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L'UMORISMO ( PIRANDELLO LUIGI , 1908 )
Saggistica ,
Parte prima I.LA PAROLA “ UMORISMO ” Alessandro D ' Ancona , in quel suo notissimo studio su Cecco Angiolieri da Siena ( in Studi di Critica e Storia Letteraria , Bologna , Zanichelli ed . , 1880 ) , dopo aver notato quanto vi sia di burlesco in questo nostro poeta del sec . XIII , osserva : “ Ma per noi l ' Angiolieri non è soltanto un burlesco : bensì anche , e più propriamente , un umorista . E qui i camarlinghi della favella ci faccian pure il viso dell ' arme , ma non pretendano di dire che in italiano bisogna rassegnarsi a non dir la cosa , perché non abbiam la parola ” . E , accortamente , in una nota a piè di pagina ( pag . 179 ) , soggiunge : “ È curioso però che il traduttore francese di una dissertazione tedesca sull ' Humour , inserita nel Recueil de pièces intéressantes , concernant les antiquités , les beaux - arts , les belles - lettres et la philosophie , traduites de différentes langues , citando il Riedel , Theor . d . Schönen Künste , I . artic . Laune , sostenga che sebbene gli Inglesi , ed il Congreve in particolare , rivendichino per sé i vocaboli humour e humourist , ‘ il est néanmoins certain qu ' ils viennent de l ' italien ’ ” . E quindi il D ' Ancona riprende : “ Del resto , poi , la nostra lingua ha umore per fantasia , capriccio , e umorista per fantastico : e gli umori dell ' animo e del cervello ognun sa che stanno in stretta relazione con la poesia umorista . E l ' Italia ebbe ai suoi tempi le accademie degli Umorosi a Bologna ed a Cortona e degli Umoristi in Roma , e speriamo che i mali umori della politica non le facciano mai venir meno i begli umori nel regno dell 'arte».(E anche a Napoli ( Arch . stor . p . le prov . nap . V . 608 ) . E perché non citare anche quella degli Umidi di Firenze di cui il Lasca disse ( Lett . a Mes . Lorenzo Scala , premessa al primo libro delle opere burlesche , ed . Bern . Giunta 1548 ) : “ la quale ( Accademia degli Umidi ) principalmente fa professione , essendovi tutte persone dentro allegre e spensierate , dello stil burlesco , giocondo , lieto , amorevole e , per dir così , buon compagno » ? Si vedano , per altro , a proposito delle parole umore e umorismo , il Baldensperger , Les definitions de l ' humour in Eluder d ' bistoire littéraire , Paris , Hachette , 1907 e lo Spingarn nell ' introduzione del primo volume della sua raccolta Critical Essays of the Seventeenth Century , Oxford , Clarendon Press , 1908; nonché ciò che ne dice il Croce in Critica , vol . VII , pagine 219-20 ) . La parola umore derivò a noi naturalmente dal latino e col senso materiale che essa aveva di corpo fluido , liquore , umidità o vapore , e col senso anche di fantasia , capriccio o vigore . ” Aliquantum habeo humoris in corpore , neque dum exarui ex amoenis rebus et voluptariis ” ( Plauto ) . Qui humor non ha evidentemente senso materiale , perché sappiamo che , fin dai tempi più antichi , ogni umore nel corpo era ritenuto segno o cagione di malattia . “ Li uomini , si legge in un vecchio libro di mascalcia , hanno quattro umori : cioè lo sangue , la collera , la flemma e la malinconia : e questi umori sono cagione delle infermità degli uomini . ” E in Brunetto Latini : ” Malinconia è un umore , che molti chiamano collera nera , ed è fredda , e secca , ed ha il suo sedio nello spino ” com ' è in somma nel latino di Cicerone e di Plinio . Sant ' Agostino poi in un suo sermone ci fa sapere che “ i porri accendono la collera , i cavoli generano malinconia ” ( Cecco Angiolieri in uno dei suoi sonetti , parlando della madre che gli vuol male , dopo avere enumerato alcuni cibi dannosi ch ' ella gli consiglia , dice : E se di questo non avessi voglia E stessi quasimente su la colla Molto mi loda porri con la foglia ) . Sarà bene , trattando dell ' umorismo , tener presente anche quest ' altro significato di malattia della parola umore , e che malinconia , prima di significare quella delicata affezione o passion d ' animo che intendiamo noi , abbia avuto in origine il senso di bile o fiele e sia stata per gli antichi un umore nel significato materiale della parola . Vedremo appresso la relazione che le due parole umore e malinconia avranno tra loro assumendo un senso spirituale . Diciamo intanto che tal relazione , se non mancò affatto nello spirito della nostra lingua , certo non vi apparve chiaramente . Da noi , in fatti , la parola umore o serba il significato materiale , tanto che un proverbio toscano può dire : “ Chi ha umore non ha sapore ” ( alludendo alle frutta acquose ) ; o , se assume un significato spirituale , esprime sì inclinazione , natura , disposizione o stato passeggero d ' animo o anche fantasia , pensiero , capriccio , ma senza una qualità determinata ; tanto vero che dobbiamo dire umor tristo o gajo , o tetro , buono o cattivo o bell ' umore , ecc . In somma , la parola italiana umore non è la inglese humour . Questa , come dice il Tommaseo , racchiude . e contempera le nostre espressioni bell ' umore , buonumore , e malumore . C ' entrano un po ' , dunque , i cavoli di Sant ' Agostino . Discutiamo adesso su la parola , non su la cosa : è bene avvertirlo , perché non vorremmo si credesse che a noi manchi veramente la cosa per il solo fatto che la parola nostra non riuscì idealmente a serbare e a contemperare in sé ciò che già materialmente includeva . Vedremo che tutto , in fondo , si riduce a un bisogno di più chiara distinzione che sentiamo noi , perché , o bello o buono o tetro o gajo , umore è sempre , e non è diverso dall ' inglese nell ' essenza , ma nelle modificazioni che naturalmente vi imprimono la lingua diversa e la varia natura degli scrittori . Del resto , non si creda che la parola inglese humour e il suo derivato umorismo siano di così facile comprensione . Il D ' Ancona stesso , in quel suo saggio su l ' Angiolieri , su cui più tardi dovremo ritornare , confessa : “ S ' io dovessi dare una definizione dell ' umorismo sarei davvero molto impacciato ” . Ed ha ragione . Tutti dicono così . Piuttosto no ' l comprendo , che te ' l dica . Di tutte quelle tentate nei secoli XVIII e XIX parla in un suo studio già citato , il Baldensperger , per concludere , a modo del Croce , che : “ il n y a pas d ' humour , il n ' y a que des humouristes ” , come se per poter dire o riconoscere che questo o quello scrittore è un umorista , non si dovesse avere un qualche concetto dell ' umorismo , e bastasse sostenere , come fa il Cazamian , citato dallo stesso Baldensperger , che l ' umorismo sfugge alla scienza , perché gli elementi caratteristici e costanti di esso sono in piccolo numero e sopra tutto negativi , laddove gli elementi variabili sono in numero indeterminato . Sì . Anche l ' Addison stimava più facile dire ciò che l ' humour non è , che dire ciò che è . E tutte le fatiche che si son fatte per definirlo ricordano veramente quelle speciosissime che si fecero nel secolo XVII per definir l ' ingegno ( oh , il Cannocchiale aristotelico di Emmanuele Tesauro ! ) e il gusto o buon gusto e quell ' ineffabile non so che , per cui il Bouhours scriveva : ” Les Italiens , qui font mystère de tout , emploient en toutes rencontres leur non so che : on ne voit rien de plus commun dans leurs poëtes ” . Gl ' Italiani ” qui font mystère de tout ” . Ma andate a domandare ai Francesi che cosa intendono per esprit . Quanto all ' umorismo , ” certo è seguita il D ' Ancona che la definizione non è facile , perché l ' umorismo ha infinite varietà , secondo le nazioni , i tempi , gl ' ingegni , e quel di Rabelais e di Merlin Coccajo non è una cosa coll ' umorismo dello Sterne , dello Swift o di Gian Paolo , e la vena umoristica dell ' Heine e del Musset non è di egual sapore . Non vi ha poi forse alcun altro genere nel quale sia , o dovrebbe esser più sottil differenza dalla forma prosaica alla poetica , per quanto ciò non venga sempre avvertito dai lettori , e neanche dagli scrittori . Ma di ciò , e delle ragioni di queste differenze , e delle varietà fra l ' umore e la satira e l ' epigramma e la facezia e la parodia e il comico d ' ogni foggia e qualità , e se , come vuole il Richter , alcuni umoristi sieno semplicemente lunatici , non è qui il luogo di discutere . Certo è questo , che un fondo comune vi è in tutti coloro che la voce pubblica raccoglie sotto la stessa denominazione di umoristi ” . L ' osservazione in fondo è giusta ; ma piano con la voce pubblica ! - vorremmo dire al D ' Ancona . “ Dopo la parola romanticismo , la parola più abusata e sbagliata in Italia ( in Italia soltanto ? ) è quella di umorismo . Se fossero realmente umoristi gli scrittori , i libri , i giornali battezzati con questo nome , noi non avremmo nulla da invidiare alla patria di Sterne e di Thackeray o a quella di Gian Paolo e di Heine . Non si potrebbe uscir di casa senza incontrar per la strada due o tre Cervantes e una mezza dozzina di Dickens ... Vogliamo solo notare fin da principio che vi è una babilonica confusione nell ' interpretazione della voce umorismo . Per il gran numero , scrittore umoristico è lo scrittore che fa ridere : il comico , il burlesco , il satirico ; il grottesco , il triviale : la caricatura , la farsa , l ' epigramma , il calembour si battezzano per umorismo : come da un pezzo si costuma di chiamare romantico tutto ciò che vi è di più arcadico e sentimentale , di più falso e barocco . Si confonde Paul de Kock con Dickens , e il visconte d ' Arlincourt con Victor Hugo ” . Questo notava Enrico Nencioni , già fin dal 1884 , in un articolo su la Nuova Antologia intitolato appunto L ' Umorismo e gli Umoristi , che fece molto rumore . Non si può dir veramente che la voce pubblica in tutto questo lasso di tempo , si sia ricreduta . Anche oggi , per il gran numero , scrittore umoristico è lo scrittore che fa ridere . Ma , ripeto , perché in Italia soltanto ? Da per tutto ! Il volgo non può intendere i segreti contrasti , le sottili finezze del vero umorismo . Si confondono anche altrove la caricatura , la farsa bislacca , il grottesco con l ' umorismo ; si confondono anche là dove al Nencioni sembrava ( e non a lui soltanto ) che l ' umorismo stesse di casa : non ha forse nome d ' umorista Mark Twain , i cui racconti sono , secondo la sua stessa definizione , “ una collezione di eccellenti cose , prodigiosamente divertenti , che strappano il riso anche dai volti più ingrugniti ” ? Il giornalismo , un certo giornalismo si è impadronito della parola , l ' ha adottata e , sforzandosi di far ridere più o meno sguajatamente a ogni costo , l ' ha divulgata in questo falso senso . Cosicché ogni vero umorista prova oggi ritegno , anzi sdegno a qualificarsi per tale . Umorista , sì , ma ... non confondiamo , si sente il bisogno d ' avvertire : umorista nel vero senso della parola . Come dire : Badate ch ' io non mi propongo di farvi ridere facendo sgambettar le parole . E più d ' uno , per non passar da buffone , per non esser confuso coi centomila umoristi da strapazzo , ha voluto buttar via la parola sciupata , abbandonarla al volgo , e adottarne un ' altra : ironismo , ironista . Come da umore , umorismo ; da ironia , ironismo . Ma ironia , in che senso ? Bisognerà distinguere , anche qui . Perché c ' è un modo retorico e un altro filosofico d ' intendere l ' ironia . L ' ironia , come figura retorica , racchiude in sé un infingimento che è assolutamente contrario alla natura dello schietto umorismo . Implica sì , questa figura retorica , una contradizione , ma fittizia , tra quel che si dice e quel che si vuole sia inteso . La contradizione dell ' umorismo non è mai , invece , fittizia ma essenziale , come vedremo , e di ben altra natura . Quando Dante aggrava la riprensione eccettuando dal numero dei ripresi chi è più riprensibile , come per la brigata dei prodighi matti , allor che esclama : ... Or fu giammai - Gente si vana ? e un dannato risponde : Tranne lo Stricca ... E tranne la brigata ; oppure là dove dice : Ogni uom v ' è barattier fuor che Bonturo ; o quando rammenta il bene per esacerbare il sentimento del male , come fanno i diavoli al barattier lucchese : ... Qui non ha luogo il Santo Volto : Qui si nuota altrimenti che nel Serchio ; o quando a chi parla fa rammentare i proprii vantaggi nell ' usarli aspramente , come fa quell ' altro diavolo che toglie a S . Francesco l ' anima d ' un reo , argomentando teologicamente su la penitenza , per modo che quell ' anima presa da lui si sente dire : Forse Tu non pensavi , ch ' io loico fossi ; o quando esclama : Godi , Firenze , poiché se ' sì grande ; oppure : Fiorenza mia , ben puoi esser contenta Di questa digression che non ti tocca … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … Or ti fa lieta , ché tu hai ben onde ; Tu ricca , tu con pace , e tu con senno ... dà mirabili esempii di ironia nel senso retorico della parola : ma né qui , né in altro punto , del resto , della Comedia , non è traccia d ' umorismo . Un altro senso , dicevamo , e questo filosofico , fu dato alla parola ironia in Germania . Lo dedussero Federico Schlegel e Ludovico Tieck direttamente dall ' idealismo soggettivo del Fichte ; ma deriva in fondo da tutto il movimento idealistico e romantico tedesco post - kantiano . L ' Io , sola realtà vera , spiegava Hegel , può sorridere della vana parvenza dell ' universo : come la pone , può anche annullarla ; può non prender sul serio le proprie creazioni . Onde l ' ironia : cioè quella forza secondo il Tieck che permette al poeta di dominar la materia che tratta ; materia che si riduce per essa secondo Federico Schlegel a una perpetua parodia , a una farsa trascendentale . Trascendentale più d ' un po ' , osserveremo noi , questa concezione dell ' ironia : né , del resto , se consideriamo per poco donde ci viene , poteva essere altrimenti . Tuttavia essa ha , o può avere , almeno in un certo senso , qualche parentela col vero umorismo , più stretta certamente che non l ' ironia retorica , da cui , in fondo , tira tira , si potrebbe veder derivare . Qui , nell ' ironia retorica , non bisogna prender sul serio quel che si dice ; lì , nella romantica , si può non prender sul serio quel che si fa . L ' ironia retorica sarebbe , rispetto alla romantica , come quella famosa rana della favola , la quale , trasportata nel macchinoso mondo dell ' idealismo metafisico tedesco e abbottandosi qua più di vento che d ' acqua , fosse riuscita ad assumere le invidiate proporzioni del bue . L ' infingimento , quella tal contradizione fittizia , di cui parla la retorica , è diventata qua , a furia di gonfiarsi , la vana parvenza dell ' universo . Ora ecco : se l ' umorismo consistesse tutto nella puntura di spillo che svescia quella rana abbottata , ironia e umorismo sarebbero press ' a poco la stessa cosa . Ma l ' umorismo , come vedremo , non è tutto in questa puntura di spillo . Al solito , Federico Schlegel non fece altro qui che esagerare idee e teorie altrui : oltre all ' idealismo soggettivo del Fichte , la famosa teoria del giuoco esposta dallo Schiller nelle 27 lettere Ueber die aesthetische Erziehung des Menschen . Il Fichte aveva voluto , in fondo , compire la dottrina kantiana del dovere : dicendo che l ' universo è creato dallo spirito , dall ' “ Io ” , che è anche divinità , l ' anima dell ' essenza del mondo , che genera tutto ed è impersonale , che è volontà infaticabile , la quale racchiude in sé ragione , libertà , moralità ; aveva voluto dimostrare il dovere dei singoli uomini di sottomettersi al volere della totalità e di tendere al culmine dell ' armonia morale . Ora , quest ' “ Io ” del Fichte diventò l ' “ io ” individuale , il piccolo “ io ” strambo del signor Federico Schlegel , che con un cannellino e un po ' d ' acqua saponata si mise allegramente a gonfiar bolle di sapone : vane parvenze d ' universo , mondi ; e a soffiarci su . E questo era il giuoco . Povero Schiller ! Non poteva esser falsato in modo più indegno il suo Spieltrieb . Ma il signor Federico Schlegel prese alla lettera le parole : “ der Mensch soll mit der Schönheit nur spielen , und er soll nur mit der Schönheit spielen . Denn , um es endlich auf einmal herauszusagen , der Mensch spielt nur , wo er in voller Bedeutung des Worts Mensch ist , und er ist nur da ganz Mensch , wo er spielt ” ( Lettera XV ) , e disse che per il poeta l ' ironia consiste nel non fondersi mai del tutto con l ' opera propria , nel non perdere , neppure nel momento del patetico , la coscienza della irrealtà delle sue creazioni , nel non essere lo zimbello dei fantasmi da lui stesso evocati , nel sorridere del lettore che si lascerà prendere al giuoco e anche di sé stesso che la propria vita consacra a giocare ( Vedi Victor Basch , La poëtique de F . Schiller , Paris , Alcan , 1902 ) . Intesa in questo senso l ' ironia , ognun vede come a torto essa venga attribuita a certi scrittori , come ad esempio , al nostro Manzoni , che della realtà oggettiva , della verità storica si fece una vera e propria fissazione , fino a condannare il suo stesso capolavoro . Né d ' altra parte si può attribuire al Manzoni quell ' altra ironia , la retorica , giacché nessuna contradizione fittizia si trova mai in lui tra quel che dice e quel che vuole sia inteso , contradizione frutto di sdegno . Il Manzoni non si sdegna mai della realtà in contrasto col suo ideale : per compassione transige qua e là e spesso indulge , rappresentando ogni volta minutamente , in forma viva , le ragioni del suo transigere e del suo indulgere : il che , come vedremo , è proprio dell ' umorismo . La sostituzione di ironismo , ironista a umorismo , umorista non sarebbe quindi legittima . Dall ' ironia , anche quando sia usata a fin di bene , non si sa disgiungere l ' idea di un che di beffardo e di mordace . Ora , beffardi e mordaci possono essere anche scrittori indubbiamente umoristici , ma il loro umorismo non consisterà già in questa beffa mordace . È pur vero però che a una parola si può per comune accordo alterare il significato . Tante parole che noi adoperiamo adesso in un senso , ne avevano un altro in antico . E se alla parola umorismo , come abbiamo veduto , s ' è già veramente alterato il senso , non ci sarebbe in fondo nulla di male se per determinare , per significare senza equivoco la cosa venisse adoperata un ' altra parola . II . QUESTIONI PRELIMINARI Prima di entrare a parlar dell ' essenza , dei caratteri e della materia dell ' umorismo , dobbiamo sgomberarci il terreno di tre altre questioni preliminari : 1 ) se l ' umorismo sia fenomeno letterario esclusivamente moderno ; 2 ) se esotico per noi ; 3 ) se specialmente nordico . Queste tre questioni si ricollegano strettamente con quella più vasta e complessa della differenza dell ' arte moderna dall ' arte antica , lungamente agitata durante la lotta tra classicismo e romanticismo , per un verso ; e , per l ' altro , del romanticismo considerato dalle genti anglo - germaniche come una rivalsa contro il classicismo delle genti latine . Vedremo in fatti ripresi nelle varie dispute su l ' umorismo tutti gli argomenti della critica romantica , a cominciare da quelli dello Schiller , il quale , col saggio famoso Ueber naive und sentimentalische Dichtung , fu , a dire del Goethe il fondatore di tutta l ' estetica moderna ( Zur Naturwissenschaft im Allgemeinen . Tomo XXXIV delle Opere , ed . Hempel , pag . 96-97; ma il Goethe non tenne conto che prima dello Schiller lo Herder aveva distinto Natur - poesie da Kunst - poesie . Vedi anche V . Basch , op . cit . ) . Questi argomenti sono ben noti : il subiettivismo del poeta speculativo - sentimentale , rappresentante dell ' arte moderna , in contrapposto con l ' obiettivismo del poeta istintivo o ingenuo , rappresentante dell ' arte antica ; il contrasto tra l ' ideale e il reale ; la serenità marmorea , l ' equilibrio dignitoso , la bellezza esteriore dell ' arte antica contro l ' esaltazione dei sentimenti , il vago , l ' infinito , l ' indeterminato delle aspirazioni , le melanconie , la nostalgia , la bellezza interiore dell ' arte moderna ; e da un canto le bassure del verismo della poesia ingenua , e dall ' altro le nebbie dell ' astrazione e il capogiro intellettuale della poesia sentimentale ( Vedi G . Muoni , Note per una poetica storica del romanticismo , Milano , Società Ed . Libr . , 1906 ) ; l ' azione del cristianesimo ; l ' elemento filosofico ; l ' incoerenza dell ' arte moderna opposta all ' armonia della poesia greca ; le particolarità singole di fronte alle tipificazioni classiche ; la ragione che s ' interessa del valore filosofico del contenuto più che della vaghezza della forma esteriore ; il sentimento profondo di un ' interna disunione , di una doppia natura dell ' uomo moderno , ecc . ecc . Per darne qualche prova , citeremo ciò che scriveva il Nencioni in quel suo studio su L ' Umorismo e gli Umoristi , di cui abbiamo già fatto parola : “ L ' antichità , nel suo felice equilibrio dei sensi e dei sentimenti , guardò con calma statuaria anche nelle tragiche profondità del destino . L ' anima umana era sana e giovine allora , né il cuore e la intelligenza erano stati tormentati da trenta secoli di precetti e di sistemi , di dolori e di dubbi . Nessuna penosa dottrina , nessuna crisi interiore aveva alterato la serena armonia della vita e del temperamento umano . Ma il tempo e il cristianesimo hanno insegnato all ' uomo moderno a contemplare l ' infinito , a paragonarlo con l ' effimero e doloroso soffio della vita presente . Il nostro organismo e continuamente eccitato e sovreccitato ; e secolari dolori hanno umanizzato il nostro cuore . Noi guardiamo nell ' anima umana , e nella natura con una simpatia più penetrante , e vi troviamo delle arcane relazioni e un ' intima poesia ignote all ' antichità ... Il riso d ' artista e la comica fantasia di Aristofane , alcuni dialoghi di Luciano , sono eccezioni . L ' antichità non ebbe , né poteva avere , letteratura umoristica ... Si direbbe che questa sia la caratteristica delle letterature anglo - germaniche . Il cielo crepuscolare e l ' umido suolo del Nord sembrano esser più acconci a nutrire la delicata e strana pianta dell ' umorismo » . Concedeva però il Nencioni che “ anche sotto il cielo azzurro e nella vita facile delle razze latine ” l ' umorismo “ ha talora fiorito e due o tre volte in modo unico , meraviglioso ” . E parlava in fatti del Rabelais e del Cervantes , e anche dell ' umorismo “ realista e vivente ” di Carlo Porta e di quello “ delicato e desolato ” di Carlo Bini , e diceva il don Abbondio del Manzoni una creazione umoristica di prim ' ordine . Più reciso nella negazione fu Giorgio Arcoleo ( L ' Umorismo nell ' arte moderna . Due conferenze al Circolo filologico di Napoli , Napoli , Detken ed . , 1885 ) , il quale , pur ammettendo che la nota dell ' umorismo , speciale della letteratura moderna , non manchi di legami col mondo antico , e pur citando quell ' insegnamento di Socrate che dice : “ Una è l ' origine dell ' allegria e della tristezza : nei contrapposti un ' idea non si conosce che per la sua contraria : della stessa materia si forma il socco e il coturno ” , soggiungeva : “ Questo lo intelletto greco pensava : ma l ' Arte non potea esprimerlo : la percezione dei contrasti rimaneva nel campo astratto , perché diversa era la vita . La Teogonia avvolgeva l ' anima nel mito ; l ' Epopea i fatti umani nella leggenda ; la Politica le forze individuali nella suprema legge dello Stato . L ' Antichità costrinse serenamente le forme nell ' armonia del finito : vide il Ciclope o lo Gnomo , le Grazie o le Parche . Come la vita avea liberi o servi , onnipotenti o impotenti , così la scienza ebbe sorrisi o pianto : Eraclito o Democrito ; e la letteratura ebbe tragedie o commedie . Tutt ' al più il contrasto dalla sfera dell ' intelletto passò nell ' altra dell ' immaginazione , si tramutò in fantasma , e allora Aristofane fece la satira dei sofisti , Luciano degli Dei . Ma se il Paganesimo si era obliato nella magnificenza delle forme e della natura , il Medio Evo si tormentò nei dubbii e nelle angosce dello spirito . Fu triste , ebbe sogni agitati da spettri : la potenza baronale finiva spesso nei conventi , la bellezza nei chiostri . La corruttela romana non seduceva neppure come ricordo : la dissoluzione del grande Impero aveva inoculato negli animi l ' idea dell ' impotenza . A rovescio del mondo antico : questo rimpiccolì nelle forme plastiche le energie soprannaturali ; il Medio Evo le allargò nell ' infinito : e , compreso dallo spazio e dal tempo , lo spirito umano si annullò con braminica rassegnazione . Tale depressione soffocò ogni spirito d ' iniziativa e di ricerca . Nelle credenze sovraneggiò il dogma , nella scienza l ' erudizione , nell ' arte la copia , nel costume la disciplina . L ' umanità nel suo periodo di decadenza romana avea sostenuto i dolori della vita coll ' indifferenza dello stoico : ne avea cercato i piaceri con la sensualità dell ' epicureo : nel Medio Evo volle sottrarsi alla vita con l ' estasi : donde una nuova mitologia cristiana , popolata di rimorsi , di paure , di preghiere . Il pensiero seguiva la fede : il manuale di logica era un ' appendice del catechismo . In tali condizioni dominava il terrore , si aspettava il finimondo ... Finalmente nella materia come nello spirito sorge un nuovo mondo . È un periodo di esultanza e al tempo stesso di mestizia e di riflessione : ma si rivela con due tendenze spiccate , l ' una presso le razze germaniche , l ' altra presso le latine : lì il libero esame o la Riforma : qui il culto della bellezza e della forza , la Rinascenza . I contrasti si moltiplicano nelle istituzioni , nella vita privata , nei costumi , nelle leggi , nella letteratura ... Non è antitesi percepita dall ' intelletto o intravista dalla fantasia ; non è lotta contro la natura umana , come nell ' età di mezzo ; è dissonanza che stride in tutte le sfere del pensiero e dell ' azione : è il dissidio tra lo spirito nuovo e le forme vecchie . In tale situazione il trionfo dell ' uno o dell ' altra ha influenza decisiva sulle istituzioni , sulla scienza , sull ' arte . Qui appunto va notata la differenza dei risultati nelle razze germaniche e nelle latine : differenza che spiega in gran parte , perché l ' umorismo ebbe tanto sviluppo presso le prime , e riuscì quasi nullo presso le seconde ” . Ora , si dovrebbe innanzi tutto intendere che , prendendo in esame un ' eccezionale e speciosissima espressione d ' arte come l ' umoristica , queste rapide sintesi , queste ideali ricostruzioni storiche , non sono ammissibili . Come nella formazione d ' una leggenda l ' immaginazione collettiva rigetta tutti gli elementi , i tratti , i caratteri discordanti con la natura ideale d ' un dato fatto o d ' un dato personaggio ed evoca invece e combina tutte le immagini convenienti ; così , nel tracciare in breve la sintesi d ' una data epoca , inevitabilmente noi siamo indotti a non tener conto di tanti particolari in contradizione , delle singole espressioni . Non possiamo prestare orecchio alle voci che protestano in mezzo a un coro soverchiante . Nella lontananza , si sa , certi colori accesi , sparsi qua e là , si attenuano , si smorzano , si fondono nella tinta generale , azzurra o grigia , del paesaggio . Perché questi colori risaltino , riassumendo intera la loro individualità , bisogna che noi ci avviciniamo : riconosceremo allora come e quanto ci avesse ingannato la lontananza . Seguendo le teorie del Taine , considerando i fenomeni morali come soggetti anch ' essi al determinismo al pari dei fenomeni fisici , la storia umana come parte della naturale , l ' opera d ' arte come il prodotto di determinati fattori e di determinate leggi , e cioè di quella delle dipendenze e di quella delle condizioni , con le regole che ne derivano : del carattere essenziale o della facoltà dominante , dalla prima ; delle forze primordiali , razza , ambiente , momento , dalla seconda ; e vedendo esclusivamente nelle espressioni artistiche gli effetti necessarii di forze naturali e sociali ; non penetreremo mai nell ' intimità dell ' arte , ci rappresenteremo per forza tutte le manifestazioni d ' un dato tempo come solidali tra loro e complementari , per modo che ciascuna necessiti le altre e tutte insieme rispecchino quelle qualità che , secondo il nostro concetto o la nostra idea sommaria , le ha raccolte e prodotte ; non già la realtà infinitamente varia e continuamente mutabile , e i singoli sentimenti di essa , varii infinitamente e continuamente mutabili anch ' essi . Dopo aver considerato il cielo , il clima , il sole , la società , i costumi , i pregiudizii , ecc . , non dobbiamo forse appuntar lo sguardo sui singoli individui e domandarci che cosa siano divenuti in ciascuno di essi questi elementi , secondo lo speciale organamento psichico , la combinazione originaria , unica , che costituisce questo o quell ' individuo ? Dove uno s ' abbandona , l ' altro si rivolta ; dove uno piange , l ' altro ride ; e ci può esser sempre qualcuno che ride e piange a un tempo . Del mondo che lo circonda , l ' uomo , in questo o in quel tempo , non vede se non ciò che lo interessa : fin dall ' infanzia , senza neppur sospettarlo , egli fa una scelta d ' elementi e li accetta e accoglie in sé ; e questi elementi , più tardi , sotto l ' azione del sentimento , s ' agiteranno per combinarsi nei modi più svariati . “ L ' Antichità costrinse serenamente le forme nell ' armonia del finito ” . Ecco una sintesi . Tutta l ' antichità ? Nessun antico escluso ? “ Il Ciclope o lo Gnomo , le Grazie o le Parche ” . E non anche le Sirene , metà donne , metà pesce ? “ La vita non aveva che o liberi o servi ” . E non poteva qualche libero sentirsi servo e qualche servo sentirsi libero entro di . sé ? Non cita lo stesso Arcoleo Diogene che “ chiude il mondo nella botte , e non accetta la grandezza d ' Alessandro , se gli toglie la vista del sole ” ? E che vuol dire che l ' intelletto greco poteva percepire il contrasto e l ' Arte non poteva esprimerlo perché la vita era diversa ? Com ' era la vita ? O tutta pianto o tutta riso ? E come faceva allora l ' intelletto a cogliere il contrasto ? Ogni astrazione bisogna che abbia per forza radice in un fatto concreto . C ' era dunque il pianto e il riso , non il pianto o il riso ; e se l ' intelletto poteva cogliere il contrasto , perché non avrebbe potuto esprimerlo l ' arte ? “ Tutt ' al più dice l ' Arcoleo il contrasto dalla sfera dell ' intelletto passò nell ' altra dell ' immaginazione , si tramutò in fantasma , e allora Aristofane fece la satira dei sofisti , e Luciano degli Dei ” . Che vuol dire quel tutt ' al più ? Se il contrasto dalla sfera dell ' intelletto passò in quella dell ' immaginazione e si tramutò in fantasma , vuol dire che divenne arte . E allora ? Lasciamo andare Aristofane che , come vedremo , non ha nulla da fare con l ' umorismo ; ma Luciano non è soltanto autore del dialogo degli Dei . E andiamo avanti . “ Il mondo antico rimpiccolì nelle forme plastiche le energie soprannaturali ” . Ecco un ' altra sintesi . Tutto il mondo antico e tutte le energie soprannaturali ? anche il fato ? E tutta l ' Italia del rinascimento “ rimase nei suoi gusti pagana , serena ; non ebbe curiosità , non intimità ” ? Vedremo . Parliamo d ' umorismo e delle espressioni artistiche di esso , espressioni eccezionali e speciosissime , ripeto : ci basterebbe un umorista solo ; ne troveremo parecchi , in ogni tempo , in ogni luogo ; e diremo la ragione per cui i nostri segnatamente ci debba parere che non siano tali . Tutte le partizioni sono arbitrarie . Poco dopo la pubblicazione del saggio del Nencioni , che negava come abbiamo veduto all ' antichità una letteratura umoristica , non solo , ma anche la possibilità di averla , sorsero da noi prima il Fraccaroli , con uno studio intitolato appunto Per gli Umoristi dell ' Antichità ( Verona , 1885 ) , poi il Bonghi ( zLa coltura , 15 gennaio 1886 ) , poi altri ancora a rilevare nelle letterature classiche e specialmente nella greca , assai più umorismo , che non avesse saputo vedere il Nencioni . Quel felice equilibrio , quella calma statuaria e l ' anima sana e giovine e la serena armonia della vita e del temperamento degli antichi , come la natura rappresentata da questi con precisione e con fedeltà , senza melanconia né nostalgia , sono vecchi cavalli di battaglia della critica romantica . Già lo stesso Schiller , autore primo della partizione , dovette riconoscere che Euripide , Orazio , Properzio , Virgilio non si erano fatti un concetto ingenuo della natura e quindi concludere che vi erano anime sentimentali presso gli antichi e anime greche presso i moderni , e cancellare così , come impossibile a mantenere , la linea divisoria tra ispirazione antica e ispirazione moderna . Su le tracce del Biese , che scrisse su l ' evoluzione del sentimento della natura presso i greci ( Die Entwickelung des Naturgefühls bei den Griechen , Kiel , 1882; abbiamo su l ' argomento lavori più recenti ) , il Basch dimostrò agevolmente quanto di sentimentale vi fosse nella poesia e nel pensiero dei Greci , nella mitologia primitiva , nelle metamorfosi spesso grottesche delle divinità , nell ' utopia nostalgica dell ' età dell ' oro , nella raffinata melanconia dei lirici e degli elegiaci in ispecie , che rappresentarono la natura non solamente ” comme cadre des sentiments de l ' âme , mais encore comme ayant des profondes et mystérieuses affinités avec ses sentiments ” . Anche lo Herder , autore della partizione tra Natur - poesie e Kunst poesie , non dava ad essa un senso rigorosamente cronologico . E il Richter negava che il cristianesimo fosse causa e origine esclusiva della nuova poesia , giacché i poemi scandinavi dell ' Edda e quelli dell ' India eran nati fuori del misticismo cristiano ; e , ripetendo l ' osservazione del Herder che “ nessun poeta resta fedele ad un ' ispirazione sentimentale unica ” , chiamava romantici non già gli autori , ma quelle fra le opere ch ' erano d ' ispirazione sentimentale . Arrigo Heine diceva nella Germania che si era caduti in un deplorevole errore chiamando plastica l ' arte classica , come se ogni arte , antica o moderna , volendo esser arte , non dovesse per forza esser plastica nella sua forma esteriore . Ed è inutile ricordare qui a quali strette si trovò Victor Hugo , volendo additare come principio dell ' arte moderna la famosa teoria del grottesco , di fronte a Vulcano , a Polifemo , a Sileno , ai tritoni , ai satiri , ai ciclopi , alle sirene , alle furie , alle Parche , alle arpie , al Tersite omerico , alle dramatis persone delle commedie aristofanesche . D ' altra parte , nessuno più si sogna di negare che anch ' essi gli antichi avessero l ' idea della profonda infelicità degli uomini . La espressero , del resto , chiaramente filosofi e poeti . Ma , al solito , anche tra il dolore antico e il dolore moderno si è voluto vedere da alcuni una differenza quasi sostanziale , e si è sostenuto che vi è una lugubre progressione nel dolore , svolgentesi con la storia stessa della civiltà , una progressione che ha fondamento nella sensibilità dell ' umana coscienza , sempre più delicata , e nell ' irritabilità e nella incontentabilità di essa di mano in mano sempre maggiori . Ma questo lo aveva già detto , se non c ' inganniamo , fin dal tempo dei tempi , Salomone . Accrescimento di scienza , accrescimento di dolore . E aveva proprio ragione , fin dal tempo dei tempi , Salomone ? Sta a vedere . Se le passioni , quanto più si afforzano e si affinano , tanto più acquistano una specie d ' attrazione e di compenetrazione scambievole ; se con l ' ajuto della fantasia e dei sensi noi ci inoltriamo , come dicono , in un “ processo d ' universalizzazione ” che si fa sempre più rapido e sempre più invadente , sicché in un dolore ci par di sentire più dolori , tutti i dolori , soffriamo noi per questo veramente di più ? No : perché questo accrescimento , se mai , è a scapito dell ' intensità . E ben per questo il Leopardi notava acutamente che il dolore antico era un dolor disperato , come suoi essere in natura , com ' è ancora nei popoli barbari e semi - selvaggi o nelle genti della campagna , senza il conforto cioè della sensibilità , senza la dolce rassegnazione alle sventure . Facilmente oggi , agli occhi nostri , se crediamo d ' essere infelici , il mondo si converte in un teatro d ' universale infelicità ? Vuol dire che , invece di sprofondarci nel nostro proprio dolore , noi lo allarghiamo , lo diffondiamo nell ' universo . Ci strappiamo la spina , e ci avvolgiamo in una nuvola nera . Cresce la noja , ma si spunta e si attenua il dolore . Però , ecco , e quel tal tedio della vita dei contemporanei di Lucrezio ? e quella tal tristezza misantropica di Timone ? Oh via ! è proprio inutile sfoggiare esempii e citazioni . Sono questioni , disquisizioni , argomentazioni accademiche . L ' umanità passata non c ' è bisogno di cercarla lontano : è sempre in noi , tal quale . Possiamo tutt ' al più ammettere che oggi , per questa se vuolsi cresciuta sensibilità e per il progresso ( ahimè ) della civiltà , siano più comuni quelle disposizioni di spirito , quelle condizioni di vita più favorevoli al fenomeno dell ' umorismo , o meglio , di un certo umorismo ; ma è assolutamente arbitrario il negare che tali disposizioni non esistessero o non potessero esistere in antico . A buon conto , Diogene , con la sua botte e la sua lanterna , non è di jeri ; e nulla di più serio nel ridicolo e di più ridicolo nel serio . Eccezioni , come dice il Nencioni e ripete l ' Arcoleo , Aristofane e Luciano ? Ma eccezioni , allora , anche Swift e Sterne . Tutta l ' arte umoristica , ripetiamo , è stata sempre ed è tuttavia arte d ' eccezione . Diverso il pianto , secondo questa critica , e diverso naturalmente anche il riso degli antichi . Notissima , la distinzione di Gian Paolo Richter tra comico classico e comico romantico : facezia grossolana , satira volgare , derisione de ' vizii e dei difetti , senza alcuna commiserazione o pietà , quello ; umore , questo , cioè riso filosofico , misto di dolore , perché nato dalla comparazione del piccolo mondo finito con la idea infinita , riso pieno di tolleranza e di simpatia . Da noi il Leopardi , che ebbe sempre la nostalgia del passato e che nei Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura volle far notare che egli sentiva il dolore non a modo dei romantici , ma a modo degli antichi , cioè il dolore disperato , difese pure il comico antico contro il moderno , il comico antico che “ era veramente sostanzioso , esprimeva sempre e metteva sotto gli occhi , per dir così , un corpo di ridicolo ” , mentre il moderno “ un ' ombra , uno spirito , un vento , un soffio , un fumo . Quello empieva di riso , questo appena lo fa gustare ; quello era solido , questo fugace ; quello consisteva in immagini , similitudini , paragoni , racconti , insomma cose ridicole ; questo in parole , generalmente e sommariamente parlando , e nasce da quella tal composizione di voci , da quello equivoco , da quella tale allusione di parole , da quel giocolino di parole , da quella tal parola appunto di maniera che , togliete quelle allusioni , scomponete e ordinate diversamente quelle parole , levate quell ' equivoco , sostituite una parola in cambio d ' un ' altra , svanisce il ridicolo ” . E cita l ' esempio di Luciano che paragona gli Dei sospesi al fuso della Parca ai pesciolini sospesi alla canna del pescatore . Poi avverte : “ Ma forse e senza forse , presentemente , e massime ai francesi , par grossolano quel che una volta si chiamava sale attico , e piacque ai greci , popolo il più civile dell ' antichità e ai latini . E può essere che anche Orazio avesse una simile opinione , quando disse male de ' sali di Plauto ; e in fatti le Satire e le Epistole di Orazio non sono di così solido ridicolo come l ' antico comico greco e latino , ma né anche di gran lunga così sottile come il moderno . Ora , a forza di motti , si è renduto spirituale anche il ridicolo , assottigliato tanto che ormai non è più né pur liquore , ma un etere , un vapore ; e questo solo si stima ridicolo degno delle persone di buon gusto e di spirito e di vero buon tono , e degno del bel mondo e della civile conversazione . Il ridicolo delle antiche commedie nasceva anche molto dalle operazioni stesse che erano introdotti a fare i personaggi sulla scena , e quivi ancora era non piccola sorgente di sale , ma pura azione ; come nelle Cerimonie del Maffei : commedia piena di vero e antico ridicolo , quel salire di Orazio per la finestra a fine di evitare i complimenti alle porte . Un ' altra gran differenza tra il ridicolo antico e il moderno è che quello era preso da cose popolari e domestiche o almeno non della più fina conversazione , la quale poi non esisteva ancor per lo meno così raffinata ; ma il moderno , massime il francese , versa principalmente intorno al più squisito mondo , alle cose dei nobili più raffinati , alle vicende domestiche delle famiglie più moderne , ecc . , ecc . ( come anche proporzionatamente era il ridicolo d ' Orazio ) : sicché quello era un ridicolo che avea corpo , e , come il filo di un ' arma che non sia troppo aguzzo , durò lungo tempo ; dove questo , come ha una punta sottilissima , più o meno secondo i tempi e le nazioni , così anche in un batter d ' occhio si logora e si consuma , e dal volgo poi non si sente , come il taglio del rasojo a prima giunta ” . Il Leopardi , evidentemente , parla qui dell ' esprit francese in contrapposizione del ridicolo classico , senza pensare che questo ” esprit de conversation , le talent de faire des mors , le goût des petites phrases vives , fines , imprévues , ingénieuses , dardées avec gaieté ou malice ” ( Vedi H . Taine , Notes sur l ' Angleterre , Paris , Hachette et Cie , douzième édition , 1903 , - ch . VIII . De l ' esprit anglais , pag . 