StampaQuotidiana ,
Lungamente
aspettato
,
desiderato
,
dopo
lunga
gestazione
,
fatta
penosa
dalla
necessità
di
accordare
volontà
discordi
,
è
venuto
alla
luce
il
Manifesto
economico
del
Consiglio
Supremo
.
È
un
documento
strano
;
non
vi
mancano
giuste
osservazioni
,
buoni
consigli
,
ma
fanno
interamente
difetto
conseguenze
che
pure
appaiono
subito
patenti
e
necessarie
.
La
ragione
è
che
il
Consiglio
deve
legare
l
'
asino
dove
vuole
il
padrone
,
e
che
questi
permette
bensì
vaniloqui
oratori
,
ma
non
consente
pratici
provvedimenti
,
ad
esso
non
perfettamente
graditi
.
Il
Manifesto
principia
coll
'
osservare
che
i
prezzi
alti
sono
conseguenza
delle
guerre
.
Su
ciò
nessuno
contende
.
Seguita
con
altra
verità
,
pure
evidente
,
cioè
che
«
i
governi
debbono
accogliere
provvedimenti
atti
a
persuadere
le
popolazioni
che
,
mediante
l
'
aumento
della
produzione
,
possono
risolvere
il
problema
del
caro
vivere
.
I
governi
debbono
facilitare
lo
scambio
dei
prodotti
»
.
(
Cito
il
testo
come
è
stato
trasmesso
dal
telegrafo
)
.
Ma
bravo
!
come
va
,
per
altro
,
che
sinora
i
provvedimenti
dei
governi
sono
statici
e
seguitano
ad
essere
volti
proprio
ad
uno
scopo
opposto
?
Li
ignora
il
Consiglio
,
o
ne
dà
diverso
giudizio
?
Vogliamo
rammentarne
alcuni
?
Per
accrescere
la
produzione
,
si
scemano
le
ore
di
lavoro
,
s
'
impone
per
accordi
internazionali
,
per
leggi
,
tale
riduzione
.
Ma
che
sia
proprio
vero
che
meno
si
lavora
e
più
si
produce
?
Se
le
cose
stanno
così
,
perché
il
Consiglio
non
ci
dimostra
questa
splendida
verità
,
invece
di
sprecare
tempo
a
narrarci
cose
che
tutti
sanno
?
E
perché
non
svela
l
'
errore
enorme
del
governo
della
Germania
,
che
,
per
produrre
maggiore
quantità
di
carbone
,
ottiene
dal
patriottismo
dei
minatori
che
lavorino
ore
supplementari
?
E
come
mai
spiega
che
la
giornata
di
otto
ore
ha
fatto
aumentare
in
tutte
le
imprese
e
negli
uffici
governativi
il
numero
dei
lavoratori
?
Avrebbe
dovuto
rimanere
eguale
,
se
non
scemava
la
produzione
,
scemando
le
ore
di
lavoro
.
Per
la
produzione
,
oltre
al
lavoro
,
occorre
ciò
che
,
con
vocabolo
poco
preciso
ma
che
fa
comodo
,
si
dice
«
capitale
»
.
Può
essere
privato
,
o
pubblico
in
un
reggimento
socialista
,
ma
ci
vuole
sempre
.
Per
trasportare
le
merci
sulle
ferrovie
,
ci
vogliono
locomotive
,
siano
queste
di
privati
,
di
governi
socialisti
,
di
Soviet
,
o
di
chi
si
voglia
.
C
'
è
chi
crede
che
locomotive
e
carri
possano
essere
sostituiti
da
cartelle
del
debito
pubblico
.
C
'
è
chi
suppone
che
,
facendo
svolazzare
questo
o
quei
biglietti
di
Stato
o
di
banca
intorno
ad
un
campo
,
si
accresca
la
produzione
del
grano
,
meglio
che
con
arature
profonde
e
con
largo
uso
di
concimi
?
Chi
ha
tale
opinione
non
vede
certo
nel
Manifesto
la
contraddizione
,
che
invece
appare
stridente
per
chi
la
pensa
diversamente
.
Volete
accrescere
la
produzione
e
vi
adoperate
con
ogni
vostro
potere
per
sostituire
carta
agli
oggetti
materiali
che
servono
alla
produzione
.
Ma
forse
c
'
è
chi
crede
un
'
altra
panzana
,
cioè
che
tutta
quella
carta
rappresenti
solo
godimenti
a
cui
rinunziano
i
«
ricchi
»
.
Accidenti
!
Che
pancia
devono
avere
costoro
se
masticavano
tutti
quei
miliardi
che
,
con
grande
compiacenza
,
i
governi
dicono
di
ricavare
dai
loro
imprestiti
!
Il
lettore
vorrà
scusarci
se
non
discutiamo
seriamente
simili
ipotesi
.
«
I
mezzi
di
trasporto
sono
disorganizzati
»
dice
,
e
dice
bene
,
il
Consiglio
.
Dunque
la
conseguenza
sarebbe
che
bisogna
riordinarli
ma
come
volete
che
ciò
segua
se
scema
il
lavoro
,
scema
il
capitale
,
che
per
essi
si
adoperano
,
e
crescono
solo
gli
scioperi
e
le
paghe
?
Ma
non
basta
l
'
enorme
salasso
che
,
ai
capitali
volti
alla
produzione
,
fanno
i
governi
,
cogli
imprestiti
e
le
emissioni
di
carta
moneta
,
altro
grandissimo
ne
fanno
colle
imposte
.
Anche
qui
chiederemo
:
credete
voi
che
tutto
il
maggior
prodotto
delle
imposte
sia
tolto
esclusivamente
alle
spese
di
lusso
,
o
anche
,
se
vi
piace
,
ai
consumi
in
genere
,
e
che
nessuna
parte
,
piccola
o
grande
,
sia
tolta
alla
produzione
?
Se
sì
,
tiriamo
avanti
;
coi
ciechi
non
si
discorre
dei
colori
;
se
no
,
perché
proclamate
la
necessità
di
accrescere
la
produzione
,
e
ad
un
tempo
favorite
ciò
che
la
fa
scemare
?
Non
basta
ancora
.
Quel
tanto
che
rimane
ai
contribuenti
dovrebbe
,
per
accrescere
la
produzione
,
essere
adoperato
per
questa
;
ma
per
fare
ciò
occorre
che
chi
si
volge
per
tal
via
abbia
,
se
non
sicurezza
,
almeno
speranza
di
non
essere
spogliata
del
suo
.
Come
può
averla
se
,
come
dice
ottimamente
il
Consiglio
:
«
la
pace
non
è
ancora
stabilita
,
le
rivalità
e
le
antipatie
dominano
ancora
le
nazioni
europee
»
?
Perché
solo
europee
?
E
,
aggiungiamo
noi
,
la
pace
interna
è
anche
maggiormente
scossa
della
pace
internazionale
.
Chi
oggi
impianta
uno
stabilimento
industriale
non
sa
se
domani
non
gli
verrà
tolto
,
illegalmente
,
da
qualche
soviet
,
o
con
forma
poco
diversa
e
con
effetto
identico
,
requisito
legalmente
dal
governo
,
che
non
sa
trovare
altro
modo
di
mantenere
l
'
ordine
.
Chi
oggi
compra
un
bove
,
pei
suoi
possessi
,
non
sa
se
domani
non
lo
vedrà
morire
di
fame
,
per
la
prepotenza
di
scioperanti
;
chi
oggi
prepara
la
coltura
di
una
risaia
non
sa
che
ne
sarà
del
riso
che
spunterà
,
e
neppure
se
si
potrà
raccogliere
;
chi
ha
ulivi
non
sa
a
quali
«
prezzi
d
'
imperio
»
venderà
l
'
olio
,
e
perciò
ci
furono
possidenti
che
preferirono
tagliare
gli
ulivi
e
venderli
,
il
che
almeno
si
dice
non
è
il
miglior
modo
di
accrescere
la
produzione
dell
'
olio
;
chi
avesse
la
disgraziata
idea
di
edificare
una
casa
non
sa
a
quel
prezzo
sarà
costretto
di
darla
in
affitto
;
a
lui
basti
di
pagare
profumatamente
muratori
e
materiali
da
costruzione
,
al
rimanente
ci
pensa
l
'
umanitario
governo
;
e
veramente
non
pare
questo
il
miglior
modo
di
avere
abbondanza
di
alloggi
;
è
vero
che
il
governo
ne
promette
,
ma
come
li
edificherà
?
Con
denari
tolti
,
almeno
in
parte
,
ad
altre
produzioni
.
Fare
e
disfare
è
tutto
un
lavorare
,
ma
non
accresce
la
quantità
dei
prodotti
.
Dopo
ciò
,
qual
meraviglia
se
taluno
,
invece
di
fare
simili
impieghi
di
capitali
,
si
gode
,
se
imprevidente
,
i
quattrini
che
gli
rimangono
,
dedotte
le
imposte
progressive
ed
altre
o
si
studia
,
se
previdente
,
di
porre
al
sicuro
ciò
che
può
,
spingendosi
sino
a
comperare
diamanti
e
perle
,
che
sono
gemme
preziosissime
,
ma
proprio
inutili
per
la
produzione
.
Certo
,
queste
sono
male
opere
:
dimostrano
ciò
a
chiare
note
gli
economisti
ufficiali
;
ma
che
volete
?
L
'
uomo
somiglia
a
quello
strano
animale
,
reputato
molto
cattivo
,
perché
,
percosso
,
si
difendeva
.
C
'
è
ancora
dell
'
altro
.
Dice
il
Consiglio
,
e
sono
parole
d
'
oro
:
«
I
governi
debbono
facilitare
lo
scambio
dei
prodotti
»
.
Ah
!
sì
?
Ed
è
perciò
che
nel
maggior
numero
dei
paesi
in
nome
dei
quali
parla
il
Consiglio
,
sono
infinite
le
restrizioni
,
le
proibizioni
agli
scambi
dei
prodotti
.
È
proibito
di
importare
questo
prodotto
,
perché
è
di
lusso
;
proibito
di
esportare
quest
'
altro
,
perché
è
necessario
;
allora
che
rimane
da
scambiare
?
Questo
è
un
volere
e
un
disvolere
ad
un
tempo
.
Interpretando
molto
largamente
il
vocabolo
prodotti
,
rimarrebbero
lavoro
e
capitali
.
Ma
anche
ad
essi
hanno
provveduto
i
governi
.
Chi
si
prova
a
chiedere
un
passaporto
per
l
'
estero
può
conoscere
quanto
sia
facile
lo
scambio
degli
uomini
tra
i
vari
paesi
,
chi
si
prova
ad
esportare
o
ad
importare
«
capitali
»
conosce
un
nuovo
genere
di
delitti
.
Saranno
giustificati
per
scopi
fiscali
,
ma
non
venite
fuori
colle
bubbole
che
facilitano
lo
scambio
dei
prodotti
.
Notiamo
intanto
,
di
sfuggita
,
che
se
Inghilterra
e
Francia
non
avessero
,
prima
della
guerra
,
esportato
all
'
estero
enormi
capitali
,
non
avrebbero
potuto
fare
facilmente
,
come
hanno
fatto
,
le
spese
per
la
guerra
.
E
se
,
fra
qualche
anno
,
avranno
nuove
guerre
,
ben
potranno
chiosare
questa
verità
.
Deh
!
Avesse
potuto
l
'
Italia
esportare
all
'
estero
grandi
capitali
,
prima
della
guerra
,
non
avrebbe
ora
una
moneta
tanto
deprezzata
!
Il
Consiglio
ben
vede
lo
stato
presente
di
incertezza
,
di
mancanza
di
sicurezza
,
ma
non
ardisce
dire
una
parola
schietta
e
forte
;
mena
il
can
per
l
'
aia
,
dice
e
disdice
ed
appare
oltremodo
impacciato
.
Si
cadrebbe
in
errore
assegnando
l
'
origine
dei
mali
presenti
all
'
ignoranza
,
all
'
imperizia
,
al
mal
volere
dei
governi
.
Essi
fanno
ciò
che
possono
e
spesso
per
il
meglio
,
essendo
dati
i
sentimenti
e
gli
interessi
della
popolazione
.
C
'
è
del
vero
nell
'
asserzione
dei
socialisti
che
la
borghesia
si
dimostra
incapace
di
risolvere
i
problemi
presenti
;
occorre
per
altro
sostituire
,
al
termine
:
borghesia
,
quello
più
generico
di
classe
governante
,
ed
aggiungere
che
l
'
opera
di
questa
è
pure
in
parte
determinata
dai
sentimenti
e
dagli
interessi
dei
governati
,
o
per
dir
meglio
di
quella
parte
di
essi
che
ha
maggior
forza
.
Difficoltà
analoghe
alle
presenti
sarebbero
dunque
incontrate
,
sia
pure
con
diversa
intensità
,
da
ogni
genere
di
governi
,
sinché
non
si
modificano
sentimenti
ed
interessi
.
