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> autore_s:"PARETO VILFREDO"
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Gli uomini , nella loro attività sociale , sono mossi principalmente dai sentimenti e dagli interessi , e molti stimano che siano mossi dai ragionamenti . A mantenere tale illusione vale il fatto che sentimenti ed interessi trovano sempre un ragionamento o meglio uno pseudo ragionamento che li esprime ; ragion per cui , col solito post hoc , propter hoc , nasce il concetto che il ragionamento ha determinato sentimenti ed interessi ; invece il rapporto è generalmente inverso . Principalmente e generalmente non vogliono dire esclusivamente ed in ogni caso particolare , quindi un qualche effetto i ragionamenti ed i pseudo ragionamenti possono averlo , ma è per solito assai lieve . Non è qui il luogo di tentare una dimostrazione di queste asserzioni ho scritto due grossi volumi per provare di fare ciò ma può non essere inutile vederne una conferma negli avvenimenti della presente guerra . Abbiamo avuto bei e ben fondati ragionamenti per dimostrare il delitto compiuto dalla Germania col violare la neutralità del Belgio . Ponga mente il lettore al fatto che tali ragionamenti furono respinti da chi già era amico della Germania o anche solo inclinava ad essere benevolo ; ma furono accolti da chi era nemico della Germania o solo inclinava ad esservi ostile . È dunque manifesto che tali caratteri determinarono principalmente i convincimenti degli uomini , e non i ragionamenti ; poiché , se questi avessero avuto un ' azione indipendente dai caratteri , ci dovrebbero essere almeno pochi , pochissimi tedeschi che biasimassero la violazione della neutralità ; pochi , pochissimi francesi e inglesi che l ' approvassero . È vero che gli inglesi dissero di muovere guerra alla Germania perché era stata violata la neutralità belga ; ma fu evidentemente se non pretesto , almeno solo causa occasionale , poiché preesisteva ed era potente la rivalità anglo - tedesca , che tosto o tardi doveva inevitabilmente condurre ad un conflitto armato . Nel fatto della violata neutralità belga si ha un caso simile a quello del celebre dispaccio di Ems , che fu solo causa occasionale della guerra del 1870 , preparata in sostanza dalla rivalità franco - prussiana . Vennero poi la distruzione di Lovanio , della cattedrale di Reims , ed altri fatti simili . I Tedeschi furono detti barbari nipoti di Attila , e vituperati o almeno biasimati in ogni modo . Anche in questo caso biasimi e vituperi furono respinti da chi già era benevolo alla Germania , accolti da chi ad essa era avverso , e veramente per ora non se ne vede il menomo effetto pratico . Gli intellettuali germanici provvidero ad una contro - offensiva e fecero gran consumo di carta e d ' inchiostro per dimostrare che la Germania era un povero agnellino , insidiato da lupi perversi e rapaci , e che , poveretta , se aveva mancato alla fede di trattati da essa firmati , ucciso donne e ragazzi , fucilato ostaggi , distrutte città e monumenti , aveva solo operato in stato di legittima difesa . Anche queste belle produzioni letterarie , queste splendide orazioni ebbero un effetto pratico molto prossimo a zero : persuasero chi già era persuaso ; d ' altri , nessuno . Qui forse il lettore osserverà : « Tra tutti questi discorsi che servono a niente , mettete pure anche il vostro che li dimostra inutili , poiché veramente è opera vana ammazzare un uomo morto » . Adagio un poco : non confondiamo il principale col secondario . Tali discorsi od altri simili , da sé valgono poco o niente , ma possono servire ad occultare interessi e sentimenti che valgono per il bene , oppure per il male di una nazione . Per molti anni abbiamo udito discorsi che , senza tregua né posa , predicavano la fine delle guerre , fatte ormai impossibili dal progredire dei sentimenti umanitari , di giustizia e di diritto , dell ' evoluzione del proletariato , che sdegnosamente le respingeva e che bene avrebbe saputo imporre la sua volontà , dalla perfezione stessa degli armamenti che avrebbe tolto agli eserciti di poter venire a battaglia . Tutto questo gran discorrere ed argomentare ha messo capo ad una guerra generale delle nazioni , che è certo fra le maggiori che mai abbia veduto l ' umanità ; e perciò , sotto tale aspetto , discorsi ed argomenti sono stati assolutamente vani . Manifestarono invece un ' opera , invero di non gran momento , contraria al fine a cui tendevano ; furono cioè il manto col quale si ricoprivano interessi e sentimenti i quali miravano a volgere in pro della clientela elettorale i quattrini che dovevano servire per la difesa della patria . Per esempio , furono i bei discorsi sul diritto internazionale , sulla « pace mercé il diritto » , che occultarono sentimenti ed interessi i quali distolsero il Belgio dal prepararsi convenientemente alla guerra . Se l ' esercito tedesco passò dal Belgio invece di passare dalla Svizzera , oltre a ragioni strategiche , può anche essere stato perché tutti gli Svizzeri sono soldati ed ottimi tiratori , mentre i Belgi avevano solo un piccolo esercito . Simili discorsi occultarono pure sentimenti ed interessi che fecero imprevidenti per la preparazione della guerra Francia , Italia ed Inghilterra . « Non avremo certamente la guerra » dicevano i ministri della guerra francesi , ed anche alcuni italiani ; e , con tale scusa , invece di provvedere artiglierie ed altre armi , si spendevano i quattrini per fini elettorali . In Germania , poco credito ottenevano analoghi vaniloqui , perché non corrispondevano a sentimenti e ad interessi , in ogni modo rimanevano un semplice sfogo letterario , e il Governo faceva della « politica reale » , ed aveva maggior fede negli obici da 420 mm . che nell ' « immanente giustizia » o nella pace imposta dal proletariato . Il Lloyd George discorreva come se la guerra la volessero esclusivamente i « ricchi » , ed aggiungeva che essi soli dovevano pagare gli armamenti . Per una strana ironia del caso , toccò proprio a lui a fare tal guerra ! Ma intanto , questi discorsi avevano ricoperto gli interessi elettorali del partito , e quindi erano cagione , sia pure in piccola parte , in modo subordinato , che l ' Inghilterra giungesse poco preparata al gran cimento : molto meno preparata della Germania . In Italia , discorsi analoghi operarono , sia pure lievemente , per ricoprire interessi analoghi ; essi furono come un narcotico , il quale , debole se si vuole , pure ebbe parte nel togliere la chiara veduta della realtà , la quale è che gli Stati si difendono con armi ed armati , e non coi principi del diritto internazionale , del pacifismo , della morale , della « giustizia immanente » , della santa evoluzione , e di tante altre simili entità . Fatti ci vogliono , non discorsi e chiacchiere .