339 ) , è classico anch ' esso e antichissimo in Francia : Duas res industriosissime persequitur gens Gallorum , rem militarem et argute loqui . Questo esprit nativo in Francia , che si raffina anch ' esso a mano a mano e diviene un po ' convenzionale , elegante , aristocratico , in certi periodi letterarii , non è certamente l ' humour moderno , e tanto meno quello inglese che il Taine gli contrappone , come fatto appunto di case più che di parole o , sotto un certo aspetto , fatto di buon senso , se come pensava il Joubert esprit consiste nell ' aver molte idee inutili e il buon senso nell ' esser provvisto di nozioni necessarie . Non confondiamo dunque . Nel 1899 Alberto Cantoni , argutissimo nostro umorista ( vedi su lui il mio saggio Un critico fantastico nel vol . Arte e scienza , Roma , W . Modes ed . , 1908 ) , che sentiva profondamente il dissidio interno tra la ragione e il sentimento e soffriva di non poter essere ingenuo come prepotentemente in lui la natura avrebbe voluto , riprese l ' argomento in una sua novella critica intitolata Humour classico e moderno ( il Cantoni chiama propriamente questo suo lavoro grottesco , forse per la contaminazione dell ' elemento fantastico con la critica ) , nella quale immagina che un bel vecchio rubicondo e gioviale , che rappresenta l ' Humour classico , e un ometto smilzo e circospetto , con una faccia un poco sdolcinata e un poco motteggiatrice , che rappresenta l ' Humour moderno , s ' incontrino a Bergamo innanzi al monumento a Gaetano Donizetti e là , senz ' altro , si mettono a disputare tra loro e poi si lanciano una sfida , si propongono cioè d ' andare in campagna lì presso , a Clusone , dove si tiene una fiera , ognuno per conto proprio , come se non si fossero mai visti , e di ritornare poi la sera , daccapo , innanzi al monumento di Donizetti , recando ciascuno le fugaci e particolari impressioni della gita per metterle a paragone . Invece di discorrere criticamente della natura , delle intenzioni , del sapore dell ' umorismo antico e del moderno , il Cantoni , in questa novella , riferisce vivacemente , in un dialogo brioso , le impressioni del vecchio gioviale e dell ' ometto circospetto raccolte alla fiera di Clusone . Quelle del primo avrebbero potuto essere argomento d ' una novella del Boccaccio , del Firenzuola , del Bandello ; i correnti e le variazioni sentimentali dell ' altro hanno invece il sapore di quelle dello Sterne nel Sentimental Journey o del Heine nei Reisebilder . Il Cantoni , prediligendo la natura ingenua e schietta , terrebbe nella disputa dalla parte del vecchio rubicondo , se non fosse costretto a riconoscere ch ' esso ha voluto rimanere tal quale assai più che non lo comportassero gli anni e che è volgaruccio e spesso vergognosamente sensuale ; ma poi , sentendo anche In sé il dissidio che tiene scissa e sdoppiata l ' anima di quell ' altro , dell ' ometto smilzo , lo fa mordere dal vecchio con aspre parole : “ A forza di ripetere continuamente che tu sembri sorriso e che sei dolore ... n ' è venuto che oramai non si sa più né che cosa veramente tu sembri , né che cosa veramente tu sia ... Se tu ti potessi vedere , non capiresti , come me , se tu abbia più voglia di piangere o di sorridere . Adesso è vero gli risponde l ' Humour moderno . Perché adesso penso solamente che voi vi siete fermato a mezza via . Al vostro tempo le gioje e le angustie della vita avevano due forme o almeno due parvenze più semplici e molto dissimili fra di loro , e niente era più facile che sceverare le une dalle altre per poi rialzare le prime a danno delle seconde , o viceversa ; ma dopo , cioè al tempo mio , è sopravvenuta la critica e felice notte ; s ' è brancolato molto tempo a non sapere né che cosa fosse il meglio , né che cosa fosse il peggio , finché principiarono ad apparire , dopo essere stati così gran tempo assai nascosti , i lati dolorosi della gioja e i lati risibili del dolore umano . Anche gli antichi solevano sostenere che il piacere non era altro che la cessazione del dolore e che il dolore stesso , ben esaminato , non era punto il male ; ma le sostenevano sul serio queste belle cose : come dire che non ne erano niente penetrati ; adesso invece è venuto pur troppo il tempo mio e si ripete , aimè , quasi ridendo , cioè con la più profonda persuasione , che i due suddetti elementi , attaccati da poco in qua alla gioja e al dolore , hanno assunto aspetti così incerti e così trascolorati che non si possono più , nonché separare , nemmeno distinguere . Ne è venuto che i miei contemporanei non sanno ora più essere né ben contenti , né bene malcontenti mai , e che voi solo non bastate più né a far fermentare il misurato sollazzo dei primi e né a divergere le sofistiche tremerelle dei secondi . Ci voglio io , che mescolo tutto scientemente , per fare svanire da una parte quanto più posso ingannevoli miraggi e per limare dall ' altra quante più trovo superflue asperità . Vivo di espedienti e di cuscinetti , io ... Bella vita ! esclama il vecchio . E l ' ometto smilzo séguita : ... per arrivare possibilmente ad uno stato intermedio che rappresenti come la sostanza grigia dell ' umana sensibilità . Si sente troppo adesso , come troppo s ' è riso a ufo ed a credenza in altri tempi : urge però che il pensiero regga le briglie alla più incomposta manifestazione del sentimento ... Rimpiango sempre di non aver potuto ereditare le vostre illusioni , e mi rallegro nello stesso tempo di trovarmi di qua dal fosso , bene agguerrito contro alle insidie delle illusioni stesse ! O che avete ? Perché mi affisate a codesto modo ? Penso , risponde il vecchio , che se vuoi proprio aver due anime in una , fai molto bene a non assumere la famosa guardatura di quel vedovo innamorato , che a sinistra piangeva la morta e a destra faceva l ' occhietto alla viva . Tu invece vuoi piangere e far l ' occhietto insieme , da tutte due le parti , come dire che non ci si capisce più nulla ” . Come nel dramma romantico che i due bravi borghesi Dupuis e Cotonet vedevano : ” vêtu de blanc et de noir , riant d ' un oeil et pleurant de l ' autre ” . Ma abbiamo confusione anche qui . In fondo , il Cantoni viene a dire sott ' altra forma quello stesso che avevano detto il Richter e il Leopardi . Se non che , egli chiama anche humour quello che gli altri due avevano chiamato comico classico e ridicolo antico . Il Richter tedesco tesse però l ' elogio del comico romantico o humour moderno , e vitupera come grossolano e volgare il comico classico ; mentre Cantoni , come il Leopardi da buon italiano lo difende , pur riconoscendo che la taccia di vergognosa sensualità non sia affatto immeritata . Ma anche per lui l ' humour moderno non è altro che una sofisticazione dell 'antico.”Via, ho idea , gli dice infatti l ' Humour classico , che si sia fatto sempre senza di te , ovvero che tu non sia altro che la parte peggiore di me medesimo , la quale abbia messo cresta per impertinenza , come ora usa . È un gran dire però che non s ' abbia mai a conoscersi bene da sé soli ! Tu mi sei certo scivolato di sotto ed io non me ne sono avvisto ” . Ora , è vero questo ? Ciò che il Cantoni chiama Humour classico è proprio humour ? o non incorre il Cantoni per un verso nello stesso errore in cui incorse già per l ' altro il Leopardi , confondendo cioè con l ' esprit francese tutto il ridicolo moderno ? Più propriamente : ciò che il Cantoni chiama humour classico , non sarebbe l ' umorismo inteso in un senso molto più largo , nel quale sian comprese la burla , la baja , la facezia , tutto il comico in somma nelle sue varie espressioni ? Qui è il nodo vero della questione . Non c ' entra la diversità dell ' arte antica dalla moderna , come non c ' entrano le speciali prerogative di questa o di quella razza . Si tratta di vedere in che senso si debba considerar l ' umorismo , se nel senso largo che comunemente ed erroneamente gli si suoi dare , e ne troveremo allora in gran copia così presso le letterature antiche come presso le moderne , d ' ogni nazione ; o se in un senso più ristretto e più proprio , e ne troveremo allora parimenti , ma in molto minor copia , anzi in pochissime espressioni eccezionali , così presso gli antichi come presso i moderni , d ' ogni nazione . III . DISTINZIONI SOMMARIE Nel Cap . VIII del libro Notes sur l ' Angleterre il Taine , com ' è noto , si provò a comparare l ' esprit francese e quello inglese . “ Non deve dirsi che essi ( gl ' Inglesi ) non abbiano spirito , scrisse il Taine ; ne hanno uno per conto loro , in verità poco gradevole , ma affatto originale , di sapor forte e pungente e anche un po ' amaro , come le lor bevande nazionali . Lo chiamano humour ; e , in generale , è la facezia di chi , scherzando , serba un ' aria grave . Questa facezia abbonda negli scritti di Swift , di Fielding , di Sterne , di Dickens , di Thackeray , di Sidney Smith ; sotto quest ' aspetto , il Libro degli snobs e le Lettere di Peter Plymley son capolavori . Se ne trova anche molto , della qualità più indigena e più aspra , in Carlyle . Essa confina ora con la caricatura buffonesca , ora col sarcasmo meditato ; scuote rudemente i nervi , o s ' affonda e prende stanza nella memoria . È un ' opera dell ' immaginazione stramba o dell ' indignazione concentrata . Si piace nei contrasti stridenti , nei travestimenti impreveduti . Para la follia con gli abiti della ragione o la ragione con gli abiti della follia . Arrigo Heine , Aristofane , Rabelais e talvolta Montesquieu , fuori dell ' Inghilterra , sono quelli che ne hanno in più larga dose . Ma pur si deve in questi tre ultimi sottrarre un elemento straniero , la estrosità francese , la gioja , la gajezza , quella specie di buon vino che non si vendemmia se non nei paesi del sole . Nello stato insulare e puro , essa lascia sempre , in fine , un sapor di aceto . Chi scherza così è di raro benevolo e non è mai lieto , sente e tradisce fortemente le dissonanze della vita . E non ne gode ; in fondo anzi ne soffre e se ne irrita . Per studiar minuziosamente un grottesco , per prolungar freddamente un ' ironia , bisogna avere un sentimento continuo di tristezza e di collera . I saggi perfetti del genere si devono cercare nei grandi scrittori , ma il genere è talmente indigeno che si trova ogni giorno nella conversazione ordinaria , nella letteratura , nelle discussioni politiche , ed è la moneta corrente del Punch ” . La citazione è un po ' troppo lunga ; ma opportuna per chiarir parecchie cose . Il Taine riesce a coglier bene la differenza generale tra la plaisanterie inglese e la francese , o meglio , il diverso umore dei due popoli . Ogni popolo ha il suo , con caratteri di distinzione sommaria . Ma , al solito , non bisogna andare tropp ' oltre , non bisogna cioè prender questa distinzione sommaria come solido fondamento nel trattare d ' un ' espressione d ' arte specialissima come la nostra . Che diremmo di uno il quale dal sommario accertamento che vi son certi tratti fisionomici comuni per cui , così all ' ingrosso , distinguiamo un Inglese da uno Spagnuolo , un Tedesco da un Italiano , ecc . , traesse la conseguenza che tutti quanti gl ' Inglesi , per esempio , hanno gli stessi occhi , lo stesso naso , la stessa bocca ? Per intender bene quanto sia sommario questo modo di distinguere , chiudiamoci per un momento nei confini del nostro paese . Noi tutti , d ' una data nazione , possiamo notar facilmente come e quanto la fisionomia dell ' uno sia diversa da quella d ' un altro . Ma questa osservazione , ovvia , facilissima per noi , riesce invece difficilissima a uno straniero , per il quale noi tutti avremo uno stesso aspetto generale . Pensiamo a un gran bosco dove fossero parecchie famiglie di piante : querci , aceri , faggi , platani , pini , ecc . Sommariamente , a prima vista , noi distingueremo le varie famiglie dall ' altezza del fusto , dalla diversa gradazione del verde , in somma dalla configurazione generale di ciascuna . Ma dobbiamo poi pensare che in ognuna di queste famiglie non solo un albero è diverso dall ' altro , un tronco dall ' altro , un ramo dall ' altro , una fronda dall ' altra , ma che , fra tutta quella incommensurabile moltitudine di foglie , non ve ne sono due , due sole , identiche tra loro . Ora , se si trattasse di giudicare di un ' opera d ' immaginazione collettiva , come sarebbe appunto un ' epopea genuina , sorta viva e possente dalle leggende tradizionali primitive d ' un popolo , ci potremmo in certa guisa contentare di quella sommaria distinzione . Non possiamo contentarcene più invece nel giudicar di opere che siano creazioni individuali , segnatamente poi se umoristiche . Colto astrattamente il tipo dell ' umore inglese , il Taine mette prima in un fascio Swift e Fielding e Sterne e Dickens e Thackeray e Sidney Smith e Carlyle , e vi accozza poi Heine , Aristofane , Rabelais , Montesquieu . Bel fascio ! Dall ' umorismo inteso nel senso più largo , come carattere comune , tipico modo di ridere di questo o di quel popolo , saltiamo a piè pari a considerar le singole e specialissime espressioni d ' un umorismo , che non è più possibile intendere in quel senso largo , se non a patto di rinunziare assolutamente alla critica : dico a quella critica che indaga e scopre tutte le singole differenze caratteristiche per cui l ' espressione , e dunque l ' arte , il modo d ' essere , lo stile d ' uno scrittore si distingue da quello dell ' altro : lo Swift dal Fielding , lo Sterne dallo Swift e dal Fielding , il Dickens dallo Swift e dal Fielding e dallo Sterne e così via . Le relazioni che questi scrittori umoristici inglesi possono avere con l ' umore nazionale sono affatto secondarie e superficiali come quelle che essi possono aver fra loro , e non hanno per la valutazione estetica alcuna importanza . Quel che di comune possono aver tra loro questi scrittori non deriva dalla qualità dell ' umore nazionale inglese , ma dal solo fatto ch ' essi sono umoristi , ciascuno si a suo modo , ma umoristi tutti veramente , scrittori cioè nei quali avviene quello speciale processo intimo e caratteristico da cui risulta l ' espressione umoristica . E soltanto per questo , non Arrigo Heine e il Rabelais e il Montesquieu e basta , ma tutti i veri scrittori umoristici d ' ogni tempo e d ' ogni nazione possono andare a schiera con quelli . Non però Aristofane , nel quale quel processo non avviene affatto . In Aristofane non abbiamo veramente il contrasto , ma soltanto l ' opposizione . Egli non è mai tenuto tra il sì e il no ; egli non vede che le ragioni sue , ed è per il no , testardamente , contro ogni novità , cioè contro la retorica , che crea demagoghi , contro la musica nuova , che , cangiando i modi antichi e consacrati , rimuove le basi dell ' educazione e dello Stato , contro la tragedia d ' Euripide , che snerva i caratteri e corrompe i costumi , contro la filosofia di Socrate , che non può produrre che spiriti indocili e atei , ecc . Alcune sue commedie son come le favole che scriverebbe la volpe , in risposta a quelle che hanno scritto gli uomini calunniando le bestie . Gli uomini in esse ragionano e agiscono con la logica delle bestie , mentre nelle favole le bestie ragionano e agiscono con la logica degli uomini . Sono allegorie in un dramma fantastico , nel quale la burla è satira iperbolica , spietata ( Vedi Jacques Denis , La comédie grecque , vol . I , chap . VI , Paris , Hachette et Cie , 1886 , e la bella e dotta prefazione di Ettore Romagnoli alla sua impareggiabile traduzione delle commedie di A . , Torino , Bocca , 1908 ) . Aristofane ha uno scopo morale , e il suo non è mai dunque il mondo della fantasia pura . Nessuno studio della verosimiglianza : egli non se ne cura perché si riferisce di continuo a cose e a persone vere : astrae iperbolicamente dalla realtà contingente e non crea una realtà fantastica , come , ad esempio , lo Swift . Umorista non è Aristofane , ma Socrate , come acutamente osserva Teodoro Lipps ( Komik und Humor , eine psychologisch - ästhetische Untersuchung , Hamburg u . Leipzig , Voss , 1898 ) : Socrate che assiste alla rappresentazione delle Nuvole e ride con gli altri della derisione che fa di lui il poeta , Socrate che “ versteht den Standpunkt des Volksbewusstseins , zu dessen Vertreter sich Aristophanes gemacht hat , und sieht darin etwas relativ Gutes und Vernünftiges . Er anerkennt eben damit das relative Recht derer , die seinen Kampf gegen das Volksbewusstsein verlachen . Damit erst wird sein Lachen zum Mitlachen . Andererseits lacht er doch über die Lacher . Er thut es und kann es thun , weil er des höheren Rechtes und notwendigen Sieges seiner Anschauungen gewiss ist . Eben dieses Bewusstsein leuchtet durch sein Lachen , und lässt es in seiner Thorheit logisch berechtigt , in seiner Nichtigkeit sittlich erhaben erscheinen ” . Socrate ha il sentimento del contrario ; Aristofane , dunque , se mai , può esser considerato umorista soltanto se intendiamo l ' umorismo nell ' altro senso molto più largo , e per noi improprio , in cui siano compresi la burla , la baja , la facezia , la satira , la caricatura , tutto il comico in somma nelle sue varie espressioni . Ma in questo senso anche tanti e tant ' altri scrittori faceti , burleschi , grotteschi , satirici , comici d ' ogni tempo e d ' ogni nazione dovrebbero esser considerati umoristi . L ' errore è sempre quello : della distinzione sommaria . Sono innegabili le diverse qualità delle varie razze , è innegabile che la plaisanterie francese non è l ' inglese come non è l ' italiana , la spagnuola , la tedesca , la russa , e via dicendo ; innegabile che ogni popolo ha un suo proprio umore ; l ' errore comincia quando quest ' umore , naturalmente mutabile nelle sue manifestazioni secondo i momenti e gli ambienti , è considerato , come comunemente il volgo suol fare , quale umorismo ; oppure quando per considerazioni esteriori e sommarie si afferma sostanzialmente diverso negli antichi e nei moderni ; e quando in fine , per il solo fatto che gl ' Inglesi chiamarono humour questo loro umore nazionale , mentre gli altri popoli lo chiamarono altrimenti , si viene a dire che soltanto gl ' Inglesi hanno il vero e proprio umorismo . Abbiamo già veduto che , molto prima che quel gruppo di scrittori inglesi del sec . XVIII si chiamasse degli umoristi ( vedi su essi le sei letture del Thackeray , The english Humourists of the eighteenth Century , Leipzig , Tauchnitz , 1853 . Sono : Swift , Congreve , Addison , Steele , Prior , Gay , Pope , Hogarth , Smollett , Fielding , Sterne , Goldsmith ) ; in Italia avevamo avuto e umidi e umorosi e umoristi . Questo , se si vuol discutere sul nome . Se si vuol poi discutere intorno alla cosa , è da osservare innanzi tutto che , intendendo in questo senso largo l ' umorismo , tanti e tanti scrittori che noi chiamiamo burleschi o ironici o satirici o comici ecc . , sarebbero chiamati umoristi dagli Inglesi , i quali sentirebbero in essi quel tal sapore che noi sentiamo nei loro scrittori e non sentiamo più nei nostri per quella particolarissima ragione , che con molto accorgimento fu messa in chiaro dal Pascoli . ” C ' è , disse il Pascoli in ogni lingua e letteratura un quid speciale e intraducibile , che pochi sanno percepire nella lingua e letteratura lor propria e avvertono , invece , senza difficoltà nelle altrui . Ogni lingua straniera , pur da noi non intesa , vi suona all ' orecchio più , dirò , mirabilmente , che la vostra . Un racconto , una poesia , esotici , vi sembrano più belli , anche se mediocri , di molte belle cose nostrane ; e tanto più , quanto più conservano di quell ' essenza nazionale . Ora non crediate che la vostra lingua e letteratura non abbiano a fare il medesimo effetto negli altri che quelle altre in noi ! ” . Una prova di questo fatto si può avere in ciò che W . Roscoe scrisse nel cap . XVI , § 12 , della sua opera Vita e pontificato di Leon X , a proposito del Berni . Il Roscoe , inglese , e che perciò di quel che comunemente nel suo paese s ' intende per humour doveva aver coscienza , scrisse che le facili composizioni del Berni e del Bini e del Mauro , ecc . “ non è improbabile che abbiano aperta la strada ad una simile eccentricità di stile in altri paesi ” e che ” in verità può concepirsi l ' idea più caratteristica degli scritti del Berni e dei compagni e seguaci di lui col considerare esser quelli in versi facili e vivaci la stessa cosa , che sono le opere in prosa di Rabelais , di Cervantes e di Sterne ” . E non ci dà Antonio Panizzi , che lungamente visse in Inghilterra e degli scrittori nostri scrisse in inglese , una definizione dello stile del Berni , che risponde in gran parte a quella che il Nencioni poi volle dare dell ' umorismo ? “ I precipui elementi dello stile del Berni dice il Panizzi sono : l ' ingegno che non trova somiglianza tra oggetti distanti e la rapidità onde subitamente connette le idee più remote ; il modo solenne onde allude ad avvenimenti ridicoli e profferisce un ' assurdità ; l ' aria d ' innocenza e d ' ingenuità con che fa osservazioni piene d ' accorgimento e conoscenza del mondo , la peculiar bonarietà con che sembra riguardare con indulgenza ... gli errori e le malvagità umane ; la sottile ironia che egli adopera con tanta apparenza di semplicità e d ' avversione all ' acerbezza ; la singolare schiettezza con che pare desideroso di scusare uomini e opere nello stesso momento che è tutto inteso a farne strazio » . A ogni modo , è certo che il Roscoe sentiva nel Berni e negli altri nostri poeti bajoni lo stesso sapore che sentiva negli scrittori suoi connazionali dotati di humour ( il Nencioni definisce l ' umorismo “ una naturale disposizione del cuore e della mente a osservare con simpatica indulgenza le contradizioni e le assurdità della vita ” ) . E non lo sentiva forse il Byron nel nostro Pulci , di cui tradusse finanche il primo canto del Morgante ? E lo stesso Sterne non lo sentiva finanche nel nostro Gian Carlo Passeroni ( Passeroni dabben , come lo chiamava il Parini ) , quel buon prete nizzardo che nel canto XVII , parte III del suo Cicerone ci fa sapere ( str . I22ª ) : E già mi disse un chiaro letterato Inglese , che da questa mia stampita Il disegno , il modello avea cavato Di scrivere in più torni la sua vita E pien di gratitudine e d ' amore Mi chiamava suo duce e precettore . E , d ' altro canto , non risente proprio per nulla degli scrittori francesi del grand siècle e anche di altri che non appartengono a questo , quel gruppo di umoristi inglesi di cui abbiamo or ora fatto parola ? Il Voltaire , parlando dello Swift nelle sue Lettres sur les Anglais dice : “ Mr . Swift est Rabelais dans son bon sens et vivant en bonne compagnie . Il n ' a pas , à la verité , la gaité du premier , mais il a toute la finesse , la raison , le choix , le bon goût qui manquent à notre curé de Meudon ( Come suonano curiose queste lodi a uno scrittore inglese raffrontato con uno scrittore francese , dopo aver letto nel Taine la pagina su l ' esprit francese e su l ' inglese ! ) . Ses vers sont d ' un goût singulier et presque inimitable ; la bonne plaisanterie est son partage en vers et en prose ; mais pour le bien entendre , il faut faire un petit voyage dans son pays » . Dans son pays , va bene ; ma c ' è anche chi vuol dire che bisognerebbe far pure un piccolo viaggio alla luna in compagnia di Cyrano de Bergerac . E chi metterà in dubbio l ' azione del Voltaire e del Boileau sul Pope ? E ricorderemo che il Lessing , accusando il Gottsched nelle sue Lettere su la letteratura moderna , dice che meglio sarebbe convenuta al gusto e al costume tedesco l ' imitazione degli Inglesi , di Shakespeare , di Jonson , di Beaumont e Fletcher , anzi che quella dell ' infranciosato Addison . Ma una prova anche più chiara si può cavar dal fatto che , mentre nessuno di quelli che da noi si sono occupati di umorismo e , per un pregiudizio snobistico , lo hanno veduto soltanto in Inghilterra , si è mai sognato di chiamare umorista il Boccaccio per quelle molte sue novelle che ridono , umorista e anzi il primo degli umoristi è ritenuto invece in Inghilterra pe ' suoi Canterbury Tales il Chaucer . Han voluto vedere nel poeta inglese , non com ' era giusto il quid speciale della diversa lingua , un altro stile ; ma , nello stile , una maggiore intimità , e dimostrar questa maggiore intimità innanzi tutto nell ' ingegnoso pretesto delle novelle ( il pellegrinaggio a Canterbury ) , nei ritratti dei pellegrini novellatori , segnatamente di quella indimenticabile , graziosissima Prioressa , Suor Eglantina , e di sir Thopas e della donna di Bath , poi nella rispondenza delle novelle ai caratteri di chi le racconta , o meglio , nel modo con cui le varie novelle , che il Chaucer non inventa , prendono colore e qualità dai pellegrini . Ma questa che vuol parere un ' osservazione profonda , è , invece , superficialissima , perché si arresta soltanto alla cornice del quadro . La magnifica opulenza dello stile boccaccesco , la copia e l ' appariscenza della forma si possono forse da un canto considerare come esteriori e implicano forse dall ' altro scarsezza d ' intimità psicologica ? Esaminiamo , sotto questo aspetto , a una a una le novelle , i caratteri dei singoli personaggi , lo svolgimento delle passioni , la dipintura minuta , spiccata , evidente della realtà , che sottintende una sottilissima analisi , una conoscenza profonda del cuore umano , e vedremo se il Boccaccio , segnatamente nell ' arte di render verosimili certe avventure troppo strane , non supera di gran lunga il Chaucer . Si è troppo abusato d ' una osservazione , al solito sommaria , fatta da coloro che han studiato con soverchio amore delle cose altrui le relazioni tra le letterature straniere e la nostra : la osservazione cioè che gli scrittori nostri abbiano dato sempre a tutto ciò che han tolto dagli stranieri una così detta maggior bellezza esteriore , una linea più composta e più armoniosa ; e che gli stranieri , invece , abbiano dato a tutto ciò che han tolto dagli scrittori nostri una maggior bellezza interiore , un carattere più intimo e profondo . Ora questo , se mai , può valere per certi scrittori nostri mediocri , da cui qualche sommo scrittore straniero abbia tolto questo o quell ' argomento : può valere ad esempio per certi novellieri nostri , da cui lo Shakespeare cavò la favola per alcuni suoi drammi possenti . Non può valere per il Boccaccio e per il Chaucer . Bisogna invece considerare , in questo caso , che cosa uno scheletrico fabliau francese ( ammesso che il Chaucer non abbia preso nulla direttamente dal Boccaccio ) sia diventato nelle novelle dell ' uno e dell ' altro . IV . L ' UMORISMO E LA RETORICA Giacomo Barzellotti , nel suo volume Dal Rinascimento al Risorgimento ( Palermo , R . Sandron ed . , 1904 ) , seguendo i concetti e il sistema del Taine e anche qualche idea espressa dal Bonghi nelle Lettere critiche , e da un saggio di etologia della nostra cultura , inteso a ricercare la mutua dipendenza tra le disposizioni morali e sociali , gli abiti della mente , gl ' istinti di razza del nostro popolo e le sue abitudini a concepire e ad esprimere il bello , passando a studiare Il problema storico della prosa nella Letteratura italiana , disse che uno dei pregiudizii nostri è “ quello di presupporre che l ' arte dello scrivere sia , solo o prima di tutto , un lavoro esterno di forma e di stile , mentre la forma stessa e lo stile , il cui studio è bensì essenziale allo scrivere , sono avanti a tutto , un ' opera intima di pensiero , vale a dire una cosa che si può ottener bene se si prenda immediatamente e come un fine in sé , una cosa a cui non si giunge se non movendo da un ' altra parte , cioè dal di dentro , dal pensiero , non dalla parola , dallo studio , dalla meditazione e dalla elaborazione profonda della materia , del soggetto e dell ' idea ” . Ora questo pregiudizio , come si sa , fu quello della Retorica , ch ' era appunto una poetica intellettualistica , fondata tutta cioè su astrazioni , in base a un procedimento logico ( “ La retorica corrisponde alla logica ” aveva già detto Aristotele , Ret . lib . I , c . 1 ) . L ' arte per essa era abito di operare secondo certi principii . E stabiliva secondo quali principii l ' arte dovesse operare : principii universali , assoluti , come se l ' opera d ' arte fosse una conclusione da costruire al pari d ' un ragionamento . Diceva : “ Così si è fatto ; così si deve fare ” . Raccolti , come in un museo , tanti modelli di bellezza immutabile , ne imponeva l ' imitazione . Retorica e imitazione sono in fondo la stessa cosa . E i danni che essa cagionò in ogni tempo alla letteratura sono senza dubbio , come ognun sa , incalcolabili . Fondata sul pregiudizio della così detta tradizione , insegnava ad imitare ciò che non si imita : lo stile , il carattere , la forma . Non intendeva che ogni forma dev ' essere né antica né moderna , ma unica , quella cioè che è propria d ' ogni singola opera d ' arte e non può esser altra né di altre opere , e , che perciò non può né deve esistere tradizione in arte . Regolata com ' era dalla ragione , vedeva da per tutto categorie e la letteratura come un casellario : per ogni casella , un cartellino . Tante categorie , tanti generi ; e ogni genere aveva la sua forma prestabilita : quella e non altra . È vero che tante volte , poi , s ' accomodava ; ma darsi per vinta non voleva mai . Quando un poeta ribelle appioppava un calcio bene scolpito al casellario e creava a suo modo una forma nuova , i retori gli abbajavano dietro per un pezzo : ma poi , alla fine , se quella forma riusciva a imporsi , essi se la prendevano , la smontavano come una macchinetta , la scioglievano in un rapporto logico , la catalogavano , magari aggiungendo una nuova casella al casellario . Così avvenne , ad esempio , per il dramma storico di quel gran barbaro dello Shakespeare . Si diede per vinta la Retorica ? No : dopo avere abbajato per un pezzo , prescrisse le norme per il dramma storico , accolto nel casellario . Ma è anche vero che questi cani , quando s ' abbattevano a un povero poeta indebolito di mente , ne facevano strazio e lo costringevano a tartassar la propria opera non condotta a puntino sul modello imposto alla imitazione forzata . Esempio : la Conquistata del Tasso . La coltura , per la Retorica , non era la preparazione del terreno , la vanga , l ' aratro , il sarchio , il concime , perché il germe fecondo , il polline vitale , che un ' aura propizia , in un momento felice , doveva far cadere in quel terreno vi mettesse salde radici e vi trovasse abbondante nutrimento e si sviluppasse vigoroso e solido e sorgesse senza stento , alto e possente nel desiderio del sole . No : la coltura , per la Retorica , consisteva nel piantar pali e nel vestirli di frasche . Gli alberi antichi , custoditi nella sua serra , perdevano il loro verde , appassivano ; e con le fronde morte , con le foglie ingiallite , coi fiori secchi essa insegnava a parar certi tronchi di idee senza radici nella vita . Per la Retorica prima nasceva il pensiero , poi la forma . Il pensiero cioè non nasceva come Minerva armata dal cervello di Giove : nudo nasceva , poveretto ; ed essa lo vestiva . Il vestito era la forma . La Retorica , in somma , era come un guardaroba : il guardaroba dell ' eloquenza dove i pensieri nudi andavano a vestirsi . E gli abiti , in quel guardaroba , eran già belli e pronti , tagliati tutti su i modelli antichi , o meno adorni , di stoffa umile o mezzana o magnifica , divisi in tante scansie , appesi alle grucce e custoditi dalla guardarobiera che si chiamava Convenienza . Questa assegnava gli abiti acconci ai pensieri che si presentavano ignudi . Vuoi essere un Idillio , tu ? un Idillietto leggiadro e pettinato ? Su , fammi sentire come sospiri : Ahi lasso ! Oh , bravo . Hai letto Teocrito ? hai letto Mosco ? hai letto Bione ? e di Virgilio le Bucoliche ? Sì ? Recita su , da bravo . Sei un pappagallino bene ammaestrato . Vieni qua . Apriva la scansia , su la cui targa in cima si leggeva : Idillii , e ne traeva un grazioso abituccio di pastorello . E tu una Tragedia vorresti essere ? Ma proprio proprio una Tragedia ? È cosa ardua , bada ! Devi essere a un tempo grave e lesta , cara mia . In ventiquattr ' ore , tutto finito . E ferma , veh ! Scegliti un luogo , e lì . Unità , unità , unità . Lo sai ? Brava . Ma dimmi un po ' : ti scorre sangue reale per le vene ? E hai studiato Eschilo , Sofocle , Euripide ? Anche il buon Seneca ? Brava . Vuoi uccidere i figli come Medea ? il marito come Clitennestra ? la madre come Oreste ? Tu vuoi uccidere un tiranno come Bruto ; ho capito ; vieni qua . Così i pensieri facevan da manichini alla forma - vestiario . Cioè la forma non era propriamente forma , ma formazione : non nasceva , si faceva . E si faceva secondo norme prestabilite : si componeva esteriormente , come un oggetto . Era dunque artificio , non arte ; copia , non creazione . Ora si deve ad essa , senza dubbio , la scarsa intimità dello stile che si può notare in genere in tante opere della nostra letteratura ; si deve ad essa se per restringerci alla nostra indagine speciale non pochi scrittori nostri che avrebbero avuto e anzi ebbero indubbiamente , come per tante testimonianze si può arguire , una spiccatissima disposizione all ' umorismo , non riuscirono a manifestarla , a darle espressione , per rispettare appunto le leggi della composizione artistica . L ' umorismo , come vedremo , per il suo intimo , specioso , essenziale processo , inevitabilmente scompone , disordina , discorda ; quando , comunemente , l ' arte in genere , com ' era insegnata dalla scuola , dalla retorica , era sopra tutto composizione esteriore , accordo logicamente ordinato . E si può veder difatti che tanto quegli scrittori nostri che si sogliono chiamare umoristi , quanto quegli altri che sono veramente e propriamente tali , o son di popolo o popolareggianti , lontani cioè dalla scuola , o son ribelli alla Retorica , cioè alle leggi esterne della tradizionale educazione letteraria . Si può vedere , infine , che quando questa tradizionale educazione letteraria fu spezzata , quando il giogo della poetica intellettualistica del classicismo fu infranto dall ' irrompere del sentimento e della volontà , che caratterizza il movimento romantico , quegli scrittori che avevano una natural disposizione all ' umorismo la espressero nelle loro opere non per imitazione , ma spontaneamente . Alessandro D ' Ancona in quel suo studio su Cecco Angiolieri , da cui abbiamo preso le mosse , volle scorgere i caratteri del vero umorismo nella poesia di questo nostro bizzarro poeta del sec . XIII . Ora questo , no , veramente . L ' esempio dell ' Angiolieri può giovarci per chiarire quanto abbiamo detto or ora e non per altro . Io ho già dimostrato altrove ( vedi mio volume Arte e scienza , Roma , W . Modes ed . , 1908 : I sonetti di Cecco Angiolieri ) che i caratteri del vero umorismo mancano assolutamente all ' Angiolieri , come gli mancano pur quelli ritenuti tali dal D ' Ancona . La parola malinconia in Cecco , ad esempio , se non ha più il senso originario che aveva nel latino di Cicerone e di Plinio , è pur lontanissima dal significare quella delicata affezione o passion d ' animo che intendiamo noi : malinconia per Cecco significa sempre non aver denari da scialacquare , non tener la Becchino . a sua posta , aspettare invano che il padre vecchissimo e ricco si muoja ed e ' morrà quando il mar sarà sicco si ll ’ à dio fatto per mio strazio sano ! Un certo verso che il D ' Ancona chiama singhiozzante e che cita per ultimo a concludere che ogni sforzo che il poeta faccia per liberarsi della malinconia gli riesce inutile : con gran malinconia sempre istò , non ha affatto il carattere compendioso , né il valore espressivo che il D ' Ancona gli vuole attribuire . Il contrasto , quel che par sorriso ed è dolore , in Cecco in somma non c ' è mai . A provarlo , il D ' Ancona cita anche qui due versi , staccandoli da tutto il resto e dando ad essi un valore espressivo che non hanno : Però malinconia non prenderaggio anzi m ' allegrerò del mi ' tormento . Segue in fatti a questi due versi una terzina , che non solo spiega l ' apparente contrasto , ma lo distrugge affatto . Cecco non prenderà malinconia , anzi s ' allegrerà del suo tormento , perché ha udito dire a un uomo saggio : che ven un dì che val per più di cento . E il dì sarà quello della morte del padre , che gli permetterà di far gavazze , come allude in un altro sonetto : Sed i ' credesse vivar un dì solo più di colui che mi fa vivar tristo , assa ' di volte ringrazere ' Cristo ... Questo giorno ha pur da venire : bisognerà aspettarlo con pazienza , perché : l ' uom non può sua ventura prolungare né far più brieve c ' ordinato sia ; ond ' i ' mi credo tener questa via di lasciar la natura lavorare e di guardarmi , s ' io ' l potrò fare che non m ' accolga più malinconia , ch ' i ' posso dir che per la mia follia i ' ò perduto assai buon sollazzare . Anche che troppo tardi mi n ' avveggio non lascerò ch ' i ' non prenda conforto , c ' a far d ' un danno due sarebbe peggio , Ond ' i ' mi allegro e aspetto buon porto , ta ' cose nascer ciascun giorno veggio , che ' n dì di vita ( mia ) non m ' isconforto . Sul valore della parola malinconia , tante volte ripetuta da Cecco , non è possibile farsi , come il D ' Ancona ha voluto farsi , alcuna illusione . Cecco non s ' allegra mai veramente del suo tormento , sì lo riveste d ' una forma arguta e vivace , la quale per me , spesso , più che per intenzione burlesca o satirica , proviene dalla sua natura paesana , ed è affatto popolare senese . Tutto il popolo toscano , che meritamente si vanta il più arguto d ' Italia , volendo anche oggidì narrare le sue sventure e le sue afflizioni , esprimere gli odii suoi e i suoi amori , manifestar lo sdegno o il rimprovero o un desiderio , non usa una forma diversa . In genere , colorir comicamente la frase è virtù nel popolo spontanea , nativa . Il Belli , per esempio , non vuol tradurre in romanesco per Luigi Luciano Bonaparte il vangelo di San Matteo , perché la lingua della plebe è buffona e “ appena riuscirebbe ad altro che ad una irriverenza verso i sacri volumi ” ( vedi Morandi , Prefaz . ai sonetti romaneschi del Belli , Città di Castello , Lapi , vol . I , 1889 ) . Qui abbiamo , in somma , l ' ironia , cioè quella tal contradizione fittizia tra quel che si dice e quel che si vuole sia inteso . Il contrasto non è nel sentimento , è solo verbale . Dobbiamo , dunque , da un canto tener conto di questo generale umore del popolo , di questa lingua buffona della plebe , e dall ' altro intender l ' umorismo in quel senso largo e improprio , se vogliamo includere tra gli umoristi Cecco Angiolieri , e non Cecco Angiolieri soltanto , allora , ma tutto quel gruppo di poeti toscani , non di scuola , ma di popolo , pieni di naturalezza nell ' arte loro non ancora ben sicura , nel cui petto per prima si ridesta o di dolce voglia o per casi reali , per sentimenti veri , un ' anima di canto umano , tra le insulse sconsolanti scimierie dei poeti per distrazione o per sollazzo o per moda o per galanteria , trai bisticci pur che siano della scuola provenzaleggiante : . di quei poeti in fine , ne ' cui versi , per dirla col Bartoli , è l ' annunzio del carattere realistico che assumeranno le nostre lettere . Son toscani , questi poeti , e in Toscana segnatamente troveremo queste espressioni così dette umoristiche in senso largo : in Toscana , e nella non scarsa letteratura nostra dialettale . Perché ? Perché l ' umorismo ha sopra tutto bisogno d ' intimità di stile , la quale fu sempre da noi ostacolata dalla preoccupazione della forma , da tutte quelle questioni retoriche che si fecero sempre da noi intorno alla lingua . L ' umorismo ha bisogno del più vivace , libero , spontaneo e immediato movimento della lingua , movimento che si può avere sol quando la forma a volta a volta si crea . Ora la retorica insegnava , non a crear la forma ma ad imitarla , a comporla esteriormente ; insegnava a cercar la lingua fuori , come un oggetto , e naturalmente nessuno riusciva a trovarla se non nei libri , in quei libri che essa aveva imposti come modelli , come testi . Ma che movimento si poteva imprimere a questa lingua esteriore , fissata , mummificata , a questa forma non creata a volta a volta , ma imitata , studiata , composta ? Il movimento è nella lingua viva e nella forma che si crea . E l ' umorismo che non può farne a meno ( sia nel senso largo , sia nel suo proprio senso ) , lo troveremo ripeto nelle espressioni dialettali , nella poesia macaronica e negli scrittori ribelli alla retorica . C ' è bisogno d ' intendersi su questa creazione della forma , cioè su le relazioni tra la lingua e lo stile ? Avvertiva acutamente lo Schleiermacher nelle sue Vorles . lib . Aesth . che l ' artista adopera strumenti che di lor natura non son fatti per l ' individuale , ma per l ' universale : tale il linguaggio . L ' artista , il poeta , deve cavar dalla lingua l ' individuale , cioè appunto lo stile . La lingua è conoscenza , è oggettivazione ; lo stile è il subiettivarsi di questa oggettivazione . In questo senso è creazione di forma : è , cioè , la larva della parola in noi investita e animata dal nostro particolar sentimento e mossa da una nostra particolar volontà . Non dunque creazione ex nihilo . La fantasia non crea nel senso rigoroso della parola , non produce cioè forme genuinamente nuove . Se , in fatti , esaminiamo anche i rabeschi più capricciosi , i grotteschi più strani , i centauri , le sfingi , i mostri alati , vi troveremo sempre , più o meno alterate per le loro combinazioni , immagini rispondenti a sensazioni reali . Ebbene , una forma , press ' a poco , o meglio , in un certo senso corrispondente al grottesco nelle arti figurative troviamo nell ' arte della parola , ed è appunto lo stil macaronico : creazione arbitraria , contaminazione mostruosa di diversi elementi del materiale conoscitivo . E avvertiamo che esso sorse appunto come ribellione e come derisione , e che non fu solo , che ebbe cioè a compagni altri linguaggi burleschi , fittizii . “ Il dialetto sprezzato notava Giovanni Zannoni , illustrando I precursori di Merlin Cocai ( Città di Castello , Lapi ed . , 1888 ) volle insinuarsi malignamente nel latino per sfregiare la togata lingua dei dotti e quello che era stato un elemento parziale della satira popolare e goliardica divenne elemento massimo ; volle mostrare la propria flessibilità , quando il volgare ancora accademico , grave , impacciato non poteva piegarsi a tutte le esigenze dell ' umorismo , e ad un tratto formò una nuova maniera di sogghigno . In tal modo , da due cause contrarie ebbe origine il linguaggio macaronico che fu la più grossa e fragorosa risata del risorgimento , la beffa più atroce al classicismo e che , pure involontariamente , giovò tanto al definitivo trionfo del volgare ” . Ma quanti furono questi scrittori ribelli ? pochi o molti ? pochi ahimè , perché il maggior numero è sempre dei mediocri : servum pecus . Il Barzellotti riconosce che “ un primo moto di originalità e di feconda spontaneità creatrice ” si era fatto “ nella mente e nella vita degli Italiani durante i secoli decimoterzo e decimoquarto ” ; ma poi dice “ tutti o quasi tutti gli umanisti avere interrotto con l ' imitazione e la ripetizione degli antichi quel primo moto d ' originalità ” . Ora questa a noi sembra un ' altra di quelle considerazioni molto sommarie , che abbiamo deplorato più su , considerazione che s ' accorda con altre simili su la scettica indifferenza , ad esempio , su la pagana serenità , su la mortificazione delle energie individuali , su la mancanza d ' aspirazioni , sul riposo nelle forme e nel senso , ecc . , ecc . , del nostro grande rinascimento , come se il culto dell ' antichità non fosse stato già di per sé un ' idealità grande , tanto grande che illuminò tutto il mondo , il riacquisto d ' un patrimonio che si fece fruttare sapientemente e produsse opere immortali , e come se esso non fosse venuto anzi a tempo a riempire il vuoto d ' idealità cadute o cadenti ; come se insieme con quattro o cinque dotti aridi e vacui non ce ne fossero stati tant ' altri pieni di vita e d ' ardire , nel cui latino palpitano e vibrano le energie tutte della lingua italiana ; come se per entro al Facetiarum libellus unicus di Poggio , per esempio , non spirassero aure nuove ( Quanti spunti di vero e proprio umorismo in Poggio ! Basterà ricordare il patto di quel buon ' uomo col cantastorie di piazza per differir la morte di Ettore , che tanto lo addolorava ; la risposta di quel cardinal di Spagna ai soldati della Santa Sede : ” Ancora non ho fame ” ; la disperazione di quel bandito per la goccia di latte venutagli in gola durante la quaresima , ecc . ecc . ) ; come se il Valla fosse soltanto autore del trattato Elegantiarum latinae linguae ; come se nel Pontano e nel Poliziano e in tanti altri non fosse così intero e fresco il sentimento della realtà , che il Poliziano poi , componendo in volgare , poté aver tutte le grazie ingenue d ' un poeta popolare . E sotto questo mondo dei dotti , così sommariamente considerato , non c ' era forse il popolo ? E si può dire , d ' altro canto , che i nostri poeti cavallereschi , ad esempio , diedero solamente una maggior bellezza esteriore , una linea più composta , più armoniosa alla materia romanzesca , se da capo a fondo la ricrearono con la fantasia ? Altro che bellezza esteriore ! Si è troppo ripetuto , e con troppa leggerezza , che nell ' indole della nostra gente predomini l ' intelletto più che il sentimento e la volontà , cioè la parte obiettiva più che la subiettiva dello spirito , donde il carattere dell ' arte nostra più intellettualistica che sentimentale , più esteriore che interiore . L ' equivoco qui è fondato nell ' ignoranza del procedimento di quell ' attività creatrice dello spirito , che si chiama fantasia : ignoranza che era fondamentale nella Retorica . L ' artista deve sentire la propria opera com ' essa si sente e volerla com ' essa si vuole . Avere un fine e una volontà esteriori , vuol dire uscire dall ' arte . E ne escono difatti quanti s ' ostinano a ripetere che l ' arte nostra del rinascimento fu splendida di fuori e vuota di dentro . Vuota in che senso ? Nel senso che non ebbe volontà e fini oltre a sé stessa ? Ma questo fu un pregio e non un difetto . O se no , bisognerebbe dimostrare che fu arte falsa , cioè artificio . Si può dimostrar questo ? Sì , certamente , se prendiamo i mediocri , gli schiavi della retorica , la quale insegnava appunto l ' artificio , la copia ! Ma perché dobbiamo prendere i mediocri ? perché dobbiam guardare così taineamente all ' ingrosso , senza distinguere ? Arte falsa , quella dell ' Ariosto ? Buttando via in un fascio i mediocri , e affrontando i veri poeti , ci accorgeremo subito di fare una questione di contenuto e non di forma , una questione dunque estranea all ' arte . Ma questo stesso contenuto , che fa tanto dispetto , come fu assunto dai poeti veri , da coloro che ebbero innegabilmente uno stile , e dunque originalità e intimità ? Non c ' è proprio nulla che riempia il vuoto che ci si vuol sentire ? Non c ' è l ' ironia di questi poeti ? E perché non si vuol riconoscere il valore positivo , sottinteso , di questa ironia ? Itali rident , sì , ma con questo riso si cacciò il Medio - evo ; e quanto fiele sotto a questo riso ! E che ha di diverso questo riso in Erasmo di Rotterdam , in Ulrico di Hutten ? Perché si disconosce soltanto nei nostri questo valore positivo dell ' ironia e si riconosce invece negli stranieri ? si disconosce in Pulci e nel Folengo per esempio , e si riconosce in Rabelais ? Forse perché questi ebbe l ' accortezza d ' invitare i lettori a imitare il cane innanzi all ' osso , e quegli altri no ? “ ... Vites - vous oncques chiens rencontrans quelque os médullaire ? C ' est , comme Platon dit ( lib . II De Rep . ) , la bête du monde plus philosophe . Si vû l ' avez , vous avez pû noter de quelle dévotion il le guette , de quel soin il le garde , de quelle ferveur il le tient , de quelle prudence il l ' entomme , de quelle affection il le brise et de quelle diligente il le succe . Qui l ' induit à ce faire ? Quel est l ' espoir de son étude ? Quel bien prétend - il ? Rien plus sinon qu ' un peu de moüelle ” . E l ' osso gettato dal Rabelais ai critici è stato difatti spiato con devozione , preso con cura , tenuto con fervore , scalfito con prudenza , spezzato con affetto e succhiato con diligenza . E perché non così quelli del Pulci e del Folengo ? ( vedi sul Pulci il libro di Attilio Momigliano L ' indole e il riso di L . P . , Rocca S . Casciano , Cappelli , 1907 , da cui però in gran parte io dissento , come dirò appresso ; e quel che dicono del Folengo il De Sanctis nella sua Storia d . lett . ital . cap . XIV , il Canello nel suo Cinquecento e gli studii dello Zumbini e dello Zannoni ) . Ma ogni qual volta si butta un osso a un critico si deve dunque dire : Bada , c ' è dentro il midollo ? o far che questo midollo si mostri un tantino da qualche parte fuori dell ' osso ? Ma tanto più pregevole è un ' opera d ' arte , quanto maggiore è l ' assorbimento della volontà e del fine nella creazione artistica . Questo maggiore assorbimento rischia di parere indifferenza verso gli ideali della vita a chi consideri le opere con criterii estranei all ' arte , e le opere d ' arte superficialmente ; ma a prescindere che gl ' ideali della vita , per sé stessi , non hanno nulla da vedere con l ' arte , che dev ' essere creazione spontanea e indipendente pure quell ' indifferenza , in fondo , non c ' è , perché altrimenti non ci sarebbe neppur l ' ironia . Se l ' ironia c ' è , ed è innegabile , non c ' è l ' indifferenza , di cui tanto s ' è parlato . Piuttosto deve dirsi che questa ironia non riesce se non di rado a drammatizzarsi comicamente , come avviene nei veri umoristi : resta quasi sempre comica senza dramma , e dunque facezia , burla , caricatura più o men grottesca . Lo stesso però avviene in Rabelais : Mieulx est de ris que des larmes escripre : Pour ce que rire est le propre de l ' homme . E Alcofribas Nasier è condamné en Sorbonne pour les facéties de haute graisse qui caractérisent son livre . Che hanno di più o di diverso queste facéties de baule graisse di quelle del Pulci e del Folengo e del Berni ? Rileggiamo con questo intento il Morgante Maggiore e il Baldus e poi La vie de Gargantua e Les faits et les dits héroïques du bon Pantagruel roi des Dipsodes , e ci salteranno agli occhi a ogni passo la parentela spirituale innegabile , le innegabili derivazioni . E rileggiamo il Berni . Lasciando anche da parte le 18 stanze al principio del canto XX del Rifacimento dell ' Orlando Innamorato e l ' opuscolo del Vergerio sul protestantesimo del Berni e tutte le altre riflessioni filosofiche , sociali e politiche sparse qua e là nel Rifacimento stesso ; lasciando da parte il Dialogo contro i poeti e le parodie del Petrarca in derisione dei petrarchisti , e l ' invettiva famosa : Nel tempo che fu fatto papa Adriano VI e i sonetti contro Clemente VII : Il papa non fa altro che mangiare , Il papa non fa altro che dormire ; e tutti gli altri sonetti contro a preti e abati , e anche quel sonetto che comincia : Poiché da voi , signor , m ' é pur vietato Che dir le vere mie ragion non possa , Per consumarmi le midolle e l ' ossa Con questo nuovo strazio e non usato ; e lasciando anche da parte il capitolo in lode d ' Aristotile ( che non affetta il favellar toscano ) dedicato a Messer Pietro Buffetto cuoco ; spigoliamo proprio in quei capitoli che paiono i più frivoli e spigoliamo nelle lettere del Berni ( si legga a questo proposito quel che dice il Graf nel suo aureo libro Attraverso il Cinquecento su le condizioni del letterato nel sec . XVI ) . A Messer Latino Juvenale scrive : “ Ecco il Valerio mi riprende , e dice ch ' io farei bene a lasciare andar queste baie e a rivolgere i miei pensieri a miglior parte ; che maledetto sia egli , e chi sente talmente seco . Che penitenza è la mia , a dare ad intendere al mondo che questo si debbe piuttosto imputare alla mia disgrazia che ad alcuna elezione ? Io non ho comprato a contanti questo tormento , né me lo sono andato cercando a posta per far rider la gente del fatto mio : che non se ne ridon però se non gli scempi ” . E a Monsignor Cornaro scrive : “ Ma che la natura e la fortuna mi ha fatto tale , dico , asciutto di parole e poco cerimonioso , e per ristoro intrigato in servita ” . In un ' altra lettera confessa : “ Io , spinto dalla furia del dolore , sono ricorso al rimedio della poesia ” . Egli si governa , come dice in una poesia , a volte di cervello , e a Messer Agnolo Divizio scrive : “ conciossiaché alla giornata io operi e faccia tutte le mie azioni . Che si cava di questo mondo finalmente altro che ' l contentarsi o almeno cercare di contentarsi : Ciascun faccia secondo il suo cervello Che non siam tutti d ' una fantasia . E a Giovan Francesco Bini : “ Nondimeno ancora io sono stoico come voi , e lascio correre alla ' righi l ' acqua di questo fiume ” . In mezzo alla peste , allo stesso Divizio suo padrone , che andava fuggendo di qua e di là per paura , scrive : ” Se ben son uomo , e come uomo tengo conto della vita , ho anche tanta grazia da Dio , che a luogo e tempo so non ne tener conto ; ch ' è anche cosa da uomo . Sicché non mi dite pauroso , ché io sono piuttosto degno di esser chiamato temerario ” . E come uno stoico veramente fu in mezzo alla peste , ne vinse il terrore e riuscì ad acquistarne quel sentimento che vedremo esser fondamentale dell ' umorismo , cioè il sentimento del contrario : l ' ironia , nei due capitoli in lode della peste riesce a drammatizzarsi comicamente , e però va oltre alla facezia , oltre alla burla , oltre al comico . Nel flagello vede , come vedrà poi don Abbondio , la scopa , ma con ben altre riflessioni filosofiche . Non fu mai malattia senza ricetta , La natura l ' ha fatte tutt ' e due , Ella imbratta le cose , ella le netta . E la natura , dopo aver trovato il bujo e le candele e aver fatto gli orecchi e le campane , Trovò la peste perché bisognava ; bisognava , perché : a questo corpaccio del mondo Che per esser maggior più feccia mena , Bisogna spesso risciacquare il fondo . E la natura che si sente piena Piglia una medicina di moria . Ma la natura ha anche “ forte del buffone ” e il Berni sa bene avvertirne tutti i contrasti amari e le aspre dissonanze e riderne , rappresentandoli . In una lettera in versi al pittore Sebastiano del Piombo , parlando anche di Michelangelo , comune amico , dice : Ad ogni modo è disonesto a cure , Che voi che fate i legni e i sassi vivi , Abbiate poi com ' asini a morire . Basta che vivon le querci e gli olivi , I sorbi , le cornacchie , i cervi e i cani , E mille animalacci più cattivi . Ma questi son ragionamenti vani , Però lasciamli andar , ché non si dica Che noi siam mammalucchi o luterani . V . L ' IRONIA COMICA NELLA POESIA CAVALLERESCA Quando il Brunetière , su la Revue des Deux Mondes prima ( 1879 , III , p . 