L
intensità
sarebbe
minore
se
si
potessero
togliere
alcune
contraddizioni
,
le
quali
fanno
che
lo
stato
presente
paia
volto
ad
accogliere
non
il
meglio
ma
il
peggio
di
vari
ordinamenti
.
Se
non
si
vuole
la
libertà
dei
commerci
e
delle
industrie
,
se
si
vuole
abolire
la
proprietà
privata
,
sia
pure
così
.
Non
è
oppugnabile
che
ci
possono
essere
altri
generi
di
economia
.
Si
provi
quella
del
socialismo
classico
,
affidando
tutti
i
mezzi
di
produzione
al
governo
,
si
provino
i
Soviet
,
si
provi
il
sindacalismo
,
si
provi
ciò
che
si
vuole
,
ma
che
almeno
non
sia
campato
per
aria
,
e
non
sia
uno
stato
di
disordine
che
giunge
all
'
assurdo
,
di
cui
è
sintomo
non
trascurabile
le
migliaia
di
decreti
,
o
di
grida
,
fra
cui
quelli
,
minuziosi
sino
al
ridicolo
,
che
regolano
il
consumo
dei
pasticcini
,
degli
asparagi
col
parmigiano
,
o
che
fissano
a
dieci
il
numero
delle
vivande
che
,
al
cuoco
di
una
trattoria
,
è
lecito
di
preparare
in
un
giorno
.
Un
tale
reggimento
pare
proprio
escogitato
per
conseguire
un
minimo
di
prosperità
economica
.
Eppure
il
Consiglio
spera
ancora
di
poterlo
trarre
in
salvo
,
e
propone
per
ciò
vari
rimedi
.
Li
esamineremo
nel
prossimo
articolo
.
StampaQuotidiana ,
Un
'
adunanza
di
persone
autorevoli
e
competenti
,
tenuta
,
sul
finire
dell
'
anno
scorso
,
in
Amsterdam
,
ha
redatto
un
memoriale
,
che
è
stato
ora
rimesso
ai
governi
della
Svizzera
,
dell
'
Inghilterra
,
degli
Stati
Uniti
,
della
Francia
,
della
Danimarca
,
della
Olanda
,
della
Norvegia
e
della
Svezia
.
In
esso
si
propone
di
convocare
un
congresso
dei
delegati
dei
vari
Stati
,
con
l
'
incarico
di
proporre
il
modo
di
risolvere
l
'
angoscioso
problema
monetario
ed
economico
che
affatica
i
governi
.
Il
memoriale
non
dissimula
i
pericoli
dello
stato
odierno
.
«
La
guerra
ha
imposto
ai
vincitori
come
ai
vinti
il
problema
di
trovare
i
modi
di
fermare
e
di
contrastare
l
'
aumento
continuo
dell
'
emissione
di
cartamoneta
e
dei
debiti
pubblici
,
nonché
l
'
aumento
costante
dei
prezzi
che
di
ciò
è
conseguenza
.
La
riduzione
dei
consumi
eccessivi
,
l
'
aumento
della
produzione
e
delle
imposte
sono
riconosciuti
come
i
più
efficaci
e
forse
i
soli
rimedi
.
Se
non
sono
adoperati
prontamente
,
c
'
è
da
temere
che
il
deprezzamento
del
denaro
séguiti
,
faccia
svanire
i
patrimoni
raccolti
pel
passato
,
ed
estenda
a
poco
a
poco
il
fallimento
e
l
'
anarchia
su
tutta
l
'
Europa
»
.
E
nella
conclusione
si
ripete
:
«
Tali
quesiti
hanno
grave
urgenza
riguardo
al
tempo
.
Ogni
mese
trascorso
farà
più
ponderoso
il
problema
e
meno
facile
la
soluzione
.
Tutte
le
informazioni
disponibili
persuadono
che
giorni
pericolosissimi
per
l
'
Europa
sono
imminenti
e
che
non
c
'
è
tempo
da
perdere
se
si
vogliono
scansare
catastrofi
»
.
Quale
soluzione
propone
il
memoriale
?
Esso
,
con
ragione
,
non
vuole
occuparsi
di
troppi
particolari
,
ma
accenna
solo
a
linee
generali
.
Ciò
viene
fatto
con
prudenza
forse
soverchia
e
che
nuoce
alla
chiarezza
dell
'
espressione
.
Per
la
parte
internazionale
,
si
osserva
che
non
è
vantaggioso
ai
vincitori
di
ridurre
al
fallimento
i
vinti
e
di
torre
loro
il
modo
di
pagare
il
proprio
debito
;
il
quale
discorso
vale
specialmente
per
le
condizioni
imposte
dai
vincitori
alla
Germania
e
all
'
Austria
.
Poscia
,
con
non
poche
circonlocuzioni
,
si
invoca
l
'
aiuto
degli
Stati
Uniti
.
Per
dire
il
vero
non
sono
nominati
,
ma
si
capisce
che
sono
il
principale
di
quei
paesi
«
di
cui
il
bilancio
commerciale
ed
il
cambio
sono
favorevoli
»
,
i
quali
sono
invocati
esplicitamente
.
Circa
la
politica
finanziara
interna
,
si
insiste
sulla
necessità
di
ridurre
le
spese
tanto
da
farle
eguali
alle
entrate
;
si
chiede
che
ogni
paese
accresca
quanto
è
possibile
il
peso
delle
imposte
(
questo
paragrafo
accenna
forse
alla
Francia
,
prima
del
1920
)
;
si
aggiunge
:
«
Solo
mercé
condizioni
economiche
reali
(
questa
dicitura
non
è
chiara
)
gravando
pesantemente
(
sic
)
,
come
è
conveniente
,
su
ciascun
individuo
,
l
'
equilibrio
può
essere
ristabilito
»
.
Infine
si
osserva
che
«
l
'
opera
a
cui
deve
cooperare
l
'
élite
di
ciascun
paese
è
di
ristabilire
l
'
inclinazione
al
lavoro
ed
al
risparmio
,
di
favorire
lo
sforzo
individuale
intenso
,
di
dare
a
ciascuno
la
possibilità
di
godere
ragionevolmente
(
che
vorrà
dire
tale
avverbio
?
)
del
frutto
del
suo
lavoro
(
del
frutto
del
risparmio
si
tace
)
.
Vi
sono
buone
cose
in
questo
manifesto
,
ma
manca
il
rigore
,
la
schiettezza
,
l
'
energia
dell
'
espressione
.
Fatta
tale
restrizione
,
si
può
affermare
,
all
'
ingrosso
,
che
la
via
accennata
è
forse
l
'
unica
che
possa
recare
alla
soluzione
del
problema
economico
.
Disgraziatamente
esso
non
è
solo
.
Vi
si
aggiunge
,
anzi
prevale
,
il
problema
sociologico
,
cioè
sociale
e
politico
;
e
pressoché
inutile
è
il
trovare
la
soluzione
del
primo
,
se
insoluto
rimane
il
secondo
.
Intanto
,
è
probabilmente
il
non
avere
avuto
il
coraggio
di
affrontare
il
problema
sociologico
che
ha
prodotto
le
incertezze
e
le
mende
del
memoriale
.
Bello
,
in
generale
,
è
il
consiglio
di
non
stravincere
,
ma
nello
scendere
ai
particolari
si
viene
a
contrasto
colle
vedute
politiche
.
Predicare
la
moderazione
a
certi
messeri
è
come
l
'
esortare
il
lupo
alla
sobrietà
.
Perciò
il
memoriale
prudentemente
gira
largo
e
non
giunge
al
concreto
.
E
poi
,
giustamente
,
i
vincitori
temono
la
riscossa
dei
vinti
,
e
guardano
paurosi
il
tremendo
uragano
russo
-
asiatico
.
Si
dice
che
abbiano
pace
,
ma
effettivamente
seguita
sotto
altre
forme
la
guerra
.
L
'
aiuto
degli
Stati
Uniti
sarà
certo
efficace
,
ma
essi
,
per
concederlo
vorranno
altro
che
bei
discorsi
.
Che
si
può
offrir
loro
?
Su
ciò
occorre
spiegarsi
,
ma
si
teme
di
fare
ciò
per
non
offendere
l
'
imperialismo
inglese
,
forse
francese
,
certo
il
giapponese
.
Chi
vorrà
negare
che
sarebbe
utilissimo
di
ridurre
le
spese
,
per
condurle
ad
essere
uguali
alle
entrate
?
Sentenze
di
tal
fatta
stanno
bene
sui
boccali
di
Montelupo
.
Nascono
i
guai
quando
,
volgendosi
al
particolare
,
voglionsi
le
riduzioni
da
operare
.
Delle
spese
militari
non
c
'
è
da
ragionare
.
Sarà
grazia
se
non
crescono
,
e
di
molto
,
in
paragone
di
ciò
che
erano
prima
della
guerra
.
E
come
potrebbe
essere
altrimenti
per
gli
Stati
che
pretendono
di
regolare
in
ogni
minuto
particolare
tutta
la
vita
mondiale
?
Tutti
consentono
che
le
spese
per
le
«
riforme
sociali
»
dovranno
crescere
enormemente
.
Si
gradirebbe
di
conoscere
quale
è
in
proposito
l
'
opinione
degli
autori
del
memoriale
,
ma
essi
non
ne
fanno
parola
.
Tacciono
pure
pudicamente
sulle
riduzioni
delle
spese
per
gli
enormi
salari
agli
operai
ed
agli
impiegati
,
per
edificare
case
mantenendo
i
costosissimi
privilegi
dei
signori
muratori
,
per
le
opere
pubbliche
aventi
lo
scopo
di
dare
lavoro
bene
rimunerato
agli
elettori
,
nonché
delle
spese
per
fare
guadagnare
speculatori
e
pescicani
.
È
facile
intendere
quali
difficoltà
provi
l
'
ordinamento
plutocratico
-
demagogico
per
compiere
tali
riduzioni
di
spese
;
ed
ecco
come
si
vede
prevalere
,
in
questo
caso
,
il
problema
sociologico
.
Messe
così
da
parte
le
spese
,
che
di
gran
lunga
sono
maggiori
,
quali
altre
riduzioni
si
possono
operare
?
Poche
e
di
lieve
importanza
.
A
nulla
serve
un
consiglio
se
non
si
ha
il
modo
di
seguirlo
.
Altro
ottimo
,
eccellente
consiglio
è
quello
di
«
ristabilire
l
'
inclinazione
al
lavoro
»
;
ma
è
gravissimo
guaio
il
non
sapere
come
si
potrà
ciò
conseguire
.
Forse
colle
prediche
morali
?
Eh
!
Via
,
lasciamo
stare
tali
discorsi
puerili
.
Fateci
sapere
se
volete
,
o
non
volete
recare
in
pratica
il
precetto
dato
già
da
tanti
secoli
da
san
Paolo
,
cioè
:
«
Chi
non
vuole
lavorare
,
non
mangi
»
.
Se
sì
come
mai
sussidiate
coloro
che
non
trovano
lavoro
perché
richiedono
un
salario
troppo
alto
?
Perché
pagate
le
giornate
di
sciopero
agli
scioperanti
?
Perché
riducete
le
ore
di
lavoro
,
accrescendo
i
salari
?
Se
no
,
sia
pure
che
farete
opera
sommamente
lodevole
,
ma
non
state
a
dirci
che
vi
adoperate
per
fare
crescere
l
'
inclinazione
al
lavoro
.
Volete
che
ogni
uomo
abbia
sicurezza
di
godere
del
frutto
del
suo
lavoro
.
È
sacrosanto
ammonimento
,
e
chi
mai
ardirebbe
contrastarlo
?
Ma
perché
tacete
del
frutto
del
risparmio
?
Credete
che
il
risparmio
non
giovi
alla
produzione
?
Allora
perché
predicate
che
si
debba
ristabilire
l
'
inclinazione
al
risparmio
?
Credete
invece
che
il
risparmio
giovi
alla
produzione
?
Allora
sta
bene
la
prima
parte
del
vostro
discorso
,
ma
non
sta
bene
la
seconda
,
e
converrebbe
dire
non
solo
che
ognuno
dev
'
essere
sicuro
di
godere
il
frutto
del
proprio
risparmio
,
ma
altresì
che
occorre
che
questo
risparmio
sia
adoperato
per
la
produzione
,
e
non
si
sperperi
cogli
imprestiti
dei
governi
.
Tutto
ciò
vale
in
teoria
,
ma
,
in
pratica
,
non
può
essere
detto
da
coloro
che
mirano
ad
ottenere
cosa
alcuna
dell
'
ordinamento
plutocratico
-
demagogico
che
ci
regge
.
Non
è
buon
modo
di
procacciarsi
la
benevolenza
di
chicchessia
,
lo
insidiarlo
,
dimostrarvisi
nemico
,
volerne
la
distruzione
.
StampaQuotidiana ,
Prima
di
procedere
innanzi
nell
'
esame
del
Manifesto
,
giova
fermarci
un
poco
su
una
considerazione
d
'
indole
generale
.