NON SI OTTENGONO VANTAGGI SENZA SACRIFICI ( PARETO VILFREDO , 1914 )
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La scissione del Partito socialista italiano non è che un caso particolare di un fatto generale , che ( per non andare troppo lontano , un altro caso particolare si può osservare nella scissione dei cattolici in modernisti ed in integralisti ) mena a questa conseguenza : che , in tutti i partiti , forti e vivaci , si costituiscono due classi di gruppi : una che inclina alla transigenza , l ' altra all ' intransigenza . Ciò dipende dall ' indole delle società umane , in cui condizione di un abile operare è la transigenza , di un forte operare l ' intransigenza ; e quando manchi questo o quell ' operare , non solo viene meno la speranza di un prospero successo , ma appaiono invece i sintomi della decadenza che condurrà all ' annientamento del partito . La viva fede degli intransigenti si manifesta coll ' espressione di una meta ideale , che sta tanto più fuori della realtà quanto più è viva la fede , e che può giungere agli estremi limiti dell ' assurdo , se la fede è vivissima . Non c ' è dunque da ricavare nulla dalla considerazione intrinseca di questi fini , circa al valore sociale della setta che li manifesta : essi indicano solo una direzione ; ed anche in ciò occorre essere guardinghi nel valutarli , poiché la viva fede può rimanere e la direzione mutare . I primi cristiani erano pacifisti , ed ebbero per successori uomini di non meno viva fede ma bellicosi . Ora una analoga trasformazione si è compiuta sotto i nostri occhi , in Germania , in Francia , ed anche un poco in Italia . In questi paesi , pure tacendo di casi estremi come quello dello Hervé , abbiamo veduto molti pacifisti diventare bellicosi , e non pochi socialisti assecondare volonterosi le guerre della « borghesia » . Se l ' Italia avrà guerra , vedremo probabilmente da noi trasformazioni simili a quelle già osservate in Germania ed in Francia . Il fine ideale del nazionalismo si sovrapporrà ad altri fini ideali , e su di essi prevarrà per un tempo più o meno lungo . In altro campo che in quello del senso intrinseco dei fini ideali vuolsi cercare principalmente il valore sociale di coloro che a questi fini tendono ; e cioè dobbiamo porre mente all ' intensità delle fedi che per tal modo si manifestano . Le vive fedi che mirano a fini ideali sono quasi le sole forze che possano validamente opporsi al dominio degli interessi materiali ed immediati , e che possano far prevalere la prosperità della patria sopra il tornaconto individuale . Potrebbe darsi che , se l ' Italia avesse guerra , coloro che ora hanno per fine ideale la neutralità assoluta , fossero di maggiore aiuto per difendere la patria , dei presenti cacciatori di sussidi alle cooperative di operai . Non si deve dimenticare che una società in cui ci sono vari fini ideali , si muove secondo la risultante di tali forze e non già pel verso preciso di una di esse ; ed è questo un altro motivo per astenersi dal considerarne intrinsecamente una , escludendo le altre . L ' arte di governo sta nel sapere adoperare le vive fedi e gli interessi , cioè , in poche parole , le varie forze che operano nella società . Già gli avvenimenti sinora seguiti concedono di asserire che errore principale dei governanti tedeschi fu lo avere troppo largamente partecipato ai sentimenti pangermanisti , invece di badare solo ad adoperare la potentissima forza che per tal modo si manifestava . Perciò , accecati dall ' orgoglio e dimenticando gli insegnamenti del Bismarck , furono tratti a trascurare interamente la preparazione diplomatica della guerra . In un altro verso , si ha l ' errore del Governo italiano , nella guerra libica , che fu condotta badando solo agli interessi , e che perciò indebolì più che fortificare l ' Italia . Al principio di essa , grande era l ' entusiasmo in paese , e se si fosse alimentata tale fiamma , avrebbe potuto divampare in un incendio che avrebbe portato in alto i cuori di tutto il paese , preparandolo all ' opera ben altrimenti pericolosa ed ardua che ora ha da compiere . Invece , collo studiarsi di far apparire la guerra libica come un ' operazione facilissima e tale da non poter ledere alcun interesse , si è fatto quanto era possibile per spegnere la fiamma dell ' entusiasmo , per distogliere il paese dalla considerazione di fini ideali , che solo pochi nazionalisti procurarono di mantenere , e a ricacciarlo più che mai nella cura esclusiva di interessi materiali , immediati , individuali . Ed ora potrebbe ripetersi un errore analogo , ma che sarebbe di ben maggior danno , se nascesse e si fortificasse in paese la persuasione che si potranno conseguire grandi vantaggi con pochi o punti sacrifizi , badando agli interessi materiali immediati più che ai fini ideali . La storia smentisce assolutamente una tale presunzione , ed i popoli che da essa si lasciano adescare s ' avviano non alla prosperità ed alla gloria , ma alla rovina ed all ' avvilimento .
CONTRADDIZIONI ( PARETO VILFREDO , 1919 )
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C ' è molta gente che , ad un tempo , lamenta il caro vivere ed approva i provvedimenti che lo producono . Un ' esperienza secolare ha dimostrato che le restrizioni al commercio nazionale ed internazionale , i vincoli dell ' industria , gli ostacoli posti al libero muoversi dei capitali recano scarsità di produzione e disagio economico , manifestato dal caro vivere , come il termometro palesa l ' alzarsi della temperatura . Quindi chi vuole le prime cose deve anche volerne la conseguenza ; e chi questa non vuole non deve neppure volere le prime . E altresì evidente che , se si lavora meno e si consuma di più , ne segue uno squilibrio che reca ancora disagio economico . Chi , da una parte , approva la riduzione delle ore di lavoro , i continui scioperi , divenuti oramai uno svago , il lavoro svogliato , l ' ozio crescente , e , dall ' altra parte , i salari accresciuti , che concedono maggior consumo , almeno sinché non siano compensati dall ' aumento dei prezzi , i sussidi di disoccupazione , che spessissimo sono sussidi dati a chi non vuole lavorare se non ad alto prezzo e come a lui pare e piace , i premi di ogni genere assegnati a certe classi di cittadini , ed altre simili cose che operano nel senso di accrescere il consumo , vuole propriamente che ad una deficiente produzione corrisponda un sovrabbondante consumo , e poiché ciò non è assolutamente possibile appare un contrasto di cui è indice e misura l ' alzarsi dei prezzi . I governi , per fare le spese di tutti quei provvedimenti , ricorrono all ' aumento delle imposte , agli imprestiti , alla emissioni di cartamoneta ; e per tal modo , mentre da un lato stimolano i consumi , dall ' altra deprimono la produzione , distogliendo da essa , in parte almeno , i capitali che vi si sarebbero volti . Approvare tutto ciò e deplorare il caro vivere che ne è la conseguenza , mostrarsi favorevoli al falcidiare dei capitali che opera il governo , e predicare che devesi accrescere la produzione , ricorda lo scherzo di quel dabbenuomo il quale esponeva come suo programma politico : « Chiedere più all ' imposta , meno al contribuente » . I nodi principiano a venire al pettine . Si ode il grido d ' allarme : manca il carbone ! E di che vi meravigliate ? Se i minatori lavorano meno tempo e meno intensamente , da dove volete che venga il carbone ? Deve forse venir fuori dalla miniera , come se fosse un animale , colle proprie zampe ? Ma si « potrebbe » accrescere la produzione , col miglior uso delle macchine , col dare le miniere allo Stato , che già avendo procacciato l ' abbondanza di ogni ben di Dio , procurerà certo