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È NATO IL TOPOLINO ( PARETO VILFREDO , 1920 )
StampaQuotidiana ,
Lungamente aspettato , desiderato , dopo lunga gestazione , fatta penosa dalla necessità di accordare volontà discordi , è venuto alla luce il Manifesto economico del Consiglio Supremo . È un documento strano ; non vi mancano giuste osservazioni , buoni consigli , ma fanno interamente difetto conseguenze che pure appaiono subito patenti e necessarie . La ragione è che il Consiglio deve legare l ' asino dove vuole il padrone , e che questi permette bensì vaniloqui oratori , ma non consente pratici provvedimenti , ad esso non perfettamente graditi . Il Manifesto principia coll ' osservare che i prezzi alti sono conseguenza delle guerre . Su ciò nessuno contende . Seguita con altra verità , pure evidente , cioè che « i governi debbono accogliere provvedimenti atti a persuadere le popolazioni che , mediante l ' aumento della produzione , possono risolvere il problema del caro vivere . I governi debbono facilitare lo scambio dei prodotti » . ( Cito il testo come è stato trasmesso dal telegrafo ) . Ma bravo ! come va , per altro , che sinora i provvedimenti dei governi sono statici e seguitano ad essere volti proprio ad uno scopo opposto ? Li ignora il Consiglio , o ne dà diverso giudizio ? Vogliamo rammentarne alcuni ? Per accrescere la produzione , si scemano le ore di lavoro , s ' impone per accordi internazionali , per leggi , tale riduzione . Ma che sia proprio vero che meno si lavora e più si produce ? Se le cose stanno così , perché il Consiglio non ci dimostra questa splendida verità , invece di sprecare tempo a narrarci cose che tutti sanno ? E perché non svela l ' errore enorme del governo della Germania , che , per produrre maggiore quantità di carbone , ottiene dal patriottismo dei minatori che lavorino ore supplementari ? E come mai spiega che la giornata di otto ore ha fatto aumentare in tutte le imprese e negli uffici governativi il numero dei lavoratori ? Avrebbe dovuto rimanere eguale , se non scemava la produzione , scemando le ore di lavoro . Per la produzione , oltre al lavoro , occorre ciò che , con vocabolo poco preciso ma che fa comodo , si dice « capitale » . Può essere privato , o pubblico in un reggimento socialista , ma ci vuole sempre . Per trasportare le merci sulle ferrovie , ci vogliono locomotive , siano queste di privati , di governi socialisti , di Soviet , o di chi si voglia . C ' è chi crede che locomotive e carri possano essere sostituiti da cartelle del debito pubblico . C ' è chi suppone che , facendo svolazzare questo o quei biglietti di Stato o di banca intorno ad un campo , si accresca la produzione del grano , meglio che con arature profonde e con largo uso di concimi ? Chi ha tale opinione non vede certo nel Manifesto la contraddizione , che invece appare stridente per chi la pensa diversamente . Volete accrescere la produzione e vi adoperate con ogni vostro potere per sostituire carta agli oggetti materiali che servono alla produzione . Ma forse c ' è chi crede un ' altra panzana , cioè che tutta quella carta rappresenti solo godimenti a cui rinunziano i « ricchi » . Accidenti ! Che pancia devono avere costoro se masticavano tutti quei miliardi che , con grande compiacenza , i governi dicono di ricavare dai loro imprestiti ! Il lettore vorrà scusarci se non discutiamo seriamente simili ipotesi . « I mezzi di trasporto sono disorganizzati » dice , e dice bene , il Consiglio . Dunque la conseguenza sarebbe che bisogna riordinarli ma come volete che ciò segua se scema il lavoro , scema il capitale , che per essi si adoperano , e crescono solo gli scioperi e le paghe ? Ma non basta l ' enorme salasso che , ai capitali volti alla produzione , fanno i governi , cogli imprestiti e le emissioni di carta moneta , altro grandissimo ne fanno colle imposte . Anche qui chiederemo : credete voi che tutto il maggior prodotto delle imposte sia tolto esclusivamente alle spese di lusso , o anche , se vi piace , ai consumi in genere , e che nessuna parte , piccola o grande , sia tolta alla produzione ? Se sì , tiriamo avanti ; coi ciechi non si discorre dei colori ; se no , perché proclamate la necessità di accrescere la produzione , e ad un tempo favorite ciò che la fa scemare ? Non basta ancora . Quel tanto che rimane ai contribuenti dovrebbe , per accrescere la produzione , essere adoperato per questa ; ma per fare ciò occorre che chi si volge per tal via abbia , se non sicurezza , almeno speranza di non essere spogliata del suo . Come può averla se , come dice ottimamente il Consiglio : « la pace non è ancora stabilita , le rivalità e le antipatie dominano ancora le nazioni europee » ? Perché solo europee ? E , aggiungiamo noi , la pace interna è anche maggiormente scossa della pace internazionale . Chi oggi impianta uno stabilimento industriale non sa se domani non gli verrà tolto , illegalmente , da qualche soviet , o con forma poco diversa e con effetto identico , requisito legalmente dal governo , che non sa trovare altro modo di mantenere l ' ordine . Chi oggi compra un bove , pei suoi possessi , non sa se domani non lo vedrà morire di fame , per la prepotenza di scioperanti ; chi oggi prepara la coltura di una risaia non sa che ne sarà del riso che spunterà , e neppure se si potrà raccogliere ; chi ha ulivi non sa a quali « prezzi d ' imperio » venderà l ' olio , e perciò ci furono possidenti che preferirono tagliare gli ulivi e venderli , il che almeno si dice non è il miglior modo di accrescere la produzione dell ' olio ; chi avesse la disgraziata idea di edificare una casa non sa a quel prezzo sarà costretto di darla in affitto ; a lui basti di pagare profumatamente muratori e materiali da costruzione , al rimanente ci pensa l ' umanitario governo ; e veramente non pare questo il miglior modo di avere abbondanza di alloggi ; è vero che il governo ne promette , ma come li edificherà ? Con denari tolti , almeno in parte , ad altre produzioni . Fare e disfare è tutto un lavorare , ma non accresce la quantità dei prodotti . Dopo ciò , qual meraviglia se taluno , invece di fare simili impieghi di capitali , si gode , se imprevidente , i quattrini che gli rimangono , dedotte le imposte progressive ed altre o si studia , se previdente , di porre al sicuro ciò che può , spingendosi sino a comperare diamanti e perle , che sono gemme preziosissime , ma proprio inutili per la produzione . Certo , queste sono male opere : dimostrano ciò a chiare note gli economisti ufficiali ; ma che volete ? L ' uomo somiglia a quello strano animale , reputato molto cattivo , perché , percosso , si difendeva . C ' è ancora dell ' altro . Dice il Consiglio , e sono parole d ' oro : « I governi debbono facilitare lo scambio dei prodotti » . Ah ! sì ? Ed è perciò che nel maggior numero dei paesi in nome dei quali parla il Consiglio , sono infinite le restrizioni , le proibizioni agli scambi dei prodotti . È proibito di importare questo prodotto , perché è di lusso ; proibito di esportare quest ' altro , perché è necessario ; allora che rimane da scambiare ? Questo è un volere e un disvolere ad un tempo . Interpretando molto largamente il vocabolo prodotti , rimarrebbero lavoro e capitali . Ma anche ad essi hanno provveduto i governi . Chi si prova a chiedere un passaporto per l ' estero può conoscere quanto sia facile lo scambio degli uomini tra i vari paesi , chi si prova ad esportare o ad importare « capitali » conosce un nuovo genere di delitti . Saranno giustificati per scopi fiscali , ma non venite fuori colle bubbole che facilitano lo scambio dei prodotti . Notiamo intanto , di sfuggita , che se Inghilterra e Francia non avessero , prima della guerra , esportato all ' estero enormi capitali , non avrebbero potuto fare facilmente , come hanno fatto , le spese per la guerra . E se , fra qualche anno , avranno nuove guerre , ben potranno chiosare questa verità . Deh ! Avesse potuto l ' Italia esportare all ' estero grandi capitali , prima della guerra , non avrebbe ora una moneta tanto deprezzata ! Il Consiglio ben vede lo stato presente di incertezza , di mancanza di sicurezza , ma non ardisce dire una parola schietta e forte ; mena il can per l ' aia , dice e disdice ed appare oltremodo impacciato . Si cadrebbe in errore assegnando l ' origine dei mali presenti all ' ignoranza , all ' imperizia , al mal volere dei governi . Essi fanno ciò che possono e spesso per il meglio , essendo dati i sentimenti e gli interessi della popolazione . C ' è del vero nell ' asserzione dei socialisti che la borghesia si dimostra incapace di risolvere i problemi presenti ; occorre per altro sostituire , al termine : borghesia , quello più generico di classe governante , ed aggiungere che l ' opera di questa è pure in parte determinata dai sentimenti e dagli interessi dei governati , o per dir meglio di quella parte di essi che ha maggior forza . Difficoltà analoghe alle presenti sarebbero dunque incontrate , sia pure con diversa intensità , da ogni genere di governi , sinché non si modificano sentimenti ed interessi . L ’ intensità sarebbe minore se si potessero togliere alcune contraddizioni , le quali fanno che lo stato presente paia volto ad accogliere non il meglio ma il peggio di vari ordinamenti . Se non si vuole la libertà dei commerci e delle industrie , se si vuole abolire la proprietà privata , sia pure così . Non è oppugnabile che ci possono essere altri generi di economia . Si provi quella del socialismo classico , affidando tutti i mezzi di produzione al governo , si provino i Soviet , si provi il sindacalismo , si provi ciò che si vuole , ma che almeno non sia campato per aria , e non sia uno stato di disordine che giunge all ' assurdo , di cui è sintomo non trascurabile le migliaia di decreti , o di grida , fra cui quelli , minuziosi sino al ridicolo , che regolano il consumo dei pasticcini , degli asparagi col parmigiano , o che fissano a dieci il numero delle vivande che , al cuoco di una trattoria , è lecito di preparare in un giorno . Un tale reggimento pare proprio escogitato per conseguire un minimo di prosperità economica . Eppure il Consiglio spera ancora di poterlo trarre in salvo , e propone per ciò vari rimedi . Li esamineremo nel prossimo articolo .