Due
sono
i
problemi
che
si
debbono
risolvere
,
cioè
uno
dell
'
equilibrio
economico
del
Paese
,
l
'
altro
dell
'
equilibrio
finanziario
del
Governo
o
dello
Stato
.
Non
sono
indipendenti
,
ma
neppure
da
confondersi
.
Il
bilancio
economico
del
Paese
prevale
di
solito
sul
bilancio
finanziario
dello
Stato
.
Spesso
,
nei
tempi
di
prosperità
crescente
,
il
primo
ha
un
avanzo
,
che
vale
per
togliere
il
disavanzo
temporaneo
del
secondo
;
nei
tempi
di
prosperità
decrescente
,
i
provvedimenti
per
togliere
quest
'
eventuale
disavanzo
,
o
anche
solo
mantenere
l
'
equilibrio
,
sono
resi
vani
dal
persistere
del
disavanzo
economico
.
In
ciò
sta
la
spiegazione
di
molti
fenomeni
.
Si
è
osservato
che
le
rivoluzioni
seguono
facilmente
non
tanto
quando
le
condizioni
delle
popolazioni
sono
disgraziate
,
quanto
allorché
sono
discrete
;
allora
un
accidentale
peggioramento
delle
condizioni
economiche
è
molto
più
avvertito
che
nei
tempi
di
miseria
.
Fra
i
molti
fatti
che
precedono
la
caduta
del
Governo
,
c
'
è
quello
del
disordine
della
finanza
e
dell
'
ostinazione
a
mantenere
spese
che
fanno
impossibile
l
'
equilibrio
.
Esempio
classico
è
quello
della
grande
rivoluzione
francese
;
ci
è
ignoto
se
i
nostri
Governi
ce
ne
daranno
un
altro
.
Nei
tempi
di
prosperità
crescente
,
poco
danno
reca
al
Governo
un
bilancio
in
disavanzo
;
esso
ha
pronto
e
facile
il
rimedio
,
affidandosi
alla
virtù
medicatrice
della
Natura
;
ma
,
se
,
invece
,
la
prosperità
è
decrescente
,
non
valgono
molto
,
per
trarlo
in
salvo
,
i
migliori
e
più
sani
suoi
provvedimenti
;
esso
cade
,
pagando
non
poche
volte
il
fio
di
colpe
non
sue
.
Ma
poiché
,
nei
tempi
presenti
,
i
periodi
di
prosperità
decrescente
sogliono
essere
di
non
lunga
durata
,
il
problema
da
risolvere
,
per
sapere
se
un
Governo
si
manterrà
o
no
,
sta
nel
conoscere
se
potrà
superare
le
difficoltà
di
quei
pochi
anni
di
crisi
;
quindi
i
suoi
provvedimenti
debbonsi
giudicare
,
non
tanto
per
l
'
intrinseco
valore
economico
,
quanto
per
gli
effetti
estrinseci
che
possono
avere
sui
sentimenti
e
sugli
interessi
,
poiché
preme
solo
di
campare
dal
burrascoso
mare
e
di
giungere
alla
riva
,
ove
una
crescente
prosperità
sanerà
ogni
danno
di
provvedimenti
intrinsecamente
dannosi
.
Per
altro
,
il
valore
intrinseco
non
è
da
trascurarsi
interamente
,
poiché
se
il
danno
è
grande
,
può
il
Governo
essere
sommerso
prima
di
toccar
terra
.
Non
è
quindi
inutile
anche
sotto
l
'
aspetto
estrinseco
,
la
critica
che
andiamo
facendo
sotto
l
'
aspetto
intrinseco
,
ma
era
necessario
di
separare
gli
aspetti
,
confusi
nel
Manifesto
,
e
di
avvertire
che
non
miriamo
direttamente
all
'
aspetto
estrinseco
.
Di
esso
molto
ci
sarebbe
da
dire
,
ma
non
è
qui
il
luogo
.
Gli
uomini
pratici
conoscono
,
alla
meglio
,
le
relazioni
di
fatti
alle
quali
abbiamo
ora
dato
forma
teorica
;
e
ciò
si
osserva
generalmente
pei
fenomeni
della
sociologia
.
Quando
questi
uomini
confondono
i
due
aspetti
può
essere
in
parte
per
ignoranza
,
ma
spesso
è
altresì
per
deliberato
volere
,
affine
di
dare
forza
ai
provvedimenti
che
valgono
estrinsecamente
,
facendo
credere
che
valgono
pure
intrinsecamente
.
Analogamente
opera
la
fede
quando
vuol
dare
fondamento
sperimentale
a
ciò
che
è
fuori
dell
'
esperienza
.
Proseguiamo
ora
l
'
esame
dei
particolari
del
Manifesto
.
Il
N
.
4
Si
legge
così
nel
«
Resto
del
Carlino
»
dell'11
marzo
:
«
È
indispensabile
prendere
senza
indugio
delle
misure
per
assicurare
la
riduzione
dei
crediti
e
della
circolazione
»
.
Il
testo
trasmesso
ai
giornali
francesi
dice
:
«
Il
est
essentiel
de
prendre
sans
tarder
des
mesures
pour
assurer
la
défluctuation
[
alias
:
déflation
]
des
crédits
et
de
la
circulation
»
.
Il
manifesto
deve
essere
stato
scritto
in
un
gergo
franco
-
inglese
.
Nel
vocabolario
francese
manca
il
termine
défluctuation
o
déflation
;
deve
voler
dire
il
contrario
del
termine
inglese
«
inflation
»
(
gonfiamento
)
,
quindi
varrebbe
:
«
sgonfiamento
»
.
Che
sono
poi
questi
crediti
i
quali
debbono
essere
ridotti
?
Per
solito
,
il
difetto
di
precisione
dei
vocaboli
corrisponde
ad
una
mancanza
di
precisione
delle
idee
.
Traducendo
nel
nostro
idioma
e
procurando
di
fare
precisa
la
raccomandazione
del
Manifesto
,
pare
che
significhi
:
«
È
indispensabile
provvedere
senza
indugio
per
ridurre
i
debiti
dei
Governi
e
la
circolazione
di
cartamoneta
o
di
altra
carta
»
.
Riguardo
al
Governo
,
tali
provvedimenti
paiono
dover
essere
,
in
generale
,
favorevoli
,
sia
perché
possono
ridurre
,
sia
pure
per
poco
,
il
disavanzo
,
sia
perché
lo
scemare
i
debiti
è
buona
preparazione
al
poterne
contrarre
di
nuovi
,
e
il
diminuire
la
circolazione
cartacea
concede
di
nuovamente
accrescerla
quando
farà
comodo
.
Riguardo
all
'
economia
,
l
'
essere
utile
o
non
essere
utile
questo
trasferimento
di
ricchezza
dipende
principalmente
,
nelle
presenti
congiunture
,
dall
'
effetto
che
può
avere
sulla
produzione
;
il
che
meglio
vedremo
esaminando
i
modi
esposti
nel
Manifesto
,
i
quali
sono
i
seguenti
:
«
a
)
Equilibrando
le
spese
normali
dei
Governi
e
i
loro
introiti
»
.
Si
può
,
per
ciò
conseguire
,
ridurre
le
spese
,
o
crescere
le
entrate
.
Se
si
riducono
le
spese
inutili
per
la
produzione
,
che
sono
quasi
tutte
quelle
che
cagionano
il
disavanzo
,
l
'
effetto
sarà
certamente
utile
per
la
produzione
;
sarà
invece
di
danno
se
si
crescono
le
entrate
,
poiché
è
certo
che
,
parte
almeno
,
dei
denari
così
raccolti
,
saranno
tolti
alla
produzione
.
Pare
che
il
Manifesto
preferisca
questa
seconda
via
,
poiché
prosegue
così
:
«
b
)
Stabilendo
quelle
imposte
supplementari
che
saranno
necessarie
per
raggiungere
risultati
rapidi
e
tangibili
»
;
«
c
)
Consolidando
il
debito
fluttuante
a
breve
scadenza
sotto
la
forma
di
sottoscrizioni
prelevate
sul
risparmio
»
.
Qui
l
'
utilità
pel
Governo
è
risolutamente
opposta
all
'
utilità
per
l
'
economia
del
paese
,
almeno
in
quanto
ad
effetti
diretti
.
Se
i
debiti
a
breve
scadenza
non
sono
rinnovati
,
il
governo
è
nel
bivio
o
di
fallire
,
o
di
dovere
ridurre
le
spese
che
gli
acquistano
benevolenza
,
cioè
i
vari
sussidi
,
pensioni
,
largizioni
ai
plutocrati
,
ecc
.
In
ogni
modo
,
corre
pericolo
di
cadere
.
Rimane
da
conoscere
gli
effetti
economici
di
tale
caduta
per
sapere
quali
saranno
gli
effetti
indiretti
dei
provvedimenti
aventi
lo
scopo
di
evitarla
.
Ma
in
quanto
ad
effetti
diretti
,
le
somme
prelevate
sul
risparmio
saranno
almeno
in
parte
tolte
ai
fattori
della
produzione
,
e
quindi
deprimeranno
questa
.
Quando
si
dice
ai
risparmiatori
che
il
recare
i
loro
denari
al
governo
,
sottoscrivendo
imprestiti
od
in
altri
modi
,
è
un
donarli
alla
patria
,
si
confondono
governo
e
patria
;
la
qual
cosa
,
in
alcuni
casi
,
si
accosta
alla
realtà
,
in
altri
se
ne
discosta
,
poiché
,
infine
,
i
vari
governi
passano
e
la
patria
rimane
.
«
d
)
Limitando
immediatamente
e
riducendo
progressivamente
la
circolazione
fiduciaria
»
.
Gli
autori
del
Manifesto
non
hanno
capito
,
o
fingono
di
non
capire
,
che
,
per
l
'
economia
del
paese
,
preme
non
tanto
la
quantità
di
carta
in
circolazione
,
quanto
l
'
uso
che
si
è
fatto
,
o
che
si
fa
,
dei
beni
economici
procacciati
dalla
sua
emissione
;
ma
di
ciò
qui
più
non
ragiono
,
poiché
assai
ne
scrissi
in
altri
articoli
precedenti
;
siami
solo
concesso
il
dare
lode
agli
autori
del
Manifesto
per
non
avere
cavato
fuori
«
la
riserva
aurea
che
serve
di
garanzia
ai
biglietti
»
.
Infinite
sono
le
esperienze
che
dimostrano
che
poco
vale
tale
riserva
,
per
mantenere
il
valore
dei
biglietti
,
se
non
si
adopera
per
barattarli
.
Léon
Say
lasciò
scritto
che
«
l
'
oro
che
non
si
può
esportare
non
ha
maggiore
effetto
sulla
circolazione
di
quello
di
un
ammasso
d
'
oro
,
che
non
si
scava
,
a
mille
metri
sotto
la
superficie
del
suolo
»
.
Questo
teorema
elementare
è
fondamentale
nella
scienza
economica
,
all
'
incirca
come
il
teorema
del
quadrato
dell
'
ipotenusa
nella
geometria
euclidea
.
Il
rimanente
del
Manifesto
mira
,
con
parlare
per
dir
vero
alquanto
avvolgente
,
a
tre
scopi
:
cioè
a
provvedere
materie
prime
ai
paesi
che
ne
sono
privi
per
le
loro
industrie
nulla
si
dice
dell
'
Italia
e
del
combustibile
di
cui
ha
bisogno
,
a
restaurare
le
regioni
devastate
,
principalmente
della
Francia
,
e
a
fissare
,
entro
brevi
termini
,
la
somma
ancora
ignota
che
deve
pagare
la
Germania
.
Tutti
tre
questi
scopi
sono
lodevoli
e
possono
essere
utili
per
l
'
economia
dei
paesi
e
dei
governi
,
con
alcune
restrizioni
pel
terzo
che
può
a
loro
recare
impacci
,
mostrando
vane
le
speranze
di
larghi
compensi
che
hanno
fatto
concepire
alle
loro
popolazioni
.
Rimane
da
trovare
modo
di
raggiungere
gli
scopi
,
e
su
ciò
poca
luce
dà
il
Manifesto
.
Esso
pare
principalmente
affidarsi
agli
imprestiti
.
Per
essere
efficaci
,
questi
dovrebbero
essere
contratti
nei
paesi
non
troppo
colpiti
dalla
guerra
,
e
quindi
principalmente
negli
Stati
Uniti
.
La
menoma
promessa
loro
varrebbe
più
delle
insistenti
richieste
dei
futuri
debitori
.
È
vero
che
questi
offrono
,
come
garanzia
,
i
erediti
che
hanno
,
o
che
avranno
sulle
vinte
nazioni
.
Ma
che
valori
hanno
tali
crediti
,
e
quindi
la
garanzia
?
La
risposta
non
è
facile
.
Ci
siamo
intrattenuti
un
poco
a
lungo
sul
Manifesto
,
non
per
la
sua
importanza
intrinseca
,
ma
perché
ci
dava
occasione
di
chiarire
alcune
relazioni
fra
concetti
usuali
e
l
'
esperienza
.