anche quella del carbone . E sia pure , su ciò qui non vogliamo contendere . Aspetta cavallo che l ' erba cresce . Ragioniamo di ciò che è , non di ciò che potrebbe essere . Un poco dappertutto si citano fatti che dimostrano la riduzione della produzione . La soppressione del lavoro a cottimo ha avuto effetti deprimenti . A Kiel , un operaio , lavorando a cottimo , faceva 100 fori in un giorno , lavorando a giornata , solo 39 . A Eidelstedt , gli operai producevano , a cottimo , 950 Kg . di filo di ferro in ore 9,30 , e ne producono solo 600 Kg . in 8 ore , lavorando a giornata . Non importa loro più nulla di perdere il posto , perché hanno i sussidi di disoccupazione , mercé i quali possono godersela , senza lavorare . In Francia , il governo costringe la Germania a mandare operai per rimettere in assetto le regioni che furono invase ; in quel paese ed in altri gli agricoltori e gli industriali si lamentano che manca la mano d ' opera , dunque parrebbe che sovrabbondi il lavoro ; ma i governi di quei paesi spendono grandi somme per sussidi di disoccupazione , dunque parrebbe che invece sono gli operai che sovrabbondano . La contraddizione sparisce quando si consideri che non è lavoro ma ozio che vogliono i sussidiati , oppure che se accetterebbero lavoro sarebbe ad un prezzo che non si può pagare . Per dimostrare che l ' aumento della spesa di mano d ' opera poco opera sull ' aumento del prezzo del prodotto , si citano statistiche , dalle quali , ad esempio , si ricava che nel costo del prodotto c ' è il 16 per cento di costo di mano d ' opera e il 56 per cento di costo di materie prime , e se ne deduce che , anche raddoppiando i salari , il prezzo del prodotto dovrebbe crescere solo del 16 per cento , e se cresce di più , é colpa degli « ingordi speculatori » , con quel che segue . Bravi ! E le materie prime , e il carbone per fare andare le macchine , l ' olio per ungerle , gli strofinacci , ecc . , tutto é caduto dalla luna , proprio dove se ne ha bisogno ? Non occorre mano d ' opera per produrre tutto ciò né per trasportarlo ? E i salari degli impiegati , che pure debbono mangiare , vestirsi , alloggiarsi , le spese generali , ecc . , non crescono in relazione col crescere dei salari ? L ' enorme aumento del costo della mano d ' opera dei muratori e per i materiali che adoperano ha fatto tanto rincarare le case che oramai poche se ne edificano ; mancano dunque gli alloggi e finirebbe col mancare il lavoro ai muratori ed ai produttori di materiali da costruzione , i quali perciò dovrebbero adattarsi a lavorare più , meglio ed a minor prezzo . Ma interviene il governo , e dà sussidi per la costruzione di case , quindi favorisce l ' ascesa dei salari e dell ' ozio di coloro che le edificano , e toglie ogni remora che avrebbe potuto ricondurli a più miti consigli . Dicesi che l ' intervento del governo mira a procurare alloggio a chi ne manca , no , mira a procurare alti salari ed ozio a coloro che edificano le case . Mira anche a favorire indirettamente l ' emigrazione dalle campagne nelle città , togliendo l ' ostacolo del caro prezzo dell ' alloggio . Non dico che tutto ciò sia biasimevole , potrebbe anzi essere lodevole ; narro , non giudico , e mi limito qui ad esporre alcune contraddizioni . Volete produrre molte derrate alimentari e distogliete la gente dalle campagne , ove solo si possono avere ; volete bere molto vino e togliete i lavoratori alle viti , volete accrescere la produzione industriale e sperperate i capitali che ad essa occorrono . Tutto non si può avere . Tra due partiti che si escludono vicendevolmente , pigliate quello che vi piace , e lasciate stare l ' altro . Come dice un proverbio toscano , non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca . Per ridurre le ore di lavoro e crescere i salari parrebbe che giovasse scegliere il momento in cui la produzione cresce ed abbonda , invece si é scelto proprio il momento in cui scema ed é deficiente . È dunque evidente che sono intervenute altre forze , che non sono quelle economiche , e che la contraddizione é sociale più che economica . Tali contraddizioni hanno origine dal fatto che le circostanze spingono , a volere sciogliere problemi insolubili ; ed é appunto ciò che fa molto grave e pericolosa la crisi la quale , in ogni modo , doveva seguire dopo la guerra .
UTOPIE ( PARETO VILFREDO , 1920 )
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L ' instabilità economica sociale e politica opera fortemente per accrescere i guai della vita presente , ed in parte , sia pure non grande , ha origine da quell ' ordinamento che , sotto il nome di Società delle Nazioni , vuolsi imporre al mondo come recante un migliore assetto degli Stati , e che invece è solo una forma dell ' imperialismo di certi Stati vincitori . Dell ' indole intrinseca della Società delle Nazioni qui non vo ’ dire di proposito , e mi limito ad alcune osservazioni per mostrare come poco alla volta vanno svelandosi le utopie che in essa si appiattano , e di cui ha dovizia al pari dei molti disegni che l ' hanno preceduta , col lodevole scopo di procacciare alle Nazioni pace se non perpetua , duratura . Già molto si scrisse di una delle vane speranze suscitate dal nuovo disegno , cioè di quella che , mercé il supposto principio di nazionalità , a cui il Wilson infondeva rinnovata gioventù si aveva di porre termine a parte almeno dei gravissimi conflitti internazionali . Sino dal suo apparire ne fu prevista la fallacia , confermata poi , ogni giorno , dai fatti . Esso , lungi dall ' appianare i passati conflitti , ne fa sorgere di nuovi ; ed è appunto per ciò che il partito detto repubblicano negli Stati Uniti , respinge la Società delle Nazioni , secondo la formula wilsoniana , non volendo impacciarsi in quel semenzaio di litigi . In Italia , la quistione di Fiume trascende interamente dalle ideologie wilsoniane , che meglio non valgono per l ' Irlanda , l ' Egitto , la Turchia , la Russia , né , per dir breve , pel rimanente del globo . René Johannet , in un volume denso di fatti e di idee , ha fatto vedere che quel bel principio di nazionalità somiglia ad una bolla di sapone , e finisce la sua prefazione dicendo essere prossimo il tempo in cui esso avrà un posto d ' onore nel museo delle ideologie smesse . Egli ben s ' appone circa al merito intrinseco , ma erra forse circa il tempo che ancora avrà credito il principio . Tali ideologie hanno vita lunga , e quando si credono spente , tosto risuscitano sotto altre vesti . Così ora , nella domanda fatta dagli alleati alla Olanda , per la estradizione del Kaiser , abbiamo visto redivivo l ’ « universale consenso » che in realtà è molto parziale considerato come fonte di indirizzo che si sovrappone ai diritti positivi e li signoreggia ; tantoché « i difensori del diritto e della giustizia » buttano via i primi , e si danno sol cura del secondo ... sinché a loro torna comodo . La Svizzera esita a far parte della Società delle Nazioni , temendo che sia insidiata la sua neutralità . È vero che questa rimane malsicura in ogni modo , e il prof . André Mercier la dice un mito . Le considerazioni che egli svolge in proposito sono importanti e vanno molto al di là del caso particolare e fugace da cui hanno origine . Egli principia ricordando i fatti storici , i quali mostrano che la neutralità della Svizzera non l ' ha salvata da parecchie invasioni . È questo un capitolo particolare del quesito generale , il quale investiga l ' effetto reale dei trattati , spesso diverso , talvolta diversissimo dal contenuto formale . La conclusione sperimentale è che i trattati non sono né interamente efficaci né interamente inefficaci ; valgono sino ma non oltre un certo punto . Seguita il