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IL SANTO ( FOGAZZARO ANTONIO , 1905 )
Narrativa ,
CAPITOLO PRIMO . Lac d ' amour . Jeanne si posò aperto sulle ginocchia il volumetto sottile che stava leggendo presso la finestra . Contemplò pensosa dentro la ovale acqua plumbea dormente a ' suoi piedi il passar delle nubi primaverili che ad ora ad ora trascoloravano la villetta , il giardino deserto , gli alberi dell ' altra sponda , le campagne lontane , a sinistra il ponte , a destra le quiete vie che si perdevano dietro il Bèguinage , e i tetti acuti della grande mistica morta , Bruges . Ah se quella Intruse di cui stava leggendo , se quella funerea visitatrice movesse ora , invisibile , per la città sepolcrale , se le rughe brevi dell ' acqua plumbea fossero l ' orma sua , s ' ella toccasse già la riva , la soglia della villetta , con il suo sospirato dono di sonno eterno ! Suonarono le cinque ; su su , presso le bianche nubi , magiche voci d ' innumerevoli campane cantarono sopra le case , le piazze , le vie di Bruges il malinconico incantesimo che ne eterna il sopore . Jeanne si sentì su gli occhi due mani fresche , un ' aura profumata sul viso , e sui capelli un alito , un sussurro " encore une intruse ! " un bacio . Non parve sorpresa . Alzò la mano ad accarezzare il viso chino sopra di lei e disse solamente : " Addio , Noemi . Magari fossi tu l ' Intruse ! " La signorina Noemi non intese . " Magari ? " diss ' ella . " È italiano , questo ? Non è arabo ? Spiegati subito . " Jeanne si alzò . " Non capiresti lo stesso " diss ' ella con un sorriso triste . " Dobbiamo fare il nostro esercizio di conversazione italiana , adesso ? " " Ma , prego ! " " Dove sei andata con mio fratello ? " " All ' Ospitale di S . Giovanni a salutare Memling . " " Bene , parla di Memling . - No , prima dimmi se Carlino ti ha fatto dichiarazioni . " La signorina rise . " Sì , mi ha dichiarato la guerra e io gli . " " E io a lui , si dice . - Vorrei che s ' innamorasse di te " soggiunse Jeanne , seria . La signorina aggrottò le ciglia . " Io non vorrei " diss ' ella . " Perché ? Non è simpatico ? Non ha spirito ? Non è colto ? Non è distinto ? Ed è anche ricco , poi , sai . Disprezziamo pure la ricchezza , ma è una cosa comoda . " Noemi d ' Arxel posò le mani sulle spalle dell ' amica e la guardò nelle pupille . Gli azzurri occhi erano gravi e tristi . I bruni occhi indagati sostenevano quello sguardo con fermezza lampeggiante a vicenda di sfida , di cruccio e di riso . " Intanto " disse la signorina " il signor Carlino mi piace per vedere Memling , per suonare a quattro mani musica classica e anche per farmi leggere Kempis , benché questo suo nuovo amore di Kempis pare una profanazione pensando che crede niente . Je suis catholique autant qu ' on peut l ' être lorsqu ' on ne l ' est pas , eppure quando sento un miscredente come tuo fratello leggere Kempis così bene , perdo quasi anche la mia fede cristiana ! Gli voglio poi bene perché è tuo fratello , ma è tutto ! Oh , questa signora Jeanne Dessalle dice qualche volta cose ... cose ... ! Non so , non so , non so . Ma warte nur , du Räthsel , mi diceva la mia istitutrice . Aspetta , enigma ! " " Cosa devo aspettare ? " Noemi cinse di un braccio il collo dell ' amica : " Io ti sonderò l ' anima con una sonda che porterà su perle tanto grandi , tanto belle e anche forse qualche alga , qualche poco di fango del fondo e forse una piccolissima pi œuvre." " Non mi conosci " replicò Jeanne . " Sei la sola persona , fra i miei amici , che non mi conosce . " " Già , solamente quelli che ti adorano ti conoscono , penso io , eh ? Oh sì , questa è una mania che hai , di credere che tutta la gente ti adora . " Jeanne fece la solita boccuccia di bambina infastidita . " Che sciocca ! " diss ' ella . E subito corresse la parola con un bacio e una smorfia , mezzo sorriso , mezzo lamento . " Le donne ! " riprese . " Le donne , ti ho sempre detto , mi adorano ! Vuoi dire che non mi adori , tu ? " " Mais point du tout ! " esclamò Noemi . Jeanne brillò negli occhi di malizia e di dolcezza : " In italiano si dice : sì , di tutto cuore ! " I fratelli Dessalle avevano passato l ' estate precedente a Maloja , Jeanne studiandosi di essere una compagna gradevole , nascondendo quanto poteva la sua insanabile piaga ; Carlino cercando , nelle ore mistiche , a Sils Maria e nei dintorni , le traccie di Nietzsche , farfalleggiando nelle ore mondane di dama in dama , pranzando spesso a S . Moritz e persino a Pontresina , facendo musica con un addetto militare dell ' ambasciata germanica di Roma e con Noemi d ' Arxel , discorrendo di religione con la sorella e il cognato di lei . Le due sorelle d ' Arxel , orfane , erano belghe di nascita , olandesi di origine e protestanti . La maggiore di esse , Maria , aveva sposato , dopo un idillio singolare e poetico , il vecchio pensatore italiano Giovanni Selva , che sarebbe popolare in Italia se gl ' italiani avessero maggiore interesse per gli studi religiosi ; poiché il Selva è forse il più legittimo rappresentante italiano del cattolicesimo progressista . Maria si era fatta cattolica prima del matrimonio . I Selva passavano l ' inverno a Roma , il resto dell ' anno a Subiaco . Noemi , serbatasi fedele alla religione de ' suoi padri , alternava Bruxelles con l ' Italia . Ora la vecchia istitutrice , colla quale viveva , era morta a Bruxelles da un mese , alla fine di marzo . Né Giovanni Selva né sua moglie avevano potuto , per una indisposizione del primo , venire ad assistere Noemi in quei frangenti . Jeanne Dessalle , che si era legata particolarmente a Noemi , aveva persuaso il fratello a un viaggio nel Belgio , da lui non conosciuto , e quindi offerto ai Selva di recarsi a Bruxelles in loro vece . Così era avvenuto che Noemi si trovasse con i Dessalle a Bruges verso la fine di aprile . Vi abitavano una villetta in riva al breve specchio d ' acqua che chiamano Lac d ' amour . Carlino si era innamorato di Bruges e particolarmente del Lac d ' amour come titolo di un romanzo che andava sognando di scrivere , senza tenerne ancora in mente molto più che la compiacenza profetica di aver mostrato al mondo uno squisito e originale magistero di arte . " En tout cas " replicò Noemi " di tutto cuore , no ! " " Perché ? " " Perché il mio cuore lo sto dedicando a un ' altra persona . " " A chi ? " " A un frate . " Jeanne trasalì , e Noemi , confidente dell ' amica , del suo insanabile amore per l ' uomo scomparso , probabilmente sepolto in qualche ignota solitudine claustrale , tremò di aver sbagliato il tôno dell ' esordio di un discorso che aveva in mente . " A proposito , Memling ! " diss ' ella arrossendo forte . " Dobbiamo parlare di Memling ! " Lo disse in francese e Jeanne le sussurrò : " Sai che devi parlare italiano . " Gli occhi suoi erano così tristi e amari che Noemi non parlò italiano , le disse , ancora in francese , tante cose tenere , implorò una parola buona , un bacio , ebbe l ' una e l ' altro . Non riuscì a rasserenare Jeanne che tuttavia , blandendo a due mani l ' amica lungo l ' arco dei capelli e guardando il proprio lavoro amoroso , le diceva piano che non temesse di averla ferita . Triste , sì , lo era . Che novità ! Vero , gaia non era mai , Noemi lo ammise ; oggi però le nuvole interne parevano più dense . Colpa della Intruse , forse . Jeanne fece " proprio ! " con un viso e un accento che significavano come l ' Intruse colpevole della sua malinconia non fosse quella immaginaria del libro ma la Falciatrice terribile in persona . " Ho avuto una lettera dall ' Italia " diss ' ella dopo aver debolmente resistito alle domande pressanti di Noemi . " È morto don Giuseppe Flores . " Flores ? Chi era ? Noemi non lo ricordava più e Jeanne la rimproverò con acerbità , come se una tale smemoratezza la rendesse indegna del suo ufficio di confidente . Don Giuseppe Flores era il vecchio prete veneto che le aveva portato a villa Diedo l ' ultimo messaggio di Piero Maironi . Ella lo aveva creduto consigliere all ' amante della sua uscita dal mondo e non le era bastato di fargli un ' accoglienza gelida , lo aveva trafitto di allusioni ironiche all ' azione sua , proprio degna di un ministro della infinita Pietà . Il vecchio le aveva risposto con tanto lume , nelle parole gravi e soavi , di sapienza spirituale , il suo bel viso si era fatto , parlando , così augusto , ch ' ella aveva finito con domandargli perdono e pregarlo di venire qualche volta da lei . C ' era infatti ritornato due volte e mai ella non s ' era trovata in casa . Allora lo aveva visitato lei nella sua villa solitaria e di quella visita , di quella conversazione col vecchio tanto alto d ' intelletto , tanto umile di cuore , tanto caldo nell ' anima , tanto verecondo e quasi timido nella parola , serbava ricordi non cancellabili . Egli era morto , le scrivevano , donandosi dolcemente alla Divina Volontà . Poco prima di morire , durante una notte intera , aveva sognato senza tregua le parole del servo fedele nella parabola dei talenti : " ecce superlucratus sum alia quinque " e l ' ultima voce era stata : " non fiat voluntas mea sed tua . " Chi le aveva scritto non sapeva che , malgrado certi turbamenti del senso interno , malgrado certi assalti di desideri religiosi , Jeanne respingeva , tanto inesorabilmente quanto in passato , Iddio e l ' immortalità umana come illusioni eterne , ch ' ella andava di quando in quando a messa per non darsi l ' aria spiacente di libera pensatrice e non per altro . Ella non raccontò a Noemi quei particolari della morte di don Giuseppe , ma li ripensava con l ' oscuro senso , mortalmente amaro , di una ben altra sorte che le sarebbe toccata s ' ella pure avesse potuto credere così ; perché in fondo all ' anima di Piero Maironi vi era sempre stata una religiosità atavica e oggi ella era convinta che confessandogli , la sera dell ' eclissi , di non credere , aveva scritto la propria sventura nel libro del destino . E pensava un ' altra taciuta parte angosciosa della lettera venuta dall ' Italia . Si vedeva il suo soffrire benché non lo dicesse . Noemi le posò , le fermò silenziosamente le labbra in fronte , vi sentì l ' occulto dolore che accettava la sua pietà , si sciolse infine dal bacio lenta lenta , quasi temendo guastar qualche delicato filo tra le congiunte anime , mormorò : " Forse questo vecchio buono sapeva dove .... Credi che fosse in relazione ... ? " Jeanne accennò di no . Nel settembre successivo al luglio doloroso il suo disgraziato marito era morto a Venezia , di delirium tremens . Ella era andata a villa Flores nell ' ottobre e là nello stesso giardino dove anche la marchesa Scremin era venuta aprendo a Don Giuseppe il suo povero vecchio cuore tribolato , gli aveva espresso il desiderio che Piero sapesse di questa morte , sapesse di poter pensare a lei , se ciò gli avvenisse mai , senza ombra di colpa . Don Giuseppe l ' aveva prima dolcemente sconsigliata dal perdersi dietro a quel sogno , e poi le aveva detto , con sincerità intera , che nessuna notizia gli era pervenuta mai di Piero dal giorno della sua scomparsa . Temendo altre domande , schiva di sentirsi toccar la ferita da mani inesperte , Jeanne desiderò uscire dall ' argomento . " Raccontami pure del tuo frate " diss ' ella . Ma proprio allora si udì nell ' anticamera la voce di Carlino . " Adesso no " rispose Noemi . "Stasera." Carlino entrò , fasciato il collo di seta bianca , brontolando contro il Lac d ' amour che infine era una grandissima corbellatura , e infettava poi anche l ' aria di piccole creature odiose , velenose per le sue tonsille . " Già " diss ' egli . " L ' amore stesso non vale meglio . " Noemi gli volle proibire di parlar dell ' amore . Lui , parlarne , che non lo intendeva ! Carlino la ringraziò . Stava appunto per innamorarsi di lei , ne aveva avuto una paura enorme . Queste parole venute presto presto dopo l ' apparizione di certa disordinata piuma sopra un cappello detestabile e dopo certa frase molto borghesemente ammirativa su quel povero diavolo noioso di Mendelssohn , lo avevano salvato à jamais . I due si scambiarono altre impertinenze e Carlino fu tanto brioso malgrado le tonsille infette , che la signorina d ' Arxel lo felicitò per il suo romanzo . " Si capisce che va bene " diss ' ella . " Che ! Punto ! " rispose il romanziere . Non andava punto bene , anzi aveva dato nelle secche di una situazione disperata . Lo sapeva l ' esofago dell ' autore che ci aveva lì due personaggi incapaci di scendere e di risalire , uno grasso e buono , l ' altro sottile e pungente , similissimo alla signorina d ' Arxel . Gli pareva di aver inghiottito insieme un fico e un ' ape , come certo disgraziato contadino toscano che n ' era morto in quei giorni . L ' ape capì che aveva voglia di parlarne , lo punse e lo ripunse tanto che infatti ne parlò . Il suo romanzo poggiava sopra un caso curioso di contagio spirituale . Il protagonista era un prete francese di ottant ' anni , pio , puro e dotto . Francese ? Perché francese ? Ma ! Perché il personaggio abbisognava di certo colore di fantasia poetica , di certa mobilità sentimentale e queste belle cose non si trovano in un prete italiano , secondo Carlino , a sgusciarne mille . Accadeva un giorno a questo prete di confessare un uomo di grande ingegno , combattuto da terribili dubbi circa la fede . A confessione finita il penitente se n ' andava tranquillo e il confessore rimaneva scosso nelle credenze proprie . Qui doveva seguire un ' analisi minuta e lunga dei successivi stati di coscienza di questo vecchio , che aspettava la morte di giorno in giorno con lo sgomento di uno scolare il quale attenda nell ' anticamera della scuola il suo turno di esame e non si trovi più in testa niente . Egli capita a Bruges . Qui l ' ostile interruttrice esclamò : " A Bruges ? Perché ? " " Perché io sono il suo Papa " rispose Carlino " e lo mando dove voglio . Perché a Bruges c ' è un silenzio di anticamera dell ' Eternità e quel carillon , che in fondo comincia a seccarmi , può anche passare per un richiamo di angeli . Finalmente perché a Bruges c ' è una signorina brunetta , sottile , alta e che si può anche dire intelligente benché parli l ' italiano male e non capisca la musica . " Noemi porse le labbra e arricciò il naso . " Che sciocchezza ! " diss ' ella . Carlino proseguì dicendo che non sapeva ancora come , ma che insomma , in qualche modo , la brunetta sarebbe diventata penitente del vecchio prete . Noemi protestò ridendo : come mai ? allora non era lei ! Un ' eretica ? Confessarsi ? Carlino si strinse nelle spalle . Dramma di follia più , dramma di follia meno , protestantesimo e cattolicismo erano la stessa cosa . Dunque il vecchio prete ritroverebbe la sua fede antica nel contatto di quella semplice e sicura di lei . Qui Carlino aperse una parentesi nel suo racconto per confessare che veramente non sapeva che qualità di fede avesse Noemi . Ella arrossì , rispose che aveva la fede protestante . Protestante , sì ; ma semplice ? Ma sicura ? Noemi s ' impazientì . " Insomma sono protestante " diss ' ella " e Lei non si occupi della mia fede ! " In fatto Noemi era molto ferma nella propria religione non per virtù di ragionamenti ma per affetto riverente alla memoria dei genitori ; e in cuor suo non aveva approvato la conversione della sorella . Carlino tirò avanti . Una influenza mistica del sesso conduce il vecchio a ricercare un ' armonia di anime con la fanciulla . " Che pasticcio ! " fece Noemi con il solito atto delle labbra . E Carlino tirò imperterrito avanti . Il fine , il nuovo , lo squisito del suo libro era l ' analisi appunto di questa recondita influenza del sesso sul vecchio prete e anche sulla fanciulla . " Carlino ! " fece Jeanne . " Cosa ti viene in mente ? Un vecchio di ottant ' anni ? " Carlino guardò in aria come per dire a qualche invisibile amico superiore : " Non capiscono niente ! " Il suo desiderio era d ' invecchiare ancora il prete e dargliene novanta degli anni , farne una specie di essere intermedio fra l ' uomo e lo spirito , che avesse negli occhi le profondità nebulose delle cose eterne imminenti . E la signorina avrebbe nel sangue quella misteriosa inclinazione ai vecchi , non rarissima nel suo sesso , ch ' è il vero stigma della nobiltà femminile , per il quale la donna si distingue dalla femmina . Carlino si sentiva in mente delle cose divine a dire su questo mistico senso che attrae la fanciulla di ventiquattro anni verso l ' uomo di novanta , sacerdote , quasi già eternato , diafano , non però curvo né tremolo né infiacchito nella voce . Si vedono di questi vecchioni che lo spirito alto erige , invitti dal tempo . Ma come finirebbe poi tutto ciò ? Né Noemi né Jeanne sapevano immaginarlo . Eh già , Carlino lo aveva ben detto fino dal principio , il fico e l ' ape che non potevano né scendere né risalire . Se ne consolava però . Questa necessità di finire , in fondo , è un pregiudizio da droghiere . Cosa finisce mai al mondo ? Va bene , dicevano le signore , ma il libro deve pure avere una fine . Oh certo ! L ' ultima scena , di bellezza ineffabile , sarebbe una passeggiata notturna , al chiaro di luna , del prete e della giovine per le vie di Bruges , dove le loro anime si aprirebbero a confidenze quasi di amanti , a sogni quasi di profeti . I due si troverebbero a mezzanotte davanti alle acque addormentate del Lac d ' amour , ascolterebbero immobili il suono mistico del carillon sotto le nuvole e avrebbero allora la rivelazione vaga di una sessualità delle loro anime , di un avvenire di amore nella stella Fomalhaut . " Perché mai proprio in Fomalhaut ? " esclamò Noemi . " Lei è insopportabile ! " rispose Carlino . " Perché è un nome delizioso , ha il suono di una parola indurita dal gelo tedesco ma piena di anima , che si scioglie nel sole di Oriente . " " Dio mio , che chimica ! A me piace Algol . " " Lei e il Suo pastore andranno in Algol . " Noemi rise , e Carlino si appellò a Jeanne . Quale stella preferiva ? Jeanne non sapeva , non aveva fatto attenzione . Carlino ne fu irritatissimo , parve volerla rimproverare non tanto della sua distrazione quanto degli occulti pensieri che ne fossero in colpa , e , quasi temendo dir troppo , la mandò a meditare , a sognare , a scrivere la filosofia del fumo e delle nuvole . Ma poi quand ' ella , niente malcontenta , se n ' andava , la richiamò per domandarle se almeno avesse udito come il romanzo si sarebbe chiuso . Sì , questo lo aveva udito : con una passeggiata dell ' eroina e dell ' eroe per Bruges , al chiaro di luna . " Bene " fece Carlino " siccome stasera c ' è luna , io ho bisogno di passeggiare dalle dieci a mezzanotte con Noemi e te per prender note . " " Debbo vestirmi da prete ? " rispose Jeanne , uscendo . Noemi voleva seguirla ma la stessa Jeanne la pregò di rimanere . Rimase per dire a Carlino ch ' egli era indegno di una simile sorella . Carlino andò a pescare nel portamusica un fascicolo di Bach brontolandole che lei non sapeva niente , non sapeva niente . Scaramucciarono alquanto e neppure Bach li poté pacificare subito ; per un bel pezzo tennero duro , anche suonando , a insolentirsi , prima per Jeanne , poi per le note sbagliate . Finalmente il musicale rivo limpido che le loro collere rompevano come sassi spumeggianti , le soverchiò , corse via liscio , specchiando cielo e idilliache sponde . Jeanne si portò in camera l ' Intruse , ma non la lesse più . Anche la sua camera guardava il Lac d ' amour . Sedette presso la finestra contemplando di là da un ponte , di là da vette spoglie di alberi tondeggianti fra casa e casa , il fantasma piramidale di una torre altissima velata di nebbioline azzurrognole . Udiva discorrere pietosamente la vena limpida di Bach e pensava a don Giuseppe col malinconico senso di chi si allontana per sempre da una casa diletta , e vi torna con lo sguardo ogni momento , e ad una svolta del cammino ne vede sparire l ' ultimo angolo , l ' ultima finestra . La sua tristezza aveva una viva punta inquieta . Le avevano scritto che fra le carte del morto si era trovato un plico suggellato con questa soprascritta di suo pugno : " da consegnarsi per cura del mio esecutore testamentario nelle mani di Monsignor Vescovo " . L ' incarico era stato adempiuto e voci uscite dall ' episcopio dicevano che fossero nel plico una lettera di don Giuseppe a Sua Eccellenza e una busta suggellata con la scritta di altra mano " Da aprirsi dopo la morte di Piero Maironi . " Riferivano pure questo motto del Vescovo : " Speriamo che il signor Piero Maironi , d ' ignota dimora , ricomparisca per farci sapere che è morto . " Jeanne ignorava che Piero Maironi , prima della notte in cui era fuggito di casa senza lasciare traccia di sé , avesse consegnato a don Giuseppe il racconto scritto di una visione della propria vita nel futuro e della propria morte , visione pure ignorata da lei , avuta da Piero nella chiesetta vicina al manicomio dove sua moglie stava morendo . Che mai poteva contenere la busta suggellata ? Certo uno scritto suo ; ma quale ? Una confessione , probabilmente , delle sue colpe . Il concetto e la forma dell ' atto rispondevano bene al suo misticismo innato , al predominio della sua fantasia sulla ragione , alla sua fisionomia intellettuale . Tre anni erano corsi dal giorno in cui Jeanne , disperata , a Vena di Fonte Alta , si era detto che non avrebbe più voluto amare Piero e che niente altro mai avrebbe potuto amare al mondo . Ancora lo amava così e ancora , come in passato , lo giudicava col suo intelletto indipendente dal cuore : indipendenza cara al suo orgoglio . Lo giudicava severamente in tutte le sue azioni , in tutto il suo contegno , dal momento in cui lo aveva conquistato di viva forza nel monastero di Praglia sino al momento in cui le loro labbra si erano congiunte presso la vasca dell ' Acqua Barbarena . Egli si era mostrato incapace di amare , incapace di agire , irresoluto , femmineo nella mobilità dell ' animo . Ecco , lo era stato fino all ' ultimo , femmineo ; femmineo , inetto ad esercitare alcuna critica virile sul suo isterismo mistico . Vi era forse in questo giudizio una sincerità imperfetta , un eccesso di acerbità voluto , un proposito vano di ribellione contro il prepotente , invincibile amore . Se si era fatto frate , Jeanne prevedeva che si sarebbe pentito . Era troppo sensuale . Passato un primo periodo di dolore e di fervore , la sensualità si sarebbe risvegliata , lo avrebbe ricondotto alla rivolta contro una fede radicata piuttosto nel sentimento e nelle abitudini dell ' età prima che nell ' intelletto . Ma si era veramente fatto frate ? Jeanne pensò che la torre colossale di Notre Dame colla sua sottile punta saettata nel cielo , e le mura tristi del Béguinage , e il povero stagnante scuro Lac d ' amour , e lo stesso silenzio solenne della città morta le significassero di sì , ma che sarebbe superstizioso di creder loro . " Dove andiamo ? " chiese Jeanne , alle dieci , mettendo i guanti , mentre Carlino , dato a tenere a Noemi un capo della sua sciarpa sesquipedale ben tesa , se ne fermava l ' altro all ' occipite e rotava poi sul suo proprio asse come un fuso , sino al farsi il collo più grosso della testa . " E il prete di novant ' anni ho proprio a esser io ? " Carlino si arrabbiò perché Noemi rideva e non teneva tesa a dovere la sciarpa . " Tu o lei non importa " rispose , quando Noemi , fermatagli la sciarpa con uno spillo , licenziò il romanziere in fasce . " E andate dove volete ! Purché adesso si vada verso il centro e si ritorni per l ' altro lato del Lac d ' amour . E parlate di qualche cosa che v ' interessi molto . " " Presente Lei ? " fece Noemi . " Com ' è possibile ? " Carlino le spiegò che non si sarebbe accompagnato a loro , che le avrebbe seguite col taccuino e la matita alla mano . Bisognava però che sostassero di tratto in tratto a piacer suo , e che , s ' egli significasse loro qualche altra sua volontà , obbedissero . " Va bene " disse Noemi . " Intanto andiamo al Quai du Rosaire a vedere i cigni . " Si avviarono verso Notre Dame , Carlino dietro le signore , a venti passi . In principio fu un continuo battibecco , per le vie deserte , fra l ' avanguardia e la retroguardia . L ' avanguardia camminava troppo forte , e Carlino : " A novant ' anni ? A novant ' anni ? " oppure rideva , e Carlino : " Ma che fate ? Ma che fate ? Zitto ! " oppure si fermava a guardare una chiesa antica , le cuspidi , i pinnacoli strani al chiaro di luna , il cimitero accanto alla chiesa e Carlino : " Ma parlate , discorrete , fate qualche gesto ! Niente il naso all ' aria ! " Dall ' avanguardia venivano le ribellioni ; le più acerbe , da Noemi . Ella si voltò sul Dyver battendo i piedi e protestando di volersene ritornare a casa se il noiosissimo romanziere in fasce non la smetteva con i suoi comandi e rimbrotti . Allora Jeanne le sussurrò : " Parlami del tuo frate . " " Ah , il frate , sì ! " rispose Noemi e gridò a Carlino che l ' avrebbero accontentato ma che stesse più lontano . Dal quai du Rosaire non si vedevano più i cigni che Noemi aveva scôrti la mattina pavoneggiarsi nel canale , turbandovi con le scie lente i languidi spettri di quell ' accozzaglia di case e casucce che levano dall ' acqua , come bestie satolle , le lunghe facce orecchiute , e guardano stupide , quale a un verso , quale a un altro , nella custodia dell ' imminente torrione delle Halles . Ora la luna batteva di sghembo alle case , stampava sulle une l ' ombra delle altre , e glorificava comignoli e pinnacoli , l ' aguzzo cappello da mago caldeo di una vecchia torricciula , e sopra la intera scena il sublime diadema ottagonale della torre possente ; ma non toccava l ' acqua nera . Tuttavia Jeanne e Noemi , chine sulla sbarra del parapetto , guardarono a lungo , Noemi parlando sempre , nell ' acqua nera ; tanto a lungo che Carlino ebbe tempo di riempire tre o quattro pagine del suo taccuino e anche di disegnare i fregi onde un ambizioso mercante brugitano cinse sulla facciata della propria casa cifre dell ' anno memorabile 1716 , in cui fu veduta per la prima volta dal sole , dalla luna e dagli astri . Il frate era un benedettino del monastero di Santa Scolastica in Subiaco . Si chiamava don Clemente . Era un conoscente dei Selva . Giovanni lo aveva incontrato la prima volta per caso sul sentiero di Spello , presso certe rovine . Gli aveva chiesto della via , eran venuti a discorrere . Mostrava aver passato di poco i trent ' anni , aveva modi e aspetto signorili . Il discorso era stato prima delle rovine , poi dei monasteri e della Regola , poi di religione . Dalla stessa voce del benedettino spirava come un aroma di santità . Si sentiva però in lui uno spirito avido del sapere e del pensiero moderno . Si erano lasciati col desiderio reciproco e la promessa di rivedersi . A Giovanni era stata benefica l ' aura spirituale del giovine monaco illuminato nel viso da una bellezza interna ; e il giovine monaco aveva sentito il fascino della cultura religiosa di Giovanni , degli orizzonti che la breve conversazione aveva pure aperti alla sua fede cupida di lume razionale . Giovanni aveva inteso parlare a Subiaco di un giovine di nascita nobile , venuto a vestir l ' abito benedettino in Santa Scolastica per morte di una donna amata . Non dubitava che fosse lui . Ne aveva poi chiesto ad altri monaci senza poterne cavar niente . Ma si erano riveduti più volte e trattenuti lungamente insieme . Giovanni aveva prestato dei libri a don Clemente e don Clemente era venuto a casa Selva , aveva conosciuto Maria . Si era rivelato musicista , aveva suonato un " Salmo dell ' aurora " composto da lui per organo e canto , dopo aver udito Selva paragonare il lento manifestarsi del sole , dal primo punto rutilante fra i vapori alla gloria trionfale del mezzogiorno , con il manifestarsi lento di Dio dal fumo lampeggiante intorno agli alti dirupi del Sinai fino alla gloria trionfale che ancora tutta non si è svolta nello spirito dell ' uomo . Un ' altra volta Giovanni gli aveva proposta certa questione già da lui dibattuta con Noemi : se le anime umane all ' uscir di questa vita sieno subito fatte conscie della loro sorte futura . La risposta di don Clemente era stata che dopo la morte ... A questo punto della narrazione di Noemi , Carlino domandò se dovesse piantare lì tre tabernacoli per passarvi la notte . Le signore si rizzarono e si avviarono per la rue des Laines . " La risposta " riprese Noemi " era stata che probabilmente dopo la morte le anime umane si troveranno in uno stato e in un ambiente regolati da leggi naturali come in questa vita ; dove , come in questa vita , l ' avvenire potrà prevedersi per indizi , senza certezza . " Un viandante , che avevano incontrato all ' entrata della stretta via tenebrosa , tornò indietro e ripassando accanto alle signore , le guardò fisso . Jeanne pretese di aver paura di quell ' uomo , si fermò , chiamò Carlino , propose di ritornare a casa . La sua voce era veramente alterata ma Carlino non poteva credere che avesse paura . Paura di che ? Non vedeva là davanti , a pochi passi , i lumi della Grande Place ? Egli conosceva , del resto , quell ' uomo e lo avrebbe posto nel suo romanzo . Era il fratello di Edith dal collo di cigno , ora spirito delle tenebre , condannato a vagare la notte per le vie di Bruges , in pena di avere tentata la seduzione di Santa Gunhild , sorella di re Harold . Ogni volta che Carlino si era avventurato la notte per i quartieri più deserti di Bruges , aveva veduto aggirarvisi come a caso quell ' uomo sinistro . " Bel modo " fece Noemi " di rassicurare la gente ! " Carlino si strinse nelle spalle e dichiarò che l ' incontro era stato fortunato perché gli aveva fatto venire in mente il nome di Gunhild per la sua eroina , Noemi essendo un nome da suocera . Nell ' ombra nera delle Halles enormi , torreggianti da manca sulla via , l ' uomo sinistro ritornato sui suoi passi sfiorò quasi il fianco di Jeanne che stavolta rabbrividì davvero . In quel mentre le innumerevoli campane suonarono fra le nubi sopra il suo capo . Ella strinse convulsivamente , senza parlare , il braccio di Noemi . Attraversarono la piazza in silenzio . Carlino le mise per una via a sinistra , pure deserta ma tutta chiara della luna imminente ai dentati culmini bruni delle case . Jeanne mormorò alla sua compagna : " Affrettiamo , ritorniamo a casa presto " . Ma Carlino , udendo un suono di musica da ballo venire dall ' Hôtel de Flandre , ordinò loro di fermarsi e diede di piglio al taccuino . Noemi stava dicendo qualche cosa sull ' Hôtel de Flandre dove aveva alloggiato anni prima , quando Jeanne le domandò di scatto : " È Maria che ti scrive una storia tanto lunga ? " Noemi rispose , non sorpresa ma piuttosto trepidante : " Sì , Maria . " " Non capisco , " replicò Jeanne " perché si sia presa tutta questa briga . " Noemi non rispose . Carlino diede l ' ordine di rimettersi in cammino . S ' incamminarono e Noemi non parlava . " Eh ? " riprese Jeanne . " Perché si sarà presa tutta questa briga ? " Noemi non parlò . Jeanne le scosse il braccio che teneva ancora . " Non rispondi ? Cosa pensi ? " Benché ambedue , ora , tacessero , non udirono Carlino che gridava di piegare a sinistra . Egli sopraggiunse arrabbiato , le spinse , tempestando , per le spalle , alla volta di un ' altra via , ed esse ubbidirono senz ' accorgersi mai di quelle voci né di quel modo . " Non rispondi ? " ripeté Jeanne fra risentita e attonita . Noemi le strinse il braccio alla sua volta . " Aspettiamo di essere a casa " diss ' ella . Carlino gridò : " Fermatevi sotto gli alberi ! " Ma Jeanne si fermò subito , nell ' affacciarsi a un improvviso largo , a piccoli alberi , a un gran fianco di cattedrale vetusta , battuto dalla luna . Si fermò e allungando il braccio che teneva sotto quello di Noemi , le afferrò la mano , le disse vibrando affannosamente : " Noemi , dimmelo subito ; hai raccontato qualche cosa a tua sorella ? " Carlino gridò che potevano fermarsi anche lì , ma che simulassero un discorso interessante . Noemi rispose all ' amica un sì così debole , così timido , che Jeanne capì tutto . Maria Selva credeva che il suo frate , questo don Clemente , fosse Piero Maironi . " Oh , Signore ! " esclamò stringendo forte forte la mano di Noemi . " Ma lo dice , lo dice , anche ? " " Cosa ? " " Eh , cosa ! " Santo cielo , che ci voleva per farla parlar chiaro , questa creatura ? Jeanne si sciolse da lei che subito , spaventata , le si riappiccò al braccio . " Brave ! " gridò Carlino . " Ma non troppo ! " " Perdonami ! " supplicò Noemi . " È un dubbio , dopo tutto , è una congettura . Sì , lo dice . " " No ! " fece Jeanne , risoluta , scotendo via il dubbio e la congettura . " Non è lui , non è possibile . Non è mai stato musicista ! " " No , no , non sarà lui , non sarà lui " si affrettò a dire a Noemi , sotto voce , perché veniva Carlino . Questi sopraggiunse , lodò , espresse il desiderio che si inoltrassero lentamente fra gli alberi . Sotto gli alberi Jeanne si dolse , quasi sdegnosamente , che l ' amica avesse aspettato quel momento a farle un discorso simile , che non avesse parlato prima , in casa . E tornò a protestare che questo benedettino non poteva essere Maironi , che Maironi non era mai stato musicista . Noemi si giustificò . Aveva avuto in animo di parlare al ritorno dall ' Ospitale di S . Giovanni , dalla visita ai Memling , ma Jeanne era già tanto triste ! Però ne avrebbe parlato se non fosse venuto Carlino . E ora , a passeggio , interrogata , non aveva saputo schermirsi . Se , quando erano ferme presso l ' Hôtel de Flandre , Jeanne non avesse ricondotto il discorso a quel tema , sarebbe stata cosa finita ; e lei , Noemi , non ne avrebbe riparlato che a casa . " E tua sorella crede proprio ... ? " disse Jeanne . Ecco , Maria dubitava . Pareva che il persuaso fosse Giovanni . Giovanni era certo ; almeno Maria scriveva così . A questa risposta di Noemi Jeanne scattò . Come poteva esser certo , suo cognato ? Che ne sapeva ? Maironi non era capace di metter giù un accordo , sul piano . Ecco la bella certezza ! Noemi osservò sommessamente che in tre anni poteva avere imparato , che i frati hanno interesse a educare i musicisti per l ' organo . " Allora lo credi anche tu ? " esclamò Jeanne . Noemi balbettò un non so così incerto che Jeanne , agitatissima , dichiarò di voler partire subito per Subiaco , di voler sapere . C ' era già l ' intelligenza con Maria Selva di condurle sua sorella . Adesso penserebbe lei a persuadere Carlino di partire immediatamente . Noemi si mostrò spaventata . Suo cognato non avrebbe voluto che la Dessalle venisse più a Subiaco , tanto per la pace di lei quanto per la pace di don Clemente . Noemi aveva la missione di farle comprendere la convenienza di una tale rinuncia . Selva era guarito e offriva di venir lui a prendere la cognata ; anche nel Belgio , se fosse necessario . Ella si trovò a combattere , intanto , l ' idea di partire subito . Non fece che irritare Jeanne , la quale protestò e riprotestò che i Selva s ' ingannavano ; né seppe dare altra ragione del suo violento resistere . Carlino , udito un aspro " basta ! " di sua sorella , accorse . Litigavano , il prete e la signorina ? Adesso che dovevano cominciare le tenerezze mistiche ? " Ci lasci in pace " rispose Noemi . " A quest ' ora il Suo prete di novant ' anni sarebbe morto dieci volte di stanchezza . Non ci dia più ordini . Guiderò io , che conosco Bruges meglio di Lei . E Lei stia cento passi indietro . " Carlino non seppe replicare che " oh oh ! - oh oh ! - oh oh ! " e la D ' Arxel si portò via Jeanne avviandosi lungo la cancellata del piccolo cimitero di Saint - Sauveur . Le parve giunto il momento di metter fuori l ' ultima rivelazione . " Credo che Giovanni abbia ragione , sai " diss ' ella . " Questo don Clemente è di Brescia . " Allora Jeanne , presa da un impeto di dolore , cinse con un braccio il collo dell ' amica , ruppe in singhiozzi . Noemi , atterrita , la supplicò di chetarsi . " Per amor di Dio , Jeanne ! " Questa le domandò , fra un singhiozzo soffocato e l ' altro , se Carlino sapesse . Oh no , ma che direbbe adesso ? " Qui non può vedere " singhiozzò Jeanne . Erano nell ' ombra della chiesa . Noemi ammirò che Jeanne , in preda a quell ' emozione , se ne fosse accorta . " Per carità , non sappia niente ! Per carità ! " Noemi promise di non parlare . Jeanne si venne a poco a poco chetando e fu la prima a muoversi . Ah esser sola , esser sola nella sua camera ! La vista della torre di Notre Dame saettante il cielo con la guglia affilata le fece male come la vista di un nemico vincitore e implacabile . Lo comprendeva bene adesso , si era illusa per tre anni di non avere più speranza . Come soffriva e si dibatteva la sua speranza creduta morta , come si ostinava a tempestarle nel cuore : no , no , non si è fatto frate , non è lui ! Ella strinse con uno spasimo di desiderio il braccio di Noemi . Lo voce consolatrice si affievolì , venne meno . Probabilmente era lui , probabilmente tutto era proprio finito per sempre . Il silenzio della notte , la tristezza della luna , la tristezza delle vie morte , un ' aria gelida che si era levata , consentivano con i pensieri amari . Oltrepassata di poco Notre Dame , ecco ancora scivolare lungo il muro , dalla parte ombrosa della via , l ' uomo sinistro . Noemi affrettò il passo , desiderosa ella pure di arrivare a casa . Quando Carlino si avvide che le signore andavano diritte alla villetta invece di pigliare il ponte che conduce all ' altra sponda del Lac d ' amour , protestò . Come ? E l ' ultima scena ? Avevano dimenticato ? Noemi voleva ribellarsi , ma Jeanne , trepidante che Carlino venisse a scoprire qualche cosa , la pregò di cedere . " Sul ponte " gridò Carlino " fermatevi due minuti ! " Si appoggiarono alla sbarra , guardando l ' ovale specchio dell ' acqua immobile . La luna si era nascosta dietro le nuvole . " Questa illunità è divina per me " disse Carlino " Ma ora io darei metà della mia gloria futura perché nelle nuvole si aprisse una piccola finestra con una piccola stella nel mezzo , che si potesse veder nell ' acqua . Voi non sapete immaginare come mi verrà quest ' ultimo capitolo . Sentite . Sul quai du Rosaire voi guardavate i cigni . " " Ma non c ' erano " interruppe Noemi . " Non importa " riprese Carlino " voi guardavate i cigni illuminati dalla luna . " " Ma la luna non batteva sull ' acqua " fece ancora Noemi . " Ma che importa ? " replicò Carlino , seccato . E siccome Noemi osservò che allora era inutile di trascinarle attorno per Bruges a quell ' ora , egli paragonò poeticamente il suo studio preparatorio , le sue note quasi fotografiche , all ' aglio che in cucina serve ma in tavola non si porta . E continuò a dire dei cigni e della luna . " Voi avete allora paragonato il candor vivente e il candor morto . Il vecchio prete viene fuori con questa squisita cosa che forse il candore vivo della giovinetta s ' irradia ai suoi pensieri scolorati come i suoi capelli da un principio di morte e ch ' egli si sente ora nell ' anima un ' alba di candore tepido . Mormora poi fra sé involontariamente : " Abisag " . Allora la fanciulla dice : " Chi è Abisag ? " perché è ignorante come voi due che non conoscete chi è Abisag , il mio primo amore . Il prete non risponde , si avvia con la ragazza per la rue des Laines . Ella domanda ancora chi sia Abisag e il vecchio tace . Ecco quell ' ombra torva , nera , che va , che viene , che si dilegua al suono delle ventiquattro campane . " Non è esatto " mormorò Noemi . Carlino fu per dirle : stupida ! " Il prete " proseguì " paragona quell ' ombra nera a uno spirito maligno che va e viene intorno agli spiriti candidi , voi non capite il legame ma il legame c ' è , avido di cacciarvisi a star dentro , lui con altri peggiori di lui . Poi , qui il legame non l ' ho ancora trovato ma lo troverò , si viene a parlar dell ' amore . Voi avete traversato la Grande Place . Questa sera non c ' era la musica , ma di solito c ' è , e suppongo che allora vi si faccia molto all ' amore cogli occhi come in tutto il mondo . Il vecchio torrione e il vecchio prete mostrano certa indulgenza ; invece la giovinetta trova stupide queste forme dell ' amore , le sdegna . È l ' amore della terra , dice il prete . Ed ecco l ' Hôtel de Flandre , la musica del ballo di nozze . " Come ? " esclamò Noemi " Era un ballo di nozze ? " Carlino strinse , scrollò i pugni , soffiando dall ' impazienza ; e proseguì , dopo un sospiro : " La giovinetta domanda : vi è un amore del cielo ? Allora io vi ho detto di fermarvi sotto gli alberi di Saint - Sauveur e voi vi siete invece fermate all ' entrata della piazza . Fa niente , si vedeva la cattedrale , basta . Il prete risponde : sì , vi è un amore del cielo . La maestà della cattedrale antica , della notte , del silenzio , lo esalta . Egli parla . Io non posso dirvi adesso la sua tirata , l ' ho in mente assai confusa , ma insomma il succo è questo che anche l ' amore del cielo nasce sulla terra e che non vi matura mai . Il vecchio si lascerà andare quasi a delle confessioni . Confesserà col petto ansante , colla parola accesa , di aver sentito , non particolari inclinazioni a persone , né inclinazioni da doversene vergognare , ma un ' aspirazione intellettuale e morale a congiungersi con una femminilità incorporea che fosse complemento dell ' essere suo incorporeo , restandone però insieme tanto divisa da poter intercedere amore fra l ' una e l 'altro." " Misericordia ! " mormorò Noemi . Carlino si era tanto riscaldato che non la udì . " Pare al vecchio " diss ' egli " d ' intravvedere in questa unione una trinità umana simile alla Trinità divina e trova quindi giusto , trova santo che l ' uomo vi aspiri . Finalmente egli tace , tutto pieno , tutto fremente delle cose che ha dette ; e s ' incammina verso Notre Dame . La fanciulla gli prende il braccio . Ecco l ' uomo sinistro , lo spirito tentatore . Lo avete ben veduto ! Dite se tutto questo non è ben trovato , non è combinato bene ! Il vecchio e la fanciulla lo sfuggono , ma , come il cielo , anche il loro cuore si oscura . Adesso mi occorrerebbe un finestrino nelle nuvole , una stellina nel mezzo . Il vecchio e la fanciulla guarderebbero silenziosi la stellina tremolare nel Lac d ' amour e tanti movimenti segreti dei loro pensieri metterebbero capo a quest ' idea : forse , oltre le nuvole della Terra , là , in quel mondo lontano ! " Jeanne non aveva mai detto parola né mostrato di fare attenzione al racconto di suo fratello . China sulla sbarra , guardava nell ' acqua scura . A questo punto si rizzò impetuosamente . " Ma tu non lo credi ! " esclamò . " Tu lo sai che sono illusioni , sogni ! Tu non vorresti mai che io credessi così ! Saresti capace di cacciarmi ! " " No ! " protestò Carlino . " Sì ! E per fare della bella letteratura ti metti a fomentare anche tu questi sogni che snervano già tanto la gente , che sviano già tanto dalla vita vera ! Non mi piace niente ! Un incredulo come te ! Uno persuaso , come sono persuasa io , che noi siamo bolle di sapone , che si brilla un momento e poi si ritorna non nel niente ma nel Tutto ! " " Io ? " rispose Carlino , intontito . " Io non sono persuaso di niente . Io dubito . È il mio sistema , lo sai bene . Se adesso uno mi dicesse che la religione vera è quella dei Cafri o quella dei Pelli Rosse , direi : forse ! Non le conosco ! Io vedo la falsità di quelle che conosco e per questo non vorrei certo che tu diventassi cattolica sul serio . Cacciarti di casa , poi ... ! " " Intanto ci posso andare , prima di esserne cacciata ? " Così dicendo , Jeanne prese il braccio di Noemi . Carlino pregò che facessero il giro del Lac d ' amour . Chi sa , forse intanto si aprirebbe il finestrino nel cielo . Ci teneva . Noemi espresse il dubbio , ricordando la conversazione di poche ore prima , che alla finestra ci venisse proprio la signorina Fomalhaut . " Già " fece Carlino , pensieroso . " Non avevo più pensato a Fomalhaut . Se non sarà Fomalhaut adesso , sarà Fomalhaut allora . " Ma Noemi non aveva finito con le sue difficoltà . Se alla finestra non ci venisse nessuna stella , né grande né piccola ? A questo , Carlino trovò subito rimedio . La stella ci sarà . Potrà essere telescopica , perduta in una profondità immensa , ma ci sarà . La fanciulla non la vede ; la vede il prete , con i suoi occhi di presbite decrepito . Dopo la vede anche la fanciulla , per fede . " " E così quella povera fanciulla " disse Jeanne amaramente " sulla fede di un vecchio prete mezzo cieco vedrà delle stelle che non ci sono , perderà il suo buon senso , la sua giovinezza , la sua vita , tutto . La farai bene seppellire lì al Béguinage , dopo ? " E si avviò con Noemi senz ' attendere la risposta . Fatto il giro del Lac d ' amour , le due signore si trattennero lungamente sull ' altro ponte ; ma nessun finestrino si aperse nel cielo . Il torrione lontano delle Halles , il campanile enorme di Notre Dame , una tozza torre imminente allo stagno , gli acuti comignoli del Béguinage si disegnavano , venerabile concilio di alti vecchioni , sulle nubi lattee . Carlino , non potendo far di meglio , incominciò un ragionamento ad alta voce sul posto più opportuno per la sua finestra . " Che giorno è oggi ? " chiese Jeanne all ' amica , sotto voce . "Sabato." " Domani parlo a Carlino , lunedì e martedì si regolano tante cose , mercoledì si fanno i bagagli e giovedì partiamo . Puoi scrivere a tua sorella che saremo a Subiaco l ' altra settimana . " " Non decidere così ! Pensaci ! " " Ho deciso . Voglio sapere . Se è lui , non lo impedirò nel suo cammino . Ma voglio vederlo . " " Ne riparleremo domani , Jeanne . Non decidere ancora . " " Ho pensato e ho deciso . " Mezzanotte suonò al torrione delle Halles ; suonò nelle nuvole , a lungo , il solenne canto malinconico delle innumerevoli campane . Noemi , che prima voleva insistere , tacque , piena il cuore di sgomento ; come se quelle malinconiche voci del cielo notturno parlassero a lei di un destino dell ' amica sua , di un destino di amore e di dolore , che si dovesse compiere . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO SECONDO . Don Clemente . La luce veniva meno , nello studio di Giovanni Selva , sul tavolino ingombro di libri e di carte . Giovanni si alzò , aperse la finestra di ponente . L ' orizzonte ardeva , dietro il prossimo Subiaco , sulla obliqua fuga dei monti Sabini che da Rocca di Canterano e Rocca di Mezzo vanno verso Rocca San Stefano . Subiaco , l ' aguzza catasta di case e casupole grigie che si appunta nella Rocca del Cardinale , si era velata di ombra ; non si moveva fronda degli ulivi affollati a tergo della villetta rossa dalle persiane verdi , ritta in testa dello scoglio tondo cui la pubblica via cinge al piede ; non si moveva fronda della gran quercia pendente al suo fianco , sopra il piccolo oratorio antico di S . Maria della Febbre . L ' aria , odorata d ' erbe selvagge e di pioggia recente , spirava fresca da Monte Calvo . Erano le sette e un quarto . Nella conca bella che l ' Aniene riga le campane suonarono ; prima la grossa di Sant ' Andrea , poi le querule di Santa Maria della Valle e in alto , a destra , dalla chiesetta bianca presso la grande macchia , quelle dei Cappuccini , poi altre ancora , lontane . Una femminile voce sommessa , soave , una voce di venticinque anni , disse dall ' uscio socchiuso alle spalle di Giovanni , quasi timidamente , in francese : " Posso venire ? " Giovanni si volse a mezzo , sorridendo , stese un braccio , raccolse e strinse a sé la giovine signora senza rispondere . Ella sentì che non doveva parlare , che suo marito seguiva con l ' anima la luce moribonda e il canto mistico delle campane . Gli piegò il capo sull ' omero e solo dopo un minuto di silenzio religioso , gli disse piano : " Diciamo la nostra preghiera ? " Una stretta del caro braccio le rispose . Né le labbra di lei né quelle di lui si apersero . Soltanto gli occhi dell ' una e dell ' altro ingrandirono aspirando all ' Infinito , si colorarono di riverenza e di tristezza , dei pensieri che non si dicono , dell ' incerto futuro , delle porte oscure che mettono a Dio . Le campane tacquero e la signora Selva pose negli occhi del marito gli azzurri suoi , avidi , gli porse la bocca . La testa canuta dell ' uomo e la bionda della donna si congiunsero in un lungo bacio che avrebbe fatto stupire il mondo . Maria d ' Arxel si era innamorata a ventun ' anni di Giovanni Selva per averne letto un libro di filosofia religiosa , tradotto in francese . Scrisse all ' ignoto autore parole tanto calde di ammirazione che Selva le rispose accennando ai suoi cinquantasei anni e ai suoi capelli bianchi La signorina replicò che sapeva , che non offriva né chiedeva amore , che avrebbe soltanto desiderato qualche rigo di tanto in tanto . Le sue lettere lucevano d ' ingegno infuocato . Giunsero a Selva mentr ' egli si dibatteva in una oscura crisi , in una lotta amarissima che non accade raccontare qui . Pensò che questa Maria d ' Arxel poteva essere una stella di salute . Le scrisse ancora . " Sai che anniversario è oggi " disse Maria . " Ti ricordi ? " Giovanni ricordava ; era l ' anniversario del loro primo incontro . Le due anime si erano rivelate l ' una all ' altra , nella corrispondenza , sino al fondo , con indicibili ardori di sincerità ; e le persone non si erano vedute che nei ritratti . Sin dalla quarta o dalla quinta lettera scambiata , Giovanni aveva chiesto alla signorina sconosciuta il suo ; attesa , temuta domanda . La signorina consentì a patto di riavere tosto la fotografia , e spasimò fino a che non le giunse di ritorno con parole dolcissime dell ' amico rapito dalla giovanilità intellettuale , appassionata , del viso di lei , dalla dolcezza degli occhi grandi , dalla eleganza del busto . Poi , quando si erano accordati d ' incontrarsi , venendo lui dal lago di Como e lei da Bruxelles , a Hergyswyl , presso Lucerna , erano state febbri di terrori per l ' uno e per l ' altra . Ella pensava : " Il ritratto piacque , ma le movenze della persona vera , una linea , un colore delle vesti , il modo dell ' incontro , le parole prime , il tono della voce possono forse distrugger d ' un colpo il suo amore . " Egli pensava : " Conosce il mio viso guasto dagli anni , i miei capelli bianchi , li ama nei ritratti ma ogni giorno più mi sciupa , forse al vedermi questo incredibile amore cadrà di un colpo . " Egli era giunto a Hergyswyl qualche ora prima di lei col piroscafo ; ella , partita il mattino da Basilea , vi era arrivata nel pomeriggio con la Brünigbahn . " Sai " soggiunse Maria " quando non ti vidi alla stazione il mio primo sentimento fu di piacere ; tremavo tanto ! Il secondo no , il secondo fu di terrore . " Giovanni sorrise . " Questo non me lo hai mai raccontato " diss ' egli . La giovine moglie lo guardò , sorrise alla sua volta . " Anche tu , forse , non mi hai detto proprio tutto tutto di quei momenti . " Giovanni le prese il collo fra le mani , le mormorò all ' orecchio : "Vero." Ella trasalì , rise di aver trasalito ; e Giovanni rise con lei . " Cosa , cosa ? " diss ' ella , rossa in viso , malcontenta e tuttavia ridente . Suo marito le sussurrò ancora , in tono di grande mistero : " Che avevi il cappello in disordine . " " No , non è vero ! Non è vero ! " Scintillante di riso e fremente insieme all ' idea di un gran pericolo corso senza saperlo , ella protestò che non era possibile , che si era tanto guardata , prima di arrivare a Hergyswyl , nello specchietto del suo nécessaire . E riandarono insieme scherzando , baciando ella spesso il petto di lui ed egli i capelli di lei , ogni momento di quell ' ora passata da due anni . Giovanni non l ' aveva attesa alla stazione dov ' era una folla di villeggianti , ma pochi passi lontano , sulla via dell ' albergo . L ' aveva veduta venire , alta , snella , con una piccola fronda in seno di olea fragrans , il segno convenuto ; le era andato incontro a capo scoperto , si erano stretta la mano forte forte , senza parlare . Egli aveva fatto cenno al portiere , che seguiva con la valigia della viaggiatrice , di precederli . Poi si erano incamminati adagio , stretti alla gola da una emozione senza nome . Ell ' aveva sussurrato per la prima , con la sua voce dolce e fine di dama : " Mon ami . " Allora egli aveva parlato sommessamente , con parole rotte , della sua ebbrezza , del suo amore , del suo rapimento , e non si era poi accorto di avere oltrepassato l ' albergo e per ben due volte né l ' una né l ' altro avevano udito il portiere chiamarli alle spalle : " Monsieur ! Madame ! C ' est ici ! C ' est ici ! " Poi la viaggiatrice era salita nella sua camera , sorridente , ma pallida di stanchezza e di mal di capo . Giovanni aveva ripreso a passeggiare fra gli orti e i frutteti piani di Hergyswyl , a caso , respirando da uomo spossato per l ' eccesso del sentire , benedicendo ogni sasso e ogni foglia del verde angolo di terra straniera , il lago che gli dorme in seno , la folla , in faccia , delle grandi religiose montagne , benedicendo Iddio che gli aveva donato , alla sua età , un tale amore . Ed era ritornato presto , troppo presto , all ' albergo . I due soli ospiti del piccolo albergo in quel giorno di maggio , un vecchio professore tedesco e sua figlia , erano saliti al Pilato . Nel salottino di lettura non c ' era nessuno . In quel salottino Maria e Giovanni avevano passato due ore felici , tenendosi per mano , parlando a bassa voce , palpitando spesso di paura che qualcuno entrasse . " Ti ricordi " disse Maria " che nel salottino , di fianco al canapè dove eravamo seduti , ci stava un caminetto ? " " Sì , cara . " " E che faceva freddo benché fosse maggio , tanto che un cameriere è venuto ad accendere il fuoco ? " " Sì , e mi ricordo che allora ti ho fatto piangere . " " Potresti ripeterla oggi , quella cosa ? " " Oh no ! " Così dicendo , Giovanni baciò riverente la bianca fronte della donna sua come una cosa santa . Quando a Hergyswyl il cameriere era venuto ad accendere il fuoco nel salottino , Giovanni aveva lasciato la mano diletta e , indugiandosi colui , aveva detto : " il vecchio ceppo brucierà bene sino alla fine , ma chi sa quanto possa durare la vampa giovine ? " Maria non aveva risposto , lo aveva guardato con occhi dilatati , offuscati nel freddo tocco dell ' ingiusto sospetto , come vetri di una serra infocata nel tocco del gelo esterno . No , Giovanni non aveva mai più pensata una cosa simile . Si dicevano spesso , egli e Maria , che non v ' era forse sulla terra un ' altra unione come la loro , altrettanto piena e penetrata di pace per la sicurezza solennemente grave e dolce che , comunque Iddio avesse a disporre le esistenze loro dopo la morte , certo l ' uno e l ' altro spirito sarebbero stati congiunti nell ' amore della Divina Volontà . Però non lasciavano di confidare al Signore il sospiro dell ' anima . La preghiera che avevano dianzi pregata insieme contemplandola nel proprio interno , era stata composta da Giovanni e diceva così : " Padre , sia di noi come pregò Gesù l ' ultima sera ; una vita con Esso in Voi , per l 'eternità." Eran due e uno anche in presente , nel senso più stretto ed esatto della parola , perché pure nella loro unità spirituale si vedeva la dualità ; come a una corrente cerulea talvolta si confonde una corrente verde e nel primo lor fluire commisto balenano qua e là rotte ondate color di bosco , rotte ondate color di cielo . Giovanni era un mistico che di ogni amore umano si faceva in cuore un ' armonia col divino . Sua moglie , venuta per lui dal protestantesimo a un cattolicismo assetato di ragione , gli si era infusa quanto aveva potuto nell ' anima mistica ; ma in lei l ' amore di Giovanni soverchiava ogni altro sentimento . Ella era ricca , egli agiato ; vivevano tuttavia quasi poveramente , per aver modo di liberalità larghe , l ' inverno in Roma , dall ' aprile al novembre in Subiaco , nella modesta villetta di cui avevano appigionato il secondo piano . Non spendevano abbondantemente che in libri e nella corrispondenza . Giovanni preparava un ' opera sulle ragioni della morale cristiana . Sua moglie leggeva per lui , scriveva sunti , pigliava note . " Mi piacerebbe tanto andare a Hergyswyl , l ' anno venturo " diss ' ella . " Vorrei che tu vi scrivessi l ' ultimo capitolo del libro , il capitolo della Purità ! " Giunse le mani , così dicendo , felice nella visione del paesello appiattato fra i meli in fondo al piccolo golfo , del lago sereno , delle grandi montagne religiose , di giorni tranquilli dati al lavoro e alla contemplazione in pace . Conosceva tutto il disegno dell ' opera di suo marito e la tesi di ogni capitolo con i suoi principali argomenti . Il capitolo della Purità le piaceva più di tutti , per la forte trama razionale . Suo marito intendeva porvi e sciogliervi questo problema : " Perché il Cristianesimo esalta come un elemento di perfezione umana la rinuncia che contraddice alle leggi della Natura , che travaglia l ' uomo di lotte fierissime senza giovare a nessuno , che a possibili vite umane chiude la via dell ' esistere ? " La risposta doveva discendere dallo studio del fenomeno morale nelle sue origini storiche e nel suo sviluppo , cui erano dedicati i primi capitoli dell ' opera . Selva vi dimostrava con l ' esempio de ' bruti che si sacrificano per la prole o per i compagni del branco e sono talvolta capaci di unioni strettamente monogamiche , come nella natura animale inferiore lo stimolo morale si palesi e si venga sviluppando in antagonismo con gli stimoli dell ' istinto corporeo . Egli vi sosteneva l ' ipotesi che si elaborasse così progressivamente nelle specie inferiori la coscienza umana . Si proponeva ora di rifarsi da queste conclusioni e determinare il principio generale che la rinuncia al piacere corporeo per una soddisfazione di ordine superiore significa sforzo della specie verso una superiore forma di esistenza . Avrebbe quindi esaminato il fatto straordinario di quegl ' individui umani che agli stimoli del piacere corporeo , grandemente ringagliarditi per la complicità dell ' intelligenza e della immaginazione col senso , contrappongono energie di rinuncia più forti ancora , senz ' altro obbietto che di onorare la Divinità . Avrebbe dimostrato che parecchie religioni ne forniscono esempi , che la rinuncia vi è glorificata , che resta però sempre un atto libero dell ' individuo . Avrebbe riconosciuto che sarebbe atto biasimevole e stolto se non rispondesse a un misterioso impulso della stessa natura , dell ' elemento detto spirituale che persiste nell ' antico antagonismo con gli stimoli dell ' istinto corporeo per effetto di una legge cosmica . Inconscii collaboratori di Colui che governa l ' Universo , gli eroi della rinuncia suprema si credono di onorarlo col semplice sacrificio , mentre incarnano in fatto , giusta il Divino Disegno , la energia progressiva della specie , preparano al proprio elemento spirituale il potere di crearsi una forma corporea superiore , più simile ad esso ; onde la purità loro è perfezione umana , è altezza in cui la natura nostra culmina e tocca i nebulosi principii d ' una ignota natura sovrumana . " Se io penso alla Purità incarnata " disse Giovanni " mi vedo davanti don Clemente . Ti ho detto che viene alla riunione di stasera ? Scenderà subito dopo cena . " Maria trasalì . " Oh ! " diss ' ella , " e io che dimenticavo ! Mi ha scritto Noemi . Partiva da Milano ieri , con i Dessalle . Si fermano a Roma forse un paio di giorni e poi vengono . " " Te ne sei ricordata perché ho nominato don Clemente " disse Giovanni sorridendo . " Sì " rispose sua moglie " ma però , sai che non credo . " L ' alta fronte , gli occhi azzurri di don Clemente tanto sereni e puri , come avrebbero conosciuta la passione ? Anche nella voce soffice , sommessa , quasi timida del giovane benedettino era , secondo Maria , un troppo delicato pudore , un candore troppo virgineo . " Non credi " replicò Giovanni " e forse avrai ragione , forse non sarà Maironi . Però stasera converrà pure fargli sapere , in qualche modo , che questa signora Jeanne Dessalle sta per venire a Subiaco e che visiterà , naturalmente , i Conventi . È anche il Padre foresterario , lui ; dovrebbe accompagnarla . " Di questo non c ' era dubbio . Lo avvertirebbe lei , Maria . Poiché non lo credeva l ' amante della Dessalle , le sarebbe più facile di parlargliene con semplicità . Che cosa terribile , però , se fosse veramente lui , Maironi , e nessuno l ' avvertisse e si trovassero improvvisamente a fronte del monastero , egli e questa donna ! Era certo , Giovanni , che il frate venisse alla riunione ? Sì , n ' era certissimo . Don Clemente ne aveva ottenuto il permesso dal Padre Abate , stando lui , Giovanni , al monastero ; e gliel ' aveva detto subito . Verrebbe e condurrebbe seco quel garzone ortolano di cui gli aveva parlato , per farglielo conoscere . Così un ' altra volta l ' ortolano verrebbe solo e gl ' insegnerebbe a rincalzar le patate nel campicello dietro la villa che Giovanni aveva pure preso in affitto per lavorarlo con le proprie mani . Questa del lavoro manuale era una piccola mania di Giovanni , venutagli tardi , che dispiaceva un poco a Maria , parendole cosa non più conveniente alle sue abitudini , alla sua età . La rispettava , però , e tacque . In quel momento la ragazza di Affile che li serviva entrò ad avvertire che quei signori stavano salendo la scala , e che la cena sarebbe pronta subito . Tre persone salivano infatti per la scaletta a chiocciola del villino . Giovanni scese loro incontro . Il primo era il suo giovane amico di Leynì , che si scusò , salutandolo , di precedere i compagni , due ecclesiastici . " Sono il cerimoniere " diss ' egli . E li presentò lì sulla scala : " Il signor abate Marinier , di Ginevra . Don Paolo Farè , di Varese , che Lei conosce già di nome . " Selva rimase un po ' perplesso ma poi si affrettò a far salire i suoi visitatori , li avviò alla terrazza dov ' erano già disposte delle sedie . " E Dane ? " diss ' egli , inquieto a di Leynì , pigliando a braccetto . " E il professor Minucci ? E il padre Salvati ? " " Sono qui " rispose il giovine sorridendo . " Sono all ' Aniene . Le racconterò , è tutta una storia , verranno subito " Intanto l ' abate Marinier esclamava uscendo sulla terrazza : " Oh , c ' est admirable ! " E don Paolo Farè , da buon comasco , mormorava : " sì , bello , bello , " col tôno discreto di chi pensa : " Ma se vedeste il mio paese ! " . Sopraggiunse Maria , si rinnovarono le presentazioni e di Leynì raccontò la sua storia , mentre Marinier girava i piccoli occhi scintillanti per il paesaggio , dalla piramide di Subiaco , quinta fosca del chiaro sfondo di ponente , ai prossimi carpineti selvaggi del Francolano che serra , scuro e grande , il levante . Don Farè divorava con gli occhi Selva , l ' autore di scritti critici sul Vecchio e Nuovo Testamento , e particolarmente di un libro sulle basi della futura teologia cattolica , che avevano innalzata e trasfigurata la sua fede . La storia del barone di Leynì era che alla stazione di Mandela tirava un gran vento , che il professore Dane temeva forte di esservisi buscata un ' infreddatura , che sospettando di non trovare cognac in casa di un odiatore dell ' alcool come il signor Selva , ed essendo anche l ' ora in cui soleva pigliare ogni giorno due uova , s ' era fermato all ' Albergo dell ' Aniene per avere le uova e il cognac ; che sulla terrazza della trattoria , verso il fiume , c ' era troppa aria e negli stanzini attigui troppa poca ; che si era fatto servire il suo pasto in una camera dell ' albergo e aveva rimandato le uova due volte ; che loro erano partiti a piedi lasciando il professore Minucci e il padre Salvati a tenergli compagnia . Poiché il delicato , freddoloso professore Dane non c ' era , Giovanni propose il cenare sulla terrazza . Ne smise però subito l ' idea vedendo che garbava poco all ' abate di Ginevra . L ' elegante , mondano Marinier , amico di Dane , aveva la stessa cura del proprio individuo , con maggiore dissimulazione e senza scuse di salute . Non aveva cenato all ' Aniene con l ' amico suo perché la cucina dell ' Aniene gli era parsa , in una sua prima visita a Subiaco , troppo semplice , e sperava dalla signora Selva una cena francese . Di Leynì sapeva bene quanto la speranza fosse fallace ; maliziosamente , non lo aveva istruito . Nel salottino da pranzo appena ci capivano i cinque commensali . Guai se fossero venuti anche gli altri due ! Per verità né l ' abate Marinier , né don Farè erano attesi . Altri , invece , mancava . Mancavano un frate e un prete , uomini conosciuti , che avrebbero dovuto venire dall ' alta Italia . Si erano scusati l ' uno e l ' altro , per lettera , con vivo rincrescimento di Selva e di Farè pure , e del di Leynì . Marinier si scusò , invece , di essere venuto . Era stato Dane , il colpevole . E per don Paolo Farè il colpevole era stato di Leynì . Selva protestò . Amici di amici , come non sarebbero graditi ? E tanto di Leynì quanto Dane sapevano di potere accompagnare persone di loro fiducia , persone che dividessero le loro idee . Maria non parlava ; Marinier le piaceva poco . Anche le pareva che Dane e di Leynì avrebbero fatto bene a non portare altri senza avvertire . Parlò Marinier , dopo aver esplorato con gli occhi , aggrottando lievemente le sopracciglia , una zuppa di fave . " Io non so " diss ' egli " se recheremo noia alla signora Selva discorrendo un poco adesso di quello che sarà poi il discorso della riunione . " Maria lo rassicurò . Ella non avrebbe partecipato alla riunione ma pigliava moltissimo interesse allo scopo . " Bene " proseguì Marinier " allora sarà molto utile per me che io conosca esattamente questo scopo , perché Dane me ne ha parlato non con tanta precisione , e io non posso esser sicuro di dividere le vostre idee in tutto . " Don Paolo non seppe trattenere un gesto d ' impazienza . Anche Selva parve un po ' seccato , perché davvero un consenso in certe idee fondamentali era necessario . Senza di esso la riunione poteva riescire peggio che inutile , pericolosa . " Ecco " diss ' egli " siamo parecchi cattolici , in Italia e fuori d ' Italia , ecclesiastici e laici , che desideriamo una riforma della Chiesa . La desideriamo senza ribellioni , operata dall ' autorità legittima . Desideriamo riforme dell ' insegnamento religioso , riforme del culto , riforme della disciplina del clero , riforme anche nel supremo governo della Chiesa . Per questo abbiamo bisogno di creare un ' opinione che induca l ' autorità legittima ad agire di conformità sia pure fra venti , trenta , cinquant ' anni . Ora noi che pensiamo così siamo affatto disgregati . Non sappiamo l ' uno dell ' altro , eccetto i pochi che pubblicano articoli o libri . Molto probabilmente vi è nel mondo cattolico una grandissima quantità di persone religiose e colte che pensano come noi . Io ho pensato che sarebbe utilissimo , per la propaganda dalle nostre idee , almeno di conoscerci . Stasera ci si riunisce in pochi per una prima intesa . " Mentre Giovanni parlava , gli altri tenevano gli occhi sull ' abate ginevrino . L ' abate guardava nel suo piatto . Seguì un breve silenzio . Giovanni lo ruppe il primo . " Il professore Dane " diss ' egli " non Le aveva detto questo ? " " Sì sì " rispose l ' abate , levando finalmente gli occhi dal piatto " qualche cosa di simile . " Il tono fu d ' uno che approvasse poco . Ma perché , allora , era venuto ? Don Paolo faceva smorfie di malcontento , gli altri tacevano . Vi fu un momento d ' imbarazzo . Marinier disse : " Ne parleremo stasera . " " Sì " ripeté Selva , tranquillo . " Ne riparleremo stasera . " Pensava che avrebbe trovato nell ' abate un avversario e che Dane aveva commesso un errore di giudizio e di tatto invitandolo alla riunione . Si confortò in pari tempo con la tacita riflessione che l ' udirsi rappresentare tutte le obbiezioni possibili sarebbe utile ; e che un amico del professore Dane sarebbe almeno onesto , non propalerebbe nomi e discorsi ancora da tacersi . Invece il giovine di Leynì si crucciava di questo pericolo , sapendo quante e quanto diverse amicizie tenesse l ' abate Marinier in Roma , dove dimorava da cinque anni per certi suoi studi storici ; e si crucciava di non avere saputo della sua venuta in tempo di scriverne ai Selva , per suggerir loro che intraprendessero la sua conquista incominciando dal palato . La mensa di casa Selva , sempre nitidissima e fiorita , era , quanto ai cibi , molto parsimoniosa , molto semplice . I Selva non bevevano vino mai . Il vino chiaretto , acerbetto di Subiaco non poteva che inasprire un uomo avvezzo ai vini di Francia . La ragazza di Affile aveva già servito il caffè quando arrivarono , a un punto , don Clemente a piedi da Santa Scolastica , Dane , il padre Salvati , e il professore Minucci in un legno a due cavalli da Subiaco . Ma don Clemente , ch ' era seguito dal suo ortolano , vista la carrozza movere verso il cancello del villino e non dubitando che portasse gente a casa Selva , affrettò il passo perché Giovanni e l ' ortolano potessero vedersi , parlarsi un minuto , prima della riunione . I Selva e i loro tre commensali si erano levati da cena e Maria , uscendo , a braccio del cavalleresco abate Marinier , sulla terrazza , vide , benché annotasse già , il benedettino sul ripido sentiero che sale dal cancello aperto sulla via pubblica . Lo salutò dall ' alto e lo pregò di aspettare , a piè della scala , che gli facessero lume . Scese ella stessa col lume la scala a chiocciola , accennò a don Clemente di volergli parlare e diede un ' occhiata significativa all ' uomo che gli stava dietro le spalle . Don Clemente si voltò a costui , gli disse di stare ad attenderlo lì fuori sotto le rubinie ; e saliti , al muto invito della signora , alcuni scalini , sostò ad ascoltarla . Ella gli parlò , frettolosa , dei suoi tre ospiti e particolarmente dell ' abate Marinier . Disse che stava in pena per suo marito il quale aveva posto tanto amore e tanta fede nell ' idea di questa associazione cattolica e ora si troverebbe a fronte di una inattesa opposizione . Desiderava che don Clemente lo sapesse , che fosse preparato . Glielo diceva lei perché suo marito non poteva in quel momento lasciare i suoi ospiti . E si congedava , nel tempo stesso , da don Clemente , non avendo intenzione , lei donna e tanto ignorante , di assistere alla seduta . Forse lo avrebbe riveduto fra pochi giorni , al monastero . Non era il Padre foresterario , egli ? Ella verrebbe forse fra tre o quattro giorni a Santa scolastica con una sua sorella ... A questo punto la signora Selva alzò involontariamente il lume per vedere meglio il suo interlocutore in viso , e subito se ne pentì come di un mancato rispetto a quell ' anima certamente santa , certamente pari di virile e verginale bellezza all ' alta , snella persona , al viso eretto abitualmente in atto quasi di franca modestia militare , tanto nobile nella fronte spaziosa , negli occhi cerulei chiari , spiranti a un punto dolcezza femminea e maschio fuoco . " Ci sarà pure " disse a bassa voce , vergognando di sé " un ' amica intima di mia sorella , certa signora Dessalle . " Don Clemente voltò la testa di scatto , e Maria n ' ebbe il contraccolpo , tremò . Era dunque lui ! Egli le rivolse subito il viso da capo . Era un po ' acceso ma composto . " Scusi " diss ' egli " questa signora , come si chiama ? " " Chi ? La Dessalle ? " "Sì." " Si chiama Jeanne . " " Che età può avere ? " " Non lo so . Tra i trenta e i trentacinque anni direi . " Adesso Maria non comprendeva più . Il padre faceva queste domande con tanta indifferente calma ! Ne arrischiò una essa pure . " Lei la conosce , padre ? " Don Clemente non rispose . Sopraggiungeva in quel momento il povero gottoso Dane , che con grande stento si era trascinato su dal cancello a braccio del professore Minucci . Erano amici di casa l ' uno e l ' altro ; la signora Selva fece loro un ' accoglienza gentile ma lievemente distratta . La seduta si tenne nello studiolo di Giovanni . Era così piccolo che il bollente don Farè , non potendosi tenere aperte le finestre per un dovuto riguardo ai reumi di Dane , vi si sentiva soffocare e lo disse con la sua rudezza lombarda . Gli altri finsero di non udire , meno di Leynì , che gli accennò silenziosamente di non insistere , e Giovanni che aperse l ' uscio del corridoio e l ' altro vicino che dal corridoio mette sulla terrazza . Dane sentì subito un odore di bosco umido e bisognò chiudere . Sullo scrittoio ardeva una vecchia lampada a petrolio . Il professore Minucci soffriva di occhi e chiese timidamente un paralume , che fu cercato , trovato e posto . Don Paolo si fremette dentro : " questa è un ' infermeria ! " e anche il suo amico di Leynì , a cui pareva che tante piccole cure si dovessero in quel momento dimenticare , ebbe uno spiacevole senso di freddo . Lo ebbe lo stesso Giovanni ma riflesso ; sentì l ' impressione che del Dane e forse anche del Minucci doveano riportare coloro , fra i presenti , che non li conoscevano . Egli li conosceva . Il Dane , con tutti i suoi reumi e i nervi e i sessantadue anni , possedeva , oltre al sapere grande , una indomita vigoria di spirito , un coraggio morale a tutta prova . Andrea Minucci , malgrado il biondo pelo rabbuffato , gli occhiali , certa rigidezza di movimenti , che gli davano un aspetto di erudito tedesco , era una giovane anima delle più ardenti , provata dalla vita , non effervescente alla superficie come l ' anima del prete lombardo , ma chiusa nel proprio fuoco , severa , probabilmente più forte . Giovanni prese la parola con animo franco . Ringraziò i presenti e scusò gli assenti , il frate e il prete , dolendosi però molto che mancassero . Disse che a ogni modo la loro adesione era sicura e insistette sul valore di quest ' adesione . Soggiunse parlando più alto e più lento , tenendo gli occhi sull ' abate Marinier , che per ora stimava prudente non divulgare niente né della riunione , né delle deliberazioni che vi si prendessero ; e pregò tutti a considerarsi legati al silenzio da un impegno di onore . Quindi espose l ' idea che aveva concepita , lo scopo della riunione , un po ' più diffusamente che non avesse fatto a cena . " E adesso " conchiuse " ciascuno dica quel che pensa . " Seguì un silenzio profondo . L ' abate Marinier stava per parlare quando si alzò in piedi , stentatamente , Dane . Il suo pallido viso scarno , fine , pregno d ' intelletto , era atteggiato a gravità solenne . " Io credo " diss ' egli in un italiano esotico , rigido e tuttavia caldo di vita " che trovandoci noi sul cominciamento di una comune azione religiosa , dobbiamo fare due cose ; subito ! Prima cosa ! Dobbiamo raccogliere l ' anima nostra in Dio , silenziosamente , ciascuno la sua , fino a sentire la presenza , in noi , di Dio stesso , il desiderio Suo stesso , nel nostro cuore , della Sua propria gloria . È questo che io faccio e prego fare con me . " Ciò detto , il professore Dane s ' incrociò le braccia sul petto , piegò il capo , chiuse gli occhi . Tutti si alzarono e , meno l ' abate Marinier , giunsero le mani . L ' abate se le raccolse al petto con un ampio gesto , abbracciando l ' aria . Si poté udire un gemer dolce della lucerna , un passo al piano terreno . Marinier fu il primo a guardar sottecchi se gli altri pregavano ancora . Dane rialzò il capo e disse : "Amen." " Seconda cosa ! " soggiunse . " Noi ci proponiamo di obbedire sempre l ' autorità ecclesiastica legittima ... " Don Paolo Farè scattò . " Secondo ! " Un vibrare di subiti pensamenti , un fremere sordo di parole non nate scosse ogni persona . Dane disse lentamente : " esercitata con le debite norme . " Quel moto discese a un mormorio di consenso , posò . Dane riprese : " Ancora questo ! Mai non sarà odio né su nostro labbro , né in nostro petto verso nessuno ! " Don Paolo scattò da capo . " Odio no ma sdegno sì ! Circumspiciens eos cum ira ! " " Sì " disse don Clemente con la sua dolce voce velata " quando avremo edificato Cristo in noi , quando sentiremo una collera di puro amore . " Don Paolo , che gli stava vicino , non rispose niente , lo guardò con le lagrime agli occhi , gli afferrò una mano per baciargliela . Il benedettino la ritrasse spaventato , tutto una fiamma in viso . " E non edificheremo Cristo in noi " disse Giovanni , commosso anche lui , felice di quel mistico soffio che gli pareva spirare nell ' adunanza " se non purificheremo nell ' amore le nostre idee di riforma ; se , quando venisse il momento di operare , non ci purificheremo prima le mani e gli strumenti . Questo sdegno , questa ira che Lei , don Paolo , dice , è una grande potenza del Maligno sopra di noi , appunto perché ha un ' apparenza e qualche volta , come nei Santi , una sostanza di bontà . In noi è quasi sempre vera inimicizia perché non sappiamo amare . La preghiera a me più cara dopo il Pater noster è la preghiera dell ' Unità , la preghiera che ci unisce allo spirito di Cristo quando prega il Padre così : " ut et ipsi in nobis unum sint . " Abbiamo sempre il desiderio e la speranza dell ' unità in Dio con i fratelli che sono divisi da noi nelle idee . E adesso , dunque , dite se accettate la proposta di fondare l ' associazione che io vi propongo . Prima discutete questo e poi , se la proposta è accettata , si vedrà in qual modo sia da porla in atto . " Don Paolo esclamò impetuosamente che il principio nemmanco era da discutere e Minucci osservò in tono sommesso che lo scopo della riunione era stato conosciuto da tutti i presenti prima d ' intervenire , che perciò , intervenendo , essi lo avevano implicitamente approvato , avevano implicitamente consentito di legarsi per un ' azione comune , salvo appunto a decidere sui modi e le forme . L ' abate Marinier chiese di parlare . " Me ne rincresce veramente " diss ' egli sorridendo , " ma per legarmi io non ho portato con me il menomo filo . Io sono pure di coloro che vedono molte cose andar male nella Chiesa e tuttavia , quando il signor Selva mi ha bene spiegato , prima a cena e ora qui , la sua idea che non avevo bene compresa dal mio amico professore Dane , mi si sono affacciate obbiezioni che credo serie . " " Già " pensò Minucci che aveva udito parlare di certe ambizioni del Marinier " se vuoi far carriera non ti devi mettere con noi . " E soggiunse forte : " Dica ! " " In primo luogo , signori " cominciò il fine abate " mi pare che abbiate principiato dalla seconda riunione . Dirò con un rispetto grande che voi mi parete bravissime persone , le quali si mettano festosamente a sedere per giuocare insieme alle carte , e non possono andare avanti perché uno ha le carte italiane , un altro le francesi , un altro le tedesche e non s ' intendono . Io ho udito parlare di idee comuni , ma forse vi ha fra noi piuttosto una comunanza di idee negative . Noi siamo d ' accordo , probabilmente , in questo , che la Chiesa Cattolica è venuta somigliando a un tempio antichissimo di grande semplicità originaria , di grande spiritualità , che il seicento , il settecento e l ' ottocento hanno infarcito di pasticci . Forse i più maligni di voi diranno pure che vi si parla forte solamente una lingua morta , che le lingue vive appena vi si possono parlare piano e che il sole vi prende alle finestre un colore falso . Ma io non posso credere che siamo poi tutti d ' accordo nella qualità e nella quantità dei rimedii . Prima dunque di iniziare questa frammassoneria cattolica , io credo che vi converrebbe intendervi circa le riforme . Dirò di più ; io credo che anche quando fosse fra voi un pienissimo accordo nelle idee , io non vi consiglierei di legarvi con un vincolo sensibile come propone il signor Selva . La mia obbiezione è di una natura molto delicata . Voi pensate certo di poter navigare sicuri sott ' acqua come pesci cauti , e non pensate che un occhio acuto di Sommo Pescatore o vice - Pescatore vi può scoprire benissimo e un buon colpo di fiocina cogliere . Ora io non consiglierei mai ai pesci più fini , più saporiti , più ricercati , di legarsi insieme . Voi capite cosa può succedere quando uno è colto e tirato su . E , voi lo sapete bene , il grande Pescatore di Galilea metteva i pesciolini nel suo vivaio , ma il grande Pescatore di Roma li frigge . " " Questa è buona ! " fece don Paolo con un sussulto di riso . Gli altri tacevano , gelidi . L ' abate continuò : " Non credo poi che con questa lega possiate far niente di buono . Le associazioni fanno progredire forse i salari , forse le industrie , forse i commerci ; la scienza e la verità , no . Le riforme si faranno un giorno , perché le idee sono più forti degli uomini e camminano ; ma voi , armandole in guerra e facendole marciare per compagnie , le esporrete a un fuoco terribile che le arresterà per un pezzo . Sono gl ' individui , i Messia , che fanno progredire la scienza e la religione . Vi è un Santo fra voi ? Oppure sapete dove prenderlo ? Prendetelo e mandatelo avanti . Parola ardente , grande carità , due o tre piccoli miracoli , suggeritegli quello che deve dire e il vostro Messia farà più che tutti voi insieme . " L ' abate tacque e Giovanni prese la parola . " Forse il signor abate " diss ' egli " non ha potuto formarsi ancora un giusto concetto della unione che noi desideriamo . Noi ci siamo associati testé in una preghiera silenziosa e intensa , cercando di tenerci uniti nella Presenza Divina . Questo indica il carattere della nostra unione . Considerando i mali che affliggono la Chiesa , i quali , in sostanza , sono disaccordi del suo elemento mutabile umano con il suo elemento immutabile di Verità Divina , noi ci vogliamo unire in Dio Verità col desiderio ch ' Egli tolga questi disaccordi ; e vogliamo sentirci uniti . Una tale unione non ha bisogno di intelligenze circa idee particolari , benché alcuni di noi ne abbiamo alquante di comuni . Noi non pensiamo di promuovere un ' azione collettiva né pubblica né privata per attuare una riforma o l ' altra . Io sono abbastanza vecchio per ricordare i tempi del dominio austriaco . Se i patrioti lombardi e veneti si raccoglievano allora a parlare di politica , non era mica sempre per congiure , per atti di rivoluzione ; era per comunicarsi notizie , per conoscersi , per tener viva la fiamma dell ' idea . È questo che noi vogliamo fare nel campo religioso . Lo creda il signor abate Marinier , quell ' accordo negativo ch ' egli diceva può bastare benissimo . Facciamo che si allarghi , che abbracci la maggioranza dei fedeli intelligenti , che salga nella gerarchia ; vedrà che gli accordi positivi vi matureranno dentro occultamente come semi vitali dentro la spoglia caduca del frutto . Sì , basta un accordo negativo . Basta di sentire che la Chiesa di Cristo soffre , per unirci nell ' amore di nostra Madre e almeno pregare per essa , noi e i nostri fratelli che , come noi , la sentono soffrire ! Che ne dice , signor abate ? " L ' abate mormorò con un lievissimo sorriso : " C ' est beau mais ce n ' est pas la logique . " Don Paolo scattò : " Ma che logica ! " " Ah ! " rispose il Marinier con una maligna faccia compunta . " Se rinunciate alla logica ... ! " Don Paolo , tutto acceso , era per protestare ma il professore Dane gli accennò di chetarsi . " Noi non vogliamo rinunciare alla logica " diss ' egli . " Solamente non è facile misurare il valore logico di una conclusione in materia di sentimento , di amore , di fede , come è facile misurare il valore logico di una conclusione in materia di geometria . Nella materia nostra il procedimento logico è occulto . Certo il mio caro amico Marinier , una delle menti acutissime che io conosco , non ha voluto dire questa cosa in risposta al mio caro amico Selva , che quando una persona molto amata da noi cade inferma , è necessario a noi di accordarci sulla cura che le faremo , prima di correre insieme al suo letto ! " " Queste sono bellissime figure " disse l ' abate Marinier alquanto vivacemente . " Ma sapete bene che le similitudini non sono argomenti ! " Don Clemente , che stava in piedi nell ' angolo tra l ' uscio del corridoio e la finestra , e il professore Minucci seduto presso a lui , fecero atto di parlare . Subito si arrestarono , volendo ciascuno dei due cedere la parola all ' altro . Selva propose che prima parlasse il monaco . Tutti guardarono a quel nobile viso di arcangelo , arrossente ma eretto . Don Clemente esitò un poco , e quindi parlò con la sua voce soffice , velata di modestia : " Il signor abate Marinier ha detto una cosa che io credo molto vera . Ha detto : ci vuole un Santo . Io pure lo credo . Chi sa ? Io non dispero che possa già esistere . " " Lui " mormorò don Paolo . " Ora " proseguì don Clemente " io vorrei dire al signor abate Marinier : siamo in qualche maniera i profeti di questo Santo , di questo Messia , prepariamo le sue vie , che poi significa solo far sentire universalmente il bisogno di un rinnovamento di tutto che nella religione nostra è veste , non corpo della verità , anche se questo rinnovamento sarà doloroso per certe coscienze . Ingemiscit et parturit ! E far sentire tutto ciò stando sopra un terreno assolutamente cattolico , aspettando le nuove leggi dalle autorità vecchie , dimostrando però che se non si cambiano le vesti portate da tanto tempo , fra tante intemperie , nessuna persona civile si avvicinerà più a noi , e Dio non voglia che molti di noi le svestano senza permesso , per un disgusto insopportabile . Vorrei anche dire al signor abate Marinier , se me lo permette : non abbiamo troppi timori umani ! " Un mormorio caldo di assenso gli rispose e Minucci scattò tutto vibrante . Mentre parlava l ' abate Marinier , di Leynì e Selva lo avevano visto bollire accigliato ; e appunto Giovanni , che conosceva il carattere fiero di quel mistico asceta , si era proposto , facendo parlare prima don Clemente , di dargli tempo a chetarsi . Egli scattò . La parola non gli veniva fluida , gli si rompeva per soverchio impeto , e rotta gli sgorgava dal labbro a ondate , precisa , però , e potente nel vigoroso accento romano : " Ecco ! Non abbiamo timori umani ! Noi vogliamo cose troppo grandi e le vogliamo troppo fortemente per avere timori umani ! Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivo , quanti sentiamo che il concetto della Via , della Verità e della Vita si ... si ... si ... - si dilata , ecco , si dilata nel nostro cuore , nella nostra mente ! E rompe tante - come dirò ? - vecchie fasce di formole che ci stringono , che ci soffocano , che soffocherebbero la Chiesa , se la Chiesa fosse mortale ! Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivente , quanti abbiamo sete - sete , signor abate Marinier ! Sete ! Sete ! - che la nostra fede , se perde di estensione , cresca di intensità - a cento doppi , cresca , viva Dio ! - e possa radiare fuori di noi , e possa , dico , purificare come il fuoco , prima il pensiero e poi l ' azione cattolica - ecco . Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivente quanti sentiamo ch ' Egli prepara una lenta ma immensa trasformazione religiosa per opera di profeti e di Santi , la quale si opererà con sacrificio , con dolore , con divisione di cuori ; quanti sentiamo che i profeti sono sacri al soffrire e che queste cose non ci vengono rivelate dalla carne o dal sangue ma dall ' Iddio vivo nelle anime nostre ! Comunicare , vogliamo , tutti , di ogni paese , ordinare la nostra azione . Massoneria Cattolica ? Sì , Massoneria delle Catacombe . Lei teme , signor abate ? Teme che si taglino tante teste con un colpo solo ? Io dirò : dov ' è la scure per un tal colpo ? Uno alla volta tutti si possono colpire : oggi il professore Dane , ad esempio , domani don Farè , posdomani qui il padre ; ma il giorno in cui quella fantastica fiocina del signor abate Marinier pescasse , attaccati a un filo , laici di grido , preti , frati , vescovi , cardinali fors ' anche , quale sarà , ditemi , il pescatore , piccolo o grande , che non lascerà cadere nell ' acqua , spaventato , la fiocina e ogni cosa ? - Ma poi mi perdoni , signor abate , se io dico a Lei e ai prudenti come Lei : dov ' è la vostra fede ? Esiterete voi , per paura di Pietro , a servire Cristo ? Uniamoci contro il fanatismo che lo ha crocifisso e che avvelena ora la Sua Chiesa e se ne avremo a soffrire , ringraziamone il Padre : " beati estis cum persecuti vos fuerint et dixerint omne malum adversum vos , mentientes , propter me . " Don Paolo Farè saltò in piedi e abbracciò l ' oratore . Di Leynì si affisava in lui con occhi accesi di entusiasmo . Dane , Selva , don Clemente , l ' altro frate tacevano , imbarazzati , sentendo , specie i tre ecclesiastici , che Minucci era trascorso troppo , che le sue frasi sulla estensione e la intensità della fede , sul timore di Pietro , non erano misurate , che tutta l ' intonazione del suo discorso era stata troppo bellicosa e non si accordava né col mistico esordio di Dane né con le parole usate da Selva a delineare il carattere dell ' unione proposta . L ' abate di Ginevra non aveva levato un momento dal viso di Minucci , mentr ' egli parlava , i suoi piccoli occhi brillanti . Guardò l ' amplesso di don Paolo con un misto d ' ironia e di pietà , poi si alzò in piedi : " Sta bene " diss ' egli . " Io non so se il mio amico Dane in particolare divida le opinioni del signore . Veramente ne dubito un poco . Il signore ha nominato Pietro . Ecco , mi pare che qui ci si dispone a uscire dalla barca di Pietro sperando forse di camminare sopra le onde . Io dico umilmente che non ho fede abbastanza e andrei subito al fondo . Io intendo di restare nella barca e forse tutt ' al più adoperarvi qualche piccolo remo secondo la mia intenzione , perché , come ha detto il signore , sono molto pauroso . È dunque necessario che ci separiamo e non mi resta che a domandarvi perdono di essere venuto . Ho anche bisogno di una piccola passeggiata per la mia vile digestione . - " Caro amico " soggiunse rivolgendosi a Dane " ci ritroveremo all 'Aniene." E mosse verso Selva con la mano stesa , per accomiatarsi . Subito gli furono tutti attorno , meno don Paolo e Minucci , per non lasciarlo partire . Egli insisteva tranquillo , arrestava ora con un gelido sorrisetto , ora con una parolina graziosamente sarcastica , ora con un gesto elegante gli assalitori troppo veementi . Di Leynì si voltò a Farè , gli accennò di unirsi agli altri ; ma il focoso don Paolo gli rispose con una violenta spallata , con una smorfia di fastidio . Intanto dal gruppo che attorniava il Marinier una voce toscana si alzò sopra le altre : " Stia bono ! Non si è ancora deciso niente ! Aspetti ! Io non ho ancora detto la mia ! " Era il padre Salvati , scolopio , che aveva parlato ; un vecchio dai capelli candidi , dal volto rubizzo , dagli occhi vivaci . " Non si è ancora deciso niente ! " ripeté . " Io , per esempio , per l ' unione ci sto ma io vorrei una cosa e i discorsi che si son fatti me ne arieggiano un ' altra . Progresso intellettuale , sta bene ; rinnovamento delle formole della fede secondo vogliono i tempi , sta bene ; riforma cattolica , benissimo ! Io sto con Raffaello Lambruschini , che era un grand ' omo ; io sto con i Pensieri di un solitario ; ma per il signor professore Minucci il carattere della riforma mi pare che avrebbe a essere sopra tutto intellettuale e questo , scusate ... " Qui Dane alzò la sua bianca , piccola mano di dama . " Permetta , padre " diss ' egli . " Il mio caro amico Marinier vede che si ritorna a discutere . Io lo prego di rimettersi a sedere . " L ' abate levò un poco le ciglia in su , mise un sospiro scettico e obbedì . Gli altri sedettero pure , soddisfatti . Non si fidavano della discrezione dell ' abate , sarebbe stato un grosso guaio ch ' egli fosse partito ab irato . Il padre Salvati riprese a parlare . Egli era contrario a che s ' imprimesse al movimento riformista un carattere sopra tutto intellettuale , non tanto per il pericolo di Roma quanto per il pericolo di turbare nella loro fede semplice una quantità immensa di anime tranquille . Voleva che l ' Unione si proponesse anzi tutto una grande opera morale , il richiamo dei credenti alla pratica della parola evangelica . Illuminare i cuori era secondo lui il primo dovere di uomini , che aspiravano a illuminare gl ' intelletti . Evidentemente non importava tanto di trasformare secondo un ossequio razionale la fede cattolica nella Bibbia , quanto di rendere effettiva la fede cattolica nella parola di Cristo . Bisognava dimostrare che generalmente dai fedeli si onora Cristo con le labbra ma che il cuore del popolo è lontano da lui ; dimostrare quanto posto sia lasciato agli egoismi da certe pietà fervorose che credono santificarsi ... Qui don Paolo e Minucci brontolarono : " Questo non c 'entra." Il Salvati esclamò che c ' entrava benissimo e che avessero la bontà di aspettare . Continuò a dire di un pervertimento generale nel concetto del dovere cristiano intorno alla ricerca e all ' uso della ricchezza , pervertimento difficilissimo a raddrizzare perché indurato da secoli e secoli nelle coscienze cristiane con la piena complicità del clero . " Il tempo , signori " esclamò il vecchio frate " domanda un ' azione francescana . Ora io non ne vedo segno . Vedo antichi Ordini religiosi che non hanno più forza di agire sulla Società . Vedo una Democrazia Cristiana amministrativa e politica che non ha lo spirito di S . Francesco , che non ama la santa Povertà . Vedo una società di studi francescani ; trastulli intellettuali ! Io intenderei che noi si provvedesse all ' azione francescana . Dico se si vuole una riforma cattolica ! " " Ma come ? " domandò Farè . Minucci brontolò seccato : " Non è questo . " Selva sentiva disgregarsi le anime che si erano unite in un primo slancio . Sentiva che Dane , Minucci , probabilmente anche Farè , intendevano , com ' egli stesso intendeva , iniziare un movimento intellettuale e che quella divampata francescana era venuta fuor di tempo e fuor di luogo . Era tanto più inopportuna quanto più calda di verità viva . Perché molta verità c ' era senza dubbio nelle parole del padre Salvati , egli lo riconosceva , egli che si era più volte dibattuto nel pensiero il dubbio se non convenisse promovere , per il bene della Chiesa un ' azione piuttosto morale che intellettuale . Ma egli non sentiva in sé le attitudini all ' apostolato francescano e non le vedeva negli amici suoi , neppure nel più ardente , Luigi Minucci , un solitario , un asceta schivo della folla come lui , Selva . Le ragioni del Salvati valevano a guastare e non a edificare . Giovanni sentiva segrete ironie andare al Marinier e anche al Dane , di cui si conoscevano i gusti poco francescani , il palato difficile , i nervi delicati , gli affetti dati a cagnolini e a pappagalli . Se si voleva riescire a qualche cosa , conveniva correre al riparo . " Mi perdoni " diss ' egli " il carissimo padre Salvati se io gli osservo che il suo discorso , tanto caldo di spirito cristiano , è intempestivo . Mi pare ch ' egli consenta con noi nel desiderio di una riforma cattolica . Stasera non è davanti a noi che una proposta ; quella di promuovere una specie di Lega fra quanti hanno lo stesso desiderio . Ora decidiamo questo ! " Lo scolopio non si arrese . Non poteva comprendere una Lega inattiva , e un ' azione secondo le idee degli intellettuali non gli piaceva . L ' abate ginevrino esclamò : " Je l ' avais bien dit ! " E si alzò per andarsene davvero , stavolta . Selva non lo permise , propose di sciogliere la seduta , pensando di richiamare l ' indomani o più tardi il professore Dane , Minucci , di Leynì , Farè . Con Salvati non c ' era niente a fare , ed era meglio lasciar partire Marinier dandogli a credere che tutto fosse andato a monte . Minucci indovinò il suo pensiero e tacque , l ' inconsiderato don Paolo non capì nulla e strepitò che si doveva deliberare , votare subito . Selva , e per ossequio a Selva , di Leynì , lo fecero aspettare . Fremeva , però ; fremeva contro lo svizzero , sopra tutto . Dane e don Clemente erano poco soddisfatti , quale per una ragione , quale per un ' altra . Dane era molto irritato in cuor suo contro Marinier e si doleva di averlo portato con sé ; don Clemente avrebbe voluto dire che le parole del padre Salvati erano state molto belle e sante e non intempestive perché anzi era bene che ciascuno lavorasse giusta la vocazione propria , gl ' intellettuali per una via , i francescani per un ' altra . Colui che chiama provvederebbe a coordinare l ' azione dei chiamati ; le diverse vocazioni potevano benissimo stare insieme nella Lega . Avrebbe voluto dire così ma non fu pronto , lasciò passare il momento , anche per verecondia intellettuale , per paura di non dir bene , per un riguardo verso Selva , che desiderava evidentemente di troncare . E fu troncato , tutti si alzarono , uscirono sulla terrazzina , meno Dane e Giovanni . L ' abate Marinier intendeva recarsi l ' indomani a Santa Scolastica e al Sacro Speco ; poi , forse , ritornare a Roma per Olevano e Palestrina , una via nuova per lui . Chi gliela poteva indicare di lì ? Gliela indicò don Clemente . Era la stessa che aveva percorso venendo da Subiaco . Passava lì sotto , valicava l ' Aniene poco più a sinistra , sul ponte di S . Mauro , volgeva a destra , saliva verso i monti Affilani , là di fronte . L ' aria veniva , odorata di boschi , dalla gola stretta ond ' esce il fiume sonoro sotto i Conventi . Il cielo era coperto , salvo sul Francolano . Là sopra il gran monte nero tremolavano due stelle . Minucci le mostrò a di Leynì . " Guardi " diss ' egli " quelle due stelline come sfavillano ! Dante le direbbe le fiammelle di San Benedetto e di Santa Scolastica che sfavillano vedendo nell ' ombra un ' anima simile ad esse . " " Voi parlate di Santi ? " fece Marinier , accostandosi . " Io ho domandato poco fa se avete un Santo e vi ho augurato di possederne uno . Queste sono figure oratorie , perché so bene che non lo avete . Se lo aveste , il vostro Santo sarebbe subito ammonito dalla questura o spedito in China dalla Chiesa . " " Ebbene ? " rispose di Leynì " E se fosse ammonito ? " " Se fosse ammonito oggi , sarebbe imprigionato domani . " " Ebbene ? " replicò il giovane . " E S . Paolo , signor abate ? " " Eh , mio caro , S . Paolo , S . Paolo ... ! " Con questa reticenza l ' abate Marinier intendeva probabilmente dire che S . Paolo era S . Paolo . L ' altro pensò invece che Marinier era Marinier . Don Clemente osservò che neppure tutti i Santi si potevano mandare in China . Perché non sarebbe laico il futuro Santo ? " Questo lo credo " esclamò il padre Salvati . Invece l ' entusiasta don Faré si teneva certo che sarebbe Sommo Pontefice . L ' abate rise . " Idea semplice ed eccellente " diss ' egli . " Ma io sento la carrozza che viene a pigliarci , Dane , me e chi vuol venire con noi a Subiaco ; per cui vado a congedarmi dal signor Selva . " Si chinò dal parapetto a cogliere una frondetta dell ' olivo piantato nel terrazzo del piano inferiore . " Dovrò presentargli questo " disse . " E anche a Loro signori " soggiunse con un gesto grazioso , sorridendo . E uscì della terrazza . Si udì infatti , giù nella strada , il rumore di un legno a due cavalli che , venendo da Subiaco , girò lo scoglio sul quale la villetta è assisa e si fermò davanti al cancello . Pochi momenti dopo vennero nella terrazza Maria Selva e Dane col suo gran pastrano e il grandissimo cappello nero a cencio . Seguivano Giovanni e l ' abate . " Chi viene con noi ? " disse Dane . Nessuno parlò . S ' intesero , sul rumore fondo dell ' Aniene , voci e passi che salivano dal cancello verso la villa . Minucci che stava sull ' angolo di levante della terrazza , guardò e disse : " Signore . Due signore . " Maria trasalì . " Due signore ? " diss ' ella . Balzò al parapetto , vide due figure chiare che salivano lentamente , facevano allora la prima svolta del ripido viottolo . Non era possibile distinguerne le forme , erano ancora troppo giù e faceva troppo scuro . Giovanni osservò che probabilmente si trattava di persone dirette al primo piano , a visitare i padroni di casa . Il professore Dane sorrise misteriosamente . " Potrebbero venire anche al secondo " diss ' egli . Maria esclamò : " Lei sa qualche cosa ! " e gridò abbasso : " Noemi ! est - ce vous ? " La voce limpida di Noemi rispose : " Oui , c ' est nous ! " Si udì un ' altra voce femminile dirle forte : " Che bambina ! Dovevi tacere ! " Maria mise un piccolo grido di gioia e disparve , corse giù per la scala a chiocciola . " Lei sapeva , professore Dane ? " fece Selva . Sì , Dane sapeva , aveva veduto a Roma la signora Dessalle , conosciuta da lui nella sua villa del Veneto , nella villa degli affreschi del Tiepolo . Suo fratello , il signor Carlino Dessalle , era rimasto a Firenze . Lei e la signorina d ' Arxel volevano fare una sorpresa , gli avevano proibito di parlare . Il nome Dessalle richiamò alla mente di Selva , in un baleno , quello cui subito non aveva pensato , la presenza di don Clemente , il dubbio che fosse lui l ' amante scomparso di quella signora , la necessità di evitare un incontro che poteva essere terribile per l ' una e per l ' altro . Del colloquio fra sua moglie e il padre egli non sapeva , naturalmente . Intanto si udì Maria scender di corsa il sentiero , poi suonare le esclamazioni e i saluti festosi . Dane , inquieto per la troppo lunga fermata sulla terrazza , propose di scendere . Quelle signore si erano certo servite della carrozza che veniva a prender lui ! Anche don Clemente pareva molto inquieto . Selva si affrettò , dissimulando la commozione propria , di prenderlo a braccetto . " Se Lei non vuole imbarazzarsi con signore " diss ' egli " venga subito con me che La faccio passare dal Casino , per il sentiero alto . " Il padre parve contentissimo , i due partirono in gran fretta , il benedettino senza nemmeno salutare . " È anche tardi " diss ' egli " Ho detto all ' Abate , chiedendogli il permesso , che sarei ritornato alle nove e mezzo . " Scesero a precipizio la scala a chiocciola ; ma quando uscirono sul piazzaletto delle robinie , Jeanne Dessalle vi metteva il piede dall ' altro capo con Maria e Noemi . Non era tanto buio , sotto le robinie , che Maria non potesse riconoscere suo marito e don Clemente nelle due ombre che uscivano di casa sua . Ella , che a fianco di Jeanne precedeva sua sorella , prontamente piegò e fece piegare a destra la sua vicina , verso il piccolo casino ch ' è un ' appendice della villa , voltando le spalle a questa . Dal canto suo , Selva , vedendo l ' atto di sua moglie , prontamente sussurrò al padre : " Scenda diritto , subito ! " Ma non valse . Non valse perché Noemi , meravigliata di veder sua sorella svoltare a destra , si fermò esclamando : " Dove andate ? " e don Clemente , forse per aver veduta questa signora ferma sulla sua via , invece di passare e scendere , andò a raccogliere l ' ortolano che lo attendeva nell ' angolo più oscuro del piazzaletto , dove il fianco della casa s ' incontra col monte . Chiamò " Benedetto ! " e si volse a Selva . " Se Lei volesse mostrargli il campicello ? " Giovanni rispose : " A quest ' ora ? " mentre sua moglie diceva piano a Noemi : " C ' è forestieri che partono , lasciamoli passare , restiamo qui al casino . " Ella le accennò in pari tempo del capo così risolutamente che la Dessalle se ne avvide , pensò tosto a qualche mistero . " Perché ? " disse . " Sono terribili ? " E rallentò il passo . Invece Noemi che aveva afferrato l ' intenzione della sorella , non però le ragioni occulte , mise troppo zelo a secondarla , abbracciò alla vita le due compagne , le spinse verso il casino . Jeanne Dessalle ebbe un moto istintivo di ribellione , si voltò di botto dicendo : " che fai ? " vide Selva che veniva alla loro volta e che subito salutò allargando le braccia , come per nascondere don Clemente , il quale , seguito dall ' ortolano , passò frettolosamente a cinque passi da Jeanne , prese la discesa . Noemi , che al saluto di suo cognato si era pure voltata , corse ad abbracciarlo . Intanto Selva si compiacque di vedere che don Clemente era sfuggito all ' incontro . Selva , scioltosi dall ' abbraccio di Noemi , stese la mano a Jeanne , che non se ne avvide , mormorò , trasognata , qualche incomprensibile parola di saluto . In quel momento uscirono dalla villa Dane , Marinier , Faré , di Leynì , il padre Salvati . I due Selva mossero loro incontro , lasciando Noemi e la Dessalle ad aspettare in disparte . I saluti di commiato furono abbastanza lunghi . Dane desiderava salutare anche la Dessalle . Maria non la scorse più dove l ' aveva lasciata , suppose che lei e Noemi fossero entrate in casa girando alle loro spalle , s ' incaricò dei saluti del professore . Finalmente quando i cinque discesero , accompagnati da Giovanni , si udì chiamare da Noemi : " Maria ! " Un accento particolare nella voce di sua sorella le disse che era accaduto qualche cosa . Accorse ; la signora Dessalle , seduta sopra un fascio di legna , nell ' angolo lasciato cinque minuti prima dall ' ortolano di Santa Scolastica , ripeteva con voce debole : " niente , niente , niente , adesso entriamo , adesso entriamo . " Noemi , tutta palpitante , raccontò che l ' amica si era sentita mancare a un tratto mentre quei signori discorrevano e che a lei era appena riuscito di trarla fino a quel fascio di legna . " Andiamo , andiamo " ripeté Jeanne e si sforzò di alzarsi , si trascinò , sorretta dalle altre due , fino all ' uscio della villa , sedette sullo scalino , aspettando un po ' d ' acqua che poi assaggiò appena . Altro non volle e presto si rimise tanto da poter salire , adagio adagio , le scale . Si scusava ad ogni sosta e sorrideva ; ma la fantesca che saliva innanzi col lume , a ritroso , venne quasi meno ella stessa vedendo quegli occhi smarriti , quelle labbra bianche , quel terribile pallore . La condussero al canapè del salottino ; e là , dopo un momento di silenzioso abbandono a occhi chiusi , poté dire alla signora Selva , sorridendo ancora , ch ' erano affetti di anemia e che c ' era avvezza . Noemi e Maria si parlarono piano fra loro . Jeanne intese le parole " a letto " e assentì del capo con uno sguardo di gratitudine . Maria aveva disposto per lei e per Noemi la migliore camera del piccolo alloggio , la camera d ' angolo opposta allo studio di Giovanni , dall ' altra parte del corridoio . Mentre Jeanne vi si avviava stentatamente a braccio di Noemi , ritornò Selva che aveva accompagnato gli amici sino al cancello . Sua moglie ne udì il passo sulla scala , gli scese incontro , lo trattenne . Si parlarono al buio , sotto voce . Era dunque lui , ma come lo aveva riconosciuto ? Eh , Giovanni aveva ben cercato di frapporsi , nel momento pericoloso , fra la signora e don Clemente , il padre era anche passato quasi di corsa , ma egli aveva sospettato subito , perché la Dessalle non aveva quasi risposto al suo saluto , non gli aveva stesa la mano , era rimasta come una statua . Anche il padre , quando aveva udito sulla terrazza ch ' era arrivata la signora Dessalle , si era mostrato inquieto ; poi aveva mostrato un vivo desiderio di evitarla ; si era però serbato molto padrone di sé . Oh sì , molto padrone di sé ! Questo era pure il giudizio di Maria che raccontò il suo colloquio con lui , lì in fondo alla scala . Marito e moglie salirono lentamente , compresi di quello straordinario dramma , di quel dolor mortale della povera donna , dell ' impressione terribile che doveva aver riportato anche lui , dopo tutto , della notte che passerebbero l ' uno e l ' altra ; pensosi di quel che accadrebbe l ' indomani , di quel che farebbe lui , di quel che farebbe lei . " Per queste cose è bene di pregare , non è vero ? " disse Maria . " Sì , cara , è bene . Preghiamo ch ' ella sappia donare il suo amore e il suo dolore a Dio " rispose suo marito . Entrarono , tenendosi per mano , nella camera nuziale , divisa in due da un cortinaggio pesante . Si affacciarono alla finestra guardando il cielo , pregarono silenziosamente . Un alito di tramontana passò come un lamento per la quercia che pende sulla piccola Santa Maria della Febbre . " Povera creatura ! " disse Maria . Parve a lei e a suo marito di amarsi anche più teneramente del solito e tuttavia sentirono ambedue , senza dirselo , che qualche cosa li tratteneva dal bacio dell ' amore . Jeanne , appena Noemi ebbe chiuso dietro a sé l ' uscio della loro camera , le si avvinghiò al collo , ruppe in singhiozzi irrefrenabili . La povera Noemi , avendo compreso , per l ' effetto vedutone , che quell ' ecclesiastico passato in fretta davanti all ' amica sua era Maironi , si struggeva di pietà . Disse parole della più ardente , della più soave tenerezza con la voce di chi blandisce un bambino che soffre . Jeanne non rispondeva , singhiozzava sempre . " È quasi meglio , cara " si arrischiò a dire Noemi " è quasi meglio che tu sappia , che tu non possa illuderti ; è quasi meglio che tu lo abbia veduto con quell ' abito ! " Stavolta udì rispondersi , fra i singhiozzi , tanti appassionati " no , no " così strani nel loro impeto quasi non doloroso , che ne rimase interdetta . Riprese quindi i suoi conforti ma più timidamente . " Sì , cara , sì , cara , perché non essendoci più rimedio ... " Jeanne alzò il viso tutto lagrimoso . " Non capisci che non è lui ? " diss ' ella . Noemi si sciolse , stupefatta , dalle sue braccia . " Come , non è lui ? Tutto questo perché non è lui ? " Ancora Jeanne le si lanciò al collo . " Non è quel frate che mi è passato davanti " disse fra i singhiozzi " è l ' altro ! " " Chi , l ' altro ? " " Quell ' uomo che lo seguiva , che è partito con lui ! " Noemi neppure se n ' era accorta , di quest ' uomo . Jeanne le strinse il collo da soffocarla , con un riso convulso . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO TERZO . Notte di tempeste . Nello scendere al cancello della villa don Clemente si domandava con ansia segreta : l ' avrà riconosciuta o no ? E se l ' ha riconosciuta , quale impressione gli avrà fatto ? Giunto al cancello , si voltò a colui che aveva chiamato Benedetto , gli scrutò il viso , un viso scarno , pallido , intellettuale . Non vi lesse turbamento . Quegli occhi lo fissavano attoniti , quasi dicendo : perché mi guarda ? Il monaco pensò : forse non l ' ha riconosciuta o forse non suppone che io sappia del suo arrivo . Passò il braccio sotto quello del compagno , pigliò , tenendoselo stretto senza parlare , a sinistra , verso la fragorosa gola oscura dell ' Aniene . Fatti pochi passi sotto gli alberi che fiancheggiano la via , gli disse : " Non mi domandi della riunione ? " con maggiore dolcezza che le parole indifferenti non comportassero . Quegli rispose : " Sì , mi racconti . " La voce era fioca e vuota di desiderio . Don Clemente si disse : " l ' ha riconosciuta " e parlò della riunione come persona preoccupata di altro , senza calore , senza cura di particolari ; né fu interrotto mai dal compagno con domande o commenti . " Ci si è sciolti " diss ' egli " senza conchiuder nulla , anche perché sono arrivati dei forestieri . Così non ho potuto nemmeno combinar niente per te col signor Giovanni . Ma , domani , o tutti o in parte , credo che ci riuniremo ancora . E tu " soggiunse esitante " sei disposto a ritornare o non sei disposto ? " Benedetto rispose nel medesimo tôno sommesso di prima e sempre camminando : " Le forestiere che ho vedute , restano ? " Don Clemente gli strinse il braccio forte forte . " Non so " diss ' egli . E soggiunse con un ' altra stretta , commosso : " Se avessi saputo ... ! " Benedetto aperse la bocca per parlare ma si trattenne . Procedettero così in silenzio verso le due nere fronti della gola fragorosa , e , lasciata la strada maestra volgente a cavalcar l ' Aniene sul ponte di San Mauro , presero la mulattiera dei Conventi che sale alla fronte di sinistra . Là in faccia l ' obliquo scoglio enorme parve a don Clemente , in quel momento , simbolo minaccioso di una demoniaca forza ferma sul cammino di Benedetto ; come gli parve minacciosa simbolicamente la cresciuta oscurità , minaccioso il cresciuto rombo profondo del fiume nella solitudine . Passato l ' Oratorio di san Mauro , dove la mulattiera dei Conventi gira a sinistra , sul fianco del monte , verso la Madonnina dell ' Oro e un ' altra mulattiera entra diritta nella gola per i ruderi delle Terme neroniane , Benedetto si sciolse dolcemente dal braccio del monaco e si fermò . " Senta , padre " diss ' egli . " Avrei bisogno di parlarle . Forse un poco a lungo . " " Sì , caro , ma è tardi . Entriamo nel monastero . " Benedetto abitava nell ' Ospizio dei pellegrini , la casa rustica dove sono anche le stalle di Santa Scolastica a cui si accede da un cortile che comunica per un cancello grande colla via pubblica e per un cancello piccolo con il corridoio del monastero , che dalla via pubblica mette alla chiesa e al secondo dei tre chiostri . " Non vorrei entrare nel monastero , stanotte , padre mio " diss ' egli . " Non vorresti entrare ? " Altre volte Benedetto , nei tre anni passati al servizio libero del monastero , aveva ottenuto da don Clemente licenza di passar la notte fuori , sulla montagna , pregando . Il Maestro pensò tosto che fosse giunto per il discepolo uno di quei terribili cimenti interni che gli facevano fuggire il povero giaciglio e le ombre chiuse , complici del Maligno nel martoriargli la immaginazione . " Mi ascolti , padre " disse Benedetto . Il suo accento fu così fermo , significò a don Clemente tanta gravità di prossime parole , che questi non credette di dover insistere sull ' ora inoltrata . Uditi in alto zoccoli ferrati di cavalcature scendere alla loro volta , i due uscirono sul breve piano erboso che porta umili avanzi delle magnificenze neroniane incontro ad archi sperduti nel carpineto selvaggio dell ' altra sponda , membra un tempo delle uniche Terme , cui ora divide in profondo il pianto dell ' Aniene . Sopra quegli archi era la dimora del prete diabolico e delle peccatrici insidianti ai figli di San Benedetto . Il monaco pensò a Jeanne Dessalle . Là in fondo alla gola , alte sopra il monte Preclaro e il monte di Jenne Vecchio , splendevano le due stelle di cui si era parlato sulla terrazza dei Selva come di luci sante . Aspettarono che passassero le cavalcature . Passate che furono , Benedetto abbracciò il suo maestro in silenzio . Don Clemente , sorpreso , sentendolo scosso da tremiti , da sussulti , immaginando che lo avesse turbato così la vista di quella signora , gli ripeteva : " Coraggio , caro , coraggio , questa è una prova che il Signore ti manda . " Benedetto gli mormorò : " Non è quello che Lei pensa . " E ricomposto , pregò il Maestro di sedere sopra un rudero al quale egli stesso , postosi ginocchioni sull ' erba , appoggiò le braccia incrociate . " Da questa mattina " diss ' egli " io ho segni di una volontà nuova del Signore a mio riguardo , senza ch ' io possa intendere quale . Ella sa cosa mi è avvenuto tre anni sono in quella piccola chiesa dove stavo pregando mentre la mia povera moglie era per morire . " " Vuoi parlare della tua Visione ? " " No , prima della Visione , tenendo chiusi gli occhi , mi sono lette nelle palpebre le parole di Marta : " MAGISTER ADEST ET VOCAT TE " . Questa mattina , mentre Lei celebrava , all ' Elevazione , mi sono vedute nel mio interno le stesse parole . Ho creduto a un ritorno automatico di ricordi . Dopo la Comunione ebbi un momento di ansia , parendomi che Cristo mi dicesse nell ' anima : non intendi , non intendi , non intendi ? Passai la giornata in un ' agitazione continua , benché cercassi di affaticarmi più del solito nell ' orto . Nel pomeriggio stetti un poco a leggere sotto il leccio dove si raccolgono Loro padri . Avevo Sant ' Agostino : " De opere monachorum " . Passa gente sulla strada alta , discorrendo forte . Io alzo il viso , meccanicamente . Poi , non so perché , invece di riprendere la lettura , chiudo il libro , mi metto a pensare . Pensavo a quello che scrive Sant ' Agostino del lavoro manuale dei monaci , pensavo alla Regola di san Benedetto , a Rancé , e come si potrebbe ritornare , nell ' Ordine benedettino , al lavoro manuale . Poi , in un momento di stanchezza , avendo però in cuore quella grandezza immensa di Sant ' Agostino , ho creduto proprio di udire una voce dalla strada alta : " MAGISTER ADEST ET VOCAT TE " . Sarà stata un ' illusione , sarà stato per Sant ' Agostino , per un ricordo inconscio del " Tolle , lege " , non dico di no , ma intanto tremavo , tremavo come una foglia . E mi venne questo dubbio pauroso : che il Signore mi voglia monaco ? Ella lo sa , padre mio , perché gliel ' ho detto ancora forse due o tre volte , che questo si accorderebbe con la fine della mia Visione , almeno in una cosa . Le ho però anche detto , quando Lei mi consigliava , come don Giuseppe Flores , di non credere nella Visione , che appunto per me questa era una ragione di non crederci , non solo perché mi sento indegno di essere sacerdote , ma più ancora perché mi ripugna stranamente di entrare in qualsiasi Ordine religioso . Però , se Iddio me lo imponesse ! Se questa grande ripugnanza fosse appunto una prova ! Volevo parlarle quando siamo andati dai Selva , ma Lei aveva fretta , non era possibile . Là , su quel fascio di legne , sotto quelle rubinie , ho avuto l ' ultimo colpo . Ero stanco , tanto stanco , e mi sono lasciato vincere dal sonno per cinque minuti . Ho sognato che camminavo con don Giuseppe Flores sotto le arcate del cortile pensile di Praglia . Io gli dicevo piangendo : ' Ecco , è stato qui . ' E don Giuseppe mi rispondeva con tanto affetto : ' sì ma non pensi a questo , pensi che il Signore La chiama . ' E io replicavo : ' ma dove , dove mi chiama ? ' con tanta angoscia che mi svegliai . Udii una voce dall ' alto della casa . Si rispose dal fondo del giardino , in francese . Vidi una signora uscire correndo dal fondo della villa , udii i saluti che si scambiarono lei e le persone arrivate , distinsi quella voce . Subito non la riconobbi con certezza , ma poi , siccome le voci si avvicinavano , non dubitai più . Era lei . Per un attimo sbigottii , ma fu proprio un attimo . Mi si fece una gran luce nella mente . " Benedetto alzò il viso e le mani giunte . La voce gli s ' infiammò di ardore mistico . " Magister adest " diss ' egli . " Comprende ? Il Divino Maestro era con me , non avevo niente a temere , padre mio . E non temetti niente , né lei , né me . La vidi montare sul piazzaletto . Il mio sentimento fu : se c ' incontriamo soli , le parlerò come a una sorella , le domanderò perdono , Iddio mi darà forse per lei una parola di verità , le mostrerò di sperare per l ' anima sua e non di temere per la mia ! " Don Clemente non poté a meno d ' interromperlo . " No no no , figlio mio " diss ' egli , quasi atterrito , prendendogli il capo a due mani , pensando appunto come avrebbe potuto evitare un simile incontro , come allontanare Benedetto . I Selva , i Selva ! Bisognava avvertire i Selva . " Comprendo che Lei mi dica così " riprese Benedetto affannosamente " ma se la incontro , non devo io cercare di metterla a parte del mio bene come cercai di metterla a parte del male ? E non mi ha insegnato Lei che l ' amare Dio sopra ogni cosa e il porre sopra ogni cosa la salute dell ' anima propria non possono andare insieme ? Che quando si ama non si pensa mai a sé ? Che si desidera solamente fare la volontà dell ' amato e si vorrebbe che tutti la facessero ? Che in questo modo uno si salva certo e che chi ha sempre in mente la salute dell ' anima propria arrischia di perderla ? " " Bene bene bene , caro " rispose il padre , accarezzandogli la testa . " Tu intanto domani vai a Jenne e ci stai fino a che non ti richiamo io . Ti do una lettera per l ' arciprete , che è una buona persona , e stai con lui . Hai capito ? E adesso andiamo al monastero perché è tardi . " Si alzò e fece alzare Benedetto . Sopra il loro capo l ' orologio di Santa Scolastica suonava le ore . Erano dieci ? Erano undici ? Don Clemente non le aveva contate dal principio e temeva il peggio , aveva perduta , per tante diverse emozioni , la misura del tempo . Che andava mai a capitare ! Chi avrebbe previsto ? E che accadrebbe ora ? Uscirono dal piano erboso e s ' incamminarono per la ripida , sassosa mulattiera , don Clemente davanti , Benedetto alle sue spalle , ambedue con l ' anima in tempesta , silenziosi , rispondendo ai loro pensieri la scura voce dell ' Aniene . Ecco , ad una svolta , i lumi lontani di Subiaco . Pochi ; sono forse le undici ! In breve l ' angolo nero del recinto di Santa Scolastica sorge a fronte dei viandanti . Per quali occulte vie , pensa Benedetto , non lo ha condotto Iddio dalle logge di Praglia , dove Jeanne lo ha tentato e vinto , a questa faticosa salita nelle tenebre , verso un altro luogo santo , con lei vicina e il cuore fondato in Cristo ! Intanto le ragioni della prudenza pratica , prementi , in quella distretta , su don Clemente e le ragioni della santità ideale , insegnate da lui al diletto discepolo in tempo di calma , si contendevano la sua volontà non più tanto ferma ; le prime da vicino con violenza imperiosa , le seconde da lontano , con la sola bellezza severa e mesta . Le due " luci sante " , alte sopra l ' angolo nero del recinto , lo guardavano appunto , come gli parve , severe e meste . Oh terra impura , pensò , terra trista ! E forse prudenza impura , prudenza trista , la prudenza terrena ! Giunti all ' angolo , i due viandanti presero a sinistra voltando le spalle al rombo profondo dell ' Aniene , passarono davanti al cancello grande del monastero e , girato l ' altro canto del recinto , giunsero , per la galleria oscura che corre sotto la biblioteca , a una porticina . Don Clemente suonò . C ' era da aspettare alquanto perché alle nove o poco dopo tutte le chiavi del monastero si portano all ' Abate . " Dunque mi permette " chiese Benedetto " di restare fuori ? " Le altre volte che il Maestro glielo aveva permesso , egli era salito a passar la notte in preghiera sui greppi nudi del Colle Lungo , imminenti al monastero , o su quelli del Taleo o sulla costa petrosa che si taglia movendo dall ' oratorio di Santa Crocella al bosco del Sacro Speco . Il Maestro esitò un poco , non ci aveva più pensato . E il discepolo gli era parso quel giorno più smunto , più esangue del consueto ; temeva per la sua salute alquanto logora dalle fatiche del lavoro campestre , dalle penitenze , dal vivere disagiato . Glielo disse . " Non pensi al mio corpo " supplicò il giovane , umile e ardente . " Il mio corpo è infinitamente lontano da me ! Abbia solo paura che io non faccia il possibile per conoscere la Volontà Divina ! " Soggiunse che avrebbe pregato anche per aver lume circa questo incontro e che mai aveva sentito Iddio come pregando la notte sui monti . Il Maestro gli prese il capo a due mani , lo baciò in fronte . " Va " diss ' egli . " E Lei pregherà per me ? " " Sì , nunc et semper . " Passi nel corridoio . Una chiave gira nella toppa . Benedetto si dilegua come un ' ombra . Il buon vecchio fra Antonio , portinaio del monastero , aperse , non mostrò di essersi atteso a vedere anche Benedetto , e con quel rispetto dignitoso in cui si confondevano la sua umiltà d ' inferiore e la sua coscienza di onesto famigliare antico , disse a don Clemente che il padre Abate lo attendeva nel suo alloggio . Don Clemente salì con un lanternino al corridoio grande dove mettevano l ' alloggio dell ' Abate e , poco discosto , la sua cella stessa . L ' Abate , padre Omobono Ravasio da Bergamo , lo stava aspettando in un salottino male rischiarato da una povera lucernina a petrolio . Il salottino , nella sua severa modestia ecclesiastica , non aveva di singolare che una tela del Morone , bel ritratto d ' uomo , due piccole tavole con teste d ' angeli di maniera luinesca , un piano a coda , carico di musica . L ' abate , appassionato per i quadri , la musica e il tabacco da fiuto , dedicava a Mozart e a Haydn gran parte del tempo non largo che gli concedevano i suoi doveri religiosi e le cure del governo . Era intelligente , alquanto bizzarro , ricco di una cultura letteraria , filosofica e religiosa ferma sdegnosamente sul 1850 . Piccolo , canuto , aveva una fisonomia arguta . Certi suoi modi orobii , certe familiarità ruvide avevano meravigliato i monaci , avvezzi alle maniere squisitamente signorili del suo predecessore , nobile romano . Veniva da Parma ed era entrato in carica da soli tre giorni . Don Clemente gli s ' inginocchiò davanti , gli baciò la mano . " Che mode avete voialtri a Subiaco ? " disse l ' Abate . " Fate venire le dieci alle undici ? " Don Clemente si scusò . Aveva tardato per un dovere di carità . L ' Abate lo fece sedere . " Figlio mio " diss ' egli . " Voi soffrite il sonno ? " Don Clemente sorrise , non rispose . " Ebbene " riprese l ' Abate " voi ne avete buttato via un ' ora e adesso io ho le mie ragioni di prendervene un altro poco . Vi devo parlare di due cose . Mi avete chiesto il permesso di recarvi a visitare certi signori Selva . Ci siete andato ? Sì ? Potete dirmi di essere tranquillo nella vostra coscienza ? " Don Clemente fu pronto a rispondere con un lieve gesto di sorpresa : " Eh , sì ! " " Bene bene bene " fece l ' Abate ; e fiutò , contento , una grossa presa di tabacco . " Io non conosco questi signori Selva , ma c ' è a Roma chi li conosce o crede di conoscerli . Non è uno scrittore , il signor Selva ? Non ha scritto di religione ? Mi figuro che sarà un rosminiano , a giudicare dalla gente che ce l ' ha su con lui ; gente indegna di allacciar le scarpe a Rosmini , ma intendiamoci ! Rosminiani sicuri sono quelli di Domodossola e non quelli che hanno moglie , eh ? Dunque stasera , dopo cena , ho ricevuto una lettera da Roma . Mi scrivono - un pezzo grosso , capite , - che appunto stasera si doveva tenere in casa di questo falso cattolico signor Selva un conciliabolo di altri insetti malefici come lui , e che probabilmente vi ci sareste recato anche voi , e che io dovevo impedirlo . Non so cosa avrei fatto , perché se parla il Santo Padre obbedisco , se non parla il Santo Padre rifletto ; ma per vostra fortuna voi eravate già fuori . Del resto c ' è della brava gente che scoverà qualche eretico anche in Paradiso . Adesso voi mi dite che la vostra coscienza è tranquilla . Dunque non devo credere alla lettera ? " Don Clemente rispose che certamente a casa Selva non ci erano venuti né eretici , né scismatici . Vi si era parlato della Chiesa , dei suoi mali , di possibili rimedî , ma come lo stesso padre Abate avrebbe potuto parlarne . " No , figlio mio " rispose l ' Abate . " Ai mali della Chiesa e ai possibili rimedî non ci ho a pensar io . Ossia , ci posso pensare ma non ho a parlarne che a Dio perché ne parli poi Lui a chi tocca . E così fate anche voi . Tenete a mente , figlio mio ! I mali ci sono e i rimedî ci saranno , ma questi rimedî , chi sa ? possono essere veleni e bisogna lasciarli adoperare al Grande Medico . Noi , preghiamo . Se non si credesse alla comunione dei Santi , cosa si starebbe a fare nei monasteri ? E in quella casa , figlio mio , per la nostra pace , non ci ritornare ! Non me lo chiedere più ! " Passando paternamente così dal voi al tu , l ' Abate posò una mano affettuosa sulla spalla del suo monaco afflitto di non poter rivedere quei buoni amici e anche particolarmente di non poter l ' indomani mattina conferire col signor Giovanni , avvertirlo del pericolo che correva Benedetto , avvisare insieme al riparo . " Sono cristiani aurei " diss ' egli con voce sommessa , dolente . " Lo credo " rispose l ' Abate " Credo che saranno migliori assai di questi zelanti che scrivono di queste lettere . Vedi che non faccio complimenti . Tu sei di Brescia , eh ? Bene , io sono di Bergamo . Noi si direbbe che sono piaghe . Sono infatti piaghe della Chiesa . Io risponderò a tôno . I miei monaci non prendono parte a congreghe di eretici . Ma tu a , casa Selva , non ci ritornerai . " Don Clemente baciò rassegnato la mano del paterno vecchio . " Adesso all ' altro argomento ! " disse costui . " Apprendo che qui nell ' Ospizio dei pellegrini , dove di regola non ci dovrebbe abitare stabilmente che il vaccaro , ci sta da tre anni un giovine che ci avete collocato voi ; oh , col permesso del mio predecessore , s ' intende ! Un giovine che vi è molto legato , che voi dirigete spiritualmente , che fate anche studiare in biblioteca . Vero che lavora nell ' orto , vero che mostra una pietà grande , ch ' è di edificazione a tutti , ma però , siccome non pare che abbia intenzione di farsi religioso , questo suo soggiorno nell ' Ospizio nostro dove occupa un posto da tre anni , è poco regolare . Cosa me ne potete dire ? Sentiamo . " Don Clemente sapeva che alcuni suoi confratelli , e non i più vecchi ma proprio i più giovani , non approvavano l ' ospitalità concessa dall ' Abate defunto a Benedetto . Neppure andava loro troppo a sangue che don Clemente e lui fossero tanto legati . Qualche dispiacere per questo , don Clemente l ' aveva già avuto . Comprese che quei tali non avevano perduto tempo , che stavano già lavorando il nuovo Abate . Il suo bel viso si colorò di rossore . Egli non rispose subito , volendo prima spegnersi dentro il suo corruccio con un atto di perdono mentale ; poi disse ch ' era suo dovere e suo desiderio d ' informarlo . " Questo giovine " diss ' egli " è un tale Piero Maironi , di Brescia . Ell ' avrà udito nominare la famiglia . Suo padre , don Franco Maironi , sposò una donna senza nobiltà né ricchezza . Egli allora non aveva più i genitori , viveva colla nonna paterna , la marchesa Maironi , donna imperiosa , orgogliosa . " " Oh ! " esclamò l ' Abate . " L ' ho conosciuta ! Uno spavento ! Mi ricordo ! A Brescia la chiamavano la marchesa Haynau ! Aveva dodici gatti ! Una gran parrucca nera ! Mi ricordo ! " Io non l ' ho conosciuta che per fama " ripigliò don Clemente , sorridendo , mentre l ' Abate si faceva passare con una buona presa di tabacco e un mugolio gutturale il cattivo sapore di quell ' antipatica memoria . " La nonna , dunque , non volle assolutamente saperne di questo matrimonio disuguale . Gli sposi furono ospitati da uno zio della sposa , ella pure orfana . Lui , don Franco , si fece soldato nel 1859 e morì di ferite . Sua moglie morì poco dopo . Il figliuolo venne raccolto dalla nonna Maironi e , morta lei , da certi Scremin , suoi parenti veneti . La nonna lo lasciò ricchissimo . Sposò una figlia di questi Scremin , che disgraziatamente perdette la ragione poco dopo le nozze , credo . Lui ne fu afflittissimo , condusse vita ritirata fino a che s ' incontrò , per sua sventura , in una signora divisa dal marito . Allora venne un periodo di traviamento ; traviamento di costume e traviamento di fede . Quando , pare un miracolo del Signore ! , ecco che sua moglie viene a morire e nel morire ricupera la ragione , fa venire il marito , gli parla , muore come una Santa . Questa morte gli volta il cuore verso Dio , egli lascia la signora , lascia le ricchezze , lascia tutto , fugge di notte da casa sua senza dire a nessuno dove va . Siccome aveva conosciuto me a Brescia una volta che ci andai per una malattia di mio padre , e sapeva ch ' ero a Subiaco , siccome anche aveva caro il nostro Ordine e certe memorie della nostra povera Praglia , è capitato qua . Mi ha raccontato la sua storia , mi ha supplicato di aiutarlo a condurre una vita di penitenza . Credetti che aspirasse a entrare nell ' Ordine . Egli mi disse invece di non sentirsene degno , di non aver potuto ancora conoscere , circa questo punto , la Divina Volontà , di volere intanto far penitenza , lavorare colle proprie mani , guadagnarsi il pane , un poverissimo pane . Mi disse altre cose , mi parlò di certi fatti sovrannaturali che gli sarebbero intervenuti . Io ne parlai subito al padre Abate di allora e si combinò così : alloggiarlo nell ' Ospizio , farlo lavorare nella chiusura come aiuto all ' ortolano e fornirgli il vitto magrissimo ch ' egli desiderava . In tre anni non ha preso né vino , né caffè , né latte , né un uovo . Pane , polenta , frutta , erbaggi , olio , acqua pura : non ha preso altro . La sua vita è stata una vita di Santo , ciascuno glielo può dire . E si crede il più gran peccatore del mondo ! " " Hm ! " fece l ' Abate , pensoso . " Hm ! Capisco ! Ma perché non entra nell ' Ordine ? Altra cosa : so che ha passato qualche notte fuori . " Don Clemente sentì ancora corrersi un fuoco al viso . " In preghiera " diss ' egli . " Sarà così ma forse non tutti crederanno . Sapete cosa dice Dante : " Sempre a quel ch ' ha faccia di menzogna Dee l ' uom chiuder la bocca quant ' ei puote , Però che senza colpa fa vergogna . " " Oh ! " esclamò don Clemente arrossendo , nella sua dignità vereconda , per coloro che potessero aver concepito un vile sospetto . " Scusate , figlio mio " disse l ' Abate . " Non si accusa . Si biasimano le apparenze . Non riscaldatevi . È meglio pregare in casa . E questi fatti soprannaturali , dite su , cosa sono ? " Don Clemente rispose che erano state visioni , voci udite nell ' aria . " Hm ! Hm ! " fece ancora l ' Abate con un complicato gioco di rughe , di labbra e di sopracciglia , come se avesse inghiottito un sorso di aceto . " Avete detto che si chiama ? ... Il nome proprio ? " " Piero , ma quando è venuto ha desiderato separarsi da questo nome , mi ha pregato d ' imporgliene un altro . Ho scelto Benedetto ; mi parve il più appropriato . " L ' Abate , a questo punto , espresse la volontà di vedere il signor Benedetto e ordinò a don Clemente di mandarglielo l ' indomani mattina , dopo il coro . Allora don Clemente si turbò un poco , dovette confessare che non poteva prometterlo assolutamente perché appunto anche in quella notte il giovine era uscito a pregare ed egli non sapeva con certezza a quale ora sarebbe rientrato . L ' Abate s ' inquietò molto , borbottò una sequela di rimbrotti e di riflessioni acide . Don Clemente si decise perciò a raccontare l ' incontro colla signora Dessalle , l ' antica amante , quel ch ' era poi seguito per via , la sua idea di mandare Benedetto a Jenne e di farvelo rimanere fino a che la signora non fosse partita . Il superiore lo ascoltò a ciglia aggrottate , con un continuo brontolîo sordo . " Qui " esclamò finalmente " si torna a san Benedetto ! Si torna alle insidie delle peccatrici ! Vada vada vada , il nostro Benedetto ! A questo Jenne e anche più in là ! E non mi dicevate questo ? Vi pareva poco ? Vi pareva niente che si ordissero intorno al monastero delle trame di questa fatta ? Andate , adesso ; andate pure ! " Don Clemente fu per rispondere che non sapeva se si ordissero trame , se la signora avesse riconosciuto o no il suo discepolo , che a ogni modo egli aveva già espresso a Benedetto il proposito di allontanarlo ; ma impose silenzio a questo inutile sfogo di amor proprio , e prese , ginocchioni , congedo . Ritolto il lanternino che aveva lasciato nel corridoio , non entrò nella sua cella . Percorse lento lento il corridoio sino al fondo , scese lento lento , non senza qualche sosta , per una scaletta a chiocciola , nell ' altro corridoio strettissimo che mette al Capitolo . Il pensiero del diletto discepolo orante nella notte sul monte , l ' aspettazione delle risoluzioni che prenderebbe dopo avere comunicato con Dio , le coperte ostilità dei fratelli , i cipigli e i dubbî dell ' Abate , il timore ch ' egli ponesse Benedetto nella necessità di scegliere fra i voti monastici e il bando dal convento , gli accumulavano sul cuore un peso spossante . Il fervore mistico di Benedetto , quella sua grande inconscia umiltà , i suoi progressi nella intelligenza della Fede giusta le idee che originavano dal signor Giovanni , certi lumi nuovi che gli scaturivano , conversando , dal pensiero , la forza crescente del mutuo affetto , gli avevano fatto concepire speranze di una prossima rivelazione , in quel naufrago del mondo , della Divina Grazia , della Divina Verità , della Divina Potenza , per il bene delle anime . Lo avevano detto , alla riunione di casa Selva : ci vorrebbe un Santo . Lo aveva detto per il primo quell ' abate svizzero . Secondo altri era desiderabile un Santo laico . E questo era pure il suo pensiero , e gli pareva provvidenziale che a Benedetto ripugnasse la vita monastica . Quasi quasi gli parve provvidenziale anche la venuta della signora , che lo costringeva a lasciare il convento . Ma che gli succedeva ora sul monte ? Che gli diceva Iddio nel cuore ? E se ... Questo balenare di un se nuovo , inatteso , formidabile , arrestò il meditabondo nel suo lento cammino . " MAGISTER ADEST ET VOCAT TE . " Forse lo stesso Maestro Divino chiamava Benedetto a servirgli sotto le vesti del monaco . Egli cessò , sbigottito , di pensare , e dal Capitolo , posato il lanternino , entrò nella chiesa , mosse diritto alla cappella del Sacramento . Con quella dignità che nessuna tempesta interna poteva togliere alle movenze signorili della persona , alla pura bellezza del viso , si compose sull ' inginocchiatoio nel mezzo della cappella , fra le quattro colonne , sotto la lampada ; e alzò gli occhi al Tabernacolo . Il Maestro della Via , della Verità e della Vita , il Diletto dell ' anima , era là e dormiva come la procellosa notte sul mare di Genezareth , fra Gadara e la Galilea , nella barca che altre barche travagliate dai flutti seguivano per le tenebre sonore . Era là e pregava come un ' altra notte , solo , sul monte . Era là e diceva con la sua dolce voce eterna : - venite a me , voi dolenti ; voi cui la vita è grave , tutti venite a me . - Era là e parlava , il Vivente : credete in me che sono con Voi , ristoro vostro e pace , io l ' Umile , figlio del Potente , io il Mite , figlio del Terribile , io lavoratore dei cuori per il regno della giustizia , per la futura unità di voi tutti meco nel Padre mio . Era là , il Pietoso , nel Tabernacolo e spirava l ' invito ineffabile : vieni , apriti , abbandonati a me . E Clemente si abbandonò , gli disse quello che non aveva mai confessato neppure a sé stesso . Sentiva nell ' antico monastero , tutto , tranne Cristo nel Tabernacolo , morire . Come cellula dell ' organismo ecclesiastico , elaboratrice di calore cristiano radiante al mondo , il monastero si ossificava nella vecchiaia inesorabile . Onorandi fochi di fede e di pietà chiuse nelle forme tradizionali , simili alle fiamme dei ceri accesi sugli altari , vi consumavano i loro involucri umani inviandone al cielo il vapore invisibile , senza che una sola onda calorifica o luminosa ne vibrasse al di là delle muraglie antiche . Le correnti dell ' aria viva non vi entravano più e i monaci non uscivano più a cercarle come nei primi secoli , lavorando nei boschi e sui prati , cooperando alle vitali energie della natura , nell ' atto stesso che magnificavano Iddio col canto . I colloquii con Giovanni Selva lo avevano indirettamente condotto , poco a poco , a sentire così della vita claustrale nelle sue forme presenti , pure essendo convinto che ha indestruttibili radici nell ' anima umana . Ma forse ora per la prima volta gli avveniva di guardare il suo sentimento in faccia . Era da un pezzo suo voto , era sua speranza che Benedetto diventasse un grande operaio del Vangelo ; non un operaio comune , un predicatore , un confessore , bensì un operaio straordinario ; non un soldato dell ' esercito regolare , impedito dall ' uniforme e dalla disciplina , bensì un libero cavaliere dello Spirito Santo ; ma la Regola monastica non gli si era mai ripresentata in tale antagonismo con il suo ideale di un Santo moderno . E se ora la Volontà Divina si manifestasse a Benedetto proprio diversa dal desiderio suo ? Ah non era egli già quasi sull ' orlo di un peccato mortale ? Non presumeva già egli quasi , polvere tracotante , di giudicare le vie di Dio ? Prosternato sull ' inginocchiatoio , s ' immerse nell ' Onnipotente , anelando senza parole al perdono , alla rivelazione , in Benedetto , della Volontà Divina , adorandola da quel momento qualunque fosse . Nell ' alzarsi con un naturale defluire dell ' onda mistica dal cuore , con gli occhi vôlti ancora all ' altare ma non più fissi nel Tabernacolo , non poté a meno di pensare alla Dessalle e al discorso di Benedetto . La mediocre pala di quell ' altare rappresenta la martire Anatolia che offre dal paradiso la palma simbolica ad Audax , il giovine pagano che tentò sedurla e ne fu invece condotto a Cristo . La Dessalle aveva sedotto Benedetto ; per quanto Benedetto si fosse studiato di scolpare lei e d ' incolpare sé , don Clemente non dubitava che le cose fossero andate così . Se ora egli operasse la conversione di lei ? Se fosse giusto che la tentasse ? Se il sentimento di Benedetto fosse realmente più cristiano che il timore suo e gli spasimi del padre Abate ? Don Clemente si dibatteva in testa questi problemi attraversando a capo basso la chiesa . Anatolia e Audax ! Gli sovvenne che un forestiere scettico , udita da lui la spiegazione del quadro , aveva detto : sì , ma se non li avessero ammazzati , né l ' uno né l ' altra ? E se Audax avesse avuto moglie ? E queste beffarde parole gli erano parse una indegna profanazione . Le ripensò e , sospirando , raccattò da terra il lanternino posato nel Capitolo . Invece di avviarsi alla sua cella si recò nel secondo chiostro a guardare il dorso del Colle Lungo , dove forse Benedetto stava in orazione . Alcune stelle brillavano sul roccioso dorso grigio macchiato di nero e il loro lume oscuro mostrava nel chiostro il piazzale , gli arboscelli sparsi , la torre possente dell ' Abate Umberto , le arcate , le mura vecchie di nove secoli e , sulla ogiva del portale grande dove don Clemente stava contemplando , la doppia riga dei fraticelli di sasso che vi salgono in processione . Il chiostro e la torre si affermavano nella notte con maestà di potenza . Era proprio vero che stessero morendo ? Nel lume delle stelle il monastero pareva più vivo che nel sole , grandeggiava in una mistica comunione di senso religioso con gli astri . Era vivo , era pregno di effluvi spirituali diversi , confusi in una persona unica , come le diverse pietre tagliate e scolpite a comporre la unità del suo corpo , come diversi pensamenti e sentimenti in una coscienza umana . Le vetuste pietre , sature di anime commiste ad esse in amore , sature di desiderii santi e di santo dolore , di gemiti e di preci , radiavano un che oscuro , penetrante nel subcosciente . A quei lavoratori di Dio che nelle ore aride vi si ritraessero dal mondo a breve riposo , potevano rinfondere forza come d ' estate al falciatore in deserti montani una fonte . Ma perché le pietre durassero vive , un continuo fiume di vita doveva pure trapassar per esse , un fiume di spiriti adoranti , contemplanti . Don Clemente sentì quasi rimorso dei pensieri volontariamente accolti in chiesa circa la decrepitezza del monastero , pensieri radicati nel suo giudizio personale , piacenti al suo amor proprio , quindi viziati di quella concupiscenza dello spirito che i suoi diletti Mistici gl ' insegnavano a discernere e ad aborrire . Giunte le mani , fissò il dorso selvaggio del monte dove si figurava Benedetto pregante , fece un atto mentale di rinuncia , di umile abbandono delle proprie idee circa l ' avvenire di quel giovine . Benedisse Iddio se lo voleva laico , benedisse Iddio se lo voleva monaco , se scopriva la Sua volontà e se non la scopriva . " Si vis me esse in luce sis benedictus , si vis me esse in tenebris sis iterum benedictus . " E si avviò alla sua cella . Nel grande corridoio dove le due fioche lampade ardevano ancora , passando davanti all ' uscio dell ' Abate , ripensò la conversazione avuta col vecchio e quelle sue massime circa i mali della Chiesa e la opportunità di operare contro di essi . Ricordò un discorso del signor Giovanni sulle parole " fiat voluntas tua " che il comune dei fedeli intende soltanto come un atto di rassegnazione , e che implicano , invece , il dovere di lavorare con tutte le nostre forze per il prevalere della legge divina nel campo della libertà umana . Il signor Giovanni gli aveva fatto battere il cuore più forte e l ' Abate glielo aveva fatto battere più fiacco . Quale dei due aveva detto la parola di Vita e di Verità ? La sua cella era l ' ultima a destra , presso il balcone che guarda la conca rigata dall ' Aniene , Subiaco e i monti Sabini . Prima di entrar nella sua cella don Clemente si fermò a guardar i lumi lontani di Subiaco , pensò alla villetta rossa , più vicina ma invisibile , pensò a quella donna . Trame , aveva detto l ' Abate . Amava ella ancora Piero Maironi ? Aveva scoperto , sapeva ch ' egli si era rifugiato a Santa Scolastica ? Lo aveva riconosciuto ? Se sì , che meditava di fare ? Probabilmente non aveva preso stanza nel minuscolo quartiere dei signori Selva ; probabilmente alloggiava in un albergo di Subiaco . Quei lumi lontani erano fuochi di un campo nemico ? Si fece il segno della croce ed entrò nella sua celletta per un breve sonno fino alle due , ora di coro . Benedetto prese la via del Sacro Speco . Oltrepassato , all ' altro angolo del monastero , il letto asciutto di un torrentello , raggiunto a destra l ' oratorio antichissimo di Santa Crocella , salì per la petraia che ruina giù verso il rombo dell ' Aniene di fronte ai carpineti del Francolano , erto e nero fino alla croce del vertice , incoronata di stelle . Prima di toccare l ' Arco che mette al bosco del Sacro Speco , uscì di via , si arrampicò a sinistra , cercando il posto dell ' ultima sua veglia , alto sui tetti quadrati e sulla torre tozza di Santa Scolastica . La ricerca del sasso dove aveva pregato ginocchioni un ' altra dolorosa notte , sviandogli il pensiero dal mistico foco in cui era chiuso , glielo raffreddò . Se ne avvide tosto , ne sentì un rammarico affannoso , una impazienza di ricuperar calore acuita dal timore di non riuscirvi , dal senso di esserne in colpa , dal ricordo di altre aridità tristi . Gelava , gelava sempre più . Cadde ginocchioni , chiamò Iddio con uno spasimo di preghiera . Come piccola fiamma inutilmente apposta ad un fascio di legna verde , lo slancio della volontà gli venne meno senza movere il cuore inerte e mancò in uno stupido ascoltare del rombo eguale dell ' Aniene . La mente gli ritornò in un assalto di terrore . Forse la notte passerebbe intera così ; forse al gelo arido seguirebbe la tentazione calda ! Impose silenzio al fervere delle immaginazioni , si raccolse nel proposito di non smarrirsi d ' animo . Allora sorse in lui l ' idea chiara che spiriti nemici gli erano sopra . Se avesse veduto intorno a sé fiammeggiare occhi diabolici nei fessi delle pietre , ne sarebbe stato meno certo . Sentiva in sé il vaporare di un veleno , sentiva un ' assenza di amore , un ' assenza di dolore , un tedio , un peso , l ' aggravarsi di un assopimento mortale . Ricadde nello stupido ascoltare il rumore del fiume , fissi gli occhi senza sguardo al bosco nero del Francolano . Gli passò nella visione interna , lento automa , la immagine del prete malvagio vissuto là colla sua corte di peccatrici . Sentì stanchezza di star ginocchioni , si accasciò su sé stesso . Ecco ancora l ' automa lento . Si voltò con un faticoso sforzo a sedere , abbandonò le mani sui ciuffi dell ' erba soffice , fra sasso e sasso , odorante . Chiuse gli occhi nella dolcezza di quel tocco morbido , dell ' odor selvaggio , del riposo ; e vide Jeanne pallida sotto l ' ala obliqua di un cappello nero , piumato , che gli sorrideva con gli occhi umidi di lagrime . Il cuore gli batté forte , forte , forte ; un filo , un filo solo di volontà buona lo tratteneva sulla china dell ' abbandono all ' invito di quel volto . Spalancò gli occhi , mise , a braccia distese , a mani aperte , un lungo gemito . E subito pensò che qualche viandante notturno potesse averlo udito , trattenne il respiro , stette in ascolto . Silenzio ; silenzio di tutte le cose fuorché del fiume . Il cuore gli si venne chetando . " Dio mio , Dio mio " mormorò , inorridito del pericolo corso , dell ' abisso intravvisto . Si afferrò con gli occhi , con l ' anima , al gran dado sacro , lì sotto , di santa Scolastica , al torrione tozzo , tanto buono , che amava . Trapassò con lo spirito l ' ombre e i tetti , attrasse in sé la visione della chiesa , della lampada ardente , del Tabernacolo , del Sacramento , vi si affisse avido . Si raffigurò con uno sforzo i chiostri , le celle , le grandi croci presso i giacigli dei monaci , il volto serafico del suo Maestro addormentato . Durò nello sforzo quanto poté , reprimendosi dentro con angoscia un balenar frequente dell ' obliquo cappello piumato e del viso pallido , fino a che i baleni gli si affiochirono , gli si perdettero giù nelle profondità inconscie dell ' anima . Allora sorse faticosamente in piedi e lento come se la maestà di una grandezza pensata governasse gli stessi suoi moti , giunse le mani , vi piegò il mento su . Fermò il pensiero nella preghiera dell ' Imitazione : " DOMINE , DUMMODO VOLUNTAS MEA RECTA ET FIRMA AD TE PERMANEAT , FAC DE ME QUIDQUID TIBI PLACUERIT . " Non vi era commozione nel suo interno , pareva che gli spiriti di nequizia se ne fossero allontanati ; ma neppure vi erano discesi angeli . La mente stanca gli posò nel senso delle cose esterne , delle vaghe forme , dei fiochi biancori nell ' ombra , del lontano ululo di un gufo nei carpineti , del tenue aroma d ' erba che le mani giunte odoravano ancora . L ' aroma selvaggio gli richiamò il momento in cui aveva posato le mani sull ' erba , prima che gli apparisse il sorriso triste di Jeanne . Sciolse le mani impetuoso , tornò con gli occhi avidi al monastero . No no , Iddio non avrebbe permesso ch ' egli fosse vinto , Iddio lo serbava alle opere sue . Allora dal profondo dell ' anima , senza che il volere vi avesse parte , gli si levarono fantasmi non più evocati , per consiglio del Maestro , da quando era venuto a Santa Scolastica ; fantasmi della visione affidata in iscritto alla custodia di don Giuseppe Flores . Egli si vide ginocchioni a Roma in piazza San Pietro , di notte , fra l ' obelisco e la fronte del tempio immenso , illuminato dalla luna . La piazza era vuota ; il rumore dell ' Aniene gli diventò il rumore delle fontane . Dalla porta del tempio si porgeva sulla gradinata un gruppo di uomini vestiti di rosso , di violetto e di nero . Lo fissavano minacciosi , appuntando gl ' indici verso Castel Sant ' Angelo , come per intimargli di partirsi dal luogo sacro . Ma ecco , questa non era più la Visione , questo era un immaginar nuovo ! Egli sorgeva , diritto e fiero , in faccia al manipolo nemico . Gli ruggiva improvviso alle spalle un rombo di moltitudini accorrenti che irrompevano nella piazza dalle bocche di tutte le vie , a fiumi . Un ' ondata lo travolgeva con sé acclamando al riformatore della Chiesa , al vero Vicario di Cristo , lo posava sulla soglia del tempio . Di là egli si volgeva come ad affermare autorità sull ' Orbe . In quel momento gli folgorò nel pensiero Satana offrente a Cristo il regno del mondo . Precipitò a terra , si stese bocconi sulle pietre , gemendo nello spirito : " Gesù , Gesù , non son degno , non son degno di venir tentato come Te ! " E porse le labbra strette , le affisse al sasso , cercando Iddio nella creatura muta , Iddio , Iddio , il sospiro , la vita , la pace ardente dell ' anima . Un soffio di vento gli corse sopra , gli mosse l ' erbe intorno . " Sei Tu " egli gemette " sei Tu , sei Tu ? " Il vento tacque . Benedetto si stringe i pugni alle guancie , leva il capo puntando i gomiti al sasso , sta in ascolto senza saper di che . Sospira , si ripone a sedere . Iddio non gli parlerà . L ' anima stanca tace , vuota di pensiero . Passa il tempo , lento . L ' anima stanca richiama a fatica per suo ristoro l ' ultima parte della Visione , il suo ascendere , per un notturno cielo tempestoso , incontro ad angeli discendenti . E pensa torbidamente : se questa sorte mi aspetta , perché rattristarmi ? Se sarò tentato non sarò vinto e se sarò vinto Iddio mi rialzerà . Neppure è necessario di domandargli cosa voglia da me . Perché non scendo a dormire ? Benedetto si alzò , greve il capo di stanchezza plumbea . Il cielo si era tutto coperto di nuvole pesanti fino ai monti di Jenne , dove la valle dell ' alto Aniene gira . Appena Benedetto poteva discernere la tenebra nera del Francolano , in faccia , e i lividori , a ' suoi piedi , della petraia . Mosse per discendere e al secondo passo si arrestò . Le gambe non lo reggevano , un soffio di sangue gli accese il viso . Era quasi digiuno da trent ' ore . Non aveva preso che un tozzo di pane a mezzodì . Si sentì punger la persona da miriadi di spilli , batter forte il cuore , annebbiar la mente . Quali viluppi di serpi gli si attorcigliavano ai piedi simulando la innocenza dell ' erba ? E qual demonio sinistro lo attendeva lì sotto , carponi sulla pietra , simulando un cespuglio per avventarglisi ? Non lo aspettavano i demonii anche nel monastero ? Non si annidavano negli occhi del torrione ? Non avevano quegli occhi una fiamma nera ? No , no , adesso non più ; adesso lo fissavano semichiusi e beffardi . Il rombo dell ' Aniene , questo ? No , il ruggito dell ' Abisso trionfante . Non credeva interamente a quello che vedeva , a quello che udiva , ma tremava tremava come una festuca nel vento e le miriadi di spilli gli camminavano per tutta la persona . Cercò svincolar i piedi dai viluppi di serpi , non gli riuscì . Dal terrore alla collera : " devo potere ! " esclamò , forte . Dalla gola fosca di Jenne gli rispose il sordo rumor del tuono . Guardò a quella volta . Un lampo aperse le nubi sopra il negrore del monte Preclaro e sparì . Benedetto si provò di levar i piedi dalle serpi e ancora la leonina voce del tuono lo minacciò . " Cosa faccio ? " si diss ' egli , cercando raccapezzarsi . " Perché voglio scendere ? " Non lo sapeva più , ebbe bisogno di uno sforzo mentale per ricordare . Ecco , aveva pensato di scendere a dormire perché la preghiera era inutile a un uomo sicuro di salire al cielo . E un lampo arse anche dentro di lui : " Io tento Iddio ! " Le serpi lo stringevano , il demonio strisciava carponi alla sua volta per la petraia tutta infernalmente viva di spiriti feroci , le fiamme nere ardevano negli occhi del torrione , ruggendo sempre l ' Abisso a trionfo . Ma il rugghio sovrano del tuono romoreggiò per le nubi : " NON TENTARE IL SIGNORE IDDIO TUO . " Benedetto levò al cielo il viso e le mani congiunte , adorando , come poté , con l ' ultimo lume della offuscata coscienza , vacillò , allargò le braccia , afferrò l ' aria , piegò lentamente all ' indietro , stramazzò riverso sulla china , giacque senza moto . Il suo corpo giaceva immobile nel vento del temporale , come un tronco schiantato , fra il dibattersi delle ginestre e il mareggiare dell ' erba . L ' anima dovette chiudersi nel contatto centrale con l ' Essere senza tempo e senza spazio , perché Benedetto , al primo ritorno della coscienza , non ebbe senso né del luogo né dell ' ora . Sentiva una levità strana delle membra , una spossatezza fisica piacevole , una infinita dolcezza interna ; prima sul viso , poi sulle mani tanti minuti titillamenti come di animati atomi amorosi dell ' aria : teneri sussurri di voci timide intorno a quello che gli pareva il suo letto . Si rizzò a sedere , guardò smarrito ma in pace ; dimentico del dove e del quando , ma tanto in pace , tanto contento della quieta fonte interna di un indistinto amore che gli fluiva in tutti i vasi della vita e se ne spandeva per le cose intorno , per le dolci piccole vite fatte amorose a lui . Sorridendo fra sé del suo proprio smarrimento , riconobbe il dove e il come . Il quando , no . Neppure ne sentì desiderio , neppure si domandò se dalla caduta fossero trascorse ore o minuti , tanto lo appagava il beato presente . Il temporale era disceso verso Roma . Nel mormorio della pioggia senza vento , piana piana , nella voce grande dell ' Aniene , nella riposata maestà dei monti , nell ' odore selvaggio della petraia umida , nello stesso proprio cuore , Benedetto sentiva un Divino confuso alla creatura , un ' ascosa essenza di paradiso . Sentiva di fondersi con le anime delle cose come piccola voce in un coro immenso , di essere uno con la montagna odorante , con l ' aria beata . E così sommerso nel mare della paradisiaca dolcezza , abbandonate le mani sulle ginocchia , socchiusi gli occhi , blandito dalla pioggia piana piana , godeva non senza un vago desiderio che tanta soavità fosse conosciuta dalla gente che non crede , dalla gente che non ama . Nel declinare del rapimento gli ritornarono a mente i perché della presenza sua sul monte deserto nelle tenebre della notte , e le incertezze del domani , e Jeanne , e l ' esilio dal monastero . Ma ora incertezze e dubbî erano indifferenti all ' anima sua ferma in Dio , come al Francolano immobile i tremolii del suo manto di foglie . Incertezze , dubbî , ricordi della mistica Visione gli si disciolsero nel profondo abbandono alla Divina Volontà , che avrebbe disposto di lui a suo piacimento . La immagine di Jeanne , contemplata quasi dall ' alto di una inaccessibile torre , gli moveva solo il desiderio di operare fraternamente per lei . La tranquilla ragione ripigliando intero l ' ufficio suo , egli si accorse di esser molle di pioggia fin dentro le vesti ; e la pioggia , piana piana , continuava . Che fare ? Rientrare all ' Ospizio dei pellegrini no perché il vaccaro dormiva ; svegliarlo per farsi aprire non avrebbe voluto né sarebbe stato facile . Pensò di riparare sotto i lecci del Sacro Speco . Alzatosi faticosamente , ebbe un assalto di vertigini . Aspettò un poco e poi scese adagio adagio sulla via che da Santa Scolastica mette all ' Arco d ' ingresso nel bosco . Là nella nera ombra dei grandi lecci chini e protesi , a braccia sparse , sulla china del monte , fra il chiarore fioco , a sinistra , della costa esterna al bosco , cadde a sedere , sfinito . Desiderava un po ' di cibo e non osò domandarlo al Signore , parendogli domandare un miracolo . Si dispose ad attendere il giorno . L ' aria era tepida , il suolo quasi asciutto , radi goccioloni battevano qua e là dal fogliame dei lecci . Benedetto si assopì di un sopor lieve che appena gli velava le sensazioni , tramutandole in sogno . Si figurò di stare in un sicuro asilo di preghiera e di pace , all ' ombra di braccia sante , protese sopra il suo capo ; e gli pareva di doverlo abbandonare per ragioni di cui gli era evidente l ' impero , benché non avesse coscienza della loro natura . Poteva uscirne per una porta cui metteva capo la via discendente al mondo , poteva uscirne dalla parte opposta , per un cammino ascendente a solitudini sacre . Pendeva incerto . Il batter vicino di una grossa goccia gli fece aprire gli occhi . Dopo un primo momento di torpore riconobbe l ' Arco a destra , cui metteva capo il cammino discendente verso Santa Scolastica , Subiaco , Roma ; a sinistra il cammino ascendente verso il Sacro Speco . E notò attonito che dall ' uno e dall ' altro lato , fuori dei lecci , le pietre scoperte erano molto più chiare di prima , che tanti minuti chiarori traforavano il fogliame sopra il suo capo . Giorno ? Si fa giorno ? Benedetto avrebbe creduto oltrepassata di poco la mezzanotte . Le ore suonano a Santa Scolastica ; una , due , tre , quattro . È giorno e sarebbe anche più chiaro se il cielo non fosse tutto una pesante nube dai monti di Subiaco a quelli di Jenne , quantunque non piova più . Un passo da lontano ; qualcuno sale verso l ' Arco . Era il vaccaro di Santa Scolastica che , per un caso insolito , portava a quell ' ora il latte al Sacro Speco . Benedetto lo salutò . Colui all ' udir questa voce , tramortì e fu per lasciar cadere il vaso del latte . " Oh , Benedè ! " esclamò riconoscendo Benedetto . " Qui , siete ? " Benedetto gli chiese un sorso di latte per amor di Dio . " Lo racconterete ai padri " diss ' egli . " Direte ch ' ero sfinito e che vi ho chiesto un po ' di latte per amor di Dio . " " Eh sì ! eh sta bene ! eh pigliate ! eh bevete ! " fece colui , rispettoso , avendo Benedetto per un Santo . " Che ci avete passato la notte qui ? Che ci avete preso tutta quella pioggia ? Dio come siete molle ! Siete inzuppato come una spugna , siete ! " Benedetto bevve . " Benedico Iddio " diss ' egli " per la bontà vostra e per la bontà del latte . " Lo abbracciò e , anni dopo , il vaccaro , Nazzareno Mercuri , soleva raccontare che mentre Benedetto lo stringeva fra le sue braccia non gli pareva esser lui ; che il sangue gli era diventato prima tutto un gelo poi tutto un foco ; che il core gli batteva forte forte come la prima volta che aveva ricevuto Cristo in Sacramento ; che un gran dolor di capo statogli addosso due giorni gli era sfumato via ; che allora egli aveva capito subito di trovarsi nelle braccia di un Santo da miracoli e gli era caduto ginocchioni ai piedi . In fatto non s ' inginocchiò ma restò di sasso e Benedetto gli dovette dire due volte : " ora andate , Nazzareno ; andate , figliolo caro . " Avviatolo amorevolmente così al Sacro Speco , s ' incamminò egli stesso verso Santa Scolastica . La petraia chiara era vôta di spiriti buoni e rei . Montagne , nuvole , le stesse fosche mura del monastero e la torre parevano , nella luce scialba , gravi di sonno . Benedetto entrò nell ' Ospizio e coricatosi , senza spogliar le vesti bagnate , sul misero giaciglio , si raccolse al petto le braccia in croce , si addormentò profondamente . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO QUARTO . A fronte . Il rombo del tuono svegliò , dopo le due , Noemi , che da pochi momenti aveva potuto prender sonno . Ella dormiva nella camera vicina a quella di Jeanne , con l ' uscio aperto . Jeanne la chiamò subito . Avevano conversato fino alle due e Noemi , esausta , aveva finalmente ottenuto dall ' instancabile amica , dopo molto pregare inutile , di essere lasciata in pace . Finse di non udire . Jeanne la chiamò da capo : " Noemi ! Il temporale ! Ho paura ! " " Non hai paura niente ! " rispose Noemi , irritata . " Taci ! Dormi ! " " Ho paura ! Vengo da te ! " " Proibisco ! " " Allora vieni tu ! " Noemi replicò un " vuoi finirla ? " tanto risoluto che l ' altra si chetò . Per poco . La voce di bambina dolente , che Noemi conosceva bene , ricominciò : " Non hai dormito abbastanza ? Non puoi parlare , adesso ? Avrai dormito tre ore ! " Noemi accese uno zolfanello e guardò l ' orologio col quale alla mano aveva prima invocato il silenzio . " Ventidue minuti ! " diss ' ella . " Basta ! " Jeanne tacque un momento e poi mise fuori quei piccoli hm ! - hm ! - hm ! che son preludio al pianto di un bambino viziato . E seguì la voce sommessa : " Non mi vuoi niente bene ! - Hm ! Hm ! - Abbi pietà , parliamo un poco ! - Hm ! Hm ! " Noemi sospirò nella sua lingua nativa : " Oh , mon Dieu ! " E si rassegnò con un secondo sospiro : " Avanti ! Cosa puoi dirmi che tu non abbia già detto in quattr ' ore ? " Il tuono ruggì ma Jeanne oramai non se ne curava più . " Domattina andremo al monastero " diss ' ella . " Ma sì , va bene ! " " Andremo noi due sole ? " " Ma sì , è già inteso ! " La voce piagnolosa tacque un momento e riprese : " Tu non mi hai mica promesso , ancora , che qui in casa non dirai niente ? " " Dieci volte te l ' ho promesso ! " " Sai , non è vero , cosa devi dire per quello svenimento di ieri sera , se ti domandano ? " " Lo so ! " " Devi dire che quel padre non è lui , che ho perduta una illusione e che mi sono sentita male per questo . " " Ma mio Dio , Jeanne , queste son venti , delle volte ! " " Come sei cattiva , Noemi ! Come non mi vuoi bene ! " Silenzio . La voce di Jeanne riprende : " Dimmi quello che pensi . Credi proprio che mi abbia dimenticata ? " " Non rispondo più . " " Rispondi , invece ! Una parola sola ! Dopo ti lascio dormire . " Noemi pensa un poco e poi risponde asciutta , per finirla : " Ebbene , credo di sì . Credo che non ti abbia mai amata ! " " Questo lo dici perché te l ' ho detto io " ribatte Jeanne , aspra , senza lagrime nella voce . " Tu non puoi saperlo ! " " Bon , ça ! " brontolò Noemi . " C ' est elle qui me l ' a dit et je ne dois pas le savoir ! " Silenzio . La voce flebile : "Noemi." Nessuna risposta . " Noemi , ascolta . " Niente . Jeanne si mette a piangere e Noemi cede . " Ma , santo cielo , cosa vuoi ? " " Piero non può sapere che mio marito è morto . " " Bene . E allora ? " " Allora non può sapere che sono libera . " " E dunque ? " " Stupida ! Mi fai venire una rabbia ! " Silenzio . Jeanne sa bene quale specie di rabbia è la sua . L ' amica pensa troppo come lei stessa che vorrebbe tanto essere contraddetta nel suo presentimento doloroso , avere una parola di speranza . Rise un riso lieve , forzato : " Noemi , fai l ' offesa , adesso , apposta , per non parlare . " Silenzio . Jeanne riprende , mansueta : " Senti . Non credi che avrà delle tentazioni ? " Silenzio . Jeanne non si cura , stavolta , che Noemi non risponda . Esclama : " Sarebbe bella che proprio adesso non avesse più intenzioni ! " Il suo sdegno è tanto comico che Noemi , pure molto scandolezzata , non può a meno di ridere ; e ride anche lei . Noemi ride ; però anche la sgrida di queste sciocchezze enormi che dice senza riflettere . Perché Noemi conosce Jeanne e sa che Jeanne in questo momento non è la vera Jeanne , conscia e signora di sé ; o forse è la Jeanne più vera ma non certo quella che starà a fronte di Piero Maironi se mai s ' incontrano . Il tuono tace e Jeanne vorrebbe vedere il tempo che fa , ma le pesa di scendere dal letto , teme di sentirsi male , teme il dubbio di non poter salire fra qualche ora al monastero . Teme poi anche le difficoltà che gli ospiti farebbero se il tempo fosse troppo cattivo ; le preme dunque di sapere come si dispone il cielo . Bisogna che scenda Noemi , la schiava cui ben di rado riescono vittoriose le ribellioni . Noemi scende , apre la finestra , esplora il buio con la mano distesa . Minute frettolose goccioline le titillano la mano . Il buio si varia un poco agli occhi di lei . Ella distingue , lì sotto , Santa Maria della Febbre , grigia sul campo nero . Le si rischiara la nuvolaglia pesante , vi nereggiano su le braccia della quercia imminente a destra , i profili delle montagne . Le minute frettolose goccioline titillano titillano la mano distesa , che si ritrae . Jeanne domanda : " Dunque ? " "Piove." Ella sospira : " che noia ! " come se avesse a piovere in eterno . E le goccioline prendono maggior voce , riempiono di sommesse parole la camera , si affiochiscono ancora . Jeanne non ha inteso le sommesse parole , non ha inteso che l ' uomo di cui ha pieno il cuore giace svenuto sulla petraia deserta che la pioggia lava . A mattina inoltrata la signora Selva , un po ' inquieta per non avere ancora veduto comparire né l ' una né l ' altra delle due signore , entrò pian piano nella camera di sua sorella . Noemi era quasi vestita e le accennò di tacere . Jeanne dormiva , finalmente . Le due sorelle uscirono insieme , si recarono nello studio di Giovanni che ve le attendeva . Dunque ? Don Clemente era proprio l ' uomo ? Marito e moglie desideravano sapere , per regolarsi . Giovanni non dubitava più e sua moglie dubitava ancora . Noemi ! Noemi doveva sapere ! Giovanni chiuse l ' uscio , mentre Maria , interpretando il silenzio di sua sorella per una conferma , insisteva : " ma davvero ? ma davvero ? " Noemi taceva . Avrebbe forse tradito il segreto dell ' amica nell ' intento di cospirare con i Selva per la sua felicità , se non l ' avesse trattenuta il dubbio di un disaccordo con i Selva e anche il senso di qualche cosa di malfermo in sé stessa . Probabilmente i Selva , cattolici , non desideravano che l ' uomo fuggito dal mondo vi ritornasse . Lei , protestante , non poteva pensare così . Almeno non lo avrebbe dovuto . Lei doveva pensare che Iddio si serve meglio nel mondo e nel matrimonio . Lo pensava , ma non si nascondeva che se il signor Maironi adesso sposasse Jeanne non lo potrebbe stimare molto . Insomma era meglio tacere la strana verità . " Cosa pensate ? " diss 'ella." Che quell ' ecclesiastico di ieri sera , che è passato davanti a noi dopo tutta quella vostra mimica , fosse l ' amante antico ? È quello il vostro don Clemente ? Bene , non è lui . " " Ah ! Proprio no ? " esclamò Giovanni fra sorpreso e incredulo . Sua moglie trionfò . " Ecco ! " diss ' ella . Ma Giovanni non si diede per vinto . Domandò a Noemi se fosse ben certa di quello che diceva , e come potesse spiegare il tramortimento della signora Dessalle . Noemi rispose che non c ' era da spiegar niente . Jeanne soffriva di anemia ed era soggetta ad accessi di spossatezza mortale . Giovanni tacque , poco persuaso . Se proprio era stato così , come poteva Noemi affermare con tanta sicurezza che don Clemente non era l ' uomo ? Nelle parole , nel fare , nel viso di sua cognata , Giovanni sentiva qualche cosa di poco chiaro , di poco naturale . Maria s ' informò della notte . Come l ' aveva passata la signora Dessalle ? Inquieta ? Ma di quale inquietudine ? " È stata inquieta ! Che vi debbo dire ? " fece Noemi , un po ' seccata . E si accostò alla finestra aperta come per spiare le intenzioni delle nuvole . Giovanni fece un passo verso di lei , risoluto di venire a capo delle sue reticenze . Ella lo presentì e si affrettò ad un rifugio , a chiedergli il suo pronostico del tempo . Il cielo era tutto coperto , grandi nuvole basse traboccavano dai dorsi di Monte Calvo sopra i Cappuccini e la Rocca . L ' aria era tepida , il fragore dell ' Aniene , forte . Giù in basso il curvo nastro della strada di Subiaco traspariva fosco di mota fra i fogliami degli ulivi . Giovanni rispose : "Pioggia." Noemi domandò subito quanta strada ci fosse dal villino ai Conventi . A Santa Scolastica venti minuti . Perché lo domandava ? Udito che Jeanne intendeva andarvi con Noemi quella mattina stessa , Maria protestò . Con un tempo simile ? L ' ultimo tratto bisognava farlo a piedi . Non potevano aspettare , rimandare a domani , a dopo domani ? " Quando te l ' ha detto ? " chiese Giovanni , quasi brusco . Noemi esitò e poi rispose : "Stanotte." Comprese , nel dire la parola , che suggeriva sospetti , specie dopo quell ' attimo di esitazione ; e attese un assalto , incerta se resistere o cedere . " Noemi ! " esclamò Giovanni , severo . Ella lo guardò , soffusa il viso di un lieve rossore . Non disse neppure - che c ' è ? - ; tacque . " Non negare ! " ripigliò suo cognato . " Questa signora ha riconosciuto don Clemente . Non negare , dillo , è un dovere di coscienza per te ! Non è possibile di permettere che s ' incontrino ! " " Quello che ho detto è vero " rispose Noemi , ferma oramai della via che terrebbe . Nella sua voce senza sdegno , quasi sommessa , era una implicita confessione di non aver detto la verità intera . " Non lo ha riconosciuto ? Però tu , qualche cosa sai ! " " So qualche cosa " rispose Noemi " sì , ma non posso dire quello che so . Vi dico solo di far avvertire subito don Clemente che la signora Dessalle e io si va stamane a visitare i Conventi . Altro non vi dico e vado a vedere se Jeanne si è svegliata . " Ella uscì di volo . I Selva si guardarono . Che significava questo voler avvertire don Clemente ? Maria lesse nel pensiero di suo marito qualche cosa che le dispiacque , che non avrebbe voluto gli venisse alle labbra . " Scrivi questo biglietto a don Clemente , intanto " diss ' ella . Ma Giovanni , prima di scrivere , volle pur dire quello che pensava . Per lui vi era una sola spiegazione possibile . Don Clemente era veramente l ' uomo . Noemi aveva promesso alla signora Dessalle di non dirlo ma voleva impedire l ' incontro . Maria esclamò vivacemente : " Oh Noemi , mentire , no ! " e poi arrossì , sorrise , abbracciò suo marito come se temesse di averlo offeso . Perché appunto Giovanni si era offeso una volta di certe parole sfuggite a lei sulla poca sincerità degl ' italiani e adesso un ' ombra di quella nube poteva forse ritornare per effetto della sua esclamazione . Egli fu punto infatti , più dall ' abbraccio che dalla protesta , e arrossì pure , ricordando , e sostenne che al posto di Noemi anche Maria avrebbe negato . Maria tacque , uscì dallo studio , brillandole negli occhi una lagrima importuna . Giovanni si compiacque , in principio , di avere rintuzzata una tenerezza offensiva e si mise a scrivere il biglietto per don Clemente . Non l ' aveva finito di scrivere e il suo corruccio gli era già diventato rimorso . Si alzò , uscì in cerca della moglie . Era nel corridoio con Noemi che discorreva piano . Volse tosto il viso a lui , lo intese , gli sorrise con gli occhi ancora umidi , gli fé cenno di accostarsi e di parlar sotto voce . Che c ' era ? C ' era che Jeanne voleva partire subito per Santa Scolastica . Noemi avvertì ch ' era appena svegliata e che questo subito significava un ' ora e mezzo , almeno . Ma bisognava mandare a Subiaco per una carrozza , poiché Jeanne non era in grado di fare a piedi che lo stretto necessario , l ' ultimo tratto di via . Un tocco di campanello richiamò Noemi . Jeanne l ' aspettava , impaziente . " Che cameriera pettegola ! " diss ' ella , tra sorridente e crucciata . " Cosa sei andata a raccontare a tua sorella ? " Noemi la minacciò di andarsene . Jeanne giunse le mani , supplichevole . E le domandò fissandola negli occhi , scrutandone l ' anima : " Come mi pettino ? Come mi vesto ? " Noemi rispose sbadatamente : " Ma come vuoi ! " L ' altra batté il piede a terra , sbuffando . Allora Noemi capì . " Da contadina " diss ' ella . " Sciocchissima creatura ! " Noemi rise . Jeanne gemette il solito ritornello : " Non mi vuoi bene ! Non mi vuoi bene ! " Allora Noemi si fece seria , le domandò se volesse proprio riprenderselo , il suo Maironi . " Voglio esser bella ! " esclamò Jeanne . " Ecco ! " Ella era veramente bella così , nella sua veste da camera di un giallo ardente , con il suo fiume di capelli bruni , cadenti un palmo sotto la cintura . Era molto più bella e più giovine che la sera prima . Aveva negli occhi quella intensità di vita che prendevano un tempo quando Maironi entrava nella stanza dov ' era lei , quando anche solo ella ne udiva il passo nell ' anticamera . " Vorrei la mia toilette di Praglia " diss ' ella . " Vorrei comparirgli davanti col mio mantello verde foderato di pelliccia , adesso in maggio . Vorrei che vedesse subito quanto sono ancora la stessa e quanto voglio essere la stessa . - Oh Dio Dio ! " Gettò le braccia , con un subito slancio , al collo di Noemi , le impresse la bocca sulla spalla , soffocando un singhiozzo , mormorò parole che Noemi non poteva distinguere . " No no no " diceva " sono pazza , sono cattiva , andiamo via , andiamo via . " Alzò il viso lagrimoso . " Andiamo a Roma " diss ' ella . " Sì sì " rispose Noemi , commossa " andiamo a Roma , partiamo subito . Adesso domando a che ora c ' è un treno . " Jeanne l ' afferrò di colpo , la trattenne . No , no , era una pazzia , cos ' avrebbe detto sua sorella ? Era una pazzia , era una cosa impossibile . E poi , e poi , e poi ... Si coperse il viso , si mormorò dentro le mani che le bastava di vederlo , di vederlo un solo momento , ma che partire senza vederlo non poteva , non poteva , non poteva . " Andiamo ! " diss ' ella , dopo un lungo silenzio , scoprendosi il viso . " Vestiamoci ! Mi vestirò come vorrai tu ; di sacco , se vorrai , di cilicio . " Ell ' aveva ricuperato il suo sorriso cruccioso di prima . " Chi sa ? " disse . " Forse mi farà bene di vederlo vestito da contadino . " " Io guarirei subito " mormorò Noemi ; e arrossì , sentendo di aver detto una grossa falsità . Quando la signora Selva bussò all ' uscio per avvertire che la carrozza era pronta , Jeanne pregò Noemi , con umiltà comica , di lasciarle mettere il grande cappello Rembrandt che prediligeva . Le nere ali piumate , curve sul viso pallido , sui neri fuochi degli occhi , sull ' alta persona avvolta in un mantello scuro , parevan vive dell ' anima stessa di lei , cupa , appassionata e altera . Ella sentì , nel dare il buongiorno a Maria Selva , l ' ammirazione che destava . La sentì anche negli occhi di Giovanni , ma diversa , non simpatica . Appena lasciatolo per scendere con Noemi al cancello dove la carrozza aspettava , le domandò se avesse detto niente , proprio niente , a suo cognato . Avutane una risposta rassicurante , mormorò : " Mi pareva . " Fatti pochi passi , le strinse forte il braccio , esclamò lieta come per una scoperta improvvisa : " Però sono ancora bella ! " Noemi non le dava retta . Noemi si domandava : il nome Dessalle avrà detto qualche cosa al quel frate ? Lo avrà egli udito da Maironi ? Se Maironi gli ha raccontato di questo amore , non potrebbe avere taciuto il nome della signora ? In fondo ell ' aveva un ' acuta curiosità di conoscere l ' uomo che aveva ispirato a Jeanne un sentimento così forte ed era scomparso dal mondo in un modo così strano . Ma lo avrebbe voluto vedere da sola . Era uno sgomento di pensare che i due s ' incontrassero senza qualche preparazione . Almeno poter prima parlare a questo frate , a questo don Clemente , accertarsi che sa , informarlo se non sa , apprendere da lui qualche cosa di quell ' altro , il suo stato d ' animo , le sue intenzioni ! Basta , pensò salendo in carrozza , faccia la Provvidenza ! E assista questa povera creatura ! Nel metter piede a terra dove comincia la mulattiera , Jeanne propose timidamente , come chi prevede un rifiuto e lo riconosce ragionevole , di salire ai Conventi sola , colla guida di un monello corso da Subiaco dietro la carrozza . Il rifiuto venne infatti e vivacissimo . Non era possibile ! Che mai le veniva in mente ? Allora Jeanne supplicò di essere almeno lasciata sola con lui , se lo avesse trovato . Noemi non seppe che rispondere . " E se ti precedessi ? " diss ' ella . " Se domandassi del padre Clemente ? Se cercassi di capire cos ' è , cosa fa e cosa pensa il tuo ... " Jeanne la interruppe , esterrefatta . " Il padre ? Parlare al padre ? " esclamò squadernandole ambedue le mani sul viso come per turarle la bocca . " Guai a te se parli al padre ! " S ' incamminarono lentamente per la sassosa mulattiera . Jeanne si fermava spesso , presa da tremiti , vibrando come un filo teso al vento . Porgeva allora in silenzio a Noemi le mani gelate perché sentisse e le sorrideva . Nel mare delle nebbie correnti a monte comparve , curioso anche lui , l ' occhio smorto del sole . II . Don Clemente celebrò messa verso le sette , parlò coll ' Abate e poi si recò all ' Ospizio dei pellegrini . Trovò Benedetto addormentato con le braccia in croce sul petto , le labbra socchiuse , il viso composto a una visione interna di beatitudine . Gli accarezzò i capelli , lo chiamò sottovoce . Il giovine si scosse , alzò , smarrito , il capo , balzò dal letto , afferrò e baciò la mano a don Clemente che la ritrasse con un impeto di umiltà frenato subito dal suo pudore d ' anima , dalla coscienza dignitosa del suo ministero . " Dunque ? " diss ' egli . " Il Signore ti ha parlato ? " " Sono nella Sua volontà " rispose Benedetto " come una foglia nel vento . Come una foglia che non sa niente . " Il monaco gli prese il capo a due mani , lo attirò a sé , gli posò le labbra sui capelli , ve le tenne a lungo in una silenziosa comunicazione di spirito . " Devi andare dall ' Abate " diss ' egli . " Dopo verrai da me . " Benedetto lo fissò , lo interrogò senza parole : perché questa visita ? Gli occhi di don Clemente si velarono di silenzio e il discepolo si umiliò in uno slancio muto ma visibile di obbedienza . " Subito ? " diss ' egli . "Subito." " Posso lavarmi al torrente ? " Il Maestro sorrise : " Va , lavati al torrente . " Lavarsi all ' acqua che talvolta , per abbondanza di pioggie , suona nella valle Pucceia a levante del monastero e taglia di rigagnoli la via del Sacro Speco sotto Santa Crocella , era il solo piacere fisico che Benedetto si concedesse . Piovigginava ; nebbie fumavano lente nel vallone alto , le tremole acque tenui si dolevano a Benedetto fuggendo attraverso la via , gli tacevano contente nel cavo delle mani , gl ' infondevano per la fronte , gli occhi , le guance , il collo , fino al cuore , un senso della loro anima casta , dolce , un senso di bontà Divina . Benedetto si versò l ' acqua sul capo largamente , e lo spirito dell ' acqua gli alitò nel pensiero . Sentì che il Padre lo avviava per novo cammino , che ve lo avrebbe portato nella Sua mano potente . Benedisse riverente la creatura per la quale gli si era infuso tanto lume di grazia , l ' acqua purissima ; e ritornò all ' Ospizio . Don Clemente , che lo attendeva nel cortile , trasalì al vederlo ; tanto gli parve trasfigurato . Sotto la selva umida dei capelli in disordine gli occhi avevano una quieta gioia celestiale , e lo scarno viso di avorio una spiritualità occulta quale fluiva dai pennelli del Quattrocento . Come poteva quel volto accordarsi con gli abiti contadineschi ? Don Clemente si applaudì in cuor suo di un pensiero concepito nella notte e già espresso all ' Abate : dare a Benedetto un vecchio abito di converso . Prima di concedere o rifiutare il proprio consenso , l ' Abate voleva vedere Benedetto , parlargli . L ' Abate aspettava Benedetto suonando un pezzo di sua composizione con le nocche delle dita , e accompagnando il suono con diabolici storcimenti delle labbra , delle narici , delle sopracciglia . Udito bussar discretamente all ' uscio , non rispose né tralasciò di suonare . Terminato il pezzo , lo ricominciò , lo suonò una seconda volta da capo a fondo . Poi stette in ascolto . Fu bussato ancora , più lievemente di prima . L ' Abate esclamò : " Seccatore ! " E , strappati alcuni accordi , si pose a fare delle scale cromatiche . Dalle scale cromatiche passò agli arpeggi . Poi stette ancora in ascolto , per tre o quattro minuti . Non udendo più nulla , andò ad aprire , vide Benedetto che s ' inginocchiò . " Chi è costui ? " diss ' egli , ruvido . " Il mio nome è Piero Maironi " rispose Benedetto " ma qui al monastero mi chiamano Benedetto . " E fece l ' atto di prender la mano dell ' Abate per baciarla . " Un momento ! " disse l ' Abate , accigliato , ritraendo e alzando la mano . " Cosa fate qui ? " " Lavoro nell ' orto del monastero " rispose Benedetto . " Sciocco ! " esclamò l ' Abate . " Domando cosa state facendo qui davanti alla mia porta ! " " Ero per venire da Vostra Paternità . " " Chi vi ha detto di venire da me ? " " Don Clemente . " L ' Abate tacque , considerò lungamente l ' uomo inginocchiato , poi brontolò qualche cosa d ' incomprensibile e finalmente gli porse la mano a baciare . " Alzatevi ! " diss ' egli ancora brusco . " Entrate ! Chiudete l ' uscio ! " L ' Abate , entrato che fu Benedetto , parve dimenticarlo . Inforcò gli occhiali , si pose a sfogliare libri e a leggere carte , voltandogli le spalle . Benedetto aspettava diritto in piedi , con ossequio militare , ch ' egli parlasse . " Maironi di Brescia ? " disse l ' Abate , con la voce ostile di prima e senza voltarsi . Avuta la risposta , continuò a sfogliare e a leggere . Finalmente si levò gli occhiali e si voltò . " Cosa siete venuto a fare " diss ' egli " qui a Santa Scolastica ? " " Sono stato un gran peccatore " rispose Benedetto . " Iddio mi ha chiamato fuori del mondo e fuori ne son venuto . " L ' Abate tacque un momento , guardò fisso il giovine , disse con dolcezza ironica : " No , caro . " Trasse la tabacchiera , la scosse ripetendo dei piccoli " no - no - no " quasi sotto voce , guardò nel tabacco , vi piantò le dita e levati gli occhi da capo su Benedetto , gli disse articolando lentamente le parole : " Questo non è vero . " Ghermita la presa con il pollice , l ' indice e il medio , alzò la mano rapidamente come per gettar il tabacco in aria e proseguì con il braccio alzato : " Sarà vero che siete stato un gran peccatore , ma non è vero che siate venuto fuori del mondo . Non siete né fuori né dentro . " Fiutò rumorosamente la sua presa e ripeté : " Né fuori né dentro . " Benedetto lo guardava senza rispondere . Vi era in quegli occhi qualche cosa di tanto grave e di tanto dolce che l ' Abate riabbassò i suoi alla tabacchiera aperta , tornò a frugarvi , a giocherellare col tabacco . " Non vi capisco " diss ' egli . " Siete nel mondo e non siete nel mondo . Siete nel monastero e non siete nel monastero . Ho paura che la testa vi serva come a vostro bisnonno , a vostro nonno e a vostro padre . Belle teste ! " Il viso di avorio di Benedetto si colorò lievemente . " Sono anime in Dio " diss ' egli " superiori a noi ; e le parole Sue vanno contro un comandamento di Dio . " " Fate silenzio ! " esclamò l ' Abate . " Dite di avere lasciato il mondo e siete pieno del suo orgoglio . Se volevate lasciare il mondo sul serio , dovevate cercare di farvi novizio ! Perché non l ' avete cercato ? Avete voluto venir qua in villeggiatura , ecco la storia . O forse avevate degl ' impegni a casa vostra , dei pasticci , mi capite ! Nec nominentur in nobis . E avete voluto liberarvi per farne poi degli altri . E contate delle frottole a quel buon don Clemente , prendete il posto a un povero pellegrino , eh dite su , magari cercando di darla a intendere ai frati , che è facile , e a Domeneddio , che è difficile , con orazioni e sacramenti . Non dite di no ! " Il lieve rossore si era dileguato dal viso di avorio , le labbra apertesi un momento a parole pacatamente severe non si muovevano più , gli occhi penetranti fissavano l ' Abate con la dolce gravità di prima . E l ' Abate parve inasprito da quel silenzio tranquillo . " Parlate , dunque ! " diss ' egli " Confessate ! Non vi siete anche vantato di doni speciali , di visioni , che so io , di miracoli forse anche ? Siete stato un gran peccatore ? Mostrate che non lo siete ancora ! Scolpatevi , se potete . Dite come avete vissuto , spiegate la vostra pretensione che Iddio vi abbia chiamato , giustificatevi di essere venuto a mangiare il pane dei frati a ufo , perché frate non avete voluto essere e quanto a lavorare avete lavorato ben poco ! " " Padre " rispose Benedetto e il tôno severo della voce , la severa dignità del volto mal si accordavano con la mansuetudine umile delle parole , " questo è buono per me peccatore che da tre anni vivo , per lo spirito , nella mollezza e nelle delizie , vivo nella pace , vivo nell ' affetto di persone sante , vivo in un ' aria piena di Dio . Le Sue parole sono buone e dolcissime all ' anima mia , sono una grazia del Signore , mi hanno fatto sentire con le loro punte quanto orgoglio vi è ancora in me che non lo sapevo , perché nel disprezzarmi da me sentivo piacere . Come servo , poi , della santa Verità , le dico che la durezza non è buona neppure con uno che inganna , perché forse la soavità lo farebbe pentire del suo inganno ; e che nelle parole della Paternità Vostra non è lo spirito del nostro Padre solo e vero , al quale sia gloria . " Nel dire " al quale sia gloria " Benedetto cadde ginocchioni , acceso in viso da un fervore augusto . " Sei tu , peccatore tristo , che vuoi fare il maestro ? " esclamò l ' Abate . " Ha ragione , ha ragione " rispose Benedetto di slancio , affannosamente e giungendo le mani . " Ora Le dico il mio peccato . Desiderai l ' amore illecito , mi compiacqui della passione di una donna ch ' era d ' altri come d ' altri ero io e l ' accettai . Lasciai ogni pratica di religione , non curai di dare scandalo . Questa donna non credeva in Dio e io disonorai Dio presso di lei colla mia fede morta , mostrandomi sensuale , egoista , debole , falso . Iddio mi richiamò colla voce dei miei morti , di mio padre e di mia madre . Mi allontanai allora dalla donna che mi amava , ma senza vigore di volontà , ondeggiando nel mio cuore fra il bene e il male . In breve ritornai a lei , tutto ardente di peccato , conoscendo di perdermi e risoluto a perdermi . Non vi era più un atomo di volontà buona nell ' anima mia quando una mano morente , cara , santa , mi afferrò e mi salvò . " " Guardatemi bene " disse allora l ' Abate senza farlo alzare . " Avete mai fatto sapere a nessuno ch ' eravate qui ? " " A nessuno . Mai . " L ' Abate rispose secco : " Non vi credo . " Benedetto non batté ciglio . " Voi sapete " ripigliò l ' Abate " perché non vi credo . " " Lo suppongo " rispose Benedetto piegando il viso . " Peccatum meum contra me est semper . " " Alzatevi ! " comandò l ' inflessibile Abate . " Io vi caccio dal monastero . Ora vi recherete a salutare don Clemente nella sua cella e poi partirete per non ritornare mai più . Avete inteso ? " Benedetto assentì del capo , ed era per piegare il ginocchio all ' omaggio di rito quando l ' Abate lo trattenne con un gesto . " Aspettate " diss ' egli . Rinforcò gli occhiali , prese un foglio di carta e vi scrisse , stando in piedi , alcune parole . " Cosa farete " disse scrivendo " quando sarete fuori ? " Benedetto rispose piano : " Il bambino preso in braccia dal padre mentre dormiva , sa egli cosa il padre farà di lui ? " L ' Abate non replicò niente , finì di scrivere , pose il foglio in una busta , la chiuse , la tese , senza voltare il capo , a Benedetto che gli stava dietro le spalle . " Prendete " disse " portate a don Clemente . " Benedetto gli chiese il permesso di baciargli la mano . " No , no , andate via , andate via ! " La voce dell ' Abate tremava di collera . Benedetto ubbidì . Appena fu nel corridoio udì l ' uomo incollerito strepitare sul piano . Prima di entrare nella celletta di don Clemente , Benedetto si fermò davanti alla grande finestra che termina il corridoio . Ivi si era trattenuto , poche ore prima , il Maestro a contemplare i lumi di Subiaco pensando la nemica , la creatura di bellezza , d ' ingegno , di naturale bontà , venuta forse a contendergli il suo figliuolo spirituale , a contenderlo a Dio . Ora il figliuolo spirituale era misteriosamente certo che la donna male amata da lui nel tempo del suo gravitare cieco e ardente sulle cose inferiori , aveva scoperto la sua presenza nel monastero e sarebbe venuta a cercarlo . Disceso dentro lo Spirito interno al proprio cuore , egli vi attingeva un pio sentimento del Divino ch ' era pure in lei , ascoso a lei stessa , una mistica speranza che per qualche oscura via ella pure arriverebbe un giorno al mare di verità eterna e di amore , che attende tante povere anime erranti . Don Clemente lo aveva udito venire e aperse a mezzo l ' uscio della cella . Benedetto entrò , gli porse la lettera dell ' Abate . " Debbo lasciare il monastero " diss ' egli , sereno . " Subito e per sempre . " Don Clemente non rispose , aperse la lettera . Letta che l ' ebbe , osservò a Benedetto , sorridendo , che la sua partenza per Jenne era stata decisa fin dalla sera precedente . Vero , ma l ' Abate aveva detto : per non ritornare mai più . Don Clemente aveva le lagrime agli occhi e sorrideva ancora . " Lei è contento ? " disse Benedetto , quasi dolente . Oh , contento ! Come avrebbe potuto dire il suo Maestro , quel che sentiva ? Partiva il discepolo diletto , partiva per sempre , dopo tre anni di dolce unione spirituale ; ma ecco , l ' ascosa Volontà si era manifestata , Iddio lo toglieva dal monastero , lo chiamava per altre vie . Contento ! Sì , afflitto e contento , ma della sua contentezza non poteva dire il perché a Benedetto . La parola divina non avrebbe avuto valore per Benedetto s ' egli non la intendeva da sé . " Contento , no " diss ' egli . " In pace , sì . Noi c ' intendiamo , vero ? E adesso raccogliti per le mie parole ultime , che spero ti saranno care . " Don Clemente , nel dir così a voce bassa , si colorò tutto di rossore . Benedetto piegò il capo a lui che gl ' impose ambo le mani con dignità soave . " Desideri " disse la virile voce piana " dare tutto te stesso alla Verità Suprema , alla sua Chiesa visibile e invisibile ? " Come se si fosse atteso a quell ' atto e a quella domanda , Benedetto rispose pronto con voce ferma : "Sì." La voce piana : " Prometti tu , da uomo a uomo , vivere senza nozze e povero fino a che io ti sciolga della tua promessa ? " La voce ferma : "Sì." La voce piana : " Prometti tu essere sempre obbediente all ' autorità della Santa Chiesa esercitata secondo le sue leggi ? " La voce ferma : "Sì." Don Clemente attirò a sé il capo del discepolo e gli parlò sulla fronte : " Ho chiesto all ' Abate di poterti dare un abito di converso , perché uscendo di qua tu porti sopra di te almeno il segno di un umile ministero religioso . L ' Abate , prima di decidere , ha voluto parlarti . " Qui don Clemente baciò il discepolo in fronte , significando così il giudizio dell ' Abate dopo il colloquio , chiudendo in quel bacio silenzioso parole di lode , non credute convenienti al suo carattere paterno né alla umiltà del discepolo . E non si avvide che il discepolo tremava da capo a piedi . " Ecco " diss ' egli " quel che l ' Abate scrive dopo averti parlato . " Mostrò a Benedetto il foglio dove l ' Abate aveva scritto : " Concedo . Fatelo partire subito perché io non sia tentato di trattenerlo . " Benedetto abbracciò di slancio il suo Maestro e gli appoggiò la fronte a una spalla , senza parlare . Don Clemente mormorò : " Sei contento ? Adesso te lo domando io . " Ripeté due volte la domanda senza ottenere risposta . Venne finalmente un sussurro : " Posso non rispondere ? Posso pregare un momento ? " " Sì , caro , sì . " Accanto al lettuccio del monaco , alta sopra l ' inginocchiatoio , una grande croce nuda diceva : Cristo è risorto , configgi ora tu a me l ' anima tua . Infatti qualcuno , forse don Clemente , forse un suo predecessore , vi aveva scritto sotto : " omnes superbiae motus ligno crucis affigat . " Benedetto si stese bocconi a terra , posò la fronte ov ' eran da posare le ginocchia . Per la finestra aperta della cella uno scialbo lume del cielo piovoso batteva , di sghembo , sul dorso dell ' uomo prosteso e dell ' uomo ritto in piedi con la faccia levata verso la croce grande . Il mormorio della pioggia , il rombo dell ' Aniene profondo avrebbero detto a Jeanne uno sconsolato compianto di tutto che vive sulla terra e ama . A don Clemente dicevano un consenso pio della creatura inferiore con la creatura supplice al Padre comune . Benedetto non li udiva . Egli si alzò , pacato in viso , vestì , a un cenno del Maestro , la tonaca di converso stesa sul letto , cinse la cintura di cuoio . Vestito che fu , si mostrò , aprendo le braccia e sorridendo , al Maestro , che si compiacque di vederlo così dignitoso , così spiritualmente bello in quell ' abito . " Lei non ha inteso ? " disse Benedetto . " Non ha pensato una cosa ? " No , don Clemente aveva pensato che quella gran commozione di Benedetto fosse stata effetto di umiltà . Adesso capiva che altro gli sarebbe dovuto venire in mente ; ma cosa ? " Ah ! " esclamò a un tratto . " Forse la tua Visione ? " Certo . Benedetto si era visto morire sulla nuda terra , all ' ombra di un grande albero , nell ' abito benedettino ; e argomento di non credere nella Visione giusta i consigli di don Giuseppe Flores e di don Clemente gli era stata la contraddizione di ciò con la sua ripugnanza strana per i voti monastici , venutagli sempre crescendo da quando aveva lasciato il mondo . Ora questa contraddizione pareva dileguarsi ; pareva quindi risorgere la credibilità di un carattere profetico della Visione . Don Clemente ne conosceva questa parte e avrebbe potuto leggere nel cuore di Benedetto il suo sbigottimento al riaffacciarsi di un misterioso disegno Divino sopra di lui , il suo terrore di cadere in peccato di superbia . Non ci aveva pensato . " Non pensarci neppure tu " diss ' egli . E si affrettò a mutar discorso . Gli diede una lettera e dei libri per l ' arciprete di Jenne . Intanto l ' arciprete lo avrebbe ospitato . Se dovesse restare a Jenne o no , ritornare , in questo caso , a Subiaco o recarsi altrove , glielo farebbe sapere la Divina Provvidenza . " Padre mio " disse Benedetto " proprio non penso cosa sarà di me domani . Penso unicamente questo : " magister adest et vocat me " ma non come una voce sovrannaturale . Ho avuto torto di non capire che il Maestro è presente sempre e chiama sempre : me , Lei , tutti . Basta farsi un po ' di silenzio nell ' anima , la sua voce si sente . " Un raggio fioco di sole entrò nella cella . Don Clemente pensò subito che , se cessasse di piovere , la signora Dessalle verrebbe probabilmente a visitare il monastero . Non disse niente ma la sua inquietudine interna si tradì con un trasalire della persona , con un ' occhiata al cielo , che significarono a Benedetto come fosse tempo di partire . Egli domandò in grazia di poter pregare , prima nella chiesa di Santa Scolastica e poi al Sacro Speco . Il sole si nascose , ricominciò a piovere , Maestro e discepolo scesero insieme nella chiesa , vi si trattennero in preghiera l ' uno accanto all ' altro e fu quello il loro solo addio . Benedetto prese la via del Sacro Speco alle nove . Uscì di Santa Scolastica inosservato , mentre fra Antonio stava confabulando col messo di Giovanni Selva . In quel momento , il lume del sole redivivo riaccese rapidamente i vecchi muri , la via , il monte ; acuto gioire , ali veloci di uccelletti ruppero in ogni parte il verde , e alle sue labbra salì spontanea la parola : "Vengo." III . Jeanne e Noemi arrivarono al monastero alle dieci . A pochi passi dal cancello Jeanne fu presa da una palpitazione violenta . Avrebbe desiderato visitare l ' orto prima del Convento , poiché il monello di Subiaco le aveva detto che i frati di Santa Scolastica ci avevano un bell ' orto e gente loro che vi lavorava : un vecchio di Subiaco e un giovine forestiere . Non era più da parlarne . Pallida , sfinita , si trascinò male , al braccio di Noemi , fino alla porta dove un accattone aspettava la minestra . Per fortuna fra Antonio aperse prima ancora che Noemi suonasse e Noemi lo pregò di una sedia , di un bicchier d ' acqua per la signora che si sentiva male . Sgomentato alla vista di Jeanne , smorta smorta , cadente sul fianco della sua compagna , il vecchio umile fraticello pose in mano a Noemi la scodella di zuppa che aveva portata per l ' accattone , corse per la sedia e per l ' acqua . Un po ' la comicità di quella scodella fra le mani di Noemi sbalordita , un po ' il riposo , un po ' l ' acqua , un po ' la visione del chiostro antico dormiente in pace , un po ' il reagire della volontà ristorarono sufficientemente Jeanne in pochi minuti . Fra Antonio andò in cerca del Padre foresterario che guidasse le visitatrici . " Gli dica le due signore di casa Selva " fece Noemi . Don Clemente si presentò arrossendo , nel suo verginale candore d ' animo , di conoscere i casi di Jeanne all ' insaputa di lei , come avrebbe arrossito di un inganno . Scambiò Noemi , che prima gli si fece incontro , per la Dessalle . Alta , snella , elegante , Noemi rappresentava bene una seduttrice ; però non mostrava più di venticinque anni , non poteva essere , per questo verso , la donna di cui Benedetto gli aveva raccontate le vicende . Ma il benedettino non seppe fare di questi calcoli . A Noemi premeva di assicurarsi che fra Antonio avesse adempiuto bene il suo incarico . " Buongiorno , padre " diss ' ella con la sua bella voce cui l ' accento straniero aggiungeva grazia . " Ci siamo visti iersera . Lei usciva di casa Selva . " Don Clemente fece un lievissimo cenno del capo . Veramente Noemi lo aveva appena intravvisto . Era però rimasta colpita dalla sua bellezza e aveva pensato che se quello era il signor Maironi si capiva la passione di Jeanne . Nella coscienza della propria fresca gioventù non le passò per la mente che i suoi venticinque anni fossero stati scambiati per i trentadue di Jeanne . Jeanne , intanto , meditava di trar partito dal suo malessere . " Non erano aspettate , iersera " disse don Clemente a Noemi . " Lei viene dal Veneto ? " Dal Veneto ? Noemi parve sorpresa . " I signori Selva mi hanno detto " soggiunse il padre " che Lei abita nel Veneto . " Allora Noemi capì , sorrise , rispose con un monosillabo che non era né un sì né un no , e pensò ella pure di trar partito dal caso , di prepararsi , grazie a questo equivoco , un colloquio particolare con don Clemente , per istruirlo se fosse necessario . Le parve anche divertente di conversare con quel bel frate essendo creduta Jeanne . Avvertì con un ' occhiata quest ' ultima che guardava ora lei , ora il frate , imbarazzata , avendo capito l ' errore di lui , non sapendo se tacere o parlare . " La mia amica " diss ' ella " conosce già Santa Scolastica , naturalmente . Io invece non ci sono stata mai . Si volse a Jeanne : " Se il padre " disse " ha la bontà di accompagnarmi , mi pare che tu , poiché non ti senti bene , potresti restare . " Jeanne acconsentì tanto prontamente che Noemi dubitò di qualche suo segreto disegno , si domandò se non commettesse un errore . A ogni modo adesso era troppo tardi . Don Clemente , poco soddisfatto di aver ad accompagnare una signora sola , propose di attendere . Forse l ' altra signora , fra poco , si sentirebbe meglio . Jeanne protestò . No , non dovevano attendere , ella era contentissima di rimaner lì . Nel passare dal primo al secondo chiostro Noemi ricordò nuovamente al padre l ' incontro della sera precedente . " Lei aveva un compagno ? " diss ' ella e subito vergognò del suo simulare , di non aver tratto il monaco dall ' inganno in cui era caduto . Don Clemente rispose quasi sotto voce ; " Sì signora , un ortolano del monastero . " Erano rossi in viso tutt ' e due ma non si guardarono , ciascuno sentì solo il rossore proprio . " Lei sa chi siamo ? " riprese Noemi . Don Clemente rispose che supponeva di saperlo . Dovevano essere le due signore aspettate dalla signora Selva . Gli pareva che la signora Selva gli avesse nominata sua sorella e la signora Dessalle . " Ah Lei lo ha saputo da mia sorella ? " A queste parole di Noemi don Clemente non poté trattenersi dall ' esclamare : " Dunque la signora Dessalle non è Lei ? " Noemi comprese che l ' uomo sapeva . Quindi aveva provveduto , certo ; un improvviso incontro non era possibile . Respirò , e il suo cuore femminile , vôto d ' inquietudine , si riempì di curiosità . Don Clemente le parlava della torre , delle arcate antiche , degli affreschi presso la porta della chiesa ed ella pensava : come farlo parlare di Maironi ? Lo interruppe spensieratamente mentre le mostrava la processione dei fraticelli di sasso , per domandargli se capitassero spesso al monastero anime stanche del mondo , disilluse , avide di darsi a Dio . " Sono protestante " diss ' ella . " Questo mi interessa molto . " Don Clemente pensò in cuor suo che questo le interessasse molto non per il suo protestantesimo ma per la sua amicizia colla signora Dessalle . " Spesso no " rispose " Qualche volta . Di solito quelle anime preferiscono altri Ordini . Ah , Lei è protestante ? Non Le rincrescerà , però , di entrare nella nostra chiesa ? Non dico nella Chiesa cattolica " soggiunse sorridendo e arrossendo " dico nella chiesa del nostro monastero . " E raccontò di un inglese , protestante , innamorato di San Benedetto , che faceva lunghi soggiorni a Subiaco , frequentava Santa Scolastica e il Sacro Speco . " È un ' anima bellissima " diss ' egli . Ma Noemi voleva ritornare al primo soggetto , sapere se qualcuno venisse mai dal mondo a servire il monastero per spirito di penitenza , senza vestire l ' abito . Non ebbe risposta perché don Clemente , veduto un colossale monaco entrare nel chiostro , le si scusò , andò a parlargli e ritornato a lei con il maestoso compagno , Le presentò in don Leone una guida superiore a lui di gran lunga per copia e profondità di dottrina ; e , con molto dispetto di lei , si allontanò . Rimasta sola , Jeanne fu ripresa dalla palpitazione violenta . Dio , come riviveva il passato , come riviveva Praglia ! Pensare ch ' egli andava e veniva per quell ' ingresso , per quei chiostri , chi sa quante volte al giorno , che aveva tanto dovuto ricordare Praglia , quell ' ora disposta dal destino , quell ' acqua versata , quell ' ebbrezza , quelle mani strette , nel ritorno , sotto la coperta di pelliccia ! Pensare ch ' egli era libero e che anche lei lo era ! Che febbre , che febbre ! Fra Antonio , sgomentato sulle prime di trovarsi lì questa signora che pareva senza fiato , rimase poi sbalordito della rapida loquela con la quale , a un tratto , ella lo assalì di domande . Il monastero , non aveva un orto vicino ? - Sì , vicinissimo , a tramontana . Di mezzo non c ' era che una stradicciuola . - E chi lo coltivava ? - Un ortolano . - Giovane ? Vecchio ? Di Subiaco ? Forestiere ? - Vecchio . Di Subiaco . - E nessun altro ? - Sì , Benedetto . - Benedetto ? Chi era Benedetto ? - Un giovane , del paese del Padre foresterario . - Di dov ' era il Padre foresterario ? - Di Brescia . - E questo giovine si chiamava Benedetto ? - Tutti lo chiamavano Benedetto ; se fosse proprio il suo vero nome fra Antonio non lo poteva dire . - Ma che uomo era ? - Oh , questo sì , fra Antonio lo poteva dire . Era quasi più santo dei frati . Si capiva dalla faccia che doveva essere di buona famiglia e alloggiava come un cane , non mangiava che pane , frutta ed erba , qualche notte la passava in preghiere , magari sulla montagna . Lavorava la terra e anche studiava in biblioteca col Padre foresterario . E un cuore , un cuore grande ! Tante volte aveva dato ai poveri anche quel magro vitto del convento . - E dove lo si potrebbe vedere adesso ? - Eh , nell ' orto certamente . Fra Antonio supponeva che stesse amministrando il solfato di rame alle viti . A Jeanne batte il cuore tanto forte che la vista le si oscura . Ella tace e non si move . Fra Antonio crede che non pensi più a Benedetto . " Ah signora " dice " Santa Scolastica è un bel monastero , ma bisogna vedere Praglia ! " Perché fra Antonio nella sua giovinezza , prima della soppressione dell ' Abbazia di Praglia , vi ha passato alcuni anni , e ne parla come di una madre venerata . - Ah , la chiesa di Praglia ! I chiostri ! Il chiostro pensile , il refettorio ! - Alle inattese parole Jeanne si esalta . Esse le dicono : va , va , va subito ! Ella scatta dalla seggiola . " Quest ' orto ? Per qual parte ci si va ? " Fra Antonio , un po ' sorpreso , le risponde che può recarvisi attraversando il monastero oppure girandolo di fuori . Jeanne esce , chiusa nel suo pensiero ardente , passa il cancello , gira a destra , entra nella galleria sotto la biblioteca , vi si ferma un momento stringendosi le mani sul cuore e procede . Il vaccaro del convento , fermo sull ' entrata del cortile dov ' è l ' Ospizio dei pellegrini , le mostra sull ' opposto fianco della viuzza chiusa fra due muri , l ' uscio dell ' orto . Ella gli domanda se avrebbe trovato nell ' orto un tale Benedetto . Malgrado lo sforzo di dominarsi , le trema la voce nell ' attesa di un sì . Il vaccaro risponde che non sa , si offre di andar a vedere , bussa più volte , chiama : " Benedè ! Benedè ! " Un passo , finalmente . Jeanne si appoggia allo stipite , per non cadere . Dio , se è Piero , cosa gli dirà ? L ' uscio si apre , non è Piero , è un vecchio . Jeanne respira , contenta , per un momento . Il vecchio la guarda , meravigliato , dice al vaccaro : " Benedetto non c 'è." La contentezza di lei è già svanita , ella si sente gelare ; quei due la guardano curiosi , in silenzio . " È questa signora " disse il vecchio " che cerca di Benedetto ? " Jeanne non rispose . Rispose per lei il vaccaro ; e poi raccontò che Benedetto aveva passato la notte fuori , ch ' egli lo aveva trovato all ' alba , tutto molle di pioggia , nel bosco del Sacro Speco , che gli aveva offerto del latte e che Benedetto aveva bevuto come un moribondo in cui rifluisca la vita . " Udite , Giovacchino " soggiunse il vaccaro , fattosi a un tratto solenne . " Quell ' omo bevuto ch ' ebbe , mi abbracciò così . Io stavo male , non avevo dormito , mi doleva il capo , mi dolevano tutte l ' ossa . Ebbene , dalle sue braccia mi vennero come tanti piccoli brividi e poi come un calore buono , un piacere , un sentirmi così bene che mi pareva avere nello stomaco due sorsi di acquavite , la più fina . Via il mal di capo , via il male d ' ossa , via tutto . E mi sono detto : per Caterina , quest ' omo è un Santo . E un Santo è . " Passò , mentr ' egli parlava , un povero sciancato , un accattone di Subiaco . Vista la signora , si fermò , le tese il cappello . Jeanne , tutta in quel che il vaccaro diceva , non si avvide di lui né lo udì quando , avendo il vaccaro finito di parlare , le chiese l ' elemosina per l ' amore di Dio . Ella domandò all ' ortolano dove questo Benedetto si potesse trovare . L ' ortolano si cercò una risposta nella nuca . Allora la voce flebile dell ' accattone gemette : " Cercate Benedetto ? Sta al Sacro Speco , sta al Sacro Speco . " Jeanne gli si voltò avida . " Al Sacro Speco ? " diss ' ella . E l ' ortolano domandò all ' accattone se ce l ' avesse veduto lui . L ' accattone raccontò , lagrimoso più che mai , come si fosse trovato più di un ' ora prima sulla strada del Sacro Speco , oltre il bosco dei lecci , proprio a due passi dal Convento con un fastello di legna ; come fosse caduto malamente e rimasto a giacere sotto il fastello . " Iddio e san Benedetto " diss ' egli " fecero che passasse un monaco . Questo monaco mi rialzò , mi confortò , mi prese a braccio , mi accompagnò al Convento dove gli altri monaci mi ristorarono . Io me ne venni via e il monaco rimase al Sacro Speco . " " E che c ' entra ? " fece l ' ortolano . " C ' entra che prima , vestito com ' era , non lo riconobbi , ma poi lo riconobbi . Era lui . " " Chi , lui ? " "Benedetto." " Ma chi era Benedetto ? " " Il monaco . " " Ma che sei pazzo ! - Scemo che sei ! " fecero l ' ortolano e il vaccaro . Jeanne diede allo sciancato una moneta d ' argento . " Pensate bene " diss ' ella . " Dite la verità . " Lo sciancato si sdilinquì in benedizioni , intercalandovi degli umili " quello che volete , quello che volete , - mi sarò sbagliato , mi sarò sbagliato " e se ne andò con la sequela di pii borbottamenti . Jeanne interrogò ancora il vaccaro e l ' ortolano . Possibile che Benedetto avesse vestito l ' abito ? Ma che ! L ' accattone era un povero scemo . Se n ' andò anche il vaccaro e Jeanne entrò nell ' orto , sedette sotto un ulivo , pensando che Noemi avrebbe facilmente saputo del portinaio dove trovarla . Il vecchio ortolano , curioso la sua parte , le domandò con molte scuse se fosse parente di Benedetto . " Perché si sa ch ' è un signore " diss ' egli . " Un signore grande . " Jeanne non rispose alla domanda . Volle invece sapere perché si avesse quell ' opinione della ricchezza di Piero . Ecco , si capiva dai modi , e anche dalla faccia ; una faccia da signore , proprio . E non s ' era fatto monaco ? Eh , no . E perché non s ' era fatto monaco ? Non si sapeva , di certo . Se ne dicevano tante . Si diceva persino che avesse moglie e che la moglie gli avesse fatto ciò che l ' ortolano chiamava un brutto gioco . Jeanne tacque e all ' ortolano balenò che quella lì fosse la moglie appunto , la donna del brutto gioco , che venisse , pentita , a implorar perdono . " Se questo fatto della moglie è vero " diss ' egli allora " la ci avrà avuto le sue ragioni , non dico , ma però come bontà d ' uomo , la non ne avrà trovato di certo uno migliore . Guardi , signora , questi padri sono persone sante , non c ' è che dire , ma uno buono come lui , né a Santa Scolastica né al Sacro Speco , glielo giuro io , non ci sta , benché c ' è don Clemente ch ' è santissimo ! Però come questo Benedetto , no . " A Jeanne tornarono subitamente in cuore le parole dell ' accattone : Benedetto , fatto monaco . Perché mai ? Si sgomentò che le tornassero in cuore senza una ragione . Non avevan detto quei due ch ' era una stoltezza e che l ' accattone era uno scimunito ? Sì , una stoltezza , lo capiva anche lei ; sì , uno scimunito , era parso tale anche a lei ; ma le parole stolte battevano e ribattevano al suo cuore , sinistre come maschere dalle facce assurde che battessero al vostro uscio in altro tempo che di carnevale . " Se si trattiene , signora " disse l ' ortolano " non passa una mezz ' ora che capita . Che ! Un quarto d ' ora ! Sta forse in biblioteca con don Clemente a studiare , o forse in chiesa . " Dalla biblioteca che cavalca la stradicciuola si esce direttamente nell ' orto . " Eccolo ! " esclamò il vecchio . Jeanne balzò in piedi . L ' uscio che mette dalla biblioteca nell ' orto si aperse lentamente . Invece di Piero comparve Noemi seguita da un gran frate . Noemi vide l ' amica fra gli ulivi e si arrestò di botto , sorpresa . Jeanne nell ' orto ? Possibile che ... ? No , il vecchio che le stava accanto non poteva essere Maironi e nessun altro era con lei . Sorrise , la minacciò col dito . Don Leone , inteso da Noemi che quella era la signora della quale gli aveva detto durante la visita del monastero ch ' era rimasta in portineria , prese congedo . Naturalmente le signore salirebbero al Sacro Speco e la passeggiata del Sacro Speco non conveniva più alla sua mole . Erano quasi le undici , la carrozza doveva trovarsi alle dodici e mezzo dove l ' avevano lasciata , perché a casa Selva si pranzava al tocco ; se Jeanne voleva vedere il Sacro Speco non c ' era tempo da perdere , posto che il suo malessere si fosse dileguato , come pareva . Noemi consigliava così e non s ' indugiò a chiedere spiegazioni , in presenza dell ' ortolano , dell ' aver piantato fra Antonio per correre a esplorare l ' orto . Si accontentò di sussurrare : " fingevi , eh ? " Jeanne rispose che al Sacro Speco ci doveva andar lei , Noemi , e subito , appunto . Ella intendeva di stare ad aspettarla nell ' orto . Noemi indovinò un ' altra commedia . " Oh no ! " diss ' ella . " O vieni al Sacro Speco o , se non stai bene , scendiamo subito a Subiaco ! " Jeanne obbiettò che scendere subito era inutile perché non si sarebbe trovata la carrozza ; ma Noemi non si arrese . Avrebbero fatto la discesa a grande agio , sarebbero state pronte a salire in carrozza appena venisse . Jeanne rifiutò ancora , più vivacemente , non avendo altre ragioni a opporre . Allora Noemi la guardò in silenzio , cercando leggerle negli occhi un disegno nascosto . In quell ' attimo di silenzio Jeanne fu rimorsa nel cuore dalle parole dell ' accattone . Prese impetuosamente il braccio dell ' amica . " Vuoi che venga al Sacro Speco ? " diss ' ella . " Bene , andiamo . Tu credi una cosa e non sai . Faccia il destino ! " Ma prima ancora di muovere un passo si sciolse da Noemi , che la guardava trasognata , scrisse a matita nel suo portafogli : " Sono al Sacro Speco . In nome di don Giuseppe Flores , mi aspetti . " Non firmò , stracciò la paginetta , la diede all ' ortolano " per quell ' uomo , se ritornava " riprese il braccio dell ' amica , dicendo : " Andiamo ! " Il sole ardeva sulla petraia fumante umidi odori di erbe e di sasso , inargentava i cirri di nebbione erranti lungo i fianchi della stretta valle selvaggia fino al cumulo enorme assiso là sul fondo , a cappello delle cime di Jenne ; la voce grande dell ' Aniene empiendo le solitudini . Jeanne saliva senza dir parola , senza rispondere alle domande di Noemi più e più sgomentata del suo silenzio , del suo pallore , del vederle le labbra strette a comprimere il pianto , del sentir sussultare il suo braccio . Perché ? Nella notte e fino all ' entrata di Santa Scolastica la povera creatura aveva ondeggiato fra il timore e la speranza , in una febbre di aspettazione . Adesso era un ' altra febbre . Almeno pareva . Pareva che avesse saputo , là nell ' orto , qualche cosa di cui non volesse parlare , qualche cosa di penoso , di pauroso . Cosa poteva essere ? Il tragico pianto delle acque invisibili , il tremare silenzioso dei fili d ' erba per la petraia , lo stesso calore ardente stringevano il cuore . Pochi passi prima dell ' Arco ritto a contenere la folla nereggiante dei lecci , Noemi ebbe il conforto di udire voci umane . Erano Dane , a cavallo , Marinier e l ' Abate a piedi , che scendevano insieme dal Sacro Speco . Dane mostrò molto piacere dell ' incontro , trattenne la sua cavalcatura , presentò le signore all ' Abate , parlò con entusiasmo del Sacro Speco . Jeanne , scambiata qualche parola coll ' Abate , gli domandò se qualcuno avesse pronunciato i voti solenni , o almeno vestito l ' abito , di recente . L ' Abate rispose ch ' era venuto a Santa Scolastica da pochi giorni e non era in grado di risponderle lì per lì ; ma non credeva che da un anno , a dir poco , nessuno a Santa Scolastica avesse fatto la professione solenne né vestito l ' abito di novizio . Jeanne s ' illuminò di gioia . Adesso lo capiva , era stata una stupida di dubitare possibile , anche per un solo momento , che Piero fosse diventato frate , da contadino , in dodici ore . Avrebbe voluto ritornare subito all ' orto di Santa Scolastica ; ma come fare ? Quale pretesto prendere ? Proseguì , ansiosa di sbrigarsi presto del Sacro Speco . Noemi propose di sostare un poco all ' ombra dei lecci che là sulla via delle anime agitate dall ' amor divino paiono torti anch ' essi da un interno furore ascetico , da un frenetico sforzo di svellersi dalla terra per avventar le braccia nel cielo . Jeanne rifiutò , impaziente . Aveva ripreso colore nel volto e luce negli occhi . Si mise spedita per la scaletta che termina il breve cammino e malgrado le proteste di Noemi , che non capiva il perché di tanto mutamento , non volle neppure riprender fiato in capo alla scala , ove improvvisamente si scopre la scena cupa , profonda della vallea , e alto , a sinistra , l ' orrido sasso caro ai falchi e ai corvi , rigonfio sopra le murature squallide , bucate di fori disadorni , che vi s ' incrostano per traverso sugli anfratti nudi e sono il monastero del Sacro Speco . Sotto il monastero , nel profondo , pende il roseto di san Benedetto e sotto il roseto pendono gli orti , pendono gli uliveti al ruggente Aniene scoperto . Il cumulo assiso sui monti di Jenne saliva invadendo il cielo . Una ondata d ' ombra passò sul sasso enorme , sul monastero , sul parapetto cui Noemi aveva appoggiato i gomiti , contemplando . " Questo è magnifico " diss ' ella . " Lasciami fermare un po ' qui almeno , ora che c ' è ombra ! " Ma in quel momento , a due passi da loro , si apriva la porticina del monastero e ne usciva una compagnia di stranieri , signori e signore . Il monaco che li aveva guidati , vedendo Jeanne e Noemi , tenne aperto l ' uscio in atto di aspettazione . Jeanne si affrettò a entrare e Noemi , mal suo grado , la seguì . " Affreschi del Trecento " disse il benedettino nell ' oscuro corridoio di entrata , con voce indifferente e passando . Noemi si fermò , curiosa delle pitture antiche . Jeanne tenne dietro al benedettino , senza guardare né a destra né a sinistra , distratta , tentata da un dubbio . Se l ' Abate non avesse detto il vero ? Se lo avesse detto l ' accattone ? La fantasia le rappresentò l ' incontro felice nel cortile di Praglia , il viso pallidissimo di lui , il " grazie " che l ' aveva fatta tremar di gioia . Le correvano brividi nel sangue e , come per una strappata di redini all ' immaginazione , si voltò a Noemi : " Vieni " diss ' ella . Seguì il monaco nulla udendo di quello ch ' egli diceva , nulla guardando di quello che indicava . Noemi dissimulava a fatica le proprie inquietudini . Presentiva un pericolo nel ritorno . Il punto pericoloso era l ' orto di Santa Scolastica dove Jeanne intendeva rientrare , secondo aveva detto al vecchio ortolano . Adesso le era passato il desiderio di vedere questo famoso Maironi . Non desiderava che di ritornare con Jeanne a casa Selva senz ' aver fatto incontri e avrebbe voluto indugiarsi al Sacro Speco il più possibile perché poi mancasse loro il tempo di sostare a Santa Scolastica . Perciò fingeva prendere alle viscere preziose del monastero dalla squallida pelle un interesse continuo , mentre invece sentiva solamente desiderio di ritornarvi un ' altra volta , con sua sorella o con suo cognato , in pace . Nel discendere in quella miniera della santità , né l ' una né l ' altra sapevano qual via facessero per l ' aria morta e fredda , per le ombre mistiche , per i chiarori giallognoli pioventi dall ' alto , per gli odori di sasso umido , di lucignoli fumosi , di arredi vecchioni , per le visioni di cappelle , di grotte , di croci negli sfondi bui di scale perdentisi in fuga , a paro con le loro volte acute , giù verso caverne inferiori , di marmi color di sangue , color di notte , color di neve , di rigide folle pie dalle facce bizantine ingombranti le pareti , i timpani delle arcate , di monacelle e di fraticelli ritti nelle strombature delle finestre , nei pennacchi delle vôlte , lungo il giro degli archivolti , ciascuno con la sua venerabile aureola . Non sapevano quale cammino vi facessero e Jeanne appena ne sentiva la realtà . Nello scendere la Scala Santa , precedendo il monaco seguito immediatamente da Jeanne e Noemi venendo ultima a cinque o sei gradini di distanza , Jeanne , improvvisamente , gittò le mani alle spalle della guida e subito , vergognando dell ' atto involontario , le ritolse mentre il monaco , fermatosi , le volgeva il capo , attonito . " Scusi " diss ' ella . " Chi è quel padre ? " Fra due ripiani della Scala , dietro un risalto della parete di sinistra , una figura tutta nera nella tonaca benedettina si teneva ritta nell ' angolo oscuro , appoggiando la fronte al marmo . Jeanne l ' aveva oltrepassata di quattro o cinque gradini senza vederla . S ' era voltata a guardare per caso , l ' aveva veduta , un istintivo sospetto le era lampeggiato nel cuor tremante . Il monaco rispose : " Non è un padre , signora . " Si chinò ad aprire con la chiave la cancellata di una cappella . " Cosa c ' è ? " chiese Noemi , sopraggiungendo . " Non è un padre ? " ripeté Jeanne . Nell ' udire la voce strana dell ' amica , Noemi trasalì . Neppure lei aveva notato la figura ritta nell ' ombra della parete . " Chi ? " diss ' ella . Il monaco , che intanto aveva aperto , intese " qui ? " e riferì la parola a un discorso di prima . " No " disse " il ritratto autentico di san Francesco non è qui . Più abbasso c ' è un san Francesco dipinto dal cavalier Manente . Lo vedranno dopo . Se vogliono passare ... " Noemi disse piano a Jeanne " cos ' hai ? " e avendo l ' altra risposto con voce più tranquilla " niente " le passò avanti , entrò nella cappella , ascoltando le spiegazioni del monaco . Allora la figura nera si staccò dalla parete . Jeanne la vide salire lenta nell ' ombra sotto le arcate ogivali . Toccato il ripiano superiore , la figura sparve a destra e subito ricomparve in un braccio di scala attraversato dall ' obliquo sfondo della scena , luminoso nel raggio di una finestra invisibile . La figura saliva lenta , quasi faticosamente . Prima di sparire dietro il fianco enorme di un ' arcata , piegò il capo a guardare in basso . Jeanne la riconobbe . Sull ' attimo , quasi obbedendo a una fulminea volontà impostasi a lei , quasi portata dal turbine del suo destino , pallida , risoluta , senza sapere cos ' avrebbe detto , cos ' avrebbe fatto , ella prese l ' ascesa . Attraversato il ripiano superiore , nel metter piede sulla scala chiara , traboccò a terra , vi giacque un momento ; sì che Noemi , uscita della cappella , non la vide , la credette discesa in cerca del ritratto di san Francesco . Si rialzò , riprese la via , povera creatura di passione , richiamata invano dalle immagini di celeste pace , irrigidite sulle mura sacre . Tutto era davanti a lei silenzio e vuoto . Ell ' andava per vie ignote a lei , veloce , sicura , come nella chiaroveggenza dell ' ipnosi . Passava per buie stretture , per chiarori larghi , senza esitar mai , senza guardare né a destra né a sinistra , chiusi e acuiti tutti i sensi nell ' udito , seguendo attimi di sussurri lontani , il dolersi lieve di un uscio , il vento di un altro , lo sfiorar di un abito a uno stipite . Così dai due spinti battenti dell ' ultima porta ella emerse rapida in faccia a lui . Anch ' egli l ' aveva riconosciuta sulla Scala Santa , all ' ultimo momento . Si tenne quasi certo di non essere stato riconosciuto alla sua volta ; cercò tuttavia di togliersi dal solito cammino dei visitatori . Quando udì giungere a quella recondita sala un fruscìo rapido di vesti femminili , comprese , aspettò , a fronte della porta . Ella lo vide e impietrò sull ' atto fra i battenti aperti , fissi gli occhi negli occhi di lui , che non avevano più lo sguardo di Piero Maironi . Era trasfigurato . La persona , forse per le vesti nere , pareva più sottile . Il viso pallido , scarno , spirava dalla fronte , fatta più alta , una dignità , una gravità , una dolcezza triste , che Jeanne non gli aveva conosciute mai . E gli occhi erano del tutto altri occhi , avevano un inesprimibile divino , tanta umiltà e tanto impero , l ' impero di un amore trascendente , originario non del suo cuore ma di una mistica fonte ad esso interna , di un amore oltrepassante il cuore di lei , ricercantele più addentro una recondita regione dell ' anima , ignota a lei stessa . Ella giunse lenta lenta le mani e piegò i ginocchi a terra . Benedetto si recò alle labbra l ' indice della sinistra e tese l ' altro alla parete fronteggiante il balcone aperto sui carpineti del Francolano e sul fragore del fiume profondo . Nel mezzo della parete nereggiava , grande , la parola SILENTIUM . Per secoli , da quando la parola era stata scritta , mai voce umana si era udita là dentro . Jeanne non guardò , non vide . A lei bastò quell ' indice alle labbra di Piero per serrar le sue . Ma non bastò per costringerle il pianto in gola . Guardava guardava lui con le labbra strette e le sdrucciolavano grosse sul viso lagrime silenziose . Immobile , pendenti le braccia lungo la persona , Benedetto chinò un poco il capo e chiuse gli occhi , assorto nello spirito . La grande , nera parola imperatoria , grave di ombre e di morte , trionfava sulle due anime umane , ruggendo contro a lei dal balcone lucente le anime belluine dell ' Aniene e del vento . A un tratto , pochi secondi dopo che gli occhi di Benedetto si erano chiusi allo sguardo di lei , ella balenò e si spezzò , dalle spalle alle ginocchia , in un singhiozzo amaro di tutta l ' amara sua sorte . Egli aperse allora gli occhi , la guardò dolcemente , ed ella ribevve avida il suo sguardo , ebbe ancora due singhiozzi , quasi di dolorosa gratitudine . E perché l ' amato si recò nuovamente l ' indice alla bocca , gli accennò del capo di sì , di sì , che avrebbe taciuto , che si sarebbe chetata . Obbedendo sempre al suo gesto , al suo sguardo , si alzò in piedi , si fece da banda , lo lasciò passare per i battenti aperti , lo seguì umile , con la sua speranza morta nel petto , con tanti dolci fantasmi morti nella mente , con il suo amore fatto tremore e venerazione . Lo seguì fino alla cappella che chiamano la chiesa superiore . Colà , di fronte alle tre piccole ogive che chiudono interne ombre dove si disegna un altare e una croce di argento brilla su parvenze fosche di pitture antiche , Jeanne s ' inginocchiò , com ' egli accennolle , sull ' inginocchiatoio appoggiato al fianco destro della grande arcata che gira sulla volta acuta , mentr ' egli s ' inginocchiava su quello appoggiato al fianco sinistro . Sul timpano dell ' arcata un pittore del secolo XIV ha dipinto il poema del massimo Dolore . Da un ' alta finestra di sinistra scendeva la luce alla Dolorosa ; Benedetto era nell ' ombra . La voce di lui mormorò appena udibilmente : " Senza fede ancora ? " Sommesso come aveva parlato egli e senza volgere il capo , ella rispose : "Sì." Egli tacque un momento e poi riprese con la stessa voce : " La desidera ? Potrebbe operare come se credesse in Dio ? " " Se non è necessario di mentire , sì . " " Promette di vivere per i miseri e per gli afflitti , come se ciascuno di essi fosse una parte dell ' anima da Lei amata ? " Jeanne non rispose . Era troppo veggente e troppo leale per affermare che lo poteva . " Promette di farlo " riprese Benedetto " se io prometto di chiamarla presso di me in un ' ora fissa dell ' avvenire ? " Ella non sapeva quale ora solenne , non lontana , egli pensasse , parlando così . Rispose palpitante : " Sì sì . " " In quell ' ora La chiamerò " disse la voce nell ' ombra . " Però non cerchi mai rivedermi prima . " Jeanne si strinse le mani sugli occhi , rispose un " no " soffocato . Le pareva di turbinare negli angosciosi sogni di una febbre mortale . Piero non parlava più . Passarono due , tre minuti . Ella si levò le mani dagli occhi lagrimosi , li fissò sulla croce che brillava là in faccia , oltre gli archetti ogivali , sulle fosche parvenze di pitture antiche . Mormorò : " Sa che don Giuseppe Flores è morto ? " Silenzio . Jeanne volse il capo . Nessuno era più nella chiesa . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO QUINTO . Il Santo . I . La luna era già tramontata e nel vento della tarda sera l ' Aniene discorreva ora forte ora piano , come colui che parlando concitato ricorda di tratto in tratto al suo interlocutore cosa da non lasciar udire ad altri . Il solo forse che in tutta la bella conca di Subiaco stesse attento al suo discorso , era Giovanni Selva . Seduto presso il parapetto della terrazza , egli vi teneva appoggiati i gomiti e guardava silenzioso nell ' ombra sonora . Maria e Noemi uscite anch ' esse a goder la frescura e gli aromi selvaggi del vento notturno , si tenevano in disparte . Maria sussurrò una parola all ' orecchio della sorella , che uscì . Rimasta sola , si accostò pian piano al marito , gli posò un bacio sui capelli : " Giovanni " diss ' ella . Quante volte , oppressa dalla violenza dell ' amore , non gli aveva ella data l ' anima sua , tutta sé stessa , in questa sola parola detta sotto voce , tutte l ' altre essendo manchevoli , per lei , o sciupate da troppe labbra ! Giovanni rispose mestamente , come stanco : "Maria." Non sentendosi più il viso di lei sui capelli , temette di esserle parso freddo . " Cara " diss ' egli . Ella tacque un momento e posategli ambedue le mani sul capo , prese ad accarezzarglielo lentamente , dicendo : " Beati coloro che soffrono per la Verità . " Egli si voltò con un sorridente fremito di affetto , guardò se Noemi fosse ancora presente , si attirò con un braccio il caro viso sulla bocca . " Ho tanto bisogno di te , " disse " della tua forza ! " " Sono tua per questo " rispose Maria " e sono forte solo perché tu mi ami . " Egli le prese una mano , la baciò , riverente . " Vedi ? " esclamò poi , alzando il viso . " Forse non sai proprio il più profondo del mio soffrire , perché è una cosa oscura anche a me che sono vecchio e non mi conosco ancora . Ci pensavo adesso . Pensavo che quando si soffre di una ferita la causa del soffrire si vede , ma quando si soffre di una febbre la causa è oscura così e non si arriva mai a conoscerla bene . " Un mese non era ancora trascorso dalla sera della riunione in cui si era parlato di una lega fra i cattolici progressisti . Nessuna lega n ' era venuta fuori ma uno strano seguito di fatti spiacevoli non poteva ragionevolmente attribuirsi ad altra origine . Il professore Dane era stato richiamato in Irlanda dal suo arcivescovo . Egli si era subito recato da un cardinale di curia , inglese , per rappresentargli le sue cattive condizioni di salute e chiedergli di appoggiare presso l ' Arcivescovo una domanda di dilazione . Sua Eminenza gli aveva aperto gli occhi . Il colpo era venuto da Roma dove si era malissimo disposti verso di lui . Soltanto per un riguardo al cardinale stesso , amico del Dane , e sopra tutto per riguardo al governo inglese , non si accontenterebbero coloro che avrebbero voluto far mettere all ' Indice i suoi libri e costringer lui a lasciare la cattedra . Il cardinale gli aveva consigliato di partire da Roma , dove il caldo era già molesto , e di ammalarsi un po ' più sul serio a Montecatini o a Salsomaggiore , dove lo avrebbero lasciato tranquillo . Don Clemente non si era più visto . Giovanni era andato a trovarlo a Santa Scolastica , dove il monaco gli aveva significato con le lagrime agli occhi che la loro amicizia doveva seppellirsi come un tesoro in tempo di guerra . A don Paolo Farè , che teneva in Pavia un corso di religione per gli adulti , era stato imposto di tacere . Il giovane di Leynì era stato colpito per mezzo della sua famiglia . La sua pia , eccellente madre lo aveva supplicato piangendo , in nome del morto padre suo , di rompere con i pericolosi amici Selva ; ed egli credeva che il passo le fosse stato suggerito dal confessore . Aveva resistito ma a prezzo della sua pace domestica . Finalmente , un periodico clericale aveva pubblicato tre articoli sull ' opera intera di Giovanni , riassumendo parziali lodi temperate e parziali biasimi aspri in un giudizio severissimo sul carattere , secondo il censore , razionalistico dell ' opera stessa e sulla temerità intollerabile dell ' autore , che , unicamente armato di sapere laico , aveva osato pubblicare scritture dove il difetto di scienza teologica si rivelava miseramente . In sostanza quegli articoli erano una terribile condanna preventiva proprio del libro che Giovanni stava scrivendo sui fondamenti razionali della morale cristiana , e preannunciavano , a giudizio degli esperti , l ' Indice per gli altri suoi lavori . " Dubiti delle tue idee ? " disse Maria . La domanda non era sincera . Ell ' aveva , malgrado il suo grande amore , una conoscenza profonda e chiara dell ' animo di suo marito . Pensava che soffrisse nel suo interno per il presentimento di una condanna ecclesiastica . Giovanni poteva parlare con disistima di certe sentenze della Congregazione dell ' Indice , ma la sua coscienza , riverente verso l ' autorità più ch ' egli stesso non pensasse , si turbava , secondo Maria , più ch ' egli stesso non volesse , del minacciato colpo . E Maria , temendo di ferirlo se dicesse " hai paura ? " aveva simulato un altro dubbio per aprirgli la via di confessare spontaneamente il vero . La risposta di Giovanni la sorprese . " Sì " diss ' egli . " Dubito di me . Non però nel modo che tu credi . Dubito di essere puramente un intellettuale e di esagerarmi l ' importanza , davanti a Dio , delle mie idee . Dubito di non viverle , le mie idee . Dubito di sentire troppo sdegno contro coloro che non le dividono , contro dei persecutori che dobbiamo amare , contro quell ' abate svizzero che venne qua con Dane e poi ha probabilmente parlato di ciò che si è detto allora tra noi , dove e come non doveva . Dubito di condurre una vita troppo inoperosa , troppo facile , troppo piacevole , perché a me lo studio è piacevole . Dubito del mio stesso amore di Dio perché sento troppo poco l ' amore del prossimo . Mi viene in mente che le dolcezze mistiche mi possono addormentare circa questo punto . Tu , Maria , tu vivi la tua fede ! Tu visiti gl ' infermi , tu lavori per i poveri , tu conforti , tu istruisci . Io non faccio niente . " " Io sono tu " mormorò Maria . " Sei tu che mi hai fatta così . E poi tu eserciti la carità intellettuale . " " No no , questa è per me una parola presuntuosa ! " Egli ricadde a contemplare in silenzio l ' ombra sonora . Maria sapeva che veramente il sentimento affettuoso della fraternità umana non era vivace in lui . Sentiva , non volendolo quasi confessare a sé stessa , che questa deficienza toglieva a suo marito di esercitare con successo il grande apostolato religioso che avrebbe dovuto rispondere alle sue disposizioni intellettuali , a quella fede profonda e luminosa ch ' era in lui frutto d ' ingegno , di studio , di amor divino più che di tradizione e di abitudine . Si rimproverava di essersi qualche volta compiaciuta della freddezza di Giovanni verso gli uomini , per il prezioso sapore che ne prendevano i tesori di affetto dati a lei . Egli aveva però la coscienza del dovere fraterno e mai ella non lo aveva conosciuto sordo alla preghiera , duro al dolore altrui . Non sentiva e quindi non amava Dio negli uomini , ch ' è il più sublime fuoco della carità ; sentiva e amava gli uomini in Dio , ch ' è freddo amore , come di un fratello buono al fratello soltanto per compiacere al padre . Ma quest ' ultima è la tempra comune anche dei cuori umani migliori . Quello di Giovanni era temprato così , non poteva dare la carità sublime di cui umilmente , tristemente si conosceva vôto . Maria , accarezzandogli i capelli con infinita tenerezza pia , sognava che fluisse per il proprio cuore , per le proprie mani a quel capo la soave indulgenza Divina . " Sai " diss ' ella " ti offro subito io un ' opera di carità che avrà molto merito . C ' è Noemi che ha ricevuto una lettera della sua amica Dessalle e dice di aver bisogno del tuo aiuto . " " Chiamala " diss ' egli . Noemi venne . Una leggera nube era passata quel giorno fra lei e Giovanni . Caso raro , avevano conversato insieme di religione . Noemi si teneva ciecamente aggrappata alla propria e non amava discuterne . Malgrado la sua tenerezza per Maria , il suo affettuoso rispetto per Giovanni , temeva di piegare , se esaminasse le ragioni e la natura del proprio credere , piuttosto verso lo scetticismo di Jeanne che verso il cattolicismo liberale e progressista dei Selva . Questo cattolicismo le pareva una cosa ibrida e forse aveva appreso da Jeanne a giudicarlo così , perché Jeanne , in qualche momento di cattiveria nervosa , difendeva con acrimonia il proprio scetticismo da quella fede che per essere luminosa di spirito e verità poteva riuscirgli formidabile . Ell ' era poi anche sempre in sospetto , non di sua sorella , ma di Giovanni che meditasse di convertirla ; e il sospetto era trapelato , quel giorno , discorrendo i due della confessione , nella vivacità di qualche risposta . Allora Giovanni le aveva dolcemente e gravemente ricordato che l ' errore accolto senz ' averne coscienza , col desiderio sincero e puro della verità , era incolpevole davanti a Dio ; ma che se un sentimento estraneo a quel desiderio avesse parte nella ripulsa della verità , ne sorgeva il peccato . Questo argomento ferì Noemi ancora più addentro . Ella fu per domandare al cognato i suoi titoli di vice - giudice divino . Si contenne e lasciò cadere il discorso . Più tardi , ripensandoci , ebbe rimorso del suo silenzio imbronciato ; non tanto perché le ultime parole di Giovanni avessero fatto cammino nella sua mente , quanto perché sapeva dei dispiaceri che le opinioni religiose da lui professate gli fruttavano , perché lo vedeva abbattuto di spirito . Anche per questo , richiamata da lui , pregata da sua sorella d ' essergli molto affettuosa , ella si risolse a una infedeltà verso Jeanne . Di quanto Jeanne le aveva scritto sotto il suggello del segreto , si era aperta con Maria solo fino al confine dello stretto necessario . Jeanne , sempre malata di corpo e di spirito , aveva udito parlare del Santo di Jenne che guariva i corpi e le anime , la pregava di recarsi a Jenne , di vedere questo Santo , di scrivergliene qualche cosa . Ora Noemi non poteva andare a Jenne tutta sola , doveva pur chiedere a Giovanni di accompagnarla . La sua prima confidenza si era fermata qui . Adesso ruppe tutti i suggelli dell ' amicizia e parlò . La povera Dessalle era più infelice che mai . Nel breve soggiorno a Subiaco aveva incontrato l ' antico amante . Esclamazione di Giovanni : era dunque proprio don Clemente ? No , era l ' uomo venuto alla villa col padre la sera dell ' arrivo di Jeanne , il garzone ortolano di Santa Scolastica , colui che non era più al monastero , colui del quale si parlava già in tutta la valle dell ' Aniene , e anche a Roma , come del Santo di Jenne . Noemi si scusò di non averlo detto subito , allora . Guai se Jeanne fosse venuta a saperlo , dopo le sue proibizioni di parlare ! E poi non serviva . Giovanni prese quasi furtivamente una mano di sua moglie e se la recò alle labbra . Maria intese e sorrise . Ambedue assalirono Noemi di domande . Sì , lo aveva riconosciuto la sera dell ' arrivo e adesso Giovanni e Maria potevano intendere il perché di quel tramortimento che si era visto . L ' incontro era poi avvenuto l ' indomani al Sacro Speco . Noemi ne sapeva soltanto che le speranze di lei n ' erano state distrutte , ch ' egli vestiva da monaco e aveva parlato come un uomo datosi a Dio per sempre , ch ' ella gli aveva promesso di dedicarsi ad opere di carità e che nessuna relazione diretta era più possibile fra loro . Adesso la Dessalle scriveva da villa Diedo , il soggiorno veneto dove si era ricondotta col fratello da Roma , due giorni dopo aver lasciato Subiaco . Scriveva in un ' ora di amarissimo sconforto . Il fratello , sorpreso ch ' ella si occupasse tanto de ' poveri , s ' irritava di questa novità nei suoi pensieri e nella sua vita . Largheggiasse di denaro , se le piaceva , quanto le piaceva ! Farsi venire una fila di pezzenti in casa , visitarli nei loro tugurii , no ! Questo era sciocco , era inutile , era noioso , era ridicolo , era pazzesco , era clericale . C ' erano altre difficoltà . Ell ' avrebbe desiderato entrare nelle associazioni femminili caritatevoli della città . Al contatto della signora che aveva tanto fatto parlare di sé per Maironi , che se pure andava qualche volta in chiesa la domenica però non adempiva il precetto pasquale , esse indietreggiavano chiudendosi in sé stesse come sensitive . E finalmente anche le sue abitudini di dama oziosa si ricomponevano via via dopo il primo strappo a impedirle il nuovo cammino , tanto più pronte quanto più il cammino si faceva difficile . Sentiva di dover soccombere se non le venisse una parola di consiglio , di aiuto da lui . Vederlo non poteva , scrivere non osava perché certamente egli aveva inteso vietare anche questo ed ella sarebbe morta piuttosto che fargli cosa sgradita , potendo evitarlo . Aveva letto una corrispondenza romana del Corriere sul " Santo di Jenne " dove si diceva che il Santo era giovine e aveva lavorato da bracciante nell ' orto di Santa Scolastica . Era lui , dunque ! Supplicava Noemi di andare a Jenne , di chiedergli per lei l ' elemosina di un conforto . Noemi era risoluta di andare . Vorrebbe Giovanni accompagnarla ? Nel tôno umile col quale lo chiese Giovanni sentì una tacita offerta di scuse e di pace , le stese la mano . " Di tutto cuore " diss ' egli . Maria si offerse per terza compagna . Fu stabilito di andare l ' indomani , a piedi , e di partire alle cinque del mattino per non avere il sole ardente sulla costa di Jenne , nuda e scoscesa . Poi si parlò del Santo . Tutta la valle ne era piena . La corrispondenza letta dalla Dessalle diceva che una quantità di gente affluiva a Jenne per vedere e udire il Santo , che si proclamavano guarigioni miracolose operate da lui , che i benedettini raccontavano con ammirazione la vita di penitenza e di preghiera ch ' egli aveva condotto per tre anni lavorando nell ' orto di Santa Scolastica . A Subiaco si raccontava ben altro . Un tale Torquato , guardaboschi , brav ' uomo , parente della domestica dei Selva , aveva detto a costei di essere andato a Jenne con un forestiere , una specie di poeta , venuto da Roma per parlare al Santo . Nell ' andata e nel ritorno aveva veduto , tutt ' assieme , forse una cinquantina di persone che si recavano a Jenne per lo stesso scopo . Fior di signori , anche ; sulla costa di Jenne una processione di donne che cantavano le litanie . A Jenne aveva saputo tutta la storia . Una notte l ' arciprete di Jenne aveva sognato un globo di fuoco sulla grande croce piantata a sommo della costa e questo globo di fuoco aveva acceso la croce che ardeva e splendeva senza consumarsi , illuminava tutte le montagne e le valli . Il giorno di poi egli si era visto capitare un giovine vestito da converso benedettino , che aveva l ' incarico di recargli una lettera . Questa lettera era dell ' Abate di Santa Scolastica e diceva : " Vi mando un angelo di fuoco ardente che farà parlare di Jenne in tutto l ' universo mondo . " Anche vi era scritto che questo giovine era nato principe grande di sangue di re , e che per servire Dio in umiltà si era fatto ortolano per tre anni a Santa Scolastica . E l ' arciprete si era come impazzito per la commozione di questo fuoco sognato e di questo fuoco arrivato , e gli era venuta una grandissima febbre . L ' indomani era giorno di festa . Degli altri due preti che stanno a Jenne uno era infermo e l ' altro se n ' era andato a Filettino due giorni prima per vedere sua madre inferma . La fantesca del parroco aveva raccontato nel paese di questo benedettino e del sogno e ogni cosa . La gente del paese era andata in chiesa per udir la messa del benedettino che avean veduto entrarvi , e non voleva credere che il benedettino non dicesse messa . Volevano che almeno predicasse , malgrado le sue proteste di non averne il diritto in chiesa ; e , presolo in mezzo , gli facevano tanta ressa intorno ch ' egli aveva accennato con la mano di uscire della chiesa promettendo ai vicini di parlare fuori . E fuori aveva parlato . Che avesse propriamente detto , la fantesca non l ' aveva saputo dire a Maria , né Maria l ' aveva poi potuto cavar bene a Torquato . Un po ' interrogando , un po ' immaginando , ella si ricostituì il suo discorso così : Potete voi entrare in chiesa ? Siete voi riconciliati con i vostri fratelli ? Sapete cosa Vi dice il Signore Gesù con questa parola che non si può avvicinarsi all ' altare senza essersi riconciliati con i fratelli ? Sapete che non potete entrare in chiesa se avete mancato contro la carità e la giustizia e non ne avete fatto ammenda , o non ne siete pentiti quando nessuna ammenda è possibile ? Sapete che non Vi è lecito di entrare in chiesa se nutrite qualche rancore verso i fratelli vostri non solo , ma pure se avete fatto torto loro in qualunque modo , negl ' interessi o nel ' onore , se avete detto loro ingiuria , se portate nel cuore desiderii disonesti contro i loro corpi e le loro anime ? Sapete che tutte le messe , le benedizioni , i rosarii , le litanie contano meno che niente se voi prima non vi purificate il cuore secondo la parola di Gesù ? Siete voi immondi di odio , d ' impurità ? Andate , Gesù non vi vuole in chiesa ! Ma che ! diceva Torquato . Il discorso era niente , era la voce , era il viso , erano gli occhi ! Il buon uomo ne parlava come se vi ci fosse trovato . Allora la gente , giù , in ginocchio , e pianti ; e certe donne , nemiche fra loro , ad abbracciarsi . Già non c ' erano che donne e vecchi perché gli uomini di Jenne son tutti pecorai a Nettuno e ad Anzio , e prima della fine di giugno non ritornano alla montagna . Il Santo , vedutili così contriti , aveva detto : entrate , inginocchiatevi , Iddio è dentro di voi , adoratelo in silenzio . La gente era entrata , una moltitudine . Eran caduti in ginocchio , tutti , e per un quarto d ' ora , Torquato raccontava così , si sarebbe udita , in quella grande chiesa , una mosca volare . Poi il Santo aveva intonato il " Padre nostro " a voce alta e , seguito dal popolo , lo aveva recitato lentamente sostando a ogni versetto . E Torquato raccontava che l ' arciprete , udito tutto questo , aveva baciato il suo ospite e nel baciarlo era guarito della febbre . Ecco portare infermi al Santo , in canonica , perché li benedica e li sani . Egli non voleva ma quanti riuscivano a toccargli , magari di furto , la tonaca , guarivano . E tanti andavano a lui per consiglio . C ' era stato un miracolo grande di una mula imbizzarrita sulla discesa della costa , ch ' era per gittare il suo cavaliere sulle pietre in vista del Santo , il quale saliva dall ' Infernillo portando acqua . Il Santo aveva stesa la mano e la mula si era chetata sull ' atto . Il racconto del guardaboschi fu riferito da Maria . " Che tutto sia vero come il principe di sangue reale ? " disse Noemi . " Domani si saprà " rispose Giovanni , alzandosi . II . Partirono verso le sei , col cielo coperto e un venticello fresco , fragrante di bosco e di montagna , vivo di vocine allegre di uccelli , purificatore anche dell ' anima . Ai bagni di Nerone presero la mulattiera ch ' entra nella stretta gola verde risalendo la destra dell ' Aniene . Si lasciarono a sinistra , in alto , Santa Scolastica , il Sacro Speco , la Casa del Beato Lorenzo , bianca sotto lo scoglio ferrigno . Si lasciarono a destra il ponte della Scalilla , una trave gettata alla sinistra sponda selvaggia del turbolento fiumicello . Parlarono molto , per la via , di questo strano Santo . Giovanni si stupiva che don Clemente non gli avesse detto nulla , in passato , della qualità di quel garzone ortolano . Gli piaceva il discorsino in piazza . Eran cose di cui aveva parlato con don Clemente , mostrandogli come quella parola di Gesù non sia affatto praticata né insegnata a dovere , come i cristiani migliori non l ' applichino che all ' uso dei sacramenti , come se i fedeli sapessero di non poter entrare in chiesa senz ' avere il cuore puro , il popolo cristiano sarebbe veramente di esempio al mondo e non si oserebbe affermare che la moralità è presso a poco la stessa dappertutto e non dipende dalle credenze . Gli piaceva molto anche il " Padre nostro " recitato in chiesa così . Non gli piacevano invece i miracoli ; dubitava di una debolezza dell ' uomo che non sapesse romperla risolutamente con la superstizione popolare a lui lusinghiera . Che poteva dire Noemi del carattere di quest ' uomo ? Quale concetto se n ' era fatto per le confidenze di Jeanne ? Noemi s ' imbarazzò . Tutto quello che ne aveva udito da Jeanne la persuadeva che Maironi si fosse condotto male con essa , che non l ' avesse veramente amata mai ; e le suggeriva in pari tempo una curiosità intellettuale che , combattuta , ritornava sempre : la curiosità di sapere se quell ' uomo avrebbe amato lei meglio di Jeanne . Rispose che il carattere di Maironi era per lei un enigma . E l ' intelligenza ? E la cultura ? Dell ' intelligenza né della cultura non poteva dir nulla ; però , se una donna come Jeanne Dessalle lo aveva tanto amato , doveva essere intelligente e colto . E le sue idee religiose di una volta ? A quest ' ultima domanda Noemi rispose che da certi fatti di cui le aveva parlato Jeanne , dalla influenza decisiva che le tradizioni religiose di famiglia avevano esercitato sopra di lui , secondo Jeanne , in una crisi del loro amore , ell ' arguiva che fosse allora un cattolico della vecchia scuola , non un cattolico ... Qui , Noemi s ' interruppe , arrossì e sorrise . Sorrise anche Giovanni . Invece Maria si oscurò un poco . Il discorso cadde . Camminarono per alquanto tempo in silenzio , solo scambiando un saluto con qualche montanaro che scendeva ai mulini di Subiaco sul mulo carico di grano . Sostarono a riposare sul prato di S . Giovanni che parte quel di Subiaco da quel di Jenne . Il Beato Lorenzo , bianco sotto lo scoglio ferrigno , li guardava alle spalle oramai , dall ' alto . Lumi di sole , rotte le nuvole , doravano i monti , e la piccola compagnia , pensando alla costa bruciata di Jenne , si rimetteva in cammino quando la incontrò il medico di Jenne che riconobbe Maria per averla veduta , tempo addietro , in casa di un collega di Subiaco . Salutò , trattenne la sua mula , sorridendo . " Loro signori vanno a Jenne ? Vanno a vedere il Santo ? Troveranno gran gente , oggi . " Gran gente ? Noemi è seccata perché teme di non poter vedere Maironi a suo agio , i Selva son curiosi di sapere . Perché , gran gente ? Perché vogliono il Santo a Filettino , lo vogliono a Vallepietra , a Trevi , e le donne di Jenne intendono averlo per sé . " Tutto per farmi riposare ! " soggiunse il medico . " E anche per far riposare il farmacista . Oggi il medico è il benedettino e la farmacia è la sua tonaca . " E raccontò che quel giorno doveva venir gente da Filettino , gente da Vallepietra , gente da Trevi per parlamentare con Jenne , venire a un accordo e dividersi il Santo . " Chi sa se non si bastoneranno ! " Intanto a Jenne c ' erano già i carabinieri . " Anche lei lo chiama " il Santo " ? " disse Maria . " Eh ! " rispose il medico , ridendo . " Così lo chiaman tutti . Meno però chi lo chiama il Diavolo , perché adesso a Jenne c ' è anche di questi . " Sorpresa . Questa era nuova . Chi lo chiamava il Diavolo ? E perché ? " Eh ! " Il medico fece il viso del furbo che la sa lunga e non la vuole dire tutta . " Ma ! " diss ' egli " ci sono due preti di Roma che villeggiano a Jenne ; due preti , due preti ... ! Son fini di molto . Cosa pensino del Santo a me non l ' hanno detto , ma intanto l ' arciprete s ' è tirato molto indietro e qualche altro pure . Quella è gente che lavora . Non si vede ma lavora . Sono insetti ... non per dirne male ! Anzi , forse , in questo caso , per dirne bene !...Sono insetti che quando si mettono ad ammazzare una pianta non toccano i frutti , non toccano i fiori , non toccano le foglie , sto per dire non toccano neanche le radici perché un beveraggio li arriverebbe , un colpo di zappa li scoprirebbe e loro non vogliono essere arrivati , non vogliono essere veduti . Si ficcano nel midollo . Ora ci stanno , nel midollo . Andrà un mese , andranno due , la pianta deve seccare e seccherà . " " Ma Lei " domandò Maria " cosa ne pensa ? Quest ' uomo si spaccia proprio per un santo ? È contento che della gente superstiziosa se lo disputi così ? È vero che ha guarito degli ammalati ? " Mentr ' ella parlava il medico rideva sempre . " Io rido " rispose . " È un caso di psicopatia mistica contagiosa . Scusino , devo trovarmi a Subiaco alle otto . Buon divertimento ! " Dato il colpo del suo malanimo , scosse le redini al mulo , e se n ' andò per paura di dover mostrare come colpissero le sue ragioni . Noemi , la più commossa dei tre per l ' atteso incontro con l ' uomo amato da Jeanne , incominciava a sentirsi stanca . Una seconda sosta si fece a piedi della costa di Jenne , sulle ghiaie rigate dai sottili rivoletti che vanno al fiume dalla grotta dell ' Infernillo . Ecco sopraggiungere qualcuno alle loro spalle . Che sorpresa e che gioia ! Don Clemente ! Anche il bel volto del padre si accese . Egli amava e riveriva Giovanni Selva come un grande cristiano , aveva talvolta a difendersi contro la tentazione di giudicar il suo superiore , l ' Abate , che gli aveva interdetto di visitarlo , contro la tentazione di appellarsi dall ' Abate a Qualcuno maggiore degli Abati e anche dei Pontefici , interno all ' anima sua . Ora Questi gli disse nell ' anima : " l ' incontro è mio dono " e il monaco si unì lieto agli amici . Maria lo presentò a Noemi ed egli arrossì ancora nel riconoscere la persona che aveva scambiato per la persecutrice di Benedetto . " E la sua amica ? " diss ' egli , tremando di apprendere che fosse lì presso . Rassicurato , lampeggiò di sollievo nel viso . Noemi ne sorrise ed egli , avvedutosene , rimase confuso . Sorrisero anche gli altri ma nessuno parlò . Il primo a rompere il silenzio fu Giovanni . Certo don Clemente andava a Jenne come loro ? E forse ci andava per lo stesso scopo , per vedere la stessa persona , l ' ortolano , eh , l ' ortolano di quella sera ? Ah don Clemente , don Clemente ! Sì , don Clemente andava pure a Jenne , ci andava per vedere Benedetto . E quanto all ' ortolano , si scusò . Inganno non c ' era stato , c ' era stato il desiderio che le due anime si avvicinassero senza violenza , nel modo più spontaneo , senza raccomandazioni e informazioni preventive . Preso a salire insieme la costa , parlarono di Benedetto . Noemi , dimentica della stanchezza , pendeva dalle labbra del padre , e il padre , appunto per questo , parlava così poco e così circospetto ch ' ella ne fremeva d ' impazienza , e in breve si sentì stanca da capo . Prese il braccio di Maria , lasciò che don Clemente si dilungasse con suo cognato . Allora don Clemente confidò a Giovanni che aveva una missione penosa . Pareva che qualcuno avesse scritto a Roma da Jenne in modo ostile a Benedetto , accusandolo di tenere discorsi non perfettamente ortodossi , di spacciarsi per taumaturgo e di vestire senza diritto un abito religioso che rendeva gravissimo lo scandalo . Certo da Roma era stato scritto all ' Abate e l ' Abate aveva dato l ' incarico a lui , don Clemente , di recarsi a Jenne e di chiedere a Benedetto la restituzione dell ' abito . Don Clemente aveva cercato invano dissuadere il vecchio Abate che se l ' era cavata con una barzelletta : " leggete il Vangelo , la Passione secondo S . Marco : chi segue Cristo quando tutti lo abbandonano bisogna che ci rimetta l ' abito . È un segno di santità . " E poiché qualcuno doveva portare questo messaggio a Jenne , don Clemente preferì di portarlo egli . Aveva poi anche ricevuto una strana lettera dell ' arciprete di Jenne . L ' arciprete , brav ' uomo ma timido , gli aveva scritto che Benedetto , a suo avviso , era veramente un pio cristiano ma che discorreva troppo di religione alla gente e che i suoi discorsi avevano qualche volta un certo sapore di quietismo e di razionalismo ; che lo si accusava di esercitare a profitto delle sue idee non tanto ortodosse un potere diabolico ; che l ' accusa era sicuramente falsa ma ch ' egli non aveva potuto , per prudenza , tenerlo ancora presso di sé , che forse il miglior partito sarebbe per lui di andarsene in qualche paese dove non fosse conosciuto e viverci quieto . Il dialogo fu interrotto da una chiamata di Maria . Noemi , spossata dal sole ardente , presa da palpitazione , aveva bisogno di un ' altra sosta . Le signore si erano sedute all ' ombra di un sasso . Don Clemente si congedò . Si sarebbero riveduti a Jenne ! Maria era molto angustiata per sua sorella , si rimproverava in cuor suo di non essersi opposta a che venisse a piedi . Lei e Giovanni tacevano guardando Noemi che sorrideva loro , pallida . In quel deserto di montagne senza bellezza , su quei sassi bruciati dal sole , il silenzio pesava di un peso mortale . Fu per tutti e tre un sollievo di udire voci di viandanti che salivano . Erano sei o sette persone , avevano seco due muli e salivano cantando il rosario . Quando furono vicini si videro sui muli una giovinetta e un uomo , sparuti ambedue , quasi cadaverici . La giovinetta , visti i Selva , spalancò gli occhi ; l ' uomo li teneva chiusi . Gli altri guardarono con certe facce compunte , continuando le preghiere . La nenia monotona si dilungò insieme al calpestio dei muli , si perdette nell ' alto . Poco dopo la triste processione sopraggiunse dal basso una brigata allegra di giovinotti borghesi che ridevano parlando di Quiriti a caccia piuttosto di Sabine che di Santi . Al vedere Giovanni e le due signore ammutolirono . Passati , ripresero a ridere e a scherzare ; scherzarono su Giovanni che forse era il Santo fra le tentatrici . Una grande nube dagli orli di argento , la prima di una flotta che veleggiava verso ponente , oscurò il sole ; e Noemi , alquanto rinfrancata , propose di approfittare dell ' ombra per rimettersi in via . Pochi passi sotto la croce sognata , secondo quel Torquato , dall ' arciprete , incontrarono un borghese vestito di nero che scendeva sul mulo . " Scusino " diss ' egli alle signore , trattenendo il mulo , " una di Loro è Sua Eccellenza la duchessa di Civitella ? " Udita la risposta , si scusò dicendo che un senatore suo amico gli aveva raccomandata questa duchessa , da lui non conosciuta , che doveva capitare a Jenne per vedere il Santo . " Già " diss ' egli sorridendo . " Forse anche Loro . Tutti adesso . Una volta ci venivano a vedere un Papa . Sicuro . A Jenne c ' era un Papa . Alessandro IV . Vedranno l ' iscrizione . " Calores aestivos vitandi caussa . " Adesso ci vengono per un Santo . Dovrebb ' essere più che un Papa . Ho paura che sia meno ! Hanno visto i due malati ? Hanno visto gli studenti di Roma ? Eh , vedranno altro , vedranno altro ! Ma ho paura che sia meno . Buon viaggio a Loro signori ! " Oltrepassata la croce , montarono in faccia al cielo aperto , fra i dorsi verdi pendenti alla conca romita di Jenne , incoronata là di fronte dalla povera greggia di casupole che il campanile governa . Giovanni era stato a Jenne altre volte e non gli parve diversa perché ora vi dimorasse un Santo e vi si operassero miracoli . Sua moglie , che ci veniva per la prima volta , ebbe l ' impressione di un luogo spirante raccoglimento religioso per quel senso di altezza non suggerito da vedute lontane , per quel cielo profondo dietro il villaggio , per la solitudine , per il silenzio . Noemi pensò con pietà profonda alla povera lontana Jeanne . III . L ' oste di Jenne , un brav ' uomo in occhiali , nobilmente cortese , che conosceva il mondo per essere stato in America e tuttavia pareva immune delle sue corruzioni , parlò di Benedetto ai nuovi arrivati con favore , in sostanza ; però non senza certo riserbo diplomatico . Non lo chiamava il Santo ; lo chiamava fra Benedetto . I Selva seppero da lui che Benedetto viveva in una capanna sua , lavorandogli per compenso un campicello . Chi lo volesse vedere doveva aspettare le undici . Adesso stava falciando l ' erba . La sua vita era questa . Sull ' alba andava alla messa dell ' arciprete . Lavorava fino alle undici . Mangiava pane , erbe , frutta , non beveva che acqua . Nel pomeriggio lavorava per niente le terre delle vedove e degli orfani . La sera , seduto sulla sua porta , parlava di religione . Alle dieci e mezzo i Selva e Noemi andarono a veder Sant ' Andrea , la chiesa di Jenne , accompagnati dall ' ostessa , bella donna poderosa , pulitissima , semplice , ilare modestamente . Usciti in piazza dal dedaluccio di vicoletti dov ' è l ' osteria , vi trovarono gran capannelli di donne , a detta dell ' ostessa , forestiere . Ella le distingueva dai busti , dai guarnelli , dalle calzature . Queste erano di Trevi , quelle di Filettino , quell ' altre di Vallepietra . L ' ostessa entrò in un forno a destra della chiesa dove parecchie donne di Jenne si facevan cuocere le stiacciate , ciascuna la propria . " Forestiere che vogliono parlare al nostro Santo " diss ' ella a Maria . Ella non diceva " Fra Benedetto " come il marito ; diceva " il Santo " . " Non a lui , però " dichiarò arrossendo " perché lui si stizzisce . " No , non si stizziva veramente , perché gli era un Santo ; ma pregava con dolore di non venir chiamato così . Nel gran chiesone rovinoso che " una domenica o l ' altra " diceva l ' ostessa " ce schiaccia tutti come topi " non c ' erano che i due malati e la loro compagnia . I due malati erano stati adagiati sul pavimento , proprio nel mezzo della chiesa , con due guanciali sotto il capo . I loro compagni salmeggiavano ginocchioni e non guardarono a chi entrava , continuarono a salmeggiare . " Forse li hanno condotti per farli benedire al Santo " disse l ' ostessa sotto voce " ma di questo il Santo ha dolore . Non vuole . Forse cercheranno di toccargli l ' abito di soppiatto e questo pure è difficile , ora . " Quella povera gente cessò di salmeggiare e una donna venne a domandare all ' ostessa se le undici fossero suonate . Le rispose Maria che mancava un quarto d ' ora e le domandò degl ' infermi . L ' uomo era malato di febbri , da due anni ; la ragazza , sua sorella , di cuore . Venivano dal piano di Arcinazzo , una strada di parecchie ore , per farsi guarire dal Santo di Jenne . Una donna di Arcinazzo , malata di cuore , era guarita giorni prima solo con toccargli l ' abito . Maria e Noemi parlarono agli infermi . La ragazza era fidente . L ' uomo , che tremava di febbre , pareva fosse esser venuto per accontentare i suoi , per provare anche questa . Aveva molto sofferto del viaggio . " So ' strade per andare all ' altro mondo " diss ' egli " e la guarigione sarà quella . " Una donna , forse sua madre , ruppe in pianto e lo supplicò di pregare , di raccomandarsi a Gesù e Maria . Le due signore si allontanarono , richiamate da Giovanni per un tafferuglio che avveniva sulla piazza fra le donne e quegli studenti che avevano oltrepassato i Selva sulla costa di Jenne . Gli studenti dovevano avere scherzato male sulla devozione loro al Santo . Erano inviperite . Quelle di Jenne sbucarono dal forno . Da un ' altra parte sbucarono due pennacchi di carabinieri . Noemi e Maria entrarono fra le donne a metter pace . Giovanni arringò gli studenti che ridevano per braveria , con pericolo di peggio . Un canto suonò dalla chiesa , prima velato , poi , aprendosi la porta , forte : " Sancta Maria , ora pro nobis . " Comparvero i due ammalati . La ragazza camminava sorretta , l ' uomo era portato a braccia , dalla testa e dai piedi , spenzolato come un cadavere . E anche le portatrici cantavano , solenni in viso : " Sancta Virgo virginum , ora pro nobis . " Sulla piazza le donne caddero ginocchioni tutte insieme , intorno ai carabinieri sbalorditi ; gli studenti ammutolirono ; una cavalcata di signori e signore che entrava in piazza dalla mulettiera di Val d ' Aniene , si arrestò . Maria prima , quindi Noemi , tratte a terra da uno spirito che metteva loro brividi di commozione , s ' inginocchiarono . Giovanni esitò . Quella non era la sua fede . A lui sarebbe parso di offendere il Creatore e Donatore della ragione facendo viaggiare a lungo sul mulo degli ammalati perché un simulacro , una reliquia , un uomo , li guarisse miracolosamente . Però era fede . Era , dentro un rude involucro d ' ignoranze caduche , il senso , negato alle menti superbe , dell ' ascosa Verità che è Vita , radio misterioso dentro un ammasso di minerale impuro . Era fede , era incolpevole errore , era amore , era dolore , era un che visibile degli accolti più alti misteri dell ' Universo . La terra stessa e la grande faccia triste della chiesa e le piccole facce umili delle casupole intorno alla piazza , parevano averne intelletto e riverenza . Giovanni si vide in mente la immagine di una morta , statagli cara , che aveva creduto così , un ' aura gelata corse anche a lui nel sangue , le ginocchia gli si piegarono sotto . La compagnia degli ammalati passò cantando colla faccia levata : " Mater Christi " . Le donne inginocchiate risposero colla faccia a terra : " Ora pro nobis " . Poi si alzarono e seguirono il corteo . Intanto tre o quattro donne di Jenne dissero forte : " Non vole ! Non vole ! " Una spiegò a Maria che il Santo non voleva gli fossero portati infermi . Non furono ascoltate e seguirono anche loro , curiose di quel che sarebbe . Pure i Selva , sulle prime renitenti , si mossero dietro a Noemi , avida . Alle loro spalle , con quel giusto intervallo che li dimostrasse spettatori e non seguaci , si avviarono gli studenti . Soli , assai più da lontano , seguivano i carabinieri , ultima coda del serpe di gente , che guizzò e scomparve dentro un fesso dell ' ammasso di casolari fronteggianti la chiesa . Scomparve , si torse per i vicoletti oscuri dai nomi pomposi , che riescono a un ' altra fronte del villaggio , la più misera , la più deforme . Ivi , sulla ruina sassosa del monte , male affisse ai ronchioni , alle lastre della roccia , sdrucciolano in basso fra i ciottoli le stamberghe ammassellate . Le finestrine nere guardano come occhiaie di scheletri il silenzio della valle profonda , chiusa . Le porte versano sulla ruina scalini diruti . Le più non ne hanno che tre o quattro scheggioni . Qualcuna n ' è rimasta del tutto vedova . Quando ci si è a fatica inerpicati dentro si trovan caverne senza luce né aria . " So ' mali passi , vigoli cattivi " disse alle signore dalla sua porta una vecchia , sorridendo . Una di questa caverne male accessibili era la dimora di Benedetto . Due rivi della turba , rotta nella discesa , vi si riunirono sotto la porta aperta . Da un forno lì accanto le donne uscirono a dire che Benedetto non c ' era . La turba ondeggiò intorno ai due infermi , si levarono voci di lamento . Domande ansiose , diversi mormorii risalirono per i due rivi di gente su all ' altro capo della processione , dove non si era inteso il perché di quei gemiti e si faceva ressa per scendere , per vedere . Forse qualche maggior guaio era accaduto agli ammalati , fermi nel sole ardente . Tre studenti scivolarono giù fra le donne levandone grugniti di male parole . Ecco , una donna di Jenne ha detto : " Portateli dentro , poverini . " Sì , sì , dentro , dentro ! Nella casa del Santo ! La gente si aspetta già il miracolo dalle pareti fra le quali egli vive , dal suolo che preme , dagli arredi pregni della sua santità . Sul letto del Santo ! Sul letto del Santo ! Si posano delle assicelle sui pietroni smozzicati che salgono alla porta di Benedetto , i due infermi sono tra spinti e portati su da un ' ondata . Eccoli stesi per traverso sul giaciglio del Santo . L ' ondata empie la caverna . Tutti cadono ginocchioni , a pregare . È caverna veramente . Un fianco intero n ' è parete giallastra di roccia , tagliata per isghembo . Si cammina sulla terra nuda , mal calcata . Accanto al giaciglio , alto due palmi , è un focolare . Non vi son finestre , ma un raggio di sole , entrato per il camino , batte , celeste fiamma , sulla pietra senza cenere del focolare . Una coperta bruna è stesa sul letto . Una croce è scolpita rozzamente sulla parete obliqua di roccia , presso all ' entrata . In un angolo si vede , sola ricchezza , una gran secchia piena d ' acqua , un catino verde , una bottiglia , un bicchiere . Alcuni libri sono accatastati sopra una sdruscita seggiola di paglia . Un ' altra seggiola porta un piatto di fave e del pane . Il luogo ha l ' aspetto di una estrema povertà , ordinata e pulita . L ' uomo , febbricitante , si lagna del freddo , dell ' umido , del buio . Dice di star peggio e che lo hanno condotto a morire . Lo scongiurano di chetarsi , di sperare . Invece la sua giovinetta sorella dal cuore ammalato , un minuto dopo che l ' han posata sul letto , sente sollievo . Lo annuncia subito , annuncia che guarisce . Intorno a lei si lagrima e si ride insieme , si loda il Signore . Le si baciano le vesti come s ' ella pure fosse divenuta santa , si grida l ' annuncio fuori . Voci di gioia rispondono , altra gente si caccia nella caverna col viso acceso , con gli occhi avidi . Ma in quel momento qualcuno , ch ' è sceso più abbasso in cerca del Santo , grida da lontano : il Santo viene ! il Santo viene ! Allora la caverna rigurgita gente sulla china , un fracasso di voci e di passi trabocca in giù , in un attimo tutto è vuoto intorno ai Selva e a tre o quattro studenti , fermi sotto l ' entrata della capanna . Delle donne di Jenne parte è ritornata nel forno al lavoro , parte sta a guardare sulla porta . Maria scambia qualche parola con queste . Tutta forestiera quella gente ch ' è scesa ? Eh sì , non tutta ma quasi . Gente di Vallepietra , la più parte . Sarebbe meglio che da Vallepietra ci venisse l ' acqua . E che vogliono ? Portarsi via il Santo da Jenne ? Sì , dicevano anche questo , parlavano di far gran cose . E voi ? Noi si sa che lui non vole andare . E poi ... Le compagne gridano qualche cosa dal di dentro , la donna si volta , succede un litigio , i due Selva e gli studenti entrano a vedere la guarita miracolosamente . Noemi rimane fuori . È impaziente di vedere Benedetto , palpita , non ne comprende il perché , si chiama stupida nel suo cuore ; ma non si muove . Due tonache benedettine venivano per i campicelli del basso , da lontano . Sopra la seconda lampeggiava tratto tratto un ferro di falce . Udito piombar dall ' alto lo scroscio delle voci e dei passi , Benedetto disse al suo compagno con un sorriso : " Padre mio . " Don Clemente , appena arrivato a Jenne , aveva raggiunto Benedetto sul praticello che stava falciando , gli aveva recato il messaggio doloroso e promesso , dopo un lungo colloquio , di tenere a chi lo chiamava santo certo discorso che Benedetto desiderò . Udì anche lui lo scroscio della folla che scendeva , le grida " il Santo ! il Santo ! " e quando Benedetto gli ebbe detto sorridendo : " Padre mio ! " impallidì , fece un gesto di acquiescenza e passò avanti . Benedetto depose la falce , uscì un poco del sentiero , sedette dietro un masso e un gran melo fiorito , che lo nascondevano ai sopravvegnenti . Don Clemente li affrontò solo . Al primo vederlo coloro si arrestarono . Più voci dissero : " non è lui ! " e altre voci : " lui è dietro ! " e altre ancora dalla retroguardia : " passate avanti ! " La colonna si mosse . Allora don Clemente levò la mano e disse : "Ascoltate." L ' uomo che non sapeva parlare a due persone sconosciute senza coprirsi di rossore , adesso era pallidissimo . La voce dolcemente velata si udì appena ma si vide il gesto . Il bellissimo viso sereno , l ' alta persona , imposero riverenza . " Voi cercate Benedetto " diss ' egli . " Voi lo chiamate Santo . Questo è un grandissimo dolore che voi gli date . Egli ha pur detto a tutti dal primo giorno del suo arrivo a Jenne di essere un gran peccatore ridotto a penitenza per la infinita bontà di Dio . Ma egli vuole che io vi confermi questo . Lo confermo , è la verità . È stato un gran peccatore . Domani potrebbe cadere ancora . Se vi credesse un solo momento quando voi lo chiamate Santo , Iddio si allontanerebbe da lui . Non lo chiamate più Santo e soprattutto , poi , non gli domandate più miracoli . " " Padre " lo interruppe con voce solenne , facendosi avanti e allargando le braccia , un vecchio alto , magro , sdentato , dal profilo d ' aquila . " Padre , noi non domandiamo il miracolo , il miracolo è fatto , la donna , come ha toccato la dimora dell ' uomo è guarita , e noi Le diciamo che l ' uomo è santo e se a Jenne vi è gente che dice altre cose è gente degna di bruciare nel fondo dell ' inferno . Padre , noi Le baciamo le mani ma diciamo questo . " " C ' è un ammalato , ancora ! C ' è un ammalato , ancora ! " gridarono dieci , venti voci . " Venga il Santo ! " Dal gruppo degli studenti , alla retroguardia , si gridò : " avanti il Santo ! Il Santo parli ! " " O che modo è questo ? " fece il vecchio volgendosi addietro con dispetto , da spodestato oratore del popolo . " Che modo è questo ? " Un subisso di voci sdegnose coperse la sua , gridando gli studenti sempre più forte : " Venga il Santo ! Parli il Santo ! Via il prete ! Via ! " Le donne si voltarono minacciose : " Via voi , via ! " E in alto , dalle stamberghe appollaiate sulla rovina , sbucarono i pennacchi dei carabinieri . Allora Benedetto si alzò , uscì allo scoperto . Appena fu veduto , un gran clamore di gioia lo accolse . I Selva si fecero sulla porta della caverna a guardare in giù , Noemi scese di corsa . Benedetto si trovò attorniato in un lampo da gente che gli baciava la tonaca benedicendo . Molti , ginocchioni , piangevano . Noemi , ch ' era discesa sola dietro gli studenti , si slanciò avanti , vide finalmente l ' uomo . Jeanne le ne aveva mostrate più fotografie , dicendo però che di nessuna era soddisfatta pienamente . Nella fisonomia simpatica di Piero Maironi Noemi aveva letto un ' ombra interna di tristezza ; quella di Benedetto luceva di straordinaria vita . Da due giorni egli si era fatto radere capelli e barba per aver udito una donna sussurrare : " è bello come Gesù . " La espressione dell ' anima dominatrice gli si era accentuata nel naso più prominente per la maggiore magrezza , nelle grandi occhiaie scure . Gli occhi avevano un fascino inesprimibile . Spiravano tristezza anche adesso ma una tristezza dolce , piena di vigore e di pace , di devozione mistica . Attorniato , sotto la bianca nuvoletta del melo fiorente , dalla turba prostrata , circonfuso di sole e di mobili ombre , pareva una visione di pittore antico . Noemi impietrò , stretta alla gola da un groppo di pianto . Presso a lei parecchie donne piangevano , solo per averlo veduto , penetrate da una suggestione vicendevole . Una di esse , ammalata , stanca , si era seduta sull ' orlo del sentiero , non poteva vedere il Santo , piangeva di commozione senza saperne il perché . Sopraggiunsero dei ritardatarii , un vecchio e tre donne di Vallepietra . Subito le tre donne , scambiando don Clemente per Benedetto , si misero a singhiozzare e a gridare : " com ' è bello , com ' è bello ! " Intanto , sotto la bianca nuvoletta del melo fiorito , Benedetto riuscì con parole di dolore , di supplica , di rampogna , a respingere l ' assalto della turba adoratrice , a farla rialzare in piedi . Un grido partì dal gruppo degli studenti : " parli ! " In quello stesso momento , lassù in alto , le campane di Jenne annunciarono solenni il mezzogiorno al villaggio , alle solitudine , al monte Leo , al monte Sant ' Antonio , al monte Altuino , alle nubi veleggianti verso ponente . Benedetto si pose l ' indice alla bocca , le campane parlarono sole . Guardò don Clemente come per un tacito invito . Don Clemente si scoperse e cominciò a dire l ' Angelus Domini . Benedetto , in piedi , a mani giunte , lo disse con lui e fino a che le campane suonarono tenne gli occhi fissi sul giovane che gli aveva gridato di parlare : gli occhi pieni di tristezza , di dolcezza mistica . Quello sguardo ineffabile , il suono delle campane solenni , il tremar dell ' erba , l ' ondular lieve dei rami fioriti al vento , il rapimento di tante facce lagrimose volte a una sola si componevano insieme per Noemi in una parola unica che la esaltava senza rivelarsi , come tormenta l ' anima nel desiderio di sé la parola occulta sotto una tragica processione di accordi musicali . Le campane tacquero e Benedetto disse dolcemente a chi gli stava di fronte : " Chi siete voi e cosa è accaduto che vi ha fatto venire a me come se io fossi quello che non sono ? " Gli fu risposto da più voci a un tempo , gli fu detto del miracolo e com ' egli fosse desiderato nel villaggio degli uni e nel villaggio degli altri . " Voi esaltate me " diss ' egli " perché siete ciechi . Se questa giovine è guarita non io l ' ho guarita ma la sua fede . Questa forza della fede che l ' ha fatta alzarsi e camminare è nel mondo di Dio , dappertutto e sempre , come la forza dello spavento che fa tremare e cadere . È una forza nell ' anima come le forze che sono nell ' acqua e nel fuoco . Dunque se la giovine è guarita è perché Dio ha disposto nel suo mondo questa gran forza ; datene lode a Dio e non a me . Ma poi udite . Voi offendete Dio se la Sua potenza e bontà vi paiono più grandi nei miracoli . Esse sono dappertutto e sempre infinite . È difficile di capire come la fede risani , ma è impossibile di capire come questi fiori vivano . Il Signore non sarebbe mica meno potente né meno buono se questa giovane non fosse guarita . Pregate di guarire sì , ma pregate più ancora di comprendere questa grande cosa che vi ho detto ora , pregate di poter adorare la volontà del Signore quando vi dà la morte come quando vi dà la vita . Vi sono nel mondo degli uomini che credono di non credere in Dio e quando le malattie e la morte entrano nelle loro case , dicono : è la legge , è la natura , è l ' ordine dell ' Universo , noi pieghiamo il capo , noi accettiamo senza mormorare , noi proseguiamo il cammino del nostro dovere . Guardate che questi uomini non passino avanti a voi nel regno dei cieli . E pensate anche quali miracoli domandate . Voi venite per esser guariti dalle malattie del corpo , voi volete che io venga nei vostri villaggi per questo . Abbiate fede e guarirete senza di me . Ricordatevi però che potreste usare anche meglio la vostra fede secondo la volontà di Dio . Siete voi tutti e interamente sani dell ' anima vostra ? No , voi non lo siete ; e che vi servirà di aver l ' otre sana se il vino è guasto ? Voi amate voi stessi e le vostre famiglie più della verità , più della giustizia , più della legge divina . Voi avete presente sempre quello ch ' è dovuto a voi e ai vostri e ben di rado quello ch ' è dovuto agli altri . Voi credete di salvarvi colla moltitudine delle preghiere . E nemmeno sapete pregare . Voi pregate allo stesso modo i Santi che sono i servi e Iddio ch ' è il Padrone ; quando non fate peggio ! Voi non pensate che al Padrone non importano le molte parole , ch ' Egli preferisce essere servito fedelmente in silenzio col pensiero sempre alla Sua volontà . E non intendete i vostri mali , siete come il moribondo che dice : " sto bene . " Forse alcuno di voi pensa in questo momento : se non intendo il male che faccio , il Signore non mi condannerà . Ma il Signore non giudica come i giudici del mondo . L ' uomo che ha preso un veleno senza saperlo deve cadere come colui che lo ha voluto prendere . L ' uomo che non ha la veste bianca non può entrare nella cena del Signore anche se non sapeva che la veste non era necessaria . Colui che ama se stesso sopra ogni cosa , sappia o non sappia il suo peccato , non passa per la porta del regno dei cieli , allo stesso modo che il dito della sposa , se è ripiegato sopra sé stesso , non entra nell ' anello offerto dallo sposo . Conoscete le infermità dell ' anima vostra e pregate con fede di esserne sanati . Vi dico in nome di Cristo che lo sarete . La guarigione del vostro corpo è buona per voi , per la famiglia vostra , per gli animali e le piante che avete in cura ; ma la guarigione dell ' anima vostra , credete questa cosa benché non la comprendete ! la guarigione dell ' anima vostra è buona per tutte le povere anime dei viventi sbattuti fra il bene e il male , è buona per tutte le povere anime dei morti che si purificano con fatica e dolore , come la vittoria di un soldato è buona per tutti della sua nazione . È anche buona per gli Angeli , che sentono tanta gioia , ha detto Gesù , per la guarigione di un ' anima , e la gioia fa crescere la loro potenza , e la loro potenza , credete voi che sia per le tenebre o per la luce , per la morte o per la vita ? Domandate con fede , prima la guarigione dell ' anima e poi la guarigione del corpo ! " Dal ripido pendìo gli si porgeva una fitta di visi ; avidi i più alti cui soltanto giungeva il suono della voce , e rigati di pianto ; parte attoniti i più vicini , parte entusiasti , parte dubbiosi . Anche a Noemi colavano lagrime lungo le guancie smorte . Gli studenti avevano smesso l ' aria beffarda . Quando Benedetto tacque , uno di loro avanzò risoluto e serio , per parlare . In quel mentre il vecchio esclamò : " E voi ci guarite l ' anima ! " Altre voci ripeterono ansiose : " E voi ci guarite l ' anima ! E voi ci guarite l ' anima ! " In un baleno , tutta l ' avanguardia , presa dal contagio , traboccò in ginocchio tendendo le braccia supplici : " E voi ci guarite l ' anima ! E voi ci guarite l ' anima ! " Benedetto si gettò avanti con le mani nei capelli , esclamando : " Che fate ancora ? Che fate ancora ? " Un grido suonò dall ' alto : " la miracolata ! " La giovinetta che , posata sul giaciglio di Benedetto , si era sentita risanare , scendeva al braccio di una sorella maggiore , cercando Benedetto . Questi non badò al grido , al balenar della gente lassù , che si divideva per lasciar passare le due donne . Non valendo a far rialzare la gente , cadde ginocchioni egli pure . Allora coloro che gli stavano intorno si rialzarono , e giungendo ad essi il fremito commosso e le voci : " La miracolata ! La miracolata ! " fecero rialzare lui che pareva non avere udito . " La miracolata ! " gli diceva ciascuno , " la miracolata ! " cercando sul suo viso la compiacenza del miracolo con occhi che gridavano : " viene per voi , l ' avete guarita voi ! " come s ' egli poco prima non avesse detto nulla . La giovinetta scendeva , smorta e giallognola come la petrosa via battuta dal sole , triste nel visetto gentile inclinato al braccio della sorella . E la sorella pure era triste . La turba si divise davanti a loro e Benedetto si fece da parte , riparò dietro don Clemente con un involontario moto che parve deliberato . Tutti trepidavano e sorridevano come nell ' attesa di un altro miracolo . Le due donne non s ' ingannarono , passarono davanti a don Clemente senza neppur guardarlo , si volsero a Benedetto e la maggiore gli disse , sicura : " Uomo santo di Dio , tu hai guarito questa , guarisci l ' altro ! " Benedetto rispose quasi sotto voce , tutto fremente : " Io non sono un uomo santo , io non ho guarito questa , per quest ' altro che dite io potrò solamente pregare . " Udito che l ' altro era loro fratello , che stava nella sua capanna , sul suo letto e che soffriva molto , disse a don Clemente : " Andiamo ad assisterlo . " E si mosse con il suo Maestro . Dietro a loro si ricompose rumoreggiando il fiotto diviso della gente . Benedetto si voltò a proibire che lo seguissero , a comandare che le donne si prendessero invece cura di quella giovinetta , la quale non doveva risalir l ' erta a piedi sotto la sferza del sole ardente . Comandò che la portassero all ' osteria , la facessero porre a letto , la ristorassero con cibo e vino . Quelli che lo seguivano si fermarono , gli altri fecero ala per lasciarlo passare . Lo studente che prima aveva chiesto di parlare , lo accostò rispettosamente , gli domandò se più tardi egli e alcuni amici suoi avrebbero potuto trattenersi un poco , soli , con esso . " Oh sì ! " rispose Benedetto con un virile , caldo impeto di assenso . Noemi ch ' era lì presso , si fece coraggio . " Devo chiederle cinque minuti anch ' io " diss ' ella in francese , arrossendo ; e subito le balenò di aver dato così a capire che lo conosceva persona colta , si fece tutta una vampa e ripeté la sua preghiera in italiano . Don Clemente premette un poco , quasi senza volerlo , il braccio a Benedetto , che rispose garbato ma un po ' asciutto : " Vuol far del bene ? Si occupi di quella povera ragazza . " E passò oltre . Entrò nella sua stamberga , solo con Don Clemente . Nessuno lo aveva seguito . Una vecchia , la madre dell ' ammalato , vedutolo entrare , gli si gettò piangendo ai piedi con le parole di sua figlia : " Siete voi l ' uomo santo ? Siete voi ? Una me ne avete guarita , guaritemi anche l ' altro ! " Sulle prime Benedetto , entrando dal sole in quel buio , non discerneva niente . Poi vide steso sul letto l ' uomo che respirava male , gemeva , piangeva , imprecava ai Santi , alle femmine , al paese di Jenne , al suo maledetto destino . Inginocchiata accanto a lui , Maria Selva gli tergeva con un fazzoletto il sudore della fronte . Nessun altro era nella caverna . Presso alla porta luminosa la grande croce scolpita per isghembo sulla parete giallastra di roccia diceva in quel momento una oscura parola solenne . " Sperate in Dio " rispose Benedetto alla vecchia , dolcemente . E si accostò al letto , si piegò sull ' infermo , gli prese il polso . La vecchia cessò di singhiozzare , l ' infermo d ' imprecare e di gemere . Si udì il ronzio delle mosche nel focolare chiaro . " Avete chiamato il medico ? " mormorò Benedetto . La vecchia riprese a singhiozzare : " Guaritelo voi , guaritelo voi , in nome di Gesù e Maria ! " L ' infermo riprese a gemere . Maria Selva disse sotto voce a Benedetto : " Il medico è a Subiaco . Il signor Selva , che Lei forse conosce , è andato alla farmacia . Io sono sua moglie . " In quel punto rientrò Giovanni , ansante , afflitto . La farmacia era chiusa , il farmacista assente . L ' arciprete gli aveva dato del marsala . Dei signori venuti da Roma con gran provvigioni gli avevano dato del cognac e del caffè . Benedetto chiamò a sé con un cenno don Clemente , gli disse all ' orecchio che facesse venire l ' arciprete ; quell ' uomo stava morendo . Avrebbe potuto andar egli a chiamarlo ma gli pareva duro per la povera madre di allontanarsi . Don Clemente uscì senza far motto . A pochi passi dalla casupola , la compagnia elegante venuta da Roma per curiosità del Santo di Jenne , tre signore e quattro signori , guidata da quel signore di Jenne che s ' era incontrato con i Selva sulla costa , si stava consultando . Veduto il benedettino , si parlarono sottovoce rapidamente e uno di loro , un giovinotto elegantissimo , incastratasi nell ' occhio la caramella , avanzò verso don Clemente che era guardato dalle signore con ammirazione , con rammarico che il Santo , come avevano udito dalla loro guida , non fosse lui . Anche costoro desideravano un colloquio con Benedetto . Lo desideravano specialmente le signore . Il giovinotto soggiunse con un sorriso beffardo che quanto a sé non se ne credeva degno . Don Clemente gli rispose breve breve che per ora era impossibile di parlare a Benedetto ; e tirò via . Colui riferì alle signore che il Santo stava nel tabernacolo chiuso a chiave . Intanto Benedetto , supplicandolo sempre la madre desolata che non usasse medicine , che facesse il miracolo , confortava il giacente con qualche sorso dei cordiali portati da Giovanni Selva e più con parole , con lievi carezze , con la promessa di altre parole di salute che altri gli avrebbe portato . E la voce pia , tenera , grave , operò un miracolo di pace . L ' infermo respirava male assai , gemeva ancora , ma non imprecava più . La madre , folle di speranza , mormorava a mani giunte , lagrimando : " Il miracolo , il miracolo , il miracolo . " " Caro " diceva Benedetto " sei in mano di Dio e la senti terribile . Abbandònati , la sentirai soave . Ti poserà da capo nel mare di questa vita , ti poserà nel cielo , ti poserà dove vorrà lei , abbandònati , non ci pensare . Quand ' eri bambino la tua mamma ti portava , tu non domandavi né il come né il quando né il perché , tu eri nelle sue braccia , tu eri nel suo amore , tu non domandavi altro . Così anche ora , caro . Io che ti parlo ho fatto tanto male nella mia vita , forse un poco ne hai fatto anche tu , forse te ne ricordi . Piangi piangi così abbandonato sul seno del Padre che ti chiama , che ti vuole perdonare , che vuol dimenticare tutto . Ora verrà il sacerdote e tu glielo dirai , il male che forse hai fatto , così come ricordi , senza angoscia . E poi , sai chi verrà da te nel mistero ? Sai che amore , caro , sai che pietà , sai che gioia , sai che vita ? " Lottando con le ombre della morte , figgendo in Benedetto gli occhi vitrei , lucenti di un desiderio intenso e del terrore di non poterlo esprimere , il povero giovine che aveva inteso male il discorso di Benedetto , credendo di doversi confessare a lui , cominciò a dire i suoi peccati . La madre che durante il discorso di Benedetto , buttatasi ginocchioni alla parete di roccia vi teneva le labbra sulla croce aspettando il compimento del miracolo , scattò , al suono strano di quella voce , in piedi , balzò al letto , comprese , gittò un grido disperato con le mani al cielo , mentre Benedetto , atterrito , esclamava : " no , caro , non a me , non a me ! " Ma l ' infermo non intese , gli cinse con un braccio il collo , lo raccolse a sé , continuò la sua confessione ambasciata , ripetendo Benedetto : " Dio mio ! Dio mio ! " nello sforzo di non udire , né avendo cuore di strapparsi dal morente . Non udì infatti né udire era facile , tanto rade , rotte e torbide venivano le parole . E non si vedeva arrivare l ' arciprete , e don Clemente non ritornava ! Passi e voci sommesse si udirono bene al di fuori , qualche testa curiosa comparve all ' uscio , ma nessuno entrò . Le parole del morente si perdettero in un garbuglio di suoni fiochi , egli tacque . " C ' è gente fuori ? " chiese Benedetto . " Qualcuno vada dall ' arciprete , dica di far presto . " Giovanni e Maria stavano attorno alla madre che , fuori di sé , trabalzava dal dolore alla collera . Dopo aver creduto al miracolo , non voleva credere che il suo figliuolo si fosse ridotto naturalmente a quegli estremi , ora singhiozzava per lui , ora imprecava alle medicine che gli aveva date Benedetto , per quanto i Selva le dicessero che non erano state medicine . Maria se l ' era abbracciata e per confortarla e per trattenerla . Accennò a Giovanni che andasse lui dall ' arciprete e Giovanni corse via . Gli occhi lucenti del moribondo supplicarono . Benedetto gli disse : " Figlio mio , desideri Cristo ? " Il poveretto accennò di sì col capo e con un gemito inesprimibile . Benedetto lo baciò , lo ribaciò teneramente . " Cristo mi dice che i tuoi peccati ti sono rimessi e che tu parta in pace . " Gli occhi lucenti sfavillarono di gioia . Benedetto chiamò la madre che dalle aperte braccia di Maria si precipitò sul figlio suo . Ecco entrare don Clemente trafelato , con Giovanni e l ' arciprete . Don Clemente aveva trovato in canonica un ecclesiastico non conosciuto da lui , alle prese coll ' arciprete . A sentir costui , una turba fanatica voleva portare in Sant ' Andrea la pretesa miracolata per un ringraziamento a Dio . Era dovere dell ' arciprete impedire un tale scandalo . La guarigione della ragazza se non era impostura non era nemmanco realtà . Il preteso taumaturgo poi aveva predicato un sacco di eresie sui miracoli e sulla salute eterna , aveva parlato della fede come di una virtù naturale , aveva criticato Gesù che guariva gl ' infermi . Adesso stava fabbricando un altro miracolo con un altro disgraziato . Bisognava finirla . Finirla ? pensava il povero arciprete che sentiva già odore di Sant ' Uffizio . Era presto detto " finirla " . Ma come , finirla ? La visita di don Clemente , che sopravvenne a questo punto del discorso , lo fece respirare . Adesso , pensò , mi aiuterà lui . Invece le cose volsero al peggio . Udito il triste messaggio di don Clemente , quel prete esclamò : " Vede ? Ecco i miracoli come finiscono ! Ma Lei non deve entrare col Santo Viatico nella casa di quell ' eretico s ' egli prima non esce e non esce per non tornarci più ! " Don Clemente avvampò nel viso . " Non è un eretico ! " diss ' egli . " È un uomo di Dio ! " " Lo dice Lei ! " esclamò il prete . " E Lei " proseguì volto all ' arciprete " Lei ci pensi ! Faccia come vuole , del resto ; io non c ' entro . A rivederla . " Fatto un inchino a don Clemente , senza parole , scivolò fuori della camera . " E adesso ? E adesso ? " gemette il povero arciprete recandosi le mani alle tempie . " Quello è un uomo terribile ma io non voglio mancare verso Domeneddio . Dimmi tu , dimmi tu ! " Aveva un santo timore di Dio , sì , l ' arciprete , ma non era neppure senza un timore fra santo e umano di don Clemente , della coscienza severa che lo avrebbe giudicato . A don Clemente lampeggiò , nella stretta del momento , il partito da prendere . " Disponi per il Viatico " diss ' egli " e vieni subito con me a confessare quel povero giovane . Benedetto farà vedere se è un eretico o se è un uomo di Dio . " La fantesca venne ad avvertire che un signore pregava il signor arciprete di far presto , presto , perché quell ' ammalato moriva . Don Clemente , trafelato , entrò nella stamberga con Giovanni e l ' arciprete . Chiamò Benedetto a sé , presso l ' uscio e gli parlò sotto voce . L ' ammalato rantolava . Benedetto ascoltò , a capo chino , le parole dolorose che gli chiedevano un atto di umiliazione santa , s ' inginocchiò senza rispondere davanti alla croce scolpita da lui nella roccia , la baciò avidamente nell ' incontro delle braccia tragiche e riaspirare in sé dal solco della pietra il segno del sacrificio , il suo amore , il suo bene , la sua forza , la sua vita ; e , rialzatosi , uscì di là per sempre . Il sole scompariva in un turbinoso fumo di nuvoli montanti a settentrione , dietro il villaggio . I luoghi che avevano poco prima brulicato di gente erano un livido deserto . Dalle svolte dei viottoli ghiaiosi , dietro gli usci socchiusi , dai canti dei casolari , donne spiavano . All ' apparire di Benedetto si ritrassero tutte . Egli sentì che Jenne sapeva l ' agonia dell ' uomo venuto a lui per salute , che l ' ora della potestà era venuta per i suoi avversari . Don Clemente , il Maestro , l ' amico , gli aveva prima chiesto di deporre il suo abito e ora di uscire della sua casa , di uscire da Jenne . Con dolore e amore , ma glielo aveva chiesto . Fra l ' amarezza e il digiuno , poiché non aveva potuto prendere la sua refezione meridiana di pane e fave , si sentì quasi venir meno , gli si oscurò la vista . Sedette sulla soglia ruinosa di una porticina chiusa , all ' entrata della viuzza della Corte . Un lungo rombo di tuono suonò sul suo capo . Poco a poco , nel riposo , si riebbe . Pensò all ' uomo che moriva nel desiderio di Cristo e un ' onda di dolcezza gli tornò nell ' anima . Sentì rimorso di aver dimenticato per alcuni istanti quel gran dono del Signore , di avere disamata la croce appena bevutone vita e gioia . Si nascose il viso fra le mani e pianse silenziosamente . Un rumor lieve , in alto , d ' imposte che si aprono ; qualche cosa di molle gli batte sul capo . Si toglie trasalendo le mani dagli occhi ; ai suoi piedi è una rosellina selvatica . Rabbrividì . Da parecchi giorni , o la sera rientrando nella sua spelonca o uscendone la mattina , ogni giorno aveva trovato fiori sulla soglia . Non li aveva tolti mai . Li poneva da banda , sopra un sasso , perché non fossero calpestati ; non altro . Neppure aveva mai cercato di sapere qual mano li recasse . Certo la rosellina selvatica era caduta dalla stessa mano . Non alzò il capo e comprese che pur non raccogliendo la rosellina né accennando a raccoglierla , gli bisognava partire . Cercò levarsi , le gambe non lo reggevano ancora bene , tardò un momento a rimettersi in cammino . Il tuono rumoreggiava da capo , più forte , continuo . Una porticina si aperse , se ne porse una giovine vestita di nero , bionda , bianca come la cera , piena gli occhi azzurrini di sbigottimento e di lagrime . Benedetto non poté a meno di volgere il capo a lei . Riconobbe la maestra del Comune , che aveva veduto un momento in casa dell ' arciprete , e già proseguiva senza salutarla quando ella gli gettò un gemito : " mi ascolti ! " e , fatto un passo indietro nell ' andito , cadde sulle ginocchia , gli stese le mani imploranti , ripiegando il capo sul petto . Benedetto si fermò . Esitò un momento e poi disse , con gravità severa : " Che vuole da me ? " Si era fatto quasi buio . I lampi abbagliavano , il fragore del tuono empiva la misera viuzza , impediva ai due di udirsi . Benedetto si accostò all ' uscio . " Mi hanno detto " rispose la giovine senz ' alzare il viso e sostando agli scoppi del tuono " che Lei forse dovrà partire da Jenne . Una Sua parola mi ha dato la vita , la Sua partenza mi farà morire ancora . Mi ripeta quella parola , la dica per me , solo per me ! " " Quale parola ? " " Lei stava col signor arciprete , io ero nella stanza vicina colla fantesca e l ' uscio aperto . Lei diceva che un uomo può negare Dio senza essere veramente ateo e senza meritare la morte eterna , quando nega quel Dio che gli è proposto in una forma ripugnante al suo intelletto ma poi ama la Verità , ama il Bene , ama gli uomini , pratica questi amori . " Benedetto tacque . Lo aveva detto , sì , ma parlando a un prete e non sapendo di venire udito da persone forse non atte a comprenderlo . Ella sospettò la cagione di quel silenzio . " Non si tratta di me " disse . " Io credo , sono cattolica . È per mio padre che ha vissuto così ed è morto così e ... se sapesse ! ... hanno persuaso anche mia madre ch ' egli non ha potuto salvarsi ! " Mentr ' ella parlava , rade gocce , grosse , cominciarono a battere , fra i lampi e i tuoni , sulla via , macchiarono la polvere di grandi macchie , scrosciarono col vento , sferzando i muri ; ma né Benedetto riparò dentro l ' uscio né lei gliene fece invito , e questa fu da parte di lei la confessione sola del sentimento profondo che si copriva di misticismo e di pietà filiale . " Mi dica , mi dica " implorò , alzando finalmente il viso " che mio padre è salvo , che lo ritroverò in Paradiso ! " Benedetto rispose : "Preghi." " Dio ! Solo questo ? " " Si prega forse per il perdono di chi non può essere perdonato ? Preghi . " " Oh , grazie ! Lei è sofferente ? " Queste ultime parole furono sussurrate così piano che Benedetto non poté udirle . Fece un gesto di addio e si allontanò fra le ondate di pioggia che flagellavano e urtavano via per il fango la morta rosellina selvatica . Forse da una finestra , forse dalla porta dell ' osteria , Noemi , che vi stava con la ragazza di Arcinazzo , lo vide passare . Si fece dare un ombrello dall ' oste e lo seguì sfidando la violenza del vento e della pioggia . Lo seguì , soffrendo di vederlo a capo scoperto e senza ombrello , pensando che se non fosse stato un Santo , lo si sarebbe detto un pazzo . Uscita sulla piazza della chiesa , vide socchiudersi un uscio a mano diritta , un prete lungo e magro guardare dall ' interno . Credette che il prete avrebbe invitato Benedetto a entrare , ma invece il prete , quando Benedetto gli fu vicino , chiuse l ' uscio rumorosamente , con grande sdegno di lei . Benedetto entrò in Sant ' Andrea ed ella pure vi entrò . Quegli andò a inginocchiarsi davanti all ' altar maggiore , ella si tenne presso la porta . Il sagrestano , che sonnecchiava seduto sui gradini di un altare , uditi i loro passi , si alzò , mosse verso Benedetto . Ma egli era del partito dei preti romani e , riconosciuto l ' eretico , ritornò indietro , domandò alla signorina forestiera se potesse dirgli niente di quel giovine ammalato di Arcinazzo ch ' era stato portato in chiesa la mattina , quando il sagrestano ci aveva veduta anche lei . E soggiunse che ne domandava perché aveva l ' ordine di aspettare l ' arciprete che sarebbe venuto per portargli il Viatico . Noemi sapeva che l ' uomo di Arcinazzo era moribondo ma non più di così . " Ho capito " disse il sagrestano , forte , con intenzione . " Non vorrà saperne di Cristo . Questi sono i belli miracoli ! Sia benedetto Iddio per i tuoni e i fulmini che altrimenti ci portavan qui la ragazza ! " E ritornò a sedere , a sonnecchiare sul suo gradino . Noemi non sapeva levare gli occhi da Benedetto . Non era un proprio e vero fascino né il sentimento appassionato della giovine maestra . Lo vide vacillare , poggiar le mani ai gradini e poi voltarsi , stentatamente , a sedere , né si domandò se soffrisse . Guardava lui ma più assorta in sé che in lui , assorta in un mutamento progressivo del proprio interno che la veniva facendo diversa , non riconoscibile a se stessa , in un senso ancora confuso e cieco di una verità immensa che le si venisse comunicando per vie misteriose , che le torcesse con sofferenza intime fibre del cuore . I ragionamenti religiosi di suo cognato potevano averle turbata la mente ; il cuore non glielo avevano toccato mai . E ora perché ? Come ? Cos ' aveva detto , infine , quell ' uomo macilento ? Oh ma lo sguardo , ma la voce , ma ... Che altro ? Qualche altra cosa , impossibile a comprendere . Un presentimento , forse . Quale ? Ma ! Chi sa ? Un presentimento di qualche futuro legame fra quell ' uomo e lei . Lo aveva seguito , era entrata in chiesa per non perdere l ' occasione di parlargli e adesso ne aveva quasi paura . Parlargli di Jeanne , poi anche . Jeanne , lo aveva ella compreso ? Come mai aveva potuto Jeanne , amandolo , resistere alla corrente di pensiero superiore ch ' era in lui , che forse a quel tempo sarà stata latente ma che una Jeanne doveva pur sentire ? Cos ' aveva ella amato ? L ' uomo inferiore ? Se gli parlasse , non gli parlerebbe solamente di Jeanne , gli parlerebbe di religione , pure . Gli domanderebbe quale fosse la sua , proprio . E poi , s ' egli le rispondesse una cosa sciocca , una cosa volgare ? Per questo aveva quasi paura di parlargli . Una folata di pioggia batté dalle invetriate rotte di una finestra sul pavimento . Noemi pensò che mai più non avrebbe dimenticato quell ' ora , quella grande chiesa vuota , quell ' oscuro cielo , quel colpo di pioggia entrato come un colpo di pianto , il naufrago del mondo assorto sui gradini dell ' altare maggiore , Dio sa in quali sublimi pensieri , e neppure il sagrestano suo nemico , postosi a dormire sui gradini di un altro altare con la famigliarità noncurante di un collega di Domeneddio . Passò molto tempo , forse un ' ora , forse più . La chiesa si venne rischiarando , parve che smettesse di piovere . Suonarono le quattro . Entrò in chiesa don Clemente e dietro a lui entrarono Maria e Giovanni , contenti di trovar Noemi , della quale non sapevano che fosse avvenuto . Si mosse anche il sagrestano che conosceva il padre . " Dunque ? Il Viatico ? " Il Viatico ? L ' uomo , pur troppo , era morto . Al Viatico si era pensato troppo tardi . Il padre domandò di Benedetto e Noemi glielo indicò . Parlarono del colloquio che Noemi desiderava . Don Clemente arrossì , esitò , ma poi non seppe come rifiutarsi a chiederlo e raggiunse Benedetto . Mentre i due discorrevano insieme , Giovanni e Maria ragguagliarono Noemi di quel ch ' era accaduto . Entrato l ' arciprete , l ' infermo non aveva parlato più . Non era stato possibile di confessarlo . Intanto era scoppiato il temporale con tale veemenza , tali torrenti strepitavano intorno alla capanna che l ' arciprete non aveva potuto uscirne per andar a prendere l ' olio santo . Si credeva che l ' ammalato durasse qualche ora ; invece , alle tre , era morto . Don Clemente e l ' arciprete erano usciti appena lo avevano permesso i torrenti . Giovanni e Maria erano rimasti colla madre , che pareva impazzita , fino all ' arrivo della sorella maggiore del morto . Allora erano partiti , anche per venire in cerca di Noemi . Non l ' avevano trovata all ' osteria , si erano diretti alla chiesa . Avevano incontrato sulla piazza il padre che usciva da una casa civile . Non sapevano che ci fosse andato a fare . Maria parlò con entusiasmo di Benedetto , de ' suoi conforti spirituali al moribondo . Era sdegnatissima , come suo marito , della guerra fattagli da gente che adesso aveva buon giuoco a voltargli contro tutto il paese . Biasimavano la debolezza dell ' arciprete e non erano contenti neppure di don Clemente . Don Clemente non avrebbe dovuto prestarsi alla cacciata del suo discepolo ! Perché gli aveva detto lui di andarsene , quando era venuto l ' arciprete . Il suo primo torto era stato di portare il messaggio dell ' Abate . Noemi non sapeva di questo messaggio . Udito che si voleva spogliare Benedetto della sua tonaca , scattò : Benedetto non doveva obbedire ! Intanto Benedetto e il padre mossero verso la porta . Benedetto si tenne in disparte ; il padre venne a dire ai Selva e a Noemi che , parecchia gente volendo parlare a Benedetto , egli aveva combinato un ritrovo comune presso un signore del paese . Doveva ora precederli , con Benedetto , colà . Sarebbe venuto a riprenderli in chiesa fra pochi minuti . Il signore era quel tale che i Selva avevano incontrato sulla costa di Jenne dove stava in attesa della duchessa di Civitella . La duchessa era poi arrivata con altre due dame e con alcuni cavalieri fra i quali un giornalista , il giovinotto elegantissimo dalla caramella . Il signore di Jenne non capiva più nella pelle , si sentiva per quel giorno in corpo uno spirito ducale di bontà e di magnificenza . Perciò don Clemente , consigliato dall ' arciprete di rivolgersi a lui , ne aveva facilmente ottenuto la promessa , per Benedetto , di un vecchio abito nero da mattina , di una cravatta nera , di un cappello nero a cencio . Quando , nella camera dov ' erano preparate le vesti laicali , il discepolo , svestita la tonaca , prese , tacendo sempre , a indossarle , il Maestro , che stava alla finestra , non poté trattenere un singhiozzo . Pochi momenti dopo Benedetto lo chiamò dolcemente . - Padre mio diss ' egli . " Mi guardi . " Vestito dei nuovi panni , troppo lunghi e larghi , egli sorrideva , mostrando pace . Il padre gli afferrò una mano per baciargliela ; ma Benedetto , ritratta con impeto la mano , allargò le braccia , si strinse al petto lui che parve allora il minore , il figliuolo , il penitente ministro di tristi prepotenze umane che sul palpito divino di quel petto si sciogliessero in polvere , cenere e niente . Stettero così abbracciati lungamente senza dir parola . " L ' ho fatto per te " mormorò alfine don Clemente . " Ti ho portato io il messaggio ignominioso per vedere la grazia del Signore risplendere in questo tuo abito vile più che nella tonaca . " Benedetto lo interruppe . " No no " diss ' egli " non mi tenti , non mi tenti ! Ringraziamo Iddio , invece , che appunto mi castiga per quel compiacimento presuntuoso che ho avuto a Santa Scolastica quando Lei mi ha offerto l ' abito benedettino e io ho pensato che nella mia visione mi ero visto morire con quell ' abito . Il mio cuore si alzò allora come dicendosi : " sono veramente prediletto da Dio ! " E adesso ... " Oh ma .. ! " esclamò il padre e subito tacque , tutto una fiamma nel viso . Benedetto credette intendere che avesse pensato : " non è detto che tu non lo riprenda , l ' abito che hai spogliato ! non è detto che la visione non si avveri ! " e che poi non avesse voluto dire il suo pensiero , sia per prudenza , sia per non alludere alla sua morte . Sorrise , lo abbracciò . Il padre si affrettò a parlare d ' altro , scusò l ' arciprete ch ' era dolente di quanto accadeva , che non avrebbe voluto allontanare Benedetto ma temeva i Superiori . Non era un don Abbondio , non temeva per sé , temeva per lo scandalo di un conflitto con l ' Autorità . " Io gli perdono " disse Benedetto " e prego Dio che gli perdoni , ma questo difetto di coraggio morale è una piaga della Chiesa . Piuttosto che mettersi in conflitto con i Superiori ci si mette in conflitto con Dio . E si crede di sfuggire a questo sostituendo alla propria coscienza , dove Dio parla , la coscienza dei Superiori . E non s ' intende che operando contro il Bene o astenendosi da operare contro il Male per obbedire ai Superiori si è di scandalo al mondo , si macchia davanti al mondo il carattere cristiano . Non s ' intende che il debito verso Dio e il debito verso i Superiori si possono compiere insieme non operando mai contro il Bene , non astenendosi mai da operare contro il Male , ma senza giudicare i Superiori , ma obbedendo loro con perfetta obbedienza in tutto che non è contro il Bene o a favore del Male , deponendo ai loro piedi la propria vita stessa , solo non la coscienza ; la coscienza , mai ! Allora questo inferiore spogliato di tutto fuorché della sua coscienza e della sua obbedienza giusta , questo inferiore è un puro grano del sale della terra e dove molti di questi grani si trovino uniti , ciò cui essi aderiscono resterà incorrotto e ciò cui non aderiscono cadrà imputridito ! " A misura che parlava , Benedetto si veniva trasfigurando . Nel pronunciare le ultime parole sorse in piedi . Gli occhi avevano lampi , la fronte un chiarore augusto dello spirito di Verità . Posò le mani sulle spalle di don Clemente . " Maestro mio " diss ' egli raddolcendosi nel viso " io lascio il tetto , il pane e l ' abito che mi furono offerti , ma non lascerò di parlare di Cristo Verità fino a che avrò vita . Me ne vado ma non per tacere . Si ricorda di avermi fatto leggere la lettera di S . Pier Damiano a quel laico che predicava ? E quello là predicava in chiesa ! Io non predicherò in chiesa ma se Cristo vuole che io parli nei tugurii , nei tugurii parlerò ; se vuole che io parli nei palazzi , nei palazzi parlerò ; se vuole che io parli nei cubicoli , parlerò nei cubicoli ; se vuole che io parli sui tetti , parlerò sui tetti . Pensi all ' uomo che operava nel nome di Cristo e ne fu proibito dai discepoli . Cristo ha detto : lasciatelo fare . È da obbedire ai discepoli o è da obbedire a Cristo ? " " Per l ' uomo del Vangelo sta bene , caro " rispose don Clemente " ma ora sulla volontà di Cristo ci si può anche ingannare , bada . " Il cuore di don Clemente non parlava propriamente così ; ma le parole imprudenti , indisciplinate del cuore non furon lasciate passare alle labbra . " Del resto , padre mio " riprese Benedetto " lo creda , io non sono bandito per avere evangelizzato il popolo . Vi sono due cose ch ' Ella deve sapere . La prima è questa : mi è stato proposto , qui a Jenne , da qualcuno che mi parlò quella volta e poi non vidi più , di abbracciare la carriera ecclesiastica per diventare missionario . Risposi che non mi sentivo chiamato . La seconda è questa . Nei primi giorni dopo la mia venuta a Jenne , discorrendo di religione con l ' arciprete , gli parlai della vitalità eterna della dottrina cattolica , del potere che ha l ' anima della dottrina cattolica di trasformare continuamente il proprio corpo , accrescendone senza limiti la forza e la bellezza . Lei sa , padre mio , da chi mi sono venute queste idee per mezzo di Lei . L ' arciprete deve avere riferito il mio discorso , che gli era piaciuto . Il giorno dopo mi domandò se a Subiaco avessi conosciuto Selva , se avessi letto i suoi libri . Mi disse ch ' egli non li aveva letti ma sapeva ch ' erano da fuggire . Padre mio , Ella comprende . È per causa del signor Selva e dell ' amicizia di Lei col signor Selva che io parto da Jenne così . Non La ho mai tanto amata quanto adesso , non so dove andrò ma dovunque il Signore mi mandi , vicino o lontano , non mi abbandoni nell ' anima Sua ! " Così dicendo con un tumulto , nella voce , di dolore e di amore , Benedetto si gettò un ' altra volta nelle braccia del Maestro che , straziato egli pure da una tempesta di sentimenti diversi , non sapeva se domandargli perdono o promettergli gloria , la vera ; e solamente poté dirgli , ansando : " Anch ' io , tu non sai ! ho bisogno di non essere abbandonato dall ' anima tua . " Don Clemente raccolse in un fardello , maneggiandolo con mani guardinghe , riverenti , l ' abito deposto dal discepolo . Raccolto che l ' ebbe , disse a Benedetto che non poteva offrirgli l ' ospitalità di Santa Scolastica , che aveva avuto in animo di pregare i signori Selva , ma che ora gli sorgeva il dubbio se a Benedetto fosse opportuno , nell ' interesse del suo stesso apostolato , mettersi così pubblicamente sotto la protezione del signor Giovanni . Benedetto sorrise . " Oh , questo no ! " diss ' egli . " Temeremo noi le tenebre più che non ameremo la luce ? Ma ho bisogno di pregare il Signore che mi faccia conoscere , se possibile , la Sua volontà . Forse vorrà questo , forse altro . E adesso vorrebbe farmi portare un po ' di cibo e di vino ? Poi mi mandi chi mi vuole parlare . " Don Clemente si meravigliò , nel suo interno , che Benedetto gli domandasse del vino ma non ne fece mostra . Disse che gli avrebbe mandata pure quella signorina che stava con i Selva . Benedetto lo interrogò cogli occhi , ricordando che quando la signorina , poi riveduta in chiesa , gli aveva chiesto un colloquio , don Clemente gli aveva stretto il braccio come per ammonirlo tacitamente di stare in guardia . Don Clemente , arrossendo molto , si spiegò . Aveva veduta la signorina a Santa Scolastica insieme a un ' altra persona . Quel moto era stato involontario . L ' altra persona era lontana . " Non ci rivedremo " diss ' egli " perché appena ti avrò mandato il cibo e avrò avvertite queste persone , dovrò partire per Santa Scolastica . " Benedetto , parlando di andare a Subiaco o altrove , aveva detto " forse questo , forse altro " con un accento così pregno di sottintesi , che don Clemente , nel congedarsi , gli sussurrò : " Pensi a Roma ? " Invece di rispondere , Benedetto gli prese dolcemente di mano il fardello dov ' era la povera tonaca concessa e ritolta , se l ' accostò , non senza un tremito delle mani , alle labbra , ve le impresse , ve le tenne lungamente . Era il rimpianto dei giorni di pace , di lavoro , di preghiera , di parola evangelica ? Era l ' attesa di un ' ora lucente nell ' avvenire ? Rese il fardello al Maestro . " Addio " diss ' egli . Don Clemente uscì a precipizio . La stanza offerta dal padrone di casa per le udienze di Benedetto aveva un grande canapè , un tavolino quadrato coperto di un panno giallo a fiorami azzurri , delle sedie sgangherate , delle poltrone che mostravano la stoppa per gli squarci del vecchio cuoio stinto , due ritratti di avoli parrucconi dalle cornici annerite , due finestre , una quasi accecata da una muraglia greggia , l ' altra aperta sui prati , sulla faccia di un bel monte pensoso , sul cielo . Benedetto , prima di ricevere visitatori , vi si affacciò per un addio ai prati , al monte , al povero paese . Preso da spossatezza , si appoggiò al davanzale . Era una spossatezza dolce dolce . Non si sentiva quasi più il peso del corpo e il cuore gli si ammolliva di beatitudine mistica . Poco a poco , perdendo i suoi pensieri oggetto e forma , il senso della quieta innocente vita esterna , delle stille che gocciavano dai tetti , dell ' aria odorata di montagna , lievemente , occultamente mossa ora in questa ora in quella parte , lo intenerì . Gli rinacquero nella memoria ore lontane della sua giovinezza prima , quando non aveva moglie né pensava al matrimonio , la fine di un temporale nell ' alta Valsolda , sui dorsi del Pian Biscagno . Quanto diversa la sua sorte se i suoi genitori avessero vissuto trenta , vent ' anni di più ! Almeno uno di essi ! Si vide nel pensiero la lapide del camposanto di Oria : A FRANCO IN DIO LA SUA LUISA e gli occhi gli si gonfiarono di pianto . Venne allora una reazione violenta della volontà contro questi languori molli del sentimento , questa tentazione di debolezza . " No no no " mormorò egli , udibilmente . Una voce , alle sue spalle , rispose : " Non ci vuole ascoltare ? " Benedetto si voltò , sorpreso . Tre giovani stavano davanti a lui . Egli non li aveva uditi entrare . Quello di essi che pareva il maggiore , un bel ragazzo , basso di statura , bruno , dagli occhi esperti di molte cose , gli chiese arditamente perché avesse spogliato l ' abito clericale . Benedetto non rispose . " Non lo vuol dire ? " fece colui . " Non importa , senta . Noi siamo studenti dell ' Università di Roma , gente di poca fede , glielo dico schietto e subito . E ci godiamo la nostra giovinezza , più o meno ; glielo dico subito anche questo . " Uno dei compagni tirò l ' oratore per la falda dell ' abito . " Sta zitto ! " disse il primo . " Sì , uno di noi crede poco ai Santi ma è un purissimo . Quello però non è qui davanti a Lei , come non vi sono altri che stanno giuocando all ' osteria . Il Purissimo non ha voluto venire con noi . Dice che troverà modo di parlarle da solo a solo . Noi siamo quello che Le ho detto . Siamo venuti da Roma per fare una gita e per vedere un miracolo , s ' era possibile ; insomma per stare allegri . " I compagni lo interruppero , protestando . " Ma sì ! " ribatté lui . " Per stare allegri ! Scusi , io sono più sincero . Infatti mancò poco che la nostra allegria ci costasse cara . Si scherzò e ci volevano accoppare , capisce ; a Suo onore e gloria . Ma poi s ' è udito il discorsino ch ' Ella fece a quella turba fanatica . Per il demonio , si disse , questo è un linguaggio che ha del novo in una bocca pretina o semipretina , questo è un Santo che ci va meglio degli altri , scusi la confidenza . E ci si accordò subito di chiederle un colloquio . Perché poi , se siamo un poco scettici e gaudenti , siamo anche un poco intellettuali e certe verità religiose c ' interessano . Io , per esempio , sono forse per diventare un neo buddista . " I suoi compagni risero ed egli si voltò ad essi adirato . " Sì , non sarò buddista nella pratica ma il Buddismo m ' interessa più del Cristianesimo ! " Qui successe un battibecco fra i tre per quest ' uscita poco opportuna ; e un secondo oratore , lungo , sottile , in occhiali , prese il posto del primo . Costui parlava nervoso , con frequenti scatti del capo e degli avambracci rigidi . Il suo discorso fu questo . I suoi compagni e lui avevano discusso più volte intorno alla vitalità del Cattolicismo . Tutti ammettevano che fosse esausta e che la morte seguirebbe presto se non intervenisse una riforma radicale . Alla possibilità di questa riforma chi credeva e chi non credeva . Desideravano conoscere l ' opinione di un cattolico intelligente e moderno nello spirito come si era rivelato Benedetto . Avevano molte domande a fargli . Qui il terzo ambasciatore della compagnia studentesca giudicò venuto il suo momento e scaraventò addosso a Benedetto una tempesta disordinata di quesiti . Sarebb ' egli stato disposto a farsi propugnatore di una riforma della Chiesa ? Credeva nell ' infallibilità del Papa e del Concilio ? Approvava il culto di Maria e dei Santi nella sua forma presente ? Era democratico cristiano ? Quale concetto aveva di una riforma desiderabile ? Avevano veduto a Jenne Giovanni Selva . Benedetto , conosceva i suoi libri ? Approvava le sue idee ? Gli piaceva che fosse proibito ai cardinali di uscire a piedi e ai preti di andare in bicicletta ? Cosa pensava della Bibbia e dell ' ispirazione ? Prima di rispondere , Benedetto guardò a lungo , severo in viso , il suo giovine interlocutore . " Un medico " diss ' egli finalmente " aveva fama di saper guarire tutte le malattie . Qualcuno che non credeva nella medicina andò da lui per curiosità , per interrogarlo sull ' arte sua , sugli studî , sulle opinioni . Il medico lo lasciò parlare lungamente e poi gli prese il polso , così . " Benedetto prese il polso del primo che gli aveva parlato e proseguì : " Glielo prese , glielo tenne un momento in silenzio , poi gli disse : - Amico , voi soffrite di cuore . Io ve l ' ho letto in viso e ora sento battere il martello del falegname che vi lavora la bara . " Il giovine dal polso prigioniero non poté a meno di batter le ciglia . " Non parlo per Lei " disse Benedetto . " Parla quel medico a quel tale che non crede nella medicina . E continua : - Venite voi a me per avere vita e salute ? Io vi darò l ' una e l ' altra . Non venite per questo ? Io non ho tempo per voi . - Allora colui , che si era sempre creduto sano , allibbì e disse : - Maestro , eccomi nelle vostre mani , fate che io viva . " I tre rimasero per un momento sbalorditi . Quando accennarono a riaversi e a replicare , Benedetto riprese : " Se tre ciechi mi domandano la mia lampada di verità , cosa risponderò io ? Risponderò : andate prima e preparate gli occhi vostri ad essa perché se io ve la dessi nelle mani ora , voi non ne avreste alcun lume , voi non potreste che guastarla . " " Non vorrei " disse lo studente lungo , smilzo e occhialuto " che per vedere questa Sua lampada di verità si dovessero chiudere le finestre alla luce del sole . Ma insomma capisco ch ' Ella non voglia spiegarsi con noi , che ci prenda per dei reporters . Oggi noi non abbiamo o almeno io non ho le disposizioni che Lei desidera . Sarò un cieco ma non mi sento di domandar la luce al Papa e nemmeno a un Lutero . Però , se Lei viene a Roma , troverà dei giovani disposti meglio di me , meglio di noi . Venga , parli , permetta anche a noi di udirla . Oggi abbiamo la curiosità , domani , chi sa ? potremo avere il desiderio buono . Venga a Roma . " " Mi dia il Suo nome " disse Benedetto . Colui gli porse una carta da visita . Si chiamava Elia Viterbo . Benedetto lo guardò , curioso . " Sì signore " diss ' egli " sono israelita , ma questi due battezzati non sono più cristiani di me . Del resto io non ho nessun pregiudizio religioso . " Il colloquio era finito . Nell ' uscire , il più giovane dei tre , quello dalla gragnuola di domande , tentò un ultimo assalto . " Ci dica almeno se i cattolici , secondo Lei , dovrebbero andare alle urne politiche ? " Benedetto tacque . L ' altro insistette : " Non vuoi rispondere neppure a questo ? " Benedetto sorrise . " Non expedit " diss ' egli . Passi nell ' anticamera ; due colpettini leggeri all ' uscio ; entrano i Selva con Noemi . Maria Selva entra prima e vedendo Benedetto così vestito , non può trattenere un movimento di sdegno , di compianto e di riso ; arrossisce , vorrebbe dire una parola di protesta , non la trova . A Noemi vengono le lagrime agli occhi . Tutti e quattro tacciono per un momento e si comprendono . Poi Giovanni mormora : Non fu dal vel del cuor giammai disciolto e stringe la mano all ' uomo che nei suoi goffi abiti gli pare augusto . " Sì ma Lei non deve portare questa roba ! " esclamò Maria , meno mistica di suo marito . Benedetto fece un gesto come per dire " non parliamo di ciò ! " e guardava il maestro del suo Maestro con occhi desiderosi e riverenti . " Sa " diss ' egli " quanto Vero e quanto Bene mi sono venuti da Lei ? " Giovanni non sapeva di avere tanto influito su quell ' uomo attraverso don Clemente . Suppose che avesse letto i suoi libri . Ne fu commosso e ringraziò nel suo cuore Iddio che gli faceva sentire con dolcezza un po ' di effettivo bene operato in un ' anima . " Quanto sarei stato felice " ripigliò Benedetto " di lavorare nel Suo orto per vederla qualche volta , per udirla parlare ! " Noemi , all ' udir ricordare quella sera , si lasciò sfuggire una esclamazione sommessa piena di memorie che non si potevano dire . Giovanni ne prese occasione per offrire a Benedetto l ' ospitalità , poiché don Clemente gli aveva detto che intendeva lasciare Jenne la sera stessa . Potremmo partire insieme , quando piacesse a lui , dopo il colloquio ch ' egli avrebbe concesso a sua cognata . Noemi , pallida , fissò Benedetto per la prima volta , aspettando la sua risposta . " La ringrazio " diss ' egli , dopo avere pensato un poco . " Se busserò alla Sua porta Ella mi aprirà . Ora non Le posso dire altro . " Giovanni fece atto di ritirarsi con sua moglie . Benedetto li pregò di restare . Certo la signorina non aveva segreti per loro ; almeno per sua sorella se non per il cognato . Anche questo coperto invito a Maria cadde perché Noemi osservò , imbarazzata , che non si trattava di segreti suoi . I Selva si ritirarono . Benedetto rimase in piedi e non disse a Noemi di sedere . Egli sapeva di avere a fronte l ' amica di Jeanne , presentiva il discorso che verrebbe , un messaggio di Jeanne . " Signorina " diss ' egli . Il modo non fu scortese ma significò chiaramente : " quanto più presto , tanto meglio . " Noemi intese . Qualunque altro l ' avrebbe offesa . Benedetto , no . Con lui