62o e segg . ) , poi nel volume Études critiques sur l ' histoire de la littérature francaise ( Paris , 1880 ) , si scagliò contro l ' erudizione contemporanea e la letteratura francese nel medio evo , a difender questa e quello sorsero , fieramente indignati , molti critici , segnatamente romanisti , e non soltanto della Francia . Certo , la difesa dell ' erudizione contemporanea sarebbe riuscita molto più efficace , se i difensori non si fossero da un canto lasciati andare per ripicco a dire ogni sorta di villanie contro la critica estetica , e non si fossero , dall ' altro , provati a difendere con troppo zelo anche le bellezze della poesia medievale , epica e cavalleresca , della Francia . Ricordo , fra le altre , la difesa di Cr . Nyrop , nella sua Storia dell ' Epopea francese nel M . E . ( trad . del Gorra , Torino , Loescher , 1888 . Vedi Lib . III , cap . III , Valore dell ' Epopea ) , per la ingenua speciosità degli argomenti . “ Si è fatto un rimprovero ai poemi dicendo che sono rozzi e ruvidi e che i personaggi che vi agiscono non possono pretendere al nome di eroe , poiché tutto il loro sforzo non tende ad altro che ad uccidere ” . Ebbene , da questa accusa di rozzezza , di ruvidità , di crudeltà , come difendeva egli i poemi ? Non li difendeva affatto : “ Si concederà volentieri , egli dice anzi , che in molti poemi si cantano e celebrano cose le quali , osservate dal punto di vista del nostro tempo , non possono chiamarsi altro che crudeltà , abominevoli e bestiali crudeltà , e che gli eroi spesso sfogano la loro ira in modo inumano sopra coloro che per mala ventura sono venuti in loro potere ” . Cita alcuni esempii e quindi , a mo ' di scusa , soggiunge : “ ma il Medio Evo non era osservato cogli occhi del nostro tempo neppure differente ; l ' antico poema francese non si è certamente reso colpevole di nessuna esagerazione , poiché la storia ha conservato memoria di molte simili crudeltà ” . Bella scusa , la fedeltà storica , di fronte all ' estimativa estetica ! Ma anche la crudeltà più atroce , come tutto , può essere argomento d ' arte ; e crudelissimo si dimostra Achille nel trascinare attorno alle mura di Troja il cadavere di Ettore : bisognava dimostrare che la crudeltà , nei poemi francesi , è rappresentata , non solo con fedeltà storica ( il che in fondo importerebbe poco ) , ma artisticamente : e questo il Nyrop non poteva , perché “ gli eroi , riconosce egli stesso , considerati dal lato psicologico sono figure poco complesse , i loro moti interiori , i loro momenti di dubbio , le lotte del loro animo sono qualche cosa di cui i poeti non fanno quasi mai parola ... Analizzare e notomizzare un ' anima è solamente possibile e può soltanto interessare in un periodo di civiltà più avanzato . Il poeta del medio evo non conosce tutti questi delicati gradi del sentimento : per lui esistono soltanto i più spiccati segni esteriori , per lui gli uomini sono prodi o vigliacchi , lieti o afflitti , credenti o eretici , e quello che essi sono , lo sono completamente ed egli non spende mai molte parole per dirlo a ' suoi uditori o a ' suoi lettori ” . Esaminando poi a uno a uno tutti i poemi , il Nyrop è costretto a riconoscere che la religione , la quale , accanto al furore bellico , si presenta come uno dei principali motivi nell ' epica francese , è una concezione “ puerile ” , anzi la religiosità , egli dice , “ occorre il più delle volte nei poemi come qualche cosa di esteriore , aggiunto agli eroi , per la qualcosa sta in generale anche in contradizione con le loro azioni . In altre parole : gli eroi non sembrano essere intieramente convinti della verità di tutte le belle sentenze cristiane che si pongono loro in bocca ; il loro carattere e il loro interiore mal s ' accorda coi miti ed umani dommi del cristianesimo , e ne risulta perciò spesso una contradizione insolubile che apparisce fortemente nei loro discorsi e nelle loro azioni . Così , per recare un esempio , non è raro che l ' uno o l ' altro eroe dimentichi nelle sue preghiere sé stesso al punto di aggiungere le peggiori minacce se Dio non gli concede quello che egli chiede . Ed io credo , soggiunge il Nyrop , che il Gautier e il D ' Avril siano molto fuor di strada , quando considerano la religiosità come il più importante elemento dell ' epopea . L ' entusiasmo del Gautier ogni volta che gli eroi nominano il nome di Dio è talora ridicolo ; egli va in estasi per la frase più bassa e triviale in cui si parli di angeli ed esclama tosto : sublime , incomparable ; e quando s ' imbatte in qualche verso così stereotipo come questo “ Foi que doi Dieu , le fils sainte Marie " , egli lo chiama una energica affermazione di fede . Il suo punto di veduta , preso nel suo insieme , è così limitato ed estremamente cattolico , che non vale la pena di combatterlo . Io concepisco solo la religiosità degli eroi come qualche cosa che per una parte fu aggiunta più tardi , forse al tempo delle crociate , e diventa perciò soltanto un fattore concomitante ma subordinato ; la mia opinione può ben anche essere appoggiata da questo che gli ecclesiastici , specialmente i monaci , sono di rado messi in una luce di cui abbiano molto a lodarsi ; se essi vogliono poter pretendere al favore dei poeti , devono , come Turpino , presentarsi con la spada a fianco ( i cavalieri si permettono anche , e questo accade negli stessi poemi della crociata , di farsi beffe dei cerimonieri . Così nell ' Antioche accade una scena piacevole e caratteristica , quando i cavalieri francesi escono dalla città per combattere contro Kerboga . Enguerrant de Saint - Pol sta loro alla testa e il suo lucido elmo forbito e la sua corazza splendente scintillano ai raggi del sole . Quando sono usciti dalla città , si fermano e un arcivescovo implora la benedizione del cielo sopra di loro e vuole aspergerli con acqua benedetta , ma Enguerrant fa qualche obiezione e lo prega di non macchiargli l ' elmo : “ Anqui le vourrai bel a Sarrarins mostrer » , vedi Pigeonneau , Cycle de la Croisade , p . 90-91 ) . Ho voluto ricordar questo , perché mi sembra che troppo se ne siano dimenticati quanti , discorrendo con scarsa cognizione dell ' epopea francese , notano in essa serietà e profondità di sentimento religioso e non so quali e quanti fieri e nobili ideali , per venir poi a dire che quel sentimento e questi ideali non potevano trovar eco nei nostri poeti cavallereschi fioriti in un tempo di scettica indifferenza , di pagana serenità , privo di aspirazioni , ecc . ecc . Tutte queste frasi fatte non c ' entrano e la ragione del riso dei nostri poeti cavallereschi va cercata altrove . Già l ' ironia per la materia , la satira della vita cavalleresca , la troviamo in Francia fin nei poemi , come ad esempio , nell ' Aiol ; l ' irrisione per l ' Imperatore , gli indizii della degradazione graduale di lui si trovano già in un poema antico come l ' Ogier le Danois , dove Carlo non ha più la prudenza tranquilla e si lascia facilmente vincer dall ' ira , e ingiuria e poi ha paura della vendetta degli ingiuriati . A poco a poco , lo vediamo divenire imbecille , “ assotez ” , bersaglio delle beffe , e moralmente corrotto . Nel Garin de Montglane , com ' è noto , arriva finanche a giocarsi a scacchi la Francia . La ragione di questo degradamento , di questa irrisione la troviamo facilmente ; è in ispecie nei poemi in cui si vuol glorificare qualche eroe provinciale , poemi composti da troveri che servivan vassalli , se non al tutto ribelli , quasi indipendenti , ai quali piaceva di ridere alle spalle dell ' autorità imperiale . Come l ' irrisione della vita cavalleresca e la degradazione dei cavalieri , esaltati prima alle spalle dei vilan , si troverà nei poemi non più cantati a corte o nei castelli . Se il nostro buon Tassoni avesse potuto leggere nel Siège de Neuville l ' impresa di quei bravi tessitori fiamminghi capitanati da Simone Banin , non si sarebbe forse vantato più inventore del poema eroicomico . Troviamo finanche questo in Francia , purus et putus . E allora ? Il Rajna avverte che “ la propagazione della materia dalla regione transalpina alla cisalpina par seguita sopra tutto di buon ' ora ed essersi poi rallentata ; ché altrimenti poco si capirebbe come l ' Italia abbia conosciuto meglio gli strati arcaici delle chansons de geste che i successivi , tanto da conservare racconti e forme di racconto dimenticati poi e alterati nella Francia , e da ignorare invece quasi affatto le creazioni ibride che introdussero nel genere il meraviglioso dei romanzi d ' avventura ” . E traccia in brevi linee il tipo più comune del romanzo cavalleresco prevalso nell ' età franco - italiana : tipo a cui risponde in grandissima parte il Morgante del Pulci . Ma è da notare altresì col Rajna stesso che “ la letteratura romanzesca toscana , senza distinzione di prosa e di rima , ha rapporti diretti e immediati colle età precedenti ... Non mancano testi in prosa fabbricati sulle versioni rimate oppure ad un tempo su queste e sulle forme anteriori , francesi o franco - italiane ” . Il fatto è che quando in Francia i più antichi poemi furon tradotti in forma di romanzi e scesero tra il popolo , l ' epica era morta ; e che all ' opposto in Italia se non l ' epica , che non era possibile il poema cavalleresco cominciò a nascere quando , con versioni in prosa o rimate , la produzione francese e franco - italiana o veneta entrò in Toscana e vi trovò il suo metro , l ' ottava ; e che in tutto questo movimento la materia o rimase qual ' era , degradata , o per ringentilirsi si contaminò ( nel senso classico della parola ) e anche si sollevò fino a drammatizzarsi seriamente . Che ci han dunque da vedere lo scetticismo del tempo , l ' indifferenza , la mancanza d ' ogni ideale , se anzi i nostri poeti cavallereschi tendono invece a rialzare a mano a mano , a nobilitar la materia , a rivagheggiar quasi in sogno quegli ideali , lavando del troppo sangue gli eroi e rendendoli più umani e più gentili ? Che se , anche così , poi essi non riescono bene a prenderli sul serio , non è già perché li vedano innanzi a loro spogli di quegli ideali e non più animati dall ' antico sentimento religioso , ma perché la rappresentazione che di essi aveva fatto la poesia medievale ( tranne qualche rarissima eccezione ) , ruvida e rozza , non li poteva in alcun modo né per alcun lato far prendere sul serio . A poeti colti e maturi , che leggono e sanno ammirare i classici , quegli eroi tutti d ' un pezzo , foggiati tutti su lo stesso stampo , dovevano apparir per forza fantocci . Eppure il popolo ancora e anche i signori prendevano gusto al racconto delle loro gesta inverosimili . Il popolo si capisce : se ne diletta vivamente tuttora , a Napoli , a Palermo ; e la materia si modifica , s ' accresce , prende nutrimento e qualità dai sentimenti , dai costumi , dalle aspirazioni della gente innanzi a cui si rappresenta , assumendo una rozza forma , di cui facilmente quella si contenta . Il popolo crede ; in ispecie il popolo meridionale , inculto , appassionato e ancor quasi primitivo , serba anche oggidì tutti quegli elementi d ' ingenua meraviglia e di credulità superstiziosa e fanatica , che rendon possibili la nascita e lo sviluppo della leggenda : e se Garibaldi , vestito di fiamma , passa in mezzo ad esso , è investito senz ' altro , spontaneamente , dei più antichi attributi leggendarii : è creduto invulnerabile , e che abbia nella spada un capello di Santa Rosalia , patrona di Palermo , proprio come Orlando aveva in Durendala un capello della Vergine . E tutti noi , del resto , anche privi della beata ignoranza popolare , non abbiamo forse di Garibaldi , la cui vita fu e volle essere una vera creazione in tutto , fin nel modo di vestirsi , fuori e sopra le conoscenze d ' ogni realtà contingente , noi tutti , dico , non abbiamo di Garibaldi un sentimento leggendario , epico , che si offende se minimamente un tratto discordante si voglia metter in luce , un documento storico tenti in qualche punto di diminuircelo ? Noi tutti però non potremmo più affatto contentarci oggi d ' una epopea garibaldina vera e propria , sorta cioè dal popolo con quegli ingenui e primitivi attributi leggendarii ; come per altro non ci contentiamo dei componimenti epico - lirici su questo Eroe , componimenti in cui il poeta tenta di sostituire la immaginazione collettiva del popolo con la propria fantasia individuale , e non ci riesce , perché quell ' Eroe con la volontà e col sentimento creò di per sé epicamente la propria vita , cosicché la sua storia è di per sé epopea , e nulla potrebbe aggiungervi la fantasia d ' un poeta , come gl ' ingrandimenti meravigliosi e ingenui della immaginazione collettiva del popolo la renderebbero a noi diminuita e ridicola : parodia d ' epopea a volerla rappresentare ; qual ' è , ad esempio , La scoperta dell ' America di Cesare Pascarella . Per il popolo la storia non è scritta ; o , se è scritta , esso la ignora o non se ne cura ; la sua storia esso se la crea , e in modo che risponda a ' suoi sentimenti e alle sue aspirazioni . A una sola storia , se mai , popolo avrebbe potuto credere , in materia cavalleresca : alla famosa Cronaca dello pseudo - Turpino , la quale , all ' uopo , per un esempio , avrebbe potuto confermargli che il gigante di nome Ferraù o Ferracutus fuit de genere Goliat , poiché la sua statura era quasi cubitis XX , facies erat longa quasi unius cubiti et nasus illius unius palmi mensurati et brachia et crura jus quatuor cubitum erant et digiti jus tribus palmis . Ma non ce n ' era punto bisogno ! Perché anzi il bisogno del popolo è sempre un altro : quello di credere , non di dubitare minimamente di ciò che gli piace credere . Questo dubbio poteva nascere nel tardi raffazzonatori pseudo - letterati dell ' epica francese , quando , alterate a lor modo le antiche leggende , tiravano in ballo Turpino o le cronache di S . Dionigi : Et qui ice voudrai a mançogne tenir Se voist lire l ' estoire en France , a Paris . Dal che si vede che neanche in questo sarebbero stati originali i nostri poeti cavallereschi , ogni qual volta a mo ' di scusa aggiungevano : “ Turpin lo dice ” . Quando questa materia cavalleresca , dalle piazze ove ormai è caduta , risale , per capriccio o per curiosità o per vaghezza che se ne abbia , ai palagi , alle corti dei signori , che avviene ? Ma bisogna innanzi tutto avvertire all ' indole , ai gusti , ai costumi di queste corti , a cui sale ! Quale fosse la corte di Lorenzo de ' Medici , quali le abitudini , i piaceri , gl ' intendimenti di lui , è ben noto ; e basterebbe , anche senza dare tutto quel peso che si deve alla diversa indole e alla diversa educazione dei poeti , a spiegarci in gran parte perché il Morgante . Maggiore sia così diverso dell ' Innamorato del Bojardo e del Furioso dell ' Ariosto . Il Morgante risponde perfettamente alla corte di Lorenzo , il quale si piace della espressione popolare e per il popolo compone , parodiando , come nella Nencia da Barberino . Egli ha il gusto della parodia , e lo dimostra anche coi Beoni , parodia dantesca , letteraria , qui ; parodia dell ' espressione popolare , nella Nencia . “ Ben è vero che il Medici , notò il Carducci nella prefazione alle poesie di Lorenzo de ' Medici ( Firenze , Barbera , 1859 ) contraffece e parodiò più presto che non ritraesse la espressione degli affetti e il modo di favellare de ' nostri campagnuoli : ché i Rispetti più volte stampati negli ultimi anni mostrano aperto avere il popolo di Toscana più gentilezza d ' affetto , più squisitezza di fantasia , più forbitezza di favella , che non piacesse prestargliene a Lorenzo dei Medici detto il Magnifico e a Luigi Pulci suo cortegiano . Il quale , com ' è de ' cortegiani , volle dar a divedere ch ' e ' facea conto del poeta potente imitandolo nella Beca da Dicomano ; e com ' è degli imitatori , per superarlo l ' esagerò , sfoggiando lo strano e il grottesco dove il Medici pur nella parodia s ' era tenuto al delicato ” . Ma è chiaro che l ' intenzione parodica comunica per forza alla forma la caricatura , giacché , chi voglia imitare un altro , bisogna che ne colga i caratteri più spiccati e su questi insista : tale insistenza genera inevitabilmente la caricatura . La presenza di quella pia donna che fu Lucrezia Tornabuoni potrebbe poi anche spiegarci , almeno in parte , la mascheratura religiosa che il Pulci volle dare al suo poema ; parodia anch ' essa , per altro , a mio modo di vedere , come tutto il resto . Basta trattare di religione con la lingua buffona della plebe , perché si abbia l ' irriverenza . Ricorderò qui , a questo proposito , ancora una volta quello che il Belli faceva rispondere a Luigi Luciano Bonaparte che gli proponeva la traduzione in romanesco del vangelo di San Matteo . Ma questa irriverenza che nasce dalla lingua buffona della plebe non denota punto per sé stessa irreligiosità . E ricorderò anche l ' aneddoto che si racconta in Sicilia d ' un altro grande poeta dialettale , notissimo nell ' isola e ignoto affatto nel Continente , Domenico Tempio , il quale chiamato un giorno dal vescovo di Catania e paternamente esortato a non più cantare cose oscene e a dare invece al popolo durante la settimana santa un bell ' esempio di contrizione sciogliendo un cantico sacro su la passione e morte di Cristo , rispose a Monsignore che volentieri lo avrebbe soddisfatto , essendo egli credentissimo e divoto ; e volle anzi dargliene un saggio lì per lì , scagliandosi con due versi d ' estrosa improvvisazione contro Ponzio Pilato così sconci , che fecero subito passar la voglia a Monsignore del bell ' esempio di contrizione da offrire al popolo catanese durante la settimana santa . Tutte le dispute che si son fatte intorno alla irriverenza verso la religione , anzi all ' empietà , all ' ateismo del Pulci , non possono veramente non apparir vane quando si intendano a dovere lo spirito del poema , la qualità e la ragione della sua ironia e del suo riso . Non è possibile , o è ingiustissimo , giudicare in sé e per sé esclusivamente il Morgante Maggiore , come fece ad esempio una prima volta il De Sanctis , il quale credette e volle dimostrare che il Pulci , nel comporre il suo poema , non avesse vera e profonda coscienza del suo scopo ; e però condannò come insufficienze del poeta la puerilità delle situazioni , la rudimentalità psicologica dei personaggi , le ripetizioni nell ' ordito , ecc . ecc . ( vedi Scritti varii inediti o rari , a cura di B . Croce , vol . I , Napoli , Morano e figlio , 1898; il De Sanctis poi nella sua Storia della letteratura it . corresse il suo giudizio sul Pulci e sul poema . Qui ho citato il suo primo giudizio solo perché anche da un errore , del resto riparato , del sommo critico , si può trarre profitto , ponendo in giusta evidenza , in questa facile confutazione , tra i due casi di cui egli parla , quale veramente sia quello del Pulci ) . Il Pulci , invece , è coscientissimo del suo scopo , e tra i due casi che pone il De Sanctis di chi dice sciocchezze con intenzione comica e fa ridere non di lui , ma di quel che dice , e di chi all ' incontro dice sciocchezze per sciocchezza e fa rider di lui e non di quel che ha detto , l ' autore del Morgante sta certamente nel primo caso , non già nel secondo . Il Pulci dice sciocchezze con intenzione comica o , più propriamente , parodica , e fa ridere , non tanto però quanto vorrebbe far credere in un , suo libro recente Attilio Momigliano ( vedi il vol . già citato L ' indole e il riso di L . P . , Rocca S . Casciano , Cappelli , 1907 ) , come vedremo appresso . Ho ricordato più su La scoperta dell ' America di Cesare Pascarella . Ebbene , si può dire che , esteticamente , il Pulci si trovi , di fronte alla materia cavalleresca , in certo qual modo nella stessa posizione del poeta romanesco di fronte alla scoperta dell ' America narrata da un popolano . Il Pascarella infatti sorprende , o finge di sorprendere , in un ' osteria un popolano saputo , che racconta ad amici quella scoperta , commovendosi della gloria e della sventura di Colombo . Chi si sognerebbe d ' attribuire al poeta romanesco le sciocchezze che dice quel popolano ? la puerilità ridicola di quei dialoghi col re di Spagna portoghese ? tutte le altre meraviglie non meno ridicole e infantili del viaggio , dell ' arrivo , del ritorno ? E si noti che codeste meraviglie suscitano anche , a un certo punto , qualche reazione d ' incredulità in chi ascolta : “ Come le sai tu codeste cose ? ” “ Eh ! c ' è la storia ” . ( Turpin lo dice ) . E , qua e là , paragoni che par dimostrino con la massima evidenza qualche cosa e invece non dimostrano nulla : e certe tirate calorose di sdegno o d ' ammirazione ; e certe spiegazioni in cui la logica rudimentale del popolano si compiace quando vuol farsi ragione di qualche caso o avvenimento straordinario ; e certi impeti di commozione che fanno ridere non per intenzione comica di chi racconta , ma o per false deduzioni o per immagini improprie e stonate o per incongrue frasi . Ciaripensa , e te scopre er cannocchiale . Chi si sognerebbe di dire che il Pascarella voglia metter qui in dileggio Galileo ? Ma egli non può , pur serbando affatto oggettiva la rappresentazione di quel racconto d ' osteria , non ridere entro di sé e di quel popolano che narra in tal modo la gloria di Colombo e d ' altri sommi Italiani e anche della scoperta dell ' America in tal modo narrata . E questo suo riso segreto forma quasi un ' aria ilare , un ' atmosfera di comicità irresistibile attorno a quella rappresentazione oggettiva . L ' intenzione comica del poeta , nel riferire oggettivamente le sciocchezze di quel popolano , non si appalesa mai ; il poeta non fa mai capolino . Questo , veramente , non si può dire del Pulci . Mentre il Pascarella ritrae semplicemente , il Pulci spesso contraffà per parodia . Ma non si debbono imputare a lui tutte le sciocchezze , le volgarità , le puerilità dei cantastorie o della letteratura epica e romanzesca venuta di Francia o dall ' Italia settentrionale , poiché egli anzi , contraffacendo e parodiando , se ne beffa apertamente . Sarebbe come prendere sul serio una cosa fatta per giuoco ; o come incolpare il Pascarella d ' aver deriso la gloria di Colombo , ritraendo il racconto che ne faceva quel popolalo . Il Pulci non si sogna neppur lui di deridere la cavalleria o la religione ; si spassa a contraffare i cantastorie di piazza , a cantar coi loro modi , con la loro lingua , con la loro psicologia infantile , coi loro mezzi inventivi stereotipati , la materia epica e cavalleresca ; di tratto in tratto segue e interpreta il sentimento popolare per qualche scena patetica , per qualche azione che suscita l ' ira o il compianto o lo sdegno , ecc . Naturalmente , tutto questo , se rappresenta per lui uno spasso , un giuoco , per il solo fatto poi ch ' egli v ' impiega l ' arte sua e studio e tempo , non può non esser anche preso sul serio ; e non di rado , dunque , egli si immedesima davvero nel racconto , ma sempre col sentimento , con la logica , con la psicologia del popolo , e trova espressioni efficacissime . É vero che poi , tutt ' a un tratto , rompe questa serietà con una risata . Ma non è mai , secondo me , per intenzione satirica : l ' uscita è spesso burlesca , popolare : segue e interpreta anche qui spesso il sentimento del popolo . E sbaglia , dunque , secondo me , il Momigliano e contradice anche a sé stesso , quando afferma ( pag . 120-121 del vol . cit . ) che “ il sorriso del Morgante è soggettivo : soggettivo nel senso che è la naturale , incoercibile irruzione dell ' indole del Pulci nella materia epica . In questo senso , anzi egli aggiunge , il Morgante è uno dei poemi epici più soggettivi , che io conosca ; potrebbe esser definito : il mondo cavalleresco veduto attraverso un temperamento giocondo . Anzi , dopo tante discussioni sul suo protagonista , chi vuole sia Morgante , chi Gano io credo che l ' unico personaggio , che domina tutta l ' azione , attorno al quale tutta l ' azione si svolge , sia l ' autore stesso : all ' infuori di lui non c ' è protagonista ” . Poche pagine innanzi ( pag . 113 ) , egli aveva detto : “ In quell ' età di riso spensierato più che satirico , il riso del Morgante non è che la vernice del tempo , che si sovrappone alla materia tradizionale deformandone soltanto la superficie ” . E , indagando e studiando nella prima parte del volume l ' indole di Luigi Pulci : “ Certo mentre l ' uomo piangeva , il poeta rideva . Non fu piccola forza d ' animo durar a scrivere un poema giocondo come il Morgante , col cuore straziato da sempre nuove ferite , fra le minacce della fame e della prigione per debiti . Non sono infrequenti i casi di poeti , che si ridono dei proprii travagli , ma è rarissimo quello di un poeta sventurato , che impiega la sua attività artistica in un ' opera , nella quale il riso non si vela mai di pianto . È un miracolo , nel quale probabilmente ebbe qualche parte l ' influsso della Rinascenza » . Confesso di passata ch ' io non riesco a veder così giocondo lo spirito del nostro Rinascimento , come il Momigliano insieme con altri lo vede . Diffido degli inviti a godere , specialmente quando son così insistenti e vogliono aver l ' aria d ' essere spensierati ; diffido di chi vuol esser gajo ad ogni costo . Il Trionfo di Bacco e d ' Arianna ? Ma è carpe diem d ' Orazio : Tu ne quaesieris , scire nefas , quem rnihi , quem tibi finem Di dederint ... E può dirsi giocondità quella di chi si stordisce per non pensare ? Potrebbe esser , se mai , filosofia di saggi , non giocondità di giovani . E quante cose tristi non dicono i famosi canti carnascialeschi a chi sappia leggervi ben addentro ! Ma lasciamo star questo , che per il momento sarebbe questione oziosa , tanto più che per me il Pulci ritrae tutto dall ' aspetto caratteristico dell ' indole fiorentina e la sua è la lingua buffona del popolo , e le idee e il sentimento del popolo , rispetto alla materia epica e cavalleresca , nelle espressioni d ' un cantastorie , egli vuol contraffare e parodiare nel suo Morgante , il quale per me , ripeto , non è poi tutto quel monumento di giocondità che il Momigliano ci vorrebbe far credere . Per spiegarci il miracolo , di cui parla il Momigliano , basta pôr mente a questo , cioè più allo scopò che il Pulci s ' è proposto , che alla sua indole . Se la vita del poeta è tristissima , se egli nel componimento Io vo ' dire una frottola confessa : “ I ' ho mal quand ' i ' rido ” e “ Io non sarò mai lieto ” , “...non piacqui mai - A me stesso , né piaccio ” , se egli è inclinato fin dalla nascita alla mestizia e alla malinconia , come il Momigliano stesso dimostra per altre testimonianze , oltre a questa della Frottola composta negli anni tardi , se ” egli aveva due modi per mitigare i propri dolori : rassegnarcisi ed era il rimedio al quale ricorreva più di raro o riderci su al modo degli umoristi : vera consolazione da disperato ” , e “ quest ' umorismo triste soggettivo nel Pulci , non oggettivo manca quasi affatto nel Morgante ” , come diventa poi soggettivo , invece , il riso del Morgante , naturale , incoercibile irruzione dell ' indole del Pulci nella materia epica ? Come può esser il Pulci il vero protagonista del suo poema ? Magari fosse stato ! Ma il Pulci , se in parte nelle lettere e nella Frottola riesce a ridere dei suoi dolori a modo degli umoristi , non riesce mai a oggettivare nel suo poema la disposizione naturale all ' umorismo . Egli vive due vite , ma non le fa vivere nel suo poema . “ Dualismo doloroso , esclama qua il Momigliano , che condanna il Pulci a rappresentare nel Morgante la parte d ' una maschera allegra , mentre , quando s ' è raffreddata la sua fantasia , onde i facili versi sono fluiti come una brigata perennemente gaja dalle porte d ' un palazzo fatato , il dolore della vita tormentata di ogni giorno lo deve , pel contrasto , riassalire più acuto che mai ! ” O dunque ? Se è una maschera , non è l ' indole che naturalmente e incoercibilmente irrompe nella materia epica ! Ma non è neanche una maschera . Di veramente soggettivo nel poema non c ' è quasi nulla : il Morgante è “ la materia cavalleresca infusa d ' un ' anima plebea ” come dice il Cesareo , il quale nel gigante armato di battaglio e in Margutte vede il popolo stesso che si mira allo specchio del suo rozzo e sincero naturalismo . Il primo è “ ignorante , vorace , manesco , burlone , ma non ha perfidia ; e compie le imprese più ardue a un sol cenno del suo padrone ; è la forza ignara e subitanea del popolo acconciamente diretta da un sentimento che ne sviluppi le qualità oscure , l ' onestà , la giustizia , l ' indulgenza , la devozione , l ' amorevolezza . Margutte invece è il popolo senza fede e senza sentimento , la canaglia abietta e impudente , motteggiatrice ed obbliqua , criminosa e spavalda ” . E il vero protagonista del poema è dunque Morgante , il buon popolo , che segue , ammirato , le strampalate avventure dei paladini di Francia e vi partecipa a suo modo . Il Pulci non ha voluto rappresentare altro , nella sua parodia . Non posso indugiarmi a rilevare tutte le false conseguenze che il Momigliano trae dalla secondo me erronea convinzione che Fil riso del Morgante sia soggettivo . Egli è in buona compagnia : anche per il Rajna le novità del Morgante consistono “ in certi episodi , dove l ' Autore introduce curiosi personaggi di sua fattura e si scapriccia tanto colla fantasia quanto colla ragione ; soprattutto poi nella dimostrazione del suo io e nell ' atteggiamento che prende di fronte all ' opera sua ” ( vedi Introduzione alle Fonti dell ' Orl . Fur . , seconda ed . pag . 20 , Firenze , Sansoni , 1900 ) . Ora il vero suo “ io ” il Pulci , se dobbiamo stare all ' indagine che ne fa lo stesso Momigliano ripeto non lo dimostra affatto nel Morgante . Se vi rappresenta la parte d ' una maschera allegra ! Per me è gravissimo torto attribuire direttamente al poeta ciò che va attribuito al sentimento , alla logica , alla psicologia , alla lingua buffona della plebe , nella parodia ch ' egli ne fa . Così ad esempio , il Momigliano a un certo punto osserva : “ Non oserei però sostenere la perfetta innocenza del Pulci , quando Ulivieri mi vien fuori a spiegare il mistero della Trinità con quel certo esempio della candela , che non spiega un bel nulla ” . Come se di queste spiegazioni che non spiegano nulla non fosse piena tutta la letteratura popolare ! E poi , se il paragone si trova già nell ' Orlando , che c ' entra la malizia del Pulci ? Più sotto , a proposito della conversione di Fuligatto , osserva : “ Già queste conversioni e questi battesimi e per la loro rapidità e per la loro frequenza e per il troppo fervore dei neofiti più o meno insospettiscono sempre ” . Ma se questo è uno dei tratti caratteristici , che dimostrano appunto la puerilità della concezione religiosa nella epopea francese ! Appena conquistata una città , i vincitori impongono agl ' infedeli la conversione : chi si rifiuta , tagliato a fil di spada ; e i battezzati diventano d ' un tratto cristiani zelantissimi . Che c ' entra il Pulci ? A proposito dell ' episodio d ' Orlando motteggiato nel c . XXI dai ragazzacci della città , che il paladino attraversa su Vegliantino così mal ridotto ; che non si regge in piedi , il Momigliano dice che il Pulci non sente la maestà cavalleresca , e poi nota : “ Pel nostro poeta il riso è una delle grandi leggi , a cui tutti devono pagare il proprio tributo . Il Pulci , quindi , accenna ne ' suoi personaggi tanto i lati seri quanto i lati ridicoli e li riduce a quando a quando ai limiti dell ' umano . Così , in quest ' episodio , pare che egli prenda in giro Orlando , ma non è vero : un paladino invitto , col palafreno cascante anche Vegliantino qui scade dalla dignità solita nei cavalli degli eroi non è sottoposto ad una deminutio capitis , non s ' avvicina un po ' al Cavaliere dalla trista figura ? E questo non può accadere ad un paladino ? Ma fate che gli s ' avvicini un petulante a beffeggiarlo e vedrete che egli non è un Don Quijote , ma un paladino autentico : ecco in qual modo Orlando , abbassato per un momento , subito si rialza . Nella fonte c ' è qualche cosa di molto simile ( Orl . L . 30-37 ) . Siam già vicini alla beffa , ma non l ' abbiamo raggiunta ancora : la beffa si avrà solo , quando il riso sarà l ' esplosione della ribellione meditata del raziocinio ” . Anche qui è attribuito al Pulci quel che già , prima di tutto , si trova nella fonte , e che si trova poi in altri poemi , come ad esempio nell ' Aiol e nel Florent et Octavien . Così , quella certa facilità di commozione che hanno i paladini , e che al Momigliano sembra non molto naturale in guerrieri di quella tempra , si trova già , come è noto , nell ' epopea francese , dove centinaja di volte si leggono versi come questi ( formule epiche stereotipate ) : Trois fois se pasme sor le corant destrier . Quando non sviene un intero esercito : Cent milie frane s ' en pasment cuntre terre . Dato il concetto che il Momigliano s ' è formato dell ' umorismo , che questo cioè sia “ il riso che penetra più finemente o più profondamente nel proprio oggetto , e , anche quando non si eleva alla contemplazione di un fatto generale , è tuttavia indizio di uno spirito avvezzo a cercare il nocciolo delle cose ” , s ' intende com ' egli possa trovare con molta buona volontà anche l ' umorismo nel Morgante , non ostante che prima egli stesso abbia detto che ” il genere di riso del Morgante non scaturisce da una psicologia profonda ” e che questo procede “ da due ragioni , dall ' inettitudine del Pulci e dalla materia , che di solito si appaga di caratteri inconsistenti ” e che il Pulci “ vede specialmente il ridicolo fisico , il ridicolo delle forme , degli atteggiamenti , delle movenze d ' un corpo ” e il suo sia di solito “ un riso superficiale ” che ” nella sua quasi costante leggerezza ritrae dello spirito e della letteratura dei tempi ” . Ma ora per lui : “ il pianto , l ' indulgenza , la simpatia , ecc . ecc . , sono tutti elementi accessori ” dell ' umorismo , il quale , in somma , è come ha detto il Masci “ il senso generale della comicità ” , e nient ' altro . Inteso così , l ' umorismo si può trovare da per tutto . Ulivieri è sbalzato di sella da Manfredonio davanti a Meridiana e dice : Alla mia vita non caddi ancor mai , Ma ogni cosa vuol cominciamento ? Umorismo ! Meridiana gli risponde : Usanza è in guerra cader dal destriere , Ma chi si fugge non suol mai cadere ? Umorismo ! Rinaldo , dimentico di Luciana , si innamora di Antea e raccomanda a Ulivieri di servirla con ogni cura , e l ' amico risponde : “ Così va la fortuna ; Cércati d ' altro amante , Luciana ; Da me sarai d ' ogni cosa servito » ? “ Risposta stringata , filosofica , umoristica ” commenta il Momigliano , e via di questo passo . Ma no ! Il vero umorismo non si può trovare nel Morgante . Si sarebbe potuto trovare , se il Pulci fosse riuscito a trasfondere i suoi dolori , le sue miserie in qualcuno dei personaggi o in qualche scena , e ne avesse riso , come nella Frottola o in qualcuna delle lettere ; se la sua ironia , la vana parvenza di quello sciocco , puerile o grottesco mondo cavalleresco , fosse riuscita in qualche punto a drammatizzarsi , attraverso il suo sentimento , comicamente . Ma egli non solo non vede , né può vedere sé nel dramma , ma non riesce neanche a vedere il dramma nell ' oggetto rappresentato . E come si può parlare dunque d ' umorismo ? Dico del vero umorismo , che non è punto quel che crede il Momigliano , seguendo il Masci . Dell ' altro , cioè dell ' umorismo inteso nel senso più largo e comune , di cui ho già fatto parola , eh , di quello sì , ce n ' è in lui solo tanta copia , quanta in cento scrittori inglesi messi insieme , che dal Nencioni o dall ' Arcoleo sarebbero tenuti in conto di veri umoristi . Questo è indubitabile . * Mi sono intrattenuto così a lungo sul Morgante perché fra i tre nostri maggiori poemi cavallereschi è quello in cui certamente ha più campo l ' ironia : l ' ironia che secondo l ' espressione dello Schlegel riduce la materia a una perpetua parodia e consiste nel non perdere , neppure nel momento del patetico , la coscienza della irrealità della propria creazione . L ' intendimento dei due altri poeti , il Bojardo e l ' Ariosto , è più serio . Ma bisogna bene intendersi , su questa maggior serietà ... Il Pulci è poeta popolare , nel senso che non solleva per nulla dal popolo la materia che tratta , anzi ve la tiene per riderne parodiandola , in una corte borghese come quella di Lorenzo che della parodia , come ho detto , ha il gusto . Il Bojardo è poeta cortegiano , nel senso che ha , per usare le parole stesse del Rajna , “ una profonda simpatia per i costumi e i sentimenti cavallereschi , cioè per l ' amore , la gentilezza , il valore , la cortesia ” e se “ non ha ritegno a scherzare col soggetto , né ha rimorso di esporre alla derisione i suoi personaggi , gli è che egli intende a celebrare la prodezza , la cortesia e l ' amore , non già Orlando e Ferraguto ” ; cortegiano , dunque , nel senso che scrive per dar buon tempo e gradito sollazzo a una corte che , vivendo in ozii agiati ed eleganti , appassionandosi ai casi di Ginevra e di Isotta , alle avventure dei cavalieri erranti , non avrebbe potuto far buon viso ai paladini di Francia , se questi le fossero venuti innanzi senza amore e senza cortesia . L ' Ariosto , se per condizioni di vita , rispetto alla casa d ' Este , è in un altro senso poeta cortegiano anche lui , rispetto però alla materia che prende a trattare , non guarda che alle condizioni serie dell ' arte . Abbiamo veduto che nella stessa Francia già da tempo il mondo epico e cavalleresco aveva perduto ogni serietà . Come avrebbero potuto i poeti italiani trattare seriamente ciò che già da tempo era cessato di esser serio ? L ' ironia comica era inevitabile . Ma “ chi fa un lavoro comico osserva giustamente il De Sanctis non è esentato dalle condizioni serie dell ' arte ” . Ebbene , queste condizioni serie dell ' arte rispetta più di tutti l ' Ariosto , meno di tutti il Pulci , ma non per difetto d ' arte , come era parso prima al De Sanctis , bensì ripetiamo per lo scopo ch ' egli si prefisse . Chi fa una parodia o una caricatura è certamente animato da un intento o satirico o semplicemente burlesco : la satira o la burla consistono in un ' alterazione ridicola del modello , e non sono perciò commisurabili se non in relazione con le qualità di questo e segnatamente con quelle che spiccano di più e che già rappresentano nel modello una esagerazione . Chi fa una parodia o una caricatura insiste su queste qualità spiccate ; dà loro maggior rilievo ; esagera un ' esagerazione . Per far questo è inevitabile che si sforzino ì mezzi espressivi , si àlteri stranamente , goffamente o anche grottescamente la linea , la voce o , comunque , l ' espressione ; si faccia in somma violenza all ' arte e alle condizioni serie di essa . Si lavora su un vizio o su un difetto d ' arte o di natura , e il lavoro deve consistere nell ' esagerato , perché se ne rida . Ne risulta inevitabilmente un mostro ; qualcosa che , a considerarla in sé e per sé , non può avere alcuna verità , né , dunque , alcuna bellezza ; per intenderne la verità e però la bellezza , bisogna esaminarla in relazione col modello . Si esce così dal campo della fantasia pura . Per ridere di quel vizio o di quel difetto o per deriderli , dobbiamo anche scherzare con lo strumento dell ' arte ; esser coscienti del nostro gioco , che può esser crudele , che può anche non aver intenzioni maligne o averne anche di serie , come le aveva ad esempio Aristofane nelle sue caricature . Se dunque il Pulci nel suo lavoro comico viene meno alle condizioni serie dell ' arte , non è per insufficienza d ' arte , ripeto . Lo stesso non si può dire per il Bojardo . La maggior serietà di questo deve considerarsi non già nell ' intenzion dell ' arte , che gli difetta , bensì in quella di piacere alla sua corte , seguendo anche il suo gusto e il piacer suo . Si arrivò finanche a dire che il Bojardo tratta seriamente , nel suo poema , la cavalleria . Il Rajna , che com ' è noto nel suo libro su Le Fonti dell ' Orl . Fur . par che si sia proposto di rialzare il Bojardo a costo del “ suo continuatore ” , a proposito della distinzione da farsi tra l ' Innamorato e il Furioso , domanda : “ La faremo noi consistere nella cosiddetta ironia ariostesca ? Certo starebbe bene , se fosse vero , come si pretende , che l ' Ariosto avesse , con un sorriso incredulo , sciolto in fumo l ' edificio del Bojardo , e trasformato in fantasmi i personaggi dell ' Innamorato . Il male si è che quell ' edificio , quei personaggi , erano già una fantasmagoria anche per il Conte di Scandiano . Se Lodovico non crede al mondo che canta e se ne fa giuoco , non ci crede maggiormente e all ' occasione non se ne fa meno giuoco il suo predecessore e maestro ; se ironia c ' è nel Furioso , non ne manca nemmeno nell ' Innamorato ” . E , alcune pagine innanzi : ” Certo il sentir parlare di burlesco e umorismo , a proposito dell ' Innamorato , deve far meraviglia , e non poca . Si è tanto avvezzi a sentir ripetere su tutti i toni , e da uomini autorevolissimi e giudiziosissimi , che il Bojardo canta le guerre d ' Albraccà , e le avventure d ' Orlando e di Rinaldo , con quella medesima serietà e convinzione , colla quale il Tasso celebrava un secolo dopo le imprese dei Cristiani in Palestina e l ' acquisto di Gerusalemme ! È un errore , di cui . mi par superflua la confutazione ... Non ci vuol molto ad accorgersi che tra il Bojardo ed il mondo da lui preso a rappresentare , c ' è un vero contrasto , dissimile soltanto per grado e per tono da quello che impediva al Pulci d ' immedesimarsi colla sua materia . Ché agli occhi di ogni Italiano colto del secolo XV erano ridicoli quei terribili colpi di lancia e di spada , che al paragone avrebbero fatto apparir fanciulli gli eroi di Omero ; ridicolo quel frapparsi ( ! ) le armature e le carni per le ragioni più futili , od anche senza un motivo al mondo ; ridicole le profonde meditazioni amorose , che assorbivano tutta l ' anima per ore ed ore , e sopprimevano ogni ombra di coscienza ; ridicole , insomma , tutte le esagerazioni dei romanzi cavallereschi . O come si vuole che un uomo imbevuto fino al midollo di coltura classica , e dotato di un buon senso a tutta prova , avesse a contemplare e rappresentare questo mondo senza mai prorompere in uno scoppio di riso ? E infatti il Bojardo ride , e si studia di far ridere ; anche in mezzo alle narrazioni più serie esce in frizzi e facezie ; e più d ' una volta egli crea scene , che si potrebbero credere trovate dal Cervantes per beffare là cavalleria ed i suoi eroi ” . Il Rajna crede di difendere così il Bojardo da una ingiustizia . Il suo torto e gli è stato rilevato alla ristampa del libro dal Cesareo ( vedi in Critica militante , Messina , Trimarchi , 1907 , lo studio La fantasia dell ' Ariosto , pubbl . prima su la Nuova Antologia ).) è quello di trattare la questione dei rapporti tra il Bojardo e l ' Ariosto senza una adeguata preparazione estetica . Eppure , già il De Sanctis , trattando della poesia cavalleresca in un corso di lezioni all ' Università di Zurigo , aveva avvertito maravigliosamente : “ La facoltà poetica per eccellenza è la fantasia : ma il poeta non lavora solo con le facoltà estetiche , tutte le facoltà cooperano : il poeta non è solo poeta ; mentre la fantasia forma il fantasma , l ' intelletto e i sensi non rimangono inerti . Un poeta può avere potente virtù estetica ed esser povero d ' immaginazione , commettere errori nel disegno o spropositi storici e geografici : questi difetti non toccano l ' essenza della poesia . Ma se un poeta che ha in alto grado queste alte facoltà , che ha un bel disegno ed una perfetta esecuzione meccanica , ha debole fantasia , non saprà render vivente quanto vede : la mancanza di fantasia è la morte del poeta . Ecco la distinzione da farsi . Fin qui non avete diritto di mettere in quistione l ' ingegno poetico del Bojardo ; i difetti , che abbiamo enumerato , dipendono da altre facoltà . Per venire ad esaminarlo come poeta , bisogna dunque vedere fino a qual punto abbia la potenza formativa del fantasma . Ha una grande inventiva : è stato il poeta italiano che ha raccolto il più vasto e vario materiale di poesia ; non solo per quantità ma anche per qualità . L ' inventiva è già una prima condizione del poeta ; e per tal riguardo il Bojardo è superiore al Pulci . Ma , non che basti , è poca cosa : l ' invenzione nell ' arte è il meno . Dumas lascia ai suoi segretarii l ' incarico di raccogliere i materiali , ne ' quali si riserba d ' infonder poi la vita . Raccolto il materiale , il Bojardo lo sa lavorare ? Ecco la quistione . Non lo lascia nudo ed arido come il Pulci ; ha la facoltà del concepimento , dà ad ogni fatto e personaggio le determinazioni necessarie perché acquisti una fisionomia propria . Non gli basta l ' abbozzare un personaggio ; e anzi , egli è uno dei principali disegnatori della poesia italiana . Pochi sanno dar con più sicurezza i lineamenti ad un carattere ... Che resta da fare al poeta ? Mostrar vivo il personaggio . Chi ha dato tal forma e tal carattere , lo deve far vivere . Bisogna che la concezione diventi situazione . Anche i più appassionati non sono sempre appassionati . Volendo mettere in opera le determinazioni , bisogna scegliere tali circostanze che , mediante di esse , possano manifestarsi le forze interne d ' un personaggio . V ' è situazione estetica quando il personaggio è posto nelle condizioni più favorevoli , perché possa rivelarsi . Ma il Bojardo non sa mutar la concezione in situazione ” . Il Cesareo , che svolge ampiamente e precisa nel suo studio su La fantasia dell ' Ariosto questa stupenda intuizione del De Sanctis , nota a questo punto che , in verità ” quando una creatura vive nella fantasia d ' un poeta , ella si rivelerà intera in qualunque circostanza si trovi . Il poeta non ha da sceglier nulla , perché quella creatura è libera , autonoma , fuori del poeta medesimo e non si può trovare se non in quelle situazioni a cui la sospinge il suo carattere in contrasto coi caratteri circostanti . Le situazioni vengon da sé , non le sceglie il poeta ; il quale deve soltanto curare che in ciascuna situazione , anche la meno drammatica , il personaggio apparisca tutto , con tutte le sue determinazioni interiori . E allora una sola situazione basterà a farci conoscere quella creatura ; e noi sapremo a un dipresso ciò che ella farà in situazioni “ più favorevoli " . Il carattere di Farinata è già tutto ne ' primi sei versi co ' quali ei si volge a Dante ; quello d ' Amleto è già tutto nella scena dell ' udienza a Corte ; quello di don Abbondio è già tutto nella sua passeggiata in vista de ' bravi . Certo , la successione delle situazioni accresce intensità ed evidenza al carattere ; ma qualunque situazione è una situazione estetica ” . Per il Cesareo , al Bojardo manca per l ' appunto la visione completa del carattere ; ed io son d ' accordo con lui . Su un altro punto io dissento dal De Sanctis , cioè là dove egli dice che il Bojardo “ per intenzioni pedantesche , ha voluto fare seriamente quanto è sostanzialmente ridicolo ” . Codeste intenzioni pedantesche nel Bojardo veramente non so vederle , come non so vedere ch ' egli abbia voluto esser serio e che soltanto “ per la forza dei tempi ” sia riuscito ridicolo . Se , come dice lo stesso De Sanctis , egli ” ride delle sue invenzioni ” , non ha voluto esser serio . Secondo me , anzi , il torto del Bojardo è proprio là dove il Rajna crede di difenderlo da una ingiustizia : che egli , cioè , nobile cavaliere , animato da una profonda simpatia per i costumi cavallereschi , cioè per l ' amore , la gentilezza , il valore , la cortesia , non ha voluto esser serio , come per il sentimento suo poteva e come per il rispetto alle condizioni serie dell ' arte doveva . E , non volendo esser serio , egli non ha saputo ridere , perché a quella materia solo un riso ormai conveniva , quello della forma , e la forma sopra tutto manca al Bojardo . Dice bene il Rajna che “ non ci vuol molto ad accorgersi che tra il Bojardo ed il mondo da lui preso a rappresentare , c ' è un vero contrasto , dissimile soltanto per grado e per tono da quello che impediva al Pulci d ' immedesimarsi colla sua materia ” . Ma l ' inferiorità del Bojardo rispetto al Pulci e all ' Ariosto è appunto qui , nel grado e nel tono del suo riso . Egli volle badar soltanto a sollazzare sé e gli altri , e non intese che , volendo sollevar dal popolo quella materia e non volendo più farne deliberatamente la parodia , come aveva fatto il Pulci , si dovevano rispettare le condizioni serie dell ' arte , come l ' Ariosto le rispettò . Non è affatto vero che il poeta del Furioso con sorriso incredulo sciolga in fumo l ' edificio del Bojardo e trasformi in fantasmi i personaggi dell ' Innamorato . Al contrario ! Egli dà anzi a quell ' edificio e a quei personaggi ciò che loro mancava : consistenza e fondamento di verità fantastica e coerenza estetica . Bisogna bene intendersi sul non credere del poeta al mondo che canta o che , comunque , rappresenta . Ma si potrebbe dire che non solo per l ' artista , ma non esiste per nessuno una rappresentazione , sia creata dall ' arte o sia comunque quella che tutti ci facciamo di noi stessi e degli altri e della vita , che si possa credere una realtà . Sono , in fondo , una medesima illusione quella dell ' arte e quella che comunemente a noi tutti viene dai nostri sensi . Pur non di meno , noi chiamiamo vera quella dei nostri sensi , finta quella dell ' arte . Tra l ' una e l ' altra illusione non è però questione di realtà , bensì di volontà , e solo in quanto la finzione dell ' arte è voluta , voluta non nel senso che sia procacciata con la volontà per un fine estraneo a sé stessa ; ma voluta per sé e per sé amata , disinteressatamente ; mentre quella dei sensi non sta a noi volerla o non volerla : si ha , come e in quanto si hanno i sensi . E quella dunque è libera , e questa no . E l ' una finzione è dunque immagine o forma di sensazioni , mentre l ' altra , quella dell ' arte , è creazione di forma . Il fatto estetico , effettivamente , comincia solo quando una rappresentazione acquisti in noi per sé stessa una volontà , cioè quando essa in sé e per sé stessa si voglia , provocando per questo solo fatto , che si vuole , il movimento ( tecnica ) atto ad effettuarla fuori di noi . Se la rappresentazione non ha in sé questa volontà , che è il movimento stesso dell ' immagine , essa è soltanto un fatto psichico comune ; l ' immagine non voluta per sé stessa ; fatto spirituale - meccanico , in quanto non sta in noi volerla o non volerla ; ma che si ha in quanto risponde in noi a una sensazione . Abbiamo tutti , più o meno , una volontà che provoca in noi quei movimenti atti a creare la nostra propria vita . Questa creazione , che ciascuno fa a sé stesso della propria vita , ha bisogno anch ' essa , in maggiore o minor grado , di tutte le funzioni e attività dello spirito , cioè d ' intelletto e di fantasia , oltre che di volontà ; e chi più ne ha e più ne mette in opera , riesce a creare a sé stesso una più alta e vasta e forte vita . La differenza tra questa creazione e quella dell ' arte è solo in questo ( che fa appunto comunissima l ' una e non comune l ' altra ) : che quella è interessata e questa disinteressata , il che vuol dire che l ' una ha un fine di pratica utilità , l ' altra non ha alcun fine che in sé stessa ; l ' una è voluta per qualche cosa ; l ' altra si vuole per sé stessa . E una prova di questo si può avere nella frase che ciascuno di noi suoi ripetere ogni qual volta , per disgrazia , contro ogni nostra aspettativa , il proprio fine pratico , i proprii interessi siano stati frustrati : “ Ho lavorato per amore dell ' arte ” . E il tono con cui si ripete questa frase ci spiega la ragione per cui la maggioranza degli uomini , che lavorano per fini di pratica utilità e che non intendono la volontà disinteressata , suoi chiamare matti i poeti veri , quelli cioè in cui la rappresentazione si vuole per sé stessa senz ' altro fine che in sé medesima , e tale essi la vogliono , quale essa si vuole . Non ricorderò qui la domanda del cardinale Ippolito a Messer Lodovico . Il quale però , per tutta risposta , avrebbe potuto rileggergli quell ' ottava del canto ove si narra del viaggio di Astolfo alla Luna : Non sì pietoso Enea , né forte Achille Fu , com ' è fama , né sì fiero Ettorre ; E ne son stati e mille e mille e mille Che lor si puon con verità anteporre : Ma i donati palazzi e le gran ville Dai discendenti lor , gli ha fatto porre In questi senza fin sublimi onori Dall ' onorate man degli scrittori ... Dal che si può vedere come anche in un grandissimo poeta un sentimento almeno in parte non disinteressato poté macchiar l ' opera e mortificarla . Fortunatamente questo avvenne per una parte soltanto del poema . In qualche altro punto si può notare che la riflessione più che il sentimento , muova la rappresentazione ; la quale allora perde l ' azione spontanea , d ' essere organico e vivente , e acquista un movimento rigido e quasi meccanico . È là dove il poeta dimostra d ' essersi proposto a freddo il rispetto delle condizioni serie dell ' arte , là cioè dove non le rispetta più istintivamente , ma per intenzione preconcetta . Citerò per esempio le personificazioni di Melissa e di Logistilla . Ma là dove il poeta rispetta istintivamente le condizioni serie dell ' arte , cessa l ' ironia ? riesce il poeta a perder la coscienza della irrealità della sua creazione ? e come s ' immedesima egli con la sua materia ? Questo è il punto da chiarire e che richiede l ' analisi più sottile . È qui il segreto dello stile dell ' Ariosto . Nella lontananza del tempo e dello spazio , il poeta vede innanzi a sé un mondo meraviglioso che in parte la leggenda , in parte le capricciose invenzioni dei cantori han costruito attorno a Carlo Magno . Egli vede l ' Imperatore non già come quella cosa oscura del Pulci , che passeggia per la mastra sala impaurito dei formidabili eserciti dei Saracini o , più spesso , delle minacciate vendette dei Paladini per i tradimenti di Gano , che lo mena per il naso a sua posta : né lo vede come il Bojardo , Carlone rimbambito , che s ' indugia a parlar con Angelica , affocato in volto e con gli occhi lustri , poiché si sente toccar l ' ugola anche lui . Egli comprende che è da farsa o da teatrino di marionette un imperatore così fatto . Rida il volgo , ridano i fanciulli dei fantocci . Il riso è facile quando con burlesca grossolanità si sconci una figura o si faccia comunque ridicola violenza alla realtà . Questo non può voler l ' Ariosto ; e questo lo pone già di gran lunga sopra ai suoi predecessori , non solo , ma tanto alto forse , che quantunque egli poi si sforzi o di dissennarsi o di tirar su fino alla sua altezza quella materia essa , per ciò che ha in sé di irriducibile ormai , gli resta in parte di troppo inferiore . Egli la domina da assoluto padrone e secondo l ' imprevedibile capriccio della sua meravigliosa fantasia creatrice combina e separa , associa e dissocia tutti gli elementi ch ' essa gli fornisce . Con questo giuoco , che maraviglia e incanta per la sua prodigiosa agilità , egli riesce a salvar sé e la materia . Dov ' egli può , cioè in quel che han di eterno i sentimenti umani e le umane illusioni , egli s ' immedesima tutto , fino a dar la stessa consistenza della realtà alla sua rappresentazione ; dove non può , dove agli occhi suoi stessi si scopre la irrealità irreparabile di quel mondo , egli dà invece alla rappresentazione una leggerezza , quasi di sogno , che si ilara tutta d ' una sottilissima ironia diffusa , che non rompe quasi mai l ' incanto né di questa o di quell ' opera di magia rappresentata , né quello assai più meraviglioso che opera la magia del suo stile . Ecco , ho detto la parola : la magia dello stile . Il poeta ha compreso che a un solo patto si poteva dar coerenza estetica e verità fantastica a quel mondo , ove appunto la magia ha tanta parte : a patto che il poeta diventasse un mago a sua volta , e il suo stile dalla magia prendesse qualità e virtù . E c ' è l ' illusione che il poeta crea a noi , e talvolta anche a sé stesso , immedesimandosi nel giuoco fino ad abbandonarvisi tutto . Ah , quel giuoco tanto gli par bello , che bramerebbe crederlo realtà : non è , pur troppo ! Tanto che , di tratto in tratto , il velo sottilissimo si squarcia ; attraverso lo squarcio la realtà vera , del presente , si scopre , e allora l ' ironia diffusa si raccoglie d ' un subito e con improvviso scoppio s ' appalesa . Questo scoppio però non stride , non urta mai troppo : si presente sempre . E oltre alle illusioni che il poeta crea a noi e a sé stesso , ci son quelle che i personaggi si creano e quelle che a loro creano i maghi e le fate . E tutto un giuoco d ' illusioni , fantasmagorico . Ma la fantasmagoria non è tanto nel mondo rappresentato , che ha sovente , ripeto , la consistenza stessa della realtà ; quanto nello stile e nella rappresentazione del poeta , il quale con meraviglioso accorgimento ha compreso , che così soltanto , rivaleggiando cioè con la stessa magia , poteva salvar gli elementi irriducibili della materia e renderli con tutto il resto coerenti . Ne vogliamo una prova ? Il poeta rivaleggia con la magia d ' Atlante , nel canto XII : il mago ha innalzato un castello , ove i cavalieri si travagliano invano a cercar le loro donne ch ' essi vi credono rapite ; tre , Orlando , Ferraù e Sacripante , vi cercano la finta immagine d ' Angelica , che essi credon vera . Ebbene , il poeta , più mago d ' Atlante , fa che Angelica viva e vera entri in quel castello . Angelica che può rendersi vana come quella vana immagine creata da Atlante per magia . Quivi entra , che veder non la può il Mago ; E cerca il tutto , ascosa dal suo anello ; E trova Orlando e Sacripante vago Di lei cercar invan per quello ostello . Vede come fingendo la sua imago Atlante usa gran fraude a questo e a quello . Chi tor debba di lor molto rivolve Nel suo pensier , né ben se ne risolve . … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … L ' anel trasse di bocca , e di sua faccia Levò dagli occhi a Sacripante il velo . Credette a lui sol dimostrarsi , e avvenne Ch ' Orlando e Ferraù le sopravvenne . … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … Corser di par tutti alla donna , quando Nessun incantamento gl ' impediva ; Perché l ' anel ch ' ella si pose in mano Fece d ' Atlante ogni disegno vano . È una magia che entra in un ' altra . Il poeta si avvale di quest ' elemento , lo fa anzi siffattamente suo , che in un momento innanzi agli occhi nostri illusi la realtà diventa magia e la magia realtà : appena Angelica si scopre , la realtà d ' un subito avventa e crolla l ' incanto ; sparisce mercé l ' anello , ed ecco il castello d ' Atlante assumer quasi consistenza reale innanzi a noi . Che stupenda finezza in questo giuoco ! E giuoco di magia ; ma la magia vera è quella dello stile ariostesco . Che ne volete più di quei poveri cavalieri ? Volgon pel bosco or quinci or quindi in fretta Quelli scherniti la stupida faccia . Chi li fa andare incontro a questi scherni e a guai anche peggiori ? Ma l ' amore , signori miei , che se non è proprio proprio una pazzia , tante pur ne fa fare , jeri come oggi , e tante ne farà fare domani e sempre ! Chi mette il piè su l ' amorosa pania , Cerchi ritrarlo , e non v ' inveschi l ' ale ; Ché non è in somma Amor se non insania A giudizio de ' savi universale : E sebben come Orlando ognun non smania , Suo furor mostra a qualch ' altro segnale . E quale è di pazzia segno più espresso , Che , per altri voler , perder sé stesso ? Vari gli effetti son ; ma la pazzia E tutt ' una però , che li fa uscire . Gli è come una gran selva , ove la via Conviene a forza , a chi vi va , fallire . In questi due ultimi versi il poeta dà una perfetta immagine del suo poema , che poggia per tanta parte su quest ' amore che dissenna . Fontane , giardini , castelli incantati ? Ma si ! Se sono oggi per noi larve inconsistenti , furono come realtà per le pazzie che l ' Amore fece far jeri , là in quel mondo lontano ; ridetene , se vi piace ; ma pensate che altre fallaci immagini crea oggi e creerà domani con l ' eterna magia delle sue illusioni l ' Amore , a scherno e a tormento degli uomini . Se voi ridete di quelli , potreste ugualmente ridere di voi . Frate , tu vai L ' altrui mostrando , e non vedi il tuo fallo . Sotto la favola è la verità . Vedete : il poeta non ha che a gravare un tantino la mano , perché la favola gli si muti in allegoria . E la tentazione è forte , e qua e là egli difatti vi casca ; la , fantasia però subito lo risolleva , per fortuna , e lo richiama al giusto grado e al giusto tono , in cui fin da principio s ' era messo : Dirò d ' Orlando , Che per amor venne in furore e matto D ' uom che sì saggio era stimato prima ; Se da colei che tal quasi m ' ha fatto , Che ' l poco ingegno ad ora ad or mi lima , Me ne sarà però tanto concesso Che mi basti a finir quanto ho promesso . E fin da principio lo stile ha virtù magica . Tutto il primo canto è , nella rappresentazione , fantasmagorico , corso da lampi , d ' apparizioni fugaci . E questi lampi non spiazzano per abbagliar soltanto i lettori , ma anche gli attori della scena . Ecco : ad Angelica balza innanzi Rinaldo ; a Ferraù , che cerca l ' elmo , l ' Argalia ; a Rinaldo , Bajardo ; a Sacripante , Angelica ; a tutt ' e due , Bradamante , e poi il messaggero , e poi Bajardo di nuovo e poi di nuovo Rinaldo . E questi lampi , dopo il rapidissimo guizzo , si estinguono comicamente , con la frode dell ' illusione improvvisa . Il poeta esercita , cosciente , questa sua magia ; non dà mai tempo ; lascia questo e prende quello ; sbalordisce e sorride dello sbalordimento altrui e de ' suoi stessi personaggi . Non va molto Rinaldo che si vede Saltare innanzi il suo destrier feroce : Ferma , Bajardo mio , deh ferma il piede ! Ché l ' esser senza te troppo mi nuoce . Per questo il destrier sordo a lui non riede , Anzi più se ne va sempre veloce . Segue Rinaldo , e d ' ira si distrugge , Ma seguitiamo Angelica che fugge . Figurarsi se Bajardo voleva fermarsi ! Il suo padrone è innamorato , dunque è matto . E Quel destrier , ch ' avea ingegno a meraviglia , capisce quel che il suo padrone nón può capire . Ecco : il senno che l ' Amore toglie agli uomini è dato dal poeta a una bestia . Nel c . II ( s . 20 ) dice , a mo ' d ' aggiunta , “ il destrier ch ' avea intelletto umano ” . Umano , sì , ma intendiamoci non d ' uomo innamorato ! Non giurerei proprio che qui non ci sia una punta di . satira . L ' ironia del poeta è una sottilissima sega , che ha tanti denti , e anche quello della satira , che morde un po ' tutti , fino fino , sotto sotto , a cominciar dal cardinale Ippolito , suo padrone . Oh gran bontà dei cavalieri antiqui ! Vi par che qui l ' ironia consista soltanto nel fatto che Ferraù e Rinaldo , dopo essersi picchiati a quel modo che sapete , cavalchino insieme , come se nulla fosse stato ? Il Rajna dice che i romanzi francesi recano in buona fede molti esempii di siffatte magnanime cortesie , e tre ne reca dal Tristan per concludere : “ Questa è la cortesia e la lealtà dei cavalieri di Brettagna ” . Benissimo ! Ma non già dei due cavalieri dell ' Ariosto , che non dimostrano ombra di cavalleria . Per intenderlo , bisogna pensare a che cosa avrebbe potuto rispondere Ferraù alla proposta di Rinaldo di smettere il duello : “ io non combatto per una preda , io combatto per difendere una donna che m ' invoca ajuto ; e se io son riuscito a difenderla , non ho combattuto invano ” . Un buon cavaliere antico , veramente nobile , avrebbe risposto cosa . Ma tanto Rinaldo quanto Ferraù non vedono in Angelica che una preda da appropriarsi , e poiché questa è uscita lor di mano , s ' ajutano entrambi a rintracciarla con un criterio molto positivo e pochissimo cavalleresco . Quella esclamazione dunque “ oh gran bontà dei cavalieri antiqui ! ” è veramente ironica e suona irrisione . Tanto è vero , che poco dopo , nel c . II , ripetendosi la medesima situazione del duello interrotto per la stessa ragione , Rinaldo lascia Sacripante a piedi : E dove aspetta il suo Bajardo , passa , E sopra vi si lancia , e via galoppa ; Né al cavalier , ch ' a piè nel bosco lassa , Pur dice addio , non che lo ' nviti in groppa . Ripetete sul serio , se vi riesce , dopo questo : Oh gran bontà dei cavalieri antiqui ! Il poeta scherza , e con quel povero re di Circassia , “ quel d ' amor travagliato Sacripante ” , lo scherzo del poeta è veramente crudele e passa la parte . Già , come lo dipinge : “ Un ruscello ? Parean le guance , e ' l petto un Mongibello ! ” Gli pone accanto , benigna , colei per cui si duole ( è curioso veramente il notare a quali aberrazioni poté essere condotto il Rajna dalla smania di sorprendere a ogni costo il poeta del Furioso con le mani nel sacco altrui . A proposito di questo episodio di Sacripante e Angelica , cita nientemeno che 12 esemplari , che l ' Ariosto avrebbe dovuto aver presenti . E non si accorge ch ' è stupido senz ' altro il ravvicinamento di queste pretese fonti , poiché nell ' Ariosto , invece del solito cavaliere che ascolta furtivo i lamenti , abbiamo Angelica , proprio lei in persona . Ma questo ha il coraggio di notare il Rajna “ è una differenza di sommo momento per Sacripante , ma secondaria per noi ” . Già ! come dire che , se veramente il Tasso ebbe presente il battesimo di Sorgalis nei Chétifs a proposito del battesimo di Clorinda , è differenza secondaria che Tancredi battezzi Clorinda in luogo di un altro cavaliere qualsiasi ! Sapete quali sono invece le parti sostanziali ? Erba , alberi , acqua , se è giorno o notte , e simili altre amenità . Come se Angelica non fosse nel bosco fin dal principio del canto ! Avrebbe potuto risparmiarsi il Rajna tanto sfoggio di erudizione e venir senz ' altro all ' episodio di Prasildo nel Bojardo . La differenza però rimane sempre sostanziale . L ' Ariosto prende un verso al Bojardo : Che avria spezzato un sasso di pietade ; ma glielo corregge così : Che avrebbe di pietà spezzato un sasso . Ecco tutto ) . Poi , sotto gli occhi di Angelica , lo fa buttare in terra miseramente da un cavaliere che passa di corsa ; e Angelica non ha ancor finito di confortarlo con fine ironia , attribuendo cioè , al solito , la colpa della caduta al cavallo , che gli fa dare il calcio dell ' asino da quel messaggero che sopravviene afflitto e stanco su un ronzino : Tu déi saper che ti levò di sella L ' alto valor d ' una gentil donzella . C ' è da morirne ! Ma non basta : ecco Rinaldo ; Angelica fugge ; e il povero Sacripante , re di Circassia , resta scornato , bastonato e a piedi . Ma alla fin fine può consolarsi , che non avvengono soltanto a lui simili disgrazie . Ad altri ne occorrono anche di peggiori . Ce n ' è per tutti ! Il poeta si spassa a rappresentar la frode delle varie illusioni e a frodar anche i maghi che le frodi ordiscono . È un mondo in balia dell ' amore , della magia , della fortuna ; che ne volete ? E come dell ' amore le pazzie e della magia gl ' inganni , egli rappresenta della fortuna la mutabilità . Ferraù , staccatosi al bivio da Rinaldo , gira gira , si ritrova ” onde si tolse ” , e poiché non spera di ritrovar la donna , si scorda le botte date e ricevute , la tenzone differita , e si rimette a cercar l ' elmo che gli era caduto nell ' acqua . Or se fortuna ( quel che non volesti Far tu ) pone ad effetto il voler mio , Non ti turbar , gli grida l ' Argalia emerso dalle onde con l ' elmo in mano , l ' elmo caduto a Ferraù giusto dove il cadavere dell ' Argalia era stato gittato . Un tratto che a noi non suona comicamente , ma che forse poteva sonar comico a coloro che avevan dimestichezza col poema e i personaggi del Bojardo , è nei versi che dipingono l ' orrore di Ferraù all ' apparir dell ' ombra d ' Argalia : Ogni pelo arricciosse E scolorosse al Saracino il viso . Ora Ferraguto era stato raffigurato dal Bojardo , Tutto ricciuto e ner come carbone . Gli si poteva arricciare il pelo e scolorir il viso ? Non giuoca forse anche qui , dunque , il poeta ? L ' altro contendente , Rinaldo , spedito da Carlo in Bretagna per ajuti e distolto così d ' andar cercando Angelica Che gli avea il cor di mezzo il petto tolto , arrivato a Calesse , lo stesso giorno , Contro la volontà d ' ogni nocchiero , Pel gran desir che di tornare avea , Entrò nel mar ch ' era turbato e fiero ; ma , sissignori , spinto dal vento nella Scozia , si scorda di Angelica , si scorda di Carlo e della gran fretta che avea di ritornare , e s ' affonda solo nella gran Selva Caledonia , facendo ora una , ora un ' altra via Dove più aver strane avventure pensa . E capitato a una badia , prima mangia , poi domanda all ' abbate come si possano ritrovare queste avventure per dimostrarsi valente . E “ i monachi e l ' Abbate ” : Risposongli , ch ' errando in quelli boschi , Trovar potria strane avventure e molte : Ma come i luoghi , i fati ancor son foschi ; Ché non se n ' ha notizia le più volte . Cerca , diceano , andar dove conoschi Che l ' opre tue non restino sepolte , Acciò dietro al periglio e alla fatica Segua la fama , e il debito ne dica . Il Rajna qua si compiace nel notare che “ mai un barone del ciclo di Carlo Magno fu convertito così espressamente in Cavaliere Errante come in questo caso ” , ma non può non avvertire che “ le parole degli ospiti dànno tuttavia a conoscere come lo spirito della cavalleria romanzesca sia ormai svanito ” poiché sempre per i principali tra gli Erranti la modestia è uno dei primissimi doveri , tal che nulla è tanto difficile , quanto indurli a confessarsi autori di qualche opera gloriosa , e anche quando essi si trovano dinanzi a migliaja di spettatori , procurano di celarsi con ignote divise ; cavalcano quasi sempre sconosciuti , mutando spesso di insegne , e nascondendosi molte volte anche agli amici più cari e più fidi . E allora ? Non dobbiamo arguire che qui ci sia un ' intenzione satirica , e che anzi questa intenzione sia stata così forte nel poeta , da farlo venir meno una volta tanto alle condizioni serie dell ' arte , che pure egli più di tutti suoi rispettare ? L ' incoerenza estetica , difatti , nella condotta di Rinaldo è lampantissima e inescusabile , il personaggio non apparisce libero , ma soggetto all ' intenzione dell ' autore . Ho voluto notar questo perché mi sembra che troppo si tenda , da qualche tempo in qua , a sforzare i termini dell ' immedesimazione del poeta con la sua materia . Certo è difficilissimo vederli netti e precisi , questi termini . Ma non li vede affatto , secondo me , o ha ben poco chiaro il lume del discorso , chi , riconoscendo com ' è giusto l ' immedesimazione del poeta col suo mondo , nega l ' ironia o in gran parte la esclude o gli dà poca importanza . Bisogna riconoscere l ' una cosa e l ' altra l ' immedesimazione e l ' ironia poiché nell ' accordo , se non sempre perfetto quasi sempre però raggiunto , d ' entrambe queste cose a prima vista contrarie , sta , ripeto , il segreto dello stile ariostesco . L ' immedesimazione del poeta col suo mondo consiste in questo , che egli con la fantasia potente vede , digrossato , finito anzi in ogni contorno , preciso , limpido , ordinato e vivo , quel mondo che altri aveva messo insieme grossolanamente e aveva popolato di esseri , che , o per la loro goffaggine o per la loro sciocchezza o per la puerile loro incoerenza , ecc . non potevano in alcun modo esser presi sul serio neppure dai loro stessi autori ; e poi di maghi e di fate e di mostri che , naturalmente , ne accrescevano la irrealità e la inverosimiglianza . Il poeta toglie questi esseri dal loro stato di fantocci o di fantasmi , dà loro consistenza e coerenza , vita e carattere . Obbedisce fin qui alla propria fantasia , istintivamente . Poi subentra la speculazione . C ' è , ho detto , un elemento irriducibile in quel mondo , un elemento cioè che il poeta non riesce a oggettivar seriamente , senza mostrar coscienza della irrealità di esso . Con quel meraviglioso accorgimento , di cui ho fatto parola più su , egli però s ' industria di renderlo coerente con tutto il resto . Ma non sempre in questo giuoco la fantasia lo assiste . E allora egli s ' ajuta con la speculazione : la vita perde il movimento spontaneo , diventa macchina , allegoria . E uno sforzo . Il poeta intende di dare una certa consistenza a quelle costruzioni fantastiche , di cui sente la irrealità irriducibile , per mezzo di una dirò così impalcatura morale . Sforzo vano e malinteso , perché il solo fatto di dar senso allegorico a una rappresentazione dà a veder chiaramente che già si tien questa in conto di favola che non ha alcuna verità né fantastica né effettiva , ed è fatta per la dimostrazione di una verità morale . C ' è da giurare che al poeta non prema affatto la dimostrazione d ' alcuna verità morale , e che quelle allegorie siano nel poema suggerite dalla riflessione , per rimedio . Quello era il mondo ; quelli , gli elementi , ch ' esso offriva . L ' elemento della magia , del meraviglioso cavalleresco non si poteva in alcun modo eliminare senza snaturare al tutto quel mondo . E allora il poeta o cerca di ridurlo a simbolo , o senz ' altro lo accoglie , ma naturalmente con un sentimento ironico . Un poeta può , non credendo alla realtà della propria creazione , rappresentarla come se ci credesse , cioè non mostrare affatto coscienza della irrealità di essa ; può rappresentar come vero un suo mondo affatto fantastico , di sogno , regolato da leggi sue proprie , e , secondo queste leggi , perfettamente logico o coerente . Quando un poeta si mette in codeste condizioni , il critico non deve più vedere se quel che il poeta gli ha posto innanzi è vero o è sogno , ma se come sogno è vero ; poiché il poeta non ha voluto rappresentare una realtà effettiva , ma un sogno che avesse apparenza di realtà , s ' intende di sogno , fantastica , non effettiva . Ora questo non è il caso dell ' Ariosto . In più d ' un punto , come abbiamo già notato , egli mostra apertamente coscienza della irrealità della sua creazione , la mostra anche dove all ' elemento meraviglioso di quel mondo dà valore morale e consistenza logica , non fantastica . Il poeta non vuol creare e rappresentare come vero un sogno ; non è preoccupato soltanto della verità fantastica del suo mondo , è preoccupato anche della realtà effettiva ; non vuole che quel suo mondo sia popolato di larve o di fantocci , ma di uomini vivi e veri , mossi e agitati dalle nostre stesse passioni ; il poeta in somma vede , non le condizioni di quel passato leggendario divenute realtà fantastica nella sua visione , ma le ragioni del presente , trasportate e investite in quel mondo lontano . Ora naturalmente , allorché esse vi trovano elementi capaci di accoglierle , la realtà fantastica si salva ; ma allorché non li trovano , per la irriducibilità stessa di quegli elementi , l ' ironia scoppia , inevitabile , e quella realtà si frange . Quali sono queste ragioni del presente ? Sono le ragioni del buon senso , di cui il poeta è dotato ; sono le ragioni della vita entro i limiti della possibilità naturale : limiti che in parte la leggenda , in gran parte il capriccioso arbitrio di rozzi e volgari cantatori aveva balordamente , goffamente o grottescamente violati ; sono le ragioni del tempo , in fine , in cui il poeta vive . Abbiamo veduto Ferraù e Rinaldo a cavallo insieme , guidati com ' ho detto da un criterio molto positivo e pochissimo cavalleresco ; abbiamo ascoltato il consiglio dell ' abbate a Rinaldo in cerca d ' avventure ; tant ' altri esempii potremmo recare ; ma basterà senz ' altro quello della volata di Ruggiero su l ' ippogrifo . Anche quando il poeta con la magia dello stile riesce a dar consistenza di realtà a quell ' elemento meraviglioso , levandosi poi a un volo troppo alto in questa realtà fantastica , tutt ' a un tratto , quasi temesse d ' averne lui stesso o chi l ' ascolta il capogiro , precipita a posarsi su la realtà effettiva , rompendo così l ' incanto della fantastica . Ruggiero vola sublime su l ' ippogrifo ; ma anche dalla sublimità di quel volo il poeta avvista in terra le ragioni del presente , che gli gridano : Cala ! cala ! Non crediate , Signor , che però stia Per sì lungo cammin sempre su l ’ ale : Ogni sera all ' albergo se ne gìa Schivando a suo poter d ' alloggiar male . E quest ' ippogrifo è vero ? proprio vero ? Lo rappresenta cioè il poeta senza mostrare affatto coscienza dell ' irrealità di esso ? Lo vede la prima volta calar dal castello d ' Atlante sui Pirenei , con in groppa il mago , e dice che – si – il castello , come castello , non era vero , era finto , opera di magia ; ma l ' ippogrifo no , l ' ippogrifo era vero e naturale . Proprio vero ? proprio naturale ? Ma sì , generato da un grifo e da una giumenta . Sono animali che vengono nei monti Rifei . Ah sì ? proprio proprio ? e come va che non se ne vedono mai ? Oh Dio ; ne vengono , ma rari ... Quest ' attenuazione , prettamente ironica , mi fa pensare a quella farsa napoletana , ove un impostore si lagna delle sue sciagure , e tra le altre , di quella del padre , che , prima di morire , penò tanto , ridotto a vivere , poveretto , non so per quanti mesi senza fegato : all ' osservazione , che senza fegato non si può vivere , concede che sì , ne aveva , ma poco , ecco ! Così gl ' ippogrifi ; ne vengono ; ma rari ! Proprio da impostore , il poeta non vuol passare . Ha l ' aria di dirvi : Signori miei , di codeste fole io non posso farne a meno , bisogna pure che c ' entrino , nel mio poema ; e bisogna che io , fin dove posso , mostri di crederci . Ecco qua la gran muraglia che cinge la città d ' Alcina : … Par che la sua altezza a ciel s ' aggiunga E d ' oro sia dall ' alta cima a terra . Ma come ? Una muraglia di tal fatta , tutta d ' oro ? Alcun dal mio parer qui si dilunga E dice ch ' ella è alchimia ; e forse ch ' erra , Ed anco forse meglio di me intende : A me par oro , poiché sì risplende . Come ve lo deve dir meglio il poeta ? Sa come voi che ” non è tutt '.pro, quel che luce ” ; ma a lui oro deve parere , ” poiché si risplende ... ” . Per intonarsi quanto più può con quel mondo , fin da principio s ' è dichiarato matto come il suo eroe . È tutto un giuoco di continui accomodamenti per stabilir l ' accordo tra sé e la materia , tra le condizioni inverosimili di quel passato leggendario e le ragioni del presente . Dice : Chi va lontan dalla sua patria , vede Cose da quel che già credea , lontane ; Che narrandole poi , non se gli crede , E stimato bugiardo ne rimane ; Ché ' l sciocco vulgo non gli vuol dar fede , Se non le vede e tocca chiare e piane . Per questo io so che l ' inesperienza Farà al mio canto dar poca credenza . Poca o molta ch ' io ci abbia non bisogna Ch ' io ponga mente al vulgo sciocco e ignaro . A voi so ben che non parrà menzogna Che ' l lume del discorso avete chiaro . Qui ” aver chiaro il lume del discorso ” significa ” saper leggere sotto il velame dei versi ” . Siamo nel canto d ' Alcina : e il poeta ci suggerisce : “ S ' io dico Alcina , s ' io dico Melissa , s ' io dico Erifilla , s ' io dico l ' iniqua frotta , o Logistilla , Andronica o Fronesia o Dicilla o Sofrosina , voi intendete bene a che cosa io voglia alludere ” . È un altro espediente ( non felice ) per stabilir l ' accordo , ma che pure , come tutti gli altri , scopre l ' ironia del poeta , cioè la coscienza della irrealità della sua creazione . Dove l ' accordo non si può stabilire , questa ironia però non scoppia mai stridula o stonata , appunto perché l ' accordo è sempre nell ' intenzione del poeta , e quest ' intenzione d ' accordo è per sé stessa ironica . L ' ironia è nella visione che il poeta ha , non solo di quel mondo fantastico , ma della vita stessa e degli uomini . Tutto è favola e tutto è vero , poiché è fatale che noi crediamo vere le vane parvenze che spirano dalle nostre illusioni e dalle passioni nostre ; illudersi può esser bello , ma del troppo immaginare si piange poi sempre la frode : e questa frode ci appare comica o tragica secondo il grado della partecipazione nostra ai casi di chi la subisce , secondo l ' interesse o la simpatia che quella passione o quell ' illusione ci suscitano , secondo gli effetti che quella frode produce . Così avviene che noi vediamo il sentimento ironico del poeta mostrarsi anche sotto un altro aspetto nel poema , non più spiccato ed evidente , ma attraverso la rappresentazione stessa , in cui è riuscito a trasfondersi per modo che essa così si senta e così si voglia . Il sentimento ironico , in somma , oggettivato , spira dalla rappresentazione stessa anche là dove il poeta non mostra apertamente coscienza della irrealità di essa . Ecco qua Bradamante in cerca del suo Ruggiero : per salvarlo , ha corso rischio di perire per mano del maganzese Pinabello ; il poeta le fa soffrire insieme coi lettori il supplizio di sentirsi predire e di vedersi mostrare a dito dalla maga Melissa tutti gl ' illustri suoi discendenti ; e poi va , va per monti inaccessibili , sale balze , traversa torrenti , arriva al mare , trova l ' albergo ov ' è Brunello ( e qui non dice se ella vi mangia ) ; riprende la via Di monte in monte e d ' uno in altro bosco , e si riduce fin sui Pirenei ; s ' impadronisce dell ' anello ; lotta con Atlante ; riesce a romper l ' incanto ; scioglie in fumo il castello del mago ; e , sissignori , dopo aver corso tanto , dopo essersi tanto affannata e travagliata , si vede portar via dall ' ippogrifo il suo Ruggiero liberato . Non le resta che ricevere le congratulazioni di coloro ch ' ella non s ' era curata di liberare ! Ma neanche queste , perché : Le donne e i cavalier si trovar fuora Delle superbe stanze alla campagna E furon di lor molte a cui ne dolse ; Che tal franchezza un gran piacer lor tolse . L ' Ariosto non aggiunge altro . Un vero umorista non si sarebbe lasciata sfuggire la stupenda occasione di descrivere gli effetti nelle donne e nei cavalieri dell ' improvviso sciogliersi dell ' incanto , del ritrovarsi alla campagna , e il dolore del perduto bene della schiavitù per una libertà che dal bel sogno li faceva piombare nella realtà nuda e cruda . La descrizione manca affatto . Il poeta si compiace in un ' altra descrizione , invece , come già Atlante si compiaceva di scherzare coi cavalieri che venivano a sfidarlo ; voglio dire nella descrizione comica di tutti quei liberati , che vorrebbero impadronirsi dell ' ippogrifo , il quale li mena per la campagna : Come fa la cornacchia in secca arena Che seco il cane or qua or là si mena . Perché manca quell ' altra descrizione ? Ma perché il poeta si è posto fin da principio , rispetto alla sua materia , in condizioni del tutto opposte a quelle in cui si sarebbe messo un umorista . Egli schiva il contrasto e cerca l ' accordo tra le ragioni del presente e le condizioni favolose di quel mondo passato : lo ottiene sì , ironicamente , perché , com ' ho detto , è per sé stessa ironica quell ' intenzione d ' accordo ; ma l ' effetto è che quelle condizioni non si affermano come realtà nella rappresentazione , si sciolgono , per dirla col De Sanctis , nell ' ironia , la quale , distruggendo il contrasto , non può più drammatizzarsi comicamente , ma resta comica , senza dramma . Si affermano invece le ragioni del presente trasportate e investite negli elementi di quel mondo lontano capaci d ' accogliere , e allora possiamo anche avere il dramma , ma seriamente e finanche tragicamente rappresentato : Ginevra , Olimpia , la pazzia d ' Orlando . I due elementi comico e tragico non si fondono mai . Si fonderanno in un ' opera , nella quale il poeta , ben lungi dal mostrar coscienza della irrealità di quel mondo fantastico ; ben lungi dal cercar con esso l ' accordo , che di necessità non è possibile se non ironicamente , palesata in tanti modi la coscienza di quella irrealità ; ben lungi dal trasportare in quel mondo fantastico le ragioni del presente per investirne gli elementi capaci d ' accoglierle ; darà a questo mondo fantastico del passato consistenza di persona viva , corpo , e lo chiamerà Don Quijote , e gli porrà in mente e gli darà per anima tutte quelle fole e lo porrà in contrasto , in urto continuo e doloroso col presente . Doloroso , perché il poeta sentirà viva e vera entro di sé questa sua creatura e soffrirà con essa dei contrasti e degli urti . A chi cerca contatti e somiglianze tra l ' Ariosto e il Cervantes , basterà semplicemente por bene in chiaro in due parole le condizioni in cui fin da principio il Cervantes ha messo il suo eroe e quelle in cui s ' è messo l ' Ariosto . Don Quijote non finge di credere , come l ' Ariosto , a quel mondo meraviglioso delle leggende cavalleresche : ci crede sul serio ; lo porta , lo ha in sé quel mondo , che è la sua realtà , la sua ragion d ' essere . La realtà che porta e sente in sé l ' Ariosto è ben altra ; e con questa realtà in sé , egli è come sperduto nella leggenda . Don Quijote , invece , che ha in sé la leggenda , è come sperduto nella realtà . Tanto è vero che , per non vaneggiar del tutto , per ritrovarsi in qualche modo , così sperduti come sono , l ' uno si mette a cercar la realtà nella leggenda ; l ' altro , la leggenda nella realtà . Come si vede , son due condizioni al tutto opposte . Sì : vi dice Don Quijote , i molini a vento son molini a vento , ma sono anche giganti : non io , Don Quijote , ho scambiato per giganti i molini a vento ; ma il mago Freston ha cangiato in molini a vento i giganti . Ecco la leggenda nella realtà evidente . Sì : vi dice l ' Ariosto , Ruggiero vola su l ' ippogrifo : il mago Freston , cioè la stramba immaginazione dei miei antecessori , ha cacciato dentro a questo mondo anche bestie siffatte , e bisogna ch ' io ci faccia volar su il mio Ruggiero : però vi dico che ogni sera egli se ne va all ' albergo e schiva a suo potere d ' alloggiar male . Ecco nella leggenda evidente la realtà . Ma intanto , altro è fingere di credere , altro è credere sul serio . Quella finzione , per sé stessa ironica , può condurre a un accordo con la leggenda , la quale , o si scioglie facilmente nell ' ironia , come abbiamo veduto , o con un procedimento inverso a quello fantastico , cioè con una impalcatura logica , si lascia ridurre a parvenza di realtà . La realtà vera , invece , se per un momento si lascia alterare in forme inverosimili dalla contemplazione fantastica d ' un maniaco , resiste e rompe il naso , se questo maniaco non si contenta più di contemplarla a suo modo da lontano , ma viene a darvi di cozzo . Altro è abbattersi a un castello finto , che si lascia a un tratto sciogliere in fumo , altro a un molino a vento vero , che non si lascia atterrare come un gigante immaginario . Mire vuestra merced , grida Sancho al suo padrone , que aquellos que allí se parecen , no son gigantes , sino molinos de viento , y lo que en ellos parecen brazos son las aspas , que volteadas del viento hacen andar la piedra del molino . Ma Don Quijote volge uno sguardo compassionevole al suo panciuto scudiero , e grida ai molini : - Pues aunque moveis mas bragos que los del gigante Briareo , me lo habeis de pagar . La paga lui , ohimè . E noi ridiamo . Ma il riso che qua scoppia per quest ' urto con la realtà è ben diverso di quello che nasce là per l ' accordo che il poeta cerca con quel mondo fantastico per mezzo dell ' ironia , che nega appunto la realtà di quel mondo . L ' uno è il riso dell ' ironia , l ' altro il riso dell ' umorismo . Allorché Orlando urta anche lui contro la realtà e smarrisce del tutto il senno , getta via le armi , si smaschera , si spoglia d ' ogni apparato leggendario , e precipita , uomo nudo , nella realtà . Scoppia la tragedia . Nessuno può ridere del suo aspetto e de ' suoi atti ; quanto vi può esser di comico in essi è superato dal tragico del suo furore . Don Quijote è matto anche lui ; ma è un matto che non si spoglia ; è un matto anzi che si veste , si maschera di quell ' apparato leggendario e , così mascherato , muove con la massima serietà verso le sue ridicole avventure . Quella nudità e questa mascheratura sono i segni più manifesti della loro follia . Quella , nella sua tragicità , ha del comico ; questa ha del tragico nella sua comicità . Noi però non ridiamo dei furori di quel nudo ; ridiamo delle prodezze di questo mascherato , ma pur sentiamo che quanto vi è di tragico in lui non è del tutto annientato dal comico della sua mascheratura , così come il comico di quella nudità è annientato dal tragico della furibonda passione . Sentiamo in somma che qui il comico è anche superato , non però dal tragico , ma attraverso il comico stesso ( applico qui la formula del Lipps che definisce appunto l ' umorismo : ” Erhabenheit in der Komik und durch dieselbe ” , vedi op . cit . , pag . 243 . Ma come si spiega questo superamento del comico attraverso il comico stesso ? La spiegazione che dà il Lipps non mi sembra accettabile per quelle stesse ragioni che infirmano tutta la sua teoria estetica . Vedi su questa la critica del Croce nella seconda parte della sua Estetica , pag . 