In
conclusione
,
esso
poco
o
niente
ci
reca
di
nuovo
,
stempera
,
in
molte
parole
,
concetti
evidenti
nei
quali
tutti
consentono
,
e
mediante
i
quali
si
tenta
talvolta
di
ricoprire
gravi
errori
:
fa
proposte
che
non
si
sa
come
recare
nel
concreto
,
e
di
cui
ben
scarsa
è
l
'
efficacia
.
Non
pare
neppure
essere
stato
molto
utile
per
tenere
a
bada
le
popolazioni
,
poiché
pochi
vi
hanno
posto
mente
,
ed
è
passato
quasi
inosservato
.
StampaQuotidiana ,
Una
trentina
d
'
anni
fa
era
di
moda
il
mostrarsi
timorosi
del
«
pericolo
giallo
»
.
Si
diceva
che
la
Cina
ed
il
Giappone
stavano
per
muovere
alla
conquista
economica
e
forse
anche
militare
dell
'
Europa
e
di
altre
regioni
.
Si
notavano
in
innumerevoli
scritti
,
la
strabocchevole
popolazione
gialla
,
la
sua
sobrietà
,
che
le
assicurava
bassi
prezzi
di
produzione
economica
,
il
senso
politico
,
manifestatosi
nel
Giappone
,
il
risveglio
della
Cina
,
destantesi
dai
sonni
secolari
.
Poscia
,
poco
alla
volta
,
queste
apprensioni
si
quetarono
,
cedettero
ad
altre
;
si
discorse
molto
meno
dei
pericoli
che
possono
venire
dalle
popolazioni
gialle
,
sebbene
la
minaccia
di
turbate
relazioni
sussistesse
tra
il
Giappone
e
gli
Stati
Uniti
,
e
la
guerra
Russo
-
Giapponese
avesse
dimostrato
la
potenza
militare
del
Giappone
.
Il
pericolo
russo
ha
fasi
come
la
luna
:
ora
appare
,
poi
si
dilegua
,
quindi
riappare
.
Napoleone
I
,
a
Sant
'
Elena
,
stimava
che
,
entro
un
decennio
,
l
'
Europa
avrebbe
potuto
essere
«
cosacca
»
.
Il
massimo
splendore
del
potere
russo
si
ha
sotto
Alessandro
I
,
con
la
Santa
Alleanza
;
ma
poi
,
ad
un
tratto
,
la
guerra
di
Crimea
fece
palese
quanta
poca
forza
reale
ci
fosse
nel
gigante
,
e
ciò
fu
confermato
dalla
successiva
guerra
russo
-
turca
e
dal
Congresso
di
Berlino
,
nuovamente
poi
dalla
guerra
col
Giappone
ed
infine
con
la
rivoluzione
presente
.
Ma
ecco
che
rinnova
la
luna
,
rinasce
il
timore
,
minacciosa
appare
la
potenza
dei
bolscevichi
,
eredi
e
fra
non
molto
forse
emuli
degli
czaristi
.
Si
osserva
che
,
economicamente
,
l
'
Europa
non
può
campare
senza
la
Russia
e
che
,
militarmente
,
l
'
alleanza
russo
-
tedesca
è
un
grave
pericolo
per
la
civiltà
occidentale
.
In
tutto
ciò
vi
è
una
parte
di
vero
ed
una
parte
che
va
oltre
al
vero
.
La
prima
si
riferisce
principalmente
ad
un
lontano
futuro
,
la
seconda
ad
uno
prossimo
.
Non
ci
può
essere
dubbio
che
il
risveglio
dell
'
Oriente
,
non
solo
nel
Giappone
e
nella
Cina
,
ma
anche
nell
'
India
e
fra
i
popoli
dell
'
Islam
,
sia
per
diventare
,
alla
lunga
,
un
fattore
importante
dell
'
equilibrio
degli
Stati
del
globo
e
non
si
scorge
forza
umana
che
possa
fermare
questo
fatale
andare
.
Egualmente
è
molto
probabile
che
la
Germania
e
la
Russia
finiranno
coll
'
intendersi
,
sia
pure
in
seguito
a
varie
e
fortunose
vicende
,
perché
troppo
potenti
sono
i
comuni
interessi
di
questi
due
popoli
,
che
,
congiunti
,
sono
veramente
formidabili
.
E
qui
giova
ripetere
che
fatti
accidentali
potranno
bensì
contrastare
tale
opera
,
ma
che
non
prevarranno
contro
le
forze
permanenti
.
Per
avvenimenti
più
prossimi
,
o
almeno
non
tanto
lontani
,
e
sono
quelli
che
più
premono
in
politica
,
nascono
invece
molti
dubbi
ed
appare
assai
più
facile
il
contrastarli
.
Può
giovare
oggi
ad
alcuni
uomini
di
Stato
,
per
ragioni
di
politica
interna
,
di
magnificare
la
potenza
russa
ed
il
sussidio
che
può
trarre
dalla
forza
germanica
,
ma
,
nella
realtà
,
appare
non
essere
tanto
grande
,
almeno
per
parecchi
anni
,
ed
il
pericolo
è
lieve
,
eccetto
che
,
alla
Russia
ed
alla
Germania
,
si
congiunga
uno
dei
grandi
Stati
dell
'
occidente
.
Quindi
lo
essere
,
o
il
non
essere
questi
uniti
appare
,
per
ora
,
come
uno
dei
maggiori
fattori
dei
prossimi
eventi
.
Qui
nasce
il
quesito
:
è
più
probabile
l
'
accordo
,
o
il
disaccordo
?
Risolverlo
in
modo
sicuro
o
almeno
probabilissimo
non
si
può
,
ma
ci
sono
motivi
che
fanno
inclinare
a
credere
al
disaccordo
.
Da
prima
,
innumerevoli
esempi
storici
,
dai
tempi
antichi
sino
ai
moderni
,
tra
i
quali
l
'
esempio
non
lontano
della
Santa
Alleanza
,
poi
ragioni
intrinseche
che
mostrano
come
sia
già
profondamente
scossa
l
'
unione
degli
alleati
della
gran
guerra
.
Questi
procacciano
in
ogni
modo
di
ricoprire
i
nascenti
dissensi
con
proteste
di
amorevole
concordia
,
e
così
maggiormente
forse
dimostrano
il
contrasto
tra
le
parole
ed
i
fatti
.
Inoltre
non
è
da
trascurarsi
la
circostanza
che
i
principi
banditi
dai
bolscevichi
sono
ben
altrimenti
popolari
che
i
principi
della
Santa
Alleanza
,
e
che
possono
operare
non
poco
per
impedire
un
'
azione
comune
delle
potenze
occidentali
contro
il
bolscevismo
.
Qui
occorre
distinguere
la
forma
dei
principi
dalla
loro
applicazione
.
In
tutte
le
religioni
,
altro
è
il
dire
,
altro
il
fare
.
Il
dire
opera
sui
fedeli
,
il
fare
scansa
le
difficoltà
pratiche
del
recare
nel
concreto
mistiche
credenze
,
e
se
,
nel
medioevo
,
popoli
devotissimi
al
Vangelo
operavano
contrariamente
ai
suoi
ammaestramenti
,
facile
è
lo
intendere
come
ci
possano
essere
ora
fedeli
del
verbo
comunista
i
quali
nella
pratica
,
usano
del
capitalismo
.
Per
ciò
,
chi
giudicasse
solo
secondo
la
forma
potrebbe
stimare
vana
la
contesa
suscitata
dai
governi
che
rifiutano
di
trattare
con
i
bolscevichi
se
questi
prima
non
riconoscono
il
«
principio
della
proprietà
privata
»
:
non
ritirano
così
vogliono
gli
Stati
Uniti
il
memorandum
presentato
alla
Conferenza
di
Genova
.
Ma
,
guardando
alla
sostanza
,
si
vede
che
possono
i
bolscevichi
mantenere
i
dogmi
loro
,
di
cui
si
giovano
per
certi
fini
,
ed
operare
in
modo
diverso
,
mirando
ad
altri
fini
;
ed
è
in
tale
opera
che
sta
la
sostanza
,
la
quale
deve
premere
a
chi
contratta
con
loro
.
Per
esempio
,
riconoscere
la
proprietà
privata
di
una
miniera
,
oppure
dichiararla
proprietà
comunista
e
concederne
l
'
usufrutto
per
un
secolo
,
od
anche
meno
,
non
è
cosa
molto
diversa
,
e
non
mette
conto
di
litigare
per
tanto
poco
.
Chi
fosse
vago
di
ben
conoscere
le
sottigliezze
che
in
tale
argomento
si
possono
adoperare
ha
da
leggere
le
controversie
dei
Francescani
,
sostituenti
l
'
uso
alla
proprietà
.
Aggiungasi
che
i
governi
i
quali
ora
chiedono
alla
Russia
di
accogliere
il
«
principio
della
proprietà
privata
»
,
molto
poco
rispettarono
,
o
rispettano
,
quando
a
loro
faceva
,
o
fa
comodo
,
questo
bel
principio
.
In
realtà
,
meglio
che
di
differenze
fondamentali
,
si
tratta
del
più
o
del
meno
,
e
di
certe
forme
sostituite
a
certe
altre
,
talvolta
di
semplici
distinzioni
verbali
.
Se
cerchiamo
la
sostanza
nel
rifiuto
della
Russia
,
dobbiamo
pure
cercarla
nelle
domande
ad
essa
mosse
,
ed
allora
vedremo
che
è
importante
.
Un
discorso
recente
del
sig
.
Hoover
segretario
di
Stato
degli
Stati
Uniti
,
ce
la
palesa
chiaramente
.
Egli
principia
col
notare
che
la
«
ricostruzione
»
della
Russia
deve
principalmente
essere
opera
della
Russia
stessa
,
ed
aggiunge
che
il
Governo
degli
Stati
Uniti
,
ha
fissato
già
da
tempo
che
«
nessun
serio
miglioramento
può
avvenire
sinché
sussistono
le
presenti
condizioni
di
impoverimento
.
Altra
speranza
non
v
'
ha
,
pel
popolo
russo
,
se
non
nella
produzione
della
Russia
,
ed
è
assurdo
il
credere
che
potrà
risorgere
il
commercio
sinché
le
fondamenta
economiche
della
produzione
non
saranno
saldamente
ristabilite
.
Ma
la
produzione
ha
per
condizioni
essenziali
la
sicurezza
della
vita
,
il
riconoscimento
di
solide
garanzie
della
proprietà
privata
,
il
rispetto
dei
contratti
,
e
i
diritti
del
libero
lavoro
»
.
Si
direbbe
meglio
che
per
la
produzione
di
un
paese
non
basta
di
avere
ricchezze
naturali
,
uomini
,
ed
anche
capitali
,
ma
che
occorre
inoltre
avere
ordinamenti
sociali
ed
economici
tali
da
rendere
efficace
l
'
opera
di
questi
elementi
.
Si
diano
i
nomi
che
si
vuole
a
questi
ordinamenti
,
ma
la
sostanza
è
quella
appunto
che
sta
sotto
i
termini
adoperati
dal
sig
.
Hoover
.
Se
il
bolscevismo
dura
finirà
col
trasformarsi
in
questo
senso
,
ma
ciò
non
avverrà
senza
varie
vicende
,
senza
gravi
contrasti
tra
la
resistenza
di
fanatici
credenti
e
la
spinta
di
migliori
politici
.
Al
volere
dovrà
il
governo
bolscevico
essere
in
grado
di
aggiungere
il
potere
,
e
non
sarà
tanto
facile
.
Se
riesce
nell
'
intento
,
ci
sarà
certamente
un
beneficio
economico
non
solo
per
la
Russia
,
bensì
anche
per
i
vari
Stati
che
stanno
in
relazione
con
essa
.
D
'
altra
parte
,
grande
sarà
allora
il
pericolo
del
dominio
di
una
nazione
risorta
economicamente
,
militarmente
,
politicamente
.
Artefici
ne
saranno
stati
in
parte
coloro
stessi
che
ne
soffriranno
.
Di
fatti
analoghi
ha
dovizia
la
storia
.
Ma
tutto
ciò
spetta
ad
un
lontano
avvenire
;
oggi
il
pericolo
russo
è
molto
minore
di
quanto
parecchi
credono
,
o
mostrano
di
credere
;
maggiore
pensiero
deve
dare
,
in
non
pochi
Stati
,
il
pericolo
interno
.
Questo
nasce
principalmente
dalla
incompiuta
trasformazione
della
democrazia
,
che
non
ha
ancora
trovato
un
nuovo
assetto
da
sostituire
a
quello
già
vigoroso
nel
secolo
scorso
,
ed
ora
in
crescente
decadenza
.
StampaQuotidiana ,
La
prima
fu
quella
del
Calabrese
,
la
quale
apparve
,
per
poco
rimase
visibile
,
e
sparve
;
l
'
altra
ora
sta
sull
'
orizzonte
,
con
bella
e
lunga
coda
pettinata
dal
Luzzatti
,
e
toglie
nome
da
un
disegno
di
legge
,
dicesi
contro
alla
pornografia
,
in
realtà
contro
alla
libertà
del
pensiero
.
