare
una
sconosciuta
necropoli
,
un
dedalo
di
vie
funeree
dove
ardessero
lampade
sepolcrali
.
Finalmente
la
carrozzella
entrò
con
fracasso
in
un
atrio
,
si
fermò
al
piede
di
uno
scalone
scuro
,
fiancheggiato
di
colonne
.
Benedetto
lo
salì
col
delegato
fino
al
secondo
ripiano
sul
quale
si
aprivano
due
porte
.
Quella
di
sinistra
era
chiusa
,
quella
di
destra
guardava
sullo
scalone
per
un
occhio
ovale
lucente
.
Il
delegato
la
spinse
,
entrò
con
Benedetto
in
un
bugigattolo
,
in
una
specie
di
anticamera
.
Un
usciere
che
dormicchiava
si
alzò
stentatamente
.
Il
delegato
lasciò
Benedetto
e
passò
in
un
'
altra
stanza
.
Allora
l
'
usciere
si
chinò
come
per
raccogliere
qualche
cosa
e
disse
a
Benedetto
porgendogli
una
lettera
chiusa
:
"
Guardi
che
Le
è
caduta
una
carta
.
"
Perché
Benedetto
si
meravigliava
,
insistette
:
"
Lei
è
bene
quello
del
Testaccio
?
Veda
che
sarà
Sua
,
faccia
presto
!
"
Faccia
presto
?
Benedetto
guardò
l
'
uomo
che
si
era
rimesso
a
sedere
.
Quegli
lo
guardò
alla
su
volta
e
confermò
il
suo
consiglio
con
uno
scatto
secco
del
capo
che
significava
:
tu
sospetti
che
ci
sia
sotto
qualche
cosa
e
realmente
c
'
è
.
Benedetto
guardò
la
busta
.
Vi
si
leggeva
questo
indirizzo
:
"
Al
garzone
giardiniere
di
villa
Mayda
"
E
sotto
,
a
caratteri
più
grandi
:
"
SUBITO
"
La
scrittura
era
femminile
ma
Benedetto
non
la
riconobbe
.
Aperse
e
lesse
:
"
Sappia
che
il
Direttore
generale
della
Pubblica
Sicurezza
farà
il
possibile
per
indurla
a
lasciare
volontariamente
Roma
.
Rifiuti
.
Quello
che
segue
lo
potrà
leggere
a
Suo
agio
.
"
Benedetto
ripose
frettolosamente
la
lettera
.
Ma
poiché
nessuno
compariva
e
tutto
pareva
dormire
intorno
a
lui
,
la
cavò
,
riprese
a
leggerla
.
Seguiva
così
:
"
In
Vaticano
si
è
poco
contenti
,
dopo
le
sue
visite
,
del
Santo
Padre
,
il
quale
,
fra
l
'
altre
cose
,
ha
richiamato
a
sé
l
'
affare
Selva
dalla
Congregazione
dell
'
Indice
.
Ella
non
può
immaginare
gl
'
intrighi
che
si
tramano
contro
di
Lei
,
le
calunnie
che
si
fanno
arrivare
anche
ai
Suoi
amici
,
tutto
per
lo
scopo
di
allontanarla
da
Roma
,
di
impedire
ch
'
Ella
veda
più
il
Pontefice
.
Si
è
ottenuto
che
il
Governo
aiuti
la
congiura
promettendogli
in
compenso
di
non
mandare
ad
effetto
certa
nomina
di
persona
molto
sgradita
al
Quirinale
,
per
la
sede
arcivescovile
di
Torino
.
Non
ceda
,
non
abbandoni
il
Santo
Padre
e
la
Sua
missione
.
La
minaccia
per
l
'
affare
di
Jenne
non
è
seria
,
sarebbe
impossibile
di
procedere
contro
di
Lei
e
lo
sanno
.
Chi
non
Le
può
scrivere
ha
saputo
tutto
questo
,
lo
ha
fatto
scrivere
a
me
,
lo
farà
pervenire
a
Lei
.
NOEMI
D
'
ARXEL
.
Benedetto
guardò
involontariamente
l
'
usciere
,
quasi
dubitando
ch
'
egli
conoscesse
il
senso
di
quella
lettera
passata
per
le
sue
mani
.
Ma
l
'
usciere
dormicchiava
da
capo
e
non
si
scosse
che
al
ricomparire
del
delegato
,
il
quale
gli
ordinò
di
accompagnare
Benedetto
dal
signor
commendatore
.
Benedetto
fu
introdotto
in
una
stanza
spaziosa
,
tutta
buia
fuorché
nell
'
angolo
dove
un
signore
sui
cinquant
'
anni
stava
leggendo
la
Tribuna
nel
chiarore
di
una
lampada
elettrica
,
vivo
sul
suo
cranio
calvo
,
sul
giornale
,
sul
tavolo
coperto
di
carte
.
Sopra
di
lui
,
nella
penombra
,
si
intravvedeva
un
grande
ritratto
del
Re
.
Egli
non
levò
dal
giornale
il
capo
grave
di
conscio
potere
.
Lo
levò
quando
gli
piacque
e
guardò
con
occhi
noncuranti
l
'
atomo
di
popolo
che
aveva
davanti
a
sé
.
"
Prenda
una
sedia
"
diss
'
egli
,
gelido
.
Benedetto
ubbidì
.
"
Lei
è
il
signor
Pietro
Maironi
?
"
"
Sì
signore
.
"
"
Mi
rincresce
di
averla
incomodata
ma
era
necessario
.
"
Sotto
le
parole
cortesi
del
signor
commendatore
si
sentiva
un
fondo
di
durezza
e
di
sarcasmo
.
"
A
proposito
"
diss
'
egli
.
"
Perché
non
si
fa
chiamare
col
Suo
nome
,
Lei
?
"
Alla
improvvisa
domanda
Benedetto
non
rispose
immediatamente
.
"
Bene
bene
"
ripigliò
colui
.
"
Questo
adesso
importa
poco
.
Qui
non
siamo
in
Tribunale
.
Io
penso
che
se
si
vuole
fare
il
bene
si
deve
farlo
col
proprio
nome
.
Ma
io
non
vado
in
chiesa
,
ho
idee
diverse
dalle
Sue
.
Non
importa
,
dico
.
Lei
sa
chi
sono
io
?
Il
delegato
gliel
'
ha
detto
?
"
"
No
signore
.
"
"
Bene
,
sono
un
funzionario
dello
Stato
che
s
'
interessa
un
poco
della
sicurezza
pubblica
e
che
ha
un
certo
potere
;
sì
,
un
certo
potere
.
Ora
io
voglio
dimostrarle
che
ho
interesse
anche
per
Lei
.
Lei
,
mi
dispiace
il
dirlo
,
è
in
una
situazione
critica
,
mio
caro
signor
Maironi
o
signor
Benedetto
,
a
Sua
scelta
.
È
pervenuta
all
'
Autorità
giudiziaria
un
'
accusa
contro
di
Lei
,
veramente
grave
;
e
io
vedo
molto
in
pericolo
non
soltanto
la
Sua
fama
di
santità
ma
pure
la
Sua
libertà
personale
e
quindi
la
Sua
predicazione
almeno
per
qualche
anno
.
"
Una
fiamma
salì
al
viso
di
Benedetto
,
i
suoi
occhi
scintillarono
.
"
Lasci
la
santità
e
la
fama
"
diss
'
egli
.
L
'
augusto
funzionario
dello
Stato
riprese
senza
scomporsi
:
"
Lei
si
sente
ferito
.
Badi
,
sa
,
che
la
Sua
fama
di
santità
corre
altri
pericoli
.
Altre
cose
si
dicono
di
Lei
che
non
hanno
a
che
fare
,
per
questo
stia
tranquillo
,
col
codice
penale
ma
che
non
si
accordano
molto
colla
morale
cattolica
;
e
Le
assicuro
che
sono
abbastanza
credute
.
Dico
per
dire
;
son
cose
che
non
mi
riguardano
affatto
.
Del
resto
la
santità
non
è
mai
reale
,
è
sempre
,
più
o
meno
,
una
idealizzazione
che
lo
specchio
fa
della
immagine
.
Se
c
'
è
una
santità
è
quella
dello
specchio
,
è
quella
della
gente
che
crede
ai
Santi
.
Io
non
ci
credo
.
Ma
veniamo
al
serio
.
Le
ho
dovuto
dire
delle
cose
sgradevoli
,
La
ho
anche
ferita
;
ora
medicherò
.
Io
non
sono
credente
ma
però
apprezzo
il
principio
religioso
come
elemento
di
ordine
pubblico
,
e
questo
è
poi
il
sentimento
dei
miei
superiori
,
è
il
sentimento
del
Governo
.
Perciò
il
Governo
non
può
aver
piacere
che
si
faccia
un
processo
scandaloso
a
qualcuno
che
presso
il
popolo
passa
per
santo
;
un
processo
che
potrebbe
poi
anche
provocare
dei
disordini
.
Ma
c
'
è
di
più
!
Noi
sappiamo
che
Lei
è
persona
gradita
al
Papa
il
quale
La
vede
spesso
.
Ora
in
alto
non
si
ha
nessuna
voglia
di
recare
dispiaceri
personali
al
Papa
.
Si
ha
dunque
la
buona
intenzione
di
evitargli
questo
,
se
possibile
.
E
sarà
possibile
a
una
condizione
.
Qui
in
Roma
Lei
ha
dei
nemici
attivi
,
non
di
parte
nostra
,
sa
!
non
di
parte
liberale
!
,
che
si
preparano
a
rovinarla
interamente
;
nella
riputazione
e
in
tutto
.
Se
vuole
che
Le
apra
il
mio
pensiero
,
il
mio
pensiero
è
questo
:
dal
punto
di
vista
cattolico
hanno
ragione
.
Io
modifico
un
poco
,
per
mio
uso
e
per
loro
uso
,
il
motto
famoso
dei
Gesuiti
:
"
aut
sint
ut
sunt
"
dico
io
"
aut
non
erunt
.
"
Mi
riferiscono
che
Lei
è
un
cattolico
largo
.
Ciò
significa
semplicemente
che
lei
non
è
cattolico
.
Tiriamo
via
.
I
Suoi
nemici
L
'
hanno
denunciata
al
Procuratore
del
Re
.
Per
verità
noi
dovremmo
far
arrestare
dai
carabinieri
il
signor
Pietro
Maironi
condannato
in
contumacia
dalla
Corte
d
'
Assise
di
Brescia
per
mancato
servizio
di
giurato
;
ma
questa
è
una
bazzecola
.
Lei
si
figura
di
avere
guarito
della
gente
a
Jenne
ed
è
accusato
non
solamente
di
esercizio
illegale
della
medicina
ma
persino
di
aver
avvelenato
un
paziente
,
niente
meno
!
Ora
noi
abbiamo
i
mezzi
di
salvarla
.
Noi
faremo
in
modo
che
la
denuncia
si
ponga
a
dormire
.
Ma
se
Lei
resta
in
Roma
i
Suoi
nemici
di
Roma
faranno
un
rumore
così
grande
che
non
ci
potremo
fingere
sordi
.
Bisogna
che
Lei
se
ne
vada
lontano
;
e
subito
!
Meglio
se
va
fuori
d
'
Italia
.
Vada
in
Francia
,
dove
c
'
è
carestia
di
santità
.
O
almeno
...
non
ci
ha
una
casa
,
Lei
,
sul
lago
di
Lugano
?
Adesso
vi
sono
delle
suore
,
vero
?
Suore
e
Santi
stanno
benissimo
insieme
.
Vada
colle
suore
e
lasci
passare
la
burrasca
.
"
Il
commendatore
parlava
serio
serio
,
lento
lento
,
coprendo
lo
scherno
di
flemma
più
insolente
.
Benedetto
si
alzò
in
piedi
,
risoluto
e
severo
.
"
Io
stavo
"
rispose
"
presso
un
infermo
che
aveva
bisogno
della
medicina
illegale
mia
.
Mi
si
poteva
lasciare
al
mio
posto
.
Lei
e
il
Governo
sono
i
peggiori
miei
nemici
se
mi
offrono
di
fuggire
la
giustizia
.
Lei
faccia
il
Suo
dovere
di
mandare
i
carabinieri
ad
arrestarmi
per
il
mancato
servizio
di
giurato
.
Io
proverò
poi
che
non
potei
ricevere
la
citazione
.
Il
signor
procuratore
del
Re
faccia
il
dovere
Suo
di
procedere
contro
di
me
per
la
denuncia
di
Jenne
;
mi
si
troverà
sempre
a
villa
Mayda
.
Lo
dica
ai
Suoi
superiori
.
Dica
loro
che
non
mi
moverò
da
Roma
,
che
temo
un
Giudice
solo
e
ch
'
essi
pure
lo
temano
nel
loro
doppio
cuore
,
perché
Egli
sarà
più
terribile
al
doppio
cuore
che
alla
violenza
sincera
!
"
Il
commendatore
,
impreparato
a
quel
colpo
,
livido
di
veleno
impotente
,
prorompeva
già
in
parole
di
collera
quando
si
udì
il
rumor
sordo
di
una
carrozza
ch
'
entrava
nell
'
atrio
.
Levò
allora
lo
sguardo
da
Benedetto
,
stette
in
ascolto
.
Benedetto
afferrò
la
spalliera
della
sua
seggiola
per
levarsi
quell
'
impaccio
a
voltar
le
spalle
.
L
'
altro
si
scosse
,
riacceso
negli
occhi
dall
'
ira
un
momento
sopita
;
gettò
il
giornale
che
aveva
sempre
tenuto
in
mano
,
batté
il
pugno
sul
tavolo
,
esclamando
:
"
Che
fa
?
Non
si
muova
!
"
I
due
uomini
si
fissarono
per
alcuni
secondi
in
silenzio
,
uno
con
autorità
maestosa
,
l
'
altro
bieco
.
Poi
questi
riprese
,
veemente
:
"
Debbo
farla
arrestare
qui
?
"
Benedetto
durò
a
fissarlo
in
silenzio
.
Quindi
rispose
:
"
Aspetto
.
Faccia
.
"
Un
usciere
,
che
aveva
bussato
più
volte
inutilmente
,
comparve
sulla
soglia
,
s
'
inchinò
al
commendatore
senza
dir
parola
.
Il
commendatore
disse
subito
"
vengo
"
e
alzatosi
frettolosamente
uscì
con
una
faccia
strana
dove
la
collera
spariva
e
spuntava
l
'
ossequio
.
L
'
usciere
rientrò
immediatamente
,
disse
a
Benedetto
che
aspettasse
.
Passò
un
quarto
d
'
ora
.
Benedetto
,
tutto
fremente
,
con
il
cuore
in
tumulto
e
la
testa
in
fiamme
,
eccitato
e
spossato
dalla
febbre
,
era
ricaduto
sulla
sua
seggiola
,
turbinandogli
dentro
alla
rinfusa
i
più
diversi
pensieri
.
-
Dio
gli
perdoni
a
quest
'
uomo
!
-
A
tutti
!
-
Che
gioia
se
il
Pontefice
non
permette
la
condanna
di
Selva
!
-
La
persona
che
non
mi
può
scrivere
,
come
sa
?
-
E
adesso
perché
mi
fanno
aspettare
?
-
Cosa
vogliono
ancora
da
me
?
-
Oh
,
con
questa
febbre
,
se
non
avessi
a
esser
più
padrone
dei
miei
pensieri
,
delle
mie
parole
!
-
Che
terrore
!
-
Dio
,
Dio
,
non
lo
permettete
!
-
Ma
che
orride
viltà
sono
nel
mondo
,
che
vergogna
di
fornicazioni
occulte
fra
questa
gente
della
Chiesa
e
dello
Stato
che
si
odia
,
che
si
disprezza
!
Come
,
come
lo
permetti
,
Signore
?
-
Nessuno
viene
ancora
!
-
La
febbre
!
-
Dio
,
Dio
,
fa
che
io
resti
padrone
dei
miei
pensieri
,
delle
mie
parole
.
Dio
Verità
,
il
tuo
servo
è
in
potere
de
'
suoi
nemici
congiurati
,
fa
ch
'
egli
Ti
glorifichi
anche
nel
fuoco
ardente
!
-
Quelle
due
persone
pensano
a
me
,
adesso
.
Io
non
devo
pensare
a
loro
!
-
Esse
non
dormono
,
pensano
a
me
.
-
Non
sono
ingrato
,
non
sono
ingrato
,
ma
non
devo
pensare
a
loro
!
-
Penserò
a
te
,
vecchio
santo
del
Vaticano
,
che
dormi
e
non
sai
!
-
Ah
quella
scaletta
non
la
farò
più
,
quel
dolce
viso
pieno
di
Spirito
Santo
non
lo
vedrò
più
!
-
Però
,
Dio
sia
lodato
,
non
lo
avrò
visto
invano
.
-
Ma
cosa
faccio
qui
?
-
Perché
non
me
ne
vado
?
-
Potrò
poi
andare
?
-
Questa
febbre
!
Si
alzò
,
cercò
di
legger
l
'
ora
sur
un
occhio
tondo
di
orologio
biancheggiante
nell
'
ombra
.
Mancavano
cinque
minuti
alle
undici
.
Fuori
,
il
temporale
continuava
.
La
potenza
degli
elementi
furibondi
e
la
potenza
del
tempo
che
spingeva
la
piccola
sfera
sul
quadrante
,
parevano
amiche
a
Benedetto
nel
loro
prevalere
indifferente
sulla
potenza
umana
che
aveva
sede
dov
'
egli
era
e
lo
teneva
in
sua
balìa
.
Ma
la
febbre
,
la
crescente
febbre
!
Ardeva
di
sete
.
Se
almeno
avesse
potuto
aprire
una
finestra
,
tendere
la
bocca
all
'
acqua
del
cielo
!
Un
tocco
di
campanello
elettrico
,
passi
affrettati
nell
'
anticamera
,
finalmente
.
Ecco
il
commendatore
,
in
soprabito
e
cappello
.
Chiude
l
'
uscio
dietro
a
sé
,
raccoglie
delle
carte
sul
suo
tavolo
,
dice
a
Benedetto
con
piglio
sprezzante
:
"
Stia
attento
.
Lei
ha
tre
giorni
per
lasciare
Roma
.
Ha
capito
?
"
Non
cura
di
aspettare
risposta
,
preme
un
bottone
.
Entrato
l
'
usciere
,
gli
ordina
:
"
Accompagnate
!
"
Giunto
colla
sua
guida
sullo
scalone
,
Benedetto
,
credendosi
oramai
libero
di
scendere
,
le
chiese
un
po
'
d
'
acqua
.
"
Acqua
?
"
rispose
l
'
usciere
.
"
Non
posso
andarne
a
prendere
,
adesso
.
Sua
Eccellenza
aspetta
.
Favorisca
qui
.
"
Lo
fece
entrare
,
con
sua
meraviglia
,
nell
'
ascensore
.
"
Anzi
le
Loro
Eccellenze
"
diss
'
egli
;
e
mentre
l
'
ascensore
saliva
al
secondo
piano
,
venne
guardando
Benedetto
come
si
guarda
qualcuno
cui
è
fatto
un
grande
onore
e
che
non
pare
meritarlo
.
Giunti
al
secondo
piano
,
i
due
attraversarono
una
grandissima
sala
semioscura
.
Da
questa
sala
Benedetto
venne
fatto
passare
in
una
stanza
illuminata
così
riccamente
ch
'
egli
ne
provò
fastidio
e
sofferenza
,
ne
rimase
quasi
acciecato
.
Due
uomini
,
seduti
ai
due
angoli
di
un
largo
canapè
,
ve
lo
attendevano
in
attitudine
diversa
;
il
più
giovine
con
le
mani
in
tasca
,
una
gamba
a
cavalcioni
dell
'
altra
,
il
capo
rovesciato
sulla
spalliera
;
il
più
vecchio
col
busto
piegato
in
avanti
e
le
mani
occupate
in
un
continuo
blando
maneggio
alterno
della
barba
grigia
.
Il
primo
aveva
una
guardatura
sarcastica
;
il
secondo
l
'
aveva
scrutatrice
,
malinconica
,
buona
.
Questi
,
evidentemente
il
più
autorevole
dei
due
,
invitò
Benedetto
a
sedere
sur
una
poltrona
di
fronte
a
lui
.
"
Non
creda
,
sa
,
caro
signor
Maironi
"
diss
'
egli
con
voce
armoniosa
e
sonora
ma
rispondente
in
qualche
modo
alla
malinconia
dello
sguardo
,
"
non
creda
che
noi
siamo
qui
due
artigli
potenti
dello
Stato
.
Noi
siamo
qui
in
questo
momento
due
individui
di
una
specie
rara
,
due
uomini
politici
geniali
che
conoscono
bene
il
loro
mestiere
e
che
lo
disprezzano
meglio
.
Siamo
due
grandi
idealisti
che
sanno
mentire
idealmente
bene
colla
gente
che
altro
non
merita
e
sanno
adorare
la
Verità
;
due
democratici
,
ma
però
adoratori
di
quella
Verità
recondita
che
non
è
stata
mai
toccata
dalle
mani
sudicie
del
vecchio
Demos
.
"
Detto
così
,
l
'
uomo
dalla
barba
grigia
fluente
riprese
a
farvi
scorrere
su
le
due
mani
a
vicenda
e
strinse
gli
occhi
scintillanti
di
un
sorriso
acuto
,
pago
delle
proprie
parole
,
cercando
la
sorpresa
sul
viso
di
Benedetto
.
"
Siamo
poi
anche
credenti
"
riprese
.
Allora
l
'
altro
personaggio
alzò
,
senza
levar
il
capo
dalla
spalliera
,
le
mani
distese
e
disse
quasi
solennemente
:
"Piano."
"
Lascia
,
caro
amico
"
ripigliò
il
primo
senza
volgersi
all
'
amico
.
"
Siamo
ambedue
credenti
,
però
in
modo
diverso
.
Io
credo
in
Dio
con
tutte
le
mie
forze
che
sono
molte
e
lo
avrò
sempre
meco
.
Tu
credi
in
Dio
con
tutte
le
tue
debolezze
che
sono
poche
e
non
lo
avrai
che
al
tuo
letto
di
morte
.
"
Altro
sorriso
acuto
e
pago
,
altra
pausa
.
L
'
amico
scosse
il
capo
alzando
le
sopracciglia
come
per
una
udita
corbelleria
che
meritasse
pietà
e
non
risposta
.
"
Io
poi
"
continuò
la
voce
sonora
e
armoniosa
"
sono
anche
cristiano
.
Non
cattolico
ma
cristiano
.
Anzi
,
come
cristiano
,
sono
anticattolico
.
Il
mio
cuore
è
cristiano
e
il
mio
cervello
è
protestante
.
Io
vedo
con
gioia
nel
cattolicismo
i
segni
,
non
dico
della
decrepitezza
ma
della
putrefazione
.
La
carità
si
va
disfacendo
nei
cuori
più
schiettamente
cattolici
in
una
melma
oscura
tutta
vermi
di
odio
.
Vedo
il
Cattolicismo
fendersi
da
ogni
parte
e
vedo
spuntare
per
le
fessure
la
vecchia
idolatria
cui
si
è
sovrapposto
.
Le
poche
energie
giovani
,
sane
,
vitali
,
che
vi
si
manifestano
,
tendono
tutte
a
separarsene
.
So
che
Lei
è
appunto
un
cattolico
radicale
,
ch
'
è
amico
di
un
uomo
veramente
sano
e
forte
che
si
dice
cattolico
ma
ch
'
è
giudicato
eretico
,
però
,
dai
cattolici
puri
;
e
lo
è
certamente
.
Mi
hanno
detto
che
Lei
è
scolare
di
questo
nobile
eretico
,
che
fa
una
propaganda
riformatrice
e
che
in
pari
tempo
cerca
di
agire
sul
Pontefice
.
Ora
un
grande
riformatore
lo
aspetto
anch
'
io
ma
dev
'
essere
un
antipapa
;
non
un
antipapa
nel
piccolo
senso
storico
;
un
antipapa
nel
grande
senso
luterano
della
parola
.
"
Curiosità
ci
punge
di
sapere
"
come
Lei
creda
possibile
ringiovanire
questo
povero
vecchione
di
Papato
che
noi
laici
precediamo
non
soltanto
nella
conquista
della
civiltà
ma
nella
scienza
di
Dio
,
anche
,
e
persino
nella
scienza
di
Cristo
;
che
ci
anfana
dietro
a
grande
distanza
e
ogni
tanto
si
pianta
sulla
via
,
restio
come
una
bestia
che
fiuta
il
macello
,
e
poi
,
quando
è
tirato
ben
forte
,
fa
un
salto
avanti
per
tornarsi
a
piantare
fermo
fino
a
un
altro
strappo
di
fune
.
Ci
dica
il
Suo
concetto
di
una
riforma
cattolica
.
Sentiamo
.
"
Benedetto
rimase
silenzioso
.
"
Parli
"
riprese
il
nume
ignoto
che
pareva
imperare
in
quel
luogo
.
"
Il
mio
amico
non
è
Erode
né
io
sono
Pilato
.
Noi
potremmo
forse
diventare
due
apostoli
della
Sua
idea
.
"
L
'
amico
stese
ancora
le
due
mani
aperte
,
senza
levar
il
capo
dalla
spalliera
,
disse
ancora
,
però
pigiando
più
forte
sulla
prima
sillaba
:
"Piano."
Benedetto
tacque
.
"
Mi
pare
,
caro
mio
"
disse
l
'
amico
voltando
il
capo
,
senz
'
alzarlo
,
verso
il
collega
"
che
questo
sarà
il
primo
fiasco
della
tua
eloquenza
.
Qui
il
modello
del
nihil
respondit
è
preso
molto
sul
serio
.
"
Benedetto
trasalì
,
atterrito
dal
richiamo
al
Divino
Maestro
,
dal
dubbio
di
parerne
un
imitatore
superbo
.
Cessò
in
quel
momento
di
sentire
il
suo
male
,
la
febbre
,
la
sete
,
la
gravezza
del
capo
.
"
Oh
no
"
esclamò
"
adesso
io
rispondo
!
Lei
dice
che
non
è
Pilato
.
Il
vero
è
invece
che
io
sono
l
'
ultimo
dei
servi
di
Cristo
perché
gli
sono
stato
infedele
e
che
Lei
mi
ripete
proprio
la
domanda
di
Pilato
:
-
Quid
est
veritas
?
Ora
Lei
non
è
disposto
a
ricevere
la
verità
,
come
non
vi
era
disposto
Pilato
.
"
"
Oh
!
"
esclamò
il
suo
interlocutore
.
"
E
perché
?
"
L
'
amico
rise
rumorosamente
.
"
Perché
"
rispose
Benedetto
"
chi
opera
tenebre
,
le
tenebre
lo
avvolgono
e
la
luce
non
gli
può
arrivare
.
Lei
opera
tenebre
.
È
facile
di
comprenderlo
,
Lei
è
il
signor
ministro
dell
'
Interno
,
La
conosco
di
fama
.
Lei
non
è
nato
per
operare
tenebre
,
vi
è
stata
molta
luce
in
certe
opere
Sue
,
vi
è
molta
luce
nella
Sua
anima
,
molta
luce
di
verità
e
di
bontà
;
ma
in
questo
momento
Lei
opera
tenebre
.
Io
sono
questa
notte
qui
perché
Lei
ha
pattuito
un
mercato
non
confessabile
.
Lei
dice
di
adorare
la
Verità
,
domanda
a
un
fratello
se
possiede
la
Verità
e
tace
che
lo
ha
già
venduto
!
"
Mentre
Benedetto
parlava
,
l
'
amico
del
ministro
,
Eccellenza
egli
pure
ma
in
sottordine
,
alzò
finalmente
il
capo
dalla
spalliera
del
canapè
.
Parve
che
incominciasse
soltanto
allora
a
stimar
degno
di
attenzione
l
'
uomo
e
quello
che
diceva
.
Parve
anche
divertirsi
della
lezione
toccata
al
principale
del
quale
ammirava
l
'
ingegno
grandissimo
ma
derideva
in
cuor
suo
le
velleità
idealistiche
.
Il
principale
rimase
,
sulle
prime
,
sbalordito
;
poi
scattò
in
piedi
,
gridando
come
un
ossesso
:
"
Siete
un
mentitore
!
Siete
un
insolente
!
Non
meritate
la
mia
bontà
!
Non
vi
ho
venduto
,
non
valete
niente
,
vi
regalerò
!
Andate
!
Andate
via
!
"
Cercò
il
bottone
del
campanello
elettrico
e
non
trovandolo
nella
cecità
della
collera
,
gridò
:
"
Usciere
!
Usciere
!
"
Il
sottosegretario
di
Stato
,
avvezzo
a
queste
scenate
ch
'
eran
poi
sempre
fuochi
di
paglia
perché
il
ministro
aveva
un
cuore
d
'
oro
,
se
la
rideva
,
in
principio
sotto
i
baffi
.
Ma
quando
lo
udì
chiamar
l
'
usciere
a
quel
modo
,
conoscendo
bene
le
indiscrezioni
degli
uscieri
e
pensando
i
pettegolezzi
pericolosi
che
potevano
nascere
di
questo
incidente
,
il
ridicolo
che
ne
sarebbe
schizzato
anche
sopra
di
lui
,
trattenne
risolutamente
il
ministro
imponendogli
,
quasi
,
di
chetarsi
,
e
disse
brusco
a
Benedetto
:
"
Lei
se
ne
vada
.
"
Il
ministro
si
diede
a
camminare
per
la
sala
,
muto
,
a
capo
basso
,
a
passi
frettolosi
e
brevi
,
male
vincendo
in
sé
il
bambino
che
avrebbe
voluto
battere
i
piedi
sul
posto
.
Benedetto
non
ubbidì
.
Ritto
e
severo
,
radiante
invisibili
raggi
di
uno
spirito
dominatore
,
che
tennero
a
distanza
il
sottosegretario
di
Stato
,
egli
costrinse
l
'
altro
con
questo
potere
magnetico
a
voltarsi
verso
di
lui
,
a
fermarsi
,
a
guardarlo
in
faccia
.
"
Signor
ministro
"
diss
'
egli
"
io
sto
per
uscire
non
solo
da
questo
palazzo
ma
credo
anche
,
fra
non
molto
,
da
questo
mondo
.
Non
La
rivedrò
più
,
mi
ascolti
un
'
ultima
volta
.
Ella
non
è
ora
disposto
alla
Verità
,
però
la
Verità
è
alle
Sue
porte
,
e
verrà
l
'
ora
,
e
non
è
lontana
perché
la
Sua
vita
discende
,
che
si
farà
notte
sopra
di
Lei
,
sopra
i
Suoi
poteri
,
i
Suoi
onori
,
le
Sue
ambizioni
.
Allora
Ella
udrà
la
Verità
chiamare
nella
notte
.
Potrà
rispondere
-
parti
-
e
non
la
incontrerà
più
mai
.
Potrà
rispondere
-
entra
-
e
la
vedrà
comparire
velata
,
spirante
dolcezza
dal
velo
.
Ella
non
sa
ora
come
risponderà
,
né
io
lo
so
,
né
alcuno
al
mondo
.
Si
prepari
colle
opere
buone
a
risponder
bene
.
Qualunque
sieno
gli
errori
Suoi
,
vi
è
religiosità
nel
Suo
spirito
.
Iddio
Le
ha
dato
molto
potere
nel
mondo
;
lo
adoperi
per
il
Bene
.
Lei
ch
'
è
nato
cattolico
dice
di
essere
protestante
.
Forse
Lei
non
conosce
abbastanza
il
Cattolicismo
per
comprendere
che
il
Protestantesimo
si
sfascia
sopra
il
Cristo
morto
e
che
il
Cattolicismo
evolve
per
virtù
del
Cristo
vivente
.
Ma
io
parlo
adesso
all
'
uomo
di
Stato
,
non
certo
per
domandargli
di
proteggere
la
Chiesa
cattolica
che
sarebbe
una
sventura
,
ma
per
dirgli
che
se
lo
Stato
non
ha
ad
essere
né
cattolico
né
protestante
,
non
gli
è
però
lecito
d
'
ignorare
Iddio
e
voi
osate
negarlo
in
più
di
una
scuola
vostra
,
di
quelle
che
chiamate
alte
,
in
nome
della
libertà
della
scienza
che
voi
confondete
colla
libertà
del
pensiero
e
della
parola
perché
il
pensiero
e
la
parola
sono
liberi
di
negare
Iddio
ma
la
negazione
di
Dio
non
ha
né
può
avere
carattere
di
scienza
e
voi
solo
la
scienza
dovete
insegnare
.
Voi
conoscete
bene
la
piccola
politica
che
vi
fa
transigere
in
segreto
con
la
vostra
coscienza
per
avere
celatamente
un
favore
dal
Vaticano
,
nel
quale
non
credete
;
ma
voi
conoscete
male
la
grande
politica
di
mantenere
l
'
autorità
di
Chi
è
il
principio
eterno
di
ogni
giustizia
.
Voi
lavorate
a
distruggerla
ben
peggio
che
con
i
professori
atei
;
in
fondo
i
professori
atei
hanno
un
piccolo
potere
;
voi
uomini
politici
che
dite
spesso
di
credere
in
Dio
,
voi
ne
distruggete
l
'
autorità
molto
più
che
quei
professori
,
con
i
mali
esempî
del
vostro
ateismo
pratico
.
Voi
che
vi
figurate
di
credere
nel
Dio
di
Cristo
,
siete
in
realtà
profeti
e
sacerdoti
degli
dei
falsi
.
Voi
li
servite
come
li
servivano
i
principi
idolatri
ebrei
,
nei
luoghi
alti
,
in
cospetto
del
popolo
.
Voi
servite
nei
luoghi
alti
gli
dei
di
tutte
le
cupidigie
terrestri
.
"
"
Bravo
!
"
interruppe
il
ministro
,
conosciuto
per
la
sua
morigeratezza
,
per
le
virtù
famigliari
,
per
la
noncuranza
del
danaro
.
"
Mi
divertite
!
"
E
soggiunse
,
vôlto
all
'
amico
:
"
Proprio
non
valeva
la
pena
.
"
"
M
'
intenda
bene
!
"
riprese
Benedetto
.
"
Sì
,
anche
Lei
è
uno
di
questi
sacerdoti
.
Parlo
io
forse
di
gaudenti
comuni
?
Parlo
di
Lei
e
di
altri
come
Lei
che
si
credono
gente
onesta
perché
non
cacciano
le
mani
nel
danaro
dello
Stato
,
che
si
credono
gente
morale
perché
non
si
danno
ai
piaceri
dei
sensi
.
Vi
dirò
due
cose
.
Intanto
,
voi
adorate
piaceri
più
perversi
.
Voi
fate
di
voi
stessi
i
vostri
falsi
dei
,
voi
adorate
il
piacere
di
contemplarvi
nel
vostro
potere
,
nei
vostri
onori
,
nell
'
ammirazione
della
gente
.
Ai
vostri
dei
voi
sacrificate
colpevolmente
molte
vittime
umane
e
la
integrità
del
vostro
stesso
carattere
.
Fra
voi
vi
è
il
patto
che
ciascuno
rispetti
il
falso
dio
del
collega
e
ne
aiuti
il
culto
.
I
più
puri
di
voi
sono
colpevoli
almeno
di
questa
complicità
.
Voi
torcete
lo
sguardo
da
torbide
congiure
d
'
interessi
vili
,
da
non
confessabili
intrighi
di
sêtte
che
strisciano
nell
'
ombra
e
li
lasciate
passare
in
silenzio
.
Voi
vi
credete
incorrotti
e
corrompete
!
Voi
distribuite
regolarmente
denaro
pubblico
a
gente
che
vi
vende
la
parola
e
l
'
onestà
della
coscienza
.
Voi
disprezzate
e
nutrite
questa
infamia
sotto
di
voi
.
È
più
empio
comperare
voti
e
lodi
che
venderne
!
I
più
corrotti
siete
voi
!
Secondo
peccato
,
voi
considerate
il
mentire
una
necessità
della
vostra
condizione
,
voi
mentite
come
bere
acqua
,
mentite
al
popolo
,
mentite
al
Parlamento
,
mentite
al
Principe
,
mentite
agli
avversarî
,
mentite
agli
amici
.
Lo
so
,
qualcuno
di
voi
personalmente
non
pratica
l
'
abituale
mentire
,
solamente
lo
tollera
nei
colleghi
,
molti
di
voi
prendono
con
ripugnanza
quest
'
abito
nell
'
entrare
dove
si
governa
,
come
entrando
in
una
miniera
si
prende
talvolta
una
veste
sudicia
che
difende
la
nostra
;
e
all
'
uscire
lo
depongono
con
gioia
.
Ma
costoro
che
sono
i
migliori
,
si
diranno
essi
buoni
e
fedeli
servi
della
Verità
?
Voi
credete
in
Dio
e
forse
al
vostro
letto
di
morte
pensate
di
avere
maggiormente
offeso
Iddio
come
uomini
politici
con
azioni
di
violenza
contro
la
Chiesa
nel
nome
dello
Stato
.
No
,
non
saranno
state
queste
le
vostre
maggiori
offese
.
Se
vengono
in
Parlamento
e
dal
Parlamento
al
Governo
uomini
che
professino
come
filosofi
di
non
conoscere
Dio
ma
che
insorgano
nel
nome
della
Verità
contro
quest
'
arbitraria
tirannia
della
Menzogna
,
meglio
serviranno
Dio
e
saranno
più
grati
a
Dio
di
voi
che
credete
in
esso
come
in
un
idolo
e
non
come
nello
Spirito
di
Verità
,
di
voi
che
osate
parlare
di
putrefazioni
del
Cattolicismo
,
puzzolenti
di
falsità
come
siete
.
Sì
,
puzzolenti
!
Voi
fate
tanto
impura
l
'
aria
delle
altezze
,
a
rovescio
di
quello
che
sarebbe
naturale
,
da
rendere
ben
difficile
di
respirarla
.
Voi
avete
un
cuore
religioso
,
signor
ministro
;
non
rispondetemi
che
in
questo
palazzo
non
si
può
servire
Iddio
...
"
"
Sa
Lei
...
"
esclamò
con
ira
il
ministro
incrociando
le
braccia
sul
petto
.
Il
sottosegretario
di
Stato
stese
graziosamente
una
mano
verso
di
lui
per
arrestarne
la
parola
sdegnosa
.
"
Piano
piano
piano
"
diss
'
egli
.
"
Permetti
?
Perché
mi
ci
diverto
.
"
Il
sottosegretario
di
Stato
,
piccolo
,
rotondetto
,
rispettoso
della
propria
sottosegretarietà
,
simile
a
un
uovo
in
possesso
cosciente
di
un
sacro
pulcino
,
ben
minore
uomo
del
ministro
e
ben
diverso
da
lui
,
non
aveva
affatto
le
curiosità
intellettuali
del
Superiore
e
non
era
venuto
che
per
compiacere
al
Superiore
.
Il
Superiore
,
luminosa
intelligenza
,
soleva
fermare
il
proprio
lume
ora
sull
'
una
ora
sull
'
altra
delle
persone
che
gli
giravano
attorno
e
crederli
allora
lucenti
per
loro
virtù
come
forse
penserà
il
sole
degli
astri
che
gli
fanno
la
corte
.
Il
sottosegretario
di
Stato
rifletteva
luce
al
ministro
e
il
ministro
rifletteva
ammirazione
al
sottosegretario
di
Stato
.
Il
ministro
lo
aveva
desiderato
a
quel
colloquio
non
comprendendo
affatto
che
il
piccolo
Mercurio
del
suo
sistema
planetario
,
avendo
risoluto
da
giovine
di
sciogliersi
dal
soprannaturale
che
gl
'
impediva
i
movimenti
più
spontanei
della
sua
natura
egoistica
,
si
era
preso
per
il
soprannaturale
dell
'
odio
che
gl
'
infermi
concepiscono
talvolta
per
la
persona
della
quale
sanno
che
ha
fatto
delle
infermità
loro
un
pronostico
triste
.
Come
questi
infelici
vogliono
persuadersi
che
il
profeta
non
merita
fede
e
più
la
sua
profezia
si
viene
avverando
,
più
s
'
irritano
,
più
si
struggono
di
abbattere
quell
'
autorità
minacciosa
;
così
colui
,
più
sentiva
declinargli
il
vigor
giovanile
e
perder
credito
i
dogmi
materialistici
e
folgorargli
nel
cuore
di
quando
in
quando
certe
apprensioni
lancinanti
di
una
verità
formidabile
che
poi
venivano
lentamente
meno
,
più
s
'
inveleniva
nell
'
odio
coperto
d
'
ironica
noncuranza
.
"
Senta
un
po
'
,
caro
Lei
"
diss
'
egli
a
Benedetto
dopo
essersi
fatto
largo
nella
conversazione
con
quella
parola
e
quel
gesto
.
"
Lei
parla
molto
di
dei
falsi
e
di
dei
veri
.
Io
non
so
se
il
Suo
sia
falso
o
vero
.
Sarà
vero
ma
è
certamente
irragionevole
.
Un
Dio
che
ha
creato
il
mondo
come
gli
è
piaciuto
,
in
modo
che
deve
andare
come
va
,
e
poi
viene
a
dirci
che
dobbiamo
farlo
andare
in
un
modo
diverso
,
eh
senta
,
via
!
non
è
un
Dio
ragionevole
!
Lei
si
è
permesso
di
vuotare
un
sacco
di
contumelie
,
un
sacco
di
accuse
agli
uomini
politici
,
che
sono
calunnie
,
specialmente
se
le
vuole
applicare
a
quel
signore
lì
e
a
me
;
ma
io
Le
concedo
che
la
politica
,
per
forza
,
non
è
mestiere
da
Santi
.
Chi
ha
fatto
il
mondo
non
ha
voluto
che
lo
sia
!
Se
la
sbrighi
con
lui
.
Ebbene
,
bisogna
pure
che
qualcuno
lo
faccia
,
quel
mestiere
lì
.
Adesso
lo
facciamo
noi
che
se
non
siamo
Santi
,
almeno
Lei
vede
quanto
pazientemente
trattiamo
con
i
Santi
.
E
senta
.
"
Il
sottosegretario
guardò
l
'
orologio
.
"
Si
fa
tardi
"
diss
'
egli
"
e
nelle
vie
di
Roma
,
a
ora
tarda
,
la
santità
corre
qualche
pericolo
.
È
meglio
che
Lei
se
ne
vada
.
"
Stese
la
mano
al
campanello
elettrico
per
chiamare
l
'
usciere
.
"
Signor
ministro
!
"
esclamò
Benedetto
con
tal
vigore
di
accento
che
il
sottosegretario
rimase
immobile
a
braccio
steso
come
colto
da
un
colpo
di
gelo
.
"
Lei
teme
per
lo
Stato
,
per
la
monarchia
,
per
la
libertà
,
i
socialisti
e
gli
anarchici
;
tema
molto
più
i
Suoi
colleghi
schernitori
di
Dio
,
perché
i
socialisti
e
gli
anarchici
sono
febbre
,
gli
schernitori
di
Dio
sono
cancrena
!
-
Quanto
a
Lei
"
soggiunse
vôlto
al
sottosegretario
"
Lei
deride
Uno
che
tace
.
Tema
il
suo
silenzio
!
"
Senza
che
né
l
'
uno
né
l
'
altro
dei
due
potenti
dicesse
una
parola
,
facesse
un
gesto
,
Benedetto
uscì
della
sala
.
Egli
discese
lo
scalone
vibrando
tutto
nel
contraccolpo
delle
parole
che
gli
erano
scoppiate
dal
cuore
e
nel
fuoco
febbrile
del
sangue
.
Le
gambe
gli
tremavano
,
gli
mancavano
sotto
.
Fu
costretto
due
o
tre
volte
di
afferrarsi
al
parapetto
e
di
sostare
.
Giunto
all
'
ultima
colonna
,
vi
premette
la
fronte
pulsante
,
cercando
frescura
.
Se
ne
staccò
subito
,
sentì
ripugnanza
della
stessa
pietra
di
quel
palazzo
come
se
fosse
infetta
di
tradimento
,
complice
del
commercio
vile
che
vi
si
era
fatto
,
atrocemente
vile
,
fra
ministri
di
Cristo
e
ministri
della
Patria
.
Sedette
sul
penultimo
gradino
,
non
potendone
più
,
senza
guardare
ai
fanali
accesi
della
carrozza
che
aspettava
lì
a
due
passi
,
senza
dubbio
la
carrozza
del
ministro
;
non
curando
esser
veduto
.
Respirò
un
poco
,
lo
sdegno
gli
si
venne
quietando
un
poco
,
quietando
in
dolore
,
in
desiderio
di
piangere
sulle
tristi
cecità
del
mondo
.
E
cominciò
anche
a
sentirsi
solo
,
amaramente
solo
.
Unica
lei
,
la
donna
del
suo
passato
errore
,
aveva
vegliato
,
aveva
scoperto
,
aveva
agito
.
Solo
per
lei
gli
era
stato
dato
di
far
fronte
al
ministro
sapendo
quale
linguaggio
fosse
da
tenergli
.
Gli
altri
amici
suoi
,
gli
amici
devoti
alle
sue
idee
religiose
,
avevano
dormito
e
dormivano
.
Gli
piacque
l
'
acre
pensiero
che
non
si
curassero
più
di
lui
.
Gli
piacque
di
abbandonarsi
almeno
una
volta
alla
pietà
della
propria
sorte
,
di
gustarla
,
almeno
una
volta
,
sino
al
fondo
,
di
figurarsi
la
propria
sorte
anche
più
dolorosa
e
amara
che
non
fosse
.
Tutti
erano
contro
di
lui
,
si
accordavano
contro
di
lui
,
tutti
!
Solo
,
solo
,
solo
.
E
i
suoi
sostegni
interni
eran
proprio
buoni
?
Eran
proprio
sicuri
?
Quell
'
uomo
là
in
alto
,
quel
ministro
di
tanto
ingegno
,
di
tanto
sapere
,
di
tanta
bontà
personale
,
se
avesse
ragione
?
Se
il
Cattolicismo
fosse
veramente
insanabile
?
Oh
,
ecco
,
anche
il
Signore
,
il
Signore
da
lui
servito
,
il
Signore
che
lo
colpiva
nel
corpo
,
che
lo
metteva
in
potere
dei
suoi
nemici
,
adesso
lo
abbandonava
nell
'
anima
.
Angoscia
,
mortale
angoscia
!
Desiderò
morire
lì
,
aver
pace
.
Le
voci
,
in
alto
,
del
ministro
e
del
sottosegretario
che
discendono
.
Benedetto
si
sforzò
di
alzarsi
,
si
trascinò
nella
via
,
vide
a
sinistra
,
pochi
passi
oltre
il
portone
,
un
'
altra
carrozza
ferma
.
Un
domestico
in
livrea
stava
sul
marciapiede
discorrendo
col
cocchiere
.
Al
comparire
di
Benedetto
il
domestico
gli
si
fece
premurosamente
incontro
.
Benedetto
riconobbe
alla
luce
del
gas
il
romano
antico
di
villa
Diedo
,
il
cameriere
dei
Dessalle
.
Gli
balenò
nel
cervello
torbido
che
Jeanne
fosse
ad
aspettarlo
in
carrozza
,
diede
un
passo
indietro
.
"
No
"
diss
'
egli
.
Intanto
la
carrozza
era
venuta
avanti
.
Benedetto
immaginò
di
vedere
Jeanne
,
esser
fatto
salire
con
lei
,
di
non
avere
forza
sufficiente
a
impedirlo
.
Preso
da
vertigine
,
retrocesse
ancora
e
sarebbe
caduto
se
il
domestico
non
lo
avesse
raccolto
nelle
sue
braccia
.
Si
trovò
in
carrozza
senza
saper
come
,
con
un
fastidioso
lume
vivo
incontro
e
un
forte
ronzio
negli
orecchi
.
A
poco
a
poco
si
raccapezzò
.
Era
solo
,
una
lampadina
ad
acetilene
gli
luceva
in
faccia
.
Lo
sportello
alla
sua
destra
era
aperto
e
il
domestico
gli
parlava
.
Che
diceva
?
Dove
andare
?
A
villa
Mayda
?
Sì
certo
,
a
villa
Mayda
.
Non
si
poteva
spegnere
quel
lume
?
Il
domestico
spense
e
parlò
ancora
,
di
una
carta
.
Quale
carta
?
Una
carta
che
la
signora
aveva
fatto
mettere
nel
taschino
interno
del
coupé
,
coll
'
ordine
di
consegnarla
al
signore
.
Benedetto
non
capiva
,
non
vedeva
.
Il
domestico
prese
la
carta
e
gliela
pose
in
tasca
.
Poi
domandò
,
per
ordine
dei
signori
,
stavolta
disse
così
,
come
il
signore
stesse
di
salute
.
Se
lo
avesse
veduto
morto
,
il
rigido
uomo
avrebbe
ugualmente
eseguito
l
'
ordine
.
Benedetto
pregò
,
per
tutta
risposta
,
che
gli
fosse
portata
un
po
'
d
'
acqua
;
bevette
avidamente
quella
che
il
domestico
gli
recò
da
un
caffè
vicino
,
ne
provò
alquanto
ristoro
.
Riprendendo
la
tazza
vuota
,
il
domestico
credette
bene
di
compiere
la
sua
missione
:
"
La
signora
mi
ha
ordinato
di
dirle
,
se
Lei
domanda
,
che
i
signori
hanno
mandato
la
carrozza
perché
sanno
che
Lei
non
sta
bene
e
hanno
pensato
che
qui
,
a
quest
'
ora
,
non
ne
troverebbe
.
"
Il
coupé
aveva
molle
eccellenti
e
le
gomme
alle
ruote
.
Che
riposo
era
per
Benedetto
di
correre
silenziosamente
così
,
solo
dentro
un
'
oscura
carrozza
soffice
,
nel
cuore
della
notte
!
Di
quando
in
quando
apparivano
a
destra
e
a
sinistra
sfondi
di
vie
lucenti
e
allora
era
per
lui
una
sofferenza
,
come
se
quelle
lunghe
file
di
lumi
fossero
nemiche
.
Tornava
subito
l
'
ombra
delle
vie
strette
,
la
fuga
,
sui
marciapiedi
e
sulle
case
,
della
luce
trabalzante
dai
fanali
del
coupé
.
Il
cocchiere
mise
il
cavallo
al
passo
e
Benedetto
guardò
fuori
,
nel
buio
.
Gli
parve
che
incominciasse
la
salita
dell
'
Aventino
.
Si
sentiva
meglio
;
la
febbre
,
inasprita
dai
travagli
fisici
e
morali
di
quella
notte
di
battaglia
,
declinava
rapidamente
.
Avvertì
allora
,
per
la
prima
volta
,
il
sottilissimo
profumo
del
coupé
,
il
solito
profumo
usato
da
Jeanne
,
e
lo
morse
la
memoria
viva
del
ritorno
da
Praglia
con
lei
,
del
momento
in
cui
,
lasciata
lei
al
piede
della
salita
di
villa
Diedo
,
si
era
allontanato
solo
nella
victoria
profumata
e
tepida
di
lei
;
solo
,
ebbro
del
suo
segreto
di
amore
.
Atterrito
dalla
vivezza
dei
ricordi
,
si
strinse
le
braccia
al
petto
,
si
sforzò
di
ritrarsi
dai
sensi
e
dalla
memoria
nel
centro
di
sé
,
ansava
a
bocca
semiaperta
non
riuscendo
a
spinger
la
immagine
fuori
dalla
sua
visione
interna
.
E
altre
gliene
lampeggiavano
nel
cuore
senza
vincere
la
sua
volontà
resistente
ma
facendola
fremere
come
una
corda
tesa
.
Era
l
'
idea
che
soltanto
lei
,
Jeanne
,
lo
amasse
davvero
,
che
soltanto
lei
soffrisse
del
suo
soffrire
.
Era
la
voce
di
lei
che
si
doleva
di
non
essere
riamata
,
la
voce
di
lei
che
lo
pregava
di
amore
con
una
cantilena
di
Saint
-
Saëns
,
tanto
dolce
,
tanto
triste
,
nota
ad
ambedue
,
della
quale
egli
le
aveva
detto
a
villa
Diedo
che
nulla
saprebbe
ricusare
a
chi
pregasse
così
.
Era
l
'
idea
di
fuggir
lontano
,
ben
lontano
e
per
sempre
,
da
Roma
pagana
e
farisea
.
Era
una
visione
di
pace
,
di
colloquî
purissimi
con
la
donna
ch
'
egli
conquisterebbe
finalmente
alla
fede
.
Era
un
desiderio
ardente
di
dire
al
Signore
:
troppo
tristo
è
il
mondo
,
concedi
che
ti
adori
così
.
Era
il
pensiero
che
in
tutto
ciò
non
vi
fosse
colpa
,
che
non
fosse
colpa
l
'
abbandono
della
sua
missione
a
fronte
di
tanti
nemici
.
Era
il
dubbio
di
non
avere
realmente
missione
alcuna
,
di
aver
ceduto
a
suggestioni
d
'
inganno
,
di
aver
creduto
a
realtà
di
fantasmi
,
di
essere
stato
illuso
da
parvenze
del
caso
.
Erano
le
fisionomie
spirituali
e
morali
dei
suoi
amici
e
seguaci
,
fatte
difformi
agli
occhi
suoi
come
da
uno
specchio
convesso
;
era
la
scorata
certezza
che
ogni
speranza
posta
in
essi
gli
fallirebbe
.
Era
da
capo
la
cantilena
tenera
e
triste
,
con
un
senso
non
più
di
preghiera
ma
di
pietà
,
di
una
pietà
circonfusa
alla
sua
lotta
amara
,
dell
'
accorata
pietà
di
qualche
spirito
ignoto
che
pure
soffrisse
e
si
dolesse
di
Dio
ma
umilmente
,
dolcemente
,
e
parlasse
per
tutto
che
ama
e
soffre
nel
mondo
.
La
carrozza
si
fermò
a
un
crocicchio
e
il
domestico
scese
dal
serpe
,
si
affacciò
allo
sportello
.
Pareva
che
tanto
egli
quanto
il
cocchiere
non
avessero
un
'
idea
chiara
del
posto
di
questa
villa
Mayda
.
A
destra
scendeva
una
stradicciuola
fra
due
muri
.
Dietro
quello
più
alto
di
sinistra
colossali
alberi
neri
ruggivano
al
tramontano
che
aveva
spazzato
le
nubi
.
Nello
sfondo
nereggiavano
al
fioco
lume
stellare
il
Gianicolo
e
San
Pietro
.
Era
una
stradicciuola
da
pedoni
.
Doveva
il
signore
scendere
lì
per
andare
a
villa
Mayda
?
No
,
ma
"
il
signore
"
volle
scendere
a
ogni
modo
,
uscire
della
carrozza
avvelenata
.
Si
trascinò
,
lottando
col
suo
povero
corpo
infermo
e
col
vento
,
fino
a
Sant
'
Anselmo
.
Rifinito
,
pensò
a
domandare
l
'
ospitalità
dei
monaci
ma
non
lo
fece
.
Scese
lungo
il
grande
,
silenzioso
asilo
benedettino
di
pace
,
passò
sospirando
davanti
alla
porta
chiusa
che
dice
vanamente
quieti
et
amicis
,
giunse
infine
al
cancello
di
villa
Mayda
.
Il
giardiniere
venne
ad
aprirgli
mezzo
svestito
e
si
meravigliò
molto
di
vederlo
.
Gli
disse
che
lo
credeva
in
prigione
perché
verso
le
nove
un
delegato
di
P
.
S
.
e
una
guardia
erano
venuti
a
cercarlo
.
Anzi
la
signora
,
la
nuora
del
professore
,
saputo
questo
,
aveva
dato
senz
'
altro
l
'
ordine
di
non
lasciarlo
entrare
se
per
caso
ritornasse
;
ma
poi
,
con
molta
gioia
del
giardiniere
,
affezionato
a
Benedetto
e
al
padrone
quanto
avverso
alla
signora
,
era
venuto
un
fiero
contrordine
del
professore
.
Udito
ciò
,
Benedetto
sarebbe
ripartito
subito
se
gliene
fossero
bastate
le
forze
.
Ma
non
era
in
grado
di
fare
cento
passi
.
"
Sarà
per
questa
sola
notte
"
diss
'
egli
.
Abitava
una
cameretta
nella
casina
del
giardiniere
.
Sperò
,
nell
'
entrarvi
,
che
vi
avrebbe
ritrovata
la
pace
del
cuore
;
ma
non
fu
così
.
Lo
cacciavano
anche
di
là
;
ecco
l
'
annuncio
amaro
che
il
suo
cuore
diede
al
povero
lettuccio
,
ai
poveri
arredi
,
ai
pochi
libri
,
alla
fumosa
candela
di
sego
.
Fissi
gli
occhi
nel
Crocifisso
pendente
sopra
uno
sgabello
a
fianco
del
letto
,
egli
gemette
mentalmente
con
uno
sforzo
di
volontà
:
"
Come
posso
io
dolermi
tanto
,
Signore
,
delle
croci
mie
?
"
Invano
;
il
suo
spirito
non
aveva
senso
vivo
né
di
Cristo
né
della
Croce
.
Sedette
desolato
,
non
volendo
coricarsi
così
,
aspettando
una
stilla
di
dolcezza
che
non
veniva
.
Una
folata
di
vento
gli
fece
volgere
il
capo
alla
finestra
che
si
era
spalancata
.
Vide
laggiù
nel
cielo
lucidissimo
,
sopra
i
merli
di
Porta
San
Paolo
e
la
nera
punta
della
piramide
di
Cestio
e
le
vette
dei
cipressi
che
cingono
la
tomba
di
Shelley
,
un
grande
pianeta
.
Il
vento
urlava
intorno
alla
casina
.
Oh
la
notte
nel
manicomio
dove
sua
moglie
moriva
,
e
le
urla
delle
agitate
,
e
il
grande
pianeta
!
Nel
reclinare
il
capo
grave
di
tristezza
si
accorse
per
caso
della
carta
che
il
domestico
gli
aveva
cacciata
in
tasca
.
Era
una
grande
busta
orlata
di
nero
.
La
spiegò
,
vi
lesse
il
nome
e
i
titoli
della
sua
povera
vecchia
suocera
,
la
marchesa
Nene
Scremin
,
e
le
due
semplici
parole
che
seguivano
:
IN
PACE
.
Impietrò
col
foglio
aperto
nelle
mani
e
gli
occhi
fissi
alle
due
parole
anguste
.
Poi
le
mani
gli
cominciarono
a
tremare
e
dalle
mani
il
tremito
gli
salì
al
petto
,
crescendo
,
crescendo
,
e
dall
'
affollar
del
petto
gli
ruppe
su
per
la
gola
una
tempesta
di
pianto
.
Piange
per
il
ritorno
di
tante
memorie
ricondotte
a
lui
dalla
povera
morta
,
dolorose
e
soavi
;
piange
affissandosi
nel
Crocifisso
,
in
Cristo
,
al
quale
,
oh
certo
,
ella
si
abbandonò
fidente
,
nel
morire
,
come
l
'
altra
cara
,
come
la
sua
Elisa
;
piange
di
gratitudine
a
lei
che
ancora
dal
mondo
ignoto
gli
è
pia
,
gl
'
intenerisce
il
cuore
.
Ricorda
le
ultime
parole
udite
dalla
sua
bocca
:
"
Allora
,
vederci
,
mai
più
?
"
Sorride
nell
'
anima
presaga
,
si
volge
alla
finestra
spalancata
,
contempla
il
grande
pianeta
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
OTTAVO
.
Jeanne
.
I
.
Un
piccolo
gruppo
di
operai
veniva
sul
mezzogiorno
da
una
casa
in
costruzione
di
via
Galvani
verso
via
della
Marmorata
.
Vedendo
capannelli
di
gente
sotto
gli
alberi
e
capannelli
agli
usci
,
gente
alle
finestre
delle
due
ultime
case
di
destra
e
di
sinistra
,
un
operaio
che
seguiva
il
gruppo
a
pochi
passi
di
distanza
disse
forte
ai
compagni
:
"
Quanti
scemi
per
un
furbo
!
"
Un
omaccione
barbuto
che
stava
sulla
soglia
d
'
una
botteguccia
l
'
udì
e
gli
si
fece
incontro
,
lo
apostrofò
minaccioso
:
"
Tu
che
dici
?
"
L
'
altro
si
fermò
a
squadrarlo
,
gli
rispose
beffardo
:
"
To
'
!
Quello
che
piace
a
me
!
"
L
'
omaccione
gli
menò
un
pugno
,
gli
altri
operai
gli
si
fecero
addosso
in
aiuto
del
compagno
.
Grida
,
bestemmie
,
lampeggiar
di
coltelli
,
strilli
di
donne
dalle
finestre
,
accorrer
di
gente
dal
viale
,
accorrer
di
guardie
e
di
vigili
,
in
un
baleno
la
via
fu
tutta
un
bollimento
nero
,
un
ondeggiar
della
calca
urlante
trabalzata
da
destra
a
sinistra
e
da
sinistra
a
destra
come
a
bordo
di
una
nave
sul
mare
in
tempesta
;
e
a
due
passi
dal
fitto
dove
contendevano
gli
operai
e
le
guardie
,
bravo
chi
avesse
saputo
quel
che
accadeva
.
La
folla
era
feroce
contro
gl
'
insultatori
del
Santo
ma
cieca
;
quali
fossero
non
sapeva
;
voleva
a
morte
con
cento
voci
discordi
l
'
omaccione
,
gli
operai
,
le
guardie
,
uno
che
aveva
riso
,
uno
che
aveva
fatto
il
paciere
e
chi
dava
gomitate
per
cacciarsi
avanti
e
chi
ne
dava
per
tirarsi
fuori
.
Un
conduttore
del
tram
di
S
.
Paolo
,
passando
davanti
a
via
Galvani
,
vide
il
tumulto
e
si
divertì
a
gridare
a
un
gruppo
di
popolane
,
cento
metri
più
in
là
,
che
il
Santo
di
Jenne
era
stato
ritrovato
in
via
Galvani
.
La
voce
corse
per
i
viali
pieni
di
capannelli
e
di
curiosi
solitari
,
come
fuoco
per
la
polvere
.
I
capannelli
si
ruppero
,
precipitarono
verso
via
Galvani
,
interrogandosi
le
persone
,
nel
correre
,
a
vicenda
.
I
curiosi
solitari
seguirono
più
lenti
,
più
cauti
,
e
videro
presto
alquante
facce
seccate
ritornare
indietro
.
Che
Santo
ritrovato
!
Era
una
cagnara
delle
solite
.
Qualcuno
vede
gente
scendere
in
fretta
da
Sant
'
Anselmo
.
Un
'
altra
voce
corre
:
quelli
vengono
da
villa
Mayda
,
quelli
sanno
!
E
si
fa
popolo
da
destra
,
da
sinistra
,
tutti
si
affrettano
,
come
piccioni
a
una
manciata
di
grano
,
allo
sbocco
della
via
di
Santa
Sabina
.
E
i
curiosi
solitari
,
più
lenti
,
più
cauti
,
dietro
.
Che
!
A
villa
Mayda
non
sanno
niente
,
neppure
vogliono
più
rispondere
,
tanto
sono
infastiditi
dalla
processione
di
gente
che
viene
a
suonare
il
campanello
.
E
un
drappello
di
carabinieri
arriva
serrato
,
a
passo
di
carica
,
svolta
in
via
Galvani
.
Si
odono
dei
fischi
,
delle
grida
irose
:
"
Quelli
sanno
!
Quelli
lo
hanno
menato
via
!
"
"
No
!
"
grida
una
fruttivendola
in
un
gruppo
fermo
sull
'
angolo
di
via
Alessandro
Volta
.
"
È
stato
un
delegato
!
Sono
state
le
guardie
!
"
In
quel
gruppo
s
'
inveisce
non
tanto
contro
il
delegato
e
le
guardie
quanto
contro
le
marmotte
che
avrebbero
potuto
,
se
volevano
,
buttare
a
fiume
delegato
,
guardie
,
botte
,
cavallo
e
cocchiere
e
si
son
lasciate
sgominare
da
quattro
parole
,
da
quattro
gocce
d
'
acqua
.
La
vecchietta
che
ha
fatto
venire
Benedetto
dall
'
ex
-
frate
è
lì
anche
lei
.
L
'
hanno
fermata
mentre
usciva
dal
fornaio
e
racconta
per
la
centesima
volta
la
storia
dell
'
arresto
,
s
'
intenerisce
per
la
centesima
volta
dicendo
delle
rose
e
delle
parole
pie
e
dell
'
aria
tanto
malata
che
il
Santo
aveva
.
Gli
uditori
si
commovono
,
gemono
le
odi
del
Santo
.
E
chi
racconta
una
guarigione
miracolosa
ch
'
egli
ha
operata
e
chi
ne
racconta
un
'
altra
e
chi
dice
di
quel
suo
parlare
che
va
all
'
anima
e
chi
di
quel
viso
che
vale
una
predica
e
chi
della
sua
povertà
e
chi
della
carità
che
trova
modo
,
così
povero
,
di
fare
.
Ecco
da
via
Galvani
guardie
,
carabinieri
,
arrestati
e
folla
.
Un
curioso
solitario
si
avvicina
a
un
altro
individuo
della
sua
specie
,
gli
domanda
che
sia
avvenuto
nel
quartiere
.
Colui
non
sa
niente
.
I
due
si
mettono
insieme
,
interrogano
un
popolano
che
pare
averne
abbastanza
,
volersene
andare
.
Il
popolano
risponde
che
lì
sopra
,
in
una
villa
presso
Sant
'
Anselmo
,
ci
sta
un
sant
'
uomo
adorato
in
tutto
il
quartiere
perché
visita
gli
ammalati
e
ne
guarisce
molti
e
parla
di
religione
meglio
dei
preti
,
così
che
tutti
lo
chiamano
il
Santo
.
Il
Santo
di
Jenne
,
anzi
;
perché
ha
fatto
molti
miracoli
in
un
paese
dei
monti
,
che
si
chiama
Jenne
,
e
ne
hanno
parlato
anche
i
giornali
.
E
iersera
,
mentre
stava
assistendo
un
povero
infermo
,
la
Questura
lo
ha
portato
via
,
non
si
sa
perché
.
Si
diceva
che
poi
lo
avessero
rilasciato
e
ch
'
egli
fosse
ritornato
a
casa
,
alla
villa
dove
lavora
da
giardiniere
;
ma
la
gente
della
villa
nega
ch
'
egli
vi
si
trovi
più
e
non
dà
spiegazioni
.
Il
popolo
è
riscaldato
,
vuole
...
Ecco
un
tram
,
dei
passeggeri
fanno
segno
alla
gente
e
la
gente
grida
,
corre
verso
la
prossima
fermata
,
il
popolano
pianta
i
due
,
corre
anche
lui
là
dove
una
folla
già
si
addensa
rapida
intorno
al
tram
.
Lo
strascico
lento
dei
curiosi
si
avvia
dietro
alla
folla
,
i
due
apprendono
come
il
tram
abbia
ricondotto
sei
cittadini
del
quartiere
che
,
motu
proprio
,
si
erano
recati
dal
Questore
.
I
sei
discesero
fra
la
turba
impaziente
di
udire
,
di
sapere
.
Non
parevano
lieti
.
Alla
tempesta
delle
domande
rispondevano
di
chetarsi
.
Avrebbero
parlato
,
avrebbero
riferito
,
ma
non
lì
nella
strada
.
E
già
la
gente
protestava
,
l
'
ingiuria
fremeva
su
molte
labbra
.
Colui
che
pareva
il
capo
dei
sei
,
un
tabaccaio
,
si
fece
levar
sulle
spalle
dei
colleghi
e
arringò
brevemente
la
folla
.
"
Abbiamo
notizie
"
diss
'
egli
.
"
Possiamo
assicurarvi
fin
d
'
ora
che
il
Santo
non
è
in
carcere
!
"
Scoppiarono
dei
viva
,
dei
bravo
,
degli
applausi
.
"
Ma
dov
'
egli
sia
"
proseguì
l
'
oratore
"
propriamente
non
si
sa
.
"
Urla
e
fischi
.
L
'
oratore
allibbì
e
dopo
essersi
debolmente
provato
di
parlare
,
cedette
alla
burrasca
e
calò
dai
suoi
rostri
viventi
.
Ma
un
'
altro
dei
sei
,
più
gagliardo
e
ardito
,
balzò
su
a
rispondere
violentemente
.
Allora
le
urla
,
le
invettive
raddoppiarono
.
"
Vi
hanno
infinocchiato
!
"
gridava
la
gente
.
"
Scemi
che
siete
!
In
prigione
lo
hanno
cacciato
!
In
prigione
!
"
Il
grido
si
diffonde
,
l
'
odono
i
lontani
che
altro
non
hanno
udito
e
persino
coloro
che
né
questo
né
altro
udirono
,
sentono
attraversarsi
il
petto
dalle
magnetiche
onde
oscure
dell
'
ira
.
Parecchi
urlano
:
"
abbasso
!
"
senza
sapere
chi
vogliano
giù
.
Ed
ecco
da
capo
i
grandi
cappelli
dei
carabinieri
,
da
capo
le
guardie
.
Invano
i
sei
si
sgolano
a
protestare
,
le
grida
di
abbasso
e
di
morte
ne
coprono
la
voce
.
Un
delegato
fa
dare
gli
squilli
.
Al
terzo
succede
un
fuggi
fuggi
.
Fugge
anche
la
Deputazione
col
tabaccaio
a
capo
;
ma
,
fuggendo
,
i
sei
riescono
a
trar
con
sé
chi
l
'
uno
e
chi
l
'
altro
dei
popolani
meno
infuriati
,
con
la
promessa
di
dare
in
un
luogo
opportuno
spiegazioni
che
non
si
possono
gridare
in
piazza
.
Riparano
in
un
deposito
di
materiali
da
fabbrica
,
cinto
di
un
assito
.
Parecchi
li
seguono
,
filtrano
,
a
uno
a
uno
,
per
l
'
uscio
dell
'
assito
;
e
il
tabaccaio
,
pensando
avere
nel
petto
cose
da
far
crollare
il
mondo
,
parla
in
cospetto
della
piramide
di
Caio
Cestio
,
che
aspetta
indifferente
il
passar
dei
secoli
fino
al
silenzio
,
alle
rovine
,
alla
selva
.
Il
tabaccaio
parla
,
con
voce
misurata
,
fra
una
trentina
di
facce
attente
.
Dice
che
il
Santo
di
Jenne
non
è
sicuramente
in
prigione
,
che
non
si
sa
dove
sia
,
ma
che
si
sanno
altre
cose
,
pur
troppo
.
E
dice
le
altre
cose
.
Se
le
avesse
dette
alle
turbe
scendendo
dal
tram
,
lo
avrebbero
fatto
a
brani
.
In
Questura
ridono
del
Santo
e
di
chi
gli
crede
.
Raccontano
ch
'
egli
ha
un
amante
,
una
signora
molto
ricca
;
che
nella
notte
è
stato
interrogato
dal
Direttore
generale
della
P
.
S
.
per
ragioni
non
tanto
belle
;
che
quando
è
uscito
del
ministero
,
ha
trovato
l
'
amante
che
lo
attendeva
in
carrozza
ed
è
partito
con
lei
.
"
Io
non
volevo
credere
"
conchiude
il
tabaccaio
"
ma
ecco
!
Adesso
dica
lui
.
"
Uno
dei
sei
,
oste
a
Santa
Sabina
,
si
fece
a
raccontare
che
sua
moglie
aveva
udito
nel
cuore
della
notte
una
carrozza
fermarsi
presso
l
'
osteria
;
che
si
era
alzata
e
aveva
veduta
la
carrozza
,
un
legno
signorile
,
con
il
cocchiere
e
il
domestico
in
tuba
;
che
il
domestico
stava
allo
sportello
e
aiutava
una
persona
a
scendere
;
che
la
persona
scesa
di
carrozza
era
passata
a
piedi
sotto
la
finestra
andando
verso
Sant
'
Anselmo
e
ch
'
ella
aveva
riconosciuto
il
Santo
di
Jenne
.
L
'
oste
soggiunse
che
non
aveva
creduto
al
riconoscimento
perché
non
c
'
era
luna
ed
era
piovuto
fin
dopo
le
undici
,
per
cui
la
notte
doveva
essere
stata
molto
buia
;
che
non
avendo
creduto
neppure
aveva
parlato
;
ma
che
poi
,
all
'
udire
il
racconto
della
Questura
,
si
era
dovuto
persuadere
.
E
sua
moglie
aveva
dell
'
altro
a
raccontare
.
Si
era
alzata
alle
sei
.
Fra
le
sette
e
le
otto
era
passata
una
botte
andando
verso
Sant
'
Anselmo
.
Poco
dopo
,
la
botte
era
ripassata
.
Questa
volta
sua
moglie
ci
aveva
veduto
dentro
il
Santo
di
Jenne
.
Era
pronta
ad
attestarlo
con
giuramento
.
Qui
,
alcuni
fra
gli
uditori
sgattaiolarono
dal
recinto
,
corsero
a
sussurrare
le
notizie
nel
quartiere
.
Ne
successe
che
mentre
il
tabaccaio
e
l
'
oste
e
i
loro
amici
stavano
ancora
nel
recinto
,
si
fece
gente
sulla
strada
di
Santa
Sabina
e
un
grosso
gruppo
salì
,
seguito
da
due
guardie
,
verso
l
'
osteria
.
Entrarono
nel
cortile
.
L
'
ostessa
ciarlava
con
un
cliente
,
sotto
il
pergolato
.
La
interrogarono
ed
essa
rifece
il
racconto
che
aveva
fatto
al
marito
.
La
interrogarono
ancora
,
volevano
sapere
questo
e
quello
,
tanti
particolari
.
La
donna
finì
con
rispondere
di
non
ricordar
bene
.
Avrebbe
portato
da
bere
,
da
rinfrescare
ad
essi
l
'
ugola
,
a
sé
la
memoria
.
Che
!
Quelli
non
erano
venuti
per
bere
,
glielo
dissero
bruscamente
.
Due
ferrovieri
,
attavolati
sotto
il
pergolato
,
poco
discosto
,
si
seccarono
di
quell
'
interrogatorio
.
Uno
di
essi
chiamò
l
'
ostessa
,
le
parlò
a
voce
alta
:
"
Che
voglion
sapere
?
L
'
ho
veduto
io
l
'
uomo
che
cercano
.
È
partito
stamattina
alle
otto
,
con
una
ragazza
,
per
la
linea
di
Pisa
.
"
La
gente
si
volse
a
lui
,
lo
interrogò
e
quegli
giurò
incollerito
che
aveva
detto
la
verità
,
che
il
loro
Santo
di
Jenne
era
partito
alle
otto
in
una
vettura
di
seconda
classe
con
una
bella
bionda
,
conosciutissima
.
Allora
coloro
,
mogi
mogi
,
se
n
'
andarono
.
Usciti
che
furono
tutti
,
una
guardia
travestita
si
avvicinò
al
ferroviere
,
gli
domandò
alla
sua
volta
se
fosse
ben
certo
di
quello
che
aveva
detto
.
"
Io
?
"
rispose
colui
.
"
Se
sono
certo
?
Che
si
ammazzino
!
Non
so
nulla
di
nulla
,
io
.
Le
ho
fatte
chetare
,
le
ho
fatte
andare
al
diavolo
,
quelle
bestiacce
.
Corrano
almeno
fino
a
Civitavecchia
,
adesso
,
e
affoghino
tutti
in
mare
,
loro
e
il
loro
Santo
!
"
"
E
allora
?
"
fece
l
'
ostessa
.
"
Dove
sarà
andato
?
"
"
Vada
a
cercarlo
in
cantina
"
rispose
il
ferroviere
"
che
il
fiasco
è
vuoto
e
noi
si
ha
sete
ancora
.
"
II
.
"
Se
continui
così
"
esclamò
Carlino
udendo
sua
sorella
ordinare
alla
cameriera
cappello
,
pelliccia
e
guanti
,
"
se
mi
lasci
solo
tutto
il
giorno
,
ti
giuro
che
ritorniamo
a
villa
Diedo
.
Almeno
là
non
saprai
dove
andare
.
"
"
Ho
pensato
di
mandarti
Chieco
"
diss
'
ella
.
"
Oggi
alle
due
suona
dalla
Regina
e
poi
verrà
da
te
.
Addio
.
"
E
partì
senza
lasciare
al
fratello
il
tempo
di
replicare
.
Il
suo
coupé
l
'
aspettava
.
Diede
al
domestico
l
'
indirizzo
del
sottosegretario
di
Stato
per
l
'
Interno
e
salì
.
Era
un
sabato
.
Da
più
giorni
Jeanne
non
dormiva
né
,
quasi
,
mangiava
.
Il
martedì
sera
aveva
saputo
dall
'
Albacina
quello
che
si
tramava
contro
Piero
e
come
suo
marito
,
il
sottosegretario
di
Stato
,
fosse
invitato
dal
ministro
ad
unirsi
a
lui
per
avere
al
ministero
una
conversazione
con
quest
'
uomo
tanto
temuto
e
odiato
dalla
corte
del
Sommo
Pontefice
,
dalla
fazione
intransigente
che
voleva
prevalere
in
Vaticano
.
Ella
corse
da
Noemi
,
le
fece
scrivere
quel
biglietto
,
telefonò
a
un
giovine
segretario
suo
ammiratore
di
venire
al
Grand
Hôtel
e
diede
a
lui
l
'
incarico
di
trovare
la
persona
che
consegnasse
il
biglietto
,
perché
di
mandarlo
a
villa
Mayda
non
era
forse
più
in
tempo
.
Ma
sapeva
pure
,
questo
gliel
'
aveva
detto
Noemi
,
che
Piero
era
febbricitante
.
Pensò
di
fargli
trovare
alla
porta
del
ministero
la
sua
carrozza
col
domestico
che
aveva
conosciuto
Maironi
a
villa
Diedo
.
Un
'
imprudenza
;
ma
che
le
ne
importava
?
Niente
le
importava
fuorché
la
vita
cara
.
La
partecipazione
di
morte
della
marchesa
Nene
le
era
arrivata
quella
sera
stessa
,
coll
'
ultima
distribuzione
.
Volle
che
Piero
l
'
avesse
subito
,
che
potesse
subito
pregare
per
la
povera
morta
.
Strana
cosa
ma
vera
:
ella
si
trasfondeva
in
lui
,
dimenticando
sé
,
la
propria
incredulità
,
per
sentire
cosa
dovesse
sentire
o
desiderar
egli
con
la
sua
fede
.
La
notte
stessa
il
domestico
le
diede
conto
della
sua
missione
.
Le
descrisse
Maironi
come
uno
spettro
,
un
cadavere
.
Ella
si
disperò
.
Sapeva
del
conflitto
fra
il
professore
Mayda
e
sua
nuora
,
sapeva
che
il
professore
era
chiamato
molto
spesso
fuori
di
Roma
,
lo
stimava
un
grande
chirurgo
ma
non
un
grande
medico
,
immaginava
che
nella
sua
assenza
la
giovine
signora
non
avrebbe
avuto
un
riguardo
,
un
'
attenzione
al
mondo
per
l
'
infermo
.
E
sapeva
dei
tre
soli
giorni
che
s
'
intendevano
concedere
dal
Direttore
generale
.
Oh
non
era
possibile
lasciar
Piero
a
villa
Mayda
!
Portarlo
via
,
bisognava
!
Trovargli
un
nascondiglio
dove
né
Questura
né
carabinieri
sapessero
scovarlo
,
dove
fosse
assistito
bene
,
con
ogni
cura
e
da
un
medico
valente
!
Non
pensò
a
consultare
i
Selva
.
Neppure
aveva
detto
a
Noemi
la
propria
intenzione
di
mandare
la
carrozza
al
ministero
.
Le
passò
per
la
mente
l
'
idea
di
proporre
loro
che
ospitassero
Piero
ma
non
le
parve
buona
;
le
relazioni
di
Piero
con
Giovanni
Selva
erano
troppo
note
perché
quello
fosse
un
nascondiglio
sicuro
.
Dentro
questa
considerazione
prudente
fremeva
una
segreta
gelosia
di
Noemi
,
una
gelosia
di
carattere
particolare
,
non
violenta
,
non
ardente
,
perché
Noemi
non
amava
Piero
di
un
amore
simile
al
suo
,
ma
quasi
più
tormentosa
perché
ella
comprendeva
che
Piero
poteva
accettare
il
sentimento
mistico
di
Noemi
,
perché
di
un
tale
sentimento
ella
era
incapace
e
anche
perché
non
aveva
una
ragione
giusta
di
dolersi
dell
'
amica
,
di
rimproverarla
,
di
sfogarsi
.
Un
altro
possibile
nascondiglio
le
si
offerse
al
pensiero
,
l
'
alloggio
di
un
vecchio
senatore
suo
conoscente
,
stato
amico
intimo
di
suo
padre
,
molto
religioso
e
pieno
di
ammirazione
affettuosa
per
Maironi
.
Afferrò
quell
'
idea
.
Ora
,
rivolgendosi
al
senatore
per
chiedergli
nientemeno
che
di
accogliere
a
casa
sua
un
uomo
ammalato
e
in
pericolo
di
arresto
,
le
conveniva
di
giustificare
il
proprio
zelo
.
Ella
non
figurava
fra
i
discepoli
di
Piero
e
il
senatore
ignorava
affatto
il
passato
.
Ma
il
senatore
conosceva
Noemi
;
egli
era
quel
vecchio
dai
capelli
bianchi
e
dalla
faccia
rossa
che
si
era
trovato
alla
riunione
di
via
della
Vite
;
Noemi
e
lui
s
'
incontravano
spesso
nella
"
catacomba
"
.
Jeanne
gli
scrisse
immediatamente
dicendo
di
farlo
a
nome
dell
'
amica
Noemi
che
non
osava
;
mise
fuori
le
condizioni
di
salute
e
le
circostanze
che
sempre
per
questo
riguardo
consigliavano
di
togliere
Maironi
da
villa
Mayda
;
tacque
del
pericolo
di
arresto
;
espose
la
preghiera
dell
'
amica
;
soggiunse
che
lo
stato
dell
'
infermo
rendeva
la
cosa
urgentissima
,
che
se
il
senatore
acconsentisse
lo
pregava
di
consegnare
al
latore
della
lettera
una
sua
carta
di
visita
per
Maironi
con
due
semplici
parole
di
offerta
.
Chiuse
domandandogli
un
colloquio
al
Senato
nella
giornata
e
pregandolo
di
tacere
,
intanto
,
ogni
cosa
.
Poi
scrisse
a
Noemi
,
l
'
avvertì
di
quanto
aveva
fatto
a
suo
nome
,
la
incaricò
di
ottenere
da
suo
cognato
,
se
il
senatore
avesse
dato
la
carta
di
visita
,
che
si
recasse
subito
in
vettura
,
con
la
detta
carta
di
visita
,
a
villa
Mayda
,
che
persuadesse
Maironi
ad
accettare
l
'
offerta
e
il
professore
Mayda
a
lasciarlo
partire
,
servendosi
delle
ragioni
politiche
.
Scritte
le
due
lettere
ebbe
un
accesso
di
prostrazione
con
fenomeni
così
gravi
che
la
cameriera
si
sgomentò
.
Costei
non
svegliò
Carlino
perché
Jeanne
trovò
la
forza
di
vietarglielo
imperiosamente
ma
fece
chiamare
il
medico
senza
dirlo
alla
signora
.
Il
medico
pure
si
sgomentò
.
Venendo
per
Carlino
l
'
aveva
conosciuta
nervosa
;
però
non
gli
era
mai
accaduto
di
vederla
in
uno
stato
simile
,
irrigidita
,
cadaverica
,
incapace
di
parlare
.
L
'
accesso
durò
fino
alle
sei
della
mattina
.
Il
primo
segno
di
miglioramento
fu
questo
che
Jeanne
domandò
l
'
ora
.
La
cameriera
,
pratica
,
mormorò
al
medico
"
passa
"
e
rispose
forte
:
"
Le
sei
,
signora
.
"
La
parola
parve
miracolosa
.
Jeanne
ch
'
era
stata
adagiata
sul
letto
senza
spogliarla
,
si
alzò
a
sedere
,
smarrita
sì
ma
padrona
delle
sue
membra
e
della
sua
voce
.
Domandò
subito
di
Carlino
,
ansiosamente
.
Carlino
dormiva
,
non
aveva
udito
nulla
,
non
sapeva
nulla
.
Ella
respirò
,
disse
sorridendo
al
medico
:
"
Adesso
caccio
Lei
.
"
E
non
ebbe
pace
fino
a
che
il
medico
non
se
ne
andò
.
La
cameriera
si
accinse
a
spogliarla
;
si
prese
prima
della
stupida
e
poi
delle
scuse
,
quasi
lagrimose
.
"
Oh
!
"
disse
la
ragazza
"
Lei
vuol
prima
mandare
quelle
lettere
!
Sì
,
sì
,
le
mandi
via
,
quelle
cattive
lettere
,
che
Le
hanno
fatto
tanto
male
!
"
Jeanne
le
diede
un
bacio
.
Quella
giovine
l
'
adorava
e
lei
pure
le
voleva
bene
,
la
trattava
qualche
volta
come
una
cara
sorellina
scioccherella
.
Chiuse
le
due
lettere
,
le
disse
di
chiamare
il
domestico
,
gli
diede
le
istruzioni
:
prendere
una
botte
,
andare
dal
signor
senatore
...
,
via
della
Polveriera
,
40
,
consegnare
la
lettera
diretta
a
lui
,
aspettare
la
risposta
.
Se
gli
si
rispondesse
che
non
c
'
era
risposta
,
ritornare
al
Grand
Hôtel
e
riferire
.
Se
invece
il
signor
senatore
gli
facesse
rimettere
un
biglietto
,
portarlo
con
l
'
altra
lettera
,
in
via
Arenula
,
a
casa
Selva
.
Un
'
ora
dopo
,
il
domestico
venne
a
riferire
che
tutto
era
stato
fatto
;
due
ore
dopo
,
un
biglietto
del
senatore
avvertiva
Jeanne
che
Benedetto
era
già
a
casa
sua
.
A
mattina
inoltrata
venne
Noemi
.
Jeanne
riposava
,
finalmente
.
Noemi
attese
che
si
svegliasse
,
le
raccontò
che
suo
cognato
si
era
subito
recato
a
villa
Mayda
;
che
non
vi
aveva
trovato
il
professore
il
quale
era
partito
a
mezz
'
ora
dopo
mezzanotte
per
Napoli
;
che
Maironi
aveva
subito
accettato
l
'
offerta
del
senatore
;
che
conoscendo
l
'
umore
della
persona
,
Giovanni
non
aveva
creduto
di
farne
saper
niente
alla
giovine
signora
Mayda
;
che
aveva
trovato
Maironi
molto
giù
,
ma
però
senza
febbre
;
per
cui
era
sicuro
che
non
avrebbe
sofferto
del
tragitto
dall
'
Aventino
a
via
della
Polveriera
.
Quel
buon
giardiniere
lo
aveva
bene
avviluppato
,
colle
lagrime
agli
occhi
,
in
una
grossa
coperta
.
Forse
Jeanne
s
'
ingannava
ma
le
pareva
che
Noemi
,
pure
mostrandole
molto
interesse
nel
parlarle
di
Piero
,
mostrandole
molto
riguardo
ai
sentimenti
di
lei
,
le
parlasse
però
in
un
tôno
diverso
da
quello
di
una
volta
e
come
un
'
amica
che
non
avesse
mutato
linguaggio
ma
si
fosse
fatta
straniera
nel
cuore
.
Avrebb
'
ella
forse
desiderato
Piero
a
casa
Selva
?
Probabile
.
Da
quel
mercoledì
mattina
in
poi
erano
state
corse
continue
.
A
Palazzo
Madama
si
sorrideva
di
un
riverito
collega
dai
capelli
bianchi
e
dalla
faccia
rossa
,
che
riceveva
ogni
giorno
,
nella
sala
dei
telegrammi
,
lunghe
visite
di
una
bella
ed
elegante
signora
.
Dal
Senato
Jeanne
correva
al
Grand
Hôtel
per
somministrare
una
medicina
a
Carlino
;
dal
Grand
Hôtel
a
via
Arenula
per
avere
e
dare
notizie
o
in
via
Tre
Pile
per
vedere
il
medico
del
senatore
,
che
aveva
in
cura
Piero
.
Corse
il
giorno
e
lagrime
la
notte
;
lagrime
di
angoscia
per
lui
consumato
da
un
recondito
male
invincibile
,
ripreso
dalla
febbre
dopo
ventiquattr
'
ore
di
apiressia
perfetta
.
Anche
altre
lagrime
,
altre
crucciose
lagrime
per
le
accuse
ch
'
erano
state
sparse
fra
i
discepoli
e
gli
amici
di
Piero
e
non
da
tutti
respinte
.
Ella
n
'
era
informata
da
Noemi
.
Le
accuse
che
riguardavano
presunti
amori
di
Piero
a
Jenne
non
eran
credute
,
ma
era
invece
creduto
da
molti
ch
'
egli
avesse
in
Roma
relazioni
segrete
con
una
signora
maritata
della
quale
però
nessuno
sapeva
il
nome
.
Che
fossero
relazioni
tanto
colpevoli
quanto
dicevano
i
calunniatori
non
si
credeva
.
I
più
fedeli
non
credevano
neppure
a
un
legame
ideale
;
ma
erano
pochi
.
Una
volta
Noemi
,
nel
riferire
a
Jeanne
certe
defezioni
,
certe
freddezze
,
ruppe
improvvisamente
in
pianto
.
Jeanne
fremette
,
si
rabbuiò
;
vide
allora
negli
occhi
dell
'
amica
uno
sgomento
tanto
supplice
che
,
trapassando
dalla
collera
gelosa
a
un
impeto
di
affetti
senza
nome
,
le
aperse
le
braccia
,
se
la
strinse
al
seno
.
Questo
era
successo
il
venerdì
sera
,
la
sera
in
cui
spiravano
i
tre
giorni
concessi
a
Maironi
per
allontanarsi
da
Roma
.
Verso
il
mezzogiorno
di
sabato
Jeanne
ricevette
un
biglietto
dell
'
Albacina
.
La
signora
del
sottosegretario
di
Stato
aspettava
Jeanne
in
casa
sua
,
alle
due
.
Fu
per
questo
invito
ch
'
ella
uscì
in
carrozza
poco
prima
delle
due
,
non
curando
le
proteste
di
Carlino
.
Appena
la
carrozza
partì
,
Jeanne
rialzò
il
velo
,
tolse
il
biglietto
dal
manicotto
e
chinatovi
su
il
bel
viso
pallido
,
lo
fissò
non
già
leggendo
,
non
già
scrutando
il
senso
molto
piano
e
semplice
delle
parole
,
ma
pensando
che
avesse
a
dirle
l
'
Albacina
,
immaginando
ogni
cosa
possibile
.
Si
era
deciso
di
lasciare
Maironi
in
pace
?
O
la
Questura
ne
aveva
scoperto
la
dimora
e
s
'
intendeva
procedere
all
'
arresto
?
"
Certo
sarà
il
peggio
!
"
si
disse
Jeanne
.
"
Ah
,
Dio
!
"
E
dimentica
un
momento
di
sé
,
si
levò
il
manicotto
al
viso
,
vi
premette
la
fronte
.
Ah
forse
no
,
forse
no
!
Rialzato
rapidamente
il
capo
,
guardò
fuori
,
se
qualcuno
l
'
avesse
veduta
.
La
carrozza
correva
veloce
,
silenziosa
sulle
ruote
di
gomma
.
Ella
tornò
alle
sue
congetture
,
vi
si
perdette
a
segno
di
non
avvedersi
che
la
carrozza
si
era
fermata
se
non
quando
il
cameriere
aperse
lo
sportello
.
Discese
.
L
'
Albacina
le
venne
incontro
sulle
scale
,
pronta
per
uscire
.
Jeanne
doveva
ripartire
con
lei
,
subito
.
Subito
?
E
dove
andare
?
Sì
,
subito
,
subito
,
con
la
carrozza
di
Jeanne
,
perché
l
'
Albacina
non
poteva
in
quel
momento
disporre
della
propria
.
E
l
'
Albacina
stesse
diede
l
'
indirizzo
al
cameriere
di
Jeanne
,
un
indirizzo
ignoto
a
Jeanne
,
molto
lontano
.
Si
sarebbe
spiegata
in
viaggio
.
E
la
carrozza
riprese
la
corsa
veloce
,
silenziosa
sulle
ruote
di
gomma
.
Ah
,
l
'
Albacina
aveva
dimenticate
le
carte
di
visita
!
Fece
fermare
ma
poi
guardò
l
'
orologio
,
vide
che
si
perdeva
troppo
tempo
;
avanti
!
Jeanne
ne
fremeva
d
'
impazienza
.
Dunque
,
dunque
?
Dove
si
va
?
Ecco
,
si
va
dal
cardinale
...
Jeanne
trasalì
.
Dal
cardinale
...
?
Il
cardinale
aveva
fama
d
'
intransigente
fra
i
più
fieri
.
L
'
Albacina
lo
doveva
assolutamente
vedere
e
un
quarto
d
'
ora
più
tardi
non
lo
avrebbe
più
trovato
in
casa
.
Ah
che
complicazione
di
cose
!
Ella
non
poteva
spiegare
tutto
in
poche
parole
.
Lo
scopo
della
visita
,
s
'
intende
,
era
sempre
quello
per
il
quale
donna
Rosetta
Albacina
lavorava
da
tre
giorni
con
il
confessato
interesse
alle
idee
e
alla
persona
del
Santo
di
Jenne
,
e
il
non
confessato
piacere
di
condurre
un
intrigo
difficile
senza
dissapori
con
la
propria
coscienza
.
Ella
si
era
incapricciata
di
Jeanne
a
Vena
di
Fonte
Alta
,
nulla
sapendo
del
suo
passato
.
E
nulla
ne
sapeva
ora
.
La
sospettava
innamorata
del
Santo
ma
supponeva
un
amore
mistico
,
nato
all
'
udirlo
parlare
nella
catacomba
di
via
della
Vite
.
Si
teneva
certa
ch
'
ell
'
avesse
avuto
parte
nella
scomparsa
di
lui
da
villa
Mayda
,
che
conoscesse
il
suo
nascondiglio
e
non
volesse
dirlo
per
aver
promesso
il
segreto
agli
amici
.
Perché
Jeanne
,
fidandosi
poco
della
signora
che
le
pareva
leggera
e
della
quale
non
poteva
dimenticare
ch
'
era
moglie
di
un
nemico
potente
,
le
aveva
ripetutamente
negato
di
saperlo
.
Questa
scarsa
fiducia
di
Jeanne
la
offendeva
un
poco
perché
in
fondo
,
lei
,
donna
Rosetta
,
moglie
di
un
'
Eccellenza
,
arrischiava
molto
più
;
ma
insomma
il
suo
amor
proprio
era
oramai
impegnato
nel
giuoco
la
cui
posta
era
la
permanenza
libera
del
Santo
di
Jenne
in
Roma
,
ed
ella
era
ferma
di
tirare
avanti
la
partita
.
Una
gran
complicazione
di
cose
,
dunque
.
Intanto
,
almeno
fino
a
venerdì
sera
,
la
Questura
non
aveva
ancora
scoperto
l
'
asilo
del
Santo
.
Riteneva
che
fosse
in
Roma
,
questo
sì
.
Qui
donna
Rosetta
fece
una
pausa
,
sperando
che
Jeanne
dicesse
qualche
cosa
.
Niente
.
Ammise
,
riprendendo
il
discorso
,
che
suo
marito
potesse
sospettare
i
maneggi
ch
'
ella
gli
nascondeva
,
non
essere
interamente
sincero
con
lei
.
Questo
non
era
però
verisimile
.
Quando
suo
marito
non
parlava
sincero
,
donna
Rosetta
lo
capiva
in
aria
.
Capiva
pure
gli
altri
,
del
resto
.
Quanto
a
suo
marito
,
donna
Rosetta
s
'
ingannava
.
A
Palazzo
Braschi
si
sapeva
fino
da
mercoledì
sera
dove
trovare
Maironi
,
e
non
lo
si
voleva
dire
,
e
il
sottosegretario
di
Stato
si
fidava
di
sua
moglie
meno
ancora
che
se
ne
fidasse
Jeanne
.
Ma
le
novità
grosse
erano
le
vaticane
.
Avevano
raccontato
al
Papa
i
fatti
di
via
della
Marmorata
e
Sua
Santità
era
irritatissima
contro
il
Governo
perché
le
si
era
fatto
credere
che
il
Governo
fosse
strumento
,
in
questo
affare
,
degli
odiiche
massonici
contro
un
uomo
gradito
al
Papa
.
Intorno
al
Papa
gli
animi
erano
divisi
.
Gl
'
intransigenti
più
fanatici
,
contrarii
al
cardinale
segretario
di
Stato
,
caldeggiavano
la
nomina
sgradita
al
Quirinale
per
la
sede
arcivescovile
di
Torino
e
disapprovavano
gl
'
intrighi
segreti
col
Governo
italiano
.
Secondo
il
loro
capo
,
l
'
Eminentissimo
che
donna
Rosetta
si
proponeva
ora
di
visitare
,
altri
mezzi
dovevano
adoperarsi
per
sottrarre
il
Santo
Padre
alla
influenza
pestifera
di
un
razionalista
inverniciato
di
misticismo
.
Queste
cose
l
'
Albacina
le
sapeva
dall
'
abate
Marinier
che
veniva
a
sorriderne
argutamente
nel
suo
salotto
.
Bisognava
sentire
quanto
veleno
di
accuse
,
con
quali
arti
,
si
seminava
dagl
'
intransigenti
,
tutti
d
'
accordo
in
questo
,
contro
quel
povero
diavolo
di
razionalista
mistico
del
quale
l
'
abate
sorrideva
non
meno
che
de
'
suoi
nemici
!
C
'
erano
novità
anche
al
ministero
dell
'
Interno
.
Quali
novità
?
Donna
Rosetta
stava
per
rispondere
quando
la
carrozza
si
fermò
davanti
a
un
grande
convento
.
Il
cardinale
alloggiava
lì
.
Donna
Rosetta
discese
sola
.
Dal
cardinale
la
presenza
di
Jeanne
non
occorreva
,
sarebbe
anzi
stata
inopportuna
.
Occorreva
in
altro
luogo
.
Jeanne
attese
in
carrozza
,
crucciata
di
non
sapere
ancora
,
dopo
tante
chiacchiere
,
il
perché
di
quella
visita
.
Passarono
cinque
,
dieci
minuti
.
Jeanne
si
rizzò
sulla
persona
,
dall
'
angolo
dove
si
era
raccolta
nei
suoi
pensieri
,
a
guardar
l
'
entrata
del
convento
,
se
donna
Rosetta
ricomparisse
.
Radi
viandanti
passavano
lenti
per
la
via
silenziosa
,
guardavano
nella
carrozza
.
A
Jeanne
pareva
offensivo
che
vi
fosse
della
gente
tanto
tranquilla
.
Ah
Dio
,
e
lui
,
e
lui
?
Il
medico
le
aveva
promesso
un
bollettino
al
Grand
Hôtel
per
le
sette
.
Non
erano
ancora
le
tre
.
Più
di
quattr
'
ore
di
attesa
.
E
cosa
direbbe
il
bollettino
?
Tante
corse
,
tante
pratiche
,
tanti
maneggi
,
tante
cose
,
e
poi
?
Dio
Dio
,
e
poi
?
Si
morse
le
labbra
,
si
soffocò
un
singhiozzo
in
gola
.
Ah
,
ecco
donna
Rosetta
,
finalmente
.
Il
cameriere
apre
lo
sportello
,
ella
gli
ordina
:
"
Palazzo
Braschi
!
"
E
sale
in
carrozza
,
si
getta
un
libriccino
ai
piedi
,
si
strofina
a
furia
le
labbra
,
invece
di
parlare
,
col
fazzoletto
profumato
,
dice
fremendo
che
ha
dovuto
baciar
la
mano
al
cardinale
e
ch
'
era
tanto
poco
pulita
.
Però
la
visita
è
andata
bene
.
Ah
se
suo
marito
sapesse
!
Ell
'
aveva
fatto
una
parte
veramente
orribile
.
Il
cardinale
era
quello
famoso
che
si
era
incontrato
una
volta
con
Giovanni
Selva
nella
biblioteca
del
monastero
di
Santa
Scolastica
a
Subiaco
,
e
lo
aveva
assalito
chiamandolo
profanatore
delle
mure
sacre
,
promettendogli
che
sarebbe
andato
all
'
inferno
e
più
giù
.
Donna
Rosetta
aveva
soffiato
nel
suo
fuoco
per
mandare
a
monte
l
'
accordo
segreto
fra
Vaticano
e
palazzo
Braschi
,
era
andata
a
raccontargli
che
la
haute
religiosa
di
Torino
voleva
l
'
uomo
scelto
dal
Vaticano
e
sgradito
al
Quirinale
.
Quel
diavolo
di
cardinale
,
conosciuto
da
lei
nel
salotto
di
un
prelato
francese
,
aveva
sulle
prime
risposto
solamente
,
col
suo
accento
né
francese
né
italiano
:
"
C
'
est
vous
qui
me
dites
ça
?
C
'
est
vous
qui
me
dites
ça
?
"
Infatti
donna
Rosetta
aveva
risposto
ridendo
:
"
Oh
c
'
est
énorme
,
je
le
sais
!
"
Era
un
discorso
che
poteva
costare
l
'
Eccellenza
a
suo
marito
.
Ma
poi
l
'
Eminentissimo
le
aveva
quasi
promesso
che
i
voti
della
haute
di
Torino
parrebbero
stati
soddisfatti
:
"
Ce
sera
lui
,
ce
sera
lui
!
"
Finalmente
le
aveva
detto
:
"
Comment
donc
,
madame
,
avez
-
vous
épousé
un
franc
-
maçon
?
Un
des
pires
,
aussi
!
Un
des
pires
!
Faites
lui
lire
cela
!
"
E
le
aveva
dato
un
libretto
sulle
dottrine
infernali
e
la
dannazione
inevitabile
dei
framassoni
.
Era
il
libretto
che
l
'
Albacina
si
era
gettato
ai
piedi
salendo
in
carrozza
.
"
Figuriamoci
"
diss
'
ella
"
se
mio
marito
legge
questa
roba
!
"
Ma
che
ne
importava
a
Jeanne
?
Jeanne
era
impaziente
di
conoscere
le
novità
del
ministero
dell
'
Interno
.
E
ora
da
chi
si
andava
,
al
ministero
dell
'
Interno
?
Dal
ministro
o
dal
sottosegretario
di
Stato
?
Si
andava
dal
sottosegretario
di
Stato
,
dal
marito
di
donna
Rosetta
.
Donna
Rosetta
aveva
taciuto
fino
a
quel
momento
il
proposito
e
l
'
oggetto
di
questa
visita
per
non
lasciare
a
Jeanne
il
tempo
di
schermirsi
né
di
prepararsi
troppo
.
L
'
on
.
Albacina
sapeva
dell
'
amicizia
di
sua
moglie
per
la
signora
Dessalle
e
dell
'
amicizia
della
signora
Dessalle
per
i
Selva
,
tanto
legati
,
alla
loro
volta
,
a
Maironi
.
Egli
aveva
detto
a
sua
moglie
di
voler
parlare
direttamente
a
questa
signora
,
per
fini
suoi
che
intendeva
tacere
.
L
'
avrebbe
aspettata
al
ministero
dopo
le
tre
.
Ce
la
poteva
portare
lei
,
sua
moglie
;
ma
senz
'
assistere
al
colloquio
.
Il
movimento
primo
di
Jeanne
fu
un
'
esclamazione
di
rifiuto
.
Donna
Rosetta
la
persuase
facilmente
a
mutar
consiglio
.
Ella
non
poteva
dire
che
progetti
avesse
in
testa
suo
marito
,
non
lo
sapeva
;
ma
secondo
lei
sarebbe
stata
follia
di
non
andare
,
di
non
udire
,
poiché
non
ci
poteva
essere
pericolo
,
da
parte
di
Jeanne
,
d
'
impegnarsi
a
niente
.
Jeanne
si
arrese
,
benché
il
silenzio
serbato
dall
'
Albacina
fino
all
'
ultimo
in
cosa
di
tanto
momento
,
la
facesse
trepidare
come
un
infermo
cui
si
annunci
,
dopo
molti
discorsi
scherzosi
,
la
visita
di
un
chirurgo
celebre
che
verrà
per
dargli
un
'
occhiata
e
non
più
.
"
Non
Le
direi
di
andar
sola
"
conchiuse
sorridendo
l
'
Albacina
.
"
Gli
uscieri
ne
hanno
viste
tante
,
al
tempo
di
certi
ministri
e
vice
-
ministri
!
Ma
ci
vengo
io
che
al
ministero
sono
conosciuta
;
e
poi
adesso
quello
che
accadeva
una
volta
non
accade
più
.
"
L
'
on
.
Albacina
stava
presso
il
ministro
.
Un
deputato
,
chiamato
allora
allora
per
entrare
,
riconobbe
donna
Rosetta
e
le
offerse
di
annunciarla
a
suo
marito
.
Egli
non
aveva
che
due
parole
a
dire
,
sarebbe
uscito
subito
.
Infatti
dopo
cinque
minuti
l
'
on
.
deputato
uscì
insieme
ad
Albacina
che
pregò
Jeanne
di
passare
dal
ministro
con
lui
.
Le
due
signore
non
si
attendevano
a
ciò
,
donna
Rosetta
domandò
a
suo
marito
se
non
fosse
lui
che
voleva
parlare
a
Jeanne
.
Sua
Eccellenza
non
si
smarrì
per
così
poco
,
congedò
sua
moglie
con
modi
molto
sommarî
e
portò
,
di
sorpresa
,
la
Dessalle
dal
ministro
.
La
presentò
al
superiore
,
imbarazzata
,
quasi
offesa
.
Il
ministro
l
'
accolse
colla
più
rispettosa
cortesia
,
da
uomo
austero
solito
a
onorare
la
donna
tenendosene
a
distanza
.
Egli
aveva
conosciuto
il
banchiere
Dessalle
,
padre
di
Jeanne
,
e
le
ne
parlò
subito
:
"
Un
uomo
"
disse
"
che
aveva
molto
oro
nei
suoi
forzieri
ma
il
più
puro
nella
sua
coscienza
!
"
Soggiunse
che
questa
memoria
lo
aveva
incoraggiato
ad
abboccarsi
con
lei
per
una
faccenda
delicatissima
.
Proferite
ch
'
egli
ebbe
queste
parole
,
anzi
mentre
le
diceva
,
Jeanne
sentì
con
certezza
che
quell
'
uomo
sapeva
il
passato
.
Ella
non
poté
a
meno
,
di
guardare
alla
sfuggita
il
sottosegretario
.
Gli
lesse
negli
occhi
la
stessa
scienza
;
ma
lo
sguardo
del
sottosegretario
la
turbava
e
la
irritava
;
quello
del
ministro
,
invece
,
le
apriva
un
'
anima
paterna
.
Il
ministro
entrò
in
argomento
parlando
di
Giovanni
Selva
del
quale
fece
ampie
lodi
.
Si
dolse
di
non
avere
con
lui
relazioni
personali
.
Disse
di
sapere
che
Jeanne
era
amica
della
famiglia
Selva
.
Egli
si
rivolgeva
a
lei
per
affidare
a
questi
suoi
amici
una
missione
importante
presso
un
'
altra
persona
.
E
parlò
di
Maironi
,
sempre
avendo
cura
d
'
interporre
i
Selva
fra
lo
stesso
Maironi
e
Jeanne
,
di
evitare
ogni
accenno
a
possibili
comunicazioni
dirette
fra
l
'
uno
e
l
'
altra
.
Jeanne
lo
ascoltava
,
divisa
fra
l
'
attenzione
alle
sue
parole
,
intensa
,
lo
studio
,
pure
intenso
,
di
preparare
una
risposta
prudente
,
misurata
,
e
il
fastidio
sdegnoso
che
le
dava
la
presenza
del
piccolo
,
mefistofelico
Albacina
.
Il
discorso
del
ministro
fu
diverso
da
quello
che
,
in
principio
,
ella
si
attendeva
;
migliore
ma
più
imbarazzante
.
Egli
le
disse
che
non
parlava
come
ministro
ma
come
amico
;
che
con
lei
non
voleva
fare
misteri
;
che
certe
ombre
non
avevano
avuto
assolutamente
corpo
;
che
né
ministri
,
né
magistrati
,
né
agenti
di
P
.
S
.
avevano
a
occuparsi
affatto
del
signor
Maironi
il
quale
era
perfettamente
libero
di
sé
e
niente
aveva
a
temere
dalla
giustizia
del
suo
paese
,
fattasi
persuasa
della
inanità
di
certe
accuse
mossegli
per
odio
religioso
;
ch
'
egli
aveva
molta
simpatia
per
le
idee
religiose
del
signor
Maironi
e
anche
molta
stima
per
i
suoi
propositi
di
apostolato
,
ma
che
il
signor
Selva
doveva
persuaderlo
della
opportunità
di
allontanarsi
,
almeno
per
qualche
tempo
,
nell
'
interesse
del
suo
stesso
apostolato
,
da
Roma
dove
gli
si
faceva
dai
suoi
nemici
religiosi
una
guerra
tale
,
a
colpi
di
calunnie
,
ch
'
egli
era
per
rimanere
ben
presto
,
inevitabilmente
,
senza
discepoli
.
Qui
il
ministro
,
anche
credendo
fare
cosa
gradita
a
Jeanne
,
affermò
la
propria
religiosità
;
abbaglio
tragico
,
pensò
lei
amaramente
.
Egli
sperava
che
in
un
prossimo
avvenire
il
signor
Maironi
potesse
esercitare
liberamente
la
propria
influenza
in
luogo
altissimo
;
vi
erano
molti
segni
di
una
prossima
trasformazione
di
quel
tale
ambiente
,
di
una
prossima
disgrazia
degl
'
intransigenti
;
ma
per
ora
gli
era
opportuno
di
eclissarsi
.
Questo
era
il
consiglio
amichevole
ma
pressante
che
si
desiderava
di
fargli
pervenire
per
mezzo
del
suo
illustre
amico
.
Accettava
la
signora
Dessalle
di
parlare
all
'
illustre
amico
?
Jeanne
trepidava
.
Era
da
fidarsi
?
Era
da
dir
cose
che
forse
coloro
non
sapevano
e
cercavano
sapere
da
lei
?
Guardò
involontariamente
il
sottosegretario
e
gli
occhi
suoi
parlarono
così
chiaro
ch
'
egli
non
poté
a
meno
di
pigliare
una
risoluzione
.
"
Signora
"
disse
col
suo
abituale
sorriso
sarcastico
,
"
vedo
che
Lei
non
mi
desidera
.
La
mia
presenza
non
è
necessaria
e
me
ne
vado
per
ossequio
al
Suo
desiderio
:
desiderio
giusto
e
che
si
capisce
.
"
Jeanne
arrossì
ed
egli
se
ne
accorse
,
si
compiacque
di
averla
ferita
con
la
coperta
allusione
che
si
conteneva
nelle
sue
ultime
parole
e
più
ancora
nel
sorriso
maligno
.
"
Però
"
soggiunse
collo
stesso
sorriso
"
non
me
ne
andrò
senz
'
affermarle
,
sulla
mia
parola
,
che
mia
moglie
Le
è
un
'
amica
fedelissima
,
che
non
mi
ha
mai
tenuto
sul
Suo
conto
un
solo
discorso
indiscreto
;
come
,
sullo
stesso
argomento
,
non
ne
ho
mai
tenuto
io
a
mia
moglie
.
"
Vendicatosi
così
,
l
'
omino
se
ne
andò
,
lasciando
Jeanne
agitatissima
.
Dio
,
intendevano
proprio
che
avesse
a
parlare
lei
,
a
Piero
?
Supponevano
che
lo
vedesse
,
pensavano
essi
pure
che
la
santità
di
Piero
fosse
mentita
?
Si
ricompose
con
uno
sforzo
supremo
,
cercò
aiuto
nello
sguardo
grave
,
mesto
,
rispettoso
del
ministro
.
"
Parlerò
al
signor
Giovanni
"
diss
'
ella
.
"
Credo
però
"
soggiunse
esitando
"
che
il
signor
Maironi
sia
ammalato
,
che
non
possa
viaggiare
.
"
Nel
nominare
Maironi
le
salirono
le
vampe
al
viso
.
Ella
le
sentì
assai
più
che
non
si
vedessero
.
Però
il
ministro
se
ne
avvide
e
venne
in
suo
soccorso
.
"
Forse
,
signora
"
diss
'
egli
"
Ella
dubita
di
compromettere
i
Suoi
amici
Selva
.
Non
abbia
questo
dubbio
.
Prima
Le
ripeto
che
il
signor
Maironi
non
ha
niente
a
temere
da
nessuno
e
poi
aggiungo
che
noi
sappiamo
tutto
.
Sappiamo
ch
'
è
in
Roma
,
che
sta
,
per
poche
ore
ancora
,
presso
un
senatore
del
Regno
,
in
via
della
Polveriera
.
Sappiamo
pure
ch
'
è
ammalato
ma
ch
'
è
in
grado
di
viaggiare
;
anzi
Lei
può
dire
al
signor
Selva
che
io
gli
farò
avere
,
se
vuole
,
dal
mio
collega
dei
Lavori
Pubblici
un
coupé
riservato
.
"
Jeanne
,
tremante
,
fu
per
interromperlo
,
per
esclamare
:
poche
ore
ancora
?
Si
contenne
appena
e
prese
congedo
per
correre
al
Senato
,
sapere
.
"
Forse
il
signor
Selva
lo
ignora
"
disse
il
ministro
,
accompagnandola
verso
l
'
uscio
"
ma
il
senatore
aspetta
non
so
quali
parenti
e
non
potrà
più
alloggiare
il
signor
Maironi
.
Gli
rincresce
.
Gran
brav
'
uomo
!
Siamo
vecchi
amici
.
"
Jeanne
tremava
di
avere
intravveduta
la
verità
.
A
palazzo
Braschi
che
il
senatore
congedasse
Piero
;
un
'
altra
spinta
per
allontanarlo
da
Roma
!
Ma
possibile
che
il
senatore
si
fosse
lasciato
persuadere
?
Congedare
un
infermo
in
quello
stato
?
Salì
nel
suo
coupé
,
si
fece
portare
a
palazzo
Madama
,
chiese
del
senatore
.
Non
c
'
era
.
L
'
usciere
che
le
rispose
così
le
parve
un
po
'
imbarazzato
.
Aveva
una
consegna
?
Non
osò
insistere
,
lasciò
una
carta
colla
preghiera
di
passare
dal
Grand
Hôtel
prima
di
pranzo
.
Ella
stessa
partì
per
il
Grand
Hôtel
fremendo
,
e
gemendo
insieme
nel
suo
cuore
,
battendo
colla
punta
del
piede
il
libretto
contro
la
Massoneria
,
dimenticato
da
donna
Rosetta
.
Avrebbe
voluto
che
i
due
sauri
volassero
.
Erano
le
quattro
e
tre
quarti
e
il
suo
dovere
quotidiano
era
di
preparare
la
medicina
per
Carlino
alle
quattro
e
mezza
.
II
.
Mezz
'
ora
prima
ch
'
ella
fosse
di
ritorno
al
Grand
Hôtel
,
vi
capitarono
Giovanni
e
Maria
Selva
.
In
pari
tempo
vi
capitò
il
giovane
Leynì
che
veniva
egli
pure
a
domandare
della
signora
Dessalle
e
parve
soddisfatto
dell
'
incontro
,
però
senza
letizia
.
Udito
che
la
signora
Dessalle
era
fuori
,
i
tre
visitatori
chiesero
di
aspettarla
nella
sala
di
conversazione
.
I
Selva
parevano
ancor
più
tristi
che
di
Leynì
.
Dopo
un
breve
silenzio
,
Maria
osservò
ch
'
erano
le
quattro
e
un
quarto
e
che
Jeanne
non
avrebbe
potuto
tardar
molto
perché
alle
quattro
e
mezzo
,
ogni
giorno
,
aveva
un
impegno
presso
suo
fratello
.
Di
Leynì
pregò
di
venirle
presentato
,
quando
arrivasse
.
Aveva
un
messaggio
per
lei
che
non
conosceva
;
un
messaggio
,
del
resto
,
che
riguardava
pure
gli
amici
di
Benedetto
,
quindi
anche
i
Selva
.
Maria
trasalì
.
"
Un
messaggio
di
lui
?
"
diss
'
ella
,
impetuosa
.
"
Un
messaggio
di
Benedetto
?
"
Di
Leynì
la
guardò
,
sorpreso
di
quell
'
impeto
,
e
tardò
un
poco
a
rispondere
.
No
,
non
era
di
Benedetto
ma
lo
riguardava
.
Poiché
la
signora
Dessalle
poteva
sopraggiungere
di
momento
in
momento
e
si
trattava
di
cosa
non
tanto
breve
,
non
tanto
semplice
,
gli
pareva
opportuno
di
non
cominciare
a
parlarne
prima
del
suo
arrivo
.
Domandò
poi
ingenuamente
come
mai
avesse
preso
interesse
alla
sorte
di
Benedetto
questa
signora
Dessalle
che
non
si
era
veduta
mai
alle
riunioni
di
via
della
Vite
,
e
della
quale
non
aveva
mai
udito
il
nome
.
"
Ma
Lei
"
disse
Maria
"
perché
crede
che
ci
abbia
interesse
?
"
"
Eh
"
rispose
di
Leynì
"
ho
un
messaggio
per
lei
,
che
riguarda
lui
,
capirà
!
"
Di
Leynì
,
devoto
a
Benedetto
di
una
devozione
senza
confini
,
non
aveva
mai
creduto
alle
voci
calunniose
sparse
sul
suo
conto
,
le
aveva
respinte
sempre
con
appassionato
sdegno
.
Non
ammetteva
del
suo
maestro
né
amori
colpevoli
né
amori
ideali
.
Nel
fare
quella
domanda
non
gli
era
potuto
passare
per
la
mente
che
fra
la
Dessalle
e
Benedetto
vi
fosse
una
relazione
non
confessabile
.
Giovanni
troncò
il
discorso
dicendo
che
la
Dessalle
avrebbe
anche
potuto
tardare
molto
e
che
intanto
di
Leynì
parlasse
.
Di
Leynì
parlò
.
Egli
aveva
visitato
Benedetto
.
Arrivando
in
via
della
Polveriera
da
San
Pietro
in
Vincoli
,
aveva
riconosciuto
due
guardie
travestite
che
passeggiavano
.
Poteva
essersi
ingannato
oppure
anche
poteva
essere
stato
un
caso
.
Però
era
cosa
da
farne
menzione
.
Il
senatore
lo
aveva
fatto
pregare
,
appena
entrato
in
casa
,
di
passare
nel
suo
studio
.
Là
,
parlando
con
molta
cortesia
ma
con
un
manifesto
imbarazzo
,
gli
aveva
detto
ch
'
era
lieto
di
vedere
,
proprio
in
quel
momento
,
un
amico
del
suo
caro
ospite
;
che
Benedetto
era
fortunatamente
senza
febbre
e
,
secondo
lui
,
avviato
alla
guarigione
;
che
un
telegramma
lo
avvertiva
dell
'
arrivo
imminente
di
una
sua
vecchia
sorella
;
ch
'
egli
aveva
una
sola
camera
da
letto
,
nel
suo
alloggio
,
oltre
alla
propria
e
a
quella
della
fantesca
;
che
gli
era
impossibile
di
mandare
sua
sorella
all
'
albergo
e
anche
impossibile
oramai
di
telegrafarle
che
ritardasse
la
sua
venuta
perché
era
già
in
viaggio
;
quindi
...
Il
senatore
aveva
lasciato
a
di
Leynì
la
cura
di
venire
alla
conclusione
.
Di
Leynì
ch
'
era
con
altri
pochi
fedeli
nel
segreto
delle
trame
contro
Benedetto
,
era
rimasto
sbalordito
.
Cosa
rispondere
?
Che
il
senatore
era
solo
padrone
in
casa
sua
?
Era
forse
l
'
unica
risposta
possibile
.
Di
Leynì
aveva
osato
esprimere
riguardosamente
il
dubbio
che
un
trasloco
riescisse
fatale
all
'
ammalato
.
Il
senatore
si
teneva
certo
del
contrario
.
Credeva
che
un
cambiamento
di
aria
gli
sarebbe
utilissimo
.
Non
aveva
ancora
potuto
parlare
al
medico
ma
non
ne
dubitava
.
Suggeriva
Sorrento
.
Siccome
di
Leynì
né
sapeva
più
che
dire
né
si
muoveva
,
il
senatore
lo
aveva
congedato
pregandolo
di
recarsi
in
nome
suo
al
Gran
Hôtel
dalla
signora
Dessalle
,
per
le
istanze
della
quale
egli
aveva
ospitato
Benedetto
,
e
di
invitarla
a
voler
provvedere
perché
sua
sorella
sarebbe
arrivata
la
sera
stessa
,
prima
delle
undici
.
Di
Leynì
si
era
poi
recato
da
Benedetto
.
Dio
,
in
quali
condizioni
lo
aveva
trovato
!
Senza
febbre
,
sì
,
forse
;
ma
con
l
'
aspetto
e
la
guardatura
di
un
moribondo
.
Il
giovine
aveva
le
lagrime
agli
occhi
nel
parlarne
.
Benedetto
non
sapeva
di
dover
partire
.
Gliene
aveva
parlato
lui
come
di
una
cosa
non
sicura
ma
possibile
.
Benedetto
lo
aveva
guardato
in
silenzio
per
leggergli
nell
'
animo
,
e
poi
gli
aveva
detto
sorridendo
:
devo
andar
in
prigione
?
Allora
di
Leynì
si
era
pentito
di
non
aver
aperto
subito
a
un
uomo
tanto
forte
e
sereno
in
Dio
tutta
la
verità
e
gli
aveva
riferito
per
intero
il
discorso
del
senatore
.
"
Egli
mi
prese
"
disse
il
giovine
con
voce
rotta
dalla
commozione
"
la
mano
e
tenendomela
e
accarezzandomela
pronunciò
queste
parole
precise
:
"
Da
Roma
non
parto
.
Vuoi
che
venga
a
morire
da
te
?
"
Io
mi
turbai
tanto
che
non
ebbi
la
forza
di
rispondergli
,
perché
poi
non
so
nemmeno
se
il
pericolo
dell
'
arresto
non
ci
sia
veramente
,
se
l
'
atto
incredibile
del
senatore
non
sia
appunto
un
pretesto
per
evitare
che
glielo
arrestino
in
casa
e
come
si
potrebbe
portarlo
in
un
altro
asilo
sfuggendo
alle
guardie
.
Lo
abbracciai
,
borbottai
qualche
parola
senza
senso
e
corsi
via
,
corsi
qua
per
parlare
a
questa
signora
Dessalle
.
Potrebbe
forse
venir
lei
dal
senatore
e
persuaderlo
.
"
I
Selva
avevano
spesso
interrotto
di
Leynì
con
esclamazioni
di
sorpresa
e
di
sdegno
.
Finito
ch
'
egli
ebbe
il
suo
racconto
,
tacquero
,
sbalorditi
.
Prima
a
interrompere
il
silenzio
fu
la
signora
Maria
.
"
Questa
Jeanne
che
non
viene
!
"
diss
'
ella
,
piano
.
Fece
un
segno
impercettibile
a
suo
marito
e
gli
propose
di
andare
insieme
a
vedere
se
fosse
rientrata
e
non
l
'
avessero
avvertita
.
Nell
'
attraversare
il
jardin
d
'
hiver
gli
disse
che
le
pareva
necessario
di
far
sapere
a
di
Leynì
chi
fosse
veramente
la
signora
Dessalle
.
Jeanne
non
era
rientrata
.
Giovanni
prese
a
parte
il
giovine
,
gli
parlò
sotto
voce
.
Maria
,
che
lo
guardava
,
lo
vide
trasalire
,
spalancare
gli
occhi
,
impallidire
;
quindi
parlare
alla
sua
volta
,
domandare
qualche
cosa
.
Jeanne
Dessalle
entrò
frettolosa
,
sorridente
.
Il
portiere
le
aveva
consegnato
un
biglietto
del
medico
.
Diceva
:
"
Non
credo
di
poterci
ritornare
.
Stamane
era
sfebbrato
.
Speriamo
che
l
'
accesso
non
si
rinnovi
.
"
Jeanne
notò
subito
che
non
vi
si
parlava
di
portare
l
'
ammalato
altrove
.
Ell
'
abbracciò
la
signora
,
stese
la
mano
a
Selva
che
le
presentò
di
Leynì
.
Ella
si
scusò
poi
con
tutti
di
doverli
lasciare
per
cinque
minuti
.
Suo
fratello
l
'
aspettava
.
Uscita
che
fu
promettendo
di
ritornare
subito
,
di
Leynì
si
affrettò
ad
appartarsi
ancora
con
Selva
.
Maria
gli
vide
ricomparire
in
viso
l
'
ansia
di
prima
,
vide
che
faceva
molte
domande
e
che
alle
risposte
di
suo
marito
si
andava
ricomponendo
.
Vide
finalmente
suo
marito
posargli
le
mani
sulle
spalle
,
dirgli
qualche
cosa
ch
'
ella
indovinò
,
una
segreta
cosa
,
ancora
non
conosciuta
da
Jeanne
;
vide
negli
occhi
del
giovine
una
commozione
,
una
riverenza
profonda
.
Un
cameriere
entrò
a
dire
che
la
signora
Dessalle
aspettava
i
signori
nel
suo
alloggio
.
Vi
era
molto
movimento
nell
'
albergo
.
Sussurri
di
strascichi
e
sordi
tocchi
di
passi
si
confondevano
sui
tappeti
dei
corridoi
,
sommesse
voci
straniere
,
gaie
,
crucciose
,
lusinghiere
,
indifferenti
,
andavano
e
venivano
,
agli
ascensori
si
faceva
ressa
.
Ciascuno
della
piccola
comitiva
silenziosa
aveva
in
cuore
lo
stesso
senso
amaro
di
quella
mondanità
indifferente
.
Jeanne
era
nel
suo
salotto
,
attiguo
alla
camera
di
Carlino
che
vi
stava
accompagnando
al
piano
il
violoncello
di
Chieco
.
Ella
venne
incontro
ai
suoi
amici
con
un
sorriso
che
insieme
alla
musica
,
un
'
antica
musica
italiana
semplice
e
serena
,
strinse
loro
il
cuore
.
Parve
un
po
'
sorpresa
di
vedere
di
Leynì
,
del
quale
non
attendeva
la
visita
.
Li
aveva
fatti
salire
per
parlare
più
libera
;
disse
invece
che
aveva
pensato
di
offrir
loro
un
concerto
di
Chieco
,
il
quale
però
non
voleva
che
si
aprisse
l
'
uscio
.
Del
resto
si
udiva
egualmente
abbastanza
bene
.
Giovanni
l
'
avvertì
subito
che
il
cavaliere
di
Leynì
aveva
un
messaggio
per
lei
del
senatore
.
"
Mentre
Loro
parlano
"
diss
'
egli
"
noi
ascolteremo
la
musica
.
"
E
si
scostò
con
sua
moglie
da
Jeanne
ch
'
era
diventata
pallida
e
nascondeva
male
malgrado
estremi
sforzi
l
'
angosciosa
impazienza
di
udire
questo
messaggio
.
Seduto
presso
a
lei
,
di
Leynì
cominciò
a
parlarle
sottovoce
.
Il
violoncello
e
il
piano
scherzavano
insieme
sopra
un
tema
pastorale
,
pieno
d
'
ingenua
tenerezza
ilare
e
di
carezze
.
Maria
non
poté
a
meno
di
mormorare
:
"
Dio
,
poveretta
!
"
E
suo
marito
non
poté
a
meno
di
seguire
sul
viso
di
Jeanne
,
al
suono
della
tenera
musica
ilare
,
le
parole
affliggenti
del
suo
interlocutore
.
Osservava
pure
il
viso
del
giovine
,
il
quale
,
parlando
alla
signora
,
guardava
spesso
lui
come
per
significar
pena
e
attingere
consiglio
.
Jeanne
lo
ascoltava
con
gli
occhi
fissi
a
terra
.
Quando
egli
ebbe
finito
,
li
alzò
ai
Selva
,
i
grandi
occhi
pietosamente
addolorati
;
guardò
l
'
una
,
guardò
l
'
altro
,
dicendo
muta
,
involontariamente
:
"
voi
sapete
?
"
Gli
occhi
tristi
dell
'
uno
e
dell
'
altra
le
risposero
:
sì
,
sappiamo
.
La
musica
ebbe
uno
scoppio
sonoro
di
gioia
.
Maria
ne
approfittò
per
mormorare
al
marito
:
"
Le
avrà
riferito
anche
il
discorso
del
voler
morire
a
Roma
?
"
Il
marito
rispose
che
sarebbe
stato
meglio
,
che
lo
sperava
.
Jeanne
pose
gli
occhi
all
'
uscio
onde
veniva
il
fragore
della
musica
,
attese
un
poco
e
poi
accennò
ai
Selva
di
avvicinarsi
,
disse
con
voce
tranquilla
che
il
senatore
avrebbe
dovuto
far
avvertire
loro
,
che
non
sapeva
perché
si
fosse
rivolto
a
lei
.
Vedessero
loro
,
adesso
,
che
fosse
a
fare
.
La
musica
tacque
,
si
udirono
Carlino
e
Chieco
discorrere
.
Di
Leynì
,
che
abitava
un
quartierino
di
scapolo
alla
salita
di
Sant
'
Onofrio
,
l
'
offerse
.
Ma
se
c
'
era
un
mandato
di
arresto
?
Se
non
si
attendeva
,
per
eseguirlo
,
che
l
'
uscita
di
Benedetto
da
quella
casa
?
Jeanne
smentì
,
pacatamente
,
la
possibilità
dell
'
arresto
.
I
Selva
la
guardavano
pieni
di
ammirazione
per
quella
calma
voluta
.
Jeanne
aveva
supposto
da
un
pezzo
ch
'
essi
sapessero
il
nome
vero
di
Benedetto
;
come
non
sarebbe
sfuggita
una
parola
a
Noemi
,
malgrado
tutti
i
divieti
?
E
un
istante
prima
,
nel
tacito
scambio
di
sguardi
dolorosi
,
i
Selva
e
lei
si
erano
intesi
.
Giovanni
e
sua
moglie
comprendevano
che
Jeanne
si
faceva
eroicamente
violenza
non
per
loro
ma
per
di
Leynì
.
E
adesso
anche
di
Leynì
,
per
le
confidenze
di
Giovanni
,
sapeva
!
Parve
loro
di
avere
quasi
commesso
un
tradimento
.
Essi
si
tennero
certi
che
se
Jeanne
diceva
di
non
credere
alla
possibilità
dell
'
arresto
doveva
averne
ragioni
da
loro
non
conosciute
.
Osservarono
che
Benedetto
avrebbe
potuto
accettare
l
'
ospitalità
loro
.
Jeanne
ricordò
pronta
che
Benedetto
stesso
aveva
espresso
un
desiderio
e
che
la
salita
di
Sant
'
Onofrio
pareva
più
adatta
di
via
Arenula
per
il
soggiorno
di
un
ammalato
bisognoso
di
pace
.
Però
,
secondo
lei
,
non
era
possibile
ammettere
che
il
trasporto
avesse
luogo
senza
un
'
espressa
licenza
del
medico
.
In
questo
si
accordarono
tutti
.
I
Selva
diedero
incarico
a
di
Leynì
di
riferire
al
senatore
che
gli
amici
di
Benedetto
avrebbero
provveduto
a
trovargli
un
altro
asilo
ma
però
a
condizione
che
il
medico
curante
autorizzasse
in
iscritto
il
suo
trasporto
.
Mentre
Giovanni
parlava
,
irruppe
dalla
stanza
vicina
un
tumultuoso
allegro
del
piano
,
tutto
singhiozzi
e
grida
.
Egli
tacque
,
non
volendo
alzar
troppo
la
voce
,
lasciò
passare
l
'
impeto
della
musica
straziante
.
E
straziante
fu
la
parola
che
gli
occhi
di
lui
e
gli
occhi
del
giovine
si
dissero
durante
quel
silenzio
delle
labbra
.
Di
Leynì
non
aveva
tempo
da
perdere
,
prese
congedo
.
Gli
spiaceva
di
andare
solo
,
avrebbe
desiderato
presentarsi
al
senatore
con
qualcuno
fra
gli
amici
di
Benedetto
che
potesse
mettergli
un
po
'
di
soggezione
,
perché
il
suo
contegno
non
si
capiva
.
Giovanni
Selva
mormorò
qualche
cosa
circa
una
vicepresidenza
del
senato
cui
quel
vecchio
aspirava
e
che
non
otterrebbe
.
Amaro
dolore
,
scoprire
miserie
tali
dove
meno
si
sarebbe
creduto
!
Maria
si
alzò
,
offerse
a
di
Leynì
di
andare
con
lui
.
"
Lei
resta
?
"
chiese
Jeanne
,
vivacemente
,
a
Giovanni
.
L
'
accento
diceva
:
Lei
deve
restare
.
Selva
rispose
che
sarebbe
rimasto
a
ogni
modo
e
l
'
espressione
della
sua
voce
,
del
suo
viso
fu
tale
da
significare
a
Jeanne
che
gli
pesavano
sul
cuore
parole
tristi
non
ancora
dette
.
Oh
,
pensò
Jeanne
,
se
adesso
Chieco
uscisse
,
se
Carlino
chiamasse
e
non
fosse
più
possibile
di
parlarsi
!
Perché
anche
lei
doveva
parlare
a
Selva
.
Gli
doveva
riferire
il
discorso
del
ministro
.
I
due
musicisti
avevano
nuovamente
smesso
di
suonare
,
discorrevano
.
Jeanne
bussò
discretamente
all
'
uscio
,
vi
soffiò
dentro
due
paroline
gaie
:
"
Bravi
!
Già
finito
?
"
"
No
,
bella
mia
"
rispose
Chieco
,
di
dentro
.
"
Accidenti
a
Voi
se
vi
seccate
!
"
E
modulò
un
fischio
infernale
,
da
forare
l
'
uscio
.
Jeanne
batté
le
mani
.
Piano
e
violoncello
attaccarono
un
grave
andante
.
Ella
si
volse
a
Selva
che
rientrava
dall
'
avere
accompagnato
fuori
sua
moglie
per
dirle
di
telegrafare
a
don
Clemente
.
Gli
andò
incontro
a
mani
giunte
,
colle
lagrime
agli
occhi
.
"
Selva
"
mormorò
con
voce
soffocata
,
"
Lei
già
sa
tutto
,
a
Lei
non
posso
nascondermi
.
Vi
è
qualche
cosa
di
peggio
,
mi
dica
la
verità
.
"
Selva
le
prese
le
mani
,
gliele
strinse
in
silenzio
mentre
il
violoncello
rispondeva
per
lui
,
amaro
e
grave
:
"
Piangi
,
piangi
,
perché
non
è
sorte
di
amore
e
di
dolore
come
la
tua
sorte
.
"
Egli
stringeva
le
povere
mani
di
ghiaccio
,
non
riuscendo
a
parlare
.
Lo
capiva
bene
,
di
Leynì
non
aveva
osato
riferirle
le
parole
terribili
-
vengo
a
morire
da
te
-
;
toccava
a
lui
di
darle
il
primo
colpo
.
"
Cara
"
diss
'
egli
dolcemente
,
paternamente
,
"
non
Le
ha
egli
detto
al
Sacro
Speco
che
in
un
'
ora
solenne
La
chiamerebbe
a
sé
?
L
'
ora
è
venuta
,
egli
la
chiama
.
"
Jeanne
diede
un
balzo
,
le
parve
di
non
aver
capito
.
"
Oh
,
come
?
No
!
"
diss
'
ella
.
Poi
,
tacendo
Selva
con
la
stessa
pietà
negli
occhi
,
ebbe
un
lampo
al
cuore
,
fece
"
ah
!
"
,
si
porse
tutta
in
una
muta
angosciosa
domanda
.
Selva
le
strinse
le
mani
ancora
più
forte
,
un
singhiozzo
represso
gli
scosse
il
petto
,
gli
contorse
le
labbra
serrate
.
Ella
non
disse
niente
ma
cadeva
se
non
la
sorreggevano
le
mani
di
lui
.
La
sorresse
,
la
pose
a
sedere
.
"
Subito
?
"
diss
'
ella
.
"
Subito
?
È
una
cosa
imminente
?
"
"
No
,
no
,
La
chiama
per
domani
.
Lui
crede
che
sia
domani
,
ma
può
essere
che
s
'
inganni
,
speriamo
che
s
'
inganni
!
"
"
Dio
,
Selva
,
ma
se
il
medico
scrive
ch
'
è
senza
febbre
!
"
Selva
fece
il
gesto
di
chi
è
costretto
ad
ammettere
una
sventura
senza
comprenderla
.
La
musica
taceva
,
egli
parlò
sotto
voce
.
Benedetto
gli
aveva
scritto
.
Il
medico
lo
aveva
trovato
senza
febbre
ma
egli
presentiva
un
nuovo
accesso
dopo
il
quale
sarebbe
venuta
la
fine
.
Iddio
gli
faceva
la
grazia
di
un
'
attesa
quieta
e
dolce
.
Aveva
una
preghiera
da
fargli
.
Sapeva
che
la
signora
Dessalle
,
amica
della
signorina
Noemi
,
era
in
Roma
.
Egli
aveva
promesso
a
questa
signora
,
davanti
a
un
altare
del
Sacro
Speco
,
di
chiamarla
a
sé
,
prima
di
morire
,
per
un
colloquio
.
Molto
probabilmente
la
signorina
Noemi
gliene
potrebbe
dire
il
perché
.
Selva
s
'
interruppe
.
Aveva
in
tasca
la
lettera
,
fece
l
'
atto
di
cavarla
.
Jeanne
se
n
'
avvide
,
fu
presa
da
un
tremito
convulso
.
"
No
no
"
diss
'
egli
.
"
Le
ripeto
che
può
ingannarsi
.
"
Aspettò
che
si
chetasse
e
invece
di
trarre
la
lettera
,
ne
disse
l
'
ultima
parte
a
memoria
:
"
L
'
accesso
ritornerà
stasera
o
stanotte
,
domani
sera
o
dopodomani
mattina
sarà
la
fine
.
Desidero
vedere
domani
la
signora
Dessalle
per
una
parola
nel
nome
del
Signore
,
al
quale
vado
.
Ho
testé
pregato
il
senatore
di
ottenermi
questo
colloquio
ma
egli
si
scusò
.
Mi
rivolgo
dunque
a
Lei
.
"
Jeanne
si
era
coperto
il
viso
colle
mani
e
taceva
.
Selva
credette
bene
di
suggerire
speranze
.
L
'
accesso
poteva
non
ritornare
,
poteva
esser
vinto
.
Ella
scosse
violentemente
il
capo
ed
egli
non
osò
insistere
.
A
un
tratto
le
parve
udire
Chieco
prender
congedo
.
Trasalì
,
scostò
le
mani
dal
viso
spettrale
fra
i
capelli
scomposti
.
Invece
scoppiarono
le
prime
allegre
note
del
Curricolo
napoletano
,
il
pezzo
che
Chieco
suonava
sempre
per
ultimo
.
Ella
balzò
in
piedi
,
parlò
convulsa
,
senza
lagrime
:
"
Selva
,
so
che
Piero
muore
,
so
che
non
s
'
inganna
.
Lo
faccia
restare
dov
'
è
,
s
'
è
possibile
.
Gli
conduca
i
suoi
amici
,
me
lo
giuri
che
glieli
condurrà
,
che
gli
procurerà
questo
conforto
.
Dica
tutto
ad
essi
di
me
,
dica
loro
la
verità
,
dica
loro
quanto
è
puro
,
quanto
è
santo
,
Piero
.
Io
aspetto
qui
.
Non
mi
muovo
.
Andrò
quando
Lei
mi
dirà
,
dove
lei
mi
dirà
.
Sono
forte
,
vede
,
non
piango
più
.
Telegrafi
a
don
Clemente
che
il
suo
discepolo
muore
e
che
venga
.
Facciamo
tutto
quello
che
dobbiamo
fare
.
È
tardi
,
vada
.
E
Lei
già
in
un
modo
o
nell
'
altro
lo
vedrà
,
Piero
,
stasera
.
Gli
dica
...
"
Qui
un
colpo
di
spasimo
ruppe
la
parola
.
Chieco
entrò
zufolando
,
battendo
palma
a
palma
nella
sua
bizzarra
maniera
e
Selva
scivolò
fuori
dell
'
uscio
.
Jeanne
gli
corse
dietro
nel
corridoio
scuro
,
gli
afferrò
una
mano
,
v
'
impresse
un
bacio
frenetico
.
Qualche
ora
dopo
,
verso
le
dieci
,
Jeanne
stava
leggendo
il
Figaro
a
Carlino
sprofondato
in
una
poltrona
con
le
gambe
avvolte
in
una
coperta
,
e
sulle
ginocchia
,
strettavi
a
due
mani
,
una
gran
tazza
di
latte
.
Jeanne
leggeva
talmente
male
,
talmente
noncurante
di
punti
e
di
virgole
,
che
suo
fratello
la
interrompeva
ogni
momento
,
s
'
impazientiva
.
Leggeva
da
cinque
minuti
quando
la
cameriera
venne
ad
avvertirla
che
c
'
era
la
signorina
Noemi
.
Jeanne
gettò
il
giornale
,
balzò
in
un
lampo
fuori
della
camera
.
Noemi
raccontò
frettolosamente
,
in
piedi
,
premendole
per
l
'
ora
tarda
di
ripartire
,
che
mentre
Giovanni
e
Maria
stavano
al
Grand
Hôtel
,
il
professor
Mayda
,
reduce
da
Napoli
,
era
venuto
a
casa
Selva
,
fuori
di
sé
,
a
chiedere
spiegazioni
della
scomparsa
di
Benedetto
da
casa
sua
;
che
allora
ella
gli
aveva
raccontato
tutto
;
che
Mayda
era
andato
direttamente
in
via
della
Polveriera
;
che
ci
aveva
trovato
Maria
,
di
Leynì
,
il
senatore
e
il
medico
,
il
quale
era
di
opinione
che
Benedetto
si
potesse
trasportare
;
che
fra
il
medico
e
Mayda
vi
era
stato
un
diverbio
a
proposito
di
ciò
e
che
Mayda
lo
aveva
troncato
dicendo
:
"
ebbene
,
piuttosto
di
lasciarlo
qui
,
me
lo
riporto
via
io
.
"
Ed
era
ritornato
più
tardi
con
una
carrozza
piena
di
guanciali
e
di
coperte
,
se
lo
era
portato
via
.
Pareva
che
il
viaggio
fosse
andato
bene
.
Udito
il
racconto
,
Jeanne
abbracciò
silenziosamente
l
'
amica
,
stretta
stretta
.
E
l
'
amica
,
palpitante
,
lagrimosa
,
le
sussurrò
:
"
Senti
,
Jeanne
.
Per
domani
,
preghi
?
"
"
Sì
"
rispose
Jeanne
.
Tacque
,
lottando
contro
l
'
insorgere
di
una
tempesta
di
pianto
.
Quando
ebbe
vinto
,
riprese
sotto
voce
:
"
Non
so
pregar
Dio
.
Sai
chi
prego
?
Prego
don
Giuseppe
Flores
.
"
Noemi
le
posò
il
viso
sur
una
spalla
,
disse
con
voce
soffocata
:
"
Vorrei
che
dopo
egli
ci
vedesse
lavorare
insieme
per
la
sua
fede
.
"
Jeanne
non
rispose
ed
ella
partì
.
Jeanne
ritornò
da
Carlino
per
la
lettura
e
Carlino
l
'
accolse
aspramente
.
Le
dichiarò
che
ne
aveva
abbastanza
di
quella
vita
e
ch
'
ella
doveva
prepararsi
a
partire
con
lui
l
'
indomani
per
Napoli
.
Jeanne
rispose
che
era
una
follia
e
che
non
sarebbe
partita
.
Allora
Carlino
diede
in
escandescenze
,
le
afferrò
i
polsi
,
la
scosse
a
segno
da
farle
male
.
Doveva
assolutamente
partire
!
Poiché
resisteva
,
era
venuto
il
momento
di
dirle
che
si
sapevano
i
motivi
dei
suoi
andirivieni
,
dei
suoi
misteri
,
dei
suoi
occhi
rossi
,
del
suo
leggere
male
e
anche
,
ora
,
del
suo
non
voler
partire
da
Roma
.
Egli
n
'
era
stato
informato
da
lettere
anonime
.
Guai
a
lei
se
non
la
rompesse
con
quel
pazzo
!
Guai
a
lei
se
gli
sacrificasse
le
sue
idee
,
se
si
lasciasse
conquistare
dalla
superstizione
,
dal
bigottismo
,
dalla
religione
dei
preti
!
Non
l
'
avrebbe
mai
più
guardata
in
faccia
.
L
'
avrebbe
rinnegata
per
sorella
,
da
libero
pensatore
come
voleva
vivere
e
morire
.
No
no
,
troncare
,
troncare
,
Napoli
,
Palermo
,
l
'
Africa
,
se
occorresse
!
"
Libero
pensatore
?
Certo
.
E
la
libertà
mia
?
"
disse
Jeanne
senza
sdegno
,
a
ricordo
di
un
diritto
e
non
per
il
proposito
di
usarne
.
Carlino
intese
invece
che
proprio
volesse
usarne
come
a
lui
non
piaceva
e
perdette
addirittura
il
lume
degli
occhi
.
Jeanne
tramortì
nell
'
udire
quell
'
uomo
nervoso
ma
creduto
da
lei
buono
e
gentile
scagliar
tante
ingiurie
con
tanto
fiele
.
Non
rispose
niente
,
si
ritirò
,
tutta
tremante
,
nella
sua
camera
,
gli
scrisse
due
righe
per
dirgli
che
la
sua
dignità
non
le
permetteva
di
restare
con
lui
fino
a
che
non
si
fosse
disdetto
delle
sue
offese
,
che
se
ne
andava
,
che
s
'
egli
avesse
una
parola
per
lei
la
mandasse
a
casa
Selva
.
Non
prese
con
sé
che
una
piccola
borsa
e
uscì
accompagnata
dalla
cameriera
lasciando
la
lettera
sulla
scrivania
.
Non
vide
carrozzelle
presso
l
'
albergo
e
si
avviò
verso
l
'
esedra
per
prendervi
il
tram
.
Infuriava
il
tramontano
,
i
lecci
del
viale
si
dibattevano
stridendo
,
era
buio
,
si
camminava
malissimo
sul
suolo
tutto
sossopra
,
la
cameriera
esclamò
sgomenta
:
"
Gesummaria
,
signora
,
dove
andiamo
?
"
Jeanne
,
col
capo
in
fiamme
,
col
cuore
e
i
polsi
in
tumulto
,
continuò
la
via
senza
rispondere
;
parendole
venir
portata
dai
flutti
di
un
mare
ignoto
,
nelle
tenebre
,
verso
lui
.
Verso
lui
,
verso
lui
.
Anche
verso
il
suo
Dio
?
Il
vento
potente
la
stordiva
ruggendole
sopra
e
ai
lati
.
Le
parole
di
Noemi
,
le
parole
di
Carlino
le
straziavano
l
'
anima
con
opposta
violenza
.
Anche
verso
il
suo
Dio
?
Ah
che
ne
poteva
sapere
?
Intanto
verso
lui
!
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
NONO
.
Nel
turbine
di
Dio
.
I
.
Alle
due
pomeridiane
del
giorno
seguente
Jeanne
aspettava
in
casa
Selva
,
con
Maria
e
Noemi
,
le
notizie
di
villa
Mayda
non
senza
pensare
di
quando
in
quando
al
silenzio
pertinace
del
Grand
Hôtel
.
Giovanni
era
andato
a
villa
Mayda
prima
delle
sette
.
N
'
era
ritornato
alle
nove
.
Non
aveva
potuto
vedere
Benedetto
.
Il
professore
Mayda
non
l
'
aveva
permesso
né
a
lui
né
ad
altri
.
Sapeva
che
l
'
ammalato
aveva
ricevuto
i
Sacramenti
,
ma
piuttosto
per
devozione
che
per
imminenza
di
pericolo
.
Però
nella
notte
un
filo
di
febbre
si
era
rifatto
.
Si
sperava
ora
di
poter
dominare
l
'
accesso
,
contenerlo
.
Forse
Giovanni
nel
fare
la
sua
relazione
a
Jeanne
l
'
aveva
un
po
'
colorata
di
ottimismo
.
Benedetto
stava
nella
camera
stessa
del
professore
.
Non
era
possibile
,
disse
Giovanni
,
immaginare
con
quale
femminile
squisitezza
di
cure
egli
fosse
assistito
da
questo
terribile
Mayda
che
tanti
credevano
duro
e
superbo
.
Giovanni
era
ritornato
colà
dopo
colazione
,
sul
mezzogiorno
.
Da
parte
di
Carlino
,
niente
;
né
scritti
né
messaggi
.
Jeanne
,
malgrado
l
'
altra
grande
angoscia
,
non
poteva
a
meno
di
pensare
anche
a
lui
.
Se
il
dolore
,
la
collera
,
lo
avessero
fatto
ammalare
?
Le
amiche
la
rassicuravano
.
La
cameriera
o
il
cameriere
sarebbero
venuti
ad
avvertirla
!
Ella
dubitava
della
intelligenza
di
quella
gente
.
Che
fare
?
Jeanne
era
per
chiedere
che
si
mandasse
qualcuno
ad
informarsi
,
quando
,
alle
due
e
un
quarto
,
si
udì
un
passo
frettoloso
nell
'
anticamera
ed
entrò
Giovanni
col
soprabito
indosso
e
col
cappello
in
mano
.
Jeanne
lo
guardò
in
faccia
,
intese
ch
'
era
venuto
il
momento
.
Si
alzò
,
bianca
come
una
morta
.
Subito
si
alzarono
silenziosamente
anche
Maria
e
Noemi
,
la
prima
guardando
Jeanne
,
Noemi
guardando
suo
cognato
che
non
sapeva
,
davanti
a
quel
viso
spettrale
di
Jeanne
,
trovar
parole
.
Furono
cinque
o
sei
terribili
secondi
,
non
più
.
Maria
disse
sommessamente
:
"
Si
va
?
"
Suo
marito
rispose
:
"
È
meglio
.
"
Niente
altro
fu
detto
.
Le
tre
signore
si
ritirarono
per
mettere
mantello
e
cappello
;
Jeanne
in
una
stanza
,
Maria
e
Noemi
in
un
'
altra
.
Giovanni
seguì
quest
'
ultime
.
Dunque
?
La
febbre
è
salita
molto
,
il
professore
non
ha
più
speranza
.
Noemi
,
udito
questo
,
mette
il
cappello
in
furia
e
va
nella
camera
di
Jeanne
che
sta
mettendo
il
suo
.
Jeanne
si
volta
,
la
vede
venire
a
un
bacio
,
la
ferma
col
gesto
,
si
pone
un
dito
alle
labbra
.
Noemi
intende
.
È
l
'
ora
della
fortezza
,
Jeanne
non
vuole
baci
né
parole
né
lagrime
.
E
non
domanda
particolari
,
non
domanda
niente
.
Si
raccolgono
tutti
;
Maria
dice
piano
a
suo
marito
di
prendere
due
carrozzelle
coperte
,
anche
perché
il
cielo
si
è
annerito
,
un
temporale
da
inverno
romano
è
imminente
.
Non
occorrono
carrozzelle
.
Giovanni
è
venuto
col
landau
di
casa
Mayda
.
Si
sale
nel
landau
,
chiuso
.
Jeanne
si
accorge
allora
che
le
sue
compagne
sono
vestite
di
scuro
e
che
lei
ha
un
vestito
cenere
,
troppo
chiaro
,
troppo
elegante
.
Trasalisce
lievemente
,
gli
altri
la
interrogano
collo
sguardo
.
Ella
esita
un
momento
,
pensa
che
non
ha
né
tempo
né
modo
di
rimediare
,
risponde
:
"Niente."
Si
parte
.
Nessuno
parla
più
.
Svoltando
in
via
del
Pianto
,
la
carrozzella
si
ferma
per
un
impedimento
.
Si
è
fatto
ancora
più
buio
,
tuona
,
i
cavalli
s
'
impennano
,
Maria
guarda
inquieta
dallo
sportello
;
Jeanne
,
ch
'
è
seduta
in
faccia
a
Giovanni
,
gli
domanda
sotto
voce
se
ha
telegrafato
a
don
Clemente
.
Giovanni
risponde
che
don
Clemente
è
a
villa
Mayda
fino
dalle
dieci
e
mezzo
.
La
carrozza
prosegue
.
A
Piazza
Montanara
comincia
la
pioggia
.
I
cavalli
trottano
serrato
.
Quando
finalmente
il
cocchiere
li
mette
al
passo
,
Maria
guarda
suo
marito
:
-
È
bene
l
'
Aventino
?
Dobbiamo
essere
vicini
.
-
Questo
è
detto
con
gli
occhi
,
non
con
le
labbra
.
Jeanne
non
era
mai
passata
di
là
ma
sente
anche
lei
che
si
è
per
arrivare
.
Eretta
sulla
persona
,
guarda
il
muro
che
le
passa
davanti
agli
occhi
.
Lo
guarda
attentamente
come
se
volesse
contare
le
commessure
delle
pietre
.
I
cavalli
riprendono
il
trotto
.
Passato
Sant
'
Anselmo
,
si
scende
al
basso
.
Popolani
fermi
,
a
destra
e
a
sinistra
,
guardano
nella
carrozza
.
Giovanni
Selva
mormora
involontariamente
:
"Ecco."
Allora
Jeanne
ha
un
sussulto
,
si
copre
impetuosa
il
viso
colle
mani
.
Maria
,
seduta
al
suo
fianco
,
le
cinge
il
collo
con
un
braccio
,
si
piega
tutta
a
lei
,
le
sussurra
:
"
Coraggio
!
"
Ma
Jeanne
si
stringe
in
sé
,
si
schermisce
quanto
può
,
e
Noemi
accenna
a
sua
sorella
,
scuotendo
il
capo
,
di
smettere
.
Maria
sospira
e
la
carrozza
svolta
a
sinistra
fra
due
fitte
ali
di
gente
,
passa
un
cancello
.
Le
ruote
stridono
sulla
ghiaia
,
si
fermano
.
Un
domestico
viene
allo
sportello
.
Il
signor
professore
prega
di
favorire
nella
villa
.
Solamente
allora
Giovanni
Selva
dice
alle
sue
compagne
che
Benedetto
non
è
più
nella
villa
,
che
ha
voluto
essere
portato
nella
sua
vecchia
cameretta
in
casa
del
giardiniere
.
La
carrozza
procede
di
qualche
passo
,
i
quattro
scendono
fra
due
gruppi
di
palme
,
davanti
a
una
gradinata
di
marmo
bianco
.
Piove
ancora
ma
non
molto
e
nessuno
se
ne
cura
,
né
il
popolo
che
si
affolla
al
cancello
né
un
gruppo
di
persone
che
dal
viale
di
aranci
discendente
lungo
il
muro
di
cinta
alla
casina
del
giardiniere
sta
guardando
i
nuovi
arrivati
.
Qualcuno
si
stacca
da
quel
gruppo
.
È
di
Leynì
che
sale
la
gradinata
di
marmo
bianco
dietro
a
Selva
,
lo
ferma
sotto
un
'
arcata
del
vestibolo
pompeiano
e
discorre
con
lui
a
voce
bassa
,
senza
dare
un
'
occhiata
alla
magnifica
scena
distesa
fra
i
due
gruppi
di
palme
,
al
fiume
di
begonie
che
casca
fra
due
sponde
di
muse
giù
per
la
china
dell
'
Aventino
,
al
nero
cielo
procelloso
tagliato
da
strie
bianche
laggiù
sopra
i
merli
di
Porta
San
Paolo
,
sopra
la
piramide
di
Caio
Cestio
e
la
selvetta
funebre
che
pullula
dal
cuore
di
Shelley
.
Selva
entrò
nel
vestibolo
e
ricomparve
un
momento
dopo
con
sua
moglie
.
I
due
scesero
la
gradinata
insieme
a
di
Leynì
,
si
avviarono
verso
le
persone
che
parevano
aspettarli
nel
viale
degli
aranci
.
In
quel
momento
un
fuoco
di
voci
sdegnose
divampa
al
cancello
.
La
via
è
piena
di
popolo
.
Aspettano
da
ore
,
da
quando
è
corsa
nel
quartiere
del
Testaccio
la
voce
che
il
Santo
di
Jenne
è
ritornato
infermo
a
villa
Mayda
.
Finora
si
sono
accontentati
di
notizie
.
Adesso
hanno
chiesto
che
una
deputazione
possa
entrare
,
vederlo
;
i
domestici
rifiutano
di
portare
il
messaggio
,
avviene
uno
scambio
di
parole
irose
che
improvvisamente
si
cheta
.