RIMEDI ALLA CRISI ECONOMICA ( PARETO VILFREDO , 1920 )
StampaQuotidiana ,
Un ' adunanza di persone autorevoli e competenti , tenuta , sul finire dell ' anno scorso , in Amsterdam , ha redatto un memoriale , che è stato ora rimesso ai governi della Svizzera , dell ' Inghilterra , degli Stati Uniti , della Francia , della Danimarca , della Olanda , della Norvegia e della Svezia . In esso si propone di convocare un congresso dei delegati dei vari Stati , con l ' incarico di proporre il modo di risolvere l ' angoscioso problema monetario ed economico che affatica i governi . Il memoriale non dissimula i pericoli dello stato odierno . « La guerra ha imposto ai vincitori come ai vinti il problema di trovare i modi di fermare e di contrastare l ' aumento continuo dell ' emissione di cartamoneta e dei debiti pubblici , nonché l ' aumento costante dei prezzi che di ciò è conseguenza . La riduzione dei consumi eccessivi , l ' aumento della produzione e delle imposte sono riconosciuti come i più efficaci e forse i soli rimedi . Se non sono adoperati prontamente , c ' è da temere che il deprezzamento del denaro séguiti , faccia svanire i patrimoni raccolti pel passato , ed estenda a poco a poco il fallimento e l ' anarchia su tutta l ' Europa » . E nella conclusione si ripete : « Tali quesiti hanno grave urgenza riguardo al tempo . Ogni mese trascorso farà più ponderoso il problema e meno facile la soluzione . Tutte le informazioni disponibili persuadono che giorni pericolosissimi per l ' Europa sono imminenti e che non c ' è tempo da perdere se si vogliono scansare catastrofi » . Quale soluzione propone il memoriale ? Esso , con ragione , non vuole occuparsi di troppi particolari , ma accenna solo a linee generali . Ciò viene fatto con prudenza forse soverchia e che nuoce alla chiarezza dell ' espressione . Per la parte internazionale , si osserva che non è vantaggioso ai vincitori di ridurre al fallimento i vinti e di torre loro il modo di pagare il proprio debito ; il quale discorso vale specialmente per le condizioni imposte dai vincitori alla Germania e all ' Austria . Poscia , con non poche circonlocuzioni , si invoca l ' aiuto degli Stati Uniti . Per dire il vero non sono nominati , ma si capisce che sono il principale di quei paesi « di cui il bilancio commerciale ed il cambio sono favorevoli » , i quali sono invocati esplicitamente . Circa la politica finanziara interna , si insiste sulla necessità di ridurre le spese tanto da farle eguali alle entrate ; si chiede che ogni paese accresca quanto è possibile il peso delle imposte ( questo paragrafo accenna forse alla Francia , prima del 1920 ) ; si aggiunge : « Solo mercé condizioni economiche reali ( questa dicitura non è chiara ) gravando pesantemente ( sic ) , come è conveniente , su ciascun individuo , l ' equilibrio può essere ristabilito » . Infine si osserva che « l ' opera a cui deve cooperare l ' élite di ciascun paese è di ristabilire l ' inclinazione al lavoro ed al risparmio , di favorire lo sforzo individuale intenso , di dare a ciascuno la possibilità di godere ragionevolmente ( che vorrà dire tale avverbio ? ) del frutto del suo lavoro ( del frutto del risparmio si tace ) . Vi sono buone cose in questo manifesto , ma manca il rigore , la schiettezza , l ' energia dell ' espressione . Fatta tale restrizione , si può affermare , all ' ingrosso , che la via accennata è forse l ' unica che possa recare alla soluzione del problema economico . Disgraziatamente esso non è solo . Vi si aggiunge , anzi prevale , il problema sociologico , cioè sociale e politico ; e pressoché inutile è il trovare la soluzione del primo , se insoluto rimane il secondo . Intanto , è probabilmente il non avere avuto il coraggio di affrontare il problema sociologico che ha prodotto le incertezze e le mende del memoriale . Bello , in generale , è il consiglio di non stravincere , ma nello scendere ai particolari si viene a contrasto colle vedute politiche . Predicare la moderazione a certi messeri è come l ' esortare il lupo alla sobrietà . Perciò il memoriale prudentemente gira largo e non giunge al concreto . E poi , giustamente , i vincitori temono la riscossa dei vinti , e guardano paurosi il tremendo uragano russo - asiatico . Si dice che abbiano pace , ma effettivamente seguita sotto altre forme la guerra . L ' aiuto degli Stati Uniti sarà certo efficace , ma essi , per concederlo vorranno altro che bei discorsi . Che si può offrir loro ? Su ciò occorre spiegarsi , ma si teme di fare ciò per non offendere l ' imperialismo inglese , forse francese , certo il giapponese . Chi vorrà negare che sarebbe utilissimo di ridurre le spese , per condurle ad essere uguali alle entrate ? Sentenze di tal fatta stanno bene sui boccali di Montelupo . Nascono i guai quando , volgendosi al particolare , voglionsi le riduzioni da operare . Delle spese militari non c ' è da ragionare . Sarà grazia se non crescono , e di molto , in paragone di ciò che erano prima della guerra . E come potrebbe essere altrimenti per gli Stati che pretendono di regolare in ogni minuto particolare tutta la vita mondiale ? Tutti consentono che le spese per le « riforme sociali » dovranno crescere enormemente . Si gradirebbe di conoscere quale è in proposito l ' opinione degli autori del memoriale , ma essi non ne fanno parola . Tacciono pure pudicamente sulle riduzioni delle spese per gli enormi salari agli operai ed agli impiegati , per edificare case mantenendo i costosissimi privilegi dei signori muratori , per le opere pubbliche aventi lo scopo di dare lavoro bene rimunerato agli elettori , nonché delle spese per fare guadagnare speculatori e pescicani . È facile intendere quali difficoltà provi l ' ordinamento plutocratico - demagogico per compiere tali riduzioni di spese ; ed ecco come si vede prevalere , in questo caso , il problema sociologico . Messe così da parte le spese , che di gran lunga sono maggiori , quali altre riduzioni si possono operare ? Poche e di lieve importanza . A nulla serve un consiglio se non si ha il modo di seguirlo . Altro ottimo , eccellente consiglio è quello di « ristabilire l ' inclinazione al lavoro » ; ma è gravissimo guaio il non sapere come si potrà ciò conseguire . Forse colle prediche morali ? Eh ! Via , lasciamo stare tali discorsi puerili . Fateci sapere se volete , o non volete recare in pratica il precetto dato già da tanti secoli da san Paolo , cioè : « Chi non vuole lavorare , non mangi » . Se sì come mai sussidiate coloro che non trovano lavoro perché richiedono un salario troppo alto ? Perché pagate le giornate di sciopero agli scioperanti ? Perché riducete le ore di lavoro , accrescendo i salari ? Se no , sia pure che farete opera sommamente lodevole , ma non state a dirci che vi adoperate per fare crescere l ' inclinazione al lavoro . Volete che ogni uomo abbia sicurezza di godere del frutto del suo lavoro . È sacrosanto ammonimento , e chi mai ardirebbe contrastarlo ? Ma perché tacete del frutto del risparmio ? Credete che il risparmio non giovi alla produzione ? Allora perché predicate che si debba ristabilire l ' inclinazione al risparmio ? Credete invece che il risparmio giovi alla produzione ? Allora sta bene la prima parte del vostro discorso , ma non sta bene la seconda , e converrebbe dire non solo che ognuno dev ' essere sicuro di godere il frutto del proprio risparmio , ma altresì che occorre che questo risparmio sia adoperato per la produzione , e non si sperperi cogli imprestiti dei governi . Tutto ciò vale in teoria , ma , in pratica , non può essere detto da coloro che mirano ad ottenere cosa alcuna dell ' ordinamento plutocratico - demagogico che ci regge . Non è buon modo di procacciarsi la benevolenza di chicchessia , lo insidiarlo , dimostrarvisi nemico , volerne la distruzione .