Tale
disegno
è
conseguenza
del
concilio
tenuto
a
Parigi
dai
santi
padri
della
bigotteria
;
e
nella
relazione
si
nota
,
con
compiacente
letizia
,
che
«
ove
la
conferenza
di
Parigi
venisse
integralmente
approvata
,
si
giungerebbe
alla
internazionalizzazione
del
reato
di
pornografia
,
ed
il
reo
si
troverebbe
in
tutto
il
mondo
civile
sovra
un
unico
territorio
,
né
potrebbe
sfuggire
alla
giustizia
»
.
Forse
questi
egregi
moralisti
vendono
la
pelle
dell
'
orso
prima
di
averlo
ucciso
;
e
non
è
punto
sicuro
che
proprio
tutti
i
paesi
del
mondo
vogliano
prestarsi
ad
assecondare
questi
ipocriti
pudori
;
ma
ove
,
per
dannata
ipotesi
,
ciò
seguisse
,
avremmo
una
oppressione
del
pensiero
quale
mai
non
l
'
ottenne
la
Santa
Inquisizione
;
poiché
se
vi
erano
paesi
ove
essa
imperava
,
ve
ne
erano
pure
altri
ove
si
stampava
ciò
che
meglio
si
credeva
;
e
,
anche
senza
la
Inquisizione
,
se
in
Francia
si
bruciavano
,
come
oscene
,
le
opere
del
Rousseau
e
del
Voltaire
,
non
mancavano
terre
ove
si
potevano
stampare
.
Se
in
quel
tempo
ci
fossero
stati
,
in
tutti
i
paesi
,
le
leggi
che
ora
ci
vogliono
imporre
,
molte
delle
opere
del
Rousseau
e
del
Voltaire
non
avrebbero
potuto
essere
pubblicate
,
poiché
è
certo
,
certissimo
,
che
in
esse
vi
sono
passi
osceni
e
tali
da
cadere
sotto
il
disposto
delle
nuove
leggi
.
S
'
intende
che
,
per
non
essere
troppo
ridicoli
,
i
nostri
moralisti
daranno
un
calcio
alla
logica
e
non
faranno
sequestrare
quei
libri
,
come
lasceranno
anche
vendere
le
opere
dell
'
Ariosto
,
del
Boccaccio
,
del
Machiavelli
,
e
di
tanti
altri
nostri
autori
;
ma
mirano
ad
impedire
che
nuove
opere
di
quel
genere
si
possano
porre
in
vendita
.
Ci
lasceranno
il
passato
,
purché
,
a
loro
,
consegniamo
l
'
avvenire
.
Tanto
è
il
loro
furore
moralista
,
che
vogliono
dare
la
caccia
anche
ai
titoli
dei
libri
:
«
E
si
vieta
pure
di
tenere
esposti
nelle
mostre
o
vetrine
dei
negozi
i
libri
scientifici
(
sic
!
)
che
portano
titoli
atti
ad
offendere
la
castigatezza
delle
persone
od
a
stimolare
indiscrete
curiosità
nell
'
animo
dei
giovani
»
.
Seguitando
così
,
si
potrà
solo
esporre
le
vite
dei
santi
,
principalmente
quella
di
san
Luigi
Gonzaga
,
che
,
se
non
erro
,
deve
essere
il
patrono
dei
nostri
moralissimi
.
Quando
avrà
impero
la
nuova
legge
,
avverto
i
librai
che
non
abbiano
ad
esporre
il
mio
Mythe
vertuiste
,
perché
,
mi
piace
dirlo
chiaro
,
esso
è
diretto
peggio
che
ad
offendere
,
a
distruggere
le
teorie
del
santo
concilio
di
Parigi
,
le
quali
dalla
nuova
legge
sarebbero
imposte
;
e
quindi
può
il
solo
titolo
«
stimolare
l
'
indiscreta
curiosità
»
di
coloro
che
desiderassero
sapere
cosa
la
gente
eretica
e
perversa
può
trovare
da
opporre
alle
teorie
dei
santi
padri
della
religione
morale
.
Dicesi
che
le
nuove
leggi
siano
volute
dai
clericali
nostri
.
Se
ciò
è
vero
,
mi
sia
concesso
il
dire
loro
che
,
così
operando
,
si
mettono
su
di
una
falsa
strada
,
la
quale
potrebbe
anche
portare
ad
infliggere
loro
persecuzioni
come
quelle
che
hanno
sofferto
in
Francia
.
La
loro
salvezza
sta
nella
libertà
;
essi
possono
giustamente
chiedere
che
la
legge
sia
neutrale
tra
loro
e
gli
avversari
loro
;
ma
se
chiedono
l
'
aiuto
della
legge
per
imporre
altrui
la
loro
morale
,
perdono
ogni
titolo
per
dolersi
se
verrà
giorno
in
cui
,
invertite
le
parti
,
saranno
questi
avversari
che
vorranno
imporre
la
loro
morale
ai
cattolici
.
In
questo
avvicendarsi
di
persecuzioni
e
di
oppressioni
sta
veramente
il
pericolo
delle
nuove
leggi
colle
quali
si
vorrebbe
ferire
la
libertà
del
pensiero
;
poiché
tale
scopo
non
sarà
meglio
raggiunto
di
quello
che
lo
sia
stato
pel
passato
,
e
ai
nostri
moralissimi
legislatori
non
sarà
certo
dato
di
compiere
ciò
che
non
poterono
conseguire
papi
,
imperatori
,
re
,
inquisitori
e
gesuiti
StampaQuotidiana ,
Parmi
sempre
che
la
migliore
soluzione
da
esaminare
sia
quella
della
cooperativa
.
Sono
ben
lungi
dall
'
essere
un
fanatico
della
cooperazione
e
dal
credere
ad
una
magica
virtù
di
quella
parola
.
Neppure
,
e
parmi
averlo
dimostrato
in
tutto
quanto
ho
scritto
,
sono
partigiano
della
teoria
del
prodotto
integrale
del
lavoro
ai
lavoratori
.
Intendo
esaminare
il
problema
esclusivamente
da
un
punto
di
vista
pratico
ed
empirico
.
Se
i
ferrovieri
si
fossero
limitati
ad
invocare
principi
astratti
non
farei
motto
,
ma
quando
vedo
gente
competente
e
che
ha
le
mani
in
pasta
,
porsi
sul
terreno
pratico
ed
affermare
che
c
'
è
modo
di
migliorare
le
condizioni
dei
ferrovieri
senza
aggravio
pel
pubblico
,
parmi
che
tale
asserzione
sia
almeno
degna
di
studio
.
Sarebbe
presunzione
la
mia
se
dicessi
in
modo
assoluto
,
che
essi
hanno
ragione
.
Tale
giudizio
od
il
giudizio
opposto
possono
solo
essere
la
conclusione
di
lunghi
e
severi
studi
di
persone
competenti
,
come
sarebbero
i
membri
di
una
commissione
scelti
fra
le
persone
più
o
meglio
intendenti
delle
cose
ferroviarie
e
finanziarie
.
Molto
più
modesta
è
la
mia
tesi
.
Dico
che
la
proposta
dei
ferrovieri
è
meritevole
di
esame
e
non
deve
essere
respinta
a
priori
.
Non
mi
nascondo
le
forti
e
gravi
obiezioni
recate
da
persone
che
ben
conoscono
la
materia
quali
sono
i
professori
Einaudi
,
Pantaleoni
,
De
Johannis
,
ma
credo
che
se
possono
avere
sede
nella
discussione
per
la
risoluzione
definitiva
del
problema
,
non
siano
tali
da
fare
respingere
senz
'
altro
questa
discussione
stessa
.
Si
dice
:
se
concedete
che
l
'
esercizio
privato
sia
il
migliore
,
perché
non
lo
proponete
addirittura
?
Perché
un
vero
esercizio
privato
come
quello
delle
ferrovie
inglesi
è
impossibile
nelle
presenti
condizioni
,
in
Italia
.
Non
ci
sarebbe
un
Parlamento
,
per
approvarlo
,
e
forse
neppure
capitalisti
per
intraprenderlo
.
Possibile
sarebbe
solo
un
esercizio
in
apparenza
privato
,
in
realtà
misto
di
esercizio
di
Stato
e
di
esercizio
privato
,
pessimo
fra
tutti
gli
ordinamenti
che
si
possono
escogitare
per
le
ferrovie
italiane
,
ed
atto
solo
a
procacciare
lucrose
speculazioni
di
borsa
.
Rimane
dunque
solo
la
scelta
tra
l
'
esercizio
di
Stato
e
l
'
esercizio
della
cooperativa
.
Riguardo
a
quest
'
ultimo
,
si
osserva
e
giustamente
che
mala
prova
hanno
fatto
molte
cooperative
di
produzione
,
infelicissima
poi
quella
della
Mine
aux
mineurs
in
Francia
;
e
se
similmente
a
tali
cooperative
dovesse
essere
ordinata
la
cooperativa
ferroviaria
,
accetterei
per
buona
,
l
'
obiezione
a
priori
.
Ma
l
'
ordinamento
può
essere
diverso
,
facendo
parte
al
capitale
estraneo
alla
cooperazione
e
mirando
non
già
a
mettere
in
opera
principi
teorici
,
ma
lasciandosi
unicamente
guidare
da
considerazioni
pratiche
.
Per
solo
modo
di
esempio
,
pongasi
che
la
cooperativa
ferroviaria
abbia
:
1
)
un
certo
numero
di
obbligazioni
3
e
mezzo
per
cento
(
metto
a
caso
questo
numero
solo
per
brevità
di
discorso
)
;
2
)
azioni
privilegiate
4
e
mezzo
per
cento
(
anche
questo
numero
è
messo
a
caso
)
;
3
)
azioni
ordinarie
.
Le
azioni
ordinarie
sono
distribuite
gratis
,
o
con
pagamento
minimo
,
ai
ferrovieri
,
secondo
certe
norme
da
determinare
.
Il
frutto
di
queste
azioni
varrà
pei
ferrovieri
appunto
l
'
aumento
di
salario
che
essi
chiedono
e
che
è
impossibile
oramai
di
rifiutare
loro
.
Sull
'
utile
dell
'
azienda
,
si
preleva
:
1
)
la
somma
necessaria
pel
servizio
delle
obbligazioni
;
2
)
la
somma
necessaria
pel
servizio
delle
azioni
privilegiate
.
Il
rimanente
va
alle
azioni
ordinarie
.
Tale
ordinamento
,
per
quanto
spetta
alla
divisione
del
capitale
in
obbligazioni
,
azioni
privilegiate
azioni
ordinarie
,
non
è
teorico
;
trovasi
presso
moltissime
società
inglesi
e
vi
fa
buona
prova
.
Temesi
,
e
non
a
torto
,
che
assemblee
di
soli
cooperatori
possano
talvolta
essere
trascinate
ad
approvare
provvedimenti
dannosi
al
capitale
dell
'
azienda
.
Tale
pericolo
è
rimosso
dall
'
intervento
degli
azionisti
privilegiati
,
che
del
capitale
sapranno
prendersi
cura
.
Infine
osservasi
che
vi
possono
essere
crisi
nelle
quali
la
società
di
esercizio
ferroviario
guadagnerà
pochissimo
,
e
che
sono
compensate
da
anni
in
cui
largo
è
il
guadagno
.
Tale
compenso
ci
deve
essere
,
altrimenti
l
'
esercizio
sarebbe
disastroso
e
non
potrebbe
essere
assunto
da
nessuna
società
,
sia
cooperativa
sia
anonima
;
e
se
pure
ci
fossero
finanzieri
così
imprudenti
dallo
assumerlo
,
la
società
loro
fallirebbe
,
e
saremmo
da
capo
coll
'
esercizio
di
Stato
.
Se
si
vuol
fare
sul
serio
,
occorre
concedere
patti
convenienti
a
chiunque
assuma
l
'
esercizio
ferroviario
.
Ma
,
dicesi
,
e
dicesi
ottimamente
,
per
potere
fare
quel
compenso
tra
gli
anni
magri
e
gli
anni
grassi
,
un
capitale
ci
vuole
.
Sta
bene
,
ed
a
ciò
appunto
si
provvede
col
capitale
delle
azioni
privilegiate
.
Non
ho
menomamente
l
'
intento
di
esaminare
qui
tutti
i
particolari
di
un
simile
ordinamento
,
dirò
solo
che
il
Governo
può
avere
una
certa
ingerenza
nell
'
amministrazione
,
purché
non
sia
d
'
inciampo
al
li
ero
svolgersi
dell
'
esercizio
;
qualche
cosa
di
analogo
si
ha
nell
'
ingerenza
del
Governo
nell
'
amministrazione
della
Banca
d
'
Italia
.