nostro autore mostrando che il nome di « neutralità » corrisponde ad un concetto non rigoroso né ben determinato . Egli ha interamente ragione . Anche questo è un capitolo particolare di un quesito generale . Tutti i termini dei generi di quello di « neutralità » patiscono difetto di precisione e di rigore . Di ciò lungamente scrissi nella Sociologia e la conclusione è che non possono fare parte di un ragionamento rigorosamente sperimentale . Non mi fermo sulla parte pratica dello studio del prof . Mercier , perché trascende dall ' argomento generale che qui espongo . Su tale argomento ancora ho da ricordare un autore . Yves Guyot , valoroso capo del partito della libertà economica in Europa , e degno successore del Cobden , ha scritto una trilogia , che principia con un volume sulle cause e sulle conseguenze della guerra , e seguita poi due volumi dell ' opera selle guarentigie della pace ; nel primo dei quali si raccolgono , mirabilmente compendiati , gli ammaestramenti del passato , nel secondo si passa all ' esame critico , e si conclude mostrando quanto poco di reale sia contenuto nella Società delle Nazioni , in cui l ' autore vede « la risurrezione di un vecchio mito » . La paragona alla Santa Alleanza , e scrive : « Ho studiato in modo oggettivo i risultamenti negativi ottenuti dalla Santa Alleanza e dal trattato che la confermò . Vi è ora , tra gli Alleati , coerenza maggiore di quella che c ' era tra l ' imperatore di Russia , il re di Prussia , l ' imperatore d ' Austria , i ministri d ' Inghilterra e il re Luigi XVIII » ? La risposta è negativa suffragata da infiniti fatti , ed appare evidente la vanità della Società delle Nazioni , per recare pace al mondo . Nel volume sulle cause e le conseguenze della guerra l ' autore , nel luglio 1915 , scriveva : « I tedeschi paiono proporsi di eccitare e di meritare un odio profondo . Tale odio è un fattore di guerra che è utile mentre questa dura ; poiché reca la necessità di una vittoria decisiva , senza la quale la pace potrebbe essere solo provvisoria e fallace . Ma né gli individui né i popoli vivono di odio ; esso non è un genere alimentare : colui che lo pasce ne è divorato » . Ciò è ora più che mai vero e non è certo coi sentimenti di odio , od altri di tal fatta che si potranno sciogliere i gravi problemi economici e sociali che premono sul mondo . Non è col gridare morte a questi o a quelli che si farà crescere la produzione ; e non è neppure coi predicozzi morali che si farà scemare il consumo ; questi possono forse avere effetto su pochi imbecilli borghesi , non mai sul grandissimo numero di individui i quali costituiscono il rimanente della popolazione , né specialmente su coloro che sanno conquistare e godersi la roba degli imbelli . Il sapere quale somma si ha « diritto » di togliere al vinto nemico preme assai meno che il conoscere quale somma esso « potrà » pagare . Lo avere confuse queste due cose non è estraneo alle prodigalità degli Stati vincitori ed al conseguente loro dissesto finanziario . Se poi dalle contese internazionali passiamo alle civili , ripeteremo che il sapere quale somma la plutocrazia - demagogica ha il « diritto » di estorcere ai risparmiatori , preme assai meno che il conoscere quale somma « può » ad essi togliere senza ferire o rovinare la produzione . Il padrone della gallina dalle uova d ' oro aveva certo il « diritto » di ucciderla , ma ha operato pel proprio vantaggio così facendo ? Può darsi benissimo che la viltà borghese non assegni verun limite alle richieste di certi salariati e dei pescicani loro capi , ma non c ' è alcun altro limite imposto dalle stesse condizioni della produzione ? Ogni diminuzione delle ore di lavoro , ogni aumento di salario conseguiti oggi sono solo scala a nuove richieste domani . Ci sono ora minatori che vogliono giornate di sei ore con , naturalmente , un aumento di paga . Si può seguitare indefinitamente a percorrere tale via ? Si può giungere , per esempio , ad un ' ora di lavoro con mille lire ( oro ) di paga giornaliera ? Evidentemente no . Dunque vi è un certo limite oltre al quale non conviene andare , e non si può trascurare tale considerazione . Pare a molti che si può trovare una ricetta esclusivamente economica e finanziaria per risanare i guai economici e finanziari , ma è vana speranza . Questi guai dipendono in gran parte dall ' ordinamento sociale e politico , e non si possono studiare indipendentemente dal caso . « Fatevi buona politica e vi farò buone finanze » , diceva un ministro ; e tale sentenza è vera in ogni paese e in ogni tempo .
BILANCIO DELLO STATO ( PARETO VILFREDO , 1920 )
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Poiché l ' uso vuole che ci sia un bilancio della Stato e una relazione su di esso , abbiamo quello e questa . Essi riferiscono le entrate e le spese in una certa unità che dicesi lira . Che mai sarà , di preciso o almeno con discreta approssimazione , non si sa , poiché tace l ' Oracolo di Delfo ed è morta M.me de Thèbes . Sei o sette anni fa , questa lira non era molto lontana dalla pari coll ' oro ; poi si è data a vita selvaggia ; fa salti da capriolo . Se si paragona al franco svizzero , che è più fermo , ma non fermissimo , si trova che mentre scrivo questo articolo ( 15 febbraio ) 100 lire valgono 33,47 franchi svizzeri , mentre il 15 febbraio 1919 , valevano circa 76 franchi ; dunque il prezzo della lira , in franchi svizzeri , è scemato di metà almeno in un sol anno , che è anno di pace e non di guerra . È quindi lecito porre il quesito : scemerà ancora , in analoga proporzione , o crescerà , da oggi al febbraio 1921; e , secondo che scemerà , o crescerà , che ne sarà di quel bel bilancio espresso in lire ? Per trovare alcunché di meno fluttuante , sarebbe bene di potere paragonare la lira carta alla lira oro ; ma per ciò occorre almeno un mercato libero dell ' oro : c ' è a Londra , ma non c ' era nel febbraio 1919 . Per altro , lo essere quasi solo in Europa fa sì che i suoi prezzi non sono quelli che si avrebbero se dovunque libero fosse , il commercio dell ' oro , libera l ' esportazione della moneta aurea . Aggiungasi che neppure il « valore » dell ' oro è stabile . Infine , poiché non possiamo avere di meglio , contentiamoci del poco che possiamo ricavare dalle notizie dei mercati dei cambi . Intanto , il film dei cambi gira tanto rapido , che ciò che è vero oggi non lo è più domani . Le variazioni che durano breve tempo , non operano sul bilancio , quelle che durano a lungo lo possono mutare notevolmente . A Londra , nella prima metà di febbraio , l ' oncia di oro puro è giunta al prezzo di 12o scellini ; il che dà , per la sterlina carta , il prezzo di franchi oro 17 mentre la parità è di franchi oro 25,22 . A Ginevra , il 14 febbraio , la sterlina carta era quotata franchi svizzeri 20,69 . Da ciò si deduce che il franco svizzero vale franchi oro 0,86 . In altro modo si possono avere quei valori . L ' 11 febbraio , a Londra , la sterlina carta era quotata dollari 3,37 mentre la parità è di dollari 4,867 . La sterlina varrebbe dunque franchi oro 17,46 . A Ginevra , il 14 febbraio , il dollaro era quotato franchi svizzeri 6,03 e la sua parità è di franchi oro 5,18 . Dunque il franco svizzero varrebbe franchi oro 0,86 . Le differenze di tali valori coi precedenti sono piccole e quindi trascurabili . Di sfuggita . Pochi giorni or sono si poteva leggere in un giornale italiano che il franco svizzero era alla pari con l ' oro . È proprio vero che un bel tacere non fu mai scritto . Non mi fermo qui sulla variabilità del « valore » dell ' oro ; i lettori di questo giornale ne avranno veduto alcun cenno nell ' articolo mio riprodotto nel n . 