CONCLUSIONI ( PARETO VILFREDO , 1920 )
StampaQuotidiana ,
Prima di procedere innanzi nell ' esame del Manifesto , giova fermarci un poco su una considerazione d ' indole generale . Due sono i problemi che si debbono risolvere , cioè uno dell ' equilibrio economico del Paese , l ' altro dell ' equilibrio finanziario del Governo o dello Stato . Non sono indipendenti , ma neppure da confondersi . Il bilancio economico del Paese prevale di solito sul bilancio finanziario dello Stato . Spesso , nei tempi di prosperità crescente , il primo ha un avanzo , che vale per togliere il disavanzo temporaneo del secondo ; nei tempi di prosperità decrescente , i provvedimenti per togliere quest ' eventuale disavanzo , o anche solo mantenere l ' equilibrio , sono resi vani dal persistere del disavanzo economico . In ciò sta la spiegazione di molti fenomeni . Si è osservato che le rivoluzioni seguono facilmente non tanto quando le condizioni delle popolazioni sono disgraziate , quanto allorché sono discrete ; allora un accidentale peggioramento delle condizioni economiche è molto più avvertito che nei tempi di miseria . Fra i molti fatti che precedono la caduta del Governo , c ' è quello del disordine della finanza e dell ' ostinazione a mantenere spese che fanno impossibile l ' equilibrio . Esempio classico è quello della grande rivoluzione francese ; ci è ignoto se i nostri Governi ce ne daranno un altro . Nei tempi di prosperità crescente , poco danno reca al Governo un bilancio in disavanzo ; esso ha pronto e facile il rimedio , affidandosi alla virtù medicatrice della Natura ; ma , se , invece , la prosperità è decrescente , non valgono molto , per trarlo in salvo , i migliori e più sani suoi provvedimenti ; esso cade , pagando non poche volte il fio di colpe non sue . Ma poiché , nei tempi presenti , i periodi di prosperità decrescente sogliono essere di non lunga durata , il problema da risolvere , per sapere se un Governo si manterrà o no , sta nel conoscere se potrà superare le difficoltà di quei pochi anni di crisi ; quindi i suoi provvedimenti debbonsi giudicare , non tanto per l ' intrinseco valore economico , quanto per gli effetti estrinseci che possono avere sui sentimenti e sugli interessi , poiché preme solo di campare dal burrascoso mare e di giungere alla riva , ove una crescente prosperità sanerà ogni danno di provvedimenti intrinsecamente dannosi . Per altro , il valore intrinseco non è da trascurarsi interamente , poiché se il danno è grande , può il Governo essere sommerso prima di toccar terra . Non è quindi inutile anche sotto l ' aspetto estrinseco , la critica che andiamo facendo sotto l ' aspetto intrinseco , ma era necessario di separare gli aspetti , confusi nel Manifesto , e di avvertire che non miriamo direttamente all ' aspetto estrinseco . Di esso molto ci sarebbe da dire , ma non è qui il luogo . Gli uomini pratici conoscono , alla meglio , le relazioni di fatti alle quali abbiamo ora dato forma teorica ; e ciò si osserva generalmente pei fenomeni della sociologia . Quando questi uomini confondono i due aspetti può essere in parte per ignoranza , ma spesso è altresì per deliberato volere , affine di dare forza ai provvedimenti che valgono estrinsecamente , facendo credere che valgono pure intrinsecamente . Analogamente opera la fede quando vuol dare fondamento sperimentale a ciò che è fuori dell ' esperienza . Proseguiamo ora l ' esame dei particolari del Manifesto . Il N . 4 Si legge così nel « Resto del Carlino » dell'11 marzo : « È indispensabile prendere senza indugio delle misure per assicurare la riduzione dei crediti e della circolazione » . Il testo trasmesso ai giornali francesi dice : « Il est essentiel de prendre sans tarder des mesures pour assurer la défluctuation [ alias : déflation ] des crédits et de la circulation » . Il manifesto deve essere stato scritto in un gergo franco - inglese . Nel vocabolario francese manca il termine défluctuation o déflation ; deve voler dire il contrario del termine inglese « inflation » ( gonfiamento ) , quindi varrebbe : « sgonfiamento » . Che sono poi questi crediti i quali debbono essere ridotti ? Per solito , il difetto di precisione dei vocaboli corrisponde ad una mancanza di precisione delle idee . Traducendo nel nostro idioma e procurando di fare precisa la raccomandazione del Manifesto , pare che significhi : « È indispensabile provvedere senza indugio per ridurre i debiti dei Governi e la circolazione di cartamoneta o di altra carta » . Riguardo al Governo , tali provvedimenti paiono dover essere , in generale , favorevoli , sia perché possono ridurre , sia pure per poco , il disavanzo , sia perché lo scemare i debiti è buona preparazione al poterne contrarre di nuovi , e il diminuire la circolazione cartacea concede di nuovamente accrescerla quando farà comodo . Riguardo all ' economia , l ' essere utile o non essere utile questo trasferimento di ricchezza dipende principalmente , nelle presenti congiunture , dall ' effetto che può avere sulla produzione ; il che meglio vedremo esaminando i modi esposti nel Manifesto , i quali sono i seguenti : « a ) Equilibrando le spese normali dei Governi e i loro introiti » . Si può , per ciò conseguire , ridurre le spese , o crescere le entrate . Se si riducono le spese inutili per la produzione , che sono quasi tutte quelle che cagionano il disavanzo , l ' effetto sarà certamente utile per la produzione ; sarà invece di danno se si crescono le entrate , poiché è certo che , parte almeno , dei denari così raccolti , saranno tolti alla produzione . Pare che il Manifesto preferisca questa seconda via , poiché prosegue così : « b ) Stabilendo quelle imposte supplementari che saranno necessarie per raggiungere risultati rapidi e tangibili » ; « c ) Consolidando il debito fluttuante a breve scadenza sotto la forma di sottoscrizioni prelevate sul risparmio » . Qui l ' utilità pel Governo è risolutamente opposta all ' utilità per l ' economia del paese , almeno in quanto ad effetti diretti . Se i debiti a breve scadenza non sono rinnovati , il governo è nel bivio o di fallire , o di dovere ridurre le spese che gli acquistano benevolenza , cioè i vari sussidi , pensioni , largizioni ai plutocrati , ecc . In ogni modo , corre pericolo di cadere . Rimane da conoscere gli effetti economici di tale caduta per sapere quali saranno gli effetti indiretti dei provvedimenti aventi lo scopo di evitarla . Ma in quanto ad effetti diretti , le somme prelevate sul risparmio saranno almeno in parte tolte ai fattori della produzione , e quindi deprimeranno questa . Quando si dice ai risparmiatori che il recare i loro denari al governo , sottoscrivendo imprestiti od in altri modi , è un donarli alla patria , si confondono governo e patria ; la qual cosa , in alcuni casi , si accosta alla realtà , in altri se ne discosta , poiché , infine , i vari governi passano e la patria rimane . « d ) Limitando immediatamente e riducendo progressivamente la circolazione fiduciaria » . Gli autori del Manifesto non hanno capito , o fingono di non capire , che , per l ' economia del paese , preme non tanto la quantità di carta in circolazione , quanto l ' uso che si è fatto , o che si fa , dei beni economici procacciati dalla sua emissione ; ma di ciò qui più non ragiono , poiché assai ne scrissi in altri articoli precedenti ; siami solo concesso il dare lode agli autori del Manifesto per non avere cavato fuori « la riserva aurea che serve di garanzia ai biglietti » . Infinite sono le esperienze che dimostrano che poco vale tale riserva , per mantenere il valore dei biglietti , se non si adopera per barattarli . Léon Say lasciò scritto che « l ' oro che non si può esportare non ha maggiore effetto sulla circolazione di quello di un ammasso d ' oro , che non si scava , a mille metri sotto la superficie del suolo » . Questo teorema elementare è fondamentale nella scienza economica , all ' incirca come il teorema del quadrato dell ' ipotenusa nella geometria euclidea . Il rimanente del Manifesto mira , con parlare per dir vero alquanto avvolgente , a tre scopi : cioè a provvedere materie prime ai paesi che ne sono privi per le loro industrie nulla si dice dell ' Italia e del combustibile di cui ha bisogno , a restaurare le regioni devastate , principalmente della Francia , e a fissare , entro brevi termini , la somma ancora ignota che deve pagare la Germania . Tutti tre questi scopi sono lodevoli e possono essere utili per l ' economia dei paesi e dei governi , con alcune restrizioni pel terzo che può a loro recare impacci , mostrando vane le speranze di larghi compensi che hanno fatto concepire alle loro popolazioni . Rimane da trovare modo di raggiungere gli scopi , e su ciò poca luce dà il Manifesto . Esso pare principalmente affidarsi agli imprestiti . Per essere efficaci , questi dovrebbero essere contratti nei paesi non troppo colpiti dalla guerra , e quindi principalmente negli Stati Uniti . La menoma promessa loro varrebbe più delle insistenti richieste dei futuri debitori . È vero che questi offrono , come garanzia , i erediti che hanno , o che avranno sulle vinte nazioni . Ma che valori hanno tali crediti , e quindi la garanzia ? La risposta non è facile . Ci siamo intrattenuti un poco a lungo sul Manifesto , non per la sua importanza intrinseca , ma perché ci dava occasione di chiarire alcune relazioni fra concetti usuali e l ' esperienza . In conclusione , esso poco o niente ci reca di nuovo , stempera , in molte parole , concetti evidenti nei quali tutti consentono , e mediante i quali si tenta talvolta di ricoprire gravi errori : fa proposte che non si sa come recare nel concreto , e di cui ben scarsa è l ' efficacia . Non pare neppure essere stato molto utile per tenere a bada le popolazioni , poiché pochi vi hanno posto mente , ed è passato quasi inosservato .