Compare
dal
viale
degli
aranci
l
'
alta
figura
bruna
del
professore
Mayda
,
i
popolani
si
levano
il
cappello
.
Egli
ordina
di
aprire
il
cancello
,
dice
al
popolo
che
tutti
vedranno
Benedetto
ma
più
tardi
,
che
intanto
entrino
pure
nel
giardino
.
"
Ma
sì
,
povera
gente
!
"
.
E
il
popolo
entra
lento
,
rispettoso
,
alcuni
attorniano
il
professore
,
lo
interrogano
colle
lagrime
agli
occhi
:
"
È
vero
,
signor
professore
?
È
vero
che
muore
?
Dica
!
"
E
dietro
a
loro
si
accalcano
altri
,
ansiosi
,
aspettando
la
risposta
.
La
risposta
è
solamente
questa
:
"
Ma
!
Cosa
volete
che
vi
dica
?
"
Il
virile
viso
malinconico
dice
più
delle
parole
e
la
folla
s
'
inoltra
compunta
per
le
verdi
chine
,
livide
in
faccia
al
cielo
nero
striato
di
bianco
,
mistico
simbolo
di
morte
,
di
un
oscuro
passo
dalle
ombre
terrestri
alle
alte
vie
dalla
chiarità
infinita
.
II
.
Benedetto
amava
il
professore
Mayda
.
Quando
,
nella
casa
del
senatore
,
udì
ch
'
egli
aveva
risoluto
di
portarlo
con
sé
a
villa
Mayda
,
ebbe
un
momento
di
gioia
.
Amava
il
professore
,
forse
incapace
ancora
di
fede
ma
profondamente
convinto
che
vi
hanno
enigmi
insolubili
per
la
scienza
,
generoso
,
fiero
ai
potenti
,
mite
agli
umili
.
Amava
pure
il
giardino
,
gli
alberi
,
i
fiori
e
l
'
erba
ond
'
era
stato
,
come
del
professore
,
il
servo
e
l
'
amico
.
Tutto
vi
era
pieno
di
care
,
innocenti
anime
,
con
le
quali
in
certi
momenti
di
rapimento
spirituale
aveva
adorato
Iddio
posando
le
labbra
sulle
loro
vesti
picciolette
,
sopra
un
fiore
,
sopra
una
foglia
,
sopra
uno
stelo
,
dentro
un
alito
di
frescura
verde
.
Gli
piaceva
l
'
idea
di
morire
in
mezzo
ad
esse
.
Talvolta
,
sotto
un
pino
volgente
al
Celio
l
'
ombrello
pieno
di
vento
e
di
suono
,
aveva
pensato
all
'
ultima
scena
della
Visione
,
si
era
contemplato
lì
steso
sull
'
erba
nell
'
abito
benedettino
,
pallido
,
sereno
tra
faccie
compiangenti
,
cantando
il
pino
sopra
di
lui
un
canto
misterioso
del
cielo
.
Ogni
volta
si
era
soffocata
nel
cuore
questa
compiacenza
non
scevra
di
vanità
egoistiche
,
umane
,
non
tutta
raccolta
e
chiusa
nell
'
ossequio
della
Divina
Volontà
;
ma
non
aveva
potuto
svellerne
la
radice
.
Tese
dunque
le
braccia
,
riconoscente
,
al
professore
.
Ma
subito
fu
preso
da
uno
scrupolo
.
La
sua
intelligenza
e
il
suo
sentimento
cristiano
si
trovarono
in
contraddizione
.
Sapeva
di
essere
sgradito
alla
signora
che
aveva
sposato
il
figlio
del
professore
,
ufficiale
di
marina
,
allora
in
Oriente
;
capiva
che
ritornando
a
villa
Mayda
sarebbe
stato
causa
di
dispiacere
a
lei
e
perciò
di
dissapori
con
il
suocero
.
Ma
come
ora
dirlo
senz
'
accusare
di
poca
giustizia
e
di
poca
carità
una
persona
che
appunto
per
essergli
nemica
egli
doveva
particolarmente
amare
?
Pregò
il
professore
di
lasciarlo
andare
a
Sant
'
Onofrio
.
La
mutazione
fu
così
repentina
che
Mayda
ne
meravigliò
,
pensò
un
momento
,
capì
,
gli
disse
aggrottando
le
ciglia
:
"
Volete
che
io
non
perdoni
mai
più
qualche
cosa
a
qualcuno
?
"
Benedetto
non
si
oppose
più
.
Soltanto
quando
a
notte
venne
il
momento
di
scendere
alla
carrozza
ed
egli
si
sentì
incapace
di
reggersi
,
sorrise
,
disse
al
professore
posandogli
la
mano
sul
braccio
:
"
Lei
sa
che
a
questo
modo
domani
o
posdomani
avrà
un
morto
in
casa
?
"
Il
professore
rispose
che
con
lui
non
mentiva
,
che
questo
era
possibile
,
ma
non
certo
.
"
Lei
sa
"
rispose
Benedetto
,
non
più
sorridente
,
"
che
prima
vi
avrà
...
"
"
So
quello
che
volete
dire
"
interruppe
il
professore
.
"
Venite
in
pace
,
caro
.
Non
sono
credente
come
voi
ma
lo
vorrei
essere
e
aprirò
rispettosamente
la
mia
porta
a
chi
vorrete
voi
.
Intanto
prenderemo
questo
,
vero
?
"
Staccò
dalla
parete
il
Crocifisso
che
Benedetto
aveva
portato
con
sé
e
prese
l
'
infermo
nelle
sue
braccia
potenti
.
Il
tragitto
si
fece
senza
guai
.
Adagiato
nel
traverso
nel
landau
sopra
una
diga
di
cuscini
,
Benedetto
,
che
sembrava
diminuito
di
statura
,
rispondeva
più
col
sorriso
che
colla
voce
fievole
alle
frequenti
domande
del
professore
.
Questi
gli
teneva
continuamente
la
mano
al
polso
e
di
tempo
in
tempo
gli
amministrava
un
cordiale
.
All
'
entrata
della
villa
,
fosse
commozione
o
stanchezza
,
il
povero
viso
scarno
dell
'
infermo
imbiancò
e
si
coperse
di
sudore
,
i
grandi
occhi
lucenti
si
chiusero
.
Mayda
lo
portò
nel
suo
proprio
letto
.
Così
avvenne
che
Benedetto
,
nel
ricuperare
la
coscienza
,
non
si
raccapezzasse
più
.
Egli
non
la
ricuperò
,
in
quella
sua
spossatezza
estrema
,
senza
passare
per
ombre
di
pensamenti
vani
.
Gli
parve
esser
morto
,
giacere
steso
sulla
faccia
perpetuamente
oscura
della
luna
,
avere
a
cerchio
di
sé
l
'
imbuto
dei
raggi
solari
fuggenti
all
'
infinito
e
vedere
sul
fondo
nero
dell
'
imbuto
fiammeggianti
occhi
di
stelle
.
Poco
a
poco
si
conobbe
in
un
letto
enorme
,
tutto
scuro
,
cinto
di
un
chiaror
fioco
che
si
perdeva
ai
lati
verso
pareti
male
visibili
.
Grandi
ombre
gli
si
movevano
intorno
.
A
fronte
gli
si
apriva
un
azzurro
tutto
sparso
di
punti
lucenti
.
Gli
batté
il
cuore
;
non
erano
veramente
stelle
?
Dovette
richiamarsi
alle
sensazioni
del
letto
e
del
proprio
vivere
per
comprendere
ch
'
erano
veramente
stelle
ma
ch
'
egli
non
giaceva
sulla
luna
.
Allora
dov
'
era
?
Si
lasciò
andare
a
una
dolcezza
che
lo
invadeva
,
alla
dolcezza
di
non
sentirsi
quasi
più
il
corpo
e
di
sentirsi
Dio
nell
'
anima
,
tanto
vicino
e
tenero
e
ardente
.
Era
dove
piaceva
a
Dio
.
Una
mano
gli
si
posò
sulla
fronte
,
una
lampadina
elettrica
lo
abbagliò
,
un
'
affettuosa
voce
forte
disse
:
"
Come
va
?
"
Egli
riconobbe
Mayda
.
Allora
domandò
a
lui
dove
fosse
,
perché
non
fosse
nella
sua
cameretta
antica
.
Prima
ancora
che
il
professore
gli
rispondesse
,
lo
assalse
un
dubbio
angoscioso
.
Il
Crocifisso
?
Il
caro
Crocifisso
?
Era
rimasto
in
casa
del
senatore
?
Il
Crocifisso
era
sul
tavolino
da
notte
.
Il
professore
glielo
mostrò
.
"
Non
sai
"
diss
'
egli
"
che
lo
abbiamo
portato
con
noi
?
"
Benedetto
lo
guardò
,
contento
del
nuovo
tu
e
porse
la
mano
tremante
cercando
quella
di
Mayda
che
gliela
prese
fra
le
proprie
,
dolcemente
.
In
pari
tempo
si
sentì
umiliato
della
sua
dimenticanza
.
Era
egli
vicino
a
perder
la
mente
?
Tutto
il
giorno
prima
aveva
pensato
le
ultime
parole
da
dire
agli
amici
e
alla
persona
che
tanto
gli
aveva
fatto
sentire
la
sua
presenza
invisibile
.
Ma
se
perdeva
la
mente
?
Il
professore
diede
mano
a
saturarlo
di
chinino
.
In
principio
Benedetto
accettò
volontieri
iniezioni
dolorose
e
pozioni
amare
,
così
per
il
desiderio
di
rinvigorirsi
un
poco
e
quindi
di
difendersi
contro
un
oscuramento
dello
spirito
,
come
per
il
desiderio
di
soffrire
.
Oh
sì
,
soffrire
,
soffrire
!
Nei
giorni
precedenti
aveva
sofferto
molto
,
non
di
sofferenze
locali
,
non
di
sofferenze
acute
,
ma
di
una
sofferenza
inesprimibile
,
diffusa
dalle
radici
dei
capelli
alle
estremità
dei
piedi
.
Era
stata
una
beatitudine
dell
'
anima
poter
associare
in
tali
momenti
la
volontà
propria
alla
Volontà
Divina
,
accettare
dall
'
Amore
tutto
il
dolore
che
gli
aveva
destinato
senza
dirgliene
il
misterioso
perché
,
un
perché
nascosto
nel
disegno
dell
'
Universo
,
certo
un
perché
di
bene
;
non
di
solo
bene
della
persona
sofferente
ma
di
bene
universale
,
di
un
bene
radiante
dal
suo
povero
corpo
senza
conosciuto
confine
,
come
il
moto
da
un
vibrante
atomo
del
mondo
.
Grande
cosa
soffrire
,
continuare
umilmente
Cristo
,
continuare
la
redenzione
come
un
peccatore
può
,
compensare
col
dolore
proprio
il
male
altrui
!
Là
sul
sentiero
solitario
del
Sacro
Speco
,
nel
fragore
dell
'
Aniene
,
fra
le
montagne
religiose
,
don
Clemente
gli
aveva
parlato
così
.
E
adesso
quel
soffrir
mortale
era
cessato
.
Quando
il
chinino
cominciò
a
rombargli
nel
capo
,
se
ne
sgomentò
.
Questi
rimedî
lo
istupidivano
.
Chiamò
il
professore
;
gli
rispose
una
suora
.
Chiese
che
gli
facessero
venire
un
sacerdote
dalla
Bocca
della
Verità
.
Il
professore
ch
'
era
andato
a
riposare
per
un
'
ora
,
venne
a
rassicurarlo
e
credette
allora
dirgli
quello
che
prima
aveva
taciuto
.
Don
Clemente
aveva
telegrafato
a
Selva
che
sarebbe
giunto
a
Roma
l
'
indomani
mattina
alle
dieci
.
Benedetto
n
'
ebbe
una
gran
gioia
.
"
Ma
non
sarà
tardi
?
"
diss
'
egli
"
Non
sarà
tardi
?
"
No
,
non
poteva
esser
tardi
.
Egli
non
si
trovava
presentemente
in
pericolo
prossimo
.
Questione
di
vita
o
di
morte
era
il
rinnovarsi
della
febbre
e
nel
caso
più
disgraziato
vi
sarebbero
state
ancora
molte
ore
.
Mayda
dubitò
di
avere
parlato
troppo
crudamente
,
gli
sussurrò
:
"
Ma
guarirai
.
"
E
uscì
della
camera
.
Benedetto
,
pensando
a
don
Clemente
,
passò
dalla
quiete
della
sua
contentezza
nel
sopore
e
nel
sogno
,
dove
discesero
gli
spiriti
mali
a
comporgli
con
le
ultime
parole
del
professore
una
visione
d
'
inganno
.
Egli
si
vide
in
faccia
un
colossale
muraglione
di
marmo
,
incoronato
di
ricche
balaustrate
,
tutto
bianco
di
luna
.
Là
in
alto
,
dietro
le
balaustrate
,
agitavasi
al
vento
una
densa
foresta
.
Sei
scale
,
pure
fiancheggiate
di
balaustri
,
scendevano
per
isghembo
,
tre
da
sinistra
e
tre
da
destra
,
sulla
fronte
del
muraglione
,
terminando
a
sei
ripiani
sporgenti
.
Le
balaustrate
superiori
erano
partite
da
pilastrini
che
reggevano
urne
.
Ed
ecco
fra
le
urne
,
a
mezzo
di
ciascun
intervallo
,
apparire
come
in
danza
,
nello
stesso
istante
,
nello
stesso
abito
celeste
scollato
,
nello
stesso
grazioso
atto
del
capo
,
sei
giovani
donne
bellissime
;
e
con
lo
stesso
armonioso
gesto
delle
braccia
ignudo
tendere
a
lui
dall
'
alto
,
piegando
il
busto
,
sei
scintillanti
coppe
di
argento
.
Si
ritraevano
quindi
a
un
punto
dalla
balaustrata
e
a
un
punto
ricomparivano
sulle
sei
scale
,
le
scendevano
uguali
velocemente
,
e
,
toccati
i
ripiani
,
a
un
punto
riporgevano
graziose
il
busto
,
gli
tendevano
,
guardandolo
con
una
gravità
strana
,
le
sei
coppe
scintillanti
.
Dalle
loro
labbra
non
usciva
parola
e
tuttavia
gli
era
evidente
che
le
sei
giovani
gli
offrivano
nell
'
argento
un
liquore
di
vita
,
di
salute
,
di
piacere
.
Egli
sentiva
di
averne
uno
sgomento
morale
angoscioso
e
tuttavia
di
non
poter
levare
lo
sguardo
dalle
coppe
scintillanti
,
dai
bei
volti
gravi
,
chini
sopra
di
esse
.
Si
sforzava
di
chiudere
gli
occhi
e
non
poteva
,
di
levarsi
e
non
poteva
,
d
'
invocare
Dio
e
non
poteva
.
Le
sei
danzatrici
piegarono
a
un
punto
le
coppe
verso
di
lui
,
sei
mobili
nastri
di
liquore
rigarono
l
'
aria
.
"
Come
io
"
pensò
il
dormente
scambiando
persone
nella
memoria
turbata
"
a
Praglia
.
"
E
tutto
scomparve
,
si
vide
davanti
Jeanne
.
Ritta
in
piedi
,
chiusa
nel
mantello
verde
foderato
di
skuntz
,
ombrata
il
viso
dal
grande
cappello
nero
,
ella
lo
guardava
come
lo
aveva
guardato
a
Praglia
nel
momento
del
primo
incontro
.
Ma
stavolta
il
dormente
vide
una
rispondenza
fra
la
gravità
di
quello
sguardo
e
la
gravità
dei
volti
delle
danzatrici
,
vide
con
lo
spirito
la
parola
silenziosa
delle
sette
anime
:
povero
uomo
,
tu
ora
conosci
il
tuo
doloroso
errore
,
tu
ora
sai
che
Dio
non
è
.
La
gravità
degli
sguardi
non
era
che
tristezza
di
pietà
.
Le
coppe
della
vita
,
della
salute
e
del
piacere
gli
erano
offerte
discretamente
e
senza
gioia
come
a
uno
ch
'
è
nel
lutto
,
che
ha
perduto
ogni
cosa
più
cara
;
come
il
solo
povero
conforto
che
gli
rimane
.
Così
Jeanne
offriva
il
suo
amore
.
E
il
dormente
fu
invaso
da
questa
presunta
evidenza
nuova
che
Dio
non
è
.
Era
una
vera
e
propria
sensazione
fisica
,
un
gelo
diffuso
per
tutte
le
membra
,
movente
lento
al
cuore
.
Egli
prese
a
tremare
,
a
tremare
,
e
si
destò
.
Mayda
pendeva
sopra
di
lui
col
termometro
in
mano
.
Benedetto
mormorò
con
gli
occhi
sbarrati
:
Padre
!
-
Padre
!
-
Padre
!
-
La
suora
suggerì
:
-
Padre
nostro
che
sei
nei
cieli
...
-
e
avrebbe
continuato
con
la
sua
voce
disgraziatamente
sciocca
senza
un
brusco
richiamo
del
professore
.
Questi
mise
il
termometro
a
Benedetto
che
quasi
non
se
ne
avvide
.
Era
tutto
nello
sforzo
di
staccare
dall
'
intimo
sé
le
immagini
delle
figure
tentatrici
e
della
orribile
loro
parola
,
di
gettarsi
,
anima
e
coscienza
,
in
seno
al
Padre
,
di
aderire
a
Lui
con
l
'
intero
essere
proprio
,
di
annientarsi
in
esso
.
Le
immagini
cedevano
lentamente
,
con
ritorni
di
assalto
sempre
più
brevi
,
sempre
più
deboli
.
Il
viso
appariva
tanto
trasfigurato
nella
mistica
tensione
dell
'
anima
che
Mayda
si
pietrificò
a
contemplarlo
,
dimenticò
di
guardar
l
'
orologio
fino
a
che
i
lineamenti
contratti
nell
'
affannosa
preghiera
non
si
vennero
distendendo
in
una
compostezza
di
pace
.
Allora
si
sovvenne
,
levò
il
termometro
.
La
suora
,
dietro
a
lui
,
reggeva
la
lampadina
elettrica
cercando
pure
di
vedere
.
Egli
non
discerneva
,
sulle
prime
,
il
grado
.
In
quei
pochi
secondi
di
silenzio
e
di
attenzione
intensa
né
l
'
uno
né
l
'
altra
si
avvidero
che
l
'
infermo
si
era
voltato
sul
fianco
e
guardava
il
professore
.
Finalmente
Mayda
scosse
lo
strumento
.
Che
grado
aveva
segnato
?
La
suora
non
osò
chiederlo
e
la
faccia
del
professore
era
impenetrabile
.
L
'
ammalato
allungò
la
mano
senza
ch
'
egli
se
ne
avvedesse
,
lo
toccò
lievemente
sul
braccio
.
Mayda
si
volse
a
lui
,
gli
lesse
negli
occhi
sorridenti
la
domanda
:
"
e
dunque
?
"
Non
rispose
a
parole
ma
solo
con
l
'
ondular
della
mano
spiegata
:
né
bene
né
male
.
Poi
sedette
accanto
al
letto
,
silenzioso
ancora
,
impenetrabile
,
guardando
Benedetto
che
non
guardava
più
lui
ma
guardava
,
rimessosi
a
giacere
supino
,
i
punti
lucenti
nell
'
immenso
azzurro
.
"
Professore
"
diss
'
egli
"
che
ore
sono
?
"
"
Le
tre
.
"
"
Alle
cinque
mandi
ad
avvertire
a
Bocca
della
Verità
.
"
"
Va
bene
.
"
"
Sarebbe
tardi
?
"
A
quest
'
ultima
domanda
il
professore
rispose
con
un
"
no
"
sonoro
,
vibrato
.
E
dopo
un
momento
di
silenzio
soggiunse
a
voce
più
bassa
"
no
"
come
a
conclusione
di
un
ragionamento
interno
.
Il
termometro
era
salito
a
trentasette
e
cinque
;
dalla
sera
precedente
,
più
d
'
un
grado
.
Se
l
'
ascensione
continuasse
rapida
,
se
vi
fosse
pericolo
di
delirio
avrebbe
mandato
a
Bocca
della
Verità
prima
delle
cinque
.
L
'
ascensione
rapida
non
gli
pareva
probabile
benché
quel
trentasette
e
cinque
avesse
un
colore
nero
.
Domandò
all
'
ammalato
se
la
luce
della
lampadina
l
'
offendesse
.
Benedetto
rispose
che
materialmente
non
l
'
offendeva
,
spiritualmente
sì
;
gli
toglieva
di
vedere
per
la
finestra
il
cielo
,
la
notte
stellata
.
"
Illuminatio
mea
"
diss
'
egli
,
dolcemente
.
Il
professore
non
capì
,
gli
fece
ripetere
la
parola
,
chiese
quale
fosse
il
suo
lume
,
udì
la
voce
fievole
mormorare
:
"Nox."
Mayda
non
conosceva
i
Salmi
,
la
parola
profonda
dell
'
antico
ebreo
,
al
quale
parve
oscuro
il
nostro
piccolo
sole
che
occulta
il
mondo
superiore
.
Intese
e
non
intese
.
Tacque
riverente
.
Benedetto
cercava
con
gli
occhi
le
stelle
.
La
sua
propria
coscienza
trapassava
in
esse
che
lo
guardavano
austere
sapendolo
presso
a
raccogliere
,
prima
della
morte
imminente
,
tutta
la
storia
morale
della
sua
vita
per
dirla
con
parole
che
sarebbero
un
primo
giudizio
pronunciato
nel
nome
di
Dio
Giustizia
per
impulso
del
Dio
Amore
,
che
non
si
perderebbero
perché
nessun
moto
si
perde
,
che
apparirebbero
,
chi
sa
come
,
chi
sa
dove
chi
sa
quando
,
per
la
gloria
di
Cristo
,
come
testimonianza
suprema
di
uno
spirito
alla
Verità
morale
contro
sé
stesso
.
Così
gli
parlavano
le
stelle
silenziose
,
animate
del
suo
pensiero
.
E
la
sua
vita
gli
si
disegnò
nella
mente
da
capo
a
fondo
,
non
tanto
nei
punti
salienti
esterni
,
come
nella
linea
morale
interna
.
Egli
ne
vide
tutta
la
prima
parte
dominata
da
una
concezione
religiosa
prevalentemente
egoistica
,
ordinata
a
far
convergere
l
'
amore
di
Dio
e
degli
uomini
a
un
bene
individuale
,
a
un
fine
di
perfezione
propria
e
di
premio
.
Sentiva
dolore
di
avere
così
obbedita
solamente
a
parole
la
legge
che
all
'
amore
di
sé
stesso
antepone
l
'
amore
di
Dio
;
ed
era
un
dolore
dolce
,
non
perché
gli
fosse
facile
trovare
scuse
all
'
errore
,
imputarlo
a
maestri
,
ma
perché
gli
era
dolcezza
sentire
il
proprio
niente
nell
'
onda
di
grazia
che
lo
avvolgeva
.
E
sentiva
il
proprio
niente
in
quel
passato
sfacelo
di
una
religiosità
manchevole
,
operato
dall
'
insorgere
dei
sensi
,
nella
depressione
centrale
della
sua
vita
,
tutta
un
tessuto
di
sensualità
,
di
debolezze
,
di
contraddizioni
e
di
menzogne
;
il
proprio
niente
anche
nella
vita
posteriore
alla
sua
conversione
,
impulso
e
opera
di
una
Volontà
interna
e
prevalente
alla
sua
,
durante
il
quale
ultimo
tempo
gli
pareva
di
avere
,
per
conto
proprio
,
solamente
gravato
contro
l
'
impulso
buono
.
Anelò
a
deporre
come
una
spoglia
pesante
tutto
quel
"
sé
"
che
lo
tardava
.
Conobbe
parte
di
questo
"
sé
"
pesante
anche
l
'
affetto
alla
Visione
,
aspirò
alla
Verità
Divina
nel
suo
mistero
qualunque
ella
fosse
,
si
donò
a
lei
con
tale
violenza
di
desiderio
da
spezzarsi
,
quasi
,
nel
palpito
;
e
le
stelle
gli
folgorarono
un
senso
così
vivo
della
incommensurabile
grandezza
della
Verità
Divina
di
fronte
alla
concezione
religiosa
sua
e
dei
suoi
amici
,
e
insieme
una
fede
così
certa
di
essere
avviato
a
quella
immensità
,
ch
'
egli
esclamò
alzando
di
scatto
la
testa
dal
guanciale
:
"
Ah
!
"
La
suora
si
era
appisolata
ma
il
professore
no
.
"
Cosa
c
'
è
?
"
diss
'
egli
.
"
Vedi
qualche
cosa
?
"
Sulle
prime
Benedetto
non
rispose
.
Il
professore
alzò
la
lampadina
e
si
chinò
sopra
di
lui
che
volse
il
viso
a
guardarlo
con
una
espressione
di
desiderio
intenso
e
dopo
averlo
guardato
lungamente
sospirò
:
"
Ah
professore
,
c
'
è
che
Lei
deve
venire
dove
vado
io
.
"
"
Ma
sai
"
disse
Mayda
"
dove
vai
,
tu
?
"
"
So
"
rispose
Benedetto
"
che
mi
separo
da
tutto
quello
che
si
corrompe
e
che
pesa
.
"
Poi
domandò
se
qualcuno
fosse
andato
alla
parrocchia
.
Come
,
se
non
era
passato
che
un
quarto
d
'
ora
?
Si
scusò
,
gli
pareva
che
fosse
passato
un
secolo
.
Supplicò
il
professore
di
ritirarsi
,
di
prendere
riposo
,
contemplò
daccapo
i
lumi
celesti
;
poi
chiuse
gli
occhi
,
desiderò
Gesù
,
due
braccia
umane
che
lo
sollevassero
e
lo
cingessero
,
un
petto
umano
,
animato
di
Divino
,
dove
celare
il
viso
entrando
nell
'
immenso
mistero
.
Ebbe
i
sacramenti
alle
sei
.
Il
termometro
era
salito
di
qualche
linea
.
Alle
nove
Benedetto
domandò
di
Giovanni
Selva
.
Seppe
ch
'
era
venuto
,
ch
'
era
ripartito
e
che
c
'
era
invece
di
Leynì
.
Volle
vederlo
malgrado
l
'
opposizione
del
professore
.
Gli
disse
che
desiderava
salutare
almeno
alcuni
dei
suoi
amici
delle
catacombe
.
Di
Leynì
lo
sapeva
,
gliene
aveva
parlato
Selva
.
Poté
annunciare
che
si
erano
dato
convegno
a
villa
Mayda
verso
il
tocco
.
La
suora
infermiera
,
venuta
poco
prima
a
sostituire
la
sua
compagna
,
ebbe
l
'
imprudenza
di
dire
che
tanta
gente
del
popolo
domandava
notizie
.
Benedetto
,
lì
per
lì
,
non
disse
nulla
;
ma
,
uscito
di
Leynì
,
fece
chiamare
il
professore
.
Il
professore
non
c
'
era
,
aveva
dovuto
recarsi
all
'
Università
.
Il
discorso
della
suora
avea
fatto
prendere
definitivamente
a
Benedetto
una
risoluzione
pensata
fin
da
quando
la
prima
luce
del
giorno
gli
aveva
mostrato
le
pareti
della
camera
dipinte
di
soggetti
mitologici
nello
stile
della
Casa
di
Livia
.
Desiderò
di
un
desiderio
indicibile
la
sua
cameretta
antica
.
Là
avrebbe
veduto
gli
amici
,
i
popolani
che
volessero
visitarlo
,
e
,
se
fosse
venuta
,
l
'
altra
persona
.
Pregò
di
parlare
al
giardiniere
e
ai
servi
,
espresse
il
suo
desiderio
;
e
perché
coloro
rifiutavano
di
trasportarlo
,
li
supplicò
per
amor
di
Dio
,
li
commosse
tanto
che
si
arresero
,
a
rischio
di
venir
cacciati
.
"
Idee
proprio
di
Santi
"
pensò
la
suora
.
Benedetto
fece
il
tragitto
nelle
braccia
del
giardiniere
e
di
un
servo
,
avviluppato
di
coperte
,
col
Crocifisso
in
mano
.
La
sua
consolazione
di
trovarsi
nella
cameretta
povera
fu
così
grande
che
parve
a
tutti
migliorato
.
Ma
il
termometro
saliva
.
Dopo
il
tocco
il
termometro
segnava
trentanove
.
Don
Clemente
era
arrivato
alle
dieci
e
mezzo
.
III
.
I
Selva
e
di
Leynì
raggiunsero
il
gruppo
di
persone
che
li
aspettavano
nel
viale
degli
aranci
.
Erano
tutti
laici
meno
uno
,
un
giovine
sacerdote
abruzzese
,
piccolo
,
dal
viso
olivastro
,
dagli
occhi
neri
,
profondi
e
ardenti
.
Vi
era
lo
studente
Elia
Viterbo
,
ora
cristiano
,
stato
battezzato
da
quel
sacerdote
.
Vi
era
il
biondo
giovinetto
lombardo
prediletto
dal
Maestro
.
Vi
era
un
giovine
operaio
,
abruzzese
anche
lui
,
amico
del
prete
,
bellissimo
,
dalla
faccia
di
apostolo
;
vi
era
quell
'
Andrea
Minucci
della
riunione
religiosa
di
Subiaco
;
vi
erano
un
pittore
,
un
ufficiale
di
marina
comandato
al
Ministero
e
altri
;
tutti
uomini
che
ogni
amore
terreno
avrebbero
sacrificato
all
'
amore
di
Benedetto
.
Nessuno
di
loro
aveva
creduta
vera
una
sola
delle
voci
calunniose
sparse
contro
di
lui
.
Lo
avevano
difeso
con
impetuoso
sdegno
contro
i
compagni
diffidenti
.
Si
potrà
dire
di
essi
un
giorno
che
furono
posti
alla
prova
dalla
Provvidenza
ed
eletti
quindi
a
continuatori
dell
'
opera
del
Maestro
.
Di
Leynì
era
della
loro
schiera
;
in
Giovanni
Selva
essi
ammiravano
e
riverivano
un
uomo
ammirato
e
riverito
dal
Maestro
,
provandone
però
soggezione
.
Stavano
da
un
pezzo
nel
viale
degli
aranci
ad
aspettare
appunto
lui
;
perché
a
entrar
dal
Maestro
non
si
aspettava
che
il
signor
Giovanni
.
Molti
di
loro
avevano
le
lagrime
agli
occhi
.
All
'
avvicinarsi
dei
Selva
,
tutti
si
levarono
il
cappello
in
silenzio
.
Giovanni
si
avviò
,
seguito
dall
'
intero
gruppo
,
verso
la
casina
.
Sua
moglie
veniva
ultima
.
Uno
dei
giovani
le
accennò
di
passare
avanti
,
ma
ella
non
volle
e
nessuno
insistette
.
Non
era
luogo
né
ora
di
cerimonie
;
Maria
sentiva
che
quegli
uomini
erano
chiamati
prima
di
lei
a
continuare
l
'
opera
di
Benedetto
dopo
la
sua
morte
.
Camminavano
in
silenzio
e
a
capo
scoperto
malgrado
la
pioggia
,
Selva
come
gli
altri
.
Mayda
li
ricevette
sulla
soglia
.
Al
suo
ritorno
dall
'
Università
,
egli
aveva
accolto
la
notizia
del
passaggio
di
Benedetto
alla
casina
con
un
terribile
scoppio
di
collera
.
Non
aveva
poi
disarmato
con
la
suora
,
con
il
giardiniere
,
con
i
servi
;
ma
si
era
persuaso
in
cuor
suo
,
considerando
la
nota
delle
temperature
prese
ogni
mezz
'
ora
,
che
quel
colpo
di
follia
non
aveva
modificato
sensibilmente
il
corso
fatale
della
febbre
.
Alla
domanda
se
si
dovesse
restar
poco
nella
camera
,
cercare
che
l
'
ammalato
parlasse
il
meno
possibile
,
rispose
:
"
Fate
tutto
quello
che
desidera
;
è
il
banchetto
del
condannato
.
"
E
li
precedette
sur
una
scaletta
di
legno
.
"
I
tuoi
amici
"
diss
'
egli
,
entrando
nella
camera
.
Li
fece
passare
,
e
,
chiuso
l
'
uscio
,
si
appoggiò
a
uno
stipite
della
porta
,
con
le
mani
incrociate
dietro
il
dorso
,
guardando
Benedetto
.
L
'
alta
figura
bruna
non
si
mosse
più
di
là
tutto
il
tempo
che
Benedetto
trattenne
i
suoi
fedeli
.
Benedetto
aveva
il
viso
acceso
,
gli
occhi
lucenti
,
il
respiro
frequente
.
Salutò
gli
amici
con
un
"
grazie
"
vibrante
di
sovreccitazione
lieta
che
strappò
a
qualcuno
dei
singhiozzi
.
Allora
egli
alzò
la
mano
come
pregando
di
chetarsi
.
Dopo
ricevuto
il
Viatico
la
sua
continua
preghiera
era
stata
di
poter
parlare
ai
suoi
discepoli
prediletti
,
di
avere
da
Dio
parole
di
verità
e
forza
bastevole
a
pronunciarle
.
Si
sentiva
ora
il
petto
pieno
dello
Spirito
.
"
Venitemi
vicini
"
diss
'
egli
.
Il
giovinetto
biondo
passò
avanti
agli
altri
,
s
'
inginocchiò
,
rigato
il
viso
di
tacite
lagrime
,
al
letto
del
Maestro
che
gli
posò
la
mano
sul
capo
e
riprese
:
"
Restate
uniti
.
"
Le
dolorose
parole
taciute
accorarono
maggiormente
;
ma
ciascuno
sentì
che
quell
'
anima
era
per
dare
l
'
ultima
luce
di
ammaestramento
e
di
consiglio
,
ciascuno
represse
il
pianto
.
La
voce
di
Benedetto
suonò
nel
silenzio
più
profondo
.
"
Pregate
senza
posa
e
insegnate
a
pregare
senza
posa
.
Questo
è
il
fondamento
primo
.
Quando
l
'
uomo
ama
veramente
di
amore
una
persona
umana
o
una
idea
della
propria
mente
,
il
suo
pensiero
aderisce
in
segreto
continuamente
al
suo
amore
mentr
'
egli
attende
alle
più
diverse
occupazioni
della
vita
,
sia
vita
di
servo
,
sia
vita
di
re
;
e
ciò
non
gli
toglie
di
attendervi
bene
ed
egli
non
ha
bisogno
di
rivolgere
molte
parole
al
suo
amore
.
Gli
uomini
del
mondo
possono
portare
così
nel
loro
cuore
una
creatura
,
una
idea
di
verità
o
di
bellezza
.
Portate
voi
sempre
nel
vostro
il
Padre
che
non
avete
veduto
ma
che
avete
sentito
tante
volte
come
uno
Spirito
di
amore
spirante
in
voi
,
che
vi
metteva
il
desiderio
dolcissimo
di
vivere
per
esso
.
Se
così
farete
,
l
'
azione
vostra
sarà
tutta
viva
di
spirito
di
Verità
.
"
Riposò
un
poco
,
guardò
don
Clemente
seduto
accanto
al
letto
,
sorrise
.
"
Parole
Sue
della
cara
Santa
Scolastica
"
diss
'
egli
.
E
continuò
:
"
Siate
puri
nella
vita
perché
altrimenti
disonorerete
Cristo
davanti
al
mondo
;
siate
puri
nel
pensiero
perché
altrimenti
disonorerete
Cristo
davanti
agli
spiriti
di
bontà
e
agli
spiriti
di
nequizia
che
si
combattono
nelle
anime
dei
viventi
.
"
Detto
così
,
egli
cinse
col
braccio
la
testa
del
giovinetto
biondo
quasi
a
difenderla
dal
male
e
pregò
nell
'
anima
per
lui
ch
'
era
forse
la
sua
maggiore
speranza
.
Poi
ripigliò
:
"
Siate
santi
,
non
cercate
né
lucri
né
onori
,
mettete
in
comune
per
le
vostre
opere
di
verità
e
di
carità
il
superfluo
misurato
secondo
la
voce
interna
dello
Spirito
.
Siate
benefici
amici
a
tutti
i
dolori
umani
nei
quali
v
'
incontrerete
,
siate
mansueti
ai
vostri
offensori
e
derisori
che
saranno
molti
anche
nell
'
interno
della
Chiesa
,
siate
intrepidi
a
fronte
del
male
;
datevi
alle
necessità
l
'
uno
dell
'
altro
;
perché
se
tali
non
vivrete
non
potrete
servire
lo
Spirito
di
Verità
e
perché
il
mondo
riconosca
la
Verità
dai
vostri
frutti
,
perché
i
fratelli
riconoscano
dai
vostri
frutti
che
voi
siete
di
Cristo
.
"
Don
Clemente
si
piegò
sopra
di
lui
per
la
pietà
del
suo
respirare
affannoso
,
gli
disse
piano
che
riposasse
.
Benedetto
gli
prese
,
gli
strinse
la
mano
,
tacque
alcuni
istanti
.
Poi
,
levatigli
in
viso
i
grandi
occhi
lucenti
,
rispose
:
"
Hora
ruit
.
"
E
ricominciò
:
"
Ciascuno
di
voi
adempia
i
suoi
doveri
di
culto
come
la
Chiesa
prescrive
,
secondo
stretta
giustizia
e
con
perfetta
obbedienza
.
Non
prendete
nomi
per
la
vostra
unione
,
né
parlate
mai
collettivamente
,
né
fatevi
regole
comuni
oltre
a
queste
che
vi
ho
dette
.
Amatevi
,
l
'
amore
basta
.
E
comunicate
gli
uni
con
gli
altri
.
Molti
lavorano
nella
Chiesa
lo
stesso
lavoro
al
quale
vi
preparate
voi
con
la
preparazione
morale
che
vi
ho
prescritta
:
voglio
dire
un
lavoro
di
purificazione
della
fede
e
di
penetrazione
della
fede
purificata
nella
vita
.
Onorateli
e
apprendete
da
essi
ma
non
fateli
partecipi
della
vostra
unione
se
spontaneamente
non
vengano
a
voi
per
mettere
il
loro
superfluo
in
comune
.
Questo
sarà
il
segno
che
Iddio
li
manda
a
voi
.
"
Qui
Benedetto
s
'
interruppe
,
pregò
dolcemente
Giovanni
Selva
di
venirgli
più
vicino
.
"
Desidero
vederla
"
diss
'
egli
.
"
Quello
che
ho
detto
e
più
ancora
quello
che
dirò
è
nato
da
Lei
.
"
Stese
la
mano
a
prendere
quella
di
don
Clemente
,
soggiunse
:
"
Il
padre
lo
sa
.
-
Noi
dobbiamo
sentire
Iddio
presente
in
noi
stessi
ma
dobbiamo
anche
sentirlo
ciascuno
di
noi
nell
'
altro
e
io
lo
sento
tanto
in
Lei
.
-
Sì
"
proseguì
volgendosi
a
don
Clemente
come
per
un
appello
alla
sua
autorità
"
questo
è
il
fondamento
vero
della
fraternità
umana
e
per
questo
coloro
che
amano
gli
uomini
e
si
figurano
di
essere
freddi
con
Dio
sono
più
vicini
al
Regno
di
tanti
che
si
figurano
di
amare
Dio
e
non
amano
gli
uomini
.
"
Il
giovine
prete
che
stava
,
quasi
timidamente
,
dietro
Selva
,
esclamò
:
"
oh
sì
sì
!
"
Selva
piegò
il
capo
,
sospirando
.
L
'
alta
figura
bruna
addossata
a
uno
stipite
della
porta
non
si
mosse
,
ma
il
suo
sguardo
fermo
a
Benedetto
ebbe
una
intensità
,
una
tenerezza
,
una
tristezza
indicibili
.
Don
Clemente
si
piegò
da
capo
all
'
infermo
,
gli
disse
di
sostare
un
poco
;
anche
la
suora
ne
lo
pregò
.
Mayda
non
parlò
né
parlarono
i
discepoli
.
Benedetto
bevve
un
po
'
d
'
acqua
,
ringraziò
e
riprese
il
suo
dire
.
"
Purificate
la
fede
per
gli
adulti
ai
quali
è
incomportabile
il
cibo
degl
'
infanti
.
Questa
parte
del
vostro
lavoro
è
per
quelli
che
sono
fuori
della
Chiesa
,
le
appartengano
di
nome
o
no
,
per
quelli
ai
quali
voi
vi
mescolerete
incessantemente
.
Lavorate
a
glorificare
l
'
idea
di
Dio
adorando
sopra
ogni
cosa
la
Verità
e
insegnando
che
non
vi
è
verità
contro
Dio
né
contro
la
Sua
legge
.
Badate
però
con
altrettanta
cura
che
gl
'
infanti
non
accostino
la
bocca
al
cibo
degli
adulti
.
Non
vi
offenda
una
fede
impura
,
una
fede
imperfetta
dove
pura
è
la
vita
e
giusta
è
la
coscienza
;
perché
rispetto
alle
profondità
infinite
di
Dio
poca
differenza
vi
è
tra
la
fede
della
femminetta
e
la
fede
vostra
e
se
la
coscienza
della
femminetta
è
giusta
,
se
la
sua
vita
è
pura
,
voi
non
passerete
avanti
a
lei
nel
Regno
dei
Cieli
.
Non
pubblicate
mai
scritti
intorno
a
questioni
religiose
difficili
perché
sieno
venduti
ma
distribuiteli
secondo
prudenza
e
mai
non
vi
apponete
il
vostro
nome
.
"
Lavorate
per
la
penetrazione
della
fede
purificata
nella
vita
.
Questo
lavoro
è
per
quelli
che
nella
Chiesa
sono
e
nella
Chiesa
vogliono
essere
e
si
chiamano
turba
,
popolo
infinito
;
per
coloro
che
veramente
credono
nei
dogmi
e
si
compiacerebbero
di
crederne
anche
più
,
che
veramente
credono
nei
miracoli
e
si
compiacciono
di
crederne
anche
più
,
ma
veramente
non
credono
nelle
Beatitudini
,
che
dicono
a
Cristo
:
"
Signore
,
Signore
!
"
ma
pensano
che
sarebbe
troppo
duro
di
fare
tutta
la
Sua
volontà
e
neppure
hanno
zelo
di
cercarla
nel
Libro
Santo
e
non
sanno
che
religione
è
sopra
tutto
azione
e
vita
.
A
costoro
che
pregano
abbondantemente
,
spesso
idolatricamente
,
insegnate
voi
a
praticare
,
oltre
alle
preghiere
prescritte
,
anche
la
preghiera
mistica
in
cui
è
la
fede
più
pura
,
la
più
perfetta
speranza
,
la
più
perfetta
carità
,
che
purifica
per
sé
l
'
anima
e
purifica
la
vita
.
Vi
dico
io
di
prendere
pubblicamente
il
posto
dei
Pastori
?
No
;
ciascuno
lavori
nella
propria
famiglia
,
ciascuno
lavori
fra
i
propri
amici
,
chi
può
lavori
nel
libro
.
Così
lavorerete
anche
il
terreno
onde
i
Pastori
sorgono
.
"
Figli
miei
,
non
vi
prometto
che
rinnoverete
il
mondo
.
Lavorerete
nella
notte
senza
profitto
apparente
come
Pietro
e
i
suoi
compagni
sul
mare
di
Galilea
,
ma
Cristo
alfine
verrà
e
allora
il
vostro
guadagno
sarà
grande
.
"
Tacque
,
pregò
per
i
suoi
discepoli
,
sospirò
nella
prescienza
di
molto
loro
soffrire
da
molte
specie
di
nemici
e
disse
le
ultime
parole
:
"
Più
tardi
le
vostre
preghiere
;
adesso
il
vostro
bacio
.
"
I
discepoli
domandarono
a
una
voce
di
essere
benedetti
.
Egli
si
schermì
,
disse
di
non
sentirsi
degno
:
"
Non
sono
che
il
povero
cieco
,
al
quale
il
Signore
ha
aperti
gli
occhi
col
fango
.
"
Don
Clemente
non
parve
udire
,
s
'
inginocchiò
dicendo
:
"
Anche
me
.
"
Benedetto
gl
'
impose
con
umile
obbedienza
la
mano
sul
capo
,
disse
le
parole
latine
della
benedizione
rituale
e
lo
baciò
.
Così
fece
agli
altri
,
uno
per
uno
.
Parve
a
ciascuno
sentirsi
fluire
nell
'
interno
da
quella
mano
il
vento
dello
Spirito
.
Quando
fu
la
volta
del
prete
,
questi
mormorò
:
"
Maestro
,
e
noi
?
"
Il
morente
si
raccolse
alcuni
istanti
,
rispose
:
"
Siate
poveri
,
vivete
da
poveri
,
siate
perfetti
,
non
compiacetevi
né
di
titoli
né
di
vesti
di
onore
,
non
dell
'
autorità
personale
né
dell
'
autorità
collettiva
,
amate
coloro
che
vi
odiano
,
astenetevi
dalle
parti
,
pacificate
nel
nome
di
Dio
,
non
accettate
uffici
civili
,
non
tiranneggiate
le
anime
né
vogliate
governarle
troppo
,
non
fate
culture
artificiali
di
sacerdoti
,
pregate
Dio
di
esser
molti
ma
non
temete
di
esser
pochi
;
non
crediate
che
vi
abbisogni
molta
scienza
umana
,
solo
vi
abbisogna
molto
rispetto
per
la
ragione
e
molta
fede
nella
Verità
universale
e
inscindibile
.
"
Ultima
si
avvicinò
Maria
Selva
.
S
'
inginocchiò
a
due
passi
dal
letto
.
L
'
infermo
le
sorrise
,
le
fe
'
cenno
di
alzarsi
.
"
La
ho
già
benedetta
in
Suo
marito
"
diss
'
egli
.
"
Non
li
so
distinguere
.
Ella
è
una
parte
dell
'
anima
sua
.
Ella
è
il
suo
coraggio
,
lo
sia
sempre
più
nelle
ore
penose
che
lo
aspettano
.
E
siate
insieme
la
poesia
dell
'
amore
cristiano
fino
all
'
ultimo
.
Fermatevi
ora
qui
un
poco
tutt
'
e
due
.
"
La
luce
venne
meno
rapidamente
nella
camera
mentre
i
discepoli
uscivano
.
Si
udì
il
rombo
del
tuono
,
la
suora
andò
a
chiudere
la
finestra
.
Prima
guardò
nel
giardino
,
esclamò
:
"
poverini
!
"
Benedetto
udì
,
volle
sapere
,
apprese
che
il
giardino
formicolava
di
persone
venute
per
vederlo
,
che
una
pioggia
tempestosa
era
imminente
.
Pregò
i
Selva
di
attendere
e
Mayda
di
far
entrare
il
popolo
.
Un
calpestio
pesante
suonò
sulla
scaletta
di
legno
.
La
porta
si
aperse
,
parecchi
popolani
entrarono
adagio
in
punta
di
piedi
.
In
un
momento
la
camera
fu
piena
.
Una
calca
di
teste
scoperte
si
affacciava
alla
porta
.
Nessuno
parlava
,
tutti
guardavano
Benedetto
,
smarriti
,
riverenti
.
Benedetto
salutò
colle
due
mani
,
a
braccia
aperte
.
"
Vi
ringrazio
"
diss
'
egli
.
"
Pregate
come
certo
a
qualcuno
di
voi
ho
insegnato
.
E
Dio
sia
con
voi
,
sempre
.
"
Un
omone
grande
gli
rispose
,
tutto
rosso
:
"
Noi
si
pregherà
ma
Lei
non
more
,
sa
.
Lei
non
creda
sta
cosa
.
Però
ce
benedica
.
"
"
Sì
,
ce
benedica
"
suonò
da
ogni
parte
.
"
Ce
benedica
.
"
Intanto
dalla
scaletta
venivano
voci
impazienti
di
gente
che
voleva
e
non
poteva
salire
.
Benedetto
disse
qualche
cosa
,
piano
,
a
don
Clemente
.
Don
Clemente
ordinò
che
i
presenti
sfilassero
davanti
al
letto
uscendo
poi
dalla
camera
perché
potessero
sfilare
anche
gli
altri
.
A
uno
a
uno
passarono
tutti
.
Erano
genterella
del
Testaccio
,
operai
,
garzoni
di
negozio
,
venditrici
di
frutta
,
piccoli
merciaiuoli
,
accattoni
.
Benedetto
andava
ripetendo
di
tanto
in
tanto
,
con
voce
stanca
,
parole
di
congedo
.
-
Addio
.
-
Pregate
per
me
.
-
A
rivederci
in
paradiso
.
-
Chi
passando
davanti
lui
piegava
il
ginocchio
in
silenzio
,
chi
toccava
il
letto
e
si
faceva
il
segno
della
croce
,
chi
gli
raccomandava
sé
o
persone
care
,
chi
gli
diceva
benedizioni
.
Uno
gli
domandò
perdono
di
aver
creduto
ai
suoi
calunniatori
.
Fu
allora
una
sequela
di
"
anche
a
me
,
anche
a
me
.
"
Passò
la
gobbina
di
via
della
Marmorata
,
cominciò
a
raccontargli
piangendo
che
il
suo
vecchio
prete
si
era
confessato
e
avrebbe
voluto
dirgli
tutta
la
sua
gratitudine
.
Chi
seguiva
la
spinse
via
ed
ella
passò
per
sempre
dagli
occhi
di
lui
.
Tanti
così
gli
passarono
davanti
l
'
ultima
volta
e
piangendo
si
allontanarono
da
lui
per
sempre
,
ch
'
egli
aveva
consolati
nello
spirito
e
nel
corpo
.
Molti
ne
riconobbe
e
salutò
col
gesto
.
Quelli
giravano
via
pure
girando
il
volto
lagrimoso
continuamente
a
lui
.
La
fila
che
scendeva
sfiorando
sulla
scaletta
la
fila
che
saliva
,
le
antecipava
le
impressioni
della
camera
dolorosa
.
-
Ah
che
viso
!
-
Ah
che
voce
!
-
Dio
,
muore
!
-
È
un
angelo
di
Dio
!
-
Vedrete
!
-
Ci
ha
il
paradiso
negli
occhi
!
-
E
non
pochi
mormoravano
maledizioni
agi
'
infamacci
che
lo
avevano
calunniato
,
non
pochi
parlavano
,
fremendo
,
di
veleno
e
di
assassinio
.
Dio
,
portato
via
dai
questurini
,
ritornava
così
!
Un
lugubre
tuonare
continuo
e
il
gran
pianto
uguale
della
pioggia
coprivano
i
sussurri
pietosi
e
irosi
.
Finito
di
scolare
il
fiume
del
popolo
,
Mayda
fece
aprire
la
finestra
perché
l
'
aria
si
era
viziata
.
Benedetto
pregò
che
gli
alzassero
un
poco
il
capo
,
desiderando
vedere
il
gran
pino
inclinato
al
Celio
.
La
verde
livida
corona
dell
'
ombrello
tagliava
obliqua
il
cielo
tempestoso
.
La
guardò
a
lungo
.
Riadagiato
il
capo
sul
guanciale
,
accennò
a
don
Clemente
di
piegarsi
verso
di
lui
,
gli
disse
,
quasi
all
'
orecchio
:
"
Sa
,
quando
mi
hanno
portato
qua
dalla
villa
,
ho
sentito
un
fortissimo
impulso
a
pregare
che
mi
portassero
sotto
il
pino
che
si
vede
dalla
finestra
,
per
morire
lì
.
Ma
ho
anche
pensato
subito
ch
'
era
una
cosa
troppo
voluta
,
e
che
non
era
buona
.
E
poi
-
soggiunse
sorridendo
-
sarebbe
sempre
mancato
l
'abito."
Un
lieve
moto
delle
labbra
di
don
Clemente
gli
rivelò
ch
'
egli
aveva
recato
l
'
abito
con
sé
da
Subiaco
.
N
'
ebbe
un
assalto
di
commozione
intensa
.
Giunte
le
mani
,
stette
in
silenzio
fino
a
che
durò
la
lotta
interna
fra
il
desiderio
che
la
Visione
si
compiesse
e
la
coscienza
che
non
si
sarebbe
compiuta
naturalmente
.
Si
raccolse
in
un
atto
di
abbandono
alla
Divina
Volontà
.
"
Il
Signore
vuole
che
io
muoia
qui
"
diss
'
egli
.
"
Però
mi
permette
di
avere
almeno
l
'
abito
sul
letto
prima
di
morire
.
"
Don
Clemente
si
chinò
sopra
di
lui
e
lo
baciò
in
fronte
.
Intanto
i
Selva
attendevano
in
disparte
.
Benedetto
li
chiamò
a
sé
,
disse
loro
che
avrebbe
ricevuto
la
signora
Dessalle
fra
mezz
'
ora
,
ma
che
la
pregava
di
non
venire
sola
.
Poteva
venire
con
loro
.
Insieme
ai
Selva
uscì
anche
Mayda
.
La
suora
dormicchiava
.
Allora
Benedetto
pregò
don
Clemente
di
recarsi
poi
dal
Pontefice
,
di
dirgli
come
la
fine
della
Visione
non
si
fosse
avverata
,
come
quindi
tutto
l
'
apparente
miracoloso
della
sua
vita
svanisse
,
come
finalmente
egli
avesse
sentita
con
grande
dolcezza
,
prima
di
morire
,
la
benedizione
del
Papa
.
"
E
gli
dica
"
finì
"
che
spero
di
poter
parlare
ancora
nel
suo
cuore
.
"
L
'
ambascia
era
diminuita
ma
la
voce
si
affiochiva
,
le
forze
venivano
mancando
colla
febbre
.
Don
Clemente
gli
prese
e
tenne
a
lungo
il
polso
.
Poi
si
alzò
.
"
Lei
va
a
prendere
l
'
abito
?
"
mormorò
Benedetto
con
un
sorriso
dolcissimo
.
Il
bel
viso
del
padre
si
coperse
di
rossore
.
Egli
vinse
presto
il
sentimento
umano
che
gli
consigliava
di
simulare
,
e
rispose
:
"
Sì
,
caro
.
Credo
che
sia
il
tempo
.
"
"
Che
ore
sono
?
"
"
Le
cinque
e
mezzo
.
"
"
Lei
crede
alle
sette
?
Alle
otto
?
"
"
No
,
non
così
presto
,
ma
desidero
che
tu
abbia
questa
consolazione
subito
.
"
In
un
salottino
della
villa
,
Giovanni
Selva
,
guardato
l
'
orologio
,
disse
a
sua
moglie
:
"Andate."
L
'
intelligenza
era
che
con
Jeanne
andassero
da
Benedetto
Maria
e
Noemi
.
Questa
stese
le
mani
a
suo
cognato
.
"
Sai
"
diss
'
ella
,
tutta
tremante
"
vado
a
dargli
una
notizia
che
riguarda
l
'
anima
mia
.
Non
ti
offendere
se
la
do
a
lui
prima
che
a
te
.
"
Jeanne
intuì
la
notizia
che
Noemi
avrebbe
portato
al
morente
:
la
sua
prossima
conversione
al
Cattolicismo
.
Tutta
la
forza
ch
'
ell
'
aveva
raccolto
in
sé
per
il
momento
supremo
l
'
abbandonò
.
Abbracciò
Noemi
e
scoppiò
in
lagrime
.
I
Selva
le
fecero
animo
,
ingannandosi
circa
quel
pianto
.
Ella
pregò
,
fra
i
singhiozzi
,
che
andassero
,
che
andassero
;
a
lei
era
impossibile
di
venire
.
Noemi
sola
intese
.
Jeanne
non
voleva
venire
perché
aveva
indovinato
e
non
poteva
fare
quanto
avrebbe
fatto
lei
.
La
supplicò
,
la
scongiurò
,
le
mormorò
tenendola
abbracciata
:
"
perché
non
cedi
,
in
questo
momento
?
"
Jeanne
rispose
solamente
,
singhiozzando
:
"
Oh
tu
mi
capisci
!
"
E
perché
Noemi
protestava
di
non
voler
più
andare
,
la
supplicò
alla
sua
volta
di
andare
,
di
andare
subito
,
di
non
tardare
a
dargli
questa
consolazione
.
Ella
non
poteva
,
non
poteva
,
non
poteva
!
Non
ci
fu
verso
di
smuoverla
.
Un
domestico
venne
a
chiamare
Selva
.
Maria
e
Noemi
uscirono
.
Rimasta
sola
,
Jeanne
ebbe
un
momento
l
'
idea
di
raggiungerle
,
di
arrendersi
,
di
andargli
a
dire
ella
pure
una
parola
di
gioia
.
Cadde
ginocchioni
,
stese
le
braccia
,
quasi
a
lui
che
le
stesse
davanti
,
singhiozzò
:
"
caro
,
caro
,
come
ti
potrei
ingannare
?
"
Aveva
lottato
più
volte
col
proprio
scetticismo
imperioso
e
sempre
invano
.
Uno
slancio
di
dedizione
alla
fede
,
lo
sapeva
,
non
sarebbe
stato
durevole
.
"
Perché
non
mi
vuoi
sola
?
"
gemette
ancora
,
sempre
ginocchioni
.
"
Perché
non
mi
vuoi
sola
?
Perché
le
coscienze
pie
non
si
offendano
?
Perché
la
mia
disperazione
non
ti
turbi
?
Perché
non
mi
vuoi
sola
?
Posso
io
dire
davanti
a
loro
quello
che
ho
dentro
di
me
?
Tu
che
sei
buono
come
il
tuo
Signore
Gesù
,
perché
non
mi
vuoi
sola
?
Oh
!
"
Ella
scattò
in
piedi
,
convinta
che
se
Piero
la
udisse
risponderebbe
"
sì
,
vieni
.
"
Stette
un
attimo
come
impietrata
,
colle
mani
alle
tempie
;
e
mosse
poi
lentamente
,
simile
a
una
sonnambula
,
uscì
del
salotto
,
attraversò
il
vestibolo
,
scese
in
giardino
.
Pioveva
tanto
dirottamente
,
il
cielo
,
corso
tuttora
di
tempo
in
tempo
dal
tuono
,
era
tanto
fosco
che
prima
delle
sei
,
quella
sera
di
febbraio
,
pareva
già
quasi
notte
.
Jeanne
entrò
come
stava
,
a
capo
scoperto
,
nella
pioggia
fitta
e
fredda
,
prese
,
senz
'
affrettar
il
passo
,
non
il
viale
degli
aranci
a
destra
ma
il
sentiero
che
scende
a
sinistra
fra
due
righe
di
grandi
agavi
a
un
boschetto
di
lauri
,
di
cipressi
e
di
ulivi
cui
si
aggrappano
rose
.
Passò
dal
gran
pino
che
guarda
il
Celio
e
girando
al
basso
verso
destra
per
un
lungo
arco
di
via
,
si
condusse
alla
fonte
che
un
avello
antico
raccoglie
nel
pendìo
ripido
fra
una
cintura
di
mirti
,
pochi
passi
più
giù
che
la
casina
del
giardiniere
.
Ivi
si
fermò
.
Una
finestra
della
casina
luceva
;
certo
la
finestra
di
Piero
.
Vi
passò
un
'
ombra
;
forse
Noemi
!
Jeanne
sedette
sull
'
orlo
marmoreo
della
vasca
.
Era
possibile
di
affogare
lì
dentro
?
Avrebbe
cercato
di
morire
se
non
ci
fosse
Carlino
?
Pensieri
vani
;
non
vi
si
trattenne
.
Attese
,
attese
,
sotto
la
pioggia
fredda
,
con
gli
occhi
e
l
'
anima
fermi
alla
finestra
lucente
.
Altre
ombre
.
Partono
,
adesso
?
Sì
,
forse
partono
Maria
e
Noemi
ma
non
lasceranno
Piero
solo
.
Ci
sarà
Mayda
,
ci
sarà
il
benedettino
,
ci
sarà
la
suora
.
Ebbene
,
ella
tenterà
.
Un
passo
frettoloso
nel
viale
degli
aranci
;
qualcuno
che
si
avvia
alla
casina
.
Jeanne
,
che
si
era
alzata
,
torna
a
sedere
.
Ecco
,
quell
'
ignoto
è
entrato
.
Movimento
di
ombre
alla
finestra
.
Due
persone
escono
parlando
vivacemente
;
le
voci
del
professore
e
di
Giovanni
Selva
.
Pare
che
parlino
di
qualcuno
venuto
a
prendere
notizie
.
Altre
persone
escono
,
l
'
acqua
delle
grondaie
mormora
sugli
ombrelli
.
Devono
esser
loro
,
Maria
e
Noemi
.
Jeanne
si
alza
da
capo
,
si
avvia
.
Passa
l
'
uscio
della
casina
,
vede
gente
nella
cucina
del
giardiniere
,
prega
una
ragazza
di
salire
a
vedere
presso
l
'
ammalato
,
chi
ci
sta
.
Quella
esita
,
cerca
schermirsi
,
ma
poi
va
,
scende
subito
.
Ci
stanno
il
prete
e
la
suora
.
Jeanne
domanda
un
po
'
di
carta
,
una
matita
,
un
lume
.
Comincia
a
scrivere
:
"
Padre
-
Mi
rivolgo
...
"
S
'
interrompe
,
sta
in
ascolto
.
Qualcuno
scende
la
scaletta
di
legno
.
Un
passo
d
'
uomo
;
dunque
il
padre
.
Allora
gli
parlerà
.
Butta
via
la
matita
,
gli
va
incontro
sulla
scaletta
.
È
scuro
,
don
Clemente
la
scambia
per
Maria
Selva
.
"
È
quieto
"
dice
,
prima
ch
'
ell
'
apra
bocca
.
"
Pare
che
dorma
.
Gli
ha
fatto
tanto
bene
quello
che
Sua
sorella
gli
ha
detto
.
Il
professore
crede
che
passerà
la
notte
.
Faccia
venire
anche
l
'
altra
signora
.
L
'
ha
domandata
.
Credevo
che
fossero
andate
a
prenderla
.
"
Jeanne
tace
,
si
fa
da
banda
.
Egli
dice
"
permesso
"
e
passa
senza
guardarla
,
va
in
cucina
per
avere
un
po
'
di
pane
e
un
po
'
d
'
acqua
,
digiuno
com
'
è
dalla
sera
precedente
.
Jeanne
trema
come
una
foglia
.
Egli
l
'
ha
domandata
!
Queste
parole
,
il
favore
del
caso
le
danno
le
vertigini
.
Sale
piano
piano
,
spinge
l
'
uscio
piano
piano
.
La
suora
la
vede
,
fa
per
alzarsi
.
Ella
le
accenna
,
col
dito
alla
bocca
,
di
non
si
muovere
,
si
accosta
piano
piano
al
letto
,
vede
una
lunga
cosa
nera
distesa
sulle
coltri
,
si
arresta
esterrefatta
,
non
comprende
.
Ode
un
lievissimo
gemito
.
Il
giacente
alza
la
mano
destra
con
un
gesto
vago
,
come
se
cercasse
qualche
cosa
.
La
suora
si
alza
ma
Jeanne
,
più
pronta
,
è
di
slancio
al
guanciale
,
si
china
su
Piero
che
ha
ripreso
a
gemere
,
ad
agitar
la
mano
.
Jeanne
lo
interroga
affannosa
,
egli
non
risponde
,
geme
,
guarda
qualche
cosa
accanto
al
letto
e
Jeanne
offre
un
bicchiere
d
'
acqua
,
gli
vede
scotere
il
capo
,
si
dispera
di
non
capire
.
Ah
,
il
Crocifisso
,
il
Crocifisso
!
La
suora
alza
il
lume
da
terra
,
Jeanne
porge
il
Crocifisso
a
Piero
che
gli
affligge
le
labbra
e
la
guarda
,
la
guarda
con
gli
occhi
grandi
,
vitrei
,
dov
'
è
la
morte
.
La
suora
getta
un
grido
,
corre
a
chiamare
il
padre
.
Piero
guarda
Jeanne
,
guarda
Jeanne
,
si
sforza
di
prendere
il
Crocifisso
a
due
mani
,
di
alzarlo
verso
lei
,
le
sue
labbra
si
agitano
,
si
agitano
,
non
ne
esce
suono
.
Jeanne
si
raccoglie
nelle
proprie
le
mani
di
Piero
,
bacia
il
Crocifisso
di
un
bacio
appassionato
.
Egli
chiude
allora
gli
occhi
,
il
suo
volto
s
'
irradia
di
un
sorriso
,
si
piega
un
poco
sulla
spalla
destra
,
non
si
move
più
.
FINE
.
95
Narrativa ,
ÿþA
Luisa
Venini
Campioni
A
Lei
carissima
Luisa
,
che
tante
persone
e
cose
del
piccolo
mondo
valsoldese
ebbe
familiari
;
a
Lei
,
devota
e
fedele
amica
di
due
care
anime
che
ci
aspettano
nell
'
eternità
,
offro
nel
nome
loro
e
nel
nome
di
un
altro
morto
a
Lei
diletto
il
libro
che
queste
sacre
memorie
e
non
queste
sole
,
segretamente
richiama
.
Antonio
Fogazzaro
PARTE
PRIMA
1
.
Risotto
e
tartufi
Soffiava
sul
lago
una
breva
fredda
,
infuriata
di
voler
cacciar
le
nubi
grigie
,
pesanti
sui
cocuzzoli
scuri
delle
montagne
.
Infatti
,
quando
i
Pasotti
,
scendendo
da
Albogasio
Superiore
,
arrivarono
a
Casarico
,
non
pioveva
ancora
.
Le
onde
stramazzavano
tuonando
sulla
riva
,
sconquassavan
le
barche
incatenate
,
mostravano
qua
e
là
,
sino
all
'
opposta
sponda
austera
del
Doi
,
un
lingueggiar
di
spume
bianche
.
Ma
giù
a
ponente
,
in
fondo
al
lago
,
si
vedeva
un
chiaro
,
un
principio
di
calma
,
una
stanchezza
della
breva
;
e
dietro
al
cupo
monte
di
Caprino
usciva
il
primo
fumo
di
pioggia
.
Pasotti
,
in
soprabito
nero
di
cerimonia
,
col
cappello
a
staio
in
testa
e
la
grossa
mazza
di
bambù
in
mano
,
camminava
nervoso
per
la
riva
,
guardava
di
qua
,
guardava
di
là
,
si
fermava
a
picchiar
forte
la
mazza
a
terra
,
chiamando
quell
'
asino
di
barcaiuolo
che
non
compariva
.
Il
piccolo
battello
nero
con
i
cuscini
rossi
,
la
tenda
bianca
e
rossa
,
il
sedile
posticcio
di
parata
piantato
a
traverso
,
i
remi
pronti
e
incrociati
a
poppa
,
si
dibatteva
,
percosso
dalle
onde
,
fra
due
barconi
carichi
di
carbone
che
oscillavano
appena
.
«
Pin
!
»
,
gridava
Pasotti
sempre
più
arrabbiato
.
«
Pin
!
»
Non
rispondeva
che
l
'
eguale
,
assiduo
tuonar
delle
onde
sulla
riva
,
il
cozzar
delle
barche
fra
loro
.
Non
c
'
era
,
si
sarebbe
detto
,
un
cane
vivo
in
tutto
Casarico
.
Solo
una
vecchia
voce
flebile
,
una
voce
velata
da
ventriloquo
,
gemeva
dalle
tenebre
del
portico
:
«
Andiamo
a
piedi
!
Andiamo
a
piedi
!
»
Finalmente
il
Pin
comparve
dalla
parte
di
San
Mamette
.
«
Oh
là
!
»
,
gli
fece
Pasotti
alzando
le
braccia
.
Quegli
si
mise
a
correre
.
«
Animale
!
»
,
urlò
Pasotti
.
«
T
'
han
posto
un
nome
di
cane
per
qualche
cosa
!
»
«
Andiamo
a
piedi
,
Pasotti
»
,
gemeva
la
voce
flebile
.
«
Andiamo
a
piedi
!
»
Pasotti
tempestò
ancora
col
barcaiuolo
che
staccava
in
fretta
la
catena
del
suo
battello
da
un
anello
infisso
nella
riva
.
Poi
si
voltò
con
una
faccia
imperiosa
verso
il
portico
e
accennò
a
qualcuno
,
piegando
il
mento
,
di
venire
.
«
Andiamo
a
piedi
,
Pasotti
!
»
,
gemette
ancora
la
voce
.
Egli
si
strinse
nelle
spalle
,
fece
con
la
mano
un
brusco
atto
di
comando
,
e
discese
verso
il
battello
.
Allora
comparve
ad
un
'
arcata
del
portico
una
vecchia
signora
,
stretta
la
magra
persona
in
uno
scialle
d
'
India
,
sotto
al
quale
usciva
la
gonna
di
seta
nera
,
chiusa
la
testa
in
un
cappellino
di
città
,
sperticatamente
alto
,
guernito
di
rosette
gialle
e
di
pizzi
neri
.
Due
ricci
neri
le
incorniciavano
il
viso
rugoso
dove
s
'
aprivano
due
grandi
occhi
dolci
,
annebbiati
,
una
gran
bocca
ombreggiata
di
leggeri
baffi
.
«
Oh
,
Pin
»
,
diss
'
ella
giungendo
i
guanti
canarini
e
fermandosi
sulla
riva
a
guardar
pietosamente
il
barcaiuolo
.
«
Dobbiamo
proprio
andare
con
un
lago
di
questa
sorte
?
»
Suo
marito
le
fece
un
altro
gesto
più
imperioso
,
un
'
altra
faccia
più
brusca
della
prima
.
La
povera
donna
sdrucciolò
giù
in
silenzio
al
battello
e
vi
fu
fatta
salire
,
tutta
tremante
.
«
Mi
raccomando
alla
Madonna
della
Caravina
,
caro
il
mio
Pin
»
,
diss
'
ella
.
«
Un
lago
così
brutto
!
»
Il
barcaiuolo
negò
del
capo
,
sorridendo
.
«
A
proposito
»
,
esclamò
Pasotti
«
hai
la
vela
?
»
«
Ce
l
'
ho
su
in
casa
»
,
rispose
Pin
.
«
Debbo
andare
a
prenderla
?
La
signora
qui
avrà
paura
,
forse
.
E
poi
,
ecco
là
che
vien
l
'
acqua
!
»
«
Va
'
!
»
,
fece
Pasotti
.
La
signora
,
sorda
come
un
battaglio
di
campana
,
non
udì
verbo
di
questo
colloquio
,
si
meravigliò
molto
di
veder
Pin
correr
via
e
chiese
a
suo
marito
dove
andasse
.
«
La
vela
!
»
,
le
gridò
Pasotti
sul
viso
.
Colei
stava
lì
tutta
china
,
a
bocca
spalancata
,
per
raccogliere
un
po
'
di
voce
,
ma
inutilmente
.
«
La
vela
!
»
,
ripeté
l
'
altro
,
più
forte
,
con
le
mani
accostate
al
viso
.
Ella
sospettò
d
'
aver
capito
,
trasalì
di
spavento
,
fece
in
aria
col
dito
un
geroglifico
interrogativo
.
Pasotti
rispose
tracciando
pure
in
aria
un
arco
immaginario
e
soffiandovi
dentro
;
poi
affermò
del
capo
,
in
silenzio
.
Sua
moglie
,
convulsa
,
si
alzò
per
uscire
.
«
Vado
fuori
!
»
,
diss
'
ella
angosciosamente
.
«
Vado
fuori
!
Vado
a
piedi
!
»
Suo
marito
l
'
afferrò
per
un
braccio
,
la
trasse
a
sedere
,
le
piantò
addosso
due
occhi
di
fuoco
.
Intanto
il
barcaiuolo
ritornò
con
la
vela
.
La
povera
signora
si
contorceva
,
sospirava
,
aveva
le
lagrime
agli
occhi
,
gittava
alla
riva
delle
occhiate
pietose
,
ma
taceva
.
L
'
albero
fu
rizzato
,
i
due
capi
inferiori
della
vela
furono
legati
,
e
la
barca
stava
per
prender
il
largo
,
quando
un
vocione
mugghiò
dal
portico
:
«
To
'
,
to
'
,
il
signor
Controllore
!
»
,
e
ne
sbucò
un
pretone
rubicondo
,
con
una
pancia
gloriosa
,
un
gran
cappello
di
paglia
nera
,
il
sigaro
in
bocca
e
l
'
ombrello
sotto
il
braccio
.
«
Oh
,
curatone
!
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Bravo
!
È
di
pranzo
?
Viene
a
Cressogno
con
noi
?
»
«
Se
mi
toglie
!
»
,
rispose
il
curato
di
Puria
,
scendendo
verso
il
battello
.
«
To
'
to
'
che
c
'
è
anche
la
signora
Barborin
!
»
Il
faccione
diventò
amabile
amabile
,
il
vocione
dolce
dolce
.
«
Ha
in
corpo
una
paura
d
'
inferno
,
povera
diavola
»
,
ghignò
Pasotti
,
mentre
il
curato
faceva
degli
inchinetti
e
dei
sorrisetti
alla
signora
,
cui
quel
minacciato
soprappiù
di
peso
metteva
un
nuovo
terrore
.
Ella
si
mise
a
gesticolare
in
silenzio
come
se
gli
altri
fossero
stati
sordi
peggio
di
lei
.
Additava
il
lago
,
la
vela
,
la
mole
del
curato
enorme
,
alzava
gli
occhi
al
cielo
,
si
metteva
le
mani
sul
cuore
,
se
ne
copriva
il
viso
.
«
Peso
mica
tanto
»
,
disse
il
curato
,
ridendo
.
«
Tâs
giò
,
ti
»
,
soggiunse
rivolto
a
Pin
,
che
aveva
sussurrato
irriverentemente
:
«
Ona
bella
tenca
»
.
«
Sapete
»
,
esclamò
Pasotti
,
«
cosa
faremo
perché
le
passi
la
paura
?
Pin
,
hai
un
tavolino
e
un
mazzo
di
tarocchi
?
»
«
Magari
un
po
'
unti
»
,
rispose
Pin
,
«
ma
li
ho
.
»
Ci
volle
del
buono
per
far
capire
alla
signora
Barbara
,
detta
comunemente
Barborin
,
di
che
si
trattasse
adesso
.
Non
lo
voleva
intendere
,
neanche
quando
suo
marito
le
cacciò
in
mano
,
per
forza
,
un
mazzo
di
carte
schifose
.
Ma
per
ora
non
era
possibile
,
giuocare
.
La
barca
avanzava
faticosamente
,
a
forza
di
remi
,
verso
la
foce
del
fiume
di
S
.
Mamette
,
dove
si
sarebbe
potuto
alzar
la
vela
,
e
i
cavalloni
sbattuti
indietro
dalle
rive
si
arruffavano
con
i
sopravvegnenti
,
facevano
ballare
il
battello
fra
un
bollimento
di
creste
spumose
.
La
signora
piangeva
.
Pasotti
imprecava
a
Pin
che
non
s
'
era
tenuto
bastantemente
al
largo
.
Allora
il
curatone
,
afferrati
due
remi
,
ben
piantata
la
gran
persona
in
mezzo
al
battello
,
si
mise
a
lavorar
di
schiena
,
tanto
che
in
quattro
colpi
si
uscì
dal
cattivo
passo
.
La
vela
fu
alzata
,
e
il
battello
scivolò
via
liscio
,
a
seconda
,
con
un
sommesso
gorgoglio
sotto
la
chiglia
,
con
ondular
lento
e
blando
.
Il
prete
sedette
allora
sorridente
accanto
alla
signora
Barborin
che
chiudeva
gli
occhi
e
mormorava
giaculatorie
.
Ma
Pasotti
batteva
impaziente
il
mazzo
dei
tarocchi
sul
tavolino
e
bisognò
giuocare
.
Intanto
la
pioggia
grigia
veniva
avanti
adagio
adagio
,
velando
le
montagne
,
soffocando
la
breva
.
La
signora
andava
ripigliando
fiato
a
misura
che
ne
perdeva
il
vento
,
giuocava
rassegnata
,
pigliandosi
in
pace
gli
spropositi
propri
e
le
sfuriate
di
suo
marito
.
Quando
la
pioggia
incominciò
a
mormorar
sulla
tenda
del
battello
e
sull
'
onda
morta
che
andava
tutt
'
ora
,
quasi
senz
'
aria
,
agli
scogli
del
Tentiòn
;
quando
il
barcaiuolo
pensò
bene
di
calar
la
vela
e
di
riprendere
i
remi
,
la
signora
Barborin
respirò
del
tutto
.
«
Caro
il
mio
Pin
!
»
,
diss
'
ella
teneramente
;
e
si
mise
a
giuocar
a
tarocchi
con
uno
zelo
,
con
un
brio
,
con
una
beatitudine
in
viso
,
che
non
si
turbavano
né
di
spropositi
né
di
strapazzate
.
Molti
giorni
di
breva
e
di
pioggia
,
di
sole
e
di
tempeste
sorsero
e
tramontarono
sul
lago
di
Lugano
,
sui
monti
della
Valsolda
,
dopo
quella
partita
a
tarocchi
giuocata
dalla
signora
Pasotti
,
da
suo
marito
,
controllore
delle
dogane
a
riposo
,
e
dal
curatone
di
Puria
,
nel
battello
che
costeggiava
lento
,
in
mezzo
ad
una
nebbiolina
di
pioggia
,
le
scogliere
di
S
.
Mamette
e
Cressogno
.
Quando
rivedo
nella
memoria
qualche
casupola
nera
che
ora
specchia
nel
lago
le
sue
gale
di
zotica
arricchita
,
qualche
gaia
palazzina
elegante
che
ora
decade
in
un
silenzioso
disordine
;
il
vecchio
gelso
di
Oria
,
il
vecchio
faggio
della
Madonnina
,
caduti
con
le
generazioni
che
li
veneravano
;
tante
figure
umane
piene
di
rancori
che
si
credevano
eterni
,
di
arguzie
che
parevano
inesauribili
,
fedeli
ad
abitudini
di
cui
si
sarebbe
detto
che
solo
un
cataclisma
universale
potesse
interromperle
,
figure
non
meno
familiari
di
quegli
alberi
alle
generazioni
passate
,
e
scomparse
con
essi
,
quel
tempo
mi
pare
lontano
da
noi
molto
più
del
vero
,
come
al
barcaiuolo
Pin
,
se
si
voltava
a
guardar
il
ponente
,
parevano
lontani
più
del
vero
,
dietro
la
pioggia
,
il
San
Salvatore
e
i
monti
di
Carona
.
Era
un
tempo
bigio
e
sonnolento
,
proprio
come
l
'
aspetto
del
cielo
e
del
lago
,
caduta
la
breva
che
aveva
fatto
tanta
paura
alla
signora
Pasotti
.
La
gran
breva
del
1848
,
dopo
aver
dato
poche
ore
di
sole
e
lottato
un
pezzo
con
le
nuvole
pesanti
,
spenta
da
tre
anni
,
lasciava
piovere
e
piovere
i
giorni
quieti
,
foschi
,
silenziosi
dove
cammina
questa
mia
umile
storia
.
I
re
e
le
regine
di
tarocchi
,
il
Mondo
,
il
Matto
e
il
Bagatto
erano
in
quel
tempo
e
in
quel
paese
personaggi
d
'
importanza
,
minute
potenze
tollerate
benevolmente
nel
seno
del
grande
tacito
impero
d
'
Austria
,
dove
le
loro
inimicizie
,
le
loro
alleanze
,
le
loro
guerre
erano
il
solo
argomento
politico
di
cui
si
potesse
liberamente
discutere
.
Anche
Pin
,
remando
,
ficcava
avidamente
sopra
le
carte
della
signora
Barborin
il
suo
adunco
naso
curioso
,
e
lo
ritraeva
a
malincuore
.
Una
volta
restò
dal
remare
per
tenervelo
su
e
vedere
come
la
povera
donna
se
la
sarebbe
cavata
da
un
passo
difficile
,
cosa
avrebbe
fatto
di
una
certa
carta
pericolosa
a
giuocare
e
pericolosa
a
tenere
.
Suo
marito
picchiava
impaziente
sul
tavolino
,
il
curatone
palpava
con
un
sorriso
beato
le
proprie
carte
,
e
lei
si
stringeva
le
sue
al
petto
,
ridendo
e
gemendo
,
sbirciando
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
de
'
suoi
compagni
.
«
Ha
il
Matto
in
mano
»
,
sussurrò
il
curato
.
«
Fa
sempre
così
,
lei
,
quando
ha
il
Matto
»
,
disse
Pasotti
e
gridò
picchiando
:
«
Giù
questo
Matto
!
»
.
«
Io
lo
butto
nel
lago
»
,
diss
'
ella
.
Gittò
un
'
occhiata
a
prora
e
trovò
lo
scampo
di
osservare
che
si
toccava
Cressogno
,
ch
'
era
tempo
di
smettere
.
Suo
marito
sbuffò
alquanto
,
ma
poi
si
rassegnò
a
infilare
i
guanti
.
«
Trota
,
oggi
,
curato
»
,
diss
'
egli
mentre
l
'
umile
sposa
glieli
abbottonava
.
«
Tartufi
bianchi
,
francolini
e
vin
di
Ghemme
.
»
«
Lo
sa
,
lo
sa
,
lo
sa
?
»
,
esclamò
il
curato
.
«
Lo
so
anch
'
io
.
Me
l
'
ha
detto
il
cuoco
,
ieri
,
a
Lugano
.
Che
miracoli
,
eh
,
la
signora
marchesa
!
»
«
Ma
,
miracoli
?
Pranzo
di
Sant
'
Orsola
,
intanto
;
e
poi
invito
di
signore
:
le
Carabelli
madre
e
figlia
;
quelle
Carabelli
di
Loveno
,
sa
?
»
«
Ah
sì
?
»
,
fece
il
curato
.
«
E
ci
sarebbe
qualche
progetto
...
?
Ecco
là
don
Franco
in
barca
.
Ehi
,
che
bandiera
,
il
giovinotto
!
Non
gliel
'
ho
mai
vista
.
»
Pasotti
alzò
la
tenda
del
battello
,
per
vedere
.
Poco
discosto
una
barca
dalla
bandiera
bianca
e
azzurra
si
cullava
in
un
comune
moto
di
saliscendi
,
in
una
comune
stanchezza
con
l
'
onda
.
A
poppa
,
sotto
la
bandiera
,
v
'
era
seduto
don
Franco
Maironi
,
l
'
abiatico
della
vecchia
marchesa
Orsola
che
dava
il
pranzo
.
Pasotti
lo
vide
alzarsi
,
dar
di
piglio
ai
remi
e
allontanarsi
remando
adagio
,
verso
l
'
alto
lago
,
verso
il
golfo
selvaggio
del
Dòi
;
la
bandiera
bianca
e
azzurra
si
spiegava
tutta
,
sventolava
sulla
scia
.
«
Dove
va
,
quell
'
originale
?
»
,
diss
'
egli
.
E
brontolò
fra
i
denti
,
con
una
forzata
raucedine
da
barabba
milanese
:
«
Antipatico
!
»
«
Dicono
ch
'
è
così
di
talento
!
»
,
osservò
il
prete
.
«
Testa
pessima
»
,
sentenziò
l
'
altro
.
«
Molta
boria
,
poco
sapere
,
nessuna
civiltà
.
»
«
È
mezzo
marcio
»
,
soggiunse
.
«
Se
fossi
io
quella
signorina
...
»
«
Quale
?
»
,
chiese
il
curato
.
«
La
Carabelli
.
»
«
Tenga
a
mente
,
signor
Controllore
.
Se
i
francolini
e
i
tartufi
bianchi
sono
per
la
popòla
Carabelli
,
son
buttati
via
.
»
«
Sa
qualche
cosa
,
Lei
?
»
,
disse
piano
Pasotti
con
una
vampa
di
curiosità
negli
occhi
.
Il
prete
non
rispose
perché
in
quel
punto
la
prora
strisciò
sulla
rena
,
toccò
all
'
approdo
.
Egli
uscì
il
primo
;
quindi
Pasotti
diede
a
sua
moglie
,
con
una
rapida
mimica
imperiosa
,
non
so
quali
istruzioni
,
e
uscì
anche
lui
.
La
povera
donna
venne
fuori
per
l
'
ultima
,
tutta
rinfagottata
nel
suo
scialle
d
'
India
,
tutta
curva
sotto
il
cappellone
nero
dalle
rosette
gialle
,
barcollando
,
mettendo
avanti
le
grosse
mani
dai
guanti
canarini
.
I
due
ricci
pendenti
a
lato
della
sua
mansueta
bruttezza
avevano
un
particolare
accento
di
rassegnazione
sotto
l
'
ombrello
del
marito
,
proprietario
,
ispettore
e
geloso
custode
di
tante
eleganze
.
I
tre
salirono
al
portico
col
quale
la
villetta
Maironi
cavalca
,
da
ponente
,
la
via
dell
'
approdo
alla
chiesa
parrocchiale
di
Cressogno
.
Il
curato
e
Pasotti
fiutavano
,
tra
un
sospiro
di
dolcezza
e
l
'
altro
,
certo
indistinto
odore
caldo
che
vaporava
dal
vestibolo
aperto
della
villa
.
«
Ehi
,
risotto
,
risotto
»
,
sussurrò
il
prete
con
un
lume
di
cupidigia
in
faccia
.
Pasotti
,
naso
fine
,
scosse
il
capo
aggrottando
le
ciglia
,
con
manifesto
disprezzo
di
quell
'
altro
naso
.
«
Risotto
no
»
,
diss
'
egli
.
«
Come
,
risotto
no
?
»
,
esclamò
il
prete
,
piccato
.
«
Risotto
sì
.
Risotto
ai
tartufi
;
non
sente
?
»
Si
fermarono
ambedue
a
mezzo
il
vestibolo
,
fiutando
l
'
aria
come
bracchi
,
rumorosamente
.
«
Lei
,
caro
il
mio
curato
,
mi
faccia
il
piacere
di
parlare
di
posciandra
»
,
disse
Pasotti
dopo
una
lunga
pausa
,
alludendo
a
certa
rozza
pietanza
paesana
di
cavoli
e
salsicce
.
«
Tartufi
si
,
risotto
no
.
»
«
Posciandra
,
posciandra
»
,
borbottò
l
'
altro
,
un
poco
offeso
.
«
Quanto
a
quello
...
»
La
povera
mansueta
signora
capì
che
litigavano
,
si
spaventò
e
si
mise
a
cacciar
puntate
al
soffitto
coll
'
indice
destro
,
per
significare
che
lassù
potevano
udire
.
Suo
marito
le
afferrò
la
mano
in
aria
,
le
accennò
di
fiutare
e
poi
le
soffiò
nella
bocca
spalancata
:
«
Risotto
!
»
Lei
esitava
,
non
avendo
udito
bene
.
Pasotti
si
strinse
nelle
spalle
.
«
Non
capisce
un
accidente
»
,
diss
'
egli
:
«
il
tempo
cambia
»
;
e
salì
la
scala
seguito
da
sua
moglie
.
Il
grosso
curato
volle
dare
un
'
altra
occhiata
alla
barca
di
don
Franco
.
«
Altro
che
Carabelli
!
»
,
pensò
;
e
fu
richiamato
subito
dalla
signora
Barborin
che
gli
raccomandò
di
metterlesi
vicino
a
tavola
.
Aveva
tanta
soggezione
,
povera
creatura
!
I
fumi
delle
casseruole
empivano
anche
la
scala
di
tepide
fragranze
.
«
Risotto
no
»
,
disse
piano
l
'
avanguardia
.
«
Risotto
sì
»
,
rispose
sullo
stesso
tono
la
retroguardia
.
E
così
continuarono
,
sempre
più
piano
,
«
risotto
sì
»
,
«
risotto
no
»
fino
a
che
Pasotti
spinse
l
'
uscio
della
sala
rossa
,
abituale
soggiorno
della
padrona
di
casa
.
Un
brutto
cagnolino
smilzo
trottò
abbaiando
incontro
alla
signora
Barborin
che
cercava
di
sorridere
mentre
Pasotti
metteva
la
sua
faccia
più
ossequiosa
e
il
curato
,
entrando
ultimo
con
un
faccione
dolce
dolce
,
mandava
in
cuor
suo
all
'
inferno
la
maledetta
bestia
.
«
Friend
!
Qua
!
Friend
!
»
,
disse
placidamente
la
vecchia
marchesa
.
«
Cara
signora
,
caro
Controllore
,
curato
.
»
La
grossa
voce
nasale
parlava
con
la
stessa
flemma
,
con
lo
stesso
tono
agli
ospiti
e
al
cane
.
S
'
era
alzata
per
la
signora
Barborin
ma
senza
fare
un
passo
dal
canapè
,
e
stava
lì
in
piedi
,
una
tozza
figura
dagli
occhi
spenti
e
tardi
sotto
la
fronte
marmorea
e
la
parrucca
nera
che
le
si
arrotondava
in
due
grossi
lumaconi
sulle
tempie
.
Il
viso
doveva
essere
stato
bello
un
tempo
e
serbava
,
nel
suo
pallore
giallastro
di
marmo
antico
,
certa
maestà
fredda
che
non
mutava
mai
,
come
lo
sguardo
come
la
voce
,
per
qualsiasi
moto
dell
'
animo
.
Il
curatone
le
fece
due
o
tre
inchini
a
scatto
,
stando
alla
larga
,
ma
Pasotti
le
baciò
la
mano
,
e
la
signora
Barborin
,
sentendosi
gelare
sotto
quello
sguardo
morto
,
non
sapeva
come
muoversi
né
che
dire
.
Un
'
altra
signora
si
era
alzata
dal
canapè
all
'
alzarsi
della
marchesa
e
stava
guardando
con
sussiego
la
Pasotti
,
quel
povero
mucchietto
di
roba
vecchia
rinfagottato
di
roba
nuova
.
«
La
signora
Pasotti
e
suo
marito
»
,
disse
la
marchesa
.
«
Donna
Eugenia
Carabelli
.
»
Donna
Eugenia
piegò
appena
il
capo
.
Sua
figlia
,
donna
Carolina
,
stava
in
piedi
presso
la
finestra
discorrendo
con
una
favorita
della
marchesa
,
nipote
del
suo
fattore
.
La
marchesa
non
stimò
necessario
d
'
incomodarla
per
presentarle
i
nuovi
venuti
e
,
fattili
sedere
,
riprese
una
pacata
conversazione
con
donna
Eugenia
sulle
loro
comuni
conoscenze
milanesi
,
mentre
Friend
faceva
,
fiutando
e
starnutendo
,
il
giro
dello
scialle
canforato
della
Pasotti
,
si
strofinava
sui
polpacci
del
curato
e
guardava
Pasotti
con
i
suoi
occhietti
umidi
e
afflitti
,
senza
toccarlo
,
come
se
intendesse
che
il
padrone
dello
scialle
indiano
,
malgrado
la
sua
faccia
amabile
,
gli
avrebbe
torto
il
collo
volentieri
.
La
marchesa
Orsola
teneva
in
moto
la
sua
solita
grossa
voce
sonnolenta
e
la
Carabelli
si
studiava
,
rispondendo
,
di
rendere
amabile
la
sua
grossa
voce
imperiosa
,
ma
non
sfuggì
agli
occhi
penetranti
e
al
maligno
ingegno
di
Pasotti
che
le
due
vecchie
dame
dissimulavano
,
la
Maironi
più
e
la
Carabelli
meno
,
un
comune
malcontento
.
Ciascuna
volta
che
l
'
uscio
si
apriva
,
gli
occhi
spenti
dell
'
uno
e
gli
occhi
foschi
dell
'
altra
si
volgevano
là
.
Una
volta
entrò
il
prefetto
del
Santuario
della
Caravina
col
piccolo
signor
Paolo
Sala
detto
«
el
Paolin
»
e
col
grosso
signor
Paolo
Pozzi
detto
«
el
Paolon
»
,
compagni
indivisibili
.
Un
'
altra
volta
entrò
il
marchese
Bianchi
,
di
Oria
,
antico
ufficiale
del
regno
d
'
Italia
,
con
la
sua
figliuola
,
una
nobile
figura
di
vecchio
cavalleresco
soldato
accanto
a
una
seducente
figura
di
fanciulla
briosa
.
Sì
la
prima
che
la
seconda
volta
un
'
ombra
di
corruccio
passò
sul
viso
della
Carabelli
.
Anche
la
figlia
di
costei
girava
pronta
gli
occhi
all
'
uscio
,
quando
si
apriva
,
ma
poi
chiacchierava
e
rideva
più
di
prima
.
«
E
don
Franco
,
marchesa
?
Come
sta
don
Franco
?
»
,
disse
il
maligno
Pasotti
,
con
voce
melliflua
,
porgendo
alla
marchesa
la
tabacchiera
aperta
.
«
Grazie
tante
»
,
rispose
la
marchesa
piegandosi
un
poco
e
ficcando
due
grosse
dita
nel
tabacco
:
«
Franco
?
a
dirle
la
verità
sono
un
poco
in
angustia
.
Stamattina
non
si
sentiva
bene
e
adesso
non
lo
vedo
.
Non
vorrei
...
»
«
Don
Franco
?
»
,
disse
il
marchese
.
«
È
in
barca
.
L
'
abbiamo
visto
un
momento
fa
che
remava
come
un
barcaiuolo
.
»
Donna
Eugenia
spiegò
il
ventaglio
.
«
Bravo
!
»
,
diss
'
ella
facendosi
vento
in
fretta
e
in
furia
.
«
È
un
bellissimo
divertimento
.
»
Chiuse
il
ventaglio
d
'
un
colpo
e
si
mise
a
mordicchiarlo
con
le
labbra
.
«
Avrà
avuto
bisogno
di
prender
aria
»
,
osservò
la
marchesa
nel
suo
naso
imperturbabile
.
«
Avrà
avuto
bisogno
di
prender
acqua
»
,
mormorò
il
prefetto
della
Caravina
con
gli
occhi
scintillanti
di
malizia
.
«
Piove
!
»
«
Don
Franco
viene
adesso
,
signora
marchesa
»
,
disse
la
nipote
del
fattore
dopo
aver
dato
un
'
occhiata
al
lago
.
«
Va
bene
»
,
rispose
il
naso
sonnacchioso
.
«
Spero
che
stia
meglio
,
altrimenti
non
dirà
due
parole
.
Un
ragazzo
sanissimo
ma
apprensivo
.
Senta
,
Controllore
;
e
il
signor
Giacomo
?
Perché
non
si
vede
?
»
«
El
sior
Zacomo
»
,
incominciò
Pasotti
canzonando
il
signor
Giacomo
Puttini
,
un
vecchio
celibatario
veneto
che
dimorava
da
trent
'
anni
in
Albogasio
Superiore
,
presso
la
villa
Pasotti
.
«
El
sior
Zacomo
...
»
«
Adagio
»
,
lo
interruppe
la
dama
.
«
Non
le
permetto
di
burlarsi
dei
veneti
,
e
poi
non
è
vero
che
nel
Veneto
si
dica
Zacomo
.
»
Ella
era
nata
a
Padova
,
e
benché
abitasse
a
Brescia
da
quasi
mezzo
secolo
,
il
suo
dire
lombardo
era
ancora
infetto
da
certe
croniche
patavinità
.
Mentre
Pasotti
protestava
,
con
cerimonioso
orrore
,
di
aver
solamente
inteso
imitar
la
voce
dell
'
ottimo
suo
vicino
ed
amico
,
l
'
uscio
si
aperse
una
terza
volta
.
Donna
Eugenia
,
sapendo
bene
chi
entrava
,
non
degnò
voltarsi
a
guardare
,
ma
gli
occhi
spenti
della
marchesa
si
posarono
con
tutta
flemma
su
don
Franco
.
Don
Franco
,
unico
erede
del
nome
Maironi
,
era
figlio
di
un
figlio
della
marchesa
,
morto
a
ventott
'
anni
.
Aveva
perduto
la
madre
nascendo
ed
era
sempre
vissuto
nella
potestà
della
nonna
Maironi
.
Alto
e
smilzo
,
portava
una
zazzera
di
capelli
fulvi
,
irti
,
che
l
'
aveva
fatto
soprannominare
el
scovin
d
'
i
nivol
,
lo
scopanuvoli
.
Aveva
occhi
parlanti
,
d
'
un
ceruleo
chiarissimo
,
una
scarna
faccia
simpatica
,
mobile
,
pronta
a
colorarsi
e
a
scolorarsi
.
Quella
faccia
accigliata
diceva
ora
molto
chiaramente
:
«
Son
qui
,
ma
mi
seccate
assai
»
.
«
Come
stai
,
Franco
?
»
,
gli
chiese
la
nonna
,
e
soggiunse
tosto
senz
'
aspettare
risposta
:
«
Guarda
che
donna
Carolina
desidera
udire
quel
pezzo
di
Kalkbrenner
.
»
«
Oh
no
,
sa
»
,
disse
la
signorina
volgendosi
al
giovine
con
aria
svogliata
.
«
L
'
ho
detto
,
sì
,
ma
poi
non
mi
piace
,
Kalkbrenner
.
Preferisco
chiacchierare
con
le
signorine
.
»
Franco
parve
soddisfatto
dell
'
accoglienza
ricevuta
e
andò
senza
aspettar
altro
a
discorrere
col
curatone
d
'
un
buon
quadro
antico
che
dovevano
vedere
insieme
nella
chiesa
di
Dasio
.
Donna
Eugenia
Carabelli
fremeva
.
Ell
'
era
venuta
con
la
figliuola
da
Loveno
dopo
un
'
arcana
azione
diplomatica
cui
avevano
preso
parte
altre
potenze
.
Se
questa
visita
si
dovesse
fare
o
no
,
se
il
decoro
della
famiglia
Carabelli
lo
permettesse
,
se
vi
fosse
quella
probabilità
di
successo
che
donna
Eugenia
richiedeva
,
erano
state
le
ultime
questioni
definite
dalla
diplomazia
;
perché
malgrado
la
vecchia
relazione
della
mamma
Carabelli
e
della
nonna
Maironi
i
giovani
non
s
'
erano
veduti
che
un
paio
di
volte
alla
sfuggita
ed
erano
i
loro
involucri
di
ricchezza
e
di
nobiltà
,
di
parentele
e
di
amicizie
,
che
si
attraevano
come
si
attraggono
una
goccia
d
'
acqua
marina
e
una
goccia
d
'
acqua
dolce
,
benché
le
creature
minuscole
che
vivono
nell
'
una
e
nell
'
altra
sieno
condannate
,
se
le
due
gocce
si
uniscono
,
a
morirne
.
La
marchesa
aveva
vinto
il
suo
punto
,
apparentemente
in
grazia
dell
'
età
,
sostanzialmente
in
grazia
dei
denari
,
era
stato
accettato
che
l
'
intervista
seguisse
a
Cressogno
,
perché
se
Franco
non
aveva
di
proprio
che
la
magra
dote
della
madre
,
diciotto
o
ventimila
lire
austriache
,
la
nonna
sedeva
,
con
quella
sua
flemmatica
dignità
,
su
qualche
milione
.
Ora
donna
Eugenia
,
vedendo
il
contegno
del
giovine
,
fremeva
contro
la
marchesa
,
contro
chi
aveva
esposto
lei
e
la
sua
ragazza
a
una
umiliazione
simile
.
Se
avesse
potuto
soffiar
via
d
'
un
colpo
la
vecchia
,
suo
nipote
,
la
casa
tetra
e
la
compagnia
uggiosa
,
lo
avrebbe
fatto
con
gioia
;
ma
conveniva
dissimulare
,
parer
indifferente
,
inghiottir
lo
smacco
e
il
pranzo
.
La
marchesa
serbava
la
sua
esterna
placidità
marmorea
benché
avesse
il
cuore
pieno
di
dispetto
e
di
maltalento
contro
suo
nipote
.
Egli
aveva
osato
chiederle
,
due
anni
prima
,
il
permesso
di
sposare
una
signorina
della
Valsolda
,
civile
,
ma
non
ricca
né
nobile
.
Il
reciso
rifiuto
della
nonna
aveva
reso
impossibile
il
matrimonio
e
persuasa
la
madre
della
ragazza
a
non
più
ricevere
in
casa
don
Franco
;
ma
la
marchesa
tenne
per
fermo
che
quella
gente
non
avesse
levato
l
'
occhio
da
'
suoi
milioni
.
Era
quindi
venuta
nel
proposito
di
dar
moglie
a
Franco
assai
presto
per
toglierlo
dal
pericolo
;
e
aveva
cercato
una
ragazza
ricca
ma
non
troppo
,
nobile
ma
non
troppo
,
intelligente
ma
non
troppo
.
Trovatane
una
di
questo
stampo
,
la
propose
a
Franco
che
si
sdegnò
fieramente
e
protestò
di
non
voler
prender
moglie
.
La
risposta
era
ben
sospetta
ed
ella
vigilò
allora
più
che
mai
sui
passi
del
nipote
e
di
quella
«
madama
Trappola
»
,
poiché
chiamava
graziosamente
così
la
signorina
Luisa
Rigey
.
La
famiglia
Rigey
,
composta
di
due
sole
signore
,
Luisa
e
sua
madre
,
abitava
in
Valsolda
,
a
Castello
:
non
era
difficile
sorvegliarla
.
Pure
la
marchesa
non
poté
venir
a
capo
di
nulla
.
Ma
Pasotti
le
riferì
una
sera
con
molta
ipocrisia
d
'
esitazioni
e
d
'
inorriditi
commenti
che
il
prefetto
della
Caravina
,
stando
a
crocchio
nella
farmacia
di
S
.
Mamette
con
lui
Pasotti
,
col
signor
Giacomo
Puttini
,
col
Paolin
e
col
Paolon
,
aveva
tenuto
questo
bel
discorso
:
«
Don
Franco
fa
il
morto
da
burla
fino
a
che
la
vecchia
lo
farà
sul
serio
»
.
Udita
questa
fine
arguzia
,
la
marchesa
rispose
nel
suo
pacifico
naso
«
grazie
tante
»
e
cambiò
discorso
.
Seppe
quindi
che
la
signora
Rigey
,
sempre
infermiccia
,
si
trovava
a
mal
partito
per
una
ipertrofia
di
cuore
e
le
parve
che
l
'
umore
di
Franco
se
ne
risentisse
.
Proprio
allora
le
fu
proposta
la
Carabelli
.
La
Carabelli
non
era
forse
interamente
di
suo
gusto
,
ma
di
fronte
all
'
altro
pericolo
non
c
'
era
da
esitare
.
Parlò
a
Franco
.
Stavolta
Franco
non
si
sdegnò
,
ascoltò
distratto
e
disse
che
ci
avrebbe
pensato
.
Fu
la
sola
ipocrisia
,
forse
,
della
sua
vita
.
La
marchesa
giuocò
audacemente
una
carta
grossa
,
fece
venire
la
Carabelli
.
Ora
lo
vedeva
bene
,
il
giuoco
era
perduto
.
Don
Franco
non
s
'
era
trovato
all
'
arrivo
delle
signore
e
aveva
poi
fatto
una
sola
apparizione
di
pochi
minuti
.
I
suoi
modi
,
durante
quei
pochi
minuti
,
erano
stati
cortesi
,
ma
la
sua
faccia
no
;
la
sua
faccia
aveva
parlato
,
secondo
il
solito
,
talmente
chiaro
,
che
la
marchesa
,
affibbiandogli
,
come
subito
fece
,
una
indisposizione
,
non
poté
ingannar
nessuno
.
Però
la
vecchia
dama
non
si
persuase
d
'
aver
giuocato
male
.
Già
dall
'
età
dei
primi
giudizi
in
poi
,
ella
si
era
messa
al
punto
di
non
riconoscersi
mai
un
solo
difetto
né
un
solo
torto
,
di
non
ferirsi
mai
,
volontariamente
,
nel
suo
nobile
e
prediletto
sé
.
Ora
le
piacque
si
supporre
che
dopo
il
suo
sermone
matrimoniale
al
nipote
,
gli
fosse
pervenuta
nel
mistero
una
parolina
di
miele
,
di
vischio
e
di
veleno
.
Se
il
suo
disinganno
aveva
qualche
lieve
conforto
era
nel
contegno
della
signorina
Carabelli
che
mal
celava
la
vivacità
del
proprio
risentimento
.
ciò
non
piaceva
alla
marchesa
.
Il
prefetto
della
Caravina
non
aveva
torto
se
non
forse
un
poco
nella
forma
quando
diceva
sottovoce
di
lei
:
«
L
'
è
on
'
Aüstria
p
...
»
.
Come
la
vecchia
Austria
di
quel
tempo
,
la
vecchia
marchesa
non
amava
nel
suo
impero
gli
spiriti
vivaci
.
La
sua
volontà
di
ferro
non
ne
tollerava
altre
vicino
a
sé
.
Le
era
già
di
troppo
un
indocile
Lombardo
-
Veneto
come
il
signor
Franco
,
e
la
ragazza
Carabelli
,
che
aveva
l
'
aria
di
sentire
e
volere
per
conto
proprio
,
sarebbe
probabilmente
riuscita
in
casa
Maironi
una
suddita
incomoda
,
una
torbida
Ungheria
.
Si
annunciò
il
pranzo
.
Nella
faccia
rasa
e
nell
'
abito
grigio
,
mal
tagliato
,
del
domestico
si
riflettevano
le
idee
aristocratiche
della
marchesa
,
temperate
di
abitudini
econome
.
«
E
questo
signor
Giacomo
,
Controllore
?
»
,
disse
ella
,
senza
muoversi
.
«
Temo
,
marchesa
»
,
rispose
Pasotti
.
«
L
'
ho
incontrato
stamattina
e
gli
ho
detto
:
"
Dunque
,
signor
Giacomo
,
ci
vediamo
a
pranzo
?
"
.
È
parso
che
gli
mettessi
una
biscia
in
corpo
.
Ha
cominciato
a
contorcersi
e
a
soffiare
:
"
Sì
,
credo
,
no
so
,
forse
,
no
digo
,
apff
,
ecco
,
propramente
,
Controllore
gentilissimo
,
no
so
,
insomma
,
e
apff
!
"
.
Non
ne
ho
cavato
altro
.
»
La
marchesa
chiamò
a
sé
il
domestico
e
gli
disse
qualche
cosa
sottovoce
.
Quegli
fece
un
inchino
e
si
ritirò
.
Il
curato
di
Puria
si
dondolava
in
su
e
in
giù
accarezzandosi
le
ginocchia
nel
desiderio
del
risotto
;
ma
la
marchesa
pareva
petrificata
sul
canapè
e
perciò
si
petrificò
anche
lui
.
Gli
altri
si
guardavano
,
muti
.
La
povera
signora
Barborin
,
avendo
visto
il
domestico
,
meravigliata
di
quella
immobilità
,
di
quelle
facce
sbalordite
,
inarcò
le
sopracciglia
,
interrogò
con
gli
occhi
ora
suo
marito
,
ora
il
Puria
,
ora
il
prefetto
,
sino
a
che
una
fulminea
occhiata
di
Pasotti
petrificò
lei
pure
.
"
Se
fosse
bruciato
il
pranzo
!
"
,
pensava
componendosi
un
viso
indifferente
.
"
Se
ci
mandassero
a
casa
!
Che
fortuna
!
"
.
Dopo
due
minuti
il
domestico
ritornò
e
fece
un
inchino
.
«
Andiamo
»
,
disse
la
marchesa
,
alzandosi
.
La
comitiva
trovò
in
sala
da
pranzo
un
personaggio
nuovo
,
un
vecchietto
piccolo
,
curvo
,
con
due
occhietti
buoni
e
un
lungo
naso
spiovente
sul
mento
.
«
Veramente
,
signora
marchesa
»
,
disse
costui
tutto
timido
e
umile
,
«
io
avrei
già
pranzato
.
»
«
Si
accomodi
,
signor
Viscontini
»
,
rispose
la
marchesa
che
sapeva
praticare
l
'
arte
insolente
della
sordità
come
tutti
coloro
che
assolutamente
vogliono
un
mondo
secondo
il
proprio
comodo
e
il
proprio
gusto
.
L
'
ometto
non
osò
replicare
,
ma
neanche
osava
sedere
.
«
Coraggio
,
signor
Viscontini
!
»
,
gli
disse
il
Paolin
che
gli
era
vicino
.
«
Cosa
fa
?
»
«
Fa
il
quattordici
di
coppe
»
,
mormorò
il
prefetto
.
Infatti
l
'
ottimo
signor
Viscontini
,
accordatore
di
pianoforti
,
venuto
la
mattina
da
Lugano
per
accordare
il
piano
dei
signori
Zelbi
di
Cima
e
quello
di
don
Franco
,
aveva
pranzato
al
tocco
a
casa
Zelbi
,
era
quindi
venuto
a
casa
Maironi
,
e
ora
gli
toccava
di
sostituire
il
signor
Giacomo
perché
altrimenti
i
commensali
sarebbero
stati
tredici
.
Un
liquido
bruno
fumava
nella
zuppiera
d
'
argento
.
«
Risotto
no
»
,
sussurrò
Pasotti
al
Puria
passandogli
dietro
.
Il
faccione
dolce
non
diede
segno
di
avere
udito
.
I
pranzi
di
casa
Maironi
erano
sempre
lugubri
e
questo
accennava
ad
esserlo
anche
più
del
solito
.
Per
compenso
era
pure
molto
più
fino
.
Pasotti
e
il
Puria
si
guardavano
spesso
,
mangiando
,
per
esprimere
ammirazione
e
quasi
per
congratularsi
a
vicenda
del
godimento
squisito
,
e
se
mai
qualche
occhiata
di
Pasotti
sfuggiva
al
Puria
,
la
signora
Barborin
,
vicina
di
quest
'
ultimo
,
lo
avvertiva
con
un
timido
tocco
del
gomito
.
Le
voci
che
più
si
udivano
erano
quelle
del
marchese
e
di
donna
Eugenia
.
Il
grande
naso
aristocratico
del
Bianchi
,
il
suo
fine
sorriso
di
galante
cavaliere
si
volgevano
spesso
alla
bellezza
,
languente
ma
non
ancora
spenta
,
della
dama
.
Milanesi
ambedue
del
miglior
sangue
,
si
sentivano
uniti
in
una
certa
superiorità
non
solamente
rispetto
ai
piccoli
borghesi
della
mensa
,
ma
rispetto
altresì
ai
padroni
di
casa
,
nobili
provinciali
.
Il
marchese
era
l
'
affabilità
stessa
e
avrebbe
conversato
amabilmente
anche
col
commensale
più
modesto
;
ma
donna
Eugenia
,
nell
'
amarezza
dell
'
animo
suo
,
nel
suo
disgusto
del
luogo
e
delle
persone
,
s
'
attaccò
a
lui
come
al
solo
degno
,
marcatamente
anche
per
far
dispetto
agli
altri
.
Ella
lo
imbarazzò
dicendogli
forte
che
non
capiva
com
'
egli
potesse
essersi
innamorato
dell
'
orrida
Valsolda
.
Il
marchese
,
che
vi
si
era
ritirato
da
molti
anni
a
vita
quieta
e
vi
aveva
veduto
nascere
la
sua
unica
figliuola
,
donna
Ester
,
rimase
sulle
prime
un
poco
sconcertato
da
quel
discorso
insolente
verso
parecchi
dei
convitati
,
ma
poi
fece
una
briosa
difesa
del
paese
.
La
marchesa
non
mostrò
turbarsi
;
il
Paolin
,
il
Paolon
e
il
prefetto
,
valsoldesi
,
tacevano
con
tanto
di
muso
.
Pasotti
recitò
solennemente
un
ampolloso
elogio
del
«
Niscioree
»
,
la
villa
Bianchi
,
presso
Oria
.
Il
Bianchi
,
leale
uomo
,
che
in
passato
non
aveva
avuto
troppo
a
lodarsi
del
Pasotti
,
non
parve
gradir
l
'
elogio
.
Egli
invitò
la
Carabelli
al
Niscioree
.
«
A
piedi
no
,
tu
,
Eugenia
»
,
disse
la
marchesa
,
sapendo
che
l
'
amica
sua
era
tribolata
dallo
spavento
d
'
ingrassare
.
«
Bisogna
vedere
com
'
è
stretta
la
strada
,
dalla
Ricevitoria
al
Niscioree
!
Tu
non
ci
passi
di
sicuro
.
»
Donna
Eugenia
protestò
con
sdegno
.
«
L
'
è
minga
el
Cors
de
Porta
Renza
»
,
disse
il
marchese
,
«
ma
l
'
è
poeu
nanca
,
disgraziatamente
,
le
chemin
du
Paradis
!
»
«
Quell
no
!
Propi
no
!
Ghe
l
'
assicuri
mi
!
»
,
esclamò
il
Viscontini
riscaldato
,
per
disgrazia
,
da
troppi
bicchieri
di
Ghemme
.
Tutti
gli
occhi
si
volsero
a
lui
e
il
Paolin
gli
disse
qualche
cosa
sottovoce
.
«
Se
son
matto
?
»
,
rispose
l
'
ometto
acceso
in
faccia
.
«
Nient
del
tütt
!
Le
dico
che
ona
bolgira
compagna
non
la
mi
è
mai
più
toccata
in
vita
mia
.
»
E
qui
raccontò
che
la
mattina
,
venendo
da
Lugano
e
avendo
preso
un
po
'
di
freddo
in
barca
,
era
disceso
al
Niscioree
per
proseguire
il
viaggio
a
piedi
;
che
tra
quei
due
muri
,
dove
non
si
potrebbe
voltare
un
asino
,
aveva
incontrato
le
guardie
di
finanza
,
le
quali
lo
avevano
insultato
perché
non
era
disceso
allo
sbarco
della
Ricevitoria
;
che
l
'
avevano
condotto
alla
maledetta
Ricevitoria
;
che
portava
in
mano
un
rotolo
di
musica
manoscritta
e
che
l
'
animale
del
Ricevitore
,
pigliando
le
crome
e
le
biscrome
per
corrispondenze
politiche
segrete
,
gliel
'
aveva
trattenuto
.
Silenzio
profondo
.
Dopo
qualche
momento
la
marchesa
sentenziò
che
il
signor
Viscontini
aveva
torto
marcio
.
Non
doveva
sbarcare
al
Niscioree
,
ciò
era
proibito
.
Quanto
al
signor
Ricevitore
egli
era
una
persona
rispettabilissima
.
Pasotti
confermò
,
con
una
faccia
severa
.
«
Ottimo
funzionario
»
,
diss
'
egli
.
«
Ottima
canaglia
»
,
mormorò
il
prefetto
fra
i
denti
.
Franco
,
che
sulle
prime
pareva
pensare
a
tutt
'
altro
,
si
scosse
e
lanciò
a
Pasotti
un
'
occhiata
sprezzante
.
«
Dopo
tutto
»
,
soggiunse
la
marchesa
,
«
trovo
che
col
pretesto
della
musica
manoscritta
si
potrebbe
benissimo
...
»
«
Certo
!
»
,
disse
il
Paolin
,
austriacante
per
paura
,
mentre
la
padrona
di
casa
lo
era
per
convinzione
.
Il
marchese
,
che
nel
1815
aveva
spezzata
la
spada
per
non
servire
gli
Austriaci
,
sorrise
e
disse
solo
:
«
Là
!
C
'
est
un
peu
fort
!
»
.
«
Ma
se
tutti
sanno
ch
'
è
una
bestia
,
quel
Ricevitore
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Scusi
,
don
Franco
...
»
,
fece
Pasotti
.
«
Ma
che
scusi
!
»
,
interruppe
l
'
altro
.
«
È
un
bestione
!
»
«
È
un
uomo
coscienzioso
»
,
disse
la
marchesa
,
«
un
impiegato
che
fa
il
proprio
dovere
.
»
«
Allora
le
bestie
saranno
i
suoi
padroni
!
»
,
ribatté
Franco
.
«
Caro
Franco
»
,
replicò
la
voce
flemmatica
,
«
questi
discorsi
in
casa
mia
non
si
fanno
.
Grazie
a
Dio
non
siamo
mica
in
Piemonte
,
qui
.
»
Pasotti
fece
una
sghignazzata
d
'
approvazione
.
Allora
Franco
,
preso
furiosamente
il
proprio
piatto
a
due
mani
lo
spezzò
d
'
un
colpo
sulla
tavola
.
«
Jesüsmaria
!
»
,
esclamò
il
Viscontini
,
e
il
Paolon
,
interrotto
nelle
sue
laboriose
operazioni
di
mangiatore
sdentato
:
«
Euh
!
»
.
«
Sì
,
sì
»
,
disse
Franco
alzandosi
con
la
faccia
stravolta
,
«
è
meglio
che
me
ne
vada
!
»
E
uscì
dal
salotto
.
Subito
donna
Eugenia
si
sentì
male
,
bisognò
accompagnarla
fuori
.
Tutte
le
signore
,
meno
la
Pasotti
,
le
andaron
dietro
da
una
parte
mentre
il
domestico
entrava
dall
'
altra
portando
un
pasticcio
di
risotto
.
Il
Puria
guardò
Pasotti
con
un
riso
trionfante
,
ma
Pasotti
finse
di
non
avvedersene
.
Tutti
erano
in
piedi
.
Il
Viscontini
,
reo
apparente
,
continuava
a
dire
:
«
Mi
capissi
nagott
,
mi
capissi
nagott
»
,
e
il
Paolin
,
seccatissimo
del
pranzo
guastato
,
gli
brontolò
:
«
Cossa
l
'
ha
mai
de
capì
Lü
?
»
.
Il
marchese
,
molto
scuro
,
taceva
.
Finalmente
il
Pasotti
,
reo
di
fatto
,
presa
un
'
aria
d
'
affettuosa
tristezza
,
disse
come
tra
sé
:
«
Peccato
!
Povero
don
Franco
!
Un
cuor
d
'
oro
,
una
buona
testa
,
e
un
temperamento
così
!
Proprio
peccato
!
»
.
«
Ma
!
»
,
fece
il
Paolin
.
E
il
Puria
,
tutto
contrito
:
«
Sono
gran
dispiaceri
!
»
.
Aspetta
e
aspetta
,
le
signore
non
ritornavano
.
Allora
qualcuno
cominciò
a
muoversi
.
Il
Paolin
e
il
Puria
si
accostarono
lentamente
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
alla
credenza
,
contemplarono
il
pasticcio
di
risotto
.
Il
Puria
chiamò
dolcemente
Pasotti
,
ma
Pasotti
non
si
mosse
.
«
Volevo
solo
dirle
»
,
fece
il
curatone
,
coprendo
il
suo
trionfo
in
modo
da
lasciarlo
e
non
lasciarlo
vedere
,
«
che
ci
sono
i
tartufi
bianchi
.
»
«
Direi
che
qui
non
mancano
neppure
i
tartufi
neri
»
,
osservò
il
marchese
pigiando
un
poco
sulle
due
ultime
parole
.
2
.
Sulla
soglia
d
'
un
'
altra
vita
«
Canaglia
!
»
,
fremeva
don
Franco
salendo
la
scala
che
conduceva
alla
sua
camera
.
«
Pezzo
d
'
asino
d
'
un
austriaco
!
»
.
Si
vendicava
su
Pasotti
di
non
poter
insultar
la
nonna
e
le
stesse
consonanti
della
parola
austriaco
gli
servivano
tanto
bene
per
stritolarsi
fra
i
denti
la
propria
collera
e
spremerne
,
gustarne
il
sapore
.
Quando
fu
in
camera
la
collera
gli
svampò
.
Si
gittò
in
una
poltrona
,
in
faccia
alla
finestra
spalancata
,
guardando
il
lago
triste
nel
pomeriggio
nebbioso
,
e
,
al
di
là
del
lago
,
i
monti
deserti
.
Mise
un
gran
respiro
.
Ah
come
stava
bene
lì
,
solo
,
ah
che
pace
,
ah
che
aria
diversa
da
quella
del
salotto
,
che
aria
cara
,
piena
de
'
suoi
pensieri
e
de
'
suoi
amori
!
Aveva
un
gran
bisogno
di
abbandonarsi
ad
essi
ed
essi
lo
ripresero
subito
,
gli
cacciaron
di
mente
le
Carabelli
,
il
Pasotti
,
la
nonna
,
il
bestione
del
Ricevitore
.
Essi
?
No
,
era
un
pensiero
solo
,
un
pensiero
fatto
di
amore
e
di
ragione
,
di
ansia
e
di
gioia
,
di
tanti
dolci
ricordi
e
insieme
di
trepida
aspettazione
,
perché
qualche
cosa
di
solenne
si
avvicinava
e
sarebbe
giunto
nelle
ombre
della
notte
.
Franco
guardò
l
'
orologio
.
Erano
le
quattro
meno
un
quarto
.
Ancora
sette
ore
.
Si
alzò
,
si
buttò
a
braccia
conserte
sul
davanzale
della
finestra
.
Ancora
sette
ore
e
comincerebbe
per
lui
un
'
altra
vita
.
Fuori
delle
pochissime
persone
che
dovevano
prender
parte
all
'
avvenimento
,
nemmanco
l
'
aria
sapeva
che
quella
sera
stessa
,
verso
le
undici
,
don
Franco
Maironi
avrebbe
sposato
la
signorina
Luisa
Rigey
.
La
signora
Teresa
Rigey
,
madre
di
Luisa
,
aveva
un
tempo
lealmente
pregato
Franco
di
piegare
al
volere
della
nonna
,
di
astenersi
dal
visitar
la
sua
casa
,
di
non
pensare
più
a
Luisa
,
la
quale
,
dal
canto
suo
,
era
stata
contenta
che
per
la
dignità
della
famiglia
,
per
il
decoro
di
sua
madre
,
si
troncassero
le
relazioni
ufficiali
,
ma
non
dubitava
della
fede
di
Franco
né
d
'
essergli
già
legata
per
sempre
.
Egli
studiava
ora
leggi
,
privatamente
,
all
'
insaputa
della
nonna
,
per
dedicarsi
a
una
professione
e
aver
modo
di
bastare
a
sé
.
Ma
la
signora
Teresa
contrasse
da
tante
agitazioni
una
malattia
di
cuore
che
nel
1851
,
in
fine
d
'
agosto
,
si
aggravò
subitamente
.
Franco
le
scrisse
chiedendole
almeno
il
permesso
di
vederla
poiché
non
poteva
compiere
«
il
suo
dovere
d
'
assisterla
»
.
La
signora
non
credette
di
consentire
e
il
giovine
se
ne
disperò
,
le
fece
intendere
che
considerava
Luisa
come
sua
fidanzata
davanti
a
Dio
e
che
sarebbe
morto
prima
di
abbandonarla
.
Allora
la
povera
donna
,
sentendosi
mancar
la
vita
ogni
giorno
,
accorandosi
di
veder
la
sua
cara
figliuola
in
uno
stato
così
incerto
e
considerando
la
ferma
volontà
del
giovine
,
concepì
il
desiderio
intenso
che
le
nozze
,
poiché
dovevan
seguire
,
seguissero
al
più
presto
.
Tutto
fu
combinato
frettolosamente
con
l
'
aiuto
del
curato
di
Castello
e
del
fratello
della
signora
Rigey
,
l
'
ingegnere
Ribera
di
Oria
,
addetto
all
'
Imperiale
R
.
Ufficio
delle
Pubbliche
Costruzioni
in
Como
.
Le
intelligenze
furono
queste
.
Le
nozze
si
farebbero
segretamente
;
Franco
resterebbe
presso
la
nonna
e
Luisa
presso
la
madre
,
sino
a
che
venisse
il
momento
opportuno
di
confessar
tutto
alla
marchesa
.
Franco
sperava
nell
'
appoggio
di
monsignor
Benaglia
,
vescovo
di
Lodi
,
vecchio
amico
della
famiglia
,
ma
occorreva
il
fatto
compiuto
.
Se
il
cuore
della
marchesa
si
indurisse
,
com
'
era
probabile
,
gli
sposi
e
la
signora
Teresa
prenderebbero
stanza
nella
casa
che
l
'
ingegnere
Ribera
possedeva
in
Oria
.
Il
Ribera
,
celibe
,
manteneva
ora
del
proprio
la
famiglia
di
sua
sorella
;
terrebbe
poi
anche
Franco
in
luogo
di
figliuolo
.
Fra
sette
ore
,
dunque
.
La
finestra
guardava
sulla
lista
di
giardino
che
fronteggiava
la
villa
verso
il
lago
,
e
sulla
riva
di
approdo
.
Nei
primi
tempi
del
suo
amore
Franco
stava
lì
a
spiar
il
venire
e
l
'
approdare
d
'
una
certa
barca
,
l
'
uscirne
d
'
una
personcina
snella
,
leggere
come
l
'
aria
,
che
mai
mai
non
guardava
su
alla
finestra
.
Ma
poi
un
giorno
egli
era
disceso
ad
incontrarla
ed
ella
aveva
aspettato
un
momento
ad
uscire
per
accettare
l
'
aiuto
,
ben
inutile
,
della
sua
mano
.
Lì
sotto
,
nel
giardino
,
egli
le
aveva
dato
per
la
prima
volta
un
fiore
,
un
profumato
fiore
di
mandevilia
suaveolens
.
Lì
sotto
si
era
un
'
altra
volta
ferito
con
un
temperino
,
abbastanza
seriamente
,
tagliando
per
lei
un
ramoscello
di
rosaio
,
ed
ella
gli
aveva
dato
col
suo
turbamento
un
delizioso
segno
del
suo
amore
.
Quante
gite
con
lei
e
altri
amici
,
prima
che
la
nonna
sapesse
,
alle
rive
solitarie
del
monte
Bisgnago
là
in
faccia
,
quante
colazioni
e
merende
a
quella
cantina
del
Doi
!
Con
quanta
dolcezza
viva
nel
cuore
di
sguardi
incontrati
Franco
tornava
a
casa
e
si
chiudeva
nella
sua
stanza
a
richiamarseli
,
a
esaltarsene
nella
memoria
!
Queste
prime
emozioni
dell
'
amore
gli
ritornavano
adesso
in
mente
,
non
ad
una
ad
una
ma
tutte
insieme
,
dalle
acque
e
dalle
rive
tristi
dove
gli
occhi
suoi
fisi
parevano
smarrirsi
piuttosto
nelle
ombre
del
passato
che
nelle
nebbie
del
presente
.
Vicino
alla
mèta
,
egli
pensava
i
primi
passi
della
lunga
via
,
le
vicende
inattese
,
l
'
aspetto
della
sospirata
unione
così
diverso
nel
vero
da
quel
ch
'
era
apparso
nei
sogni
,
al
tempo
della
mandevilia
e
delle
rose
,
delle
gite
sul
lago
e
sui
monti
.
Non
sospettava
certo
,
allora
,
di
dovervi
arrivare
così
,
di
nascosto
,
fra
tante
difficoltà
,
fra
tante
angustie
.
Pure
,
pensava
adesso
,
se
il
matrimonio
si
fosse
fatto
pubblicamente
,
pacificamente
,
col
solito
proemio
di
cerimonie
ufficiali
,
di
contratti
,
di
congratulazioni
,
di
visite
,
di
pranzi
,
tanto
tedio
sarebbe
riuscito
più
ripugnante
all
'
amore
che
questi
contrasti
.
Lo
scosse
la
voce
del
prefetto
che
lo
chiamava
dal
giardino
per
annunciargli
la
partenza
delle
Carabelli
.
Franco
pensò
che
se
scendeva
avrebbe
dovuto
fare
delle
scuse
e
preferì
non
lasciarsi
vedere
.
«
Doveva
romperglielo
sulla
faccia
il
piatto
!
»
,
gli
stridette
su
il
prefetto
tra
le
mani
accostate
alle
guance
.
«
Doveva
romperglielo
sulla
faccia
!
»
Poi
se
n
'
andò
e
Franco
vide
il
barcaiuolo
delle
Carabelli
scendere
ad
apparecchiar
la
barca
.
Lasciò
allora
la
finestra
e
seguendo
i
pensieri
di
prima
,
aperse
il
cassettone
,
stette
lì
a
contemplare
,
come
distratto
,
uno
sparato
di
camicia
ricamata
,
dove
lucevano
già
certi
bottoncini
di
brillanti
che
suo
padre
aveva
portati
alle
nozze
proprie
.
Gli
dispiaceva
andar
all
'
altare
senza
un
segno
di
festa
,
ma
questo
segno
,
si
capisce
bene
,
non
doveva
essere
facilmente
visibile
.
Nel
cassettone
profumato
d
'
ireos
tutto
era
disposto
con
la
particolare
eleganza
dell
'
ordine
fatto
da
uno
spirito
intelligente
,
e
nessuno
vi
metteva
le
mani
tranne
lui
.
Invece
le
sedie
,
lo
scrittoio
,
il
piano
erano
tanto
disordinatamente
ingombri
che
pareva
esser
passato
per
le
due
finestre
della
camera
un
uragano
di
libri
e
di
carte
.
Certi
volumi
di
giurisprudenza
dormivano
sotto
un
dito
di
polvere
,
e
non
una
foglia
della
piccola
gardenia
in
vaso
,
sul
davanzale
della
finestra
di
levante
,
ne
aveva
un
atomo
solo
.
Questi
eran
già
sufficienti
indizi
,
là
dentro
,
del
bizzarro
governo
d
'
un
poeta
.
Un
'
occhiata
ai
libri
e
alle
carte
ne
avrebbe
fornite
le
prove
.
Franco
aveva
la
passione
della
poesia
ed
era
poeta
vero
nelle
squisite
delicatezze
del
cuore
;
come
scrittore
di
versi
non
poteva
dirsi
che
un
buon
dilettante
senza
originalità
.
I
suoi
modelli
prediletti
erano
il
Foscolo
e
il
Giusti
;
li
adorava
veramente
e
li
saccheggiava
entrambi
,
perché
l
'
ingegno
suo
,
entusiasta
e
satirico
a
un
tempo
,
non
era
capace
di
crearsi
una
forma
propria
,
aveva
bisogno
d
'
imitare
.
Conviene
anche
dire
,
per
giustizia
,
che
a
quel
tempo
i
giovani
possedevano
comunemente
una
cultura
classica
fattasi
rara
di
poi
;
e
che
dagli
stessi
classici
venivano
educati
a
onorare
l
'
imitazione
come
una
pratica
virtuosa
e
lodevole
.
Frugando
fra
le
sue
carte
per
cercarvi
non
so
cosa
,
gli
vennero
alle
mani
i
seguenti
versi
dedicati
a
un
tale
di
sua
conoscenza
e
nostra
conoscenza
,
che
rilesse
con
piacere
e
ch
'
io
riferisco
per
saggio
del
suo
stile
satirico
:
Falso
occhio
mobile
,
Mento
pelato
,
Lingua
di
vipera
,
Cor
di
castrato
,
Brache
policrome
,
Bisunto
saio
,
Maiuscolissimo
Cappello
a
staio
.
Ecco
l
'
immagine
Del
vil
Tartufo
Che
l
'
uman
genere
E
il
cielo
ha
stufo
.
Il
Giusti
e
la
passione
d
'
imitarlo
erano
quasi
soli
in
colpa
di
tanta
bile
,
perché
davvero
Franco
non
ne
aveva
nel
fegato
una
così
gran
dose
.
Aveva
collere
pronte
,
impetuose
,
fugaci
;
non
sapeva
odiare
e
nemmanco
risentirsi
a
lungo
contro
alcuno
.
Un
saggio
dell
'
altra
sua
maniera
poetica
stava
sul
leggìo
del
piano
,
in
un
foglietto
tutto
sgorbi
e
cancellature
:
A
Luisa
Ove
l
'
aëreo
tuo
pensile
nido
Una
balza
ventosa
incoronando
Ride
alla
luna
ed
ai
cadenti
clivi
Ch
'
educan
uve
a
la
tua
mensa
e
rose
Al
capo
tuo
,
purpurëi
ciclami
A
me
,
sogni
e
fragranze
,
o
mia
Luisa
,
Da
l
'
orror
di
quest
'
ombre
ti
figura
L
'
amoroso
mio
cor
.
Tacita
siedi
E
da
l
'
alto
balcon
già
non
rimiri
Le
bianche
plaghe
d
'
occidente
,
i
chiari
Monti
ed
il
lago
vitrëo
,
sereno
,
Riscintillante
a
l
'
astro
;
ma
quest
'
una
Tenebra
esplori
,
l
'
aura
interrogando
Vocal
che
va
tra
i
mobili
oleandri
De
la
terrazza
e
freme
il
nome
mio
.
Forse
piaceva
a
Franco
d
'
improvvisar
sul
piano
con
questi
suoi
versi
davanti
agli
occhi
.
Appassionato
per
la
musica
più
ancora
che
per
la
poesia
,
se
l
'
era
comperato
lui
,
quel
piano
,
per
centocinquanta
svanziche
,
dall
'
organista
di
Loggio
,
perché
il
mediocre
piano
viennese
della
nonna
,
intabarrato
e
rispettato
come
un
gottoso
di
famiglia
,
non
gli
poteva
servire
.
Lo
strumento
dell
'
organista
,
corso
e
pesto
da
due
generazioni
di
zampe
incallite
sulla
marra
,
non
mandava
più
che
una
comica
vocina
nasale
sopra
un
tintinnio
sottile
come
d
'
infiniti
bicchierini
minuti
e
fitti
.
Ciò
era
quasi
indifferente
,
per
Franco
;
egli
aveva
appena
posato
le
mani
sullo
strumento
che
la
sua
immaginazione
si
accendeva
,
l
'
estro
del
compositore
passava
in
lui
e
nel
calore
della
passione
creatrice
gli
bastava
un
fil
di
suono
per
veder
l
'
idea
musicale
e
inebbriarsene
.
Un
Erard
gli
avrebbe
dato
soggezione
,
gli
avrebbe
lasciato
minor
campo
alla
fantasia
,
gli
sarebbe
stato
men
caro
,
insomma
,
della
sua
spinetta
.
Franco
aveva
troppe
diverse
attitudini
e
inclinazioni
,
troppa
foga
,
troppo
poca
vanità
e
forse
anche
troppo
poca
energia
di
volere
per
sobbarcarsi
a
quel
noioso
metodico
lavoro
manuale
che
si
richiede
a
diventar
pianisti
.
Però
il
Viscontini
era
entusiasta
del
suo
modo
di
suonare
;
Luisa
,
la
sua
fidanzata
,
non
divideva
interamente
il
gusto
classico
di
lui
ma
ne
ammirava
,
senza
fanatismi
,
il
tocco
;
quando
,
pregato
,
egli
faceva
mugghiare
e
gemere
classicamente
l
'
organo
di
Cressogno
,
il
buon
popolo
,
intontito
dalla
musica
e
dall
'
onore
,
lo
guardava
come
avrebbe
guardato
un
predicatore
incomprensibile
,
con
la
bocca
aperta
e
gli
occhi
riverenti
.
Malgrado
tutto
questo
,
Franco
non
avrebbe
potuto
cimentarsi
,
nei
salotti
cittadini
,
con
tanti
piccoli
dilettanti
incapaci
d
'
intendere
e
di
amare
la
musica
.
Tutti
o
quasi
tutti
lo
avrebbero
vinto
di
agilità
e
di
precisione
,
avrebbero
ottenuto
maggiori
applausi
,
quand
'
anche
non
fosse
riescito
ad
alcuno
di
far
cantare
il
piano
,
come
lo
faceva
cantar
lui
,
sopra
tutto
negli
adagi
di
Bellini
e
di
Beethoven
,
suonando
con
l
'
anima
nella
gola
,
negli
occhi
,
nei
muscoli
del
viso
,
nei
nervi
delle
mani
che
facevan
tutt
'
uno
con
le
corde
del
piano
.
Un
'
altra
passione
di
Franco
erano
i
quadri
antichi
.
Le
pareti
della
sua
camera
ne
avevano
parecchi
,
la
più
parte
croste
.
Scarso
di
esperienza
perché
non
aveva
viaggiato
,
pronto
a
pigliar
fuoco
nella
fantasia
,
costretto
ad
accordar
i
desideri
molti
con
i
quattrini
pochi
,
credeva
facilmente
le
asserite
fortune
di
altri
cercatori
tapini
,
n
'
era
spesso
infocato
,
accecato
e
precipitato
su
certi
cenci
sporchi
,
che
,
se
costavano
poco
,
valevano
meno
.
Non
possedeva
di
passabile
che
una
testa
d
'
uomo
della
maniera
del
Morone
e
una
Madonna
col
Bambino
della
maniera
del
Dolci
.
Egli
battezzava
,
del
resto
,
i
due
quadretti
per
Morone
e
Dolci
,
senz
'
altro
.
Com
'
ebbe
rilette
e
rigustate
le
strofe
ispirategli
dal
Tartufo
Pasotti
,
tornò
a
frugare
nel
caos
dello
scrittoio
e
ne
cavò
un
foglietto
di
carta
Bath
per
scrivere
a
monsignor
Benaglia
,
la
sola
persona
che
gli
potesse
giovare
in
avvenire
presso
la
nonna
.
Gli
parve
doverlo
mettere
a
parte
dell
'
atto
che
stava
per
compiere
,
delle
ragioni
che
avevano
consigliato
la
sua
fidanzata
e
lui
di
addivenirvi
in
questo
modo
penoso
,
della
speranza
che
avevano
d
'
essere
aiutati
da
lui
quando
venisse
il
momento
d
'
aprir
tutto
alla
nonna
.
Stava
ancora
pensando
con
la
penna
in
mano
,
davanti
alla
carta
bianca
,
quando
la
barca
delle
Carabelli
passò
sotto
la
sua
finestra
.
Poco
dopo
udì
partire
la
gondola
del
marchese
e
la
barca
del
Pin
.
Suppose
che
la
nonna
,
rimasta
sola
,
lo
facesse
chiamare
,
ma
non
ne
fu
nulla
.
Passato
un
po
'
di
tempo
in
quest
'
aspettazione
,
si
rimise
a
pensare
alla
sua
lettera
e
ci
pensò
tanto
,
rifece
l
'
esordio
tante
volte
e
procedette
anche
poi
tanto
adagio
,
con
tanti
pentimenti
,
che
la
lettera
non
era
ancora
finita
quando
gli
convenne
accendere
il
lume
.
La
chiusa
gli
riuscì
più
facile
.
Egli
vi
raccomandava
la
sua
Luisa
e
sé
alle
preghiere
del
vecchio
vescovo
e
vi
esprimeva
una
fiducia
in
Dio
così
candida
e
piena
che
avrebbe
toccato
il
cuore
più
incredulo
.
Focoso
e
impetuoso
com
'
era
,
Franco
aveva
tuttavia
la
semplice
tranquilla
fede
d
'
un
bambino
.
Punto
orgoglioso
,
alieno
dalle
meditazioni
filosofiche
,
ignorava
la
sete
di
libertà
intellettuale
che
tormenta
i
giovani
quando
la
loro
ragione
ed
i
loro
sensi
cominciano
a
trovarsi
a
disagio
nel
duro
freno
di
una
credenza
positiva
.
Non
aveva
dubitato
un
istante
della
sua
religione
,
ne
eseguiva
scrupolosamente
le
pratiche
senza
domandarsi
mai
se
fosse
ragionevole
di
credere
e
di
operare
così
.
Non
teneva
però
affatto
del
mistico
né
dell
'
asceta
.
Spirito
caldo
e
poetico
,
ma
nello
stesso
tempo
chiaro
ed
esatto
,
appassionato
per
la
natura
e
per
l
'
arte
,
preso
da
tutti
gli
aspetti
piacevoli
della
vita
,
rifuggiva
naturalmente
dal
misticismo
.
Non
s
'
era
conquistata
la
fede
e
non
aveva
mai
vôlti
lungamente
a
lei
tutti
i
suoi
pensieri
,
non
aveva
potuto
esserne
penetrato
in
tutti
i
suoi
sentimenti
.
La
religione
era
per
lui
come
la
scienza
per
uno
scolaro
diligente
che
ha
la
scuola
in
cima
de
'
suoi
pensieri
e
vi
è
assiduo
,
non
trova
pace
se
non
ha
fatto
i
suoi
compiti
,
se
non
si
è
preparato
alle
ripetizioni
,
ma
poi
quando
ha
compiuto
il
proprio
dovere
,
non
pensa
più
al
professore
né
ai
libri
,
non
sente
il
bisogno
di
regolarsi
ancora
secondo
fini
scientifici
o
programmi
scolastici
.
Perciò
egli
pareva
spesso
non
seguire
altro
nella
vita
che
il
suo
generoso
cuore
ardente
,
le
sue
inclinazioni
appassionate
,
le
impressioni
vivaci
,
gli
impeti
della
sua
natura
leale
,
ferita
da
ogni
viltà
,
da
ogni
menzogna
,
intollerante
d
'
ogni
contraddizione
e
incapace
di
infingersi
.
Aveva
appena
suggellata
la
lettera
quando
si
bussò
all
'
uscio
.
La
signora
marchesa
faceva
dire
a
don
Franco
di
scendere
per
il
rosario
.
In
casa
Maironi
si
recitava
il
rosario
tutte
le
sere
fra
le
sette
e
le
otto
,
e
i
servi
avevan
l
'
obbligo
di
assistervi
.
Lo
intuonava
la
marchesa
,
troneggiando
sul
canapè
,
girando
gli
occhi
sonnolenti
sulle
schiene
e
sulle
gambe
dei
fedeli
prosternati
per
diritto
e
per
traverso
,
quale
nella
luce
più
opportuna
ad
un
devoto
atteggiamento
e
quale
nell
'
ombra
più
propizia
ad
un
sonnellino
proibito
.
Franco
entrò
in
sala
mentre
la
voce
nasale
diceva
le
soavi
parole
«
Ave
Maria
,
gratia
plena
»
con
quella
flemma
,
con
quella
untuosità
,
che
sempre
gli
mettevano
in
corpo
una
tentazione
indiavolata
di
farsi
turco
.
Il
giovane
andò
a
cacciarsi
in
un
angolo
scuro
e
non
aperse
mai
bocca
.
Gli
era
impossibile
di
rispondere
con
divozione
a
quella
voce
irritante
.
Non
fece
che
immaginare
un
probabile
interrogatorio
imminente
,
e
masticare
risposte
sdegnose
.
Finito
il
rosario
,
la
marchesa
aspettò
un
momento
in
silenzio
e
poi
disse
le
sacramentali
parole
:
«
Carlotta
,
Friend
!
»
Carlotta
,
la
vecchia
cameriera
,
aveva
l
'
incarico
di
pigliare
,
finito
il
rosario
,
Friend
in
braccio
e
di
portarlo
a
dormire
.
«
È
qui
,
signora
marchesa
»
,
disse
Carlotta
.
Ma
Friend
,
se
era
lì
,
si
trovò
altrove
quando
colei
,
chinatasi
,
allungò
le
mani
.
Era
di
buon
umore
,
quella
sera
,
il
vecchio
Friend
,
e
gli
piacque
di
giuocare
a
non
lasciarsi
prendere
,
provocando
Carlotta
,
sgusciandole
sempre
di
mano
,
scappando
sotto
il
piano
o
sotto
il
tavolino
a
guardar
con
un
ironico
scodinzolamento
la
povera
donna
che
gli
diceva
«
ven
,
cara
,
ven
,
cara
»
,
con
la
bocca
e
«
brütt
moster
»
con
il
cuore
.
«
Friend
!
»
,
fece
la
marchesa
.
«
Andiamo
!
Friend
!
Da
bravo
!
»
Franco
bolliva
.
Venutogli
tra
le
gambe
l
'
antipatico
mostricino
infetto
dell
'
egoismo
e
della
superbia
della
sua
padrona
,
lo
scosse
da
sé
,
lo
fece
ruzzolare
tra
le
unghie
di
Carlotta
che
gli
diede
per
proprio
conto
una
rabbiosa
stretta
e
se
lo
portò
via
rispondendo
perfidamente
ai
suoi
guaiti
:
«
Cossa
t
'
han
faa
,
poer
Friend
,
cossa
t
'
han
faa
,
di
'
sü
!
»
La
marchesa
non
disse
parola
né
il
suo
viso
marmoreo
tradì
il
suo
cuore
.
Diede
al
cameriere
l
'
ordine
di
dire
al
prefetto
della
Caravina
,
se
venisse
,
e
anche
a
qualsiasi
altro
,
che
la
padrona
era
andata
a
letto
.
Franco
si
mosse
per
uscire
anche
lui
dietro
ai
servi
,
ma
si
trattenne
subito
onde
non
aver
l
'
aria
di
fuggire
.
Prese
sulla
caminiera
un
numero
della
I
.
R
.
Gazzetta
di
Milano
,
sedette
presso
sua
nonna
e
si
mise
a
leggere
,
aspettando
.
«
Mi
congratulo
tanto
»
,
cominciò
subito
la
voce
sonnacchiosa
,
«
della
bella
educazione
e
dei
bei
sentimenti
che
ci
avete
fatto
vedere
oggi
.
»
«
Accetto
»
,
rispose
Franco
senza
levar
gli
occhi
dal
giornale
.
«
Bene
,
caro
»
,
replicò
la
nonna
imperturbata
.
E
soggiunse
:
«
Ho
piacere
che
quella
signorina
vi
abbia
conosciuto
;
così
,
se
mai
sapeva
di
qualche
progetto
,
sarà
ben
contenta
che
non
se
ne
parli
più
»
.
«
Contenti
tutt
'
e
due
»
,
disse
Franco
.
«
Voi
non
sapete
niente
affatto
se
sarete
contento
.
Specialmente
se
avete
ancora
le
idee
d
'
una
volta
.
»
Udito
questo
,
Franco
posò
il
giornale
e
guardò
la
nonna
in
faccia
.
«
Cosa
succederebbe
»
,
diss
'
egli
,
«
se
avessi
ancora
le
idee
d
'
una
volta
?
»
Non
parlò
stavolta
in
tono
di
sfida
,
ma
con
serietà
tranquilla
.
«
Ecco
,
bravo
»
,
rispose
la
marchesa
.
«
Spieghiamoci
chiaro
.
Spero
e
credo
bene
che
un
certo
caso
non
succederà
mai
,
ma
,
se
succedesse
,
non
state
a
credere
che
alla
mia
morte
ci
sarà
qualche
cosa
per
voi
,
perché
io
ho
già
pensato
in
modo
che
non
ci
sarà
niente
.
»
«
Figùrati
!
»
,
fece
il
giovine
,
indifferente
.
«
Questi
sono
i
conti
che
dovrete
fare
con
me
»
,
proseguì
la
marchesa
.
«
Poi
ci
sarebbero
quelli
da
fare
con
Dio
.
»
«
Come
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
I
conti
con
Dio
li
farò
prima
che
con
te
e
non
dopo
!
»
Quando
la
marchesa
era
côlta
in
fallo
tirava
sempre
diritto
nel
suo
discorso
come
se
niente
fosse
.
«
E
grossi
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
prima
!
»
,
insistette
Franco
.
«
Perché
»
,
continuò
la
vecchia
formidabile
,
«
se
si
è
cristiani
si
ha
il
dovere
d
'
obbedire
a
suo
padre
e
a
sua
madre
e
io
rappresento
vostro
padre
e
vostra
madre
.
»
Se
l
'
una
era
tenace
,
l
'
altro
non
l
'
era
meno
.
«
Ma
Dio
vien
prima
!
»
,
diss
'
egli
.
La
marchesa
suonò
il
campanello
e
chiuse
la
discussione
così
:
«
Adesso
siamo
intesi
»
.
Si
alzò
dal
canapè
all
'
entrar
della
Carlotta
e
disse
placidamente
:
«
Buona
notte
»
.
Franco
rispose
«
buona
notte
»
e
riprese
la
Gazzetta
di
Milano
.
Appena
uscita
la
nonna
,
gittò
via
il
foglio
,
strinse
i
pugni
,
si
sfogò
senza
parole
,
con
un
furibondo
sbuffo
,
e
saltò
in
piedi
,
dicendo
forte
:
«
Ah
,
meglio
,
meglio
,
meglio
!
Meglio
così
»
,
fremeva
in
sé
«
meglio
non
condurla
mai
,
la
mia
Luisa
,
in
questa
maledetta
casa
,
meglio
non
farle
soffrir
mai
questo
impero
,
questa
superbia
,
questa
voce
,
questo
viso
,
meglio
viver
di
pane
e
d
'
acqua
e
aspettar
il
resto
da
qualunque
lavoro
cane
,
piuttosto
che
dalle
mani
della
nonna
:
meglio
far
l
'
ortolano
,
maledetto
sia
,
far
il
barcaiuolo
,
far
il
carbonaio
!
»
Salì
nella
sua
camera
,
risoluto
di
romperla
con
tutti
i
riguardi
.
«
I
conti
con
Dio
?
»
,
esclamò
sbattendosi
l
'
uscio
dietro
.
«
I
conti
con
Dio
se
sposo
Luisa
?
Ah
vada
tutto
,
cosa
me
ne
importa
,
mi
vedano
,
mi
sentano
,
mi
facciano
la
spia
,
glielo
dicano
,
glielo
contino
,
gliela
cantino
che
mi
fanno
un
piacerone
!
»
Si
vestì
in
fretta
e
in
furia
,
urtando
nelle
seggiole
,
aprendo
e
chiudendo
il
cassettone
a
colpi
.
Mise
un
abito
nero
,
per
sfida
;
discese
le
scale
rumorosamente
,
chiamò
il
vecchio
domestico
,
gli
disse
che
sarebbe
stato
fuori
tutta
la
notte
,
e
senza
badare
alla
faccia
tra
sbalordita
e
sgomenta
del
pover
'
uomo
,
a
lui
molto
devoto
,
si
slanciò
in
istrada
,
si
perdette
nelle
tenebre
.
Egli
era
fuori
da
due
o
tre
minuti
,
quando
la
marchesa
,
già
coricata
,
mandò
Carlotta
a
vedere
chi
fosse
venuto
giù
correndo
dalle
scale
.
Carlotta
riferì
ch
'
era
stato
don
Franco
e
dovette
subito
ripartire
con
una
seconda
missione
.
«
Cosa
voleva
don
Franco
?
»
.
Stavolta
la
risposta
fu
che
don
Franco
era
uscito
per
un
momento
.
Questo
momento
fu
pietosamente
aggiunto
dal
vecchio
servitore
.
La
marchesa
ordinò
a
Carlotta
di
andarsene
lasciando
il
lume
acceso
.
«
Ritornate
quando
suonerò
»
,
diss
'
ella
.
Dopo
mezz
'
ora
ecco
il
campanello
.
La
cameriera
corre
dalla
padrona
.
«
È
ancora
fuori
don
Franco
?
»
«
Sì
,
signora
marchesa
.
»
«
Spegnete
il
lume
,
prendete
la
calza
,
mettetevi
in
anticamera
e
quando
sarà
rientrato
venite
a
dirmelo
.
»
Ciò
detto
la
marchesa
si
girò
sul
fianco
verso
la
parete
,
voltando
all
'
attonita
e
malcontenta
cameriera
l
'
enigma
bianco
,
uguale
,
impenetrabile
del
suo
berretto
da
notte
.
3
.
Il
gran
passo
Quella
stessa
sera
,
alle
dieci
in
punto
.
l
'
ingegnere
Ribera
batteva
due
colpi
discreti
alla
porta
del
signor
Giacomo
Puttini
in
Albogasio
Superiore
.
Poco
dopo
si
apriva
una
finestra
sopra
il
suo
capo
e
vi
compariva
al
chiaro
di
luna
il
vecchio
visetto
imberbe
del
«
sior
Zacomo
«
Ingegnere
pregiatissimo
,
mia
riverenza
»
,
disse
egli
.
«
Vien
subito
la
servente
a
verzeghe
.
»
«
Non
occorre
»
,
rispose
l
'
altro
.
«
Non
salgo
.
È
ora
di
partire
.
Venga
giù
Lei
addirittura
.
»
Il
signor
Giacomo
cominciò
a
soffiare
e
battere
le
palpebre
.
«
La
mi
perdoni
»
,
diss
'
egli
nel
suo
linguaggio
misto
di
tutti
gl
'
ingredienti
.
«
La
mi
perdoni
,
ingegnere
pregiatissimo
.
Gavarìa
propramente
necessità
...
»
«
Di
cosa
?
»
,
fece
l
'
ingegnere
seccato
.
La
porta
si
aperse
e
comparve
la
gialla
faccia
grifagna
della
serva
.
«
Oh
scior
parent
!
»
,
diss
'
ella
rispettosamente
.
Vantava
non
so
quale
affinità
con
la
famiglia
dell
'
ingegnere
,
e
lo
chiamava
sempre
così
.
«
A
sti
òr
chì
?
L
'
è
staa
forsi
a
trovà
la
sciora
parenta
?
»
La
«
sciora
parenta
»
era
la
sorella
dell
'
ingegnere
,
la
signora
Rigey
.
L
'
ingegnere
si
contentò
di
rispondere
:
«
Oh
Marianna
,
vi
saluto
,
neh
?
»
,
e
salì
le
scale
seguito
da
Marianna
col
lume
.
«
Mia
riverenza
»
,
cominciò
il
signor
Giacomo
venendogli
incontro
con
un
altro
lume
.
«
Capisco
e
riconosco
la
inconvenienza
grande
,
ma
propramente
...
»
Il
visetto
raso
e
roseo
del
signor
Giacomo
,
posato
sopra
un
cravattone
bianco
e
una
piccola
smilza
personcina
chiusa
in
un
soprabitone
nero
,
esprimeva
nei
moti
convulsi
delle
labbra
e
delle
sopracciglia
,
negli
occhi
dolenti
,
la
più
comica
inquietudine
.
«
Cosa
c
'
è
di
nuovo
?
»
,
chiese
l
'
ingegnere
alquanto
brusco
.
Egli
,
l
'
uomo
più
retto
e
schietto
che
fosse
al
mondo
,
compativa
poco
le
esitazioni
del
povero
timido
signor
Giacomo
.
«
La
permetta
»
,
cominciò
il
Puttini
;
e
,
voltosi
alla
serva
,
le
disse
aspramente
:
«
Andè
via
,
vu
;
andè
in
cusina
;
vegnì
quando
che
ve
ciamarò
;
andè
,
digo
!
Obedì
!
Abiè
rispeto
!
Comando
mi
!
Son
paron
mi
!
»
Era
la
curiosità
della
serva
,
la
sua
noncuranza
impertinente
delle
istruzioni
superiori
che
accendevano
nel
«
sior
Zacomo
»
questo
furore
dispotico
.
«
Euh
,
che
diavol
d
'
on
omm
!
»
,
rispose
colei
,
alzando
rabbiosamente
il
lume
in
aria
.
«
L
'
ha
de
vosà
a
quela
manera
lì
?
Coss
'
el
dis
,
scior
parent
?
»
«
Sentite
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Invece
di
menar
la
lingua
,
non
fareste
meglio
ad
andar
fuori
dei
piedi
?
»
Marianna
se
n
'
andò
brontolando
e
il
signor
Giacomo
si
fece
a
informare
l
'
ingegnere
pregiatissimo
con
molti
ma
,
se
,
digo
,
e
propramente
,
degl
'
intimi
suoi
pensieri
.
Egli
aveva
promesso
di
assistere
come
testimonio
alle
nozze
segrete
di
Luisa
,
ma
ora
,
sul
punto
di
andar
a
Castello
,
gli
era
venuta
una
gran
paura
di
compromettersi
.
Era
primo
deputato
politico
,
come
si
chiamava
allora
la
suprema
autorità
comunale
.
Se
il
riveritissimo
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
venisse
a
sapere
di
questo
pasticcio
,
come
la
intenderebbe
?
E
quella
signora
marchesa
?
«
Una
donna
cattiva
,
ingegnere
pregiatissimo
;
una
donna
vendicativa
.
»
Ed
egli
aveva
già
tanti
altri
fastidi
.
«
Ghe
xe
anca
quel
maledeto
toro
!
»
Questo
toro
,
soggetto
d
'
una
questione
fra
il
comune
d
'
Albogasio
e
l
'
alpador
o
appaltatore
dell
'
Alpe
,
dei
pascoli
alti
,
era
da
due
anni
un
incubo
mortale
per
il
povero
signor
Giacomo
che
,
quando
parlava
delle
sue
disgrazie
,
incominciava
sempre
con
la
«
perfida
servente
»
e
finiva
col
toro
:
«
Ghe
xe
anca
quel
maledeto
toro
!
»
.
E
così
dicendo
alzava
il
suo
visetto
,
i
suoi
occhi
pieni
di
una
esecrazione
dolorosa
,
scoteva
le
mani
su
verso
il
ciglione
della
montagna
imminente
alla
sua
casa
,
verso
il
domicilio
del
bestione
diabolico
.
Ma
l
'
ingegnere
che
mostrava
in
quella
sua
bella
faccia
d
'
impavido
galantuomo
una
disapprovazione
continua
,
un
disgusto
crescente
dell
'
ometto
pusillanime
che
gli
si
contorceva
davanti
,
dopo
parecchi
«
oh
povero
me
!
»
che
avevano
per
sottinteso
"
in
che
compagnia
sono
!
"
perdette
ogni
pazienza
,
e
inarcando
le
braccia
con
i
gomiti
in
fuori
e
scotendole
come
se
tenesse
le
redini
di
un
ronzino
poltrone
,
esclamò
:
«
Ma
cosa
mai
,
ma
cosa
mai
!