434 ) . Noi commiseriamo ridendo , o ridiamo commiserando . Come è riuscito il poeta a ottenere questo effetto ? Per conto mio , non so proprio capacitarmi che l ' ingegnoso gentiluomo Don Quijote sia nato en un lugar de la Mancha , e non piuttosto in Alcalá de Henares nell ' anno 1547 . Non so capacitarmi che la famosa battaglia di Lepanto , che doveva , come tante magnanime imprese della cavalleria , strepitosamente apparecchiate , cader nel vuoto , così che l ' arguto Gran Visir di Selim poté dire ai cristiani : “ Noi vi abbiamo tagliato un braccio prendendovi l ' isola di Cipro ; ma voi che ci avete fatto , distruggendoci tante navi subito ricostruite ? La barba , che ci è rinata il giorno dopo ! ” non so capacitarmi , dicevo , che la famosa battaglia di Lepanto , di cui i confederati cristiani non seppero trarre alcun profitto , non sia qualcosa come la espantable y jamds imaginada aventura de los molinos de viento . Questa è dice Don Quijote al suo fido scudiero questa è , Sancho , buona guerra , e gran servizio a Dio toglier tanto mal seme dalla faccia della terra ! Non vedeva dunque il turbante turco Don Quijote in capo a quei giganti , che al buon Sancho parevano molini a vento ? Forse erano , per la Spagna . L ' isola di Cipro poteva premere ai signori veneziani , una guerra contro i Turchi poteva premere a Pio V , fiero papa domenicano , nelle cui vecchie vene fremeva ancor caldo il sangue della giovinezza . Ma a que ' bei dì di primavera , quando il Torres giunse in Ispagna , inviato dal Papa a patrocinar la causa de ' Veneziani , Filippo II moveva verso i festeggiamenti sontuosi di Cordova e di Siviglia : molini a vento , le navi del Gran Visir ! Non per Don Quijote , però : dico per il Don Quijote , non della Mancha , ma di Alcali . Eran giganti veri per lui , e con che cuore di gigante mosse incontro a loro . Gli avvenne male , ahimè ! Ma all ' evidenza , come ad alcun nemico , come alla sorte ingrata , egli non volle arrendersi mai ! E disse allora che le cose della guerra van soggette più delle altre a continui mutamenti : pensò , e gli parve la verità , che il tristo incantatore suo nemico , il mago Freston , colui che gli aveva tolto i libri e la casa , aveva cangiato i giganti in molini per togliergli anche il vanto della vittoria . Questo soltanto ? Anche una mano gli tolse , il tristo mago . Una mano , e poi la libertà . Molti han voluto cercar la ragione per cui Miguel Cervantes de Saavedra , prode soldato , reduce di Lepanto e di Terceira , piuttosto che cantare epicamente , come alla sua natura eroica sarebbe meglio convenuto , le gesta del Cid o i trionfi di Carlo V , o la stessa giornata di Lepanto o la spedizione delle Azzorre , poté concepire un tipo come il Cavaliere dalla Trista Figura e comporre un libro come il Don Quote . E si è voluto finanche supporre che il Cervantes creasse il suo eroe per la stessa ragione per cui più tardi il nostro buon Tassoni il suo Conte di Culagna . Qualcuno , è vero , si è spinto fino a dire che la vera ragione del lavoro sta nel contrasto , costante in noi , fra le tendenze poetiche e quelle prosaiche della nostra natura , fra le illusioni della generosità e dell ' eroismo e le dure esperienze della realtà . Ma questa che , se mai , vorrebbe estere una spiegazione astratta del libro , non ci dà la ragione per cui fu composto . Scartate come inammissibili le vedute del Sismondi e del Bouterwek , tutti , o più o meno , si sono attenuti a ciò che lo stesso Cervantes dichiara nel prologo della prima parte del suo capolavoro e nella chiusa del secondo volume : che il libro cioè non ha altro fine che quello d ' arrestare e di distruggere l ' importanza che hanno nel mondo e presso il volgo i libri di cavalleria , e che il desiderio dell ' autore altro non è stato che quello di abbandonare all ' esecrazione degli uomini le false stravaganti storie della cavalleria , le quali , colpite a morte da quella del suo vero Don Quijote , non camminano più se non traballando e hanno indubbiamente a cadere del tutto . Ora noi ci guarderemo bene dal contradire allo stesso autore ; tanto più che è noto a tutti qual potere avessero a quei dì in Ispagna i libri di cavalleria e come il gusto per siffatta letteratura avesse assunto il grado della follia . Ci avvarremo anzi anche noi di queste parole e ci serviremo dell ' autore stesso e della stessa storia della sua vita per dimostrare la vera ragione del libro e quella , più profonda , dell ' umorismo di esso . Come nasce al Cervantes l ' idea di coglier vivo e vero nel suo paese e nel tempo suo , anziché lontano , in Francia , al tempo di Carlomagno , l ' eroe da celebrare con quell ' intento espresso nelle parole del prologo ? Quando e dove gli nasce quest ' idea e perché ? Non è senza ragione il favore straordinario per la letteratura epica e cavalleresca in quel tempo : è l ' incubo del secolo del poeta la lotta fra Cristianità e Islamismo . E il poeta , fin dall ' infanzia anche lui sotto il fascino dello spirito cavalleresco , povero , ma altero discendente d ' una nobile famiglia da più secoli devota alla monarchia e alle armi , fu per tutta la vita uno strenuo difensore della sua fede . Non aveva dunque bisogno d ' andarlo a cercar lontano , nella leggenda , l ' eroe , cavaliere della fede e della giustizia : lo aveva presente in sé . E quest ' eroe combatte a Lepanto ; quest ' eroe tien testa per cinque anni , schiavo in Algeri , ad Hassan , il feroce re berbero ; quest ' eroe combatte in tre altre campagne per il suo re contro a Francesi e Inglesi . Come mai , tutt ' a un tratto , gli si mutano in molini a vento queste campagne , e l ' elmo che ha in testa in un vil piatto da barbiere ? Ha avuto molta fortuna una considerazione del Sainte - Beuve , che cioè nei capolavori del genio umano viva nascosta una plusvalenza futura , la quale si svolge di per sé sola , indipendentemente dagli autori medesimi , come dal germe si svolgono il fiore ed il frutto senza che il giardiniere abbia fatto altro se non avere zappato bene , rastrellato , innaffiato il terreno , e dato ad esso tutte quelle cure e conferito quegli elementi che meglio valessero a fecondarlo . Di questa considerazione avrebbero potuto farsi forti tutti coloro che nel medio evo scoprivano non so che allegorie nei poeti greci e latini . Era anche questo un modo di sciogliere in rapporti logici le creazioni della fantasia . Certo , quando un poeta riesce veramente a dar vita a una sua creatura , questa vive indipendentemente dal suo autore , tanto che noi possiamo immaginarla in altre situazioni in cui l ' autore non pensò di collocarla , e vederla agire secondo le intime leggi della sua propria vita , leggi che neanche l ' autore avrebbe potuto violare ; certo , questa creatura , in cui il poeta riuscì a raccogliere istintivamente , ad assommare e a far vivere tanti particolari caratteristici e tanti elementi sparsi qua e là , può divenir poi quel che suoi dirsi un tipo , ciò che non era nell ' intenzione dell ' autore nell ' atto della creazione . Ma si può dir questo veramente del Don Quote del Cervantes ? Si può dire e sostenere sul serio che l ' intenzione del poeta nel comporre il suo libro era solamente quella di toglier con l ' arma del ridicolo ogni autorità e prestigio che avevan nel mondo e presso il volgo i libri di cavalleria , a fine di distruggerne i mali effetti , e che il poeta non si sognò mai di porre in quel suo capolavoro tutto quello che ci vediamo noi ? Chi è Don Quijote , e perché è ritenuto pazzo ? Egli in fondo non ha e tutti lo riconoscono che una sola e santa aspirazione : la giustizia . Vuol proteggere i deboli e atterrare i prepotenti , recar rimedio agli oltraggi della sorte , far vendetta delle violenze della malvagità . Quanto più bella e più nobile sarebbe la vita , più giusto il mondo , se i propositi dell ' ingegnoso gentiluomo potessero sortire il loro effetto ! Don Quijote è mite , di squisiti sentimenti , prodigo e non curante di sé , tutto per gli altri . E come parla bene ! Quanta franchezza e quanta generosità in tutto ciò che dice ! Egli considera il sacrificio come un dovere , e tutti i suoi atti , almeno nelle intenzioni , son meritevoli d ' encomio e di gratitudine . E allora la satira dov ' è ? Noi tutti amiamo questo virtuoso cavaliere ; e le sue disgrazie se da un canto ci fanno ridere , dall ' altro ci commuovono profondamente . Se il Cervantes voleva far dunque strazio dei libri di cavalleria , per i mali effetti che essi producevano negli animi de ' suoi contemporanei , l ' esempio ch ' egli reca con Don Quijote non è calzante . L ' effetto che quei libri producono in Don Quijote non è disastroso se non per lui , per il povero Hidalgo . Ed è così disastroso , solo perché l ' idealità cavalleresca non poteva più accordarsi con la realtà dei nuovi tempi . Orbene , questo appunto , a sue spese , aveva imparato don Miguel Cervantes de Saavedra . Com ' era stato egli rimeritato del suo eroismo , delle due archibugiate e della perdita della mano nella battaglia di Lepanto , della schiavitù sofferta per cinque anni in Algeri , del valore dimostrato nell ' assalto di Terceira , della nobiltà dell ' animo , della grandezza dell ' ingegno , della modestia paziente ? che sorte avevano avuto i sogni generosi , che lo avevan tratto a combattere sui campi di battaglia e a scrivere pane immortali ? che sorte le illusioni luminose ? S ' era armato cavaliere come il suo Don Quijote , aveva combattuto , affrontando nemici e rischi d ' ogni sorta per cause giuste e sante , s ' era nutrito sempre delle più alte e nobili idealità , e qual compenso ne aveva avuto ? Dopo aver miseramente stentato la vita in impieghi indegni di lui ; prima scomunicato , da commissario di proviande militari in Andalusia ; poi , da esattore , truffato , non va forse a finire in prigione ? E dov ' è questa prigione ? Ma lì , proprio lì nella Mancha ! In un ' oscura e rovinosa carcere della Mancha , nasce il Don Quijote . Ma era già nato prima il vero Don Quijote : era nato in Alcalá de Henares nel 1547 . Non s ' era ancora riconosciuto , non s ' era veduto ancor bene : aveva creduto di combattere contro i giganti e di avere in capo l ' elmo di Mambrino . Lì , nell ' oscura carcere della Mancha , egli si riconosce , egli si vede finalmente ; si accorge che i giganti eran molini a vento e l ' elmo di Mambrino un vil piatto da barbiere . Si vede , e ride di sé stesso . Ridono tutti i suoi dolori . Ah , folle ! folle ! folle ! Via , al rogo , tutti i libri di cavalleria ! Altro che plusvalenza futura ! Leggete nello stesso prologo alla prima parte ciò che il Cervantes dice all ' ozioso lettore : “ Io non ho potuto contravvenire all ' ordine naturale che vuole che ogni cosa generi ciò che le somiglia . E così , che cosa poteva mai generare lo sterile e mal coltivato ingegno mio , se non la storia d ' un figlio rinsecchito , ingiallito e capriccioso , pieno di pensieri varii non mai finora da alcun altro immaginati ; generato com ' ei fu in una carcere , dove ogni angustia siede ed ha stanza ogni tristo umore ? ” Ma come si spiegherebbe altrimenti la profonda amarezza che è come l ' ombra seguace d ' ogni passo , d ' ogni atto ridicolo , d ' ogni folle impresa di quel povero gentiluomo della Mancha ? E il sentimento di pena che ispira l ' immagine stessa nell ' autore , quando , materiata com ' è del dolore di lui , si vuole ridicola . E si vuole così , perché la riflessione , frutto d ' amarissima esperienza , ha suggerito all ' autore il sentimento del contrario , per cui riconosce il suo torto e vuol punirsi con la derisione che gli altri faranno di lui . Perché Cervantes non cantò il Cid Campeador ? Ma chi sa se nell ' oscura e rovinosa carcere l ' immagine di quest ' eroe non gli s ' affacciò veramente , a destargli un ' angosciosa invidia ! Tra Don Quijote , che nel suo tempo volle vivere come , non già nel loro , ma fuori del tempo e fuori del mondo , nella leggenda o nel sogno dei poeti avevano vissuto i cavalieri erranti , e il Cid Campeador che , ajutando il tempo , poté facilmente far leggenda della sua storia , non avvenne in quella carcere , alla presenza del poeta , un dialogo ? Presso le altre genti il romanzo cavalleresco aveva creato a sé stesso personaggi fittizii , o meglio , il romanzo cavalleresco era sorto dalla leggenda che si era formata intorno ai cavalieri . Ora la leggenda che fa ? Accresce , trasforma , idealizza , astrae dalla realtà comune , dalla materialità della vita , da tutte quelle vicende ordinarie , che creano appunto le maggiori difficoltà nell ' esistenza . Perché un personaggio non più fittizio , ma un uomo che prenda a modello le smisurate immagini ideali messe su dall ' immaginazione collettiva o dalla fantasia d ' un poeta , riesca a riempir di sé queste grandiose maschere leggendarie , ci vuole non solo una grandezza d ' animo straordinaria , ma anche il tempo che ajuti . Questo avvenne al Cid Campeador . Ma Don Quijote ? Coraggio a tutta prova , animo nobilissimo , fiamma di fede ; ma quel coraggio non gli frutta che volgari bastonate ; quella nobiltà d ' animo è una follia ; quella fiamma di fede è un misero stoppaccio ch ' egli si ostina a tenere acceso , povero pallone mal fatto e rappezzato , che non riesce a pigliar vento , che sogna di lanciarsi a combattere con le nuvole , nelle quali vede giganti e mostri , e va intanto terra terra , incespicando in tutti gli sterpi e gli stecchi e gli spuntoni , che ne fanno strazio , miseramente . VI . UMORISTI ITALIANI Non è mia intenzione tracciare , neppure per sommi capi , pi , la storia dell ' umorismo presso le genti latine e segnatamente in Italia . Ho voluto soltanto , in questa prima parte del mio lavoro , oppormi a quanti han voluto sostenere che esso sia un fenomeno esclusivamente moderno e quasi una prerogativa delle genti anglo - germaniche , in base a certi preconcetti , a certe divisioni e considerazioni , arbitrarie le une , sommarie le altre , come mi sembra di aver dimostrato . La discussione intorno a queste divisioni arbitrarie e considerazioni sommarie , se forse mi ha fatto ritardare alquanto il cammino , che mi ero proposto più spedito , trattenendomi a osservar da presso certi particolari aspetti , certe particolari condizioni nella storia della nostra letteratura ; tuttavia non mi ha disviato mai dall ' argomento principale , che del resto vuol essere trattato con sottile penetrazione e minuta analisi . Vi ho girato attorno , ma per circuirlo sempre più e penetrarlo meglio da ogni parte . A qualcuno che forse avrà creduto di trovare una contradizione tra il mio assunto e gli esempii finora recati di scrittori italiani , nei quali non ho riconosciuto la nota del vero umorismo , ricorderò che io ho parlato in principio di due maniere d ' intenderlo , e ho detto che il vero nodo della questione è appunto qui : cioè , se l ' umorismo debba essere inteso nel senso largo con cui comunemente si suole intendere , e non in Italia soltanto ; o in un senso più stretto e particolare , con peculiari caratteri ben definiti , che è per me il giusto modo d ' intenderlo . Inteso in quel senso largo ho detto se ne può trovare in gran copia nella letteratura così antica come moderna d ' ogni paese ; inteso in questo senso stretto e per me proprio , se ne troverà parimenti , ma in molto minor copia , anzi in pochissime espressioni eccezionali , così presso gli antichi come presso i moderni d ' ogni paese , non essendo prerogativa di questa o di quella razza , di questo o di quel tempo , ma frutto di una specialissima disposizione naturale , d ' un intimo processo psicologico che può avvenire tanto in un savio dell ' antica Grecia , come Socrate , quanto in un poeta dell ' Italia moderna , come Alessandro Manzoni . Non è lecito però assumere a capriccio questo o quel modo d ' intendere e applicar l ' uno a una letteratura , per concludere che essa non ha umorismo , e applicar l ' altro a un ' altra per dimostrare che l ' umorismo vi sta di casa . Non è lecito sentir soltanto negli stranieri , a causa della lingua diversa , quel particolar sapore , che per la familiarità dello stesso strumento espressivo non si avverte più nei nostri , ma nei quali intanto gli stranieri a lor volta lo avvertono . Così facendo , noi saremo i soli a non riconoscer traccia d ' umorismo nella nostra letteratura , mentre vedremo gl ' Inglesi , ad esempio , porre a capo della loro un umorista , il Chaucer , il quale , se mai , può esser considerato per tale , ove si assuma l ' umorismo nel senso più largo , in quel senso cioè per cui può esser considerato quale umorista anche il Boccaccio e tanti altri scrittori nostri con lui . Nessuna contradizione , dunque , da parte nostra . La contradizione invece è in coloro che , dopo aver affermato che l ' umorismo è un fenomeno nordico e una prerogativa delle genti anglo - germaniche , quando poi vogliono recare due esempii mirabili del più schietto e compiuto umorismo , citano Rabelais e Cervantes , un francese e uno spagnuolo ; oppure il Rabelais e il Montaigne ; e citando il Rabelais non hanno occhi per vedere in casa loro il Pulci , il Folengo , il Berni ; e , citando il Montaigne , che è il tipo dello scettico sereno , non avido di lotte , sorridente , senza impeti , senza ideali da difendere , senza virtù da seguire , lo scettico che tollera tutto senza aver fede in nulla , che non ha né entusiasmi né aspirazioni , che si serve del dubbio per giustificare l ' inerzia con la tolleranza , che dimostra una percezione della vita serena , ma sterile , indice di egoismo e di decadenza di razza , giacché il libero esame che non spinge all ' azione può meglio che salvare dalla schiavitù , accettare , o rendersi complice del dispotismo , non s ' accorgono , dico , che le ragioni per cui han negato a tanti scrittori italiani non solo la nota umoristica , ma anche la possibilità d ' averla , sono appunto queste che dicono d ' aver prodotto l ' umorismo del Montaigne . Un peso , come si vede , e due misure . Noi vedremo che , in realtà , l ' avere una fede profonda , un ideale innanzi a sé , l ' aspirare a qualche cosa e il lottare per raggiungerla , lungi dall ' essere condizioni necessarie all ' umorismo , sono anzi opposte ; e che tuttavia può benissimo essere umorista anche chi abbia una fede , un ideale innanzi a sé , un ' aspirazione , e lotti a suo modo per raggiungerla . Un ideale qualsiasi , in somma , per sé stesso , non dispone affatto all ' umorismo , anzi ostacola questa disposizione . Ma l ' ideale può ben esserci ; e se c ' è , l ' umorismo , che deriva da altre cause , certamente prenderà qualità da esso , come del resto da tutti gli altri elementi costitutivi dello spirito di questo o di quell ' umorista . In altre parole : l ' umorismo non ha affatto bisogno d ' un fondo etico , può averlo o non averlo : questo dipende dalla personalità , dall ' indole dello scrittore ; ma , naturalmente , dall ' esserci o dal non esserci , l ' umorismo prende qualità e muta d ' effetto , riesce cioè più o meno amaro , più o meno aspro , pende più o meno o verso il tragico o verso il comico , o verso la satira , o verso la burla , ecc . Chi crede che sia tutto un giuoco di contrasto tra l ' ideale del poeta e la realtà , e dice che si ha l ' invettiva , l ' ironia , la satira , se l ' ideale del poeta resta offeso acerbamente e sdegnato dalla realtà ; la commedia , la farsa , la beffa , la caricatura , il grottesco , se poco se ne sdegna e delle apparenze della realtà in contrasto con sé è piuttosto indotto a ridere più o meno fortemente ; e che infine si ha l ' umorismo , se l ' ideale del poeta non resta offeso e non si sdegna , ma transige bonariamente , con indulgenza un po ' dolente , mostra d ' avere dell ' umorismo una veduta troppo unilaterale e anche un po ' superficiale . Certo molto dipende dalla disposizione d ' animo del poeta ; certo l ' ideale di questo in contrasto con la realtà può o sdegnarsi o ridere o transigere ; ma un ideale che transige non dimostra in verità d ' esser molto sicuro di sé e profondamente radicato . E consisterà l ' umorismo in questa limitazione dell ' ideale ? No . La limitazione dell ' ideale sarà , se mai , non causa , ma conseguenza di quel particolar processo psicologico che si chiama umorismo . Lasciamo star dunque una buona volta gl ' ideali , la fede , le aspirazioni e via dicendo : lo scetticismo , la tolleranza , il carattere realistico , che le nostre lettere assunsero fin quasi dal loro inizio , furon bene disposizioni e condizioni favorevoli all ' umorismo ; l ' ostacolo maggiore fu la retorica imperante , che impose leggi e norme astratte di composizione , una letteratura di testa , quasi meccanicamente costruita , in cui gli elementi soggettivi dello spirito eran soffocati . Infranto il giogo , abbiamo detto , di questa poetica intellettualistica dalla ribellione appunto degli elementi soggettivi dello spirito , che caratterizza il movimento romantico , l ' umorismo si affermò liberamente , massime in Lombardia che del romanticismo italiano fu il campo . Ma questo così detto romanticismo fu l ' ultima e clamorosa levata di scudi della volontà e del sentimento ribelli all ' intelletto ; in tanti altri periodi , in tanti altri momenti della storia letteraria d ' ogni nazione avvennero di tali ribellioni , e ci furon sempre solitarie anime ribelli , e ci fu sempre il popolo che si espresse nei varii dialetti senza imparare a scuola regole e leggi . Fra questi scrittori solitarii ribelli alla retorica , fra i dialettali bisogna cercar gli umoristi e , in senso largo , ne troveremo in gran copia , fin dagli inizii della nostra letteratura , segnatamente in Toscana ; nel senso vero e proprio pochi ne troveremo , ma non se ne trovano di più certo nelle letterature degli altri paesi , né questi pochi nostri son da meno dei pochi stranieri , che a confusione nostra ci son messi innanzi di continuo , e son sempre quelli , se ben s ' avverte , da contarli su le dita d ' una mano . Solo che il valore e il sapor dei nostri , noi non lo abbiamo saputo mai né metter bene in rilievo , e pregiare , né avvertire e distinguere a dovere , perché alle loro singole e specialissime individualità la critica , guidata nella maggior parte delle nostre storie letterarie da pregiudizii che non hanno nulla che vedere con l ' estetica o , comunque , da criterii generali , non ha saputo a volta a volta adattarsi e piegarsi , e ha giudicato come errori , eccessi o difetti quelli che eran caratteri peculiari . Dico questo soltanto : chi sa che giudizio troveremmo nelle nostre storie letterarie d ' un libro come la Vita e opinioni di Tristram ShandY , se scritto in italiano , da uno scrittore italiano , chi sa che capolavoro d ' umorismo sarebbero , ad esempio , la Circe o I capricci di Giusto Bottajo , se scritti in inglese , da uno scrittore inglese , o magari la stessa Vita di Cicerone di Gian Carlo Passeroni ! Discorrevo , qualche anno fa , appunto di questo , con un cultissimo signore inglese , conoscitore profondo della letteratura italiana . Neanche nel Machiavelli ? mi domandava egli con meraviglia quasi incredula . I vostri critici non riconoscono umorismo neanche nel Machiavelli ? neanche nella novella di Belfagor ? Ed io pensavo alla grandezza nuda di questo Sommo nostro , che non andò mai a vestirsi nel guardaroba della retorica ; che come pochi comprese la forza delle cose ; a cui la logica venne sempre dai fatti ; . che contro ogni sintesi confusa reagì con l ' analisi più arguta e più sottile ; che ogni macchina ideale smontò coi due strumenti dell ' esperienza e del discorso ; che ogni esagerazione di forma distrusse col riso ; pensavo che nessuno ebbe maggiore intimità di stile di lui e più acuto spirito d ' osservazione ; che poche anime furono come la sua disposte all ' apprensione dei contrasti , a ricevere più profondamente l ' impressione delle incongruenze della vita ; pensavo che , parendo a molti un carattere dell ' umorismo quella certa cura delle minuzie e una - come dice il D ' Ancona “ a giudicarla astrattamente e a prima vista , trivialità e volgarità ” , anch ' egli , il Machiavelli , alla moltitudine talvolta si mescolò fino alla volgarità , tanto che scrisse : “ Così involto tra questi pidocchi , traggo il cervello di muffa , e sfogo questa malignità di questa mia sorte , sendo contento mi calpesti per questa via per vedere se la se ne vergognassi ” ; ma anche : Però se alcuna volta io rido o canto Facciol perché non ho se non quest ' una Via da sfogare il mi ' angoscioso pianto ; pensavo anche a un ' acuta osservazione del De Sanctis , che cioè : “ il Machiavelli adopera la tolleranza che comprende e assolve : non già la tolleranza indifferente dello scettico , dell ' ebete , dello sciocco ; ma la tolleranza dello scienziato , che non sente odio contro la materia ch ' egli analizza e studia , e la tratta coll ' ironia dell ' uomo superiore alle passioni e dice : ti tollero , non perché ti approvi , ma perché ti comprendo ” pensavo a tutti questi elementi che , a farlo apposta , se li mettiamo in fila , son proprio quelli che gl ' intenditori delle letterature straniere riconoscono proprii dei veri e più celebrati umoristi ( s ' intende , inglesi o tedeschi ) , e Dio me lo perdoni non sapevo più se piangere o ridere di tutte le meraviglie che questi intenditori han sempre detto ... che so ? delle Lettere d ' un drappiere e degli altri scritti politici del decano Gionata Swift ! A questi intenditori , che delle letterature straniere ci pongono innanzi i soliti cinque o sei scrittori umoristi , basta dare della letteratura nostra un giudizio così fatto : “ L ' opera d ' arte è scherzo geniale di fantasia , è riso fugace d ' impressione destato dalle immagini , non dalle cose , gajezza accademica di ricordi , erudita ilarità ; manca il sentimento profondo della famiglia ( e ne aveva tanto lo Swift , difatti ! ) , della natura , della patria ; o meglio manca in quella forma gaja e ne assume un ' altra , acre e violenta ( e che miele , difatti , nello Swift ! ) , che ricorda Persio e Giovenale . Non fo nomi ; basti accennare che le tradizioni classiche , lo spirito d ' imitazione , la lingua ristretta nel vocabolario , schiva del popolo , impedirono nell ' arte la libertà di atteggiamenti , di forma , di stile indispensabile all ' humour : come altri ostacoli , il Papato , la dominazione straniera , le discordie intestine , la boria regionale e le accademie e le scuole impedirono la libertà politica , religiosa , scientifica . Ne affligge antico male ; in scienza pedanti , in arte retori , nella vita attori , solenni sempre o gravi , insofferenti di analisi , corrivi alle grandi idee , sdegnosi delle modeste e lente esperienze , cercatori di tesi e di antitesi , vaporosi o empirici , atei o mistici , manierati o barbari . La nostra coltura é a strati , e non sempre nazionale ; lo straniero persiste dentro a noi ; le forme letterarie hanno tipi fissi ; una generazione fa il testo , altre parecchie fanno le note ; così si pensa e sente per riflesso , per reminiscenza o per fantasia ; così ne sfugge il senso reale della vita , si ottunde quella libertà di percezione e di attitudini che crea l ' umorismo ; e si riproduce il circolo vizioso ; gli scrittori umoristi non sorgono perché mancano le condizioni adatte , e queste non mutano perché mancano gli scrittori . Il difetto é alla radice ; poco sviluppato lo spirito di curiosità ; fioca la nota intima . L ' humour vuole l ' uno e l ' altra ; vuole il pensatore e l ' artista ; ma l ' arte e la scienza presso noi son divise tra loro e divise dalla vita ” ( vedi Arcoleo , op . cit . , pag . 94-95 ) . Ho citato il Machiavelli . Citerò , a questo proposito , un altro piccolo nostro che non ebbe quella “ libertà di atteggiamenti , di forma , di stile indispensabile all ' humour ” , a cui “ il Papato ... le accademie e le scuole impedirono la libertà politica , religiosa e scientifica ” , un insofferente d ' analisi , pedante in iscienza e retore in arte , uno che ebbe poco sviluppato lo spirito di curiosità , ecc . : Giordano Bruno , se permettete , academico di nulla academia , autore , tra l ' altro , dello Spaccio de la Bestia trionfante , della Cabala del Cavallo Pegaseo , dell ' Asino Cillenico e del Candelajo ; colui che ebbe per motto , come tutti sanno : In tristitia hilaris , in hilaritate tristis , che pare il motto dello stesso umorismo . E la candela di quel suo candelajo “ potrà chiarir alquanto certe ombre dell ' idee , le quali invero spaventano le bestie ” , dice egli stesso ; e dice anche : “ Considerate chi va , chi viene , che si fa , che si dice , come s ' intende , come si può intendere ; ché certo , contemplando quest ' azioni e discorsi umani col senso d ' Eraclito , o di Democrito , avrete occasion di molto o ridere o piangere ” . Per conto suo , l ' autore le ha contemplate col senso di Erarlito e di Democrito a un tempo . “ Qua Giordano parla per volgare , nomina liberamente , dona il proprio nome a chi la natura dona il proprio essere ; non dice vergognoso quel che fa degno la natura ; non copre quel ch ' ella mostra aperto , chiama il pane pane , il vino vino , il piede piede , et altre parti di proprio nome ; dice il mangiare mangiare , il dormire dormire , il bere bere , e così gli altri atti naturali significa con proprio titolo ” . Questo , nella Epistola esplicatoria che precede lo Spaccio de la Bestia trionfante . Apriamo un po ' questo Spaccio e sentiamo che cosa Mercurio dice di Giove . Ecco qua : “ Ha ordinato che oggi a mezzogiorno doi meloni tra gli altri , nel melonajo di Fronzino , sieno perfettamente maturi : ma che non sieno colti se non tre giorni a presso , quando non saran giudicati buoni a mangiare . Vuole che al medesimo tempo de la iviuma che sta a le radici del monte di Cicala , in casa di Gioan Bruno , trenta iviomi sieno perfetti colti , e diecesette cadano scalmati in terra , quindici siano rosi da ' vermi ; che Nasta , moglie d ' Albenzio , mentre si vuole increspar li capegli de le tempie , vegna , per aver troppo scaldato il ferro , a bruciarsene cinquantasette , ma che non si scotte la testa , e per questa volta non biastemi quando sentirà il puzzo , ma con pazienza la passe ; che dal sterco del suo bove nascano dugento cinquanta doi scarafoni , de ' quali quattordici sieno calpestati e uccisi per il pie ' di Albenzio , vinti sei muojano di rinversato , vinti doi vivano in caverna , ottanta vadano in peregrinaggio per il cortile , quaranta doi si retirino a vivere sotto quel ceppo vicino a la porta , sedici vadano isvoltando le pallotte per dove meglio li vien comodo , il resto corra a la fortuna ... Che Ambrogio ne la centesima e duodecima spinta abbia spaccio et ispedito il negozio con la mogliera , e che non la ingravide per questa volta , ma ne l ' altra volta , con quel seme in cui si convertisce quel porro cotto che mangia al presente con sapa e pane miglio ” . E questo per dimostrare a Sofia che s ' inganna se pensa che ai celesti non sieno a cura così le cose minime , come le più grandi . Come si chiama questo ? Dice di sé Giordano nell ' Antiprologo del Candelajo : “ L ' autore , se voi lo conoscete , direste ch ' have una fisionomia smarrita ; par che sempre sia in contemplazione de le pene de l ' inferno ; par sia stato a la pressa , come le barrette ; un che ride , sol per far come fan gli altri . Per il più lo vedrete fastidito , restio e bizzarro : non si contenta di nulla , ritroso come un vecchio d ' ottant ' anni , fantastico come un cane ” . E Dedalo si chiama ” circa gli abiti dell ' intelletto ” nella proemiale epistola al De l ' infinito Universo et Mondi , e come Momo , dio del riso , s ' introduce nello Spaccio . “ Lo stile del Bruno , osserva nel suo studio mirabile su Tre commedie italiane nel Cinquecento il Graf ( vedi in Studii drammatici , Torino , Loescher , 1878; le tre commedie sono La Calandria , La Mandragola , Il Candelajo ) lo stile del Bruno è l ' immagine viva della mente onde muove . Ad un ' amplissima varietà di forme , di figurazioni e di processi , s ' accoppia in esso un ' efficacia impareggiabile . Pien di vitale fervore esso non si adagia ne ' simmetrici spartimenti retorici , ma si devolve per effluente , organica funzione . Di natura proteiforme , con pari agevolezza s ' adegua al più arduo pensiero della mente disquisitiva , e al più volgar sentimento di un ' anima abjetta . Le parole vi si affrontano in riscontri impensati , e dal cozzar loro erompe sfavillando nuova luce d ' idee . Esso è un vivo fermento di peregrini concetti , d ' immagini epifaniche , di clausole feconde . La lingua copiosa , proporzionata alla varietà e al numero delle cose che per essa si debbono significare , non conosce , o disprezza , i ritegni e le leggi dell ' accademica purità , e s ' impingua di elementi tratti così da ' ripositorii più augusti dell ' eloquenza classica , come dagli ultimi fondi della parlata vernacola . Un istrumento sì fatto era necessario ad un ingegno che , senza smarrire mai l ' equilibrio , trascorre tutti i gradi dell ' essere , dagli imi termini del reale ai supremi dell ' ideale . Sia che raffronti , e associi o sceveri i termini del pensiero , sia che narri o descriva , la virtù sua rimane sempre uguale a sé stessa ” ( Certe tropologie del Bruno sono di un ' efficacia senza pari ; così , quando di un inetto ragionatore dice che è venuto armato di parole e scommi che si muojono di fame e di freddo . Certe comparazioni scolpiscono , come là dove di due presuntuosi sapienti dice che l ' uno parea il conestabile de la gigantessa dell ' orco , l ' altro l ' amostante de la dea reputazione . Nella Cabala del Cavallo Pegaseo così è descritto Don Cocchiarone , mistiriarca filosofo : “ Don Cocchiarone pien d ' infinita e nobil meraviglia sen va per il largo de la sua sala , dove rimosso dal rude ed ignobil volgo , se la spasseggia , e rimenando or quinci or quindi de la litteraria sua toga le fimbrie , rimenando or questo or quell ' altro piede , rigettando or verso il destro or verso il sinistro fianco il petto , con il testo commento sotto l ' ascella , e con gesto di voler buttar quel pulce ch ' ha tra le due prime dita , in terra , con la rugata fronte cogitabondo , con erte ciglia et occhi arrotondati , in gesto d ' un uomo fortemente maravigliato , conchiudendola con un grave et enfatico sospiro , farà pervenire a l ' orecchio de ' circostanti questa sentenza : Hucusque alii Philosophi non pervenerunt ” ) . Le contradizioni innegabili che il Graf in questo suo studio scopre nella mente del filosofo panteista , per cui confessa di non intendere “ come si generi in essa il momento del riso ” si spiegano , secondo me , perfettamente con quell ' intimo e particolar processo psicologico in cui consiste appunto l ' umorismo e che implica per sé stesso queste e tant ' altre contradizioni . Del resto , il Graf stesso soggiunge : “ Può darsi che la contradizione tragga la origine da una certa disformità preesistente fra l ' intelletto e l ' indole da una parte , e fra la virtù apprensiva e la raziocinativa da un ' altra ” . Ma io non posso indugiarmi a discorrere su ogni scrittore che mi avvenga di nominare in questa rapida corsa . Debbo limitarmi a fuggevoli accenni , rimandando a miglior tempo uno studio compiuto e un ' antologia degli umoristi italiani , che qui , dato il mio compito , sarebbe fuor di luogo . Basterà porre in vista alcuni pochi nomi ; e due ne abbiamo già citati di sommi , e un terzo di più modesto scrittore , che fu di popolo e artigiano , uso , come disse egli stesso ” tutto il giorno a combattere con la forbice e con l ' ago : cose che se bene sono strumenti da donne , e le muse son donne , non si legge però ch ' elle fussino mai adoperate da loro ” : Giambattista Gelli , voglio dire , che nei giardini del Rucellai si pascolò di filosofia e diede fuori quella Circe e quei Capricci di Giusto Bottajo , che ripeto chi sa che capolavori d ' umorismo sembrerebbero , se scritti in inglese , da scrittore inglese . Ma sul serio , se son considerati umoristi in Inghilterra il Congreve , lo Steele , il Prior , il Gay , non troveremo noi nella letteratura nostra da contrapporre altri nomi di scrittori , che noi , per conto nostro , non ci siamo mai sognati di chiamare umoristi , anche del Settecento , e anche di due e di tre secoli innanzi ? Ma quanti bizzarri e gaj ingegni tra quei bajoni nostri del Cinquecento ! E il Cellini ? Sul serio , se ci vediamo porre innanzi The Dunciad del Pope , non abbiamo da prendere a piene mani , per seppellirla , tutta una letteratura , di cui sogliamo vergognarci , a cominciar dai Mattaccini del Caro ? Mancassero guerre d ' inchiostro tra i letterati nostri d ' ogni tempo , giù giù dai sonetti di Cecco Angiolieri contro Dante , all ' Atlantide di Mario Rapisardi ! Riso anche questo , sicuro , gajezza mala , umore , cioè fiele , collera fredda e secca , come la chiama Brunetto Latini , o malinconia nel senso originario della parola : la malinconia appunto dello Swift libellista . Penso al Franco , all ' Aretino e , più qua , a quel terribile monsignor Lodovico Sergardi . A questi soltanto ? Ma a ben più d ' uno è forza ch ' io riguardi , Il qual mi grida e di lontano accenna E priega ch ' io noi lasci nella penna , vedendo con quanta larghezza gli altri imbarchino scrittori su questo Narrenschiff dell ' umorismo ! Ma sì , perché no ? anche tu , Ortensio Lando , se pur volontariamente non pazzeggi come Bruto per aver diritto di vivere e di parlare con libertà , come disse Carlo Tenca ; monta anche tu , autore dei Paradossi e del Commentario delle cose mostruose d ' Italia e d ' altri luoghi , tu che , non foss ' altro , avesti il coraggio di dare ai tuoi dì dell ' animalaccio ad Aristotile . Io , per me , ti lascerei a terra con tutti gli altri , a terra col Doni , a terra col Boccalini , Tacito proconsolo nell ' isola di Lesbo , a terra col Dotti , a terra con tanti prima e dopo di te , il Caporali e il Lippi e il Passeroni ; ma non vorrei essere io solo così rigoroso , massime quando vedo dalla barca uno che ha il diritto di starvi , incontestabile , Lorenzo Sterne , far cenni e invitar quell ' ultimo dei nostri che ho nominati , a montarvi . E Alessandro Tassoni ? si deve lasciare a terra anche lui ? Nelle recenti feste in suo onore , parecchi han voluto veder stoffa d ' umorista vero in questo acuto e acerbo derisore , anzi disprezzatone del suo tempo . Se fosse inglese o tedesco , sarebbe già da un pezzo nella barca anche lui e degno di starvi a giudizio de ' savi universale . Siamo sempre lì : in che senso si deve intendere l ' umorismo ? L ' Arcoleo , su la fine della sua seconda conferenza , dichiara dì non essere incline a quella critica che , rispetto a forme letterarie , dispensa facilmente scomuniche e ostracismi ; e dice che non sono molto complesse le ragioni per le quali in Italia ebbe poca vita la forma umoristica , e che egli non vuol profanare quest ' argomento che merita studio speciale . Quali sieno queste ragioni molto complesse , che al lume degli stessi esempii recati dall ' Arcoleo appajono qua e là contradittorie , abbiamo già veduto : da noi non c ' è spirito d ' osservazione né intimità di stile , siamo pedanti e accademici , siamo scettici e indifferenti , non aspiriamo a nulla . Contro queste accuse , noi abbiamo citato parecchi nomi , che mai , neppure in un lampo , sono sorti in mente all ' Arcoleo . Una sola volta , parlando del Heine in fin di vita , che ride del suo dolore , pensa , per combinazione , al Leopardi che si sentiva anche lui “ un tronco che pena e vive ” e al Brighenti scriveva : “ Io sto qui deriso , sputacchiato , preso a calci da tutti , di maniera che se vi penso mi fa raccapricciare . Tuttavia mi avvezzo a ridere e ci riesco ” . Sì , ma “ restò lirico ” , osserva , “ l ' educazione classica non gli permise di essere umorista ! ” Ma scrisse anche certi dialoghi , se non c ' inganniamo , e certe altre prosette ... Restò lirico anche lì ? L ' educazione classica ... Ma almeno la tendenza romantica avrà permesso al Manzoni di essere umorista ? Che ! Il suo don Abbondio “ non aspira a nulla , litiga tra il dovere e la paura ; è ridicolo senz ' altro ” . Non è questo un modo abbastanza spiccio di giudicare e mandare ? Ma questo modo , veramente , tiene l ' Arcoleo dal principio alla fine delle due conferenze : l ' argomento è trattato così , a sprazzi , per sentenze inappellabili . Umorismo : fuoco d ' artifizio di scoppiettanti definizioni ; poi , prima fase : dubbio e scetticismo “ ridere del proprio pensiero ” Amleto ; seconda fase , lotta e adattamento “ ridere del proprio dolore ” Don Giovanni . E tra gli umoristi della prima fase son citati due francesi , Rabelais e Montaigne , e due inglesi , Swift e Sterne ; tra gli umoristi della seconda , due tedeschi , Richter e Heine , tre inglesi , Carlyle , Dickens , Thackeray e poi ... Marco Twain . Come si vede , nessun italiano . E dire che arriviamo fino a Marco Twain ! L ' Arcoleo conclude così : “ Lo spirito comico rimase avviluppato nell ' embrione della commedia dell ' arte o nella poesia dialettale ; e molto e ricco sviluppo ebbero invece e in poesia e in prosa , in poemi , novelle , romanzi e saggi , l ' ironia e la satira . Basta confondere con queste forme l ' humour , perché n ' esca giudizio opposto al mio , o perché io sembri esagerato e ingiusto . Non intendo parlare di tentativi o abbozzi ; si trovano facilmente in ogni storia artistica e di ogni forma : ma io non so vedere fra noi una letteratura umoristica e all ' uopo non avrei che a fare un paragone tra l ' Ariosto e Cervantes ” . Questo paragone l ' abbiamo fatto noi , e con un giudizio non opposto a quello ch ' egli avrebbe dato , se avesse fatto il paragone . Tra parentesi però , Cervantes - come Rabelais , come Montaigne è un latino ; e non crediamo che la Riforma propriamente in Spagna ... Lasciamo andare ! Veniamo in Italia . Noi non vogliamo affatto confondere lo spirito comico , l ' ironia , la satira con l ' umorismo : tutt ' altro ! Ma non si deve neanche confondere l ' umorismo vero e proprio con l ' humour inglese , cioè con quel tipico modo di ridere o umore che , come tutti gli altri popoli , hanno anche gl ' Inglesi . Non si pretenderà , che gl ' Italiani o i Francesi abbiano l ' humour inglese ; come non si può pretendere che gl ' Inglesi ridano a modo nostro o facciano dello spirito come i Francesi . L ' avranno magari fatto , qualche volta ; ma ciò non vuol dire . L ' umorismo vero e proprio è un ' altra cosa , ed è anche per gl ' Inglesi un ' eccentricità di stile . Basta confondere l ' una cosa e l ' altra - diciamo anche noi a nostra volta perché si venga a riconoscere una letteratura umoristica a un popolo e a negarla a un altro . Ma una letteratura umoristica si può avere a questo solo patto , cioè di far questa confusione ; e allora ogni popolo avrà la sua , assommando tutte le opere in cui questo tipico umore si esprime nei più bizzarri modi ; e noi potremmo cominciar la nostra , ad esempio , con Cecco Angiolieri , come gl ' Inglesi la cominciano col Chaucer , e non direi che la comincino bene , non per il valore del poeta , ma perché egli mostra di aver mescolato alla bevanda nazionale un po ' del vino che si vendemmia nel paese del sole . Altrimenti , una letteratura umoristica vera e propria non è possibile , presso nessun popolo : si possono avere umoristi , cioè pochi e rari scrittori in cui per natural disposizione avviene quel complicato e speciosissimo processo psicologico che si chiama umorismo . Quanti ne cita l ' Arcoleo ? Certamente , l ' umorismo nasce da uno speciale stato d ' animo , che può , più o meno , diffondersi . Quando un ' espressione d ' arte riesce a conquistare l ' attenzione del pubblico , questo si dà subito a pensare e a parlare e a scrivere secondo le impressioni che ne ha ricevuto ; di modo che quella espressione , sorta dapprima dalla particolare intuizione d ' uno scrittore , penetrata rapidamente nel pubblico , è poi da questo variamente trasformata e diretta . Così avvenne per il romanticismo , così per il naturalismo : diventarono le idee del tempo , quasi un ' atmosfera ideale ; e molti fecero per moda i romantici o i naturalisti , come molti per moda fecero gli umoristi in Inghilterra nel sec . ' XVIII , e molti furon degli umidi nel Cinquecento in Italia , e degli arcadi nel Settecento . Uno stato d ' animo si può creare in noi e divenir coerente o rimaner fittizio , secondo che risponda o no alla speciale fisionomia dell ' organismo psichico . Ma poi le idee del tempo mutano , cangia la moda , i pòmpili seguaci si mettono appresso ad altre navi . Chi resta ? Restano quei pochi , da contar su le dita , quei pochi che ebbero , primi , l ' intuizione straordinaria , o in cui quello speciale stato d ' animo divenne così coerente , che poteron creare un ' opera organica , resistente al tempo e alla moda . Sul serio poi l ' Arcoleo crede che nella nostra letteratura dialettale non ci sia altro che spirito comico ? Egli è siciliano , e certamente ha letto il Meli , e sa quanto sia ingiusto il giudizio di arcadia superiore dato della poesia di lui , che non fu sonata soltanto su la zampogna pastorale , ma ebbe anche tutte le corde della lira e si espresse in tutte le forme . Non c ' è vero e proprio umorismo in tanta parte della poesia del Meli ? Ma basterebbe citar soltanto La cutuliata per dimostrarlo ! Tic tic ... chi fu ? Cutuliata . E non c ' è umorismo , vero e proprio umorismo , in tanti e tanti sonetti del Belli ? E senza parlare delle figure del Maggi , il Giovannin Bongee , il Marchionn di gamb avert di Carlo Porta non son due capolavori d ' umorismo ? E , poiché si parla di tipi rimasti imperituri , il Monsù Travet del Bersezio , Il Nobilomo Vidal del Gallina ? E un altro scrittore dialettale abbiamo , finora quasi del tutto ignoto , grandissimo : umorista vero , se mai ce ne fu , e a farlo apposta meridionalissimo , di Reggio Calabria : Giovanni Merlino , rivelato or son parecchi anni , in una conferenza da Giuseppe Mantica ( vedi Giovanni Merlino , umorista , Napoli , Pierro , 1898 ) , suo conterraneo , che sarebbe stato anche lui un forte scrittore umorista se , nel breve corso della sua esistenza , la politica non lo avesse troppo presto distratto dalle lettere . Scrisse il Merlino i suoi libri per 55 lettori , che nomina uno per uno e divide in quattro categorie , imponendo a ciascuna di esse alcuni speciali obblighi in ricompensa del piacere loro procurato . Uno de ' suoi volumi , ancora tutti inediti , è detto : Miscellanea di varie cose sconnesse e piacevoli , “ fatta per coloro che , avendo poco cervello , vogliono istruirsi sul modo più acconcio per perderlo interamente ” ; gli altri sono Memorie utili ed inutili ai posteri , ossia la vita di Giovanni Merlino del quondam Antonino di Reggio , principiata a 27 decembre 1789 e proseguita fino al 1850 , composta di sette volumi . Vorrei poter citare per disteso il lungo Dialogo alla calabrese tra Domine Dio e Giovanni Merlino o il Conto con Domine Dio per dimostrare che umorista fosse il Merlino . Nell ' attesa che gli eredi lo rendano a tutti noto pubblicando i volumi , rimando alla pubblicazione che il Mantica fece di questi due impareggiabili Dialoghi , con la traduzione a fronte . Questo , per la letteratura dialettale . Non scopre poi sul serio altro che ironia e satira l ' Arcoleo negli scrittori italiani ? Io penso a un certo Socrate immaginario d ' un certo abbate del Settecento ; penso al Didimo chierico del Foscolo ; ad alcune volate in prosa del Baretti ; penso ai Promessi Sposi del Manzoni , tutto infuso di genuino umorismo ( vedi nella seconda parte la dimostrazione dell ' umorismo di don Abfiondio , che all ' Arcoleo sembra una figura ridicola o comica senz ' altro ) ; penso al Sant ' Ambrogio del Giusti , vera poesia umoristica , unica forse tra le tante satiriche o sentimentali ; penso a quei certi dialoghi e a quelle certe prosette del Leopardi ; penso all ' Asino e al Buco nel muro del Guerrazzi ; penso al Fanfulla del D ' Azeglio ; penso a Carlo Bini ; penso a quella tal cucina nel castello di Fratta delle Confessioni d ' un ottuagenario del Nievo ; penso a Camillo De Meis , al Revere ; e , poiché l ' Arcoleo arriva fino a Marco Twain , penso al Re umorista , al Demonio dello stile , all ' Altalena delle antipatie , al Pietro e Paola , a Scaricalasino , all ' Illustrissimo del Cantoni ; al Demetrio Pianelli del De Marchi ; penso ai poeti della scapigliatura lombarda e a tante note di schietto e profondo umorismo nelle liriche del Carducci e del Graf ; penso ai tanti personaggi umoristici che popolano i romanzi e le novelle del Fogazzaro , del Farina , del Capuana , del Fucini , e anche ad alcune opere di più giovani scrittori , da Luigi Antonio Villari all ' Albertazzi , al Panzini ... ed ecco , la Lanterna di Diogene di quest ' ultimo vorrei porre in una mano all ' Arcoleo e nell ' altra la candela del Candelajo del Bruno : son sicuro che parecchi scrittori umoristi scoprirebbe nella letteratura italiana antica e nuova . Parte seconda . ESSENZA , CARATTERI E MATERIA DELL ' UMORISMO I . Che cosa è l ' umorismo ? Se volessimo tener conto di tutte le risposte che si son date a questa domanda , di tutte le definizioni che autori e critici han tentato , potremmo riempire parecchie e parecchie pagine , e probabilmente alla fine , confusi tra tanti pareri e dispareri , non riusciremmo ad altro che a ripetere la domanda : - Ma , in somma , che cos ' è l ' umorismo ? Abbiamo già detto che tutti coloro , i quali , o di proposito o per incidenza , ne han parlato , in una cosa sola si accordano , nel dichiarare che è difficilissimo dire che cosa sia veramente , perché esso ha infinite varietà e tante caratteristiche che , a volerlo descrivere in generale , si rischia sempre di dimenticarne qualcuna . Questo è vero ; ma è vero altresì che da un pezzo ormai avrebbe dovuto capirsi che partire da queste caratteristiche non è la via migliore per arrivare a intendere la vera essenza dell ' umorismo , poiché sempre avviene che una se ne assuma per fondamentale , quella che si è riscontrata comune a parecchie opere o a parecchi scrittori studiati con predilezione ; di modo che tante definizioni si vengono infine ad avere dell ' umorismo , quante sono le caratteristiche riscontrate , e tutte naturalmente hanno una parte di vero , e nessuna è la vera . Certamente , dalla somma di tutte queste varie caratteristiche e delle conseguenti definizioni si può arrivare a comprendere , così , in generale , che cosa sia l ' umorismo ; ma se ne avrà sempre una conoscenza sommaria ed esteriore , appunto perché fondata su queste sommarie ed esteriori determinazioni . La caratteristica , ad esempio , di quella tale peculiar bonarietà o benevola indulgenza che scoprono alcuni nell ' umorismo , già definito dal Richter “ malinconia d ' un animo superiore che giunge a divertirsi finanche di ciò che lo rattrista ” , quel “ tranquillo , giocondo e riflesso sguardo su le cose ” , quel “ modo d ' accogliere gli spettacoli divertenti , che sembra , nella sua moderazione , soddisfare il senso del ridicolo e domandar perdono di ciò che v ' è di poco delicato in tal compiacimento ” , quella tale ” espansione degli spiriti dall ' interno all ' esterno incontrata e ritardata dalla corrente contraria d ' una specie di benevolenza pensosa ” , di cui parla il Sully nel suo Essai sur le rire ( Paris , Alcan , 1904 , pag . 276 ) , non si trovano in tutti gli umoristi . Alcuni di questi tratti , che al critico francese , e non a lui soltanto , pajono principali dell ' umorismo , si troveranno in alcuni , in altri no ; e in certuni anzi si troverà il contrario , come ad esempio nello Swift , che è malinconico nel senso originario della parola , cioè pieno di fiele ; e del resto noi vedremo un po ' più innanzi , parlando del don Abbondio del Manzoni , a che cosa in fondo si riduca quella peculiar bonarietà o simpatica indulgenza . Al contrario , quella “ acre disposizione a scoprire ed esprimere il ridicolo del serio e il serio del ridicolo umano ” , di cui parla il Bonghi , calzerà allo Swift e a umoristi al pari di lui beffardi e mordaci ; non calzerà ad altri ; né del resto , come osserva il Lipps , opponendosi alla teoria del Lazzarus , che considera anch ' esso l ' umorismo soltanto come una disposizione d ' animo , questo modo di considerarlo è compiuto . Né compiuto sarà quello del Hegel che lo dice “ attitudine speciale d ' intelletto e di animo onde l ' artista si pone lui stesso al posto delle cose ” , definizione che , a non porsi bene a guardare da quel solo lato da cui lo Hegel lo guarda , ha tutta l ' aria d ' un rebus . Caratteristiche più comuni , e però più generalmente osservate , sono la “ contradizione ” fondamentale , a cui si suol dare per causa principale il disaccordo che il sentimento e la meditazione scoprono o fra la vita reale e l ' ideale umano o fra le nostre aspirazioni e le nostre debolezze e miserie , e per principale effetto quella tal perplessità tra il pianto e il riso ; poi lo scetticismo , di cui si colora ogni osservazione , ogni pittura umoristica , e in fine il suo procedere minuziosamente e anche maliziosamente analitico . Dalla somma , ripeto , di tutte queste caratteristiche e conseguenti definizioni si può arrivare a comprendere , così , in generale , che cosa sia l ' umorismo , ma nessuno negherà che non ne risulti una conoscenza troppo sommaria . Che se accanto ad alcune determinazioni affatto incompiute , come abbiamo veduto , altre ve ne sono indubbiamente più comuni , l ' intima ragione di esse non è poi veduta affatto con precisione né spiegata . Rinunzieremo noi a vederla con precisione e a spiegarla , accettando l ' opinione di Benedetto Croce che nel Jouurnal of comparative Literature ( fasc . III , 1903 ) dichiarò indefinibile l ' umorismo come tutti gli stati psicologici , e nel libro dell ' Estetica lo annoverò tra i tanti concetti dell ' estetica del simpatico ? . “ L ' indagine dei filosofi egli dice si è a lungo travagliata intorno a questi fatti , e specialmente intorno ad alcuni di essi , come , in prima linea , il comico , e poi il sublime , il tragico , l ' umoristico e il grazioso . Ma bisogna evitar l ' errore di considerarli come sentimenti speciali , note del sentimento , ammettendo così delle distinzioni e classi di sentimenti , laddove il sentimento organico per sé stesso non può dar luogo a classi ; e bisogna chiarire in che senso possano dirsi fatti misti . Essi dan luogo a concetti complessi , ossia di complessi di fatti , nei quali entrano sentimenti organici di piacere e dispiacere ( o anche sentimenti spirituali - organici ) , e date circostanze esterne che forniscono a quei sentimenti meramente organici o spirituali - organici un determinato contenuto . Il modo di definizione di questi concetti è il genetico : Posto l ' organismo nella situazione a , sopravvenendo la circostanza b , si ha il fatto c . Questo e simili processi non hanno col fatto estetico nessun contatto : salvo quello generale che tutti essi , in quanto costituiscono la materia o la realtà , possono essere rappresentati dall ' arte ; e l ' altro , accidentale , che in questi processi entrino talvolta dei fatti estetici , come nel caso dell ' impressione di sublime che può produrre l ' opera di un artista titano , di un Dante o di uno Shakespeare , o di quella comica del conato di un imbrattatele o di un imbrattacarte . Anche in questi casi il processo è estrinseco al fatto estetico : al quale non si lega se non il sentimento del piacere e dispiacere , del valore e disvalore estetico , del bello e del brutto ” . Innanzi tutto , perché sono indefinibili gli stati psicologici ? Saranno forse indefinibili per un filosofo , ma l ' artista , in fondo , non fa altro che definire e rappresentare stati psicologici . E poi se l ' umorismo è un processo o un fatto che dà luogo a concetti complessi , ossia complessi di fatti , come diventa poi esso un concetto ? Concetto sarà quello a cui l ' umorismo dà luogo , non l ' umorismo . Certamente se per fatto estetico deve intendersi quel che intende il Croce , tutto diviene estrinseco ad esso , non che questo processo . Ma noi abbiamo dimostrato altrove e anche nel corso di questo lavoro , che il fatto estetico non è né può essere quel che il Croce intende . E , del resto , che significa la concessione che “ questo e simili processi non hanno col fatto estetico nessun contatto , salvo quello generale che tutti essi , in quanto costituiscono la materia o la realtà , possono essere rappresentati dall ' arte ” ? L ' arte può rappresentare questo processo che dà luogo al concetto di umorismo . Ora , come potrò io , critico , rendermi conto di questa rappresentazione artistica , se non mi rendo conto del processo da cui risulta ? E in che consisterebbe allora la critica estetica ? “ Se un ' opera d ' arte , osserva il Cesareo nel suo saggio su La critica estetica appunto , ha da provocare uno stato d ' animo , appar manifesto che tanto più pieno sarà l ' effetto finale , quanto più intense e concordi vi coopereranno tutte le singole determinazioni . Anche in estetica la somma è in ragion delle poste . L ' esame di tutte a una a una le particolari espressioni ci darà la misura dell ' espressione totale . Or come la perfetta riproduzione d ' uno stato d ' animo , in cui per l ' appunto consiste la bellezza estetica , è un fatto emozionale che può risultare soltanto dalla somma d ' alcune rappresentazioni sentimentali , così l ' analisi psicologica d ' un ' opera di poesia è il necessario fondamento di qualsiasi valutazione estetica ” . Parlando di questo mio saggio su la sua rivista La Critica ( vol . VII , a . 