LA RUSSIA ( PARETO VILFREDO , 1922 )
StampaQuotidiana ,
Una trentina d ' anni fa era di moda il mostrarsi timorosi del « pericolo giallo » . Si diceva che la Cina ed il Giappone stavano per muovere alla conquista economica e forse anche militare dell ' Europa e di altre regioni . Si notavano in innumerevoli scritti , la strabocchevole popolazione gialla , la sua sobrietà , che le assicurava bassi prezzi di produzione economica , il senso politico , manifestatosi nel Giappone , il risveglio della Cina , destantesi dai sonni secolari . Poscia , poco alla volta , queste apprensioni si quetarono , cedettero ad altre ; si discorse molto meno dei pericoli che possono venire dalle popolazioni gialle , sebbene la minaccia di turbate relazioni sussistesse tra il Giappone e gli Stati Uniti , e la guerra Russo - Giapponese avesse dimostrato la potenza militare del Giappone . Il pericolo russo ha fasi come la luna : ora appare , poi si dilegua , quindi riappare . Napoleone I , a Sant ' Elena , stimava che , entro un decennio , l ' Europa avrebbe potuto essere « cosacca » . Il massimo splendore del potere russo si ha sotto Alessandro I , con la Santa Alleanza ; ma poi , ad un tratto , la guerra di Crimea fece palese quanta poca forza reale ci fosse nel gigante , e ciò fu confermato dalla successiva guerra russo - turca e dal Congresso di Berlino , nuovamente poi dalla guerra col Giappone ed infine con la rivoluzione presente . Ma ecco che rinnova la luna , rinasce il timore , minacciosa appare la potenza dei bolscevichi , eredi e fra non molto forse emuli degli czaristi . Si osserva che , economicamente , l ' Europa non può campare senza la Russia e che , militarmente , l ' alleanza russo - tedesca è un grave pericolo per la civiltà occidentale . In tutto ciò vi è una parte di vero ed una parte che va oltre al vero . La prima si riferisce principalmente ad un lontano futuro , la seconda ad uno prossimo . Non ci può essere dubbio che il risveglio dell ' Oriente , non solo nel Giappone e nella Cina , ma anche nell ' India e fra i popoli dell ' Islam , sia per diventare , alla lunga , un fattore importante dell ' equilibrio degli Stati del globo e non si scorge forza umana che possa fermare questo fatale andare . Egualmente è molto probabile che la Germania e la Russia finiranno coll ' intendersi , sia pure in seguito a varie e fortunose vicende , perché troppo potenti sono i comuni interessi di questi due popoli , che , congiunti , sono veramente formidabili . E qui giova ripetere che fatti accidentali potranno bensì contrastare tale opera , ma che non prevarranno contro le forze permanenti . Per avvenimenti più prossimi , o almeno non tanto lontani , e sono quelli che più premono in politica , nascono invece molti dubbi ed appare assai più facile il contrastarli . Può giovare oggi ad alcuni uomini di Stato , per ragioni di politica interna , di magnificare la potenza russa ed il sussidio che può trarre dalla forza germanica , ma , nella realtà , appare non essere tanto grande , almeno per parecchi anni , ed il pericolo è lieve , eccetto che , alla Russia ed alla Germania , si congiunga uno dei grandi Stati dell ' occidente . Quindi lo essere , o il non essere questi uniti appare , per ora , come uno dei maggiori fattori dei prossimi eventi . Qui nasce il quesito : è più probabile l ' accordo , o il disaccordo ? Risolverlo in modo sicuro o almeno probabilissimo non si può , ma ci sono motivi che fanno inclinare a credere al disaccordo . Da prima , innumerevoli esempi storici , dai tempi antichi sino ai moderni , tra i quali l ' esempio non lontano della Santa Alleanza , poi ragioni intrinseche che mostrano come sia già profondamente scossa l ' unione degli alleati della gran guerra . Questi procacciano in ogni modo di ricoprire i nascenti dissensi con proteste di amorevole concordia , e così maggiormente forse dimostrano il contrasto tra le parole ed i fatti . Inoltre non è da trascurarsi la circostanza che i principi banditi dai bolscevichi sono ben altrimenti popolari che i principi della Santa Alleanza , e che possono operare non poco per impedire un ' azione comune delle potenze occidentali contro il bolscevismo . Qui occorre distinguere la forma dei principi dalla loro applicazione . In tutte le religioni , altro è il dire , altro il fare . Il dire opera sui fedeli , il fare scansa le difficoltà pratiche del recare nel concreto mistiche credenze , e se , nel medioevo , popoli devotissimi al Vangelo operavano contrariamente ai suoi ammaestramenti , facile è lo intendere come ci possano essere ora fedeli del verbo comunista i quali nella pratica , usano del capitalismo . Per ciò , chi giudicasse solo secondo la forma potrebbe stimare vana la contesa suscitata dai governi che rifiutano di trattare con i bolscevichi se questi prima non riconoscono il « principio della proprietà privata » : non ritirano così vogliono gli Stati Uniti il memorandum presentato alla Conferenza di Genova . Ma , guardando alla sostanza , si vede che possono i bolscevichi mantenere i dogmi loro , di cui si giovano per certi fini , ed operare in modo diverso , mirando ad altri fini ; ed è in tale opera che sta la sostanza , la quale deve premere a chi contratta con loro . Per esempio , riconoscere la proprietà privata di una miniera , oppure dichiararla proprietà comunista e concederne l ' usufrutto per un secolo , od anche meno , non è cosa molto diversa , e non mette conto di litigare per tanto poco . Chi fosse vago di ben conoscere le sottigliezze che in tale argomento si possono adoperare ha da leggere le controversie dei Francescani , sostituenti l ' uso alla proprietà . Aggiungasi che i governi i quali ora chiedono alla Russia di accogliere il « principio della proprietà privata » , molto poco rispettarono , o rispettano , quando a loro faceva , o fa comodo , questo bel principio . In realtà , meglio che di differenze fondamentali , si tratta del più o del meno , e di certe forme sostituite a certe altre , talvolta di semplici distinzioni verbali . Se cerchiamo la sostanza nel rifiuto della Russia , dobbiamo pure cercarla nelle domande ad essa mosse , ed allora vedremo che è importante . Un discorso recente del sig . Hoover segretario di Stato degli Stati Uniti , ce la palesa chiaramente . Egli principia col notare che la « ricostruzione » della Russia deve principalmente essere opera della Russia stessa , ed aggiunge che il Governo degli Stati Uniti , ha fissato già da tempo che « nessun serio miglioramento può avvenire sinché sussistono le presenti condizioni di impoverimento . Altra speranza non v ' ha , pel popolo russo , se non nella produzione della Russia , ed è assurdo il credere che potrà risorgere il commercio sinché le fondamenta economiche della produzione non saranno saldamente ristabilite . Ma la produzione ha per condizioni essenziali la sicurezza della vita , il riconoscimento di solide garanzie della proprietà privata , il rispetto dei contratti , e i diritti del libero lavoro » . Si direbbe meglio che per la produzione di un paese non basta di avere ricchezze naturali , uomini , ed anche capitali , ma che occorre inoltre avere ordinamenti sociali ed economici tali da rendere efficace l ' opera di questi elementi . Si diano i nomi che si vuole a questi ordinamenti , ma la sostanza è quella appunto che sta sotto i termini adoperati dal sig . Hoover . Se il bolscevismo dura finirà col trasformarsi in questo senso , ma ciò non avverrà senza varie vicende , senza gravi contrasti tra la resistenza di fanatici credenti e la spinta di migliori politici . Al volere dovrà il governo bolscevico essere in grado di aggiungere il potere , e non sarà tanto facile . Se riesce nell ' intento , ci sarà certamente un beneficio economico non solo per la Russia , bensì anche per i vari Stati che stanno in relazione con essa . D ' altra parte , grande sarà allora il pericolo del dominio di una nazione risorta economicamente , militarmente , politicamente . Artefici ne saranno stati in parte coloro stessi che ne soffriranno . Di fatti analoghi ha dovizia la storia . Ma tutto ciò spetta ad un lontano avvenire ; oggi il pericolo russo è molto minore di quanto parecchi credono , o mostrano di credere ; maggiore pensiero deve dare , in non pochi Stati , il pericolo interno . Questo nasce principalmente dalla incompiuta trasformazione della democrazia , che non ha ancora trovato un nuovo assetto da sostituire a quello già vigoroso nel secolo scorso , ed ora in crescente decadenza .