Pare
impossibile
!
Questi
son
discorsi
da
fatuo
,
caro
signor
Giacomo
.
Non
avrei
mai
creduto
che
un
uomo
,
dirò
così
...
»
.
Qui
l
'
ingegnere
,
non
sapendo
veramente
come
dire
,
come
definire
il
suo
interlocutore
,
non
fece
che
gonfiar
le
gote
,
mettendo
un
lungo
mormorio
,
una
specie
di
rantolo
,
come
se
avesse
in
bocca
un
epiteto
troppo
grosso
e
non
potesse
sputarlo
.
Intanto
il
signor
Giacomo
,
rosso
rosso
,
si
affannava
a
protestare
:
«
Basta
,
basta
,
La
scusa
,
son
qua
,
vegno
,
no
La
se
scalda
,
no
go
fato
che
esprimer
un
dubio
;
ingegnere
pregiatissimo
,
Ela
conosse
el
mondo
,
mi
lo
go
conossuto
ma
no
lo
conosso
più
»
.
Si
ritirò
e
ricomparve
subito
tenendo
in
mano
una
tuba
mostruosa
,
a
larghe
tese
,
che
aveva
visto
l
'
ingresso
di
Ferdinando
a
Verona
nel
così
detto
«
anno
dell
'
imperatore
»
,
nel
1838
.
«
Credo
conveniente
»
,
diss
'
egli
,
«
un
tal
segno
di
rispetto
e
di
compiacenza
.
»
L
'
ingegnere
,
vedendo
quel
coso
,
esclamò
ancora
:
«
Cosa
mai
,
cosa
mai
?
»
.
Ma
l
'
ometto
,
cerimonioso
nell
'
anima
,
tenne
duro
:
«
Il
mio
dovere
,
il
mio
dovere
»
,
e
chiamò
la
Marianna
che
facesse
lume
.
Costei
,
quando
vide
il
padrone
con
quello
spettacoloso
segno
di
compiacenza
in
capo
,
incominciò
a
far
le
meraviglie
.
«
La
tasa
!
»
,
sbuffò
il
disgraziato
signor
Giacomo
.
«
Tasì
!
»
,
e
appena
fuori
dell
'
uscio
si
sfogò
.
«
No
ghe
xe
ponto
de
dubio
;
quela
maledetissima
servente
sarà
la
me
morte
.
»
«
E
perché
non
la
manda
via
?
»
,
chiese
l
'
ingegnere
.
Il
signor
Giacomo
aveva
posto
un
piede
sul
primo
scalino
della
viottola
che
sale
a
fianco
della
casa
Puttini
,
quando
quest
'
acuta
interrogazione
,
penetrandogli
come
un
pugnale
nella
coscienza
,
lo
fermò
di
botto
.
«
Eh
!
»
,
rispose
sospirando
.
«
Ah
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Cossa
vorla
?
»
,
riprese
l
'
altro
dopo
una
breve
pausa
.
«
Questo
xe
quelo
.
»
Pronunciata
in
via
di
epilogo
,
secondo
un
vecchio
uso
veneto
,
tale
disgraziata
identità
dei
due
aggettivi
indicativi
,
il
signor
Giacomo
fece
le
guance
grosse
,
soffiò
con
vivacità
e
si
decise
a
rimettersi
in
via
.
Salirono
per
alcuni
minuti
,
egli
davanti
e
l
'
ingegnere
dietro
,
per
la
stradicciuola
faticosa
,
mal
rischiarata
da
un
chiaror
di
luna
perduta
fra
le
nuvole
.
Non
si
udivano
che
i
passi
lenti
,
il
picchiar
delle
mazze
sul
ciottolato
e
i
soffi
regolari
del
signor
Giacomo
:
apff
!
apff
!
A
piedi
della
lunga
scalinata
di
Pianca
,
l
'
ometto
si
fermò
,
si
levò
il
cappello
,
si
asciugò
il
sudore
con
un
fazzolettone
bianco
e
guardando
su
al
gran
noce
,
alle
stalle
di
Pianca
,
cui
bisognava
salire
,
mise
un
soffio
straordinario
.
«
Corpo
de
sbrio
baco
!
»
,
diss
'
egli
.
L
'
ingegnere
gli
fece
coraggio
.
«
Su
,
signor
Giacomo
!
Per
amore
della
Luisina
!
»
Il
signor
Giacomo
s
'
incamminò
senz
'
altro
e
,
guadagnate
le
stalle
,
oltre
le
quali
la
viottola
diventa
più
umana
,
parve
dimenticare
gli
scalini
e
gli
scrupoli
,
la
perfida
servente
e
l
'
I
.
R
.
Commissario
,
la
marchesa
vendicativa
e
il
maledetto
toro
,
e
si
mise
a
parlar
con
entusiasmo
della
signorina
Rigey
.
«
No
ghe
xe
ponto
de
dubio
,
quando
go
l
'
onor
de
trovarme
con
So
nezza
,
con
la
signorina
Luisina
,
digo
,
me
par
giusto
,
La
se
figura
,
de
trovarme
ancora
ai
tempi
de
la
Baretela
,
de
le
Filipuzze
,
de
le
tre
sorelle
Spàresi
da
S
.
Piero
Incarian
e
de
tante
altre
de
na
volta
che
per
so
grazia
me
compativa
.
Vado
giusto
de
tempo
in
tempo
da
la
signora
marchesa
,
vedo
là
qualche
volta
ste
putele
del
dì
d
'
ancò
.
No
...
no
...
no
;
no
gavemo
propramente
quel
contegno
che
m
'
intendo
mi
;
o
che
semo
durete
o
che
semo
spuzzete
.
La
varda
invece
la
signorina
Luisina
come
che
la
sa
star
con
tuti
,
col
zovene
e
col
vecio
,
col
rico
e
col
poareto
,
co
la
serva
e
col
piovan
.
No
capisso
propramente
,
come
la
marchesa
...
»
L
'
ingegnere
l
'
interruppe
.
«
La
marchesa
ha
ragione
»
,
diss
'
egli
.
«
Mia
nipote
non
è
nobile
,
mia
nipote
non
ha
un
soldo
;
come
si
fa
a
pretendere
che
la
marchesa
sia
contenta
?
»
Il
signor
Giacomo
si
fermò
alquanto
sconcertato
,
e
guardò
l
'
ingegnere
battendo
i
suoi
occhi
dolenti
.
«
Ma
»
,
diss
'
egli
.
«
Ela
no
ghe
darà
miga
rason
sul
serio
?
»
«
Io
?
»
,
rispose
l
'
ingegnere
.
«
Io
non
approvo
mai
che
si
vada
contro
la
volontà
dei
genitori
o
di
chi
tiene
le
loro
veci
.
Ma
io
,
caro
signor
Giacomo
,
sono
un
uomo
antiquato
come
Lei
,
un
uomo
del
tempo
di
Carlo
V
,
come
si
dice
qui
.
Adesso
il
mondo
va
diversamente
e
bisogna
lasciarlo
andare
.
Dunque
io
le
mie
ragioni
le
ho
dette
e
poi
ho
detto
:
adesso
,
fate
vobis
;
del
resto
poi
quando
avrete
deciso
,
in
qualunque
modo
,
ditemi
quel
che
occorre
fare
e
son
qua
.
»
«
E
cossa
dise
la
signora
Teresina
?
»
«
Mia
sorella
?
Mia
sorella
,
poveretta
,
dice
:
se
li
vedo
a
posto
non
mi
dispiace
più
di
morire
.
»
Il
signor
Giacomo
soffiò
forte
come
sempre
quando
udiva
quest
'
ultima
sgradevole
parola
.
«
Ma
no
semo
miga
a
sti
passi
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Eh
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
molto
serio
.
«
Speriamo
in
Domeneddio
.
»
Toccavano
allora
quel
gomito
della
viottola
che
svoltando
dagli
ultimi
campicelli
del
tenere
di
Albogasio
ai
primi
del
tenere
di
Castello
,
gira
a
sinistra
sopra
un
ciglio
sporgente
,
nell
'
improvviso
cospetto
di
un
grembo
precipitoso
del
monte
,
del
lago
in
profondo
,
dei
paeselli
di
Casarico
e
di
S
.
Mamette
,
accovacciati
sulla
riva
come
a
bere
,
di
Castello
seduto
poco
più
su
,
a
breve
distanza
,
e
là
di
fronte
,
del
nudo
fiero
picco
di
Cressogno
,
tutto
scoperto
dai
valloni
di
Loggio
al
cielo
.
È
un
bel
posto
,
anche
di
notte
,
al
chiaro
di
luna
,
ma
se
il
signor
Giacomo
vi
si
fermò
in
attitudine
contemplativa
e
senza
soffiare
,
non
fu
già
perché
la
scena
gli
paresse
degna
dell
'
attenzione
di
chicchessia
,
figurarsi
di
un
primo
deputato
politico
,
ma
perché
avendo
una
considerazione
grave
da
mettere
in
luce
,
sentiva
il
bisogno
di
richiamare
tutte
le
sue
forze
al
cervello
,
di
sospendere
ogni
altro
moto
,
anche
quello
delle
gambe
.
«
Bela
massima
»
,
diss
'
egli
.
«
Speremo
in
Domenedio
.
Sissignor
.
Ma
La
me
permeta
de
osservar
che
ai
nostri
tempi
se
sentìa
parlar
ogni
momento
de
grazie
ricevute
,
de
conversion
,
de
miracoli
,
adesso
La
me
diga
Ela
.
El
mondo
no
xe
più
quelo
e
me
par
che
Domenedio
sia
stomegà
.
El
mondo
d
'
adesso
el
xe
come
la
nostra
ciesa
de
Albogasio
de
sora
che
sti
ani
Domenedio
el
ghe
vegneva
una
volta
al
mese
e
adesso
el
ghe
vien
una
volta
a
l
'ano.»
«
Senta
,
caro
signor
Giacomo
»
,
osservò
l
'
ingegnere
,
impaziente
di
arrivare
a
Castello
:
«
se
si
trasporta
la
parrocchia
da
una
chiesa
all
'
altra
,
Domeneddio
non
c
'
entra
;
del
resto
lasciamo
fare
a
Domeneddio
e
camminiamo
.
»
Ciò
detto
prese
un
'
andatura
così
lesta
che
il
signor
Giacomo
,
fatti
pochi
passi
,
si
fermò
soffiando
come
un
mantice
.
«
La
perdona
»
,
diss
'
egli
,
«
se
obedisso
tanto
quanto
a
la
natural
curiosità
de
l
'
omo
.
Se
podaria
saver
la
Sua
riverita
età
?
»
L
'
ingegnere
capì
l
'
antifona
e
fermatosi
un
momento
si
voltò
a
rispondere
quasi
sottovoce
,
con
ironica
mansuetudine
trionfante
:
«
Più
vecchio
di
Lei
»
.
E
riprese
spietatamente
la
via
.
«
Sono
dell
'
ottantotto
,
sa
!
»
,
gemette
il
Puttini
.
«
Ed
io
dell
'
ottantacinque
!
»
,
ribatté
l
'
altro
senza
fermarsi
.
«
Avanti
!
»
Per
fortuna
del
Puttini
non
c
'
erano
più
che
pochi
passi
a
fare
.
Ecco
il
muraglione
che
sostiene
il
sagrato
della
chiesa
di
Castello
,
ecco
la
scaletta
che
mette
all
'
entrata
del
villaggio
.
Ora
bisognava
svoltare
nel
sottoportico
della
canonica
,
cacciarsi
alla
cieca
in
un
buco
nero
dove
l
'
immaginazione
del
signor
Giacomo
gli
rappresentava
tanti
iniqui
sassi
sdrucciolevoli
,
tanti
maledetti
scalini
traditori
,
ch
'
egli
si
piantò
sui
due
piedi
e
,
incrociate
le
mani
sopra
il
pomo
della
mazza
,
parlò
in
questi
termini
:
«
Corpo
de
sbrio
baco
!
No
,
ingegnere
pregiatissimo
.
No
,
no
,
no
.
Propramente
mi
no
posso
,
mi
resto
qua
.
Le
vegnarà
ben
in
ciesa
.
La
ciesa
xe
qua
.
Mi
speto
qua
.
Corpo
de
sbrio
baco
!
»
Questo
secondo
«
corpo
»
il
signor
Giacomo
se
lo
masticò
privatamente
in
bocca
come
la
chiusa
d
'
un
monologo
interno
sugli
accessori
dell
'
impiccio
principale
in
cui
s
'
era
messo
.
«
Aspetti
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
Un
fil
di
luce
usciva
dalla
porta
della
chiesa
.
L
'
ingegnere
vi
entrò
e
ne
uscì
subito
col
sagrestano
che
stava
preparando
gl
'
inginocchiatoi
per
gli
sposi
.
Costui
recò
in
soccorso
del
Puttini
la
lunga
pertica
col
cerino
acceso
sulla
punta
,
che
serve
per
accender
le
candele
degli
altari
.
Poté
così
,
fermo
sull
'
entrata
del
sottoportico
,
porger
via
via
,
quanto
era
lunga
la
pertica
,
il
suo
lumicino
davanti
ai
piedi
del
signor
Giacomo
che
,
malissimo
contento
di
questa
illuminazione
religiosa
,
procedeva
brontolando
contro
le
pietre
,
le
tenebre
,
il
moccolo
sacro
e
chi
lo
teneva
,
sinché
,
abbandonato
dal
sagrestano
e
abbrancato
dall
'
ingegnere
,
fu
tratto
,
malgrado
il
suo
muto
resistere
,
come
un
luccio
alla
lenza
,
sulla
soglia
di
casa
Rigey
.
A
Castello
,
le
case
che
si
serrano
in
fila
sul
ciglio
tortuoso
del
monte
a
godersi
il
sole
e
la
veduta
del
lago
in
profondo
,
tutte
bianche
e
ridenti
verso
l
'
aperto
,
tutte
scure
verso
quell
'
altra
disgraziata
fila
di
case
che
si
attrista
dietro
a
loro
,
somigliano
certi
fortunati
del
mondo
che
di
fronte
alla
miseria
troppo
vicina
prendono
un
sussiego
ostile
,
si
stringono
l
'
uno
all
'
altro
,
si
aiutano
a
tenerla
indietro
.
Fra
queste
gaudenti
,
casa
Rigey
è
una
delle
più
scure
di
fronte
alla
poveraglia
delle
case
villane
,
una
delle
più
chiare
di
fronte
al
sole
.
Dalla
porta
di
strada
un
andito
stretto
e
lungo
mette
ad
una
loggetta
aperta
da
cui
si
cala
per
pochi
scalini
sulla
piccola
terrazza
bianca
che
,
fra
il
salotto
di
ricevimento
e
un
'
alta
muraglia
senza
finestre
,
si
affaccia
all
'
orlo
del
monte
,
spia
giù
i
burroni
ond
'
esce
il
Soldo
,
spia
il
lago
fino
ai
golfi
verdi
dei
Birosni
e
del
Dòi
,
fino
alle
distese
serene
di
là
da
Caprino
e
da
Gandria
.
Il
signor
Rigey
,
nato
a
Milano
da
padre
francese
e
professore
di
lingua
francese
nel
collegio
di
madame
Berra
,
perduto
il
posto
,
perduta
gran
parte
delle
lezioni
private
per
la
fama
cresciutagli
attorno
d
'
uomo
irreligioso
,
aveva
comperato
la
casetta
nel
1825
per
ridurvisi
da
Milano
a
vivere
in
quiete
e
con
poca
spesa
,
aveva
sposato
la
sorella
dell
'
ingegnere
Ribera
ed
era
morto
nel
1844
lasciando
a
sua
moglie
una
figliuola
di
quindici
anni
e
poche
migliaia
di
svanziche
oltre
la
casa
.
Appena
l
'
ingegnere
ebbe
bussato
alla
porta
,
non
tanto
piano
,
si
udì
un
correr
leggero
nell
'
andito
,
fu
aperto
e
una
voce
non
sottile
,
non
argentina
,
ma
inesprimibilmente
armoniosa
,
sussurrò
:
«
Che
strepito
,
zio
!
»
.
«
Oh
bella
!
»
,
fece
patriarcalmente
l
'
ingegnere
,
«
ho
da
picchiar
col
naso
?
»
La
nipote
gli
turò
la
bocca
con
una
mano
,
lo
tirò
dentro
con
l
'
altra
,
fece
un
saluto
grazioso
al
signor
Giacomo
e
chiuse
la
porta
;
tutto
ciò
in
un
attimo
,
mentre
lo
stesso
signor
Giacomo
andava
soffiando
:
«
Padrona
mia
riveritissima
...
me
consolo
propramente
...
»
.
«
Grazie
,
grazie
»
,
fece
Luisa
,
«
passi
,
La
prego
,
devo
dire
una
parola
allo
zio
.
»
L
'
ometto
passò
con
il
suo
cappellone
in
mano
,
e
la
giovane
abbracciò
teneramente
il
suo
vecchio
zio
,
lo
baciò
,
gli
posò
il
viso
sul
petto
,
tenendogli
le
braccia
al
collo
.
«
Ciao
,
neh
»
,
fece
l
'
ingegnere
quasi
resistendo
a
quelle
carezze
perché
vi
sentiva
una
gratitudine
di
cui
non
avrebbe
sopportate
le
parole
.
«
Sì
,
là
,
basta
.
Come
va
la
mamma
?
»
.
Luisa
non
rispose
che
con
una
nuova
stretta
delle
sue
braccia
.
Lo
zio
era
più
che
un
padre
per
lei
,
era
la
Provvidenza
della
casa
,
benché
nella
sua
gran
bontà
semplice
neppur
sognasse
di
aver
il
menomo
merito
verso
sua
sorella
e
sua
nipote
.
Che
avrebbero
mai
fatto
senza
di
lui
,
povere
donne
,
con
quelle
magre
dodici
o
quindici
migliaia
di
svanziche
lasciate
da
Rigey
?
Egli
godeva
,
come
ingegnere
delle
Pubbliche
Costruzioni
,
di
un
buon
stipendio
.
Viveva
parcamente
a
Como
con
una
vecchia
governante
e
i
suoi
risparmi
passavano
a
casa
Rigey
.
Aveva
sulle
prime
apertamente
e
solennemente
disapprovata
la
inclinazione
di
Luisa
per
Franco
parendogli
quello
un
matrimonio
troppo
disuguale
;
ma
poiché
i
giovani
erano
stati
fermi
e
sua
sorella
aveva
consentito
,
egli
tenendosi
la
sua
opinione
per
sé
,
s
'
era
messo
ad
aiutare
in
tutto
che
poteva
.
«
La
mamma
?
»
,
ripeté
.
«
Sta
benino
,
stasera
,
per
la
consolazione
,
ma
ora
è
agitata
perché
mezz
'
ora
fa
è
venuto
Franco
e
ha
raccontato
che
c
'
è
stata
una
mezza
scena
con
la
nonna
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
che
quando
udiva
di
qualche
sproposito
altrui
soleva
commiserarne
,
con
questa
esclamazione
,
se
stesso
.
«
No
,
zio
;
Franco
ha
ragione
.
»
Luisa
pronunziò
queste
parole
con
fierezza
subitanea
.
«
Ma
si
!
»
,
esclamò
perché
lo
zio
aveva
messo
un
lungo
«
hm
!
»
dubitativo
.
«
Ha
cento
ragioni
!
Ma
»
,
soggiunse
piano
,
«
dice
di
essere
partito
di
casa
in
modo
che
la
nonna
verrà
molto
probabilmente
a
scoprir
tutto
.
»
«
Meglio
»
,
disse
lo
zio
,
incamminandosi
verso
la
terrazza
.
La
luna
era
tramontata
,
faceva
buio
.
Luisa
,
sussurrò
:
«
Mamma
è
qui
»
.
La
signora
Teresa
,
tribolata
dalla
mancanza
di
respiro
,
si
era
fatta
trascinare
sulla
terrazza
,
nella
sua
poltrona
,
per
avere
un
po
'
d
'
aria
,
un
po
'
di
sollievo
.
«
Cosa
vi
pare
,
Piero
?
»
,
disse
con
voce
simile
nel
timbro
a
quella
di
Luisa
,
ma
stanca
e
più
dolce
:
la
voce
di
un
cuor
mite
cui
il
mondo
è
amaramente
avverso
e
che
cede
.
«
Cosa
vi
pare
che
tutte
le
nostre
prudenze
non
serviranno
a
niente
?
»
«
Ma
no
,
mamma
,
questo
non
si
sa
ancora
,
questo
non
si
può
dire
!
»
Mentre
Luisa
parlava
così
,
Franco
che
stava
nel
salotto
col
curato
ne
uscì
per
abbracciar
lo
zio
.
«
Dunque
?
»
,
disse
questi
stendendogli
la
mano
,
perché
gli
abbracciamenti
non
erano
di
suo
gusto
.
«
Cosa
è
successo
?
»
Franco
raccontò
l
'
accaduto
velando
un
poco
le
espressioni
della
nonna
che
potevano
riuscire
troppo
offensive
ai
Rigey
,
tacendo
affatto
la
minaccia
di
non
lasciargli
un
soldo
,
accusando
quasi
più
la
suscettibilità
propria
che
l
'
insolenza
della
vecchia
,
confessando
finalmente
di
aver
fatto
conoscere
,
di
proposito
,
la
sua
intenzione
di
star
fuori
tutta
la
notte
.
Ciò
non
poteva
a
meno
di
condurre
la
nonna
a
scoprir
tutto
subito
,
perché
lo
avrebbe
interrogato
su
quest
'
assenza
,
ed
egli
non
voleva
mentire
,
e
tacere
era
come
confessare
.
«
Senti
!
»
,
esclamò
lo
zio
con
l
'
accento
vibrato
e
con
la
faccia
spanta
del
galantomone
che
,
soffocando
in
un
viluppo
di
cautele
e
di
dissimulazioni
,
vi
mena
dentro
due
gran
gomitate
,
se
ne
disbriga
e
respira
:
«
Vedo
che
hai
avuto
torto
d
'
irritar
la
nonna
perché
,
cosa
mai
!
Bisogna
rispettare
i
vecchi
anche
nei
loro
errori
;
capisco
che
le
conseguenze
saranno
pessime
;
ma
son
più
contento
così
e
sarei
più
contento
ancora
se
tu
avessi
già
detto
a
tua
nonna
le
cose
chiare
e
tonde
.
Questo
segreto
,
questo
infingersi
,
questo
nascondersi
non
mi
sono
mai
piaciuti
un
corno
.
Cosa
mai
!
L
'
onest
'
uomo
quello
che
fa
lo
dice
,
alla
papale
.
Tu
vuoi
ammogliarti
contro
la
volontà
della
nonna
.
Bene
,
almeno
non
ingannarla
!
»
«
Ma
Piero
!
»
,
esclamò
la
signora
Teresa
che
,
insieme
ad
uno
squisito
sentimento
della
vita
come
dovrebb
'
essere
,
possedeva
un
senso
acuto
della
vita
com
'
è
realmente
,
e
data
molto
più
di
suo
fratello
agli
esercizi
di
pietà
,
molto
più
familiare
con
Dio
,
riusciva
più
facilmente
a
persuadersi
di
aver
ottenuta
da
Lui
,
per
amor
di
un
bene
sostanziale
,
qualche
concessione
di
forma
.
«
Ma
Piero
!
Voi
non
riflettete
.
»
(
La
signora
Teresa
,
molto
più
giovane
di
suo
fratello
,
gli
parlava
sempre
col
voi
e
ne
pigliava
il
tu
)
.
«
Se
la
marchesa
viene
a
conoscere
il
matrimonio
in
un
modo
simile
e
,
naturalmente
,
non
vuol
saperne
di
prender
Luisa
in
casa
,
cosa
fanno
questi
ragazzi
?
Dove
vanno
?
Qui
non
c
'
è
posto
e
quand
'
anche
vi
fosse
posto
non
è
preparato
nulla
.
In
casa
vostra
nemmeno
.
Bisogna
riflettere
.
Se
si
voleva
tener
la
cosa
segreta
per
un
mese
o
due
,
non
era
mica
per
ingannare
;
era
per
aver
tempo
di
disporvi
la
nonna
e
,
se
la
nonna
non
volesse
piegarsi
,
di
preparar
un
paio
di
stanze
a
Oria
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Ci
voglion
due
mesi
per
questo
?
Non
par
vero
.
»
Un
soffio
prolungato
,
nell
'
ombra
,
ricordò
in
quel
punto
la
presenza
del
signor
Giacomo
che
stava
in
un
angolo
,
appoggiato
al
muro
,
non
osando
scostarsene
per
l
'
oscurità
.
La
signora
Teresa
non
l
'
aveva
ancora
salutato
.
«
Oh
,
signor
Giacomo
!
»
,
diss
'
ella
con
grande
premura
.
«
Scusi
.
La
ringrazio
tanto
,
sa
.
Venga
qua
.
Ha
sentito
quel
che
si
diceva
?
Dica
anche
Lei
;
cosa
Le
pare
?
»
«
La
mia
servitù
»
,
disse
il
signor
Giacomo
dal
suo
angolo
.
«
Propramente
non
me
movo
,
perché
,
con
la
mia
povera
vista
...
»
«
Luisa
!
»
,
fece
la
signora
Teresa
.
«
Porta
fuori
un
lume
.
Ma
ha
sentito
,
signor
Giacomo
;
cosa
Le
pare
?
Dica
.
»
Il
signor
Giacomo
mise
nella
sua
sapienza
tre
o
quattro
piccoli
soffi
frettolosi
che
significavano
:
«
ahi
,
questo
è
un
imbarazzo
»
«
No
so
»
,
cominciò
titubante
,
«
no
so
,
digo
adesso
,
se
trovandome
a
scuro
...
»
«
Luisa
!
»
,
chiamò
da
capo
la
signora
Teresa
.
«
Eh
nossignora
,
nossignora
.
M
'
intendo
a
scuro
de
tante
cosse
che
no
so
.
Vogio
dir
che
ne
la
mia
ignoranza
no
me
posso
pronunciar
.
Però
,
digo
,
me
par
che
forse
se
podaria
...
adesso
,
digo
,
mi
son
qua
per
el
servizio
Suo
e
de
la
rispettabilissima
famegia
,
sì
ben
che
no
me
faria
maravegia
che
l
'
Imperial
Regio
Commissario
,
ottima
persona
ma
sustosèta
...
ben
,
basta
,
no
discoremo
,
mi
son
qua
,
però
me
pararia
,
digo
,
che
se
podesse
tirar
avanti
un
pocheto
e
intanto
qua
el
nostro
nobilissimo
signor
don
Franco
podaria
forse
co
le
bone
,
cole
molesine
...
Ben
ben
ben
,
per
mi
,
come
che
Le
comanda
.
»
Furono
le
proteste
violente
di
Franco
che
fecero
voltare
così
precipitosamente
strada
al
signor
Giacomo
.
Luisa
le
appoggiò
e
la
signora
Teresa
,
che
forse
adesso
avrebbe
pure
inclinato
a
una
dilazione
,
non
osò
contraddire
.
«
Luisa
,
Franco
»
,
diss
'
ella
.
«
Riconducetemi
in
salotto
.
»
I
due
giovani
spinsero
insieme
,
seguiti
dallo
zio
e
dal
signor
Giacomo
,
la
poltrona
nel
salotto
.
Nel
passar
la
soglia
Luisa
si
chinò
,
baciò
la
mamma
sui
capelli
e
le
sussurrò
:
«
vedrai
che
tutto
andrà
bene
»
.
Ella
credeva
di
trovar
il
curato
in
salotto
,
ma
il
curato
se
l
'
era
svignata
per
la
cucina
.
Appena
Franco
e
Luisa
ebbero
accostata
la
mamma
al
tavolo
dov
'
era
il
lume
,
capitò
il
sagrestano
ad
avvertire
che
tutto
era
pronto
.
Allora
la
signora
Teresa
lo
pregò
di
annunciare
al
curato
che
gli
sposi
sarebbero
andati
in
chiesa
fra
mezz
'
ora
.
«
Luisa
»
,
diss
'
ella
,
fissando
sua
figlia
con
uno
sguardo
significante
.
«
Sì
,
mamma
»
,
rispose
questa
;
e
riprese
a
voce
più
alta
volgendosi
al
suo
fidanzato
:
«
Franco
,
la
mamma
desidera
parlarti
.
»
Il
signor
Giacomo
capì
e
uscì
sulla
terrazza
.
L
'
ingegnere
non
capì
nulla
e
sua
nipote
dovette
spiegargli
che
bisognava
lasciar
la
mamma
sola
con
Franco
.
L
'
uomo
semplice
non
ne
intendeva
bene
il
perché
:
allora
ella
gli
prese
sorridendo
un
braccio
e
lo
condusse
fuori
.
La
signora
Teresa
stese
in
silenzio
la
sua
bella
mano
ancora
giovane
,
a
Franco
,
che
s
'
inginocchiò
per
baciarla
.
«
Povero
Franco
!
»
,
diss
'
ella
dolcemente
.
Lo
fece
alzare
e
sedere
vicino
a
sé
.
Doveva
parlargli
,
disse
;
e
si
sentiva
tanto
poca
lena
!
Ma
egli
capirebbe
molto
,
anche
da
poche
parole
:
«
Minga
vera
?
»
Così
dicendo
la
voce
fioca
ebbe
una
soavità
infinita
.
«
Sai
»
,
cominciò
,
«
questo
non
avevo
pensato
a
dirtelo
,
ma
mi
è
venuto
in
mente
quando
tu
raccontavi
del
piatto
che
hai
rotto
a
tavola
.
Ti
prego
di
avere
riguardo
alla
situazione
dello
zio
Piero
.
Egli
pensa
,
nel
suo
cuore
,
come
te
.
Se
tu
avessi
veduto
le
lettere
che
mi
scriveva
nel
1848
!
Ma
è
impiegato
del
Governo
.
Vero
che
si
sente
tranquillo
nella
sua
coscienza
perché
,
occupandosi
di
strade
e
di
acque
,
sa
che
serve
il
suo
paese
e
non
i
tedeschi
;
ma
certi
riguardi
vuole
e
deve
averli
.
Fino
a
un
dato
punto
bisogna
che
li
abbiate
anche
voi
per
amor
suo
.
»
«
I
tedeschi
andranno
via
presto
,
mamma
»
,
rispose
Franco
,
«
ma
sta
tranquilla
,
sarò
prudente
,
vedrai
.
»
«
Oh
caro
,
io
non
ho
più
niente
da
vedere
.
Non
ho
che
a
vedervi
voi
altri
due
uniti
e
benedetti
dal
Signore
.
Quando
i
tedeschi
saranno
andati
via
,
verrete
a
dirmelo
a
Looch
.
»
Portano
il
nome
di
Looch
i
praticelli
ombrati
di
grandi
noci
dove
sta
il
piccolo
camposanto
di
Castello
.
«
Ma
ti
devo
parlare
di
un
'
altra
cosa
»
,
proseguì
la
signora
Teresa
senza
lasciar
a
Franco
il
tempo
di
far
proteste
.
Egli
le
prese
le
mani
,
gliele
strinse
trattenendo
a
fatica
il
pianto
.
«
Bisogna
che
ti
parli
di
Luisa
»
,
diss
'
ella
.
«
Bisogna
che
tu
la
conosca
bene
tua
moglie
.
»
«
La
conosco
,
mamma
!
La
conosco
quanto
la
conosci
tu
e
più
ancora
!
»
Egli
ardeva
e
fremeva
tutto
,
così
dicendo
,
nell
'
appassionato
amore
per
lei
ch
'
era
la
vita
della
sua
vita
,
l
'
anima
dell
'
anima
sua
.
«
Povero
Franco
!
»
,
fece
la
signora
Teresa
teneramente
,
sorridendo
.
«
No
,
ascoltami
,
vi
è
qualche
cosa
che
non
sai
e
che
devi
sapere
.
Aspetta
un
poco
.
»
Aveva
bisogno
di
una
sosta
,
l
'
emozione
le
rendeva
il
respiro
difficile
e
più
difficile
il
parlare
.
Fece
un
gesto
negativo
a
Franco
che
avrebbe
pur
voluto
adoperarsi
,
aiutarla
in
qualche
modo
.
Le
bastava
un
po
'
di
riposo
e
lo
prese
appoggiando
il
capo
alla
spalliera
della
poltrona
.
Si
rialzò
presto
.
«
Avrai
inteso
parlar
male
»
,
disse
,
«
del
povero
mio
marito
,
a
casa
tua
.
Avrai
inteso
dire
ch
'
era
un
uomo
senza
principii
e
che
ho
avuto
un
gran
torto
a
sposarlo
.
Infatti
egli
non
era
religioso
e
questa
fu
la
ragione
per
cui
esitai
molto
prima
di
decidermi
.
Sono
stata
consigliata
di
cedere
perché
potevo
forse
influire
bene
sopra
di
lui
che
aveva
un
'
anima
nobile
.
È
morto
da
cristiano
,
ho
tanta
fede
di
trovarlo
in
paradiso
se
il
Signore
mi
fa
questa
grazia
di
prendermi
con
sé
;
ma
fino
all
'
ultima
ora
parve
che
non
ottenessi
nulla
.
Bene
,
temo
che
la
mia
Luisa
,
in
fondo
,
abbia
le
tendenze
del
suo
papà
.
Me
le
nasconde
,
ma
capisco
che
le
ha
.
Te
la
raccomando
,
studiala
,
consigliala
,
ha
un
gran
talento
e
un
gran
cuore
,
se
io
non
ho
saputo
far
bene
con
lei
,
tu
fa
meglio
,
sei
un
buon
cristiano
,
guarda
che
lo
sia
anche
lei
,
proprio
di
cuore
;
promettimelo
,
Franco
.
»
Egli
lo
promise
sorridendo
,
come
se
stimasse
vani
i
timori
di
lei
e
facesse
,
per
compiacenza
,
una
promessa
superflua
.
L
'
ammalata
lo
guardò
,
triste
.
«
Credimi
,
sai
»
,
soggiunse
,
«
non
sono
fantasie
.
Non
posso
morire
in
pace
se
non
la
prendi
come
una
cosa
seria
.
»
E
poi
che
il
giovane
ebbe
ripetuta
la
sua
promessa
senza
sorridere
,
soggiunse
:
«
Una
parola
ancora
.
Quando
parti
di
qua
,
vai
a
Casarico
dal
professor
Gilardoni
,
non
è
vero
?
»
«
Ma
,
questo
era
il
piano
di
prima
.
Dovevo
dire
alla
nonna
che
andavo
a
dormire
da
Gilardoni
per
fare
poi
una
gita
insieme
alla
mattina
;
adesso
lo
sai
come
sono
venuto
via
.
»
«
Vacci
lo
stesso
.
Ho
piacere
che
tu
ci
vada
.
E
poi
ti
aspetta
,
non
è
vero
?
Dunque
ci
devi
andare
.
Povero
Gilardoni
,
non
è
più
venuto
dopo
quella
pazzia
di
due
anni
or
sono
.
Lo
sai
,
non
è
vero
?
Luisa
te
l
'
avrà
detto
?
»
«
Sì
,
mamma
.
»
Questo
professor
Gilardoni
che
viveva
a
Casarico
,
da
eremita
,
si
era
molto
romanticamente
innamorato
,
qualche
anno
prima
,
della
signora
Teresa
e
le
si
era
timidamente
,
reverentemente
proposto
per
marito
,
ottenendo
un
tale
successo
di
stupore
da
togliergli
poi
il
coraggio
di
ricomparirle
davanti
.
«
Povero
uomo
!
»
,
riprese
la
signora
Rigey
.
«
Quella
è
stata
una
stupidità
grande
,
ma
è
un
cuor
d
'
oro
,
un
buon
amico
,
tenetevelo
caro
.
Il
giorno
prima
che
gli
venisse
quell
'
accesso
di
pazzia
,
mi
ha
fatto
una
confidenza
.
Non
te
la
posso
ripetere
,
e
anzi
ti
prego
di
non
parlargliene
se
non
te
ne
parla
lui
;
ma
insomma
è
una
cosa
che
potrà
,
in
certi
casi
,
aver
molta
importanza
per
voi
altri
,
specialmente
se
avrete
figli
.
Se
Gilardoni
te
ne
parla
,
pensaci
prima
di
dirlo
a
Luisa
.
Luisa
potrebbe
prender
la
cosa
non
come
va
presa
.
Delibera
tu
,
consigliati
con
lo
zio
Piero
e
poi
parla
o
non
parla
,
secondo
la
strada
che
vorrai
prendere
.
»
«
Sì
,
mamma
.
»
Si
picchiò
all
'
uscio
,
sommessamente
,
e
la
voce
di
Luisa
disse
:
«
È
finito
?
»
Franco
guardò
l
'
ammalata
.
«
Avanti
»
,
diss
'
ella
.
«
È
ora
di
andare
?
»
Luisa
non
rispose
,
cinse
con
un
braccio
il
collo
di
Franco
.
S
'
inginocchiarono
insieme
davanti
alla
mamma
,
le
piegarono
il
capo
in
grembo
.
Luisa
faceva
ogni
sforzo
per
trattenere
il
pianto
,
sapendo
bene
che
bisognava
evitare
alla
mamma
ogni
emozione
troppo
forte
,
ma
le
spalle
la
tradivano
.
«
No
,
Luisa
»
,
disse
la
mamma
,
«
no
,
cara
,
no
»
,
e
le
accarezzava
il
capo
.
«
Ti
ringrazio
che
sei
sempre
stata
una
buona
figliuola
,
sai
;
tanto
buona
;
quietati
;
son
così
contenta
;
vedrai
che
starò
meglio
.
Andate
dunque
;
datemi
un
bacio
e
poi
andate
,
non
fate
aspettare
il
signor
curato
.
Dio
ti
benedica
,
Luisa
;
e
anche
te
,
Franco
.
»
Chiese
il
suo
libro
di
preghiere
,
si
accostò
il
lume
,
fece
aprire
le
finestre
e
l
'
uscio
della
terrazza
per
respirar
meglio
e
mandò
via
la
fantesca
che
si
preparava
a
tenerle
compagnia
.
Usciti
gli
sposi
,
entrò
l
'
ingegnere
per
salutar
sua
sorella
prima
di
andare
in
chiesa
.
«
Ciao
,
neh
,
Teresa
.
»
«
Addio
,
Piero
.
Un
altro
peso
sulle
vostre
spalle
,
povero
Piero
.
»
«
Amen
»
,
rispose
pacificamente
l
'
ingegnere
.
Rimasta
sola
,
la
signora
Rigey
stette
ascoltando
il
rumor
dei
passi
che
si
allontanavano
.
Quelli
gravi
di
suo
fratello
e
del
signor
Giacomo
,
la
coda
della
colonna
,
non
le
lasciavano
udire
gli
altri
ch
'
ella
avrebbe
voluto
accompagnar
con
l
'
orecchio
quanto
era
possibile
.
Un
momento
ancora
e
non
intese
più
nulla
.
Ebbe
l
'
idea
che
Luisa
e
Franco
si
allontanavano
insieme
nell
'
avvenire
dove
a
lei
non
era
dato
seguirli
che
per
pochi
mesi
o
forse
per
pochi
giorni
;
e
che
non
poteva
indovinar
niente
,
presentir
niente
del
loro
destino
.
«
Poveri
ragazzi
»
,
pensò
.
«
Chi
sa
cosa
avranno
passato
fra
cinque
anni
,
fra
dieci
anni
!
»
Stette
ancora
in
ascolto
,
ma
il
silenzio
era
profondo
;
non
entrava
per
le
finestre
aperte
che
il
fragor
lontano
lontano
della
cascata
di
Rescia
,
di
là
dal
lago
.
Allora
,
supponendo
che
fossero
già
in
chiesa
,
prese
il
suo
libro
di
preghiere
e
lesse
con
fervore
.
Si
stancò
presto
,
si
sentì
una
gran
confusione
in
testa
,
le
si
confusero
alla
vista
anche
i
caratteri
del
libro
.
La
sua
mente
si
assopiva
,
la
volontà
era
perduta
.
Presentiva
una
visione
di
cose
non
vere
e
sapeva
di
non
dormire
,
comprendeva
che
non
era
sogno
,
ch
'
era
uno
stato
prodotto
dal
suo
male
.
Vide
aprirsi
l
'
uscio
che
metteva
in
cucina
ed
entrare
il
vecchio
Gilardoni
di
Dasio
,
detto
«
el
Carlin
de
Dàas
»
,
padre
del
professore
,
agente
di
casa
Maironi
per
i
possessi
di
Valsolda
,
morto
da
venticinque
anni
.
La
figura
entrò
e
disse
in
tono
naturale
:
«
Oh
sciora
Teresa
,
la
sta
ben
?
»
.
Ella
credette
di
rispondere
:
«
Oh
Carlin
!
Bene
e
voi
?
»
,
ma
in
fatto
non
aperse
bocca
.
«
Ghe
l
'
hoo
chì
la
lettra
»
,
riprese
la
figura
agitando
trionfalmente
una
lettera
.
«
L
'
hoo
portada
chì
per
Lee
.
»
E
posò
la
lettera
sul
tavolo
.
La
signora
Teresa
vide
chiaramente
e
con
un
senso
di
vivo
piacere
questa
lettera
sudicia
e
ingiallita
dal
tempo
,
senza
busta
e
con
la
traccia
di
una
piccola
ostia
rossa
.
Le
parve
dire
:
«
Grazie
,
Carlin
.
E
adesso
andate
a
Dasio
?
»
.
«
Sciora
no
»
,
rispose
il
Carlin
.
«
Voo
a
Casarech
dal
me
fioeu
.
»
L
'
ammalata
non
vide
più
il
Carlin
,
ma
vide
ancora
la
lettera
sul
tavolo
.
La
vedeva
chiaramente
eppure
non
era
certa
che
vi
fosse
;
nel
suo
cervello
inerte
durava
l
'
idea
vaga
di
altre
allucinazioni
passate
,
l
'
idea
della
malattia
sua
nemica
,
sua
padrona
violenta
.
Aveva
l
'
occhio
vitreo
,
la
respirazione
penosa
e
frequente
.
Un
suono
di
passi
affrettati
la
scosse
,
la
richiamò
quasi
del
tutto
in
sé
.
Quando
Luisa
e
Franco
si
precipitarono
in
camera
dalla
terrazza
,
non
si
accorsero
,
causa
il
paralume
della
lucerna
,
che
la
fisionomia
della
mamma
fosse
stravolta
.
Inginocchiati
accanto
a
lei
,
la
coprirono
di
baci
,
attribuirono
all
'
emozione
quel
respiro
affannoso
.
A
un
tratto
l
'
ammalata
sollevò
il
capo
dalla
spalliera
della
poltrona
,
tese
le
mani
avanti
,
guardando
e
indicando
qualche
cosa
.
«
La
lettera
»
,
diss
'
ella
.
I
due
giovani
si
voltarono
e
non
videro
niente
.
«
Che
lettera
,
mamma
?
»
,
disse
Luisa
.
Nello
stesso
punto
notò
l
'
espressione
del
viso
di
sua
madre
,
diede
un
'
occhiata
a
Franco
per
avvertirlo
.
Non
era
la
prima
volta
,
durante
la
sua
malattia
,
che
la
mamma
soffriva
di
allucinazioni
.
All
'
udirsi
domandare
«
che
lettera
?
»
ella
capì
,
fece
«
oh
!
»
,
ritirò
le
mani
,
se
ne
coperse
il
viso
e
pianse
silenziosamente
.
Confortata
dalle
carezze
de
'
suoi
figli
,
si
ricompose
,
li
baciò
,
stese
la
mano
a
suo
fratello
e
al
signor
Giacomo
,
che
non
avevano
inteso
affatto
cosa
fosse
accaduto
e
accennò
a
Luisa
di
andar
a
pigliar
qualche
cosa
.
Si
trattava
di
una
torta
e
di
una
bottiglia
preziosa
di
vino
del
Niscioree
,
regalata
con
altre
parecchie
,
tempo
addietro
,
dal
marchese
Bianchi
che
aveva
per
la
signora
Rigey
una
singolare
venerazione
.
Il
signor
Giacomo
,
non
vedendo
l
'
ora
di
svignarsela
,
incominciava
a
dimenarsi
,
a
soffiare
,
guardando
l
'
ingegnere
.
«
Signora
Luisina
»
,
diss
'
egli
vedendo
uscire
la
novella
sposa
.
«
La
scusa
,
son
propramente
per
domandar
licenza
...
»
«
No
,
no
»
,
lo
interruppe
con
un
fil
di
voce
la
signora
Teresa
,
«
aspetti
un
poco
.
»
Luisa
scomparve
e
Franco
scivolò
pure
fuori
dalla
stanza
dietro
sua
moglie
.
La
signora
Teresa
parve
presa
da
uno
scrupolo
,
accennò
a
richiamarlo
.
«
Ma
cosa
mai
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Ma
,
Piero
!
»
«
Ma
cosa
?
»
Le
antiche
tradizioni
austere
della
sua
famiglia
,
un
sottile
senso
di
dignità
,
forse
anche
uno
scrupolo
religioso
perché
gli
sposi
non
avevano
ancora
assistito
alla
messa
della
benedizione
nuziale
,
impedivano
alla
signora
Teresa
di
approvare
che
i
giovani
si
appartassero
e
insieme
di
spiegarsi
.
Le
sue
reticenze
e
la
bonarietà
patriarcale
dello
zio
diedero
agio
a
Franco
di
sottrarsi
ai
richiami
senza
rimedio
alcuno
.
La
signora
Teresa
non
insistette
.
«
Per
sempre
!
»
,
mormorò
dopo
un
momento
come
parlando
fra
sé
.
«
Uniti
per
sempre
!
»
«
Nualtri
»
,
disse
l
'
ingegnere
rivolgendosi
in
dialetto
veneto
al
suo
collega
nel
celibato
,
«
nualtri
,
sior
Giacomo
,
de
ste
buzare
no
ghe
ne
femo
.
»
«
Sempre
de
bon
umor
,
Ela
,
ingegnere
pregiatissimo
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
a
cui
la
coscienza
diceva
che
aveva
fatto
delle
«
buzare
»
peggiori
.
Gli
sposi
non
ritornavano
.
«
Signor
Giacomo
»
,
riprese
l
'
ingegnere
,
«
per
questa
notte
,
niente
letto
.
»
L
'
infelice
si
contorse
,
soffiò
e
batté
le
palpebre
senza
rispondere
.
E
gli
sposi
non
ritornavano
.
«
Piero
»
,
disse
la
signora
,
«
suonate
il
campanello
.
»
«
Signor
Giacomo
»
,
fece
l
'
ingegnere
senza
scomporsi
,
«
dobbiamo
suonare
il
campanello
?
»
«
L
'
idea
de
la
signora
Teresa
pare
propramente
questa
»
,
rispose
l
'
omino
navigando
alla
meglio
tra
il
fratello
e
la
sorella
.
«
Però
mi
no
digo
gnente
.
»
«
Piero
!
»
,
insistette
la
signora
.
«
Ma
insomma
»
,
riprese
suo
fratello
senza
muoversi
.
«
Lei
,
cosa
farebbe
?
Lo
suonerebbe
,
questo
campanello
,
o
non
lo
suonerebbe
?
»
«
Oh
Dio
!
»
,
gemette
il
Puttini
.
«
La
me
dispensa
.
»
«
Non
La
dispenso
un
corno
.
»
Gli
sposi
non
ritornavano
e
la
mamma
,
sempre
più
inquieta
,
ricominciava
:
«
Ma
suonate
,
dunque
,
Piero
!
»
Il
signor
Giacomo
,
che
moriva
dalla
voglia
di
andarsene
e
non
poteva
andarsene
senza
salutar
gli
sposi
,
incoraggiato
dall
'
insistere
della
signora
,
fece
uno
sforzo
,
diventò
rosso
rosso
e
buttò
fuori
la
sua
sentenza
:
«
Mi
sonaria
.
»
«
Caro
signor
Giacomo
»
,
disse
l
'
ingegnere
,
«
mi
stupisco
,
mi
sorprendo
e
mi
meraviglio
.
»
Chi
sa
perché
,
quando
era
di
buon
umore
e
gli
capitava
in
bocca
uno
di
quei
sinonimi
,
li
infilzava
tutti
e
tre
.
«
Però
»
,
conchiuse
,
«suoniamo.»
E
suonò
molto
discretamente
.
«
Sentite
,
Piero
»
,
disse
la
signora
Teresa
.
«
Ricordatevi
bene
che
adesso
,
quando
partite
voi
,
deve
partire
anche
Franco
.
Ritornerà
alle
cinque
e
mezzo
per
la
messa
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
lo
zio
Piero
.
«
Quante
miserie
!
Insomma
,
sono
marito
e
moglie
,
sì
o
no
?
Bene
bene
bene
»
,
soggiunse
,
perché
sua
sorella
si
inquietava
.
«
Fate
tutto
quello
che
volete
,
ecco
.
»
Invece
degli
sposi
entrò
la
fantesca
portando
la
torta
e
la
bottiglia
e
disse
all
'
ingegnere
che
la
signora
Luisina
lo
pregava
di
uscire
un
momento
sulla
terrazza
.
«
Adesso
che
viene
un
po
'
di
grazia
di
Dio
,
mi
mandate
fuori
»
,
disse
l
'
ingegnere
.
Egli
scherzava
,
con
la
solita
serenità
di
spirito
,
forse
non
comprendendo
bene
lo
stato
grave
di
sua
sorella
,
forse
per
certa
sua
naturale
disposizione
pacifica
verso
tutto
che
fosse
ineluttabile
.
Uscì
sulla
terrazza
dove
Luisa
lo
aspettava
con
Franco
.
«
Senti
,
zio
»
,
diss
'
ella
,
«
mio
marito
dice
che
certo
la
nonna
scoprirà
tutto
subito
,
ch
'
egli
non
potrà
più
stare
a
Cressogno
,
che
se
la
mamma
fosse
in
buone
condizioni
si
potrebbe
venire
da
te
a
Oria
,
ma
che
così
,
pur
troppo
,
non
è
possibile
.
Allora
dice
che
si
potrebbe
mettere
all
'
ordine
una
camera
qui
,
in
fretta
,
alla
meglio
;
lo
studio
del
povero
papà
,
si
diceva
noi
.
Cosa
ti
pare
?
»
«
Hm
!
»
,
fece
lo
zio
,
che
non
accettava
facilmente
le
novità
.
«
Mi
pare
una
risoluzione
molto
precipitosa
.
Fate
una
spesa
,
mettete
la
casa
sossopra
per
una
cosa
che
non
può
durare
.
»
La
sua
idea
fissa
era
quella
di
aver
tutta
la
famiglia
a
Oria
,
e
questo
ripiego
della
camera
gli
faceva
ombra
.
Temeva
che
se
gli
sposi
si
accomodavano
a
Castello
finissero
con
restarvi
.
Luisa
si
studiò
di
persuaderlo
che
non
si
poteva
fare
altrimenti
,
che
né
la
spesa
né
l
'
incomodo
sarebbero
stati
grandi
,
che
suo
marito
,
quando
avesse
a
uscir
di
casa
,
andrebbe
difilato
a
Lugano
e
ritornerebbe
con
i
pochi
mobili
strettamente
necessari
.
Lo
zio
domandò
se
Franco
non
potrebbe
invece
mettersi
a
Oria
e
starvi
fino
a
quando
vi
potessero
scendere
la
mamma
e
lei
.
«
Oh
,
zio
!
»
,
fece
Luisa
.
S
'
ella
avesse
saputo
del
campanello
,
si
sarebbe
ancor
più
meravigliata
di
una
proposta
simile
.
Ma
il
buon
uomo
aveva
qualche
volta
di
queste
idee
ingenue
che
facevano
sorridere
sua
sorella
.
Luisa
non
durò
fatica
a
trovare
argomenti
contro
l
'
esilio
di
Franco
e
ad
adoperarli
con
calore
.
«
Basta
»
,
fece
lo
zio
non
persuaso
,
ma
placido
,
allargando
le
braccia
in
arco
,
nell
'
atto
di
un
Dominus
vobiscum
più
caritatevole
,
più
disposto
a
cinger
di
tenerezza
le
povere
creature
umane
.
«
Fiat
.
Oh
,
e
se
occorre
»
,
soggiunse
volgendosi
a
Franco
,
«
come
stai
a
quattrini
?
»
Franco
trasalì
,
s
'
imbarazzò
.
«
È
il
nostro
papà
,
sai
»
,
gli
disse
sua
moglie
.
«
Papà
niente
affatto
»
,
osservò
lo
zio
,
sempre
placidamente
.
«
Papà
niente
affatto
,
ma
quel
ch
'
è
mio
è
vostro
,
ecco
;
vuol
dire
dunque
che
vi
munirò
un
poco
secondo
le
mie
forze
.
»
E
ricevette
l
'
abbraccio
commosso
de
'
suoi
nipoti
senza
corrispondervi
,
quasi
seccato
da
una
dimostrazione
superflua
,
seccato
che
non
accogliessero
più
semplicemente
una
cosa
tanto
semplice
e
naturale
.
«
Sì
,
sì
»
,
diss
'
egli
,
«
andiamo
a
bere
ch
'
è
meglio
.
»
Il
vino
del
Niscioree
,
rosso
chiaro
come
un
rubino
,
delicato
e
gagliardo
,
blandì
e
pacificò
le
viscere
dell
'
impaziente
signor
Giacomo
,
che
in
quegli
anni
di
oïdium
ben
di
rado
bagnava
le
labbra
nel
vin
pretto
e
beveva
cupamente
vin
Grimelli
di
acquosa
memoria
.
«
Est
,
est
,
non
è
vero
,
signor
Giacomo
?
»
,
disse
lo
zio
Piero
vedendo
il
Puttini
guardar
devotamente
nel
bicchiere
che
teneva
in
mano
.
«
Qui
almeno
non
c
'
è
pericolo
di
crepare
come
quel
tale
:
et
propter
nimium
est
dominus
meus
mortuus
est
.
»
«
A
mi
me
par
de
resussitar
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
,
adagio
adagio
,
quasi
sottovoce
,
guardando
sempre
nel
bicchiere
.
«
Allora
,
un
brindisi
agli
sposi
!
»
,
riprese
l
'
altro
,
alzandosi
.
«
Se
non
lo
fa
Lei
,
lo
farò
io
:
Viva
lü
e
viva
lee
E
nün
andèm
foeura
d
'
i
pee
.
Il
signor
Giacomo
vuotò
il
bicchiere
,
soffiò
molto
e
batté
molto
le
palpebre
in
segno
dei
vari
sentimenti
che
tumultuavano
nell
'
animo
suo
mentre
l
'
ultimo
aroma
e
l
'
ultimo
sapor
del
vino
gli
si
perdevano
in
bocca
;
offerse
la
sua
servitù
alla
signora
Teresa
riveritissima
,
la
sua
devozione
alla
sposina
amabilissima
,
la
sua
osservanza
allo
sposo
compitissimo
;
si
schermì
,
menando
le
braccia
e
la
testa
,
dai
ringraziamenti
che
gli
fioccavano
addosso
,
e
preso
il
cappellone
,
presa
la
mazza
,
si
avviò
umilmente
,
soffiando
con
un
misto
di
compiacenza
e
di
rammarico
,
dietro
la
mole
placida
dell
'
ingegnere
pregiatissimo
.
«
E
tu
,
Franco
?
»
,
chiese
subito
la
signora
Teresa
.
«
Vado
»
,
rispose
Franco
.
«
Vien
qua
»
,
diss
'
ella
.
«
Vi
ho
accolto
così
male
,
poveri
figliuoli
,
quando
siete
ritornati
dalla
chiesa
.
Sai
,
m
'
era
venuto
uno
de
'
miei
accessi
;
lo
avete
ben
capito
.
Adesso
mi
sento
tanto
benino
,
tanto
in
pace
.
Signore
,
Vi
ringrazio
.
Mi
pare
d
'
avere
messa
la
casa
in
ordine
,
d
'
avere
spento
il
fuoco
,
d
'
aver
dette
un
po
'
di
orazioni
e
di
andar
a
dormire
,
tutta
bella
contenta
;
ma
non
così
presto
,
sai
,
caro
,
non
così
subito
.
Ti
lascio
la
mia
Luisa
,
caro
,
ti
lascio
lo
zio
Piero
;
so
che
li
amerai
tanto
,
vero
?
Ricordati
anche
di
me
,
però
.
Ah
Signore
,
come
mi
rincresce
di
non
vedere
i
vostri
figli
!
Quello
sì
.
Hai
da
dar
loro
un
bacio
per
la
povera
nonna
,
tutti
i
giorni
.
E
adesso
va
'
,
figlio
mio
;
ritorni
alle
cinque
e
mezzo
,
non
è
vero
?
Sì
,
addio
,
va
'.»
Gli
parlava
carezzevole
,
come
a
un
bambino
che
non
capisce
ancora
ed
egli
piangeva
di
tenerezza
silenziosamente
,
le
baciava
e
ribaciava
le
mani
,
godendo
che
Luisa
fosse
presente
e
vedesse
;
perché
nella
sua
immensa
tenerezza
per
la
mamma
vi
era
la
immensa
gioia
di
essere
divenuto
un
solo
con
la
figlia
e
come
un
'
avidità
di
amar
tutto
che
sua
moglie
amava
,
con
la
stessa
forza
.
«
Va
'
»
,
ripeteva
mamma
Teresa
,
temendo
anche
la
commozione
propria
:
«
va
'
,
va
'.»
Egli
obbedì
,
finalmente
;
e
uscì
con
Luisa
.
Anche
stavolta
Luisa
tardò
molto
a
ritornare
,
ma
le
anime
più
sante
hanno
le
loro
lievi
debolezze
e
quantunque
la
fantesca
non
facesse
che
andare
e
venire
dalla
cucina
al
salotto
,
la
signora
Teresa
,
tocca
dalle
dimostrazioni
d
'
affetto
che
le
aveva
prodigate
Franco
,
non
le
disse
mai
di
suonare
il
campanello
.
4
.
La
lettera
del
Carlin
Franco
discese
il
monte
adagio
adagio
,
tutto
chiuso
nel
suo
mondo
interiore
così
pieno
di
cose
,
di
pensieri
,
di
sentimenti
nuovi
,
fermandosi
ogni
tratto
a
guardar
la
strada
biancastra
e
i
campicelli
scuri
,
a
toccar
le
foglie
d
'
una
vite
o
i
sassi
d
'
un
muricciuolo
per
sentire
la
realtà
del
mondo
esterno
,
persuadersi
che
non
sognava
.
Solamente
a
Casarico
,
nella
contrada
dei
Mal
'
ari
,
davanti
alla
porticina
della
villetta
Gilardoni
,
si
ricordò
delle
parole
oscure
di
mamma
Teresa
circa
la
confidenza
fattale
dal
Gilardoni
e
si
domandò
quale
potesse
mai
essere
l
'
arcano
che
non
conveniva
rivelare
a
Luisa
.
A
dir
il
vero
questo
consiglio
della
mamma
non
gli
era
piaciuto
interamente
.
«
Come
mai
»
,
pensò
bussando
all
'
uscio
,
«
nasconderei
qualche
cosa
a
mia
moglie
?
»
Il
professore
Beniamino
Gilardoni
,
figlio
del
«
Carlin
de
Dàas
»
,
era
stato
fatto
studiare
dal
vecchio
don
Franco
Maironi
,
dal
marito
della
marchesa
Orsola
,
uomo
bizzarro
,
lunatico
,
violento
,
ma
generoso
.
Quando
il
Carlin
morì
,
si
vide
che
la
generosità
del
Maironi
non
sarebbe
stata
necessaria
.
Beniamino
ereditò
un
discreto
gruzzoletto
e
ciò
fece
andare
in
bestia
don
Franco
che
lo
tenne
responsabile
dell
'
ipocrisia
paterna
,
gli
voltò
le
spalle
né
volle
più
saperne
di
lui
nel
poco
tempo
che
visse
ancora
dopo
la
morte
del
suo
agente
.
Il
giovane
entrò
nell
'
insegnamento
,
fu
professore
di
latino
nel
ginnasio
di
Cremona
e
di
filosofia
nel
liceo
di
Udine
.
Cagionevole
di
salute
e
timoroso
assai
del
male
fisico
,
alquanto
misantropo
,
piantò
nel
1842
la
cattedra
e
venne
a
godersi
la
modesta
eredità
paterna
in
Valsolda
.
Il
natio
paesello
di
Dasio
,
seduto
sotto
le
rocce
dolomitiche
dell
'
Arabione
,
era
troppo
alto
e
troppo
incomodo
per
lui
.
Vendette
i
suoi
beni
di
lassù
,
si
comperò
l
'
uliveto
del
Sedorgg
sopra
Casarico
e
una
villetta
in
Casarico
stesso
,
sulla
riva
del
lago
;
un
gingillo
di
villetta
che
egli
chiamava
per
la
sua
forma
«
pi
greco
»
a
immagine
del
diagramma
di
Ugo
Foscolo
.
Dalla
contrada
dei
Mal
'
ari
un
andito
breve
metteva
nel
cortiletto
addossato
a
un
portico
minuscolo
e
aperto
verso
il
lago
,
fra
grandi
oleandri
,
di
fronte
a
sei
miglia
d
'
acqua
verde
o
grigia
o
azzurra
,
secondo
i
momenti
,
fino
al
monte
S
.
Salvatore
inclinato
là
in
fondo
,
sotto
il
peso
della
sua
gobba
malinconica
,
ai
sottoposti
colli
umidi
di
Carona
.
A
levante
della
casina
si
stendeva
un
orto
favolosamente
spazioso
per
quei
paesi
le
cui
pianure
l
'
ingegnere
Ribera
soleva
definire
con
questa
citazione
censuaria
:
campo
grande
,
detto
il
campone
,
tavol
sett
.
Sette
tavole
son
venti
o
ventidue
metri
quadrati
.
Il
professore
lo
coltivava
con
l
'
aiuto
del
suo
servitorello
Giuseppe
,
detto
il
Pinella
,
e
d
'
una
bibliotechina
di
trattati
francesi
.
Si
faceva
venire
di
Francia
i
semi
delle
qualità
d
'
ortaggi
più
celebrate
,
che
talvolta
gli
spuntavano
ignobilmente
diversi
dalla
loro
fede
di
battesimo
e
magari
da
qualunque
onesta
famiglia
battezzata
.
Accadeva
allora
che
filosofo
e
famiglio
,
curvi
sull
'
aiuola
con
le
mani
alle
ginocchia
,
levassero
gli
occhi
dai
germogli
beffardi
per
guardarsi
in
faccia
,
il
primo
sinceramente
,
il
secondo
ipocritamente
compunto
.
In
un
canto
dell
'
orto
viveva
,
nella
sua
stalletta
costrutta
con
tutte
le
regole
dell
'
arte
,
una
vaccherella
svizzera
comperata
dopo
tre
mesi
di
assidui
studi
e
riuscita
magra
e
cagionevole
quanto
il
padrone
;
al
quale
,
malgrado
la
mucca
svizzera
e
quattro
galline
padovane
,
capitava
spesso
di
non
potersi
preparare
in
casa
un
latte
all
'
ovo
.
Nel
muro
di
sostegno
verso
il
lago
,
battuto
al
piede
dall
'
onda
piena
della
breva
,
egli
aveva
praticati
dei
fori
e
piantato
,
per
consiglio
di
Franco
Maironi
,
alquante
agavi
americane
,
alquanti
rosai
e
capperi
,
fasciando
così
,
come
soleva
dire
,
con
una
elegante
forma
poetica
il
sostanzioso
contenuto
dell
'
orto
.
E
per
amore
di
poesia
aveva
lasciato
incolto
un
breve
angolo
dell
'
orto
stesso
.
Vi
era
cresciuto
un
canneto
altissimo
e
a
questo
canneto
il
professore
aveva
addossato
una
specie
di
belvedere
,
un
alto
palco
di
legno
,
molto
rustico
e
primitivo
,
dove
nella
buona
stagione
passava
qualche
gradevole
ora
leggendo
,
al
fresco
della
breva
,
al
mormorio
del
canneto
e
delle
onde
,
i
libri
mistici
che
amava
.
Da
lontano
il
colore
del
palco
si
confondeva
con
quello
del
canneto
ed
il
professore
pareva
seduto
in
aria
col
suo
libro
in
mano
,
come
un
mago
.
Teneva
nel
salotto
la
bibliotechina
d
'
orticoltura
;
i
libri
mistici
,
i
trattati
di
negromanzia
,
di
gnosticismo
,
gli
scritti
sulle
allucinazioni
e
sui
sogni
li
teneva
in
uno
studiolo
vicino
alla
camera
da
letto
,
in
una
specie
di
cabina
di
nave
dove
il
lago
o
il
cielo
parevano
entrare
dalla
finestra
.
Dopo
la
morte
del
vecchio
Maironi
il
professore
aveva
ripigliato
a
visitare
la
famiglia
,
ma
la
marchesa
Orsola
gli
piaceva
poco
e
don
Alessandro
suo
figlio
,
padre
di
Franco
,
meno
ancora
.
Finì
con
andarci
una
volta
l
'
anno
.
Quando
il
giovinetto
entrò
in
liceo
,
il
Gilardoni
fu
pregato
dalla
nonna
,
ché
il
padre
era
morto
da
un
pezzo
,
di
dargli
qualche
lezione
durante
l
'
autunno
.
Maestro
e
scolaro
si
somigliavano
nei
facili
entusiasmi
,
nelle
collere
veementi
e
fugaci
,
ed
erano
caldi
patrioti
ambedue
.
Cessato
il
bisogno
delle
lezioni
si
rividero
come
amici
benché
il
professore
avesse
oltre
a
vent
'
anni
più
di
Franco
.
Questi
ammirava
l
'
ingegno
del
suo
allievo
;
Franco
invece
stimava
assai
poco
la
filosofia
mezzo
cristiana
mezzo
razionalista
del
maestro
,
le
sue
tendenze
mistiche
;
rideva
della
sua
passione
per
i
libri
e
per
le
teorie
d
'
orticoltura
e
giardinaggio
,
scompagnata
da
qualsiasi
senso
pratico
.
Lo
aveva
tuttavia
molto
caro
per
la
sua
bontà
,
per
il
suo
candore
,
per
il
suo
calor
d
'
animo
.
N
'
era
stato
il
confidente
al
tempo
dell
'
infelice
amore
concepito
dal
Gilardoni
per
la
signora
Teresa
Rigey
e
lo
aveva
poi
ricambiato
con
le
confidenze
proprie
.
Il
Gilardoni
ne
fu
molto
commosso
;
disse
a
Franco
che
avendo
nel
cuore
quel
tale
culto
gli
sarebbe
parso
di
diventar
un
poco
suo
padre
anche
se
la
signora
Teresa
non
volesse
saperne
di
lui
.
Franco
non
mostrò
di
apprezzare
questa
paternità
metafisica
;
l
'
amore
per
la
signora
Rigey
gli
pareva
un
'
aberrazione
;
ma
insomma
si
confermò
nell
'
idea
che
la
testa
del
professore
non
valeva
gran
cosa
e
che
il
cuore
era
d
'
oro
.
Bussò
,
dunque
,
all
'
uscio
e
venne
ad
aprirgli
il
professore
in
persona
portando
un
lumicino
a
olio
.
«
Bravo
»
,
diss
'
egli
.
«
Credevo
che
non
venissi
più
.
»
Il
Gilardoni
era
in
veste
da
camera
e
pantofole
,
aveva
in
testa
una
specie
di
turbante
ed
esalava
un
forte
odore
di
canfora
.
Pareva
un
turco
,
un
Gilardoni
bey
;
ma
la
faccia
magra
e
giallognola
che
sorrideva
sotto
il
turbante
nulla
aveva
di
turchesco
.
Contornata
d
'
una
barbetta
rossastra
,
fiorita
pomposamente
,
nel
mezzo
,
d
'
un
bel
nasone
bitorzoluto
e
vermiglio
,
luceva
per
due
begli
occhi
azzurri
,
molto
giovanili
,
pieni
d
'
ingenua
bontà
e
poesia
.
Appena
Franco
ebbe
chiuso
l
'
uscio
dietro
di
sé
,
l
'
amico
gli
sussurrò
:
«
È
fatto
?
»
.
«
È
fatto
»
,
rispose
Franco
.
L
'
altro
lo
abbracciò
e
lo
baciò
silenziosamente
.
Poi
lo
fece
salire
nello
studiolo
.
Gli
spiegò
strada
facendo
che
s
'
era
applicato
sulla
testa
delle
compresse
d
'
acqua
sedativa
,
secundum
Raspail
,
per
una
minaccia
di
emicrania
.
Egli
era
un
apostolo
di
Raspail
e
aveva
convertito
anche
Franco
,
molto
soggetto
alle
infiammazioni
di
gola
,
dalle
sanguisughe
alla
sigaretta
di
canfora
.
Nello
studiolo
,
nuovo
amplesso
,
molto
stretto
e
molto
lungo
.
«
Tanto
,
tanto
,
tanto
!
»
,
esclamò
Gilardoni
sottintendendo
un
mondo
di
cose
.
Povero
Gilardoni
,
gli
occhi
gli
luccicavano
.
Aveva
sperato
invano
una
felicità
simile
a
quella
dell
'
amico
suo
!
Franco
intese
,
s
'
imbarazzò
,
non
seppe
dirgli
nulla
,
e
ne
seguì
un
silenzio
così
significativo
che
il
Gilardoni
non
poté
sopportarlo
e
si
mise
ad
accendere
un
po
'
di
fuoco
per
riscaldare
il
caffè
che
aveva
preparato
.
Franco
si
offerse
per
questa
bisogna
e
il
professore
accettò
allegando
il
suo
mal
di
capo
,
si
mise
a
disfare
il
turbante
davanti
a
una
scodella
d
'
acqua
sedativa
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
dominando
la
propria
emozione
con
uno
sforzo
di
volontà
,
«
mi
racconti
.
»
Franco
gli
raccontò
ogni
cosa
dal
pranzo
della
nonna
fino
alla
cerimonia
nuziale
nella
chiesa
di
Castello
,
eccetto
,
naturalmente
,
il
colloquio
segreto
con
mamma
Teresa
.
Il
professore
Beniamino
,
che
intanto
si
era
rimesso
il
turbante
,
si
fece
coraggio
a
mezzo
.
«E...»,
diss
'
egli
sostituendo
al
nome
amato
una
specie
di
gemito
sordo
,
«
come
sta
?
»
Udito
dell
'
allucinazione
,
esclamò
:
«
Una
lettera
?
Le
pareva
di
vedere
una
lettera
?
Ma
che
lettera
?
»
.
Questo
,
Franco
non
lo
sapeva
.
Uno
stridore
sulla
brace
interruppe
la
conversazione
;
il
caffè
bolliva
a
scroscio
e
si
versava
.
Il
Gilardoni
somigliava
al
suo
giovane
amico
pure
in
questo
che
gli
si
leggeva
il
cuore
in
faccia
.
Il
giovane
amico
,
ch
'
era
del
resto
un
lettore
di
facce
infinitamente
più
sagace
e
pronto
di
lui
,
capì
subito
ch
'
egli
aveva
pensato
ad
una
data
lettera
e
gli
chiese
,
mentre
il
caffè
stava
posando
,
se
fosse
in
grado
di
spiegar
quell
'
allucinazione
.
Il
professore
si
affrettò
a
rispondere
di
no
,
ma
tosto
pronunciato
il
no
lo
attenuò
con
parecchi
altri
no
misti
a
inarticolati
brontolii
:
«
eh
no
-
no
già
-
non
saprei
-
insomma
no
»
.
Franco
non
insistette
e
ne
seguì
un
altro
silenzio
alquanto
significativo
.
Preso
il
caffè
con
molti
involontari
segni
d
'
inquietudine
,
il
professore
propose
bruscamente
d
'
andare
a
letto
.
Franco
,
dovendo
ripartire
prima
di
giorno
,
preferì
non
coricarsi
ma
volle
che
si
coricasse
l
'
amico
,
e
l
'
amico
,
dopo
infinite
proteste
e
cerimonie
,
dopo
aver
esitato
fin
sulla
soglia
della
porta
con
la
sua
scodella
d
'
acqua
sedativa
in
mano
,
fece
di
colpo
un
volta
faccia
,
si
gittò
alle
spalle
un
«
addio
»
e
scomparve
.
Rimasto
solo
,
Franco
spense
il
lume
e
si
distese
sulla
poltrona
con
la
buona
intenzione
di
dormire
,
cercando
il
sonno
in
qualche
pensiero
indifferente
,
se
gli
fosse
possibile
di
fermarvisi
.
Non
erano
passati
cinque
minuti
quando
fu
picchiato
all
'
uscio
e
subito
entrò
precipitosamente
,
senza
lume
,
il
professore
dicendo
:
«
Insomma
sono
qui
!
»
.
«
Cosa
c
'
è
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
Mi
rincresce
che
ho
spento
.
»
Si
sentì
in
pari
tempo
le
braccia
del
buon
Beniamino
intorno
al
collo
,
la
sua
barba
,
la
canfora
e
la
voce
sul
viso
.
«
Caro
caro
caro
caro
don
Franco
,
io
ho
un
peso
enorme
sul
cuore
,
non
volevo
parlare
adesso
,
volevo
lasciarla
quieto
ma
non
posso
,
non
posso
,
poss
no
,
poss
no
,
poss
no
!
»
«
Ma
parli
,
si
quieti
,
si
quieti
!
»
,
disse
Franco
sciogliendosi
dolcemente
da
quell
'
abbraccio
.
Il
professore
lo
lasciò
e
si
portò
le
mani
alle
tempie
gemendo
:
«
Oh
che
animale
,
che
animale
,
che
animale
!
Potevo
ben
lasciarla
tranquillo
,
potevo
ben
aspettare
domani
!
o
posdomani
!
Ma
ormai
è
fatta
,
è
fatta
»
.
Afferrò
le
mani
di
Franco
.
«
Creda
,
avevo
cominciato
a
spogliarmi
quando
mi
ha
preso
come
una
vertigine
e
lì
,
andiamo
,
metti
su
da
capo
le
vesta
,
e
via
,
corri
qua
come
un
matto
,
senza
lume
!
Nella
furia
ho
persin
rovesciato
la
scodella
dell
'
acqua
sedativa
!
»
«
Accendiamo
il
lume
?
»
,
chiese
Franco
.
«
No
no
no
!
Meglio
parlare
al
buio
,
meglio
parlare
al
buio
!
Guardi
,
mi
metto
persino
qui
,
io
!
»
Andò
a
sedere
al
suo
scrittoio
fuori
del
chiaror
debole
ch
'
entrava
dalla
finestra
,
e
parlò
.
Parlava
sempre
nervoso
e
disordinato
;
figurarsi
adesso
con
l
'
agitazione
che
aveva
in
corpo
.
«
Comincio
,
neh
?
Chi
sa
cosa
dirà
,
caro
don
Franco
!
Tutte
chiacchiere
inutili
,
queste
;
ma
cosa
vuole
,
là
,
pazienza
.
Comincio
dunque
;
di
dove
comincio
?
Ah
Signore
,
vede
che
bestia
sono
che
non
so
nemmeno
più
dove
cominciare
?
Ah
,
quell
'
allucinazione
!
Sì
,
Le
ho
detto
una
bugia
poco
fa
,
posso
benissimo
sospettare
l
'
origine
di
quell
'
allucinazione
.
Si
tratta
d
'
una
lettera
,
proprio
d
'
una
lettera
che
io
ho
fatto
vedere
due
anni
sono
alla
signora
Teresa
.
Una
lettera
del
povero
don
Franco
Suo
nonno
.
Bene
,
adesso
cominciamo
dal
principio
.
Il
mio
povero
papà
,
negli
ultimi
giorni
della
sua
vita
mi
parlò
di
una
lettera
di
don
Franco
che
avrei
trovato
nel
cassettone
dov
'
erano
tutte
le
carte
da
conservarsi
.
Mi
disse
di
leggerla
,
di
custodirla
e
di
regolarmi
,
a
suo
tempo
,
secondo
la
mia
coscienza
.
"
Però
"
,
disse
,
"
è
quasi
certo
che
non
vi
sarà
niente
da
fare
.
"
Il
povero
papà
viene
a
mancare
,
io
cerco
la
lettera
nel
cassettone
,
non
la
trovo
.
Frugo
tutta
la
casa
,
non
la
trovo
.
Cosa
vuole
?
Mi
do
pace
con
l
'
idea
che
non
ci
sarà
niente
da
fare
e
non
ci
penso
più
.
Bestia
,
vero
?
Animale
?
Me
lo
dica
pure
,
me
lo
merito
,
me
lo
son
detto
tante
volte
io
.
Schiavo
,
andiamo
avanti
.
Lei
sa
com
'
è
stata
regolata
la
successione
di
Suo
nonno
?
Sa
come
sono
andati
gli
affari
di
casa
Sua
?
Mi
perdona
,
neh
,
se
Le
parlo
di
queste
cose
?
»
«
So
che
mio
nonno
morì
senza
testamento
e
che
non
ho
niente
»
,
rispose
Franco
.
«
Passiamo
,
andiamo
avanti
.
»
Era
un
argomento
penoso
davvero
,
per
Franco
.
Alla
morte
del
vecchio
Maironi
non
s
'
era
trovato
testamento
.
La
vedova
e
il
figlio
don
Alessandro
si
erano
divisi
la
sostanza
per
metà
,
d
'
amore
e
d
'
accordo
.
Per
riuscire
a
questo
il
figlio
aveva
fatto
alla
madre
una
donazione
assai
grossa
dichiarando
d
'
interpretare
la
volontà
paterna
cui
era
mancato
il
modo
d
'
esprimersi
.
Il
giovane
,
vizioso
,
giuocatore
,
prodigo
,
era
già
impigliato
,
alla
morte
di
suo
padre
,
nei
lacci
degli
usurai
.
Nei
sette
anni
che
visse
ancora
si
governò
per
modo
da
non
lasciare
un
soldo
al
suo
unico
figlio
Franco
,
il
quale
rimase
con
una
ventina
di
mila
svanziche
,
la
sostanza
di
sua
madre
,
morta
nel
metterlo
alla
luce
.
«
Sì
,
sì
,
andiamo
avanti
»
,
riprese
il
Gilardoni
.
«
Tre
anni
fa
,
dico
tre
anni
fa
,
ricevo
una
Sua
lettera
.
Ricordo
ch
'
era
il
due
novembre
,
il
giorno
dei
morti
.
Cose
strane
,
cose
misteriose
.
Senta
bene
.
La
sera
vado
a
letto
e
faccio
un
sogno
.
Sogno
la
lettera
di
Suo
nonno
.
Noti
che
non
ci
avevo
mai
più
pensato
.
Sogno
di
cercarla
e
di
trovarla
in
una
vecchia
cassa
che
tengo
in
granaio
.
La
leggo
,
sempre
in
sogno
.
Cosa
dice
?
Dice
che
nella
cantina
di
casa
Maironi
a
Cressogno
c
'
è
un
tesoro
e
che
questo
tesoro
è
destinato
a
Lei
.
Mi
sveglio
con
una
emozione
straordinaria
,
con
la
convinzione
che
si
tratta
di
un
sogno
veridico
.
Mi
alzo
e
vado
a
guardare
nella
cassa
.
Non
trovo
niente
.
Ma
due
giorni
dopo
,
volendo
vendere
certi
fondi
che
avevo
ancora
a
Dasio
,
piglio
in
mano
un
vecchio
atto
di
compera
che
papà
teneva
nel
suo
cassettone
,
lo
sfoglio
e
me
ne
casca
fuori
una
lettera
.
Guardo
la
sottoscrizione
,
vedo
,
"
nobile
Franco
Maironi
"
.
La
leggo
;
è
quella
!
Ecco
,
dico
,
il
sogno
che
...
»
«
Ebbene
?
»
,
interruppe
Franco
.
«
Questa
lettera
,
cosa
diceva
?
»
Il
professore
si
alzò
,
prese
uno
zolfino
lungo
mezzo
braccio
,
lo
cacciò
nella
brace
del
caminetto
e
accese
il
lume
.
«
L
'
ho
qui
»
,
diss
'
egli
con
un
gran
sospiro
sconsolato
.
«Legga.»
Si
cavò
di
tasca
e
porse
a
Franco
una
lettera
giallognola
,
di
piccolo
formato
,
senza
busta
,
con
le
tracce
d
'
un
'
ostia
rossa
.
Le
linee
nero
-
giallastre
dello
scritto
interno
trasparivano
qua
e
là
quasi
in
rilievo
.
Franco
la
prese
,
l
'
accostò
al
lume
e
lesse
ad
alta
voce
:
Caro
Carlin
,
Troverai
dentro
la
presente
il
mio
testamento
.
Ne
ho
fatto
due
copie
.
Una
è
presso
di
me
.
L
'
altra
è
questa
che
io
t
'
incarico
di
pubblicare
se
la
prima
non
viene
fuori
.
Hai
capito
?
Basta
,
e
quando
mi
vedrai
ti
è
assolutamente
proibito
di
rompermi
...
col
darmi
consigli
secondo
il
tuo
maledetto
vizio
.
Tu
sei
la
sola
persona
di
cui
mi
fido
,
ma
del
resto
io
non
ho
che
a
comandare
e
tu
non
hai
che
a
obbedire
;
dunque
tutti
i
rompimenti
sono
inutili
e
intollerabili
.
Ciao
.
Il
tuo
aff
.
padrone
Nob
.
Franco
Maironi
Cressogno
,
22
settembre
1828
«
Ecco
il
testamento
,
adesso
»
,
disse
il
Gilardoni
,
lugubre
,
porgendo
a
Franco
un
altro
foglietto
giallognolo
.
«
Ma
questo
non
lo
legga
ad
alta
voce
.
»
Il
foglietto
diceva
:
Io
sottoscritto
,
nobile
Franco
Maironi
,
intendo
disporre
delle
mie
sostanze
,
con
questo
atto
d
'
ultima
volontà
.
Essendoché
donna
Orsola
Maironi
nata
marchesa
Scremin
si
è
degnata
di
accettare
insieme
a
molti
altri
omaggi
anche
i
miei
,
le
lascio
in
segno
di
gratitudine
lire
di
Milano
diecimila
per
una
volta
tanto
e
il
gioiello
per
lei
più
prezioso
della
casa
ossia
don
Alessandro
Maironi
,
debitamente
inscritto
nei
registri
della
parrocchia
della
Cattedrale
in
Brescia
come
mio
figlio
.
Lascio
al
detto
mio
figlio
la
porzione
legittima
che
gli
spetta
della
mia
facoltà
e
tre
parpagliole
al
giorno
in
più
,
in
segno
della
particolare
mia
stima
.
Lascio
al
mio
agente
di
Brescia
signor
Grisi
,
se
si
troverà
al
mio
servizio
al
momento
della
mia
morte
,
tutto
quello
che
mi
ha
preso
.
Lascio
al
mio
agente
di
Valsolda
,
Carlino
Gilardoni
,
colla
condizione
come
sopra
,
lire
di
Milano
quattro
al
giorno
,
sua
vita
natural
durante
.
Intendo
che
sia
celebrata
nella
Cattedrale
di
Brescia
una
messa
quotidiana
finché
sarà
in
vita
donna
Orsola
Maironi
Scremin
,
per
la
salute
dell
'
anima
sua
.
-
Di
tutta
la
restante
mia
sostanza
istituisco
e
nomino
erede
il
mio
nipotino
don
Franco
Maironi
di
don
Alessandro
.
Fatto
,
scritto
e
sottoscritto
il
15
aprile
1828
.
Nob
.
Franco
Maironi
Franco
lesse
e
restituì
la
carta
come
trasognato
,
senza
dir
nulla
.
Era
commosso
e
sentiva
confusamente
di
doversi
dominare
,
di
dover
reprimere
la
propria
commozione
e
raccogliersi
,
veder
chiaro
nella
cosa
e
in
se
stesso
.
«
Ha
visto
?
»
,
fece
il
professore
.
A
questo
punto
la
sovraeccitazione
del
Gilardoni
sali
al
colmo
.
«
Perché
non
parlare
prima
,
eh
?
»
,
riprese
.
«
È
ben
qui
la
storia
che
un
perché
positivo
,
là
,
chiaro
,
preciso
,
non
c
'
è
caso
,
io
non
lo
posso
dire
!
Queste
carte
mi
hanno
fatto
orrore
.
Se
si
fosse
trattato
di
me
,
di
mio
padre
,
di
mia
madre
,
avrei
lasciato
andare
un
milione
piuttosto
di
domandarlo
con
queste
carte
alla
mano
.
Adesso
sono
ancora
una
bestia
di
dir
questo
,
metta
ch
'
io
non
abbia
detto
,
perché
al
posto
Suo
,
tutt
'
altro
!
Dicevo
al
posto
mio
,
Signore
!
Si
sa
!
Dunque
mi
pareva
,
guardi
che
asino
,
che
la
nonna
Le
volesse
un
gran
bene
,
che
la
roba
del
nonno
finirebbe
a
ogni
modo
nelle
Sue
mani
;
e
con
quest
'
idea
!
...
Passa
un
po
'
di
tempo
,
mi
consiglio
con
la
signora
Teresa
,
le
mostro
lettera
e
testamento
.
Mi
dice
che
avrei
dovuto
informar
Lei
subito
,
appena
fatta
la
scoperta
,
ma
che
oramai
,
essendovi
di
mezzo
,
in
qualche
maniera
,
sua
figlia
,
non
mi
vuol
dare
alcun
consiglio
.
Del
resto
,
dice
...
Bene
,
questo
non
importa
.
Capisco
insomma
che
il
testamento
le
fa
orrore
anche
a
lei
.
Cosa
vuole
,
io
mi
metto
in
testa
che
già
la
nonna
finirà
con
accettare
il
matrimonio
e
non
parlo
.
Stasera
Lei
mi
dice
che
la
nonna
minaccia
;
si
figuri
!
Adesso
capisce
che
non
ho
potuto
aspettare
,
che
non
ho
potuto
tenere
un
momento
ancora
queste
carte
;
ecco
,
a
Lei
,
le
prenda
!
»
Franco
,
assorto
nei
propri
pensieri
,
non
udì
che
queste
ultime
parole
.
«
No
»
,
diss
'
egli
,
«
non
le
prendo
.
Mi
conosco
.
Se
le
ho
in
mano
posso
fare
troppo
presto
qualche
cosa
di
troppo
grave
.
Le
tenga
Lei
,
per
ora
.
»
Il
Gilardoni
non
voleva
saperne
di
tenerle
,
e
Franco
ebbe
uno
de
'
suoi
scatti
di
impazienza
.
Niente
gl
'
irritava
i
nervi
,
del
resto
,
come
gli
sfoghi
sconclusionati
della
gente
di
buon
cuore
e
di
cattiva
testa
.
Si
riscaldò
perché
il
Gilardoni
resisteva
,
gli
fece
intendere
che
quel
volersi
sbarazzare
a
ogni
costo
delle
carte
era
egoismo
bell
'
e
buono
e
che
quando
si
fanno
degli
spropositi
bisogna
subirne
le
conseguenze
.
Le
parole
furono
presso
a
poco
queste
;
la
faccia
irritata
e
dura
diceva
molto
peggio
.
Il
Gilardoni
,
rosso
rosso
,
fremeva
tutto
per
quell
'
accusa
di
egoismo
,
ma
si
contenne
;
e
fatto
anche
lui
un
fiero
cipiglio
,
ripetendo
«
bene
bene
bene
bene
»
,
intascò
frettolosamente
le
carte
e
uscì
senz
'
altro
.
Subito
Franco
,
per
soddisfazione
della
propria
coscienza
,
si
mise
a
persuader
se
stesso
che
il
signor
Beniamino
aveva
tutti
i
torti
possibili
;
torto
di
non
avergli
consegnato
le
carte
molto
prima
,
torto
di
essersi
fatto
pregare
adesso
per
tenerle
ancora
,
torto
di
essersi
offeso
.
Sicuro
di
far
la
pace
con
lo
sconclusionato
filosofo
,
non
pensò
più
a
lui
,
spense
il
lume
e
,
ritornato
alla
sua
poltrona
,
ripiombò
nelle
riflessioni
di
prima
.
Adesso
cominciava
a
vederci
chiaro
.
Non
poteva
servirsi
con
dignità
di
quel
testamento
disonorante
per
la
nonna
nella
forma
e
nella
sostanza
,
nel
sospetto
che
generava
,
considerata
la
lettera
,
di
una
soppressione
delittuosa
;
poco
onorevole
anche
per
suo
padre
.
No
,
mai
.
Conveniva
dire
al
professore
di
bruciar
tutto
.
Così
,
signora
nonna
,
trionferò
di
te
,
facendoti
grazia
della
roba
e
dell
'
onore
senza
curarmi
di
dirtelo
!
Assaporandosi
questo
proposito
,
Franco
si
sentì
quasi
alzar
da
terra
,
respirò
a
pieni
polmoni
,
contento
di
sé
come
un
principe
,
illuminato
e
pacificato
nell
'
anima
da
un
sentimento
misto
di
generosità
e
d
'
orgoglio
.
Malgrado
tutta
la
sua
fede
e
le
sue
pratiche
cristiane
,
egli
era
lontanissimo
dal
sospettare
che
un
tale
sentimento
non
fosse
interamente
buono
e
che
una
magnanimità
meno
conscia
di
se
stessa
sarebbe
stata
più
nobile
.
Si
lasciò
cadere
sulla
spalliera
della
poltrona
,
disposto
,
meglio
che
prima
nol
fosse
,
al
riposo
,
pensando
tranquillamente
alle
cose
lette
,
alle
cose
udite
,
come
uno
che
per
poco
non
si
è
lasciato
prendere
in
una
speculazione
rischiosa
e
ne
considera
le
angustie
,
i
guai
evitati
per
sempre
.
Avveniva
pure
in
fondo
all
'
anima
sua
un
sommovimento
di
vecchie
memorie
.
Gli
tornò
a
mente
la
storia
di
un
certo
discorso
fatto
da
una
vecchia
cameriera
sulla
ricchezza
di
casa
Maironi
che
sarebbe
stata
rubata
ai
poveri
.
Egli
era
bambino
,
allora
,
e
la
donna
non
s
'
era
fatto
riguardo
di
parlare
in
presenza
sua
.
Ma
il
bambino
ne
aveva
riportato
una
impressione
profonda
,
risvegliatagli
più
tardi
,
a
mezza
l
'
adolescenza
,
da
un
certo
prete
che
gli
avea
raccontato
in
aria
di
segreto
,
con
solennità
e
forse
non
senza
intenzione
,
come
la
roba
Maironi
provenisse
da
una
lite
vinta
,
contro
giustizia
,
all
'
Ospitale
Maggiore
di
Milano
.
«
Così
per
me
»
,
pensò
Franco
,
«
tutto
è
ritornato
al
diavolo
.
»
Gli
venne
in
mente
che
potesse
esser
tardi
,
riaccese
il
lume
e
guardò
l
'
orologio
.
Erano
le
tre
e
mezzo
.
Oramai
gli
sarebbe
stato
impossibile
di
riposare
.
Era
troppo
vicino
il
momento
di
ritrovarsi
con
Luisa
,
la
sua
immaginazione
era
troppo
accesa
.
Ancora
un
'
ora
e
mezzo
!
Egli
guardava
l
'
orologio
tutti
i
momenti
;
questo
benedetto
tempo
non
passava
mai
.
Prese
un
libro
e
non
poté
leggere
.
Aperse
la
finestra
;
l
'
aria
era
mite
,
il
silenzio
profondo
,
il
lago
chiaro
verso
il
San
Salvatore
,
il
cielo
stellato
.
A
Oria
si
vedeva
un
lume
.
Il
suo
destino
era
forse
di
vivere
colà
,
in
casa
dello
zio
.
Si
mise
,
guardando
distrattamente
il
punto
luminoso
,
a
immaginar
l
'
avvenire
,
fantasmi
che
sempre
mutavano
.
Verso
le
quattro
e
mezzo
udì
un
tocco
di
campanello
al
piano
inferiore
,
e
poco
dopo
,
il
Pinella
venne
ad
avvertirlo
a
nome
del
padrone
,
che
,
se
voleva
far
la
salita
del
Boglia
,
era
tempo
di
mettersi
in
cammino
.
Il
padrone
aveva
un
gran
dolor
di
capo
e
non
poteva
muoversi
,
né
riceverlo
.
Franco
cercò
sulla
scrivania
un
pezzo
di
carta
e
vi
scrisse
:
«
Parce
mihi
,
domine
,
quia
brixiensis
sum
»
.
Poi
uscì
,
fu
accompagnato
dal
Pinella
col
lume
fino
al
sottoportico
tenebroso
dove
mette
capo
la
strada
di
Castello
e
scomparve
.
La
marchesa
Orsola
suonò
il
campanello
alle
sei
e
mezzo
e
ordinò
alla
cameriera
di
portare
il
solito
cioccolatte
.
Ne
inghiottì
una
buona
metà
e
poi
domandò
con
tutta
flemma
a
che
ora
don
Franco
fosse
ritornato
.
«
Non
è
ritornato
,
signora
marchesa
.
»
Le
viscere
della
vecchia
dovettero
turbarsi
un
poco
,
ma
neppure
un
muscolo
del
suo
viso
si
mosse
.
Ella
posò
le
labbra
sull
'
orlo
della
tazza
di
cioccolatte
,
guardò
la
cameriera
e
disse
pacatamente
:
«
Portatemi
uno
di
quei
biscottini
di
ieri
.
»
Verso
le
otto
la
cameriera
ritornò
per
annunciarle
che
don
Franco
era
venuto
e
non
aveva
fatto
che
salire
in
camera
,
pigliarvi
il
suo
passaporto
,
ridiscendere
e
incaricare
il
cameriere
di
trovargli
un
barcaiuolo
che
lo
conducesse
a
Lugano
.
La
marchesa
non
fiatò
,
ma
più
tardi
mandò
ad
avvertire
il
suo
confidente
Pasotti
che
lo
aspettava
.
Pasotti
capitò
subito
e
si
trattenne
con
lei
una
buona
mezz
'
ora
.
La
dama
voleva
assolutamente
sapere
dove
e
come
suo
nipote
avesse
passata
la
notte
.
Pasotti
aveva
già
raccolte
e
poté
offrire
certe
voci
vaghe
intorno
a
una
visita
notturna
di
don
Franco
in
casa
Rigey
;
ma
si
desideravano
notizie
esatte
e
sicure
.
Il
sagace
Tartufo
,
curioso
per
natura
come
un
bracco
che
va
fiutando
tutte
le
puzze
,
ficcando
il
muso
in
tutti
i
buchi
e
strofinandolo
a
tutti
i
calzoni
,
promise
di
fornirle
alla
signora
marchesa
dentro
un
paio
di
giorni
,
e
se
ne
andò
con
gli
occhi
scintillanti
,
fregandosi
le
mani
nell
'
aspettazione
di
una
piacevole
caccia
.
5
.
Il
«
bargnìf
»
all
'
opera
La
mattina
seguente
,
Pasotti
,
preso
il
caffè
e
latte
e
meditato
il
piano
di
caccia
fino
alle
dieci
e
mezzo
,
fece
venire
la
signora
Barborin
,
che
dormiva
in
un
'
altra
camera
perché
al
Controllore
,
ella
lo
chiamava
umilmente
così
,
dava
noia
il
suo
russare
.
«
El
ga
reson
»
,
diceva
la
povera
sorda
,
«
l
'
è
on
gran
malarbetto
vizi
che
goo
.
»
Ella
era
più
vecchia
di
suo
marito
,
lo
aveva
sposato
in
seconde
nozze
,
per
tenerezza
di
cuore
,
portandogli
alcuni
quattrini
cui
egli
aveva
mirato
da
un
pezzo
e
che
ora
si
godeva
.
Il
Controllore
le
voleva
bene
a
modo
suo
,
la
costringeva
a
visite
,
a
gite
in
barca
,
a
passeggiate
sui
monti
,
ch
'
erano
un
supplizio
per
lei
,
si
burlava
della
sua
sordità
,
la
mandava
fuori
coperta
di
seta
e
di
piume
e
in
casa
la
faceva
lavorare
come
una
fantesca
.
Malgrado
tutto
ella
riveriva
e
serviva
«
el
Controlòr
»
come
una
schiava
,
con
gran
timore
eppure
non
senza
affetto
.
Quando
non
lo
chiamava
«
el
Controlòr
»
lo
chiamava
«
Pasott
»
.
Mai
non
si
permise
appellativi
più
familiari
.
Pasotti
le
ordinò
a
gesti
,
con
una
faccia
dura
da
satrapo
,
di
levar
dal
cassettone
una
camicia
di
bucato
,
dall
'
armadio
un
abito
di
mezza
gala
,
da
un
canterano
un
paio
di
stivali
;
e
quando
sua
moglie
,
frugando
di
qua
e
di
là
,
trepidando
,
voltandosi
ogni
momento
per
seguir
gli
occhi
e
i
gesti
del
padrone
,
pigliandosi
spesso
della
bestia
e
spalancando
allora
la
bocca
per
cercar
di
udire
la
parola
veduta
,
ebbe
approntato
ogni
cosa
,
Pasotti
cacciò
le
gambe
dal
letto
e
disse
:
«
Togli
»
.
La
signora
Barborin
gli
s
'
inginocchiò
davanti
e
cominciò
a
tirargli
su
le
calze
,
mentre
il
Controllore
,
allungata
la
mano
al
tavolino
da
notte
,
si
pigliò
la
tabacchiera
e
,
apertala
,
continuò
,
con
due
dita
affondate
nel
tabacco
,
le
meditazioni
di
prima
.
Intendeva
di
fare
alcune
visite
di
esplorazione
,
ma
in
quale
ordine
?
A
quanto
gliene
aveva
detto
il
suo
mezzadro
,
pareva
che
la
Marianna
del
signor
Giacomo
Puttini
e
forse
il
signor
Giacomo
stesso
dovessero
saper
qualche
cosa
di
don
Franco
;
e
qualche
cosa
certo
se
ne
doveva
sapere
a
Castello
.
Mentre
la
signora
Barborin
gli
allacciava
il
secondo
legaccio
,
Pasotti
si
ricordò
ch
'
era
martedì
.
Il
signor
Giacomo
andava
ogni
martedì
con
altri
amici
al
mercato
di
Lugano
e
più
propriamente
alla
trattoria
del
Lordo
,
con
lo
scopo
di
interpolare
un
bicchiere
settimanale
di
vin
pretto
al
vin
Grimelli
quotidiano
;
e
ritornava
spesso
a
casa
in
una
disposizione
affettuosa
e
sincera
.
Conveniva
dunque
andare
da
lui
sul
tardi
,
fra
le
quattro
e
le
cinque
.
Pasotti
si
figurava
già
di
tenerselo
fra
le
unghie
,
di
maneggiarlo
a
sua
posta
.
Alzò
le
dita
dalla
tabacchiera
con
un
sorriso
maligno
,
e
scosso
giù
,
a
colpettini
misurati
,
il
soverchio
della
presa
,
se
la
fiutò
a
suo
grande
agio
,
si
fece
dar
il
fazzoletto
dalla
moglie
e
la
ricompensò
borbottando
con
una
faccia
benigna
,
nel
raggomitolar
il
fazzoletto
:
«
Povera
donna
!
Povera
diavola
!
»
Infilato
e
abbottonato
l
'
abito
dopo
mezz
'
ora
di
lavoro
,
esclamò
sul
serio
:
«
Corpo
,
che
fatica
!
»
,
e
andò
allo
specchio
.
Sua
moglie
osò
di
allora
svignarsela
alla
sorda
,
sì
,
ma
non
alla
muta
,
e
disse
timidamente
:
«
Vado
,
neh
?
»
Pasotti
si
voltò
accigliato
,
imperioso
,
le
accennò
col
dito
di
venir
da
lui
e
le
disegnò
sopra
e
intorno
alla
persona
,
con
quattro
colpi
di
mimica
,
un
cappello
e
uno
scialle
.
Ella
lo
guardava
a
bocca
aperta
,
non
capiva
;
gli
puntò
l
'
indice
al
petto
,
interrogandolo
con
gli
occhi
,
con
le
sopracciglia
inarcate
,
come
se
dubitasse
che
questa
roba
occorresse
a
lui
;
al
che
Pasotti
rispose
allo
stesso
modo
con
tre
puntate
d
'
indice
:
«
tu
,
tu
,
tu
»
.
Poi
,
menando
in
taglio
la
mano
distesa
,
le
significò
che
doveva
uscir
di
casa
con
lui
.
Ella
ebbe
due
o
tre
sussulti
di
sorpresa
e
di
protesta
,
allargò
gli
occhi
smisuratamente
e
domandò
con
quella
voce
che
pareva
venire
dalla
cantina
:
«
Dove
?
»
Il
Controllore
non
rispose
che
con
un
'
occhiata
fulminea
e
un
gesto
:
marche
!
Non
voleva
dare
altre
spiegazioni
.
La
signora
Barborin
si
dibatté
ancora
un
poco
.
«
Non
ho
ancora
fatto
colazione
»
,
diss
'
ella
.
Suo
marito
la
prese
per
le
spalle
e
,
tiratala
a
sé
,
le
gridò
in
bocca
:
«
La
farai
dopo
»
.
Solo
ad
Albogasio
Inferiore
,
sul
sagrato
dell
'
Annunziata
,
le
fece
sapere
,
indicando
il
luogo
con
la
mazza
,
che
andavano
a
Cadate
,
alla
deserta
vecchia
casa
signorile
piantata
nel
lago
fra
Casarico
ed
Albogasio
e
detta
popolarmente
«
el
Palazz
»
dove
vivevano
solitari
,
nelle
stanzette
dell
'
ultimo
piano
,
il
prete
don
Giuseppe
Costabarbieri
e
la
sua
serva
Maria
,
detta
la
Maria
del
Palazz
.
Pasotti
che
li
conosceva
pronti
ambedue
a
tender
gli
orecchi
ma
cauti
assai
nel
parlare
,
desiderava
tastarli
uno
per
volta
,
senza
parere
,
e
,
se
trovasse
molle
,
dare
una
strizzatina
.
Aveva
preso
seco
la
moglie
perché
gli
giovasse
in
questa
delicata
bisogna
dell
'
uno
per
volta
;
e
lei
,
povera
innocentona
,
gli
trotterellava
dietro
a
passettini
corti
giù
pei
centoventinove
scalini
che
chiamano
la
Calcinera
,
senza
sospetto
della
perfida
parte
che
avrebbe
fatto
.
Il
lago
era
quieto
come
un
olio
e
don
Giuseppe
,
un
bel
pretazzuolo
,
piccolo
,
grosso
,
dai
capelli
bianchi
e
dalla
faccia
vermiglia
,
dagli
occhietti
lucenti
,
se
ne
stava
presso
al
fico
del
suo
giardino
con
un
cappello
di
paglia
nero
in
capo
e
un
fazzoletto
bianco
al
collo
,
a
pescare
i
cavedini
,
certi
cavedinacci
di
libbra
,
vecchioni
e
furbacchioni
,
che
si
vedevano
aggirarsi
lì
sotto
per
amor
de
'
fichi
,
lenti
lenti
,
curiosi
e
cauti
come
il
prete
e
la
serva
.
Costei
,
chi
sa
dove
fosse
.
Pasotti
,
trovata
aperta
la
porta
di
strada
,
entrò
,
chiamò
don
Giuseppe
,
chiamò
Maria
.
Poiché
nessuno
rispondeva
,
piantò
sua
moglie
sopra
una
seggiola
e
discese
in
giardino
,
andò
diritto
al
fico
dove
don
Giuseppe
,
al
vederlo
,
fu
preso
da
un
accesso
di
convulsioni
cerimoniose
.
Buttò
via
la
canna
da
pescare
e
gli
andò
incontro
vociferando
:
«
Oh
Signor
,
oh
Signor
!
Oh
poer
a
mi
!
In
sto
stat
chì
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
Andem
sü
!
Andem
sü
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
In
sto
stat
chì
!
Ch
'
el
scüsa
tant
,
neh
?
Ch
'
el
scüsa
tant
!
»
.
Ma
Pasotti
non
voleva
saperne
di
«
andar
su
»
;
voleva
a
forza
restar
lì
.
Don
Giuseppe
si
mise
a
vociare
:
«
Maria
!
Maria
!
»
.
Ecco
il
faccione
della
Maria
ad
un
finestrino
dell
'
ultimo
piano
.
Don
Giuseppe
le
gridò
di
portar
giù
una
seggiola
.
Allora
il
signor
Controllore
rivelò
la
presenza
di
sua
moglie
,
onde
il
faccione
scomparve
e
don
Giuseppe
ebbe
un
altro
accesso
.
«
Comè
?
Comè
?
La
sciora
Barborin
?
L
'
è
chì
?
Ah
Signor
!
Andem
sü
!
»
E
si
mosse
con
un
impeto
di
ossequio
,
ma
Pasotti
lo
ridusse
all
'
obbedienza
,
prima
trattenendolo
addirittura
per
le
braccia
e
poi
protestando
di
volergli
veder
prendere
due
o
tre
di
quei
mostri
di
cavedini
;
e
don
Giuseppe
,
per
quanto
protestasse
alla
sua
volta
:
«
Oh
dess
!
Se
ciapa
nient
!
Hin
baloss
!
Hin
caveden
!
ga
veden
!
»
,
dovette
gittar
l
'
amo
.
Pasotti
finse
sulle
prime
di
star
attento
e
poi
gittò
egli
pure
il
suo
.
Cominciò
con
domandare
a
don
Giuseppe
da
quanto
tempo
non
fosse
andato
a
Castello
.
Udito
che
vi
era
stato
il
giorno
prima
a
salutar
l
'
amico
curato
Introini
,
il
buon
Tartufo
,
che
non
poteva
soffrire
l
'
Introini
,
si
mise
a
farne
il
panegirico
.
Che
perla
quel
curato
di
Castello
!
Che
cuor
d
'
oro
!
E
a
casa
Rigey
c
'
era
andato
,
don
Giuseppe
?
No
,
la
signora
Teresa
stava
troppo
male
.
Altri
panegirici
,
della
signora
Teresa
e
di
Luisa
.
Che
rare
creature
!
Che
saggezza
,
che
nobiltà
,
che
sentimento
!
E
l
'
affare
Maironi
?
Andava
avanti
,
non
è
vero
?
Molto
avanti
?
«
So
nient
so
nient
so
nient
!
»
,
fece
bruscamente
don
Giuseppe
.
A
quel
precipitoso
negare
,
gli
occhi
di
Pasotti
brillarono
.
Egli
fece
un
passo
avanti
.
Era
impossibile
che
don
Giuseppe
non
sapesse
niente
,
diavolo
!
Era
impossibile
che
non
avesse
parlato
di
ciò
con
l
'
Introini
!
Non
lo
sapeva
l
'
Introini
,
che
don
Franco
aveva
passato
la
notte
in
casa
Rigey
?
«
So
nient
»
,
ripeté
don
Giuseppe
.
Pasotti
sentenziò
allora
che
il
voler
nascondere
certe
cose
note
era
un
far
pensar
male
.
Diamine
!
Don
Franco
era
certamente
andato
in
casa
Rigey
con
fini
onestissimi
e
...
«
Pécia
,
pécia
,
pécia
!
»
,
fece
sottovoce
,
frettolosamente
,
don
Giuseppe
curvandosi
tutto
sul
parapetto
,
stringendo
la
canna
della
lenza
e
ficcando
gli
occhi
nell
'
acqua
come
se
un
pesce
fosse
per
abboccare
.
«
Pécia
!
»
Pasotti
guardò
anche
lui
nell
'
acqua
,
seccato
,
e
disse
che
non
vedeva
niente
.
«
El
se
l
'
è
cavada
,
el
pütasca
,
ma
el
gaveva
propri
su
el
müson
;
l
'
avarà
sentì
a
spongg
»
,
fece
sospirando
e
raddrizzandosi
don
Giuseppe
che
intanto
,
avendo
sentito
egli
pure
il
punger
dell
'
amo
,
cercava
di
cavarsela
come
il
pesce
.
L
'
altro
ritornò
all
'
assalto
,
ma
invano
.
Don
Giuseppe
non
aveva
veduto
niente
,
non
aveva
udito
niente
,
non
aveva
parlato
di
niente
,
non
sapeva
niente
.
Pasotti
tacque
e
il
prete
non
tardò
molto
a
metter
fuori
anche
lui
una
punta
di
timida
malizia
:
«
Bochen
propi
minga
,
incoeu
,
non
boccano
;
gh
'
è
come
vent
in
aria
»
.
Intanto
,
in
casa
,
il
dialogo
fra
la
Maria
e
la
signora
Barborin
,
dopo
il
primo
affettuoso
scambio
di
saluti
riuscito
benissimo
,
procedeva
malissimo
.
La
Maria
propose
,
a
gesti
,
di
scendere
in
giardino
,
ma
la
Pasotti
implorò
a
mani
giunte
d
'
esser
lasciata
sulla
sua
seggiola
.
Allora
la
grossa
Maria
prese
un
'
altra
seggiola
,
le
si
pose
accanto
,
cercò
rivolgerle
qualche
parola
,
e
non
arrivando
,
per
quanto
vociasse
,
a
farsi
intendere
,
vi
rinunciò
,
si
prese
il
suo
gattone
in
grembo
e
parlò
a
quello
.
La
povera
signora
Barborin
,
rassegnata
,
guardava
il
gatto
con
i
suoi
grandi
occhioni
neri
,
velati
di
vecchiaia
e
tristezza
.
Ecco
finalmente
Pasotti
,
ecco
don
Giuseppe
che
ricomincia
a
sbuffare
:
«
Ah
Signor
!
Cara
la
mia
sciora
Barborin
!
Che
la
scüsa
tant
!
»
Avendo
la
Maria
confessato
al
«
scior
Controlòr
»
che
sua
moglie
e
lei
non
erano
riuscite
a
capirsi
,
il
padrone
le
diede
,
per
ossequio
alla
Pasotti
,
del
«
salamm
»
e
poiché
ella
voleva
pur
difendersi
,
la
fece
prudentemente
chetare
con
un
imperioso
agitar
di
mano
e
un
«
ta
ta
ta
ta
!
»
.
Poi
le
accennò
misteriosamente
del
capo
ed
ella
uscì
.
Pasotti
le
tenne
dietro
e
le
disse
che
sua
moglie
,
dovendo
recarsi
a
visitare
i
Rigey
e
non
sapendo
,
per
le
voci
che
correvano
,
come
regolarsi
,
desiderava
qualche
informazione
dalla
Maria
,
perché
«
la
Maria
sa
sempre
tutto
»
.
«
Quante
chiacchiere
!
»
,
fece
la
Maria
,
lusingata
.
«
Io
non
so
mai
niente
.
Sa
da
chi
deve
andare
la
Sua
"
sciora
"
?
Dal
signor
Giacomo
Puttini
.
È
il
signor
Giacomo
che
le
sa
tutte
.
»
«
Bene
!
»
,
pensò
Pasotti
collegando
questo
discorso
con
quello
del
mezzadro
e
fiutando
una
buona
traccia
.
Fece
in
pari
tempo
una
spallata
d
'
incredulità
.
Il
signor
Giacomo
sapeva
forse
le
cose
che
succedevano
nel
mondo
della
luna
,
ma
basta
;
altro
non
sapeva
mai
!
La
Maria
insistette
,
il
volpone
cominciò
a
lavorar
di
domande
,
alla
lontana
,
con
cautela
,
ma
trovò
duro
,
capì
ch
'
era
fatica
gittata
e
che
doveva
accontentarsi
di
quell
'
accenno
.
Allora
tacque
,
ritornò
,
tra
soddisfatto
e
preoccupato
,
nella
stanza
dove
don
Giuseppe
stava
spiegando
alla
signora
Barborin
,
con
gesti
appropriati
,
che
la
Maria
le
avrebbe
portato
qualche
cosa
da
mangiare
.
La
donna
comparve
infatti
con
un
certo
vaso
quadrato
di
vetro
,
pieno
di
ciliege
allo
spirito
,
speciale
e
celebrata
cura
di
don
Giuseppe
che
soleva
presentarlo
agli
ospiti
con
solennità
,
parlando
il
suo
particolare
italiano
:
«
Posso
fare
un
poco
di
sporgimento
?
Quattro
delle
mie
ciliege
?
Magara
con
un
tocchello
di
pane
?
Maria
,
tajee
giò
on
poo
de
pan
»
.
La
signora
Barborin
pigliò
solamente
il
pane
per
consiglio
del
mefistofelico
marito
che
pigliò
solamente
le
ciliege
.
Poi
se
ne
andarono
insieme
ed
ella
ebbe
licenza
di
ritornare
ad
Albogasio
mentre
il
Controllore
prese
la
via
di
casa
Gilardoni
.
«
L
'
è
on
bargnìf
,
el
scior
Pasotti
»
,
disse
la
Maria
quand
'
ebbe
dato
il
chiavistello
all
'
uscio
di
strada
.
«
L
'
è
on
bargnifòn
,
minga
on
bargnìf
»
,
esclamò
don
Giuseppe
,
pensando
all
'
amo
.
E
con
quell
'
appellativo
di
«
bargnìf
»
che
designa
il
diavolo
considerato
nella
sua
astuzia
,
le
due
mansuete
creature
si
sfogarono
,
si
ripagarono
di
tanta
roba
data
malvolentieri
,
cerimonie
,
sorrisi
e
ciliege
.
Il
professor
Gilardoni
stava
leggendo
sul
suo
belvedere
dell
'
orto
,
quando
vide
Pasotti
che
veniva
dietro
il
Pinella
,
fra
le
rape
e
le
barbabietole
.
Non
sentiva
simpatia
per
il
Controllore
col
quale
aveva
scambiato
un
paio
di
visite
in
tutto
e
che
aveva
fama
di
«
tedescone
»
.
Però
,
essendo
inclinato
a
pensar
bene
di
tutti
coloro
che
conosceva
poco
,
non
gli
pesava
usare
anche
con
lui
la
cortesia
cordiale
ch
'
era
solito
usar
con
tutti
.
Gli
andò
incontro
col
suo
berretto
di
velluto
in
mano
,
e
dopo
una
scaramuccia
di
complimenti
in
cui
Pasotti
ebbe
facilmente
la
meglio
,
ritornò
insieme
a
costui
sul
belvedere
.
Pasotti
,
dal
canto
suo
,
sentiva
per
il
professore
Gilardoni
un
'
antipatia
profonda
,
non
tanto
perché
lo
sapesse
liberale
,
quanto
perché
il
Gilardoni
,
quantunque
non
andasse
a
messa
come
lui
,
viveva
da
puritano
,
non
amava
la
tavola
né
la
bottiglia
né
il
tabacco
né
certi
discorsi
liberi
,
e
non
giuocava
a
tarocchi
.
Discorrendo
una
sera
nell
'
orto
con
don
Franco
delle
solenni
scorpacciate
e
trincate
che
Pasotti
e
gli
amici
suoi
facevano
spesso
alle
cantine
di
Bisgnago
,
il
professore
aveva
detta
una
parola
severa
ed
era
stato
udito
dal
curatone
,
uno
dei
mangiatori
,
che
passava
in
barca
rasente
i
muri
,
piano
piano
,
pescando
.
«
Villanaccio
!
»
,
aveva
esclamato
,
all
'
udirselo
riferire
,
il
Controllore
gentilissimo
con
una
faccia
da
«
bargnìf
»
bilioso
;
aveva
poi
fatto
tener
dietro
alla
parola
un
ringhio
spregiativo
e
uno
sputo
.
Ciò
non
gl
'
impedì
però
adesso
di
stemperarsi
in
iscuse
per
aver
indebitamente
ritardata
la
sua
visita
,
come
non
gl
'
impedì
di
sbirciar
subito
il
volume
posato
sul
tavolino
rustico
del
belvedere
.
Il
Gilardoni
notò
quell
'
occhiata
e
siccome
si
trattava
di
un
libro
proibito
dal
Governo
,
appena
avviata
la
conversazione
,
lo
prese
quasi
per
istinto
e
se
lo
tenne
sulle
ginocchia
in
modo
che
colui
non
potesse
leggerne
il
titolo
.
Questa
precauzione
turbò
Pasotti
che
stava
magnificando
la
villetta
e
l
'
orto
in
tutte
le
loro
parti
col
tono
appropriato
a
ciascuna
,
le
barbabietole
con
amabile
familiarità
,
le
agavi
con
ammirazione
grave
e
accigliata
.
Un
lampo
di
sdegno
gli
brillò
negli
occhi
e
si
spense
subito
.
«
Fortunato
Lei
!
»
,
diss
'
egli
sospirando
.
«
Se
i
miei
affari
lo
permettessero
,
vorrei
vivere
anch
'
io
in
Valsolda
.
»
«
È
un
paese
di
pace
»
,
fece
il
professore
.
«
Sì
,
è
un
paese
di
pace
;
e
poi
adesso
,
nelle
città
,
chi
ha
servito
il
Governo
,
è
inutile
,
non
si
trova
bene
.
La
gente
non
sa
distinguere
fra
un
buon
impiegato
che
si
occupi
solamente
del
proprio
ufficio
come
ho
fatto
io
,
e
un
poliziotto
.
Siamo
esposti
a
certi
sospetti
,
a
certe
umiliazioni
...
»
Il
professore
diventò
rosso
e
si
pentì
d
'
aver
levato
il
libro
dal
tavolino
.
Davvero
Pasotti
,
malgrado
le
sue
smancerie
di
umiltà
,
era
troppo
orgoglioso
per
far
mai
la
spia
,
e
sia
per
questo
,
sia
per
qualche
buona
fibra
del
suo
cuore
,
mai
non
la
fece
.
Vi
fu
dunque
nelle
sue
parole
un
grammo
di
sincerità
,
un
grammo
d
'
oro
che
bastò
a
dar
loro
il
suono
del
buon
metallo
.
Il
Gilardoni
ne
fu
tocco
,
offerse
al
suo
visitatore
un
bicchier
di
birra
e
si
affrettò
a
scendere
in
cerca
di
Pinella
onde
aver
un
pretesto
di
lasciar
il
volume
sul
tavolino
.
Appena
partito
il
professore
,
Pasotti
ghermì
il
libro
,
gli
diede
una
curiosa
occhiata
,
lo
rimise
a
posto
e
si
piantò
in
capo
alla
scala
con
la
tabacchiera
aperta
in
mano
,
frugando
nel
tabacco
e
sorridendo
,
tra
l
'
ammirazione
e
la
beatitudine
,
ai
monti
,
al
lago
,
al
cielo
.
Il
libro
era
un
Giusti
,
stampato
colla
falsa
data
di
Bruxelles
,
anzi
di
Brusselle
e
con
il
titolo
Poesie
italiane
tratte
da
una
stampa
a
penna
.
In
un
angolo
del
frontespizio
si
leggeva
scritto
per
isghembo
:
«
Mariano
Fornic
»
.
Non
occorreva
l
'
acume
di
Pasotti
per
indovinar
subito
in
quel
nome
eteroclito
l
'
anagramma
di
Franco
Maironi
.
«
Che
bellezza
!
Che
paradiso
!
»
,
diss
'
egli
a
mezza
voce
mentre
il
professore
saliva
la
scala
seguito
dal
Pinella
con
la
birra
.
Confessò
poi
,
tra
un
sorso
e
l
'
altro
,
che
la
sua
visita
era
un
pochino
interessata
.
Si
disse
innamorato
della
muraglia
fiorita
che
sosteneva
l
'
orto
Gilardoni
a
fronte
del
lago
,
e
desideroso
di
imitarla
ad
Albogasio
Superiore
dove
,
se
il
lago
mancava
,
i
muri
nudi
eran
troppi
.
Come
s
'
era
procurato
il
professore
quelle
agavi
,
quei
capperi
,
quelle
rose
?
«
Ma
!
»
,
rispose
candidamente
il
professore
.
«
Me
li
ha
donati
Maironi
.
»
«
Don
Franco
?
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Benissimo
.
Allora
,
siccome
don
Franco
ha
molta
bontà
per
me
,
mi
rivolgerò
a
lui
.
»
E
trasse
la
tabacchiera
.
«
Povero
don
Franco
!
»
,
diss
'
egli
,
guardando
il
tabacco
e
palpandolo
con
la
tenerezza
di
un
bargnìf
commosso
.
«
Povero
figliuolo
!
Qualche
volta
si
riscalda
ma
è
un
gran
buon
figliuolo
!
Gran
bel
cuore
!
Povero
figliuolo
!
Lei
lo
vede
spesso
?
»
«
Sì
,
abbastanza
.
»
«
Almeno
potesse
riuscire
nei
suoi
desideri
,
povero
figliuolo
!
Lo
dico
per
lui
e
anche
per
lei
!
Non
sarà
mica
una
cosa
sfumata
?
»
Pasotti
disse
questa
interrogazione
da
grande
artista
,
con
interesse
affettuoso
ma
discreto
,
senza
esprimere
più
curiosità
che
non
convenisse
,
volendo
ungere
e
ammollire
un
poco
il
cuore
chiuso
del
Gilardoni
onde
si
aprisse
,
poco
a
poco
,
da
sé
.
Ma
il
cuore
del
Gilardoni
,
invece
di
aprirsi
a
quel
tocco
delicato
,
si
contrasse
,
si
rinchiuse
.
«
Non
lo
so
»
,
rispose
il
professore
sentendosi
,
con
dispetto
,
diventar
rosso
;
e
diventò
scarlatto
.
Pasotti
notò
subito
nel
suo
taccuino
mentale
la
risposta
imbarazzata
e
il
colore
.
«
Farebbe
male
»
,
diss
'
egli
,
«
ad
abbandonare
la
partita
.
La
marchesa
si
capisce
che
abbia
delle
difficoltà
,
ma
poi
è
buona
,
gli
vuole
un
gran
bene
.
Ha
preso
una
paura
,
l
'
altra
notte
,
povera
donna
!
»
Guardò
il
professore
che
taceva
inquieto
,
accigliato
,
e
pensò
:
non
parli
?
allora
sai
.
«
Capisce
!
»
,
riprese
.
«
Non
dire
dove
si
va
!
Non
Le
pare
?
»
«
Ma
io
non
so
niente
,
io
non
capisco
niente
!
»
,
esclamò
il
Gilardoni
,
sempre
più
accigliato
,
sempre
più
inquieto
.
Qui
Pasotti
sapendo
che
il
professore
aveva
cessato
da
lungo
tempo
di
visitare
le
Rigey
e
ignorandone
la
cagione
,
arrischiò
un
passo
avanti
,
da
bargnìf
novizio
.
«
Bisognerebbe
domandarne
a
Castello
»
,
diss
'
egli
con
un
sorriso
malignetto
.
A
questo
punto
il
Gilardoni
,
che
già
bolliva
,
traboccò
.
«
Mi
faccia
il
piacere
»
,
diss
'
egli
impetuosamente
,
«
lasciamo
stare
questo
discorso
,
lasciamo
stare
questo
discorso
!
»
Pasotti
si
rabbuiò
.
Cerimonioso
,
adulatore
,
sdolcinato
,
non
era
però
mai
disposto
,
nell
'
orgoglio
suo
,
a
prendersi
pacificamente
in
faccia
una
parola
spiacevole
,
e
s
'
impermaliva
d
'
ogni
ombra
.
Non
parlò
più
,
e
passato
un
paio
di
minuti
prese
congedo
con
dignitosa
freddezza
,
si
ritirò
masticando
rabbia
attraverso
le
barbabietole
e
le
rape
.
Quando
si
trovò
da
capo
nella
contrada
dei
Mal
'
ari
,
il
bargnìf
stette
un
pezzetto
a
pensare
col
mento
in
mano
,
poi
si
avviò
verso
la
riva
di
Casarico
,
a
passi
lenti
,
molto
curvo
,
ma
con
gli
occhi
brillanti
del
barbone
che
ha
fiutato
in
aria
l
'
indirizzo
recondito
di
un
tartufo
.
Le
spaventate
difese
di
don
Giuseppe
,
le
difese
ostinate
della
Maria
,
l
'
imbarazzo
e
lo
scatto
del
professore
gli
dicevano
che
il
tartufo
c
'
era
e
grosso
.
Gli
era
venuta
l
'
idea
di
andare
a
Loggio
dove
abitavano
il
Paolin
e
il
Paolon
,
gente
bene
informata
;
poi
aveva
pensato
ch
'
era
martedì
e
che
probabilmente
non
li
avrebbe
trovati
.
No
,
era
meglio
salir
direttamente
da
Casarico
a
Castello
,
fiutare
e
frugare
nell
'
abitazione
di
certa
signora
Cecca
,
ottima
donna
,
tutta
cuore
,
famosa
per
l
'
assidua
vigilanza
che
esercitava
dalle
sue
finestre
,
per
mezzo
di
un
formidabile
cannocchiale
,
sulla
Valsolda
intiera
.
Ella
poteva
dire
ogni
giorno
chi
fosse
andato
a
Lugano
col
barcaiuolo
Pin
o
col
barcaiuolo
Panighèt
,
notava
i
colloqui
del
povero
Pinella
con
una
certa
Mochèt
sul
sagrato
di
Albogasio
,
lontano
un
chilometro
;
sapeva
in
quanti
giorni
il
signor
ingegnere
Ribera
avesse
bevuto
il
bariletto
di
vino
che
la
sua
barca
riportava
vuoto
dalla
casa
d
'
Oria
alla
cantina
di
S
.
Margherita
.
Se
Franco
era
stato
in
casa
Rigey
,
la
signora
Cecca
doveva
saperlo
.
Nel
sottoportico
che
da
Casarico
mette
alla
stradicciuola
di
Castello
,
Pasotti
si
sentì
venir
dietro
a
precipizio
qualcuno
che
gli
passò
accanto
nel
buio
,
e
credette
di
conoscere
un
tale
detto
«
légora
fügada
(
lepre
cacciata
)
»
per
la
sua
andatura
sempre
furiosa
.
Era
costui
un
egregio
galantuomo
ancora
più
curioso
di
Pasotti
,
un
'
ottima
persona
che
amava
di
saper
le
cose
semplicemente
per
saperle
,
senz
'
altri
fini
,
e
andava
sempre
solo
,
si
trovava
dappertutto
,
compariva
e
scompariva
in
un
baleno
,
quando
in
un
luogo
quando
nell
'
altro
,
come
certi
insettoni
alati
che
danno
un
guizzo
,
un
frullo
,
un
colpo
e
poi
,
zitti
,
non
si
odono
,
non
si
vedono
più
sino
a
un
altro
guizzo
,
a
un
altro
frullo
,
a
un
altro
colpo
.
Egli
aveva
scorti
i
Pasotti
entrare
al
«
Palazz
»
e
si
era
insospettito
di
qualche
cosa
per
l
'
ora
insolita
.
Appiattato
in
un
campicello
aveva
visto
la
signora
Barborin
ritornare
e
il
Controllore
avviarsi
a
Casarico
,
quindi
,
seguito
costui
alla
lontana
,
s
'
era
appostato
,
durante
la
sua
visita
al
Gilardoni
,
dietro
un
pilastro
del
portico
di
Casarico
;
e
ora
gli
era
scivolato
accanto
approfittando
dell
'
oscurità
per
correre
a
Castello
e
aspettarlo
,
sorvegliarlo
da
qualche
buon
posto
di
osservazione
.
Lo
vide
infatti
entrare
dalla
signora
Cecca
.
La
vecchia
e
gozzuta
signora
stava
nel
suo
salotto
tenendosi
in
collo
un
marmocchio
col
braccio
sinistro
e
reggendo
con
la
mano
libera
uno
sperticato
tubo
di
cartone
infilato
per
isghembo
nella
finestra
,
come
una
spingarda
,
con
la
mira
giù
al
lago
scintillante
,
a
una
vela
bianca
,
gonfia
di
breva
.
All
'
entrar
di
Pasotti
che
veniva
avanti
con
la
persona
inclinata
,
con
il
cappello
in
mano
,
con
un
viso
ilare
ilare
,
dolce
dolce
,
la
buona
ospitale
donna
posò
in
fretta
quel
lungo
naso
mostruoso
di
cartone
che
le
piaceva
metter
nelle
faccende
più
lontane
degli
altri
,
dove
il
suo
proprio
naso
di
cartapecora
,
benché
smisurato
,
non
arrivava
.
Ell
'
accolse
il
Controllore
,
come
avrebbe
accolto
un
Santo
taumaturgo
che
fosse
venuto
a
portarle
via
il
gozzo
.
«
Oh
che
brao
scior
Controlòr
!
Oh
che
brao
scior
Controlòr
!
Oh
che
piasè
!
Oh
che
piasè
!
»
E
lo
fece
sedere
,
lo
soffocò
di
offerte
.
«
On
poo
de
torta
!
On
poo
de
crocant
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
On
poo
de
vin
!
On
poo
de
rosoli
!
-
Ch
'
el
me
scüsa
neh
»
,
soggiunse
perché
il
marmocchio
s
'
era
messo
a
miagolare
.
«
L
'
è
el
me
nevodin
.
L
'
è
el
me
biadeghin
.
»
Pasotti
fece
molte
cerimonie
,
avendo
già
nello
stomaco
,
oltre
alle
ciliege
di
don
Giuseppe
,
anche
la
birra
del
Gilardoni
;
ma
dovette
finire
col
rassegnarsi
a
rosicchiare
una
dannata
torta
di
mandorle
,
mentre
il
piccino
si
attaccava
al
gozzo
della
nonna
.
«
Povera
signora
Cecca
!
Due
volte
madre
!
»
,
disse
pateticamente
,
a
quella
vista
,
il
sarcastico
bargnìf
,
ridendo
nello
stomaco
.
Dopo
averle
chiesto
notizie
del
marito
e
dei
discendenti
fino
alla
terza
generazione
,
mise
in
campo
la
signora
Teresa
Rigey
.
Come
stava
quella
povera
donna
?
Male
!
Proprio
tanto
male
?
Ma
da
quando
?
E
c
'
era
stata
qualche
cagione
?
Qualche
commozione
?
Qualche
dispiacere
?
Gli
antichi
si
conoscevano
,
ma
ce
n
'
erano
stati
dei
nuovi
?
Forse
per
la
Luisina
?
Per
quel
matrimonio
?
E
don
Franco
non
veniva
mai
a
Castello
?
Di
giorno
,
no
,
va
bene
;
ma
...
?
Come
quando
il
chirurgo
va
interrogando
e
tastando
un
paziente
in
cerca
dell
'
occulto
posto
doloroso
,
che
il
paziente
risponde
tanto
più
breve
e
trepido
quanto
più
la
mano
indagatrice
si
appressa
al
punto
e
,
appena
essa
vi
arriva
,
trasalendo
si
sottrae
;
così
la
signora
Cecca
andò
rispondendo
al
Pasotti
sempre
più
breve
e
cauta
,
e
a
quel
ma
,
posto
delicatamente
dove
le
doleva
,
scattò
:
«
On
poo
de
torta
ancamò
!
Scior
Controlòr
!
L
'
è
roba
d
'
i
tosann
!
»
Pasotti
sacramentò
in
cuor
suo
contro
i
«
tosann
»
e
la
loro
torta
di
miele
,
creta
e
olio
di
mandorle
,
ma
credette
utile
d
'
ingoiarne
un
altro
boccone
e
tornò
poi
a
toccare
,
anzi
a
premere
,
il
tasto
di
prima
.
«
So
de
nagott
,
so
de
nagott
,
so
de
nagott
!
»
,
esclamò
la
signora
Cecca
.
«
Ch
'
el
proeuva
a
ciamagh
al
Pütin
!
Al
scior
Giacom
!
E
a
mi
ch
'
el
me
ciama
pü
nient
!
»
Ancora
!
Pasotti
brillò
in
viso
all
'
idea
di
avere
il
malcapitato
sior
Zacomo
nelle
granfie
.
Così
brillerebbero
gli
occhi
di
un
falco
allegro
all
'
idea
di
ghermir
un
ranocchio
e
di
tenerselo
fra
gli
artigli
per
giuoco
e
spasso
.
Egli
se
ne
andò
poco
dopo
,
contento
di
tutto
fuorché
della
torta
di
creta
che
aveva
sullo
stomaco
.
Casa
Puttini
,
simile
nella
sua
piccola
faccia
signorile
al
piccolo
vecchio
padrone
che
la
governava
in
abito
nero
e
cravattone
bianco
,
stava
poco
più
giù
della
orgogliosa
mole
di
casa
Pasotti
,
sulla
via
di
Albogasio
Inferiore
.
Il
falco
vi
andò
dopo
pranzo
,
verso
le
cinque
,
con
una
faccia
maligna
.
Bussò
all
'
uscio
e
stette
in
ascolto
.
C
'
era
,
c
'
era
il
ranocchio
disgraziato
,
litigava
,
secondo
il
solito
,
con
la
perfida
servente
.
Pasotti
bussò
più
forte
.
«
Verzì
!
»
,
disse
il
signor
Giacomo
,
ma
la
Marianna
non
voleva
saperne
di
scendere
ad
aprire
.
«
Verzì
!
Verzì
!
Son
paron
mi
!
»
Tutto
inutile
.
Pasotti
bussò
da
capo
,
picchiò
come
una
catapulta
.
«
Chi
xelo
sto
maledeto
?
»
,
vociferò
il
Puttini
;
e
venne
giù
soffiando
«
apff
!
apff
!
»
ad
aprire
.
«
Oh
,
Controllore
gentilissimo
!
»
,
diss
'
egli
,
battendo
le
palpebre
e
alzando
pateticamente
le
sopracciglia
.
«
La
perdona
!
Quela
fatal
servente
!
No
go
più
testa
!
No
ghe
digo
gnente
cossa
che
nasse
in
sta
casa
.
»
«
L
'
è
minga
vera
!
»
,
gridò
Marianna
dall
'
alto
.
«
Tasì
!
»
E
qui
il
signor
Giacomo
incominciò
a
raccontare
i
suoi
guai
,
rimbeccando
a
ogni
tratto
le
proteste
della
serva
invisibile
.
«
Stamatina
,
La
s
'
imagina
,
vado
a
Lugan
.
Vegno
a
casa
zirconzirca
a
le
tre
.
Su
la
porta
,
La
varda
qua
,
che
xe
de
le
giozze
.
Tasì
!
-
No
ghe
bado
,
tiro
drito
.
Son
sul
pato
de
la
scala
per
andar
in
cusina
;
ghe
xe
de
le
giozze
.
Zito
!
-
Cossa
gala
spanto
?
digo
.
Me
sbasso
,
meto
un
deo
in
tera
;
tasto
;
xe
onto
;
snaso
,
el
xe
ogio
.
Alora
ghe
vado
drio
a
le
giozze
.
Tasto
,
snaso
,
tasto
,
snaso
.
Tutto
ogio
,
Controllore
gentilissimo
.
O
'
l
xe
vegnudo
,
digo
,
o
'
l
xe
andà
via
.
Se
el
xe
vegnudo
lo
gà
portà
el
massaro
e
alora
le
giozze
co
semo
fora
dela
porta
le
gà
d
'
andar
in
suso
,
se
el
xe
andà
via
vol
dir
che
quela
maledetissima
...
La
tasa
!
...
Lo
gà
portà
a
vender
a
San
Mamette
e
alora
le
giozze
le
gà
d
'
andar
in
zoso
.
E
mi
torna
in
drio
e
vaghe
drio
a
ste
giozze
e
drio
e
drio
,
e
rivo
a
la
porta
;
Controllore
mio
gentilissimo
,
le
giozze
le
va
in
zoso
.
Quela
b
...
»
A
questo
punto
la
voce
della
serva
scattò
come
la
sveglia
d
'
un
orologio
e
non
ci
fu
più
«
tasì
!
»
che
valesse
a
fermare
quello
stridente
getto
continuo
di
parole
rabbiose
.
Ci
si
provò
Pasotti
e
,
non
riuscendo
,
uscì
dai
gangheri
anche
lui
con
un
«
O
fiolonona
!
»
e
proseguì
a
tirarle
improperi
,
a
ciascuno
dei
quali
il
signor
Giacomo
faceva
un
sommesso
accompagnamento
di
gratitudine
.
«
Sì
,
linguazza
,
bravo
,
ghe
son
obligà
.
Sì
,
stria
,
bravo
.
Impiastro
,
sì
signor
.
Ghe
son
obligà
,
Controllore
gentilissimo
,
ghe
son
propramente
obligà
.
»
Quando
la
Marianna
parve
sopraffatta
e
chetata
,
Pasotti
disse
al
signor
Giacomo
che
aveva
bisogno
di
parlargli
.
«
No
go
testa
»
,
rispose
l
'
ometto
.
«
La
me
perdona
,
me
sento
mal
.
»
«
Eh
no
go
tescta
,
no
go
tescta
!
»
,
vociò
la
Marianna
rediviva
.
«
Ch
'
el
ghe
disa
inscì
ch
'
el
coo
el
l
'
avarà
perduu
a
andà
de
nott
a
trovà
i
tosann
a
Castell
!
»
«
Tasì
!
»
,
urlò
il
Puttini
;
e
Pasotti
,
con
un
ghigno
diabolico
:
«
Come
come
come
?
»
.
Visto
ch
'
egli
entrava
in
furore
,
lo
afferrò
per
un
braccio
,
con
parole
di
pace
e
d
'
affetto
,
lo
trascinò
via
,
se
lo
portò
a
casa
,
chiamò
sua
moglie
;
e
per
chetare
il
povero
ranocchio
,
per
pigliarselo
comodamente
fra
gli
artigli
,
intavolò
un
tarocchino
in
tre
.
Se
la
signora
Barborin
giuocava
male
,
il
signor
Giacomo
,
meditando
,
ponderando
e
soffiando
,
giuocava
peggio
.
Era
un
giuocatore
timidissimo
,
non
si
metteva
mai
solo
contro
gli
altri
due
.
Stavolta
si
trovò
in
mano
,
appena
seduto
,
carte
così
straordinarie
che
fu
preso
da
un
accesso
di
coraggio
e
,
come
dice
il
linguaggio
del
giuoco
,
entrò
.
«
Chi
sa
che
giuocone
ha
!
»
,
brontolò
Pasotti
.
«
No
digo
...
no
digo
...
ghe
xe
dei
frati
che
spasseza
in
pantofole
.
»
Il
«
no
digo
»
del
signor
Giacomo
significava
ch
'
egli
teneva
in
mano
carte
miracolose
;
e
i
frati
in
pantofole
erano
,
nel
suo
gergo
,
i
quattro
re
del
giuoco
.
Mentre
si
accingeva
a
giuocare
palpando
ciascuna
carta
e
aguzzandovi
gli
occhi
su
,
Pasotti
colse
il
suo
momento
,
sperando
,
per
giunta
,
fargli
perdere
il
giuoco
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
«
mi
racconti
un
poco
.
Quando
è
andato
a
Castello
di
notte
?
»
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
lassemo
star
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
,
rosso
rosso
,
palpando
le
carte
più
che
mai
.
«
Sì
,
sì
,
adesso
giuochi
.
Parleremo
dopo
.
Tanto
,
io
so
tutto
.
»
Povero
signor
Giacomo
,
sì
,
giuocare
con
quello
spino
in
gola
!
Palpò
,
soffiò
,
uscì
dove
non
avrebbe
dovuto
,
sbagliò
a
contare
i
tarocchi
,
perdette
un
paio
di
frati
con
le
relative
pantofole
,
e
malgrado
il
giuocone
,
lasciò
alcune
marchette
negli
artigli
di
Pasotti
che
ghignava
e
nel
piattino
della
signora
Barborin
che
ripeteva
a
mani
giunte
:
«
Cos
'
ha
mai
fatto
,
signor
Giacomo
,
cos
'
ha
mai
fatto
?
»
.
Pasotti
raccolse
le
carte
e
si
mise
a
scozzarle
guardando
con
una
faccia
sardonica
il
signor
Giacomo
che
non
sapeva
dove
guardare
.
«
Sicuro
»
,
diss
'
egli
.
«
So
tutto
.
La
signora
Cecca
mi
ha
raccontato
tutto
.
Del
resto
,
caro
deputato
politico
,
Lei
ne
renderà
conto
all
'
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
.
»
Così
dicendo
,
Pasotti
porse
il
mazzo
al
Puttini
perché
alzasse
.
Ma
il
Puttini
,
udito
quel
nome
minaccioso
,
si
mise
a
gemere
:
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
cossa
disela
,
no
so
gnente
...
oh
Dio
...
l
'
Imperial
Regio
Commissario
?
...
Digo
...
no
savaria
per
cossa
...
apff
!
»
«
Sicuro
!
»
,
ripeté
Pasotti
.
Aspettava
una
parola
che
gli
facesse
un
po
'
di
lume
;
e
significò
a
sua
moglie
,
additando
col
pollice
prima
l
'
uscio
e
poi
la
propria
sua
bocca
,
che
andasse
a
pigliar
da
bere
.
«
Anca
quel
benedeto
ingegner
!
»
,
esclamò
,
quasi
parlando
tra
sé
,
il
signor
Giacomo
.
Come
un
pescatore
raccoglie
stentatamente
a
sé
la
lunga
lenza
pesante
,
scossa
,
egli
crede
,
dal
grosso
pesce
lungamente
insidiato
,
e
tira
e
tira
e
finalmente
scorge
venir
su
dal
fondo
due
grandi
ombre
di
pesci
invece
d
'
una
sola
,
palpita
,
raddoppia
di
cautela
e
d
'
arte
;
così
Pasotti
,
all
'
udir
nominare
l
'
ingegnere
,
si
meravigliò
,
palpitò
e
si
dispose
a
estrarre
con
la
più
squisita
delicatezza
di
mano
il
segreto
del
signor
Giacomo
e
del
Ribera
.
«
Sicuro
»
,
diss
'
egli
.
«
Ha
fatto
male
.
»
Silenzio
del
signor
Giacomo
.
Pasotti
insistette
:
«
Ha
fatto
malissimo
.
»
Ecco
la
signora
Barborin
che
tutta
sorridente
porta
vassoio
,
bottiglia
e
bicchieri
.
Il
vino
è
rosso
cupo
,
con
trasparenze
di
rubino
in
corpo
e
il
signor
Giacomo
gli
fa
un
viso
non
ancora
tenero
ma
benevolo
.
Il
vino
ha
un
aroma
di
austera
virtù
ed
il
signor
Giacomo
lo
fiuta
amorosamente
,
lo
guarda
commosso
,
lo
torna
a
fiutare
.
Il
vino
ha
una
pastosa
pienezza
ch
'
empie
palato
e
anima
di
sapore
,
il
vino
è
appunto
quel
giusto
,
virtuoso
amarone
che
l
'
aroma
annuncia
e
il
signor
Giacomo
lo
sorseggia
nel
desiderio
che
non
sia
liquido
e
fuggevole
,
lo
mastica
,
lo
pacchia
,
se
lo
spalma
per
la
bocca
;
e
quando
di
tanto
in
tanto
posa
il
bicchiere
sul
tavolino
,
non
lo
lascia
però
né
con
la
mano
né
con
gli
occhi
imbambolati
.
«
Povero
ingegnere
!
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Povero
Ribera
!
È
un
buon
galantuomo
,
ma
...
»
E
tira
e
tira
,
il
disgraziato
signor
Giacomo
cominciò
a
venir
su
,
dietro
all
'
amo
e
al
filo
.
«
Mi
propramente
»
,
diss
'
egli
,
«
no
volea
.
El
me
gà
fato
zo
.
"
Vegnì
"
,
el
dise
,
"
percossa
mo
no
volìo
vegner
?
Mal
no
se
fa
,
la
cossa
xe
onesta
.
"
Sì
,
digo
,
me
par
anca
a
mi
;
ma
sto
secreto
!
"
Ma
!
La
nona
!
"
el
dise
.
Capisso
,
digo
,
ma
no
me
comoda
.
"
Gnanca
a
mi
"
,
el
dise
.
Ma
alora
,
digo
,
che
figura
fémoi
,
Ela
e
mi
?
"
Quela
del
m
...
"
,
el
dise
con
quel
so
far
de
bon
omo
a
la
vecia
,
"
che
cossa
vorla
?
,
el
xe
propramente
per
el
mio
temperamento
.
"
Alora
vegno
,
digo
.
»
Qui
si
fermò
.
Pasotti
aspettò
un
poco
e
poi
,
con
prudenza
,
tirò
il
filo
.
«
Il
male
si
è
»
,
diss
'
egli
,
«
che
a
Castello
se
ne
sia
parlato
.
»
«
Sì
signor
;
e
me
lo
son
imaginà
.
Tase
la
famegia
,
tase
l
'
ingegner
,
taso
mi
che
s
'
intende
,
ma
no
taserà
el
piovan
,
no
taserà
el
nonzolo
.
»
Il
parroco
?
Il
sacrestano
?
Adesso
Pasotti
capì
.
Trasecolò
;
non
si
aspettava
un
affare
così
grosso
.
Versò
da
bere
al
malcapitato
signor
Giacomo
,
gli
cavò
facilmente
tutti
i
particolari
del
matrimonio
e
cercò
di
cavargli
pure
i
progetti
degli
sposi
;
ma
questo
non
gli
riusciva
.
Si
mise
a
scozzar
le
carte
per
continuar
il
giuoco
e
il
signor
Giacomo
guardò
l
'
orologio
,
trovò
che
mancavano
nove
minuti
alle
sette
,
ora
in
cui
era
solito
caricare
il
suo
pendolo
.
Tre
minuti
di
strada
,
due
minuti
di
scale
,
non
aveva
più
che
quattro
minuti
per
congedarsi
.
«
Controllore
gentilissimo
,
La
ghe
fazza
el
conto
,
la
xe
cussì
,
no
ghe
xe
ponto
de
dubio
.
»
La
signora
Barborin
,
vedendo
un
contrasto
,
ne
domandò
a
suo
marito
.
Pasotti
si
accostò
le
mani
alla
bocca
e
le
gridò
sul
viso
:
«
El
voeur
andà
a
trovà
la
morosa
!
»
.
«
Cossa
mai
!
Cossa
mai
!
»
,
fece
il
povero
signor
Giacomo
diventando
di
tutti
i
colori
;
e
la
Pasotti
che
per
un
miracolo
aveva
udito
,
aperse
una
bocca
smisurata
,
non
sapeva
se
dovesse
credere
o
no
.
«
La
morosa
?
Oh
!
Quanti
ciàcer
!
Minga
vera
,
sür
Giacom
,
che
hin
ciàcer
?
El
podarìss
ben
avèghela
per
quell
,
disi
minga
,
l
'
è
minga
vècc
,
ma
insomma
!
»
Capito
che
voleva
proprio
andarsene
,
cercò
trattenerlo
,
aveva
dei
marroni
di
Venegono
che
stavan
cuocendo
,
li
offerse
.
Ma
né
i
marroni
né
gl
'
improperi
di
Pasotti
valsero
a
vincere
il
signor
Giacomo
che
partì
con
lo
spettro
dell
'
I
.
R
.
Commissario
nel
cuore
e
insieme
con
una
sensazione
molesta
nella
coscienza
,
con
un
vago
malcontento
di
sé
ch
'
egli
non
sapeva
spiegare
a
se
stesso
,
col
dubbio
istintivo
che
le
ingiurie
della
perfida
servente
fossero
preferibili
,
in
fin
de
'
conti
,
alle
moine
di
Pasotti
.
Invece
costui
aveva
gli
occhi
ancora
più
brillanti
dell
'
usato
.
Pensava
di
andar
a
Cressogno
subito
.
Camminatore
instancabile
,
contava
di
potervi
arrivare
alle
otto
.
L
'
idea
di
andare
dalla
marchesa
con
la
sua
grossa
scoperta
in
pectore
,
di
fare
il
misterioso
,
di
metter
fuori
un
po
'
alla
volta
le
paroline
più
suggestive
e
di
farsi
strappare
il
resto
,
lo
divertiva
moltissimo
.
E
preparava
già
per
il
proprio
piacere
un
discorsetto
blando
,
ammolliente
,
da
posare
poi
sulla
ferita
della
impassibile
dama
per
modo
ch
'
ella
non
potesse
dissimularla
e
che
nessuno
avesse
a
lagnarsi
di
lui
,
neppure
Franco
.
Andò
in
cucina
,
si
fece
accendere
la
lanterna
perché
la
notte
era
molto
scura
,
e
partì
.
Incontrò
sulla
porta
il
suo
mezzadro
ch
'
entrava
.
Il
mezzadro
lo
salutò
,
portò
in
cucina
un
gran
canestro
di
frutta
,
aiutò
la
serva
a
metterle
a
posto
,
sedette
al
fuoco
e
disse
placidamente
:
«
È
mort
adess
la
sciora
Teresa
de
Castell
»
.
6
.
La
vecchia
signora
di
marmo
L
'
uscio
si
aperse
un
poco
,
pian
piano
,
la
fantesca
porse
il
capo
nella
camera
e
chiamò
Franco
che
pregava
inginocchiato
a
una
seggiola
,
presso
il
letto
della
morta
.
Franco
non
udì
e
fu
Luisa
che
si
alzò
.
Andò
ad
ascoltar
la
sommessa
richiesta
della
donna
,
le
rispose
qualche
cosa
e
,
ritrattasi
colei
,
stette
lì
ad
aspettare
.
Non
comparendo
nessuno
,
spinse
l
'
uscio
e
disse
forte
:
«
Venga
,
venga
dentro
»
.
Un
singhiozzo
violento
le
rispose
.
Luisa
stese
ambedue
le
mani
e
il
professor
Gilardoni
gliele
afferrò
.
Stettero
così
alquanto
tempo
,
immobili
,
lottando
,
a
labbra
serrate
,
con
l
'
emozione
,
lui
più
di
lei
.
Luisa
si
mosse
la
prima
,
ritirò
dolcemente
una
mano
e
trasse
con
l
'
altra
il
professore
nella
camera
della
morta
.
La
signora
Teresa
era
spirata
in
salotto
,
sulla
poltrona
che
non
aveva
più
potuto
lasciare
dopo
la
notte
del
matrimonio
.
L
'
avevano
poi
adagiata
sul
divano
disposto
a
letto
funebre
.
Il
dolce
viso
era
là
nella
luce
di
quattro
candele
,
cereo
,
sul
guanciale
,
con
un
sorriso
trasparente
dalle
palpebre
chiuse
,
con
la
bocca
semiaperta
.
Il
letto
e
l
'
abito
erano
sparsi
di
fiori
d
'
autunno
,
ciclamini
,
dalie
,
crisantemi
.
«
Guardi
com
'
è
bella
»
,
disse
Luisa
con
voce
tenera
e
serena
da
spezzar
il
cuore
.
Il
professore
s
'
appoggiò
singhiozzando
a
una
sedia
lontana
dal
letto
.
«
Lo
senti
,
mamma
»
,
disse
Luisa
sottovoce
,
«
come
ti
vogliono
bene
?
»
S
'
inginocchiò
,
e
presa
la
mano
della
morta
,
si
mise
a
baciarla
,
ad
accarezzarla
,
a
dirle
dolcezze
,
piano
;
poi
tacque
,
posò
la
mano
,
si
alzò
,
baciò
la
fronte
,
contemplò
a
mani
giunte
il
viso
.
Pensò
ai
rimproveri
che
la
mamma
le
aveva
fatti
negli
anni
andati
,
dall
'
infanzia
in
poi
,
di
cui
ella
si
era
risentita
amaramente
.
S
'
inginocchiò
da
capo
,
impresse
da
capo
le
labbra
sulla
mano
di
ghiaccio
con
un
più
ardente
spasimo
d
'
amore
che
se
avesse
ricordate
le
carezze
.
Poi
tolse
un
ciclamino
dalla
spalla
della
morta
,
si
alzò
,
lo
porse
al
professore
.
Questi
lo
prese
piangendo
,
s
'
accostò
a
Franco
che
rivedeva
per
la
prima
volta
dopo
quella
notte
,
l
'
abbracciò
e
ne
fu
abbracciato
con
una
commozione
silenziosa
,
e
uscì
,
in
punta
di
piedi
,
dalla
camera
.
Suonarono
le
otto
.
La
signora
Teresa
era
morta
alle
sei
della
sera
precedente
;
in
ventisei
ore
Luisa
non
aveva
mai
riposato
un
momento
,
non
era
uscita
che
quattro
o
cinque
volte
,
per
pochi
minuti
.
Chi
usciva
spesso
e
stava
fuori
anche
a
lungo
,
era
Franco
.
Avvertito
segretamente
,
era
giunto
a
Castello
,
appena
in
tempo
di
trovar
viva
la
povera
mamma
,
e
tutti
i
tristi
uffici
che
la
morte
impone
eran
toccati
a
lui
,
perché
lo
zio
Piero
,
malgrado
i
suoi
molti
anni
,
non
aveva
la
menoma
esperienza
di
queste
cose
e
vi
si
trovava
impacciatissimo
.
Adesso
,
udite
suonar
le
otto
,
si
avvicinò
a
sua
moglie
,
la
pregò
dolcemente
di
andar
a
riposare
un
poco
,
ma
Luisa
gli
rispose
subito
in
modo
da
levargli
il
coraggio
d
'
insistere
.
Il
funerale
doveva
seguire
l
'
indomani
mattina
alle
nove
.
Ell
'
aveva
desiderato
che
si
differisse
il
più
possibile
e
voleva
star
con
la
mamma
fino
all
'
ultimo
.
Vi
era
nella
sua
sottile
persona
una
indomita
vigoria
,
eguale
a
ben
altre
prove
.
Per
lei
la
mamma
era
tutta
lì
su
quel
lettuccio
,
tra
i
fiori
.
Non
pensava
che
una
parte
di
lei
fosse
altrove
,
non
la
cercava
per
la
finestra
di
ponente
nelle
stelline
che
tremolavano
sopra
i
monti
di
Carona
.
Pensava
soltanto
che
la
mamma
cara
,
vissuta
da
tanti
anni
per
lei
sola
,
non
d
'
altro
sollecita
in
terra
che
della
felicità
sua
,
dormirebbe
fra
poche
ore
e
per
sempre
sotto
i
grandi
noci
di
Looch
,
nella
solitudine
ombrosa
dove
tace
il
piccolo
cimitero
di
Castello
,
mentre
ella
si
godrebbe
la
vita
,
il
sole
,
l
'
amore
.
Aveva
risposto
a
Franco
quasi
aspramente
come
se
l
'
affetto
del
vivo
offendesse
in
qualche
modo
l
'
affetto
della
morta
.
Poi
le
parve
averlo
mortificato
,
si
pentì
,
gli
diede
un
bacio
e
sapendo
di
far
cosa
a
lui
grata
,
di
far
cosa
che
la
mamma
si
era
certo
attesa
da
lei
,
volle
pregare
.
Si
mise
a
recitar
macchinalmente
dei
Pater
,
degli
Ave
e
dei
Requiem
,
senza
provarne
soddisfazione
alcuna
,
sentendo
anzi
una
segreta
contrarietà
,
uno
sgradito
disseccarsi
del
dolore
.
Ell
'
aveva
praticato
sempre
ma
,
spenti
i
fervori
della
prima
comunione
,
non
aveva
più
partecipato
con
l
'
anima
al
culto
.
Sua
madre
era
vissuta
piuttosto
per
il
mondo
futuro
che
per
questo
,
si
era
governata
in
ogni
azione
,
in
ogni
parola
,
in
ogni
pensiero
secondo
quel
fine
.
Le
idee
e
i
sentimenti
di
Luisa
,
nel
suo
precoce
sviluppo
intellettuale
,
avevano
preso
un
altro
corso
con
la
risolutezza
vigorosa
ch
'
era
del
carattere
di
lei
;
ella
li
copriva
però
di
certa
dissimulazione
,
parte
conscia
,
parte
inconscia
,
sia
per
amore
della
mamma
,
sia
per
la
resistenza
di
germi
religiosi
seminati
dalla
parola
materna
,
coltivati
dall
'
esempio
,
rinvigoriti
dall
'
abitudine
.
Dai
quattordici
anni
in
poi
s
'
era
venuta
inclinando
a
non
guardare
oltre
la
vita
presente
,
e
insieme
a
non
guardare
a
sé
,
a
vivere
per
gli
altri
,
per
il
bene
terreno
degli
altri
,
però
secondo
un
forte
e
fiero
senso
di
giustizia
.
Andava
in
chiesa
,
compiva
gli
atti
esterni
del
culto
,
senza
incredulità
e
senza
persuadersi
che
facessero
piacere
a
Dio
.
Aveva
confusamente
il
concetto
di
un
Dio
talmente
alto
e
grande
che
non
vi
potesse
essere
contatto
immediato
fra
gli
uomini
e
Lui
.
Se
dubitava
qualche
volta
d
'
ingannarsi
,
il
suo
errore
le
pareva
tale
da
non
poterlo
un
Dio
infinitamente
buono
punire
.
Come
fosse
venuta
a
pensare
così
,
non
lo
sapeva
ella
stessa
.
L
'
uscio
si
aperse
ancora
,
pian
piano
,
una
voce
sommessa
chiamò
«
il
signor
don
Franco
»
.
Luisa
,
rimasta
sola
,
cessò
di
pregare
,
piegò
il
capo
sul
guanciale
della
mamma
,
le
posò
le
labbra
sulla
spalla
,
chiuse
gli
occhi
raccogliendo
in
sé
la
corrente
di
memorie
che
veniva
da
quel
tocco
,
da
un
odor
noto
di
lavanda
.