31 . Paragonando dunque la lira italiana al franco svizzero , faremo , circa il valore effettivo , due errori ; cioè uno avente origine dal non essere il franco svizzero pari all ' oro , l ' altro dal non essere il presente « valore » dell ' oro pari a quello che aveva nel tempo che precedette la guerra . Veniamo ai particolari . Dice la relazione dell ' onorevole Bonomi che l ' onere pel bilancio degli interessi dei debiti è di circa 4,5 miliardi di lire ; ma che è tale onere , valutato in beni economici ? Se si paragona la lira al franco svizzero , quest ' onere sarebbe oggi solo di 1,55 miliardi , e sarebbe minore paragonata la lira all ' oro , minore ancora tenuto conto che il « valore » dell ' oro è scemato . Come feci notare in un articolo pubblicato nel 1916 dalla « Rivista di scienza bancaria » , si poteva agevolmente prevedere che parecchi Stati , per sottrarsi all ' obbligo del pagamento reale dei loro debiti , pur fingendo di ciò fare , li avrebbero pagati con moneta deprezzata . Tali previsioni fecero scandalo e suscitarono sdegni , ma i fatti mostrano che si sono avverate e che seguitano ad avverarsi ogni giorno . Nell ' ipotesi , per dir vero assurda , che , nel 1920-21 , la lira tornasse alla pari col franco svizzero meglio ancora col franco oro l ' onere tornerebbe ad essere di 4,5 miliardi , ma effettivi , non più solo nominali . Nell ' ipotesi speriamo egualmente fallace che la lira seguisse il cattivo esempio del marco e decadesse sino a 0,06 franchi svizzeri , gli interessi , in lire , del debito sarebbero solo 270 milioni di franchi effettivi . Tra questi limiti estremi , di miliardi 4,5 e di 0,270 , quale sarà l ' onere effettivo del bilancio ? E se non si sa , che significa il bilancio ? Tutto ciò andrebbe bene se l ' onere dei prestiti fosse solo in lire , con pagamenti all ' interno ; se in parte è in altre monete , pagabile all ' estero , occorre tenere conto del cambio di queste monete , e navighiamo più che mai su di un mare incognito . Pei privati , il fenomeno è l ' inverso di quello ora notato pel governo . Coloro che hanno sottoscritto ad un prestito che dà 5,71 per cento d ' interesse avranno impiegato il loro capitale precisamente a quest ' interesse . Se il valore della lira non varia , lo avranno impiegato al 17,30 per cento , se la lira diventa alla pari con l ' oro all'1,04 per cento , se la lira decade sino a 6 centesimi oro , ad un saggio intermedio , se la lira si fissa ad un saggio intermedio . Ma quale sarà tal saggio ? Indovinalo grillo ! Analoghe osservazioni si possono fare per le imposte . Se la lira tornasse alla pari con l ' oro sarebbe impossibile che i contribuenti seguitassero a pagare la stessa somma , in lire , che pagano oggi . Se decadesse sino a 6 centesimi , pagherebbero agevolmente molto più . Incertissime sono pure le altre spese del bilancio . L ' onorevole Bonomi giustamente osserva : « I residui 5 miliardi e mezzo di entrate sono però insidiati ora da una spesa che minaccia di travolgere la nostra finanza se i ripari non sono pronti ed efficaci . Le spese per il personale si sono accresciute in misura così allarmante da venire subito dopo quelle sì cospicue degli oneri del debito » . Certo , ci vorrebbero « ripari » , ma dove si troveranno ? Non nel Parlamento ; il recente sciopero dei ferrovieri , al quale è probabile che facciano seguito altri simili , è segno non trascurabile che del Parlamento si può fare a meno per impegnare la finanza pubblica . Nessuno può dire ciò che sta per accadere né che intensità acquisteranno le forze operanti per fare variare il bilancio . Al presente , vediamo sgretolarsi lo Stato e crescere l ' anarchia : ognuno procura di ricavare quanto più può dal bilancio , e scema ognora la resistenza a tali imprese . Sino a che punto si spingeranno ? Se a ciò non si può rispondere neppure si può conoscere il futuro della finanza . Si può opporre che simili incertezze ci sono per tutti i bilanci , in ogni tempo . Verissimo ; ma , nello stato normale , le differenze sono lievi e quindi trascurabili . Oggi vediamo seguire repentini e gravi movimenti , i quali non accennano per niente a cessare : le differenze sono grandi , ed esse , più che una sterile contabilità formale , danno la realtà del bilancio .
IL FASCISMO ( PARETO VILFREDO , 1922 )
StampaPeriodica ,
Tanto si è già scritto sul fascismo che un nuovo studio può parere soverchio , e sarebbe quando fosse volto non dico solo alla vanità dei " creatori della realtà " , o anche più serialmente a dispensare lode o biasimo a questo fenomeno , a dimostrarne l ' aspetto sotto la luce di certi sentimenti , ma a metterlo nel posto che presumibilmente può occupare nella politica del giorno ; tutto ciò è stato già fatto da valenti autori , quindi non ne terrò qui parola , e mi propongo di considerare soltanto alcuni aspetti sperimentali , sui quali forse non è ancora stato detto tutto . Per prima cosa , occorre vedere quali sono i caratteri principali del fenomeno a cui si dà il nome di fascismo . Dice bene il Missiroli " affermare che il fascismo è un fenomeno puramente idealistico e romantico non si può , allo stesso modo che è una calunnia riguardarlo come una guardia al soldo della plutocrazia e della grande industria . La verità è infinitamente più complessa ed è difficilissimo scoprirne gli aspetti in funzione dell ' estrema mobilità con la quale il fenomeno fascista si svolge e si colora " . Tale osservazione si può fare , in generale , per tutti i fenomeni concreti della società : essi appaiono come una miscela di vari elementi , che ognora mutano di proporzione e si trasformano ; si può solo indagare se , in tanta mobilità , rimangono alcuni punti meno mobili , quasi fissi . Chi mai sa dire che è la " democrazia " ? Quanti e quali partiti " liberali " ci sono ? Quanti " conservatori " , quanti " socialisti " ? In altro campo , nelle regioni , sotto un sol nome stanno contenuti vari . Già nei Vangeli appaiono diversi cristianesimi , che , coll ' andare del tempo , crebbero e moltiplicarono , Naturalmente ognuno di essi stima di essere il " vero " , ma ciò non toglie , anzi appunto conferma che siano diversi . Vediamo dunque se ci sono parti non tanto mobili nel fascismo . Due si manifestano a prima vista , diverse nell ' indole e nel tempo . La prima , che cronologicamente viene ultima , ma che corrisponde ad un fenomeno più intenso , è l ' uso di una violenza extra - legale , che talvolta si sostituisce , talvolta si oppone ai poteri deputati a promulgare o ad applicare la legge . La seconda , che cronologicamente precedette , ma che ora sta attenuandosi , è l ' esistenza di un mito , di cui il nocciolo è nazionalista , con intorno , come solitamente accade in casi simili , una nebulosa di altri sentimenti . Occorre sempre , in materie di tal genere , studiare separatamente la sostanza ( residui e interessi ) , e i ragionamenti ( derivazioni ) a cui dà origine . In questi due studi , si pone subito il quesito che sta nel sapere se nel fenomeno del fascismo prevale la novità , o se in esso dobbiamo riconoscere un caso particolare di fenomeni molto più generali . La risposta non è dubbia : il secondo aspetto è principale . A chi , nella storia delle società civili , percorre solo il breve tempo della vita dell ' uomo , l ' uso della violenza extra - legale appare eccezionale ; invece , a chi considera più lungo volgere d ' anni , più secoli , appare solito , anche per i popoli più pacifici ; e se spinge lo sguardo nello spazio , vede un complesso di fenomeni analoghi , che dalla violenza individuale del delinquente , passa per diversi gradi , alle violenze collettive delle guerre civili e delle estere ; tantoché si può dire che le contese degli uomini si