UN'ALTRA COMETA ( PARETO VILFREDO , 1910 )
StampaQuotidiana ,
La prima fu quella del Calabrese , la quale apparve , per poco rimase visibile , e sparve ; l ' altra ora sta sull ' orizzonte , con bella e lunga coda pettinata dal Luzzatti , e toglie nome da un disegno di legge , dicesi contro alla pornografia , in realtà contro alla libertà del pensiero . Tale disegno è conseguenza del concilio tenuto a Parigi dai santi padri della bigotteria ; e nella relazione si nota , con compiacente letizia , che « ove la conferenza di Parigi venisse integralmente approvata , si giungerebbe alla internazionalizzazione del reato di pornografia , ed il reo si troverebbe in tutto il mondo civile sovra un unico territorio , né potrebbe sfuggire alla giustizia » . Forse questi egregi moralisti vendono la pelle dell ' orso prima di averlo ucciso ; e non è punto sicuro che proprio tutti i paesi del mondo vogliano prestarsi ad assecondare questi ipocriti pudori ; ma ove , per dannata ipotesi , ciò seguisse , avremmo una oppressione del pensiero quale mai non l ' ottenne la Santa Inquisizione ; poiché se vi erano paesi ove essa imperava , ve ne erano pure altri ove si stampava ciò che meglio si credeva ; e , anche senza la Inquisizione , se in Francia si bruciavano , come oscene , le opere del Rousseau e del Voltaire , non mancavano terre ove si potevano stampare . Se in quel tempo ci fossero stati , in tutti i paesi , le leggi che ora ci vogliono imporre , molte delle opere del Rousseau e del Voltaire non avrebbero potuto essere pubblicate , poiché è certo , certissimo , che in esse vi sono passi osceni e tali da cadere sotto il disposto delle nuove leggi . S ' intende che , per non essere troppo ridicoli , i nostri moralisti daranno un calcio alla logica e non faranno sequestrare quei libri , come lasceranno anche vendere le opere dell ' Ariosto , del Boccaccio , del Machiavelli , e di tanti altri nostri autori ; ma mirano ad impedire che nuove opere di quel genere si possano porre in vendita . Ci lasceranno il passato , purché , a loro , consegniamo l ' avvenire . Tanto è il loro furore moralista , che vogliono dare la caccia anche ai titoli dei libri : « E si vieta pure di tenere esposti nelle mostre o vetrine dei negozi i libri scientifici ( sic ! ) che portano titoli atti ad offendere la castigatezza delle persone od a stimolare indiscrete curiosità nell ' animo dei giovani » . Seguitando così , si potrà solo esporre le vite dei santi , principalmente quella di san Luigi Gonzaga , che , se non erro , deve essere il patrono dei nostri moralissimi . Quando avrà impero la nuova legge , avverto i librai che non abbiano ad esporre il mio Mythe vertuiste , perché , mi piace dirlo chiaro , esso è diretto peggio che ad offendere , a distruggere le teorie del santo concilio di Parigi , le quali dalla nuova legge sarebbero imposte ; e quindi può il solo titolo « stimolare l ' indiscreta curiosità » di coloro che desiderassero sapere cosa la gente eretica e perversa può trovare da opporre alle teorie dei santi padri della religione morale . Dicesi che le nuove leggi siano volute dai clericali nostri . Se ciò è vero , mi sia concesso il dire loro che , così operando , si mettono su di una falsa strada , la quale potrebbe anche portare ad infliggere loro persecuzioni come quelle che hanno sofferto in Francia . La loro salvezza sta nella libertà ; essi possono giustamente chiedere che la legge sia neutrale tra loro e gli avversari loro ; ma se chiedono l ' aiuto della legge per imporre altrui la loro morale , perdono ogni titolo per dolersi se verrà giorno in cui , invertite le parti , saranno questi avversari che vorranno imporre la loro morale ai cattolici . In questo avvicendarsi di persecuzioni e di oppressioni sta veramente il pericolo delle nuove leggi colle quali si vorrebbe ferire la libertà del pensiero ; poiché tale scopo non sarà meglio raggiunto di quello che lo sia stato pel passato , e ai nostri moralissimi legislatori non sarà certo dato di compiere ciò che non poterono conseguire papi , imperatori , re , inquisitori e gesuiti
IL PROBLEMA FERROVIARIO ( PARETO VILFREDO , 1911 )
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Parmi sempre che la migliore soluzione da esaminare sia quella della cooperativa . Sono ben lungi dall ' essere un fanatico della cooperazione e dal credere ad una magica virtù di quella parola . Neppure , e parmi averlo dimostrato in tutto quanto ho scritto , sono partigiano della teoria del prodotto integrale del lavoro ai lavoratori . Intendo esaminare il problema esclusivamente da un punto di vista pratico ed empirico . Se i ferrovieri si fossero limitati ad invocare principi astratti non farei motto , ma quando vedo gente competente e che ha le mani in pasta , porsi sul terreno pratico ed affermare che c ' è modo di migliorare le condizioni dei ferrovieri senza aggravio pel pubblico , parmi che tale asserzione sia almeno degna di studio . Sarebbe presunzione la mia se dicessi in modo assoluto , che essi hanno ragione . Tale giudizio od il giudizio opposto possono solo essere la conclusione di lunghi e severi studi di persone competenti , come sarebbero i membri di una commissione scelti fra le persone più o meglio intendenti delle cose ferroviarie e finanziarie . Molto più modesta è la mia tesi . Dico che la proposta dei ferrovieri è meritevole di esame e non deve essere respinta a priori . Non mi nascondo le forti e gravi obiezioni recate da persone che ben conoscono la materia quali sono i professori Einaudi , Pantaleoni , De Johannis , ma credo che se possono avere sede nella discussione per la risoluzione definitiva del problema , non siano tali da fare respingere senz ' altro questa discussione stessa . Si dice : se concedete che l ' esercizio privato sia il migliore , perché non lo proponete addirittura ? Perché un vero esercizio privato come quello delle ferrovie inglesi è impossibile nelle presenti condizioni , in Italia . Non ci sarebbe un Parlamento , per approvarlo , e forse neppure capitalisti per intraprenderlo . Possibile sarebbe solo un esercizio in apparenza privato , in realtà misto di esercizio di Stato e di esercizio privato , pessimo fra tutti gli ordinamenti che si possono escogitare per le ferrovie italiane , ed atto solo a procacciare lucrose speculazioni di borsa . Rimane dunque solo la scelta tra l ' esercizio di Stato e l ' esercizio della cooperativa . Riguardo a quest ' ultimo , si osserva e giustamente che mala prova hanno fatto molte cooperative di produzione , infelicissima poi quella della Mine aux mineurs in Francia ; e se similmente a tali cooperative dovesse essere ordinata la cooperativa ferroviaria , accetterei per buona , l ' obiezione a priori . Ma l ' ordinamento può essere diverso , facendo parte al capitale estraneo alla cooperazione e mirando non già a mettere in opera principi teorici , ma lasciandosi unicamente guidare da considerazioni pratiche . Per solo modo di esempio , pongasi che la cooperativa ferroviaria abbia : 1 ) un certo numero di obbligazioni 3 e mezzo per cento ( metto a caso questo numero solo per brevità di discorso ) ; 2 ) azioni privilegiate 4 e mezzo per cento ( anche questo numero è messo a caso ) ; 3 ) azioni ordinarie . Le azioni ordinarie sono distribuite gratis , o con pagamento minimo , ai ferrovieri , secondo certe norme da determinare . Il frutto di queste azioni varrà pei ferrovieri appunto l ' aumento di salario che essi chiedono e che è impossibile oramai di rifiutare loro . Sull ' utile dell ' azienda , si preleva : 1 ) la somma necessaria pel servizio delle obbligazioni ; 2 ) la somma necessaria pel servizio delle azioni privilegiate . Il rimanente va alle azioni ordinarie . Tale ordinamento , per quanto spetta alla divisione del capitale in obbligazioni , azioni privilegiate azioni ordinarie , non è teorico ; trovasi presso moltissime società inglesi e vi fa buona prova . Temesi , e non a torto , che assemblee di soli cooperatori possano talvolta essere trascinate ad approvare provvedimenti dannosi al capitale dell ' azienda . Tale pericolo è rimosso dall ' intervento degli azionisti privilegiati , che del capitale sapranno prendersi cura . Infine osservasi che vi possono essere crisi nelle quali la società di esercizio ferroviario guadagnerà pochissimo , e che sono compensate da anni in cui largo è il guadagno . Tale compenso ci deve essere , altrimenti l ' esercizio sarebbe disastroso e non potrebbe essere assunto da nessuna società , sia cooperativa sia anonima ; e se pure ci fossero finanzieri così imprudenti dallo assumerlo , la società loro fallirebbe , e saremmo da capo coll ' esercizio di Stato . Se si vuol fare sul serio , occorre concedere patti convenienti a chiunque assuma l ' esercizio ferroviario . Ma , dicesi , e dicesi ottimamente , per potere fare quel compenso tra gli anni magri e gli anni grassi , un capitale ci vuole . Sta bene , ed a ciò appunto si provvede col capitale delle azioni privilegiate . Non ho menomamente l ' intento di esaminare qui tutti i particolari di un simile ordinamento , dirò solo che il Governo può avere una certa ingerenza nell ' amministrazione , purché non sia d ' inciampo al li ero svolgersi dell ' esercizio ; qualche cosa di analogo si ha nell ' ingerenza del Governo nell ' amministrazione della Banca d ' Italia . È veramente strano che il nostro Governo , il quale colma di favori , a spese dei contribuenti , le mendicanti cooperative di braccianti ed altre simili , rifiuti di esaminare le proposte dell ' unica cooperativa che non mendica favori , ma chiede un giusto , e conveniente per tutti , contratto di esercizio . Sarebbe forse perché i politicanti traggono dalle prime un utile per la loro potenza politica , che da quest ' ultima non sperano ?