L
'
abito
della
mamma
era
di
seta
,
il
suo
migliore
,
un
dono
dello
zio
Piero
.
Ella
lo
aveva
portato
una
volta
sola
,
qualche
anno
addietro
,
andando
a
visitare
la
marchesa
Maironi
.
Anche
questo
pensiero
venne
coll
'
odor
di
lavanda
,
vennero
lagrime
brucianti
,
acri
di
tenerezza
e
di
un
sentimento
che
non
era
propriamente
odio
,
che
non
era
propriamente
collera
,
ma
che
aveva
un
amaro
dell
'
uno
e
dell
'
altra
.
Franco
,
quando
s
'
intese
chiamare
,
trasalì
,
ne
indovinò
subito
la
cagione
.
Lo
zio
Piero
aveva
scritto
,
la
mattina
per
tempo
,
alla
marchesa
,
annunciandole
,
in
termini
semplici
ma
pieni
di
ossequio
,
la
morte
di
sua
sorella
;
e
Franco
stesso
aveva
aggiunto
alla
lettera
dello
zio
un
biglietto
con
queste
parole
:
Cara
nonna
,
mi
manca
il
tempo
di
scriverti
perché
son
qui
;
te
lo
dirò
a
voce
domani
sera
e
confido
che
tu
mi
ascolterai
come
mi
avrebbero
ascoltato
mio
padre
e
mia
madre
.
Nessuna
risposta
era
ancora
venuta
da
Cressogno
.
Adesso
un
uomo
di
Cressogno
aveva
portato
una
lettera
.
Dov
'
è
quest
'
uomo
?
«
Partito
;
non
s
'
è
voluto
fermare
un
momento
.
»
Franco
prese
la
lettera
,
ne
lesse
l
'
indirizzo
:
"
Al
preg
.
signor
ingegnere
Pietro
Ribera
"
,
e
conobbe
la
mano
della
figlia
del
fattore
.
Salì
subito
dallo
zio
Piero
che
,
stanco
,
era
andato
a
letto
.
Lo
zio
Piero
,
quando
Franco
gli
recò
la
lettera
,
non
fece
atto
di
sorpresa
né
di
curiosità
;
disse
placidamente
:
«
Apri
»
.
Franco
posò
il
lume
sul
cassettone
e
aperse
la
lettera
voltando
le
spalle
al
letto
.
Parve
pietrificato
;
non
fiatò
,
non
si
mosse
.
«
Dunque
?
»
,
chiese
lo
zio
.
Silenzio
.
«
Ho
capito
»
,
fece
il
vecchio
.
Allora
Franco
lasciò
cader
la
lettera
,
alzò
le
mani
in
aria
,
mise
un
«
ah
!
»
lungo
,
profondo
e
fioco
,
pieno
di
stupore
e
d
'
orrore
.
«
Insomma
»
,
riprese
lo
zio
,
«
si
può
sapere
?
»
Franco
si
scosse
,
si
precipitò
ad
abbracciarlo
,
reprimendo
a
stento
i
singhiozzi
.
L
'
uomo
pacifico
sopportò
sulle
prime
in
silenzio
,
senza
commuoversi
,
questa
tempesta
.
Poi
cominciò
a
difendersene
chiedendo
la
lettera
:
«
Da
qua
,
da
qua
,
da
qua
»
.
E
pensava
:
«
Cosa
diavolo
avrà
scritto
questa
benedetta
donna
?
»
.
Franco
prese
il
lume
e
la
lettera
,
gliela
porse
.
La
nonna
non
aveva
scritto
niente
,
neppure
una
sillaba
;
aveva
semplicemente
rimandata
la
lettera
dell
'
ingegnere
e
il
biglietto
di
Franco
.
Lo
zio
ci
mise
un
pezzo
a
capirla
:
non
capiva
mai
le
cose
prontamente
e
questa
era
per
lui
tanto
inconcepibile
!
Quando
l
'
ebbe
capita
non
poté
fare
a
meno
di
dire
:
«
Già
,
l
'
è
un
po
'
grossa
»
.
Ma
poi
,
veduto
Franco
tanto
fuori
di
sé
,
esclamò
col
vocione
solenne
che
usava
per
giudicar
toto
corde
le
cose
umane
:
«
Senti
.
L
'
è
,
dirò
così
»
,
(
e
cercava
la
parola
in
un
suo
particolar
modo
,
gonfiando
le
gote
e
mettendo
una
specie
di
rantolo
)
,
«
...
una
iniquità
;
ma
tutte
queste
meraviglie
che
fai
tu
,
io
non
le
faccio
per
niente
affatto
.
Tutti
i
torti
,
caro
,
non
sono
dalla
parte
sua
;
e
allora
?
Del
resto
,
me
ne
rincresce
per
voialtri
che
mangerete
di
magro
e
dovrete
vivere
in
questo
miserabile
paese
;
ma
per
me
?
Per
me
ci
guadagno
e
son
pronto
dirò
così
a
ringraziare
tua
nonna
.
Vedi
bene
,
io
non
ho
fatto
famiglia
,
ho
sempre
contato
su
questa
.
Adesso
la
mia
povera
sorella
è
morta
;
se
la
nonna
vi
apriva
le
braccia
io
restavo
come
un
torso
di
cavolo
.
Dunque
!
»
.
Franco
si
guardò
dal
raccontar
la
cosa
a
sua
moglie
,
ed
ella
,
benché
sapesse
delle
lettere
spedite
a
Cressogno
,
non
domandò
che
dopo
il
funerale
,
parecchie
ore
dopo
,
se
la
nonna
avesse
risposto
.
Il
piccolo
salotto
,
la
piccola
terrazza
,
la
piccola
cucina
erano
stati
pieni
di
gente
tutto
il
giorno
,
dalle
nove
della
mattina
alle
nove
della
sera
.
Alle
dieci
Luisa
e
Franco
uscirono
di
casa
senza
lanterna
,
presero
a
destra
,
attraversarono
pian
piano
,
silenziosamente
,
le
tenebre
del
villaggio
,
toccarono
la
svolta
chiara
e
ventosa
cui
sale
il
fragor
profondo
del
fiume
di
S
.
Mamette
,
entrarono
nelle
ombre
,
nel
forte
odore
dei
noci
di
Looch
.
Poco
prima
di
giungere
al
cimitero
,
Luisa
domandò
sottovoce
a
suo
marito
:
«
Sai
niente
di
Cressogno
?
»
.
Egli
avrebbe
pur
voluto
nasconderle
almeno
in
parte
il
vero
e
non
lo
poté
.
Disse
che
il
suo
biglietto
gli
era
stato
rimandato
e
Luisa
volle
sapere
se
almeno
la
nonna
avesse
scritto
allo
zio
una
parola
di
condoglianza
.
Il
«
no
»
di
Franco
fu
così
incerto
,
quasi
trepidante
,
che
,
non
subito
,
ma
pochi
passi
dopo
,
Luisa
ebbe
un
lampo
di
sospetto
e
si
fermò
di
colpo
,
afferrò
il
braccio
di
suo
marito
.
Franco
,
prima
ch
'
ella
aprisse
bocca
,
intese
,
l
'
abbracciò
come
aveva
abbracciato
lo
zio
,
con
impeto
ancor
maggiore
,
le
disse
di
prender
il
suo
cuore
,
l
'
anima
sua
,
la
sua
vita
,
di
non
cercar
altro
al
mondo
,
se
la
sentì
tremar
tutta
fra
le
braccia
.
Né
allora
né
poi
una
sola
parola
ne
fu
più
detta
fra
loro
.
Al
cancello
del
cimitero
s
'
inginocchiarono
insieme
.
Franco
pregò
con
impeto
di
fede
.
Luisa
trapassò
con
gli
occhi
avidi
la
terra
smossa
presso
all
'
entrata
,
trapassò
la
bara
,
si
affissò
mentalmente
nel
volto
mansueto
e
grave
della
mamma
;
mentalmente
ancora
ma
con
tanto
gagliardo
impulso
da
scuotere
le
sbarre
del
cancello
,
si
chinò
,
si
chinò
,
fisse
le
labbra
sulle
labbra
della
morta
,
v
'
impresse
una
violenza
d
'
amore
più
forte
che
tutti
gli
insulti
,
che
tutte
le
bassezze
odiose
del
mondo
.
Si
staccò
a
stento
di
là
verso
le
undici
.
Discendendo
adagio
a
fianco
di
suo
marito
lo
sdrucciolevole
ciottolato
del
sentiero
,
le
sorse
improvvisa
in
mente
la
visione
di
un
incontro
futuro
con
la
marchesa
.
Si
fermò
,
si
eresse
,
stringendo
i
pugni
;
e
il
suo
bel
viso
intelligente
spirò
una
fierezza
tale
che
se
la
vecchia
signora
di
marmo
l
'
avesse
realmente
veduta
,
realmente
incontrata
in
quel
punto
,
si
sarebbe
senz
'
altro
,
piegata
no
,
impaurita
no
,
ma
posta
in
difesa
.
PARTE
SECONDA
1
.
Pescatori
Il
dottor
Francesco
Zérboli
,
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
,
approdò
alla
I
.
R
.
Ricevitoria
di
Oria
il
10
settembre
1854
,
proprio
quando
un
sole
veramente
imperiale
e
regio
sormontava
il
bastione
poderoso
della
Galbiga
,
sfolgorava
la
rosea
casetta
della
Ricevitoria
,
gli
oleandri
e
i
fagiuoli
della
signora
Peppina
Bianconi
,
chiamando
,
secondo
i
regolamenti
,
all
'
ufficio
il
signor
Carlo
Bianconi
suo
marito
,
quel
tale
Ricevitore
cui
la
musica
manoscritta
puzzava
di
cospirazione
.
Il
Bianconi
,
detto
dalla
sposa
«
el
mè
Carlascia
»
e
dal
popolo
«
el
Biancòn
»
,
un
omone
alto
,
grosso
e
duro
,
col
mento
pelato
,
con
due
baffoni
grigi
,
con
due
occhi
grossi
e
spenti
di
mastino
fedele
,
discese
a
ricevere
l
'
altro
I
.
R
.
mento
pelato
di
categoria
superiore
.
I
due
non
si
rassomigliavano
proprio
che
nella
nudità
austriaca
del
mento
.
Lo
Zérboli
,
vestito
di
nero
e
inguantato
,
era
piccolo
e
tozzo
,
portava
due
baffetti
biondi
appiccicati
alla
faccia
giallognola
,
bucata
da
due
scintille
d
'
occhietti
sarcastici
e
sprezzanti
.
Aveva
i
capelli
piantati
così
basso
sulla
fronte
ch
'
era
solito
raderne
una
lista
,
restandogliene
spesso
un
'
ombra
,
quasi
di
bestialità
.
Prontissimo
di
persona
,
d
'
occhi
e
di
lingua
,
parlava
un
italiano
nasale
,
modulato
alla
trentina
,
con
facile
cortesia
.
Disse
al
Ricevitore
che
doveva
tenere
un
convocato
,
il
consiglio
comunale
d
'
allora
,
a
Castello
e
che
aveva
preferito
venir
per
tempo
,
fare
la
salita
,
col
fresco
,
da
Oria
invece
che
da
Casarico
o
da
Albogasio
,
onde
procurarsi
il
piacere
di
salutare
il
signor
Ricevitore
.
Il
bestione
fedele
non
capì
subito
che
c
'
era
un
secondo
fine
,
ringraziò
con
un
miscuglio
di
frasi
ossequiose
e
di
risatine
stupide
,
fregandosi
le
mani
,
offerse
caffè
,
latte
,
uova
,
l
'
aria
aperta
del
giardinetto
.
Colui
accettò
il
caffè
e
rifiutò
l
'
aria
aperta
con
un
cenno
del
capo
e
una
strizzatina
d
'
occhi
così
eloquente
che
il
Carlascia
,
vociato
su
per
le
scale
«
Peppina
!
Caffè
!
»
fece
passare
il
Commissario
in
ufficio
,
dove
,
sentendosi
trasmutare
,
secondo
la
sua
doppia
natura
,
da
Ricevitore
di
dogana
in
agente
di
polizia
,
si
fece
devoto
il
cuore
e
austero
il
viso
come
per
una
unione
sacramentale
col
monarca
.
Questo
ufficio
era
un
ignobile
bugigattolo
a
pian
terreno
,
con
le
inferriate
ai
due
finestrini
,
una
infetta
cellula
primitiva
che
aveva
già
il
puzzo
della
grande
monarchia
.
Il
Commissario
vi
si
piantò
a
sedere
in
mezzo
,
guardando
l
'
uscio
chiuso
che
dall
'
approdo
metteva
nell
'
anticamera
;
quello
che
dall
'
anticamera
metteva
nell
'
ufficio
era
rimasto
aperto
,
per
ordine
suo
.
«
Mi
parli
del
signor
Maironi
»
,
diss
'
egli
.
«
Sorvegliato
sempre
»
,
rispose
il
Biancòn
.
«
Anssi
»
,
soggiunse
nel
suo
italiano
di
Porta
Tosa
,
«
aspetti
:
ci
ho
qui
un
rapporto
quasi
finito
.
»
E
si
diede
a
frugare
,
a
palpar
fra
le
sue
carte
in
cerca
del
rapporto
e
degli
occhiali
.
«
Manderà
,
manderà
»
,
fece
il
Commissario
che
non
si
aspettava
molto
dalla
prosa
del
bestione
.
«
Intanto
parli
,
dica
!
»
«
Malintensionato
sempre
,
questo
si
sapeva
»
,
ricominciò
l
'
eloquente
Ricevitore
,
«
e
adesso
anche
si
vede
.
Si
è
messo
a
portare
quella
barba
,
sa
,
quella
mosca
,
quella
moschetta
,
quel
pisso
,
quella
porcheria
...
»
«
Scusi
»
,
fece
il
Commissario
.
«
Vede
,
io
sono
ancora
nuovo
,
ho
istruzioni
,
ho
informazioni
,
ma
un
'
idea
esatta
dell
'
uomo
e
della
famiglia
non
l
'
ho
ancora
.
Bisogna
che
Lei
me
li
descriva
proprio
a
fondo
così
come
può
.
E
incominciamo
pure
da
lui
.
»
«
Lui
è
un
superbo
,
un
furioso
,
un
prepotentone
.
Avrà
attaccato
lite
cinquanta
volte
,
qui
,
per
affari
di
dassio
.
Vuol
aver
sempre
ragione
,
vuol
darci
lessione
a
me
e
al
sedentario
.
Caccia
fuori
due
occhiacci
come
se
volesse
mangiare
la
Ricevitoria
.
L
'
è
che
con
me
non
c
'
è
da
fare
il
prepotente
,
se
del
resto
!
...
Perché
sa
di
tutto
,
poi
,
questo
sì
.
Sa
di
legge
,
sa
di
finansa
,
sa
di
musica
,
sa
di
fiori
,
sa
di
pesci
,
el
diavol
a
quatter
.
»
«
E
lei
?
»
«
Lei
?
Lei
lei
lei
lei
...
lei
l
'
è
una
gattamorgna
ma
se
la
cascia
foeura
i
ong
l
'
è
pesg
de
lü
;
peggio
!
Lui
quando
va
in
collera
diventa
rosso
e
fa
un
baccano
di
mille
lire
;
lei
diventa
pallida
e
dice
insolense
d
'
inferno
.
Adesso
si
dice
,
insolense
io
non
ne
tollero
...
ma
insomma
...
mi
capisce
.
Donna
di
talento
,
sa
.
La
mia
Peppina
ci
è
innamorata
.
Donna
che
si
insinua
dappertutto
,
poi
.
Tante
volte
qui
a
Oria
invece
di
chiamare
il
dottore
chiamano
lei
.
Se
in
una
famiglia
questionano
vanno
da
lei
.
Se
ci
vien
il
mal
di
pancia
a
una
bestia
domandano
lei
.
I
bagàj
s
'
i
a
tira
dree
tücc
.
È
magari
buona
,
in
carnevale
,
di
fare
i
magatelli
per
loro
.
Sa
,
i
burattini
.
E
in
pari
tempo
è
un
accidente
che
suona
il
cembalo
,
che
sa
il
francese
e
il
tedesco
.
Io
per
mia
disgrassia
non
lo
so
,
il
tedesco
,
e
sono
andato
da
lei
così
delle
volte
per
farmi
spiegare
carte
tedesche
che
capitano
in
ufficio
.
»
«
Ah
,
Lei
ci
va
,
in
casa
Maironi
?
»
«
Sì
,
qualche
volta
,
per
questo
.
»
Veramente
il
bestione
ci
andava
pure
per
farsi
spiegare
da
Franco
certi
enigmi
della
tariffa
doganale
;
ma
questo
non
lo
disse
.
L
'
interrogatorio
del
Commissario
continuò
.
«
E
la
casa
,
come
è
messa
?
»
«
Messa
bene
.
Bei
pavimenti
alla
venessiana
,
soffitti
pitturati
,
canapè
con
tappeti
,
cembol
,
camera
da
pranzo
colle
pareti
tappessate
di
ritratti
ch
'
è
una
bellèssa
.
»
«
E
l
'
ingegnere
in
capo
?
»
«
L
'
ingegnere
in
capo
è
un
buon
omaccio
,
allegro
,
all
'
antica
;
mi
somiglia
a
me
.
Più
vecchio
però
,
sa
.
Del
resto
qui
ci
sta
pochissimo
.
Un
quindici
giorni
a
questa
stagione
,
altri
quindici
la
primavera
e
qualche
visitina
durante
l
'
anno
.
Quando
ha
la
sua
pace
,
la
sua
quiete
,
il
suo
latte
alla
mattina
,
il
suo
latte
alla
sera
,
il
suo
boccale
di
Modena
a
pranso
,
il
suo
tarocco
,
la
sua
gasètta
di
Milano
,
l
'
ingegnere
Ribera
è
contento
.
Del
resto
,
tornando
alla
barba
del
signor
Maironi
,
c
'
è
anche
di
peggio
.
Ho
saputo
ieri
che
il
signore
ha
messo
un
gelsomino
in
un
vaso
di
legno
inverniciato
di
rosso
.
»
Il
Commissario
,
uomo
d
'
ingegno
e
forse
indifferente
,
nel
più
intimo
del
cuor
suo
,
a
tutti
i
colori
tranne
a
quello
della
propria
cera
e
della
propria
lingua
,
non
poté
a
meno
di
alzar
un
po
'
le
spalle
.
Ma
poi
domandò
subito
:
«
La
pianta
è
fiorita
?
»
«
Non
lo
so
,
domanderò
alla
donna
»
«
A
chi
?
A
sua
moglie
?
Ci
va
,
Sua
moglie
,
in
casa
Maironi
?
»
«
Si
,
qualche
volta
ci
va
.
»
Lo
Zérboli
piantò
i
suoi
occhietti
sprezzanti
in
faccia
al
Bianconi
,
e
gli
articolò
ben
chiara
questa
domanda
:
«
Ci
va
con
profitto
o
no
?
»
«
Ma
!
con
profitto
!
Segond
!
Lei
si
figura
di
andare
come
amica
della
signora
Luisina
,
per
i
fiori
,
per
i
lavori
,
per
i
pettegolessi
,
e
cicip
e
ciciap
,
sa
bene
,
donne
.
Io
poi
ci
cavo
...
»
«
Tè
chì
,
tè
chì
!
»
,
esclamò
nel
suo
italiano
di
Porta
Ticinese
la
signora
Peppina
Bianconi
,
venendo
avanti
col
caffè
,
tutta
sorridente
.
«
El
sür
Commissari
!
Come
goo
mai
piasè
de
vedèll
!
El
sarà
magàra
minga
tant
bon
el
caffè
,
però
l
'
è
el
prim
!
La
bolgira
l
'
è
de
minga
podè
toeul
a
Lügan
!
»
«
Tetetetetè
!
»
,
fece
il
marito
,
burbero
.
«
Euh
diavol
!
Disi
inscì
per
rid
.
El
capiss
ben
,
neh
,
Lü
,
sür
Commissari
!
L
'
è
quel
benedett
omasc
lì
ch
'
el
capiss
no
!
En
toeui
nanca
per
mi
de
caffè
,
ch
'
el
se
figüra
!
Toeui
giusta
l
'
acqua
de
malva
per
i
girament
de
testa
!
»
«
Ciciàra
minga
tant
,
ciciàra
minga
tant
!
»
,
interruppe
il
marito
.
Il
Commissario
,
posando
la
tazza
vuota
,
disse
alla
buona
signora
che
sarebbe
poi
andato
a
vedere
i
suoi
fiori
,
e
questa
galanteria
parve
l
'
atto
di
chi
,
al
caffè
,
butta
e
fa
suonar
la
moneta
sul
vassoio
perché
il
tavoleggiante
lo
pigli
e
se
ne
vada
.
La
signora
Peppina
intese
e
,
sgomentata
per
giunta
dai
grossi
occhi
feroci
del
suo
Carlascia
,
si
ritirò
frettolosamente
.
«
Senta
senta
senta
»
,
fece
il
Commissario
coprendosi
la
fronte
e
stringendosi
le
tempie
colla
mano
sinistra
.
«
Oh
!
»
,
esclamò
a
un
tratto
,
nel
raccapezzarsi
.
«
Ecco
,
volevo
sapere
se
,
adesso
,
l
'
ingegnere
Ribera
è
a
Oria
.
»
«
Non
c
'
è
,
ma
verrà
fra
pochissimi
giorni
,
credo
.
»
«
Spende
molto
,
l
'
ingegnere
Ribera
,
per
questi
Maironi
?
»
«
Spende
molto
,
sicuro
.
Non
credo
che
di
casa
sua
don
Franco
abbia
più
di
tre
svansiche
al
giorno
.
Lei
poi
...
»
Il
Ricevitore
si
soffiò
sul
palmo
della
mano
.
«
Dunque
capisce
.
Hanno
la
donna
di
servissio
.
C
'
è
una
bambina
di
due
anni
o
ché
;
ci
vuole
la
ragassa
,
per
curare
la
bambina
.
Si
fanno
venire
fiori
,
libri
,
musica
,
el
diavol
a
quatter
.
Alla
sera
si
giuoca
a
tarocchi
,
c
'
è
la
sua
bottèglia
.
Ce
ne
vogliono
così
delle
svansiche
,
mi
capisce
!
»
Il
Commissario
rifletté
un
poco
e
poi
,
con
una
faccia
nebulosa
,
con
gli
occhi
al
soffitto
,
con
certe
parole
sconnesse
che
parevano
frammenti
d
'
oracolo
,
fece
intendere
che
l
'
ingegnere
Ribera
,
un
I
.
R
.
impiegato
,
favorito
recentemente
dall
'
I
.
R
.
Governo
di
una
promozione
in
loco
,
avrebbe
dovuto
esercitare
sui
nipoti
una
influenza
migliore
.
Quindi
con
altre
domande
e
con
altre
osservazioni
che
concernevano
specialmente
le
presenti
debolezze
dell
'
ingegnere
,
insinuò
al
Bianconi
che
le
sue
attenzioni
paterne
dovevano
rivolgersi
con
particolare
segretezza
e
delicatezza
all
'
I
.
R
.
collega
,
onde
illuminare
,
occorrendo
,
la
Superiorità
circa
tolleranze
che
sarebbero
scandalose
.
Gli
chiese
finalmente
se
non
sapesse
che
l
'
avvocato
V
.
di
Varenna
e
un
tale
di
Loveno
venivano
abbastanza
spesso
a
visitare
i
Maironi
.
Il
Ricevitore
lo
sapeva
e
sapeva
dalla
sua
Peppina
che
venivano
a
far
musica
.
«
Non
credo
!
»
,
esclamò
il
Commissario
con
subita
e
insolita
asprezza
.
«
Sua
moglie
non
capisce
niente
!
Ella
si
farà
menar
per
il
naso
,
caro
Bianconi
,
a
questo
modo
.
Quei
due
sono
soggettacci
che
starebbero
bene
a
Kufstein
.
Bisogna
informarsi
meglio
!
Informarsi
e
informarmi
.
E
adesso
andiamo
in
giardino
.
A
proposito
!
Quando
entra
da
Lugano
qualche
cosa
per
la
marchesa
Maironi
...
»
Lo
Zérboli
compié
le
frase
con
un
gesto
di
graziosa
larghezza
e
s
'
incamminò
seguito
dal
mastino
,
alquanto
mogio
.
La
signora
Peppina
si
fece
trovare
ad
annaffiar
i
fiori
con
l
'
aiuto
di
un
ragazzotto
.
Il
Commissario
guardò
,
ammirò
e
trovò
anche
modo
di
dar
una
lezioncina
al
poliziotto
subalterno
.
Lodando
quei
fiori
trasse
destramente
la
Bianconi
a
nominar
Franco
e
sulla
persona
di
Franco
non
si
fermò
affatto
come
se
non
gliene
importasse
nulla
.
Si
tenne
ai
fiori
,
affermò
che
Maironi
non
poteva
averne
di
più
belli
.
Strilli
,
gemiti
e
giaculatorie
dell
'
umile
signora
Peppina
che
perfino
si
vergognava
d
'
un
paragone
simile
.
E
il
Commissario
insistette
.
Ma
come
?
Anche
le
fuchsie
di
casa
Maironi
erano
più
belle
?
Anche
le
vainiglie
?
Anche
i
pelargoni
?
Anche
i
gelsomini
?
«
I
gesümin
?
»
,
fece
la
signora
Peppina
.
«
Ma
el
sür
Mairon
el
gà
el
pussee
bell
gesümin
de
la
Valsolda
,
cara
Lü
!
»
Così
il
Commissario
venne
poi
a
sapere
molto
naturalmente
che
il
famoso
«
gesümin
»
non
era
ancora
fiorito
.
«
Vorrei
vedere
le
dalie
di
don
Franco
»
,
diss
'
egli
.
La
ingenua
creatura
si
offerse
di
accompagnarlo
a
casa
Ribera
quel
giorno
stesso
:
«
Gavarissen
inscì
mai
piasè
»
.
Ma
il
Commissario
espresse
il
desiderio
di
attendere
la
venuta
dell
'
I
.
R
.
ingegnere
in
capo
della
provincia
per
avere
occasione
di
riverirlo
e
la
signora
Peppina
fece
«
eccola
!
»
in
segno
della
sua
soddisfazione
.
Intanto
il
mastino
,
umiliato
da
quell
'
arte
superiore
,
desiderando
mostrar
in
qualche
modo
che
almeno
dello
zelo
ne
aveva
anche
lui
,
afferrò
per
un
braccio
il
ragazzotto
dall
'
annaffiatoio
e
lo
presentò
.
«
Mio
nipote
.
Figlio
d
'
una
mia
sorella
maritata
a
Bergamo
con
un
I
.
R
.
portiere
della
Delegassione
.
Ha
l
'
onore
di
chiamarsi
Francesco
Giuseppe
,
per
desiderio
mio
;
ma
capisce
bene
,
per
il
dovuto
rispetto
,
questo
non
può
essere
il
nome
solito
.
»
«
Soa
mader
la
ghe
dis
Ratì
e
so
pader
el
ghe
dis
Ratù
ch
'
el
se
figura
!
»
,
interloquì
la
zia
.
«
Citto
,
Lei
!
»
,
fece
lo
zio
,
severo
.
«
Io
lo
chiamo
Francesco
.
Un
ragasso
bene
educato
,
devo
dirlo
,
molto
bene
educato
.
Di
'
un
po
'
su
,
Francesco
,
quando
sarai
grande
,
cosa
farai
?
»
Ratì
rispose
a
precipizio
come
se
recitasse
la
Dottrina
Cristiana
:
«
Io
quando
sarò
grande
mi
comporterò
sempre
da
suddito
fedele
e
devoto
di
Sua
Maestà
il
nostro
Imperatore
nonché
da
buon
cristiano
;
e
spero
coll
'
aiuto
del
Signore
diventare
un
giorno
I
.
R
.
Ricevitore
di
Dogana
come
mio
zio
,
per
andar
quindi
a
ricevere
il
premio
delle
mie
buone
opere
in
paradiso
»
.
«
Bravo
bravo
bravo
»
,
fece
lo
Zérboli
,
accarezzando
Ratì
.
«
Seguitiamo
a
farci
onore
.
»
«
Ch
'
el
tasa
,
sür
Commissari
»
,
saltò
fuori
da
capo
la
Peppina
,
«
che
stamattina
el
baloss
el
m
'
ha
mangiaa
foeura
mèss
el
süccher
de
la
süccherera
!
»
«
Comè
comè
comè
?
»
,
fece
il
Carlascia
uscendo
di
tono
per
la
sorpresa
.
Si
rimise
subito
e
sentenziò
:
«
Colpa
tua
!
Si
mettono
le
cose
a
posto
!
Vero
,
Francesco
?
»
«
Pròpe
»
,
rispose
Ratì
,
e
il
Commissario
,
seccato
da
quel
battibecco
,
da
quella
ridicola
riuscita
della
sua
frase
paterna
,
prese
bruscamente
congedo
.
Appena
partito
lui
,
il
Carlascia
menò
un
«
toeu
sü
el
süccher
,
ti
»
,
e
un
formidabile
scapaccione
a
Francesco
Giuseppe
che
si
aspettava
tutt
'
altro
e
corse
a
salvarsi
tra
i
fagiuoli
.
Poi
aggiustò
le
partite
di
sua
moglie
con
un
buon
rabbuffo
,
giurando
che
in
avvenire
lo
avrebbe
tenuto
lui
lo
zucchero
,
e
poiché
ella
si
permise
di
ribattere
«
cossa
te
voeut
mai
intrigàt
ti
?
»
la
interruppe
,
«
intrigatissim
in
tütt
!
intrigatissim
in
tütt
!
»
e
voltatele
le
spalle
,
s
'
avviò
a
gran
passi
,
sbuffando
e
fremendo
,
verso
il
posto
dove
la
diligente
sposa
gli
aveva
preparata
la
lenza
e
la
polenta
,
e
inescò
i
due
poderosi
ami
da
tinche
.
Poiché
in
antico
quel
piccolo
mondo
era
ancora
più
segregato
dal
mondo
grande
che
al
presente
,
era
più
che
al
presente
un
mondo
di
silenzio
e
di
pace
,
dove
i
funzionari
dello
Stato
e
della
Chiesa
e
,
dietro
al
loro
venerabile
esempio
,
anche
alquanti
sudditi
fedeli
dedicavano
parecchie
ore
ad
una
edificante
contemplazione
.
Primo
a
ponente
,
il
signor
Ricevitore
slanciava
due
ami
appaiati
in
capo
a
una
lenza
sola
,
due
traditori
bocconi
di
polenta
,
lontano
dalla
sponda
quanto
mai
poteva
;
e
quando
il
filo
si
era
ben
disteso
,
quando
il
sughero
indicatore
si
era
quasi
ancorato
in
placida
attesa
,
l
'
I
.
R
.
uomo
posava
delicatamente
la
bacchetta
della
lenza
sul
muricciuolo
,
sedeva
e
contemplava
.
A
levante
di
lui
,
la
guardia
di
finanza
che
allora
chiamavano
«
il
sedentario
»
,
accoccolata
sull
'
umile
molo
dell
'
approdo
davanti
ad
un
altro
sughero
,
pipava
e
contemplava
.
Pochi
passi
più
in
là
,
il
vecchio
allampanato
Cüstant
,
imbianchino
emerito
,
sagrestano
e
fabbriciere
,
patrizio
del
villaggio
di
Oria
,
seduto
sulla
poppa
della
sua
barca
con
una
sperticata
tuba
preistorica
in
testa
,
con
la
magica
bacchetta
in
mano
,
con
le
gambe
penzoloni
sull
'
acqua
,
raccolta
l
'
anima
nel
sughero
suo
proprio
,
contemplava
.
Seduto
sull
'
orlo
d
'
un
campicello
,
all
'
ombra
d
'
un
gelso
e
d
'
un
cappellone
di
paglia
nera
,
il
piccolo
,
magro
,
occhialuto
don
Brazzova
,
parroco
di
Albogasio
,
rispecchiato
dall
'
acqua
limpida
,
contemplava
.
In
un
orto
di
Albogasio
Inferiore
,
fra
le
rive
del
Ceròn
e
la
riva
di
Mandroeugn
,
un
altro
patrizio
in
giacchetta
e
scarponi
,
il
fabbriciere
Bignetta
,
detto
el
Signoron
,
duro
e
solenne
sopra
una
sedia
del
settecento
con
la
famosa
bacchetta
in
mano
,
vigilava
e
contemplava
.
Sotto
il
fico
di
Cadate
stava
in
contemplazione
don
Giuseppe
Costabarbieri
.
A
S
.
Mamette
pendevano
sull
'
acqua
e
contemplavano
con
grande
attività
il
medico
,
lo
speziale
,
il
calzolaio
.
A
Cressogno
contemplava
il
florido
cuoco
della
marchesa
.
In
faccia
a
Oria
,
sull
'
ombrosa
spiaggia
deserta
del
Bisgnago
,
un
dignitoso
arciprete
della
bassa
Lombardia
usava
passar
ogni
anno
quaranta
giorni
di
vita
contemplativa
.
Contemplava
solitario
,
vescovilmente
,
con
tre
bacchette
ai
piedi
,
i
relativi
tre
pacifici
sugheri
,
due
con
gli
occhi
e
uno
col
naso
.
Chi
passando
per
l
'
alto
lago
avesse
potuto
discernere
tutte
queste
figure
meditabonde
,
inclinate
all
'
acqua
,
senza
veder
le
bacchette
né
i
fili
né
i
sugheri
,
si
sarebbe
creduto
nel
soggiorno
d
'
un
romito
popolo
ascetico
,
schivo
della
terra
,
che
guardasse
il
cielo
giù
nello
specchio
liquido
,
solo
per
maggiore
comodità
.
In
fatto
tutti
quegli
ascetici
pescavano
alle
tinche
e
nessun
mistero
dell
'
avvenire
umano
aveva
per
essi
maggior
importanza
dei
misteri
cui
arcanamente
alludeva
il
piccolo
sughero
,
quando
,
posseduto
quasi
da
uno
spirito
,
dava
segni
d
'
inquietudine
sempre
più
viva
e
in
fine
di
alienazione
mentale
;
poiché
,
dati
dei
crolli
,
dei
tratti
ora
avanti
ora
indietro
,
pigliava
per
ultimo
,
nella
confusione
delle
sue
idee
,
il
partito
disperato
di
entrar
giù
a
capofitto
nell
'
abisso
.
Questi
fenomeni
avvenivano
però
di
rado
e
parecchi
contemplatori
solevano
passare
delle
mezze
giornate
senza
notar
la
menoma
inquietudine
nel
sughero
.
Allora
ciascuno
,
senza
toglier
gli
occhi
dal
piccolo
galleggiante
,
sapeva
seguire
un
invisibile
filo
d
'
idee
parallelo
al
filo
della
lenza
.
Così
avveniva
talvolta
al
buon
arciprete
di
pescar
mentalmente
una
sede
episcopale
;
al
Signoron
di
pescare
un
bosco
ch
'
era
stato
dei
suoi
avi
,
al
cuoco
di
pescare
una
certa
tinca
rosea
e
bionda
della
montagna
,
al
Cüstant
di
pescare
una
commissione
del
Governo
per
dare
il
bianco
al
picco
di
Cressogno
.
Quanto
al
Carlascia
,
il
suo
secondo
filo
aveva
generalmente
un
carattere
politico
.
E
questo
si
comprenderà
meglio
quando
si
sappia
che
anche
il
filo
principale
,
quello
della
lenza
,
suscitava
spesso
nel
suo
torbido
testone
certe
considerazioni
politiche
suggeritegli
dal
Commissario
Zérboli
.
«
Vede
,
caro
Ricevitore
»
,
gli
aveva
detto
una
volta
lo
Zérboli
ragionando
a
sproposito
sul
moto
milanese
del
6
febbraio
,
«
Lei
ch
'
è
un
pescatore
di
tinche
può
benissimo
capire
la
cosa
.
La
nostra
grande
monarchia
pesca
alla
lenza
.
I
due
bocconi
uniti
sono
la
Lombardia
e
il
Veneto
,
due
bei
bocconi
tondi
e
solleticanti
,
con
del
buon
ferro
dentro
.
La
nostra
monarchia
li
ha
buttati
là
davanti
a
sé
,
in
faccia
alla
tana
di
quel
pesciatello
sciocco
ch
'
è
il
Piemonte
.
Egli
ha
abboccato
nel
quarantotto
il
boccone
Lombardia
,
ma
poi
ha
potuto
sputarlo
e
cavarsela
.
Milano
è
il
nostro
sughero
.
Quando
Milano
si
muove
vuol
dire
che
c
'
è
sotto
il
pesciatello
.
L
'
anno
scorso
il
sughero
s
'
è
mosso
un
pochino
;
il
caro
pesciatello
non
aveva
fatto
che
fiutare
il
boccone
.
Aspettate
,
verrà
un
movimento
grande
,
noi
daremo
il
colpo
,
ci
sarà
un
poco
di
strepito
e
di
sbatacchiamento
e
lo
tireremo
su
,
il
nostro
pesciatello
,
non
ce
lo
lasceremo
scappare
più
,
quel
porcellino
bianco
,
rosso
e
verde
!
»
Il
Biancòn
ci
aveva
fatto
una
gran
risata
e
spesso
,
mettendosi
a
pescare
,
si
ruminava
,
per
il
proprio
innocente
piacere
,
la
graziosa
similitudine
,
da
cui
gli
nascevano
per
solito
altri
sottili
e
profondi
pensamenti
politici
.
Quella
mattina
il
lago
era
quieto
,
propizio
per
le
contemplazioni
.
Le
prime
alghe
del
fondo
precipitoso
si
vedevan
diritte
,
segno
che
non
c
'
eran
correnti
.
I
bocconi
,
slanciati
ben
lontano
,
calarono
lentamente
a
piombo
,
il
filo
si
distese
via
via
sotto
il
sughero
che
gli
navigò
dietro
un
poco
indicando
con
spessi
anellini
i
titillamenti
dei
piccoli
cavedini
e
si
mise
quindi
in
pace
,
segno
che
i
bocconi
s
'
erano
adagiati
sul
fondo
e
che
i
cavedini
non
li
toccavan
più
.
Il
pescatore
posò
la
bacchetta
sul
muricciuolo
e
si
mise
a
pensare
all
'
ingegnere
Ribera
.
Il
Biancòn
aveva
,
a
sua
insaputa
,
una
discreta
dose
di
mansuetudine
in
un
doppio
fondo
che
Iddio
gli
aveva
fatto
nel
cuore
senza
avvertirnelo
.
Il
mondo
del
resto
se
ne
poté
accorgere
nel
1859
quando
il
caro
pesciatello
si
mangiò
il
boccone
di
Lombardia
con
l
'
amo
e
il
filo
e
la
bacchetta
e
il
Commissario
e
tutto
quanto
;
e
il
Biancòn
,
rassegnato
,
si
mise
a
piantar
cavoli
nazionali
e
costituzionali
a
Precotto
.
Malgrado
questa
occulta
mansuetudine
,
posando
la
bacchetta
e
pensando
che
si
trattava
di
pescare
quel
povero
vecchio
ingegnere
Ribera
,
egli
provò
una
singolare
compiacenza
non
nel
cuore
,
non
nel
cervello
né
in
alcuno
dei
soliti
sensi
,
ma
in
un
suo
particolare
senso
,
puramente
I
.
e
R
.
Davvero
,
egli
non
aveva
coscienza
di
sé
come
di
un
organismo
distinto
dall
'
organismo
governativo
austriaco
.
Ricevitore
di
una
piccola
dogana
di
frontiera
,
si
considerava
una
punta
d
'
unghia
in
capo
a
un
dito
dello
Stato
;
come
agente
di
polizia
poi
,
si
considerava
un
occhiolino
microscopico
sotto
l
'
unghia
.
La
vita
sua
era
quella
della
monarchia
.
Se
i
Russi
le
facevano
il
solletico
sulla
pelle
della
Galizia
,
egli
ne
sentiva
il
prurito
a
Oria
.
La
grandezza
,
la
potenza
,
la
gloria
dell
'
Austria
gli
ispiravano
un
orgoglio
smisurato
.
Non
ammetteva
che
il
Brasile
fosse
più
esteso
dell
'
Impero
Austriaco
,
né
che
la
Cina
fosse
più
popolata
,
né
che
l
'
Arcangelo
Michele
potesse
prendere
Peschiera
,
né
che
Domeneddio
potesse
prendere
Verona
.
Il
suo
vero
Iddio
era
l
'
Imperatore
;
rispettava
quello
del
cielo
come
un
alleato
di
quello
di
Vienna
.
Non
gli
era
,
dunque
,
mai
entrato
il
sospetto
che
l
'
ingegnere
in
capo
fosse
un
cattivo
suddito
.
Le
parole
del
Commissario
,
un
vangelo
per
lui
,
ne
lo
persuasero
addirittura
;
e
l
'
idea
di
trovarsi
a
portata
questo
malfido
servitore
accendeva
il
suo
zelo
d
'
occhio
regio
e
d
'
unghia
imperiale
.
Si
diede
dell
'
asino
per
non
averlo
conosciuto
prima
.
Oh
ma
era
ancora
in
tempo
di
pescarlo
bene
:
bene
bene
bene
bene
!
«
Lasci
fare
a
me
!
Lasci
fare
a
me
,
signor
...
»
Troncò
la
frase
e
afferrò
la
bacchetta
.
Il
sughero
aveva
impresso
nell
'
acqua
un
anello
,
dolcemente
,
muovendosi
appena
;
indizio
di
tinca
.
Il
Biancòn
strinse
forte
la
bacchetta
tenendo
il
fiato
.
Altro
tocco
al
sughero
,
altro
anello
più
grosso
;
il
sughero
va
pian
piano
sull
'
acqua
,
si
ferma
,
il
cuore
del
Biancòn
batte
a
furia
;
il
sughero
cammina
ancora
per
un
piccol
tratto
,
a
fior
d
'
acqua
e
sprofonda
;
zac
!
il
Biancòn
dà
un
colpo
,
la
bacchetta
si
torce
in
arco
tanto
il
filo
è
tirato
da
un
peso
occulto
.
«
Peppina
,
el
gh
'
è
!
»
,
grida
il
Carlascia
perdendo
la
testa
,
confondendo
il
sesso
della
tinca
con
quello
dell
'
ingegnere
in
capo
:
«
El
guadèll
,
el
guadèll
»
.
Il
sedentario
si
volta
invidioso
:
«
Ghe
l
'
ha
,
scior
Recitòr
?
»
.
Il
Cüstant
si
cuoce
dentro
e
non
fa
motto
né
volge
la
sua
tuba
.
Ratì
accorre
e
accorre
anche
la
signora
Peppina
portando
il
«
guadèll
»
,
una
pertica
lunga
con
una
gran
borsa
di
rete
in
capo
,
per
imborsarvi
la
tinca
nell
'
acqua
,
ché
il
tirarla
su
di
peso
col
filo
sarebbe
un
rischio
disperato
.
Il
Biancòn
piglia
il
filo
,
lo
raccoglie
pian
piano
a
sé
.
La
tinca
non
si
vede
ancora
ma
deve
esser
grossa
;
il
filo
viene
in
su
per
un
paio
di
braccia
,
poi
è
tirato
furiosamente
in
giù
;
quindi
torna
a
venire
,
viene
,
viene
,
e
in
fondo
all
'
acqua
,
sotto
il
naso
dei
tre
personaggi
,
balena
un
giallore
,
un
'
ombra
mostruosa
.
«
Oh
la
bella
!
»
,
fa
la
signora
Peppina
sottovoce
.
Ratì
esclama
:
«
Madòne
,
madòne
!
»
,
e
il
Biancòn
non
dice
parola
,
tira
e
tira
con
cautela
.
È
un
bel
pescione
,
corto
,
grosso
,
dal
ventre
giallo
e
dal
dorso
scuro
che
viene
in
su
dal
fondo
quasi
supino
e
per
isghembo
,
con
mala
volontà
.
Le
tre
facce
non
gli
piacciono
perché
volta
loro
di
colpo
la
coda
e
sbattendola
fa
un
'
altra
punta
furiosa
verso
il
fondo
.
Finalmente
,
spossato
,
segue
il
filo
,
arriva
sotto
il
muro
con
la
pancia
dorata
all
'
aria
.
La
Peppina
,
rovescioni
sul
parapetto
,
stende
giù
quanto
può
la
sua
pertica
per
imborsar
il
malcapitato
e
non
le
riesce
.
«
Per
el
müson
!
»
,
grida
suo
marito
.
«
Per
la
cua
!
»
,
strilla
Ratì
.
A
quello
strepito
,
alla
vista
di
quel
pauroso
arnese
,
il
pesce
si
dibatte
,
si
tuffa
;
la
Peppina
si
arrabatta
invano
,
non
trova
il
«
müson
»
,
non
trova
la
«
cua
»
;
il
Biancòn
tira
,
la
tinca
trascinata
a
galla
si
aggomitola
e
con
una
potente
spaccata
rompe
il
filo
,
strepita
via
tra
la
spuma
.
«
Madòne
!
»
,
esclama
Ratì
;
la
Peppina
seguita
a
frugar
l
'
acqua
con
la
sua
pertica
;
«
dova
l
'
è
sto
pèss
?
dova
l
'
è
sto
pèss
?
»
,
e
il
Biancòn
che
era
rimasto
petrificato
col
filo
in
mano
,
si
volta
furibondo
,
tira
un
calcio
a
Ratì
,
afferra
sua
moglie
per
le
spalle
,
la
scuote
come
un
sacco
di
noci
,
la
carica
d
'
improperi
.
«
L
'
è
andada
,
scior
Recitòr
?
»
,
fa
il
sedentario
,
mellifluo
.
Il
Cüstant
volta
un
poco
la
tuba
,
guarda
il
luogo
della
catastrofe
,
torna
alla
contemplazione
del
suo
pacifico
sughero
e
brontola
in
tono
di
compatimento
:
«
Minga
pràtich
!
»
.
Intanto
la
tinca
ritorna
alle
native
alghe
profonde
,
malconcia
ma
libera
come
il
suo
simile
,
il
Piemonte
,
dopo
Novara
;
ed
è
dubbio
se
al
povero
ingegnere
in
capo
toccherà
la
stessa
fortuna
.
2
.
La
sonata
del
chiaro
di
luna
e
delle
nuvole
Il
sole
calava
dietro
al
ciglio
del
monte
Brè
e
l
'
ombra
oscurava
rapidamente
la
costa
precipitosa
e
le
case
di
Oria
,
imprimeva
,
violacea
e
cupa
,
il
profilo
del
monte
sul
verde
luminoso
delle
onde
che
correvano
oblique
a
ponente
,
grandi
ancora
ma
senza
spuma
,
nella
breva
stanca
.
Casa
Ribera
si
era
oscurata
l
'
ultima
.
Addossata
ai
ripidi
vigneti
della
montagna
,
sparsi
d
'
ulivi
,
essa
cavalca
la
viottola
che
costeggia
il
lago
,
e
pianta
nell
'
onda
viva
una
fronte
modesta
,
fiancheggiata
a
ponente
,
verso
il
villaggio
,
da
un
giardinetto
pensile
a
due
ripiani
,
a
levante
,
verso
la
chiesa
,
da
una
piccola
terrazza
gittata
su
pilastri
che
inquadrano
un
pezzo
di
sagrato
.
Entra
in
quella
fronte
una
piccola
darsena
dove
allora
si
dondolava
,
fra
lo
schiamazzar
delle
onde
,
il
battello
di
Franco
e
Luisa
.
Sopra
l
'
arco
della
darsena
una
galleria
sottile
lega
il
giardinetto
pensile
di
ponente
alla
terrazza
di
levante
e
guarda
il
lago
per
tre
finestre
.
La
chiamavan
loggia
,
forse
perché
lo
era
stata
in
antico
.
La
vecchia
casa
portava
incrostati
qua
e
là
parecchi
di
questi
venerandi
nomi
fossili
che
vivevano
per
la
tradizione
e
figuravano
,
nella
loro
apparente
assurdità
,
i
misteri
nella
religione
delle
mura
domestiche
.
Dietro
alla
loggia
vi
ha
una
sala
spaziosa
e
dietro
alla
sala
due
stanze
:
a
ponente
il
salottino
da
pranzo
tappezzato
di
piccoli
uomini
illustri
di
carta
,
ciascuno
sotto
il
proprio
vetro
e
dentro
la
propria
cornice
,
ciascuno
atteggiato
dignitosamente
a
modo
degl
'
illustri
di
carne
e
d
'
ossa
,
come
se
i
colleghi
nemmanco
esistessero
e
il
mondo
non
guardasse
che
a
lui
;
a
levante
la
camera
dell
'
alcova
dove
accanto
agli
sposi
dormiva
nel
proprio
letticciuolo
la
signorina
Maria
Maironi
nata
nell
'
agosto
del
1852
.
Dai
cassettoni
rococò
delle
camere
da
letto
alla
madia
della
cucina
,
dal
nero
pendolo
del
salottino
da
pranzo
al
canapè
della
loggia
con
la
sua
stoffa
color
marrone
cosparsa
di
cavalieri
turchi
gialli
e
rossi
,
dalle
seggiole
impagliate
a
certi
seggioloni
dai
bracciuoli
spropositatamente
alti
,
i
mobili
della
casa
appartenevano
all
'
epoca
degli
uomini
illustri
,
la
maggior
parte
dei
quali
portava
parrucca
e
codino
.
Se
parevano
discesi
dal
granaio
,
parevan
pure
aver
ripreso
nell
'
aria
e
nella
luce
della
nuova
dimora
certe
perdute
abitudini
di
pulizia
,
un
notevole
interesse
alla
vita
,
una
dignità
di
onesta
vecchiaia
.
Così
un
'
accozzaglia
di
vocaboli
disusati
potrebbe
oggi
comporsi
,
nel
soffio
d
'
un
attempato
poeta
conservatore
,
e
rifletterne
la
serena
ed
elegante
senilità
.
Sotto
il
regime
matematico
e
burocratico
dello
zio
Piero
,
seggiole
e
seggioloni
,
tavole
e
tavolini
avevano
vissuto
in
perfetta
simmetria
e
il
privilegio
della
inamovibilità
era
stato
accordato
persino
agli
stoini
.
Il
nome
di
«
mobile
»
non
lo
aveva
meritato
che
un
cuscino
grigio
e
celeste
,
un
aborto
di
materasso
,
che
l
'
ingegnere
durante
i
suoi
brevi
soggiorni
a
Oria
si
portava
con
sé
quando
mutava
seggiolone
.
Assente
lui
,
il
custode
rispettava
tanto
le
suppellettili
da
non
osar
di
toccarne
confidenzialmente
,
di
spolverarne
le
parti
meno
visibili
.
Ciò
faceva
andar
sulle
furie
la
governante
,
regolarmente
,
ad
ogni
ritorno
in
Valsolda
.
Il
padrone
,
irritato
che
per
un
po
'
di
polvere
si
gridasse
tanto
contro
un
povero
diavolo
di
contadino
,
se
la
pigliava
con
lei
e
le
suggeriva
di
spolverare
ella
stessa
;
e
quando
la
donna
scattò
a
domandargli
,
in
via
di
sdegnosa
replica
,
se
dovesse
ammazzarsi
a
spolverare
tutta
la
casa
ogni
volta
che
veniva
,
le
rispose
bonariamente
:
«
Mazzèv
ona
volta
sola
ch
'
el
sarà
assée
»
.
Egli
abbandonava
poi
del
tutto
al
capriccio
del
custode
la
coltivazione
del
giardinetto
come
quella
di
un
orto
che
possedeva
a
levante
del
sagrato
,
in
riva
al
lago
.
Solo
una
volta
,
due
anni
prima
del
matrimonio
di
Luisa
,
arrivando
a
Oria
in
principio
di
settembre
e
trovando
nel
secondo
ripiano
del
giardinetto
sei
piante
di
granturco
,
si
permise
di
dire
al
custode
:
«
Sent
on
poo
:
quii
ses
gamb
de
carlon
,
podarisset
propi
minga
fann
a
men
?
»
.
I
poeti
non
conservatori
Franco
e
Luisa
avevano
trasformata
,
col
loro
soffio
,
la
faccia
delle
cose
.
La
poesia
di
Franco
era
più
ardita
,
fervida
e
appassionata
,
la
poesia
di
Luisa
era
più
prudente
;
così
i
sentimenti
di
Franco
gli
fiammeggiavano
sempre
dagli
occhi
,
dal
viso
,
dalla
parola
e
quelli
di
Luisa
non
davano
quasi
mai
fiamme
ma
solo
coloravano
il
fondo
del
suo
sguardo
penetrante
e
della
sua
voce
morbida
.
Franco
non
era
conservatore
che
in
religione
e
in
arte
;
per
le
mura
domestiche
era
un
radicale
ardente
,
immaginava
sempre
trasformazioni
di
pareti
,
di
soffitti
,
di
pavimenti
,
di
arredi
.
Luisa
incominciava
con
ammirar
il
suo
genio
,
ma
poiché
i
denari
venivan
quasi
tutti
dallo
zio
e
non
ci
era
larghezza
per
imprese
fantastiche
,
piano
piano
,
un
po
'
per
volta
,
lo
persuadeva
di
lasciar
a
posto
le
pareti
,
i
soffitti
e
anche
i
pavimenti
,
di
studiar
come
si
sarebbero
potuti
disporre
meglio
gli
arredi
senza
trasformarli
.
E
gli
suggeriva
delle
idee
senza
averne
l
'
aria
,
facendogli
credere
che
venivan
da
lui
,
perché
alla
paternità
delle
idee
Franco
ci
teneva
molto
e
Luisa
era
invece
del
tutto
indifferente
a
questa
maternità
.
Così
tra
l
'
uno
e
l
'
altra
disposero
la
sala
per
la
conversazione
,
la
lettura
e
la
musica
,
la
loggia
per
il
giuoco
,
la
terrazza
per
il
caffè
e
per
le
contemplazioni
poetiche
.
Di
quella
terrazzina
Franco
fece
la
poesia
lirica
della
casa
.
Era
piccina
assai
e
parve
a
Luisa
che
vi
si
potesse
concedere
un
po
'
di
sfogo
all
'
estro
di
suo
marito
.
Fu
allora
che
cadde
dal
trono
il
re
dei
gelsi
valsoldesi
,
il
famoso
antico
gelso
del
sagrato
,
un
tiranno
che
toglieva
alla
terrazza
tutta
la
vista
migliore
.
Franco
si
liberò
da
lui
mediante
pecunia
,
disegnò
e
alzò
sopra
la
terrazza
un
aereo
contesto
di
sottili
aste
e
bastoncini
di
ferro
che
figuravan
tre
archi
sormontati
da
una
cupolina
,
vi
mandò
su
due
passiflore
eleganti
che
vi
aprivan
qua
e
là
i
loro
grandi
occhi
celesti
e
ricadevano
da
ogni
parte
in
festoni
e
vilucchi
.
Un
tavoluccio
rotondo
e
alcune
sedie
di
ferro
servivano
per
il
caffè
e
per
la
contemplazione
.
Quanto
al
giardinetto
pensile
,
Luisa
avrebbe
potuto
sopportare
anche
il
granturco
per
una
tolleranza
di
spirito
superiore
che
ama
lasciar
in
pace
gl
'
inferiori
nelle
loro
idee
,
nelle
loro
abitudini
,
nei
loro
affetti
.
Ella
sentiva
una
certa
rispettosa
pietà
per
gl
'
ideali
orticoli
del
povero
custode
,
per
quell
'
insalata
di
rozzezze
e
di
gentilezze
ch
'
egli
aveva
nel
cuore
,
un
gran
cuore
capace
di
accogliere
insieme
reseda
e
zucche
,
begliuomini
e
carote
.
Invece
Franco
,
generoso
e
religioso
com
'
era
,
non
avrebbe
tollerato
nel
suo
giardino
una
zucca
né
una
carota
per
amore
di
qualsiasi
prossimo
.
Ogni
stupida
volgarità
lo
irritava
.
Quando
l
'
infelice
ortolano
si
sentì
predicare
dal
signor
don
Franco
che
il
giardinetto
era
una
porcheria
,
che
bisognava
cavar
tutto
,
buttar
via
tutto
,
rimase
sbalordito
,
avvilito
da
far
pietà
;
ma
poi
lavorando
agli
ordini
suoi
per
riformare
le
aiuole
,
per
contornarle
di
tufi
,
per
piantare
arbusti
e
fiori
,
vedendo
come
il
padrone
stesso
sapesse
lavorar
di
sua
mano
e
quanti
terribili
nomi
latini
e
qual
portentoso
talento
avesse
in
testa
per
immaginare
disposizioni
nuove
e
belle
,
concepì
poco
a
poco
per
lui
un
'
ammirazione
quasi
paurosa
e
quindi
anche
,
malgrado
i
molti
rabbuffi
,
una
affezione
devota
.
Il
giardinetto
pensile
fu
trasformato
a
immagine
e
similitudine
di
Franco
.
Un
'
olea
fragrans
vi
diceva
in
un
angolo
la
potenza
delle
cose
gentili
sul
caldo
impetuoso
spirito
del
poeta
;
un
cipressino
poco
accetto
a
Luisa
vi
diceva
in
un
altro
angolo
la
sua
religiosità
;
un
piccolo
parapetto
di
mattoni
a
traforo
,
fra
il
cipresso
e
l
'
olea
,
con
due
righe
di
tufi
in
testa
che
contenevano
un
ridente
popolo
di
verbene
,
petunie
e
portulache
,
accennava
alla
ingegnosità
singolare
dell
'
autore
;
le
molte
rose
sparse
dappertutto
parlavano
del
suo
affetto
alla
bellezza
classica
;
il
ficus
repens
che
vestiva
le
muraglie
verso
il
lago
,
i
due
aranci
nel
mezzo
dei
due
ripiani
,
un
vigoroso
,
lucido
carrubo
rivelavano
un
temperamento
freddoloso
,
una
fantasia
volta
sempre
al
mezzogiorno
,
insensibile
al
fascino
del
nord
.
Luisa
aveva
lavorato
e
lavorava
assai
più
del
marito
;
ma
se
questi
si
compiaceva
delle
proprie
fatiche
e
ne
parlava
volentieri
,
Luisa
invece
non
ne
parlava
mai
e
non
ne
traeva
veramente
alcuna
vanità
.
Lavorava
d
'
ago
,
d
'
uncinetto
,
di
ferri
,
di
forbici
,
con
una
tranquilla
rapidità
prodigiosa
,
per
suo
marito
,
per
la
sua
bambina
,
per
ornar
la
sua
casa
,
per
i
poveri
e
per
sé
.
Tutte
le
stanze
avevan
lavori
suoi
,
cortine
,
tappeti
,
cuscini
,
paralumi
.
Era
pure
affar
suo
di
collocare
i
fiori
in
sala
e
in
loggia
;
non
piante
in
vaso
perché
Franco
ne
aveva
poche
e
non
gli
garbava
di
chiuderle
nelle
stanze
;
non
fiori
del
giardinetto
perché
coglierne
uno
era
come
strapparglielo
dal
cuore
.
Erano
invece
a
disposizione
di
Luisa
le
dalie
,
le
rose
,
i
gladioli
,
gli
astri
dell
'
orto
.
Ma
poiché
non
le
bastavano
e
poiché
il
villaggio
,
dopo
Dio
,
Santa
Margherita
e
S
.
Sebastiano
,
adorava
la
«
sciora
Lüisa
»
,
così
ad
un
cenno
suo
i
ragazzi
le
portavano
fiori
selvaggi
e
felci
,
le
portavano
edera
per
rilegar
con
festoni
i
grandi
mazzi
fissati
alle
pareti
dentro
anelli
di
metallo
.
Anche
alle
braccia
dell
'
arpa
che
pendeva
dal
soffitto
della
sala
erano
sempre
attorcigliati
lunghi
serpenti
d
'
edera
e
di
passiflora
.
Lo
zio
Piero
,
quando
gli
scrivevano
di
queste
novità
,
rispondeva
poco
o
nulla
.
Tutt
'
al
più
raccomandava
di
non
tener
troppo
occupato
l
'
ortolano
il
quale
doveva
pur
attendere
alle
faccende
proprie
.
La
prima
volta
che
capitò
a
Oria
dopo
la
trasformazione
del
giardinetto
,
si
fermò
a
guardarlo
come
aveva
fatto
per
le
sei
piante
di
granturco
e
borbottò
sottovoce
:
«
Oh
poer
a
mi
!
»
.
Uscì
sulla
terrazza
,
guardò
il
cupolino
,
toccò
le
aste
di
ferro
e
pronunciò
un
«
basta
!
»
rassegnato
ma
pieno
di
disapprovazione
per
tante
eleganze
superiori
allo
stato
suo
e
de
'
suoi
nipoti
.
Invece
,
dopo
aver
esaminato
in
silenzio
tutti
i
mazzi
,
i
mazzolini
,
i
vasi
,
i
festoni
della
sala
e
della
loggia
,
disse
con
un
bonario
sorriso
:
«
Sent
on
poo
,
Lüisa
;
con
tütt
st
'
erba
chì
farisset
minga
mèj
a
tegnì
on
para
de
pégor
?
»
.
Ma
la
governante
fu
beata
di
non
aversi
più
ad
ammazzare
per
la
polvere
e
le
ragnatele
,
ma
l
'
ortolano
vantò
senza
fine
le
opere
miracolose
del
signor
don
Franco
ed
egli
stesso
comincio
presto
ad
abituarsi
ai
nuovi
aspetti
della
sua
casa
,
a
guardar
senza
malevolenza
il
cupolino
della
terrazza
che
gli
faceva
comodo
per
l
'
ombra
.
Dopo
tre
o
quattro
giorni
domando
chi
lo
avesse
eseguito
e
gli
accadde
di
fermarsi
qualche
volta
a
guardar
i
fiori
del
giardinetto
,
di
chiedere
il
nome
dell
'
uno
e
dell
'
altro
.
Dopo
otto
o
dieci
giorni
,
stando
con
la
piccola
Maria
sulla
porta
della
sala
che
mette
al
giardinetto
,
le
domando
:
«
Chi
ha
piantato
tutti
questi
bei
fiori
?
»
,
e
le
insegnò
a
rispondere
:
«
Papà
»
.
Ad
un
suo
impiegato
venuto
a
fargli
visita
mostrò
le
opere
del
nipote
e
ne
accolse
gli
elogi
con
un
assenso
misurato
ma
pieno
di
soddisfazione
:
«
Sì
sì
,
per
questo
sì
»
.
Insomma
finì
con
diventare
un
ammiratore
di
Franco
e
persino
con
dare
ascolto
,
in
via
di
conversazione
,
ad
altri
suoi
progetti
.
E
in
Franco
crescevano
l
'
ammirazione
e
la
gratitudine
per
quella
grande
e
generosa
bontà
,
che
aveva
vinto
la
natura
conservatrice
,
l
'
avversione
antica
alle
eleganze
di
ogni
maniera
;
per
la
solita
bontà
che
ad
ogni
simile
contrasto
saliva
saliva
silenziosamente
dietro
le
renitenze
dello
zio
fino
a
sormontare
,
a
coprir
tutto
con
una
larga
onda
di
acquiescenza
o
almeno
con
la
frase
sacramentale
«
del
resto
,
fate
vobis
»
.
A
una
sola
novità
lo
zio
non
aveva
voluto
adattarsi
:
alla
scomparsa
del
suo
vecchio
cuscino
.
«
Luisa
»
,
diss
'
egli
sollevando
con
due
dita
dal
seggiolone
il
nuovo
cuscino
ricamato
:
«
porta
via
»
.
E
non
ci
fu
verso
di
persuaderlo
.
«
Et
capì
de
portall
via
?
»
Quando
Luisa
sorridendo
gli
diede
il
vecchio
materassino
abortito
,
egli
ci
si
sedette
su
con
un
sonoro
«
inscì
!
»
come
se
riprendesse
solennemente
il
possesso
di
un
trono
.
Adesso
,
mentre
l
'
ombra
violacea
invadeva
il
verde
delle
onde
e
correva
lungo
la
costa
,
di
paesello
in
paesello
,
spegnendo
,
una
dopo
l
'
altra
,
le
bianche
case
lucenti
,
egli
era
appunto
seduto
sul
suo
trono
e
si
teneva
sulle
ginocchia
la
piccola
Maria
,
mentre
Franco
,
sulla
terrazza
,
annaffiava
i
vasi
di
pelargoni
,
pieno
il
cuore
e
il
viso
di
contentezza
affettuosa
come
se
versasse
da
bere
a
Ismaele
nel
deserto
,
e
Luisa
stava
sgrovigliando
pazientemente
una
pesca
di
suo
marito
,
un
garbuglio
pauroso
di
spago
,
di
piombi
,
di
seta
e
di
ami
.
Ella
discorreva
in
pari
tempo
col
professore
Gilardoni
che
aveva
sempre
qualche
garbuglio
filosofico
da
sgrovigliare
e
ci
si
metteva
molto
più
volentieri
con
lei
che
con
Franco
,
il
quale
lo
contraddiceva
sempre
,
a
torto
e
a
ragione
,
avendolo
in
concetto
d
'
un
ottimo
cuore
e
d
'
una
testa
confusa
.
Lo
zio
,
tenendo
il
ginocchio
destro
sul
sinistro
e
la
bambina
sul
mucchio
,
le
ripeteva
per
la
centesima
volta
,
con
affettata
lentezza
,
e
storpiando
un
poco
il
nome
esotico
,
la
canzonetta
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
.
Fino
alla
quarta
parola
la
bambina
lo
ascoltava
immobile
,
seria
,
con
gli
occhi
fissi
;
ma
quando
veniva
fuori
il
«
Missipipì
»
scoppiava
in
un
riso
,
sbatteva
forte
le
gambucce
e
piantava
le
manine
sulla
bocca
dello
zio
,
il
quale
rideva
anche
lui
di
cuore
e
dopo
un
breve
riposo
ricominciava
adagio
adagio
,
nel
tono
solito
:
Ombretta
sdegnosa
...
La
bambina
non
somigliava
né
al
padre
né
alla
madre
,
aveva
gli
occhi
,
i
lineamenti
fini
della
nonna
Teresa
.
Al
vecchio
zio
,
che
pure
vedeva
di
rado
,
mostrava
una
tenerezza
strana
,
impetuosa
.
Lo
zio
non
le
diceva
paroline
dolci
,
le
faceva
,
occorrendo
,
qualche
piccola
riprensione
,
ma
le
portava
sempre
giuocattoli
,
la
conduceva
spesso
a
passeggio
,
se
la
faceva
saltar
sulle
ginocchia
,
rideva
con
lei
,
le
diceva
canzonette
comiche
,
quella
che
cominciava
col
«
Missipipì
»
e
un
'
altra
che
finiva
:
Rispose
tosto
Barucabà
.
Chi
era
mai
Barucabà
?
E
cosa
gli
avevano
domandato
?
«
Toa
Bà
,
toa
Bà
!
»
,
diceva
Maria
;
«
ancora
Barucabà
,
ancora
Barucabà
!
»
Lo
zio
le
ripeteva
allora
la
poetica
storia
ma
nessuno
la
sa
più
ripetere
a
me
.
Ecco
di
che
parlava
a
Luisa
,
con
la
sua
voce
timida
e
gentile
,
il
professore
Gilardoni
,
diventato
un
tantin
più
vecchio
,
un
tantin
più
calvo
,
un
tantin
più
giallo
.
«
Chi
sa
»
,
aveva
detto
Luisa
,
«
se
Maria
somiglierà
alla
nonna
come
nel
viso
anche
nell
'
anima
?
»
Il
professore
rispose
che
sarebbe
stato
un
miracolo
avere
in
una
famiglia
,
a
così
poca
distanza
,
due
anime
simili
.
E
volendo
spiegare
a
quale
rarissima
specie
fosse
appartenuta
,
nel
suo
concetto
,
l
'
anima
della
nonna
,
mise
fuori
il
seguente
garbuglio
.
«
Vi
sono
»
,
diss
'
egli
,
«
anime
che
negano
apertamente
la
vita
futura
e
vivono
proprio
secondo
la
loro
opinione
,
per
la
sola
vita
presente
.
Queste
non
sono
molte
.
Poi
vi
sono
anime
che
mostrano
di
credere
nella
vita
futura
e
vivono
del
tutto
per
la
presente
.
Queste
sono
alquante
più
.
Poi
vi
sono
anime
che
alla
vita
futura
non
pensano
e
vivono
però
in
modo
da
non
mettersi
troppo
a
repentaglio
di
perderla
se
c
'
è
.
Queste
sono
più
ancora
.
Poi
vi
sono
anime
che
credono
veramente
nella
vita
futura
e
dividono
pensieri
e
opere
in
due
categorie
che
fanno
quasi
sempre
ai
pugni
fra
loro
:
una
è
per
il
cielo
,
l
'
altra
è
per
la
terra
.
Queste
sono
moltissime
.
Poi
vi
sono
anime
che
vivono
per
la
sola
vita
futura
nella
quale
credono
.
Queste
sono
pochissime
e
la
signora
Teresa
era
di
queste
.
»
Franco
,
che
non
poteva
soffrire
le
disquisizioni
psicologiche
,
passò
accigliato
col
suo
annaffiatoio
vuoto
per
andare
nel
giardinetto
e
pensò
:
«
Poi
vi
sono
anime
che
rompono
l
'
anima
»
.
Lo
zio
,
del
resto
un
po
'
sordo
,
rideva
con
la
Maria
.
Luisa
,
passato
che
fu
suo
marito
,
disse
piano
:
«
Poi
vi
sono
anime
che
vivono
come
se
vi
fosse
la
sola
vita
futura
nella
quale
non
credono
:
e
di
queste
ve
n
'
è
una
»
.
Il
professore
trasalì
e
la
guardò
senza
dir
nulla
.
Ella
stava
cercando
nella
matassa
della
pesca
un
filo
doppio
,
a
occhiello
,
per
farlo
passare
.
Non
vide
quello
sguardo
ma
lo
sentì
e
si
affrettò
a
indicare
col
capo
lo
zio
.
Aveva
ella
pensato
proprio
a
lui
nel
dir
quello
che
aveva
detto
?
O
vi
era
stata
nel
suo
pensiero
una
occulta
complicazione
?
Aveva
pensato
allo
zio
senza
un
vero
convincimento
,
solo
perché
non
osava
nominare
,
neanche
nel
pensiero
,
un
'
altra
persona
cui
le
sue
parole
potevano
riferirsi
più
giustamente
?
Il
silenzio
del
professore
,
lo
sguardo
scrutatore
di
lui
,
non
incontrato
ma
sentito
,
le
rivelarono
ch
'
egli
sospettava
di
lei
stessa
:
per
questo
accennò
frettolosamente
allo
zio
.
«
Non
crede
nella
vita
futura
?
»
,
mormorò
il
professore
.
«
Direi
di
no
»
,
rispose
Luisa
e
subito
si
sentì
nel
cuore
un
rimorso
,
sentì
che
non
aveva
sufficienti
ragioni
,
che
non
aveva
il
diritto
di
rispondere
così
.
In
fatto
lo
zio
Piero
non
s
'
era
curato
mai
di
meditare
sulla
religione
:
egli
compenetrava
nel
suo
concetto
della
onestà
la
continuazione
delle
vecchie
pratiche
di
famiglia
,
la
professione
della
fede
avita
,
presa
come
stava
,
alla
carlona
.
Il
suo
era
un
Dio
bonario
come
lui
,
che
non
ci
teneva
tanto
alle
giaculatorie
né
ai
rosari
,
come
lui
;
un
Dio
contento
di
aver
per
ministri
,
com
'
era
contento
lui
di
aver
per
amici
,
dei
galantuomini
di
cuore
,
fossero
pure
allegri
mangiatori
e
bevitori
,
tarocchisti
per
la
vita
,
franchi
raccontatori
di
porcherie
non
disoneste
a
lecito
sfogo
della
sudicia
ilarità
che
ciascuno
ha
in
corpo
.
Certi
suoi
discorsi
scherzosi
,
certi
aforismi
buttati
là
senza
riflettere
sulla
importanza
relativa
delle
pratiche
religiose
e
sulla
importanza
assoluta
del
vivere
onesto
l
'
avevano
colpita
fin
da
bambina
,
anche
perché
la
mamma
se
ne
inquietava
moltissimo
e
supplicava
suo
fratello
di
non
dire
spropositi
.
Le
era
entrato
il
sospetto
che
lo
zio
andasse
in
chiesa
solamente
per
convenienza
.
Non
era
vero
;
non
bisognava
tener
conto
degli
aforismi
di
uno
che
,
invecchiato
nel
sacrificio
e
nell
'
abnegazione
,
soleva
dire
«
charitas
incipit
ab
ego
»
;
e
poi
,
quand
'
anche
lo
zio
avesse
stimato
poco
le
pratiche
religiose
,
a
negar
la
vita
futura
ci
correva
ancora
un
bel
tratto
.
Infatti
,
appena
messo
fuori
il
suo
giudizio
e
uditolo
suonare
,
Luisa
lo
sentì
falso
,
vide
più
chiaro
in
se
stessa
,
intese
di
avere
inconsciamente
cercato
nell
'
esempio
dello
zio
un
appoggio
e
un
conforto
per
sé
.
Il
professore
era
tutto
commosso
di
una
rivelazione
tanto
inattesa
.
«
Quest
'
anima
unica
»
,
diss
'
egli
,
«
che
vive
come
se
non
pensasse
che
alla
vita
futura
nella
quale
non
crede
,
è
in
errore
,
ma
bisogna
pur
ammirarla
come
la
più
nobile
,
la
più
grande
.
È
una
cosa
sublime
!
»
«
Lei
è
certo
,
però
,
che
quest
'
anima
è
in
errore
?
»
«
Oh
sì
sì
!
»
«
Ma
Lei
,
a
quale
delle
Sue
categorie
appartiene
?
»
Il
professore
si
credeva
dei
pochissimi
che
si
regolano
interamente
secondo
un
'
aspirazione
alla
vita
futura
;
benché
forse
sarebbe
stato
imbarazzato
a
dimostrare
che
i
suoi
profondi
studi
su
Raspail
,
il
suo
zelo
nel
preparare
acqua
sedativa
e
sigarette
di
canfora
,
il
suo
orrore
dell
'
umidità
e
delle
correnti
d
'
aria
significassero
poca
tenerezza
per
la
vita
presente
.
Però
non
volle
rispondere
,
disse
che
non
appartenendo
a
nessuna
Chiesa
,
credeva
tuttavia
fermamente
in
Dio
e
nella
vita
futura
e
che
non
poteva
giudicare
il
proprio
modo
di
vivere
.
Intanto
Franco
,
annaffiando
il
giardinetto
,
aveva
trovato
fiorita
una
verbena
nuova
,
e
,
posato
l
'
annaffiatoio
,
era
venuto
sulla
soglia
della
loggia
e
chiamava
la
Maria
per
fargliela
vedere
.
La
Maria
si
lasciava
chiamare
e
voleva
ancora
«
Missipipì
»
,
onde
lo
zio
la
posò
a
terra
e
la
condusse
lui
al
papà
.
«
Però
,
professore
»
,
disse
Luisa
uscendo
con
la
parola
viva
da
un
corso
occulto
d
'
idee
,
«
si
può
,
non
è
vero
,
credere
in
Dio
e
dubitare
della
nostra
vita
futura
?
»
Ell
'
aveva
posato
,
così
dicendo
,
l
'
aggrovigliata
matassa
della
pesca
e
guardava
il
Gilardoni
in
viso
con
un
interesse
vivo
,
con
un
desiderio
manifesto
che
rispondesse
di
sì
;
e
,
perché
il
Gilardoni
taceva
,
soggiunse
:
«
Mi
pare
che
qualcuno
potrebbe
dire
:
che
obbligo
ha
Iddio
di
regalarci
l
'
immortalità
?
L
'
immortalità
dell
'
anima
è
una
invenzione
dell
'
egoismo
umano
che
in
fin
dei
conti
vuol
far
servire
Iddio
al
comodo
proprio
.
Noi
vogliamo
un
premio
per
il
bene
che
facciamo
agli
altri
e
una
pena
per
il
male
che
gli
altri
fanno
a
noi
.
Rassegnamoci
invece
a
morire
anche
noi
del
tutto
come
ogni
essere
vivente
e
facciamo
sin
che
siamo
vivi
la
giustizia
per
noi
e
per
gli
altri
,
senza
speranza
di
premi
futuri
,
solo
perché
Iddio
vuole
da
noi
questo
come
vuole
che
ogni
stella
faccia
lume
e
che
ogni
pianta
faccia
ombra
.
Cosa
Le
pare
,
a
Lei
?
»
«
Cosa
vuol
che
Le
dica
?
»
,
rispose
il
Gilardoni
.
«
A
me
pare
una
gran
bellezza
!
Non
posso
dire
:
una
gran
verità
.
Non
lo
so
,
non
ci
ho
mai
pensato
;
ma
una
gran
bellezza
!
Io
dico
che
il
Cristianesimo
non
ha
potuto
avere
né
immaginare
dei
Santi
sublimi
come
questo
qualcuno
!
È
una
gran
bellezza
,
è
una
gran
bellezza
!
»
«
Perché
poi
»
,
riprese
Luisa
dopo
un
breve
silenzio
,
«
si
potrebbe
forse
anche
sostenere
che
questa
vita
futura
non
sarebbe
proprio
felice
.
Vi
è
felicità
quando
non
si
conosce
la
ragione
di
tutte
le
cose
,
quando
non
si
arriva
a
spiegare
tutti
i
misteri
?
E
il
desiderio
di
saper
tutto
sarà
esso
appagato
nella
vita
futura
?
Non
resterà
ancora
un
mistero
impenetrabile
?
Non
dicono
che
Dio
non
si
conoscerà
interamente
mai
?
E
allora
,
nel
nostro
desiderio
di
sapere
,
non
finiremo
a
soffrire
come
adesso
,
anzi
forse
più
,
perché
in
una
vita
superiore
quel
desiderio
dev
'
essere
ancora
più
forte
?
Io
vedrei
un
solo
modo
di
arrivare
a
saper
tutto
e
sarebbe
di
diventar
Dio
...
»
«
Ah
,
Lei
è
panteista
!
»
,
esclamò
il
professore
,
interrompendo
.
«
Ssss
!
»
,
fece
Luisa
.
«
No
no
no
!
Io
sono
cristiana
cattolica
.
Dico
quel
che
altri
potrebbero
sostenere
.
»
«
Ma
scusi
,
vi
è
un
panteismo
...
»
«
Ancora
filosofia
?
»
,
esclamò
Franco
entrando
con
la
piccina
in
braccio
.
«
Oh
,
miseria
!
»
,
borbottò
lo
zio
alle
sue
spalle
.
Maria
teneva
in
mano
una
bella
rosa
bianca
.
«
Guarda
questa
rosa
,
Luisa
»
,
disse
Franco
.
«
Maria
,
da
'
il
fiore
alla
mamma
.
Guarda
la
forma
di
questa
rosa
,
guarda
il
portamento
,
guarda
le
sfumature
,
le
venature
di
questi
petali
,
guarda
quella
stria
rossa
;
e
senti
che
odore
,
adesso
!
E
lascia
star
la
filosofia
.
»
«
Lei
è
nemico
della
filosofia
?
»
,
osservò
il
professore
,
sorridendo
.
«
Io
sono
amico
»
,
rispose
Franco
,
«
della
filosofia
facile
e
sicura
che
m
'
insegnano
anche
le
rose
.
»
«
La
filosofia
,
caro
professore
»
,
interloquì
lo
zio
,
solennemente
,
«
l
'
è
tutta
in
Aristòtel
:
quell
che
te
pòdet
avè
,
tòtel
.
»
«
Lei
scherza
»
,
ribatté
il
professore
,
«
ma
Lei
pure
è
un
filosofo
.
»
L
'
ingegnere
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
:
«
Sentite
,
caro
amico
,
la
mia
filosofia
in
vott
o
des
biccièr
la
ci
sta
tutta
»
.
«
Euh
,
vott
o
des
biccièr
!
»
,
borbottò
la
governante
che
udì
,
entrando
,
questa
spacconata
d
'
intemperanza
del
suo
misuratissimo
padrone
.
«
Vott
o
des
corni
!
»
Veniva
ad
annunciare
don
Giuseppe
Costabarbieri
che
fece
in
pari
tempo
udire
dalla
sala
un
cavernoso
e
pure
ilare
Deo
gratias
.
Ecco
la
rugosa
faccia
rossa
,
gli
occhi
allegri
,
i
capelli
bianchi
del
mansueto
prete
.
«
Si
discorre
di
filosofia
,
don
Giuseppe
»
,
disse
Luisa
dopo
i
primi
saluti
.
«
Venga
qui
e
metta
fuori
le
Sue
belle
idee
anche
Lei
!
»
Don
Giuseppe
si
grattò
la
nuca
e
poi
volgendo
un
po
'
il
capo
verso
l
'
ingegnere
con
lo
sguardo
di
chi
desidera
una
cosa
e
non
osa
domandarla
,
mise
fuori
il
fiore
delle
sue
idee
filosofiche
:
«
Sarissel
minga
mej
fa
ona
primerina
?
»
Franco
e
lo
zio
Piero
,
felici
di
salvarsi
dalla
filosofia
del
Gilardoni
,
si
misero
allegramente
a
tavolino
col
prete
.
Appena
rimasto
solo
con
Luisa
,
il
professore
disse
piano
:
«
Ieri
è
partita
la
signora
marchesa
»
.
Luisa
,
che
s
'
era
presa
Maria
sulle
ginocchia
,
le
piantò
le
labbra
sul
collo
,
appassionatamente
.
«
Forse
»
,
riprese
il
professore
che
mai
non
aveva
saputo
leggere
nel
cuore
umano
né
toccarne
le
corde
a
proposito
,
«
forse
,
il
tempo
...
son
tre
anni
soli
...
forse
verrà
il
giorno
che
si
piegherà
.
»
Luisa
alzò
il
viso
dal
collo
di
Maria
.
«
Forse
lei
,
sì
»
,
diss
'
ella
.
Il
professore
non
capì
,
cedette
al
mal
genio
che
ci
suggerisce
la
peggior
parola
nel
peggior
momento
e
,
invece
di
smettere
,
si
ostinò
.
«
Forse
,
se
potesse
veder
Maria
!
»
Luisa
si
strinse
al
petto
la
bambina
e
lo
guardò
con
una
fierezza
tale
ch
'
egli
si
smarrì
e
disse
:
«
Scusi
»
.
Maria
,
stretta
così
forte
,
alzò
gli
occhi
al
viso
strano
della
mamma
,
diventò
rossa
rossa
,
strinse
le
labbra
,
pianse
due
grosse
lagrime
,
scoppiò
in
singhiozzi
.
«
No
no
,
cara
»
,
le
mormorò
Luisa
teneramente
,
«
sta
buona
,
sta
buona
,
tu
non
la
vedrai
mai
,
tu
!
»
Appena
chetata
la
bambina
,
il
professore
,
turbato
dall
'
idea
di
aver
fatto
un
passo
falso
,
di
aver
offeso
Luisa
,
un
essere
che
gli
pareva
sovrumano
,
voleva
spiegarsi
,
giustificarsi
,
ma
Luisa
non
lo
lasciò
parlare
.
«
Basta
,
scusi
»
,
diss
'
ella
alzandosi
.
«
Andiamo
a
veder
il
giuoco
.
»
In
fatto
non
s
'
accostò
ai
giuocatori
,
mandò
Maria
sul
sagrato
con
la
sua
piccola
bambinaia
Veronica
e
andò
a
portar
un
avanzo
di
dolce
a
un
vecchione
del
villaggio
,
che
aveva
un
vorace
stomaco
e
una
piccola
voce
,
con
la
quale
prometteva
ogni
giorno
alla
sua
benefattrice
la
stessa
preziosa
ricompensa
:
«
Prima
de
morì
ghe
faroo
on
basin
»
.
Intanto
il
professore
,
pieno
di
scrupoli
e
di
rimorsi
per
le
sue
mosse
poco
fortunate
,
non
sapendo
se
partire
o
rimanere
,
se
la
signora
tornerebbe
o
no
,
se
andarne
in
cerca
fosse
indiscrezione
o
no
,
dopo
essersi
affacciato
al
lago
come
per
chieder
consiglio
ai
pesci
,
dopo
essersi
affacciato
al
monte
per
veder
se
da
qualche
finestra
della
casa
gli
apparisse
Luisa
o
qualcuno
cui
si
potesse
domandar
di
lei
,
andò
finalmente
a
vedere
il
giuoco
.
Ciascuno
dei
giuocatori
teneva
gli
occhi
sulle
proprie
quattro
carte
raccolte
nella
sinistra
,
l
'
una
sopra
l
'
altra
per
modo
che
la
seconda
e
la
terza
sormontavan
tanto
da
potersi
riconoscere
;
e
ciascuno
,
avendo
preso
delicatamente
fra
il
pollice
e
l
'
indice
l
'
angolo
superiore
delle
due
ultime
,
faceva
uscire
con
un
combinato
moto
del
polso
e
delle
dita
la
quarta
ignota
di
sotto
la
terza
,
adagio
adagio
,
come
se
portasse
la
vita
o
la
morte
,
ripetendo
con
gran
devozione
appropriate
giaculatorie
:
Don
Giuseppe
cui
occorrevano
picche
«
scappa
ross
e
büta
négher
»
,
gli
altri
due
che
volevano
quadri
e
cuori
«
scappa
négher
e
büta
ross
»
.
Il
professore
pensò
ch
'
egli
pure
aveva
in
mano
una
carta
coperta
,
un
asso
di
denari
,
e
che
non
sapeva
ancora
se
l
'
avrebbe
giuocata
o
no
.
Aveva
il
testamento
del
vecchio
Maironi
.
Pochi
giorni
dopo
la
morte
della
signora
Teresa
,
Franco
gli
aveva
detto
di
distruggerlo
e
di
non
fiatarne
mai
con
sua
moglie
.
Egli
non
aveva
obbedito
che
quanto
al
silenzio
.
Il
documento
,
all
'
insaputa
di
Franco
,
esisteva
ancora
perché
il
suo
possessore
s
'
era
fitto
in
capo
di
aspettar
gli
eventi
,
di
vedere
se
Cressogno
e
Oria
facessero
la
pace
,
se
,
perdurando
le
ostilità
,
Franco
e
la
sua
famigliuola
capitassero
nel
bisogno
;
nel
quale
ultimo
caso
avrebbe
fatto
qualche
cosa
lui
.
Che
cosa
avrebbe
fatto
non
sapeva
bene
,
si
coltivava
in
testa
i
germi
di
parecchie
corbellerie
e
aspettava
che
l
'
una
o
l
'
altra
maturasse
a
tempo
e
luogo
.
Ora
,
guardando
Franco
giuocare
,
ammirava
come
quell
'
uomo
tanto
assorto
nella
cupidità
di
un
re
di
quadri
,
avesse
respinta
l
'
altra
carta
preziosa
,
che
neppure
avesse
voluto
farne
saper
niente
a
sua
moglie
.
Egli
attribuiva
questo
silenzio
a
modestia
,
al
desiderio
di
nascondere
un
azione
generosa
;
e
quantunque
avesse
preso
da
Franco
più
d
'
un
brusco
rabbuffo
e
sentisse
di
non
esserne
tenuto
in
gran
conto
,
lo
guardava
con
un
rispetto
pieno
d
'
umile
devozione
.
Franco
fu
il
primo
a
scoprir
la
quarta
carta
e
le
buttò
via
dispettosamente
tutte
mentre
don
Giuseppe
esclamava
:
«
Ovèj
!
L
'
è
négher
!
»
,
e
si
fermava
a
pigliar
fiato
prima
di
andar
avanti
a
scoprire
«
se
l
'
era
güzz
o
minga
güzz
»
,
cioè
s
'
erano
picche
o
fiori
.
Ma
l
'
ingegnere
,
alzato
dalle
carte
il
viso
placido
e
sorridente
,
si
mise
a
batter
col
dito
,
sotto
il
piano
del
tavolino
,
dei
colpettini
misteriosi
che
volevan
dire
:
c
'
è
la
carta
buona
;
e
allora
don
Giuseppe
,
visto
che
il
suo
«
négher
»
non
era
«
güzz
»
,
cacciò
un
«
malarbetto
!
»
e
buttò
via
le
carte
anche
lui
.
«
Che
reson
de
ciapà
rabbia
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Anca
vü
sii
négher
e
sii
minga
güzz
.
»
Il
prete
,
avido
della
rivincita
,
si
contentò
d
'
invocarla
sdegnosamente
:
«
Scià
i
cart
,
scià
i
cart
,
scià
i
cart
!
»
.
E
la
partita
,
simbolo
dell
'
eterna
lotta
universale
fra
i
neri
e
i
rossi
,
ricominciò
.
Il
lago
dormiva
oramai
coperto
e
cinto
d
'
ombra
.
Solo
a
levante
le
grandi
montagne
lontane
del
Lario
avevano
una
gloria
d
'
oro
fulvo
e
di
viola
.
Le
prime
tramontane
vespertine
movevano
le
frondi
della
passiflora
,
corrugavano
verso
l
'
alto
,
a
chiazze
,
le
acque
grigie
,
portando
un
odor
fresco
di
boschi
.
Il
professore
era
partito
da
un
pezzo
quando
Luisa
ritornò
.
Ell
'
aveva
incontrato
sulla
scalinata
del
Pomodoro
una
ragazza
piangente
che
strillava
,
«
el
mè
pà
el
voeur
mazzà
la
mia
mamm
!
»
.
Aveva
seguita
la
ragazza
in
casa
sua
presso
la
Madonna
del
Romìt
e
ammansato
l
'
uomo
che
cercava
sua
moglie
con
un
coltello
in
mano
,
per
causa
non
tanto
d
'
una
cattiva
minestra
quanto
d
'
una
cattiva
risposta
.
Luisa
rappresentò
a
suo
marito
e
a
don
Giuseppe
l
'
ultimo
atto
del
dramma
,
il
suo
dialogo
con
la
moglie
ch
'
era
corsa
a
nascondersi
nella
stalla
.
«
Oh
Regina
,
dovè
sii
?
»
«
Sont
chì
.
»
«
Dovè
,
chì
?
»
«Chì.»
La
voce
tremante
veniva
di
sotto
la
vacca
.
La
donna
era
proprio
lì
,
accoccolata
.
«
Vegnì
foeura
,
donca
!
»
«
Sciora
no
.
»
«
Perché
?
»
«
Goo
pagüra
.
»
«
Vegnì
foeura
ch
'
el
voss
marì
el
vaeur
fav
on
basin
.
»
«
Mi
no
.
»
Allora
Luisa
aveva
chiamato
dentro
l
'
uomo
.
«
E
vü
andee
a
fagh
on
basin
sott
a
la
vacca
.
»
E
l
'
uomo
aveva
dato
il
bacio
mentre
la
donna
,
temendo
un
morso
,
gemeva
:
«
Càgnem
poeu
minga
,
neh
!
»
.
«
Che
diàvol
d
'
ona
sciora
Luisa
»
,
fece
don
Giuseppe
.
E
soddisfatto
della
scorpacciata
di
primiera
,
palpandosi
dolcemente
sui
fianchi
e
sul
ventre
le
modeste
rotondità
,
il
piccolo
personaggio
del
mondo
antico
pensò
al
secondo
scopo
della
sua
visita
.
Voleva
dire
una
parolina
alla
signora
Luisa
.
L
'
ingegnere
era
uscito
a
far
i
suoi
soliti
quattro
passi
fino
alla
piccola
salita
del
Tavorell
ch
'
egli
chiamava
scherzosamente
il
San
Bernardo
;
e
Franco
,
data
un
'
occhiata
alla
luna
che
sfavillava
allora
fuor
dal
ciglio
nero
del
Bisgnago
e
giù
nell
'
ondular
dell
'
acqua
,
si
pose
a
improvvisar
sul
piano
effusioni
di
dolore
ideale
,
che
andavan
via
per
le
finestre
aperte
sulla
sonorità
profonda
del
lago
.
La
improvvisazione
musicale
gli
riusciva
meglio
delle
elaborate
poesie
perché
il
suo
impetuoso
sentire
trovava
nella
musica
una
espressione
più
facile
e
piena
,
e
gli
scrupoli
,
le
incertezze
,
le
sfiducie
che
gli
rendevano
faticosissimo
e
lento
il
lavoro
della
parola
,
non
tormentavano
,
al
piano
,
la
sua
fantasia
.
Allora
si
abbandonava
all
'
estro
anima
e
corpo
,
vibrava
tutto
fino
ai
capelli
,
i
chiari
occhi
parlanti
ridicevan
ogni
sfumatura
dell
'
espressione
musicale
,
gli
si
vedeva
sotto
le
guance
un
movimento
continuo
di
parole
inarticolate
,
e
le
mani
,
benché
non
tanto
agili
,
non
tanto
sciolte
,
facean
cantare
il
piano
inesprimibilmente
.
Adesso
egli
passava
da
un
tono
all
'
altro
,
mettendo
il
più
intenso
sforzo
intellettuale
in
questi
passaggi
,
ansando
,
sviscerando
,
per
così
dire
,
lo
strumento
con
le
dieci
dita
e
quasi
anche
cogli
occhi
ardenti
.
S
'
era
messo
a
suonare
sotto
l
'
impressione
del
chiaro
di
luna
,
ma
poi
,
suonando
,
tristi
nuvole
gli
eran
uscite
dal
fondo
del
cuore
.
Conscio
di
avere
sognata
,
da
giovinetto
,
la
gloria
e
di
averne
quindi
umilmente
deposta
la
speranza
,
diceva
,
quasi
,
a
se
stesso
con
la
sua
mesta
appassionata
musica
che
pure
anche
in
lui
v
'
era
qualche
lume
d
'
ingegno
,
qualche
calore
di
creazione
veduto
solamente
da
Dio
,
perché
neppur
Luisa
mostrava
far
dell
'
intelligenza
sua
quella
stima
che
a
lui
stesso
mancava
ma
che
avrebbe
desiderata
in
lei
;
neppur
Luisa
,
il
cuor
del
suo
cuore
!
Luisa
lodava
misuratamente
la
sua
musica
e
i
suoi
versi
ma
non
gli
aveva
detto
mai
:
segui
questa
via
,
osa
,
scrivi
,
pubblica
.
Pensava
così
e
suonava
nella
sala
oscura
,
mettendo
in
una
tenera
melodia
il
lamento
del
suo
amore
,
il
timido
segreto
lamento
che
mai
non
avrebbe
osato
mettere
in
parole
.
Sulla
terrazza
,
nel
mobile
chiaroscuro
che
facevano
insieme
i
fiati
di
tramontana
e
la
passiflora
,
la
luna
e
il
suo
riverbero
dal
lago
,
don
Giuseppe
raccontò
a
Luisa
che
il
signor
Giacomo
Puttini
era
in
collera
con
lui
per
colpa
della
signora
Pasotti
la
quale
gli
aveva
falsamente
riferito
ch
'
esso
don
Giuseppe
andava
predicando
la
convenienza
di
un
matrimonio
fra
il
signor
Giacomo
e
la
Marianna
.
«
Voeui
morì
lì
»
,
protestò
il
povero
prete
,
«
se
ho
detto
una
parola
sola
!
Niente
!
Tücc
ball
!
»
Luisa
non
voleva
creder
colpevole
la
povera
Barborin
,
e
don
Giuseppe
le
dichiarò
che
sapeva
la
cosa
dallo
stesso
signor
Controllore
.
Ella
capì
subito
,
allora
,
che
Pasotti
s
'
era
voluto
perfidamente
burlare
di
sua
moglie
,
del
sior
Zacomo
e
del
prete
,
si
schermì
dall
'
intervenire
nella
faccenda
,
come
quest
'
ultimo
avrebbe
voluto
e
gli
consigliò
di
parlare
alla
Pasotti
.
«
L
'
è
inscì
sorda
!
»
,
fece
don
Giuseppe
grattandosi
la
nuca
,
e
se
n
'
andò
malcontento
,
senza
salutar
Franco
,
per
non
interromperlo
.
Luisa
venne
al
piano
in
punta
di
piedi
,
stette
ad
ascoltar
suo
marito
,
a
sentir
la
bellezza
,
la
ricchezza
,
il
fuoco
di
quell
'
anima
ch
'
era
sua
e
cui
ell
'
apparteneva
per
sempre
.
Non
aveva
mai
detto
a
Franco
«
segui
questa
via
,
scrivi
,
pubblica
»
,
forse
anche
perché
giustamente
pensava
,
nel
suo
affetto
equilibrato
,
che
non
potesse
produrre
opere
superiori
alla
mediocrità
,
ma
soprattutto
perché
,
sebbene
avesse
un
fine
sentimento
della
poesia
e
della
musica
,
non
faceva
grande
stima
,
in
fondo
,
né
dell
'
una
né
dell
'
altra
,
non
le
piaceva
che
un
uomo
vi
si
dedicasse
intero
,
ambiva
per
suo
marito
un
'
azione
intellettuale
e
materiale
più
virile
.
Ammirava
tuttavia
Franco
nella
sua
musica
più
che
se
fosse
stato
un
grande
maestro
;
trovava
in
questa
espressione
quasi
segreta
dell
'
animo
suo
un
che
di
verginale
,
di
sincero
,
la
luce
di
uno
spirito
amante
,
il
più
degno
d
'
essere
amato
.
Egli
non
s
'
accorse
di
lei
se
non
quando
si
sentì
sfiorar
le
spalle
da
due
braccia
,
si
vide
pender
sul
petto
le
due
piccole
mani
.
«
No
,
no
,
suona
suona
»
,
mormorò
Luisa
perché
Franco
gliele
aveva
afferrate
;
ma
cercando
lui
col
viso
supino
,
senza
rispondere
,
gli
occhi
e
le
labbra
di
lei
,
gli
diede
un
bacio
e
rialzò
il
viso
ripetendo
:
«
Suona
!
»
.
Egli
trasse
giù
più
forte
di
prima
i
due
polsi
prigionieri
,
richiamò
in
silenzio
la
dolce
,
dolce
bocca
;
e
allora
ella
si
arrese
,
gli
fermò
le
labbra
sulle
labbra
con
un
bacio
lungo
,
pieno
di
consenso
,
tanto
più
squisito
e
ricreante
del
primo
.
Poi
gli
sussurrò
ancora
:
«
Suona
»
.
Ed
egli
suonò
,
felice
,
una
tumultuosa
musica
trionfale
,
piena
di
gioia
e
di
grida
.
Perché
in
quel
momento
gli
pareva
di
posseder
tutta
intera
l
'
anima
della
donna
sua
mentre
tante
volte
,
pure
sapendosi
amato
,
credeva
sentire
in
lei
,
al
di
sopra
dell
'
amore
,
una
ragione
altera
,
pacata
e
fredda
,
dove
i
suoi
slanci
non
arrivassero
.
Luisa
gli
teneva
spesso
le
mani
sul
capo
e
andava
di
tratto
in
tratto
baciandogli
lievemente
i
capelli
.
Ella
conosceva
il
dubbio
di
suo
marito
e
protestava
sempre
di
appartenergli
tutta
intera
ma
in
fondo
sentiva
che
aveva
ragione
lui
.
Un
tenace
fiero
sentimento
d
'
indipendenza
intellettuale
resisteva
in
lei
all
'
amore
.
Ella
poteva
tranquillamente
giudicar
suo
marito
,
riconoscerne
le
imperfezioni
e
sentiva
ch
'
egli
non
poteva
altrettanto
,
lo
sentiva
umile
nel
suo
amore
,
devoto
senza
fine
.
Non
credeva
fargli
torto
,
non
provava
rimorso
,
ma
s
'
inteneriva
,
quando
ci
pensava
,
di
amorosa
pietà
.
Indovinò
adesso
che
significasse
quella
effusione
musicale
di
gioia
e
,
commossa
,
abbracciò
Franco
,
fece
tacere
il
piano
d
'
un
colpo
.
Ecco
sulle
scale
il
passo
lento
e
pesante
dello
zio
che
ritorna
dal
suo
San
Bernardo
.
Erano
le
otto
e
i
soliti
tarocchisti
,
il
signor
Giacomo
e
Pasotti
,
non
comparivano
.
Perché
anche
Pasotti
,
in
settembre
e
in
ottobre
,
era
un
frequentatore
di
casa
Ribera
,
dove
faceva
l
'
innamorato
dell
'
ingegnere
,
di
Luisa
e
anche
di
Franco
.
Franco
e
Luisa
sospettavano
di
un
doppio
giuoco
ma
Pasotti
era
un
vecchio
amico
dello
zio
e
bisognava
fargli
una
buona
accoglienza
per
riguardo
allo
zio
.
Poiché
i
tarocchisti
tardavano
,
Franco
propose
a
sua
moglie
di
uscir
in
barca
a
goder
la
luna
.
Prima
andarono
a
veder
Maria
,
che
dormiva
nel
lettino
dell
'
alcova
col
viso
inclinato
alla
spalla
destra
,
con
un
braccio
sotto
il
capo
e
un
altro
posato
sul
petto
.
La
guardarono
,
la
baciarono
sorridendo
,
si
incontrarono
silenziosamente
nel
pensiero
della
nonna
Teresa
che
tanto
l
'
avrebbe
amata
,
la
baciarono
ancora
col
viso
serio
.
«
Povera
la
mia
piccina
!
»
,
disse
Franco
.
«
Povera
donna
Maria
Maironi
senza
quattrini
!
»
Luisa
gli
pose
una
mano
sulla
bocca
.
«
Zitto
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Felici
noi
che
siamo
le
Maironi
senza
quattrini
!
»
Franco
intese
,
e
sull
'
atto
non
replicò
;
ma
poi
,
nell
'
uscir
di
camera
per
andare
in
barca
,
disse
a
sua
moglie
,
dimenticando
una
minaccia
della
nonna
:
«
Non
sarà
sempre
così
»
.
Quell
'
allusione
alle
ricchezze
della
vecchia
marchesa
dispiacque
a
Luisa
.
«
Non
parlarmene
»
,
diss
'
ella
.
«
Quella
roba
non
vorrei
toccarla
con
un
dito
.
»
«
Dico
per
Maria
»
,
osservò
Franco
.
«
Maria
ci
ha
noi
che
possiamo
lavorare
.
»
Franco
tacque
.
Lavorare
!
Anche
quella
lì
era
una
parola
che
gli
mordeva
il
cuore
.
Sapeva
di
condurre
una
vita
oziosa
perché
la
musica
,
la
lettura
,
i
fiori
,
qualche
verso
di
tempo
in
tempo
,
cos
'
erano
se
non
vanità
e
perditempi
?
E
questa
vita
la
conduceva
in
gran
parte
a
carico
d
'
altri
,
perché
,
con
le
sue
mille
lire
austriache
l
'
anno
,
come
avrebbe
vissuto
?
Come
avrebbe
mantenuto
la
sua
famiglia
?
Aveva
preso
la
laurea
ma
senza
cavarne
profitto
alcuno
.
Diffidava
delle
proprie
attitudini
,
si
sentiva
troppo
artista
,
troppo
alieno
dalle
arti
curialesche
,
sapeva
di
non
aver
nelle
vene
sangue
di
forti
lavoratori
.
Non
vedeva
salute
che
in
una
rivoluzione
,
in
una
guerra
,
nella
libertà
della
patria
.
Ah
quando
l
'
Italia
fosse
libera
,
come
la
servirebbe
,
con
che
forza
,
con
che
gioia
!
Queste
poesie
nel
cuore
le
aveva
bene
,
ma
il
proposito
e
la
costanza
di
prepararsi
con
gli
studi
a
un
tale
avvenire
,
no
.
Mentr
'
egli
remava
in
silenzio
scostandosi
dalla
riva
,
Luisa
andava
pensando
come
mai
suo
marito
commiserasse
la
bambina
perché
non
aveva
denari
.
Non
vi
era
contraddizione
tra
la
fede
,
la
pietà
cristiana
di
Franco
e
questo
sentimento
?
Le
vennero
in
mente
le
categorie
del
professor
Gilardoni
.
Franco
credeva
fervidamente
nella
vita
futura
ma
in
fatto
si
attaccava
con
passione
a
tutto
che
la
vita
terrena
ha
di
bello
,
di
buono
e
di
onestamente
piacevole
,
compreso
il
tarocco
,
la
primiera
e
i
buoni
pranzetti
.
Uno
che
osservava
così
scrupolosamente
i
precetti
della
Chiesa
,
che
ci
teneva
tanto
a
mangiar
di
magro
il
venerdì
e
il
sabato
,
a
udire
ogni
domenica
la
spiegazione
del
Vangelo
,
avrebbe
dovuto
conformar
la
propria
vita
molto
più
severamente
all
'
ideale
evangelico
.
Avrebbe
dovuto
temerlo
e
non
desiderarlo
,
il
denaro
.
«
Buona
lagata
!
»
,
gridò
lo
zio
dalla
terrazza
vedendo
il
battello
e
Luisa
seduta
sulla
prora
,
nel
chiaro
di
luna
.
In
faccia
al
nero
Bisgnago
tutta
la
Valsolda
si
spiegava
dal
Niscioree
alla
Caravina
nella
pompa
della
luna
,
tutte
le
finestre
di
Oria
e
di
Albogasio
come
le
arcate
di
Villa
Pasotti
,
come
le
casette
bianche
dei
paeselli
più
lontani
,
Castello
,
Casarico
,
S
.
Mamette
,
Drano
,
parevano
guardare
,
come
ipnotizzate
,
il
grande
occhio
fisso
della
Morta
del
cielo
.
Franco
tirò
i
remi
in
barca
.
«
Canta
»
,
diss
'
egli
.
Luisa
non
aveva
mai
studiato
il
canto
ma
possedeva
una
dolce
voce
di
mezzo
soprano
,
un
orecchio
perfetto
e
cantava
molte
arie
d
'
opera
imparate
da
sua
madre
che
aveva
udito
la
Grisi
,
la
Pasta
,
la
Malibran
durante
l
'
età
d
'
oro
dell
'
opera
italiana
.
Cantò
l
'
aria
di
Anna
Bolena
:
Al
dolce
guidami
Castel
natìo
il
canto
dell
'
anima
,
che
prima
scende
e
si
abbandona
poco
a
poco
,
per
più
dolcezza
,
all
'
amore
,
e
poi
,
abbracciata
con
esso
,
risale
in
uno
slancio
di
desiderio
verso
qualche
alto
lume
lontano
che
tuttavia
manca
alla
sua
felicità
piena
.
Ella
cantava
e
Franco
,
rapito
,
fantasticava
che
aspirasse
ad
essergli
unita
pure
in
quella
parte
superiore
dell
'
anima
che
finora
gli
aveva
sottratta
,
che
aspirasse
a
venir
guidata
da
lui
,
in
questa
perfetta
unione
verso
la
meta
dell
'
ideale
suo
.
E
gli
venivano
le
lagrime
alla
gola
;
e
il
lago
ondulante
e
le
grandi
montagne
tragiche
e
quegli
occhi
delle
cose
fisi
nella
luna
e
la
stessa
luce
lunare
,
tutto
gli
si
riempiva
del
suo
indefinibile
sentimento
,
per
cui
quando
di
là
dalla
spezzata
immagine
dell
'
astro
luccicori
argentei
sfavillarono
un
momento
fin
sotto
il
Bisgnago
,
fin
dentro
il
golfo
ombroso
del
Dòi
,
se
ne
commosse
come
di
arcani
segni
alludenti
a
lui
che
si
facessero
il
lago
e
la
luna
,
mentre
Luisa
compieva
la
frase
:
Ai
verdi
platani
Al
cheto
rio
Che
i
nostri
mormora
Sospiri
ancor
.
La
voce
di
Pasotti
gridò
dalla
terrazza
:
«
Brava
!
»
E
la
voce
dello
zio
:
«
Tarocco
!
»
Nello
stesso
tempo
si
udirono
i
remi
d
'
una
barca
che
veniva
da
Porlezza
,
si
udì
un
fagotto
scimmiottar
l
'
aria
di
Anna
Bolena
.
Franco
,
che
s
'
era
seduto
sulla
poppa
del
suo
battello
,
salto
in
piedi
,
gridò
lietamente
:
«
Ehi
là
!
»
.
Gli
rispose
un
bel
vocione
di
basso
:
Buona
sera
,
Miei
signori
,
Buona
sera
,
Buona
sera
.
Erano
i
suoi
amici
del
lago
di
Como
,
l
'
avvocato
V
.
di
Varenna
e
un
tal
Pedraglio
di
Loveno
,
che
solevano
venire
per
far
della
musica
in
palese
e
della
politica
in
segreto
;
un
segreto
di
cui
Luisa
sola
era
a
parte
.
Anche
dalla
terrazza
si
gridava
:
«
Bene
,
don
Basilio
!
»
.
«
Bravo
il
fagotto
!
»
.
E
negli
intervalli
si
udiva
pure
la
voce
di
un
signore
che
si
schermiva
dal
tarocco
.
«
No
,
no
,
Controllore
gentilissimo
,
xe
tardi
,
no
ghe
stemo
più
,
no
ghe
stemo
propramente
più
!
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
La
me
dispensi
,
no
posso
,
no
posso
;
ingegnere
pregiatissimo
,
me
raccomando
a
Ela
.
»
Lo
fecero
poi
giuocare
,
l
'
ometto
,
con
la
promessa
di
non
passar
le
due
partite
.
Egli
soffiò
molto
e
sedette
al
tavolino
con
l
'
ingegnere
,
Pasotti
e
Pedraglio
.
Franco
sedette
al
piano
e
l
'
avvocato
gli
si
mise
accanto
col
fagotto
.
Fra
Pasotti
e
Pedraglio
,
due
terribili
motteggiatori
,
il
povero
signor
Giacomo
ebbe
una
mezz
'
ora
amara
,
piena
di
tribolazioni
.
Non
gli
lasciavano
un
momento
di
pace
.
«
Come
va
,
sior
Zacomo
?
»
«
Mal
,
mal
.
»
«
Sior
Zacomo
,
non
ci
sono
frati
che
passeggiano
in
pantofole
?
»
«
Gnanca
uno
.
»
«
E
il
toro
?
Come
sta
il
toro
,
sior
Zacomo
?
»
«
La
tasa
,
La
tasa
.
»
«
Maledetto
,
eh
,
quel
toro
,
sior
Zacomo
?
»
«
Maledetissimo
,
sì
signor
.
»
«
E
la
servente
,
sior
Zacomo
?
»
«
Zitto
!
»
,
esclamò
Pasotti
a
questa
impertinente
domanda
di
Pedraglio
.
«
Abbiate
prudenza
.
A
questo
riguardo
il
signor
Zacomo
ha
dei
dispiaceri
da
parte
di
certi
indiscreti
.
»
«
Lassemo
star
,
Controllore
gentilissimo
,
lassemo
star
»
,
interruppe
il
signor
Giacomo
contorcendosi
tutto
,
e
l
'
ingegnere
lo
esortò
a
mandar
i
due
seccatori
al
diavolo
.
«
Come
,
sior
Zacomo
»
,
riprese
Pasotti
,
imperterrito
:
«
non
è
un
indiscreto
quel
piccolo
sacerdote
?
»
.
«
Mi
ghe
digo
aseno
»
,
fremette
il
signor
Giacomo
.
Allora
Pasotti
,
tutto
ridente
e
trionfante
perché
si
trattava
proprio
d
'
una
burla
sua
,
fece
tacere
Pedraglio
che
scoppiava
dalla
curiosità
di
saper
la
storia
e
rimise
in
corso
il
tarocco
.
Franco
e
l
'
avvocato
studiavano
un
pezzo
nuovo
per
piano
e
fagotto
,
pasticciavano
,
si
rifacevan
ogni
momento
da
capo
;
ed
ecco
entrare
in
punta
di
piedi
per
non
guastar
le
loro
melodie
,
la
signora
Peppina
Bianconi
.
Nessuno
s
'
accorse
di
lei
tranne
Luisa
che
se
la
fece
sedere
accanto
,
sul
piccolo
canapè
vicino
al
piano
.
A
Franco
la
signora
Peppina
,
con
la
sua
bontà
cordiale
,
chiacchierona
e
sciocca
,
urtava
i
nervi
;
a
Luisa
no
.
Luisa
le
voleva
bene
ma
stava
in
guardia
per
il
Carlascia
.
La
Peppina
aveva
udito
dal
suo
giardino
quella
canzonetta
«
inscì
bella
,
neh
»
,
e
poi
il
fagotto
,
i
saluti
;
s
'
era
immaginata
che
avrebbero
fatto
musica
e
lei
era
«
inscì
matta
,
neh
»
,
per
la
musica
!
E
poi
c
'
è
quel
signor
avvocato
«
ch
'
el
boffa
denter
in
quel
rob
inscì
polito
!
»
.
E
poi
c
'
è
il
signor
don
Franco
«
parlèmen
nanca
,
con
quèi
diavoi
de
did
!
»
Udir
suonare
il
piano
con
quella
precisione
era
proprio
come
udire
un
organetto
;
e
a
lei
gli
organetti
piacevano
«
inscì
tant
!
»
.
Soggiunse
che
temeva
recar
disturbo
ma
che
suo
marito
l
'
aveva
incoraggiata
.
E
domandò
se
quell
'
altro
signore
di
Loveno
non
suonava
anche
lui
,
se
si
fermavano
un
pezzo
;
osservò
che
dovevano
avere
ambedue
una
gran
passione
per
la
musica
.
«
Aspetta
me
,
birbone
d
'
un
Ricevitore
»
,
pensò
Luisa
e
rimpinzò
sua
moglie
delle
più
comiche
frottole
sulla
melomania
di
Pedraglio
e
dell
'
avvocato
,
infilzandone
tante
più
quanto
più
s
'
irritava
contro
la
gente
odiosa
da
cui
era
forza
salvarsi
a
furia
di
menzogne
.
La
signora
Peppina
le
inghiottì
scrupolosamente
tutte
fino
all
'
ultima
,
accompagnandovi
affettuose
note
di
lieta
meraviglia
:
«
Oh
bell
,
oh
bell
!
»
.
«
Figürèmes
!
»
.
«
Ma
guardee
!
»
.
Poi
,
invece
di
ascoltare
la
diabolica
disputa
del
piano
col
fagotto
,
parlò
del
Commissario
di
Porlezza
e
disse
ch
'
egli
aveva
l
'
intenzione
di
venir
a
vedere
i
fiori
di
don
Franco
.
«
Venga
pure
»
,
fece
Luisa
,
fredda
.
Allora
la
signora
Peppina
,
approfittando
di
un
uragano
che
Franco
e
l
'
amico
suo
facevano
insieme
,
arrischiò
un
discorsetto
intimo
che
guai
se
il
suo
Carlascia
l
'
avesse
udito
;
ma
fortunatamente
il
buon
bestione
dormiva
nel
proprio
letto
col
berretto
da
notte
tirato
sugli
orecchi
.
«
Mi
goo
inscì
mai
piasè
de
sti
car
fior
!
»
,
diss
'
ella
.
Secondo
lei
,
i
Maironi
avrebbero
fatto
bene
ad
accarezzare
un
poco
il
signor
Commissario
.
Era
intimo
della
marchesa
e
guai
se
gli
veniva
il
ticchio
di
farli
tribolare
!
Era
un
uomo
terribile
,
il
Commissario
.
«
El
mè
Carlo
el
baia
un
poo
ma
l
'
è
on
bon
omasc
;
quell
'
alter
là
,
el
baia
minga
,
mah
,
neh
!...»
Per
esempio
,
ella
non
sapeva
niente
,
non
aveva
udito
niente
,
ma
se
quel
signor
avvocato
e
quell
'
altro
signore
fossero
venuti
per
qualche
altra
cosa
invece
che
per
la
musica
e
il
Commissario
venisse
a
saperlo
,
misericordia
!
La
luna
trascinava
i
suoi
splendori
per
il
lago
verso
le
acque
di
ponente
;
il
giuoco
finì
e
il
signor
Giacomo
si
dispose
a
far
accendere
il
suo
lanternino
,
malgrado
le
esclamazioni
di
Pasotti
.
«
Il
lume
,
sior
Zacomo
?
È
matto
?
Il
lume
con
questa
luna
?
»
.
«
Per
servirla
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
.
«
Prima
ghe
xe
quel
maledeto
Pomodoro
da
passar
,
e
po
,
cossa
voria
,
adesso
,
la
luna
!
La
diga
che
la
xe
la
luna
d
'
agosto
,
anca
;
perché
siben
che
semo
de
setembre
,
la
luna
la
xe
d
'
agosto
.
Ben
!
una
volta
,
sì
signor
,
le
lune
d
'
agosto
le
gera
lunazze
,
tanto
fate
,
come
fondi
de
tina
;
adesso
le
xe
lunete
,
buzarete
...
no
,
no
,
no
.
»
E
,
acceso
il
suo
lanternino
,
partì
con
Pasotti
,
accompagnato
fino
al
cancello
del
giardinetto
dall
'
impertinente
Pedraglio
con
le
solite
antifone
sul
toro
e
la
servente
,
si
avviò
verso
gli
antri
di
Oria
,
col
conforto
delle
giaculatorie
di
Pasotti
:
«
gente
maleducata
,
sior
Zacomo
,
gente
villana
!
»
,
giaculatorie
dette
abbastanza
forte
perché
gli
altri
potessero
udire
e
ridere
.
Un
sonoro
sbadiglio
dell
'
ingegnere
mise
in
fuga
la
signora
Peppina
.
Pochi
momenti
dopo
,
preso
il
suo
solito
bicchier
di
latte
,
egli
tolse
commiato
poeticamente
:
Crescono
sul
Parnaso
e
mirti
e
allori
Felicissima
notte
a
lor
signori
.
Anche
i
due
ospiti
chiesero
un
po
'
di
latte
:
e
Franco
che
intese
il
loro
latino
andò
a
pigliare
una
vecchia
bottiglia
del
piccolo
eccellente
vigneto
di
Mainè
.
Quando
ritornò
,
lo
zio
non
c
'
era
più
.
Il
bruno
,
barbuto
avvocato
,
una
quadratura
di
forza
e
di
calma
,
alzò
le
due
mani
,
chiamò
silenziosamente
a
sé
Franco
da
una
parte
,
Luisa
dall
'
altra
e
disse
piano
,
con
la
sua
voce
di
violoncello
,
calda
e
profonda
:
«
Notizie
grosse
»
.
«
Ah
!
»
,
fece
Franco
,
spalancando
gli
occhi
ardenti
.
Luisa
diventò
pallida
e
giunse
le
mani
senza
dir
parola
.
«
Sicuro
»
,
fece
Pedraglio
,
tranquillo
e
serio
.
«
Ci
siamo
.
»
«
Dite
su
,
dite
su
,
dite
su
!
»
,
fremette
Franco
.
Fu
l
'
avvocato
che
rispose
:
«
Abbiamo
l
'
alleanza
del
Piemonte
con
la
Francia
e
l
'
Inghilterra
.
Oggi
la
guerra
alla
Russia
,
domani
la
guerra
all
'
Austria
.
Volete
altro
?
»
Franco
abbracciò
di
slancio
,
con
un
singulto
,
i
suoi
amici
I
tre
stettero
abbracciati
in
silenzio
,
palpitando
,
stringendosi
forte
,
nella
ebbrezza
della
magica
parola
:
guerra
.
Franco
non
si
accorgeva
di
avere
ancora
la
bottiglia
in
mano
.
Gliela
tolse
Luisa
;
egli
allora
si
staccò
impetuoso
dagli
altri
due
e
cacciatosi
fra
loro
a
braccia
aperte
,
li
trascinò
via
per
la
vita
come
una
valanga
,
li
portò
in
loggia
ripetendo
:
«
Contate
,
contate
,
contate
»
.
Colà
,
chiuso
per
prudenza
l
'
uscio
a
vetri
che
mette
sulla
terrazza
,
l
'
avvocato
e
Pedraglio
misero
fuori
il
loro
prezioso
segreto
.
Una
signora
inglese
villeggiante
a
Bellagio
,
fervente
amica
dell
'
Italia
,
aveva
ricevuto
da
un
'
altra
signora
,
cugina
di
sir
James
Hudson
,
ministro
d
'
Inghilterra
a
Torino
,
una
lettera
di
cui
l
'
avvocato
possedeva
la
traduzione
.
La
lettera
diceva
ch
'
erano
in
corso
a
Torino
,
a
Parigi
e
a
Londra
segretissime
pratiche
per
avere
la
cooperazione
armata
del
Piemonte
in
Oriente
,
che
la
cosa
era
in
massima
decisa
fra
i
tre
Gabinetti
,
che
restavano
solamente
a
risolvere
alcuna
difficoltà
di
forma
perché
il
conte
di
Cavour
esigeva
i
maggiori
riguardi
alla
dignità
del
suo
paese
;
che
a
Torino
si
era
certi
di
ricevere
al
più
tardi
in
dicembre
l
'
invito
ufficiale
delle
Potenze
occidentali
per
accedere
puramente
e
semplicemente
al
trattato
del
10
aprile
1854
.
Si
affermava
persino
che
il
corpo
di
spedizione
sarebbe
comandato
da
S
.
A
.
R
.
il
duca
di
Genova
.
V
.
leggeva
,
e
Franco
teneva
stretta
la
mano
di
sua
moglie
.
Poi
volle
leggere
egli
stesso
e
dopo
lui
lesse
Luisa
.
«
Ma
!
»
,
diss
'
ella
.
«
La
guerra
all
'
Austria
?
Come
?
»
«
Ma
sicuro
!
»
,
fece
l
'
avvocato
.
«
Vuole
che
Cavour
mandi
il
duca
di
Genova
e
quindici
o
ventimila
uomini
a
battersi
per
i
turchi
se
non
ha
in
pugno
la
guerra
all
'
Austria
?
La
signora
crede
che
non
passerà
un
anno
.
»
Franco
scosse
i
pugni
in
aria
con
un
fremito
di
tutta
la
persona
.
«
Viva
Cavour
»
,
sussurrò
Luisa
.
«
Ah
!
»
,
fece
l
'
avvocato
.
«
Demostene
non
avrebbe
potuto
lodar
il
conte
con
efficacia
maggiore
.
»
Gli
occhi
di
Franco
s
'
empirono
di
lagrime
.
«
Sono
uno
stupido
»
,
diss
'
egli
.
«
Cosa
volete
che
vi
dica
?
»
Pedraglio
domandò
a
Luisa
dove
diavolo
avesse
cacciata
la
bottiglia
.
Luisa
sorrise
,
uscì
e
ritornò
subito
col
vino
e
i
bicchieri
.
«
Al
conte
di
Cavour
!
»
,
disse
Pedraglio
,
sottovoce
.
Tutti
alzarono
il
bicchiere
ripetendo
:
«
al
conte
di
Cavour
!
»
e
bevvero
;
anche
Luisa
che
non
beveva
mai
.
Pedraglio
si
versò
dell
'
altro
vino
e
sorse
in
piedi
.
«
Alla
guerra
!
»
,
diss
'
egli
.
Gli
altri
tre
si
alzarono
di
slancio
impugnando
il
bicchiere
silenziosamente
,
troppo
commossi
per
poter
parlare
.
«
Bisogna
andarci
tutti
!
»
,
disse
Pedraglio
.
«
Tutti
!
»
,
ripeté
Franco
.
Luisa
lo
baciò
con
impeto
,
sulla
spalla
.
Suo
marito
le
afferrò
il
capo
a
due
mani
,
le
stampò
un
bacio
sui
capelli
.
Una
delle
finestre
verso
il
lago
era
spalancata
.
Si
udì
,
nel
silenzio
che
seguì
quel
bacio
,
un
batter
misurato
di
remi
.
«
Finanza
»
,
sussurrò
Franco
.
Mentre
la
lancia
delle
guardie
di
finanza
passava
sotto
la
finestra
,
Pedraglio
fece
«
maledetti
porci
!
»
così
forte
che
gli
altri
zittirono
.
La
lancia
passò
.
Franco
mise
il
capo
alla
finestra
.
Faceva
fresco
,
la
luna
scendeva
verso
i
monti
di
Carona
,
rigando
il
lago
di
una
lunga
striscia
dorata
.
Che
strano
senso
faceva
contemplar
quella
romita
quiete
con
l
'
idea
d
'
una
gran
guerra
vicina
!
Le
montagne
,
scure
e
tristi
,
parevano
pensare
al
formidabile
avvenire
.
Franco
chiuse
la
finestra
e
la
conversazione
ricominciò
sommessa
,
intorno
al
tavolino
.
Ciascuno
faceva
le
proprie
supposizioni
sugli
avvenimenti
futuri
,
e
tutti
ne
parlavano
come
di
un
dramma
il
cui
manoscritto
fosse
già
pronto
fino
all
'
ultimo
verso
,
con
i
punti
e
le
virgole
,
nella
scrivania
del
conte
di
Cavour
.
V
.
,
bonapartista
,
vedeva
chiaro
che
Napoleone
intendeva
vendicar
lo
zio
demolendo
uno
ad
uno
i
membri
della
Santa
Alleanza
:
oggi
la
Russia
,
domani
l
'
Austria
.
Invece
Franco
,
diffidentissimo
dell
'
imperatore
,
attribuiva
l
'
alleanza
sarda
al
buon
volere
dell
'
Inghilterra
,
ma
riconosceva
che
,
appena
proclamata
quest
'
alleanza
,
l
'
Austria
,
sacrificando
i
suoi
interessi
ai
principii
e
agli
odii
si
sarebbe
schierata
con
la
Russia
,
per
cui
Napoleone
sarebbe
stato
costretto
di
combatterla
.
«
Sentite
»
,
disse
sua
moglie
,
«
io
invece
ho
paura
che
l
'
Austria
si
metta
dalla
stessa
parte
del
Piemonte
.
»
«
Impossibile
»
,
fece
l
'
avvocato
.
Franco
si
sgomentò
,
ammirando
la
finezza
dell
'
osservazione
,
ma
Pedraglio
esclamò
:
«
Off
!
Sti
zurucch
chì
hin
trop
asen
per
fà
ona
balossada
compagna
!
»
e
l
'
argomento
parve
decisivo
,
nessuno
ci
pensò
più
,
salvo
Luisa
.
Si
misero
a
discorrere
di
piani
di
campagna
,
di
piani
d
'
insurrezione
;
ma
qui
non
andavano
d
'
accordo
.
V
.
conosceva
gli
uomini
e
le
montagne
del
lago
di
Como
come
forse
nessun
altro
,
da
Colico
a
Como
e
a
Lecco
.
E
dappertutto
,
lungo
il
lago
,
nella
Val
Menaggio
,
nella
Vall
'
Intelvi
,
nella
Valsassina
,
nelle
Tre
Pievi
aveva
gente
devota
,
pronta
magari
a
menar
le
mani
a
un
cenno
del
«
scior
avocàt
»
.
Egli
e
Franco
credevano
utile
qualunque
movimento
insurrezionale
che
valesse
a
distrarre
anche
una
menoma
parte
delle
forze
austriache
.
Invece
Luisa
e
Pedraglio
erano
del
parere
che
tutti
gli
uomini
validi
dovessero
ingrossare
i
battaglioni
piemontesi
.
«
Faremo
la
rivoluzione
noi
donne
»
,
disse
Luisa
con
la
sua
serietà
canzonatoria
.
«
Io
,
per
parte
mia
,
butterò
nel
lago
il
Carlascia
.
»
Discorrevano
sempre
sottovoce
,
con
una
elettricità
in
corpo
che
dava
luce
per
gli
occhi
e
scosse
per
i
nervi
,
assaporando
il
parlar
sommesso
con
le
porte
e
le
finestre
chiuse
,
il
pericolo
di
avere
quella
lettera
,
la
vita
ardente
che
si
sentivano
nel
sangue
,
le
parole
alcooliche
a
cui
tornavano
ogni
momento
.
Piemonte
,
guerra
,
Cavour
,
duca
di
Genova
,
Vittorio
Emanuele
,
cannoni
,
bersaglieri
.
«
Sapete
che
ore
sono
?
»
,
disse
Pedraglio
guardando
l
'
orologio
«
Le
dodici
e
mezzo
!
Andiamo
a
letto
.
»
Luisa
uscì
a
prendere
delle
candele
e
le
accese
,
stando
in
piedi
;
nessuno
si
mosse
e
sedette
anche
lei
.
Allo
stesso
Pedraglio
,
quando
vide
le
candele
accese
,
passò
la
voglia
di
andar
a
letto
.
«
Un
bel
Regno
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Piemonte
»
,
disse
Franco
,
«
Lombardo
-
Veneto
,
Parma
e
Modena
.
»
«
E
Legazioni
»
,
fece
V
.
Altra
discussione
.
Tutti
le
avrebbero
volute
le
Legazioni
,
specialmente
l
'
avvocato
e
Luisa
;
ma
Franco
e
Pedraglio
avevano
paura
di
toccarle
,
temevano
di
suscitare
difficoltà
.
Si
riscaldarono
tanto
che
l
'
allegro
Pedraglio
invitò
i
suoi
compagni
a
gridare
sottovoce
:
«
Vosèe
adasi
,
fioeu
!
»
.
Allora
fu
V
.
che
propose
di
andare
a
letto
.
Prese
in
mano
la
candela
ma
senza
alzarsi
.
«
Corpo
di
Bacco
!
»
,
diss
'
egli
,
non
sapeva
bene
se
in
forma
di
conclusione
o
di
esordio
.
In
fatto
aveva
una
gran
voglia
di
parlare
,
di
sentir
parlare
,
e
non
sapeva
cosa
trovar
di
nuovo
.
«
Proprio
corpo
di
Bacco
!
»
,
esclamò
Franco
ch
'
era
nelle
stesse
condizioni
.
Seguì
un
silenzio
alquanto
lungo
.
Finalmente
Pedraglio
disse
:
«
Dunque
?
»
,
e
si
alzò
.
«
Andiamo
?
»
,
fece
Luisa
avviandosi
per
la
prima
.
«
E
il
nome
?
»
,
chiese
l
'
avvocato
.
Tutti
si
fermarono
.
«
Che
nome
?
»
«
Il
nome
del
nuovo
Regno
.
»
Franco
posò
subito
la
candela
.
«
Bravo
»
,
diss
'
egli
,
«
il
nome
!
»
,
come
se
fosse
una
cosa
da
decidere
prima
di
andare
a
letto
.
Nuova
discussione
.
Piemonte
?
Cisalpino
?
Alta
Italia
?
Italia
?
Luisa
posò
presto
la
candela
anche
lei
,
e
Pedraglio
,
perché
gli
altri
non
volevano
passargli
il
suo
Italia
,
la
posò
pure
.
Però
siccome
il
dibattito
andava
troppo
per
le
lunghe
,
riprese
la
candela
e
corse
via
ripetendo
:
«
Italia
,
Italia
,
Italia
,
Italia
!
»
senz
'
ascoltar
i
«
zitto
»
e
i
richiami
degli
altri
che
lo
seguivano
in
punta
di
piedi
.
Si
fermarono
ancora
tutti
a
piè
della
scala
che
Pedraglio
e
l
'
avvocato
dovevano
salire
per
andare
a
letto
,
e
si
diedero
la
felice
notte
.
Luisa
entrò
nella
vicina
camera
dell
'
alcova
;
Franco
restò
a
veder
salire
i
suoi
amici
.
«
Ehi
!
»
,
diss
'
egli
a
un
tratto
.
Voleva
parlar
loro
dal
basso
ma
poi
pensò
invece
di
raggiungerli
.
«
E
se
si
perde
?
»
,
sussurrò
.
L
'
avvocato
si
contentò
d
'
uno
sdegnoso
«
off
!
»
ma
Pedraglio
voltandosi
come
una
iena
afferrò
Franco
per
il
collo
.
Si
dibatterono
ridendo
sul
pianerottolo
della
scala
e
poi
«
addio
!
»
,
Pedraglio
corse
su
e
Franco
precipitò
abbasso
.
Sua
moglie
lo
aspettava
ferma
in
mezzo
alla
camera
,
guardando
l
'
uscio
.
Appena
lo
vide
entrare
gli
andò
,
grave
,
incontro
,
lo
abbracciò
stretto
stretto
,
e
quando
egli
,
passati
alcuni
momenti
,
fece
dolcemente
atto
di
sciogliersi
,
raddoppiò
la
stretta
,
sempre
in
silenzio
.
Franco
,
allora
,
intese
.
Ella
lo
abbracciava
adesso
come
lo
aveva
impetuosamente
baciato
prima
,
quando
si
era
parlato
di
andar
tutti
alla
guerra
.
Strinse
egli
pure
le
tempie
di
lei
fra
le
mani
,
le
baciò
,
le
ribaciò
i
capelli
e
disse
dolcemente
:
«
Cara
,
pensa
che
gran
cosa
,
dopo
,
questa
Italia
!
»
.
«
Oh
sì
!
»
,
diss
'
ella
.
Alzò
il
viso
al
viso
di
suo
marito
,
gli
offerse
le
labbra
.
Non
piangeva
ma
gli
occhi
erano
un
poco
umidi
.
Vedersi
guardar
così
,
sentirsi
baciar
così
da
quella
creatura
briosa
e
fiera
valeva
bene
alcuni
anni
di
vita
,
perché
mai
mai
ella
non
era
stata
con
lui
,
nella
tenerezza
,
così
umile
.
«
Allora
»
,
diss
'
ella
,
«
non
resteremo
più
in
Valsolda
.
Tu
dovrai
lavorare
come
cittadino
,
non
è
vero
?
»
«
Sì
,
sì
,
certo
!
»
Si
misero
a
discorrere
con
gran
zelo
,
l
'
una
e
l
'
altro
,
di
quel
che
avrebbero
fatto
dopo
la
guerra
,
come
per
allontanar
la
idea
di
una
possibilità
terribile
.
Luisa
si
sciolse
i
capelli
e
andò
a
guardar
Maria
nel
suo
lettino
.
La
bimba
si
era
prima
,
forse
,
svegliata
e
s
'
era
posto
in
bocca
un
ditino
che
poi
pian
piano
,
tornando
il
sonno
,
n
'
era
scivolato
fuori
.
Ora
dormiva
con
la
bocca
aperta
e
il
ditino
sul
mento
.
«
Vieni
,
Franco
»
,
disse
sua
madre
.
Si
piegarono
ambedue
sul
lettino
.
Il
visetto
di
Maria
aveva
una
soavità
di
paradiso
.
Marito
e
moglie
stettero
a
guardarla
in
silenzio
e
si
rialzarono
poi
commossi
,
non
ripresero
il
discorso
interrotto
.
Ma
quando
furono
a
letto
ed
ebbero
spento
il
lume
,
Luisa
mormorò
sulla
bocca
di
suo
marito
:
«
Se
viene
quel
giorno
,
tu
vai
;
ma
vado
anch
'
io
»
.
E
non
gli
permise
di
rispondere
.
3
.
Con
i
guanti
Pasotti
,
per
far
la
burla
più
completa
,
rimproverò
sua
moglie
di
avere
riferito
al
signor
Giacomo
il
discorso
di
don
Giuseppe
circa
la
convenienza
di
quel
tale
matrimonio
.
La
povera
sorda
cadde
dalle
nuvole
,
non
sapeva
né
di
discorsi
né
di
matrimoni
,
protestò
ch
'
era
una
calunnia
,
scongiurò
suo
marito
di
non
crederci
,
si
disperò
,
quasi
,
perché
il
Controllore
mostrava
conservar
un
sospetto
.
Il
maligno
uomo
si
preparava
un
divertimento
squisito
;
dire
al
signor
Giacomo
e
a
don
Giuseppe
che
sua
moglie
desiderava
rimediare
al
mal
fatto
e
metter
pace
,
farli
trovare
tutti
e
tre
insieme
a
casa
sua
,
star
ad
ascoltare
dietro
un
uscio
la
deliziosa
scena
che
seguirebbe
fra
il
signor
Giacomo
irritato
,
don
Giuseppe
atterrito
,
la
Barborin
addolorata
e
sorda
.
Ma
il
disegno
gli
fallì
perché
sua
moglie
non
poté
stare
alle
mosse
e
corse
al
«
Palazz
»
a
giustificarsi
.
Ella
trovò
don
Giuseppe
e
la
Maria
in
uno
stato
di
agitazione
straordinaria
.
Era
capitato
loro
qualche
cosa
di
grosso
che
la
Maria
avrebbe
voluto
dire
e
don
Giuseppe
no
.
Cedette
il
padrone
a
patto
che
la
Maria
non
gridasse
,
che
si
facesse
intendere
a
segni
.
Trovando
contrasto
anche
su
questa
condizione
,
diventò
addirittura
,
nella
sua
prudenza
,
furibondo
e
la
serva
non
insistette
.
Siccome
era
corsa
voce
d
'
un
caso
di
colèra
a
Lugano
nella
persona
d
'
un
tale
venuto
da
Milano
,
dove
il
male
c
'
era
,
don
Giuseppe
aveva
subito
disposto
che
le
provviste
per
cucina
si
facessero
a
Porlezza
invece
che
a
Lugano
;
e
ne
aveva
incaricato
il
Giacomo
Panighèt
,
il
postino
che
portava
le
lettere
in
Valsolda
non
tre
volte
il
giorno
,
come
ora
si
portano
,
ma
due
volte
la
settimana
,
com
'
era
la
beata
consuetudine
del
piccolo
mondo
antico
.
Ora
,
cinque
minuti
prima
che
venisse
la
signora
Pasotti
,
il
Giacomo
Panighèt
aveva
portato
il
solito
canestro
e
nel
canestro
s
'
era
trovata
,
sotto
i
cavoli
,
una
letterina
diretta
a
don
Giuseppe
.
Diceva
così
:
Lei
che
giuoca
a
primiera
con
don
Franco
Maironi
,
lo
avverta
che
l
'
aria
di
Lugano
è
molto
migliore
di
quella
di
Oria
.
Tivano
La
Maria
mostrò
silenziosamente
alla
Pasotti
il
canestro
ancora
pieno
,
le
rappresentò
con
una
mimica
efficace
la
scoperta
della
lettera
,
gliela
diede
a
leggere
.
Appena
la
sorda
ebbe
letto
incominciò
una
bizzarra
,
indescrivibile
azione
muta
di
tutti
e
tre
.
La
Maria
e
don
Giuseppe
rappresentavano
a
furia
di
gesti
e
di
occhiacci
la
loro
sorpresa
e
il
loro
terrore
;
la
Pasotti
,
tra
sgomenta
e
smarrita
,
li
guardava
a
bocca
aperta
,
col
foglio
in
mano
,
come
se
avesse
capito
;
in
fatto
capiva
solamente
che
la
lettera
doveva
essere
spaventosa
.
Ebbe
un
lampo
,
tese
il
foglio
a
don
Giuseppe
con
la
sinistra
,
puntando
l
'
indice
della
destra
sulla
parola
Franco
,
incrocio
quindi
i
polsi
con
una
mimica
interrogativa
;
e
poiché
i
due
,
riconosciuta
la
figura
delle
manette
,
si
sbracciavano
a
far
di
sì
col
capo
,
diede
in
ismanie
per
l
'
affezione
grande
che
portava
a
Luisa
e
,
senza
curarsi
più
del
suo
proprio
affare
,
spiegò
per
segni
,
come
se
anche
gli
altri
due
fossero
stati
sordi
,
che
sarebbe
corsa
subito
a
Oria
,
da
don
Franco
,
e
gli
avrebbe
recato
lo
scritto
.
Si
cacciò
la
carta
in
tasca
e
prese
la
corsa
senza
quasi
salutare
né
don
Giuseppe
né
la
Maria
che
si
provarono
inutilmente
,
mezzo
spiritati
,
di
afferrarla
,
di
trattenerla
,
di
raccomandarle
ogni
precauzione
possibile
.
Ella
sgusciò
loro
di
mano
e
si
mise
a
trottare
,
scuotendo
il
suo
alto
cappellone
,
trascinando
per
terra
la
sua
vecchia
sottana
grigia
,
verso
Oria
,
dove
arrivò
tutta
scalmanata
,
con
la
testa
piena
di
gendarmi
,
di
perquisizioni
,
d
'
arresti
,
di
terrori
e
di
pianti
.
Salì
le
scale
del
giardinetto
Ribera
,
entrò
difilata
in
sala
,
vide
gente
,
riconobbe
il
Ricevitore
e
l
'
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
,
si
sgomentò
dubitando
che
fossero
lì
per
il
terribile
colpo
,
ma
vide
pure
la
signora
Bianconi
,
il
signor
Giacomo
Puttini
e
respirò
.
Il
Commissario
,
seduto
al
posto
d
'
onore
,
sul
canapè
grande
,
presso
l
'
ingegnere
in
capo
,
parlava
molto
,
con
grande
facilità
e
brio
,
guardando
di
preferenza
Franco
come
se
Franco
fosse
il
solo
per
il
quale
valesse
la
pena
di
spendere
fiato
e
spirito
.
Franco
stava
in
una
poltrona
,
muto
,
ingrugnato
quale
chi
sta
in
casa
altrui
e
sente
un
puzzo
che
non
può
convenientemente
fuggire
né
maledire
.
Si
discorreva
della
campagna
di
Crimea
e
il
Commissario
magnificava
il
piano
degli
alleati
di
attaccare
il
colosso
in
un
punto
vitale
per
le
sue
ambizioni
,
parlava
della
barbarie
russa
e
persino
dell
'
Autocrata
in
modo
da
far
rabbrividire
Franco
per
il
timore
di
un
'
alleanza
anglo
-
franco
-
austriaca
e
da
far
strabiliare
il
Carlascia
che
aveva
le
idee
del
1849
e
vedeva
nello
Czar
un
grosso
amicone
di
casa
.
«
E
Lei
,
signor
primo
deputato
politico
»
,
disse
il
Commissario
volgendo
il
suo
giallastro
sorriso
ironico
al
signor
Giacomo
,
«
cosa
ne
dice
Lei
?
»
Il
signor
Giacomo
batté
gli
occhietti
e
,
palpatesi
alquanto
le
ginocchia
,
rispose
:
«
Mi
,
signor
Commissario
riveritissimo
,
de
Russia
né
de
Franza
né
de
Inghilterra
no
me
ne
intendo
e
no
me
ne
intrigo
.
Lasso
che
i
se
la
despàta
.
Ma
mi
,
ghe
digo
la
verità
,
me
fa
pecà
el
poro
can
del
Papuzza
.
Lü
xe
quieto
come
un
polesin
e
questi
ghe
fà
momò
:
lü
no
ciama
agiuto
e
quei
core
in
zinquanta
a
giutarlo
,
e
intanto
i
ghe
xe
adosso
tuti
,
e
magna
che
te
magna
,
el
poro
Papuzza
,
sia
ch
'
el
vinza
,
sia
ch
'
el
perda
,
el
me
resta
in
camisa
»
.
Con
questo
nomignolo
di
Papuzza
(
babbuccia
)
,
il
signor
Giacomo
designava
venetamente
il
Turco
.
Era
la
personificazione
della
Turchia
in
un
turco
ideale
,
con
tanto
di
turbante
,
di
barba
,
di
pancia
e
di
babbucce
.
Nella
sua
qualità
di
uomo
pacifico
e
di
semi
-
libero
pensatore
,
il
Puttini
aveva
un
debole
per
il
pigro
,
placido
e
bonario
Papuzza
.
«
Stia
tranquillo
»
,
disse
ridendo
il
Commissario
.
«
Il
suo
amico
Papuzza
se
la
caverà
benone
.
Siamo
amici
di
Papuzza
anche
noi
e
non
lo
lasceremo
mutilare
né
svenare
.
»
Franco
non
si
tenne
dal
brontolare
con
tanto
di
cipiglio
:
«
Sarebbe
però
una
bella
ingratitudine
verso
la
Russia
!
»
Il
Commissario
tacque
,
e
la
signora
Peppina
propose
,
con
un
tatto
insolito
,
di
andare
a
vedere
i
fiori
.
«
Meglio
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
assai
contento
che
si
troncasse
quel
dialogo
.
Nel
passar
della
sala
nel
giardinetto
,
il
Commissario
prese
familiarmente
il
braccio
di
Franco
e
gli
disse
all
'
orecchio
:
«
Ha
ragione
,
sa
,
dell
'
ingratitudine
,
ma
certe
cose
noi
impiegati
non
le
possiamo
dire
»
.
Franco
,
a
cui
il
tocco
della
Imperial
Regia
mano
bruciava
,
fu
sorpreso
di
questa
uscita
.
Se
colui
avesse
avuto
una
faccia
più
italiana
,
gli
avrebbe
creduto
;
con
quella
faccia
calmucca
non
gli
credette
e
lasciò
cader
il
discorso
.
Lo
ripigliò
l
'
altro
,
sottovoce
,
affacciandosi
alla
ringhiera
verso
il
lago
e
fingendo
di
guardar
il
ficus
repens
che
veste
la
muraglia
.
«
Si
guardi
anche
Lei
»
,
diss
'
egli
,
«
da
certe
parole
.
C
'
è
delle
bestie
che
possono
interpretar
male
.
»
E
accennò
leggermente
col
capo
al
Ricevitore
.
«
Se
ne
guardi
,
se
ne
guardi
!
»
«
Grazie
»
,
rispose
Franco
,
asciutto
,
«
ma
non
credo
che
avrò
bisogno
di
guardarmi
.
»
«
Non
si
sa
,
non
si
sa
,
non
si
sa
»
,
sussurrò
il
Commissario
,
e
toltosi
di
là
,
andò
,
seguito
da
Franco
,
dove
il
Ricevitore
e
l
'
ingegnere
discorrevano
di
tinche
presso
la
scaletta
che
scende
al
secondo
ripiano
del
giardinetto
.
Lì
presso
c
'
era
il
famoso
vaso
rosso
di
gelsomini
.
«
Questo
rosso
sta
male
,
signor
Maironi
»
,
disse
il
bestione
ex
abrupto
,
e
diede
un
colpo
all
'
aria
con
la
mano
come
per
dire
«
via
!
»
.
In
quel
momento
Luisa
si
affacciò
al
giardino
dalla
sala
e
chiamò
suo
marito
.
Il
Commissario
si
voltò
al
suo
zelante
accolito
e
gli
disse
bruscamente
:
«
Lasci
stare
!
»
La
Pasotti
partiva
e
voleva
salutare
Franco
.
Questi
desiderava
farla
uscire
per
il
giardino
ma
ella
,
volendo
evitare
le
cerimonie
con
quegli
altri
signori
,
preferì
di
scender
per
la
scala
interna
e
Franco
l
'
accompagnò
fino
alla
porta
di
strada
,
ch
'
era
aperta
.
Con
suo
grande
stupore
,
la
Pasotti
,
invece
di
uscire
,
chiuse
la
porta
e
si
mise
a
fargli
una
mimica
concitata
,
affatto
inintelligibile
,
accompagnandola
di
sospiri
tronchi
e
di
stralunamenti
d
'
occhi
:
dopo
di
che
si
levò
di
tasca
una
lettera
e
gliela
porse
.
Franco
lesse
,
si
strinse
nelle
spalle
e
intascò
la
carta
.
Poi
,
siccome
la
Pasotti
consigliava
,
con
la
sua
mimica
disperata
,
fuga
fuga
,
Lugano
Lugano
,
la
rassicurò
con
un
gesto
sorridendo
.
Colei
gli
afferrò
ancora
una
volta
le
mani
,
scosse
ancora
con
un
fremito
di
supplica
,
il
cappellone
inclinato
a
destra
e
i
due
lunghi
riccioli
neri
.
Poi
spalancò
gli
occhi
,
porse
le
labbra
in
fuori
quanto
poté
,
si
calcò
l
'
indice
sul
naso
nel
segno
del
silenzio
.
«
Anca
con
Pasott
!
»
,
diss
'
ella
;
e
furono
le
sole
sue
parole
durante
tutta
questa
spiegazione
;
dopo
le
quali
scappò
.
Franco
risalì
le
scale
,
pensando
ai
casi
suoi
.
Poteva
essere
un
falso
allarme
,
poteva
essere
una
cosa
seria
.
Ma
perché
mai
lo
si
sarebbe
arrestato
?
Cercò
di
ricordare
se
avesse
in
casa
qualche
cosa
di
compromettente
e
non
trovò
nulla
.
Pensò
ad
una
perfidia
della
nonna
ma
cacciò
subito
quest
'
idea
,
se
ne
rimproverò
e
rimise
ogni
decisione
a
più
tardi
,
quando
avrebbe
parlato
a
sua
moglie
.
Ritornò
nel
giardinetto
dove
il
Commissario
,
appena
lo
vide
,
gli
chiese
di
mostrargli
certe
dalie
che
la
signora
Peppina
vantava
.
Udito
che
le
dalie
erano
nell
'
orto
,
propose
a
Franco
di
accompagnarvelo
.
Potevano
andar
soli
;
tanto
,
gli
altri
erano
profani
.
Franco
accettò
.
Il
contegno
di
quel
piccolo
birro
inguantato
già
pareva
molto
strano
;
avrebbe
pur
voluto
capire
se
potesse
in
qualche
modo
accordarsi
con
l
'
avvertimento
misterioso
.
«
Senta
,
signor
Maironi
»
,
disse
risolutamente
il
Commissario
quando
Franco
ebbe
chiuso
dietro
a
sé
l
'
uscio
dell
'
orto
.
«
Le
voglio
dire
una
parola
.
»
Franco
,
che
stava
scendendo
i
due
scalini
appoggiati
alla
soglia
della
porta
,
si
fermò
e
aggrottò
le
sopracciglia
.
«
Venga
qua
!
»
,
soggiunse
l
'
altro
,
imperioso
.
«
Ciò
che
sto
per
fare
è
forse
contro
il
mio
dovere
ma
lo
faccio
egualmente
.
Sono
troppo
amico
della
signora
marchesa
Sua
nonna
per
non
farlo
.
Lei
corre
un
gravissimo
pericolo
.
»
«
Io
?
»
,
disse
Franco
,
freddamente
.
«
Quale
?
»
Franco
aveva
rapida
e
sicura
l
'
intuizione
del
pensiero
altrui
.
Le
parole
del
Commissario
si
accordavano
bene
con
quelle
portategli
dalla
Pasotti
;
pure
egli
sentì
,
in
quel
momento
,
che
il
piccolo
birro
aveva
un
tradimento
nel
cuore
.
«
Quale
?
»
,
rispose
costui
.
«
Mantova
!
»
Franco
udì
senza
batter
ciglio
il
formidabile
nome
,
sinonimo
di
segrete
e
di
forche
.
«
Io
non
posso
aver
paura
di
Mantova
»
,
diss
'
egli
.
«
Non
ho
fatto
nulla
per
andar
a
Mantova
.
»
«
Eppure
!
»
«
Di
che
cosa
mi
accusano
?
»
,
ripeté
Franco
.
«
Questo
lo
sentirà
se
resta
qui
»
,
rispose
il
Commissario
,
pigiando
sulle
ultime
parole
.
«
E
adesso
vediamo
le
dalie
.
»
«
Non
ho
fatto
nulla
»
,
tornò
a
dire
Franco
.
«
Non
mi
muovo
.
»
«
Vediamo
queste
dalie
,
vediamo
queste
dalie
!
»
,
insistette
il
Commissario
.
Parve
a
Franco
che
avrebbe
dovuto
ringraziar
quell
'
uomo
e
non
poté
farlo
.
Gli
mostrò
i
suoi
fiori
con
quel
tanto
di
cortesia
che
occorreva
,
con
perfetta
tranquillità
;
e
lo
ricondusse
dall
'
orto
in
casa
,
discorrendo
di
non
so
qual
professore
Maspero
,
di
non
so
qual
segreto
per
combattere
l
'
oïdium
.
In
sala
si
discorreva
di
un
altro
peggiore
oïdium
.
La
signora
Peppina
aveva
in
corpo
una
terribile
paura
del
colèra
.
Riconosceva
,
sì
,
che
il
colèra
ammoniva
ogni
buon
cristiano
di
mettersi
in
grazia
di
Dio
e
che
quando
si
è
in
grazia
di
Dio
è
una
fortuna
di
andar
all
'
altro
mondo
:
«
Ma
però
,
anca
la
pell
,
neh
!
Quella
cara
pelascia
!
A
pensà
che
l
'
è
domà
vüna
!
»
.
«
Il
colèra
»
,
disse
Luisa
,
«
se
avesse
giudizio
,
potrebbe
fare
bellissime
cose
;
ma
non
ne
ha
.
»
«
Vede
»
,
sussurrò
alla
signora
Peppina
,
mentre
il
Biancòn
si
alzava
per
andare
incontro
al
Commissario
di
ritorno
con
Franco
,
«
il
colèra
è
capace
di
portar
via
Lei
e
di
lasciar
qui
Suo
marito
.
»
A
questa
uscita
stravagante
la
signora
Peppina
ebbe
un
sussulto
di
spavento
,
fece
«
Esüsmaria
!
»
e
poi
capì
di
essersi
tradita
,
di
non
aver
mostrato
per
il
suo
Carlascia
quella
tenerezza
di
cui
parlava
sempre
,
afferrò
il
ginocchio
della
sua
vicina
e
si
piegò
a
dirle
sottovoce
,
rossa
come
un
papavero
:
«
Citto
,
citto
,
citto
!
»
Ma
Luisa
non
badava
più
a
lei
;
un
'
occhiata
di
Franco
le
aveva
detto
ch
'
era
successo
qualche
cosa
.
Partita
tutta
quella
gente
,
lo
zio
Piero
si
mise
a
leggere
la
Gazzetta
di
Milano
e
Luisa
disse
a
suo
marito
:
«
Sono
le
tre
,
andiamo
a
svegliar
Maria
»
.
Quando
fu
con
lui
nella
camera
dell
'
alcova
,
invece
di
aprir
le
imposte
,
gli
domandò
cosa
fosse
accaduto
.
Franco
le
raccontò
tutto
,
dal
biglietto
della
Pasotti
allo
strano
contegno
,
alla
strana
confidenza
del
Commissario
.
Luisa
lo
ascoltò
molto
seria
ma
senza
dar
segno
di
timore
.
Esaminò
il
biglietto
misterioso
.
Ella
e
Franco
sapevano
che
fra
gli
agenti
governativi
di
Porlezza
v
'
era
un
galantuomo
il
quale
nel
1849
e
nel
1850
aveva
salvato
parecchi
patrioti
avvertendoli
segretamente
;
ma
sapevano
pure
che
quel
galantuomo
là
non
conosceva
l
'
ortografia
né
la
grammatica
.
Il
biglietto
portato
dalla
Pasotti
era
correttissimo
.
Quanto
al
Commissario
,
si
sapeva
che
era
uno
dei
più
tristi
e
maligni
arnesi
del
Governo
.
Luisa
approvò
la
risposta
di
suo
marito
.
«
Giurerei
che
ti
vogliono
far
partire
»
,
diss
'
ella
.
Franco
lo
pensava
pure
ma
senza
trovarne
un
ragionevole
perché
.
Luisa
ne
aveva
bene
in
mente
uno
,
suggeritole
dal
suo
disprezzo
per
la
nonna
.
Il
Commissario
era
un
buon
amico
della
nonna
,
l
'
aveva
detto
egli
stesso
per
un
raffinamento
,
secondo
lei
,
di
astuzia
.
Nel
guanto
del
Commissario
vi
era
l
'
artiglio
della
nonna
.
Non
Franco
solo
ma
tutti
si
volevano
colpire
;
e
si
volevano
colpire
nella
persona
di
colui
che
sosteneva
la
famiglia
con
le
proprie
fatiche
,
col
proprio
generoso
cuore
.
Ella
sapeva
,
per
discorsi
riferitile
dalle
solite
lingue
odiose
,
che
la
nonna
detestava
lo
zio
Piero
perché
lo
zio
Piero
aveva
dato
modo
a
suo
nipote
di
ribellarsi
a
lei
e
di
vivere
nella
ribellione
,
abbastanza
comodamente
.
Ora
si
cercava
un
pretesto
di
colpirlo
.
La
fuga
del
nipote
sarebbe
stata
una
confessione
e
,
per
un
Governo
come
l
'
austriaco
,
un
buon
pretesto
di
colpir
lo
zio
.
Luisa
non
lo
disse
subito
,
solamente
lasciò
capire
che
aveva
un
'
idea
;
allora
suo
marito
gliela
fece
,
poco
a
poco
,
metter
fuori
.
Uditala
,
ci
credette
nel
suo
cuore
ma
protestò
a
parole
,
cercò
difender
la
nonna
da
un
'
accusa
troppo
poco
fondata
e
troppo
mostruosa
.
Comunque
la
cosa
fosse
,
marito
e
moglie
si
accordavano
interamente
nella
risoluzione
di
non
muoversi
,
di
aspettare
gli
avvenimenti
.
Perciò
non
stettero
più
a
fare
né
a
discutere
supposizioni
.
Luisa
si
alzò
,
andò
ad
aprire
le
imposte
,
si
voltò
a
guardar
sorridendo
suo
marito
nella
luce
;
gli
stese
la
mano
ch
'
egli
strinse
e
scosse
col
cuore
caldo
e
la
lingua
impedita
.