svolgono abitualmente , necessariamente ora dentro , ora fuori di certe norme di costumi o di leggi . Come accade per tutti gli altri fatti sociali , questi ci sono noti per descrizioni alle quali sono aggiunte considerazioni ( derivazioni ) teologiche , metafisiche , etiche pseudo sperimentali . Per giungere alla sostanza , occorre liberarci da questi fronzoli . Principiamo dunque col procacciare di ciò fare . Nell ' uomo esiste un sentimento poco preciso ma potente che ha nome di " giustizia " , il quale ha parti comuni , ma altresì parti diverse , talvolta opposte , tra loro regnanti , non solo nello spazio e nel tempo , ma anche nelle diverse classi sociali e perfino in singoli individui . Questo sentimento giova dunque che sia soddisfatto da chi , volendo conseguire l ' altrui consenso , descrive fatti sociali o propugna alcun provvedimento . Il sentimento di " giustizia " Si confonde spesso con un altro che assegna a cosa alcuna il carattere di " legittimità " . Quindi , in genere , si ricerca se una cosa è " giusta " , è " legittima " , sì o no . Notisi che , per una proprietà della logica dei sentimenti , diversa dalla ordinaria , dalle stesse premesse si possono trarre conseguenze interamente opposte . Così , dalle Sacre Carte , si trae la " legittimità " del potere assoluto dei re e la non meno evidente " legittimità " delle insurrezioni popolari , sino anche di quelle degli anabattisti , il sacrilegio dell ' attentato ' alla persona del Re , e la " legittimità " del " diritto di proprietà " , e quella del comunismo e via di seguito . Oggi le spiegazioni teologiche sono in decadenza , quindi , ragionando del fascismo , non abbiamo fortunatamente da risolvere cotanto spinosi quesiti . Ma , ahimè ! , altri non meno difficili rimangono ; abbiamo certi principi metafisici , confortati da teorie pseudosperimentali , ai quali ci conviene porre mente . Alcune delle entità metafisiche hanno anche del teologico . Così , nel panteon democratico , sta un principio del male , detto " reazione " , che fa le parti di Satana ; basta dimostrare che una cosa è reazionaria perché sia dannata . Perciò appunto , affermano i nemici , negano gli amici che il fascismo sia reazionario . Lasciamoli contendere e proseguiamo . C ' è una certa " responsabilità morale " che preme molto di ben fissare . Chi è " causa " del conflitto ? Per risolvere il difficile problema si hanno certi segni . Nelle guerre internazionali , è " causa " della guerra quella nazione che la dichiara . Così la Francia fu , dicono i Tedeschi , " causa " della guerra del 1870; e la Germania , dicono i Francesi , fu " causa " della guerra del 1914 . Per scansare la necessità di dichiarare la guerra , si è escogitato uno " stato di guerra " , ma esso vale specialmente per i popoli extra - europei . Nei conflitti civili , i comunisti attentano al " diritto di proprietà _ " , quindi " giustamente " sono reputati " causa " di eventuali conflitti . Si risponde che i " capitalisti " attentarono e seguitano ad attentare ai " diritti " dei proletari , appropriandosene i beni , e che quindi questi beni sono " giustamente " " rivendicati " dalle varie sette socialiste e comuniste , anche da singoli nichilisti . E questa non è fantasmagoria metafisica , è ottima scienza sperimentale , in grazia della venerabile teoria del plus - valore . Il comandante Rizzo , direttore della cooperativa " Garibaldi " , scrive : " Certo sarebbe molto più rapido , per quanto non facile , impadronirsi senz ' altro delle navi , costruite in gran parte da sottrazioni al lavoro , che vanno dai nostri avi al presente , ma i marinai preferiscono avviarsi al riscatto lentamente ... " ( Giornale d ' Italia , 1° gennaio 1922 ) . Naturalmente gli armatori non si mostrano punto persuasi della " giustizia " di queste " rivendicazioni " e qui la contesa rammenta il leggendario : " Rendi le tue armi - Vienle a prendere " . Chi è causa del conflitto : colui che chiede le armi , o colui , che risponde di venirle a prendere ? Chi è causa delle violenze fasciste , o di altri simili , coloro che rivendicano , o coloro che negano ? Non ci perdiamo d ' animo , che soccorre un altro bel criterio , cioè quello della cronologia . Chi è stato primo a muovere le offese ? Colui è da reputarsi giustamente causa del conflitto . Erodoto principia la sua storia col ricercare faticosamente chi , dei Greci o degli Asiatici , diede principio alle offese che misero capo all ' invasione della Grecia , e sino a che punto tali offese si potevano compensare . Le violenze dei socialisti precedettero quelle dei fascisti o viceversa ? Si può rispondere ciò che si vuole , secondo il punto a cui si ferma l ' indagine , e se tal punto non si fissasse , si risalirebbe a Caino e ad Abele ; il che sarebbe certo un bell ' esercizio letterario , meno bello per altro di quello col quale si ricerca se la gallina fu prima dell ' uovo , o viceversa . In realtà tra socialisti e fascisti , tra chi " rivendica " e chi alle rivendicazioni si oppone , si ha un seguito di azioni e di reazioni , le quali esistono anche indipendentemente dalle forme socialiste e fasciste . Il fascismo non esisteva ancora , e quindi non potevano le sue violenze essere cagione delle opposte dei socialisti , quando questi , prima della guerra , catturarono un generale , e dopo la guerra diedero la caccia agli ufficiali per le vie di Torino , ed , estendendosi il conflitto , un ministro stimò bene , pel minor male ... di disarmare gli ufficiali . A ciò si risponde che " giusto " era lo sdegno dei proletari , e che , se prorompeva in atti violenti , la colpa era di chi lo aveva suscitato . E può anche essere ; secondo il significato che piacerà di dare al termine : giusto ; ma mettendoci per questa via , andiamo fuori dell ' argomento cronologico , che si diceva di voler trattare . Analoghe derivazioni poggiano sul dubbio significato del termine " libertà " . Significa , per solito , la facoltà in certe persone di fare cosa alcuna , ma questa facoltà viene necessariamente a contrastare con altre simili facoltà , in altre persone ; e sarebbe necessario di fissare il confine di questi due generi di facoltà per potere assegnare un significato preciso alla " libertà " . Generalmente la discussione su ciò scivola nel campo della convenienza , della " legittimità " . Per esempio , la libertà dello sciopero suolsi intendere non solo come facoltà di farlo , ma anche come facoltà di costringere altrui a farlo , di punire i crumiri . La facoltà dell ' operaio di fissare le condizioni a cui vuole vendere la propria opera s ' intende come la facoltà d ' imporre queste condizioni con boicottaggi , multe , violenze personali , occupazioni delle proprietà altrui . Tutto ciò si " giustifica " osservando che sono provvedimenti convenienti , legittimi per favorire lo sciopero , fissare condizioni vantaggiose di lavoro , facilitare " l ' ascesa del proletariato " , le trasformazioni volute dalla " modernità " . I socialisti che ora domandano un governo che faccia rispettare la libertà intendono probabilmente il rispetto di alcune di tali facoltà , senza per altro spingersi sino a quella di dare la caccia agli ufficiali . I fascisti che impongono a sindaci e a consiglieri socialisti di dimettersi , che incendiano edifici reputati covi sovversivi invocano , non la " libertà " , ma talvolta , ed è cosa poco diversa , la tutela della loro fede , offesa da chi non vi partecipa ; e tale è stata ognora la ragione delle persecuzioni mosse dagli ortodossi agli eretici ; talvolta dicono di operare secondo la legge del taglione , rintuzzando offese ; ed è ragione pure spesso adottata dagli ortodossi contro gli eretici . La libertà dei cattolici