si sentiva umile . " Ho l ' incarico " diss ' egli " di domandarle se sa niente di una persona ch ' Ella deve avere conosciuto molto . Anche molto amato , credo . Il nome , io non so se lo pronuncio bene perché non sono italiana , è don Giuseppe Flores . " Benedetto trasalì . Non si aspettava questo . " No " esclamò ansioso . " Non so niente ! " Noemi lo guardò un momento in silenzio . Avrebbe voluto , prima di parlare , domandargli perdono del dolore che gli avrebbe recato . Disse a bassa voce , mestamente : " Mi è stato scritto di apprenderle che non è più di questa vita . " Benedetto piegò il viso , se lo nascose fra le mani . Don Giuseppe , caro don Giuseppe , cara grande anima pura , cara fronte luminosa , cari occhi pieni di Dio , cara voce buona ! Pianse dolcemente due lagrime , due sole lagrime che Noemi non vide , si udì dentro la voce di don Giuseppe che gli diceva : non senti che sono qui , che sono con te , che sono nel tuo cuore ? Noemi , dopo un lungo silenzio , mormorò : " Mi perdoni . Vorrei non averle dovuto recare un dolore così grande . " Benedetto si scoperse il viso . " Dolore e non dolore " diss ' egli . Noemi tacque , riverente . Benedetto le domandò se sapesse quando quella persona fosse morta . Verso la fine di aprile , credeva Noemi . Ella era allora fuori d ' Italia . Era nel Belgio , a Bruges , con un ' amica sua alla quale era stata scritta la notizia . Per quanto ne aveva udito dall ' amica , quella persona , Noemi non ne ripeté il nome per un delicato riguardo , aveva fatto una morte santa . Le sue carte , ella era incaricata di riferire anche questo , erano state affidate al Vescovo della città . Benedetto fece un gesto di approvazione che poteva servire anche per chiusa del colloquio . Noemi non si mosse . " Non ho ancora finito " diss ' ella . E soggiunse subito : " Ho un ' amica cattolica ... io non sono cattolica , sono protestante ... che ha perduta la fede in Dio . Le hanno consigliato di dedicarsi a opere di carità . Vive con un fratello contrarissimo a qualunque religione . Questa novità che sua sorella si occupi di beneficenza , che si metta in relazione con gente dedita alle opere buone per principio religioso , gli è spiacente . Adesso è ammalato , s ' irrita , si esalta , inveisce contro le bigotte del Bene , non vuole che sua sorella si occupi di visitare poveri , né di proteggere ragazze , né di raccogliere bambini abbandonati . Dice che tutto questo è clericalismo , è utopia , che il mondo va come vuole andare , che si deve lasciarlo andare e che con questo mescolarsi alle classi inferiori non si fa che metter loro in testa delle idee false e pericolose . Ora è stato detto alla mia amica che deve o mentire a suo fratello facendo di nascosto ciò che prima faceva in palese , o separarsi da lui . Essa ha tanto bisogno di un consiglio sicuro ! Mi scrive di domandarlo a Lei . Ha letto nei giornali ch ' Ella consiglia qui tanta gente di queste montagne , spera che non rifiuterà . " " Poiché suo fratello " rispose Benedetto " è ammalato di corpo e anche di spirito , non le si offre il Bene nella sua casa stessa ? Diventerà una cattiva sorella per arrivare a conoscere Iddio ? Interrompa le sue opere , si dedichi a suo fratello , lo curi come del male del corpo così del male dello spirito , con tutto l ' amore che ... " Stava per dire " che gli porta " si corresse per non ammettere così espressamente che conosceva la persona , " ... con tutto l ' amore di cui è capace , gli si faccia preziosa , lo vinca poco a poco , senza prediche , solo colla bontà . Farà tanto bene anche a lei di cercar d ' incarnare in sé la bontà stessa , la bontà attiva , instancabile , paziente e prudente . E lo vincerà , lo persuaderà , poco a poco , senza discorsi , che tutto quello che fa lei è ben fatto . Allora potrà riprendere le sue opere e le potrà riprendere anche da sola . E vi riuscirà meglio . Adesso le fa per un consiglio avuto , forse non vi riesce tanto bene . Allora le farà per quest ' abitudine del Bene acquistata con suo fratello , vi riuscirà meglio . " " Grazie " disse Noemi . " Grazie per l ' amica mia e anche per me , perché mi piace tanto questo che ha detto . E posso io ripetere i suoi consigli , il Suo incoraggiamento in Suo nome ? " La domanda pareva superflua poiché incoraggiamento e consigli erano chiesti proprio a Benedetto , proprio per incarico dell ' amica . Ma Benedetto si turbò . Era un esplicito messaggio che Noemi gli chiedeva per Jeanne . " Chi son io ? " diss ' egli . " Che autorità posso avere ? Le dica che pregherò . " Noemi tremò nel suo interno . Sarebbe stato tanto facile , ora , parlargli di religione ! E non osava . Ah perdere una occasione simile ! No , bisognava parlare ma non poteva mica pensare per un quarto d ' ora a quello che direbbe . Disse la prima cosa che le venne in mente . " Scusi , poiché dice di pregare ; vorrei tanto sapere se Lei proprio le approva tutte , le idee religiose di mio cognato ? " Appena proferita la domanda , le parve tanto impertinente , tanto goffa , da vergognarne . E si affrettò a soggiungere sentendo di dir cosa ancora più sciocca e dicendola irresistibilmente : " Perché mio cognato è cattolico , io sono protestante e vorrei regolarmi . " " Signorina " rispose Benedetto " verrà giorno in cui tutti adoreranno il Padre in ispirito e verità , sulle cime ; oggi è ancora il tempo di adorarlo nelle ombre e nelle figure , in fondo alle valli . Molti possono salire , quale più , quale meno , verso lo spirito e la verità ; molti non possono . Vi hanno piante che oltre una certa zona non fruttificano e , portate ancora più su , muoiono . Sarebbe follia di toglierle al loro clima . Io non La conosco , non posso dirle se le idee religiose di suo cognato possano , portate in Lei così , senza preparazione , dare un frutto buono . Le dico però di studiare molto molto il cattolicismo con l ' aiuto di suo cognato , perché non vi è un solo protestante convinto che lo conosca bene . " " Lei non verrà a Subiaco ? " chiese Noemi timidamente . Qualche nascosta malinconia salì nella sua voce che fece salir nel cuore a Benedetto un senso di dolore dolce , tosto fatto sgomento , tanto era nuovo . " No " diss ' egli " non credo . " Noemi volle e non volle dire che n ' era dolente , pronunciò alcune parole confuse . Si udì gente nell ' anticamera . Noemi piegò il viso , Benedetto pure ; e il colloquio si sciolse senz ' altro saluto . Anche la duchessa volle parlare a Benedetto . Portò con sé compagni e compagne . Non più giovine ma galante ancora , mezzo superstiziosa e mezzo scettica , egoista e non senza cuore , voleva bene alla figliuola tisica di un suo vecchio cocchiere . Udito parlare del Santo di Jenne e de ' suoi miracoli , aveva combinata la gita , un po ' per divertimento , un po ' per curiosità , per vedere se fosse il caso di far venire il Santo a Roma o di mandargli la ragazza . Cugina di un cardinale , aveva conosciuto presso di lui uno dei preti che villeggiavano a Jenne . Ora colui , incontratala , le aveva già parlato a modo suo del Santo e annunciato il crollo della sua riputazione . Però siccome la duchessa non si fidava di nessun prete ed era curiosa di conoscere un uomo cui si attribuiva un passato romanzesco , e la stessa curiosità avevano i suoi compagni , una compagna in particolare , si risolse di avvicinarlo a ogni modo . Era venuta con lei una vecchia nobildonna inglese , famosa per la sua ricchezza , per le sue toilettes bizzarre , per il suo misticismo teosofico e cristiano , innamorata metafisicamente del Papa e anche della duchessa che ne rideva con i suoi amici . I quali amici , nel vedere Benedetto in quell ' arnese , si scambiarono occhiate e sorrisi che per poco non diventarono sghignazzamenti quando la vecchia inglese , prevenendo tutti , prese la parola . Disse , in un cattivo francese , che sapeva di parlare a una persona colta : che lei , con amici e amiche di ogni nazione , lavorava per riunire tutte le Chiese cristiane sotto il Papa , riformando il cattolicismo in alcune parti troppo assurde che nessuno nel suo cuore credeva più buone a niente , come il celibato ecclesiastico e il dogma dell ' inferno ; che avevano bisogno , per fare questo , di un Santo ; che questo Santo sarebbe lui perché uno spirito - ella non era spiritista ma un ' amica sua lo era - anzi proprio lo spirito della contessa Blawatzky aveva rivelato questo ; ch ' era perciò necessaria la sua venuta a Roma e che a Roma egli avrebbe potuto con i suoi doni di santità rendere servigio anche alla duchessa di Civitella , ivi presente . Finì il suo discorso così : " Nous vous attendons absolument , monsieur ! Quittez ce vilain trou ! Quittez - le bientôt ! Bientôt ! " Benedetto , girato rapidamente lo sguardo severo per la cerchia delle facce sardoniche o stolide , dall ' occhialetto della duchessa alla caramella del giornalista , rispose : " A l ' instant , madame ! " E uscì della camera . Uscì della camera e della casa , attraversò la piazza camminando male negli abiti disadatti , prese la via della costa senza guardare né a destra né a sinistra , portato dallo spirito più che dalle forze affievolite del corpo , pensando passar la notte sotto qualche albero e l ' indomani portarsi a Subiaco e di là , con l ' aiuto di don Clemente , a Tivoli dove conosceva un buon vecchio prete solito venire di tanto in tanto a Santa Scolastica . All ' ospitalità dei Selva , che gli sarebbe stata cara , non pensava più . Il suo cuore era puro e in pace ma egli non poteva dimenticare che la voce soave di quella signorina straniera e l ' accento mesto col quale aveva detto : " Lei non verrà a Subiaco ? " gli avevano risuonato dentro in un modo strano , che un minuto secondo era bastato perché gli balenasse in mente questo pensiero : " se Jeanne fosse stata così non mi sarei sciolto . " Avevano ragione i mistici : penitenza e digiuno non valgono . A ogni modo tutto era oramai dileguato . Restava solamente l ' umile sentimento di una fralezza essenzialmente umana che , uscita vittoriosa da prove difficili , può ricomparire improvvisamente ed essere vinta da un soffio . Il paesello era deserto . La gente di Trevi , di Filettino , di Vallepietra , cessato il temporale , era partita commentando i fatti della mattina , la guarigione dubbia , la guarigione fallita , i moniti seminati alacremente da seconde mani contro il seduttore del popolo , il falso cattolico . All ' uscita del villaggio Benedetto fu veduto da due o tre donne di Jenne . L ' abito laico le fece allibire , lo credettero scomunicato , lo lasciarono passare in silenzio . Pochi passi più in là fu raggiunto da qualcuno che correva . Era un giovinetto magro , biondo , dagli occhi azzurri , intelligentissimi . " Lei va a Roma , signore Maironi ? " diss ' egli . " La prego di non chiamarmi così " rispose Benedetto , spiacente di apprendere che il suo nome , chi sa in qual modo , si era divulgato . " Non so se vado a Roma . " " Io La seguo " disse il giovine , impetuoso . " Mi segue ? Perché mi segue ? " Il giovine gli prese , per tutta risposta , una mano , se la recò alle labbra malgrado la resistenza e le proteste di Benedetto . " Perché ? " diss ' egli . " Perché ho il disgusto del mondo e non trovavo Dio e oggi mi pare , per Lei , di essere nato alla gioia . Permetta , permetta che La segua ! " " Caro " rispose Benedetto , commosso , " non so neppur io dove andrò . " Il giovinetto lo supplicò di dirgli almeno quando avrebbe potuto rivederlo , e siccome Benedetto non sapeva veramente come rispondergli , esclamò : " Oh La vedrò a Roma ! Lei andrà a Roma , certo ! " Benedetto sorrise . " A Roma ? E dove trovarmi , a Roma , se ci vado ? " Quegli rispose che sicuramente a Roma si parlerebbe di lui , che tutti saprebbero dove trovarlo . " Se Dio vorrà ! " disse Benedetto con un affettuoso cenno di saluto . Il giovinetto gentile lo trattenne un momento per la mano . " Sono lombardo anch ' io " diss ' egli . " Sono Alberti , di Milano . Si ricordi di me ! " E seguì Benedetto con lo sguardo intenso finché , a una svolta della mulattiera , disparve . Alla vista della croce dalle grandi braccia , sull ' orlo della discesa , Benedetto ebbe un improvviso sussulto di commozione , dovette arrestarsi . Quando si rimise in cammino fu preso da vertigini . Fece pochi passi ancora , barcollando , fuori della via per togliersi dal passaggio della gente e si lasciò cadere sull ' erba in un grembo del prato . Allora , chiusi gli occhi , sentì che non era un malessere passaggero , ch ' era qualche cosa di più grave . Non smarrì del tutto la conoscenza , smarrì l ' udito , il tatto , la memoria , la nozione del tempo . Al primo riaversi , la sensazione , ai dorsi delle mani , del panno grosso , diverso da quello della solita sua veste , gli mise una curiosità non tormentosa , quasi divertente , circa l ' identità propria . Si andò tastando il petto , i bottoni , gli occhielli , senza capire . Pensò . Un ragazzo di Jenne che gli passò vicino sul prato , corse a Jenne , raccontò ansante che il Santo giaceva morto sull ' erba , presso la croce . Benedetto pensò con quell ' ombra di ragione oscura che ci governa nel sogno e al primo svegliarci . Non erano i panni suoi , erano i panni di Piero Maironi . Egli era Piero Maironi ancora . Ne fu sgomentato e rinvenne del tutto . Si levò a sedere , si mirò la persona , girò lo sguardo intorno , per il prato , per i monti velati dalle ombre della sera . Alla vista della grande croce la sua mente si ricompose . Si sentiva male , male assai . Cercò di rimettersi in piedi e vi riuscì a fatica . Si avviò verso la mulattiera domandandosi che potrebbe fare in quello stato . Vide qualcuno venir frettoloso per la mulattiera , da Jenne , fermarglisi in faccia ; udì esclamare : " Dio , è Lei ! " riconobbe la voce della donna che gli aveva parlato con tanta passione fra i tuoni e i lampi . Ella sola , di tanti che avevano udito a Jenne il racconto del ragazzo , era venuta . Gli altri non avevano creduto o non avevano voluto credere . Era venuta correndo , folle di angoscia . Ora si era fermata di botto , a due passi da lui , incapace di proferir parola . Egli non sospettò che fosse venuta per lui , le diede la buona sera e passò . Ella non gli ricambiò il saluto , affannata , dopo la prima gioia , di vederlo camminare male , non osando seguirlo . Lo vide fermarsi con un uomo a cavallo che saliva , parlargli ; fece un balzo avanti per udire . L ' uomo era un mulattiere mandato dai Selva in cerca di Benedetto . I Selva erano partiti da Jenne poco dopo quest ' ultimo , con due muli per le signore , credendo raggiungerlo sulla costa . Giunti all ' Aniene senza veder nessuno , avevano interrogato un viandante che veniva da Subiaco . Colui non seppe darne notizia . Noemi che doveva prendere l ' ultimo treno per Tivoli , era partita con Giovanni , nascondendo il suo rammarico ; il mulattiere era stato rimandato a Jenne per cercarvi di Benedetto e anche per riportarne un ombrellino dimenticato all ' osteria ; Maria era rimasta ad aspettarlo sulle ghiaie dell ' Infernillo . La giovine maestra udì Benedetto domandare al mulattiere , per carità , che gli portasse da Jenne un po ' d ' acqua . I due si parlarono ancora ma lei non attese altro , scomparve . Benedetto aveva accettato , dopo una breve conversazione col mulattiere , di raggiungere , a cavallo , la signora Selva . Rimasto solo , sedette sotto la croce aspettando il ritorno del mulattiere con l ' acqua e con l ' ombrello . La luna falcata si veniva dorando nel cielo chiaro sopra i monti di Arcinazzo ; la sera era senza vento , tepida . Benedetto si sentiva le tempie pulsare e ardere , celere e breve il respiro . Dolore non sentiva ; e l ' erba odorante del prato , gli alberi sparsi , le grandi montagne ombrose , tutto gli era vivo , tutto gli era pio , tutto gli era dolce di un mistero di amore orante che inclinava la stessa falce della luna verso le cime placide nel cielo di opale . Don Giuseppe Flores gli diceva nel cuore che sarebbe soave di morire così col giorno , pregando insieme alle cose innocenti . Passi frettolosi , dalla parte di Jenne . Si fermarono un po ' discosto . Una bambina si avanza verso Benedetto , gli porge timidamente una bottiglia d ' acqua e un bicchiere , fugge indietro . Benedetto , meravigliato , la richiama ; ella viene lenta , vergognosa . Richiesta del suo nome , tace ; dei suoi genitori , tace . Una voce dice : " È la bambina dell 'oste." Benedetto riconosce la voce e , al fioco lume della luna , la persona silenziosa rimasta indietro per lo stesso squisito sentimento che le ha fatto prender con sé la bambina . " Grazie " diss ' egli . Ella si appressò un poco , tenendo la bambina per mano , sussurrò : " Sa che i preti hanno parlato colla madre del morto ? Sa che ora questa donna accusa Lei di averlo fatto morire ? " Benedetto rispose con qualche severità nella voce : " Perché mi dice questo ? " Ella conobbe di avergli fatto dispiacere accusando alla sua volta , esclamò desolata : " Oh mi perdoni ! " E riprese : " Posso farle una domanda ? " "Dica." " Ritornerà mai a Jenne ? " "No." La donna tacque . Si udirono venire , da lontano , il mulattiere e il suo mulo . Ella disse , a voce più bassa : " Per pietà , una domanda ancora . Come si figura Lei l ' altra vita ? Crede che uno possa ritrovare le persone conosciute in questa ? " Se il lume della luna non fosse stato così fioco , Benedetto avrebbe vedute due grosse lagrime rigar il viso della giovine . " Credo " rispose gravemente " che fino alla morte del nostro pianeta l ' altra vita sarà per noi un grande continuo lavoro sopra di esso e che tutte le intelligenze aspiranti alla Verità e all ' Unità vi si ritroveranno insieme all 'opera." Le scarpe ferrate del mulattiere suonano vicine sui ciottoli . La donna dice : "Addio." Stavolta le lagrime suonano anche nella voce . Benedetto le risponde : " A Dio . " Egli scende sul mulo , ardendo di febbre , nelle ombre della valle . Andrà dunque a casa Selva . Sa , lo ha saputo dal mulattiere , che non troverà Noemi , ma questo gli è indifferente , non la teme , neppure ricorda quel momento di lieve emozione . Un altro pensiero si agita , infiammato dalla febbre , nell ' anima sua . Vi turbinano parole di don Clemente , parole di quel giovine Alberti , parole della vecchia dama inglese , vi lampeggiano dentro immagini rotte della Visione . A casa Selva , sì , ma per poco ! Egli scende e la gran voce dell ' Aniene gli rugge in profondo , più e più forte : " Roma , Roma , Roma . " _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO SESTO . Tre lettere . Jeanne a Noemi . Vena di Fonte Alta , 4 luglio ... Perdonami se ti scrivo colla matita . Ho riletto la tua lettera qui , a mezz ' ora dall ' albergo , seduta sull ' orlo di una vasca dove le mandre vengono ad abbeverarsi . L ' acqua piccola che vi cade da un canaletto di legno mi ricorda con la sua voce tenera qualche cosa che mi fa dolere il cuore : una passeggiata con lui per i prati e i boschi , nella nebbia , una sosta presso questa fonte , parole dolorose , qualche lagrima , una cosa scritta nell ' acqua , un momento felice , l ' ultimo . È stato un grande sacrificio che ho fatto a Carlino di ritornare a Vena dopo tre anni . Gli ho sempre voluto bene ma il messaggio di Jenne mi farebbe affrontare per lui ben altri sacrifici che questo , e lietamente , e sapendo di averne perduto tutto il merito . Non sono contenta della tua lettera , te ne dirò il perché ; non però adesso . Qui scrivo troppo male e ora scende il nebbione dai prati alti sopra la fonte , soffia una tramontana fredda . Debbo curare la mia salute per Carlino . Anche questo è un sacrificio perché odio la mia salute ! Più tardi . Noemi , non potresti far sì che il mezzo foglietto di carta qui unito , scritto a matita , gli cadesse sotto gli occhi ? Tu esiti a dirgli come l ' obbedisco ; non potresti almeno aiutarmi a farglielo sapere così ? Non sono contenta delle tue lettere sopra tutto perché sono troppo corte . Tu sai quanto io sia insaziabile di udire di lui , egli è ospite della casa dove lo sei anche tu , a Subiaco non devi assolutamente saper che fare , e te la sbrighi in due parole ! - Sta meglio . - Legge molto . - Ha lavorato nell ' orto . - Forse passerà l ' estate con noi . - Scrive . - E non hai ancora saputo dirmi che male veramente abbia , cosa legga , dove andrà se non passa l ' estate con voi , se scrive lettere o libri , e di cosa parlate fra voi ; perché è impossibile che non parliate insieme qualche volta . Non ripetermi la tua scusa che quanto meno mi si parla di lui , tanto meglio è per me . È una scusa comoda che hai trovato ma è sciocca ; perché , mi si parli o non mi si parli , è la stessa cosa . La mia speranza è ben morta . Non rinasce . Dunque scrivi a lungo . Sono certa ch ' egli ti vuole convertire , che avete insieme delle conversazioni intime e che mi parli poco di lui per questo . Sarebbe una piccola gloria , sai , di convertire te perché in religione tu sei una sentimentale , non hai la visione chiara , fredda e sicura della verità che ho pur troppo io senz ' avere studiato e che tanto non vorrei avere . Quando pensi di ritornare nel Belgio ? I tuoi interessi non ti richiamano lassù ? Mi hai parlato una volta di un tuo agente che non t ' ispirava molta fiducia . Pare che in agosto viaggeremo . Almeno così dice ora Carlino che poi cambia facilmente assai . Mi piacerebbe vedere l ' Olanda in settembre , con te . Addio . Dunque scrivi . S ' egli legge molto potresti farti prestare un libro da lui e lasciarvi dentro il mezzo foglietto per segno . Insomma , trova ! O questo o altro ; sei donna . Trova , se pure mi vuoi bene . Penso del resto che non me ne vuoi più niente . È così , di ' la verità . Invece qui all ' albergo c ' è una signora innamorata di me . Ridi pure , è proprio vero . Vive a Roma . Suo marito è sottosegretario di Stato . Vuole a ogni costo che io passi l ' inverno venturo a Roma . Dipenderà da Carlino . La signora lo assedia ed egli si lascia assediare , né ben resiste né ben capitola . Addio , scrivi , scrivi e scrivi . Noemi a Jeanne ( dal francese ) . Subiaco , 8 luglio ... Ho fatto meglio . Mio cognato gli disse a memoria , in presenza mia , un passo latino che lo colpì , un passo su certi monaci del tempo antico , prima di Cristo . Egli pregò Giovanni di scriverglielo . Eravamo nell ' uliveto sopra la villetta , seduti sull ' erba . Io porsi prontamente a Giovanni una matita e il mezzo foglietto , presentandogliene il lato bianco . Egli scrisse e Maironi prese il mezzo biglietto , vi lesse il passo latino , se lo pose in tasca senza guardare l ' altra facciata . È stato un vero tradimento e ho tradito per amor tuo . Dubiterai ancora di me ? Cosa ti potrei dire della sua malattia più che non ti abbia già detto ? Per due settimane , circa , gli è stata addosso la febbre . Un giorno il medico diceva ch ' era tifoide , un giorno diceva che non era . Cessò ma le forze non sono ancora interamente ritornate , la magrezza è grande , pare che qualche disordine interno persista , il medico è rigoroso riguardo alla qualità dei cibi , egli ha rinunciato al suo regime , prende carni e anche un po ' di vino . È venuto ieri da Roma a trovare Giovanni un suo amico , un professore famoso , il professore Mayda . Giovanni lo ha pregato di vedere Maironi , di consigliare qualche cosa . Ha consigliato una cura di acque che Maironi certamente non prenderà . Mi pare di conoscerlo abbastanza per poterlo dire . Da otto giorni in qua ha migliorato sensibilmente , del resto . Lavora nell ' orto qualche poco la mattina e qualche poco la sera . Stamani si è levato per tempissimo e non gli è venuto in mente di lavare la scala ? Maria rimproverò ieri la sua vecchia fantesca perché la scala non era pulita . Questa vecchia , che dorme a Subiaco , quando venne alle sette trovò il lavoro fatto da Maironi . Mia sorella e mio cognato lo rimproverarono , quest ' ultimo quasi aspramente , forse perché è tanto diverso da Maironi e non gli verrebbe in mente di pigliare la granata neppure se si trovasse dentro una nuvola di ragnatele . Cosa Maironi legge ? A me di letture sue non parlò che una volta e per breve tempo , come ti dirò . Ti ho scritto che forse passerà l ' estate con noi , perché so che Maria e Giovanni lo desiderano . Il mio presentimento è che ora non resterà e che andrà a Roma . Però è una mia idea , niente di più , non ne so niente . Quanto a volermi convertire , io non so se la cosa sia facile né se Maironi ci pensi . Bada , io lo chiamo Maironi scrivendo a te ; parlando a lui lo chiamo Benedetto senz ' altro , perché il suo desiderio è questo . Sono sicura che a convertirmi ci pensava Giovanni . L ' ha trovato tanto facile che non me ne parla più . Di Maironi non lo crederei . Mi pare che per lui il Cristianesimo sia sopra tutto azione e vita secondo lo spirito di Cristo , del Cristo risorto che vive sempre in mezzo a noi , del quale noi abbiamo , com ' egli dice , l ' esperienza . Mi pare che la sua propaganda religiosa non abbia per oggetto il Credo di una Chiesa cristiana piuttosto che di un ' altra , benché senza dubbio la santità del suo vivere sia rigorosamente cattolica . Quando l ' ho inteso parlare di dogmi con Giovanni non era mai per discutere le differenze fra Chiesa e Chiesa , era piuttosto per aprire certe formole della Fede e mostrare la luce grande che n ' esciva aprendole in un certo modo . In questo Giovanni è maestro ma quando parla Giovanni si sente sopra tutto che nella sua mente vi ha un sapere immenso , e quando parla Maironi si sente sopra tutto che nel suo cuore vi ha il Cristo vivo , il Cristo risorto , e ci si accende . Per essere interamente , scrupolosamente sincera , ti dirò che se non credo ch ' egli desideri di convertirmi , però non posso esserne certissima . Eravamo un giorno nell ' uliveto . Egli e Giovanni discorrevano di un libro tedesco sull ' essenza del Cristianesimo che pare aver fatto rumore ed è stato scritto da un teologo protestante . Maironi osservava come questo protestante , quando parla del Cattolicismo , ne parli colla più onesta attenzione d ' imparzialità , ma come in fatto non conosca la religione cattolica . Secondo lui nessun protestante la conosce , son tutti pieni di pregiudizi , giudicano essenziali al Cattolicismo certe alterazioni della sua pratica , esteriori e sanabili . C ' era lì un panierino di albicocche ed egli ne tolse una bellissima , però un poco guasta . " Ecco " disse " un frutto guasto . Se io offro questo frutto a uno che non conosce ma vuole esser gentile , mi dice che vi è del sano e del buono ma che pur troppo vi è anche del malato e che perciò egli , con dispiacere , non lo prenderà . Così parla del Cattolicismo questo protestante insigne . Ma se io offro il frutto a uno che conosce , egli lo accetterà quand ' anche fosse tutto putrido e porrà il nocciuolo immortale nel proprio terreno con la speranza di avere albicocche bellissime e sane . " Il discorso era rivolto a Giovanni , ma gli occhi guardavano sempre me . Devo soggiungere che anche a Jenne egli mi aveva detto d ' imparare a conoscere il Cattolicismo . A ogni modo se io rimango protestante non è per il conoscere e il non conoscere , è perché così vogliono i miei sentimenti più sacri . Mia cara Jeanne , vi ha un ' altra cosa che ti voglio schiettamente dire . Sospetto che tu sia gelosa . Ho paura che tu non possa comprendere il dolore indicibile che mi faresti se lo fossi veramente ; ho paura che tu non possa comprendere la gravità immensa dell ' offesa che faresti a lui prima e poi anche a me . Adesso io ti apro il mio cuore . Avrei rimorso di non farlo , amica mia ; rimorso rispetto a te , rispetto a lui , rispetto a me stessa . Quanto a lui , egli è buono e dolce a tutti coloro che avvicina ma in modo particolare ai più umili , e forse tu potresti esser gelosa della vecchia di Subiaco che viene in casa per i bassi servizî . Con Maria e con me la sua bontà e dolcezza si mostrano silenziosamente più che con parole . Con noi egli è sereno , semplice , affabile ; non ha mai l ' aria di sfuggirci ma non è mai accaduto che si trattenesse a parte né con l ' una né con l ' altra . Io sono agli occhi di lui un ' anima e le anime sono per lui tutte come erano per mio padre le menome pianticelle del suo grande giardino , ch ' egli avrebbe voluto difendere dal gelo col calore del suo cuore , far crescere e fiorire colla comunicazione della sua vita . Ma sono un ' anima come un ' altra , forse appunto colla differenza sola ch ' egli mi giudica più lontana dalla verità e perciò più minacciata dal gelo ; benché questo non si vede nel suo contegno . Quanto a me , cara , io provo certamente un sentimento profondo per lui ; ma sarebbe abbominevole dire che il mio sentimento somigli anche da lontano a quello che gli uomini chiamano col solito nome . Il mio sentimento è riverenza , è una specie di timore devoto , una specie di awe per cui io sento intorno alla sua persona come un circolo magico che non oserei passare . Nella sua presenza il mio cuore non ha un battito di più . Non lo so , direi piuttosto che ne abbia uno di meno . Non potrei essere più sincera di così , cara Jeanne . Dunque ti prego , ti supplico di non immaginare altra cosa . Per ora non penso al Belgio . Può darsi che vi faccia una corsa più tardi . Salutami tuo fratello , del quale vorrei sapere se ha finalmente portato il vecchio prete e la signorina in Fomalhaut . Ci penso anch ' io qualche volta , alla sua Fomalhaut . Digli che se quest ' inverno verrete a Roma faremo musica insieme . Addio , ti abbraccio . Benedetto a don Clemente . ( Non spedita ) . Padre mio , il Signore si è ritirato dall ' anima mia , non dico per abbandonarmi al peccato ma per togliermi ogni senso della presenza Sua , e il desolato grido di Gesù Cristo sulla croce freme , a momenti , in tutto il mio essere . Se mi sforzo di richiamare ogni mio pensiero nel pensiero della Presenza Divina , ogni mio sentimento in un atto di abbandono alla Divina Volontà , non ne ho che pena e scoramento , mi par di essere una bestia caduta sotto il carico , che a un primo colpo di frusta fa uno sforzo , ricade ; a un secondo colpo , a un terzo , a un quarto trasalisce appena , neppure tenta rialzarsi . Se apro il Vangelo o l ' Imitazione , non vi trovo sapore . Se ripeto preghiere mi vince il tedio e ammutolisco . Se mi prostro sul pavimento , il pavimento mi gela . Se mi lamento a Dio di essere trattato così , il Suo silenzio mi par diventare più ostile . Se con l ' autorità dei grandi mistici mi dico che ho torto di avere tanto affetto alle dolcezze spirituali , di soffrire tanto per la loro privazione , mi rispondo che hanno torto i mistici , che nello stato di grazia sensibile si cammina sicuri e che invece in questa notte spirituale senza stelle il cammino non si vede , non c ' è altra regola che ritrarre il piede quando si sente molle l ' erba , e ciò non basta , ch ' è anche possibile di porlo addirittura , il piede , nel vuoto . Padre , padre mio , mi apra le Sue braccia , ch ' io senta il calore del Suo petto pieno di Dio ! Vi sono cento ragioni per me di non venire a Santa Scolastica , ma in ogni modo preferirei scrivere . Ella è qui presente a me più che nel corpo ; io mi unisco , mi confondo meglio a Lei col pensiero che se Le fossi davanti ; e ho bisogno di confondermi a Lei col pensiero , ho bisogno di costringere l ' anima mia dentro la Sua . Forse Le manderò questa lettera , forse neppure la manderò . Padre mio , padre mio , mi fa bene di scriverti più che di parlarti , non ti potrei parlare colla foga che ora mi viene alla penna e non mi verrebbe alle labbra . Scrivendo , io parlo , io grido a te immortale , io ti spoglio dalle mortalità che sono anche nell ' anima tua e che mi romperebbero , nella tua presenza , questa foga , delle mortalità di conoscenze incomplete delle cose , di prudenze che ti consiglierebbero veli al tuo pensiero . No , non te la spedirò questa lettera , eppure tu l ' avrai ; l ' arderò , eppure tu l ' avrai , sì , tu l ' avrai , non è possibile che il mio tacito grido non ti raggiunga , forse adesso nelle tenebre della notte , mentre dormi , forse fra due ore , ancora nelle tenebre della notte , mentre preghi con i fratelli nella dolce chiesa dove tanto abbiamo adorato insieme . Io so perché sono arido , io so perché Dio mi abbandona . Sempre quando Dio mi abbandona , quando tutte le sorgenti vive dell ' anima mia inaridiscono e i germi vivi si disseccano e il mio cuore diventa un mare morto , io so perché . Perché ho udita una musica soave alle mie spalle e mi sono voltato , oppure perché il vento mi recò fragranze dai prati in fiore a lato della mia via e mi arrestai , oppure perché la nebbia mi è salita di fronte e ho temuto , oppure perché uno spino mi offese il piede e ne ho concepita ira . Istanti , baleni , ma intanto l ' uscio si apre , un soffio maligno entra . È sempre così , basta uno sguardo raccolto , una lode gustata , una immagine trattenuta , una offesa rimeditata , il soffio maligno entra . E adesso è tutto questo insieme ! È scesa la notte sul mio cammino , ho messo il piede nell ' erba molle , la ho sentita , ho ritratto il piede ma non subito . Perché adopero figure ? Scrivi scrivi , mano mia vile , la nuda verità ! Scrivi che questa casa è un nido di mollezza e che se ho gustato il letto soffice , la biancheria fine , l ' odore di lavanda , ho molto più gustato la conversazione del signor Giovanni e le letture assorbenti nel diletto della mente , l ' aura di due giovani donne pure , intellettuali , piene di grazia , la loro ammirazione segreta , il profumo di un sentimento che una di esse mi è parsa chiudere in sé , la visione di una vita nascosta in questo nido fra queste persone , lontana da tutto ch ' è volgare , ch ' è basso , ch ' è immondo , ch ' è schifoso . Ho sentito il male del mondo con il ribrezzo che se ne ritrae e non con il focoso dolore che lo affronta per strappargli le anime . Istanti , baleni ; mi rifugiai come un tempo nell ' abbraccio della Croce ma la Croce , poco a poco , altrimenti da un tempo , mi diventò nelle braccia legno insensibile e morto . Mi sono detto : spiriti di nequizia , male volontà sapienti e forti che sono nell ' aria , congiurano contro di me , contro la mia missione . Mi sono risposto : superbia , giù ! E poi la prima idea mi riprese , ondeggiai cieco in questa vicenda trista , ogni giorno , tutto il giorno . E poiché niente ne ho lasciato trasparire , poiché capivo che il signor Giovanni e le signore non dubitavano che io non fossi nell ' interno così sereno , così puro come il mio esterno pareva , mi disprezzai , certi momenti , come un ipocrita , per dirmi , il momento dopo , che invece il mio esterno puro e sereno mi aiutava a vivere , parlo della vita spirituale ; che il parer forte mi obbligava a esser forte . Mi paragonai a un albero che ha il midollo divorato dai vermi , il legno consunto dalla putrefazione e vive per la corteccia , può dare foglie e fiori per lei , può dare ombra benefica . E poi mi dissi che questo era buono per gli uomini ; ma davanti a Dio , davanti a Dio ? E poi mi dissi ancora che Dio mi potrebbe sanare perché l ' albero divorato nel midollo non è sanabile ma l ' uomo sì ; e allora mi torturai per la impotenza di fare quello che Dio avrebbe chiesto a me come cooperazione della mia volontà alla Sua : fuggire , fuggire . Dio è nella voce dell ' Aniene che dalla sera della mia partenza da Jenne mi dice : " Roma , Roma , Roma " ; e Dio è pure nella forza dei vermi invisibili che mi hanno rosô le virtù vitali del corpo . E allora e allora e allora ? Signore , ascolta il mio gemito che Ti domanda giustizia . Ho detto tante volte che certamente partirò appena ne avrò la forza e qui mi vorrebbero trattenere e come potrò io dir loro : amici miei , voi mi siete nemici ? Ecco , viltà mia ! Perché non potrei dirlo ? Perché non lo dirò ? Ho letto un giorno nello sguardo della giovine protestante : - Se Lei parte che sarà dell ' anima mia ? Non deve Lei desiderare di condurmi alla fede Sua ? Io non mi lascio condurre ancora . - No , non posso , non debbo scrivere tutto . E come scrivere l ' espressione di uno sguardo , l ' intonazione di una parola per sé indifferente ? Non sono sguardi come quello per il quale San Girolamo s ' immerse nell ' acqua gelata o almeno la commozione mia non somiglia alla sua . Non vale acqua gelata contro uno sguardo puro nella sua dolcezza . Solo il fuoco vi arriva , il fuoco dell ' Amore supremo . Oh chi mi libera dal mio cuore mortale che non si move di un solo picciol moto senza movere tutte le fibre del corpo , chi mi libera il cuore immortale che gli è interno come il germe al frutto e si prepara un corpo celeste ? Non posso , non debbo scrivere tutto , ma questo sì lo voglio scrivere : il Signore mi tende insidie e lacci ! Caduto , mi deriderà ! Perché è avvenuto che io scrivessi il passo latino sulla gente che vive in penitenza fra il Mar Morto e il deserto , " sine pecunia , sine ulla femina , omni venere abdicata , socia palmarum " su quel pezzo di carta che recava sull ' altra faccia parole di J . D . , calde ancora del mio peccato antico e del suo , delle memorie più terribili ? Perché una persona così timida ha osato impormi una comunicazione segreta ? Il vento mi ha spalancata la finestra . Oh Aniene Aniene , come non ti stanchi di ruggirmi il tuo comando ! Che io parta sul momento ? Impossibile , le porte sono chiuse . E poi sarebbe indegno di partire così . Disonorerei Dio , farei dire : che qualità di servi ingrati e pazzi ha il Signore ? Vieni , spirito del mio Maestro , vieni , vieni , parla , io ti ascolto . Che mi dici ? Che mi dici ? Ah tu sorridi delle mie tempeste , tu mi dici di partire , sì , ma di partire nobilmente , di annunciare che il Signore me lo comanda . Tu mi dici di obbedire alla voce di Dio nell ' Aniene . Ecco che il vento si allontana , pare chetarsi , contento . Sì , sì , sì , con lagrime . Domani , domattina . Lo annuncierò . E so a chi andrò in Roma . Oh luce , oh pace , oh sorgenti redivive dell ' anima mia , oh mare morto che ti gonfii in una calda ondata ! Sì , sì , sì , con lagrime . Grazie , grazie . Gloria a Te , Padre nostro che sei nei cieli , sia santificato il nome Tuo , venga il regno Tuo , sia fatta la Tua volontà ! _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO SETTIMO . Nel turbine del mondo . Una carrozza signorile si fermò sull ' imbrunire davanti a una casa di via della Vite , in Roma . Due signore ne discesero frettolosamente e sparirono dentro la porta oscura . La carrozza partì . Due minuti dopo ne arrivò un ' altra , versò due altre signore nella stessa porta e partì . In un quarto d ' ora ne capitarono cinque . La porta oscura non inghiottì meno di dodici signore . La piccola via ritornò silenziosa . Trascorsa una mezz ' ora cominciarono a venire dal Corso gruppi di uomini . Si fermavano davanti a quella stessa porta , leggevano il numero al lume del fanale vicino , entravano . E la porta oscura inghiottì a questo modo un ' altra quarantina di persone . Gli ultimi furono due preti . Quello che guardò il numero era miope , non riusciva a decifrarlo . L ' altro gli disse ridendo : " Entra , entra , io sento puzzo di Lutero , dev ' essere qui . " E il primo entrò nelle tenebre puzzolente . Salirono per una scala nera , sucida , su su verso l ' unico lumicino a olio che ardeva al quarto piano . Quando furono al terzo , accesero dei fiammiferi per leggere i nomi sulle placche degli usci . Una voce chiamò dall ' alto : " Qui , signori , qui ! " Un giovine affabile signore in abito nero di mattina discese a incontrarli , li ossequiò molto , disse che si aspettava solamente loro , li fece entrare , per un ' anticamera e un andito quasi tanto oscuri quanto la scala , in una stanza grande , piena di gente , illuminata alla meglio da quattro candele e da due vecchie lucerne a olio . Il giovine signore si scusò dell ' oscurità . I suoi genitori non volevano in casa né luce elettrica né gaz né petrolio . Tutti gli uomini venuti a gruppi erano raccolti lì . Tre o quattro vestivano l ' abito ecclesiastico . Gli altri , meno un vecchio dalla faccia rossa e dalla barba bianca , parevano studenti . Nessuna signora . Erano tutti in piedi , eccetto il vecchio , persona di riguardo , certamente . Conversavano sottovoce . La stanza sussurrava come una grotta tutta rivoletti e goccie cadenti . Entrati i due preti , il giovine padrone di casa disse : "Allora!..." Le persone strette nel gruppo maggiore si scostarono a cerchio e vi apparve nel mezzo Benedetto . Un tavolino con due candele e una sedia erano preparati per lui . Pregò che si togliessero le candele . Poi gli dispiacque anche il tavolino . Si disse stanco , chiese di parlare seduto sul canapè , vicino al vecchio signore dal viso acceso e dalla barba bianca . Vestiva di nero , era pallido e magro più ancora che a Jenne . La fronte gli si era scoperta di capelli , aveva preso qualche cosa della fronte solenne di don Giuseppe Flores . E gli occhi avevano un azzurro più lucente . Molte delle facce volte avidamente a lui parevano piuttosto affascinate da quegli occhi e da quella fronte che ansiose di udire la sua parola . Egli prese a parlare così , senza un gesto , tenendosi le mani sulle ginocchia : " Io devo dire subito a chi parlo perché non tutti qui hanno le stesse disposizioni di anima verso Cristo e la Chiesa . Non credo di parlare ai sacerdoti presenti , credo e spero ch ' essi non abbiano bisogno della parola mia . Non parlo a questo signore seduto presso a me , perché egli pure , lo so , non ne ha bisogno . Non parlo ad alcuno che sia fermo nella fede cattolica . Io parlo unicamente a quei giovani che mi hanno scritto così . " Trasse una lettera e lesse : " Noi siamo stati educati nella fede cattolica e , fatti uomini , abbiamo accettato con un nuovo atto di libera volontà i suoi più ardui misteri , abbiamo lavorato per essa nel campo amministrativo e sociale ; ma ora un altro mistero sorge sul nostro cammino e la nostra fede tituba davanti ad esso . La Chiesa cattolica che si proclama fonte di verità , oggi contrasta la ricerca della verità quando si esercita sui fondamenti suoi , sui libri sacri , sulle formole dei dogmi , sull ' asserita infallibilità sua . Questo per noi significa ch ' essa non ha più fede in sé stessa . La Chiesa cattolica che si proclama ministra della Vita , oggi incatena e soffoca tutto che dentro di lei vive giovanilmente , oggi puntella tutte le sue cadenti vecchiaie . Questo per noi significa morte ; lontana , ma ineluttabile morte . La Chiesa cattolica che proclama di volere rinnovar tutto in Cristo , è ostile a noi che vogliamo contendere ai nemici di Cristo la direzione del progresso sociale . Questo per noi significa , insieme a molti altri fatti , avere Cristo sulle labbra e non nel cuore . La Chiesa cattolica oggi è tale e Dio vorrà che noi le obbediamo ancora ? Ecco perché noi veniamo a Voi . Che dobbiamo fare ? Voi che vi professate cattolico e , predicate il cattolicismo e avete fama ... " Qui Benedetto troncò la lettura , dicendo : " Seguono parole inutili . " E riprese a parlare : " Io rispondo a chi mi ha scritto così : - Ditemi ; perché vi siete rivolti a me che mi professo cattolico ? Mi credete voi forse , nella Chiesa , un Superiore dei Superiori ? È forse per questo che se la parola mia sarà diversa da quella che voi dite la parola della Chiesa , voi riposerete in pace sulla parola mia ? Udite una figura . Pellegrini assetati si accostano a una fonte famosa . Trovano una vasca piena di acqua stagnante , ingrata al gusto . La scaturigine viva è sul fondo della vasca , non la trovano . Si volgono mesti a un cavatore di pietre che lavora in una cava vicina . II cavatore offre loro acqua viva . Gli chiedono il nome della sorgente . " È la stessa della vasca " dice . " È tutta , nel sottosuolo , una sola corrente . Chi scava , trova . " I pellegrini sitibondi siete voi , il cavatore oscuro sono io e la corrente occulta nel sottosuolo è la Verità , cattolica . La vasca non è la Chiesa , la Chiesa è tutto il campo corso dalle acque vive . Voi vi siete rivolti a me per un vostro inconscio conoscere che la Chiesa non è la sola gerarchia , è la universale assemblea dei fedeli , gens sancta , che dal fondo di ogni cuore cristiano può zampillare acqua viva della sorgente stessa , della stessa Verità . Inconscio conoscere ; perché se non fosse inconscio , voi non direste - la Chiesa contrasta questo - la Chiesa soffoca quello - la Chiesa invecchia - la Chiesa ha Cristo sulle labbra e non nel cuore . " Intendetemi bene . Io non giudico la gerarchia , io riconosco e onoro l ' autorità della gerarchia , io dico unicamente che la Chiesa non è la gerarchia sola . Udite un ' altra similitudine . Vi ha nei pensieri di ciascun uomo una specie di gerarchia . Prendete un uomo giusto . Certe idee , certi propositi sono in lui pensieri dominanti , governano la sua vita , e sono questi : compiere il dovere religioso , il dovere morale , il dovere civile . Egli ha dei varii doveri il concetto tradizionale che gliene fu appreso . Ma poi questa gerarchia d ' idee ferme con impero non è tutto l ' uomo . Sotto di essa vi è in lui una moltitudine di altre idee , una moltitudine di pensieri che continuamente si muovono e si modificano per le impressioni e l ' esperienza della vita . E sotto questi pensieri vi ha un ' altra regione dell ' anima , vi ha l ' Inconscio dove facoltà occulte lavorano un lavoro occulto , dove avvengono i contatti mistici con Dio . Le idee dominanti esercitano autorità sul volere dell ' uomo giusto , ma tutto l ' altro mondo del suo pensiero ha pure una importanza immensa perché attinge continuamente alla Verità con l ' esperienza del reale nell ' esterno , con l ' esperienza del Divino nell ' interno , e quindi tende a rettificare le idee superiori , le idee dominanti in quanto il loro elemento tradizionale non è adeguato al Vero ; è per esse una perenne fonte di fresca vita che le rinnova , una sorgente di autorità legittima fondata sulla natura delle cose , sul valore delle idee , più che sui decreti degli uomini . La Chiesa è tutto l ' uomo , non un solo gruppo d ' idee eminenti e dominanti ; la Chiesa è la gerarchia con i suoi concetti tradizionali ed è il laicato con il suo continuo attingere alla realtà , con il suo continuo reagire sulla tradizione ; la Chiesa è la teologia ufficiale ed è il tesoro inesausto della Verità divina che reagisce sulla teologia ufficiale ; la Chiesa non muore , la Chiesa non invecchia , la Chiesa ha nel cuore il Cristo vivente meglio che sulle labbra , la Chiesa è un laboratorio di verità in azione continua e Iddio comanda che voi restiate nella Chiesa , che voi operiate nella Chiesa , che voi siate , nella Chiesa , sorgenti di acqua viva . " Uno spirito di commozione e di ammirazione agitò l ' uditorio con il rumore del vento . Benedetto , ch ' era venuto alzando la voce , sorse in piedi . " Ma qual fede è la vostra " esclamò acceso " se parlate di uscire dalla Chiesa perché vi offendono certe dottrine antiquate dei suoi capi , certi decreti delle Congregazioni romane , certi indirizzi del governo di un Pontefice ? Quali figli siete voi che parlate di rinnegare la madre perché veste come a voi non aggrada ? È forse cambiato , per una veste , il seno materno ? Quando piegati sovr ' esso voi dite piangendo a Cristo le vostre infermità , e Cristo vi sana , pensate voi all ' autenticità di un passo di S . Giovanni , al vero autore del quarto Vangelo o ai due Isaia ? Quando raccolti sovr ' esso vi unite a Cristo in sacramento , vi turbano i decreti dell ' Indice o del Sant ' Uffizio ? Quando abbandonati sovr ' esso entrate nelle tenebre della morte , vi è meno dolce la pace che a voi ne spira , perché un Papa è , contrario alla democrazia cristiana ? " Amici miei , voi dite : noi abbiamo riposato all ' ombra di questo albero , ma ora la sua corteccia si fende , la sua corteccia si dissecca , l ' albero morrà , andiamo in cerca di un ' altra ombra . L ' albero non morrà . Se aveste orecchi udreste il moto della corteccia nuova che si forma , che avrà il suo periodo di vita , che si fenderà , che si disseccherà alla sua volta perché un ' altra corteccia le succeda . L ' albero non muore , l ' albero cresce . Benedetto sedette spossato e tacque . L ' uditorio ebbe un moto e un fremito di onda verso di lui . Egli , lo arrestò alzando le mani . " Amici " riprese con voce stanca e dolce " ascoltatemi ancora . Scribi e Farisei , anziani e principi dei sacerdoti zelanti contro le novità sono in ogni tempo e anche in quest ' ora . Non ho a parlar di loro a voi , Iddio li giudicherà . Noi preghiamo per tutti coloro che non sanno quello che fanno . Ma forse nell ' altro campo cattolico militante non si è senza peccato . Nell ' altro campo si è inebbriati della idea di modernità . La modernità è buona ma l ' eterno è migliore . Io temo che colà non si tenga l ' eterno nel debito conto . Vi si attende molta salute alla Chiesa di Cristo dall ' azione cattolica collettiva nel campo amministrativo e politico , azione di battaglia per la quale il Padre riceverà ingiuria dagli uomini , e non se ne attende abbastanza dalla luce delle opere buone di ciascun cristiano per la quale il Padre è glorificato . Supremo fine delle creature umane è glorificare il Padre . Ora gli uomini glorificano il Padre di coloro che hanno lo spirito di carità , di pace , di sapienza , di povertà , di purità , di fortezza , che adoperano per i fratelli le energie della vita . Uno di questi giusti che professi e pratichi il Cattolicismo è profittevole alla gloria del Padre , di Cristo e della Chiesa più di molti Congressi , di molti Circoli , di molte vittorie elettorali cattoliche . " Ho inteso testé uno di voi mormorare : " e l ' azione sociale ? " L ' azione sociale , amici miei , è sicuramente buona come opera di giustizia e di fraternità , ma , simili ai socialisti , certi cattolici la marchiano con il marchio delle loro opinioni religiose e politiche , rifiutano di accomunarvi gli uomini di buona volontà se non accettano quel marchio , respingono da sé il buon Samaritano e questo è abbominevole agli occhi di Dio . Improntano col marchio cattolico anche opere che sono strumenti di lucro e questo pure è abbominevole agli occhi di Dio . Predicano la giusta distribuzione della ricchezza ed è bene , ma troppo dimenticano di predicare insieme la povertà del cuore ; e se lo ommettono deliberatamente per ragioni di opportunità , questo è abbominevole agli occhi di Dio . Purgate l ' azione vostra di questi abbominii . Chiamate alle opere particolari di giustizia e di amore tutti gli uomini di buona volontà , contenti di esserne voi gli iniziatori . Predicate a ricchi e poveri , con la parola e con l ' esempio , la povertà del cuore . " L ' uditorio ondeggiò confusamente , sospinto in parti diverse . Benedetto si raccolse un momento celando il viso fra le mani . " Voi mi avete domandato che fare ? " diss ' egli , scoprendo il viso . Pensò ancora un poco e riprese : " Io vedo nell ' avvenire cattolici laici , zelatori di Cristo e della Verità , trovar modo di costituire unioni diverse dalle presenti . Si armeranno un giorno cavalieri dello Spirito Santo per l ' associata difesa di Dio e della morale cristiana nel campo scientifico , artistico , civile , sociale , per l ' associata difesa delle legittime libertà nel campo religioso , con certi particolari obblighi , non però di convivenza né di celibato , integrando l ' ufficio del clero cattolico dal quale non avranno a dipendere come Ordine , ma solo come persone nella pratica individuale del Cattolicismo . Pregate che la volontà di Dio si manifesti circa quest ' Opera nelle anime che la pensano ; pregate ch ' esse anime si spoglino lietamente della compiacenza di averla immaginata e della speranza di vederla compiuta , se Dio si rivela contrario ad essa . Se Dio si rivela favorevole , pregate che gli uomini la sappiano bene ordinare in ogni parte a gloria di Lui e a gloria della Chiesa . Amen . " Egli aveva finito e nessuno si mosse . Tutti gli occhi lo fissavano , ansiosi , avidi di altre parole dopo le inattese ultime di tôno scuro e grande . Molti avrebbero voluto e non osarono rompere quel silenzio . Ma quando Benedetto si alzò e tutti gli si scostarono d ' intorno a cerchio riverenti , si alzò pure il vecchio signore dal viso rosso e dai capelli bianchi , e disse con voce rotta dalla emozione : " Ella riceverà oltraggi e battiture , sarà incoronato di spine e abbeverato di fiele , sarà deriso dai farisei e dai pagani , non vedrà l ' avvenire che desidera , ma l ' avvenire è per Lei , i discepoli dei discepoli suoi lo vedranno . " Abbracciò Benedetto e lo baciò in fronte . Due o tre vicini batterono le mani timidamente , uno scroscio di applausi suonò nella sala . Benedetto , turbatissimo , accennò a un giovinetto biondo che lo aveva accompagnato , e questi corse a lui , proprio lucente in viso di commozione e di gioia . Qualcuno sussurrò : " Un discepolo . " Altri soggiunse , piano : " Sì , e il prediletto . " Il padrone di casa si prostrò , quasi , davanti a Benedetto con parole di ossequio e di gratitudine . Allora uno dei sacerdoti ardì pure farsi avanti , disse con voce commossa : " E per noi , maestro , non avrà un consiglio ? " " Non mi chiami maestro " rispose Benedetto , tutto ancora turbato ; " preghi luce a questi giovani , ai nostri Pastori e anche a me . " Uscito ch ' egli fu , si levò nella sala un crepitìo di voci vibrate , brevi e fioche , premendo ancora lo stupore sulle anime commosse . Poi la commozione scoppiò qua e là , forte , ruppe da ogni banda , urtandosi anche le ammirazioni fra loro nell ' esaltare queste o quelle parole , queste o quelle idee del discorso , l ' accento o lo sguardo dell ' oratore , o lo spirito di santità diffuso nel suo volto , spirante anche dalla sua mano . Ma il padrone di casa congedò gli ospiti ; con molte scuse , sì , con molte parole di cerimonia , ma con una fretta quasi scortese . Rimasto solo , aperse un uscio ch ' era chiuso a chiave , s ' inchinò dentro l ' apertura . " Signore ! " diss ' egli . E spalancò l ' uscio . Uno sciame di signore irruppe nella sala vuota . Una signorina matura si slanciò addirittura verso il giovine , a mani giunte , esclamando : " Oh quanto Le siamo grate ! Oh che Santo ! Non so perché non siamo corse tutte fuori ad abbracciarlo ! " " Cara " disse una signora con ironica flemma veneta , sorridendo nei due grandi belli occhi , " perché , fortunatamente per lui , l ' uscio era chiuso a chiave . " Erano dodici signore . Il padrone di casa , professore Guarnacci , figlio dell ' agente generale di una di queste , la marchesa Fermi , romana , le aveva raccontato della riunione che doveva tenersi in casa sua , del discorso che vi avrebbe pronunciato lo strano personaggio di cui si parlava già in Roma come di un agitatore religioso entusiasta e taumaturgo , popolare nel quartiere del Testaccio . La marchesa si era posta in capo di udirlo non veduta . Presi gli accordi col Guarnacci , aveva tratte nella congiura tre o quattro amiche e ciascuna di queste aveva ottenuto di aggregarsi delle appendici . Era una miscela curiosa , in vista . Molte avevano toilettes da società , due vestivano proprio come quacchere , una sola di nero . Le due quacchere , straniere , parevano impazzite dall ' entusiasmo e fremevano contro la marchesa , una vecchia scettica , alquanto sarcastica , che diceva tranquillamente : " Sì , ha parlato bene ma però avrei voluto vedere la sua faccia mentre parlava . " E dichiarando di saper giudicare gli uomini dalla faccia meglio che dalle parole , la vecchia marchesa rimproverò il Guarnacci di non aver praticato un buco nell ' uscio o almeno levata la chiave dalla toppa . " Sei troppo santo " diss ' ella . " Non conosci le donne . " Il Guarnacci rise , si scusò con l ' ossequio dovuto alla padrona di suo padre e affermò che Benedetto era bello come un angelo . Ma una giovine signora insipidetta , venuta , pensavano rabbiosamente le quacchere , Dio sa perché , uscì a dire quieta quieta che lo aveva veduto due volte e ch ' era brutto . " Bisognerebbe conoscere la Sua idea di bellezza , signora " disse acremente una quacchera . E l ' altra quacchera mise subito fuori , ma sottovoce per acuire la malignità espressamente , un velenoso : " Naturellement ! " La signora insipidetta replicò , un poco arrossendo fra l ' imbarazzo e il dispetto , ch ' era magro , pallido ; e le due quacchere si guardarono , si sorrisero con tacito disprezzo . Ma dove lo aveva veduto ? Questo volevano sapere le altre dalla Insipidetta . " Eh ! Sempre nel giardino di mia cognata " diss ' ella . " Sempre nel giardino ? " esclamò la marchesa . " È un angelo in piena terra o è un angelo in vaso ? " La Insipidetta rise e le quacchere fulminarono la marchesa con gli occhi furiosi . Entrò il thè , compreso nell ' invito del professore Guarnacci . " Bella discussione , eh ? " disse piano la signora Albacina , moglie dell ' onorevole Albacina , sottosegretario di Stato per l ' Interno , all ' orecchio della signora vestita di nero , che non aveva mai aperto bocca . Colei sorrise tristemente e non rispose . Il thè , servito dal professore e da una sua sorellina , ammorzò per un momento la conversazione che si riaccese sul discorso di Benedetto e diventò un guazzabuglio tale di ragionamenti senza ragione , di giudizi senza giudizio , di dottrine senza dottrina , che la signora silenziosa vestita di nero propose all ' Albacina , con la quale era venuta , di andarsene . Ma in quel momento la marchesa Fermi , scovato un campanellino sopra una caminiera , si mise a scampanellare per ottenere silenzio . " Vorrei sapere di questo giardino " diss ' ella . Le quacchere e la signorina matura , infervorate a discutere l ' ortodossia cattolica di Benedetto , non avrebbero taciuto per dieci campanelli ; ma la curiosità della signorina matura , all ' udire la parola " giardino " scattò . Scattò fuori tutta intera . Altro che giardino ! Il signor professore doveva raccontare tutto che sapeva di questo padre Hecker italiano e laico . Un po ' per sfoggio di cultura , un po ' per avventatezza , ella aveva già battezzato Benedetto così . Allora la Insipidetta guardò l ' orologio . La sua carrozza avrebbe dovuto trovarsi alla porta . La piccola Guarnacci disse che di carrozze ce n ' erano già quattro o cinque . La Insipidetta voleva arrivare al Valle per il terzo atto della commedia . Due altre signore avevano altri impegni e partirono con lei . La Fermi restò : " Fa presto , però , professore , " diss ' ella , " perché stasera mia figlia ci aspetta , me e queste altre signore di cui vedi le spalle . " " Faccia prestissimo " disse , dispettosetta , la signorina matura . " Dopo parlerà per la povera gente che non mostra le spalle . " Una forestiera bionda , molto scollata , bellissima , lanciò uno sguardo ineffabile alle povere coperte spallucce magre della dispettosa , che diventò rossa di rabbia come un gambero . " Allora " incominciò il professore " siccome la signora marchesa e forse anche le altre signore che hanno fretta sanno già quanto so io del Santo di Jenne prima della sua partenza da Jenne , quello lo lascio . Io dunque un mese fa , in ottobre , neanche ricordavo di aver letto nei giornali , in giugno o in luglio , di questo Benedetto che predicava e faceva miracoli a Jenne , quando un giorno uscendo da S . Marcello m ' incontrai in un tale Porretti che una volta scriveva nell ' Osservatore e adesso non vi scrive più . Questo Porretti mi si accompagna , si parla della condanna dei libri di Giovanni Selva che si aspetta di giorno in giorno e , tra parentesi , non è ancora venuta , e Porretti mi dice che adesso in Roma c ' è un amico di Selva , il quale farà parlare di sé più che lo stesso Selva . " Chi è ? " faccio io . " II Santo di Jenne " dice . E mi racconta questo . L ' uomo è stato cacciato da Jenne per opera di due preti , farisei terribili , che a Roma si conoscono . Si è rifugiato a Subiaco presso i Selva che villeggiano lì e si è ammalato gravemente . Guarito , è venuto a Roma circa alla metà di luglio . Il professore Mayda , amico del Selva anche lui , e che lo aveva conosciuto a Subiaco , lo prese per aiuto ­ giardiniere nella villa che si è fabbricata due anni sono sull ' Aventino , sotto Sant ' Anselmo . Il nuovo aiuto ­ giardiniere che si fa chiamare Benedetto e nient ' altro , come a Jenne , è diventato presto popolare in tutto il quartiere del Testaccio . Divide il pane con pezzenti , assiste malati , pare che ne abbia guarito qualcuno con l ' imposizione delle mani e la preghiera . È divenuto tanto popolare che la nuora del professore Mayda , benché sia credente e praticante , lo avrebbe licenziato volentieri per non avere la seccatura di tanta gente che viene a cercarlo ; ma il suocero , che non è né praticante né credente , non ha voluto . Il suocero gli ha riguardi grandissimi . Se sopporta di vederlo rastrellare i viali , annaffiare i fiori , è solo per rispetto alle sue idee di Santo , e non glielo permette oltre una certa misura di tempo , molto breve . Vuole che attenda liberamente alla sua missione religiosa . Egli stesso scende sovente in giardino a parlare di religione con lui . Benedetto , per compiacergli , ha smesso il regime di pane , erbaggi e acqua che teneva a Jenne , prende carne e vino . E per compiacere a Benedetto il professore ne fa distribuire molto largamente agli ammalati del quartiere . Vi ha chi ride di lui e magari lo ingiuria , ma dal popolino è venerato come , in principio , a Jenne . Ed esercita la carità delle anime più ancora che l ' altra . Ha levato certi disordini morali di famiglie , fu minacciato di morte per questo da una mala femmina , ha fatto ritornare in chiesa gente che non ci aveva più messo piede dalla fanciullezza in poi . Lo sanno i benedettini di Sant ' Anselmo . La sera poi , due o tre volte la settimana , parla nelle catacombe . " La signorina matura esclamò : " Nelle catacombe ? " E si porse , palpitante , verso il narratore . Una delle quacchere mormorò : " Mon Dieu ! Mon Dieu ! " e un ' altra voce , grave di stupore riverente : " Che senso ! " " Ecco " riprese il giovine , sorridendo " Porretti ha detto " nelle catacombe " ma intendeva in un luogo privato , conosciuto da pochi . Adesso lo conosco anch 'io." " Ah ! " fece la signorina matura . " Lei lo conosce ? Dov ' è ? " Guarnacci tacque ed ella sentì la sua indiscrezione . " Scusi , scusi ! " disse , frettolosa . " Lo sapremo , lo sapremo " fece la marchesa . " Ma senti un po ' , figliuolo mio , questo tuo Santo che predica in segreto , non sarebbe una specie di eresiarca ? Cosa ne dicono i preti ? " " Stasera " rispose il professore Guarnacci " ne avrebbe veduto qui tre o quattro e sono andati via contentissimi . " " Saranno preti poco preti , preti mal cotti , pretoidi . Ma cosa dicono gli altri ? Vedrai che gli altri , presto o tardi , gli daranno il torcibudella . " E con quest ' allegra profezia la marchesa se n ' andò seguita da tutte le spalle scoperte . La signorina matura e le quacchere , felici che quello spregevole sciame mondano se ne fosse andato , assalirono il professore con domande . Non si poteva proprio sapere il posto delle nuove catacombe ? Quante persone vi si radunavano ? Anche donne ? Quali erano i temi dei discorsi ? Cosa dicevano i frati di Sant ' Anselmo ? E della vita passata di quest ' uomo si era venuti a sapere nulla ? Il professore si schermì quanto poté , riferì solamente le parole di un padre di Sant ' Anselmo : " un Benedetto per ogni parrocchia di Roma e Roma diventa davvero la Città Santa . " Ma quando , partite tutte le altre signore , si trovò solo con l ' Albacina e con la Silenziosa che aspettavano la loro carrozza , siccome all ' Albacina era legato di amicizia , lasciò capire a questa che avrebbe parlato ma che la presenza di una signora sconosciuta lo imbarazzava , pregò l ' Albacina di presentarlo . L ' Albacina non ci aveva pensato . " Il professore Guarnacci " diss ' ella . " La signora Dessalle , mia buona amica . " La " catacomba " era proprio la sala stessa dove stavano in quel momento . Prima , le riunioni avevano luogo nell ' alloggio dei Selva , in via Arenula . Quel posto non pareva molto adatto , per diverse ragioni . Guarnacci , fattosi discepolo egli pure , aveva offerto la casa propria . Le riunioni vi si tenevano due volte la settimana . Ci venivano i Selva , una sorella della signora , alcuni ecclesiastici , quella stessa signora veneta ch ' era partita poc ' anzi , alcuni giovani fra i quali certo Alberti , prediletto dal Maestro che quella sera era venuto e partito con lui , e anche un ebreo , certo Viterbo , già prossimo a farsi cattolico e dal quale il Maestro sperava cose grandi ; un operaio tipografo , qualche artista , persino due membri del Parlamento . Lo scopo delle riunioni era di far conoscere a persone attratte da Cristo ma ripugnanti al Cattolicismo , ciò che il Cattolicismo è veramente , la essenza vitale , indistruttibile della religione cattolica e il carattere umano di quelle sue diverse forme che la rendono appunto ripugnante a molti , che sono mutabili e mutano e muteranno per una elaborazione dell ' interno elemento divino combinata con le reazioni dell ' esterno , della scienza e della coscienza pubblica . Benedetto era severissimo nell ' ammettere alle riunioni perché nessuno più di lui sapeva trattare delicatamente colle anime , rispettarne i candori , farsi piccino alle piccine , alto alle alte , usare con le timide il linguaggio riguardoso che istruisce e non turba . " La marchesa " continuò il professore " dice : sarà un eresiarca , i preti che lo seguono saranno eretici . No . Con Benedetto non c ' è a temere di eresie né di scismi . Proprio nell ' ultima riunione egli ha dimostrato che scismi ed eresie , oltre ad essere condannabili per sé , sono funesti alla Chiesa non solamente perché le sottraggono anime , ma perché , anche , le sottraggono elementi di progresso , perché se i novatori restassero nella soggezione della Chiesa gli errori loro perirebbero e quell ' elemento di verità , quell ' elemento di bene che quasi sempre è unito , in qualche misura , all ' errore , diventerebbe vitale nel corpo della Chiesa . " L ' Albacina osservò che questo era molto bello e che se le cose stavano a questo modo la sinistra profezia della marchesa non si sarebbe avverata . " La profezia del torcibudella , no ! " disse il professore , ridendo . " Queste cose non accadono e io non credo che sieno accadute mai . Sono calunnie . Bisogna essere la marchesa e certa gente come la marchesa che si trova qui a Roma per crederle . Un prete romano , capisce , un prete ha osato avvertire Benedetto che si guardasse ! Ma Benedetto gli ha levato il coraggio di parlargliene un ' altra volta . Dunque , torcibudella no ; ma persecuzione sì . Quei tali due preti di Roma ch ' erano a Jenne non hanno mica dormito . Io non volli dirlo prima perché la marchesa non è persona cui raccontare queste cose , ma ci sono in aria dei guai grossi . Si è spiato ogni passo di Benedetto , si è adoperata anche la nuora di Mayda , a mezzo del confessore , per avere informazioni dei suoi discorsi , si è saputo delle riunioni . La sola presenza di Selva dà loro il carattere che quella gente abborre e siccome contro un laico non può far niente , così pare che si cerchi l ' aiuto del braccio secolare contro Benedetto , l ' aiuto dei carabinieri e dei giudici . Loro si meravigliano ? Eppure è così . Finora non c ' è niente di positivo , niente di fatto , ma si macchina . Siamo stati avvertiti da un ecclesiastico straniero che un ' altra volta ha chiacchierato male ma stavolta ha chiacchierato bene . Si preparano e si fabbricano materiali per un ' azione penale . " La Silenziosa trasalì , uscì finalmente del suo mutismo . " Come è possibile ? " diss ' ella . " Signora mia , " disse il professore " Lei non sa di cosa sieno capaci alcuni intransigenti in tonaca . Gl ' intransigenti laici sono agnelli , in paragone . Si vuol servirsi di un disgraziato caso successo a Jenne . Ora però noi speriamo in un fatto nuovo , che non occorre di raccontare a molti , senza discernimento , ma ch ' è importantissimo . " II professore tacque un momento , assaporando l ' acuta curiosità che aveva destato e che , muta sulle labbra , sfavillava dagli occhi intenti delle due dame . " L ' altro giorno " riprese " il segretario del cardinale .... un giovine prete tedesco , si recò a Sant ' Anselmo e parlò coi frati . In seguito a questa visita Benedetto fu chiamato a Sant ' Anselmo dove i benedettini gli hanno un grande affetto e un grande rispetto . Gli fu chiesto se non avesse intenzione di rendere omaggio a Sua Santità , di domandare udienza . Rispose ch ' era venuto a Roma con questo desiderio nel cuore , che aspettava un cenno dalla Provvidenza , e che questo era il cenno . Allora gli fu detto che Sua Santità lo avrebbe ricevuto certamente volentieri ed egli domandò l ' udienza . Questo fu raccontato a Giovanni Selva da un benedettino tedesco . " " E quando ci va ? " chiese l ' Albacina . " Posdomani sera . " Il professore soggiunse che da parte del Vaticano la cosa era tenuta segretissima , che si era imposto a Benedetto di non parlare con alcuno , che niente ne sarebbe trapelato senza l ' indiscrezione di quel frate tedesco , e che gli amici di Benedetto speravano grandi cose da questa visita . L ' Albacina domandò cosa si proponesse Benedetto di dire al Pontefice . Il professore sorrise . Benedetto non se n ' era aperto con nessuno e nessuno aveva osato interrogarlo . Secondo il professore , Benedetto parlerebbe a favore di Selva , pregherebbe che i suoi libri non fossero posti all ' Indice . " Sarebbe poco " disse l ' Albacina , sottovoce ; Jeanne ebbe un fremito di consenso . " Pochissimo ! " esclamò , quasi pigliandosela col professore che parve sorpreso di quel subito scatto dopo tanto silenzio . Egli si scusò . Non aveva inteso dire che Benedetto non parlerebbe anche di altre cose , al Papa . Aveva inteso dire che , secondo lui , di quell ' argomento gli parlerebbe certo . L ' Albacina non sapeva spiegarsi il desiderio del Papa di vedere Benedetto . Come lo spiegavano i suoi amici ? Come lo spiegava Selva ? Eh , nessuno lo sapeva spiegare ; né Selva né gli altri . " Io lo spiego ! " disse Jeanne , impetuosa , compiacendosi di capire quello che nessuno capiva . " Il Papa , non è stato vescovo a Brescia ? " Guarnacci sorrise di un sorriso fra l ' ammirativo e l ' ironico , rispose . Ah , la signora era molto informata del passato di Benedetto ! La signora sapeva con certezza cose che a Roma si dicevano ma che però trovavano anche degli increduli ! Solo una cosa non sapeva . Il Papa non era mai stato vescovo a Brescia , aveva coperto due sedi vescovili nel Mezzogiorno . Jeanne irritata con se stessa , vergognosa di essersi quasi tradita , non replicò . L ' Albacina voleva sapere quale opinione Benedetto avesse del Papa . " Oh lui " rispose il professore " nel Papa non considera e non venera che l ' ufficio . Almeno credo . Della persona non l ' ho inteso parlare mai . Dell ' ufficio sì . Ne ha discorso una sera magnificamente , contrapponendo il Cattolicismo al Protestantesimo , svolgendo il suo ideale di governo della Chiesa : principato e giusta libertà . Del resto il nuovo Papa non si sa ancora cosa sia . Si dice che sia santo , intelligente , malato e debole . Nell ' accompagnare le signore alla carrozza , sulla scala buia , il professore uscì a dire sospirando : " Quello che pur troppo si teme è che Benedetto non viva . Almeno Mayda lo teme . " L ' Albacina , che scendeva a braccio del professore , esclamò senza fermarsi : " Oh poveretto ! Di che soffre ? " " Ma ! " rispose il professore . " Di un male inguaribile , pare ; conseguenza della tifoide ch ' ebbe a Subiaco e sopra tutto della vita disagiatissima che ha fatto , delle penitenze , dei digiuni . " E continuarono la lunga discesa in silenzio . Soltanto in fondo alla scala si avvidero che la loro compagna era rimasta indietro . Il professore risalì rapidamente e trovò Jeanne ferma sul penultimo pianerottolo , aggrappata alla ringhiera . Sulle prime non si mosse né parlò . Poi mormorò : " Non ci si vede . " Guarnacci non sapeva e non fece attenzione né a quel momento di silenzio né al tôno sommesso e incerto della voce . Le offerse il braccio e discese con lei , scusando sé del buio , accusandone l ' avarizia del padrone di casa . Jeanne salì nella carrozza dell ' Albacina che la portò al Grand Hôtel . Nel tragitto l ' Albacina parlò con rammarico della notizia che le aveva dato il Guarnacci . Jeanne non aperse bocca . Il suo mutismo dispiacque all ' amica . " Lei non è stata contenta del discorso ? " diss ' ella . Non conosceva affatto le idee religiose di Jeanne . " Sì " rispose questa . " Perché ? " " Così . Mi pareva . Allora non Le dispiace di essere venuta ? " L ' Albacina si sentì , con molta sorpresa , prendere una mano e rispondere : " Le sono tanto grata ! " La voce fu sommessa e quieta , la stretta della mano quasi violenta . " Nientemeno ! " pensò l ' Albacina . " Questa è una futura dama dello Spirito Santo . " " Per conto mio " riprese ad alta voce " capisco che mi terrò la mia religione vecchia , quella degl ' intransigenti . Saranno farisei , saranno tutto quello che vi piace , ma ho paura che a volerla tanto ritoccare e ristaurare , la religione vecchia , essa crolli e non resti più niente in piedi . E poi volendo seguire i Benedetti bisognerebbe cambiare troppe cose . No no . Però l ' uomo m ' ispira un interesse straordinario . Adesso bisognerebbe cercare di vederlo . Bisogna che lo vediamo . Molto più se proprio è condannato a morire presto . Non Le pare ? E come si fa ? Pensiamo . " " Io non desidero di vederlo " s ' affrettò a dire Jeanne . " Davvero ? " esclamò l ' amica . " Ma come ? Mi spieghi questo enigma . " " Così . Non desidero . " " Curiosa ! " pensò l ' Albacina . La carrozza si fermò davanti all ' entrata del Grand Hôtel . Nell ' atrio Jeanne s ' incontrò con Noemi e suo cognato , che uscivano . " Finalmente ! " disse Noemi . " Va , corri , tuo fratello è arrabbiatissimo con questa Jeanne che non arriva mai . Noi siamo discesi ora perché è venuto il medico . " I Dessalle erano a Roma da quindici giorni . Un principio di ottobre umido e freddo , preoccupazioni di salute , il progetto di uno studio sul Bernini seguito al progetto di romanzo , avevano persuaso Carlino ad accontentare la signora Albacina più presto che non avrebbe voluto , a lasciare villa Diedo per i tepori di Roma prima dell ' inverno , con molta chiusa gioia di sua sorella . Due o tre giorni dopo l ' arrivo fu preso da una leggera bronchite . Si diede per tisico , si tappò in camera con il proposito di starci tutto l ' inverno , volle il medico due volte al giorno , tiranneggiò Jeanne con un egoismo spietato , le numerò i minuti di libertà . Ella si fece sua schiava , parve godere di quell ' irragionevole soprappiù di sacrificio , che passava la misura del suo affetto fraterno . Lo donava mentalmente , con dolce ardore , a Benedetto . Vedeva spesso i Selva e Noemi , non a casa loro , al Grand Hôtel . Anche i Selva erano soggiogati dal suo fascino di donna superiore , bella , gentile e triste . Tutto che aveva udito di Benedetto in casa Guarnacci lo sapeva già da Noemi . Solo non sapeva che Mayda avesse espresso quel giudizio . Noemi , pietosamente e anche per non lasciar trasparire la commozione propria , gliel ' aveva taciuto . Carlino l ' accolse male . Il medico , che gli aveva trovato il polso frequente , capì subito che era un polso collerico . Scherzò un poco sulla gravità del male e se ne andò . Carlino , burbero , volle sapere dove Jeanne si fosse tanto indugiata ed ella non glielo nascose . Solamente gli nascose il nome vero di Benedetto . " Non ti sei vergognata " diss ' egli " di star ad ascoltare alle porte ? " E senza lasciarle il tempo di rispondere inveì contro le nuove tendenze che le aveva scoperte . " Domani andrai a confessarti ! E posdomani reciterai il rosario ! " Sotto la usuale tolleranza cortese del suo linguaggio , la benevolenza che mostrava pure a non pochi ecclesiastici , si nascondeva una vera fobìa antireligiosa . L ' idea che sua sorella potesse un giorno accostarsi ai preti , alla fede , alle pratiche , gli faceva perdere il lume degli occhi . Jeanne non rispose , si offerse mansuetamente per la solita lettura serale . Carlino le dichiarò netto di non volerne sapere , pretese di sentire degli spifferi , la tenne un quarto d ' ora colla candela in mano a scrutar usci , finestre , pareti , pavimento , e poi la mandò a dormire . Ma Jeanne entrata nella sua camera , non pensò a dormire né a coricarsi . Spense la luce e sedette sul letto . Strepiti di carrozze sonavano nella via , passi e fruscii di vesti femminili nei corridoi ; immobile fra le tenebre , ella non udiva . Aveva spento la luce per pensare , per non vedere che il proprio pensiero , l ' idea balenatale nello scender la scala di casa Guarnacci al braccio del professore dopo che , udite le parole sinistre " si teme che non viva " aveva quasi smarriti i sensi . In carrozza con l ' Albacina , in camera con suo fratello , mentre doveva pur parlare e con l ' una e con l ' altro , fare attenzione a tante diverse cose , era stato un balenar continuo , nel suo profondo , di quest ' idea , di questa proposta offerta dal cuore ardente alla volontà . Adesso non balenava più . Jeanne la contemplava in sé , ferma . Nella figura seduta sul letto , immobile fra le tenebre , due anime si stavano tacite a fronte . Una Jeanne umile , appassionata , persuasa di poter tutto sacrificare all ' amore , si misurava con una Jeanne inconsciamente orgogliosa , persuasa di possedere una dura e fredda verità . Gli strepiti delle carrozze si fecero più radi nella via , i passi e i fruscii più radi nei corridoi . A un tratto le due Jeanne parvero riconfondersi in una che pensò : " Quando mi annuncieranno la sua morte , mi potrò dire : almeno hai fatto questo . " Si alzò , accese la luce , sedette alla scrivania , prese un foglietto e scrisse : " A Piero Maironi , la notte del 29 ottobre ... " Credo . " JEANNE DESSALLE . " Scrisse e guardò a lungo , a lungo , la parola solenne . Più la guardava , più le due Jeanne si venivano lente ridividendo . La Jeanne inconsciamente orgogliosa soverchiò , oppresse l ' altra quasi senza lotta . Tutta amara di amarezza mortale , lacerò il foglio macchiato della parola impossibile a mantenere , impossibile a scrivere sinceramente . Spenta da capo la luce , accusò di crudeltà Iddio se mai esistesse , pianse , pianse nelle volontarie tenebre , senza freno . II L ' orologio di San Pietro suonò le otto . Benedetto lasciò un piccolo gruppo di persone allo sbocco della via di Porta Angelica , entrò solo nel colonnato del Bernini , si avviò lentamente verso il Portone di bronzo , sostò ad ascoltar il rumore delle fontane , a guardar i grappoli di fiamme dei quattro candelabri intorno all ' obelisco , e tremolo , opaco sul volto della luna , il sommo getto della fontana di sinistra . Fra cinque , fra dieci minuti , forse fra un quarto d ' ora egli si sarebbe trovato alla presenza del Papa . Il suo pensiero era fermo e vibrante in questo apice come nell ' apice suo la saliente acqua viva della fontana . La piazza era vuota . Nessuno lo avrebbe visto entrare in Vaticano fuorché la corona spettrale dei Santi , ritti là in faccia sopra il giro dell ' altro colonnato . I Santi e le fontane gli dicevano insieme che a lui pareva di vivere un ' ora solenne ma che questo atomo del tempo ed egli stesso ed il Pontefice passerebbero in breve , si perderebbero per sempre nel regno dell ' oblio , continuando le fontane il loro monotono lamento e i Santi la loro tacita contemplazione . Egli sentiva invece che la parola della Verità è parola di vita eterna ; e raccolto un ' ultima volta in sé stesso , chiusi gli occhi , pregò intensamente , come da due giorni pregava , che lo Spirito gliela suscitasse , davanti al Papa , nel petto , gliela portasse alle labbra . Egli aspettava qualcuno , fra le otto e le otto e un quarto . Le otto e un quarto erano suonate ma nessuno compariva . Si voltò a guardar il Portone di bronzo . Non n ' era aperto che uno sportello e si vedeva luce nell ' interno . Vi entravano di tempo in tempo , come spensierati moscerini nelle fauci di un leone , gruppetti di genterella minuta . Finalmente vi si affacciò dal di dentro un prete , accennando . Benedetto si avvicinò . Quegli disse : " Lei viene per Sant ' Anselmo ? " Era la domanda convenuta . Come Benedetto gli ebbe risposto di sì , il prete gli fece segno di entrare . " Favorisca " diss ' egli . Benedetto lo seguì . Passarono fra le guardie pontificie che salutarono militarmente il prete . Svoltarono a destra , salirono la Scala Pia . All ' entrata del Cortile di San Damaso altre guardie , altri saluti , un ordine del prete , dato sottovoce ; Benedetto non lo intese . Attraversarono il Cortile lasciando a sinistra la porta della Biblioteca , a destra la porta per la quale si accede alle stanze del Papa . In alto , le vetrate delle logge sfavillavano alla luna . Benedetto , che ricordava un ' udienza , avuta dal Pontefice defunto , si meravigliò della strana via che gli si faceva prendere . Attraversato il cortile in linea retta , il prete si avviò per l ' andito stretto che conduce alla scaletta dei Mosaici , e si fermò davanti all ' uscio che si apre a destra , ove scende la scala del Triangolo . " Lei conosce il Vaticano ? " diss ' egli . " Conosco i musei e le logge " rispose Benedetto " e sono stato ricevuto dal predecessore del Pontefice attuale nel suo appartamento . Altro non conosco . " " Qui non è stato mai ? " "Mai." Il prete si mise primo per la scaletta debolmente illuminata da lampadine elettriche . A un tratto , dove la prima branca della scaletta monta sur un pianerottolo , le lampadine si spensero . Benedetto , fermatosi con un piede sul pianerottolo , udì la sua guida salir di corsa una scala , a destra . Poi non udì più nulla . Pensò che la luce fosse mancata per caso , che il prete fosse salito per farla riaccendere . Attese . Nessun lume , nessun passo , nessuna voce . Montò sul pianerottolo ; sentì a sinistra , tentando l ' aria buia , una parete ; procedette verso destra , sempre a tentoni ; si accorse , urtandovi il piede , di due diverse branche di scala che salivano dal pianerottolo . Attese ancora , non dubitò che il prete non avesse a ritornare . Ma cinque , dieci minuti passarono e il prete non ritornava . Che poteva essere accaduto ? Si era voluto ingannarlo , deriderlo ? Ma perché ? Benedetto s ' interdisse un sospetto inutile a discutere . Pensò invece al partito da prendere . Aspettare ancora non gli parve ragionevole . Era da ridiscendere ? Era da salire ? In quest ' ultimo caso , per quale delle due vie ? Si raccolse in sé stesso interrogando l ' Onnipresente . Ridiscendere , no . Gli ripugnava . Salì a caso una delle scale , quella che conduce alle camere dei domestici . Era corta , Benedetto trovò subito un altro pianerottolo . Ora egli aveva udito il prete salir di corsa e di seguito molti scalini , il rumore de ' suoi passi si era perduto molto in alto . Ridiscese , tentò l ' altra scala . Era più lunga . Il prete doveva avere salito quella . Decise di seguire il prete . Giunto alla sommità , sbucò da una porticina in una loggia illuminata dalla luna . Si guardò attorno . A destra , quasi immediatamente , una cancellata partiva quella dalla loggia . Le due vi s ' incontravano ad angolo retto . A sinistra la loggia terminava , alquanto lontano , a una porta chiusa . La luna piena batteva per le grandi vetrate sul pavimento , mostrava i fianchi del Cortile di San Damaso e nello sfondo , tra le due grandi ali scure del Palazzo , umili tetti , gli alberi di villa Celsi , le alture di Sant ' Onofrio . Tanto la porta di sinistra quanto la cancellata di destra parevano chiuse . Benedetto guardò , guardò , a destra e a sinistra . Impronte antiche gli venivano ricomparendo poco a poco nella memoria . Sì , in quella loggia egli era stato ancora , aveva veduto quella cancellata recandosi con un suo conoscente , lettore della Vaticana , a visitare la Galleria delle lapidi , la via Appia del Vaticano . Ecco , sì , adesso ricordava bene . La porta di sinistra , in fondo alla loggia , doveva mettere agli appartamenti del cardinale segretario di Stato . La loggia oltre la cancellata era la loggia di Giovanni da Udine , le grandi finestre colle inferriate che mettevano nella loggia di Giovanni da Udine erano le finestre dell ' appartamento Borgia , l ' entrata della Galleria delle lapidi doveva aprirsi proprio nell ' angolo . Allora presso la cancellata ci stava uno svizzero . Adesso non c ' era nessuno . Tutto era deserto , a destra e a sinistra , tutto era silenzio . A tentar la porta del cardinale segretario di Stato non era da pensare . Benedetto spinse la cancellata . Era aperta . Sostò , si trovò davanti all ' entrata della Galleria delle lapidi . Stette ancora in ascolto . Silenzio profondo . Gli parve che una voce interna gli dicesse : " Sali , entra . " Salì , franco , i cinque gradini . La via Appia del Vaticano , larga forse quanto l ' antica , non aveva una lampada . Fiochi chiarori ne rigavano il pavimento , a intervalli , dalle finestre che fra le lapidi e i cippi e i sarcofaghi pagani guardano Roma . Da quelle della parete cristiana , che guardano il cortile del Belvedere , non entrava lume . Il fondo lontano , verso il museo Chiaramonti , si perdeva nelle tenebre più nere . Allora , sentendosi nel tacito cuore del Vaticano immenso , Benedetto ebbe un assalto di terrore sacro . Si accostò a una grande finestra onde si vedeva Castel Sant ' Angelo , infiniti dispersi lumi nel piano , e all ' orizzonte , più alti , più splendenti , quelli del Quirinale . La vista , non di Roma illuminata , ma di una panca bassa e sottile , coperta di tela verde , che correva lungo i cippi e i sarcofaghi , gli quietò lo spirito . Intravvide poi nell ' ombra un padiglione mezzo disfatto . Che poteva essere ? Anche lungo la parete opposta correva una panca eguale all ' altra . Procedendo , urtò in qualche cosa che trovò essere un seggiolone a bracciuoli . Adesso al terrore era sottentrato un proposito sicuro . La interna voce imperiosa che gli aveva prima detto di entrare , ora gli diceva : " procedi " . Glielo disse così chiaro , così forte , che un subito bagliore gl ' illuminò la memoria . Si percosse la fronte . Nella Visione egli si era visto a colloquio col Papa . Questo non lo aveva potuto dimenticare mai . Bensì aveva dimenticato , e adesso glien ' era ritornata la memoria in un lampo , che lo guidava per il Vaticano al Papa uno spirito . Procedette lungo la parete di sinistra presso la quale aveva urtato nel seggiolone . Si teneva sicuro che giunto al fondo della Galleria avrebbe trovato un ' uscita e , finalmente , luce . Che nel fondo ci fosse il cancello del museo Chiaramonti non ricordava . Procedeva appoggiando spesso la mano alla parete , alle lapidi . A un tratto sentì che non toccava più né marmo né muro . Batté leggermente la parete col pugno . Era legno , una porta . Si fermò involontariamente , sospeso . Un passo suonò dall ' interno , una chiave girò nella toppa , una lama di luce fendette di sghembo la Galleria , si allargò ; comparve una figura nera , il prete che aveva abbandonato Benedetto sulla scala . Egli uscì con un atto rapido , richiuse la porta , disse a Benedetto come se niente fosse stato : " Lei sta per trovarsi alla presenza di Sua Santità . " Lo fece entrare e chiuse la porta daccapo , rimanendo fuori . Benedetto , entrando , non vide che un tavolino , una lucernetta col paralume verde , una figura bianca seduta in faccia a lui , dietro il tavolino . Cadde ginocchioni . La Figura Bianca stese un braccio e disse : " Alzati . Come sei venuto ? " Il viso incorniciato di capelli grigi , singolarmente dolce , aveva una espressione di stupore . La voce , dall ' accento meridionale , era commossa . Benedetto si alzò e rispose : " Dal Portone di bronzo fino a un luogo che non so indicare sono venuto col sacerdote che stava presso Vostra Santità ; poi sono venuto solo . " " Conoscevi il Vaticano ? Ti hanno detto che mi avresti trovato qui ? " Quando Benedetto gli ebbe risposto che aveva visitato anni prima i musei vaticani , le logge e la Galleria lapidaria una sola volta , che alla logge non era salito dal Cortile di San Damaso , che non sapeva affatto dove avrebbe trovato il Sommo Pontefice , questi tacque un momento , pensoso ; poi disse benignamente , affettuosamente , indicandogli una sedia in faccia a lui : " Siedi , figlio mio . " Se Benedetto non fosse stato assorto nel volto ascetico e benigno del Papa , avrebbe , mentre il suo angusto interlocutore stava raccogliendo alcune carte sparse sul tavolino , girato lo sguardo non senza meraviglia per quella strana sala di ricevimento , un polveroso caos di vecchi quadri , di vecchi libri , di vecchi mobili , un ' anticamera , si sarebbe detto , di qualche biblioteca , di qualche museo dove si fossero intraprese opere di riordino . Ma egli era assorto nel volto del Papa , nel magro , cereo volto che aveva una espressione ineffabile di purezza e di bontà . Si avvicinò , piegò il ginocchio , baciò la mano che il Santo Padre gli stese dicendo con gravità soave : " Non mihi , sed Petro . " Quindi sedette . Il Papa gli porse un foglio , gli avvicinò la lucernetta . " Guarda " diss ' egli . " Conosci la scrittura ? " Benedetto guardò , trasalì , non poté frenare un ' esclamazione di mesta riverenza . " Sì " rispose " è la scrittura di un santo prete che ho molto amato , che è morto e si chiamava don Giuseppe Flores . " Sua Santità riprese : " Adesso leggi . Ad alta voce . " Benedetto lesse . " Monsignore Affido al mio Vescovo il plico suggellato , chiuso insieme a questo foglietto in una busta recante l ' indirizzo a Lei . Lo lasciò a me per essere aperto dopo la sua morte , come sopra vi è scritto , il signor Piero Maironi , ben conosciuto da Lei , prima di scomparire dal mondo . S ' egli ancora viva o sia passato di vita né so né ho modo di sapere . Il plico deve contenere il racconto di una visione di carattere soprannaturale che il Maironi ebbe nel ritornare a Dio dal fuoco di una passione colpevole . Sperai allora che Iddio lo avesse veramente eletto per ministro di qualche singolare opera Sua . Sperai che la santità dell ' opera verrebbe confermata dopo la morte del Maironi dalla lettura di questo documento , che se ne rivelerebbe un carattere profetico . Lo sperai benché mi fossi studiato , per prudenza di nascondere al Maironi stesso la mie speranze segrete . Due anni sono trascorsi dal giorno in cui egli scomparve e nulla si è mai saputo di lui . Quando Monsignore , ella starà leggendo quello che adesso io scrivo , sarò scomparso anch ' io . La prego di volersi sostituire a me in questa custodia religiosa . Ella ne disporrà secondo la coscienza Sua come crederà meglio . E preghi per l ' anima del Suo povero don GIUSEPPE FLORES . " Benedetto depose lo scritto e guardò il Pontefice in viso , aspettando . " Sei tu Pietro Maironi ? " disse questi . " Sì , Santità . " Il Pontefice sorrise con bontà . " Intanto " diss ' egli " mi rallegro che vivi . Quel Vescovo ti suppose morto , aperse il plico e credette di doverlo rimettere al Vicario di Cristo . Questo avvenne circa sei mesi sono , vivendo il mio santo Predecessore che ne parlò ad alcuni cardinali e anche a me . Poi si è saputo che vivevi , e dove e come . Ora ti devo movere alcune domande . Ti esorto a rispondermi la esatta verità . " Il Pontefice fermò gli occhi gravi negli occhi di Benedetto che piegò lievemente il capo . " Qui hai scritto " diss ' egli " che stando in quella piccola chiesa veneta ti sei visto in Vaticano a colloquio col Papa . Cosa ricordi di questa parte della tua visione ? " " La mia visione " rispose Benedetto " nel tempo che passai a Santa Scolastica , circa tre anni , mi si venne spezzando nelle memoria , anche perché il mio maestro spirituale di Santa Scolastica , come il povero don Giuseppe Flores , mi ha sempre consigliato di non tenerne conto . Alcune parti ne restano nette , altre si oscurarono . Che mi ero veduto in Vaticano a fronte del Sommo Pontefice , mi restò sempre fisso nella mente ; ma non più di così . Invece , pochi momenti sono , nella galleria buia dalla quale sono entrato qua , mi risovvenni improvvisamente che nella Visione io ero guidato al Pontefice da uno spirito . Me ne risovvenni quando trovandomi solo , di notte , al buio , in un luogo ignoto o quasi ignoto perché c ' ero stato una volta sola molti anni addietro , senz ' avere un ' idea della direzione che avrei dovuto tenere , fui per ritornare sui miei passi e una voce interna , molto chiara , molto forte , mi disse di andare avanti . " " E quando hai bussato alla porta " chiese il Papa " sapevi di trovarmi qui ? Sapevi di bussare alla porta della Biblioteca ? " " No , Santità . Non intendevo neppure di bussare . Ero al buio , non vedevo niente , intendevo di saggiare colla mano la parete . " Il Papa stette alquanto sopra pensiero e poi osservò che nel manoscritto ci stava pure : " prima mi guidava un uomo vestito di nero . " Di questo , Benedetto non aveva memoria . " Sai " riprese il Papa " che il profetare non è , per sé solo , sufficiente prova di santità . Sai che si possono avere , che si sono avute visioni profetiche , non dico per opera di spiriti maligni , noi ne sappiamo troppo poco per poterlo dire , ma insomma per effetto di forze occulte , forze insite alla natura umana , le quali , a ogni modo , non hanno che fare colla santità . Puoi dirmi le disposizioni dell ' anima tua quando hai avuto la Visione ? " " Sentivo " rispose Benedetto " un amarissimo dolore di essermi allontanato da Dio , di averne respinto i richiami , una gratitudine infinita per la Sua paziente bontà , un infinito desiderio di Cristo . Mi ero appena viste nella mente , proprio viste , proprio distinte , bianche sopra un fondo nero , queste parole del Vangelo che prima , nel tempo buono , mi erano state tanto care : " Magister adest et vocat te . " Don Giuseppe Flores celebrava e la Messa era presso alla fine quando , stando in preghiera , con gli occhi coperti dalle mani , ebbi la Visione ; ma istantanea , fulminea ! " Benedetto ansava nel ritorno violento delle memorie . " Ha potuto essere un ' illusione " diss ' egli " Opera di spiriti maligni , no . " " Gli spiriti maligni " disse il Pontefice " possono trasfigurarsi in angeli di luce . Possono avere operato allora contro lo spirito buono ch ' era in te . Ti sei inorgoglito poi , di questa visione ? " Benedetto piegò il capo e pensò alquanto . " Forse una volta " diss ' egli " per un momento , a Santa Scolastica , quando il mio maestro , a nome dell ' Abate , mi offerse una veste di converso , la veste che poi mi fu tolta a Jenne . Allora pensai per un momento che questa offerta inattesa confermasse l ' ultima parte della Visione e n ' ebbi un moto di compiacenza , mi stimai oggetto di una predilezione divina . Ne domandai subito perdono a Dio e adesso ne domando perdono a Vostra Santità . " Il Pontefice non parlò , ma la sua mano si alzò spiegata e ridiscese in un atto di indulgenza . Egli si diede poi a maneggiare le carte diverse che aveva sul tavolino , parve consultarne attentamente più d ' una . Quindi le posò , le raccolse , le fece da banda , riprese a parlare . " Figlio mio " diss ' egli " ti devo domandare altre cose . Hai nominato Jenne . Io neppure non sapevo che esistesse , questo Jenne . Me lo hanno descritto . Diciamo il vero , non si capisce perché tu ti sia andato a cacciare a Jenne . " Benedetto sorrise lievemente ma non volle discolparsi , interrompere il Papa , il quale continuò : " È stata un ' idea disgraziata , perché chi può dir bene cosa succede a Jenne ? Sai di aver avuto lassù della gente che ti vedeva di mal occhio ? " Benedetto pregò semplicemente Sua Santità che lo dispensasse dal rispondere . " Ti capisco " rispose il Papa " e debbo dire che la tua preghiera è cristiana . Tu non dirai niente ma io non posso tacere che sei stato accusato di molte cose . Lo sai ? " Benedetto sapeva di un ' accusa sola o almeno ne dubitava . Il Papa aveva l ' aria più imbarazzata di lui . Egli era sereno . " Ti accusano " ripigliò il Papa " di esserti spacciato , a Jenne , per un taumaturgo e di essere stato causa , per questi tuoi vanti , che un disgraziato morisse in casa tua . Si arriva persino a dire ch ' egli è morto per certi beveraggi che gli hai dati . Ti accusano di aver predicato al popolo piuttosto da protestante che da cattolico e anche ... " Il Santo Padre esitò . Al suo pudore verginale ripugnava persino accennare a certe cose . " Di relazioni non lecite " disse " con la maestra del paese . Cosa rispondi , figlio mio ? " " Santo Padre " rispose Benedetto , tranquillo , " lo Spirito risponde per me nel Suo cuore . " Il Pontefice lo guardò , attonito , ma non solamente attonito ; anche un poco turbato , come se Benedetto gli avesse letto nell ' anima . Il viso gli si dipinse di un lieve rossore . " Spiegati " diss ' egli . " Iddio mi dona di leggere nel Suo cuore che Lei non crede ad alcuna di quelle accuse . " A queste parole di Benedetto il Papa contrasse lievemente le sopracciglia . " Adesso " riprese Benedetto " Vostra Santità pensa che io mi attribuisca una chiaroveggenza miracolosa . No , è una cosa che vedo nel Suo viso , che sento nella Sua voce , da povero uomo comune quale sono . " " Forse tu sai " esclamò il Papa " chi è stato in questi giorni da me ! " Egli aveva fatto chiamare a Roma l ' arciprete di Jenne , lo aveva interrogato su Benedetto . L ' arciprete , trovato un Papa di suo genio , un Papa ben diverso dai due zelanti che lo avevano intimorito a Jenne , non aveva perduta l ' occasione di mettersi facilmente in pace colla propria coscienza , aveva dato sfogo ai rimorsi lodando e rilodando . Benedetto non ne sapeva niente . " No " rispose " non lo so . " Il Pontefice tacque , ma il suo viso , le mani , la intera persona , tradivano una viva inquietudine . Egli si abbandonò finalmente sulla spalliera della seggiola , chinò il capo sul petto , stese le braccia al tavolino e appoggiatevi le mani , una presso all ' altra , pensò . Mentre pensava , immobile , fissi gli occhi nel vuoto , la fiamma della lucernina a petrolio salì fumigando , rossa , nel tubo . Egli non se n ' avvide subito . Quando se n ' avvide la regolò e poi ruppe il silenzio . " Credi tu " diss ' egli " avere veramente una missione ? " Benedetto rispose , con una espressione di fervore umile : " Sì , lo credo . " " E perché lo credi ? " " Santità , perché ciascuno viene al mondo con una missione scritta nella sua natura . Quand ' anche non avessi avuto visioni né altri segni straordinari , la mia natura ch ' è religiosa mi imporrebbe il dovere di un ' azione religiosa . Come posso dirlo ? Ecco , lo dirò ... " Qui la voce di Benedetto tremò di emozione "...come non l ' ho detto a nessuno . Io credo , io so che Dio è il nostro Padre di tutti , ma io sento nella mia natura la Sua paternità . Quasi non è un dovere il mio , è un sentimento di figlio . " " E credi avere il cómpito di esercitarla qui , adesso , un ' azione religiosa ? " Benedetto giunse le mani come se implorasse già di venire ascoltato . " Sì " diss ' egli " anche qui , anche adesso . " Ciò detto , pose un ginocchio a terra tenendo sempre giunte le mani . " Alzati " disse il Santo Padre . " Di ' liberamente quello che lo Spirito ti consiglia . " Benedetto non si alzò . " Mi perdoni " diss ' egli " io devo parlare al solo Pontefice e qui non mi ascolta il solo Pontefice ! " Il Papa trasalì , lo interrogò con gli occhi , severo . Benedetto porse un poco il mento , inarcando le sopracciglia , verso una porta grande alle spalle del Papa . Questi prese un campanello di argento che stava sul tavolino , accennò imperiosamente a Benedetto di alzarsi e suonò . Ricomparve dalla porta della Galleria il prete di prima . Il Papa gli ordinò di far venire in Galleria don Teofilo , il cameriere fedele che aveva portato con sé dalla sua sede arcivescovile del Mezzogiorno . Venuto don Teofilo , egli andrebbe ad attendere Sua Santità nelle sale della Biblioteca . " Ripasserai di qua " diss ' egli . Parecchi minuti trascorsero nell ' attesa silenziosa che colui rientrasse . Il Pontefice , pensoso , non alzò mai gli occhi dal tavolino . Benedetto , in piedi , teneva chiusi i suoi . Li aperse quando rientrò il prete . Uscito che fu costui per la porta sospetta , il Papa accennò con la mano e Benedetto parlò , a voce bassa . Il Pontefice lo ascoltava stringendo i bracciuoli della sedia , pôrta in avanti la persona e chino il viso . " Santo Padre " disse Benedetto " la Chiesa è inferma . Quattro spiriti maligni sono entrati nel suo corpo per farvi guerra allo Spirito Santo . Uno è lo spirito di menzogna . Anche lo spirito di menzogna si trasfigura in angelo di luce e molti pastori , molti maestri della Chiesa , molti fedeli buoni e pii ascoltano devotamente lo spirito di menzogna credendo ascoltare un angelo . Cristo ha detto : " io sono la Verità " e molti nella Chiesa , anche buoni , anche pii , scindono la Verità nel loro cuore , non hanno riverenza per la Verità che non chiamano religiosa , temono che la verità distrugga la verità , pongono Dio contro Dio , preferiscono le tenebre alla luce e così ammaestrano gli uomini . Si dicono fedeli e non comprendono quanto scarsa e codarda è la loro fede , quanto è loro straniero lo spirito dell ' apostolo che tutto scruta . Adoratori della lettera , vogliono costringere gli adulti a un cibo d ' infanti che gli adulti respingono , non comprendono che se Dio è infinito e immutabile , l ' uomo però se ne fa un ' idea sempre più grande di secolo in secolo e che di tutta la Verità Divina si può dire così . Essi sono causa di una funesta perversione della Fede , che corrompe tutta la vita religiosa ; perché il cristiano che con uno sforzo si è piegato ad accettare quello ch ' essi accettano e a respingere quello che respingono , crede aver già fatto il più per servire Iddio , mentre ha fatto meno che niente e gli resta di vivere la fede nella parola di Cristo , nella dottrina di Cristo , gli resta di vivere il fiat voluntas tua , che è tutto . Santo Padre , oggi pochi cristiani sanno che la religione non è principalmente adesione dell ' intelletto a formole di verità ma che è principalmente azione e vita secondo questa verità , e che alla fede vera non rispondono solamente doveri religiosi negativi e obblighi verso l ' autorità ecclesiastica . E quelli che lo sanno , quelli che non scindono la Verità nel loro cuore , quelli che hanno il culto supremo di Dio verità , che ardono di una fede impavida in Cristo , nella Chiesa e nella Verità , ne conosco , Santo Padre ! , quelli sono combattuti acremente , sono diffamati come eretici , sono costretti al silenzio , tutto per opera dello Spirito di menzogna , che lavora da secoli nella Chiesa una tradizione d ' inganno per la quale coloro che oggi lo servono si credono di servire Iddio , come lo credettero i primi persecutori dei cristiani . Santità ... " Qui Benedetto pose un ginocchio a terra . Il Papa non si mosse . Pareva aver abbassato il capo ancora di più . Il zucchetto bianco era quasi tutto nel lume della lucernina . "...io ho letto proprio oggi grandi parole di Lei ai Suoi diocesani antichi , sulla molteplice rivelazione di Dio Verità nella Fede e nella Scienza , e anche direttamente , misteriosamente , nell ' anima umana . Santo Padre , molti , moltissimi cuori di sacerdoti e di laici appartengono allo Spirito Santo ; la Spirito di menzogna non ha potuto entrarvi neppure sotto una veste angelica . Dica una parola , Santo Padre , faccia un atto che rialzi questi cuori devoti alla Santa Sede del Pontefice romano ! Onori davanti a tutta la Chiesa qualcuno di questi uomini , di questi sacerdoti che sono combattuti dallo Spirito di menzogna , ne sollevi qualcuno all ' episcopato , ne sollevi qualcuno al Sacro Collegio ! Anche questo , Santo Padre ! Consigli esegeti e teologi , se è necessario , a camminare prudenti poiché la scienza non progredisce che a patto di essere prudente ; ma non lasci colpire dall ' Indice né dal Sant ' Uffizio per qualche soverchio ardimento uomini che sono l ' onore della Chiesa , che hanno la mente piena di Verità e il cuore pieno di Cristo , che combattono per difesa della fede cattolica ! E poiché Vostra Santità ha detto che Iddio rivela le sue verità anche nel segreto delle anime , non lasci moltiplicare le divozioni esterne , che bastano , raccomandi ai Pastori la pratica e l ' insegnamento della preghiera interiore ! " Benedetto tacque un momento , spossato . Il Papa alzò il viso , guardò l ' uomo inginocchiato che lo fissava con occhi dolorosi , luminosi sotto le sopracciglie contratte , vibrando nelle mani giunte dove si appuntava lo sforzo dello spirito . Il viso del Papa tradiva una commozione intensa . Egli voleva dire a Benedetto che si alzasse , che sedesse ; e non parlò per timore di tradire la commozione anche nella voce . Insistette a cenni , tanto che Benedetto si alzò e presa la sua seggiola , appoggiatevi alla spalliera le mani ancora giunte , ricominciò a parlare . " Se il clero insegna poco al popolo la preghiera interiore che risana l ' anima quanto certe superstizioni la corrompono , è per causa del secondo spirito maligno che infesta la Chiesa trasfigurato in angelo di luce . Questo è lo spirito di dominazione del clero . A quei sacerdoti che hanno lo spirito di dominazione non piace che le anime comunichino direttamente e normalmente con Dio per domandarne consiglio e direzione . A buon fine ! Il Maligno inganna , così la loro coscienza ; a buon fine ! Ma le vogliono dirigere essi in qualità di mediatori e queste anime diventano fiacche , timide , servili . Non saranno molte , forse ; i peggiori maleficî dello spirito di dominazione sono diversi . Egli ha soppressa l ' antica santa libertà cattolica . Egli cerca fare all ' obbedienza , anche quando non è dovuta per legge , la prima delle virtù . Egli vorrebbe imporre sottomissioni non obbligatorie , ritrattazioni contro coscienza , dovunque un gruppo d ' uomini si associa per un ' opera buona prenderne il comando , e , se declinano il comando , rifiutar loro l ' aiuto . Egli tende a portare l ' autorità religiosa anche fuori del campo religioso . Lo sa l ' Italia , Santo Padre . Ma cosa è l ' Italia ? Non è per essa che io parlo , è per tutto il mondo cattolico . Santo padre , Ella forse non lo avrà provato ancora , ma lo spirito di dominazione vorrà esercitarsi anche sopra di Lei . Non ceda , Santo Padre ! Ella è il Governatore della Chiesa , non permetta che altri governi Lei , non sia il Suo potere un guanto per invisibili mani altrui . Abbia consiglieri pubblici e siano i vescovi raccolti spesso nei Concilii nazionali e faccia partecipare il popolo alla elezione dei vescovi scegliendo uomini amati e riveriti dal popolo , e i vescovi si mescolino al popolo non solamente per passare sotto archi di trionfo e farsi salutare dal suono delle campane ma per conoscere le turbe e per edificarle a imitazione di Cristo , invece di starsene chiusi da principi orientali negli episcopii , come tanti fanno . E lasci loro tutta l ' autorità che è compatibile con quella di Pietro ! Santità , posso parlare ancora ? " Il Papa , che da quando Benedetto aveva ricominciato a parlare gli teneva gli occhi in viso , rispose con un lieve abbassar del capo . " Il terzo spirito maligno " riprese Benedetto " che corrompe la Chiesa , non si trasfigura in angelo di luce perché saprebbe di non poter ingannare , si accontenta di vestire una comune onestà umana . È lo spirito di avarizia . Il Vicario di Cristo vive in questa reggia come visse nel suo episcopio , con un cuore puro di povero . Molti Pastori venerandi vivono nella Chiesa con eguale cuore , ma lo spirito di povertà non vi è bastantemente insegnato come Cristo lo insegnò , le labbra dei ministri di Cristo sono troppo spesso compiacenti ai cupidi dell ' avere . Quale di essi piega la fronte con ossequio a chi ha molto solamente perché ha molto , quale lusinga con la lingua chi agogna molto , e il godere la pompa e gli onori della ricchezza , l ' aderire con l ' anima alle comodità della ricchezza pare lecito a troppi predicatori della parola e degli esempî di Cristo . Santo padre , richiami il clero a meglio usare verso i cupidi dell ' avere , sieno ricchi , sieno poveri , la carità che ammonisce , che minaccia , che rampogna . Santo Padre ! " Benedetto tacque , fissando il Papa con una espressione intensa di appello . " Ebbene ? " mormorò il Papa . Benedetto allargò le braccia e riprese : " Lo Spirito mi sforza a dire di più . Non è opera di un giorno ma si prepari il giorno e non si lasci questo cómpito ai nemici di Dio e della Chiesa , si prepari il giorno in cui i sacerdoti di Cristo dieno l ' esempio della effettiva povertà , vivano poveri per obbligo come per obbligo vivono casti , e servano loro di norma per questo le parole di Cristo ai Settantadue . Il Signore circonderà gli ultimi fra loro di tale onore , di tale riverenza quale ora non è nel cuore della gente intorno ai Principi della Chiesa . Saranno pochi ma la luce del mondo . Santo Padre , lo sono essi oggi ? Qualcuno lo è ; i più non sono né luce né tenebre . " Qui , per la prima volta , il Pontefice assentì del capo mestamente . " Il quarto spirito maligno " proseguì Benedetto " è lo spirito d ' immobilità . Questo si trasfigura in angelo di luce . Anche i cattolici , ecclesiastici e laici , dominati dallo spirito d ' immobilità credono piacere a Dio come gli ebrei zelanti che fecero crocifiggere Cristo . Tutti i clericali , Santità , anzi tutti gli uomini religiosi che oggi avversano il cattolicismo progressista , avrebbero fatto crocifiggere Cristo in buona fede , nel nome di Mosè . Sono idolatri del passato , tutto vorrebbero immutabile nella Chiesa , sino alle forme del linguaggio pontificio , sino ai flabelli che ripugnano al cuore sacerdotale di Vostra Santità , sino alle tradizioni stolte per le quali non è lecito a un cardinale di uscire a piedi e sarebbe scandaloso che visitasse i poveri nelle loro case . È lo spirito d ' immobilità che volendo conservare cose impossibili a conservare ci attira le derisioni degl ' increduli ; colpa grave davanti a Dio ! " Il petrolio veniva mancando nella lucerna , il cerchio delle tenebre si stringeva , si addensava intorno e sopra la breve sfera di luce in cui si disegnavano , l ' una in faccia all ' altra , la bianca figura del Pontefice seduto e la bruna di Benedetto in piedi . " Contro lo spirito d ' immobilità " disse questi " io la supplico di non permettere che sieno posti all ' Indice i libri di Giovanni Selva . " Quindi , posta la seggiola da banda , s ' inginocchiò nuovamente , stese le mani al Pontefice , parlò più trepido e più acceso : " Vicario di Cristo , io La scongiuro di un ' altra cosa . Sono un peccatore indegno di venire paragonato ai Santi ma lo Spirito di Dio può parlare anche per la bocca più vile . Se una donna ha potuto scongiurare un Papa di venire a Roma , io scongiuro Vostra santità di uscire dal Vaticano . Uscite , Santo Padre ; ma la prima volta , almeno la prima volta , uscite per un ' opera del vostro ministero ! Lazzaro soffre e muore ogni giorno , andate a vedere Lazzaro . Cristo chiama soccorso in tutte le povere creature umane che soffrono . Ho vista dalla Galleria delle lapidi i lumi che fronteggiano un altro palazzo di Roma . Se il dolore umano chiama in nome di Cristo , là si risponderà forse : " no " ma si va . Dal Vaticano si risponde " sì " a Cristo , ma non si va . Che dirà Cristo , Santo Padre , nell ' ora terribile ? Queste parole mie , se fossero conosciute dal mondo , mi frutterebbero vituperî da chi più si professa devoto al Vaticano ; ma per vituperi e fulmini che mi si scagliassero non griderei io fino alla morte : che dirà Cristo ? Che dirà Cristo ? A Lui mi appello . " La fiammella della lucerna mancava , mancava ; nella breve sfera di luce fioca che le tenebre premevano non si vedeva quasi più di Benedetto che le mani stese , non si vedeva quasi più del Papa che la destra posata sul campanello d ' argento . Appena Benedetto tacque , il Santo Padre gli ordinò di alzarsi , poi scosse il campanello due volte . La porta della Galleria si aperse , entrò il fido cameriere già popolare in Vaticano col nome di don Teofilo . " Teofilo " disse il Papa , " in Galleria , è riaccesa la luce ? " " Sì , Santità . " " Allora passa in Biblioteca dove troverai monsignore . Digli che venga qua , che mi aspetti . E tu provvedigli un ' altra lucerna . " Ciò detto , Sua Santità si alzò . Era piccolo di statura e tuttavia un po ' curvo . Mosse verso la porta della Galleria accennando a Benedetto di seguirlo . Don Teofilo uscì dalla parte opposta . Triste presagio , nella buia sala dov ' eran corse tante fiammelle di parole accese dallo Spirito , non rimase che la piccola lucernina morente . La Galleria delle lapidi , là dove il Papa e Benedetto vi entrarono , era semibuia . Ma nel fondo una grande lampada a riflettore illuminava l ' iscrizione commemorativa a destra della porta che mette nella loggia di Giovanni da Udine . Fra le grandi ali di lapidi schierate da capo a fondo della Galleria , che guardavano l ' oscuro dibattito delle due anime viventi come testimoni muti che già conoscessero i misteri di oltre tomba e del giudizio divino , il Papa si avanzava lento , silenzioso , seguito , un passo indietro e a sinistra , da Benedetto . Sostò un momento presso il torso del fiume Oronte , guardò dalla finestra . Benedetto si domandò se guardasse i lumi del Quirinale , palpitò , attendendo una parola . La parola non venne . Il Papa riprese , tacendo sempre , il suo lento andare , con le mani congiunte dietro il dorso , e il mento appoggiato al petto . Sostò presso al fondo , nella luce della grande lampada ; parve incerto se ritornare o procedere . A sinistra della lampada la porta della Galleria si apriva sopra uno sfondo di notte , di luna , di colonne , di vetri , di pavimento marmoreo . Il Papa si avviò a quella volta , scese i cinque gradini . La luna batteva per isghembo sul pavimento rigato dalle ombre nere delle colonne , tagliato in fondo alla loggia dall ' obliquo profilo dell ' ombra piena , dentro la quale mal si discerneva il busto di Giovanni . Il Papa percorse la loggia fino a quell ' ombra , vi entrò , vi si trattenne . Intanto Benedetto , fermatosi molti passi indietro per non avere l ' aria di premere irriverentemente nel desiderio di una risposta , mirava l ' astro veleggiante fra nuvole grandi su Roma . Mirando l ' astro , domandò a sé , a qualche Invisibile che gli fosse vicino , quasi anche allo stesso volto severo e triste della luna , se avesse troppo osato , male osato . Si pentì subito del suo dubbio . Aveva forse parlato egli ? Oh no , le parole gli erano venute alle labbra senza meditazione , aveva parlato lo Spirito . Chiuse gli occhi in uno sforzo di preghiera mentale ancora levando la faccia verso l ' astro , come un cieco che porgesse il viso avido al divinato splendore di argento . Una mano lo toccò lievemente sulla spalla . Trasalì e aperse gli occhi . Era il Papa e il suo viso diceva come avesse finalmente maturate nel pensiero parole che lo appagavano . Benedetto chinò il capo rispettosamente ad ascoltarlo . " Figlio mio " disse Sua Santità " alcune di queste cose il Signore le ha dette da gran tempo anche nel cuore mio . Tu , Dio ti benedica , te la intendi col Signore solo ; io devo intendermela anche cogli uomini che il Signore ha posto intorno a me perché io mi governi con essi secondo carità e prudenza ; e devo sovratutto misurare i miei consigli , i miei comandi , alle capacità diverse , alle mentalità diverse di tanti milioni di uomini . Io sono un povero maestro di scuola che di settanta scolari ne ha venti meno che mediocri , quaranta mediocri e dieci soli buoni . Egli non può governare la scuola per i soli dieci buoni e io non posso governare la Chiesa soltanto per te e per quelli che somigliano a te . Vedi , per esempio ; Cristo ha pagato il tributo allo Stato e io , non come Pontefice ma come cittadino , pagherei volentieri il mio tributo di omaggio là in quel palazzo di cui hai veduto i lumi , se non temessi di offendere così i sessanta scolari , di perdere anche una sola delle loro anime che mi sono preziose come le altre . E così sarebbe se io facessi togliere certi libri dall ' Indice , se chiamassi nel Sacro Collegio certi uomini che hanno fama di non essere rigidamente ortodossi , se , scoppiando un ' epidemia , andassi , ex abrupto , a visitare gli ospedali di Roma . " " Oh Santità ! " esclamò Benedetto " mi perdoni ma non è sicuro che queste anime disposte a scandolezzarsi del Vicario di Cristo per ragioni simili poi si salvino , e invece è sicuro che si acquisterebbero tante altre anime le quali non si acquistano ! " " E poi " continuò il Papa come se non avesse udito " sono vecchio , sono stanco , i cardinali non sanno chi hanno messo qui , non volevo . Sono anche ammalato , ho certi segni di dover presto comparire davanti al mio Giudice . Sento , figlio mio , che tu hai lo spirito buono ma il Signore non può volere da un poveruomo come me le cose che tu dici , cose a cui non basterebbe neppure un Pontefice giovine e valido . Però vi sono cose che anch ' io , con il Suo aiuto , potrò fare ; se non le cose grandi , almeno altre cose . Le cose grandi preghiamo il Signore che susciti chi a loro tempo le sappia fare e chi sappia bene aiutare a farle . Figlio mio , se io mi metto da stasera a trasformare il Vaticano , a riedificarlo , dove trovo poi Raffaello che lo dipinga ? E neppure questo Giovanni ? Non dico però di non fare niente . " Benedetto era per replicare . Il Pontefice , forse per non volersi spiegare di più , non gliene lasciò né il modo né il tempo , gli fece una domanda gradita . " Tu conosci Selva " diss ' egli . " Privatamente , che uomo è ? " " È un giusto " si affrettò a rispondere Benedetto . " Un gran giusto . I suoi libri sono stati denunciati alla Congregazione dell ' Indice . Forse vi si troveranno alcune opinioni ardite ma non vi è confronto fra la religiosità calda e profonda dei libri di Selva e il formalismo freddo , misero di altri libri che corrono , più del Vangelo , per le mani del clero . Santo Padre , la condanna di Selva sarebbe un colpo alle energie più vive e più vitali del Cattolicismo . La Chiesa tollera migliaia di libri ascetici stupidi che rimpiccioliscono indegnamente l ' idea di Dio nello spirito umano ; non condanni questi che la ingrandiscono ! " Le ore suonarono da lontano . Nove e mezzo . Sua Santità prese tacendo una mano di Benedetto , la chiuse fra le sue , gli fece intendere con quella muta stretta sensi e consensi trattenuti dalla bocca prudente . La strinse , la scosse , l ' accarezzò , la strinse ancora , disse finalmente con voce soffocata : " Prega per me , prega che il Signore m 'illumini." Due lagrime brillavano nei belli occhi soavi di vecchio che mai non si macchiò di un volontario pensiero impuro , di vecchio tutto dolcezza di carità . Benedetto non riuscì , per la commozione , a parlare . " Vieni ancora " disse il Papa . " Dobbiamo discorrere ancora . " " Quando , Santità ? " " Presto . Ti farò avvertire . " Intanto l ' ombra , avanzando , aveva inghiottito la Figura bianca e la Figura nera . Sua Santità pose una mano sulla spalla di Benedetto , gli domandò sommessamente , quasi esitante : " Ricordi la fine della tua visione ? " Benedetto rispose , pure sottovoce , abbassando il viso : " Nescio diem neque horam . " " Non sono nel manoscritto " riprese Sua Santità . " Ma ricordi ? " Benedetto mormorò : " In abito benedettino , sulla nuda terra , all ' ombra di un albero . " " Se così sarà " riprese il Santo Padre , dolcemente " ti voglio benedire per quel momento . Allora sarò ad aspettarti in cielo . " Benedetto s ' inginocchiò . La voce del Papa suonò solenne nell ' ombra : " Benedico te in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti . " Il Papa risalì rapidamente i cinque gradini , scomparve . Benedetto rimase ginocchioni , assorto in quella benedizione che gli era parsa venire da Cristo . Si alzò al suono di un passo nella Galleria . Pochi momenti dopo egli scendeva , accompagnato da don Teofilo , al Portone di bronzo . III . La camera , al quarto piano , era appena decente . Un letto di ferro , un tavolino da notte , uno scrittoio con pochi libri logori e sfasciati , un cassettone di abete , un lavamani di ferro , qualche sedia impagliata , n ' erano tutto il mobiglio . Un abito grigio pendeva da un chiodo , un cappello nero a cencio da un altro . Un baglior frequente di lampi entrava dalla finestra aperta , entravano soffî della buia notte burrascosa , facevano oscillare la fiammella della lampada a petrolio che ardeva sul tavolino da notte , oscillare il lume e le ombre sulle lenzuola non tanto bianche , su due mani scarne , sur un fascio di rose sciolto fra le due mani , sulla camicia di flanella dell ' uomo infermo che si era tratto su a sedere , sul suo viso rugoso , magro , grigiastro di barba d ' un mese . Dall ' altra parte del letto povero , nella penombra , stava Benedetto , in piedi . L ' uomo infermo guardava i fiori e taceva . Le sue mani , anche le sue labbra , tremavano . Egli era stato frate . A trent ' anni aveva gettato la cocolla e preso moglie . Uomo di poco ingegno e di pochi studî , era vissuto miseramente colla moglie e con due figliuole , facendo lo scrivano . La moglie era morta , le figliuole si erano date alla mala vita . Si spegneva lentamente anche lui , adesso , in quel quarto piano di via della Marmorata , presso all ' angolo di via Manuzio , consunto dalla miseria , dalla tabe , dall ' animo amaro . Un singhiozzo irrefrenabile gli ruppe dal petto . Allargò le braccia , raccolse e strinse a sé il capo di Benedetto e subito fece atto di respingerlo , si coperse il viso colle mani . " Non son degno , non son degno ! " diss ' egli . Ma Benedetto gli abbracciò alla sua volta il capo , glielo baciò , rispose : " Neppur io son degno di questa grazia che mi fa il Signore . " " Quale grazia ? " chiese l ' infermo . " Che Lei pianga con me ! " Così dicendo , Benedetto si levò dall ' abbraccio ; e durava a fissare affettuosamente il vecchio . Questi lo guardò attonito , come per dire : " voi sapete ? " Egli accennò del capo lievemente , silenziosamente , di sì . Colui non sospettava che il suo passato fosse conosciuto . Abitava lì da tre anni . Una vicina più vecchia di lui , una povera gobbina caritatevole e pia , gli rendeva dei servigi , lo assisteva nelle sue infermità , trovava modo di soccorrerlo con le due lire giornaliere di pensione ch ' erano tutta la sua sostanza . Aveva saputo dai portinai ch ' egli era un frate sfratato , lo vedeva tanto triste , tanto umile , tanto riconoscente , pregava sera e mattina la Madonna e tutti i Santi del Paradiso che le facessero la grazia di aiutarla presso Gesù che gli perdonasse e lo facesse ritornare in grembo alla Chiesa . Raccontava le sue pene e le sue speranze ad altre vecchiette pie , diceva : " Non oso pregarlo io , Gesù ; quel disgraziato gliel ' ha fatta troppo grossa . Ci vuole anche un pezzo grosso che preghi . " Quel giorno il vecchio le era andato dicendo più volte che sarebbe stato felice di avere delle rose . Allora la gobbina aveva pensato : " C ' è l ' uomo santo di cui tutti parlano , che fa il giardiniere . Io vado , gli racconto la cosa , gli dico che le rose gliele porti lui e chi sa cosa ne può venire ! " Aveva pensato così e subito si era detto : " Questo pensiero , se non mi viene dalla Madonna , mi viene di sicuro da Sant ' Antonio ! " Allora il semplice suo cuore puro aveva dato un ' ondata di dolcezza e di letizia . Senza por tempo in mezzo ella era andata a villa Mayda , alla elegante villa pompeiana biancheggiante sull ' Aventino fra belle palme , quasi in faccia alla finestra del vecchio ex - frate . Benedetto stava per coricarsi in obbedienza al professore che gli aveva trovato la febbre , la piccola frodolenta febbre che di tempo in tempo lo rodeva da qualche settimana senz ' altre sofferenze . Udito di che si trattava , era venuto subito colle rose . Il vecchio si coperse ancora il viso , vergognando . Poi , senza più guardare Benedetto , parlò delle rose , spiegò il perché del suo desiderio . Era figlio di un giardiniere , avrebbe voluto fare il giardiniere anche lui ma gli piaceva di frequentare le chiese e i suoi trastulli erano tutti di cose sacre : altarini , candelabri , busti di vescovi mitrati . I padroni , gente religiosissima , avevano lasciato intendere ai suoi genitori che se gli si fosse manifestata la vocazione ecclesiastica , lo avrebbero fatto educare a proprie spese ; e i genitori lo avevano destinato senz ' altro a quella via . Egli si era accorto ben presto di non avere forze bastanti a tener le promesse sacerdotali ; ma neppure gli bastò l ' animo di prendere una risoluzione che avrebbe afflitto i suoi mortalmente . Invece si figurò che se uscisse del tutto dal mondo potrebbe forse andar salvo , e seguendo imprudenti consigli entrò là ond ' ebbe poi a venir fuori male , si fece di quella frateria della quale soleva dire più tardi , questo non lo raccontò , scherzando copertamente cogli amici : " quando stavo al reggimento . " Ragazzo , aveva amato i fiori ; dall ' entrata nel Seminario in poi non ci aveva pensato più , mai più , per quarant ' anni . La notte prima della visita di Benedetto aveva sognato un gran rosaio del giardino dov ' era trascorsa la sua fanciullezza . Le bianche rose piegavano tutte a lui , lo guardavano , nel mondo dei sogni , come curiose anime pie un pellegrino nel mondo delle ombre . Gli dicevano : " dove vai , dove vai , povero amico , perché non ritorni a noi ? " Destatosi , aveva sentito un desiderio di rose , tenero , pungente fino alle lagrime . E quante rose adesso sul suo letto , per la bontà di una persona santa , quante belle , odoranti rose ! Tacque e fissava Benedetto a bocca semiaperta , lucenti gli occhi di una domanda dolorosa : tu sai , tu comprendi ; cosa pensi di me ? Pensi che vi sia speranza di perdono ? Benedetto , curvo sull ' ammalato , prese a parlargli accarezzandolo . La vena delle parole soavi fluiva fluiva con un suono vario di tenerezza ora lieta ora dolente . Ora il vecchio ne pareva beato , ora usciva in domande affannose ; subito allora la fluida vena soave gli ristorava beatitudine in viso . Intanto la gobbina andava e veniva col rosario in mano dalla sua camera all ' uscio del vicino , divisa fra il desiderio di precipitare le avemarie in quel momento decisivo e il desiderio di udire se là dentro parlassero , cosa dicessero . Ma giù nella strada si era venuta raccogliendo , malgrado il cattivo tempo , della gente che aspettava il Santo di Jenne . Una merciaia lo aveva veduto entrare colle rose in mano , accompagnato dalla gobbina . In un batter d ' occhio si erano aggruppate davanti alla porta forse cinquanta persone , donne la maggior parte , quali per vederlo , quali per avere un sua parola . Aspettavano pazientemente , parlando piano , come se fossero in chiesa , di Benedetto , dei miracoli che faceva , delle grazie che avrebbero implorate da lui . Sopraggiunse un ciclista , scese dalla bicicletta , domandò il perché di quell ' assembramento , si fece informare appuntino del luogo dove stava il Santo di Jenne e risalito in macchina ripartì di gran corsa . Poco dopo , una botte seguita dal ciclista di prima venne a fermarsi davanti alla porta . Ne discese un signore che attraversò l ' assembramento ed entrò in casa . Il ciclista rimase presso la botte . L ' altro parlò col portinaio , si fece accompagnare da lui fino all ' uscio dove la gobbina stava col suo rosario in mano , palpitante . Bussò malgrado le tacite giaculatorie di lei che implorava la Madonna di allontanare quell ' importuno . Benedetto venne ad aprire . " Scusi " disse colui , cortesemente . " Lei è il signor Pietro Maironi ? " " Non porto più questo nome " rispose Benedetto , tranquillo " ma l ' ho portato . " " Mi rincresce d ' incomodarla . Le sarei grato se si compiacesse di venire con me . Le dirò poi dove . " L ' infermo udì queste parole dello sconosciuto e gemette : " No , sant ' uomo , non andate via per amor di Dio ! " Benedetto rispose : " Favorisca dirmi il Suo nome e perché dovrei venire con Lei . " L ' altro parve imbarazzato . " Ecco " disse . " Sono un delegato di P . S . " L ' infermo esclamò : " Gesummaria ! " e la gobbina , esterrefatta , lasciò cadere il rosario , guardò Benedetto che non poté trattenere un atto di sorpresa . Il delegato si affrettò a soggiungere , sorridendo , che la sua visita non aveva un significato troppo pauroso , ch ' egli non era venuto ad arrestare nessuno , che non aveva a comunicare ordini , ma solamente un invito . Siccome gl ' inviti della Questura hanno un carattere speciale , Benedetto non pensò a scusarsi , domandò di restar solo con l ' infermo e con la donna per cinque minuti , sussurrò qualche cosa all ' orecchio del primo che parve assentire con lagrime nella voce , prese la gobbina a parte , le disse che l ' infermo era disposto a ricevere un sacerdote , ch ' egli ora non sapeva quando sarebbe stato libero di condurgliene uno egli stesso . La povera piccola creatura tremava tutta fra lo sgomento e la gioia , non sapeva dire che " Gesù mio ! Madonna mia ! " Benedetto la rincorò , promise di ritornare appena lo potesse e , preso congedo , discese le scale col delegato . Nella via il gruppo di gente si era fatto più grosso e rumoreggiava , stringeva minacciosamente il ciclista rimasto presso la botte , ch ' era stato riconosciuto per una guardia di P . S . e non voleva dire perché fosse prima venuto a informarsi e poi ritornato con l ' altro individuo . Si voleva forzare il fiaccheraio ad andarsene , si parlava di staccare il cavallo . Quando apparve il delegato con Benedetto , gli si fecero tutti addosso gridando : - Via , birro ! - Via ! - Abbasso ! - Lasciate quell ' uomo ! Badate ai ladri , per Dio ! Voi pigliate i servi di Dio e lasciate i ladri ! - Via ! - Abbasso ! - Benedetto si fece avanti , accennò , a due mani , di tacere , pregò e ripregò che se n ' andassero in pace poiché nessuno gli voleva far male , egli non era arrestato , se n ' andava con quel signore di sua libera volontà . Nello stesso momento scrosciò un tuono in cielo , un impeto di acquazzone sul marciapiede . La folla balenò , si disperse rapidamente . Il delegato diede un ordine al ciclista e salì nella botte con Benedetto . Partirono verso il Tevere , fra i tuoni , i lampi e la pioggia furiosa . Benedetto domandò al delegato , molto quietamente , che si volesse da lui alla Questura . Il delegato rispose che non si trattava di Questura . Chi voleva parlare al signor Maironi era un pezzo più grosso del questore . " Non so se avrei dovuto dirlo " soggiunse " ma già glielo dirà lui . " E raccontò che lo aveva cercato inutilmente a villa Mayda , disse quanto gli sarebbe seccato di non trovarlo presto . Benedetto si provò a domandargli se sapesse la cagione della chiamata . Realmente il delegato non la sapeva , ma finse un silenzio diplomatico , si rannicchiò nel suo angolo come per salvarsi dalle folate di pioggia . Un lampo mostrò a Benedetto il fiume giallastro , i neri barconi di Ripagrande ; un altro il tempio di Vesta . Poi non si raccapezzò più affatto , gli parve di attraversare una sconosciuta necropoli , un dedalo di vie funeree dove ardessero lampade sepolcrali . Finalmente la carrozzella entrò con fracasso in un atrio , si fermò al piede di uno scalone scuro , fiancheggiato di colonne . Benedetto lo salì col delegato fino al secondo ripiano sul quale si aprivano due porte . Quella di sinistra era chiusa , quella di destra guardava sullo scalone per un occhio ovale lucente . Il delegato la spinse , entrò con Benedetto in un bugigattolo , in una specie di anticamera . Un usciere che dormicchiava si alzò stentatamente . Il delegato lasciò Benedetto e passò in un ' altra stanza . Allora l ' usciere si chinò come per raccogliere qualche cosa e disse a Benedetto porgendogli una lettera chiusa : " Guardi che Le è caduta una carta . " Perché Benedetto si meravigliava , insistette : " Lei è bene quello del Testaccio ? Veda che sarà Sua , faccia presto ! " Faccia presto ? Benedetto guardò l ' uomo che si era rimesso a sedere . Quegli lo guardò alla su volta e confermò il suo consiglio con uno scatto secco del capo che significava : tu sospetti che ci sia sotto qualche cosa e realmente c ' è . Benedetto guardò la busta . Vi si leggeva questo indirizzo : " Al garzone giardiniere di villa Mayda " E sotto , a caratteri più grandi : " SUBITO " La scrittura era femminile ma Benedetto non la riconobbe . Aperse e lesse : " Sappia che il Direttore generale della Pubblica Sicurezza farà il possibile per indurla a lasciare volontariamente Roma . Rifiuti . Quello che segue lo potrà leggere a Suo agio . " Benedetto ripose frettolosamente la lettera . Ma poiché nessuno compariva e tutto pareva dormire intorno a lui , la cavò , riprese a leggerla . Seguiva così : " In Vaticano si è poco contenti , dopo le sue visite , del Santo Padre , il quale , fra l ' altre cose , ha richiamato a sé l ' affare Selva dalla Congregazione dell ' Indice . Ella non può immaginare gl ' intrighi che si tramano contro di Lei , le calunnie che si fanno arrivare anche ai Suoi amici , tutto per lo scopo di allontanarla da Roma , di impedire ch ' Ella veda più il Pontefice . Si è ottenuto che il Governo aiuti la congiura promettendogli in compenso di non mandare ad effetto certa nomina di persona molto sgradita al Quirinale , per la sede arcivescovile di Torino . Non ceda , non abbandoni il Santo Padre e la Sua missione . La minaccia per l ' affare di Jenne non è seria , sarebbe impossibile di procedere contro di Lei e lo sanno . Chi non Le può scrivere ha saputo tutto questo , lo ha fatto scrivere a me , lo farà pervenire a Lei . NOEMI D ' ARXEL . Benedetto guardò involontariamente l ' usciere , quasi dubitando ch ' egli conoscesse il senso di quella lettera passata per le sue mani . Ma l ' usciere dormicchiava da capo e non si scosse che al ricomparire del delegato , il quale gli ordinò di accompagnare Benedetto dal signor commendatore . Benedetto fu introdotto in una stanza spaziosa , tutta buia fuorché nell ' angolo dove un signore sui cinquant ' anni stava leggendo la Tribuna nel chiarore di una lampada elettrica , vivo sul suo cranio calvo , sul giornale , sul tavolo coperto di carte . Sopra di lui , nella penombra , si intravvedeva un grande ritratto del Re . Egli non levò dal giornale il capo grave di conscio potere . Lo levò quando gli piacque e guardò con occhi noncuranti l ' atomo di popolo che aveva davanti a sé . " Prenda una sedia " diss ' egli , gelido . Benedetto ubbidì . " Lei è il signor Pietro Maironi ? " " Sì signore . " " Mi rincresce di averla incomodata ma era necessario . " Sotto le parole cortesi del signor commendatore si sentiva un fondo di durezza e di sarcasmo . " A proposito " diss ' egli . " Perché non si fa chiamare col Suo nome , Lei ? " Alla improvvisa domanda Benedetto non rispose immediatamente . " Bene bene " ripigliò colui . " Questo adesso importa poco . Qui non siamo in Tribunale . Io penso che se si vuole fare il bene si deve farlo col proprio nome . Ma io non vado in chiesa , ho idee diverse dalle Sue . Non importa , dico . Lei sa chi sono io ? Il delegato gliel ' ha detto ? " " No signore . " " Bene , sono un funzionario dello Stato che s ' interessa un poco della sicurezza pubblica e che ha un certo potere ; sì , un certo potere . Ora io voglio dimostrarle che ho interesse anche per Lei . Lei , mi dispiace il dirlo , è in una situazione critica , mio caro signor Maironi o signor Benedetto , a Sua scelta . È pervenuta all ' Autorità giudiziaria un ' accusa contro di Lei , veramente grave ; e io vedo molto in pericolo non soltanto la Sua fama di santità ma pure la Sua libertà personale e quindi la Sua predicazione almeno per qualche anno . " Una fiamma salì al viso di Benedetto , i suoi occhi scintillarono . " Lasci la santità e la fama " diss ' egli . L ' augusto funzionario dello Stato riprese senza scomporsi : " Lei si sente ferito . Badi , sa , che la Sua fama di santità corre altri pericoli . Altre cose si dicono di Lei che non hanno a che fare , per questo stia tranquillo , col codice penale ma che non si accordano molto colla morale cattolica ; e Le assicuro che sono abbastanza credute . Dico per dire ; son cose che non mi riguardano affatto . Del resto la santità non è mai reale , è sempre , più o meno , una idealizzazione che lo specchio fa della immagine . Se c ' è una santità è quella dello specchio , è quella della gente che crede ai Santi . Io non ci credo . Ma veniamo al serio . Le ho dovuto dire delle cose sgradevoli , La ho anche ferita ; ora medicherò . Io non sono credente ma però apprezzo il principio religioso come elemento di ordine pubblico , e questo è poi il sentimento dei miei superiori , è il sentimento del Governo . Perciò il Governo non può aver piacere che si faccia un processo scandaloso a qualcuno che presso il popolo passa per santo ; un processo che potrebbe poi anche provocare dei disordini . Ma c ' è di più ! Noi sappiamo che Lei è persona gradita al Papa il quale La vede spesso . Ora in alto non si ha nessuna voglia di recare dispiaceri personali al Papa . Si ha dunque la buona intenzione di evitargli questo , se possibile . E sarà possibile a una condizione . Qui in Roma Lei ha dei nemici attivi , non di parte nostra , sa ! non di parte liberale ! , che si preparano a rovinarla interamente ; nella riputazione e in tutto . Se vuole che Le apra il mio pensiero , il mio pensiero è questo : dal punto di vista cattolico hanno ragione . Io modifico un poco , per mio uso e per loro uso , il motto famoso dei Gesuiti : " aut sint ut sunt " dico io " aut non erunt . " Mi riferiscono che Lei è un cattolico largo . Ciò significa semplicemente che lei non è cattolico . Tiriamo via . I Suoi nemici L ' hanno denunciata al Procuratore del Re . Per verità noi dovremmo far arrestare dai carabinieri il signor Pietro Maironi condannato in contumacia dalla Corte d ' Assise di Brescia per mancato servizio di giurato ; ma questa è una bazzecola . Lei si figura di avere guarito della gente a Jenne ed è accusato non solamente di esercizio illegale della medicina ma persino di aver avvelenato un paziente , niente meno ! Ora noi abbiamo i mezzi di salvarla . Noi faremo in modo che la denuncia si ponga a dormire . Ma se Lei resta in Roma i Suoi nemici di Roma faranno un rumore così grande che non ci potremo fingere sordi . Bisogna che Lei se ne vada lontano ; e subito ! Meglio se va fuori d ' Italia . Vada in Francia , dove c ' è carestia di santità . O almeno ... non ci ha una casa , Lei , sul lago di Lugano ? Adesso vi sono delle suore , vero ? Suore e Santi stanno benissimo insieme . Vada colle suore e lasci passare la burrasca . " Il commendatore parlava serio serio , lento lento , coprendo lo scherno di flemma più insolente . Benedetto si alzò in piedi , risoluto e severo . " Io stavo " rispose " presso un infermo che aveva bisogno della medicina illegale mia . Mi si poteva lasciare al mio posto . Lei e il Governo sono i peggiori miei nemici se mi offrono di fuggire la giustizia . Lei faccia il Suo dovere di mandare i carabinieri ad arrestarmi per il mancato servizio di giurato . Io proverò poi che non potei ricevere la citazione . Il signor procuratore del Re faccia il dovere Suo di procedere contro di me per la denuncia di Jenne ; mi si troverà sempre a villa Mayda . Lo dica ai Suoi superiori . Dica loro che non mi moverò da Roma , che temo un Giudice solo e ch ' essi pure lo temano nel loro doppio cuore , perché Egli sarà più terribile al doppio cuore che alla violenza sincera ! " Il commendatore , impreparato a quel colpo , livido di veleno impotente , prorompeva già in parole di collera quando si udì il rumor sordo di una carrozza ch ' entrava nell ' atrio . Levò allora lo sguardo da Benedetto , stette in ascolto . Benedetto afferrò la spalliera della sua seggiola per levarsi quell ' impaccio a voltar le spalle . L ' altro si scosse , riacceso negli occhi dall ' ira un momento sopita ; gettò il giornale che aveva sempre tenuto in mano , batté il pugno sul tavolo , esclamando : " Che fa ? Non si muova ! " I due uomini si fissarono per alcuni secondi in silenzio , uno con autorità maestosa , l ' altro bieco . Poi questi riprese , veemente : " Debbo farla arrestare qui ? " Benedetto durò a fissarlo in silenzio . Quindi rispose : " Aspetto . Faccia . " Un usciere , che aveva bussato più volte inutilmente , comparve sulla soglia , s ' inchinò al commendatore senza dir parola . Il commendatore disse subito " vengo " e alzatosi frettolosamente uscì con una faccia strana dove la collera spariva e spuntava l ' ossequio . L ' usciere rientrò immediatamente , disse a Benedetto che aspettasse . Passò un quarto d ' ora . Benedetto , tutto fremente , con il cuore in tumulto e la testa in fiamme , eccitato e spossato dalla febbre , era ricaduto sulla sua seggiola , turbinandogli dentro alla rinfusa i più diversi pensieri . - Dio gli perdoni a quest ' uomo ! - A tutti ! - Che gioia se il Pontefice non permette la condanna di Selva ! - La persona che non mi può scrivere , come sa ? - E adesso perché mi fanno aspettare ? - Cosa vogliono ancora da me ? - Oh , con questa febbre , se non avessi a esser più padrone dei miei pensieri , delle mie parole ! - Che terrore ! - Dio , Dio , non lo permettete ! - Ma che orride viltà sono nel mondo , che vergogna di fornicazioni occulte fra questa gente della Chiesa e dello Stato che si odia , che si disprezza ! Come , come lo permetti , Signore ? - Nessuno viene ancora ! - La febbre ! - Dio , Dio , fa che io resti padrone dei miei pensieri , delle mie parole . Dio Verità , il tuo servo è in potere de ' suoi nemici congiurati , fa ch ' egli Ti glorifichi anche nel fuoco ardente ! - Quelle due persone pensano a me , adesso . Io non devo pensare a loro ! - Esse non dormono , pensano a me . - Non sono ingrato , non sono ingrato , ma non devo pensare a loro ! - Penserò a te , vecchio santo del Vaticano , che dormi e non sai ! - Ah quella scaletta non la farò più , quel dolce viso pieno di Spirito Santo non lo vedrò più ! - Però , Dio sia lodato , non lo avrò visto invano . - Ma cosa faccio qui ? - Perché non me ne vado ? - Potrò poi andare ? - Questa febbre ! Si alzò , cercò di legger l ' ora sur un occhio tondo di orologio biancheggiante nell ' ombra . Mancavano cinque minuti alle undici . Fuori , il temporale continuava . La potenza degli elementi furibondi e la potenza del tempo che spingeva la piccola sfera sul quadrante , parevano amiche a Benedetto nel loro prevalere indifferente sulla potenza umana che aveva sede dov ' egli era e lo teneva in sua balìa . Ma la febbre , la crescente febbre ! Ardeva di sete . Se almeno avesse potuto aprire una finestra , tendere la bocca all ' acqua del cielo ! Un tocco di campanello elettrico , passi affrettati nell ' anticamera , finalmente . Ecco il commendatore , in soprabito e cappello . Chiude l ' uscio dietro a sé , raccoglie delle carte sul suo tavolo , dice a Benedetto con piglio sprezzante : " Stia attento . Lei ha tre giorni per lasciare Roma . Ha capito ? " Non cura di aspettare risposta , preme un bottone . Entrato l ' usciere , gli ordina : " Accompagnate ! " Giunto colla sua guida sullo scalone , Benedetto , credendosi oramai libero di scendere , le chiese un po ' d ' acqua . " Acqua ? " rispose l ' usciere . " Non posso andarne a prendere , adesso . Sua Eccellenza aspetta . Favorisca qui . " Lo fece entrare , con sua meraviglia , nell ' ascensore . " Anzi le Loro Eccellenze " diss ' egli ; e mentre l ' ascensore saliva al secondo piano , venne guardando Benedetto come si guarda qualcuno cui è fatto un grande onore e che non pare meritarlo . Giunti al secondo piano , i due attraversarono una grandissima sala semioscura . Da questa sala Benedetto venne fatto passare in una stanza illuminata così riccamente ch ' egli ne provò fastidio e sofferenza , ne rimase quasi acciecato . Due uomini , seduti ai due angoli di un largo canapè , ve lo attendevano in attitudine diversa ; il più giovine con le mani in tasca , una gamba a cavalcioni dell ' altra , il capo rovesciato sulla spalliera ; il più vecchio col busto piegato in avanti e le mani occupate in un continuo blando maneggio alterno della barba grigia . Il primo aveva una guardatura sarcastica ; il secondo l ' aveva scrutatrice , malinconica , buona . Questi , evidentemente il più autorevole dei due , invitò Benedetto a sedere sur una poltrona di fronte a lui . " Non creda , sa , caro signor Maironi " diss ' egli con voce armoniosa e sonora ma rispondente in qualche modo alla malinconia dello sguardo , " non creda che noi siamo qui due artigli potenti dello Stato . Noi siamo qui in questo momento due individui di una specie rara , due uomini politici geniali che conoscono bene il loro mestiere e che lo disprezzano meglio . Siamo due grandi idealisti che sanno mentire idealmente bene colla gente che altro non merita e sanno adorare la Verità ; due democratici , ma però adoratori di quella Verità recondita che non è stata mai toccata dalle mani sudicie del vecchio Demos . " Detto così , l ' uomo dalla barba grigia fluente riprese a farvi scorrere su le due mani a vicenda e strinse gli occhi scintillanti di un sorriso acuto , pago delle proprie parole , cercando la sorpresa sul viso di Benedetto . " Siamo poi anche credenti " riprese . Allora l ' altro personaggio alzò , senza levar il capo dalla spalliera , le mani distese e disse quasi solennemente : "Piano." " Lascia , caro amico " ripigliò il primo senza volgersi all ' amico . " Siamo ambedue credenti , però in modo diverso . Io credo in Dio con tutte le mie forze che sono molte e lo avrò sempre meco . Tu credi in Dio con tutte le tue debolezze che sono poche e non lo avrai che al tuo letto di morte . " Altro sorriso acuto e pago , altra pausa . L ' amico scosse il capo alzando le sopracciglia come per una udita corbelleria che meritasse pietà e non risposta . " Io poi " continuò la voce sonora e armoniosa " sono anche cristiano . Non cattolico ma cristiano . Anzi , come cristiano , sono anticattolico . Il mio cuore è cristiano e il mio cervello è protestante . Io vedo con gioia nel cattolicismo i segni , non dico della decrepitezza ma della putrefazione . La carità si va disfacendo nei cuori più schiettamente cattolici in una melma oscura tutta vermi di odio . Vedo il Cattolicismo fendersi da ogni parte e vedo spuntare per le fessure la vecchia idolatria cui si è sovrapposto . Le poche energie giovani , sane , vitali , che vi si manifestano , tendono tutte a separarsene . So che Lei è appunto un cattolico radicale , ch ' è amico di un uomo veramente sano e forte che si dice cattolico ma ch ' è giudicato eretico , però , dai cattolici puri ; e lo è certamente . Mi hanno detto che Lei è scolare di questo nobile eretico , che fa una propaganda riformatrice e che in pari tempo cerca di agire sul Pontefice . Ora un grande riformatore lo aspetto anch ' io ma dev ' essere un antipapa ; non un antipapa nel piccolo senso storico ; un antipapa nel grande senso luterano della parola . " Curiosità ci punge di sapere " come Lei creda possibile ringiovanire questo povero vecchione di Papato che noi laici precediamo non soltanto nella conquista della civiltà ma nella scienza di Dio , anche , e persino nella scienza di Cristo ; che ci anfana dietro a grande distanza e ogni tanto si pianta sulla via , restio come una bestia che fiuta il macello , e poi , quando è tirato ben forte , fa un salto avanti per tornarsi a piantare fermo fino a un altro strappo di fune . Ci dica il Suo concetto di una riforma cattolica . Sentiamo . " Benedetto rimase silenzioso . " Parli " riprese il nume ignoto che pareva imperare in quel luogo . " Il mio amico non è Erode né io sono Pilato . Noi potremmo forse diventare due apostoli della Sua idea . " L ' amico stese ancora le due mani aperte , senza levar il capo dalla spalliera , disse ancora , però pigiando più forte sulla prima sillaba : "Piano." Benedetto tacque . " Mi pare , caro mio " disse l ' amico voltando il capo , senz ' alzarlo , verso il collega " che questo sarà il primo fiasco della tua eloquenza . Qui il modello del nihil respondit è preso molto sul serio . " Benedetto trasalì , atterrito dal richiamo al Divino Maestro , dal dubbio di parerne un imitatore superbo . Cessò in quel momento di sentire il suo male , la febbre , la sete , la gravezza del capo . " Oh no " esclamò " adesso io rispondo ! Lei dice che non è Pilato . Il vero è invece che io sono l ' ultimo dei servi di Cristo perché gli sono stato infedele e che Lei mi ripete proprio la domanda di Pilato : - Quid est veritas ? Ora Lei non è disposto a ricevere la verità , come non vi era disposto Pilato . " " Oh ! " esclamò il suo interlocutore . " E perché ? " L ' amico rise rumorosamente . " Perché " rispose Benedetto " chi opera tenebre , le tenebre lo avvolgono e la luce non gli può arrivare . Lei opera tenebre . È facile di comprenderlo , Lei è il signor ministro dell ' Interno , La conosco di fama . Lei non è nato per operare tenebre , vi è stata molta luce in certe opere Sue , vi è molta luce nella Sua anima , molta luce di verità e di bontà ; ma in questo momento Lei opera tenebre . Io sono questa notte qui perché Lei ha pattuito un mercato non confessabile . Lei dice di adorare la Verità , domanda a un fratello se possiede la Verità e tace che lo ha già venduto ! " Mentre Benedetto parlava , l ' amico del ministro , Eccellenza egli pure ma in sottordine , alzò finalmente il capo dalla spalliera del canapè . Parve che incominciasse soltanto allora a stimar degno di attenzione l ' uomo e quello che diceva . Parve anche divertirsi della lezione toccata al principale del quale ammirava l ' ingegno grandissimo ma derideva in cuor suo le velleità idealistiche . Il principale rimase , sulle prime , sbalordito ; poi scattò in piedi , gridando come un ossesso : " Siete un mentitore ! Siete un insolente ! Non meritate la mia bontà ! Non vi ho venduto , non valete niente , vi regalerò ! Andate ! Andate via ! " Cercò il bottone del campanello elettrico e non trovandolo nella cecità della collera , gridò : " Usciere ! Usciere ! " Il sottosegretario di Stato , avvezzo a queste scenate ch ' eran poi sempre fuochi di paglia perché il ministro aveva un cuore d ' oro , se la rideva , in principio sotto i baffi . Ma quando lo udì chiamar l ' usciere a quel modo , conoscendo bene le indiscrezioni degli uscieri e pensando i pettegolezzi pericolosi che potevano nascere di questo incidente , il ridicolo che ne sarebbe schizzato anche sopra di lui , trattenne risolutamente il ministro imponendogli , quasi , di chetarsi , e disse brusco a Benedetto : " Lei se ne vada . " Il ministro si diede a camminare per la sala , muto , a capo basso , a passi frettolosi e brevi , male vincendo in sé il bambino che avrebbe voluto battere i piedi sul posto . Benedetto non ubbidì . Ritto e severo , radiante invisibili raggi di uno spirito dominatore , che tennero a distanza il sottosegretario di Stato , egli costrinse l ' altro con questo potere magnetico a voltarsi verso di lui , a fermarsi , a guardarlo in faccia . " Signor ministro " diss ' egli " io sto per uscire non solo da questo palazzo ma credo anche , fra non molto , da questo mondo . Non La rivedrò più , mi ascolti un ' ultima volta . Ella non è ora disposto alla Verità , però la Verità è alle Sue porte , e verrà l ' ora , e non è lontana perché la Sua vita discende , che si farà notte sopra di Lei , sopra i Suoi poteri , i Suoi onori , le Sue ambizioni . Allora Ella udrà la Verità chiamare nella notte . Potrà rispondere - parti - e non la incontrerà più mai . Potrà rispondere - entra - e la vedrà comparire velata , spirante dolcezza dal velo . Ella non sa ora come risponderà , né io lo so , né alcuno al mondo . Si prepari colle opere buone a risponder bene . Qualunque sieno gli errori Suoi , vi è religiosità nel Suo spirito . Iddio Le ha dato molto potere nel mondo ; lo adoperi per il Bene . Lei ch ' è nato cattolico dice di essere protestante . Forse Lei non conosce abbastanza il Cattolicismo per comprendere che il Protestantesimo si sfascia sopra il Cristo morto e che il Cattolicismo evolve per virtù del Cristo vivente . Ma io parlo adesso all ' uomo di Stato , non certo per domandargli di proteggere la Chiesa cattolica che sarebbe una sventura , ma per dirgli che se lo Stato non ha ad essere né cattolico né protestante , non gli è però lecito d ' ignorare Iddio e voi osate negarlo in più di una scuola vostra , di quelle che chiamate alte , in nome della libertà della scienza che voi confondete colla libertà del pensiero e della parola perché il pensiero e la parola sono liberi di negare Iddio ma la negazione di Dio non ha né può avere carattere di scienza e voi solo la scienza dovete insegnare . Voi conoscete bene la piccola politica che vi fa transigere in segreto con la vostra coscienza per avere celatamente un favore dal Vaticano , nel quale non credete ; ma voi conoscete male la grande politica di mantenere l ' autorità di Chi è il principio eterno di ogni giustizia . Voi lavorate a distruggerla ben peggio che con i professori atei ; in fondo i professori atei hanno un piccolo potere ; voi uomini politici che dite spesso di credere in Dio , voi ne distruggete l ' autorità molto più che quei professori , con i mali esempî del vostro ateismo pratico . Voi che vi figurate di credere nel Dio di Cristo , siete in realtà profeti e sacerdoti degli dei falsi . Voi li servite come li servivano i principi idolatri ebrei , nei luoghi alti , in cospetto del popolo . Voi servite nei luoghi alti gli dei di tutte le cupidigie terrestri . " " Bravo ! " interruppe il ministro , conosciuto per la sua morigeratezza , per le virtù famigliari , per la noncuranza del danaro . " Mi divertite ! " E soggiunse , vôlto all ' amico : " Proprio non valeva la pena . " " M ' intenda bene ! " riprese Benedetto . " Sì , anche Lei è uno di questi sacerdoti . Parlo io forse di gaudenti comuni ? Parlo di Lei e di altri come Lei che si credono gente onesta perché non cacciano le mani nel danaro dello Stato , che si credono gente morale perché non si danno ai piaceri dei sensi . Vi dirò due cose . Intanto , voi adorate piaceri più perversi . Voi fate di voi stessi i vostri falsi dei , voi adorate il piacere di contemplarvi nel vostro potere , nei vostri onori , nell ' ammirazione della gente . Ai vostri dei voi sacrificate colpevolmente molte vittime umane e la integrità del vostro stesso carattere . Fra voi vi è il patto che ciascuno rispetti il falso dio del collega e ne aiuti il culto . I più puri di voi sono colpevoli almeno di questa complicità . Voi torcete lo sguardo da torbide congiure d ' interessi vili , da non confessabili intrighi di sêtte che strisciano nell ' ombra e li lasciate passare in silenzio . Voi vi credete incorrotti e corrompete ! Voi distribuite regolarmente denaro pubblico a gente che vi vende la parola e l ' onestà della coscienza . Voi disprezzate e nutrite questa infamia sotto di voi . È più empio comperare voti e lodi che venderne ! I più corrotti siete voi ! Secondo peccato , voi considerate il mentire una necessità della vostra condizione , voi mentite come bere acqua , mentite al popolo , mentite al Parlamento , mentite al Principe , mentite agli avversarî , mentite agli amici . Lo so , qualcuno di voi personalmente non pratica l ' abituale mentire , solamente lo tollera nei colleghi , molti di voi prendono con ripugnanza quest ' abito nell ' entrare dove si governa , come entrando in una miniera si prende talvolta una veste sudicia che difende la nostra ; e all ' uscire lo depongono con gioia . Ma costoro che sono i migliori , si diranno essi buoni e fedeli servi della Verità ? Voi credete in Dio e forse al vostro letto di morte pensate di avere maggiormente offeso Iddio come uomini politici con azioni di violenza contro la Chiesa nel nome dello Stato . No , non saranno state queste le vostre maggiori offese . Se vengono in Parlamento e dal Parlamento al Governo uomini che professino come filosofi di non conoscere Dio ma che insorgano nel nome della Verità contro quest ' arbitraria tirannia della Menzogna , meglio serviranno Dio e saranno più grati a Dio di voi che credete in esso come in un idolo e non come nello Spirito di Verità , di voi che osate parlare di putrefazioni del Cattolicismo , puzzolenti di falsità come siete . Sì , puzzolenti ! Voi fate tanto impura l ' aria delle altezze , a rovescio di quello che sarebbe naturale , da rendere ben difficile di respirarla . Voi avete un cuore religioso , signor ministro ; non rispondetemi che in questo palazzo non si può servire Iddio ... " " Sa Lei ... " esclamò con ira il ministro incrociando le braccia sul petto . Il sottosegretario di Stato stese graziosamente una mano verso di lui per arrestarne la parola sdegnosa . " Piano piano piano " diss ' egli . " Permetti ? Perché mi ci diverto . " Il sottosegretario di Stato , piccolo , rotondetto , rispettoso della propria sottosegretarietà , simile a un uovo in possesso cosciente di un sacro pulcino , ben minore uomo del ministro e ben diverso da lui , non aveva affatto le curiosità intellettuali del Superiore e non era venuto che per compiacere al Superiore . Il Superiore , luminosa intelligenza , soleva fermare il proprio lume ora sull ' una ora sull ' altra delle persone che gli giravano attorno e crederli allora lucenti per loro virtù come forse penserà il sole degli astri che gli fanno la corte . Il sottosegretario di Stato rifletteva luce al ministro e il ministro rifletteva ammirazione al sottosegretario di Stato . Il ministro lo aveva desiderato a quel colloquio non comprendendo affatto che il piccolo Mercurio del suo sistema planetario , avendo risoluto da giovine di sciogliersi dal soprannaturale che gl ' impediva i movimenti più spontanei della sua natura egoistica , si era preso per il soprannaturale dell ' odio che gl ' infermi concepiscono talvolta per la persona della quale sanno che ha fatto delle infermità loro un pronostico triste . Come questi infelici vogliono persuadersi che il profeta non merita fede e più la sua profezia si viene avverando , più s ' irritano , più si struggono di abbattere quell ' autorità minacciosa ; così colui , più sentiva declinargli il vigor giovanile e perder credito i dogmi materialistici e folgorargli nel cuore di quando in quando certe apprensioni lancinanti di una verità formidabile che poi venivano lentamente meno , più s ' inveleniva nell ' odio coperto d ' ironica noncuranza . " Senta un po ' , caro Lei " diss ' egli a Benedetto dopo essersi fatto largo nella conversazione con quella parola e quel gesto . " Lei parla molto di dei falsi e di dei veri . Io non so se il Suo sia falso o vero . Sarà vero ma è certamente irragionevole . Un Dio che ha creato il mondo come gli è piaciuto , in modo che deve andare come va , e poi viene a dirci che dobbiamo farlo andare in un modo diverso , eh senta , via ! non è un Dio ragionevole ! Lei si è permesso di vuotare un sacco di contumelie , un sacco di accuse agli uomini politici , che sono calunnie , specialmente se le vuole applicare a quel signore lì e a me ; ma io Le concedo che la politica , per forza , non è mestiere da Santi . Chi ha fatto il mondo non ha voluto che lo sia ! Se la sbrighi con lui . Ebbene , bisogna pure che qualcuno lo faccia , quel mestiere lì . Adesso lo facciamo noi che se non siamo Santi , almeno Lei vede quanto pazientemente trattiamo con i Santi . E senta . " Il sottosegretario guardò l ' orologio . " Si fa tardi " diss ' egli " e nelle vie di Roma , a ora tarda , la santità corre qualche pericolo . È meglio che Lei se ne vada . " Stese la mano al campanello elettrico per chiamare l ' usciere . " Signor ministro ! " esclamò Benedetto con tal vigore di accento che il sottosegretario rimase immobile a braccio steso come colto da un colpo di gelo . " Lei teme per lo Stato , per la monarchia , per la libertà , i socialisti e gli anarchici ; tema molto più i Suoi colleghi schernitori di Dio , perché i socialisti e gli anarchici sono febbre , gli schernitori di Dio sono cancrena ! - Quanto a Lei " soggiunse vôlto al sottosegretario " Lei deride Uno che tace . Tema il suo silenzio ! " Senza che né l ' uno né l ' altro dei due potenti dicesse una parola , facesse un gesto , Benedetto uscì della sala . Egli discese lo scalone vibrando tutto nel contraccolpo delle parole che gli erano scoppiate dal cuore e nel fuoco febbrile del sangue . Le gambe gli tremavano , gli mancavano sotto . Fu costretto due o tre volte di afferrarsi al parapetto e di sostare . Giunto all ' ultima colonna , vi premette la fronte pulsante , cercando frescura . Se ne staccò subito , sentì ripugnanza della stessa pietra di quel palazzo come se fosse infetta di tradimento , complice del commercio vile che vi si era fatto , atrocemente vile , fra ministri di Cristo e ministri della Patria . Sedette sul penultimo gradino , non potendone più , senza guardare ai fanali accesi della carrozza che aspettava lì a due passi , senza dubbio la carrozza del ministro ; non curando esser veduto . Respirò un poco , lo sdegno gli si venne quietando un poco , quietando in dolore , in desiderio di piangere sulle tristi cecità del mondo . E cominciò anche a sentirsi solo , amaramente solo . Unica lei , la donna del suo passato errore , aveva vegliato , aveva scoperto , aveva agito . Solo per lei gli era stato dato di far fronte al ministro sapendo quale linguaggio fosse da tenergli . Gli altri amici suoi , gli amici devoti alle sue idee religiose , avevano dormito e dormivano . Gli piacque l ' acre pensiero che non si curassero più di lui . Gli piacque di abbandonarsi almeno una volta alla pietà della propria sorte , di gustarla , almeno una volta , sino al fondo , di figurarsi la propria sorte anche più dolorosa e amara che non fosse . Tutti erano contro di lui , si accordavano contro di lui , tutti ! Solo , solo , solo . E i suoi sostegni interni eran proprio buoni ? Eran proprio sicuri ? Quell ' uomo là in alto , quel ministro di tanto ingegno , di tanto sapere , di tanta bontà personale , se avesse ragione ? Se il Cattolicismo fosse veramente insanabile ? Oh , ecco , anche il Signore , il Signore da lui servito , il Signore che lo colpiva nel corpo , che lo metteva in potere dei suoi nemici , adesso lo abbandonava nell ' anima . Angoscia , mortale angoscia ! Desiderò morire lì , aver pace . Le voci , in alto , del ministro e del sottosegretario che discendono . Benedetto si sforzò di alzarsi , si trascinò nella via , vide a sinistra , pochi passi oltre il portone , un ' altra carrozza ferma . Un domestico in livrea stava sul marciapiede discorrendo col cocchiere . Al comparire di Benedetto il domestico gli si fece premurosamente incontro . Benedetto riconobbe alla luce del gas il romano antico di villa Diedo , il cameriere dei Dessalle . Gli balenò nel cervello torbido che Jeanne fosse ad aspettarlo in carrozza , diede un passo indietro . " No " diss ' egli . Intanto la carrozza era venuta avanti . Benedetto immaginò di vedere Jeanne , esser fatto salire con lei , di non avere forza sufficiente a impedirlo . Preso da vertigine , retrocesse ancora e sarebbe caduto se il domestico non lo avesse raccolto nelle sue braccia . Si trovò in carrozza senza saper come , con un fastidioso lume vivo incontro e un forte ronzio negli orecchi . A poco a poco si raccapezzò . Era solo , una lampadina ad acetilene gli luceva in faccia . Lo sportello alla sua destra era aperto e il domestico gli parlava . Che diceva ? Dove andare ? A villa Mayda ? Sì certo , a villa Mayda . Non si poteva spegnere quel lume ? Il domestico spense e parlò ancora , di una carta . Quale carta ? Una carta che la signora aveva fatto mettere nel taschino interno del coupé , coll ' ordine di consegnarla al signore . Benedetto non capiva , non vedeva . Il domestico prese la carta e gliela pose in tasca . Poi domandò , per ordine dei signori , stavolta disse così , come il signore stesse di salute . Se lo avesse veduto morto , il rigido uomo avrebbe ugualmente eseguito l ' ordine . Benedetto pregò , per tutta risposta , che gli fosse portata un po ' d ' acqua ; bevette avidamente quella che il domestico gli recò da un caffè vicino , ne provò alquanto ristoro . Riprendendo la tazza vuota , il domestico credette bene di compiere la sua missione : " La signora mi ha ordinato di dirle , se Lei domanda , che i signori hanno mandato la carrozza perché sanno che Lei non sta bene e hanno pensato che qui , a quest ' ora , non ne troverebbe . " Il coupé aveva molle eccellenti e le gomme alle ruote . Che riposo era per Benedetto di correre silenziosamente così , solo dentro un ' oscura carrozza soffice , nel cuore della notte ! Di quando in quando apparivano a destra e a sinistra sfondi di vie lucenti e allora era per lui una sofferenza , come se quelle lunghe file di lumi fossero nemiche . Tornava subito l ' ombra delle vie strette , la fuga , sui marciapiedi e sulle case , della luce trabalzante dai fanali del coupé . Il cocchiere mise il cavallo al passo e Benedetto guardò fuori , nel buio . Gli parve che incominciasse la salita dell ' Aventino . Si sentiva meglio ; la febbre , inasprita dai travagli fisici e morali di quella notte di battaglia , declinava rapidamente . Avvertì allora , per la prima volta , il sottilissimo profumo del coupé , il solito profumo usato da Jeanne , e lo morse la memoria viva del ritorno da Praglia con lei , del momento in cui , lasciata lei al piede della salita di villa Diedo , si era allontanato solo nella victoria profumata e tepida di lei ; solo , ebbro del suo segreto di amore . Atterrito dalla vivezza dei ricordi , si strinse le braccia al petto , si sforzò di ritrarsi dai sensi e dalla memoria nel centro di sé , ansava a bocca semiaperta non riuscendo a spinger la immagine fuori dalla sua visione interna . E altre gliene lampeggiavano nel cuore senza vincere la sua volontà resistente ma facendola fremere come una corda tesa . Era l ' idea che soltanto lei , Jeanne , lo amasse davvero , che soltanto lei soffrisse del suo soffrire . Era la voce di lei che si doleva di non essere riamata , la voce di lei che lo pregava di amore con una cantilena di Saint - Saëns , tanto dolce , tanto triste , nota ad ambedue , della quale egli le aveva detto a villa Diedo che nulla saprebbe ricusare a chi pregasse così . Era l ' idea di fuggir lontano , ben lontano e per sempre , da Roma pagana e farisea . Era una visione di pace , di colloquî purissimi con la donna ch ' egli conquisterebbe finalmente alla fede . Era un desiderio ardente di dire al Signore : troppo tristo è il mondo , concedi che ti adori così . Era il pensiero che in tutto ciò non vi fosse colpa , che non fosse colpa l ' abbandono della sua missione a fronte di tanti nemici . Era il dubbio di non avere realmente missione alcuna , di aver ceduto a suggestioni d ' inganno , di aver creduto a realtà di fantasmi , di essere stato illuso da parvenze del caso . Erano le fisionomie spirituali e morali dei suoi amici e seguaci , fatte difformi agli occhi suoi come da uno specchio convesso ; era la scorata certezza che ogni speranza posta in essi gli fallirebbe . Era da capo la cantilena tenera e triste , con un senso non più di preghiera ma di pietà , di una pietà circonfusa alla sua lotta amara , dell ' accorata pietà di qualche spirito ignoto che pure soffrisse e si dolesse di Dio ma umilmente , dolcemente , e parlasse per tutto che ama e soffre nel mondo . La carrozza si fermò a un crocicchio e il domestico scese dal serpe , si affacciò allo sportello . Pareva che tanto egli quanto il cocchiere non avessero un ' idea chiara del posto di questa villa Mayda . A destra scendeva una stradicciuola fra due muri . Dietro quello più alto di sinistra colossali alberi neri ruggivano al tramontano che aveva spazzato le nubi . Nello sfondo nereggiavano al fioco lume stellare il Gianicolo e San Pietro . Era una stradicciuola da pedoni . Doveva il signore scendere lì per andare a villa Mayda ? No , ma " il signore " volle scendere a ogni modo , uscire della carrozza avvelenata . Si trascinò , lottando col suo povero corpo infermo e col vento , fino a Sant ' Anselmo . Rifinito , pensò a domandare l ' ospitalità dei monaci ma non lo fece . Scese lungo il grande , silenzioso asilo benedettino di pace , passò sospirando davanti alla porta chiusa che dice vanamente quieti et amicis , giunse infine al cancello di villa Mayda . Il giardiniere venne ad aprirgli mezzo svestito e si meravigliò molto di vederlo . Gli disse che lo credeva in prigione perché verso le nove un delegato di P . S . e una guardia erano venuti a cercarlo . Anzi la signora , la nuora del professore , saputo questo , aveva dato senz ' altro l ' ordine di non lasciarlo entrare se per caso ritornasse ; ma poi , con molta gioia del giardiniere , affezionato a Benedetto e al padrone quanto avverso alla signora , era venuto un fiero contrordine del professore . Udito ciò , Benedetto sarebbe ripartito subito se gliene fossero bastate le forze . Ma non era in grado di fare cento passi . " Sarà per questa sola notte " diss ' egli . Abitava una cameretta nella casina del giardiniere . Sperò , nell ' entrarvi , che vi avrebbe ritrovata la pace del cuore ; ma non fu così . Lo cacciavano anche di là ; ecco l ' annuncio amaro che il suo cuore diede al povero lettuccio , ai poveri arredi , ai pochi libri , alla fumosa candela di sego . Fissi gli occhi nel Crocifisso pendente sopra uno sgabello a fianco del letto , egli gemette mentalmente con uno sforzo di volontà : " Come posso io dolermi tanto , Signore , delle croci mie ? " Invano ; il suo spirito non aveva senso vivo né di Cristo né della Croce . Sedette desolato , non volendo coricarsi così , aspettando una stilla di dolcezza che non veniva . Una folata di vento gli fece volgere il capo alla finestra che si era spalancata . Vide laggiù nel cielo lucidissimo , sopra i merli di Porta San Paolo e la nera punta della piramide di Cestio e le vette dei cipressi che cingono la tomba di Shelley , un grande pianeta . Il vento urlava intorno alla casina . Oh la notte nel manicomio dove sua moglie moriva , e le urla delle agitate , e il grande pianeta ! Nel reclinare il capo grave di tristezza si accorse per caso della carta che il domestico gli aveva cacciata in tasca . Era una grande busta orlata di nero . La spiegò , vi lesse il nome e i titoli della sua povera vecchia suocera , la marchesa Nene Scremin , e le due semplici parole che seguivano : IN PACE . Impietrò col foglio aperto nelle mani e gli occhi fissi alle due parole anguste . Poi le mani gli cominciarono a tremare e dalle mani il tremito gli salì al petto , crescendo , crescendo , e dall ' affollar del petto gli ruppe su per la gola una tempesta di pianto . Piange per il ritorno di tante memorie ricondotte a lui dalla povera morta , dolorose e soavi ; piange affissandosi nel Crocifisso , in Cristo , al quale , oh certo , ella si abbandonò fidente , nel morire , come l ' altra cara , come la sua Elisa ; piange di gratitudine a lei che ancora dal mondo ignoto gli è pia , gl ' intenerisce il cuore . Ricorda le ultime parole udite dalla sua bocca : " Allora , vederci , mai più ? " Sorride nell ' anima presaga , si volge alla finestra spalancata , contempla il grande pianeta . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO OTTAVO . Jeanne . I . Un piccolo gruppo di operai veniva sul mezzogiorno da una casa in costruzione di via Galvani verso via della Marmorata . Vedendo capannelli di gente sotto gli alberi e capannelli agli usci , gente alle finestre delle due ultime case di destra e di sinistra , un operaio che seguiva il gruppo a pochi passi di distanza disse forte ai compagni : " Quanti scemi per un furbo ! " Un omaccione barbuto che stava sulla soglia d ' una botteguccia l ' udì e gli si fece incontro , lo apostrofò minaccioso : " Tu che dici ? " L ' altro si fermò a squadrarlo , gli rispose beffardo : " To ' ! Quello che piace a me ! " L ' omaccione gli menò un pugno , gli altri operai gli si fecero addosso in aiuto del compagno . Grida , bestemmie , lampeggiar di coltelli , strilli di donne dalle finestre , accorrer di gente dal viale , accorrer di guardie e di vigili , in un baleno la via fu tutta un bollimento nero , un ondeggiar della calca urlante trabalzata da destra a sinistra e da sinistra a destra come a bordo di una nave sul mare in tempesta ; e a due passi dal fitto dove contendevano gli operai e le guardie , bravo chi avesse saputo quel che accadeva . La folla era feroce contro gl ' insultatori del Santo ma cieca ; quali fossero non sapeva ; voleva a morte con cento voci discordi l ' omaccione , gli operai , le guardie , uno che aveva riso , uno che aveva fatto il paciere e chi dava gomitate per cacciarsi avanti e chi ne dava per tirarsi fuori . Un conduttore del tram di S . Paolo , passando davanti a via Galvani , vide il tumulto e si divertì a gridare a un gruppo di popolane , cento metri più in là , che il Santo di Jenne era stato ritrovato in via Galvani . La voce corse per i viali pieni di capannelli e di curiosi solitari , come fuoco per la polvere . I capannelli si ruppero , precipitarono verso via Galvani , interrogandosi le persone , nel correre , a vicenda . I curiosi solitari seguirono più lenti , più cauti , e videro presto alquante facce seccate ritornare indietro . Che Santo ritrovato ! Era una cagnara delle solite . Qualcuno vede gente scendere in fretta da Sant ' Anselmo . Un ' altra voce corre : quelli vengono da villa Mayda , quelli sanno ! E si fa popolo da destra , da sinistra , tutti si affrettano , come piccioni a una manciata di grano , allo sbocco della via di Santa Sabina . E i curiosi solitari , più lenti , più cauti , dietro . Che ! A villa Mayda non sanno niente , neppure vogliono più rispondere , tanto sono infastiditi dalla processione di gente che viene a suonare il campanello . E un drappello di carabinieri arriva serrato , a passo di carica , svolta in via Galvani . Si odono dei fischi , delle grida irose : " Quelli sanno ! Quelli lo hanno menato via ! " " No ! " grida una fruttivendola in un gruppo fermo sull ' angolo di via Alessandro Volta . " È stato un delegato ! Sono state le guardie ! " In quel gruppo s ' inveisce non tanto contro il delegato e le guardie quanto contro le marmotte che avrebbero potuto , se volevano , buttare a fiume delegato , guardie , botte , cavallo e cocchiere e si son lasciate sgominare da quattro parole , da quattro gocce d ' acqua . La vecchietta che ha fatto venire Benedetto dall ' ex - frate è lì anche lei . L ' hanno fermata mentre usciva dal fornaio e racconta per la centesima volta la storia dell ' arresto , s ' intenerisce per la centesima volta dicendo delle rose e delle parole pie e dell ' aria tanto malata che il Santo aveva . Gli uditori si commovono , gemono le odi del Santo . E chi racconta una guarigione miracolosa ch ' egli ha operata e chi ne racconta un ' altra e chi dice di quel suo parlare che va all ' anima e chi di quel viso che vale una predica e chi della sua povertà e chi della carità che trova modo , così povero , di fare . Ecco da via Galvani guardie , carabinieri , arrestati e folla . Un curioso solitario si avvicina a un altro individuo della sua specie , gli domanda che sia avvenuto nel quartiere . Colui non sa niente . I due si mettono insieme , interrogano un popolano che pare averne abbastanza , volersene andare . Il popolano risponde che lì sopra , in una villa presso Sant ' Anselmo , ci sta un sant ' uomo adorato in tutto il quartiere perché visita gli ammalati e ne guarisce molti e parla di religione meglio dei preti , così che tutti lo chiamano il Santo . Il Santo di Jenne , anzi ; perché ha fatto molti miracoli in un paese dei monti , che si chiama Jenne , e ne hanno parlato anche i giornali . E iersera , mentre stava assistendo un povero infermo , la Questura lo ha portato via , non si sa perché . Si diceva che poi lo avessero rilasciato e ch ' egli fosse ritornato a casa , alla villa dove lavora da giardiniere ; ma la gente della villa nega ch ' egli vi si trovi più e non dà spiegazioni . Il popolo è riscaldato , vuole ... Ecco un tram , dei passeggeri fanno segno alla gente e la gente grida , corre verso la prossima fermata , il popolano pianta i due , corre anche lui là dove una folla già si addensa rapida intorno al tram . Lo strascico lento dei curiosi si avvia dietro alla folla , i due apprendono come il tram abbia ricondotto sei cittadini del quartiere che , motu proprio , si erano recati dal Questore . I sei discesero fra la turba impaziente di udire , di sapere . Non parevano lieti . Alla tempesta delle domande rispondevano di chetarsi . Avrebbero parlato , avrebbero riferito , ma non lì nella strada . E già la gente protestava , l ' ingiuria fremeva su molte labbra . Colui che pareva il capo dei sei , un tabaccaio , si fece levar sulle spalle dei colleghi e arringò brevemente la folla . " Abbiamo notizie " diss ' egli . " Possiamo assicurarvi fin d ' ora che il Santo non è in carcere ! " Scoppiarono dei viva , dei bravo , degli applausi . " Ma dov ' egli sia " proseguì l ' oratore " propriamente non si sa . " Urla e fischi . L ' oratore allibbì e dopo essersi debolmente provato di parlare , cedette alla burrasca e calò dai suoi rostri viventi . Ma un ' altro dei sei , più gagliardo e ardito , balzò su a rispondere violentemente . Allora le urla , le invettive raddoppiarono . " Vi hanno infinocchiato ! " gridava la gente . " Scemi che siete ! In prigione lo hanno cacciato ! In prigione ! " Il grido si diffonde , l ' odono i lontani che altro non hanno udito e persino coloro che né questo né altro udirono , sentono attraversarsi il petto dalle magnetiche onde oscure dell ' ira . Parecchi urlano : " abbasso ! " senza sapere chi vogliano giù . Ed ecco da capo i grandi cappelli dei carabinieri , da capo le guardie . Invano i sei si sgolano a protestare , le grida di abbasso e di morte ne coprono la voce . Un delegato fa dare gli squilli . Al terzo succede un fuggi fuggi . Fugge anche la Deputazione col tabaccaio a capo ; ma , fuggendo , i sei riescono a trar con sé chi l ' uno e chi l ' altro dei popolani meno infuriati , con la promessa di dare in un luogo opportuno spiegazioni che non si possono gridare in piazza . Riparano in un deposito di materiali da fabbrica , cinto di un assito . Parecchi li seguono , filtrano , a uno a uno , per l ' uscio dell ' assito ; e il tabaccaio , pensando avere nel petto cose da far crollare il mondo , parla in cospetto della piramide di Caio Cestio , che aspetta indifferente il passar dei secoli fino al silenzio , alle rovine , alla selva . Il tabaccaio parla , con voce misurata , fra una trentina di facce attente . Dice che il Santo di Jenne non è sicuramente in prigione , che non si sa dove sia , ma che si sanno altre cose , pur troppo . E dice le altre cose . Se le avesse dette alle turbe scendendo dal tram , lo avrebbero fatto a brani . In Questura ridono del Santo e di chi gli crede . Raccontano ch ' egli ha un amante , una signora molto ricca ; che nella notte è stato interrogato dal Direttore generale della P . S . per ragioni non tanto belle ; che quando è uscito del ministero , ha trovato l ' amante che lo attendeva in carrozza ed è partito con lei . " Io non volevo credere " conchiude il tabaccaio " ma ecco ! Adesso dica lui . " Uno dei sei , oste a Santa Sabina , si fece a raccontare che sua moglie aveva udito nel cuore della notte una carrozza fermarsi presso l ' osteria ; che si era alzata e aveva veduta la carrozza , un legno signorile , con il cocchiere e il domestico in tuba ; che il domestico stava allo sportello e aiutava una persona a scendere ; che la persona scesa di carrozza era passata a piedi sotto la finestra andando verso Sant ' Anselmo e ch ' ella aveva riconosciuto il Santo di Jenne . L ' oste soggiunse che non aveva creduto al riconoscimento perché non c ' era luna ed era piovuto fin dopo le undici , per cui la notte doveva essere stata molto buia ; che non avendo creduto neppure aveva parlato ; ma che poi , all ' udire il racconto della Questura , si era dovuto persuadere . E sua moglie aveva dell ' altro a raccontare . Si era alzata alle sei . Fra le sette e le otto era passata una botte andando verso Sant ' Anselmo . Poco dopo , la botte era ripassata . Questa volta sua moglie ci aveva veduto dentro il Santo di Jenne . Era pronta ad attestarlo con giuramento . Qui , alcuni fra gli uditori sgattaiolarono dal recinto , corsero a sussurrare le notizie nel quartiere . Ne successe che mentre il tabaccaio e l ' oste e i loro amici stavano ancora nel recinto , si fece gente sulla strada di Santa Sabina e un grosso gruppo salì , seguito da due guardie , verso l ' osteria . Entrarono nel cortile . L ' ostessa ciarlava con un cliente , sotto il pergolato . La interrogarono ed essa rifece il racconto che aveva fatto al marito . La interrogarono ancora , volevano sapere questo e quello , tanti particolari . La donna finì con rispondere di non ricordar bene . Avrebbe portato da bere , da rinfrescare ad essi l ' ugola , a sé la memoria . Che ! Quelli non erano venuti per bere , glielo dissero bruscamente . Due ferrovieri , attavolati sotto il pergolato , poco discosto , si seccarono di quell ' interrogatorio . Uno di essi chiamò l ' ostessa , le parlò a voce alta : " Che voglion sapere ? L ' ho veduto io l ' uomo che cercano . È partito stamattina alle otto , con una ragazza , per la linea di Pisa . " La gente si volse a lui , lo interrogò e quegli giurò incollerito che aveva detto la verità , che il loro Santo di Jenne era partito alle otto in una vettura di seconda classe con una bella bionda , conosciutissima . Allora coloro , mogi mogi , se n ' andarono . Usciti che furono tutti , una guardia travestita si avvicinò al ferroviere , gli domandò alla sua volta se fosse ben certo di quello che aveva detto . " Io ? " rispose colui . " Se sono certo ? Che si ammazzino ! Non so nulla di nulla , io . Le ho fatte chetare , le ho fatte andare al diavolo , quelle bestiacce . Corrano almeno fino a Civitavecchia , adesso , e affoghino tutti in mare , loro e il loro Santo ! " " E allora ? " fece l ' ostessa . " Dove sarà andato ? " " Vada a cercarlo in cantina " rispose il ferroviere " che il fiasco è vuoto e noi si ha sete ancora . " II . " Se continui così " esclamò Carlino udendo sua sorella ordinare alla cameriera cappello , pelliccia e guanti , " se mi lasci solo tutto il giorno , ti giuro che ritorniamo a villa Diedo . Almeno là non saprai dove andare . " " Ho pensato di mandarti Chieco " diss ' ella . " Oggi alle due suona dalla Regina e poi verrà da te . Addio . " E partì senza lasciare al fratello il tempo di replicare . Il suo coupé l ' aspettava . Diede al domestico l ' indirizzo del sottosegretario di Stato per l ' Interno e salì . Era un sabato . Da più giorni Jeanne non dormiva né , quasi , mangiava . Il martedì sera aveva saputo dall ' Albacina quello che si tramava contro Piero e come suo marito , il sottosegretario di Stato , fosse invitato dal ministro ad unirsi a lui per avere al ministero una conversazione con quest ' uomo tanto temuto e odiato dalla corte del Sommo Pontefice , dalla fazione intransigente che voleva prevalere in Vaticano . Ella corse da Noemi , le fece scrivere quel biglietto , telefonò a un giovine segretario suo ammiratore di venire al Grand Hôtel e diede a lui l ' incarico di trovare la persona che consegnasse il biglietto , perché di mandarlo a villa Mayda non era forse più in tempo . Ma sapeva pure , questo gliel ' aveva detto Noemi , che Piero era febbricitante . Pensò di fargli trovare alla porta del ministero la sua carrozza col domestico che aveva conosciuto Maironi a villa Diedo . Un ' imprudenza ; ma che le ne importava ? Niente le importava fuorché la vita cara . La partecipazione di morte della marchesa Nene le era arrivata quella sera stessa , coll ' ultima distribuzione . Volle che Piero l ' avesse subito , che potesse subito pregare per la povera morta . Strana cosa ma vera : ella si trasfondeva in lui , dimenticando sé , la propria incredulità , per sentire cosa dovesse sentire o desiderar egli con la sua fede . La notte stessa il domestico le diede conto della sua missione . Le descrisse Maironi come uno spettro , un cadavere . Ella si disperò . Sapeva del conflitto fra il professore Mayda e sua nuora , sapeva che il professore era chiamato molto spesso fuori di Roma , lo stimava un grande chirurgo ma non un grande medico , immaginava che nella sua assenza la giovine signora non avrebbe avuto un riguardo , un ' attenzione al mondo per l ' infermo . E sapeva dei tre soli giorni che s ' intendevano concedere dal Direttore generale . Oh non era possibile lasciar Piero a villa Mayda ! Portarlo via , bisognava ! Trovargli un nascondiglio dove né Questura né carabinieri sapessero scovarlo , dove fosse assistito bene , con ogni cura e da un medico valente ! Non pensò a consultare i Selva . Neppure aveva detto a Noemi la propria intenzione di mandare la carrozza al ministero . Le passò per la mente l ' idea di proporre loro che ospitassero Piero ma non le parve buona ; le relazioni di Piero con Giovanni Selva erano troppo note perché quello fosse un nascondiglio sicuro . Dentro questa considerazione prudente fremeva una segreta gelosia di Noemi , una gelosia di carattere particolare , non violenta , non ardente , perché Noemi non amava Piero di un amore simile al suo , ma quasi più tormentosa perché ella comprendeva che Piero poteva accettare il sentimento mistico di Noemi , perché di un tale sentimento ella era incapace e anche perché non aveva una ragione giusta di dolersi dell ' amica , di rimproverarla , di sfogarsi . Un altro possibile nascondiglio le si offerse al pensiero , l ' alloggio di un vecchio senatore suo conoscente , stato amico intimo di suo padre , molto religioso e pieno di ammirazione affettuosa per Maironi . Afferrò quell ' idea . Ora , rivolgendosi al senatore per chiedergli nientemeno che di accogliere a casa sua un uomo ammalato e in pericolo di arresto , le conveniva di giustificare il proprio zelo . Ella non figurava fra i discepoli di Piero e il senatore ignorava affatto il passato . Ma il senatore conosceva Noemi ; egli era quel vecchio dai capelli bianchi e dalla faccia rossa che si era trovato alla riunione di via della Vite ; Noemi e lui s ' incontravano spesso nella " catacomba " . Jeanne gli scrisse immediatamente dicendo di farlo a nome dell ' amica Noemi che non osava ; mise fuori le condizioni di salute e le circostanze che sempre per questo riguardo consigliavano di togliere Maironi da villa Mayda ; tacque del pericolo di arresto ; espose la preghiera dell ' amica ; soggiunse che lo stato dell ' infermo rendeva la cosa urgentissima , che se il senatore acconsentisse lo pregava di consegnare al latore della lettera una sua carta di visita per Maironi con due semplici parole di offerta . Chiuse domandandogli un colloquio al Senato nella giornata e pregandolo di tacere , intanto , ogni cosa . Poi scrisse a Noemi , l ' avvertì di quanto aveva fatto a suo nome , la incaricò di ottenere da suo cognato , se il senatore avesse dato la carta di visita , che si recasse subito in vettura , con la detta carta di visita , a villa Mayda , che persuadesse Maironi ad accettare l ' offerta e il professore Mayda a lasciarlo partire , servendosi delle ragioni politiche . Scritte le due lettere ebbe un accesso di prostrazione con fenomeni così gravi che la cameriera si sgomentò . Costei non svegliò Carlino perché Jeanne trovò la forza di vietarglielo imperiosamente ma fece chiamare il medico senza dirlo alla signora . Il medico pure si sgomentò . Venendo per Carlino l ' aveva conosciuta nervosa ; però non gli era mai accaduto di vederla in uno stato simile , irrigidita , cadaverica , incapace di parlare . L ' accesso durò fino alle sei della mattina . Il primo segno di miglioramento fu questo che Jeanne domandò l ' ora . La cameriera , pratica , mormorò al medico " passa " e rispose forte : " Le sei , signora . " La parola parve miracolosa . Jeanne ch ' era stata adagiata sul letto senza spogliarla , si alzò a sedere , smarrita sì ma padrona delle sue membra e della sua voce . Domandò subito di Carlino , ansiosamente . Carlino dormiva , non aveva udito nulla , non sapeva nulla . Ella respirò , disse sorridendo al medico : " Adesso caccio Lei . " E non ebbe pace fino a che il medico non se ne andò . La cameriera si accinse a spogliarla ; si prese prima della stupida e poi delle scuse , quasi lagrimose . " Oh ! " disse la ragazza " Lei vuol prima mandare quelle lettere ! Sì , sì , le mandi via , quelle cattive lettere , che Le hanno fatto tanto male ! " Jeanne le diede un bacio . Quella giovine l ' adorava e lei pure le voleva bene , la trattava qualche volta come una cara sorellina scioccherella . Chiuse le due lettere , le disse di chiamare il domestico , gli diede le istruzioni : prendere una botte , andare dal signor senatore ... , via della Polveriera , 40 , consegnare la lettera diretta a lui , aspettare la risposta . Se gli si rispondesse che non c ' era risposta , ritornare al Grand Hôtel e riferire . Se invece il signor senatore gli facesse rimettere un biglietto , portarlo con l ' altra lettera , in via Arenula , a casa Selva . Un ' ora dopo , il domestico venne a riferire che tutto era stato fatto ; due ore dopo , un biglietto del senatore avvertiva Jeanne che Benedetto era già a casa sua . A mattina inoltrata venne Noemi . Jeanne riposava , finalmente . Noemi attese che si svegliasse , le raccontò che suo cognato si era subito recato a villa Mayda ; che non vi aveva trovato il professore il quale era partito a mezz ' ora dopo mezzanotte per Napoli ; che Maironi aveva subito accettato l ' offerta del senatore ; che conoscendo l ' umore della persona , Giovanni non aveva creduto di farne saper niente alla giovine signora Mayda ; che aveva trovato Maironi molto giù , ma però senza febbre ; per cui era sicuro che non avrebbe sofferto del tragitto dall ' Aventino a via della Polveriera . Quel buon giardiniere lo aveva bene avviluppato , colle lagrime agli occhi , in una grossa coperta . Forse Jeanne s ' ingannava ma le pareva che Noemi , pure mostrandole molto interesse nel parlarle di Piero , mostrandole molto riguardo ai sentimenti di lei , le parlasse però in un tôno diverso da quello di una volta e come un ' amica che non avesse mutato linguaggio ma si fosse fatta straniera nel cuore . Avrebb ' ella forse desiderato Piero a casa Selva ? Probabile . Da quel mercoledì mattina in poi erano state corse continue . A Palazzo Madama si sorrideva di un riverito collega dai capelli bianchi e dalla faccia rossa , che riceveva ogni giorno , nella sala dei telegrammi , lunghe visite di una bella ed elegante signora . Dal Senato Jeanne correva al Grand Hôtel per somministrare una medicina a Carlino ; dal Grand Hôtel a via Arenula per avere e dare notizie o in via Tre Pile per vedere il medico del senatore , che aveva in cura Piero . Corse il giorno e lagrime la notte ; lagrime di angoscia per lui consumato da un recondito male invincibile , ripreso dalla febbre dopo ventiquattr ' ore di apiressia perfetta . Anche altre lagrime , altre crucciose lagrime per le accuse ch ' erano state sparse fra i discepoli e gli amici di Piero e non da tutti respinte . Ella n ' era informata da Noemi . Le accuse che riguardavano presunti amori di Piero a Jenne non eran credute , ma era invece creduto da molti ch ' egli avesse in Roma relazioni segrete con una signora maritata della quale però nessuno sapeva il nome . Che fossero relazioni tanto colpevoli quanto dicevano i calunniatori non si credeva . I più fedeli non credevano neppure a un legame ideale ; ma erano pochi . Una volta Noemi , nel riferire a Jeanne certe defezioni , certe freddezze , ruppe improvvisamente in pianto . Jeanne fremette , si rabbuiò ; vide allora negli occhi dell ' amica uno sgomento tanto supplice che , trapassando dalla collera gelosa a un impeto di affetti senza nome , le aperse le braccia , se la strinse al seno . Questo era successo il venerdì sera , la sera in cui spiravano i tre giorni concessi a Maironi per allontanarsi da Roma . Verso il mezzogiorno di sabato Jeanne ricevette un biglietto dell ' Albacina . La signora del sottosegretario di Stato aspettava Jeanne in casa sua , alle due . Fu per questo invito ch ' ella uscì in carrozza poco prima delle due , non curando le proteste di Carlino . Appena la carrozza partì , Jeanne rialzò il velo , tolse il biglietto dal manicotto e chinatovi su il bel viso pallido , lo fissò non già leggendo , non già scrutando il senso molto piano e semplice delle parole , ma pensando che avesse a dirle l ' Albacina , immaginando ogni cosa possibile . Si era deciso di lasciare Maironi in pace ? O la Questura ne aveva scoperto la dimora e s ' intendeva procedere all ' arresto ? " Certo sarà il peggio ! " si disse Jeanne . " Ah , Dio ! " E dimentica un momento di sé , si levò il manicotto al viso , vi premette la fronte . Ah forse no , forse no ! Rialzato rapidamente il capo , guardò fuori , se qualcuno l ' avesse veduta . La carrozza correva veloce , silenziosa sulle ruote di gomma . Ella tornò alle sue congetture , vi si perdette a segno di non avvedersi che la carrozza si era fermata se non quando il cameriere aperse lo sportello . Discese . L ' Albacina le venne incontro sulle scale , pronta per uscire . Jeanne doveva ripartire con lei , subito . Subito ? E dove andare ? Sì , subito , subito , con la carrozza di Jeanne , perché l ' Albacina non poteva in quel momento disporre della propria . E l ' Albacina stesse diede l ' indirizzo al cameriere di Jeanne , un indirizzo ignoto a Jeanne , molto lontano . Si sarebbe spiegata in viaggio . E la carrozza riprese la corsa veloce , silenziosa sulle ruote di gomma . Ah , l ' Albacina aveva dimenticate le carte di visita ! Fece fermare ma poi guardò l ' orologio , vide che si perdeva troppo tempo ; avanti ! Jeanne ne fremeva d ' impazienza . Dunque , dunque ? Dove si va ? Ecco , si va dal cardinale ... Jeanne trasalì . Dal cardinale ... ? Il cardinale aveva fama d ' intransigente fra i più fieri . L ' Albacina lo doveva assolutamente vedere e un quarto d ' ora più tardi non lo avrebbe più trovato in casa . Ah che complicazione di cose ! Ella non poteva spiegare tutto in poche parole . Lo scopo della visita , s ' intende , era sempre quello per il quale donna Rosetta Albacina lavorava da tre giorni con il confessato interesse alle idee e alla persona del Santo di Jenne , e il non confessato piacere di condurre un intrigo difficile senza dissapori con la propria coscienza . Ella si era incapricciata di Jeanne a Vena di Fonte Alta , nulla sapendo del suo passato . E nulla ne sapeva ora . La sospettava innamorata del Santo ma supponeva un amore mistico , nato all ' udirlo parlare nella catacomba di via della Vite . Si teneva certa ch ' ell ' avesse avuto parte nella scomparsa di lui da villa Mayda , che conoscesse il suo nascondiglio e non volesse dirlo per aver promesso il segreto agli amici . Perché Jeanne , fidandosi poco della signora che le pareva leggera e della quale non poteva dimenticare ch ' era moglie di un nemico potente , le aveva ripetutamente negato di saperlo . Questa scarsa fiducia di Jeanne la offendeva un poco perché in fondo , lei , donna Rosetta , moglie di un ' Eccellenza , arrischiava molto più ; ma insomma il suo amor proprio era oramai impegnato nel giuoco la cui posta era la permanenza libera del Santo di Jenne in Roma , ed ella era ferma di tirare avanti la partita . Una gran complicazione di cose , dunque . Intanto , almeno fino a venerdì sera , la Questura non aveva ancora scoperto l ' asilo del Santo . Riteneva che fosse in Roma , questo sì . Qui donna Rosetta fece una pausa , sperando che Jeanne dicesse qualche cosa . Niente . Ammise , riprendendo il discorso , che suo marito potesse sospettare i maneggi ch ' ella gli nascondeva , non essere interamente sincero con lei . Questo non era però verisimile . Quando suo marito non parlava sincero , donna Rosetta lo capiva in aria . Capiva pure gli altri , del resto . Quanto a suo marito , donna Rosetta s ' ingannava . A Palazzo Braschi si sapeva fino da mercoledì sera dove trovare Maironi , e non lo si voleva dire , e il sottosegretario di Stato si fidava di sua moglie meno ancora che se ne fidasse Jeanne . Ma le novità grosse erano le vaticane . Avevano raccontato al Papa i fatti di via della Marmorata e Sua Santità era irritatissima contro il Governo perché le si era fatto credere che il Governo fosse strumento , in questo affare , degli odiiche massonici contro un uomo gradito al Papa . Intorno al Papa gli animi erano divisi . Gl ' intransigenti più fanatici , contrarii al cardinale segretario di Stato , caldeggiavano la nomina sgradita al Quirinale per la sede arcivescovile di Torino e disapprovavano gl ' intrighi segreti col Governo italiano . Secondo il loro capo , l ' Eminentissimo che donna Rosetta si proponeva ora di visitare , altri mezzi dovevano adoperarsi per sottrarre il Santo Padre alla influenza pestifera di un razionalista inverniciato di misticismo . Queste cose l ' Albacina le sapeva dall ' abate Marinier che veniva a sorriderne argutamente nel suo salotto . Bisognava sentire quanto veleno di accuse , con quali arti , si seminava dagl ' intransigenti , tutti d ' accordo in questo , contro quel povero diavolo di razionalista mistico del quale l ' abate sorrideva non meno che de ' suoi nemici ! C ' erano novità anche al ministero dell ' Interno . Quali novità ? Donna Rosetta stava per rispondere quando la carrozza si fermò davanti a un grande convento . Il cardinale alloggiava lì . Donna Rosetta discese sola . Dal cardinale la presenza di Jeanne non occorreva , sarebbe anzi stata inopportuna . Occorreva in altro luogo . Jeanne attese in carrozza , crucciata di non sapere ancora , dopo tante chiacchiere , il perché di quella visita . Passarono cinque , dieci minuti . Jeanne si rizzò sulla persona , dall ' angolo dove si era raccolta nei suoi pensieri , a guardar l ' entrata del convento , se donna Rosetta ricomparisse . Radi viandanti passavano lenti per la via silenziosa , guardavano nella carrozza . A Jeanne pareva offensivo che vi fosse della gente tanto tranquilla . Ah Dio , e lui , e lui ? Il medico le aveva promesso un bollettino al Grand Hôtel per le sette . Non erano ancora le tre . Più di quattr ' ore di attesa . E cosa direbbe il bollettino ? Tante corse , tante pratiche , tanti maneggi , tante cose , e poi ? Dio Dio , e poi ? Si morse le labbra , si soffocò un singhiozzo in gola . Ah , ecco donna Rosetta , finalmente . Il cameriere apre lo sportello , ella gli ordina : " Palazzo Braschi ! " E sale in carrozza , si getta un libriccino ai piedi , si strofina a furia le labbra , invece di parlare , col fazzoletto profumato , dice fremendo che ha dovuto baciar la mano al cardinale e ch ' era tanto poco pulita . Però la visita è andata bene . Ah se suo marito sapesse ! Ell ' aveva fatto una parte veramente orribile . Il cardinale era quello famoso che si era incontrato una volta con Giovanni Selva nella biblioteca del monastero di Santa Scolastica a Subiaco , e lo aveva assalito chiamandolo profanatore delle mure sacre , promettendogli che sarebbe andato all ' inferno e più giù . Donna Rosetta aveva soffiato nel suo fuoco per mandare a monte l ' accordo segreto fra Vaticano e palazzo Braschi , era andata a raccontargli che la haute religiosa di Torino voleva l ' uomo scelto dal Vaticano e sgradito al Quirinale . Quel diavolo di cardinale , conosciuto da lei nel salotto di un prelato francese , aveva sulle prime risposto solamente , col suo accento né francese né italiano : " C ' est vous qui me dites ça ? C ' est vous qui me dites ça ? " Infatti donna Rosetta aveva risposto ridendo : " Oh c ' est énorme , je le sais ! " Era un discorso che poteva costare l ' Eccellenza a suo marito . Ma poi l ' Eminentissimo le aveva quasi promesso che i voti della haute di Torino parrebbero stati soddisfatti : " Ce sera lui , ce sera lui ! " Finalmente le aveva detto : " Comment donc , madame , avez - vous épousé un franc - maçon ? Un des pires , aussi ! Un des pires ! Faites lui lire cela ! " E le aveva dato un libretto sulle dottrine infernali e la dannazione inevitabile dei framassoni . Era il libretto che l ' Albacina si era gettato ai piedi salendo in carrozza . " Figuriamoci " diss ' ella " se mio marito legge questa roba ! " Ma che ne importava a Jeanne ? Jeanne era impaziente di conoscere le novità del ministero dell ' Interno . E ora da chi si andava , al ministero dell ' Interno ? Dal ministro o dal sottosegretario di Stato ? Si andava dal sottosegretario di Stato , dal marito di donna Rosetta . Donna Rosetta aveva taciuto fino a quel momento il proposito e l ' oggetto di questa visita per non lasciare a Jeanne il tempo di schermirsi né di prepararsi troppo . L ' on . Albacina sapeva dell ' amicizia di sua moglie per la signora Dessalle e dell ' amicizia della signora Dessalle per i Selva , tanto legati , alla loro volta , a Maironi . Egli aveva detto a sua moglie di voler parlare direttamente a questa signora , per fini suoi che intendeva tacere . L ' avrebbe aspettata al ministero dopo le tre . Ce la poteva portare lei , sua moglie ; ma senz ' assistere al colloquio . Il movimento primo di Jeanne fu un ' esclamazione di rifiuto . Donna Rosetta la persuase facilmente a mutar consiglio . Ella non poteva dire che progetti avesse in testa suo marito , non lo sapeva ; ma secondo lei sarebbe stata follia di non andare , di non udire , poiché non ci poteva essere pericolo , da parte di Jeanne , d ' impegnarsi a niente . Jeanne si arrese , benché il silenzio serbato dall ' Albacina fino all ' ultimo in cosa di tanto momento , la facesse trepidare come un infermo cui si annunci , dopo molti discorsi scherzosi , la visita di un chirurgo celebre che verrà per dargli un ' occhiata e non più . " Non Le direi di andar sola " conchiuse sorridendo l ' Albacina . " Gli uscieri ne hanno viste tante , al tempo di certi ministri e vice - ministri ! Ma ci vengo io che al ministero sono conosciuta ; e poi adesso quello che accadeva una volta non accade più . " L ' on . Albacina stava presso il ministro . Un deputato , chiamato allora allora per entrare , riconobbe donna Rosetta e le offerse di annunciarla a suo marito . Egli non aveva che due parole a dire , sarebbe uscito subito . Infatti dopo cinque minuti l ' on . deputato uscì insieme ad Albacina che pregò Jeanne di passare dal ministro con lui . Le due signore non si attendevano a ciò , donna Rosetta domandò a suo marito se non fosse lui che voleva parlare a Jeanne . Sua Eccellenza non si smarrì per così poco , congedò sua moglie con modi molto sommarî e portò , di sorpresa , la Dessalle dal ministro . La presentò al superiore , imbarazzata , quasi offesa . Il ministro l ' accolse colla più rispettosa cortesia , da uomo austero solito a onorare la donna tenendosene a distanza . Egli aveva conosciuto il banchiere Dessalle , padre di Jeanne , e le ne parlò subito : " Un uomo " disse " che aveva molto oro nei suoi forzieri ma il più puro nella sua coscienza ! " Soggiunse che questa memoria lo aveva incoraggiato ad abboccarsi con lei per una faccenda delicatissima . Proferite ch ' egli ebbe queste parole , anzi mentre le diceva , Jeanne sentì con certezza che quell ' uomo sapeva il passato . Ella non poté a meno , di guardare alla sfuggita il sottosegretario . Gli lesse negli occhi la stessa scienza ; ma lo sguardo del sottosegretario la turbava e la irritava ; quello del ministro , invece , le apriva un ' anima paterna . Il ministro entrò in argomento parlando di Giovanni Selva del quale fece ampie lodi . Si dolse di non avere con lui relazioni personali . Disse di sapere che Jeanne era amica della famiglia Selva . Egli si rivolgeva a lei per affidare a questi suoi amici una missione importante presso un ' altra persona . E parlò di Maironi , sempre avendo cura d ' interporre i Selva fra lo stesso Maironi e Jeanne , di evitare ogni accenno a possibili comunicazioni dirette fra l ' uno e l ' altra . Jeanne lo ascoltava , divisa fra l ' attenzione alle sue parole , intensa , lo studio , pure intenso , di preparare una risposta prudente , misurata , e il fastidio sdegnoso che le dava la presenza del piccolo , mefistofelico Albacina . Il discorso del ministro fu diverso da quello che , in principio , ella si attendeva ; migliore ma più imbarazzante . Egli le disse che non parlava come ministro ma come amico ; che con lei non voleva fare misteri ; che certe ombre non avevano avuto assolutamente corpo ; che né ministri , né magistrati , né agenti di P . S . avevano a occuparsi affatto del signor Maironi il quale era perfettamente libero di sé e niente aveva a temere dalla giustizia del suo paese , fattasi persuasa della inanità di certe accuse mossegli per odio religioso ; ch ' egli aveva molta simpatia per le idee religiose del signor Maironi e anche molta stima per i suoi propositi di apostolato , ma che il signor Selva doveva persuaderlo della opportunità di allontanarsi , almeno per qualche tempo , nell ' interesse del suo stesso apostolato , da Roma dove gli si faceva dai suoi nemici religiosi una guerra tale , a colpi di calunnie , ch ' egli era per rimanere ben presto , inevitabilmente , senza discepoli . Qui il ministro , anche credendo fare cosa gradita a Jeanne , affermò la propria religiosità ; abbaglio tragico , pensò lei amaramente . Egli sperava che in un prossimo avvenire il signor Maironi potesse esercitare liberamente la propria influenza in luogo altissimo ; vi erano molti segni di una prossima trasformazione di quel tale ambiente , di una prossima disgrazia degl ' intransigenti ; ma per ora gli era opportuno di eclissarsi . Questo era il consiglio amichevole ma pressante che si desiderava di fargli pervenire per mezzo del suo illustre amico . Accettava la signora Dessalle di parlare all ' illustre amico ? Jeanne trepidava . Era da fidarsi ? Era da dir cose che forse coloro non sapevano e cercavano sapere da lei ? Guardò involontariamente il sottosegretario e gli occhi suoi parlarono così chiaro ch ' egli non poté a meno di pigliare una risoluzione . " Signora " disse col suo abituale sorriso sarcastico , " vedo che Lei non mi desidera . La mia presenza non è necessaria e me ne vado per ossequio al Suo desiderio : desiderio giusto e che si capisce . " Jeanne arrossì ed egli se ne accorse , si compiacque di averla ferita con la coperta allusione che si conteneva nelle sue ultime parole e più ancora nel sorriso maligno . " Però " soggiunse collo stesso sorriso " non me ne andrò senz ' affermarle , sulla mia parola , che mia moglie Le è un ' amica fedelissima , che non mi ha mai tenuto sul Suo conto un solo discorso indiscreto ; come , sullo stesso argomento , non ne ho mai tenuto io a mia moglie . " Vendicatosi così , l ' omino se ne andò , lasciando Jeanne agitatissima . Dio , intendevano proprio che avesse a parlare lei , a Piero ? Supponevano che lo vedesse , pensavano essi pure che la santità di Piero fosse mentita ? Si ricompose con uno sforzo supremo , cercò aiuto nello sguardo grave , mesto , rispettoso del ministro . " Parlerò al signor Giovanni " diss ' ella . " Credo però " soggiunse esitando " che il signor Maironi sia ammalato , che non possa viaggiare . " Nel nominare Maironi le salirono le vampe al viso . Ella le sentì assai più che non si vedessero . Però il ministro se ne avvide e venne in suo soccorso . " Forse , signora " diss ' egli " Ella dubita di compromettere i Suoi amici Selva . Non abbia questo dubbio . Prima Le ripeto che il signor Maironi non ha niente a temere da nessuno e poi aggiungo che noi sappiamo tutto . Sappiamo ch ' è in Roma , che sta , per poche ore ancora , presso un senatore del Regno , in via della Polveriera . Sappiamo pure ch ' è ammalato ma ch ' è in grado di viaggiare ; anzi Lei può dire al signor Selva che io gli farò avere , se vuole , dal mio collega dei Lavori Pubblici un coupé riservato . " Jeanne , tremante , fu per interromperlo , per esclamare : poche ore ancora ? Si contenne appena e prese congedo per correre al Senato , sapere . " Forse il signor Selva lo ignora " disse il ministro , accompagnandola verso l ' uscio " ma il senatore aspetta non so quali parenti e non potrà più alloggiare il signor Maironi . Gli rincresce . Gran brav ' uomo ! Siamo vecchi amici . " Jeanne tremava di avere intravveduta la verità . A palazzo Braschi che il senatore congedasse Piero ; un ' altra spinta per allontanarlo da Roma ! Ma possibile che il senatore si fosse lasciato persuadere ? Congedare un infermo in quello stato ? Salì nel suo coupé , si fece portare a palazzo Madama , chiese del senatore . Non c ' era . L ' usciere che le rispose così le parve un po ' imbarazzato . Aveva una consegna ? Non osò insistere , lasciò una carta colla preghiera di passare dal Grand Hôtel prima di pranzo . Ella stessa partì per il Grand Hôtel fremendo , e gemendo insieme nel suo cuore , battendo colla punta del piede il libretto contro la Massoneria , dimenticato da donna Rosetta . Avrebbe voluto che i due sauri volassero . Erano le quattro e tre quarti e il suo dovere quotidiano era di preparare la medicina per Carlino alle quattro e mezza . II . Mezz ' ora prima ch ' ella fosse di ritorno al Grand Hôtel , vi capitarono Giovanni e Maria Selva . In pari tempo vi capitò il giovane Leynì che veniva egli pure a domandare della signora Dessalle e parve soddisfatto dell ' incontro , però senza letizia . Udito che la signora Dessalle era fuori , i tre visitatori chiesero di aspettarla nella sala di conversazione . I Selva parevano ancor più tristi che di Leynì . Dopo un breve silenzio , Maria osservò ch ' erano le quattro e un quarto e che Jeanne non avrebbe potuto tardar molto perché alle quattro e mezzo , ogni giorno , aveva un impegno presso suo fratello . Di Leynì pregò di venirle presentato , quando arrivasse . Aveva un messaggio per lei che non conosceva ; un messaggio , del resto , che riguardava pure gli amici di Benedetto , quindi anche i Selva . Maria trasalì . " Un messaggio di lui ? " diss ' ella , impetuosa . " Un messaggio di Benedetto ? " Di Leynì la guardò , sorpreso di quell ' impeto , e tardò un poco a rispondere . No , non era di Benedetto ma lo riguardava . Poiché la signora Dessalle poteva sopraggiungere di momento in momento e si trattava di cosa non tanto breve , non tanto semplice , gli pareva opportuno di non cominciare a parlarne prima del suo arrivo . Domandò poi ingenuamente come mai avesse preso interesse alla sorte di Benedetto questa signora Dessalle che non si era veduta mai alle riunioni di via della Vite , e della quale non aveva mai udito il nome . " Ma Lei " disse Maria " perché crede che ci abbia interesse ? " " Eh " rispose di Leynì " ho un messaggio per lei , che riguarda lui , capirà ! " Di Leynì , devoto a Benedetto di una devozione senza confini , non aveva mai creduto alle voci calunniose sparse sul suo conto , le aveva respinte sempre con appassionato sdegno . Non ammetteva del suo maestro né amori colpevoli né amori ideali . Nel fare quella domanda non gli era potuto passare per la mente che fra la Dessalle e Benedetto vi fosse una relazione non confessabile . Giovanni troncò il discorso dicendo che la Dessalle avrebbe anche potuto tardare molto e che intanto di Leynì parlasse . Di Leynì parlò . Egli aveva visitato Benedetto . Arrivando in via della Polveriera da San Pietro in Vincoli , aveva riconosciuto due guardie travestite che passeggiavano . Poteva essersi ingannato oppure anche poteva essere stato un caso . Però era cosa da farne menzione . Il senatore lo aveva fatto pregare , appena entrato in casa , di passare nel suo studio . Là , parlando con molta cortesia ma con un manifesto imbarazzo , gli aveva detto ch ' era lieto di vedere , proprio in quel momento , un amico del suo caro ospite ; che Benedetto era fortunatamente senza febbre e , secondo lui , avviato alla guarigione ; che un telegramma lo avvertiva dell ' arrivo imminente di una sua vecchia sorella ; ch ' egli aveva una sola camera da letto , nel suo alloggio , oltre alla propria e a quella della fantesca ; che gli era impossibile di mandare sua sorella all ' albergo e anche impossibile oramai di telegrafarle che ritardasse la sua venuta perché era già in viaggio ; quindi ... Il senatore aveva lasciato a di Leynì la cura di venire alla conclusione . Di Leynì ch ' era con altri pochi fedeli nel segreto delle trame contro Benedetto , era rimasto sbalordito . Cosa rispondere ? Che il senatore era solo padrone in casa sua ? Era forse l ' unica risposta possibile . Di Leynì aveva osato esprimere riguardosamente il dubbio che un trasloco riescisse fatale all ' ammalato . Il senatore si teneva certo del contrario . Credeva che un cambiamento di aria gli sarebbe utilissimo . Non aveva ancora potuto parlare al medico ma non ne dubitava . Suggeriva Sorrento . Siccome di Leynì né sapeva più che dire né si muoveva , il senatore lo aveva congedato pregandolo di recarsi in nome suo al Gran Hôtel dalla signora Dessalle , per le istanze della quale egli aveva ospitato Benedetto , e di invitarla a voler provvedere perché sua sorella sarebbe arrivata la sera stessa , prima delle undici . Di Leynì si era poi recato da Benedetto . Dio , in quali condizioni lo aveva trovato ! Senza febbre , sì , forse ; ma con l ' aspetto e la guardatura di un moribondo . Il giovine aveva le lagrime agli occhi nel parlarne . Benedetto non sapeva di dover partire . Gliene aveva parlato lui come di una cosa non sicura ma possibile . Benedetto lo aveva guardato in silenzio per leggergli nell ' animo , e poi gli aveva detto sorridendo : devo andar in prigione ? Allora di Leynì si era pentito di non aver aperto subito a un uomo tanto forte e sereno in Dio tutta la verità e gli aveva riferito per intero il discorso del senatore . " Egli mi prese " disse il giovine con voce rotta dalla commozione " la mano e tenendomela e accarezzandomela pronunciò queste parole precise : " Da Roma non parto . Vuoi che venga a morire da te ? " Io mi turbai tanto che non ebbi la forza di rispondergli , perché poi non so nemmeno se il pericolo dell ' arresto non ci sia veramente , se l ' atto incredibile del senatore non sia appunto un pretesto per evitare che glielo arrestino in casa e come si potrebbe portarlo in un altro asilo sfuggendo alle guardie . Lo abbracciai , borbottai qualche parola senza senso e corsi via , corsi qua per parlare a questa signora Dessalle . Potrebbe forse venir lei dal senatore e persuaderlo . " I Selva avevano spesso interrotto di Leynì con esclamazioni di sorpresa e di sdegno . Finito ch ' egli ebbe il suo racconto , tacquero , sbalorditi . Prima a interrompere il silenzio fu la signora Maria . " Questa Jeanne che non viene ! " diss ' ella , piano . Fece un segno impercettibile a suo marito e gli propose di andare insieme a vedere se fosse rientrata e non l ' avessero avvertita . Nell ' attraversare il jardin d ' hiver gli disse che le pareva necessario di far sapere a di Leynì chi fosse veramente la signora Dessalle . Jeanne non era rientrata . Giovanni prese a parte il giovine , gli parlò sotto voce . Maria , che lo guardava , lo vide trasalire , spalancare gli occhi , impallidire ; quindi parlare alla sua volta , domandare qualche cosa . Jeanne Dessalle entrò frettolosa , sorridente . Il portiere le aveva consegnato un biglietto del medico . Diceva : " Non credo di poterci ritornare . Stamane era sfebbrato . Speriamo che l ' accesso non si rinnovi . " Jeanne notò subito che non vi si parlava di portare l ' ammalato altrove . Ell ' abbracciò la signora , stese la mano a Selva che le presentò di Leynì . Ella si scusò poi con tutti di doverli lasciare per cinque minuti . Suo fratello l ' aspettava . Uscita che fu promettendo di ritornare subito , di Leynì si affrettò ad appartarsi ancora con Selva . Maria gli vide ricomparire in viso l ' ansia di prima , vide che faceva molte domande e che alle risposte di suo marito si andava ricomponendo . Vide finalmente suo marito posargli le mani sulle spalle , dirgli qualche cosa ch ' ella indovinò , una segreta cosa , ancora non conosciuta da Jeanne ; vide negli occhi del giovine una commozione , una riverenza profonda . Un cameriere entrò a dire che la signora Dessalle aspettava i signori nel suo alloggio . Vi era molto movimento nell ' albergo . Sussurri di strascichi e sordi tocchi di passi si confondevano sui tappeti dei corridoi , sommesse voci straniere , gaie , crucciose , lusinghiere , indifferenti , andavano e venivano , agli ascensori si faceva ressa . Ciascuno della piccola comitiva silenziosa aveva in cuore lo stesso senso amaro di quella mondanità indifferente . Jeanne era nel suo salotto , attiguo alla camera di Carlino che vi stava accompagnando al piano il violoncello di Chieco . Ella venne incontro ai suoi amici con un sorriso che insieme alla musica , un ' antica musica italiana semplice e serena , strinse loro il cuore . Parve un po ' sorpresa di vedere di Leynì , del quale non attendeva la visita . Li aveva fatti salire per parlare più libera ; disse invece che aveva pensato di offrir loro un concerto di Chieco , il quale però non voleva che si aprisse l ' uscio . Del resto si udiva egualmente abbastanza bene . Giovanni l ' avvertì subito che il cavaliere di Leynì aveva un messaggio per lei del senatore . " Mentre Loro parlano " diss ' egli " noi ascolteremo la musica . " E si scostò con sua moglie da Jeanne ch ' era diventata pallida e nascondeva male malgrado estremi sforzi l ' angosciosa impazienza di udire questo messaggio . Seduto presso a lei , di Leynì cominciò a parlarle sottovoce . Il violoncello e il piano scherzavano insieme sopra un tema pastorale , pieno d ' ingenua tenerezza ilare e di carezze . Maria non poté a meno di mormorare : " Dio , poveretta ! " E suo marito non poté a meno di seguire sul viso di Jeanne , al suono della tenera musica ilare , le parole affliggenti del suo interlocutore . Osservava pure il viso del giovine , il quale , parlando alla signora , guardava spesso lui come per significar pena e attingere consiglio . Jeanne lo ascoltava con gli occhi fissi a terra . Quando egli ebbe finito , li alzò ai Selva , i grandi occhi pietosamente addolorati ; guardò l ' una , guardò l ' altro , dicendo muta , involontariamente : " voi sapete ? " Gli occhi tristi dell ' uno e dell ' altra le risposero : sì , sappiamo . La musica ebbe uno scoppio sonoro di gioia . Maria ne approfittò per mormorare al marito : " Le avrà riferito anche il discorso del voler morire a Roma ? " Il marito rispose che sarebbe stato meglio , che lo sperava . Jeanne pose gli occhi all ' uscio onde veniva il fragore della musica , attese un poco e poi accennò ai Selva di avvicinarsi , disse con voce tranquilla che il senatore avrebbe dovuto far avvertire loro , che non sapeva perché si fosse rivolto a lei . Vedessero loro , adesso , che fosse a fare . La musica tacque , si udirono Carlino e Chieco discorrere . Di Leynì , che abitava un quartierino di scapolo alla salita di Sant ' Onofrio , l ' offerse . Ma se c ' era un mandato di arresto ? Se non si attendeva , per eseguirlo , che l ' uscita di Benedetto da quella casa ? Jeanne smentì , pacatamente , la possibilità dell ' arresto . I Selva la guardavano pieni di ammirazione per quella calma voluta . Jeanne aveva supposto da un pezzo ch ' essi sapessero il nome vero di Benedetto ; come non sarebbe sfuggita una parola a Noemi , malgrado tutti i divieti ? E un istante prima , nel tacito scambio di sguardi dolorosi , i Selva e lei si erano intesi . Giovanni e sua moglie comprendevano che Jeanne si faceva eroicamente violenza non per loro ma per di Leynì . E adesso anche di Leynì , per le confidenze di Giovanni , sapeva ! Parve loro di avere quasi commesso un tradimento . Essi si tennero certi che se Jeanne diceva di non credere alla possibilità dell ' arresto doveva averne ragioni da loro non conosciute . Osservarono che Benedetto avrebbe potuto accettare l ' ospitalità loro . Jeanne ricordò pronta che Benedetto stesso aveva espresso un desiderio e che la salita di Sant ' Onofrio pareva più adatta di via Arenula per il soggiorno di un ammalato bisognoso di pace . Però , secondo lei , non era possibile ammettere che il trasporto avesse luogo senza un ' espressa licenza del medico . In questo si accordarono tutti . I Selva diedero incarico a di Leynì di riferire al senatore che gli amici di Benedetto avrebbero provveduto a trovargli un altro asilo ma però a condizione che il medico curante autorizzasse in iscritto il suo trasporto . Mentre Giovanni parlava , irruppe dalla stanza vicina un tumultuoso allegro del piano , tutto singhiozzi e grida . Egli tacque , non volendo alzar troppo la voce , lasciò passare l ' impeto della musica straziante . E straziante fu la parola che gli occhi di lui e gli occhi del giovine si dissero durante quel silenzio delle labbra . Di Leynì non aveva tempo da perdere , prese congedo . Gli spiaceva di andare solo , avrebbe desiderato presentarsi al senatore con qualcuno fra gli amici di Benedetto che potesse mettergli un po ' di soggezione , perché il suo contegno non si capiva . Giovanni Selva mormorò qualche cosa circa una vicepresidenza del senato cui quel vecchio aspirava e che non otterrebbe . Amaro dolore , scoprire miserie tali dove meno si sarebbe creduto ! Maria si alzò , offerse a di Leynì di andare con lui . " Lei resta ? " chiese Jeanne , vivacemente , a Giovanni . L ' accento diceva : Lei deve restare . Selva rispose che sarebbe rimasto a ogni modo e l ' espressione della sua voce , del suo viso fu tale da significare a Jeanne che gli pesavano sul cuore parole tristi non ancora dette . Oh , pensò Jeanne , se adesso Chieco uscisse , se Carlino chiamasse e non fosse più possibile di parlarsi ! Perché anche lei doveva parlare a Selva . Gli doveva riferire il discorso del ministro . I due musicisti avevano nuovamente smesso di suonare , discorrevano . Jeanne bussò discretamente all ' uscio , vi soffiò dentro due paroline gaie : " Bravi ! Già finito ? " " No , bella mia " rispose Chieco , di dentro . " Accidenti a Voi se vi seccate ! " E modulò un fischio infernale , da forare l ' uscio . Jeanne batté le mani . Piano e violoncello attaccarono un grave andante . Ella si volse a Selva che rientrava dall ' avere accompagnato fuori sua moglie per dirle di telegrafare a don Clemente . Gli andò incontro a mani giunte , colle lagrime agli occhi . " Selva " mormorò con voce soffocata , " Lei già sa tutto , a Lei non posso nascondermi . Vi è qualche cosa di peggio , mi dica la verità . " Selva le prese le mani , gliele strinse in silenzio mentre il violoncello rispondeva per lui , amaro e grave : " Piangi , piangi , perché non è sorte di amore e di dolore come la tua sorte . " Egli stringeva le povere mani di ghiaccio , non riuscendo a parlare . Lo capiva bene , di Leynì non aveva osato riferirle le parole terribili - vengo a morire da te - ; toccava a lui di darle il primo colpo . " Cara " diss ' egli dolcemente , paternamente , " non Le ha egli detto al Sacro Speco che in un ' ora solenne La chiamerebbe a sé ? L ' ora è venuta , egli la chiama . " Jeanne diede un balzo , le parve di non aver capito . " Oh , come ? No ! " diss ' ella . Poi , tacendo Selva con la stessa pietà negli occhi , ebbe un lampo al cuore , fece " ah ! " , si porse tutta in una muta angosciosa domanda . Selva le strinse le mani ancora più forte , un singhiozzo represso gli scosse il petto , gli contorse le labbra serrate . Ella non disse niente ma cadeva se non la sorreggevano le mani di lui . La sorresse , la pose a sedere . " Subito ? " diss ' ella . " Subito ? È una cosa imminente ? " " No , no , La chiama per domani . Lui crede che sia domani , ma può essere che s ' inganni , speriamo che s ' inganni ! " " Dio , Selva , ma se il medico scrive ch ' è senza febbre ! " Selva fece il gesto di chi è costretto ad ammettere una sventura senza comprenderla . La musica taceva , egli parlò sotto voce . Benedetto gli aveva scritto . Il medico lo aveva trovato senza febbre ma egli presentiva un nuovo accesso dopo il quale sarebbe venuta la fine . Iddio gli faceva la grazia di un ' attesa quieta e dolce . Aveva una preghiera da fargli . Sapeva che la signora Dessalle , amica della signorina Noemi , era in Roma . Egli aveva promesso a questa signora , davanti a un altare del Sacro Speco , di chiamarla a sé , prima di morire , per un colloquio . Molto probabilmente la signorina Noemi gliene potrebbe dire il perché . Selva s ' interruppe . Aveva in tasca la lettera , fece l ' atto di cavarla . Jeanne se n ' avvide , fu presa da un tremito convulso . " No no " diss ' egli . " Le ripeto che può ingannarsi . " Aspettò che si chetasse e invece di trarre la lettera , ne disse l ' ultima parte a memoria : " L ' accesso ritornerà stasera o stanotte , domani sera o dopodomani mattina sarà la fine . Desidero vedere domani la signora Dessalle per una parola nel nome del Signore , al quale vado . Ho testé pregato il senatore di ottenermi questo colloquio ma egli si scusò . Mi rivolgo dunque a Lei . " Jeanne si era coperto il viso colle mani e taceva . Selva credette bene di suggerire speranze . L ' accesso poteva non ritornare , poteva esser vinto . Ella scosse violentemente il capo ed egli non osò insistere . A un tratto le parve udire Chieco prender congedo . Trasalì , scostò le mani dal viso spettrale fra i capelli scomposti . Invece scoppiarono le prime allegre note del Curricolo napoletano , il pezzo che Chieco suonava sempre per ultimo . Ella balzò in piedi , parlò convulsa , senza lagrime : " Selva , so che Piero muore , so che non s ' inganna . Lo faccia restare dov ' è , s ' è possibile . Gli conduca i suoi amici , me lo giuri che glieli condurrà , che gli procurerà questo conforto . Dica tutto ad essi di me , dica loro la verità , dica loro quanto è puro , quanto è santo , Piero . Io aspetto qui . Non mi muovo . Andrò quando Lei mi dirà , dove lei mi dirà . Sono forte , vede , non piango più . Telegrafi a don Clemente che il suo discepolo muore e che venga . Facciamo tutto quello che dobbiamo fare . È tardi , vada . E Lei già in un modo o nell ' altro lo vedrà , Piero , stasera . Gli dica ... " Qui un colpo di spasimo ruppe la parola . Chieco entrò zufolando , battendo palma a palma nella sua bizzarra maniera e Selva scivolò fuori dell ' uscio . Jeanne gli corse dietro nel corridoio scuro , gli afferrò una mano , v ' impresse un bacio frenetico . Qualche ora dopo , verso le dieci , Jeanne stava leggendo il Figaro a Carlino sprofondato in una poltrona con le gambe avvolte in una coperta , e sulle ginocchia , strettavi a due mani , una gran tazza di latte . Jeanne leggeva talmente male , talmente noncurante di punti e di virgole , che suo fratello la interrompeva ogni momento , s ' impazientiva . Leggeva da cinque minuti quando la cameriera venne ad avvertirla che c ' era la signorina Noemi . Jeanne gettò il giornale , balzò in un lampo fuori della camera . Noemi raccontò frettolosamente , in piedi , premendole per l ' ora tarda di ripartire , che mentre Giovanni e Maria stavano al Grand Hôtel , il professor Mayda , reduce da Napoli , era venuto a casa Selva , fuori di sé , a chiedere spiegazioni della scomparsa di Benedetto da casa sua ; che allora ella gli aveva raccontato tutto ; che Mayda era andato direttamente in via della Polveriera ; che ci aveva trovato Maria , di Leynì , il senatore e il medico , il quale era di opinione che Benedetto si potesse trasportare ; che fra il medico e Mayda vi era stato un diverbio a proposito di ciò e che Mayda lo aveva troncato dicendo : " ebbene , piuttosto di lasciarlo qui , me lo riporto via io . " Ed era ritornato più tardi con una carrozza piena di guanciali e di coperte , se lo era portato via . Pareva che il viaggio fosse andato bene . Udito il racconto , Jeanne abbracciò silenziosamente l ' amica , stretta stretta . E l ' amica , palpitante , lagrimosa , le sussurrò : " Senti , Jeanne . Per domani , preghi ? " " Sì " rispose Jeanne . Tacque , lottando contro l ' insorgere di una tempesta di pianto . Quando ebbe vinto , riprese sotto voce : " Non so pregar Dio . Sai chi prego ? Prego don Giuseppe Flores . " Noemi le posò il viso sur una spalla , disse con voce soffocata : " Vorrei che dopo egli ci vedesse lavorare insieme per la sua fede . " Jeanne non rispose ed ella partì . Jeanne ritornò da Carlino per la lettura e Carlino l ' accolse aspramente . Le dichiarò che ne aveva abbastanza di quella vita e ch ' ella doveva prepararsi a partire con lui l ' indomani per Napoli . Jeanne rispose che era una follia e che non sarebbe partita . Allora Carlino diede in escandescenze , le afferrò i polsi , la scosse a segno da farle male . Doveva assolutamente partire ! Poiché resisteva , era venuto il momento di dirle che si sapevano i motivi dei suoi andirivieni , dei suoi misteri , dei suoi occhi rossi , del suo leggere male e anche , ora , del suo non voler partire da Roma . Egli n ' era stato informato da lettere anonime . Guai a lei se non la rompesse con quel pazzo ! Guai a lei se gli sacrificasse le sue idee , se si lasciasse conquistare dalla superstizione , dal bigottismo , dalla religione dei preti ! Non l ' avrebbe mai più guardata in faccia . L ' avrebbe rinnegata per sorella , da libero pensatore come voleva vivere e morire . No no , troncare , troncare , Napoli , Palermo , l ' Africa , se occorresse ! " Libero pensatore ? Certo . E la libertà mia ? " disse Jeanne senza sdegno , a ricordo di un diritto e non per il proposito di usarne . Carlino intese invece che proprio volesse usarne come a lui non piaceva e perdette addirittura il lume degli occhi . Jeanne tramortì nell ' udire quell ' uomo nervoso ma creduto da lei buono e gentile scagliar tante ingiurie con tanto fiele . Non rispose niente , si ritirò , tutta tremante , nella sua camera , gli scrisse due righe per dirgli che la sua dignità non le permetteva di restare con lui fino a che non si fosse disdetto delle sue offese , che se ne andava , che s ' egli avesse una parola per lei la mandasse a casa Selva . Non prese con sé che una piccola borsa e uscì accompagnata dalla cameriera lasciando la lettera sulla scrivania . Non vide carrozzelle presso l ' albergo e si avviò verso l ' esedra per prendervi il tram . Infuriava il tramontano , i lecci del viale si dibattevano stridendo , era buio , si camminava malissimo sul suolo tutto sossopra , la cameriera esclamò sgomenta : " Gesummaria , signora , dove andiamo ? " Jeanne , col capo in fiamme , col cuore e i polsi in tumulto , continuò la via senza rispondere ; parendole venir portata dai flutti di un mare ignoto , nelle tenebre , verso lui . Verso lui , verso lui . Anche verso il suo Dio ? Il vento potente la stordiva ruggendole sopra e ai lati . Le parole di Noemi , le parole di Carlino le straziavano l ' anima con opposta violenza . Anche verso il suo Dio ? Ah che ne poteva sapere ? Intanto verso lui ! _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO NONO . Nel turbine di Dio . I . Alle due pomeridiane del giorno seguente Jeanne aspettava in casa Selva , con Maria e Noemi , le notizie di villa Mayda non senza pensare di quando in quando al silenzio pertinace del Grand Hôtel . Giovanni era andato a villa Mayda prima delle sette . N ' era ritornato alle nove . Non aveva potuto vedere Benedetto . Il professore Mayda non l ' aveva permesso né a lui né ad altri . Sapeva che l ' ammalato aveva ricevuto i Sacramenti , ma piuttosto per devozione che per imminenza di pericolo . Però nella notte un filo di febbre si era rifatto . Si sperava ora di poter dominare l ' accesso , contenerlo . Forse Giovanni nel fare la sua relazione a Jeanne l ' aveva un po ' colorata di ottimismo . Benedetto stava nella camera stessa del professore . Non era possibile , disse Giovanni , immaginare con quale femminile squisitezza di cure egli fosse assistito da questo terribile Mayda che tanti credevano duro e superbo . Giovanni era ritornato colà dopo colazione , sul mezzogiorno . Da parte di Carlino , niente ; né scritti né messaggi . Jeanne , malgrado l ' altra grande angoscia , non poteva a meno di pensare anche a lui . Se il dolore , la collera , lo avessero fatto ammalare ? Le amiche la rassicuravano . La cameriera o il cameriere sarebbero venuti ad avvertirla ! Ella dubitava della intelligenza di quella gente . Che fare ? Jeanne era per chiedere che si mandasse qualcuno ad informarsi , quando , alle due e un quarto , si udì un passo frettoloso nell ' anticamera ed entrò Giovanni col soprabito indosso e col cappello in mano . Jeanne lo guardò in faccia , intese ch ' era venuto il momento . Si alzò , bianca come una morta . Subito si alzarono silenziosamente anche Maria e Noemi , la prima guardando Jeanne , Noemi guardando suo cognato che non sapeva , davanti a quel viso spettrale di Jeanne , trovar parole . Furono cinque o sei terribili secondi , non più . Maria disse sommessamente : " Si va ? " Suo marito rispose : " È meglio . " Niente altro fu detto . Le tre signore si ritirarono per mettere mantello e cappello ; Jeanne in una stanza , Maria e Noemi in un ' altra . Giovanni seguì quest ' ultime . Dunque ? La febbre è salita molto , il professore non ha più speranza . Noemi , udito questo , mette il cappello in furia e va nella camera di Jeanne che sta mettendo il suo . Jeanne si volta , la vede venire a un bacio , la ferma col gesto , si pone un dito alle labbra . Noemi intende . È l ' ora della fortezza , Jeanne non vuole baci né parole né lagrime . E non domanda particolari , non domanda niente . Si raccolgono tutti ; Maria dice piano a suo marito di prendere due carrozzelle coperte , anche perché il cielo si è annerito , un temporale da inverno romano è imminente . Non occorrono carrozzelle . Giovanni è venuto col landau di casa Mayda . Si sale nel landau , chiuso . Jeanne si accorge allora che le sue compagne sono vestite di scuro e che lei ha un vestito cenere , troppo chiaro , troppo elegante . Trasalisce lievemente , gli altri la interrogano collo sguardo . Ella esita un momento , pensa che non ha né tempo né modo di rimediare , risponde : "Niente." Si parte . Nessuno parla più . Svoltando in via del Pianto , la carrozzella si ferma per un impedimento . Si è fatto ancora più buio , tuona , i cavalli s ' impennano , Maria guarda inquieta dallo sportello ; Jeanne , ch ' è seduta in faccia a Giovanni , gli domanda sotto voce se ha telegrafato a don Clemente . Giovanni risponde che don Clemente è a villa Mayda fino dalle dieci e mezzo . La carrozza prosegue . A Piazza Montanara comincia la pioggia . I cavalli trottano serrato . Quando finalmente il cocchiere li mette al passo , Maria guarda suo marito : - È bene l ' Aventino ? Dobbiamo essere vicini . - Questo è detto con gli occhi , non con le labbra . Jeanne non era mai passata di là ma sente anche lei che si è per arrivare . Eretta sulla persona , guarda il muro che le passa davanti agli occhi . Lo guarda attentamente come se volesse contare le commessure delle pietre . I cavalli riprendono il trotto . Passato Sant ' Anselmo , si scende al basso . Popolani fermi , a destra e a sinistra , guardano nella carrozza . Giovanni Selva mormora involontariamente : "Ecco." Allora Jeanne ha un sussulto , si copre impetuosa il viso colle mani . Maria , seduta al suo fianco , le cinge il collo con un braccio , si piega tutta a lei , le sussurra : " Coraggio ! " Ma Jeanne si stringe in sé , si schermisce quanto può , e Noemi accenna a sua sorella , scuotendo il capo , di smettere . Maria sospira e la carrozza svolta a sinistra fra due fitte ali di gente , passa un cancello . Le ruote stridono sulla ghiaia , si fermano . Un domestico viene allo sportello . Il signor professore prega di favorire nella villa . Solamente allora Giovanni Selva dice alle sue compagne che Benedetto non è più nella villa , che ha voluto essere portato nella sua vecchia cameretta in casa del giardiniere . La carrozza procede di qualche passo , i quattro scendono fra due gruppi di palme , davanti a una gradinata di marmo bianco . Piove ancora ma non molto e nessuno se ne cura , né il popolo che si affolla al cancello né un gruppo di persone che dal viale di aranci discendente lungo il muro di cinta alla casina del giardiniere sta guardando i nuovi arrivati . Qualcuno si stacca da quel gruppo . È di Leynì che sale la gradinata di marmo bianco dietro a Selva , lo ferma sotto un ' arcata del vestibolo pompeiano e discorre con lui a voce bassa , senza dare un ' occhiata alla magnifica scena distesa fra i due gruppi di palme , al fiume di begonie che casca fra due sponde di muse giù per la china dell ' Aventino , al nero cielo procelloso tagliato da strie bianche laggiù sopra i merli di Porta San Paolo , sopra la piramide di Caio Cestio e la selvetta funebre che pullula dal cuore di Shelley . Selva entrò nel vestibolo e ricomparve un momento dopo con sua moglie . I due scesero la gradinata insieme a di Leynì , si avviarono verso le persone che parevano aspettarli nel viale degli aranci . In quel momento un fuoco di voci sdegnose divampa al cancello . La via è piena di popolo . Aspettano da ore , da quando è corsa nel quartiere del Testaccio la voce che il Santo di Jenne è ritornato infermo a villa Mayda . Finora si sono accontentati di notizie . Adesso hanno chiesto che una deputazione possa entrare , vederlo ; i domestici rifiutano di portare il messaggio , avviene uno scambio di parole irose che improvvisamente si cheta . Compare dal viale degli aranci l ' alta figura bruna del professore Mayda , i popolani si levano il cappello . Egli ordina di aprire il cancello , dice al popolo che tutti vedranno Benedetto ma più tardi , che intanto entrino pure nel giardino . " Ma sì , povera gente ! " . E il popolo entra lento , rispettoso , alcuni attorniano il professore , lo interrogano colle lagrime agli occhi : " È vero , signor professore ? È vero che muore ? Dica ! " E dietro a loro si accalcano altri , ansiosi , aspettando la risposta . La risposta è solamente questa : " Ma ! Cosa volete che vi dica ? " Il virile viso malinconico dice più delle parole e la folla s ' inoltra compunta per le verdi chine , livide in faccia al cielo nero striato di bianco , mistico simbolo di morte , di un oscuro passo dalle ombre terrestri alle alte vie dalla chiarità infinita . II . Benedetto amava il professore Mayda . Quando , nella casa del senatore , udì ch ' egli aveva risoluto di portarlo con sé a villa Mayda , ebbe un momento di gioia . Amava il professore , forse incapace ancora di fede ma profondamente convinto che vi hanno enigmi insolubili per la scienza , generoso , fiero ai potenti , mite agli umili . Amava pure il giardino , gli alberi , i fiori e l ' erba ond ' era stato , come del professore , il servo e l ' amico . Tutto vi era pieno di care , innocenti anime , con le quali in certi momenti di rapimento spirituale aveva adorato Iddio posando le labbra sulle loro vesti picciolette , sopra un fiore , sopra una foglia , sopra uno stelo , dentro un alito di frescura verde . Gli piaceva l ' idea di morire in mezzo ad esse . Talvolta , sotto un pino volgente al Celio l ' ombrello pieno di vento e di suono , aveva pensato all ' ultima scena della Visione , si era contemplato lì steso sull ' erba nell ' abito benedettino , pallido , sereno tra faccie compiangenti , cantando il pino sopra di lui un canto misterioso del cielo . Ogni volta si era soffocata nel cuore questa compiacenza non scevra di vanità egoistiche , umane , non tutta raccolta e chiusa nell ' ossequio della Divina Volontà ; ma non aveva potuto svellerne la radice . Tese dunque le braccia , riconoscente , al professore . Ma subito fu preso da uno scrupolo . La sua intelligenza e il suo sentimento cristiano si trovarono in contraddizione . Sapeva di essere sgradito alla signora che aveva sposato il figlio del professore , ufficiale di marina , allora in Oriente ; capiva che ritornando a villa Mayda sarebbe stato causa di dispiacere a lei e perciò di dissapori con il suocero . Ma come ora dirlo senz ' accusare di poca giustizia e di poca carità una persona che appunto per essergli nemica egli doveva particolarmente amare ? Pregò il professore di lasciarlo andare a Sant ' Onofrio . La mutazione fu così repentina che Mayda ne meravigliò , pensò un momento , capì , gli disse aggrottando le ciglia : " Volete che io non perdoni mai più qualche cosa a qualcuno ? " Benedetto non si oppose più . Soltanto quando a notte venne il momento di scendere alla carrozza ed egli si sentì incapace di reggersi , sorrise , disse al professore posandogli la mano sul braccio : " Lei sa che a questo modo domani o posdomani avrà un morto in casa ? " Il professore rispose che con lui non mentiva , che questo era possibile , ma non certo . " Lei sa " rispose Benedetto , non più sorridente , " che prima vi avrà ... " " So quello che volete dire " interruppe il professore . " Venite in pace , caro . Non sono credente come voi ma lo vorrei essere e aprirò rispettosamente la mia porta a chi vorrete voi . Intanto prenderemo questo , vero ? " Staccò dalla parete il Crocifisso che Benedetto aveva portato con sé e prese l ' infermo nelle sue braccia potenti . Il tragitto si fece senza guai . Adagiato nel traverso nel landau sopra una diga di cuscini , Benedetto , che sembrava diminuito di statura , rispondeva più col sorriso che colla voce fievole alle frequenti domande del professore . Questi gli teneva continuamente la mano al polso e di tempo in tempo gli amministrava un cordiale . All ' entrata della villa , fosse commozione o stanchezza , il povero viso scarno dell ' infermo imbiancò e si coperse di sudore , i grandi occhi lucenti si chiusero . Mayda lo portò nel suo proprio letto . Così avvenne che Benedetto , nel ricuperare la coscienza , non si raccapezzasse più . Egli non la ricuperò , in quella sua spossatezza estrema , senza passare per ombre di pensamenti vani . Gli parve esser morto , giacere steso sulla faccia perpetuamente oscura della luna , avere a cerchio di sé l ' imbuto dei raggi solari fuggenti all ' infinito e vedere sul fondo nero dell ' imbuto fiammeggianti occhi di stelle . Poco a poco si conobbe in un letto enorme , tutto scuro , cinto di un chiaror fioco che si perdeva ai lati verso pareti male visibili . Grandi ombre gli si movevano intorno . A fronte gli si apriva un azzurro tutto sparso di punti lucenti . Gli batté il cuore ; non erano veramente stelle ? Dovette richiamarsi alle sensazioni del letto e del proprio vivere per comprendere ch ' erano veramente stelle ma ch ' egli non giaceva sulla luna . Allora dov ' era ? Si lasciò andare a una dolcezza che lo invadeva , alla dolcezza di non sentirsi quasi più il corpo e di sentirsi Dio nell ' anima , tanto vicino e tenero e ardente . Era dove piaceva a Dio . Una mano gli si posò sulla fronte , una lampadina elettrica lo abbagliò , un ' affettuosa voce forte disse : " Come va ? " Egli riconobbe Mayda . Allora domandò a lui dove fosse , perché non fosse nella sua cameretta antica . Prima ancora che il professore gli rispondesse , lo assalse un dubbio angoscioso . Il Crocifisso ? Il caro Crocifisso ? Era rimasto in casa del senatore ? Il Crocifisso era sul tavolino da notte . Il professore glielo mostrò . " Non sai " diss ' egli " che lo abbiamo portato con noi ? " Benedetto lo guardò , contento del nuovo tu e porse la mano tremante cercando quella di Mayda che gliela prese fra le proprie , dolcemente . In pari tempo si sentì umiliato della sua dimenticanza . Era egli vicino a perder la mente ? Tutto il giorno prima aveva pensato le ultime parole da dire agli amici e alla persona che tanto gli aveva fatto sentire la sua presenza invisibile . Ma se perdeva la mente ? Il professore diede mano a saturarlo di chinino . In principio Benedetto accettò volontieri iniezioni dolorose e pozioni amare , così per il desiderio di rinvigorirsi un poco e quindi di difendersi contro un oscuramento dello spirito , come per il desiderio di soffrire . Oh sì , soffrire , soffrire ! Nei giorni precedenti aveva sofferto molto , non di sofferenze locali , non di sofferenze acute , ma di una sofferenza inesprimibile , diffusa dalle radici dei capelli alle estremità dei piedi . Era stata una beatitudine dell ' anima poter associare in tali momenti la volontà propria alla Volontà Divina , accettare dall ' Amore tutto il dolore che gli aveva destinato senza dirgliene il misterioso perché , un perché nascosto nel disegno dell ' Universo , certo un perché di bene ; non di solo bene della persona sofferente ma di bene universale , di un bene radiante dal suo povero corpo senza conosciuto confine , come il moto da un vibrante atomo del mondo . Grande cosa soffrire , continuare umilmente Cristo , continuare la redenzione come un peccatore può , compensare col dolore proprio il male altrui ! Là sul sentiero solitario del Sacro Speco , nel fragore dell ' Aniene , fra le montagne religiose , don Clemente gli aveva parlato così . E adesso quel soffrir mortale era cessato . Quando il chinino cominciò a rombargli nel capo , se ne sgomentò . Questi rimedî lo istupidivano . Chiamò il professore ; gli rispose una suora . Chiese che gli facessero venire un sacerdote dalla Bocca della Verità . Il professore ch ' era andato a riposare per un ' ora , venne a rassicurarlo e credette allora dirgli quello che prima aveva taciuto . Don Clemente aveva telegrafato a Selva che sarebbe giunto a Roma l ' indomani mattina alle dieci . Benedetto n ' ebbe una gran gioia . " Ma non sarà tardi ? " diss ' egli " Non sarà tardi ? " No , non poteva esser tardi . Egli non si trovava presentemente in pericolo prossimo . Questione di vita o di morte era il rinnovarsi della febbre e nel caso più disgraziato vi sarebbero state ancora molte ore . Mayda dubitò di avere parlato troppo crudamente , gli sussurrò : " Ma guarirai . " E uscì della camera . Benedetto , pensando a don Clemente , passò dalla quiete della sua contentezza nel sopore e nel sogno , dove discesero gli spiriti mali a comporgli con le ultime parole del professore una visione d ' inganno . Egli si vide in faccia un colossale muraglione di marmo , incoronato di ricche balaustrate , tutto bianco di luna . Là in alto , dietro le balaustrate , agitavasi al vento una densa foresta . Sei scale , pure fiancheggiate di balaustri , scendevano per isghembo , tre da sinistra e tre da destra , sulla fronte del muraglione , terminando a sei ripiani sporgenti . Le balaustrate superiori erano partite da pilastrini che reggevano urne . Ed ecco fra le urne , a mezzo di ciascun intervallo , apparire come in danza , nello stesso istante , nello stesso abito celeste scollato , nello stesso grazioso atto del capo , sei giovani donne bellissime ; e con lo stesso armonioso gesto delle braccia ignudo tendere a lui dall ' alto , piegando il busto , sei scintillanti coppe di argento . Si ritraevano quindi a un punto dalla balaustrata e a un punto ricomparivano sulle sei scale , le scendevano uguali velocemente , e , toccati i ripiani , a un punto riporgevano graziose il busto , gli tendevano , guardandolo con una gravità strana , le sei coppe scintillanti . Dalle loro labbra non usciva parola e tuttavia gli era evidente che le sei giovani gli offrivano nell ' argento un liquore di vita , di salute , di piacere . Egli sentiva di averne uno sgomento morale angoscioso e tuttavia di non poter levare lo sguardo dalle coppe scintillanti , dai bei volti gravi , chini sopra di esse . Si sforzava di chiudere gli occhi e non poteva , di levarsi e non poteva , d ' invocare Dio e non poteva . Le sei danzatrici piegarono a un punto le coppe verso di lui , sei mobili nastri di liquore rigarono l ' aria . " Come io " pensò il dormente scambiando persone nella memoria turbata " a Praglia . " E tutto scomparve , si vide davanti Jeanne . Ritta in piedi , chiusa nel mantello verde foderato di skuntz , ombrata il viso dal grande cappello nero , ella lo guardava come lo aveva guardato a Praglia nel momento del primo incontro . Ma stavolta il dormente vide una rispondenza fra la gravità di quello sguardo e la gravità dei volti delle danzatrici , vide con lo spirito la parola silenziosa delle sette anime : povero uomo , tu ora conosci il tuo doloroso errore , tu ora sai che Dio non è . La gravità degli sguardi non era che tristezza di pietà . Le coppe della vita , della salute e del piacere gli erano offerte discretamente e senza gioia come a uno ch ' è nel lutto , che ha perduto ogni cosa più cara ; come il solo povero conforto che gli rimane . Così Jeanne offriva il suo amore . E il dormente fu invaso da questa presunta evidenza nuova che Dio non è . Era una vera e propria sensazione fisica , un gelo diffuso per tutte le membra , movente lento al cuore . Egli prese a tremare , a tremare , e si destò . Mayda pendeva sopra di lui col termometro in mano . Benedetto mormorò con gli occhi sbarrati : Padre ! - Padre ! - Padre ! - La suora suggerì : - Padre nostro che sei nei cieli ... - e avrebbe continuato con la sua voce disgraziatamente sciocca senza un brusco richiamo del professore . Questi mise il termometro a Benedetto che quasi non se ne avvide . Era tutto nello sforzo di staccare dall ' intimo sé le immagini delle figure tentatrici e della orribile loro parola , di gettarsi , anima e coscienza , in seno al Padre , di aderire a Lui con l ' intero essere proprio , di annientarsi in esso . Le immagini cedevano lentamente , con ritorni di assalto sempre più brevi , sempre più deboli . Il viso appariva tanto trasfigurato nella mistica tensione dell ' anima che Mayda si pietrificò a contemplarlo , dimenticò di guardar l ' orologio fino a che i lineamenti contratti nell ' affannosa preghiera non si vennero distendendo in una compostezza di pace . Allora si sovvenne , levò il termometro . La suora , dietro a lui , reggeva la lampadina elettrica cercando pure di vedere . Egli non discerneva , sulle prime , il grado . In quei pochi secondi di silenzio e di attenzione intensa né l ' uno né l ' altra si avvidero che l ' infermo si era voltato sul fianco e guardava il professore . Finalmente Mayda scosse lo strumento . Che grado aveva segnato ? La suora non osò chiederlo e la faccia del professore era impenetrabile . L ' ammalato allungò la mano senza ch ' egli se ne avvedesse , lo toccò lievemente sul braccio . Mayda si volse a lui , gli lesse negli occhi sorridenti la domanda : " e dunque ? " Non rispose a parole ma solo con l ' ondular della mano spiegata : né bene né male . Poi sedette accanto al letto , silenzioso ancora , impenetrabile , guardando Benedetto che non guardava più lui ma guardava , rimessosi a giacere supino , i punti lucenti nell ' immenso azzurro . " Professore " diss ' egli " che ore sono ? " " Le tre . " " Alle cinque mandi ad avvertire a Bocca della Verità . " " Va bene . " " Sarebbe tardi ? " A quest ' ultima domanda il professore rispose con un " no " sonoro , vibrato . E dopo un momento di silenzio soggiunse a voce più bassa " no " come a conclusione di un ragionamento interno . Il termometro era salito a trentasette e cinque ; dalla sera precedente , più d ' un grado . Se l ' ascensione continuasse rapida , se vi fosse pericolo di delirio avrebbe mandato a Bocca della Verità prima delle cinque . L ' ascensione rapida non gli pareva probabile benché quel trentasette e cinque avesse un colore nero . Domandò all ' ammalato se la luce della lampadina l ' offendesse . Benedetto rispose che materialmente non l ' offendeva , spiritualmente sì ; gli toglieva di vedere per la finestra il cielo , la notte stellata . " Illuminatio mea " diss ' egli , dolcemente . Il professore non capì , gli fece ripetere la parola , chiese quale fosse il suo lume , udì la voce fievole mormorare : "Nox." Mayda non conosceva i Salmi , la parola profonda dell ' antico ebreo , al quale parve oscuro il nostro piccolo sole che occulta il mondo superiore . Intese e non intese . Tacque riverente . Benedetto cercava con gli occhi le stelle . La sua propria coscienza trapassava in esse che lo guardavano austere sapendolo presso a raccogliere , prima della morte imminente , tutta la storia morale della sua vita per dirla con parole che sarebbero un primo giudizio pronunciato nel nome di Dio Giustizia per impulso del Dio Amore , che non si perderebbero perché nessun moto si perde , che apparirebbero , chi sa come , chi sa dove chi sa quando , per la gloria di Cristo , come testimonianza suprema di uno spirito alla Verità morale contro sé stesso . Così gli parlavano le stelle silenziose , animate del suo pensiero . E la sua vita gli si disegnò nella mente da capo a fondo , non tanto nei punti salienti esterni , come nella linea morale interna . Egli ne vide tutta la prima parte dominata da una concezione religiosa prevalentemente egoistica , ordinata a far convergere l ' amore di Dio e degli uomini a un bene individuale , a un fine di perfezione propria e di premio . Sentiva dolore di avere così obbedita solamente a parole la legge che all ' amore di sé stesso antepone l ' amore di Dio ; ed era un dolore dolce , non perché gli fosse facile trovare scuse all ' errore , imputarlo a maestri , ma perché gli era dolcezza sentire il proprio niente nell ' onda di grazia che lo avvolgeva . E sentiva il proprio niente in quel passato sfacelo di una religiosità manchevole , operato dall ' insorgere dei sensi , nella depressione centrale della sua vita , tutta un tessuto di sensualità , di debolezze , di contraddizioni e di menzogne ; il proprio niente anche nella vita posteriore alla sua conversione , impulso e opera di una Volontà interna e prevalente alla sua , durante il quale ultimo tempo gli pareva di avere , per conto proprio , solamente gravato contro l ' impulso buono . Anelò a deporre come una spoglia pesante tutto quel " sé " che lo tardava . Conobbe parte di questo " sé " pesante anche l ' affetto alla Visione , aspirò alla Verità Divina nel suo mistero qualunque ella fosse , si donò a lei con tale violenza di desiderio da spezzarsi , quasi , nel palpito ; e le stelle gli folgorarono un senso così vivo della incommensurabile grandezza della Verità Divina di fronte alla concezione religiosa sua e dei suoi amici , e insieme una fede così certa di essere avviato a quella immensità , ch ' egli esclamò alzando di scatto la testa dal guanciale : " Ah ! " La suora si era appisolata ma il professore no . " Cosa c ' è ? " diss ' egli . " Vedi qualche cosa ? " Sulle prime Benedetto non rispose . Il professore alzò la lampadina e si chinò sopra di lui che volse il viso a guardarlo con una espressione di desiderio intenso e dopo averlo guardato lungamente sospirò : " Ah professore , c ' è che Lei deve venire dove vado io . " " Ma sai " disse Mayda " dove vai , tu ? " " So " rispose Benedetto " che mi separo da tutto quello che si corrompe e che pesa . " Poi domandò se qualcuno fosse andato alla parrocchia . Come , se non era passato che un quarto d ' ora ? Si scusò , gli pareva che fosse passato un secolo . Supplicò il professore di ritirarsi , di prendere riposo , contemplò daccapo i lumi celesti ; poi chiuse gli occhi , desiderò Gesù , due braccia umane che lo sollevassero e lo cingessero , un petto umano , animato di Divino , dove celare il viso entrando nell ' immenso mistero . Ebbe i sacramenti alle sei . Il termometro era salito di qualche linea . Alle nove Benedetto domandò di Giovanni Selva . Seppe ch ' era venuto , ch ' era ripartito e che c ' era invece di Leynì . Volle vederlo malgrado l ' opposizione del professore . Gli disse che desiderava salutare almeno alcuni dei suoi amici delle catacombe . Di Leynì lo sapeva , gliene aveva parlato Selva . Poté annunciare che si erano dato convegno a villa Mayda verso il tocco . La suora infermiera , venuta poco prima a sostituire la sua compagna , ebbe l ' imprudenza di dire che tanta gente del popolo domandava notizie . Benedetto , lì per lì , non disse nulla ; ma , uscito di Leynì , fece chiamare il professore . Il professore non c ' era , aveva dovuto recarsi all ' Università . Il discorso della suora avea fatto prendere definitivamente a Benedetto una risoluzione pensata fin da quando la prima luce del giorno gli aveva mostrato le pareti della camera dipinte di soggetti mitologici nello stile della Casa di Livia . Desiderò di un desiderio indicibile la sua cameretta antica . Là avrebbe veduto gli amici , i popolani che volessero visitarlo , e , se fosse venuta , l ' altra persona . Pregò di parlare al giardiniere e ai servi , espresse il suo desiderio ; e perché coloro rifiutavano di trasportarlo , li supplicò per amor di Dio , li commosse tanto che si arresero , a rischio di venir cacciati . " Idee proprio di Santi " pensò la suora . Benedetto fece il tragitto nelle braccia del giardiniere e di un servo , avviluppato di coperte , col Crocifisso in mano . La sua consolazione di trovarsi nella cameretta povera fu così grande che parve a tutti migliorato . Ma il termometro saliva . Dopo il tocco il termometro segnava trentanove . Don Clemente era arrivato alle dieci e mezzo . III . I Selva e di Leynì raggiunsero il gruppo di persone che li aspettavano nel viale degli aranci . Erano tutti laici meno uno , un giovine sacerdote abruzzese , piccolo , dal viso olivastro , dagli occhi neri , profondi e ardenti . Vi era lo studente Elia Viterbo , ora cristiano , stato battezzato da quel sacerdote . Vi era il biondo giovinetto lombardo prediletto dal Maestro . Vi era un giovine operaio , abruzzese anche lui , amico del prete , bellissimo , dalla faccia di apostolo ; vi era quell ' Andrea Minucci della riunione religiosa di Subiaco ; vi erano un pittore , un ufficiale di marina comandato al Ministero e altri ; tutti uomini che ogni amore terreno avrebbero sacrificato all ' amore di Benedetto . Nessuno di loro aveva creduta vera una sola delle voci calunniose sparse contro di lui . Lo avevano difeso con impetuoso sdegno contro i compagni diffidenti . Si potrà dire di essi un giorno che furono posti alla prova dalla Provvidenza ed eletti quindi a continuatori dell ' opera del Maestro . Di Leynì era della loro schiera ; in Giovanni Selva essi ammiravano e riverivano un uomo ammirato e riverito dal Maestro , provandone però soggezione . Stavano da un pezzo nel viale degli aranci ad aspettare appunto lui ; perché a entrar dal Maestro non si aspettava che il signor Giovanni . Molti di loro avevano le lagrime agli occhi . All ' avvicinarsi dei Selva , tutti si levarono il cappello in silenzio . Giovanni si avviò , seguito dall ' intero gruppo , verso la casina . Sua moglie veniva ultima . Uno dei giovani le accennò di passare avanti , ma ella non volle e nessuno insistette . Non era luogo né ora di cerimonie ; Maria sentiva che quegli uomini erano chiamati prima di lei a continuare l ' opera di Benedetto dopo la sua morte . Camminavano in silenzio e a capo scoperto malgrado la pioggia , Selva come gli altri . Mayda li ricevette sulla soglia . Al suo ritorno dall ' Università , egli aveva accolto la notizia del passaggio di Benedetto alla casina con un terribile scoppio di collera . Non aveva poi disarmato con la suora , con il giardiniere , con i servi ; ma si era persuaso in cuor suo , considerando la nota delle temperature prese ogni mezz ' ora , che quel colpo di follia non aveva modificato sensibilmente il corso fatale della febbre . Alla domanda se si dovesse restar poco nella camera , cercare che l ' ammalato parlasse il meno possibile , rispose : " Fate tutto quello che desidera ; è il banchetto del condannato . " E li precedette sur una scaletta di legno . " I tuoi amici " diss ' egli , entrando nella camera . Li fece passare , e , chiuso l ' uscio , si appoggiò a uno stipite della porta , con le mani incrociate dietro il dorso , guardando Benedetto . L ' alta figura bruna non si mosse più di là tutto il tempo che Benedetto trattenne i suoi fedeli . Benedetto aveva il viso acceso , gli occhi lucenti , il respiro frequente . Salutò gli amici con un " grazie " vibrante di sovreccitazione lieta che strappò a qualcuno dei singhiozzi . Allora egli alzò la mano come pregando di chetarsi . Dopo ricevuto il Viatico la sua continua preghiera era stata di poter parlare ai suoi discepoli prediletti , di avere da Dio parole di verità e forza bastevole a pronunciarle . Si sentiva ora il petto pieno dello Spirito . " Venitemi vicini " diss ' egli . Il giovinetto biondo passò avanti agli altri , s ' inginocchiò , rigato il viso di tacite lagrime , al letto del Maestro che gli posò la mano sul capo e riprese : " Restate uniti . " Le dolorose parole taciute accorarono maggiormente ; ma ciascuno sentì che quell ' anima era per dare l ' ultima luce di ammaestramento e di consiglio , ciascuno represse il pianto . La voce di Benedetto suonò nel silenzio più profondo . " Pregate senza posa e insegnate a pregare senza posa . Questo è il fondamento primo . Quando l ' uomo ama veramente di amore una persona umana o una idea della propria mente , il suo pensiero aderisce in segreto continuamente al suo amore mentr ' egli attende alle più diverse occupazioni della vita , sia vita di servo , sia vita di re ; e ciò non gli toglie di attendervi bene ed egli non ha bisogno di rivolgere molte parole al suo amore . Gli uomini del mondo possono portare così nel loro cuore una creatura , una idea di verità o di bellezza . Portate voi sempre nel vostro il Padre che non avete veduto ma che avete sentito tante volte come uno Spirito di amore spirante in voi , che vi metteva il desiderio dolcissimo di vivere per esso . Se così farete , l ' azione vostra sarà tutta viva di spirito di Verità . " Riposò un poco , guardò don Clemente seduto accanto al letto , sorrise . " Parole Sue della cara Santa Scolastica " diss ' egli . E continuò : " Siate puri nella vita perché altrimenti disonorerete Cristo davanti al mondo ; siate puri nel pensiero perché altrimenti disonorerete Cristo davanti agli spiriti di bontà e agli spiriti di nequizia che si combattono nelle anime dei viventi . " Detto così , egli cinse col braccio la testa del giovinetto biondo quasi a difenderla dal male e pregò nell ' anima per lui ch ' era forse la sua maggiore speranza . Poi ripigliò : " Siate santi , non cercate né lucri né onori , mettete in comune per le vostre opere di verità e di carità il superfluo misurato secondo la voce interna dello Spirito . Siate benefici amici a tutti i dolori umani nei quali v ' incontrerete , siate mansueti ai vostri offensori e derisori che saranno molti anche nell ' interno della Chiesa , siate intrepidi a fronte del male ; datevi alle necessità l ' uno dell ' altro ; perché se tali non vivrete non potrete servire lo Spirito di Verità e perché il mondo riconosca la Verità dai vostri frutti , perché i fratelli riconoscano dai vostri frutti che voi siete di Cristo . " Don Clemente si piegò sopra di lui per la pietà del suo respirare affannoso , gli disse piano che riposasse . Benedetto gli prese , gli strinse la mano , tacque alcuni istanti . Poi , levatigli in viso i grandi occhi lucenti , rispose : " Hora ruit . " E ricominciò : " Ciascuno di voi adempia i suoi doveri di culto come la Chiesa prescrive , secondo stretta giustizia e con perfetta obbedienza . Non prendete nomi per la vostra unione , né parlate mai collettivamente , né fatevi regole comuni oltre a queste che vi ho dette . Amatevi , l ' amore basta . E comunicate gli uni con gli altri . Molti lavorano nella Chiesa lo stesso lavoro al quale vi preparate voi con la preparazione morale che vi ho prescritta : voglio dire un lavoro di purificazione della fede e di penetrazione della fede purificata nella vita . Onorateli e apprendete da essi ma non fateli partecipi della vostra unione se spontaneamente non vengano a voi per mettere il loro superfluo in comune . Questo sarà il segno che Iddio li manda a voi . " Qui Benedetto s ' interruppe , pregò dolcemente Giovanni Selva di venirgli più vicino . " Desidero vederla " diss ' egli . " Quello che ho detto e più ancora quello che dirò è nato da Lei . " Stese la mano a prendere quella di don Clemente , soggiunse : " Il padre lo sa . - Noi dobbiamo sentire Iddio presente in noi stessi ma dobbiamo anche sentirlo ciascuno di noi nell ' altro e io lo sento tanto in Lei . - Sì " proseguì volgendosi a don Clemente come per un appello alla sua autorità " questo è il fondamento vero della fraternità umana e per questo coloro che amano gli uomini e si figurano di essere freddi con Dio sono più vicini al Regno di tanti che si figurano di amare Dio e non amano gli uomini . " Il giovine prete che stava , quasi timidamente , dietro Selva , esclamò : " oh sì sì ! " Selva piegò il capo , sospirando . L ' alta figura bruna addossata a uno stipite della porta non si mosse , ma il suo sguardo fermo a Benedetto ebbe una intensità , una tenerezza , una tristezza indicibili . Don Clemente si piegò da capo all ' infermo , gli disse di sostare un poco ; anche la suora ne lo pregò . Mayda non parlò né parlarono i discepoli . Benedetto bevve un po ' d ' acqua , ringraziò e riprese il suo dire . " Purificate la fede per gli adulti ai quali è incomportabile il cibo degl ' infanti . Questa parte del vostro lavoro è per quelli che sono fuori della Chiesa , le appartengano di nome o no , per quelli ai quali voi vi mescolerete incessantemente . Lavorate a glorificare l ' idea di Dio adorando sopra ogni cosa la Verità e insegnando che non vi è verità contro Dio né contro la Sua legge . Badate però con altrettanta cura che gl ' infanti non accostino la bocca al cibo degli adulti . Non vi offenda una fede impura , una fede imperfetta dove pura è la vita e giusta è la coscienza ; perché rispetto alle profondità infinite di Dio poca differenza vi è tra la fede della femminetta e la fede vostra e se la coscienza della femminetta è giusta , se la sua vita è pura , voi non passerete avanti a lei nel Regno dei Cieli . Non pubblicate mai scritti intorno a questioni religiose difficili perché sieno venduti ma distribuiteli secondo prudenza e mai non vi apponete il vostro nome . " Lavorate per la penetrazione della fede purificata nella vita . Questo lavoro è per quelli che nella Chiesa sono e nella Chiesa vogliono essere e si chiamano turba , popolo infinito ; per coloro che veramente credono nei dogmi e si compiacerebbero di crederne anche più , che veramente credono nei miracoli e si compiacciono di crederne anche più , ma veramente non credono nelle Beatitudini , che dicono a Cristo : " Signore , Signore ! " ma pensano che sarebbe troppo duro di fare tutta la Sua volontà e neppure hanno zelo di cercarla nel Libro Santo e non sanno che religione è sopra tutto azione e vita . A costoro che pregano abbondantemente , spesso idolatricamente , insegnate voi a praticare , oltre alle preghiere prescritte , anche la preghiera mistica in cui è la fede più pura , la più perfetta speranza , la più perfetta carità , che purifica per sé l ' anima e purifica la vita . Vi dico io di prendere pubblicamente il posto dei Pastori ? No ; ciascuno lavori nella propria famiglia , ciascuno lavori fra i propri amici , chi può lavori nel libro . Così lavorerete anche il terreno onde i Pastori sorgono . " Figli miei , non vi prometto che rinnoverete il mondo . Lavorerete nella notte senza profitto apparente come Pietro e i suoi compagni sul mare di Galilea , ma Cristo alfine verrà e allora il vostro guadagno sarà grande . " Tacque , pregò per i suoi discepoli , sospirò nella prescienza di molto loro soffrire da molte specie di nemici e disse le ultime parole : " Più tardi le vostre preghiere ; adesso il vostro bacio . " I discepoli domandarono a una voce di essere benedetti . Egli si schermì , disse di non sentirsi degno : " Non sono che il povero cieco , al quale il Signore ha aperti gli occhi col fango . " Don Clemente non parve udire , s ' inginocchiò dicendo : " Anche me . " Benedetto gl ' impose con umile obbedienza la mano sul capo , disse le parole latine della benedizione rituale e lo baciò . Così fece agli altri , uno per uno . Parve a ciascuno sentirsi fluire nell ' interno da quella mano il vento dello Spirito . Quando fu la volta del prete , questi mormorò : " Maestro , e noi ? " Il morente si raccolse alcuni istanti , rispose : " Siate poveri , vivete da poveri , siate perfetti , non compiacetevi né di titoli né di vesti di onore , non dell ' autorità personale né dell ' autorità collettiva , amate coloro che vi odiano , astenetevi dalle parti , pacificate nel nome di Dio , non accettate uffici civili , non tiranneggiate le anime né vogliate governarle troppo , non fate culture artificiali di sacerdoti , pregate Dio di esser molti ma non temete di esser pochi ; non crediate che vi abbisogni molta scienza umana , solo vi abbisogna molto rispetto per la ragione e molta fede nella Verità universale e inscindibile . " Ultima si avvicinò Maria Selva . S ' inginocchiò a due passi dal letto . L ' infermo le sorrise , le fe ' cenno di alzarsi . " La ho già benedetta in Suo marito " diss ' egli . " Non li so distinguere . Ella è una parte dell ' anima sua . Ella è il suo coraggio , lo sia sempre più nelle ore penose che lo aspettano . E siate insieme la poesia dell ' amore cristiano fino all ' ultimo . Fermatevi ora qui un poco tutt ' e due . " La luce venne meno rapidamente nella camera mentre i discepoli uscivano . Si udì il rombo del tuono , la suora andò a chiudere la finestra . Prima guardò nel giardino , esclamò : " poverini ! " Benedetto udì , volle sapere , apprese che il giardino formicolava di persone venute per vederlo , che una pioggia tempestosa era imminente . Pregò i Selva di attendere e Mayda di far entrare il popolo . Un calpestio pesante suonò sulla scaletta di legno . La porta si aperse , parecchi popolani entrarono adagio in punta di piedi . In un momento la camera fu piena . Una calca di teste scoperte si affacciava alla porta . Nessuno parlava , tutti guardavano Benedetto , smarriti , riverenti . Benedetto salutò colle due mani , a braccia aperte . " Vi ringrazio " diss ' egli . " Pregate come certo a qualcuno di voi ho insegnato . E Dio sia con voi , sempre . " Un omone grande gli rispose , tutto rosso : " Noi si pregherà ma Lei non more , sa . Lei non creda sta cosa . Però ce benedica . " " Sì , ce benedica " suonò da ogni parte . " Ce benedica . " Intanto dalla scaletta venivano voci impazienti di gente che voleva e non poteva salire . Benedetto disse qualche cosa , piano , a don Clemente . Don Clemente ordinò che i presenti sfilassero davanti al letto uscendo poi dalla camera perché potessero sfilare anche gli altri . A uno a uno passarono tutti . Erano genterella del Testaccio , operai , garzoni di negozio , venditrici di frutta , piccoli merciaiuoli , accattoni . Benedetto andava ripetendo di tanto in tanto , con voce stanca , parole di congedo . - Addio . - Pregate per me . - A rivederci in paradiso . - Chi passando davanti lui piegava il ginocchio in silenzio , chi toccava il letto e si faceva il segno della croce , chi gli raccomandava sé o persone care , chi gli diceva benedizioni . Uno gli domandò perdono di aver creduto ai suoi calunniatori . Fu allora una sequela di " anche a me , anche a me . " Passò la gobbina di via della Marmorata , cominciò a raccontargli piangendo che il suo vecchio prete si era confessato e avrebbe voluto dirgli tutta la sua gratitudine . Chi seguiva la spinse via ed ella passò per sempre dagli occhi di lui . Tanti così gli passarono davanti l ' ultima volta e piangendo si allontanarono da lui per sempre , ch ' egli aveva consolati nello spirito e nel corpo . Molti ne riconobbe e salutò col gesto . Quelli giravano via pure girando il volto lagrimoso continuamente a lui . La fila che scendeva sfiorando sulla scaletta la fila che saliva , le antecipava le impressioni della camera dolorosa . - Ah che viso ! - Ah che voce ! - Dio , muore ! - È un angelo di Dio ! - Vedrete ! - Ci ha il paradiso negli occhi ! - E non pochi mormoravano maledizioni agi ' infamacci che lo avevano calunniato , non pochi parlavano , fremendo , di veleno e di assassinio . Dio , portato via dai questurini , ritornava così ! Un lugubre tuonare continuo e il gran pianto uguale della pioggia coprivano i sussurri pietosi e irosi . Finito di scolare il fiume del popolo , Mayda fece aprire la finestra perché l ' aria si era viziata . Benedetto pregò che gli alzassero un poco il capo , desiderando vedere il gran pino inclinato al Celio . La verde livida corona dell ' ombrello tagliava obliqua il cielo tempestoso . La guardò a lungo . Riadagiato il capo sul guanciale , accennò a don Clemente di piegarsi verso di lui , gli disse , quasi all ' orecchio : " Sa , quando mi hanno portato qua dalla villa , ho sentito un fortissimo impulso a pregare che mi portassero sotto il pino che si vede dalla finestra , per morire lì . Ma ho anche pensato subito ch ' era una cosa troppo voluta , e che non era buona . E poi - soggiunse sorridendo - sarebbe sempre mancato l 'abito." Un lieve moto delle labbra di don Clemente gli rivelò ch ' egli aveva recato l ' abito con sé da Subiaco . N ' ebbe un assalto di commozione intensa . Giunte le mani , stette in silenzio fino a che durò la lotta interna fra il desiderio che la Visione si compiesse e la coscienza che non si sarebbe compiuta naturalmente . Si raccolse in un atto di abbandono alla Divina Volontà . " Il Signore vuole che io muoia qui " diss ' egli . " Però mi permette di avere almeno l ' abito sul letto prima di morire . " Don Clemente si chinò sopra di lui e lo baciò in fronte . Intanto i Selva attendevano in disparte . Benedetto li chiamò a sé , disse loro che avrebbe ricevuto la signora Dessalle fra mezz ' ora , ma che la pregava di non venire sola . Poteva venire con loro . Insieme ai Selva uscì anche Mayda . La suora dormicchiava . Allora Benedetto pregò don Clemente di recarsi poi dal Pontefice , di dirgli come la fine della Visione non si fosse avverata , come quindi tutto l ' apparente miracoloso della sua vita svanisse , come finalmente egli avesse sentita con grande dolcezza , prima di morire , la benedizione del Papa . " E gli dica " finì " che spero di poter parlare ancora nel suo cuore . " L ' ambascia era diminuita ma la voce si affiochiva , le forze venivano mancando colla febbre . Don Clemente gli prese e tenne a lungo il polso . Poi si alzò . " Lei va a prendere l ' abito ? " mormorò Benedetto con un sorriso dolcissimo . Il bel viso del padre si coperse di rossore . Egli vinse presto il sentimento umano che gli consigliava di simulare , e rispose : " Sì , caro . Credo che sia il tempo . " " Che ore sono ? " " Le cinque e mezzo . " " Lei crede alle sette ? Alle otto ? " " No , non così presto , ma desidero che tu abbia questa consolazione subito . " In un salottino della villa , Giovanni Selva , guardato l ' orologio , disse a sua moglie : "Andate." L ' intelligenza era che con Jeanne andassero da Benedetto Maria e Noemi . Questa stese le mani a suo cognato . " Sai " diss ' ella , tutta tremante " vado a dargli una notizia che riguarda l ' anima mia . Non ti offendere se la do a lui prima che a te . " Jeanne intuì la notizia che Noemi avrebbe portato al morente : la sua prossima conversione al Cattolicismo . Tutta la forza ch ' ell ' aveva raccolto in sé per il momento supremo l ' abbandonò . Abbracciò Noemi e scoppiò in lagrime . I Selva le fecero animo , ingannandosi circa quel pianto . Ella pregò , fra i singhiozzi , che andassero , che andassero ; a lei era impossibile di venire . Noemi sola intese . Jeanne non voleva venire perché aveva indovinato e non poteva fare quanto avrebbe fatto lei . La supplicò , la scongiurò , le mormorò tenendola abbracciata : " perché non cedi , in questo momento ? " Jeanne rispose solamente , singhiozzando : " Oh tu mi capisci ! " E perché Noemi protestava di non voler più andare , la supplicò alla sua volta di andare , di andare subito , di non tardare a dargli questa consolazione . Ella non poteva , non poteva , non poteva ! Non ci fu verso di smuoverla . Un domestico venne a chiamare Selva . Maria e Noemi uscirono . Rimasta sola , Jeanne ebbe un momento l ' idea di raggiungerle , di arrendersi , di andargli a dire ella pure una parola di gioia . Cadde ginocchioni , stese le braccia , quasi a lui che le stesse davanti , singhiozzò : " caro , caro , come ti potrei ingannare ? " Aveva lottato più volte col proprio scetticismo imperioso e sempre invano . Uno slancio di dedizione alla fede , lo sapeva , non sarebbe stato durevole . " Perché non mi vuoi sola ? " gemette ancora , sempre ginocchioni . " Perché non mi vuoi sola ? Perché le coscienze pie non si offendano ? Perché la mia disperazione non ti turbi ? Perché non mi vuoi sola ? Posso io dire davanti a loro quello che ho dentro di me ? Tu che sei buono come il tuo Signore Gesù , perché non mi vuoi sola ? Oh ! " Ella scattò in piedi , convinta che se Piero la udisse risponderebbe " sì , vieni . " Stette un attimo come impietrata , colle mani alle tempie ; e mosse poi lentamente , simile a una sonnambula , uscì del salotto , attraversò il vestibolo , scese in giardino . Pioveva tanto dirottamente , il cielo , corso tuttora di tempo in tempo dal tuono , era tanto fosco che prima delle sei , quella sera di febbraio , pareva già quasi notte . Jeanne entrò come stava , a capo scoperto , nella pioggia fitta e fredda , prese , senz ' affrettar il passo , non il viale degli aranci a destra ma il sentiero che scende a sinistra fra due righe di grandi agavi a un boschetto di lauri , di cipressi e di ulivi cui si aggrappano rose . Passò dal gran pino che guarda il Celio e girando al basso verso destra per un lungo arco di via , si condusse alla fonte che un avello antico raccoglie nel pendìo ripido fra una cintura di mirti , pochi passi più giù che la casina del giardiniere . Ivi si fermò . Una finestra della casina luceva ; certo la finestra di Piero . Vi passò un ' ombra ; forse Noemi ! Jeanne sedette sull ' orlo marmoreo della vasca . Era possibile di affogare lì dentro ? Avrebbe cercato di morire se non ci fosse Carlino ? Pensieri vani ; non vi si trattenne . Attese , attese , sotto la pioggia fredda , con gli occhi e l ' anima fermi alla finestra lucente . Altre ombre . Partono , adesso ? Sì , forse partono Maria e Noemi ma non lasceranno Piero solo . Ci sarà Mayda , ci sarà il benedettino , ci sarà la suora . Ebbene , ella tenterà . Un passo frettoloso nel viale degli aranci ; qualcuno che si avvia alla casina . Jeanne , che si era alzata , torna a sedere . Ecco , quell ' ignoto è entrato . Movimento di ombre alla finestra . Due persone escono parlando vivacemente ; le voci del professore e di Giovanni Selva . Pare che parlino di qualcuno venuto a prendere notizie . Altre persone escono , l ' acqua delle grondaie mormora sugli ombrelli . Devono esser loro , Maria e Noemi . Jeanne si alza da capo , si avvia . Passa l ' uscio della casina , vede gente nella cucina del giardiniere , prega una ragazza di salire a vedere presso l ' ammalato , chi ci sta . Quella esita , cerca schermirsi , ma poi va , scende subito . Ci stanno il prete e la suora . Jeanne domanda un po ' di carta , una matita , un lume . Comincia a scrivere : " Padre - Mi rivolgo ... " S ' interrompe , sta in ascolto . Qualcuno scende la scaletta di legno . Un passo d ' uomo ; dunque il padre . Allora gli parlerà . Butta via la matita , gli va incontro sulla scaletta . È scuro , don Clemente la scambia per Maria Selva . " È quieto " dice , prima ch ' ell ' apra bocca . " Pare che dorma . Gli ha fatto tanto bene quello che Sua sorella gli ha detto . Il professore crede che passerà la notte . Faccia venire anche l ' altra signora . L ' ha domandata . Credevo che fossero andate a prenderla . " Jeanne tace , si fa da banda . Egli dice " permesso " e passa senza guardarla , va in cucina per avere un po ' di pane e un po ' d ' acqua , digiuno com ' è dalla sera precedente . Jeanne trema come una foglia . Egli l ' ha domandata ! Queste parole , il favore del caso le danno le vertigini . Sale piano piano , spinge l ' uscio piano piano . La suora la vede , fa per alzarsi . Ella le accenna , col dito alla bocca , di non si muovere , si accosta piano piano al letto , vede una lunga cosa nera distesa sulle coltri , si arresta esterrefatta , non comprende . Ode un lievissimo gemito . Il giacente alza la mano destra con un gesto vago , come se cercasse qualche cosa . La suora si alza ma Jeanne , più pronta , è di slancio al guanciale , si china su Piero che ha ripreso a gemere , ad agitar la mano . Jeanne lo interroga affannosa , egli non risponde , geme , guarda qualche cosa accanto al letto e Jeanne offre un bicchiere d ' acqua , gli vede scotere il capo , si dispera di non capire . Ah , il Crocifisso , il Crocifisso ! La suora alza il lume da terra , Jeanne porge il Crocifisso a Piero che gli affligge le labbra e la guarda , la guarda con gli occhi grandi , vitrei , dov ' è la morte . La suora getta un grido , corre a chiamare il padre . Piero guarda Jeanne , guarda Jeanne , si sforza di prendere il Crocifisso a due mani , di alzarlo verso lei , le sue labbra si agitano , si agitano , non ne esce suono . Jeanne si raccoglie nelle proprie le mani di Piero , bacia il Crocifisso di un bacio appassionato . Egli chiude allora gli occhi , il suo volto s ' irradia di un sorriso , si piega un poco sulla spalla destra , non si move più . FINE . 95
PICCOLO MONDO ANTICO ( FOGAZZARO ANTONIO , 1895 )
Narrativa ,
ÿþA Luisa Venini Campioni A Lei carissima Luisa , che tante persone e cose del piccolo mondo valsoldese ebbe familiari ; a Lei , devota e fedele amica di due care anime che ci aspettano nell ' eternità , offro nel nome loro e nel nome di un altro morto a Lei diletto il libro che queste sacre memorie e non queste sole , segretamente richiama . Antonio Fogazzaro PARTE PRIMA 1 . Risotto e tartufi Soffiava sul lago una breva fredda , infuriata di voler cacciar le nubi grigie , pesanti sui cocuzzoli scuri delle montagne . Infatti , quando i Pasotti , scendendo da Albogasio Superiore , arrivarono a Casarico , non pioveva ancora . Le onde stramazzavano tuonando sulla riva , sconquassavan le barche incatenate , mostravano qua e là , sino all ' opposta sponda austera del Doi , un lingueggiar di spume bianche . Ma giù a ponente , in fondo al lago , si vedeva un chiaro , un principio di calma , una stanchezza della breva ; e dietro al cupo monte di Caprino usciva il primo fumo di pioggia . Pasotti , in soprabito nero di cerimonia , col cappello a staio in testa e la grossa mazza di bambù in mano , camminava nervoso per la riva , guardava di qua , guardava di là , si fermava a picchiar forte la mazza a terra , chiamando quell ' asino di barcaiuolo che non compariva . Il piccolo battello nero con i cuscini rossi , la tenda bianca e rossa , il sedile posticcio di parata piantato a traverso , i remi pronti e incrociati a poppa , si dibatteva , percosso dalle onde , fra due barconi carichi di carbone che oscillavano appena . « Pin ! » , gridava Pasotti sempre più arrabbiato . « Pin ! » Non rispondeva che l ' eguale , assiduo tuonar delle onde sulla riva , il cozzar delle barche fra loro . Non c ' era , si sarebbe detto , un cane vivo in tutto Casarico . Solo una vecchia voce flebile , una voce velata da ventriloquo , gemeva dalle tenebre del portico : « Andiamo a piedi ! Andiamo a piedi ! » Finalmente il Pin comparve dalla parte di San Mamette . « Oh là ! » , gli fece Pasotti alzando le braccia . Quegli si mise a correre . « Animale ! » , urlò Pasotti . « T ' han posto un nome di cane per qualche cosa ! » « Andiamo a piedi , Pasotti » , gemeva la voce flebile . « Andiamo a piedi ! » Pasotti tempestò ancora col barcaiuolo che staccava in fretta la catena del suo battello da un anello infisso nella riva . Poi si voltò con una faccia imperiosa verso il portico e accennò a qualcuno , piegando il mento , di venire . « Andiamo a piedi , Pasotti ! » , gemette ancora la voce . Egli si strinse nelle spalle , fece con la mano un brusco atto di comando , e discese verso il battello . Allora comparve ad un ' arcata del portico una vecchia signora , stretta la magra persona in uno scialle d ' India , sotto al quale usciva la gonna di seta nera , chiusa la testa in un cappellino di città , sperticatamente alto , guernito di rosette gialle e di pizzi neri . Due ricci neri le incorniciavano il viso rugoso dove s ' aprivano due grandi occhi dolci , annebbiati , una gran bocca ombreggiata di leggeri baffi . « Oh , Pin » , diss ' ella giungendo i guanti canarini e fermandosi sulla riva a guardar pietosamente il barcaiuolo . « Dobbiamo proprio andare con un lago di questa sorte ? » Suo marito le fece un altro gesto più imperioso , un ' altra faccia più brusca della prima . La povera donna sdrucciolò giù in silenzio al battello e vi fu fatta salire , tutta tremante . « Mi raccomando alla Madonna della Caravina , caro il mio Pin » , diss ' ella . « Un lago così brutto ! » Il barcaiuolo negò del capo , sorridendo . « A proposito » , esclamò Pasotti « hai la vela ? » « Ce l ' ho su in casa » , rispose Pin . « Debbo andare a prenderla ? La signora qui avrà paura , forse . E poi , ecco là che vien l ' acqua ! » « Va ' ! » , fece Pasotti . La signora , sorda come un battaglio di campana , non udì verbo di questo colloquio , si meravigliò molto di veder Pin correr via e chiese a suo marito dove andasse . « La vela ! » , le gridò Pasotti sul viso . Colei stava lì tutta china , a bocca spalancata , per raccogliere un po ' di voce , ma inutilmente . « La vela ! » , ripeté l ' altro , più forte , con le mani accostate al viso . Ella sospettò d ' aver capito , trasalì di spavento , fece in aria col dito un geroglifico interrogativo . Pasotti rispose tracciando pure in aria un arco immaginario e soffiandovi dentro ; poi affermò del capo , in silenzio . Sua moglie , convulsa , si alzò per uscire . « Vado fuori ! » , diss ' ella angosciosamente . « Vado fuori ! Vado a piedi ! » Suo marito l ' afferrò per un braccio , la trasse a sedere , le piantò addosso due occhi di fuoco . Intanto il barcaiuolo ritornò con la vela . La povera signora si contorceva , sospirava , aveva le lagrime agli occhi , gittava alla riva delle occhiate pietose , ma taceva . L ' albero fu rizzato , i due capi inferiori della vela furono legati , e la barca stava per prender il largo , quando un vocione mugghiò dal portico : « To ' , to ' , il signor Controllore ! » , e ne sbucò un pretone rubicondo , con una pancia gloriosa , un gran cappello di paglia nera , il sigaro in bocca e l ' ombrello sotto il braccio . « Oh , curatone ! » , esclamò Pasotti . « Bravo ! È di pranzo ? Viene a Cressogno con noi ? » « Se mi toglie ! » , rispose il curato di Puria , scendendo verso il battello . « To ' to ' che c ' è anche la signora Barborin ! » Il faccione diventò amabile amabile , il vocione dolce dolce . « Ha in corpo una paura d ' inferno , povera diavola » , ghignò Pasotti , mentre il curato faceva degli inchinetti e dei sorrisetti alla signora , cui quel minacciato soprappiù di peso metteva un nuovo terrore . Ella si mise a gesticolare in silenzio come se gli altri fossero stati sordi peggio di lei . Additava il lago , la vela , la mole del curato enorme , alzava gli occhi al cielo , si metteva le mani sul cuore , se ne copriva il viso . « Peso mica tanto » , disse il curato , ridendo . « Tâs giò , ti » , soggiunse rivolto a Pin , che aveva sussurrato irriverentemente : « Ona bella tenca » . « Sapete » , esclamò Pasotti , « cosa faremo perché le passi la paura ? Pin , hai un tavolino e un mazzo di tarocchi ? » « Magari un po ' unti » , rispose Pin , « ma li ho . » Ci volle del buono per far capire alla signora Barbara , detta comunemente Barborin , di che si trattasse adesso . Non lo voleva intendere , neanche quando suo marito le cacciò in mano , per forza , un mazzo di carte schifose . Ma per ora non era possibile , giuocare . La barca avanzava faticosamente , a forza di remi , verso la foce del fiume di S . Mamette , dove si sarebbe potuto alzar la vela , e i cavalloni sbattuti indietro dalle rive si arruffavano con i sopravvegnenti , facevano ballare il battello fra un bollimento di creste spumose . La signora piangeva . Pasotti imprecava a Pin che non s ' era tenuto bastantemente al largo . Allora il curatone , afferrati due remi , ben piantata la gran persona in mezzo al battello , si mise a lavorar di schiena , tanto che in quattro colpi si uscì dal cattivo passo . La vela fu alzata , e il battello scivolò via liscio , a seconda , con un sommesso gorgoglio sotto la chiglia , con ondular lento e blando . Il prete sedette allora sorridente accanto alla signora Barborin che chiudeva gli occhi e mormorava giaculatorie . Ma Pasotti batteva impaziente il mazzo dei tarocchi sul tavolino e bisognò giuocare . Intanto la pioggia grigia veniva avanti adagio adagio , velando le montagne , soffocando la breva . La signora andava ripigliando fiato a misura che ne perdeva il vento , giuocava rassegnata , pigliandosi in pace gli spropositi propri e le sfuriate di suo marito . Quando la pioggia incominciò a mormorar sulla tenda del battello e sull ' onda morta che andava tutt ' ora , quasi senz ' aria , agli scogli del Tentiòn ; quando il barcaiuolo pensò bene di calar la vela e di riprendere i remi , la signora Barborin respirò del tutto . « Caro il mio Pin ! » , diss ' ella teneramente ; e si mise a giuocar a tarocchi con uno zelo , con un brio , con una beatitudine in viso , che non si turbavano né di spropositi né di strapazzate . Molti giorni di breva e di pioggia , di sole e di tempeste sorsero e tramontarono sul lago di Lugano , sui monti della Valsolda , dopo quella partita a tarocchi giuocata dalla signora Pasotti , da suo marito , controllore delle dogane a riposo , e dal curatone di Puria , nel battello che costeggiava lento , in mezzo ad una nebbiolina di pioggia , le scogliere di S . Mamette e Cressogno . Quando rivedo nella memoria qualche casupola nera che ora specchia nel lago le sue gale di zotica arricchita , qualche gaia palazzina elegante che ora decade in un silenzioso disordine ; il vecchio gelso di Oria , il vecchio faggio della Madonnina , caduti con le generazioni che li veneravano ; tante figure umane piene di rancori che si credevano eterni , di arguzie che parevano inesauribili , fedeli ad abitudini di cui si sarebbe detto che solo un cataclisma universale potesse interromperle , figure non meno familiari di quegli alberi alle generazioni passate , e scomparse con essi , quel tempo mi pare lontano da noi molto più del vero , come al barcaiuolo Pin , se si voltava a guardar il ponente , parevano lontani più del vero , dietro la pioggia , il San Salvatore e i monti di Carona . Era un tempo bigio e sonnolento , proprio come l ' aspetto del cielo e del lago , caduta la breva che aveva fatto tanta paura alla signora Pasotti . La gran breva del 1848 , dopo aver dato poche ore di sole e lottato un pezzo con le nuvole pesanti , spenta da tre anni , lasciava piovere e piovere i giorni quieti , foschi , silenziosi dove cammina questa mia umile storia . I re e le regine di tarocchi , il Mondo , il Matto e il Bagatto erano in quel tempo e in quel paese personaggi d ' importanza , minute potenze tollerate benevolmente nel seno del grande tacito impero d ' Austria , dove le loro inimicizie , le loro alleanze , le loro guerre erano il solo argomento politico di cui si potesse liberamente discutere . Anche Pin , remando , ficcava avidamente sopra le carte della signora Barborin il suo adunco naso curioso , e lo ritraeva a malincuore . Una volta restò dal remare per tenervelo su e vedere come la povera donna se la sarebbe cavata da un passo difficile , cosa avrebbe fatto di una certa carta pericolosa a giuocare e pericolosa a tenere . Suo marito picchiava impaziente sul tavolino , il curatone palpava con un sorriso beato le proprie carte , e lei si stringeva le sue al petto , ridendo e gemendo , sbirciando ora l ' uno ora l ' altro de ' suoi compagni . « Ha il Matto in mano » , sussurrò il curato . « Fa sempre così , lei , quando ha il Matto » , disse Pasotti e gridò picchiando : « Giù questo Matto ! » . « Io lo butto nel lago » , diss ' ella . Gittò un ' occhiata a prora e trovò lo scampo di osservare che si toccava Cressogno , ch ' era tempo di smettere . Suo marito sbuffò alquanto , ma poi si rassegnò a infilare i guanti . « Trota , oggi , curato » , diss ' egli mentre l ' umile sposa glieli abbottonava . « Tartufi bianchi , francolini e vin di Ghemme . » « Lo sa , lo sa , lo sa ? » , esclamò il curato . « Lo so anch ' io . Me l ' ha detto il cuoco , ieri , a Lugano . Che miracoli , eh , la signora marchesa ! » « Ma , miracoli ? Pranzo di Sant ' Orsola , intanto ; e poi invito di signore : le Carabelli madre e figlia ; quelle Carabelli di Loveno , sa ? » « Ah sì ? » , fece il curato . « E ci sarebbe qualche progetto ... ? Ecco là don Franco in barca . Ehi , che bandiera , il giovinotto ! Non gliel ' ho mai vista . » Pasotti alzò la tenda del battello , per vedere . Poco discosto una barca dalla bandiera bianca e azzurra si cullava in un comune moto di saliscendi , in una comune stanchezza con l ' onda . A poppa , sotto la bandiera , v ' era seduto don Franco Maironi , l ' abiatico della vecchia marchesa Orsola che dava il pranzo . Pasotti lo vide alzarsi , dar di piglio ai remi e allontanarsi remando adagio , verso l ' alto lago , verso il golfo selvaggio del Dòi ; la bandiera bianca e azzurra si spiegava tutta , sventolava sulla scia . « Dove va , quell ' originale ? » , diss ' egli . E brontolò fra i denti , con una forzata raucedine da barabba milanese : « Antipatico ! » « Dicono ch ' è così di talento ! » , osservò il prete . « Testa pessima » , sentenziò l ' altro . « Molta boria , poco sapere , nessuna civiltà . » « È mezzo marcio » , soggiunse . « Se fossi io quella signorina ... » « Quale ? » , chiese il curato . « La Carabelli . » « Tenga a mente , signor Controllore . Se i francolini e i tartufi bianchi sono per la popòla Carabelli , son buttati via . » « Sa qualche cosa , Lei ? » , disse piano Pasotti con una vampa di curiosità negli occhi . Il prete non rispose perché in quel punto la prora strisciò sulla rena , toccò all ' approdo . Egli uscì il primo ; quindi Pasotti diede a sua moglie , con una rapida mimica imperiosa , non so quali istruzioni , e uscì anche lui . La povera donna venne fuori per l ' ultima , tutta rinfagottata nel suo scialle d ' India , tutta curva sotto il cappellone nero dalle rosette gialle , barcollando , mettendo avanti le grosse mani dai guanti canarini . I due ricci pendenti a lato della sua mansueta bruttezza avevano un particolare accento di rassegnazione sotto l ' ombrello del marito , proprietario , ispettore e geloso custode di tante eleganze . I tre salirono al portico col quale la villetta Maironi cavalca , da ponente , la via dell ' approdo alla chiesa parrocchiale di Cressogno . Il curato e Pasotti fiutavano , tra un sospiro di dolcezza e l ' altro , certo indistinto odore caldo che vaporava dal vestibolo aperto della villa . « Ehi , risotto , risotto » , sussurrò il prete con un lume di cupidigia in faccia . Pasotti , naso fine , scosse il capo aggrottando le ciglia , con manifesto disprezzo di quell ' altro naso . « Risotto no » , diss ' egli . « Come , risotto no ? » , esclamò il prete , piccato . « Risotto sì . Risotto ai tartufi ; non sente ? » Si fermarono ambedue a mezzo il vestibolo , fiutando l ' aria come bracchi , rumorosamente . « Lei , caro il mio curato , mi faccia il piacere di parlare di posciandra » , disse Pasotti dopo una lunga pausa , alludendo a certa rozza pietanza paesana di cavoli e salsicce . « Tartufi si , risotto no . » « Posciandra , posciandra » , borbottò l ' altro , un poco offeso . « Quanto a quello ... » La povera mansueta signora capì che litigavano , si spaventò e si mise a cacciar puntate al soffitto coll ' indice destro , per significare che lassù potevano udire . Suo marito le afferrò la mano in aria , le accennò di fiutare e poi le soffiò nella bocca spalancata : « Risotto ! » Lei esitava , non avendo udito bene . Pasotti si strinse nelle spalle . « Non capisce un accidente » , diss ' egli : « il tempo cambia » ; e salì la scala seguito da sua moglie . Il grosso curato volle dare un ' altra occhiata alla barca di don Franco . « Altro che Carabelli ! » , pensò ; e fu richiamato subito dalla signora Barborin che gli raccomandò di metterlesi vicino a tavola . Aveva tanta soggezione , povera creatura ! I fumi delle casseruole empivano anche la scala di tepide fragranze . « Risotto no » , disse piano l ' avanguardia . « Risotto sì » , rispose sullo stesso tono la retroguardia . E così continuarono , sempre più piano , « risotto sì » , « risotto no » fino a che Pasotti spinse l ' uscio della sala rossa , abituale soggiorno della padrona di casa . Un brutto cagnolino smilzo trottò abbaiando incontro alla signora Barborin che cercava di sorridere mentre Pasotti metteva la sua faccia più ossequiosa e il curato , entrando ultimo con un faccione dolce dolce , mandava in cuor suo all ' inferno la maledetta bestia . « Friend ! Qua ! Friend ! » , disse placidamente la vecchia marchesa . « Cara signora , caro Controllore , curato . » La grossa voce nasale parlava con la stessa flemma , con lo stesso tono agli ospiti e al cane . S ' era alzata per la signora Barborin ma senza fare un passo dal canapè , e stava lì in piedi , una tozza figura dagli occhi spenti e tardi sotto la fronte marmorea e la parrucca nera che le si arrotondava in due grossi lumaconi sulle tempie . Il viso doveva essere stato bello un tempo e serbava , nel suo pallore giallastro di marmo antico , certa maestà fredda che non mutava mai , come lo sguardo come la voce , per qualsiasi moto dell ' animo . Il curatone le fece due o tre inchini a scatto , stando alla larga , ma Pasotti le baciò la mano , e la signora Barborin , sentendosi gelare sotto quello sguardo morto , non sapeva come muoversi né che dire . Un ' altra signora si era alzata dal canapè all ' alzarsi della marchesa e stava guardando con sussiego la Pasotti , quel povero mucchietto di roba vecchia rinfagottato di roba nuova . « La signora Pasotti e suo marito » , disse la marchesa . « Donna Eugenia Carabelli . » Donna Eugenia piegò appena il capo . Sua figlia , donna Carolina , stava in piedi presso la finestra discorrendo con una favorita della marchesa , nipote del suo fattore . La marchesa non stimò necessario d ' incomodarla per presentarle i nuovi venuti e , fattili sedere , riprese una pacata conversazione con donna Eugenia sulle loro comuni conoscenze milanesi , mentre Friend faceva , fiutando e starnutendo , il giro dello scialle canforato della Pasotti , si strofinava sui polpacci del curato e guardava Pasotti con i suoi occhietti umidi e afflitti , senza toccarlo , come se intendesse che il padrone dello scialle indiano , malgrado la sua faccia amabile , gli avrebbe torto il collo volentieri . La marchesa Orsola teneva in moto la sua solita grossa voce sonnolenta e la Carabelli si studiava , rispondendo , di rendere amabile la sua grossa voce imperiosa , ma non sfuggì agli occhi penetranti e al maligno ingegno di Pasotti che le due vecchie dame dissimulavano , la Maironi più e la Carabelli meno , un comune malcontento . Ciascuna volta che l ' uscio si apriva , gli occhi spenti dell ' uno e gli occhi foschi dell ' altra si volgevano là . Una volta entrò il prefetto del Santuario della Caravina col piccolo signor Paolo Sala detto « el Paolin » e col grosso signor Paolo Pozzi detto « el Paolon » , compagni indivisibili . Un ' altra volta entrò il marchese Bianchi , di Oria , antico ufficiale del regno d ' Italia , con la sua figliuola , una nobile figura di vecchio cavalleresco soldato accanto a una seducente figura di fanciulla briosa . Sì la prima che la seconda volta un ' ombra di corruccio passò sul viso della Carabelli . Anche la figlia di costei girava pronta gli occhi all ' uscio , quando si apriva , ma poi chiacchierava e rideva più di prima . « E don Franco , marchesa ? Come sta don Franco ? » , disse il maligno Pasotti , con voce melliflua , porgendo alla marchesa la tabacchiera aperta . « Grazie tante » , rispose la marchesa piegandosi un poco e ficcando due grosse dita nel tabacco : « Franco ? a dirle la verità sono un poco in angustia . Stamattina non si sentiva bene e adesso non lo vedo . Non vorrei ... » « Don Franco ? » , disse il marchese . « È in barca . L ' abbiamo visto un momento fa che remava come un barcaiuolo . » Donna Eugenia spiegò il ventaglio . « Bravo ! » , diss ' ella facendosi vento in fretta e in furia . « È un bellissimo divertimento . » Chiuse il ventaglio d ' un colpo e si mise a mordicchiarlo con le labbra . « Avrà avuto bisogno di prender aria » , osservò la marchesa nel suo naso imperturbabile . « Avrà avuto bisogno di prender acqua » , mormorò il prefetto della Caravina con gli occhi scintillanti di malizia . « Piove ! » « Don Franco viene adesso , signora marchesa » , disse la nipote del fattore dopo aver dato un ' occhiata al lago . « Va bene » , rispose il naso sonnacchioso . « Spero che stia meglio , altrimenti non dirà due parole . Un ragazzo sanissimo ma apprensivo . Senta , Controllore ; e il signor Giacomo ? Perché non si vede ? » « El sior Zacomo » , incominciò Pasotti canzonando il signor Giacomo Puttini , un vecchio celibatario veneto che dimorava da trent ' anni in Albogasio Superiore , presso la villa Pasotti . « El sior Zacomo ... » « Adagio » , lo interruppe la dama . « Non le permetto di burlarsi dei veneti , e poi non è vero che nel Veneto si dica Zacomo . » Ella era nata a Padova , e benché abitasse a Brescia da quasi mezzo secolo , il suo dire lombardo era ancora infetto da certe croniche patavinità . Mentre Pasotti protestava , con cerimonioso orrore , di aver solamente inteso imitar la voce dell ' ottimo suo vicino ed amico , l ' uscio si aperse una terza volta . Donna Eugenia , sapendo bene chi entrava , non degnò voltarsi a guardare , ma gli occhi spenti della marchesa si posarono con tutta flemma su don Franco . Don Franco , unico erede del nome Maironi , era figlio di un figlio della marchesa , morto a ventott ' anni . Aveva perduto la madre nascendo ed era sempre vissuto nella potestà della nonna Maironi . Alto e smilzo , portava una zazzera di capelli fulvi , irti , che l ' aveva fatto soprannominare el scovin d ' i nivol , lo scopanuvoli . Aveva occhi parlanti , d ' un ceruleo chiarissimo , una scarna faccia simpatica , mobile , pronta a colorarsi e a scolorarsi . Quella faccia accigliata diceva ora molto chiaramente : « Son qui , ma mi seccate assai » . « Come stai , Franco ? » , gli chiese la nonna , e soggiunse tosto senz ' aspettare risposta : « Guarda che donna Carolina desidera udire quel pezzo di Kalkbrenner . » « Oh no , sa » , disse la signorina volgendosi al giovine con aria svogliata . « L ' ho detto , sì , ma poi non mi piace , Kalkbrenner . Preferisco chiacchierare con le signorine . » Franco parve soddisfatto dell ' accoglienza ricevuta e andò senza aspettar altro a discorrere col curatone d ' un buon quadro antico che dovevano vedere insieme nella chiesa di Dasio . Donna Eugenia Carabelli fremeva . Ell ' era venuta con la figliuola da Loveno dopo un ' arcana azione diplomatica cui avevano preso parte altre potenze . Se questa visita si dovesse fare o no , se il decoro della famiglia Carabelli lo permettesse , se vi fosse quella probabilità di successo che donna Eugenia richiedeva , erano state le ultime questioni definite dalla diplomazia ; perché malgrado la vecchia relazione della mamma Carabelli e della nonna Maironi i giovani non s ' erano veduti che un paio di volte alla sfuggita ed erano i loro involucri di ricchezza e di nobiltà , di parentele e di amicizie , che si attraevano come si attraggono una goccia d ' acqua marina e una goccia d ' acqua dolce , benché le creature minuscole che vivono nell ' una e nell ' altra sieno condannate , se le due gocce si uniscono , a morirne . La marchesa aveva vinto il suo punto , apparentemente in grazia dell ' età , sostanzialmente in grazia dei denari , era stato accettato che l ' intervista seguisse a Cressogno , perché se Franco non aveva di proprio che la magra dote della madre , diciotto o ventimila lire austriache , la nonna sedeva , con quella sua flemmatica dignità , su qualche milione . Ora donna Eugenia , vedendo il contegno del giovine , fremeva contro la marchesa , contro chi aveva esposto lei e la sua ragazza a una umiliazione simile . Se avesse potuto soffiar via d ' un colpo la vecchia , suo nipote , la casa tetra e la compagnia uggiosa , lo avrebbe fatto con gioia ; ma conveniva dissimulare , parer indifferente , inghiottir lo smacco e il pranzo . La marchesa serbava la sua esterna placidità marmorea benché avesse il cuore pieno di dispetto e di maltalento contro suo nipote . Egli aveva osato chiederle , due anni prima , il permesso di sposare una signorina della Valsolda , civile , ma non ricca né nobile . Il reciso rifiuto della nonna aveva reso impossibile il matrimonio e persuasa la madre della ragazza a non più ricevere in casa don Franco ; ma la marchesa tenne per fermo che quella gente non avesse levato l ' occhio da ' suoi milioni . Era quindi venuta nel proposito di dar moglie a Franco assai presto per toglierlo dal pericolo ; e aveva cercato una ragazza ricca ma non troppo , nobile ma non troppo , intelligente ma non troppo . Trovatane una di questo stampo , la propose a Franco che si sdegnò fieramente e protestò di non voler prender moglie . La risposta era ben sospetta ed ella vigilò allora più che mai sui passi del nipote e di quella « madama Trappola » , poiché chiamava graziosamente così la signorina Luisa Rigey . La famiglia Rigey , composta di due sole signore , Luisa e sua madre , abitava in Valsolda , a Castello : non era difficile sorvegliarla . Pure la marchesa non poté venir a capo di nulla . Ma Pasotti le riferì una sera con molta ipocrisia d ' esitazioni e d ' inorriditi commenti che il prefetto della Caravina , stando a crocchio nella farmacia di S . Mamette con lui Pasotti , col signor Giacomo Puttini , col Paolin e col Paolon , aveva tenuto questo bel discorso : « Don Franco fa il morto da burla fino a che la vecchia lo farà sul serio » . Udita questa fine arguzia , la marchesa rispose nel suo pacifico naso « grazie tante » e cambiò discorso . Seppe quindi che la signora Rigey , sempre infermiccia , si trovava a mal partito per una ipertrofia di cuore e le parve che l ' umore di Franco se ne risentisse . Proprio allora le fu proposta la Carabelli . La Carabelli non era forse interamente di suo gusto , ma di fronte all ' altro pericolo non c ' era da esitare . Parlò a Franco . Stavolta Franco non si sdegnò , ascoltò distratto e disse che ci avrebbe pensato . Fu la sola ipocrisia , forse , della sua vita . La marchesa giuocò audacemente una carta grossa , fece venire la Carabelli . Ora lo vedeva bene , il giuoco era perduto . Don Franco non s ' era trovato all ' arrivo delle signore e aveva poi fatto una sola apparizione di pochi minuti . I suoi modi , durante quei pochi minuti , erano stati cortesi , ma la sua faccia no ; la sua faccia aveva parlato , secondo il solito , talmente chiaro , che la marchesa , affibbiandogli , come subito fece , una indisposizione , non poté ingannar nessuno . Però la vecchia dama non si persuase d ' aver giuocato male . Già dall ' età dei primi giudizi in poi , ella si era messa al punto di non riconoscersi mai un solo difetto né un solo torto , di non ferirsi mai , volontariamente , nel suo nobile e prediletto sé . Ora le piacque si supporre che dopo il suo sermone matrimoniale al nipote , gli fosse pervenuta nel mistero una parolina di miele , di vischio e di veleno . Se il suo disinganno aveva qualche lieve conforto era nel contegno della signorina Carabelli che mal celava la vivacità del proprio risentimento . ciò non piaceva alla marchesa . Il prefetto della Caravina non aveva torto se non forse un poco nella forma quando diceva sottovoce di lei : « L ' è on ' Aüstria p ... » . Come la vecchia Austria di quel tempo , la vecchia marchesa non amava nel suo impero gli spiriti vivaci . La sua volontà di ferro non ne tollerava altre vicino a sé . Le era già di troppo un indocile Lombardo - Veneto come il signor Franco , e la ragazza Carabelli , che aveva l ' aria di sentire e volere per conto proprio , sarebbe probabilmente riuscita in casa Maironi una suddita incomoda , una torbida Ungheria . Si annunciò il pranzo . Nella faccia rasa e nell ' abito grigio , mal tagliato , del domestico si riflettevano le idee aristocratiche della marchesa , temperate di abitudini econome . « E questo signor Giacomo , Controllore ? » , disse ella , senza muoversi . « Temo , marchesa » , rispose Pasotti . « L ' ho incontrato stamattina e gli ho detto : " Dunque , signor Giacomo , ci vediamo a pranzo ? " . È parso che gli mettessi una biscia in corpo . Ha cominciato a contorcersi e a soffiare : " Sì , credo , no so , forse , no digo , apff , ecco , propramente , Controllore gentilissimo , no so , insomma , e apff ! " . Non ne ho cavato altro . » La marchesa chiamò a sé il domestico e gli disse qualche cosa sottovoce . Quegli fece un inchino e si ritirò . Il curato di Puria si dondolava in su e in giù accarezzandosi le ginocchia nel desiderio del risotto ; ma la marchesa pareva petrificata sul canapè e perciò si petrificò anche lui . Gli altri si guardavano , muti . La povera signora Barborin , avendo visto il domestico , meravigliata di quella immobilità , di quelle facce sbalordite , inarcò le sopracciglia , interrogò con gli occhi ora suo marito , ora il Puria , ora il prefetto , sino a che una fulminea occhiata di Pasotti petrificò lei pure . " Se fosse bruciato il pranzo ! " , pensava componendosi un viso indifferente . " Se ci mandassero a casa ! Che fortuna ! " . Dopo due minuti il domestico ritornò e fece un inchino . « Andiamo » , disse la marchesa , alzandosi . La comitiva trovò in sala da pranzo un personaggio nuovo , un vecchietto piccolo , curvo , con due occhietti buoni e un lungo naso spiovente sul mento . « Veramente , signora marchesa » , disse costui tutto timido e umile , « io avrei già pranzato . » « Si accomodi , signor Viscontini » , rispose la marchesa che sapeva praticare l ' arte insolente della sordità come tutti coloro che assolutamente vogliono un mondo secondo il proprio comodo e il proprio gusto . L ' ometto non osò replicare , ma neanche osava sedere . « Coraggio , signor Viscontini ! » , gli disse il Paolin che gli era vicino . « Cosa fa ? » « Fa il quattordici di coppe » , mormorò il prefetto . Infatti l ' ottimo signor Viscontini , accordatore di pianoforti , venuto la mattina da Lugano per accordare il piano dei signori Zelbi di Cima e quello di don Franco , aveva pranzato al tocco a casa Zelbi , era quindi venuto a casa Maironi , e ora gli toccava di sostituire il signor Giacomo perché altrimenti i commensali sarebbero stati tredici . Un liquido bruno fumava nella zuppiera d ' argento . « Risotto no » , sussurrò Pasotti al Puria passandogli dietro . Il faccione dolce non diede segno di avere udito . I pranzi di casa Maironi erano sempre lugubri e questo accennava ad esserlo anche più del solito . Per compenso era pure molto più fino . Pasotti e il Puria si guardavano spesso , mangiando , per esprimere ammirazione e quasi per congratularsi a vicenda del godimento squisito , e se mai qualche occhiata di Pasotti sfuggiva al Puria , la signora Barborin , vicina di quest ' ultimo , lo avvertiva con un timido tocco del gomito . Le voci che più si udivano erano quelle del marchese e di donna Eugenia . Il grande naso aristocratico del Bianchi , il suo fine sorriso di galante cavaliere si volgevano spesso alla bellezza , languente ma non ancora spenta , della dama . Milanesi ambedue del miglior sangue , si sentivano uniti in una certa superiorità non solamente rispetto ai piccoli borghesi della mensa , ma rispetto altresì ai padroni di casa , nobili provinciali . Il marchese era l ' affabilità stessa e avrebbe conversato amabilmente anche col commensale più modesto ; ma donna Eugenia , nell ' amarezza dell ' animo suo , nel suo disgusto del luogo e delle persone , s ' attaccò a lui come al solo degno , marcatamente anche per far dispetto agli altri . Ella lo imbarazzò dicendogli forte che non capiva com ' egli potesse essersi innamorato dell ' orrida Valsolda . Il marchese , che vi si era ritirato da molti anni a vita quieta e vi aveva veduto nascere la sua unica figliuola , donna Ester , rimase sulle prime un poco sconcertato da quel discorso insolente verso parecchi dei convitati , ma poi fece una briosa difesa del paese . La marchesa non mostrò turbarsi ; il Paolin , il Paolon e il prefetto , valsoldesi , tacevano con tanto di muso . Pasotti recitò solennemente un ampolloso elogio del « Niscioree » , la villa Bianchi , presso Oria . Il Bianchi , leale uomo , che in passato non aveva avuto troppo a lodarsi del Pasotti , non parve gradir l ' elogio . Egli invitò la Carabelli al Niscioree . « A piedi no , tu , Eugenia » , disse la marchesa , sapendo che l ' amica sua era tribolata dallo spavento d ' ingrassare . « Bisogna vedere com ' è stretta la strada , dalla Ricevitoria al Niscioree ! Tu non ci passi di sicuro . » Donna Eugenia protestò con sdegno . « L ' è minga el Cors de Porta Renza » , disse il marchese , « ma l ' è poeu nanca , disgraziatamente , le chemin du Paradis ! » « Quell no ! Propi no ! Ghe l ' assicuri mi ! » , esclamò il Viscontini riscaldato , per disgrazia , da troppi bicchieri di Ghemme . Tutti gli occhi si volsero a lui e il Paolin gli disse qualche cosa sottovoce . « Se son matto ? » , rispose l ' ometto acceso in faccia . « Nient del tütt ! Le dico che ona bolgira compagna non la mi è mai più toccata in vita mia . » E qui raccontò che la mattina , venendo da Lugano e avendo preso un po ' di freddo in barca , era disceso al Niscioree per proseguire il viaggio a piedi ; che tra quei due muri , dove non si potrebbe voltare un asino , aveva incontrato le guardie di finanza , le quali lo avevano insultato perché non era disceso allo sbarco della Ricevitoria ; che l ' avevano condotto alla maledetta Ricevitoria ; che portava in mano un rotolo di musica manoscritta e che l ' animale del Ricevitore , pigliando le crome e le biscrome per corrispondenze politiche segrete , gliel ' aveva trattenuto . Silenzio profondo . Dopo qualche momento la marchesa sentenziò che il signor Viscontini aveva torto marcio . Non doveva sbarcare al Niscioree , ciò era proibito . Quanto al signor Ricevitore egli era una persona rispettabilissima . Pasotti confermò , con una faccia severa . « Ottimo funzionario » , diss ' egli . « Ottima canaglia » , mormorò il prefetto fra i denti . Franco , che sulle prime pareva pensare a tutt ' altro , si scosse e lanciò a Pasotti un ' occhiata sprezzante . « Dopo tutto » , soggiunse la marchesa , « trovo che col pretesto della musica manoscritta si potrebbe benissimo ... » « Certo ! » , disse il Paolin , austriacante per paura , mentre la padrona di casa lo era per convinzione . Il marchese , che nel 1815 aveva spezzata la spada per non servire gli Austriaci , sorrise e disse solo : « Là ! C ' est un peu fort ! » . « Ma se tutti sanno ch ' è una bestia , quel Ricevitore ! » , esclamò Franco . « Scusi , don Franco ... » , fece Pasotti . « Ma che scusi ! » , interruppe l ' altro . « È un bestione ! » « È un uomo coscienzioso » , disse la marchesa , « un impiegato che fa il proprio dovere . » « Allora le bestie saranno i suoi padroni ! » , ribatté Franco . « Caro Franco » , replicò la voce flemmatica , « questi discorsi in casa mia non si fanno . Grazie a Dio non siamo mica in Piemonte , qui . » Pasotti fece una sghignazzata d ' approvazione . Allora Franco , preso furiosamente il proprio piatto a due mani lo spezzò d ' un colpo sulla tavola . « Jesüsmaria ! » , esclamò il Viscontini , e il Paolon , interrotto nelle sue laboriose operazioni di mangiatore sdentato : « Euh ! » . « Sì , sì » , disse Franco alzandosi con la faccia stravolta , « è meglio che me ne vada ! » E uscì dal salotto . Subito donna Eugenia si sentì male , bisognò accompagnarla fuori . Tutte le signore , meno la Pasotti , le andaron dietro da una parte mentre il domestico entrava dall ' altra portando un pasticcio di risotto . Il Puria guardò Pasotti con un riso trionfante , ma Pasotti finse di non avvedersene . Tutti erano in piedi . Il Viscontini , reo apparente , continuava a dire : « Mi capissi nagott , mi capissi nagott » , e il Paolin , seccatissimo del pranzo guastato , gli brontolò : « Cossa l ' ha mai de capì Lü ? » . Il marchese , molto scuro , taceva . Finalmente il Pasotti , reo di fatto , presa un ' aria d ' affettuosa tristezza , disse come tra sé : « Peccato ! Povero don Franco ! Un cuor d ' oro , una buona testa , e un temperamento così ! Proprio peccato ! » . « Ma ! » , fece il Paolin . E il Puria , tutto contrito : « Sono gran dispiaceri ! » . Aspetta e aspetta , le signore non ritornavano . Allora qualcuno cominciò a muoversi . Il Paolin e il Puria si accostarono lentamente , con le mani dietro la schiena , alla credenza , contemplarono il pasticcio di risotto . Il Puria chiamò dolcemente Pasotti , ma Pasotti non si mosse . « Volevo solo dirle » , fece il curatone , coprendo il suo trionfo in modo da lasciarlo e non lasciarlo vedere , « che ci sono i tartufi bianchi . » « Direi che qui non mancano neppure i tartufi neri » , osservò il marchese pigiando un poco sulle due ultime parole . 