Pareva
loro
di
esser
soldati
condotti
per
una
via
quieta
al
rombo
lontano
del
cannone
,
a
Dio
sa
qual
sorte
.
4
.
Con
gli
artigli
L
'
ingegnere
in
capo
non
si
accorse
di
nulla
,
e
due
giorni
dopo
,
spirata
la
sua
licenza
,
se
n
'
andò
via
in
barca
,
pacifico
nel
suo
soprabitone
grigio
da
viaggio
,
insieme
alla
Cia
,
la
sua
governante
.
Passarono
altri
dieci
giorni
senza
novità
alcuna
,
cosicché
Franco
e
Luisa
si
persuasero
che
proprio
fosse
stato
teso
loro
un
tranello
e
che
la
Polizia
non
si
lascerebbe
vedere
.
La
sera
del
primo
ottobre
fecero
allegramente
il
tarocco
con
Puttini
e
Pasotti
e
,
partiti
gli
ospiti
per
tempo
,
andarono
a
letto
.
Luisa
,
nel
baciar
la
bambina
che
dormiva
,
la
sentì
calda
.
Le
toccò
le
mani
e
le
gambe
.
«
Maria
ha
la
febbre
»
,
diss
'
ella
.
Franco
pigliò
la
candela
e
guardò
.
Maria
dormiva
con
la
testina
piegata
sulla
spalla
sinistra
secondo
il
suo
solito
.
Il
bel
visetto
,
sempre
accigliato
nel
sonno
,
era
un
po
'
acceso
,
la
respirazione
un
po
'
frequente
.
Franco
si
spaventò
,
immaginò
in
un
momento
il
morbillo
,
la
scarlattina
,
il
gastrico
,
l
'
infiammazione
cerebrale
.
Luisa
,
più
tranquilla
,
pensò
ai
vermi
,
preparò
la
santonina
sul
tavolino
da
notte
.
Poi
padre
e
madre
si
coricarono
senza
rumore
,
spensero
il
lume
,
stettero
ad
ascoltar
con
pena
il
sottile
respiro
breve
della
piccina
.
Si
assopirono
e
furono
svegliati
intorno
alla
mezzanotte
,
da
Maria
che
piangeva
.
Accesero
il
lume
e
Maria
si
chetò
,
prese
la
santonina
.
Poi
uscì
da
capo
a
piangere
,
volle
esser
portata
nel
letto
grande
,
fra
la
mamma
e
il
papà
e
in
breve
vi
pigliò
sonno
;
ma
era
un
sonno
inquieto
,
interrotto
da
pianti
.
Franco
tenne
il
lume
acceso
per
poterla
osservare
meglio
.
Pendevano
,
egli
e
sua
moglie
,
sulla
loro
creatura
quando
all
'
uscio
di
strada
furono
precipitosamente
battuti
due
colpi
.
Franco
balzò
a
sedere
sul
letto
.
«
Hai
udito
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Zitto
!
»
,
fece
Luisa
afferrandogli
un
braccio
e
tendendo
l
'
orecchio
.
Due
altri
colpi
,
più
forti
.
Franco
esclamò
:
«
La
Polizia
!
»
,
e
saltò
a
terra
.
«
Va
'
,
va
'
!
»
,
supplicò
lei
,
sottovoce
.
«
Non
lasciarti
prendere
!
Passa
dal
cortiletto
!
Scavalca
il
muro
!
»
Egli
non
rispose
,
si
vestì
a
mezzo
,
in
furia
,
e
si
slanciò
fuori
della
camera
,
risoluto
di
non
lasciar
volontariamente
la
sua
Luisa
,
la
sua
Maria
malata
,
sdegnoso
del
pericolo
.
Discese
le
scale
a
salti
.
«
Chi
è
?
»
,
diss
'
egli
,
prima
di
aprire
.
«
La
Polizia
!
»
,
si
rispose
.
«
Aprite
subito
!
»
«
A
quest
'
ora
non
apro
a
chi
non
vedo
.
»
Si
udì
un
breve
dialogo
nella
strada
.
La
voce
di
prima
disse
:
«
Parli
lei
»
,
e
la
voce
che
parlò
poi
era
ben
conosciuta
da
Franco
.
«
Apra
,
signor
Maironi
.
»
Era
la
voce
del
Ricevitore
.
Franco
aperse
.
Entrò
un
signore
vestito
di
nero
,
in
occhiali
;
dopo
di
lui
,
il
bestione
;
dopo
il
bestione
un
gendarme
con
una
lanterna
;
poi
tre
altri
gendarmi
armati
,
due
semplici
e
un
graduato
che
portava
un
gran
sacco
di
cuoio
.
Qualcuno
rimase
fuori
.
«
Lei
è
il
signor
Maironi
?
»
,
disse
quel
dagli
occhiali
,
un
aggiunto
della
Polizia
di
Milano
.
«
Venga
di
sopra
con
me
»
.
E
tutta
la
compagnia
si
avviò
sulle
scale
con
uno
strepito
di
passi
pesanti
,
di
ferramenta
soldatesche
.
Non
erano
ancora
al
primo
piano
che
la
scala
si
illuminò
in
alto
,
singhiozzi
e
gemiti
scoppiarono
al
secondo
piano
.
«
Questa
è
Sua
moglie
?
»
,
chiese
l
'
aggiunto
.
«
Crede
?
»
,
rispose
Franco
,
ironico
.
Il
Ricevitore
mormorò
:
«
Sarà
la
domestica
»
.
L
'
aggiunto
si
voltò
a
dare
un
ordine
,
due
gendarmi
si
fecero
avanti
,
salirono
in
fretta
al
secondo
piano
.
Il
poliziotto
domandò
a
Franco
,
più
aspramente
di
prima
:
«
Sua
moglie
è
a
letto
?
»
.
«Naturalmente.»
«
Dove
?
Bisogna
che
si
alzi
!
»
L
'
uscio
dell
'
alcova
si
aperse
,
comparve
Luisa
,
in
veste
da
camera
con
i
capelli
sciolti
e
con
una
candela
in
mano
,
mentre
un
gendarme
si
affacciava
al
ripiano
superiore
della
scala
a
dir
che
la
serva
era
mezzo
svenuta
e
non
poteva
venir
giù
.
L
'
aggiunto
gli
ordinò
di
lasciar
il
suo
compagno
presso
la
donna
e
di
scendere
.
Poi
salutò
la
signora
che
non
rispose
al
saluto
.
Sperando
che
Franco
fuggisse
,
ella
si
era
affrettata
di
uscir
di
camera
per
trattenere
,
per
ingannare
,
se
possibile
,
la
Polizia
.
Vide
suo
marito
,
trasalì
,
palpitò
,
ma
si
rimise
subito
.
L
'
aggiunto
si
avanzò
per
entrar
in
camera
.
«
No
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
C
'
è
un
'
ammalata
!
»
Luisa
impugnò
la
maniglia
dell
'
uscio
chiuso
guardando
colui
in
faccia
.
«
Questa
malata
chi
è
?
»
,
domandò
l
'
aggiunto
.
«
Una
bambina
.
»
«
Eh
,
cosa
vogliono
che
le
facciamo
?
»
«
Scusi
»
,
disse
Luisa
scotendo
nervosamente
la
maniglia
quasi
in
atto
di
sfida
.
«
Hanno
bisogno
d
'
entrare
tutti
?
»
«Tutti.»
Al
rumore
delle
voci
e
della
maniglia
la
piccola
Maria
si
mise
a
piangere
un
pianto
di
stanchezza
desolata
,
che
faceva
male
al
cuore
.
«
Luisa
»
,
disse
Franco
,
«
lascia
che
questi
signori
facciano
la
loro
parte
!
»
L
'
aggiunto
era
un
giovane
,
alquanto
elegante
,
dalla
fisonomia
fine
e
cattiva
.
Lanciò
a
Franco
una
occhiata
sinistra
.
«
Ascolti
Suo
marito
,
signora
»
,
diss
'
egli
tanto
per
mordere
di
rimando
,
a
qualche
modo
.
«
Lo
trovo
prudente
.
»
«
Meno
di
lei
che
si
fa
scortare
da
un
esercito
!
»
,
rispose
Luisa
aprendo
l
'
uscio
.
Quegli
la
guardò
,
si
strinse
nelle
spalle
e
passò
oltre
,
seguito
dagli
altri
.
«
Aprano
tutto
,
qui
!
»
,
diss
'
egli
forte
,
ruvidamente
,
indicando
la
scrivania
.
I
grandi
occhi
cilestrini
di
Franco
lampeggiarono
.
«
Parli
sottovoce
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Non
mi
spaventi
la
bambina
!
»
«
Silenzio
a
Lei
!
»
,
tuonò
l
'
aggiunto
calando
un
pugno
sulla
scrivania
.
«
Apra
!
»
La
bambina
,
a
quello
strepito
,
si
mise
a
singhiozzare
disperatamente
.
Franco
,
furibondo
,
scagliò
la
chiave
sulla
scrivania
.
«
A
Lei
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Ella
è
in
arresto
!
»
,
gridò
l
'
aggiunto
.
«
Va
bene
!
»
Mentre
Franco
rispondeva
così
,
Luisa
,
che
si
era
chinata
tutta
sulla
sua
creatura
per
cercar
di
quietarla
,
rialzò
impetuosamente
il
viso
.
«
Ci
ho
diritto
anch
'
io
,
a
quest
'
onore
»
,
diss
'
ella
con
la
sua
bella
voce
vibrante
.
L
'
aggiunto
non
degnò
rispondere
,
fece
aprire
e
rovistare
da
un
gendarme
tutti
i
cassetti
della
scrivania
,
levarne
lettere
e
carte
ch
'
egli
esaminava
rapidamente
e
buttava
parte
a
terra
,
parte
nel
gran
sacco
di
cuoio
.
Dopo
la
scrivania
venne
la
volta
dei
cassettoni
dove
tutto
fu
messo
sossopra
.
Dopo
i
cassettoni
fu
visitato
il
lettuccio
di
Maria
.
L
'
aggiunto
ordinò
a
Luisa
di
levar
la
bambina
dal
letto
grande
ch
'
egli
intendeva
pure
di
visitare
.
«
Mi
metta
il
lettuccio
in
ordine
»
,
rispose
Luisa
fremente
.
Fino
a
quel
momento
il
bestione
Carlascia
era
sempre
stato
lì
muto
e
duro
dietro
i
suoi
baffi
,
come
se
quella
bisogna
,
forse
da
lui
desiderata
in
astratto
,
non
fosse
stata
poi
,
in
pratica
,
interamente
di
suo
gusto
.
Adesso
si
mosse
e
,
senza
parlare
,
si
pose
ad
accomodar
con
le
sue
manacce
enormi
le
materasse
e
le
lenzuola
del
lettuccio
.
Luisa
vi
posò
la
bambina
e
anche
il
letto
grande
fu
sfatto
e
frugato
senza
frutto
.
Maria
non
piangeva
più
,
guardava
quella
baraonda
con
tanto
d
'
occhi
spalancati
.
«
Adesso
vengano
con
me
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
Luisa
si
tenne
sicura
d
'
esser
condotta
via
con
suo
marito
e
chiese
che
si
facesse
scendere
la
sua
domestica
per
affidarle
la
bambina
.
All
'
idea
che
Luisa
pure
fosse
tratta
in
arresto
,
che
si
volesse
togliere
a
Maria
malata
anche
la
madre
,
Franco
,
fuori
di
sé
dalla
collera
e
dal
dolore
,
mise
un
grido
di
protesta
:
«
Questo
non
è
possibile
!
Lo
dica
!
»
L
'
aggiunto
non
degnò
rispondergli
,
ordinò
che
si
facesse
venir
la
fantesca
.
La
fantesca
,
mezza
morta
di
paura
,
entrò
fra
i
gendarmi
,
gemendo
e
singhiozzando
.
«
Stupida
!
»
,
mormorò
Franco
,
fra
i
denti
.
«
La
donna
starà
qui
con
la
bambina
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
«
Loro
vengano
con
me
.
Devono
assistere
alla
perquisizione
.
»
Fece
prendere
dei
lumi
,
lasciò
un
gendarme
nell
'
alcova
e
passò
in
sala
,
seguito
dagli
altri
gendarmi
,
dal
Bianconi
,
da
Franco
e
Luisa
.
«
Prima
di
continuar
la
perquisizione
»
,
diss
'
egli
,
«
domanderò
Loro
ciò
che
avrei
domandato
prima
se
il
Loro
contegno
fosse
stato
migliore
.
Mi
dicano
se
tengono
armi
o
pubblicazioni
sediziose
o
carte
,
sia
stampate
che
manoscritte
,
ostili
all
'
Imperial
Regio
Governo
.
»
Franco
rispose
forte
:
«
No
»
.
«
È
quello
che
vedremo
»
,
fece
l
'
aggiunto
.
«
Si
accomodi
.
»
Mentre
l
'
aggiunto
faceva
scostar
i
mobili
dalle
pareti
,
guardare
e
frugare
dappertutto
,
venne
in
mente
a
Luisa
che
otto
o
dieci
anni
prima
lo
zio
le
aveva
fatto
vedere
,
nel
cassettone
di
una
camera
del
secondo
piano
,
una
vecchia
sciabola
che
vi
stava
sin
dal
1812
.
Era
la
sciabola
di
un
altro
Pietro
Ribera
,
tenente
di
cavalleria
,
caduto
a
Malojaroslavetz
.
In
quella
camera
,
che
stava
sopra
la
cucina
,
non
ci
dormiva
mai
nessuno
,
non
ci
si
andava
quasi
mai
;
era
come
se
non
ci
fosse
.
Luisa
aveva
dimenticato
del
tutto
la
vecchia
sciabola
dell
'
Impero
.
Dio
,
le
veniva
in
mente
adesso
!
Se
anche
lo
zio
l
'
avesse
dimenticata
!
Se
non
l
'
avesse
consegnata
nel
'48
,
dopo
la
guerra
;
quando
tutte
le
armi
si
dovevano
consegnare
,
pena
la
vita
!
Avrà
pensato
,
lo
zio
,
nella
sua
semplicità
patriarcale
,
che
quel
ricordo
di
famiglia
,
giacente
da
trentasei
anni
nel
fondo
d
'
un
cassettone
,
era
pure
diventato
un
arnese
pericoloso
e
proibito
?
E
Franco
,
Franco
che
non
sapeva
niente
!
Luisa
teneva
le
mani
sulla
spalliera
d
'
una
seggiola
;
la
seggiola
scricchiolò
tutta
sotto
una
stretta
convulsa
;
ell
'
alzò
le
mani
,
atterrita
come
se
avesse
parlato
.
Vedeva
il
poliziotto
passar
di
camera
in
camera
con
i
suoi
gendarmi
,
giungere
a
quella
,
aprire
il
cassettone
,
frugare
,
trovar
la
sciabola
.
Faceva
ogni
sforzo
di
ricordar
il
posto
preciso
dove
l
'
aveva
veduta
,
d
'
immaginar
una
via
di
scampo
,
e
taceva
seguendo
con
gli
occhi
,
macchinalmente
,
la
candela
che
un
gendarme
accostava
,
secondo
i
cenni
del
suo
capo
,
ora
ad
un
cassetto
aperto
,
ora
ad
una
cantoniera
,
ora
ad
un
quadro
che
colui
alzava
per
guardarvi
dietro
.
Non
le
veniva
in
mente
nessun
rimedio
.
Se
lo
zio
non
aveva
pensato
di
levar
la
sciabola
,
c
'
era
solo
da
sperare
che
non
si
visitasse
anche
quella
camera
.
Franco
,
appoggiato
alla
stufa
,
seguiva
,
scuro
nella
fronte
,
ogni
atto
di
quella
gente
.
Quando
cacciavano
le
mani
nei
cassetti
,
gli
si
vedeva
la
collera
nel
giuoco
muto
delle
mascelle
.
Non
si
udiva
che
qualche
ordine
tronco
dell
'
aggiunto
,
qualche
risposta
sommessa
dei
gendarmi
.
Nulla
si
moveva
intorno
ad
essi
se
non
le
loro
grandi
ombre
traballanti
per
le
pareti
.
Il
silenzio
del
Ricevitore
,
di
Franco
e
di
Luisa
pareva
,
in
una
sala
da
giuoco
proibito
,
intorno
alle
voci
brevi
dei
giuocatori
,
il
silenzio
di
coloro
che
hanno
puntato
forte
.
La
sinistra
faccia
,
la
sinistra
voce
dell
'
aggiunto
,
quantunque
nulla
si
trovasse
,
non
cambiavano
mai
.
A
Luisa
egli
pareva
un
uomo
sicuro
d
'
arrivare
al
suo
scopo
.
E
non
poter
far
niente
,
neppur
avvertire
Franco
!
Ma
forse
era
meglio
che
non
lo
sapesse
,
forse
quest
'
ignoranza
poteva
salvarlo
.
Visitate
la
sala
e
la
loggia
,
l
'
aggiunto
passò
nel
salotto
.
Pigliò
la
candela
dalle
mani
del
gendarme
e
fece
una
rapida
rassegna
dei
piccoli
uomini
illustri
.
«
Il
signor
ingegnere
in
capo
Ribera
»
,
diss
'
egli
vedendo
i
ritratti
di
Gouvion
Saint
-
Cyr
,
di
Marmont
e
di
altri
generali
napoleonici
,
«
avrebbe
fatto
molto
meglio
a
tener
il
ritratto
di
S
.
E
.
il
feld
-
maresciallo
Radetzky
.
Non
c
'
è
?
»
«
No
»
,
rispose
Franco
.
«
Che
razza
d
'
impiegati
!
»
,
fece
colui
con
un
disprezzo
,
con
un
'
arroganza
da
non
dire
.
«
Hanno
gl
'
impiegati
il
dovere
»
,
scattò
Franco
,
«
di
tenere
ritratti
...
»
«
Non
sono
qui
»
,
lo
interruppe
l
'
aggiunto
,
«
per
discutere
con
Lei
!
»
Franco
voleva
replicare
.
«
Citto
,
Lei
,
con
quella
lingua
lunga
quatter
brazza
!
»
,
fece
il
Ricevitore
,
burbero
.
L
'
aggiunto
uscì
dal
salotto
nel
corridoio
che
conduce
alla
scala
.
Salirebbe
,
pensava
Luisa
,
o
non
salirebbe
?
Salì
ed
ella
gli
tenne
dietro
senza
tremare
ma
immaginando
con
una
rapidità
vertiginosa
tante
cose
diverse
che
potevano
accadere
.
Rotavano
,
per
così
dire
,
nella
sua
mente
tutte
le
possibilità
del
momento
,
le
sciagurate
e
le
prospere
.
Se
si
fermava
sulle
prime
,
l
'
orrore
la
portava
di
slancio
alle
seconde
;
se
si
fermava
su
queste
,
la
fantasia
ritornava
con
avidità
perversa
alle
prime
.
Prima
ancora
di
porre
il
piede
nel
corridoio
del
secondo
piano
,
udì
Maria
piangere
.
Franco
chiese
all
'
aggiunto
che
permettesse
a
sua
moglie
di
scendere
dalla
bambina
ma
ella
protestò
che
voleva
restare
.
L
'
idea
di
non
essere
con
lui
quando
si
scoprisse
l
'
arma
,
l
'
atterriva
.
Intanto
l
'
aggiunto
entrò
in
uno
stanzino
dov
'
erano
parecchi
libri
,
trovò
un
'
opera
stampata
a
Capolago
col
titolo
Scritti
letterari
di
un
italiano
vivente
e
domandò
:
«
Chi
è
quest
'
italiano
vivente
?
»
«
Il
padre
Cesari
»
,
rispose
Franco
,
audacemente
.
L
'
altro
,
ingannato
da
quella
prontezza
e
da
quel
nome
di
frate
,
si
diede
l
'
aria
dell
'
uomo
colto
,
disse
:
«
Ah
,
conosco
!
»
,
e
ripose
il
libro
,
chiese
dove
dormisse
l
'
ingegnere
in
capo
.
Luisa
era
troppo
soggiogata
da
un
'
angoscia
sola
per
sentir
altro
,
ma
Franco
,
a
veder
entrare
il
birro
e
i
suoi
nella
camera
dello
zio
così
pulita
e
ordinata
,
così
piena
del
suo
buono
,
pacifico
spirito
,
a
pensar
che
colpo
sarebbe
per
il
povero
vecchio
una
notizia
siffatta
,
si
sentì
uno
struggimento
,
una
rabbia
da
piangerne
.
«
Mi
pare
»
,
diss
'
egli
,
«
che
almeno
questa
camera
dovrebb
'
essere
rispettata
.
»
«
Ella
si
tenga
le
Sue
osservazioni
»
,
rispose
l
'
aggiunto
,
e
incominciò
con
far
buttare
all
'
aria
coperte
e
materasse
.
Poi
volle
la
chiave
del
cassettone
.
L
'
aveva
Franco
,
che
discese
,
accompagnato
da
un
gendarme
,
a
prenderla
nella
sua
camera
.
Lo
zio
gliel
'
aveva
consegnata
prima
di
partire
dicendogli
che
,
ad
un
bisogno
,
avrebbe
trovato
un
po
'
di
cum
quibus
nel
primo
cassetto
.
Aprirono
.
V
'
era
un
rotolo
di
svanziche
,
alcune
lettere
e
carte
,
dei
portafogli
e
dei
taccuini
vecchi
,
dei
compassi
,
delle
matite
,
una
scodellina
di
legno
con
varie
monete
.
L
'
aggiunto
esaminò
ogni
cosa
minutamente
,
scoperse
fra
le
monete
della
scodellina
uno
scudo
di
Carlo
Alberto
e
un
pezzo
di
quaranta
lire
del
Governo
Provvisorio
di
Lombardia
.
«
Il
signor
ingegnere
in
capo
»
,
disse
l
'
aggiunto
,
«
ha
conservato
queste
monete
con
una
cura
straordinaria
!
D
'
ora
in
poi
le
conserveremo
noi
.
»
Chiuse
il
cassetto
e
restituì
la
chiave
senza
aprire
gli
altri
.
Uscì
poi
nel
corridoio
e
si
fermò
,
incerto
.
Il
Ricevitore
lo
credette
disposto
a
scendere
e
siccome
il
corridoio
era
quasi
buio
e
la
scala
non
si
vedeva
,
s
'
incamminò
egli
,
come
più
pratico
,
a
destra
,
verso
la
scala
,
dicendo
:
«
Di
qua
»
.
La
stanza
della
sciabola
era
a
sinistra
.
«
Aspetti
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
«
Guardiamo
anche
qui
dentro
.
»
E
voltosi
a
sinistra
spinse
quel
tale
uscio
.
Luisa
,
ch
'
era
rimasta
l
'
ultima
del
seguito
,
giunto
il
momento
supremo
,
si
fece
avanti
.
Il
cuore
,
che
durante
l
'
indecisione
dell
'
aggiunto
le
aveva
martellato
a
furia
,
si
chetò
come
per
miracolo
.
Ora
ella
era
fredda
,
intrepida
e
pronta
.
«
Chi
dorme
qui
?
»
,
le
chiese
l
'
aggiunto
.
«
Nessuno
.
Dormivano
qui
i
genitori
di
mio
zio
che
sono
morti
da
quarant
'
anni
.
Dopo
non
vi
ha
più
dormito
nessuno
.
»
Nella
camera
v
'
erano
due
letti
,
un
canapè
,
un
cassettone
.
L
'
aggiunto
accennò
ai
gendarmi
di
aprire
il
cassettone
.
Si
provarono
;
era
chiuso
a
chiave
.
«
Debbo
averla
io
,
la
chiave
»
,
disse
Luisa
con
perfetta
indifferenza
.
Discese
accompagnata
da
un
gendarme
e
risalì
con
un
cestellino
pieno
di
chiavi
,
lo
porse
all
'
aggiunto
.
«
Non
la
conosco
»
,
disse
,
«
non
si
adopera
mai
.
Dev
'
essere
una
di
queste
.
»
Colui
le
provò
tutte
inutilmente
.
Poi
le
provò
il
Ricevitore
,
poi
Franco
.
La
buona
non
c
'
era
.
«
Mandi
a
S
.
Mamette
,
faccia
venire
il
fabbro
»
,
disse
Luisa
tranquillamente
.
Il
Ricevitore
guardò
l
'
aggiunto
come
per
dirgli
:
«
Mi
pare
inutile
»
.
Ma
l
'
aggiunto
gli
voltò
le
spalle
ed
esclamò
volto
a
Luisa
:
«
Questa
chiave
ci
dev
'
essere
»
.
Il
cassettone
,
un
vecchio
mobile
rococò
,
aveva
maniglie
di
metallo
ad
ogni
cassetto
.
Uno
dei
gendarmi
,
il
più
robusto
,
si
provò
di
aprire
a
forza
.
Non
gli
riuscì
né
col
primo
né
col
secondo
cassetto
.
In
quel
punto
Luisa
si
risovvenne
che
aveva
veduto
la
sciabola
nel
terzo
,
insieme
a
certi
disegni
arrotolati
.
Il
gendarme
afferrò
le
maniglie
del
terzo
cassetto
.
«
Questo
non
è
chiuso
»
,
diss
'
egli
.
Infatti
il
cassetto
si
aperse
facilmente
.
L
'
aggiunto
pigliò
il
lume
e
si
chinò
a
guardarvi
dentro
.
Franco
si
era
seduto
sul
canapè
e
guardava
i
travicelli
del
soffitto
.
Sua
moglie
,
quando
vide
il
cassetto
aperto
,
gli
sedette
accanto
,
gli
prese
e
gli
strinse
una
mano
spasmodicamente
.
Udì
sfogliar
carte
e
il
Ricevitore
mormorar
con
voce
benigna
:
«
Disegni
»
.
Poi
l
'
aggiunto
fece
:
«
Oh
!
»
.
I
satelliti
si
chinarono
a
guardare
;
Franco
trasalì
.
Ella
ebbe
la
forza
di
levarsi
per
vedere
e
dire
:
«
Cosa
c
'
è
?
»
.
L
'
aggiunto
aveva
in
mano
una
lunga
,
curva
busta
di
cartone
,
che
portava
un
biglietto
scritto
.
Egli
lo
aveva
prima
letto
silenziosamente
e
ora
lo
lesse
forte
con
un
accento
inesprimibile
di
soddisfazione
e
di
sarcasmo
.
«
Sciabola
del
tenente
Pietro
Ribera
ucciso
a
Malojaroslavetz
,
1812.»
Franco
balzò
in
piedi
,
sorpreso
,
incredulo
,
e
in
pari
tempo
l
'
aggiunto
aperse
la
busta
.
Franco
non
la
poteva
vedere
;
guardò
sua
moglie
,
che
la
vedeva
.
Sua
moglie
aveva
le
labbra
bianche
.
Lo
credette
spavento
e
non
gli
pareva
possibile
.
Era
gioia
:
la
busta
non
conteneva
che
un
fodero
vuoto
.
Luisa
si
trasse
nell
'
ombra
precipitosamente
,
cadde
a
sedere
sul
canapè
,
lottò
contro
un
violento
tremito
interno
,
s
'
irritò
con
se
stessa
,
si
disprezzò
e
lo
vinse
.
Intanto
l
'
aggiunto
,
preso
il
fodero
e
guardatolo
per
ogni
verso
,
chiese
a
Franco
dove
fosse
l
'
arma
.
Franco
fu
per
rispondere
che
non
lo
sapeva
com
'
era
vero
.
Ma
questa
potendo
parere
una
giustificazione
personale
,
rispose
invece
:
«
In
Russia
»
.
La
sciabola
non
era
in
Russia
,
era
confitta
nella
melma
,
in
fondo
al
lago
,
dove
l
'
aveva
segretamente
gittata
lo
zio
Piero
,
invece
di
consegnarla
.
«
E
perché
hanno
scritto
sciabola
?
»
,
fece
il
Ricevitore
tanto
per
mostrare
un
po
'
di
zelo
anche
lui
.
«
Chi
ha
scritto
è
morto
»
,
disse
Franco
.
«
Questa
chiave
subito
!
»
,
esclamò
rabbiosamente
il
Commissario
.
Stavolta
Luisa
la
trovò
e
gli
altri
due
cassetti
furono
aperti
;
uno
era
vuoto
,
l
'
altro
conteneva
delle
coperte
di
lana
e
della
lavanda
.
La
perquisizione
finì
qui
.
L
'
aggiunto
discese
in
sala
e
intimò
a
Franco
di
prepararsi
a
seguirlo
dentro
un
quarto
d
'
ora
.
«
Ma
ci
arresti
tutti
,
dunque
!
»
,
esclamò
Luisa
.
L
'
aggiunto
si
strinse
nelle
spalle
e
ripeté
a
Franco
:
«
Dentro
un
quarto
d
'
ora
.
Lei
!
Vada
pure
nella
Sua
camera
»
.
Franco
trascinò
via
Luisa
,
la
supplicò
di
tacere
,
di
rassegnarsi
per
amor
di
Maria
.
Egli
pareva
un
altro
,
non
mostrava
né
dolore
né
collera
,
aveva
nel
viso
e
nella
voce
una
dolcezza
seria
,
una
virile
tranquillità
.
Mise
nella
valigia
poca
biancheria
,
un
Dante
e
un
Almanach
du
jardinier
che
aveva
sul
tavolino
da
notte
,
si
chinò
un
momento
su
Maria
che
dormiva
e
non
le
diede
un
bacio
per
non
svegliarla
,
baciò
invece
Luisa
e
,
poiché
stavano
sotto
gli
occhi
dei
gendarmi
posti
alle
due
uscite
della
camera
,
si
sciolse
presto
dalle
sue
braccia
dicendole
in
francese
che
non
conveniva
dare
spettacolo
a
quei
signori
.
Prese
la
valigia
,
andò
a
porsi
agli
ordini
dell
'
aggiunto
.
Questi
aveva
la
barca
a
cinquanta
passi
da
casa
Ribera
,
verso
Albogasio
,
all
'
approdo
che
chiamano
del
Canevaa
.
Uscendo
dal
sottoportico
cavalcato
dalla
casa
,
Franco
si
udì
sopra
la
testa
uno
strepito
d
'
imposte
,
vide
batter
sulla
faccia
bianca
della
chiesa
il
lume
della
sua
camera
e
si
voltò
a
dir
verso
la
finestra
:
«
Manda
a
chiamar
il
medico
,
domattina
!
Addio
!
»
Luisa
non
rispose
.
Quando
i
gendarmi
arrivarono
con
l
'
arrestato
presso
il
Canevaa
,
l
'
aggiunto
comandò
loro
di
fermarsi
.
«
Signor
Maironi
»
,
diss
'
egli
,
«
Ella
ha
avuto
la
sua
lezione
.
Per
questa
volta
ritorni
a
casa
Sua
e
impari
a
rispettare
le
Autorità
.
»
Meraviglia
,
gioia
,
sdegno
scoppiarono
nel
cuore
di
Franco
.
Si
contenne
,
però
,
si
morse
le
labbra
e
si
avviò
a
casa
senza
fretta
.
Non
aveva
ancora
girato
il
canto
della
chiesa
,
che
Luisa
lo
riconobbe
al
passo
e
chiamò
:
«
Franco
?
»
.
Egli
saltò
avanti
,
fu
visto
,
vide
l
'
ombra
di
lei
sparire
dalla
finestra
,
entrò
in
casa
di
corsa
,
si
slanciò
sulla
scala
gridando
«
libero
,
libero
!
»
mentre
sua
moglie
la
scendeva
a
precipizio
con
una
furia
di
«
come
come
come
?
»
.
Si
cercarono
con
le
braccia
avide
,
si
afferrarono
,
si
strinsero
,
non
parlarono
più
.
Parlarono
poi
,
in
loggia
,
per
due
ore
continue
di
tutto
che
avevano
visto
,
udito
e
provato
,
ritornando
sempre
alla
sciabola
,
alle
carte
,
alle
monete
,
non
senza
fermarsi
su
tante
inezie
,
sull
'
accento
veneto
che
aveva
l
'
aggiunto
,
sul
gendarme
bruno
che
pareva
un
buon
diavolo
e
sul
gendarme
biondo
che
doveva
essere
un
cane
.
Di
quando
in
quando
tacevano
,
gustavano
il
silenzio
sicuro
e
la
dolcezza
della
casa
;
poi
ricominciavano
.
Prima
di
andar
a
letto
uscirono
sulla
terrazza
.
La
notte
era
scura
e
tepida
,
il
lago
immobile
.
L
'
afa
,
le
tenebre
,
le
forme
vaghe
,
mostruose
delle
montagne
pigliavano
nella
immaginazione
una
mortale
pesantezza
austriaca
;
l
'
aria
stessa
ne
pareva
grave
.
Non
avevano
sonno
,
né
Luisa
né
Franco
,
ma
conveniva
pure
andar
a
letto
per
la
fantesca
che
vegliava
Maria
.
Entrarono
in
camera
in
punta
di
piedi
.
La
bambina
dormiva
,
aveva
il
respiro
quasi
regolare
.
Cercarono
di
dormire
anch
'
essi
e
non
ci
riuscirono
.
Non
potevano
a
meno
,
specialmente
Franco
,
di
parlare
.
Egli
domandava
sottovoce
:
«
Dormi
?
»
.
Ella
rispondeva
«
no
»
e
allora
tornavano
in
campo
le
monete
o
le
carte
o
la
sciabola
o
lo
sgherro
dall
'
accento
veneto
.
Oramai
non
erano
più
davvero
cose
nuove
e
siccome
sull
'
alba
Maria
si
agitava
,
dava
segno
di
svegliarsi
,
avendo
Franco
sussurrato
da
capo
«
dormi
?
»
Luisa
rispose
«
sì
»
ed
egli
tacque
definitivamente
,
come
se
ne
fosse
persuaso
.
Il
giorno
dopo
la
perquisizione
,
Oria
,
Albogasio
,
San
Mamette
,
furono
pieni
di
bisbigli
:
«
Avii
sentii
?
»
.
«
Oh
car
Signor
!
»
.
«
Avii
sentii
?
»
.
«
Oh
cara
Madonna
!
»
I
bisbigli
più
sonori
,
per
forza
,
furono
quelli
che
appresero
il
fatto
alla
Barborin
Pasotti
.
Suo
marito
le
gridò
in
bocca
:
«
Maironi
!
Polizia
!
Gendarmi
!
Arresto
!
»
.
La
povera
donna
credette
che
un
esercito
avesse
spazzato
via
i
suoi
amici
e
si
mise
a
sbuffare
«
oh
!
oh
!
»
come
una
locomotiva
.
Gemette
,
pianse
,
domandò
a
Pasotti
della
bambina
.
Pasotti
,
che
non
voleva
assolutamente
permetterle
di
scendere
a
Oria
,
di
mostrare
in
quelle
circostanze
affetto
ai
Maironi
,
rispose
con
un
gesto
che
pareva
un
colpo
di
scopa
.
Via
.
Via
anche
quella
!
.
«
E
la
serva
?
Ci
sarà
la
serva
?
»
Il
perfido
uomo
menò
in
aria
un
altro
colpo
di
scopa
e
la
Barborin
capì
che
Sua
Maestà
I
.
R
.
A
.
avesse
fatto
portar
via
anche
la
serva
.
Ma
i
bisbigli
più
maligni
suonarono
assai
lontano
dalla
Valsolda
,
in
una
sala
del
Palazzo
Maironi
a
Brescia
.
Dieci
giorni
dopo
la
perquisizione
,
il
cavaliere
Greisberg
di
S
.
Giustina
,
cugino
del
Maironi
,
addetto
al
governo
del
feld
-
maresciallo
Radetzky
in
Verona
sino
al
1853
e
passato
poi
col
padrone
a
Milano
,
scendeva
a
casa
Maironi
dalla
carrozza
dell
'
I
.
R
.
Delegato
di
Brescia
,
del
quale
era
ospite
da
poche
ore
.
Il
cavaliere
,
un
bell
'
uomo
sulla
quarantina
,
azzimato
e
profumato
,
non
aveva
un
'
aria
molto
gaia
mentre
,
ritto
in
mezzo
alla
sala
di
ricevimento
,
stava
guardando
gli
antichi
stucchi
del
soffitto
in
aspettazione
della
marchesa
,
loro
contemporanea
.
Però
,
quando
l
'
uscio
in
faccia
,
spalancato
da
mano
servile
,
lasciò
passar
lentamente
la
grossa
persona
,
il
viso
marmoreo
e
la
parrucca
nera
di
Madama
,
il
cavaliere
si
trasfigurò
e
baciò
con
fervore
la
mano
grinzosa
della
vecchia
.
Una
dama
lombarda
devota
all
'
Austria
era
un
animale
raro
e
di
gran
pregio
agli
occhi
dell
'
Imperial
Regio
Governo
:
ogni
leale
funzionario
le
doveva
la
più
ossequiosa
galanteria
.
La
marchesa
ricevette
gli
omaggi
del
cugino
cavaliere
con
la
solita
flemmatica
dignità
e
,
fattolo
sedere
,
gli
domandò
notizie
dei
suoi
,
lo
ringraziò
della
visita
,
sempre
nello
stesso
tono
gutturale
e
dormiglioso
.
Finalmente
,
posatesi
le
mani
sul
ventre
,
ansando
un
poco
per
la
fatica
di
tante
parole
,
mostrò
di
star
ad
aspettare
quelle
del
cugino
.
Aspettava
che
le
parlasse
della
perquisizione
e
dell
'
ingegnere
Ribera
.
Ella
gli
aveva
espresso
in
passato
il
suo
dispiacere
che
Franco
subisse
la
influenza
di
sua
moglie
e
del
Ribera
,
il
suo
stupore
che
il
Governo
tenesse
al
proprio
stipendio
uno
che
nel
1848
aveva
fatto
apertamente
il
liberale
e
la
cui
famiglia
,
specialmente
quella
signorina
della
trappola
,
professava
il
più
sfacciato
liberalismo
.
Il
cavaliere
Greisberg
le
aveva
risposto
che
di
queste
sue
sagge
osservazioni
si
sarebbe
tenuto
conto
.
Poi
la
marchesa
aveva
istigato
il
Commissario
Zérboli
contro
il
povero
ingegnere
in
capo
.
Sapeva
dallo
Zérboli
della
perquisizione
;
perciò
,
quando
vide
Greisberg
,
intese
ch
'
era
venuto
a
parlarle
di
questo
.
Ora
ella
voleva
bene
servirsi
del
Governo
per
i
suoi
rancori
privati
,
ma
,
per
principio
,
non
si
riconosceva
obbligata
mai
di
gratitudine
a
nessuno
.
Il
governo
austriaco
,
saggiando
un
impiegato
malfido
,
aveva
fatto
il
proprio
interesse
.
Ella
non
aveva
sollecitato
nulla
,
non
toccava
a
lei
di
chieder
nulla
;
toccava
al
cavaliere
di
parlare
per
primo
.
Ma
il
signor
cavaliere
,
furbo
,
maligno
e
orgoglioso
la
sua
parte
,
non
la
intendeva
così
.
La
vecchia
voleva
un
favore
e
per
averlo
doveva
piegarsi
a
baciar
le
unghie
benefiche
del
Governo
.
Tacque
alquanto
per
raccogliersi
e
vedere
se
l
'
altra
cedesse
.
Visto
che
stava
muta
e
dura
,
si
fece
a
un
tratto
molle
egli
stesso
,
sorridente
,
grazioso
,
le
disse
che
veniva
da
Verona
,
le
propose
d
'
indovinar
il
giro
che
aveva
fatto
.
Era
passato
per
un
paese
così
carino
,
aveva
veduto
una
villa
così
deliziosa
,
così
splendida
,
un
paradiso
!
Indovinare
non
era
il
forte
della
marchesa
;
gli
domandò
s
'
era
stato
in
Brianza
.
No
,
da
Verona
a
Brescia
per
la
Brianza
non
c
'
era
venuto
.
Tornò
a
descriver
la
villa
così
minutamente
che
la
marchesa
non
poté
a
meno
di
riconoscere
il
suo
possesso
di
Monzambano
.
Allora
il
cavaliere
le
propose
d
'
indovinare
perché
mai
fosse
andato
a
veder
la
villa
.
Ella
indovinò
subito
,
indovinò
tutta
la
tela
della
commedia
che
le
si
recitava
,
ma
il
suo
viso
melenso
non
ne
disse
nulla
.
Il
Delegato
di
Brescia
l
'
aveva
tastata
un
'
altra
volta
per
sapere
se
appigionerebbe
la
villa
a
S
.
E
.
il
Maresciallo
;
ed
ella
,
minacciata
segretamente
d
'
incendi
e
di
morte
dai
liberali
di
Brescia
,
aveva
preso
delle
rispettose
scappatoie
.
Sentì
ora
nel
discorso
del
Greisberg
la
tacita
offerta
di
un
contratto
e
si
pose
in
guardia
.
Confessò
al
cugino
che
non
sapeva
indovinare
neppur
questo
.
Già
le
pareva
di
diventare
ogni
giorno
più
stupida
.
Anni
e
dispiaceri
!
«
Ne
ho
avuto
uno
grosso
anche
di
questi
giorni
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Ho
saputo
che
la
Polizia
ha
fatto
una
perquisizione
in
casa
di
mio
nipote
a
Oria
.
»
Il
Greisberg
,
sentendosi
sfuggire
la
vecchia
ipocrita
,
buttò
via
i
guanti
e
la
fermò
con
gli
artigli
.
«
Marchesa
»
,
diss
'
egli
prendendo
un
tono
che
non
ammetteva
repliche
,
«
Ella
non
deve
parlare
di
dispiaceri
.
Ella
ha
fornito
per
mezzo
mio
e
per
mezzo
del
signor
Commissario
di
Porlezza
preziose
informazioni
al
Governo
,
il
quale
Le
tien
conto
delle
Sue
benemerenze
.
A
Suo
nipote
non
fu
torto
un
capello
né
si
torcerà
se
avrà
giudizio
.
Mi
rincresce
invece
che
non
si
avrà
modo
,
forse
,
di
prendere
provvedimenti
severi
contro
un
'
altra
persona
che
ha
dei
torti
privati
verso
di
Lei
.
Per
trovar
modo
di
colpire
questa
persona
il
signor
Commissario
di
Porlezza
ha
fatto
anche
più
del
suo
dovere
.
Ella
deve
capire
senz
'
altro
,
marchesa
,
che
non
è
il
caso
di
dispiaceri
e
che
anzi
ha
un
obbligo
particolare
verso
il
Governo
.
»
La
marchesa
non
s
'
era
mai
udita
parlare
così
alto
e
con
tanta
formidabile
autorità
.
Era
forse
ai
battiti
dispettosi
del
cuore
che
rispondeva
sopra
al
suo
rigido
busto
il
visibile
ondulamento
continuo
del
collo
e
del
capo
;
ma
pareva
proprio
il
moto
d
'
un
animale
che
lavorasse
faticosamente
a
ingoiar
un
boccone
enorme
.
A
ogni
modo
ella
non
piegò
fino
a
dire
una
parola
d
'
acquiescenza
.
Solamente
,
quando
riprese
la
sua
placidezza
obesa
,
osservò
che
non
aveva
mai
domandato
di
prendere
provvedimenti
contro
nessuno
,
che
se
nella
perquisizione
non
si
era
trovato
niente
a
carico
dell
'
ingegnere
Ribera
,
ne
aveva
piacere
;
che
del
resto
in
casa
Ribera
se
n
'
eran
dette
di
tutti
i
colori
e
che
i
discorsi
era
difficile
trovarli
.
Il
cavaliere
rispose
,
più
mansueto
,
che
non
poteva
dire
se
si
fosse
trovato
niente
o
no
e
che
l
'
ultima
parola
sarebbe
stata
pronunciata
dal
maresciallo
,
il
quale
intendeva
occuparsi
personalmente
della
cosa
.
Ciò
gli
diede
modo
di
ritornar
al
discorso
della
villa
di
Monzambano
.
La
chiese
formalmente
per
Sua
Eccellenza
che
intendeva
venirci
dentro
otto
giorni
.
La
marchesa
ringraziò
dell
'
onor
grande
,
disse
che
la
sua
villa
non
meritava
tanto
,
che
le
pareva
troppo
angusta
,
che
aveva
bisogno
di
riparazioni
,
che
bisognava
dirlo
a
Sua
Eccellenza
.
Avrebbe
voluto
differire
,
aspettar
il
prezzo
sciagurato
della
sua
condiscendenza
,
ma
il
cavaliere
diede
un
altro
colpo
di
artiglio
e
dichiarò
che
bisognava
risponder
subito
,
risponder
netto
,
sì
o
no
,
e
convenne
bene
che
la
vecchia
piegasse
il
capo
.
«
Per
compiacere
a
Sua
Eccellenza
»
,
diss
'
ella
.
Greisberg
tornò
subito
amabile
,
scherzò
sulle
misure
che
si
potrebbero
prendere
contro
quel
signor
ingegnere
.
Non
c
'
era
da
sparger
sangue
,
c
'
era
da
spargere
,
tutt
'
al
più
,
un
po
'
d
'
inchiostro
;
non
c
'
era
da
togliergli
la
libertà
,
c
'
era
da
rendergliela
intera
!
La
marchesa
non
fiatò
.
Fece
portare
due
limonate
e
sorbì
lentamente
la
sua
a
piccoli
sorsi
,
non
senza
una
fioca
espressione
di
contentezza
fra
un
sorso
e
l
'
altro
,
come
se
ci
fosse
nella
limonata
un
sapore
nuovo
e
squisito
.
Il
cavaliere
avrebbe
pur
voluto
da
lei
una
parola
esplicita
su
questo
punto
del
Ribera
,
una
confessione
del
suo
desiderio
,
e
posando
sul
vassoio
la
tazza
vuotata
rapidamente
,
le
disse
:
«
Mi
ci
metterò
io
,
sa
,
e
ci
riusciremo
a
questo
.
È
contenta
?
»
.
La
marchesa
continuò
a
sorseggiare
la
limonata
,
piano
,
piano
,
guardando
nel
bicchiere
.
«
Non
va
bene
?
»
,
domandò
ancora
il
cugino
dopo
una
inutile
attesa
.
«
Sì
,
è
buona
»
,
rispose
il
sonnolento
naso
.
«
Bevo
adagio
per
i
denti
.
»
Gli
ultimi
bisbigli
non
furono
umani
.
Luisa
e
Franco
erano
seduti
sull
'
erba
di
Looch
,
presso
al
cimitero
.
Parlavano
della
bontà
grande
e
squisita
della
mamma
,
la
paragonavano
alla
bontà
grande
e
semplice
dello
zio
notandone
le
somiglianze
e
le
differenze
.
Non
dicevano
quale
delle
due
bontà
paresse
loro
superiore
nell
'
insieme
,
ma
dai
loro
giudizi
s
'
indovinavano
le
inclinazioni
diverse
.
Franco
preferiva
la
bontà
tutta
penetrata
di
fede
nel
soprannaturale
e
Luisa
preferiva
l
'
altra
.
Egli
soffriva
di
questa
contraddizione
segreta
pur
esitando
di
rilevarla
,
temendo
di
premere
il
tasto
che
poteva
dare
una
nota
troppo
penosa
.
Ma
la
fronte
sua
n
'
era
adombrata
e
a
un
certo
punto
gli
sfuggì
di
dire
:
«
Quante
disgrazie
,
quante
amarezze
ha
sopportato
tua
madre
,
con
che
rassegnazione
,
con
che
forza
,
con
che
pace
!
Credi
tu
che
una
pura
bontà
naturale
le
avrebbe
potute
sopportare
così
?
»
.
«
Non
lo
so
»
,
rispose
Luisa
.
«
La
povera
mamma
aveva
vissuto
,
io
credo
,
in
un
mondo
superiore
prima
che
in
questo
:
aveva
sempre
il
cuore
là
.
»
Ella
non
disse
tutto
il
suo
pensiero
.
Pensava
che
se
le
anime
buone
di
questo
mondo
fossero
simili
nella
mansuetudine
religiosa
a
sua
madre
,
la
terra
diventerebbe
il
regno
dei
bricconi
e
dei
prepotenti
.
E
quanto
ai
dolori
che
non
vengono
dagli
uomini
ma
dalle
condizioni
stesse
della
vita
umana
,
le
pareva
di
ammirar
coloro
che
vi
resistono
per
una
forza
loro
propria
sopra
quegli
altri
che
invocano
e
ottengono
aiuto
dallo
stesso
Essere
onde
furono
percossi
.
Ma
ella
non
voleva
confessar
questi
sentimenti
a
suo
marito
.
Espresse
invece
la
speranza
che
lo
zio
non
avesse
a
incontrar
mai
afflizioni
gravi
.
Possibile
che
il
Signore
volesse
far
soffrire
un
uomo
tale
?
«
No
no
no
!
»
,
esclamò
Franco
,
che
in
un
altro
momento
non
avrebbe
osato
,
forse
,
ammonire
Iddio
a
questo
modo
.
Un
soffio
del
Boglia
calò
per
la
gola
di
Muzài
,
agitò
le
frondi
alte
dei
noci
.
A
Luisa
quello
stormire
parve
legarsi
con
le
ultime
parole
di
Franco
:
le
parve
che
il
vento
e
i
grandi
alberi
sapessero
qualche
cosa
del
futuro
e
ne
bisbigliassero
insieme
.
5
.
Il
segreto
del
vento
e
dei
noci
La
febbre
di
Maria
non
durò
che
otto
giorni
,
eppure
quando
la
piccina
si
alzò
i
suoi
genitori
la
trovarono
mutata
nel
viso
e
nello
spirito
più
che
se
gli
otto
giorni
fossero
stati
otto
mesi
.
Gli
occhi
avevan
preso
un
colore
più
oscuro
,
una
singolare
espressione
di
serietà
e
di
maturità
precoce
.
Parlava
più
chiaro
e
spedito
,
ma
con
le
persone
che
non
le
garbavano
non
parlava
affatto
;
neanche
le
salutava
.
Ciò
spiaceva
più
a
Franco
che
a
Luisa
.
Franco
la
voleva
gentile
e
Luisa
temeva
di
guastarle
la
sincerità
.
Maria
aveva
per
sua
madre
un
affetto
non
tanto
espansivo
ma
violento
:
fiero
,
quasi
,
e
geloso
.
Voleva
molto
bene
anche
a
suo
padre
;
però
si
capiva
che
lo
sentiva
diverso
da
sé
.
Franco
aveva
trasporti
di
passione
per
essa
,
l
'
afferrava
all
'
impensata
,
la
stringeva
,
la
divorava
di
baci
ed
ella
allora
gittava
il
capo
all
'
indietro
puntando
una
manina
sul
viso
di
suo
padre
e
guardandolo
scura
come
se
qualche
cosa
in
lui
le
fosse
straniero
e
ripugnante
.
Spesso
Franco
la
sgridava
con
ira
e
Maria
piangeva
,
lo
fissava
attraverso
le
lagrime
senza
muoversi
,
come
affascinata
,
ancora
con
quella
espressione
di
persona
che
non
comprende
.
Egli
vedeva
la
predilezione
della
bambina
per
sua
madre
e
se
ne
compiaceva
,
gli
pareva
una
preferenza
giusta
,
non
dubitava
che
Maria
,
più
tardi
,
avrebbe
teneramente
amato
anche
lui
.
A
Luisa
dispiaceva
molto
,
per
amore
del
marito
,
che
la
bambina
dimostrasse
maggior
affetto
a
lei
,
però
questo
sentimento
suo
non
era
vivo
e
schietto
come
la
compiacenza
generosa
di
Franco
.
A
Luisa
pareva
in
fondo
che
Franco
malgrado
tanti
trasporti
,
amasse
sua
figlia
come
un
essere
distinto
da
lui
;
mentre
lei
,
che
trasporti
esteriori
di
tenerezza
non
ne
aveva
,
amava
la
bambina
come
una
parte
vitale
di
se
stessa
;
perciò
non
poteva
trovare
ingiusto
d
'
esserne
preferita
.
Poi
ell
'
aveva
in
cuore
una
Maria
futura
probabilmente
diversa
da
quella
che
aveva
in
cuore
Franco
.
Anche
per
questo
non
le
poteva
rincrescere
di
avere
un
predominio
morale
sulla
figliuola
.
Vedeva
il
pericolo
che
Franco
favorisse
uno
sviluppo
forte
del
sentimento
religioso
;
pericolo
gravissimo
,
secondo
lei
;
perché
Maria
,
piena
di
curiosità
,
avida
di
racconti
,
aveva
i
germi
d
'
un
'
immaginazione
assai
viva
,
assai
propizia
alle
fantasie
religiose
e
ne
poteva
venire
uno
squilibrio
morale
.
Non
si
trattava
di
sopprimere
il
sentimento
religioso
;
questo
,
Luisa
non
l
'
avrebbe
fatto
mai
,
non
foss
'
altro
per
rispetto
a
Franco
;
ma
occorreva
che
Maria
,
fatta
donna
,
sapesse
trovare
il
perno
della
propria
vita
in
un
senso
morale
sicuro
e
forte
per
sé
,
non
appoggiato
a
credenze
che
finalmente
erano
ipotesi
e
opinioni
,
e
potevano
un
giorno
o
l
'
altro
mancarle
.
Serbar
fede
al
Giusto
,
al
Vero
,
fuor
di
qualsiasi
altra
fede
,
di
qualsiasi
speranza
e
paura
,
pareva
a
lei
lo
stato
più
sublime
della
coscienza
umana
.
A
una
tale
perfezione
si
figurava
aver
rinunciato
per
sé
poiché
andava
a
messa
e
due
volte
l
'
anno
ai
sacramenti
,
e
intendeva
rinunciarvi
per
Maria
,
ma
come
uno
che
rinuncia
alla
perfezione
cristiana
perché
si
trova
aver
moglie
e
figliuoli
;
a
malincuore
e
il
meno
possibile
.
A
Maria
poteva
essere
serbata
in
sorte
la
ricchezza
.
Bisognava
impedire
assolutamente
che
accettasse
una
vita
di
frivolezze
,
compensate
dalla
messa
alla
mattina
,
dal
rosario
alla
sera
e
da
elemosine
.
Luisa
si
era
provata
qualche
volta
di
tastar
Franco
su
questo
terreno
di
dare
all
'
educazione
di
Maria
un
indirizzo
morale
disgiunto
dall
'
indirizzo
religioso
e
il
tasto
aveva
sempre
risposto
male
.
Che
non
si
credesse
nella
religione
Franco
lo
capiva
;
che
qualcuno
la
potesse
trovare
insufficiente
come
norma
della
vita
,
gli
riusciva
affatto
inconcepibile
.
Che
tutti
poi
dovessero
aspirare
alla
santità
,
che
non
fosse
buon
cristiano
chi
amasse
il
tarocco
,
la
primiera
,
la
caccia
,
la
pesca
,
i
buoni
pranzetti
e
le
bottiglie
fini
,
neanche
gli
passava
per
il
capo
.
E
questo
indirizzo
morale
dell
'
educazione
disgiunto
dall
'
indirizzo
religioso
gli
pareva
una
fisima
perché
secondo
lui
i
galantuomini
senza
fede
erano
galantuomini
per
natura
o
per
abitudine
,
non
per
un
ragionamento
morale
o
filosofico
.
Non
c
'
era
dunque
modo
per
Luisa
d
'
intendersi
con
suo
marito
circa
questo
delicato
punto
.
Doveva
operare
da
sé
e
con
molta
cautela
per
non
offenderlo
né
affliggerlo
.
Se
Franco
mostrava
alla
bambina
le
stelle
e
la
luna
,
i
fiori
e
le
farfalle
come
opere
mirabili
di
Dio
e
le
faceva
della
poesia
religiosa
buona
per
una
ragazza
di
dodici
anni
,
Luisa
taceva
;
se
invece
gli
avveniva
di
dire
a
Maria
:
«
Bada
,
Iddio
non
vuole
che
tu
faccia
questo
,
Iddio
non
vuole
che
tu
faccia
quello
»
,
Luisa
soggiungeva
subito
:
«
Questo
è
male
,
quello
è
male
,
non
si
deve
mai
far
il
male
»
.
Qui
però
non
poteva
a
meno
di
aprirsi
qualche
screzio
visibile
fra
il
padre
e
la
madre
perché
non
sempre
il
giudizio
morale
dell
'
uno
si
accordava
col
giudizio
morale
dell
'
altra
.
Una
volta
erano
insieme
alla
finestra
della
sala
mentre
Maria
giuocava
sul
sagrato
con
una
bambina
di
Oria
presso
a
poco
della
sua
età
.
Passa
un
fratello
di
questa
,
un
prepotentone
di
otto
anni
e
intima
alla
sorellina
di
seguirlo
.
Questa
rifiuta
e
piange
.
Maria
,
seria
seria
,
affronta
il
prepotente
con
i
pugni
.
Franco
la
trattiene
con
una
chiamata
imperiosa
;
la
piccina
si
volta
a
guardarlo
e
scoppia
in
lagrime
mentre
quell
'
altro
si
trascina
via
la
sua
vittima
.
Luisa
lasciò
la
finestra
dicendo
sottovoce
a
suo
marito
:
«
Scusa
,
questo
non
è
giusto
»
.
«
Come
non
è
giusto
?
»
Franco
si
riscaldò
,
alzò
la
voce
,
chiese
a
sua
moglie
se
voleva
una
Maria
violenta
e
manesca
.
Ella
rispondeva
con
dolcezza
e
con
fermezza
,
senza
risentirsi
di
qualche
parola
pungente
,
sosteneva
che
il
sentimento
di
Maria
era
buono
,
che
opporsi
alla
prepotenza
e
all
'
ingiustizia
era
il
compito
migliore
per
tutti
,
che
se
un
bambino
vi
adoperava
le
mani
,
fatto
adulto
vi
avrebbe
adoperato
mezzi
più
civili
,
ma
che
se
si
reprimeva
in
lui
la
espressione
naturale
dell
'
animo
,
si
correva
il
rischio
di
schiacciare
con
essa
anche
il
buon
sentimento
nascente
.
Franco
non
si
persuase
.
Secondo
lui
era
molto
dubbio
che
in
Maria
vi
fossero
di
quei
sentimenti
eroici
.
Ella
si
era
arrabbiata
di
vedersi
portar
via
la
sua
compagna
di
giuoco
e
niente
altro
.
Ma
poi
,
la
parte
della
donna
non
era
forse
di
opporre
alle
ingiustizie
e
alle
prepotenze
una
dolcezza
mansueta
,
di
mitigare
ed
emendare
gli
offensori
piuttosto
che
di
respinger
con
la
forza
l
'
offesa
?
Luisa
diventò
rossa
e
rispose
che
ad
alcune
donne
,
forse
alle
migliori
,
questa
parte
conveniva
,
ma
che
non
poteva
convenire
a
tutte
perché
tutte
non
potevano
essere
tanto
miti
e
umili
.
«
E
tu
sei
di
quelle
altre
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
Credo
di
sì
.
»
«
Bella
cosa
!
»
«
Ti
rincresce
molto
?
»
«Moltissimo.»
Luisa
gli
pose
le
mani
sulle
spalle
.
«
Ti
rincresce
molto
?
»
,
diss
'
ella
fissandolo
negli
occhi
,
«
che
io
m
'
irriti
come
te
d
'
aver
questi
padroni
in
casa
,
che
io
desideri
come
te
di
aiutare
anche
con
le
mie
mani
a
cacciarli
via
o
preferiresti
che
io
cercassi
di
emendare
Radetzky
e
di
mitigare
i
croati
?
»
«
Questa
è
un
'
altra
cosa
!
»
«
Come
un
'
altra
cosa
?
No
,
è
la
stessa
cosa
!
»
«
È
un
'
altra
cosa
!
»
,
ripeté
Franco
;
e
non
seppe
dimostrare
che
fosse
un
'
altra
cosa
.
Gli
pareva
di
aver
torto
secondo
un
raziocinio
superficiale
e
di
avere
ragione
secondo
una
verità
profonda
che
non
riusciva
ad
afferrare
.
Non
parlò
più
,
fu
pensieroso
tutto
quel
giorno
e
si
vedeva
che
cercava
la
sua
risposta
.
Ci
pensò
anche
la
notte
,
gli
parve
di
averla
trovata
e
chiamò
sua
moglie
che
dormiva
.
«
Luisa
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Luisa
!
Quella
è
un
'
altra
cosa
.
»
«
Cos
'
è
stato
?
»
,
fece
Luisa
svegliandosi
di
soprassalto
.
Egli
aveva
pensato
che
la
offesa
del
dominio
straniero
non
era
personale
come
le
offese
private
e
che
procedeva
dalla
violazione
d
'
un
principio
di
giustizia
generale
;
ma
nell
'
atto
di
spiegar
ciò
a
sua
moglie
,
gli
venne
in
mente
che
anche
nelle
offese
private
aveva
sempre
luogo
la
violazione
d
'
un
principio
di
giustizia
generale
,
si
figurò
di
avere
sbagliato
.
«
Niente
»
,
diss
'
egli
.
Sua
moglie
credette
che
sognasse
e
,
posatogli
il
capo
sopra
una
spalla
,
si
riaddormentò
.
Se
vi
erano
argomenti
capaci
di
convertire
Franco
alle
idee
di
sua
moglie
,
erano
quel
dolce
contatto
,
quel
dolce
respiro
vicino
al
suo
petto
,
che
gli
avevan
fatto
tante
altre
volte
deliziosamente
sentire
un
reciproco
abbandono
delle
anime
.
Ora
non
fu
così
.
Gli
passò
anzi
nel
cervello
,
come
una
lama
rapida
e
fredda
,
il
pensiero
che
questo
latente
antagonismo
fra
le
idee
di
sua
moglie
e
le
sue
avesse
un
giorno
o
l
'
altro
a
scoppiare
in
qualche
doloroso
modo
e
se
la
strinse
atterrito
nelle
braccia
come
per
difender
sé
e
lei
contro
i
fantasmi
della
propria
mente
.
Il
sei
novembre
,
dopo
colazione
,
Franco
prese
le
sue
grosse
forbici
da
giardiniere
per
fare
il
solito
sterminio
di
seccumi
nel
giardinetto
e
sulla
terrazza
.
Era
un
'
ora
di
tanta
bellezza
,
di
tanta
pace
da
stringere
il
cuore
.
Non
una
foglia
che
si
muovesse
;
purissima
,
cristallina
l
'
aria
da
ponente
;
sfumanti
a
levante
,
dentro
lievi
vapori
,
le
montagne
fra
Osteno
e
Porlezza
;
la
casa
sfolgorata
dal
sole
e
dai
riverberi
tremoli
del
lago
;
il
sole
assai
caldo
ma
i
crisantemi
del
giardinetto
,
gli
ulivi
,
gli
allori
della
costa
più
visibili
fra
il
rosseggiar
delle
foglie
caduche
,
certa
segreta
frescura
dell
'
aria
imbalsamata
d
'
olea
fragrans
,
il
silenzio
d
'
ogni
vento
,
le
aeree
montagne
del
lago
di
Como
bianche
di
neve
accordantisi
malinconicamente
a
dire
che
la
cara
stagione
moriva
.
Sterminati
i
seccumi
,
Franco
propose
a
sua
moglie
di
andar
in
barca
a
Casarico
per
riportare
all
'
amico
Gilardoni
i
due
primi
volumi
dei
Mystères
du
Peuple
,
divorati
avidamente
in
pochi
giorni
,
e
averne
il
terzo
.
Fu
deciso
di
partire
a
mezzogiorno
,
dopo
aver
posto
a
letto
Maria
.
Ma
prima
che
Maria
fosse
a
letto
comparve
tutta
ansante
,
col
cappello
e
la
mantiglia
a
sghimbescio
,
la
Barborin
Pasotti
.
Era
salita
dal
cancello
del
giardinetto
e
si
fermò
sulla
soglia
della
sala
.
Veniva
per
la
prima
volta
dopo
la
perquisizione
;
vide
i
suoi
amici
,
giunse
le
mani
,
ripeté
sottovoce
:
«
Ah
Signor
,
ah
Signor
,
ah
Signor
!
»
,
si
precipitò
su
Luisa
,
la
coperse
di
baci
.
«
Cara
la
mia
tosa
!
Cara
la
mia
tosa
!
»
.
Avrebbe
volentieri
fatto
altrettanto
con
Franco
,
ma
Franco
non
gradiva
certe
espansioni
,
aveva
una
faccia
poco
incoraggiante
,
per
cui
la
povera
donna
si
accontentò
di
prendergli
e
scuotergli
ambedue
le
mani
.
«
Car
el
mè
don
Franco
!
Car
el
mè
don
Franco
!
»
.
Si
raccolse
finalmente
in
braccio
la
Maria
che
le
puntò
le
manine
al
petto
facendo
un
viso
simile
a
quello
di
suo
padre
.
«
Son
vègia
,
neh
?
Son
brutta
,
neh
?
Te
piasi
no
?
L
'
è
nient
,
l
'
è
nient
,
l
'
è
nient
!
»
.
E
si
mise
a
baciarle
umilmente
le
braccia
e
le
spalle
,
non
osando
affrontare
il
visetto
acerbo
.
Poi
disse
ai
suoi
amici
che
aveva
portato
loro
una
bella
notizia
e
gli
occhi
le
brillavano
di
questo
mistero
gaudioso
.
La
marchesa
aveva
scritto
a
Pasotti
e
nella
lettera
c
'
era
un
periodo
che
la
Barborin
aveva
imparato
a
mente
:
«
Ho
appreso
con
vivo
dispiacere
(
vivo
dispiacere
,
gh
'
è
sü
inscì
)
il
triste
fatto
di
Oria
...
di
Oria
...
(
spètta
!
)
il
triste
fatto
di
Oria
...
(
ah
!
)
e
benché
mio
nipote
nulla
meriti
,
(
ciào
,
quell
pacienza
!
)
desidero
non
abbia
cattive
conseguenze
»
.
Il
periodo
non
ebbe
un
gran
successo
.
Luisa
fece
il
viso
scuro
e
non
parlò
;
Franco
guardò
sua
moglie
e
non
osò
metter
fuori
il
commento
favorevole
che
aveva
nella
bocca
ma
non
,
per
verità
,
nel
cuore
.
La
povera
Barborin
che
aveva
approfittato
della
andata
di
suo
marito
a
Lugano
per
correre
a
portar
il
suo
zuccherino
,
rimase
assai
mortificata
,
guardava
contrita
ora
Luisa
ora
Franco
e
finì
col
togliersi
di
tasca
uno
zuccherino
vero
e
proprio
onde
darlo
a
Maria
.
Poi
,
avendo
capito
che
gli
sposi
desideravano
partire
in
barca
e
struggendosi
di
stare
un
po
'
con
Maria
,
tanto
disse
e
fece
che
quelli
se
ne
andarono
lasciando
l
'
incarico
alla
Veronica
di
metter
la
bambina
a
letto
un
po
'
più
tardi
.
Maria
non
parve
gradir
molto
la
compagnia
della
sua
vecchia
amica
.
Taceva
,
taceva
ostinatamente
e
non
andò
molto
che
spalancò
la
bocca
e
scoppiò
in
lagrime
.
La
povera
Pasotti
non
sapeva
che
Santi
invocare
.
Invocò
la
Veronica
,
ma
la
Veronica
discorreva
con
una
guardia
di
finanza
e
non
udì
o
non
volle
udire
.
Offerse
anelli
,
braccialetti
,
l
'
orologio
,
persino
il
cappellone
da
viceregina
Beauharnais
,
ma
nulla
riuscì
gradito
.
Maria
continuava
a
piangere
.
Ebbe
allora
l
'
idea
di
mettersi
al
piano
e
si
mise
a
picchiare
e
ripicchiare
otto
o
dieci
battute
d
'
una
monferrina
antidiluviana
.
Allora
la
principessina
Maria
si
mansuefece
,
si
lasciò
pigliar
dalla
sua
musicista
di
camera
così
delicatamente
come
se
le
sue
braccine
fossero
state
ali
di
farfalla
e
posar
sulle
ginocchia
così
piano
come
se
vi
fosse
stato
pericolo
di
far
cader
in
polvere
le
vecchie
gambe
.
Udite
cinque
o
sei
repliche
della
monferrina
,
Maria
fece
un
visino
annoiato
,
si
provò
di
strappar
dal
piano
le
mani
rugose
della
suonatrice
e
disse
sottovoce
:
«
Cantami
una
canzonetta
»
.
Poi
,
non
ottenendo
risposta
,
si
voltò
a
guardarla
in
faccia
,
le
gridò
a
squarciagola
:
«
Cantami
una
canzonetta
!
»
.
«
Non
capisco
»
,
rispose
la
Pasotti
,
«
sono
sorda
.
»
«
Perché
sei
sorda
?
»
«
Sono
sorda
»
,
replicò
l
'
infelice
,
sorridendo
.
«
Ma
perché
sei
sorda
?
»
La
Pasotti
non
poteva
immaginare
cosa
chiedesse
la
bambina
.
«
Non
capisco
»
,
diss
'
ella
.
«
Allora
»
,
fece
Maria
con
un
'
aria
molto
grave
,
«
sei
stupida
.
»
Dopo
di
che
aggrottò
le
ciglia
e
riprese
piagnucolando
:
«
Voglio
una
canzonetta
!
»
Qualcuno
disse
dal
giardinetto
:
«
Eccolo
,
quel
delle
canzonette
!
»
Maria
alzò
il
viso
,
s
'
illuminò
tutta
.
«
Missipipì
»
,
diss
'
ella
e
scivolò
giù
dalle
ginocchia
della
Pasotti
,
corse
incontro
allo
zio
Piero
ch
'
entrava
.
Si
alzò
anche
la
Pasotti
,
stese
le
braccia
,
tutta
sorpresa
e
ridente
,
verso
il
vecchio
inaspettato
amico
.
«
Tè
chì
,
tè
chì
,
tè
chì
!
»
.
E
corse
a
salutarlo
.
La
Maria
strillò
tanto
forte
«
Missipipì
,
Missipipì
!
»
,
e
si
avvinghiò
tanto
stretta
alle
gambe
dello
zio
che
questi
,
quantunque
paresse
non
averne
voglia
,
dovette
pur
sedere
sul
canapè
,
pigliarsi
la
bambina
sulle
ginocchia
e
ripeterle
la
vecchia
canzone
:
Ombretta
sdegnosa
...
Dopo
quattro
o
cinque
Missipipì
la
Pasotti
,
temendo
che
suo
marito
ritornasse
,
prese
congedo
.
La
Veronica
voleva
porre
Maria
a
letto
.
La
piccina
si
crucciò
,
lo
zio
intervenne
:
«
Oh
lasciatela
un
po
'
qui
!
»
,
e
uscì
con
lei
sulla
terrazza
per
vedere
se
il
papà
e
la
mamma
ritornassero
.
Nessuna
barca
veniva
da
Casarico
.
La
piccina
ordinò
allo
zio
di
sedere
e
gli
si
arrampicò
sulle
ginocchia
.
«
Perché
sei
venuto
?
»
,
diss
'
ella
.
«
Non
c
'
è
mica
,
sai
,
il
pranzo
per
te
.
»
«
Me
lo
farai
tu
,
il
pranzo
.
Sono
venuto
per
star
con
te
.
»
«
Sempre
?
»
«Sempre.»
«
Proprio
sempre
sempre
sempre
?
»
«
Proprio
sempre
.
»
Maria
tacque
,
pensierosa
.
Poi
domandò
:
«
E
cosa
mi
hai
portato
?
»
Lo
zio
si
levò
di
tasca
un
fantoccio
di
gomma
.
Se
Maria
avesse
potuto
sapere
,
intendere
con
quale
animo
,
sotto
qual
colpo
lo
zio
fosse
andato
a
prender
per
lei
quel
fantoccino
avrebbe
pianto
di
tenerezza
.
«
È
brutto
questo
regalo
»
,
diss
'
ella
,
ricordando
gli
altri
dello
zio
.
«
E
se
resti
qui
,
non
mi
porti
più
niente
?
»
«
Più
niente
.
»
«
Va
'
via
,
zio
»
,
diss
'
ella
.
Egli
sorrise
.
Adesso
Maria
volle
sapere
dallo
zio
se
,
quando
era
bambino
lui
,
suo
zio
gli
portasse
regali
.
Ma
questo
zio
dello
zio
,
per
quanto
la
cosa
paresse
impossibile
a
Maria
,
non
era
mai
esistito
.
E
allora
chi
gli
portava
regali
?
Ed
era
egli
un
buon
bambino
?
Piangeva
?
Lo
zio
si
mise
a
raccontarle
cose
della
sua
infanzia
,
cose
di
sessant
'
anni
prima
,
quando
la
gente
portava
parrucca
e
codino
.
Si
compiaceva
di
ricordare
alla
nipotina
quel
tempo
lontano
,
di
farla
vivere
per
un
momento
insieme
ai
suoi
vecchi
,
e
parlava
con
gravità
triste
,
come
avendo
presenti
quei
cari
morti
,
come
parlando
più
per
essi
che
per
lei
.
Ella
gli
fissava
in
viso
gli
occhi
spalancati
,
non
batteva
palpebra
.
Né
lui
né
lei
s
'
accorgevano
che
intanto
passava
il
tempo
,
né
lui
né
lei
pensavano
più
alla
barca
che
doveva
venire
.
E
la
barca
venne
,
Luisa
e
Franco
salirono
senza
sospettare
di
nulla
,
pensando
che
la
bambina
dormisse
.
Franco
fu
il
primo
che
vide
sotto
i
rami
cadenti
delle
passiflore
lo
zio
seduto
,
curvo
su
Maria
che
gli
stava
sulle
ginocchia
.
Mise
una
gran
voce
di
sorpresa
e
corse
là
seguito
da
Luisa
,
con
l
'
idea
che
fosse
successo
qualche
cosa
.
«
Tu
qui
?
»
,
diss
'
egli
correndo
.
Luisa
,
pallida
,
non
disse
nulla
.
Lo
zio
alzò
il
capo
,
li
vide
:
essi
compresero
subito
che
vi
era
una
brutta
novità
,
non
gli
avevano
mai
veduto
una
faccia
così
seria
.
«
Addio
»
,
diss
'
egli
.
«
Cosa
è
stato
?
»
,
sussurrò
Franco
.
Egli
fe
'
cenno
ad
ambedue
di
ritirarsi
dalla
terrazza
nella
loggia
,
ve
li
seguì
,
allargò
le
braccia
,
povero
vecchio
,
come
un
crocifisso
e
disse
con
voce
triste
ma
tranquilla
:
«
Destituito
»
.
Franco
e
Luisa
lo
guardarono
un
momento
come
istupiditi
.
Poi
Franco
esclamò
:
«
Oh
zio
,
zio
!
»
,
e
lo
abbracciò
.
Vedendo
quell
'
atto
e
il
viso
di
sua
madre
,
Maria
scoppiò
in
lagrime
.
Luisa
cercò
di
farla
tacere
,
ma
ella
stessa
,
la
donna
forte
,
aveva
il
pianto
alla
gola
.
Seduto
sul
canapè
della
sala
lo
zio
raccontò
che
l
'
I
.
R
.
Delegato
di
Como
lo
aveva
fatto
chiamare
per
dirgli
che
la
perquisizione
operata
nella
sua
casa
di
Oria
aveva
dati
risultati
dolorosi
e
inattesi
;
quali
,
non
aveva
voluto
assolutamente
dire
.
Aveva
poi
soggiunto
che
s
'
era
voluto
iniziare
un
processo
contro
di
lui
ma
che
in
vista
dei
lunghi
e
lodevoli
servigi
prestati
al
Governo
si
limitava
a
togliergli
l
'
ufficio
.
Lo
zio
aveva
insistito
per
conoscere
le
accuse
e
colui
l
'
aveva
licenziato
senza
rispondere
.
«
E
allora
?
»
,
disse
Franco
.
«
E
allora
...
»
.
Lo
zio
tacque
un
poco
e
poi
pronunciò
una
frase
sacramentale
d
'
ignota
origine
che
egli
stesso
e
i
suoi
compagni
tarocchisti
solevano
ripetere
quando
il
giuoco
andava
disperatamente
male
:
«
Siamo
arcifritti
,
o
Regina
»
.
Vi
fu
un
lungo
silenzio
;
poi
Luisa
si
buttò
al
collo
del
vecchio
.
«
Zio
,
zio
»
,
gli
sussurrò
,
«
ho
paura
che
sia
stato
per
causa
nostra
!
»
Ella
pensava
alla
nonna
e
lo
zio
intese
che
accusasse
Franco
e
sé
di
qualche
imprudenza
.
«
Sentite
,
cari
amici
»
,
diss
'
egli
con
un
tono
bonario
che
aveva
pure
qualche
recondito
sapore
di
rimprovero
,
«
questi
sono
discorsi
inutili
.
Adesso
la
frittata
è
fatta
e
bisogna
pensare
al
pane
.
Fate
conto
su
questa
casa
,
su
qualche
piccolo
risparmio
che
mi
frutta
circa
quattro
svanziche
al
giorno
e
su
due
bocche
di
più
:
la
mia
e
quella
della
Cia
;
la
mia
,
speriamo
per
poco
tempo
.
»
Franco
e
Luisa
protestarono
.
«
Ci
vuol
altro
!
Ci
vuol
altro
!
»
,
fece
lo
zio
agitando
le
braccia
,
come
a
dispregio
di
un
sentimentalismo
irragionevole
.
«
Viver
bene
e
crepare
a
tempo
.
Questa
è
la
regola
.
La
prima
parte
l
'
ho
fatta
,
adesso
mi
tocca
di
fare
la
seconda
.
Intanto
mandatemi
dell
'
acqua
in
camera
e
aprite
la
mia
borsa
.
Vi
troverete
dieci
polpette
che
la
signora
Carolina
dell
'
Agria
mi
ha
voluto
dare
per
forza
.
Vedete
che
le
cose
non
vanno
poi
troppo
male
.
»
Ciò
detto
lo
zio
si
alzò
e
se
n
'
andò
per
l
'
uscio
del
salotto
con
passo
franco
,
mostrando
anche
da
tergo
la
sua
faccia
eretta
,
il
suo
modesto
ventre
pacifico
,
la
sua
serenità
di
filosofo
antico
.
Franco
,
ritto
sul
limitare
della
terrazza
,
con
le
braccia
incrociate
sul
petto
e
le
sopracciglia
aggrottate
,
guardava
verso
Cressogno
.
Se
in
quel
momento
egli
avesse
avuto
fra
le
mascelle
un
fascio
di
Delegati
,
di
Commissari
,
di
birri
e
di
spie
,
avrebbe
tirato
tale
un
colpo
di
denti
da
farne
una
melma
sola
.
6
.
L
'
asso
di
danari
spunta
«
La
barca
è
pronta
»
,
disse
Ismaele
,
entrando
senza
complimenti
con
la
pipa
nella
sinistra
e
una
lanterna
nella
destra
.
«
Che
ore
sono
?
»
,
domandò
Franco
.
«
Undici
e
mezzo
.
»
«
Il
tempo
?
»
«Nevica.»
«
Bene
»
,
esclamò
lo
zio
,
ironicamente
,
allargando
le
gambe
davanti
alla
vampa
del
ginepro
che
scoppiettava
nel
caminetto
.
Nel
minuscolo
salottino
assediato
dall
'
inverno
Luisa
stava
mettendo
,
ginocchioni
,
un
fazzoletto
al
collo
di
Maria
,
Franco
aspettava
col
cappuccio
di
sua
moglie
in
mano
e
la
Cia
,
la
vecchia
governante
,
col
cappello
in
testa
e
le
mani
nel
manicotto
,
andava
brontolando
al
suo
padrone
:
«
Che
signore
è
mai
Lei
!
Cosa
vuol
fare
qui
solo
a
casa
?
»
.
«
Per
dormire
non
ho
bisogno
di
nessuno
»
,
rispose
l
'
ingegnere
,
«
e
se
sono
matti
gli
altri
non
sono
matto
io
.
Mettetemi
qua
il
mio
latte
e
il
mio
lume
.
»
Era
la
vigilia
di
Natale
e
l
'
idea
pazza
di
quella
gente
savia
,
la
risoluzione
che
pareva
incredibile
all
'
ingegnere
era
di
andare
a
S
.
Mamette
per
assistervi
alla
messa
solenne
di
mezzanotte
.
«
E
quella
povera
vittima
!
»
,
diss
'
egli
guardando
la
bambina
.
Franco
diventò
rosso
,
osservò
che
desiderava
prepararle
dei
ricordi
preziosi
,
questa
partenza
notturna
in
barca
,
il
lago
oscuro
,
la
neve
,
la
chiesa
piena
di
lumi
e
di
gente
,
l
'
organo
,
i
canti
,
la
santità
del
Natale
.
Egli
parlava
con
calore
non
tanto
per
lo
zio
,
forse
,
quanto
per
un
'
altra
persona
che
taceva
.
«
Sì
sì
sì
sì
»
,
fece
lo
zio
,
come
se
si
fosse
aspettata
questa
rettorica
,
questa
poesia
buona
a
niente
.
«
Anch
'
io
,
sai
,
il
punch
!
»
,
gli
disse
la
piccina
.
Lo
zio
sorrise
:
manco
male
!
Quello
sarà
proprio
un
ricordo
prezioso
.
Franco
,
sentendosi
così
demolire
la
sua
sottile
preparazione
di
ricordi
religiosi
e
poetici
,
si
fece
scuro
.
«
E
questo
Gilardoni
?
»
,
chiese
Luisa
.
«
Sono
qui
adesso
»
,
fece
Ismaele
uscendo
con
la
sua
lanterna
.
Il
professore
Gilardoni
aveva
invitato
i
Maironi
e
donna
Ester
Bianchi
a
prendere
il
punch
in
casa
sua
dopo
la
messa
.
Lo
si
aspettava
dal
Niscioree
dov
'
era
andato
a
pigliare
la
signorina
che
ci
viveva
sola
con
due
vecchie
serve
,
dopo
la
morte
del
padre
avvenuta
nel
1852
.
L
'
ottimo
professore
aveva
pianto
segretamente
la
signora
Teresa
per
uno
spazio
di
tempo
ragionevole
.
Durante
quella
pessima
convalescenza
del
cuore
che
lo
tiene
debole
e
molle
,
in
continuo
pericolo
di
ricadere
,
egli
si
era
troppo
poco
guardato
dal
bel
visino
brioso
,
dagli
occhi
vivaci
,
dalla
gaiezza
scintillante
della
principessina
del
Niscioree
,
come
la
chiamavano
i
Maironi
.
Ella
era
così
diversa
nello
spirito
e
nel
corpo
dalla
signora
Teresa
,
la
sua
persona
vigorosa
nelle
forme
della
grazia
più
squisita
suggeriva
l
'
idea
di
un
amore
così
lontano
da
quell
'
altro
,
che
al
professore
pareva
di
poterle
volere
bene
senza
offendere
la
santa
immagine
della
madre
di
Luisa
.
Infatti
egli
santificò
sempre
maggiormente
questa
immagine
,
la
spinse
in
su
in
su
verso
il
cielo
,
tanto
in
su
che
qualche
nuvola
cominciò
a
passare
fra
lui
e
lei
;
prima
eran
cirri
,
adesso
eran
cumuli
e
stava
per
giungere
uno
strato
definitivo
.
Egli
era
più
timido
ancora
con
donna
Ester
che
non
lo
fosse
stato
con
la
signora
Teresa
.
Aveva
del
resto
un
inconscio
bisogno
di
amare
senza
speranza
per
potersi
poi
compiangere
,
per
la
voluttà
di
un
doppio
intenerimento
,
verso
una
bella
creatura
e
verso
se
stesso
.
E
la
sua
timidezza
era
pure
contenta
di
possedere
una
scusa
in
quella
gran
differenza
d
'
età
e
di
aspetto
.
Però
col
non
far
alcuna
difesa
contro
gli
occhi
maliziosi
,
i
folti
capelli
biondi
,
il
sottile
collo
di
neve
,
col
bersi
e
ribersi
nel
cuore
la
voce
fresca
,
il
riso
d
'
argento
,
l
'
uomo
si
metteva
in
pericolo
di
cuocere
intollerabilmente
.
Ester
,
che
a
ventisette
anni
ne
mostrava
venti
salvo
che
nella
morbidezza
delle
movenze
e
in
una
certa
occulta
,
deliziosa
scienza
degli
occhi
,
non
aveva
desiderato
di
pescar
quell
'
amante
rispettabile
ma
lo
sentiva
preso
e
se
ne
compiaceva
,
stimandolo
un
grande
ingegno
,
un
sapientone
.
Che
egli
osasse
parlarle
d
'
amore
,
ch
'
ella
potesse
sposar
quella
sapienza
giallognola
,
rugosa
e
secca
,
neppure
le
veniva
in
mente
;
ma
neanche
avrebbe
voluto
spegnere
un
focherello
così
discreto
che
faceva
onore
a
lei
e
,
probabilmente
,
piacere
a
lui
.
S
'
ella
ne
rideva
qualche
volta
con
Luisa
,
non
era
però
mai
la
prima
a
ridere
e
soggiungeva
subito
:
«
Povero
signor
Gilardoni
!
Povero
professore
!
»
.
Ella
entrò
frettolosa
,
con
la
testolina
bionda
chiusa
in
un
gran
cappuccio
nero
,
come
una
primavera
travestitasi
,
per
chiasso
,
da
dicembre
.
Dicembre
le
veniva
dietro
,
affagottato
il
collo
in
una
gran
sciarpa
sulla
quale
si
porgeva
,
lucente
e
rosso
,
il
naso
professorale
irritato
dalla
neve
.
Era
tardi
,
tutti
si
accomiatarono
dallo
zio
ed
egli
rimase
solo
con
il
suo
lume
e
il
suo
latte
,
davanti
alle
ultime
brage
moribonde
del
ginepro
.
Gli
restava
sul
viso
una
leggera
ombra
di
disapprovazione
.
Franco
faceva
troppo
il
poeta
!
Adesso
la
vita
era
dura
in
casa
Maironi
.
Si
faceva
colazione
con
una
tazza
di
latte
e
cicoria
adoperando
certo
zucchero
rosso
che
puzzava
di
farmacia
.
Non
si
mangiava
carne
che
la
domenica
e
il
giovedì
.
Una
bottiglia
di
vin
Grimelli
veniva
ogni
giorno
in
tavola
per
lo
zio
,
il
quale
non
voleva
saperne
di
privilegi
.
Ogni
giorno
,
per
questa
bottiglia
,
sorgevano
le
stesse
nubi
,
scoppiava
la
stessa
piccola
burrasca
e
si
scioglieva
secondo
il
volere
dello
zio
,
con
una
brevissima
pioggerella
di
decotto
in
ciascuno
dei
cinque
bicchieri
.
La
serva
era
stata
licenziata
;
restava
la
Veronica
per
le
faccende
grosse
,
per
la
polenta
,
e
qualche
volta
per
badare
a
Maria
.
Malgrado
queste
ed
altre
economie
,
malgrado
che
la
Cia
avesse
rinunciato
al
suo
salario
,
malgrado
i
doni
di
ricotta
,
di
mascherpa
,
di
formaggio
di
capra
,
di
castagne
,
di
noci
,
che
piovevano
dalla
gente
del
paese
,
Luisa
non
riusciva
a
tener
la
spesa
dentro
l
'
entrata
.
Si
era
procacciato
qualche
lavoro
di
copiatura
da
un
notaio
di
Porlezza
;
molta
fatica
e
miserabilissimi
guadagni
.
Franco
aveva
cominciato
a
copiar
con
ardore
anche
lui
,
ma
ci
reggeva
meno
di
sua
moglie
e
poi
non
c
'
era
lavoro
per
due
.
Avrebbe
dovuto
darsi
le
mani
attorno
,
cercar
un
impiego
privato
,
ma
di
questo
lo
zio
non
vedeva
indizio
;
per
cui
?
Per
cui
,
questo
pensare
a
spedizioni
poetiche
gli
pareva
anche
più
fuor
di
luogo
.
Dopo
aver
meditato
alquanto
sulla
triste
situazione
e
sulla
poca
probabilità
che
Franco
sapesse
uscirne
,
trovò
che
dal
canto
suo
la
prima
cosa
a
fare
era
di
bere
il
suo
latte
e
la
seconda
di
andarsene
a
letto
.
Ma
no
,
gli
venne
un
altro
pensiero
.
Aperse
l
'
uscio
della
sala
,
e
,
visto
tutto
buio
,
andò
in
cucina
,
accese
una
lanterna
,
la
portò
in
loggia
,
spalancò
una
finestra
e
,
poiché
nevicava
senza
vento
,
posò
il
lume
sul
davanzale
,
onde
quella
gente
poetica
potesse
dirigersi
ritornando
a
casa
per
il
lago
tenebroso
.
Dopo
di
che
se
n
'
andò
a
dormire
.
Nella
vecchia
barca
di
casa
l
'
ingegnoso
Franco
aveva
architettato
una
specie
di
felze
per
l
'
inverno
con
due
finestrini
ai
lati
e
un
usciolino
a
prora
.
Ora
i
sei
viaggiatori
vi
stavano
attorno
a
un
minuscolo
tavolino
,
sul
quale
ardeva
una
candela
.
Vedendo
l
'
espressione
estatica
del
professore
ch
'
era
seduto
in
faccia
a
Ester
,
Franco
si
divertì
a
spegner
il
lume
e
osservò
che
la
filosofia
poteva
trovarsi
male
al
buio
,
ma
che
la
poesia
ci
si
trovava
benissimo
.
Infatti
i
pensieri
suoi
e
de
'
suoi
compagni
,
prima
raccolti
intorno
al
lume
,
uscivano
adesso
per
il
vetro
dell
'
usciolino
dietro
un
chiaror
fioco
dove
si
vedeva
la
prora
della
barca
,
già
biancastra
di
neve
sul
lago
immobile
e
nero
.
E
le
immaginazioni
lavoravano
.
A
chi
pareva
di
andar
verso
Osteno
,
a
chi
pareva
di
andar
verso
la
Caravina
,
a
chi
pareva
di
andar
verso
Cadate
;
e
ciascuno
diceva
i
propri
dubbi
parlando
piano
come
per
non
svegliare
il
lago
addormentato
.
Un
po
'
alla
volta
si
misero
a
discutere
,
ma
le
sei
teste
,
ad
ogni
colpo
dei
remi
,
facevano
un
cenno
di
completo
accordo
.
Così
ciascuno
dei
critici
saliti
nella
navicella
d
'
un
grande
poeta
si
crede
fare
una
via
differente
.
Chi
stima
dirigersi
verso
un
ideale
,
chi
verso
un
altro
,
chi
stima
accostarsi
a
un
modello
,
chi
a
un
altro
,
chi
andar
avanti
,
chi
tornar
indietro
;
e
il
poeta
li
commove
,
li
scuote
col
suo
verso
tutti
insieme
,
li
porta
sulla
propria
via
.
Ismaele
portò
fedelmente
il
suo
carico
a
S
.
Mamette
.
La
neve
cadeva
sempre
grossa
e
placida
.
Sotto
i
portici
della
piazza
v
'
era
molta
gente
e
un
viavai
di
lanterne
.
C
'
era
pure
il
preposto
che
arringava
un
gruppo
di
fedeli
disposti
a
disertar
la
chiesa
per
l
'
osteria
.
Egli
stava
dimostrando
che
il
Paradiso
è
difficile
a
guadagnare
e
che
bisogna
pensarci
per
tempo
:
«
Vialter
credii
che
andà
in
Paradis
el
sia
giusta
come
andà
in
la
barca
del
Parella
.
E
sü
gent
!
E
sü
gent
!
Gh
'
è
semper
post
!
Avii
capì
che
l
'
è
minga
inscì
?
»
.
Sulla
scalinata
che
sale
alla
chiesa
Ester
domandò
a
Luisa
se
il
paradiso
fosse
proprio
così
piccolo
.
Il
professore
che
accompagnava
Ester
con
l
'
ombrello
ebbe
un
'
idea
,
palpitò
,
tremò
e
,
fattosi
un
coraggio
leonino
,
la
mise
fuori
;
disse
che
il
paradiso
era
più
piccolo
ancora
e
poteva
stare
sotto
un
ombrello
.
La
cosa
passo
liscia
,
Ester
non
rispose
e
tutta
la
compagnia
entrò
,
mista
a
una
frotta
di
donne
,
nelle
tenebre
della
chiesa
.
Il
professore
si
fermò
sulla
porta
,
incerto
fra
l
'
amore
e
la
filosofia
.
La
filosofia
lo
tirava
indietro
con
un
filo
e
l
'
amore
lo
tirava
avanti
con
una
fune
;
egli
entrò
e
si
pose
accanto
a
Ester
.
Franco
ebbe
per
un
momento
la
crudele
idea
di
trascinarlo
avanti
,
fra
i
banchi
degli
uomini
;
ma
poi
mutò
pensiero
e
si
pose
anche
lui
presso
sua
moglie
.
Giovò
poco
,
perché
Ester
,
fingendo
voler
dire
qualche
cosa
a
Luisa
,
le
si
avvicinò
e
spinse
maliziosamente
la
vecchia
Cia
verso
il
professore
.
Questi
,
ancora
palpitante
per
quella
sua
disperata
audacia
del
paradiso
sotto
l
'
ombrello
,
alla
mossa
di
Ester
si
turbò
,
pensò
di
averla
offesa
,
si
diede
dell
'
asino
e
dell
'
asino
e
dell
'
asino
.
La
chiesa
era
già
tutta
piena
e
anche
le
signore
dovettero
star
in
piedi
dietro
la
spalliera
del
primo
banco
.
Ester
s
'
incaricò
di
Maria
,
la
pose
a
sedere
sulla
spalliera
mentre
il
sagrestano
accendeva
le
candele
dell
'
altar
maggiore
.
La
Cia
tormentava
il
professore
,
credendolo
un
sant
'
uomo
,
con
mille
domande
sulle
differenze
tra
il
rito
romano
e
il
rito
ambrosiano
,
e
Maria
teneva
occupata
Ester
con
altre
domande
ancora
più
straordinarie
.
«
Per
chi
si
accendono
quei
lumi
?
»
«
Per
il
Signore
.
»
«
Va
'
a
letto
adesso
,
il
Signore
?
»
«
No
,
taci
.
»
«
E
il
bambino
Gesù
è
già
a
letto
?
»
«
Sì
,
sì
»
,
rispose
Ester
storditamente
,
per
finirla
.
«
Col
mulo
?
»
Lo
zio
aveva
portato
una
volta
a
Maria
un
brutto
muletto
di
legno
ch
'
ella
odiava
;
e
,
quando
si
ostinava
in
qualche
capriccio
,
sua
madre
la
poneva
a
letto
con
quel
mulo
sotto
il
guanciale
,
sotto
la
testolina
troppo
dura
.
«
Citto
,
ciallina
!
»
,
fece
Ester
.
«
Io
no
,
a
letto
col
mulo
.
Io
dico
scusa
.
»
«
Zitto
!
Ascolta
l
'
organo
,
adesso
.
»
Tutti
i
ceri
erano
ormai
accesi
e
l
'
organista
salito
al
suo
posto
andava
stuzzicando
,
come
per
risvegliarlo
,
il
suo
vecchio
strumento
che
pareva
mettere
grugniti
di
corruccio
.
Nel
punto
in
cui
un
campanello
suonò
e
l
'
organo
alzò
tutte
le
sue
gran
voci
e
uscirono
i
chierici
e
uscì
il
sacerdote
,
Luisa
prese
di
soppiatto
,
come
un
'
amante
,
la
mano
di
suo
marito
.
Quelle
due
mani
,
stringendosi
furtivamente
,
parlavano
di
un
prossimo
avvenimento
,
di
una
risoluzione
grave
che
conveniva
tener
segreta
e
che
non
ancora
era
presa
in
modo
irrevocabile
.
La
piccola
mano
nervosa
disse
«
coraggio
!
»
.
La
mano
virile
rispose
«
l
'
avrò
»
.
Bisognava
decidersi
.
Franco
doveva
partire
,
lasciar
sua
moglie
,
la
bambina
,
il
vecchio
zio
,
forse
per
qualche
mese
,
forse
per
qualche
anno
;
doveva
lasciar
Valsolda
,
la
casetta
cara
,
i
suoi
fiori
,
forse
per
sempre
,
emigrare
in
Piemonte
,
cercar
lavoro
e
guadagno
con
la
speranza
di
poter
chiamare
a
sé
la
famiglia
quando
le
altre
grandi
speranze
nazionali
sfumassero
.
Contento
che
sua
moglie
avesse
scelto
la
chiesa
e
quel
momento
solenne
per
incoraggiarlo
al
sacrifizio
,
non
lasciò
più
la
dolce
mano
,
la
tenne
egli
pure
come
l
'
avrebbe
tenuta
un
amante
,
non
guardando
mai
Luisa
,
serbando
impassibile
il
viso
e
rigida
la
persona
.
Parlava
con
la
mano
sola
,
con
l
'
anima
nel
palmo
e
nelle
dita
,
il
più
vario
appassionato
linguaggio
misto
di
blande
carezze
e
di
strette
,
di
tenerezze
e
di
ardori
.
Qualche
volta
ella
si
provava
di
ritirarsi
dolcemente
ed
egli
la
tratteneva
allora
violento
.
Guardava
l
'
altare
col
viso
alzato
,
come
assorto
nel
suono
dell
'
organo
,
nella
voce
del
sacerdote
,
nel
canto
del
popolo
.
In
fatto
non
seguiva
le
preghiere
,
ma
sentiva
la
Divina
Presenza
,
un
rapimento
,
una
effervescenza
di
amore
,
di
dolore
,
di
speranza
in
Dio
.
Luisa
gli
aveva
presa
la
mano
indovinando
ch
'
egli
pregava
,
che
tutte
le
sue
angustie
,
tutte
le
sue
dubbiezze
gli
si
agitavano
nel
cuore
.
Avea
realmente
voluto
infondergli
coraggio
,
convinta
ch
'
era
bene
per
lui
di
prender
questo
partito
doloroso
.
Fraintese
la
stretta
che
le
rispose
;
le
parve
un
'
appassionata
protesta
contro
la
separazione
,
e
non
la
potendo
,
quantunque
le
fosse
dolce
,
approvare
,
accennava
ogni
tanto
a
ritrar
la
mano
.
Fu
lui
che
all
'
Elevazione
ritrasse
,
per
rispetto
,
la
propria
.
Egli
dovette
quindi
prendersi
in
braccio
Maria
che
s
'
era
addormentata
e
continuò
a
dormire
con
la
testa
sulla
spalla
di
suo
padre
,
mostrando
un
bel
mezzo
visino
pacifico
.
Non
lo
sapeva
,
lei
,
cara
,
che
il
suo
papà
sarebbe
andato
lontano
lontano
e
il
suo
papa
aveva
il
cuore
tutto
molle
di
quel
piccolo
tesoro
caldo
che
vi
respirava
su
,
di
quella
testina
dall
'
odore
di
uccelletto
del
bosco
.
Gli
pareva
già
di
essere
partito
e
che
lo
cercasse
,
che
piangesse
,
e
allora
gli
correva
nelle
braccia
un
desiderio
di
stringerla
forte
,
fermato
subito
dal
timor
di
destarla
.
Il
Gilardoni
era
uscito
il
primo
e
stava
sul
sagrato
ad
aspettare
donna
Ester
con
l
'
ombrello
aperto
.
Ella
venne
a
braccetto
di
Luisa
,
e
la
perfida
Luisa
,
malgrado
il
pregar
sommesso
della
compagna
,
disse
al
professore
:
«
Ecco
la
Sua
dama
»
.
Ester
non
ebbe
il
coraggio
di
rifiutar
il
braccio
del
Gilardoni
ma
gli
osservò
ridendo
che
splendevano
mille
stelle
.
Il
Gilardoni
guardò
il
cielo
,
mise
fuori
due
o
tre
frasi
senza
senso
comune
e
chiuse
l
'
ombrello
.
Non
nevicava
più
,
sopra
il
Boglia
il
cielo
era
lucido
,
s
'
udiva
in
alto
un
rombo
continuo
.
«
Vento
,
vento
!
»
,
disse
Ismaele
raggiungendo
la
comitiva
.
«
Vado
a
piedi
!
Vado
a
piedi
!
»
,
gemette
allora
la
Cia
che
aveva
una
gran
paura
del
lago
.
Intanto
la
gente
,
uscendo
di
chiesa
,
urtò
e
scompose
il
gruppo
,
lo
trasse
giù
per
la
scalinata
.
I
sei
viaggiatori
e
il
barcaiuolo
si
riunirono
da
capo
sulla
piazza
di
S
.
Mamette
e
lì
donna
Ester
dichiarò
che
non
si
sentiva
troppo
bene
,
che
rinunciava
al
punch
e
che
sarebbe
andata
a
casa
a
piedi
con
la
Cia
.
Il
professore
taceva
in
disparte
.
Franco
e
Luisa
capirono
che
non
c
'
era
da
insistere
e
le
due
donne
s
'
avviarono
a
Oria
con
la
scorta
d
'
Ismaele
il
quale
doveva
ritornar
poi
a
prendere
i
Maironi
e
la
barca
.
Una
lucerna
modérateur
era
accesa
nel
salotto
del
Gilardoni
,
un
bel
fuoco
ardeva
nel
caminetto
,
il
Pinella
aveva
preparato
ogni
cosa
per
il
punch
e
chi
lo
fece
fu
Luisa
perché
il
professore
pareva
aver
perduto
la
testa
,
non
faceva
che
darsi
dello
stupido
e
della
bestia
.
Sulle
prime
non
gli
si
poté
cavar
niente
;
poi
vennero
fuori
,
poco
a
poco
,
la
storia
del
paradiso
sotto
l
'
ombrello
e
certe
infernali
conseguenze
di
quel
paradiso
.
Nello
scendere
la
scalinata
della
chiesa
c
'
era
stato
fra
lui
ed
Ester
questo
dialogo
:
«
Sa
,
donna
Ester
,
temevo
quasi
di
averla
offesa
»
.
«
Come
?
»
«
Con
quell
'
affare
dell
'ombrello.»
«
Che
ombrello
?
»
Qui
il
professore
non
era
stato
buono
di
ripetere
il
suo
complimento
.
«
Sa
,
Le
avevo
detto
qualche
cosa
...
»
«
Che
cosa
?
»
«
Si
parlava
del
Paradiso
...
»
Silenzio
di
Ester
.
«
...
e
io
quando
mi
trovo
con
una
persona
che
stimo
,
che
stimo
proprio
di
tutto
cuore
,
dico
facilmente
degli
spropositi
.
Vorrei
quasi
dirne
uno
anche
adesso
,
donna
Ester
.
»
«
Spropositi
mai
,
sa
»
,
aveva
risposto
Ester
e
s
'
era
staccata
da
lui
per
andare
a
Oria
con
la
Cia
.
Veramente
il
dialogo
non
fu
riferito
così
.
Il
Gilardoni
raccontò
che
aveva
fatto
capire
la
sua
gran
passione
e
che
donna
Ester
si
era
sdegnata
.
Franco
aveva
una
gran
voglia
di
ridere
;
Luisa
disse
scherzando
:
«
Lasci
fare
a
me
,
lasci
fare
a
me
che
farò
il
punch
e
la
pace
e
tutto
;
e
Lei
,
un
'
altra
volta
,
non
sia
un
seduttore
così
terribile
!
»
.
Il
povero
professore
per
poco
non
si
inginocchiò
a
baciarle
uno
scarpino
e
,
rifatto
animo
,
riprese
le
sue
funzioni
di
ospite
,
servì
il
punch
agli
amici
.
«
Guardate
Maria
»
,
disse
Franco
,
sottovoce
.
La
piccina
si
era
addormentata
sulla
poltrona
del
professore
,
presso
la
finestra
.
Franco
prese
la
lucerna
e
l
'
alzò
per
vederla
meglio
.
Pareva
una
piccola
creatura
del
cielo
,
caduta
lì
col
lume
delle
stelle
,
assopita
,
soffusa
nel
viso
di
una
dolcezza
non
terrena
,
di
una
solennità
piena
di
mistero
.
«
Cara
!
»
,
diss
'
egli
.
Raccolse
sua
moglie
a
sé
con
un
braccio
,
sempre
guardando
Maria
.
Il
Gilardoni
venne
loro
alle
spalle
,
mormorò
«
che
bellezza
!
»
e
tornò
al
caminetto
sospirando
«
beati
voi
!
»
.
Allora
Franco
,
intenerito
,
sussurrò
all
'
orecchio
di
sua
moglie
:
«
Glielo
diciamo
?
»
.
Ella
non
capì
,
lo
guardò
negli
occhi
.
«
Che
parto
»
,
diss
'
egli
,
sempre
sottovoce
.
Luisa
trasalì
,
rispose
«
sì
,
sì
»
tutta
commossa
perché
non
l
'
attendeva
a
questo
,
avendolo
in
chiesa
creduto
incerto
.
La
sorpresa
di
lei
non
sfuggì
a
Franco
.
Ne
fu
turbato
,
si
sentì
scosso
nel
suo
proposito
ed
ella
intese
,
ripeté
impetuosamente
«
sì
,
sì
»
e
lo
spinse
verso
il
Gilardoni
.
«
Caro
amico
»
,
diss
'
egli
,
«
Le
debbo
dir
una
cosa
.
»
Il
professore
,
assorto
nella
contemplazione
del
fuoco
,
non
rispondeva
.
Franco
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
.
«
Ah
!
»
,
fece
quegli
trasalendo
.
«
Scusi
.
Che
cosa
?
»
«
Le
debbo
raccomandare
qualcuno
.
»
«
A
me
?
Chi
?
»
«
Un
vecchio
,
una
signora
e
una
bambina
.
»
I
due
uomini
si
guardarono
in
silenzio
,
uno
commosso
,
l
'
altro
stupefatto
.
«
Non
capisce
?
»
,
sussurrò
Luisa
.
No
,
non
capiva
,
non
rispondeva
.
«
Le
raccomando
»
,
riprese
Franco
,
«
mia
moglie
,
mia
figlia
e
il
nostro
vecchio
zio
.
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
il
professore
,
guardando
ora
Luisa
ora
Franco
.
«
Vado
via
»
,
disse
questi
con
un
sorriso
che
fece
doler
il
cuore
al
Gilardoni
.
«
Allo
zio
non
l
'
abbiamo
ancora
detto
ma
è
cosa
necessaria
.
Nelle
nostre
condizioni
non
posso
star
qui
a
far
niente
.
Dirò
che
vado
a
Milano
,
crederà
chi
vorrà
;
invece
sarò
in
Piemonte
.
»
Gilardoni
giunse
le
mani
silenziosamente
,
sbalordito
.
Luisa
abbracciò
Franco
,
lo
baciò
,
gli
tenne
il
capo
sul
petto
,
ad
occhi
chiusi
.
Il
professore
s
'
immaginò
ch
'
ella
piegasse
con
dolore
alla
volontà
di
suo
marito
.
«
Oh
senta
»
,
diss
'
egli
,
volto
a
Franco
.
«
Se
ci
fosse
la
guerra
,
capirei
;
ma
così
,
se
dà
una
tale
afflizione
a
Sua
moglie
per
ragioni
economiche
,
ha
torto
!
»
Luisa
,
tenendosi
sempre
al
collo
di
suo
marito
con
un
braccio
,
agitò
in
silenzio
l
'
altra
mano
verso
Gilardoni
per
farlo
tacere
.
«
No
,
no
,
no
»
,
mormorò
,
ricongiungendo
le
braccia
intorno
al
collo
di
Franco
,
«
fai
bene
,
fai
bene
»
,
e
perché
il
Gilardoni
insisteva
,
si
staccò
da
suo
marito
.
«
Oh
,
ma
professore
!
»
,
diss
'
ella
scotendogli
le
mani
incontro
,
«
se
glielo
dico
io
che
fa
bene
di
partire
,
se
glielo
dico
io
che
sono
sua
moglie
!
Ma
caro
professore
!
»
«
Oh
infine
,
signora
!
»
,
proruppe
il
Gilardoni
.
«
Bisogna
poi
anche
sapere
...
»
Franco
stese
impetuoso
le
braccia
verso
di
lui
,
gridò
:
«
Professore
!
»
«
Fa
male
!
»
,
gli
rispose
questi
.
«
Fa
male
!
Fa
male
!
»
«
Cosa
c
'
è
,
Franco
?
»
,
dimandò
Luisa
,
meravigliata
.
«
C
'
è
qualche
cosa
che
io
non
so
?
»
«
C
'
è
che
devo
andar
via
,
che
andrò
via
e
non
c
'
è
altro
!
»
Maria
s
'
era
svegliata
di
soprassalto
a
quel
grido
di
suo
padre
:
«
Professore
!
»
,
poi
,
vedendo
la
mamma
così
agitata
,
si
dispose
a
piangere
.
Finalmente
scoppiò
in
lagrime
dirotte
:
«
No
papà
,
no
via
papà
,
no
via
papà
!
»
.
Franco
se
la
tolse
in
braccio
,
la
baciò
,
l
'
accarezzò
.
Ella
andava
ripetendo
fra
i
singhiozzi
«
papà
mio
,
papà
mio
»
con
una
voce
accorata
e
grave
che
faceva
male
al
cuore
.
Suo
padre
se
ne
struggeva
tutto
,
le
protestava
di
voler
star
sempre
con
lei
e
piangeva
per
il
dolore
d
'
ingannarla
,
per
la
commozione
di
quella
tenerezza
nuova
che
veniva
proprio
adesso
.
Luisa
pensava
al
grido
di
suo
marito
.
Il
Gilardoni
s
'
accorse
ch
'
era
in
sospetto
di
un
segreto
e
le
domandò
,
per
toglierla
da
quel
pensiero
,
se
Franco
intendesse
partire
presto
.
Fu
questi
che
rispose
.
Dipendeva
da
una
lettera
di
Torino
.
Fra
una
settimana
,
forse
;
tutt
'
al
più
fra
quindici
giorni
.
Luisa
taceva
e
il
discorso
cadde
.
Franco
parlò
allora
di
politica
,
delle
probabilità
che
la
guerra
scoppiasse
a
primavera
.
Anche
questo
discorso
morì
presto
.
Pareva
che
il
Gilardoni
e
Luisa
pensassero
ad
altro
,
che
ascoltassero
il
batter
delle
onde
ai
muri
dell
'
orto
.
Finalmente
Ismaele
ritornò
,
ebbe
il
suo
punch
,
assicurò
che
il
lago
non
era
troppo
cattivo
,
che
si
poteva
partire
.
Appena
i
Maironi
furono
in
barca
,
appena
Maria
vi
riprese
il
sonno
,
Luisa
domandò
a
suo
marito
se
vi
fosse
una
cosa
ch
'
ella
non
sapeva
e
che
il
Gilardoni
non
doveva
dire
.
Franco
tacque
.
«
Basta
»
,
diss
'
ella
.
Allora
suo
marito
le
passò
un
braccio
al
collo
,
la
strinse
a
sé
,
protestando
contro
parole
che
ella
non
aveva
dette
:
«
Oh
Luisa
,
Luisa
!
»
.
Luisa
si
lasciò
abbracciare
ma
non
rispose
all
'
abbraccio
;
onde
suo
marito
,
disperato
,
le
promise
subito
di
dirle
tutto
,
tutto
.
«
Mi
credi
curiosa
?
»
,
sussurrò
ella
fra
le
sue
braccia
.
No
,
no
,
egli
voleva
raccontarle
ogni
cosa
subito
,
dirle
perché
non
avesse
parlato
prima
.
Ella
si
oppose
;
preferiva
che
parlasse
più
tardi
,
spontaneamente
.
Avevano
il
vento
in
favore
e
il
lume
che
brillava
ad
una
finestra
della
loggia
serviva
bene
di
mira
a
Ismaele
.
Franco
tenne
sempre
abbracciato
il
collo
di
sua
moglie
e
guardava
tacendo
quel
punto
lucente
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altra
pensarono
alla
mano
amorosa
e
prudente
che
lo
aveva
acceso
.
Vi
pensò
Ismaele
,
affermò
che
né
la
Veronica
né
la
Cia
eran
capaci
di
un
simile
tratto
di
genio
e
benedisse
la
faccia
del
signor
ingegnere
.
Nell
'
uscire
di
barca
Maria
si
svegliò
e
gli
sposi
non
parvero
pensar
più
che
a
lei
.
Quando
furono
a
letto
,
Franco
spense
il
lume
.
«
Si
tratta
della
nonna
»
,
diss
'
egli
.
La
voce
era
commossa
,
rotta
.
Luisa
mormorò
«
caro
»
e
gli
prese
una
mano
,
affettuosamente
.
«
Non
ho
mai
parlato
»
,
riprese
Franco
,
«
per
non
accusar
la
nonna
e
poi
anche
...
»
Qui
seguì
una
pausa
;
quindi
fu
egli
che
mescolò
al
suo
dire
le
più
tenere
carezze
mentre
sua
moglie
,
invece
,
non
vi
rispondeva
più
.
«
Temevo
»
,
disse
,
«
l
'
impressione
tua
,
i
tuoi
sentimenti
,
le
idee
che
ti
potevano
venire
...
»
Più
le
parole
avevano
questo
dubbio
sapore
,
più
la
voce
era
tenera
.
Luisa
sentiva
avvicinarsi
,
non
un
alterco
,
ma
un
contrasto
più
durevole
e
grave
;
non
avrebbe
voluto
,
adesso
,
che
suo
marito
parlasse
,
e
suo
marito
,
sentendola
diventar
fredda
,
non
proseguì
.
Ella
gli
posò
la
fronte
alla
spalla
e
disse
sottovoce
,
malgrado
se
stessa
:
«
Racconta
»
.
Allora
Franco
,
parlandole
nei
capelli
,
le
ripeté
il
racconto
fattogli
dal
professore
nella
notte
del
suo
matrimonio
.
Nel
riferire
a
memoria
la
lettera
e
il
testamento
di
suo
nonno
,
temperò
alquanto
le
frasi
ingiuriose
verso
suo
padre
e
la
nonna
.
A
mezzo
il
racconto
,
Luisa
,
che
non
si
aspettava
una
rivelazione
simile
,
alzò
il
capo
dalla
spalla
di
suo
marito
.
Questi
s
'
interruppe
.
«
Avanti
»
,
diss
'
ella
.
Finito
ch
'
egli
ebbe
,
gli
domandò
se
si
potesse
dimostrare
che
il
testamento
del
nonno
era
stato
soppresso
.
Franco
rispose
prontamente
di
no
.
«
Ma
»
,
diss
'
ella
,
«
perché
allora
parlavi
delle
idee
che
mi
potevan
venire
?
»
.
Il
suo
pensiero
era
subito
corso
al
probabile
delitto
della
nonna
,
alla
possibilità
di
un
'
accusa
.
Ma
se
l
'
accusa
non
era
possibile
?
Franco
non
rispose
ed
ella
,
dopo
aver
pensato
un
poco
,
esclamò
:
«
Ah
,
la
copia
del
testamento
?
Adoperarla
?
Quello
è
un
testamento
che
potrebbe
valere
?
»
«
Sì
»
«
E
tu
non
l
'
hai
voluto
far
valere
?
»
«No.»
«
Perché
,
Franco
?
»
«
Ecco
!
»
,
esclamò
Franco
,
pigliando
fuoco
.
«
Vedi
?
Lo
sapevo
!
No
,
non
lo
voglio
far
valere
,
no
,
no
,
assolutamente
,
no
!
»
«
Ma
le
ragioni
?
»
«
Dio
,
le
ragioni
!
Le
ragioni
si
sentono
,
le
devi
sentire
senza
che
io
te
le
dica
!
»
«
Non
le
sento
.
Non
credere
ch
'
io
pensi
ai
denari
.
Non
pigliamoli
i
denari
,
dalli
a
chi
vuoi
tu
.
Io
sento
le
ragioni
della
giustizia
.
C
'
è
la
volontà
di
tuo
nonno
da
rispettare
,
c
'
è
un
delitto
che
tua
nonna
ha
commesso
.
Tu
sei
tanto
religioso
,
devi
riconoscere
che
questa
carta
l
'
ha
fatta
venir
fuori
la
giustizia
divina
.
Tu
ti
vuoi
mettere
fra
la
giustizia
divina
e
questa
donna
?
»
«
Lascia
stare
la
giustizia
divina
!
»
,
rispose
Franco
,
violento
.
«
Cosa
sappiamo
noi
delle
vie
che
prende
la
giustizia
divina
?
Vi
è
anche
la
misericordia
divina
!
Si
tratta
della
madre
di
mio
padre
,
sai
!
E
non
li
ho
disprezzati
sempre
questi
maledetti
denari
?
Cosa
ho
fatto
quando
la
nonna
mi
ha
minacciato
di
non
lasciarmi
un
soldo
se
sposavo
te
?
»
La
tenerezza
e
la
collera
,
miste
insieme
,
gli
fecero
groppo
alla
gola
.
Non
potendo
parlare
,
afferrò
il
capo
di
Luisa
,
se
lo
strinse
sul
petto
.
«
Ho
disprezzato
i
denari
per
aver
te
»
,
riprese
con
voce
soffocata
.
«
Come
vuoi
che
adesso
cerchi
di
riprenderli
con
dei
processi
?
»
«
Ma
no
!
»
,
lo
interruppe
Luisa
rialzando
il
capo
.
«
I
denari
li
darai
a
chi
vorrai
!
È
della
giustizia
che
parlo
io
!
Ma
non
la
senti
,
tu
,
la
giustizia
?
»
«
Dio
mio
!
»
,
diss
'
egli
mettendo
un
profondo
sospiro
.
«
Era
meglio
che
non
t
'
avessi
parlato
neanche
stasera
!
»
«
Forse
sì
.
Se
non
volevi
rinunciare
in
nessun
caso
ai
tuoi
propositi
,
forse
era
meglio
.
»
La
voce
di
Luisa
,
dicendo
questo
,
esprimeva
tristezza
,
non
collera
.
«
Del
resto
»
,
soggiunse
Franco
,
«
quella
carta
non
esiste
più
.
»
Luisa
trasalì
.
«
Non
esiste
più
?
»
,
diss
'
ella
sottovoce
,
con
ansia
.
«
No
.
Il
professore
deve
averla
distrutta
,
per
ordine
mio
.
»
Seguì
un
lungo
silenzio
.
Luisa
ritirò
il
capo
adagio
adagio
,
lo
posò
sul
guanciale
proprio
.
Poi
Franco
uscì
a
dir
forte
:
«
Un
processo
!
Con
quei
documenti
!
Con
quelle
ingiurie
!
Alla
madre
di
mio
padre
!
Per
i
denari
!
»
«
Ma
non
ripetere
questa
cosa
!
»
,
esclamò
sua
moglie
,
sdegnata
.
«
Perché
la
ripeti
sempre
?
Sai
pure
che
non
è
vera
!
»
Parlavano
concitati
l
'
uno
e
l
'
altra
;
si
capiva
che
durante
il
silenzio
di
prima
avevano
continuato
a
lavorar
forte
col
pensiero
su
questo
punto
.
Egli
si
irritò
del
rimprovero
e
rispose
alla
cieca
:
«
Non
so
niente
»
.
«
Oh
Franco
!
»
,
disse
Luisa
,
addolorata
.
Egli
si
era
già
pentito
dell
'
oltraggio
e
le
domandò
perdono
,
accusò
il
proprio
temperamento
che
gli
faceva
dire
cose
non
pensate
,
implorò
una
parola
buona
.
Luisa
gli
rispose
sospirando
«
sì
,
sì
»
ma
egli
non
fu
contento
,
volle
che
dicesse
proprio
«
ti
perdono
»
,
che
lo
abbracciasse
.
Il
tocco
delle
care
labbra
non
lo
ristorò
come
al
solito
.
Passarono
alcuni
minuti
ed
egli
stette
in
ascolto
per
capire
se
sua
moglie
si
fosse
addormentata
.
Udì
il
vento
`
il
respiro
lieve
di
Maria
,
il
fragor
delle
onde
,
qualche
tremolìo
dei
vetri
,
non
altro
.
Sussurrò
:
«
Mi
hai
proprio
perdonato
?
»
,
e
udì
rispondersi
con
dolcezza
:
«
Sì
,
caro
»
.
Andò
poco
e
fu
lei
che
stette
in
ascolto
,
che
udì
,
insieme
al
vento
,
alle
onde
,
agli
scricchiolii
delle
imposte
,
il
respiro
uguale
,
regolare
della
piccina
,
il
respiro
uguale
,
regolare
del
marito
.
Allora
mise
un
altro
gran
sospiro
,
un
sospiro
desolato
.
Dio
,
come
poteva
Franco
essersi
condotto
così
?
Ciò
che
la
feriva
nel
più
vivo
del
cuore
era
ch
'
egli
paresse
sentir
poco
le
offese
fatte
alla
povera
mamma
e
allo
zio
.
Ma
su
questo
pensiero
non
voleva
fermarsi
,
almeno
prima
di
aver
considerato
il
torto
di
lui
altrove
,
di
fronte
all
'
idea
di
giustizia
;
e
là
lo
sentiva
,
con
amarezza
eppur
non
senza
compiacimento
,
inferiore
a
sé
,
governato
da
sentimenti
che
procedevano
dalla
fantasia
,
mentre
il
sentimento
suo
proprio
era
penetrato
di
ragione
.
Aveva
tanto
del
bambino
,
Franco
.
Ecco
,
egli
poteva
già
dormire
ed
ella
si
teneva
sicura
di
non
chiuder
occhio
fino
alla
mattina
.
A
lei
pareva
di
non
aver
fantasia
perché
non
se
la
sentiva
muovere
,
accendere
così
facilmente
.
Chi
le
avesse
detto
che
la
fantasia
poteva
in
lei
più
che
in
suo
marito
,
l
'
avrebbe
fatta
ridere
.
Eppure
era
così
.
Solamente
,
per
dimostrarlo
,
occorreva
capovolgere
ambedue
le
anime
,
perché
Franco
aveva
la
sua
fantasia
visibile
a
fior
d
'
anima
e
tutta
la
sua
ragione
al
fondo
,
mentre
Luisa
aveva
la
fantasia
al
fondo
e
la
ragione
,
molto
visibilmente
,
a
fior
d
'
anima
.
Ella
non
dormì
infatti
e
pensò
per
tutta
la
notte
,
con
la
sua
fantasia
del
fondo
dell
'
anima
,
come
la
religione
favorisca
i
sentimentalismi
deboli
,
com
'
essa
che
predica
la
sete
della
giustizia
sia
incapace
di
formare
negl
'
intelletti
devoti
a
lei
il
vero
concetto
di
giustizia
.
Anche
il
professore
,
che
aveva
infiltrazioni
sierose
di
fantasia
nelle
cellule
raziocinanti
del
cervello
come
nelle
cellule
amorifiche
del
cuore
,
spenta
la
lucerna
,
passò
gran
parte
della
notte
davanti
al
caminetto
lavorando
con
le
molle
e
con
la
fantasia
,
pigliando
,
guardando
,
lasciando
cader
brage
e
progetti
fino
a
che
gli
restarono
un
ultimo
carbone
lucente
e
un
'
ultima
idea
.
Prese
allora
uno
zolfino
e
accostatolo
alla
bragia
ne
riaccese
la
lucerna
,
prese
l
'
idea
pure
luminosa
e
scottante
,
se
la
portò
a
letto
.
Era
questa
:
partire
,
all
'
insaputa
di
tutti
,
per
Brescia
,
presentarsi
alla
marchesa
con
i
terribili
documenti
,
ottenere
una
capitolazione
.
7
.
È
giuocato
Tre
giorni
dopo
,
alle
cinque
della
mattina
,
in
Milano
,
il
professore
Gilardoni
usciva
,
inferraiuolato
fino
agli
occhi
,
dall
'
Albergo
degli
Angeli
,
passava
davanti
al
Duomo
e
infilava
la
buia
contrada
dei
Rastelli
dietro
una
fila
di
cavalli
condotti
a
mano
dai
postiglioni
,
entrava
nell
'
ufficio
delle
diligenze
erariali
.
Il
piccolo
cortile
dove
ora
è
la
Posta
era
già
pieno
di
gente
,
di
bestie
,
di
lanterne
.
Voci
di
postiglioni
e
di
conduttori
,
passi
di
cavalli
,
scosse
di
sonagliere
;
all
'
eremita
della
Valsolda
pareva
un
finimondo
.
Si
stavano
attaccando
i
cavalli
a
due
diligenze
,
quattro
per
ciascuna
.
Il
professore
andava
a
Lodi
perché
aveva
saputo
che
la
marchesa
era
in
visita
presso
un
'
amica
di
Lodi
.
La
diligenza
di
Lodi
partiva
alle
cinque
e
mezzo
.
Faceva
un
freddo
intenso
e
il
povero
professore
girava
inquieto
intorno
al
carrozzone
mostruoso
pestando
i
piedi
per
riscaldarsi
;
tanto
che
un
altro
viaggiatore
gli
disse
argutamente
:
«
Freschino
,
eh
?
Freschinetto
,
freschinetto
!
»
.
Quando
Dio
volle
si
finì
di
attaccare
i
cavalli
,
un
impiegato
chiamò
i
viaggiatori
per
nome
e
il
buon
Beniamino
sparì
nel
ventre
del
carrozzone
insieme
a
due
preti
,
a
una
vecchia
serva
,
a
un
vecchio
signore
con
una
natta
enorme
sul
viso
e
a
un
giovine
elegante
.
Gli
sportelli
furono
chiusi
,
un
comando
fu
dato
,
le
sonagliere
tintinnarono
,
il
carrozzone
si
scosse
,
i
preti
,
la
vecchia
,
il
signore
dalla
natta
si
fecero
il
segno
della
croce
,
i
sedici
zoccoli
dei
cavalli
strepitarono
sotto
l
'
androne
,
le
ruote
pesanti
lo
empirono
di
fragore
,
poi
tutto
questo
fracasso
si
smorzò
e
la
diligenza
svoltò
a
destra
verso
Porta
Romana
.
Adesso
le
ruote
correvano
quasi
silenziose
e
i
viaggiatori
non
sentivano
più
che
il
pestar
disordinato
dei
sedici
zoccoli
sulle
pietre
.
Il
professore
guardava
passar
le
case
scure
,
il
raro
chiaror
dei
fanali
,
qualche
piccolo
caffè
illuminato
,
qualche
garetta
di
sentinella
.
Gli
pareva
che
il
silenzio
della
grande
città
avesse
qualche
cosa
di
minaccioso
e
di
formidabile
per
quei
soldati
,
che
le
stesse
mura
delle
case
nereggiassero
d
'
odio
.
Quando
la
diligenza
entrò
nel
corso
di
Porta
Romana
,
così
allagato
di
nebbia
che
dai
finestrini
non
si
vedeva
quasi
più
nulla
,
chiuse
gli
occhi
e
si
abbandonò
al
piacere
d
'
immaginar
le
persone
e
le
cose
che
aveva
nel
cuore
,
di
conversar
con
esse
.
Non
era
più
il
viaggiatore
della
natta
che
gli
sedeva
in
faccia
,
era
donna
Ester
tutta
chiusa
in
un
gran
mantello
nero
e
col
cappuccio
in
capo
.
Ella
lo
guardava
fiso
;
i
begli
occhi
gli
dicevano
:
«
Bravo
,
Lei
fa
una
bella
azione
,
mostra
molto
cuore
,
non
l
'
avrei
creduto
.
L
'
ammiro
.
Ella
non
è
più
né
vecchio
,
né
brutto
per
me
.
Coraggio
!
»
.
A
questa
esortazione
di
aver
coraggio
gli
veniva
una
stretta
di
paura
,
gli
scattava
in
mente
la
immagine
della
marchesa
;
e
il
rumor
sordo
delle
ruote
si
trasformava
nella
voce
nasale
della
vecchia
dama
che
gli
diceva
:
«
Si
accomodi
.
Cosa
desidera
?
»
.
A
questo
punto
la
diligenza
si
fermò
e
il
professore
aperse
gli
occhi
.
Porta
Romana
.
Qualcuno
aperse
lo
sportello
,
domandò
le
carte
di
sicurezza
,
e
,
raccoltele
,
si
allontanò
,
ricomparve
dopo
cinque
minuti
,
le
restituì
a
tutti
fuorché
al
giovine
elegante
.
«
Lei
scenda
»
,
gli
diss
'
egli
.
Quegli
impallidì
,
discese
in
silenzio
e
non
ritornò
.
Dopo
un
altro
minuto
fu
chiuso
lo
sportello
,
una
voce
ruvida
disse
:
«
Avanti
!
»
.
Il
signore
dalla
natta
collocò
la
sua
borsa
da
viaggio
sul
sedile
rimasto
vuoto
;
nessun
altro
viaggiatore
diede
segno
di
accorgersi
dell
'
accaduto
.
Solo
quando
i
quattro
cavalli
ebbero
ripreso
il
trotto
,
Gilardoni
domandò
al
prete
suo
vicino
se
conoscesse
il
nome
del
giovine
e
quegli
rispose
bruscamente
«
off
!
»
,
girò
verso
il
professore
due
occhi
sgomentati
e
sospettosi
.
Il
professore
guardò
l
'
altro
prete
che
subito
trasse
di
tasca
una
corona
e
fattosi
il
segno
della
croce
si
mise
a
pregare
.
Il
professore
tornò
a
chiudere
gli
occhi
e
l
'
immagine
del
giovane
sconosciuto
si
perdette
per
sempre
nella
nebbia
come
parevano
perdervisi
i
rari
fantasmi
d
'
alberi
,
di
pioppi
e
di
salici
,
che
passavano
a
destra
e
a
sinistra
della
via
.
«
Come
incominciare
?
»
,
pensava
il
Gilardoni
.
Dalla
notte
di
Natale
in
poi
non
aveva
fatto
che
immaginare
e
discutere
fra
sé
il
modo
di
presentarsi
alla
marchesa
,
di
entrar
nell
'
argomento
e
di
svolgerlo
,
la
capitolazione
da
offrire
.
Non
aveva
chiara
in
mente
che
quest
'
ultima
;
ove
la
signora
marchesa
facesse
un
largo
assegno
al
nipote
,
egli
distruggerebbe
le
carte
.
Queste
carte
non
le
teneva
seco
;
ne
aveva
una
copia
.
Dovevano
produrre
un
effetto
fulmineo
;
ma
come
incominciare
?
Nessuno
dei
tanti
esordi
pensati
lo
accontentava
.
Anche
adesso
,
fantasticando
ad
occhi
chiusi
,
si
poneva
il
problema
partendo
dal
solo
termine
conosciuto
:
"
Si
accomodi
.
Cosa
desidera
?
"
.
Immaginava
una
risposta
che
poi
gli
pareva
o
troppo
ossequiosa
o
troppo
ardita
o
troppo
lontana
dall
'
argomento
o
troppo
vicina
ad
esso
e
ricominciava
la
via
dal
solito
principio
:
"
Cosa
desidera
?
"
.
Un
livido
chiaror
d
'
alba
,
pieno
d
'
uggia
,
di
tristezza
e
di
sonno
,
entrò
nella
diligenza
.
Adesso
che
l
'
ora
del
colloquio
stava
per
giungere
,
mille
dubbi
,
mille
incertezze
nuove
mettevano
in
iscompiglio
tutte
le
previsioni
del
professore
.
La
stessa
base
de
'
suoi
calcoli
improvvisamente
crollò
.
Se
la
marchesa
non
gli
dicesse
né
«
si
accomodi
»
né
«
cosa
desidera
?
»
.
Se
lo
accogliesse
Dio
sa
in
quale
altro
modo
imbarazzante
?
E
se
non
lo
volesse
ricevere
?
Santo
cielo
,
se
non
lo
volesse
ricevere
?
L
'
improvviso
strepitar
dei
sedici
zoccoli
sopra
un
ciottolato
gli
fece
battere
il
cuore
.
Ma
non
era
ancora
il
ciottolato
di
Lodi
;
era
il
ciottolato
di
Melegnano
.
A
Lodi
arrivò
circa
alle
nove
.
Scese
all
'
Albergo
del
Sole
,
ebbe
una
stanza
dove
non
c
'
era
né
sole
né
fuoco
.
Non
osando
affrontare
la
nebbia
delle
vie
,
né
le
vampe
della
cucina
,
osò
invece
porsi
a
letto
,
mise
il
berretto
da
notte
che
sapeva
le
sue
angustie
,
aspettò
,
con
la
sigaretta
di
canfora
in
bocca
,
qualche
buona
idea
e
il
mezzogiorno
.
Salì
,
al
tocco
,
le
scale
del
palazzo
X
.
,
col
savio
proposito
di
scordar
tutte
le
frasi
meditate
,
di
rimettersi
alla
ispirazione
del
momento
.
Un
domestico
in
cravatta
bianca
lo
introdusse
in
uno
stanzone
scuro
,
dal
pavimento
di
mattoni
,
dalle
pareti
coperte
di
seta
gialla
,
dal
soffitto
a
stucchi
,
e
,
fatto
un
inchino
,
uscì
.
Poche
antiche
sedie
a
bracciuoli
,
bianche
e
dorate
,
con
la
stoffa
rossa
,
stavano
in
semicerchio
davanti
al
camino
dove
tre
o
quattro
ceppi
enormi
ardevano
adagio
dietro
la
grata
di
ottone
.
L
'
aria
aveva
un
odor
misto
di
vecchie
muffe
,
di
vecchie
pasticcerie
,
di
vecchie
mele
cotte
,
di
vecchie
stoffe
,
di
vecchia
pelle
,
di
decrepite
idee
,
una
sottile
essenza
di
vecchiaia
che
faceva
raggrinzar
l
'
anima
.
Il
domestico
ritornò
ad
annunciare
,
con
grande
emozione
del
Gilardoni
,
il
prossimo
ingresso
della
signora
marchesa
.
Aspetta
e
aspetta
,
ecco
aprirsi
un
grande
uscio
a
fregi
dorati
,
ecco
un
campanellino
corrente
,
ecco
Friend
che
trotta
dentro
fiutando
il
pavimento
a
destra
e
a
manca
,
ecco
una
gran
campana
di
seta
nera
sotto
un
cupolino
di
pizzo
bianco
,
ecco
fra
due
nastri
celesti
la
parrucca
nera
,
la
fronte
marmorea
,
gli
occhi
morti
della
marchesa
.
«
Che
miracolo
,
professore
,
a
Lodi
?
»
,
disse
la
voce
sonnolenta
,
mentre
il
cagnolino
fiutava
gli
stivali
del
professore
.
Questi
fece
un
profondo
saluto
e
la
dama
che
pareva
appunto
l
'
ampolla
dell
'
essenza
di
vecchiaia
,
andò
a
porsi
in
un
seggiolone
accanto
al
fuoco
e
fece
accomodare
la
sua
bestiola
in
un
altro
;
dopo
di
che
accennò
al
Gilardoni
di
accomodarsi
pure
.
«
Suppongo
»
,
diss
'
ella
,
«
che
avrà
qualche
parente
alle
Dame
Inglesi
.
»
«
No
»
,
rispose
il
professore
,
«
veramente
no
.
»
La
marchesa
era
faceta
,
qualche
volta
,
alla
sua
maniera
.
«
Allora
»
,
disse
,
«
sarà
forse
venuto
a
far
provvista
di
mascherponi
.
»
«
Neanche
,
signora
marchesa
.
Sono
venuto
per
affari
.
»
«
Bravo
.
È
stato
disgraziato
col
tempo
.
Mi
par
che
piova
,
adesso
.
»
A
questa
impreveduta
diversione
il
professore
ebbe
paura
di
perdere
la
tramontana
.
«
Sì
»
,
diss
'
egli
sentendosi
diventare
sciocco
come
lo
scolaro
cui
l
'
esame
piega
male
:
«
pioviggina
»
.
La
sua
voce
,
la
sua
fisionomia
dovettero
tradire
l
'
imbarazzo
interno
,
apprendere
alla
marchesa
che
egli
era
venuto
per
dirle
qualche
cosa
di
particolare
.
Ella
si
guardò
bene
dall
'
offrirgliene
il
bandolo
,
continuò
a
parlargli
del
tempo
,
del
freddo
,
dell
'
umido
,
di
un
raffreddore
di
Friend
che
infatti
accompagnava
di
frequenti
starnuti
il
discorso
della
sua
dama
.
La
voce
sonnolenta
aveva
un
placido
tono
quasi
ridente
,
una
blanda
benevolenza
;
e
il
professore
sudava
freddo
al
pensiero
di
fermare
quella
melliflua
vena
per
offrir
in
cambio
la
pillola
amara
che
aveva
in
tasca
.
Egli
avrebbe
potuto
approfittar
d
'
una
pausa
per
metter
fuori
il
suo
esordio
,
ma
non
seppe
farlo
;
e
fu
invece
la
marchesa
che
ne
approfittò
per
metter
fuori
la
sua
chiusa
.
«
La
ringrazio
tanto
»
,
diss
'
ella
,
«
della
visita
,
e
adesso
La
congedo
perché
Ell
'
avrà
le
Sue
faccende
e
,
per
dire
il
vero
,
ho
un
impegno
anch
'io.»
Qui
bisognò
saltare
:
«
Veramente
»
,
rispose
il
Gilardoni
,
tutto
agitato
,
«
io
ero
venuto
a
Lodi
per
parlare
con
Lei
,
signora
marchesa
.
»
«
Questo
»
,
osservò
la
dama
,
gelida
,
«
non
lo
avrei
potuto
immaginare
.
»
Il
professore
trascorse
avanti
,
nello
slancio
del
salto
.
«
Si
tratta
di
cose
urgentissime
»
,
diss
'
egli
,
«
e
io
debbo
pregare
...
»
La
marchesa
lo
interruppe
.
«
Se
si
tratta
di
affari
,
bisogna
ch
'
Ella
si
rivolga
al
mio
agente
di
Brescia
.
»
«
Scusi
,
signora
marchesa
;
si
tratta
d
'
un
affare
specialissimo
.
Nessuno
sa
e
nessuno
deve
sapere
che
sono
venuto
da
Lei
.
Le
dico
subito
che
si
tratta
di
Suo
nipote
.
»
La
marchesa
si
alzò
e
il
cane
accovacciato
sul
seggiolone
si
levò
pure
,
abbaiando
verso
il
Gilardoni
.
«
Non
mi
parli
»
,
disse
solennemente
la
vecchia
signora
,
«
di
quella
persona
che
per
me
non
esiste
più
.
Andiamo
,
Friend
.
»
«
No
,
signora
marchesa
!
»
,
ripigliò
il
professore
.
«
Ella
non
può
assolutamente
immaginare
cosa
Le
dirò
!
»
«
Non
m
'
importa
di
niente
,
non
voglio
saper
niente
,
La
riverisco
!
»
La
inflessibile
dama
si
mosse
,
così
dicendo
,
verso
l
'
uscio
.
«
Marchesa
!
»
,
esclamò
alle
sue
spalle
il
professor
Beniamino
,
mentre
Friend
,
saltato
dal
seggiolone
,
gli
abbaiava
disperatamente
alle
gambe
:
«
Si
tratta
del
testamento
di
Suo
marito
!
»
Stavolta
la
marchesa
non
poté
a
meno
di
fermarsi
.
Tuttavia
non
si
voltò
.
«
Questo
testamento
non
Le
può
piacere
»
,
soggiunse
rapidamente
il
Gilardoni
,
«
ma
io
non
ho
l
'
intenzione
di
pubblicarlo
.
Mi
ascolti
,
La
supplico
,
marchesa
!
»
Ella
si
voltò
.
La
faccia
impenetrabile
tradiva
una
certa
emozione
nelle
narici
.
Neppure
le
spalle
eran
del
tutto
tranquille
.
«
Che
storie
mi
conta
?
»
,
rispose
.
«
Le
pare
una
bella
convenienza
di
venire
a
nominarmi
,
così
senza
riguardi
,
il
povero
Franco
?
Cosa
c
'
entra
Lei
negli
affari
della
mia
famiglia
?
»
«
Perdoni
»
,
replicò
il
professore
frugandosi
in
tasca
.
«
Se
non
c
'
entro
io
,
ci
potrebbero
entrare
altri
con
meno
riguardi
di
me
.
Abbia
la
bontà
di
vedere
i
documenti
.
Queste
...
»
«
Si
tenga
i
suoi
scartafacci
»
,
interruppe
la
marchesa
vedendogli
levar
di
tasca
delle
carte
.
«
Queste
sono
le
copie
fatte
da
me
...
»
«
Le
dico
che
se
le
tenga
,
che
se
le
porti
via
!
»
La
marchesa
suonò
un
campanello
e
si
avviò
da
capo
per
uscire
.
Il
professore
,
tutto
fremente
,
udendo
venir
un
domestico
,
vedendo
lei
aprir
l
'
uscio
,
gittò
le
sue
carte
sopra
una
seggiola
,
disse
sottovoce
in
fretta
e
furia
:
«
Le
lascio
qui
,
non
le
veda
nessuno
,
io
sono
al
Sole
,
ritornerò
domani
,
le
guardi
,
ci
pensi
bene
!
»
,
e
prima
che
arrivasse
il
domestico
,
scappò
per
la
parte
ond
'
era
venuto
,
tolse
il
ferraiuolo
,
infilò
le
scale
.
La
marchesa
rimandò
il
domestico
,
stette
un
poco
in
ascolto
,
poi
ritornò
sui
suoi
passi
,
prese
le
carte
,
andò
a
chiudersi
nella
sua
stanza
e
,
inforcati
gli
occhiali
,
incominciò
a
leggere
presso
la
finestra
.
La
faccia
era
oscura
e
le
mani
tremavano
.
Il
professore
stava
per
andare
a
letto
nella
sua
camera
gelata
del
Sole
,
quando
due
poliziotti
vennero
a
recargli
l
'
ordine
di
recarsi
immediatamente
all
'
ufficio
di
Polizia
.
Egli
sentì
bene
un
certo
rimescolamento
interno
ma
non
si
smarrì
e
partì
con
essi
.
Alla
Polizia
,
un
piccolo
Commissario
insolente
gli
domandò
perché
fosse
venuto
a
Lodi
e
avutone
risposta
che
c
'
era
venuto
per
affari
privati
,
fece
un
atto
d
'
incredulità
sprezzante
.
Che
affari
privati
pretendeva
avere
a
Lodi
il
signor
Gilardoni
?
Con
chi
?
Il
professore
nominò
la
marchesa
.
«
Ma
se
nessuna
Maironi
sta
a
Lodi
!
»
,
esclamò
il
Commissario
,
e
perché
l
'
altro
protestava
,
lo
interruppe
subito
:
«
Basta
,
basta
,
basta
!
»
.
La
Polizia
sapeva
di
certo
che
il
signor
Gilardoni
,
quantunque
I
.
R
.
pensionato
,
non
era
un
leale
austriaco
,
che
aveva
degli
amici
a
Lugano
e
ch
'
era
venuto
a
Lodi
con
un
fine
politico
.
«
Lei
ne
sa
più
di
me
!
»
,
esclamò
il
Gilardoni
soffocando
a
stento
la
collera
.
«
Faccia
silenzio
!
»
,
gl
'
intimò
il
Commissario
.
«
Del
resto
Ella
non
deve
credere
che
l
'
I
.
R
.
Governo
abbia
paura
di
Lei
.
È
libero
di
andare
.
Solamente
deve
lasciar
Lodi
entro
due
ore
!
»
Qui
Franco
avrebbe
capito
subito
di
dove
veniva
il
colpo
;
il
filosofo
non
capì
.
«
Son
venuto
»
,
diss
'
egli
,
«
a
Lodi
per
un
affare
urgente
che
non
ho
finito
,
per
un
interesse
privato
gravissimo
.
Come
posso
partire
dentro
due
ore
?
»
«
Con
una
vettura
.
Se
,
trascorse
due
ore
,
Ella
è
ancora
in
Lodi
,
La
faccio
arrestare
.
»
«
La
mia
salute
»
,
replicò
la
vittima
,
«
non
mi
permette
di
viaggiare
di
notte
in
dicembre
.
»
«
Ebbene
,
La
farò
arrestare
subito
.
»
Il
povero
filosofo
prese
in
silenzio
il
suo
cappello
e
uscì
.
Un
'
ora
dopo
egli
partiva
per
Milano
in
un
calessino
chiuso
,
con
i
piedi
nella
paglia
,
con
una
coperta
sulle
gambe
,
con
una
gran
sciarpa
al
collo
,
pensando
che
aveva
pur
fatto
una
bella
spedizione
e
inghiottendo
saliva
ogni
momento
per
sentir
se
gli
doleva
la
gola
.
Notte
infame
davvero
;
ma
non
la
passò
sulle
rose
neppur
la
signora
Marchesa
.
8
.
Ore
amare
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
mentre
Franco
stava
scrivendo
le
minutissime
istruzioni
che
intendeva
lasciare
a
sua
moglie
per
il
governo
del
giardinetto
e
dell
'
orto
,
mentre
lo
zio
rileggeva
per
la
decima
volta
la
sua
favorita
Storia
della
diocesi
di
Como
,
Luisa
uscì
a
passeggio
con
Maria
.
Splendeva
un
tepido
sole
.
Non
v
'
era
neve
che
sul
Bisgnago
e
sulla
Galbiga
.
Maria
trovò
una
viola
presso
il
cimitero
e
un
'
altra
la
trovò
in
fondo
alla
Calcinera
.
Lì
faceva
veramente
caldo
,
l
'
aria
aveva
un
lieve
aroma
di
alloro
.
Luisa
sedette
con
le
spalle
al
monte
,
permise
che
Maria
si
divertisse
ad
arrampicarsi
e
sdrucciolar
sull
'
erba
secca
dietro
a
lei
,
e
pensò
.
Non
aveva
riveduto
il
professor
Gilardoni
dopo
la
notte
di
Natale
e
desiderava
parlargli
,
non
per
udir
da
capo
la
storia
del
testamento
Maironi
,
ma
per
farsi
raccontare
il
suo
colloquio
con
Franco
quando
gliel
'
aveva
mostrato
,
per
conoscere
le
prime
impressioni
di
Franco
e
l
'
opinione
del
professore
.
Poiché
il
testamento
era
stato
distrutto
,
ciò
aveva
solamente
un
'
importanza
psicologica
.
La
curiosità
di
Luisa
non
era
però
una
fredda
curiosità
di
osservatrice
.
La
condotta
di
suo
marito
l
'
aveva
gravemente
offesa
.
Pensandoci
e
ripensandoci
,
come
aveva
fatto
dalla
notte
di
Natale
in
poi
,
s
'
era
persuasa
che
anche
il
silenzio
serbato
con
lei
fosse
un
peccato
grave
contro
il
diritto
e
l
'
affetto
.
Ora
le
riusciva
amaro
il
sentirsi
diminuir
la
stima
per
suo
marito
,
tanto
più
amaro
alla
vigilia
della
sua
partenza
e
in
un
momento
in
cui
egli
meritava
lode
.
Avrebbe
voluto
almeno
sapere
che
quando
il
Gilardoni
gli
aveva
mostrato
quelle
carte
vi
era
stata
in
lui
una
lotta
,
che
il
sentimento
più
giusto
si
era
sollevato
almeno
un
momento
nell
'
anima
sua
.
Si
alzò
,
prese
Maria
per
mano
e
si
avviò
verso
Casarico
.
Trovò
il
professore
nell
'
orto
,
col
Pinella
,
disse
a
Maria
di
andar
a
correre
,
a
giuocare
insieme
al
Pinella
,
ma
la
bambina
,
sempre
avida
di
ascoltar
i
discorsi
delle
persone
grandi
,
non
volle
assolutamente
saperne
.
Allora
entrò
nell
'
argomento
senza
pronunciar
nomi
.
Voleva
parlare
al
professore
di
quelle
tali
carte
,
di
quelle
vecchie
lettere
.
Il
professore
,
rosso
,
rosso
,
protestò
che
non
capiva
.
Per
fortuna
il
Pinella
chiamò
Maria
mostrandole
un
libro
d
'
immagini
e
Maria
,
vinta
dal
libro
,
corse
a
lui
.
Allora
Luisa
levò
al
professore
gli
scrupoli
,
gli
disse
che
sapeva
tutto
da
Franco
stesso
,
gli
confessò
di
aver
disapprovato
suo
marito
,
di
aver
provato
e
di
provare
ancora
un
gran
dolore
...
«
Perché
perché
perché
?
»
,
interruppe
il
buon
Beniamino
.
Ma
perché
Franco
non
aveva
voluto
far
nulla
!
«
Ho
fatto
io
,
ho
fatto
io
,
ho
fatto
io
!
»
,
disse
il
Gilardoni
,
tutto
acceso
e
trepidante
,
«
ma
per
amor
del
cielo
non
dica
niente
a
Suo
marito
!
»
.
Luisa
restò
sbalordita
.
Ma
cosa
aveva
fatto
il
professore
?
Ma
quando
?
Ma
come
?
Ma
il
testamento
non
era
stato
distrutto
?
Allora
il
professore
,
rosso
come
una
bragia
,
facendo
degli
occhi
spiritati
,
intercalando
il
suo
dire
di
«
ma
per
carità
,
neh
?
-
ma
zitto
,
neh
?
»
,
mise
fuori
tutti
i
suoi
segreti
,
la
conservazione
del
testamento
,
il
viaggio
a
Lodi
.
Luisa
lo
ascoltò
sino
alla
fine
,
poi
fece
«
ah
!
»
e
si
strinse
forte
forte
il
viso
fra
le
mani
.
«
Ho
fatto
male
?
»
,
esclamò
il
professore
,
spaventato
.
«
Ho
fatto
male
,
signora
Luisina
?
»
«
Altro
che
male
!
Malissimo
!
Mi
scusi
,
sa
,
Lei
ha
avuto
l
'
aria
di
andare
a
proporre
una
transazione
,
un
mercato
!
E
la
marchesa
crederà
che
siamo
d
'
accordo
!
Ah
!
»
Ella
strinse
e
scosse
le
mani
congiunte
come
se
avesse
voluto
rimaneggiarvi
,
rimpastarvi
dentro
una
testa
professorale
più
quadra
.
Il
povero
professore
,
costernato
,
andava
ripetendo
:
«
Oh
Signore
!
Oh
povero
me
!
Oh
che
asino
!
»
,
senza
tuttavia
comprender
bene
quale
asinata
avesse
commesso
.
Luisa
si
buttò
sul
parapetto
verso
il
lago
,
a
guardare
nell
'
acqua
.
Balzò
su
a
un
tratto
,
batté
il
dorso
della
destra
sul
palmo
della
sinistra
,
il
suo
viso
s
'
illuminò
.
«
Mi
conduca
nel
Suo
studio
»
,
diss
'
ella
.
«
Posso
lasciar
qui
Maria
?
»
.
Il
professore
accennò
di
sì
e
l
'
accompagnò
,
tutto
palpitante
,
nello
studio
.
Luisa
prese
un
foglio
di
carta
e
scrisse
rapidamente
:
«
Luisa
Maironi
Rigey
fa
sapere
alla
marchesa
Maironi
Scremin
che
il
professore
Beniamino
Gilardoni
è
un
ottimo
amico
di
suo
marito
e
suo
,
ma
che
ne
fu
disapprovato
per
l
'
uso
inopportuno
di
un
documento
destinato
a
sorte
diversa
:
che
perciò
nessuna
comunicazione
si
attende
né
si
desidera
da
parte
della
signora
marchesa
»
.
Com
'
ebbe
scritto
,
tese
silenziosamente
la
lettera
al
professore
.
«
Oh
no
!
»
,
esclamò
il
professore
dopo
aver
letto
.
«
Per
amor
del
cielo
,
non
mandi
questa
lettera
!
Se
Suo
marito
lo
sa
!
Pensi
che
dispiacere
immenso
,
per
me
,
per
Lei
!
E
come
Suo
marito
non
lo
avrebbe
a
sapere
?
»
.
Luisa
non
rispose
,
lo
guardo
a
lungo
,
non
pensando
a
lui
,
pensando
a
Franco
,
pensando
che
forse
la
marchesa
potrebbe
prendere
quella
lettera
per
un
artificio
,
per
uno
spauracchio
.
La
riprese
e
la
stracciò
sospirando
.
Il
professore
,
raggiante
,
le
voleva
baciar
la
mano
.
Ella
protestò
:
non
lo
aveva
fatto
né
per
lui
né
per
Franco
,
lo
aveva
fatto
per
altre
ragioni
!
Il
sacrificio
del
suo
sfogo
la
esacerbò
,
anzi
,
contro
Franco
.
«
Ha
torto
!
Ha
torto
!
»
,
ripeteva
col
cuore
amaro
.
E
né
lei
né
il
professore
si
accorsero
che
Maria
era
nella
stanza
.
Vista
partir
sua
madre
,
la
piccina
non
aveva
più
voluto
restar
col
Pinella
e
il
Pinella
l
'
aveva
condotta
fino
all
'
uscio
dello
studio
,
gliel
'
aveva
aperto
senza
far
rumore
.
La
piccina
,
colpita
dall
'
aspetto
di
sua
madre
,
si
fermò
a
fissarla
con
una
espressione
di
sgomento
.
La
vide
stracciar
la
lettera
,
la
udì
esclamare
«
ha
torto
!
»
e
si
mise
a
piangere
.
Luisa
accorse
,
la
prese
tra
le
braccia
,
la
consolò
e
partì
subito
.
Le
ultime
parole
del
professore
nel
congedarsi
,
furono
:
«
Per
carità
,
silenzio
!
»
.
«
Cosa
,
silenzio
?
»
,
domandò
subito
Maria
.
Sua
madre
non
le
badò
;
tutti
i
suoi
pensieri
erano
altrove
.
Maria
ripeté
tre
o
quattro
volte
:
«
Cosa
,
silenzio
?
»
.
Quando
finalmente
si
udì
rispondere
«
zitto
,
basta
»
tacque
un
poco
e
poi
ricominciò
rovesciando
all
'
indietro
la
sua
testolina
ridente
,
proprio
per
stuzzicar
la
mamma
:
«
Cosa
,
silenzio
?
»
.
Ne
fu
sgridata
forte
,
tacque
ancora
,
ma
passando
sotto
il
cimitero
,
a
pochi
passi
da
casa
,
ricominciò
da
capo
,
con
lo
stesso
riso
malizioso
.
Allora
Luisa
,
tutta
raccolta
nello
sforzo
di
comporsi
una
maschera
indifferente
,
le
diede
solo
una
strappata
,
che
però
bastò
a
farla
tacere
.
Maria
era
molto
allegra
,
quel
giorno
.
A
pranzo
,
scherzando
con
la
mamma
,
si
ricordò
dei
rimproveri
toccati
a
passeggio
,
la
guardò
sottecchi
col
solito
risolino
timido
e
provocatore
,
mise
ancora
fuori
il
suo
«
cosa
,
silenzio
?
»
.
La
mamma
finse
di
non
udire
ed
ella
insistette
.
Luisa
la
fermò
allora
con
un
«
basta
!
»
così
insolitamente
vibrato
che
la
boccuccia
di
Maria
si
aperse
piano
piano
e
le
lagrime
scoppiarono
.
Lo
zio
fece
«
oh
povero
me
!
»
e
Franco
diventò
scuro
,
si
capì
che
disapprovava
sua
moglie
.
Poiché
Maria
piangeva
e
piangeva
,
si
sfogò
addosso
a
lei
;
la
prese
tra
le
braccia
,
la
portò
via
che
strillava
come
un
'
aquila
.
«
Meglio
ancora
!
»
,
esclamò
lo
zio
.
«
Bravissimi
!
»
«
Lasci
un
po
'
fare
,
Lei
»
,
gli
disse
la
Cia
mentre
Luisa
taceva
.
«
I
genitori
devono
farsi
ubbidire
,
già
.
»
«
Ma
sì
,
così
mi
piace
»
,
le
rispose
il
padrone
,
«
mettete
fuori
anche
voi
la
vostra
sapienza
.
»
Ella
si
azzittì
tutta
ingrugnata
.
Intanto
Franco
,
piantata
Maria
in
un
angolo
dell
'
alcova
,
ritornò
e
brontolò
qualche
parola
sul
voler
far
piangere
i
bambini
per
forza
,
per
cui
Luisa
s
'
imbronciò
alla
sua
volta
,
andò
in
cerca
di
Maria
,
la
ricondusse
lagrimosa
ma
silenziosa
.
Il
breve
desinare
finì
male
perché
Maria
non
volle
più
mangiare
e
tutti
erano
imbronciati
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
meno
lo
zio
Piero
il
quale
si
mise
ad
arringar
Maria
con
dei
predicozzi
mezzo
serii
mezzo
scherzosi
,
tanto
che
le
fece
tornare
un
po
'
di
sole
in
viso
.
Dopo
pranzo
Franco
andò
a
vedere
di
certi
vasi
che
teneva
nel
sotterraneo
sotto
il
giardinetto
pensile
e
prese
Maria
con
sé
,
la
interrogò
benignamente
,
vedendola
ormai
allegra
,
sull
'
origine
di
tanti
guai
.
«
Che
significava
questo
cosa
,
silenzio
?
»
«
Non
lo
so
.
»
«
Ma
perché
la
mamma
non
voleva
che
tu
dicessi
così
?
»
«
Non
lo
so
.
Io
dicevo
sempre
così
e
la
mamma
mi
sgridava
sempre
.
»
«
Quando
?
»
«
A
passeggio
.