di fare processioni fuori delle chiese veniva , anni or sono , a contrasto con la libertà dei liberi pensatori di tenere il cappello in capo , al passaggio di queste processioni . Similmente , oggi , la libertà dei fascisti di fare processioni con i loro vessilli , detti gagliardetti , viene a contrasto con la libertà dei miscredenti della fede fascista , di serbare in capo il cappello , e da ciò nascono conflitti violenti , ferimenti e peggio . Potrebbesi quindi invocare un provvedimento simile a quello preso per le processioni dei cattolici ; ma il motivo starebbe nell ' utilità della tutela dell ' ordine pubblico , non mai in una immaginaria difesa della " libertà " . Quando si osservano varie fedi in contrasto , è raro che non si tenti di ricercare quale di esse abbia il migliore contenuto logico ; col che si va contro ad una relazione di fatti ampiamente dimostrata dalla storia , la quale fa vedere che il valore sociale di una religione è quasi interamente indipendente da tal contenuto . Sotto l ' aspetto della logica formale , la fede fascista è certo molto inferiore alla socialista ; non fosse altro perché è ancora in uno stato nebuloso ; se da questo esce , potrà porsi in pari . Per ora , nulla , ad esempio , ha da contrapporre alla teoria del plus - valore , nulla al materialismo storico . Pareva voler opporre al mito della divinità del proletariato , quello della divinità della nazione ; ma ora , col disgiungersi poco o molto dal nazionalismo , riduce questa divinità a ben poca cosa ; e le divinità dimesse hanno scarsissimo valore . Sotto queste ed altre simili derivazioni , stanno i sentimenti e gli interessi , che principalmente determinano fenomeni sociali . Ogni uomo vivente in società ha , per ciò solo , sentimenti ed interessi che lo inducono a sottomettersi a certe norme , e finché quei sentimenti ed interessi prevalgono sui contrari a tali norme , egli non ricorre alla violenza , alla quale invece si appiglia se questa relazione si capovolge . Occorre badare bene che ciò può accadere tanto per lo scemare dei sentimenti e degli interessi sociali , come pel crescere degli anti - sociali ; e che questi e quelli sono soggetti alla legge generale del ritmo , onde ora crescono , ora scemano . Gli epiteti " sociale " ed " anti - sociale " hanno qui un significato non già assoluto , ma relativo alla collettività che si considera . Così il il sentimento favorevole alla schiavitù era sociale , nella Roma antica , è anti - sociale nella moderna ; il sentimento del diritto di proprietà è sociale in società che ammettono tale diritto , anti - sociale nella Russia di Lenin . Le differenze si estendono anche a collettività più strette , ristrettissime . Per esempio , il sentimento dell ' " omertà " è sociale per un certo numero di persone , antisociale per l ' intera nazione . Tra le cagioni che maggiormente spingono l ' uomo all ' azione violenta stanno le offese a ciò che egli , non importa con qual fondamento , reputa " giustizia " . Così anche i malfattori hanno il concetto di una certa " giustizia " per spartire il bottino , e mettono mano al coltello od alla rivoltella , tostoché questa giustizia venga offesa . Un ' uniformità che patisce poche eccezioni si osserva nel fatto che , ove la pubblica podestà venga meno all ' ufficio di mantenere ciò che dai più è stimato giustizia , i privati compiono tale opera per proprio conto . Il maggior numero di sommosse avviene principalmente per tal cagione ; stia poi questa giustizia nei rapporti dei privati tra loro , oppure con lo Stato . Nel primo caso , non di rado avviene che , in modo parallelo a quello delle leggi e dei tribunali pubblici , operino leggi e tribunali di collettività private . In questo senso si può dire che la " giustizia " delle leghe rosse inclinava a sostituirsi ad una certa giustizia ideale , stimata manchevole nello Stato , disconoscente dei " diritti " del proletariato ; come , d ' altra parte , la " giustizia " del fascismo inclinava a sostituirsi alla giustizia dello Stato che lasciava impunemente violare leggi e diritti sanciti dai pubblici poteri , o che , peggio ancora , della violazione si faceva complice con arbitrari decreti - legge . Di fatti analoghi ha dovizia la storia , dall ' antichità greco - romana all ' era nostra . La pubblica autorità , quando è debole , facilmente viene a patti or con l ' una , or con l ' altra delle collettività contendenti . In Germania , gli Imperatori permisero l ' estendersi della potestà dei tribunali segreti , detti vernici , stimandoli tutti ausiliari contro la strapotente aristocrazia . Si dice che i Borboni di Napoli amoreggiassero con la camorra , e che governi più recenti non ne disdegnassero gli aiuti nelle elezioni . Ai tempi della prima rivoluzione francese , la giustizia giacobina fu ora favorita , ora repressa , secondo chi stava al governo . Al presente , in Italia , i ministeri si traccheggiano tra rossi e fascisti . Un poco da per tutto , ma più forse in Italia , i sentimenti favorevoli al potere centrale , al potere dello Stato , vanno scemando , i contrari crescendo . Ma di ciò scrissi altrove e perciò qui tralascio di lungamente discorrere . Il Parlamento inclina a diventare una riunione di combricole , di cui scopo principale è il partirsi i beni dello Stato . Da ciò hanno origine i governi di coalizione , la noncuranza per gli altri uffici del parlamento , un tempo stimati quasi soli , come l ' approvare i bilanci , di fare le leggi , ora sostituite da decreti - legge , accettati dalla coalizione imperante , non troppo avversati dalle altre che sperano di occuparne il posto . Intanto , compagnie di ventura scorazzano il Parlamento , offrendo , contro adeguati compensi politici , o negando il proprio appoggio ai ministeri ; i quali quindi traggono spesso origine , non da un voto della Camera , ma da intrighi dei corridoi . In tanto sgretolamento della pubblica autorità , hanno conveniente sede le violenze delle leghe rosse , quelle dei fascisti , ed altre che potrebbero venire . Secondo una . certa teoria , la divisione dei beni sociali , e politici , tra i partiti , per essere in " giusta misura " , dovrebbe farsi in proporzione del numero dei deputati di ciascuno di essi , e , sarebbe " ingiusto " che uno di essi pretendesse di ottenere più della porzione così determinata . Dicesi che , tra le principali cause della caduta del ministero Bonomi , ci sia appunto l ' avere esso commessa tale " ingiustizia " in favore dei Popolari . Ma nelle umane contese non opera soltanto il numero ; anche l ' intelletto , l ' energia hanno la loro parte ; quindi è agevole intendere come contro il numero insorgano l ' arte e la violenza , e da ciò sono determinati molti fenomeni delle leghe rosse e del fascismo . Quando certi sentimenti prevalgono su altri , ciò è solo indizio di forza relativa , non di forza assoluta , che può essere grande , o piccola per tutti . Così , come già notammo , vanno ora scemando i sentimenti favorevoli al potere dello Stato , crescendo i contrari ; ma né questi né quelli appaiono molto energici . Quando , dal 1821 al 1849 , erano in Italia forti sentimenti , si ebbero , anche in circostanze poco favorevoli , tentativi eroici di rivoluzioni , seguiti da feroci repressioni , oggi in congiunture favorevoli , se non al riescire almeno al tentare , il tentativo non venne fatto né dai " rossi " , quando il governo già si abbandonava all ' avversa sorte ed ebbe salvezza soltanto dalla violenza privata , né dai fascisti , quando a loro volgeva prospera la sorte , sul finire dell ' impero di D ' Annunzio a Firenze , o quando occuparono Roma , nell ' autunno del 1921 . Affermarono che , non fecero la rivoluzione , i