PICCOLO INCIDENTE E TEORIA GENERALE ( PARETO VILFREDO , 1911 )
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Il piccolo incidente è quello del Monopolio delle assicurazioni in Italia ; della teoria generale feci cenno nell ' articolo pubblicato nella rivista del mio amico Sorel . La scienza sperimentale non ha dogmi , non ha principi assoluti , e di qualsiasi teoria non cessa di verificare i risultamenti coll ' esperienza . Perciò mi premeva il verificare se i fatti corrispondevano o non corrispondevano alle deduzioni già pubblicate ; e mi doleva il dovere aspettare molti anni ; ma in grazia del discorso del Giolitti , la verificazione è venuta sollecita quanto si poteva desiderare . Dicevo che il disegno del Monopolio aveva per scopo di favorire certi speculatori ; ed ecco il Giolitti a dichiarare esplicitamente che questo Monopolio aveva per scopo di rafforzare finanziariamente lo Stato , perché potesse sovvenire enti locali , aiutare intraprese , sussidiare sindacati . Così viene confermata una voce che già si sentiva a sussurrare che ci sono trusts i quali aspettavano il detto Monopolio come la manna del cielo . C ' è poi un ' altra conferma , sulla quale mi astengo dell ' insistere , perché desidero rimanere nel campo scientifico , lontano da ogni personalità . Il lettore che la volesse conoscere , prenda l ' elenco dei deputati che hanno votato ora in favore del Monopolio , e di fronte ad ogni nome metta un S se il deputato è legato a speculatori , amico , parente , di questi , o speculatore esso stesso ; e vedrà che gli S sono molti , moltissimi . Ce ne sono anche fra gli oppositori ; ma io appunto scrivevo nell ' articolo rammentato che questa era battaglia di speculatori . Intanto quei molti S , tra i partigiani dell ' on . Giolitti dimostrano che la frase a lui tanto rimproverata era giusta . Se egli avesse detto : « Preferisco l ' interesse dello Stato a quello di molti capitalisti » , sarebbe andato fuori della realtà : « Preferisco l ' interesse dello Stato a quello di pochi capitalisti » ; e così sta benissimo . Egli , da valente condottiero parlamentare , sa che la maggioranza è dalla parte dei molti . Generalmente , chi è ostile ad un partito si ferma a considerazioni analoghe . Credo invece che occorre andare più in là , e procurare di capire il perché del fenomeno . Eccovi molte persone intelligenti , anzi furbe , che hanno difeso il Monopolio , e non certo per motivi intrinseci ad esso . Dunque ci dovevano essere motivi estrinseci . Occorre trovarli . Eccovi socialisti , che sono solitamente nemici feroci dei sindacati o dei trusts , e che procacciano di dare allo Stato il modo di aiutare questi sindacati o questi trust ; e lo aiutano pure a sovvenire capitalisti e speculatori di ogni genere , dimenticando opportunamente le teorie del plus valore . Generalmente ci si ferma a notare ciò , e si grida la croce addosso all ' avversario che cade in sì potente contraddizione . No , l ' avversario può essere in perfetta buona fede ; ed il fenomeno è generale . Eccovi gente che si dice democratica ; per essi conta solo , il benessere del popolo ; il rimanente non si deve nemmeno rammentare . Dicono di volere dare le pensioni agli operai . Molti mezzi efficaci per questo ci sarebbero . Ad esempio i dazi doganali , fatti fiscali invece di essere protettivi , darebbero una somma esuberante al bisogno . Se non volete ciò avete l ' imposta progressiva de ' monopoli : potreste prendere quello dello zucchero , dei fiammiferi , dell ' alcool , od altri simili , tutti assai produttivi . Proprio no . Tra tutti quei provvedimenti i nostri amanti del popolo e nemici dei capitalisti , scelgono quello che , per loro stessa confessione , frutterà pochissimo , molto meno del bisogno per le pensioni , ma che sarà favorevolissimo agli speculatori che aspettano la manna governativa . La gente che così opera è intelligente , avveduta ; dunque ha i suoi buoni motivi . Bisogna studiarli . Qui mi fermo , perché se seguitassi scriverei un trattato e non un articolo . Vorrei solo che il lettore intendesse che questo caso del Monopolio delle assicurazioni è solo caso particolare di fenomeni molto più generali ; che questi fenomeni hanno le loro uniformità , e che possono essere oggetto di una scienza che indaghi appunto tali uniformità e le metta in luce .
VILFREDO PARETO RISPONDE ( PARETO VILFREDO , 1911 )
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A quanto pare io ho interpretato male il pensiero dell ' on . Giolitti . Ho avuto torto di adoperare le regole della critica storica , mentre la critica dei partigiani è tutt ' altra . L ' on . Giolitti diceva : Io sono d ' avviso che è bene che vi siano delle grandi forze finanziarie . Il governo italiano ha sempre seguito la via di cercar modo di aiutare le grandi industrie ed i grandi istituti di credito . Primo punto . Se questo discorso si leggesse in un documento storico dei secoli passati , si concluderebbe legittimamente che l ' oratore desiderava , divisava di aiutare le grandi industrie ed i grandi istituti di credito , e che molto probabilmente tale aiuto doveva essere finanziario . Aggiungeva l ' on . Giolitti : Vado più in là . Riconosco che in alcuni casi i sindacati possono essere utili , quando occorrono per diminuire la soverchia concorrenza . Secondo punto . Sempre se si trattasse di un documento storico , si concluderebbe che oltre alle grandi industrie ed ai grandi istituti di credito , l ' oratore estende la sua benevolenza e quindi l ' aiuto ai sindacati , o trusts . È vero che c ' è la restrizione della concorrenza che deve essere soverchia . Si domanda se ci furono mai sindacati o trusts che non trovarono soverchia la concorrenza . Io non ne conosco . Chi vuole conoscere la soverchia concorrenza alla quale riparano i trusts italiani , legga gli articoli di Edoardo Giretti . Sono ricchi di fatti ; mi dispiace di non li potere qui riprodurre , ma ... fanno un volume ! L ' on . Giolitti discorre di enti finanziari , tra i quali c ' è evidentemente il monopolio delle assicurazioni ( sbaglio anche in ciò ? ) e dice : La forza finanziaria dello Stato , che si verrebbe creando con questi enti che concentrano in sua mano dei grandissimi capitali , è elemento di solidità per le industrie e i commerci , perché uno Stato debole non può nei momenti più difficili , trovar modo di evitare le grandi crisi . Terzo punto . Supposto ancora che si discorresse solo di storia , si concluderebbe che il Giolitti vuole adoperare direttamente , od indirettamente , quei grandissimi capitali per dare solidità per le industrie , e per evitare le grandi crisi . È pure evidente che se non li adoperasse né direttamente né indirettamente , non potrebbe raggiungere né questi né altri scopi ; sarebbe come se quei capitali non esistessero . Il modo preciso , con ogni particolare , come saranno adoperati , non lo so , come forse non lo sa neppure il Giolitti . È naturale che le riserve matematiche non saranno direttamente adoperate per sovvenire industrie , trusts , banche . Ma poniamo , come semplice ipotesi , che si adoperino per alleviare il grave pondo di certi titoli di Stato , che hanno certe banche ; queste , in compenso , potranno aiutare industrie e trusts , e sarà un modo indiretto di sovvenire queste industrie e questi trusts . Aggiungendo le sovvenzioni agli enti locali , sulle quali non credo che ci sia quistione , tutto ciò mi pare che si possa compendiare , scrivendo , come ho fatto , che , secondo l ' on . Giolitti , il Monopolio aveva per scopo di rafforzare finanziariamente lo Stato , perché potesse sovvenire enti locali , aiutare intraprese , sussidiare sindacati . L ' on . Giolitti non la pensa in questo modo ? Vuol dire che non si è espresso tanto bene . A che pro discorrere di aiuti alle grandi industrie ed ai grandi istituti di credito , se non ne voleva dare ? Perché nominò i sindacati e le crisi ? Così , per discorrerne in modo accademico ? Ma infine , è inutile contendere sul pensiero di un uomo vivo e fresco ; egli solo ha diritto di manifestarlo . Tolgo la confessione dell ' on . Giolitti dal numero delle prove della mia teoria ; ammetto che , se pure ha discorso un poco diversamente , in sostanza non vuole aiutare né grandi industrie , né grandi istituti di credito , né sindacati , e che non vuole menomamente adoperare i denari dello Stato per evitare le grandi crisi . Tra parentesi farà benissimo , perché oramai è riconosciuto che è col volere evitare le crisi che si fanno più acute . Se in un discorso parlamentare sul monopolio delle assicurazioni , l ' on . Giolitti ha rammentato gli aiuti alle industrie , ai sindacati , alle banche , è stato tanto per dire , ma nella mente sua , nulla ha che fare , con tutte queste cose , il monopolio . Siamo dunque intesi , non se ne parli più . Tolte le confessioni giolittiane , rimangono i fatti . Non avendo a mia disposizione nessuna sonnambula extra lucida , ignoro quelli dell ' avvenire ... ma conosco quelli del passato . Lasciamo stare le Casse postali di risparmio amministrate dallo Stato ; prima perché non è un monopolio ; secondo perché ci sarebbe da scrivere lungamente per indagare se hanno torto , o ragione , coloro che dicono che sarebbe meglio per il paese , specialmente per le province meridionali , che i risparmi rimanessero ad aiutare l ' agricoltura , l ' industria ed il commercio locale , invece di essere asportati dal governo ; e non mancano altre considerazioni pei casi di grandi crisi , di guerra , o simili . Non si può discorrere di tutto in una volta ; rimaniamo nei termini del nostro problema . L ' on . Giolitti ha detto : Lo Stato anche in materia economica deve dirigere , ma non essere diretto . Chi vuole conoscere come lo Stato dirigesse i grandi istituti di credito , legga i volumi dell ' inchiesta sulle Banche . Ci sono molte cose belle , anzi bellissime . Forse si dirà che è un passato molto remoto . Bene ; si leggano gli articoli scritti da Alberto Caroncini sul « Resto del Carlino » , e si vedrà che probabilmente il presente non è poi tanto diverso dal passato . Vi si vedrà pure come l ' ultima crisi , appunto perché il governo volle impedirne gli effetti , è diventata più dannosa , ed ha lasciato in Italia uno strascico ; mentre è interamente risanata nei paesi ove simile errore non fu fatto . Non posso riprodurre qui questi articoli , per lo stesso motivo che non posso riprodurre gli articoli del Giretti , né l ' inchiesta sulle banche , né i documenti parlamentari sui molti favori protettivi di cui godono coloro che poi approvano il monopolio , né i documenti sulla Cassa di previdenza di Torino , che aspetta di essere salvata dal monopolio , né quegli altri sulle convenzioni marittime proposte dall ' on . Giolitti , né le previsioni che si fanno sugli aiuti che , ai sindacati , potranno dare gli istituti di credito , quando siano aiutati da un forte stato finanziario , né tanti altri documenti che infine narrano tutta la vita finanziaria dell ' Italia in questi ultimi tempi , e che dimostrano chiaramente come lo Stato aiuti una certa classe di cittadini , i quali a lor volta , aiutano lo Stato a procacciarsi i mezzi finanziari che sono necessari per concedere tale aiuto . Chi vuole bene conoscere i fatti , purtroppo deve leggere tutto ciò ; perché sinora non si é trovato il modo di sapere senza imparare . Ma del sapere si può fare a meno , anzi , a dirla qui fra noi , un politicante fa tanto migliore riuscita , quanto meno sa ; perché se sapesse , potrebbe avere dubbi ; ed a lui verrebbe meno la forza che dà una cieca fede .