1909 , pagg . 219-23 ) , il Croce , a proposito dello studio del Baldensperger Les definitions de l ' humour ( in Études d ' histoire littéraire , Paris , Hachette , 1907 ) , Si compiace di dire che il Baldensperger ricorda anche le ricerche del Cazamian , edite nella Revue germanique del 1906 : Pourquoi nous ne pouvons definir l ' humour , in cui l ' autore , seguace del Bergson , sostiene che l ' umorismo sfugge alla scienza , perché gli elementi caratteristici e costanti di esso sono in piccolo numero e sopra tutto negativi , laddove gli elementi variabili sono in numero indeterminato . Per cui , il compito della critica è di studiare il contenuto e il tono di ogni umore , e cioè , la personalità di ciascun umorista . Il ny a pas d ' humour , il ny a que des humouristes , dice il signor Baldensperger . E il Croce s ' affretta a concludere : La questione è così esaurita . Esaurita ? Torniamo e torneremo sempre a domandare come mai , se l ' umorismo non c ' è , né si sa , né si può dire che cosa sia , ci sieno poi scrittori , di cui si possa sapere e dire che sono umoristi . In base a che cosa si saprà e si potrà dire ? L ' umorismo non c ' è ; ci sono scrittori umoristi . Il comico non c ' è ; ci sono scrittori comici . Benissimo ! E se un tale , sbagliando , afferma che un tale scrittore umorista è un comico , come farò io a chiarirgli lo sbaglio , a dimostrargli che è un umorista e non un comico ? Il Croce pone innanzi la pregiudiziale metodica circa la possibilità di definire un concetto . Io gli pongo innanzi questo caso , e gli domando come potrebbe egli dimostrare , per esempio , all ' Arcoleo , il quale afferma che il personaggio di don Abbondio è comico , che invece no , quel personaggio è umoristico , se non avesse ben chiaro in mente che cosa sia e che debba intendersi per umorismo . Ma egli dice , in fondo , di non muover guerra alle definizioni , e che anzi il suo modo di rifiutarle tutte , filosoficamente , è l ' accettarle tutte , empiricamente . Anche la mia ; che del resto non è , né vuol essere una definizione , ma piuttosto la spiegazione di quell ' intimo processo che avviene , e che non può non avvenire , in tutti quegli scrittori che si dicono umoristi . L ' Estetica del Croce è così astratta e negativa , che applicarla alla critica non è assolutamente possibile , se non a patto di negarla di continuo , com ' egli stesso fa , accettando questi così detti concetti empirici che , cacciati dalla porta , gli rientrano dalla finestra . Ah , una bella soddisfazione , la filosofia ! II Vediamo dunque , senz ' altro , qual è il processo da cui risulta quella particolar rappresentazione che si suoi chiamare umoristica ; se questa ha peculiari caratteri che la distinguono , e da che derivano : se vi è un particolar modo di considerare il mondo , che costituisce appunto la materia e la ragione dell ' umorismo . Ordinariamente , ho già detto altrove ( vedi nel mio volume già citato Arte e scienza il saggio Un critico fantastico ) , e qui m ' è forza ripetere l ' opera d ' arte è creata dal libero movimento della vita interiore che organa le idee e le immagini in una forma armoniosa , di cui tutti gli elementi han corrispondenza tra loro e con l ' idea - madre che le coordina . La riflessione , durante la concezione , come durante l ' esecuzione dell ' opera d ' arte , non resta certamente inattiva : assiste al nascere e al crescere dell ' opera , ne segue le fasi progressive e ne gode , raccosta i varii elementi , li coordina , li compara . La coscienza non rischiara tutto lo spirito ; segnatamente per l ' artista essa non è un lume distinto dal pensiero , che permetta alla volontà di attingere in lei come in un tesoro d ' immagini e d ' idee . La coscienza , in somma , non è una potenza creatrice , ma lo specchio interiore in cui il pensiero si rimira ; si può dire anzi ch ' essa sia il pensiero che vede sé stesso , assistendo a quello che esso fa spontaneamente . E , d ' ordinario , nell ' artista , nel momento della concezione , la riflessione si nasconde , resta , per casi dire , invisibile : è , quasi , per l ' artista una forma del sentimento . Man mano che l ' opera si fa , essa la critica , non freddamente , come farebbe un giudice spassionato , analizzandola ; ma d ' un tratto , mercé l ' impressione che ne riceve . Questo , ordinariamente . Vediamo adesso se , per la natural disposizione d ' animo di quegli scrittori che si chiamano umoristi e per il particolar modo che essi hanno di intuire e di considerar gli uomini e la vita , questo stesso procedimento avviene nella concezione delle loro opere ; se cioè la riflessione vi tenga la parte che abbiamo or ora descritto , o non vi assuma piuttosto una speciale attività . Ebbene , noi vedremo che nella concezione di ogni opera umoristica , la riflessione non si nasconde , non resta invisibile , non resta cioè quasi una forma del sentimento , quasi uno specchio in cui il sentimento si rimira ; ma gli si pone innanzi , da giudice ; lo analizza , spassionandosene ; ne scompone l ' immagine ; da questa analisi però , da questa scomposizione , un altro sentimento sorge o spira : quello che potrebbe chiamarsi , e che io difatti chiamo il sentimento del contrario . Vedo una vecchia signora , coi capelli ritinti , tutti unti non si sa di quale orribile manteca , e poi tutta goffamente imbellettata e parata d ' abiti giovanili . Mi metto a ridere . Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere . Posso così , a prima giunta e superficialmente , arrestarmi a questa impressione comica . Il comico è appunto un avvertimento del contrario . Ma se ora interviene in me la riflessione , e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo , ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s ' inganna che , parata così , nascondendo così le rughe e la canizie , riesca a trattenere a sé l ' amore del marito molto più giovane di lei , ecco che io non posso più riderne come prima , perché appunto la riflessione , lavorando in me , mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento , o piuttosto , più addentro : da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario . Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l ' umoristico . “ Signore , signore ! oh ! signore , forse , come gli altri , voi stimate ridicolo tutto questo ; forse vi annojo raccontandovi questi stupidi e miserabili particolari della mia vita domestica : ma per me non è ridicolo , perché io sento tutto ciò ... ” Così grida Marmeladoff nell ' osteria , in Delitto e Castigo del Dostojevski , a Raskolnikoff tra le risate degli avventori ubriachi . E questo grido è appunto la protesta dolorosa ed esasperata d ' un personaggio umoristico contro chi , di fronte a lui , si ferma a un primo avvertimento superficiale e non riesce a vederne altro che la comicità . Ed ecco qua un terzo esempio , che per la sua lampante chiarezza , si potrebbe dir tipico . Un poeta , il Giusti , entra un giorno nella chiesa di Sant ' Ambrogio a Milano , e vi trova un pieno di soldati , Di que ' soldati settentrionali , Come sarebbe boemi e croati , Messi qui nella vigna a far da pali ... Il suo primo sentimento è d ' odio : quei soldatacci ispidi e duri son lì a ricordargli la patria schiava . Ma ecco levarsi nel tempio il suono dell ' organo : poi quel cantico tedesco lento lento , D ' un suono grave , flebile , solenne che è preghiera e pare lamento . Ebbene , questo suono determina a un tratto una disposizione insolita nel poeta , avvezzo a usare il flagello della satira politica e civile : determina in lui la disposizione propriamente umoristica : cioè , lo dispone a quella particolar riflessione che , spassionandosi del primo sentimento , dell ' odio suscitato dalla vista di quei soldati ; genera appunto il sentimento del contrario . Il poeta ha sentito nell ' inno la dolcezza amara Dei canti uditi da fanciullo : il core , Che da voce domestica gl ' impara , Ce li ripete i giorni del dolore . Un pensier mesto della madre cara , Un desiderio di pace e d ' amore , Uno sgomento di lontano esilio ... E riflette che quei soldati , strappati ai loro tetti da un re pauroso , A dura vita , a dura disciplina , Muti , derisi , solitari stanno , Strumenti ciechi d ' occhiuta rapina , Che lor non tocca e che forse non sanno . Ed ecco il contrario dell ' odio di prima : Povera gente ! lontana da ' suoi , In un paese qui che le vuol male ... Il poeta è costretto a fuggir dalla chiesa perché Qui , se non fuggo , abbraccio un caporale , Colla su ' brava mazza di nocciuolo Duro e piantato li come un piuolo . Notando questo , avvertendo cioè questo sentimento del contrario che nasce da una speciale attività della riflessione , io non esco affatto dal campo della critica estetica e psicologica . L ' analisi psicologica di questa poesia è il necessario fondamento della valutazione estetica di essa . Io non posso intenderne la bellezza , se non intendo il processo psicologico da cui risulta la perfetta riproduzione di quello stato d ' animo che il poeta voleva suscitare , nella quale consiste appunto la bellezza estetica . Vediamo ora un esempio più complesso , nel quale la speciale attività della riflessione non si scopre casi a prima giunta ; prendiamo un libro di cui abbiamo già discorso : il Don Quijote del Cervantes . Vogliamo giudicarne il valore estetico . Che faremo ? Dopo la prima lettura e la prima impressione che ne avremo ricevuto , terremo conto anche qui dello stato d ' animo che l ' autore ha voluto suscitare . Qual è questo stato d ' animo ? Noi vorremmo ridere di tutto quanto c ' è di comico nella rappresentazione di questo povero alienato che maschera della sua follia sé stesso e gli altri e tutte le cose ; vorremmo ridere , ma il riso non ci viene alle labbra schietto e facile ; sentiamo che qualcosa ce lo turba e ce l ' ostacola ; è un senso di commiserazione , di pena e anche d ' ammirazione , si , perché se le eroiche avventure di questo povero hidalgo sono ridicolissime , pur non v ' ha dubbio che egli nella sua ridicolaggine è veramente eroico . Noi abbiamo una rappresentazione comica , ma spira da questa un sentimento che ci impedisce di ridere o ci turba il riso della comicità rappresentata ; ce lo rende amaro . Attraverso il comico stesso , abbiamo anche qui il sentimento del contrario . L ' autore l ' ha destato in noi perché s ' è destato in lui , e noi ne abbiamo già veduto le ragioni . Ebbene , perché non si scopre qui la speciale attività della riflessione ? Ma perché essa frutto della tristissima esperienza della vita , esperienza che ha determinato la disposizione umoristica nel poeta s i era già esercitata sul sentimento di lui , su quel sentimento che lo aveva armato cavaliere della fede a Lepanto . Spassionandosi di questo sentimento e ponendovisi contro , da giudice , nella oscura carcere della Mancha , ed analizzandolo con amara freddezza , la riflessione aveva già destato nel poeta il sentimento del contrario , e frutto di esso è appunto il Don Quijote : è questo , sentimento del contrario oggettivato . Il poeta non ha rappresentato la causa del processo come il Giusti nella sua poesia ne ha rappresentato soltanto l ' effetto , e però il sentimento del contrario spira attraverso la comicità della rappresentazione ; questa comicità è frutto del sentimento del contrario generato nel poeta dalla speciale attività della riflessione sul primo sentimento tenuto nascosto . Ora , che bisogno ho io d ' assegnare un qualsiasi valore etico a questo sentimento del contrario , come fa Theodor Lipps nel suo libro Komik und Humor ? Cioè intendiamoci bene al Lipps veramente non si affaccia mai questo sentimento del contrario . Egli , da un canto , non vede che una specie di meccanismo così del comico come dell ' umore : quello stesso che il Croce nella sua Estetica cita come un esempio di spiegazione accettabile di siffatti “ concetti ” : “ Posto l ' organismo nella situazione a , sopravvenendo la circostanza b , si ha il fatto c ” . E , dall ' altro canto , s ' impaccia di continuo di valori etici , poiché per lui ogni godimento artistico ed estetico in genere è godimento di qualcosa che ha valore etico : non già come elemento di un complesso , ma come oggetto dell ' intuizione estetica . E tira continuamente in ballo il valore etico della personalità umana , e parla di positivo umano e di negazione di esso . Egli dice : “ Dass durch die Negation , , die am positiv Menschlichen geschieht , dies positiv Menschliche uns näher gebracht , in seinem Wert offenbarer und fühlbarer gemacht wird , darin besteht , wie wir sahen , das allgemeinste Wesen der Tragik . Ebendarin besteht auch das allgemeinste Wesen des Humors . Nur dass hier die Negation anderer Art ist als dort , nämlich komische Negation . Ich sagte vom Naivkomischen , dass es auf dem Wege liege von der Komik zum Humor . Dies heisst nicht : die naive Komik ist Humor . Vielmehr ist auchhier die Komik als solche das Gegenteil des Humors . Die naive Komik entsteht , indem das vom Standpunkte der naiven Persönlichkeit aus Berechtigte , Gute , Kluge von unserem Standpunkte aus im gegenteiligen Lichte erscheint . Der Humor entsteht umgekehrt , indem jenes relativ Berechtigte , Gute , Kluge aus dem Prozess der komischen Vernichtung wiederum emportaucht , und nun erst recht in seinem Werte einleuchtet und genossen wird ” . E poco più oltre : “ Der eigentliche Grund und Kern des Humors ist überall und jederzeit das relativ Gute , Schöne , Vernünftige , das auch da sich findet , wo es nach unseren gewöhnlichen Begriffen nicht vorhanden , ja geflissentlich negiert erscheint ” . Dice anche : “ in der Komik nicht nur das Komische in nichts zergeht , sondern auch wir in gewisser Weise , mit unserer Erwartung , unserem Glauben an eine Erhabenheit oder Grösse , den Regeln oder Gewohnheiten unserer Denkens u . s . w . " zu nichte " werden . Über dieses eigene Zunichtewerden erhebt sich der Humor . Dieser Humor , der Humor , den wir angesichts des Komischen haben , besteht schliesslich ebenso wie derjenige , den der Träger des bewusst humoristischen Geschehens hat , in der Geistesfreiheit , der Gewissheit des eigenen Selbst und des Vernünftigen , Guten und Erhabenen in der Welt , die bei aller objektiven und eigenen Nichtigkeit bestehen bleibt , oder eben darin zur Geltung kommt ” . Ma è poi costretto a riconoscere egli stesso che “ nicht jeder Humor diese höchste Stufe erreicht ” e che vi ha “ neben dem versöhnten , einen entzweiten Humor ” . Ma che bisogno ho io , ripeto , di dare un qualsiasi valore etico a quello che ho chiamato il sentimento del contrario , o di determinarlo a priori in alcun modo ? Esso si determinerà da sé , volta per volta , secondo la personalità del poeta o l ' oggetto della rappresentazione . Che importa a me , critico estetico , di sapere in chi o dove stia la ragion relativa e il giusto e il bene ? Io non voglio né debbo uscire dal campo della fantasia pura : Io mi pongo dinanzi qualunque rappresentazione artistica , e mi propongo soltanto di giudicarne il valore estetico . Per questo giudizio , ho bisogno innanzi tutto di sapere lo stato d ' animo che quella rappresentazione artistica vuol suscitare : lo saprò dall ' impressione che ne ho ricevuto . Questo stato d ' animo , ogni qual volta mi trovo innanzi a una rappresentazione veramente umoristica , è di perplessità : io mi sento come tenuto tra due : vorrei ridere , rido , ma il riso mi è turbato e ostacolato da qualcosa che spira dalla rappresentazione stessa . Ne cerco la ragione . Per trovarla , non ho affatto bisogno di sciogliere l ' espressione fantastica in un rapporto etico , di tirare in ballo il valore etico della personalità umana e via dicendo . Trovo questo sentimento del contrario , qualunque esso sia , che spira in tanti modi dalla rappresentazione stessa , costantemente in tutte le rappresentazioni che soglio chiamare umoristiche . Perché limitarne eticamente la causa , oppure astrattamente , attribuendola , ad esempio , al disaccordo che il sentimento e la meditazione scoprono fra la vita reale e l ' ideale umano o fra le nostre aspirazioni e le nostre debolezze e miserie ? Nascerà anche da questo , come da tantissime altre cause indeterminabili a priori . A noi preme soltanto accertare che questo sentimento del contrario nasce , e che nasce da una speciale attività che assume nella concezione di siffatte opere d ' arte la riflessione . III Teniamoci a questo ; seguiamo questa attività speciale della riflessione , e vediamo se essa non ci spiega a una a una le varie caratteristiche , che si possono riscontrare in ogni opera umoristica . Abbiamo detto che , ordinariamente , nella concezione d ' un ' opera d ' arte , la riflessione è quasi una forma del sentimento , quasi uno specchio in cui il sentimento si rimira . Volendo seguitar quest ' immagine , si potrebbe dire che , nella concezione umoristica , la riflessione è , sì , come uno specchio , ma d ' acqua diaccia , in cui la fiamma del sentimento non si rimira soltanto , ma si tuffa e si smorza : il friggere dell ' acqua è il riso che suscita l ' umorista ; il vapore che n ' esala è la fantasia spesso un po ' fumosa dell ' opera umoristica . A questo mondo c ' è giustizia finalmente ! grida Renzo , il promesso sposo , appassionato e rivoltato . Tant ' è vero che un uomo sopraffatto dal dolore non sa più quel che si dica , commenta il Manzoni . Ecco la fiamma là del sentimento , che si tuffa qua e si smorza nell ' acqua diaccia della riflessione . La riflessione , assumendo quella sua speciale attività , viene a turbare , a interrompere il movimento spontaneo che organa le idee e le immagini in una forma armoniosa . E stato tante volte notato che le opere umoristiche sono scomposte , interrotte , intramezzate di continue digressioni . Anche in un ' opera così armonica nel suo complesso come I Promessi Sposi , è stato notato qualche difetto di composizione , una soverchia minuzia qua e là e il frequente interrompersi della rappresentazione o per richiami al famoso Anonimo o per l ' arguta intrusione dell ' autore stesso . Questo , che ai critici nostri è sembrato un eccesso per un verso , un difetto per l ' altro , è poi la caratteristica più evidente di tutti i libri umoristici . Basta citare il Tristram Shandy dello Sterne , che è tutto quanto un viluppo di variazioni e digressioni , non ostante che l ' autobiografo si proponga di narrar tutto ab ovo , punto per punto , e cominci dall ' alvo di sua madre e dalla pendola che il signor Shandy padre soleva puntualmente caricare . Ma se questa caratteristica è stata notata , non se ne son vedute chiaramente le ragioni . Questa scompostezza , queste digressioni , queste variazioni non derivano già dal bizzarro arbitrio o dal capriccio degli scrittori , ma sono appunto necessaria e inovviabile conseguenza del turbamento e delle interruzioni del movimento organatore delle immagini per opera della riflessione attiva , la quale suscita un ' associazione per contrarci : le immagini cioè , anziché associate per similazione o per contiguità , si presentano in contrasto : ogni immagine , ogni gruppo d ' immagini desta e richiama le contrarie , che naturalmente dividono lo spirito , il quale , irrequieto , s ' ostina a trovare o a stabilir tra loro le relazioni più impensate . Ogni vero umorista non è soltanto poeta , è anche critico , ma si badi - un critico sui generis , un critico fantastico : e dico fantastico non solamente nel senso di bizzarro o di capriccioso , ma anche nel senso estetico della parola , quantunque possa sembrare a prima giunta una contradizione in termini . Ma è proprio così ; e però ho sempre parlato di una speciale attività della riflessione . Questo apparirà chiaro quando si pensi che se , indubbiamente , una innata o ereditata malinconia , le tristi vicende , un ' amara esperienza della vita , o anche un pessimismo o uno scetticismo acquisito con lo studio e con la considerazione su le sorti dell ' umana esistenza , sul destino degli uomini , ecc . possono determinare quella particolar disposizione d ' animo che si suol chiamare umoristica , questa disposizione poi , da sola , non basta a creare un ' opera d ' arte . Essa non è altro che il terreno preparato : l ' opera d ' arte è il germe che cadrà in questo terreno , e sorgerà , e si svilupperà nutrendosi dell ' umore di esso , togliendo cioè da esso condizione e qualità . Ma la nascita e lo sviluppo di questa pianta debbono essere spontanei . Apposta il germe non cade se non nel terreno preparato a riceverlo , ove meglio cioè può germogliare . La creazione dell ' arte è spontanea : non è composizione esteriore , per addizione d ' elementi di cui si siano studiati i rapporti : di membra sparse non si compone un corpo vivo , innestando , combinando . Un ' opera d ' arte , in somma , è , in quanto è ” ingenua ” ; non può essere il risultato della riflessione cosciente . La riflessione , dunque , di cui io parlo , non è un ' opposizione del cosciente verso lo spontaneo ; è una specie di projezione della stessa attività fantastica : nasce dal fantasma , come l ' ombra dal corpo ; ha tutti i caratteri della “ ingenuità ” o natività spontanea ; è nel germe stesso della creazione , e spira in fatti da essa ciò che ho chiamato il sentimento del contrario . Ben per questo ho soggiunto che l ' umorismo potrebbe dirsi un fenomeno di sdoppiamento nell ' atto della concezione . La concezione dell ' opera d ' arte non è altro , in fondo , che una forma dell ' organamento delle immagini . L ' idea dell ' artista non è un ' idea astratta ; è un sentimento , che divien centro della vita interiore , si impadronisce dello spirito , l ' agita e , agitandolo , tende a crearsi un corpo d ' immagini . Quando un sentimento scuote violentemente lo spirito , d ' ordinario , si svegliano tutte le idee , tutte le immagini che son con esso in accordo : qui , invece , per la riflessione inserta nel germe del sentimento , come un vischio maligno , si sveglian le idee e le immagini in contrasto . E la condizione , è la qualità che prende il germe , cadendo nel terreno che abbiamo più su descritto : gli s ' inserisce il vischio della riflessione ; e la pianta sorge e si veste d ' un verde estraneo e pur con essa connaturato . A questo punto si fa avanti il Croce con tutta la forza della sua logica raccolta in un cosicché , per inferire da quanto ho detto più su , ch ' io contrappongo arte e umorismo . E si domanda : “ Vuol egli dire che l ' umorismo non è arte , o che esso è più che arte ? E , in questo caso , che cosa è mai ? Riflessione sull ' arte , e cioè critica d ' arte ? Riflessione sulla vita , e cioè filosofia della vita ? O una forma sui generis dello spirito , che i filosofi , finora , non hanno conosciuta ? Il P . , se l ' ha scoperta lui , avrebbe dovuto , a ogni modo , dimostrarla , assegnarle un posto , dedurla e farne intendere la connessione con le altre forme dello spirito . Il che non ha fatto , limitandosi ad affermare che l ' umorismo è l ' opposto dell ' arte ” . Io mi guardo attorno sbalordito . Ma dove , ma quando mai ho affermato questo ? Qui sta tra due : o io non so scrivere , o il Croce non sa leggere . Come c ' entra la riflessione sull ' arte che è critica d ' arte , e la riflessione sulla vita che è filosofia della vita ? Io ho detto che ordinariamente , in generale , nella concezione d ' un ' opera d ' arte , cioè mentre uno scrittore la concepisce , la riflessione ha un ufficio che ho cercato di determinare , per poi venire a determinare quale speciale attività essa assuma , non già sull ' opera d ' arte , ma in quella speciale opera d ' arte che si chiama umoristica . Ebbene , perciò l ' umorismo non è arte , o è più che arte ? Chi lo dice ? Lo dice lui , il Croce , perché vuol dirlo , non perché io non mi sia espresso chiaramente , dimostrando . che è arte con questo particolar carattere , e chiarendo da che cosa le provenga , cioè da questa speciale attività della riflessione , la quale scompone l ' immagine creata da un primo sentimento per far sorgere da questa scomposizione e presentarne un altro contrario , come appunto s ' è veduto dagli esempii recati e da tutti gli altri che avrei potuto recare , esaminando a una a una le più celebrate opere umoristiche . Non vorrei ammettere un ' ipotesi quanto mai ingiuriosa per il Croce , che cioè egli creda che un ' opera d ' arte si componga come un qualunque pasticcio con tanto d ' uova , tanto di farina , tanto di questo o di quell ' altro ingrediente , che si potrebbe anche mettere o lasciar fuori . Ma pur troppo mi vedo costretto da lui stesso ad ammettere una siffatta ipotesi , quand ' egli “ per farmi toccare con mano che l ' umorismo come arte non si può distinguere dalla restante arte ” pone questi due casi circa alla riflessione , di cui io secondo lui vorrei fare carattere distintivo dell ' arte umoristica , quasi che fosse lo stesso dire così , in generale , la riflessione e parlare com ' io faccio , d ' una speciale attività della riflessione , più come processo intimo , immancabile nell ' atto della concezione e della creazione di tali opere , che come carattere distintivo che per forza debba mostrarsi . Ma lasciamo andare . Pone , dicevo , questi due casi : che cioè , la riflessione “ o entra come componente nella materia dell ' opera dell ' arte e , in questo caso , tra l ' umorismo e la commedia ( o la tragedia o la lirica , e via dicendo ) , non vi ha differenza alcuna , giacché in tutte le opere d ' arte entra , o può entrare , il pensiero e la riflessione ; ovvero rimane estrinseca all ' opera d ' arte , e allora si avrà critica e non mai arte , e neppure arte umoristica ” . È chiaro . Il pasticcio ! Recipe : tanto di fantasia , tanto di sentimento , tanto di riflessione ; impasta e avrai una qualunque opera d ' arte , perché nella composizione di una qualunque opera d ' arte possono entrare tutti quegli ingredienti , e anche altri . Ma domando io : come c ' entra questo pasticcio , questa composizione d ' elementi come materia dell ' opera d ' arte , qualunque e comunque sia , con quello che io ho detto più su e che ho fatto vedere , punto per punto , parlando per esempio del Sant ' Ambrogio del Giusti , quando ho mostrato come la riflessione , inserendosi come un vischio nel primo sentimento del poeta , che è d ' odio verso quei soldatacci stranieri , generò a poco a poco il contrario del sentimento di prima ? E forse perché questa riflessione , sempre vigile e specchiante in ogni artista durante la creazione , non segue qua il primo sentimento , ma a un certo punto gli s ' oppone , diventa perciò estrinseca all ' opera d ' arte , diventa perciò critica ? Io parlo d ' una attività intrinseca della riflessione , e non della riflessione come materia componente dell ' opera d ' arte . È chiaro ! E non è credibile che il Croce non l ' intenda . Non vuole intenderlo . E ne è prova quel suo voler far credere che siano imprecise le mie distinzioni e che io le ripeta e le modifichi e le temperi di continuo e che , quando altro non sappia , ricorra alle immagini ; mentre invece negli esempii ch ' egli cita di queste mie pretese ripetizioni e modificazioni e soccorrevoli immagini , sfido chiunque a scoprire il minimo disaccordo , la minima modificazione , il minimo temperamento della prima asserzione , e non piuttosto una più chiara spiegazione , una più precisa immagine ; sfido chiunque a riconoscere con lui il mio imbarazzo , poiché i concetti , a suo dire , mi si sformano tra mano quando li prendo per porgerli altrui . Tutto questo è veramente pietoso . Ma tanto può sul Croce ciò che una volta egli s ' è lasciato dire : che cioè dell ' umorismo non si debba , né si possa parlare . Andiamo avanti . IV Per spiegarci la ragione del contrasto tra la riflessione e il sentimento , dobbiamo penetrar nel terreno in cui il germe cade , voglio dire nello spirito dello scrittore umorista . Che se la disposizione umoristica per sé sola non basta , perché ci vuole il germe della creazione , questo germe poi si nutre dell ' umore che trova . Lo stesso Lipps che vede tre modi d ' essere dell ' umore , cioè : a ) l ' umore , come disposizione , o modo di considerar le cose ; b ) l ' umore , come rappresentazione ; c ) l ' umore obiettivo ; conclude poi che in verità l ' umore è soltanto in chi lo ha : soggettivismo e oggettivismo non sono altro che un diverso atteggiamento dello spirito nell ' atto della rappresentazione . La rappresentazione cioè dell ' umore , che è sempre in chi lo ha , può essere atteggiata in due modi : subiettivamente od obiettivamente . Quei tre modi d ' essere si presentano al Lipps perché egli limita e determina eticamente la ragione dell ' umorismo , il quale è per lui , come abbiamo già veduto , superamento del comico attraverso il comico stesso . Sappiamo che cosa egli intenda per superamento . Io , secondo lui , ho umore , quando : “ ich selbst bin der Erhabene , der sich Behauptende , der Träger des Vernünftigen oder Sittlichen . Als dieser Erhabene , oder im Lichte dieses Erhabenen betrachte ich die Welt . Ich finde in ihr Komisches und gehe betrachtend in die Komik ein . Ich gewinne aber schliesslich mich selbst , oder das Erhabene in mir , erhöht , befestigt , gesteigert wieder ” . Ora questa per noi è una considerazione assolutamente estranea , prima di tutto , e poi anche unilaterale . Togliendo alla formula il valore etico , l ' umorismo poi con essa riman considerato , se mai , nel suo effetto , non nella causa . Per noi tanto il comico quanto il suo contrario , sono nella disposizione d ' animo stessa ed insiti nel processo che ne risulta . Nella sua anormalità , non può esser che amaramente comica la condizione d ' un uomo che si trova ad esser sempre quasi fuori di chiave , ad essere a un tempo violino e contrabbasso ; d ' un uomo a cui un pensiero non può nascere , che subito non gliene nasca un altro opposto , contrario ; a cui per una ragione ch ' egli abbia di dir sì , subito un ' altra e due e tre non ne sorgano che lo costringono a dir no ; e tra il sì e il no lo tengan sospeso , perplesso , per tutta la vita ; d ' un uomo che non può abbandonarsi a un sentimento , senza avvertir subito qualcosa dentro che gli fa una smorfia e lo turba e lo sconcerta e lo indispettisce . Questo stesso contrasto , che è nella disposizione dell ' animo , si scorge nelle cose e passa nella rappresentazione . È una speciale fisionomia psichica , a cui è assolutamente arbitrario attribuire una causa determinante ; può esser frutto d ' una esperienza amara della vita e degli uomini , d ' una esperienza che se , da un canto , non permette più al sentimento ingenuo di metter le ali e di levarsi come un ' allodola perché lanci un trillo nel sole , senza ch ' essa la trattenga per la coda nell ' atto di spiccare il volo , dall ' altro induce a riflettere che la tristizia degli uomini si deve spesso alla tristezza della vita , ai mali di cui essa è piena e che non tutti sanno o possono sopportare ; induce a riflettere che la vita , non avendo fatalmente per la ragione umana un fine chiaro e determinato , bisogna che , per non brancolar nel vuoto , ne abbia uno particolare , fittizio , illusorio , per ciascun uomo , o basso o alto ; poco importa , giacché non è , né può essere il fine vero , che tutti cercano affannosamente e nessuno trova , forse perché non esiste . Quel che importa è che si dia importanza a qualche cosa , e sia pur vana : varrà quanto un ' altra stimata seria , perché in fondo né l ' una né l ' altra daranno soddisfazione : tanto è vero che durerà sempre ardentissima la sete di sapere , non si estinguerà mai la facoltà di desiderare , e non è detto pur troppo che nel progresso consista la felicità degli uomini . Tutte le finzioni dell ' anima , tutte le creazioni del sentimento vedremo esser materia dell ' umorismo , vedremo cioè la riflessione diventar come un demonietto che smonta il congegno d ' ogni immagine , d ' ogni fantasma messo su dal sentimento ; smontarlo per veder com ' è fatto ; scaricarne la molla , e tutto il congegno striderne , convulso . Può darsi che questo faccia talvolta con quella simpatica indulgenza di cui parlan coloro che vedono soltanto un umorismo bonario . Ma non c ' è da fidarsene , perché se la disposizione umoristica ha talvolta questo di particolare , cioè questa indulgenza , questo compatimento o anche questa pietà , bisogna pensare che esse son frutto della riflessione che si è esercitata sul sentimento opposto ; sono un sentimento del contrario nato dalla riflessione su quei casi , su quei sentimenti , su quegli uomini , che provocano nello stesso tempo lo sdegno , il dispetto , l ' irrisione dell ' umorista , il quale è tanto sincero in questo dispetto , in questa irrisione , in questo sdegno , quanto in quell ' indulgenza , in quel compatimento , in quella pietà . Se così non fosse , si avrebbe non più l ' umorismo vero e proprio , ma l ' ironia , che deriva come abbiamo veduto da una contradizione soltanto verbale , da un infingimento retorico , affatto contrario alla natura dello schietto umorismo . Ogni sentimento , ogni pensiero , ogni moto che sorga nell ' umorista si sdoppia subito nel suo contrario : ogni sì in un no , che viene in fine ad assumere lo stesso valore del sì . Magari può fingere talvolta l ' umorista di tenere soltanto da una parte : dentro intanto gli parla l ' altro sentimento che pare non abbia il coraggio di rivelarsi in prima ; gli parla e comincia a muovere ora una timida scusa , ora un ' attenuante , che smorzano il calore del primo sentimento , ora un ' arguta riflessione che ne smonta la serietà e induce a ridere . Così avviene che noi dovremmo tutti provar disprezzo e indignazione per don Abbondio , per esempio , e stimar ridicolissimo e spesso un matto da legare Don Quijote ; eppure siamo indotti al compatimento , finanche alla simpatia per quello , e ad ammirare con infinita tenerezza le ridicolaggini di questo , nobilitate da un ideale così alto e puro . Dove sta il sentimento del poeta ? Nel disprezzo o nel compatimento per don Abbondio ? Il Manzoni ha un ideale astratto , nobilissimo della missione del sacerdote su la terra , e incarna questo ideale in Federigo Borromeo . Ma ecco la riflessione , frutto della disposizione umoristica , suggerire al poeta che questo ideale astratto soltanto per una rarissima eccezione può incarnarsi e che le debolezze umane sono pur tante . Se il Manzoni avesse ascoltato solamente la voce di quell ' ideale astratto , avrebbe rappresentato don Abbondio in modo che tutti avrebbero dovuto provar per lui odio e disprezzo , ma egli ascolta entro di sé anche la voce delle debolezze umane . Per la naturale disposizione dello spirito , per l ' esperienza della vita , che gliel ' ha determinata , il Manzoni non può non sdoppiare in germe la concezione di quell ' idealità religiosa , sacerdotale : e tra le due fiamme accese di Fra Cristoforo e del Cardinal Federigo vede , terra terra , guardinga e mogia , allungarsi l ' ombra di don Abbondio . E si compiace a un certo punto di porre a fronte , in contrasto , il sentimento attivo , positivo , e la riflessione negativa ; la fiaccola accesa del sentimento e l ' acqua diaccia della riflessione ; la predicazione alata , astratta , dell ' altruismo , per veder come sì smorzi nelle ragioni pedestri e concrete dell ' egoismo . Federigo Borromeo domanda a don Abbondio : “ E quando vi siete presentato alla Chiesa per addossarvi codesto ministero , v ' ha essa fatto sicurtà della vita ? V ' ha detto che i doveri annessi al ministero fossero liberi da ogni ostacolo , immuni da ogni pericolo ? O v ' ha detto forse che dove cominciasse il pericolo , ivi cesserebbe il dovere ? O non v ' ha espressamente detto il contrario ? Non v ' ha avvertito che vi mandava come un agnello tra i lupi ? Non sapevate voi che c ' eran de ' violenti , a cui potrebbe dispiacere ciò che a voi sarebbe comandato ? Quello da Cui abbiam la dottrina e l ' esempio , ad imitazione di Cui ci lasciam nominare e ci nominiamo pastori , venendo in terra a esercitarne l ' uffizio , mise forse per condizione d ' aver salva la vita ? E per salvarla , per conservarla , dico , qualche giorno di più sulla terra , a spese della carità e del dovere , c ' era bisogno dell ' unzione santa , della imposizion delle mani , della grazia del sacerdozio ? Basta il mondo a dar questa virtù , a insegnar questa dottrina . Che dico ? oh vergogna ! il mondo stesso la rifiuta : il mondo fa anch ' esso le sue leggi , che prescrivono il male come il bene ; ha il suo vangelo anch ' esso , un vangelo di superbia e d ' odio ; e non vuol che si dica che l ' amore della vita sia una ragione per trasgredire i comandamenti . Non lo vuole ed è ubbidito ! E noi ! noi figli e annunziatori della promessa ! Che sarebbe la Chiesa se codesto vostro linguaggio fosse quello di tuttii vostri confratelli ? Dove sarebbe , se fosse comparsa nel mondo con codeste dottrine ? ” . Don Abbondio ascolta questa lunga e animosa predica a capo basso . Il Manzoni dice che lo spirito di lui “ si trovava tra quegli argomenti , come un pulcino negli artigli del falco , che lo tengono sollevato in una regione sconosciuta , in un ' aria che non ha mai respirata ” . Il paragone è bello , quantunque a qualcuno l ' idea di rapacità e di fierezza che è nel falco sia sembrata poco conveniente al Cardinal Federigo . L ' errore , secondo me , non è tanto nella maggiore o minor convenienza del paragone , quanto nel paragone stesso , per amore del quale il Manzoni , volendo rifar la tavoletta d ' Esiodo , s ' è forse lasciato andare a dir quello che non doveva . Si trovava don Abbondio veramente sollevato in una regione sconosciuta tra quegli argomenti del Cardinal Borromeo ? Ma il paragone dell ' agnello tra i lupi si legge nel Vangelo di Luca , dove Cristo dice appunto agli apostoli : “ Ecco , io mando voi come agnelli tra i lupi ” . E chi sa quante volte dunque don Abbondio lo aveva letto ; come in altri libri chi sa quante volte aveva letto quegli ammonimenti austeri ; quelle considerazioni elevate . E diciamo di più : forse lo stesso don Abbondio , in astratto , parlando , predicando della missione del sacerdote , avrebbe detto su per giù le stesse cose . Tanto vero che , in astratto , egli le intende benissimo : Monsignore illustrissimo , avrò torto , risponde infatti ; ma s ' affretta a soggiungere : Quando la vita non si deve contare , non so cosa mi dire . E allorché il Cardinale insiste : E non sapete voi che il soffrire per la giustizia è il nostro vincere ? E se non sapete questo , che cosa predicate ? di che siete maestro ? qual è la buona nuova che annunziate ai poveri ? Chi pretende da voi che vinciate la forza con la forza ? Certo non vi sarà domandato , un giorno , se abbiate saputo fare stare a dovere i potenti ; ché a questo non vi fu dato né missione , né modo . Ma vi sarà ben domandato se avrete adoprati i mezzi ch ' erano in vostra mano per far ciò che v ' era prescritto , anche quando avessero la temerità di proibirvelo . Anche questi santi son curiosi , pensa don Abbondio : in sostanza , a spremerne il sugo , gli stanno più a cuore gli amori di due giovani , che la vita d ' un povero sacerdote . E poiché il cardinale è rimasto in atto di chi aspetti una risposta , risponde : Torno a dire , monsignore , che avrò torto io ... Il coraggio , uno non se lo può dare . Il che significa appunto : Sissignore , ragionando astrattamente , la ragione è dalla parte di Vossignoria Illustrissima ; il torto sarà mio . Però Vossignoria Illustrissima parla bene , ma quelle facce le ho viste io , le ho sentite io quelle parole . E perché dunque , gli domanda in fine il Cardinale , vi siete voi impegnato in un ministero che v ' impone di stare in guerra con le passioni del secolo ? Oh , il perché noi lo sappiamo bene : il Manzoni stesso ce l ' ha detto fin da principio ; ce l ' ha voluto dire e poteva anche farne a meno : don Abbondio , non nobile , non ricco , coraggioso ancor meno , s ' era accorto , prima quasi di toccare gli anni della discrezione , d ' essere , in quella società , come un vaso di terra cotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro . Aveva quindi , assai di buon grado , ubbidito ai parenti , che lo vollero prete . Per dir la verità , non aveva gran fatto pensato agli obblighi e ai nobili fini del ministero al quale si dedicava : procacciarsi di che vivere con qualche agio e mettersi in una classe privilegiata e forte , gli eran sembrate due ragioni più che sufficienti per una tale scelta . In lotta dunque con le passioni del secolo ? Ma se egli s ' è fatto prete per guardarsi appunto dagli urti di quelle passioni e col suo sistema particolare di scansar tutti i contrasti ! Bisogna pure ascoltare , signori miei , le ragioni del coniglio ! Io immaginai una volta che alla tana della volpe , o di Messer Renardo , com ' essa si suol chiamare nel mondo delle favole , accorressero a una a una tutte le bestie per la notizia che tra loro s ' era sparsa di certe controfavole che la volpe avesse in animo di comporre in risposta a tutte quelle che da tempo immemorabile gli uomini compongono , e da cui esse bestie han forse motivo di sentirsi calunniate . E tra le altre alla tana di Messer Renardo veniva il coniglio a protestare contro gli uomini che lo chiamano pauroso , e diceva : “ Ma ben vi so dire per conto mio , Messer Renardo , che topi e lucertole e uccelli e grilli e tant ' altre bestiole ho sempre messo in fuga , le quali , se voi domandaste loro che concetto abbiano di me , chi sa che cosa vi risponderebbero , non certo che io sia una bestia paurosa . a che forse pretenderebbero gli uomini che al loro cospetto io mi rizzassi su due piedi e movessi loro incontro per farmi prendere e uccidere ? Io credo veramente , Messer Renardo , che per gli uomini non debba correre alcuna differenza tra eroismo e imbecillità ! ” Ora , io non nego , don Abbondio è un coniglio . Ma noi sappiamo che Don Rodrigo , se minacciava , non minacciava invano , sappiamo che pur di spuntare l ' impegno egli era veramente capace di tutto ; sappiamo che tempi eran quelli , e possiamo benissimo immaginare che a don Abbondio , se avesse sposato Renzo e Lucia , una schioppettata non gliel ' avrebbe di certo levata nessuno , e che forse Lucia , sposa soltanto di nome , sarebbe stata rapita , uscendo dalla chiesa , e Renzo anch ' egli ucciso . A che giovano l ' intervento , il suggerimento di Fra Cristoforo ? Non è rapita Lucia dal monastero di Monza ? C ' è la lega dei birboni , come dice Renzo . Per scioglier quella matassa ci vuol la mano di Dio ; non per modo di dire , la mano di Dio propriamente . Che poteva fare un povero prete ? Pauroso , sissignori , don Abbondio ; e il De Sanctis ha dettato alcune pagine meravigliose esaminando il sentimento della paura nel povero curato ; ma non ha tenuto conto di questo , perbacco : che il pauroso è ridicolo , è comico , quando si crea rischi e pericoli immaginarci : ma quando un pauroso ha veramente ragione d ' aver paura , quando vediamo preso , impigliato in un contrasto terribile , uno che per natura e per sistema vuole scansar tutti i contrasti , anche i più lievi , e che in quel contrasto terribile per suo dovere sacrosanto dovrebbe starci , questo pauroso non è più comico soltanto . Per quella situazione non basta neanche un eroe come Fra Cristoforo , che va ad affrontare il nemico nel suo stesso palazzotto ! Don Abbondio non ha il coraggio del proprio dovere ; ma questo dovere , dalla nequizia altrui , è reso difficilissimo , e però quel coraggio è tutt ' altro che facile ; per compierlo ci vorrebbe un eroe . Al posto d ' un eroe troviamo don Abbondio . Noi non possiamo , se non astrattamente , sdegnarci di lui , cioè se in astratto consideriamo il ministero del sacerdote . Avremmo certamente ammirato un sacerdote eroe che , al posto di don Abbondio , non avesse tenuto conto della minaccia e del pericolo e avesse adempiuto il dovere del suo ministero . Ma non possiamo non compatire don Abbondio , che non è l ' eroe che ci sarebbe voluto al suo posto , che non solo non ha il grandissimo coraggio che ci voleva ; ma non ne ha né punto né poco ; e il coraggio , uno non se lo può dare ! Un osservatore superficiale terrà conto del riso che nasce dalla comicità esteriore degli atti , dei gesti , delle frasi reticenti ecc . di don Abbondio , e lo chiamerà ridicolo senz ' altro , o una figura semplicemente comica . Ma chi non si contenta di queste superficialità e sa veder più a fondo , sente che il riso qui scaturisce da ben altro , e non è soltanto quello della comicità . Don Abbondio è quel che si trova in luogo di quello che ci sarebbe voluto . Ma il poeta non si sdegna di questa realtà che trova , perché , pur avendo , come abbiamo detto , un ideale altissimo della missione del sacerdote su la terra , ha pure in sé la riflessione che gli suggerisce che quest ' ideale non si incarna se non per rarissima eccezione , e però lo obbliga a limitare quell ' ideale , come osserva il De Sanctis . Ma questa limitazione dell ' ideale che cos ' è ? è l ' effetto appunto della riflessione che , esercitandosi su quest ' ideale , ha suggerito al poeta il sentimento del contrario . E don Abbondio è appunto questo sentimento del contrario oggettivato e vivente ; e però non è comico soltanto , ma schiettamente e profondamente umoristico . Bonarietà ? Simpatica indulgenza ? Andiamo adagio : lasciamo star codeste considerazioni , che sono in fondo estranee e superficiali , e che , a volerle approfondire , c ' è il rischio che ci facciano anche qui scoprire il contrario . Vogliamo vederlo ? Sì , ha compatimento il Manzoni per questo pover ' uomo di don Abbondio ; ma è un compatimento , signori miei , che nello stesso tempo ne fa strazio , necessariamente . In fatti , solo a patto di riderne e di far rider di lui , egli può compatirlo e farlo compatire , commiserarlo e farlo commiserare . Ma , ridendo di lui e compatendolo nello stesso tempo , il poeta viene anche a ridere amaramente di questa povera natura umana inferma