2 . Sulla soglia d ' un ' altra vita « Canaglia ! » , fremeva don Franco salendo la scala che conduceva alla sua camera . « Pezzo d ' asino d ' un austriaco ! » . Si vendicava su Pasotti di non poter insultar la nonna e le stesse consonanti della parola austriaco gli servivano tanto bene per stritolarsi fra i denti la propria collera e spremerne , gustarne il sapore . Quando fu in camera la collera gli svampò . Si gittò in una poltrona , in faccia alla finestra spalancata , guardando il lago triste nel pomeriggio nebbioso , e , al di là del lago , i monti deserti . Mise un gran respiro . Ah come stava bene lì , solo , ah che pace , ah che aria diversa da quella del salotto , che aria cara , piena de ' suoi pensieri e de ' suoi amori ! Aveva un gran bisogno di abbandonarsi ad essi ed essi lo ripresero subito , gli cacciaron di mente le Carabelli , il Pasotti , la nonna , il bestione del Ricevitore . Essi ? No , era un pensiero solo , un pensiero fatto di amore e di ragione , di ansia e di gioia , di tanti dolci ricordi e insieme di trepida aspettazione , perché qualche cosa di solenne si avvicinava e sarebbe giunto nelle ombre della notte . Franco guardò l ' orologio . Erano le quattro meno un quarto . Ancora sette ore . Si alzò , si buttò a braccia conserte sul davanzale della finestra . Ancora sette ore e comincerebbe per lui un ' altra vita . Fuori delle pochissime persone che dovevano prender parte all ' avvenimento , nemmanco l ' aria sapeva che quella sera stessa , verso le undici , don Franco Maironi avrebbe sposato la signorina Luisa Rigey . La signora Teresa Rigey , madre di Luisa , aveva un tempo lealmente pregato Franco di piegare al volere della nonna , di astenersi dal visitar la sua casa , di non pensare più a Luisa , la quale , dal canto suo , era stata contenta che per la dignità della famiglia , per il decoro di sua madre , si troncassero le relazioni ufficiali , ma non dubitava della fede di Franco né d ' essergli già legata per sempre . Egli studiava ora leggi , privatamente , all ' insaputa della nonna , per dedicarsi a una professione e aver modo di bastare a sé . Ma la signora Teresa contrasse da tante agitazioni una malattia di cuore che nel 1851 , in fine d ' agosto , si aggravò subitamente . Franco le scrisse chiedendole almeno il permesso di vederla poiché non poteva compiere « il suo dovere d ' assisterla » . La signora non credette di consentire e il giovine se ne disperò , le fece intendere che considerava Luisa come sua fidanzata davanti a Dio e che sarebbe morto prima di abbandonarla . Allora la povera donna , sentendosi mancar la vita ogni giorno , accorandosi di veder la sua cara figliuola in uno stato così incerto e considerando la ferma volontà del giovine , concepì il desiderio intenso che le nozze , poiché dovevan seguire , seguissero al più presto . Tutto fu combinato frettolosamente con l ' aiuto del curato di Castello e del fratello della signora Rigey , l ' ingegnere Ribera di Oria , addetto all ' Imperiale R . Ufficio delle Pubbliche Costruzioni in Como . Le intelligenze furono queste . Le nozze si farebbero segretamente ; Franco resterebbe presso la nonna e Luisa presso la madre , sino a che venisse il momento opportuno di confessar tutto alla marchesa . Franco sperava nell ' appoggio di monsignor Benaglia , vescovo di Lodi , vecchio amico della famiglia , ma occorreva il fatto compiuto . Se il cuore della marchesa si indurisse , com ' era probabile , gli sposi e la signora Teresa prenderebbero stanza nella casa che l ' ingegnere Ribera possedeva in Oria . Il Ribera , celibe , manteneva ora del proprio la famiglia di sua sorella ; terrebbe poi anche Franco in luogo di figliuolo . Fra sette ore , dunque . La finestra guardava sulla lista di giardino che fronteggiava la villa verso il lago , e sulla riva di approdo . Nei primi tempi del suo amore Franco stava lì a spiar il venire e l ' approdare d ' una certa barca , l ' uscirne d ' una personcina snella , leggere come l ' aria , che mai mai non guardava su alla finestra . Ma poi un giorno egli era disceso ad incontrarla ed ella aveva aspettato un momento ad uscire per accettare l ' aiuto , ben inutile , della sua mano . Lì sotto , nel giardino , egli le aveva dato per la prima volta un fiore , un profumato fiore di mandevilia suaveolens . Lì sotto si era un ' altra volta ferito con un temperino , abbastanza seriamente , tagliando per lei un ramoscello di rosaio , ed ella gli aveva dato col suo turbamento un delizioso segno del suo amore . Quante gite con lei e altri amici , prima che la nonna sapesse , alle rive solitarie del monte Bisgnago là in faccia , quante colazioni e merende a quella cantina del Doi ! Con quanta dolcezza viva nel cuore di sguardi incontrati Franco tornava a casa e si chiudeva nella sua stanza a richiamarseli , a esaltarsene nella memoria ! Queste prime emozioni dell ' amore gli ritornavano adesso in mente , non ad una ad una ma tutte insieme , dalle acque e dalle rive tristi dove gli occhi suoi fisi parevano smarrirsi piuttosto nelle ombre del passato che nelle nebbie del presente . Vicino alla mèta , egli pensava i primi passi della lunga via , le vicende inattese , l ' aspetto della sospirata unione così diverso nel vero da quel ch ' era apparso nei sogni , al tempo della mandevilia e delle rose , delle gite sul lago e sui monti . Non sospettava certo , allora , di dovervi arrivare così , di nascosto , fra tante difficoltà , fra tante angustie . Pure , pensava adesso , se il matrimonio si fosse fatto pubblicamente , pacificamente , col solito proemio di cerimonie ufficiali , di contratti , di congratulazioni , di visite , di pranzi , tanto tedio sarebbe riuscito più ripugnante all ' amore che questi contrasti . Lo scosse la voce del prefetto che lo chiamava dal giardino per annunciargli la partenza delle Carabelli . Franco pensò che se scendeva avrebbe dovuto fare delle scuse e preferì non lasciarsi vedere . « Doveva romperglielo sulla faccia il piatto ! » , gli stridette su il prefetto tra le mani accostate alle guance . « Doveva romperglielo sulla faccia ! » Poi se n ' andò e Franco vide il barcaiuolo delle Carabelli scendere ad apparecchiar la barca . Lasciò allora la finestra e seguendo i pensieri di prima , aperse il cassettone , stette lì a contemplare , come distratto , uno sparato di camicia ricamata , dove lucevano già certi bottoncini di brillanti che suo padre aveva portati alle nozze proprie . Gli dispiaceva andar all ' altare senza un segno di festa , ma questo segno , si capisce bene , non doveva essere facilmente visibile . Nel cassettone profumato d ' ireos tutto era disposto con la particolare eleganza dell ' ordine fatto da uno spirito intelligente , e nessuno vi metteva le mani tranne lui . Invece le sedie , lo scrittoio , il piano erano tanto disordinatamente ingombri che pareva esser passato per le due finestre della camera un uragano di libri e di carte . Certi volumi di giurisprudenza dormivano sotto un dito di polvere , e non una foglia della piccola gardenia in vaso , sul davanzale della finestra di levante , ne aveva un atomo solo . Questi eran già sufficienti indizi , là dentro , del bizzarro governo d ' un poeta . Un ' occhiata ai libri e alle carte ne avrebbe fornite le prove . Franco aveva la passione della poesia ed era poeta vero nelle squisite delicatezze del cuore ; come scrittore di versi non poteva dirsi che un buon dilettante senza originalità . I suoi modelli prediletti erano il Foscolo e il Giusti ; li adorava veramente e li saccheggiava entrambi , perché l ' ingegno suo , entusiasta e satirico a un tempo , non era capace di crearsi una forma propria , aveva bisogno d ' imitare . Conviene anche dire , per giustizia , che a quel tempo i giovani possedevano comunemente una cultura classica fattasi rara di poi ; e che dagli stessi classici venivano educati a onorare l ' imitazione come una pratica virtuosa e lodevole . Frugando fra le sue carte per cercarvi non so cosa , gli vennero alle mani i seguenti versi dedicati a un tale di sua conoscenza e nostra conoscenza , che rilesse con piacere e ch ' io riferisco per saggio del suo stile satirico : Falso occhio mobile , Mento pelato , Lingua di vipera , Cor di castrato , Brache policrome , Bisunto saio , Maiuscolissimo Cappello a staio . Ecco l ' immagine Del vil Tartufo Che l ' uman genere E il cielo ha stufo . Il Giusti e la passione d ' imitarlo erano quasi soli in colpa di tanta bile , perché davvero Franco non ne aveva nel fegato una così gran dose . Aveva collere pronte , impetuose , fugaci ; non sapeva odiare e nemmanco risentirsi a lungo contro alcuno . Un saggio dell ' altra sua maniera poetica stava sul leggìo del piano , in un foglietto tutto sgorbi e cancellature : A Luisa Ove l ' aëreo tuo pensile nido Una balza ventosa incoronando Ride alla luna ed ai cadenti clivi Ch ' educan uve a la tua mensa e rose Al capo tuo , purpurëi ciclami A me , sogni e fragranze , o mia Luisa , Da l ' orror di quest ' ombre ti figura L ' amoroso mio cor . Tacita siedi E da l ' alto balcon già non rimiri Le bianche plaghe d ' occidente , i chiari Monti ed il lago vitrëo , sereno , Riscintillante a l ' astro ; ma quest ' una Tenebra esplori , l ' aura interrogando Vocal che va tra i mobili oleandri De la terrazza e freme il nome mio . Forse piaceva a Franco d ' improvvisar sul piano con questi suoi versi davanti agli occhi . Appassionato per la musica più ancora che per la poesia , se l ' era comperato lui , quel piano , per centocinquanta svanziche , dall ' organista di Loggio , perché il mediocre piano viennese della nonna , intabarrato e rispettato come un gottoso di famiglia , non gli poteva servire . Lo strumento dell ' organista , corso e pesto da due generazioni di zampe incallite sulla marra , non mandava più che una comica vocina nasale sopra un tintinnio sottile come d ' infiniti bicchierini minuti e fitti . Ciò era quasi indifferente , per Franco ; egli aveva appena posato le mani sullo strumento che la sua immaginazione si accendeva , l ' estro del compositore passava in lui e nel calore della passione creatrice gli bastava un fil di suono per veder l ' idea musicale e inebbriarsene . Un Erard gli avrebbe dato soggezione , gli avrebbe lasciato minor campo alla fantasia , gli sarebbe stato men caro , insomma , della sua spinetta . Franco aveva troppe diverse attitudini e inclinazioni , troppa foga , troppo poca vanità e forse anche troppo poca energia di volere per sobbarcarsi a quel noioso metodico lavoro manuale che si richiede a diventar pianisti . Però il Viscontini era entusiasta del suo modo di suonare ; Luisa , la sua fidanzata , non divideva interamente il gusto classico di lui ma ne ammirava , senza fanatismi , il tocco ; quando , pregato , egli faceva mugghiare e gemere classicamente l ' organo di Cressogno , il buon popolo , intontito dalla musica e dall ' onore , lo guardava come avrebbe guardato un predicatore incomprensibile , con la bocca aperta e gli occhi riverenti . Malgrado tutto questo , Franco non avrebbe potuto cimentarsi , nei salotti cittadini , con tanti piccoli dilettanti incapaci d ' intendere e di amare la musica . Tutti o quasi tutti lo avrebbero vinto di agilità e di precisione , avrebbero ottenuto maggiori applausi , quand ' anche non fosse riescito ad alcuno di far cantare il piano , come lo faceva cantar lui , sopra tutto negli adagi di Bellini e di Beethoven , suonando con l ' anima nella gola , negli occhi , nei muscoli del viso , nei nervi delle mani che facevan tutt ' uno con le corde del piano . Un ' altra passione di Franco erano i quadri antichi . Le pareti della sua camera ne avevano parecchi , la più parte croste . Scarso di esperienza perché non aveva viaggiato , pronto a pigliar fuoco nella fantasia , costretto ad accordar i desideri molti con i quattrini pochi , credeva facilmente le asserite fortune di altri cercatori tapini , n ' era spesso infocato , accecato e precipitato su certi cenci sporchi , che , se costavano poco , valevano meno . Non possedeva di passabile che una testa d ' uomo della maniera del Morone e una Madonna col Bambino della maniera del Dolci . Egli battezzava , del resto , i due quadretti per Morone e Dolci , senz ' altro . Com ' ebbe rilette e rigustate le strofe ispirategli dal Tartufo Pasotti , tornò a frugare nel caos dello scrittoio e ne cavò un foglietto di carta Bath per scrivere a monsignor Benaglia , la sola persona che gli potesse giovare in avvenire presso la nonna . Gli parve doverlo mettere a parte dell ' atto che stava per compiere , delle ragioni che avevano consigliato la sua fidanzata e lui di addivenirvi in questo modo penoso , della speranza che avevano d ' essere aiutati da lui quando venisse il momento d ' aprir tutto alla nonna . Stava ancora pensando con la penna in mano , davanti alla carta bianca , quando la barca delle Carabelli passò sotto la sua finestra . Poco dopo udì partire la gondola del marchese e la barca del Pin . Suppose che la nonna , rimasta sola , lo facesse chiamare , ma non ne fu nulla . Passato un po ' di tempo in quest ' aspettazione , si rimise a pensare alla sua lettera e ci pensò tanto , rifece l ' esordio tante volte e procedette anche poi tanto adagio , con tanti pentimenti , che la lettera non era ancora finita quando gli convenne accendere il lume . La chiusa gli riuscì più facile . Egli vi raccomandava la sua Luisa e sé alle preghiere del vecchio vescovo e vi esprimeva una fiducia in Dio così candida e piena che avrebbe toccato il cuore più incredulo . Focoso e impetuoso com ' era , Franco aveva tuttavia la semplice tranquilla fede d ' un bambino . Punto orgoglioso , alieno dalle meditazioni filosofiche , ignorava la sete di libertà intellettuale che tormenta i giovani quando la loro ragione ed i loro sensi cominciano a trovarsi a disagio nel duro freno di una credenza positiva . Non aveva dubitato un istante della sua religione , ne eseguiva scrupolosamente le pratiche senza domandarsi mai se fosse ragionevole di credere e di operare così . Non teneva però affatto del mistico né dell ' asceta . Spirito caldo e poetico , ma nello stesso tempo chiaro ed esatto , appassionato per la natura e per l ' arte , preso da tutti gli aspetti piacevoli della vita , rifuggiva naturalmente dal misticismo . Non s ' era conquistata la fede e non aveva mai vôlti lungamente a lei tutti i suoi pensieri , non aveva potuto esserne penetrato in tutti i suoi sentimenti . La religione era per lui come la scienza per uno scolaro diligente che ha la scuola in cima de ' suoi pensieri e vi è assiduo , non trova pace se non ha fatto i suoi compiti , se non si è preparato alle ripetizioni , ma poi quando ha compiuto il proprio dovere , non pensa più al professore né ai libri , non sente il bisogno di regolarsi ancora secondo fini scientifici o programmi scolastici . Perciò egli pareva spesso non seguire altro nella vita che il suo generoso cuore ardente , le sue inclinazioni appassionate , le impressioni vivaci , gli impeti della sua natura leale , ferita da ogni viltà , da ogni menzogna , intollerante d ' ogni contraddizione e incapace di infingersi . Aveva appena suggellata la lettera quando si bussò all ' uscio . La signora marchesa faceva dire a don Franco di scendere per il rosario . In casa Maironi si recitava il rosario tutte le sere fra le sette e le otto , e i servi avevan l ' obbligo di assistervi . Lo intuonava la marchesa , troneggiando sul canapè , girando gli occhi sonnolenti sulle schiene e sulle gambe dei fedeli prosternati per diritto e per traverso , quale nella luce più opportuna ad un devoto atteggiamento e quale nell ' ombra più propizia ad un sonnellino proibito . Franco entrò in sala mentre la voce nasale diceva le soavi parole « Ave Maria , gratia plena » con quella flemma , con quella untuosità , che sempre gli mettevano in corpo una tentazione indiavolata di farsi turco . Il giovane andò a cacciarsi in un angolo scuro e non aperse mai bocca . Gli era impossibile di rispondere con divozione a quella voce irritante . Non fece che immaginare un probabile interrogatorio imminente , e masticare risposte sdegnose . Finito il rosario , la marchesa aspettò un momento in silenzio e poi disse le sacramentali parole : « Carlotta , Friend ! » Carlotta , la vecchia cameriera , aveva l ' incarico di pigliare , finito il rosario , Friend in braccio e di portarlo a dormire . « È qui , signora marchesa » , disse Carlotta . Ma Friend , se era lì , si trovò altrove quando colei , chinatasi , allungò le mani . Era di buon umore , quella sera , il vecchio Friend , e gli piacque di giuocare a non lasciarsi prendere , provocando Carlotta , sgusciandole sempre di mano , scappando sotto il piano o sotto il tavolino a guardar con un ironico scodinzolamento la povera donna che gli diceva « ven , cara , ven , cara » , con la bocca e « brütt moster » con il cuore . « Friend ! » , fece la marchesa . « Andiamo ! Friend ! Da bravo ! » Franco bolliva . Venutogli tra le gambe l ' antipatico mostricino infetto dell ' egoismo e della superbia della sua padrona , lo scosse da sé , lo fece ruzzolare tra le unghie di Carlotta che gli diede per proprio conto una rabbiosa stretta e se lo portò via rispondendo perfidamente ai suoi guaiti : « Cossa t ' han faa , poer Friend , cossa t ' han faa , di ' sü ! » La marchesa non disse parola né il suo viso marmoreo tradì il suo cuore . Diede al cameriere l ' ordine di dire al prefetto della Caravina , se venisse , e anche a qualsiasi altro , che la padrona era andata a letto . Franco si mosse per uscire anche lui dietro ai servi , ma si trattenne subito onde non aver l ' aria di fuggire . Prese sulla caminiera un numero della I . R . Gazzetta di Milano , sedette presso sua nonna e si mise a leggere , aspettando . « Mi congratulo tanto » , cominciò subito la voce sonnacchiosa , « della bella educazione e dei bei sentimenti che ci avete fatto vedere oggi . » « Accetto » , rispose Franco senza levar gli occhi dal giornale . « Bene , caro » , replicò la nonna imperturbata . E soggiunse : « Ho piacere che quella signorina vi abbia conosciuto ; così , se mai sapeva di qualche progetto , sarà ben contenta che non se ne parli più » . « Contenti tutt ' e due » , disse Franco . « Voi non sapete niente affatto se sarete contento . Specialmente se avete ancora le idee d ' una volta . » Udito questo , Franco posò il giornale e guardò la nonna in faccia . « Cosa succederebbe » , diss ' egli , « se avessi ancora le idee d ' una volta ? » Non parlò stavolta in tono di sfida , ma con serietà tranquilla . « Ecco , bravo » , rispose la marchesa . « Spieghiamoci chiaro . Spero e credo bene che un certo caso non succederà mai , ma , se succedesse , non state a credere che alla mia morte ci sarà qualche cosa per voi , perché io ho già pensato in modo che non ci sarà niente . » « Figùrati ! » , fece il giovine , indifferente . « Questi sono i conti che dovrete fare con me » , proseguì la marchesa . « Poi ci sarebbero quelli da fare con Dio . » « Come ? » , esclamò Franco . « I conti con Dio li farò prima che con te e non dopo ! » Quando la marchesa era côlta in fallo tirava sempre diritto nel suo discorso come se niente fosse . « E grossi » , diss ' ella . « Ma prima ! » , insistette Franco . « Perché » , continuò la vecchia formidabile , « se si è cristiani si ha il dovere d ' obbedire a suo padre e a sua madre e io rappresento vostro padre e vostra madre . » Se l ' una era tenace , l ' altro non l ' era meno . « Ma Dio vien prima ! » , diss ' egli . La marchesa suonò il campanello e chiuse la discussione così : « Adesso siamo intesi » . Si alzò dal canapè all ' entrar della Carlotta e disse placidamente : « Buona notte » . Franco rispose « buona notte » e riprese la Gazzetta di Milano . Appena uscita la nonna , gittò via il foglio , strinse i pugni , si sfogò senza parole , con un furibondo sbuffo , e saltò in piedi , dicendo forte : « Ah , meglio , meglio , meglio ! Meglio così » , fremeva in sé « meglio non condurla mai , la mia Luisa , in questa maledetta casa , meglio non farle soffrir mai questo impero , questa superbia , questa voce , questo viso , meglio viver di pane e d ' acqua e aspettar il resto da qualunque lavoro cane , piuttosto che dalle mani della nonna : meglio far l ' ortolano , maledetto sia , far il barcaiuolo , far il carbonaio ! » Salì nella sua camera , risoluto di romperla con tutti i riguardi . « I conti con Dio ? » , esclamò sbattendosi l ' uscio dietro . « I conti con Dio se sposo Luisa ? Ah vada tutto , cosa me ne importa , mi vedano , mi sentano , mi facciano la spia , glielo dicano , glielo contino , gliela cantino che mi fanno un piacerone ! » Si vestì in fretta e in furia , urtando nelle seggiole , aprendo e chiudendo il cassettone a colpi . Mise un abito nero , per sfida ; discese le scale rumorosamente , chiamò il vecchio domestico , gli disse che sarebbe stato fuori tutta la notte , e senza badare alla faccia tra sbalordita e sgomenta del pover ' uomo , a lui molto devoto , si slanciò in istrada , si perdette nelle tenebre . Egli era fuori da due o tre minuti , quando la marchesa , già coricata , mandò Carlotta a vedere chi fosse venuto giù correndo dalle scale . Carlotta riferì ch ' era stato don Franco e dovette subito ripartire con una seconda missione . « Cosa voleva don Franco ? » . Stavolta la risposta fu che don Franco era uscito per un momento . Questo momento fu pietosamente aggiunto dal vecchio servitore . La marchesa ordinò a Carlotta di andarsene lasciando il lume acceso . « Ritornate quando suonerò » , diss ' ella . Dopo mezz ' ora ecco il campanello . La cameriera corre dalla padrona . « È ancora fuori don Franco ? » « Sì , signora marchesa . » « Spegnete il lume , prendete la calza , mettetevi in anticamera e quando sarà rientrato venite a dirmelo . » Ciò detto la marchesa si girò sul fianco verso la parete , voltando all ' attonita e malcontenta cameriera l ' enigma bianco , uguale , impenetrabile del suo berretto da notte . 3 . Il gran passo Quella stessa sera , alle dieci in punto . l ' ingegnere Ribera batteva due colpi discreti alla porta del signor Giacomo Puttini in Albogasio Superiore . Poco dopo si apriva una finestra sopra il suo capo e vi compariva al chiaro di luna il vecchio visetto imberbe del « sior Zacomo « Ingegnere pregiatissimo , mia riverenza » , disse egli . « Vien subito la servente a verzeghe . » « Non occorre » , rispose l ' altro . « Non salgo . È ora di partire . Venga giù Lei addirittura . » Il signor Giacomo cominciò a soffiare e battere le palpebre . « La mi perdoni » , diss ' egli nel suo linguaggio misto di tutti gl ' ingredienti . « La mi perdoni , ingegnere pregiatissimo . Gavarìa propramente necessità ... » « Di cosa ? » , fece l ' ingegnere seccato . La porta si aperse e comparve la gialla faccia grifagna della serva . « Oh scior parent ! » , diss ' ella rispettosamente . Vantava non so quale affinità con la famiglia dell ' ingegnere , e lo chiamava sempre così . « A sti òr chì ? L ' è staa forsi a trovà la sciora parenta ? » La « sciora parenta » era la sorella dell ' ingegnere , la signora Rigey . L ' ingegnere si contentò di rispondere : « Oh Marianna , vi saluto , neh ? » , e salì le scale seguito da Marianna col lume . « Mia riverenza » , cominciò il signor Giacomo venendogli incontro con un altro lume . « Capisco e riconosco la inconvenienza grande , ma propramente ... » Il visetto raso e roseo del signor Giacomo , posato sopra un cravattone bianco e una piccola smilza personcina chiusa in un soprabitone nero , esprimeva nei moti convulsi delle labbra e delle sopracciglia , negli occhi dolenti , la più comica inquietudine . « Cosa c ' è di nuovo ? » , chiese l ' ingegnere alquanto brusco . Egli , l ' uomo più retto e schietto che fosse al mondo , compativa poco le esitazioni del povero timido signor Giacomo . « La permetta » , cominciò il Puttini ; e , voltosi alla serva , le disse aspramente : « Andè via , vu ; andè in cusina ; vegnì quando che ve ciamarò ; andè , digo ! Obedì ! Abiè rispeto ! Comando mi ! Son paron mi ! » Era la curiosità della serva , la sua noncuranza impertinente delle istruzioni superiori che accendevano nel « sior Zacomo » questo furore dispotico . « Euh , che diavol d ' on omm ! » , rispose colei , alzando rabbiosamente il lume in aria . « L ' ha de vosà a quela manera lì ? Coss ' el dis , scior parent ? » « Sentite » , fece l ' ingegnere . « Invece di menar la lingua , non fareste meglio ad andar fuori dei piedi ? » Marianna se n ' andò brontolando e il signor Giacomo si fece a informare l ' ingegnere pregiatissimo con molti ma , se , digo , e propramente , degl ' intimi suoi pensieri . Egli aveva promesso di assistere come testimonio alle nozze segrete di Luisa , ma ora , sul punto di andar a Castello , gli era venuta una gran paura di compromettersi . Era primo deputato politico , come si chiamava allora la suprema autorità comunale . Se il riveritissimo I . R . Commissario di Porlezza venisse a sapere di questo pasticcio , come la intenderebbe ? E quella signora marchesa ? « Una donna cattiva , ingegnere pregiatissimo ; una donna vendicativa . » Ed egli aveva già tanti altri fastidi . « Ghe xe anca quel maledeto toro ! » Questo toro , soggetto d ' una questione fra il comune d ' Albogasio e l ' alpador o appaltatore dell ' Alpe , dei pascoli alti , era da due anni un incubo mortale per il povero signor Giacomo che , quando parlava delle sue disgrazie , incominciava sempre con la « perfida servente » e finiva col toro : « Ghe xe anca quel maledeto toro ! » . E così dicendo alzava il suo visetto , i suoi occhi pieni di una esecrazione dolorosa , scoteva le mani su verso il ciglione della montagna imminente alla sua casa , verso il domicilio del bestione diabolico . Ma l ' ingegnere che mostrava in quella sua bella faccia d ' impavido galantuomo una disapprovazione continua , un disgusto crescente dell ' ometto pusillanime che gli si contorceva davanti , dopo parecchi « oh povero me ! » che avevano per sottinteso " in che compagnia sono ! " perdette ogni pazienza , e inarcando le braccia con i gomiti in fuori e scotendole come se tenesse le redini di un ronzino poltrone , esclamò : « Ma cosa mai , ma cosa mai ! Pare impossibile ! Questi son discorsi da fatuo , caro signor Giacomo . Non avrei mai creduto che un uomo , dirò così ... » . Qui l ' ingegnere , non sapendo veramente come dire , come definire il suo interlocutore , non fece che gonfiar le gote , mettendo un lungo mormorio , una specie di rantolo , come se avesse in bocca un epiteto troppo grosso e non potesse sputarlo . Intanto il signor Giacomo , rosso rosso , si affannava a protestare : « Basta , basta , La scusa , son qua , vegno , no La se scalda , no go fato che esprimer un dubio ; ingegnere pregiatissimo , Ela conosse el mondo , mi lo go conossuto ma no lo conosso più » . Si ritirò e ricomparve subito tenendo in mano una tuba mostruosa , a larghe tese , che aveva visto l ' ingresso di Ferdinando a Verona nel così detto « anno dell ' imperatore » , nel 1838 . « Credo conveniente » , diss ' egli , « un tal segno di rispetto e di compiacenza . » L ' ingegnere , vedendo quel coso , esclamò ancora : « Cosa mai , cosa mai ? » . Ma l ' ometto , cerimonioso nell ' anima , tenne duro : « Il mio dovere , il mio dovere » , e chiamò la Marianna che facesse lume . Costei , quando vide il padrone con quello spettacoloso segno di compiacenza in capo , incominciò a far le meraviglie . « La tasa ! » , sbuffò il disgraziato signor Giacomo . « Tasì ! » , e appena fuori dell ' uscio si sfogò . « No ghe xe ponto de dubio ; quela maledetissima servente sarà la me morte . » « E perché non la manda via ? » , chiese l ' ingegnere . Il signor Giacomo aveva posto un piede sul primo scalino della viottola che sale a fianco della casa Puttini , quando quest ' acuta interrogazione , penetrandogli come un pugnale nella coscienza , lo fermò di botto . « Eh ! » , rispose sospirando . « Ah ! » , fece l ' ingegnere . « Cossa vorla ? » , riprese l ' altro dopo una breve pausa . « Questo xe quelo . » Pronunciata in via di epilogo , secondo un vecchio uso veneto , tale disgraziata identità dei due aggettivi indicativi , il signor Giacomo fece le guance grosse , soffiò con vivacità e si decise a rimettersi in via . Salirono per alcuni minuti , egli davanti e l ' ingegnere dietro , per la stradicciuola faticosa , mal rischiarata da un chiaror di luna perduta fra le nuvole . Non si udivano che i passi lenti , il picchiar delle mazze sul ciottolato e i soffi regolari del signor Giacomo : apff ! apff ! A piedi della lunga scalinata di Pianca , l ' ometto si fermò , si levò il cappello , si asciugò il sudore con un fazzolettone bianco e guardando su al gran noce , alle stalle di Pianca , cui bisognava salire , mise un soffio straordinario . « Corpo de sbrio baco ! » , diss ' egli . L ' ingegnere gli fece coraggio . « Su , signor Giacomo ! Per amore della Luisina ! » Il signor Giacomo s ' incamminò senz ' altro e , guadagnate le stalle , oltre le quali la viottola diventa più umana , parve dimenticare gli scalini e gli scrupoli , la perfida servente e l ' I . R . Commissario , la marchesa vendicativa e il maledetto toro , e si mise a parlar con entusiasmo della signorina Rigey . « No ghe xe ponto de dubio , quando go l ' onor de trovarme con So nezza , con la signorina Luisina , digo , me par giusto , La se figura , de trovarme ancora ai tempi de la Baretela , de le Filipuzze , de le tre sorelle Spàresi da S . Piero Incarian e de tante altre de na volta che per so grazia me compativa . Vado giusto de tempo in tempo da la signora marchesa , vedo là qualche volta ste putele del dì d ' ancò . No ... no ... no ; no gavemo propramente quel contegno che m ' intendo mi ; o che semo durete o che semo spuzzete . La varda invece la signorina Luisina come che la sa star con tuti , col zovene e col vecio , col rico e col poareto , co la serva e col piovan . No capisso propramente , come la marchesa ... » L ' ingegnere l ' interruppe . « La marchesa ha ragione » , diss ' egli . « Mia nipote non è nobile , mia nipote non ha un soldo ; come si fa a pretendere che la marchesa sia contenta ? » Il signor Giacomo si fermò alquanto sconcertato , e guardò l ' ingegnere battendo i suoi occhi dolenti . « Ma » , diss ' egli . « Ela no ghe darà miga rason sul serio ? » « Io ? » , rispose l ' ingegnere . « Io non approvo mai che si vada contro la volontà dei genitori o di chi tiene le loro veci . Ma io , caro signor Giacomo , sono un uomo antiquato come Lei , un uomo del tempo di Carlo V , come si dice qui . Adesso il mondo va diversamente e bisogna lasciarlo andare . Dunque io le mie ragioni le ho dette e poi ho detto : adesso , fate vobis ; del resto poi quando avrete deciso , in qualunque modo , ditemi quel che occorre fare e son qua . » « E cossa dise la signora Teresina ? » « Mia sorella ? Mia sorella , poveretta , dice : se li vedo a posto non mi dispiace più di morire . » Il signor Giacomo soffiò forte come sempre quando udiva quest ' ultima sgradevole parola . « Ma no semo miga a sti passi ? » , diss ' egli . « Eh ! » , fece l ' ingegnere , molto serio . « Speriamo in Domeneddio . » Toccavano allora quel gomito della viottola che svoltando dagli ultimi campicelli del tenere di Albogasio ai primi del tenere di Castello , gira a sinistra sopra un ciglio sporgente , nell ' improvviso cospetto di un grembo precipitoso del monte , del lago in profondo , dei paeselli di Casarico e di S . Mamette , accovacciati sulla riva come a bere , di Castello seduto poco più su , a breve distanza , e là di fronte , del nudo fiero picco di Cressogno , tutto scoperto dai valloni di Loggio al cielo . È un bel posto , anche di notte , al chiaro di luna , ma se il signor Giacomo vi si fermò in attitudine contemplativa e senza soffiare , non fu già perché la scena gli paresse degna dell ' attenzione di chicchessia , figurarsi di un primo deputato politico , ma perché avendo una considerazione grave da mettere in luce , sentiva il bisogno di richiamare tutte le sue forze al cervello , di sospendere ogni altro moto , anche quello delle gambe . « Bela massima » , diss ' egli . « Speremo in Domenedio . Sissignor . Ma La me permeta de osservar che ai nostri tempi se sentìa parlar ogni momento de grazie ricevute , de conversion , de miracoli , adesso La me diga Ela . El mondo no xe più quelo e me par che Domenedio sia stomegà . El mondo d ' adesso el xe come la nostra ciesa de Albogasio de sora che sti ani Domenedio el ghe vegneva una volta al mese e adesso el ghe vien una volta a l 'ano.» « Senta , caro signor Giacomo » , osservò l ' ingegnere , impaziente di arrivare a Castello : « se si trasporta la parrocchia da una chiesa all ' altra , Domeneddio non c ' entra ; del resto lasciamo fare a Domeneddio e camminiamo . » Ciò detto prese un ' andatura così lesta che il signor Giacomo , fatti pochi passi , si fermò soffiando come un mantice . « La perdona » , diss ' egli , « se obedisso tanto quanto a la natural curiosità de l ' omo . Se podaria saver la Sua riverita età ? » L ' ingegnere capì l ' antifona e fermatosi un momento si voltò a rispondere quasi sottovoce , con ironica mansuetudine trionfante : « Più vecchio di Lei » . E riprese spietatamente la via . « Sono dell ' ottantotto , sa ! » , gemette il Puttini . « Ed io dell ' ottantacinque ! » , ribatté l ' altro senza fermarsi . « Avanti ! » Per fortuna del Puttini non c ' erano più che pochi passi a fare . Ecco il muraglione che sostiene il sagrato della chiesa di Castello , ecco la scaletta che mette all ' entrata del villaggio . Ora bisognava svoltare nel sottoportico della canonica , cacciarsi alla cieca in un buco nero dove l ' immaginazione del signor Giacomo gli rappresentava tanti iniqui sassi sdrucciolevoli , tanti maledetti scalini traditori , ch ' egli si piantò sui due piedi e , incrociate le mani sopra il pomo della mazza , parlò in questi termini : « Corpo de sbrio baco ! No , ingegnere pregiatissimo . No , no , no . Propramente mi no posso , mi resto qua . Le vegnarà ben in ciesa . La ciesa xe qua . Mi speto qua . Corpo de sbrio baco ! » Questo secondo « corpo » il signor Giacomo se lo masticò privatamente in bocca come la chiusa d ' un monologo interno sugli accessori dell ' impiccio principale in cui s ' era messo . « Aspetti » , fece l ' ingegnere . Un fil di luce usciva dalla porta della chiesa . L ' ingegnere vi entrò e ne uscì subito col sagrestano che stava preparando gl ' inginocchiatoi per gli sposi . Costui recò in soccorso del Puttini la lunga pertica col cerino acceso sulla punta , che serve per accender le candele degli altari . Poté così , fermo sull ' entrata del sottoportico , porger via via , quanto era lunga la pertica , il suo lumicino davanti ai piedi del signor Giacomo che , malissimo contento di questa illuminazione religiosa , procedeva brontolando contro le pietre , le tenebre , il moccolo sacro e chi lo teneva , sinché , abbandonato dal sagrestano e abbrancato dall ' ingegnere , fu tratto , malgrado il suo muto resistere , come un luccio alla lenza , sulla soglia di casa Rigey . A Castello , le case che si serrano in fila sul ciglio tortuoso del monte a godersi il sole e la veduta del lago in profondo , tutte bianche e ridenti verso l ' aperto , tutte scure verso quell ' altra disgraziata fila di case che si attrista dietro a loro , somigliano certi fortunati del mondo che di fronte alla miseria troppo vicina prendono un sussiego ostile , si stringono l ' uno all ' altro , si aiutano a tenerla indietro . Fra queste gaudenti , casa Rigey è una delle più scure di fronte alla poveraglia delle case villane , una delle più chiare di fronte al sole . Dalla porta di strada un andito stretto e lungo mette ad una loggetta aperta da cui si cala per pochi scalini sulla piccola terrazza bianca che , fra il salotto di ricevimento e un ' alta muraglia senza finestre , si affaccia all ' orlo del monte , spia giù i burroni ond ' esce il Soldo , spia il lago fino ai golfi verdi dei Birosni e del Dòi , fino alle distese serene di là da Caprino e da Gandria . Il signor Rigey , nato a Milano da padre francese e professore di lingua francese nel collegio di madame Berra , perduto il posto , perduta gran parte delle lezioni private per la fama cresciutagli attorno d ' uomo irreligioso , aveva comperato la casetta nel 1825 per ridurvisi da Milano a vivere in quiete e con poca spesa , aveva sposato la sorella dell ' ingegnere Ribera ed era morto nel 1844 lasciando a sua moglie una figliuola di quindici anni e poche migliaia di svanziche oltre la casa . Appena l ' ingegnere ebbe bussato alla porta , non tanto piano , si udì un correr leggero nell ' andito , fu aperto e una voce non sottile , non argentina , ma inesprimibilmente armoniosa , sussurrò : « Che strepito , zio ! » . « Oh bella ! » , fece patriarcalmente l ' ingegnere , « ho da picchiar col naso ? » La nipote gli turò la bocca con una mano , lo tirò dentro con l ' altra , fece un saluto grazioso al signor Giacomo e chiuse la porta ; tutto ciò in un attimo , mentre lo stesso signor Giacomo andava soffiando : « Padrona mia riveritissima ... me consolo propramente ... » . « Grazie , grazie » , fece Luisa , « passi , La prego , devo dire una parola allo zio . » L ' ometto passò con il suo cappellone in mano , e la giovane abbracciò teneramente il suo vecchio zio , lo baciò , gli posò il viso sul petto , tenendogli le braccia al collo . « Ciao , neh » , fece l ' ingegnere quasi resistendo a quelle carezze perché vi sentiva una gratitudine di cui non avrebbe sopportate le parole . « Sì , là , basta . Come va la mamma ? » . Luisa non rispose che con una nuova stretta delle sue braccia . Lo zio era più che un padre per lei , era la Provvidenza della casa , benché nella sua gran bontà semplice neppur sognasse di aver il menomo merito verso sua sorella e sua nipote . Che avrebbero mai fatto senza di lui , povere donne , con quelle magre dodici o quindici migliaia di svanziche lasciate da Rigey ? Egli godeva , come ingegnere delle Pubbliche Costruzioni , di un buon stipendio . Viveva parcamente a Como con una vecchia governante e i suoi risparmi passavano a casa Rigey . Aveva sulle prime apertamente e solennemente disapprovata la inclinazione di Luisa per Franco parendogli quello un matrimonio troppo disuguale ; ma poiché i giovani erano stati fermi e sua sorella aveva consentito , egli tenendosi la sua opinione per sé , s ' era messo ad aiutare in tutto che poteva . « La mamma ? » , ripeté . « Sta benino , stasera , per la consolazione , ma ora è agitata perché mezz ' ora fa è venuto Franco e ha raccontato che c ' è stata una mezza scena con la nonna . » « Oh povero me ! » , fece l ' ingegnere , che quando udiva di qualche sproposito altrui soleva commiserarne , con questa esclamazione , se stesso . « No , zio ; Franco ha ragione . » Luisa pronunziò queste parole con fierezza subitanea . « Ma si ! » , esclamò perché lo zio aveva messo un lungo « hm ! » dubitativo . « Ha cento ragioni ! Ma » , soggiunse piano , « dice di essere partito di casa in modo che la nonna verrà molto probabilmente a scoprir tutto . » « Meglio » , disse lo zio , incamminandosi verso la terrazza . La luna era tramontata , faceva buio . Luisa , sussurrò : « Mamma è qui » . La signora Teresa , tribolata dalla mancanza di respiro , si era fatta trascinare sulla terrazza , nella sua poltrona , per avere un po ' d ' aria , un po ' di sollievo . « Cosa vi pare , Piero ? » , disse con voce simile nel timbro a quella di Luisa , ma stanca e più dolce : la voce di un cuor mite cui il mondo è amaramente avverso e che cede . « Cosa vi pare che tutte le nostre prudenze non serviranno a niente ? » « Ma no , mamma , questo non si sa ancora , questo non si può dire ! » Mentre Luisa parlava così , Franco che stava nel salotto col curato ne uscì per abbracciar lo zio . « Dunque ? » , disse questi stendendogli la mano , perché gli abbracciamenti non erano di suo gusto . « Cosa è successo ? » Franco raccontò l ' accaduto velando un poco le espressioni della nonna che potevano riuscire troppo offensive ai Rigey , tacendo affatto la minaccia di non lasciargli un soldo , accusando quasi più la suscettibilità propria che l ' insolenza della vecchia , confessando finalmente di aver fatto conoscere , di proposito , la sua intenzione di star fuori tutta la notte . Ciò non poteva a meno di condurre la nonna a scoprir tutto subito , perché lo avrebbe interrogato su quest ' assenza , ed egli non voleva mentire , e tacere era come confessare . « Senti ! » , esclamò lo zio con l ' accento vibrato e con la faccia spanta del galantomone che , soffocando in un viluppo di cautele e di dissimulazioni , vi mena dentro due gran gomitate , se ne disbriga e respira : « Vedo che hai avuto torto d ' irritar la nonna perché , cosa mai ! Bisogna rispettare i vecchi anche nei loro errori ; capisco che le conseguenze saranno pessime ; ma son più contento così e sarei più contento ancora se tu avessi già detto a tua nonna le cose chiare e tonde . Questo segreto , questo infingersi , questo nascondersi non mi sono mai piaciuti un corno . Cosa mai ! L ' onest ' uomo quello che fa lo dice , alla papale . Tu vuoi ammogliarti contro la volontà della nonna . Bene , almeno non ingannarla ! » « Ma Piero ! » , esclamò la signora Teresa che , insieme ad uno squisito sentimento della vita come dovrebb ' essere , possedeva un senso acuto della vita com ' è realmente , e data molto più di suo fratello agli esercizi di pietà , molto più familiare con Dio , riusciva più facilmente a persuadersi di aver ottenuta da Lui , per amor di un bene sostanziale , qualche concessione di forma . « Ma Piero ! Voi non riflettete . » ( La signora Teresa , molto più giovane di suo fratello , gli parlava sempre col voi e ne pigliava il tu ) . « Se la marchesa viene a conoscere il matrimonio in un modo simile e , naturalmente , non vuol saperne di prender Luisa in casa , cosa fanno questi ragazzi ? Dove vanno ? Qui non c ' è posto e quand ' anche vi fosse posto non è preparato nulla . In casa vostra nemmeno . Bisogna riflettere . Se si voleva tener la cosa segreta per un mese o due , non era mica per ingannare ; era per aver tempo di disporvi la nonna e , se la nonna non volesse piegarsi , di preparar un paio di stanze a Oria . » « Oh povero me ! » , fece l ' ingegnere . « Ci voglion due mesi per questo ? Non par vero . » Un soffio prolungato , nell ' ombra , ricordò in quel punto la presenza del signor Giacomo che stava in un angolo , appoggiato al muro , non osando scostarsene per l ' oscurità . La signora Teresa non l ' aveva ancora salutato . « Oh , signor Giacomo ! » , diss ' ella con grande premura . « Scusi . La ringrazio tanto , sa . Venga qua . Ha sentito quel che si diceva ? Dica anche Lei ; cosa Le pare ? » « La mia servitù » , disse il signor Giacomo dal suo angolo . « Propramente non me movo , perché , con la mia povera vista ... » « Luisa ! » , fece la signora Teresa . « Porta fuori un lume . Ma ha sentito , signor Giacomo ; cosa Le pare ? Dica . » Il signor Giacomo mise nella sua sapienza tre o quattro piccoli soffi frettolosi che significavano : « ahi , questo è un imbarazzo » « No so » , cominciò titubante , « no so , digo adesso , se trovandome a scuro ... » « Luisa ! » , chiamò da capo la signora Teresa . « Eh nossignora , nossignora . M ' intendo a scuro de tante cosse che no so . Vogio dir che ne la mia ignoranza no me posso pronunciar . Però , digo , me par che forse se podaria ... adesso , digo , mi son qua per el servizio Suo e de la rispettabilissima famegia , sì ben che no me faria maravegia che l ' Imperial Regio Commissario , ottima persona ma sustosèta ... ben , basta , no discoremo , mi son qua , però me pararia , digo , che se podesse tirar avanti un pocheto e intanto qua el nostro nobilissimo signor don Franco podaria forse co le bone , cole molesine ... Ben ben ben , per mi , come che Le comanda . » Furono le proteste violente di Franco che fecero voltare così precipitosamente strada al signor Giacomo . Luisa le appoggiò e la signora Teresa , che forse adesso avrebbe pure inclinato a una dilazione , non osò contraddire . « Luisa , Franco » , diss ' ella . « Riconducetemi in salotto . » I due giovani spinsero insieme , seguiti dallo zio e dal signor Giacomo , la poltrona nel salotto . Nel passar la soglia Luisa si chinò , baciò la mamma sui capelli e le sussurrò : « vedrai che tutto andrà bene » . Ella credeva di trovar il curato in salotto , ma il curato se l ' era svignata per la cucina . Appena Franco e Luisa ebbero accostata la mamma al tavolo dov ' era il lume , capitò il sagrestano ad avvertire che tutto era pronto . Allora la signora Teresa lo pregò di annunciare al curato che gli sposi sarebbero andati in chiesa fra mezz ' ora . « Luisa » , diss ' ella , fissando sua figlia con uno sguardo significante . « Sì , mamma » , rispose questa ; e riprese a voce più alta volgendosi al suo fidanzato : « Franco , la mamma desidera parlarti . » Il signor Giacomo capì e uscì sulla terrazza . L ' ingegnere non capì nulla e sua nipote dovette spiegargli che bisognava lasciar la mamma sola con Franco . L ' uomo semplice non ne intendeva bene il perché : allora ella gli prese sorridendo un braccio e lo condusse fuori . La signora Teresa stese in silenzio la sua bella mano ancora giovane , a Franco , che s ' inginocchiò per baciarla . « Povero Franco ! » , diss ' ella dolcemente . Lo fece alzare e sedere vicino a sé . Doveva parlargli , disse ; e si sentiva tanto poca lena ! Ma egli capirebbe molto , anche da poche parole : « Minga vera ? » Così dicendo la voce fioca ebbe una soavità infinita . « Sai » , cominciò , « questo non avevo pensato a dirtelo , ma mi è venuto in mente quando tu raccontavi del piatto che hai rotto a tavola . Ti prego di avere riguardo alla situazione dello zio Piero . Egli pensa , nel suo cuore , come te . Se tu avessi veduto le lettere che mi scriveva nel 1848 ! Ma è impiegato del Governo . Vero che si sente tranquillo nella sua coscienza perché , occupandosi di strade e di acque , sa che serve il suo paese e non i tedeschi ; ma certi riguardi vuole e deve averli . Fino a un dato punto bisogna che li abbiate anche voi per amor suo . » « I tedeschi andranno via presto , mamma » , rispose Franco , « ma sta tranquilla , sarò prudente , vedrai . » « Oh caro , io non ho più niente da vedere . Non ho che a vedervi voi altri due uniti e benedetti dal Signore . Quando i tedeschi saranno andati via , verrete a dirmelo a Looch . » Portano il nome di Looch i praticelli ombrati di grandi noci dove sta il piccolo camposanto di Castello . « Ma ti devo parlare di un ' altra cosa » , proseguì la signora Teresa senza lasciar a Franco il tempo di far proteste . Egli le prese le mani , gliele strinse trattenendo a fatica il pianto . « Bisogna che ti parli di Luisa » , diss ' ella . « Bisogna che tu la conosca bene tua moglie . » « La conosco , mamma ! La conosco quanto la conosci tu e più ancora ! » Egli ardeva e fremeva tutto , così dicendo , nell ' appassionato amore per lei ch ' era la vita della sua vita , l ' anima dell ' anima sua . « Povero Franco ! » , fece la signora Teresa teneramente , sorridendo . « No , ascoltami , vi è qualche cosa che non sai e che devi sapere . Aspetta un poco . » Aveva bisogno di una sosta , l ' emozione le rendeva il respiro difficile e più difficile il parlare . Fece un gesto negativo a Franco che avrebbe pur voluto adoperarsi , aiutarla in qualche modo . Le bastava un po ' di riposo e lo prese appoggiando il capo alla spalliera della poltrona . Si rialzò presto . « Avrai inteso parlar male » , disse , « del povero mio marito , a casa tua . Avrai inteso dire ch ' era un uomo senza principii e che ho avuto un gran torto a sposarlo . Infatti egli non era religioso e questa fu la ragione per cui esitai molto prima di decidermi . Sono stata consigliata di cedere perché potevo forse influire bene sopra di lui che aveva un ' anima nobile . È morto da cristiano , ho tanta fede di trovarlo in paradiso se il Signore mi fa questa grazia di prendermi con sé ; ma fino all ' ultima ora parve che non ottenessi nulla . Bene , temo che la mia Luisa , in fondo , abbia le tendenze del suo papà . Me le nasconde , ma capisco che le ha . Te la raccomando , studiala , consigliala , ha un gran talento e un gran cuore , se io non ho saputo far bene con lei , tu fa meglio , sei un buon cristiano , guarda che lo sia anche lei , proprio di cuore ; promettimelo , Franco . » Egli lo promise sorridendo , come se stimasse vani i timori di lei e facesse , per compiacenza , una promessa superflua . L ' ammalata lo guardò , triste . « Credimi , sai » , soggiunse , « non sono fantasie . Non posso morire in pace se non la prendi come una cosa seria . » E poi che il giovane ebbe ripetuta la sua promessa senza sorridere , soggiunse : « Una parola ancora . Quando parti di qua , vai a Casarico dal professor Gilardoni , non è vero ? » « Ma , questo era il piano di prima . Dovevo dire alla nonna che andavo a dormire da Gilardoni per fare poi una gita insieme alla mattina ; adesso lo sai come sono venuto via . » « Vacci lo stesso . Ho piacere che tu ci vada . E poi ti aspetta , non è vero ? Dunque ci devi andare . Povero Gilardoni , non è più venuto dopo quella pazzia di due anni or sono . Lo sai , non è vero ? Luisa te l ' avrà detto ? » « Sì , mamma . » Questo professor Gilardoni che viveva a Casarico , da eremita , si era molto romanticamente innamorato , qualche anno prima , della signora Teresa e le si era timidamente , reverentemente proposto per marito , ottenendo un tale successo di stupore da togliergli poi il coraggio di ricomparirle davanti . « Povero uomo ! » , riprese la signora Rigey . « Quella è stata una stupidità grande , ma è un cuor d ' oro , un buon amico , tenetevelo caro . Il giorno prima che gli venisse quell ' accesso di pazzia , mi ha fatto una confidenza . Non te la posso ripetere , e anzi ti prego di non parlargliene se non te ne parla lui ; ma insomma è una cosa che potrà , in certi casi , aver molta importanza per voi altri , specialmente se avrete figli . Se Gilardoni te ne parla , pensaci prima di dirlo a Luisa . Luisa potrebbe prender la cosa non come va presa . Delibera tu , consigliati con lo zio Piero e poi parla o non parla , secondo la strada che vorrai prendere . » « Sì , mamma . » Si picchiò all ' uscio , sommessamente , e la voce di Luisa disse : « È finito ? » Franco guardò l ' ammalata . « Avanti » , diss ' ella . « È ora di andare ? » Luisa non rispose , cinse con un braccio il collo di Franco . S ' inginocchiarono insieme davanti alla mamma , le piegarono il capo in grembo . Luisa faceva ogni sforzo per trattenere il pianto , sapendo bene che bisognava evitare alla mamma ogni emozione troppo forte , ma le spalle la tradivano . « No , Luisa » , disse la mamma , « no , cara , no » , e le accarezzava il capo . « Ti ringrazio che sei sempre stata una buona figliuola , sai ; tanto buona ; quietati ; son così contenta ; vedrai che starò meglio . Andate dunque ; datemi un bacio e poi andate , non fate aspettare il signor curato . Dio ti benedica , Luisa ; e anche te , Franco . » Chiese il suo libro di preghiere , si accostò il lume , fece aprire le finestre e l ' uscio della terrazza per respirar meglio e mandò via la fantesca che si preparava a tenerle compagnia . Usciti gli sposi , entrò l ' ingegnere per salutar sua sorella prima di andare in chiesa . « Ciao , neh , Teresa . » « Addio , Piero . Un altro peso sulle vostre spalle , povero Piero . » « Amen » , rispose pacificamente l ' ingegnere . Rimasta sola , la signora Rigey stette ascoltando il rumor dei passi che si allontanavano . Quelli gravi di suo fratello e del signor Giacomo , la coda della colonna , non le lasciavano udire gli altri ch ' ella avrebbe voluto accompagnar con l ' orecchio quanto era possibile . Un momento ancora e non intese più nulla . Ebbe l ' idea che Luisa e Franco si allontanavano insieme nell ' avvenire dove a lei non era dato seguirli che per pochi mesi o forse per pochi giorni ; e che non poteva indovinar niente , presentir niente del loro destino . « Poveri ragazzi » , pensò . « Chi sa cosa avranno passato fra cinque anni , fra dieci anni ! » Stette ancora in ascolto , ma il silenzio era profondo ; non entrava per le finestre aperte che il fragor lontano lontano della cascata di Rescia , di là dal lago . Allora , supponendo che fossero già in chiesa , prese il suo libro di preghiere e lesse con fervore . Si stancò presto , si sentì una gran confusione in testa , le si confusero alla vista anche i caratteri del libro . La sua mente si assopiva , la volontà era perduta . Presentiva una visione di cose non vere e sapeva di non dormire , comprendeva che non era sogno , ch ' era uno stato prodotto dal suo male . Vide aprirsi l ' uscio che metteva in cucina ed entrare il vecchio Gilardoni di Dasio , detto « el Carlin de Dàas » , padre del professore , agente di casa Maironi per i possessi di Valsolda , morto da venticinque anni . La figura entrò e disse in tono naturale : « Oh sciora Teresa , la sta ben ? » . Ella credette di rispondere : « Oh Carlin ! Bene e voi ? » , ma in fatto non aperse bocca . « Ghe l ' hoo chì la lettra » , riprese la figura agitando trionfalmente una lettera . « L ' hoo portada chì per Lee . » E posò la lettera sul tavolo . La signora Teresa vide chiaramente e con un senso di vivo piacere questa lettera sudicia e ingiallita dal tempo , senza busta e con la traccia di una piccola ostia rossa . Le parve dire : « Grazie , Carlin . E adesso andate a Dasio ? » . « Sciora no » , rispose il Carlin . « Voo a Casarech dal me fioeu . » L ' ammalata non vide più il Carlin , ma vide ancora la lettera sul tavolo . La vedeva chiaramente eppure non era certa che vi fosse ; nel suo cervello inerte durava l ' idea vaga di altre allucinazioni passate , l ' idea della malattia sua nemica , sua padrona violenta . Aveva l ' occhio vitreo , la respirazione penosa e frequente . Un suono di passi affrettati la scosse , la richiamò quasi del tutto in sé . Quando Luisa e Franco si precipitarono in camera dalla terrazza , non si accorsero , causa il paralume della lucerna , che la fisionomia della mamma fosse stravolta . Inginocchiati accanto a lei , la coprirono di baci , attribuirono all ' emozione quel respiro affannoso . A un tratto l ' ammalata sollevò il capo dalla spalliera della poltrona , tese le mani avanti , guardando e indicando qualche cosa . « La lettera » , diss ' ella . I due giovani si voltarono e non videro niente . « Che lettera , mamma ? » , disse Luisa . Nello stesso punto notò l ' espressione del viso di sua madre , diede un ' occhiata a Franco per avvertirlo . Non era la prima volta , durante la sua malattia , che la mamma soffriva di allucinazioni . All ' udirsi domandare « che lettera ? » ella capì , fece « oh ! » , ritirò le mani , se ne coperse il viso e pianse silenziosamente . Confortata dalle carezze de ' suoi figli , si ricompose , li baciò , stese la mano a suo fratello e al signor Giacomo , che non avevano inteso affatto cosa fosse accaduto e accennò a Luisa di andar a pigliar qualche cosa . Si trattava di una torta e di una bottiglia preziosa di vino del Niscioree , regalata con altre parecchie , tempo addietro , dal marchese Bianchi che aveva per la signora Rigey una singolare venerazione . Il signor Giacomo , non vedendo l ' ora di svignarsela , incominciava a dimenarsi , a soffiare , guardando l ' ingegnere . « Signora Luisina » , diss ' egli vedendo uscire la novella sposa . « La scusa , son propramente per domandar licenza ... » « No , no » , lo interruppe con un fil di voce la signora Teresa , « aspetti un poco . » Luisa scomparve e Franco scivolò pure fuori dalla stanza dietro sua moglie . La signora Teresa parve presa da uno scrupolo , accennò a richiamarlo . « Ma cosa mai ! » , fece l ' ingegnere . « Ma , Piero ! » « Ma cosa ? » Le antiche tradizioni austere della sua famiglia , un sottile senso di dignità , forse anche uno scrupolo religioso perché gli sposi non avevano ancora assistito alla messa della benedizione nuziale , impedivano alla signora Teresa di approvare che i giovani si appartassero e insieme di spiegarsi . Le sue reticenze e la bonarietà patriarcale dello zio diedero agio a Franco di sottrarsi ai richiami senza rimedio alcuno . La signora Teresa non insistette . « Per sempre ! » , mormorò dopo un momento come parlando fra sé . « Uniti per sempre ! » « Nualtri » , disse l ' ingegnere rivolgendosi in dialetto veneto al suo collega nel celibato , « nualtri , sior Giacomo , de ste buzare no ghe ne femo . » « Sempre de bon umor , Ela , ingegnere pregiatissimo » , rispose il signor Giacomo a cui la coscienza diceva che aveva fatto delle « buzare » peggiori . Gli sposi non ritornavano . « Signor Giacomo » , riprese l ' ingegnere , « per questa notte , niente letto . » L ' infelice si contorse , soffiò e batté le palpebre senza rispondere . E gli sposi non ritornavano . « Piero » , disse la signora , « suonate il campanello . » « Signor Giacomo » , fece l ' ingegnere senza scomporsi , « dobbiamo suonare il campanello ? » « L ' idea de la signora Teresa pare propramente questa » , rispose l ' omino navigando alla meglio tra il fratello e la sorella . « Però mi no digo gnente . » « Piero ! » , insistette la signora . « Ma insomma » , riprese suo fratello senza muoversi . « Lei , cosa farebbe ? Lo suonerebbe , questo campanello , o non lo suonerebbe ? » « Oh Dio ! » , gemette il Puttini . « La me dispensa . » « Non La dispenso un corno . » Gli sposi non ritornavano e la mamma , sempre più inquieta , ricominciava : « Ma suonate , dunque , Piero ! » Il signor Giacomo , che moriva dalla voglia di andarsene e non poteva andarsene senza salutar gli sposi , incoraggiato dall ' insistere della signora , fece uno sforzo , diventò rosso rosso e buttò fuori la sua sentenza : « Mi sonaria . » « Caro signor Giacomo » , disse l ' ingegnere , « mi stupisco , mi sorprendo e mi meraviglio . » Chi sa perché , quando era di buon umore e gli capitava in bocca uno di quei sinonimi , li infilzava tutti e tre . « Però » , conchiuse , «suoniamo.» E suonò molto discretamente . « Sentite , Piero » , disse la signora Teresa . « Ricordatevi bene che adesso , quando partite voi , deve partire anche Franco . Ritornerà alle cinque e mezzo per la messa . » « Oh povero me ! » , fece lo zio Piero . « Quante miserie ! Insomma , sono marito e moglie , sì o no ? Bene bene bene » , soggiunse , perché sua sorella si inquietava . « Fate tutto quello che volete , ecco . » Invece degli sposi entrò la fantesca portando la torta e la bottiglia e disse all ' ingegnere che la signora Luisina lo pregava di uscire un momento sulla terrazza . « Adesso che viene un po ' di grazia di Dio , mi mandate fuori » , disse l ' ingegnere . Egli scherzava , con la solita serenità di spirito , forse non comprendendo bene lo stato grave di sua sorella , forse per certa sua naturale disposizione pacifica verso tutto che fosse ineluttabile . Uscì sulla terrazza dove Luisa lo aspettava con Franco . « Senti , zio » , diss ' ella , « mio marito dice che certo la nonna scoprirà tutto subito , ch ' egli non potrà più stare a Cressogno , che se la mamma fosse in buone condizioni si potrebbe venire da te a Oria , ma che così , pur troppo , non è possibile . Allora dice che si potrebbe mettere all ' ordine una camera qui , in fretta , alla meglio ; lo studio del povero papà , si diceva noi . Cosa ti pare ? » « Hm ! » , fece lo zio , che non accettava facilmente le novità . « Mi pare una risoluzione molto precipitosa . Fate una spesa , mettete la casa sossopra per una cosa che non può durare . » La sua idea fissa era quella di aver tutta la famiglia a Oria , e questo ripiego della camera gli faceva ombra . Temeva che se gli sposi si accomodavano a Castello finissero con restarvi . Luisa si studiò di persuaderlo che non si poteva fare altrimenti , che né la spesa né l ' incomodo sarebbero stati grandi , che suo marito , quando avesse a uscir di casa , andrebbe difilato a Lugano e ritornerebbe con i pochi mobili strettamente necessari . Lo zio domandò se Franco non potrebbe invece mettersi a Oria e starvi fino a quando vi potessero scendere la mamma e lei . « Oh , zio ! » , fece Luisa . S ' ella avesse saputo del campanello , si sarebbe ancor più meravigliata di una proposta simile . Ma il buon uomo aveva qualche volta di queste idee ingenue che facevano sorridere sua sorella . Luisa non durò fatica a trovare argomenti contro l ' esilio di Franco e ad adoperarli con calore . « Basta » , fece lo zio non persuaso , ma placido , allargando le braccia in arco , nell ' atto di un Dominus vobiscum più caritatevole , più disposto a cinger di tenerezza le povere creature umane . « Fiat . Oh , e se occorre » , soggiunse volgendosi a Franco , « come stai a quattrini ? » Franco trasalì , s ' imbarazzò . « È il nostro papà , sai » , gli disse sua moglie . « Papà niente affatto » , osservò lo zio , sempre placidamente . « Papà niente affatto , ma quel ch ' è mio è vostro , ecco ; vuol dire dunque che vi munirò un poco secondo le mie forze . » E ricevette l ' abbraccio commosso de ' suoi nipoti senza corrispondervi , quasi seccato da una dimostrazione superflua , seccato che non accogliessero più semplicemente una cosa tanto semplice e naturale . « Sì , sì » , diss ' egli , « andiamo a bere ch ' è meglio . » Il vino del Niscioree , rosso chiaro come un rubino , delicato e gagliardo , blandì e pacificò le viscere dell ' impaziente signor Giacomo , che in quegli anni di oïdium ben di rado bagnava le labbra nel vin pretto e beveva cupamente vin Grimelli di acquosa memoria . « Est , est , non è vero , signor Giacomo ? » , disse lo zio Piero vedendo il Puttini guardar devotamente nel bicchiere che teneva in mano . « Qui almeno non c ' è pericolo di crepare come quel tale : et propter nimium est dominus meus mortuus est . » « A mi me par de resussitar » , rispose il signor Giacomo , adagio adagio , quasi sottovoce , guardando sempre nel bicchiere . « Allora , un brindisi agli sposi ! » , riprese l ' altro , alzandosi . « Se non lo fa Lei , lo farò io : Viva lü e viva lee E nün andèm foeura d ' i pee . Il signor Giacomo vuotò il bicchiere , soffiò molto e batté molto le palpebre in segno dei vari sentimenti che tumultuavano nell ' animo suo mentre l ' ultimo aroma e l ' ultimo sapor del vino gli si perdevano in bocca ; offerse la sua servitù alla signora Teresa riveritissima , la sua devozione alla sposina amabilissima , la sua osservanza allo sposo compitissimo ; si schermì , menando le braccia e la testa , dai ringraziamenti che gli fioccavano addosso , e preso il cappellone , presa la mazza , si avviò umilmente , soffiando con un misto di compiacenza e di rammarico , dietro la mole placida dell ' ingegnere pregiatissimo . « E tu , Franco ? » , chiese subito la signora Teresa . « Vado » , rispose Franco . « Vien qua » , diss ' ella . « Vi ho accolto così male , poveri figliuoli , quando siete ritornati dalla chiesa . Sai , m ' era venuto uno de ' miei accessi ; lo avete ben capito . Adesso mi sento tanto benino , tanto in pace . Signore , Vi ringrazio . Mi pare d ' avere messa la casa in ordine , d ' avere spento il fuoco , d ' aver dette un po ' di orazioni e di andar a dormire , tutta bella contenta ; ma non così presto , sai , caro , non così subito . Ti lascio la mia Luisa , caro , ti lascio lo zio Piero ; so che li amerai tanto , vero ? Ricordati anche di me , però . Ah Signore , come mi rincresce di non vedere i vostri figli ! Quello sì . Hai da dar loro un bacio per la povera nonna , tutti i giorni . E adesso va ' , figlio mio ; ritorni alle cinque e mezzo , non è vero ? Sì , addio , va '.» Gli parlava carezzevole , come a un bambino che non capisce ancora ed egli piangeva di tenerezza silenziosamente , le baciava e ribaciava le mani , godendo che Luisa fosse presente e vedesse ; perché nella sua immensa tenerezza per la mamma vi era la immensa gioia di essere divenuto un solo con la figlia e come un ' avidità di amar tutto che sua moglie amava , con la stessa forza . « Va ' » , ripeteva mamma Teresa , temendo anche la commozione propria : « va ' , va '.» Egli obbedì , finalmente ; e uscì con Luisa . Anche stavolta Luisa tardò molto a ritornare , ma le anime più sante hanno le loro lievi debolezze e quantunque la fantesca non facesse che andare e venire dalla cucina al salotto , la signora Teresa , tocca dalle dimostrazioni d ' affetto che le aveva prodigate Franco , non le disse mai di suonare il campanello . 4 . La lettera del Carlin Franco discese il monte adagio adagio , tutto chiuso nel suo mondo interiore così pieno di cose , di pensieri , di sentimenti nuovi , fermandosi ogni tratto a guardar la strada biancastra e i campicelli scuri , a toccar le foglie d ' una vite o i sassi d ' un muricciuolo per sentire la realtà del mondo esterno , persuadersi che non sognava . Solamente a Casarico , nella contrada dei Mal ' ari , davanti alla porticina della villetta Gilardoni , si ricordò delle parole oscure di mamma Teresa circa la confidenza fattale dal Gilardoni e si domandò quale potesse mai essere l ' arcano che non conveniva rivelare a Luisa . A dir il vero questo consiglio della mamma non gli era piaciuto interamente . « Come mai » , pensò bussando all ' uscio , « nasconderei qualche cosa a mia moglie ? » Il professore Beniamino Gilardoni , figlio del « Carlin de Dàas » , era stato fatto studiare dal vecchio don Franco Maironi , dal marito della marchesa Orsola , uomo bizzarro , lunatico , violento , ma generoso . Quando il Carlin morì , si vide che la generosità del Maironi non sarebbe stata necessaria . Beniamino ereditò un discreto gruzzoletto e ciò fece andare in bestia don Franco che lo tenne responsabile dell ' ipocrisia paterna , gli voltò le spalle né volle più saperne di lui nel poco tempo che visse ancora dopo la morte del suo agente . Il giovane entrò nell ' insegnamento , fu professore di latino nel ginnasio di Cremona e di filosofia nel liceo di Udine . Cagionevole di salute e timoroso assai del male fisico , alquanto misantropo , piantò nel 1842 la cattedra e venne a godersi la modesta eredità paterna in Valsolda . Il natio paesello di Dasio , seduto sotto le rocce dolomitiche dell ' Arabione , era troppo alto e troppo incomodo per lui . Vendette i suoi beni di lassù , si comperò l ' uliveto del Sedorgg sopra Casarico e una villetta in Casarico stesso , sulla riva del lago ; un gingillo di villetta che egli chiamava per la sua forma « pi greco » a immagine del diagramma di Ugo Foscolo . Dalla contrada dei Mal ' ari un andito breve metteva nel cortiletto addossato a un portico minuscolo e aperto verso il lago , fra grandi oleandri , di fronte a sei miglia d ' acqua verde o grigia o azzurra , secondo i momenti , fino al monte S . Salvatore inclinato là in fondo , sotto il peso della sua gobba malinconica , ai sottoposti colli umidi di Carona . A levante della casina si stendeva un orto favolosamente spazioso per quei paesi le cui pianure l ' ingegnere Ribera soleva definire con questa citazione censuaria : campo grande , detto il campone , tavol sett . Sette tavole son venti o ventidue metri quadrati . Il professore lo coltivava con l ' aiuto del suo servitorello Giuseppe , detto il Pinella , e d ' una bibliotechina di trattati francesi . Si faceva venire di Francia i semi delle qualità d ' ortaggi più celebrate , che talvolta gli spuntavano ignobilmente diversi dalla loro fede di battesimo e magari da qualunque onesta famiglia battezzata . Accadeva allora che filosofo e famiglio , curvi sull ' aiuola con le mani alle ginocchia , levassero gli occhi dai germogli beffardi per guardarsi in faccia , il primo sinceramente , il secondo ipocritamente compunto . In un canto dell ' orto viveva , nella sua stalletta costrutta con tutte le regole dell ' arte , una vaccherella svizzera comperata dopo tre mesi di assidui studi e riuscita magra e cagionevole quanto il padrone ; al quale , malgrado la mucca svizzera e quattro galline padovane , capitava spesso di non potersi preparare in casa un latte all ' ovo . Nel muro di sostegno verso il lago , battuto al piede dall ' onda piena della breva , egli aveva praticati dei fori e piantato , per consiglio di Franco Maironi , alquante agavi americane , alquanti rosai e capperi , fasciando così , come soleva dire , con una elegante forma poetica il sostanzioso contenuto dell ' orto . E per amore di poesia aveva lasciato incolto un breve angolo dell ' orto stesso . Vi era cresciuto un canneto altissimo e a questo canneto il professore aveva addossato una specie di belvedere , un alto palco di legno , molto rustico e primitivo , dove nella buona stagione passava qualche gradevole ora leggendo , al fresco della breva , al mormorio del canneto e delle onde , i libri mistici che amava . Da lontano il colore del palco si confondeva con quello del canneto ed il professore pareva seduto in aria col suo libro in mano , come un mago . Teneva nel salotto la bibliotechina d ' orticoltura ; i libri mistici , i trattati di negromanzia , di gnosticismo , gli scritti sulle allucinazioni e sui sogni li teneva in uno studiolo vicino alla camera da letto , in una specie di cabina di nave dove il lago o il cielo parevano entrare dalla finestra . Dopo la morte del vecchio Maironi il professore aveva ripigliato a visitare la famiglia , ma la marchesa Orsola gli piaceva poco e don Alessandro suo figlio , padre di Franco , meno ancora . Finì con andarci una volta l ' anno . Quando il giovinetto entrò in liceo , il Gilardoni fu pregato dalla nonna , ché il padre era morto da un pezzo , di dargli qualche lezione durante l ' autunno . Maestro e scolaro si somigliavano nei facili entusiasmi , nelle collere veementi e fugaci , ed erano caldi patrioti ambedue . Cessato il bisogno delle lezioni si rividero come amici benché il professore avesse oltre a vent ' anni più di Franco . Questi ammirava l ' ingegno del suo allievo ; Franco invece stimava assai poco la filosofia mezzo cristiana mezzo razionalista del maestro , le sue tendenze mistiche ; rideva della sua passione per i libri e per le teorie d ' orticoltura e giardinaggio , scompagnata da qualsiasi senso pratico . Lo aveva tuttavia molto caro per la sua bontà , per il suo candore , per il suo calor d ' animo . N ' era stato il confidente al tempo dell ' infelice amore concepito dal Gilardoni per la signora Teresa Rigey e lo aveva poi ricambiato con le confidenze proprie . Il Gilardoni ne fu molto commosso ; disse a Franco che avendo nel cuore quel tale culto gli sarebbe parso di diventar un poco suo padre anche se la signora Teresa non volesse saperne di lui . Franco non mostrò di apprezzare questa paternità metafisica ; l ' amore per la signora Rigey gli pareva un ' aberrazione ; ma insomma si confermò nell ' idea che la testa del professore non valeva gran cosa e che il cuore era d ' oro . Bussò , dunque , all ' uscio e venne ad aprirgli il professore in persona portando un lumicino a olio . « Bravo » , diss ' egli . « Credevo che non venissi più . » Il Gilardoni era in veste da camera e pantofole , aveva in testa una specie di turbante ed esalava un forte odore di canfora . Pareva un turco , un Gilardoni bey ; ma la faccia magra e giallognola che sorrideva sotto il turbante nulla aveva di turchesco . Contornata d ' una barbetta rossastra , fiorita pomposamente , nel mezzo , d ' un bel nasone bitorzoluto e vermiglio , luceva per due begli occhi azzurri , molto giovanili , pieni d ' ingenua bontà e poesia . Appena Franco ebbe chiuso l ' uscio dietro di sé , l ' amico gli sussurrò : « È fatto ? » . « È fatto » , rispose Franco . L ' altro lo abbracciò e lo baciò silenziosamente . Poi lo fece salire nello studiolo . Gli spiegò strada facendo che s ' era applicato sulla testa delle compresse d ' acqua sedativa , secundum Raspail , per una minaccia di emicrania . Egli era un apostolo di Raspail e aveva convertito anche Franco , molto soggetto alle infiammazioni di gola , dalle sanguisughe alla sigaretta di canfora . Nello studiolo , nuovo amplesso , molto stretto e molto lungo . « Tanto , tanto , tanto ! » , esclamò Gilardoni sottintendendo un mondo di cose . Povero Gilardoni , gli occhi gli luccicavano . Aveva sperato invano una felicità simile a quella dell ' amico suo ! Franco intese , s ' imbarazzò , non seppe dirgli nulla , e ne seguì un silenzio così significativo che il Gilardoni non poté sopportarlo e si mise ad accendere un po ' di fuoco per riscaldare il caffè che aveva preparato . Franco si offerse per questa bisogna e il professore accettò allegando il suo mal di capo , si mise a disfare il turbante davanti a una scodella d ' acqua sedativa . « Dunque » , diss ' egli , dominando la propria emozione con uno sforzo di volontà , « mi racconti . » Franco gli raccontò ogni cosa dal pranzo della nonna fino alla cerimonia nuziale nella chiesa di Castello , eccetto , naturalmente , il colloquio segreto con mamma Teresa . Il professore Beniamino , che intanto si era rimesso il turbante , si fece coraggio a mezzo . «E...», diss ' egli sostituendo al nome amato una specie di gemito sordo , « come sta ? » Udito dell ' allucinazione , esclamò : « Una lettera ? Le pareva di vedere una lettera ? Ma che lettera ? » . Questo , Franco non lo sapeva . Uno stridore sulla brace interruppe la conversazione ; il caffè bolliva a scroscio e si versava . Il Gilardoni somigliava al suo giovane amico pure in questo che gli si leggeva il cuore in faccia . Il giovane amico , ch ' era del resto un lettore di facce infinitamente più sagace e pronto di lui , capì subito ch ' egli aveva pensato ad una data lettera e gli chiese , mentre il caffè stava posando , se fosse in grado di spiegar quell ' allucinazione . Il professore si affrettò a rispondere di no , ma tosto pronunciato il no lo attenuò con parecchi altri no misti a inarticolati brontolii : « eh no - no già - non saprei - insomma no » . Franco non insistette e ne seguì un altro silenzio alquanto significativo . Preso il caffè con molti involontari segni d ' inquietudine , il professore propose bruscamente d ' andare a letto . Franco , dovendo ripartire prima di giorno , preferì non coricarsi ma volle che si coricasse l ' amico , e l ' amico , dopo infinite proteste e cerimonie , dopo aver esitato fin sulla soglia della porta con la sua scodella d ' acqua sedativa in mano , fece di colpo un volta faccia , si gittò alle spalle un « addio » e scomparve . Rimasto solo , Franco spense il lume e si distese sulla poltrona con la buona intenzione di dormire , cercando il sonno in qualche pensiero indifferente , se gli fosse possibile di fermarvisi . Non erano passati cinque minuti quando fu picchiato all ' uscio e subito entrò precipitosamente , senza lume , il professore dicendo : « Insomma sono qui ! » . « Cosa c ' è ? » , esclamò Franco . « Mi rincresce che ho spento . » Si sentì in pari tempo le braccia del buon Beniamino intorno al collo , la sua barba , la canfora e la voce sul viso . « Caro caro caro caro don Franco , io ho un peso enorme sul cuore , non volevo parlare adesso , volevo lasciarla quieto ma non posso , non posso , poss no , poss no , poss no ! » « Ma parli , si quieti , si quieti ! » , disse Franco sciogliendosi dolcemente da quell ' abbraccio . Il professore lo lasciò e si portò le mani alle tempie gemendo : « Oh che animale , che animale , che animale ! Potevo ben lasciarla tranquillo , potevo ben aspettare domani ! o posdomani ! Ma ormai è fatta , è fatta » . Afferrò le mani di Franco . « Creda , avevo cominciato a spogliarmi quando mi ha preso come una vertigine e lì , andiamo , metti su da capo le vesta , e via , corri qua come un matto , senza lume ! Nella furia ho persin rovesciato la scodella dell ' acqua sedativa ! » « Accendiamo il lume ? » , chiese Franco . « No no no ! Meglio parlare al buio , meglio parlare al buio ! Guardi , mi metto persino qui , io ! » Andò a sedere al suo scrittoio fuori del chiaror debole ch ' entrava dalla finestra , e parlò . Parlava sempre nervoso e disordinato ; figurarsi adesso con l ' agitazione che aveva in corpo . « Comincio , neh ? Chi sa cosa dirà , caro don Franco ! Tutte chiacchiere inutili , queste ; ma cosa vuole , là , pazienza . Comincio dunque ; di dove comincio ? Ah Signore , vede che bestia sono che non so nemmeno più dove cominciare ? Ah , quell ' allucinazione ! Sì , Le ho detto una bugia poco fa , posso benissimo sospettare l ' origine di quell ' allucinazione . Si tratta d ' una lettera , proprio d ' una lettera che io ho fatto vedere due anni sono alla signora Teresa . Una lettera del povero don Franco Suo nonno . Bene , adesso cominciamo dal principio . Il mio povero papà , negli ultimi giorni della sua vita mi parlò di una lettera di don Franco che avrei trovato nel cassettone dov ' erano tutte le carte da conservarsi . Mi disse di leggerla , di custodirla e di regolarmi , a suo tempo , secondo la mia coscienza . " Però " , disse , " è quasi certo che non vi sarà niente da fare . " Il povero papà viene a mancare , io cerco la lettera nel cassettone , non la trovo . Frugo tutta la casa , non la trovo . Cosa vuole ? Mi do pace con l ' idea che non ci sarà niente da fare e non ci penso più . Bestia , vero ? Animale ? Me lo dica pure , me lo merito , me lo son detto tante volte io . Schiavo , andiamo avanti . Lei sa com ' è stata regolata la successione di Suo nonno ? Sa come sono andati gli affari di casa Sua ? Mi perdona , neh , se Le parlo di queste cose ? » « So che mio nonno morì senza testamento e che non ho niente » , rispose Franco . « Passiamo , andiamo avanti . » Era un argomento penoso davvero , per Franco . Alla morte del vecchio Maironi non s ' era trovato testamento . La vedova e il figlio don Alessandro si erano divisi la sostanza per metà , d ' amore e d ' accordo . Per riuscire a questo il figlio aveva fatto alla madre una donazione assai grossa dichiarando d ' interpretare la volontà paterna cui era mancato il modo d ' esprimersi . Il giovane , vizioso , giuocatore , prodigo , era già impigliato , alla morte di suo padre , nei lacci degli usurai . Nei sette anni che visse ancora si governò per modo da non lasciare un soldo al suo unico figlio Franco , il quale rimase con una ventina di mila svanziche , la sostanza di sua madre , morta nel metterlo alla luce . « Sì , sì , andiamo avanti » , riprese il Gilardoni . « Tre anni fa , dico tre anni fa , ricevo una Sua lettera . Ricordo ch ' era il due novembre , il giorno dei morti . Cose strane , cose misteriose . Senta bene . La sera vado a letto e faccio un sogno . Sogno la lettera di Suo nonno . Noti che non ci avevo mai più pensato . Sogno di cercarla e di trovarla in una vecchia cassa che tengo in granaio . La leggo , sempre in sogno . Cosa dice ? Dice che nella cantina di casa Maironi a Cressogno c ' è un tesoro e che questo tesoro è destinato a Lei . Mi sveglio con una emozione straordinaria , con la convinzione che si tratta di un sogno veridico . Mi alzo e vado a guardare nella cassa . Non trovo niente . Ma due giorni dopo , volendo vendere certi fondi che avevo ancora a Dasio , piglio in mano un vecchio atto di compera che papà teneva nel suo cassettone , lo sfoglio e me ne casca fuori una lettera . Guardo la sottoscrizione , vedo , " nobile Franco Maironi " . La leggo ; è quella ! Ecco , dico , il sogno che ... » « Ebbene ? » , interruppe Franco . « Questa lettera , cosa diceva ? » Il professore si alzò , prese uno zolfino lungo mezzo braccio , lo cacciò nella brace del caminetto e accese il lume . « L ' ho qui » , diss ' egli con un gran sospiro sconsolato . «Legga.» Si cavò di tasca e porse a Franco una lettera giallognola , di piccolo formato , senza busta , con le tracce d ' un ' ostia rossa . Le linee nero - giallastre dello scritto interno trasparivano qua e là quasi in rilievo . Franco la prese , l ' accostò al lume e lesse ad alta voce : Caro Carlin , Troverai dentro la presente il mio testamento . Ne ho fatto due copie . Una è presso di me . L ' altra è questa che io t ' incarico di pubblicare se la prima non viene fuori . Hai capito ? Basta , e quando mi vedrai ti è assolutamente proibito di rompermi ... col darmi consigli secondo il tuo maledetto vizio . Tu sei la sola persona di cui mi fido , ma del resto io non ho che a comandare e tu non hai che a obbedire ; dunque tutti i rompimenti sono inutili e intollerabili . Ciao . Il tuo aff . padrone Nob . Franco Maironi Cressogno , 22 settembre 1828 « Ecco il testamento , adesso » , disse il Gilardoni , lugubre , porgendo a Franco un altro foglietto giallognolo . « Ma questo non lo legga ad alta voce . » Il foglietto diceva : Io sottoscritto , nobile Franco Maironi , intendo disporre delle mie sostanze , con questo atto d ' ultima volontà . Essendoché donna Orsola Maironi nata marchesa Scremin si è degnata di accettare insieme a molti altri omaggi anche i miei , le lascio in segno di gratitudine lire di Milano diecimila per una volta tanto e il gioiello per lei più prezioso della casa ossia don Alessandro Maironi , debitamente inscritto nei registri della parrocchia della Cattedrale in Brescia come mio figlio . Lascio al detto mio figlio la porzione legittima che gli spetta della mia facoltà e tre parpagliole al giorno in più , in segno della particolare mia stima . Lascio al mio agente di Brescia signor Grisi , se si troverà al mio servizio al momento della mia morte , tutto quello che mi ha preso . Lascio al mio agente di Valsolda , Carlino Gilardoni , colla condizione come sopra , lire di Milano quattro al giorno , sua vita natural durante . Intendo che sia celebrata nella Cattedrale di Brescia una messa quotidiana finché sarà in vita donna Orsola Maironi Scremin , per la salute dell ' anima sua . - Di tutta la restante mia sostanza istituisco e nomino erede il mio nipotino don Franco Maironi di don Alessandro . Fatto , scritto e sottoscritto il 15 aprile 1828 . Nob . Franco Maironi Franco lesse e restituì la carta come trasognato , senza dir nulla . Era commosso e sentiva confusamente di doversi dominare , di dover reprimere la propria commozione e raccogliersi , veder chiaro nella cosa e in se stesso . « Ha visto ? » , fece il professore . A questo punto la sovraeccitazione del Gilardoni sali al colmo . « Perché non parlare prima , eh ? » , riprese . « È ben qui la storia che un perché positivo , là , chiaro , preciso , non c ' è caso , io non lo posso dire ! Queste carte mi hanno fatto orrore . Se si fosse trattato di me , di mio padre , di mia madre , avrei lasciato andare un milione piuttosto di domandarlo con queste carte alla mano . Adesso sono ancora una bestia di dir questo , metta ch ' io non abbia detto , perché al posto Suo , tutt ' altro ! Dicevo al posto mio , Signore ! Si sa ! Dunque mi pareva , guardi che asino , che la nonna Le volesse un gran bene , che la roba del nonno finirebbe a ogni modo nelle Sue mani ; e con quest ' idea ! ... Passa un po ' di tempo , mi consiglio con la signora Teresa , le mostro lettera e testamento . Mi dice che avrei dovuto informar Lei subito , appena fatta la scoperta , ma che oramai , essendovi di mezzo , in qualche maniera , sua figlia , non mi vuol dare alcun consiglio . Del resto , dice ... Bene , questo non importa . Capisco insomma che il testamento le fa orrore anche a lei . Cosa vuole , io mi metto in testa che già la nonna finirà con accettare il matrimonio e non parlo . Stasera Lei mi dice che la nonna minaccia ; si figuri ! Adesso capisce che non ho potuto aspettare , che non ho potuto tenere un momento ancora queste carte ; ecco , a Lei , le prenda ! » Franco , assorto nei propri pensieri , non udì che queste ultime parole . « No » , diss ' egli , « non le prendo . Mi conosco . Se le ho in mano posso fare troppo presto qualche cosa di troppo grave . Le tenga Lei , per ora . » Il Gilardoni non voleva saperne di tenerle , e Franco ebbe uno de ' suoi scatti di impazienza . Niente gl ' irritava i nervi , del resto , come gli sfoghi sconclusionati della gente di buon cuore e di cattiva testa . Si riscaldò perché il Gilardoni resisteva , gli fece intendere che quel volersi sbarazzare a ogni costo delle carte era egoismo bell ' e buono e che quando si fanno degli spropositi bisogna subirne le conseguenze . Le parole furono presso a poco queste ; la faccia irritata e dura diceva molto peggio . Il Gilardoni , rosso rosso , fremeva tutto per quell ' accusa di egoismo , ma si contenne ; e fatto anche lui un fiero cipiglio , ripetendo « bene bene bene bene » , intascò frettolosamente le carte e uscì senz ' altro . Subito Franco , per soddisfazione della propria coscienza , si mise a persuader se stesso che il signor Beniamino aveva tutti i torti possibili ; torto di non avergli consegnato le carte molto prima , torto di essersi fatto pregare adesso per tenerle ancora , torto di essersi offeso . Sicuro di far la pace con lo sconclusionato filosofo , non pensò più a lui , spense il lume e , ritornato alla sua poltrona , ripiombò nelle riflessioni di prima . Adesso cominciava a vederci chiaro . Non poteva servirsi con dignità di quel testamento disonorante per la nonna nella forma e nella sostanza , nel sospetto che generava , considerata la lettera , di una soppressione delittuosa ; poco onorevole anche per suo padre . No , mai . Conveniva dire al professore di bruciar tutto . Così , signora nonna , trionferò di te , facendoti grazia della roba e dell ' onore senza curarmi di dirtelo ! Assaporandosi questo proposito , Franco si sentì quasi alzar da terra , respirò a pieni polmoni , contento di sé come un principe , illuminato e pacificato nell ' anima da un sentimento misto di generosità e d ' orgoglio . Malgrado tutta la sua fede e le sue pratiche cristiane , egli era lontanissimo dal sospettare che un tale sentimento non fosse interamente buono e che una magnanimità meno conscia di se stessa sarebbe stata più nobile . Si lasciò cadere sulla spalliera della poltrona , disposto , meglio che prima nol fosse , al riposo , pensando tranquillamente alle cose lette , alle cose udite , come uno che per poco non si è lasciato prendere in una speculazione rischiosa e ne considera le angustie , i guai evitati per sempre . Avveniva pure in fondo all ' anima sua un sommovimento di vecchie memorie . Gli tornò a mente la storia di un certo discorso fatto da una vecchia cameriera sulla ricchezza di casa Maironi che sarebbe stata rubata ai poveri . Egli era bambino , allora , e la donna non s ' era fatto riguardo di parlare in presenza sua . Ma il bambino ne aveva riportato una impressione profonda , risvegliatagli più tardi , a mezza l ' adolescenza , da un certo prete che gli avea raccontato in aria di segreto , con solennità e forse non senza intenzione , come la roba Maironi provenisse da una lite vinta , contro giustizia , all ' Ospitale Maggiore di Milano . « Così per me » , pensò Franco , « tutto è ritornato al diavolo . » Gli venne in mente che potesse esser tardi , riaccese il lume e guardò l ' orologio . Erano le tre e mezzo . Oramai gli sarebbe stato impossibile di riposare . Era troppo vicino il momento di ritrovarsi con Luisa , la sua immaginazione era troppo accesa . Ancora un ' ora e mezzo ! Egli guardava l ' orologio tutti i momenti ; questo benedetto tempo non passava mai . Prese un libro e non poté leggere . Aperse la finestra ; l ' aria era mite , il silenzio profondo , il lago chiaro verso il San Salvatore , il cielo stellato . A Oria si vedeva un lume . Il suo destino era forse di vivere colà , in casa dello zio . Si mise , guardando distrattamente il punto luminoso , a immaginar l ' avvenire , fantasmi che sempre mutavano . Verso le quattro e mezzo udì un tocco di campanello al piano inferiore , e poco dopo , il Pinella venne ad avvertirlo a nome del padrone , che , se voleva far la salita del Boglia , era tempo di mettersi in cammino . Il padrone aveva un gran dolor di capo e non poteva muoversi , né riceverlo . Franco cercò sulla scrivania un pezzo di carta e vi scrisse : « Parce mihi , domine , quia brixiensis sum » . Poi uscì , fu accompagnato dal Pinella col lume fino al sottoportico tenebroso dove mette capo la strada di Castello e scomparve . La marchesa Orsola suonò il campanello alle sei e mezzo e ordinò alla cameriera di portare il solito cioccolatte . Ne inghiottì una buona metà e poi domandò con tutta flemma a che ora don Franco fosse ritornato . « Non è ritornato , signora marchesa . » Le viscere della vecchia dovettero turbarsi un poco , ma neppure un muscolo del suo viso si mosse . Ella posò le labbra sull ' orlo della tazza di cioccolatte , guardò la cameriera e disse pacatamente : « Portatemi uno di quei biscottini di ieri . » Verso le otto la cameriera ritornò per annunciarle che don Franco era venuto e non aveva fatto che salire in camera , pigliarvi il suo passaporto , ridiscendere e incaricare il cameriere di trovargli un barcaiuolo che lo conducesse a Lugano . La marchesa non fiatò , ma più tardi mandò ad avvertire il suo confidente Pasotti che lo aspettava . Pasotti capitò subito e si trattenne con lei una buona mezz ' ora . La dama voleva assolutamente sapere dove e come suo nipote avesse passata la notte . Pasotti aveva già raccolte e poté offrire certe voci vaghe intorno a una visita notturna di don Franco in casa Rigey ; ma si desideravano notizie esatte e sicure . Il sagace Tartufo , curioso per natura come un bracco che va fiutando tutte le puzze , ficcando il muso in tutti i buchi e strofinandolo a tutti i calzoni , promise di fornirle alla signora marchesa dentro un paio di giorni , e se ne andò con gli occhi scintillanti , fregandosi le mani nell ' aspettazione di una piacevole caccia . 5 . Il « bargnìf » all ' opera La mattina seguente , Pasotti , preso il caffè e latte e meditato il piano di caccia fino alle dieci e mezzo , fece venire la signora Barborin , che dormiva in un ' altra camera perché al Controllore , ella lo chiamava umilmente così , dava noia il suo russare . « El ga reson » , diceva la povera sorda , « l ' è on gran malarbetto vizi che goo . » Ella era più vecchia di suo marito , lo aveva sposato in seconde nozze , per tenerezza di cuore , portandogli alcuni quattrini cui egli aveva mirato da un pezzo e che ora si godeva . Il Controllore le voleva bene a modo suo , la costringeva a visite , a gite in barca , a passeggiate sui monti , ch ' erano un supplizio per lei , si burlava della sua sordità , la mandava fuori coperta di seta e di piume e in casa la faceva lavorare come una fantesca . Malgrado tutto ella riveriva e serviva « el Controlòr » come una schiava , con gran timore eppure non senza affetto . Quando non lo chiamava « el Controlòr » lo chiamava « Pasott » . Mai non si permise appellativi più familiari . Pasotti le ordinò a gesti , con una faccia dura da satrapo , di levar dal cassettone una camicia di bucato , dall ' armadio un abito di mezza gala , da un canterano un paio di stivali ; e quando sua moglie , frugando di qua e di là , trepidando , voltandosi ogni momento per seguir gli occhi e i gesti del padrone , pigliandosi spesso della bestia e spalancando allora la bocca per cercar di udire la parola veduta , ebbe approntato ogni cosa , Pasotti cacciò le gambe dal letto e disse : « Togli » . La signora Barborin gli s ' inginocchiò davanti e cominciò a tirargli su le calze , mentre il Controllore , allungata la mano al tavolino da notte , si pigliò la tabacchiera e , apertala , continuò , con due dita affondate nel tabacco , le meditazioni di prima . Intendeva di fare alcune visite di esplorazione , ma in quale ordine ? A quanto gliene aveva detto il suo mezzadro , pareva che la Marianna del signor Giacomo Puttini e forse il signor Giacomo stesso dovessero saper qualche cosa di don Franco ; e qualche cosa certo se ne doveva sapere a Castello . Mentre la signora Barborin gli allacciava il secondo legaccio , Pasotti si ricordò ch ' era martedì . Il signor Giacomo andava ogni martedì con altri amici al mercato di Lugano e più propriamente alla trattoria del Lordo , con lo scopo di interpolare un bicchiere settimanale di vin pretto al vin Grimelli quotidiano ; e ritornava spesso a casa in una disposizione affettuosa e sincera . Conveniva dunque andare da lui sul tardi , fra le quattro e le cinque . Pasotti si figurava già di tenerselo fra le unghie , di maneggiarlo a sua posta . Alzò le dita dalla tabacchiera con un sorriso maligno , e scosso giù , a colpettini misurati , il soverchio della presa , se la fiutò a suo grande agio , si fece dar il fazzoletto dalla moglie e la ricompensò borbottando con una faccia benigna , nel raggomitolar il fazzoletto : « Povera donna ! Povera diavola ! » Infilato e abbottonato l ' abito dopo mezz ' ora di lavoro , esclamò sul serio : « Corpo , che fatica ! » , e andò allo specchio . Sua moglie osò di allora svignarsela alla sorda , sì , ma non alla muta , e disse timidamente : « Vado , neh ? » Pasotti si voltò accigliato , imperioso , le accennò col dito di venir da lui e le disegnò sopra e intorno alla persona , con quattro colpi di mimica , un cappello e uno scialle . Ella lo guardava a bocca aperta , non capiva ; gli puntò l ' indice al petto , interrogandolo con gli occhi , con le sopracciglia inarcate , come se dubitasse che questa roba occorresse a lui ; al che Pasotti rispose allo stesso modo con tre puntate d ' indice : « tu , tu , tu » . Poi , menando in taglio la mano distesa , le significò che doveva uscir di casa con lui . Ella ebbe due o tre sussulti di sorpresa e di protesta , allargò gli occhi smisuratamente e domandò con quella voce che pareva venire dalla cantina : « Dove ? » Il Controllore non rispose che con un ' occhiata fulminea e un gesto : marche ! Non voleva dare altre spiegazioni . La signora Barborin si dibatté ancora un poco . « Non ho ancora fatto colazione » , diss ' ella . Suo marito la prese per le spalle e , tiratala a sé , le gridò in bocca : « La farai dopo » . Solo ad Albogasio Inferiore , sul sagrato dell ' Annunziata , le fece sapere , indicando il luogo con la mazza , che andavano a Cadate , alla deserta vecchia casa signorile piantata nel lago fra Casarico ed Albogasio e detta popolarmente « el Palazz » dove vivevano solitari , nelle stanzette dell ' ultimo piano , il prete don Giuseppe Costabarbieri e la sua serva Maria , detta la Maria del Palazz . Pasotti che li conosceva pronti ambedue a tender gli orecchi ma cauti assai nel parlare , desiderava tastarli uno per volta , senza parere , e , se trovasse molle , dare una strizzatina . Aveva preso seco la moglie perché gli giovasse in questa delicata bisogna dell ' uno per volta ; e lei , povera innocentona , gli trotterellava dietro a passettini corti giù pei centoventinove scalini che chiamano la Calcinera , senza sospetto della perfida parte che avrebbe fatto . Il lago era quieto come un olio e don Giuseppe , un bel pretazzuolo , piccolo , grosso , dai capelli bianchi e dalla faccia vermiglia , dagli occhietti lucenti , se ne stava presso al fico del suo giardino con un cappello di paglia nero in capo e un fazzoletto bianco al collo , a pescare i cavedini , certi cavedinacci di libbra , vecchioni e furbacchioni , che si vedevano aggirarsi lì sotto per amor de ' fichi , lenti lenti , curiosi e cauti come il prete e la serva . Costei , chi sa dove fosse . Pasotti , trovata aperta la porta di strada , entrò , chiamò don Giuseppe , chiamò Maria . Poiché nessuno rispondeva , piantò sua moglie sopra una seggiola e discese in giardino , andò diritto al fico dove don Giuseppe , al vederlo , fu preso da un accesso di convulsioni cerimoniose . Buttò via la canna da pescare e gli andò incontro vociferando : « Oh Signor , oh Signor ! Oh poer a mi ! In sto stat chì ! Car el me scior Controlòr ! Andem sü ! Andem sü ! Car el me scior Controlòr ! In sto stat chì ! Ch ' el scüsa tant , neh ? Ch ' el scüsa tant ! » . Ma Pasotti non voleva saperne di « andar su » ; voleva a forza restar lì . Don Giuseppe si mise a vociare : « Maria ! Maria ! » . Ecco il faccione della Maria ad un finestrino dell ' ultimo piano . Don Giuseppe le gridò di portar giù una seggiola . Allora il signor Controllore rivelò la presenza di sua moglie , onde il faccione scomparve e don Giuseppe ebbe un altro accesso . « Comè ? Comè ? La sciora Barborin ? L ' è chì ? Ah Signor ! Andem sü ! » E si mosse con un impeto di ossequio , ma Pasotti lo ridusse all ' obbedienza , prima trattenendolo addirittura per le braccia e poi protestando di volergli veder prendere due o tre di quei mostri di cavedini ; e don Giuseppe , per quanto protestasse alla sua volta : « Oh dess ! Se ciapa nient ! Hin baloss ! Hin caveden ! ga veden ! » , dovette gittar l ' amo . Pasotti finse sulle prime di star attento e poi gittò egli pure il suo . Cominciò con domandare a don Giuseppe da quanto tempo non fosse andato a Castello . Udito che vi era stato il giorno prima a salutar l ' amico curato Introini , il buon Tartufo , che non poteva soffrire l ' Introini , si mise a farne il panegirico . Che perla quel curato di Castello ! Che cuor d ' oro ! E a casa Rigey c ' era andato , don Giuseppe ? No , la signora Teresa stava troppo male . Altri panegirici , della signora Teresa e di Luisa . Che rare creature ! Che saggezza , che nobiltà , che sentimento ! E l ' affare Maironi ? Andava avanti , non è vero ? Molto avanti ? « So nient so nient so nient ! » , fece bruscamente don Giuseppe . A quel precipitoso negare , gli occhi di Pasotti brillarono . Egli fece un passo avanti . Era impossibile che don Giuseppe non sapesse niente , diavolo ! Era impossibile che non avesse parlato di ciò con l ' Introini ! Non lo sapeva l ' Introini , che don Franco aveva passato la notte in casa Rigey ? « So nient » , ripeté don Giuseppe . Pasotti sentenziò allora che il voler nascondere certe cose note era un far pensar male . Diamine ! Don Franco era certamente andato in casa Rigey con fini onestissimi e ... « Pécia , pécia , pécia ! » , fece sottovoce , frettolosamente , don Giuseppe curvandosi tutto sul parapetto , stringendo la canna della lenza e ficcando gli occhi nell ' acqua come se un pesce fosse per abboccare . « Pécia ! » Pasotti guardò anche lui nell ' acqua , seccato , e disse che non vedeva niente . « El se l ' è cavada , el pütasca , ma el gaveva propri su el müson ; l ' avarà sentì a spongg » , fece sospirando e raddrizzandosi don Giuseppe che intanto , avendo sentito egli pure il punger dell ' amo , cercava di cavarsela come il pesce . L ' altro ritornò all ' assalto , ma invano . Don Giuseppe non aveva veduto niente , non aveva udito niente , non aveva parlato di niente , non sapeva niente . Pasotti tacque e il prete non tardò molto a metter fuori anche lui una punta di timida malizia : « Bochen propi minga , incoeu , non boccano ; gh ' è come vent in aria » . Intanto , in casa , il dialogo fra la Maria e la signora Barborin , dopo il primo affettuoso scambio di saluti riuscito benissimo , procedeva malissimo . La Maria propose , a gesti , di scendere in giardino , ma la Pasotti implorò a mani giunte d ' esser lasciata sulla sua seggiola . Allora la grossa Maria prese un ' altra seggiola , le si pose accanto , cercò rivolgerle qualche parola , e non arrivando , per quanto vociasse , a farsi intendere , vi rinunciò , si prese il suo gattone in grembo e parlò a quello . La povera signora Barborin , rassegnata , guardava il gatto con i suoi grandi occhioni neri , velati di vecchiaia e tristezza . Ecco finalmente Pasotti , ecco don Giuseppe che ricomincia a sbuffare : « Ah Signor ! Cara la mia sciora Barborin ! Che la scüsa tant ! » Avendo la Maria confessato al « scior Controlòr » che sua moglie e lei non erano riuscite a capirsi , il padrone le diede , per ossequio alla Pasotti , del « salamm » e poiché ella voleva pur difendersi , la fece prudentemente chetare con un imperioso agitar di mano e un « ta ta ta ta ! » . Poi le accennò misteriosamente del capo ed ella uscì . Pasotti le tenne dietro e le disse che sua moglie , dovendo recarsi a visitare i Rigey e non sapendo , per le voci che correvano , come regolarsi , desiderava qualche informazione dalla Maria , perché « la Maria sa sempre tutto » . « Quante chiacchiere ! » , fece la Maria , lusingata . « Io non so mai niente . Sa da chi deve andare la Sua " sciora " ? Dal signor Giacomo Puttini . È il signor Giacomo che le sa tutte . » « Bene ! » , pensò Pasotti collegando questo discorso con quello del mezzadro e fiutando una buona traccia . Fece in pari tempo una spallata d ' incredulità . Il signor Giacomo sapeva forse le cose che succedevano nel mondo della luna , ma basta ; altro non sapeva mai ! La Maria insistette , il volpone cominciò a lavorar di domande , alla lontana , con cautela , ma trovò duro , capì ch ' era fatica gittata e che doveva accontentarsi di quell ' accenno . Allora tacque , ritornò , tra soddisfatto e preoccupato , nella stanza dove don Giuseppe stava spiegando alla signora Barborin , con gesti appropriati , che la Maria le avrebbe portato qualche cosa da mangiare . La donna comparve infatti con un certo vaso quadrato di vetro , pieno di ciliege allo spirito , speciale e celebrata cura di don Giuseppe che soleva presentarlo agli ospiti con solennità , parlando il suo particolare italiano : « Posso fare un poco di sporgimento ? Quattro delle mie ciliege ? Magara con un tocchello di pane ? Maria , tajee giò on poo de pan » . La signora Barborin pigliò solamente il pane per consiglio del mefistofelico marito che pigliò solamente le ciliege . Poi se ne andarono insieme ed ella ebbe licenza di ritornare ad Albogasio mentre il Controllore prese la via di casa Gilardoni . « L ' è on bargnìf , el scior Pasotti » , disse la Maria quand ' ebbe dato il chiavistello all ' uscio di strada . « L ' è on bargnifòn , minga on bargnìf » , esclamò don Giuseppe , pensando all ' amo . E con quell ' appellativo di « bargnìf » che designa il diavolo considerato nella sua astuzia , le due mansuete creature si sfogarono , si ripagarono di tanta roba data malvolentieri , cerimonie , sorrisi e ciliege . Il professor Gilardoni stava leggendo sul suo belvedere dell ' orto , quando vide Pasotti che veniva dietro il Pinella , fra le rape e le barbabietole . Non sentiva simpatia per il Controllore col quale aveva scambiato un paio di visite in tutto e che aveva fama di « tedescone » . Però , essendo inclinato a pensar bene di tutti coloro che conosceva poco , non gli pesava usare anche con lui la cortesia cordiale ch ' era solito usar con tutti . Gli andò incontro col suo berretto di velluto in mano , e dopo una scaramuccia di complimenti in cui Pasotti ebbe facilmente la meglio , ritornò insieme a costui sul belvedere . Pasotti , dal canto suo , sentiva per il professore Gilardoni un ' antipatia profonda , non tanto perché lo sapesse liberale , quanto perché il Gilardoni , quantunque non andasse a messa come lui , viveva da puritano , non amava la tavola né la bottiglia né il tabacco né certi discorsi liberi , e non giuocava a tarocchi . Discorrendo una sera nell ' orto con don Franco delle solenni scorpacciate e trincate che Pasotti e gli amici suoi facevano spesso alle cantine di Bisgnago , il professore aveva detta una parola severa ed era stato udito dal curatone , uno dei mangiatori , che passava in barca rasente i muri , piano piano , pescando . « Villanaccio ! » , aveva esclamato , all ' udirselo riferire , il Controllore gentilissimo con una faccia da « bargnìf » bilioso ; aveva poi fatto tener dietro alla parola un ringhio spregiativo e uno sputo . Ciò non gl ' impedì però adesso di stemperarsi in iscuse per aver indebitamente ritardata la sua visita , come non gl ' impedì di sbirciar subito il volume posato sul tavolino rustico del belvedere . Il Gilardoni notò quell ' occhiata e siccome si trattava di un libro proibito dal Governo , appena avviata la conversazione , lo prese quasi per istinto e se lo tenne sulle ginocchia in modo che colui non potesse leggerne il titolo . Questa precauzione turbò Pasotti che stava magnificando la villetta e l ' orto in tutte le loro parti col tono appropriato a ciascuna , le barbabietole con amabile familiarità , le agavi con ammirazione grave e accigliata . Un lampo di sdegno gli brillò negli occhi e si spense subito . « Fortunato Lei ! » , diss ' egli sospirando . « Se i miei affari lo permettessero , vorrei vivere anch ' io in Valsolda . » « È un paese di pace » , fece il professore . « Sì , è un paese di pace ; e poi adesso , nelle città , chi ha servito il Governo , è inutile , non si trova bene . La gente non sa distinguere fra un buon impiegato che si occupi solamente del proprio ufficio come ho fatto io , e un poliziotto . Siamo esposti a certi sospetti , a certe umiliazioni ... » Il professore diventò rosso e si pentì d ' aver levato il libro dal tavolino . Davvero Pasotti , malgrado le sue smancerie di umiltà , era troppo orgoglioso per far mai la spia , e sia per questo , sia per qualche buona fibra del suo cuore , mai non la fece . Vi fu dunque nelle sue parole un grammo di sincerità , un grammo d ' oro che bastò a dar loro il suono del buon metallo . Il Gilardoni ne fu tocco , offerse al suo visitatore un bicchier di birra e si affrettò a scendere in cerca di Pinella onde aver un pretesto di lasciar il volume sul tavolino . Appena partito il professore , Pasotti ghermì il libro , gli diede una curiosa occhiata , lo rimise a posto e si piantò in capo alla scala con la tabacchiera aperta in mano , frugando nel tabacco e sorridendo , tra l ' ammirazione e la beatitudine , ai monti , al lago , al cielo . Il libro era un Giusti , stampato colla falsa data di Bruxelles , anzi di Brusselle e con il titolo Poesie italiane tratte da una stampa a penna . In un angolo del frontespizio si leggeva scritto per isghembo : « Mariano Fornic » . Non occorreva l ' acume di Pasotti per indovinar subito in quel nome eteroclito l ' anagramma di Franco Maironi . « Che bellezza ! Che paradiso ! » , diss ' egli a mezza voce mentre il professore saliva la scala seguito dal Pinella con la birra . Confessò poi , tra un sorso e l ' altro , che la sua visita era un pochino interessata . Si disse innamorato della muraglia fiorita che sosteneva l ' orto Gilardoni a fronte del lago , e desideroso di imitarla ad Albogasio Superiore dove , se il lago mancava , i muri nudi eran troppi . Come s ' era procurato il professore quelle agavi , quei capperi , quelle rose ? « Ma ! » , rispose candidamente il professore . « Me li ha donati Maironi . » « Don Franco ? » , esclamò Pasotti . « Benissimo . Allora , siccome don Franco ha molta bontà per me , mi rivolgerò a lui . » E trasse la tabacchiera . « Povero don Franco ! » , diss ' egli , guardando il tabacco e palpandolo con la tenerezza di un bargnìf commosso . « Povero figliuolo ! Qualche volta si riscalda ma è un gran buon figliuolo ! Gran bel cuore ! Povero figliuolo ! Lei lo vede spesso ? » « Sì , abbastanza . » « Almeno potesse riuscire nei suoi desideri , povero figliuolo ! Lo dico per lui e anche per lei ! Non sarà mica una cosa sfumata ? » Pasotti disse questa interrogazione da grande artista , con interesse affettuoso ma discreto , senza esprimere più curiosità che non convenisse , volendo ungere e ammollire un poco il cuore chiuso del Gilardoni onde si aprisse , poco a poco , da sé . Ma il cuore del Gilardoni , invece di aprirsi a quel tocco delicato , si contrasse , si rinchiuse . « Non lo so » , rispose il professore sentendosi , con dispetto , diventar rosso ; e diventò scarlatto . Pasotti notò subito nel suo taccuino mentale la risposta imbarazzata e il colore . « Farebbe male » , diss ' egli , « ad abbandonare la partita . La marchesa si capisce che abbia delle difficoltà , ma poi è buona , gli vuole un gran bene . Ha preso una paura , l ' altra notte , povera donna ! » Guardò il professore che taceva inquieto , accigliato , e pensò : non parli ? allora sai . « Capisce ! » , riprese . « Non dire dove si va ! Non Le pare ? » « Ma io non so niente , io non capisco niente ! » , esclamò il Gilardoni , sempre più accigliato , sempre più inquieto . Qui Pasotti sapendo che il professore aveva cessato da lungo tempo di visitare le Rigey e ignorandone la cagione , arrischiò un passo avanti , da bargnìf novizio . « Bisognerebbe domandarne a Castello » , diss ' egli con un sorriso malignetto . A questo punto il Gilardoni , che già bolliva , traboccò . « Mi faccia il piacere » , diss ' egli impetuosamente , « lasciamo stare questo discorso , lasciamo stare questo discorso ! » Pasotti si rabbuiò . Cerimonioso , adulatore , sdolcinato , non era però mai disposto , nell ' orgoglio suo , a prendersi pacificamente in faccia una parola spiacevole , e s ' impermaliva d ' ogni ombra . Non parlò più , e passato un paio di minuti prese congedo con dignitosa freddezza , si ritirò masticando rabbia attraverso le barbabietole e le rape . Quando si trovò da capo nella contrada dei Mal ' ari , il bargnìf stette un pezzetto a pensare col mento in mano , poi si avviò verso la riva di Casarico , a passi lenti , molto curvo , ma con gli occhi brillanti del barbone che ha fiutato in aria l ' indirizzo recondito di un tartufo . Le spaventate difese di don Giuseppe , le difese ostinate della Maria , l ' imbarazzo e lo scatto del professore gli dicevano che il tartufo c ' era e grosso . Gli era venuta l ' idea di andare a Loggio dove abitavano il Paolin e il Paolon , gente bene informata ; poi aveva pensato ch ' era martedì e che probabilmente non li avrebbe trovati . No , era meglio salir direttamente da Casarico a Castello , fiutare e frugare nell ' abitazione di certa signora Cecca , ottima donna , tutta cuore , famosa per l ' assidua vigilanza che esercitava dalle sue finestre , per mezzo di un formidabile cannocchiale , sulla Valsolda intiera . Ella poteva dire ogni giorno chi fosse andato a Lugano col barcaiuolo Pin o col barcaiuolo Panighèt , notava i colloqui del povero Pinella con una certa Mochèt sul sagrato di Albogasio , lontano un chilometro ; sapeva in quanti giorni il signor ingegnere Ribera avesse bevuto il bariletto di vino che la sua barca riportava vuoto dalla casa d ' Oria alla cantina di S . Margherita . Se Franco era stato in casa Rigey , la signora Cecca doveva saperlo . Nel sottoportico che da Casarico mette alla stradicciuola di Castello , Pasotti si sentì venir dietro a precipizio qualcuno che gli passò accanto nel buio , e credette di conoscere un tale detto « légora fügada ( lepre cacciata ) » per la sua andatura sempre furiosa . Era costui un egregio galantuomo ancora più curioso di Pasotti , un ' ottima persona che amava di saper le cose semplicemente per saperle , senz ' altri fini , e andava sempre solo , si trovava dappertutto , compariva e scompariva in un baleno , quando in un luogo quando nell ' altro , come certi insettoni alati che danno un guizzo , un frullo , un colpo e poi , zitti , non si odono , non si vedono più sino a un altro guizzo , a un altro frullo , a un altro colpo . Egli aveva scorti i Pasotti entrare al « Palazz » e si era insospettito di qualche cosa per l ' ora insolita . Appiattato in un campicello aveva visto la signora Barborin ritornare e il Controllore avviarsi a Casarico , quindi , seguito costui alla lontana , s ' era appostato , durante la sua visita al Gilardoni , dietro un pilastro del portico di Casarico ; e ora gli era scivolato accanto approfittando dell ' oscurità per correre a Castello e aspettarlo , sorvegliarlo da qualche buon posto di osservazione . Lo vide infatti entrare dalla signora Cecca . La vecchia e gozzuta signora stava nel suo salotto tenendosi in collo un marmocchio col braccio sinistro e reggendo con la mano libera uno sperticato tubo di cartone infilato per isghembo nella finestra , come una spingarda , con la mira giù al lago scintillante , a una vela bianca , gonfia di breva . All ' entrar di Pasotti che veniva avanti con la persona inclinata , con il cappello in mano , con un viso ilare ilare , dolce dolce , la buona ospitale donna posò in fretta quel lungo naso mostruoso di cartone che le piaceva metter nelle faccende più lontane degli altri , dove il suo proprio naso di cartapecora , benché smisurato , non arrivava . Ell ' accolse il Controllore , come avrebbe accolto un Santo taumaturgo che fosse venuto a portarle via il gozzo . « Oh che brao scior Controlòr ! Oh che brao scior Controlòr ! Oh che piasè ! Oh che piasè ! » E lo fece sedere , lo soffocò di offerte . « On poo de torta ! On poo de crocant ! Car el me scior Controlòr ! On poo de vin ! On poo de rosoli ! - Ch ' el me scüsa neh » , soggiunse perché il marmocchio s ' era messo a miagolare . « L ' è el me nevodin . L ' è el me biadeghin . » Pasotti fece molte cerimonie , avendo già nello stomaco , oltre alle ciliege di don Giuseppe , anche la birra del Gilardoni ; ma dovette finire col rassegnarsi a rosicchiare una dannata torta di mandorle , mentre il piccino si attaccava al gozzo della nonna . « Povera signora Cecca ! Due volte madre ! » , disse pateticamente , a quella vista , il sarcastico bargnìf , ridendo nello stomaco . Dopo averle chiesto notizie del marito e dei discendenti fino alla terza generazione , mise in campo la signora Teresa Rigey . Come stava quella povera donna ? Male ! Proprio tanto male ? Ma da quando ? E c ' era stata qualche cagione ? Qualche commozione ? Qualche dispiacere ? Gli antichi si conoscevano , ma ce n ' erano stati dei nuovi ? Forse per la Luisina ? Per quel matrimonio ? E don Franco non veniva mai a Castello ? Di giorno , no , va bene ; ma ... ? Come quando il chirurgo va interrogando e tastando un paziente in cerca dell ' occulto posto doloroso , che il paziente risponde tanto più breve e trepido quanto più la mano indagatrice si appressa al punto e , appena essa vi arriva , trasalendo si sottrae ; così la signora Cecca andò rispondendo al Pasotti sempre più breve e cauta , e a quel ma , posto delicatamente dove le doleva , scattò : « On poo de torta ancamò ! Scior Controlòr ! L ' è roba d ' i tosann ! » Pasotti sacramentò in cuor suo contro i « tosann » e la loro torta di miele , creta e olio di mandorle , ma credette utile d ' ingoiarne un altro boccone e tornò poi a toccare , anzi a premere , il tasto di prima . « So de nagott , so de nagott , so de nagott ! » , esclamò la signora Cecca . « Ch ' el proeuva a ciamagh al Pütin ! Al scior Giacom ! E a mi ch ' el me ciama pü nient ! » Ancora ! Pasotti brillò in viso all ' idea di avere il malcapitato sior Zacomo nelle granfie . Così brillerebbero gli occhi di un falco allegro all ' idea di ghermir un ranocchio e di tenerselo fra gli artigli per giuoco e spasso . Egli se ne andò poco dopo , contento di tutto fuorché della torta di creta che aveva sullo stomaco . Casa Puttini , simile nella sua piccola faccia signorile al piccolo vecchio padrone che la governava in abito nero e cravattone bianco , stava poco più giù della orgogliosa mole di casa Pasotti , sulla via di Albogasio Inferiore . Il falco vi andò dopo pranzo , verso le cinque , con una faccia maligna . Bussò all ' uscio e stette in ascolto . C ' era , c ' era il ranocchio disgraziato , litigava , secondo il solito , con la perfida servente . Pasotti bussò più forte . « Verzì ! » , disse il signor Giacomo , ma la Marianna non voleva saperne di scendere ad aprire . « Verzì ! Verzì ! Son paron mi ! » Tutto inutile . Pasotti bussò da capo , picchiò come una catapulta . « Chi xelo sto maledeto ? » , vociferò il Puttini ; e venne giù soffiando « apff ! apff ! » ad aprire . « Oh , Controllore gentilissimo ! » , diss ' egli , battendo le palpebre e alzando pateticamente le sopracciglia . « La perdona ! Quela fatal servente ! No go più testa ! No ghe digo gnente cossa che nasse in sta casa . » « L ' è minga vera ! » , gridò Marianna dall ' alto . « Tasì ! » E qui il signor Giacomo incominciò a raccontare i suoi guai , rimbeccando a ogni tratto le proteste della serva invisibile . « Stamatina , La s ' imagina , vado a Lugan . Vegno a casa zirconzirca a le tre . Su la porta , La varda qua , che xe de le giozze . Tasì ! - No ghe bado , tiro drito . Son sul pato de la scala per andar in cusina ; ghe xe de le giozze . Zito ! - Cossa gala spanto ? digo . Me sbasso , meto un deo in tera ; tasto ; xe onto ; snaso , el xe ogio . Alora ghe vado drio a le giozze . Tasto , snaso , tasto , snaso . Tutto ogio , Controllore gentilissimo . O ' l xe vegnudo , digo , o ' l xe andà via . Se el xe vegnudo lo gà portà el massaro e alora le giozze co semo fora dela porta le gà d ' andar in suso , se el xe andà via vol dir che quela maledetissima ... La tasa ! ... Lo gà portà a vender a San Mamette e alora le giozze le gà d ' andar in zoso . E mi torna in drio e vaghe drio a ste giozze e drio e drio , e rivo a la porta ; Controllore mio gentilissimo , le giozze le va in zoso . Quela b ... » A questo punto la voce della serva scattò come la sveglia d ' un orologio e non ci fu più « tasì ! » che valesse a fermare quello stridente getto continuo di parole rabbiose . Ci si provò Pasotti e , non riuscendo , uscì dai gangheri anche lui con un « O fiolonona ! » e proseguì a tirarle improperi , a ciascuno dei quali il signor Giacomo faceva un sommesso accompagnamento di gratitudine . « Sì , linguazza , bravo , ghe son obligà . Sì , stria , bravo . Impiastro , sì signor . Ghe son obligà , Controllore gentilissimo , ghe son propramente obligà . » Quando la Marianna parve sopraffatta e chetata , Pasotti disse al signor Giacomo che aveva bisogno di parlargli . « No go testa » , rispose l ' ometto . « La me perdona , me sento mal . » « Eh no go tescta , no go tescta ! » , vociò la Marianna rediviva . « Ch ' el ghe disa inscì ch ' el coo el l ' avarà perduu a andà de nott a trovà i tosann a Castell ! » « Tasì ! » , urlò il Puttini ; e Pasotti , con un ghigno diabolico : « Come come come ? » . Visto ch ' egli entrava in furore , lo afferrò per un braccio , con parole di pace e d ' affetto , lo trascinò via , se lo portò a casa , chiamò sua moglie ; e per chetare il povero ranocchio , per pigliarselo comodamente fra gli artigli , intavolò un tarocchino in tre . Se la signora Barborin giuocava male , il signor Giacomo , meditando , ponderando e soffiando , giuocava peggio . Era un giuocatore timidissimo , non si metteva mai solo contro gli altri due . Stavolta si trovò in mano , appena seduto , carte così straordinarie che fu preso da un accesso di coraggio e , come dice il linguaggio del giuoco , entrò . « Chi sa che giuocone ha ! » , brontolò Pasotti . « No digo ... no digo ... ghe xe dei frati che spasseza in pantofole . » Il « no digo » del signor Giacomo significava ch ' egli teneva in mano carte miracolose ; e i frati in pantofole erano , nel suo gergo , i quattro re del giuoco . Mentre si accingeva a giuocare palpando ciascuna carta e aguzzandovi gli occhi su , Pasotti colse il suo momento , sperando , per giunta , fargli perdere il giuoco . « Dunque » , diss ' egli , « mi racconti un poco . Quando è andato a Castello di notte ? » « Oh Dio , oh Dio , lassemo star » , rispose il signor Giacomo , rosso rosso , palpando le carte più che mai . « Sì , sì , adesso giuochi . Parleremo dopo . Tanto , io so tutto . » Povero signor Giacomo , sì , giuocare con quello spino in gola ! Palpò , soffiò , uscì dove non avrebbe dovuto , sbagliò a contare i tarocchi , perdette un paio di frati con le relative pantofole , e malgrado il giuocone , lasciò alcune marchette negli artigli di Pasotti che ghignava e nel piattino della signora Barborin che ripeteva a mani giunte : « Cos ' ha mai fatto , signor Giacomo , cos ' ha mai fatto ? » . Pasotti raccolse le carte e si mise a scozzarle guardando con una faccia sardonica il signor Giacomo che non sapeva dove guardare . « Sicuro » , diss ' egli . « So tutto . La signora Cecca mi ha raccontato tutto . Del resto , caro deputato politico , Lei ne renderà conto all ' I . R . Commissario di Porlezza . » Così dicendo , Pasotti porse il mazzo al Puttini perché alzasse . Ma il Puttini , udito quel nome minaccioso , si mise a gemere : « Oh Dio , oh Dio , cossa disela , no so gnente ... oh Dio ... l ' Imperial Regio Commissario ? ... Digo ... no savaria per cossa ... apff ! » « Sicuro ! » , ripeté Pasotti . Aspettava una parola che gli facesse un po ' di lume ; e significò a sua moglie , additando col pollice prima l ' uscio e poi la propria sua bocca , che andasse a pigliar da bere . « Anca quel benedeto ingegner ! » , esclamò , quasi parlando tra sé , il signor Giacomo . Come un pescatore raccoglie stentatamente a sé la lunga lenza pesante , scossa , egli crede , dal grosso pesce lungamente insidiato , e tira e tira e finalmente scorge venir su dal fondo due grandi ombre di pesci invece d ' una sola , palpita , raddoppia di cautela e d ' arte ; così Pasotti , all ' udir nominare l ' ingegnere , si meravigliò , palpitò e si dispose a estrarre con la più squisita delicatezza di mano il segreto del signor Giacomo e del Ribera . « Sicuro » , diss ' egli . « Ha fatto male . » Silenzio del signor Giacomo . Pasotti insistette : « Ha fatto malissimo . » Ecco la signora Barborin che tutta sorridente porta vassoio , bottiglia e bicchieri . Il vino è rosso cupo , con trasparenze di rubino in corpo e il signor Giacomo gli fa un viso non ancora tenero ma benevolo . Il vino ha un aroma di austera virtù ed il signor Giacomo lo fiuta amorosamente , lo guarda commosso , lo torna a fiutare . Il vino ha una pastosa pienezza ch ' empie palato e anima di sapore , il vino è appunto quel giusto , virtuoso amarone che l ' aroma annuncia e il signor Giacomo lo sorseggia nel desiderio che non sia liquido e fuggevole , lo mastica , lo pacchia , se lo spalma per la bocca ; e quando di tanto in tanto posa il bicchiere sul tavolino , non lo lascia però né con la mano né con gli occhi imbambolati . « Povero ingegnere ! » , esclamò Pasotti . « Povero Ribera ! È un buon galantuomo , ma ... » E tira e tira , il disgraziato signor Giacomo cominciò a venir su , dietro all ' amo e al filo . « Mi propramente » , diss ' egli , « no volea . El me gà fato zo . " Vegnì " , el dise , " percossa mo no volìo vegner ? Mal no se fa , la cossa xe onesta . " Sì , digo , me par anca a mi ; ma sto secreto ! " Ma ! La nona ! " el dise . Capisso , digo , ma no me comoda . " Gnanca a mi " , el dise . Ma alora , digo , che figura fémoi , Ela e mi ? " Quela del m ... " , el dise con quel so far de bon omo a la vecia , " che cossa vorla ? , el xe propramente per el mio temperamento . " Alora vegno , digo . » Qui si fermò . Pasotti aspettò un poco e poi , con prudenza , tirò il filo . « Il male si è » , diss ' egli , « che a Castello se ne sia parlato . » « Sì signor ; e me lo son imaginà . Tase la famegia , tase l ' ingegner , taso mi che s ' intende , ma no taserà el piovan , no taserà el nonzolo . » Il parroco ? Il sacrestano ? Adesso Pasotti capì . Trasecolò ; non si aspettava un affare così grosso . Versò da bere al malcapitato signor Giacomo , gli cavò facilmente tutti i particolari del matrimonio e cercò di cavargli pure i progetti degli sposi ; ma questo non gli riusciva . Si mise a scozzar le carte per continuar il giuoco e il signor Giacomo guardò l ' orologio , trovò che mancavano nove minuti alle sette , ora in cui era solito caricare il suo pendolo . Tre minuti di strada , due minuti di scale , non aveva più che quattro minuti per congedarsi . « Controllore gentilissimo , La ghe fazza el conto , la xe cussì , no ghe xe ponto de dubio . » La signora Barborin , vedendo un contrasto , ne domandò a suo marito . Pasotti si accostò le mani alla bocca e le gridò sul viso : « El voeur andà a trovà la morosa ! » . « Cossa mai ! Cossa mai ! » , fece il povero signor Giacomo diventando di tutti i colori ; e la Pasotti che per un miracolo aveva udito , aperse una bocca smisurata , non sapeva se dovesse credere o no . « La morosa ? Oh ! Quanti ciàcer ! Minga vera , sür Giacom , che hin ciàcer ? El podarìss ben avèghela per quell , disi minga , l ' è minga vècc , ma insomma ! » Capito che voleva proprio andarsene , cercò trattenerlo , aveva dei marroni di Venegono che stavan cuocendo , li offerse . Ma né i marroni né gl ' improperi di Pasotti valsero a vincere il signor Giacomo che partì con lo spettro dell ' I . R . Commissario nel cuore e insieme con una sensazione molesta nella coscienza , con un vago malcontento di sé ch ' egli non sapeva spiegare a se stesso , col dubbio istintivo che le ingiurie della perfida servente fossero preferibili , in fin de ' conti , alle moine di Pasotti . Invece costui aveva gli occhi ancora più brillanti dell ' usato . Pensava di andar a Cressogno subito . Camminatore instancabile , contava di potervi arrivare alle otto . L ' idea di andare dalla marchesa con la sua grossa scoperta in pectore , di fare il misterioso , di metter fuori un po ' alla volta le paroline più suggestive e di farsi strappare il resto , lo divertiva moltissimo . E preparava già per il proprio piacere un discorsetto blando , ammolliente , da posare poi sulla ferita della impassibile dama per modo ch ' ella non potesse dissimularla e che nessuno avesse a lagnarsi di lui , neppure Franco . Andò in cucina , si fece accendere la lanterna perché la notte era molto scura , e partì . Incontrò sulla porta il suo mezzadro ch ' entrava . Il mezzadro lo salutò , portò in cucina un gran canestro di frutta , aiutò la serva a metterle a posto , sedette al fuoco e disse placidamente : « È mort adess la sciora Teresa de Castell » . 6 . La vecchia signora di marmo L ' uscio si aperse un poco , pian piano , la fantesca porse il capo nella camera e chiamò Franco che pregava inginocchiato a una seggiola , presso il letto della morta . Franco non udì e fu Luisa che si alzò . Andò ad ascoltar la sommessa richiesta della donna , le rispose qualche cosa e , ritrattasi colei , stette lì ad aspettare . Non comparendo nessuno , spinse l ' uscio e disse forte : « Venga , venga dentro » . Un singhiozzo violento le rispose . Luisa stese ambedue le mani e il professor Gilardoni gliele afferrò . Stettero così alquanto tempo , immobili , lottando , a labbra serrate , con l ' emozione , lui più di lei . Luisa si mosse la prima , ritirò dolcemente una mano e trasse con l ' altra il professore nella camera della morta . La signora Teresa era spirata in salotto , sulla poltrona che non aveva più potuto lasciare dopo la notte del matrimonio . L ' avevano poi adagiata sul divano disposto a letto funebre . Il dolce viso era là nella luce di quattro candele , cereo , sul guanciale , con un sorriso trasparente dalle palpebre chiuse , con la bocca semiaperta . Il letto e l ' abito erano sparsi di fiori d ' autunno , ciclamini , dalie , crisantemi . « Guardi com ' è bella » , disse Luisa con voce tenera e serena da spezzar il cuore . Il professore s ' appoggiò singhiozzando a una sedia lontana dal letto . « Lo senti , mamma » , disse Luisa sottovoce , « come ti vogliono bene ? » S ' inginocchiò , e presa la mano della morta , si mise a baciarla , ad accarezzarla , a dirle dolcezze , piano ; poi tacque , posò la mano , si alzò , baciò la fronte , contemplò a mani giunte il viso . Pensò ai rimproveri che la mamma le aveva fatti negli anni andati , dall ' infanzia in poi , di cui ella si era risentita amaramente . S ' inginocchiò da capo , impresse da capo le labbra sulla mano di ghiaccio con un più ardente spasimo d ' amore che se avesse ricordate le carezze . Poi tolse un ciclamino dalla spalla della morta , si alzò , lo porse al professore . Questi lo prese piangendo , s ' accostò a Franco che rivedeva per la prima volta dopo quella notte , l ' abbracciò e ne fu abbracciato con una commozione silenziosa , e uscì , in punta di piedi , dalla camera . Suonarono le otto . La signora Teresa era morta alle sei della sera precedente ; in ventisei ore Luisa non aveva mai riposato un momento , non era uscita che quattro o cinque volte , per pochi minuti . Chi usciva spesso e stava fuori anche a lungo , era Franco . Avvertito segretamente , era giunto a Castello , appena in tempo di trovar viva la povera mamma , e tutti i tristi uffici che la morte impone eran toccati a lui , perché lo zio Piero , malgrado i suoi molti anni , non aveva la menoma esperienza di queste cose e vi si trovava impacciatissimo . Adesso , udite suonar le otto , si avvicinò a sua moglie , la pregò dolcemente di andar a riposare un poco , ma Luisa gli rispose subito in modo da levargli il coraggio d ' insistere . Il funerale doveva seguire l ' indomani mattina alle nove . Ell ' aveva desiderato che si differisse il più possibile e voleva star con la mamma fino all ' ultimo . Vi era nella sua sottile persona una indomita vigoria , eguale a ben altre prove . Per lei la mamma era tutta lì su quel lettuccio , tra i fiori . Non pensava che una parte di lei fosse altrove , non la cercava per la finestra di ponente nelle stelline che tremolavano sopra i monti di Carona . Pensava soltanto che la mamma cara , vissuta da tanti anni per lei sola , non d ' altro sollecita in terra che della felicità sua , dormirebbe fra poche ore e per sempre sotto i grandi noci di Looch , nella solitudine ombrosa dove tace il piccolo cimitero di Castello , mentre ella si godrebbe la vita , il sole , l ' amore . Aveva risposto a Franco quasi aspramente come se l ' affetto del vivo offendesse in qualche modo l ' affetto della morta . Poi le parve averlo mortificato , si pentì , gli diede un bacio e sapendo di far cosa a lui grata , di far cosa che la mamma si era certo attesa da lei , volle pregare . Si mise a recitar macchinalmente dei Pater , degli Ave e dei Requiem , senza provarne soddisfazione alcuna , sentendo anzi una segreta contrarietà , uno sgradito disseccarsi del dolore . Ell ' aveva praticato sempre ma , spenti i fervori della prima comunione , non aveva più partecipato con l ' anima al culto . Sua madre era vissuta piuttosto per il mondo futuro che per questo , si era governata in ogni azione , in ogni parola , in ogni pensiero secondo quel fine . Le idee e i sentimenti di Luisa , nel suo precoce sviluppo intellettuale , avevano preso un altro corso con la risolutezza vigorosa ch ' era del carattere di lei ; ella li copriva però di certa dissimulazione , parte conscia , parte inconscia , sia per amore della mamma , sia per la resistenza di germi religiosi seminati dalla parola materna , coltivati dall ' esempio , rinvigoriti dall ' abitudine . Dai quattordici anni in poi s ' era venuta inclinando a non guardare oltre la vita presente , e insieme a non guardare a sé , a vivere per gli altri , per il bene terreno degli altri , però secondo un forte e fiero senso di giustizia . Andava in chiesa , compiva gli atti esterni del culto , senza incredulità e senza persuadersi che facessero piacere a Dio . Aveva confusamente il concetto di un Dio talmente alto e grande che non vi potesse essere contatto immediato fra gli uomini e Lui . Se dubitava qualche volta d ' ingannarsi , il suo errore le pareva tale da non poterlo un Dio infinitamente buono punire . Come fosse venuta a pensare così , non lo sapeva ella stessa . L ' uscio si aperse ancora , pian piano , una voce sommessa chiamò « il signor don Franco » . Luisa , rimasta sola , cessò di pregare , piegò il capo sul guanciale della mamma , le posò le labbra sulla spalla , chiuse gli occhi raccogliendo in sé la corrente di memorie che veniva da quel tocco , da un odor noto di lavanda . L ' abito della mamma era di seta , il suo migliore , un dono dello zio Piero . Ella lo aveva portato una volta sola , qualche anno addietro , andando a visitare la marchesa Maironi . Anche questo pensiero venne coll ' odor di lavanda , vennero lagrime brucianti , acri di tenerezza e di un sentimento che non era propriamente odio , che non era propriamente collera , ma che aveva un amaro dell ' uno e dell ' altra . Franco , quando s ' intese chiamare , trasalì , ne indovinò subito la cagione . Lo zio Piero aveva scritto , la mattina per tempo , alla marchesa , annunciandole , in termini semplici ma pieni di ossequio , la morte di sua sorella ; e Franco stesso aveva aggiunto alla lettera dello zio un biglietto con queste parole : Cara nonna , mi manca il tempo di scriverti perché son qui ; te lo dirò a voce domani sera e confido che tu mi ascolterai come mi avrebbero ascoltato mio padre e mia madre . Nessuna risposta era ancora venuta da Cressogno . Adesso un uomo di Cressogno aveva portato una lettera . Dov ' è quest ' uomo ? « Partito ; non s ' è voluto fermare un momento . » Franco prese la lettera , ne lesse l ' indirizzo : " Al preg . signor ingegnere Pietro Ribera " , e conobbe la mano della figlia del fattore . Salì subito dallo zio Piero che , stanco , era andato a letto . Lo zio Piero , quando Franco gli recò la lettera , non fece atto di sorpresa né di curiosità ; disse placidamente : « Apri » . Franco posò il lume sul cassettone e aperse la lettera voltando le spalle al letto . Parve pietrificato ; non fiatò , non si mosse . « Dunque ? » , chiese lo zio . Silenzio . « Ho capito » , fece il vecchio . Allora Franco lasciò cader la lettera , alzò le mani in aria , mise un « ah ! » lungo , profondo e fioco , pieno di stupore e d ' orrore . « Insomma » , riprese lo zio , « si può sapere ? » Franco si scosse , si precipitò ad abbracciarlo , reprimendo a stento i singhiozzi . L ' uomo pacifico sopportò sulle prime in silenzio , senza commuoversi , questa tempesta . Poi cominciò a difendersene chiedendo la lettera : « Da qua , da qua , da qua » . E pensava : « Cosa diavolo avrà scritto questa benedetta donna ? » . Franco prese il lume e la lettera , gliela porse . La nonna non aveva scritto niente , neppure una sillaba ; aveva semplicemente rimandata la lettera dell ' ingegnere e il biglietto di Franco . Lo zio ci mise un pezzo a capirla : non capiva mai le cose prontamente e questa era per lui tanto inconcepibile ! Quando l ' ebbe capita non poté fare a meno di dire : « Già , l ' è un po ' grossa » . Ma poi , veduto Franco tanto fuori di sé , esclamò col vocione solenne che usava per giudicar toto corde le cose umane : « Senti . L ' è , dirò così » , ( e cercava la parola in un suo particolar modo , gonfiando le gote e mettendo una specie di rantolo ) , « ... una iniquità ; ma tutte queste meraviglie che fai tu , io non le faccio per niente affatto . Tutti i torti , caro , non sono dalla parte sua ; e allora ? Del resto , me ne rincresce per voialtri che mangerete di magro e dovrete vivere in questo miserabile paese ; ma per me ? Per me ci guadagno e son pronto dirò così a ringraziare tua nonna . Vedi bene , io non ho fatto famiglia , ho sempre contato su questa . Adesso la mia povera sorella è morta ; se la nonna vi apriva le braccia io restavo come un torso di cavolo . Dunque ! » . Franco si guardò dal raccontar la cosa a sua moglie , ed ella , benché sapesse delle lettere spedite a Cressogno , non domandò che dopo il funerale , parecchie ore dopo , se la nonna avesse risposto . Il piccolo salotto , la piccola terrazza , la piccola cucina erano stati pieni di gente tutto il giorno , dalle nove della mattina alle nove della sera . Alle dieci Luisa e Franco uscirono di casa senza lanterna , presero a destra , attraversarono pian piano , silenziosamente , le tenebre del villaggio , toccarono la svolta chiara e ventosa cui sale il fragor profondo del fiume di S . Mamette , entrarono nelle ombre , nel forte odore dei noci di Looch . Poco prima di giungere al cimitero , Luisa domandò sottovoce a suo marito : « Sai niente di Cressogno ? » . Egli avrebbe pur voluto nasconderle almeno in parte il vero e non lo poté . Disse che il suo biglietto gli era stato rimandato e Luisa volle sapere se almeno la nonna avesse scritto allo zio una parola di condoglianza . Il « no » di Franco fu così incerto , quasi trepidante , che , non subito , ma pochi passi dopo , Luisa ebbe un lampo di sospetto e si fermò di colpo , afferrò il braccio di suo marito . Franco , prima ch ' ella aprisse bocca , intese , l ' abbracciò come aveva abbracciato lo zio , con impeto ancor maggiore , le disse di prender il suo cuore , l ' anima sua , la sua vita , di non cercar altro al mondo , se la sentì tremar tutta fra le braccia . Né allora né poi una sola parola ne fu più detta fra loro . Al cancello del cimitero s ' inginocchiarono insieme . Franco pregò con impeto di fede . Luisa trapassò con gli occhi avidi la terra smossa presso all ' entrata , trapassò la bara , si affissò mentalmente nel volto mansueto e grave della mamma ; mentalmente ancora ma con tanto gagliardo impulso da scuotere le sbarre del cancello , si chinò , si chinò , fisse le labbra sulle labbra della morta , v ' impresse una violenza d ' amore più forte che tutti gli insulti , che tutte le bassezze odiose del mondo . Si staccò a stento di là verso le undici . Discendendo adagio a fianco di suo marito lo sdrucciolevole ciottolato del sentiero , le sorse improvvisa in mente la visione di un incontro futuro con la marchesa . Si fermò , si eresse , stringendo i pugni ; e il suo bel viso intelligente spirò una fierezza tale che se la vecchia signora di marmo l ' avesse realmente veduta , realmente incontrata in quel punto , si sarebbe senz ' altro , piegata no , impaurita no , ma posta in difesa . PARTE SECONDA 1 . Pescatori Il dottor Francesco Zérboli , I . R . Commissario di Porlezza , approdò alla I . R . Ricevitoria di Oria il 10 settembre 1854 , proprio quando un sole veramente imperiale e regio sormontava il bastione poderoso della Galbiga , sfolgorava la rosea casetta della Ricevitoria , gli oleandri e i fagiuoli della signora Peppina Bianconi , chiamando , secondo i regolamenti , all ' ufficio il signor Carlo Bianconi suo marito , quel tale Ricevitore cui la musica manoscritta puzzava di cospirazione . Il Bianconi , detto dalla sposa « el mè Carlascia » e dal popolo « el Biancòn » , un omone alto , grosso e duro , col mento pelato , con due baffoni grigi , con due occhi grossi e spenti di mastino fedele , discese a ricevere l ' altro I . R . mento pelato di categoria superiore . I due non si rassomigliavano proprio che nella nudità austriaca del mento . Lo Zérboli , vestito di nero e inguantato , era piccolo e tozzo , portava due baffetti biondi appiccicati alla faccia giallognola , bucata da due scintille d ' occhietti sarcastici e sprezzanti . Aveva i capelli piantati così basso sulla fronte ch ' era solito raderne una lista , restandogliene spesso un ' ombra , quasi di bestialità . Prontissimo di persona , d ' occhi e di lingua , parlava un italiano nasale , modulato alla trentina , con facile cortesia . Disse al Ricevitore che doveva tenere un convocato , il consiglio comunale d ' allora , a Castello e che aveva preferito venir per tempo , fare la salita , col fresco , da Oria invece che da Casarico o da Albogasio , onde procurarsi il piacere di salutare il signor Ricevitore . Il bestione fedele non capì subito che c ' era un secondo fine , ringraziò con un miscuglio di frasi ossequiose e di risatine stupide , fregandosi le mani , offerse caffè , latte , uova , l ' aria aperta del giardinetto . Colui accettò il caffè e rifiutò l ' aria aperta con un cenno del capo e una strizzatina d ' occhi così eloquente che il Carlascia , vociato su per le scale « Peppina ! Caffè ! » fece passare il Commissario in ufficio , dove , sentendosi trasmutare , secondo la sua doppia natura , da Ricevitore di dogana in agente di polizia , si fece devoto il cuore e austero il viso come per una unione sacramentale col monarca . Questo ufficio era un ignobile bugigattolo a pian terreno , con le inferriate ai due finestrini , una infetta cellula primitiva che aveva già il puzzo della grande monarchia . Il Commissario vi si piantò a sedere in mezzo , guardando l ' uscio chiuso che dall ' approdo metteva nell ' anticamera ; quello che dall ' anticamera metteva nell ' ufficio era rimasto aperto , per ordine suo . « Mi parli del signor Maironi » , diss ' egli . « Sorvegliato sempre » , rispose il Biancòn . « Anssi » , soggiunse nel suo italiano di Porta Tosa , « aspetti : ci ho qui un rapporto quasi finito . » E si diede a frugare , a palpar fra le sue carte in cerca del rapporto e degli occhiali . « Manderà , manderà » , fece il Commissario che non si aspettava molto dalla prosa del bestione . « Intanto parli , dica ! » « Malintensionato sempre , questo si sapeva » , ricominciò l ' eloquente Ricevitore , « e adesso anche si vede . Si è messo a portare quella barba , sa , quella mosca , quella moschetta , quel pisso , quella porcheria ... » « Scusi » , fece il Commissario . « Vede , io sono ancora nuovo , ho istruzioni , ho informazioni , ma un ' idea esatta dell ' uomo e della famiglia non l ' ho ancora . Bisogna che Lei me li descriva proprio a fondo così come può . E incominciamo pure da lui . » « Lui è un superbo , un furioso , un prepotentone . Avrà attaccato lite cinquanta volte , qui , per affari di dassio . Vuol aver sempre ragione , vuol darci lessione a me e al sedentario . Caccia fuori due occhiacci come se volesse mangiare la Ricevitoria . L ' è che con me non c ' è da fare il prepotente , se del resto ! ... Perché sa di tutto , poi , questo sì . Sa di legge , sa di finansa , sa di musica , sa di fiori , sa di pesci , el diavol a quatter . » « E lei ? » « Lei ? Lei lei lei lei ... lei l ' è una gattamorgna ma se la cascia foeura i ong l ' è pesg de lü ; peggio ! Lui quando va in collera diventa rosso e fa un baccano di mille lire ; lei diventa pallida e dice insolense d ' inferno . Adesso si dice , insolense io non ne tollero ... ma insomma ... mi capisce . Donna di talento , sa . La mia Peppina ci è innamorata . Donna che si insinua dappertutto , poi . Tante volte qui a Oria invece di chiamare il dottore chiamano lei . Se in una famiglia questionano vanno da lei . Se ci vien il mal di pancia a una bestia domandano lei . I bagàj s ' i a tira dree tücc . È magari buona , in carnevale , di fare i magatelli per loro . Sa , i burattini . E in pari tempo è un accidente che suona il cembalo , che sa il francese e il tedesco . Io per mia disgrassia non lo so , il tedesco , e sono andato da lei così delle volte per farmi spiegare carte tedesche che capitano in ufficio . » « Ah , Lei ci va , in casa Maironi ? » « Sì , qualche volta , per questo . » Veramente il bestione ci andava pure per farsi spiegare da Franco certi enigmi della tariffa doganale ; ma questo non lo disse . L ' interrogatorio del Commissario continuò . « E la casa , come è messa ? » « Messa bene . Bei pavimenti alla venessiana , soffitti pitturati , canapè con tappeti , cembol , camera da pranzo colle pareti tappessate di ritratti ch ' è una bellèssa . » « E l ' ingegnere in capo ? » « L ' ingegnere in capo è un buon omaccio , allegro , all ' antica ; mi somiglia a me . Più vecchio però , sa . Del resto qui ci sta pochissimo . Un quindici giorni a questa stagione , altri quindici la primavera e qualche visitina durante l ' anno . Quando ha la sua pace , la sua quiete , il suo latte alla mattina , il suo latte alla sera , il suo boccale di Modena a pranso , il suo tarocco , la sua gasètta di Milano , l ' ingegnere Ribera è contento . Del resto , tornando alla barba del signor Maironi , c ' è anche di peggio . Ho saputo ieri che il signore ha messo un gelsomino in un vaso di legno inverniciato di rosso . » Il Commissario , uomo d ' ingegno e forse indifferente , nel più intimo del cuor suo , a tutti i colori tranne a quello della propria cera e della propria lingua , non poté a meno di alzar un po ' le spalle . Ma poi domandò subito : « La pianta è fiorita ? » « Non lo so , domanderò alla donna » « A chi ? A sua moglie ? Ci va , Sua moglie , in casa Maironi ? » « Si , qualche volta ci va . » Lo Zérboli piantò i suoi occhietti sprezzanti in faccia al Bianconi , e gli articolò ben chiara questa domanda : « Ci va con profitto o no ? » « Ma ! con profitto ! Segond ! Lei si figura di andare come amica della signora Luisina , per i fiori , per i lavori , per i pettegolessi , e cicip e ciciap , sa bene , donne . Io poi ci cavo ... » « Tè chì , tè chì ! » , esclamò nel suo italiano di Porta Ticinese la signora Peppina Bianconi , venendo avanti col caffè , tutta sorridente . « El sür Commissari ! Come goo mai piasè de vedèll ! El sarà magàra minga tant bon el caffè , però l ' è el prim ! La bolgira l ' è de minga podè toeul a Lügan ! » « Tetetetetè ! » , fece il marito , burbero . « Euh diavol ! Disi inscì per rid . El capiss ben , neh , Lü , sür Commissari ! L ' è quel benedett omasc lì ch ' el capiss no ! En toeui nanca per mi de caffè , ch ' el se figüra ! Toeui giusta l ' acqua de malva per i girament de testa ! » « Ciciàra minga tant , ciciàra minga tant ! » , interruppe il marito . Il Commissario , posando la tazza vuota , disse alla buona signora che sarebbe poi andato a vedere i suoi fiori , e questa galanteria parve l ' atto di chi , al caffè , butta e fa suonar la moneta sul vassoio perché il tavoleggiante lo pigli e se ne vada . La signora Peppina intese e , sgomentata per giunta dai grossi occhi feroci del suo Carlascia , si ritirò frettolosamente . « Senta senta senta » , fece il Commissario coprendosi la fronte e stringendosi le tempie colla mano sinistra . « Oh ! » , esclamò a un tratto , nel raccapezzarsi . « Ecco , volevo sapere se , adesso , l ' ingegnere Ribera è a Oria . » « Non c ' è , ma verrà fra pochissimi giorni , credo . » « Spende molto , l ' ingegnere Ribera , per questi Maironi ? » « Spende molto , sicuro . Non credo che di casa sua don Franco abbia più di tre svansiche al giorno . Lei poi ... » Il Ricevitore si soffiò sul palmo della mano . « Dunque capisce . Hanno la donna di servissio . C ' è una bambina di due anni o ché ; ci vuole la ragassa , per curare la bambina . Si fanno venire fiori , libri , musica , el diavol a quatter . Alla sera si giuoca a tarocchi , c ' è la sua bottèglia . Ce ne vogliono così delle svansiche , mi capisce ! » Il Commissario rifletté un poco e poi , con una faccia nebulosa , con gli occhi al soffitto , con certe parole sconnesse che parevano frammenti d ' oracolo , fece intendere che l ' ingegnere Ribera , un I . R . impiegato , favorito recentemente dall ' I . R . Governo di una promozione in loco , avrebbe dovuto esercitare sui nipoti una influenza migliore . Quindi con altre domande e con altre osservazioni che concernevano specialmente le presenti debolezze dell ' ingegnere , insinuò al Bianconi che le sue attenzioni paterne dovevano rivolgersi con particolare segretezza e delicatezza all ' I . R . collega , onde illuminare , occorrendo , la Superiorità circa tolleranze che sarebbero scandalose . Gli chiese finalmente se non sapesse che l ' avvocato V . di Varenna e un tale di Loveno venivano abbastanza spesso a visitare i Maironi . Il Ricevitore lo sapeva e sapeva dalla sua Peppina che venivano a far musica . « Non credo ! » , esclamò il Commissario con subita e insolita asprezza . « Sua moglie non capisce niente ! Ella si farà menar per il naso , caro Bianconi , a questo modo . Quei due sono soggettacci che starebbero bene a Kufstein . Bisogna informarsi meglio ! Informarsi e informarmi . E adesso andiamo in giardino . A proposito ! Quando entra da Lugano qualche cosa per la marchesa Maironi ... » Lo Zérboli compié le frase con un gesto di graziosa larghezza e s ' incamminò seguito dal mastino , alquanto mogio . La signora Peppina si fece trovare ad annaffiar i fiori con l ' aiuto di un ragazzotto . Il Commissario guardò , ammirò e trovò anche modo di dar una lezioncina al poliziotto subalterno . Lodando quei fiori trasse destramente la Bianconi a nominar Franco e sulla persona di Franco non si fermò affatto come se non gliene importasse nulla . Si tenne ai fiori , affermò che Maironi non poteva averne di più belli . Strilli , gemiti e giaculatorie dell ' umile signora Peppina che perfino si vergognava d ' un paragone simile . E il Commissario insistette . Ma come ? Anche le fuchsie di casa Maironi erano più belle ? Anche le vainiglie ? Anche i pelargoni ? Anche i gelsomini ? « I gesümin ? » , fece la signora Peppina . « Ma el sür Mairon el gà el pussee bell gesümin de la Valsolda , cara Lü ! » Così il Commissario venne poi a sapere molto naturalmente che il famoso « gesümin » non era ancora fiorito . « Vorrei vedere le dalie di don Franco » , diss ' egli . La ingenua creatura si offerse di accompagnarlo a casa Ribera quel giorno stesso : « Gavarissen inscì mai piasè » . Ma il Commissario espresse il desiderio di attendere la venuta dell ' I . R . ingegnere in capo della provincia per avere occasione di riverirlo e la signora Peppina fece « eccola ! » in segno della sua soddisfazione . Intanto il mastino , umiliato da quell ' arte superiore , desiderando mostrar in qualche modo che almeno dello zelo ne aveva anche lui , afferrò per un braccio il ragazzotto dall ' annaffiatoio e lo presentò . « Mio nipote . Figlio d ' una mia sorella maritata a Bergamo con un I . R . portiere della Delegassione . Ha l ' onore di chiamarsi Francesco Giuseppe , per desiderio mio ; ma capisce bene , per il dovuto rispetto , questo non può essere il nome solito . » « Soa mader la ghe dis Ratì e so pader el ghe dis Ratù ch ' el se figura ! » , interloquì la zia . « Citto , Lei ! » , fece lo zio , severo . « Io lo chiamo Francesco . Un ragasso bene educato , devo dirlo , molto bene educato . Di ' un po ' su , Francesco , quando sarai grande , cosa farai ? » Ratì rispose a precipizio come se recitasse la Dottrina Cristiana : « Io quando sarò grande mi comporterò sempre da suddito fedele e devoto di Sua Maestà il nostro Imperatore nonché da buon cristiano ; e spero coll ' aiuto del Signore diventare un giorno I . R . Ricevitore di Dogana come mio zio , per andar quindi a ricevere il premio delle mie buone opere in paradiso » . « Bravo bravo bravo » , fece lo Zérboli , accarezzando Ratì . « Seguitiamo a farci onore . » « Ch ' el tasa , sür Commissari » , saltò fuori da capo la Peppina , « che stamattina el baloss el m ' ha mangiaa foeura mèss el süccher de la süccherera ! » « Comè comè comè ? » , fece il Carlascia uscendo di tono per la sorpresa . Si rimise subito e sentenziò : « Colpa tua ! Si mettono le cose a posto ! Vero , Francesco ? » « Pròpe » , rispose Ratì , e il Commissario , seccato da quel battibecco , da quella ridicola riuscita della sua frase paterna , prese bruscamente congedo . Appena partito lui , il Carlascia menò un « toeu sü el süccher , ti » , e un formidabile scapaccione a Francesco Giuseppe che si aspettava tutt ' altro e corse a salvarsi tra i fagiuoli . Poi aggiustò le partite di sua moglie con un buon rabbuffo , giurando che in avvenire lo avrebbe tenuto lui lo zucchero , e poiché ella si permise di ribattere « cossa te voeut mai intrigàt ti ? » la interruppe , « intrigatissim in tütt ! intrigatissim in tütt ! » e voltatele le spalle , s ' avviò a gran passi , sbuffando e fremendo , verso il posto dove la diligente sposa gli aveva preparata la lenza e la polenta , e inescò i due poderosi ami da tinche . Poiché in antico quel piccolo mondo era ancora più segregato dal mondo grande che al presente , era più che al presente un mondo di silenzio e di pace , dove i funzionari dello Stato e della Chiesa e , dietro al loro venerabile esempio , anche alquanti sudditi fedeli dedicavano parecchie ore ad una edificante contemplazione . Primo a ponente , il signor Ricevitore slanciava due ami appaiati in capo a una lenza sola , due traditori bocconi di polenta , lontano dalla sponda quanto mai poteva ; e quando il filo si era ben disteso , quando il sughero indicatore si era quasi ancorato in placida attesa , l ' I . R . uomo posava delicatamente la bacchetta della lenza sul muricciuolo , sedeva e contemplava . A levante di lui , la guardia di finanza che allora chiamavano « il sedentario » , accoccolata sull ' umile molo dell ' approdo davanti ad un altro sughero , pipava e contemplava . Pochi passi più in là , il vecchio allampanato Cüstant , imbianchino emerito , sagrestano e fabbriciere , patrizio del villaggio di Oria , seduto sulla poppa della sua barca con una sperticata tuba preistorica in testa , con la magica bacchetta in mano , con le gambe penzoloni sull ' acqua , raccolta l ' anima nel sughero suo proprio , contemplava . Seduto sull ' orlo d ' un campicello , all ' ombra d ' un gelso e d ' un cappellone di paglia nera , il piccolo , magro , occhialuto don Brazzova , parroco di Albogasio , rispecchiato dall ' acqua limpida , contemplava . In un orto di Albogasio Inferiore , fra le rive del Ceròn e la riva di Mandroeugn , un altro patrizio in giacchetta e scarponi , il fabbriciere Bignetta , detto el Signoron , duro e solenne sopra una sedia del settecento con la famosa bacchetta in mano , vigilava e contemplava . Sotto il fico di Cadate stava in contemplazione don Giuseppe Costabarbieri . A S . Mamette pendevano sull ' acqua e contemplavano con grande attività il medico , lo speziale , il calzolaio . A Cressogno contemplava il florido cuoco della marchesa . In faccia a Oria , sull ' ombrosa spiaggia deserta del Bisgnago , un dignitoso arciprete della bassa Lombardia usava passar ogni anno quaranta giorni di vita contemplativa . Contemplava solitario , vescovilmente , con tre bacchette ai piedi , i relativi tre pacifici sugheri , due con gli occhi e uno col naso . Chi passando per l ' alto lago avesse potuto discernere tutte queste figure meditabonde , inclinate all ' acqua , senza veder le bacchette né i fili né i sugheri , si sarebbe creduto nel soggiorno d ' un romito popolo ascetico , schivo della terra , che guardasse il cielo giù nello specchio liquido , solo per maggiore comodità . In fatto tutti quegli ascetici pescavano alle tinche e nessun mistero dell ' avvenire umano aveva per essi maggior importanza dei misteri cui arcanamente alludeva il piccolo sughero , quando , posseduto quasi da uno spirito , dava segni d ' inquietudine sempre più viva e in fine di alienazione mentale ; poiché , dati dei crolli , dei tratti ora avanti ora indietro , pigliava per ultimo , nella confusione delle sue idee , il partito disperato di entrar giù a capofitto nell ' abisso . Questi fenomeni avvenivano però di rado e parecchi contemplatori solevano passare delle mezze giornate senza notar la menoma inquietudine nel sughero . Allora ciascuno , senza toglier gli occhi dal piccolo galleggiante , sapeva seguire un invisibile filo d ' idee parallelo al filo della lenza . Così avveniva talvolta al buon arciprete di pescar mentalmente una sede episcopale ; al Signoron di pescare un bosco ch ' era stato dei suoi avi , al cuoco di pescare una certa tinca rosea e bionda della montagna , al Cüstant di pescare una commissione del Governo per dare il bianco al picco di Cressogno . Quanto al Carlascia , il suo secondo filo aveva generalmente un carattere politico . E questo si comprenderà meglio quando si sappia che anche il filo principale , quello della lenza , suscitava spesso nel suo torbido testone certe considerazioni politiche suggeritegli dal Commissario Zérboli . « Vede , caro Ricevitore » , gli aveva detto una volta lo Zérboli ragionando a sproposito sul moto milanese del 6 febbraio , « Lei ch ' è un pescatore di tinche può benissimo capire la cosa . La nostra grande monarchia pesca alla lenza . I due bocconi uniti sono la Lombardia e il Veneto , due bei bocconi tondi e solleticanti , con del buon ferro dentro . La nostra monarchia li ha buttati là davanti a sé , in faccia alla tana di quel pesciatello sciocco ch ' è il Piemonte . Egli ha abboccato nel quarantotto il boccone Lombardia , ma poi ha potuto sputarlo e cavarsela . Milano è il nostro sughero . Quando Milano si muove vuol dire che c ' è sotto il pesciatello . L ' anno scorso il sughero s ' è mosso un pochino ; il caro pesciatello non aveva fatto che fiutare il boccone . Aspettate , verrà un movimento grande , noi daremo il colpo , ci sarà un poco di strepito e di sbatacchiamento e lo tireremo su , il nostro pesciatello , non ce lo lasceremo scappare più , quel porcellino bianco , rosso e verde ! » Il Biancòn ci aveva fatto una gran risata e spesso , mettendosi a pescare , si ruminava , per il proprio innocente piacere , la graziosa similitudine , da cui gli nascevano per solito altri sottili e profondi pensamenti politici . Quella mattina il lago era quieto , propizio per le contemplazioni . Le prime alghe del fondo precipitoso si vedevan diritte , segno che non c ' eran correnti . I bocconi , slanciati ben lontano , calarono lentamente a piombo , il filo si distese via via sotto il sughero che gli navigò dietro un poco indicando con spessi anellini i titillamenti dei piccoli cavedini e si mise quindi in pace , segno che i bocconi s ' erano adagiati sul fondo e che i cavedini non li toccavan più . Il pescatore posò la bacchetta sul muricciuolo e si mise a pensare all ' ingegnere Ribera . Il Biancòn aveva , a sua insaputa , una discreta dose di mansuetudine in un doppio fondo che Iddio gli aveva fatto nel cuore senza avvertirnelo . Il mondo del resto se ne poté accorgere nel 1859 quando il caro pesciatello si mangiò il boccone di Lombardia con l ' amo e il filo e la bacchetta e il Commissario e tutto quanto ; e il Biancòn , rassegnato , si mise a piantar cavoli nazionali e costituzionali a Precotto . Malgrado questa occulta mansuetudine , posando la bacchetta e pensando che si trattava di pescare quel povero vecchio ingegnere Ribera , egli provò una singolare compiacenza non nel cuore , non nel cervello né in alcuno dei soliti sensi , ma in un suo particolare senso , puramente I . e R . Davvero , egli non aveva coscienza di sé come di un organismo distinto dall ' organismo governativo austriaco . Ricevitore di una piccola dogana di frontiera , si considerava una punta d ' unghia in capo a un dito dello Stato ; come agente di polizia poi , si considerava un occhiolino microscopico sotto l ' unghia . La vita sua era quella della monarchia . Se i Russi le facevano il solletico sulla pelle della Galizia , egli ne sentiva il prurito a Oria . La grandezza , la potenza , la gloria dell ' Austria gli ispiravano un orgoglio smisurato . Non ammetteva che il Brasile fosse più esteso dell ' Impero Austriaco , né che la Cina fosse più popolata , né che l ' Arcangelo Michele potesse prendere Peschiera , né che Domeneddio potesse prendere Verona . Il suo vero Iddio era l ' Imperatore ; rispettava quello del cielo come un alleato di quello di Vienna . Non gli era , dunque , mai entrato il sospetto che l ' ingegnere in capo fosse un cattivo suddito . Le parole del Commissario , un vangelo per lui , ne lo persuasero addirittura ; e l ' idea di trovarsi a portata questo malfido servitore accendeva il suo zelo d ' occhio regio e d ' unghia imperiale . Si diede dell ' asino per non averlo conosciuto prima . Oh ma era ancora in tempo di pescarlo bene : bene bene bene bene ! « Lasci fare a me ! Lasci fare a me , signor ... » Troncò la frase e afferrò la bacchetta . Il sughero aveva impresso nell ' acqua un anello , dolcemente , muovendosi appena ; indizio di tinca . Il Biancòn strinse forte la bacchetta tenendo il fiato . Altro tocco al sughero , altro anello più grosso ; il sughero va pian piano sull ' acqua , si ferma , il cuore del Biancòn batte a furia ; il sughero cammina ancora per un piccol tratto , a fior d ' acqua e sprofonda ; zac ! il Biancòn dà un colpo , la bacchetta si torce in arco tanto il filo è tirato da un peso occulto . « Peppina , el gh ' è ! » , grida il Carlascia perdendo la testa , confondendo il sesso della tinca con quello dell ' ingegnere in capo : « El guadèll , el guadèll » . Il sedentario si volta invidioso : « Ghe l ' ha , scior Recitòr ? » . Il Cüstant si cuoce dentro e non fa motto né volge la sua tuba . Ratì accorre e accorre anche la signora Peppina portando il « guadèll » , una pertica lunga con una gran borsa di rete in capo , per imborsarvi la tinca nell ' acqua , ché il tirarla su di peso col filo sarebbe un rischio disperato . Il Biancòn piglia il filo , lo raccoglie pian piano a sé . La tinca non si vede ancora ma deve esser grossa ; il filo viene in su per un paio di braccia , poi è tirato furiosamente in giù ; quindi torna a venire , viene , viene , e in fondo all ' acqua , sotto il naso dei tre personaggi , balena un giallore , un ' ombra mostruosa . « Oh la bella ! » , fa la signora Peppina sottovoce . Ratì esclama : « Madòne , madòne ! » , e il Biancòn non dice parola , tira e tira con cautela . È un bel pescione , corto , grosso , dal ventre giallo e dal dorso scuro che viene in su dal fondo quasi supino e per isghembo , con mala volontà . Le tre facce non gli piacciono perché volta loro di colpo la coda e sbattendola fa un ' altra punta furiosa verso il fondo . Finalmente , spossato , segue il filo , arriva sotto il muro con la pancia dorata all ' aria . La Peppina , rovescioni sul parapetto , stende giù quanto può la sua pertica per imborsar il malcapitato e non le riesce . « Per el müson ! » , grida suo marito . « Per la cua ! » , strilla Ratì . A quello strepito , alla vista di quel pauroso arnese , il pesce si dibatte , si tuffa ; la Peppina si arrabatta invano , non trova il « müson » , non trova la « cua » ; il Biancòn tira , la tinca trascinata a galla si aggomitola e con una potente spaccata rompe il filo , strepita via tra la spuma . « Madòne ! » , esclama Ratì ; la Peppina seguita a frugar l ' acqua con la sua pertica ; « dova l ' è sto pèss ? dova l ' è sto pèss ? » , e il Biancòn che era rimasto petrificato col filo in mano , si volta furibondo , tira un calcio a Ratì , afferra sua moglie per le spalle , la scuote come un sacco di noci , la carica d ' improperi . « L ' è andada , scior Recitòr ? » , fa il sedentario , mellifluo . Il Cüstant volta un poco la tuba , guarda il luogo della catastrofe , torna alla contemplazione del suo pacifico sughero e brontola in tono di compatimento : « Minga pràtich ! » . Intanto la tinca ritorna alle native alghe profonde , malconcia ma libera come il suo simile , il Piemonte , dopo Novara ; ed è dubbio se al povero ingegnere in capo toccherà la stessa fortuna . 