»
«
Dove
sei
stata
,
a
passeggio
?
»
«
Dal
signor
Ladroni
.
»
(
Lo
zio
le
aveva
facilitato
il
nome
del
professore
così
.
)
«
E
hai
cominciato
in
casa
del
signor
Ladroni
a
dire
questa
cosa
?
»
«
No
,
è
stato
il
signor
Ladroni
che
ha
detto
così
alla
mamma
.
»
«
Cosa
ha
detto
?
»
«
Ma
,
papà
,
non
capisci
niente
!
Ha
detto
:
per
carità
,
silenzio
!
»
.
Franco
non
parlò
più
.
«
La
mamma
ha
stracciato
una
carta
,
anche
,
dal
signor
Ladroni
»
,
soggiunse
Maria
,
stimando
,
adesso
,
far
tanto
maggior
piacere
a
suo
padre
quante
più
cose
gli
raccontava
di
questa
visita
.
Suo
padre
le
impose
di
tacere
.
Ritornato
in
casa
,
domandò
a
Luisa
,
con
un
viso
poco
benevolo
,
perché
avesse
fatto
piangere
la
bambina
.
Luisa
lo
guardò
,
le
parve
che
sospettasse
,
gli
domandò
risentita
se
dovesse
giustificarsi
di
queste
cose
.
«
Oh
no
!
»
,
fece
suo
marito
,
freddo
;
e
se
ne
andò
in
giardinetto
a
veder
se
le
foglie
secche
al
piede
degli
aranci
e
la
paglia
intorno
al
tronco
fossero
in
ordine
perché
la
notte
si
annunziava
rigida
.
Lavorando
intorno
alle
piante
si
disse
amaramente
che
se
avessero
avuto
senso
e
parola
,
gli
si
sarebbero
mostrate
più
riconoscenti
,
più
affettuose
del
solito
per
la
sua
prossima
partenza
,
mentre
Luisa
aveva
cuore
di
essergli
aspra
.
D
'
essere
stato
aspro
egli
stesso
non
gli
venne
in
mente
.
Luisa
,
dal
canto
suo
,
si
dolse
subito
d
'
avergli
risposto
così
,
ma
non
poteva
trattenerlo
,
gittarglisi
al
collo
e
finirla
con
due
baci
;
troppo
le
pesava
sul
cuore
l
'
altra
cosa
!
Franco
finì
di
accomodar
le
fasciature
a
'
suoi
aranci
e
rientrò
a
pigliarsi
il
mantello
per
andar
in
chiesa
ad
Albogasio
.
Luisa
che
stava
in
cucina
sbucciando
delle
castagne
,
lo
udì
passare
pel
corridoio
,
stette
un
momento
in
forse
,
lottando
con
se
stessa
,
poi
balzò
fuori
,
lo
raggiunse
mentre
stava
per
scender
le
scale
.
«
Franco
!
»
,
diss
'
ella
.
Franco
non
rispose
,
parve
respingerla
.
Ella
lo
afferrò
allora
per
un
braccio
,
lo
trasse
nella
vicina
camera
dell
'
alcova
.
«
Cosa
vuoi
?
»
,
diss
'
egli
,
scosso
ma
desideroso
di
tenersi
il
suo
rancore
.
Luisa
non
gli
rispose
,
gli
cinse
con
le
braccia
il
collo
riluttante
,
gli
piegò
il
viso
sul
petto
e
disse
sottovoce
:
«
Non
dobbiamo
esser
in
collera
,
sai
,
in
questi
giorni
»
.
Egli
,
che
aveva
aspettato
parole
di
scusa
,
si
staccò
dal
collo
le
braccia
di
sua
moglie
e
rispose
asciutto
:
«
Io
non
sono
in
collera
.
Mi
racconterai
poi
»
,
soggiunse
,
«
cosa
ti
ha
confidato
il
signor
professore
Gilardoni
di
tanto
segreto
da
doverti
raccomandare
il
silenzio
»
.
Luisa
lo
guardò
attonita
,
addolorata
.
«
Tu
hai
sospettato
di
me
»
,
diss
'
ella
,
«
e
hai
interrogato
la
bambina
?
Hai
fatto
questo
?
»
«
Ebbene
»
,
diss
'
egli
,
«
e
se
avessi
fatto
questo
?
Del
resto
tu
pensi
sempre
il
peggio
di
me
,
si
sa
.
Bene
,
guarda
,
non
voglio
saper
niente
.
»
Ella
lo
interruppe
,
«
ma
te
lo
dirò
,
ma
te
lo
dirò
»
,
ed
egli
allora
cui
la
coscienza
rimordeva
un
poco
per
l
'
interrogatorio
di
Maria
,
vedendo
poi
anche
Luisa
disposta
a
parlare
,
non
volle
assolutamente
udirla
,
le
proibì
di
spiegarsi
.
Ma
il
suo
cuore
traboccava
di
amarezza
e
gli
occorreva
pure
uno
sfogo
.
Si
dolse
che
dopo
la
notte
di
Natale
ella
non
fosse
più
stata
con
lui
la
solita
Luisa
.
A
che
valevano
le
proteste
?
Lo
aveva
capito
bene
.
Del
resto
era
tanto
tempo
ch
'
egli
aveva
capito
una
cosa
!
Che
cosa
?
Oh
,
una
cosa
naturale
!
Naturalissima
!
Meritava
egli
di
essere
amato
da
lei
?
No
certo
;
egli
era
un
povero
disutile
e
niente
altro
.
Non
era
naturale
che
dopo
averlo
conosciuto
bene
,
ella
lo
amasse
meno
?
Perché
certo
certo
lo
amava
meno
di
una
volta
.
Luisa
tremò
che
questo
fosse
vero
,
disse
«
no
,
Franco
,
no
»
e
lo
sgomento
di
non
saperlo
dire
con
energia
bastante
le
paralizzò
la
voce
.
Egli
che
aveva
sperato
una
smentita
violenta
,
sussurrò
atterrito
:
«
Dio
mio
!
»
.
Allora
fu
lei
che
si
atterrì
,
fu
lei
che
lo
strinse
disperatamente
fra
le
braccia
singhiozzando
«
ma
no
!
ma
no
!
ma
no
!
»
.
S
'
intesero
sino
al
fondo
con
una
comunicazione
magnetica
e
stettero
a
lungo
abbracciati
,
parlandosi
in
un
muto
sforzo
spasmodico
di
tutto
l
'
esser
loro
,
dolendosi
l
'
uno
dell
'
altro
,
rimproverandosi
,
volendosi
appassionatamente
riprendere
,
gustando
il
piacere
acuto
e
amaro
di
unirsi
per
un
momento
con
la
volontà
e
con
l
'
amore
malgrado
la
intima
disunione
delle
loro
idee
e
della
loro
natura
;
tutto
senza
una
parola
,
senza
una
sola
voce
.
Franco
partì
per
andare
in
chiesa
.
Non
volle
invitar
Luisa
ad
accompagnarlo
,
sperando
ch
'
ella
lo
facesse
spontaneamente
;
ed
ella
non
lo
fece
dubitando
che
gli
fosse
gradito
.
La
mattina
del
sette
gennaio
,
dopo
le
dieci
,
lo
zio
Piero
fece
chiamare
Franco
.
Lo
zio
stava
ancora
a
letto
.
Si
alzava
tardi
,
non
potendo
riscaldare
la
stanza
e
non
volendo
,
per
economia
,
accendere
il
fuoco
nel
salottino
troppo
per
tempo
.
Però
il
freddo
non
gl
'
impediva
di
tirarsi
su
a
leggere
,
con
mezzo
il
petto
e
ambedue
le
braccia
fuori
delle
coperte
.
«
Ciao
»
,
diss
'
egli
quando
Franco
entrò
.
Dal
tono
del
saluto
,
dalla
bella
faccia
seria
nella
sua
bontà
,
Franco
intese
che
lo
zio
aveva
pronte
parole
insolite
.
Lo
zio
gl
'
indicò
infatti
la
sedia
presso
il
letto
,
e
disse
il
più
solenne
dei
suoi
esordi
:
«
Sètet
giò
»
.
Franco
sedette
.
«
Dunque
parti
domani
?
»
«
Sì
,
zio
.
»
«Bene.»
Parve
che
nel
metter
fuori
quel
«
bene
»
il
cuore
dello
zio
gli
fosse
venuto
in
bocca
,
tanto
la
parola
gli
gonfiò
le
guance
,
gli
uscì
piena
e
sonora
.
«
Tu
»
,
riprese
il
vecchio
,
«
non
mi
hai
udito
fino
ad
ora
,
dirò
così
,
approvare
né
disapprovare
il
tuo
progetto
.
Forse
avrò
dubitato
un
poco
che
lo
effettuassi
.
Adesso
...
»
Franco
gli
stese
ambedue
le
mani
.
«
Adesso
»
,
continuò
lo
zio
,
tenendogliele
strette
fra
le
proprie
,
«
visto
che
sei
fermo
nella
tua
idea
,
ti
dico
:
l
'
idea
è
buona
,
il
bisogno
c
'
è
,
va
,
lavora
,
il
lavoro
è
una
gran
cosa
.
Dio
ti
faccia
incominciar
bene
e
poi
ti
faccia
perseverare
,
ch
'
è
il
più
difficile
.
Ecco
.
»
Franco
gli
voleva
baciar
le
mani
,
ma
lo
zio
fu
pronto
a
ritirarle
.
«
Lassa
stà
,
lassa
stà
!
»
.
E
riprese
a
parlare
.
«
Adesso
senti
.
È
possibile
che
non
ci
vediamo
più
.
»
Proteste
di
Franco
.
«
Sì
sì
sì
»
,
rispose
il
vecchio
ritirando
l
'
anima
dagli
occhi
e
dalla
voce
,
«
tutte
belle
cose
,
cose
che
bisogna
dire
.
Lascia
stare
.
»
Gli
occhi
ripresero
la
loro
luce
seria
e
buona
,
la
voce
il
suo
tono
grave
.
«
È
possibile
che
non
ci
vediamo
più
.
Del
resto
ti
domando
io
cosa
ci
faccio
,
oramai
,
a
questo
mondo
.
E
per
voi
sarebbe
meglio
che
me
ne
andassi
.
Forse
a
tua
nonna
dispiace
che
io
vi
abbia
raccolti
,
forse
le
sarà
più
facile
,
poi
,
di
riconciliarsi
con
voi
.
Perciò
,
posto
che
non
ci
vediamo
più
,
ti
prego
,
appena
morto
io
,
se
le
cose
non
saranno
ancora
accomodate
,
di
fare
qualche
passo
.
»
Franco
si
alzò
,
abbracciò
lo
zio
con
le
lagrime
agli
occhi
.
«
Testamento
»
,
riprese
lo
zio
,
«
non
ne
ho
fatto
e
non
ne
faccio
.
Il
poco
che
ho
è
di
Luisa
;
non
occorre
testamento
.
Vi
raccomando
la
Cia
;
fate
che
non
le
manchi
un
letto
e
un
tozzo
di
pane
.
Per
i
funerali
bastano
tre
preti
che
mi
cantino
un
requiem
di
cuore
;
il
nostro
,
l
'
Introini
e
il
prefetto
della
Caravina
;
c
'
è
mica
bisogno
di
farne
cantare
cinque
o
sei
per
amor
del
candirott
e
del
vin
bianch
.
Per
il
mio
vestiario
lasciamo
fare
a
Luisa
che
saprà
dove
metterlo
a
posto
.
Il
mio
orologio
a
ripetizione
lo
prenderai
tu
per
mia
memoria
.
Vorrei
lasciare
un
ricordo
anche
a
Maria
,
ma
come
si
fa
?
Potrai
pigliar
un
pezzo
della
mia
catena
d
'
oro
.
Se
hai
una
medaglietta
,
un
crocifisso
,
glielo
attacchi
al
collo
con
la
mia
catena
.
E
amen
.
»
Franco
piangeva
.
Era
una
gran
commozione
di
sentire
lo
zio
parlar
della
sua
morte
così
serenamente
come
di
un
affare
qualsiasi
da
condur
con
giudizio
e
onestà
;
lo
zio
che
discorrendo
con
gli
amici
pareva
tanto
attaccato
alla
vita
,
che
diceva
sempre
:
«
Se
se
pò
schivà
quella
tal
crepada
!
»
.
«
Oh
e
adesso
contami
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Che
lavoro
speri
di
trovare
?
»
«
Per
ora
,
nell
'
ufficio
d
'
un
giornale
a
Torino
,
mi
scrive
T
.
Forse
in
avvenire
si
troverà
qualche
cosa
di
meglio
.
Se
poi
al
giornale
non
potessi
vivere
e
se
non
trovassi
altro
,
ritornerei
.
Per
questo
bisogna
tener
la
cosa
segretissima
,
almeno
per
il
primo
tempo
.
»
Quanto
al
segreto
,
lo
zio
era
incredulo
.
«
E
le
lettere
?
»
,
diss
'
egli
.
Per
le
lettere
era
combinato
che
Franco
scriverebbe
a
Lugano
fermo
in
posta
,
che
Ismaele
porterebbe
alla
posta
di
Lugano
le
lettere
della
famiglia
e
ritirerebbe
quelle
di
Franco
.
E
che
si
doveva
dire
ai
conoscenti
?
Si
era
già
detto
che
Franco
andava
a
Milano
il
giorno
otto
per
affari
e
che
sarebbe
stato
assente
forse
un
mese
,
forse
anche
più
.
«
Questo
dover
infinocchiar
la
gente
non
è
la
più
bella
cosa
del
mondo
»
,
disse
lo
zio
,
«
ma
insomma
!
Io
ti
abbraccio
adesso
,
neh
,
Franco
,
perché
so
che
domani
mattina
parti
per
tempo
e
oggi
difficilmente
saremo
soli
.
Dunque
addio
.
Ti
raccomando
tutto
da
capo
e
non
dimenticarti
di
me
.
Oh
,
un
'
altra
cosa
.
Tu
vai
a
Torino
.
Io
,
come
impiegato
,
ho
inteso
servire
il
mio
paese
.
Non
ho
cospirato
,
non
vorrei
cospirare
neanche
adesso
,
ma
al
mio
paese
ci
ho
sempre
voluto
bene
.
Insomma
,
salutami
la
bandiera
tricolore
.
Ciao
,
neh
!
»
Qui
lo
zio
aperse
le
braccia
.
«
Verrai
anche
tu
,
zio
,
in
Piemonte
»
,
gli
disse
Franco
alzandosi
commosso
da
quell
'
abbraccio
.
«
Se
posso
appena
guadagnarmi
quel
che
strettamente
bisogna
,
vi
faccio
venire
tutti
.
»
«
E
no
,
caro
.
Son
troppo
vecchio
,
non
mi
muovo
più
.
»
«
Ebbene
,
verrò
io
questa
primavera
con
duecentomila
miei
amici
.
»
«
Eh
sì
!
Düsent
mila
zücch
!
Belle
idee
,
belle
speranze
!
Oh
,
è
qui
,
signorina
Ombretta
Pipì
?
»
Ombretta
Pipì
,
così
Maria
era
chiamata
in
casa
nei
momenti
di
buon
umore
,
entrò
impettita
e
grave
.
«
Buon
giorno
,
zio
.
Mi
dici
l
'
Ombretta
Pipì
?
»
Suo
padre
la
prese
e
la
posò
sul
letto
dello
zio
che
la
raccolse
a
sé
sorridendo
,
se
la
fece
sedere
sulle
gambe
.
«
Venga
qua
,
signorina
.
Ha
dormito
bene
?
E
la
bambola
,
ha
dormito
bene
?
E
il
mulo
,
ha
dormito
bene
?
Ah
non
c
'
era
?
Tanto
meglio
.
Sì
,
sì
,
adesso
vengo
con
l
'
Ombretta
.
E
un
bacio
,
niente
?
E
un
altro
,
no
?
Allora
bisogna
proprio
dire
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
,
Non
far
la
ritrosa
E
baciami
qui
.
»
Maria
lo
ascoltò
come
se
udisse
i
versi
per
la
prima
volta
;
e
poi
,
fuori
a
ridere
,
a
saltare
,
a
battere
le
mani
.
E
lo
zio
rideva
come
lei
.
«
Papà
»
,
diss
'
ella
facendosi
seria
,
«
perché
piangi
?
Sei
in
castigo
?
»
Si
aspettavano
alquante
visite
,
in
quel
giorno
,
di
conoscenti
che
avevan
promesso
di
venire
a
congedarsi
da
Franco
prima
della
sua
partenza
per
Milano
.
Luisa
fece
il
miracolo
di
accender
la
stufa
in
Siberia
,
come
lo
zio
chiamava
la
sala
,
e
vi
si
trovarono
insieme
donna
Ester
,
i
due
indivisibili
Paoli
di
Loggio
,
il
Paolin
e
il
Paolon
,
il
professor
Gilardoni
che
vi
sofferse
di
una
trepidazione
,
di
una
inquietudine
continua
perché
Luisa
,
non
avendo
ancora
allestito
il
bagaglio
di
Franco
,
andava
e
veniva
dalla
camera
dell
'
alcova
,
chiamava
Ester
ogni
momento
ed
Ester
era
quindi
sempre
in
moto
,
quando
passava
dietro
al
professore
,
quando
gli
passava
davanti
,
quando
a
destra
,
quando
a
sinistra
.
Al
pover
'
uomo
pareva
di
stare
in
un
turbine
magnetico
.
Ecco
capitare
,
molto
inattesa
perché
dopo
la
perquisizione
non
s
'
era
più
veduta
,
anche
la
signora
Peppina
.
«
Oh
cara
la
mia
süra
Lüisa
!
Oh
car
el
me
sür
don
Franco
!
L
'
è
vera
ch
'
el
voeur
propi
andà
via
?
»
Adesso
è
il
Paolin
che
si
dimena
un
poco
sulla
sedia
perché
ha
l
'
idea
che
la
süra
Peppina
sia
mandata
dal
marito
per
vedere
chi
c
'
è
e
chi
non
c
'
è
intorno
all
'
uomo
sospetto
,
nella
casa
scomunicata
.
Vorrebbe
andarsene
subito
col
suo
Paolon
,
ma
il
Paolon
è
più
grosso
.
«
Come
se
fa
adèss
con
sto
vioròn
chì
ch
'
el
capiss
nagott
?
»
,
pensa
il
Paolin
,
e
,
senza
guardare
il
Paolon
,
gli
dice
sottovoce
:
«
Andèmm
,
Paol
!
Andèmm
!
»
Il
Paolon
stenta
infatti
molto
a
capire
ma
finalmente
si
alza
,
se
ne
va
col
Paolin
,
piglia
la
sua
sulle
scale
.
Franco
ebbe
lo
stesso
pensiero
del
Paolin
e
salutò
la
signora
Peppina
con
mal
garbo
.
La
povera
donna
ne
avrebbe
pianto
perché
voleva
tanto
bene
a
sua
moglie
e
teneva
in
gran
concetto
anche
lui
;
ma
capiva
la
sua
avversione
;
la
scusava
in
cuor
suo
.
Appena
osava
guardarlo
di
tempo
in
tempo
,
umile
,
con
un
'
aria
di
cane
bastonato
.
Si
tolse
la
Maria
sulle
ginocchia
,
le
parlò
del
suo
buon
papà
,
del
suo
caro
papà
che
andava
via
.
«
Chi
sa
che
dispiasè
,
neh
ti
poera
vèggia
?
Chi
sa
che
magòn
?
Poer
ratin
.
Andà
via
el
papà
!
On
papà
de
quella
sort
!
»
Franco
discorreva
col
professore
ma
udiva
e
fremeva
d
'
impazienza
.
Fu
contentissimo
che
la
Veronica
venisse
a
chiamarlo
.
Lo
volevano
nell
'
orto
.
Vi
discese
,
trovò
il
signor
Giacomo
Puttini
e
don
Giuseppe
Costabarbieri
ch
'
eran
venuti
per
salutarlo
ma
,
informati
dal
Paolin
e
dal
Paolon
,
desideravano
non
farsi
vedere
dalla
süra
Peppina
.
Anche
il
suolo
dell
'
orto
scottava
loro
i
piedi
.
Mentre
il
piccolo
eroe
magro
si
difendeva
,
soffiando
,
dagl
'
inviti
di
Franco
a
salire
in
casa
,
il
piccolo
eroe
grasso
girava
vivacemente
la
testa
e
gli
occhietti
come
un
merlo
di
buon
umore
,
a
guardar
ora
il
monte
ora
il
lago
,
quasi
per
un
'
abitudine
di
sospetto
.
Scorse
una
barca
che
veniva
da
Porlezza
.
Chi
sa
?
Non
potrebb
'
essere
l
'
I
.
R
.
Commissario
?
Benché
la
barca
fosse
ancora
lontana
,
pensò
subito
di
cavarsela
,
pensò
di
andar
col
Puttini
a
visitar
il
Ricevitore
per
aver
la
fortuna
di
non
trovar
la
süra
Peppina
in
casa
.
Scambiati
con
Franco
saluti
sommessi
e
frettolosi
,
i
due
vecchi
leproni
trottarono
via
a
testa
bassa
e
Franco
rimase
nell
'
orto
.
L
'
aria
era
mite
,
il
picco
di
Cressogno
saliva
senza
neve
,
tutto
glorioso
di
sole
,
nel
sereno
,
il
sole
dorava
ancora
le
coste
giallognole
della
Valsolda
picchiettate
di
ulivi
,
mentre
dall
'
altra
parte
del
lago
scendevano
sino
all
'
acqua
,
nell
'
ombra
azzurrognola
,
i
grandi
padiglioni
bianchi
della
Galbiga
nevosa
e
del
Bisgnago
.
Franco
stette
a
guardare
col
cuore
grosso
il
caro
paese
dei
suoi
sogni
,
de
'
suoi
amori
.
«
Addio
,
Valsolda
»
,
pensò
.
«
E
adesso
voglio
salutare
anche
voialtre
.
»
Voialtre
erano
le
sue
piante
,
gli
aranci
amari
,
l
'
olea
sinensis
,
il
nespolo
del
Giappone
,
il
pinus
pinea
,
che
verdeggiavano
a
giusti
intervalli
lungo
il
viale
diritto
,
fra
le
aiuole
degli
erbaggi
e
il
lago
;
erano
i
rosai
,
i
capperi
,
le
agavi
che
uscivano
a
pender
sopra
l
'
acqua
dai
fori
praticati
nel
muro
.
Tutte
piccole
vite
,
ancora
;
il
colosso
della
famiglia
,
il
pino
,
non
misurava
tre
metri
;
piccole
,
pallide
vite
che
parevano
sonnecchiare
nel
pomeriggio
invernale
.
Ma
Franco
le
vedeva
nell
'
avvenire
come
le
aveva
pensate
piantandole
col
suo
fine
sentimento
del
grazioso
e
del
pittoresco
.
Ciascuna
portava
in
sé
una
intenzione
di
lui
.
Le
nobili
pianticelle
del
viale
,
sorgendo
sugli
erbaggi
,
dovevano
significare
una
certa
finezza
di
spirito
e
di
cultura
nella
modesta
fortuna
della
famiglia
.
Gli
aranci
avevano
il
compito
speciale
di
dare
al
quadretto
una
intonazione
mite
e
gentile
;
il
dovere
del
nespolo
era
di
alzare
e
allargar
le
braccia
frondose
sopra
un
futuro
sedile
;
i
rosai
e
i
capperi
del
muro
verso
il
lago
dovevano
dire
a
chi
passava
in
barca
la
fantasia
d
'
un
poeta
;
le
agavi
vi
avrebbero
risposto
,
in
un
accordo
minore
,
agli
aranci
,
compagni
di
esilio
;
finalmente
gli
alti
destini
del
pino
erano
di
spiegar
un
grazioso
ombrello
sulla
breve
oasi
,
di
porre
il
suo
accento
meridionale
sopra
l
'
accordo
delle
agavi
e
degli
aranci
,
di
incorniciar
con
la
sua
verde
corona
il
piccolo
seno
azzurro
di
Casarico
.
Addio
,
addio
!
Pareva
a
Franco
che
le
pianticelle
gli
rispondessero
tristemente
:
"
Perché
ci
lasci
?
Che
sarà
di
noi
?
Tua
moglie
non
ci
ama
come
te
"
.
Intanto
la
barca
veduta
da
don
Giuseppe
aveva
camminato
e
passava
davanti
all
'
orto
,
alquanto
discosto
dalla
riva
.
V
'
erano
un
signore
e
una
signora
.
Il
signore
si
alzò
in
piedi
e
salutò
con
voce
squillante
:
«
Addio
,
don
Franco
!
Evviva
!
»
.
La
signora
sventolò
il
fazzoletto
.
Erano
i
Pasotti
.
Franco
salutò
col
cappello
.
I
Pasotti
!
In
Valsolda
di
gennaio
!
Che
ci
venivano
a
fare
?
E
quel
saluto
!
Pasotti
che
dopo
la
perquisizione
non
si
era
fatto
più
vedere
,
Pasotti
salutar
così
?
Che
voleva
dir
ciò
?
Franco
,
perplesso
,
salì
in
casa
,
diede
la
notizia
.
Tutti
stupirono
e
sopra
tutti
la
süra
Peppina
:
«
Ma
comè
?
El
dis
de
bon
?
El
sür
Controlòr
?
Poer
omasc
!
Anca
la
süra
Barborin
?
Poera
donnètta
!
»
.
Si
commentò
il
fatto
.
Chi
supponeva
una
cosa
e
chi
un
'
altra
.
Dopo
cinque
minuti
Pasotti
entrò
strepitando
,
trascinandosi
dietro
la
signora
Barborin
carica
di
scialli
e
di
fagotti
,
mezza
morta
dal
freddo
.
Povera
creatura
,
non
sapeva
dir
altro
che
«
dò
ôr
!
dò
ôr
in
barca
!
»
mentre
suo
marito
schiamazzava
ghignando
negli
occhi
diabolici
:
«
Le
fa
bene
,
le
fa
bene
!
Le
ho
cacciato
giù
un
bicchierino
di
ginepro
a
Porlezza
.
Ha
fatto
smorfie
d
'
inferno
,
ma
sta
benone
!
»
.
La
povera
sorda
,
indovinando
che
parlava
del
ginepro
,
girava
gli
occhi
per
il
soffitto
,
rifaceva
le
smorfie
di
Porlezza
.
Pasotti
non
era
mai
stato
così
espansivo
.
Baciò
la
mano
a
Luisa
,
abbracciò
l
'
ingegnere
e
Franco
accompagnando
gli
atti
con
effusioni
e
profluvi
di
sentimento
.
«
Carissima
donna
Luisa
!
Signora
ammirabile
e
perfetta
.
Car
el
me
Peder
!
Car
el
me
re
de
coeur
!
Il
mondo
è
grande
ma
on
alter
Peder
el
gh
'
è
propri
no
,
va
là
!
E
questo
don
Franco
!
Caro
il
mio
Francone
!
Pensare
come
t
'
ho
veduto
io
!
In
sottane
e
grembialino
.
Quando
andavi
a
rubar
i
fichi
al
prefetto
della
Caravina
!
Sto
baloss
chì
!
»
Il
«
baloss
»
non
faceva
il
viso
più
incoraggiante
del
mondo
ma
l
'
altro
non
se
ne
dava
per
inteso
.
Altrettanto
poco
poteva
intendersi
sua
moglie
con
le
signore
che
l
'
interrogavano
.
«
Come
l
'
ha
mai
faa
,
süra
Pasotti
»
,
le
gridava
la
signora
Peppina
,
«
a
vegnì
in
Valsolda
de
sto
temp
chì
?
»
«
Oh
dèss
,
la
capiss
nient
,
poera
donnètta
.
»
Per
quanto
anche
Luisa
ed
Ester
le
gridassero
nelle
orecchie
la
stessa
domanda
,
per
quanto
ella
spalancasse
la
bocca
,
la
sorda
non
capiva
,
andava
rispondendo
a
caso
:
«
Se
ho
mangiàa
?
Se
voeui
disnà
chì
?
»
.
Intervenne
Pasotti
,
disse
che
in
ottobre
egli
e
sua
moglie
eran
partiti
per
un
richiamo
di
affari
,
senza
fare
il
bucato
,
che
sua
moglie
lo
andava
seccando
da
un
pezzo
per
questo
benedetto
bucato
,
che
finalmente
si
era
risolto
di
accontentarla
e
di
venire
.
Allora
donna
Ester
si
voltò
verso
la
Pasotti
a
far
l
'
atto
di
lavare
.
La
Pasotti
guardò
suo
marito
che
le
teneva
gli
occhi
addosso
e
rispose
:
«
Sì
sì
,
la
bügada
,
la
bügada
!
»
.
Quell
'
occhiata
,
l
'
impero
che
lesse
negli
occhi
del
Controllore
fecero
sospettare
Luisa
che
vi
fosse
sotto
un
mistero
.
Questo
mistero
e
le
inesplicabili
espansioni
di
Pasotti
le
suggerirono
un
altro
sospetto
.
Se
fosse
venuto
per
loro
?
Se
nelle
cause
di
questa
improvvisa
venuta
ci
avesse
parte
il
viaggio
del
professore
a
Lodi
?
Avrebbe
voluto
consultarsi
col
professore
,
dirgli
di
fermarsi
fino
a
che
i
Pasotti
fossero
partiti
;
ma
come
parlargli
poi
senza
che
se
ne
avvedesse
Franco
?
Intanto
donna
Ester
prese
congedo
e
il
professore
che
aveva
ottenuto
il
perdono
della
capricciosetta
,
perfidetta
signorina
,
a
patto
di
non
domandare
il
paradiso
,
ebbe
licenza
di
accompagnarla
a
casa
.
I
Pasotti
non
potevano
salire
ad
Albogasio
Superiore
fino
a
che
il
mezzadro
,
fatto
avvertire
subito
,
non
avesse
posto
loro
in
ordine
e
riscaldata
almeno
una
stanza
.
Parlò
subito
di
piantare
un
tarocchino
in
tre
con
l
'
ingegnere
e
Franco
.
Allora
se
ne
andò
anche
la
signora
Peppina
e
la
Pasotti
chiese
a
Luisa
di
ritirarsi
un
momento
,
la
pregò
di
accompagnarla
.
Appena
fu
sola
coll
'
amica
nella
camera
dell
'
alcova
si
guardò
attorno
con
due
occhioni
spaventati
e
poi
sussurrò
:
«
Sèm
minga
chì
per
la
bügada
neh
,
sèm
minga
chì
per
la
bügada
!
»
.
Luisa
la
interrogò
silenziosamente
,
col
viso
e
col
gesto
,
perché
a
parlar
forte
in
sala
avrebbero
udito
.
Stavolta
la
Pasotti
capì
,
rispose
che
non
sapeva
niente
,
che
suo
marito
non
le
aveva
detto
niente
,
che
le
aveva
imposto
la
storia
del
bucato
ma
che
del
bucato
a
lei
non
importava
nulla
.
Allora
Luisa
prese
un
pezzo
di
carta
e
scrisse
:
«
Cosa
sospetti
?
»
.
La
Pasotti
lesse
e
poi
cominciò
una
mimica
complicatissima
.
Scrollamenti
del
capo
,
stralunamenti
d
'
occhi
,
sospiri
,
invocazioni
al
soffitto
;
pareva
che
si
combattesse
dentro
di
lei
una
gran
battaglia
di
timori
e
di
speranze
.
Finalmente
fece
«
ah
!
»
,
afferrò
la
penna
e
scrisse
sotto
la
domanda
di
Luisa
:
«
La
marchesa
!
»
.
Lasciò
cader
la
penna
,
stette
a
contemplar
l
'
amica
.
«
L
'
è
a
Lod
»
,
diss
'
ella
sottovoce
.
«
El
Controlòr
l
'
è
staa
a
Lod
.
Speri
comè
!
»
E
poi
scappò
in
sala
temendo
esser
sospettata
da
suo
marito
.
Finito
il
tarocco
,
Pasotti
si
accostò
a
una
finestra
,
disse
forte
qualche
cosa
sugli
effetti
della
luce
crepuscolare
e
chiamò
Franco
.
«
Bisogna
che
tu
venga
stasera
da
me
»
,
gli
disse
piano
,
«
devo
parlarti
.
»
Franco
cercò
schermirsi
.
Partiva
l
'
indomani
mattina
per
Milano
,
lasciava
la
famiglia
per
qualche
tempo
,
gli
era
difficile
passar
la
sera
fuori
di
casa
.
Pasotti
replicò
ch
'
era
assolutamente
necessario
.
«
Si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
»
,
diss
'
egli
.
«
Si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
!
»
Appena
partiti
i
Pasotti
per
Albogasio
Superiore
,
Franco
riferì
questo
colloquio
a
sua
moglie
.
Egli
n
'
era
stato
turbatissimo
.
Pasotti
sapeva
,
dunque
;
non
avrebbe
fatto
tanti
misteri
se
non
avesse
inteso
alludere
al
viaggio
di
Torino
.
E
Franco
era
seccatissimo
che
Pasotti
sapesse
.
Ma
in
che
modo
?
L
'
amico
di
Torino
poteva
essere
stato
imprudente
.
E
adesso
che
voleva
da
lui
,
Pasotti
?
C
'
era
forse
in
aria
qualche
altro
colpo
della
Polizia
?
Ma
Pasotti
non
era
l
'
uomo
da
venire
ad
avvertirnelo
!
E
tutto
quel
voltafaccia
di
amabilità
?
Non
si
voleva
ch
'
egli
andasse
a
Torino
,
forse
.
Non
si
voleva
che
trovasse
una
strada
buona
,
un
modo
di
sottrarre
sé
e
i
suoi
alla
povertà
,
ai
commissari
e
ai
gendarmi
!
Pensa
e
ripensa
,
non
poteva
essere
che
questo
.
Luisa
n
'
era
poco
persuasa
,
in
cuor
suo
.
Temeva
altra
cosa
;
non
dubitava
però
neppur
lei
che
Pasotti
sapesse
di
Torino
e
ciò
scompigliava
tutte
le
sue
supposizioni
.
Insomma
non
c
'
era
che
andare
e
udire
.
Franco
andò
alle
otto
,
Pasotti
lo
ricevette
colla
più
affettuosa
cordialità
e
gli
fece
le
scuse
di
sua
moglie
ch
'
era
già
a
letto
.
Prima
d
'
entrar
in
argomento
volle
assolutamente
che
pigliasse
un
bicchiere
di
S
.
Colombano
e
una
fetta
di
panettone
.
Col
vino
e
col
dolce
Franco
dovette
inghiottire
,
suo
malgrado
,
molte
dichiarazioni
di
amicizia
,
i
più
sperticati
elogi
di
sua
moglie
,
di
suo
zio
e
di
lui
stesso
.
Vuotato
finalmente
il
bicchiere
ed
il
piatto
,
il
mellifluo
bargnìf
si
mostrò
disposto
ad
entrare
in
materia
.
Erano
seduti
a
un
tavolino
,
l
'
uno
in
faccia
all
'
altro
.
Pasotti
,
appoggiato
comodamente
alla
spalliera
della
seggiola
,
teneva
tra
le
mani
un
fazzoletto
rosso
e
giallo
di
foulard
,
lo
andava
palpando
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
«
caro
Franco
,
come
ti
dicevo
,
si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
.
Ho
inteso
dire
oggi
a
casa
tua
che
parti
per
affari
:
si
tratta
di
vedere
se
io
non
ti
porto
un
affare
anche
più
grosso
di
quello
che
hai
a
Milano
.
»
Franco
,
sorpreso
da
questo
inaspettato
esordio
,
tacque
.
Pasotti
chinò
gli
occhi
sul
fazzoletto
senza
restare
di
maneggiarlo
e
riprese
:
«
Il
mio
caro
amico
don
Franco
Maironi
si
può
immaginare
che
se
io
entro
in
argomento
intimo
e
delicato
,
ho
una
ragione
grave
di
farlo
,
sento
il
dovere
di
farlo
e
sono
autorizzato
a
farlo
»
.
Le
mani
si
fermarono
,
gli
occhi
brillanti
e
acuti
si
alzarono
a
quelli
torbidi
e
diffidenti
di
Franco
.
«
Si
tratta
,
mio
caro
Franco
,
del
tuo
presente
e
del
tuo
avvenire
.
»
Ciò
detto
,
Pasotti
posò
risolutamente
il
foulard
da
banda
.
Appoggiate
le
braccia
e
giunte
le
mani
sul
tavolino
entrò
nel
cuore
dell
'
argomento
tenendo
sempre
gli
occhi
su
Franco
che
,
raccolto
alla
sua
volta
indietro
sulla
spalliera
,
lo
guardava
pallido
,
in
una
ostile
attitudine
di
difesa
.
«
È
dunque
un
pezzo
che
io
,
per
l
'
antica
amicizia
verso
la
tua
famiglia
,
ho
in
mente
di
far
qualche
cosa
onde
metter
fine
a
un
dissidio
dolorosissimo
.
Anche
tuo
padre
,
povero
don
Alessandro
!
Che
cuor
d
'
oro
!
Che
bene
mi
voleva
!
»
(
Franco
sapeva
che
suo
padre
aveva
una
volta
minacciato
Pasotti
col
bastone
perché
s
'
intrometteva
troppo
nelle
faccende
di
casa
sua
.
)
«
Basta
.
Avendo
saputo
che
tua
nonna
era
a
Lodi
,
domenica
scorsa
mi
son
detto
:
dopo
tanti
dispiaceri
che
hanno
avuto
i
Maironi
,
forse
questo
è
il
momento
.
Andiamo
,
tentiamo
.
E
sono
andato
.
»
Pausa
.
Franco
fremeva
.
Che
razza
d
'
intercessore
gli
era
capitato
?
E
chi
aveva
chiesto
intercessioni
?
«
Debbo
dirlo
»
,
riprese
Pasotti
,
«
sono
contento
.
Tua
nonna
ha
le
sue
idee
,
ha
un
'
età
in
cui
le
idee
difficilmente
si
cambiano
,
ha
il
carattere
che
sai
,
molto
fermo
,
ma
insomma
il
cuore
c
'
è
.
Ti
vuol
bene
,
sai
.
Soffre
.
Vi
è
una
lotta
continua
,
dentro
di
lei
,
fra
i
suoi
sentimenti
e
i
suoi
principii
;
anche
,
se
vuoi
,
tra
i
suoi
sentimenti
e
i
suoi
risentimenti
.
Povera
marchesa
!
È
penoso
di
vedere
come
soffre
;
ma
insomma
piega
,
piega
.
Certamente
non
bisogna
mica
aspettarsi
poi
troppo
.
Piega
ma
non
fino
a
spezzare
ciò
che
la
sostiene
,
i
suoi
principii
,
voglio
dire
:
sopra
tutto
i
suoi
principii
politici
.
»
Gli
occhi
di
Franco
,
le
mascelle
inquiete
,
un
sussulto
di
tutta
la
persona
dissero
a
Pasotti
:
non
toccar
questo
punto
,
bada
a
te
!
Pasotti
si
fermò
;
gli
era
forse
venuto
in
mente
il
bastone
del
fu
don
Alessandro
.
«
Ti
capisco
»
,
riprese
.
«
Credi
che
non
ti
capisca
?
Io
mangio
il
pane
del
Governo
e
devo
tenermi
chiuso
nel
cuore
ciò
che
penso
,
ma
del
resto
son
con
te
,
sospiro
il
momento
in
cui
certi
colori
cederanno
il
posto
a
certi
altri
.
Tua
nonna
non
è
così
e
,
sfido
,
bisogna
pigliarla
com
'
è
.
Se
si
vuol
venire
a
un
accomodamento
bisogna
pigliarla
com
'
è
.
Si
può
combattere
come
ho
combattuto
io
,
ma
...
»
«
Tutto
questo
discorso
mi
pare
inutile
»
,
esclamò
Franco
,
alzandosi
.
«
Aspetta
!
»
,
riprese
Pasotti
.
«
Il
diavolo
non
sarà
poi
forse
tanto
brutto
!
Siedi
,
ascolta
!
»
Franco
non
volle
saperne
di
sedersi
ancora
.
«
Sentiamo
!
»
,
diss
'
egli
con
voce
vibrante
d
'
impazienza
.
«
Intanto
la
nonna
è
disposta
a
riconoscere
il
tuo
matrimonio
...
»
«
Grazie
!
»
,
interruppe
il
giovane
.
«
Aspetta
!
...
e
a
farvi
un
assegno
molto
conveniente
;
per
quel
che
ho
capito
,
fra
le
sei
e
le
ottomila
svanziche
all
'
anno
.
Non
c
'
è
male
,
eh
?
»
«
Avanti
!
»
«
Aspetta
!
Non
c
'
è
niente
di
umiliante
.
Se
ci
fosse
una
condizione
umiliante
non
sarei
venuto
a
proportela
.
La
nonna
desidera
che
tu
ti
occupi
e
che
tu
dia
una
certa
guarentigia
di
non
immischiarti
in
affari
politici
.
Vi
è
un
modo
decoroso
di
combinare
una
cosa
e
l
'
altra
,
questo
lo
devo
riconoscere
,
benché
,
te
lo
dico
chiaro
,
io
avessi
proposto
alla
nonna
un
partito
diverso
.
L
'
idea
mia
era
ch
'
ella
ti
mettesse
alla
testa
degli
affari
suoi
.
Ne
avevi
abbastanza
per
non
poter
pensare
ad
altro
.
Però
,
anche
l
'
idea
della
nonna
è
buona
.
Conosco
fior
di
giovinotti
che
pensano
come
te
e
che
sono
nella
carriera
giudiziaria
.
È
una
carriera
molto
indipendente
e
molto
rispettata
.
Una
parola
tua
e
tu
sei
ascoltante
al
Tribunale
.
»
«
Io
?
»
,
proruppe
Franco
.
«
Io
!
No
,
caro
Pasotti
!
No
!
Non
mi
si
manda
,
taci
!
la
Polizia
in
casa
,
non
si
fa
bestialmente
destituire
un
galantuomo
che
ha
la
sola
colpa
di
essere
zio
di
mia
moglie
,
taci
ti
dico
!
non
si
cercano
oggi
tutte
le
vie
di
affamare
la
mia
famiglia
e
me
,
per
offrirci
domani
del
pane
sporco
.
No
,
sai
,
no
,
grida
pure
,
per
fame
no
,
viva
Dio
,
nessuno
mi
prende
!
Dillo
pure
alla
nonna
e
tu
...
e
tu
...
e
tu
...
»
Pasotti
aveva
sicuramente
un
sangue
di
derivazione
felina
,
cupido
,
fine
,
prudente
,
carezzevole
,
pronto
alla
simulazione
ma
soggetto
alla
collera
.
Era
venuto
interrompendo
l
'
invettiva
di
Maironi
con
proteste
sempre
più
violente
;
a
quest
'
ultima
apostrofe
,
sentendo
arrivar
un
nembo
di
accuse
che
tanto
più
lo
irritavano
quanto
più
le
indovinava
,
balzò
egli
pure
in
piedi
.
«
Fermati
!
»
,
esclamò
.
«
Che
maniera
è
questa
?
»
«
Buona
sera
!
»
,
disse
Franco
,
pigliando
il
cappello
.
Ma
Pasotti
non
intendeva
lasciarlo
partire
così
.
«
Un
momento
!
»
,
diss
'
egli
battendo
e
ribattendo
affrettati
pugni
sul
tavolino
.
«
Voialtri
vi
fate
delle
illusioni
,
voialtri
sperate
molto
in
quel
testamento
e
quello
non
e
un
testamento
,
quello
è
un
pezzo
di
carta
straccia
,
quello
è
il
delirio
di
un
pazzo
!
»
Franco
,
ch
'
era
già
presso
all
'
uscio
,
si
fermò
,
tramortito
dal
colpo
.
«
Che
testamento
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Via
!
»
,
riprese
Pasotti
freddo
e
beffardo
.
«
C
'
intendiamo
bene
!
»
Una
vampa
di
collera
riaccese
il
sangue
a
Franco
.
«
Ma
no
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Fuori
!
parla
!
Cosa
ne
sai
tu
di
testamenti
?
»
«
Ah
!
»
,
fece
Pasotti
con
ironica
dolcezza
.
«
Adesso
va
benissimo
.
»
Franco
l
'
avrebbe
strozzato
.
«
Sono
stato
a
Lodi
,
non
te
l
'
ho
detto
?
Dunque
so
.
»
Franco
,
fuori
di
sé
,
protestò
di
non
capire
niente
.
«
Oh
già
!
»
,
riprese
Pasotti
,
beffardo
più
di
prima
.
«
Lo
informerò
io
il
signore
.
Sappia
dunque
che
il
signor
professore
Gilardoni
,
il
quale
non
è
affatto
amico
Suo
,
si
è
recato
in
fine
di
dicembre
a
Lodi
,
e
si
è
presentato
alla
marchesa
con
una
copia
senza
valor
legale
di
un
preteso
testamento
del
povero
Suo
nonno
.
In
questo
testamento
Ella
,
signor
don
Franco
,
è
istituito
erede
universale
con
accompagnamento
di
offese
atroci
alla
moglie
e
al
figlio
del
testatore
.
Ecco
che
adesso
Ella
sa
.
Del
resto
il
signor
Gilardoni
è
stato
fedele
alla
consegna
,
ha
detto
di
esser
venuto
di
suo
capo
,
senza
farne
saper
niente
a
voi
.
»
Franco
ascoltò
,
livido
come
un
cadavere
,
sentendosi
oscurar
la
vista
e
l
'
anima
,
raccogliendo
tutte
le
sue
forze
per
non
smarrirsi
,
per
dare
una
risposta
degna
.
«
Hai
ragione
»
,
diss
'
egli
.
«
Anche
la
nonna
ha
ragione
.
Chi
ha
torto
è
il
professor
Gilardoni
.
Egli
mi
ha
mostrato
quel
testamento
tre
anni
sono
,
la
notte
del
mio
matrimonio
.
Gli
ho
detto
di
abbruciarlo
e
ho
creduto
che
l
'
avesse
fatto
.
Se
non
lo
ha
fatto
,
mi
ha
ingannato
.
Se
si
è
recato
a
Lodi
per
quella
bella
impresa
che
dice
,
ha
commesso
una
indelicatezza
e
una
stoltezza
enorme
.
Voi
avete
avuto
ragione
di
pensar
male
di
noi
.
Ma
sappilo
bene
!
Io
disprezzo
il
danaro
della
nonna
quanto
il
danaro
del
Governo
:
e
siccome
questa
signora
ha
la
fortuna
di
essere
la
madre
di
mio
padre
,
mai
,
capisci
,
mai
,
e
adoperi
ella
pure
contro
di
noi
tutte
le
bassezze
,
tutte
le
perfidie
che
vuole
,
mai
non
userò
una
carta
che
la
disonora
!
Sono
troppo
superiore
a
lei
!
Va
'
e
dille
questo
a
nome
mio
e
dille
che
si
riprenda
le
sue
offerte
perché
le
sdegno
!
Buona
sera
.
»
Lasciò
Pasotti
sbalordito
e
se
n
'
andò
tutto
tremante
di
sovreccitazione
e
di
collera
,
dimenticò
di
ripigliar
la
sua
lanterna
,
discese
al
buio
,
a
gran
passi
,
non
sapendo
né
curando
affatto
dove
mettesse
i
piedi
,
esclamando
di
tempo
in
tempo
,
buttando
fuori
ciò
che
aveva
dentro
di
rovente
:
pezzi
d
'
ira
contro
il
Gilardoni
,
pezzi
di
accusa
contro
Luisa
.
Lo
zio
era
andato
a
letto
per
tempo
e
Luisa
aspettava
Franco
nel
salottino
con
Maria
che
teneva
alzata
perché
suo
padre
potesse
averla
un
poco
,
l
'
ultima
sera
.
La
povera
Ombretta
Pipì
aveva
cominciato
presto
a
infastidirsi
,
a
far
una
boccuccia
grossa
,
un
visetto
piagnoloso
,
a
domandar
con
una
vocina
dolente
:
«
Quando
viene
,
papà
?
»
.
Ma
ell
'
aveva
una
mamma
unica
al
mondo
per
consolare
gli
afflitti
.
Ombrettina
non
teneva
da
un
pezzo
scarpettine
sane
e
le
scarpettine
,
anche
in
Valsolda
,
costavano
denari
.
Pochi
,
sì
,
e
quando
ce
n
'
è
pochissimi
?
Ma
ell
'
aveva
una
mamma
unica
al
mondo
per
calzare
gli
scalzi
.
Proprio
il
giorno
prima
,
Luisa
,
cercando
in
granaio
un
pezzo
di
corda
,
aveva
trovato
fra
vecchie
sciarpe
,
casse
vuote
e
seggiole
rotte
,
uno
stivale
di
suo
nonno
.
Lo
aveva
posto
a
rammollire
nell
'
acqua
,
s
'
era
fatta
prestare
trincetto
,
lesina
e
forbice
.
Prese
ora
il
venerabile
stivale
che
fece
spavento
a
Ombretta
e
lo
posò
sulla
tavola
.
«
Adesso
gli
reciteremo
l
'
orazione
funebre
»
,
diss
'
ella
con
quel
brio
voluto
che
neppure
un
'
angustia
mortale
poteva
toglierle
,
se
le
bisognava
.
«
Prima
,
però
,
domanderai
al
tuo
signor
bisnonno
il
permesso
di
prenderti
il
suo
stivale
.
»
Ella
fece
che
Maria
giungesse
le
mani
e
recitasse
questa
filastrocca
guardando
comicamente
il
soffitto
:
Caro
signor
bisnonno
benedetto
,
Questo
stival
,
se
Lei
non
se
lo
mette
,
Lo
doni
alla
Sua
Ombretta
,
Che
aspetta
con
gran
fretta
Un
paio
di
scarpette
E
Le
scocca
su
in
cielo
un
bel
bacetto
Alla
pianta
del
piede
con
rispetto
.
Venne
poi
una
poco
riverente
fantasia
come
ne
nascevan
tante
nel
cervello
di
Luisa
,
una
bizzarra
storia
dell
'
angioletto
che
lustra
gli
stivali
in
paradiso
e
che
un
giorno
,
per
voler
pigliare
senza
permesso
un
pezzetto
di
pan
d
'
oro
,
aveva
lasciato
cadere
sulla
Terra
lo
stivale
del
bisnonno
.
Maria
si
rasserenò
,
rise
,
interruppe
la
mamma
con
cento
domande
sul
pan
d
'
oro
e
sullo
stivale
rimasto
in
Paradiso
.
Che
ne
farebbe
di
quello
il
bisnonno
?
La
mamma
le
spiegò
che
il
bisnonno
lo
avrebbe
applicato
per
di
dietro
all
'
imperatore
d
'
Austria
onde
buttarlo
giù
dal
cielo
,
se
ve
lo
incontrava
.
In
quel
momento
entrò
Franco
.
Luisa
vide
subito
che
gli
occhi
e
la
fronte
segnavano
tempesta
.
«
Dunque
?
»
,
diss
'
ella
.
Franco
rispose
concitato
:
«
Metti
a
letto
Maria
»
.
Luisa
osservò
che
aveva
tenuta
la
bambina
alzata
per
aspettarlo
,
perché
stesse
un
po
'
con
lui
.
Franco
replicò
«
ti
dico
di
metterla
a
letto
»
tanto
aspramente
che
Maria
si
mise
a
piangere
.
Luisa
si
fece
rossa
ma
tacque
.
Accese
un
lume
,
prese
la
bambina
in
braccio
,
la
porse
silenziosamente
a
suo
padre
per
un
bacio
,
che
fu
freddo
,
e
la
portò
via
.
Franco
non
la
seguì
.
Si
arrabbiò
di
veder
quello
stivale
e
lo
gettò
in
terra
.
Poi
sedette
,
piantò
i
gomiti
sulla
tavola
,
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
.
L
'
amara
idea
che
Luisa
fosse
complice
del
Gilardoni
gli
era
lampeggiata
in
mente
subito
,
mentre
Pasotti
parlava
,
col
ricordo
di
quel
«
cosa
,
silenzio
?
»
,
di
quel
«
basta
!
»
e
del
racconto
della
bambina
.
Egli
aveva
dentro
a
sé
come
un
vortice
dove
questa
idea
spariva
girando
e
ricompariva
sempre
più
basso
,
sempre
più
vicino
al
cuore
.
«
Dunque
?
»
,
tornò
a
chiedere
Luisa
,
rientrando
.
Franco
la
guardò
un
momento
in
silenzio
,
la
scrutò
.
Poi
si
alzò
e
le
afferrò
le
mani
.
«
Dimmi
se
sai
niente
!
»
,
diss
'
egli
.
Ella
indovinò
,
ma
quello
sguardo
e
quel
modo
la
offesero
.
«
Come
,
se
so
niente
?
»
,
esclamò
accesa
in
volto
.
«
Me
lo
domandi
così
?
»
«
Ah
tu
sai
!
»
,
gridò
Franco
,
gittando
da
sé
le
mani
di
lei
e
levando
le
braccia
in
alto
.
Ella
presentì
ciò
che
veniva
,
il
sospetto
della
sua
complicità
col
professore
,
la
propria
smentita
,
l
'
offesa
mortale
,
irrimediabile
che
Franco
le
avrebbe
fatto
se
,
nell
'
ira
,
non
avesse
creduto
alla
sua
parola
,
e
giunse
le
mani
spaventata
.
«
No
,
Franco
,
no
,
Franco
»
,
diss
'
ella
sottovoce
e
gli
gettò
le
braccia
al
collo
,
volle
chiuder
coi
baci
le
labbra
di
lui
.
Ma
egli
fraintese
,
credette
che
volesse
domandar
perdono
e
la
respinse
.
«
Lo
so
,
sì
,
lo
so
»
,
diss
'
ella
tornando
appassionata
al
suo
petto
,
«
ma
l
'
ho
saputo
dopo
,
quando
era
cosa
fatta
,
ne
ho
avuto
sdegno
come
te
,
più
di
te
!
»
Ma
Franco
aveva
troppo
bisogno
di
sfogarsi
,
di
offendere
.
«
E
come
vuoi
che
ti
creda
?
»
,
esclamò
.
Ella
indietreggiò
con
un
grido
,
poi
gli
fece
ancora
un
passo
incontro
,
gli
stese
le
braccia
.
«
No
»
,
supplicò
straziata
,
«
dimmi
che
mi
credi
,
dimmelo
subito
subito
perché
altrimenti
tu
non
sai
,
tu
non
sai
!
»
«
Cosa
,
non
so
?
»
«
Tu
non
sai
come
sono
io
che
ti
amerò
ancora
ma
non
vorrò
più
essere
moglie
per
te
,
che
potrò
soffrir
tanto
ma
non
cambiare
,
mai
più
!
Capisci
cosa
vuol
dire
mai
più
?
»
Egli
la
trasse
a
sé
,
la
sottile
persona
ansante
,
le
strinse
le
mani
da
rompergliele
e
disse
con
voce
soffocata
:
«
Ti
crederò
,
sì
,
ti
crederò
»
.
Luisa
che
lo
guardava
lagrimosa
chiese
una
parola
migliore
.
«
Ti
crederò
»
,
disse
,
«
ti
crederò
?
»
«
Ti
credo
,
ti
credo
.
»
Lo
credeva
davvero
ma
dov
'
è
ira
è
sempre
anche
orgoglio
.
Non
volle
subito
arrendersi
del
tutto
;
il
suo
accento
fu
piuttosto
d
'
un
uomo
compiacente
che
d
'
un
uomo
convinto
.
Restarono
ambedue
silenziosi
,
tenendosi
per
le
mani
,
cominciarono
a
sciogliersi
l
'
un
dall
'
altro
via
via
con
un
impercettibile
moto
.
Fu
Luisa
che
infine
,
dolcemente
,
si
staccò
del
tutto
.
Sentiva
la
necessità
di
troncar
quel
silenzio
,
parole
calde
non
ne
trovava
,
parole
fredde
non
ne
voleva
,
si
mise
a
raccontare
senz
'
altro
come
avesse
saputo
dal
Gilardoni
del
malaugurato
viaggio
a
Lodi
.
Parlava
con
voce
tranquilla
,
non
propriamente
fredda
ma
triste
,
stando
seduta
alla
tavola
in
faccia
a
suo
marito
.
Mentre
riferiva
le
confidenze
del
professore
,
Franco
si
riaccendeva
,
la
interrompeva
continuamente
:
«
E
non
gli
hai
detto
questo
?
-
E
non
gli
hai
detto
quello
?
-
Non
gli
hai
detto
stupido
?
-
Non
gli
hai
detto
bestia
?
»
.
La
prima
volta
Luisa
lasciò
correre
,
poi
protestò
.
Aveva
già
detto
di
essersi
sdegnata
per
lo
sproposito
del
Gilardoni
;
pareva
quasi
,
adesso
,
che
suo
marito
ne
dubitasse
!
Franco
si
chetò
ma
di
mala
voglia
.
Quando
il
racconto
fu
terminato
si
scagliò
ancora
contro
il
filosofo
balordo
,
tanto
che
Luisa
lo
difese
.
Era
un
amico
,
aveva
errato
gravemente
,
gravissimamente
,
ma
con
buona
intenzione
.
Dove
andavano
a
finire
le
massime
di
Franco
,
la
carità
,
il
perdono
delle
offese
,
s
'
egli
non
perdonava
neppure
a
chi
aveva
voluto
fargli
del
bene
?
Ella
pensò
,
qui
,
cose
che
non
disse
.
Pensò
che
Franco
perdonava
moltissimo
quando
a
perdonare
c
'
era
follia
e
gloria
e
perdonava
pochissimo
quando
c
'
erano
semplicemente
ottime
ragioni
di
farlo
.
Franco
a
udirsi
parlar
da
lei
di
carità
,
s
'
irritò
,
non
osò
dire
che
si
sentiva
superiore
a
un
attacco
simile
,
ma
ritorse
poco
generosamente
il
colpo
.
«
Ecco
!
»
,
esclamò
con
una
reticenza
piena
di
sottintesi
.
«
Tu
lo
difendi
!
Già
!
»
.
Luisa
ebbe
un
sussulto
nervoso
delle
spalle
,
ma
tacque
.
«
E
perché
non
parlare
,
tu
?
»
,
riprese
Franco
.
«
Perché
non
raccontarmi
tutto
subito
?
»
«
Perché
quando
rimproverai
Gilardoni
egli
mi
supplicò
di
tacere
ed
io
credetti
,
com
'
era
anche
vero
,
che
fosse
inutile
,
a
cosa
fatta
,
darti
un
dispiacere
così
grande
.
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
quando
sei
andato
in
collera
,
volevo
dirtelo
,
volevo
raccontarti
ciò
che
mi
aveva
confidato
Gilardoni
,
te
lo
ricordi
?
E
tu
non
hai
assolutamente
voluto
.
Non
ho
insistito
anche
perché
Gilardoni
ha
detto
alla
nonna
che
noi
non
ne
sapevamo
niente
.
»
«
Non
lo
ha
creduto
!
Naturale
!
»
«
E
se
io
parlavo
cosa
ci
poteva
far
questo
?
Così
Pasotti
avrà
ben
capito
che
tu
non
sapevi
niente
!
»
Franco
non
replicò
.
Allora
Luisa
gli
chiese
di
raccontarle
il
colloquio
e
stette
ad
ascoltarlo
senza
batter
ciglio
.
Ella
indovinò
,
con
l
'
acume
dell
'
odio
,
che
se
Franco
avesse
accettato
di
entrare
negl
'
impieghi
,
sarebbe
venuta
fuori
l
'
ultima
condizione
:
separarsi
dallo
zio
,
da
un
impiegato
destituito
per
ragioni
politiche
.
«
Certo
!
»
,
diss
'
ella
,
«
avrebbe
voluto
anche
questo
!
Canaglia
!
»
Suo
marito
trasalì
come
se
quella
scudisciata
avesse
toccato
il
sangue
anche
a
lui
...
«
Adagio
»
,
diss
'
egli
,
«
con
queste
parole
!
Prima
,
è
una
supposizione
tua
;
e
poi
...
»
«
È
una
supposizione
mia
?
E
il
resto
?
E
offrirti
una
viltà
simile
?
»
Franco
che
aveva
risposto
a
Pasotti
con
furore
,
rispose
ora
mollemente
a
sua
moglie
.
«
Sì
sì
sì
,
ma
insomma
...
»
Adesso
era
lei
che
diventava
violenta
.
L
'
idea
che
la
nonna
osasse
proporre
loro
l
'
abbandono
dello
zio
la
faceva
quasi
impazzire
.
«
Almeno
questo
»
,
diss
'
ella
,
«
mi
consentirai
:
che
pietà
non
ne
merita
!
Dio
mio
,
pensare
che
questo
testamento
c
'
è
ancora
!
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Torniamo
da
capo
?
»
«
Torniamo
da
capo
!
Hai
tu
il
diritto
di
pretendere
che
io
neanche
pensi
,
neanche
senta
come
non
piace
a
te
?
Sarei
vile
,
meriterei
di
essere
una
schiava
,
e
non
voglio
poi
essere
né
una
cosa
né
l
'altra.»
La
ribelle
intravveduta
,
sentita
qualche
volta
da
Franco
attraverso
l
'
amante
,
la
creatura
dall
'
intelletto
forte
sopra
l
'
amore
e
orgoglioso
,
non
potuta
mai
conquistare
interamente
,
gli
stava
ora
di
fronte
,
tutta
vibrante
nella
coscienza
della
sua
ribellione
.
«
Va
bene
»
,
disse
Franco
parlando
a
se
stesso
.
«
Sarebbe
vile
,
sarebbe
schiava
.
Si
ricorda
Ella
nemmeno
più
che
domani
vado
via
?
»
«
Non
andar
via
.
Resta
.
Eseguisci
la
volontà
del
tuo
povero
nonno
.
Ricordati
quello
che
mi
hai
raccontato
sulla
origine
della
sostanza
Maironi
.
Restituisci
tutto
all
'
Ospitale
Maggiore
.
Fa
giustizia
.
»
«
No
!
»
,
rispose
Franco
.
«
Chimere
!
Il
fine
non
giustifica
i
mezzi
.
Il
vero
fine
poi
,
per
te
,
è
colpire
la
nonna
.
Questa
storia
dell
'
Ospitale
è
il
mezzo
di
giustificarlo
.
No
,
non
mi
servirò
mai
di
quel
testamento
.
L
'
ho
anche
dichiarato
a
Pasotti
,
con
parole
da
farmi
sputare
in
faccia
se
cambiassi
!
E
parto
domattina
.
»
Seguì
un
lungo
silenzio
.
Poi
le
due
voci
ripresero
il
dialogo
,
gelate
e
tristi
come
se
nell
'
uno
e
nell
'
altro
cuore
vi
fosse
adesso
qualche
cosa
di
morto
.
«
Hai
pensato
»
,
disse
Franco
,
«
che
farei
anche
disonore
a
mio
padre
?
»
«
In
che
modo
?
»
«
Prima
per
la
forma
oltraggiosa
delle
disposizioni
e
poi
perché
farei
supporre
la
complicità
di
mio
padre
nella
soppressione
del
testamento
.
Già
,
tu
non
le
capisci
queste
cose
.
Che
te
ne
importa
?
»
«
Ma
non
è
necessario
parlar
di
soppressione
.
Può
darsi
che
il
testamento
non
sia
stato
trovato
.
»
Nuovo
silenzio
.
La
stessa
candela
di
sego
che
ardeva
sulla
tavola
aveva
una
espressione
lugubre
.
Luisa
si
alzò
,
raccolse
da
terra
lo
stivale
del
bisnonno
e
si
dispose
a
incominciar
il
suo
lavoro
.
Franco
andò
ad
appoggiar
la
fronte
alle
invetriate
della
finestra
.
Vi
rimase
un
pezzo
,
assorto
nella
contemplazione
delle
ombre
della
notte
.
Poi
disse
piano
,
senza
volgere
il
capo
:
«
Mai
mai
l
'
anima
tua
non
è
stata
tutta
con
me
»
.
Nessuna
risposta
.
Egli
si
voltò
,
adesso
,
e
domandò
a
sua
moglie
,
affatto
senza
collera
,
con
la
dolcezza
inesprimibile
che
aveva
nei
momenti
di
depressione
fisica
o
morale
,
se
gli
era
accaduto
,
fin
dal
principio
della
loro
unione
,
di
mancare
verso
di
lei
.
Gli
fu
risposto
un
impercettibile
:
«
No
»
.
«
Allora
forse
non
mi
amavi
come
ho
creduto
?
»
«
No
no
no
.
»
Franco
non
era
sicuro
di
aver
inteso
bene
e
ripeté
:
«
Non
mi
amavi
?
»
«
Sì
sì
,
tanto
.
»
Lo
spirito
di
lui
si
rialzò
,
un
'
ombra
di
severità
gli
rientrò
nella
voce
.
«
E
allora
»
,
diss
'
egli
,
«
perché
non
mi
hai
dato
tutta
l
'
anima
tua
?
»
Ella
tacque
.
Aveva
prima
tentato
invano
di
riprendere
il
lavoro
.
Le
mani
tremavano
.
E
adesso
veniva
questa
domanda
terribile
!
Doveva
o
non
doveva
rispondere
?
Rispondendo
,
rivelando
per
la
prima
volta
cose
sepolte
in
fondo
al
cuore
,
avrebbe
allargata
la
scissura
dolorosa
;
ma
poteva
non
essere
leale
?
Il
suo
silenzio
durò
tanto
che
Franco
le
chiese
ancora
:
«
Non
parli
?
»
.
Ella
raccolse
tutte
le
proprie
forze
e
parlò
.
«
È
vero
,
l
'
anima
mia
non
è
mai
stata
interamente
con
te
.
»
Tremò
nel
dir
così
,
e
Franco
non
respirava
più
.
«
Mi
sono
sempre
sentita
diversa
e
staccata
da
te
»
,
riprese
Luisa
,
«
nel
sentimento
che
deve
governare
tutti
gli
altri
.
Tu
hai
le
idee
religiose
di
mia
madre
.
Mia
madre
intendeva
e
tu
intendi
la
religione
come
un
insieme
di
credenze
,
di
culto
e
di
precetti
,
ispirato
e
dominato
dall
'
amor
di
Dio
.
Io
ho
sempre
avuto
ripugnanza
a
concepirla
così
,
non
ho
mai
potuto
veramente
sentire
,
per
quanto
mi
sforzassi
,
questo
amore
di
un
Essere
invisibile
e
incomprensibile
,
non
ho
mai
potuto
capire
il
frutto
di
costringer
la
mia
ragione
ad
accettare
cose
che
non
intende
.
Però
mi
sentivo
un
desiderio
ardente
di
dirigere
la
mia
vita
a
qualche
cosa
di
bene
secondo
un
'
idea
superiore
al
mio
interesse
.
E
poi
mia
madre
mi
aveva
talmente
penetrata
,
con
l
'
esempio
e
con
la
parola
,
de
'
miei
doveri
verso
Dio
e
la
Chiesa
,
che
i
miei
dubbi
mi
davano
un
grandissimo
dolore
,
li
combattevo
quanto
potevo
.
Mia
madre
era
una
santa
.
Ogni
atto
della
sua
vita
corrispondeva
alla
sua
fede
.
Anche
questo
poteva
molto
sopra
di
me
e
poi
sapevo
che
la
maggiore
afflizione
della
sua
vita
era
stata
l
'
incredulità
di
mio
padre
.
Ho
conosciuto
te
,
ti
ho
amato
,
ti
ho
sposato
,
mi
sono
confermata
nel
proposito
di
diventare
,
nelle
cose
di
religione
,
come
te
,
perché
tu
eri
come
mia
madre
.
Ma
ecco
,
un
po
'
alla
volta
,
ho
trovato
che
tu
non
eri
come
mia
madre
.
Debbo
dire
anche
questo
?
»
«
Sì
,
tutto
.
»
«
Ho
trovato
che
tu
eri
la
bontà
stessa
,
che
avevi
il
cuore
più
caldo
,
più
generoso
,
più
nobile
della
terra
,
ma
che
la
tua
fede
e
le
tue
pratiche
rendevano
quasi
inutili
tutti
questi
tesori
.
Tu
non
operavi
.
Tu
eri
contento
di
amar
me
,
la
bambina
,
l
'
Italia
,
i
tuoi
fiori
,
la
tua
musica
,
le
bellezze
del
lago
e
delle
montagne
.
In
questo
seguivi
il
tuo
cuore
.
Per
l
'
ideale
superiore
ti
bastava
di
credere
e
di
pregare
.
Senza
la
fede
e
senza
la
preghiera
tu
avresti
dato
il
fuoco
che
hai
nell
'
anima
a
quello
ch
'
è
sicuramente
vero
,
ch
'
è
sicuramente
giusto
qui
sulla
terra
,
avresti
sentito
quel
bisogno
di
operare
che
sentivo
io
.
Tu
lo
sai
,
già
,
come
ti
avrei
voluto
in
certe
cose
!
Per
esempio
,
chi
sente
il
patriottismo
più
di
te
?
Nessuno
.
Bene
,
io
avrei
voluto
che
tu
cercassi
di
servirlo
proprio
davvero
,
poco
o
molto
,
il
tuo
paese
.
Adesso
vai
in
Piemonte
ma
ci
vai
sopra
tutto
perché
non
abbiamo
quasi
più
da
vivere
.
»
Franco
accigliatissimo
,
fece
un
atto
iracondo
di
protesta
.
«
Se
vuoi
»
,
disse
umilmente
Luisa
,
«
mi
fermo
.
»
«
No
,
no
,
avanti
,
fuori
tutto
,
è
meglio
!
»
Egli
rispose
tanto
concitato
,
tanto
sdegnoso
,
che
Luisa
tacque
e
solo
ripigliò
il
suo
discorso
dopo
un
altro
«
avanti
!
»
.
«
Anche
senz
'
andare
in
Piemonte
ci
sarebbe
stato
da
fare
in
Valsolda
,
in
Val
Porlezza
,
in
Vall
'
Intelvi
quello
che
fa
V
.
sul
lago
di
Como
,
mettersi
in
relazione
colla
gente
,
tener
vivo
il
sentimento
buono
,
preparare
tutto
ciò
ch
'
è
bene
preparare
per
il
giorno
della
guerra
,
se
verrà
.
Io
te
lo
dicevo
e
tu
non
ti
persuadevi
,
mi
facevi
tante
difficoltà
.
Questa
inerzia
favoriva
la
mia
ripugnanza
al
concetto
tuo
della
religione
e
la
mia
tendenza
ad
un
altro
concetto
.
Perché
religiosa
mi
sentivo
anch
'
io
moltissimo
.
Il
concetto
religioso
che
mi
si
veniva
formando
sempre
più
chiaro
nella
mente
era
questo
,
in
breve
:
Dio
esiste
,
è
anche
potente
,
è
anche
sapiente
,
tutto
come
credi
tu
;
ma
che
noi
lo
adoriamo
e
gli
parliamo
non
gliene
importa
nulla
.
Ciò
ch
'
egli
vuole
da
noi
lo
si
comprende
dal
cuore
che
ci
ha
fatto
,
dalla
coscienza
che
ci
ha
dato
,
dal
luogo
dove
ci
ha
posto
.
Vuole
che
amiamo
tutto
il
bene
,
che
detestiamo
tutto
il
male
,
e
che
operiamo
con
tutte
le
nostre
forze
secondo
quest
'
amore
e
quest
'
odio
,
e
che
ci
occupiamo
solamente
della
terra
,
delle
cose
che
si
possono
intendere
,
che
si
possono
sentire
!
Adesso
capisci
come
concepisco
io
il
mio
dovere
,
il
nostro
dovere
,
di
fronte
a
tutte
le
ingiustizie
,
a
tutte
le
prepotenze
!
»
Più
Luisa
procedeva
nel
definire
ed
esprimere
le
proprie
idee
,
più
si
sentiva
contenta
di
farlo
,
di
esser
finalmente
sincera
,
di
porsi
con
franchezza
sopra
un
terreno
proprio
e
fermo
;
più
si
spegneva
dentro
di
lei
ogni
sdegno
contro
il
marito
,
più
le
saliva
nel
cuore
una
tenera
pietà
di
lui
.
«
Ecco
»
,
soggiunse
,
«
se
si
trattasse
solamente
di
questo
dispiacere
circa
la
nonna
,
non
credi
che
avrei
sacrificato
mille
volte
l
'
opinione
mia
piuttosto
che
affliggerti
?
Bisognava
bene
che
ci
fosse
sotto
qualche
altra
cosa
.
Adesso
sai
tutto
,
adesso
l
'
anima
mia
l
'
ho
messa
nelle
tue
mani
.
»
Ella
lesse
sulla
fronte
di
suo
marito
un
dolor
cupo
,
una
freddezza
nemica
.
Si
alzò
,
mosse
adagio
adagio
verso
di
lui
,
a
mani
giunte
,
fissandolo
,
cercando
gli
occhi
che
la
evitavano
e
si
fermò
per
via
,
respinta
da
una
forza
superiore
,
benché
egli
non
avesse
detto
una
parola
né
fatto
un
gesto
.
«
Franco
!
»
,
supplicò
.
«
Non
mi
puoi
amare
più
?
»
Egli
non
rispose
.
«
Franco
!
Franco
!
»
,
diss
'
ella
,
tendendogli
le
mani
giunte
.
Poi
fece
l
'
atto
di
avanzare
.
Egli
si
tirò
bruscamente
indietro
.
Stettero
così
a
fronte
in
silenzio
,
per
un
eterno
mezzo
minuto
.
Franco
teneva
le
labbra
serrate
,
si
udiva
la
sua
respirazione
frequente
.
Fu
lui
che
ruppe
il
silenzio
.
«
Quello
che
hai
detto
è
proprio
il
tuo
pensiero
?
»
«Sì.»
Egli
teneva
le
mani
sulla
spalliera
d
'
una
seggiola
.
La
scosse
con
violenza
e
disse
amaramente
:
«
Basta
»
.
Luisa
lo
guardò
con
tristezza
indicibile
e
mormorò
:
«
Basta
?
»
.
Egli
rispose
con
ira
:
«
Sì
,
basta
basta
basta
basta
!
»
.
Tacque
un
istante
e
riprese
duramente
:
«
Sarò
un
neghittoso
,
un
inerte
,
un
egoista
,
tutto
quello
che
vuoi
,
ma
non
sono
poi
un
bambino
da
venirmi
a
quietare
con
due
carezze
dopo
avermi
detto
tutto
quello
che
mi
hai
detto
!
Basta
!
»
.
«
Oh
Franco
,
ti
ho
fatto
male
,
lo
so
,
ma
mi
è
costato
tanto
di
farti
male
!
Non
puoi
prendermi
con
bontà
?
»
«
Ah
,
prenderti
con
bontà
!
Tu
vuoi
ferire
e
che
ti
si
prenda
con
bontà
!
Tu
sei
superiore
a
tutti
,
tu
giudichi
,
tu
sentenzii
,
tu
sei
la
sola
che
intende
cosa
Dio
vuole
e
cosa
non
vuole
!
Questo
no
,
sai
,
del
resto
.
Di
'
pure
di
me
quello
che
ti
piace
ma
lascia
stare
le
cose
che
non
capisci
.
Occupati
del
tuo
stivale
,
piuttosto
!
»
Egli
non
voleva
vedere
in
sua
moglie
che
l
'
orgoglio
,
e
la
sua
stessa
collera
gli
era
nata
quasi
tutta
d
'
orgoglio
,
d
'
amor
proprio
offeso
,
era
una
collera
impura
che
gli
offuscava
la
mente
e
il
cuore
.
Sì
la
moglie
che
il
marito
avrebbero
creduto
poter
essere
accusati
di
tutto
fuorché
d
'
orgoglio
.
Ella
tacque
,
riprese
il
suo
posto
,
tentò
riprendere
il
lavoro
,
maneggiava
nervosamente
gli
strumenti
senza
saper
bene
che
si
facesse
.
Franco
se
n
'
andò
in
sala
,
sbattendo
l
'
uscio
dietro
di
sé
.
Nel
buio
della
sala
,
abbandonata
dopo
le
cinque
,
si
gelava
;
ma
Franco
non
se
n
'
accorse
.
Si
buttò
sul
canapè
,
si
diede
tutto
al
suo
dolore
,
alla
sua
collera
,
a
una
facile
,
violenta
difesa
mentale
di
se
stesso
contro
la
moglie
.
Siccome
Luisa
si
era
levata
,
fosse
pure
con
certi
temperamenti
,
contro
lui
e
contro
Dio
,
gli
faceva
comodo
di
confondere
in
cuor
suo
la
propria
causa
con
quella
dell
'
altro
muto
,
terribile
Offeso
.
La
sorpresa
,
l
'
amarezza
,
l
'
ira
,
le
buone
e
le
cattive
ragioni
gli
fecero
prima
una
turbinosa
tempesta
nel
cervello
.
Poi
si
sfogò
a
immaginare
pentimenti
di
Luisa
,
domande
di
perdono
,
magnanime
risposte
proprie
.
A
un
tratto
udì
Maria
gridare
e
piangere
.
Si
alzò
per
andar
a
vedere
cos
'
avesse
,
ma
era
senza
lume
.
Allora
attese
un
poco
pensando
che
andrebbe
Luisa
.
Non
udì
alcun
movimento
e
la
bambina
piangeva
sempre
più
forte
.
Si
accostò
pian
piano
al
salotto
,
guardò
per
il
vetro
dell
'
uscio
.
Luisa
teneva
le
braccia
incrociate
sulla
tavola
e
il
viso
appoggiato
alle
braccia
.
Non
si
vedevano
,
al
lume
della
candela
,
che
i
suoi
bei
capelli
bruni
.
Franco
si
sentì
cadere
la
collera
,
aperse
l
'
uscio
e
chiamò
a
mezza
voce
con
certa
severa
dolcezza
:
«
Luisa
,
Maria
piange
»
.
Luisa
levò
il
viso
pallidissimo
,
prese
la
candela
e
uscì
senza
dir
parola
.
Suo
marito
la
seguì
.
Trovarono
la
bambina
a
sedere
sul
letto
,
tutta
piangente
,
spaventata
da
un
sogno
.
Quando
vide
suo
padre
gli
stese
le
braccia
supplicandolo
con
la
voce
grossa
di
pianto
:
«
No
via
,
papà
,
no
via
,
papà
!
»
.
Franco
se
la
strinse
in
braccio
,
la
coperse
di
baci
,
la
chetò
,
la
ripose
nel
letticciuolo
.
Ella
si
teneva
stretta
una
mano
del
papà
,
non
la
voleva
in
alcun
modo
lasciare
.
Luisa
prese
un
'
altra
candela
sul
suo
tavolino
da
notte
,
volle
accenderla
e
non
le
riusciva
,
tanto
le
tremavano
le
mani
.
«
Non
vieni
a
letto
?
»
,
le
chiese
Franco
.
Ella
rispose
«
no
»
tremando
più
di
prima
.
Franco
credette
indovinar
in
lei
una
supposizione
,
un
timore
,
e
se
ne
offese
.
«
Oh
,
puoi
venire
!
»
,
diss
'
egli
sdegnoso
.
Luisa
accese
il
lume
e
disse
più
pacatamente
che
doveva
lavorare
alle
scarpette
.
Uscì
e
solamente
sulla
soglia
mormorò
:
«
Buona
notte
»
.
Franco
rispose
asciutto
:
«
Buona
notte
»
.
Ebbe
un
momento
l
'
idea
di
spogliarsi
,
l
'
abbandonò
subito
poiché
sua
moglie
stava
alzata
a
lavorare
.
Tolse
una
coperta
,
si
coricò
vestito
,
dalla
parte
del
letticciuolo
onde
potersi
tenere
una
manina
di
Maria
che
non
dormiva
ancora
,
e
spense
il
lume
.
Che
dolcezza
,
quella
manina
cara
!
Franco
la
sentiva
,
bambina
,
la
sua
figliuola
,
innocente
,
amorosa
bambina
e
la
immaginava
donna
,
tutta
sua
nel
cuore
,
tutta
unita
a
lui
nelle
idee
come
nei
sentimenti
,
immaginava
che
quella
manina
stretta
volesse
compensarlo
del
dolore
datogli
da
Luisa
,
dirgli
:
papà
,
tu
e
io
siamo
uniti
per
sempre
.
Dio
,
gli
venivano
i
brividi
a
pensare
che
forse
Luisa
vorrebbe
educarla
nelle
sue
idee
e
ch
'
egli
sarebbe
lontano
,
non
ci
potrebbe
far
niente
!
Pregò
il
Signore
,
pregò
il
Maestro
così
dolce
ai
bambini
,
pregò
Maria
,
pregò
la
santa
nonna
Teresa
,
pregò
la
sua
propria
mamma
di
cui
sapeva
ch
'
era
stata
tanto
pura
e
tanto
religiosa
:
«
Custodite
,
custodite
la
mia
Maria
!
»
.
Offerse
tutto
se
stesso
,
la
felicità
terrena
,
la
salute
,
la
vita
purché
Maria
fosse
salva
dall
'
errore
.
«
Papà
»
,
disse
Ombretta
.
«
Un
bacio
.
»
Egli
si
sporse
dal
letto
,
si
chinò
a
cercar
con
le
labbra
il
caro
visino
e
poi
le
disse
di
tacere
,
di
dormire
.
Ella
tacque
un
minuto
e
chiamò
:
«
Papà
»
.
«
Cosa
?
»
«
Non
ho
mica
il
mulo
sotto
il
guanciale
,
sai
,
papà
.
»
«
No
,
no
,
cara
,
ma
dormi
.
»
«
Sì
,
papà
,
dormo
.
»
Tacque
un
altro
minuto
e
poi
:
«
La
mamma
è
a
letto
,
papà
?
»
«
No
,
cara
.
»
«
Perché
?
»
«
Perché
ti
fa
le
scarpette
.
»
«
Le
porto
anche
in
Paradiso
,
io
,
le
scarpette
,
come
il
bisnonno
?
»
«
Taci
,
dormi
.
»
«
Contami
una
storia
,
papà
.
»
Egli
si
provò
ma
non
aveva
la
fantasia
né
l
'
arte
di
Luisa
e
s
'
imbarazzò
presto
.
«
Oh
papà
»
,
disse
Maria
con
l
'
accento
della
compassione
,
«
tu
non
sai
raccontar
le
storie
.
»
Questo
lo
umiliò
.
«
Senti
,
senti
»
,
rispose
,
e
si
mise
a
recitare
una
ballata
di
Carrer
,
Al
bosco
nacque
,
povera
bambina
,
Gerolimina
,
rifacendosi
,
dopo
quattro
strofe
che
ne
sapeva
,
sempre
da
capo
,
con
intonazioni
sempre
più
misteriose
e
abbassando
via
via
la
voce
in
un
bisbiglio
inarticolato
,
fino
a
che
Ombretta
Pipì
,
cullata
dal
metro
e
dalla
rima
,
entrò
con
essi
nel
mondo
dei
sogni
.
Quando
la
udì
dormire
in
pace
gli
parve
così
crudele
di
lasciarla
,
gli
parve
d
'
essere
un
tal
traditore
che
vacillò
nel
suo
proponimento
.
Si
rimise
subito
.
Il
dolce
dialogo
con
la
bambina
gli
aveva
alquanto
pacificato
e
rischiarato
lo
spirito
.
Incominciò
ad
aver
coscienza
di
un
altro
dovere
che
oramai
gl
'
incombeva
di
fronte
alla
moglie
:
mostrarlesi
uomo
a
costo
di
qualsiasi
sacrificio
,
nella
volontà
e
nell
'
azione
,
difendere
,
contro
lei
,
la
propria
fede
con
le
opere
,
partire
,
lavorare
e
soffrire
;
e
poi
...
e
poi
...
se
Iddio
santo
vorrà
che
il
cannone
tuoni
per
l
'
Italia
,
via
,
avanti
,
e
venga
pure
una
palla
austriaca
che
la
faccia
piangere
e
pregare
anche
lei
!
Gli
sovvenne
di
non
aver
dette
le
sue
preghiere
della
sera
.
Povero
Franco
,
non
gli
era
mai
successo
di
recitarle
a
letto
senz
'
assopirsi
a
metà
.
Sentendosi
abbastanza
tranquillo
,
pensando
che
Luisa
tarderebbe
forse
molto
a
venire
,
ebbe
paura
di
addormentarsi
e
si
domandò
cosa
direbbe
se
lo
trovasse
addormentato
.
Si
alzò
pian
piano
,
disse
le
sue
preghiere
,
accese
quindi
il
lume
,
sedette
alla
scrivania
,
si
pose
a
leggere
e
si
addormentò
sulla
sedia
.
Fu
svegliato
dagli
zoccoli
della
Veronica
che
scendeva
le
scale
.
Luisa
non
era
ancora
venuta
.
Entrò
poco
dopo
e
non
espresse
alcuna
meraviglia
di
veder
Franco
alzato
.
«
Sono
le
quattro
»
,
diss
'
ella
.
«
Se
vuoi
partire
manca
mezz
'ora.»
Occorreva
partire
alle
quattro
e
mezzo
per
essere
sicuramente
a
Menaggio
in
tempo
di
pigliar
il
primo
battello
che
veniva
da
Colico
.
Invece
di
andar
a
Como
e
quindi
a
Milano
come
s
'
era
annunciato
ufficialmente
,
Franco
doveva
scendere
ad
Argegno
e
salire
a
S
.
Fedele
,
calare
in
Svizzera
per
la
Val
Mara
o
per
Orimento
e
il
Generoso
.
Franco
accennò
a
sua
moglie
di
tacere
,
di
non
svegliare
Maria
.
Poi
,
ancora
con
un
silenzioso
gesto
,
la
chiamò
a
sé
.
«
Parto
»
,
le
disse
piano
.
«
Ieri
sera
sono
stato
cattivo
,
con
te
.
Ti
domando
perdono
.
Dovevo
risponderti
diversamente
,
anche
avendo
ragione
.
Tu
conosci
il
mio
temperamento
.
Perdonami
.
Almeno
non
serbarmi
rancore
.
»
«
Per
parte
mia
non
ne
sento
affatto
»
,
rispose
Luisa
con
dolcezza
,
come
uno
che
facilmente
è
benigno
perché
si
sente
superiore
.
Gli
ultimi
preparativi
furono
fatti
in
silenzio
,
il
caffè
fu
preso
in
silenzio
.
Franco
andò
ad
abbracciare
lo
zio
che
non
aveva
salutato
la
sera
,
poi
entrò
solo
nell
'
alcova
,
si
inginocchiò
al
lettuccio
di
Maria
,
sfiorò
col
labbro
una
manina
che
pendeva
dalla
sponda
.
Ritornando
in
salotto
vi
trovò
Luisa
con
lo
scialle
e
il
cappello
,
le
domandò
se
veniva
a
Porlezza
anche
lei
.
Sì
,
veniva
.
Tutto
era
pronto
,
la
borsa
a
mano
l
'
aveva
Luisa
,
la
valigetta
era
in
barca
,
l
'
Ismaele
aspettava
alla
scaletta
della
darsena
con
un
piede
sullo
scalino
e
un
piede
sulla
prua
del
battello
.
La
Veronica
accompagnò
i
viaggiatori
col
lume
,
diede
il
buon
viaggio
al
padrone
,
tutta
compunta
,
avendo
odorata
la
burrasca
.
Due
minuti
ancora
e
il
pesante
battello
spinto
da
Ismaele
con
la
remata
lenta
e
tranquilla
«
di
viaggio
»
passava
sotto
il
muro
dell
'
orto
.
Franco
mise
il
capo
al
finestrino
.
Passarono
,
nel
chiaror
fioco
della
notte
stellata
senza
luna
,
i
rosai
,
i
capperi
,
le
agavi
pendenti
dal
muro
,
passarono
gli
aranci
,
il
nespolo
,
il
pino
.
Addio
,
addio
!
Passarono
il
Camposanto
,
la
«
Zocca
de
Mainé
»
,
la
stradicciuola
fatta
tante
volte
con
Maria
,
il
Tavorell
.
Franco
non
guardò
più
.
Non
c
'
era
il
solito
lume
,
quella
notte
,
nel
casottino
del
battello
ed
egli
non
poteva
vedere
sua
moglie
,
che
non
parlava
.
«
Vieni
a
Porlezza
per
le
carte
del
notaio
»
,
diss
'
egli
,
«
o
proprio
per
accompagnar
me
?
»
«
Anche
questo
!
»
,
mormorò
Luisa
,
tristemente
.
«
Ho
voluto
esser
leale
con
te
fino
all
'
estremo
e
tu
te
ne
sei
offeso
.
Mi
domandi
perdono
e
poi
mi
dici
queste
cose
.
Capisco
che
non
si
può
esser
fedeli
alla
verità
senza
soffrire
molto
,
molto
,
molto
.
Pazienza
,
ormai
ho
preso
questa
strada
.
Se
son
venuta
per
accompagnarti
,
lo
saprai
.
Non
farmi
abbassare
a
dirlo
adesso
!
»
«
Non
farmi
abbassare
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Io
non
capisco
.
Siamo
tanto
diversi
in
tante
cose
,
del
resto
.
Dio
mio
!
come
siamo
diversi
!
Tu
sei
sempre
così
padrona
di
te
stessa
,
sai
sempre
esprimere
i
tuoi
pensieri
così
esattamente
,
li
conservi
sempre
così
netti
,
così
freddi
!
»
Luisa
mormoro
:
«
Sì
,
siamo
diversi
»
.
Non
parlarono
più
né
l
'
uno
né
l
'
altro
fino
a
Cressogno
.
Quando
furono
vicini
alla
villa
della
nonna
,
Luisa
parlò
e
cercò
che
il
discorso
non
cadesse
fino
a
che
la
villa
non
fosse
passata
.
Si
fece
ripetere
tutto
l
'
itinerario
stabilito
,
suggerì
di
pigliar
la
sola
borsa
a
mano
perché
la
valigia
imbarazzerebbe
troppo
da
Argegno
in
poi
.
Ne
aveva
già
parlato
con
Ismaele
e
Ismaele
s
'
incaricava
di
portarla
a
Lugano
e
di
spedirla
a
Torino
di
là
.
Intanto
la
villa
della
nonna
con
le
sue
suggestioni
sinistre
,
passo
.
Ecco
il
santuario
della
Caravina
,
adesso
.
Due
volte
,
durante
i
loro
amori
,
Franco
e
Luisa
s
'
erano
incontrati
alla
festa
della
Caravina
l
'
otto
settembre
,
sotto
gli
ulivi
.
E
passò
anche
la
cara
piccola
chiesa
cinta
d
'
ulivi
sotto
le
rupi
paurose
del
picco
di
Cressogno
.
Addio
,
chiesa
,
addio
,
tempo
passato
.
«
Ricordati
»
,
disse
Franco
quasi
duramente
,
«
che
Maria
deve
dire
le
sue
preghiere
ogni
mattina
e
ogni
sera
.
È
un
comando
che
ti
do
.
»
«
Lo
avrei
fatto
anche
senza
comando
»
,
rispose
Luisa
.
«
So
che
Maria
non
appartiene
solo
a
me
.
»
Silenzio
fino
a
Porlezza
.
L
'
uscir
dalla
cala
placida
della
Valsolda
,
il
veder
altre
valli
,
altri
orizzonti
e
il
lago
segnato
dalle
prime
brezze
dell
'
alba
,
traevano
i
due
viaggiatori
ad
altri
pensieri
,
li
facevano
pensare
,
senza
che
ne
sapessero
il
perché
,
all
'
avvenire
incerto
precorso
da
bisbigli
annunciatori
di
grandi
cose
,
che
passavan
di
furto
per
il
pesante
silenzio
austriaco
.
Si
udì
qualcuno
gridare
dalla
riva
di
Porlezza
e
Ismaele
si
mise
a
remar
di
lena
.
Era
il
vetturino
,
il
Toni
Pollìn
,
che
gridava
di
far
presto
se
non
si
voleva
perdere
il
vapore
a
Menaggio
.
Ecco
gli
ultimi
momenti
.
Franco
abbassò
il
vetro
dell
'
usciolino
,
guardò
quell
'
uomo
come
se
avesse
un
grande
interesse
di
udirne
le
parole
.
Quando
approdarono
si
voltò
a
sua
moglie
.
«
Esci
anche
tu
?
»
Ella
rispose
:
«
Se
credi
»
.
Uscirono
.
Una
carrettella
era
sulla
riva
,
pronta
.
«
Guarda
»
,
disse
Luisa
,
«
che
nella
borsa
troverai
da
far
colazione
.
»
Si
abbracciarono
,
si
scambiarono
un
bacio
rapido
e
freddo
davanti
tre
o
quattro
curiosi
.
«
Fa
che
Maria
»
,
disse
Franco
,
«
mi
perdoni
di
esser
partito
così
»
,
e
furono
le
ultime
sue
parole
perché
il
Toni
Pollìn
insisteva
,
«
presto
,
presto
!
»
.
La
carrettella
partì
di
gran
trotto
e
con
un
gran
fracasso
di
frustate
per
la
stretta
,
scura
viuzza
di
Porlezza
.
Franco
viaggiava
sul
Falco
,
da
Campo
verso
Argegno
,
quando
pensò
di
prender
qualche
cosa
.
Aperse
la
borsa
e
gli
balzò
il
cuore
vedendo
una
lettera
con
questo
indirizzo
di
carattere
di
sua
moglie
:
«
per
te
»
.
L
'
aperse
avidamente
e
lesse
:
Se
tu
sapessi
cosa
mi
sento
io
nell
'
anima
,
quel
che
soffro
,
come
sono
tentata
di
lasciar
qui
le
scarpette
delle
quali
m
'
intendo
assai
meno
che
tu
non
creda
,
e
di
venir
da
te
a
rinnegar
quello
che
t
'
ho
detto
,
non
saresti
così
duro
con
me
.
Debbo
aver
molto
peccato
contro
la
Verità
perché
mi
sieno
così
difficili
e
amari
i
primi
passi
che
faccio
seguendo
lei
.
Tu
mi
credi
orgogliosa
e
io
stessa
mi
credevo
molto
suscettibile
:
adesso
sento
che
le
tue
parole
umilianti
non
potrebbero
trattenermi
dal
venirti
a
cercare
.
Ciò
che
mi
trattiene
è
una
Voce
dentro
di
me
,
una
Voce
più
forte
di
me
,
che
mi
comanda
di
tutto
sacrificare
fuorché
la
mia
coscienza
della
verità
.
Ah
,
io
spero
un
premio
di
questo
sacrificio
!
Io
spero
che
possiamo
un
giorno
essere
uniti
con
tutta
l
'
anima
.
Esco
in
giardinetto
a
coglier
per
te
la
brava
rosellina
che
abbiamo
ammirata
insieme
ier
l
'
altro
,
che
ha
sfidato
e
vinto
gennaio
.
Ti
ricordi
quanti
ostacoli
erano
fra
noi
quando
la
prima
volta
ebbi
un
fiore
dalle
tue
mani
?
Io
non
t
'
amavo
ancora
e
tu
già
pensavi
a
vincermi
.
Adesso
sono
io
che
spero
di
conquistare
te
.
Mancò
poco
che
Franco
lasciasse
passare
Argegno
senza
muoversi
dal
suo
posto
.
9
.
Per
il
pane
,
per
l
'
Italia
,
per
Dio
Otto
mesi
dopo
,
nel
settembre
del
1855
,
Franco
abitava
una
misera
soffitta
a
Torino
,
in
via
Barbaroux
.
Aveva
ottenuto
nel
febbraio
un
posto
di
traduttore
all
'
Opinione
,
con
ottantacinque
lire
il
mese
.
Più
tardi
fece
anche
relazioni
del
Parlamento
e
lo
stipendio
gli
fu
portato
a
cento
lire
il
mese
.
Il
Dina
,
direttore
del
giornale
,
gli
voleva
bene
e
gli
procacciava
qualche
lavoro
straordinario
,
fuori
d
'
ufficio
,
tanto
da
fargli
prendere
altre
venticinque
o
trenta
lire
il
mese
.
Franco
viveva
con
sessanta
lire
il
mese
.
Il
resto
andava
a
Lugano
e
da
Lugano
,
per
le
mani
fedeli
d
'
Ismaele
,
a
Oria
.
Per
vivere
un
mese
con
sessanta
lire
ci
voleva
una
forza
d
'
animo
che
lo
stesso
Franco
non
avrebbe
creduto
,
prima
,
possedere
.
Le
ore
d
'
ufficio
,
il
tradurre
,
assai
laborioso
per
un
uomo
pieno
di
scrupoli
e
di
timidità
letterarie
,
gli
pesavano
più
delle
privazioni
;
e
sessanta
lire
gli
parevano
ancora
troppe
,
si
rimproverava
di
non
saper
vivere
con
meno
.
Si
era
legato
con
altri
sei
emigrati
,
parte
lombardi
parte
veneti
.
Mangiavano
insieme
,
passeggiavano
insieme
,
disputavano
insieme
.
Meno
Franco
e
un
Udinese
,
gli
altri
erano
fra
i
trenta
e
i
quarant
'
anni
.
Tutti
poverissimi
,
non
avevano
mai
voluto
pigliar
un
soldo
dal
governo
piemontese
a
titolo
di
sussidio
.
L
'
Udinese
che
apparteneva
a
una
famiglia
ricca
e
austriacante
e
da
casa
non
riceveva
niente
,
conosceva
bene
il
flauto
,
dava
quattro
o
cinque
lezioni
la
settimana
e
suonava
nelle
orchestrine
dei
teatri
di
commedia
.
Un
notaio
padovano
copiava
nello
studio
di
Boggio
.
Un
avvocato
di
Caprino
Bergamasco
,
soldato
di
Roma
del
1849
,
teneva
i
registri
di
un
grande
negozio
di
ombrelli
e
di
mazze
in
via
Nuova
,
per
cui
gli
amici
lo
chiamavano
il
«
Fante
di
bastoni
»
.
Un
quarto
,
milanese
,
aveva
fatto
la
campagna
del
'48
nelle
guide
di
Carlo
Alberto
;
per
questo
,
e
per
una
certa
sua
boria
meneghína
,
il
Padovano
gli
aveva
posto
nome
«
Caval
di
spade
»
.
La
professione
del
Caval
di
spade
era
quella
di
litigare
continuamente
col
Fante
di
bastoni
per
antagonismo
di
provincia
,
d
'
insegnare
la
scherma
in
due
convitti
,
e
,
l
'
inverno
,
di
suonare
il
piano
dietro
una
cortina
misteriosa
,
nelle
sale
dove
si
ballavano
polke
a
due
soldi
l
'
una
.
Gli
altri
vivevano
con
miserabili
assegni
delle
loro
famiglie
.
Erano
tutti
scapoli
,
meno
Franco
,
e
tutti
allegri
.
Si
chiamavano
e
si
facevano
chiamare
«
i
sette
sapienti
»
.
Dominavano
Torino
,
nella
loro
sapienza
,
dall
'
alto
di
sette
soffitte
sparse
per
tutta
la
città
da
Borgo
San
Dalmazzo
a
Piazza
Milano
.
La
più
misera
era
quella
di
Franco
che
la
pagava
sette
lire
il
mese
.
Meno
il
Padovano
,
a
cui
una
sorella
del
portinaio
di
casa
portava
l
'
acqua
nella
soffitta
,
nessuno
della
compagnia
si
faceva
del
tutto
servire
,
e
il
Padovano
avrebbe
espiato
bene
la
sua
devota
Margà
con
le
tormentose
celie
degli
amici
,
se
non
fosse
stato
il
pacifico
filosofo
ch
'
era
.
Tutti
si
lustravano
le
scarpe
da
sé
.
Il
più
destro
di
mano
era
Franco
e
a
lui
toccava
di
attaccare
i
bottoni
agli
amici
quando
non
volevano
umiliarsi
ricorrendo
al
Padovano
e
alla
sua
Margà
,
la
quale
,
del
resto
,
certe
volte
,
«
o
mi
povra
dona
!
»
,
ne
vedeva
capitare
una
processione
.
L
'
Udinese
aveva
bene
un
'
amante
,
una
piccola
«
tota
»
del
primo
baraccone
di
piazza
Castello
sull
'
angolo
di
Po
;
ma
era
geloso
e
non
permetteva
che
attaccasse
bottoni
a
nessuno
.
Gli
amici
se
ne
vendicavano
chiamandola
«
tota
bürattina
»
perché
vendeva
fantocci
e
bambole
.
Egli
era
del
resto
,
grazie
a
«
tota
burattina
»
,
il
solo
della
compagnia
che
avesse
gli
abiti
sempre
in
ordine
e
la
cravatta
annodata
con
una
grazia
speciale
.
A
mangiare
andavano
in
una
trattoria
di
Vanchiglia
battezzata
«
la
trattoria
del
mal
de
stomi
»
dove
per
trenta
lire
il
mese
avevano
colazione
e
pranzo
.
Il
loro
lusso
era
il
bicierìn
,
un
miscuglio
di
caffè
,
latte
e
cioccolatte
che
si
aveva
per
quindici
centesimi
.
Lo
prendevano
la
mattina
,
i
veneti
al
caffè
Alfieri
,
gli
altri
al
caffè
Florio
.
Meno
Franco
,
però
.
Franco
rinunciava
al
bicierìn
e
al
relativo
torcètt
,
pasta
da
un
soldo
,
per
ammassare
tanto
che
gli
bastasse
a
far
una
corsa
a
Lugano
e
portar
un
regaluccio
a
Maria
.
Andavano
a
passeggiare
,
l
'
inverno
,
sotto
i
portici
di
Po
,
quelli
della
Sapienza
,
dalla
parte
dell
'
Università
,
non
quelli
della
Follia
,
dalla
parte
di
S
.
Francesco
;
e
poi
sedevano
al
caffè
dove
uno
della
compagnia
,
per
turno
,
prendeva
il
caffè
mentre
gli
altri
leggevano
i
giornali
e
saccheggiavano
lo
zucchero
.
Una
volta
alla
settimana
,
invece
che
andare
al
caffè
,
si
cacciavano
,
per
accontentare
il
Fante
di
bastoni
,
in
un
buco
di
via
Bertola
dove
si
beveva
il
più
puro
e
squisito
Giambava
.
A
teatro
ci
andava
l
'
Udinese
e
in
grazia
sua
,
di
tanto
in
tanto
,
qualche
altro
,
gratis
;
sempre
alla
commedia
,
per
lo
più
al
Rossini
o
al
Gerbino
.
Per
Franco
il
passar
davanti
ai
manifesti
del
Regio
e
degli
altri
teatri
di
musica
,
era
un
supplizio
molto
maggiore
che
lustrarsi
le
scarpe
o
far
colazione
con
cinque
centimetri
quadrati
di
frittata
buonissima
per
osservare
le
macchie
del
sole
.
Fortunatamente
aveva
conosciuto
certo
C
.
,
veneto
,
segretario
al
Ministero
dei
Lavori
Pubblici
,
il
quale
lo
presentò
alla
famiglia
di
un
distintissimo
maggiore
medico
dell
'
esercito
,
pure
veneto
,
che
possedeva
un
piano
,
riceveva
,
la
sera
,
alcuni
amici
e
li
ristorava
con
un
caffè
eccellente
,
quasi
unico
,
in
quei
tempi
,
a
Torino
.
Quando
i
sette
sapienti
,
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
non
passavano
la
sera
insieme
,
Franco
andava
a
casa
C
.
,
in
piazza
Milano
,
a
far
musica
,
a
conversare
d
'
arte
con
le
signorine
,
a
disputar
di
politica
con
la
signora
,
una
fiera
patriota
veneziana
di
grande
ingegno
e
d
'
animo
antico
,
che
aveva
tutte
eroicamente
affrontate
le
durezze
e
le
amarezze
dell
'
esilio
,
incuorando
il
marito
i
cui
primi
passi
erano
stati
assai
difficili
e
amari
;
perché
a
lui
,
già
reputatissimo
professore
dell
'
Università
di
Padova
,
le
care
,
benedette
teste
oneste
e
dure
della
rigida
amministrazione
piemontese
avevano
imposto
di
subire
un
esame
se
voleva
diventare
capitano
medico
,
niente
meno
.
La
corrispondenza
fra
Torino
e
Oria
non
rispecchiava
lo
stato
vero
degli
animi
di
Franco
e
di
Luisa
,
correva
liscia
,
affettuosa
,
certo
con
molti
ritegni
e
cautele
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
Luisa
si
era
figurata
che
Franco
avrebbe
risposto
alla
sua
letterina
e
sarebbe
entrato
nel
grande
argomento
.
Non
vedendo
che
parlasse
mai
né
della
letterina
né
di
ciò
ch
'
era
stato
fra
loro
quell
'
ultima
notte
,
arrischiò
un
'
allusione
.
Non
fu
raccolta
.
In
fatto
Franco
s
'
era
messo
più
volte
a
scrivere
col
proposito
di
affrontare
le
idee
di
sua
moglie
.
Prima
di
scrivere
si
sentiva
forte
,
si
teneva
sicuro
che
pensandoci
avrebbe
trovato
facilmente
argomenti
vittoriosi
;
gliene
venivano
anche
alla
penna
di
quelli
che
gli
sembravan
tali
ma
poi
,
quand
'
erano
scritti
,
ne
scopriva
subito
la
insufficienza
,
ne
stupiva
,
se
ne
doleva
,
ritentava
la
prova
e
sempre
con
eguale
successo
.
Eppure
sua
moglie
aveva
ben
torto
;
di
questo
non
dubitava
un
momento
;
dunque
vi
doveva
essere
modo
di
dimostrarglielo
.
Bisognava
studiare
.
Cosa
?
Come
?
Ne
domandò
a
un
prete
dal
quale
si
era
confessato
poco
dopo
il
suo
arrivo
a
Torino
.
Questo
prete
,
un
piccolo
vecchietto
contraffatto
,
focoso
e
dottissimo
,
lo
invitò
a
casa
sua
,
in
piazza
Paesana
,
si
pose
ad
aiutarlo
con
entusiasmo
,
gli
suggerì
una
quantità
di
libri
,
parte
da
legger
lui
,
parte
da
mandare
a
sua
moglie
.
Forte
orientalista
e
gran
tomista
,
provando
una
vivissima
simpatia
per
Franco
,
attribuendogli
un
ingegno
e
una
cultura
forse
superiori
al
vero
,
per
poco
non
gli
suggerì
di
studiar
l
'
ebraico
e
volle
poi
assolutamente
che
leggesse
S
.
Tommaso
.
Arrivò
sino
a
dargli
un
abbozzo
di
lettera
a
sua
moglie
con
gli
argomenti
che
doveva
sviluppare
.
Franco
s
'
innamorò
subito
del
vecchietto
entusiasta
che
aveva
poi
,
anche
nell
'
aspetto
,
la
purezza
d
'
un
Santo
.
Si
mise
a
studiar
S
.
Tommaso
con
grande
ardore
e
vi
durò
poco
.
Gli
parve
di
mettersi
in
un
mare
senza
fine
e
senza
principio
,
di
non
potervisi
dirigere
.
Il
disegno
scolastico
della
trattazione
,
quella
uniformità
nella
forma
dell
'
argomentare
pro
e
contro
,
quel
gelido
latino
denso
di
profondo
pensiero
e
incolore
alla
superficie
,
gli
schiacciarono
in
tre
giorni
tutta
la
buona
volontà
.
Gli
argomenti
dell
'
abbozzo
di
lettera
non
li
capì
che
in
piccola
parte
.
Se
li
fece
spiegare
,
li
intese
meglio
,
si
dispose
a
scendere
in
campo
con
essi
e
si
trovò
impacciato
come
David
nell
'
armatura
di
Saul
.
Gli
pesavano
,
non
li
poteva
maneggiare
,
senti
che
non
erano
roba
sua
e
che
non
lo
sarebbero
diventati
mai
.
No
,
egli
non
poteva
presentarsi
a
sua
moglie
col
tricorno
e
con
la
tonaca
del
professor
G
.
,
impugnando
una
lancia
di
teologia
e
coprendosi
con
uno
scudo
di
metafisica
.
Riconobbe
che
non
era
nato
per
filosofare
in
nessun
modo
;
gli
mancava
persino
l
'
organo
del
rigido
ragionamento
logico
;
o
almeno
il
suo
bollente
cuore
,
ricco
di
tenerezze
e
di
sdegni
,
voleva
troppo
parlare
anche
lui
,
a
favore
o
contro
,
secondo
la
propria
passione
.
Suonando
una
sera
a
casa
C
.
,
tutto
fremente
e
con
gli
occhi
sfavillanti
,
l
'
andante
della
suonata
op
.
28
di
Beethoven
,
gli
capitò
di
dire
a
mezza
voce
:
«
Ah
questo
,
questo
,
questo
!
»
.
Nessun
Padre
,
pensava
,
nessun
Dottore
potrebbe
comunicar
il
sentimento
religioso
come
Beethoven
.
Metteva
,
suonando
,
tutta
l
'
anima
sua
nella
musica
e
avrebbe
pur
voluto
esser
con
Luisa
,
suonarle
il
divino
andante
,
unirsi
a
lei
pregando
in
un
inenarrabile
spasimo
dello
spirito
,
così
.
Né
gli
venne
in
mente
che
Luisa
,
la
quale
del
resto
sentiva
la
musica
molto
meno
di
lui
,
avrebbe
piuttosto
dato
all
'
andante
il
senso
del
doloroso
conflitto
fra
il
proprio
affetto
e
le
proprie
idee
.
Andò
da
G
.
,
gli
riportò
S
.
Tommaso
,
gli
confessò
tutta
la
sua
impotenza
con
parole
così
umili
e
commosse
che
il
vecchio
prete
,
dopo
qualche
momento
di
silenzio
accigliato
e
inquieto
,
gli
perdonò
.
«
Là
là
là
»
,
diss
'
egli
riprendendosi
con
rassegnazione
il
suo
primo
volume
della
Somma
,
«
ca
s
'
raccomanda
al
Sgnour
e
sperouma
ca
fassa
Chiel
.
»
Così
finirono
gli
studi
teologici
di
Franco
.
Tanto
meditare
sulle
idee
di
sua
moglie
e
sulle
proprie
e
soprattutto
il
consiglio
del
professore
«
ca
s
'
raccomanda
al
Sgnour
»
non
furono
senza
frutto
.
Cominciò
a
intendere
che
in
qualche
cosa
Luisa
non
aveva
torto
.
Rimproverato
da
lei
di
non
condurre
la
vita
che
secondo
la
sua
fede
avrebbe
dovuto
,
egli
s
'
era
offeso
di
ciò
più
che
di
tutto
il
resto
.
Adesso
un
generoso
slancio
lo
portò
all
'
altro
estremo
,
a
giudicarsi
sinistramente
,
a
esagerare
le
proprie
colpe
d
'
accidia
,
d
'
ira
e
persin
di
gola
,
a
tenersi
responsabile
delle
aberrazioni
intellettuali
di
Luisa
.
E
provò
una
smania
di
dirlo
,
di
umiliarsi
davanti
a
lei
,
di
separar
la
causa
propria
dalla
causa
di
Dio
.
Quando
ebbe
il
posto
all
'
Opinione
e
regolò
le
proprie
spese
per
poter
fare
un
assegno
alla
famiglia
,
sua
moglie
gli
scrisse
che
l
'
assegno
era
assolutamente
troppo
forte
in
proporzione
dei
suoi
guadagni
.
Il
saper
ch
'
egli
viveva
a
Torino
con
sessanta
lire
il
mese
le
rendeva
amaro
il
cibo
a
lei
.
Allora
egli
le
rispose
,
questo
non
proprio
sinceramente
,
che
,
anzi
tutto
,
non
pativa
mai
la
fame
;
che
,
del
resto
,
sarebbe
stato
felice
anche
di
digiunare
perché
provava
un
'
avidità
intensa
di
mutar
vita
,
di
espiar
gli
ozi
passati
,
compreso
il
soverchio
tempo
dato
ai
fiori
e
alla
musica
,
di
espiar
tutte
le
passate
mollezze
,
tutte
le
debolezze
,
comprese
quelle
per
la
cucina
raffinata
e
per
i
vini
scelti
.
Soggiunse
che
della
vita
passata
aveva
domandato
perdono
a
Dio
e
che
credeva
doverlo
domandare
anche
a
lei
.
Insomma
il
Padovano
,
cui
si
era
legato
di
grande
amicizia
,
udito
recitarsi
da
lui
,
come
a
riprova
di
precedenti
confessioni
,
questo
brano
di
lettera
,
gli
disse
:
«
Ciò
,
la
par
l
'
orazion
de
Manasse
re
di
Giuda
»
.
Luisa
scriveva
molto
affettuosamente
,
sì
,
ma
con
minore
effusione
.
Il
silenzio
di
Franco
circa
l
'
argomento
del
colloquio
doloroso
le
spiaceva
;
e
cominciar
lei
,
di
fronte
a
un
silenzio
così
ostinato
,
non
le
parve
utile
.
I
propositi
di
lavoro
e
di
sacrificio
la
commossero
profondamente
;
quando
lesse
quella
confessione
da
gran
delinquente
con
la
domanda
di
perdono
a
Dio
e
a
lei
,
ne
sorrise
e
baciò
la
lettera
sentendo
ch
'
era
un
atto
di
sottomissione
e
un
'
acquiescenza
umile
alle
censure
che
tanto
lo
avevano
a
prima
giunta
irritato
.
Povero
Franco
,
ecco
gli
slanci
della
sua
nobile
,
generosa
natura
!
Ma
durerebbero
?
Rispose
subito
e
se
dalla
risposta
traspariva
la
sua
commozione
,
ne
traspariva
pure
il
sorriso
,
del
quale
Franco
non
fu
contento
.
Nella
chiusa
v
'
eran
questi
periodi
:
«
Leggendo
tutte
le
accuse
che
ti
fai
ho
pensato
con
rimorso
a
quelle
che
t
'
ho
fatto
io
,
una
triste
notte
,
e
ho
sentito
che
ci
pensavi
anche
tu
quando
scrivevi
,
benché
né
questa
lettera
né
alcuna
delle
altre
tue
ne
abbia
parola
.
Di
quelle
accuse
ho
rimorso
,
Franco
mio
;
ma
delle
altre
cose
a
cui
tanto
penso
nella
mia
solitudine
,
oh
come
vorrei
che
parlassimo
ancora
,
da
buoni
amici
!
»
.
Il
desiderio
di
Luisa
restò
vano
.
Su
questo
punto
Franco
non
rispose
affatto
,
anzi
la
sua
prima
lettera
fu
alquanto
freddina
.
Perciò
Luisa
non
ritornò
più
sull
'
argomento
.
Solo
una
volta
,
parlando
di
Maria
,
scrisse
:
«
Se
tu
vedessi
come
recita
il
Padre
nostro
,
mattina
e
sera
,
e
come
si
comporta
a
Messa
,
la
domenica
,
saresti
contento
»
.
Egli
rispose
:
«
Di
quanto
mi
scrivi
circa
le
pratiche
religiose
di
Maria
,
sono
contento
e
ti
ringrazio
»
.
Sì
Luisa
che
Franco
scrivevano
quasi
ogni
giorno
e
spedivano
le
lettere
una
volta
alla
settimana
.
Ismaele
andava
alla
posta
di
Lugano
ogni
martedì
,
portava
la
lettera
della
moglie
e
riportava
quella
del
marito
.
In
giugno
Maria
ebbe
il
morbillo
,
in
agosto
lo
zio
Piero
perdette
quasi
improvvisamente
l
'
occhio
sinistro
e
ne
fu
,
per
qualche
tempo
,
molto
turbato
.
Durante
questi
due
periodi
,
le
lettere
di
Oria
spesseggiavano
.
In
settembre
la
corrispondenza
ritornò
settimanale
.
Tolgo
dal
fascio
le
ultime
lettere
scambiate
fra
Luisa
e
Franco
alla
vigilia
degli
avvenimenti
onde
furono
colti
alla
fine
di
settembre
.
Luisa
a
Franco
Oria
,
12
settembre
1855
Il
riverito
signor
Ismaele
ci
ha
fatto
molto
aspettare
l
'
ultima
tua
,
perché
da
Lugano
invece
di
venire
a
Oria
è
andato
a
Caprino
con
alcuni
amici
suoi
e
delle
Potenze
Occidentali
a
festeggiare
la
presa
di
Sebastopoli
nella
cantina
dello
Scarselon
e
là
ha
bevuto
«
un
cicinìn
»
e
quindi
è
ritornato
a
Lugano
dove
un
altro
«
cicinìn
»
lo
ha
fatto
dormire
come
un
salame
fino
a
mercoledì
mattina
.
Ha
pure
dimenticato
di
spedirti
il
vasetto
di
lucido
e
così
lo
dovrai
aspettare
una
settimana
o
pagare
,
a
Torino
,
tanto
più
caro
,
se
la
provvista
è
finita
.
Me
ne
rincresce
assai
.
Se
Dina
ti
ha
offerto
di
scrivere
qualche
appendice
teatrale
,
tanto
meglio
.
Così
potrai
udire
gratis
un
po
'
di
musica
;
benché
sono
anch
'
io
dell
'
opinione
del
vostro
Caval
di
spade
che
bisogna
ricondurre
la
musica
italiana
al
tamburo
.
Quanto
all
'
affare
Valle
Intelvi
,
lodo
la
tua
prudenza
.
Essa
è
stata
però
così
grande
che
non
sono
certissima
d
'
averti
inteso
bene
.
Ho
inteso
che
per
preparare
,
in
caso
di
guerra
,
un
movimento
alle
spalle
dei
nostri
signori
,
occorrono
alcune
persone
sicure
cui
far
capo
con
le
opportune
comunicazioni
da
Torino
,
sia
direttamente
sia
per
mezzo
del
Comitato
di
Como
.
A
ogni
modo
andrò
io
stessa
domani
a
Pellio
Superiore
dove
c
'
è
un
medico
condotto
grande
amico
di
V
.
e
sicurissimo
.
Parlerò
con
lui
,
intanto
.
Per
quella
fodera
sdrucita
non
ti
crucciare
.
Basta
che
porti
l
'
abito
a
Lugano
quando
verrai
.
Ci
penserò
io
e
posso
anche
promettere
di
foderarti
le
maniche
di
seta
,
grazie
ad
una
sottana
che
mia
madre
mi
diceva
essere
venuta
in
casa
Ribera
da
casa
Affaitati
nel
secolo
scorso
,
una
sottana
gialla
a
fiorami
rossi
che
né
io
né
Ombretta
porteremo
certo
mai
.
Ombretta
sta
benissimo
.
Da
tre
giorni
,
declinando
il
caldo
,
ha
ripreso
i
suoi
colori
.
Stamattina
le
ho
dato
la
prima
lezione
di
lettura
col
metodo
Lambruschini
.
Tutto
si
trasforma
e
progredisce
nella
nostra
casa
!
Questa
sorte
è
toccata
ieri
all
'
antico
cartellone
della
tombola
,
con
dolore
muto
ma
palese
della
Cia
.
Ne
ho
fatto
strage
per
tagliarne
fuori
,
oltre
a
cinque
quadratini
per
le
vocali
,
parecchi
altri
quadrati
più
grandi
,
dove
ho
disegnato
,
immagina
come
!
le
figure
di
so
-
le
,
lu
-
na
,
ca
-
ne
,
bu
-
e
,
ecc
.
Maria
ha
imparate
le
vocali
con
prontezza
sufficiente
.
A
mezza
lezione
è
entrato
lo
zio
Piero
e
ha
esclamato
:
«
Oh
povero
me
!
»
.
Poi
,
malgrado
le
mie
proteste
,
ha
molto
compianto
Maria
.
Ella
ha
risposto
che
studiava
per
scrivere
a
papà
.
«
Scrivere
a
papà
»
è
la
sua
idea
fissa
e
io
credo
che
se
la
facessi
scrivere
conducendole
la
mano
,
perderei
forse
il
più
forte
stimolo
che
posso
adoperare
con
lei
come
maestra
di
lettura
,
poiché
sa
che
prima
di
scrivere
deve
imparare
a
leggere
.
Il
suo
affetto
per
te
vien
sempre
fuori
con
una
mistura
di
amor
proprio
.
Parla
come
se
fosse
un
bisogno
,
non
suo
ma
tuo
,
mio
,
dell
'
universo
intero
che
Ombretta
Pipì
scriva
a
papà
.
Uno
di
questi
giorni
mi
udì
sgridar
la
Veronica
perché
ha
la
cattiva
abitudine
di
buttar
dalla
cucina
l
'
acqua
sporca
sul
carrubo
che
n
'
è
intristito
.
Ricordai
alla
Veronica
,
naturalmente
,
quanto
il
carrubo
è
caro
a
te
.
Maria
l
'
udiva
che
brontolava
tra
sé
contro
il
povero
carrubo
perché
manda
ombra
in
cucina
e
gli
augurava
di
crepare
.
«
Taci
!
»
,
le
intimò
Maria
con
una
forza
inesprimibile
.
«
Ti
mando
via
se
non
taci
.
»
L
'
altra
la
rimbeccò
e
Maria
fuori
a
piangere
.
Io
udii
e
accorsi
.
«
Perché
piangi
?
»
«
Perché
la
Veronica
dice
brutte
parole
alla
pianta
di
papà
.
»
Bisognava
vedere
che
visetto
irritato
!
Adesso
fa
lei
la
guardia
al
carrubo
,
non
se
ne
allontana
senza
una
predica
alla
Veronica
e
prende
un
'
aria
d
'
importanza
come
se
la
vita
del
carrubo
fosse
affidata
a
lei
.
Ogni
mattina
,
quando
va
in
giardinetto
,
corre
lì
e
dice
:
«
Stai
bene
,
pianta
?
»
.
Oggi
ha
versato
molte
lagrime
perché
la
breva
soffiava
scotendo
forte
il
carrubo
,
e
poi
ch
'
ella
gli
ebbe
fatta
la
solita
domanda
,
io
le
dissi
:
«
Vedi
che
non
sta
bene
il
carrubo
?
Vedi
che
risponde
di
no
?
»
.
Più
tardi
mi
domandò
se
il
carrubo
,
quando
muore
,
va
in
Paradiso
.
Le
risposi
che
siccome
il
carrubo
disturba
la
Veronica
mandando
l
'
ombra
in
cucina
,
non
può
andare
in
Paradiso
.
Tacque
mortificata
.
Lo
zio
Piero
è
ormai
rassegnato
del
tutto
alla
perdita
del
suo
occhio
.
Si
paragona
ad
un
altare
dove
si
dice
messa
e
il
chierico
ha
spento
,
durante
l
'
ultimo
vangelo
,
una
delle
due
candele
.
Dopo
pranzo
egli
e
Maria
fanno
in
loggia
delle
conversazioni
senza
fine
,
non
più
interrotte
dal
corso
del
Mississipì
,
oramai
dimenticato
.
Lo
zio
le
racconta
tante
vecchie
cose
che
non
ha
mai
raccontato
neppure
a
me
.
Io
non
entro
,
allora
,
in
loggia
,
perché
credo
che
si
apra
più
volentieri
con
la
piccina
sola
.
Si
vogliono
un
gran
bene
e
non
si
fanno
mai
o
quasi
mai
baci
né
carezze
,
come
se
Maria
fosse
una
persona
grande
.
13
Stamattina
ho
preso
con
me
la
Leu
,
la
sorella
della
Veronica
,
ch
'
è
clorotica
,
per
condurla
a
consultare
il
medico
di
Pellio
;
capisci
!
Abbiamo
impiegato
due
ore
e
mezzo
da
Osteno
.
Tu
avresti
goduto
con
entusiasmo
la
bellezza
dei
luoghi
e
della
mattina
.
Io
invece
non
me
ne
commossi
che
un
momento
fra
i
vecchi
castagni
di
Pellio
Superiore
,
dove
voltandosi
a
guardar
giù
la
valle
si
scopre
,
in
fondo
a
quel
grande
imbuto
verde
,
Porlezza
e
un
pezzetto
di
lago
,
una
piccola
coppa
di
acqua
viva
,
verde
anche
quella
.
Ti
ricordi
che
abbiamo
fatto
colazione
insieme
lassù
,
nel
tempo
in
cui
ero
ancora
signorina
e
che
l
'
Ester
si
è
accorta
di
qualche
cosa
quando
mi
hai
parlato
di
mia
madre
?
Ho
trovato
il
mio
medico
condotto
alla
fontana
di
«
Pèll
sora
»
,
fra
le
pecore
,
come
un
patriarca
.
Gli
ho
fatto
visitare
la
Leu
e
poi
,
allontanata
questa
,
abbiamo
parlato
.
Non
sapeva
che
sei
a
Torino
e
al
solo
nome
di
Torino
mi
afferrò
e
mi
strinse
le
mani
come
se
la
moglie
d
'
uno
ch
'
è
a
Torino
fosse
già
una
specie
di
eroina
.
Credeva
poi
che
corrispondendo
con
Torino
io
avessi
il
piano
di
Cavour
in
una
tasca
e
quello
di
Napoleone
nell
'
altra
.
È
un
bonapartista
così
sfegatato
che
gli
è
amara
l
'
alleanza
inglese
e
dice
«
la
perfida
Albione
»
.
Si
teneva
sicurissimo
,
del
resto
,
della
guerra
a
primavera
e
non
gli
piacque
udire
che
ci
sono
dei
dubbi
.
Credo
che
mi
abbia
subito
ammirata
meno
.
Quanto
ad
agire
nel
momento
buono
,
dice
che
in
Vall
'
Intelvi
si
faranno
tagliare
a
pezzi
,
se
occorre
,
«
come
micch
»
.
Perché
parla
sempre
in
plurale
,
dice
«
nün
chì
»
.
Non
ha
l
'
aria
d
'
uno
spaccamonti
.
Parlando
di
venire
alle
mani
coi
Croati
diventò
più
rosso
dell
'
asso
di
cuori
e
vibrava
tutto
come
un
bracco
quando
gli
si
mostra
un
pezzo
di
pane
.
«
Nün
chì
»
,
mi
disse
,
«
gh
'
emm
poeu
anca
el
Brenta
.
»
Sai
,
hanno
a
vendicare
il
Brenta
,
fucilato
dagli
austriaci
.
Insomma
,
se
la
parte
mia
,
quando
scoppierà
la
guerra
,
non
fosse
di
liberare
la
«
süra
Peppina
»
e
di
buttare
ai
cavedini
il
suo
Carlascia
,
andrei
volentieri
a
battermi
insieme
al
dottore
di
Pellio
.
Ritornammo
alle
tre
.
Lo
zio
giuocava
a
tarocchi
col
curato
,
con
Pasotti
e
col
signor
Giacomo
.
Il
curato
aveva
la
Gazzetta
Ticinese
e
si
era
molto
parlato
di
Sebastopoli
.
Si
capisce
che
Pasotti
ha
una
gran
rabbia
come
tutti
i
tedesconi
.
Invece
il
signor
Giacomo
era
tutto
intenerito
per
il
suo
Papuzza
e
il
curato
propose
di
bere
una
bottiglia
alla
salute
di
Papuzza
.
Allora
lo
zio
Piero
gli
domandò
se
non
aveva
vergogna
,
egli
prete
,
di
festeggiare
le
buone
fortune
di
Papuzza
.
«
Mi
l
'
era
per
bev
»
,
brontola
il
curato
.
«
L
'
è
ben
che
ghe
n
'
è
minga
»
,
risponde
lo
zio
.
Il
curato
brontolò
peggio
di
prima
e
lo
zio
,
per
consolarlo
,
gli
fece
una
dotta
dissertazione
sui
dialetti
lombardi
,
concludendo
:
«
Ghe
n
'
è
no
,
ghe
n
'
è
minga
e
ghe
n
'
è
miga
»
.
14
Non
credo
che
Pasotti
verrà
più
in
casa
nostra
.
Me
ne
rincresce
per
quella
povera
Barborin
che
non
potrà
più
venirci
neppur
lei
,
temo
;
ma
non
mi
pento
di
quel
che
ho
fatto
.
Egli
sa
benissimo
che
sei
a
Torino
da
un
pezzo
,
come
qui
lo
sanno
tutti
.
Ne
ha
parlato
persino
col
Ricevitore
,
me
lo
disse
la
Maria
Pon
che
stando
alla
cappella
del
Romìt
li
udì
mentre
scendevano
discorrendo
ad
Albogasio
Superiore
.
Quando
è
venuto
da
noi
ha
affettato
sempre
d
'
ignorarlo
e
ha
domandato
le
tue
notizie
con
quelle
sue
solite
smancerie
di
premura
e
di
amicizia
.
Oggi
mi
trova
sola
in
giardinetto
,
mi
domanda
quanto
ancora
starai
assente
e
se
adesso
sei
a
Milano
.
Io
gli
rispondo
netto
che
mi
meraviglio
della
sua
domanda
.
Egli
diventa
pallido
.
«
Perché
?
»
,
dice
.
«
Perché
Lei
va
dicendo
che
Franco
è
in
ben
altro
luogo
.
»
Si
confonde
,
protesta
,
freme
.
«
Protesti
pure
»
,
dico
io
.
«
Tanto
è
inutile
.
Lo
so
.
Del
resto
Franco
sta
benissimo
dov
'
è
.
Lo
dica
pure
a
chi
crede
.
»
«
Lei
mi
offende
!
»
,
diss
'
egli
.
Io
non
stetti
tanto
a
riflettere
e
risposi
:
«
Sarà
!
»
.
Allora
se
n
'
andò
precipitosamente
,
senza
salutarmi
,
nero
come
l
'
asso
di
picche
,
poiché
sono
in
vena
di
simili
paragoni
.
Sono
sicura
che
stasera
andrà
a
Cressogno
.
Il
Cüstant
ci
ha
mandato
a
regalare
una
magnifica
tinca
presa
da
lui
stamattina
con
gran
dispetto
del
Biancòn
che
pesca
tutto
il
giorno
,
non
prende
niente
e
si
arrabbia
perché
le
tinche
,
brave
!
se
ne
impipano
di
S
.
M
.
I
.
R
.
A
.
e
del
suo
Carlascia
.
«
Poer
omàsc
!
»
,
dice
la
súra
Peppina
.
«
El
se
mangia
el
fidegh
!
»
.
Gli
passerà
,
gli
passerà
.
Miti
sensi
,
pace
amica
Tornan
presto
a
nobil
cor
;
Dio
conservi
e
benedica
Ferdinando
Imperator
.
15
Ho
raccontato
allo
zio
l
'
episodio
Pasotti
e
n
'
è
stato
assai
malcontento
.
«
Bel
profitto
»
,
ha
detto
,
«
che
ne
caverai
!
»
Povero
zio
,
parrebbe
un
utilitario
.
Invece
è
un
filosofo
.
In
fondo
,
di
fronte
agli
sdegni
miei
per
tante
brutte
cose
che
sono
nel
mondo
,
il
suo
argomento
capitale
è
«
ghe
voeur
alter
!
»
.
Oggi
la
messa
parrocchiale
è
stata
ad
Albogasio
Superiore
.
Nell
'
uscire
di
chiesa
con
Maria
ho
avuto
uno
sguardo
desolato
della
povera
Pasotti
che
aveva
evidentemente
l
'
ordine
di
evitarmi
.
Invece
è
discesa
con
noi
Ester
e
poi
è
anche
salita
in
casa
e
mi
ha
tenuto
,
a
quattr
'
occhi
,
un
discorso
che
da
qualche
tempo
mi
aspettavo
.
Ha
cominciato
pregandomi
di
non
ridere
e
ridendo
lei
.
Insomma
capisci
che
il
professore
,
dalli
e
dalli
,
ha
fatto
un
po
'
di
breccia
.
E
così
,
quantunque
Ester
affermi
di
non
poter
decifrare
i
propri
sentimenti
.
Io
vedo
tutto
il
cammino
ch
'
egli
ha
fatto
nel
suo
cuore
.
Sulle
prime
,
te
ne
ricordi
?
lo
chiamava
valsoldesemente
el
vecc
,
el
veggiòn
,
el
zücca
pelada
,
l
'
oreggiàt
,
el
nasòn
,
el
barbarostì
.
Quando
s
'
accorse
della
simpatia
di
lui
un
sentimento
di
gratitudine
le
fece
smettere
questi
titoli
,
senza
riconciliarla
però
né
con
il
cranio
lucido
né
con
le
orecchie
a
ventaglio
né
col
pelo
rossiccio
né
col
naso
fiorito
dell
'
adoratore
.
Adesso
de
'
primi
tre
guai
non
si
parla
più
;
su
questi
tre
punti
l
'
amico
ha
vinto
la
battaglia
e
può
portarli
in
trionfo
.
Solo
intorno
al
quarto
punto
vi
è
ancora
del
combattimento
.
«
Mi
l
'
è
quel
nas
!
»
,
diceva
Ester
stamattina
e
rideva
rideva
,
si
nascondeva
il
bel
visetto
brillante
.
Il
naso
scandaloso
mi
pare
che
fatalmente
prosperi
,
si
colori
e
ingrossi
sempre
più
.
Quel
semplice
uomo
mi
confidò
poco
fa
,
forse
perché
lo
ripetessi
a
Ester
,
che
ha
sempre
bevuto
solamente
acqua
anche
in
gioventù
e
che
il
rossore
e
il
turgore
del
suo
naso
dipendono
da
frequenti
sofferenze
viscerali
.
Ho
paura
che
questo
nuovo
aspetto
delle
cose
non
migliori
la
situazione
.
Credo
però
che
l
'
amica
finirà
con
superare
anche
un
così
grande
e
grosso
ostacolo
.
Il
fatto
è
che
la
passione
di
lui
è
all
'
apice
.
Egli
le
ha
scritto
trenta
pagine
di
confessione
generale
,
vuotandosi
proprio
il
cuore
e
rivoltandone
la
fodera
,
per
modo
da
intenerire
un
croato
.
Io
lo
aiutai
presso
Ester
che
deciderà
entro
due
giorni
e
vuole
che
la
risposta
gli
sia
fatta
da
me
.
Io
poi
capisco
che
la
letteratura
del
professore
le
mette
soggezione
e
che
ha
un
gran
timore
di
fare
sbaglietti
di
ortografia
.
Buon
segno
!
18
Sono
stata
tre
giorni
senza
scrivere
temendo
non
esser
padrona
della
mia
penna
,
non
saper
comprimere
il
mio
pensiero
dentro
parole
che
devono
avere
una
data
misura
e
non
più
.
Adesso
lo
posso
fare
e
lo
faccio
.
Sappi
però
,
Franco
,
che
non
rispondo
esser
padrona
di
me
sempre
!
È
venuto
dunque
da
me
,
la
sera
del
15
,
l
'
agente
di
tua
nonna
.
Poiché
la
rata
semestrale
de
'
tuoi
interessi
scade
il
16
ho
creduto
che
avesse
le
cinquecento
svanziche
e
gli
ho
detto
senz
'
altro
che
andavo
a
preparargli
la
ricevuta
.
Allora
il
gentilissimo
signor
Bellini
mi
disse
che
la
ricevuta
mia
non
gli
poteva
bastare
.
«
Come
»
,
rispondo
,
«
se
Le
è
bastata
il
16
marzo
?
»
«
Ma
!
»
,
dice
.
«
I
miei
ordini
!
»
«
Ma
Franco
non
c
'è.»
«
Lo
so
.
»
«
E
allora
,
cosa
è
venuto
a
fare
?
»
«
Sono
venuto
a
dirle
che
il
signor
don
Franco
,
per
avere
il
denaro
deve
presentarsi
all
'
agenzia
della
signora
marchesa
in
Brescia
.
»
«
E
se
non
potesse
andare
a
Brescia
?
»
Qui
il
signor
Bellini
fece
un
gesto
come
per
dire
:
pensateci
voi
.
Io
gli
risposi
che
andava
bene
,
gli
feci
portare
il
caffè
e
gli
dissi
che
avrei
desiderato
comperare
dalla
signora
marchesa
le
librerie
del
tuo
antico
studio
di
Cressogno
.
Il
Bellini
diventò
giallo
e
partì
mogio
mogio
come
il
nostro
vecchio
cane
Patò
di
casa
Rigey
quando
aveva
rubato
.
È
certo
che
in
questa
immondizia
vi
ha
un
dito
del
signor
Pasotti
.
Ieri
è
venuto
qua
il
prefetto
della
Caravina
e
ha
raccontato
che
il
14
sera
Pasotti
è
andato
a
Cressogno
assai
tardi
ed
è
capitato
in
casa
della
nonna
mentre
si
diceva
il
rosario
,
per
cui
gli
toccò
pure
di
rosarieggiare
.
Questo
faceva
ridere
il
prefetto
;
secondo
lui
il
Pasotti
va
a
messa
perché
è
I
.
R
.
pensionato
ma
di
preghiere
dice
solo
«
el
Patèr
d
'
i
ratt
»
,
che
io
non
so
cosa
sia
.
Soggiunse
poi
che
quando
gli
altri
partirono
,
Pasotti
restò
a
confabulare
con
la
nonna
e
che
c
'
era
anche
il
Bellini
.
Bellini
era
arrivato
il
15
stesso
,
da
Brescia
.
Probabilmente
aveva
recati
i
denari
per
te
.
Fino
all
'
ottobre
,
quando
arriverà
il
denaro
tuo
,
c
'
è
da
vivere
.
Altro
non
dico
.
Il
ciclamino
che
troverai
qui
dentro
te
lo
manda
Maria
.
Devo
pure
raccontarti
questa
cosa
!
Puoi
pensare
in
quale
stato
d
'
animo
ella
mi
vede
.
Mi
ode
anche
spesso
discorrere
dell
'
argomento
con
lo
zio
.
Lo
zio
è
sempre
lo
zio
.
In
vita
sua
ha
solamente
giudicato
birbanti
quegli
appaltatori
che
gli
offrivano
quattrini
e
un
altro
zio
,
il
suo
antipodo
,
che
dopo
di
essersi
servito
del
nipote
per
anni
,
non
gli
ha
lasciato
un
fico
secco
.
Altri
birbanti
non
ha
mai
voluto
vedere
e
neanche
adesso
vuol
vederne
.
Ora
,
quando
io
discorro
con
lui
,
Maria
vorrebbe
ascoltare
sempre
.
Io
la
mando
via
ma
poi
tante
volte
mi
accorgo
che
piano
piano
ritorna
.
Stamattina
si
mette
a
recitare
le
sue
orazioni
.
Oh
,
Franco
,
tua
figlia
è
ben
religiosa
nel
senso
tuo
!
L
'
ultima
che
recita
è
il
requiem
per
la
povera
nonna
Teresa
.
«
Mamma
»
,
dice
allora
,
«
voglio
recitare
il
requiem
anche
per
la
nonna
di
Cressogno
.
»
Ho
risposto
quel
che
ho
risposto
,
parole
amare
;
avrò
fatto
anche
male
,
se
vuoi
,
lo
confesso
.
Maria
mi
guarda
e
fa
:
«
È
proprio
cattiva
la
nonna
di
Cressogno
?
»
.
«Sì.»
«
E
perché
lo
zio
dice
che
non
è
proprio
cattiva
?
»
«
Perché
lo
zio
è
tanto
buono
.
»
«
E
tu
,
allora
,
non
sei
mica
tanto
buona
?
»
Cara
la
mia
innocente
,
me
la
mangiai
di
baci
,
non
ne
potei
proprio
a
meno
.
Appena
fu
libera
di
parlare
,
riprese
subito
:
«
Non
vai
mica
,
sai
,
in
Paradiso
,
se
non
sei
tanto
buona
»
.
Quella
del
Paradiso
è
la
sua
fissazione
.
Povero
Franco
,
non
averla
con
te
,
tu
che
saresti
così
contento
di
lei
!
Fai
un
gran
sacrificio
!
Se
ti
può
far
piacere
ti
dirò
che
la
sola
possibilità
per
me
di
amare
Iddio
la
trovo
in
questa
bambina
perché
in
essa
Iddio
mi
diventa
visibile
,
intelligibile
.
Addio
,
Franco
;
ti
abbraccio
Luisa
P.S.
Sappi
che
ho
licenziato
la
Veronica
per
il
1°
ottobre
.
Per
economia
,
prima
;
e
poi
perché
mi
sono
accorta
che
fa
all
'
amore
con
una
guardia
di
finanza
.
Oh
,
mi
scordavo
quest
'
altra
!
Mezz
'
ora
fa
è
venuta
Ester
a
dirmi
che
si
è
decisa
per
il
sì
ma
che
desidera
di
aspettare
ancora
un
giorno
a
vedere
il
professore
.
Si
capisce
che
il
naso
è
inghiottito
ma
non
ancora
passato
giù
nello
stomaco
.
Franco
a
Luisa
Torino
,
12
settembre
1855
Iersera
Dina
mi
ha
mandato
al
d
'
Angennes
dove
si
è
data
male
un
'
opera
vecchiotta
che
non
mi
garba
,
Marin
Faliero
.
Aggiungi
l
'
idea
tormentosa
di
dover
scrivere
l
'
appendice
e
intenderai
che
non
è
stato
un
invitarmi
a
nozze
.
Un
collega
mi
propose
di
presentarmi
in
un
palco
dov
'
erano
due
dame
sfoggiatamente
eleganti
.
Credo
l
'
abbia
fatto
per
desiderio
del
Dina
perché
esitava
,
gittava
qualche
rapida
occhiata
ai
miei
panni
i
quali
mostrano
aperto
il
canchero
della
borsa
.
Pensa
se
mi
fu
agevole
il
trarmi
d
'
impaccio
!
Panni
vetusti
Fedeli
e
frusti
vi
debbo
anche
per
questo
una
gratitudine
che
non
rifiuto
.
In
teatro
non
si
parlava
che
di
Sebastopoli
.
I
più
credono
che
la
pace
non
si
farà
,
che
l
'
Inghilterra
non
vorrà
posare
le
armi
prima
d
'
aver
levato
ai
russi
per
cinquant
'
anni
il
prurito
delle
conquiste
.
Uscendo
dal
teatro
udii
il
deputato
B
.
,
un
fiero
avversario
della
spedizione
,
dire
a
qualcuno
:
«
Hanno
preso
la
loro
tomba
.
Un
piccolo
Napoleone
,
una
piccola
Mosca
!
»
.
Io
dissi
forte
:
«
Hanno
preso
Verona
»
.
B
.
mi
guardò
con
due
occhi
fulminei
e
io
guardai
lui
senza
abbassare
i
miei
.
Egli
si
strinse
nelle
spalle
e
se
n
'
andò
.
Salii
nella
mia
soffitta
e
mi
posi
a
scrivere
l
'
appendice
sui
margini
di
un
giornale
onde
non
sciupare
carta
.
Scrivi
,
cancella
,
riscrivi
e
ricancella
,
ne
son
venuto
a
capo
alle
quattro
del
mattino
.
Qui
mi
dicono
che
i
miei
periodi
hanno
una
forma
troppo
classica
e
che
adopero
troppi
vocaboli
e
modi
toscani
.
«
Già
,
Lei
,
col
Suo
Giusti
!
»
,
mi
ha
detto
D
.
Il
guaio
è
ch
'
io
non
so
scrivere
un
italiano
piemontese
come
forse
piacerebbe
a
lui
.
Intanto
mi
son
buscato
un
bellissimo
e
lucentissimo
scudo
nuovo
di
zecca
con
un
Vittorio
Emanuele
così
parlante
che
potrebbe
farvi
svenire
dalla
commozione
,
come
svenne
ier
l
'
altro
all
'
hôtel
della
Liguria
una
signora
veneta
vedendo
passare
alla
testa
d
'
una
colonna
di
fanteria
il
generale
Giannotti
che
scambiò
,
in
grazia
de
'
baffi
maiuscoli
,
per
il
Re
.
Io
serberò
lo
scudo
,
ve
lo
porterò
a
Lugano
,
tu
lo
porrai
da
parte
e
sarà
la
prima
pietra
della
dote
di
Ombretta
.
Va
bene
?
L
'
idea
me
n
'
è
venuta
per
un
sogno
che
feci
stamattina
,
appena
addormentato
,
nell
'
ora
in
cui
l
'
anima
Alle
sue
visïon
quasi
è
divina
.
Sognai
ch
'
era
nella
chiesa
di
S
.
Sebastiano
di
Oria
,
con
te
e
Maria
,
grande
,
bella
,
vestita
da
sposa
;
che
lo
sposo
era
Michele
Steno
e
che
lo
zio
Piero
si
stava
mettendo
cotta
e
stola
per
celebrar
lui
il
matrimonio
e
che
Michele
Steno
si
alzò
dall
'
inginocchiatoio
per
venirmi
a
dire
:
«
Sì
,
tutto
va
bene
,
ma
e
la
dote
,
e
la
dote
?
»
.
Maria
mia
dolcissima
,
verrà
pure
per
te
il
gran
giorno
della
dote
;
quand
'
anche
tu
tenessi
allora
in
serbo
molti
pezzi
d
'
oro
sopra
lo
scudo
d
'
argento
,
avresti
tuttavia
lo
scudo
più
caro
!
14
Il
Fante
di
bastoni
è
in
pericolo
di
essere
licenziato
dal
suo
principale
per
le
condizioni
veramente
miserevoli
del
suo
vestito
.
Il
Fante
è
per
verità
uno
sciupone
e
non
ha
ancora
appreso
,
duris
in
rebus
,
a
maneggiare
una
spazzola
;
ma
insomma
gli
altri
sapienti
hanno
deciso
che
non
faranno
colazione
per
una
settimana
ond
'
egli
si
possa
rimpannucciare
.
Vedi
bassezza
del
cuore
umano
!
Il
Fante
si
è
sbracciato
a
ringraziare
e
poi
si
disponeva
a
far
colazione
lui
,
come
se
nulla
fosse
.
Questo
gliel
'
abbiamo
proibito
.
Così
oggi
invece
di
andar
al
«
Mal
de
stomi
»
passammo
una
mezz
'
oretta
sulla
via
del
Po
,
verso
il
Valentino
,
a
veder
l
'
acqua
scendere
.
L
'
Udinese
portò
seco
il
flauto
,
perché
ad
una
colazione
ideale
dove
si
offrivano
le
più
trimalcioniane
idee
di
cibi
e
di
bevande
,
la
musica
non
poteva
mancare
.
Egli
aveva
una
lettera
de
'
suoi
con
magnifiche
proposte
di
ritorno
all
'
ovile
.
Persino
il
cavallo
da
sella
gli
offrono
.
Ci
narrò
di
avere
risposto
che
lo
vedranno
presto
arrivare
sopra
un
cavallo
del
Re
Vittorio
Emanuele
.
Allora
il
Padovano
,
gran
motteggiatore
,
gli
ha
detto
con
tutta
flemma
:
«
Ciò
,
eroe
,
sonistu
anca
el
trombon
,
ti
?
»
.
(
Vedi
che
t
'
imito
,
poiché
la
ferula
de
'
pedanti
mi
è
lontana
,
nelle
tue
scandalose
familiarità
col
dialetto
.
)
L
'
Udinese
si
è
arrabbiato
alquanto
ma
poi
vi
ha
fatto
su
la
sua
brava
sonatina
di
flauto
.
Il
fatto
strano
è
che
nessuno
di
noi
ha
sentito
fame
.
Però
,
levando
la
seduta
,
abbiamo
deciso
che
l
'
abbigliamento
del
Fante
verrà
semplificato
e
ch
'
egli
potrà
benissimo
fare
a
meno
del
giustacuore
,
modernamente
detto
sottoveste
.
Ah
noi
faremmo
a
meno
anche
del
pranzo
per
poter
passare
il
Ticino
col
Re
nell
'
aprile
del
1856
!
Ne
parlavamo
tornando
in
città
dalla
colazione
ideale
.
Il
Padovano
ha
osservato
che
in
aprile
l
'
acqua
è
troppo
fredda
e
che
sarebbe
meglio
aspettare
fino
a
giugno
.
Si
diceva
che
gran
cosa
sarà
l
'
Italia
senza
tedeschi
.
Ti
assicuro
ch
'
eravamo
tutti
entusiasti
malgrado
il
vuoto
dello
stomaco
.
Tutti
meno
il
Padovano
,
sempre
;
del
quale
va
pur
detto
,
a
sua
scusa
,
che
patisce
la
fame
,
o
quasi
,
per
non
vedere
austriaci
,
e
che
quantunque
bussi
all
'
uscio
de
'
quaranta
si
batterà
meglio
di
qualche
giovane
che
adesso
si
mangia
un
caiserlicchio
a
colazione
e
due
a
pranzo
.
Egli
crede
che
torneremo
un
paese
di
cani
e
gatti
.
«
Per
esempio
»
,
diceva
,
«
intendiamoci
bene
.
Partiti
i
tedeschi
,
ciascuno
a
casa
sua
e
guai
a
voi
se
venite
a
rompermi
le
scatole
a
Padova
!
»
.
Mi
pareva
di
udire
lo
zio
Piero
,
quando
noi
pure
,
a
Oria
,
s
'
è
parlato
della
grandezza
,
dello
splendore
futuro
d
'
Italia
.
«
Eh
sì
sì
!
»
,
diceva
.
«
Eh
sì
sì
!
Il
lago
diventerà
di
latte
e
miele
e
la
Galbiga
de
formagg
de
grana
!
»
Vedremo
,
vedremo
!
21
La
tua
lettera
mi
suscita
un
tumulto
di
sentimenti
che
non
si
scrivono
.
Mi
addolorano
,
senza
dubbio
,
l
'
atto
della
nonna
e
la
obliqua
malevolenza
del
Pasotti
ma
più
mi
affligge
lo
sdegno
tuo
troppo
forte
.
Quando
un
mio
procuratore
si
presenterà
a
Brescia
,
il
pagamento
non
potrà
venire
rifiutato
.
È
vero
,
tu
sei
donna
e
non
hai
l
'
obbligo
di
conoscere
queste
cose
.
Anche
la
collera
ti
perdono
poiché
freddo
non
rimasi
nemmeno
io
,
da
principio
.
Quindi
mi
son
detto
:
Di
che
ti
sdegni
e
che
ti
sorprende
?
Non
conoscevi
tu
quel
malanimo
e
non
ne
avesti
offese
maggiori
?
Infinitamente
mi
rattrista
che
tu
non
abbia
saputo
celare
i
tuoi
sentimenti
a
Maria
,
infinitamente
mi
commuove
che
tu
ne
sia
pentita
e
infinitamente
mi
consola
che
tu
ami
il
Signore
nella
bambina
,
che
tu
me
lo
scriva
.
A
dir
vero
,
cara
,
non
dovrei
appagarmene
così
perché
ad
amare
Iddio
ne
invitano
i
cieli
e
la
terra
ed
Egli
ci
è
visibile
in
ogni
luce
,
intelligibile
in
ogni
vero
!
Ma
insomma
tu
incominci
a
udire
la
voce
Sua
!
Nelle
mie
lettere
non
ho
mai
toccato
questo
punto
per
sentirmi
troppo
inetto
a
parlartene
degnamente
,
efficacemente
.
E
ora
lascio
che
Iddio
ti
parli
nella
bambina
,
torno
nel
mio
silenzio
.
Sappi
soltanto
che
ascolto
palpitante
,
che
prego
e
spero
.
Posso
io
dirti
quello
che
sento
per
Maria
?
Chi
potrebbe
dire
questa
commozione
,
questa
tenerezza
immensa
,
questo
desiderio
che
mi
strugge
di
tenermela
almeno
un
momento
,
un
solo
momento
,
sul
cuore
?
Credi
tu
che
io
possa
attendere
fino
a
novembre
?
No
no
no
,
scriverò
appendici
,
copierò
,
monterò
qualche
guardia
per
altri
ma
verrò
a
Lugano
prima
!
Coprila
di
baci
per
me
,
intanto
,
dille
che
Papà
ha
sempre
nel
cuore
la
sua
Ombretta
e
che
la
benedice
,
domandale
cosa
le
farebbe
piacere
ch
'
io
le
portassi
e
poi
scrivimelo
senza
pensar
poi
troppo
alla
mia
povertà
.
Ti
abbraccio
,
Luisa
mia
,
con
l
'
anima
.
Franco
Luisa
a
Franco
24
settembre
1855
Finalmente
!
Da
quando
sei
partito
io
desiderai
sempre
,
che
tu
toccassi
quel
punto
.
Come
mi
sarò
spiegata
,
quella
notte
,
nella
mia
commozione
dolorosa
?
Come
mi
avrai
inteso
tu
nella
tua
?
Da
mesi
e
mesi
sento
il
bisogno
di
parlarne
con
te
e
non
l
'
ho
fatto
mai
per
mancanza
di
coraggio
.
Vedi
,
per
esempio
.
Tu
mi
hai
accusata
d
'
orgoglio
,
quella
notte
.
Ti
supplico
di
credere
che
non
sono
orgogliosa
;
non
posso
neanche
comprendere
un
'
accusa
simile
!
Mi
par
di
capire
dalla
tua
lettera
che
tu
mi
supponga
ritornata
alla
fede
in
Dio
.
Ma
t
'
ho
io
mai
detto
di
non
credere
in
Dio
?
Non
posso
averti
detto
questo
perché
la
storia
de
'
pensieri
miei
mi
è
tutta
scritta
nella
mente
,
e
lo
spavento
,
l
'
angoscioso
pensiero
di
non
poter
forse
più
credere
in
Dio
mi
son
venuti
dopo
la
tua
partenza
;
ne
so
il
giorno
e
l
'
ora
.
Avevo
udito
parlare
a
S
.
Mamette
di
un
gran
pranzo
dato
da
tua
nonna
a
Brescia
e
io
non
potevo
assolutamente
procurare
al
nostro
diletto
zio
quel
regime
di
cibi
e
di
vino
che
il
medico
,
temendo
per
l
'
occhio
destro
,
prescriveva
.
Ho
lottato
con
quelle
tenebre
spaventose
,
Franco
,
e
ho
vinto
.
È
vero
,
la
vittoria
è
in
gran
parte
della
nostra
Maria
.
Vorrei
dire
che
se
tante
nere
nuvole
mi
nascondono
l
'
esistenza
di
una
Giustizia
Superiore
,
me
ne
trapela
però
un
raggio
in
Maria
;
e
questo
raggio
mi
fa
credere
e
mi
fa
sperare
nell
'
Astro
.
Perché
sarebbe
orribile
che
l
'
universo
non
avesse
un
governo
di
giustizia
!
Quella
notte
,
dunque
,
io
ti
ho
potuto
solamente
dire
che
intendevo
la
religione
in
un
modo
diverso
da
te
,
che
gli
atti
di
fede
cristiana
e
le
preghiere
non
mi
parevano
essenziali
all
'
idea
religiosa
ma
l
'
amore
e
l
'
azione
per
quelli
che
soffrono
,
sì
!
Ma
lo
sdegno
e
l
'
azione
contro
coloro
che
fanno
soffrire
,
sì
!
E
tu
vuoi
ritornare
nel
tuo
silenzio
?
Ma
no
,
non
lo
devi
.
Ti
senti
debole
,
dici
.
Debole
te
o
il
tuo
Credo
?
Ragioniamo
,
discutiamo
.
Confessa
che
voialtri
credenti
amate
le
vostre
credenze
anche
perché
sono
un
comodo
riposo
dell
'
intelletto
.
Vi
adagiate
in
esse
come
in
un
'
amaca
sospesa
in
aria
per
tante
fila
lavorate
dagli
uomini
,
annodate
dagli
uomini
a
diversi
uncini
.
Voi
vi
state
bene
e
se
si
va
tentando
,
saggiando
con
la
mano
anche
uno
solo
di
questi
fili
,
ve
ne
turbate
e
avete
paura
che
si
spezzi
,
perché
poi
molto
facilmente
si
spezzerà
il
suo
vicino
e
dopo
questo
un
altro
e
tutto
il
vostro
letto
fragile
rovinerà
dall
'
aria
in
terra
con
vostro
spavento
e
dolore
.
Conosco
questo
spavento
e
questo
dolore
,
so
che
si
paga
così
la
compiacenza
di
camminar
poi
sul
solido
e
perciò
non
mi
trattiene
dal
discutere
teco
una
pietà
che
sarebbe
falsa
.
Ma
forse
mi
inganno
e
sarai
tu
che
mi
solleverai
a
te
nel
tuo
letto
di
fragili
fili
e
d
'
aria
.
Maria
non
può
far
tanto
.
Se
Maria
mi
fa
credere
in
Dio
non
vuol
dire
che
possa
farmi
credere
anche
nella
Chiesa
.
E
tu
credi
sopra
tutto
nella
Chiesa
,
tu
!
Cerca
di
persuadermi
dunque
e
io
pure
ti
ascolterò
palpitando
;
e
se
non
prego
,
almeno
spero
,
perché
adesso
più
che
mai
desidero
pienamente
unirmi
a
te
.
Adesso
con
l
'
antico
affetto
sento
per
te
un
'
ammirazione
nuova
,
una
gratitudine
nuova
.
Ti
offenderai
di
questo
mio
sfogo
?
Pensa
che
otto
mesi
sono
devi
aver
trovato
una
mia
lettera
nella
tua
borsa
da
viaggio
e
che
da
otto
mesi
aspettavo
risposta
!
Il
professore
ed
Ester
si
vedono
in
casa
nostra
,
oramai
come
fidanzati
.
Quelli
son
felici
,
almeno
.
Ella
va
in
chiesa
,
egli
non
ci
va
,
e
né
l
'
uno
né
l
'
altro
si
danno
pensiero
di
ciò
più
che
del
colore
diverso
de
'
loro
capelli
.