È
veramente
strano
che
il
nostro
Governo
,
il
quale
colma
di
favori
,
a
spese
dei
contribuenti
,
le
mendicanti
cooperative
di
braccianti
ed
altre
simili
,
rifiuti
di
esaminare
le
proposte
dell
'
unica
cooperativa
che
non
mendica
favori
,
ma
chiede
un
giusto
,
e
conveniente
per
tutti
,
contratto
di
esercizio
.
Sarebbe
forse
perché
i
politicanti
traggono
dalle
prime
un
utile
per
la
loro
potenza
politica
,
che
da
quest
'
ultima
non
sperano
?
StampaQuotidiana ,
Il
piccolo
incidente
è
quello
del
Monopolio
delle
assicurazioni
in
Italia
;
della
teoria
generale
feci
cenno
nell
'
articolo
pubblicato
nella
rivista
del
mio
amico
Sorel
.
La
scienza
sperimentale
non
ha
dogmi
,
non
ha
principi
assoluti
,
e
di
qualsiasi
teoria
non
cessa
di
verificare
i
risultamenti
coll
'
esperienza
.
Perciò
mi
premeva
il
verificare
se
i
fatti
corrispondevano
o
non
corrispondevano
alle
deduzioni
già
pubblicate
;
e
mi
doleva
il
dovere
aspettare
molti
anni
;
ma
in
grazia
del
discorso
del
Giolitti
,
la
verificazione
è
venuta
sollecita
quanto
si
poteva
desiderare
.
Dicevo
che
il
disegno
del
Monopolio
aveva
per
scopo
di
favorire
certi
speculatori
;
ed
ecco
il
Giolitti
a
dichiarare
esplicitamente
che
questo
Monopolio
aveva
per
scopo
di
rafforzare
finanziariamente
lo
Stato
,
perché
potesse
sovvenire
enti
locali
,
aiutare
intraprese
,
sussidiare
sindacati
.
Così
viene
confermata
una
voce
che
già
si
sentiva
a
sussurrare
che
ci
sono
trusts
i
quali
aspettavano
il
detto
Monopolio
come
la
manna
del
cielo
.
C
'
è
poi
un
'
altra
conferma
,
sulla
quale
mi
astengo
dell
'
insistere
,
perché
desidero
rimanere
nel
campo
scientifico
,
lontano
da
ogni
personalità
.
Il
lettore
che
la
volesse
conoscere
,
prenda
l
'
elenco
dei
deputati
che
hanno
votato
ora
in
favore
del
Monopolio
,
e
di
fronte
ad
ogni
nome
metta
un
S
se
il
deputato
è
legato
a
speculatori
,
amico
,
parente
,
di
questi
,
o
speculatore
esso
stesso
;
e
vedrà
che
gli
S
sono
molti
,
moltissimi
.
Ce
ne
sono
anche
fra
gli
oppositori
;
ma
io
appunto
scrivevo
nell
'
articolo
rammentato
che
questa
era
battaglia
di
speculatori
.
Intanto
quei
molti
S
,
tra
i
partigiani
dell
'
on
.
Giolitti
dimostrano
che
la
frase
a
lui
tanto
rimproverata
era
giusta
.
Se
egli
avesse
detto
:
«
Preferisco
l
'
interesse
dello
Stato
a
quello
di
molti
capitalisti
»
,
sarebbe
andato
fuori
della
realtà
:
«
Preferisco
l
'
interesse
dello
Stato
a
quello
di
pochi
capitalisti
»
;
e
così
sta
benissimo
.
Egli
,
da
valente
condottiero
parlamentare
,
sa
che
la
maggioranza
è
dalla
parte
dei
molti
.
Generalmente
,
chi
è
ostile
ad
un
partito
si
ferma
a
considerazioni
analoghe
.
Credo
invece
che
occorre
andare
più
in
là
,
e
procurare
di
capire
il
perché
del
fenomeno
.
Eccovi
molte
persone
intelligenti
,
anzi
furbe
,
che
hanno
difeso
il
Monopolio
,
e
non
certo
per
motivi
intrinseci
ad
esso
.
Dunque
ci
dovevano
essere
motivi
estrinseci
.
Occorre
trovarli
.
Eccovi
socialisti
,
che
sono
solitamente
nemici
feroci
dei
sindacati
o
dei
trusts
,
e
che
procacciano
di
dare
allo
Stato
il
modo
di
aiutare
questi
sindacati
o
questi
trust
;
e
lo
aiutano
pure
a
sovvenire
capitalisti
e
speculatori
di
ogni
genere
,
dimenticando
opportunamente
le
teorie
del
plus
valore
.
Generalmente
ci
si
ferma
a
notare
ciò
,
e
si
grida
la
croce
addosso
all
'
avversario
che
cade
in
sì
potente
contraddizione
.
No
,
l
'
avversario
può
essere
in
perfetta
buona
fede
;
ed
il
fenomeno
è
generale
.
Eccovi
gente
che
si
dice
democratica
;
per
essi
conta
solo
,
il
benessere
del
popolo
;
il
rimanente
non
si
deve
nemmeno
rammentare
.
Dicono
di
volere
dare
le
pensioni
agli
operai
.
Molti
mezzi
efficaci
per
questo
ci
sarebbero
.
Ad
esempio
i
dazi
doganali
,
fatti
fiscali
invece
di
essere
protettivi
,
darebbero
una
somma
esuberante
al
bisogno
.
Se
non
volete
ciò
avete
l
'
imposta
progressiva
de
'
monopoli
:
potreste
prendere
quello
dello
zucchero
,
dei
fiammiferi
,
dell
'
alcool
,
od
altri
simili
,
tutti
assai
produttivi
.
Proprio
no
.
Tra
tutti
quei
provvedimenti
i
nostri
amanti
del
popolo
e
nemici
dei
capitalisti
,
scelgono
quello
che
,
per
loro
stessa
confessione
,
frutterà
pochissimo
,
molto
meno
del
bisogno
per
le
pensioni
,
ma
che
sarà
favorevolissimo
agli
speculatori
che
aspettano
la
manna
governativa
.
La
gente
che
così
opera
è
intelligente
,
avveduta
;
dunque
ha
i
suoi
buoni
motivi
.
Bisogna
studiarli
.
Qui
mi
fermo
,
perché
se
seguitassi
scriverei
un
trattato
e
non
un
articolo
.
Vorrei
solo
che
il
lettore
intendesse
che
questo
caso
del
Monopolio
delle
assicurazioni
è
solo
caso
particolare
di
fenomeni
molto
più
generali
;
che
questi
fenomeni
hanno
le
loro
uniformità
,
e
che
possono
essere
oggetto
di
una
scienza
che
indaghi
appunto
tali
uniformità
e
le
metta
in
luce
.
StampaQuotidiana ,
A
quanto
pare
io
ho
interpretato
male
il
pensiero
dell
'
on
.
Giolitti
.
Ho
avuto
torto
di
adoperare
le
regole
della
critica
storica
,
mentre
la
critica
dei
partigiani
è
tutt
'
altra
.
L
'
on
.
Giolitti
diceva
:
Io
sono
d
'
avviso
che
è
bene
che
vi
siano
delle
grandi
forze
finanziarie
.
Il
governo
italiano
ha
sempre
seguito
la
via
di
cercar
modo
di
aiutare
le
grandi
industrie
ed
i
grandi
istituti
di
credito
.
Primo
punto
.
Se
questo
discorso
si
leggesse
in
un
documento
storico
dei
secoli
passati
,
si
concluderebbe
legittimamente
che
l
'
oratore
desiderava
,
divisava
di
aiutare
le
grandi
industrie
ed
i
grandi
istituti
di
credito
,
e
che
molto
probabilmente
tale
aiuto
doveva
essere
finanziario
.
Aggiungeva
l
'
on
.
Giolitti
:
Vado
più
in
là
.
Riconosco
che
in
alcuni
casi
i
sindacati
possono
essere
utili
,
quando
occorrono
per
diminuire
la
soverchia
concorrenza
.
Secondo
punto
.
Sempre
se
si
trattasse
di
un
documento
storico
,
si
concluderebbe
che
oltre
alle
grandi
industrie
ed
ai
grandi
istituti
di
credito
,
l
'
oratore
estende
la
sua
benevolenza
e
quindi
l
'
aiuto
ai
sindacati
,
o
trusts
.
È
vero
che
c
'
è
la
restrizione
della
concorrenza
che
deve
essere
soverchia
.
Si
domanda
se
ci
furono
mai
sindacati
o
trusts
che
non
trovarono
soverchia
la
concorrenza
.
Io
non
ne
conosco
.
Chi
vuole
conoscere
la
soverchia
concorrenza
alla
quale
riparano
i
trusts
italiani
,
legga
gli
articoli
di
Edoardo
Giretti
.
Sono
ricchi
di
fatti
;
mi
dispiace
di
non
li
potere
qui
riprodurre
,
ma
...
fanno
un
volume
!
L
'
on
.
Giolitti
discorre
di
enti
finanziari
,
tra
i
quali
c
'
è
evidentemente
il
monopolio
delle
assicurazioni
(
sbaglio
anche
in
ciò
?
)
e
dice
:
La
forza
finanziaria
dello
Stato
,
che
si
verrebbe
creando
con
questi
enti
che
concentrano
in
sua
mano
dei
grandissimi
capitali
,
è
elemento
di
solidità
per
le
industrie
e
i
commerci
,
perché
uno
Stato
debole
non
può
nei
momenti
più
difficili
,
trovar
modo
di
evitare
le
grandi
crisi
.
Terzo
punto
.
Supposto
ancora
che
si
discorresse
solo
di
storia
,
si
concluderebbe
che
il
Giolitti
vuole
adoperare
direttamente
,
od
indirettamente
,
quei
grandissimi
capitali
per
dare
solidità
per
le
industrie
,
e
per
evitare
le
grandi
crisi
.
È
pure
evidente
che
se
non
li
adoperasse
né
direttamente
né
indirettamente
,
non
potrebbe
raggiungere
né
questi
né
altri
scopi
;
sarebbe
come
se
quei
capitali
non
esistessero
.
Il
modo
preciso
,
con
ogni
particolare
,
come
saranno
adoperati
,
non
lo
so
,
come
forse
non
lo
sa
neppure
il
Giolitti
.
È
naturale
che
le
riserve
matematiche
non
saranno
direttamente
adoperate
per
sovvenire
industrie
,
trusts
,
banche
.
Ma
poniamo
,
come
semplice
ipotesi
,
che
si
adoperino
per
alleviare
il
grave
pondo
di
certi
titoli
di
Stato
,
che
hanno
certe
banche
;
queste
,
in
compenso
,
potranno
aiutare
industrie
e
trusts
,
e
sarà
un
modo
indiretto
di
sovvenire
queste
industrie
e
questi
trusts
.
Aggiungendo
le
sovvenzioni
agli
enti
locali
,
sulle
quali
non
credo
che
ci
sia
quistione
,
tutto
ciò
mi
pare
che
si
possa
compendiare
,
scrivendo
,
come
ho
fatto
,
che
,
secondo
l
'
on
.
Giolitti
,
il
Monopolio
aveva
per
scopo
di
rafforzare
finanziariamente
lo
Stato
,
perché
potesse
sovvenire
enti
locali
,
aiutare
intraprese
,
sussidiare
sindacati
.
L
'
on
.
Giolitti
non
la
pensa
in
questo
modo
?
Vuol
dire
che
non
si
è
espresso
tanto
bene
.
A
che
pro
discorrere
di
aiuti
alle
grandi
industrie
ed
ai
grandi
istituti
di
credito
,
se
non
ne
voleva
dare
?
Perché
nominò
i
sindacati
e
le
crisi
?
Così
,
per
discorrerne
in
modo
accademico
?
Ma
infine
,
è
inutile
contendere
sul
pensiero
di
un
uomo
vivo
e
fresco
;
egli
solo
ha
diritto
di
manifestarlo
.
Tolgo
la
confessione
dell
'
on
.
Giolitti
dal
numero
delle
prove
della
mia
teoria
;
ammetto
che
,
se
pure
ha
discorso
un
poco
diversamente
,
in
sostanza
non
vuole
aiutare
né
grandi
industrie
,
né
grandi
istituti
di
credito
,
né
sindacati
,
e
che
non
vuole
menomamente
adoperare
i
denari
dello
Stato
per
evitare
le
grandi
crisi
.
Tra
parentesi
farà
benissimo
,
perché
oramai
è
riconosciuto
che
è
col
volere
evitare
le
crisi
che
si
fanno
più
acute
.
Se
in
un
discorso
parlamentare
sul
monopolio
delle
assicurazioni
,
l
'
on
.
Giolitti
ha
rammentato
gli
aiuti
alle
industrie
,
ai
sindacati
,
alle
banche
,
è
stato
tanto
per
dire
,
ma
nella
mente
sua
,
nulla
ha
che
fare
,
con
tutte
queste
cose
,
il
monopolio
.
Siamo
dunque
intesi
,
non
se
ne
parli
più
.
Tolte
le
confessioni
giolittiane
,
rimangono
i
fatti
.
Non
avendo
a
mia
disposizione
nessuna
sonnambula
extra
lucida
,
ignoro
quelli
dell
'
avvenire
...
ma
conosco
quelli
del
passato
.