2 . La sonata del chiaro di luna e delle nuvole Il sole calava dietro al ciglio del monte Brè e l ' ombra oscurava rapidamente la costa precipitosa e le case di Oria , imprimeva , violacea e cupa , il profilo del monte sul verde luminoso delle onde che correvano oblique a ponente , grandi ancora ma senza spuma , nella breva stanca . Casa Ribera si era oscurata l ' ultima . Addossata ai ripidi vigneti della montagna , sparsi d ' ulivi , essa cavalca la viottola che costeggia il lago , e pianta nell ' onda viva una fronte modesta , fiancheggiata a ponente , verso il villaggio , da un giardinetto pensile a due ripiani , a levante , verso la chiesa , da una piccola terrazza gittata su pilastri che inquadrano un pezzo di sagrato . Entra in quella fronte una piccola darsena dove allora si dondolava , fra lo schiamazzar delle onde , il battello di Franco e Luisa . Sopra l ' arco della darsena una galleria sottile lega il giardinetto pensile di ponente alla terrazza di levante e guarda il lago per tre finestre . La chiamavan loggia , forse perché lo era stata in antico . La vecchia casa portava incrostati qua e là parecchi di questi venerandi nomi fossili che vivevano per la tradizione e figuravano , nella loro apparente assurdità , i misteri nella religione delle mura domestiche . Dietro alla loggia vi ha una sala spaziosa e dietro alla sala due stanze : a ponente il salottino da pranzo tappezzato di piccoli uomini illustri di carta , ciascuno sotto il proprio vetro e dentro la propria cornice , ciascuno atteggiato dignitosamente a modo degl ' illustri di carne e d ' ossa , come se i colleghi nemmanco esistessero e il mondo non guardasse che a lui ; a levante la camera dell ' alcova dove accanto agli sposi dormiva nel proprio letticciuolo la signorina Maria Maironi nata nell ' agosto del 1852 . Dai cassettoni rococò delle camere da letto alla madia della cucina , dal nero pendolo del salottino da pranzo al canapè della loggia con la sua stoffa color marrone cosparsa di cavalieri turchi gialli e rossi , dalle seggiole impagliate a certi seggioloni dai bracciuoli spropositatamente alti , i mobili della casa appartenevano all ' epoca degli uomini illustri , la maggior parte dei quali portava parrucca e codino . Se parevano discesi dal granaio , parevan pure aver ripreso nell ' aria e nella luce della nuova dimora certe perdute abitudini di pulizia , un notevole interesse alla vita , una dignità di onesta vecchiaia . Così un ' accozzaglia di vocaboli disusati potrebbe oggi comporsi , nel soffio d ' un attempato poeta conservatore , e rifletterne la serena ed elegante senilità . Sotto il regime matematico e burocratico dello zio Piero , seggiole e seggioloni , tavole e tavolini avevano vissuto in perfetta simmetria e il privilegio della inamovibilità era stato accordato persino agli stoini . Il nome di « mobile » non lo aveva meritato che un cuscino grigio e celeste , un aborto di materasso , che l ' ingegnere durante i suoi brevi soggiorni a Oria si portava con sé quando mutava seggiolone . Assente lui , il custode rispettava tanto le suppellettili da non osar di toccarne confidenzialmente , di spolverarne le parti meno visibili . Ciò faceva andar sulle furie la governante , regolarmente , ad ogni ritorno in Valsolda . Il padrone , irritato che per un po ' di polvere si gridasse tanto contro un povero diavolo di contadino , se la pigliava con lei e le suggeriva di spolverare ella stessa ; e quando la donna scattò a domandargli , in via di sdegnosa replica , se dovesse ammazzarsi a spolverare tutta la casa ogni volta che veniva , le rispose bonariamente : « Mazzèv ona volta sola ch ' el sarà assée » . Egli abbandonava poi del tutto al capriccio del custode la coltivazione del giardinetto come quella di un orto che possedeva a levante del sagrato , in riva al lago . Solo una volta , due anni prima del matrimonio di Luisa , arrivando a Oria in principio di settembre e trovando nel secondo ripiano del giardinetto sei piante di granturco , si permise di dire al custode : « Sent on poo : quii ses gamb de carlon , podarisset propi minga fann a men ? » . I poeti non conservatori Franco e Luisa avevano trasformata , col loro soffio , la faccia delle cose . La poesia di Franco era più ardita , fervida e appassionata , la poesia di Luisa era più prudente ; così i sentimenti di Franco gli fiammeggiavano sempre dagli occhi , dal viso , dalla parola e quelli di Luisa non davano quasi mai fiamme ma solo coloravano il fondo del suo sguardo penetrante e della sua voce morbida . Franco non era conservatore che in religione e in arte ; per le mura domestiche era un radicale ardente , immaginava sempre trasformazioni di pareti , di soffitti , di pavimenti , di arredi . Luisa incominciava con ammirar il suo genio , ma poiché i denari venivan quasi tutti dallo zio e non ci era larghezza per imprese fantastiche , piano piano , un po ' per volta , lo persuadeva di lasciar a posto le pareti , i soffitti e anche i pavimenti , di studiar come si sarebbero potuti disporre meglio gli arredi senza trasformarli . E gli suggeriva delle idee senza averne l ' aria , facendogli credere che venivan da lui , perché alla paternità delle idee Franco ci teneva molto e Luisa era invece del tutto indifferente a questa maternità . Così tra l ' uno e l ' altra disposero la sala per la conversazione , la lettura e la musica , la loggia per il giuoco , la terrazza per il caffè e per le contemplazioni poetiche . Di quella terrazzina Franco fece la poesia lirica della casa . Era piccina assai e parve a Luisa che vi si potesse concedere un po ' di sfogo all ' estro di suo marito . Fu allora che cadde dal trono il re dei gelsi valsoldesi , il famoso antico gelso del sagrato , un tiranno che toglieva alla terrazza tutta la vista migliore . Franco si liberò da lui mediante pecunia , disegnò e alzò sopra la terrazza un aereo contesto di sottili aste e bastoncini di ferro che figuravan tre archi sormontati da una cupolina , vi mandò su due passiflore eleganti che vi aprivan qua e là i loro grandi occhi celesti e ricadevano da ogni parte in festoni e vilucchi . Un tavoluccio rotondo e alcune sedie di ferro servivano per il caffè e per la contemplazione . Quanto al giardinetto pensile , Luisa avrebbe potuto sopportare anche il granturco per una tolleranza di spirito superiore che ama lasciar in pace gl ' inferiori nelle loro idee , nelle loro abitudini , nei loro affetti . Ella sentiva una certa rispettosa pietà per gl ' ideali orticoli del povero custode , per quell ' insalata di rozzezze e di gentilezze ch ' egli aveva nel cuore , un gran cuore capace di accogliere insieme reseda e zucche , begliuomini e carote . Invece Franco , generoso e religioso com ' era , non avrebbe tollerato nel suo giardino una zucca né una carota per amore di qualsiasi prossimo . Ogni stupida volgarità lo irritava . Quando l ' infelice ortolano si sentì predicare dal signor don Franco che il giardinetto era una porcheria , che bisognava cavar tutto , buttar via tutto , rimase sbalordito , avvilito da far pietà ; ma poi lavorando agli ordini suoi per riformare le aiuole , per contornarle di tufi , per piantare arbusti e fiori , vedendo come il padrone stesso sapesse lavorar di sua mano e quanti terribili nomi latini e qual portentoso talento avesse in testa per immaginare disposizioni nuove e belle , concepì poco a poco per lui un ' ammirazione quasi paurosa e quindi anche , malgrado i molti rabbuffi , una affezione devota . Il giardinetto pensile fu trasformato a immagine e similitudine di Franco . Un ' olea fragrans vi diceva in un angolo la potenza delle cose gentili sul caldo impetuoso spirito del poeta ; un cipressino poco accetto a Luisa vi diceva in un altro angolo la sua religiosità ; un piccolo parapetto di mattoni a traforo , fra il cipresso e l ' olea , con due righe di tufi in testa che contenevano un ridente popolo di verbene , petunie e portulache , accennava alla ingegnosità singolare dell ' autore ; le molte rose sparse dappertutto parlavano del suo affetto alla bellezza classica ; il ficus repens che vestiva le muraglie verso il lago , i due aranci nel mezzo dei due ripiani , un vigoroso , lucido carrubo rivelavano un temperamento freddoloso , una fantasia volta sempre al mezzogiorno , insensibile al fascino del nord . Luisa aveva lavorato e lavorava assai più del marito ; ma se questi si compiaceva delle proprie fatiche e ne parlava volentieri , Luisa invece non ne parlava mai e non ne traeva veramente alcuna vanità . Lavorava d ' ago , d ' uncinetto , di ferri , di forbici , con una tranquilla rapidità prodigiosa , per suo marito , per la sua bambina , per ornar la sua casa , per i poveri e per sé . Tutte le stanze avevan lavori suoi , cortine , tappeti , cuscini , paralumi . Era pure affar suo di collocare i fiori in sala e in loggia ; non piante in vaso perché Franco ne aveva poche e non gli garbava di chiuderle nelle stanze ; non fiori del giardinetto perché coglierne uno era come strapparglielo dal cuore . Erano invece a disposizione di Luisa le dalie , le rose , i gladioli , gli astri dell ' orto . Ma poiché non le bastavano e poiché il villaggio , dopo Dio , Santa Margherita e S . Sebastiano , adorava la « sciora Lüisa » , così ad un cenno suo i ragazzi le portavano fiori selvaggi e felci , le portavano edera per rilegar con festoni i grandi mazzi fissati alle pareti dentro anelli di metallo . Anche alle braccia dell ' arpa che pendeva dal soffitto della sala erano sempre attorcigliati lunghi serpenti d ' edera e di passiflora . Lo zio Piero , quando gli scrivevano di queste novità , rispondeva poco o nulla . Tutt ' al più raccomandava di non tener troppo occupato l ' ortolano il quale doveva pur attendere alle faccende proprie . La prima volta che capitò a Oria dopo la trasformazione del giardinetto , si fermò a guardarlo come aveva fatto per le sei piante di granturco e borbottò sottovoce : « Oh poer a mi ! » . Uscì sulla terrazza , guardò il cupolino , toccò le aste di ferro e pronunciò un « basta ! » rassegnato ma pieno di disapprovazione per tante eleganze superiori allo stato suo e de ' suoi nipoti . Invece , dopo aver esaminato in silenzio tutti i mazzi , i mazzolini , i vasi , i festoni della sala e della loggia , disse con un bonario sorriso : « Sent on poo , Lüisa ; con tütt st ' erba chì farisset minga mèj a tegnì on para de pégor ? » . Ma la governante fu beata di non aversi più ad ammazzare per la polvere e le ragnatele , ma l ' ortolano vantò senza fine le opere miracolose del signor don Franco ed egli stesso comincio presto ad abituarsi ai nuovi aspetti della sua casa , a guardar senza malevolenza il cupolino della terrazza che gli faceva comodo per l ' ombra . Dopo tre o quattro giorni domando chi lo avesse eseguito e gli accadde di fermarsi qualche volta a guardar i fiori del giardinetto , di chiedere il nome dell ' uno e dell ' altro . Dopo otto o dieci giorni , stando con la piccola Maria sulla porta della sala che mette al giardinetto , le domando : « Chi ha piantato tutti questi bei fiori ? » , e le insegnò a rispondere : « Papà » . Ad un suo impiegato venuto a fargli visita mostrò le opere del nipote e ne accolse gli elogi con un assenso misurato ma pieno di soddisfazione : « Sì sì , per questo sì » . Insomma finì con diventare un ammiratore di Franco e persino con dare ascolto , in via di conversazione , ad altri suoi progetti . E in Franco crescevano l ' ammirazione e la gratitudine per quella grande e generosa bontà , che aveva vinto la natura conservatrice , l ' avversione antica alle eleganze di ogni maniera ; per la solita bontà che ad ogni simile contrasto saliva saliva silenziosamente dietro le renitenze dello zio fino a sormontare , a coprir tutto con una larga onda di acquiescenza o almeno con la frase sacramentale « del resto , fate vobis » . A una sola novità lo zio non aveva voluto adattarsi : alla scomparsa del suo vecchio cuscino . « Luisa » , diss ' egli sollevando con due dita dal seggiolone il nuovo cuscino ricamato : « porta via » . E non ci fu verso di persuaderlo . « Et capì de portall via ? » Quando Luisa sorridendo gli diede il vecchio materassino abortito , egli ci si sedette su con un sonoro « inscì ! » come se riprendesse solennemente il possesso di un trono . Adesso , mentre l ' ombra violacea invadeva il verde delle onde e correva lungo la costa , di paesello in paesello , spegnendo , una dopo l ' altra , le bianche case lucenti , egli era appunto seduto sul suo trono e si teneva sulle ginocchia la piccola Maria , mentre Franco , sulla terrazza , annaffiava i vasi di pelargoni , pieno il cuore e il viso di contentezza affettuosa come se versasse da bere a Ismaele nel deserto , e Luisa stava sgrovigliando pazientemente una pesca di suo marito , un garbuglio pauroso di spago , di piombi , di seta e di ami . Ella discorreva in pari tempo col professore Gilardoni che aveva sempre qualche garbuglio filosofico da sgrovigliare e ci si metteva molto più volentieri con lei che con Franco , il quale lo contraddiceva sempre , a torto e a ragione , avendolo in concetto d ' un ottimo cuore e d ' una testa confusa . Lo zio , tenendo il ginocchio destro sul sinistro e la bambina sul mucchio , le ripeteva per la centesima volta , con affettata lentezza , e storpiando un poco il nome esotico , la canzonetta : Ombretta sdegnosa Del Missipipì . Fino alla quarta parola la bambina lo ascoltava immobile , seria , con gli occhi fissi ; ma quando veniva fuori il « Missipipì » scoppiava in un riso , sbatteva forte le gambucce e piantava le manine sulla bocca dello zio , il quale rideva anche lui di cuore e dopo un breve riposo ricominciava adagio adagio , nel tono solito : Ombretta sdegnosa ... La bambina non somigliava né al padre né alla madre , aveva gli occhi , i lineamenti fini della nonna Teresa . Al vecchio zio , che pure vedeva di rado , mostrava una tenerezza strana , impetuosa . Lo zio non le diceva paroline dolci , le faceva , occorrendo , qualche piccola riprensione , ma le portava sempre giuocattoli , la conduceva spesso a passeggio , se la faceva saltar sulle ginocchia , rideva con lei , le diceva canzonette comiche , quella che cominciava col « Missipipì » e un ' altra che finiva : Rispose tosto Barucabà . Chi era mai Barucabà ? E cosa gli avevano domandato ? « Toa Bà , toa Bà ! » , diceva Maria ; « ancora Barucabà , ancora Barucabà ! » Lo zio le ripeteva allora la poetica storia ma nessuno la sa più ripetere a me . Ecco di che parlava a Luisa , con la sua voce timida e gentile , il professore Gilardoni , diventato un tantin più vecchio , un tantin più calvo , un tantin più giallo . « Chi sa » , aveva detto Luisa , « se Maria somiglierà alla nonna come nel viso anche nell ' anima ? » Il professore rispose che sarebbe stato un miracolo avere in una famiglia , a così poca distanza , due anime simili . E volendo spiegare a quale rarissima specie fosse appartenuta , nel suo concetto , l ' anima della nonna , mise fuori il seguente garbuglio . « Vi sono » , diss ' egli , « anime che negano apertamente la vita futura e vivono proprio secondo la loro opinione , per la sola vita presente . Queste non sono molte . Poi vi sono anime che mostrano di credere nella vita futura e vivono del tutto per la presente . Queste sono alquante più . Poi vi sono anime che alla vita futura non pensano e vivono però in modo da non mettersi troppo a repentaglio di perderla se c ' è . Queste sono più ancora . Poi vi sono anime che credono veramente nella vita futura e dividono pensieri e opere in due categorie che fanno quasi sempre ai pugni fra loro : una è per il cielo , l ' altra è per la terra . Queste sono moltissime . Poi vi sono anime che vivono per la sola vita futura nella quale credono . Queste sono pochissime e la signora Teresa era di queste . » Franco , che non poteva soffrire le disquisizioni psicologiche , passò accigliato col suo annaffiatoio vuoto per andare nel giardinetto e pensò : « Poi vi sono anime che rompono l ' anima » . Lo zio , del resto un po ' sordo , rideva con la Maria . Luisa , passato che fu suo marito , disse piano : « Poi vi sono anime che vivono come se vi fosse la sola vita futura nella quale non credono : e di queste ve n ' è una » . Il professore trasalì e la guardò senza dir nulla . Ella stava cercando nella matassa della pesca un filo doppio , a occhiello , per farlo passare . Non vide quello sguardo ma lo sentì e si affrettò a indicare col capo lo zio . Aveva ella pensato proprio a lui nel dir quello che aveva detto ? O vi era stata nel suo pensiero una occulta complicazione ? Aveva pensato allo zio senza un vero convincimento , solo perché non osava nominare , neanche nel pensiero , un ' altra persona cui le sue parole potevano riferirsi più giustamente ? Il silenzio del professore , lo sguardo scrutatore di lui , non incontrato ma sentito , le rivelarono ch ' egli sospettava di lei stessa : per questo accennò frettolosamente allo zio . « Non crede nella vita futura ? » , mormorò il professore . « Direi di no » , rispose Luisa e subito si sentì nel cuore un rimorso , sentì che non aveva sufficienti ragioni , che non aveva il diritto di rispondere così . In fatto lo zio Piero non s ' era curato mai di meditare sulla religione : egli compenetrava nel suo concetto della onestà la continuazione delle vecchie pratiche di famiglia , la professione della fede avita , presa come stava , alla carlona . Il suo era un Dio bonario come lui , che non ci teneva tanto alle giaculatorie né ai rosari , come lui ; un Dio contento di aver per ministri , com ' era contento lui di aver per amici , dei galantuomini di cuore , fossero pure allegri mangiatori e bevitori , tarocchisti per la vita , franchi raccontatori di porcherie non disoneste a lecito sfogo della sudicia ilarità che ciascuno ha in corpo . Certi suoi discorsi scherzosi , certi aforismi buttati là senza riflettere sulla importanza relativa delle pratiche religiose e sulla importanza assoluta del vivere onesto l ' avevano colpita fin da bambina , anche perché la mamma se ne inquietava moltissimo e supplicava suo fratello di non dire spropositi . Le era entrato il sospetto che lo zio andasse in chiesa solamente per convenienza . Non era vero ; non bisognava tener conto degli aforismi di uno che , invecchiato nel sacrificio e nell ' abnegazione , soleva dire « charitas incipit ab ego » ; e poi , quand ' anche lo zio avesse stimato poco le pratiche religiose , a negar la vita futura ci correva ancora un bel tratto . Infatti , appena messo fuori il suo giudizio e uditolo suonare , Luisa lo sentì falso , vide più chiaro in se stessa , intese di avere inconsciamente cercato nell ' esempio dello zio un appoggio e un conforto per sé . Il professore era tutto commosso di una rivelazione tanto inattesa . « Quest ' anima unica » , diss ' egli , « che vive come se non pensasse che alla vita futura nella quale non crede , è in errore , ma bisogna pur ammirarla come la più nobile , la più grande . È una cosa sublime ! » « Lei è certo , però , che quest ' anima è in errore ? » « Oh sì sì ! » « Ma Lei , a quale delle Sue categorie appartiene ? » Il professore si credeva dei pochissimi che si regolano interamente secondo un ' aspirazione alla vita futura ; benché forse sarebbe stato imbarazzato a dimostrare che i suoi profondi studi su Raspail , il suo zelo nel preparare acqua sedativa e sigarette di canfora , il suo orrore dell ' umidità e delle correnti d ' aria significassero poca tenerezza per la vita presente . Però non volle rispondere , disse che non appartenendo a nessuna Chiesa , credeva tuttavia fermamente in Dio e nella vita futura e che non poteva giudicare il proprio modo di vivere . Intanto Franco , annaffiando il giardinetto , aveva trovato fiorita una verbena nuova , e , posato l ' annaffiatoio , era venuto sulla soglia della loggia e chiamava la Maria per fargliela vedere . La Maria si lasciava chiamare e voleva ancora « Missipipì » , onde lo zio la posò a terra e la condusse lui al papà . « Però , professore » , disse Luisa uscendo con la parola viva da un corso occulto d ' idee , « si può , non è vero , credere in Dio e dubitare della nostra vita futura ? » Ell ' aveva posato , così dicendo , l ' aggrovigliata matassa della pesca e guardava il Gilardoni in viso con un interesse vivo , con un desiderio manifesto che rispondesse di sì ; e , perché il Gilardoni taceva , soggiunse : « Mi pare che qualcuno potrebbe dire : che obbligo ha Iddio di regalarci l ' immortalità ? L ' immortalità dell ' anima è una invenzione dell ' egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio . Noi vogliamo un premio per il bene che facciamo agli altri e una pena per il male che gli altri fanno a noi . Rassegnamoci invece a morire anche noi del tutto come ogni essere vivente e facciamo sin che siamo vivi la giustizia per noi e per gli altri , senza speranza di premi futuri , solo perché Iddio vuole da noi questo come vuole che ogni stella faccia lume e che ogni pianta faccia ombra . Cosa Le pare , a Lei ? » « Cosa vuol che Le dica ? » , rispose il Gilardoni . « A me pare una gran bellezza ! Non posso dire : una gran verità . Non lo so , non ci ho mai pensato ; ma una gran bellezza ! Io dico che il Cristianesimo non ha potuto avere né immaginare dei Santi sublimi come questo qualcuno ! È una gran bellezza , è una gran bellezza ! » « Perché poi » , riprese Luisa dopo un breve silenzio , « si potrebbe forse anche sostenere che questa vita futura non sarebbe proprio felice . Vi è felicità quando non si conosce la ragione di tutte le cose , quando non si arriva a spiegare tutti i misteri ? E il desiderio di saper tutto sarà esso appagato nella vita futura ? Non resterà ancora un mistero impenetrabile ? Non dicono che Dio non si conoscerà interamente mai ? E allora , nel nostro desiderio di sapere , non finiremo a soffrire come adesso , anzi forse più , perché in una vita superiore quel desiderio dev ' essere ancora più forte ? Io vedrei un solo modo di arrivare a saper tutto e sarebbe di diventar Dio ... » « Ah , Lei è panteista ! » , esclamò il professore , interrompendo . « Ssss ! » , fece Luisa . « No no no ! Io sono cristiana cattolica . Dico quel che altri potrebbero sostenere . » « Ma scusi , vi è un panteismo ... » « Ancora filosofia ? » , esclamò Franco entrando con la piccina in braccio . « Oh , miseria ! » , borbottò lo zio alle sue spalle . Maria teneva in mano una bella rosa bianca . « Guarda questa rosa , Luisa » , disse Franco . « Maria , da ' il fiore alla mamma . Guarda la forma di questa rosa , guarda il portamento , guarda le sfumature , le venature di questi petali , guarda quella stria rossa ; e senti che odore , adesso ! E lascia star la filosofia . » « Lei è nemico della filosofia ? » , osservò il professore , sorridendo . « Io sono amico » , rispose Franco , « della filosofia facile e sicura che m ' insegnano anche le rose . » « La filosofia , caro professore » , interloquì lo zio , solennemente , « l ' è tutta in Aristòtel : quell che te pòdet avè , tòtel . » « Lei scherza » , ribatté il professore , « ma Lei pure è un filosofo . » L ' ingegnere gli posò una mano sulla spalla : « Sentite , caro amico , la mia filosofia in vott o des biccièr la ci sta tutta » . « Euh , vott o des biccièr ! » , borbottò la governante che udì , entrando , questa spacconata d ' intemperanza del suo misuratissimo padrone . « Vott o des corni ! » Veniva ad annunciare don Giuseppe Costabarbieri che fece in pari tempo udire dalla sala un cavernoso e pure ilare Deo gratias . Ecco la rugosa faccia rossa , gli occhi allegri , i capelli bianchi del mansueto prete . « Si discorre di filosofia , don Giuseppe » , disse Luisa dopo i primi saluti . « Venga qui e metta fuori le Sue belle idee anche Lei ! » Don Giuseppe si grattò la nuca e poi volgendo un po ' il capo verso l ' ingegnere con lo sguardo di chi desidera una cosa e non osa domandarla , mise fuori il fiore delle sue idee filosofiche : « Sarissel minga mej fa ona primerina ? » Franco e lo zio Piero , felici di salvarsi dalla filosofia del Gilardoni , si misero allegramente a tavolino col prete . Appena rimasto solo con Luisa , il professore disse piano : « Ieri è partita la signora marchesa » . Luisa , che s ' era presa Maria sulle ginocchia , le piantò le labbra sul collo , appassionatamente . « Forse » , riprese il professore che mai non aveva saputo leggere nel cuore umano né toccarne le corde a proposito , « forse , il tempo ... son tre anni soli ... forse verrà il giorno che si piegherà . » Luisa alzò il viso dal collo di Maria . « Forse lei , sì » , diss ' ella . Il professore non capì , cedette al mal genio che ci suggerisce la peggior parola nel peggior momento e , invece di smettere , si ostinò . « Forse , se potesse veder Maria ! » Luisa si strinse al petto la bambina e lo guardò con una fierezza tale ch ' egli si smarrì e disse : « Scusi » . Maria , stretta così forte , alzò gli occhi al viso strano della mamma , diventò rossa rossa , strinse le labbra , pianse due grosse lagrime , scoppiò in singhiozzi . « No no , cara » , le mormorò Luisa teneramente , « sta buona , sta buona , tu non la vedrai mai , tu ! » Appena chetata la bambina , il professore , turbato dall ' idea di aver fatto un passo falso , di aver offeso Luisa , un essere che gli pareva sovrumano , voleva spiegarsi , giustificarsi , ma Luisa non lo lasciò parlare . « Basta , scusi » , diss ' ella alzandosi . « Andiamo a veder il giuoco . » In fatto non s ' accostò ai giuocatori , mandò Maria sul sagrato con la sua piccola bambinaia Veronica e andò a portar un avanzo di dolce a un vecchione del villaggio , che aveva un vorace stomaco e una piccola voce , con la quale prometteva ogni giorno alla sua benefattrice la stessa preziosa ricompensa : « Prima de morì ghe faroo on basin » . Intanto il professore , pieno di scrupoli e di rimorsi per le sue mosse poco fortunate , non sapendo se partire o rimanere , se la signora tornerebbe o no , se andarne in cerca fosse indiscrezione o no , dopo essersi affacciato al lago come per chieder consiglio ai pesci , dopo essersi affacciato al monte per veder se da qualche finestra della casa gli apparisse Luisa o qualcuno cui si potesse domandar di lei , andò finalmente a vedere il giuoco . Ciascuno dei giuocatori teneva gli occhi sulle proprie quattro carte raccolte nella sinistra , l ' una sopra l ' altra per modo che la seconda e la terza sormontavan tanto da potersi riconoscere ; e ciascuno , avendo preso delicatamente fra il pollice e l ' indice l ' angolo superiore delle due ultime , faceva uscire con un combinato moto del polso e delle dita la quarta ignota di sotto la terza , adagio adagio , come se portasse la vita o la morte , ripetendo con gran devozione appropriate giaculatorie : Don Giuseppe cui occorrevano picche « scappa ross e büta négher » , gli altri due che volevano quadri e cuori « scappa négher e büta ross » . Il professore pensò ch ' egli pure aveva in mano una carta coperta , un asso di denari , e che non sapeva ancora se l ' avrebbe giuocata o no . Aveva il testamento del vecchio Maironi . Pochi giorni dopo la morte della signora Teresa , Franco gli aveva detto di distruggerlo e di non fiatarne mai con sua moglie . Egli non aveva obbedito che quanto al silenzio . Il documento , all ' insaputa di Franco , esisteva ancora perché il suo possessore s ' era fitto in capo di aspettar gli eventi , di vedere se Cressogno e Oria facessero la pace , se , perdurando le ostilità , Franco e la sua famigliuola capitassero nel bisogno ; nel quale ultimo caso avrebbe fatto qualche cosa lui . Che cosa avrebbe fatto non sapeva bene , si coltivava in testa i germi di parecchie corbellerie e aspettava che l ' una o l ' altra maturasse a tempo e luogo . Ora , guardando Franco giuocare , ammirava come quell ' uomo tanto assorto nella cupidità di un re di quadri , avesse respinta l ' altra carta preziosa , che neppure avesse voluto farne saper niente a sua moglie . Egli attribuiva questo silenzio a modestia , al desiderio di nascondere un azione generosa ; e quantunque avesse preso da Franco più d ' un brusco rabbuffo e sentisse di non esserne tenuto in gran conto , lo guardava con un rispetto pieno d ' umile devozione . Franco fu il primo a scoprir la quarta carta e le buttò via dispettosamente tutte mentre don Giuseppe esclamava : « Ovèj ! L ' è négher ! » , e si fermava a pigliar fiato prima di andar avanti a scoprire « se l ' era güzz o minga güzz » , cioè s ' erano picche o fiori . Ma l ' ingegnere , alzato dalle carte il viso placido e sorridente , si mise a batter col dito , sotto il piano del tavolino , dei colpettini misteriosi che volevan dire : c ' è la carta buona ; e allora don Giuseppe , visto che il suo « négher » non era « güzz » , cacciò un « malarbetto ! » e buttò via le carte anche lui . « Che reson de ciapà rabbia ! » , fece l ' ingegnere . « Anca vü sii négher e sii minga güzz . » Il prete , avido della rivincita , si contentò d ' invocarla sdegnosamente : « Scià i cart , scià i cart , scià i cart ! » . E la partita , simbolo dell ' eterna lotta universale fra i neri e i rossi , ricominciò . Il lago dormiva oramai coperto e cinto d ' ombra . Solo a levante le grandi montagne lontane del Lario avevano una gloria d ' oro fulvo e di viola . Le prime tramontane vespertine movevano le frondi della passiflora , corrugavano verso l ' alto , a chiazze , le acque grigie , portando un odor fresco di boschi . Il professore era partito da un pezzo quando Luisa ritornò . Ell ' aveva incontrato sulla scalinata del Pomodoro una ragazza piangente che strillava , « el mè pà el voeur mazzà la mia mamm ! » . Aveva seguita la ragazza in casa sua presso la Madonna del Romìt e ammansato l ' uomo che cercava sua moglie con un coltello in mano , per causa non tanto d ' una cattiva minestra quanto d ' una cattiva risposta . Luisa rappresentò a suo marito e a don Giuseppe l ' ultimo atto del dramma , il suo dialogo con la moglie ch ' era corsa a nascondersi nella stalla . « Oh Regina , dovè sii ? » « Sont chì . » « Dovè , chì ? » «Chì.» La voce tremante veniva di sotto la vacca . La donna era proprio lì , accoccolata . « Vegnì foeura , donca ! » « Sciora no . » « Perché ? » « Goo pagüra . » « Vegnì foeura ch ' el voss marì el vaeur fav on basin . » « Mi no . » Allora Luisa aveva chiamato dentro l ' uomo . « E vü andee a fagh on basin sott a la vacca . » E l ' uomo aveva dato il bacio mentre la donna , temendo un morso , gemeva : « Càgnem poeu minga , neh ! » . « Che diàvol d ' ona sciora Luisa » , fece don Giuseppe . E soddisfatto della scorpacciata di primiera , palpandosi dolcemente sui fianchi e sul ventre le modeste rotondità , il piccolo personaggio del mondo antico pensò al secondo scopo della sua visita . Voleva dire una parolina alla signora Luisa . L ' ingegnere era uscito a far i suoi soliti quattro passi fino alla piccola salita del Tavorell ch ' egli chiamava scherzosamente il San Bernardo ; e Franco , data un ' occhiata alla luna che sfavillava allora fuor dal ciglio nero del Bisgnago e giù nell ' ondular dell ' acqua , si pose a improvvisar sul piano effusioni di dolore ideale , che andavan via per le finestre aperte sulla sonorità profonda del lago . La improvvisazione musicale gli riusciva meglio delle elaborate poesie perché il suo impetuoso sentire trovava nella musica una espressione più facile e piena , e gli scrupoli , le incertezze , le sfiducie che gli rendevano faticosissimo e lento il lavoro della parola , non tormentavano , al piano , la sua fantasia . Allora si abbandonava all ' estro anima e corpo , vibrava tutto fino ai capelli , i chiari occhi parlanti ridicevan ogni sfumatura dell ' espressione musicale , gli si vedeva sotto le guance un movimento continuo di parole inarticolate , e le mani , benché non tanto agili , non tanto sciolte , facean cantare il piano inesprimibilmente . Adesso egli passava da un tono all ' altro , mettendo il più intenso sforzo intellettuale in questi passaggi , ansando , sviscerando , per così dire , lo strumento con le dieci dita e quasi anche cogli occhi ardenti . S ' era messo a suonare sotto l ' impressione del chiaro di luna , ma poi , suonando , tristi nuvole gli eran uscite dal fondo del cuore . Conscio di avere sognata , da giovinetto , la gloria e di averne quindi umilmente deposta la speranza , diceva , quasi , a se stesso con la sua mesta appassionata musica che pure anche in lui v ' era qualche lume d ' ingegno , qualche calore di creazione veduto solamente da Dio , perché neppur Luisa mostrava far dell ' intelligenza sua quella stima che a lui stesso mancava ma che avrebbe desiderata in lei ; neppur Luisa , il cuor del suo cuore ! Luisa lodava misuratamente la sua musica e i suoi versi ma non gli aveva detto mai : segui questa via , osa , scrivi , pubblica . Pensava così e suonava nella sala oscura , mettendo in una tenera melodia il lamento del suo amore , il timido segreto lamento che mai non avrebbe osato mettere in parole . Sulla terrazza , nel mobile chiaroscuro che facevano insieme i fiati di tramontana e la passiflora , la luna e il suo riverbero dal lago , don Giuseppe raccontò a Luisa che il signor Giacomo Puttini era in collera con lui per colpa della signora Pasotti la quale gli aveva falsamente riferito ch ' esso don Giuseppe andava predicando la convenienza di un matrimonio fra il signor Giacomo e la Marianna . « Voeui morì lì » , protestò il povero prete , « se ho detto una parola sola ! Niente ! Tücc ball ! » Luisa non voleva creder colpevole la povera Barborin , e don Giuseppe le dichiarò che sapeva la cosa dallo stesso signor Controllore . Ella capì subito , allora , che Pasotti s ' era voluto perfidamente burlare di sua moglie , del sior Zacomo e del prete , si schermì dall ' intervenire nella faccenda , come quest ' ultimo avrebbe voluto e gli consigliò di parlare alla Pasotti . « L ' è inscì sorda ! » , fece don Giuseppe grattandosi la nuca , e se n ' andò malcontento , senza salutar Franco , per non interromperlo . Luisa venne al piano in punta di piedi , stette ad ascoltar suo marito , a sentir la bellezza , la ricchezza , il fuoco di quell ' anima ch ' era sua e cui ell ' apparteneva per sempre . Non aveva mai detto a Franco « segui questa via , scrivi , pubblica » , forse anche perché giustamente pensava , nel suo affetto equilibrato , che non potesse produrre opere superiori alla mediocrità , ma soprattutto perché , sebbene avesse un fine sentimento della poesia e della musica , non faceva grande stima , in fondo , né dell ' una né dell ' altra , non le piaceva che un uomo vi si dedicasse intero , ambiva per suo marito un ' azione intellettuale e materiale più virile . Ammirava tuttavia Franco nella sua musica più che se fosse stato un grande maestro ; trovava in questa espressione quasi segreta dell ' animo suo un che di verginale , di sincero , la luce di uno spirito amante , il più degno d ' essere amato . Egli non s ' accorse di lei se non quando si sentì sfiorar le spalle da due braccia , si vide pender sul petto le due piccole mani . « No , no , suona suona » , mormorò Luisa perché Franco gliele aveva afferrate ; ma cercando lui col viso supino , senza rispondere , gli occhi e le labbra di lei , gli diede un bacio e rialzò il viso ripetendo : « Suona ! » . Egli trasse giù più forte di prima i due polsi prigionieri , richiamò in silenzio la dolce , dolce bocca ; e allora ella si arrese , gli fermò le labbra sulle labbra con un bacio lungo , pieno di consenso , tanto più squisito e ricreante del primo . Poi gli sussurrò ancora : « Suona » . Ed egli suonò , felice , una tumultuosa musica trionfale , piena di gioia e di grida . Perché in quel momento gli pareva di posseder tutta intera l ' anima della donna sua mentre tante volte , pure sapendosi amato , credeva sentire in lei , al di sopra dell ' amore , una ragione altera , pacata e fredda , dove i suoi slanci non arrivassero . Luisa gli teneva spesso le mani sul capo e andava di tratto in tratto baciandogli lievemente i capelli . Ella conosceva il dubbio di suo marito e protestava sempre di appartenergli tutta intera ma in fondo sentiva che aveva ragione lui . Un tenace fiero sentimento d ' indipendenza intellettuale resisteva in lei all ' amore . Ella poteva tranquillamente giudicar suo marito , riconoscerne le imperfezioni e sentiva ch ' egli non poteva altrettanto , lo sentiva umile nel suo amore , devoto senza fine . Non credeva fargli torto , non provava rimorso , ma s ' inteneriva , quando ci pensava , di amorosa pietà . Indovinò adesso che significasse quella effusione musicale di gioia e , commossa , abbracciò Franco , fece tacere il piano d ' un colpo . Ecco sulle scale il passo lento e pesante dello zio che ritorna dal suo San Bernardo . Erano le otto e i soliti tarocchisti , il signor Giacomo e Pasotti , non comparivano . Perché anche Pasotti , in settembre e in ottobre , era un frequentatore di casa Ribera , dove faceva l ' innamorato dell ' ingegnere , di Luisa e anche di Franco . Franco e Luisa sospettavano di un doppio giuoco ma Pasotti era un vecchio amico dello zio e bisognava fargli una buona accoglienza per riguardo allo zio . Poiché i tarocchisti tardavano , Franco propose a sua moglie di uscir in barca a goder la luna . Prima andarono a veder Maria , che dormiva nel lettino dell ' alcova col viso inclinato alla spalla destra , con un braccio sotto il capo e un altro posato sul petto . La guardarono , la baciarono sorridendo , si incontrarono silenziosamente nel pensiero della nonna Teresa che tanto l ' avrebbe amata , la baciarono ancora col viso serio . « Povera la mia piccina ! » , disse Franco . « Povera donna Maria Maironi senza quattrini ! » Luisa gli pose una mano sulla bocca . « Zitto ! » , diss ' ella . « Felici noi che siamo le Maironi senza quattrini ! » Franco intese , e sull ' atto non replicò ; ma poi , nell ' uscir di camera per andare in barca , disse a sua moglie , dimenticando una minaccia della nonna : « Non sarà sempre così » . Quell ' allusione alle ricchezze della vecchia marchesa dispiacque a Luisa . « Non parlarmene » , diss ' ella . « Quella roba non vorrei toccarla con un dito . » « Dico per Maria » , osservò Franco . « Maria ci ha noi che possiamo lavorare . » Franco tacque . Lavorare ! Anche quella lì era una parola che gli mordeva il cuore . Sapeva di condurre una vita oziosa perché la musica , la lettura , i fiori , qualche verso di tempo in tempo , cos ' erano se non vanità e perditempi ? E questa vita la conduceva in gran parte a carico d ' altri , perché , con le sue mille lire austriache l ' anno , come avrebbe vissuto ? Come avrebbe mantenuto la sua famiglia ? Aveva preso la laurea ma senza cavarne profitto alcuno . Diffidava delle proprie attitudini , si sentiva troppo artista , troppo alieno dalle arti curialesche , sapeva di non aver nelle vene sangue di forti lavoratori . Non vedeva salute che in una rivoluzione , in una guerra , nella libertà della patria . Ah quando l ' Italia fosse libera , come la servirebbe , con che forza , con che gioia ! Queste poesie nel cuore le aveva bene , ma il proposito e la costanza di prepararsi con gli studi a un tale avvenire , no . Mentr ' egli remava in silenzio scostandosi dalla riva , Luisa andava pensando come mai suo marito commiserasse la bambina perché non aveva denari . Non vi era contraddizione tra la fede , la pietà cristiana di Franco e questo sentimento ? Le vennero in mente le categorie del professor Gilardoni . Franco credeva fervidamente nella vita futura ma in fatto si attaccava con passione a tutto che la vita terrena ha di bello , di buono e di onestamente piacevole , compreso il tarocco , la primiera e i buoni pranzetti . Uno che osservava così scrupolosamente i precetti della Chiesa , che ci teneva tanto a mangiar di magro il venerdì e il sabato , a udire ogni domenica la spiegazione del Vangelo , avrebbe dovuto conformar la propria vita molto più severamente all ' ideale evangelico . Avrebbe dovuto temerlo e non desiderarlo , il denaro . « Buona lagata ! » , gridò lo zio dalla terrazza vedendo il battello e Luisa seduta sulla prora , nel chiaro di luna . In faccia al nero Bisgnago tutta la Valsolda si spiegava dal Niscioree alla Caravina nella pompa della luna , tutte le finestre di Oria e di Albogasio come le arcate di Villa Pasotti , come le casette bianche dei paeselli più lontani , Castello , Casarico , S . Mamette , Drano , parevano guardare , come ipnotizzate , il grande occhio fisso della Morta del cielo . Franco tirò i remi in barca . « Canta » , diss ' egli . Luisa non aveva mai studiato il canto ma possedeva una dolce voce di mezzo soprano , un orecchio perfetto e cantava molte arie d ' opera imparate da sua madre che aveva udito la Grisi , la Pasta , la Malibran durante l ' età d ' oro dell ' opera italiana . Cantò l ' aria di Anna Bolena : Al dolce guidami Castel natìo il canto dell ' anima , che prima scende e si abbandona poco a poco , per più dolcezza , all ' amore , e poi , abbracciata con esso , risale in uno slancio di desiderio verso qualche alto lume lontano che tuttavia manca alla sua felicità piena . Ella cantava e Franco , rapito , fantasticava che aspirasse ad essergli unita pure in quella parte superiore dell ' anima che finora gli aveva sottratta , che aspirasse a venir guidata da lui , in questa perfetta unione verso la meta dell ' ideale suo . E gli venivano le lagrime alla gola ; e il lago ondulante e le grandi montagne tragiche e quegli occhi delle cose fisi nella luna e la stessa luce lunare , tutto gli si riempiva del suo indefinibile sentimento , per cui quando di là dalla spezzata immagine dell ' astro luccicori argentei sfavillarono un momento fin sotto il Bisgnago , fin dentro il golfo ombroso del Dòi , se ne commosse come di arcani segni alludenti a lui che si facessero il lago e la luna , mentre Luisa compieva la frase : Ai verdi platani Al cheto rio Che i nostri mormora Sospiri ancor . La voce di Pasotti gridò dalla terrazza : « Brava ! » E la voce dello zio : « Tarocco ! » Nello stesso tempo si udirono i remi d ' una barca che veniva da Porlezza , si udì un fagotto scimmiottar l ' aria di Anna Bolena . Franco , che s ' era seduto sulla poppa del suo battello , salto in piedi , gridò lietamente : « Ehi là ! » . Gli rispose un bel vocione di basso : Buona sera , Miei signori , Buona sera , Buona sera . Erano i suoi amici del lago di Como , l ' avvocato V . di Varenna e un tal Pedraglio di Loveno , che solevano venire per far della musica in palese e della politica in segreto ; un segreto di cui Luisa sola era a parte . Anche dalla terrazza si gridava : « Bene , don Basilio ! » . « Bravo il fagotto ! » . E negli intervalli si udiva pure la voce di un signore che si schermiva dal tarocco . « No , no , Controllore gentilissimo , xe tardi , no ghe stemo più , no ghe stemo propramente più ! Oh Dio , oh Dio , La me dispensi , no posso , no posso ; ingegnere pregiatissimo , me raccomando a Ela . » Lo fecero poi giuocare , l ' ometto , con la promessa di non passar le due partite . Egli soffiò molto e sedette al tavolino con l ' ingegnere , Pasotti e Pedraglio . Franco sedette al piano e l ' avvocato gli si mise accanto col fagotto . Fra Pasotti e Pedraglio , due terribili motteggiatori , il povero signor Giacomo ebbe una mezz ' ora amara , piena di tribolazioni . Non gli lasciavano un momento di pace . « Come va , sior Zacomo ? » « Mal , mal . » « Sior Zacomo , non ci sono frati che passeggiano in pantofole ? » « Gnanca uno . » « E il toro ? Come sta il toro , sior Zacomo ? » « La tasa , La tasa . » « Maledetto , eh , quel toro , sior Zacomo ? » « Maledetissimo , sì signor . » « E la servente , sior Zacomo ? » « Zitto ! » , esclamò Pasotti a questa impertinente domanda di Pedraglio . « Abbiate prudenza . A questo riguardo il signor Zacomo ha dei dispiaceri da parte di certi indiscreti . » « Lassemo star , Controllore gentilissimo , lassemo star » , interruppe il signor Giacomo contorcendosi tutto , e l ' ingegnere lo esortò a mandar i due seccatori al diavolo . « Come , sior Zacomo » , riprese Pasotti , imperterrito : « non è un indiscreto quel piccolo sacerdote ? » . « Mi ghe digo aseno » , fremette il signor Giacomo . Allora Pasotti , tutto ridente e trionfante perché si trattava proprio d ' una burla sua , fece tacere Pedraglio che scoppiava dalla curiosità di saper la storia e rimise in corso il tarocco . Franco e l ' avvocato studiavano un pezzo nuovo per piano e fagotto , pasticciavano , si rifacevan ogni momento da capo ; ed ecco entrare in punta di piedi per non guastar le loro melodie , la signora Peppina Bianconi . Nessuno s ' accorse di lei tranne Luisa che se la fece sedere accanto , sul piccolo canapè vicino al piano . A Franco la signora Peppina , con la sua bontà cordiale , chiacchierona e sciocca , urtava i nervi ; a Luisa no . Luisa le voleva bene ma stava in guardia per il Carlascia . La Peppina aveva udito dal suo giardino quella canzonetta « inscì bella , neh » , e poi il fagotto , i saluti ; s ' era immaginata che avrebbero fatto musica e lei era « inscì matta , neh » , per la musica ! E poi c ' è quel signor avvocato « ch ' el boffa denter in quel rob inscì polito ! » . E poi c ' è il signor don Franco « parlèmen nanca , con quèi diavoi de did ! » Udir suonare il piano con quella precisione era proprio come udire un organetto ; e a lei gli organetti piacevano « inscì tant ! » . Soggiunse che temeva recar disturbo ma che suo marito l ' aveva incoraggiata . E domandò se quell ' altro signore di Loveno non suonava anche lui , se si fermavano un pezzo ; osservò che dovevano avere ambedue una gran passione per la musica . « Aspetta me , birbone d ' un Ricevitore » , pensò Luisa e rimpinzò sua moglie delle più comiche frottole sulla melomania di Pedraglio e dell ' avvocato , infilzandone tante più quanto più s ' irritava contro la gente odiosa da cui era forza salvarsi a furia di menzogne . La signora Peppina le inghiottì scrupolosamente tutte fino all ' ultima , accompagnandovi affettuose note di lieta meraviglia : « Oh bell , oh bell ! » . « Figürèmes ! » . « Ma guardee ! » . Poi , invece di ascoltare la diabolica disputa del piano col fagotto , parlò del Commissario di Porlezza e disse ch ' egli aveva l ' intenzione di venir a vedere i fiori di don Franco . « Venga pure » , fece Luisa , fredda . Allora la signora Peppina , approfittando di un uragano che Franco e l ' amico suo facevano insieme , arrischiò un discorsetto intimo che guai se il suo Carlascia l ' avesse udito ; ma fortunatamente il buon bestione dormiva nel proprio letto col berretto da notte tirato sugli orecchi . « Mi goo inscì mai piasè de sti car fior ! » , diss ' ella . Secondo lei , i Maironi avrebbero fatto bene ad accarezzare un poco il signor Commissario . Era intimo della marchesa e guai se gli veniva il ticchio di farli tribolare ! Era un uomo terribile , il Commissario . « El mè Carlo el baia un poo ma l ' è on bon omasc ; quell ' alter là , el baia minga , mah , neh !...» Per esempio , ella non sapeva niente , non aveva udito niente , ma se quel signor avvocato e quell ' altro signore fossero venuti per qualche altra cosa invece che per la musica e il Commissario venisse a saperlo , misericordia ! La luna trascinava i suoi splendori per il lago verso le acque di ponente ; il giuoco finì e il signor Giacomo si dispose a far accendere il suo lanternino , malgrado le esclamazioni di Pasotti . « Il lume , sior Zacomo ? È matto ? Il lume con questa luna ? » . « Per servirla » , rispose il signor Giacomo . « Prima ghe xe quel maledeto Pomodoro da passar , e po , cossa voria , adesso , la luna ! La diga che la xe la luna d ' agosto , anca ; perché siben che semo de setembre , la luna la xe d ' agosto . Ben ! una volta , sì signor , le lune d ' agosto le gera lunazze , tanto fate , come fondi de tina ; adesso le xe lunete , buzarete ... no , no , no . » E , acceso il suo lanternino , partì con Pasotti , accompagnato fino al cancello del giardinetto dall ' impertinente Pedraglio con le solite antifone sul toro e la servente , si avviò verso gli antri di Oria , col conforto delle giaculatorie di Pasotti : « gente maleducata , sior Zacomo , gente villana ! » , giaculatorie dette abbastanza forte perché gli altri potessero udire e ridere . Un sonoro sbadiglio dell ' ingegnere mise in fuga la signora Peppina . Pochi momenti dopo , preso il suo solito bicchier di latte , egli tolse commiato poeticamente : Crescono sul Parnaso e mirti e allori Felicissima notte a lor signori . Anche i due ospiti chiesero un po ' di latte : e Franco che intese il loro latino andò a pigliare una vecchia bottiglia del piccolo eccellente vigneto di Mainè . Quando ritornò , lo zio non c ' era più . Il bruno , barbuto avvocato , una quadratura di forza e di calma , alzò le due mani , chiamò silenziosamente a sé Franco da una parte , Luisa dall ' altra e disse piano , con la sua voce di violoncello , calda e profonda : « Notizie grosse » . « Ah ! » , fece Franco , spalancando gli occhi ardenti . Luisa diventò pallida e giunse le mani senza dir parola . « Sicuro » , fece Pedraglio , tranquillo e serio . « Ci siamo . » « Dite su , dite su , dite su ! » , fremette Franco . Fu l ' avvocato che rispose : « Abbiamo l ' alleanza del Piemonte con la Francia e l ' Inghilterra . Oggi la guerra alla Russia , domani la guerra all ' Austria . Volete altro ? » Franco abbracciò di slancio , con un singulto , i suoi amici I tre stettero abbracciati in silenzio , palpitando , stringendosi forte , nella ebbrezza della magica parola : guerra . Franco non si accorgeva di avere ancora la bottiglia in mano . Gliela tolse Luisa ; egli allora si staccò impetuoso dagli altri due e cacciatosi fra loro a braccia aperte , li trascinò via per la vita come una valanga , li portò in loggia ripetendo : « Contate , contate , contate » . Colà , chiuso per prudenza l ' uscio a vetri che mette sulla terrazza , l ' avvocato e Pedraglio misero fuori il loro prezioso segreto . Una signora inglese villeggiante a Bellagio , fervente amica dell ' Italia , aveva ricevuto da un ' altra signora , cugina di sir James Hudson , ministro d ' Inghilterra a Torino , una lettera di cui l ' avvocato possedeva la traduzione . La lettera diceva ch ' erano in corso a Torino , a Parigi e a Londra segretissime pratiche per avere la cooperazione armata del Piemonte in Oriente , che la cosa era in massima decisa fra i tre Gabinetti , che restavano solamente a risolvere alcuna difficoltà di forma perché il conte di Cavour esigeva i maggiori riguardi alla dignità del suo paese ; che a Torino si era certi di ricevere al più tardi in dicembre l ' invito ufficiale delle Potenze occidentali per accedere puramente e semplicemente al trattato del 10 aprile 1854 . Si affermava persino che il corpo di spedizione sarebbe comandato da S . A . R . il duca di Genova . V . leggeva , e Franco teneva stretta la mano di sua moglie . Poi volle leggere egli stesso e dopo lui lesse Luisa . « Ma ! » , diss ' ella . « La guerra all ' Austria ? Come ? » « Ma sicuro ! » , fece l ' avvocato . « Vuole che Cavour mandi il duca di Genova e quindici o ventimila uomini a battersi per i turchi se non ha in pugno la guerra all ' Austria ? La signora crede che non passerà un anno . » Franco scosse i pugni in aria con un fremito di tutta la persona . « Viva Cavour » , sussurrò Luisa . « Ah ! » , fece l ' avvocato . « Demostene non avrebbe potuto lodar il conte con efficacia maggiore . » Gli occhi di Franco s ' empirono di lagrime . « Sono uno stupido » , diss ' egli . « Cosa volete che vi dica ? » Pedraglio domandò a Luisa dove diavolo avesse cacciata la bottiglia . Luisa sorrise , uscì e ritornò subito col vino e i bicchieri . « Al conte di Cavour ! » , disse Pedraglio , sottovoce . Tutti alzarono il bicchiere ripetendo : « al conte di Cavour ! » e bevvero ; anche Luisa che non beveva mai . Pedraglio si versò dell ' altro vino e sorse in piedi . « Alla guerra ! » , diss ' egli . Gli altri tre si alzarono di slancio impugnando il bicchiere silenziosamente , troppo commossi per poter parlare . « Bisogna andarci tutti ! » , disse Pedraglio . « Tutti ! » , ripeté Franco . Luisa lo baciò con impeto , sulla spalla . Suo marito le afferrò il capo a due mani , le stampò un bacio sui capelli . Una delle finestre verso il lago era spalancata . Si udì , nel silenzio che seguì quel bacio , un batter misurato di remi . « Finanza » , sussurrò Franco . Mentre la lancia delle guardie di finanza passava sotto la finestra , Pedraglio fece « maledetti porci ! » così forte che gli altri zittirono . La lancia passò . Franco mise il capo alla finestra . Faceva fresco , la luna scendeva verso i monti di Carona , rigando il lago di una lunga striscia dorata . Che strano senso faceva contemplar quella romita quiete con l ' idea d ' una gran guerra vicina ! Le montagne , scure e tristi , parevano pensare al formidabile avvenire . Franco chiuse la finestra e la conversazione ricominciò sommessa , intorno al tavolino . Ciascuno faceva le proprie supposizioni sugli avvenimenti futuri , e tutti ne parlavano come di un dramma il cui manoscritto fosse già pronto fino all ' ultimo verso , con i punti e le virgole , nella scrivania del conte di Cavour . V . , bonapartista , vedeva chiaro che Napoleone intendeva vendicar lo zio demolendo uno ad uno i membri della Santa Alleanza : oggi la Russia , domani l ' Austria . Invece Franco , diffidentissimo dell ' imperatore , attribuiva l ' alleanza sarda al buon volere dell ' Inghilterra , ma riconosceva che , appena proclamata quest ' alleanza , l ' Austria , sacrificando i suoi interessi ai principii e agli odii si sarebbe schierata con la Russia , per cui Napoleone sarebbe stato costretto di combatterla . « Sentite » , disse sua moglie , « io invece ho paura che l ' Austria si metta dalla stessa parte del Piemonte . » « Impossibile » , fece l ' avvocato . Franco si sgomentò , ammirando la finezza dell ' osservazione , ma Pedraglio esclamò : « Off ! Sti zurucch chì hin trop asen per fà ona balossada compagna ! » e l ' argomento parve decisivo , nessuno ci pensò più , salvo Luisa . Si misero a discorrere di piani di campagna , di piani d ' insurrezione ; ma qui non andavano d ' accordo . V . conosceva gli uomini e le montagne del lago di Como come forse nessun altro , da Colico a Como e a Lecco . E dappertutto , lungo il lago , nella Val Menaggio , nella Vall ' Intelvi , nella Valsassina , nelle Tre Pievi aveva gente devota , pronta magari a menar le mani a un cenno del « scior avocàt » . Egli e Franco credevano utile qualunque movimento insurrezionale che valesse a distrarre anche una menoma parte delle forze austriache . Invece Luisa e Pedraglio erano del parere che tutti gli uomini validi dovessero ingrossare i battaglioni piemontesi . « Faremo la rivoluzione noi donne » , disse Luisa con la sua serietà canzonatoria . « Io , per parte mia , butterò nel lago il Carlascia . » Discorrevano sempre sottovoce , con una elettricità in corpo che dava luce per gli occhi e scosse per i nervi , assaporando il parlar sommesso con le porte e le finestre chiuse , il pericolo di avere quella lettera , la vita ardente che si sentivano nel sangue , le parole alcooliche a cui tornavano ogni momento . Piemonte , guerra , Cavour , duca di Genova , Vittorio Emanuele , cannoni , bersaglieri . « Sapete che ore sono ? » , disse Pedraglio guardando l ' orologio « Le dodici e mezzo ! Andiamo a letto . » Luisa uscì a prendere delle candele e le accese , stando in piedi ; nessuno si mosse e sedette anche lei . Allo stesso Pedraglio , quando vide le candele accese , passò la voglia di andar a letto . « Un bel Regno ! » , diss ' egli . « Piemonte » , disse Franco , « Lombardo - Veneto , Parma e Modena . » « E Legazioni » , fece V . Altra discussione . Tutti le avrebbero volute le Legazioni , specialmente l ' avvocato e Luisa ; ma Franco e Pedraglio avevano paura di toccarle , temevano di suscitare difficoltà . Si riscaldarono tanto che l ' allegro Pedraglio invitò i suoi compagni a gridare sottovoce : « Vosèe adasi , fioeu ! » . Allora fu V . che propose di andare a letto . Prese in mano la candela ma senza alzarsi . « Corpo di Bacco ! » , diss ' egli , non sapeva bene se in forma di conclusione o di esordio . In fatto aveva una gran voglia di parlare , di sentir parlare , e non sapeva cosa trovar di nuovo . « Proprio corpo di Bacco ! » , esclamò Franco ch ' era nelle stesse condizioni . Seguì un silenzio alquanto lungo . Finalmente Pedraglio disse : « Dunque ? » , e si alzò . « Andiamo ? » , fece Luisa avviandosi per la prima . « E il nome ? » , chiese l ' avvocato . Tutti si fermarono . « Che nome ? » « Il nome del nuovo Regno . » Franco posò subito la candela . « Bravo » , diss ' egli , « il nome ! » , come se fosse una cosa da decidere prima di andare a letto . Nuova discussione . Piemonte ? Cisalpino ? Alta Italia ? Italia ? Luisa posò presto la candela anche lei , e Pedraglio , perché gli altri non volevano passargli il suo Italia , la posò pure . Però siccome il dibattito andava troppo per le lunghe , riprese la candela e corse via ripetendo : « Italia , Italia , Italia , Italia ! » senz ' ascoltar i « zitto » e i richiami degli altri che lo seguivano in punta di piedi . Si fermarono ancora tutti a piè della scala che Pedraglio e l ' avvocato dovevano salire per andare a letto , e si diedero la felice notte . Luisa entrò nella vicina camera dell ' alcova ; Franco restò a veder salire i suoi amici . « Ehi ! » , diss ' egli a un tratto . Voleva parlar loro dal basso ma poi pensò invece di raggiungerli . « E se si perde ? » , sussurrò . L ' avvocato si contentò d ' uno sdegnoso « off ! » ma Pedraglio voltandosi come una iena afferrò Franco per il collo . Si dibatterono ridendo sul pianerottolo della scala e poi « addio ! » , Pedraglio corse su e Franco precipitò abbasso . Sua moglie lo aspettava ferma in mezzo alla camera , guardando l ' uscio . Appena lo vide entrare gli andò , grave , incontro , lo abbracciò stretto stretto , e quando egli , passati alcuni momenti , fece dolcemente atto di sciogliersi , raddoppiò la stretta , sempre in silenzio . Franco , allora , intese . Ella lo abbracciava adesso come lo aveva impetuosamente baciato prima , quando si era parlato di andar tutti alla guerra . Strinse egli pure le tempie di lei fra le mani , le baciò , le ribaciò i capelli e disse dolcemente : « Cara , pensa che gran cosa , dopo , questa Italia ! » . « Oh sì ! » , diss ' ella . Alzò il viso al viso di suo marito , gli offerse le labbra . Non piangeva ma gli occhi erano un poco umidi . Vedersi guardar così , sentirsi baciar così da quella creatura briosa e fiera valeva bene alcuni anni di vita , perché mai mai ella non era stata con lui , nella tenerezza , così umile . « Allora » , diss ' ella , « non resteremo più in Valsolda . Tu dovrai lavorare come cittadino , non è vero ? » « Sì , sì , certo ! » Si misero a discorrere con gran zelo , l ' una e l ' altro , di quel che avrebbero fatto dopo la guerra , come per allontanar la idea di una possibilità terribile . Luisa si sciolse i capelli e andò a guardar Maria nel suo lettino . La bimba si era prima , forse , svegliata e s ' era posto in bocca un ditino che poi pian piano , tornando il sonno , n ' era scivolato fuori . Ora dormiva con la bocca aperta e il ditino sul mento . « Vieni , Franco » , disse sua madre . Si piegarono ambedue sul lettino . Il visetto di Maria aveva una soavità di paradiso . Marito e moglie stettero a guardarla in silenzio e si rialzarono poi commossi , non ripresero il discorso interrotto . Ma quando furono a letto ed ebbero spento il lume , Luisa mormorò sulla bocca di suo marito : « Se viene quel giorno , tu vai ; ma vado anch ' io » . E non gli permise di rispondere . 3 . Con i guanti Pasotti , per far la burla più completa , rimproverò sua moglie di avere riferito al signor Giacomo il discorso di don Giuseppe circa la convenienza di quel tale matrimonio . La povera sorda cadde dalle nuvole , non sapeva né di discorsi né di matrimoni , protestò ch ' era una calunnia , scongiurò suo marito di non crederci , si disperò , quasi , perché il Controllore mostrava conservar un sospetto . Il maligno uomo si preparava un divertimento squisito ; dire al signor Giacomo e a don Giuseppe che sua moglie desiderava rimediare al mal fatto e metter pace , farli trovare tutti e tre insieme a casa sua , star ad ascoltare dietro un uscio la deliziosa scena che seguirebbe fra il signor Giacomo irritato , don Giuseppe atterrito , la Barborin addolorata e sorda . Ma il disegno gli fallì perché sua moglie non poté stare alle mosse e corse al « Palazz » a giustificarsi . Ella trovò don Giuseppe e la Maria in uno stato di agitazione straordinaria . Era capitato loro qualche cosa di grosso che la Maria avrebbe voluto dire e don Giuseppe no . Cedette il padrone a patto che la Maria non gridasse , che si facesse intendere a segni . Trovando contrasto anche su questa condizione , diventò addirittura , nella sua prudenza , furibondo e la serva non insistette . Siccome era corsa voce d ' un caso di colèra a Lugano nella persona d ' un tale venuto da Milano , dove il male c ' era , don Giuseppe aveva subito disposto che le provviste per cucina si facessero a Porlezza invece che a Lugano ; e ne aveva incaricato il Giacomo Panighèt , il postino che portava le lettere in Valsolda non tre volte il giorno , come ora si portano , ma due volte la settimana , com ' era la beata consuetudine del piccolo mondo antico . Ora , cinque minuti prima che venisse la signora Pasotti , il Giacomo Panighèt aveva portato il solito canestro e nel canestro s ' era trovata , sotto i cavoli , una letterina diretta a don Giuseppe . Diceva così : Lei che giuoca a primiera con don Franco Maironi , lo avverta che l ' aria di Lugano è molto migliore di quella di Oria . Tivano La Maria mostrò silenziosamente alla Pasotti il canestro ancora pieno , le rappresentò con una mimica efficace la scoperta della lettera , gliela diede a leggere . Appena la sorda ebbe letto incominciò una bizzarra , indescrivibile azione muta di tutti e tre . La Maria e don Giuseppe rappresentavano a furia di gesti e di occhiacci la loro sorpresa e il loro terrore ; la Pasotti , tra sgomenta e smarrita , li guardava a bocca aperta , col foglio in mano , come se avesse capito ; in fatto capiva solamente che la lettera doveva essere spaventosa . Ebbe un lampo , tese il foglio a don Giuseppe con la sinistra , puntando l ' indice della destra sulla parola Franco , incrocio quindi i polsi con una mimica interrogativa ; e poiché i due , riconosciuta la figura delle manette , si sbracciavano a far di sì col capo , diede in ismanie per l ' affezione grande che portava a Luisa e , senza curarsi più del suo proprio affare , spiegò per segni , come se anche gli altri due fossero stati sordi , che sarebbe corsa subito a Oria , da don Franco , e gli avrebbe recato lo scritto . Si cacciò la carta in tasca e prese la corsa senza quasi salutare né don Giuseppe né la Maria che si provarono inutilmente , mezzo spiritati , di afferrarla , di trattenerla , di raccomandarle ogni precauzione possibile . Ella sgusciò loro di mano e si mise a trottare , scuotendo il suo alto cappellone , trascinando per terra la sua vecchia sottana grigia , verso Oria , dove arrivò tutta scalmanata , con la testa piena di gendarmi , di perquisizioni , d ' arresti , di terrori e di pianti . Salì le scale del giardinetto Ribera , entrò difilata in sala , vide gente , riconobbe il Ricevitore e l ' I . R . Commissario di Porlezza , si sgomentò dubitando che fossero lì per il terribile colpo , ma vide pure la signora Bianconi , il signor Giacomo Puttini e respirò . Il Commissario , seduto al posto d ' onore , sul canapè grande , presso l ' ingegnere in capo , parlava molto , con grande facilità e brio , guardando di preferenza Franco come se Franco fosse il solo per il quale valesse la pena di spendere fiato e spirito . Franco stava in una poltrona , muto , ingrugnato quale chi sta in casa altrui e sente un puzzo che non può convenientemente fuggire né maledire . Si discorreva della campagna di Crimea e il Commissario magnificava il piano degli alleati di attaccare il colosso in un punto vitale per le sue ambizioni , parlava della barbarie russa e persino dell ' Autocrata in modo da far rabbrividire Franco per il timore di un ' alleanza anglo - franco - austriaca e da far strabiliare il Carlascia che aveva le idee del 1849 e vedeva nello Czar un grosso amicone di casa . « E Lei , signor primo deputato politico » , disse il Commissario volgendo il suo giallastro sorriso ironico al signor Giacomo , « cosa ne dice Lei ? » Il signor Giacomo batté gli occhietti e , palpatesi alquanto le ginocchia , rispose : « Mi , signor Commissario riveritissimo , de Russia né de Franza né de Inghilterra no me ne intendo e no me ne intrigo . Lasso che i se la despàta . Ma mi , ghe digo la verità , me fa pecà el poro can del Papuzza . Lü xe quieto come un polesin e questi ghe fà momò : lü no ciama agiuto e quei core in zinquanta a giutarlo , e intanto i ghe xe adosso tuti , e magna che te magna , el poro Papuzza , sia ch ' el vinza , sia ch ' el perda , el me resta in camisa » . Con questo nomignolo di Papuzza ( babbuccia ) , il signor Giacomo designava venetamente il Turco . Era la personificazione della Turchia in un turco ideale , con tanto di turbante , di barba , di pancia e di babbucce . Nella sua qualità di uomo pacifico e di semi - libero pensatore , il Puttini aveva un debole per il pigro , placido e bonario Papuzza . « Stia tranquillo » , disse ridendo il Commissario . « Il suo amico Papuzza se la caverà benone . Siamo amici di Papuzza anche noi e non lo lasceremo mutilare né svenare . » Franco non si tenne dal brontolare con tanto di cipiglio : « Sarebbe però una bella ingratitudine verso la Russia ! » Il Commissario tacque , e la signora Peppina propose , con un tatto insolito , di andare a vedere i fiori . « Meglio ! » , fece l ' ingegnere , assai contento che si troncasse quel dialogo . Nel passar della sala nel giardinetto , il Commissario prese familiarmente il braccio di Franco e gli disse all ' orecchio : « Ha ragione , sa , dell ' ingratitudine , ma certe cose noi impiegati non le possiamo dire » . Franco , a cui il tocco della Imperial Regia mano bruciava , fu sorpreso di questa uscita . Se colui avesse avuto una faccia più italiana , gli avrebbe creduto ; con quella faccia calmucca non gli credette e lasciò cader il discorso . Lo ripigliò l ' altro , sottovoce , affacciandosi alla ringhiera verso il lago e fingendo di guardar il ficus repens che veste la muraglia . « Si guardi anche Lei » , diss ' egli , « da certe parole . C ' è delle bestie che possono interpretar male . » E accennò leggermente col capo al Ricevitore . « Se ne guardi , se ne guardi ! » « Grazie » , rispose Franco , asciutto , « ma non credo che avrò bisogno di guardarmi . » « Non si sa , non si sa , non si sa » , sussurrò il Commissario , e toltosi di là , andò , seguito da Franco , dove il Ricevitore e l ' ingegnere discorrevano di tinche presso la scaletta che scende al secondo ripiano del giardinetto . Lì presso c ' era il famoso vaso rosso di gelsomini . « Questo rosso sta male , signor Maironi » , disse il bestione ex abrupto , e diede un colpo all ' aria con la mano come per dire « via ! » . In quel momento Luisa si affacciò al giardino dalla sala e chiamò suo marito . Il Commissario si voltò al suo zelante accolito e gli disse bruscamente : « Lasci stare ! » La Pasotti partiva e voleva salutare Franco . Questi desiderava farla uscire per il giardino ma ella , volendo evitare le cerimonie con quegli altri signori , preferì di scender per la scala interna e Franco l ' accompagnò fino alla porta di strada , ch ' era aperta . Con suo grande stupore , la Pasotti , invece di uscire , chiuse la porta e si mise a fargli una mimica concitata , affatto inintelligibile , accompagnandola di sospiri tronchi e di stralunamenti d ' occhi : dopo di che si levò di tasca una lettera e gliela porse . Franco lesse , si strinse nelle spalle e intascò la carta . Poi , siccome la Pasotti consigliava , con la sua mimica disperata , fuga fuga , Lugano Lugano , la rassicurò con un gesto sorridendo . Colei gli afferrò ancora una volta le mani , scosse ancora con un fremito di supplica , il cappellone inclinato a destra e i due lunghi riccioli neri . Poi spalancò gli occhi , porse le labbra in fuori quanto poté , si calcò l ' indice sul naso nel segno del silenzio . « Anca con Pasott ! » , diss ' ella ; e furono le sole sue parole durante tutta questa spiegazione ; dopo le quali scappò . Franco risalì le scale , pensando ai casi suoi . Poteva essere un falso allarme , poteva essere una cosa seria . Ma perché mai lo si sarebbe arrestato ? Cercò di ricordare se avesse in casa qualche cosa di compromettente e non trovò nulla . Pensò ad una perfidia della nonna ma cacciò subito quest ' idea , se ne rimproverò e rimise ogni decisione a più tardi , quando avrebbe parlato a sua moglie . Ritornò nel giardinetto dove il Commissario , appena lo vide , gli chiese di mostrargli certe dalie che la signora Peppina vantava . Udito che le dalie erano nell ' orto , propose a Franco di accompagnarvelo . Potevano andar soli ; tanto , gli altri erano profani . Franco accettò . Il contegno di quel piccolo birro inguantato già pareva molto strano ; avrebbe pur voluto capire se potesse in qualche modo accordarsi con l ' avvertimento misterioso . « Senta , signor Maironi » , disse risolutamente il Commissario quando Franco ebbe chiuso dietro a sé l ' uscio dell ' orto . « Le voglio dire una parola . » Franco , che stava scendendo i due scalini appoggiati alla soglia della porta , si fermò e aggrottò le sopracciglia . « Venga qua ! » , soggiunse l ' altro , imperioso . « Ciò che sto per fare è forse contro il mio dovere ma lo faccio egualmente . Sono troppo amico della signora marchesa Sua nonna per non farlo . Lei corre un gravissimo pericolo . » « Io ? » , disse Franco , freddamente . « Quale ? » Franco aveva rapida e sicura l ' intuizione del pensiero altrui . Le parole del Commissario si accordavano bene con quelle portategli dalla Pasotti ; pure egli sentì , in quel momento , che il piccolo birro aveva un tradimento nel cuore . « Quale ? » , rispose costui . « Mantova ! » Franco udì senza batter ciglio il formidabile nome , sinonimo di segrete e di forche . « Io non posso aver paura di Mantova » , diss ' egli . « Non ho fatto nulla per andar a Mantova . » « Eppure ! » « Di che cosa mi accusano ? » , ripeté Franco . « Questo lo sentirà se resta qui » , rispose il Commissario , pigiando sulle ultime parole . « E adesso vediamo le dalie . » « Non ho fatto nulla » , tornò a dire Franco . « Non mi muovo . » « Vediamo queste dalie , vediamo queste dalie ! » , insistette il Commissario . Parve a Franco che avrebbe dovuto ringraziar quell ' uomo e non poté farlo . Gli mostrò i suoi fiori con quel tanto di cortesia che occorreva , con perfetta tranquillità ; e lo ricondusse dall ' orto in casa , discorrendo di non so qual professore Maspero , di non so qual segreto per combattere l ' oïdium . In sala si discorreva di un altro peggiore oïdium . La signora Peppina aveva in corpo una terribile paura del colèra . Riconosceva , sì , che il colèra ammoniva ogni buon cristiano di mettersi in grazia di Dio e che quando si è in grazia di Dio è una fortuna di andar all ' altro mondo : « Ma però , anca la pell , neh ! Quella cara pelascia ! A pensà che l ' è domà vüna ! » . « Il colèra » , disse Luisa , « se avesse giudizio , potrebbe fare bellissime cose ; ma non ne ha . » « Vede » , sussurrò alla signora Peppina , mentre il Biancòn si alzava per andare incontro al Commissario di ritorno con Franco , « il colèra è capace di portar via Lei e di lasciar qui Suo marito . » A questa uscita stravagante la signora Peppina ebbe un sussulto di spavento , fece « Esüsmaria ! » e poi capì di essersi tradita , di non aver mostrato per il suo Carlascia quella tenerezza di cui parlava sempre , afferrò il ginocchio della sua vicina e si piegò a dirle sottovoce , rossa come un papavero : « Citto , citto , citto ! » Ma Luisa non badava più a lei ; un ' occhiata di Franco le aveva detto ch ' era successo qualche cosa . Partita tutta quella gente , lo zio Piero si mise a leggere la Gazzetta di Milano e Luisa disse a suo marito : « Sono le tre , andiamo a svegliar Maria » . Quando fu con lui nella camera dell ' alcova , invece di aprir le imposte , gli domandò cosa fosse accaduto . Franco le raccontò tutto , dal biglietto della Pasotti allo strano contegno , alla strana confidenza del Commissario . Luisa lo ascoltò molto seria ma senza dar segno di timore . Esaminò il biglietto misterioso . Ella e Franco sapevano che fra gli agenti governativi di Porlezza v ' era un galantuomo il quale nel 1849 e nel 1850 aveva salvato parecchi patrioti avvertendoli segretamente ; ma sapevano pure che quel galantuomo là non conosceva l ' ortografia né la grammatica . Il biglietto portato dalla Pasotti era correttissimo . Quanto al Commissario , si sapeva che era uno dei più tristi e maligni arnesi del Governo . Luisa approvò la risposta di suo marito . « Giurerei che ti vogliono far partire » , diss ' ella . Franco lo pensava pure ma senza trovarne un ragionevole perché . Luisa ne aveva bene in mente uno , suggeritole dal suo disprezzo per la nonna . Il Commissario era un buon amico della nonna , l ' aveva detto egli stesso per un raffinamento , secondo lei , di astuzia . Nel guanto del Commissario vi era l ' artiglio della nonna . Non Franco solo ma tutti si volevano colpire ; e si volevano colpire nella persona di colui che sosteneva la famiglia con le proprie fatiche , col proprio generoso cuore . Ella sapeva , per discorsi riferitile dalle solite lingue odiose , che la nonna detestava lo zio Piero perché lo zio Piero aveva dato modo a suo nipote di ribellarsi a lei e di vivere nella ribellione , abbastanza comodamente . Ora si cercava un pretesto di colpirlo . La fuga del nipote sarebbe stata una confessione e , per un Governo come l ' austriaco , un buon pretesto di colpir lo zio . Luisa non lo disse subito , solamente lasciò capire che aveva un ' idea ; allora suo marito gliela fece , poco a poco , metter fuori . Uditala , ci credette nel suo cuore ma protestò a parole , cercò difender la nonna da un ' accusa troppo poco fondata e troppo mostruosa . Comunque la cosa fosse , marito e moglie si accordavano interamente nella risoluzione di non muoversi , di aspettare gli avvenimenti . Perciò non stettero più a fare né a discutere supposizioni . Luisa si alzò , andò ad aprire le imposte , si voltò a guardar sorridendo suo marito nella luce ; gli stese la mano ch ' egli strinse e scosse col cuore caldo e la lingua impedita . Pareva loro di esser soldati condotti per una via quieta al rombo lontano del cannone , a Dio sa qual sorte . 4 . Con gli artigli L ' ingegnere in capo non si accorse di nulla , e due giorni dopo , spirata la sua licenza , se n ' andò via in barca , pacifico nel suo soprabitone grigio da viaggio , insieme alla Cia , la sua governante . Passarono altri dieci giorni senza novità alcuna , cosicché Franco e Luisa si persuasero che proprio fosse stato teso loro un tranello e che la Polizia non si lascerebbe vedere . La sera del primo ottobre fecero allegramente il tarocco con Puttini e Pasotti e , partiti gli ospiti per tempo , andarono a letto . Luisa , nel baciar la bambina che dormiva , la sentì calda . Le toccò le mani e le gambe . « Maria ha la febbre » , diss ' ella . Franco pigliò la candela e guardò . Maria dormiva con la testina piegata sulla spalla sinistra secondo il suo solito . Il bel visetto , sempre accigliato nel sonno , era un po ' acceso , la respirazione un po ' frequente . Franco si spaventò , immaginò in un momento il morbillo , la scarlattina , il gastrico , l ' infiammazione cerebrale . Luisa , più tranquilla , pensò ai vermi , preparò la santonina sul tavolino da notte . Poi padre e madre si coricarono senza rumore , spensero il lume , stettero ad ascoltar con pena il sottile respiro breve della piccina . Si assopirono e furono svegliati intorno alla mezzanotte , da Maria che piangeva . Accesero il lume e Maria si chetò , prese la santonina . Poi uscì da capo a piangere , volle esser portata nel letto grande , fra la mamma e il papà e in breve vi pigliò sonno ; ma era un sonno inquieto , interrotto da pianti . Franco tenne il lume acceso per poterla osservare meglio . Pendevano , egli e sua moglie , sulla loro creatura quando all ' uscio di strada furono precipitosamente battuti due colpi . Franco balzò a sedere sul letto . « Hai udito ? » , diss ' egli . « Zitto ! » , fece Luisa afferrandogli un braccio e tendendo l ' orecchio . Due altri colpi , più forti . Franco esclamò : « La Polizia ! » , e saltò a terra . « Va ' , va ' ! » , supplicò lei , sottovoce . « Non lasciarti prendere ! Passa dal cortiletto ! Scavalca il muro ! » Egli non rispose , si vestì a mezzo , in furia , e si slanciò fuori della camera , risoluto di non lasciar volontariamente la sua Luisa , la sua Maria malata , sdegnoso del pericolo . Discese le scale a salti . « Chi è ? » , diss ' egli , prima di aprire . « La Polizia ! » , si rispose . « Aprite subito ! » « A quest ' ora non apro a chi non vedo . » Si udì un breve dialogo nella strada . La voce di prima disse : « Parli lei » , e la voce che parlò poi era ben conosciuta da Franco . « Apra , signor Maironi . » Era la voce del Ricevitore . Franco aperse . Entrò un signore vestito di nero , in occhiali ; dopo di lui , il bestione ; dopo il bestione un gendarme con una lanterna ; poi tre altri gendarmi armati , due semplici e un graduato che portava un gran sacco di cuoio . Qualcuno rimase fuori . « Lei è il signor Maironi ? » , disse quel dagli occhiali , un aggiunto della Polizia di Milano . « Venga di sopra con me » . E tutta la compagnia si avviò sulle scale con uno strepito di passi pesanti , di ferramenta soldatesche . Non erano ancora al primo piano che la scala si illuminò in alto , singhiozzi e gemiti scoppiarono al secondo piano . « Questa è Sua moglie ? » , chiese l ' aggiunto . « Crede ? » , rispose Franco , ironico . Il Ricevitore mormorò : « Sarà la domestica » . L ' aggiunto si voltò a dare un ordine , due gendarmi si fecero avanti , salirono in fretta al secondo piano . Il poliziotto domandò a Franco , più aspramente di prima : « Sua moglie è a letto ? » . «Naturalmente.» « Dove ? Bisogna che si alzi ! » L ' uscio dell ' alcova si aperse , comparve Luisa , in veste da camera con i capelli sciolti e con una candela in mano , mentre un gendarme si affacciava al ripiano superiore della scala a dir che la serva era mezzo svenuta e non poteva venir giù . L ' aggiunto gli ordinò di lasciar il suo compagno presso la donna e di scendere . Poi salutò la signora che non rispose al saluto . Sperando che Franco fuggisse , ella si era affrettata di uscir di camera per trattenere , per ingannare , se possibile , la Polizia . Vide suo marito , trasalì , palpitò , ma si rimise subito . L ' aggiunto si avanzò per entrar in camera . « No ! » , esclamò Franco . « C ' è un ' ammalata ! » Luisa impugnò la maniglia dell ' uscio chiuso guardando colui in faccia . « Questa malata chi è ? » , domandò l ' aggiunto . « Una bambina . » « Eh , cosa vogliono che le facciamo ? » « Scusi » , disse Luisa scotendo nervosamente la maniglia quasi in atto di sfida . « Hanno bisogno d ' entrare tutti ? » «Tutti.» Al rumore delle voci e della maniglia la piccola Maria si mise a piangere un pianto di stanchezza desolata , che faceva male al cuore . « Luisa » , disse Franco , « lascia che questi signori facciano la loro parte ! » L ' aggiunto era un giovane , alquanto elegante , dalla fisonomia fine e cattiva . Lanciò a Franco una occhiata sinistra . « Ascolti Suo marito , signora » , diss ' egli tanto per mordere di rimando , a qualche modo . « Lo trovo prudente . » « Meno di lei che si fa scortare da un esercito ! » , rispose Luisa aprendo l ' uscio . Quegli la guardò , si strinse nelle spalle e passò oltre , seguito dagli altri . « Aprano tutto , qui ! » , diss ' egli forte , ruvidamente , indicando la scrivania . I grandi occhi cilestrini di Franco lampeggiarono . « Parli sottovoce ! » , diss ' egli . « Non mi spaventi la bambina ! » « Silenzio a Lei ! » , tuonò l ' aggiunto calando un pugno sulla scrivania . « Apra ! » La bambina , a quello strepito , si mise a singhiozzare disperatamente . Franco , furibondo , scagliò la chiave sulla scrivania . « A Lei ! » , diss ' egli . « Ella è in arresto ! » , gridò l ' aggiunto . « Va bene ! » Mentre Franco rispondeva così , Luisa , che si era chinata tutta sulla sua creatura per cercar di quietarla , rialzò impetuosamente il viso . « Ci ho diritto anch ' io , a quest ' onore » , diss ' ella con la sua bella voce vibrante . L ' aggiunto non degnò rispondere , fece aprire e rovistare da un gendarme tutti i cassetti della scrivania , levarne lettere e carte ch ' egli esaminava rapidamente e buttava parte a terra , parte nel gran sacco di cuoio . Dopo la scrivania venne la volta dei cassettoni dove tutto fu messo sossopra . Dopo i cassettoni fu visitato il lettuccio di Maria . L ' aggiunto ordinò a Luisa di levar la bambina dal letto grande ch ' egli intendeva pure di visitare . « Mi metta il lettuccio in ordine » , rispose Luisa fremente . Fino a quel momento il bestione Carlascia era sempre stato lì muto e duro dietro i suoi baffi , come se quella bisogna , forse da lui desiderata in astratto , non fosse stata poi , in pratica , interamente di suo gusto . Adesso si mosse e , senza parlare , si pose ad accomodar con le sue manacce enormi le materasse e le lenzuola del lettuccio . Luisa vi posò la bambina e anche il letto grande fu sfatto e frugato senza frutto . Maria non piangeva più , guardava quella baraonda con tanto d ' occhi spalancati . « Adesso vengano con me » , disse l ' aggiunto . Luisa si tenne sicura d ' esser condotta via con suo marito e chiese che si facesse scendere la sua domestica per affidarle la bambina . All ' idea che Luisa pure fosse tratta in arresto , che si volesse togliere a Maria malata anche la madre , Franco , fuori di sé dalla collera e dal dolore , mise un grido di protesta : « Questo non è possibile ! Lo dica ! » L ' aggiunto non degnò rispondergli , ordinò che si facesse venir la fantesca . La fantesca , mezza morta di paura , entrò fra i gendarmi , gemendo e singhiozzando . « Stupida ! » , mormorò Franco , fra i denti . « La donna starà qui con la bambina » , disse l ' aggiunto . « Loro vengano con me . Devono assistere alla perquisizione . » Fece prendere dei lumi , lasciò un gendarme nell ' alcova e passò in sala , seguito dagli altri gendarmi , dal Bianconi , da Franco e Luisa . « Prima di continuar la perquisizione » , diss ' egli , « domanderò Loro ciò che avrei domandato prima se il Loro contegno fosse stato migliore . Mi dicano se tengono armi o pubblicazioni sediziose o carte , sia stampate che manoscritte , ostili all ' Imperial Regio Governo . » Franco rispose forte : « No » . « È quello che vedremo » , fece l ' aggiunto . « Si accomodi . » Mentre l ' aggiunto faceva scostar i mobili dalle pareti , guardare e frugare dappertutto , venne in mente a Luisa che otto o dieci anni prima lo zio le aveva fatto vedere , nel cassettone di una camera del secondo piano , una vecchia sciabola che vi stava sin dal 1812 . Era la sciabola di un altro Pietro Ribera , tenente di cavalleria , caduto a Malojaroslavetz . In quella camera , che stava sopra la cucina , non ci dormiva mai nessuno , non ci si andava quasi mai ; era come se non ci fosse . Luisa aveva dimenticato del tutto la vecchia sciabola dell ' Impero . Dio , le veniva in mente adesso ! Se anche lo zio l ' avesse dimenticata ! Se non l ' avesse consegnata nel '48 , dopo la guerra ; quando tutte le armi si dovevano consegnare , pena la vita ! Avrà pensato , lo zio , nella sua semplicità patriarcale , che quel ricordo di famiglia , giacente da trentasei anni nel fondo d ' un cassettone , era pure diventato un arnese pericoloso e proibito ? E Franco , Franco che non sapeva niente ! Luisa teneva le mani sulla spalliera d ' una seggiola ; la seggiola scricchiolò tutta sotto una stretta convulsa ; ell ' alzò le mani , atterrita come se avesse parlato . Vedeva il poliziotto passar di camera in camera con i suoi gendarmi , giungere a quella , aprire il cassettone , frugare , trovar la sciabola . Faceva ogni sforzo di ricordar il posto preciso dove l ' aveva veduta , d ' immaginar una via di scampo , e taceva seguendo con gli occhi , macchinalmente , la candela che un gendarme accostava , secondo i cenni del suo capo , ora ad un cassetto aperto , ora ad una cantoniera , ora ad un quadro che colui alzava per guardarvi dietro . Non le veniva in mente nessun rimedio . Se lo zio non aveva pensato di levar la sciabola , c ' era solo da sperare che non si visitasse anche quella camera . Franco , appoggiato alla stufa , seguiva , scuro nella fronte , ogni atto di quella gente . Quando cacciavano le mani nei cassetti , gli si vedeva la collera nel giuoco muto delle mascelle . Non si udiva che qualche ordine tronco dell ' aggiunto , qualche risposta sommessa dei gendarmi . Nulla si moveva intorno ad essi se non le loro grandi ombre traballanti per le pareti . Il silenzio del Ricevitore , di Franco e di Luisa pareva , in una sala da giuoco proibito , intorno alle voci brevi dei giuocatori , il silenzio di coloro che hanno puntato forte . La sinistra faccia , la sinistra voce dell ' aggiunto , quantunque nulla si trovasse , non cambiavano mai . A Luisa egli pareva un uomo sicuro d ' arrivare al suo scopo . E non poter far niente , neppur avvertire Franco ! Ma forse era meglio che non lo sapesse , forse quest ' ignoranza poteva salvarlo . Visitate la sala e la loggia , l ' aggiunto passò nel salotto . Pigliò la candela dalle mani del gendarme e fece una rapida rassegna dei piccoli uomini illustri . « Il signor ingegnere in capo Ribera » , diss ' egli vedendo i ritratti di Gouvion Saint - Cyr , di Marmont e di altri generali napoleonici , « avrebbe fatto molto meglio a tener il ritratto di S . E . il feld - maresciallo Radetzky . Non c ' è ? » « No » , rispose Franco . « Che razza d ' impiegati ! » , fece colui con un disprezzo , con un ' arroganza da non dire . « Hanno gl ' impiegati il dovere » , scattò Franco , « di tenere ritratti ... » « Non sono qui » , lo interruppe l ' aggiunto , « per discutere con Lei ! » Franco voleva replicare . « Citto , Lei , con quella lingua lunga quatter brazza ! » , fece il Ricevitore , burbero . L ' aggiunto uscì dal salotto nel corridoio che conduce alla scala . Salirebbe , pensava Luisa , o non salirebbe ? Salì ed ella gli tenne dietro senza tremare ma immaginando con una rapidità vertiginosa tante cose diverse che potevano accadere . Rotavano , per così dire , nella sua mente tutte le possibilità del momento , le sciagurate e le prospere . Se si fermava sulle prime , l ' orrore la portava di slancio alle seconde ; se si fermava su queste , la fantasia ritornava con avidità perversa alle prime . Prima ancora di porre il piede nel corridoio del secondo piano , udì Maria piangere . Franco chiese all ' aggiunto che permettesse a sua moglie di scendere dalla bambina ma ella protestò che voleva restare . L ' idea di non essere con lui quando si scoprisse l ' arma , l ' atterriva . Intanto l ' aggiunto entrò in uno stanzino dov ' erano parecchi libri , trovò un ' opera stampata a Capolago col titolo Scritti letterari di un italiano vivente e domandò : « Chi è quest ' italiano vivente ? » « Il padre Cesari » , rispose Franco , audacemente . L ' altro , ingannato da quella prontezza e da quel nome di frate , si diede l ' aria dell ' uomo colto , disse : « Ah , conosco ! » , e ripose il libro , chiese dove dormisse l ' ingegnere in capo . Luisa era troppo soggiogata da un ' angoscia sola per sentir altro , ma Franco , a veder entrare il birro e i suoi nella camera dello zio così pulita e ordinata , così piena del suo buono , pacifico spirito , a pensar che colpo sarebbe per il povero vecchio una notizia siffatta , si sentì uno struggimento , una rabbia da piangerne . « Mi pare » , diss ' egli , « che almeno questa camera dovrebb ' essere rispettata . » « Ella si tenga le Sue osservazioni » , rispose l ' aggiunto , e incominciò con far buttare all ' aria coperte e materasse . Poi volle la chiave del cassettone . L ' aveva Franco , che discese , accompagnato da un gendarme , a prenderla nella sua camera . Lo zio gliel ' aveva consegnata prima di partire dicendogli che , ad un bisogno , avrebbe trovato un po ' di cum quibus nel primo cassetto . Aprirono . V ' era un rotolo di svanziche , alcune lettere e carte , dei portafogli e dei taccuini vecchi , dei compassi , delle matite , una scodellina di legno con varie monete . L ' aggiunto esaminò ogni cosa minutamente , scoperse fra le monete della scodellina uno scudo di Carlo Alberto e un pezzo di quaranta lire del Governo Provvisorio di Lombardia . « Il signor ingegnere in capo » , disse l ' aggiunto , « ha conservato queste monete con una cura straordinaria ! D ' ora in poi le conserveremo noi . » Chiuse il cassetto e restituì la chiave senza aprire gli altri . Uscì poi nel corridoio e si fermò , incerto . Il Ricevitore lo credette disposto a scendere e siccome il corridoio era quasi buio e la scala non si vedeva , s ' incamminò egli , come più pratico , a destra , verso la scala , dicendo : « Di qua » . La stanza della sciabola era a sinistra . « Aspetti » , disse l ' aggiunto . « Guardiamo anche qui dentro . » E voltosi a sinistra spinse quel tale uscio . Luisa , ch ' era rimasta l ' ultima del seguito , giunto il momento supremo , si fece avanti . Il cuore , che durante l ' indecisione dell ' aggiunto le aveva martellato a furia , si chetò come per miracolo . Ora ella era fredda , intrepida e pronta . « Chi dorme qui ? » , le chiese l ' aggiunto . « Nessuno . Dormivano qui i genitori di mio zio che sono morti da quarant ' anni . Dopo non vi ha più dormito nessuno . » Nella camera v ' erano due letti , un canapè , un cassettone . L ' aggiunto accennò ai gendarmi di aprire il cassettone . Si provarono ; era chiuso a chiave . « Debbo averla io , la chiave » , disse Luisa con perfetta indifferenza . Discese accompagnata da un gendarme e risalì con un cestellino pieno di chiavi , lo porse all ' aggiunto . « Non la conosco » , disse , « non si adopera mai . Dev ' essere una di queste . » Colui le provò tutte inutilmente . Poi le provò il Ricevitore , poi Franco . La buona non c ' era . « Mandi a S . Mamette , faccia venire il fabbro » , disse Luisa tranquillamente . Il Ricevitore guardò l ' aggiunto come per dirgli : « Mi pare inutile » . Ma l ' aggiunto gli voltò le spalle ed esclamò volto a Luisa : « Questa chiave ci dev ' essere » . Il cassettone , un vecchio mobile rococò , aveva maniglie di metallo ad ogni cassetto . Uno dei gendarmi , il più robusto , si provò di aprire a forza . Non gli riuscì né col primo né col secondo cassetto . In quel punto Luisa si risovvenne che aveva veduto la sciabola nel terzo , insieme a certi disegni arrotolati . Il gendarme afferrò le maniglie del terzo cassetto . « Questo non è chiuso » , diss ' egli . Infatti il cassetto si aperse facilmente . L ' aggiunto pigliò il lume e si chinò a guardarvi dentro . Franco si era seduto sul canapè e guardava i travicelli del soffitto . Sua moglie , quando vide il cassetto aperto , gli sedette accanto , gli prese e gli strinse una mano spasmodicamente . Udì sfogliar carte e il Ricevitore mormorar con voce benigna : « Disegni » . Poi l ' aggiunto fece : « Oh ! » . I satelliti si chinarono a guardare ; Franco trasalì . Ella ebbe la forza di levarsi per vedere e dire : « Cosa c ' è ? » . L ' aggiunto aveva in mano una lunga , curva busta di cartone , che portava un biglietto scritto . Egli lo aveva prima letto silenziosamente e ora lo lesse forte con un accento inesprimibile di soddisfazione e di sarcasmo . « Sciabola del tenente Pietro Ribera ucciso a Malojaroslavetz , 1812.» Franco balzò in piedi , sorpreso , incredulo , e in pari tempo l ' aggiunto aperse la busta . Franco non la poteva vedere ; guardò sua moglie , che la vedeva . Sua moglie aveva le labbra bianche . Lo credette spavento e non gli pareva possibile . Era gioia : la busta non conteneva che un fodero vuoto . Luisa si trasse nell ' ombra precipitosamente , cadde a sedere sul canapè , lottò contro un violento tremito interno , s ' irritò con se stessa , si disprezzò e lo vinse . Intanto l ' aggiunto , preso il fodero e guardatolo per ogni verso , chiese a Franco dove fosse l ' arma . Franco fu per rispondere che non lo sapeva com ' era vero . Ma questa potendo parere una giustificazione personale , rispose invece : « In Russia » . La sciabola non era in Russia , era confitta nella melma , in fondo al lago , dove l ' aveva segretamente gittata lo zio Piero , invece di consegnarla . « E perché hanno scritto sciabola ? » , fece il Ricevitore tanto per mostrare un po ' di zelo anche lui . « Chi ha scritto è morto » , disse Franco . « Questa chiave subito ! » , esclamò rabbiosamente il Commissario . Stavolta Luisa la trovò e gli altri due cassetti furono aperti ; uno era vuoto , l ' altro conteneva delle coperte di lana e della lavanda . La perquisizione finì qui . L ' aggiunto discese in sala e intimò a Franco di prepararsi a seguirlo dentro un quarto d ' ora . « Ma ci arresti tutti , dunque ! » , esclamò Luisa . L ' aggiunto si strinse nelle spalle e ripeté a Franco : « Dentro un quarto d ' ora . Lei ! Vada pure nella Sua camera » . Franco trascinò via Luisa , la supplicò di tacere , di rassegnarsi per amor di Maria . Egli pareva un altro , non mostrava né dolore né collera , aveva nel viso e nella voce una dolcezza seria , una virile tranquillità . Mise nella valigia poca biancheria , un Dante e un Almanach du jardinier che aveva sul tavolino da notte , si chinò un momento su Maria che dormiva e non le diede un bacio per non svegliarla , baciò invece Luisa e , poiché stavano sotto gli occhi dei gendarmi posti alle due uscite della camera , si sciolse presto dalle sue braccia dicendole in francese che non conveniva dare spettacolo a quei signori . Prese la valigia , andò a porsi agli ordini dell ' aggiunto . Questi aveva la barca a cinquanta passi da casa Ribera , verso Albogasio , all ' approdo che chiamano del Canevaa . Uscendo dal sottoportico cavalcato dalla casa , Franco si udì sopra la testa uno strepito d ' imposte , vide batter sulla faccia bianca della chiesa il lume della sua camera e si voltò a dir verso la finestra : « Manda a chiamar il medico , domattina ! Addio ! » Luisa non rispose . Quando i gendarmi arrivarono con l ' arrestato presso il Canevaa , l ' aggiunto comandò loro di fermarsi . « Signor Maironi » , diss ' egli , « Ella ha avuto la sua lezione . Per questa volta ritorni a casa Sua e impari a rispettare le Autorità . » Meraviglia , gioia , sdegno scoppiarono nel cuore di Franco . Si contenne , però , si morse le labbra e si avviò a casa senza fretta . Non aveva ancora girato il canto della chiesa , che Luisa lo riconobbe al passo e chiamò : « Franco ? » . Egli saltò avanti , fu visto , vide l ' ombra di lei sparire dalla finestra , entrò in casa di corsa , si slanciò sulla scala gridando « libero , libero ! » mentre sua moglie la scendeva a precipizio con una furia di « come come come ? » . Si cercarono con le braccia avide , si afferrarono , si strinsero , non parlarono più . Parlarono poi , in loggia , per due ore continue di tutto che avevano visto , udito e provato , ritornando sempre alla sciabola , alle carte , alle monete , non senza fermarsi su tante inezie , sull ' accento veneto che aveva l ' aggiunto , sul gendarme bruno che pareva un buon diavolo e sul gendarme biondo che doveva essere un cane . Di quando in quando tacevano , gustavano il silenzio sicuro e la dolcezza della casa ; poi ricominciavano . Prima di andar a letto uscirono sulla terrazza . La notte era scura e tepida , il lago immobile . L ' afa , le tenebre , le forme vaghe , mostruose delle montagne pigliavano nella immaginazione una mortale pesantezza austriaca ; l ' aria stessa ne pareva grave . Non avevano sonno , né Luisa né Franco , ma conveniva pure andar a letto per la fantesca che vegliava Maria . Entrarono in camera in punta di piedi . La bambina dormiva , aveva il respiro quasi regolare . Cercarono di dormire anch ' essi e non ci riuscirono . Non potevano a meno , specialmente Franco , di parlare . Egli domandava sottovoce : « Dormi ? » . Ella rispondeva « no » e allora tornavano in campo le monete o le carte o la sciabola o lo sgherro dall ' accento veneto . Oramai non erano più davvero cose nuove e siccome sull ' alba Maria si agitava , dava segno di svegliarsi , avendo Franco sussurrato da capo « dormi ? » Luisa rispose « sì » ed egli tacque definitivamente , come se ne fosse persuaso . Il giorno dopo la perquisizione , Oria , Albogasio , San Mamette , furono pieni di bisbigli : « Avii sentii ? » . « Oh car Signor ! » . « Avii sentii ? » . « Oh cara Madonna ! » I bisbigli più sonori , per forza , furono quelli che appresero il fatto alla Barborin Pasotti . Suo marito le gridò in bocca : « Maironi ! Polizia ! Gendarmi ! Arresto ! » . La povera donna credette che un esercito avesse spazzato via i suoi amici e si mise a sbuffare « oh ! oh ! » come una locomotiva . Gemette , pianse , domandò a Pasotti della bambina . Pasotti , che non voleva assolutamente permetterle di scendere a Oria , di mostrare in quelle circostanze affetto ai Maironi , rispose con un gesto che pareva un colpo di scopa . Via . Via anche quella ! . « E la serva ? Ci sarà la serva ? » Il perfido uomo menò in aria un altro colpo di scopa e la Barborin capì che Sua Maestà I . R . A . avesse fatto portar via anche la serva . Ma i bisbigli più maligni suonarono assai lontano dalla Valsolda , in una sala del Palazzo Maironi a Brescia . Dieci giorni dopo la perquisizione , il cavaliere Greisberg di S . Giustina , cugino del Maironi , addetto al governo del feld - maresciallo Radetzky in Verona sino al 1853 e passato poi col padrone a Milano , scendeva a casa Maironi dalla carrozza dell ' I . R . Delegato di Brescia , del quale era ospite da poche ore . Il cavaliere , un bell ' uomo sulla quarantina , azzimato e profumato , non aveva un ' aria molto gaia mentre , ritto in mezzo alla sala di ricevimento , stava guardando gli antichi stucchi del soffitto in aspettazione della marchesa , loro contemporanea . Però , quando l ' uscio in faccia , spalancato da mano servile , lasciò passar lentamente la grossa persona , il viso marmoreo e la parrucca nera di Madama , il cavaliere si trasfigurò e baciò con fervore la mano grinzosa della vecchia . Una dama lombarda devota all ' Austria era un animale raro e di gran pregio agli occhi dell ' Imperial Regio Governo : ogni leale funzionario le doveva la più ossequiosa galanteria . La marchesa ricevette gli omaggi del cugino cavaliere con la solita flemmatica dignità e , fattolo sedere , gli domandò notizie dei suoi , lo ringraziò della visita , sempre nello stesso tono gutturale e dormiglioso . Finalmente , posatesi le mani sul ventre , ansando un poco per la fatica di tante parole , mostrò di star ad aspettare quelle del cugino . Aspettava che le parlasse della perquisizione e dell ' ingegnere Ribera . Ella gli aveva espresso in passato il suo dispiacere che Franco subisse la influenza di sua moglie e del Ribera , il suo stupore che il Governo tenesse al proprio stipendio uno che nel 1848 aveva fatto apertamente il liberale e la cui famiglia , specialmente quella signorina della trappola , professava il più sfacciato liberalismo . Il cavaliere Greisberg le aveva risposto che di queste sue sagge osservazioni si sarebbe tenuto conto . Poi la marchesa aveva istigato il Commissario Zérboli contro il povero ingegnere in capo . Sapeva dallo Zérboli della perquisizione ; perciò , quando vide Greisberg , intese ch ' era venuto a parlarle di questo . Ora ella voleva bene servirsi del Governo per i suoi rancori privati , ma , per principio , non si riconosceva obbligata mai di gratitudine a nessuno . Il governo austriaco , saggiando un impiegato malfido , aveva fatto il proprio interesse . Ella non aveva sollecitato nulla , non toccava a lei di chieder nulla ; toccava al cavaliere di parlare per primo . Ma il signor cavaliere , furbo , maligno e orgoglioso la sua parte , non la intendeva così . La vecchia voleva un favore e per averlo doveva piegarsi a baciar le unghie benefiche del Governo . Tacque alquanto per raccogliersi e vedere se l ' altra cedesse . Visto che stava muta e dura , si fece a un tratto molle egli stesso , sorridente , grazioso , le disse che veniva da Verona , le propose d ' indovinar il giro che aveva fatto . Era passato per un paese così carino , aveva veduto una villa così deliziosa , così splendida , un paradiso ! Indovinare non era il forte della marchesa ; gli domandò s ' era stato in Brianza . No , da Verona a Brescia per la Brianza non c ' era venuto . Tornò a descriver la villa così minutamente che la marchesa non poté a meno di riconoscere il suo possesso di Monzambano . Allora il cavaliere le propose d ' indovinare perché mai fosse andato a veder la villa . Ella indovinò subito , indovinò tutta la tela della commedia che le si recitava , ma il suo viso melenso non ne disse nulla . Il Delegato di Brescia l ' aveva tastata un ' altra volta per sapere se appigionerebbe la villa a S . E . il Maresciallo ; ed ella , minacciata segretamente d ' incendi e di morte dai liberali di Brescia , aveva preso delle rispettose scappatoie . Sentì ora nel discorso del Greisberg la tacita offerta di un contratto e si pose in guardia . Confessò al cugino che non sapeva indovinare neppur questo . Già le pareva di diventare ogni giorno più stupida . Anni e dispiaceri ! « Ne ho avuto uno grosso anche di questi giorni ! » , diss ' ella . « Ho saputo che la Polizia ha fatto una perquisizione in casa di mio nipote a Oria . » Il Greisberg , sentendosi sfuggire la vecchia ipocrita , buttò via i guanti e la fermò con gli artigli . « Marchesa » , diss ' egli prendendo un tono che non ammetteva repliche , « Ella non deve parlare di dispiaceri . Ella ha fornito per mezzo mio e per mezzo del signor Commissario di Porlezza preziose informazioni al Governo , il quale Le tien conto delle Sue benemerenze . A Suo nipote non fu torto un capello né si torcerà se avrà giudizio . Mi rincresce invece che non si avrà modo , forse , di prendere provvedimenti severi contro un ' altra persona che ha dei torti privati verso di Lei . Per trovar modo di colpire questa persona il signor Commissario di Porlezza ha fatto anche più del suo dovere . Ella deve capire senz ' altro , marchesa , che non è il caso di dispiaceri e che anzi ha un obbligo particolare verso il Governo . » La marchesa non s ' era mai udita parlare così alto e con tanta formidabile autorità . Era forse ai battiti dispettosi del cuore che rispondeva sopra al suo rigido busto il visibile ondulamento continuo del collo e del capo ; ma pareva proprio il moto d ' un animale che lavorasse faticosamente a ingoiar un boccone enorme . A ogni modo ella non piegò fino a dire una parola d ' acquiescenza . Solamente , quando riprese la sua placidezza obesa , osservò che non aveva mai domandato di prendere provvedimenti contro nessuno , che se nella perquisizione non si era trovato niente a carico dell ' ingegnere Ribera , ne aveva piacere ; che del resto in casa Ribera se n ' eran dette di tutti i colori e che i discorsi era difficile trovarli . Il cavaliere rispose , più mansueto , che non poteva dire se si fosse trovato niente o no e che l ' ultima parola sarebbe stata pronunciata dal maresciallo , il quale intendeva occuparsi personalmente della cosa . Ciò gli diede modo di ritornar al discorso della villa di Monzambano . La chiese formalmente per Sua Eccellenza che intendeva venirci dentro otto giorni . La marchesa ringraziò dell ' onor grande , disse che la sua villa non meritava tanto , che le pareva troppo angusta , che aveva bisogno di riparazioni , che bisognava dirlo a Sua Eccellenza . Avrebbe voluto differire , aspettar il prezzo sciagurato della sua condiscendenza , ma il cavaliere diede un altro colpo di artiglio e dichiarò che bisognava risponder subito , risponder netto , sì o no , e convenne bene che la vecchia piegasse il capo . « Per compiacere a Sua Eccellenza » , diss ' ella . Greisberg tornò subito amabile , scherzò sulle misure che si potrebbero prendere contro quel signor ingegnere . Non c ' era da sparger sangue , c ' era da spargere , tutt ' al più , un po ' d ' inchiostro ; non c ' era da togliergli la libertà , c ' era da rendergliela intera ! La marchesa non fiatò . Fece portare due limonate e sorbì lentamente la sua a piccoli sorsi , non senza una fioca espressione di contentezza fra un sorso e l ' altro , come se ci fosse nella limonata un sapore nuovo e squisito . Il cavaliere avrebbe pur voluto da lei una parola esplicita su questo punto del Ribera , una confessione del suo desiderio , e posando sul vassoio la tazza vuotata rapidamente , le disse : « Mi ci metterò io , sa , e ci riusciremo a questo . È contenta ? » . La marchesa continuò a sorseggiare la limonata , piano , piano , guardando nel bicchiere . « Non va bene ? » , domandò ancora il cugino dopo una inutile attesa . « Sì , è buona » , rispose il sonnolento naso . « Bevo adagio per i denti . » Gli ultimi bisbigli non furono umani . Luisa e Franco erano seduti sull ' erba di Looch , presso al cimitero . Parlavano della bontà grande e squisita della mamma , la paragonavano alla bontà grande e semplice dello zio notandone le somiglianze e le differenze . Non dicevano quale delle due bontà paresse loro superiore nell ' insieme , ma dai loro giudizi s ' indovinavano le inclinazioni diverse . Franco preferiva la bontà tutta penetrata di fede nel soprannaturale e Luisa preferiva l ' altra . Egli soffriva di questa contraddizione segreta pur esitando di rilevarla , temendo di premere il tasto che poteva dare una nota troppo penosa . Ma la fronte sua n ' era adombrata e a un certo punto gli sfuggì di dire : « Quante disgrazie , quante amarezze ha sopportato tua madre , con che rassegnazione , con che forza , con che pace ! Credi tu che una pura bontà naturale le avrebbe potute sopportare così ? » . « Non lo so » , rispose Luisa . « La povera mamma aveva vissuto , io credo , in un mondo superiore prima che in questo : aveva sempre il cuore là . » Ella non disse tutto il suo pensiero . Pensava che se le anime buone di questo mondo fossero simili nella mansuetudine religiosa a sua madre , la terra diventerebbe il regno dei bricconi e dei prepotenti . E quanto ai dolori che non vengono dagli uomini ma dalle condizioni stesse della vita umana , le pareva di ammirar coloro che vi resistono per una forza loro propria sopra quegli altri che invocano e ottengono aiuto dallo stesso Essere onde furono percossi . Ma ella non voleva confessar questi sentimenti a suo marito . Espresse invece la speranza che lo zio non avesse a incontrar mai afflizioni gravi . Possibile che il Signore volesse far soffrire un uomo tale ? « No no no ! » , esclamò Franco , che in un altro momento non avrebbe osato , forse , ammonire Iddio a questo modo . Un soffio del Boglia calò per la gola di Muzài , agitò le frondi alte dei noci . A Luisa quello stormire parve legarsi con le ultime parole di Franco : le parve che il vento e i grandi alberi sapessero qualche cosa del futuro e ne bisbigliassero insieme . 5 . Il segreto del vento e dei noci La febbre di Maria non durò che otto giorni , eppure quando la piccina si alzò i suoi genitori la trovarono mutata nel viso e nello spirito più che se gli otto giorni fossero stati otto mesi . Gli occhi avevan preso un colore più oscuro , una singolare espressione di serietà e di maturità precoce . Parlava più chiaro e spedito , ma con le persone che non le garbavano non parlava affatto ; neanche le salutava . Ciò spiaceva più a Franco che a Luisa . Franco la voleva gentile e Luisa temeva di guastarle la sincerità . Maria aveva per sua madre un affetto non tanto espansivo ma violento : fiero , quasi , e geloso . Voleva molto bene anche a suo padre ; però si capiva che lo sentiva diverso da sé . Franco aveva trasporti di passione per essa , l ' afferrava all ' impensata , la stringeva , la divorava di baci ed ella allora gittava il capo all ' indietro puntando una manina sul viso di suo padre e guardandolo scura come se qualche cosa in lui le fosse straniero e ripugnante . Spesso Franco la sgridava con ira e Maria piangeva , lo fissava attraverso le lagrime senza muoversi , come affascinata , ancora con quella espressione di persona che non comprende . Egli vedeva la predilezione della bambina per sua madre e se ne compiaceva , gli pareva una preferenza giusta , non dubitava che Maria , più tardi , avrebbe teneramente amato anche lui . A Luisa dispiaceva molto , per amore del marito , che la bambina dimostrasse maggior affetto a lei , però questo sentimento suo non era vivo e schietto come la compiacenza generosa di Franco . A Luisa pareva in fondo che Franco malgrado tanti trasporti , amasse sua figlia come un essere distinto da lui ; mentre lei , che trasporti esteriori di tenerezza non ne aveva , amava la bambina come una parte vitale di se stessa ; perciò non poteva trovare ingiusto d ' esserne preferita . Poi ell ' aveva in cuore una Maria futura probabilmente diversa da quella che aveva in cuore Franco . Anche per questo non le poteva rincrescere di avere un predominio morale sulla figliuola . Vedeva il pericolo che Franco favorisse uno sviluppo forte del sentimento religioso ; pericolo gravissimo , secondo lei ; perché Maria , piena di curiosità , avida di racconti , aveva i germi d ' un ' immaginazione assai viva , assai propizia alle fantasie religiose e ne poteva venire uno squilibrio morale . Non si trattava di sopprimere il sentimento religioso ; questo , Luisa non l ' avrebbe fatto mai , non foss ' altro per rispetto a Franco ; ma occorreva che Maria , fatta donna , sapesse trovare il perno della propria vita in un senso morale sicuro e forte per sé , non appoggiato a credenze che finalmente erano ipotesi e opinioni , e potevano un giorno o l ' altro mancarle . Serbar fede al Giusto , al Vero , fuor di qualsiasi altra fede , di qualsiasi speranza e paura , pareva a lei lo stato più sublime della coscienza umana . A una tale perfezione si figurava aver rinunciato per sé poiché andava a messa e due volte l ' anno ai sacramenti , e intendeva rinunciarvi per Maria , ma come uno che rinuncia alla perfezione cristiana perché si trova aver moglie e figliuoli ; a malincuore e il meno possibile . A Maria poteva essere serbata in sorte la ricchezza . Bisognava impedire assolutamente che accettasse una vita di frivolezze , compensate dalla messa alla mattina , dal rosario alla sera e da elemosine . Luisa si era provata qualche volta di tastar Franco su questo terreno di dare all ' educazione di Maria un indirizzo morale disgiunto dall ' indirizzo religioso e il tasto aveva sempre risposto male . Che non si credesse nella religione Franco lo capiva ; che qualcuno la potesse trovare insufficiente come norma della vita , gli riusciva affatto inconcepibile . Che tutti poi dovessero aspirare alla santità , che non fosse buon cristiano chi amasse il tarocco , la primiera , la caccia , la pesca , i buoni pranzetti e le bottiglie fini , neanche gli passava per il capo . E questo indirizzo morale dell ' educazione disgiunto dall ' indirizzo religioso gli pareva una fisima perché secondo lui i galantuomini senza fede erano galantuomini per natura o per abitudine , non per un ragionamento morale o filosofico . Non c ' era dunque modo per Luisa d ' intendersi con suo marito circa questo delicato punto . Doveva operare da sé e con molta cautela per non offenderlo né affliggerlo . Se Franco mostrava alla bambina le stelle e la luna , i fiori e le farfalle come opere mirabili di Dio e le faceva della poesia religiosa buona per una ragazza di dodici anni , Luisa taceva ; se invece gli avveniva di dire a Maria : « Bada , Iddio non vuole che tu faccia questo , Iddio non vuole che tu faccia quello » , Luisa soggiungeva subito : « Questo è male , quello è male , non si deve mai far il male » . Qui però non poteva a meno di aprirsi qualche screzio visibile fra il padre e la madre perché non sempre il giudizio morale dell ' uno si accordava col giudizio morale dell ' altra . Una volta erano insieme alla finestra della sala mentre Maria giuocava sul sagrato con una bambina di Oria presso a poco della sua età . Passa un fratello di questa , un prepotentone di otto anni e intima alla sorellina di seguirlo . Questa rifiuta e piange . Maria , seria seria , affronta il prepotente con i pugni . Franco la trattiene con una chiamata imperiosa ; la piccina si volta a guardarlo e scoppia in lagrime mentre quell ' altro si trascina via la sua vittima . Luisa lasciò la finestra dicendo sottovoce a suo marito : « Scusa , questo non è giusto » . « Come non è giusto ? » Franco si riscaldò , alzò la voce , chiese a sua moglie se voleva una Maria violenta e manesca . Ella rispondeva con dolcezza e con fermezza , senza risentirsi di qualche parola pungente , sosteneva che il sentimento di Maria era buono , che opporsi alla prepotenza e all ' ingiustizia era il compito migliore per tutti , che se un bambino vi adoperava le mani , fatto adulto vi avrebbe adoperato mezzi più civili , ma che se si reprimeva in lui la espressione naturale dell ' animo , si correva il rischio di schiacciare con essa anche il buon sentimento nascente . Franco non si persuase . Secondo lui era molto dubbio che in Maria vi fossero di quei sentimenti eroici . Ella si era arrabbiata di vedersi portar via la sua compagna di giuoco e niente altro . Ma poi , la parte della donna non era forse di opporre alle ingiustizie e alle prepotenze una dolcezza mansueta , di mitigare ed emendare gli offensori piuttosto che di respinger con la forza l ' offesa ? Luisa diventò rossa e rispose che ad alcune donne , forse alle migliori , questa parte conveniva , ma che non poteva convenire a tutte perché tutte non potevano essere tanto miti e umili . « E tu sei di quelle altre ? » , esclamò Franco . « Credo di sì . » « Bella cosa ! » « Ti rincresce molto ? » «Moltissimo.» Luisa gli pose le mani sulle spalle . « Ti rincresce molto ? » , diss ' ella fissandolo negli occhi , « che io m ' irriti come te d ' aver questi padroni in casa , che io desideri come te di aiutare anche con le mie mani a cacciarli via o preferiresti che io cercassi di emendare Radetzky e di mitigare i croati ? » « Questa è un ' altra cosa ! » « Come un ' altra cosa ? No , è la stessa cosa ! » « È un ' altra cosa ! » , ripeté Franco ; e non seppe dimostrare che fosse un ' altra cosa . Gli pareva di aver torto secondo un raziocinio superficiale e di avere ragione secondo una verità profonda che non riusciva ad afferrare . Non parlò più , fu pensieroso tutto quel giorno e si vedeva che cercava la sua risposta . Ci pensò anche la notte , gli parve di averla trovata e chiamò sua moglie che dormiva . « Luisa ! » , diss ' egli . « Luisa ! Quella è un ' altra cosa . » « Cos ' è stato ? » , fece Luisa svegliandosi di soprassalto . Egli aveva pensato che la offesa del dominio straniero non era personale come le offese private e che procedeva dalla violazione d ' un principio di giustizia generale ; ma nell ' atto di spiegar ciò a sua moglie , gli venne in mente che anche nelle offese private aveva sempre luogo la violazione d ' un principio di giustizia generale , si figurò di avere sbagliato . « Niente » , diss ' egli . Sua moglie credette che sognasse e , posatogli il capo sopra una spalla , si riaddormentò . Se vi erano argomenti capaci di convertire Franco alle idee di sua moglie , erano quel dolce contatto , quel dolce respiro vicino al suo petto , che gli avevan fatto tante altre volte deliziosamente sentire un reciproco abbandono delle anime . Ora non fu così . Gli passò anzi nel cervello , come una lama rapida e fredda , il pensiero che questo latente antagonismo fra le idee di sua moglie e le sue avesse un giorno o l ' altro a scoppiare in qualche doloroso modo e se la strinse atterrito nelle braccia come per difender sé e lei contro i fantasmi della propria mente . Il sei novembre , dopo colazione , Franco prese le sue grosse forbici da giardiniere per fare il solito sterminio di seccumi nel giardinetto e sulla terrazza . Era un ' ora di tanta bellezza , di tanta pace da stringere il cuore . Non una foglia che si muovesse ; purissima , cristallina l ' aria da ponente ; sfumanti a levante , dentro lievi vapori , le montagne fra Osteno e Porlezza ; la casa sfolgorata dal sole e dai riverberi tremoli del lago ; il sole assai caldo ma i crisantemi del giardinetto , gli ulivi , gli allori della costa più visibili fra il rosseggiar delle foglie caduche , certa segreta frescura dell ' aria imbalsamata d ' olea fragrans , il silenzio d ' ogni vento , le aeree montagne del lago di Como bianche di neve accordantisi malinconicamente a dire che la cara stagione moriva . Sterminati i seccumi , Franco propose a sua moglie di andar in barca a Casarico per riportare all ' amico Gilardoni i due primi volumi dei Mystères du Peuple , divorati avidamente in pochi giorni , e averne il terzo . Fu deciso di partire a mezzogiorno , dopo aver posto a letto Maria . Ma prima che Maria fosse a letto comparve tutta ansante , col cappello e la mantiglia a sghimbescio , la Barborin Pasotti . Era salita dal cancello del giardinetto e si fermò sulla soglia della sala . Veniva per la prima volta dopo la perquisizione ; vide i suoi amici , giunse le mani , ripeté sottovoce : « Ah Signor , ah Signor , ah Signor ! » , si precipitò su Luisa , la coperse di baci . « Cara la mia tosa ! Cara la mia tosa ! » . Avrebbe volentieri fatto altrettanto con Franco , ma Franco non gradiva certe espansioni , aveva una faccia poco incoraggiante , per cui la povera donna si accontentò di prendergli e scuotergli ambedue le mani . « Car el mè don Franco ! Car el mè don Franco ! » . Si raccolse finalmente in braccio la Maria che le puntò le manine al petto facendo un viso simile a quello di suo padre . « Son vègia , neh ? Son brutta , neh ? Te piasi no ? L ' è nient , l ' è nient , l ' è nient ! » . E si mise a baciarle umilmente le braccia e le spalle , non osando affrontare il visetto acerbo . Poi disse ai suoi amici che aveva portato loro una bella notizia e gli occhi le brillavano di questo mistero gaudioso . La marchesa aveva scritto a Pasotti e nella lettera c ' era un periodo che la Barborin aveva imparato a mente : « Ho appreso con vivo dispiacere ( vivo dispiacere , gh ' è sü inscì ) il triste fatto di Oria ... di Oria ... ( spètta ! ) il triste fatto di Oria ... ( ah ! ) e benché mio nipote nulla meriti , ( ciào , quell pacienza ! ) desidero non abbia cattive conseguenze » . Il periodo non ebbe un gran successo . Luisa fece il viso scuro e non parlò ; Franco guardò sua moglie e non osò metter fuori il commento favorevole che aveva nella bocca ma non , per verità , nel cuore . La povera Barborin che aveva approfittato della andata di suo marito a Lugano per correre a portar il suo zuccherino , rimase assai mortificata , guardava contrita ora Luisa ora Franco e finì col togliersi di tasca uno zuccherino vero e proprio onde darlo a Maria . Poi , avendo capito che gli sposi desideravano partire in barca e struggendosi di stare un po ' con Maria , tanto disse e fece che quelli se ne andarono lasciando l ' incarico alla Veronica di metter la bambina a letto un po ' più tardi . Maria non parve gradir molto la compagnia della sua vecchia amica . Taceva , taceva ostinatamente e non andò molto che spalancò la bocca e scoppiò in lagrime . La povera Pasotti non sapeva che Santi invocare . Invocò la Veronica , ma la Veronica discorreva con una guardia di finanza e non udì o non volle udire . Offerse anelli , braccialetti , l ' orologio , persino il cappellone da viceregina Beauharnais , ma nulla riuscì gradito . Maria continuava a piangere . Ebbe allora l ' idea di mettersi al piano e si mise a picchiare e ripicchiare otto o dieci battute d ' una monferrina antidiluviana . Allora la principessina Maria si mansuefece , si lasciò pigliar dalla sua musicista di camera così delicatamente come se le sue braccine fossero state ali di farfalla e posar sulle ginocchia così piano come se vi fosse stato pericolo di far cader in polvere le vecchie gambe . Udite cinque o sei repliche della monferrina , Maria fece un visino annoiato , si provò di strappar dal piano le mani rugose della suonatrice e disse sottovoce : « Cantami una canzonetta » . Poi , non ottenendo risposta , si voltò a guardarla in faccia , le gridò a squarciagola : « Cantami una canzonetta ! » . « Non capisco » , rispose la Pasotti , « sono sorda . » « Perché sei sorda ? » « Sono sorda » , replicò l ' infelice , sorridendo . « Ma perché sei sorda ? » La Pasotti non poteva immaginare cosa chiedesse la bambina . « Non capisco » , diss ' ella . « Allora » , fece Maria con un ' aria molto grave , « sei stupida . » Dopo di che aggrottò le ciglia e riprese piagnucolando : « Voglio una canzonetta ! » Qualcuno disse dal giardinetto : « Eccolo , quel delle canzonette ! » Maria alzò il viso , s ' illuminò tutta . « Missipipì » , diss ' ella e scivolò giù dalle ginocchia della Pasotti , corse incontro allo zio Piero ch ' entrava . Si alzò anche la Pasotti , stese le braccia , tutta sorpresa e ridente , verso il vecchio inaspettato amico . « Tè chì , tè chì , tè chì ! » . E corse a salutarlo . La Maria strillò tanto forte « Missipipì , Missipipì ! » , e si avvinghiò tanto stretta alle gambe dello zio che questi , quantunque paresse non averne voglia , dovette pur sedere sul canapè , pigliarsi la bambina sulle ginocchia e ripeterle la vecchia canzone : Ombretta sdegnosa ... Dopo quattro o cinque Missipipì la Pasotti , temendo che suo marito ritornasse , prese congedo . La Veronica voleva porre Maria a letto . La piccina si crucciò , lo zio intervenne : « Oh lasciatela un po ' qui ! » , e uscì con lei sulla terrazza per vedere se il papà e la mamma ritornassero . Nessuna barca veniva da Casarico . La piccina ordinò allo zio di sedere e gli si arrampicò sulle ginocchia . « Perché sei venuto ? » , diss ' ella . « Non c ' è mica , sai , il pranzo per te . » « Me lo farai tu , il pranzo . Sono venuto per star con te . » « Sempre ? » «Sempre.» « Proprio sempre sempre sempre ? » « Proprio sempre . » Maria tacque , pensierosa . Poi domandò : « E cosa mi hai portato ? » Lo zio si levò di tasca un fantoccio di gomma . Se Maria avesse potuto sapere , intendere con quale animo , sotto qual colpo lo zio fosse andato a prender per lei quel fantoccino avrebbe pianto di tenerezza . « È brutto questo regalo » , diss ' ella , ricordando gli altri dello zio . « E se resti qui , non mi porti più niente ? » « Più niente . » « Va ' via , zio » , diss ' ella . Egli sorrise . Adesso Maria volle sapere dallo zio se , quando era bambino lui , suo zio gli portasse regali . Ma questo zio dello zio , per quanto la cosa paresse impossibile a Maria , non era mai esistito . E allora chi gli portava regali ? Ed era egli un buon bambino ? Piangeva ? Lo zio si mise a raccontarle cose della sua infanzia , cose di sessant ' anni prima , quando la gente portava parrucca e codino . Si compiaceva di ricordare alla nipotina quel tempo lontano , di farla vivere per un momento insieme ai suoi vecchi , e parlava con gravità triste , come avendo presenti quei cari morti , come parlando più per essi che per lei . Ella gli fissava in viso gli occhi spalancati , non batteva palpebra . Né lui né lei s ' accorgevano che intanto passava il tempo , né lui né lei pensavano più alla barca che doveva venire . E la barca venne , Luisa e Franco salirono senza sospettare di nulla , pensando che la bambina dormisse . Franco fu il primo che vide sotto i rami cadenti delle passiflore lo zio seduto , curvo su Maria che gli stava sulle ginocchia . Mise una gran voce di sorpresa e corse là seguito da Luisa , con l ' idea che fosse successo qualche cosa . « Tu qui ? » , diss ' egli correndo . Luisa , pallida , non disse nulla . Lo zio alzò il capo , li vide : essi compresero subito che vi era una brutta novità , non gli avevano mai veduto una faccia così seria . « Addio » , diss ' egli . « Cosa è stato ? » , sussurrò Franco . Egli fe ' cenno ad ambedue di ritirarsi dalla terrazza nella loggia , ve li seguì , allargò le braccia , povero vecchio , come un crocifisso e disse con voce triste ma tranquilla : « Destituito » . Franco e Luisa lo guardarono un momento come istupiditi . Poi Franco esclamò : « Oh zio , zio ! » , e lo abbracciò . Vedendo quell ' atto e il viso di sua madre , Maria scoppiò in lagrime . Luisa cercò di farla tacere , ma ella stessa , la donna forte , aveva il pianto alla gola . Seduto sul canapè della sala lo zio raccontò che l ' I . R . Delegato di Como lo aveva fatto chiamare per dirgli che la perquisizione operata nella sua casa di Oria aveva dati risultati dolorosi e inattesi ; quali , non aveva voluto assolutamente dire . Aveva poi soggiunto che s ' era voluto iniziare un processo contro di lui ma che in vista dei lunghi e lodevoli servigi prestati al Governo si limitava a togliergli l ' ufficio . Lo zio aveva insistito per conoscere le accuse e colui l ' aveva licenziato senza rispondere . « E allora ? » , disse Franco . « E allora ... » . Lo zio tacque un poco e poi pronunciò una frase sacramentale d ' ignota origine che egli stesso e i suoi compagni tarocchisti solevano ripetere quando il giuoco andava disperatamente male : « Siamo arcifritti , o Regina » . Vi fu un lungo silenzio ; poi Luisa si buttò al collo del vecchio . « Zio , zio » , gli sussurrò , « ho paura che sia stato per causa nostra ! » Ella pensava alla nonna e lo zio intese che accusasse Franco e sé di qualche imprudenza . « Sentite , cari amici » , diss ' egli con un tono bonario che aveva pure qualche recondito sapore di rimprovero , « questi sono discorsi inutili . Adesso la frittata è fatta e bisogna pensare al pane . Fate conto su questa casa , su qualche piccolo risparmio che mi frutta circa quattro svanziche al giorno e su due bocche di più : la mia e quella della Cia ; la mia , speriamo per poco tempo . » Franco e Luisa protestarono . « Ci vuol altro ! Ci vuol altro ! » , fece lo zio agitando le braccia , come a dispregio di un sentimentalismo irragionevole . « Viver bene e crepare a tempo . Questa è la regola . La prima parte l ' ho fatta , adesso mi tocca di fare la seconda . Intanto mandatemi dell ' acqua in camera e aprite la mia borsa . Vi troverete dieci polpette che la signora Carolina dell ' Agria mi ha voluto dare per forza . Vedete che le cose non vanno poi troppo male . » Ciò detto lo zio si alzò e se n ' andò per l ' uscio del salotto con passo franco , mostrando anche da tergo la sua faccia eretta , il suo modesto ventre pacifico , la sua serenità di filosofo antico . Franco , ritto sul limitare della terrazza , con le braccia incrociate sul petto e le sopracciglia aggrottate , guardava verso Cressogno . Se in quel momento egli avesse avuto fra le mascelle un fascio di Delegati , di Commissari , di birri e di spie , avrebbe tirato tale un colpo di denti da farne una melma sola . 6 . L ' asso di danari spunta « La barca è pronta » , disse Ismaele , entrando senza complimenti con la pipa nella sinistra e una lanterna nella destra . « Che ore sono ? » , domandò Franco . « Undici e mezzo . » « Il tempo ? » «Nevica.» « Bene » , esclamò lo zio , ironicamente , allargando le gambe davanti alla vampa del ginepro che scoppiettava nel caminetto . Nel minuscolo salottino assediato dall ' inverno Luisa stava mettendo , ginocchioni , un fazzoletto al collo di Maria , Franco aspettava col cappuccio di sua moglie in mano e la Cia , la vecchia governante , col cappello in testa e le mani nel manicotto , andava brontolando al suo padrone : « Che signore è mai Lei ! Cosa vuol fare qui solo a casa ? » . « Per dormire non ho bisogno di nessuno » , rispose l ' ingegnere , « e se sono matti gli altri non sono matto io . Mettetemi qua il mio latte e il mio lume . » Era la vigilia di Natale e l ' idea pazza di quella gente savia , la risoluzione che pareva incredibile all ' ingegnere era di andare a S . Mamette per assistervi alla messa solenne di mezzanotte . « E quella povera vittima ! » , diss ' egli guardando la bambina . Franco diventò rosso , osservò che desiderava prepararle dei ricordi preziosi , questa partenza notturna in barca , il lago oscuro , la neve , la chiesa piena di lumi e di gente , l ' organo , i canti , la santità del Natale . Egli parlava con calore non tanto per lo zio , forse , quanto per un ' altra persona che taceva . « Sì sì sì sì » , fece lo zio , come se si fosse aspettata questa rettorica , questa poesia buona a niente . « Anch ' io , sai , il punch ! » , gli disse la piccina . Lo zio sorrise : manco male ! Quello sarà proprio un ricordo prezioso . Franco , sentendosi così demolire la sua sottile preparazione di ricordi religiosi e poetici , si fece scuro . « E questo Gilardoni ? » , chiese Luisa . « Sono qui adesso » , fece Ismaele uscendo con la sua lanterna . Il professore Gilardoni aveva invitato i Maironi e donna Ester Bianchi a prendere il punch in casa sua dopo la messa . Lo si aspettava dal Niscioree dov ' era andato a pigliare la signorina che ci viveva sola con due vecchie serve , dopo la morte del padre avvenuta nel 1852 . L ' ottimo professore aveva pianto segretamente la signora Teresa per uno spazio di tempo ragionevole . Durante quella pessima convalescenza del cuore che lo tiene debole e molle , in continuo pericolo di ricadere , egli si era troppo poco guardato dal bel visino brioso , dagli occhi vivaci , dalla gaiezza scintillante della principessina del Niscioree , come la chiamavano i Maironi . Ella era così diversa nello spirito e nel corpo dalla signora Teresa , la sua persona vigorosa nelle forme della grazia più squisita suggeriva l ' idea di un amore così lontano da quell ' altro , che al professore pareva di poterle volere bene senza offendere la santa immagine della madre di Luisa . Infatti egli santificò sempre maggiormente questa immagine , la spinse in su in su verso il cielo , tanto in su che qualche nuvola cominciò a passare fra lui e lei ; prima eran cirri , adesso eran cumuli e stava per giungere uno strato definitivo . Egli era più timido ancora con donna Ester che non lo fosse stato con la signora Teresa . Aveva del resto un inconscio bisogno di amare senza speranza per potersi poi compiangere , per la voluttà di un doppio intenerimento , verso una bella creatura e verso se stesso . E la sua timidezza era pure contenta di possedere una scusa in quella gran differenza d ' età e di aspetto . Però col non far alcuna difesa contro gli occhi maliziosi , i folti capelli biondi , il sottile collo di neve , col bersi e ribersi nel cuore la voce fresca , il riso d ' argento , l ' uomo si metteva in pericolo di cuocere intollerabilmente . Ester , che a ventisette anni ne mostrava venti salvo che nella morbidezza delle movenze e in una certa occulta , deliziosa scienza degli occhi , non aveva desiderato di pescar quell ' amante rispettabile ma lo sentiva preso e se ne compiaceva , stimandolo un grande ingegno , un sapientone . Che egli osasse parlarle d ' amore , ch ' ella potesse sposar quella sapienza giallognola , rugosa e secca , neppure le veniva in mente ; ma neanche avrebbe voluto spegnere un focherello così discreto che faceva onore a lei e , probabilmente , piacere a lui . S ' ella ne rideva qualche volta con Luisa , non era però mai la prima a ridere e soggiungeva subito : « Povero signor Gilardoni ! Povero professore ! » . Ella entrò frettolosa , con la testolina bionda chiusa in un gran cappuccio nero , come una primavera travestitasi , per chiasso , da dicembre . Dicembre le veniva dietro , affagottato il collo in una gran sciarpa sulla quale si porgeva , lucente e rosso , il naso professorale irritato dalla neve . Era tardi , tutti si accomiatarono dallo zio ed egli rimase solo con il suo lume e il suo latte , davanti alle ultime brage moribonde del ginepro . Gli restava sul viso una leggera ombra di disapprovazione . Franco faceva troppo il poeta ! Adesso la vita era dura in casa Maironi . Si faceva colazione con una tazza di latte e cicoria adoperando certo zucchero rosso che puzzava di farmacia . Non si mangiava carne che la domenica e il giovedì . Una bottiglia di vin Grimelli veniva ogni giorno in tavola per lo zio , il quale non voleva saperne di privilegi . Ogni giorno , per questa bottiglia , sorgevano le stesse nubi , scoppiava la stessa piccola burrasca e si scioglieva secondo il volere dello zio , con una brevissima pioggerella di decotto in ciascuno dei cinque bicchieri . La serva era stata licenziata ; restava la Veronica per le faccende grosse , per la polenta , e qualche volta per badare a Maria . Malgrado queste ed altre economie , malgrado che la Cia avesse rinunciato al suo salario , malgrado i doni di ricotta , di mascherpa , di formaggio di capra , di castagne , di noci , che piovevano dalla gente del paese , Luisa non riusciva a tener la spesa dentro l ' entrata . Si era procacciato qualche lavoro di copiatura da un notaio di Porlezza ; molta fatica e miserabilissimi guadagni . Franco aveva cominciato a copiar con ardore anche lui , ma ci reggeva meno di sua moglie e poi non c ' era lavoro per due . Avrebbe dovuto darsi le mani attorno , cercar un impiego privato , ma di questo lo zio non vedeva indizio ; per cui ? Per cui , questo pensare a spedizioni poetiche gli pareva anche più fuor di luogo . Dopo aver meditato alquanto sulla triste situazione e sulla poca probabilità che Franco sapesse uscirne , trovò che dal canto suo la prima cosa a fare era di bere il suo latte e la seconda di andarsene a letto . Ma no , gli venne un altro pensiero . Aperse l ' uscio della sala , e , visto tutto buio , andò in cucina , accese una lanterna , la portò in loggia , spalancò una finestra e , poiché nevicava senza vento , posò il lume sul davanzale , onde quella gente poetica potesse dirigersi ritornando a casa per il lago tenebroso . Dopo di che se n ' andò a dormire . Nella vecchia barca di casa l ' ingegnoso Franco aveva architettato una specie di felze per l ' inverno con due finestrini ai lati e un usciolino a prora . Ora i sei viaggiatori vi stavano attorno a un minuscolo tavolino , sul quale ardeva una candela . Vedendo l ' espressione estatica del professore ch ' era seduto in faccia a Ester , Franco si divertì a spegner il lume e osservò che la filosofia poteva trovarsi male al buio , ma che la poesia ci si trovava benissimo . Infatti i pensieri suoi e de ' suoi compagni , prima raccolti intorno al lume , uscivano adesso per il vetro dell ' usciolino dietro un chiaror fioco dove si vedeva la prora della barca , già biancastra di neve sul lago immobile e nero . E le immaginazioni lavoravano . A chi pareva di andar verso Osteno , a chi pareva di andar verso la Caravina , a chi pareva di andar verso Cadate ; e ciascuno diceva i propri dubbi parlando piano come per non svegliare il lago addormentato . Un po ' alla volta si misero a discutere , ma le sei teste , ad ogni colpo dei remi , facevano un cenno di completo accordo . Così ciascuno dei critici saliti nella navicella d ' un grande poeta si crede fare una via differente . Chi stima dirigersi verso un ideale , chi verso un altro , chi stima accostarsi a un modello , chi a un altro , chi andar avanti , chi tornar indietro ; e il poeta li commove , li scuote col suo verso tutti insieme , li porta sulla propria via . Ismaele portò fedelmente il suo carico a S . Mamette . La neve cadeva sempre grossa e placida . Sotto i portici della piazza v ' era molta gente e un viavai di lanterne . C ' era pure il preposto che arringava un gruppo di fedeli disposti a disertar la chiesa per l ' osteria . Egli stava dimostrando che il Paradiso è difficile a guadagnare e che bisogna pensarci per tempo : « Vialter credii che andà in Paradis el sia giusta come andà in la barca del Parella . E sü gent ! E sü gent ! Gh ' è semper post ! Avii capì che l ' è minga inscì ? » . Sulla scalinata che sale alla chiesa Ester domandò a Luisa se il paradiso fosse proprio così piccolo . Il professore che accompagnava Ester con l ' ombrello ebbe un ' idea , palpitò , tremò e , fattosi un coraggio leonino , la mise fuori ; disse che il paradiso era più piccolo ancora e poteva stare sotto un ombrello . La cosa passo liscia , Ester non rispose e tutta la compagnia entrò , mista a una frotta di donne , nelle tenebre della chiesa . Il professore si fermò sulla porta , incerto fra l ' amore e la filosofia . La filosofia lo tirava indietro con un filo e l ' amore lo tirava avanti con una fune ; egli entrò e si pose accanto a Ester . Franco ebbe per un momento la crudele idea di trascinarlo avanti , fra i banchi degli uomini ; ma poi mutò pensiero e si pose anche lui presso sua moglie . Giovò poco , perché Ester , fingendo voler dire qualche cosa a Luisa , le si avvicinò e spinse maliziosamente la vecchia Cia verso il professore . Questi , ancora palpitante per quella sua disperata audacia del paradiso sotto l ' ombrello , alla mossa di Ester si turbò , pensò di averla offesa , si diede dell ' asino e dell ' asino e dell ' asino . La chiesa era già tutta piena e anche le signore dovettero star in piedi dietro la spalliera del primo banco . Ester s ' incaricò di Maria , la pose a sedere sulla spalliera mentre il sagrestano accendeva le candele dell ' altar maggiore . La Cia tormentava il professore , credendolo un sant ' uomo , con mille domande sulle differenze tra il rito romano e il rito ambrosiano , e Maria teneva occupata Ester con altre domande ancora più straordinarie . « Per chi si accendono quei lumi ? » « Per il Signore . » « Va ' a letto adesso , il Signore ? » « No , taci . » « E il bambino Gesù è già a letto ? » « Sì , sì » , rispose Ester storditamente , per finirla . « Col mulo ? » Lo zio aveva portato una volta a Maria un brutto muletto di legno ch ' ella odiava ; e , quando si ostinava in qualche capriccio , sua madre la poneva a letto con quel mulo sotto il guanciale , sotto la testolina troppo dura . « Citto , ciallina ! » , fece Ester . « Io no , a letto col mulo . Io dico scusa . » « Zitto ! Ascolta l ' organo , adesso . » Tutti i ceri erano ormai accesi e l ' organista salito al suo posto andava stuzzicando , come per risvegliarlo , il suo vecchio strumento che pareva mettere grugniti di corruccio . Nel punto in cui un campanello suonò e l ' organo alzò tutte le sue gran voci e uscirono i chierici e uscì il sacerdote , Luisa prese di soppiatto , come un ' amante , la mano di suo marito . Quelle due mani , stringendosi furtivamente , parlavano di un prossimo avvenimento , di una risoluzione grave che conveniva tener segreta e che non ancora era presa in modo irrevocabile . La piccola mano nervosa disse « coraggio ! » . La mano virile rispose « l ' avrò » . Bisognava decidersi . Franco doveva partire , lasciar sua moglie , la bambina , il vecchio zio , forse per qualche mese , forse per qualche anno ; doveva lasciar Valsolda , la casetta cara , i suoi fiori , forse per sempre , emigrare in Piemonte , cercar lavoro e guadagno con la speranza di poter chiamare a sé la famiglia quando le altre grandi speranze nazionali sfumassero . Contento che sua moglie avesse scelto la chiesa e quel momento solenne per incoraggiarlo al sacrifizio , non lasciò più la dolce mano , la tenne egli pure come l ' avrebbe tenuta un amante , non guardando mai Luisa , serbando impassibile il viso e rigida la persona . Parlava con la mano sola , con l ' anima nel palmo e nelle dita , il più vario appassionato linguaggio misto di blande carezze e di strette , di tenerezze e di ardori . Qualche volta ella si provava di ritirarsi dolcemente ed egli la tratteneva allora violento . Guardava l ' altare col viso alzato , come assorto nel suono dell ' organo , nella voce del sacerdote , nel canto del popolo . In fatto non seguiva le preghiere , ma sentiva la Divina Presenza , un rapimento , una effervescenza di amore , di dolore , di speranza in Dio . Luisa gli aveva presa la mano indovinando ch ' egli pregava , che tutte le sue angustie , tutte le sue dubbiezze gli si agitavano nel cuore . Avea realmente voluto infondergli coraggio , convinta ch ' era bene per lui di prender questo partito doloroso . Fraintese la stretta che le rispose ; le parve un ' appassionata protesta contro la separazione , e non la potendo , quantunque le fosse dolce , approvare , accennava ogni tanto a ritrar la mano . Fu lui che all ' Elevazione ritrasse , per rispetto , la propria . Egli dovette quindi prendersi in braccio Maria che s ' era addormentata e continuò a dormire con la testa sulla spalla di suo padre , mostrando un bel mezzo visino pacifico . Non lo sapeva , lei , cara , che il suo papà sarebbe andato lontano lontano e il suo papa aveva il cuore tutto molle di quel piccolo tesoro caldo che vi respirava su , di quella testina dall ' odore di uccelletto del bosco . Gli pareva già di essere partito e che lo cercasse , che piangesse , e allora gli correva nelle braccia un desiderio di stringerla forte , fermato subito dal timor di destarla . Il Gilardoni era uscito il primo e stava sul sagrato ad aspettare donna Ester con l ' ombrello aperto . Ella venne a braccetto di Luisa , e la perfida Luisa , malgrado il pregar sommesso della compagna , disse al professore : « Ecco la Sua dama » . Ester non ebbe il coraggio di rifiutar il braccio del Gilardoni ma gli osservò ridendo che splendevano mille stelle . Il Gilardoni guardò il cielo , mise fuori due o tre frasi senza senso comune e chiuse l ' ombrello . Non nevicava più , sopra il Boglia il cielo era lucido , s ' udiva in alto un rombo continuo . « Vento , vento ! » , disse Ismaele raggiungendo la comitiva . « Vado a piedi ! Vado a piedi ! » , gemette allora la Cia che aveva una gran paura del lago . Intanto la gente , uscendo di chiesa , urtò e scompose il gruppo , lo trasse giù per la scalinata . I sei viaggiatori e il barcaiuolo si riunirono da capo sulla piazza di S . Mamette e lì donna Ester dichiarò che non si sentiva troppo bene , che rinunciava al punch e che sarebbe andata a casa a piedi con la Cia . Il professore taceva in disparte . Franco e Luisa capirono che non c ' era da insistere e le due donne s ' avviarono a Oria con la scorta d ' Ismaele il quale doveva ritornar poi a prendere i Maironi e la barca . Una lucerna modérateur era accesa nel salotto del Gilardoni , un bel fuoco ardeva nel caminetto , il Pinella aveva preparato ogni cosa per il punch e chi lo fece fu Luisa perché il professore pareva aver perduto la testa , non faceva che darsi dello stupido e della bestia . Sulle prime non gli si poté cavar niente ; poi vennero fuori , poco a poco , la storia del paradiso sotto l ' ombrello e certe infernali conseguenze di quel paradiso . Nello scendere la scalinata della chiesa c ' era stato fra lui ed Ester questo dialogo : « Sa , donna Ester , temevo quasi di averla offesa » . « Come ? » « Con quell ' affare dell 'ombrello.» « Che ombrello ? » Qui il professore non era stato buono di ripetere il suo complimento . « Sa , Le avevo detto qualche cosa ... » « Che cosa ? » « Si parlava del Paradiso ... » Silenzio di Ester . « ... e io quando mi trovo con una persona che stimo , che stimo proprio di tutto cuore , dico facilmente degli spropositi . Vorrei quasi dirne uno anche adesso , donna Ester . » « Spropositi mai , sa » , aveva risposto Ester e s ' era staccata da lui per andare a Oria con la Cia . Veramente il dialogo non fu riferito così . Il Gilardoni raccontò che aveva fatto capire la sua gran passione e che donna Ester si era sdegnata . Franco aveva una gran voglia di ridere ; Luisa disse scherzando : « Lasci fare a me , lasci fare a me che farò il punch e la pace e tutto ; e Lei , un ' altra volta , non sia un seduttore così terribile ! » . Il povero professore per poco non si inginocchiò a baciarle uno scarpino e , rifatto animo , riprese le sue funzioni di ospite , servì il punch agli amici . « Guardate Maria » , disse Franco , sottovoce . La piccina si era addormentata sulla poltrona del professore , presso la finestra . Franco prese la lucerna e l ' alzò per vederla meglio . Pareva una piccola creatura del cielo , caduta lì col lume delle stelle , assopita , soffusa nel viso di una dolcezza non terrena , di una solennità piena di mistero . « Cara ! » , diss ' egli . Raccolse sua moglie a sé con un braccio , sempre guardando Maria . Il Gilardoni venne loro alle spalle , mormorò « che bellezza ! » e tornò al caminetto sospirando « beati voi ! » . Allora Franco , intenerito , sussurrò all ' orecchio di sua moglie : « Glielo diciamo ? » . Ella non capì , lo guardò negli occhi . « Che parto » , diss ' egli , sempre sottovoce . Luisa trasalì , rispose « sì , sì » tutta commossa perché non l ' attendeva a questo , avendolo in chiesa creduto incerto . La sorpresa di lei non sfuggì a Franco . Ne fu turbato , si sentì scosso nel suo proposito ed ella intese , ripeté impetuosamente « sì , sì » e lo spinse verso il Gilardoni . « Caro amico » , diss ' egli , « Le debbo dir una cosa . » Il professore , assorto nella contemplazione del fuoco , non rispondeva . Franco gli posò una mano sulla spalla . « Ah ! » , fece quegli trasalendo . « Scusi . Che cosa ? » « Le debbo raccomandare qualcuno . » « A me ? Chi ? » « Un vecchio , una signora e una bambina . » I due uomini si guardarono in silenzio , uno commosso , l ' altro stupefatto . « Non capisce ? » , sussurrò Luisa . No , non capiva , non rispondeva . « Le raccomando » , riprese Franco , « mia moglie , mia figlia e il nostro vecchio zio . » « Oh ! » , esclamò il professore , guardando ora Luisa ora Franco . « Vado via » , disse questi con un sorriso che fece doler il cuore al Gilardoni . « Allo zio non l ' abbiamo ancora detto ma è cosa necessaria . Nelle nostre condizioni non posso star qui a far niente . Dirò che vado a Milano , crederà chi vorrà ; invece sarò in Piemonte . » Gilardoni giunse le mani silenziosamente , sbalordito . Luisa abbracciò Franco , lo baciò , gli tenne il capo sul petto , ad occhi chiusi . Il professore s ' immaginò ch ' ella piegasse con dolore alla volontà di suo marito . « Oh senta » , diss ' egli , volto a Franco . « Se ci fosse la guerra , capirei ; ma così , se dà una tale afflizione a Sua moglie per ragioni economiche , ha torto ! » Luisa , tenendosi sempre al collo di suo marito con un braccio , agitò in silenzio l ' altra mano verso Gilardoni per farlo tacere . « No , no , no » , mormorò , ricongiungendo le braccia intorno al collo di Franco , « fai bene , fai bene » , e perché il Gilardoni insisteva , si staccò da suo marito . « Oh , ma professore ! » , diss ' ella scotendogli le mani incontro , « se glielo dico io che fa bene di partire , se glielo dico io che sono sua moglie ! Ma caro professore ! » « Oh infine , signora ! » , proruppe il Gilardoni . « Bisogna poi anche sapere ... » Franco stese impetuoso le braccia verso di lui , gridò : « Professore ! » « Fa male ! » , gli rispose questi . « Fa male ! Fa male ! » « Cosa c ' è , Franco ? » , dimandò Luisa , meravigliata . « C ' è qualche cosa che io non so ? » « C ' è che devo andar via , che andrò via e non c ' è altro ! » Maria s ' era svegliata di soprassalto a quel grido di suo padre : « Professore ! » , poi , vedendo la mamma così agitata , si dispose a piangere . Finalmente scoppiò in lagrime dirotte : « No papà , no via papà , no via papà ! » . Franco se la tolse in braccio , la baciò , l ' accarezzò . Ella andava ripetendo fra i singhiozzi « papà mio , papà mio » con una voce accorata e grave che faceva male al cuore . Suo padre se ne struggeva tutto , le protestava di voler star sempre con lei e piangeva per il dolore d ' ingannarla , per la commozione di quella tenerezza nuova che veniva proprio adesso . Luisa pensava al grido di suo marito . Il Gilardoni s ' accorse ch ' era in sospetto di un segreto e le domandò , per toglierla da quel pensiero , se Franco intendesse partire presto . Fu questi che rispose . Dipendeva da una lettera di Torino . Fra una settimana , forse ; tutt ' al più fra quindici giorni . Luisa taceva e il discorso cadde . Franco parlò allora di politica , delle probabilità che la guerra scoppiasse a primavera . Anche questo discorso morì presto . Pareva che il Gilardoni e Luisa pensassero ad altro , che ascoltassero il batter delle onde ai muri dell ' orto . Finalmente Ismaele ritornò , ebbe il suo punch , assicurò che il lago non era troppo cattivo , che si poteva partire . Appena i Maironi furono in barca , appena Maria vi riprese il sonno , Luisa domandò a suo marito se vi fosse una cosa ch ' ella non sapeva e che il Gilardoni non doveva dire . Franco tacque . « Basta » , diss ' ella . Allora suo marito le passò un braccio al collo , la strinse a sé , protestando contro parole che ella non aveva dette : « Oh Luisa , Luisa ! » . Luisa si lasciò abbracciare ma non rispose all ' abbraccio ; onde suo marito , disperato , le promise subito di dirle tutto , tutto . « Mi credi curiosa ? » , sussurrò ella fra le sue braccia . No , no , egli voleva raccontarle ogni cosa subito , dirle perché non avesse parlato prima . Ella si oppose ; preferiva che parlasse più tardi , spontaneamente . Avevano il vento in favore e il lume che brillava ad una finestra della loggia serviva bene di mira a Ismaele . Franco tenne sempre abbracciato il collo di sua moglie e guardava tacendo quel punto lucente . Né l ' uno né l ' altra pensarono alla mano amorosa e prudente che lo aveva acceso . Vi pensò Ismaele , affermò che né la Veronica né la Cia eran capaci di un simile tratto di genio e benedisse la faccia del signor ingegnere . Nell ' uscire di barca Maria si svegliò e gli sposi non parvero pensar più che a lei . Quando furono a letto , Franco spense il lume . « Si tratta della nonna » , diss ' egli . La voce era commossa , rotta . Luisa mormorò « caro » e gli prese una mano , affettuosamente . « Non ho mai parlato » , riprese Franco , « per non accusar la nonna e poi anche ... » Qui seguì una pausa ; quindi fu egli che mescolò al suo dire le più tenere carezze mentre sua moglie , invece , non vi rispondeva più . « Temevo » , disse , « l ' impressione tua , i tuoi sentimenti , le idee che ti potevano venire ... » Più le parole avevano questo dubbio sapore , più la voce era tenera . Luisa sentiva avvicinarsi , non un alterco , ma un contrasto più durevole e grave ; non avrebbe voluto , adesso , che suo marito parlasse , e suo marito , sentendola diventar fredda , non proseguì . Ella gli posò la fronte alla spalla e disse sottovoce , malgrado se stessa : « Racconta » . Allora Franco , parlandole nei capelli , le ripeté il racconto fattogli dal professore nella notte del suo matrimonio . Nel riferire a memoria la lettera e il testamento di suo nonno , temperò alquanto le frasi ingiuriose verso suo padre e la nonna . A mezzo il racconto , Luisa , che non si aspettava una rivelazione simile , alzò il capo dalla spalla di suo marito . Questi s ' interruppe . « Avanti » , diss ' ella . Finito ch ' egli ebbe , gli domandò se si potesse dimostrare che il testamento del nonno era stato soppresso . Franco rispose prontamente di no . « Ma » , diss ' ella , « perché allora parlavi delle idee che mi potevan venire ? » . Il suo pensiero era subito corso al probabile delitto della nonna , alla possibilità di un ' accusa . Ma se l ' accusa non era possibile ? Franco non rispose ed ella , dopo aver pensato un poco , esclamò : « Ah , la copia del testamento ? Adoperarla ? Quello è un testamento che potrebbe valere ? » « Sì » « E tu non l ' hai voluto far valere ? » «No.» « Perché , Franco ? » « Ecco ! » , esclamò Franco , pigliando fuoco . « Vedi ? Lo sapevo ! No , non lo voglio far valere , no , no , assolutamente , no ! » « Ma le ragioni ? » « Dio , le ragioni ! Le ragioni si sentono , le devi sentire senza che io te le dica ! » « Non le sento . Non credere ch ' io pensi ai denari . Non pigliamoli i denari , dalli a chi vuoi tu . Io sento le ragioni della giustizia . C ' è la volontà di tuo nonno da rispettare , c ' è un delitto che tua nonna ha commesso . Tu sei tanto religioso , devi riconoscere che questa carta l ' ha fatta venir fuori la giustizia divina . Tu ti vuoi mettere fra la giustizia divina e questa donna ? » « Lascia stare la giustizia divina ! » , rispose Franco , violento . « Cosa sappiamo noi delle vie che prende la giustizia divina ? Vi è anche la misericordia divina ! Si tratta della madre di mio padre , sai ! E non li ho disprezzati sempre questi maledetti denari ? Cosa ho fatto quando la nonna mi ha minacciato di non lasciarmi un soldo se sposavo te ? » La tenerezza e la collera , miste insieme , gli fecero groppo alla gola . Non potendo parlare , afferrò il capo di Luisa , se lo strinse sul petto . « Ho disprezzato i denari per aver te » , riprese con voce soffocata . « Come vuoi che adesso cerchi di riprenderli con dei processi ? » « Ma no ! » , lo interruppe Luisa rialzando il capo . « I denari li darai a chi vorrai ! È della giustizia che parlo io ! Ma non la senti , tu , la giustizia ? » « Dio mio ! » , diss ' egli mettendo un profondo sospiro . « Era meglio che non t ' avessi parlato neanche stasera ! » « Forse sì . Se non volevi rinunciare in nessun caso ai tuoi propositi , forse era meglio . » La voce di Luisa , dicendo questo , esprimeva tristezza , non collera . « Del resto » , soggiunse Franco , « quella carta non esiste più . » Luisa trasalì . « Non esiste più ? » , diss ' ella sottovoce , con ansia . « No . Il professore deve averla distrutta , per ordine mio . » Seguì un lungo silenzio . Luisa ritirò il capo adagio adagio , lo posò sul guanciale proprio . Poi Franco uscì a dir forte : « Un processo ! Con quei documenti ! Con quelle ingiurie ! Alla madre di mio padre ! Per i denari ! » « Ma non ripetere questa cosa ! » , esclamò sua moglie , sdegnata . « Perché la ripeti sempre ? Sai pure che non è vera ! » Parlavano concitati l ' uno e l ' altra ; si capiva che durante il silenzio di prima avevano continuato a lavorar forte col pensiero su questo punto . Egli si irritò del rimprovero e rispose alla cieca : « Non so niente » . « Oh Franco ! » , disse Luisa , addolorata . Egli si era già pentito dell ' oltraggio e le domandò perdono , accusò il proprio temperamento che gli faceva dire cose non pensate , implorò una parola buona . Luisa gli rispose sospirando « sì , sì » ma egli non fu contento , volle che dicesse proprio « ti perdono » , che lo abbracciasse . Il tocco delle care labbra non lo ristorò come al solito . Passarono alcuni minuti ed egli stette in ascolto per capire se sua moglie si fosse addormentata . Udì il vento ` il respiro lieve di Maria , il fragor delle onde , qualche tremolìo dei vetri , non altro . Sussurrò : « Mi hai proprio perdonato ? » , e udì rispondersi con dolcezza : « Sì , caro » . Andò poco e fu lei che stette in ascolto , che udì , insieme al vento , alle onde , agli scricchiolii delle imposte , il respiro uguale , regolare della piccina , il respiro uguale , regolare del marito . Allora mise un altro gran sospiro , un sospiro desolato . Dio , come poteva Franco essersi condotto così ? Ciò che la feriva nel più vivo del cuore era ch ' egli paresse sentir poco le offese fatte alla povera mamma e allo zio . Ma su questo pensiero non voleva fermarsi , almeno prima di aver considerato il torto di lui altrove , di fronte all ' idea di giustizia ; e là lo sentiva , con amarezza eppur non senza compiacimento , inferiore a sé , governato da sentimenti che procedevano dalla fantasia , mentre il sentimento suo proprio era penetrato di ragione . Aveva tanto del bambino , Franco . Ecco , egli poteva già dormire ed ella si teneva sicura di non chiuder occhio fino alla mattina . A lei pareva di non aver fantasia perché non se la sentiva muovere , accendere così facilmente . Chi le avesse detto che la fantasia poteva in lei più che in suo marito , l ' avrebbe fatta ridere . Eppure era così . Solamente , per dimostrarlo , occorreva capovolgere ambedue le anime , perché Franco aveva la sua fantasia visibile a fior d ' anima e tutta la sua ragione al fondo , mentre Luisa aveva la fantasia al fondo e la ragione , molto visibilmente , a fior d ' anima . Ella non dormì infatti e pensò per tutta la notte , con la sua fantasia del fondo dell ' anima , come la religione favorisca i sentimentalismi deboli , com ' essa che predica la sete della giustizia sia incapace di formare negl ' intelletti devoti a lei il vero concetto di giustizia . Anche il professore , che aveva infiltrazioni sierose di fantasia nelle cellule raziocinanti del cervello come nelle cellule amorifiche del cuore , spenta la lucerna , passò gran parte della notte davanti al caminetto lavorando con le molle e con la fantasia , pigliando , guardando , lasciando cader brage e progetti fino a che gli restarono un ultimo carbone lucente e un ' ultima idea . Prese allora uno zolfino e accostatolo alla bragia ne riaccese la lucerna , prese l ' idea pure luminosa e scottante , se la portò a letto . Era questa : partire , all ' insaputa di tutti , per Brescia , presentarsi alla marchesa con i terribili documenti , ottenere una capitolazione . 7 . È giuocato Tre giorni dopo , alle cinque della mattina , in Milano , il professore Gilardoni usciva , inferraiuolato fino agli occhi , dall ' Albergo degli Angeli , passava davanti al Duomo e infilava la buia contrada dei Rastelli dietro una fila di cavalli condotti a mano dai postiglioni , entrava nell ' ufficio delle diligenze erariali . Il piccolo cortile dove ora è la Posta era già pieno di gente , di bestie , di lanterne . Voci di postiglioni e di conduttori , passi di cavalli , scosse di sonagliere ; all ' eremita della Valsolda pareva un finimondo . Si stavano attaccando i cavalli a due diligenze , quattro per ciascuna . Il professore andava a Lodi perché aveva saputo che la marchesa era in visita presso un ' amica di Lodi . La diligenza di Lodi partiva alle cinque e mezzo . Faceva un freddo intenso e il povero professore girava inquieto intorno al carrozzone mostruoso pestando i piedi per riscaldarsi ; tanto che un altro viaggiatore gli disse argutamente : « Freschino , eh ? Freschinetto , freschinetto ! » . Quando Dio volle si finì di attaccare i cavalli , un impiegato chiamò i viaggiatori per nome e il buon Beniamino sparì nel ventre del carrozzone insieme a due preti , a una vecchia serva , a un vecchio signore con una natta enorme sul viso e a un giovine elegante . Gli sportelli furono chiusi , un comando fu dato , le sonagliere tintinnarono , il carrozzone si scosse , i preti , la vecchia , il signore dalla natta si fecero il segno della croce , i sedici zoccoli dei cavalli strepitarono sotto l ' androne , le ruote pesanti lo empirono di fragore , poi tutto questo fracasso si smorzò e la diligenza svoltò a destra verso Porta Romana . Adesso le ruote correvano quasi silenziose e i viaggiatori non sentivano più che il pestar disordinato dei sedici zoccoli sulle pietre . Il professore guardava passar le case scure , il raro chiaror dei fanali , qualche piccolo caffè illuminato , qualche garetta di sentinella . Gli pareva che il silenzio della grande città avesse qualche cosa di minaccioso e di formidabile per quei soldati , che le stesse mura delle case nereggiassero d ' odio . Quando la diligenza entrò nel corso di Porta Romana , così allagato di nebbia che dai finestrini non si vedeva quasi più nulla , chiuse gli occhi e si abbandonò al piacere d ' immaginar le persone e le cose che aveva nel cuore , di conversar con esse . Non era più il viaggiatore della natta che gli sedeva in faccia , era donna Ester tutta chiusa in un gran mantello nero e col cappuccio in capo . Ella lo guardava fiso ; i begli occhi gli dicevano : « Bravo , Lei fa una bella azione , mostra molto cuore , non l ' avrei creduto . L ' ammiro . Ella non è più né vecchio , né brutto per me . Coraggio ! » . A questa esortazione di aver coraggio gli veniva una stretta di paura , gli scattava in mente la immagine della marchesa ; e il rumor sordo delle ruote si trasformava nella voce nasale della vecchia dama che gli diceva : « Si accomodi . Cosa desidera ? » . A questo punto la diligenza si fermò e il professore aperse gli occhi . Porta Romana . Qualcuno aperse lo sportello , domandò le carte di sicurezza , e , raccoltele , si allontanò , ricomparve dopo cinque minuti , le restituì a tutti fuorché al giovine elegante . « Lei scenda » , gli diss ' egli . Quegli impallidì , discese in silenzio e non ritornò . Dopo un altro minuto fu chiuso lo sportello , una voce ruvida disse : « Avanti ! » . Il signore dalla natta collocò la sua borsa da viaggio sul sedile rimasto vuoto ; nessun altro viaggiatore diede segno di accorgersi dell ' accaduto . Solo quando i quattro cavalli ebbero ripreso il trotto , Gilardoni domandò al prete suo vicino se conoscesse il nome del giovine e quegli rispose bruscamente « off ! » , girò verso il professore due occhi sgomentati e sospettosi . Il professore guardò l ' altro prete che subito trasse di tasca una corona e fattosi il segno della croce si mise a pregare . Il professore tornò a chiudere gli occhi e l ' immagine del giovane sconosciuto si perdette per sempre nella nebbia come parevano perdervisi i rari fantasmi d ' alberi , di pioppi e di salici , che passavano a destra e a sinistra della via . « Come incominciare ? » , pensava il Gilardoni . Dalla notte di Natale in poi non aveva fatto che immaginare e discutere fra sé il modo di presentarsi alla marchesa , di entrar nell ' argomento e di svolgerlo , la capitolazione da offrire . Non aveva chiara in mente che quest ' ultima ; ove la signora marchesa facesse un largo assegno al nipote , egli distruggerebbe le carte . Queste carte non le teneva seco ; ne aveva una copia . Dovevano produrre un effetto fulmineo ; ma come incominciare ? Nessuno dei tanti esordi pensati lo accontentava . Anche adesso , fantasticando ad occhi chiusi , si poneva il problema partendo dal solo termine conosciuto : " Si accomodi . Cosa desidera ? " . Immaginava una risposta che poi gli pareva o troppo ossequiosa o troppo ardita o troppo lontana dall ' argomento o troppo vicina ad esso e ricominciava la via dal solito principio : " Cosa desidera ? " . Un livido chiaror d ' alba , pieno d ' uggia , di tristezza e di sonno , entrò nella diligenza . Adesso che l ' ora del colloquio stava per giungere , mille dubbi , mille incertezze nuove mettevano in iscompiglio tutte le previsioni del professore . La stessa base de ' suoi calcoli improvvisamente crollò . Se la marchesa non gli dicesse né « si accomodi » né « cosa desidera ? » . Se lo accogliesse Dio sa in quale altro modo imbarazzante ? E se non lo volesse ricevere ? Santo cielo , se non lo volesse ricevere ? L ' improvviso strepitar dei sedici zoccoli sopra un ciottolato gli fece battere il cuore . Ma non era ancora il ciottolato di Lodi ; era il ciottolato di Melegnano . A Lodi arrivò circa alle nove . Scese all ' Albergo del Sole , ebbe una stanza dove non c ' era né sole né fuoco . Non osando affrontare la nebbia delle vie , né le vampe della cucina , osò invece porsi a letto , mise il berretto da notte che sapeva le sue angustie , aspettò , con la sigaretta di canfora in bocca , qualche buona idea e il mezzogiorno . Salì , al tocco , le scale del palazzo X . , col savio proposito di scordar tutte le frasi meditate , di rimettersi alla ispirazione del momento . Un domestico in cravatta bianca lo introdusse in uno stanzone scuro , dal pavimento di mattoni , dalle pareti coperte di seta gialla , dal soffitto a stucchi , e , fatto un inchino , uscì . Poche antiche sedie a bracciuoli , bianche e dorate , con la stoffa rossa , stavano in semicerchio davanti al camino dove tre o quattro ceppi enormi ardevano adagio dietro la grata di ottone . L ' aria aveva un odor misto di vecchie muffe , di vecchie pasticcerie , di vecchie mele cotte , di vecchie stoffe , di vecchia pelle , di decrepite idee , una sottile essenza di vecchiaia che faceva raggrinzar l ' anima . Il domestico ritornò ad annunciare , con grande emozione del Gilardoni , il prossimo ingresso della signora marchesa . Aspetta e aspetta , ecco aprirsi un grande uscio a fregi dorati , ecco un campanellino corrente , ecco Friend che trotta dentro fiutando il pavimento a destra e a manca , ecco una gran campana di seta nera sotto un cupolino di pizzo bianco , ecco fra due nastri celesti la parrucca nera , la fronte marmorea , gli occhi morti della marchesa . « Che miracolo , professore , a Lodi ? » , disse la voce sonnolenta , mentre il cagnolino fiutava gli stivali del professore . Questi fece un profondo saluto e la dama che pareva appunto l ' ampolla dell ' essenza di vecchiaia , andò a porsi in un seggiolone accanto al fuoco e fece accomodare la sua bestiola in un altro ; dopo di che accennò al Gilardoni di accomodarsi pure . « Suppongo » , diss ' ella , « che avrà qualche parente alle Dame Inglesi . » « No » , rispose il professore , « veramente no . » La marchesa era faceta , qualche volta , alla sua maniera . « Allora » , disse , « sarà forse venuto a far provvista di mascherponi . » « Neanche , signora marchesa . Sono venuto per affari . » « Bravo . È stato disgraziato col tempo . Mi par che piova , adesso . » A questa impreveduta diversione il professore ebbe paura di perdere la tramontana . « Sì » , diss ' egli sentendosi diventare sciocco come lo scolaro cui l ' esame piega male : « pioviggina » . La sua voce , la sua fisionomia dovettero tradire l ' imbarazzo interno , apprendere alla marchesa che egli era venuto per dirle qualche cosa di particolare . Ella si guardò bene dall ' offrirgliene il bandolo , continuò a parlargli del tempo , del freddo , dell ' umido , di un raffreddore di Friend che infatti accompagnava di frequenti starnuti il discorso della sua dama . La voce sonnolenta aveva un placido tono quasi ridente , una blanda benevolenza ; e il professore sudava freddo al pensiero di fermare quella melliflua vena per offrir in cambio la pillola amara che aveva in tasca . Egli avrebbe potuto approfittar d ' una pausa per metter fuori il suo esordio , ma non seppe farlo ; e fu invece la marchesa che ne approfittò per metter fuori la sua chiusa . « La ringrazio tanto » , diss ' ella , « della visita , e adesso La congedo perché Ell ' avrà le Sue faccende e , per dire il vero , ho un impegno anch 'io.» Qui bisognò saltare : « Veramente » , rispose il Gilardoni , tutto agitato , « io ero venuto a Lodi per parlare con Lei , signora marchesa . » « Questo » , osservò la dama , gelida , « non lo avrei potuto immaginare . » Il professore trascorse avanti , nello slancio del salto . « Si tratta di cose urgentissime » , diss ' egli , « e io debbo pregare ... » La marchesa lo interruppe . « Se si tratta di affari , bisogna ch ' Ella si rivolga al mio agente di Brescia . » « Scusi , signora marchesa ; si tratta d ' un affare specialissimo . Nessuno sa e nessuno deve sapere che sono venuto da Lei . Le dico subito che si tratta di Suo nipote . » La marchesa si alzò e il cane accovacciato sul seggiolone si levò pure , abbaiando verso il Gilardoni . « Non mi parli » , disse solennemente la vecchia signora , « di quella persona che per me non esiste più . Andiamo , Friend . » « No , signora marchesa ! » , ripigliò il professore . « Ella non può assolutamente immaginare cosa Le dirò ! » « Non m ' importa di niente , non voglio saper niente , La riverisco ! » La inflessibile dama si mosse , così dicendo , verso l ' uscio . « Marchesa ! » , esclamò alle sue spalle il professor Beniamino , mentre Friend , saltato dal seggiolone , gli abbaiava disperatamente alle gambe : « Si tratta del testamento di Suo marito ! » Stavolta la marchesa non poté a meno di fermarsi . Tuttavia non si voltò . « Questo testamento non Le può piacere » , soggiunse rapidamente il Gilardoni , « ma io non ho l ' intenzione di pubblicarlo . Mi ascolti , La supplico , marchesa ! » Ella si voltò . La faccia impenetrabile tradiva una certa emozione nelle narici . Neppure le spalle eran del tutto tranquille . « Che storie mi conta ? » , rispose . « Le pare una bella convenienza di venire a nominarmi , così senza riguardi , il povero Franco ? Cosa c ' entra Lei negli affari della mia famiglia ? » « Perdoni » , replicò il professore frugandosi in tasca . « Se non c ' entro io , ci potrebbero entrare altri con meno riguardi di me . Abbia la bontà di vedere i documenti . Queste ... » « Si tenga i suoi scartafacci » , interruppe la marchesa vedendogli levar di tasca delle carte . « Queste sono le copie fatte da me ... » « Le dico che se le tenga , che se le porti via ! » La marchesa suonò un campanello e si avviò da capo per uscire . Il professore , tutto fremente , udendo venir un domestico , vedendo lei aprir l ' uscio , gittò le sue carte sopra una seggiola , disse sottovoce in fretta e furia : « Le lascio qui , non le veda nessuno , io sono al Sole , ritornerò domani , le guardi , ci pensi bene ! » , e prima che arrivasse il domestico , scappò per la parte ond ' era venuto , tolse il ferraiuolo , infilò le scale . La marchesa rimandò il domestico , stette un poco in ascolto , poi ritornò sui suoi passi , prese le carte , andò a chiudersi nella sua stanza e , inforcati gli occhiali , incominciò a leggere presso la finestra . La faccia era oscura e le mani tremavano . Il professore stava per andare a letto nella sua camera gelata del Sole , quando due poliziotti vennero a recargli l ' ordine di recarsi immediatamente all ' ufficio di Polizia . Egli sentì bene un certo rimescolamento interno ma non si smarrì e partì con essi . Alla Polizia , un piccolo Commissario insolente gli domandò perché fosse venuto a Lodi e avutone risposta che c ' era venuto per affari privati , fece un atto d ' incredulità sprezzante . Che affari privati pretendeva avere a Lodi il signor Gilardoni ? Con chi ? Il professore nominò la marchesa . « Ma se nessuna Maironi sta a Lodi ! » , esclamò il Commissario , e perché l ' altro protestava , lo interruppe subito : « Basta , basta , basta ! » . La Polizia sapeva di certo che il signor Gilardoni , quantunque I . R . pensionato , non era un leale austriaco , che aveva degli amici a Lugano e ch ' era venuto a Lodi con un fine politico . « Lei ne sa più di me ! » , esclamò il Gilardoni soffocando a stento la collera . « Faccia silenzio ! » , gl ' intimò il Commissario . « Del resto Ella non deve credere che l ' I . R . Governo abbia paura di Lei . È libero di andare . Solamente deve lasciar Lodi entro due ore ! » Qui Franco avrebbe capito subito di dove veniva il colpo ; il filosofo non capì . « Son venuto » , diss ' egli , « a Lodi per un affare urgente che non ho finito , per un interesse privato gravissimo . Come posso partire dentro due ore ? » « Con una vettura . Se , trascorse due ore , Ella è ancora in Lodi , La faccio arrestare . » « La mia salute » , replicò la vittima , « non mi permette di viaggiare di notte in dicembre . » « Ebbene , La farò arrestare subito . » Il povero filosofo prese in silenzio il suo cappello e uscì . Un ' ora dopo egli partiva per Milano in un calessino chiuso , con i piedi nella paglia , con una coperta sulle gambe , con una gran sciarpa al collo , pensando che aveva pur fatto una bella spedizione e inghiottendo saliva ogni momento per sentir se gli doleva la gola . Notte infame davvero ; ma non la passò sulle rose neppur la signora Marchesa . 