di tante debolezze ; e quanto più le considerazioni pietose si stringono a proteggere il povero curato , tanto più attorno a lui s ' allarga il discredito del valore umano . Il poeta , in somma , ci induce ad aver compatimento del povero curato , facendoci riconoscere che è pur umano , di tutti noi , quel che costui sente e prova , a passarci bene la mano su la coscienza . E che ne segue ? Ne segue che se , per sua stessa virtù , questo particolare divien generale , se questo sentimento misto di riso o di pianto , quanto più si stringe e determina in don Abbondio , tanto più si allarga e quasi vapora in una tristezza infinita , . ne segue , dicevamo , che a voler considerare da questo lato la rappresentazione del curato manzoniano , noi non sappiamo più riderne . Quella pietà , in fondo , è spietata : la simpatica indulgenza non è così bonaria come sembra a tutta prima . Gran cosa come si vede , avere un ideale religioso , come il Manzoni ; cavalleresco , come il Cervantes per vederselo poi ridurre dalla riflessione in don Abbondio e in Don Quijote ! Il Manzoni se ne consola , creando accanto al curato di villaggio Fra Cristoforo e il Cardinal Borromeo ; ma è pur vero che , essendo egli sopra tutto umorista , la creatura sua più viva è quell ' altra , quella cioè in cui il sentimento del contrario s ' è incarnato . Il Cervantes non può consolarsi in alcun modo perché , nella carcere della Mancha , con Don Quijote come egli stesso dice genera qualcuno che gli somiglia . V È un considerar superficialmente , abbiamo detto , e da un lato solo l ' umorismo , il vedere in esso un particolar contrasto tra l ' ideale e la realtà . Un ideale può esserci , ripetiamo ; questo dipende dalla personalità del poeta ; ma se c ' è , ecco , è per vedersi decomposto , limitato , rappresentato a questo modo . Certamente , come tutti gli altri elementi costitutivi dello spirito d ' un poeta , esso entra e si fa sentire nell ' opera umoristica , le dà un particolar carattere , un particolar sapore ; ma non è condizione imprescindibile : tutt ' altro ! ché anzi è proprio dell ' umorista , per la speciale attività che assume in lui la riflessione , generando il sentimento del contrario , il non saper più da qual parte tenere , la perplessità , lo stato irresoluto della coscienza . E quest ' appunto distingue nettamente l ' umorista dal comico , dall ' ironico , dal satirico . Non nasce in questi altri il sentimento del contrario ; se nascesse , sarebbe reso amaro , cioè non più comico , il riso provocato nel primo dall ' avvertimento di una qualsiasi anormalità ; la contradizione che nel secondo è soltanto verbale , tra quel che si dice e quel che si vuole sia inteso , diventerebbe effettiva , sostanziale , e dunque non più ironica ; e cesserebbe lo sdegno o , comunque , l ' avversione della realtà che è ragione d ' ogni satira . Non che all ' umorista però piaccia la realtà ! Basterebbe questo soltanto , che per poco gli piacesse , perché , esercitandosi la riflessione su questo suo piacere , glielo guastasse . Questa riflessione s ' insinua acuta e sottile da per tutto e tutto scompone : ogni immagine del sentimento , ogni finzione ideale , ogni apparenza della realtà , ogni illusione . Il pensiero dell ' uomo , diceva Guy de Maupassant “ tourne comme une mouche dans une bouteille ” . Tutti i fenomeni , o sono illusorii , o la ragione di essi ci sfugge , inesplicabile . Manca affatto alla nostra conoscenza del mondo e di noi stessi quel valore obiettivo che comunemente presumiamo di attribuirle . È una costruzione illusoria continua . Vogliamo assistere alla lotta tra l ' illusione , che s ' insinua anch ' essa da per tutto e costruisce a suo modo ; e la riflessione umoristica che scompone a una a una quelle costruzioni ? Cominciamo da quella che l ' illusione fa a ciascuno di noi , dalla costruzione cioè che ciascuno per opera dell ' illusione si fa di sé stesso . Ci vediamo noi nella nostra vera e schietta realtà , quali siamo , o non piuttosto quali vorremmo essere ? Per uno spontaneo artificio interiore , frutto di segrete tendenze o d ' incosciente imitazione , non ci crediamo noi in buona fede diversi da quel che sostanzialmente siamo ? E pensiamo , operiamo , viviamo secondo questa interpretazione fittizia e pur sincera di noi stessi . Ora la riflessione , si , può scoprire tanto al comico e al satirico quanto all ' umorista questa costruzione illusoria . Ma il comico ne riderà solamente , contentandosi di sgonfiar questa metafora di noi stessi messa su dall ' illusione spontanea ; il satirico se ne sdegnerà ; l ' umorista , no : attraverso il ridicolo di questa scoperta vedrà il lato serio e doloroso ; smonterà questa costruzione , ma non per riderne solamente ; e in luogo di sdegnarsene , magari , ridendo , compatirà . Il comico e il satirico sanno dalla riflessione quanta bava tragga dalla vita sociale il ragno dell ' esperienza per comporre la ragna della mentalità in questo e in quell ' individuo , e come in questa ragna resti spesso avviluppato ciò che si chiama il senso morale . Che cosa sono , in fondo , i rapporti sociali della così detta convenienza ? Considerazioni di calcolo , nelle quali la moralità è quasi sempre sacrificata . L ' umorista va più addentro , e ride senza sdegnarsi scoprendo come , anche ingenuamente , con la massima buona fede , per opera d ' una finzione spontanea , noi siamo indotti a interpretar come vero riguardo , come vero sentimento morale , in sé , ciò che non è altro , in realtà , se non riguardo o sentimento di convenienza , cioè di calcolo . E va anche più in là , e scopre che può diventar convenzionale finanche il bisogno d ' apparir peggiori di quello che si è realmente , se l ' essere aggregati a un qualsiasi gruppo sociale importi che si manifestino idealità e sentimenti che sono proprii a quel gruppo , e che tuttavia a chi vi partecipa appariscono contrarii e inferiori al proprio intimo sentimento ( mi avvalgo qui di alcune acute considerazioni contenute nel libro di Giovanni Marchesini , Le finzioni dell ' anima , Bari , Gius . Laterza e figli , 1905 ) . La conciliazione delle tendenze stridenti , dei sentimenti ripugnanti , delle opinioni contrarie , sembra più attuabile su le basi d ' una comune menzogna , che non su la esplicita e dichiarata tolleranza del dissenso e del contrasto ; sembra , in somma , che la menzogna debba ritenersi più vantaggiosa della veracità , in quanto quella può unire , laddove questa divide ; il che non impedisce che , mentre la menzogna è tacitamente scoperta e riconosciuta , si assuma poi a garanzia della sua efficacia associatrice la veracità stessa , facendosi apparire come sincerità l ' ipocrisia . La ritenutezza , il riserbo , il lasciar credere più di quanto si dica o si faccia , il silenzio stesso non scompagnato dalla sapienza dei segni che lo giustifichi oh , indimenticabile Conte Zio del Consiglio segreto , sono arti che si usano di frequente nella pratica della vita ; e cosa pure il non dare occasione che si osservi ciò che si pensa , il lasciar credere che si pensi meno di quanto si pensa effettivamente , il pretendere di essere creduti differenti da ciò che in fondo si è : “ Un parlare ambiguo , un tacere significativo , un restare a mezzo , uno stringere d ' occhi che esprimeva : non posso parlare ; un lusingare senza promettere , un minacciar in cerimonia ; tutto era diretto a quel fine ; e tutto , o più o meno , tornava in prò . A segno che fino un : io non posso niente in questo affare , detto talvolta per la pura verità , ma detto in modo che non gli era creduto , serviva ad accrescere il concetto , e quindi la realtà , del suo potere : come quelle scatole che si vedono ancora in qualche bottega di speziale , con su certe parole arabe , e dentro non c ' è nulla : ma servono per mantenere il credito alla bottega ” . Notava il Rousseau nell ' Émile : “ Si può fare ciò che si è fatto e non si doveva fare . Poiché un interesse maggiore può far sì che si violi una promessa che si era fatta per un interesse minore , ciò che importa è che la violazione avvenga impunemente . Il mezzo a questo fine è la menzogna , che può essere di due specie , potendo riguardare il passato , onde ci si dichiara autori di ciò che in realtà non facemmo , o essendone autori dichiariamo di non essere ; e potendo riguardare il futuro , come avviene quando ci facciamo promesse che si ha in animo di non mantenere . E evidente che la menzogna , nell ' uno e nell ' altro caso , sorge dai rapporti della convenienza , come mezzo a conservar l ' altrui benevolenza e ad accaparrarsi l ' altrui soccorso ” . Quanto più difficile è la lotta per la vita , e più è sentita in questa lotta la propria debolezza , tanto maggiore si fa poi il bisogno del reciproco inganno . La simulazione della forza , dell ' onestà , della simpatia , della prudenza , in somma , d ' ogni virtù massima della veracità , è una forma d ' adattamento , un abile strumento di lotta . L ' umorista coglie subito queste varie simulazioni per la lotta della vita ; si diverte a smascherarle ; non se n ' indigna : è così ! E mentre il sociologo descrive la vita sociale qual ' essa risulta dalle osservazioni esterne , l ' umorista armato del suo arguto intuito dimostra , rivela come le apparenze siano profondamente diverse dall ' essere intimo della coscienza degli associati . Eppure si mentisce psicologicamente come si mentisce socialmente . E il mentire a noi stessi , vivendo coscientemente solo la superficie del nostro essere psichico , è un effetto del mentire sociale . L ' anima che riflette sé stessa è un ' anima solitaria ; ma non è mai tanta la solitudine interiore che non penetrino nella coscienza le suggestioni della vita comune , con gl ' infingimenti e le arti trasfigurative che la caratterizzano . Vive nell ' anima nostra l ' anima della razza o della collettività di cui siamo parte ; e la pressione dell ' altrui modo di giudicare , dell ' altrui modo di sentire e di operare , è risentita da noi inconsciamente : e come dominano nel mondo sociale la simulazione e la dissimulazione , tanto meno avvertite quanto più sono divenute abituali , così simuliamo e dissimuliamo con noi medesimi , sdoppiandoci e spesso anche moltiplicandoci . Risentiamo noi stessi quella vanità di parer diversi da ciò che si è , che è forma consustanziata nella vita sociale ; e rifuggiamo da quell ' analisi che , svelando la vanità , ecciterebbe il morso della coscienza e ci umilierebbe di fronte a noi stessi . Ma quest ' analisi la fa per noi l ' umorista , che si può dar pure l ' ufficio di smascherare tutte le vanità , e di rappresentar la società , come fa appunto il Thackeray , quale una Vanity Fair ( lo stesso ufficio si dà il Thackeray anche nel Libro degli Snobs e in quella “ Novella senza eroi , o vanità illuminate con le candele stesse dell ' autore ” ) . E l ' umorista sa bene che anche la pretesa della logicità supera spesso di gran lunga in noi la reale coerenza logica , e che se ci fingiamo logici teoreticamente , la logica dell ' azione può smentire quella del pensiero , dimostrando che è una finzione il credere alla sua sincerità assoluta . L ' abitudine , l ' imitazione incosciente , la pigrizia mentale concorrono a crear l ' equivoco . E quand ' anche poi alla ragione rigorosamente logica si aderisca , poniamo , col rispetto e l ' amore verso determinati ideali , è sempre sincero il riferimento che facciamo di essi alla ragione ? E sempre nella ragione pura , disinteressata , la sorgente vera e unica della scelta degli ideali e della perseveranza nel coltivarli ? O invece non è più conforme alla realtà il sospettare che essi siano talora giudicati non già con un criterio obiettivo e razionale , ma piuttosto a seconda di speciali impulsi affettivi e di oscure tendenze ? Le barriere , i limiti che noi poniamo alla nostra coscienza , sono anch ' essi illusioni , sono le condizioni dell ' apparir della nostra individualità relativa ; ma , nella realtà , quei limiti non esistono punto . Non soltanto noi , quali ora siamo , viviamo in noi stessi , ma anche noi , quali fummo in altro tempo , viviamo tuttora e sentiamo e ragioniamo con pensieri e affetti già da un lungo oblio oscurati , cancellati , spenti nella nostra coscienza presente , ma che a un urto , a un tumulto improvviso dello spirito , possono ancora dar prova di vita , mostrando vivo in noi un altro essere insospettato . I limiti della nostra memoria personale e cosciente non sono limiti assoluti . Di là da quella linea vi sono memorie , vi sono percezioni e ragionamenti . Ciò che noi conosciamo di noi stessi , non è che una parte , forse una piccolissima parte di quello che noi siamo ( vedi nel libro di Alfredo Binet Les altérations de la personnalité quella rassegna di meravigliosi esperimenti psico - fisiologici , da cui queste e tant ' altre considerazioni si possono trarre , come notava già G . Negri nel libro Segni dei tempi ) . E tante e tante cose , in certi momenti eccezionali , noi sorprendiamo in noi stessi , percezioni , ragionamenti , stati di coscienza , che son veramente oltre i limiti relativi della nostra esistenza normale e cosciente . Certi ideali che crediamo ormai tramontati in noi e non più capaci d ' alcuna azione nel nostro pensiero , su i nostri affetti , sui nostri atti , forse persistono tuttavia , se non più nella forma intellettuale , pura , nel rostrato loro , costituito dalle tendenze affettive e pratiche . E possono essere motivi reali di azione certe tendenze da cui ci crediamo liberati , e non aver per l ' opposto efficacia pratica in noi , se non illusoria , credenze nuove che riteniamo di possedere veramente , intimamente . E appunto le varie tendenze che contrassegnano la personalità fanno pensare sul serio che non sia una l ' anima individuale . Come affermarla una , difatti , se passione e ragione , istinto e volontà , tendenze e idealità , costituiscono in certo modo altrettanti sistemi distinti e mobili , che fanno si che l ' individuo , vivendo ora l ' uno ora l ' altro di essi , ora qualche compromesso fra due o più orientamenti psichici , apparisca come se veramente in lui fossero più anime diverse e perfino opposte , più e opposte personalità ? Non c ' è uomo , osservò il Pascal , che differisca più da un altro che da sé stesso nella successione del tempo . La semplicità dell ' anima contradice al concetto storico dell ' anima umana . La sua vita è equilibrio mobile ; è un risorgere e un assopirsi continuo di affetti , di tendenze , di idee ; un fluttuare incessante fra termini contradittorii , e un oscillare fra poli opposti , come la speranza e la paura , il vero e il falso , il bello e il brutto , il giusto e l ' ingiusto e via dicendo . Se d ' un tratto si disegna nell ' immagine oscura dell ' avvenire un luminoso disegno d ' azione , o vagamente brilla il fiore del godimento , non tarda ad apparire , vindice dei diritti dell ' esperienza , il pensiero del passato , non di rado cupo e triste ; o interviene a infrenare la briosa fantasia il senso riottoso del presente . Questa lotta di ricordi , di speranze , di presentimenti , di percezioni , d ' idealità , può raffigurarsi come una lotta d ' anime fra loro , che si contrastino il dominio definitivo e pieno della personalità . Ecco un alto funzionario , che si crede , ed è , poveretto , in verità , un galantuomo . Domina in lui l ' anima morale . Ma un bel giorno , l ' anima istintiva , che è come la bestia originaria acquattata in fondo a ciascuno di noi , spara un calcio all ' anima morale , e quel galantuomo ruba . Oh , egli stesso , poveretto , egli per il primo , poco dopo , ne prova stupore , piange , domanda a sé stesso , disperato : Come , come mai ho potuto far questo ? Ma , sissignori , ha rubato . E quell ' altro là ? Uomo dabbene , anzi dabbenissimo : sissignori , ha ucciso . L ' idealità morale costituiva nella personalità di lui un ' anima che contrastava con l ' anima istintiva e pure in parte con quella affettiva o passionale ; costituiva un ' anima acquisita che lottava con l ' anima ereditaria , la quale , lasciata per un po ' libera a sé stessa , è riuscita ' d ' improvviso al furto , al delitto . La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d ' arrestare , di fissare in forme stabili e determinate , dentro e fuori di noi , perché noi già siamo forme fissate , forme che si muovono in mezzo ad altre immobili , e che però possono seguire il flusso della vita , fino a tanto che , irrigidendosi man mano , il movimento , già a poco a poco rallentato , non cessi . Le forme , in cui cerchiamo d ' arrestare , di fissare in noi questo flusso continuo , sono i concetti , sono gli ideali a cui vorremmo serbarci coerenti , tutte le finzioni che ci creiamo , le condizioni , lo stato in cui tendiamo a stabilirci . Ma dentro di noi stessi , in ciò che noi chiamiamo anima , e che è la vita in noi , il flusso continua , indistinto , sotto gli argini , oltre i limiti che noi imponiamo , componendoci una coscienza , costruendoci una personalità . In certi momenti tempestosi , investite dal flusso , tutte quelle nostre forme fittizie crollano miseramente ; e anche quello che non scorre sotto gli argini e oltre i limiti , ma che si scopre a noi distinto e che noi abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti , nei doveri che ci siamo imposti , nelle abitudini che ci siamo tracciate , in certi momenti di piena straripa e sconvolge tutto . Vi sono anime irrequiete , quasi in uno stato di fusione continua , che sdegnano di rapprendersi , d ' irrigidirsi in questa o in quella forma di personalità . Ma anche per quelle più quiete , che si sono adagiate in una o in un ' altra forma , la fusione è sempre possibile : il flusso della vita è in tutti . E per tutti però può rappresentare talvolta una tortura , rispetto all ' anima che si muove e si fonde , il nostro stesso corpo fissato per sempre in fattezze immutabili . Oh perché proprio dobbiamo essere così , noi ? ci domandiamo talvolta allo specchio , con questa faccia , con questo corpo ? Alziamo una mano , nell ' incoscienza ; e il gesto ci resta sospeso . Ci pare strano che l ' abbiamo fatto noi . Ci vediamo vivere . Con quel gesto sospeso possiamo assomigliarci a una statua ; a quella statua d ' antico oratore , per esempio , che si vede in una nicchia , salendo per la scalinata del Quirinale . Con un rotolo di carta in mano , e l ' altra mano protesa a un sobrio gesto , come pare afflitto e meravigliato quell ' oratore antico d ' esser rimasto lì , di pietra , per tutti i secoli , sospeso in quell ' atteggiamento , dinanzi a tanta gente che è salita , che sale e salirà per quella scalinata ! In certi momenti di silenzio interiore , in cui l ' anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali , e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti , noi vediamo noi stessi nella vita , e in sé stessa la vita , quasi in una nudità arida , inquietante ; ci sentiamo assaltare da una strana impressione , come se , in un baleno , ci si chiarisse una realtà diversa da quella che normalmente percepiamo , una realtà vivente oltre la vista umana , fuori delle forme dell ' umana ragione . Lucidissimamente allora la compagine dell ' esistenza quotidiana , quasi sospesa nel vuoto di quel nostro silenzio interiore , ci appare priva di senso , priva di scopo ; e quella realtà diversa ci appare orrida nella sua crudezza impassibile e misteriosa , poiché tutte le nostre fittizie relazioni consuete di sentimenti e d ' immagini si sono scisse e disgregate in essa . Il vuoto interno si allarga , varca i limiti del nostro corpo , diventa vuoto intorno a noi , un vuoto strano , come un arresto del tempo e della vita , come se il nostro silenzio interiore si sprofondasse negli abissi del mistero . Con uno sforzo supremo cerchiamo allora di riacquistar la coscienza normale delle cose , di riallacciar con esse le consuete relazioni , di riconnetter le idee , di risentirci vivi come per l ' innanzi , al modo solito . Ma a questa coscienza normale , a queste idee riconnesse , a questo sentimento solito della vita non possiamo più prestar fede , perché sappiamo ormai che sono un nostro inganno per vivere e che sotto c ' è qualcos ' altro , a cui l ' uomo non può affacciarsi , se non a costo di morire o d ' impazzire . È stato un attimo ; ma dura a lungo in noi l ' impressione di esso , come di vertigine , con la quale contrasta la stabilità , pur così vana , delle cose : ambiziose o misere apparenze . La vita , allora , che s ' aggira piccola , solita , fra queste apparenze ci sembra quasi che non sia più per davvero , che sia come una fantasmagoria meccanica . E come darle importanza ? come portarle rispetto ? Oggi siamo , domani no . Che faccia ci hanno dato per rappresentar la parte del vivo ? Un brutto naso ? Che pena doversi portare a spasso un brutto naso per tutta la vita ... Fortuna che , a lungo andare , non ce n ' accorgiamo più . Se ne accorgono gli altri , è vero , quando noi siamo finanche arrivati a credere d ' avere un bel naso ; e allora non sappiamo più spiegarci perché gli altri ridano , guardandoci . Sono tanti sciocchi ! Consoliamoci guardando che orecchi ha quello e che labbra quell ' altro ; i quali non se n ' accorgono nemmeno e hanno il coraggio di ridere di noi . Maschere , maschere ... Un soffio e passano , per dar posto ad altre . Quel povero zoppetto là ... Chi è ? Correre alla morte con la stampella ... La vita , qua , schiaccia il piede a uno ; cava là un occhio a un altro ... Gamba di legno , occhio di vetro , e avanti ! Ciascuno si racconcia la maschera come può la maschera esteriore . Perché dentro poi c ' è l ' altra , che spesso non s ' accorda con quella di fuori . E niente è vero ! Vero il mare , sì , vera la montagna ; vero il sasso ; vero un filo d ' erba ; ma l ' uomo ? Sempre mascherato , senza volerlo , senza saperlo , di quella tal cosa ch ' egli in buona fede si figura d ' essere : bello , buono , grazioso , generoso , infelice , ecc . ecc . E questo fa tanto ridere , a pensarci . Sì , perché un cane , poniamo , quando gli sia passata la prima febbre della vita , che fa ? mangia e dorme : vive come può vivere , come deve vivere ; chiude gli occhi , paziente , e lascia che il tempo passi , freddo se freddo , caldo se caldo ; e se gli dànno un calcio se lo prende , perché è segno che gli tocca anche questo . Ma l ' uomo ? Anche da vecchio , sempre con la febbre : delira e non se n ' avvede ; non può fare a meno d ' atteggiarsi , anche davanti a sé stesso , in qualche modo , e si figura tante cose che ha bisogno di creder vere e di prendere sul serio . L ' ajuta in questo una certa macchinetta infernale che la natura volle regalargli , aggiustandogliela dentro , per dargli una prova segnalata della sua benevolenza . Gli uomini , per la loro salute , avrebbero dovuto tutti lasciarla irrugginire , non muoverla , non toccarla mai . Ma sì ! Certuni si sono mostrati così orgogliosi e stimati così felici di possederla , che si son messi subito a perfezionarla , con zelo accanito . E Aristotile ci scrisse sopra finanche un libro , un leggiadro trattatello che si adotta ancora nelle scuole , perché i fanciulli imparino presto e bene a baloccarcisi . E una specie di pompa a filtro che mette in comunicazione il cervello col cuore . La chiamano LOGICA i signori filosofi . Il cervello pompa con essa i sentimenti dal cuore , e ne cava idee . Attraverso il filtro , il sentimento lascia quanto ha in sé di caldo , di torbido : si refrigera , si purifica , si i - de - a - liz - za . Un povero sentimento , così , destato da un caso particolare , da una contingenza qualsiasi , spesso dolorosa , pompato e filtrato dal cervello per mezzo di quella macchinetta , diviene idea astratta generale ; e che ne segue ? Ne segue che noi non dobbiamo affliggerci soltanto di quel caso particolare , di quella contingenza passeggera ; ma dobbiamo anche attossicarci la vita con l ' estratto concentrato , col sublimato corrosivo della deduzione logica . E molti disgraziati credono di guarire così di tutti i mali di cui il mondo è pieno , e pompano e filtrano , pompano e filtrano , finché il loro cuore non resti arido come un pezzo di sughero e il loro cervello non sia come uno stipetto di farmacia pieno di quei barattolini che portano su l ' etichetta nera un teschio fra due stinchi in croce e la leggenda : VELENO . L ' uomo non ha della vita un ' idea , una nozione assoluta , bensì un sentimento mutabile e vario , secondo i tempi , i casi , la fortuna . Ora la logica , astraendo dai sentimenti le idee , tende appunto a fissare quel che è mobile , mutabile , fluida ; tende a dare un valore assoluto a ciò che è relativo . E aggrava un male già grave per sé stesso . Perché la prima radice del nostro male è appunto in questo sentimento che noi abbiamo della vita . L ' albero vive e non si sente : per lui la terra , il sole , l ' aria , la luce , il vento , la pioggia , non sono cose che esso non sia . All ' uomo , invece , nascendo è toccato questo triste privilegio di , sentirsi vivere , con la bella illusione che ne risulta : di prendere cioè come una realtà fuori di sé questo suo interno sentimento della vita , mutabile e vario . Gli antichi favoleggiarono che Prometeo rapi una favilla al sole per farne dono agli uomini . Orbene , il sentimento che noi abbiamo della vita è appunto questa favilla prometèa favoleggiata . Essa ci fa vedere sperduti su la terra ; essa projetta tutt ' intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce , di là dal quale è l ' ombra nera , l ' ombra paurosa che non esisterebbe , se la favilla non fosse accesa in noi ; ombra che noi però dobbiamo purtroppo creder vera , fintanto che quella ci si mantiene viva in petto . Spenta alla fine dal soffio della morte , ci accoglierà davvero quell ' ombra fittizia , ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione , o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell ' Essere , che avrà rotto soltanto le vane forme della ragione umana ? Tutta quell ' ombra , l ' enorme mistero , che tanti e tanti filosofi hanno invano speculato e che ora la scienza , pur rinunziando all ' indagine di esso , non esclude , non sarà forse in fondo un inganno come un altro , un inganno della nostra mente , una fantasia che non si colora ? Se tutto questo mistero , in somma , non esistesse fuori di noi , ma soltanto in noi , e necessariamente , per il famoso privilegio del sentimento che noi abbiamo della vita ? Se la morte fosse soltanto il soffio che spegne in noi questo sentimento penoso , pauroso , perché limitato , definito da questo cerchio d ' ombra fittizia oltre il breve àmbito dello scarso lume che ci projettiamo attorno , e in cui la vita nostra rimane come imprigionata , come esclusa per alcun tempo dalla vita universale , eterna , nella quale ci sembra che dovremo un giorno rientrare , mentre già ci siamo e sempre vi rimarremo , ma senza più questo sentimento di esilio che ci angoscia ? Non è anche qui illusorio il limite , e relativo al poco lume nostro , della nostra individualità ? Forse abbiamo sempre vissuto , sempre vivremo con l ' universo ; anche ora , in questa forma nostra , partecipiamo a tutte le manifestazioni dell ' universo ; non lo sappiamo , non lo vediamo , perché purtroppo quella favilla che Prometeo ci volle donare ci fa vedere soltanto quel poco a cui essa arriva . E domani un umorista potrebbe raffigurar Prometeo sul Caucaso in atto di considerare malinconicamente la sua fiaccola accesa e di scorgere in essa alla fine la causa fatale del suo supplizio infinito . Egli s ' è finalmente accorto che Giove non è altro che un suo vano fantasma , un miserevole inganno , l ' ombra del suo stesso corpo che si projetta gigantesca nel cielo , a causa appunto della fiaccola ch ' egli tiene accesa in mano . A un solo patto Giove potrebbe sparire , a patto che Prometeo spegnesse la candela , cioè la sua fiaccola . Ma egli non sa , non vuole , non può ; e quell ' ombra rimane , paurosa e tiranna , per tutti gli uomini che non riescono a rendersi conto del fatale inganno . Così il contrasto ci si dimostra inovviabile , inscindibile , come l ' ombra dal corpo . Noi l ' abbiamo veduto , in questa rapida visione umoristica , allargarsi man mano , varcare i limiti del nostro essere individuale , ov ' ha radice , ed estendersi intorno . Lo ha scoperto la riflessione , che vede in tutto una costruzione o illusoria o finta o fittizia del sentimento e con arguta , sottile e minuta analisi la smonta e la scompone . Uno dei più grandi umoristi , senza saperlo , fu Copernico , che smontò non propriamente la macchina dell ' universo , ma l ' orgogliosa immagine che ce n ' eravamo fatta . Si legga quel dialogo del Leopardi che s ' intitola appunto dal canonico polacco . Ci diede il colpo di grazia la scoperta del telescopio : altra macchinetta infernale , che può fare il pajo con quella che volle regalarci la natura . Ma questa l ' abbiamo inventata noi , per non esser da meno . Mentre l ' occhio guarda di sotto , dalla lente più piccola , e vede grande ciò che la natura provvidenzialmente aveva voluto farci veder piccolo , l ' anima nostra , che fa ? salta a guardar di sopra , dalla lente più grande , e il telescopio allora diventa un terribile strumento , che subissa la terra e l ' uomo e tutte le nostre glorie e grandezze . Fortuna che è proprio della riflessione umoristica il provocare il sentimento del contrario ; il quale , in questo caso , dice : Ma è poi veramente così piccolo l ' uomo , come il telescopio rivoltato ce lo fa vedere ? Se egli può intendere e concepire l ' infinita sua piccolezza , vuol dire ch ' egli intende e concepisce l ' infinita grandezza dell ' universo . E come si può dir piccolo dunque l ' uomo ? Ma è anche vero che se poi egli si sente grande e un umorista viene a saperlo , gli può capitare come a Gulliver , gigante a Lilliput e balocco tra le mani dei giganti di Brobdingnag . VI Da quanto abbiamo detto finora intorno alla speciale attività della riflessione nell ' umorista , appare chiaramente quale dell ' arte umoristica necessariamente sia l ' intimo processo . Anch ' essa l ' arte , come tutte le costruzioni ideali o illusorie , tende a fissar la vita : la fissa in un momento o in varii momenti determinati : la statua in un gesto , il paesaggio in un aspetto temporaneo , immutabile . Ma , e la perpetua mobilità degli aspetti successivi ? e la fusione continua in cui le anime si trovano ? L ' arte in genere astrae e concentra , coglie cioè e rappresenta così degli individui come delle cose , l ' idealità essenziale e caratteristica . Ora pare all ' umorista che tutto ciò semplifichi troppo la natura e tenda a rendere troppo ragionevole o almeno troppo coerente la vita . Gli pare che delle cause , delle cause vere che muovono spesso questa povera anima umana agli atti più inconsulti , assolutamente imprevedibili , l ' arte in genere non tenga quel conto che secondo lui dovrebbe . Per l ' umorista le cause , nella vita , non sono mai così logiche , così ordinate , come nelle nostre comuni opere d ' arte , in cui tutto è , in fondo , combinato , congegnato , ordinato ai fini che lo scrittore s ' è proposto . L ' ordine ? la coerenza ? Ma se noi abbiamo dentro quattro , cinque anime in lotta fra loro : l ' anima istintiva , l ' anima morale , l ' anima affettiva , l ' anima sociale ? E secondo che domina questa o quella , s ' atteggia la nostra coscienza ; e noi riteniamo valida e sincera quella interpretazione fittizia di noi medesimi , del nostro essere interiore che ignoriamo , perché non si manifesta mai tutt ' intero , ma ora in un modo , ora in un altro , come volgano i casi della vita . Sì , un poeta epico o drammatico può rappresentare un suo eroe , in cui si mostrino in lotta elementi opposti e repugnanti ; ma egli di questi elementi comporrà un carattere , e vorrà coglierlo coerente in ogni suo atto . Ebbene , l ' umorista fa proprio l ' inverso : egli scompone il carattere nei suoi elementi ; e mentre quegli cura di coglierlo coerente in ogni atto , questi si diverte a rappresentarlo nelle sue incongruenze . L ' umorista non riconosce eroi ; o meglio , lascia che li rappresentino gli altri , gli eroi ; egli , per conto suo , sa che cosa è la leggenda e come si forma , che cosa è la storia e come si forma : composizioni tutte , più o meno ideali , e tanto più ideali forse , quanto pio mostrare pretesa di realtà : composizioni ch ' egli si diverte a scomporre ; né si può dir che sia un divertimento piacevole . Il mondo , lui , se non propriamente nudo , lo vede , per così dire , in camicia : in camicia il re , che vi fa così bella impressione a vederlo composto nella maestà d ' un trono con lo scettro e la corona e il manto di porpora e d ' ermellino ; e non componete con troppa pompa nelle camere ardenti su catafalchi i morti , perché egli è capace di non rispettar neppure questa composizione , tutto questo apparato ; è capace di sorprendere , per esempio , in mezzo alla compunzione degli astanti , in quel morto lì , freddo e duro , ma decorato e in marsina , un qualche borboglio lugubre nel ventre , e d ' esclamare ( poiché certe cose si dicono meglio in latino ) : - Digestio post mortem . Anche quei soldatacci austriaci della poesia del Giusti , di cui ci siamo occupati in principio , son veduti in fine dal poeta come tanti poveri uomini in camicia : sono spogliati cioè di quelle loro uniformi odiose , nelle quali il poeta vede un simbolo della schiavitù della patria . Quelle uniformi compongono nell ' animo del poeta una rappresentazione ideale , della patria schiava ; la riflessione scompone questa rappresentazione , spoglia quei soldati e vede in essi una torma di poveretti addogliati e derisi . “ L ' uomo è un animale vestito dice il Carlyle nel suo Sartor Resartus la società ha per base il vestiario ” . E il vestiario compone anch ' esso , compone e nasconde : due cose che l ' umorismo non può soffrire . La vita nuda , la natura senz ' ordine almeno apparente , irta di contradizioni , pare all ' umorista lontanissima dal congegno ideale delle comuni concezioni artistiche , in cui tutti gli elementi , visibilmente , si tengono a vicenda e a vicenda cooperano . Nella realtà vera le azioni che mettono in rilievo un carattere si stagliano su un fondo di vicende ordinarie , di particolari comuni . Ebbene , gli scrittori , in genere , non se n ' avvalgono , o poco se ne curano , come se queste vicende , questi particolari non abbiano alcun valore e siano inutili e trascurabili . Ne fa tesoro invece l ' umorista . L ' oro , in natura , non si trova frammisto alla terra ? Ebbene , gli scrittori ordinariamente buttano via la terra e presentano l ' oro in zecchini nuovi , ben colato , ben fuso , ben pesato e con la loro marca e il loro stemma bene impressi . Ma l ' umorista sa che le vicende ordinarie , i particolari comuni , la materialità della vita in somma , così varia e complessa , contradicono poi aspramente quelle semplificazioni ideali , costringono ad azioni , ispirano pensieri e sentimenti contrarii a tutta quella logica armoniosa dei fatti e dei caratteri concepiti dagli scrittori ordinarii . E l ' impreveduto che è nella vita ? E l ' abisso che è nelle anime ? Non ci sentiamo guizzar dentro , spesso , pensieri strani , quasi lampi di follia , pensieri inconseguenti , inconfessabili finanche a noi stessi , come sorti davvero da un ' anima diversa da quella che normalmente ci riconosciamo ? Di qui , nell ' umorismo , tutta quella ricerca dei particolari più intimi e minuti , che possono anche parer volgari e triviali se si raffrontano con le sintesi idealizzatrici dell ' arte in genere , e quella ricerca dei contrasti e delle contradizioni , su cui l ' opera sua si fonda , in opposizione alla coerenza cercata dagli altri ; di qui quel che di scomposto , di slegato , di capriccioso , tutte quelle digressioni che si notano nell ' opera umoristica , in opposizione al congegno ordinato , alla composizione dell ' opera d ' arte in genere . Sono il frutto della riflessione che scompone . ” Se il naso di Cleopatra fosse stato più lungo , chi sa quali altre vicende avrebbe avuto il mondo ” . E questo se , questa minuscola particella che si può appuntare , inserire come un cuneo in tutte le vicende , quante e quali disgregazioni può produrre , di quanta scomposizione può esser causa , in mano d ' un umorista come , ad esempio , lo Sterne , che dall ' infinitamente piccolo vede regolato tutto il mondo ! Riassumendo : l ' umorismo consiste nel sentimento del contrario , provocato dalla speciale attività della riflessione che non si cela , che non diventa , come ordinariamente nell ' arte , una forma del sentimento , ma il suo contrario , pur seguendo passo passo il sentimento come l ' ombra segue il corpo . L ' artista ordinario bada al corpo solamente : l ' umorista bada al corpo e all ' ombra , e talvolta più all ' ombra che al corpo ; nota tutti gli scherzi di quest ' ombra , com ' esca ora s ' allunghi ed ora s ' intozzi , quasi a far le smorfie al corpo , che intanto non la calcola e non se ne cura . Nelle rappresentazioni comiche medievali del diavolo , troviamo uno scolare che per farsi beffe di lui gli dà ad acchiappare la propria ombra sul muro . Chi rappresentò questo diavolo non era certamente un umorista . Quanto valga un ' ombra l ' umorista sa bene : il Peter Schlemihl di Chamisso informi .
I VECCHI E I GIOVANI ( PIRANDELLO LUIGI , 1909 )
Narrativa ,
PARTE PRIMA CAPITOLO PRIMO La pioggia , caduta a diluvio durante la notte , aveva reso impraticabile quel lungo stradone di campagna , tutto a volte e risvolte , quasi in cerca di men faticose erte e di pendii meno ripidi . Il guasto dell ' intemperie appariva tanto più triste , in quanto , qua e là , già era evidente il disprezzo e quasi il dispetto della cura di chi aveva tracciato e costruito la via per facilitare il cammino tra le asperità di quei luoghi con gomiti e giravolte e opere or di sostegno or di riparo : i sostegni eran crollati , i ripari abbattuti , per dar passo a dirupate scorciatoje . Piovigginava ancora a scosse nell ' alba livida tra il vento che spirava gelido a raffiche da ponente ; e a ogni raffica , su quel lembo di paese emergente or ora , appena , cruccioso , dalle fosche ombre umide della notte tempestosa , pareva scorresse un brivido , dalla città , alta e velata sul colle , alle vallate , ai poggi , ai piani irti ancora di stoppie annerite , fino al mare laggiù , torbido e rabbuffato . Pioggia e vento parevano un ' ostinata crudeltà del cielo sopra la desolazione di quelle piagge estreme della Sicilia , su le quali Girgenti , nei resti miserevoli della sua antichissima vita raccolti lassù , si levava silenziosa e attonita superstite nel vuoto di un tempo senza vicende , nell ' abbandono d ' una miseria senza riparo . Le alte spalliere di fichidindia , ispide , carnute e stravolte , o le siepi di rovi secchi e di agavi , le muricce qua e là screpolate erano di tratto in tratto interrotte da qualche pilastro cadente che reggeva un cancello scontorto e arrugginito o da rozzi e squallidi tabernacoli , i quali , nella solitudine immobile , guardati dagl ' ispidi rami degli alberi gocciolanti , anziché conforto ispiravano un certo sgomento , posti com ' eran lì a ricordare la fede a viandanti ( per la maggior parte campagnuoli e carrettieri ) che troppo spesso , con aperta o nascosta ferocia , dimostravano di non ricordarsene . Qualche triste uccelletto sperduto veniva , col timido volo delle penne bagnate , a posarsi su essi ; spiava , e non ardiva mettere neppure un lamento in mezzo a tanto squallore . Vi strillava , al contrario ( almeno a prima vista ) , una giumenta bianca montata da un fantoccio in calzoni rossi e cappotto turchino . Se non che , a guardar bene , quella giumenta bianca si scopriva anch ' essa compassionevole : vecchia e stanca , sbruffava ogni tanto dimenando la testa bassa , come se non ne potesse più di sfangare per quello stradone ; e il cavaliere , che la esortava amorevolmente , pur in quella vivace uniforme di soldato borbonico , non appariva meno avvilito della sua bestia , le mani paonazze , gronchie dal freddo , e tutto ristretto in sé contro il vento e la pioggia . - Coraggio , Titina ! E intanto il fiocco del berretto a barca , di bassa tenuta , pendulo sul davanti , gli andava in qua e in là , quasi battendo la solfa al trotto stracco della povera giumenta . Dei rari passanti a piedi o su pigri asinelli qualcuno che ignorava come qualmente il principe don Ippolito Laurentano tenesse una guardia di venticinque uomini con la divisa borbonica nel suo feudo di Colimbètra , dove fin dal 1860 si era esiliato per attestare la sua fiera fedeltà al passato governo delle Due Sicilie , si voltava stupito e si fermava un pezzo a mirare quel buffo fantasma emerso dai velarii strappati di quell ' incerto crepuscolo , e non sapeva che pensarne . Passando innanzi allo stupore di questi ignoranti , Placido Sciaralla , capitano di quella guardia , non ostanti il freddo e la pioggia ond ' era tutto abbrezzato e inzuppato , si drizzava sulla vita per assumere un contegno marziale ; marzialmente , se capitava , porgeva con la mano il saluto a qualcuno di quei tabernacoli ; poi , chinando gli occhi per guardarsi le punte tirate su a forza e insegate dei radi baffetti neri ( indegni baffi ! ) sotto il robusto naso aquilino , cangiava l ' amorevole esortazione alla bestia in un : « Su ! su ! » imperioso , seguito da una stratta alla briglia e da un colpetto di sproni giunti , a cui talvolta Titina - mannaggia ! - sforzata così nella lenta vecchiezza , soleva rispondere dalla parte di dietro con poco decoro . Ma questi incontri , tanto graditi al capitano , avvenivano molto di rado . Tutti ormai sapevano di quel corpo di guardia a Colimbètra , e ne ridevano o se n ' indignavano . Il Papa in Vaticano con gli Svizzeri ; don Ippolito Laurentano , nel suo fèudo con Sciaralla e compagnia ! E Sciaralla , che dentro la cinta di Colimbètra si sentiva a posto , capitano sul serio , fuori non sapeva più qual contegno darsi per sfuggire alle beffe e alle ingiurie . Già cominciamo che tutti lo degradavano , chiamandolo caporale . Stupidaggine ! indegnità ! Perché lui comandava ben venticinque uomini ( ohè , venticinque ! ) e bisognava vedere come li istruiva in tutti gli esercizii militari e come li faceva trottare . E poi , del resto , scusate , tutti i signoroni non tengono forse nelle loro terre una scorta di campieri in divisa ? Veramente , dichiararsi campiere soltanto , scottava un po ' al povero Sciaralla , che « nasceva bene » e aveva la patente di maestro elementare e di ginnastica . Tuttavia , a colorar così la cosa s ' era piegato talvolta a malincuore , per non essere qualificato peggio . Campiere , sì . Campiere capo . - Caporale ? - Capo ! capo ! Che c ' entra caporale ? Ammettete allora che sia milizia ? Di chi ? come ? e perché vestita a quel modo ? Sciaralla si stringeva nelle spalle , socchiudeva gli occhi : - Un ' uniforme come un ' altra . Capriccio di Sua Eccellenza , che volete farci ? Con alcuni più crèduli , tal ' altra , si lasciava andare a confidenze misteriose : che il principe cioè , mal visto per le sue idee dal governo italiano , il quale - figurarsi ! - avrebbe alzato il fianco a saperlo morto assassinato o derubato senza pietà , avesse davvero bisogno nella solitudine della campagna di quella scorta , di cui egli , Sciaralla , indegnamente era capo . Restava però sempre da spiegare perché quella scorta dovesse andar vestita di quell ' uniforme odiosa - Boja , piuttosto ! - s ' era sentito più volte rispondere il povero Sciaralla , il quale allora pensava con un po ' di fiele quanto fosse facile al principe il serbare con tanta dignità e tanta costanza quel fiero atteggiamento di protesta , rimanendo sempre chiuso entro i confini di Colimbètra , mentre a lui e ai suoi subalterni toccava d ' arrischiarsi fuori a risponderne . Invano , a quattr ' occhi , giurava e spergiurava , che mai e poi mai , al tempo dei Borboni , avrebbe indossato quell ' uniforme , simbolo di tirannide allora , simbolo dell ' oppressione della patria ; e soggiungeva scotendo le mani : - Ma ora , signori miei , via ! Ora che siete voi i padroni ... Lasciatemi stare ! È pane . Dite sul serio ? Gli volevano amareggiare il sangue a ogni costo , fingendo di non comprendere che egli poi non era tutto nell ' abito che indossava ; che sotto quell ' abito c ' era un uomo come tutti gli altri costretto a guadagnarsi da vivere in qualche porca maniera . Con gli sguardi , coi sorrisi , componendo il volto a un ' aria di vivo interessamento ai casi altrui , cercava in tutti i modi di stornar l ' attenzione da quell ' abito ; poi , di tutte quelle arti che usava , di tutte quelle smorfie che faceva , si stizziva fieramente con se stesso , perché , a guardar quell ' abito senza alcuna idea , gli pareva bello , santo Dio ! e che gli stésse proprio bene ; e quasi quasi gli cagionava rimorso il dover fingersi afflitto di portarlo . Aveva sentito dire che su a Girgenti un certo « funzionario » continentale , barbuto e bilioso , aveva pubblicamente dichiarato con furiosi gesti , che una tale sconcezza , una siffatta tracotanza , un così patente oltraggio alla gloria della rivoluzione , al governo , alla patria , alla civiltà , non sarebbero stati tollerati in alcun ' altra parte d ' Italia , né forse in alcun ' altra provincia della stessa Sicilia , che non fosse questa di Girgenti , così ... così ... - e non aveva voluto dir come , a parole ; con le mani aveva fatto un certo atto . Oh Dio , ma proprio per lui , per quell ' uniforme borbonica dei venticinque uomini di guardia , tanto sdegno , tanto schifo ? O perché non badavan piuttosto codesti indignati al signor sindaco , ai signori assessori e consiglieri comunali e provinciali e ai più cospicui cittadini , che venivano a gara , tutti parati e impettiti , a fare ossequio a S . E . il principe di Laurentano , che li accoglieva nella villa come un re nella reggia ? E Sciaralla non diceva dell ' alto clero con monsignor vescovo alla testa , il quale , si sa , per un legittimista come Sua Eccellenza , poteva considerarsi naturale alleato . Sciaralla gongolava e gonfiava per tutte queste visite ; e nulla gli era più gradito che impostarsi ogni volta su l ' attenti e presentar le armi . Se veniva monsignore , se veniva il sindaco , la sentinella chiamava dal cancello il drappelletto dal posto di guardia vicino , e un primo saluto , là , in piena regola , con un bel fracasso d ' armi , levate e appiedate di scatto ; un altro saluto poi , sotto le colonne del vestibolo esterno della villa , al richiamo dell ' altra sentinella del portone . Rispetto al salario , era così poco il da fare , che tanto lui quanto i suoi uomini se ne davano apposta , cercandone qua e là il pretesto ; e una delle faccende più serie erano appunto questi saluti alla militare , i quali servivano a meraviglia a toglier loro l ' avvilenza di vedersi , così ben vestiti com ' erano , inutili affatto . In fondo , con tali e tanti protettori , Sciaralla avrebbe potuto ridersi della baja che gli dava la gente minuta , se , come tutti i vani , non fosse stato desideroso d ' esser veduto e accolto da ognuno con grazia e favore . Non sapeva ridersene poi , e anzi da un pezzo in qua ne era anche più d ' un po ' costernato , per un ' altra ragione . C ' era una chiacchiera in paese , la quale di giorno in giorno si veniva sempre più raffermando , che tutti gli operaj delle città maggiori dell ' isola , e le contadinanze e , più da presso nei grossi borghi dell ' interno , i lavoratori delle zolfare si volessero raccogliere in corporazioni o , come li chiamavano in fasci , per ribellarsi non pure ai signori , ma a ogni legge , dicevano , e far man bassa di tutto . Più volte , essendo di servizio nell ' anticamera , ne aveva sentito discutere nel salone . Il principe ne dava colpa , s ' intende , al governo usurpatore che prima aveva gabbato le popolazioni dell ' isola col lustro della libertà e poi la aveva affamata con imposte e manomissioni inique ; gli altri gli facevano coro ; ma monsignor vescovo pareva a Sciaralla che meglio di tutti sapesse scoprir la piaga . Il vero male , il più gran male fatto dal nuovo governo non consisteva tanto nell ' usurpazione