socialisti , perché stimarono miglior consiglio punire la borghesia dei suoi falli lasciandola nelle peste , i fascisti , perché li stringeva amor di patria ; ma sono discorsi simili a quello di chi , caduto da cavallo , disse : Volevo scendere . I socialisti hanno una dottrina molto più organica di quella dei fascisti , la quale , per durare , ha bisogno di assumere forme più precise , altrimenti avrà vita effimera . Ma , in tal caso , sparita la dottrina rimarranno i fascisti , e sia pure sotto altro nome saranno uno degli elementi dell ' equilibrio sociale . Vi sono due generi di coraggio : quello fisico e quello morale . Il fenomeno del fascismo mostra che il primo non manca alla nostra borghesia , come , in generale , non mancò alle classi elette del passato . Scarso è invece quel coraggio morale che anima l ' uomo a confessare la propria fede e ad esaltarla contro le avverse . Il coraggio fisico , da solo , non determina gravi mutamenti politici o sociali ; diventa importante , quando viene in aiuto al coraggio morale , alla forza intellettuale . I Muscadins , analoghi sotto certi aspetti , ai nostri fascisti , erano , come questi , ben provvisti di coraggio fisico ; ma non furono dessi a rovesciare il Direttorio , fu il Bonaparte con il sussidio delle sue legioni . Il Mallet du Pan , narrando dello stato di Parigi , sotto il Direttorio , descrive fenomeni d ' indole generale . Ecco , per esempio , una descrizione del pescecanismo d ' allora , simile a quello che si osserva ora a Berlino , a Vienna , a Mosca , e forse anche un poco in Italia : " Une cupidité et une prodigalité effrénées sont les deux passions universelles . Rapine , et puis rapine , et toujours rapine , voilà le pivot central , le but , l ' élément unique de la République . On vole , on escapote , on acquiert par tous les moyens vils , coquins , ridicules même . L ' avidité résulte ici de la misère et de l ' excès de la dépense . Elle prend toutes les formes , elle essaye toutes les turpitudes , elle imagine tous les expédients . Rien ne la révolte ni ne l ' intimide ; son âpreté est au dessus de tout . Il n ' y a pas moins d ' activité et même d ' application à démenser qu ' à gagner de l ' argent . Débauche de table de boisson , de femmes , de luxe , de folies , cela surpasse infiniment ce qu ' aucune capitale a jamais présénté en ce genre de plus monstrueux " . Quest ' ultima osservazione si allontana dal vero . È difetto comune , per l ' impressione che fanno certi fatti contemporanei , di ingrandirli in paragone dei passi . Altrove : " ... la frivolité la plus insounciante accompagne la perversité publique ; chacun ne songe qu ' à se divertir et personne n ' a le sou ... " . La noncuranza , il difetto di energia morale della borghesia sono anche ben notati : " ... l ' esprit public ne varie point ; c ' est toujours un mécontentement passif , un abattement qui nait de l ' impossibilité de combiner aucune résistance , de saisis aucun point d ' appui , et de se rallier à aucun secours . Tel est spécialement le caractère des bourgeois , des cultivateurs , du peuple honnête ou propriétaire . Quant à la multitude inférieure , elle ne respire que sang et pillage " . Furono questi borghesi , o i loro successori che acclamarono il primo Napoleone , poi la Restaurazione , poi il terzo Napoleone ; costituiscono un gregge che non ha valore proprio e che può solo andare dietro ad audaci conquistatori . In Italia , fu favorevole al D ' Annunzio , finché bastarono le parole , lo abbandonò , tostoché furono necessari i fatti . Il piccolo suo animo le consentiva di seguire Cesare fino al Rubicone , non mai di passarlo con esso . Ora accetta negli utili la tutela del fascismo , forse , di nascosto , lo aiuta pecuniariamente , ma non muoverebbe , a viso aperto , un dito per difenderlo dai nemici . Parecchi di questi borghesi trovano modo di sfuggire , sia pure per poco , ai mali comuni , anzi sperano di trarne vantaggio , potrebbero dirsi aspiranti pescicani . Fra essi stanno parte di coloro che vorrebbero la " collaborazione " socialista : " Infine - pare che dicano - perché contendere fra noi ? C ' è da rosicchiare per tutti " . Altri si lasciano cullare dalle dottrine , tanto care ai deboli , del rinunciare alla difesa ed all ' offesa ; sognano di " un ' umanità migliore , con un poco più di giustizia " e di altre simili favole . Tra essi stanno pure alcuni di coloro che implorano , a mani giunte , la " collaborazione " socialista e che incitano la borghesia a darsi per vinta senza combattere . Non vuolsi tacere che ci sono ragioni sperimentali le quali confortano questa tesi . L ' avviarsi delle società verso il socialismo od altro stato analogo è dimostrato da infiniti fatti , e quando ciò sia , " che giova nelle fata dar di cozzo ? " . Tale conclusione non tiene conto di una proprietà fondamentale dei fenomeni sociali , cioè dell ' avere questi forma fatta a onde , per cui , dal solo fatto che un ' onda cresce , non si può concludere che seguiterà a crescere indefinitivamente , anzi accade spesso che , appunto dopo un rapido aumento , non meno rapidamente decresca . Da ciò hanno in parte origine i cicli sociali , di cui lungamente discorsi altrove . Rimane da sapersi a qual punto del cielo ci troviamo , ed è indagine difficilissima , che qui non facciamo . Altre divisioni , in genere , della società sono da farsi . Dice bene il Missiroli : " Le classi medie sono state le più disgraziate . Hanno dato alla guerra soldati ed ufficiali , hanno contribuito più di tutte le altre alla resistenza ed alla vittoria e sono state le peggio ricompensate . L ' economia di guerra ha favorito la grossa borghesia , gli operai , i contadini , ma ha impoverite le classi medie , quelle classi che , in Italia , formano l ' opinione pubblica " . Ebbene , sono le classi che più hanno sofferto della guerra che l ' esaltano ; quelle che ne hanno tratto vantaggio che la vilipendono . Per le seconde , la spiegazione è facile , è il fatto del limone che , spremuto , si butta via ; ma per le prime , come va tale faccenda ? Sono esse costituite da asceti che soffrono con lo sguardo fisso a beni ultra terrestri ? Può essere per alcuni , non è certamente per i più , ai quali soltanto la mancanza di energia toglie di andare contro a pregiudizi , respingendo ciò che è loro male . Non paghi di essere deboli per conto proprio , predicano ad altrui la viltà , a cui talvolta , tanto per nobilitarla , hanno posto il nome di " senso di modernità " . In molte occasioni appaiono opere analoghe . La borghesia detta conservatrice ha applaudito alla distruzione dei due grandi imperi conservatori in Europa ; e non basta : ora che la Francia accenna a diventare un poco meno demagogica di altri paesi , gran parte della borghesia le si volge contro , l ' accusa di imperialismo , di militarismo , di insensate cupidigie ; pare proprio che la borghesia abbia di mira di distruggere ogni più lieve difesa che le , rimanga . Tali opere sono certamente di danno alla classe scelta che le compie , possono essere utili alla società se il fine a cui avviano è vantaggioso per questa . La circolazione delle classi scelte giova spessissimo alla collettività intera . Da quanto siamo venuti esponendo , pare che si possa concludere , con grandissima probabilità , che il fascismo ha conveniente sede in una classe numerosa di fatti analoghi , che sono essenzialmente transitori , che possono avere intrinsecamente temporanea importanza , ma che rimangono secondari e subordinati ai grandi fattori dell ' evoluzione sociale , di cui talvolta possono essere indizio ; ed allora acquistano estrinsecamente importanza per lo studio e le previsioni dei fenomeni sociali .