Lasciamo
stare
le
Casse
postali
di
risparmio
amministrate
dallo
Stato
;
prima
perché
non
è
un
monopolio
;
secondo
perché
ci
sarebbe
da
scrivere
lungamente
per
indagare
se
hanno
torto
,
o
ragione
,
coloro
che
dicono
che
sarebbe
meglio
per
il
paese
,
specialmente
per
le
province
meridionali
,
che
i
risparmi
rimanessero
ad
aiutare
l
'
agricoltura
,
l
'
industria
ed
il
commercio
locale
,
invece
di
essere
asportati
dal
governo
;
e
non
mancano
altre
considerazioni
pei
casi
di
grandi
crisi
,
di
guerra
,
o
simili
.
Non
si
può
discorrere
di
tutto
in
una
volta
;
rimaniamo
nei
termini
del
nostro
problema
.
L
'
on
.
Giolitti
ha
detto
:
Lo
Stato
anche
in
materia
economica
deve
dirigere
,
ma
non
essere
diretto
.
Chi
vuole
conoscere
come
lo
Stato
dirigesse
i
grandi
istituti
di
credito
,
legga
i
volumi
dell
'
inchiesta
sulle
Banche
.
Ci
sono
molte
cose
belle
,
anzi
bellissime
.
Forse
si
dirà
che
è
un
passato
molto
remoto
.
Bene
;
si
leggano
gli
articoli
scritti
da
Alberto
Caroncini
sul
«
Resto
del
Carlino
»
,
e
si
vedrà
che
probabilmente
il
presente
non
è
poi
tanto
diverso
dal
passato
.
Vi
si
vedrà
pure
come
l
'
ultima
crisi
,
appunto
perché
il
governo
volle
impedirne
gli
effetti
,
è
diventata
più
dannosa
,
ed
ha
lasciato
in
Italia
uno
strascico
;
mentre
è
interamente
risanata
nei
paesi
ove
simile
errore
non
fu
fatto
.
Non
posso
riprodurre
qui
questi
articoli
,
per
lo
stesso
motivo
che
non
posso
riprodurre
gli
articoli
del
Giretti
,
né
l
'
inchiesta
sulle
banche
,
né
i
documenti
parlamentari
sui
molti
favori
protettivi
di
cui
godono
coloro
che
poi
approvano
il
monopolio
,
né
i
documenti
sulla
Cassa
di
previdenza
di
Torino
,
che
aspetta
di
essere
salvata
dal
monopolio
,
né
quegli
altri
sulle
convenzioni
marittime
proposte
dall
'
on
.
Giolitti
,
né
le
previsioni
che
si
fanno
sugli
aiuti
che
,
ai
sindacati
,
potranno
dare
gli
istituti
di
credito
,
quando
siano
aiutati
da
un
forte
stato
finanziario
,
né
tanti
altri
documenti
che
infine
narrano
tutta
la
vita
finanziaria
dell
'
Italia
in
questi
ultimi
tempi
,
e
che
dimostrano
chiaramente
come
lo
Stato
aiuti
una
certa
classe
di
cittadini
,
i
quali
a
lor
volta
,
aiutano
lo
Stato
a
procacciarsi
i
mezzi
finanziari
che
sono
necessari
per
concedere
tale
aiuto
.
Chi
vuole
bene
conoscere
i
fatti
,
purtroppo
deve
leggere
tutto
ciò
;
perché
sinora
non
si
é
trovato
il
modo
di
sapere
senza
imparare
.
Ma
del
sapere
si
può
fare
a
meno
,
anzi
,
a
dirla
qui
fra
noi
,
un
politicante
fa
tanto
migliore
riuscita
,
quanto
meno
sa
;
perché
se
sapesse
,
potrebbe
avere
dubbi
;
ed
a
lui
verrebbe
meno
la
forza
che
dà
una
cieca
fede
.
StampaQuotidiana ,
Questo
era
il
titolo
dell
'
articolo
mio
pubblicato
nel
n
.
200
di
questo
giornale
Fu
omesso
in
stamperia
ed
è
un
guaio
,
perché
così
ci
sarà
stato
chi
avrà
creduto
che
avevo
intenzione
di
rispondere
a
certe
critiche
,
mentre
non
ho
tempo
né
voglia
di
fare
ciò
,
e
tale
miseria
non
mi
tange
.
Ma
poiché
in
articoli
di
giornali
quotidiani
non
è
possibile
spiegarsi
con
quell
'
ampiezza
che
si
può
usare
nei
libri
,
ci
possono
essere
persone
che
,
in
perfetta
buona
fede
,
abbiano
frainteso
quanto
scrivevo
,
ed
è
quindi
doveroso
il
dare
loro
spiegazioni
,
poiché
è
giusto
che
chi
ha
fatto
il
peccato
faccia
anche
la
penitenza
.
Mosso
da
tale
sentimento
aggiungo
qui
altre
spiegazioni
;
e
poi
faccio
punto
,
e
chi
non
vorrà
intendere
si
serva
pure
che
non
me
ne
importa
niente
.
Tra
le
teorie
che
troveranno
luogo
nel
mio
trattato
di
Sociologia
,
che
pubblicherà
fra
non
molto
il
Barbera
di
Firenze
,
ce
n
'
è
una
sulla
composizione
delle
classi
governanti
sociali
e
la
loro
evoluzione
.
Per
fare
piacere
al
mio
amico
Geoges
Sorel
,
pubblicai
,
nella
rivista
sua
,
un
caso
particolare
di
questa
teoria
,
e
non
me
ne
dolgo
;
tutt
'
altro
,
poiché
ciò
mi
procurò
l
'
approvazione
,
per
me
preziosissima
,
di
scienziati
come
il
Sorel
e
il
prof
.
Tullio
Martello
.
Quanto
scrissi
nella
rivista
del
Sorel
,
fu
bene
inteso
e
spiegato
dall
'
egregio
autore
che
firma
Pupin
nel
«
Resto
del
Carlino
»
;
io
non
posso
per
ragion
di
spazio
ripetere
qui
né
il
testo
né
la
spiegazione
;
basti
sapere
che
,
se
non
erro
,
occorre
considerare
due
categorie
di
«
capitalisti
»
,
e
cioè
coloro
che
hanno
una
entrata
fissa
,
o
quasi
fissa
,
e
coloro
che
hanno
un
'
entrata
variabile
dipendente
da
speculazioni
,
e
che
perciò
si
possono
brevemente
dire
«
speculatori
»
,
senza
,
per
altro
che
tale
nome
porti
con
sé
il
menomo
biasimo
.
Mi
pare
dimostrato
dalla
storia
che
il
massimo
di
prosperità
per
un
paese
si
ottiene
ove
non
prevalga
troppo
né
la
prima
né
la
seconda
categoria
di
tali
persone
nella
classe
governante
.
Ora
,
un
poco
dappertutto
,
c
'
è
una
notevole
tendenza
al
predominio
della
seconda
categoria
;
ed
è
un
fatto
che
,
sia
pure
sotto
varie
forme
,
è
intuito
da
moltissimi
.
In
Francia
il
Jaurès
,
ha
egregiamente
notato
l
'
opera
di
questa
categoria
nell
'
avventura
marocchina
.
In
Italia
la
proposta
è
di
mettere
lo
Stato
in
grado
di
aiutare
i
capitalisti
della
seconda
categoria
.
Non
mi
propongo
qui
di
indagare
che
effetto
ciò
avrà
;
mi
basta
mettere
in
luce
il
puro
fatto
,
perché
è
l
'
esistenza
del
fatto
che
conferma
la
teoria
.
Ed
è
pure
notevole
che
i
socialisti
i
quali
,
in
ogni
altro
paese
,
sono
nemici
acerrimi
appunto
di
quei
capitalisti
,
in
Italia
,
invece
,
aiutano
il
governo
a
favorirli
.
Da
ciò
non
traggo
alcuna
conseguenza
in
biasimo
dei
socialisti
italiani
.
Essi
hanno
uno
scopo
,
sia
in
suffragio
universale
od
altro
,
e
per
conseguirlo
si
muovono
secondo
la
linea
di
minor
resistenza
,
Ma
per
la
mia
teoria
è
importantissimo
di
notare
che
quella
linea
di
minor
resistenza
passa
dove
non
si
offende
,
anzi
dove
si
favorisce
gli
interessi
di
quella
seconda
classe
di
capitalisti
;
perché
così
rimane
ancora
una
volta
confermata
la
potenza
loro
,
la
quale
in
ogni
pagina
della
storia
si
legge
.
È
anche
notevole
come
uno
strategista
parlamentare
di
primissimo
ordine
,
come
è
l
'
on
.
Giolitti
abbia
come
pezzi
preferiti
sullo
scacchiere
sempre
quei
capitalisti
,
principiando
dal
Tanlongo
,
passando
dalle
convenzioni
marittime
,
terminando
col
monopolio
delle
assicurazioni
.
Ripeto
che
da
ciò
io
non
traggo
il
menomo
biasimo
all
'
on
.
Giolitti
,
ma
traggo
la
conclusione
,
che
mi
pare
evidente
,
che
quei
capitalisti
hanno
tanta
forza
da
imporsi
a
chi
voglia
fare
una
politica
pratica
.
Neppure
ad
essi
,
di
ciò
intendo
dare
biasimo
alcuno
;
ogni
classe
sociale
opera
secondo
la
propria
indole
,
e
non
può
essere
altrimenti
,
e
neppure
gioverebbe
che
fosse
altrimenti
.
Ma
può
essere
un
guaio
che
una
delle
classi
sociali
stravinca
e
non
incontri
più
opposizione
alcuna
;
specialmente
poi
il
guaio
può
essere
grande
quando
venga
meno
ogni
opposizione
in
nome
di
un
ideale
.
Ma
qui
mi
fermo
,
perché
se
aggiungessi
parola
,
entrerei
nella
teoria
degli
ideali
e
dei
miti
,
importantissima
per
la
Sociologia
,
ma
che
non
si
può
spiegare
in
poche
parole
;
e
se
ricadessi
nel
peccato
di
volere
ciò
fare
,
meriterei
troppo
grande
penitenza
.
StampaQuotidiana ,
Forse
non
è
ancora
giunto
il
momento
di
discorrere
oggettivamente
dei
gravi
avvenimenti
che
si
stanno
svolgendo
,
ricercando
solo
le
relazioni
dei
fatti
che
essi
ci
manifestano
.
Ora
è
tempo
piuttosto
di
operare
che
di
ragionare
,
ed
alle
opere
spingono
i
discorsi
che
si
rivolgono
al
sentimento
,
le
considerazioni
degli
interessi
,
non
già
le
ricerche
dello
scetticismo
scientifico
.
Pure
anche
queste
possono
avere
un
'
utilità
,
lieve
invero
,
aiutando
a
scoprire
per
quale
via
sentimenti
ed
interessi
possono
adoperarsi
per
raggiungere
uno
scopo
,
e
non
sarà
dunque
tempo
assolutamente
sprecato
lo
occuparsene
ora
.
I
presenti
avvenimenti
,
come
tutti
i
fenomeni
sociali
,
hanno
molte
e
varie
cause
,
ma
non
tutte
di
eguale
importanza
.
Se
disponiamo
per
ordine
d
'
intensità
le
forze
di
cui
ora
vediamo
la
risultante
nel
gran
cozzo
delle
nazioni
,
ne
troviamo
da
prima
tre
che
di
gran
lunga
sovrastano
alle
altre
e
che
sono
:
1
)
il
contrasto
del
germanismo
e
dello
slavismo
;
2
)
il
contrasto
tra
il
militarismo
aristocratico
e
la
democrazia
sociale
;
3
)
gli
interessi
particolari
dei
vari
Stati
.
Vediamoli
partitamente
.
Non
voglio
menomamente
risolvere
qui
il
difficile
problema
delle
stirpi
,
e
quando
discorro
di
Slavi
,
di
Germani
,
di
AngloSassoni
,
di
Latini
,
voglio
solo
indicare
le
collettività
che
hanno
volgarmente
tale
nome
,
senza
indagare
come
sono
costituite
.
Ciò
posto
,
è
facile
riconoscere
nei
fatti
che
Slavi
e
Germani
hanno
al
presente
una
gran
forza
di
espansione
;
gli
AngloSassoni
già
l
'
ebbero
pure
,
ma
ora
inclinano
a
restringersi
alla
difensiva
;
i
Latini
l
'
hanno
perduta
da
un
pezzo
,
anzi
questo
nome
è
diventato
una
semplice
denominazione
;
non
sentono
i
Latini
di
Spagna
,
di
Francia
,
d
'
Italia
,
un
'
inclinazione
a
convergere
ad
un
centro
comune
,
come
gli
Slavi
ed
i
Germani
,
e
neppure
a
prestarsi
vicendevole
aiuto
come
gli
Stati
dell
'
Impero
britannico
.