PER LA STORIA ( PARETO VILFREDO , 1911 )
StampaQuotidiana ,
Questo era il titolo dell ' articolo mio pubblicato nel n . 200 di questo giornale Fu omesso in stamperia ed è un guaio , perché così ci sarà stato chi avrà creduto che avevo intenzione di rispondere a certe critiche , mentre non ho tempo né voglia di fare ciò , e tale miseria non mi tange . Ma poiché in articoli di giornali quotidiani non è possibile spiegarsi con quell ' ampiezza che si può usare nei libri , ci possono essere persone che , in perfetta buona fede , abbiano frainteso quanto scrivevo , ed è quindi doveroso il dare loro spiegazioni , poiché è giusto che chi ha fatto il peccato faccia anche la penitenza . Mosso da tale sentimento aggiungo qui altre spiegazioni ; e poi faccio punto , e chi non vorrà intendere si serva pure che non me ne importa niente . Tra le teorie che troveranno luogo nel mio trattato di Sociologia , che pubblicherà fra non molto il Barbera di Firenze , ce n ' è una sulla composizione delle classi governanti sociali e la loro evoluzione . Per fare piacere al mio amico Geoges Sorel , pubblicai , nella rivista sua , un caso particolare di questa teoria , e non me ne dolgo ; tutt ' altro , poiché ciò mi procurò l ' approvazione , per me preziosissima , di scienziati come il Sorel e il prof . Tullio Martello . Quanto scrissi nella rivista del Sorel , fu bene inteso e spiegato dall ' egregio autore che firma Pupin nel « Resto del Carlino » ; io non posso per ragion di spazio ripetere qui né il testo né la spiegazione ; basti sapere che , se non erro , occorre considerare due categorie di « capitalisti » , e cioè coloro che hanno una entrata fissa , o quasi fissa , e coloro che hanno un ' entrata variabile dipendente da speculazioni , e che perciò si possono brevemente dire « speculatori » , senza , per altro che tale nome porti con sé il menomo biasimo . Mi pare dimostrato dalla storia che il massimo di prosperità per un paese si ottiene ove non prevalga troppo né la prima né la seconda categoria di tali persone nella classe governante . Ora , un poco dappertutto , c ' è una notevole tendenza al predominio della seconda categoria ; ed è un fatto che , sia pure sotto varie forme , è intuito da moltissimi . In Francia il Jaurès , ha egregiamente notato l ' opera di questa categoria nell ' avventura marocchina . In Italia la proposta è di mettere lo Stato in grado di aiutare i capitalisti della seconda categoria . Non mi propongo qui di indagare che effetto ciò avrà ; mi basta mettere in luce il puro fatto , perché è l ' esistenza del fatto che conferma la teoria . Ed è pure notevole che i socialisti i quali , in ogni altro paese , sono nemici acerrimi appunto di quei capitalisti , in Italia , invece , aiutano il governo a favorirli . Da ciò non traggo alcuna conseguenza in biasimo dei socialisti italiani . Essi hanno uno scopo , sia in suffragio universale od altro , e per conseguirlo si muovono secondo la linea di minor resistenza , Ma per la mia teoria è importantissimo di notare che quella linea di minor resistenza passa dove non si offende , anzi dove si favorisce gli interessi di quella seconda classe di capitalisti ; perché così rimane ancora una volta confermata la potenza loro , la quale in ogni pagina della storia si legge . È anche notevole come uno strategista parlamentare di primissimo ordine , come è l ' on . Giolitti abbia come pezzi preferiti sullo scacchiere sempre quei capitalisti , principiando dal Tanlongo , passando dalle convenzioni marittime , terminando col monopolio delle assicurazioni . Ripeto che da ciò io non traggo il menomo biasimo all ' on . Giolitti , ma traggo la conclusione , che mi pare evidente , che quei capitalisti hanno tanta forza da imporsi a chi voglia fare una politica pratica . Neppure ad essi , di ciò intendo dare biasimo alcuno ; ogni classe sociale opera secondo la propria indole , e non può essere altrimenti , e neppure gioverebbe che fosse altrimenti . Ma può essere un guaio che una delle classi sociali stravinca e non incontri più opposizione alcuna ; specialmente poi il guaio può essere grande quando venga meno ogni opposizione in nome di un ideale . Ma qui mi fermo , perché se aggiungessi parola , entrerei nella teoria degli ideali e dei miti , importantissima per la Sociologia , ma che non si può spiegare in poche parole ; e se ricadessi nel peccato di volere ciò fare , meriterei troppo grande penitenza .