E
così
fanno
novecentonovantanove
sposi
su
mille
,
credo
!
Ti
abbraccio
.
Scrivi
a
lungo
,
a
lungo
.
Luisa
Questa
lettera
non
partì
da
Lugano
che
il
26
settembre
e
Franco
l
'
ebbe
il
27
.
Il
29
,
alle
otto
della
mattina
,
ricevette
il
seguente
telegramma
pure
da
Lugano
:
Bambina
malata
gravemente
.
Vieni
subito
.
Zio
10
.
Esüsmaria
,
sciora
Lüisa
!
Nelle
prime
ore
pomeridiane
del
27
settembre
Luisa
ritornava
da
Porlezza
con
alcune
carte
da
copiare
per
il
notaio
.
In
quel
tempo
gli
scogli
fra
San
Michele
e
Porlezza
erano
affatto
selvaggi
,
non
avevano
la
sottile
briglia
che
ora
li
doma
.
Luisa
s
'
era
fatta
tragittare
in
barca
per
quel
breve
tratto
e
poi
aveva
preso
,
a
piedi
,
la
stradicciuola
che
,
come
tutte
quelle
del
mio
piccolo
mondo
,
antico
e
moderno
,
non
comporta
altri
metodi
di
viaggiare
;
la
stradicciuola
graziosa
e
perfida
che
cerca
ogni
mezzo
di
non
arrivar
mai
dove
il
viandante
vorrebbe
.
A
Cressogno
passa
sopra
la
villa
Maironi
che
nemmanco
si
vede
.
«
Se
la
incontrassi
!
»
,
pensava
Luisa
con
un
ribollimento
del
sangue
;
ma
non
incontrò
nessuno
.
Sull
'
erta
da
Cressogno
al
Campò
il
sole
bruciava
.
Quando
si
trovò
nel
fresco
,
alto
vallone
che
chiamano
il
Campò
,
sedette
all
'
ombra
del
colossale
castagno
che
vive
ancora
,
ultimo
di
tre
o
quattro
venerabili
patriarchi
.
Guardava
le
case
del
suo
nativo
Castello
appollaiate
a
tondo
sopra
un
alto
spuntone
di
scogli
ombrosi
e
pensava
alla
povera
mamma
compiacendosi
che
almeno
ella
fosse
in
pace
,
quando
sentì
esclamare
:
«
Oh
,
cara
Madonna
!
»
.
Era
la
süra
Peppina
che
veniva
pure
da
Cressogno
,
disperata
di
non
aver
potuto
trovare
uova
né
a
S
.
Mamette
né
a
Loggio
né
a
Cressogno
.
«
Adess
el
me
coppa
,
el
Carlo
!
El
me
mazza
addirittura
,
cara
Lee
!
»
Avrebbe
voluto
andare
anche
a
Puria
,
ma
era
mezza
morta
di
stanchezza
.
Che
paesi
da
cani
!
Che
strade
!
Quanti
sassi
!
«
Quand
pensi
al
me
Milan
,
cara
Lee
!
»
Sedette
anche
lei
sull
'
erba
presso
Luisa
,
le
disse
un
mondo
di
tenerezze
e
volle
che
indovinasse
con
chi
avesse
parlato
di
lei
,
allora
allora
.
Ma
con
la
signora
marchesa
!
Ma
sicuro
!
«
Ah
cara
Lee
!
S
'
ciao
!
»
Pareva
che
la
Peppina
avesse
gran
cose
a
dire
e
non
osasse
e
ne
provasse
una
molestia
in
gola
,
volesse
pur
farsele
strappare
.
«
Che
roba
!
»
,
esclamava
ogni
tanto
«
Che
roba
!
Che
discors
!
S
'
ciao
,
s
'
ciao
!
»
Luisa
taceva
sempre
.
Allora
l
'
altra
cedette
a
quel
gran
prurito
e
buttò
fuori
ogni
cosa
.
Era
andata
dal
cuoco
della
signora
marchesa
,
per
farsi
prestare
delle
uova
,
e
la
signora
marchesa
,
udita
la
sua
voce
,
aveva
voluto
assolutamente
vederla
,
trattenerla
a
chiacchierare
,
e
lei
si
era
sentita
nel
cuore
come
una
ispirazione
del
cielo
che
le
diceva
:
Parla
di
quella
povera
gente
!
Forse
è
il
momento
buono
.
Parla
della
Maria
,
«
de
quel
car
belee
,
de
quel
car
ratin
,
de
quel
car
strafoi
!
»
.
Ah
era
stata
una
ispirazione
del
diavolo
e
non
del
cielo
.
Aveva
cominciato
a
parlarne
,
voleva
dire
quanto
era
bella
,
quanto
era
cara
,
e
quella
gran
meraviglia
di
un
gran
talento
così
spropositato
;
e
lei
,
la
bruttona
,
con
una
faccia
«
che
ghe
disi
nagòtt
»
,
a
interrompere
:
«
Lasci
stare
,
signora
Bianconi
;
so
ch
'
è
molto
male
educata
e
altro
non
può
essere
»
.
Aveva
provato
allora
a
toccare
un
altro
tasto
,
la
disgrazia
del
signor
ingegnere
rimasto
cieco
d
'
un
occhio
.
E
la
marchesa
:
«
Quando
non
si
è
onesti
,
signora
Bianconi
,
il
Signore
castiga
»
.
Qui
la
Peppina
,
guardando
Luisa
,
si
pentì
delle
sue
chiacchiere
,
si
pose
ad
accarezzarla
,
ad
accusarsi
d
'
aver
parlato
,
a
dirle
che
si
desse
pace
.
Luisa
l
'
assicurò
ch
'
era
tranquillissima
,
che
di
nulla
si
sorprendeva
più
da
parte
di
quella
persona
.
La
Peppina
volle
ad
ogni
modo
darle
un
bacio
e
partì
brontolando
fra
sé
molti
«
poer
a
mi
!
»
col
vago
sospetto
di
aver
fatto
,
senza
uova
,
una
gran
frittata
.
Luisa
si
alzò
,
si
voltò
a
guardar
verso
Cressogno
stringendo
il
pugno
.
«
Almeno
uno
scudiscio
!
»
,
pensò
.
«
Almeno
frustarla
!
»
L
'
idea
di
un
incontro
,
la
vecchia
idea
che
l
'
aveva
fatta
balzar
di
passione
quattro
anni
prima
la
sera
del
funerale
di
sua
madre
,
la
stessa
idea
che
le
era
balenata
testé
,
nel
passar
da
Cressogno
,
la
riafferrò
violenta
,
le
fece
dare
un
passo
verso
la
discesa
.
Si
fermò
subito
e
ritornò
lentamente
indietro
,
si
avviò
verso
S
.
Mamette
,
arrestandosi
ogni
tanto
a
riflettere
,
con
la
fronte
scura
e
le
labbra
strette
,
a
sciogliere
qualche
nodo
nella
fila
di
una
tela
che
veniva
tessendo
nel
suo
segreto
.
A
Casarico
andò
dal
professore
per
offrirgli
un
ritrovo
a
casa
sua
con
la
fidanzata
per
l
'
indomani
alle
due
.
Nel
congedarsi
gli
domandò
se
possedesse
ancora
le
carte
Maironi
.
Il
professore
,
meravigliato
della
domanda
inattesa
,
rispose
di
sì
e
ne
aspettava
una
spiegazione
;
ma
Luisa
partì
senz
'
altro
.
Le
premeva
di
esser
a
casa
,
non
potendo
far
conto
per
la
custodia
di
Maria
né
sullo
zio
né
sulla
Cia
e
fidandosi
poco
della
servetta
licenziata
.
Trovò
la
Maria
sul
sagrato
,
sola
,
e
sgridò
la
Veronica
.
Poi
andò
in
camera
,
si
pose
a
scrivere
a
Franco
.
Scriveva
da
cinque
minuti
quando
udì
un
bussar
leggero
alla
finestra
dello
stanzino
attiguo
.
Quella
finestra
guarda
sopra
una
scaletta
che
mette
dal
sagrato
a
certe
stalle
e
quindi
ad
una
scorciatoia
per
Albogasio
Superiore
.
Luisa
andò
nello
stanzino
e
vide
all
'
inferriata
il
viso
rosso
,
scalmanato
della
Pasotti
che
le
fece
segno
di
tacere
e
le
domandò
se
avesse
visite
.
Udito
che
no
,
la
signora
Barborin
diede
due
frettolose
occhiate
in
alto
e
in
basso
,
corse
giù
per
la
scaletta
ed
entrò
in
casa
tutta
trepidante
.
Povera
donna
,
era
in
terreno
proibito
e
non
aveva
in
mente
che
lo
spettro
di
Pasotti
furibondo
.
Pasotti
era
a
Lugano
.
Oh
Signore
,
sì
,
era
a
Lugano
!
Dato
a
Luisa
quest
'
annuncio
,
la
disgraziata
creatura
cominciò
a
stralunar
gli
occhi
e
a
contorcersi
.
Pasotti
era
a
Lugano
per
il
gran
pranzo
dell
'
indomani
,
per
le
provviste
.
Come
,
Luisa
non
sapeva
di
questo
pranzo
?
Non
sapeva
chi
ci
sarebbe
venuto
?
Ma
la
marchesa
,
la
signora
marchesa
Maironi
!
Luisa
trasalì
.
La
Pasotti
fraintese
l
'
espressione
dei
suoi
occhi
,
credette
leggervi
un
rimprovero
e
si
mise
a
piangere
con
le
mani
sul
viso
,
a
dirsi
nelle
mani
,
scotendo
quei
due
poveri
riccioloni
neri
,
che
ci
aveva
una
rabbia
,
una
rabbia
!
Avrebbe
vissuto
un
anno
a
pane
ed
acqua
piuttosto
che
invitar
a
pranzo
la
marchesa
!
Questa
del
pranzo
era
certo
una
gran
croce
per
lei
,
in
causa
di
tanti
pensieri
,
della
fatica
di
preparar
tante
cose
e
delle
tremende
strapazzate
di
Pasotti
;
ma
la
croce
suprema
era
di
far
dispiacere
a
Luisa
!
Almeno
fosse
una
croce
buona
da
offrire
al
Signore
!
Ma
no
,
ci
aveva
troppa
rabbia
.
Era
venuta
apposta
per
dire
alla
sua
cara
Luisa
quanto
soffriva
per
questo
pranzo
.
«
Perdònem
,
Lüisa
»
,
diss
'
ella
con
la
sua
voce
velata
che
pareva
venire
da
una
vecchia
spinetta
chiusa
.
«
Ghe
n
'
impodi
propri
no
,
propri
no
,
propri
no
!
»
Eran
sedute
accanto
sopra
un
canapè
.
La
Pasotti
si
levò
di
tasca
un
fazzolettone
,
se
ne
coperse
gli
occhi
con
una
mano
e
con
l
'
altra
cercò
,
senza
volgere
il
capo
,
quella
di
Luisa
.
Ma
Luisa
si
alzò
,
andò
alla
scrivania
e
scrisse
sopra
un
pezzo
di
carta
:
"
A
che
ora
viene
la
marchesa
?
Che
via
tiene
?
"
.
La
Pasotti
rispose
che
il
pranzo
era
alle
tre
e
mezzo
,
che
la
marchesa
doveva
scendere
verso
le
tre
allo
sbarco
della
Calcinera
,
che
Pasotti
vi
si
sarebbe
trovato
a
riceverla
con
quattro
uomini
e
la
famosa
portantina
che
aveva
servito
nel
secolo
scorso
per
un
arcivescovo
di
Milano
.
Luisa
ascoltò
attentissimamente
ogni
cosa
,
in
silenzio
.
Prima
di
andarsene
,
la
Pasotti
le
disse
che
sarebbe
stata
felice
di
baciare
quel
caro
amore
della
Maria
ma
che
temeva
non
sapesse
poi
tacere
.
Qui
la
buona
donna
si
cacciò
mezzo
il
braccio
sinistro
in
tasca
,
ne
cavò
una
barchetta
di
metallo
,
pregò
Luisa
di
darla
alla
sua
figliuola
nel
nome
di
un
'
altra
vecchia
barca
sdruscita
che
non
voleva
essere
nominata
.
Poi
scappò
giù
per
le
scale
e
scomparve
.
Luisa
tornò
alla
lettera
incominciata
per
Franco
e
dopo
aver
meditato
lungamente
con
la
penna
in
mano
,
la
ripose
senz
'
avervi
scritto
parola
,
prese
le
carte
del
notaio
,
si
mise
a
copiare
.
A
pranzo
non
parlò
mai
.
Il
pranzo
fu
triste
anche
perché
la
Cia
fece
un
'
osservazione
inopportuna
sulla
mancanza
di
formaggio
nella
minestra
che
così
non
poteva
piacere
al
suo
padrone
;
e
il
suo
padrone
s
'
arrabbiò
,
le
disse
ch
'
era
una
fatua
e
che
se
la
minestra
era
senza
formaggio
,
lei
era
senza
sale
.
«
Già
»
,
mormorò
la
Cia
,
«
s
'
arrabbia
solo
con
me
.
»
L
'
argomento
suggeriva
tante
cose
amare
e
inutili
a
dire
che
nessuno
parlò
più
.
Solo
Maria
uscì
,
dopo
qualche
minuto
,
a
osservare
con
una
piccola
aria
di
sapienza
:
«
Perché
non
abbiamo
denari
,
non
è
vero
,
mamma
,
non
bisogna
mettere
il
formaggio
nella
minestra
?
»
.
Sua
madre
la
baciò
e
le
disse
di
tacere
.
La
piccina
tacque
,
contenta
di
se
stessa
.
La
finestra
era
aperta
,
si
udirono
alcune
voci
schiamazzar
forte
nella
strada
verso
la
scalinata
del
Pomodoro
e
Luisa
riconobbe
quella
di
Pasotti
che
certo
ritornava
allora
da
Lugano
con
le
provvigioni
e
parlava
così
forte
apposta
per
farsi
udire
a
casa
Ribera
.
Dopo
pranzo
lo
zio
Piero
sedette
nella
sua
poltrona
,
in
loggia
,
e
si
prese
Maria
sulle
ginocchia
.
Luisa
uscì
sola
in
terrazza
.
In
faccia
al
Bisgnago
dorato
dal
sole
,
la
costiera
della
Valsolda
era
quasi
tutta
nell
'
ombra
.
Lontano
lontano
il
santuario
della
Caravina
brillava
sulla
punta
verde
protesa
oltre
i
sassi
del
Tentiòn
e
gli
oliveti
di
Cressogno
,
fuori
dell
'
ombra
,
nel
lago
ceruleo
.
Luisa
guardava
laggiù
con
una
espressione
di
contentezza
fiera
.
Ah
signor
Pasotti
,
se
il
vostro
pranzo
è
una
vendetta
,
l
'
avete
pensata
male
!
La
sua
risoluzione
era
presa
.
Glielo
offriva
il
destino
questo
incontro
con
la
vecchia
canaglia
!
Non
ebbe
un
dubbio
né
uno
scrupolo
.
La
passione
da
tanto
tempo
concepita
,
accarezzata
e
covata
,
aveva
accumulato
in
lei
quella
forza
che
,
quando
è
piena
,
trasforma
di
colpo
il
pensiero
in
atto
,
per
modo
che
ne
par
tolta
la
responsabilità
dell
'
agente
e
n
'
è
invece
solamente
risospinta
più
indietro
,
ad
un
primo
interno
moto
di
consenso
alla
tentazione
.
Sì
,
l
'
indomani
,
o
allo
sbarco
,
o
sulla
Calcinera
,
o
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
ell
'
affronterebbe
la
marchesa
,
con
disprezzo
,
le
romperebbe
la
guerra
in
faccia
,
la
consiglierebbe
di
guardarsi
perché
si
volevano
adoperare
contro
di
lei
tutte
le
legittime
armi
.
Sì
,
le
direbbe
così
e
così
farebbe
,
da
sé
,
da
sola
,
poiché
Franco
non
voleva
.
Se
Franco
aveva
promesso
qualche
cosa
,
ella
non
aveva
promesso
niente
.
Rientrò
in
loggia
,
si
mise
a
discorrere
con
lo
zio
,
a
scherzare
con
Maria
,
più
allegramente
che
non
avesse
fatto
da
molti
mesi
.
Più
tardi
scrisse
un
biglietto
all
'
amico
avvocato
V
.
pregandolo
di
venire
appena
gli
fosse
possibile
.
Voleva
saper
da
lui
come
avrebbe
potuto
usare
delle
carte
possedute
dal
Gilardoni
.
Quindi
si
rimise
a
copiare
per
il
notaio
di
Porlezza
.
Maria
non
era
contenta
di
tanto
scrivere
che
faceva
la
mamma
;
però
,
quando
la
mamma
le
disse
che
scriveva
per
mettere
il
formaggio
nella
minestra
dello
zio
,
s
'
affrettò
a
dire
:
«
e
anche
nella
mia
,
non
è
vero
,
mamma
?
»
.
Appena
fu
posta
a
letto
,
vedendo
che
la
mamma
tornava
a
scrivere
,
le
venne
in
mente
di
chiedere
se
la
nonna
di
Cressogno
avesse
il
formaggio
nella
minestra
.
«
Ne
ha
troppo
»
,
rispose
Luisa
,
«
e
bisogna
cavarglielo
perché
non
le
faccia
male
.
»
«
Oh
no
,
cavarglielo
,
poveretta
!
»
«
Taci
,
dormi
.
»
Ma
la
bambina
non
si
addormentò
.
Dopo
un
pezzetto
parve
a
Luisa
di
udirla
piangere
.
Si
alzò
,
andò
a
vedere
.
Piangeva
veramente
,
sottovoce
.
«
Cos
'
hai
?
»
«
Il
papà
!
»
,
singhiozzò
la
povera
piccina
.
«
Il
mio
papà
!
»
«
Verrà
,
cara
,
verrà
presto
il
tuo
papà
.
Dormi
e
fa
un
bel
sogno
che
viene
papà
insieme
col
Re
Vittorio
Emanuele
e
che
la
mamma
e
la
Cia
fanno
un
gran
risotto
,
che
ti
piace
tanto
,
e
che
tu
dici
:
viva
il
Re
!
e
che
il
Re
dice
:
niente
affatto
,
viva
invece
Ombretta
Pipì
e
il
suo
papà
!
Fa
questo
sogno
,
sai
.
»
«
Sì
,
mamma
,
sì
.
»
L
'
indomani
il
professore
Beniamino
capitò
a
Oria
un
'
ora
prima
di
quella
che
Luisa
gli
aveva
indicato
.
Dopo
il
sì
di
Ester
l
'
uomo
era
trasfigurato
.
Pareva
molto
più
giovane
di
prima
.
Il
colore
giallognolo
della
sua
pelle
,
irradiato
da
una
rosea
luce
interiore
,
era
scomparso
quasi
del
tutto
,
non
gli
si
vedeva
più
che
sul
cranio
dove
Luisa
si
attendeva
che
tornassero
a
spuntare
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
i
capelli
.
Egli
non
camminava
,
non
respirava
più
come
prima
.
Il
passo
e
il
respiro
erano
sempre
inquieti
,
nervosi
,
rotti
da
sussulti
che
rispondevano
al
balenar
d
'
immagini
,
Dio
sa
di
quali
immagini
,
sotto
quel
cranio
lucido
.
Gli
occhi
non
è
a
dire
come
brillassero
.
Solo
quando
guardavano
Ester
si
stringevano
,
si
velavano
di
una
tenerezza
pia
,
come
se
il
professore
avesse
avuto
paura
d
'
incenerire
la
diletta
saettandole
addosso
senza
precauzioni
tutto
il
fuoco
dell
'
anima
.
Esser
guardata
a
quel
modo
non
piaceva
a
Ester
;
e
Luisa
,
la
consigliera
del
professore
,
ebbe
il
coraggio
di
dirgli
che
non
bisognava
guardar
la
sua
fidanzata
stringendo
gli
occhi
come
fanno
i
cani
affettuosi
.
Il
pover
uomo
promise
che
avrebbe
cercato
di
non
farlo
più
e
lo
fece
ancora
.
Luisa
era
sempre
il
suo
nume
tutelare
,
l
'
oracolo
che
interrogava
persino
per
sapere
come
dovesse
comportarsi
nei
colloqui
con
la
fidanzata
.
Nella
sua
umiltà
egli
era
felice
di
venir
accettato
per
un
sentimento
di
stima
.
Pensare
ch
'
Ester
potesse
amarlo
d
'
amore
gli
pareva
una
presunzione
ridicola
.
Per
questo
egli
temeva
sempre
di
sbagliare
,
con
lei
,
di
offenderla
.
Un
dubbio
che
lo
tormentava
era
questo
:
sarebbe
o
non
sarebbe
da
arrischiare
un
bacio
?
Appena
venutogli
questo
dubbio
,
l
'
aveva
sottoposto
a
Luisa
e
Luisa
,
la
sapienza
incarnata
,
gli
aveva
risposto
:
«
No
,
adesso
è
troppo
presto
.
Bisogna
che
il
primo
bacio
non
venga
né
troppo
presto
né
troppo
tardi
»
.
La
possibilità
del
«
troppo
tardi
»
parve
terribile
e
insopportabile
al
professore
,
il
quale
,
ne
'
suoi
colloqui
con
l
'
oracolo
,
dopo
averlo
consultato
su
cento
diverse
cose
,
capitava
regolarmente
ogni
volta
alla
domanda
fatale
:
«
E
sto
basìn
?
»
.
Luisa
in
parte
ci
si
divertiva
per
la
sua
propensione
a
cogliere
il
comico
anche
nelle
persone
cui
voleva
bene
;
in
parte
dubitava
realmente
di
una
ripugnanza
fisica
che
si
manifestasse
in
Ester
,
data
l
'
occasione
,
con
violenza
e
mandasse
tutto
a
monte
.
Ella
si
accorse
,
per
fortuna
,
che
il
professore
pareva
sempre
meno
brutto
alla
sua
fidanzata
.
Perciò
quando
lo
vide
comparire
così
per
tempo
,
sapendo
che
più
tardi
lo
avrebbe
lasciato
solo
con
Ester
per
andare
a
incontrar
la
nonna
,
le
venne
subito
in
mente
che
quello
poteva
essere
il
giorno
del
«
basìn
»
.
Ma
il
professore
si
presentò
tutto
accigliato
.
Aveva
cattive
notizie
.
A
San
Mamette
si
diceva
che
fosse
stato
arrestato
e
condotto
a
Como
il
medico
di
Pellio
,
che
gli
avessero
trovato
lettere
e
note
compromettenti
per
altre
persone
fra
le
quali
si
nominava
don
Franco
Maironi
.
«
Per
Franco
non
ho
angustie
»
,
disse
Luisa
.
«
Del
resto
,
senta
,
professore
:
vuol
dire
che
porremo
nel
conto
dell
'
imperatore
d
'
Austria
anche
il
dottore
di
Pellio
ch
'
è
bello
grosso
e
pesa
un
mucchio
di
libbre
,
ma
non
pensiamo
a
malinconie
in
un
giorno
come
questo
.
Oggi
e
il
giorno
del
Suo
basìn
.
»
«
Ah
sì
?
Ah
sì
?
»
,
fece
il
professore
tutto
rosso
e
ansante
.
«
Dice
davvero
,
signora
Luisina
?
Dice
davvero
?
»
Sì
,
ell
'
aveva
parlato
sul
serio
.
Gli
spiegò
che
se
Ester
veniva
come
aveva
detto
,
alle
due
,
li
avrebbe
,
dopo
una
mezz
'
ora
,
lasciati
soli
.
In
loggia
c
'
era
sempre
lo
zio
ma
non
conveniva
seccarlo
.
Potevano
restare
in
sala
.
«
E
allora
,
con
buon
garbo
,
si
fa
il
colpo
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
prima
io
voglio
avere
da
Lei
una
promessa
.
»
«
Che
promessa
?
»
«
Mi
occorrono
le
famose
carte
.
»
«
Quando
vorrà
.
»
«
Guardi
che
le
domando
io
,
non
Franco
.
»
«
Sì
,
sì
,
quello
che
Lei
fa
è
tutto
bene
.
Domani
Le
porterò
le
carte
.
»
«Bravo.»
Luisa
discorreva
con
la
sua
calza
fra
le
mani
,
sferruzzando
sempre
,
con
un
'
apparenza
di
tranquillità
ilare
che
non
riusciva
a
coprir
del
tutto
la
sovreccitazione
interna
,
predisposta
dal
giorno
prima
,
cresciuta
coll
'
insonnia
,
crescente
a
misura
che
si
avvicinava
il
momento
di
partire
.
Nello
stesso
tono
scherzoso
della
sua
voce
vibrava
una
corda
insolita
.
Ne
'
suoi
capelli
,
sempre
correttissimi
,
era
un
'
ombra
di
disordine
,
come
il
tocco
di
un
lieve
soffio
che
le
avesse
sfiorato
la
fronte
.
Il
professore
non
si
accorse
di
nulla
e
andò
in
loggia
a
discorrere
con
l
'
ingegnere
,
a
prendere
consiglio
anche
da
lui
per
una
darsena
che
intendeva
costruire
in
capo
al
suo
giardino
onde
potervi
tenere
una
barchetta
.
Maria
era
pure
in
loggia
e
pigliò
molto
interesse
a
questa
futura
barchetta
del
signor
Ladroni
.
Gli
raccontò
che
ne
possedeva
una
anche
lei
,
corse
a
prenderla
per
fargliela
vedere
e
il
professore
scherzò
,
la
pregò
di
accompagnarlo
a
Lugano
con
la
sua
barca
.
«
Sei
troppo
grande
,
tu
!
»
,
diss
'
ella
.
«
La
mia
bambola
sì
che
la
condurrò
a
spasso
in
barca
!
»
«
Ma
cosa
mai
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Quella
barca
lì
è
buona
per
andare
al
fondo
.
»
«
No
!
»
«
Sì
!
»
Ombretta
si
impazientì
e
corse
in
camera
per
provar
la
barchetta
nel
catino
,
ma
nel
catino
non
c
'
era
acqua
e
la
piccina
ritornò
in
sala
mogia
mogia
,
con
la
sua
barchetta
in
braccio
,
e
non
andò
più
dallo
zio
.
Ester
capitò
al
tocco
e
tre
quarti
.
Disse
che
aveva
udito
il
tuono
e
che
perciò
era
venuta
prima
.
Il
tuono
?
Luisa
uscì
subito
sulla
terrazza
a
guardar
il
cielo
.
Minacce
grosse
non
ne
vide
.
Sopra
il
Picco
di
Cressogno
e
sopra
la
Galbiga
il
cielo
era
tutto
sereno
fino
ai
monti
del
lago
di
Como
.
Dall
'
altra
parte
,
sopra
Carona
,
sì
,
era
scuro
,
ma
non
poi
tanto
.
Se
la
marchesa
non
venisse
per
paura
del
tempo
!
Prese
il
piccolo
vecchio
cannocchiale
che
stava
sempre
in
loggia
.
Non
si
vedeva
niente
.
Già
,
era
troppo
presto
.
Per
arrivare
alla
Calcinera
alle
tre
,
la
marchesa
,
colla
pesante
gondola
,
doveva
partire
verso
le
due
e
mezzo
;
Luisa
ritornò
in
sala
dov
'
erano
Ester
,
il
professore
e
Maria
.
Avrebbe
preferito
che
Maria
restasse
in
loggia
con
lo
zio
,
ma
la
signorina
Ombretta
,
quando
veniva
gente
,
si
appiccicava
sempre
a
sua
madre
,
stava
lì
tutta
occhi
,
tutta
orecchi
.
Luisa
pensò
che
al
momento
di
partire
l
'
avrebbe
mandata
via
e
intanto
la
tenne
con
sé
.
Già
,
i
fidanzati
stavan
da
parte
e
discorrevano
quasi
sottovoce
.
Alle
due
Luisa
uscì
ancora
sulla
terrazza
,
guardò
col
cannocchiale
se
per
caso
la
gondola
spuntasse
al
Tentiòn
.
La
marchesa
poteva
forse
anticipare
,
per
il
cattivo
tempo
.
Nulla
.
Guardò
poi
a
ponente
.
Il
cielo
non
era
più
scuro
di
prima
.
Solamente
,
fra
il
monte
Bisgnago
e
il
monte
Caprino
,
sopra
la
leggera
insenatura
che
chiamano
la
Zocca
d
'
i
Ment
,
era
fumato
su
dalla
Vall
'
Intelvi
e
si
affacciava
fermo
un
nuvolone
azzurrognolo
,
sinistro
come
un
sopracciglio
aggrottato
sopra
un
occhio
cieco
.
Pareva
aver
veduto
il
branco
dei
compagni
torvi
che
si
affacciavano
al
lago
sopra
Carona
e
voler
essere
della
partita
anche
lui
.
Luisa
cominciò
a
sentirsi
inquieta
,
ad
aver
paura
che
la
marchesa
non
venisse
.
Andò
in
giardinetto
a
guardar
il
Boglia
.
Il
Boglia
non
aveva
che
nuvole
bianche
,
leggere
.
Ritornò
in
sala
e
trovò
Maria
piantata
davanti
al
professore
e
ad
Ester
,
che
ridevano
,
molto
rossi
in
viso
,
l
'
uno
e
l
'
altra
.
«
Sei
malata
?
»
,
aveva
detto
la
piccina
ad
Ester
.
«
No
;
perché
?
»
«
Perché
vedo
che
ti
tasta
il
polso
.
»
Le
cose
erano
avviate
bene
,
pareva
.
Luisa
portò
via
la
piccina
,
le
proibì
di
avvicinarsi
mai
più
a
quei
signori
.
Un
momento
dopo
passò
lo
zio
Piero
,
disse
che
andava
di
sopra
a
scrivere
alcune
lettere
e
avvertì
Luisa
di
badare
alle
finestre
della
loggia
,
perché
veniva
un
temporale
.
«
Addio
,
signorina
Ombretta
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Addio
,
signor
Pipì
»
,
rispose
la
bambina
,
petulante
.
Egli
se
ne
andò
,
ridendo
.
Luisa
,
che
ormai
durava
fatica
a
star
ferma
,
uscì
per
la
terza
volta
sulla
terrazza
,
guardò
col
cannocchiale
.
Il
cuore
le
diede
un
balzo
;
la
gondola
spuntava
al
Tentiòn
.
Erano
le
due
e
un
quarto
.
Una
persona
che
veniva
da
Albogasio
s
'
era
fermata
a
discorrere
sul
sagrato
con
qualcuno
che
scendeva
dalla
scaletta
sul
fianco
di
casa
Ribera
.
Diceva
:
«
È
passata
giù
in
questo
momento
col
signor
Pasotti
,
la
portantina
.
C
'
era
dietro
una
quantità
di
ragazzi
»
.
Il
cielo
era
coperto
,
adesso
,
anche
sul
Picco
di
Cressogno
e
sulla
Galbiga
.
Solo
i
monti
del
lago
di
Como
avevano
ancora
un
po
'
di
sole
.
La
minaccia
del
furioso
vento
temporalesco
che
in
Valsolda
si
chiama
caronasca
si
era
fatta
più
seria
.
Sopra
Carona
il
color
delle
nuvole
andava
confondendosi
a
quello
dei
monti
.
Il
nuvolone
della
Zocca
d
'
i
Ment
era
diventato
turchino
cupo
e
anche
il
Boglia
cominciava
ad
aggrottar
le
ciglia
.
Il
lago
era
immobile
,
plumbeo
.
Luisa
aveva
stabilito
di
partire
quando
la
gondola
fosse
arrivata
in
faccia
a
S
.
Mamette
.
Ritornò
in
sala
.
Maria
le
aveva
obbedito
in
parte
,
non
s
'
era
mossa
dal
suo
posto
,
ma
vedendo
che
il
professore
faceva
ad
Ester
un
discorso
lungo
e
animato
,
gli
aveva
chiesto
:
«
Le
racconti
una
storia
?
»
In
quel
punto
entrò
Luisa
.
«
Sì
,
cara
»
,
fece
Ester
ridendo
,
«
mi
racconta
una
storia
.
»
«
Oh
anche
a
me
,
anche
a
me
!
»
Un
sordo
fragor
di
tuono
.
«
Va
'
,
Maria
,
cara
»
,
disse
Ester
.
«
Va
'
nella
tua
camera
,
va
a
pregar
il
Signore
che
non
venga
un
brutto
temporale
,
una
brutta
grandine
!
»
«
Oh
,
sì
,
sì
,
vado
a
pregar
il
Signore
!
»
La
piccina
se
n
'
andò
,
con
la
sua
barchetta
,
nella
camera
dell
'
alcova
,
impettita
e
seria
,
come
se
in
quel
momento
la
salvezza
della
Valsolda
dipendesse
da
lei
.
La
preghiera
,
per
lei
,
era
sempre
una
cosa
solenne
,
era
un
contatto
col
mistero
,
che
le
faceva
prendere
un
'
aria
grave
e
attenta
come
certe
storie
d
'
incantesimi
e
di
magie
.
Ella
salì
sopra
una
sedia
,
disse
le
poche
orazioni
che
sapeva
e
poi
si
atteggiò
come
vedeva
atteggiarsi
in
chiesa
le
più
devote
del
paese
,
si
mise
a
muover
le
labbra
com
'
esse
,
a
dire
una
preghiera
senza
parole
.
Colui
che
allora
l
'
avesse
veduta
conoscendo
il
terribile
segreto
dell
'
ora
imminente
avrebbe
pensato
che
l
'
angelo
della
bambina
fosse
in
quel
momento
supremo
accanto
a
lei
e
le
sussurrasse
di
pregare
per
qualche
altra
cosa
che
i
vigneti
e
gli
uliveti
della
Valsolda
,
per
qualche
altra
cosa
più
a
lei
vicina
,
ch
'
egli
non
diceva
,
ch
'
ella
non
sapeva
e
non
poteva
mettere
in
parole
:
avrebbe
pensato
che
negl
'
inarticolati
bisbigli
di
lei
vi
fosse
un
riposto
senso
tenero
e
tragico
,
il
docile
abbandono
di
un
'
anima
dolce
ai
consigli
dell
'
angelo
suo
,
al
voler
misterioso
di
Dio
.
Alle
due
e
mezzo
i
nuvoloni
torvi
di
Carona
diedero
un
altro
tuono
cupo
a
cui
subito
risposero
gli
altri
nuvoloni
del
Boglia
e
della
Zocca
d
'
i
Ment
.
Luisa
corse
sulla
terrazza
.
La
gondola
era
in
faccia
a
S
.
Mamette
e
veniva
dritta
alla
Calcinera
.
Si
vedevano
benissimo
i
barcaiuoli
far
forza
di
remi
.
Mentre
Luisa
posava
il
cannocchiale
,
il
primo
colpo
di
vento
strepitò
per
la
loggia
sbattendo
usci
,
vetri
e
imposte
.
Atterrita
all
'
idea
di
indugiarsi
troppo
,
Luisa
chiuse
in
fretta
e
in
furia
,
passò
correndo
per
la
sala
,
tolse
l
'
ombrello
,
uscì
senz
'
avvertir
nessuno
,
senza
chiuder
la
porta
di
casa
e
prese
la
via
di
Albogasio
Inferiore
.
Passato
il
cimitero
,
nel
luogo
che
chiamano
Mainè
,
incontrò
Ismaele
.
«
Dove
la
va
,
sciora
Lüisa
,
con
sto
temp
?
»
Luisa
rispose
che
andava
ad
Albogasio
e
passò
oltre
.
Dopo
cento
passi
le
venne
in
mente
che
non
aveva
avvertito
la
Veronica
della
sua
partenza
,
che
non
le
aveva
detto
di
chiuder
le
finestre
nella
camera
da
letto
e
di
badare
a
Maria
.
Pensò
di
mandarglielo
a
dire
da
Ismaele
.
Egli
era
già
scomparso
dietro
la
svolta
del
Camposanto
.
Si
sentì
nel
cuore
un
impulso
a
tornar
indietro
ma
non
c
'
era
tempo
.
Il
rombo
del
tuono
era
continuo
,
radi
goccioloni
battevano
qua
e
là
sul
granturco
,
colpi
di
vento
stormivano
per
i
gelsi
,
a
intervalli
,
precorrendo
i
turbini
della
caronasca
.
Luisa
aperse
l
'
ombrello
e
affrettò
il
passo
.
La
furia
della
pioggia
la
colse
nelle
viuzze
scure
d
'
Albogasio
.
Non
pensò
a
riparar
dentro
una
porta
,
andò
avanti
imperterrita
.
Incontrò
una
frotta
di
ragazzi
che
scappavano
dalla
pioggia
dopo
aver
inutilmente
atteso
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
il
passaggio
della
marchesa
in
portantina
.
Nel
breve
tratto
di
via
ch
'
è
tra
la
casa
comunale
di
Albogasio
e
la
chiesa
,
il
vento
le
rovesciò
l
'
ombrello
.
Ella
si
mise
a
correre
,
raggiunse
quella
lista
di
sagrato
che
guarda
,
dietro
la
chiesa
,
sulla
cala
della
Calcinera
.
Là
,
protetta
dalla
chiesa
contro
l
'
impeto
della
pioggia
e
del
vento
,
raddrizzò
alla
meglio
l
'
ombrello
e
si
affacciò
al
parapetto
.
La
chiesa
dell
'
Annunciata
posa
sulla
testa
d
'
uno
scoglio
che
dalle
radici
del
Boglia
sporge
,
male
avviluppato
di
rovi
e
di
caprifichi
,
sopra
il
lago
e
chiude
da
ponente
la
piccola
cala
della
Calcinera
.
La
lista
di
sagrato
dov
'
era
Luisa
corre
appunto
su
quel
ciglio
dello
scoglio
.
Ell
'
avrebbe
potuto
seguir
di
lassù
il
cammino
della
gondola
dalle
acque
di
Cressogno
fino
allo
sbarco
;
ma
ora
,
infuriando
l
'
acquazzone
,
un
baglior
bianco
le
nascondeva
ogni
cosa
.
Però
se
la
marchesa
non
ritornava
a
Cressogno
,
doveva
pure
,
in
qualunque
punto
approdasse
,
passar
poi
di
là
,
perché
lì
,
dov
'
è
l
'
attacco
dello
scoglio
sporgente
con
la
costa
,
monta
sul
sagrato
la
scalinata
della
Calcinera
,
unica
via
per
salire
ad
Albogasio
Superiore
sì
dallo
sbarco
sottoposto
che
da
S
.
Mamette
o
da
Casarico
o
da
Cadate
.
In
pochi
minuti
la
violenza
dell
'
acquazzone
diminuì
,
i
foschi
fantasmi
delle
montagne
cominciarono
a
disegnarsi
nel
fondo
bianco
.
Luisa
guardò
giù
allo
sbarco
.
Non
v
'
era
gondola
,
non
v
'
era
portantina
sulla
riva
,
non
v
'
era
niente
.
Questo
le
diede
noia
.
Possibile
che
la
gondola
fosse
ritornata
a
Cressogno
?
Il
fumo
si
diradò
rapidamente
,
apparve
Cadate
,
apparve
sulla
bocca
della
darsena
del
Palazz
,
bianco
nella
nebbiolina
grigia
,
la
poppa
della
gondola
.
Ecco
,
la
marchesa
si
era
rifugiata
al
Palazz
e
così
aveva
fatto
anche
Pasotti
con
la
sua
portantina
e
i
portatori
.
Il
temporale
si
poteva
dir
cessato
,
la
portantina
non
tarderebbe
a
comparire
.
Invece
tardò
dieci
lunghi
minuti
.
Luisa
teneva
fissi
gli
occhi
sulla
stradicciuola
che
svolta
da
Cadate
nel
seno
della
Calcinera
.
Non
vi
era
dentro
a
lei
nessun
movimento
di
pensieri
.
Tutta
l
'
anima
sua
guardava
e
aspettava
;
niente
altro
.
Della
gente
le
passò
a
sinistra
salendo
dalla
Calcinera
o
venendo
da
Albogasio
;
ogni
volta
ella
si
coperse
piegando
l
'
ombrello
,
per
non
esser
conosciuta
o
almeno
per
evitar
saluti
e
conversazioni
.
Finalmente
un
gruppo
di
persone
comparve
sulla
svolta
.
Luisa
distinse
la
portantina
,
dietro
la
portantina
Pasotti
e
don
Giuseppe
,
poi
,
ultimi
,
i
due
barcaiuoli
della
marchesa
.
Non
si
mosse
ancora
,
seguì
con
gli
occhi
la
portantina
che
avanzava
molto
lentamente
e
chiuse
l
'
ombrello
perché
non
pioveva
quasi
più
.
Ricomparvero
cinque
o
sei
ragazzi
d
'
Albogasio
.
Ella
disse
loro
bruscamente
di
andarsene
.
Indugiavano
a
obbedire
ma
un
improvviso
scroscio
di
pioggia
,
senza
vento
né
tuoni
,
li
pose
in
fuga
.
La
portantina
toccava
allora
il
piede
della
scalinata
.
Luisa
si
mosse
.
Aveva
l
'
occhio
freddo
,
la
persona
eretta
.
Raccolta
in
un
solo
pensiero
,
disprezzò
la
pioggia
scrosciante
che
le
batteva
sul
capo
e
sulle
spalle
,
che
la
cingeva
d
'
un
torbido
velo
e
di
strepito
.
Le
piaceva
,
forse
,
quella
passione
delle
cose
intorno
alla
sua
propria
.
Discendeva
lenta
lenta
,
con
l
'
ombrello
chiuso
,
stringendone
forte
il
manico
,
come
fosse
stato
la
impugnatura
d
'
un
'
arma
.
La
scalinata
è
un
po
'
tortuosa
,
bisogna
scendere
alquanti
scalini
prima
di
vederne
il
fondo
.
Giunta
sulla
svolta
,
scorse
la
portantina
,
ferma
.
I
due
barcaiuoli
pigliavano
il
posto
di
due
portatori
.
Luisa
discese
fin
dove
si
spandono
sopra
la
scalinata
i
rami
d
'
un
gran
noce
.
Lì
si
fermò
,
proprio
nel
momento
in
cui
i
portatori
della
marchesa
cominciavano
a
salire
.
Tutto
andava
bene
.
Pasotti
e
don
Giuseppe
,
salendo
dietro
la
portantina
con
l
'
ombrello
aperto
,
non
potevano
vederla
.
I
portatori
,
giunti
che
fossero
a
lei
,
bisognava
che
si
fermassero
,
che
si
facessero
da
banda
per
lasciarle
il
passo
.
Quando
si
avvicinarono
,
riconobbe
i
due
ch
'
erano
alla
testa
della
portantina
,
un
fratello
d
'
Ismaele
e
un
cugino
della
Veronica
.
A
quattro
passi
accennò
loro
,
con
un
gesto
imperioso
,
di
fermarsi
.
Obbedirono
immediatamente
,
posarono
la
portantina
a
terra
e
così
fecero
,
senza
saperne
il
perché
,
i
due
portatori
che
seguivano
.
Pasotti
alzò
l
'
ombrello
,
vide
Luisa
,
fece
un
atto
di
sorpresa
,
un
cipiglio
nero
;
afferrò
don
Giuseppe
,
lo
trasse
da
banda
per
lasciarla
passare
,
non
sospettando
che
l
'
incontro
fosse
premeditato
.
Ma
Luisa
non
si
mosse
.
«
Ella
non
credeva
incontrarmi
,
signor
Pasotti
»
,
disse
a
voce
alta
.
La
marchesa
mise
il
capo
fuori
,
la
ravvisò
,
si
ritrasse
dicendo
con
qualche
vigor
nuovo
nella
sua
voce
floscia
:
«
Avanti
!
»
In
quel
momento
partirono
dall
'
alto
del
sagrato
acute
,
disperate
grida
:
«
Sciora
Lüisa
!
Sciora
Lüisa
!
»
.
Luisa
non
udì
.
Pasotti
aveva
irosamente
gridato
ai
portatori
«
avanti
!
»
e
i
portatori
riprendevano
le
stanghe
.
«
Avanti
pure
!
»
,
diss
'
ella
,
risoluta
di
mettersi
a
fianco
della
portantina
.
«
Non
ho
a
dire
che
due
parole
.
»
Se
Pasotti
e
la
vecchia
marchesa
avevano
prima
immaginato
lagrime
e
suppliche
,
dovettero
attendersi
allora
dal
fiero
viso
e
dalla
vibrante
voce
ben
altro
.
«
Parole
,
adesso
?
»
,
fece
Pasotti
avanzandosi
quasi
minaccioso
.
«
Sciora
Lüisa
!
Sciora
Luisa
!
»
,
si
gridò
da
vicino
con
accento
di
strazio
;
e
venne
con
le
grida
un
rumor
di
passi
precipitosi
.
Ma
Luisa
non
parve
udir
niente
.
«
Sì
,
adesso
!
»
,
rispose
a
Pasotti
con
alterezza
inesprimibile
.
«
Io
avverto
,
per
mia
bontà
,
questa
signora
...
»
«
Sciora
Lüisa
!
»
Ella
dovette
pure
interrompersi
e
voltarsi
.
Due
,
tre
,
quattro
donne
le
furono
addosso
,
stravolte
,
scarmigliate
,
singhiozzanti
:
«
Che
La
vegna
a
cà
subet
!
Che
La
vegna
a
cà
subet
!
»
.
Le
facce
,
i
pianti
,
le
voci
la
strapparon
d
'
un
colpo
fuori
della
sua
passione
,
del
suo
proposito
.
Si
avventò
fra
quelle
donne
esclamando
:
«
Cosa
c
'
è
?
»
.
Ed
esse
sapevano
solo
ripetere
con
gli
occhi
schizzanti
dall
'
orbita
:
«
Che
La
vegna
a
cà
!
Che
La
vegna
a
cà
!
»
.
«
Ma
cosa
c
'
è
,
stupide
?
»
«
La
Soa
tosa
,
la
Soa
tosa
!
»
Ella
gridò
come
pazza
:
«
La
Maria
?
La
Maria
?
Cosa
?
Cosa
?
»
,
udì
fra
i
singhiozzi
nominar
il
lago
,
cacciò
uno
strido
e
,
apertasi
la
via
come
una
fiera
,
si
slanciò
su
per
la
scalinata
.
Quelle
donne
non
poterono
tenerle
dietro
,
ma
sul
sagrato
ce
ne
erano
altre
,
malgrado
la
pioggia
,
che
strillavano
e
piangevano
.
Luisa
si
sentì
mancare
,
precipitò
a
terra
sull
'
ultimo
scalino
.
Le
donne
accorsero
a
lei
,
dieci
mani
la
presero
,
la
sollevarono
.
Urlò
:
«
Dio
,
è
morta
?
»
.
Qualcuno
rispose
:
«
No
,
no
!
»
.
«
Il
medico
?
»
,
diss
'
ella
ansando
.
«
Il
medico
?
»
.
Molte
voci
risposero
che
c
'
era
.
Ella
parve
riaver
tutta
la
sua
energia
,
riprese
lo
slancio
e
la
corsa
.
Otto
o
dieci
persone
si
precipitarono
dietro
a
lei
.
Due
sole
poterono
seguirla
.
Volava
.
Al
cimitero
incontrò
Ismaele
e
un
altro
,
gridò
appena
li
vide
:
«
È
viva
?
È
viva
?
»
.
Il
compagno
d
'
Ismaele
ritornò
indietro
di
corsa
per
andar
ad
avvertire
che
la
madre
veniva
.
Ismaele
piangeva
,
seppe
solamente
rispondere
:
«
Esüsmaria
,
sciora
Luisa
!
»
,
e
fece
atto
di
trattenerla
.
Luisa
lo
urtò
freneticamente
via
,
passò
oltre
,
seguita
da
lui
che
aveva
perduta
la
testa
e
adesso
le
gridava
dietro
,
correndo
:
«
L
'
è
forsi
nient
!
l
'
è
forsi
nient
!
»
.
Pareva
che
la
pioggia
dirotta
,
continua
,
eguale
,
lo
smentisse
piangendo
.
Giunta
ansante
sul
sagrato
di
Oria
,
Luisa
ebbe
ancora
la
forza
di
gridare
:
«
Maria
!
Maria
mia
!
»
.
La
finestra
dell
'
alcova
era
aperta
.
Udì
la
Cia
che
piangeva
ed
Ester
che
la
sgridava
.
Alcune
persone
fra
le
quali
il
professor
Gilardoni
le
uscirono
incontro
.
Il
professore
teneva
le
mani
giunte
e
piangeva
silenziosamente
,
pallido
come
un
cadavere
.
Gli
altri
bisbigliavano
:
«
Coraggio
!
Speriamo
!
»
.
Ella
fu
per
cadere
,
esausta
.
Il
professore
le
cinse
la
vita
con
un
braccio
,
la
trasse
su
per
le
scale
che
eran
gremite
di
gente
,
come
pure
il
corridoio
,
al
primo
piano
.
Luisa
passò
,
quasi
portata
di
peso
,
fra
voci
affannose
di
conforto
:
«
Coraggio
,
coraggio
!
Chi
sa
!
Chi
sa
!
»
.
All
'
entrata
della
camera
dell
'
alcova
,
si
sciolse
dal
braccio
del
professore
,
entrò
sola
.
Avevan
dovuto
accendere
il
lume
perché
nell
'
alcova
,
causa
la
pioggia
,
faceva
scuro
.
La
povera
dolce
Ombretta
posava
nuda
sul
letto
cogli
occhi
semiaperti
e
la
bocca
pure
semiaperta
.
Il
viso
era
leggermente
roseo
,
le
labbra
nerastre
,
il
corpo
di
una
lividezza
cadaverica
.
Il
dottore
,
aiutato
da
Ester
,
tentava
la
respirazione
artificiale
,
portando
le
piccole
braccia
sopra
il
capo
e
lungo
i
fianchi
,
alternativamente
;
facendo
pressioni
sull
'
addome
.
«
Dottore
?
Dottore
?
»
,
singhiozzò
Luisa
.
«
Facciamo
il
possibile
»
,
rispose
il
dottore
,
grave
.
Ella
precipitò
col
viso
sui
piedi
gelati
della
sua
creatura
,
li
coperse
di
baci
forsennati
.
Allora
Ester
fu
presa
da
un
tremito
.
«
No
no
!
»
,
fece
il
dottore
.
«
Coraggio
,
coraggio
!
»
«
A
me
»
,
esclamò
Luisa
.
Il
dottore
l
'
arrestò
con
un
gesto
e
fece
segno
ad
Ester
di
sostare
.
Si
chinò
sul
visino
di
Maria
,
le
mise
la
bocca
sulla
bocca
,
respirò
più
volte
profondamente
,
si
rialzò
.
«
Ma
è
rosea
,
è
rosea
!
»
,
sussurrò
Luisa
ansando
.
Il
dottore
sospirò
in
silenzio
,
accese
un
cerino
,
lo
accostò
alle
labbra
di
Maria
.
Tre
o
quattro
donne
che
pregavano
ginocchioni
si
alzarono
,
si
accostarono
al
letto
palpitanti
,
trattenendo
il
respiro
.
L
'
uscio
della
sala
era
aperto
;
altri
volti
si
affacciarono
di
là
,
silenziosi
,
intenti
.
Luisa
,
inginocchiata
accanto
al
letto
,
teneva
gli
occhi
fissi
alla
fiamma
.
Una
voce
mormorò
:
«
Si
muove
»
.
Ester
,
dritta
dietro
Luisa
,
scosse
il
capo
.
Il
dottore
spense
il
cerino
.
«
Lana
calda
!
»
,
diss
'
egli
.
Luisa
si
precipitò
fuori
e
il
dottore
riprese
i
movimenti
delle
braccia
.
Poi
,
quando
Luisa
ritornò
con
la
lana
riscaldata
,
egli
da
un
lato
,
ella
dall
'
altro
si
diedero
a
strofinar
forte
il
petto
e
il
ventre
della
piccina
.
Dopo
un
po
'
,
vedendo
il
pallore
,
il
viso
contraffatto
di
Luisa
,
il
medico
fece
segno
ad
una
ragazza
di
pigliarne
il
posto
.
«
Ceda
,
ceda
»
,
diss
'
egli
perché
Luisa
aveva
fatto
un
gesto
di
protesta
.
«
Sono
stanco
anch
'
io
.
Non
è
possibile
.
»
Luisa
scosse
il
capo
senza
parlare
continuando
l
'
opera
sua
con
energia
convulsa
.
Il
dottore
alzò
silenziosamente
le
spalle
e
le
sopracciglia
,
cedette
il
proprio
posto
alla
ragazza
e
ordinò
a
Ester
di
far
riscaldare
dell
'
altra
lana
per
coprirne
le
gambe
della
bambina
.
Ester
andò
,
fece
lei
,
perché
la
Veronica
,
appena
successo
il
caso
,
era
sparita
,
non
si
trovava
più
.
Nel
corridoio
e
sulle
scale
la
gente
discuteva
il
fatto
,
il
come
,
il
dove
.
Quando
passò
Ester
tutti
le
domandarono
:
«
E
così
?
E
così
?
»
.
Ester
fece
un
gesto
sconsolato
,
passò
senza
rispondere
.
Poi
le
discussioni
ricominciarono
a
mezza
voce
.
Non
si
sapeva
per
quanto
tempo
la
bambina
fosse
rimasta
nell
`
acqua
.
Durante
la
furia
del
temporale
un
tale
Toni
Gall
si
trovava
nelle
stalle
dietro
casa
Ribera
.
Gli
venne
in
mente
che
il
battello
del
signor
ingegnere
fosse
legato
male
e
potesse
fracassarsi
ai
muri
della
darsena
.
Discese
a
salti
,
vide
aperto
l
'
uscio
della
darsena
ed
entrò
.
Il
battello
ballava
spaventosamente
,
inondato
dagli
sprazzi
delle
onde
che
si
frangevano
sui
muri
;
ballava
,
si
dimenava
fra
le
catene
e
s
'
era
posto
di
traverso
,
avendo
la
poppa
quasi
addosso
al
muro
.
In
faccia
all
'
uscio
che
mette
dalla
via
pubblica
nella
darsena
,
corre
un
andito
dal
quale
due
scalette
scendono
all
'
acqua
,
la
prima
di
fianco
alla
prora
della
barca
,
la
seconda
di
fianco
alla
poppa
.
Il
Toni
Gall
discese
per
la
scaletta
seconda
onde
accorciare
la
catena
di
poppa
.
Là
,
fra
la
barca
e
l
'
ultimo
scalino
,
dov
'
eran
sessanta
o
settanta
centimetri
d
'
acqua
,
vide
fluttuare
il
corpicino
di
Maria
col
dorso
a
galla
e
il
capo
sott
'
acqua
.
Nel
trarla
dall
'
acqua
scorse
nel
fondo
una
barchetta
di
metallo
.
Portò
su
la
bambina
gridando
con
la
sua
terribile
voce
,
fece
correre
tutto
il
paese
e
,
per
fortuna
,
anche
il
medico
,
che
si
trovava
a
Oria
,
aiutò
Ester
a
spogliar
la
povera
creatura
che
non
dava
più
segni
di
vita
.
Con
chi
era
ella
stata
prima
di
scendere
in
darsena
?
Con
la
Veronica
no
,
perché
la
Veronica
era
stata
veduta
entrar
nel
ripostiglio
dei
vasi
dietro
la
casa
con
la
sua
guardia
di
finanza
prima
che
Luisa
uscisse
.
Con
Ester
o
con
il
professore
neppure
.
Ester
l
'
aveva
mandata
a
pregare
nella
camera
dell
'
alcova
e
poi
non
l
'
aveva
veduta
più
.
La
Cia
stava
a
lavorare
e
l
'
ingegnere
a
scrivere
quando
avevano
udito
le
grida
formidabili
del
Toni
Gall
.
Maria
doveva
esser
discesa
in
darsena
dalla
camera
dell
'
alcova
per
mettere
la
sua
barchetta
nell
'
acqua
e
fatalmente
avea
trovato
aperta
la
porta
di
casa
,
aperto
l
'
uscio
della
darsena
.
Il
Toni
Gall
era
d
'
opinione
che
avesse
passato
qualche
minuto
nell
'
acqua
perché
galleggiava
discosto
dal
luogo
dove
la
barchetta
giaceva
nel
fondo
.
Egli
descriveva
per
la
centesima
volta
la
sua
scoperta
spaventosa
stando
in
sala
con
la
Cia
,
con
l
'
ingegnere
,
il
professore
ed
altri
del
paese
.
Tutti
singhiozzavano
,
meno
lo
zio
Piero
.
Seduto
sul
canapè
dove
prima
stavano
il
Gilardoni
ed
Ester
,
pareva
impietrato
.
Non
aveva
una
lagrima
,
non
aveva
una
parola
.
Le
chiacchiere
del
Toni
Gall
gli
davano
evidentemente
noia
,
ma
taceva
.
La
sua
nobile
fisionomia
era
piuttosto
solenne
e
grave
che
turbata
.
Pareva
ch
'
egli
vedesse
davanti
a
sé
l
'
ombra
del
Fato
antico
.
Neppure
domandava
notizie
;
si
capiva
che
non
aveva
speranza
.
E
si
capiva
che
il
suo
dolore
era
ben
diverso
da
quelle
chiassose
nervosità
passeggere
che
gli
si
agitavano
intorno
.
Era
il
dolore
muto
,
composto
,
dell
'
uomo
savio
e
forte
.
Dall
'
uscio
aperto
dell
'
alcova
venivan
voci
ora
d
'
interrogazione
ora
di
comando
.
Nessuno
poté
però
dire
,
per
un
'
ora
e
mezzo
,
di
aver
udita
la
voce
di
Luisa
.
Qualche
volta
venivan
pure
voci
trepide
,
quasi
liete
.
Pareva
a
qualcuno
,
là
dentro
,
notare
un
moto
,
un
alito
,
un
tepor
di
vita
.
Allora
tutti
quelli
che
eran
fuori
accorrevano
.
Lo
zio
Piero
volgeva
il
capo
verso
l
'
uscio
dell
'
alcova
e
solo
in
quei
momenti
si
disordinava
un
poco
nel
viso
.
Pur
troppo
vide
ogni
volta
la
gente
ritornarsene
lentamente
,
in
un
silenzio
accorato
.
Passarono
le
cinque
.
Il
tempo
durando
piovoso
,
la
luce
mancava
.
Alle
cinque
e
mezzo
si
udì
finalmente
la
voce
di
Luisa
.
Fu
uno
strido
acuto
,
inenarrabile
,
che
agghiacciò
il
sangue
nelle
vene
di
tutti
.
Rispose
la
voce
del
dottore
con
un
accento
di
premurosa
protesta
.
Si
seppe
che
il
dottore
aveva
fatto
un
gesto
come
per
dire
:
«
oramai
è
inutile
:
desistiamo
»
,
e
che
al
grido
di
lei
aveva
ripreso
il
lavoro
.
Poi
,
nel
lamento
monotono
che
la
pioggia
minuta
e
fitta
metteva
a
tutte
le
finestre
aperte
,
il
silenzio
della
casa
parve
divenuto
più
sepolcrale
.
La
sala
,
il
corridoio
andavano
diventando
bui
,
vi
si
andò
avvivando
il
debole
chiaror
di
candele
che
usciva
dall
'
alcova
.
La
gente
cominciò
a
ritirarsi
,
un
'
ombra
dopo
l
'
altra
,
silenziosamente
,
in
punta
di
piedi
.
Si
udivano
poi
sul
ciottolato
della
via
gli
scarponi
pesanti
,
passi
senza
voci
.
La
Cia
si
avviò
pian
piano
al
suo
padrone
,
gli
sussurrò
all
'
orecchio
se
non
volesse
prendere
qualche
cosa
.
Egli
la
fece
tacere
con
un
gesto
brusco
.
Dopo
le
sette
,
essendo
partiti
tutti
gli
estranei
alla
famiglia
meno
il
Toni
Gall
,
Ismaele
,
il
professore
,
l
'
Ester
e
tre
o
quattro
donne
ch
'
erano
nell
'
alcova
,
si
udirono
dei
gemiti
lunghi
,
sommessi
,
che
quasi
non
parevano
umani
.
Il
dottore
entrò
in
sala
.
Non
ci
si
vedeva
.
Urtò
in
una
sedia
e
disse
forse
:
«
C
'
è
qui
il
signor
ingegnere
?
»
.
«
Scior
sì
»
,
rispose
il
Toni
Gall
e
andò
a
pigliar
un
lume
.
L
'
ingegnere
non
parlò
né
si
mosse
.
Il
Toni
Gall
ritornò
presto
con
un
lume
e
il
dottor
Aliprandi
,
che
mi
piace
ricordar
qui
come
un
franco
galantuomo
,
una
bella
mente
e
un
nobile
cuore
,
si
avvicinò
al
canapè
dove
sedeva
lo
zio
Piero
.
«
Signor
ingegnere
»
,
diss
'
egli
con
le
lagrime
agli
occhi
,
«
adesso
bisogna
che
faccia
qualche
cosa
Lei
.
»
«
Io
?
»
,
rispose
lo
zio
Piero
alzando
il
viso
.
«
Sì
,
bisogna
almeno
cercare
di
condurla
via
.
Bisogna
che
venga
Lei
e
ci
metta
una
parola
.
Lei
è
come
un
padre
.
Questi
sono
i
momenti
del
padre
.
»
«
Lo
lasci
stare
,
il
mio
padrone
»
,
brontolò
la
Cia
.
«
Non
è
buono
per
queste
cose
.
Ci
soffre
e
niente
altro
.
»
Adesso
si
udivano
,
insieme
ai
gemiti
,
voci
tenere
e
baci
.
L
'
ingegnere
puntò
i
pugni
sul
canapè
e
rimase
un
momento
a
capo
chino
.
Poi
si
alzò
,
non
senza
stento
,
e
disse
al
medico
:
«
Debbo
andar
solo
?
»
«
Desidera
che
ci
sia
anch
'
io
?
»
«Sì.»
«
Va
bene
.
Del
resto
sarà
inutile
.
Forzare
non
vorrei
ma
tentare
bisogna
.
»
Il
dottore
mandò
via
le
donne
ch
'
erano
ancora
nell
'
alcova
,
poi
si
volse
dall
'
entrata
all
'
ingegnere
e
gli
fe
'
segno
di
venire
.
«
Donna
Luisa
»
,
diss
'
egli
dolcemente
.
«
C
'
è
lo
zio
,
il
suo
caro
zio
,
che
viene
a
pregarla
.
»
Il
vecchio
entrò
col
viso
pacato
ma
vacillando
.
Fatti
due
passi
nella
camera
si
fermò
.
Luisa
era
seduta
sul
letto
con
la
sua
bambina
morta
in
braccio
,
la
stringeva
,
la
baciava
sul
viso
e
sul
collo
,
gemeva
,
premendovi
su
le
labbra
,
gemiti
lunghi
,
inesprimibili
.
«
Sì
sì
sì
sì
»
,
diss
'
ella
,
quasi
con
un
sorriso
tenero
nella
voce
.
«
È
il
tuo
zio
,
cara
,
è
il
tuo
zio
che
viene
a
trovar
il
suo
tesoro
,
la
sua
Ombretta
,
la
sua
Ombretta
Pipì
che
gli
vuol
tanto
bene
.
Sì
sì
sì
sì
.
»
«
Luisa
»
,
disse
lo
zio
Piero
,
«
quietati
.
Tutto
è
stato
fatto
quel
che
si
poteva
fare
,
adesso
vieni
con
me
,
non
star
più
qui
,
vieni
con
me
.
»
«
Zio
zio
zio
»
,
fece
Luisa
con
una
voce
grossa
di
tenerezza
,
senza
guardarlo
,
stringendosi
il
cadavere
sul
seno
,
cullandolo
.
«
Vieni
qua
,
vieni
qua
,
vieni
qua
dalla
tua
Maria
.
Vieni
,
vieni
qua
da
noi
che
sei
il
nostro
zio
,
il
nostro
caro
zio
.
No
,
cara
,
no
,
cara
,
non
ci
abbandona
mica
il
nostro
zio
.
»
Lo
zio
tremò
,
il
dolore
lo
vinse
un
momento
,
gli
strappò
un
singhiozzo
.
«
Lasciala
in
pace
»
,
diss
'
egli
con
voce
soffocata
.
Essa
non
parve
udirlo
,
riprese
:
«
Andiamo
noi
,
cara
,
andiamo
noi
dal
nostro
zio
.
Che
ci
andiamo
,
Maria
?
Sì
,
sì
,
andiamo
,
andiamo
»
.
Si
lasciò
sdrucciolare
dal
letto
a
terra
si
avviò
verso
lo
zio
stringendosi
al
petto
col
braccio
sinistro
la
sua
dolce
morta
,
passò
l
'
altro
al
collo
del
vecchio
,
gli
sussurrò
:
«
un
bacio
,
un
bacio
,
un
bacio
alla
tua
Ombretta
,
un
bacio
solo
,
uno
solo
»
.
Lo
zio
Piero
si
chinò
,
baciò
il
visetto
già
deturpato
amaramente
dalla
morte
,
lo
bagnò
di
due
grosse
lagrime
.
«
Guarda
,
guarda
,
zio
»
,
diss
'
ella
.
«
Dottore
,
porti
qua
il
lume
.
Sì
sì
,
non
sia
cattivo
,
dottore
.
Guarda
,
zio
,
che
tesoro
.
Dottore
!
»
L
'
Aliprandi
era
riluttante
e
tentò
resistere
ancora
;
ma
quel
dolore
folle
aveva
qualche
cosa
di
sacro
che
s
'
impose
.
Obbedì
,
prese
il
lume
e
lo
accostò
al
piccolo
cadavere
che
faceva
con
quegli
occhi
semiaperti
e
quelle
pupille
dilatate
una
pietà
immensa
ed
era
stato
la
Maria
,
la
Ombretta
gentile
,
la
dolcezza
del
vecchio
,
il
viso
e
l
'
amore
della
casa
.
«
Guarda
,
zio
,
questo
piccolo
petto
come
l
'
abbiamo
maltrattato
,
povero
tesoro
,
come
gli
abbiamo
fatto
male
con
tanto
strofinare
.
La
tua
mamma
è
stata
,
sai
,
Maria
,
la
tua
brutta
mamma
e
quel
cattivo
dottore
lì
.
»
«
Basta
!
»
,
disse
il
dottore
risolutamente
,
posando
il
lume
sulla
scrivania
.
«
Parli
pure
alla
Sua
bambina
,
ma
non
a
questa
,
a
quella
ch
'
è
in
Paradiso
.
»
L
'
impressione
fu
terribile
.
Ogni
tenerezza
sparì
dal
viso
di
Luisa
.
Ella
indietreggiò
cupa
,
stringendosi
la
sua
morta
sul
seno
.
«
No
!
»
,
stridette
,
«
no
!
non
in
Paradiso
!
È
mia
!
È
mia
!
Dio
è
cattivo
!
No
!
Non
gliela
do
!
»
Indietreggiò
indietreggiò
sin
dentro
all
'
alcova
,
tra
il
letto
matrimoniale
e
il
lettuccio
,
ricominciò
i
lunghi
gemiti
che
non
parevano
umani
.
L
'
Aliprandi
fece
uscire
l
'
ingegnere
che
tremava
.
«
Passerà
,
passerà
»
,
diss
'
egli
.
«
Bisogna
aver
pazienza
.
Adesso
resto
io
.
»
In
sala
c
'
era
Ismaele
che
prese
il
professore
a
parte
.
«
E
avvertire
il
signor
don
Franco
?
»
,
diss
'
egli
.
Si
parlò
allo
zio
,
si
decise
di
mandar
un
telegramma
da
Lugano
,
l
'
indomani
mattina
perché
oramai
era
troppo
tardi
,
a
nome
dello
zio
,
parlando
di
malattia
grave
.
Ester
scrisse
il
telegramma
,
in
sala
c
'
era
un
'
altra
persona
,
la
povera
Pasotti
corsa
lì
mentre
suo
marito
era
andato
ad
accompagnare
la
marchesa
a
Cressogno
.
Ella
singhiozzava
,
disperata
d
'
aver
dato
quella
barchetta
a
Maria
.
Voleva
entrare
da
Luisa
ma
il
dottore
,
udendo
pianger
forte
,
uscì
,
raccomandò
quiete
,
silenzio
.
La
Pasotti
andò
a
piangere
in
loggia
.
Con
lei
erano
venuti
il
curato
don
Brazzova
e
il
prefetto
della
Caravina
che
avevan
pranzato
a
casa
Pasotti
.
Più
tardi
venne
il
curato
di
Castello
,
l
'
Introini
,
piangendo
come
un
ragazzo
.
Volle
assolutamente
entrare
da
Luisa
malgrado
il
medico
e
s
'
inginocchiò
in
mezzo
alla
camera
,
supplicò
Luisa
di
donar
la
sua
bambina
al
Signore
.
«
Che
la
guarda
»
,
soggiunse
,
«
che
La
guarda
,
sciora
Lüisa
,
se
La
voeur
propi
minga
donàghela
al
Signor
,
che
ghe
La
dona
a
la
Soa
nonna
Teresa
,
a
la
Soa
mammin
de
Lee
,
che
ghe
l
'
avarà
inscì
cara
,
sü
in
Paradis
!
»
Luisa
fu
intenerita
,
non
dalle
parole
,
ma
dal
pianto
e
rispose
con
dolcezza
:
«
L
'
à
capii
che
ghe
credi
minga
,
mi
,
al
So
Paradis
!
El
me
Paradis
l
'
è
chi
!
»
.
L
'
Aliprandi
fece
al
curato
un
gesto
di
preghiera
e
quegli
usci
singhiozzando
.
Il
medico
parti
da
Oria
verso
la
mezzanotte
insieme
al
professore
.
Tutta
la
casa
taceva
,
neppur
dall
'
alcova
usciva
più
alcuna
voce
.
L
'
Aliprandi
aveva
passate
le
ultime
due
ore
in
sala
,
col
professore
ed
Ester
,
senza
udir
mai
un
grido
né
un
gemito
né
un
movimento
qualsiasi
.
Era
andato
due
volte
a
guardare
.
Luisa
stava
seduta
sulla
sponda
del
suo
letto
con
i
gomiti
sulle
ginocchia
e
la
faccia
tra
le
mani
,
contemplando
il
lettuccio
che
l
'
Aliprandi
non
poteva
vedere
.
A
lui
questa
immobilità
nuova
dispiaceva
quasi
più
che
la
sovreccitazione
di
prima
.
Poiché
Ester
intendeva
restare
tutta
la
notte
,
le
raccomandò
che
tentasse
,
con
discrezione
,
di
scuoter
la
sua
amica
,
di
farla
piangere
e
parlare
.
A
vegliare
con
Ester
si
trattenevano
altre
donne
del
paese
e
Ismaele
che
doveva
partir
per
Lugano
alle
cinque
.
Lo
zio
Piero
era
andato
a
letto
.
L
'
Aliprandi
e
il
professore
si
fermarono
sul
sagrato
a
guardar
la
finestra
illuminata
dell
'
alcova
,
ad
ascoltare
.
Silenzio
.
«
Maledetto
lago
!
»
,
fece
il
dottore
,
pigliando
il
braccio
del
suo
compagno
e
rimettendosi
in
via
.
Certo
egli
pensava
,
così
dicendo
,
alla
dolce
creaturina
che
il
lago
aveva
uccisa
,
ma
v
'
era
pure
nel
suo
cuore
il
dubbio
che
altri
guai
fossero
in
cammino
,
che
l
'
opera
sinistra
delle
acque
perfide
non
fosse
ancora
compiuta
;
e
v
'
era
una
pietà
immensa
per
il
padre
,
per
il
povero
padre
che
non
sapeva
ancora
niente
.
11
.
Ombra
e
aurora
Franco
,
appena
ricevuto
il
telegramma
,
corse
all
'
ufficio
dell
'
Opinione
in
via
della
Rocca
.
Dina
,
vedendolo
torbido
,
gli
disse
:
«
Oh
!
Lo
avete
saputo
?
»
.
Franco
si
senti
gelare
il
sangue
,
ma
Dina
,
quando
udì
del
telegramma
,
fece
un
atto
di
stupore
.
No
no
,
non
sapeva
nulla
di
questo
.
Era
stato
informato
da
parte
del
Presidente
del
Consiglio
che
la
Polizia
austriaca
aveva
fatto
perquisizioni
ed
arresti
in
Vall
'
Intelvi
e
che
fra
le
carte
di
un
medico
si
era
trovato
il
nome
di
don
Franco
Maironi
con
indicazioni
assai
compromettenti
.
Dina
soggiunse
che
in
un
momento
così
angoscioso
per
un
padre
non
osava
quasi
dirgli
perché
il
conte
di
Cavour
si
interessasse
a
lui
.
Gliene
aveva
parlato
egli
stesso
,
Dina
,
e
il
conte
s
'
era
mostrato
dispiacente
che
un
gentiluomo
lombardo
di
così
bel
nome
si
trovasse
a
Torino
in
condizioni
dure
e
oscure
.
Dina
credeva
ch
'
egli
avesse
intenzione
di
offrirgli
un
impiego
al
Ministero
degli
Esteri
.
Ora
Franco
doveva
partire
,
certo
.
La
bambina
guarirebbe
ed
egli
ritornerebbe
nel
più
breve
tempo
possibile
.
Intanto
si
fermerebbe
a
Lugano
,
non
è
vero
?
in
attesa
di
notizie
;
e
se
non
fosse
proprio
necessario
non
si
arrischierebbe
mica
di
entrar
in
Lombardia
.
Con
quest
'
affare
di
Vall
'
Intelvi
sarebbe
un
'
imprudenza
enorme
.
Franco
tacque
e
il
suo
direttore
,
nel
congedarlo
,
insistette
:
«
Abbia
prudenza
!
Non
si
lasci
prendere
!
»
,
ma
non
ebbe
alcuna
risposta
.
Dal
momento
in
cui
aveva
ricevuto
il
telegramma
,
Franco
aveva
camminato
su
e
giù
per
Torino
come
in
sogno
,
senza
udire
il
suono
dei
propri
passi
,
senza
coscienza
di
ciò
che
vedeva
,
di
ciò
che
udiva
,
andando
macchinalmente
dove
gli
occorreva
,
in
quella
congiuntura
,
di
andare
,
dove
lo
portava
una
facoltà
inferiore
e
servile
dell
'
anima
,
quel
misto
di
ragione
e
d
'
istinto
che
ci
sa
guidare
per
il
labirinto
delle
vie
cittadine
,
mentre
lo
spirito
nostro
,
fisso
in
un
problema
o
in
una
passione
,
niente
se
ne
cura
.
Vendette
orologio
e
catena
per
centotrentacinque
lire
a
un
orologiaio
di
Doragrossa
,
comperò
una
bambola
per
Maria
,
passò
dal
caffè
Alfieri
e
dal
caffè
Florio
per
far
avvertire
gli
amici
e
,
dovendo
pigliar
il
treno
delle
undici
e
mezzo
per
Novara
,
fu
alla
stazione
alle
undici
.
Vi
capitarono
alle
undici
e
un
quarto
il
Padovano
e
l
'
Udinese
.
Essi
cercarono
di
rincorarlo
con
ogni
sorta
di
supposizioni
rosee
e
di
ragionamenti
vani
,
ma
egli
non
rispondeva
parola
,
aspettava
con
una
avidità
immensa
il
momento
di
partire
,
di
esser
solo
,
di
correre
verso
Oria
,
perché
,
qualunque
ne
fosse
il
pericolo
,
era
ben
deciso
di
andare
a
Oria
.
Entrò
in
una
carrozza
di
terza
classe
e
quando
la
locomotiva
fischiò
,
quando
il
treno
si
scosse
,
mise
un
gran
sospiro
di
sollievo
,
e
si
diede
tutto
al
pensiero
della
sua
Maria
.
Ma
v
'
era
troppa
gente
,
troppo
rozza
e
chiassosa
gente
intorno
a
lui
.
A
Chivasso
,
non
potendo
resistere
a
quei
discorsi
,
a
quelle
risate
,
passò
in
una
carrozza
vuota
di
seconda
classe
dove
si
mise
a
parlar
solo
,
guardando
il
sedile
di
faccia
.
Dio
,
perché
non
mettere
nel
telegramma
una
parola
di
più
?
Oh
,
Signore
,
una
parola
sola
!
Il
nome
della
malattia
,
almeno
!
Un
nome
orribile
gli
attraversò
la
mente
:
croup
.
Stese
le
braccia
avanti
,
contro
il
fantasma
,
in
uno
stiramento
convulso
,
aspirando
aria
con
tutta
la
forza
sua
e
le
lasciò
ricader
con
un
soffio
che
parve
vuotargli
il
petto
d
'
anima
e
di
vita
.
Perché
doveva
trattarsi
di
un
male
subitaneo
,
altrimenti
Luisa
avrebbe
scritto
.
Altro
lampo
nella
mente
:
congestione
cerebrale
?
Egli
stesso
,
da
bambino
,
era
stato
a
morte
per
una
congestione
cerebrale
.
Signore
,
Signore
,
questa
era
una
luce
buona
.
Era
Dio
che
gliela
mandava
!
Fu
preso
da
singhiozzi
nervosi
,
senza
lagrime
.
Maria
,
tesoro
,
amore
,
gioia
!
Doveva
esser
questo
,
sì
.
La
vide
ansante
,
accesa
,
vegliata
dal
medico
e
dalla
mamma
,
immaginò
in
un
minuto
lunghe
lunghe
ore
al
suo
capezzale
,
lunghe
angoscie
,
il
rinascer
della
speranza
,
il
primo
sussurro
della
dolce
voce
:
«
Papà
mio
»
.
Si
alzò
in
piedi
,
giunse
e
strinse
le
mani
in
uno
sforzo
muto
di
preghiera
.
Poi
ricadde
a
seder
esausto
,
volse
gli
occhi
senza
sguardo
alla
campagna
fuggente
,
sentendo
quasi
un
legame
fra
le
grandi
Alpi
velate
,
ferme
all
'
orizzonte
di
settentrione
e
il
pensiero
dominante
,
fermo
,
assopito
,
nell
'
anima
sua
.
Ogni
tanto
lo
strepito
del
treno
lo
toglieva
dal
suo
torpore
suggerendogli
l
'
idea
di
una
corsa
angosciosa
,
richiamando
il
suo
cuore
a
correre
,
a
batter
così
.
Egli
chiudeva
poi
gli
occhi
per
vedersi
meglio
arrivare
a
casa
.
Subito
gli
venivan
immagini
su
dal
cuore
alle
palpebre
,
ma
si
muovevano
,
mutavano
continuamente
,
non
poteva
arrestarle
più
d
'
un
momento
.
Era
Luisa
che
gli
correva
incontro
sulle
scale
,
era
lo
zio
che
gli
stendeva
le
braccia
sull
'
entrata
della
sala
,
era
il
dottor
Aliprandi
che
gli
apriva
l
'
uscio
dell
'
alcova
e
gli
diceva
«
bene
bene
»
,
era
,
nella
camera
buia
,
un
moto
di
ombre
silenziose
,
era
Maria
che
lo
guardava
con
gli
occhi
lucidi
di
febbre
.
A
Vercelli
,
parendogli
già
essere
a
mille
miglia
da
Torino
,
l
'
impero
della
realtà
lo
riprese
.
Quando
sarebbe
a
Lugano
,
come
,
per
qual
via
andrebbe
a
Oria
?
Scopertamente
,
per
il
lago
,
facendosi
vedere
alla
Ricevitoria
?
E
se
non
lo
lasciassero
passare
perché
non
aveva
sul
passaporto
il
visto
dell
'
uscita
,
o
se
,
peggio
,
vi
fosse
un
ordine
di
arresto
per
quest
'
affare
del
medico
di
Pellio
?
Meglio
prendere
la
montagna
.
Poteva
venire
arrestato
dopo
,
ma
con
la
pratica
dei
luoghi
che
aveva
fatto
prima
del
1848
,
cacciando
,
era
quasi
sicuro
di
arrivare
a
casa
.
Questo
faticoso
lavoro
di
fare
e
disfare
piani
lo
distrasse
alquanto
,
gli
tenne
occupata
la
mente
sin
oltre
Arona
,
sul
battello
del
Lago
Maggiore
.
Aveva
fatto
il
conto
di
arrivare
a
Lugano
nel
cuore
della
notte
.
Se
vi
fosse
qualcuno
ad
aspettarlo
?
Se
non
v
'
era
nessuno
,
poteva
darsi
che
alla
farmacia
Fontana
,
dove
andavano
molte
valsoldesi
,
si
sapesse
qualche
cosa
.
Se
Iddio
volesse
fargli
trovare
a
Lugano
notizie
rassicuranti
potrebbe
rimettere
all
'
indomani
ogni
decisione
circa
l
'
andata
a
Oria
.
Prese
dunque
il
partito
di
non
far
progetti
sino
a
Lugano
e
pregò
fervorosamente
Iddio
che
gli
facesse
trovare
queste
buone
notizie
.
Il
cielo
era
coperto
,
le
montagne
avevano
già
una
tinta
autunnale
triste
,
il
lago
era
leggermente
nebbioso
,
le
campane
di
Meina
suonavano
;
sul
vapore
non
c
'
era
quasi
nessuno
e
la
preghiera
di
Franco
gli
morì
nel
cuore
sotto
una
tristezza
pesante
,
gli
occhi
suoi
si
smarrirono
dietro
uno
stormo
di
gabbiani
bianchi
che
volavan
lontano
verso
le
acque
di
Laveno
,
verso
il
paese
nascosto
dov
'
era
l
'
anima
sua
.
Arrivò
a
Magadino
dopo
le
sette
,
fece
il
monte
Ceneri
a
piedi
,
per
il
sentiero
che
mette
alla
Cantoniera
,
prese
una
vettura
a
Bironico
e
arrivò
a
Lugano
dopo
la
mezzanotte
.
Discese
in
piazza
presso
il
caffè
Terreni
.
Il
caffè
era
chiuso
,
la
piazza
deserta
,
scura
;
tutto
taceva
,
anche
il
lago
di
cui
s
'
intravedeva
un
palpitar
lento
nell
'
ombra
.
Franco
si
fermò
un
momento
sulla
riva
con
la
speranza
che
qualcheduno
fosse
venuto
ad
aspettarlo
e
comparisse
da
qualche
parte
.
Non
poteva
veder
la
Valsolda
nascosta
dietro
il
monte
Brè
;
ma
quella
era
l
'
acqua
stessa
che
rispecchiava
Oria
,
che
dormiva
nella
darsena
della
sua
casa
.
Gli
si
allargò
un
poco
il
cuore
in
un
sentimento
di
pace
,
gli
parve
essere
ritornato
tra
familiari
suoi
.
Tacendo
ogni
voce
umana
,
gli
parlavano
le
grandi
montagne
oscure
,
sopra
tutte
il
monte
Caprino
e
la
Zocca
d
'
i
Ment
che
vedevano
Oria
.
Gli
parlavano
dolcemente
,
gli
suggerivano
un
presentimento
buono
.
Diciannove
ore
eran
passate
dalla
data
del
telegramma
;
il
male
poteva
esser
vinto
.
Non
comparendo
nessuno
,
si
avviò
alla
farmacia
Fontana
,
suonò
il
campanello
.
Egli
conosceva
da
molti
anni
quell
'
ottimo
,
cordiale
galantuomo
del
signor
Carlo
Fontana
,
passato
anche
lui
col
mondo
antico
.
Il
signor
Carlo
venne
alla
finestra
e
si
meravigliò
molto
di
vedere
don
Franco
.
Non
aveva
alcuna
notizia
della
Valsolda
,
era
stato
due
giorni
a
Tesserete
,
n
'
era
ritornato
da
poche
ore
,
non
sapeva
niente
.
Il
suo
assistente
,
il
signor
Benedetto
,
era
partito
anche
lui
da
poche
ore
,
per
Bellinzona
.
Franco
ringraziò
e
si
avviò
verso
Villa
Ciani
,
risoluto
di
andare
subito
ad
Oria
.
Poteva
scegliere
fra
due
vie
:
o
salire
da
Pregassona
il
versante
svizzero
del
Boglia
,
toccar
l
'
Alpe
della
Bolla
,
attraversare
il
Pian
Biscagno
e
il
gran
bosco
dei
faggi
,
uscirne
sul
ciglio
del
versante
lombardo
,
al
faggio
della
Madonnina
,
calare
ad
Albogasio
Superiore
e
Oria
;
o
prendere
la
comoda
via
di
Gandria
verso
il
lago
,
e
poi
il
sentiero
malvagio
e
rischioso
che
da
Gandria
,
ultimo
villaggio
svizzero
,
taglia
la
costa
ertissima
,
passa
il
confine
a
un
centinaio
di
metri
sopra
il
lago
,
porta
alla
cascina
di
Origa
,
cala
nei
burroni
della
Val
Malghera
e
ne
risale
alla
cascina
di
Rooch
,
vi
trova
la
stradicciuola
selciata
che
passa
sopra
il
Niscioree
e
discende
a
Oria
.
La
prima
via
era
assai
più
lunga
e
faticosa
ma
in
compenso
migliore
per
eludere
al
confine
la
vigilanza
delle
guardie
.
Partendo
dalla
farmacia
Fontana
,
Franco
decise
di
appigliarsi
a
quella
.
Ma
quando
fu
a
Cassarago
,
dove
mettono
la
strada
di
Pregassona
a
quella
di
Gandria
,
quando
vide
la
punta
di
Castagnola
così
vicina
e
pensò
che
da
Castagnola
si
va
a
Gandria
in
meno
di
mezz
'
ora
,
che
da
Gandria
si
può
andare
a
Oria
in
un
'
ora
e
mezza
,
l
'
idea
di
salire
il
Boglia
,
di
camminare
sette
od
otto
ore
gli
divenne
intollerabile
.
Salendo
il
Boglia
sarebbe
poi
anche
arrivato
di
giorno
;
questo
era
,
per
la
sicurezza
,
uno
scapito
grande
.
Prese
risolutamente
la
via
di
Castagnola
e
Gandria
.
Il
cielo
era
tutto
coperto
di
nuvole
pesanti
.
Sotto
i
grandi
castani
ove
passava
il
sentiero
di
Castagnola
,
non
si
sapeva
dove
mettere
il
piede
;
ma
che
sarebbe
poi
stato
nel
gran
bosco
del
Boglia
,
se
Franco
avesse
presa
quella
via
?
Così
fu
dentro
Castagnola
e
peggio
di
così
nel
labirinto
delle
viuzze
di
Gandria
.
Dopo
averle
fatte
e
rifatte
più
volte
,
sbagliando
,
Franco
riuscì
finalmente
sul
sentiero
del
confine
e
si
fermò
a
riposare
.
Sul
punto
di
cimentarsi
nel
fitto
delle
tenebre
ai
pericoli
di
un
sentiero
difficile
,
di
un
incontro
con
le
guardie
austriache
,
per
giungere
poi
a
quell
'
altro
pauroso
passo
dell
'
entrar
in
casa
,
del
far
la
prima
domanda
,
dell
'
udir
la
prima
risposta
,
alzò
la
mente
a
Dio
,
raccolse
tutti
i
suoi
pensieri
in
un
proposito
di
fortezza
e
di
calma
.
Si
ripose
in
cammino
.
Gli
occorreva
ora
dare
tutta
la
sua
attenzione
al
sentiero
per
non
smarrirlo
,
per
non
precipitare
.
I
campicelli
di
Gandria
finiscono
presto
.
Poi
vengono
fratte
folte
,
pendenti
sopra
il
lago
,
valloncelli
franosi
,
mascherati
dal
bosco
,
che
ruinano
diritti
al
basso
.
In
quei
passaggi
bui
Franco
era
costretto
di
menar
le
braccia
alla
cieca
per
abbrancar
un
ramo
,
poi
un
altro
,
cacciar
il
viso
nel
fogliame
che
almeno
aveva
l
'
odore
della
Valsolda
,
trascinarsi
di
pianta
in
pianta
,
tastar
coi
piedi
il
suolo
,
non
senza
terrori
di
sprofondare
,
cercar
le
tracce
del
sentiero
.
Il
suo
fardello
era
piccino
ma
pure
gli
dava
impaccio
.
E
gli
dava
noia
quello
stormir
delle
frasche
al
suo
passaggio
;
gli
pareva
che
dovesse
udirsi
lontano
,
sui
monti
e
sul
lago
,
nel
silenzio
religioso
della
notte
.
Allora
si
fermava
e
stava
in
ascolto
.
Non
udiva
che
il
remoto
rombo
della
cascata
di
Rescia
,
qualche
lungo
ululato
di
allocchi
nei
boschi
di
là
del
lago
e
talvolta
giù
nel
profondo
,
sull
'
acqua
,
un
secco
tocco
,
Dio
sa
di
che
.
Non
impiegò
meno
di
un
'
ora
per
arrivare
al
confine
.
Là
,
fra
la
valle
del
Confine
e
la
Val
Malghera
,
il
bosco
era
stato
tagliato
di
recente
,
il
pendio
sassoso
era
nudo
,
maggiore
perciò
il
pericolo
di
precipitare
,
maggiore
il
pericolo
di
venire
scoperto
.
Attraversò
quel
tratto
pian
piano
,
fermandosi
spesso
,
mettendosi
carponi
.
Prima
di
arrivare
a
Origa
udì
,
giù
abbasso
,
un
rumor
lieve
di
remi
.
Sapeva
che
la
barca
delle
guardie
passava
qualche
volta
la
notte
alla
riva
di
Val
Malghera
.
Eran
le
guardie
,
certo
.
Sotto
i
castagni
di
Origa
respirò
.
Là
era
coperto
e
camminava
sull
'
erba
,
senza
rumore
.
Scese
la
costa
occidentale
di
Val
Malghera
e
risalì
dall
'
altra
parte
senza
intoppi
.
Nell
'
avvicinarsi
a
Rooch
il
cuore
gli
martellava
a
furia
.
Rooch
è
come
un
avamposto
di
Oria
.
Ivi
mette
capo
la
stradicciuola
ch
'
egli
aveva
salita
tante
volte
con
Luisa
nei
tepidi
pomeriggi
invernali
,
cogliendo
violette
e
foglie
d
'
alloro
,
discorrendo
dell
'
avvenire
.
Si
ricordò
che
l
'
ultima
volta
avevano
avuto
una
piccola
disputa
sullo
sposo
desiderabile
per
Maria
,
sulle
qualità
che
dovrebbe
avere
.
Franco
avrebbe
preferito
un
agricoltore
e
Luisa
un
ingegnere
meccanico
.
Rooch
è
una
cascina
posta
a
ridosso
di
pochi
campicelli
scaglionati
sul
monte
che
fanno
una
chiara
piccola
macchia
nella
boscaglia
.
Una
stanza
sopra
,
la
stalla
sotto
,
un
portichetto
davanti
alla
stalla
,
una
cisterna
nel
portichetto
;
non
c
'
è
altro
.
Il
portichetto
s
'
affaccia
sulla
viottola
ciottolata
che
passa
da
due
a
tre
metri
più
basso
.
Dal
ciglio
del
burrone
di
Val
Malghera
a
Rooch
ci
son
pochi
passi
.
Salito
sul
ciglio
,
Franco
udì
qualcuno
parlare
sommessamente
nella
cascina
.
Sostò
e
,
fattosi
da
banda
,
si
stese
bocconi
sull
'
erba
fuori
del
sentiero
,
lungo
un
cespuglietto
di
castagni
.
Non
udì
più
parlare
,
ma
udì
venire
un
rapido
passo
d
'
uomo
e
stette
immobile
,
trattenendo
il
respiro
.
L
'
uomo
si
fermò
quasi
accanto
a
lui
,
aspettò
un
poco
,
poi
ritornò
indietro
adagio
e
disse
ad
alta
voce
,
con
accento
forestiero
:
«
Non
c
'
è
niente
.
Sarà
stata
una
volpe
»
.
Le
guardie
.
Seguì
un
lungo
silenzio
durante
il
quale
non
osò
muoversi
.
Le
guardie
ricominciarono
a
discorrere
ed
egli
si
propose
d
'
indietreggiare
senza
far
rumore
,
di
calarsi
da
capo
in
Val
Malghera
per
girare
dietro
la
cascina
,
in
alto
.
Si
levò
adagio
adagio
le
scarpe
.
Stava
per
muoversi
quando
udì
le
guardie
,
tre
o
quattro
,
uscire
dalla
cascina
discorrendo
e
venire
verso
di
lui
.
Ne
intese
una
dire
:
«
Non
resta
qui
nessuno
?
»
,
e
un
'
altra
rispondere
:
«
È
inutile
»
.
Quattro
guardie
gli
passarono
accanto
una
dopo
l
'
altra
senza
vederlo
.
Non
avevan
sospetti
perché
discorrevano
di
cose
indifferenti
.
Uno
diceva
che
si
può
restare
sott
'
acqua
dieci
minuti
senz
'
affogare
,
un
altro
ribatteva
che
dopo
cinque
minuti
bisogna
morire
.
La
quarta
passò
in
silenzio
ma
,
appena
passata
,
si
fermò
;
Franco
rabbrividì
udendola
fregar
un
fiammifero
.
Quegli
accese
la
pipa
,
tirò
due
o
tre
boccate
di
fumo
,
e
poi
domandò
ai
compagni
,
alquanto
forte
perché
s
'
eran
già
dilungati
,
scendevan
la
costa
di
Val
Malghera
.
«
Quanti
anni
aveva
?
»
Uno
di
coloro
rispose
,
pure
forte
:
«
Tre
anni
e
un
mese
»
.
Allora
la
quarta
guardia
tirò
altre
due
boccate
di
fumo
e
si
rimise
in
cammino
.
Franco
,
che
stava
bocconi
,
all
'
udir
«
tre
anni
e
un
mese
»
,
l
'
età
di
Maria
,
si
alzò
sulle
braccia
stringendo
l
'
erba
convulsivamente
.
Il
rumor
dei
passi
si
perdeva
già
in
Val
Malghera
.
«
Dio
,
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
,
diss
'
egli
.
Si
rizzò
ginocchioni
,
ripeté
lentamente
dentro
a
sé
,
come
istupidito
,
la
parola
terribile
:
«
aveva
»
.
Si
torse
le
mani
,
gemette
ancora
:
«
Dio
,
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
.
Di
quel
che
fece
in
seguito
non
ebbe
quasi
coscienza
.
Scese
a
Oria
con
la
sensazione
vaga
d
'
esser
diventato
sordo
,
con
un
gran
tremito
nel
braccio
che
portava
la
bambola
.
Arrivò
alla
Madonna
del
Romìt
,
attraversò
il
paese
e
invece
di
scendere
per
la
scalinata
del
Pomodoro
continuò
diritto
per
il
sentiero
che
raggiunge
la
scorciatoia
di
Albogasio
Superiore
,
discese
per
la
stessa
scaletta
che
aveva
presa
la
Pasotti
il
giorno
prima
della
catastrofe
.
Vide
sulla
faccia
della
chiesa
un
chiaror
debole
che
usciva
dalla
finestra
dell
'
alcova
,
non
si
fermò
sotto
la
finestra
illuminata
,
non
chiamò
,
entrò
nel
sottoportico
e
spinse
l
'
uscio
.
Era
aperto
.
Entrò
dal
fresco
della
notte
in
un
'
afa
pesante
,
in
un
odore
strano
di
aceto
bruciato
e
d
'
incenso
.
Si
trascinò
a
stento
su
per
le
scale
.
Davanti
a
lui
,
sul
pianerottolo
a
mezza
scala
,
veniva
lume
dall
'
alto
.
Giunto
là
vide
che
la
luce
usciva
dalla
camera
dell
'
alcova
.
Salì
ancora
,
mise
il
piede
sul
corridoio
.
L
'
uscio
della
camera
era
spalancato
;
molti
lumi
dovevano
arder
là
dentro
.
Sentì
,
con
l
'
odor
d
'
incenso
,
odor
di
fiori
,
fu
preso
da
un
tremito
violento
,
non
poté
avanzare
.
Dalla
parte
della
cucina
si
udiva
qualcuno
dormire
,
dalla
parte
dell
'
alcova
non
si
udiva
niente
.
A
un
tratto
la
voce
di
Luisa
parlò
,
tenera
,
quieta
:
«
Vuoi
che
venga
anch
'
io
,
domani
,
dove
vai
tu
,
Maria
?
La
vuoi
la
tua
mamma
,
in
terra
con
te
?
»
.
«
Luisa
!
Luisa
!
»
,
singhiozzò
Franco
.
Si
trovarono
nelle
braccia
l
'
uno
dell
'
altro
,
sulla
soglia
della
loro
camera
nuziale
che
aveva
la
memoria
degli
amori
ancor
viva
e
il
dolce
lor
frutto
,
morto
.
«
Vieni
,
caro
,
vieni
vieni
»
,
diss
'
ella
e
lo
trasse
dentro
.
Nel
mezzo
della
camera
,
fra
quattro
ceri
accesi
,
giaceva
nella
bara
aperta
,
sotto
un
cumulo
di
fiori
recisi
e
languenti
come
lei
,
la
povera
Maria
.
Erano
rose
,
vainiglie
,
gelsomini
,
begonie
,
gerani
,
verbene
,
frondi
fiorite
di
olea
fragrans
,
e
altre
frondi
non
fiorite
,
egualmente
scure
,
egualmente
lucenti
:
le
frondi
del
carrubo
già
tanto
caro
a
lei
perché
tanto
caro
al
suo
papà
.
Fiori
e
frondi
erano
sparsi
anche
sul
viso
.
Franco
s
'
inginocchiò
singhiozzando
:
«
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
,
mentre
Luisa
prese
due
roselline
,
le
pose
in
una
manina
di
Maria
e
poi
la
baciò
sulla
fronte
.
«
Tu
puoi
baciarla
sui
capelli
»
,
diss
'
ella
.
«
Sul
viso
no
.
Il
dottore
non
vuole
.
»
«
Ma
tu
?
Ma
tu
?
»
«
Oh
,
per
me
è
un
'
altra
cosa
.
»
Egli
posò
invece
le
labbra
sulle
labbra
gelide
che
trasparivano
tra
le
foglie
di
carrubo
e
fiori
di
geranio
.
Ve
le
posò
lievemente
,
come
per
un
addio
tenero
,
non
disperato
,
alla
veste
caduta
e
vuota
della
diletta
creatura
sua
partita
per
altra
dimora
.
«
Maria
,
Maria
mia
»
,
sussurrò
fra
i
singhiozzi
,
«
che
cosa
è
stato
?
»
Egli
non
aveva
inteso
affatto
che
il
primo
discorso
delle
guardie
sugli
annegati
avesse
un
nesso
col
secondo
.
«
Non
lo
sai
?
»
,
gli
chiese
la
moglie
senza
sorpresa
,
pacatamente
.
Gliel
'
avevano
detto
com
'
era
stato
telegrafato
;
ma
ella
sapeva
pure
che
Ismaele
doveva
recarsi
a
Lugano
per
incontrarvi
Franco
e
ignorava
che
Ismaele
,
arrivata
la
posta
dal
Ceneri
senza
nessuno
,
era
andato
a
dormire
.
«
Povero
Franco
!
»
,
diss
'
ella
baciandolo
sul
capo
,
quasi
maternamente
.
«
Non
c
'
è
mica
stata
malattia
.
»
Egli
si
rizzò
in
piedi
,
esclamò
atterrito
:
«
Come
?
Non
c
'
è
stata
malattia
?
»
La
persona
che
Franco
aveva
udito
dormire
,
la
Leu
,
entrò
in
quel
momento
per
far
suffumigi
,
vide
Franco
,
rimase
sbalordita
.
«
Va
'
»
,
le
disse
Luisa
,
«
posa
il
fuoco
lì
fuori
,
mettici
quel
che
vuoi
e
poi
va
in
cucina
,
dormi
,
povera
Leu
.
»
Quella
obbedì
.
«
Non
c
'
è
stata
malattia
?
»
,
ripeté
Franco
.
«
Vieni
»
,
gli
rispose
sua
moglie
,
«
ti
racconterò
tutto
.
»
Lo
fece
sedere
sulla
dormeuse
,
a
piè
del
letto
matrimoniale
.
Egli
la
voleva
accanto
a
sé
.
Ella
gli
fe
'
segno
di
no
,
di
non
insistere
,
di
tacere
,
d
'
aspettare
,
e
sedette
a
terra
presso
la
sua
creatura
,
incominciò
il
racconto
doloroso
con
voce
piana
,
eguale
,
indifferente
,
quasi
,
al
dramma
che
diceva
,
con
una
voce
simile
a
quella
della
sorda
Pasotti
,
che
pareva
venire
da
un
mondo
lontano
.
Prese
le
mosse
dall
'
incontro
con
la
Bianconi
in
Campò
e
disse
,
sempre
con
la
stessa
calma
,
tutti
i
pensieri
,
tutti
i
sentimenti
che
l
'
avevan
portata
ad
affrontare
la
nonna
,
disse
i
fatti
sino
al
momento
in
cui
s
'
era
convinta
che
Maria
non
aveva
più
vita
.
Quand
'
ebbe
finito
s
'
inginocchiò
a
baciar
la
sua
morta
e
le
sussurrò
:
«
Il
tuo
papà
ha
in
mente
che
t
'
ho
uccisa
io
,
adesso
,
ma
non
è
vero
,
sai
,
non
è
vero
»
.
Egli
si
alzò
,
tutto
vibrante
di
una
commozione
senza
nome
,
si
chinò
sopra
di
lei
,
la
raccolse
da
terra
,
non
renitente
né
abbandonantesi
,
con
mani
risolute
e
riguardose
,
se
la
collocò
vicina
sulla
dormeuse
,
le
cinse
con
un
braccio
le
spalle
,
la
strinse
a
sé
,
le
parlò
sui
capelli
,
bagnandoli
di
poche
lagrime
ardenti
che
a
quando
a
quando
gli
rompevan
la
voce
:
«
Povera
Luisa
mia
,
no
,
non
l
'
hai
uccisa
tu
.
Come
vuoi
che
io
pensi
questa
cosa
?
Oh
,
no
,
cara
,
no
.
Io
ti
benedico
,
invece
,
per
tutto
che
hai
fatto
per
lei
da
quando
è
nata
.
Io
che
non
ho
fatto
niente
,
ti
benedico
,
te
che
hai
fatto
tanto
.
Non
dir
più
,
non
dir
più
quella
cosa
!
La
nostra
Maria
...
»
Un
violento
singhiozzo
gli
ruppe
le
parole
,
ma
subito
l
'
uomo
,
con
forte
volere
,
si
vinse
,
continuò
:
«
Non
sai
cosa
dice
la
nostra
Maria
in
questo
momento
?
Dice
:
mamma
mia
,
papà
mio
,
adesso
siete
soli
,
ciascuno
di
voi
non
ha
che
l
'
altro
,
siate
uniti
più
che
mai
,
donatemi
a
Dio
perché
mi
ridoni
a
voi
,
perché
io
sia
il
vostro
angelo
e
vi
conduca
un
giorno
a
Lui
e
stiamo
insieme
per
sempre
.
La
senti
,
Luisa
,
che
dice
così
?
»
.
Ella
fremeva
nelle
sue
braccia
,
scossa
da
sussulti
violenti
,
col
viso
basso
,
resistendo
a
Franco
che
glielo
voleva
alzare
.
Finalmente
gli
prese
in
silenzio
una
mano
e
gliela
baciò
.
Egli
pure
,
allora
,
la
baciò
sui
capelli
.
Poi
gli
sussurrò
:
«
Rispondimi
»
.
«
Tu
sei
buono
»
,
rispose
Luisa
con
voce
accorata
e
debole
,
«
tu
hai
pietà
di
me
ma
non
pensi
quello
che
tu
dici
.
Tu
devi
pensare
che
la
causa
della
sua
morte
sono
io
,
che
se
avessi
seguito
i
tuoi
sentimenti
,
le
tue
idee
,
non
sarei
uscita
di
casa
,
e
se
non
uscivo
di
casa
non
succedeva
niente
,
Maria
sarebbe
viva
.
»
«
Lascia
star
questo
,
lascia
star
questo
.
Tu
potevi
credere
che
Maria
fosse
in
camera
o
con
la
Veronica
,
tu
potevi
rimanere
in
sala
con
gli
sposi
e
la
disgrazia
sarebbe
successa
ugualmente
.
Non
pensar
più
a
questo
,
Luisa
.
Ascolta
invece
quello
che
ti
dice
Maria
.
»
«
Povero
Franco
!
Poveretto
,
poveretto
!
»
,
disse
Luisa
,
con
un
'
amarezza
di
sottintesi
paurosi
,
da
far
gelare
il
sangue
.
Franco
tacque
,
tremando
,
non
valendo
a
immaginare
cosa
ella
pensasse
,
eppure
temendo
udirlo
.
Si
sciolsero
lentamente
dalla
loro
stretta
,
Luisa
per
la
prima
.
Ella
riprese
però
la
mano
di
suo
marito
,
volle
accostarsela
da
capo
alle
labbra
.
Franco
trasse
teneramente
a
sé
quella
di
lei
,
tentò
un
'
ultima
parola
:
«
Perché
non
mi
vuoi
rispondere
?
»
«
Ti
farei
troppo
male
»
,
diss
'
ella
,
sottovoce
.
Egli
ebbe
il
senso
di
una
irreparabile
rovina
nell
'
anima
di
lei
e
tacque
.
Non
ritirò
la
mano
ma
si
sentì
mancare
ogni
forza
,
invader
da
uno
scuro
,
da
un
gelo
,
come
se
Maria
,
chiamata
inutilmente
,
fosse
morta
una
seconda
volta
.
L
'
angoscia
,
la
stanchezza
,
l
'
afa
,
i
misti
odori
della
camera
poterono
tanto
sopra
di
esso
che
dovette
uscire
per
non
venir
meno
.
Andò
in
loggia
.
Le
finestre
erano
aperte
;
l
'
aria
pura
,
fresca
,
lo
rianimò
.
Pianse
,
al
buio
,
la
sua
figliuola
,
senza
ritegno
,
senza
nemmeno
quel
ritegno
che
vien
dalla
luce
.
S
'
inginocchiò
ad
una
finestra
,
s
'
incrociò
le
braccia
sul
petto
,
pianse
,
col
viso
al
cielo
,
lagrime
e
parole
a
flutti
,
parole
incomposte
di
strazio
e
di
fede
ardente
,
chiamando
Dio
in
aiuto
,
Dio
,
Dio
che
lo
aveva
colpito
.
E
glielo
disse
,
a
Dio
,
con
la
piena
delle
lagrime
,
che
gli
permettesse
di
piangere
ma
che
sapeva
bene
perché
la
bambina
era
morta
.
Non
aveva
egli
tanto
pregato
che
il
Signore
la
salvasse
dal
pericolo
di
perdere
la
fede
stando
con
sua
madre
?
Ah
quella
sera
,
quella
ultima
sera
che
Maria
gli
aveva
detto
«
papà
mio
,
un
bacio
»
e
tante
altre
tenerezze
e
non
voleva
lasciar
la
sua
mano
,
come
come
aveva
pregato
!
Era
un
terrore
,
una
gioia
,
uno
spasimo
di
ricordarlo
.
«
Signore
,
Signore
»
,
diss
'
egli
verso
il
cielo
,
«
Tu
tacevi
e
mi
ascoltavi
,
Tu
mi
hai
esaudito
secondo
le
tue
vie
misteriose
,
Tu
hai
preso
il
mio
tesoro
con
Te
,
ella
è
sicura
,
ella
gode
,
ella
mi
aspetta
,
Tu
ne
congiungerai
!
»
Non
fu
amaro
il
dirotto
pianto
in
cui
le
parole
morirono
.
Ma
dopo
,
pensando
ancora
quest
'
ultima
sera
,
gli
fu
amarissimo
di
esser
partito
senza
dirlo
a
Maria
,
di
averla
ingannata
.
«
Maria
,
Maria
mia
»
,
supplicò
piangendo
,
«
perdonami
!
»
Dio
,
come
gli
pareva
impossibile
che
tutto
questo
fosse
vero
,
come
gli
pareva
di
andar
nell
'
alcova
,
di
doverla
trovar
là
,
dormente
nel
suo
lettino
,
con
la
testa
piegata
sulle
spalle
e
le
manine
aperte
abbandonate
sulle
lenzuola
,
con
le
palme
in
su
!
E
invece
vi
era
,
sì
,
ma
!
...
Oh
che
cosa
!
non
poteva
,
non
poteva
essere
fine
al
pianto
.
Venne
la
Leu
col
lume
e
gli
portò
il
caffè
.
L
'
aveva
mandata
la
signora
.
Egli
ebbe
un
movimento
di
tenera
gratitudine
per
sua
moglie
.
Dio
,
povera
Luisa
,
che
infelicità
nera
la
sua
!
E
quali
spaventose
apparenze
di
castigo
per
lei
nel
colpo
che
le
piombava
sopra
in
quel
momento
,
proprio
in
quel
momento
!
Lo
aveva
ben
compreso
,
lei
,
ch
'
egli
doveva
pensar
così
e
lo
pensava
davvero
e
aveva
negato
per
pietà
,
sì
,
per
pietà
com
'
ella
aveva
inteso
pure
.
E
queste
spaventose
apparenze
di
castigo
non
frutterebbero
dunque
niente
?
Ella
si
separava
da
Dio
più
che
mai
,
chi
sa
fino
a
qual
punto
.
Povera
,
povera
Luisa
!
Non
era
da
pregar
per
Maria
,
Maria
non
ne
aveva
bisogno
,
era
da
pregar
per
Luisa
,
da
pregar
dì
e
notte
,
da
sperar
nelle
preghiere
dell
'
animetta
cara
,
nascosta
in
Dio
.
Egli
parlò
con
la
Leu
,
abbastanza
calmo
,
si
fece
raccontar
da
lei
tutto
che
aveva
veduto
,
tutto
che
aveva
udito
della
cosa
terribile
.
«
La
voreva
propi
el
Signor
la
Soa
tosetta
»
,
disse
la
Leu
per
ultimo
.
«
Bisoeugnava
vedèlla
in
gièsa
,
cont
i
so
manitt
in
crôs
cont
el
so
bel
faccin
seri
.
La
somejava
on
angiol
tal
e
qual
!
Propi
.
»
Poi
domandò
a
Franco
se
desiderasse
tener
il
lume
.
No
,
preferiva
star
allo
scuro
.
E
il
funerale
,
a
che
ora
si
farebbe
?
La
Leu
credeva
che
si
farebbe
alle
otto
.
La
Leu
,
quando
cominciava
a
discorrere
,
non
smetteva
facilmente
e
forse
aveva
anche
paura
di
starsene
soletta
in
cucina
:
«
El
so
papà
!
»
,
diss
'
ella
ancora
prima
di
andarsene
.
«
El
so
car
papà
!
L
'
è
forsi
minga
vott
dì
che
son
vegnüda
chì
a
portagh
di
castegn
a
la
sciora
e
sta
cara
tosetta
,
che
la
parlava
inscì
polito
,
propi
come
on
avocàt
,
la
fa
:
"
Sai
,
Leu
,
presto
il
mio
papà
viene
a
Lugano
e
io
vado
a
trovarlo
"
.
Ciào
,
l
'
è
ona
gran
roba
!
»
Lagrime
e
lagrime
.
Ah
Iddio
aveva
preso
la
bambina
per
toglierla
agli
errori
del
mondo
,
Iddio
aveva
punito
Luisa
degli
errori
suoi
ma
non
era
disegnato
l
'
orribile
castigo
anche
per
lui
?
Non
aveva
egli
colpe
?
Oh
sì
,
quante
,
quante
!
Ebbe
la
chiara
visione
di
tutta
la
propria
vita
miseramente
vuota
di
opere
,
piena
di
vanità
,
mal
rispondente
alle
credenze
che
professava
,
tale
da
renderlo
responsabile
dell
'
irreligiosità
di
Luisa
.
Il
mondo
lo
giudicava
buono
per
le
qualità
di
cui
non
aveva
merito
alcuno
,
essendo
nato
con
esse
;
tanto
più
severo
sentiva
sopra
di
sé
il
giudizio
di
Dio
che
molto
gli
aveva
dato
e
frutto
non
ne
aveva
colto
.
S
'
inginocchiò
da
capo
,
si
umiliò
sotto
il
castigo
,
nella
desolata
contrizione
del
cuore
,
nell
'
ardor
di
espiare
,
di
purificarsi
,
di
farsi
degno
che
Iddio
lo
ricongiungesse
con
Maria
.
Pregò
e
pianse
a
lungo
a
lungo
,
poi
uscì
sulla
terrazza
.
Il
cielo
imbiancava
sopra
la
Galbiga
e
le
montagne
del
lago
di
Como
;
veniva
giorno
.
Dal
nero
Boglia
imminente
soffiavano
le
tramontane
fredde
.
Da
vicino
e
da
lontano
,
a
riva
di
lago
e
nell
'
alto
grembo
della
valle
,
si
levaron
suoni
di
campane
.
L
'
idea
che
Maria
e
la
nonna
Teresa
erano
insieme
,
felici
,
salì
al
cuore
di
Franco
spontanea
,
chiara
e
soave
.
Gli
parve
che
il
Signore
gli
dicesse
:
ti
addoloro
ma
ti
amo
,
aspetta
,
confida
,
saprai
.
Le
campane
suonavano
da
vicino
e
da
lontano
,
a
riva
di
lago
e
nell
'
alto
grembo
della
valle
,
il
cielo
diventava
più
e
più
bianco
sopra
la
Galbiga
,
verso
il
lago
di
Como
,
lungo
l
'
erto
profilo
nero
del
Picco
di
Cressogno
;
e
le
distese
dell
'
acqua
piana
prendevano
laggiù
in
levante
,
fra
le
grandi
ombre
dei
monti
,
un
chiaror
di
perla
.
Le
frondi
della
passiflora
,
tocche
dalle
tramontane
,
ondulavano
silenziosamente
sopra
il
capo
di
Franco
,
agitate
dall
'
aspettazione
della
luce
,
della
gloria
immensa
che
scendeva
in
oriente
colorando
di
sé
nuvoli
e
sereno
,
salutata
dalle
campane
.
Vivere
,
vivere
,
operare
,
soffrire
,
adorare
,
ascendere
!
La
luce
voleva
questo
.
Portarsi
via
i
vivi
tra
le
braccia
,
portarsi
via
i
morti
nel
cuore
,
ritornare
a
Torino
,
servir
l
'
Italia
,
morir
per
lei
!
Il
nuovo
giorno
voleva
questo
.
Italia
,
Italia
,
madre
cara
!
Franco
giunse
le
mani
in
uno
slancio
di
desiderio
.
Anche
Luisa
udì
le
campane
.
Non
avrebbe
voluto
udirle
,
non
avrebbe
voluto
che
venisse
giorno
mai
più
,
che
venisse
l
'
ora
di
ceder
Maria
alla
terra
.
Inginocchiata
presso
il
corpicino
della
sua
creatura
le
promise
che
ogni
giorno
,
finché
avesse
vita
,
sarebbe
venuta
a
parlarle
,
a
portarle
fiori
,
a
tenerle
compagnia
,
mattina
e
sera
.
Poi
sedette
,
affondò
nei
pensieri
cupi
che
non
aveva
voluto
dire
al
marito
,
cresciuti
e
maturati
in
lei
nel
corso
di
ventiquattr
'
ore
come
una
maligna
infezione
assorbita
da
lungo
tempo
,
rimasta
inerte
per
lungo
tempo
,
colta
,
un
dato
momento
,
dalla
corrente
del
sangue
,
divampata
con
fulminea
violenza
.
Tutte
le
sue
idee
religiose
,
la
sua
fede
nell
'
esistenza
di
Dio
,
il
suo
scetticismo
circa
la
immortalità
dell
'
anima
tendevano
a
capovolgersi
.
Ella
era
convinta
di
non
essere
affatto
in
colpa
della
morte
di
Maria
.
Se
realmente
esisteva
una
Intelligenza
,
una
Volontà
,
una
Forza
padrona
degli
uomini
e
delle
cose
,
la
mostruosa
colpa
era
sua
.
Questa
Intelligenza
aveva
freddamente
disegnato
la
visita
della
Pasotti
e
il
suo
dono
,
aveva
allontanato
da
Maria
le
persone
che
potevano
custodirla
in
assenza
della
madre
,
l
'
aveva
tratta
senza
difesa
nelle
sue
insidie
feroci
,
e
uccisa
.
Questa
Forza
aveva
fermato
lei
,
la
madre
,
proprio
nel
momento
in
cui
stava
per
compiere
un
atto
di
giustizia
.
Stupida
lei
che
aveva
prima
creduto
nella
Giustizia
Divina
!
Non
v
'
era
Giustizia
Divina
,
vi
era
invece
l
'
altare
alleato
del
Trono
,
il
Dio
austriaco
,
socio
di
tutte
le
ingiustizie
,
di
tutte
le
prepotenze
,
autore
del
dolore
e
del
male
,
uccisore
degl
'
innocenti
e
protettore
degl
'
iniqui
.
Ah
s
'
egli
esisteva
,
meglio
che
Maria
fosse
tutta
lì
,
in
quel
corpo
,
meglio
che
nessuna
parte
di
lei
cadesse
,
sopravvissuta
,
nelle
mani
della
sua
Onnipotenza
malvagia
!
Ma
era
possibile
dubitare
che
quest
'
orribile
Iddio
esistesse
.
E
se
non
esistesse
si
potrebbe
desiderare
che
una
parte
dell
'
essere
umano
continuasse
a
vivere
,
non
miracolosamente
,
ma
naturalmente
,
oltre
la
tomba
.
Ciò
era
forse
più
facile
a
concepire
,
che
la
esistenza
di
un
tiranno
invisibile
,
di
un
Creatore
feroce
contro
le
proprie
creature
.
Meglio
la
signoria
della
Natura
senza
Dio
,
meglio
un
padrone
cieco
ma
non
nemico
,
non
deliberatamente
cattivo
.
Certo
non
bisognava
pensare
più
in
alcun
modo
né
in
questa
vita
né
in
una
vita
futura
,
se
vi
fosse
,
al
fantasma
vano
,
Giustizia
.
La
fioca
luce
dell
'
alba
si
mesceva
a
'
suoi
pensieri
come
a
quelli
di
Franco
,
solenne
e
consolante
per
lui
,
odiosa
per
lei
.
Egli
,
cristiano
,
pensava
una
insurrezione
di
collera
e
d
'
armi
contro
fratelli
in
Cristo
per
l
'
amore
di
un
punto
sopra
un
minimo
astro
dei
cieli
;
ella
pensava
una
ribellione
immensa
,
una
liberazione
dell
'
Universo
.
Il
pensiero
di
lei
poteva
parere
più
grande
,
l
'
intelletto
di
lei
poteva
parere
più
forte
;
ma
Colui
che
meglio
è
conosciuto
dalle
generazioni
umane
quanto
più
ascendono
nella
civiltà
e
nella
scienza
;
Colui
che
consente
venire
onorato
da
ciascuna
generazione
secondo
il
poter
suo
e
che
gradatamente
trasforma
ed
alza
gl
'
ideali
dei
popoli
,
servendosi
per
il
governo
della
terra
,
nel
tempo
opportuno
,
anche
degl
'
ideali
inferiori
e
perituri
;
Colui
ch
'
essendo
la
Pace
e
la
Vita
sofferse
venir
chiamato
il
Dio
degli
eserciti
,
aveva
impresso
il
segno
del
Suo
giudizio
sul
viso
della
donna
e
sul
viso
dell
'
uomo
.
Mentre
l
'
alba
si
accendeva
in
aurora
,
la
fronte
di
Franco
venivasi
irradiando
di
una
luce
interiore
,
gli
occhi
suoi
ardevano
,
fra
le
lagrime
,
di
vigor
vitale
:
la
fronte
di
Luisa
sempre
più
si
oscurava
,
le
tenebre
salivano
in
fondo
a
'
suoi
occhi
spenti
.
Al
levar
del
sole
una
barca
comparve
alla
punta
della
Caravina
.
Era
l
'
avvocato
V
.
che
veniva
da
Varenna
alla
chiamata
di
Luisa
.
12
.
Fantasmi
La
sera
di
quello
stesso
giorno
una
conversazione
fiorita
si
raccolse
nella
sala
rossa
della
marchesa
.
Pasotti
vi
portò
seco
a
forza
la
sua
disgraziata
moglie
e
quasi
a
forza
il
signor
Giacomo
Puttini
riluttante
invano
ai
capricci
dispotici
del
Controllore
gentilissimo
.
Vennero
pure
il
curato
di
Puria
e
il
Paolin
,
curiosi
di
veder
l
'
effetto
della
tragedia
di
Oria
sulla
vecchia
faccia
di
marmo
.
Il
Paolin
trascinò
seco
il
buon
Paolon
,
mollemente
riluttante
anche
lui
come
un
pecorone
.
Venne
il
curato
di
Cima
,
devoto
alla
marchesa
,
venne
il
prefetto
della
Caravina
,
tutto
,
in
cuor
suo
,
per
Franco
e
Luisa
,
obbligato
,
come
parroco
di
Cressogno
,
a
certi
riguardi
verso
la
loro
nemica
.
Costei
accolse
tutti
col
solito
viso
impassibile
,
col
solito
flemmatico
saluto
.
Si
fece
sedere
accanto
,
sul
canapè
,
la
signora
Barborin
alla
quale
il
padrone
aveva
proibito
il
menomo
accenno
ai
casi
di
Oria
,
si
lasciò
ossequiare
dagli
altri
,
fece
le
solite
domande
al
Paolin
e
al
Paolon
circa
le
rispettive
loro
dame
e
soddisfatta
d
'
aver
appreso
che
la
Paolina
e
la
Paolona
stavano
bene
,
incrociò
le
mani
sul
ventre
e
tacque
dignitosamente
in
faccia
al
semicerchio
de
'
suoi
cortigiani
.
Pasotti
,
non
vedendo
Friend
,
s
'
informò
subito
di
lui
con
ossequiosa
premura
:
«
E
'
l
Friend
?
Poer
Friend
!
»
benché
se
lo
avesse
avuto
nelle
granfie
,
solus
cum
solo
,
quel
brutto
diavolaccio
ringhioso
che
sciupava
i
calzoni
a
lui
e
le
sottane
a
sua
moglie
,
lo
avrebbe
strozzato
con
gioia
.
Friend
era
infermo
da
due
giorni
.
Tutta
la
brigata
si
commosse
e
lamentò
il
caso
con
la
segreta
speranza
che
il
maledetto
mostro
fosse
per
crepare
.
La
Pasotti
vedendo
tante
bocche
parlare
,
tante
facce
diventar
contrite
,
e
non
udendo
una
parola
,
suppose
che
si
discorresse
di
Oria
,
si
rivolse
al
Paolon
suo
vicino
,
lo
interrogò
con
gli
occhi
,
spalancando
la
bocca
,
indicando
col
dito
la
direzione
di
Oria
.
Il
Paolon
le
fece
segno
di
no
.
«
Parlen
del
cagnoeu
»
,
diss
'
egli
.
La
sorda
non
intese
,
fece
«
ah
!
»
e
prese
,
a
caso
,
un
'
aria
compunta
.
Friend
mangiava
troppo
e
troppo
bene
,
soffriva
d
'
una
malattia
schifosa
.
Il
Paolin
e
il
curato
di
Puria
diedero
premurosi
consigli
.
Il
prefetto
della
Caravina
aveva
espresso
altrove
la
temperata
opinione
che
fosse
da
buttarlo
nel
lago
con
la
sua
padrona
al
collo
.
Mentre
si
parlava
con
tanto
interesse
della
bestia
di
casa
,
egli
pensava
a
Luisa
stravolta
,
livida
,
come
l
'
aveva
vista
la
mattina
,
quando
s
'
era
opposta
come
una
forsennata
,
prima
alla
chiusura
della
bara
,
poi
al
trasporto
,
e
quando
nel
cimitero
aveva
gettato
lei
con
le
sue
proprie
mani
la
terra
sulla
sua
bambina
,
dicendole
d
'
aspettarla
e
che
sarebbe
presto
discesa
a
giacer
con
lei
e
che
quello
doveva
essere
il
loro
paradiso
.
Se
si
parlava
con
interesse
del
rognoso
Friend
,
i
fantasmi
della
bambina
morta
e
della
madre
disperata
erano
però
nella
sala
.
Quando
nessuno
seppe
più
che
dire
del
cane
e
vi
ebbe
un
momento
di
silenzio
,
i
due
fantasmi
squallidi
furono
uditi
da
tutti
domandar
che
si
parlasse
di
loro
;
e
ciascuno
li
vide
negli
occhi
della
persona
che
li
amava
,
la
sorda
Pasotti
.
Suo
marito
cercò
subito
una
diversione
,
propose
al
signor
Giacomo
un
problema
di
tarocchi
.
Uno
scartante
che
ha
tre
cartine
,
tutte
figure
,
una
dama
e
due
cavalli
,
e
ha
pure
il
matto
,
cosa
deve
fare
?
Scartare
la
dama
e
un
cavallo
o
i
due
cavalli
?
Il
signor
Giacomo
si
mise
a
soffiare
a
tutto
vapore
,
gonfiando
le
gote
rosse
e
il
cravattone
bianco
:
«
Apff
!
No
.
Controllore
gentilissimo
,
no
,
La
me
dispensa
.
Da
le
dame
no
digo
ma
dai
cavai
mi
son
stà
sempre
lontan
.
Apff
!
»
.
Gli
altri
tarocchisti
raccolsero
in
fretta
il
problema
,
i
fantasmi
non
furono
più
uditi
e
ciascuno
respirò
.
Erano
le
nove
.
Alle
nove
,
di
solito
,
il
cameriere
entrava
con
due
candele
accese
e
apparecchiava
il
tavolino
del
tarocco
in
un
angolo
della
sala
,
fra
il
gran
camino
e
il
balcone
di
ponente
.
Allora
la
marchesa
si
alzava
e
diceva
con
la
sua
flemma
sonnolenta
:
«
Se
creden
»
.
I
due
o
tre
presenti
rispondevano
«
sem
chì
»
e
incominciava
l
'
entro
in
tre
o
la
partita
in
quattro
.
Il
vecchio
cameriere
,
affezionatissimo
a
don
Franco
,
esitò
,
quella
sera
,
a
portare
i
lumi
.
Non
gli
pareva
possibile
che
la
padrona
e
i
signori
avessero
il
coraggio
di
giuocare
.
Alle
nove
e
cinque
minuti
,
non
vedendolo
entrare
,
ciascuno
commentò
il
ritardo
fra
sé
.
Il
Paolin
,
prima
di
entrar
in
casa
,
aveva
sostenuto
contro
il
prefetto
che
non
si
sarebbe
giuocato
.
Egli
guardò
trionfante
il
suo
avversario
e
lo
guardò
pure
il
Paolon
compiacendosi
,
per
una
solidarietà
di
Paoli
,
che
avesse
ragione
il
Paolin
.
Pasotti
,
che
si
era
tenuto
sicuro
di
giuocare
,
cominciò
a
dar
segni
d
'
inquietudine
.
Alle
nove
e
sette
minuti
,
la
marchesa
pregò
il
prefetto
di
suonare
il
campanello
.
Quegli
restituì
al
Paolin
l
'
occhiata
trionfante
e
vi
aggiunse
tutto
il
muto
disprezzo
per
la
vecchia
,
che
poté
.
«
Apparecchiate
»
,
diss
'
ella
al
cameriere
.
Questi
entrò
poco
dopo
con
le
due
candele
.
Anche
in
fondo
agli
occhi
suoi
crucciosi
si
vedeva
il
fantasma
della
bambina
morta
.
Mentr
'
egli
disponeva
sul
tavolino
le
candele
,
le
carte
da
giuoco
e
i
gettoni
d
'
avorio
,
si
fece
nella
sala
quel
silenzio
di
aspettazione
che
soleva
precedere
l
'
alzarsi
della
marchesa
.
Ma
la
marchesa
non
diede
segno
di
volersi
alzare
.
Si
voltò
a
Pasotti
e
gli
disse
:
«
Controllore
,
se
desideran
giuocare
Loro
...
»
«
Marchesa
»
,
rispose
Pasotti
,
pronto
,
«
la
presenza
di
mia
moglie
non
deve
impedirle
di
fare
la
Sua
partita
.
Barbara
giuoca
male
ma
si
diverte
moltissimo
a
guardare
.
»
«
Stasera
non
giuoco
»
,
rispose
la
marchesa
.
La
voce
era
molle
ma
il
no
era
duro
.
Il
buon
Paolon
,
che
taceva
sempre
e
non
sapeva
giuocare
a
tarocchi
,
credette
aver
finalmente
trovato
una
parola
ossequiosa
e
savia
da
metter
fuori
.
«
Già
!
»
,
diss
'
egli
.
Pasotti
lo
guardò
in
cagnesco
,
pensò
:
«
cosa
c
'
entra
lui
?
»
,
ma
non
osò
parlare
.
La
marchesa
non
parve
accorgersi
della
scoperta
del
Paolon
e
soggiunse
:
«
Posson
giuocare
Loro
»
.
«
Mai
più
!
»
,
esclamò
il
prefetto
.
«
Neanche
per
sogno
!
»
Pasotti
levò
di
tasca
la
tabacchiera
.
«
Il
signor
prefetto
»
,
diss
'
egli
facendo
spiccare
le
sillabe
e
alzando
un
poco
la
mano
aperta
con
una
presa
tra
il
pollice
e
l
'
indice
,
«
parla
per
sé
.
Per
parte
mia
,
se
la
signora
marchesa
lo
desidera
,
son
pronto
a
soddisfare
il
suo
desiderio
.
»
La
marchesa
tacque
e
il
focoso
prefetto
,
incoraggiato
da
quel
silenzio
,
borbottò
a
mezza
voce
:
«
È
un
lutto
di
famiglia
,
infine
»
.
Da
quando
Franco
era
uscito
di
casa
il
suo
nome
non
era
mai
stato
pronunciato
nelle
conversazioni
serali
della
sala
rossa
,
la
marchesa
non
aveva
mai
fatto
allusione
a
lui
né
a
sua
moglie
.
Ella
ruppe
adesso
il
silenzio
di
quattro
anni
.
«
Mi
rincresce
per
la
creatura
»
,
diss
'
ella
,
«
ma
per
suo
padre
e
sua
madre
è
un
castigo
di
Dio
.
»
Tutti
tacquero
.
Dopo
alcuni
minuti
,
Pasotti
disse
a
voce
bassa
,
in
tono
solenne
:
«
Fulmineo
»
.
E
il
curato
di
Cima
soggiunse
più
forte
:
«
Evidente
»
.
Il
Paolin
ebbe
paura
di
tacere
e
di
parlare
,
fece
«
ma
!
»
e
allora
il
Paolon
osservò
:
«
Proprio
!
»
.
Il
signor
Giacomo
soffiò
.
«
Un
castigo
di
Dio
!
»
,
ripeté
con
enfasi
il
curato
di
Cima
.
«
E
anche
,
date
le
circostanze
,
un
segno
della
Sua
protezione
sopra
qualche
altra
persona
.
»
Tutti
,
meno
il
prefetto
che
si
rodeva
,
guardarono
la
marchesa
come
se
la
Mano
protettrice
dell
'
Onnipotente
fosse
sospesa
sopra
la
sua
parrucca
.
Invece
quella
Mano
Divina
stava
sopra
il
cappellone
della
Pasotti
e
le
teneva
ben
chiusi
gli
orecchi
onde
non
avessero
a
penetrarvi
contaminatrici
parole
d
'
iniquità
.
«
Curato
»
,
disse
Pasotti
,
«
poiché
la
signora
marchesa
lo
propone
,
facciamo
una
partitina
?
Lei
,
il
Paolin
,
il
signor
Giacomo
e
io
.
»
I
quattro
che
sedettero
al
tavolino
da
giuoco
si
lasciarono
subito
dolcemente
andare
,
nel
loro
angolo
,
alle
comode
mollezze
della
conversazione
sbottonata
,
alle
vecchie
barzellette
ambrosiane
attaccate
ai
tarocchi
come
l
'
unto
.
«
Hin
nanca
arrivaa
a
Barlassina
!
»
,
esclamò
Pasotti
dopo
la
prima
giuocata
,
ridendo
forte
per
far
suonare
la
sua
vittoria
e
la
sua
allegria
.
Quelli
là
si
erano
liberati
dai
fantasmi
;
gli
altri
no
.
La
sorda
,
impettita
e
immobile
sul
canapè
,
aveva
sofferto
angosce
mortali
aspettando
un
gesto
del
marito
che
le
imponesse
di
giuocare
.
Oh
Signore
,
dovrebbe
toccarle
anche
questa
condanna
?
Per
grazia
del
cielo
il
gesto
non
venne
fatto
e
la
sua
prima
impressione
nel
veder
i
quattro
prender
posto
al
tavolino
fu
di
sollievo
.
Ma
poi
le
riprese
subito
un
disgusto
amaro
.
Che
insulto
,
quel
giuoco
,
alla
sua
Luisa
,
che
disprezzo
per
la
povera
cara
Ombrettina
morta
!
Nessuno
le
parlava
,
nessuno
faceva
attenzione
a
lei
:
ella
si
mise
a
recitare
mentalmente
una
fila
di
Pater
,
Ave
e
Gloria
,
per
la
cattiva
creatura
seduta
all
'
altro
angolo
del
canapè
,
tanto
vecchia
,
tanto
vicina
a
comparire
davanti
a
Dio
.
Le
dedicò
la
preghiera
per
la
conversione
dei
peccatori
che
soleva
dire
mattina
e
sera
per
suo
marito
da
quando
aveva
scoperto
certe
sue
familiarità
con
una
bassa
persona
di
casa
.
Il
prefetto
,
a
udir
gli
schiamazzi
di
Pasotti
,
si
alzò
e
prese
congedo
.
«
Aspetti
»
,
gli
disse
la
marchesa
,
«
di
prender
un
bicchier
di
vino
.
»
Alle
nove
e
mezzo
soleva
capitare
una
bottiglia
preziosa
di
San
Colombano
vecchio
.
«
Stasera
non
bevo
»
,
rispose
il
prefetto
,
eroicamente
.
«
Son
troppo
sottosopra
da
questa
mattina
in
poi
.
Il
Puria
sa
perché
.
»
«
Ma
!
»
,
fece
il
Puria
,
sottovoce
.
«
È
stata
una
gran
tragedia
,
già
.
»
Silenzio
.
Il
prefetto
s
'
inchinò
alla
marchesa
,
salutò
la
Pasotti
con
l
'
espressione
del
«
c
'
intendiamo
»
e
partì
.
Il
curato
di
Puria
,
corpo
grosso
e
cervello
fino
,
studiava
la
marchesa
senza
parere
.
Era
ella
tocca
o
no
dai
fatti
di
Oria
?
L
'
essersi
astenuta
dal
giuoco
gli
pareva
un
indizio
dubbio
.
Poteva
averlo
fatto
per
rispetto
al
proprio
sangue
in
astratto
.
Osservandola
bene
il
curato
notò
che
le
sue
mani
tremavano
:
cosa
nuova
.
Ella
dimenticò
di
domandare
a
Pasotti
se
il
vino
fosse
buono
:
cosa
nuova
.
La
maschera
cerea
del
viso
aveva
di
tratto
in
tratto
qualche
contrazione
:
cosa
nuovissima
.
«
È
tocca
»
,
pensò
il
curato
.
Siccome
ella
taceva
,
la
Pasotti
taceva
,
il
Paolon
taceva
,
tutto
il
gruppo
pareva
petrificato
,
cercò
lui
di
rompere
il
ghiaccio
,
non
trovò
di
meglio
che
voltar
quelle
teste
verso
il
tavolino
del
giuoco
e
commentare
le
apostrofi
di
Pasotti
,
le
proteste
del
Paolin
,
i
«
no
digo
»
e
gli
«
apff
»
del
signor
Giacomo
.
La
marchesa
si
scosse
un
poco
,
si
compiacque
di
osservare
che
i
giuocatori
si
divertivano
.
La
Pasotti
non
udì
né
disse
mai
parola
e
gli
altri
tre
finirono
con
parlar
di
lei
.
La
marchesa
si
dolse
che
fosse
tanto
sorda
,
che
non
si
potesse
farle
un
po
'
di
conversazione
.
Gli
altri
due
dissero
di
lei
tutto
il
gran
bene
che
meritava
e
che
dice
ancora
chi
la
ricorda
.
Ella
stava
lì
malinconica
e
muta
,
non
sospettando
affatto
d
'
esser
il
soggetto
dei
loro
discorsi
.
Il
Signore
proteggeva
la
sua
profonda
,
ingenua
umiltà
,
non
le
lasciava
penetrar
negli
orecchi
le
lodi
della
gente
ma
solo
le
strapazzate
del
consorte
.
I
suoi
grandi
,
compunti
occhi
neri
si
ravvivarono
quando
il
signor
Giacomo
pronunciò
un
gran
soffio
finale
,
e
i
colleghi
,
lasciate
le
carte
,
si
abbandonarono
sulle
spalliere
delle
rispettive
seggiole
a
riposare
alquanto
,
a
ruminar
il
piacere
del
giuoco
.
Finalmente
il
suo
signore
si
avvicinò
al
canapè
,
le
fece
segno
di
alzarsi
.
Per
la
prima
volta
in
vita
sua
,
forse
,
ella
fu
contenta
di
salire
in
barca
,
con
grande
meraviglia
del
Puria
il
quale
dichiarò
che
sul
lago
,
di
notte
,
era
un
«
fifone
»
.
È
vero
che
a
cento
passi
da
Cressogno
l
'
orrore
del
lago
e
delle
tenebre
la
riprese
.
Pensò
allora
con
invidia
al
curato
del
quale
udiva
la
voce
sopra
il
Tentiòn
,
fra
gli
ulivi
.
«
Addio
,
fifone
!
»
,
gridò
Pasotti
.
Il
«
fifone
»
non
udì
.
Egli
e
il
Paolin
discorrevano
sottovoce
ma
con
gran
calore
,
commentando
le
parole
della
marchesa
,
del
prefetto
,
di
Pasotti
,
cercando
di
frugar
nel
cuore
della
vecchia
,
disputando
se
vi
fossero
pietà
e
rimorsi
.
Il
curato
era
per
il
sì
,
il
Paolin
per
il
no
.
Il
Paolon
precedeva
con
la
lanterna
mettendo
continui
,
inintelligibili
grugniti
.
Il
Paolin
andò
poi
mordendo
tutto
che
fosse
da
mordere
,
la
durezza
della
marchesa
,
la
malignità
di
Pasotti
,
la
dabbenaggine
di
sua
moglie
,
la
cortigianeria
del
Cima
,
la
temerità
del
prefetto
,
le
pazzie
di
Luisa
e
di
Franco
,
la
debolezza
dell
'
ingegnere
Ribera
,
tante
altre
colpe
di
vivi
e
di
morti
.
Durezze
,
debolezze
,
malignità
,
ostinazioni
,
cortigianerie
:
dappertutto
,
secondo
lui
,
c
'
era
in
fondo
quell
'
egoismo
porco
.
«
Che
gran
mond
mincion
!
»
,
fu
il
suo
riassunto
finale
.
«
Ch
'
el
senta
car
el
me
curat
,
quand
gh
'
è
quel
poo
de
ris
e
verz
con
quel
poo
de
formagg
per
sora
,
lassèm
pür
andà
tüsscoss
al
diavol
che
l
'
è
mej
.
»
Dopo
una
sentenza
tanto
logica
nulla
restava
più
a
dire
né
a
grugnire
e
la
piccola
comitiva
giunta
in
capo
alla
salita
procedette
silenziosa
per
le
umide
ombre
del
Campò
,
nell
'
odor
fresco
dei
castagni
e
dei
noci
,
senz
'
accorgersi
di
uno
spettro
che
passava
in
aria
,
vôlto
a
Cressogno
.
Partiti
i
suoi
ospiti
,
la
marchesa
suonò
il
campanello
per
il
rosario
che
non
s
'
era
potuto
dire
alla
solita
ora
.
Il
rosario
di
casa
Maironi
era
una
cosa
viva
che
aveva
le
sue
radici
nei
peccati
antichi
della
marchesa
e
veniva
sempre
più
sviluppandosi
,
mettendo
nuovi
Ave
e
nuovi
Gloria
a
misura
che
la
vecchia
dama
avanzava
negli
anni
e
si
scorgeva
più
netto
e
più
visibile
a
fronte
un
teschio
schifoso
,
il
proprio
.
Perciò
il
suo
rosario
era
lungo
assai
.
I
peccati
dolci
della
protratta
gioventù
non
le
pesavano
troppo
sulla
coscienza
;
ma
qualche
grossa
furfanteria
d
'
altro
genere
,
misurabile
in
lire
,
soldi
e
denari
,
mal
confessata
e
quindi
mal
perdonabile
,
le
dava
una
molestia
sempre
compressa
a
furia
di
rosari
e
sempre
rinascente
.
Mentre
chiedeva
al
Creditore
Grande
la
remissione
de
'
suoi
debiti
le
pareva
ch
'
Egli
avesse
facoltà
d
'
accordarla
intera
;
invece
dopo
le
si
levavano
da
capo
in
mente
le
facce
crucciose
dei
creditori
piccoli
,
ritornava
con
esse
il
dubbio
del
perdono
,
e
la
sua
avarizia
,
la
sua
superbia
avevano
a
lottare
con
il
terrore
di
un
carcere
perpetuo
per
debiti
,
oltre
la
tomba
.
Recitare
le
preghiere
per
la
conversione
dei
peccatori
e
quelle
per
la
guarigione
degl
'
infermi
,
prima
di
venire
ai
Deprofundis
,
annunciò
tre
Avemarie
nuove
secondo
la
sua
intenzione
.
La
guattera
,
una
semplice
pia
contadina
di
Cressogno
,
suppose
che
le
tre
Avemarie
fossero
domandate
per
quei
poveretti
di
Oria
e
le
recitò
con
tutto
lo
zelo
.
Le
Avemarie
della
guattera
urtarono
e
dispersero
quelle
della
padrona
,
che
chiedevano
sonno
,
riposo
di
nervi
e
di
coscienza
.
Quanto
alle
Avemarie
degli
altri
,
esse
furono
dette
secondo
la
loro
comune
intenzione
che
non
restassero
,
come
troppo
spesso
accadeva
,
definitivamente
appiccicate
al
rosario
.
Nessuna
insomma
poté
arrestare
lo
spettro
nel
suo
cammino
.
La
marchesa
si
ritirò
verso
le
undici
.
Prese
dell
'
acqua
di
cedro
e
avendo
la
cameriera
incominciato
a
parlare
di
Oria
,
di
don
Franco
che
si
sussurrava
essere
arrivato
,
le
impose
silenzio
.
Era
tocca
,
sì
.
Aveva
sempre
davanti
agli
occhi
l
'
immagine
di
Maria
come
l
'
aveva
veduta
una
volta
passando
in
gondola
sotto
la
villetta
Gilardoni
,
piccina
,
con
un
grembiale
bianco
,
i
capelli
lunghi
e
le
braccia
nude
,
stranamente
somigliante
ad
un
bambino
suo
,
mortole
a
tre
anni
.
Sentiva
ella
affetto
,
pietà
?
Non
sapeva
ella
stessa
quello
che
sentisse
.
Forse
dispetto
e
sgomento
di
non
sapersi
liberare
da
una
immagine
molesta
;
forse
paura
di
questo
pensiero
,
che
se
non
fosse
stato
commesso
certo
grosso
peccato
antico
,
se
il
testamento
del
marchese
Franco
non
fosse
stato
arso
,
la
bambina
non
sarebbe
morta
.
Come
fu
a
letto
si
fece
leggere
altre
preghiere
dalla
cameriera
,
le
ordinò
di
spegnere
il
lume
e
la
congedò
.
Chiuse
gli
occhi
,
cercò
di
non
pensare
a
niente
,
e
si
vide
sotto
le
palpebre
una
chiara
macchia
informe
che
si
venne
disegnando
in
un
guancialetto
,
poi
in
una
lettera
,
poi
in
un
gran
crisantemo
bianco
e
poi
in
un
viso
supino
,
morto
,
che
diventava
via
via
più
piccolo
.
Le
pareva
già
di
assopirsi
ma
per
effetto
di
quest
'
ultima
trasformazione
le
vibrò
nel
cuore
il
pensiero
della
bambina
,
non
vide
più
nulla
sotto
le
palpebre
,
il
sopore
si
dileguò
ed
ella
aperse
gli
occhi
,
inquieta
,
malcontenta
.
Si
propose
di
pensar
una
partita
di
tarocchi
per
cacciar
le
immaginazioni
moleste
e
richiamar
il
sonno
.
Pensò
ai
tarocchi
,
poté
,
con
uno
sforzo
,
vedersi
nella
testa
il
tavolino
da
giuoco
,
i
giuocatori
,
i
lumi
,
le
carte
;
ma
quando
cessò
dallo
sforzo
per
abbandonarsi
ad
una
visione
passiva
di
questi
soporifici
fantasmi
,
le
comparve
sotto
le
palpebre
tutt
'
altra
cosa
,
una
testa
che
cambiava
continuamente
lineamenti
,
espressione
,
attitudini
e
che
venne
per
ultimo
lentamente
ripiegandosi
avanti
sopra
se
stessa
come
nel
sonno
o
nella
morte
,
non
mostrando
più
che
i
capelli
.
Altra
scossa
di
nervi
;
la
marchesa
riaperse
gli
occhi
e
udì
l
'
orologio
della
scala
suonare
.
Contò
le
ore
:
dodici
.
Già
mezzanotte
e
non
poter
dormire
!
Stette
alquanto
ad
occhi
aperti
ed
ecco
adesso
immagini
nel
buio
come
prima
sotto
le
palpebre
.
Cominciavano
da
un
nucleo
informe
e
si
svolgevano
continuamente
.
Si
disegnò
un
quadrante
d
'
orologio
,
che
diventò
un
occhio
spaventato
di
pesce
,
un
occhio
umano
severo
.
Ad
un
tratto
venne
alla
marchesa
l
'
idea
che
non
riuscirebbe
a
dormire
e
il
sopore
già
inoltrato
andò
rotto
da
capo
.
Allora
ella
suonò
il
campanello
.
La
cameriera
si
fece
chiamar
due
volte
e
poi
venne
mezzo
svestita
,
dormigliosa
.
L
'
ordine
fu
di
posar
il
lume
sopra
una
sedia
per
modo
che
dal
letto
non
si
potesse
veder
la
fiamma
;
di
prendere
un
volume
di
prediche
del
Barbieri
e
di
leggere
a
mezza
voce
.
La
cameriera
era
abituata
a
somministrare
questi
narcotici
.
Si
pose
a
leggere
e
in
capo
alla
seconda
pagina
,
udendo
il
respiro
della
padrona
farsi
greve
,
andò
pian
piano
smorzando
la
voce
per
un
mormorio
inarticolato
,
fino
al
silenzio
.
Aspettò
un
poco
,
ascoltò
il
respiro
regolare
e
pesante
,
si
alzò
a
guardar
la
faccia
cupa
,
supina
sul
doppio
guanciale
con
le
sopracciglia
aggrottate
e
la
bocca
semiaperta
,
prese
il
lume
e
si
ritirò
in
punta
di
piedi
.
La
marchesa
dormiva
e
sognava
.
Sognava
di
giacer
sulla
soglia
nello
stanzone
buio
di
un
carcere
,
con
i
ceppi
ai
piedi
,
accusata
di
assassinio
.
Entrava
il
giudice
con
un
lume
,
sedeva
presso
a
lei
e
leggeva
una
predica
sulla
necessità
della
confessione
.
Ella
gli
si
protestava
innocente
,
ripeteva
:
«
Ma
non
sa
che
si
è
annegata
da
sé
?
»
.
Il
giudice
non
rispondeva
,
leggeva
,
leggeva
sempre
con
voce
compunta
e
solenne
,
e
la
marchesa
insisteva
:
«
No
,
non
l
'
ho
uccisa
»
.
Non
era
flemmatica
nel
sogno
,
si
agitava
come
una
disperata
.
«
Badi
»
,
rispondeva
il
giudice
.
«
La
bambina
lo
dice
.
»
Egli
si
alzava
in
piedi
e
ripeteva
:
«
Lo
dice
»
.
Poi
batté
forte
le
mani
palma
a
palma
ed
esclamò
:
«
Entrate
!
»
.
Fino
a
questo
punto
la
marchesa
aveva
sentito
,
sognando
,
di
sognare
;
qui
credette
svegliarsi
,
vide
con
orrore
che
qualcuno
era
entrato
infatti
.
Una
forma
umana
debolmente
luminosa
stava
a
sedere
sulla
poltrona
ingombra
di
vesti
,
presso
il
suo
letto
,
sì
ch
'
ella
non
poteva
vedere
la
parte
inferiore
dell
'
Apparizione
.
Il
busto
,
le
braccia
,
le
mani
raccolte
insieme
avevano
un
colore
biancastro
e
contorni
alquanto
incerti
;
la
testa
,
appoggiata
alla
spalliera
,
era
nitida
e
circonfusa
d
'
un
chiaror
pallido
.
Gli
occhi
scuri
,
vivi
,
fissavano
la
marchesa
.
Che
orrore
!
Era
veramente
la
bambina
morta
.
Che
orrore
,
che
orrore
!
Gli
occhi
dell
'
Apparizione
parlavano
,
lo
dicevano
.
Il
giudice
aveva
ragione
,
la
bambina
lo
diceva
,
senza
parole
,
con
gli
occhi
.
«
Tu
,
nonna
,
tu
sei
stata
,
tu
.
Io
avrei
dovuto
nascer
e
vivere
nella
tua
casa
.
Tu
non
l
'
hai
voluto
.
Sei
condannata
alla
morte
eterna
.
»
Gli
occhi
soli
,
i
fissi
,
tristi
,
pietosi
occhi
dicevano
tutto
questo
ad
un
tempo
.
La
marchesa
mise
un
lungo
gemito
,
stese
le
braccia
verso
l
'
Apparizione
,
credendo
dir
qualche
cosa
e
non
riuscendo
che
a
rantolare
«
ah
...
ah
...
ah
...
»
mentre
le
mani
,
le
braccia
,
il
busto
del
fantasma
sfumavano
in
una
nebbia
,
i
contorni
del
viso
illanguidivano
e
solo
rimaneva
intenso
lo
sguardo
,
che
finalmente
pure
si
velò
e
rientrò
quasi
in
un
lontano
e
profondo
Se
stesso
,
null
'
altro
rimanendo
dell
'
Apparizione
che
poca
fosforescenza
poi
assorbita
dall
'
ombra
.
La
marchesa
si
svegliò
di
soprassalto
,
ansante
,
non
si
ricordò
del
campanello
,
si
provò
a
gridare
e
non
riuscì
a
metter
fuori
la
voce
.
Con
un
impeto
della
sua
volontà
potente
ancora
nello
sfacelo
delle
forze
,
cacciò
le
gambe
dal
letto
,
discese
,
fece
due
passi
brancolando
nel
buio
,
incespicò
nella
poltrona
,
si
aggrappò
a
una
sedia
,
cadde
con
essa
pesantemente
sul
pavimento
,
si
mise
a
gemere
.
La
cameriera
si
svegliò
al
tonfo
,
chiamò
,
non
ebbe
risposta
,
udì
il
gemito
e
,
acceso
il
lume
,
accorse
,
vide
nella
penombra
,
tra
la
sedia
e
la
poltrona
,
qualche
cosa
di
bianco
e
d
'
enorme
che
si
divincolava
sul
pavimento
come
una
bestia
mostruosa
del
mare
tirata
in
secco
.
Gridò
,
corse
al
campanello
,
svegliò
d
'
un
colpo
tutta
la
casa
e
si
precipitò
ad
aiutar
la
vecchia
che
rantolava
:
«
Il
prete
,
il
prete
!
Il
prefetto
,
il
prefetto
!
»
13
.
In
fuga
Alle
due
e
mezzo
dopo
la
mezzanotte
,
Franco
,
l
'
avvocato
V
.
e
il
loro
amico
Pedraglio
erano
seduti
in
loggia
,
al
buio
,
in
silenzio
.
A
un
tratto
Pedraglio
si
alzò
dicendo
:
«
Cosa
fa
questo
asino
?
»
,
uscì
sulla
terrazza
,
vi
stette
in
ascolto
e
rientrò
.
«
Niente
»
,
diss
'
egli
.
«
Disi
mi
,
e
per
quell
'
asino
che
si
sarà
addormentato
dobbiamo
star
qui
da
minchioni
ad
aspettare
che
ci
prendano
?
Tu
,
Maironi
,
la
strada
presso
a
poco
la
sai
e
siamo
poi
anche
in
tre
che
abbiamo
il
fegato
buono
.
Se
occorrerà
de
dà
via
on
quai
cazzott
el
darèm
via
,
neh
ti
avocàt
?
»
Il
Pedraglio
s
'
era
trovato
la
sera
prima
,
verso
le
sette
,
sulla
strada
fra
Loveno
e
Menaggio
nel
luogo
che
chiamano
«
el
crott
del
Bertin
»
.
Un
uomo
gli
aveva
chiesto
l
'
elemosina
e
posto
in
mano
un
biglietto
.
Poi
si
era
allontanato
rapidamente
.
Il
biglietto
diceva
:
«
Perché
il
Carlino
Pedraj
non
valo
mica
subito
a
Oria
a
trovare
il
Signor
Maironi
e
il
signor
avocatto
di
Varenna
per
fare
una
bella
spasseggiata
con
gli
amici
cari
da
quel
co
di
quel
palo
?
»
.
Dopo
l
'
arresto
del
medico
di
Pellio
,
amico
suo
,
Pedraglio
era
in
sospetto
di
qualche
tiro
della
Polizia
,
e
quel
biglietto
non
era
il
primo
avviso
salutare
e
sgrammaticato
che
pervenisse
a
un
patriota
.
Il
biglietto
parlava
chiaro
;
bisognava
passar
subito
il
palo
del
confine
.
Il
Pedraglio
non
sapeva
niente
della
disgrazia
di
Franco
né
del
suo
ritorno
né
che
l
'
avvocato
fosse
a
Oria
,
ma
non
andò
a
cercar
altro
,
corse
a
Loveno
,
si
provvide
di
denaro
e
si
pose
in
cammino
.
Non
si
fidò
di
venire
a
Porlezza
,
prese
il
sentiero
che
presso
Tavordo
sale
per
un
vallone
deserto
al
Passo
Stretto
.
Agile
come
un
camoscio
,
arrivò
in
quattr
'
ore
a
Oria
,
trovò
che
Franco
e
l
'
avvocato
si
preparavano
a
partire
per
un
altro
avvertimento
misterioso
pervenuto
loro
dal
curato
di
Castello
,
ch
'
era
stato
a
Porlezza
e
ne
aveva
ricevuto
l
'
incarico
in
confessione
.
Ismaele
doveva
guidarli
oltre
il
confine
.
I
passi
del
Boglia
erano
guardatissimi
.
Ismaele
si
proponeva
di
passar
fra
il
monte
della
Nave
e
Castello
per
calar
poi
nella
valle
,
tagliar
dritto
all
'
Alpe
di
Castello
sotto
il
Sasso
Grande
e
di
là
scendere
a
Cadro
,
un
'
ora
sopra
Lugano
.
Ma
Ismaele
doveva
venire
alle
due
,
e
alle
due
e
mezzo
non
s
'
era
veduto
ancora
.
Anche
Luisa
era
in
piedi
.
Stava
nell
'
alcova
rammendando
un
paio
di
calze
di
Maria
per
metterle
poi
sul
lettino
dove
aveva
disposto
le
cosucce
di
Ombretta
con
la
stessa
cura
di
quando
la
piccina
era
viva
.
Non
aveva
voluto
vedere
né
l
'
avvocato
né
Pedraglio
.
Dopo
le
smanie
del
funerale
il
suo
dolore
aveva
ripreso
quell
'
aspetto
cupo
che
più
dispiaceva
al
dottor
Aliprandi
.
Non
smaniava
più
,
non
parlava
;
pianto
,
non
aveva
mai
.
Il
suo
contegno
con
Franco
era
un
contegno
di
pietà
per
l
'
uomo
che
l
'
amava
e
il
cui
affetto
,
la
cui
presenza
le
erano
,
malgrado
lei
stessa
,
indifferenti
.
Franco
,
sperando
nell
'
impiego
di
cui
gli
aveva
tenuto
parola
il
suo
direttore
,
aveva
parlato
di
portar
seco
la
famiglia
a
Torino
.
Lo
zio
,
poveretto
,
era
disposto
anche
a
questo
sacrificio
ma
Luisa
aveva
detto
chiaro
che
piuttosto
di
allontanarsi
dalla
sua
figliuola
finirebbe
nel
lago
come
lei
.
Franco
,
udita
la
proposta
di
partire
senza
Ismaele
,
si
alzò
e
disse
che
andava
a
congedarsi
da
sua
moglie
.
Nello
stesso
momento
l
'
avvocato
udì
un
passo
nella
strada
.
«
Silenzio
!
»
,
diss
'
egli
.
«
È
qui
.
»
Franco
uscì
sulla
terrazza
.