Non
dimostrano
,
nella
loro
letteratura
,
neppure
come
reminiscenza
classica
di
Roma
,
l
'
orgoglio
di
stirpe
che
palesano
Germani
,
Slavi
,
AngloSassoni
.
I
letterati
tedeschi
non
la
finiscono
più
di
rammentare
Arminio
,
ed
ora
dicono
che
,
come
i
loro
antenati
distrussero
lo
Impero
Romano
,
spetta
a
loro
di
distruggere
i
«
putridi
Latini
»
;
nessuno
in
Italia
è
spinto
da
un
analogo
sentimento
prepotente
a
rammentare
la
vendetta
che
le
legioni
di
Tiberio
trassero
dalla
disfatta
di
Varo
,
né
la
distruzione
dei
barbari
fossero
«
putridi
»
o
no
compiuta
da
Mario
,
né
i
molti
Germani
tratti
captivi
a
Roma
.
Dico
ciò
non
per
amore
di
rettorica
,
ma
solo
per
esprimere
un
indizio
di
inclinazioni
e
di
sentimenti
.
Neppure
vo
indagare
se
le
manifestazioni
dei
pangermanisti
sono
lodevoli
o
no
,
se
è
ragionevole
il
fuggire
di
imitarle
;
cerco
solo
un
indice
dei
sentimenti
,
come
il
termometro
dà
un
indice
della
temperatura
,
e
mi
pare
certo
che
un
termometro
di
tal
fatta
,
mostra
una
temperatura
molto
elevata
tra
i
Germani
,
notevole
tra
gli
Slavi
,
non
troppo
bassa
tra
gli
AngloSassoni
,
e
quasi
zero
tra
i
Latini
.
Così
vediamo
che
,
riguardo
alla
stirpe
,
la
forza
principale
sta
nel
contrasto
tra
Germani
e
Slavi
;
viene
poi
quella
degli
AngloSassoni
;
e
della
forza
che
potrebbe
essere
tra
i
Latini
non
c
'
è
da
tener
conto
.
I
Germani
,
consapevolmente
o
no
,
mirano
all
'
egemonia
in
Europa
,
a
dare
a
Berlino
la
parte
che
ebbe
Roma
nel
mondo
antico
,
gli
Slavi
mirano
a
riunirsi
in
un
organismo
,
a
costituire
alcunché
d
'
analogo
a
ciò
che
è
ora
l
'
Impero
Tedesco
;
gli
AngloSassoni
vogliono
serbare
intatto
l
'
Impero
Britannico
.
Quest
'
ultima
inclinazione
avrebbe
potuto
essere
facilmente
soddisfatta
,
se
la
Germania
avesse
imitato
Roma
,
che
non
aggrediva
tutti
gli
avversari
in
una
volta
;
non
così
potevasi
togliere
il
cozzo
tra
Germani
e
Slavi
;
esso
era
fatale
,
inevitabile
.
Cagioni
secondarie
hanno
determinato
l
'
epoca
della
presente
guerra
,
ma
essa
,
tosto
o
tardi
,
era
assolutamente
inevitabile
.
Scoppiata
la
guerra
,
l
'
Inghilterra
si
è
dimostrata
più
avveduta
della
Grecia
antica
,
la
quale
ha
lasciato
che
Roma
distruggesse
Cartagine
,
senza
badare
che
,
dopo
,
sarebbe
toccato
ad
essa
di
essere
aggredita
e
vinta
;
ed
in
ciò
sta
la
principale
cagione
dell
'
intervento
inglese
.
Un
Bismarck
lo
avrebbe
forse
preveduto
,
e
quindi
avrebbe
provveduto
a
scansarlo
;
il
presente
Governo
germanico
non
fu
da
tanto
.
Volgiamoci
all
'
altra
cagione
principale
della
guerra
.
A
noi
in
parte
sfugge
,
perché
siamo
in
mezzo
agli
avvenimenti
,
che
una
grande
trasformazione
sta
compiendosi
nel
mondo
,
ed
è
quella
del
dilagare
della
fede
democratico
-
sociale
,
che
assume
tutti
i
caratteri
di
una
religione
.
Tale
trasformazione
è
paragonabile
all
'
altra
compiuta
quando
il
cristianesimo
invase
l
'
Impero
Romano
;
e
l
'
analogia
si
estende
a
certi
particolari
,
come
è
appunto
la
cecità
di
molti
Romani
che
non
scorgevano
l
'
importanza
del
fenomeno
a
cui
assistevano
,
alla
quale
fa
riscontro
la
cecità
di
molti
nostri
contemporanei
che
non
sanno
giustamente
valutare
il
fenomeno
che
sotto
ai
loro
occhi
si
svolge
.
L
'
Europa
occidentale
ha
tutta
più
o
meno
la
fede
democratico
-
sociale
;
la
Germania
colla
sua
appendice
austriaca
è
rimasta
sola
fedele
al
militarismo
aristocratico
;
quindi
tra
essa
e
l
'
Europa
occidentale
è
propriamente
una
guerra
di
religione
che
si
svolge
.
Anche
questa
,
tosto
o
tardi
,
era
inevitabile
.
I
popoli
dell
'
Europa
occidentale
hanno
debellato
,
ognuno
nell
'
interno
del
proprio
Stato
,
il
partito
detto
conservatore
,
e
che
era
attinente
all
'
ordinamento
germanico
;
oramai
,
per
procedere
innanzi
nella
via
seguita
,
era
assolutamente
necessario
debellare
,
all
'
estero
,
l
'
ordinamento
germanico
,
che
si
ergeva
come
formidabile
ostacolo
.
Più
volte
i
ministri
radicali
-
socialisti
inglesi
dissero
che
gli
armamenti
della
Germania
,
col
fare
indispensabile
corrispondenti
armamenti
inglesi
,
toglievano
loro
di
spendere
quanto
avrebbero
voluto
nelle
«
riforme
sociali
»
.
In
Francia
,
i
radicali
-
socialisti
e
gli
antimilitaristi
erano
tenuti
alquanto
a
freno
dal
timore
di
una
guerra
colla
Germania
.
La
Russia
è
in
parte
estranea
tanto
alla
corrente
religiosa
della
democrazia
sociale
dell
'
Europa
occidentale
,
come
a
quella
dell
'
aristocrazia
militare
della
Germania
;
inclina
piuttosto
verso
la
prima
che
verso
la
seconda
,
poiché
la
Russia
manca
interamente
di
una
casta
aristocratica
e
militare
.
In
ogni
modo
essa
è
stata
tratta
nel
conflitto
non
da
tal
fede
religiosa
,
ma
da
cagioni
analoghe
a
quelle
che
spinsero
l
'
Inghilterra
;
cioè
ha
inteso
che
non
poteva
lasciare
che
la
Germania
si
mangiasse
il
carciofo
foglia
per
foglia
.
Nelle
guerre
di
religione
,
vi
sono
spesso
alleanze
simili
.
Principi
cristiani
si
allearono
ai
Musulmani
;
principi
cattolici
ai
protestanti
:
bruciavano
nel
loro
regno
i
protestanti
e
li
difendevano
all
'
estero
.
L
'
alleanza
dello
zarismo
russo
e
della
Repubblica
francese
non
è
poi
più
strana
dell
'
alleanza
dei
socialisti
tedeschi
colla
casta
aristocratico
-
militare
del
loro
paese
;
e
c
'
è
anzi
da
considerare
che
,
in
caso
di
vittoria
,
la
Russia
non
s
'
ingerirà
menomamente
per
mutare
il
Governo
della
Francia
;
mentre
,
se
la
Germania
vince
,
è
certo
che
la
casta
aristocratico
-
militare
porrà
nuovamente
sotto
il
giogo
i
socialisti
tedeschi
.
Se
la
fede
dell
'
Europa
occidentale
è
democratico
-
sociale
,
il
suo
ordinamento
è
in
gran
parte
plutocratico
.
La
plutocrazia
ora
come
sempre
si
vale
della
fede
religiosa
altrui
per
provvedere
al
suo
tornaconto
;
in
Germania
è
tenuta
a
freno
dalla
casta
aristocratico
-
militare
;
nell
'
Europa
occidentale
,
domina
.
La
Germania
non
ha
avuto
un
Caillaux
che
disponesse
del
Governo
e
dei
tribunali
,
che
,
per
sue
vedute
personali
,
impedisse
un
imprestito
indispensabile
per
la
difesa
della
patria
;
non
ha
affidato
ad
un
banchiere
di
concludere
un
trattato
di
pace
;
non
ha
,
come
in
Inghilterra
,
chiesto
l
'
aiuto
efficace
dei
plutocrati
per
ottenere
elezioni
favorevoli
al
Governo
.
La
plutocrazia
non
voleva
la
guerra
,
ma
inconsapevolmente
l
'
ha
preparata
.
Essa
ha
avuto
gran
parte
nella
rivalità
franco
-
tedesca
,
ed
in
quella
germanica
-
inglese
,
e
,
coi
suoi
giornali
,
ha
conferito
all
'
inasprimento
dei
sentimenti
di
odio
tra
queste
nazioni
.
Ma
ora
vorrebbe
la
pace
,
quindi
non
dobbiamo
porre
l
'
opera
sua
tra
le
cagioni
del
proseguimento
della
guerra
.
Finalmente
ci
sarebbe
da
dire
degli
interessi
particolari
dei
vari
Stati
;
ma
possiamo
tralasciare
di
fermarci
su
tale
argomento
,
perché
è
il
meglio
noto
alla
diplomazia
,
ed
è
perciò
che
questa
poteva
sperare
di
scansare
la
guerra
,
mentre
,
ove
avesse
posto
mente
alle
due
altre
cagioni
,
ora
rammentate
,
avrebbe
capito
che
ciò
era
impossibile
e
che
rimaneva
solo
da
prepararsi
a
trarre
dalla
guerra
quanto
poteva
dare
.
Tale
appunto
può
essere
ancora
lo
scopo
di
Stati
che
,
come
l
'
Italia
,
hanno
parte
secondaria
nel
gran
conflitto
.
Avvedutezza
ci
vuole
per
conoscere
ciò
che
è
possibile
,
risolutezza
ed
energia
per
compierlo
.
I
sentimenti
esistenti
non
si
possono
mutare
,
ma
da
essi
si
può
trarre
profitto
.
Se
ci
fossero
solo
gli
interessi
dei
vari
Stati
,
un
trattato
di
pace
duratura
sarebbe
presto
possibile
,
poiché
infine
tali
interessi
non
sono
inconciliabili
;
ma
l
'
esserci
le
due
prime
cagioni
di
guerra
toglie
speranza
che
si
possa
conseguire
una
pace
duratura
,
se
una
delle
parti
contendenti
non
è
interamente
fiaccata
.
Quindi
è
probabile
che
lunga
sarà
la
presente
guerra
.
Si
vede
ora
quanto
grave
era
l
'
errore
di
coloro
i
quali
asserivano
che
ormai
le
guerre
erano
fatte
impossibili
dall
'
accresciuta
potenza
dei
mezzi
di
distruzione
,
e
si
vedrà
che
grave
del
pari
è
l
'
errore
di
coloro
i
quali
credono
la
presente
guerra
non
potere
durare
,
per
cagione
delle
difficoltà
finanziarie
e
della
carestia
che
colpirebbero
parte
almeno
dei
belligeranti
.
Gli
Stati
moderni
hanno
immense
riserve
economiche
.
Da
prima
ci
sono
molte
spese
per
lavori
pubblici
,
«
riforme
sociali
»
ed
altre
che
non
sono
indispensabili
e
che
si
possono
sopprimere
.
Poscia
,
enormi
sono
i
debiti
pubblici
,
e
gli
Stati
possono
pagarne
solo
in
parte
,
o
non
più
pagarne
i
frutti
.
Tale
operazione
,
se
il
debito
pubblico
è
tutto
nello
Stato
,
produrrà
certo
molte
sofferenze
,
ma
intaccherà
poco
o
niente
la
potenza
di
produzione
economica
;
e
se
il
debito
pubblico
è
in
gran
parte
all
'
estero
,
i
forestieri
saranno
spogliati
in
pro
dei
cittadini
.
Inoltre
,
da
un
secolo
ad
oggi
,
sono
enormemente
cresciute
le
spese
di
lusso
,
o
almeno
non
indispensabili
dei
privati
,
mentre
scemavano
le
ore
di
lavoro
e
l
'
intensità
di
esso
.
I
popoli
possono
dunque
tornare
a
ciò
che
erano
un
secolo
fa
,
soffrendo
bensì
,
ma
senza
alcun
serio
pericolo
di
distruzione
economica
,
poiché
,
alla
fin
fine
,
i
popoli
,
un
secolo
fa
,
vivevano
e
prosperavano
.
Per
tal
modo
,
non
sono
solo
centinaia
di
milioni
,
bensì
miliardi
e
miliardi
che
divengono
disponibili
per
la
guerra
.
Gli
avvenimenti
che
ora
vediamo
seguire
prenderanno
posto
fra
quelli
più
grandi
e
di
maggior
momento
della
storia
;
essi
manifestano
il
principio
di
un
'
èra
nuova
.