8 . Ore amare L ' ultimo dì dell ' anno , mentre Franco stava scrivendo le minutissime istruzioni che intendeva lasciare a sua moglie per il governo del giardinetto e dell ' orto , mentre lo zio rileggeva per la decima volta la sua favorita Storia della diocesi di Como , Luisa uscì a passeggio con Maria . Splendeva un tepido sole . Non v ' era neve che sul Bisgnago e sulla Galbiga . Maria trovò una viola presso il cimitero e un ' altra la trovò in fondo alla Calcinera . Lì faceva veramente caldo , l ' aria aveva un lieve aroma di alloro . Luisa sedette con le spalle al monte , permise che Maria si divertisse ad arrampicarsi e sdrucciolar sull ' erba secca dietro a lei , e pensò . Non aveva riveduto il professor Gilardoni dopo la notte di Natale e desiderava parlargli , non per udir da capo la storia del testamento Maironi , ma per farsi raccontare il suo colloquio con Franco quando gliel ' aveva mostrato , per conoscere le prime impressioni di Franco e l ' opinione del professore . Poiché il testamento era stato distrutto , ciò aveva solamente un ' importanza psicologica . La curiosità di Luisa non era però una fredda curiosità di osservatrice . La condotta di suo marito l ' aveva gravemente offesa . Pensandoci e ripensandoci , come aveva fatto dalla notte di Natale in poi , s ' era persuasa che anche il silenzio serbato con lei fosse un peccato grave contro il diritto e l ' affetto . Ora le riusciva amaro il sentirsi diminuir la stima per suo marito , tanto più amaro alla vigilia della sua partenza e in un momento in cui egli meritava lode . Avrebbe voluto almeno sapere che quando il Gilardoni gli aveva mostrato quelle carte vi era stata in lui una lotta , che il sentimento più giusto si era sollevato almeno un momento nell ' anima sua . Si alzò , prese Maria per mano e si avviò verso Casarico . Trovò il professore nell ' orto , col Pinella , disse a Maria di andar a correre , a giuocare insieme al Pinella , ma la bambina , sempre avida di ascoltar i discorsi delle persone grandi , non volle assolutamente saperne . Allora entrò nell ' argomento senza pronunciar nomi . Voleva parlare al professore di quelle tali carte , di quelle vecchie lettere . Il professore , rosso , rosso , protestò che non capiva . Per fortuna il Pinella chiamò Maria mostrandole un libro d ' immagini e Maria , vinta dal libro , corse a lui . Allora Luisa levò al professore gli scrupoli , gli disse che sapeva tutto da Franco stesso , gli confessò di aver disapprovato suo marito , di aver provato e di provare ancora un gran dolore ... « Perché perché perché ? » , interruppe il buon Beniamino . Ma perché Franco non aveva voluto far nulla ! « Ho fatto io , ho fatto io , ho fatto io ! » , disse il Gilardoni , tutto acceso e trepidante , « ma per amor del cielo non dica niente a Suo marito ! » . Luisa restò sbalordita . Ma cosa aveva fatto il professore ? Ma quando ? Ma come ? Ma il testamento non era stato distrutto ? Allora il professore , rosso come una bragia , facendo degli occhi spiritati , intercalando il suo dire di « ma per carità , neh ? - ma zitto , neh ? » , mise fuori tutti i suoi segreti , la conservazione del testamento , il viaggio a Lodi . Luisa lo ascoltò sino alla fine , poi fece « ah ! » e si strinse forte forte il viso fra le mani . « Ho fatto male ? » , esclamò il professore , spaventato . « Ho fatto male , signora Luisina ? » « Altro che male ! Malissimo ! Mi scusi , sa , Lei ha avuto l ' aria di andare a proporre una transazione , un mercato ! E la marchesa crederà che siamo d ' accordo ! Ah ! » Ella strinse e scosse le mani congiunte come se avesse voluto rimaneggiarvi , rimpastarvi dentro una testa professorale più quadra . Il povero professore , costernato , andava ripetendo : « Oh Signore ! Oh povero me ! Oh che asino ! » , senza tuttavia comprender bene quale asinata avesse commesso . Luisa si buttò sul parapetto verso il lago , a guardare nell ' acqua . Balzò su a un tratto , batté il dorso della destra sul palmo della sinistra , il suo viso s ' illuminò . « Mi conduca nel Suo studio » , diss ' ella . « Posso lasciar qui Maria ? » . Il professore accennò di sì e l ' accompagnò , tutto palpitante , nello studio . Luisa prese un foglio di carta e scrisse rapidamente : « Luisa Maironi Rigey fa sapere alla marchesa Maironi Scremin che il professore Beniamino Gilardoni è un ottimo amico di suo marito e suo , ma che ne fu disapprovato per l ' uso inopportuno di un documento destinato a sorte diversa : che perciò nessuna comunicazione si attende né si desidera da parte della signora marchesa » . Com ' ebbe scritto , tese silenziosamente la lettera al professore . « Oh no ! » , esclamò il professore dopo aver letto . « Per amor del cielo , non mandi questa lettera ! Se Suo marito lo sa ! Pensi che dispiacere immenso , per me , per Lei ! E come Suo marito non lo avrebbe a sapere ? » . Luisa non rispose , lo guardo a lungo , non pensando a lui , pensando a Franco , pensando che forse la marchesa potrebbe prendere quella lettera per un artificio , per uno spauracchio . La riprese e la stracciò sospirando . Il professore , raggiante , le voleva baciar la mano . Ella protestò : non lo aveva fatto né per lui né per Franco , lo aveva fatto per altre ragioni ! Il sacrificio del suo sfogo la esacerbò , anzi , contro Franco . « Ha torto ! Ha torto ! » , ripeteva col cuore amaro . E né lei né il professore si accorsero che Maria era nella stanza . Vista partir sua madre , la piccina non aveva più voluto restar col Pinella e il Pinella l ' aveva condotta fino all ' uscio dello studio , gliel ' aveva aperto senza far rumore . La piccina , colpita dall ' aspetto di sua madre , si fermò a fissarla con una espressione di sgomento . La vide stracciar la lettera , la udì esclamare « ha torto ! » e si mise a piangere . Luisa accorse , la prese tra le braccia , la consolò e partì subito . Le ultime parole del professore nel congedarsi , furono : « Per carità , silenzio ! » . « Cosa , silenzio ? » , domandò subito Maria . Sua madre non le badò ; tutti i suoi pensieri erano altrove . Maria ripeté tre o quattro volte : « Cosa , silenzio ? » . Quando finalmente si udì rispondere « zitto , basta » tacque un poco e poi ricominciò rovesciando all ' indietro la sua testolina ridente , proprio per stuzzicar la mamma : « Cosa , silenzio ? » . Ne fu sgridata forte , tacque ancora , ma passando sotto il cimitero , a pochi passi da casa , ricominciò da capo , con lo stesso riso malizioso . Allora Luisa , tutta raccolta nello sforzo di comporsi una maschera indifferente , le diede solo una strappata , che però bastò a farla tacere . Maria era molto allegra , quel giorno . A pranzo , scherzando con la mamma , si ricordò dei rimproveri toccati a passeggio , la guardò sottecchi col solito risolino timido e provocatore , mise ancora fuori il suo « cosa , silenzio ? » . La mamma finse di non udire ed ella insistette . Luisa la fermò allora con un « basta ! » così insolitamente vibrato che la boccuccia di Maria si aperse piano piano e le lagrime scoppiarono . Lo zio fece « oh povero me ! » e Franco diventò scuro , si capì che disapprovava sua moglie . Poiché Maria piangeva e piangeva , si sfogò addosso a lei ; la prese tra le braccia , la portò via che strillava come un ' aquila . « Meglio ancora ! » , esclamò lo zio . « Bravissimi ! » « Lasci un po ' fare , Lei » , gli disse la Cia mentre Luisa taceva . « I genitori devono farsi ubbidire , già . » « Ma sì , così mi piace » , le rispose il padrone , « mettete fuori anche voi la vostra sapienza . » Ella si azzittì tutta ingrugnata . Intanto Franco , piantata Maria in un angolo dell ' alcova , ritornò e brontolò qualche parola sul voler far piangere i bambini per forza , per cui Luisa s ' imbronciò alla sua volta , andò in cerca di Maria , la ricondusse lagrimosa ma silenziosa . Il breve desinare finì male perché Maria non volle più mangiare e tutti erano imbronciati per una ragione o per l ' altra , meno lo zio Piero il quale si mise ad arringar Maria con dei predicozzi mezzo serii mezzo scherzosi , tanto che le fece tornare un po ' di sole in viso . Dopo pranzo Franco andò a vedere di certi vasi che teneva nel sotterraneo sotto il giardinetto pensile e prese Maria con sé , la interrogò benignamente , vedendola ormai allegra , sull ' origine di tanti guai . « Che significava questo cosa , silenzio ? » « Non lo so . » « Ma perché la mamma non voleva che tu dicessi così ? » « Non lo so . Io dicevo sempre così e la mamma mi sgridava sempre . » « Quando ? » « A passeggio . » « Dove sei stata , a passeggio ? » « Dal signor Ladroni . » ( Lo zio le aveva facilitato il nome del professore così . ) « E hai cominciato in casa del signor Ladroni a dire questa cosa ? » « No , è stato il signor Ladroni che ha detto così alla mamma . » « Cosa ha detto ? » « Ma , papà , non capisci niente ! Ha detto : per carità , silenzio ! » . Franco non parlò più . « La mamma ha stracciato una carta , anche , dal signor Ladroni » , soggiunse Maria , stimando , adesso , far tanto maggior piacere a suo padre quante più cose gli raccontava di questa visita . Suo padre le impose di tacere . Ritornato in casa , domandò a Luisa , con un viso poco benevolo , perché avesse fatto piangere la bambina . Luisa lo guardò , le parve che sospettasse , gli domandò risentita se dovesse giustificarsi di queste cose . « Oh no ! » , fece suo marito , freddo ; e se ne andò in giardinetto a veder se le foglie secche al piede degli aranci e la paglia intorno al tronco fossero in ordine perché la notte si annunziava rigida . Lavorando intorno alle piante si disse amaramente che se avessero avuto senso e parola , gli si sarebbero mostrate più riconoscenti , più affettuose del solito per la sua prossima partenza , mentre Luisa aveva cuore di essergli aspra . D ' essere stato aspro egli stesso non gli venne in mente . Luisa , dal canto suo , si dolse subito d ' avergli risposto così , ma non poteva trattenerlo , gittarglisi al collo e finirla con due baci ; troppo le pesava sul cuore l ' altra cosa ! Franco finì di accomodar le fasciature a ' suoi aranci e rientrò a pigliarsi il mantello per andar in chiesa ad Albogasio . Luisa che stava in cucina sbucciando delle castagne , lo udì passare pel corridoio , stette un momento in forse , lottando con se stessa , poi balzò fuori , lo raggiunse mentre stava per scender le scale . « Franco ! » , diss ' ella . Franco non rispose , parve respingerla . Ella lo afferrò allora per un braccio , lo trasse nella vicina camera dell ' alcova . « Cosa vuoi ? » , diss ' egli , scosso ma desideroso di tenersi il suo rancore . Luisa non gli rispose , gli cinse con le braccia il collo riluttante , gli piegò il viso sul petto e disse sottovoce : « Non dobbiamo esser in collera , sai , in questi giorni » . Egli , che aveva aspettato parole di scusa , si staccò dal collo le braccia di sua moglie e rispose asciutto : « Io non sono in collera . Mi racconterai poi » , soggiunse , « cosa ti ha confidato il signor professore Gilardoni di tanto segreto da doverti raccomandare il silenzio » . Luisa lo guardò attonita , addolorata . « Tu hai sospettato di me » , diss ' ella , « e hai interrogato la bambina ? Hai fatto questo ? » « Ebbene » , diss ' egli , « e se avessi fatto questo ? Del resto tu pensi sempre il peggio di me , si sa . Bene , guarda , non voglio saper niente . » Ella lo interruppe , « ma te lo dirò , ma te lo dirò » , ed egli allora cui la coscienza rimordeva un poco per l ' interrogatorio di Maria , vedendo poi anche Luisa disposta a parlare , non volle assolutamente udirla , le proibì di spiegarsi . Ma il suo cuore traboccava di amarezza e gli occorreva pure uno sfogo . Si dolse che dopo la notte di Natale ella non fosse più stata con lui la solita Luisa . A che valevano le proteste ? Lo aveva capito bene . Del resto era tanto tempo ch ' egli aveva capito una cosa ! Che cosa ? Oh , una cosa naturale ! Naturalissima ! Meritava egli di essere amato da lei ? No certo ; egli era un povero disutile e niente altro . Non era naturale che dopo averlo conosciuto bene , ella lo amasse meno ? Perché certo certo lo amava meno di una volta . Luisa tremò che questo fosse vero , disse « no , Franco , no » e lo sgomento di non saperlo dire con energia bastante le paralizzò la voce . Egli che aveva sperato una smentita violenta , sussurrò atterrito : « Dio mio ! » . Allora fu lei che si atterrì , fu lei che lo strinse disperatamente fra le braccia singhiozzando « ma no ! ma no ! ma no ! » . S ' intesero sino al fondo con una comunicazione magnetica e stettero a lungo abbracciati , parlandosi in un muto sforzo spasmodico di tutto l ' esser loro , dolendosi l ' uno dell ' altro , rimproverandosi , volendosi appassionatamente riprendere , gustando il piacere acuto e amaro di unirsi per un momento con la volontà e con l ' amore malgrado la intima disunione delle loro idee e della loro natura ; tutto senza una parola , senza una sola voce . Franco partì per andare in chiesa . Non volle invitar Luisa ad accompagnarlo , sperando ch ' ella lo facesse spontaneamente ; ed ella non lo fece dubitando che gli fosse gradito . La mattina del sette gennaio , dopo le dieci , lo zio Piero fece chiamare Franco . Lo zio stava ancora a letto . Si alzava tardi , non potendo riscaldare la stanza e non volendo , per economia , accendere il fuoco nel salottino troppo per tempo . Però il freddo non gl ' impediva di tirarsi su a leggere , con mezzo il petto e ambedue le braccia fuori delle coperte . « Ciao » , diss ' egli quando Franco entrò . Dal tono del saluto , dalla bella faccia seria nella sua bontà , Franco intese che lo zio aveva pronte parole insolite . Lo zio gl ' indicò infatti la sedia presso il letto , e disse il più solenne dei suoi esordi : « Sètet giò » . Franco sedette . « Dunque parti domani ? » « Sì , zio . » «Bene.» Parve che nel metter fuori quel « bene » il cuore dello zio gli fosse venuto in bocca , tanto la parola gli gonfiò le guance , gli uscì piena e sonora . « Tu » , riprese il vecchio , « non mi hai udito fino ad ora , dirò così , approvare né disapprovare il tuo progetto . Forse avrò dubitato un poco che lo effettuassi . Adesso ... » Franco gli stese ambedue le mani . « Adesso » , continuò lo zio , tenendogliele strette fra le proprie , « visto che sei fermo nella tua idea , ti dico : l ' idea è buona , il bisogno c ' è , va , lavora , il lavoro è una gran cosa . Dio ti faccia incominciar bene e poi ti faccia perseverare , ch ' è il più difficile . Ecco . » Franco gli voleva baciar le mani , ma lo zio fu pronto a ritirarle . « Lassa stà , lassa stà ! » . E riprese a parlare . « Adesso senti . È possibile che non ci vediamo più . » Proteste di Franco . « Sì sì sì » , rispose il vecchio ritirando l ' anima dagli occhi e dalla voce , « tutte belle cose , cose che bisogna dire . Lascia stare . » Gli occhi ripresero la loro luce seria e buona , la voce il suo tono grave . « È possibile che non ci vediamo più . Del resto ti domando io cosa ci faccio , oramai , a questo mondo . E per voi sarebbe meglio che me ne andassi . Forse a tua nonna dispiace che io vi abbia raccolti , forse le sarà più facile , poi , di riconciliarsi con voi . Perciò , posto che non ci vediamo più , ti prego , appena morto io , se le cose non saranno ancora accomodate , di fare qualche passo . » Franco si alzò , abbracciò lo zio con le lagrime agli occhi . « Testamento » , riprese lo zio , « non ne ho fatto e non ne faccio . Il poco che ho è di Luisa ; non occorre testamento . Vi raccomando la Cia ; fate che non le manchi un letto e un tozzo di pane . Per i funerali bastano tre preti che mi cantino un requiem di cuore ; il nostro , l ' Introini e il prefetto della Caravina ; c ' è mica bisogno di farne cantare cinque o sei per amor del candirott e del vin bianch . Per il mio vestiario lasciamo fare a Luisa che saprà dove metterlo a posto . Il mio orologio a ripetizione lo prenderai tu per mia memoria . Vorrei lasciare un ricordo anche a Maria , ma come si fa ? Potrai pigliar un pezzo della mia catena d ' oro . Se hai una medaglietta , un crocifisso , glielo attacchi al collo con la mia catena . E amen . » Franco piangeva . Era una gran commozione di sentire lo zio parlar della sua morte così serenamente come di un affare qualsiasi da condur con giudizio e onestà ; lo zio che discorrendo con gli amici pareva tanto attaccato alla vita , che diceva sempre : « Se se pò schivà quella tal crepada ! » . « Oh e adesso contami ! » , diss ' egli . « Che lavoro speri di trovare ? » « Per ora , nell ' ufficio d ' un giornale a Torino , mi scrive T . Forse in avvenire si troverà qualche cosa di meglio . Se poi al giornale non potessi vivere e se non trovassi altro , ritornerei . Per questo bisogna tener la cosa segretissima , almeno per il primo tempo . » Quanto al segreto , lo zio era incredulo . « E le lettere ? » , diss ' egli . Per le lettere era combinato che Franco scriverebbe a Lugano fermo in posta , che Ismaele porterebbe alla posta di Lugano le lettere della famiglia e ritirerebbe quelle di Franco . E che si doveva dire ai conoscenti ? Si era già detto che Franco andava a Milano il giorno otto per affari e che sarebbe stato assente forse un mese , forse anche più . « Questo dover infinocchiar la gente non è la più bella cosa del mondo » , disse lo zio , « ma insomma ! Io ti abbraccio adesso , neh , Franco , perché so che domani mattina parti per tempo e oggi difficilmente saremo soli . Dunque addio . Ti raccomando tutto da capo e non dimenticarti di me . Oh , un ' altra cosa . Tu vai a Torino . Io , come impiegato , ho inteso servire il mio paese . Non ho cospirato , non vorrei cospirare neanche adesso , ma al mio paese ci ho sempre voluto bene . Insomma , salutami la bandiera tricolore . Ciao , neh ! » Qui lo zio aperse le braccia . « Verrai anche tu , zio , in Piemonte » , gli disse Franco alzandosi commosso da quell ' abbraccio . « Se posso appena guadagnarmi quel che strettamente bisogna , vi faccio venire tutti . » « E no , caro . Son troppo vecchio , non mi muovo più . » « Ebbene , verrò io questa primavera con duecentomila miei amici . » « Eh sì ! Düsent mila zücch ! Belle idee , belle speranze ! Oh , è qui , signorina Ombretta Pipì ? » Ombretta Pipì , così Maria era chiamata in casa nei momenti di buon umore , entrò impettita e grave . « Buon giorno , zio . Mi dici l ' Ombretta Pipì ? » Suo padre la prese e la posò sul letto dello zio che la raccolse a sé sorridendo , se la fece sedere sulle gambe . « Venga qua , signorina . Ha dormito bene ? E la bambola , ha dormito bene ? E il mulo , ha dormito bene ? Ah non c ' era ? Tanto meglio . Sì , sì , adesso vengo con l ' Ombretta . E un bacio , niente ? E un altro , no ? Allora bisogna proprio dire : Ombretta sdegnosa Del Missipipì , Non far la ritrosa E baciami qui . » Maria lo ascoltò come se udisse i versi per la prima volta ; e poi , fuori a ridere , a saltare , a battere le mani . E lo zio rideva come lei . « Papà » , diss ' ella facendosi seria , « perché piangi ? Sei in castigo ? » Si aspettavano alquante visite , in quel giorno , di conoscenti che avevan promesso di venire a congedarsi da Franco prima della sua partenza per Milano . Luisa fece il miracolo di accender la stufa in Siberia , come lo zio chiamava la sala , e vi si trovarono insieme donna Ester , i due indivisibili Paoli di Loggio , il Paolin e il Paolon , il professor Gilardoni che vi sofferse di una trepidazione , di una inquietudine continua perché Luisa , non avendo ancora allestito il bagaglio di Franco , andava e veniva dalla camera dell ' alcova , chiamava Ester ogni momento ed Ester era quindi sempre in moto , quando passava dietro al professore , quando gli passava davanti , quando a destra , quando a sinistra . Al pover ' uomo pareva di stare in un turbine magnetico . Ecco capitare , molto inattesa perché dopo la perquisizione non s ' era più veduta , anche la signora Peppina . « Oh cara la mia süra Lüisa ! Oh car el me sür don Franco ! L ' è vera ch ' el voeur propi andà via ? » Adesso è il Paolin che si dimena un poco sulla sedia perché ha l ' idea che la süra Peppina sia mandata dal marito per vedere chi c ' è e chi non c ' è intorno all ' uomo sospetto , nella casa scomunicata . Vorrebbe andarsene subito col suo Paolon , ma il Paolon è più grosso . « Come se fa adèss con sto vioròn chì ch ' el capiss nagott ? » , pensa il Paolin , e , senza guardare il Paolon , gli dice sottovoce : « Andèmm , Paol ! Andèmm ! » Il Paolon stenta infatti molto a capire ma finalmente si alza , se ne va col Paolin , piglia la sua sulle scale . Franco ebbe lo stesso pensiero del Paolin e salutò la signora Peppina con mal garbo . La povera donna ne avrebbe pianto perché voleva tanto bene a sua moglie e teneva in gran concetto anche lui ; ma capiva la sua avversione ; la scusava in cuor suo . Appena osava guardarlo di tempo in tempo , umile , con un ' aria di cane bastonato . Si tolse la Maria sulle ginocchia , le parlò del suo buon papà , del suo caro papà che andava via . « Chi sa che dispiasè , neh ti poera vèggia ? Chi sa che magòn ? Poer ratin . Andà via el papà ! On papà de quella sort ! » Franco discorreva col professore ma udiva e fremeva d ' impazienza . Fu contentissimo che la Veronica venisse a chiamarlo . Lo volevano nell ' orto . Vi discese , trovò il signor Giacomo Puttini e don Giuseppe Costabarbieri ch ' eran venuti per salutarlo ma , informati dal Paolin e dal Paolon , desideravano non farsi vedere dalla süra Peppina . Anche il suolo dell ' orto scottava loro i piedi . Mentre il piccolo eroe magro si difendeva , soffiando , dagl ' inviti di Franco a salire in casa , il piccolo eroe grasso girava vivacemente la testa e gli occhietti come un merlo di buon umore , a guardar ora il monte ora il lago , quasi per un ' abitudine di sospetto . Scorse una barca che veniva da Porlezza . Chi sa ? Non potrebb ' essere l ' I . R . Commissario ? Benché la barca fosse ancora lontana , pensò subito di cavarsela , pensò di andar col Puttini a visitar il Ricevitore per aver la fortuna di non trovar la süra Peppina in casa . Scambiati con Franco saluti sommessi e frettolosi , i due vecchi leproni trottarono via a testa bassa e Franco rimase nell ' orto . L ' aria era mite , il picco di Cressogno saliva senza neve , tutto glorioso di sole , nel sereno , il sole dorava ancora le coste giallognole della Valsolda picchiettate di ulivi , mentre dall ' altra parte del lago scendevano sino all ' acqua , nell ' ombra azzurrognola , i grandi padiglioni bianchi della Galbiga nevosa e del Bisgnago . Franco stette a guardare col cuore grosso il caro paese dei suoi sogni , de ' suoi amori . « Addio , Valsolda » , pensò . « E adesso voglio salutare anche voialtre . » Voialtre erano le sue piante , gli aranci amari , l ' olea sinensis , il nespolo del Giappone , il pinus pinea , che verdeggiavano a giusti intervalli lungo il viale diritto , fra le aiuole degli erbaggi e il lago ; erano i rosai , i capperi , le agavi che uscivano a pender sopra l ' acqua dai fori praticati nel muro . Tutte piccole vite , ancora ; il colosso della famiglia , il pino , non misurava tre metri ; piccole , pallide vite che parevano sonnecchiare nel pomeriggio invernale . Ma Franco le vedeva nell ' avvenire come le aveva pensate piantandole col suo fine sentimento del grazioso e del pittoresco . Ciascuna portava in sé una intenzione di lui . Le nobili pianticelle del viale , sorgendo sugli erbaggi , dovevano significare una certa finezza di spirito e di cultura nella modesta fortuna della famiglia . Gli aranci avevano il compito speciale di dare al quadretto una intonazione mite e gentile ; il dovere del nespolo era di alzare e allargar le braccia frondose sopra un futuro sedile ; i rosai e i capperi del muro verso il lago dovevano dire a chi passava in barca la fantasia d ' un poeta ; le agavi vi avrebbero risposto , in un accordo minore , agli aranci , compagni di esilio ; finalmente gli alti destini del pino erano di spiegar un grazioso ombrello sulla breve oasi , di porre il suo accento meridionale sopra l ' accordo delle agavi e degli aranci , di incorniciar con la sua verde corona il piccolo seno azzurro di Casarico . Addio , addio ! Pareva a Franco che le pianticelle gli rispondessero tristemente : " Perché ci lasci ? Che sarà di noi ? Tua moglie non ci ama come te " . Intanto la barca veduta da don Giuseppe aveva camminato e passava davanti all ' orto , alquanto discosto dalla riva . V ' erano un signore e una signora . Il signore si alzò in piedi e salutò con voce squillante : « Addio , don Franco ! Evviva ! » . La signora sventolò il fazzoletto . Erano i Pasotti . Franco salutò col cappello . I Pasotti ! In Valsolda di gennaio ! Che ci venivano a fare ? E quel saluto ! Pasotti che dopo la perquisizione non si era fatto più vedere , Pasotti salutar così ? Che voleva dir ciò ? Franco , perplesso , salì in casa , diede la notizia . Tutti stupirono e sopra tutti la süra Peppina : « Ma comè ? El dis de bon ? El sür Controlòr ? Poer omasc ! Anca la süra Barborin ? Poera donnètta ! » . Si commentò il fatto . Chi supponeva una cosa e chi un ' altra . Dopo cinque minuti Pasotti entrò strepitando , trascinandosi dietro la signora Barborin carica di scialli e di fagotti , mezza morta dal freddo . Povera creatura , non sapeva dir altro che « dò ôr ! dò ôr in barca ! » mentre suo marito schiamazzava ghignando negli occhi diabolici : « Le fa bene , le fa bene ! Le ho cacciato giù un bicchierino di ginepro a Porlezza . Ha fatto smorfie d ' inferno , ma sta benone ! » . La povera sorda , indovinando che parlava del ginepro , girava gli occhi per il soffitto , rifaceva le smorfie di Porlezza . Pasotti non era mai stato così espansivo . Baciò la mano a Luisa , abbracciò l ' ingegnere e Franco accompagnando gli atti con effusioni e profluvi di sentimento . « Carissima donna Luisa ! Signora ammirabile e perfetta . Car el me Peder ! Car el me re de coeur ! Il mondo è grande ma on alter Peder el gh ' è propri no , va là ! E questo don Franco ! Caro il mio Francone ! Pensare come t ' ho veduto io ! In sottane e grembialino . Quando andavi a rubar i fichi al prefetto della Caravina ! Sto baloss chì ! » Il « baloss » non faceva il viso più incoraggiante del mondo ma l ' altro non se ne dava per inteso . Altrettanto poco poteva intendersi sua moglie con le signore che l ' interrogavano . « Come l ' ha mai faa , süra Pasotti » , le gridava la signora Peppina , « a vegnì in Valsolda de sto temp chì ? » « Oh dèss , la capiss nient , poera donnètta . » Per quanto anche Luisa ed Ester le gridassero nelle orecchie la stessa domanda , per quanto ella spalancasse la bocca , la sorda non capiva , andava rispondendo a caso : « Se ho mangiàa ? Se voeui disnà chì ? » . Intervenne Pasotti , disse che in ottobre egli e sua moglie eran partiti per un richiamo di affari , senza fare il bucato , che sua moglie lo andava seccando da un pezzo per questo benedetto bucato , che finalmente si era risolto di accontentarla e di venire . Allora donna Ester si voltò verso la Pasotti a far l ' atto di lavare . La Pasotti guardò suo marito che le teneva gli occhi addosso e rispose : « Sì sì , la bügada , la bügada ! » . Quell ' occhiata , l ' impero che lesse negli occhi del Controllore fecero sospettare Luisa che vi fosse sotto un mistero . Questo mistero e le inesplicabili espansioni di Pasotti le suggerirono un altro sospetto . Se fosse venuto per loro ? Se nelle cause di questa improvvisa venuta ci avesse parte il viaggio del professore a Lodi ? Avrebbe voluto consultarsi col professore , dirgli di fermarsi fino a che i Pasotti fossero partiti ; ma come parlargli poi senza che se ne avvedesse Franco ? Intanto donna Ester prese congedo e il professore che aveva ottenuto il perdono della capricciosetta , perfidetta signorina , a patto di non domandare il paradiso , ebbe licenza di accompagnarla a casa . I Pasotti non potevano salire ad Albogasio Superiore fino a che il mezzadro , fatto avvertire subito , non avesse posto loro in ordine e riscaldata almeno una stanza . Parlò subito di piantare un tarocchino in tre con l ' ingegnere e Franco . Allora se ne andò anche la signora Peppina e la Pasotti chiese a Luisa di ritirarsi un momento , la pregò di accompagnarla . Appena fu sola coll ' amica nella camera dell ' alcova si guardò attorno con due occhioni spaventati e poi sussurrò : « Sèm minga chì per la bügada neh , sèm minga chì per la bügada ! » . Luisa la interrogò silenziosamente , col viso e col gesto , perché a parlar forte in sala avrebbero udito . Stavolta la Pasotti capì , rispose che non sapeva niente , che suo marito non le aveva detto niente , che le aveva imposto la storia del bucato ma che del bucato a lei non importava nulla . Allora Luisa prese un pezzo di carta e scrisse : « Cosa sospetti ? » . La Pasotti lesse e poi cominciò una mimica complicatissima . Scrollamenti del capo , stralunamenti d ' occhi , sospiri , invocazioni al soffitto ; pareva che si combattesse dentro di lei una gran battaglia di timori e di speranze . Finalmente fece « ah ! » , afferrò la penna e scrisse sotto la domanda di Luisa : « La marchesa ! » . Lasciò cader la penna , stette a contemplar l ' amica . « L ' è a Lod » , diss ' ella sottovoce . « El Controlòr l ' è staa a Lod . Speri comè ! » E poi scappò in sala temendo esser sospettata da suo marito . Finito il tarocco , Pasotti si accostò a una finestra , disse forte qualche cosa sugli effetti della luce crepuscolare e chiamò Franco . « Bisogna che tu venga stasera da me » , gli disse piano , « devo parlarti . » Franco cercò schermirsi . Partiva l ' indomani mattina per Milano , lasciava la famiglia per qualche tempo , gli era difficile passar la sera fuori di casa . Pasotti replicò ch ' era assolutamente necessario . « Si tratta del tuo viaggio di domani » , diss ' egli . « Si tratta del tuo viaggio di domani ! » Appena partiti i Pasotti per Albogasio Superiore , Franco riferì questo colloquio a sua moglie . Egli n ' era stato turbatissimo . Pasotti sapeva , dunque ; non avrebbe fatto tanti misteri se non avesse inteso alludere al viaggio di Torino . E Franco era seccatissimo che Pasotti sapesse . Ma in che modo ? L ' amico di Torino poteva essere stato imprudente . E adesso che voleva da lui , Pasotti ? C ' era forse in aria qualche altro colpo della Polizia ? Ma Pasotti non era l ' uomo da venire ad avvertirnelo ! E tutto quel voltafaccia di amabilità ? Non si voleva ch ' egli andasse a Torino , forse . Non si voleva che trovasse una strada buona , un modo di sottrarre sé e i suoi alla povertà , ai commissari e ai gendarmi ! Pensa e ripensa , non poteva essere che questo . Luisa n ' era poco persuasa , in cuor suo . Temeva altra cosa ; non dubitava però neppur lei che Pasotti sapesse di Torino e ciò scompigliava tutte le sue supposizioni . Insomma non c ' era che andare e udire . Franco andò alle otto , Pasotti lo ricevette colla più affettuosa cordialità e gli fece le scuse di sua moglie ch ' era già a letto . Prima d ' entrar in argomento volle assolutamente che pigliasse un bicchiere di S . Colombano e una fetta di panettone . Col vino e col dolce Franco dovette inghiottire , suo malgrado , molte dichiarazioni di amicizia , i più sperticati elogi di sua moglie , di suo zio e di lui stesso . Vuotato finalmente il bicchiere ed il piatto , il mellifluo bargnìf si mostrò disposto ad entrare in materia . Erano seduti a un tavolino , l ' uno in faccia all ' altro . Pasotti , appoggiato comodamente alla spalliera della seggiola , teneva tra le mani un fazzoletto rosso e giallo di foulard , lo andava palpando . « Dunque » , diss ' egli , « caro Franco , come ti dicevo , si tratta del tuo viaggio di domani . Ho inteso dire oggi a casa tua che parti per affari : si tratta di vedere se io non ti porto un affare anche più grosso di quello che hai a Milano . » Franco , sorpreso da questo inaspettato esordio , tacque . Pasotti chinò gli occhi sul fazzoletto senza restare di maneggiarlo e riprese : « Il mio caro amico don Franco Maironi si può immaginare che se io entro in argomento intimo e delicato , ho una ragione grave di farlo , sento il dovere di farlo e sono autorizzato a farlo » . Le mani si fermarono , gli occhi brillanti e acuti si alzarono a quelli torbidi e diffidenti di Franco . « Si tratta , mio caro Franco , del tuo presente e del tuo avvenire . » Ciò detto , Pasotti posò risolutamente il foulard da banda . Appoggiate le braccia e giunte le mani sul tavolino entrò nel cuore dell ' argomento tenendo sempre gli occhi su Franco che , raccolto alla sua volta indietro sulla spalliera , lo guardava pallido , in una ostile attitudine di difesa . « È dunque un pezzo che io , per l ' antica amicizia verso la tua famiglia , ho in mente di far qualche cosa onde metter fine a un dissidio dolorosissimo . Anche tuo padre , povero don Alessandro ! Che cuor d ' oro ! Che bene mi voleva ! » ( Franco sapeva che suo padre aveva una volta minacciato Pasotti col bastone perché s ' intrometteva troppo nelle faccende di casa sua . ) « Basta . Avendo saputo che tua nonna era a Lodi , domenica scorsa mi son detto : dopo tanti dispiaceri che hanno avuto i Maironi , forse questo è il momento . Andiamo , tentiamo . E sono andato . » Pausa . Franco fremeva . Che razza d ' intercessore gli era capitato ? E chi aveva chiesto intercessioni ? « Debbo dirlo » , riprese Pasotti , « sono contento . Tua nonna ha le sue idee , ha un ' età in cui le idee difficilmente si cambiano , ha il carattere che sai , molto fermo , ma insomma il cuore c ' è . Ti vuol bene , sai . Soffre . Vi è una lotta continua , dentro di lei , fra i suoi sentimenti e i suoi principii ; anche , se vuoi , tra i suoi sentimenti e i suoi risentimenti . Povera marchesa ! È penoso di vedere come soffre ; ma insomma piega , piega . Certamente non bisogna mica aspettarsi poi troppo . Piega ma non fino a spezzare ciò che la sostiene , i suoi principii , voglio dire : sopra tutto i suoi principii politici . » Gli occhi di Franco , le mascelle inquiete , un sussulto di tutta la persona dissero a Pasotti : non toccar questo punto , bada a te ! Pasotti si fermò ; gli era forse venuto in mente il bastone del fu don Alessandro . « Ti capisco » , riprese . « Credi che non ti capisca ? Io mangio il pane del Governo e devo tenermi chiuso nel cuore ciò che penso , ma del resto son con te , sospiro il momento in cui certi colori cederanno il posto a certi altri . Tua nonna non è così e , sfido , bisogna pigliarla com ' è . Se si vuol venire a un accomodamento bisogna pigliarla com ' è . Si può combattere come ho combattuto io , ma ... » « Tutto questo discorso mi pare inutile » , esclamò Franco , alzandosi . « Aspetta ! » , riprese Pasotti . « Il diavolo non sarà poi forse tanto brutto ! Siedi , ascolta ! » Franco non volle saperne di sedersi ancora . « Sentiamo ! » , diss ' egli con voce vibrante d ' impazienza . « Intanto la nonna è disposta a riconoscere il tuo matrimonio ... » « Grazie ! » , interruppe il giovane . « Aspetta ! ... e a farvi un assegno molto conveniente ; per quel che ho capito , fra le sei e le ottomila svanziche all ' anno . Non c ' è male , eh ? » « Avanti ! » « Aspetta ! Non c ' è niente di umiliante . Se ci fosse una condizione umiliante non sarei venuto a proportela . La nonna desidera che tu ti occupi e che tu dia una certa guarentigia di non immischiarti in affari politici . Vi è un modo decoroso di combinare una cosa e l ' altra , questo lo devo riconoscere , benché , te lo dico chiaro , io avessi proposto alla nonna un partito diverso . L ' idea mia era ch ' ella ti mettesse alla testa degli affari suoi . Ne avevi abbastanza per non poter pensare ad altro . Però , anche l ' idea della nonna è buona . Conosco fior di giovinotti che pensano come te e che sono nella carriera giudiziaria . È una carriera molto indipendente e molto rispettata . Una parola tua e tu sei ascoltante al Tribunale . » « Io ? » , proruppe Franco . « Io ! No , caro Pasotti ! No ! Non mi si manda , taci ! la Polizia in casa , non si fa bestialmente destituire un galantuomo che ha la sola colpa di essere zio di mia moglie , taci ti dico ! non si cercano oggi tutte le vie di affamare la mia famiglia e me , per offrirci domani del pane sporco . No , sai , no , grida pure , per fame no , viva Dio , nessuno mi prende ! Dillo pure alla nonna e tu ... e tu ... e tu ... » Pasotti aveva sicuramente un sangue di derivazione felina , cupido , fine , prudente , carezzevole , pronto alla simulazione ma soggetto alla collera . Era venuto interrompendo l ' invettiva di Maironi con proteste sempre più violente ; a quest ' ultima apostrofe , sentendo arrivar un nembo di accuse che tanto più lo irritavano quanto più le indovinava , balzò egli pure in piedi . « Fermati ! » , esclamò . « Che maniera è questa ? » « Buona sera ! » , disse Franco , pigliando il cappello . Ma Pasotti non intendeva lasciarlo partire così . « Un momento ! » , diss ' egli battendo e ribattendo affrettati pugni sul tavolino . « Voialtri vi fate delle illusioni , voialtri sperate molto in quel testamento e quello non e un testamento , quello è un pezzo di carta straccia , quello è il delirio di un pazzo ! » Franco , ch ' era già presso all ' uscio , si fermò , tramortito dal colpo . « Che testamento ? » , diss ' egli . « Via ! » , riprese Pasotti freddo e beffardo . « C ' intendiamo bene ! » Una vampa di collera riaccese il sangue a Franco . « Ma no ! » , diss ' egli . « Fuori ! parla ! Cosa ne sai tu di testamenti ? » « Ah ! » , fece Pasotti con ironica dolcezza . « Adesso va benissimo . » Franco l ' avrebbe strozzato . « Sono stato a Lodi , non te l ' ho detto ? Dunque so . » Franco , fuori di sé , protestò di non capire niente . « Oh già ! » , riprese Pasotti , beffardo più di prima . « Lo informerò io il signore . Sappia dunque che il signor professore Gilardoni , il quale non è affatto amico Suo , si è recato in fine di dicembre a Lodi , e si è presentato alla marchesa con una copia senza valor legale di un preteso testamento del povero Suo nonno . In questo testamento Ella , signor don Franco , è istituito erede universale con accompagnamento di offese atroci alla moglie e al figlio del testatore . Ecco che adesso Ella sa . Del resto il signor Gilardoni è stato fedele alla consegna , ha detto di esser venuto di suo capo , senza farne saper niente a voi . » Franco ascoltò , livido come un cadavere , sentendosi oscurar la vista e l ' anima , raccogliendo tutte le sue forze per non smarrirsi , per dare una risposta degna . « Hai ragione » , diss ' egli . « Anche la nonna ha ragione . Chi ha torto è il professor Gilardoni . Egli mi ha mostrato quel testamento tre anni sono , la notte del mio matrimonio . Gli ho detto di abbruciarlo e ho creduto che l ' avesse fatto . Se non lo ha fatto , mi ha ingannato . Se si è recato a Lodi per quella bella impresa che dice , ha commesso una indelicatezza e una stoltezza enorme . Voi avete avuto ragione di pensar male di noi . Ma sappilo bene ! Io disprezzo il danaro della nonna quanto il danaro del Governo : e siccome questa signora ha la fortuna di essere la madre di mio padre , mai , capisci , mai , e adoperi ella pure contro di noi tutte le bassezze , tutte le perfidie che vuole , mai non userò una carta che la disonora ! Sono troppo superiore a lei ! Va ' e dille questo a nome mio e dille che si riprenda le sue offerte perché le sdegno ! Buona sera . » Lasciò Pasotti sbalordito e se n ' andò tutto tremante di sovreccitazione e di collera , dimenticò di ripigliar la sua lanterna , discese al buio , a gran passi , non sapendo né curando affatto dove mettesse i piedi , esclamando di tempo in tempo , buttando fuori ciò che aveva dentro di rovente : pezzi d ' ira contro il Gilardoni , pezzi di accusa contro Luisa . Lo zio era andato a letto per tempo e Luisa aspettava Franco nel salottino con Maria che teneva alzata perché suo padre potesse averla un poco , l ' ultima sera . La povera Ombretta Pipì aveva cominciato presto a infastidirsi , a far una boccuccia grossa , un visetto piagnoloso , a domandar con una vocina dolente : « Quando viene , papà ? » . Ma ell ' aveva una mamma unica al mondo per consolare gli afflitti . Ombrettina non teneva da un pezzo scarpettine sane e le scarpettine , anche in Valsolda , costavano denari . Pochi , sì , e quando ce n ' è pochissimi ? Ma ell ' aveva una mamma unica al mondo per calzare gli scalzi . Proprio il giorno prima , Luisa , cercando in granaio un pezzo di corda , aveva trovato fra vecchie sciarpe , casse vuote e seggiole rotte , uno stivale di suo nonno . Lo aveva posto a rammollire nell ' acqua , s ' era fatta prestare trincetto , lesina e forbice . Prese ora il venerabile stivale che fece spavento a Ombretta e lo posò sulla tavola . « Adesso gli reciteremo l ' orazione funebre » , diss ' ella con quel brio voluto che neppure un ' angustia mortale poteva toglierle , se le bisognava . « Prima , però , domanderai al tuo signor bisnonno il permesso di prenderti il suo stivale . » Ella fece che Maria giungesse le mani e recitasse questa filastrocca guardando comicamente il soffitto : Caro signor bisnonno benedetto , Questo stival , se Lei non se lo mette , Lo doni alla Sua Ombretta , Che aspetta con gran fretta Un paio di scarpette E Le scocca su in cielo un bel bacetto Alla pianta del piede con rispetto . Venne poi una poco riverente fantasia come ne nascevan tante nel cervello di Luisa , una bizzarra storia dell ' angioletto che lustra gli stivali in paradiso e che un giorno , per voler pigliare senza permesso un pezzetto di pan d ' oro , aveva lasciato cadere sulla Terra lo stivale del bisnonno . Maria si rasserenò , rise , interruppe la mamma con cento domande sul pan d ' oro e sullo stivale rimasto in Paradiso . Che ne farebbe di quello il bisnonno ? La mamma le spiegò che il bisnonno lo avrebbe applicato per di dietro all ' imperatore d ' Austria onde buttarlo giù dal cielo , se ve lo incontrava . In quel momento entrò Franco . Luisa vide subito che gli occhi e la fronte segnavano tempesta . « Dunque ? » , diss ' ella . Franco rispose concitato : « Metti a letto Maria » . Luisa osservò che aveva tenuta la bambina alzata per aspettarlo , perché stesse un po ' con lui . Franco replicò « ti dico di metterla a letto » tanto aspramente che Maria si mise a piangere . Luisa si fece rossa ma tacque . Accese un lume , prese la bambina in braccio , la porse silenziosamente a suo padre per un bacio , che fu freddo , e la portò via . Franco non la seguì . Si arrabbiò di veder quello stivale e lo gettò in terra . Poi sedette , piantò i gomiti sulla tavola , si strinse il capo fra le mani . L ' amara idea che Luisa fosse complice del Gilardoni gli era lampeggiata in mente subito , mentre Pasotti parlava , col ricordo di quel « cosa , silenzio ? » , di quel « basta ! » e del racconto della bambina . Egli aveva dentro a sé come un vortice dove questa idea spariva girando e ricompariva sempre più basso , sempre più vicino al cuore . « Dunque ? » , tornò a chiedere Luisa , rientrando . Franco la guardò un momento in silenzio , la scrutò . Poi si alzò e le afferrò le mani . « Dimmi se sai niente ! » , diss ' egli . Ella indovinò , ma quello sguardo e quel modo la offesero . « Come , se so niente ? » , esclamò accesa in volto . « Me lo domandi così ? » « Ah tu sai ! » , gridò Franco , gittando da sé le mani di lei e levando le braccia in alto . Ella presentì ciò che veniva , il sospetto della sua complicità col professore , la propria smentita , l ' offesa mortale , irrimediabile che Franco le avrebbe fatto se , nell ' ira , non avesse creduto alla sua parola , e giunse le mani spaventata . « No , Franco , no , Franco » , diss ' ella sottovoce e gli gettò le braccia al collo , volle chiuder coi baci le labbra di lui . Ma egli fraintese , credette che volesse domandar perdono e la respinse . « Lo so , sì , lo so » , diss ' ella tornando appassionata al suo petto , « ma l ' ho saputo dopo , quando era cosa fatta , ne ho avuto sdegno come te , più di te ! » Ma Franco aveva troppo bisogno di sfogarsi , di offendere . « E come vuoi che ti creda ? » , esclamò . Ella indietreggiò con un grido , poi gli fece ancora un passo incontro , gli stese le braccia . « No » , supplicò straziata , « dimmi che mi credi , dimmelo subito subito perché altrimenti tu non sai , tu non sai ! » « Cosa , non so ? » « Tu non sai come sono io che ti amerò ancora ma non vorrò più essere moglie per te , che potrò soffrir tanto ma non cambiare , mai più ! Capisci cosa vuol dire mai più ? » Egli la trasse a sé , la sottile persona ansante , le strinse le mani da rompergliele e disse con voce soffocata : « Ti crederò , sì , ti crederò » . Luisa che lo guardava lagrimosa chiese una parola migliore . « Ti crederò » , disse , « ti crederò ? » « Ti credo , ti credo . » Lo credeva davvero ma dov ' è ira è sempre anche orgoglio . Non volle subito arrendersi del tutto ; il suo accento fu piuttosto d ' un uomo compiacente che d ' un uomo convinto . Restarono ambedue silenziosi , tenendosi per le mani , cominciarono a sciogliersi l ' un dall ' altro via via con un impercettibile moto . Fu Luisa che infine , dolcemente , si staccò del tutto . Sentiva la necessità di troncar quel silenzio , parole calde non ne trovava , parole fredde non ne voleva , si mise a raccontare senz ' altro come avesse saputo dal Gilardoni del malaugurato viaggio a Lodi . Parlava con voce tranquilla , non propriamente fredda ma triste , stando seduta alla tavola in faccia a suo marito . Mentre riferiva le confidenze del professore , Franco si riaccendeva , la interrompeva continuamente : « E non gli hai detto questo ? - E non gli hai detto quello ? - Non gli hai detto stupido ? - Non gli hai detto bestia ? » . La prima volta Luisa lasciò correre , poi protestò . Aveva già detto di essersi sdegnata per lo sproposito del Gilardoni ; pareva quasi , adesso , che suo marito ne dubitasse ! Franco si chetò ma di mala voglia . Quando il racconto fu terminato si scagliò ancora contro il filosofo balordo , tanto che Luisa lo difese . Era un amico , aveva errato gravemente , gravissimamente , ma con buona intenzione . Dove andavano a finire le massime di Franco , la carità , il perdono delle offese , s ' egli non perdonava neppure a chi aveva voluto fargli del bene ? Ella pensò , qui , cose che non disse . Pensò che Franco perdonava moltissimo quando a perdonare c ' era follia e gloria e perdonava pochissimo quando c ' erano semplicemente ottime ragioni di farlo . Franco a udirsi parlar da lei di carità , s ' irritò , non osò dire che si sentiva superiore a un attacco simile , ma ritorse poco generosamente il colpo . « Ecco ! » , esclamò con una reticenza piena di sottintesi . « Tu lo difendi ! Già ! » . Luisa ebbe un sussulto nervoso delle spalle , ma tacque . « E perché non parlare , tu ? » , riprese Franco . « Perché non raccontarmi tutto subito ? » « Perché quando rimproverai Gilardoni egli mi supplicò di tacere ed io credetti , com ' era anche vero , che fosse inutile , a cosa fatta , darti un dispiacere così grande . L ' ultimo dì dell ' anno , quando sei andato in collera , volevo dirtelo , volevo raccontarti ciò che mi aveva confidato Gilardoni , te lo ricordi ? E tu non hai assolutamente voluto . Non ho insistito anche perché Gilardoni ha detto alla nonna che noi non ne sapevamo niente . » « Non lo ha creduto ! Naturale ! » « E se io parlavo cosa ci poteva far questo ? Così Pasotti avrà ben capito che tu non sapevi niente ! » Franco non replicò . Allora Luisa gli chiese di raccontarle il colloquio e stette ad ascoltarlo senza batter ciglio . Ella indovinò , con l ' acume dell ' odio , che se Franco avesse accettato di entrare negl ' impieghi , sarebbe venuta fuori l ' ultima condizione : separarsi dallo zio , da un impiegato destituito per ragioni politiche . « Certo ! » , diss ' ella , « avrebbe voluto anche questo ! Canaglia ! » Suo marito trasalì come se quella scudisciata avesse toccato il sangue anche a lui ... « Adagio » , diss ' egli , « con queste parole ! Prima , è una supposizione tua ; e poi ... » « È una supposizione mia ? E il resto ? E offrirti una viltà simile ? » Franco che aveva risposto a Pasotti con furore , rispose ora mollemente a sua moglie . « Sì sì sì , ma insomma ... » Adesso era lei che diventava violenta . L ' idea che la nonna osasse proporre loro l ' abbandono dello zio la faceva quasi impazzire . « Almeno questo » , diss ' ella , « mi consentirai : che pietà non ne merita ! Dio mio , pensare che questo testamento c ' è ancora ! » « Oh ! » , esclamò Franco . « Torniamo da capo ? » « Torniamo da capo ! Hai tu il diritto di pretendere che io neanche pensi , neanche senta come non piace a te ? Sarei vile , meriterei di essere una schiava , e non voglio poi essere né una cosa né l 'altra.» La ribelle intravveduta , sentita qualche volta da Franco attraverso l ' amante , la creatura dall ' intelletto forte sopra l ' amore e orgoglioso , non potuta mai conquistare interamente , gli stava ora di fronte , tutta vibrante nella coscienza della sua ribellione . « Va bene » , disse Franco parlando a se stesso . « Sarebbe vile , sarebbe schiava . Si ricorda Ella nemmeno più che domani vado via ? » « Non andar via . Resta . Eseguisci la volontà del tuo povero nonno . Ricordati quello che mi hai raccontato sulla origine della sostanza Maironi . Restituisci tutto all ' Ospitale Maggiore . Fa giustizia . » « No ! » , rispose Franco . « Chimere ! Il fine non giustifica i mezzi . Il vero fine poi , per te , è colpire la nonna . Questa storia dell ' Ospitale è il mezzo di giustificarlo . No , non mi servirò mai di quel testamento . L ' ho anche dichiarato a Pasotti , con parole da farmi sputare in faccia se cambiassi ! E parto domattina . » Seguì un lungo silenzio . Poi le due voci ripresero il dialogo , gelate e tristi come se nell ' uno e nell ' altro cuore vi fosse adesso qualche cosa di morto . « Hai pensato » , disse Franco , « che farei anche disonore a mio padre ? » « In che modo ? » « Prima per la forma oltraggiosa delle disposizioni e poi perché farei supporre la complicità di mio padre nella soppressione del testamento . Già , tu non le capisci queste cose . Che te ne importa ? » « Ma non è necessario parlar di soppressione . Può darsi che il testamento non sia stato trovato . » Nuovo silenzio . La stessa candela di sego che ardeva sulla tavola aveva una espressione lugubre . Luisa si alzò , raccolse da terra lo stivale del bisnonno e si dispose a incominciar il suo lavoro . Franco andò ad appoggiar la fronte alle invetriate della finestra . Vi rimase un pezzo , assorto nella contemplazione delle ombre della notte . Poi disse piano , senza volgere il capo : « Mai mai l ' anima tua non è stata tutta con me » . Nessuna risposta . Egli si voltò , adesso , e domandò a sua moglie , affatto senza collera , con la dolcezza inesprimibile che aveva nei momenti di depressione fisica o morale , se gli era accaduto , fin dal principio della loro unione , di mancare verso di lei . Gli fu risposto un impercettibile : « No » . « Allora forse non mi amavi come ho creduto ? » « No no no . » Franco non era sicuro di aver inteso bene e ripeté : « Non mi amavi ? » « Sì sì , tanto . » Lo spirito di lui si rialzò , un ' ombra di severità gli rientrò nella voce . « E allora » , diss ' egli , « perché non mi hai dato tutta l ' anima tua ? » Ella tacque . Aveva prima tentato invano di riprendere il lavoro . Le mani tremavano . E adesso veniva questa domanda terribile ! Doveva o non doveva rispondere ? Rispondendo , rivelando per la prima volta cose sepolte in fondo al cuore , avrebbe allargata la scissura dolorosa ; ma poteva non essere leale ? Il suo silenzio durò tanto che Franco le chiese ancora : « Non parli ? » . Ella raccolse tutte le proprie forze e parlò . « È vero , l ' anima mia non è mai stata interamente con te . » Tremò nel dir così , e Franco non respirava più . « Mi sono sempre sentita diversa e staccata da te » , riprese Luisa , « nel sentimento che deve governare tutti gli altri . Tu hai le idee religiose di mia madre . Mia madre intendeva e tu intendi la religione come un insieme di credenze , di culto e di precetti , ispirato e dominato dall ' amor di Dio . Io ho sempre avuto ripugnanza a concepirla così , non ho mai potuto veramente sentire , per quanto mi sforzassi , questo amore di un Essere invisibile e incomprensibile , non ho mai potuto capire il frutto di costringer la mia ragione ad accettare cose che non intende . Però mi sentivo un desiderio ardente di dirigere la mia vita a qualche cosa di bene secondo un ' idea superiore al mio interesse . E poi mia madre mi aveva talmente penetrata , con l ' esempio e con la parola , de ' miei doveri verso Dio e la Chiesa , che i miei dubbi mi davano un grandissimo dolore , li combattevo quanto potevo . Mia madre era una santa . Ogni atto della sua vita corrispondeva alla sua fede . Anche questo poteva molto sopra di me e poi sapevo che la maggiore afflizione della sua vita era stata l ' incredulità di mio padre . Ho conosciuto te , ti ho amato , ti ho sposato , mi sono confermata nel proposito di diventare , nelle cose di religione , come te , perché tu eri come mia madre . Ma ecco , un po ' alla volta , ho trovato che tu non eri come mia madre . Debbo dire anche questo ? » « Sì , tutto . » « Ho trovato che tu eri la bontà stessa , che avevi il cuore più caldo , più generoso , più nobile della terra , ma che la tua fede e le tue pratiche rendevano quasi inutili tutti questi tesori . Tu non operavi . Tu eri contento di amar me , la bambina , l ' Italia , i tuoi fiori , la tua musica , le bellezze del lago e delle montagne . In questo seguivi il tuo cuore . Per l ' ideale superiore ti bastava di credere e di pregare . Senza la fede e senza la preghiera tu avresti dato il fuoco che hai nell ' anima a quello ch ' è sicuramente vero , ch ' è sicuramente giusto qui sulla terra , avresti sentito quel bisogno di operare che sentivo io . Tu lo sai , già , come ti avrei voluto in certe cose ! Per esempio , chi sente il patriottismo più di te ? Nessuno . Bene , io avrei voluto che tu cercassi di servirlo proprio davvero , poco o molto , il tuo paese . Adesso vai in Piemonte ma ci vai sopra tutto perché non abbiamo quasi più da vivere . » Franco accigliatissimo , fece un atto iracondo di protesta . « Se vuoi » , disse umilmente Luisa , « mi fermo . » « No , no , avanti , fuori tutto , è meglio ! » Egli rispose tanto concitato , tanto sdegnoso , che Luisa tacque e solo ripigliò il suo discorso dopo un altro « avanti ! » . « Anche senz ' andare in Piemonte ci sarebbe stato da fare in Valsolda , in Val Porlezza , in Vall ' Intelvi quello che fa V . sul lago di Como , mettersi in relazione colla gente , tener vivo il sentimento buono , preparare tutto ciò ch ' è bene preparare per il giorno della guerra , se verrà . Io te lo dicevo e tu non ti persuadevi , mi facevi tante difficoltà . Questa inerzia favoriva la mia ripugnanza al concetto tuo della religione e la mia tendenza ad un altro concetto . Perché religiosa mi sentivo anch ' io moltissimo . Il concetto religioso che mi si veniva formando sempre più chiaro nella mente era questo , in breve : Dio esiste , è anche potente , è anche sapiente , tutto come credi tu ; ma che noi lo adoriamo e gli parliamo non gliene importa nulla . Ciò ch ' egli vuole da noi lo si comprende dal cuore che ci ha fatto , dalla coscienza che ci ha dato , dal luogo dove ci ha posto . Vuole che amiamo tutto il bene , che detestiamo tutto il male , e che operiamo con tutte le nostre forze secondo quest ' amore e quest ' odio , e che ci occupiamo solamente della terra , delle cose che si possono intendere , che si possono sentire ! Adesso capisci come concepisco io il mio dovere , il nostro dovere , di fronte a tutte le ingiustizie , a tutte le prepotenze ! » Più Luisa procedeva nel definire ed esprimere le proprie idee , più si sentiva contenta di farlo , di esser finalmente sincera , di porsi con franchezza sopra un terreno proprio e fermo ; più si spegneva dentro di lei ogni sdegno contro il marito , più le saliva nel cuore una tenera pietà di lui . « Ecco » , soggiunse , « se si trattasse solamente di questo dispiacere circa la nonna , non credi che avrei sacrificato mille volte l ' opinione mia piuttosto che affliggerti ? Bisognava bene che ci fosse sotto qualche altra cosa . Adesso sai tutto , adesso l ' anima mia l ' ho messa nelle tue mani . » Ella lesse sulla fronte di suo marito un dolor cupo , una freddezza nemica . Si alzò , mosse adagio adagio verso di lui , a mani giunte , fissandolo , cercando gli occhi che la evitavano e si fermò per via , respinta da una forza superiore , benché egli non avesse detto una parola né fatto un gesto . « Franco ! » , supplicò . « Non mi puoi amare più ? » Egli non rispose . « Franco ! Franco ! » , diss ' ella , tendendogli le mani giunte . Poi fece l ' atto di avanzare . Egli si tirò bruscamente indietro . Stettero così a fronte in silenzio , per un eterno mezzo minuto . Franco teneva le labbra serrate , si udiva la sua respirazione frequente . Fu lui che ruppe il silenzio . « Quello che hai detto è proprio il tuo pensiero ? » «Sì.» Egli teneva le mani sulla spalliera d ' una seggiola . La scosse con violenza e disse amaramente : « Basta » . Luisa lo guardò con tristezza indicibile e mormorò : « Basta ? » . Egli rispose con ira : « Sì , basta basta basta basta ! » . Tacque un istante e riprese duramente : « Sarò un neghittoso , un inerte , un egoista , tutto quello che vuoi , ma non sono poi un bambino da venirmi a quietare con due carezze dopo avermi detto tutto quello che mi hai detto ! Basta ! » . « Oh Franco , ti ho fatto male , lo so , ma mi è costato tanto di farti male ! Non puoi prendermi con bontà ? » « Ah , prenderti con bontà ! Tu vuoi ferire e che ti si prenda con bontà ! Tu sei superiore a tutti , tu giudichi , tu sentenzii , tu sei la sola che intende cosa Dio vuole e cosa non vuole ! Questo no , sai , del resto . Di ' pure di me quello che ti piace ma lascia stare le cose che non capisci . Occupati del tuo stivale , piuttosto ! » Egli non voleva vedere in sua moglie che l ' orgoglio , e la sua stessa collera gli era nata quasi tutta d ' orgoglio , d ' amor proprio offeso , era una collera impura che gli offuscava la mente e il cuore . Sì la moglie che il marito avrebbero creduto poter essere accusati di tutto fuorché d ' orgoglio . Ella tacque , riprese il suo posto , tentò riprendere il lavoro , maneggiava nervosamente gli strumenti senza saper bene che si facesse . Franco se n ' andò in sala , sbattendo l ' uscio dietro di sé . Nel buio della sala , abbandonata dopo le cinque , si gelava ; ma Franco non se n ' accorse . Si buttò sul canapè , si diede tutto al suo dolore , alla sua collera , a una facile , violenta difesa mentale di se stesso contro la moglie . Siccome Luisa si era levata , fosse pure con certi temperamenti , contro lui e contro Dio , gli faceva comodo di confondere in cuor suo la propria causa con quella dell ' altro muto , terribile Offeso . La sorpresa , l ' amarezza , l ' ira , le buone e le cattive ragioni gli fecero prima una turbinosa tempesta nel cervello . Poi si sfogò a immaginare pentimenti di Luisa , domande di perdono , magnanime risposte proprie . A un tratto udì Maria gridare e piangere . Si alzò per andar a vedere cos ' avesse , ma era senza lume . Allora attese un poco pensando che andrebbe Luisa . Non udì alcun movimento e la bambina piangeva sempre più forte . Si accostò pian piano al salotto , guardò per il vetro dell ' uscio . Luisa teneva le braccia incrociate sulla tavola e il viso appoggiato alle braccia . Non si vedevano , al lume della candela , che i suoi bei capelli bruni . Franco si sentì cadere la collera , aperse l ' uscio e chiamò a mezza voce con certa severa dolcezza : « Luisa , Maria piange » . Luisa levò il viso pallidissimo , prese la candela e uscì senza dir parola . Suo marito la seguì . Trovarono la bambina a sedere sul letto , tutta piangente , spaventata da un sogno . Quando vide suo padre gli stese le braccia supplicandolo con la voce grossa di pianto : « No via , papà , no via , papà ! » . Franco se la strinse in braccio , la coperse di baci , la chetò , la ripose nel letticciuolo . Ella si teneva stretta una mano del papà , non la voleva in alcun modo lasciare . Luisa prese un ' altra candela sul suo tavolino da notte , volle accenderla e non le riusciva , tanto le tremavano le mani . « Non vieni a letto ? » , le chiese Franco . Ella rispose « no » tremando più di prima . Franco credette indovinar in lei una supposizione , un timore , e se ne offese . « Oh , puoi venire ! » , diss ' egli sdegnoso . Luisa accese il lume e disse più pacatamente che doveva lavorare alle scarpette . Uscì e solamente sulla soglia mormorò : « Buona notte » . Franco rispose asciutto : « Buona notte » . Ebbe un momento l ' idea di spogliarsi , l ' abbandonò subito poiché sua moglie stava alzata a lavorare . Tolse una coperta , si coricò vestito , dalla parte del letticciuolo onde potersi tenere una manina di Maria che non dormiva ancora , e spense il lume . Che dolcezza , quella manina cara ! Franco la sentiva , bambina , la sua figliuola , innocente , amorosa bambina e la immaginava donna , tutta sua nel cuore , tutta unita a lui nelle idee come nei sentimenti , immaginava che quella manina stretta volesse compensarlo del dolore datogli da Luisa , dirgli : papà , tu e io siamo uniti per sempre . Dio , gli venivano i brividi a pensare che forse Luisa vorrebbe educarla nelle sue idee e ch ' egli sarebbe lontano , non ci potrebbe far niente ! Pregò il Signore , pregò il Maestro così dolce ai bambini , pregò Maria , pregò la santa nonna Teresa , pregò la sua propria mamma di cui sapeva ch ' era stata tanto pura e tanto religiosa : « Custodite , custodite la mia Maria ! » . Offerse tutto se stesso , la felicità terrena , la salute , la vita purché Maria fosse salva dall ' errore . « Papà » , disse Ombretta . « Un bacio . » Egli si sporse dal letto , si chinò a cercar con le labbra il caro visino e poi le disse di tacere , di dormire . Ella tacque un minuto e chiamò : « Papà » . « Cosa ? » « Non ho mica il mulo sotto il guanciale , sai , papà . » « No , no , cara , ma dormi . » « Sì , papà , dormo . » Tacque un altro minuto e poi : « La mamma è a letto , papà ? » « No , cara . » « Perché ? » « Perché ti fa le scarpette . » « Le porto anche in Paradiso , io , le scarpette , come il bisnonno ? » « Taci , dormi . » « Contami una storia , papà . » Egli si provò ma non aveva la fantasia né l ' arte di Luisa e s ' imbarazzò presto . « Oh papà » , disse Maria con l ' accento della compassione , « tu non sai raccontar le storie . » Questo lo umiliò . « Senti , senti » , rispose , e si mise a recitare una ballata di Carrer , Al bosco nacque , povera bambina , Gerolimina , rifacendosi , dopo quattro strofe che ne sapeva , sempre da capo , con intonazioni sempre più misteriose e abbassando via via la voce in un bisbiglio inarticolato , fino a che Ombretta Pipì , cullata dal metro e dalla rima , entrò con essi nel mondo dei sogni . Quando la udì dormire in pace gli parve così crudele di lasciarla , gli parve d ' essere un tal traditore che vacillò nel suo proponimento . Si rimise subito . Il dolce dialogo con la bambina gli aveva alquanto pacificato e rischiarato lo spirito . Incominciò ad aver coscienza di un altro dovere che oramai gl ' incombeva di fronte alla moglie : mostrarlesi uomo a costo di qualsiasi sacrificio , nella volontà e nell ' azione , difendere , contro lei , la propria fede con le opere , partire , lavorare e soffrire ; e poi ... e poi ... se Iddio santo vorrà che il cannone tuoni per l ' Italia , via , avanti , e venga pure una palla austriaca che la faccia piangere e pregare anche lei ! Gli sovvenne di non aver dette le sue preghiere della sera . Povero Franco , non gli era mai successo di recitarle a letto senz ' assopirsi a metà . Sentendosi abbastanza tranquillo , pensando che Luisa tarderebbe forse molto a venire , ebbe paura di addormentarsi e si domandò cosa direbbe se lo trovasse addormentato . Si alzò pian piano , disse le sue preghiere , accese quindi il lume , sedette alla scrivania , si pose a leggere e si addormentò sulla sedia . Fu svegliato dagli zoccoli della Veronica che scendeva le scale . Luisa non era ancora venuta . Entrò poco dopo e non espresse alcuna meraviglia di veder Franco alzato . « Sono le quattro » , diss ' ella . « Se vuoi partire manca mezz 'ora.» Occorreva partire alle quattro e mezzo per essere sicuramente a Menaggio in tempo di pigliar il primo battello che veniva da Colico . Invece di andar a Como e quindi a Milano come s ' era annunciato ufficialmente , Franco doveva scendere ad Argegno e salire a S . Fedele , calare in Svizzera per la Val Mara o per Orimento e il Generoso . Franco accennò a sua moglie di tacere , di non svegliare Maria . Poi , ancora con un silenzioso gesto , la chiamò a sé . « Parto » , le disse piano . « Ieri sera sono stato cattivo , con te . Ti domando perdono . Dovevo risponderti diversamente , anche avendo ragione . Tu conosci il mio temperamento . Perdonami . Almeno non serbarmi rancore . » « Per parte mia non ne sento affatto » , rispose Luisa con dolcezza , come uno che facilmente è benigno perché si sente superiore . Gli ultimi preparativi furono fatti in silenzio , il caffè fu preso in silenzio . Franco andò ad abbracciare lo zio che non aveva salutato la sera , poi entrò solo nell ' alcova , si inginocchiò al lettuccio di Maria , sfiorò col labbro una manina che pendeva dalla sponda . Ritornando in salotto vi trovò Luisa con lo scialle e il cappello , le domandò se veniva a Porlezza anche lei . Sì , veniva . Tutto era pronto , la borsa a mano l ' aveva Luisa , la valigetta era in barca , l ' Ismaele aspettava alla scaletta della darsena con un piede sullo scalino e un piede sulla prua del battello . La Veronica accompagnò i viaggiatori col lume , diede il buon viaggio al padrone , tutta compunta , avendo odorata la burrasca . Due minuti ancora e il pesante battello spinto da Ismaele con la remata lenta e tranquilla « di viaggio » passava sotto il muro dell ' orto . Franco mise il capo al finestrino . Passarono , nel chiaror fioco della notte stellata senza luna , i rosai , i capperi , le agavi pendenti dal muro , passarono gli aranci , il nespolo , il pino . Addio , addio ! Passarono il Camposanto , la « Zocca de Mainé » , la stradicciuola fatta tante volte con Maria , il Tavorell . Franco non guardò più . Non c ' era il solito lume , quella notte , nel casottino del battello ed egli non poteva vedere sua moglie , che non parlava . « Vieni a Porlezza per le carte del notaio » , diss ' egli , « o proprio per accompagnar me ? » « Anche questo ! » , mormorò Luisa , tristemente . « Ho voluto esser leale con te fino all ' estremo e tu te ne sei offeso . Mi domandi perdono e poi mi dici queste cose . Capisco che non si può esser fedeli alla verità senza soffrire molto , molto , molto . Pazienza , ormai ho preso questa strada . Se son venuta per accompagnarti , lo saprai . Non farmi abbassare a dirlo adesso ! » « Non farmi abbassare ! » , esclamò Franco . « Io non capisco . Siamo tanto diversi in tante cose , del resto . Dio mio ! come siamo diversi ! Tu sei sempre così padrona di te stessa , sai sempre esprimere i tuoi pensieri così esattamente , li conservi sempre così netti , così freddi ! » Luisa mormoro : « Sì , siamo diversi » . Non parlarono più né l ' uno né l ' altro fino a Cressogno . Quando furono vicini alla villa della nonna , Luisa parlò e cercò che il discorso non cadesse fino a che la villa non fosse passata . Si fece ripetere tutto l ' itinerario stabilito , suggerì di pigliar la sola borsa a mano perché la valigia imbarazzerebbe troppo da Argegno in poi . Ne aveva già parlato con Ismaele e Ismaele s ' incaricava di portarla a Lugano e di spedirla a Torino di là . Intanto la villa della nonna con le sue suggestioni sinistre , passo . Ecco il santuario della Caravina , adesso . Due volte , durante i loro amori , Franco e Luisa s ' erano incontrati alla festa della Caravina l ' otto settembre , sotto gli ulivi . E passò anche la cara piccola chiesa cinta d ' ulivi sotto le rupi paurose del picco di Cressogno . Addio , chiesa , addio , tempo passato . « Ricordati » , disse Franco quasi duramente , « che Maria deve dire le sue preghiere ogni mattina e ogni sera . È un comando che ti do . » « Lo avrei fatto anche senza comando » , rispose Luisa . « So che Maria non appartiene solo a me . » Silenzio fino a Porlezza . L ' uscir dalla cala placida della Valsolda , il veder altre valli , altri orizzonti e il lago segnato dalle prime brezze dell ' alba , traevano i due viaggiatori ad altri pensieri , li facevano pensare , senza che ne sapessero il perché , all ' avvenire incerto precorso da bisbigli annunciatori di grandi cose , che passavan di furto per il pesante silenzio austriaco . Si udì qualcuno gridare dalla riva di Porlezza e Ismaele si mise a remar di lena . Era il vetturino , il Toni Pollìn , che gridava di far presto se non si voleva perdere il vapore a Menaggio . Ecco gli ultimi momenti . Franco abbassò il vetro dell ' usciolino , guardò quell ' uomo come se avesse un grande interesse di udirne le parole . Quando approdarono si voltò a sua moglie . « Esci anche tu ? » Ella rispose : « Se credi » . Uscirono . Una carrettella era sulla riva , pronta . « Guarda » , disse Luisa , « che nella borsa troverai da far colazione . » Si abbracciarono , si scambiarono un bacio rapido e freddo davanti tre o quattro curiosi . « Fa che Maria » , disse Franco , « mi perdoni di esser partito così » , e furono le ultime sue parole perché il Toni Pollìn insisteva , « presto , presto ! » . La carrettella partì di gran trotto e con un gran fracasso di frustate per la stretta , scura viuzza di Porlezza . Franco viaggiava sul Falco , da Campo verso Argegno , quando pensò di prender qualche cosa . Aperse la borsa e gli balzò il cuore vedendo una lettera con questo indirizzo di carattere di sua moglie : « per te » . L ' aperse avidamente e lesse : Se tu sapessi cosa mi sento io nell ' anima , quel che soffro , come sono tentata di lasciar qui le scarpette delle quali m ' intendo assai meno che tu non creda , e di venir da te a rinnegar quello che t ' ho detto , non saresti così duro con me . Debbo aver molto peccato contro la Verità perché mi sieno così difficili e amari i primi passi che faccio seguendo lei . Tu mi credi orgogliosa e io stessa mi credevo molto suscettibile : adesso sento che le tue parole umilianti non potrebbero trattenermi dal venirti a cercare . Ciò che mi trattiene è una Voce dentro di me , una Voce più forte di me , che mi comanda di tutto sacrificare fuorché la mia coscienza della verità . Ah , io spero un premio di questo sacrificio ! Io spero che possiamo un giorno essere uniti con tutta l ' anima . Esco in giardinetto a coglier per te la brava rosellina che abbiamo ammirata insieme ier l ' altro , che ha sfidato e vinto gennaio . Ti ricordi quanti ostacoli erano fra noi quando la prima volta ebbi un fiore dalle tue mani ? Io non t ' amavo ancora e tu già pensavi a vincermi . Adesso sono io che spero di conquistare te . Mancò poco che Franco lasciasse passare Argegno senza muoversi dal suo posto . 9 . Per il pane , per l ' Italia , per Dio Otto mesi dopo , nel settembre del 1855 , Franco abitava una misera soffitta a Torino , in via Barbaroux . Aveva ottenuto nel febbraio un posto di traduttore all ' Opinione , con ottantacinque lire il mese . Più tardi fece anche relazioni del Parlamento e lo stipendio gli fu portato a cento lire il mese . Il Dina , direttore del giornale , gli voleva bene e gli procacciava qualche lavoro straordinario , fuori d ' ufficio , tanto da fargli prendere altre venticinque o trenta lire il mese . Franco viveva con sessanta lire il mese . Il resto andava a Lugano e da Lugano , per le mani fedeli d ' Ismaele , a Oria . Per vivere un mese con sessanta lire ci voleva una forza d ' animo che lo stesso Franco non avrebbe creduto , prima , possedere . Le ore d ' ufficio , il tradurre , assai laborioso per un uomo pieno di scrupoli e di timidità letterarie , gli pesavano più delle privazioni ; e sessanta lire gli parevano ancora troppe , si rimproverava di non saper vivere con meno . Si era legato con altri sei emigrati , parte lombardi parte veneti . Mangiavano insieme , passeggiavano insieme , disputavano insieme . Meno Franco e un Udinese , gli altri erano fra i trenta e i quarant ' anni . Tutti poverissimi , non avevano mai voluto pigliar un soldo dal governo piemontese a titolo di sussidio . L ' Udinese che apparteneva a una famiglia ricca e austriacante e da casa non riceveva niente , conosceva bene il flauto , dava quattro o cinque lezioni la settimana e suonava nelle orchestrine dei teatri di commedia . Un notaio padovano copiava nello studio di Boggio . Un avvocato di Caprino Bergamasco , soldato di Roma del 1849 , teneva i registri di un grande negozio di ombrelli e di mazze in via Nuova , per cui gli amici lo chiamavano il « Fante di bastoni » . Un quarto , milanese , aveva fatto la campagna del '48 nelle guide di Carlo Alberto ; per questo , e per una certa sua boria meneghína , il Padovano gli aveva posto nome « Caval di spade » . La professione del Caval di spade era quella di litigare continuamente col Fante di bastoni per antagonismo di provincia , d ' insegnare la scherma in due convitti , e , l ' inverno , di suonare il piano dietro una cortina misteriosa , nelle sale dove si ballavano polke a due soldi l ' una . Gli altri vivevano con miserabili assegni delle loro famiglie . Erano tutti scapoli , meno Franco , e tutti allegri . Si chiamavano e si facevano chiamare « i sette sapienti » . Dominavano Torino , nella loro sapienza , dall ' alto di sette soffitte sparse per tutta la città da Borgo San Dalmazzo a Piazza Milano . La più misera era quella di Franco che la pagava sette lire il mese . Meno il Padovano , a cui una sorella del portinaio di casa portava l ' acqua nella soffitta , nessuno della compagnia si faceva del tutto servire , e il Padovano avrebbe espiato bene la sua devota Margà con le tormentose celie degli amici , se non fosse stato il pacifico filosofo ch ' era . Tutti si lustravano le scarpe da sé . Il più destro di mano era Franco e a lui toccava di attaccare i bottoni agli amici quando non volevano umiliarsi ricorrendo al Padovano e alla sua Margà , la quale , del resto , certe volte , « o mi povra dona ! » , ne vedeva capitare una processione . L ' Udinese aveva bene un ' amante , una piccola « tota » del primo baraccone di piazza Castello sull ' angolo di Po ; ma era geloso e non permetteva che attaccasse bottoni a nessuno . Gli amici se ne vendicavano chiamandola « tota bürattina » perché vendeva fantocci e bambole . Egli era del resto , grazie a « tota burattina » , il solo della compagnia che avesse gli abiti sempre in ordine e la cravatta annodata con una grazia speciale . A mangiare andavano in una trattoria di Vanchiglia battezzata « la trattoria del mal de stomi » dove per trenta lire il mese avevano colazione e pranzo . Il loro lusso era il bicierìn , un miscuglio di caffè , latte e cioccolatte che si aveva per quindici centesimi . Lo prendevano la mattina , i veneti al caffè Alfieri , gli altri al caffè Florio . Meno Franco , però . Franco rinunciava al bicierìn e al relativo torcètt , pasta da un soldo , per ammassare tanto che gli bastasse a far una corsa a Lugano e portar un regaluccio a Maria . Andavano a passeggiare , l ' inverno , sotto i portici di Po , quelli della Sapienza , dalla parte dell ' Università , non quelli della Follia , dalla parte di S . Francesco ; e poi sedevano al caffè dove uno della compagnia , per turno , prendeva il caffè mentre gli altri leggevano i giornali e saccheggiavano lo zucchero . Una volta alla settimana , invece che andare al caffè , si cacciavano , per accontentare il Fante di bastoni , in un buco di via Bertola dove si beveva il più puro e squisito Giambava . A teatro ci andava l ' Udinese e in grazia sua , di tanto in tanto , qualche altro , gratis ; sempre alla commedia , per lo più al Rossini o al Gerbino . Per Franco il passar davanti ai manifesti del Regio e degli altri teatri di musica , era un supplizio molto maggiore che lustrarsi le scarpe o far colazione con cinque centimetri quadrati di frittata buonissima per osservare le macchie del sole . Fortunatamente aveva conosciuto certo C . , veneto , segretario al Ministero dei Lavori Pubblici , il quale lo presentò alla famiglia di un distintissimo maggiore medico dell ' esercito , pure veneto , che possedeva un piano , riceveva , la sera , alcuni amici e li ristorava con un caffè eccellente , quasi unico , in quei tempi , a Torino . Quando i sette sapienti , per una ragione o per l ' altra , non passavano la sera insieme , Franco andava a casa C . , in piazza Milano , a far musica , a conversare d ' arte con le signorine , a disputar di politica con la signora , una fiera patriota veneziana di grande ingegno e d ' animo antico , che aveva tutte eroicamente affrontate le durezze e le amarezze dell ' esilio , incuorando il marito i cui primi passi erano stati assai difficili e amari ; perché a lui , già reputatissimo professore dell ' Università di Padova , le care , benedette teste oneste e dure della rigida amministrazione piemontese avevano imposto di subire un esame se voleva diventare capitano medico , niente meno . La corrispondenza fra Torino e Oria non rispecchiava lo stato vero degli animi di Franco e di Luisa , correva liscia , affettuosa , certo con molti ritegni e cautele da una parte e dall ' altra . Luisa si era figurata che Franco avrebbe risposto alla sua letterina e sarebbe entrato nel grande argomento . Non vedendo che parlasse mai né della letterina né di ciò ch ' era stato fra loro quell ' ultima notte , arrischiò un ' allusione . Non fu raccolta . In fatto Franco s ' era messo più volte a scrivere col proposito di affrontare le idee di sua moglie . Prima di scrivere si sentiva forte , si teneva sicuro che pensandoci avrebbe trovato facilmente argomenti vittoriosi ; gliene venivano anche alla penna di quelli che gli sembravan tali ma poi , quand ' erano scritti , ne scopriva subito la insufficienza , ne stupiva , se ne doleva , ritentava la prova e sempre con eguale successo . Eppure sua moglie aveva ben torto ; di questo non dubitava un momento ; dunque vi doveva essere modo di dimostrarglielo . Bisognava studiare . Cosa ? Come ? Ne domandò a un prete dal quale si era confessato poco dopo il suo arrivo a Torino . Questo prete , un piccolo vecchietto contraffatto , focoso e dottissimo , lo invitò a casa sua , in piazza Paesana , si pose ad aiutarlo con entusiasmo , gli suggerì una quantità di libri , parte da legger lui , parte da mandare a sua moglie . Forte orientalista e gran tomista , provando una vivissima simpatia per Franco , attribuendogli un ingegno e una cultura forse superiori al vero , per poco non gli suggerì di studiar l ' ebraico e volle poi assolutamente che leggesse S . Tommaso . Arrivò sino a dargli un abbozzo di lettera a sua moglie con gli argomenti che doveva sviluppare . Franco s ' innamorò subito del vecchietto entusiasta che aveva poi , anche nell ' aspetto , la purezza d ' un Santo . Si mise a studiar S . Tommaso con grande ardore e vi durò poco . Gli parve di mettersi in un mare senza fine e senza principio , di non potervisi dirigere . Il disegno scolastico della trattazione , quella uniformità nella forma dell ' argomentare pro e contro , quel gelido latino denso di profondo pensiero e incolore alla superficie , gli schiacciarono in tre giorni tutta la buona volontà . Gli argomenti dell ' abbozzo di lettera non li capì che in piccola parte . Se li fece spiegare , li intese meglio , si dispose a scendere in campo con essi e si trovò impacciato come David nell ' armatura di Saul . Gli pesavano , non li poteva maneggiare , senti che non erano roba sua e che non lo sarebbero diventati mai . No , egli non poteva presentarsi a sua moglie col tricorno e con la tonaca del professor G . , impugnando una lancia di teologia e coprendosi con uno scudo di metafisica . Riconobbe che non era nato per filosofare in nessun modo ; gli mancava persino l ' organo del rigido ragionamento logico ; o almeno il suo bollente cuore , ricco di tenerezze e di sdegni , voleva troppo parlare anche lui , a favore o contro , secondo la propria passione . Suonando una sera a casa C . , tutto fremente e con gli occhi sfavillanti , l ' andante della suonata op . 28 di Beethoven , gli capitò di dire a mezza voce : « Ah questo , questo , questo ! » . Nessun Padre , pensava , nessun Dottore potrebbe comunicar il sentimento religioso come Beethoven . Metteva , suonando , tutta l ' anima sua nella musica e avrebbe pur voluto esser con Luisa , suonarle il divino andante , unirsi a lei pregando in un inenarrabile spasimo dello spirito , così . Né gli venne in mente che Luisa , la quale del resto sentiva la musica molto meno di lui , avrebbe piuttosto dato all ' andante il senso del doloroso conflitto fra il proprio affetto e le proprie idee . Andò da G . , gli riportò S . Tommaso , gli confessò tutta la sua impotenza con parole così umili e commosse che il vecchio prete , dopo qualche momento di silenzio accigliato e inquieto , gli perdonò . « Là là là » , diss ' egli riprendendosi con rassegnazione il suo primo volume della Somma , « ca s ' raccomanda al Sgnour e sperouma ca fassa Chiel . » Così finirono gli studi teologici di Franco . Tanto meditare sulle idee di sua moglie e sulle proprie e soprattutto il consiglio del professore « ca s ' raccomanda al Sgnour » non furono senza frutto . Cominciò a intendere che in qualche cosa Luisa non aveva torto . Rimproverato da lei di non condurre la vita che secondo la sua fede avrebbe dovuto , egli s ' era offeso di ciò più che di tutto il resto . Adesso un generoso slancio lo portò all ' altro estremo , a giudicarsi sinistramente , a esagerare le proprie colpe d ' accidia , d ' ira e persin di gola , a tenersi responsabile delle aberrazioni intellettuali di Luisa . E provò una smania di dirlo , di umiliarsi davanti a lei , di separar la causa propria dalla causa di Dio . Quando ebbe il posto all ' Opinione e regolò le proprie spese per poter fare un assegno alla famiglia , sua moglie gli scrisse che l ' assegno era assolutamente troppo forte in proporzione dei suoi guadagni . Il saper ch ' egli viveva a Torino con sessanta lire il mese le rendeva amaro il cibo a lei . Allora egli le rispose , questo non proprio sinceramente , che , anzi tutto , non pativa mai la fame ; che , del resto , sarebbe stato felice anche di digiunare perché provava un ' avidità intensa di mutar vita , di espiar gli ozi passati , compreso il soverchio tempo dato ai fiori e alla musica , di espiar tutte le passate mollezze , tutte le debolezze , comprese quelle per la cucina raffinata e per i vini scelti . Soggiunse che della vita passata aveva domandato perdono a Dio e che credeva doverlo domandare anche a lei . Insomma il Padovano , cui si era legato di grande amicizia , udito recitarsi da lui , come a riprova di precedenti confessioni , questo brano di lettera , gli disse : « Ciò , la par l ' orazion de Manasse re di Giuda » . Luisa scriveva molto affettuosamente , sì , ma con minore effusione . Il silenzio di Franco circa l ' argomento del colloquio doloroso le spiaceva ; e cominciar lei , di fronte a un silenzio così ostinato , non le parve utile . I propositi di lavoro e di sacrificio la commossero profondamente ; quando lesse quella confessione da gran delinquente con la domanda di perdono a Dio e a lei , ne sorrise e baciò la lettera sentendo ch ' era un atto di sottomissione e un ' acquiescenza umile alle censure che tanto lo avevano a prima giunta irritato . Povero Franco , ecco gli slanci della sua nobile , generosa natura ! Ma durerebbero ? Rispose subito e se dalla risposta traspariva la sua commozione , ne traspariva pure il sorriso , del quale Franco non fu contento . Nella chiusa v ' eran questi periodi : « Leggendo tutte le accuse che ti fai ho pensato con rimorso a quelle che t ' ho fatto io , una triste notte , e ho sentito che ci pensavi anche tu quando scrivevi , benché né questa lettera né alcuna delle altre tue ne abbia parola . Di quelle accuse ho rimorso , Franco mio ; ma delle altre cose a cui tanto penso nella mia solitudine , oh come vorrei che parlassimo ancora , da buoni amici ! » . Il desiderio di Luisa restò vano . Su questo punto Franco non rispose affatto , anzi la sua prima lettera fu alquanto freddina . Perciò Luisa non ritornò più sull ' argomento . Solo una volta , parlando di Maria , scrisse : « Se tu vedessi come recita il Padre nostro , mattina e sera , e come si comporta a Messa , la domenica , saresti contento » . Egli rispose : « Di quanto mi scrivi circa le pratiche religiose di Maria , sono contento e ti ringrazio » . Sì Luisa che Franco scrivevano quasi ogni giorno e spedivano le lettere una volta alla settimana . Ismaele andava alla posta di Lugano ogni martedì , portava la lettera della moglie e riportava quella del marito . In giugno Maria ebbe il morbillo , in agosto lo zio Piero perdette quasi improvvisamente l ' occhio sinistro e ne fu , per qualche tempo , molto turbato . Durante questi due periodi , le lettere di Oria spesseggiavano . In settembre la corrispondenza ritornò settimanale . Tolgo dal fascio le ultime lettere scambiate fra Luisa e Franco alla vigilia degli avvenimenti onde furono colti alla fine di settembre . Luisa a Franco Oria , 12 settembre 1855 Il riverito signor Ismaele ci ha fatto molto aspettare l ' ultima tua , perché da Lugano invece di venire a Oria è andato a Caprino con alcuni amici suoi e delle Potenze Occidentali a festeggiare la presa di Sebastopoli nella cantina dello Scarselon e là ha bevuto « un cicinìn » e quindi è ritornato a Lugano dove un altro « cicinìn » lo ha fatto dormire come un salame fino a mercoledì mattina . Ha pure dimenticato di spedirti il vasetto di lucido e così lo dovrai aspettare una settimana o pagare , a Torino , tanto più caro , se la provvista è finita . Me ne rincresce assai . Se Dina ti ha offerto di scrivere qualche appendice teatrale , tanto meglio . Così potrai udire gratis un po ' di musica ; benché sono anch ' io dell ' opinione del vostro Caval di spade che bisogna ricondurre la musica italiana al tamburo . Quanto all ' affare Valle Intelvi , lodo la tua prudenza . Essa è stata però così grande che non sono certissima d ' averti inteso bene . Ho inteso che per preparare , in caso di guerra , un movimento alle spalle dei nostri signori , occorrono alcune persone sicure cui far capo con le opportune comunicazioni da Torino , sia direttamente sia per mezzo del Comitato di Como . A ogni modo andrò io stessa domani a Pellio Superiore dove c ' è un medico condotto grande amico di V . e sicurissimo . Parlerò con lui , intanto . Per quella fodera sdrucita non ti crucciare . Basta che porti l ' abito a Lugano quando verrai . Ci penserò io e posso anche promettere di foderarti le maniche di seta , grazie ad una sottana che mia madre mi diceva essere venuta in casa Ribera da casa Affaitati nel secolo scorso , una sottana gialla a fiorami rossi che né io né Ombretta porteremo certo mai . Ombretta sta benissimo . Da tre giorni , declinando il caldo , ha ripreso i suoi colori . Stamattina le ho dato la prima lezione di lettura col metodo Lambruschini . Tutto si trasforma e progredisce nella nostra casa ! Questa sorte è toccata ieri all ' antico cartellone della tombola , con dolore muto ma palese della Cia . Ne ho fatto strage per tagliarne fuori , oltre a cinque quadratini per le vocali , parecchi altri quadrati più grandi , dove ho disegnato , immagina come ! le figure di so - le , lu - na , ca - ne , bu - e , ecc . Maria ha imparate le vocali con prontezza sufficiente . A mezza lezione è entrato lo zio Piero e ha esclamato : « Oh povero me ! » . Poi , malgrado le mie proteste , ha molto compianto Maria . Ella ha risposto che studiava per scrivere a papà . « Scrivere a papà » è la sua idea fissa e io credo che se la facessi scrivere conducendole la mano , perderei forse il più forte stimolo che posso adoperare con lei come maestra di lettura , poiché sa che prima di scrivere deve imparare a leggere . Il suo affetto per te vien sempre fuori con una mistura di amor proprio . Parla come se fosse un bisogno , non suo ma tuo , mio , dell ' universo intero che Ombretta Pipì scriva a papà . Uno di questi giorni mi udì sgridar la Veronica perché ha la cattiva abitudine di buttar dalla cucina l ' acqua sporca sul carrubo che n ' è intristito . Ricordai alla Veronica , naturalmente , quanto il carrubo è caro a te . Maria l ' udiva che brontolava tra sé contro il povero carrubo perché manda ombra in cucina e gli augurava di crepare . « Taci ! » , le intimò Maria con una forza inesprimibile . « Ti mando via se non taci . » L ' altra la rimbeccò e Maria fuori a piangere . Io udii e accorsi . « Perché piangi ? » « Perché la Veronica dice brutte parole alla pianta di papà . » Bisognava vedere che visetto irritato ! Adesso fa lei la guardia al carrubo , non se ne allontana senza una predica alla Veronica e prende un ' aria d ' importanza come se la vita del carrubo fosse affidata a lei . Ogni mattina , quando va in giardinetto , corre lì e dice : « Stai bene , pianta ? » . Oggi ha versato molte lagrime perché la breva soffiava scotendo forte il carrubo , e poi ch ' ella gli ebbe fatta la solita domanda , io le dissi : « Vedi che non sta bene il carrubo ? Vedi che risponde di no ? » . Più tardi mi domandò se il carrubo , quando muore , va in Paradiso . Le risposi che siccome il carrubo disturba la Veronica mandando l ' ombra in cucina , non può andare in Paradiso . Tacque mortificata . Lo zio Piero è ormai rassegnato del tutto alla perdita del suo occhio . Si paragona ad un altare dove si dice messa e il chierico ha spento , durante l ' ultimo vangelo , una delle due candele . Dopo pranzo egli e Maria fanno in loggia delle conversazioni senza fine , non più interrotte dal corso del Mississipì , oramai dimenticato . Lo zio le racconta tante vecchie cose che non ha mai raccontato neppure a me . Io non entro , allora , in loggia , perché credo che si apra più volentieri con la piccina sola . Si vogliono un gran bene e non si fanno mai o quasi mai baci né carezze , come se Maria fosse una persona grande . 13 Stamattina ho preso con me la Leu , la sorella della Veronica , ch ' è clorotica , per condurla a consultare il medico di Pellio ; capisci ! Abbiamo impiegato due ore e mezzo da Osteno . Tu avresti goduto con entusiasmo la bellezza dei luoghi e della mattina . Io invece non me ne commossi che un momento fra i vecchi castagni di Pellio Superiore , dove voltandosi a guardar giù la valle si scopre , in fondo a quel grande imbuto verde , Porlezza e un pezzetto di lago , una piccola coppa di acqua viva , verde anche quella . Ti ricordi che abbiamo fatto colazione insieme lassù , nel tempo in cui ero ancora signorina e che l ' Ester si è accorta di qualche cosa quando mi hai parlato di mia madre ? Ho trovato il mio medico condotto alla fontana di « Pèll sora » , fra le pecore , come un patriarca . Gli ho fatto visitare la Leu e poi , allontanata questa , abbiamo parlato . Non sapeva che sei a Torino e al solo nome di Torino mi afferrò e mi strinse le mani come se la moglie d ' uno ch ' è a Torino fosse già una specie di eroina . Credeva poi che corrispondendo con Torino io avessi il piano di Cavour in una tasca e quello di Napoleone nell ' altra . È un bonapartista così sfegatato che gli è amara l ' alleanza inglese e dice « la perfida Albione » . Si teneva sicurissimo , del resto , della guerra a primavera e non gli piacque udire che ci sono dei dubbi . Credo che mi abbia subito ammirata meno . Quanto ad agire nel momento buono , dice che in Vall ' Intelvi si faranno tagliare a pezzi , se occorre , « come micch » . Perché parla sempre in plurale , dice « nün chì » . Non ha l ' aria d ' uno spaccamonti . Parlando di venire alle mani coi Croati diventò più rosso dell ' asso di cuori e vibrava tutto come un bracco quando gli si mostra un pezzo di pane . « Nün chì » , mi disse , « gh ' emm poeu anca el Brenta . » Sai , hanno a vendicare il Brenta , fucilato dagli austriaci . Insomma , se la parte mia , quando scoppierà la guerra , non fosse di liberare la « süra Peppina » e di buttare ai cavedini il suo Carlascia , andrei volentieri a battermi insieme al dottore di Pellio . Ritornammo alle tre . Lo zio giuocava a tarocchi col curato , con Pasotti e col signor Giacomo . Il curato aveva la Gazzetta Ticinese e si era molto parlato di Sebastopoli . Si capisce che Pasotti ha una gran rabbia come tutti i tedesconi . Invece il signor Giacomo era tutto intenerito per il suo Papuzza e il curato propose di bere una bottiglia alla salute di Papuzza . Allora lo zio Piero gli domandò se non aveva vergogna , egli prete , di festeggiare le buone fortune di Papuzza . « Mi l ' era per bev » , brontola il curato . « L ' è ben che ghe n ' è minga » , risponde lo zio . Il curato brontolò peggio di prima e lo zio , per consolarlo , gli fece una dotta dissertazione sui dialetti lombardi , concludendo : « Ghe n ' è no , ghe n ' è minga e ghe n ' è miga » . 14 Non credo che Pasotti verrà più in casa nostra . Me ne rincresce per quella povera Barborin che non potrà più venirci neppur lei , temo ; ma non mi pento di quel che ho fatto . Egli sa benissimo che sei a Torino da un pezzo , come qui lo sanno tutti . Ne ha parlato persino col Ricevitore , me lo disse la Maria Pon che stando alla cappella del Romìt li udì mentre scendevano discorrendo ad Albogasio Superiore . Quando è venuto da noi ha affettato sempre d ' ignorarlo e ha domandato le tue notizie con quelle sue solite smancerie di premura e di amicizia . Oggi mi trova sola in giardinetto , mi domanda quanto ancora starai assente e se adesso sei a Milano . Io gli rispondo netto che mi meraviglio della sua domanda . Egli diventa pallido . « Perché ? » , dice . « Perché Lei va dicendo che Franco è in ben altro luogo . » Si confonde , protesta , freme . « Protesti pure » , dico io . « Tanto è inutile . Lo so . Del resto Franco sta benissimo dov ' è . Lo dica pure a chi crede . » « Lei mi offende ! » , diss ' egli . Io non stetti tanto a riflettere e risposi : « Sarà ! » . Allora se n ' andò precipitosamente , senza salutarmi , nero come l ' asso di picche , poiché sono in vena di simili paragoni . Sono sicura che stasera andrà a Cressogno . Il Cüstant ci ha mandato a regalare una magnifica tinca presa da lui stamattina con gran dispetto del Biancòn che pesca tutto il giorno , non prende niente e si arrabbia perché le tinche , brave ! se ne impipano di S . M . I . R . A . e del suo Carlascia . « Poer omàsc ! » , dice la súra Peppina . « El se mangia el fidegh ! » . Gli passerà , gli passerà . Miti sensi , pace amica Tornan presto a nobil cor ; Dio conservi e benedica Ferdinando Imperator . 15 Ho raccontato allo zio l ' episodio Pasotti e n ' è stato assai malcontento . « Bel profitto » , ha detto , « che ne caverai ! » Povero zio , parrebbe un utilitario . Invece è un filosofo . In fondo , di fronte agli sdegni miei per tante brutte cose che sono nel mondo , il suo argomento capitale è « ghe voeur alter ! » . Oggi la messa parrocchiale è stata ad Albogasio Superiore . Nell ' uscire di chiesa con Maria ho avuto uno sguardo desolato della povera Pasotti che aveva evidentemente l ' ordine di evitarmi . Invece è discesa con noi Ester e poi è anche salita in casa e mi ha tenuto , a quattr ' occhi , un discorso che da qualche tempo mi aspettavo . Ha cominciato pregandomi di non ridere e ridendo lei . Insomma capisci che il professore , dalli e dalli , ha fatto un po ' di breccia . E così , quantunque Ester affermi di non poter decifrare i propri sentimenti . Io vedo tutto il cammino ch ' egli ha fatto nel suo cuore . Sulle prime , te ne ricordi ? lo chiamava valsoldesemente el vecc , el veggiòn , el zücca pelada , l ' oreggiàt , el nasòn , el barbarostì . Quando s ' accorse della simpatia di lui un sentimento di gratitudine le fece smettere questi titoli , senza riconciliarla però né con il cranio lucido né con le orecchie a ventaglio né col pelo rossiccio né col naso fiorito dell ' adoratore . Adesso de ' primi tre guai non si parla più ; su questi tre punti l ' amico ha vinto la battaglia e può portarli in trionfo . Solo intorno al quarto punto vi è ancora del combattimento . « Mi l ' è quel nas ! » , diceva Ester stamattina e rideva rideva , si nascondeva il bel visetto brillante . Il naso scandaloso mi pare che fatalmente prosperi , si colori e ingrossi sempre più . Quel semplice uomo mi confidò poco fa , forse perché lo ripetessi a Ester , che ha sempre bevuto solamente acqua anche in gioventù e che il rossore e il turgore del suo naso dipendono da frequenti sofferenze viscerali . Ho paura che questo nuovo aspetto delle cose non migliori la situazione . Credo però che l ' amica finirà con superare anche un così grande e grosso ostacolo . Il fatto è che la passione di lui è all ' apice . Egli le ha scritto trenta pagine di confessione generale , vuotandosi proprio il cuore e rivoltandone la fodera , per modo da intenerire un croato . Io lo aiutai presso Ester che deciderà entro due giorni e vuole che la risposta gli sia fatta da me . Io poi capisco che la letteratura del professore le mette soggezione e che ha un gran timore di fare sbaglietti di ortografia . Buon segno ! 18 Sono stata tre giorni senza scrivere temendo non esser padrona della mia penna , non saper comprimere il mio pensiero dentro parole che devono avere una data misura e non più . Adesso lo posso fare e lo faccio . Sappi però , Franco , che non rispondo esser padrona di me sempre ! È venuto dunque da me , la sera del 15 , l ' agente di tua nonna . Poiché la rata semestrale de ' tuoi interessi scade il 16 ho creduto che avesse le cinquecento svanziche e gli ho detto senz ' altro che andavo a preparargli la ricevuta . Allora il gentilissimo signor Bellini mi disse che la ricevuta mia non gli poteva bastare . « Come » , rispondo , « se Le è bastata il 16 marzo ? » « Ma ! » , dice . « I miei ordini ! » « Ma Franco non c 'è.» « Lo so . » « E allora , cosa è venuto a fare ? » « Sono venuto a dirle che il signor don Franco , per avere il denaro deve presentarsi all ' agenzia della signora marchesa in Brescia . » « E se non potesse andare a Brescia ? » Qui il signor Bellini fece un gesto come per dire : pensateci voi . Io gli risposi che andava bene , gli feci portare il caffè e gli dissi che avrei desiderato comperare dalla signora marchesa le librerie del tuo antico studio di Cressogno . Il Bellini diventò giallo e partì mogio mogio come il nostro vecchio cane Patò di casa Rigey quando aveva rubato . È certo che in questa immondizia vi ha un dito del signor Pasotti . Ieri è venuto qua il prefetto della Caravina e ha raccontato che il 14 sera Pasotti è andato a Cressogno assai tardi ed è capitato in casa della nonna mentre si diceva il rosario , per cui gli toccò pure di rosarieggiare . Questo faceva ridere il prefetto ; secondo lui il Pasotti va a messa perché è I . R . pensionato ma di preghiere dice solo « el Patèr d ' i ratt » , che io non so cosa sia . Soggiunse poi che quando gli altri partirono , Pasotti restò a confabulare con la nonna e che c ' era anche il Bellini . Bellini era arrivato il 15 stesso , da Brescia . Probabilmente aveva recati i denari per te . Fino all ' ottobre , quando arriverà il denaro tuo , c ' è da vivere . Altro non dico . Il ciclamino che troverai qui dentro te lo manda Maria . Devo pure raccontarti questa cosa ! Puoi pensare in quale stato d ' animo ella mi vede . Mi ode anche spesso discorrere dell ' argomento con lo zio . Lo zio è sempre lo zio . In vita sua ha solamente giudicato birbanti quegli appaltatori che gli offrivano quattrini e un altro zio , il suo antipodo , che dopo di essersi servito del nipote per anni , non gli ha lasciato un fico secco . Altri birbanti non ha mai voluto vedere e neanche adesso vuol vederne . Ora , quando io discorro con lui , Maria vorrebbe ascoltare sempre . Io la mando via ma poi tante volte mi accorgo che piano piano ritorna . Stamattina si mette a recitare le sue orazioni . Oh , Franco , tua figlia è ben religiosa nel senso tuo ! L ' ultima che recita è il requiem per la povera nonna Teresa . « Mamma » , dice allora , « voglio recitare il requiem anche per la nonna di Cressogno . » Ho risposto quel che ho risposto , parole amare ; avrò fatto anche male , se vuoi , lo confesso . Maria mi guarda e fa : « È proprio cattiva la nonna di Cressogno ? » . «Sì.» « E perché lo zio dice che non è proprio cattiva ? » « Perché lo zio è tanto buono . » « E tu , allora , non sei mica tanto buona ? » Cara la mia innocente , me la mangiai di baci , non ne potei proprio a meno . Appena fu libera di parlare , riprese subito : « Non vai mica , sai , in Paradiso , se non sei tanto buona » . Quella del Paradiso è la sua fissazione . Povero Franco , non averla con te , tu che saresti così contento di lei ! Fai un gran sacrificio ! Se ti può far piacere ti dirò che la sola possibilità per me di amare Iddio la trovo in questa bambina perché in essa Iddio mi diventa visibile , intelligibile . Addio , Franco ; ti abbraccio Luisa P.S. Sappi che ho licenziato la Veronica per il 1° ottobre . Per economia , prima ; e poi perché mi sono accorta che fa all ' amore con una guardia di finanza . Oh , mi scordavo quest ' altra ! Mezz ' ora fa è venuta Ester a dirmi che si è decisa per il sì ma che desidera di aspettare ancora un giorno a vedere il professore . Si capisce che il naso è inghiottito ma non ancora passato giù nello stomaco . Franco a Luisa Torino , 12 settembre 1855 Iersera Dina mi ha mandato al d ' Angennes dove si è data male un ' opera vecchiotta che non mi garba , Marin Faliero . Aggiungi l ' idea tormentosa di dover scrivere l ' appendice e intenderai che non è stato un invitarmi a nozze . Un collega mi propose di presentarmi in un palco dov ' erano due dame sfoggiatamente eleganti . Credo l ' abbia fatto per desiderio del Dina perché esitava , gittava qualche rapida occhiata ai miei panni i quali mostrano aperto il canchero della borsa . Pensa se mi fu agevole il trarmi d ' impaccio ! Panni vetusti Fedeli e frusti vi debbo anche per questo una gratitudine che non rifiuto . In teatro non si parlava che di Sebastopoli . I più credono che la pace non si farà , che l ' Inghilterra non vorrà posare le armi prima d ' aver levato ai russi per cinquant ' anni il prurito delle conquiste . Uscendo dal teatro udii il deputato B . , un fiero avversario della spedizione , dire a qualcuno : « Hanno preso la loro tomba . Un piccolo Napoleone , una piccola Mosca ! » . Io dissi forte : « Hanno preso Verona » . B . mi guardò con due occhi fulminei e io guardai lui senza abbassare i miei . Egli si strinse nelle spalle e se n ' andò . Salii nella mia soffitta e mi posi a scrivere l ' appendice sui margini di un giornale onde non sciupare carta . Scrivi , cancella , riscrivi e ricancella , ne son venuto a capo alle quattro del mattino . Qui mi dicono che i miei periodi hanno una forma troppo classica e che adopero troppi vocaboli e modi toscani . « Già , Lei , col Suo Giusti ! » , mi ha detto D . Il guaio è ch ' io non so scrivere un italiano piemontese come forse piacerebbe a lui . Intanto mi son buscato un bellissimo e lucentissimo scudo nuovo di zecca con un Vittorio Emanuele così parlante che potrebbe farvi svenire dalla commozione , come svenne ier l ' altro all ' hôtel della Liguria una signora veneta vedendo passare alla testa d ' una colonna di fanteria il generale Giannotti che scambiò , in grazia de ' baffi maiuscoli , per il Re . Io serberò lo scudo , ve lo porterò a Lugano , tu lo porrai da parte e sarà la prima pietra della dote di Ombretta . Va bene ? L ' idea me n ' è venuta per un sogno che feci stamattina , appena addormentato , nell ' ora in cui l ' anima Alle sue visïon quasi è divina . Sognai ch ' era nella chiesa di S . Sebastiano di Oria , con te e Maria , grande , bella , vestita da sposa ; che lo sposo era Michele Steno e che lo zio Piero si stava mettendo cotta e stola per celebrar lui il matrimonio e che Michele Steno si alzò dall ' inginocchiatoio per venirmi a dire : « Sì , tutto va bene , ma e la dote , e la dote ? » . Maria mia dolcissima , verrà pure per te il gran giorno della dote ; quand ' anche tu tenessi allora in serbo molti pezzi d ' oro sopra lo scudo d ' argento , avresti tuttavia lo scudo più caro ! 14 Il Fante di bastoni è in pericolo di essere licenziato dal suo principale per le condizioni veramente miserevoli del suo vestito . Il Fante è per verità uno sciupone e non ha ancora appreso , duris in rebus , a maneggiare una spazzola ; ma insomma gli altri sapienti hanno deciso che non faranno colazione per una settimana ond ' egli si possa rimpannucciare . Vedi bassezza del cuore umano ! Il Fante si è sbracciato a ringraziare e poi si disponeva a far colazione lui , come se nulla fosse . Questo gliel ' abbiamo proibito . Così oggi invece di andar al « Mal de stomi » passammo una mezz ' oretta sulla via del Po , verso il Valentino , a veder l ' acqua scendere . L ' Udinese portò seco il flauto , perché ad una colazione ideale dove si offrivano le più trimalcioniane idee di cibi e di bevande , la musica non poteva mancare . Egli aveva una lettera de ' suoi con magnifiche proposte di ritorno all ' ovile . Persino il cavallo da sella gli offrono . Ci narrò di avere risposto che lo vedranno presto arrivare sopra un cavallo del Re Vittorio Emanuele . Allora il Padovano , gran motteggiatore , gli ha detto con tutta flemma : « Ciò , eroe , sonistu anca el trombon , ti ? » . ( Vedi che t ' imito , poiché la ferula de ' pedanti mi è lontana , nelle tue scandalose familiarità col dialetto . ) L ' Udinese si è arrabbiato alquanto ma poi vi ha fatto su la sua brava sonatina di flauto . Il fatto strano è che nessuno di noi ha sentito fame . Però , levando la seduta , abbiamo deciso che l ' abbigliamento del Fante verrà semplificato e ch ' egli potrà benissimo fare a meno del giustacuore , modernamente detto sottoveste . Ah noi faremmo a meno anche del pranzo per poter passare il Ticino col Re nell ' aprile del 1856 ! Ne parlavamo tornando in città dalla colazione ideale . Il Padovano ha osservato che in aprile l ' acqua è troppo fredda e che sarebbe meglio aspettare fino a giugno . Si diceva che gran cosa sarà l ' Italia senza tedeschi . Ti assicuro ch ' eravamo tutti entusiasti malgrado il vuoto dello stomaco . Tutti meno il Padovano , sempre ; del quale va pur detto , a sua scusa , che patisce la fame , o quasi , per non vedere austriaci , e che quantunque bussi all ' uscio de ' quaranta si batterà meglio di qualche giovane che adesso si mangia un caiserlicchio a colazione e due a pranzo . Egli crede che torneremo un paese di cani e gatti . « Per esempio » , diceva , « intendiamoci bene . Partiti i tedeschi , ciascuno a casa sua e guai a voi se venite a rompermi le scatole a Padova ! » . Mi pareva di udire lo zio Piero , quando noi pure , a Oria , s ' è parlato della grandezza , dello splendore futuro d ' Italia . « Eh sì sì ! » , diceva . « Eh sì sì ! Il lago diventerà di latte e miele e la Galbiga de formagg de grana ! » Vedremo , vedremo ! 21 La tua lettera mi suscita un tumulto di sentimenti che non si scrivono . Mi addolorano , senza dubbio , l ' atto della nonna e la obliqua malevolenza del Pasotti ma più mi affligge lo sdegno tuo troppo forte . Quando un mio procuratore si presenterà a Brescia , il pagamento non potrà venire rifiutato . È vero , tu sei donna e non hai l ' obbligo di conoscere queste cose . Anche la collera ti perdono poiché freddo non rimasi nemmeno io , da principio . Quindi mi son detto : Di che ti sdegni e che ti sorprende ? Non conoscevi tu quel malanimo e non ne avesti offese maggiori ? Infinitamente mi rattrista che tu non abbia saputo celare i tuoi sentimenti a Maria , infinitamente mi commuove che tu ne sia pentita e infinitamente mi consola che tu ami il Signore nella bambina , che tu me lo scriva . A dir vero , cara , non dovrei appagarmene così perché ad amare Iddio ne invitano i cieli e la terra ed Egli ci è visibile in ogni luce , intelligibile in ogni vero ! Ma insomma tu incominci a udire la voce Sua ! Nelle mie lettere non ho mai toccato questo punto per sentirmi troppo inetto a parlartene degnamente , efficacemente . E ora lascio che Iddio ti parli nella bambina , torno nel mio silenzio . Sappi soltanto che ascolto palpitante , che prego e spero . Posso io dirti quello che sento per Maria ? Chi potrebbe dire questa commozione , questa tenerezza immensa , questo desiderio che mi strugge di tenermela almeno un momento , un solo momento , sul cuore ? Credi tu che io possa attendere fino a novembre ? No no no , scriverò appendici , copierò , monterò qualche guardia per altri ma verrò a Lugano prima ! Coprila di baci per me , intanto , dille che Papà ha sempre nel cuore la sua Ombretta e che la benedice , domandale cosa le farebbe piacere ch ' io le portassi e poi scrivimelo senza pensar poi troppo alla mia povertà . Ti abbraccio , Luisa mia , con l ' anima . Franco Luisa a Franco 24 settembre 1855 Finalmente ! Da quando sei partito io desiderai sempre , che tu toccassi quel punto . Come mi sarò spiegata , quella notte , nella mia commozione dolorosa ? Come mi avrai inteso tu nella tua ? Da mesi e mesi sento il bisogno di parlarne con te e non l ' ho fatto mai per mancanza di coraggio . Vedi , per esempio . Tu mi hai accusata d ' orgoglio , quella notte . Ti supplico di credere che non sono orgogliosa ; non posso neanche comprendere un ' accusa simile ! Mi par di capire dalla tua lettera che tu mi supponga ritornata alla fede in Dio . Ma t ' ho io mai detto di non credere in Dio ? Non posso averti detto questo perché la storia de ' pensieri miei mi è tutta scritta nella mente , e lo spavento , l ' angoscioso pensiero di non poter forse più credere in Dio mi son venuti dopo la tua partenza ; ne so il giorno e l ' ora . Avevo udito parlare a S . Mamette di un gran pranzo dato da tua nonna a Brescia e io non potevo assolutamente procurare al nostro diletto zio quel regime di cibi e di vino che il medico , temendo per l ' occhio destro , prescriveva . Ho lottato con quelle tenebre spaventose , Franco , e ho vinto . È vero , la vittoria è in gran parte della nostra Maria . Vorrei dire che se tante nere nuvole mi nascondono l ' esistenza di una Giustizia Superiore , me ne trapela però un raggio in Maria ; e questo raggio mi fa credere e mi fa sperare nell ' Astro . Perché sarebbe orribile che l ' universo non avesse un governo di giustizia ! Quella notte , dunque , io ti ho potuto solamente dire che intendevo la religione in un modo diverso da te , che gli atti di fede cristiana e le preghiere non mi parevano essenziali all ' idea religiosa ma l ' amore e l ' azione per quelli che soffrono , sì ! Ma lo sdegno e l ' azione contro coloro che fanno soffrire , sì ! E tu vuoi ritornare nel tuo silenzio ? Ma no , non lo devi . Ti senti debole , dici . Debole te o il tuo Credo ? Ragioniamo , discutiamo . Confessa che voialtri credenti amate le vostre credenze anche perché sono un comodo riposo dell ' intelletto . Vi adagiate in esse come in un ' amaca sospesa in aria per tante fila lavorate dagli uomini , annodate dagli uomini a diversi uncini . Voi vi state bene e se si va tentando , saggiando con la mano anche uno solo di questi fili , ve ne turbate e avete paura che si spezzi , perché poi molto facilmente si spezzerà il suo vicino e dopo questo un altro e tutto il vostro letto fragile rovinerà dall ' aria in terra con vostro spavento e dolore . Conosco questo spavento e questo dolore , so che si paga così la compiacenza di camminar poi sul solido e perciò non mi trattiene dal discutere teco una pietà che sarebbe falsa . Ma forse mi inganno e sarai tu che mi solleverai a te nel tuo letto di fragili fili e d ' aria . Maria non può far tanto . Se Maria mi fa credere in Dio non vuol dire che possa farmi credere anche nella Chiesa . E tu credi sopra tutto nella Chiesa , tu ! Cerca di persuadermi dunque e io pure ti ascolterò palpitando ; e se non prego , almeno spero , perché adesso più che mai desidero pienamente unirmi a te . Adesso con l ' antico affetto sento per te un ' ammirazione nuova , una gratitudine nuova . Ti offenderai di questo mio sfogo ? Pensa che otto mesi sono devi aver trovato una mia lettera nella tua borsa da viaggio e che da otto mesi aspettavo risposta ! Il professore ed Ester si vedono in casa nostra , oramai come fidanzati . Quelli son felici , almeno . Ella va in chiesa , egli non ci va , e né l ' uno né l ' altro si danno pensiero di ciò più che del colore diverso de ' loro capelli . E così fanno novecentonovantanove sposi su mille , credo ! Ti abbraccio . Scrivi a lungo , a lungo . Luisa Questa lettera non partì da Lugano che il 26 settembre e Franco l ' ebbe il 27 . Il 29 , alle otto della mattina , ricevette il seguente telegramma pure da Lugano : Bambina malata gravemente . Vieni subito . Zio 10 . Esüsmaria , sciora Lüisa ! Nelle prime ore pomeridiane del 27 settembre Luisa ritornava da Porlezza con alcune carte da copiare per il notaio . In quel tempo gli scogli fra San Michele e Porlezza erano affatto selvaggi , non avevano la sottile briglia che ora li doma . Luisa s ' era fatta tragittare in barca per quel breve tratto e poi aveva preso , a piedi , la stradicciuola che , come tutte quelle del mio piccolo mondo , antico e moderno , non comporta altri metodi di viaggiare ; la stradicciuola graziosa e perfida che cerca ogni mezzo di non arrivar mai dove il viandante vorrebbe . A Cressogno passa sopra la villa Maironi che nemmanco si vede . « Se la incontrassi ! » , pensava Luisa con un ribollimento del sangue ; ma non incontrò nessuno . Sull ' erta da Cressogno al Campò il sole bruciava . Quando si trovò nel fresco , alto vallone che chiamano il Campò , sedette all ' ombra del colossale castagno che vive ancora , ultimo di tre o quattro venerabili patriarchi . Guardava le case del suo nativo Castello appollaiate a tondo sopra un alto spuntone di scogli ombrosi e pensava alla povera mamma compiacendosi che almeno ella fosse in pace , quando sentì esclamare : « Oh , cara Madonna ! » . Era la süra Peppina che veniva pure da Cressogno , disperata di non aver potuto trovare uova né a S . Mamette né a Loggio né a Cressogno . « Adess el me coppa , el Carlo ! El me mazza addirittura , cara Lee ! » Avrebbe voluto andare anche a Puria , ma era mezza morta di stanchezza . Che paesi da cani ! Che strade ! Quanti sassi ! « Quand pensi al me Milan , cara Lee ! » Sedette anche lei sull ' erba presso Luisa , le disse un mondo di tenerezze e volle che indovinasse con chi avesse parlato di lei , allora allora . Ma con la signora marchesa ! Ma sicuro ! « Ah cara Lee ! S ' ciao ! » Pareva che la Peppina avesse gran cose a dire e non osasse e ne provasse una molestia in gola , volesse pur farsele strappare . « Che roba ! » , esclamava ogni tanto « Che roba ! Che discors ! S ' ciao , s ' ciao ! » Luisa taceva sempre . Allora l ' altra cedette a quel gran prurito e buttò fuori ogni cosa . Era andata dal cuoco della signora marchesa , per farsi prestare delle uova , e la signora marchesa , udita la sua voce , aveva voluto assolutamente vederla , trattenerla a chiacchierare , e lei si era sentita nel cuore come una ispirazione del cielo che le diceva : Parla di quella povera gente ! Forse è il momento buono . Parla della Maria , « de quel car belee , de quel car ratin , de quel car strafoi ! » . Ah era stata una ispirazione del diavolo e non del cielo . Aveva cominciato a parlarne , voleva dire quanto era bella , quanto era cara , e quella gran meraviglia di un gran talento così spropositato ; e lei , la bruttona , con una faccia « che ghe disi nagòtt » , a interrompere : « Lasci stare , signora Bianconi ; so ch ' è molto male educata e altro non può essere » . Aveva provato allora a toccare un altro tasto , la disgrazia del signor ingegnere rimasto cieco d ' un occhio . E la marchesa : « Quando non si è onesti , signora Bianconi , il Signore castiga » . Qui la Peppina , guardando Luisa , si pentì delle sue chiacchiere , si pose ad accarezzarla , ad accusarsi d ' aver parlato , a dirle che si desse pace . Luisa l ' assicurò ch ' era tranquillissima , che di nulla si sorprendeva più da parte di quella persona . La Peppina volle ad ogni modo darle un bacio e partì brontolando fra sé molti « poer a mi ! » col vago sospetto di aver fatto , senza uova , una gran frittata . Luisa si alzò , si voltò a guardar verso Cressogno stringendo il pugno . « Almeno uno scudiscio ! » , pensò . « Almeno frustarla ! » L ' idea di un incontro , la vecchia idea che l ' aveva fatta balzar di passione quattro anni prima la sera del funerale di sua madre , la stessa idea che le era balenata testé , nel passar da Cressogno , la riafferrò violenta , le fece dare un passo verso la discesa . Si fermò subito e ritornò lentamente indietro , si avviò verso S . Mamette , arrestandosi ogni tanto a riflettere , con la fronte scura e le labbra strette , a sciogliere qualche nodo nella fila di una tela che veniva tessendo nel suo segreto . A Casarico andò dal professore per offrirgli un ritrovo a casa sua con la fidanzata per l ' indomani alle due . Nel congedarsi gli domandò se possedesse ancora le carte Maironi . Il professore , meravigliato della domanda inattesa , rispose di sì e ne aspettava una spiegazione ; ma Luisa partì senz ' altro . Le premeva di esser a casa , non potendo far conto per la custodia di Maria né sullo zio né sulla Cia e fidandosi poco della servetta licenziata . Trovò la Maria sul sagrato , sola , e sgridò la Veronica . Poi andò in camera , si pose a scrivere a Franco . Scriveva da cinque minuti quando udì un bussar leggero alla finestra dello stanzino attiguo . Quella finestra guarda sopra una scaletta che mette dal sagrato a certe stalle e quindi ad una scorciatoia per Albogasio Superiore . Luisa andò nello stanzino e vide all ' inferriata il viso rosso , scalmanato della Pasotti che le fece segno di tacere e le domandò se avesse visite . Udito che no , la signora Barborin diede due frettolose occhiate in alto e in basso , corse giù per la scaletta ed entrò in casa tutta trepidante . Povera donna , era in terreno proibito e non aveva in mente che lo spettro di Pasotti furibondo . Pasotti era a Lugano . Oh Signore , sì , era a Lugano ! Dato a Luisa quest ' annuncio , la disgraziata creatura cominciò a stralunar gli occhi e a contorcersi . Pasotti era a Lugano per il gran pranzo dell ' indomani , per le provviste . Come , Luisa non sapeva di questo pranzo ? Non sapeva chi ci sarebbe venuto ? Ma la marchesa , la signora marchesa Maironi ! Luisa trasalì . La Pasotti fraintese l ' espressione dei suoi occhi , credette leggervi un rimprovero e si mise a piangere con le mani sul viso , a dirsi nelle mani , scotendo quei due poveri riccioloni neri , che ci aveva una rabbia , una rabbia ! Avrebbe vissuto un anno a pane ed acqua piuttosto che invitar a pranzo la marchesa ! Questa del pranzo era certo una gran croce per lei , in causa di tanti pensieri , della fatica di preparar tante cose e delle tremende strapazzate di Pasotti ; ma la croce suprema era di far dispiacere a Luisa ! Almeno fosse una croce buona da offrire al Signore ! Ma no , ci aveva troppa rabbia . Era venuta apposta per dire alla sua cara Luisa quanto soffriva per questo pranzo . « Perdònem , Lüisa » , diss ' ella con la sua voce velata che pareva venire da una vecchia spinetta chiusa . « Ghe n ' impodi propri no , propri no , propri no ! » Eran sedute accanto sopra un canapè . La Pasotti si levò di tasca un fazzolettone , se ne coperse gli occhi con una mano e con l ' altra cercò , senza volgere il capo , quella di Luisa . Ma Luisa si alzò , andò alla scrivania e scrisse sopra un pezzo di carta : " A che ora viene la marchesa ? Che via tiene ? " . La Pasotti rispose che il pranzo era alle tre e mezzo , che la marchesa doveva scendere verso le tre allo sbarco della Calcinera , che Pasotti vi si sarebbe trovato a riceverla con quattro uomini e la famosa portantina che aveva servito nel secolo scorso per un arcivescovo di Milano . Luisa ascoltò attentissimamente ogni cosa , in silenzio . Prima di andarsene , la Pasotti le disse che sarebbe stata felice di baciare quel caro amore della Maria ma che temeva non sapesse poi tacere . Qui la buona donna si cacciò mezzo il braccio sinistro in tasca , ne cavò una barchetta di metallo , pregò Luisa di darla alla sua figliuola nel nome di un ' altra vecchia barca sdruscita che non voleva essere nominata . Poi scappò giù per le scale e scomparve . Luisa tornò alla lettera incominciata per Franco e dopo aver meditato lungamente con la penna in mano , la ripose senz ' avervi scritto parola , prese le carte del notaio , si mise a copiare . A pranzo non parlò mai . Il pranzo fu triste anche perché la Cia fece un ' osservazione inopportuna sulla mancanza di formaggio nella minestra che così non poteva piacere al suo padrone ; e il suo padrone s ' arrabbiò , le disse ch ' era una fatua e che se la minestra era senza formaggio , lei era senza sale . « Già » , mormorò la Cia , « s ' arrabbia solo con me . » L ' argomento suggeriva tante cose amare e inutili a dire che nessuno parlò più . Solo Maria uscì , dopo qualche minuto , a osservare con una piccola aria di sapienza : « Perché non abbiamo denari , non è vero , mamma , non bisogna mettere il formaggio nella minestra ? » . Sua madre la baciò e le disse di tacere . La piccina tacque , contenta di se stessa . La finestra era aperta , si udirono alcune voci schiamazzar forte nella strada verso la scalinata del Pomodoro e Luisa riconobbe quella di Pasotti che certo ritornava allora da Lugano con le provvigioni e parlava così forte apposta per farsi udire a casa Ribera . Dopo pranzo lo zio Piero sedette nella sua poltrona , in loggia , e si prese Maria sulle ginocchia . Luisa uscì sola in terrazza . In faccia al Bisgnago dorato dal sole , la costiera della Valsolda era quasi tutta nell ' ombra . Lontano lontano il santuario della Caravina brillava sulla punta verde protesa oltre i sassi del Tentiòn e gli oliveti di Cressogno , fuori dell ' ombra , nel lago ceruleo . Luisa guardava laggiù con una espressione di contentezza fiera . Ah signor Pasotti , se il vostro pranzo è una vendetta , l ' avete pensata male ! La sua risoluzione era presa . Glielo offriva il destino questo incontro con la vecchia canaglia ! Non ebbe un dubbio né uno scrupolo . La passione da tanto tempo concepita , accarezzata e covata , aveva accumulato in lei quella forza che , quando è piena , trasforma di colpo il pensiero in atto , per modo che ne par tolta la responsabilità dell ' agente e n ' è invece solamente risospinta più indietro , ad un primo interno moto di consenso alla tentazione . Sì , l ' indomani , o allo sbarco , o sulla Calcinera , o sul sagrato dell ' Annunciata ell ' affronterebbe la marchesa , con disprezzo , le romperebbe la guerra in faccia , la consiglierebbe di guardarsi perché si volevano adoperare contro di lei tutte le legittime armi . Sì , le direbbe così e così farebbe , da sé , da sola , poiché Franco non voleva . Se Franco aveva promesso qualche cosa , ella non aveva promesso niente . Rientrò in loggia , si mise a discorrere con lo zio , a scherzare con Maria , più allegramente che non avesse fatto da molti mesi . Più tardi scrisse un biglietto all ' amico avvocato V . pregandolo di venire appena gli fosse possibile . Voleva saper da lui come avrebbe potuto usare delle carte possedute dal Gilardoni . Quindi si rimise a copiare per il notaio di Porlezza . Maria non era contenta di tanto scrivere che faceva la mamma ; però , quando la mamma le disse che scriveva per mettere il formaggio nella minestra dello zio , s ' affrettò a dire : « e anche nella mia , non è vero , mamma ? » . Appena fu posta a letto , vedendo che la mamma tornava a scrivere , le venne in mente di chiedere se la nonna di Cressogno avesse il formaggio nella minestra . « Ne ha troppo » , rispose Luisa , « e bisogna cavarglielo perché non le faccia male . » « Oh no , cavarglielo , poveretta ! » « Taci , dormi . » Ma la bambina non si addormentò . Dopo un pezzetto parve a Luisa di udirla piangere . Si alzò , andò a vedere . Piangeva veramente , sottovoce . « Cos ' hai ? » « Il papà ! » , singhiozzò la povera piccina . « Il mio papà ! » « Verrà , cara , verrà presto il tuo papà . Dormi e fa un bel sogno che viene papà insieme col Re Vittorio Emanuele e che la mamma e la Cia fanno un gran risotto , che ti piace tanto , e che tu dici : viva il Re ! e che il Re dice : niente affatto , viva invece Ombretta Pipì e il suo papà ! Fa questo sogno , sai . » « Sì , mamma , sì . » L ' indomani il professore Beniamino capitò a Oria un ' ora prima di quella che Luisa gli aveva indicato . Dopo il sì di Ester l ' uomo era trasfigurato . Pareva molto più giovane di prima . Il colore giallognolo della sua pelle , irradiato da una rosea luce interiore , era scomparso quasi del tutto , non gli si vedeva più che sul cranio dove Luisa si attendeva che tornassero a spuntare , un giorno o l ' altro , i capelli . Egli non camminava , non respirava più come prima . Il passo e il respiro erano sempre inquieti , nervosi , rotti da sussulti che rispondevano al balenar d ' immagini , Dio sa di quali immagini , sotto quel cranio lucido . Gli occhi non è a dire come brillassero . Solo quando guardavano Ester si stringevano , si velavano di una tenerezza pia , come se il professore avesse avuto paura d ' incenerire la diletta saettandole addosso senza precauzioni tutto il fuoco dell ' anima . Esser guardata a quel modo non piaceva a Ester ; e Luisa , la consigliera del professore , ebbe il coraggio di dirgli che non bisognava guardar la sua fidanzata stringendo gli occhi come fanno i cani affettuosi . Il pover uomo promise che avrebbe cercato di non farlo più e lo fece ancora . Luisa era sempre il suo nume tutelare , l ' oracolo che interrogava persino per sapere come dovesse comportarsi nei colloqui con la fidanzata . Nella sua umiltà egli era felice di venir accettato per un sentimento di stima . Pensare ch ' Ester potesse amarlo d ' amore gli pareva una presunzione ridicola . Per questo egli temeva sempre di sbagliare , con lei , di offenderla . Un dubbio che lo tormentava era questo : sarebbe o non sarebbe da arrischiare un bacio ? Appena venutogli questo dubbio , l ' aveva sottoposto a Luisa e Luisa , la sapienza incarnata , gli aveva risposto : « No , adesso è troppo presto . Bisogna che il primo bacio non venga né troppo presto né troppo tardi » . La possibilità del « troppo tardi » parve terribile e insopportabile al professore , il quale , ne ' suoi colloqui con l ' oracolo , dopo averlo consultato su cento diverse cose , capitava regolarmente ogni volta alla domanda fatale : « E sto basìn ? » . Luisa in parte ci si divertiva per la sua propensione a cogliere il comico anche nelle persone cui voleva bene ; in parte dubitava realmente di una ripugnanza fisica che si manifestasse in Ester , data l ' occasione , con violenza e mandasse tutto a monte . Ella si accorse , per fortuna , che il professore pareva sempre meno brutto alla sua fidanzata . Perciò quando lo vide comparire così per tempo , sapendo che più tardi lo avrebbe lasciato solo con Ester per andare a incontrar la nonna , le venne subito in mente che quello poteva essere il giorno del « basìn » . Ma il professore si presentò tutto accigliato . Aveva cattive notizie . A San Mamette si diceva che fosse stato arrestato e condotto a Como il medico di Pellio , che gli avessero trovato lettere e note compromettenti per altre persone fra le quali si nominava don Franco Maironi . « Per Franco non ho angustie » , disse Luisa . « Del resto , senta , professore : vuol dire che porremo nel conto dell ' imperatore d ' Austria anche il dottore di Pellio ch ' è bello grosso e pesa un mucchio di libbre , ma non pensiamo a malinconie in un giorno come questo . Oggi e il giorno del Suo basìn . » « Ah sì ? Ah sì ? » , fece il professore tutto rosso e ansante . « Dice davvero , signora Luisina ? Dice davvero ? » Sì , ell ' aveva parlato sul serio . Gli spiegò che se Ester veniva come aveva detto , alle due , li avrebbe , dopo una mezz ' ora , lasciati soli . In loggia c ' era sempre lo zio ma non conveniva seccarlo . Potevano restare in sala . « E allora , con buon garbo , si fa il colpo » , diss ' ella . « Ma prima io voglio avere da Lei una promessa . » « Che promessa ? » « Mi occorrono le famose carte . » « Quando vorrà . » « Guardi che le domando io , non Franco . » « Sì , sì , quello che Lei fa è tutto bene . Domani Le porterò le carte . » «Bravo.» Luisa discorreva con la sua calza fra le mani , sferruzzando sempre , con un ' apparenza di tranquillità ilare che non riusciva a coprir del tutto la sovreccitazione interna , predisposta dal giorno prima , cresciuta coll ' insonnia , crescente a misura che si avvicinava il momento di partire . Nello stesso tono scherzoso della sua voce vibrava una corda insolita . Ne ' suoi capelli , sempre correttissimi , era un ' ombra di disordine , come il tocco di un lieve soffio che le avesse sfiorato la fronte . Il professore non si accorse di nulla e andò in loggia a discorrere con l ' ingegnere , a prendere consiglio anche da lui per una darsena che intendeva costruire in capo al suo giardino onde potervi tenere una barchetta . Maria era pure in loggia e pigliò molto interesse a questa futura barchetta del signor Ladroni . Gli raccontò che ne possedeva una anche lei , corse a prenderla per fargliela vedere e il professore scherzò , la pregò di accompagnarlo a Lugano con la sua barca . « Sei troppo grande , tu ! » , diss ' ella . « La mia bambola sì che la condurrò a spasso in barca ! » « Ma cosa mai ! » , fece lo zio . « Quella barca lì è buona per andare al fondo . » « No ! » « Sì ! » Ombretta si impazientì e corse in camera per provar la barchetta nel catino , ma nel catino non c ' era acqua e la piccina ritornò in sala mogia mogia , con la sua barchetta in braccio , e non andò più dallo zio . Ester capitò al tocco e tre quarti . Disse che aveva udito il tuono e che perciò era venuta prima . Il tuono ? Luisa uscì subito sulla terrazza a guardar il cielo . Minacce grosse non ne vide . Sopra il Picco di Cressogno e sopra la Galbiga il cielo era tutto sereno fino ai monti del lago di Como . Dall ' altra parte , sopra Carona , sì , era scuro , ma non poi tanto . Se la marchesa non venisse per paura del tempo ! Prese il piccolo vecchio cannocchiale che stava sempre in loggia . Non si vedeva niente . Già , era troppo presto . Per arrivare alla Calcinera alle tre , la marchesa , colla pesante gondola , doveva partire verso le due e mezzo ; Luisa ritornò in sala dov ' erano Ester , il professore e Maria . Avrebbe preferito che Maria restasse in loggia con lo zio , ma la signorina Ombretta , quando veniva gente , si appiccicava sempre a sua madre , stava lì tutta occhi , tutta orecchi . Luisa pensò che al momento di partire l ' avrebbe mandata via e intanto la tenne con sé . Già , i fidanzati stavan da parte e discorrevano quasi sottovoce . Alle due Luisa uscì ancora sulla terrazza , guardò col cannocchiale se per caso la gondola spuntasse al Tentiòn . La marchesa poteva forse anticipare , per il cattivo tempo . Nulla . Guardò poi a ponente . Il cielo non era più scuro di prima . Solamente , fra il monte Bisgnago e il monte Caprino , sopra la leggera insenatura che chiamano la Zocca d ' i Ment , era fumato su dalla Vall ' Intelvi e si affacciava fermo un nuvolone azzurrognolo , sinistro come un sopracciglio aggrottato sopra un occhio cieco . Pareva aver veduto il branco dei compagni torvi che si affacciavano al lago sopra Carona e voler essere della partita anche lui . Luisa cominciò a sentirsi inquieta , ad aver paura che la marchesa non venisse . Andò in giardinetto a guardar il Boglia . Il Boglia non aveva che nuvole bianche , leggere . Ritornò in sala e trovò Maria piantata davanti al professore e ad Ester , che ridevano , molto rossi in viso , l ' uno e l ' altra . « Sei malata ? » , aveva detto la piccina ad Ester . « No ; perché ? » « Perché vedo che ti tasta il polso . » Le cose erano avviate bene , pareva . Luisa portò via la piccina , le proibì di avvicinarsi mai più a quei signori . Un momento dopo passò lo zio Piero , disse che andava di sopra a scrivere alcune lettere e avvertì Luisa di badare alle finestre della loggia , perché veniva un temporale . « Addio , signorina Ombretta ! » , diss ' egli . « Addio , signor Pipì » , rispose la bambina , petulante . Egli se ne andò , ridendo . Luisa , che ormai durava fatica a star ferma , uscì per la terza volta sulla terrazza , guardò col cannocchiale . Il cuore le diede un balzo ; la gondola spuntava al Tentiòn . Erano le due e un quarto . Una persona che veniva da Albogasio s ' era fermata a discorrere sul sagrato con qualcuno che scendeva dalla scaletta sul fianco di casa Ribera . Diceva : « È passata giù in questo momento col signor Pasotti , la portantina . C ' era dietro una quantità di ragazzi » . Il cielo era coperto , adesso , anche sul Picco di Cressogno e sulla Galbiga . Solo i monti del lago di Como avevano ancora un po ' di sole . La minaccia del furioso vento temporalesco che in Valsolda si chiama caronasca si era fatta più seria . Sopra Carona il color delle nuvole andava confondendosi a quello dei monti . Il nuvolone della Zocca d ' i Ment era diventato turchino cupo e anche il Boglia cominciava ad aggrottar le ciglia . Il lago era immobile , plumbeo . Luisa aveva stabilito di partire quando la gondola fosse arrivata in faccia a S . Mamette . Ritornò in sala . Maria le aveva obbedito in parte , non s ' era mossa dal suo posto , ma vedendo che il professore faceva ad Ester un discorso lungo e animato , gli aveva chiesto : « Le racconti una storia ? » In quel punto entrò Luisa . « Sì , cara » , fece Ester ridendo , « mi racconta una storia . » « Oh anche a me , anche a me ! » Un sordo fragor di tuono . « Va ' , Maria , cara » , disse Ester . « Va ' nella tua camera , va a pregar il Signore che non venga un brutto temporale , una brutta grandine ! » « Oh , sì , sì , vado a pregar il Signore ! » La piccina se n ' andò , con la sua barchetta , nella camera dell ' alcova , impettita e seria , come se in quel momento la salvezza della Valsolda dipendesse da lei . La preghiera , per lei , era sempre una cosa solenne , era un contatto col mistero , che le faceva prendere un ' aria grave e attenta come certe storie d ' incantesimi e di magie . Ella salì sopra una sedia , disse le poche orazioni che sapeva e poi si atteggiò come vedeva atteggiarsi in chiesa le più devote del paese , si mise a muover le labbra com ' esse , a dire una preghiera senza parole . Colui che allora l ' avesse veduta conoscendo il terribile segreto dell ' ora imminente avrebbe pensato che l ' angelo della bambina fosse in quel momento supremo accanto a lei e le sussurrasse di pregare per qualche altra cosa che i vigneti e gli uliveti della Valsolda , per qualche altra cosa più a lei vicina , ch ' egli non diceva , ch ' ella non sapeva e non poteva mettere in parole : avrebbe pensato che negl ' inarticolati bisbigli di lei vi fosse un riposto senso tenero e tragico , il docile abbandono di un ' anima dolce ai consigli dell ' angelo suo , al voler misterioso di Dio . Alle due e mezzo i nuvoloni torvi di Carona diedero un altro tuono cupo a cui subito risposero gli altri nuvoloni del Boglia e della Zocca d ' i Ment . Luisa corse sulla terrazza . La gondola era in faccia a S . Mamette e veniva dritta alla Calcinera . Si vedevano benissimo i barcaiuoli far forza di remi . Mentre Luisa posava il cannocchiale , il primo colpo di vento strepitò per la loggia sbattendo usci , vetri e imposte . Atterrita all ' idea di indugiarsi troppo , Luisa chiuse in fretta e in furia , passò correndo per la sala , tolse l ' ombrello , uscì senz ' avvertir nessuno , senza chiuder la porta di casa e prese la via di Albogasio Inferiore . Passato il cimitero , nel luogo che chiamano Mainè , incontrò Ismaele . « Dove la va , sciora Lüisa , con sto temp ? » Luisa rispose che andava ad Albogasio e passò oltre . Dopo cento passi le venne in mente che non aveva avvertito la Veronica della sua partenza , che non le aveva detto di chiuder le finestre nella camera da letto e di badare a Maria . Pensò di mandarglielo a dire da Ismaele . Egli era già scomparso dietro la svolta del Camposanto . Si sentì nel cuore un impulso a tornar indietro ma non c ' era tempo . Il rombo del tuono era continuo , radi goccioloni battevano qua e là sul granturco , colpi di vento stormivano per i gelsi , a intervalli , precorrendo i turbini della caronasca . Luisa aperse l ' ombrello e affrettò il passo . La furia della pioggia la colse nelle viuzze scure d ' Albogasio . Non pensò a riparar dentro una porta , andò avanti imperterrita . Incontrò una frotta di ragazzi che scappavano dalla pioggia dopo aver inutilmente atteso sul sagrato dell ' Annunciata il passaggio della marchesa in portantina . Nel breve tratto di via ch ' è tra la casa comunale di Albogasio e la chiesa , il vento le rovesciò l ' ombrello . Ella si mise a correre , raggiunse quella lista di sagrato che guarda , dietro la chiesa , sulla cala della Calcinera . Là , protetta dalla chiesa contro l ' impeto della pioggia e del vento , raddrizzò alla meglio l ' ombrello e si affacciò al parapetto . La chiesa dell ' Annunciata posa sulla testa d ' uno scoglio che dalle radici del Boglia sporge , male avviluppato di rovi e di caprifichi , sopra il lago e chiude da ponente la piccola cala della Calcinera . La lista di sagrato dov ' era Luisa corre appunto su quel ciglio dello scoglio . Ell ' avrebbe potuto seguir di lassù il cammino della gondola dalle acque di Cressogno fino allo sbarco ; ma ora , infuriando l ' acquazzone , un baglior bianco le nascondeva ogni cosa . Però se la marchesa non ritornava a Cressogno , doveva pure , in qualunque punto approdasse , passar poi di là , perché lì , dov ' è l ' attacco dello scoglio sporgente con la costa , monta sul sagrato la scalinata della Calcinera , unica via per salire ad Albogasio Superiore sì dallo sbarco sottoposto che da S . Mamette o da Casarico o da Cadate . In pochi minuti la violenza dell ' acquazzone diminuì , i foschi fantasmi delle montagne cominciarono a disegnarsi nel fondo bianco . Luisa guardò giù allo sbarco . Non v ' era gondola , non v ' era portantina sulla riva , non v ' era niente . Questo le diede noia . Possibile che la gondola fosse ritornata a Cressogno ? Il fumo si diradò rapidamente , apparve Cadate , apparve sulla bocca della darsena del Palazz , bianco nella nebbiolina grigia , la poppa della gondola . Ecco , la marchesa si era rifugiata al Palazz e così aveva fatto anche Pasotti con la sua portantina e i portatori . Il temporale si poteva dir cessato , la portantina non tarderebbe a comparire . Invece tardò dieci lunghi minuti . Luisa teneva fissi gli occhi sulla stradicciuola che svolta da Cadate nel seno della Calcinera . Non vi era dentro a lei nessun movimento di pensieri . Tutta l ' anima sua guardava e aspettava ; niente altro . Della gente le passò a sinistra salendo dalla Calcinera o venendo da Albogasio ; ogni volta ella si coperse piegando l ' ombrello , per non esser conosciuta o almeno per evitar saluti e conversazioni . Finalmente un gruppo di persone comparve sulla svolta . Luisa distinse la portantina , dietro la portantina Pasotti e don Giuseppe , poi , ultimi , i due barcaiuoli della marchesa . Non si mosse ancora , seguì con gli occhi la portantina che avanzava molto lentamente e chiuse l ' ombrello perché non pioveva quasi più . Ricomparvero cinque o sei ragazzi d ' Albogasio . Ella disse loro bruscamente di andarsene . Indugiavano a obbedire ma un improvviso scroscio di pioggia , senza vento né tuoni , li pose in fuga . La portantina toccava allora il piede della scalinata . Luisa si mosse . Aveva l ' occhio freddo , la persona eretta . Raccolta in un solo pensiero , disprezzò la pioggia scrosciante che le batteva sul capo e sulle spalle , che la cingeva d ' un torbido velo e di strepito . Le piaceva , forse , quella passione delle cose intorno alla sua propria . Discendeva lenta lenta , con l ' ombrello chiuso , stringendone forte il manico , come fosse stato la impugnatura d ' un ' arma . La scalinata è un po ' tortuosa , bisogna scendere alquanti scalini prima di vederne il fondo . Giunta sulla svolta , scorse la portantina , ferma . I due barcaiuoli pigliavano il posto di due portatori . Luisa discese fin dove si spandono sopra la scalinata i rami d ' un gran noce . Lì si fermò , proprio nel momento in cui i portatori della marchesa cominciavano a salire . Tutto andava bene . Pasotti e don Giuseppe , salendo dietro la portantina con l ' ombrello aperto , non potevano vederla . I portatori , giunti che fossero a lei , bisognava che si fermassero , che si facessero da banda per lasciarle il passo . Quando si avvicinarono , riconobbe i due ch ' erano alla testa della portantina , un fratello d ' Ismaele e un cugino della Veronica . A quattro passi accennò loro , con un gesto imperioso , di fermarsi . Obbedirono immediatamente , posarono la portantina a terra e così fecero , senza saperne il perché , i due portatori che seguivano . Pasotti alzò l ' ombrello , vide Luisa , fece un atto di sorpresa , un cipiglio nero ; afferrò don Giuseppe , lo trasse da banda per lasciarla passare , non sospettando che l ' incontro fosse premeditato . Ma Luisa non si mosse . « Ella non credeva incontrarmi , signor Pasotti » , disse a voce alta . La marchesa mise il capo fuori , la ravvisò , si ritrasse dicendo con qualche vigor nuovo nella sua voce floscia : « Avanti ! » In quel momento partirono dall ' alto del sagrato acute , disperate grida : « Sciora Lüisa ! Sciora Lüisa ! » . Luisa non udì . Pasotti aveva irosamente gridato ai portatori « avanti ! » e i portatori riprendevano le stanghe . « Avanti pure ! » , diss ' ella , risoluta di mettersi a fianco della portantina . « Non ho a dire che due parole . » Se Pasotti e la vecchia marchesa avevano prima immaginato lagrime e suppliche , dovettero attendersi allora dal fiero viso e dalla vibrante voce ben altro . « Parole , adesso ? » , fece Pasotti avanzandosi quasi minaccioso . « Sciora Lüisa ! Sciora Luisa ! » , si gridò da vicino con accento di strazio ; e venne con le grida un rumor di passi precipitosi . Ma Luisa non parve udir niente . « Sì , adesso ! » , rispose a Pasotti con alterezza inesprimibile . « Io avverto , per mia bontà , questa signora ... » « Sciora Lüisa ! » Ella dovette pure interrompersi e voltarsi . Due , tre , quattro donne le furono addosso , stravolte , scarmigliate , singhiozzanti : « Che La vegna a cà subet ! Che La vegna a cà subet ! » . Le facce , i pianti , le voci la strapparon d ' un colpo fuori della sua passione , del suo proposito . Si avventò fra quelle donne esclamando : « Cosa c ' è ? » . Ed esse sapevano solo ripetere con gli occhi schizzanti dall ' orbita : « Che La vegna a cà ! Che La vegna a cà ! » . « Ma cosa c ' è , stupide ? » « La Soa tosa , la Soa tosa ! » Ella gridò come pazza : « La Maria ? La Maria ? Cosa ? Cosa ? » , udì fra i singhiozzi nominar il lago , cacciò uno strido e , apertasi la via come una fiera , si slanciò su per la scalinata . Quelle donne non poterono tenerle dietro , ma sul sagrato ce ne erano altre , malgrado la pioggia , che strillavano e piangevano . Luisa si sentì mancare , precipitò a terra sull ' ultimo scalino . Le donne accorsero a lei , dieci mani la presero , la sollevarono . Urlò : « Dio , è morta ? » . Qualcuno rispose : « No , no ! » . « Il medico ? » , diss ' ella ansando . « Il medico ? » . Molte voci risposero che c ' era . Ella parve riaver tutta la sua energia , riprese lo slancio e la corsa . Otto o dieci persone si precipitarono dietro a lei . Due sole poterono seguirla . Volava . Al cimitero incontrò Ismaele e un altro , gridò appena li vide : « È viva ? È viva ? » . Il compagno d ' Ismaele ritornò indietro di corsa per andar ad avvertire che la madre veniva . Ismaele piangeva , seppe solamente rispondere : « Esüsmaria , sciora Luisa ! » , e fece atto di trattenerla . Luisa lo urtò freneticamente via , passò oltre , seguita da lui che aveva perduta la testa e adesso le gridava dietro , correndo : « L ' è forsi nient ! l ' è forsi nient ! » . Pareva che la pioggia dirotta , continua , eguale , lo smentisse piangendo . Giunta ansante sul sagrato di Oria , Luisa ebbe ancora la forza di gridare : « Maria ! Maria mia ! » . La finestra dell ' alcova era aperta . Udì la Cia che piangeva ed Ester che la sgridava . Alcune persone fra le quali il professor Gilardoni le uscirono incontro . Il professore teneva le mani giunte e piangeva silenziosamente , pallido come un cadavere . Gli altri bisbigliavano : « Coraggio ! Speriamo ! » . Ella fu per cadere , esausta . Il professore le cinse la vita con un braccio , la trasse su per le scale che eran gremite di gente , come pure il corridoio , al primo piano . Luisa passò , quasi portata di peso , fra voci affannose di conforto : « Coraggio , coraggio ! Chi sa ! Chi sa ! » . All ' entrata della camera dell ' alcova , si sciolse dal braccio del professore , entrò sola . Avevan dovuto accendere il lume perché nell ' alcova , causa la pioggia , faceva scuro . La povera dolce Ombretta posava nuda sul letto cogli occhi semiaperti e la bocca pure semiaperta . Il viso era leggermente roseo , le labbra nerastre , il corpo di una lividezza cadaverica . Il dottore , aiutato da Ester , tentava la respirazione artificiale , portando le piccole braccia sopra il capo e lungo i fianchi , alternativamente ; facendo pressioni sull ' addome . « Dottore ? Dottore ? » , singhiozzò Luisa . « Facciamo il possibile » , rispose il dottore , grave . Ella precipitò col viso sui piedi gelati della sua creatura , li coperse di baci forsennati . Allora Ester fu presa da un tremito . « No no ! » , fece il dottore . « Coraggio , coraggio ! » « A me » , esclamò Luisa . Il dottore l ' arrestò con un gesto e fece segno ad Ester di sostare . Si chinò sul visino di Maria , le mise la bocca sulla bocca , respirò più volte profondamente , si rialzò . « Ma è rosea , è rosea ! » , sussurrò Luisa ansando . Il dottore sospirò in silenzio , accese un cerino , lo accostò alle labbra di Maria . Tre o quattro donne che pregavano ginocchioni si alzarono , si accostarono al letto palpitanti , trattenendo il respiro . L ' uscio della sala era aperto ; altri volti si affacciarono di là , silenziosi , intenti . Luisa , inginocchiata accanto al letto , teneva gli occhi fissi alla fiamma . Una voce mormorò : « Si muove » . Ester , dritta dietro Luisa , scosse il capo . Il dottore spense il cerino . « Lana calda ! » , diss ' egli . Luisa si precipitò fuori e il dottore riprese i movimenti delle braccia . Poi , quando Luisa ritornò con la lana riscaldata , egli da un lato , ella dall ' altro si diedero a strofinar forte il petto e il ventre della piccina . Dopo un po ' , vedendo il pallore , il viso contraffatto di Luisa , il medico fece segno ad una ragazza di pigliarne il posto . « Ceda , ceda » , diss ' egli perché Luisa aveva fatto un gesto di protesta . « Sono stanco anch ' io . Non è possibile . » Luisa scosse il capo senza parlare continuando l ' opera sua con energia convulsa . Il dottore alzò silenziosamente le spalle e le sopracciglia , cedette il proprio posto alla ragazza e ordinò a Ester di far riscaldare dell ' altra lana per coprirne le gambe della bambina . Ester andò , fece lei , perché la Veronica , appena successo il caso , era sparita , non si trovava più . Nel corridoio e sulle scale la gente discuteva il fatto , il come , il dove . Quando passò Ester tutti le domandarono : « E così ? E così ? » . Ester fece un gesto sconsolato , passò senza rispondere . Poi le discussioni ricominciarono a mezza voce . Non si sapeva per quanto tempo la bambina fosse rimasta nell ` acqua . Durante la furia del temporale un tale Toni Gall si trovava nelle stalle dietro casa Ribera . Gli venne in mente che il battello del signor ingegnere fosse legato male e potesse fracassarsi ai muri della darsena . Discese a salti , vide aperto l ' uscio della darsena ed entrò . Il battello ballava spaventosamente , inondato dagli sprazzi delle onde che si frangevano sui muri ; ballava , si dimenava fra le catene e s ' era posto di traverso , avendo la poppa quasi addosso al muro . In faccia all ' uscio che mette dalla via pubblica nella darsena , corre un andito dal quale due scalette scendono all ' acqua , la prima di fianco alla prora della barca , la seconda di fianco alla poppa . Il Toni Gall discese per la scaletta seconda onde accorciare la catena di poppa . Là , fra la barca e l ' ultimo scalino , dov ' eran sessanta o settanta centimetri d ' acqua , vide fluttuare il corpicino di Maria col dorso a galla e il capo sott ' acqua . Nel trarla dall ' acqua scorse nel fondo una barchetta di metallo . Portò su la bambina gridando con la sua terribile voce , fece correre tutto il paese e , per fortuna , anche il medico , che si trovava a Oria , aiutò Ester a spogliar la povera creatura che non dava più segni di vita . Con chi era ella stata prima di scendere in darsena ? Con la Veronica no , perché la Veronica era stata veduta entrar nel ripostiglio dei vasi dietro la casa con la sua guardia di finanza prima che Luisa uscisse . Con Ester o con il professore neppure . Ester l ' aveva mandata a pregare nella camera dell ' alcova e poi non l ' aveva veduta più . La Cia stava a lavorare e l ' ingegnere a scrivere quando avevano udito le grida formidabili del Toni Gall . Maria doveva esser discesa in darsena dalla camera dell ' alcova per mettere la sua barchetta nell ' acqua e fatalmente avea trovato aperta la porta di casa , aperto l ' uscio della darsena . Il Toni Gall era d ' opinione che avesse passato qualche minuto nell ' acqua perché galleggiava discosto dal luogo dove la barchetta giaceva nel fondo . Egli descriveva per la centesima volta la sua scoperta spaventosa stando in sala con la Cia , con l ' ingegnere , il professore ed altri del paese . Tutti singhiozzavano , meno lo zio Piero . Seduto sul canapè dove prima stavano il Gilardoni ed Ester , pareva impietrato . Non aveva una lagrima , non aveva una parola . Le chiacchiere del Toni Gall gli davano evidentemente noia , ma taceva . La sua nobile fisionomia era piuttosto solenne e grave che turbata . Pareva ch ' egli vedesse davanti a sé l ' ombra del Fato antico . Neppure domandava notizie ; si capiva che non aveva speranza . E si capiva che il suo dolore era ben diverso da quelle chiassose nervosità passeggere che gli si agitavano intorno . Era il dolore muto , composto , dell ' uomo savio e forte . Dall ' uscio aperto dell ' alcova venivan voci ora d ' interrogazione ora di comando . Nessuno poté però dire , per un ' ora e mezzo , di aver udita la voce di Luisa . Qualche volta venivan pure voci trepide , quasi liete . Pareva a qualcuno , là dentro , notare un moto , un alito , un tepor di vita . Allora tutti quelli che eran fuori accorrevano . Lo zio Piero volgeva il capo verso l ' uscio dell ' alcova e solo in quei momenti si disordinava un poco nel viso . Pur troppo vide ogni volta la gente ritornarsene lentamente , in un silenzio accorato . Passarono le cinque . Il tempo durando piovoso , la luce mancava . Alle cinque e mezzo si udì finalmente la voce di Luisa . Fu uno strido acuto , inenarrabile , che agghiacciò il sangue nelle vene di tutti . Rispose la voce del dottore con un accento di premurosa protesta . Si seppe che il dottore aveva fatto un gesto come per dire : « oramai è inutile : desistiamo » , e che al grido di lei aveva ripreso il lavoro . Poi , nel lamento monotono che la pioggia minuta e fitta metteva a tutte le finestre aperte , il silenzio della casa parve divenuto più sepolcrale . La sala , il corridoio andavano diventando bui , vi si andò avvivando il debole chiaror di candele che usciva dall ' alcova . La gente cominciò a ritirarsi , un ' ombra dopo l ' altra , silenziosamente , in punta di piedi . Si udivano poi sul ciottolato della via gli scarponi pesanti , passi senza voci . La Cia si avviò pian piano al suo padrone , gli sussurrò all ' orecchio se non volesse prendere qualche cosa . Egli la fece tacere con un gesto brusco . Dopo le sette , essendo partiti tutti gli estranei alla famiglia meno il Toni Gall , Ismaele , il professore , l ' Ester e tre o quattro donne ch ' erano nell ' alcova , si udirono dei gemiti lunghi , sommessi , che quasi non parevano umani . Il dottore entrò in sala . Non ci si vedeva . Urtò in una sedia e disse forse : « C ' è qui il signor ingegnere ? » . « Scior sì » , rispose il Toni Gall e andò a pigliar un lume . L ' ingegnere non parlò né si mosse . Il Toni Gall ritornò presto con un lume e il dottor Aliprandi , che mi piace ricordar qui come un franco galantuomo , una bella mente e un nobile cuore , si avvicinò al canapè dove sedeva lo zio Piero . « Signor ingegnere » , diss ' egli con le lagrime agli occhi , « adesso bisogna che faccia qualche cosa Lei . » « Io ? » , rispose lo zio Piero alzando il viso . « Sì , bisogna almeno cercare di condurla via . Bisogna che venga Lei e ci metta una parola . Lei è come un padre . Questi sono i momenti del padre . » « Lo lasci stare , il mio padrone » , brontolò la Cia . « Non è buono per queste cose . Ci soffre e niente altro . » Adesso si udivano , insieme ai gemiti , voci tenere e baci . L ' ingegnere puntò i pugni sul canapè e rimase un momento a capo chino . Poi si alzò , non senza stento , e disse al medico : « Debbo andar solo ? » « Desidera che ci sia anch ' io ? » «Sì.» « Va bene . Del resto sarà inutile . Forzare non vorrei ma tentare bisogna . » Il dottore mandò via le donne ch ' erano ancora nell ' alcova , poi si volse dall ' entrata all ' ingegnere e gli fe ' segno di venire . « Donna Luisa » , diss ' egli dolcemente . « C ' è lo zio , il suo caro zio , che viene a pregarla . » Il vecchio entrò col viso pacato ma vacillando . Fatti due passi nella camera si fermò . Luisa era seduta sul letto con la sua bambina morta in braccio , la stringeva , la baciava sul viso e sul collo , gemeva , premendovi su le labbra , gemiti lunghi , inesprimibili . « Sì sì sì sì » , diss ' ella , quasi con un sorriso tenero nella voce . « È il tuo zio , cara , è il tuo zio che viene a trovar il suo tesoro , la sua Ombretta , la sua Ombretta Pipì che gli vuol tanto bene . Sì sì sì sì . » « Luisa » , disse lo zio Piero , « quietati . Tutto è stato fatto quel che si poteva fare , adesso vieni con me , non star più qui , vieni con me . » « Zio zio zio » , fece Luisa con una voce grossa di tenerezza , senza guardarlo , stringendosi il cadavere sul seno , cullandolo . « Vieni qua , vieni qua , vieni qua dalla tua Maria . Vieni , vieni qua da noi che sei il nostro zio , il nostro caro zio . No , cara , no , cara , non ci abbandona mica il nostro zio . » Lo zio tremò , il dolore lo vinse un momento , gli strappò un singhiozzo . « Lasciala in pace » , diss ' egli con voce soffocata . Essa non parve udirlo , riprese : « Andiamo noi , cara , andiamo noi dal nostro zio . Che ci andiamo , Maria ? Sì , sì , andiamo , andiamo » . Si lasciò sdrucciolare dal letto a terra si avviò verso lo zio stringendosi al petto col braccio sinistro la sua dolce morta , passò l ' altro al collo del vecchio , gli sussurrò : « un bacio , un bacio , un bacio alla tua Ombretta , un bacio solo , uno solo » . Lo zio Piero si chinò , baciò il visetto già deturpato amaramente dalla morte , lo bagnò di due grosse lagrime . « Guarda , guarda , zio » , diss ' ella . « Dottore , porti qua il lume . Sì sì , non sia cattivo , dottore . Guarda , zio , che tesoro . Dottore ! » L ' Aliprandi era riluttante e tentò resistere ancora ; ma quel dolore folle aveva qualche cosa di sacro che s ' impose . Obbedì , prese il lume e lo accostò al piccolo cadavere che faceva con quegli occhi semiaperti e quelle pupille dilatate una pietà immensa ed era stato la Maria , la Ombretta gentile , la dolcezza del vecchio , il viso e l ' amore della casa . « Guarda , zio , questo piccolo petto come l ' abbiamo maltrattato , povero tesoro , come gli abbiamo fatto male con tanto strofinare . La tua mamma è stata , sai , Maria , la tua brutta mamma e quel cattivo dottore lì . » « Basta ! » , disse il dottore risolutamente , posando il lume sulla scrivania . « Parli pure alla Sua bambina , ma non a questa , a quella ch ' è in Paradiso . » L ' impressione fu terribile . Ogni tenerezza sparì dal viso di Luisa . Ella indietreggiò cupa , stringendosi la sua morta sul seno . « No ! » , stridette , « no ! non in Paradiso ! È mia ! È mia ! Dio è cattivo ! No ! Non gliela do ! » Indietreggiò indietreggiò sin dentro all ' alcova , tra il letto matrimoniale e il lettuccio , ricominciò i lunghi gemiti che non parevano umani . L ' Aliprandi fece uscire l ' ingegnere che tremava . « Passerà , passerà » , diss ' egli . « Bisogna aver pazienza . Adesso resto io . » In sala c ' era Ismaele che prese il professore a parte . « E avvertire il signor don Franco ? » , diss ' egli . Si parlò allo zio , si decise di mandar un telegramma da Lugano , l ' indomani mattina perché oramai era troppo tardi , a nome dello zio , parlando di malattia grave . Ester scrisse il telegramma , in sala c ' era un ' altra persona , la povera Pasotti corsa lì mentre suo marito era andato ad accompagnare la marchesa a Cressogno . Ella singhiozzava , disperata d ' aver dato quella barchetta a Maria . Voleva entrare da Luisa ma il dottore , udendo pianger forte , uscì , raccomandò quiete , silenzio . La Pasotti andò a piangere in loggia . Con lei erano venuti il curato don Brazzova e il prefetto della Caravina che avevan pranzato a casa Pasotti . Più tardi venne il curato di Castello , l ' Introini , piangendo come un ragazzo . Volle assolutamente entrare da Luisa malgrado il medico e s ' inginocchiò in mezzo alla camera , supplicò Luisa di donar la sua bambina al Signore . « Che la guarda » , soggiunse , « che La guarda , sciora Lüisa , se La voeur propi minga donàghela al Signor , che ghe La dona a la Soa nonna Teresa , a la Soa mammin de Lee , che ghe l ' avarà inscì cara , sü in Paradis ! » Luisa fu intenerita , non dalle parole , ma dal pianto e rispose con dolcezza : « L ' à capii che ghe credi minga , mi , al So Paradis ! El me Paradis l ' è chi ! » . L ' Aliprandi fece al curato un gesto di preghiera e quegli usci singhiozzando . Il medico parti da Oria verso la mezzanotte insieme al professore . Tutta la casa taceva , neppur dall ' alcova usciva più alcuna voce . L ' Aliprandi aveva passate le ultime due ore in sala , col professore ed Ester , senza udir mai un grido né un gemito né un movimento qualsiasi . Era andato due volte a guardare . Luisa stava seduta sulla sponda del suo letto con i gomiti sulle ginocchia e la faccia tra le mani , contemplando il lettuccio che l ' Aliprandi non poteva vedere . A lui questa immobilità nuova dispiaceva quasi più che la sovreccitazione di prima . Poiché Ester intendeva restare tutta la notte , le raccomandò che tentasse , con discrezione , di scuoter la sua amica , di farla piangere e parlare . A vegliare con Ester si trattenevano altre donne del paese e Ismaele che doveva partir per Lugano alle cinque . Lo zio Piero era andato a letto . L ' Aliprandi e il professore si fermarono sul sagrato a guardar la finestra illuminata dell ' alcova , ad ascoltare . Silenzio . « Maledetto lago ! » , fece il dottore , pigliando il braccio del suo compagno e rimettendosi in via . Certo egli pensava , così dicendo , alla dolce creaturina che il lago aveva uccisa , ma v ' era pure nel suo cuore il dubbio che altri guai fossero in cammino , che l ' opera sinistra delle acque perfide non fosse ancora compiuta ; e v ' era una pietà immensa per il padre , per il povero padre che non sapeva ancora niente . 