StampaQuotidiana ,
Forse non è ancora giunto il momento di discorrere oggettivamente dei gravi avvenimenti che si stanno svolgendo , ricercando solo le relazioni dei fatti che essi ci manifestano . Ora è tempo piuttosto di operare che di ragionare , ed alle opere spingono i discorsi che si rivolgono al sentimento , le considerazioni degli interessi , non già le ricerche dello scetticismo scientifico . Pure anche queste possono avere un ' utilità , lieve invero , aiutando a scoprire per quale via sentimenti ed interessi possono adoperarsi per raggiungere uno scopo , e non sarà dunque tempo assolutamente sprecato lo occuparsene ora . I presenti avvenimenti , come tutti i fenomeni sociali , hanno molte e varie cause , ma non tutte di eguale importanza . Se disponiamo per ordine d ' intensità le forze di cui ora vediamo la risultante nel gran cozzo delle nazioni , ne troviamo da prima tre che di gran lunga sovrastano alle altre e che sono : 1 ) il contrasto del germanismo e dello slavismo ; 2 ) il contrasto tra il militarismo aristocratico e la democrazia sociale ; 3 ) gli interessi particolari dei vari Stati . Vediamoli partitamente . Non voglio menomamente risolvere qui il difficile problema delle stirpi , e quando discorro di Slavi , di Germani , di AngloSassoni , di Latini , voglio solo indicare le collettività che hanno volgarmente tale nome , senza indagare come sono costituite . Ciò posto , è facile riconoscere nei fatti che Slavi e Germani hanno al presente una gran forza di espansione ; gli AngloSassoni già l ' ebbero pure , ma ora inclinano a restringersi alla difensiva ; i Latini l ' hanno perduta da un pezzo , anzi questo nome è diventato una semplice denominazione ; non sentono i Latini di Spagna , di Francia , d ' Italia , un ' inclinazione a convergere ad un centro comune , come gli Slavi ed i Germani , e neppure a prestarsi vicendevole aiuto come gli Stati dell ' Impero britannico . Non dimostrano , nella loro letteratura , neppure come reminiscenza classica di Roma , l ' orgoglio di stirpe che palesano Germani , Slavi , AngloSassoni . I letterati tedeschi non la finiscono più di rammentare Arminio , ed ora dicono che , come i loro antenati distrussero lo Impero Romano , spetta a loro di distruggere i « putridi Latini » ; nessuno in Italia è spinto da un analogo sentimento prepotente a rammentare la vendetta che le legioni di Tiberio trassero dalla disfatta di Varo , né la distruzione dei barbari fossero « putridi » o no compiuta da Mario , né i molti Germani tratti captivi a Roma . Dico ciò non per amore di rettorica , ma solo per esprimere un indizio di inclinazioni e di sentimenti . Neppure vo ’ indagare se le manifestazioni dei pangermanisti sono lodevoli o no , se è ragionevole il fuggire di imitarle ; cerco solo un indice dei sentimenti , come il termometro dà un indice della temperatura , e mi pare certo che un termometro di tal fatta , mostra una temperatura molto elevata tra i Germani , notevole tra gli Slavi , non troppo bassa tra gli AngloSassoni , e quasi zero tra i Latini . Così vediamo che , riguardo alla stirpe , la forza principale sta nel contrasto tra Germani e Slavi ; viene poi quella degli AngloSassoni ; e della forza che potrebbe essere tra i Latini non c ' è da tener conto . I Germani , consapevolmente o no , mirano all ' egemonia in Europa , a dare a Berlino la parte che ebbe Roma nel mondo antico , gli Slavi mirano a riunirsi in un organismo , a costituire alcunché d ' analogo a ciò che è ora l ' Impero Tedesco ; gli AngloSassoni vogliono serbare intatto l ' Impero Britannico . Quest ' ultima inclinazione avrebbe potuto essere facilmente soddisfatta , se la Germania avesse imitato Roma , che non aggrediva tutti gli avversari in una volta ; non così potevasi togliere il cozzo tra Germani e Slavi ; esso era fatale , inevitabile . Cagioni secondarie hanno determinato l ' epoca della presente guerra , ma essa , tosto o tardi , era assolutamente inevitabile . Scoppiata la guerra , l ' Inghilterra si è dimostrata più avveduta della Grecia antica , la quale ha lasciato che Roma distruggesse Cartagine , senza badare che , dopo , sarebbe toccato ad essa di essere aggredita e vinta ; ed in ciò sta la principale cagione dell ' intervento inglese . Un Bismarck lo avrebbe forse preveduto , e quindi avrebbe provveduto a scansarlo ; il presente Governo germanico non fu da tanto . Volgiamoci all ' altra cagione principale della guerra . A noi in parte sfugge , perché siamo in mezzo agli avvenimenti , che una grande trasformazione sta compiendosi nel mondo , ed è quella del dilagare della fede democratico - sociale , che assume tutti i caratteri di una religione . Tale trasformazione è paragonabile all ' altra compiuta quando il cristianesimo invase l ' Impero Romano ; e l ' analogia si estende a certi particolari , come è appunto la cecità di molti Romani che non scorgevano l ' importanza del fenomeno a cui assistevano , alla quale fa riscontro la cecità di molti nostri contemporanei che non sanno giustamente valutare il fenomeno che sotto ai loro occhi si svolge . L ' Europa occidentale ha tutta più o meno la fede democratico - sociale ; la Germania colla sua appendice austriaca è rimasta sola fedele al militarismo aristocratico ; quindi tra essa e l ' Europa occidentale è propriamente una guerra di religione che si svolge . Anche questa , tosto o tardi , era inevitabile . I popoli dell ' Europa occidentale hanno debellato , ognuno nell ' interno del proprio Stato , il partito detto conservatore , e che era attinente all ' ordinamento germanico ; oramai , per procedere innanzi nella via seguita , era assolutamente necessario debellare , all ' estero , l ' ordinamento germanico , che si ergeva come formidabile ostacolo . Più volte i ministri radicali - socialisti inglesi dissero che gli armamenti della Germania , col fare indispensabile corrispondenti armamenti inglesi , toglievano loro di spendere quanto avrebbero voluto nelle « riforme sociali » . In Francia , i radicali - socialisti e gli antimilitaristi erano tenuti alquanto a freno dal timore di una guerra colla Germania . La Russia è in parte estranea tanto alla corrente religiosa della democrazia sociale dell ' Europa occidentale , come a quella dell ' aristocrazia militare della Germania ; inclina piuttosto verso la prima che verso la seconda , poiché la Russia manca interamente di una casta aristocratica e militare . In ogni modo essa è stata tratta nel conflitto non da tal fede religiosa , ma da cagioni analoghe a quelle che spinsero l ' Inghilterra ; cioè ha inteso che non poteva lasciare che la Germania si mangiasse il carciofo foglia per foglia . Nelle guerre di religione , vi sono spesso alleanze simili . Principi cristiani si allearono ai Musulmani ; principi cattolici ai protestanti : bruciavano nel loro regno i protestanti e li difendevano all ' estero . L ' alleanza dello zarismo russo e della Repubblica francese non è poi più strana dell ' alleanza dei socialisti tedeschi colla casta aristocratico - militare del loro paese ; e c ' è anzi da considerare che , in caso di vittoria , la Russia non s ' ingerirà menomamente per mutare il Governo della Francia ; mentre , se la Germania vince , è certo che la casta aristocratico - militare porrà nuovamente sotto il giogo i socialisti tedeschi . Se la fede dell ' Europa occidentale è democratico - sociale , il suo ordinamento è in gran parte plutocratico . La plutocrazia ora come sempre si vale della fede religiosa altrui per provvedere al suo tornaconto ; in Germania è tenuta a freno dalla casta aristocratico - militare ; nell ' Europa occidentale , domina . La Germania non ha avuto un Caillaux che disponesse del Governo e dei tribunali , che , per sue vedute personali , impedisse un imprestito indispensabile per la difesa della patria ; non ha affidato ad un banchiere di concludere un trattato di pace ; non ha , come in Inghilterra , chiesto l ' aiuto efficace dei plutocrati per ottenere elezioni favorevoli al Governo . La plutocrazia non voleva la guerra , ma inconsapevolmente l ' ha preparata . Essa ha avuto gran parte nella rivalità franco - tedesca , ed in quella germanica - inglese , e , coi suoi giornali , ha conferito all ' inasprimento dei sentimenti di odio tra queste nazioni . Ma ora vorrebbe la pace , quindi non dobbiamo porre l ' opera sua tra le cagioni del proseguimento della guerra . Finalmente ci sarebbe da dire degli interessi particolari dei vari Stati ; ma possiamo tralasciare di fermarci su tale argomento , perché è il meglio noto alla diplomazia , ed è perciò che questa poteva sperare di scansare la guerra , mentre , ove avesse posto mente alle due altre cagioni , ora rammentate , avrebbe capito che ciò era impossibile e che rimaneva solo da prepararsi a trarre dalla guerra quanto poteva dare . Tale appunto può essere ancora lo scopo di Stati che , come l ' Italia , hanno parte secondaria nel gran conflitto . Avvedutezza ci vuole per conoscere ciò che è possibile , risolutezza ed energia per compierlo . I sentimenti esistenti non si possono mutare , ma da essi si può trarre profitto . Se ci fossero solo gli interessi dei vari Stati , un trattato di pace duratura sarebbe presto possibile , poiché infine tali interessi non sono inconciliabili ; ma l ' esserci le due prime cagioni di guerra toglie speranza che si possa conseguire una pace duratura , se una delle parti contendenti non è interamente fiaccata . Quindi è probabile che lunga sarà la presente guerra . Si vede ora quanto grave era l ' errore di coloro i quali asserivano che ormai le guerre erano fatte impossibili dall ' accresciuta potenza dei mezzi di distruzione , e si vedrà che grave del pari è l ' errore di coloro i quali credono la presente guerra non potere durare , per cagione delle difficoltà finanziarie e della carestia che colpirebbero parte almeno dei belligeranti . Gli Stati moderni hanno immense riserve economiche . Da prima ci sono molte spese per lavori pubblici , « riforme sociali » ed altre che non sono indispensabili e che si possono sopprimere . Poscia , enormi sono i debiti pubblici , e gli Stati possono pagarne solo in parte , o non più pagarne i frutti . Tale operazione , se il debito pubblico è tutto nello Stato , produrrà certo molte sofferenze , ma intaccherà poco o niente la potenza di produzione economica ; e se il debito pubblico è in gran parte all ' estero , i forestieri saranno spogliati in pro dei cittadini . Inoltre , da un secolo ad oggi , sono enormemente cresciute le spese di lusso , o almeno non indispensabili dei privati , mentre scemavano le ore di lavoro e l ' intensità di esso . I popoli possono dunque tornare a ciò che erano un secolo fa , soffrendo bensì , ma senza alcun serio pericolo di distruzione economica , poiché , alla fin fine , i popoli , un secolo fa , vivevano e prosperavano . Per tal modo , non sono solo centinaia di milioni , bensì miliardi e miliardi che divengono disponibili per la guerra . Gli avvenimenti che ora vediamo seguire prenderanno posto fra quelli più grandi e di maggior momento della storia ; essi manifestano il principio di un ' èra nuova .