Qualcuno
veniva
infatti
dalla
parte
di
Albogasio
.
Franco
attese
che
arrivasse
sul
sagrato
e
chiamò
a
mezza
voce
:
«
Ismaele
!
»
«
Sono
io
»
,
rispose
una
voce
che
non
era
quella
di
Ismaele
.
«
Sono
il
prefetto
.
Vengo
su
.
»
Il
prefetto
?
A
quell
'
ora
?
Che
poteva
essere
accaduto
?
Franco
andò
in
cucina
ad
accendere
un
lume
e
discese
le
scale
in
fretta
.
Passarono
cinque
minuti
e
gli
amici
non
lo
videro
ricomparire
.
Capitò
invece
la
moglie
d
'
Ismaele
a
dire
che
suo
marito
si
sentiva
male
e
non
poteva
muoversi
.
Parlò
dal
sagrato
a
Pedraglio
che
stava
sulla
terrazza
.
Quegli
corse
a
chiamar
Franco
.
Lo
trovò
sulle
scale
che
saliva
col
prefetto
.
«
La
guida
è
ammalata
»
,
diss
'
egli
,
conoscendo
il
prete
per
un
galantuomo
.
«
Andiamo
e
non
perdiamo
tempo
.
»
Franco
gli
rispose
che
subito
non
poteva
venire
e
che
lo
precedessero
.
Come
,
non
poteva
venire
?
No
,
non
poteva
.
Fece
passare
il
prefetto
in
sala
,
chiamò
l
'
avvocato
,
insistette
con
lui
e
con
Pedraglio
perché
partissero
subito
.
Era
successa
una
cosa
straordinaria
,
doveva
parlarne
a
sua
moglie
,
non
poteva
dire
che
risoluzione
prenderebbe
.
Gli
amici
protestarono
che
mai
non
l
'
avrebbero
abbandonato
.
L
'
allegro
Pedraglio
,
uso
a
spendere
oltre
i
desideri
di
suo
padre
,
osservò
che
alla
peggio
a
Josephstadt
o
a
Kufstein
si
viveva
più
a
buon
mercato
e
più
virtuosamente
che
a
Torino
e
che
ciò
avrebbe
consolato
il
suo
«
regiôr
»
.
«
No
no
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Andate
,
andate
!
Prefetto
,
persuadili
tu
!
»
Ed
entrò
nell
'
alcova
.
«
Partite
?
»
,
gli
disse
Luisa
con
quella
voce
che
pareva
venire
da
un
mondo
lontano
.
«Addio.»
Egli
le
si
avvicinò
,
si
chinò
a
baciar
la
calzettina
che
teneva
in
mano
.
«
Luisa
»
,
mormorò
,
«
c
'
è
qui
il
prefetto
della
Caravina
.
»
Ella
non
mostrò
alcuna
sorpresa
.
«
La
nonna
lo
ha
fatto
chiamare
stanotte
»
,
continuò
Franco
.
«
Gli
ha
detto
di
aver
veduto
la
nostra
Maria
,
luminosa
come
un
angelo
.
»
«
Oh
,
che
menzogna
!
»
,
fece
Luisa
con
una
voce
grossa
di
disprezzo
,
senz
'
ira
.
«
Come
se
fosse
possibile
che
andasse
da
lei
e
non
venisse
da
me
!
»
«
Maria
le
ha
toccato
il
cuore
»
,
riprese
Franco
.
«
Ella
ci
domanda
perdono
,
ha
paura
di
morire
,
mi
supplica
di
andar
da
lei
,
di
portarle
una
parola
di
pace
anche
per
te
.
»
Neppure
Franco
credeva
all
'
Apparizione
,
scettico
profondamente
com
'
era
per
tutto
il
soprannaturale
non
religioso
,
ma
credeva
che
Maria
,
nella
sua
esistenza
superiore
,
avesse
già
potuto
operare
un
miracolo
,
toccar
il
cuore
della
nonna
e
ciò
gli
recava
una
commozione
indicibile
.
Luisa
restò
di
ghiaccio
.
Neppur
s
'
irritò
,
come
Franco
temeva
,
all
'
idea
di
mandar
un
messaggio
amorevole
.
«
La
nonna
avrà
paura
dell
'
inferno
»
,
osservò
con
quella
sua
freddezza
mortale
.
«
L
'
inferno
non
c
'
è
,
tutto
si
riduce
a
un
po
'
di
spavento
,
è
una
pena
da
niente
,
la
subisca
e
poi
muoia
anche
lei
come
si
muore
tutti
e
amen
.
»
Franco
intese
che
sarebbe
stato
inutile
insistere
.
«
Allora
vado
»
,
diss
'
egli
.
Ella
tacque
.
«
Non
credo
che
potrò
ripassar
da
casa
,
nel
ritorno
»
,
riprese
Franco
.
«
Dovrò
prendere
la
montagna
.
»
Nessuna
risposta
.
Il
giovane
disse
sottovoce
:
«
Luisa
!
»
.
Rimprovero
,
dolore
,
passione
:
tutto
questo
era
nel
suo
richiamo
.
Le
mani
di
Luisa
,
che
mai
non
avevano
smesso
il
lavoro
,
si
fermarono
.
Ella
mormorò
:
«
Non
sento
più
niente
.
Sono
un
sasso
»
.
Franco
si
sentì
mancare
,
baciò
sua
moglie
sui
capelli
,
le
disse
addio
,
entrò
nell
'
alcova
,
s
'
inginocchiò
,
abbracciò
il
lettuccio
voto
,
pensò
alla
vocina
del
suo
tesoro
:
«
ancora
un
bacio
,
papà
»
,
ebbe
un
assalto
di
pianto
,
si
contenne
,
corse
via
precipitosamente
.
Gli
amici
lo
attendevano
in
sala
impazienti
.
Come
partire
se
non
conoscevan
le
strade
?
L
'
avvocato
conosceva
la
strada
di
Boglia
,
sì
,
ma
era
da
prendere
,
volendo
sfuggire
alle
guardie
?
Quando
udirono
che
Franco
intendeva
andare
a
Cressogno
rimasero
sbalorditi
.
Pedraglio
uscì
dai
gangheri
,
disse
ch
'
era
un
'
indegnità
di
piantar
così
gli
amici
nell
'
imbarazzo
.
Il
prefetto
,
udito
come
le
cose
stavano
,
s
'
unì
a
Pedraglio
,
offerse
di
giustificare
Franco
,
gli
propose
di
scrivere
due
parole
ch
'
egli
avrebbe
portate
a
Cressogno
.
Ma
Franco
aveva
l
'
idea
che
la
sua
Maria
volesse
da
lui
questa
cosa
e
non
cedette
.
Gli
venne
in
mente
che
il
prefetto
era
pratico
di
tutti
i
sentieri
come
una
lepre
.
«
Va
'
tu
!
»
,
gli
diss
'
egli
.
«
Accompagnali
tu
!
»
Il
prefetto
stava
per
rispondere
che
forse
la
marchesa
potrebbe
aver
bisogno
di
lui
,
quando
l
'
avvocato
fece
:
«
Zitto
!
guardate
»
.
Proprio
davanti
alla
casa
,
dove
l
'
ombra
del
monte
Bisgnago
si
profilava
sull
'
acqua
ondulando
,
c
'
era
una
barca
ferma
.
Franco
riconobbe
la
lancia
delle
guardie
di
finanza
.
«
Scommetto
che
quei
porci
là
ci
fanno
la
guardia
»
,
mormorò
Pedraglio
.
«
Temono
che
si
scappi
in
barca
.
Almeno
spiano
!
»
«
Zitto
!
»
,
fece
ancora
l
'
avvocato
affacciandosi
alla
finestra
verso
il
sagrato
.
Tutti
tacquero
,
trattenendo
il
respiro
.
«
Fioeui
!
»
,
disse
V
.
scostandosi
bruscamente
dalla
finestra
:
«
Ghe
semm
!
»
.
Franco
andò
alla
finestra
,
vide
un
uomo
solo
che
veniva
correndo
,
credette
a
un
falso
allarme
;
ma
l
'
uomo
,
quel
tale
che
portava
il
nomignolo
di
«
légora
fügada
»
,
che
vedeva
e
sapeva
tutto
,
gli
gittò
,
passando
sotto
la
finestra
,
due
parole
:
«
La
forza
!
»
.
Si
udirono
in
pari
tempo
i
passi
di
molte
persone
.
Franco
esclamò
«
Con
me
!
anche
tu
,
prefetto
!
»
.
Si
slanciò
,
seguito
da
tutti
,
nel
cortiletto
ch
'
è
tra
la
casa
e
il
monte
,
raggiunse
,
passando
per
una
legnaia
,
la
scorciatoia
che
mette
ad
Albogasio
Superiore
.
Faceva
così
scuro
che
nessuno
si
accorse
di
una
guardia
di
finanza
appostata
con
la
carabina
in
pugno
a
due
passi
dall
'
uscio
della
legnaia
.
Per
fortuna
la
guardia
,
certo
Filippini
di
Busto
,
era
un
galantuomo
che
mangiava
a
malincuore
il
pane
austriaco
per
non
averne
potuto
trovare
altro
.
«
Presto
!
»
,
diss
'
egli
sottovoce
.
«
Prendano
i
campi
e
poi
la
strada
di
Boglia
!
Il
sentiero
sotto
il
faggio
della
Madonnina
,
a
sinistra
!
»
Franco
ringraziò
quell
'
uomo
,
si
avventò
con
i
compagni
sul
ripido
sentiero
che
mette
alla
stradicciuola
comunale
di
Albogasio
Superiore
.
Giunti
a
mezza
via
,
saltarono
tutti
a
destra
in
un
campo
di
granturco
e
stettero
in
ascolto
.
Udirono
passi
sulla
scaletta
che
sale
dal
sagrato
e
poi
sul
sentiero
dov
'
era
appostata
la
guardia
.
Evidentemente
si
voleva
accertarsi
che
tutte
le
uscite
fossero
ben
guardate
.
I
quattro
strisciarono
subito
via
attraverso
il
granturco
e
giunti
sotto
lo
scoglio
che
chiamano
«
Sass
del
Lori
»
,
tennero
consiglio
.
Avrebbero
potuto
prendere
il
sentiero
che
monta
sulla
strada
di
Albogasio
proprio
alla
porta
del
giardino
Pasotti
,
e
poi
arrampicarsi
di
campo
in
campo
fino
alla
strada
di
Boglia
.
Ma
il
sentiero
era
difficile
a
trovare
a
quell
'
ora
;
temendo
perdere
troppo
tempo
,
prescelsero
di
raggiungere
una
scaletta
che
da
Albogasio
Inferiore
sale
presso
alla
casa
Puttini
.
Quindi
,
girando
a
destra
la
casa
Puttini
,
avrebbero
raggiunto
in
due
salti
la
strada
di
Boglia
.
Faceva
già
un
po
'
meno
scuro
;
ciò
era
male
per
un
verso
ma
era
bene
per
cavarsela
da
quel
labirinto
di
campicelli
e
di
muricciuoli
.
Nessuno
parlava
.
Il
solo
Pedraglio
,
qualche
volta
,
inciampando
in
un
sasso
o
pungendosi
in
una
siepe
,
tirava
una
maledizione
meneghina
.
Allora
gli
altri
zittivano
.
Arrivarono
sulla
scaletta
preceduti
dal
prefetto
che
saltava
muri
e
siepi
come
uno
scoiattolo
.
Quando
furono
tutti
raccolti
sulla
scaletta
,
Franco
si
staccò
dal
gruppo
.
Per
la
strada
di
Boglia
non
avevano
bisogno
di
lui
,
egli
andava
a
Cressogno
.
Invano
Pedraglio
lo
afferrò
per
le
braccia
,
invano
il
prefetto
lo
supplicò
di
non
esporsi
a
un
arresto
sicuro
,
magari
all
'
ergastolo
.
Egli
credeva
di
obbedire
alla
voce
di
Maria
,
a
un
dovere
di
coscienza
.
Si
strappò
da
Pedraglio
e
disparve
su
per
la
scaletta
,
non
volendo
andar
a
Cressogno
per
S
.
Mamette
che
sarebbe
stato
troppo
pericoloso
.
«
Avanti
!
»
,
disse
il
prefetto
.
«
Quello
là
è
matto
,
pensiamo
a
noi
.
»
Girando
la
casa
del
Puttini
udirono
gente
che
veniva
loro
incontro
e
ridiscesero
.
La
porta
di
casa
Puttini
era
aperta
.
Vi
entrarono
.
La
gente
passò
discorrendo
.
Erano
contadini
e
uno
diceva
:
«
Dove
diavol
el
va
a
st
'
ora
chì
?
»
.
Ahimè
,
hanno
incontrato
e
riconosciuto
Franco
.
Se
i
gendarmi
e
le
guardie
si
mettono
alla
caccia
dei
fuggitivi
e
s
'
imbattono
in
quella
gente
,
ecco
che
trovano
una
traccia
.
Sull
'
alba
si
trova
sempre
gente
.
Stavolta
s
'
è
potuta
evitare
;
un
'
altra
volta
,
forse
,
non
si
potrà
;
un
altro
incontro
può
riescir
fatale
all
'
avvocato
e
a
Pedraglio
come
il
primo
riuscirà
probabilmente
fatale
a
Franco
.
«
Bisognerebbe
che
vi
travestiste
da
contadini
»
,
dice
il
prefetto
.
All
'
avvocato
,
che
ha
dell
'
artista
e
del
poeta
e
conosce
bene
il
Puttini
,
viene
un
'
idea
:
pigliar
gli
abiti
del
sior
Zacomo
per
il
Pedraglio
ch
'
è
piccolo
anche
lui
,
pigliar
per
sé
un
vestito
della
serva
ch
'
è
grande
e
grossa
,
cacciar
le
spoglie
proprie
in
una
gerla
,
caricarsene
le
spalle
e
via
per
Boglia
.
Il
primo
deputato
politico
di
Albogasio
ha
cento
ragioni
di
andare
nel
bosco
del
Comune
.
Detto
fatto
salgon
le
scale
e
il
prefetto
,
ch
'
è
pratico
,
va
diritto
a
chiamare
la
Marianna
.
Costei
non
risponde
;
la
sua
camera
è
vuota
.
Il
prefetto
indovina
subito
che
la
perfida
servente
è
andata
a
S
.
Mamette
per
qualche
negozio
segreto
,
come
quello
dell
'
olio
.
Ecco
perché
l
'
uscio
di
strada
era
aperto
!
Vanno
in
cucina
,
accendono
due
lumi
,
l
'
avvocato
ne
piglia
uno
e
si
fa
insegnare
la
camera
del
sior
Zacomo
.
Intanto
Pedraglio
esplora
la
cucina
con
l
'
altro
lume
,
in
cerca
«
de
on
quai
diavol
de
bev
»
per
pigliar
fiato
.
Il
sior
Zacomo
dormiva
in
una
stanza
d
'
angolo
oltre
una
sala
che
l
'
avvocato
attraversò
in
punta
di
piedi
camminando
tra
mucchi
di
castagne
,
di
noci
,
di
nocciuole
e
di
pere
.
Egli
si
accosta
all
'
uscio
:
è
chiuso
.
Origlia
:
silenzio
.
Gira
pian
piano
la
maniglia
e
spinge
.
L
'
infame
uscio
scricchiola
,
si
ode
un
formidabile
soffio
e
il
sior
Zacomo
dice
rabbiosamente
:
«
Andé
!
No
seché
!
Andé
via
!
»
.
L
'
avvocato
entrò
senz
'
altro
.
«
Via
,
maledeta
,
digo
!
»
,
gridò
il
sior
Zacomo
,
rizzando
sul
guanciale
la
punta
bianca
del
suo
berretto
da
notte
.
Veduto
l
'
avvocato
,
si
mise
a
gemere
.
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
!
povareto
mi
,
La
me
perdoni
per
carità
,
credeva
che
fosse
la
servente
!
Avvocato
distintissimo
,
in
nome
de
Dio
,
cossa
xe
nato
?
»
«
Gnente
gnente
,
sior
Zacomo
»
,
fece
l
'
avvocato
contraffacendolo
molto
lombardamente
col
suo
imperturbabile
umorismo
.
«
Ghe
xe
qua
,
digo
,
ciò
,
el
Commissario
de
Porlezza
.
»
«
Oh
Dio
!
»
Il
sior
Zacomo
fece
atto
di
gettar
le
gambe
fuori
del
letto
.
«
Gnente
,
gnente
,
quieto
quieto
,
soto
soto
.
Andemo
in
Boglia
,
digo
,
ciò
,
per
quel
maledeto
toro
!
»
«
Oh
Dio
,
cossa
disela
,
che
a
sta
stagion
in
Boglia
no
ghe
xe
tori
!
Mi
sudo
tuto
!
»
«
No
fa
gnente
,
andemo
,
digo
,
a
veder
el
posto
,
ciò
,
dove
ch
'
el
gera
.
Ma
il
signor
Commissario
»
,
continuò
il
beffardo
avvocato
lasciando
un
linguaggio
che
troppo
lo
imbarazzava
,
«
Le
proibisce
assolutamente
di
venire
con
noi
,
per
le
sue
buone
ragioni
.
Le
proibisce
di
uscire
prima
del
nostro
ritorno
e
anzi
mi
ha
ordinato
di
portarle
via
gli
abiti
.
»
E
si
diede
a
raccogliere
rapidamente
gli
abiti
del
sior
Zacomo
,
gl
'
intimò
il
silenzio
in
nome
del
Commissario
,
pigliò
il
cappellone
a
cilindro
,
arraffò
la
mazza
di
canna
d
'
India
,
ordinò
al
disgraziato
di
dare
il
chiavistello
appena
uscito
lui
e
di
non
aprire
a
nessuno
,
di
non
parlare
a
nessuno
prima
del
ritorno
del
Commissario
e
tutto
in
nome
del
signor
Commissario
.
Poi
,
lasciatolo
più
morto
che
vivo
,
raggiunse
i
compagni
che
,
fruga
qua
e
fruga
là
,
avevano
scovato
un
lurido
vestito
della
Marianna
,
un
fazzolettone
rosso
,
una
gerla
e
una
bottiglia
di
anesone
triduo
.
«
Accidenti
!
»
,
fece
l
'
avvocato
,
quando
vide
la
roba
immonda
che
doveva
mettere
.
Il
suo
travestimento
andava
veramente
male
,
la
sottana
era
corta
,
il
fazzolettone
non
gli
nascondeva
abbastanza
la
faccia
,
ma
non
c
'
era
tempo
di
far
meglio
.
Invece
il
Pedraglio
,
cappellone
in
testa
e
canna
d
'
India
in
mano
,
riescì
un
sior
Zacomo
perfetto
.
L
'
avvocato
gli
fece
prendere
sotto
l
'
ascella
uno
scartafaccio
che
trovò
in
cucina
,
gl
'
insegnò
come
doveva
camminare
e
soffiare
.
Prese
per
ultimo
le
chiavi
della
cantina
,
due
chiavi
enormi
,
ne
diede
una
al
Pedraglio
e
una
ne
mise
in
tasca
per
due
possibili
pugni
,
uno
in
chiave
di
violino
,
disse
,
e
l
'
altro
in
chiave
di
basso
.
E
così
uscirono
,
il
prefetto
davanti
,
poi
il
finto
sior
Zacomo
che
soffiava
come
una
macchina
a
vapore
,
poi
la
finta
Marianna
con
la
gerla
.
Appena
furono
in
istrada
ecco
spuntar
la
Marianna
vera
di
ritorno
da
San
Mamette
con
un
fiasco
vuoto
.
Vista
,
tra
il
fosco
e
il
chiaro
,
la
tuba
del
padrone
,
diede
volta
e
via
a
gambe
.
«
Brutta
ladra
»
,
fece
il
prefetto
.
«
Benone
.
Il
travestimento
va
benone
.
»
In
cinque
minuti
furono
sulla
strada
di
Boglia
.
Il
prefetto
ridiscese
,
udì
persone
che
salivano
da
Albogasio
Superiore
discorrendo
di
gendarmi
e
di
guardie
,
andò
loro
incontro
,
domandò
che
ci
fosse
di
nuovo
.
Una
bagatella
.
Polizia
,
gendarmi
,
soldati
a
casa
Ribera
per
arrestare
don
Franco
Maironi
e
pare
anche
l
'
avvocato
V
.
,
perché
sapevano
che
ci
doveva
essere
e
hanno
molto
domandato
di
lui
.
Non
hanno
trovato
né
l
'
uno
né
l
'
altro
benché
le
guardie
di
finanza
sieno
state
di
piantone
intorno
alla
casa
fin
dalla
mezzanotte
.
Adesso
la
Polizia
perquisisce
tutte
le
case
di
Oria
ritenendo
che
i
due
sieno
scappati
per
il
tetto
.
Mentre
si
danno
queste
informazioni
al
prefetto
,
ecco
un
ragazzo
venir
di
corsa
dalla
parte
di
Albogasio
Superiore
.
Lo
fermano
.
«
I
gendarmi
!
»
,
dice
.
«
I
gendarmi
!
»
È
pallido
come
un
cencio
lavato
e
scappa
senza
saper
perché
,
non
gli
si
può
cavare
dove
questi
gendarmi
sieno
.
Arriva
una
donna
che
si
spiega
meglio
.
Quattro
guardie
di
finanza
e
quattro
gendarmi
sono
passati
in
questo
punto
dalla
piazza
di
Albogasio
Superiore
.
Pare
che
don
Franco
sia
stato
veduto
sulla
strada
di
Castello
.
Due
gendarmi
e
due
guardie
hanno
preso
la
strada
di
Boglia
.
Il
prefetto
rabbrividisce
.
«
Già
»
,
dice
qualcuno
.
«
La
strada
di
Boglia
per
tagliargli
il
passo
.
»
Questa
è
la
speranza
del
prefetto
,
che
gendarmi
e
guardie
abbiano
di
mira
il
solo
Franco
.
Egli
è
tanto
smilzo
,
tanto
alto
:
né
il
finto
Puttini
né
la
finta
Marianna
possono
dar
sospetto
di
esser
lui
.
Il
loro
destino
è
ormai
fuori
delle
sue
mani
mentre
per
Franco
egli
può
far
molto
ancora
.
Si
incammina
verso
Cressogno
,
confidando
che
a
Cressogno
Franco
arriverà
sano
e
salvo
se
i
gendarmi
non
ne
trovano
nuove
tracce
,
perché
lo
cercheranno
su
tutti
i
sentieri
che
da
Castello
menano
al
confine
e
non
mai
sulla
via
di
Cressogno
.
Pedraglio
e
l
'
avvocato
fecero
il
primo
tratto
di
strada
,
da
Albogasio
alle
stalle
di
Püs
,
strisciando
su
per
la
ripidissima
erta
come
gatti
,
a
passi
lunghi
e
cauti
.
L
'
avvocato
camminava
in
silenzio
,
l
'
altro
malediceva
continuamente
,
sottovoce
,
il
suo
vestiario
,
«
el
loder
d
'
on
cappel
»
che
gl
'
invischiava
la
fronte
d
'
unto
;
«
el
boia
d
'
un
marsinon
»
che
gli
puzzava
di
troppi
sudori
antichi
.
Sino
a
Püs
non
incontrarono
anima
nata
.
A
Püs
una
vecchia
uscì
tra
le
stalle
un
momento
dopo
ch
'
eran
passati
,
disse
stupefatta
:
«
Sü
per
de
chì
,
scior
Giacom
?
A
st
'
ora
?
»
.
L
'
avvocato
mormorò
:
«
Boffa
!
»
,
e
l
'
altro
si
mise
a
soffiar
«
apff
!
apff
!
»
come
un
mantice
.
«
Se
perd
el
fiaa
per
sti
strad
chì
,
cara
lü
»
,
disse
la
vecchia
.
Non
incontrarono
più
nessuno
fino
alla
Sostra
.
La
Sostra
è
una
stalla
a
mezza
montagna
,
circa
,
con
un
fienile
,
un
portico
e
una
cisterna
,
alquanto
in
disparte
dalla
strada
.
Quella
strada
è
la
più
dannata
che
sia
in
Valsolda
,
farebbe
cacciar
la
lingua
a
uno
stambecco
.
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
trafelati
,
grondanti
di
sudore
,
entrarono
un
momento
alla
Sostra
.
Anche
lì
silenzio
e
deserto
.
A
quella
altezza
si
respirava
già
un
'
aria
diversa
.
E
come
tutte
le
cime
all
'
intorno
erano
abbassate
!
E
come
il
lago
,
giù
nel
profondo
,
pareva
diventato
un
fiume
!
L
'
avvocato
guardava
su
amorosamente
alla
prima
cresta
del
Boglia
dove
cominciava
il
gran
bosco
dei
faggi
;
un
'
altra
mezz
'
ora
di
arrampicata
.
«
Andiamo
»
,
diss
'
egli
.
Ma
Pedraglio
che
aveva
nelle
gambe
la
memoria
dell
'
altra
gran
corsa
da
Loveno
ad
Oria
per
il
Passo
Stretto
,
chiese
di
sostare
un
altro
poco
e
si
mise
tranquillamente
a
sfogliar
lo
scartafaccio
del
Puttini
,
un
poema
fratesco
,
inedito
,
d
'
un
anonimo
cremonese
del
secolo
decimosettimo
.
«
Andiamo
!
»
,
ripeté
il
suo
compagno
dopo
un
paio
di
minuti
,
e
si
alzava
già
quando
udì
venir
gente
.
Ebbe
appena
il
tempo
di
dire
«
attento
!
»
e
di
voltar
le
spalle
per
non
lasciarsi
vedere
in
viso
.
Pedraglio
,
pur
ficcando
il
naso
nello
scartafaccio
,
vide
spuntar
sulla
strada
prima
due
guardie
di
finanza
e
poi
due
gendarmi
.
Avvertì
l
'
amico
sottovoce
,
non
batté
palpebra
.
Le
due
guardie
si
fermarono
.
Una
di
loro
salutò
:
«
Riverito
,
signor
Puttini
»
,
e
disse
ai
gendarmi
:
«
È
il
primo
deputato
politico
di
Albogasio
»
.
I
gendarmi
salutarono
pure
,
Pedraglio
si
levò
il
cappello
,
alzando
un
poco
lo
scartafaccio
.
Le
guardie
volevano
fare
un
po
'
di
fermata
ma
un
gendarme
intimò
loro
di
proseguire
e
quando
vide
incamminata
la
compagnia
venne
alla
Sostra
egli
stesso
.
Era
di
Ampezzo
e
parlava
italiano
benissimo
.
«
Tu
,
cane
,
non
mi
conosci
,
spero
»
,
pensò
Pedraglio
con
una
torbida
coscienza
della
sua
doppia
personalità
.
«
Lascia
fare
a
me
.
»
«
Signor
deputato
politico
»
,
disse
colui
,
«
avrebbe
veduto
stamattina
il
signor
Maironi
di
Oria
?
»
«
Io
?
Mai
più
.
Il
signor
Maironi
dorme
,
a
quest
'ora.»
«
E
Lei
dove
va
?
»
«
Vado
lì
su
quel
monte
,
su
quel
dannato
Boglia
lì
.
Vado
su
per
l
'
affar
del
toro
comunale
.
»
«
Bestia
»
,
pensò
l
'
avvocato
.
«
Comunale
me
lo
fa
diventare
!
»
Ma
passò
felicemente
anche
il
toro
comunale
.
Il
gendarme
,
un
muso
da
mastino
,
squadrò
bene
il
suo
interlocutore
in
viso
.
«
Lei
è
deputato
politico
»
,
diss
'
egli
insolentemente
,
«
e
porta
quella
roba
sul
viso
?
»
Pedraglio
si
prese
istintivamente
il
suo
piccolo
sottile
pizzo
nero
,
barba
reproba
da
liberale
.
«
Taglieremo
,
taglieremo
»
,
diss
'
egli
con
serietà
comica
.
«
Sì
signore
.
Va
sul
Boglia
anche
Lei
?
»
Il
gendarme
se
n
'
andò
duro
duro
senza
rispondergli
,
senza
udire
su
quale
ignominioso
patibolo
il
deputato
politico
lo
mandava
.
I
due
si
rallegrarono
a
vicenda
di
averla
scampata
bella
ma
riconobbero
che
il
giuoco
si
era
fatto
molto
serio
.
Adesso
bisognava
contare
con
le
guardie
che
conoscevano
bene
il
Puttini
,
e
saperne
stare
a
distanza
.
E
se
quel
mastino
di
gendarme
parlasse
della
barba
?
«
Su
su
»
,
fece
l
'
avvocato
,
«
teniamo
loro
dietro
e
se
li
vediamo
o
li
udiamo
tornar
giù
,
gambe
in
spalla
e
via
a
sinistra
verso
il
confine
.
»
Partito
disperato
,
quest
'
ultimo
,
perché
non
conoscevano
il
terreno
,
certo
familiare
alle
guardie
.
Il
mastino
dovette
sudare
e
ansar
troppo
dietro
ai
suoi
compagni
per
aver
poi
voglia
di
parlar
di
barbe
,
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
salendo
adagio
,
videro
il
nemico
guadagnar
la
cresta
del
monte
al
faggio
della
Madonnina
,
fermarvisi
alquanto
e
sparire
.
Il
gran
faggio
antico
che
portava
nel
tronco
una
immagine
della
Madonna
e
che
cedette
,
morendo
,
quest
'
onore
a
una
cappelletta
,
era
come
la
sentinella
del
gran
bosco
di
Boglia
,
il
soldato
posto
in
una
insellatura
della
cresta
a
spiar
il
pendio
precipitoso
,
il
lago
,
i
clivi
di
Valsolda
.
Il
venerabile
esercito
di
faggi
colossali
stava
tutto
raccolto
in
un
'
altra
conca
silenziosa
fra
l
'
erta
della
Colmaregia
,
i
facili
Dorsi
della
Nave
,
le
radici
rocciose
dei
Denti
di
Vecchia
o
Canne
d
'
Organo
e
l
'
altra
sella
del
Pian
Biscagno
fra
la
Colmaregia
e
il
Sasso
Grande
,
fronteggiante
le
profondità
della
Val
Colla
da
Lugano
a
Cadro
.
Una
lista
scoperta
,
erbosa
,
correva
fra
il
faggio
della
Madonnina
e
il
bosco
,
sull
'
orlo
della
cresta
.
I
due
fuggiaschi
pensarono
ai
casi
loro
.
Quale
partito
prendere
?
Cercar
il
sentiero
sotto
il
faggio
di
cui
aveva
parlato
la
guardia
salvatrice
,
o
entrar
nel
bosco
?
No
,
entrar
nel
bosco
non
conveniva
,
con
quella
selvaggina
che
vi
era
entrata
prima
.
Nel
bosco
avrebbero
trovato
un
palmo
di
foglie
secche
.
Era
impossibile
passarvi
senza
farsi
correre
addosso
tutti
i
segugi
che
vi
si
aggiravano
;
e
da
vicino
il
travestimento
non
poteva
servire
.
Prender
il
sentiero
?
Ce
n
'
era
più
d
'
uno
,
sotto
il
faggio
;
qual
era
il
buono
?
Pedraglio
maledisse
Franco
che
non
era
venuto
con
loro
.
Invece
l
'
avvocato
studiava
la
Colmaregia
che
si
poteva
salire
senza
entrare
nel
bosco
.
Egli
era
stato
due
volte
sulla
Colmaregia
,
il
superbo
,
sottile
vertice
erboso
del
Boglia
,
tagliato
per
metà
dalla
linea
di
confine
;
sapeva
ch
'
era
possibile
scendere
di
lassù
al
villaggio
svizzero
di
Brè
e
risolse
di
tentar
quella
via
.
Sulla
cresta
che
ascende
dal
faggio
della
Madonnina
verso
la
Colmaregia
non
si
vedeva
nessuno
.
La
punta
era
avvolta
nelle
nuvole
.
Pochi
passi
sotto
il
faggio
i
due
furono
colti
da
un
'
ondata
di
nebbia
che
venuta
su
per
un
versante
si
riversava
rapidamente
per
l
'
altro
,
una
nebbia
fredda
e
densa
,
un
«
Dio
fece
»
disse
V
.
Non
si
vedeva
niente
a
cinque
passi
.
Così
avvenne
che
,
presso
al
faggio
,
Pedraglio
andò
quasi
a
urtare
una
guardia
di
finanza
.
Era
uno
dei
quattro
e
aveva
la
consegna
di
sorvegliare
la
lista
scoperta
fra
la
cresta
del
monte
e
il
bosco
.
Visto
l
'
ometto
dal
cappellone
,
fece
:
«
In
Boglia
,
signor
...
?
»
.
L
'
avvocato
si
sbarazzò
immediatamente
della
gerla
.
Infatti
la
guardia
non
compié
la
frase
,
restò
un
momento
a
bocca
aperta
,
poi
esclamò
:
«
Come
?
»
.
L
'
avvocato
non
aspettò
altro
.
«
Così
»
,
diss
'
egli
placidamente
;
e
raccoltisi
sul
petto
i
due
pugni
in
uno
ne
menò
a
colui
nello
stomaco
una
terribile
puntata
che
lo
buttò
sul
prato
a
gambe
all
'
aria
.
Pedraglio
gli
saltò
subito
addosso
,
gli
strappò
la
carabina
.
«
Se
gridi
,
cane
,
ti
brucio
»
,
diss
'
egli
.
Ma
che
gridare
?
Con
un
pugno
di
V
.
nello
stomaco
non
c
'
era
,
per
un
quarto
d
'
ora
,
neanche
da
tirare
il
fiato
.
Infatti
l
'
uomo
pareva
morto
e
ci
volle
del
buono
perché
arrivasse
a
gemer
sottovoce
«
ahi
ahi
!
»
.
«
L
'
è
nient
,
l
'
è
nient
»
,
gli
diceva
V
.
con
la
solita
flemma
canzonatoria
.
«
Sono
scosse
che
fanno
bene
.
Vedrà
.
Lü
adess
el
se
drizza
in
pee
ben
polito
e
viene
con
noi
in
Colmaregia
.
Vedrà
come
va
bene
.
Non
ho
adoperato
questo
a
posta
.
»
E
gli
mostrò
la
chiave
.
«
Oh
che
pugno
!
»
,
gemeva
la
guardia
.
«
Oh
che
razza
di
pugno
!
»
«
La
salita
è
un
po
'
maledetta
»
,
riprese
l
'
avvocato
pigliando
la
carabina
dalle
mani
di
Pedraglio
.
«
Ma
noi
le
terremo
su
,
con
licenza
,
il
di
dietro
con
questo
affare
qui
.
A
questa
maniera
si
va
su
che
l
'
è
un
piacere
.
Poi
Lei
viene
giù
con
noi
a
Brè
.
La
carabina
gliela
portiamo
noi
.
Lei
,
per
compenso
,
ci
porta
una
piccola
gerla
.
Parli
polito
?
Andemm
,
marsch
!
»
Il
disgraziato
non
riusciva
a
mettersi
in
piedi
e
non
si
poteva
certo
lasciarlo
lì
a
rischio
che
poi
si
mettesse
a
chiamar
aiuto
.
«
Mincion
!
»
,
fece
Pedraglio
.
«
Ghet
daa
tropp
fort
!
»
V
.
rispose
che
gli
aveva
dato
un
pugno
da
donna
,
restituì
la
carabina
all
'
amico
e
ghermita
la
guardia
per
il
colletto
dell
'
uniforme
,
la
tirò
in
piedi
,
le
fece
imbracciare
la
gerla
.
«
Andem
,
lizòn
»
,
diss
'
egli
.
«
Poltronaccio
,
andiamo
!
»
Su
tra
il
nebbione
freddo
e
denso
,
su
,
su
.
L
'
erta
è
ripidissima
,
si
dura
fatica
a
piantar
la
punta
del
piede
fra
i
ciuffi
dell
'
erba
molle
,
si
sdrucciola
,
si
lavora
di
piedi
e
di
mani
,
ma
fa
niente
,
su
,
su
,
per
la
libertà
.
Su
tra
il
nebbione
,
invisibili
come
spiriti
,
prima
la
finta
Marianna
,
poi
la
guardia
che
soffia
e
geme
sotto
il
peso
della
gerla
,
poi
il
finto
sior
Zacomo
che
le
promette
le
belle
viste
e
la
urta
con
la
carabina
.
La
carabina
fa
miracoli
.
In
mezz
'
ora
i
tre
raggiungono
la
cresta
che
scende
verso
Bré
,
pochi
passi
sotto
il
cocuzzolo
.
Allora
siedono
sull
'
erba
e
giù
,
e
giù
a
precipizio
,
scivoloni
.
Si
mette
a
piovere
,
la
nebbia
si
dirada
,
ecco
in
fondo
,
tra
i
piedi
,
il
rosso
dei
boschi
cedui
.
Primo
vi
arriva
di
volo
il
venerabile
cappellone
del
sior
Zacomo
scaraventato
abbasso
da
Pedraglio
con
un
«
viva
l
'
Italia
!
»
mentre
scivola
a
braccetto
della
guardia
.
A
Bré
Pedraglio
fece
correre
tutto
il
paese
sparando
a
festa
la
carabina
,
distribuì
anesone
triduo
agli
uomini
e
mezz
'
once
alle
ragazze
,
domandò
al
curato
di
poter
appendere
in
chiesa
il
«
marsinon
»
per
grazia
ricevuta
,
si
attavolò
a
mangiare
con
la
guardia
,
gli
fece
predicar
dal
prete
il
perdono
dei
pugni
nello
stomaco
e
gli
diede
lettura
di
una
stanza
del
poema
fratesco
che
finiva
così
:
A
questo
punto
il
Padre
Lanternone
Disse
:
ho
mutato
ancor
io
opinione
.
Gli
dimostrò
che
se
aveva
mutato
un
Padre
Lanternone
poteva
mutar
anche
lui
e
lo
persuase
a
disertare
,
gli
fece
buttar
via
l
'
uniforme
e
indossare
il
«
marsinon
»
fra
le
risate
e
gli
applausi
.
Il
solo
che
non
rideva
era
l
'
avvocato
.
«
E
quel
povero
Maironi
?
»
,
diss
'
egli
.
Franco
non
attraversò
Castello
.
Giunto
alla
cappelletta
di
Rovajà
,
saltò
giù
per
il
sentiero
che
mena
alla
fontana
di
Caslano
,
raggiunse
la
stradicciuola
di
Casarico
,
si
mise
a
salir
per
quella
e
all
'
ultima
svolta
che
fa
sotto
Castello
,
dove
appare
la
chiesa
di
Puria
sotto
un
anfiteatro
di
dirupi
,
si
gittò
a
destra
nella
valle
per
un
sentiero
da
capre
,
ne
risalì
sotto
la
chiesa
di
Loggio
e
giunse
a
Villa
Maironi
senz
'
aver
incontrato
nessuno
.
Carlo
,
il
vecchio
servitore
che
gli
aperse
,
tramortì
,
quasi
,
dalla
commozione
e
gli
baciò
le
mani
.
In
quel
momento
c
'
era
il
medico
.
Franco
decise
di
attender
che
uscisse
e
intanto
confidò
al
vecchio
fedele
che
aveva
i
gendarmi
alle
calcagna
.
Il
dottor
Aliprandi
uscì
presto
e
Franco
,
sapendolo
patriota
,
si
confidò
anche
a
lui
,
poiché
gli
occorreva
mostrarsi
,
informarsi
dello
stato
della
nonna
.
L
'
Aliprandi
era
stato
chiamato
nella
notte
ed
era
venuto
dopo
la
partenza
del
prefetto
per
Oria
,
aveva
trovato
dell
'
agitazione
nervosa
,
una
terribile
paura
di
morire
ma
nessuna
malattia
.
Adesso
la
marchesa
pareva
tranquilla
.
Franco
si
fece
annunciare
e
fu
introdotto
dalla
cameriera
che
lo
guardò
con
ossequiosa
curiosità
e
uscì
dalla
camera
.
Le
imposte
socchiuse
della
camera
dove
la
marchesa
giaceva
a
letto
lasciavano
entrare
due
sole
oblique
lame
di
luce
grigia
che
non
giungevano
alla
faccia
supina
sul
guanciale
.
Franco
,
entrando
,
non
la
vide
,
udì
solo
la
nota
voce
dormigliosa
:
«
Sei
qui
,
Franco
?
»
«
Sì
,
addio
nonna
»
,
diss
'
egli
e
si
chinò
a
darle
un
bacio
.
La
maschera
di
cera
non
era
scomposta
;
lo
sguardo
aveva
però
qualche
cosa
di
vago
e
di
scuro
che
pareva
insieme
desiderio
e
sgomento
.
«
Muoio
,
sai
,
Franco
»
,
disse
la
marchesa
.
Franco
protestò
,
riferì
ciò
che
gli
aveva
detto
il
medico
.
La
nonna
lo
ascoltava
fissandolo
avidamente
,
cercando
di
leggergli
negli
occhi
se
il
medico
gli
avesse
proprio
detto
così
.
Poi
rispose
:
«
Non
fa
niente
.
Son
pronta
»
.
Dalla
nuova
espressione
dello
sguardo
e
della
voce
,
Franco
intese
perfettamente
che
la
nonna
era
pronta
a
vivere
altri
vent
'
anni
.
«
Mi
rincresce
della
tua
disgrazia
»
,
diss
'
ella
,
«
e
ti
perdono
tutto
.
»
Non
eran
parole
di
perdono
che
Franco
si
aspettava
da
lei
.
Egli
credeva
esser
venuto
a
portarlo
il
perdono
,
e
non
a
riceverlo
.
Confortata
,
rassicurata
,
la
marchesa
di
ogni
giorno
ricompariva
poco
a
poco
sotto
la
marchesa
di
un
'
ora
.
Voleva
bene
acquistar
la
pace
ma
come
un
sordido
avaro
tentato
da
qualche
cupidigia
,
che
spremendosi
dolorosamente
dal
pugno
il
prezzo
del
suo
piacere
cerca
trattenersene
fra
le
unghie
quanto
può
.
In
altri
momenti
Franco
avrebbe
scattato
,
avrebbe
respinto
sdegnosamente
quel
perdono
;
ora
,
con
la
dolce
Maria
nel
cuore
,
non
poteva
essere
così
.
Aveva
però
notato
che
la
nonna
si
era
rivolta
,
col
suo
perdono
,
a
lui
solo
.
Questo
no
,
non
glielo
poteva
permettere
.
«
Mia
moglie
,
lo
zio
di
mia
moglie
ed
io
abbiamo
sofferto
molto
»
,
diss
'
egli
,
«
prima
dell
'
ultima
sventura
;
e
adesso
abbiamo
perduto
tutta
la
nostra
consolazione
.
Lo
zio
Ribera
lo
metto
fuori
di
causa
;
davanti
a
lui
bisogna
che
ci
inchiniamo
,
tu
,
io
,
tutti
;
ma
se
mia
moglie
ed
io
abbiamo
delle
colpe
verso
di
te
,
perdoniamoci
a
vicenda
.
»
Era
un
boccone
amaro
;
la
marchesa
lo
trangugiò
e
tacque
.
Benché
non
vedesse
più
la
morte
al
suo
capezzale
aveva
però
nel
cuore
lo
sgomento
dell
'
Apparizione
e
di
certe
parole
del
prefetto
che
l
'
aveva
confessata
.
«
Farò
testamento
»
,
diss
'
ella
,
«
e
desidero
che
tu
sappia
che
tutta
la
roba
Maironi
sarà
per
te
.
»
Ah
marchesa
,
marchesa
!
Misera
,
gelida
creatura
!
Credeva
ella
di
aver
comperato
la
pace
con
questo
?
Qui
veramente
aveva
sbagliato
anche
il
prefetto
perché
il
consiglio
di
far
questa
dichiarazione
al
nipote
gliel
'
aveva
dato
egli
,
buon
galantuomo
ma
privo
di
tatto
,
incapace
di
comprendere
l
'
alto
animo
di
Franco
.
A
Franco
l
'
idea
che
si
potesse
credere
esser
egli
venuto
per
interesse
,
riuscì
intollerabile
.
«
No
no
»
,
esclamò
fremendo
tutto
e
temendo
del
proprio
sangue
focoso
,
«
no
no
,
non
mi
lasciar
niente
!
Basta
che
tu
faccia
pagare
i
miei
interessi
a
Oria
.
La
roba
Maironi
,
nonna
,
lasciala
all
'
Ospitale
Maggiore
.
Ho
paura
che
i
miei
vecchi
abbiano
sbagliato
a
tenerla
!
»
La
nonna
non
ebbe
tempo
di
rispondere
perché
fu
picchiato
all
'
uscio
.
Entro
il
prefetto
e
fece
che
Franco
pigliasse
congedo
per
non
stancare
l
'
ammalata
.
«
Bisogna
sbrigarsi
!
»
,
diss
'
egli
,
fuori
.
«
Qui
hai
fatto
più
che
il
tuo
dovere
.
Lo
sanno
in
troppi
,
oramai
,
che
sei
qui
e
i
gendarmi
possono
capitare
da
un
momento
all
'
altro
.
Ho
combinato
tutto
coll
'
Aliprandi
.
L
'
Aliprandi
suppone
che
per
la
marchesa
ci
sia
bisogno
di
un
consulto
,
piglia
la
gondola
di
casa
e
va
a
Lugano
per
cercar
un
medico
.
I
due
barcaiuoli
sarete
Carlo
e
tu
.
Piove
.
Ci
sono
i
mantelli
di
tela
incerata
col
cappuccio
.
Mettete
quelli
e
tu
sta
a
poppa
.
Adesso
ti
tagliamo
il
pizzo
;
col
cappuccio
in
testa
sfido
a
riconoscerti
.
Sei
sicuro
.
Forse
non
vi
faranno
neanche
approdare
alla
Ricevitoria
.
A
ogni
modo
non
ti
riconosceranno
.
Se
c
'
è
da
parlare
,
parla
Carlino
.
»
L
'
idea
era
buona
.
La
gondola
della
marchesa
era
sempre
guardata
dagli
agenti
dell
'
Austria
con
grande
rispetto
come
se
portasse
un
uovo
dell
'
aquila
dalle
due
teste
;
anche
quando
ritornava
da
Lugano
non
si
faceva
approdare
alla
Ricevitoria
che
pro
forma
.
La
gondola
uscì
dalla
darsena
dopo
le
otto
.
Le
nebbie
delle
alte
cime
erano
calate
sul
lago
e
pioveva
.
Triste
triste
giorno
,
triste
triste
viaggio
!
Né
Franco
,
né
il
domestico
,
né
l
'
Aliprandi
parlarono
mai
.
Passarono
San
Mamette
e
Casarico
.
Ecco
tra
i
vapori
,
oltre
gli
ulivi
di
Mainè
,
le
bianche
mura
della
dimora
di
Ombretta
.
Gli
occhi
di
Franco
si
riempirono
di
lagrime
.
«
No
,
cara
»
,
egli
pensa
,
«
no
,
amore
,
no
,
vita
,
tu
non
sei
là
dentro
e
sia
benedetto
il
Signore
,
che
mi
dice
di
non
credere
questa
cosa
orribile
!
»
Poche
remate
ancora
ed
ecco
la
casetta
del
tempo
felice
,
delle
ore
amare
,
della
sventura
;
la
finestra
della
stanza
dove
Luisa
si
perde
in
un
dolore
tenebroso
,
la
loggia
dove
passerà
quind
'
innanzi
solo
le
sue
giornate
il
vecchio
zio
Piero
,
l
'
uomo
giusto
che
discende
silenziosamente
,
tribolato
e
stanco
,
verso
la
tomba
.
Franco
vorrebbe
pur
sapere
cosa
è
successo
dopo
la
sua
partenza
,
se
lo
zio
,
se
Luisa
hanno
avuto
molestie
dalla
Polizia
.
Guarda
,
guarda
,
non
vede
persona
viva
né
sulla
terrazza
né
in
giardinetto
né
alle
finestre
della
loggia
;
tutto
è
silenzioso
,
tutto
è
tranquillo
.
Cessa
di
remare
,
vorrebbe
vedere
qualche
segno
di
vita
.
Il
dottor
Aliprandi
apre
lo
sportello
di
poppa
del
felze
e
lo
supplica
di
remare
,
di
non
tradirsi
.
In
quel
momento
la
Leu
si
affaccia
alla
ringhiera
del
giardinetto
con
un
vassoio
in
mano
,
guarda
la
gondola
,
entra
in
loggia
.
Dunque
lo
zio
Piero
è
in
loggia
,
quello
è
il
solito
bicchier
di
latte
che
gli
portano
,
nulla
dev
'
essere
successo
.
Franco
torna
a
remare
e
il
dottor
Aliprandi
chiude
lo
sportello
.
Passa
il
giardinetto
,
passano
le
case
di
Oria
,
la
gondola
piega
all
'
approdo
della
Ricevitoria
.
Il
Biancòn
,
che
sta
pescando
alle
tinche
,
con
l
'
ombrello
,
vede
la
gondola
,
abbandona
le
sue
lenze
,
e
viene
ad
ossequiare
la
marchesa
.
Ma
trova
invece
il
dottor
Aliprandi
il
quale
lo
turba
tanto
con
le
cattive
notizie
della
dama
ch
'
egli
sente
il
bisogno
di
chiamare
anche
la
sua
Peppina
e
di
parteciparle
la
cosa
;
e
la
Peppina
,
poveretta
,
recita
sotto
l
'
ombrello
del
suo
Carlascia
una
piccola
commedia
d
'
intenerimento
.
Marito
e
moglie
eccitano
l
'
Aliprandi
a
far
presto
,
a
ritornar
presto
.
Il
bestione
gli
permette
di
filar
dritto
,
al
ritorno
,
da
Gandria
a
Cressogno
e
il
dottore
si
volta
a
Franco
,
dice
:
«
Andiamo
!
»
.
Franco
ha
assistito
impassibile
al
colloquio
,
con
le
mani
sul
remo
,
sperando
apprender
qualche
cosa
de
'
suoi
amici
e
di
casa
sua
;
ma
nessuno
ha
fiatato
di
Polizia
né
d
'
arresti
né
di
fughe
come
se
casa
Ribera
fosse
nella
China
.
La
gondola
indietreggia
lentamente
dall
'
approdo
,
gira
la
prora
verso
Gandria
,
si
allontana
,
sfuma
oltre
il
confine
,
nella
nebbia
.
Alla
riva
di
Lugano
il
dottor
Aliprandi
aperse
lo
sportello
e
fece
entrare
Franco
.
Si
conoscevano
poco
ma
si
abbracciarono
come
fratelli
.
«
Quando
verrà
l
'
ora
delle
cannonate
»
,
disse
l
'
Aliprandi
,
«
ci
sarò
anch
'io.»
Convennero
di
congedarsi
lì
e
che
Franco
uscisse
prima
,
solo
,
perché
Lugano
era
piena
di
spie
e
il
dottore
doveva
pure
usare
certi
riguardi
.
Il
dottore
non
aveva
fretta
,
del
resto
;
gli
premeva
più
di
trovar
un
barcaiuolo
che
un
medico
.
Franco
si
tirò
il
cappuccio
sugli
occhi
e
scese
a
terra
,
andò
all
'
albergo
della
Corona
.
Alcune
ore
più
tardi
,
quando
la
gondola
era
ripartita
,
egli
usci
in
cerca
di
valsoldesi
per
avere
notizie
,
si
avviò
alla
farmacia
Fontana
e
incontrò
sotto
i
portici
i
suoi
amici
che
uscivano
appunto
dalla
farmacia
insieme
a
un
vecchio
.
Gli
saltarono
al
collo
,
piansero
di
commozione
.
Erano
andati
anche
loro
a
cercar
notizie
.
Alla
farmacia
si
diceva
che
Franco
fosse
stato
arrestato
.
Che
gioia
di
trovarlo
e
che
gioia
di
sentirsi
terra
libera
sotto
i
piedi
!
Mi
sia
permesso
di
ricordare
il
vecchio
che
accompagnava
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
bizzarra
figura
del
piccolo
mondo
antico
luganese
,
artista
e
degno
che
un
altro
artista
,
passandogli
così
vicino
,
gli
renda
onore
.
Egli
era
un
tal
Sartorio
,
pittore
,
poeta
e
suonatore
di
chitarra
,
che
a
quei
tempi
si
vedeva
spesso
balenar
qua
e
là
per
le
oscure
vie
di
Lugano
con
la
sua
bella
barba
bianca
,
con
il
suo
cappello
bianco
tirato
sull
'
occhio
destro
,
con
il
suo
nobile
abito
nero
e
il
fiore
all
'
occhiello
.
Poverissimo
ma
pulitissimo
,
cavaliere
con
le
dame
e
con
le
pedine
,
pronto
sempre
a
un
'
anacreontica
e
a
una
chitarrinata
,
adoratore
della
propria
città
,
egli
viveva
di
pane
,
formaggio
e
acqua
,
fiutava
e
rincorreva
i
forestieri
per
far
loro
gli
onori
di
Lugano
,
era
sempre
pieno
di
queste
faccende
,
sempre
in
moto
fra
Villa
Ciani
,
l
'
Hôtel
du
Parc
e
Villa
Chialiva
.
L
'
Hôtel
du
Parc
era
per
lui
l
'
ottava
meraviglia
del
mondo
.
Aveva
aiutato
a
inaugurarlo
e
se
ne
compiaceva
assai
,
godeva
particolarmente
citare
,
col
suo
classico
accento
luganese
,
la
strimpellata
e
la
lirica
ispirategli
dalla
sala
da
pranzo
:
«
ca
l
'
è
poeu
quand
ca
ga
disi
:
Le
trombe
squillano
Nel
gran
salone
,
Ai
suoni
accordisi
Questa
canzone
.
Ora
egli
si
era
spontaneamente
accompagnato
a
Pedraglio
e
a
V
.
che
gli
avevan
narrata
la
loro
fuga
.
Li
aveva
condotti
lui
alla
farmacia
Fontana
per
cercarvi
notizie
di
Franco
.
«
Come
?
»
,
diss
'
egli
dopo
l
'
incontro
.
«
È
questo
il
Loro
amico
?
Sfuggito
anche
lui
agli
artigli
dell
'
aquila
rapace
di
Asburgo
?
Benissimo
!
Benissimo
!
Ho
fatto
anni
sono
,
per
altri
lombardi
fuggiti
qua
dopo
la
rivoluzione
di
Vall
'
Intelvi
,
un
'
ode
ca
l
'
era
minga
mal
.
Ho
descritto
,
neh
,
la
loro
fuga
per
la
Val
Mara
,
la
calata
a
Maroggia
,
l
'
arrivo
a
Lugano
,
ca
l
'
è
poeu
quand
ca
ga
disi
:
O
baldi
figli
di
Lombardia
,
V
'
apre
le
braccia
Lugano
mia
.
È
una
cosetta
che
va
benissimo
anche
per
Loro
.
Adesso
corro
a
prender
la
chitarra
e
poi
gliela
faccio
sentire
all
'albergo.»
«
Madonna
!
»
,
fece
Pedraglio
.
PARTE
TERZA
1
.
Il
savio
parla
Non
una
ma
tre
primavere
erano
passate
dopo
quell
'
autunno
del
1855
senza
la
fioritura
d
'
armi
e
di
stendardi
che
gl
'
italiani
aspettavano
sulle
rive
del
Ticino
.
Nel
febbraio
del
1859
si
era
sicuri
che
non
sarebbe
passata
così
la
quarta
.
Grandi
avvenimenti
,
annunciati
debitamente
da
una
splendida
cometa
,
erano
in
cammino
.
Correvano
nelle
viscere
del
mondo
antico
fremiti
e
scricchiolii
sordi
,
come
nelle
viscere
d
'
un
fiume
gelato
alla
vigilia
dello
sgelo
.
Il
freddo
mortale
,
il
silenzio
pauroso
di
dieci
anni
erano
per
passare
portati
via
in
un
fragor
d
'
urti
e
di
rovine
da
correnti
nuove
,
calde
,
brillanti
.
Il
Carlascia
faceva
lo
spaccone
e
parlava
alle
sue
guardie
,
che
tacevano
,
di
una
prossima
passeggiata
militare
a
Torino
.
Il
signor
Giacomo
Puttini
non
s
'
era
più
riavuto
bene
dal
colpo
di
quella
mattina
,
dal
tradimento
dell
'
avvocato
,
dalla
fine
tragica
del
cappellone
e
dalla
fine
comica
del
«
marsinon
»
,
aveva
perduto
ogni
stima
per
i
patrioti
.
Appunto
nel
febbraio
del
'59
il
Paolin
,
tedescone
,
gli
parlava
alla
farmacia
di
S
.
Mamette
delle
pazze
speranze
dei
liberali
.
«
No
,
signor
Paolo
riveritissimo
»
,
gli
disse
l
'
ometto
.
«
Mi
son
nato
soto
San
Marco
,
gran
santo
;
go
visto
i
franzesi
,
bona
zente
;
adesso
vedo
i
tedeschi
,
lassemo
star
,
podaria
vederghene
anca
dei
altri
ma
i
birbanti
,
La
me
creda
,
i
birbanti
no
pol
trionfar
.
»
Il
dottor
Aliprandi
era
già
in
Piemonte
.
Un
vecchio
sott
'
ufficiale
di
Napoleone
che
abitava
a
Puria
si
rimetteva
segretamente
in
ordine
l
'
uniforme
con
l
'
idea
di
presentarsi
all
'
imperatore
dei
francesi
quando
venisse
in
Italia
.
Il
curato
di
Castello
,
Introini
,
quando
incontrava
don
Giuseppe
Costabarbieri
,
gli
ricordava
la
canzone
del
1796
che
don
Giuseppe
aveva
tirata
fuori
nel
1848
e
poi
nascosta
da
capo
:
Stare
nostre
crante
ulane
Qua
fenute
d
'
Ungheria
,
Ma
franzose
crante
...
!
Fato
tuti
scappar
fia
!
E
don
Giuseppe
,
tutto
spaventato
:
«
Citto
,
citto
,
citto
!
»
Intanto
sui
pendii
di
Valsolda
fiorivano
pacificamente
le
viole
come
se
nulla
fosse
.
La
sera
del
venti
febbraio
Luisa
ne
portò
un
mazzolino
in
Camposanto
.
Ella
vestiva
ancora
a
lutto
,
era
terrea
,
macilenta
,
aveva
gli
occhi
più
grandi
e
molti
fili
d
'
argento
in
testa
.
Pareva
che
dal
giorno
della
sua
sventura
fossero
passati
vent
'
anni
.
Uscita
dal
Camposanto
si
avviò
verso
Albogasio
e
si
accompagnò
ad
alcune
donne
di
Oria
che
andavano
a
dire
il
rosario
alla
parrocchia
.
Non
pareva
più
lo
spettro
cupo
che
aveva
posato
le
viole
sopra
la
fossa
di
Maria
.
Parlò
serena
,
ilare
quasi
,
con
l
'
una
e
con
l
'
altra
,
domandò
di
una
bestia
malata
,
accarezzò
e
lodò
una
bambina
che
andava
al
rosario
con
la
nonna
,
le
raccomandò
di
stare
tranquilla
in
chiesa
come
sempre
vi
stava
la
sua
Maria
.
Disse
questo
e
nominò
Maria
quietamente
,
mentre
quelle
donne
rabbrividivano
e
anche
stupivano
perché
adesso
Luisa
non
andava
in
chiesa
mai
.
Domandò
a
una
ragazza
se
i
giovanotti
pensassero
,
come
al
solito
,
di
recitare
,
se
recitasse
anche
suo
fratello
;
udito
che
sì
,
offerse
aiuto
per
i
costumi
.
Si
accomiatò
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
e
nello
scender
soletta
la
Calcinera
riprese
il
viso
di
spettro
.
Andava
a
Casarico
,
dai
Gilardoni
,
sposi
da
tre
anni
.
La
felicità
del
professore
,
la
sua
adorazione
per
Ester
vorrebbero
un
poema
.
Lo
zio
Piero
diceva
di
lui
ch
'
era
diventato
ebete
.
Ester
temeva
che
diventasse
ridicolo
e
non
gli
permetteva
,
quando
c
'
era
gente
,
di
prender
davanti
a
lei
certe
pose
estatiche
.
La
sola
persona
per
la
quale
non
valesse
questa
proibizione
era
Luisa
.
Ma
di
Luisa
il
Gilardoni
aveva
un
certo
riguardo
;
ella
era
sempre
per
lui
un
essere
sovrumano
;
al
rispetto
per
la
persona
s
'
era
aggiunto
il
rispetto
per
il
dolore
e
in
presenza
di
lei
egli
teneva
sempre
un
contegno
riguardoso
.
Da
due
anni
,
circa
,
Luisa
andava
a
casa
Gilardoni
quasi
ogni
sera
e
,
se
qualche
cosa
poteva
turbare
la
pace
degli
sposi
,
erano
queste
visite
.
Esse
avevano
infatti
un
motivo
strano
e
antipatico
a
Ester
;
ma
Ester
aveva
un
tale
affetto
per
l
'
amica
sua
,
una
tale
pietà
della
sua
sventura
e
si
sentiva
fitto
nel
cuore
un
tal
rammarico
di
non
aver
fatto
più
attenzione
a
Maria
nel
giorno
terribile
,
che
non
osava
opporsi
risolutamente
ai
desideri
di
lei
né
distogliere
suo
marito
dall
'
accondiscendervi
.
Espresse
a
Luisa
la
sua
disapprovazione
,
la
pregò
di
volere
almeno
tener
segreto
ciò
che
faceva
di
sera
nello
studio
del
professore
;
non
andò
più
oltre
.
Il
professore
,
invece
,
sarebbe
stato
felice
di
questi
convegni
ma
soffriva
del
dispiacere
di
Ester
.
Era
già
notte
quando
Luisa
suonò
alla
porticina
di
casa
Gilardoni
.
Fu
Ester
che
le
aperse
.
Luisa
non
rispose
al
suo
saluto
che
le
parve
imbarazzato
,
la
guardò
soltanto
e
quando
fu
nel
salottino
terreno
dove
Ester
soleva
passar
le
sue
serate
,
l
'
abbracciò
tanto
appassionatamente
che
l
'
altra
si
mise
a
piangere
.
«
Abbi
pazienza
»
,
le
disse
Luisa
.
«
Non
mi
resta
che
questo
»
.
Ester
si
provò
a
confortarla
,
a
dirle
che
si
avvicinava
per
lei
un
tempo
migliore
,
la
riunione
con
suo
marito
.
Fra
pochi
mesi
la
Lombardia
sarebbe
libera
,
Franco
ritornerebbe
a
casa
.
E
allora
...
allora
...
Potrebbero
succedere
tante
cose
...
Potrebbe
ritornare
anche
Maria
!
Luisa
diede
un
balzo
,
le
afferrò
le
mani
.
«
No
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Non
dire
questa
cosa
!
Mai
!
mai
!
Son
tutta
sua
!
Son
tutta
di
Maria
!
»
Ester
non
poté
replicare
perché
,
frettoloso
e
sorridente
,
entrò
il
professore
.
Egli
vide
che
sua
moglie
aveva
gli
occhi
bagnati
di
lagrime
e
che
Luisa
pareva
sovreccitata
.
Salutò
mogio
mogio
e
sedette
in
silenzio
accanto
a
Ester
,
immaginando
che
avessero
parlato
del
solito
argomento
spiacevole
a
sua
moglie
.
Questa
avrebbe
voluto
mandarlo
via
,
riprendere
il
discorso
con
Luisa
,
ma
non
osò
farlo
.
Luisa
fremeva
contro
quella
immagine
di
futuro
pericolo
che
di
quando
in
quando
le
si
era
affacciata
confusamente
all
'
anima
,
che
aveva
sempre
cacciata
con
orrore
prima
di
considerarla
,
e
che
ora
,
per
le
parole
dell
'
amica
sua
,
le
risorgeva
davanti
scoperta
e
netta
.
Dopo
un
lungo
,
penoso
silenzio
,
Ester
sospirò
e
le
disse
sottovoce
:
«
Va
'
pure
,
sai
.
Andate
pure
»
.
Luisa
ebbe
un
impeto
di
gratitudine
,
s
'
inginocchiò
davanti
all
'
amica
sua
,
le
posò
il
capo
in
grembo
.
«
Sai
»
,
diss
'
ella
,
«
io
non
credo
più
in
Dio
.
Prima
credevo
che
ci
fosse
un
Dio
cattivo
,
adesso
non
credo
più
che
esista
;
ma
se
vi
fosse
il
Dio
buono
nel
quale
credi
tu
,
non
potrebbe
condannare
una
madre
che
ha
perduto
la
sua
unica
figliuola
e
cerca
persuadersi
che
una
parte
di
lei
vive
ancora
!
»
Ester
non
rispose
.
Quasi
ogni
sera
,
da
due
anni
,
suo
marito
e
Luisa
evocavano
la
bambina
morta
.
Il
professore
Gilardoni
,
strano
miscuglio
di
libero
pensatore
e
di
mistico
,
aveva
letto
con
moltissimo
interesse
le
cose
meravigliose
che
si
raccontavano
delle
sorelle
americane
Fox
,
degli
esperimenti
di
Eliphas
Levi
,
aveva
seguito
il
movimento
spiritista
propagatosi
rapidamente
in
Europa
come
una
mania
che
prendeva
le
teste
e
le
tavole
.
Ne
aveva
parlato
a
Luisa
,
e
Luisa
,
invasa
,
acciecata
dall
'
idea
di
poter
sapere
se
la
sua
bambina
esistesse
ancora
e
,
posto
che
esistesse
,
di
aver
qualche
comunicazione
con
lei
,
non
vedendo
altro
in
tutto
il
meraviglioso
dei
fatti
e
lo
strano
delle
teorie
che
questo
punto
lucente
,
lo
aveva
supplicato
di
tentar
qualche
esperimento
con
Ester
e
con
lei
.
Ester
non
credeva
in
fatto
di
soprannaturale
che
alla
dottrina
cristiana
.
Non
pigliò
quindi
la
cosa
sul
serio
e
acconsentì
subito
a
posar
le
mani
sopra
un
tavolino
insieme
all
'
amica
e
al
marito
,
il
quale
,
dal
canto
suo
,
mostrava
un
gran
zelo
,
una
gran
fede
di
riuscire
.
I
primi
esperimenti
non
riuscirono
.
Ester
,
molto
annoiata
,
avrebbe
voluto
che
si
rinunciasse
a
continuare
;
ma
una
sera
il
tavolino
,
dopo
venti
minuti
di
aspettazione
,
si
chinò
lentamente
da
un
lato
alzando
un
piede
in
aria
,
si
riabbassò
,
tornò
ad
alzarsi
,
con
grande
sgomento
di
Ester
,
con
gran
gioia
del
professore
e
di
Luisa
.
La
sera
dopo
bastarono
cinque
minuti
a
farlo
muovere
.
Il
professore
gl
'
insegnò
l
'
alfabeto
e
tentò
un
'
evocazione
.
Il
tavolino
rispose
battendo
il
piede
a
terra
secondo
l
'
alfabeto
suggeritogli
.
Lo
spirito
evocato
diede
il
suo
nome
:
Van
Helmont
.
Ester
tremava
di
paura
come
una
foglia
,
il
professore
tremava
di
commozione
,
voleva
far
sapere
a
Van
Helmont
che
aveva
in
biblioteca
le
sue
opere
,
ma
Luisa
lo
scongiurò
di
chiedergli
dove
fosse
Maria
.
Van
Helmont
rispose
:
«
Vicina
»
.
Allora
Ester
,
pallida
come
un
cadavere
,
si
alzò
protestando
che
non
voleva
continuare
.
Né
le
suppliche
né
le
lagrime
di
Luisa
valsero
a
persuaderla
.
Era
peccato
,
era
peccato
!
Ester
non
aveva
un
sentimento
religioso
profondo
,
ma
paura
del
diavolo
e
dell
'
inferno
sì
,
molto
.
Per
parecchio
tempo
non
fu
possibile
ricominciare
le
sedute
.
Ella
ne
aveva
orrore
e
suo
marito
non
osava
contraddirla
.
Fu
Luisa
che
a
forza
di
scongiuri
ottenne
una
transazione
.
Le
sedute
ricominciarono
ma
Ester
non
vi
prese
parte
più
.
Non
volle
neanche
sapere
cosa
vi
accadesse
.
Solamente
,
quando
vedeva
sua
marito
preoccupato
,
distratto
,
gli
gittava
un
'
allusione
crucciosa
alle
pratiche
segrete
dello
studio
.
Allora
egli
si
affliggeva
,
offriva
di
desistere
,
ed
era
Ester
che
si
sentiva
debole
di
fronte
a
Luisa
.
Poiché
,
indirettamente
,
aveva
capito
che
Luisa
credeva
di
comunicare
con
lo
spirito
della
bambina
.
Ella
le
aveva
detto
una
volta
:
«
Domani
sera
non
vengo
perché
Maria
non
vuole
»
.
E
un
'
altra
volta
:
«
Vado
a
Looch
perché
Maria
vuole
un
fiore
dalla
Nonna
»
.
A
Ester
pareva
incredibile
che
una
testa
lucida
e
forte
come
quella
si
smarrisse
così
.
Comprendeva
in
pari
tempo
la
difficoltà
immensa
di
persuaderla
con
le
buone
e
la
crudeltà
di
opporsele
con
le
cattive
.
Il
professore
accese
una
candela
e
salì
,
seguito
da
Luisa
,
nello
studio
.
Noi
conosciamo
lo
studiolo
simile
a
una
cabina
di
bastimento
,
con
gli
scaffali
pieni
di
libri
,
il
caminetto
,
la
finestra
che
guarda
il
lago
,
la
poltrona
dove
Maria
s
'
era
addormentata
la
notte
di
Natale
.
Adesso
v
'
era
di
più
,
fra
il
caminetto
e
la
finestra
,
un
piccolo
tavolino
rotondo
con
un
sol
piede
tripartito
a
un
palmo
da
terra
.
«
Mi
rincresce
molto
»
,
disse
il
Gilardoni
,
entrando
,
«
di
far
tanto
dispiacere
a
Ester
.
»
Posò
il
lume
sulla
scrivania
e
invece
di
disporre
,
secondo
il
solito
,
il
tavolino
e
le
sedie
,
andò
a
guardar
dalla
finestra
il
chiaror
vago
dell
'
acqua
e
dei
cielo
nelle
ombre
della
notte
.
Luisa
rimase
immobile
e
subito
egli
si
voltò
bruscamente
come
avesse
sentito
per
virtù
magnetica
l
'
angoscia
di
lei
.
Gliela
vide
spaventosa
in
faccia
,
intese
ch
'
ella
lo
credeva
risoluto
di
troncare
mentre
ne
aveva
solamente
avuta
la
tentazione
e
le
prese
,
commosso
,
le
mani
,
le
disse
che
Ester
era
tanto
buona
,
che
l
'
amava
tanto
,
che
né
lui
né
lei
avrebbero
mai
voluto
recarle
volontariamente
un
'
afflizione
.
Luisa
non
rispose
ma
il
professore
durò
fatica
a
impedire
che
gli
baciasse
la
mano
.
Mentre
egli
collocava
in
mezzo
alla
stanza
il
tavolino
e
le
due
sedie
,
ella
sedette
sulla
poltrona
,
come
oppressa
.
«
Ecco
»
,
fece
il
professore
.
Luisa
si
levò
di
tasca
e
gli
tese
una
lettera
.
«
Ho
tanto
bisogno
di
Maria
e
di
Lei
,
stasera
!
»
,
diss
'
ella
«
Legga
,
è
di
Franco
.
Può
cominciare
dalla
quarta
pagina
.
»
Il
professore
non
intese
queste
ultime
parole
,
si
accostò
al
lume
e
lesse
ad
alta
voce
:
Torino
,
18
febbraio
1859
.
Luisa
mia
,
Sai
che
non
mi
hai
scritto
da
quindici
giorni
?
«
Questo
lo
può
saltare
»
,
interruppe
Luisa
,
ma
poi
si
corresse
.
«
No
,
legga
pure
,
è
meglio
.
»
Il
professore
continuò
:
Ecco
la
terza
lettera
che
io
ti
mando
dopo
ricevuta
la
tua
del
6
.
Sono
stato
forse
,
nella
prima
,
troppo
vivace
e
ti
ho
ferita
.
Benedetto
temperamento
il
mio
,
che
non
solo
mi
fa
dire
parole
troppo
vivaci
quando
il
sangue
mi
si
riscalda
,
ma
me
le
fa
anche
scrivere
!
E
benedetto
sangue
che
a
trentadue
anni
suonati
si
riscalda
come
a
ventidue
!
Perdonami
,
Luisa
,
e
permettimi
di
ritornare
sull
'
argomento
onde
riprendermi
quelle
parole
che
hanno
potuto
offenderti
.
Adesso
non
si
discorre
più
né
di
tavolini
né
di
spiriti
,
non
si
discorre
che
di
diplomazie
e
di
guerra
;
ma
gli
anni
scorsi
se
ne
parlò
moltissimo
e
parecchie
persone
che
io
stimo
e
onoro
ci
credevano
.
Di
alcune
so
positivamente
che
erano
illuse
ma
non
ho
mai
dubitato
,
quando
mi
riferivano
conversazioni
avute
con
gli
spiriti
,
della
loro
buona
fede
.
Pare
che
l
'
immaginazione
,
eccitata
,
possa
far
udire
e
vedere
come
reale
ciò
che
non
è
.
Ma
io
voglio
credere
che
nel
tuo
caso
non
v
'
inganni
l
'
immaginazione
,
che
il
vostro
tavolino
si
muova
e
si
esprima
davvero
come
dici
.
Ho
avuto
torto
di
metter
questo
in
dubbio
,
lo
confesso
,
poiché
tu
sei
talmente
sicura
di
non
ingannarti
e
poiché
conosco
abbastanza
l
'
onestà
del
professor
Gilardoni
.
Ma
vi
è
poi
per
me
una
questione
di
sentimento
.
Io
so
che
la
mia
dolce
Maria
vive
con
Dio
,
io
ho
la
speranza
di
andare
un
giorno
,
con
altre
anime
a
me
care
,
dov
'
ella
è
.
Se
mi
comparisse
spontaneamente
,
se
udissi
,
senz
'
averla
chiamata
,
il
suono
della
sua
voce
viva
e
vera
,
forse
non
potrei
sopportare
una
gioia
così
grande
;
chiamarla
,
costringerla
di
venire
non
vorrei
mai
.
Mi
ripugna
,
è
contrario
a
quel
senso
di
venerazione
che
ho
per
un
Essere
tanto
più
vicino
a
Dio
di
me
.
Anch
'
io
,
Luisa
,
parlo
al
nostro
tesoro
ogni
giorno
,
le
parlo
di
me
e
anche
di
te
,
sapendo
che
ci
vede
,
che
ci
ama
,
che
potrà
molto
ancora
,
in
questa
vita
stessa
,
sopra
di
noi
.
Tali
vorrei
pure
i
colloqui
tuoi
con
essa
;
e
se
rispondendo
alla
lettera
in
cui
alludevi
a
una
comunicazione
di
lei
mi
sono
espresso
con
acerbità
,
perdonami
in
grazia
non
solamente
del
mio
cattivo
carattere
ma
delle
idee
altresì
e
dei
sentimenti
che
sono
come
parte
della
mia
natura
.
Perdonami
pure
in
grazia
della
sovreccitazione
immensa
in
cui
si
vive
qui
.
La
mia
gola
sta
bene
;
da
quando
si
parla
di
guerra
ho
gittato
canfora
e
acqua
sedativa
,
ma
i
nervi
sono
tesi
straordinariamente
,
mi
par
che
a
toccarli
dieno
scintille
.
Questo
viene
anche
dall
'
intenso
lavoro
che
abbiamo
al
Ministero
,
dove
non
c
'
è
più
orario
e
chi
più
gode
fiducia
,
sia
pure
un
segretariucolo
,
più
deve
sgobbare
.
Quando
ebbi
questo
posto
dalla
bontà
del
conte
di
Cavour
,
mi
pareva
di
mangiare
il
pane
dello
Stato
a
tradimento
.
Adesso
non
è
così
ma
sto
per
togliermi
a
questo
gran
lavoro
e
ciò
mi
conduce
a
un
altro
discorso
che
ho
nel
cuore
da
un
pezzo
e
che
adesso
ti
faccio
con
una
commozione
indicibile
.
Fra
otto
giorni
i
miei
amici
ed
io
ci
arruoliamo
nell
'
esercito
come
volontari
per
la
durata
della
campagna
;
Si
entra
nel
9°
fanteria
che
ha
il
deposito
a
Torino
.
Qui
al
Ministero
si
vorrebbe
trattenermi
ancora
ma
io
intendo
di
trovarmi
istruito
al
reggimento
quando
entrerà
in
campagna
e
ho
solamente
preso
l
'
impegno
di
non
lasciar
l
'
ufficio
che
un
giorno
prima
di
arruolarmi
.
Luisa
,
sono
tre
anni
e
quasi
cinque
mesi
che
non
ci
vediamo
.
Vero
che
tu
sei
sorvegliata
dalla
Polizia
e
che
ti
è
proibito
di
venire
a
Lugano
;
però
io
ti
ho
proposto
più
volte
più
modi
di
venirmi
a
incontrare
segretamente
almeno
al
confine
,
sulla
montagna
,
e
tu
non
mi
hai
risposto
.
Ho
creduto
indovinare
che
tu
non
ti
sapessi
allontanare
neppure
per
poco
tempo
da
un
luogo
sacro
.
Mi
pareva
troppo
e
ti
confesso
che
ne
provai
un
'
amarezza
molto
profonda
!
Poi
mi
pentivo
,
mi
pareva
d
'
essere
egoista
,
ti
assolvevo
.
Adesso
,
Luisa
,
le
circostanze
sono
mutate
.
Non
ho
cattivi
presentimenti
,
mi
par
impossibile
di
aver
a
restare
sopra
un
campo
di
battaglia
,
ma
impossibile
non
è
.
Prenderò
parte
ad
una
guerra
che
si
annuncia
tra
le
più
grosse
,
tra
le
più
lunghe
e
disperate
,
perché
se
l
'
Austria
ha
in
giuoco
le
sue
provincie
italiane
,
noi
,
e
forse
anche
l
'
imperatore
Napoleone
,
abbiamo
in
giuoco
tutto
.
Si
dice
che
passeremo
l
'
inverno
venturo
sotto
Verona
.
Luisa
,
io
non
voglio
correre
il
pericolo
di
morire
senz
'
averti
riveduta
.
Ho
ventiquattr
'
ore
sole
,
non
posso
venire
al
confine
né
a
Lugano
,
né
mi
può
bastare
di
star
con
te
dieci
minuti
!
Fatti
portare
a
Lugano
,
in
qualche
modo
,
da
Ismaele
la
mattina
del
25
corr
.
Parti
da
Lugano
in
tempo
di
essere
a
Magadino
per
il
tocco
poiché
da
Luino
non
puoi
passare
.
A
Magadino
piglierai
il
battello
che
parte
di
là
circa
al
tocco
e
mezzo
.
Scenderai
circa
alle
quattro
a
Isola
Bella
dove
,
presso
a
poco
alla
stess
'
ora
,
arriverò
anch
'
io
da
Arona
.
L
'
Isola
Bella
,
a
questa
stagione
,
è
un
deserto
.
Vi
passeremo
la
sera
insieme
e
ripartiremo
la
mattina
,
tu
per
Oria
,
io
per
Torino
.
Scrivo
allo
zio
Piero
per
chiedergli
perdono
se
gli
tolgo
un
giorno
della
tua
compagnia
.
Maggior
male
non
temo
.
Anche
gli
austriaci
non
pensano
che
alle
armi
,
la
loro
Polizia
si
lascia
sfuggire
migliaia
di
giovani
che
vengono
a
prenderle
qui
.
Sarebbero
terribili
all
'
indomani
di
una
vittoria
ma
quel
giorno
,
per
essi
,
viva
Dio
!
non
verrà
.
Luisa
,
è
possibile
ch
'
io
non
ti
trovi
all
'
Isola
Bella
,
che
tu
creda
far
piacere
a
Maria
non
venendo
?
Ma
non
sai
,
la
mia
Maria
,
la
mia
povera
piccina
,
se
le
avessero
detto
corri
a
salutar
il
tuo
papà
che
forse
va
a
morire
come
...
La
voce
del
lettore
oscillò
,
si
ruppe
,
mancò
in
un
singhiozzo
.
Luisa
si
nascose
il
viso
fra
le
mani
.
Egli
le
posò
la
lettera
sulle
ginocchia
e
disse
a
stento
:
«
Donna
Luisa
,
può
avere
un
dubbio
?
»
«
Sono
cattiva
»
,
rispose
Luisa
sottovoce
,
«
sono
matta
.
»
«
Ma
non
gli
vuol
bene
?
»
«
Alle
volte
mi
pare
tanto
e
alle
volte
niente
.
»
«
Dio
mio
!
»
,
fece
il
professore
.
«
Ma
adesso
?
Non
La
commuove
l
'
idea
che
potrebbe
non
vederlo
mai
più
?
»
Luisa
tacque
;
parve
che
piangesse
.
Balzò
improvvisamente
in
piedi
stringendosi
le
tempie
fra
le
mani
,
piantò
in
viso
al
professore
due
occhi
dove
non
erano
lagrime
ma
invece
una
luce
sinistra
di
corruccio
.
«
Ella
non
sa
»
,
esclamò
,
«
cosa
c
'
è
nella
mia
testa
,
che
cumulo
di
contraddizioni
,
quante
idee
opposte
che
si
combattono
e
prendono
continuamente
il
luogo
l
'
una
dell
'
altra
!
Quando
ho
ricevuto
la
lettera
ho
pianto
tanto
,
mi
son
detta
:
"
sì
,
povero
Franco
,
stavolta
vado
"
,
e
poi
ecco
una
voce
che
mi
dice
qui
nella
fronte
:
"
no
,
non
devi
andare
perché
...
perché
...
perché
...
".»
Luisa
s
'
interruppe
e
il
professore
,
spaventato
da
bagliori
di
pazzia
negli
occhi
che
lo
fissavano
,
non
osò
chiedere
spiegazioni
.
Gli
occhi
strani
sempre
fissi
ne
'
suoi
vennero
raddolcendosi
,
velandosi
.
Luisa
gli
prese
le
mani
,
gli
disse
piano
,
timidamente
:
«
Domandiamo
a
Maria
»
.
Sedettero
al
tavolino
,
vi
posarono
le
mani
su
.
Il
professore
voltava
le
spalle
al
lume
che
batteva
sul
viso
di
Luisa
.
Il
tavolino
era
nell
'
ombra
.
Dopo
undici
minuti
di
silenzio
profondo
il
professore
mormorò
:
«
Si
muove
»
.
Infatti
il
tavolino
si
andava
lentamente
inclinando
da
un
lato
.
Ricadde
e
batté
un
piccolo
colpo
.
Il
viso
di
Luisa
s
'
illuminò
.
«
Chi
sei
?
»
,
disse
il
professore
.
«
Rispondi
col
solito
alfabeto
.
»
Il
tavolino
batté
diciassette
colpi
,
poi
quattordici
,
poi
diciotto
,
poi
uno
.
«
Rosa
»
,
disse
il
professore
,
piano
.
Rosa
era
il
nome
di
una
sorellina
di
sua
moglie
,
morta
nell
'
infanzia
,
e
il
tavolino
aveva
battuto
parecchie
altre
volte
questo
nome
.
«
Va
'
»
,
ripeté
il
Gilardoni
,
«
mandaci
Maria
.
»
Il
tavolino
si
rimise
tosto
in
movimento
e
batté
queste
parole
:
«
Son
qui
.
Maria
.
»
«
Maria
,
Maria
,
Maria
mia
!
»
,
sussurrò
Luisa
con
un
'
espressione
,
in
viso
,
di
beatitudine
.
«
Conosci
»
,
disse
il
Gilardoni
,
«
la
lettera
che
tuo
padre
ha
scritto
a
tua
madre
?
»
Il
tavolino
rispose
:
«
Sì
»
.
«
Cosa
deve
fare
tua
madre
?
»
Luisa
tremava
da
capo
a
piedi
,
aspettando
.
Il
tavolino
rimase
immobile
.
«
Rispondi
»
,
fece
il
professore
.
Il
tavolino
si
mosse
e
batté
un
miscuglio
incomprensibile
di
lettere
.
«
Non
abbiamo
capito
.
Ripeti
.
»
Il
tavolino
non
si
mosse
più
.
«
Ripeti
dunque
!
»
,
fece
il
professore
quasi
bruscamente
.
«
No
!
»
,
supplicò
Luisa
.
«
Non
insista
,
non
insista
!
Maria
non
vuol
rispondere
!
»
Ma
il
professore
voleva
insistere
.
«
Non
è
possibile
»
,
diceva
,
«
che
lo
spirito
non
risponda
.
Lei
lo
sa
,
ci
è
successo
altre
volte
di
non
intendere
quel
che
dice
.
»
Luisa
si
alzò
agitatissima
,
dicendo
che
piuttosto
di
costringere
Maria
era
contenta
d
'
interrompere
la
seduta
.
Il
professore
rimase
meditabondo
al
proprio
posto
.
«
Zitto
!
»
,
diss
'
egli
.
Il
tavolino
si
moveva
,
ricominciò
a
batter
colpi
.
«
Sì
»
,
esclamò
il
Gilardoni
,
raggiante
.
«
Ho
domandato
col
pensiero
s
'
Ella
deve
andare
e
il
tavolino
ha
risposto
"
sì
"
.
Ridomandi
lei
ad
alta
voce
.
»
Cinque
o
sei
minuti
passarono
prima
che
il
tavolino
si
rimettesse
in
moto
.
Alla
domanda
di
Luisa
«
debbo
andare
?
»
batté
prima
tredici
colpi
poi
quattordici
.
La
risposta
era
«
no
»
.
Il
professore
impallidì
e
Luisa
lo
interrogò
con
lo
sguardo
.
Egli
rimase
lungamente
muto
,
poi
rispose
sospirando
:
«
Potrebbe
non
essere
Maria
.
Potrebb
'
essere
uno
spirito
di
menzogna
»
.
«
E
come
si
può
sapere
?
»
,
fece
Luisa
ansiosamente
.
«
Impossibile
.
Non
si
può
sapere
.
»
«
Ma
e
le
altre
comunicazioni
,
dunque
?
Non
vi
è
certezza
mai
?
»
«Mai.»
Ella
tacque
,
atterrita
.
Poi
sussurrò
:
«
Doveva
essere
così
.
Doveva
mancarmi
anche
questo
»
.
E
posò
la
fronte
sul
tavolino
.
Il
lume
della
candela
batteva
sui
capelli
,
sulle
braccia
,
sulle
mani
di
lei
.
Ella
non
si
moveva
,
nulla
si
moveva
nella
camera
,
tranne
la
fiammella
oscillante
della
candela
.
Un
'
altra
fiammella
,
un
ultimo
lume
di
speranza
e
di
conforto
stava
morendo
nella
povera
testa
caduta
sotto
il
colpo
d
'
un
dubbio
amaro
e
invincibile
.
Che
poteva
fare
,
che
poteva
dire
il
Gilardoni
?
Egli
vedeva
prossimo
a
compiersi
,
non
per
opera
sua
,
il
desiderio
di
Ester
.
Tre
o
quattro
minuti
dopo
si
udirono
passi
al
piano
inferiore
e
la
voce
di
Ester
.
Luisa
,
lentamente
,
si
alzò
.
«
Andiamo
»
,
diss
'
ella
.
«
Bisognerebbe
forse
pregare
»
,
osservò
il
Gilardoni
,
senza
muoversi
.
«
Bisognerebbe
forse
domandare
agli
spiriti
se
confessano
Cristo
.
»
«
No
no
no
no
no
»
,
fece
sottovoce
Luisa
,
negando
,
anche
con
la
mano
,
ostilmente
.
Il
professore
prese
la
candela
in
silenzio
.
Ritornando
a
Oria
Luisa
salì
al
cancello
del
Camposanto
.
Vi
appoggiò
la
fronte
,
gittò
verso
la
fossa
di
Maria
un
soffocato
addio
e
ridiscese
.
Giunta
sul
sagrato
andò
ad
affacciarsi
al
parapetto
,
guardò
giù
il
lago
addormentato
nell
'
ombra
.
Stette
lì
alquanto
lasciando
andar
il
pensiero
per
la
sua
china
.
Posò
i
gomiti
sul
parapetto
,
si
piegò
,
si
appoggiò
il
viso
alle
mani
sempre
guardando
l
'
acqua
,
l
'
acqua
che
aveva
preso
Maria
.
Il
suo
pensiero
veniva
pigliando
una
forma
precisa
non
dentro
a
lei
ma
laggiù
nell
'
acqua
.
Essa
lo
considerò
.
Morire
,
finire
.
Lo
conosceva
,
lo
aveva
veduto
ancora
questo
pensiero
guardando
nell
'
acqua
così
,
molto
tempo
addietro
,
prima
di
cominciare
le
evocazioni
col
professore
.
Poi
era
scomparso
.
Adesso
ritornava
.
Era
un
pensiero
dolce
e
pietoso
,
pieno
di
riposo
e
di
abbandono
,
pieno
di
pace
.
Faceva
bene
di
starlo
a
guardare
poiché
anche
la
fede
negli
spiriti
era
perduta
.
Morire
,
finire
.
L
'
altra
volta
molto
aveva
potuto
contro
il
fascino
dell
'
acqua
la
immagine
del
vecchio
zio
.
Ora
poteva
meno
.
Lo
zio
era
caduto
,
dalla
morte
di
Maria
in
poi
,
in
un
mutismo
quasi
completo
che
Luisa
attribuiva
a
un
principio
di
apatia
senile
.
Ella
non
aveva
capito
come
nell
'
animo
del
vecchio
vi
fossero
insieme
al
dolore
disapprovazioni
profonde
;
quanto
lo
urtassero
le
quotidiane
ripetute
visite
al
cimitero
e
i
fiori
e
le
gite
misteriose
a
Casarico
e
,
sopra
tutto
,
l
'
abbandono
completo
della
chiesa
.
Se
non
fosse
stata
così
presa
dalla
sua
morta
,
avrebbe
potuto
intender
meglio
lo
zio
almeno
in
quest
'
ultimo
punto
della
chiesa
,
perché
adesso
il
vecchio
silenzioso
ci
andava
lui
,
in
chiesa
,
più
di
prima
,
tornava
col
cuore
alla
religione
di
suo
padre
e
di
sua
madre
praticata
sinora
freddamente
,
per
abitudine
,
per
ossequio
alle
tradizioni
di
casa
.
Pareva
a
Luisa
ch
'
egli
fosse
diventato
alquanto
ottuso
e
che
se
ai
bisogni
suoi
fosse
provveduto
non
gli
occorrerebbe
altro
.
Per
le
cure
materiali
v
'
era
la
Cia
e
le
risorse
che
bastavano
per
tre
meglio
avrebbero
bastato
per
due
.
Luisa
credette
veder
l
'
acqua
salire
un
palmo
.
E
Franco
?
Franco
si
desolerebbe
,
piangerebbe
per
qualche
anno
e
poi
sarebbe
più
felice
.
Franco
aveva
il
segreto
di
consolarsi
presto
.
L
'
acqua
parve
salire
un
altro
palmo
.
Nello
stesso
momento
in
cui
ella
s
'
era
affacciata
al
parapetto
,
Franco
,
passando
in
via
di
Po
davanti
a
San
Francesco
di
Paola
,
aveva
veduto
lumi
e
udito
l
'
organo
.
Era
entrato
.
Appena
detta
una
preghiera
,
il
pensiero
dominante
lo
aveva
ripreso
,
il
suono
dell
'
organo
gli
si
era
trasformato
in
un
fragore
di
trombe
,
di
tamburi
e
d
'
armi
e
,
mentre
un
canto
di
pace
si
levava
sull
'
altare
,
a
lui
era
parso
caricar
con
furore
il
nemico
.
A
un
tratto
si
vide
in
mente
l
'
immagine
di
Luisa
vestita
a
lutto
,
pallida
.
Si
mise
a
pensare
a
lei
,
a
pregare
per
lei
con
fervore
intenso
.
Allora
là
sul
sagrato
di
Oria
ella
sentì
un
freddo
,
un
'
uggia
,
un
mancar
della
tentazione
.
Volle
richiamarla
e
non
poté
.
L
'
acqua
ridiscendeva
.
Una
voce
intima
le
disse
:
e
se
il
professore
si
è
ingannato
?
Se
non
è
vero
che
il
tavolino
abbia
risposto
prima
di
si
e
poi
di
no
?
Se
non
è
vero
di
questi
spiriti
menzogneri
?
Si
tolse
dal
parapetto
e
sali
,
a
passi
lenti
,
in
casa
.
Trovò
lo
zio
in
cucina
,
seduto
sotto
la
cappa
del
camino
,
con
le
molle
in
mano
e
col
bicchiere
di
latte
accanto
.
La
Cia
e
la
Leu
cucinavano
.
«
Dunque
»
,
disse
lo
zio
,
«
sono
andato
alla
Ricevitoria
.
Il
Ricevitore
è
a
letto
con
l
'
itterizia
,
ma
ho
parlato
col
Sedentario
.
»
«
Di
che
cosa
,
zio
?
»
«
Di
Lugano
,
della
tua
andata
a
Lugano
il
25
.
Mi
ha
detto
che
chiuderà
un
occhio
e
che
passerai
.
»
Luisa
tacque
,
stette
a
guardar
il
fuoco
meditabonda
.
Poi
diede
certi
ordini
alla
Leu
per
l
'
indomani
e
pregò
lo
zio
di
venire
in
salotto
con
lei
.
«
Cosa
serve
?
»
,
diss
'
egli
con
la
solita
semplicità
.
«
Non
avrai
gran
segreti
.
Stiamo
qui
che
c
'
è
il
fuoco
.
»
La
Cia
accese
il
lume
.
«
Usciremo
noi
»
,
diss
'
ella
.
Lo
zio
fece
la
sua
solita
smorfia
di
compassione
per
le
altrui
sciocchezze
ma
tacque
,
bevve
il
suo
bicchier
di
latte
e
lo
porse
silenziosamente
a
Luisa
.
Luisa
prese
il
bicchiere
e
disse
piano
:
«
Non
ho
ancora
deciso
»
.
«
Cosa
?
»
,
fece
lo
zio
bruscamente
.
«
Cosa
non
hai
deciso
?
»
«
Se
andrò
all
'
Isola
Bella
.
»
«
Euh
!
Che
diavolo
?
»
Lo
zio
Piero
non
la
poteva
neanche
intendere
una
cosa
simile
.
«
E
perché
non
andresti
?
»
Ella
rispose
con
tranquillità
,
come
se
dicesse
una
cosa
ovvia
:
«
Ho
paura
di
non
poter
lasciare
Maria
»
.
«
Ah
senti
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Siediti
là
.
»
Le
additò
il
sedile
in
faccia
,
sotto
la
cappa
del
camino
,
lasciò
le
molle
e
disse
con
quella
sua
voce
grave
,
onesta
voce
del
cuore
:
«
Cara
Luisa
,
hai
perso
la
bussola
»
.
E
alzate
le
braccia
con
un
«
euh
!
»
profondo
,
le
lasciò
ricadere
sulle
ginocchia
.
«
Persa
!
»
,
diss
'
egli
.
Stette
un
poco
in
silenzio
,
a
capo
chino
,
porgendo
le
labbra
con
un
brontolio
di
parole
in
formazione
,
che
poi
uscirono
.
«
Cose
che
non
avrei
mai
creduto
!
Cose
che
paiono
impossibili
.
Ma
quando
»
(
così
dicendo
rialzò
il
capo
e
guardò
Luisa
in
faccia
)
«
si
comincia
a
perderla
,
la
bussola
,
l
'
è
fatta
.
E
tu
,
cara
,
hai
cominciato
a
perderla
da
un
pezzo
.
»
Luisa
trasalì
.
«
Eh
sì
!
»
,
esclamò
lo
zio
a
gola
piena
.
«
Hai
cominciato
a
perderla
da
un
pezzo
.
Ed
è
questo
che
volevo
dirti
.
Senti
:
mia
madre
ha
perso
dei
figli
,
tua
madre
ha
perso
dei
figli
,
ho
visto
tante
madri
perdere
dei
figli
e
nessuna
faceva
come
te
.
Ci
vuol
altro
,
siamo
tutti
mortali
e
dobbiamo
accettare
la
nostra
condizione
.
Si
rassegnavano
.
Ma
tu
,
no
.
E
questo
cimitero
!
E
queste
due
,
tre
,
quattro
visite
al
giorno
!
E
questi
fiori
,
e
cosa
so
io
,
oh
povero
me
!
E
anche
queste
scempiaggini
che
fai
a
Casarico
con
quell
'
altro
povero
imbecille
,
che
voi
credete
farle
in
segreto
e
tutti
ne
parlano
,
persino
la
Cia
!
Oh
povero
me
!
»
«
No
,
zio
»
,
disse
Luisa
tristemente
ma
tranquillamente
.
«
Non
dir
queste
cose
.
Non
puoi
capire
.
»
«
Siamo
intesi
»
,
rispose
lo
zio
con
tutta
l
'
ironia
di
cui
era
capace
.
«
Non
posso
capire
.
Ma
poi
ce
n
'
è
un
'
altra
.
Tu
non
vai
più
in
chiesa
.
Io
non
ti
ho
mai
detto
niente
perché
in
queste
cose
il
mio
principio
è
stato
sempre
di
lasciar
fare
a
ciascuno
quel
che
crede
;
ma
quando
ti
vedo
perdere
,
dirò
così
,
il
buon
senso
e
anche
il
senso
comune
,
non
posso
a
meno
di
farti
riflettere
che
se
si
voltano
le
spalle
a
Domeneddio
,
si
fanno
di
questi
guadagni
.
Adesso
poi
questa
idea
di
non
voler
andare
a
vedere
tuo
marito
,
in
circostanze
simili
,
passa
tutti
i
limiti
.
»
«
Vuol
dire
»
,
riprese
dopo
una
breve
pausa
,
«
che
ci
andrò
io
.
»
«
Tu
?
»
,
esclamò
Luisa
.
«
Perché
no
?
Io
,
sì
.
Contavo
di
accompagnarti
ma
,
se
non
vieni
,
andrò
solo
.
Andrò
a
dire
a
tuo
marito
che
hai
perduto
la
testa
e
che
spero
di
andar
presto
anch
'
io
a
trovar
la
povera
Maria
.
»
Mai
nessuno
aveva
udito
dal
labbro
dello
zio
Piero
una
parola
tanto
amara
.
Fosse
questo
,
fosse
l
'
autorità
dell
'
uomo
,
fosse
il
nome
di
Maria
pronunciato
così
,
Luisa
fu
vinta
.
«
Andrò
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
tu
devi
restar
qui
.
»
«
Niente
affatto
»
,
rispose
lo
zio
contento
.
«
Sono
quarant
'
anni
che
non
vedo
le
Isole
.
Approfitto
dell
'
occasione
.
E
chi
sa
che
non
mi
arruoli
in
cavalleria
,
io
?
»
«
E
così
»
,
disse
la
Cia
a
Luisa
dopo
che
lo
zio
era
andato
a
letto
.
«
Vuol
proprio
partire
anche
il
mio
padrone
?
Cara
lei
,
per
amor
del
Cielo
,
non
glielo
permetta
!
»
E
le
raccontò
che
due
ore
prima
egli
aveva
stralunato
gli
occhi
e
piegata
la
testa
sul
petto
;
che
chiamato
da
lei
non
aveva
risposto
;
che
poi
si
era
riavuto
e
che
alle
premurose
domande
di
lei
era
andato
in
collera
protestando
di
non
aver
avuto
male
,
di
aver
sentito
solo
un
po
'
di
sonno
.
Luisa
l
'
ascoltava
in
piedi
,
col
lume
in
mano
,
con
gli
occhi
vitrei
,
divisa
fra
l
'
attenzione
alle
parole
che
udiva
e
qualche
altro
pensiero
assai
diverso
,
assai
lontano
,
dallo
zio
,
dalla
casa
,
dalla
Valsolda
.
2
.
Solenne
rullo
Il
venticinque
febbraio
,
giorno
della
partenza
,
lo
zio
Piero
si
alzò
alle
sette
e
mezzo
e
andò
alla
finestra
.
Un
denso
nebbione
pendeva
sul
lago
biancastro
e
nascondeva
le
montagne
per
modo
che
se
ne
vedevano
solamente
due
brevi
liste
nere
,
una
a
destra
e
l
'
altra
a
sinistra
,
fra
il
lago
e
la
nebbia
.
«
Ahimè
!
»
,
sospirò
lo
zio
.
Non
s
'
era
ancora
finito
di
vestire
che
Luisa
entrò
e
lo
pregò
,
col
pretesto
del
cattivo
tempo
,
di
restare
,
di
lasciarla
partir
sola
.
La
Cia
era
in
grande
angoscia
,
e
avea
pregato
Luisa
di
insistere
sapendo
ch
'
egli
era
stato
côlto
,
il
giorno
venti
,
da
forti
vertigini
e
che
il
ventidue
,
senza
dir
niente
a
nessuno
,
era
andato
a
confessarsi
.
Egli
s
'
irritò
,
convenne
tacere
,
lasciargli
fare
la
sua
volontà
.
Povero
zio
,
aveva
goduto
sempre
una
salute
di
ferro
ed
era
molto
apprensivo
,
il
menomo
disturbo
lo
allarmava
;
ma
ora
non
gli
pareva
bene
che
Luisa
partisse
sola
in
quelle
condizioni
di
spirito
,
e
si
sacrificava
per
lei
.
Si
vestì
,
ritornò
alla
finestra
e
chiamò
trionfalmente
Luisa
che
stava
nel
giardinetto
.
«
Alza
la
testa
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Guarda
su
in
Boglia
!
»
In
alto
,
sopra
Oria
,
attraverso
la
nebbia
fumante
,
si
vedeva
l
'
oro
pallido
del
sole
sulla
montagna
e
più
in
alto
ancora
una
trasparenza
serena
.
«
Bella
giornata
!
»
Luisa
non
rispose
e
il
vecchio
discese
allegro
in
loggia
,
uscì
sulla
terrazza
a
goder
la
battaglia
magnifica
della
nebbia
e
del
sole
.
Tutto
il
lago
d
'
oriente
fra
la
Ca
Rotta
,
l
'
ultima
casa
di
S
.
Mamette
,
a
sinistra
,
e
il
golfo
del
Dòi
a
destra
,
pareva
un
mare
immenso
,
bianco
.
La
Ca
Rotta
traspariva
appena
,
come
un
fantasma
.
Al
golfo
del
Dòi
cominciava
la
sottile
lista
nera
scoperta
fra
il
piombo
del
lago
e
il
nebbione
.
A
poco
a
poco
quel
nebbione
si
faceva
turchiniccio
,
vaghi
chiarori
rompevano
in
cielo
verso
Osteno
,
in
fondo
al
mare
d
'
oriente
tremavano
luccicori
nuovi
,
venivan
liste
,
chiazze
brune
di
brezza
;
un
occhio
di
sole
appariva
e
scompariva
sopra
Osteno
nei
vapori
turbinanti
,
ingrandiva
rapidamente
,
splendé
vincitore
.
La
nebbia
fuggì
da
ogni
parte
,
a
brani
e
fiocchi
.
Molti
ne
passarono
davanti
a
Oria
,
grandi
e
veloci
,
altri
si
buttarono
alla
costa
,
il
grosso
ripiegò
verso
l
'
ultimo
levante
;
colà
,
dietro
e
sopra
un
pesante
sipario
bianco
,
le
montagne
del
lago
di
Como
sorsero
gloriose
nel
sereno
.
Lo
zio
Piero
chiamò
Luisa
perché
vedesse
lo
spettacolo
,
l
'
ultima
scena
splendida
del
dramma
;
il
trionfo
del
sole
,
la
fuga
delle
nebbie
,
la
gloria
delle
montagne
.
Egli
ammirava
patriarcalmente
,
senza
finezze
di
senso
artistico
ma
con
calor
giovanile
,
con
sincera
enfasi
di
voce
,
da
vecchio
che
ha
vissuto
castamente
,
che
non
ha
sciupata
la
freschezza
del
cuore
,
che
conserva
una
certa
innocenza
d
'
immaginazione
.
«
Guarda
,
Luisa
»
,
esclamò
,
«
se
non
bisogna
dire
:
Gloria
al
Padre
,
al
Figliuolo
,
allo
Spirito
Santo
!
»
Luisa
non
rispose
,
si
allontanò
subito
per
non
veder
quel
recinto
bianco
,
di
là
dall
'
orto
,
che
l
'
attirava
con
violenza
,
con
una
tacita
voce
di
rimprovero
e
di
dolore
.
Ella
vi
era
andata
alle
sei
,
vi
aveva
passata
un
'
ora
nella
nebbia
,
seduta
sull
'
erba
fradicia
.
Lo
zio
rimase
in
contemplazione
sulla
terrazza
fino
al
momento
di
partire
.
S
'
egli
fosse
stato
un
poeta
presuntuoso
avrebbe
supposto
che
la
Valsolda
gli
desse
il
buon
viaggio
con
uno
spettacolo
d
'
addio
,
volesse
mostrarglisi
bella
come
forse
non
l
'
aveva
veduta
mai
;
ma
queste
fantasie
poetiche
a
lui
non
venivano
e
poi
si
trattava
di
un
viaggio
così
breve
!
No
,
gli
passò
invece
nella
mente
l
'
immagine
di
Maria
,
l
'
idea
di
vedersela
capitar
correndo
fra
le
gambe
,
di
prenderla
sulle
ginocchia
,
di
recitarle
la
canzonetta
antica
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
.
«
Basta
!
»
,
sospirò
.
«
È
stata
una
gran
cosa
!
»
,
e
,
chiamato
dalla
Cia
,
si
avviò
lentamente
verso
il
giardinetto
dove
l
'
attendeva
Luisa
,
pronta
a
scendere
in
barca
.
«
Oh
,
son
qui
»
,
diss
'
egli
,
«
e
voi
guardate
bene
,
mentre
staremo
via
,
di
non
lasciar
cadere
la
casa
nel
lago
.
»
Durante
il
tragitto
sul
Lago
Maggiore
,
a
bordo
del
San
Bernardino
,
Luisa
stette
quasi
sempre
nella
sala
di
seconda
classe
.
Ne
salì
una
volta
onde
persuadere
lo
zio
Piero
a
discendere
anche
lui
;
ma
lo
zio
Piero
,
chiuso
nel
suo
zimarrone
grigio
,
non
volle
muoversi
,
malgrado
l
'
aria
fredda
,
dal
ponte
dove
stava
pacificamente
a
guardar
montagne
e
paesi
,
e
far
un
po
'
di
conversazione
con
un
prete
di
Locarno
,
con
una
vecchierella
di
Belgirate
e
con
altri
viaggiatori
di
seconda
classe
.
Luisa
dovette
lasciarvelo
e
ridiscese
,
preferendo
star
sola
con
i
propri
pensieri
.
Più
si
avvicinava
all
'
Isola
Bella
più
le
cresceva
dentro
un
'
agitazione
sorda
,
una
incerta
attesa
di
tante
cose
.
Come
avverrebbe
l
'
incontro
con
Franco
?
Quale
contegno
terrebb
'
egli
con
lei
?
Le
farebbe
i
discorsi
che
le
aveva
fatto
lo
zio
?
Le
lettere
erano
molto
pietose
e
tenere
,
ma
chi
non
sa
che
si
scrive
in
un
modo
e
si
parla
in
un
altro
?
Come
,
dove
,
passerebbero
la
sera
?
E
poi
l
'
altra
cosa
,
la
cosa
terribile
a
pensare
...
?
Tutte
queste
preoccupazioni
salivano
,
salivano
,
tendevano
a
diventar
dominanti
,
a
porsi
in
antagonismo
con
l
'
immagine
del
Cimitero
di
Oria
che
ogni
tratto
ritornava
impetuosa
,
come
a
riprendere
il
suo
.
Alla
stazione
di
Cannero
,
Luisa
si
udì
sul
capo
un
grande
strepito
di
passi
,
un
grande
chiasso
di
voci
e
di
grida
,
salì
a
vedere
dello
zio
.
Erano
militari
richiamati
alle
bandiere
,
venuti
al
battello
con
due
grandi
barche
.
Altre
barchette
portavano
donne
,
bambini
,
vecchi
,
che
salutavano
e
piangevano
.
I
soldati
,
la
maggior
parte
bersaglieri
,
bei
giovinotti
allegri
,
rispondevano
ai
saluti
,
gridando
:
«
Viva
l
'
Italia
!
»
promettevano
regali
da
Milano
.
Una
vecchia
,
che
aveva
tre
figli
fra
quei
soldati
,
gridava
loro
,
tutta
scarmigliata
ma
non
piangente
,
che
si
ricordassero
del
Signore
e
della
Madonna
.
«
Sì
»
,
brontolo
un
vecchio
sergente
che
li
accompagnava
,
«
ca
s
'
ricordo
del
Sgnour
,
d
'
la
Madonna
,
del
Vescov
e
del
prevost
!
»
I
soldati
molto
pratici
del
«
prevost
»
,
la
prigione
militare
,
risero
della
barzelletta
e
il
battello
partì
.
Grida
,
sventolar
di
fazzoletti
e
poi
un
canto
,
un
canto
potente
di
cinquanta
voci
gagliarde
:
Addio
,
mia
bella
,
addio
,
L
'
armata
se
ne
va
.
I
soldati
si
erano
tutti
ammucchiati
a
prora
su
cataste
di
sacchi
e
barili
,
quale
seduto
,
quale
sdraiato
,
quale
in
piedi
,
e
cantavano
a
squarciagola
,
con
l
'
accompagnamento
cupo
delle
ruote
del
vapore
che
filava
diritto
giù
verso
lo
sfondo
di
cielo
cui
le
sottili
colline
d
'
Ispra
dividono
dall
'
immenso
specchio
dell
'
acque
,
verso
il
Ticino
.
Quei
giovinotti
avevano
a
passarlo
presto
,
il
Ticino
,
probabilmente
al
grido
di
Savoia
,
fra
una
furia
di
cannonate
.
Molti
di
loro
erano
attesi
laggiù
,
sotto
quel
cielo
sereno
,
dalla
morte
;
ma
tutti
cantavano
allegri
e
solo
il
rumor
cupo
delle
ruote
del
vapore
pareva
saperne
qualche
cosa
.
Le
libere
montagne
piemontesi
lungo
le
quali
filava
il
battello
parevano
fiere
e
paghe
,
benché
nell
'
ombra
,
di
aver
dato
i
propri
figli
alle
schiave
montagne
lombarde
,
tragiche
nell
'
aspetto
benché
illuminate
dal
sole
.
Luisa
si
sentì
un
lieve
formicolio
nel
sangue
,
un
palpito
del
suo
patriottismo
ardente
d
'
una
volta
.
E
quelle
madri
che
avevan
visto
partire
i
loro
figli
così
?
Prevenne
il
proprio
pensiero
,
si
disse
subito
che
anche
lei
avrebbe
donato
volentieri
un
figlio
all
'
Italia
,
che
quelle
madri
non
potrebbero
in
nessun
caso
paragonarsi
a
lei
.
Ma
com
'
era
diverso
di
leggere
in
Valsolda
una
lettera
che
parlava
di
guerra
e
di
sentir
veramente
il
soffio
e
il
rumor
della
guerra
intorno
a
sé
,
di
respirarla
nell
'
aria
!
Nella
quieta
della
Valsolda
era
un
'
ombra
senza
realtà
:
qui
l
'
ombra
pigliava
corpo
.
Qui
il
dolore
privato
di
Luisa
,
il
dolore
immenso
che
le
riempiva
intorno
l
'
aria
morta
di
Oria
,
s
'
impiccioliva
a
fronte
della
emozione
pubblica
,
ed
ella
lo
sentiva
e
ciò
le
recava
una
molestia
,
un
malessere
indefinibile
.
Era
paura
di
perdere
parte
del
dolore
proprio
,
come
dire
parte
di
se
stessa
?
Era
desiderio
di
sottrarsi
ad
un
paragone
che
le
ripugnava
di
fare
?
In
pari
tempo
l
'
idea
che
Franco
andrebbe
a
questa
guerra
,
l
'
idea
onde
poco
ella
si
era
commossa
in
Valsolda
,
prendeva
pure
una
realtà
nuova
nella
sua
mente
,
le
dava
delle
scosse
al
cuore
,
lottava
essa
pure
con
l
'
immagine
del
Camposanto
di
Oria
.
Per
la
prima
volta
l
'
immagine
del
passato
non
era
più
sola
,
assoluta
,
onnipotente
signora
dell
'
anima
sua
;
ne
avesse
pure
sdegno
quest
'
anima
e
rincrescimento
,
nuove
immagini
,
immagini
del
presente
e
del
futuro
,
le
facevano
assalto
.
Lo
zio
cominciò
ad
aver
freddo
e
discese
sotto
coperta
.
«
Fra
poco
più
d
'
un
'
ora
»
,
diss
'
egli
,
«
saremo
a
Isola
Bella
.
»
«
Sei
stanco
?
»
«
Niente
affatto
.
Sto
benone
.
»
«
Però
andrai
a
letto
presto
questa
sera
?
»
Lo
zio
,
distratto
,
non
rispose
.
Invece
dopo
un
poco
esci
a
dire
:
«
Sai
cosa
pensavo
?
Pensavo
che
dovrebbe
capitare
un
'
altra
Maria
»
.
Luisa
,
che
gli
era
seduta
accanto
,
si
alzò
di
botto
,
fremente
,
e
andò
a
guardar
fuori
dal
finestrino
in
faccia
,
voltando
le
spalle
allo
zio
.
Questi
non
capi
affatto
,
credette
a
un
senso
d
'
imbarazzo
e
si
addormentò
nel
suo
angolo
.
Il
battello
tocca
Intra
.
Adesso
prima
dell
'
Isola
non
c
'
è
che
Pallanza
.
Il
battello
rade
la
costa
;
Luisa
guarda
dal
finestrino
ovale
passar
le
rive
,
le
case
,
gli
alberi
.
Come
si
corre
,
come
si
corre
!
Pallanza
.
Il
battello
resta
fermo
cinque
minuti
.
Luisa
sale
sul
ponte
,
domanda
quando
si
arriverà
all
'
Isola
Bella
.
Il
battello
non
toccherà
Suna
né
Baveno
.
Sarà
un
viaggio
di
pochi
minuti
.
E
il
battello
di
Arona
,
quando
arriva
?
Pare
che
sia
in
ritardo
.
Ella
scende
e
sveglia
lo
zio
che
sale
sul
ponte
con
lei
.
L
'
ultimo
tratto
del
viaggio
è
fatto
in
silenzio
:
lo
zio
sta
a
guardar
Pallanza
che
si
allontana
e
Luisa
ha
fissi
gli
occhi
sull
'
Isola
che
s
'
avanza
,
non
vede
altro
.
Il
battello
giunse
all
'
approdo
dell
'
Isola
Bella
alle
tre
e
quaranta
minuti
.
Nessun
indizio
del
battello
di
Arona
.
Un
inserviente
disse
a
Luisa
che
quel
battello
era
sempre
in
ritardo
per
colpa
del
treno
di
Novara
che
non
aveva
quasi
più
regola
,
causa
i
movimenti
militari
.
Nessuno
discese
all
'
Isola
,
nessuno
era
sulla
riva
tranne
l
'
uomo
addetto
allo
sbarco
.
Partito
il
battello
,
accompagnò
egli
stesso
i
due
viaggiatori
all
'
albergo
del
Delfino
.
Era
un
caso
,
diss
'
egli
,
che
trovassero
il
Delfino
aperto
a
quella
stagione
.
Ci
svernava
una
grossa
famiglia
inglese
.
Pareva
l
'
isola
del
Silenzio
,
del
resto
.
Il
lago
le
taceva
intorno
immobile
,
la
spiaggia
era
deserta
,
sui
ballatoi
delle
povere
vecchie
casucce
ammonticchiate
sul
porto
,
fra
un
bastione
rotondo
del
giardino
e
l
'
albergo
,
non
si
vedeva
persona
viva
.
Gl
'
inglesi
erano
fuori
,
in
barca
;
l
'
albergo
taceva
come
la
riva
e
l
'
acqua
.
I
nuovi
venuti
ebbero
due
camere
grandi
del
secondo
piano
,
a
mezzogiorno
,
di
fronte
al
malinconico
stretto
fra
l
'
isola
e
la
costa
boscosa
che
va
da
Stresa
a
Baveno
.
La
prima
camera
,
sull
'
angolo
di
ponente
,
aveva
una
finestra
verso
la
chiesetta
di
S
.
Vittore
,
che
sorge
a
fianco
dell
'
albergo
,
e
l
'
isolotto
lontano
dei
Pescatori
.
Lo
zio
Piero
si
piantò
a
quella
finestra
contemplando
l
'
isolotto
,
il
mucchietto
di
case
sporgente
dallo
specchio
del
lago
e
appuntato
in
un
campanile
,
le
grandi
montagne
di
Val
di
Toce
e
di
Val
di
Gravellone
,
mezzo
nascoste
da
una
nebbiolina
penetrata
di
sole
.
Luisa
,
visto
che
lì
v
'
eran
due
letti
,
passò
rapidamente
nell
'
altra
camera
dov
'
era
un
'
alcova
con
due
letti
pure
.
«
Ecco
»
,
disse
lo
zio
Piero
entrandovi
un
momento
dopo
,
«
questa
va
bene
per
voialtri
.
»
Luisa
domandò
sottovoce
all
'
albergatore
se
non
si
potessero
avere
tre
camere
invece
di
due
.
No
,
non
si
potevano
avere
.
«
Ma
se
così
va
bene
!
Ma
se
così
va
benone
!
»
,
ripeteva
lo
zio
.
«
Voi
qui
e
io
là
.
»
Luisa
tacque
e
l
'
albergatore
se
n
'
andò
.
«
Non
vedi
che
hai
l
'
alcova
come
a
casa
?
»
Non
gli
veniva
in
mente
,
all
'
uomo
patriarcale
,
che
per
Luisa
la
sola
vista
di
quell
'
alcova
fosse
un
tormento
.
Ella
gli
rispose
che
preferiva
l
'
altra
camera
,
più
chiara
,
più
allegra
.
«
Amen
»
,
disse
lo
zio
,
«
fate
vobis
.
M
'
inalcoverò
io
.
»
Anche
quell
'
angolo
dell
'
albergo
ritornò
nel
silenzio
.
Luisa
si
pose
alla
finestra
.
Il
battello
di
Arona
doveva
esser
vicino
,
l
'
uomo
di
prima
s
'
incamminava
lentamente
verso
lo
sbarco
e
poco
dopo
si
udì
un
rumor
lontano
di
ruote
.
Lo
zio
disse
a
Luisa
che
si
sentiva
stanco
e
rimaneva
in
camera
.
Ella
discese
verso
il
ponte
dello
sbarco
e
si
fermò
presso
una
casupola
che
toglieva
di
vedere
il
battello
di
cui
udiva
il
fragore
.
A
un
tratto
la
prora
del
San
Gottardo
le
uscì
davanti
lentamente
e
si
fermò
.
Luisa
riconobbe
suo
marito
fra
un
gruppo
di
persone
che
gli
facevano
un
grande
chiasso
intorno
.
Franco
la
vide
,
saltò
sul
ponte
,
corse
a
lei
che
fece
due
passi
avanti
.
Si
abbracciarono
,
egli
muto
,
cieco
d
'
emozione
,
ridente
e
lagrimoso
,
pieno
di
gratitudine
e
anche
trepido
,
incerto
circa
l
'
animo
di
lei
,
circa
il
modo
di
regolarsi
;
ella
più
composta
,
pallidissima
e
seria
.
«
Addio
»
,
ripeteva
,
«
addio
»
,
e
s
'
incamminò
verso
l
'
albergo
.
Venne
allora
da
Franco
una
furia
di
domande
sul
suo
viaggio
,
sul
passaggio
del
confine
,
prima
;
poi
sullo
zio
.
Quando
nominò
lo
zio
,
Luisa
alzò
il
viso
e
disse
:
«
Guarda
!
»
.
Lo
zio
era
lassù
alla
finestra
e
gittò
abbasso
un
addio
sonoro
agitando
il
fazzoletto
.
«
Oh
!
»
,
fece
Franco
,
stupefatto
;
e
prese
la
corsa
.
Lo
zio
aspettò
sul
pianerottolo
della
scala
con
una
espressione
di
contentezza
persino
nel
ventre
pacifico
.
«
Ciao
,
neh
»
,
diss
'
egli
e
gli
prese
le
mani
,
gliele
scosse
tenendolo
a
distanza
.
Non
avrebbe
voluto
baci
,
come
se
in
quel
momento
significassero
ringraziamenti
,
ma
non
poté
difendersi
dall
'
impeto
di
Franco
.
«
Figurati
»
,
diss
'
egli
appena
svincolatosi
dalle
braccia
del
giovane
,
«
se
una
Maironi
può
viaggiare
senza
maggiordomo
!
Son
poi
anche
venuto
ad
arruolarmi
nei
bersaglieri
!
»
E
l
'
uomo
stanco
discese
le
scale
dicendo
che
andava
a
ordinare
il
pranzo
.
Non
v
'
era
canapè
nella
stanza
degli
sposi
.
Franco
trasse
Luisa
a
sedere
sul
letto
,
le
sedette
accanto
,
le
cinse
con
un
braccio
le
spalle
,
incapace
di
un
discorso
qualsiasi
,
non
sapendo
dire
che
«
ti
ringrazio
,
ti
ringrazio
»
,
non
trovando
che
impetuose
carezze
,
impetuosi
baci
,
nomi
di
tenerezza
.
Luisa
tremava
a
capo
chino
,
non
gli
rispondeva
in
alcun
modo
ed
egli
si
frenò
,
le
prese
il
capo
come
una
cosa
santa
,
le
andò
sfiorando
con
le
labbra
,
qua
,
là
,
i
capelli
bianchi
che
vedeva
.
Ella
capì
che
cercava
i
capelli
bianchi
,
intese
quei
timidi
baci
,
si
commosse
,
le
parve
sentirsi
sgelare
il
cuore
,
fu
presa
da
sgomento
,
volle
difendersi
più
contro
se
stessa
che
contro
Franco
.
«
Sai
»
,
disse
,
«
ho
il
cuore
tanto
freddo
,
non
volevo
neanche
venire
,
non
volevo
lasciar
Maria
né
che
tu
avessi
l
'
amarezza
di
trovarmi
così
.
È
stato
causa
lo
zio
che
venissi
.
Voleva
venir
solo
e
allora
mi
sono
decisa
.
»
Dette
le
parole
crudeli
,
sentì
levarsi
dai
suoi
capelli
le
labbra
di
Franco
,
levarsi
il
braccio
dalle
sue
spalle
.
Tacquero
ambedue
;
poi
Franco
mormorò
con
dolcezza
:
«
Sono
tredici
ore
.
Forse
dopo
non
ti
darò
noia
mai
più
»
.
In
quel
punto
entrò
lo
zio
Piero
e
annunciò
che
il
pranzo
era
pronto
.
Luisa
prese
la
mano
di
suo
marito
,
gliela
strinse
in
silenzio
,
non
con
la
stretta
d
'
un
'
amante
,
ma
pure
abbastanza
forte
per
significargli
ch
'
era
una
commossa
risposta
.
A
pranzo
né
Luisa
né
Franco
mangiarono
.
Invece
lo
zio
mangiò
con
appetito
e
parlò
molto
.
Egli
non
approvava
che
Franco
prendesse
le
armi
.
«
Che
soldato
vuoi
riuscire
tu
?
»
,
gli
diceva
.
«
Cosa
farai
senza
la
canfora
,
l
'
acqua
sedativa
e
il
cossa
soja
mi
?
»
Franco
dichiarò
che
aveva
buttato
via
tutti
i
rimedi
,
che
si
sentiva
di
ferro
,
che
sarebbe
stato
il
più
robusto
soldato
del
9°
.
«
Sarà
!
»
,
brontolò
lo
zio
.
«
Sarà
!
E
tu
,
Luisa
,
non
dici
niente
?
»
Luisa
rispose
ch
'
era
persuasa
di
quanto
aveva
detto
suo
marito
.
«
N
'
occor
alter
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Evviva
!
»
Egli
aveva
poi
anche
un
gran
concetto
della
potenza
austriaca
e
non
vedeva
roseo
come
Franco
.
Secondo
Franco
,
non
c
'
era
da
dubitare
della
vittoria
.
Egli
aveva
veduto
un
aiutante
di
Niel
venuto
segretamente
a
Torino
,
gli
aveva
udito
dire
ad
alcuni
ufficiale
piemontesi
di
Stato
Maggiore
:
«
Nous
allons
supprimer
l
'
Autriche
»
.
Certo
,
bisognava
lasciare
almeno
cinquantamila
cadaveri
italiani
e
francesi
tra
il
Ticino
e
l
'
Isonzo
.
«
Scusi
,
signore
»
,
disse
il
cameriere
che
serviva
.
«
Mi
pare
che
il
signore
parlasse
di
entrare
nel
9°
reggimento
!
»
«
Sì
!
»
«
Brigata
Regina
.
Brava
brigata
.
Io
ho
servito
nel
10°
.
Ci
siamo
fatti
onore
nel
1848
,
ehi
!
Goito
,
Santa
Lucia
,
Governolo
,
Volta
!
Adesso
tocca
a
Loro
.
»
«
Faremo
il
possibile
.
»
Luisa
ebbe
un
lieve
brivido
.
Gl
'
inglesi
che
pranzavano
alla
tavola
vicina
intesero
il
dialogo
,
guardarono
Franco
.
Per
qualche
momento
nessuno
parlò
nella
sala
;
vi
passò
la
visione
di
una
colonna
di
fanteria
lanciata
alla
baionetta
,
fra
la
mitraglia
.
Dopo
pranzo
lo
zio
rimase
all
'
albergo
per
il
suo
solito
chilo
e
Franco
uscì
con
Luisa
.
Presero
a
destra
,
verso
il
Palazzo
.
Faceva
piuttosto
scuro
,
cadeva
qualche
rara
gocciolina
,
gli
scalini
che
mettevano
dalla
riva
al
cortile
della
villa
erano
umidi
,
si
sdrucciolava
.
Franco
offerse
il
braccio
a
sua
moglie
che
lo
prese
in
silenzio
.
Si
fermarono
tra
il
cortile
deserto
e
la
scala
dello
sbarco
a
contar
le
ore
che
suonavano
all
'
orologio
del
Palazzo
.
Sei
.
Erano
passate
due
ore
,
ne
restavano
altre
undici
;
poi
veniva
la
separazione
,
l
'
ignoto
.
Si
incamminarono
lentamente
,
sempre
senza
parlare
,
per
il
viale
diritto
fra
il
lago
e
il
fianco
del
Palazzo
,
a
quell
'
angolo
che
guarda
l
'
isola
dei
Pescatori
,
dove
si
vedeva
già
qualche
lume
.
Due
donne
venivano
loro
incontro
a
braccetto
,
chiacchierando
.
Franco
le
lasciò
passare
e
poi
domandò
a
sua
moglie
se
si
ricordava
dei
Rancò
.
Due
anni
prima
del
loro
matrimonio
avevano
fatto
con
altri
amici
una
passeggiata
a
Drano
e
ai
Rancò
,
alti
pascoli
di
Valsolda
,
che
si
attraversano
per
salire
al
Passo
Stretto
.
Avevano
avuto
una
disputa
vivace
,
un
'
ora
di
broncio
e
di
tormento
.
«
Sì
»
,
rispose
Luisa
.
«
Mi
ricordo
.
»
Sentirono
ambedue
nello
stesso
momento
quanto
l
'
ora
presente
fosse
diversa
da
quella
e
quanto
ciò
fosse
doloroso
a
dire
.
Non
parlarono
più
fino
all
'
angolo
.
Un
suono
di
campane
veniva
dall
'
isola
dei
Pescatori
.
Franco
lasciò
il
braccio
di
sua
moglie
,
si
appoggiò
al
parapetto
.
Il
lago
nebbioso
taceva
,
nulla
si
vedeva
oltre
i
lumi
dell
'
altra
isola
.
Il
lago
,
la
nebbia
,
quei
lumi
,
quelle
campane
che
parevano
di
una
nave
perduta
in
mare
,
il
silenzio
delle
cose
,
le
stesse
rade
minute
goccioline
di
piova
,
tutto
era
così
triste
!
«
E
ti
ricordi
poi
?
»
,
mormorò
Franco
senza
voltar
il
viso
.
Anche
Luisa
s
'
era
appoggiata
al
parapetto
.
Tacque
un
poco
,
indi
rispose
sottovoce
:
«
Sì
,
caro
»
.
Ah
vi
era
nel
suo
caro
un
lieve
recondito
principio
di
calore
,
di
emozione
affettuosa
.
Franco
lo
sentì
,
n
'
ebbe
una
scossa
di
gioia
ma
si
contenne
.
«
Penso
»
,
riprese
,
«
alla
lettera
che
t
'
ho
scritto
subito
,
appena
ritornato
a
casa
e
alle
tre
parole
che
mi
hai
detto
il
giorno
dopo
,
a
Muzzaglio
,
quando
gli
altri
ballavano
sotto
i
castagni
e
tu
mi
sei
passata
vicina
per
andar
a
prendere
il
tuo
scialletto
che
avevi
posato
sull
'
erba
.
Te
le
ricordi
?
»
«Sì.»
Egli
le
prese
una
mano
,
se
la
recò
alle
labbra
.
«
Ti
ringrazio
ancora
»
,
diss
'
egli
,
«
per
quelle
tre
parole
.
Allora
sono
state
la
vita
per
me
.
Ti
ricordi
che
nella
discesa
t
'
ho
dato
il
braccio
e
che
c
'
era
chiaro
di
luna
?
»
«Sì.»
«
E
ti
ricordi
che
ho
fatto
uno
sdrucciolone
prima
di
arrivare
al
ponte
e
che
tu
mi
hai
detto
:
"
Caro
signore
,
tocca
a
Lei
di
sostenere
me
"
?
»
Luisa
non
rispose
,
gli
strinse
la
mano
.
«
Non
sono
stato
buono
a
nulla
»
,
diss
'
egli
tristemente
.
«
Non
ti
ho
saputo
sostenere
.
»
«
Hai
fatto
tutto
quello
che
potevi
.
»
La
voce
di
Luisa
,
dicendo
così
,
era
fioca
,
ma
ben
diversa
da
quando
ell
'
aveva
detto
:
il
mio
cuore
è
freddo
.
Suo
marito
le
riprese
il
braccio
,
ritornò
con
lei
,
a
passi
lenti
,
verso
lo
sbarco
.
Il
caro
braccio
non
era
inerte
quanto
prima
,
tradiva
un
'
agitazione
,
una
lotta
.
Franco
si
fermò
e
disse
piano
:
«
E
se
vado
dalla
Maria
?
Cosa
le
devo
dire
di
te
?
»
Ella
fu
presa
da
un
tremito
,
gli
posò
il
capo
sulla
spalla
e
sussurrò
:
«
No
,
resta
»
.
Franco
non
intese
,
domandò
:
«
Cosa
?
»
.
Non
udì
rispondere
,
piegò
adagio
adagio
il
viso
,
vide
le
labbra
di
lei
porgersi
,
vi
posò
le
sue
.
Il
cuore
gli
batté
,
gli
batté
forte
,
più
forte
ancora
di
quando
aveva
baciato
Luisa
la
prima
volta
come
amante
.
Rialzò
il
viso
,
non
poteva
neppur
parlare
.
Finalmente
gli
riuscì
di
metter
fuori
queste
parole
:
«
Le
dirò
che
hai
promesso
...
»
.
«
No
»
,
mormorò
Luisa
,
accorata
,
«
quello
non
lo
posso
,
non
domandarmelo
,
non
è
più
possibile
.
»
«
Cosa
,
non
è
possibile
?
»
«
Oh
,
intendi
bene
!
Anch
'
io
ho
inteso
bene
cosa
volevi
dir
tu
.
»
Ella
riprese
a
camminare
,
volendo
staccarsi
da
quel
discorso
.
Tenne
però
il
braccio
del
marito
,
che
la
fermò
.
«
Luisa
!
»
,
diss
'
egli
,
severo
,
quasi
impetuoso
.
«
Mi
lascerai
partire
così
?
Sai
cosa
vuol
dire
per
me
partire
così
?
»
Ella
ritirò
allora
lentamente
il
braccio
di
sotto
quello
di
lui
e
si
voltò
a
destra
verso
il
parapetto
,
vi
si
appoggiò
guardando
l
'
acqua
come
a
Oria
,
quella
sera
.
Franco
le
restò
diritto
accanto
,
attese
un
poco
e
poi
le
domandò
di
rispondergli
.
«
Per
me
sarebbe
meglio
finirla
nel
lago
»
,
diss
'
ella
,
amaramente
.
Suo
marito
le
cinse
la
vita
con
un
braccio
,
la
strappò
dal
parapetto
e
la
lasciò
libera
,
levò
il
braccio
in
aria
.
«
Tu
?
»
,
esclamò
con
sdegno
.
«
Parlar
così
,
tu
che
dicevi
sempre
di
prender
la
vita
come
una
guerra
?
E
il
tuo
modo
di
combattere
sarebbe
questo
?
Io
credevo
una
volta
che
la
più
forte
fossi
tu
.
Adesso
intendo
che
sono
io
il
più
forte
.
Molto
più
!
Sai
neanche
immaginare
cosa
ho
sofferto
io
in
questi
anni
?
Sai
neanche
immaginare
...
»
Sentì
la
voce
sfuggirsi
un
momento
ma
si
padroneggiò
e
proseguì
:
«
Sai
neanche
immaginare
cosa
tu
sei
per
me
e
cosa
farei
per
non
darti
senza
necessità
un
piccolo
dolore
,
mentre
pare
che
a
te
non
importi
nulla
di
lacerarmi
l
'
anima
?
»
.
Ella
gli
si
gettò
fra
le
braccia
.
Nel
silenzio
che
seguì
,
rotto
solo
da
uno
spasimo
di
singhiozzi
repressi
,
Franco
udì
venir
gente
e
durò
fatica
a
staccarsi
sua
moglie
dal
petto
,
a
riprender
con
essa
il
cammino
dell
'
albergo
.
«
Tu
!
tu
!
»
,
sussurrò
.
«
E
non
vuoi
che
desideri
di
morire
io
,
quando
posso
morir
bene
,
per
il
mio
paese
?
»
Luisa
gli
stringeva
il
braccio
senza
parlare
.
Incontrarono
due
giovani
amanti
,
che
passando
loro
accanto
li
guardarono
curiosamente
.
La
ragazza
sorrise
.
Giunti
agli
scalini
che
scendono
sul
piazzaletto
davanti
a
S
.
Vittore
,
udiron
voci
di
ragazzi
e
di
donne
.
Luisa
si
fermò
un
momento
sul
primo
scalino
e
disse
piano
le
tre
parole
di
Muzzaglio
:
«
Ti
amo
tanto
»
.
Franco
non
rispose
che
con
una
stretta
del
braccio
.
Discesero
gli
scalini
adagio
adagio
,
rientrarono
all
'
Albergo
del
Delfino
.
Alcuni
giovinotti
che
bevevano
,
fumavano
e
schiamazzavano
si
alzarono
all
'
apparir
di
Franco
e
di
Luisa
,
si
fecero
loro
incontro
tutti
,
tranne
uno
che
approfittò
del
momento
buono
per
vuotare
l
'
ultima
bottiglia
.
«
Signora
»
,
disse
il
primo
che
si
presentò
a
Luisa
.
«
Suo
marito
Le
avrà
già
annunciato
i
Sette
Sapienti
.
»
Successe
subito
un
gran
baccano
perché
Franco
aveva
dimenticato
di
dire
a
Luisa
che
i
suoi
amici
eran
venuti
con
lui
da
Torino
e
s
'
erano
spinti
,
per
discrezione
,
fino
a
Pallanza
,
promettendo
una
visitina
d
'
omaggio
alla
signora
.
«
El
più
sapiente
son
mi
»
,
disse
alzandosi
il
Padovano
,
che
aveva
vuotata
la
bottiglia
.
«
Vualtri
fe
'
bordelo
e
non
bevì
;
mi
bevo
e
no
fazzo
bordelo
.
»
«
Quello
,
signora
»
,
disse
un
bel
giovane
,
«
è
,
com
'
Ella
ben
intende
,
l
'
asino
sapiente
della
compagnia
.
»
«
Tasi
,
Fante
!
»
«
Signora
!
»
,
fece
il
Padovano
avanzandosi
e
salutando
.
«
Ah
,
Lei
è
il
signor
Fante
di
bastoni
?
»
,
disse
Luisa
,
sorridendo
,
al
bel
giovane
.
Ella
fu
affabile
con
tutti
,
ebbe
un
gran
successo
dicendo
a
un
uomo
alto
,
magro
,
dai
baffi
arricciati
:
«
Lei
dev
'
essere
il
signor
Caval
di
spade
»
.
«
No
xe
vero
,
signora
»
,
esclamò
il
Padovano
mentre
gli
altri
applaudivano
,
«
che
se
vede
la
bestia
?
»
Erano
venuti
da
Pallanza
in
barca
e
volevano
ripartire
subito
,
ma
Franco
fece
portare
altre
due
bottiglie
e
il
chiasso
divenne
così
enorme
,
malgrado
la
presenza
di
Luisa
,
che
l
'
albergatore
venne
a
pregare
,
per
amore
de
'
suoi
inglesi
,
di
non
far
tanto
«
rabello
»
.
Il
Padovano
gli
snocciolò
dolcemente
una
litania
placida
di
vituperi
padovani
.
Colui
non
capì
,
fece
un
risolino
stupido
e
se
n
'
andò
.
I
Sapienti
eran
venuti
sul
lago
per
godere
anche
loro
una
giornata
di
libertà
prima
di
arruolarsi
.
Entravano
tutti
,
meno
il
Caval
di
spade
,
nello
stesso
reggimento
.
Bevvero
al
9°
fanteria
,
alla
brigata
Regina
,
a
tutti
i
«
pistapauta
»
nazionali
nel
presente
e
nell
'
avvenire
e
discussero
sul
luogo
e
il
nome
della
prima
battaglia
che
si
darebbe
agli
austriaci
.
Tutti
i
voti
meno
quello
del
Padovano
furono
per
una
«
battaglia
del
Ticino
»
.
Il
Padovano
voleva
una
battaglia
di
Gorgonzola
.
«
No
sentì
che
nome
militar
?
Battaglia
di
Gorgonzola
erborinato
.
Asèo
!
»
Era
scritto
nel
Libro
del
Destino
ch
'
egli
sarebbe
caduto
appunto
nella
prima
battaglia
,
a
Palestro
,
con
una
scheggia
di
granata
nella
coscia
,
combattendo
da
buon
soldato
a
due
passi
dal
colonnello
Brignone
.
Quei
giovani
parlavano
di
battaglie
con
entusiasmo
ma
senza
spacconate
,
parlavano
della
futura
Italia
dicendo
alquante
corbellerie
,
ma
si
sentiva
che
non
importava
loro
un
fico
secco
della
vita
pur
di
farla
libera
,
questa
vecchia
patria
,
e
grande
.
«
Ghe
pàrele
teste
da
far
l
'
Italia
?
»
,
disse
il
Padovano
a
Luisa
.
«
Gnanca
So
marìo
,
sala
.
Un
bon
toso
,
ma
par
far
l
'
Italia
,
gnente
.
La
vedarà
che
razza
de
Italia
che
vien
fora
!
I
nostri
fioi
ne
farà
un
monumento
,
ma
dopo
vegnarà
,
capisela
,
con
licenza
,
quelle
figure
porche
de
quei
nevodi
,
che
me
par
de
sentirli
:
"
Che
da
can
"
,
i
dirà
,
"
che
i
la
ga
fata
,
quei
veci
insensai
,
sta
Italia
!
"
»
I
Sapienti
partirono
dopo
essersi
accordati
con
Franco
di
trovarsi
l
'
indomani
mattina
sul
primo
battello
.
Franco
li
accompagnò
alla
barca
e
intanto
sua
moglie
salì
a
vedere
lo
zio
Piero
.
Egli
aveva
dato
l
'
incarico
all
'
albergatore
di
avvertire
i
suoi
nipoti
che
,
sentendosi
molto
sonno
,
era
andato
a
letto
.
Infatti
Luisa
lo
udì
dormire
rumorosamente
.
Posò
il
lume
e
attese
Franco
.
Egli
venne
subito
e
fu
sorpreso
di
udire
che
lo
zio
dormiva
già
.
Avrebbe
voluto
pigliar
congedo
da
lui
prima
d
'
andar
a
letto
,
perché
il
battello
partiva
di
gran
mattino
,
alle
cinque
e
mezzo
.
L
'
uscio
della
camera
era
chiuso
,
tuttavia
Luisa
pregò
suo
marito
di
camminare
in
punta
di
piedi
e
di
parlar
sottovoce
.
Gli
raccontò
ciò
che
le
aveva
detto
la
Cia
.
Lo
zio
aveva
bisogno
di
riposo
.
Ella
sperava
che
sarebbe
rimasto
a
letto
fino
alle
nove
o
alle
dieci
e
contava
partire
al
tocco
,
andar
a
dormire
a
Magadino
per
non
affaticarlo
troppo
.
Insistette
molto
su
queste
apprensioni
per
la
salute
dello
zio
;
parlava
,
parlava
,
nervosamente
,
volendo
tener
lontani
altri
discorsi
,
tener
lontane
con
quest
'
ombra
carezze
troppo
tenere
.
In
pari
tempo
andava
e
veniva
per
la
camera
,
pigliando
e
posando
le
stesse
cose
,
un
po
'
per
nervosità
,
un
po
'
con
la
intenzione
che
suo
marito
si
coricasse
prima
di
lei
.
Egli
pareva
dal
canto
suo
molto
occupato
di
una
borsa
a
tracolla
che
non
riusciva
ad
aprire
.
Finalmente
l
'
aperse
,
chiamò
sua
moglie
a
sé
,
le
diede
un
rotolo
d
'
oro
,
cinquanta
pezzi
da
venti
lire
.
«
Capisci
»
,
le
disse
,
«
che
almeno
per
qualche
mese
non
potrò
mandar
nulla
.
Questi
non
sono
miei
,
li
ho
avuti
a
prestito
.
»
Poi
trasse
di
tasca
una
lettera
suggellata
.
«
E
questo
è
il
mio
testamento
»
,
soggiunse
.
«
Ho
poco
ma
devo
pur
disporre
anche
di
quel
poco
.
Vi
è
un
legato
solo
,
la
spilla
di
mio
padre
che
hai
tu
,
per
lo
zio
Piero
;
e
vi
è
il
nome
della
persona
cui
devo
le
mille
lire
.
A
parte
del
testamento
ci
sono
due
righe
particolari
per
te
.
Ecco
.
»
Egli
parlava
con
dolcezza
grave
,
senza
commozione
.
A
lei
,
nel
prendere
la
lettera
,
le
mani
tremavano
.
Gli
disse
«
grazie
»
,
cominciò
a
sciogliersi
le
trecce
,
poi
se
le
riannodò
,
non
sapeva
bene
che
si
facesse
,
combattuta
dal
fantasma
della
sua
morta
e
da
un
'
altra
visione
di
guerra
e
di
morte
.
Disse
con
voce
rotta
che
dovendo
alzarsi
presto
per
accompagnarlo
al
vapore
pensava
di
non
sciogliersi
le
trecce
e
di
coricarsi
vestita
.
Franco
non
fece
parola
,
pregò
brevemente
e
si
cominciò
a
spogliare
,
si
levò
dal
collo
una
catenella
e
una
crocettina
d
'
oro
ch
'
erano
state
di
sua
madre
.
«
Tienle
tu
»
,
diss
'
egli
porgendole
a
Luisa
.
«
È
meglio
.
Non
si
sa
mai
,
potrebbero
cadere
in
mano
ai
croati
.
»
Ella
inorridì
,
tremò
,
esitò
un
istante
,
gli
si
gettò
al
collo
,
glielo
strinse
da
soffocarlo
.
Il
cameriere
bussò
all
'
uscio
degli
sposi
verso
le
quattro
e
mezzo
.
Alle
cinque
Franco
entrò
col
lume
nella
camera
dello
zio
ch
'
era
svegliato
.
Prese
congedo
da
lui
e
propose
quindi
a
Luisa
che
anche
il
loro
congedo
seguisse
lì
.
Ell
'
aveva
nel
viso
e
anche
nella
voce
una
espressione
di
stupore
grave
,
dolente
.
Non
si
commosse
,
non
pianse
,
abbracciò
e
baciò
suo
marito
come
trasognata
e
come
trasognata
discese
le
scale
insieme
a
lui
.
Passò
forse
in
esso
un
lampo
del
pensiero
che
occupava
l
'
animo
di
lei
?
Se
ciò
avvenne
fu
nel
salotto
dell
'
albergo
mentre
prendeva
il
caffè
e
sua
moglie
gli
sedeva
in
faccia
.
Parve
che
scoprisse
qualche
cosa
in
quello
sguardo
,
in
quella
fisionomia
,
perché
si
fermò
a
contemplarla
con
la
tazza
di
caffè
in
mano
e
poi
gli
si
diffuse
sul
volto
una
tenerezza
,
un
'
ansia
,
una
commozione
inesprimibile
.
Ella
,
manifestamente
,
non
desiderava
di
parlare
ma
egli
sì
.
Una
parola
occulta
gli
fremeva
in
tutti
i
muscoli
del
viso
,
gli
luceva
negli
occhi
;
la
bocca
non
osò
dire
niente
.
Discesero
al
ponte
di
sbarco
tenendosi
per
mano
,
si
appoggiarono
al
muro
cui
s
'
era
appoggiata
Luisa
il
giorno
prima
.
Quando
udirono
il
fragore
delle
ruote
si
abbracciarono
per
l
'
ultima
volta
,
si
dissero
addio
senza
lagrime
,
piuttosto
sconvolti
dal
loro
comune
pensiero
occulto
che
afflitti
dalla
separazione
.
Il
battello
arrivò
con
fracasso
,
furon
gittate
e
legate
le
corde
.
Una
voce
gridò
:
«
Avanti
chi
parte
!
»
.
Un
bacio
ancora
:
«
Dio
ti
benedica
!
»
,
disse
Franco
e
saltò
sul
battello
.
Ella
rimase
fino
a
che
fu
possibile
udire
il
rumor
delle
ruote
che
si
allontanavano
verso
Stresa
.
Poi
ritornò
all
'
albergo
,
sedette
sul
letto
,
stette
lì
come
petrificata
in
quest
'
idea
,
in
questa
istintiva
certezza
ch
'
era
madre
una
seconda
volta
.
Benché
fosse
appunto
la
cosa
tanto
temuta
,
non
si
può
dire
che
ne
provasse
afflizione
.
Lo
stupore
di
sentirsi
dentro
una
voce
così
forte
,
chiara
e
inesplicabile
,
vinse
in
lei
ogni
altro
sentimento
.
Era
sbalordita
.
Aveva
sempre
pensato
,
dopo
la
morte
di
Maria
,
che
il
Libro
del
Destino
nulla
potesse
più
avere
di
nuovo
per
lei
,
che
certe
intime
fibre
del
suo
cuore
fossero
morte
.
E
adesso
una
Voce
arcana
parlava
proprio
là
dentro
,
diceva
:
«
Sappi
che
nel
Libro
del
tuo
Destino
una
pagina
si
chiude
,
un
'
altra
si
apre
.
Vi
è
ancora
per
te
un
avvenire
di
vita
intensa
;
il
dramma
,
che
tu
credevi
finito
al
secondo
atto
,
continua
e
dev
'
essere
straordinario
se
Io
te
lo
annuncio
»
.
Per
tre
ore
,
sino
a
che
lo
zio
Piero
non
la
chiamò
,
Luisa
restò
assorta
in
questa
Voce
.
Lo
zio
si
alzò
alle
nove
e
mezzo
.
Stava
bene
.
Il
tempo
era
umido
ancora
,
quasi
piovigginoso
,
ma
egli
non
volle
saperne
di
restar
in
casa
,
come
Luisa
avrebbe
desiderato
,
sino
all
'
ora
di
partire
per
Magadino
.
Sapeva
,
per
averne
chiesto
all
'
albergatore
,
che
dalle
nove
in
poi
si
poteva
visitare
il
giardino
,
e
alle
dieci
,
preso
il
suo
latte
,
vi
si
avviò
con
Luisa
.
Passando
da
San
Vittore
desiderò
entrarvi
,
veder
le
pitture
.
Vi
si
stava
dicendo
messa
,
il
celebrante
si
voltava
a
dire
:
«
Benedicat
vos
omnipotens
Deus
»
.
Lo
zio
si
fece
un
gran
crocione
,
ascoltò
l
'
ultimo
vangelo
,
rinunciò
a
veder
le
pitture
perché
c
'
era
poca
luce
e
uscì
di
chiesa
dicendo
con
la
sua
giovialità
solita
:
«
Eccomi
felice
e
contento
d
'
essere
andato
a
farmi
benedire
»
.
Non
era
possibile
aver
fretta
,
con
lui
.
Si
fermava
ad
ogni
passo
,
guardando
tutto
che
avesse
forma
d
'
arte
,
tutto
che
fosse
disposto
per
venir
guardato
.
Contemplò
la
facciata
della
chiesa
,
la
triplice
gradinata
della
sbarco
Borromeo
,
ciascuno
dei
tre
lati
del
cortile
e
la
gran
palma
nel
mezzo
,
che
Luisa
,
con
grave
scandalo
di
lui
,
non
aveva
neppur
veduta
passando
di
là
insieme
a
Franco
,
la
sera
prima
.
Quando
il
custode
li
introdusse
nel
Palazzo
ci
vollero
almeno
dieci
minuti
per
salire
,
ammirando
,
lo
scalone
.
Come
ne
fu
a
capo
uscì
un
raggio
di
sole
e
il
custode
propose
di
approfittarne
per
vedere
il
giardino
.
Prese
a
sinistra
e
per
una
fila
di
sale
vuote
accompagnò
i
visitatori
al
cancello
di
ferro
,
suonò
il
campanello
.
Venne
un
giardiniere
,
un
giovinetto
educato
che
piacque
molto
allo
zio
perché
gli
spiegava
tutto
con
buon
garbo
,
e
lo
zio
non
domandava
poco
.
Ci
vollero
cinque
minuti
per
l
'
albero
della
canfora
,
presso
l
'
entrata
.
Luisa
ci
soffriva
,
temeva
che
lo
zio
si
stancasse
troppo
e
si
stancava
moltissimo
ella
stessa
di
dover
guardare
tante
piante
,
udire
tanti
nomi
latini
e
volgari
,
fare
attenzione
allo
zio
,
mentre
i
suoi
pensieri
avrebbero
voluto
silenzio
e
solitudine
.
Il
giardiniere
propose
di
salire
al
Castello
di
Nettuno
.
Lo
zio
avrebbe
desiderato
veder
da
vicino
il
liocorno
dei
Borromei
che
s
'
impenna
lassù
,
ma
c
'
erano
parecchi
scalini
a
fare
,
l
'
aria
era
pesante
ed
egli
esitava
.
Luisa
approfittò
di
quell
'
esitazione
per
chiedere
al
giardiniere
dove
avrebbero
trovato
un
sedile
.
«
Qui
sotto
»
,
rispose
colui
,
«
a
sinistra
,
sulla
piazza
degli
Strobus
.
»
Lo
zio
si
lasciò
persuadere
a
discendere
su
questa
piazza
degli
Strobus
.
Era
stanco
ma
non
tralasciava
di
guardar
tutto
e
d
'
interrogar
su
tutto
.
Avviandosi
verso
gli
Strobus
udì
venir
da
lontano
,
dalla
parte
dell
`
Isola
Madre
,
un
rullo
di
tamburi
e
ne
domandò
al
giardiniere
.
Erano
i
tamburi
della
Guardia
Nazionale
di
Pallanza
,
che
faceva
gli
esercizi
sulla
riva
.
«
Adesso
si
fa
per
giuoco
»
,
disse
il
giovinetto
.
«
Mica
per
giuoco
,
ma
insomma
...
!
Il
mese
venturo
faremo
sul
serio
.
Dobbiamo
dare
una
lezione
a
una
bestia
grossa
.
Eccolo
là
,
quel
mostro
.
»
Il
mostro
era
il
vapore
austriaco
da
guerra
Radetzki
,
detto
dai
riverani
piemontesi
Radescòn
.
«
Entra
adesso
nel
porto
di
Laveno
»
,
disse
il
giovinetto
.
«
Viene
da
Luino
.
Vengano
qui
se
vogliono
vederlo
bene
.
»
Lo
zio
sapeva
di
non
avere
occhi
bastantemente
buoni
e
sedette
sul
primo
sedile
che
trovò
sotto
gli
strobus
,
posto
a
ridosso
di
una
macchia
di
bambù
e
fiancheggiato
da
due
altre
macchie
di
grandi
azalee
.
Dietro
ai
bambù
,
fra
i
grossi
tronchi
distorti
degli
strobus
,
si
vedeva
tremolare
lo
specchio
delle
acque
bianche
fino
alla
lista
nera
delle
colline
d
'
Ispra
.
Il
cielo
,
fosco
a
settentrione
,
era
chiaro
laggiù
.
Luisa
e
il
giardiniere
andarono
fino
al
cancello
stemmato
che
guarda
la
verde
Isola
Madre
,
Pallanza
e
il
lago
superiore
.
Luisa
si
affacciò
alla
gran
distesa
delle
acque
plumbee
,
incoronate
di
colossi
nebbiosi
dal
gruppo
del
Sasso
di
Ferro
sopra
Laveno
ai
monti
di
Maccagno
,
alle
nevi
lontane
della
Spluga
.
Del
Radetzki
si
vedeva
più
il
fumo
che
il
corpo
.
I
tamburi
di
Pallanza
rullavano
sempre
.
Lo
zio
Piero
chiamò
il
giardiniere
e
Luisa
andò
ad
appoggiarsi
al
parapetto
di
fianco
al
cancello
,
presso
il
tasso
che
sale
dal
ripiano
inferiore
.
L
'
albero
le
toglieva
la
vista
del
chiaro
levante
;
ella
era
contenta
di
esser
finalmente
sola
,
di
riposar
i
suoi
sguardi
e
i
suoi
pensieri
nel
grigio
delle
montagne
lontane
e
delle
acque
immense
.
Il
giardiniere
tornò
dopo
un
momento
per
mostrarle
le
gialle
acacie
fiorite
e
le
eriche
bianche
del
ripiano
inferiore
,
pure
fiorite
.
«
Le
bruyères
blanches
portano
fortuna
»
,
diss
'
egli
.
Vedendo
che
Luisa
,
distratta
,
non
gli
badava
,
si
allontanò
verso
la
serra
delle
begonie
.
«
Vecchio
strobus
»
,
diss
'
egli
parlando
forte
per
farsi
udire
dai
forestieri
,
ma
senza
voltarsi
.
«
Vecchio
strobus
colpito
dal
fulmine
.
Se
vogliono
veder
il
giardino
privato
...
»
Luisa
si
alzò
e
andò
a
prender
lo
zio
per
dargli
il
braccio
se
ne
avesse
bisogno
.
Il
giardiniere
che
stava
aspettando
presso
l
'
entrata
del
boschetto
di
lauri
,
vide
la
signora
muovere
verso
il
signore
seduto
,
affrettare
il
passo
,
precipitarsi
con
un
grido
sopra
di
lui
.
Come
la
vecchia
innocente
pianta
,
anche
lo
zio
Piero
era
stato
colpito
dal
fulmine
.
Il
suo
corpo
era
appoggiato
alla
spalliera
del
sedile
,
la
testa
gli
toccava
il
petto
col
mento
,
gli
occhi
erano
aperti
,
fissi
,
senza
sguardo
.
Era
proprio
stato
uno
spettacolo
di
addio
quello
che
la
sua
Valsolda
gli
aveva
offerto
.
Lo
zio
Piero
,
il
caro
venerato
vecchio
,
l
'
uomo
savio
,
l
'
uomo
giusto
,
il
benefattore
de
'
suoi
,
lo
zio
Piero
era
partito
per
sempre
.
Egli
era
venuto
,
sì
,
ad
arruolarsi
,
Iddio
lo
voleva
in
una
milizia
superiore
,
ed
ecco
era
suonato
l
'
appello
,
egli
aveva
risposto
.
I
tamburi
di
Pallanza
rullavano
,
rullavano
la
fine
di
un
mondo
,
l
'
avvento
di
un
altro
.
Nel
grembo
di
Luisa
spuntava
un
germe
vitale
preparato
alle
future
battaglie
dell
'
era
nascente
,
ad
altre
gioie
,
ad
altri
dolori
da
quelli
onde
l
'
uomo
del
mondo
antico
usciva
in
pace
,
benedetto
all
'
ultimo
momento
,
senza
saperlo
,
da
quell
'
ignoto
prete
dell
'
Isola
Bella
,
che
mai
,
forse
,
non
aveva
detto
le
sante
parole
a
un
più
degno
.
FINE