11 . Ombra e aurora Franco , appena ricevuto il telegramma , corse all ' ufficio dell ' Opinione in via della Rocca . Dina , vedendolo torbido , gli disse : « Oh ! Lo avete saputo ? » . Franco si senti gelare il sangue , ma Dina , quando udì del telegramma , fece un atto di stupore . No no , non sapeva nulla di questo . Era stato informato da parte del Presidente del Consiglio che la Polizia austriaca aveva fatto perquisizioni ed arresti in Vall ' Intelvi e che fra le carte di un medico si era trovato il nome di don Franco Maironi con indicazioni assai compromettenti . Dina soggiunse che in un momento così angoscioso per un padre non osava quasi dirgli perché il conte di Cavour si interessasse a lui . Gliene aveva parlato egli stesso , Dina , e il conte s ' era mostrato dispiacente che un gentiluomo lombardo di così bel nome si trovasse a Torino in condizioni dure e oscure . Dina credeva ch ' egli avesse intenzione di offrirgli un impiego al Ministero degli Esteri . Ora Franco doveva partire , certo . La bambina guarirebbe ed egli ritornerebbe nel più breve tempo possibile . Intanto si fermerebbe a Lugano , non è vero ? in attesa di notizie ; e se non fosse proprio necessario non si arrischierebbe mica di entrar in Lombardia . Con quest ' affare di Vall ' Intelvi sarebbe un ' imprudenza enorme . Franco tacque e il suo direttore , nel congedarlo , insistette : « Abbia prudenza ! Non si lasci prendere ! » , ma non ebbe alcuna risposta . Dal momento in cui aveva ricevuto il telegramma , Franco aveva camminato su e giù per Torino come in sogno , senza udire il suono dei propri passi , senza coscienza di ciò che vedeva , di ciò che udiva , andando macchinalmente dove gli occorreva , in quella congiuntura , di andare , dove lo portava una facoltà inferiore e servile dell ' anima , quel misto di ragione e d ' istinto che ci sa guidare per il labirinto delle vie cittadine , mentre lo spirito nostro , fisso in un problema o in una passione , niente se ne cura . Vendette orologio e catena per centotrentacinque lire a un orologiaio di Doragrossa , comperò una bambola per Maria , passò dal caffè Alfieri e dal caffè Florio per far avvertire gli amici e , dovendo pigliar il treno delle undici e mezzo per Novara , fu alla stazione alle undici . Vi capitarono alle undici e un quarto il Padovano e l ' Udinese . Essi cercarono di rincorarlo con ogni sorta di supposizioni rosee e di ragionamenti vani , ma egli non rispondeva parola , aspettava con una avidità immensa il momento di partire , di esser solo , di correre verso Oria , perché , qualunque ne fosse il pericolo , era ben deciso di andare a Oria . Entrò in una carrozza di terza classe e quando la locomotiva fischiò , quando il treno si scosse , mise un gran sospiro di sollievo , e si diede tutto al pensiero della sua Maria . Ma v ' era troppa gente , troppo rozza e chiassosa gente intorno a lui . A Chivasso , non potendo resistere a quei discorsi , a quelle risate , passò in una carrozza vuota di seconda classe dove si mise a parlar solo , guardando il sedile di faccia . Dio , perché non mettere nel telegramma una parola di più ? Oh , Signore , una parola sola ! Il nome della malattia , almeno ! Un nome orribile gli attraversò la mente : croup . Stese le braccia avanti , contro il fantasma , in uno stiramento convulso , aspirando aria con tutta la forza sua e le lasciò ricader con un soffio che parve vuotargli il petto d ' anima e di vita . Perché doveva trattarsi di un male subitaneo , altrimenti Luisa avrebbe scritto . Altro lampo nella mente : congestione cerebrale ? Egli stesso , da bambino , era stato a morte per una congestione cerebrale . Signore , Signore , questa era una luce buona . Era Dio che gliela mandava ! Fu preso da singhiozzi nervosi , senza lagrime . Maria , tesoro , amore , gioia ! Doveva esser questo , sì . La vide ansante , accesa , vegliata dal medico e dalla mamma , immaginò in un minuto lunghe lunghe ore al suo capezzale , lunghe angoscie , il rinascer della speranza , il primo sussurro della dolce voce : « Papà mio » . Si alzò in piedi , giunse e strinse le mani in uno sforzo muto di preghiera . Poi ricadde a seder esausto , volse gli occhi senza sguardo alla campagna fuggente , sentendo quasi un legame fra le grandi Alpi velate , ferme all ' orizzonte di settentrione e il pensiero dominante , fermo , assopito , nell ' anima sua . Ogni tanto lo strepito del treno lo toglieva dal suo torpore suggerendogli l ' idea di una corsa angosciosa , richiamando il suo cuore a correre , a batter così . Egli chiudeva poi gli occhi per vedersi meglio arrivare a casa . Subito gli venivan immagini su dal cuore alle palpebre , ma si muovevano , mutavano continuamente , non poteva arrestarle più d ' un momento . Era Luisa che gli correva incontro sulle scale , era lo zio che gli stendeva le braccia sull ' entrata della sala , era il dottor Aliprandi che gli apriva l ' uscio dell ' alcova e gli diceva « bene bene » , era , nella camera buia , un moto di ombre silenziose , era Maria che lo guardava con gli occhi lucidi di febbre . A Vercelli , parendogli già essere a mille miglia da Torino , l ' impero della realtà lo riprese . Quando sarebbe a Lugano , come , per qual via andrebbe a Oria ? Scopertamente , per il lago , facendosi vedere alla Ricevitoria ? E se non lo lasciassero passare perché non aveva sul passaporto il visto dell ' uscita , o se , peggio , vi fosse un ordine di arresto per quest ' affare del medico di Pellio ? Meglio prendere la montagna . Poteva venire arrestato dopo , ma con la pratica dei luoghi che aveva fatto prima del 1848 , cacciando , era quasi sicuro di arrivare a casa . Questo faticoso lavoro di fare e disfare piani lo distrasse alquanto , gli tenne occupata la mente sin oltre Arona , sul battello del Lago Maggiore . Aveva fatto il conto di arrivare a Lugano nel cuore della notte . Se vi fosse qualcuno ad aspettarlo ? Se non v ' era nessuno , poteva darsi che alla farmacia Fontana , dove andavano molte valsoldesi , si sapesse qualche cosa . Se Iddio volesse fargli trovare a Lugano notizie rassicuranti potrebbe rimettere all ' indomani ogni decisione circa l ' andata a Oria . Prese dunque il partito di non far progetti sino a Lugano e pregò fervorosamente Iddio che gli facesse trovare queste buone notizie . Il cielo era coperto , le montagne avevano già una tinta autunnale triste , il lago era leggermente nebbioso , le campane di Meina suonavano ; sul vapore non c ' era quasi nessuno e la preghiera di Franco gli morì nel cuore sotto una tristezza pesante , gli occhi suoi si smarrirono dietro uno stormo di gabbiani bianchi che volavan lontano verso le acque di Laveno , verso il paese nascosto dov ' era l ' anima sua . Arrivò a Magadino dopo le sette , fece il monte Ceneri a piedi , per il sentiero che mette alla Cantoniera , prese una vettura a Bironico e arrivò a Lugano dopo la mezzanotte . Discese in piazza presso il caffè Terreni . Il caffè era chiuso , la piazza deserta , scura ; tutto taceva , anche il lago di cui s ' intravedeva un palpitar lento nell ' ombra . Franco si fermò un momento sulla riva con la speranza che qualcheduno fosse venuto ad aspettarlo e comparisse da qualche parte . Non poteva veder la Valsolda nascosta dietro il monte Brè ; ma quella era l ' acqua stessa che rispecchiava Oria , che dormiva nella darsena della sua casa . Gli si allargò un poco il cuore in un sentimento di pace , gli parve essere ritornato tra familiari suoi . Tacendo ogni voce umana , gli parlavano le grandi montagne oscure , sopra tutte il monte Caprino e la Zocca d ' i Ment che vedevano Oria . Gli parlavano dolcemente , gli suggerivano un presentimento buono . Diciannove ore eran passate dalla data del telegramma ; il male poteva esser vinto . Non comparendo nessuno , si avviò alla farmacia Fontana , suonò il campanello . Egli conosceva da molti anni quell ' ottimo , cordiale galantuomo del signor Carlo Fontana , passato anche lui col mondo antico . Il signor Carlo venne alla finestra e si meravigliò molto di vedere don Franco . Non aveva alcuna notizia della Valsolda , era stato due giorni a Tesserete , n ' era ritornato da poche ore , non sapeva niente . Il suo assistente , il signor Benedetto , era partito anche lui da poche ore , per Bellinzona . Franco ringraziò e si avviò verso Villa Ciani , risoluto di andare subito ad Oria . Poteva scegliere fra due vie : o salire da Pregassona il versante svizzero del Boglia , toccar l ' Alpe della Bolla , attraversare il Pian Biscagno e il gran bosco dei faggi , uscirne sul ciglio del versante lombardo , al faggio della Madonnina , calare ad Albogasio Superiore e Oria ; o prendere la comoda via di Gandria verso il lago , e poi il sentiero malvagio e rischioso che da Gandria , ultimo villaggio svizzero , taglia la costa ertissima , passa il confine a un centinaio di metri sopra il lago , porta alla cascina di Origa , cala nei burroni della Val Malghera e ne risale alla cascina di Rooch , vi trova la stradicciuola selciata che passa sopra il Niscioree e discende a Oria . La prima via era assai più lunga e faticosa ma in compenso migliore per eludere al confine la vigilanza delle guardie . Partendo dalla farmacia Fontana , Franco decise di appigliarsi a quella . Ma quando fu a Cassarago , dove mettono la strada di Pregassona a quella di Gandria , quando vide la punta di Castagnola così vicina e pensò che da Castagnola si va a Gandria in meno di mezz ' ora , che da Gandria si può andare a Oria in un ' ora e mezza , l ' idea di salire il Boglia , di camminare sette od otto ore gli divenne intollerabile . Salendo il Boglia sarebbe poi anche arrivato di giorno ; questo era , per la sicurezza , uno scapito grande . Prese risolutamente la via di Castagnola e Gandria . Il cielo era tutto coperto di nuvole pesanti . Sotto i grandi castani ove passava il sentiero di Castagnola , non si sapeva dove mettere il piede ; ma che sarebbe poi stato nel gran bosco del Boglia , se Franco avesse presa quella via ? Così fu dentro Castagnola e peggio di così nel labirinto delle viuzze di Gandria . Dopo averle fatte e rifatte più volte , sbagliando , Franco riuscì finalmente sul sentiero del confine e si fermò a riposare . Sul punto di cimentarsi nel fitto delle tenebre ai pericoli di un sentiero difficile , di un incontro con le guardie austriache , per giungere poi a quell ' altro pauroso passo dell ' entrar in casa , del far la prima domanda , dell ' udir la prima risposta , alzò la mente a Dio , raccolse tutti i suoi pensieri in un proposito di fortezza e di calma . Si ripose in cammino . Gli occorreva ora dare tutta la sua attenzione al sentiero per non smarrirlo , per non precipitare . I campicelli di Gandria finiscono presto . Poi vengono fratte folte , pendenti sopra il lago , valloncelli franosi , mascherati dal bosco , che ruinano diritti al basso . In quei passaggi bui Franco era costretto di menar le braccia alla cieca per abbrancar un ramo , poi un altro , cacciar il viso nel fogliame che almeno aveva l ' odore della Valsolda , trascinarsi di pianta in pianta , tastar coi piedi il suolo , non senza terrori di sprofondare , cercar le tracce del sentiero . Il suo fardello era piccino ma pure gli dava impaccio . E gli dava noia quello stormir delle frasche al suo passaggio ; gli pareva che dovesse udirsi lontano , sui monti e sul lago , nel silenzio religioso della notte . Allora si fermava e stava in ascolto . Non udiva che il remoto rombo della cascata di Rescia , qualche lungo ululato di allocchi nei boschi di là del lago e talvolta giù nel profondo , sull ' acqua , un secco tocco , Dio sa di che . Non impiegò meno di un ' ora per arrivare al confine . Là , fra la valle del Confine e la Val Malghera , il bosco era stato tagliato di recente , il pendio sassoso era nudo , maggiore perciò il pericolo di precipitare , maggiore il pericolo di venire scoperto . Attraversò quel tratto pian piano , fermandosi spesso , mettendosi carponi . Prima di arrivare a Origa udì , giù abbasso , un rumor lieve di remi . Sapeva che la barca delle guardie passava qualche volta la notte alla riva di Val Malghera . Eran le guardie , certo . Sotto i castagni di Origa respirò . Là era coperto e camminava sull ' erba , senza rumore . Scese la costa occidentale di Val Malghera e risalì dall ' altra parte senza intoppi . Nell ' avvicinarsi a Rooch il cuore gli martellava a furia . Rooch è come un avamposto di Oria . Ivi mette capo la stradicciuola ch ' egli aveva salita tante volte con Luisa nei tepidi pomeriggi invernali , cogliendo violette e foglie d ' alloro , discorrendo dell ' avvenire . Si ricordò che l ' ultima volta avevano avuto una piccola disputa sullo sposo desiderabile per Maria , sulle qualità che dovrebbe avere . Franco avrebbe preferito un agricoltore e Luisa un ingegnere meccanico . Rooch è una cascina posta a ridosso di pochi campicelli scaglionati sul monte che fanno una chiara piccola macchia nella boscaglia . Una stanza sopra , la stalla sotto , un portichetto davanti alla stalla , una cisterna nel portichetto ; non c ' è altro . Il portichetto s ' affaccia sulla viottola ciottolata che passa da due a tre metri più basso . Dal ciglio del burrone di Val Malghera a Rooch ci son pochi passi . Salito sul ciglio , Franco udì qualcuno parlare sommessamente nella cascina . Sostò e , fattosi da banda , si stese bocconi sull ' erba fuori del sentiero , lungo un cespuglietto di castagni . Non udì più parlare , ma udì venire un rapido passo d ' uomo e stette immobile , trattenendo il respiro . L ' uomo si fermò quasi accanto a lui , aspettò un poco , poi ritornò indietro adagio e disse ad alta voce , con accento forestiero : « Non c ' è niente . Sarà stata una volpe » . Le guardie . Seguì un lungo silenzio durante il quale non osò muoversi . Le guardie ricominciarono a discorrere ed egli si propose d ' indietreggiare senza far rumore , di calarsi da capo in Val Malghera per girare dietro la cascina , in alto . Si levò adagio adagio le scarpe . Stava per muoversi quando udì le guardie , tre o quattro , uscire dalla cascina discorrendo e venire verso di lui . Ne intese una dire : « Non resta qui nessuno ? » , e un ' altra rispondere : « È inutile » . Quattro guardie gli passarono accanto una dopo l ' altra senza vederlo . Non avevan sospetti perché discorrevano di cose indifferenti . Uno diceva che si può restare sott ' acqua dieci minuti senz ' affogare , un altro ribatteva che dopo cinque minuti bisogna morire . La quarta passò in silenzio ma , appena passata , si fermò ; Franco rabbrividì udendola fregar un fiammifero . Quegli accese la pipa , tirò due o tre boccate di fumo , e poi domandò ai compagni , alquanto forte perché s ' eran già dilungati , scendevan la costa di Val Malghera . « Quanti anni aveva ? » Uno di coloro rispose , pure forte : « Tre anni e un mese » . Allora la quarta guardia tirò altre due boccate di fumo e si rimise in cammino . Franco , che stava bocconi , all ' udir « tre anni e un mese » , l ' età di Maria , si alzò sulle braccia stringendo l ' erba convulsivamente . Il rumor dei passi si perdeva già in Val Malghera . « Dio , Dio , Dio , Dio ! » , diss ' egli . Si rizzò ginocchioni , ripeté lentamente dentro a sé , come istupidito , la parola terribile : « aveva » . Si torse le mani , gemette ancora : « Dio , Dio , Dio , Dio ! » . Di quel che fece in seguito non ebbe quasi coscienza . Scese a Oria con la sensazione vaga d ' esser diventato sordo , con un gran tremito nel braccio che portava la bambola . Arrivò alla Madonna del Romìt , attraversò il paese e invece di scendere per la scalinata del Pomodoro continuò diritto per il sentiero che raggiunge la scorciatoia di Albogasio Superiore , discese per la stessa scaletta che aveva presa la Pasotti il giorno prima della catastrofe . Vide sulla faccia della chiesa un chiaror debole che usciva dalla finestra dell ' alcova , non si fermò sotto la finestra illuminata , non chiamò , entrò nel sottoportico e spinse l ' uscio . Era aperto . Entrò dal fresco della notte in un ' afa pesante , in un odore strano di aceto bruciato e d ' incenso . Si trascinò a stento su per le scale . Davanti a lui , sul pianerottolo a mezza scala , veniva lume dall ' alto . Giunto là vide che la luce usciva dalla camera dell ' alcova . Salì ancora , mise il piede sul corridoio . L ' uscio della camera era spalancato ; molti lumi dovevano arder là dentro . Sentì , con l ' odor d ' incenso , odor di fiori , fu preso da un tremito violento , non poté avanzare . Dalla parte della cucina si udiva qualcuno dormire , dalla parte dell ' alcova non si udiva niente . A un tratto la voce di Luisa parlò , tenera , quieta : « Vuoi che venga anch ' io , domani , dove vai tu , Maria ? La vuoi la tua mamma , in terra con te ? » . « Luisa ! Luisa ! » , singhiozzò Franco . Si trovarono nelle braccia l ' uno dell ' altro , sulla soglia della loro camera nuziale che aveva la memoria degli amori ancor viva e il dolce lor frutto , morto . « Vieni , caro , vieni vieni » , diss ' ella e lo trasse dentro . Nel mezzo della camera , fra quattro ceri accesi , giaceva nella bara aperta , sotto un cumulo di fiori recisi e languenti come lei , la povera Maria . Erano rose , vainiglie , gelsomini , begonie , gerani , verbene , frondi fiorite di olea fragrans , e altre frondi non fiorite , egualmente scure , egualmente lucenti : le frondi del carrubo già tanto caro a lei perché tanto caro al suo papà . Fiori e frondi erano sparsi anche sul viso . Franco s ' inginocchiò singhiozzando : « Dio , Dio , Dio ! » , mentre Luisa prese due roselline , le pose in una manina di Maria e poi la baciò sulla fronte . « Tu puoi baciarla sui capelli » , diss ' ella . « Sul viso no . Il dottore non vuole . » « Ma tu ? Ma tu ? » « Oh , per me è un ' altra cosa . » Egli posò invece le labbra sulle labbra gelide che trasparivano tra le foglie di carrubo e fiori di geranio . Ve le posò lievemente , come per un addio tenero , non disperato , alla veste caduta e vuota della diletta creatura sua partita per altra dimora . « Maria , Maria mia » , sussurrò fra i singhiozzi , « che cosa è stato ? » Egli non aveva inteso affatto che il primo discorso delle guardie sugli annegati avesse un nesso col secondo . « Non lo sai ? » , gli chiese la moglie senza sorpresa , pacatamente . Gliel ' avevano detto com ' era stato telegrafato ; ma ella sapeva pure che Ismaele doveva recarsi a Lugano per incontrarvi Franco e ignorava che Ismaele , arrivata la posta dal Ceneri senza nessuno , era andato a dormire . « Povero Franco ! » , diss ' ella baciandolo sul capo , quasi maternamente . « Non c ' è mica stata malattia . » Egli si rizzò in piedi , esclamò atterrito : « Come ? Non c ' è stata malattia ? » La persona che Franco aveva udito dormire , la Leu , entrò in quel momento per far suffumigi , vide Franco , rimase sbalordita . « Va ' » , le disse Luisa , « posa il fuoco lì fuori , mettici quel che vuoi e poi va in cucina , dormi , povera Leu . » Quella obbedì . « Non c ' è stata malattia ? » , ripeté Franco . « Vieni » , gli rispose sua moglie , « ti racconterò tutto . » Lo fece sedere sulla dormeuse , a piè del letto matrimoniale . Egli la voleva accanto a sé . Ella gli fe ' segno di no , di non insistere , di tacere , d ' aspettare , e sedette a terra presso la sua creatura , incominciò il racconto doloroso con voce piana , eguale , indifferente , quasi , al dramma che diceva , con una voce simile a quella della sorda Pasotti , che pareva venire da un mondo lontano . Prese le mosse dall ' incontro con la Bianconi in Campò e disse , sempre con la stessa calma , tutti i pensieri , tutti i sentimenti che l ' avevan portata ad affrontare la nonna , disse i fatti sino al momento in cui s ' era convinta che Maria non aveva più vita . Quand ' ebbe finito s ' inginocchiò a baciar la sua morta e le sussurrò : « Il tuo papà ha in mente che t ' ho uccisa io , adesso , ma non è vero , sai , non è vero » . Egli si alzò , tutto vibrante di una commozione senza nome , si chinò sopra di lei , la raccolse da terra , non renitente né abbandonantesi , con mani risolute e riguardose , se la collocò vicina sulla dormeuse , le cinse con un braccio le spalle , la strinse a sé , le parlò sui capelli , bagnandoli di poche lagrime ardenti che a quando a quando gli rompevan la voce : « Povera Luisa mia , no , non l ' hai uccisa tu . Come vuoi che io pensi questa cosa ? Oh , no , cara , no . Io ti benedico , invece , per tutto che hai fatto per lei da quando è nata . Io che non ho fatto niente , ti benedico , te che hai fatto tanto . Non dir più , non dir più quella cosa ! La nostra Maria ... » Un violento singhiozzo gli ruppe le parole , ma subito l ' uomo , con forte volere , si vinse , continuò : « Non sai cosa dice la nostra Maria in questo momento ? Dice : mamma mia , papà mio , adesso siete soli , ciascuno di voi non ha che l ' altro , siate uniti più che mai , donatemi a Dio perché mi ridoni a voi , perché io sia il vostro angelo e vi conduca un giorno a Lui e stiamo insieme per sempre . La senti , Luisa , che dice così ? » . Ella fremeva nelle sue braccia , scossa da sussulti violenti , col viso basso , resistendo a Franco che glielo voleva alzare . Finalmente gli prese in silenzio una mano e gliela baciò . Egli pure , allora , la baciò sui capelli . Poi gli sussurrò : « Rispondimi » . « Tu sei buono » , rispose Luisa con voce accorata e debole , « tu hai pietà di me ma non pensi quello che tu dici . Tu devi pensare che la causa della sua morte sono io , che se avessi seguito i tuoi sentimenti , le tue idee , non sarei uscita di casa , e se non uscivo di casa non succedeva niente , Maria sarebbe viva . » « Lascia star questo , lascia star questo . Tu potevi credere che Maria fosse in camera o con la Veronica , tu potevi rimanere in sala con gli sposi e la disgrazia sarebbe successa ugualmente . Non pensar più a questo , Luisa . Ascolta invece quello che ti dice Maria . » « Povero Franco ! Poveretto , poveretto ! » , disse Luisa , con un ' amarezza di sottintesi paurosi , da far gelare il sangue . Franco tacque , tremando , non valendo a immaginare cosa ella pensasse , eppure temendo udirlo . Si sciolsero lentamente dalla loro stretta , Luisa per la prima . Ella riprese però la mano di suo marito , volle accostarsela da capo alle labbra . Franco trasse teneramente a sé quella di lei , tentò un ' ultima parola : « Perché non mi vuoi rispondere ? » « Ti farei troppo male » , diss ' ella , sottovoce . Egli ebbe il senso di una irreparabile rovina nell ' anima di lei e tacque . Non ritirò la mano ma si sentì mancare ogni forza , invader da uno scuro , da un gelo , come se Maria , chiamata inutilmente , fosse morta una seconda volta . L ' angoscia , la stanchezza , l ' afa , i misti odori della camera poterono tanto sopra di esso che dovette uscire per non venir meno . Andò in loggia . Le finestre erano aperte ; l ' aria pura , fresca , lo rianimò . Pianse , al buio , la sua figliuola , senza ritegno , senza nemmeno quel ritegno che vien dalla luce . S ' inginocchiò ad una finestra , s ' incrociò le braccia sul petto , pianse , col viso al cielo , lagrime e parole a flutti , parole incomposte di strazio e di fede ardente , chiamando Dio in aiuto , Dio , Dio che lo aveva colpito . E glielo disse , a Dio , con la piena delle lagrime , che gli permettesse di piangere ma che sapeva bene perché la bambina era morta . Non aveva egli tanto pregato che il Signore la salvasse dal pericolo di perdere la fede stando con sua madre ? Ah quella sera , quella ultima sera che Maria gli aveva detto « papà mio , un bacio » e tante altre tenerezze e non voleva lasciar la sua mano , come come aveva pregato ! Era un terrore , una gioia , uno spasimo di ricordarlo . « Signore , Signore » , diss ' egli verso il cielo , « Tu tacevi e mi ascoltavi , Tu mi hai esaudito secondo le tue vie misteriose , Tu hai preso il mio tesoro con Te , ella è sicura , ella gode , ella mi aspetta , Tu ne congiungerai ! » Non fu amaro il dirotto pianto in cui le parole morirono . Ma dopo , pensando ancora quest ' ultima sera , gli fu amarissimo di esser partito senza dirlo a Maria , di averla ingannata . « Maria , Maria mia » , supplicò piangendo , « perdonami ! » Dio , come gli pareva impossibile che tutto questo fosse vero , come gli pareva di andar nell ' alcova , di doverla trovar là , dormente nel suo lettino , con la testa piegata sulle spalle e le manine aperte abbandonate sulle lenzuola , con le palme in su ! E invece vi era , sì , ma ! ... Oh che cosa ! non poteva , non poteva essere fine al pianto . Venne la Leu col lume e gli portò il caffè . L ' aveva mandata la signora . Egli ebbe un movimento di tenera gratitudine per sua moglie . Dio , povera Luisa , che infelicità nera la sua ! E quali spaventose apparenze di castigo per lei nel colpo che le piombava sopra in quel momento , proprio in quel momento ! Lo aveva ben compreso , lei , ch ' egli doveva pensar così e lo pensava davvero e aveva negato per pietà , sì , per pietà com ' ella aveva inteso pure . E queste spaventose apparenze di castigo non frutterebbero dunque niente ? Ella si separava da Dio più che mai , chi sa fino a qual punto . Povera , povera Luisa ! Non era da pregar per Maria , Maria non ne aveva bisogno , era da pregar per Luisa , da pregar dì e notte , da sperar nelle preghiere dell ' animetta cara , nascosta in Dio . Egli parlò con la Leu , abbastanza calmo , si fece raccontar da lei tutto che aveva veduto , tutto che aveva udito della cosa terribile . « La voreva propi el Signor la Soa tosetta » , disse la Leu per ultimo . « Bisoeugnava vedèlla in gièsa , cont i so manitt in crôs cont el so bel faccin seri . La somejava on angiol tal e qual ! Propi . » Poi domandò a Franco se desiderasse tener il lume . No , preferiva star allo scuro . E il funerale , a che ora si farebbe ? La Leu credeva che si farebbe alle otto . La Leu , quando cominciava a discorrere , non smetteva facilmente e forse aveva anche paura di starsene soletta in cucina : « El so papà ! » , diss ' ella ancora prima di andarsene . « El so car papà ! L ' è forsi minga vott dì che son vegnüda chì a portagh di castegn a la sciora e sta cara tosetta , che la parlava inscì polito , propi come on avocàt , la fa : " Sai , Leu , presto il mio papà viene a Lugano e io vado a trovarlo " . Ciào , l ' è ona gran roba ! » Lagrime e lagrime . Ah Iddio aveva preso la bambina per toglierla agli errori del mondo , Iddio aveva punito Luisa degli errori suoi ma non era disegnato l ' orribile castigo anche per lui ? Non aveva egli colpe ? Oh sì , quante , quante ! Ebbe la chiara visione di tutta la propria vita miseramente vuota di opere , piena di vanità , mal rispondente alle credenze che professava , tale da renderlo responsabile dell ' irreligiosità di Luisa . Il mondo lo giudicava buono per le qualità di cui non aveva merito alcuno , essendo nato con esse ; tanto più severo sentiva sopra di sé il giudizio di Dio che molto gli aveva dato e frutto non ne aveva colto . S ' inginocchiò da capo , si umiliò sotto il castigo , nella desolata contrizione del cuore , nell ' ardor di espiare , di purificarsi , di farsi degno che Iddio lo ricongiungesse con Maria . Pregò e pianse a lungo a lungo , poi uscì sulla terrazza . Il cielo imbiancava sopra la Galbiga e le montagne del lago di Como ; veniva giorno . Dal nero Boglia imminente soffiavano le tramontane fredde . Da vicino e da lontano , a riva di lago e nell ' alto grembo della valle , si levaron suoni di campane . L ' idea che Maria e la nonna Teresa erano insieme , felici , salì al cuore di Franco spontanea , chiara e soave . Gli parve che il Signore gli dicesse : ti addoloro ma ti amo , aspetta , confida , saprai . Le campane suonavano da vicino e da lontano , a riva di lago e nell ' alto grembo della valle , il cielo diventava più e più bianco sopra la Galbiga , verso il lago di Como , lungo l ' erto profilo nero del Picco di Cressogno ; e le distese dell ' acqua piana prendevano laggiù in levante , fra le grandi ombre dei monti , un chiaror di perla . Le frondi della passiflora , tocche dalle tramontane , ondulavano silenziosamente sopra il capo di Franco , agitate dall ' aspettazione della luce , della gloria immensa che scendeva in oriente colorando di sé nuvoli e sereno , salutata dalle campane . Vivere , vivere , operare , soffrire , adorare , ascendere ! La luce voleva questo . Portarsi via i vivi tra le braccia , portarsi via i morti nel cuore , ritornare a Torino , servir l ' Italia , morir per lei ! Il nuovo giorno voleva questo . Italia , Italia , madre cara ! Franco giunse le mani in uno slancio di desiderio . Anche Luisa udì le campane . Non avrebbe voluto udirle , non avrebbe voluto che venisse giorno mai più , che venisse l ' ora di ceder Maria alla terra . Inginocchiata presso il corpicino della sua creatura le promise che ogni giorno , finché avesse vita , sarebbe venuta a parlarle , a portarle fiori , a tenerle compagnia , mattina e sera . Poi sedette , affondò nei pensieri cupi che non aveva voluto dire al marito , cresciuti e maturati in lei nel corso di ventiquattr ' ore come una maligna infezione assorbita da lungo tempo , rimasta inerte per lungo tempo , colta , un dato momento , dalla corrente del sangue , divampata con fulminea violenza . Tutte le sue idee religiose , la sua fede nell ' esistenza di Dio , il suo scetticismo circa la immortalità dell ' anima tendevano a capovolgersi . Ella era convinta di non essere affatto in colpa della morte di Maria . Se realmente esisteva una Intelligenza , una Volontà , una Forza padrona degli uomini e delle cose , la mostruosa colpa era sua . Questa Intelligenza aveva freddamente disegnato la visita della Pasotti e il suo dono , aveva allontanato da Maria le persone che potevano custodirla in assenza della madre , l ' aveva tratta senza difesa nelle sue insidie feroci , e uccisa . Questa Forza aveva fermato lei , la madre , proprio nel momento in cui stava per compiere un atto di giustizia . Stupida lei che aveva prima creduto nella Giustizia Divina ! Non v ' era Giustizia Divina , vi era invece l ' altare alleato del Trono , il Dio austriaco , socio di tutte le ingiustizie , di tutte le prepotenze , autore del dolore e del male , uccisore degl ' innocenti e protettore degl ' iniqui . Ah s ' egli esisteva , meglio che Maria fosse tutta lì , in quel corpo , meglio che nessuna parte di lei cadesse , sopravvissuta , nelle mani della sua Onnipotenza malvagia ! Ma era possibile dubitare che quest ' orribile Iddio esistesse . E se non esistesse si potrebbe desiderare che una parte dell ' essere umano continuasse a vivere , non miracolosamente , ma naturalmente , oltre la tomba . Ciò era forse più facile a concepire , che la esistenza di un tiranno invisibile , di un Creatore feroce contro le proprie creature . Meglio la signoria della Natura senza Dio , meglio un padrone cieco ma non nemico , non deliberatamente cattivo . Certo non bisognava pensare più in alcun modo né in questa vita né in una vita futura , se vi fosse , al fantasma vano , Giustizia . La fioca luce dell ' alba si mesceva a ' suoi pensieri come a quelli di Franco , solenne e consolante per lui , odiosa per lei . Egli , cristiano , pensava una insurrezione di collera e d ' armi contro fratelli in Cristo per l ' amore di un punto sopra un minimo astro dei cieli ; ella pensava una ribellione immensa , una liberazione dell ' Universo . Il pensiero di lei poteva parere più grande , l ' intelletto di lei poteva parere più forte ; ma Colui che meglio è conosciuto dalle generazioni umane quanto più ascendono nella civiltà e nella scienza ; Colui che consente venire onorato da ciascuna generazione secondo il poter suo e che gradatamente trasforma ed alza gl ' ideali dei popoli , servendosi per il governo della terra , nel tempo opportuno , anche degl ' ideali inferiori e perituri ; Colui ch ' essendo la Pace e la Vita sofferse venir chiamato il Dio degli eserciti , aveva impresso il segno del Suo giudizio sul viso della donna e sul viso dell ' uomo . Mentre l ' alba si accendeva in aurora , la fronte di Franco venivasi irradiando di una luce interiore , gli occhi suoi ardevano , fra le lagrime , di vigor vitale : la fronte di Luisa sempre più si oscurava , le tenebre salivano in fondo a ' suoi occhi spenti . Al levar del sole una barca comparve alla punta della Caravina . Era l ' avvocato V . che veniva da Varenna alla chiamata di Luisa . 12 . Fantasmi La sera di quello stesso giorno una conversazione fiorita si raccolse nella sala rossa della marchesa . Pasotti vi portò seco a forza la sua disgraziata moglie e quasi a forza il signor Giacomo Puttini riluttante invano ai capricci dispotici del Controllore gentilissimo . Vennero pure il curato di Puria e il Paolin , curiosi di veder l ' effetto della tragedia di Oria sulla vecchia faccia di marmo . Il Paolin trascinò seco il buon Paolon , mollemente riluttante anche lui come un pecorone . Venne il curato di Cima , devoto alla marchesa , venne il prefetto della Caravina , tutto , in cuor suo , per Franco e Luisa , obbligato , come parroco di Cressogno , a certi riguardi verso la loro nemica . Costei accolse tutti col solito viso impassibile , col solito flemmatico saluto . Si fece sedere accanto , sul canapè , la signora Barborin alla quale il padrone aveva proibito il menomo accenno ai casi di Oria , si lasciò ossequiare dagli altri , fece le solite domande al Paolin e al Paolon circa le rispettive loro dame e soddisfatta d ' aver appreso che la Paolina e la Paolona stavano bene , incrociò le mani sul ventre e tacque dignitosamente in faccia al semicerchio de ' suoi cortigiani . Pasotti , non vedendo Friend , s ' informò subito di lui con ossequiosa premura : « E ' l Friend ? Poer Friend ! » benché se lo avesse avuto nelle granfie , solus cum solo , quel brutto diavolaccio ringhioso che sciupava i calzoni a lui e le sottane a sua moglie , lo avrebbe strozzato con gioia . Friend era infermo da due giorni . Tutta la brigata si commosse e lamentò il caso con la segreta speranza che il maledetto mostro fosse per crepare . La Pasotti vedendo tante bocche parlare , tante facce diventar contrite , e non udendo una parola , suppose che si discorresse di Oria , si rivolse al Paolon suo vicino , lo interrogò con gli occhi , spalancando la bocca , indicando col dito la direzione di Oria . Il Paolon le fece segno di no . « Parlen del cagnoeu » , diss ' egli . La sorda non intese , fece « ah ! » e prese , a caso , un ' aria compunta . Friend mangiava troppo e troppo bene , soffriva d ' una malattia schifosa . Il Paolin e il curato di Puria diedero premurosi consigli . Il prefetto della Caravina aveva espresso altrove la temperata opinione che fosse da buttarlo nel lago con la sua padrona al collo . Mentre si parlava con tanto interesse della bestia di casa , egli pensava a Luisa stravolta , livida , come l ' aveva vista la mattina , quando s ' era opposta come una forsennata , prima alla chiusura della bara , poi al trasporto , e quando nel cimitero aveva gettato lei con le sue proprie mani la terra sulla sua bambina , dicendole d ' aspettarla e che sarebbe presto discesa a giacer con lei e che quello doveva essere il loro paradiso . Se si parlava con interesse del rognoso Friend , i fantasmi della bambina morta e della madre disperata erano però nella sala . Quando nessuno seppe più che dire del cane e vi ebbe un momento di silenzio , i due fantasmi squallidi furono uditi da tutti domandar che si parlasse di loro ; e ciascuno li vide negli occhi della persona che li amava , la sorda Pasotti . Suo marito cercò subito una diversione , propose al signor Giacomo un problema di tarocchi . Uno scartante che ha tre cartine , tutte figure , una dama e due cavalli , e ha pure il matto , cosa deve fare ? Scartare la dama e un cavallo o i due cavalli ? Il signor Giacomo si mise a soffiare a tutto vapore , gonfiando le gote rosse e il cravattone bianco : « Apff ! No . Controllore gentilissimo , no , La me dispensa . Da le dame no digo ma dai cavai mi son stà sempre lontan . Apff ! » . Gli altri tarocchisti raccolsero in fretta il problema , i fantasmi non furono più uditi e ciascuno respirò . Erano le nove . Alle nove , di solito , il cameriere entrava con due candele accese e apparecchiava il tavolino del tarocco in un angolo della sala , fra il gran camino e il balcone di ponente . Allora la marchesa si alzava e diceva con la sua flemma sonnolenta : « Se creden » . I due o tre presenti rispondevano « sem chì » e incominciava l ' entro in tre o la partita in quattro . Il vecchio cameriere , affezionatissimo a don Franco , esitò , quella sera , a portare i lumi . Non gli pareva possibile che la padrona e i signori avessero il coraggio di giuocare . Alle nove e cinque minuti , non vedendolo entrare , ciascuno commentò il ritardo fra sé . Il Paolin , prima di entrar in casa , aveva sostenuto contro il prefetto che non si sarebbe giuocato . Egli guardò trionfante il suo avversario e lo guardò pure il Paolon compiacendosi , per una solidarietà di Paoli , che avesse ragione il Paolin . Pasotti , che si era tenuto sicuro di giuocare , cominciò a dar segni d ' inquietudine . Alle nove e sette minuti , la marchesa pregò il prefetto di suonare il campanello . Quegli restituì al Paolin l ' occhiata trionfante e vi aggiunse tutto il muto disprezzo per la vecchia , che poté . « Apparecchiate » , diss ' ella al cameriere . Questi entrò poco dopo con le due candele . Anche in fondo agli occhi suoi crucciosi si vedeva il fantasma della bambina morta . Mentr ' egli disponeva sul tavolino le candele , le carte da giuoco e i gettoni d ' avorio , si fece nella sala quel silenzio di aspettazione che soleva precedere l ' alzarsi della marchesa . Ma la marchesa non diede segno di volersi alzare . Si voltò a Pasotti e gli disse : « Controllore , se desideran giuocare Loro ... » « Marchesa » , rispose Pasotti , pronto , « la presenza di mia moglie non deve impedirle di fare la Sua partita . Barbara giuoca male ma si diverte moltissimo a guardare . » « Stasera non giuoco » , rispose la marchesa . La voce era molle ma il no era duro . Il buon Paolon , che taceva sempre e non sapeva giuocare a tarocchi , credette aver finalmente trovato una parola ossequiosa e savia da metter fuori . « Già ! » , diss ' egli . Pasotti lo guardò in cagnesco , pensò : « cosa c ' entra lui ? » , ma non osò parlare . La marchesa non parve accorgersi della scoperta del Paolon e soggiunse : « Posson giuocare Loro » . « Mai più ! » , esclamò il prefetto . « Neanche per sogno ! » Pasotti levò di tasca la tabacchiera . « Il signor prefetto » , diss ' egli facendo spiccare le sillabe e alzando un poco la mano aperta con una presa tra il pollice e l ' indice , « parla per sé . Per parte mia , se la signora marchesa lo desidera , son pronto a soddisfare il suo desiderio . » La marchesa tacque e il focoso prefetto , incoraggiato da quel silenzio , borbottò a mezza voce : « È un lutto di famiglia , infine » . Da quando Franco era uscito di casa il suo nome non era mai stato pronunciato nelle conversazioni serali della sala rossa , la marchesa non aveva mai fatto allusione a lui né a sua moglie . Ella ruppe adesso il silenzio di quattro anni . « Mi rincresce per la creatura » , diss ' ella , « ma per suo padre e sua madre è un castigo di Dio . » Tutti tacquero . Dopo alcuni minuti , Pasotti disse a voce bassa , in tono solenne : « Fulmineo » . E il curato di Cima soggiunse più forte : « Evidente » . Il Paolin ebbe paura di tacere e di parlare , fece « ma ! » e allora il Paolon osservò : « Proprio ! » . Il signor Giacomo soffiò . « Un castigo di Dio ! » , ripeté con enfasi il curato di Cima . « E anche , date le circostanze , un segno della Sua protezione sopra qualche altra persona . » Tutti , meno il prefetto che si rodeva , guardarono la marchesa come se la Mano protettrice dell ' Onnipotente fosse sospesa sopra la sua parrucca . Invece quella Mano Divina stava sopra il cappellone della Pasotti e le teneva ben chiusi gli orecchi onde non avessero a penetrarvi contaminatrici parole d ' iniquità . « Curato » , disse Pasotti , « poiché la signora marchesa lo propone , facciamo una partitina ? Lei , il Paolin , il signor Giacomo e io . » I quattro che sedettero al tavolino da giuoco si lasciarono subito dolcemente andare , nel loro angolo , alle comode mollezze della conversazione sbottonata , alle vecchie barzellette ambrosiane attaccate ai tarocchi come l ' unto . « Hin nanca arrivaa a Barlassina ! » , esclamò Pasotti dopo la prima giuocata , ridendo forte per far suonare la sua vittoria e la sua allegria . Quelli là si erano liberati dai fantasmi ; gli altri no . La sorda , impettita e immobile sul canapè , aveva sofferto angosce mortali aspettando un gesto del marito che le imponesse di giuocare . Oh Signore , dovrebbe toccarle anche questa condanna ? Per grazia del cielo il gesto non venne fatto e la sua prima impressione nel veder i quattro prender posto al tavolino fu di sollievo . Ma poi le riprese subito un disgusto amaro . Che insulto , quel giuoco , alla sua Luisa , che disprezzo per la povera cara Ombrettina morta ! Nessuno le parlava , nessuno faceva attenzione a lei : ella si mise a recitare mentalmente una fila di Pater , Ave e Gloria , per la cattiva creatura seduta all ' altro angolo del canapè , tanto vecchia , tanto vicina a comparire davanti a Dio . Le dedicò la preghiera per la conversione dei peccatori che soleva dire mattina e sera per suo marito da quando aveva scoperto certe sue familiarità con una bassa persona di casa . Il prefetto , a udir gli schiamazzi di Pasotti , si alzò e prese congedo . « Aspetti » , gli disse la marchesa , « di prender un bicchier di vino . » Alle nove e mezzo soleva capitare una bottiglia preziosa di San Colombano vecchio . « Stasera non bevo » , rispose il prefetto , eroicamente . « Son troppo sottosopra da questa mattina in poi . Il Puria sa perché . » « Ma ! » , fece il Puria , sottovoce . « È stata una gran tragedia , già . » Silenzio . Il prefetto s ' inchinò alla marchesa , salutò la Pasotti con l ' espressione del « c ' intendiamo » e partì . Il curato di Puria , corpo grosso e cervello fino , studiava la marchesa senza parere . Era ella tocca o no dai fatti di Oria ? L ' essersi astenuta dal giuoco gli pareva un indizio dubbio . Poteva averlo fatto per rispetto al proprio sangue in astratto . Osservandola bene il curato notò che le sue mani tremavano : cosa nuova . Ella dimenticò di domandare a Pasotti se il vino fosse buono : cosa nuova . La maschera cerea del viso aveva di tratto in tratto qualche contrazione : cosa nuovissima . « È tocca » , pensò il curato . Siccome ella taceva , la Pasotti taceva , il Paolon taceva , tutto il gruppo pareva petrificato , cercò lui di rompere il ghiaccio , non trovò di meglio che voltar quelle teste verso il tavolino del giuoco e commentare le apostrofi di Pasotti , le proteste del Paolin , i « no digo » e gli « apff » del signor Giacomo . La marchesa si scosse un poco , si compiacque di osservare che i giuocatori si divertivano . La Pasotti non udì né disse mai parola e gli altri tre finirono con parlar di lei . La marchesa si dolse che fosse tanto sorda , che non si potesse farle un po ' di conversazione . Gli altri due dissero di lei tutto il gran bene che meritava e che dice ancora chi la ricorda . Ella stava lì malinconica e muta , non sospettando affatto d ' esser il soggetto dei loro discorsi . Il Signore proteggeva la sua profonda , ingenua umiltà , non le lasciava penetrar negli orecchi le lodi della gente ma solo le strapazzate del consorte . I suoi grandi , compunti occhi neri si ravvivarono quando il signor Giacomo pronunciò un gran soffio finale , e i colleghi , lasciate le carte , si abbandonarono sulle spalliere delle rispettive seggiole a riposare alquanto , a ruminar il piacere del giuoco . Finalmente il suo signore si avvicinò al canapè , le fece segno di alzarsi . Per la prima volta in vita sua , forse , ella fu contenta di salire in barca , con grande meraviglia del Puria il quale dichiarò che sul lago , di notte , era un « fifone » . È vero che a cento passi da Cressogno l ' orrore del lago e delle tenebre la riprese . Pensò allora con invidia al curato del quale udiva la voce sopra il Tentiòn , fra gli ulivi . « Addio , fifone ! » , gridò Pasotti . Il « fifone » non udì . Egli e il Paolin discorrevano sottovoce ma con gran calore , commentando le parole della marchesa , del prefetto , di Pasotti , cercando di frugar nel cuore della vecchia , disputando se vi fossero pietà e rimorsi . Il curato era per il sì , il Paolin per il no . Il Paolon precedeva con la lanterna mettendo continui , inintelligibili grugniti . Il Paolin andò poi mordendo tutto che fosse da mordere , la durezza della marchesa , la malignità di Pasotti , la dabbenaggine di sua moglie , la cortigianeria del Cima , la temerità del prefetto , le pazzie di Luisa e di Franco , la debolezza dell ' ingegnere Ribera , tante altre colpe di vivi e di morti . Durezze , debolezze , malignità , ostinazioni , cortigianerie : dappertutto , secondo lui , c ' era in fondo quell ' egoismo porco . « Che gran mond mincion ! » , fu il suo riassunto finale . « Ch ' el senta car el me curat , quand gh ' è quel poo de ris e verz con quel poo de formagg per sora , lassèm pür andà tüsscoss al diavol che l ' è mej . » Dopo una sentenza tanto logica nulla restava più a dire né a grugnire e la piccola comitiva giunta in capo alla salita procedette silenziosa per le umide ombre del Campò , nell ' odor fresco dei castagni e dei noci , senz ' accorgersi di uno spettro che passava in aria , vôlto a Cressogno . Partiti i suoi ospiti , la marchesa suonò il campanello per il rosario che non s ' era potuto dire alla solita ora . Il rosario di casa Maironi era una cosa viva che aveva le sue radici nei peccati antichi della marchesa e veniva sempre più sviluppandosi , mettendo nuovi Ave e nuovi Gloria a misura che la vecchia dama avanzava negli anni e si scorgeva più netto e più visibile a fronte un teschio schifoso , il proprio . Perciò il suo rosario era lungo assai . I peccati dolci della protratta gioventù non le pesavano troppo sulla coscienza ; ma qualche grossa furfanteria d ' altro genere , misurabile in lire , soldi e denari , mal confessata e quindi mal perdonabile , le dava una molestia sempre compressa a furia di rosari e sempre rinascente . Mentre chiedeva al Creditore Grande la remissione de ' suoi debiti le pareva ch ' Egli avesse facoltà d ' accordarla intera ; invece dopo le si levavano da capo in mente le facce crucciose dei creditori piccoli , ritornava con esse il dubbio del perdono , e la sua avarizia , la sua superbia avevano a lottare con il terrore di un carcere perpetuo per debiti , oltre la tomba . Recitare le preghiere per la conversione dei peccatori e quelle per la guarigione degl ' infermi , prima di venire ai Deprofundis , annunciò tre Avemarie nuove secondo la sua intenzione . La guattera , una semplice pia contadina di Cressogno , suppose che le tre Avemarie fossero domandate per quei poveretti di Oria e le recitò con tutto lo zelo . Le Avemarie della guattera urtarono e dispersero quelle della padrona , che chiedevano sonno , riposo di nervi e di coscienza . Quanto alle Avemarie degli altri , esse furono dette secondo la loro comune intenzione che non restassero , come troppo spesso accadeva , definitivamente appiccicate al rosario . Nessuna insomma poté arrestare lo spettro nel suo cammino . La marchesa si ritirò verso le undici . Prese dell ' acqua di cedro e avendo la cameriera incominciato a parlare di Oria , di don Franco che si sussurrava essere arrivato , le impose silenzio . Era tocca , sì . Aveva sempre davanti agli occhi l ' immagine di Maria come l ' aveva veduta una volta passando in gondola sotto la villetta Gilardoni , piccina , con un grembiale bianco , i capelli lunghi e le braccia nude , stranamente somigliante ad un bambino suo , mortole a tre anni . Sentiva ella affetto , pietà ? Non sapeva ella stessa quello che sentisse . Forse dispetto e sgomento di non sapersi liberare da una immagine molesta ; forse paura di questo pensiero , che se non fosse stato commesso certo grosso peccato antico , se il testamento del marchese Franco non fosse stato arso , la bambina non sarebbe morta . Come fu a letto si fece leggere altre preghiere dalla cameriera , le ordinò di spegnere il lume e la congedò . Chiuse gli occhi , cercò di non pensare a niente , e si vide sotto le palpebre una chiara macchia informe che si venne disegnando in un guancialetto , poi in una lettera , poi in un gran crisantemo bianco e poi in un viso supino , morto , che diventava via via più piccolo . Le pareva già di assopirsi ma per effetto di quest ' ultima trasformazione le vibrò nel cuore il pensiero della bambina , non vide più nulla sotto le palpebre , il sopore si dileguò ed ella aperse gli occhi , inquieta , malcontenta . Si propose di pensar una partita di tarocchi per cacciar le immaginazioni moleste e richiamar il sonno . Pensò ai tarocchi , poté , con uno sforzo , vedersi nella testa il tavolino da giuoco , i giuocatori , i lumi , le carte ; ma quando cessò dallo sforzo per abbandonarsi ad una visione passiva di questi soporifici fantasmi , le comparve sotto le palpebre tutt ' altra cosa , una testa che cambiava continuamente lineamenti , espressione , attitudini e che venne per ultimo lentamente ripiegandosi avanti sopra se stessa come nel sonno o nella morte , non mostrando più che i capelli . Altra scossa di nervi ; la marchesa riaperse gli occhi e udì l ' orologio della scala suonare . Contò le ore : dodici . Già mezzanotte e non poter dormire ! Stette alquanto ad occhi aperti ed ecco adesso immagini nel buio come prima sotto le palpebre . Cominciavano da un nucleo informe e si svolgevano continuamente . Si disegnò un quadrante d ' orologio , che diventò un occhio spaventato di pesce , un occhio umano severo . Ad un tratto venne alla marchesa l ' idea che non riuscirebbe a dormire e il sopore già inoltrato andò rotto da capo . Allora ella suonò il campanello . La cameriera si fece chiamar due volte e poi venne mezzo svestita , dormigliosa . L ' ordine fu di posar il lume sopra una sedia per modo che dal letto non si potesse veder la fiamma ; di prendere un volume di prediche del Barbieri e di leggere a mezza voce . La cameriera era abituata a somministrare questi narcotici . Si pose a leggere e in capo alla seconda pagina , udendo il respiro della padrona farsi greve , andò pian piano smorzando la voce per un mormorio inarticolato , fino al silenzio . Aspettò un poco , ascoltò il respiro regolare e pesante , si alzò a guardar la faccia cupa , supina sul doppio guanciale con le sopracciglia aggrottate e la bocca semiaperta , prese il lume e si ritirò in punta di piedi . La marchesa dormiva e sognava . Sognava di giacer sulla soglia nello stanzone buio di un carcere , con i ceppi ai piedi , accusata di assassinio . Entrava il giudice con un lume , sedeva presso a lei e leggeva una predica sulla necessità della confessione . Ella gli si protestava innocente , ripeteva : « Ma non sa che si è annegata da sé ? » . Il giudice non rispondeva , leggeva , leggeva sempre con voce compunta e solenne , e la marchesa insisteva : « No , non l ' ho uccisa » . Non era flemmatica nel sogno , si agitava come una disperata . « Badi » , rispondeva il giudice . « La bambina lo dice . » Egli si alzava in piedi e ripeteva : « Lo dice » . Poi batté forte le mani palma a palma ed esclamò : « Entrate ! » . Fino a questo punto la marchesa aveva sentito , sognando , di sognare ; qui credette svegliarsi , vide con orrore che qualcuno era entrato infatti . Una forma umana debolmente luminosa stava a sedere sulla poltrona ingombra di vesti , presso il suo letto , sì ch ' ella non poteva vedere la parte inferiore dell ' Apparizione . Il busto , le braccia , le mani raccolte insieme avevano un colore biancastro e contorni alquanto incerti ; la testa , appoggiata alla spalliera , era nitida e circonfusa d ' un chiaror pallido . Gli occhi scuri , vivi , fissavano la marchesa . Che orrore ! Era veramente la bambina morta . Che orrore , che orrore ! Gli occhi dell ' Apparizione parlavano , lo dicevano . Il giudice aveva ragione , la bambina lo diceva , senza parole , con gli occhi . « Tu , nonna , tu sei stata , tu . Io avrei dovuto nascer e vivere nella tua casa . Tu non l ' hai voluto . Sei condannata alla morte eterna . » Gli occhi soli , i fissi , tristi , pietosi occhi dicevano tutto questo ad un tempo . La marchesa mise un lungo gemito , stese le braccia verso l ' Apparizione , credendo dir qualche cosa e non riuscendo che a rantolare « ah ... ah ... ah ... » mentre le mani , le braccia , il busto del fantasma sfumavano in una nebbia , i contorni del viso illanguidivano e solo rimaneva intenso lo sguardo , che finalmente pure si velò e rientrò quasi in un lontano e profondo Se stesso , null ' altro rimanendo dell ' Apparizione che poca fosforescenza poi assorbita dall ' ombra . La marchesa si svegliò di soprassalto , ansante , non si ricordò del campanello , si provò a gridare e non riuscì a metter fuori la voce . Con un impeto della sua volontà potente ancora nello sfacelo delle forze , cacciò le gambe dal letto , discese , fece due passi brancolando nel buio , incespicò nella poltrona , si aggrappò a una sedia , cadde con essa pesantemente sul pavimento , si mise a gemere . La cameriera si svegliò al tonfo , chiamò , non ebbe risposta , udì il gemito e , acceso il lume , accorse , vide nella penombra , tra la sedia e la poltrona , qualche cosa di bianco e d ' enorme che si divincolava sul pavimento come una bestia mostruosa del mare tirata in secco . Gridò , corse al campanello , svegliò d ' un colpo tutta la casa e si precipitò ad aiutar la vecchia che rantolava : « Il prete , il prete ! Il prefetto , il prefetto ! » 13 . In fuga Alle due e mezzo dopo la mezzanotte , Franco , l ' avvocato V . e il loro amico Pedraglio erano seduti in loggia , al buio , in silenzio . A un tratto Pedraglio si alzò dicendo : « Cosa fa questo asino ? » , uscì sulla terrazza , vi stette in ascolto e rientrò . « Niente » , diss ' egli . « Disi mi , e per quell ' asino che si sarà addormentato dobbiamo star qui da minchioni ad aspettare che ci prendano ? Tu , Maironi , la strada presso a poco la sai e siamo poi anche in tre che abbiamo il fegato buono . Se occorrerà de dà via on quai cazzott el darèm via , neh ti avocàt ? » Il Pedraglio s ' era trovato la sera prima , verso le sette , sulla strada fra Loveno e Menaggio nel luogo che chiamano « el crott del Bertin » . Un uomo gli aveva chiesto l ' elemosina e posto in mano un biglietto . Poi si era allontanato rapidamente . Il biglietto diceva : « Perché il Carlino Pedraj non valo mica subito a Oria a trovare il Signor Maironi e il signor avocatto di Varenna per fare una bella spasseggiata con gli amici cari da quel co di quel palo ? » . Dopo l ' arresto del medico di Pellio , amico suo , Pedraglio era in sospetto di qualche tiro della Polizia , e quel biglietto non era il primo avviso salutare e sgrammaticato che pervenisse a un patriota . Il biglietto parlava chiaro ; bisognava passar subito il palo del confine . Il Pedraglio non sapeva niente della disgrazia di Franco né del suo ritorno né che l ' avvocato fosse a Oria , ma non andò a cercar altro , corse a Loveno , si provvide di denaro e si pose in cammino . Non si fidò di venire a Porlezza , prese il sentiero che presso Tavordo sale per un vallone deserto al Passo Stretto . Agile come un camoscio , arrivò in quattr ' ore a Oria , trovò che Franco e l ' avvocato si preparavano a partire per un altro avvertimento misterioso pervenuto loro dal curato di Castello , ch ' era stato a Porlezza e ne aveva ricevuto l ' incarico in confessione . Ismaele doveva guidarli oltre il confine . I passi del Boglia erano guardatissimi . Ismaele si proponeva di passar fra il monte della Nave e Castello per calar poi nella valle , tagliar dritto all ' Alpe di Castello sotto il Sasso Grande e di là scendere a Cadro , un ' ora sopra Lugano . Ma Ismaele doveva venire alle due , e alle due e mezzo non s ' era veduto ancora . Anche Luisa era in piedi . Stava nell ' alcova rammendando un paio di calze di Maria per metterle poi sul lettino dove aveva disposto le cosucce di Ombretta con la stessa cura di quando la piccina era viva . Non aveva voluto vedere né l ' avvocato né Pedraglio . Dopo le smanie del funerale il suo dolore aveva ripreso quell ' aspetto cupo che più dispiaceva al dottor Aliprandi . Non smaniava più , non parlava ; pianto , non aveva mai . Il suo contegno con Franco era un contegno di pietà per l ' uomo che l ' amava e il cui affetto , la cui presenza le erano , malgrado lei stessa , indifferenti . Franco , sperando nell ' impiego di cui gli aveva tenuto parola il suo direttore , aveva parlato di portar seco la famiglia a Torino . Lo zio , poveretto , era disposto anche a questo sacrificio ma Luisa aveva detto chiaro che piuttosto di allontanarsi dalla sua figliuola finirebbe nel lago come lei . Franco , udita la proposta di partire senza Ismaele , si alzò e disse che andava a congedarsi da sua moglie . Nello stesso momento l ' avvocato udì un passo nella strada . « Silenzio ! » , diss ' egli . « È qui . » Franco uscì sulla terrazza . Qualcuno veniva infatti dalla parte di Albogasio . Franco attese che arrivasse sul sagrato e chiamò a mezza voce : « Ismaele ! » « Sono io » , rispose una voce che non era quella di Ismaele . « Sono il prefetto . Vengo su . » Il prefetto ? A quell ' ora ? Che poteva essere accaduto ? Franco andò in cucina ad accendere un lume e discese le scale in fretta . Passarono cinque minuti e gli amici non lo videro ricomparire . Capitò invece la moglie d ' Ismaele a dire che suo marito si sentiva male e non poteva muoversi . Parlò dal sagrato a Pedraglio che stava sulla terrazza . Quegli corse a chiamar Franco . Lo trovò sulle scale che saliva col prefetto . « La guida è ammalata » , diss ' egli , conoscendo il prete per un galantuomo . « Andiamo e non perdiamo tempo . » Franco gli rispose che subito non poteva venire e che lo precedessero . Come , non poteva venire ? No , non poteva . Fece passare il prefetto in sala , chiamò l ' avvocato , insistette con lui e con Pedraglio perché partissero subito . Era successa una cosa straordinaria , doveva parlarne a sua moglie , non poteva dire che risoluzione prenderebbe . Gli amici protestarono che mai non l ' avrebbero abbandonato . L ' allegro Pedraglio , uso a spendere oltre i desideri di suo padre , osservò che alla peggio a Josephstadt o a Kufstein si viveva più a buon mercato e più virtuosamente che a Torino e che ciò avrebbe consolato il suo « regiôr » . « No no ! » , esclamò Franco . « Andate , andate ! Prefetto , persuadili tu ! » Ed entrò nell ' alcova . « Partite ? » , gli disse Luisa con quella voce che pareva venire da un mondo lontano . «Addio.» Egli le si avvicinò , si chinò a baciar la calzettina che teneva in mano . « Luisa » , mormorò , « c ' è qui il prefetto della Caravina . » Ella non mostrò alcuna sorpresa . « La nonna lo ha fatto chiamare stanotte » , continuò Franco . « Gli ha detto di aver veduto la nostra Maria , luminosa come un angelo . » « Oh , che menzogna ! » , fece Luisa con una voce grossa di disprezzo , senz ' ira . « Come se fosse possibile che andasse da lei e non venisse da me ! » « Maria le ha toccato il cuore » , riprese Franco . « Ella ci domanda perdono , ha paura di morire , mi supplica di andar da lei , di portarle una parola di pace anche per te . » Neppure Franco credeva all ' Apparizione , scettico profondamente com ' era per tutto il soprannaturale non religioso , ma credeva che Maria , nella sua esistenza superiore , avesse già potuto operare un miracolo , toccar il cuore della nonna e ciò gli recava una commozione indicibile . Luisa restò di ghiaccio . Neppur s ' irritò , come Franco temeva , all ' idea di mandar un messaggio amorevole . « La nonna avrà paura dell ' inferno » , osservò con quella sua freddezza mortale . « L ' inferno non c ' è , tutto si riduce a un po ' di spavento , è una pena da niente , la subisca e poi muoia anche lei come si muore tutti e amen . » Franco intese che sarebbe stato inutile insistere . « Allora vado » , diss ' egli . Ella tacque . « Non credo che potrò ripassar da casa , nel ritorno » , riprese Franco . « Dovrò prendere la montagna . » Nessuna risposta . Il giovane disse sottovoce : « Luisa ! » . Rimprovero , dolore , passione : tutto questo era nel suo richiamo . Le mani di Luisa , che mai non avevano smesso il lavoro , si fermarono . Ella mormorò : « Non sento più niente . Sono un sasso » . Franco si sentì mancare , baciò sua moglie sui capelli , le disse addio , entrò nell ' alcova , s ' inginocchiò , abbracciò il lettuccio voto , pensò alla vocina del suo tesoro : « ancora un bacio , papà » , ebbe un assalto di pianto , si contenne , corse via precipitosamente . Gli amici lo attendevano in sala impazienti . Come partire se non conoscevan le strade ? L ' avvocato conosceva la strada di Boglia , sì , ma era da prendere , volendo sfuggire alle guardie ? Quando udirono che Franco intendeva andare a Cressogno rimasero sbalorditi . Pedraglio uscì dai gangheri , disse ch ' era un ' indegnità di piantar così gli amici nell ' imbarazzo . Il prefetto , udito come le cose stavano , s ' unì a Pedraglio , offerse di giustificare Franco , gli propose di scrivere due parole ch ' egli avrebbe portate a Cressogno . Ma Franco aveva l ' idea che la sua Maria volesse da lui questa cosa e non cedette . Gli venne in mente che il prefetto era pratico di tutti i sentieri come una lepre . « Va ' tu ! » , gli diss ' egli . « Accompagnali tu ! » Il prefetto stava per rispondere che forse la marchesa potrebbe aver bisogno di lui , quando l ' avvocato fece : « Zitto ! guardate » . Proprio davanti alla casa , dove l ' ombra del monte Bisgnago si profilava sull ' acqua ondulando , c ' era una barca ferma . Franco riconobbe la lancia delle guardie di finanza . « Scommetto che quei porci là ci fanno la guardia » , mormorò Pedraglio . « Temono che si scappi in barca . Almeno spiano ! » « Zitto ! » , fece ancora l ' avvocato affacciandosi alla finestra verso il sagrato . Tutti tacquero , trattenendo il respiro . « Fioeui ! » , disse V . scostandosi bruscamente dalla finestra : « Ghe semm ! » . Franco andò alla finestra , vide un uomo solo che veniva correndo , credette a un falso allarme ; ma l ' uomo , quel tale che portava il nomignolo di « légora fügada » , che vedeva e sapeva tutto , gli gittò , passando sotto la finestra , due parole : « La forza ! » . Si udirono in pari tempo i passi di molte persone . Franco esclamò « Con me ! anche tu , prefetto ! » . Si slanciò , seguito da tutti , nel cortiletto ch ' è tra la casa e il monte , raggiunse , passando per una legnaia , la scorciatoia che mette ad Albogasio Superiore . Faceva così scuro che nessuno si accorse di una guardia di finanza appostata con la carabina in pugno a due passi dall ' uscio della legnaia . Per fortuna la guardia , certo Filippini di Busto , era un galantuomo che mangiava a malincuore il pane austriaco per non averne potuto trovare altro . « Presto ! » , diss ' egli sottovoce . « Prendano i campi e poi la strada di Boglia ! Il sentiero sotto il faggio della Madonnina , a sinistra ! » Franco ringraziò quell ' uomo , si avventò con i compagni sul ripido sentiero che mette alla stradicciuola comunale di Albogasio Superiore . Giunti a mezza via , saltarono tutti a destra in un campo di granturco e stettero in ascolto . Udirono passi sulla scaletta che sale dal sagrato e poi sul sentiero dov ' era appostata la guardia . Evidentemente si voleva accertarsi che tutte le uscite fossero ben guardate . I quattro strisciarono subito via attraverso il granturco e giunti sotto lo scoglio che chiamano « Sass del Lori » , tennero consiglio . Avrebbero potuto prendere il sentiero che monta sulla strada di Albogasio proprio alla porta del giardino Pasotti , e poi arrampicarsi di campo in campo fino alla strada di Boglia . Ma il sentiero era difficile a trovare a quell ' ora ; temendo perdere troppo tempo , prescelsero di raggiungere una scaletta che da Albogasio Inferiore sale presso alla casa Puttini . Quindi , girando a destra la casa Puttini , avrebbero raggiunto in due salti la strada di Boglia . Faceva già un po ' meno scuro ; ciò era male per un verso ma era bene per cavarsela da quel labirinto di campicelli e di muricciuoli . Nessuno parlava . Il solo Pedraglio , qualche volta , inciampando in un sasso o pungendosi in una siepe , tirava una maledizione meneghina . Allora gli altri zittivano . Arrivarono sulla scaletta preceduti dal prefetto che saltava muri e siepi come uno scoiattolo . Quando furono tutti raccolti sulla scaletta , Franco si staccò dal gruppo . Per la strada di Boglia non avevano bisogno di lui , egli andava a Cressogno . Invano Pedraglio lo afferrò per le braccia , invano il prefetto lo supplicò di non esporsi a un arresto sicuro , magari all ' ergastolo . Egli credeva di obbedire alla voce di Maria , a un dovere di coscienza . Si strappò da Pedraglio e disparve su per la scaletta , non volendo andar a Cressogno per S . Mamette che sarebbe stato troppo pericoloso . « Avanti ! » , disse il prefetto . « Quello là è matto , pensiamo a noi . » Girando la casa del Puttini udirono gente che veniva loro incontro e ridiscesero . La porta di casa Puttini era aperta . Vi entrarono . La gente passò discorrendo . Erano contadini e uno diceva : « Dove diavol el va a st ' ora chì ? » . Ahimè , hanno incontrato e riconosciuto Franco . Se i gendarmi e le guardie si mettono alla caccia dei fuggitivi e s ' imbattono in quella gente , ecco che trovano una traccia . Sull ' alba si trova sempre gente . Stavolta s ' è potuta evitare ; un ' altra volta , forse , non si potrà ; un altro incontro può riescir fatale all ' avvocato e a Pedraglio come il primo riuscirà probabilmente fatale a Franco . « Bisognerebbe che vi travestiste da contadini » , dice il prefetto . All ' avvocato , che ha dell ' artista e del poeta e conosce bene il Puttini , viene un ' idea : pigliar gli abiti del sior Zacomo per il Pedraglio ch ' è piccolo anche lui , pigliar per sé un vestito della serva ch ' è grande e grossa , cacciar le spoglie proprie in una gerla , caricarsene le spalle e via per Boglia . Il primo deputato politico di Albogasio ha cento ragioni di andare nel bosco del Comune . Detto fatto salgon le scale e il prefetto , ch ' è pratico , va diritto a chiamare la Marianna . Costei non risponde ; la sua camera è vuota . Il prefetto indovina subito che la perfida servente è andata a S . Mamette per qualche negozio segreto , come quello dell ' olio . Ecco perché l ' uscio di strada era aperto ! Vanno in cucina , accendono due lumi , l ' avvocato ne piglia uno e si fa insegnare la camera del sior Zacomo . Intanto Pedraglio esplora la cucina con l ' altro lume , in cerca « de on quai diavol de bev » per pigliar fiato . Il sior Zacomo dormiva in una stanza d ' angolo oltre una sala che l ' avvocato attraversò in punta di piedi camminando tra mucchi di castagne , di noci , di nocciuole e di pere . Egli si accosta all ' uscio : è chiuso . Origlia : silenzio . Gira pian piano la maniglia e spinge . L ' infame uscio scricchiola , si ode un formidabile soffio e il sior Zacomo dice rabbiosamente : « Andé ! No seché ! Andé via ! » . L ' avvocato entrò senz ' altro . « Via , maledeta , digo ! » , gridò il sior Zacomo , rizzando sul guanciale la punta bianca del suo berretto da notte . Veduto l ' avvocato , si mise a gemere . « Oh Dio , oh Dio ! povareto mi , La me perdoni per carità , credeva che fosse la servente ! Avvocato distintissimo , in nome de Dio , cossa xe nato ? » « Gnente gnente , sior Zacomo » , fece l ' avvocato contraffacendolo molto lombardamente col suo imperturbabile umorismo . « Ghe xe qua , digo , ciò , el Commissario de Porlezza . » « Oh Dio ! » Il sior Zacomo fece atto di gettar le gambe fuori del letto . « Gnente , gnente , quieto quieto , soto soto . Andemo in Boglia , digo , ciò , per quel maledeto toro ! » « Oh Dio , cossa disela , che a sta stagion in Boglia no ghe xe tori ! Mi sudo tuto ! » « No fa gnente , andemo , digo , a veder el posto , ciò , dove ch ' el gera . Ma il signor Commissario » , continuò il beffardo avvocato lasciando un linguaggio che troppo lo imbarazzava , « Le proibisce assolutamente di venire con noi , per le sue buone ragioni . Le proibisce di uscire prima del nostro ritorno e anzi mi ha ordinato di portarle via gli abiti . » E si diede a raccogliere rapidamente gli abiti del sior Zacomo , gl ' intimò il silenzio in nome del Commissario , pigliò il cappellone a cilindro , arraffò la mazza di canna d ' India , ordinò al disgraziato di dare il chiavistello appena uscito lui e di non aprire a nessuno , di non parlare a nessuno prima del ritorno del Commissario e tutto in nome del signor Commissario . Poi , lasciatolo più morto che vivo , raggiunse i compagni che , fruga qua e fruga là , avevano scovato un lurido vestito della Marianna , un fazzolettone rosso , una gerla e una bottiglia di anesone triduo . « Accidenti ! » , fece l ' avvocato , quando vide la roba immonda che doveva mettere . Il suo travestimento andava veramente male , la sottana era corta , il fazzolettone non gli nascondeva abbastanza la faccia , ma non c ' era tempo di far meglio . Invece il Pedraglio , cappellone in testa e canna d ' India in mano , riescì un sior Zacomo perfetto . L ' avvocato gli fece prendere sotto l ' ascella uno scartafaccio che trovò in cucina , gl ' insegnò come doveva camminare e soffiare . Prese per ultimo le chiavi della cantina , due chiavi enormi , ne diede una al Pedraglio e una ne mise in tasca per due possibili pugni , uno in chiave di violino , disse , e l ' altro in chiave di basso . E così uscirono , il prefetto davanti , poi il finto sior Zacomo che soffiava come una macchina a vapore , poi la finta Marianna con la gerla . Appena furono in istrada ecco spuntar la Marianna vera di ritorno da San Mamette con un fiasco vuoto . Vista , tra il fosco e il chiaro , la tuba del padrone , diede volta e via a gambe . « Brutta ladra » , fece il prefetto . « Benone . Il travestimento va benone . » In cinque minuti furono sulla strada di Boglia . Il prefetto ridiscese , udì persone che salivano da Albogasio Superiore discorrendo di gendarmi e di guardie , andò loro incontro , domandò che ci fosse di nuovo . Una bagatella . Polizia , gendarmi , soldati a casa Ribera per arrestare don Franco Maironi e pare anche l ' avvocato V . , perché sapevano che ci doveva essere e hanno molto domandato di lui . Non hanno trovato né l ' uno né l ' altro benché le guardie di finanza sieno state di piantone intorno alla casa fin dalla mezzanotte . Adesso la Polizia perquisisce tutte le case di Oria ritenendo che i due sieno scappati per il tetto . Mentre si danno queste informazioni al prefetto , ecco un ragazzo venir di corsa dalla parte di Albogasio Superiore . Lo fermano . « I gendarmi ! » , dice . « I gendarmi ! » È pallido come un cencio lavato e scappa senza saper perché , non gli si può cavare dove questi gendarmi sieno . Arriva una donna che si spiega meglio . Quattro guardie di finanza e quattro gendarmi sono passati in questo punto dalla piazza di Albogasio Superiore . Pare che don Franco sia stato veduto sulla strada di Castello . Due gendarmi e due guardie hanno preso la strada di Boglia . Il prefetto rabbrividisce . « Già » , dice qualcuno . « La strada di Boglia per tagliargli il passo . » Questa è la speranza del prefetto , che gendarmi e guardie abbiano di mira il solo Franco . Egli è tanto smilzo , tanto alto : né il finto Puttini né la finta Marianna possono dar sospetto di esser lui . Il loro destino è ormai fuori delle sue mani mentre per Franco egli può far molto ancora . Si incammina verso Cressogno , confidando che a Cressogno Franco arriverà sano e salvo se i gendarmi non ne trovano nuove tracce , perché lo cercheranno su tutti i sentieri che da Castello menano al confine e non mai sulla via di Cressogno . Pedraglio e l ' avvocato fecero il primo tratto di strada , da Albogasio alle stalle di Püs , strisciando su per la ripidissima erta come gatti , a passi lunghi e cauti . L ' avvocato camminava in silenzio , l ' altro malediceva continuamente , sottovoce , il suo vestiario , « el loder d ' on cappel » che gl ' invischiava la fronte d ' unto ; « el boia d ' un marsinon » che gli puzzava di troppi sudori antichi . Sino a Püs non incontrarono anima nata . A Püs una vecchia uscì tra le stalle un momento dopo ch ' eran passati , disse stupefatta : « Sü per de chì , scior Giacom ? A st ' ora ? » . L ' avvocato mormorò : « Boffa ! » , e l ' altro si mise a soffiar « apff ! apff ! » come un mantice . « Se perd el fiaa per sti strad chì , cara lü » , disse la vecchia . Non incontrarono più nessuno fino alla Sostra . La Sostra è una stalla a mezza montagna , circa , con un fienile , un portico e una cisterna , alquanto in disparte dalla strada . Quella strada è la più dannata che sia in Valsolda , farebbe cacciar la lingua a uno stambecco . Pedraglio e l ' avvocato , trafelati , grondanti di sudore , entrarono un momento alla Sostra . Anche lì silenzio e deserto . A quella altezza si respirava già un ' aria diversa . E come tutte le cime all ' intorno erano abbassate ! E come il lago , giù nel profondo , pareva diventato un fiume ! L ' avvocato guardava su amorosamente alla prima cresta del Boglia dove cominciava il gran bosco dei faggi ; un ' altra mezz ' ora di arrampicata . « Andiamo » , diss ' egli . Ma Pedraglio che aveva nelle gambe la memoria dell ' altra gran corsa da Loveno ad Oria per il Passo Stretto , chiese di sostare un altro poco e si mise tranquillamente a sfogliar lo scartafaccio del Puttini , un poema fratesco , inedito , d ' un anonimo cremonese del secolo decimosettimo . « Andiamo ! » , ripeté il suo compagno dopo un paio di minuti , e si alzava già quando udì venir gente . Ebbe appena il tempo di dire « attento ! » e di voltar le spalle per non lasciarsi vedere in viso . Pedraglio , pur ficcando il naso nello scartafaccio , vide spuntar sulla strada prima due guardie di finanza e poi due gendarmi . Avvertì l ' amico sottovoce , non batté palpebra . Le due guardie si fermarono . Una di loro salutò : « Riverito , signor Puttini » , e disse ai gendarmi : « È il primo deputato politico di Albogasio » . I gendarmi salutarono pure , Pedraglio si levò il cappello , alzando un poco lo scartafaccio . Le guardie volevano fare un po ' di fermata ma un gendarme intimò loro di proseguire e quando vide incamminata la compagnia venne alla Sostra egli stesso . Era di Ampezzo e parlava italiano benissimo . « Tu , cane , non mi conosci , spero » , pensò Pedraglio con una torbida coscienza della sua doppia personalità . « Lascia fare a me . » « Signor deputato politico » , disse colui , « avrebbe veduto stamattina il signor Maironi di Oria ? » « Io ? Mai più . Il signor Maironi dorme , a quest 'ora.» « E Lei dove va ? » « Vado lì su quel monte , su quel dannato Boglia lì . Vado su per l ' affar del toro comunale . » « Bestia » , pensò l ' avvocato . « Comunale me lo fa diventare ! » Ma passò felicemente anche il toro comunale . Il gendarme , un muso da mastino , squadrò bene il suo interlocutore in viso . « Lei è deputato politico » , diss ' egli insolentemente , « e porta quella roba sul viso ? » Pedraglio si prese istintivamente il suo piccolo sottile pizzo nero , barba reproba da liberale . « Taglieremo , taglieremo » , diss ' egli con serietà comica . « Sì signore . Va sul Boglia anche Lei ? » Il gendarme se n ' andò duro duro senza rispondergli , senza udire su quale ignominioso patibolo il deputato politico lo mandava . I due si rallegrarono a vicenda di averla scampata bella ma riconobbero che il giuoco si era fatto molto serio . Adesso bisognava contare con le guardie che conoscevano bene il Puttini , e saperne stare a distanza . E se quel mastino di gendarme parlasse della barba ? « Su su » , fece l ' avvocato , « teniamo loro dietro e se li vediamo o li udiamo tornar giù , gambe in spalla e via a sinistra verso il confine . » Partito disperato , quest ' ultimo , perché non conoscevano il terreno , certo familiare alle guardie . Il mastino dovette sudare e ansar troppo dietro ai suoi compagni per aver poi voglia di parlar di barbe , Pedraglio e l ' avvocato , salendo adagio , videro il nemico guadagnar la cresta del monte al faggio della Madonnina , fermarvisi alquanto e sparire . Il gran faggio antico che portava nel tronco una immagine della Madonna e che cedette , morendo , quest ' onore a una cappelletta , era come la sentinella del gran bosco di Boglia , il soldato posto in una insellatura della cresta a spiar il pendio precipitoso , il lago , i clivi di Valsolda . Il venerabile esercito di faggi colossali stava tutto raccolto in un ' altra conca silenziosa fra l ' erta della Colmaregia , i facili Dorsi della Nave , le radici rocciose dei Denti di Vecchia o Canne d ' Organo e l ' altra sella del Pian Biscagno fra la Colmaregia e il Sasso Grande , fronteggiante le profondità della Val Colla da Lugano a Cadro . Una lista scoperta , erbosa , correva fra il faggio della Madonnina e il bosco , sull ' orlo della cresta . I due fuggiaschi pensarono ai casi loro . Quale partito prendere ? Cercar il sentiero sotto il faggio di cui aveva parlato la guardia salvatrice , o entrar nel bosco ? No , entrar nel bosco non conveniva , con quella selvaggina che vi era entrata prima . Nel bosco avrebbero trovato un palmo di foglie secche . Era impossibile passarvi senza farsi correre addosso tutti i segugi che vi si aggiravano ; e da vicino il travestimento non poteva servire . Prender il sentiero ? Ce n ' era più d ' uno , sotto il faggio ; qual era il buono ? Pedraglio maledisse Franco che non era venuto con loro . Invece l ' avvocato studiava la Colmaregia che si poteva salire senza entrare nel bosco . Egli era stato due volte sulla Colmaregia , il superbo , sottile vertice erboso del Boglia , tagliato per metà dalla linea di confine ; sapeva ch ' era possibile scendere di lassù al villaggio svizzero di Brè e risolse di tentar quella via . Sulla cresta che ascende dal faggio della Madonnina verso la Colmaregia non si vedeva nessuno . La punta era avvolta nelle nuvole . Pochi passi sotto il faggio i due furono colti da un ' ondata di nebbia che venuta su per un versante si riversava rapidamente per l ' altro , una nebbia fredda e densa , un « Dio fece » disse V . Non si vedeva niente a cinque passi . Così avvenne che , presso al faggio , Pedraglio andò quasi a urtare una guardia di finanza . Era uno dei quattro e aveva la consegna di sorvegliare la lista scoperta fra la cresta del monte e il bosco . Visto l ' ometto dal cappellone , fece : « In Boglia , signor ... ? » . L ' avvocato si sbarazzò immediatamente della gerla . Infatti la guardia non compié la frase , restò un momento a bocca aperta , poi esclamò : « Come ? » . L ' avvocato non aspettò altro . « Così » , diss ' egli placidamente ; e raccoltisi sul petto i due pugni in uno ne menò a colui nello stomaco una terribile puntata che lo buttò sul prato a gambe all ' aria . Pedraglio gli saltò subito addosso , gli strappò la carabina . « Se gridi , cane , ti brucio » , diss ' egli . Ma che gridare ? Con un pugno di V . nello stomaco non c ' era , per un quarto d ' ora , neanche da tirare il fiato . Infatti l ' uomo pareva morto e ci volle del buono perché arrivasse a gemer sottovoce « ahi ahi ! » . « L ' è nient , l ' è nient » , gli diceva V . con la solita flemma canzonatoria . « Sono scosse che fanno bene . Vedrà . Lü adess el se drizza in pee ben polito e viene con noi in Colmaregia . Vedrà come va bene . Non ho adoperato questo a posta . » E gli mostrò la chiave . « Oh che pugno ! » , gemeva la guardia . « Oh che razza di pugno ! » « La salita è un po ' maledetta » , riprese l ' avvocato pigliando la carabina dalle mani di Pedraglio . « Ma noi le terremo su , con licenza , il di dietro con questo affare qui . A questa maniera si va su che l ' è un piacere . Poi Lei viene giù con noi a Brè . La carabina gliela portiamo noi . Lei , per compenso , ci porta una piccola gerla . Parli polito ? Andemm , marsch ! » Il disgraziato non riusciva a mettersi in piedi e non si poteva certo lasciarlo lì a rischio che poi si mettesse a chiamar aiuto . « Mincion ! » , fece Pedraglio . « Ghet daa tropp fort ! » V . rispose che gli aveva dato un pugno da donna , restituì la carabina all ' amico e ghermita la guardia per il colletto dell ' uniforme , la tirò in piedi , le fece imbracciare la gerla . « Andem , lizòn » , diss ' egli . « Poltronaccio , andiamo ! » Su tra il nebbione freddo e denso , su , su . L ' erta è ripidissima , si dura fatica a piantar la punta del piede fra i ciuffi dell ' erba molle , si sdrucciola , si lavora di piedi e di mani , ma fa niente , su , su , per la libertà . Su tra il nebbione , invisibili come spiriti , prima la finta Marianna , poi la guardia che soffia e geme sotto il peso della gerla , poi il finto sior Zacomo che le promette le belle viste e la urta con la carabina . La carabina fa miracoli . In mezz ' ora i tre raggiungono la cresta che scende verso Bré , pochi passi sotto il cocuzzolo . Allora siedono sull ' erba e giù , e giù a precipizio , scivoloni . Si mette a piovere , la nebbia si dirada , ecco in fondo , tra i piedi , il rosso dei boschi cedui . Primo vi arriva di volo il venerabile cappellone del sior Zacomo scaraventato abbasso da Pedraglio con un « viva l ' Italia ! » mentre scivola a braccetto della guardia . A Bré Pedraglio fece correre tutto il paese sparando a festa la carabina , distribuì anesone triduo agli uomini e mezz ' once alle ragazze , domandò al curato di poter appendere in chiesa il « marsinon » per grazia ricevuta , si attavolò a mangiare con la guardia , gli fece predicar dal prete il perdono dei pugni nello stomaco e gli diede lettura di una stanza del poema fratesco che finiva così : A questo punto il Padre Lanternone Disse : ho mutato ancor io opinione . Gli dimostrò che se aveva mutato un Padre Lanternone poteva mutar anche lui e lo persuase a disertare , gli fece buttar via l ' uniforme e indossare il « marsinon » fra le risate e gli applausi . Il solo che non rideva era l ' avvocato . « E quel povero Maironi ? » , diss ' egli . Franco non attraversò Castello . Giunto alla cappelletta di Rovajà , saltò giù per il sentiero che mena alla fontana di Caslano , raggiunse la stradicciuola di Casarico , si mise a salir per quella e all ' ultima svolta che fa sotto Castello , dove appare la chiesa di Puria sotto un anfiteatro di dirupi , si gittò a destra nella valle per un sentiero da capre , ne risalì sotto la chiesa di Loggio e giunse a Villa Maironi senz ' aver incontrato nessuno . Carlo , il vecchio servitore che gli aperse , tramortì , quasi , dalla commozione e gli baciò le mani . In quel momento c ' era il medico . Franco decise di attender che uscisse e intanto confidò al vecchio fedele che aveva i gendarmi alle calcagna . Il dottor Aliprandi uscì presto e Franco , sapendolo patriota , si confidò anche a lui , poiché gli occorreva mostrarsi , informarsi dello stato della nonna . L ' Aliprandi era stato chiamato nella notte ed era venuto dopo la partenza del prefetto per Oria , aveva trovato dell ' agitazione nervosa , una terribile paura di morire ma nessuna malattia . Adesso la marchesa pareva tranquilla . Franco si fece annunciare e fu introdotto dalla cameriera che lo guardò con ossequiosa curiosità e uscì dalla camera . Le imposte socchiuse della camera dove la marchesa giaceva a letto lasciavano entrare due sole oblique lame di luce grigia che non giungevano alla faccia supina sul guanciale . Franco , entrando , non la vide , udì solo la nota voce dormigliosa : « Sei qui , Franco ? » « Sì , addio nonna » , diss ' egli e si chinò a darle un bacio . La maschera di cera non era scomposta ; lo sguardo aveva però qualche cosa di vago e di scuro che pareva insieme desiderio e sgomento . « Muoio , sai , Franco » , disse la marchesa . Franco protestò , riferì ciò che gli aveva detto il medico . La nonna lo ascoltava fissandolo avidamente , cercando di leggergli negli occhi se il medico gli avesse proprio detto così . Poi rispose : « Non fa niente . Son pronta » . Dalla nuova espressione dello sguardo e della voce , Franco intese perfettamente che la nonna era pronta a vivere altri vent ' anni . « Mi rincresce della tua disgrazia » , diss ' ella , « e ti perdono tutto . » Non eran parole di perdono che Franco si aspettava da lei . Egli credeva esser venuto a portarlo il perdono , e non a riceverlo . Confortata , rassicurata , la marchesa di ogni giorno ricompariva poco a poco sotto la marchesa di un ' ora . Voleva bene acquistar la pace ma come un sordido avaro tentato da qualche cupidigia , che spremendosi dolorosamente dal pugno il prezzo del suo piacere cerca trattenersene fra le unghie quanto può . In altri momenti Franco avrebbe scattato , avrebbe respinto sdegnosamente quel perdono ; ora , con la dolce Maria nel cuore , non poteva essere così . Aveva però notato che la nonna si era rivolta , col suo perdono , a lui solo . Questo no , non glielo poteva permettere . « Mia moglie , lo zio di mia moglie ed io abbiamo sofferto molto » , diss ' egli , « prima dell ' ultima sventura ; e adesso abbiamo perduto tutta la nostra consolazione . Lo zio Ribera lo metto fuori di causa ; davanti a lui bisogna che ci inchiniamo , tu , io , tutti ; ma se mia moglie ed io abbiamo delle colpe verso di te , perdoniamoci a vicenda . » Era un boccone amaro ; la marchesa lo trangugiò e tacque . Benché non vedesse più la morte al suo capezzale aveva però nel cuore lo sgomento dell ' Apparizione e di certe parole del prefetto che l ' aveva confessata . « Farò testamento » , diss ' ella , « e desidero che tu sappia che tutta la roba Maironi sarà per te . » Ah marchesa , marchesa ! Misera , gelida creatura ! Credeva ella di aver comperato la pace con questo ? Qui veramente aveva sbagliato anche il prefetto perché il consiglio di far questa dichiarazione al nipote gliel ' aveva dato egli , buon galantuomo ma privo di tatto , incapace di comprendere l ' alto animo di Franco . A Franco l ' idea che si potesse credere esser egli venuto per interesse , riuscì intollerabile . « No no » , esclamò fremendo tutto e temendo del proprio sangue focoso , « no no , non mi lasciar niente ! Basta che tu faccia pagare i miei interessi a Oria . La roba Maironi , nonna , lasciala all ' Ospitale Maggiore . Ho paura che i miei vecchi abbiano sbagliato a tenerla ! » La nonna non ebbe tempo di rispondere perché fu picchiato all ' uscio . Entro il prefetto e fece che Franco pigliasse congedo per non stancare l ' ammalata . « Bisogna sbrigarsi ! » , diss ' egli , fuori . « Qui hai fatto più che il tuo dovere . Lo sanno in troppi , oramai , che sei qui e i gendarmi possono capitare da un momento all ' altro . Ho combinato tutto coll ' Aliprandi . L ' Aliprandi suppone che per la marchesa ci sia bisogno di un consulto , piglia la gondola di casa e va a Lugano per cercar un medico . I due barcaiuoli sarete Carlo e tu . Piove . Ci sono i mantelli di tela incerata col cappuccio . Mettete quelli e tu sta a poppa . Adesso ti tagliamo il pizzo ; col cappuccio in testa sfido a riconoscerti . Sei sicuro . Forse non vi faranno neanche approdare alla Ricevitoria . A ogni modo non ti riconosceranno . Se c ' è da parlare , parla Carlino . » L ' idea era buona . La gondola della marchesa era sempre guardata dagli agenti dell ' Austria con grande rispetto come se portasse un uovo dell ' aquila dalle due teste ; anche quando ritornava da Lugano non si faceva approdare alla Ricevitoria che pro forma . La gondola uscì dalla darsena dopo le otto . Le nebbie delle alte cime erano calate sul lago e pioveva . Triste triste giorno , triste triste viaggio ! Né Franco , né il domestico , né l ' Aliprandi parlarono mai . Passarono San Mamette e Casarico . Ecco tra i vapori , oltre gli ulivi di Mainè , le bianche mura della dimora di Ombretta . Gli occhi di Franco si riempirono di lagrime . « No , cara » , egli pensa , « no , amore , no , vita , tu non sei là dentro e sia benedetto il Signore , che mi dice di non credere questa cosa orribile ! » Poche remate ancora ed ecco la casetta del tempo felice , delle ore amare , della sventura ; la finestra della stanza dove Luisa si perde in un dolore tenebroso , la loggia dove passerà quind ' innanzi solo le sue giornate il vecchio zio Piero , l ' uomo giusto che discende silenziosamente , tribolato e stanco , verso la tomba . Franco vorrebbe pur sapere cosa è successo dopo la sua partenza , se lo zio , se Luisa hanno avuto molestie dalla Polizia . Guarda , guarda , non vede persona viva né sulla terrazza né in giardinetto né alle finestre della loggia ; tutto è silenzioso , tutto è tranquillo . Cessa di remare , vorrebbe vedere qualche segno di vita . Il dottor Aliprandi apre lo sportello di poppa del felze e lo supplica di remare , di non tradirsi . In quel momento la Leu si affaccia alla ringhiera del giardinetto con un vassoio in mano , guarda la gondola , entra in loggia . Dunque lo zio Piero è in loggia , quello è il solito bicchier di latte che gli portano , nulla dev ' essere successo . Franco torna a remare e il dottor Aliprandi chiude lo sportello . Passa il giardinetto , passano le case di Oria , la gondola piega all ' approdo della Ricevitoria . Il Biancòn , che sta pescando alle tinche , con l ' ombrello , vede la gondola , abbandona le sue lenze , e viene ad ossequiare la marchesa . Ma trova invece il dottor Aliprandi il quale lo turba tanto con le cattive notizie della dama ch ' egli sente il bisogno di chiamare anche la sua Peppina e di parteciparle la cosa ; e la Peppina , poveretta , recita sotto l ' ombrello del suo Carlascia una piccola commedia d ' intenerimento . Marito e moglie eccitano l ' Aliprandi a far presto , a ritornar presto . Il bestione gli permette di filar dritto , al ritorno , da Gandria a Cressogno e il dottore si volta a Franco , dice : « Andiamo ! » . Franco ha assistito impassibile al colloquio , con le mani sul remo , sperando apprender qualche cosa de ' suoi amici e di casa sua ; ma nessuno ha fiatato di Polizia né d ' arresti né di fughe come se casa Ribera fosse nella China . La gondola indietreggia lentamente dall ' approdo , gira la prora verso Gandria , si allontana , sfuma oltre il confine , nella nebbia . Alla riva di Lugano il dottor Aliprandi aperse lo sportello e fece entrare Franco . Si conoscevano poco ma si abbracciarono come fratelli . « Quando verrà l ' ora delle cannonate » , disse l ' Aliprandi , « ci sarò anch 'io.» Convennero di congedarsi lì e che Franco uscisse prima , solo , perché Lugano era piena di spie e il dottore doveva pure usare certi riguardi . Il dottore non aveva fretta , del resto ; gli premeva più di trovar un barcaiuolo che un medico . Franco si tirò il cappuccio sugli occhi e scese a terra , andò all ' albergo della Corona . Alcune ore più tardi , quando la gondola era ripartita , egli usci in cerca di valsoldesi per avere notizie , si avviò alla farmacia Fontana e incontrò sotto i portici i suoi amici che uscivano appunto dalla farmacia insieme a un vecchio . Gli saltarono al collo , piansero di commozione . Erano andati anche loro a cercar notizie . Alla farmacia si diceva che Franco fosse stato arrestato . Che gioia di trovarlo e che gioia di sentirsi terra libera sotto i piedi ! Mi sia permesso di ricordare il vecchio che accompagnava Pedraglio e l ' avvocato , bizzarra figura del piccolo mondo antico luganese , artista e degno che un altro artista , passandogli così vicino , gli renda onore . Egli era un tal Sartorio , pittore , poeta e suonatore di chitarra , che a quei tempi si vedeva spesso balenar qua e là per le oscure vie di Lugano con la sua bella barba bianca , con il suo cappello bianco tirato sull ' occhio destro , con il suo nobile abito nero e il fiore all ' occhiello . Poverissimo ma pulitissimo , cavaliere con le dame e con le pedine , pronto sempre a un ' anacreontica e a una chitarrinata , adoratore della propria città , egli viveva di pane , formaggio e acqua , fiutava e rincorreva i forestieri per far loro gli onori di Lugano , era sempre pieno di queste faccende , sempre in moto fra Villa Ciani , l ' Hôtel du Parc e Villa Chialiva . L ' Hôtel du Parc era per lui l ' ottava meraviglia del mondo . Aveva aiutato a inaugurarlo e se ne compiaceva assai , godeva particolarmente citare , col suo classico accento luganese , la strimpellata e la lirica ispirategli dalla sala da pranzo : « ca l ' è poeu quand ca ga disi : Le trombe squillano Nel gran salone , Ai suoni accordisi Questa canzone . Ora egli si era spontaneamente accompagnato a Pedraglio e a V . che gli avevan narrata la loro fuga . Li aveva condotti lui alla farmacia Fontana per cercarvi notizie di Franco . « Come ? » , diss ' egli dopo l ' incontro . « È questo il Loro amico ? Sfuggito anche lui agli artigli dell ' aquila rapace di Asburgo ? Benissimo ! Benissimo ! Ho fatto anni sono , per altri lombardi fuggiti qua dopo la rivoluzione di Vall ' Intelvi , un ' ode ca l ' era minga mal . Ho descritto , neh , la loro fuga per la Val Mara , la calata a Maroggia , l ' arrivo a Lugano , ca l ' è poeu quand ca ga disi : O baldi figli di Lombardia , V ' apre le braccia Lugano mia . È una cosetta che va benissimo anche per Loro . Adesso corro a prender la chitarra e poi gliela faccio sentire all 'albergo.» « Madonna ! » , fece Pedraglio . PARTE TERZA 1 . Il savio parla Non una ma tre primavere erano passate dopo quell ' autunno del 1855 senza la fioritura d ' armi e di stendardi che gl ' italiani aspettavano sulle rive del Ticino . Nel febbraio del 1859 si era sicuri che non sarebbe passata così la quarta . Grandi avvenimenti , annunciati debitamente da una splendida cometa , erano in cammino . Correvano nelle viscere del mondo antico fremiti e scricchiolii sordi , come nelle viscere d ' un fiume gelato alla vigilia dello sgelo . Il freddo mortale , il silenzio pauroso di dieci anni erano per passare portati via in un fragor d ' urti e di rovine da correnti nuove , calde , brillanti . Il Carlascia faceva lo spaccone e parlava alle sue guardie , che tacevano , di una prossima passeggiata militare a Torino . Il signor Giacomo Puttini non s ' era più riavuto bene dal colpo di quella mattina , dal tradimento dell ' avvocato , dalla fine tragica del cappellone e dalla fine comica del « marsinon » , aveva perduto ogni stima per i patrioti . Appunto nel febbraio del '59 il Paolin , tedescone , gli parlava alla farmacia di S . Mamette delle pazze speranze dei liberali . « No , signor Paolo riveritissimo » , gli disse l ' ometto . « Mi son nato soto San Marco , gran santo ; go visto i franzesi , bona zente ; adesso vedo i tedeschi , lassemo star , podaria vederghene anca dei altri ma i birbanti , La me creda , i birbanti no pol trionfar . » Il dottor Aliprandi era già in Piemonte . Un vecchio sott ' ufficiale di Napoleone che abitava a Puria si rimetteva segretamente in ordine l ' uniforme con l ' idea di presentarsi all ' imperatore dei francesi quando venisse in Italia . Il curato di Castello , Introini , quando incontrava don Giuseppe Costabarbieri , gli ricordava la canzone del 1796 che don Giuseppe aveva tirata fuori nel 1848 e poi nascosta da capo : Stare nostre crante ulane Qua fenute d ' Ungheria , Ma franzose crante ... ! Fato tuti scappar fia ! E don Giuseppe , tutto spaventato : « Citto , citto , citto ! » Intanto sui pendii di Valsolda fiorivano pacificamente le viole come se nulla fosse . La sera del venti febbraio Luisa ne portò un mazzolino in Camposanto . Ella vestiva ancora a lutto , era terrea , macilenta , aveva gli occhi più grandi e molti fili d ' argento in testa . Pareva che dal giorno della sua sventura fossero passati vent ' anni . Uscita dal Camposanto si avviò verso Albogasio e si accompagnò ad alcune donne di Oria che andavano a dire il rosario alla parrocchia . Non pareva più lo spettro cupo che aveva posato le viole sopra la fossa di Maria . Parlò serena , ilare quasi , con l ' una e con l ' altra , domandò di una bestia malata , accarezzò e lodò una bambina che andava al rosario con la nonna , le raccomandò di stare tranquilla in chiesa come sempre vi stava la sua Maria . Disse questo e nominò Maria quietamente , mentre quelle donne rabbrividivano e anche stupivano perché adesso Luisa non andava in chiesa mai . Domandò a una ragazza se i giovanotti pensassero , come al solito , di recitare , se recitasse anche suo fratello ; udito che sì , offerse aiuto per i costumi . Si accomiatò sul sagrato dell ' Annunciata e nello scender soletta la Calcinera riprese il viso di spettro . Andava a Casarico , dai Gilardoni , sposi da tre anni . La felicità del professore , la sua adorazione per Ester vorrebbero un poema . Lo zio Piero diceva di lui ch ' era diventato ebete . Ester temeva che diventasse ridicolo e non gli permetteva , quando c ' era gente , di prender davanti a lei certe pose estatiche . La sola persona per la quale non valesse questa proibizione era Luisa . Ma di Luisa il Gilardoni aveva un certo riguardo ; ella era sempre per lui un essere sovrumano ; al rispetto per la persona s ' era aggiunto il rispetto per il dolore e in presenza di lei egli teneva sempre un contegno riguardoso . Da due anni , circa , Luisa andava a casa Gilardoni quasi ogni sera e , se qualche cosa poteva turbare la pace degli sposi , erano queste visite . Esse avevano infatti un motivo strano e antipatico a Ester ; ma Ester aveva un tale affetto per l ' amica sua , una tale pietà della sua sventura e si sentiva fitto nel cuore un tal rammarico di non aver fatto più attenzione a Maria nel giorno terribile , che non osava opporsi risolutamente ai desideri di lei né distogliere suo marito dall ' accondiscendervi . Espresse a Luisa la sua disapprovazione , la pregò di volere almeno tener segreto ciò che faceva di sera nello studio del professore ; non andò più oltre . Il professore , invece , sarebbe stato felice di questi convegni ma soffriva del dispiacere di Ester . Era già notte quando Luisa suonò alla porticina di casa Gilardoni . Fu Ester che le aperse . Luisa non rispose al suo saluto che le parve imbarazzato , la guardò soltanto e quando fu nel salottino terreno dove Ester soleva passar le sue serate , l ' abbracciò tanto appassionatamente che l ' altra si mise a piangere . « Abbi pazienza » , le disse Luisa . « Non mi resta che questo » . Ester si provò a confortarla , a dirle che si avvicinava per lei un tempo migliore , la riunione con suo marito . Fra pochi mesi la Lombardia sarebbe libera , Franco ritornerebbe a casa . E allora ... allora ... Potrebbero succedere tante cose ... Potrebbe ritornare anche Maria ! Luisa diede un balzo , le afferrò le mani . « No ! » , diss ' ella . « Non dire questa cosa ! Mai ! mai ! Son tutta sua ! Son tutta di Maria ! » Ester non poté replicare perché , frettoloso e sorridente , entrò il professore . Egli vide che sua moglie aveva gli occhi bagnati di lagrime e che Luisa pareva sovreccitata . Salutò mogio mogio e sedette in silenzio accanto a Ester , immaginando che avessero parlato del solito argomento spiacevole a sua moglie . Questa avrebbe voluto mandarlo via , riprendere il discorso con Luisa , ma non osò farlo . Luisa fremeva contro quella immagine di futuro pericolo che di quando in quando le si era affacciata confusamente all ' anima , che aveva sempre cacciata con orrore prima di considerarla , e che ora , per le parole dell ' amica sua , le risorgeva davanti scoperta e netta . Dopo un lungo , penoso silenzio , Ester sospirò e le disse sottovoce : « Va ' pure , sai . Andate pure » . Luisa ebbe un impeto di gratitudine , s ' inginocchiò davanti all ' amica sua , le posò il capo in grembo . « Sai » , diss ' ella , « io non credo più in Dio . Prima credevo che ci fosse un Dio cattivo , adesso non credo più che esista ; ma se vi fosse il Dio buono nel quale credi tu , non potrebbe condannare una madre che ha perduto la sua unica figliuola e cerca persuadersi che una parte di lei vive ancora ! » Ester non rispose . Quasi ogni sera , da due anni , suo marito e Luisa evocavano la bambina morta . Il professore Gilardoni , strano miscuglio di libero pensatore e di mistico , aveva letto con moltissimo interesse le cose meravigliose che si raccontavano delle sorelle americane Fox , degli esperimenti di Eliphas Levi , aveva seguito il movimento spiritista propagatosi rapidamente in Europa come una mania che prendeva le teste e le tavole . Ne aveva parlato a Luisa , e Luisa , invasa , acciecata dall ' idea di poter sapere se la sua bambina esistesse ancora e , posto che esistesse , di aver qualche comunicazione con lei , non vedendo altro in tutto il meraviglioso dei fatti e lo strano delle teorie che questo punto lucente , lo aveva supplicato di tentar qualche esperimento con Ester e con lei . Ester non credeva in fatto di soprannaturale che alla dottrina cristiana . Non pigliò quindi la cosa sul serio e acconsentì subito a posar le mani sopra un tavolino insieme all ' amica e al marito , il quale , dal canto suo , mostrava un gran zelo , una gran fede di riuscire . I primi esperimenti non riuscirono . Ester , molto annoiata , avrebbe voluto che si rinunciasse a continuare ; ma una sera il tavolino , dopo venti minuti di aspettazione , si chinò lentamente da un lato alzando un piede in aria , si riabbassò , tornò ad alzarsi , con grande sgomento di Ester , con gran gioia del professore e di Luisa . La sera dopo bastarono cinque minuti a farlo muovere . Il professore gl ' insegnò l ' alfabeto e tentò un ' evocazione . Il tavolino rispose battendo il piede a terra secondo l ' alfabeto suggeritogli . Lo spirito evocato diede il suo nome : Van Helmont . Ester tremava di paura come una foglia , il professore tremava di commozione , voleva far sapere a Van Helmont che aveva in biblioteca le sue opere , ma Luisa lo scongiurò di chiedergli dove fosse Maria . Van Helmont rispose : « Vicina » . Allora Ester , pallida come un cadavere , si alzò protestando che non voleva continuare . Né le suppliche né le lagrime di Luisa valsero a persuaderla . Era peccato , era peccato ! Ester non aveva un sentimento religioso profondo , ma paura del diavolo e dell ' inferno sì , molto . Per parecchio tempo non fu possibile ricominciare le sedute . Ella ne aveva orrore e suo marito non osava contraddirla . Fu Luisa che a forza di scongiuri ottenne una transazione . Le sedute ricominciarono ma Ester non vi prese parte più . Non volle neanche sapere cosa vi accadesse . Solamente , quando vedeva sua marito preoccupato , distratto , gli gittava un ' allusione crucciosa alle pratiche segrete dello studio . Allora egli si affliggeva , offriva di desistere , ed era Ester che si sentiva debole di fronte a Luisa . Poiché , indirettamente , aveva capito che Luisa credeva di comunicare con lo spirito della bambina . Ella le aveva detto una volta : « Domani sera non vengo perché Maria non vuole » . E un ' altra volta : « Vado a Looch perché Maria vuole un fiore dalla Nonna » . A Ester pareva incredibile che una testa lucida e forte come quella si smarrisse così . Comprendeva in pari tempo la difficoltà immensa di persuaderla con le buone e la crudeltà di opporsele con le cattive . Il professore accese una candela e salì , seguito da Luisa , nello studio . Noi conosciamo lo studiolo simile a una cabina di bastimento , con gli scaffali pieni di libri , il caminetto , la finestra che guarda il lago , la poltrona dove Maria s ' era addormentata la notte di Natale . Adesso v ' era di più , fra il caminetto e la finestra , un piccolo tavolino rotondo con un sol piede tripartito a un palmo da terra . « Mi rincresce molto » , disse il Gilardoni , entrando , « di far tanto dispiacere a Ester . » Posò il lume sulla scrivania e invece di disporre , secondo il solito , il tavolino e le sedie , andò a guardar dalla finestra il chiaror vago dell ' acqua e dei cielo nelle ombre della notte . Luisa rimase immobile e subito egli si voltò bruscamente come avesse sentito per virtù magnetica l ' angoscia di lei . Gliela vide spaventosa in faccia , intese ch ' ella lo credeva risoluto di troncare mentre ne aveva solamente avuta la tentazione e le prese , commosso , le mani , le disse che Ester era tanto buona , che l ' amava tanto , che né lui né lei avrebbero mai voluto recarle volontariamente un ' afflizione . Luisa non rispose ma il professore durò fatica a impedire che gli baciasse la mano . Mentre egli collocava in mezzo alla stanza il tavolino e le due sedie , ella sedette sulla poltrona , come oppressa . « Ecco » , fece il professore . Luisa si levò di tasca e gli tese una lettera . « Ho tanto bisogno di Maria e di Lei , stasera ! » , diss ' ella « Legga , è di Franco . Può cominciare dalla quarta pagina . » Il professore non intese queste ultime parole , si accostò al lume e lesse ad alta voce : Torino , 18 febbraio 1859 . Luisa mia , Sai che non mi hai scritto da quindici giorni ? « Questo lo può saltare » , interruppe Luisa , ma poi si corresse . « No , legga pure , è meglio . » Il professore continuò : Ecco la terza lettera che io ti mando dopo ricevuta la tua del 6 . Sono stato forse , nella prima , troppo vivace e ti ho ferita . Benedetto temperamento il mio , che non solo mi fa dire parole troppo vivaci quando il sangue mi si riscalda , ma me le fa anche scrivere ! E benedetto sangue che a trentadue anni suonati si riscalda come a ventidue ! Perdonami , Luisa , e permettimi di ritornare sull ' argomento onde riprendermi quelle parole che hanno potuto offenderti . Adesso non si discorre più né di tavolini né di spiriti , non si discorre che di diplomazie e di guerra ; ma gli anni scorsi se ne parlò moltissimo e parecchie persone che io stimo e onoro ci credevano . Di alcune so positivamente che erano illuse ma non ho mai dubitato , quando mi riferivano conversazioni avute con gli spiriti , della loro buona fede . Pare che l ' immaginazione , eccitata , possa far udire e vedere come reale ciò che non è . Ma io voglio credere che nel tuo caso non v ' inganni l ' immaginazione , che il vostro tavolino si muova e si esprima davvero come dici . Ho avuto torto di metter questo in dubbio , lo confesso , poiché tu sei talmente sicura di non ingannarti e poiché conosco abbastanza l ' onestà del professor Gilardoni . Ma vi è poi per me una questione di sentimento . Io so che la mia dolce Maria vive con Dio , io ho la speranza di andare un giorno , con altre anime a me care , dov ' ella è . Se mi comparisse spontaneamente , se udissi , senz ' averla chiamata , il suono della sua voce viva e vera , forse non potrei sopportare una gioia così grande ; chiamarla , costringerla di venire non vorrei mai . Mi ripugna , è contrario a quel senso di venerazione che ho per un Essere tanto più vicino a Dio di me . Anch ' io , Luisa , parlo al nostro tesoro ogni giorno , le parlo di me e anche di te , sapendo che ci vede , che ci ama , che potrà molto ancora , in questa vita stessa , sopra di noi . Tali vorrei pure i colloqui tuoi con essa ; e se rispondendo alla lettera in cui alludevi a una comunicazione di lei mi sono espresso con acerbità , perdonami in grazia non solamente del mio cattivo carattere ma delle idee altresì e dei sentimenti che sono come parte della mia natura . Perdonami pure in grazia della sovreccitazione immensa in cui si vive qui . La mia gola sta bene ; da quando si parla di guerra ho gittato canfora e acqua sedativa , ma i nervi sono tesi straordinariamente , mi par che a toccarli dieno scintille . Questo viene anche dall ' intenso lavoro che abbiamo al Ministero , dove non c ' è più orario e chi più gode fiducia , sia pure un segretariucolo , più deve sgobbare . Quando ebbi questo posto dalla bontà del conte di Cavour , mi pareva di mangiare il pane dello Stato a tradimento . Adesso non è così ma sto per togliermi a questo gran lavoro e ciò mi conduce a un altro discorso che ho nel cuore da un pezzo e che adesso ti faccio con una commozione indicibile . Fra otto giorni i miei amici ed io ci arruoliamo nell ' esercito come volontari per la durata della campagna ; Si entra nel 9° fanteria che ha il deposito a Torino . Qui al Ministero si vorrebbe trattenermi ancora ma io intendo di trovarmi istruito al reggimento quando entrerà in campagna e ho solamente preso l ' impegno di non lasciar l ' ufficio che un giorno prima di arruolarmi . Luisa , sono tre anni e quasi cinque mesi che non ci vediamo . Vero che tu sei sorvegliata dalla Polizia e che ti è proibito di venire a Lugano ; però io ti ho proposto più volte più modi di venirmi a incontrare segretamente almeno al confine , sulla montagna , e tu non mi hai risposto . Ho creduto indovinare che tu non ti sapessi allontanare neppure per poco tempo da un luogo sacro . Mi pareva troppo e ti confesso che ne provai un ' amarezza molto profonda ! Poi mi pentivo , mi pareva d ' essere egoista , ti assolvevo . Adesso , Luisa , le circostanze sono mutate . Non ho cattivi presentimenti , mi par impossibile di aver a restare sopra un campo di battaglia , ma impossibile non è . Prenderò parte ad una guerra che si annuncia tra le più grosse , tra le più lunghe e disperate , perché se l ' Austria ha in giuoco le sue provincie italiane , noi , e forse anche l ' imperatore Napoleone , abbiamo in giuoco tutto . Si dice che passeremo l ' inverno venturo sotto Verona . Luisa , io non voglio correre il pericolo di morire senz ' averti riveduta . Ho ventiquattr ' ore sole , non posso venire al confine né a Lugano , né mi può bastare di star con te dieci minuti ! Fatti portare a Lugano , in qualche modo , da Ismaele la mattina del 25 corr . Parti da Lugano in tempo di essere a Magadino per il tocco poiché da Luino non puoi passare . A Magadino piglierai il battello che parte di là circa al tocco e mezzo . Scenderai circa alle quattro a Isola Bella dove , presso a poco alla stess ' ora , arriverò anch ' io da Arona . L ' Isola Bella , a questa stagione , è un deserto . Vi passeremo la sera insieme e ripartiremo la mattina , tu per Oria , io per Torino . Scrivo allo zio Piero per chiedergli perdono se gli tolgo un giorno della tua compagnia . Maggior male non temo . Anche gli austriaci non pensano che alle armi , la loro Polizia si lascia sfuggire migliaia di giovani che vengono a prenderle qui . Sarebbero terribili all ' indomani di una vittoria ma quel giorno , per essi , viva Dio ! non verrà . Luisa , è possibile ch ' io non ti trovi all ' Isola Bella , che tu creda far piacere a Maria non venendo ? Ma non sai , la mia Maria , la mia povera piccina , se le avessero detto corri a salutar il tuo papà che forse va a morire come ... La voce del lettore oscillò , si ruppe , mancò in un singhiozzo . Luisa si nascose il viso fra le mani . Egli le posò la lettera sulle ginocchia e disse a stento : « Donna Luisa , può avere un dubbio ? » « Sono cattiva » , rispose Luisa sottovoce , « sono matta . » « Ma non gli vuol bene ? » « Alle volte mi pare tanto e alle volte niente . » « Dio mio ! » , fece il professore . « Ma adesso ? Non La commuove l ' idea che potrebbe non vederlo mai più ? » Luisa tacque ; parve che piangesse . Balzò improvvisamente in piedi stringendosi le tempie fra le mani , piantò in viso al professore due occhi dove non erano lagrime ma invece una luce sinistra di corruccio . « Ella non sa » , esclamò , « cosa c ' è nella mia testa , che cumulo di contraddizioni , quante idee opposte che si combattono e prendono continuamente il luogo l ' una dell ' altra ! Quando ho ricevuto la lettera ho pianto tanto , mi son detta : " sì , povero Franco , stavolta vado " , e poi ecco una voce che mi dice qui nella fronte : " no , non devi andare perché ... perché ... perché ... ".» Luisa s ' interruppe e il professore , spaventato da bagliori di pazzia negli occhi che lo fissavano , non osò chiedere spiegazioni . Gli occhi strani sempre fissi ne ' suoi vennero raddolcendosi , velandosi . Luisa gli prese le mani , gli disse piano , timidamente : « Domandiamo a Maria » . Sedettero al tavolino , vi posarono le mani su . Il professore voltava le spalle al lume che batteva sul viso di Luisa . Il tavolino era nell ' ombra . Dopo undici minuti di silenzio profondo il professore mormorò : « Si muove » . Infatti il tavolino si andava lentamente inclinando da un lato . Ricadde e batté un piccolo colpo . Il viso di Luisa s ' illuminò . « Chi sei ? » , disse il professore . « Rispondi col solito alfabeto . » Il tavolino batté diciassette colpi , poi quattordici , poi diciotto , poi uno . « Rosa » , disse il professore , piano . Rosa era il nome di una sorellina di sua moglie , morta nell ' infanzia , e il tavolino aveva battuto parecchie altre volte questo nome . « Va ' » , ripeté il Gilardoni , « mandaci Maria . » Il tavolino si rimise tosto in movimento e batté queste parole : « Son qui . Maria . » « Maria , Maria , Maria mia ! » , sussurrò Luisa con un ' espressione , in viso , di beatitudine . « Conosci » , disse il Gilardoni , « la lettera che tuo padre ha scritto a tua madre ? » Il tavolino rispose : « Sì » . « Cosa deve fare tua madre ? » Luisa tremava da capo a piedi , aspettando . Il tavolino rimase immobile . « Rispondi » , fece il professore . Il tavolino si mosse e batté un miscuglio incomprensibile di lettere . « Non abbiamo capito . Ripeti . » Il tavolino non si mosse più . « Ripeti dunque ! » , fece il professore quasi bruscamente . « No ! » , supplicò Luisa . « Non insista , non insista ! Maria non vuol rispondere ! » Ma il professore voleva insistere . « Non è possibile » , diceva , « che lo spirito non risponda . Lei lo sa , ci è successo altre volte di non intendere quel che dice . » Luisa si alzò agitatissima , dicendo che piuttosto di costringere Maria era contenta d ' interrompere la seduta . Il professore rimase meditabondo al proprio posto . « Zitto ! » , diss ' egli . Il tavolino si moveva , ricominciò a batter colpi . « Sì » , esclamò il Gilardoni , raggiante . « Ho domandato col pensiero s ' Ella deve andare e il tavolino ha risposto " sì " . Ridomandi lei ad alta voce . » Cinque o sei minuti passarono prima che il tavolino si rimettesse in moto . Alla domanda di Luisa « debbo andare ? » batté prima tredici colpi poi quattordici . La risposta era « no » . Il professore impallidì e Luisa lo interrogò con lo sguardo . Egli rimase lungamente muto , poi rispose sospirando : « Potrebbe non essere Maria . Potrebb ' essere uno spirito di menzogna » . « E come si può sapere ? » , fece Luisa ansiosamente . « Impossibile . Non si può sapere . » « Ma e le altre comunicazioni , dunque ? Non vi è certezza mai ? » «Mai.» Ella tacque , atterrita . Poi sussurrò : « Doveva essere così . Doveva mancarmi anche questo » . E posò la fronte sul tavolino . Il lume della candela batteva sui capelli , sulle braccia , sulle mani di lei . Ella non si moveva , nulla si moveva nella camera , tranne la fiammella oscillante della candela . Un ' altra fiammella , un ultimo lume di speranza e di conforto stava morendo nella povera testa caduta sotto il colpo d ' un dubbio amaro e invincibile . Che poteva fare , che poteva dire il Gilardoni ? Egli vedeva prossimo a compiersi , non per opera sua , il desiderio di Ester . Tre o quattro minuti dopo si udirono passi al piano inferiore e la voce di Ester . Luisa , lentamente , si alzò . « Andiamo » , diss ' ella . « Bisognerebbe forse pregare » , osservò il Gilardoni , senza muoversi . « Bisognerebbe forse domandare agli spiriti se confessano Cristo . » « No no no no no » , fece sottovoce Luisa , negando , anche con la mano , ostilmente . Il professore prese la candela in silenzio . Ritornando a Oria Luisa salì al cancello del Camposanto . Vi appoggiò la fronte , gittò verso la fossa di Maria un soffocato addio e ridiscese . Giunta sul sagrato andò ad affacciarsi al parapetto , guardò giù il lago addormentato nell ' ombra . Stette lì alquanto lasciando andar il pensiero per la sua china . Posò i gomiti sul parapetto , si piegò , si appoggiò il viso alle mani sempre guardando l ' acqua , l ' acqua che aveva preso Maria . Il suo pensiero veniva pigliando una forma precisa non dentro a lei ma laggiù nell ' acqua . Essa lo considerò . Morire , finire . Lo conosceva , lo aveva veduto ancora questo pensiero guardando nell ' acqua così , molto tempo addietro , prima di cominciare le evocazioni col professore . Poi era scomparso . Adesso ritornava . Era un pensiero dolce e pietoso , pieno di riposo e di abbandono , pieno di pace . Faceva bene di starlo a guardare poiché anche la fede negli spiriti era perduta . Morire , finire . L ' altra volta molto aveva potuto contro il fascino dell ' acqua la immagine del vecchio zio . Ora poteva meno . Lo zio era caduto , dalla morte di Maria in poi , in un mutismo quasi completo che Luisa attribuiva a un principio di apatia senile . Ella non aveva capito come nell ' animo del vecchio vi fossero insieme al dolore disapprovazioni profonde ; quanto lo urtassero le quotidiane ripetute visite al cimitero e i fiori e le gite misteriose a Casarico e , sopra tutto , l ' abbandono completo della chiesa . Se non fosse stata così presa dalla sua morta , avrebbe potuto intender meglio lo zio almeno in quest ' ultimo punto della chiesa , perché adesso il vecchio silenzioso ci andava lui , in chiesa , più di prima , tornava col cuore alla religione di suo padre e di sua madre praticata sinora freddamente , per abitudine , per ossequio alle tradizioni di casa . Pareva a Luisa ch ' egli fosse diventato alquanto ottuso e che se ai bisogni suoi fosse provveduto non gli occorrerebbe altro . Per le cure materiali v ' era la Cia e le risorse che bastavano per tre meglio avrebbero bastato per due . Luisa credette veder l ' acqua salire un palmo . E Franco ? Franco si desolerebbe , piangerebbe per qualche anno e poi sarebbe più felice . Franco aveva il segreto di consolarsi presto . L ' acqua parve salire un altro palmo . Nello stesso momento in cui ella s ' era affacciata al parapetto , Franco , passando in via di Po davanti a San Francesco di Paola , aveva veduto lumi e udito l ' organo . Era entrato . Appena detta una preghiera , il pensiero dominante lo aveva ripreso , il suono dell ' organo gli si era trasformato in un fragore di trombe , di tamburi e d ' armi e , mentre un canto di pace si levava sull ' altare , a lui era parso caricar con furore il nemico . A un tratto si vide in mente l ' immagine di Luisa vestita a lutto , pallida . Si mise a pensare a lei , a pregare per lei con fervore intenso . Allora là sul sagrato di Oria ella sentì un freddo , un ' uggia , un mancar della tentazione . Volle richiamarla e non poté . L ' acqua ridiscendeva . Una voce intima le disse : e se il professore si è ingannato ? Se non è vero che il tavolino abbia risposto prima di si e poi di no ? Se non è vero di questi spiriti menzogneri ? Si tolse dal parapetto e sali , a passi lenti , in casa . Trovò lo zio in cucina , seduto sotto la cappa del camino , con le molle in mano e col bicchiere di latte accanto . La Cia e la Leu cucinavano . « Dunque » , disse lo zio , « sono andato alla Ricevitoria . Il Ricevitore è a letto con l ' itterizia , ma ho parlato col Sedentario . » « Di che cosa , zio ? » « Di Lugano , della tua andata a Lugano il 25 . Mi ha detto che chiuderà un occhio e che passerai . » Luisa tacque , stette a guardar il fuoco meditabonda . Poi diede certi ordini alla Leu per l ' indomani e pregò lo zio di venire in salotto con lei . « Cosa serve ? » , diss ' egli con la solita semplicità . « Non avrai gran segreti . Stiamo qui che c ' è il fuoco . » La Cia accese il lume . « Usciremo noi » , diss ' ella . Lo zio fece la sua solita smorfia di compassione per le altrui sciocchezze ma tacque , bevve il suo bicchier di latte e lo porse silenziosamente a Luisa . Luisa prese il bicchiere e disse piano : « Non ho ancora deciso » . « Cosa ? » , fece lo zio bruscamente . « Cosa non hai deciso ? » « Se andrò all ' Isola Bella . » « Euh ! Che diavolo ? » Lo zio Piero non la poteva neanche intendere una cosa simile . « E perché non andresti ? » Ella rispose con tranquillità , come se dicesse una cosa ovvia : « Ho paura di non poter lasciare Maria » . « Ah senti ! » , fece lo zio . « Siediti là . » Le additò il sedile in faccia , sotto la cappa del camino , lasciò le molle e disse con quella sua voce grave , onesta voce del cuore : « Cara Luisa , hai perso la bussola » . E alzate le braccia con un « euh ! » profondo , le lasciò ricadere sulle ginocchia . « Persa ! » , diss ' egli . Stette un poco in silenzio , a capo chino , porgendo le labbra con un brontolio di parole in formazione , che poi uscirono . « Cose che non avrei mai creduto ! Cose che paiono impossibili . Ma quando » ( così dicendo rialzò il capo e guardò Luisa in faccia ) « si comincia a perderla , la bussola , l ' è fatta . E tu , cara , hai cominciato a perderla da un pezzo . » Luisa trasalì . « Eh sì ! » , esclamò lo zio a gola piena . « Hai cominciato a perderla da un pezzo . Ed è questo che volevo dirti . Senti : mia madre ha perso dei figli , tua madre ha perso dei figli , ho visto tante madri perdere dei figli e nessuna faceva come te . Ci vuol altro , siamo tutti mortali e dobbiamo accettare la nostra condizione . Si rassegnavano . Ma tu , no . E questo cimitero ! E queste due , tre , quattro visite al giorno ! E questi fiori , e cosa so io , oh povero me ! E anche queste scempiaggini che fai a Casarico con quell ' altro povero imbecille , che voi credete farle in segreto e tutti ne parlano , persino la Cia ! Oh povero me ! » « No , zio » , disse Luisa tristemente ma tranquillamente . « Non dir queste cose . Non puoi capire . » « Siamo intesi » , rispose lo zio con tutta l ' ironia di cui era capace . « Non posso capire . Ma poi ce n ' è un ' altra . Tu non vai più in chiesa . Io non ti ho mai detto niente perché in queste cose il mio principio è stato sempre di lasciar fare a ciascuno quel che crede ; ma quando ti vedo perdere , dirò così , il buon senso e anche il senso comune , non posso a meno di farti riflettere che se si voltano le spalle a Domeneddio , si fanno di questi guadagni . Adesso poi questa idea di non voler andare a vedere tuo marito , in circostanze simili , passa tutti i limiti . » « Vuol dire » , riprese dopo una breve pausa , « che ci andrò io . » « Tu ? » , esclamò Luisa . « Perché no ? Io , sì . Contavo di accompagnarti ma , se non vieni , andrò solo . Andrò a dire a tuo marito che hai perduto la testa e che spero di andar presto anch ' io a trovar la povera Maria . » Mai nessuno aveva udito dal labbro dello zio Piero una parola tanto amara . Fosse questo , fosse l ' autorità dell ' uomo , fosse il nome di Maria pronunciato così , Luisa fu vinta . « Andrò » , diss ' ella . « Ma tu devi restar qui . » « Niente affatto » , rispose lo zio contento . « Sono quarant ' anni che non vedo le Isole . Approfitto dell ' occasione . E chi sa che non mi arruoli in cavalleria , io ? » « E così » , disse la Cia a Luisa dopo che lo zio era andato a letto . « Vuol proprio partire anche il mio padrone ? Cara lei , per amor del Cielo , non glielo permetta ! » E le raccontò che due ore prima egli aveva stralunato gli occhi e piegata la testa sul petto ; che chiamato da lei non aveva risposto ; che poi si era riavuto e che alle premurose domande di lei era andato in collera protestando di non aver avuto male , di aver sentito solo un po ' di sonno . Luisa l ' ascoltava in piedi , col lume in mano , con gli occhi vitrei , divisa fra l ' attenzione alle parole che udiva e qualche altro pensiero assai diverso , assai lontano , dallo zio , dalla casa , dalla Valsolda . 2 . Solenne rullo Il venticinque febbraio , giorno della partenza , lo zio Piero si alzò alle sette e mezzo e andò alla finestra . Un denso nebbione pendeva sul lago biancastro e nascondeva le montagne per modo che se ne vedevano solamente due brevi liste nere , una a destra e l ' altra a sinistra , fra il lago e la nebbia . « Ahimè ! » , sospirò lo zio . Non s ' era ancora finito di vestire che Luisa entrò e lo pregò , col pretesto del cattivo tempo , di restare , di lasciarla partir sola . La Cia era in grande angoscia , e avea pregato Luisa di insistere sapendo ch ' egli era stato côlto , il giorno venti , da forti vertigini e che il ventidue , senza dir niente a nessuno , era andato a confessarsi . Egli s ' irritò , convenne tacere , lasciargli fare la sua volontà . Povero zio , aveva goduto sempre una salute di ferro ed era molto apprensivo , il menomo disturbo lo allarmava ; ma ora non gli pareva bene che Luisa partisse sola in quelle condizioni di spirito , e si sacrificava per lei . Si vestì , ritornò alla finestra e chiamò trionfalmente Luisa che stava nel giardinetto . « Alza la testa ! » , diss ' egli . « Guarda su in Boglia ! » In alto , sopra Oria , attraverso la nebbia fumante , si vedeva l ' oro pallido del sole sulla montagna e più in alto ancora una trasparenza serena . « Bella giornata ! » Luisa non rispose e il vecchio discese allegro in loggia , uscì sulla terrazza a goder la battaglia magnifica della nebbia e del sole . Tutto il lago d ' oriente fra la Ca Rotta , l ' ultima casa di S . Mamette , a sinistra , e il golfo del Dòi a destra , pareva un mare immenso , bianco . La Ca Rotta traspariva appena , come un fantasma . Al golfo del Dòi cominciava la sottile lista nera scoperta fra il piombo del lago e il nebbione . A poco a poco quel nebbione si faceva turchiniccio , vaghi chiarori rompevano in cielo verso Osteno , in fondo al mare d ' oriente tremavano luccicori nuovi , venivan liste , chiazze brune di brezza ; un occhio di sole appariva e scompariva sopra Osteno nei vapori turbinanti , ingrandiva rapidamente , splendé vincitore . La nebbia fuggì da ogni parte , a brani e fiocchi . Molti ne passarono davanti a Oria , grandi e veloci , altri si buttarono alla costa , il grosso ripiegò verso l ' ultimo levante ; colà , dietro e sopra un pesante sipario bianco , le montagne del lago di Como sorsero gloriose nel sereno . Lo zio Piero chiamò Luisa perché vedesse lo spettacolo , l ' ultima scena splendida del dramma ; il trionfo del sole , la fuga delle nebbie , la gloria delle montagne . Egli ammirava patriarcalmente , senza finezze di senso artistico ma con calor giovanile , con sincera enfasi di voce , da vecchio che ha vissuto castamente , che non ha sciupata la freschezza del cuore , che conserva una certa innocenza d ' immaginazione . « Guarda , Luisa » , esclamò , « se non bisogna dire : Gloria al Padre , al Figliuolo , allo Spirito Santo ! » Luisa non rispose , si allontanò subito per non veder quel recinto bianco , di là dall ' orto , che l ' attirava con violenza , con una tacita voce di rimprovero e di dolore . Ella vi era andata alle sei , vi aveva passata un ' ora nella nebbia , seduta sull ' erba fradicia . Lo zio rimase in contemplazione sulla terrazza fino al momento di partire . S ' egli fosse stato un poeta presuntuoso avrebbe supposto che la Valsolda gli desse il buon viaggio con uno spettacolo d ' addio , volesse mostrarglisi bella come forse non l ' aveva veduta mai ; ma queste fantasie poetiche a lui non venivano e poi si trattava di un viaggio così breve ! No , gli passò invece nella mente l ' immagine di Maria , l ' idea di vedersela capitar correndo fra le gambe , di prenderla sulle ginocchia , di recitarle la canzonetta antica : Ombretta sdegnosa Del Missipipì . « Basta ! » , sospirò . « È stata una gran cosa ! » , e , chiamato dalla Cia , si avviò lentamente verso il giardinetto dove l ' attendeva Luisa , pronta a scendere in barca . « Oh , son qui » , diss ' egli , « e voi guardate bene , mentre staremo via , di non lasciar cadere la casa nel lago . » Durante il tragitto sul Lago Maggiore , a bordo del San Bernardino , Luisa stette quasi sempre nella sala di seconda classe . Ne salì una volta onde persuadere lo zio Piero a discendere anche lui ; ma lo zio Piero , chiuso nel suo zimarrone grigio , non volle muoversi , malgrado l ' aria fredda , dal ponte dove stava pacificamente a guardar montagne e paesi , e far un po ' di conversazione con un prete di Locarno , con una vecchierella di Belgirate e con altri viaggiatori di seconda classe . Luisa dovette lasciarvelo e ridiscese , preferendo star sola con i propri pensieri . Più si avvicinava all ' Isola Bella più le cresceva dentro un ' agitazione sorda , una incerta attesa di tante cose . Come avverrebbe l ' incontro con Franco ? Quale contegno terrebb ' egli con lei ? Le farebbe i discorsi che le aveva fatto lo zio ? Le lettere erano molto pietose e tenere , ma chi non sa che si scrive in un modo e si parla in un altro ? Come , dove , passerebbero la sera ? E poi l ' altra cosa , la cosa terribile a pensare ... ? Tutte queste preoccupazioni salivano , salivano , tendevano a diventar dominanti , a porsi in antagonismo con l ' immagine del Cimitero di Oria che ogni tratto ritornava impetuosa , come a riprendere il suo . Alla stazione di Cannero , Luisa si udì sul capo un grande strepito di passi , un grande chiasso di voci e di grida , salì a vedere dello zio . Erano militari richiamati alle bandiere , venuti al battello con due grandi barche . Altre barchette portavano donne , bambini , vecchi , che salutavano e piangevano . I soldati , la maggior parte bersaglieri , bei giovinotti allegri , rispondevano ai saluti , gridando : « Viva l ' Italia ! » promettevano regali da Milano . Una vecchia , che aveva tre figli fra quei soldati , gridava loro , tutta scarmigliata ma non piangente , che si ricordassero del Signore e della Madonna . « Sì » , brontolo un vecchio sergente che li accompagnava , « ca s ' ricordo del Sgnour , d ' la Madonna , del Vescov e del prevost ! » I soldati molto pratici del « prevost » , la prigione militare , risero della barzelletta e il battello partì . Grida , sventolar di fazzoletti e poi un canto , un canto potente di cinquanta voci gagliarde : Addio , mia bella , addio , L ' armata se ne va . I soldati si erano tutti ammucchiati a prora su cataste di sacchi e barili , quale seduto , quale sdraiato , quale in piedi , e cantavano a squarciagola , con l ' accompagnamento cupo delle ruote del vapore che filava diritto giù verso lo sfondo di cielo cui le sottili colline d ' Ispra dividono dall ' immenso specchio dell ' acque , verso il Ticino . Quei giovinotti avevano a passarlo presto , il Ticino , probabilmente al grido di Savoia , fra una furia di cannonate . Molti di loro erano attesi laggiù , sotto quel cielo sereno , dalla morte ; ma tutti cantavano allegri e solo il rumor cupo delle ruote del vapore pareva saperne qualche cosa . Le libere montagne piemontesi lungo le quali filava il battello parevano fiere e paghe , benché nell ' ombra , di aver dato i propri figli alle schiave montagne lombarde , tragiche nell ' aspetto benché illuminate dal sole . Luisa si sentì un lieve formicolio nel sangue , un palpito del suo patriottismo ardente d ' una volta . E quelle madri che avevan visto partire i loro figli così ? Prevenne il proprio pensiero , si disse subito che anche lei avrebbe donato volentieri un figlio all ' Italia , che quelle madri non potrebbero in nessun caso paragonarsi a lei . Ma com ' era diverso di leggere in Valsolda una lettera che parlava di guerra e di sentir veramente il soffio e il rumor della guerra intorno a sé , di respirarla nell ' aria ! Nella quieta della Valsolda era un ' ombra senza realtà : qui l ' ombra pigliava corpo . Qui il dolore privato di Luisa , il dolore immenso che le riempiva intorno l ' aria morta di Oria , s ' impiccioliva a fronte della emozione pubblica , ed ella lo sentiva e ciò le recava una molestia , un malessere indefinibile . Era paura di perdere parte del dolore proprio , come dire parte di se stessa ? Era desiderio di sottrarsi ad un paragone che le ripugnava di fare ? In pari tempo l ' idea che Franco andrebbe a questa guerra , l ' idea onde poco ella si era commossa in Valsolda , prendeva pure una realtà nuova nella sua mente , le dava delle scosse al cuore , lottava essa pure con l ' immagine del Camposanto di Oria . Per la prima volta l ' immagine del passato non era più sola , assoluta , onnipotente signora dell ' anima sua ; ne avesse pure sdegno quest ' anima e rincrescimento , nuove immagini , immagini del presente e del futuro , le facevano assalto . Lo zio cominciò ad aver freddo e discese sotto coperta . « Fra poco più d ' un ' ora » , diss ' egli , « saremo a Isola Bella . » « Sei stanco ? » « Niente affatto . Sto benone . » « Però andrai a letto presto questa sera ? » Lo zio , distratto , non rispose . Invece dopo un poco esci a dire : « Sai cosa pensavo ? Pensavo che dovrebbe capitare un ' altra Maria » . Luisa , che gli era seduta accanto , si alzò di botto , fremente , e andò a guardar fuori dal finestrino in faccia , voltando le spalle allo zio . Questi non capi affatto , credette a un senso d ' imbarazzo e si addormentò nel suo angolo . Il battello tocca Intra . Adesso prima dell ' Isola non c ' è che Pallanza . Il battello rade la costa ; Luisa guarda dal finestrino ovale passar le rive , le case , gli alberi . Come si corre , come si corre ! Pallanza . Il battello resta fermo cinque minuti . Luisa sale sul ponte , domanda quando si arriverà all ' Isola Bella . Il battello non toccherà Suna né Baveno . Sarà un viaggio di pochi minuti . E il battello di Arona , quando arriva ? Pare che sia in ritardo . Ella scende e sveglia lo zio che sale sul ponte con lei . L ' ultimo tratto del viaggio è fatto in silenzio : lo zio sta a guardar Pallanza che si allontana e Luisa ha fissi gli occhi sull ' Isola che s ' avanza , non vede altro . Il battello giunse all ' approdo dell ' Isola Bella alle tre e quaranta minuti . Nessun indizio del battello di Arona . Un inserviente disse a Luisa che quel battello era sempre in ritardo per colpa del treno di Novara che non aveva quasi più regola , causa i movimenti militari . Nessuno discese all ' Isola , nessuno era sulla riva tranne l ' uomo addetto allo sbarco . Partito il battello , accompagnò egli stesso i due viaggiatori all ' albergo del Delfino . Era un caso , diss ' egli , che trovassero il Delfino aperto a quella stagione . Ci svernava una grossa famiglia inglese . Pareva l ' isola del Silenzio , del resto . Il lago le taceva intorno immobile , la spiaggia era deserta , sui ballatoi delle povere vecchie casucce ammonticchiate sul porto , fra un bastione rotondo del giardino e l ' albergo , non si vedeva persona viva . Gl ' inglesi erano fuori , in barca ; l ' albergo taceva come la riva e l ' acqua . I nuovi venuti ebbero due camere grandi del secondo piano , a mezzogiorno , di fronte al malinconico stretto fra l ' isola e la costa boscosa che va da Stresa a Baveno . La prima camera , sull ' angolo di ponente , aveva una finestra verso la chiesetta di S . Vittore , che sorge a fianco dell ' albergo , e l ' isolotto lontano dei Pescatori . Lo zio Piero si piantò a quella finestra contemplando l ' isolotto , il mucchietto di case sporgente dallo specchio del lago e appuntato in un campanile , le grandi montagne di Val di Toce e di Val di Gravellone , mezzo nascoste da una nebbiolina penetrata di sole . Luisa , visto che lì v ' eran due letti , passò rapidamente nell ' altra camera dov ' era un ' alcova con due letti pure . « Ecco » , disse lo zio Piero entrandovi un momento dopo , « questa va bene per voialtri . » Luisa domandò sottovoce all ' albergatore se non si potessero avere tre camere invece di due . No , non si potevano avere . « Ma se così va bene ! Ma se così va benone ! » , ripeteva lo zio . « Voi qui e io là . » Luisa tacque e l ' albergatore se n ' andò . « Non vedi che hai l ' alcova come a casa ? » Non gli veniva in mente , all ' uomo patriarcale , che per Luisa la sola vista di quell ' alcova fosse un tormento . Ella gli rispose che preferiva l ' altra camera , più chiara , più allegra . « Amen » , disse lo zio , « fate vobis . M ' inalcoverò io . » Anche quell ' angolo dell ' albergo ritornò nel silenzio . Luisa si pose alla finestra . Il battello di Arona doveva esser vicino , l ' uomo di prima s ' incamminava lentamente verso lo sbarco e poco dopo si udì un rumor lontano di ruote . Lo zio disse a Luisa che si sentiva stanco e rimaneva in camera . Ella discese verso il ponte dello sbarco e si fermò presso una casupola che toglieva di vedere il battello di cui udiva il fragore . A un tratto la prora del San Gottardo le uscì davanti lentamente e si fermò . Luisa riconobbe suo marito fra un gruppo di persone che gli facevano un grande chiasso intorno . Franco la vide , saltò sul ponte , corse a lei che fece due passi avanti . Si abbracciarono , egli muto , cieco d ' emozione , ridente e lagrimoso , pieno di gratitudine e anche trepido , incerto circa l ' animo di lei , circa il modo di regolarsi ; ella più composta , pallidissima e seria . « Addio » , ripeteva , « addio » , e s ' incamminò verso l ' albergo . Venne allora da Franco una furia di domande sul suo viaggio , sul passaggio del confine , prima ; poi sullo zio . Quando nominò lo zio , Luisa alzò il viso e disse : « Guarda ! » . Lo zio era lassù alla finestra e gittò abbasso un addio sonoro agitando il fazzoletto . « Oh ! » , fece Franco , stupefatto ; e prese la corsa . Lo zio aspettò sul pianerottolo della scala con una espressione di contentezza persino nel ventre pacifico . « Ciao , neh » , diss ' egli e gli prese le mani , gliele scosse tenendolo a distanza . Non avrebbe voluto baci , come se in quel momento significassero ringraziamenti , ma non poté difendersi dall ' impeto di Franco . « Figurati » , diss ' egli appena svincolatosi dalle braccia del giovane , « se una Maironi può viaggiare senza maggiordomo ! Son poi anche venuto ad arruolarmi nei bersaglieri ! » E l ' uomo stanco discese le scale dicendo che andava a ordinare il pranzo . Non v ' era canapè nella stanza degli sposi . Franco trasse Luisa a sedere sul letto , le sedette accanto , le cinse con un braccio le spalle , incapace di un discorso qualsiasi , non sapendo dire che « ti ringrazio , ti ringrazio » , non trovando che impetuose carezze , impetuosi baci , nomi di tenerezza . Luisa tremava a capo chino , non gli rispondeva in alcun modo ed egli si frenò , le prese il capo come una cosa santa , le andò sfiorando con le labbra , qua , là , i capelli bianchi che vedeva . Ella capì che cercava i capelli bianchi , intese quei timidi baci , si commosse , le parve sentirsi sgelare il cuore , fu presa da sgomento , volle difendersi più contro se stessa che contro Franco . « Sai » , disse , « ho il cuore tanto freddo , non volevo neanche venire , non volevo lasciar Maria né che tu avessi l ' amarezza di trovarmi così . È stato causa lo zio che venissi . Voleva venir solo e allora mi sono decisa . » Dette le parole crudeli , sentì levarsi dai suoi capelli le labbra di Franco , levarsi il braccio dalle sue spalle . Tacquero ambedue ; poi Franco mormorò con dolcezza : « Sono tredici ore . Forse dopo non ti darò noia mai più » . In quel punto entrò lo zio Piero e annunciò che il pranzo era pronto . Luisa prese la mano di suo marito , gliela strinse in silenzio , non con la stretta d ' un ' amante , ma pure abbastanza forte per significargli ch ' era una commossa risposta . A pranzo né Luisa né Franco mangiarono . Invece lo zio mangiò con appetito e parlò molto . Egli non approvava che Franco prendesse le armi . « Che soldato vuoi riuscire tu ? » , gli diceva . « Cosa farai senza la canfora , l ' acqua sedativa e il cossa soja mi ? » Franco dichiarò che aveva buttato via tutti i rimedi , che si sentiva di ferro , che sarebbe stato il più robusto soldato del 9° . « Sarà ! » , brontolò lo zio . « Sarà ! E tu , Luisa , non dici niente ? » Luisa rispose ch ' era persuasa di quanto aveva detto suo marito . « N ' occor alter ! » , fece lo zio . « Evviva ! » Egli aveva poi anche un gran concetto della potenza austriaca e non vedeva roseo come Franco . Secondo Franco , non c ' era da dubitare della vittoria . Egli aveva veduto un aiutante di Niel venuto segretamente a Torino , gli aveva udito dire ad alcuni ufficiale piemontesi di Stato Maggiore : « Nous allons supprimer l ' Autriche » . Certo , bisognava lasciare almeno cinquantamila cadaveri italiani e francesi tra il Ticino e l ' Isonzo . « Scusi , signore » , disse il cameriere che serviva . « Mi pare che il signore parlasse di entrare nel 9° reggimento ! » « Sì ! » « Brigata Regina . Brava brigata . Io ho servito nel 10° . Ci siamo fatti onore nel 1848 , ehi ! Goito , Santa Lucia , Governolo , Volta ! Adesso tocca a Loro . » « Faremo il possibile . » Luisa ebbe un lieve brivido . Gl ' inglesi che pranzavano alla tavola vicina intesero il dialogo , guardarono Franco . Per qualche momento nessuno parlò nella sala ; vi passò la visione di una colonna di fanteria lanciata alla baionetta , fra la mitraglia . Dopo pranzo lo zio rimase all ' albergo per il suo solito chilo e Franco uscì con Luisa . Presero a destra , verso il Palazzo . Faceva piuttosto scuro , cadeva qualche rara gocciolina , gli scalini che mettevano dalla riva al cortile della villa erano umidi , si sdrucciolava . Franco offerse il braccio a sua moglie che lo prese in silenzio . Si fermarono tra il cortile deserto e la scala dello sbarco a contar le ore che suonavano all ' orologio del Palazzo . Sei . Erano passate due ore , ne restavano altre undici ; poi veniva la separazione , l ' ignoto . Si incamminarono lentamente , sempre senza parlare , per il viale diritto fra il lago e il fianco del Palazzo , a quell ' angolo che guarda l ' isola dei Pescatori , dove si vedeva già qualche lume . Due donne venivano loro incontro a braccetto , chiacchierando . Franco le lasciò passare e poi domandò a sua moglie se si ricordava dei Rancò . Due anni prima del loro matrimonio avevano fatto con altri amici una passeggiata a Drano e ai Rancò , alti pascoli di Valsolda , che si attraversano per salire al Passo Stretto . Avevano avuto una disputa vivace , un ' ora di broncio e di tormento . « Sì » , rispose Luisa . « Mi ricordo . » Sentirono ambedue nello stesso momento quanto l ' ora presente fosse diversa da quella e quanto ciò fosse doloroso a dire . Non parlarono più fino all ' angolo . Un suono di campane veniva dall ' isola dei Pescatori . Franco lasciò il braccio di sua moglie , si appoggiò al parapetto . Il lago nebbioso taceva , nulla si vedeva oltre i lumi dell ' altra isola . Il lago , la nebbia , quei lumi , quelle campane che parevano di una nave perduta in mare , il silenzio delle cose , le stesse rade minute goccioline di piova , tutto era così triste ! « E ti ricordi poi ? » , mormorò Franco senza voltar il viso . Anche Luisa s ' era appoggiata al parapetto . Tacque un poco , indi rispose sottovoce : « Sì , caro » . Ah vi era nel suo caro un lieve recondito principio di calore , di emozione affettuosa . Franco lo sentì , n ' ebbe una scossa di gioia ma si contenne . « Penso » , riprese , « alla lettera che t ' ho scritto subito , appena ritornato a casa e alle tre parole che mi hai detto il giorno dopo , a Muzzaglio , quando gli altri ballavano sotto i castagni e tu mi sei passata vicina per andar a prendere il tuo scialletto che avevi posato sull ' erba . Te le ricordi ? » «Sì.» Egli le prese una mano , se la recò alle labbra . « Ti ringrazio ancora » , diss ' egli , « per quelle tre parole . Allora sono state la vita per me . Ti ricordi che nella discesa t ' ho dato il braccio e che c ' era chiaro di luna ? » «Sì.» « E ti ricordi che ho fatto uno sdrucciolone prima di arrivare al ponte e che tu mi hai detto : " Caro signore , tocca a Lei di sostenere me " ? » Luisa non rispose , gli strinse la mano . « Non sono stato buono a nulla » , diss ' egli tristemente . « Non ti ho saputo sostenere . » « Hai fatto tutto quello che potevi . » La voce di Luisa , dicendo così , era fioca , ma ben diversa da quando ell ' aveva detto : il mio cuore è freddo . Suo marito le riprese il braccio , ritornò con lei , a passi lenti , verso lo sbarco . Il caro braccio non era inerte quanto prima , tradiva un ' agitazione , una lotta . Franco si fermò e disse piano : « E se vado dalla Maria ? Cosa le devo dire di te ? » Ella fu presa da un tremito , gli posò il capo sulla spalla e sussurrò : « No , resta » . Franco non intese , domandò : « Cosa ? » . Non udì rispondere , piegò adagio adagio il viso , vide le labbra di lei porgersi , vi posò le sue . Il cuore gli batté , gli batté forte , più forte ancora di quando aveva baciato Luisa la prima volta come amante . Rialzò il viso , non poteva neppur parlare . Finalmente gli riuscì di metter fuori queste parole : « Le dirò che hai promesso ... » . « No » , mormorò Luisa , accorata , « quello non lo posso , non domandarmelo , non è più possibile . » « Cosa , non è possibile ? » « Oh , intendi bene ! Anch ' io ho inteso bene cosa volevi dir tu . » Ella riprese a camminare , volendo staccarsi da quel discorso . Tenne però il braccio del marito , che la fermò . « Luisa ! » , diss ' egli , severo , quasi impetuoso . « Mi lascerai partire così ? Sai cosa vuol dire per me partire così ? » Ella ritirò allora lentamente il braccio di sotto quello di lui e si voltò a destra verso il parapetto , vi si appoggiò guardando l ' acqua come a Oria , quella sera . Franco le restò diritto accanto , attese un poco e poi le domandò di rispondergli . « Per me sarebbe meglio finirla nel lago » , diss ' ella , amaramente . Suo marito le cinse la vita con un braccio , la strappò dal parapetto e la lasciò libera , levò il braccio in aria . « Tu ? » , esclamò con sdegno . « Parlar così , tu che dicevi sempre di prender la vita come una guerra ? E il tuo modo di combattere sarebbe questo ? Io credevo una volta che la più forte fossi tu . Adesso intendo che sono io il più forte . Molto più ! Sai neanche immaginare cosa ho sofferto io in questi anni ? Sai neanche immaginare ... » Sentì la voce sfuggirsi un momento ma si padroneggiò e proseguì : « Sai neanche immaginare cosa tu sei per me e cosa farei per non darti senza necessità un piccolo dolore , mentre pare che a te non importi nulla di lacerarmi l ' anima ? » . Ella gli si gettò fra le braccia . Nel silenzio che seguì , rotto solo da uno spasimo di singhiozzi repressi , Franco udì venir gente e durò fatica a staccarsi sua moglie dal petto , a riprender con essa il cammino dell ' albergo . « Tu ! tu ! » , sussurrò . « E non vuoi che desideri di morire io , quando posso morir bene , per il mio paese ? » Luisa gli stringeva il braccio senza parlare . Incontrarono due giovani amanti , che passando loro accanto li guardarono curiosamente . La ragazza sorrise . Giunti agli scalini che scendono sul piazzaletto davanti a S . Vittore , udiron voci di ragazzi e di donne . Luisa si fermò un momento sul primo scalino e disse piano le tre parole di Muzzaglio : « Ti amo tanto » . Franco non rispose che con una stretta del braccio . Discesero gli scalini adagio adagio , rientrarono all ' Albergo del Delfino . Alcuni giovinotti che bevevano , fumavano e schiamazzavano si alzarono all ' apparir di Franco e di Luisa , si fecero loro incontro tutti , tranne uno che approfittò del momento buono per vuotare l ' ultima bottiglia . « Signora » , disse il primo che si presentò a Luisa . « Suo marito Le avrà già annunciato i Sette Sapienti . » Successe subito un gran baccano perché Franco aveva dimenticato di dire a Luisa che i suoi amici eran venuti con lui da Torino e s ' erano spinti , per discrezione , fino a Pallanza , promettendo una visitina d ' omaggio alla signora . « El più sapiente son mi » , disse alzandosi il Padovano , che aveva vuotata la bottiglia . « Vualtri fe ' bordelo e non bevì ; mi bevo e no fazzo bordelo . » « Quello , signora » , disse un bel giovane , « è , com ' Ella ben intende , l ' asino sapiente della compagnia . » « Tasi , Fante ! » « Signora ! » , fece il Padovano avanzandosi e salutando . « Ah , Lei è il signor Fante di bastoni ? » , disse Luisa , sorridendo , al bel giovane . Ella fu affabile con tutti , ebbe un gran successo dicendo a un uomo alto , magro , dai baffi arricciati : « Lei dev ' essere il signor Caval di spade » . « No xe vero , signora » , esclamò il Padovano mentre gli altri applaudivano , « che se vede la bestia ? » Erano venuti da Pallanza in barca e volevano ripartire subito , ma Franco fece portare altre due bottiglie e il chiasso divenne così enorme , malgrado la presenza di Luisa , che l ' albergatore venne a pregare , per amore de ' suoi inglesi , di non far tanto « rabello » . Il Padovano gli snocciolò dolcemente una litania placida di vituperi padovani . Colui non capì , fece un risolino stupido e se n ' andò . I Sapienti eran venuti sul lago per godere anche loro una giornata di libertà prima di arruolarsi . Entravano tutti , meno il Caval di spade , nello stesso reggimento . Bevvero al 9° fanteria , alla brigata Regina , a tutti i « pistapauta » nazionali nel presente e nell ' avvenire e discussero sul luogo e il nome della prima battaglia che si darebbe agli austriaci . Tutti i voti meno quello del Padovano furono per una « battaglia del Ticino » . Il Padovano voleva una battaglia di Gorgonzola . « No sentì che nome militar ? Battaglia di Gorgonzola erborinato . Asèo ! » Era scritto nel Libro del Destino ch ' egli sarebbe caduto appunto nella prima battaglia , a Palestro , con una scheggia di granata nella coscia , combattendo da buon soldato a due passi dal colonnello Brignone . Quei giovani parlavano di battaglie con entusiasmo ma senza spacconate , parlavano della futura Italia dicendo alquante corbellerie , ma si sentiva che non importava loro un fico secco della vita pur di farla libera , questa vecchia patria , e grande . « Ghe pàrele teste da far l ' Italia ? » , disse il Padovano a Luisa . « Gnanca So marìo , sala . Un bon toso , ma par far l ' Italia , gnente . La vedarà che razza de Italia che vien fora ! I nostri fioi ne farà un monumento , ma dopo vegnarà , capisela , con licenza , quelle figure porche de quei nevodi , che me par de sentirli : " Che da can " , i dirà , " che i la ga fata , quei veci insensai , sta Italia ! " » I Sapienti partirono dopo essersi accordati con Franco di trovarsi l ' indomani mattina sul primo battello . Franco li accompagnò alla barca e intanto sua moglie salì a vedere lo zio Piero . Egli aveva dato l ' incarico all ' albergatore di avvertire i suoi nipoti che , sentendosi molto sonno , era andato a letto . Infatti Luisa lo udì dormire rumorosamente . Posò il lume e attese Franco . Egli venne subito e fu sorpreso di udire che lo zio dormiva già . Avrebbe voluto pigliar congedo da lui prima d ' andar a letto , perché il battello partiva di gran mattino , alle cinque e mezzo . L ' uscio della camera era chiuso , tuttavia Luisa pregò suo marito di camminare in punta di piedi e di parlar sottovoce . Gli raccontò ciò che le aveva detto la Cia . Lo zio aveva bisogno di riposo . Ella sperava che sarebbe rimasto a letto fino alle nove o alle dieci e contava partire al tocco , andar a dormire a Magadino per non affaticarlo troppo . Insistette molto su queste apprensioni per la salute dello zio ; parlava , parlava , nervosamente , volendo tener lontani altri discorsi , tener lontane con quest ' ombra carezze troppo tenere . In pari tempo andava e veniva per la camera , pigliando e posando le stesse cose , un po ' per nervosità , un po ' con la intenzione che suo marito si coricasse prima di lei . Egli pareva dal canto suo molto occupato di una borsa a tracolla che non riusciva ad aprire . Finalmente l ' aperse , chiamò sua moglie a sé , le diede un rotolo d ' oro , cinquanta pezzi da venti lire . « Capisci » , le disse , « che almeno per qualche mese non potrò mandar nulla . Questi non sono miei , li ho avuti a prestito . » Poi trasse di tasca una lettera suggellata . « E questo è il mio testamento » , soggiunse . « Ho poco ma devo pur disporre anche di quel poco . Vi è un legato solo , la spilla di mio padre che hai tu , per lo zio Piero ; e vi è il nome della persona cui devo le mille lire . A parte del testamento ci sono due righe particolari per te . Ecco . » Egli parlava con dolcezza grave , senza commozione . A lei , nel prendere la lettera , le mani tremavano . Gli disse « grazie » , cominciò a sciogliersi le trecce , poi se le riannodò , non sapeva bene che si facesse , combattuta dal fantasma della sua morta e da un ' altra visione di guerra e di morte . Disse con voce rotta che dovendo alzarsi presto per accompagnarlo al vapore pensava di non sciogliersi le trecce e di coricarsi vestita . Franco non fece parola , pregò brevemente e si cominciò a spogliare , si levò dal collo una catenella e una crocettina d ' oro ch ' erano state di sua madre . « Tienle tu » , diss ' egli porgendole a Luisa . « È meglio . Non si sa mai , potrebbero cadere in mano ai croati . » Ella inorridì , tremò , esitò un istante , gli si gettò al collo , glielo strinse da soffocarlo . Il cameriere bussò all ' uscio degli sposi verso le quattro e mezzo . Alle cinque Franco entrò col lume nella camera dello zio ch ' era svegliato . Prese congedo da lui e propose quindi a Luisa che anche il loro congedo seguisse lì . Ell ' aveva nel viso e anche nella voce una espressione di stupore grave , dolente . Non si commosse , non pianse , abbracciò e baciò suo marito come trasognata e come trasognata discese le scale insieme a lui . Passò forse in esso un lampo del pensiero che occupava l ' animo di lei ? Se ciò avvenne fu nel salotto dell ' albergo mentre prendeva il caffè e sua moglie gli sedeva in faccia . Parve che scoprisse qualche cosa in quello sguardo , in quella fisionomia , perché si fermò a contemplarla con la tazza di caffè in mano e poi gli si diffuse sul volto una tenerezza , un ' ansia , una commozione inesprimibile . Ella , manifestamente , non desiderava di parlare ma egli sì . Una parola occulta gli fremeva in tutti i muscoli del viso , gli luceva negli occhi ; la bocca non osò dire niente . Discesero al ponte di sbarco tenendosi per mano , si appoggiarono al muro cui s ' era appoggiata Luisa il giorno prima . Quando udirono il fragore delle ruote si abbracciarono per l ' ultima volta , si dissero addio senza lagrime , piuttosto sconvolti dal loro comune pensiero occulto che afflitti dalla separazione . Il battello arrivò con fracasso , furon gittate e legate le corde . Una voce gridò : « Avanti chi parte ! » . Un bacio ancora : « Dio ti benedica ! » , disse Franco e saltò sul battello . Ella rimase fino a che fu possibile udire il rumor delle ruote che si allontanavano verso Stresa . Poi ritornò all ' albergo , sedette sul letto , stette lì come petrificata in quest ' idea , in questa istintiva certezza ch ' era madre una seconda volta . Benché fosse appunto la cosa tanto temuta , non si può dire che ne provasse afflizione . Lo stupore di sentirsi dentro una voce così forte , chiara e inesplicabile , vinse in lei ogni altro sentimento . Era sbalordita . Aveva sempre pensato , dopo la morte di Maria , che il Libro del Destino nulla potesse più avere di nuovo per lei , che certe intime fibre del suo cuore fossero morte . E adesso una Voce arcana parlava proprio là dentro , diceva : « Sappi che nel Libro del tuo Destino una pagina si chiude , un ' altra si apre . Vi è ancora per te un avvenire di vita intensa ; il dramma , che tu credevi finito al secondo atto , continua e dev ' essere straordinario se Io te lo annuncio » . Per tre ore , sino a che lo zio Piero non la chiamò , Luisa restò assorta in questa Voce . Lo zio si alzò alle nove e mezzo . Stava bene . Il tempo era umido ancora , quasi piovigginoso , ma egli non volle saperne di restar in casa , come Luisa avrebbe desiderato , sino all ' ora di partire per Magadino . Sapeva , per averne chiesto all ' albergatore , che dalle nove in poi si poteva visitare il giardino , e alle dieci , preso il suo latte , vi si avviò con Luisa . Passando da San Vittore desiderò entrarvi , veder le pitture . Vi si stava dicendo messa , il celebrante si voltava a dire : « Benedicat vos omnipotens Deus » . Lo zio si fece un gran crocione , ascoltò l ' ultimo vangelo , rinunciò a veder le pitture perché c ' era poca luce e uscì di chiesa dicendo con la sua giovialità solita : « Eccomi felice e contento d ' essere andato a farmi benedire » . Non era possibile aver fretta , con lui . Si fermava ad ogni passo , guardando tutto che avesse forma d ' arte , tutto che fosse disposto per venir guardato . Contemplò la facciata della chiesa , la triplice gradinata della sbarco Borromeo , ciascuno dei tre lati del cortile e la gran palma nel mezzo , che Luisa , con grave scandalo di lui , non aveva neppur veduta passando di là insieme a Franco , la sera prima . Quando il custode li introdusse nel Palazzo ci vollero almeno dieci minuti per salire , ammirando , lo scalone . Come ne fu a capo uscì un raggio di sole e il custode propose di approfittarne per vedere il giardino . Prese a sinistra e per una fila di sale vuote accompagnò i visitatori al cancello di ferro , suonò il campanello . Venne un giardiniere , un giovinetto educato che piacque molto allo zio perché gli spiegava tutto con buon garbo , e lo zio non domandava poco . Ci vollero cinque minuti per l ' albero della canfora , presso l ' entrata . Luisa ci soffriva , temeva che lo zio si stancasse troppo e si stancava moltissimo ella stessa di dover guardare tante piante , udire tanti nomi latini e volgari , fare attenzione allo zio , mentre i suoi pensieri avrebbero voluto silenzio e solitudine . Il giardiniere propose di salire al Castello di Nettuno . Lo zio avrebbe desiderato veder da vicino il liocorno dei Borromei che s ' impenna lassù , ma c ' erano parecchi scalini a fare , l ' aria era pesante ed egli esitava . Luisa approfittò di quell ' esitazione per chiedere al giardiniere dove avrebbero trovato un sedile . « Qui sotto » , rispose colui , « a sinistra , sulla piazza degli Strobus . » Lo zio si lasciò persuadere a discendere su questa piazza degli Strobus . Era stanco ma non tralasciava di guardar tutto e d ' interrogar su tutto . Avviandosi verso gli Strobus udì venir da lontano , dalla parte dell ` Isola Madre , un rullo di tamburi e ne domandò al giardiniere . Erano i tamburi della Guardia Nazionale di Pallanza , che faceva gli esercizi sulla riva . « Adesso si fa per giuoco » , disse il giovinetto . « Mica per giuoco , ma insomma ... ! Il mese venturo faremo sul serio . Dobbiamo dare una lezione a una bestia grossa . Eccolo là , quel mostro . » Il mostro era il vapore austriaco da guerra Radetzki , detto dai riverani piemontesi Radescòn . « Entra adesso nel porto di Laveno » , disse il giovinetto . « Viene da Luino . Vengano qui se vogliono vederlo bene . » Lo zio sapeva di non avere occhi bastantemente buoni e sedette sul primo sedile che trovò sotto gli strobus , posto a ridosso di una macchia di bambù e fiancheggiato da due altre macchie di grandi azalee . Dietro ai bambù , fra i grossi tronchi distorti degli strobus , si vedeva tremolare lo specchio delle acque bianche fino alla lista nera delle colline d ' Ispra . Il cielo , fosco a settentrione , era chiaro laggiù . Luisa e il giardiniere andarono fino al cancello stemmato che guarda la verde Isola Madre , Pallanza e il lago superiore . Luisa si affacciò alla gran distesa delle acque plumbee , incoronate di colossi nebbiosi dal gruppo del Sasso di Ferro sopra Laveno ai monti di Maccagno , alle nevi lontane della Spluga . Del Radetzki si vedeva più il fumo che il corpo . I tamburi di Pallanza rullavano sempre . Lo zio Piero chiamò il giardiniere e Luisa andò ad appoggiarsi al parapetto di fianco al cancello , presso il tasso che sale dal ripiano inferiore . L ' albero le toglieva la vista del chiaro levante ; ella era contenta di esser finalmente sola , di riposar i suoi sguardi e i suoi pensieri nel grigio delle montagne lontane e delle acque immense . Il giardiniere tornò dopo un momento per mostrarle le gialle acacie fiorite e le eriche bianche del ripiano inferiore , pure fiorite . « Le bruyères blanches portano fortuna » , diss ' egli . Vedendo che Luisa , distratta , non gli badava , si allontanò verso la serra delle begonie . « Vecchio strobus » , diss ' egli parlando forte per farsi udire dai forestieri , ma senza voltarsi . « Vecchio strobus colpito dal fulmine . Se vogliono veder il giardino privato ... » Luisa si alzò e andò a prender lo zio per dargli il braccio se ne avesse bisogno . Il giardiniere che stava aspettando presso l ' entrata del boschetto di lauri , vide la signora muovere verso il signore seduto , affrettare il passo , precipitarsi con un grido sopra di lui . Come la vecchia innocente pianta , anche lo zio Piero era stato colpito dal fulmine . Il suo corpo era appoggiato alla spalliera del sedile , la testa gli toccava il petto col mento , gli occhi erano aperti , fissi , senza sguardo . Era proprio stato uno spettacolo di addio quello che la sua Valsolda gli aveva offerto . Lo zio Piero , il caro venerato vecchio , l ' uomo savio , l ' uomo giusto , il benefattore de ' suoi , lo zio Piero era partito per sempre . Egli era venuto , sì , ad arruolarsi , Iddio lo voleva in una milizia superiore , ed ecco era suonato l ' appello , egli aveva risposto . I tamburi di Pallanza rullavano , rullavano la fine di un mondo , l ' avvento di un altro . Nel grembo di Luisa spuntava un germe vitale preparato alle future battaglie dell ' era nascente , ad altre gioie , ad altri dolori da quelli onde l ' uomo del mondo antico usciva in pace , benedetto all ' ultimo momento , senza saperlo , da quell ' ignoto prete dell ' Isola Bella , che mai , forse , non aveva detto le sante parole a un più degno . FINE