che faceva ancora e giustamente sanguinare il cuore di S . E . il principe di Laurentano . Monarchie , istituzioni civili e sociali : cose temporanee ; passano ; si farà male a cambiarle agli uomini o a toglierle di mezzo , se giuste e sante ; sarà un male però possibilmente rimediabile . Ma se togliete od oscurate agli uomini ciò che dovrebbe splendere eterno nel loro spirito : la fede , la religione ? Orbene , questo aveva fatto il nuovo governo ! E come poteva più il popolo starsi quieto tra le tante tribolazioni della vita , se più la fede non gliele faceva accettare con rassegnazione e anzi con giubilo , come prova e promessa di premio in un ' altra vita ? La vita è una sola ? questa ? le tribolazioni non avranno un compenso di là , se con rassegnazione sopportate ? E allora per qual ragione più accettarle e sopportarle ? Prorompa allora l ' istinto bestiale di soddisfare quaggiù tutti i bassi appetiti del corpo ! Parlava proprio bene , Monsignore . La vera vera ragione di tutto il male era questa . Insieme però con Monsignore che veramente , ricco com ' era , sentiva poco le tribolazioni della vita , Sciaralla avrebbe voluto che tutti i poveri la riconoscessero , questa ragione . Ma non riusciva a levarsi dal capo un vecchierello mendico , presentatosi un giorno al cancello della villa col rosario in mano , il quale , stando ad aspettar l ' elemosina e sentendo un lungo brontolio nel suo stomaco , gli aveva fato notare con un mesto sorriso : - Senti ? Non te lo dico io ; te lo dice lui che ha fame ... La costernazione di Sciaralla , per quel grave pericolo che sovrastava a tutti i signori , proveniva più che altro dalla sicurezza con cui il principe , là nel salone , pareva lo sfidasse . Riposava certo su lui e sul valore e la devozione dei suoi uomini quella sicurezza del principe , al quale poteva bastare che dicesse di non aver paura , lasciando poi agli altri il pensiero del rimanente . Fortuna che finora lì a Girgenti nessuno si moveva , né accennava di volersi muovere ! Paese morto . Tanto vero - dicevano i maligni - che vi regnavano i corvi , cioè i preti . L ' accidia , tanto di far bene quanto di far male , era radicata nella più profonda sconfidenza della sorte , nel concetto che nulla potesse avvenire , che vano sarebbe stato ogni sforzo per scuotere l ' abbandono desolato , in cui giacevano non soltanto gli animi , ma anche tutte le cose . E a Sciaralla parve di averne la prova nel triste spettacolo che gli offriva , quella mattina , la campagna intorno e quello stradone . Aveva già attraversato il tratto incassato nel taglio perpendicolare del lungo ciglione su cui sorgono aerei e maestosi gli avanzi degli antichi Tempii akragantini . Si apriva là , un tempo , la Porta Aurea dell ' antichissima città scomparsa . Ora egli ranchettava giù per il pendìo che conduce alla vallata di Sant ' Anna , per la quale scorre , intoppando qua e là , un fiumicello di povere acque : l ' Hypsas antico , ora Drago , secco d ' estate e cagione di malaria in tutte le terre prossime , per le trosce stagnanti tra gl ' ispidi ciuffi del greto . Impetuoso e torbido per la grande acquata della notte scorsa , investiva laggiù , quella mattina , il basso ponticello uso , d ' estate , ad accavalciare i ciottoli e la rena . Veramente da quella triste contrada maledetta dai contadini , costretti a dimorarvi dalla necessità , macilenti , ingialliti , febbricitanti , pareva spirasse nello squallore dell ' alba un ' angosciosa oppressione di cui anche i rari alberi che vi sorgevano fossero compenetrati : qualche centenario olivo saraceno dal tronco stravolto , qualche mandorlo ischeletrito dalle prime ventate d ' autunno . - Che acqua , eh ? - s ' affrettava a dire capitan Sciaralla , imbattendosi lungo quel tratto nella gente di campagna o nei carrettieri che lo conoscevano , per prevenire beffe e ingiurie , e dava di sprone alla povera Titina . Non a caso però , quel giorno , metteva avanti la pioggia della notte scorsa . Trottando e guardando nel cielo la nera nuvolaglia sbrendolata e raminga , pensava proprio a essa per trovarvi una scusa che gli quietasse la coscienza , avendo trasgredito a un ordine positivo ricevuto la sera avanti dal segretario del principe : l ' ordine di recare sul tamburo una lettera a don Cosmo Laurentano , fratello di don Ippolito , che viveva segregato anche lui nell ' altro fèudo di Valsanìa , a circa quattro miglia da Colimbètra . Sciaralla non se l ' era sentita d ' avventurarsi a quell ' ora , con quel tempo da lupi , fin laggiù ; aveva pensato che Lisi Prèola , il vecchio segretario , avendo una forca di figliuolo che aspirava a diventar capitano della guardia , non cercava di meglio che mandar lui Sciaralla all ' altro mondo ; che però forse quella lettera non richiedeva tale urgenza ch ' egli rischiasse di rompersi il collo per una via scellerata , al bujo , sotto la pioggia furiosa , tra lampi e tuoni ; e che infine avrebbe potuto aspettar l ' alba e partir di nascosto , senza rinunziare per quella sera alla briscola nella casermuccia sul greppo dello Sperone , dove si riduceva coi tre compagni graduati a passar la notte , dandosi il cambio ogni tre ore nella guardia . L ' uscir di Colimbètra era sempre penoso per capitan Sciaralla , ma una vera spedizione allorché doveva recarsi a Valsanìa , dove ogni volta gli toccava d ' affrontar paziente l ' odio d ' un vecchio energumeno , terrore di tutte le contrade circonvicine , chiamato Mauro Mortara , il quale , approfittando della dabbenaggine di don Cosmo , a cui certo i libracci di filosofia avevano sconcertato il cervello , vi stava da padrone , né sopra di lui riconosceva altra signoria . - Coraggio , coraggio , Titina ! - sospirava pertanto Sciaralla , ogni qual volta gli si presentava alla mente la figura di quel vecchio : basso di statura , un po ' curvo , senza giacca , con una ruvida camicia d ' albagio di color violaceo a quadri rossi aperta sul petto irsuto , un enorme berretto villoso in capo , ch ' egli da se stesso s ' era fatto dal cuojo d ' un agnello , la cui concia col sudore gli aveva tinti di giallo i lunghi cernecchi e , ai lati , l ' incolta barba bianca : comico e feroce , con due grosse pistole sempre alla cintola , anche di notte , poiché si buttava a dormir vestito su uno strapunto di paglia per poche ore soltanto : a settantasette anni sveglio ancora e robusto , più che un giovanotto di venti . - E non morrà mai ! - sbuffava Sciaralla . - Sfido ! che gli manca ? Dopo tant ' anni è considerato come parte della famiglia anche da don Ippolito , che è tutto dire . Con don Cosmo per poco non si dànno del tu . E ripensava , proseguendo la via , alle straordinarie avventure di quell ' uomo che , al Quarantotto , aveva seguito nell ' esilio a Malta il principe padre , don Gerlando Laurentano , il quale gli s ' era affezionato fin da quando , privato del grado di gentiluomo di camera , chiave d ' oro , per uno scandalo di corte a Napoli , sera ritirato a Valsanìa , dove il Mortara era nato , figlio di poveri contadini , contadinotto anche lui , anzi guardiano di pecore , allora . A un ' avventura segnatamente , tra le tante , si fermava il pensiero di Placido Sciaralla : a quella che aveva procurato al Mortara il nomignolo di Monaco ; avventura dei primi tempi , avanti al Quarantotto , quando a Valsanìa , attorno al vecchio principe di Laurentano , acceso di vendetta dopo quello scandalo di corte a Napoli , si radunavano di nascosto , venendo da Girgenti , i caporioni del comitato rivoluzionario . Mauro Mortara faceva la guardia ai congiurati a piè della villa . Ora una volta un frate francescano ebbe la cattiva ispirazione di avventurarsi fin là per la questua . Il Mortara , chi sa perché , lo prese per una spia ; e senza tante cerimonie lo afferrò , lo legò , lo tenne appeso a un albero per tutto un giorno ; alla notte lo sciolse e lo mandò via ; ma tanta era stata la paura , che il frate non poté più riaversene e ne morì poco dopo . Quest ' avventura era più viva delle altre nella memoria di Sciaralla , non solo perché in essa Mauro Mortara si mostrava , come a lui piaceva crederlo , feroce , ma anche perché l ' albero , a cui il francescano era stato appeso , era ancora in piedi presso la villa , e Mauro non tralasciava mai d ' indicarglielo , accompagnando il cenno con un muto ghigno e un lieve tentennar del capo , atteggiato il volto di schifo nel vedergli addosso quell ' uniforme borbonica . - Coraggio , coraggio , Titina ! Conveniva soffrirseli in pace gli sgarbi e i raffacci di quel vecchio . Il quale , sì , guaj e rischi d ' ogni sorta ne aveva toccati e affrontati in vita sua , senza fine ; ma che fortuna , adesso , servire sotto don Cosmo che non si curava mai di nulla , fuori di quei suoi libracci che lo tenevano tutto il giorno vagante come in un sogno per i viali di Valsanìa ! Che differenza tra il principe suo padrone e questo don Cosmo ! che differenza poi tra entrambi questi fratelli e la sorella donna Caterina Auriti , che viveva - vedova e povera - a Girgenti ! Da anni e anni tutti e tre erano in rotta tra loro . Donna Caterina Laurentano aveva seguito lei sola le nuove idee del padre ; e poi si diceva che , da giovinetta , aveva recato onta alla famiglia , fuggendo di casa con Stefano Auriti , morto poi nel Sessanta , garibaldino , nella battaglia di Milazzo , mentre combatteva accanto al Mortara e al figlio don Roberto , che ora viveva a Roma e che allora era ragazzo di appena dodici anni , il più piccolo dei Mille . Figurarsi , dunque , se il principe poteva andar d ' accordo con quella sorella ! Ma con Cosmo , intanto , perché no ? Questi , almeno apparentemente , non aveva mai parteggiato per alcuno . Ma forse non approvava la protesta del fratello maggiore contro il nuovo Governo . Chi aveva però ragione di loro due ? Il padre , prima che liberale , era stato borbonico , gentiluomo di camera e chiave d ' oro : che meraviglia , dunque , se il figlio , stimando fedifrago il padre , s ' era serbato fedele al passato Governo ? Meritava anzi rispetto per tanta costanza : rispetto e venerazione ; e non c ' era nulla da ridire , se voleva che tutti sapessero com ' egli la pensava , anche dal modo con cui vestiva i suoi dipendenti . Sissignori , sono borbonico ! ho il coraggio delle mie opinioni ! Un toffo di terra arrivò a questo punto alle spalle di capitan Sciaralla , seguíto da una sghignazzata . Il capitano diè un balzo sulla sella e si voltò , furente . Non vide nessuno . Da una siepe sopra l ' arginello venne fuori però questa strofetta , declamata con tono derisorio , lento lento : Sciarallino , Sciarallino , dove vai con tanta boria sul ventoso tuo ronzino ? Sei scappato dalla storia , Sciarallino , Sciarallino ? Capitan Sciaralla riconobbe alla voce Marco Prèola , il figlio scapestrato del segretario del principe , e sentì rimescolarsi tutto il sangue . Ma , subito dopo , il Prèola gli apparve in tale stato , che le ciglia aggrottate gli balzarono fino al berretto e la bocca serrata dall ' ira gli s ' aprì dallo stupore . Non pareva più un uomo , colui : salvo il santo battesimo , un porco pareva , fuori del brago , ritto in piedi , cretaceo e arruffato . Con le gambe aperte , buttato indietro sulle reni a modo degli ubriachi , il Prèola seguitò da lassù a declamare con ampii e stracchi gesti : Oppur vai , don Chisciottino , all ' assalto d ' un molino ? od a caccia di lumache t ' avventuri col mattino , così rosso nelle brache , nel giubbon così turchino , Sciarallino , Sciarallino ? - Quanto sei caro ! - sbuffò Sciaralla , allungando una mano alle terga , ove la mota gli s ' era appiastrata . Marco Prèola si calò giù , sul sedere , dall ' arginello lubrico di fango , e gli s ' accostò . - Caro ? No , - disse , - mi vendo a buon mercato ! Ti piace la poesia ? Bella ! E séguita , sai ? La stamperò su L ' Empedocle domenica ventura . Capitan Sciaralla stette ancora un pezzo a guardarlo , col volto contratto , ora , in una smorfia tra di schifo e di compassione . Sapeva che colui andava soggetto ad attacchi d ' epilessia ; che spesso vagava di notte come un cane randagio e spariva per due o tre giorni finché non lo ritrovavano come una bestia morta , con la faccia a terra e la bava alla bocca , o su al Culmo delle Forche o su la Serra Ferlucchia o per le campagne . Gli vide la faccia gonfia , deturpata da una livida cicatrice su la gota destra , dall ' occhio alla bocca , con pochi peli ispidi biondicci sul labbro e sul mento ; gli guardò il vecchio cappelluccio stinto e roccioso , che non arrivava a nascondergli la laida calvizie precoce ; notò che calvo era anche di ciglia ; ma non poté sostenere lo sguardo di quegli occhi chiari , verdastri , impudenti , in cui tutti i vizii pareva vermicassero . Cacciato dalla scuola militare di Modena , il Prèola era stato a Roma circa un anno nella redazione d ' un giornalucolo di ricattatori ; scontata una condanna di otto mesi di carcere , aveva tentato di uccidersi buttandosi giù da un ponte nel Tevere ; salvato per miracolo , era stato rimpatriato dalla questura , e ora viveva alle spalle del padre , a Girgenti . - Che hai fatto ? - gli domandò Sciaralla . Il Prèola si guardò l ' abito cretoso addosso , e con un ghigno frigido rispose : - Niente . Un insultino ... Con le mani aggiunse un gesto per significare che s ' era voltolato per terra . Poi , all ' improvviso , cangiando aria e tono , gli ghermì un braccio e gli gridò : - Qua la lettera ! So che l ' hai ! - Sei matto ? - esclamò Sciaralla con un soprassalto , tirandosi indietro . Il Prèola scoppiò a ridere sguajatamente . - Mi serve soltanto per annusarla . Càvala fuori . Voglio sentire se sa odor di confetti . Animale , non sai che il tuo padrone sposa ? Sciaralla lo guardò , stordito . - Il principe ? - Sua Eccellenza , già ! Non credi ? Scommetto che la lettera parla di questo . Il principe annunzia le prossime nozze al fratello . Non hai visto monsignor Montoro ? È lui il paraninfo ! Veramente monsignor Montoro in quegli ultimi giorni s ' era fatto vedere molto più di frequente a Colimbètra . Che fosse vero ? Sciaralla si sforzò d ' impedire che quella notizia incredibile , di un avvenimento così inopinato , gli accendesse in un lampo la visione di splendide feste , di una gaja animazione nuova in quel silenzioso , austero ritiro ; la speranza di regali per la bella comparsa che avrebbe fatto coi suoi uomini e il servizio inappuntabile che avrebbe disimpegnato ... Ma il principe , possibile ? così serio ... alla sua età ? E poi , come prestar fede al Prèola ? Cercando di nascondere la meraviglia e la curiosità con un sorriso di diffidenza , gli domandò : - E chi sposa ? - Se mi dài la lettera , te lo dico , - rispose quello . - Domani ! Va ' là ! Ho capito . E Sciaralla si spinse col busto per cacciar la giumenta . - Aspetta ! - esclamò il Prèola , trattenendo Titina per la coda . - M ' importa assai delle nozze , e che tu non ci creda ! Forse ... vedi ? questo mi premerebbe più di sapere ... forse il principe parla al fratello delle elezioni , della candidatura del nipote . Non sai neanche questo ? Non sai che Roberto Auriti , « il dodicenne eroe » , si presenta deputato ? - So un corno io ; chi se n ' impiccia ? - fece Sciaralla . - Non abbiamo l ' on . Fazello per deputato ? - Non lo dico io che siete fuori della storia , vojaltri , a Colimbètra ! - ghignò il Prèola . - Abbiamo le elezioni generali , e Fazello non si ripresenta , somaro , per la morte del figliuolo ! - Del figliuolo ? Se è scapolo ! Il Prèola tornò a ridere sguajatamente . - E che uno scapolo , uomo di chiesa per giunta , non può aver figliuoli ? Bestione ! Avremo l ' Auriti , sostenuto dal governo , contro l ' avvocato Capolino . Fiera lotta , singolar tenzone ... Dammi la lettera ! Sciaralla diede una spronata a Titina e con uno sfaglio si liberò del Prèola . Questi allora gli tirò dietro una e due sassate ; stava per tirargli la terza , quando dalla svoltata si levò una voce rabbiosa : - Ohè , corpo di ... Chi tira ? E un ' altra voce , rivolta evidentemente a Sciaralla che fuggiva : - Vergògnati ! Fantoccio ! Ignorante ! Buffone ! E dalla svoltata apparvero sotto un ombrellaccio verde sforacchiato , stanchi e inzaccherati , i due inseparabili Luca Lizio e Nocio Pigna , o , come tutti da un pezzo li chiamavano , Propaganda e Compagnia : quegli , uno spilungone ispido e scialbo , con un pajo di lenti che gli scivolavano di traverso sul naso , stretto nelle spalle per il freddo e col bavero della giacchettina d ' estate tirato su ; questi , tozzo , deforme , dal groppone sbilenco , con un braccio penzolante quasi fino a terra e l ' altro pontato a leva sul ginocchio , per reggersi alla meglio . Erano i due rivoluzionarii del paese . Capitan Sciaralla credeva a torto che nessuno si movesse a Girgenti . Si movevano loro , Lizio e Pigna . È vero che , l ' uno e l ' altro , quella mattina , così bagnati e intirizziti , sotto quell ' ombrello sforacchiato , non davano a vedere che potessero esser molto temibili le loro imprese rivoluzionarie . Nessuno poteva vederlo meglio di Marco Prèola , il quale avendo già da un pezzo abbandonato al caso la propria vita , tenuta per niente da lui stesso più che dagli altri e senza più né affetti né fede in nulla , sciolta non pur d ' ogni regola , ma anche d ' ogni abitudine e gettata in preda a ogni capriccio improvviso e violento , tutto vedeva buffo e vano e tutto e tutti derideva , sfogando in questa derisione le scomposte energie non comuni dell ' animo esacerbato . Sapeva che , tre giorni addietro , quei due si erano recati alla marina di Porto Empedocle a catechizzare i facchini addetti all ' imbarco dello zolfo , gli scaricatori , gli stivatori , i marinaj delle spigonare , i carrettieri , i pesatori , per raccoglierli in fascio . Vedendoli di ritorno a quell ' ora , in quello stato , arricciò il naso , si fermò in mezzo allo stradone ad aspettarli per accompagnarsi con loro fino a Girgenti ; quando gli furon vicini , aprì le braccia , quasi per reggere un fiasco , di que ' grossi , e disse loro : - Andiamo ; niente : lo porto io . Il Pigna si fermò e , sforzandosi di dirizzarsi meglio sul braccio , squadrò con disprezzo il Prèola . Il corpo , tutto groppi e nodi ; ma una faccia da bambolone aveva , senza un pelo , arrossata sulle gote dal salso che gli aveva dato fuori alla pelle , e un pajo d ' occhi neri , smaltati e mobilissimi da matto , sotto un cappellaccio tutto sbertucciato , che lo faceva somigliare a uno di quei fantocci che schizzan su dalle scàtole a scatto . Marco Prèola lo chiamò con un vezzeggiativo dispettosamente bonario , e gli disse ammiccando : - Nociarè , non te n ' avere a male ! Mondaccio laido è questo , d ' ingrati . Marinaj , piedi piatti . Oh , e chiudi il paracqua , Luca ! Dio ci manda l ' acqua , e non te ne vuoi profittare ? Laviamoci il visino , così ... E levò la faccia fangosa verso il cielo . Spruzzolava ancora dalle nuvole che s ' imporporavano negli orli frastagliati , correndo incontro al sole che stava per levarsi , un ' acquerugiola gelida e pungente . - Che son aghi ? - gridò , sbruffando come un cavallo , squassando la testa e buttandosi apposta addosso al Pigna . Sozzo com ' era già da capo a piedi e tutto fradicio di pioggia , si sentiva ormai libero da ogni angustia di guardarsi dall ' acqua e dalla zàcchera , e provava la voluttà , sguazzando nel fango senza più impaccio né ritegno , di potere insozzarne gli altri impunemente . - Scànsati ! - gli gridò il Pigna . - Chi ti cerca ? chi ti vuole ? chi ti ha dato mai confidenza ? Il Prèola , senza scomporsi , gli rispose : - Quanto mi piaci arrabbiato ! Creta madre , caro mio . Te ne volevo attaccare un po ' ... Mi scansi ? Poi ti lagni degli altri , che sono ingrati . - Ci vuole una faccia ... - brontolò il Pigna , rivolto al Lizio . Ma questi andava chiuso in sé , non curante e accigliato . Diede una spallata , come per dire che non voleva esser frastornato dai suoi pensieri , e avanti . Il Prèola li seguì un pezzo in silenzio , un po ' discosto , guardando ora l ' uno ora l ' altro . Aveva nelle viscere la smania di fare qualche cosa , quella mattina ; non sapeva quale , si sarebbe messo a urlare come un lupo . Per non urlare , apriva la bocca , si cacciava una mano sui denti e tirava fin quasi a slogarsi la mascella ; poi sospirava o si scrollava tutto in un fremito animalesco . Poteva solo sfogarsi con quei due ; ma , a stuzzicare il Lizio , che gusto c ' era ? Disperatonaccio come lui e , per giunta , con la testa piena di fumo . Due disgrazie , una sopra l ' altra , il suicidio del padre , bravo avvocato ma di cervello balzano , poi quello del fratello , gli avevano cattivato in paese una certa simpatia , mista di costernazione , e anche un certo rispetto . Studiava molto e parlava poco , anzi non parlava quasi mai . La ragione c ' era , veramente : gli mancava quasi mezzo alfabeto . Di lui si poteva ridere soltanto per questo : che aveva trovato nel Pigna il suo organetto ; e organetto e sonatore , ogni volta , ai comizii , comparivano insieme . Se il Pigna stonava , egli lo rimetteva in tono , serio serio , tirandolo per la manica . Rivoluzione sociale ... fratellanza dei popoli ... rivendicazione dei diritti degli oppressi ... parole grandi , insomma ! E forse perciò , distratto , s ' era attaccato intanto a un tozzo di pane faticato da altri per lui . Faceva benone , oh ! Solo che , con questo po ' po ' di freddo ... - Una caffettierina , volesse Iddio ! - invocò con improvviso scatto il Prèola , levando le braccia . - Tre pezzetti di zucchero , un vasetto di panna , quattro fettine di pane abbruscato . Oh animucce sante del Purgatorio ! Luca Lizio si voltò , brusco , a guatarlo . Proprio a una tazzina di caffè pensava in quel momento , così accigliato ; e la vedeva , e se ne inebriava quasi in sogno , aspirandone il fumante aroma ; e stringeva in tasca , nel desiderio che lo struggeva , il pugno intirizzito . Partito a bujo , e sconfitto , da Porto Empedocle , sentiva un freddo da morire ; non gli pareva l ' ora d ' arrivare . Avvilito da quel bisogno meschino , si vedeva misero , degno di conforto , d ' un conforto che sapeva di non poter trovare in nessuno . Poc ' anzi , tra quel fantoccio fuggito di là su la giumenta bianca e il Prèola fermo più su ad aspettare con un ghigno rassegato sulle labbra , aveva avuto lui stesso un ' improvvisa strana impressione di sé , che gli era penetrata fino a toccare e sommuovere dal fondo del suo essere un sentimento finora sconosciuto , quasi di stupore per tutti i suoi sdegni , per tutte le sue furie ardenti , le quali a un tratto gli s ' erano scoperte , come da lontano , folli e vane , là in mezzo a quella scena di desolato squallore . Nella magrezza miserabile del suo corpo tremante di freddo e pur madido di un sudorino vischioso , s ' era veduto simile a quegli alberi che s ' affacciavano dalle muricce , stecchiti e gocciolanti . Gocciolavano anche a lui per il freddo la punta del naso e gli occhi miopi dietro le lenti . S ' era ristretto in sé ; e , quasi quell ' impressione , toccato il fondo del suo essere e vanita in quello stupore , gli si fosse ora serrata attorno come un ' irta angustia , s ' era sentito tutto dolere : doler le tempie schiacciate , le aguzze sporgenze delle scapole , su cui la stoffa della giacchettina d ' estate aveva preso il lustro , e i polsi scoperti dalle maniche troppo corte e i piedi bagnati entro le scarpe rotte . E tutto ora gli pareva un di più , una soperchieria crudele : ogni nuova pettata di quello stradone divenuto una fiumara di creta ; la cruda luce dell ' alba che , non ostante la cupezza di quelle nuvole , si rifletteva su la motriglia e lo abbagliava ; ma sopra tutto la compagnia di quel tristo , da capo a piedi imbrattato di fango , fango fuori , fango dentro , che stuzzicava il Pigna a parlare . Avvezzo ormai da anni a star zitto , provava uno stordimento a mano a mano più confuso per quel suo silenzio che , all ' insaputa di tutti , si nutriva e s ' accresceva dentro di lui di certe stravaganti impressioni , come quella di poc ' anzi , che non avrebbe potuto esprimere neppure a se stesso , se non a costo di togliere ogni credito e ogni fiducia all ' opera sua . Marco Prèola , intanto , seguitava a dire , quasi tra sé : - Io , va bene ; che sono io ? un vagabondo ; mi merito questo e altro . Ma vedete Domineddio che tempo pensa di fare , quando sono in cammino per una santa missione due poveri umanitarii che una turba irriverente ha cacciato via , di notte , a nerbate ! Il Pigna accennò di fermarsi , fremente ; ma Luca Lizio lo tirò via con uno strappo alla manica e un grugnito rabbioso . - Nerbate ... ma bada , sai ! - masticò quello tra i denti . - Gliele darei io , le nerbate ... - E da te me le piglierei , Nociarè , - s ' affrettò a dirgli il Prèola con un inchino , - perché tu , non sembri , ma sei un eroe . Puzzi , mannaggia , ma sei un eroe ; e quando te lo dico io ci puoi credere . Il popolo non ti può capire . Non può capire la tua idea , perché per disgrazia l ' idea non ha occhi , non ha gambe , e non ha bocca . Parla e si muove per bocca e con le gambe degli uomini . Se dici , poniamo : « Popolo , l ' umanità cammina ! T ' insegnerò io a camminare ! » - son capaci di guardarti le cianche , come le butti : « Ma guarda un po ' , chi vuole insegnarci a camminare ! » . - Pezzo d ' asino ! - sbottò Propaganda , non potendo più tenersi . - E non si chiama ragionare coi piedi , codesto ? - Io ? Il popolo ! - rimbeccò il Prèola . - Il Popolo , per tua norma , - ribatté il Pigna , roteando gli occhi da matto ; ma subito si trattenne . - Non lo nominare , il Popolo ; non sei degno neanche di nominarlo , tu , il Popolo ! Troppe cose ha capito il Popolo , caro mio , per tua norma ; e prima di tutte questa : che i tuoi patrioti lo ingannarono ... - I miei ? - fece il Prèola , ridendo . - I tuoi , quelli che lo spinsero a fare la rivoluzione del Sessanta , promettendo l ' età dell ' oro ! I patrioti e i preti . Noi , caro mio , per tua norma , gli dimostriamo , quattr ' e quattr ' otto e con le prove alla mano , che ... capisci ? per virtù della sua stessa forza , capisci ? per virtù , dico bene , della sua stessa forza , non per concessione d ' altri , esso può , se vuole , migliorare le sue condizioni . - Meglio sarebbe per forza della sua virtù , - osservò , placido , il Prèola . Il Pigna lo guardò , stordito . Ma subito quello s ' affrettò a tranquillarlo : - Niente , non ci badare . Giuoco di parole ! - Per virtù ... per virtù della sua stessa forza , - ribatté a bassa voce , non più ben sicuro il Pigna , rivolgendosi al Lizio per consigliarsi con gli occhi di lui se aveva detto bene ; e seguitò , un po ' sconcertato : - Migliorare , sissignore , questo iniquo ordinamento economico , dove uomini vivono ... cioè , no ... oppure , sì ... uomini vivono senza lavorare , e uomini , pur lavorando , non vivono ! Capisci ? Noi diciamo al Popolo : « Tu sei tutto ! Tu puoi tutto ! Unìsciti e detta la tua legge e il tuo diritto ! » . - Bravissimo ! - esclamò il Prèola . - Permetti che parli io , adesso ? - La tua legge e il tuo diritto ! - ripeté ancora una volta il Pigna , furioso . - Parla , parla . - E non t ' offendi ? - Non m ' offendo : parla . - Fosti , sì o no , sagrestano fino a poco tempo fa ? Propaganda si voltò di nuovo a guardarlo , stordito . - Che c ' entra questo ? E il Prèola , placido : - Hai promesso di non offenderti ! Rispondi . - Sagrestano , sissignore , - riconobbe il Pigna , coraggiosamente . - Ebbene ? Che vuoi dire con ciò ? Che ho cambiato colore ? - No , che colore ! Lascia stare . Al massimo , casacca . - Ho imparato a conoscere i preti , ecco tutto ! - E a far figliuoli , - raffibbiò il Prèola : - sette figlie femmine , tutte di fila ; lo puoi negare ? Nocio Pigna si fermò per la terza volta a guatarlo . Aveva promesso di non offendersi . Ma dove voleva andare a parare con quell ' interrogatorio ? Aveva perduto il posto alla chiesa , perché una delle figliuole , la maggiore , e un certo canonico Landolina ... - Col patto , oh , di non toccare certi tasti , - lo prevenne , scombujandosi e abbassando gli occhi . - No no no , - disse precipitosamente il Prèola , con una mano al petto . - Senti , Nocio , io sono , a giudizio de ' savi universale , quel che si dice un farabutto . Va bene ? Sono stato otto mesi dentro ... figùrati ! E vedi qua ? - soggiunse , indicando la cicatrice sulla gota . - Quando mi buttai a fiume , come dicono a Roma ... Già ! ... Figùrati dunque se certe cose mi possono fare impressione ! Sai , anzi , che mi fa impressione ? Che tu , a quella disgraziata ... - Non tocchiamo , t ' ho detto , certi tasti . - Caro mio ! - sospirò il Prèola , socchiudendo gli occhi . - Ti faccio una confidenza . Quelli che combatto sono i soli per cui abbia una certa stima . Ma questi tali , per le mie ... diciamo disgrazie , non vogliono averne di me , e non mi vorrebbero lasciar vivere . Qui sbagliano . Vivere debbo ! E per vivere , sto coi preti . Gli uomini non perdonano ; Dio invece , a detta dei preti , m ' ha da un pezzo perdonato ; e con questa scusa si servono di me . Guarda , oh , che piazza , Nocio ! - aggiunse , buttandosi indietro il cappelluccio per mostrare la fronte . - E ce n ' ho , dentro , sai ! Se le cose mi fossero andate per il loro verso ... Basta , lasciamo stare . Io , voi ... tutto ... ma guardate ! Fango . Ci stiamo tutti e tre , coi piedi affondati ; ebbene , parliamoci chiaro , in nome di Dio , diciamoci le cose come sono , senza vestirle di frasi , nude ; pigliamoci questo piacere ! Io sono un porco , sì , ma tu che sei , Nociarè ? che lavoro è il tuo , me lo dici ? Pàssati una mano sulla coscienza : tu non lavori ! - Io ? - esclamò il Pigna , stupito più che offeso dell ' ingiustizia , allungando il braccio e ripiegandolo sul petto con l ' indice teso . - Lavori per la causa ? Frase ! - ribatté il Prèola , pronto . - T ' ho pregato : la verità nuda ! Poi te la vesti a casa come vuoi , per quietarti la coscienza . Lavoravi ... ti cacciarono via dalla chiesa ; poi , da un banco di lotto ... Calunnia , lo so ! Ma pure , se davvero ti fossi messo in tasca i bajocchi dei gonzi che venivano a giocare al botteghino , credi che per me avresti fatto male ? Benone avresti fatto ! Ma ora che fai ? Lavorano le tue figliuole , e tu mangi e predichi . E qua , quest ' altro San Luca evangelista ... Come lo chiamate ? Amore libero . Va bene : frase ! Il fatto è che s ' è messo con un ' altra delle tue figliuole , e ... Luca Lizio , a questo punto , livido e scontraffatto , si avventò con le braccia protese alla gola del Prèola . Ma questi si trasse indietro , ridendo , finché poté ghermirgli i polsi e respingerlo senza furia . - Ma va ' ! - gli gridò , con un lustro di gioja maligna negli occhi e nei denti . - Io sto dicendo la verità . - Lascialo perdere ! - s ' interpose il Pigna , a sua volta trattenendo Luca Lizio e riavviandosi . - Non vedi che fa professione di mosca canina ? - Canina , già : gli ho punzecchiato la nudità , - sghignò il Prèola . - E con questo freddo ... Sì sì , meglio nasconderla ! Volevo spiegarti soltanto , caro Nocio , senza offenderti , perché non puoi fare effetto . - Perché questo è un paese di carogne ! - gridò il Pigna , voltandosi a fulminarlo con tanto d ' occhi . - D ' accordo ! - approvò subito il Prèola . - E io , piú carogna di tutti . D ' accordo ! Ma tu non lavori : le tue figliuole lavorano , e Luca mangia e studia , e tu mangi e predichi . Studiare , predicare : parole . La sostanza è il boccone che si mangia . Vorrei sapere come non vi strozza , pensando che le tue figliuole sgobbano a cucire e non dormono la notte per procurarvelo . Il Pigna finse di non udire ; scrollò più volte il capo e brontolò tra sé , di nuovo : - Paese di carogne ! Va ' ad Aragona , a due passi da Girgenti ; va ' a Favara , a Grotte , a Casteltermini , a Campobello ... Paesi di contadini e solfaraj , poveri analfabeti . Quattromila , soltanto a Casteltermini ! Ci sono stato la settimana scorsa ho assistito all ' inaugurazione del Fascio . - Col lumino acceso davanti alla Madonna ? - domandò il Prèola . - Altro è Dio , altro il prete , imbecille ! - rispose alteramente il Pigna . - E le trombe che suonano la fanfara reale ? - Disciplina ! Disciplina ! - esclamò il Pigna . - Fanno bene ! Bisognava vederli ... Tutti pronti e serii ... quattromila ... compatti ... parevano la terra stessa , la terra viva , capisci ? che si muove e pensa ... ottomila occhi che sanno e che ti guardano ... ottomila braccia ... E il cuore mi si voltava in petto pensando che soltanto da noi , qua a Girgenti , capoluogo , a Porto Empedocle , paese di mare , aperto al commercio , niente ! niente ! non si può far niente ! Come i bruti ! Peggio ! Ma sai come vivono giù a Porto Empedocle ? Come si fa ancora l ' imbarco dello zolfo ? Lo sai ? Marco Prèola era stanco : crollò il capo , mormorò : - Porto Empedocle ... E a tutti e tre si rappresentò l ' immagine di quella borgata di mare cresciuta in poco tempo a spese della vecchia Girgenti e divenuta ora comune autonomo . Una ventina di casupole prima , là sulla spiaggia , battute dal vento tra la spuma e la rena , con un breve ponitojo da legni sottili , detto ora Molo Vecchio , e un castello a mare , quadrato e fosco dove si tenevano ai lavori forzati i galeotti , quelli che poi , cresciuto il traffico dello zolfo , avevano gettato le due ampie scogliere del nuovo porto , lasciando in mezzo quel piccolo Molo , al quale in grazia della banchina , è stato serbato l ' onore di tener la sede della capitaneria del porto e la bianca torre del faro principale . Non potendo allargarsi per l ' imminenza d ' un altipiano marnoso alle sue spalle , il paese s ' è allungato sulla stretta spiaggia , e fino all ' orlo di quell ' altipiano le case si sono addossate , fitte , oppresse , quasi l ' una sull ' altra . I depositi di zolfo s ' accatastano lungo la spiaggia ; e da mane a sera è uno stridor continuo di carri che vengono carichi di zolfo dalla stazione ferroviaria o anche , direttamente , dalle zolfare vicine ; e un rimescolìo senza fine d ' uomini scalzi e di bestie , ciattìo di piedi nudi sul bagnato , sbaccaneggiar di liti , bestemmie e richiami , tra lo strepito e i fischi d ' un treno che attraversa la spiaggia , diretto ora all ' una ora all ' altra delle due scogliere sempre in riparazione . Oltre il braccio di levante fanno siepe alla spiaggia le spigonare con la vela ammainata a metà su l ' albero ; a piè delle cataste s ' impiantano le stadere su le quali lo zolfo è pesato e quindi caricato su le spalle dei facchini , detti uomini di mare , i quali , scalzi , in calzoni di tela , con un sacco su le spalle rimboccato sulla fronte e attorto dietro la nuca , immergendosi nell ' acqua fino all ' anca , recano il carico alle spigonare , che poi , sciolta la vela , vanno a scaricar lo zolfo nei vapori mercantili ancorati nel porto , o fuori . - Lavoro da schiavi , - disse il Pigna , - che stringe il cuore , certi giorni d ' inverno . Schiacciati sotto il carico , con l ' acqua fino alle reni . Uomini ? Bestie ! E se dici loro che potrebbero diventar uomini , aprono la bocca a un riso scemo o t ' ingiuriano . Sai perché non si costruiscono le banchine sulle scogliere del nuovo porto , da cui l ' imbarco si potrebbe far più presto e comodamente coi carri o i vagoncini ? Perché i pezzi grossi del paese sono i proprietarii delle spigonare ! E intanto , con tutti i tesori che si ricavano da quel commercio , le fogne sono ancora scoperte sulla spiaggia e la gente muore appestata ; con tanto mare lì davanti , manca l ' acqua potabile e la gente muore assetata ! Nessuno ci pensa ; nessuno se ne lagna . Pajono tutti pazzi , là , imbestiati nella guerra del guadagno , bassa e feroce ! - Ma sai che parli bene davvero ? - concluse il Prèola , approvando . - Ma sai che ti giovarono sul serio le prediche che sentisti da sagrestano ? - Baibai , baibai , dice l ' Inglese ! - soggiunse Nocio Pigna , stendendo minacciosamente il lunghissimo braccio . - Trecentomila siamo , caro mio , oggi come oggi . E presto ci sentirete . Superata l ' erta dello stradone , appoggiato di là all ' altro versante della vallata , Placido Sciaralla seguitava intanto a trotterellare su Titina per Valsanìa , immerso in nuove e più complicate considerazioni , dopo quelle notizie del Prèola . A un certo punto se ne stancò , scrollò le spalle e si mise a guardare intorno . Gli si svolgeva ora , a sinistra , la campagna lieta della vicinanza del mare , tutta a mandorli , a olivi e a vigneti . Era già in vista della Seta , casale d ' una cinquantina d ' abituri allineati sullo stradone , fondachi e taverne per i carrettieri , la maggior parte , da cui esalava un tanfo acuto e acre di mosto , un tepor grasso di letame , e botteghe di maniscalchi , di magnani , di carraj , con una stamberguccia in mezzo , ridotta a chiesuola per le funzioni sacre della domenica . Per schivare la vista di quei borghigiani zotici che lo conoscevano tutti , Sciaralla imboccò un sentieruolo tra i campi e in breve s ' internò nelle terre di Valsanìa . Tranne il vigneto , cura appassionata e orgoglio di Mauro Mortara , e l ' antico oliveto saraceno , il mandorleto e alcuni ettari di campo sativo e , giù nell ' ampio burrone , l ' agrumeto , che costituivano la parte di mezzo riservata a don Cosmo , tutto il resto era ceduto in piccoli lotti a mezzadrìa a poveri contadini , non dal principe don Ippolito direttamente , a cui anche quel fèudo apparteneva , ma da fittavoli di fittavoli , i quali non contenti di vivere in città da signori sulla fatica di quei poveri disgraziati , li vessavano con l ' usura più spietata e con un raggiro intricato di patti esosi . L ' usura si esercitava sulla semente e su i soccorsi anticipati durante l ' annata ; l ' angheria più iniqua , nei prelevamenti al tempo del raccolto . Dopo aver faticato un anno , il così detto mezzadro si vedeva portar via dall ' aja a tumulo a tumulo quasi tutto il raccolto : i tumuli per la semente , i tumuli per la pastura , e questo per la lampada e quello per il campiere e quest ' altro per la Madonna Addolorata , e poi per San Francesco di Paola , e per San Calògero , e insomma per quasi tutti i santi del calendario ecclesiastico ; sicché talvolta , sì e no , gli restava il solame , cioè quel po ' di grano misto alla paglia e alla polvere , che nella trebbiatura rimaneva sull ' aje . Il sole s ' era già levato , e capitan Sciaralla vedeva qua e là , nella distesa delle terre , sprazzar di luce qualche pozza d ' acqua piovana o forse qualche piccolo rottame smaltato . Tutta la campagna vaporava , quasi un velo di brina vi tremolasse . Di tratto in tratto , qualche tugurio screpolato e affumicato , che i contadini chiamavano roba , stalla e casa insieme , e usciva da questo la moglie d ' uno dei mezzadri per legare all ' aperto il porchetto grufolante , e tre , quattro gallinelle la seguivano ; innanzi alla porta rossigna e imporrita di quello , un ' altra donna pettinava una ragazzetta che piagnucolava ; mentre gli uomini , con vecchi aratri primitivi , tirati da una mula stecchita e da un lento asinello che si sfiancava nello sforzo , grattavano a mala pena la terra , dopo quella prim ' acquata della notte . Tutta questa povera gente , vedendo passare Sciaralla su la giumenta bianca , sospendeva il lavoro per salutarlo con riverenza , come se passasse il principe in persona . Capitan Sciaralla rispondeva pieno di dignità , alzando la mano al berretto , militarmente , e accoglieva quelle dimostrazioni di rispetto come un anticipato compenso all ' umiliazione che andava a patire da quella vecchia bestia feroce del Mortara . Una costernazione tuttavia gli guastava il piacere di quei saluti : tra breve , entrando nei dominii di colui , sarebbe stato assaltato dai cani , da quei tre mastini più feroci del padrone , il quale certo aveva loro insegnato a fargli ogni volta quell ' accoglienza . E aveva un bel gridare Sciaralla , mentre quelli gli saltavano addosso , di qua e di là , fino all ' altezza di Titina , la quale a sua volta traeva salti da montone , spaventata : Mauro o il curàtolo Vanni di Ninfa si presentavano col loro comodo a richiamarli , quando il malcapitato aveva già veduto più volte la morte con gli occhi . Con quei tre mastini Mauro Mortara conversava proprio come se fossero creature ragionevoli . Diceva che gli uomini non san capire i cani ; ma questi sì , gli uomini . Il male è - diceva - che , poveretti , non ce lo sanno esprimere ; e noi crediamo che non ci capiscano e non sentano . Sciaralla però se lo spiegava altrimenti , il fenomeno . Quei cani intendevano così bene il padrone , perché questo era più cane di loro . E gli parve d ' averne una riprova quella mattina stessa . Mauro stava innanzi alla villa ; e i tre amiconi , vigili attorno , col muso all ' aria . Ebbene , all ' arrivo di lui , questa volta , essi se ne stettero lì ( uno , anzi , sbadigliò ) , quasi avessero compreso che il padrone avrebbe fatto ottimamente le loro veci . - Che vuoi tu qua , a quest ' ora , mal ' ombra ? - gli disse infatti Mauro , tirandosi giù dal capo il cappuccio del ruvido cappotto , in cui era avvolto , e scoprendo la testa oppressa dall ' enorme berretto villoso . Quand ' era prossima la vendemmia , Mauro Mortara non dormiva più , le notti : stava a guardia della vigna , passeggiando per i lunghi filari , insieme coi tre mastini . Forse se n ' era stato all ' aperto anche con quella notte da lupi : n ' era ben capace ! Sciaralla lo salutò umilmente , poi , indicando i cani , domandò : - Posso scavalcare ? - Scavalca , - borbottò Mauro . - Che porti ? - Una lettera per don Cosmo , - rispose Sciaralla , smontando dalla giumenta . E mentre si cercava nella tasca interna del cappotto , si sentiva addosso gli occhi di Mauro pieni d ' ira e di scherno . - Eccola . La manda Sua Eccellenza di gran fretta . - Sta ' qui , - gl ' intimò Mauro , prendendo la lettera . - E bada di non lasciare la giumenta . Sciaralla sapeva che gli era proibito di salire alla villa , come se , con la sua uniforme , potesse sconsacrare quel vecchiume , quella rozza cascinaccia d ' un sol piano : lui che veniva dagli splendori di Colimbètra , dove uno si poteva specchiare anche nei muri ! La proibizione non partiva certo da don Cosmo , ma dal Mortara stesso , il quale gli vietava perfino di legare la giumenta agli anelli confitti nell ' aggetto della rustica scala a collo . Doveva tener le briglie in mano e star lì in piedi , all ' aperto , ad aspettare , quasi fosse venuto per l ' elemosina . Appena Mauro si mosse , i tre cani s ' accostarono pian piano a capitan Sciaralla e cominciarono a fiutarlo . Il poveretto , fermo e con l ' anima sospesa , alzò gli occhi al Mortara che saliva la scala . - Non vi sporcate il muso con codesti calzoni ! - disse Mauro , dopo aver chiamato a sé i cani ; e soggiunse , rivolto a Sciaralla : - Adesso ti mando un sorso di caffè , per farti rimettere dalla paura . Pervenuto al pianerottolo , fece per bussare al modo convenuto , battendo cioè tre volte il saliscendi sul dente del nasello interno ; ma , appena alzato il saliscendi , la porta si aprì , e Mauro entrò esclamando : - Aperta ? Di nuovo aperta ? L ' avete aperta voi ? - soggiunse poi dietro l ' uscio della cucina , da cui per un istante s ' era mostrata la testa incuffiata di donna Sara Alàimo , la casiera ( cameriera , no ! ) di Valsanìa . - Io ? - gridò dall ' interno donna Sara . - Mi alzo adesso , io ! E , sentendo che Mauro si allontanava , fece le corna con una mano e le scosse più volte in un gesto di dispetto . Cameriera , no - lei : eh perbacco ! né di lui , né di nessuno , là dentro . Aveva la ventola in mano , è vero ; stava ad accendere il fuoco in cucina , ma era vera signora , di nascita e d ' educazione , lei ; lontana parente di Stefano Auriti , cognato dei Laurentano , e perciò , via , se vogliamo , parte della famiglia anche lei . Stava a Valsanìa da molti anni a badare a don Cosmo , che forse non avrebbe mai sentito alcun bisogno di lei se la sorella donna Caterina non gliel ' avesse mandata da Girgenti , dove da vera signora non le restava altra consolazione che quella di morire dignitosamente di fame . A Valsanìa le giornate le passavano a strisciar la groppa a due gatti , debitamente castrati , che le andavano sempre dietro a coda ritta ; a dir corone di quindici poste , a labbreggiar senza fine altre preghiere ; ma , a starla a sentire , tutto andava bene , solo perché c ' era lei ; senza lei , addio ogni cosa . Se le messi imbiondivano , se gli alberi fruttificavano , se veniva a tempo la pioggia ... Insomma si dava l ' aria di governare il mondo . Mauro non la poteva soffrire . E donna Sara in questo lo contraccambiava cordialmente ; anzi nulla le riusciva più penoso che il dovere apparecchiar la tavola anche per lui , poiché don Cosmo pur troppo s ' era ridotto fino a tal punto , fino a dar quest ' onore a un figlio di contadini e quasi contadino zappaterra anche lui ; sissignori ... mentre lei , donna Sara , vera signora di nascita e d ' educazione , lì , in cucina lei , e obbligata a servirlo ! S ' affacciò alla finestra e , vedendo giù capitan Sciaralla , emise un profondo sospiro con un breve lamento nella gola : - Ah , Placidino , Placidino ! Offriamolo al Signore in penitenza dei nostri peccati ... Intanto Mauro era entrato nello stanzino da bagno di don Cosmo . Tutto era vecchio e rustico in quell ' antica villa abbandonata : rosi i mattoni dei pavimenti avvallati ; le pareti e i soffitti , anneriti ; le imposte e i mobili , stinti e corrosi ; e tutto era impregnato come d ' un tanfo di granaglie secche , di paglia bruciata , d ' erbe appassite nell ' afa delle terre assolate . Nello stanzino da bagno , don Cosmo , in mutande a maglia , nudo il torso peloso , nudi i piedi nelle vecchie ciabatte , si preparava alla consueta abluzione con una dozzina di spugne , grandi e piccole , disposte sul lavabo . Si lavava tutto , ogni mattina , anche d ' inverno , con l ' acqua diaccia ; e questa era l ' unica delizia della sua vita : solennissima pazzia , invece , per Mauro che , sì e no , ogni mattina si lavava « la semplice maschera » , com ' egli diceva , per significare la sola faccia . - Avete dormito di nuovo con la porta aperta ? - Sì ? Oh guarda ! - fece don Cosmo , come ne fosse stupito ; e si grattò sul mento la corta barba grigia , ricciuta . - Mai , eh ? gli occhi non li aprirete mai ? - incalzò Mauro . - Non lo dico io ? Il bamboccetto ! l ' ajo , la bàlia , gli dobbiamo dare ... Santissimo Dio , che cristiano siete ? Non lo avete letto il giornale di jeri ? Di quei lacci di forca che , con la scusa della fame , vogliono mandare a gambe all ' aria tutto quello che abbiamo fatto noi , a costo del sangue nostro ? Don Cosmo , tra i gesticolamenti furiosi di Mauro , non s ' era accorto della lettera che questi teneva in mano , e quietamente aveva cominciato a insaponarsi il capo calvo . Stizzito da quella calma , Mauro seguitò : - E se tutti fossero come voi ... Ma ci sono anch ' io , qua per grazia di Dio ! Vecchio come sono , avrebbero ancora da vedersela con me ! Don Cosmo voltò il capo tutto luccicante di bolle di sapone e lo guardò : - Vedi che posso dunque seguitare a dormire anche con la porta aperta ? Ci sei tu ! I giornali , a Valsanìa , capitavano di tanto in tanto , già destinati al loro più umile e forse più utile uso d ' involti . Mauro se li rimetteva in sesto amorosamente , ci passava sopra le mani più volte per appianarne le brancicature e gli strambelli ; e , vincendo con una pazienza da certosino l ' enorme stento della lettura ( giacché da sé assai tardi aveva imparato a compitare appena ) , se ne pascolava per intere settimane , cacciandoseli a memoria dal primo all ' ultimo rigo . Eran tutte notizie nuove per lui , echi sperduti colà della vita del mondo . Nell ' ultimo giornale , venutogli così per caso tra mano , aveva letto , il giorno avanti , dl uno sciopero di solfaraj in un paese della provincia e della costituzione di essi in « Fascio di lavoratori » . - Rivendicazione del proletariato ! Uhm ! si era fatte spiegare da don Cosmo queste due parole per lui sibilline , e tutta la notte , chiuso nel boricco sotto l ' acqua furiosa , aveva ruminato e ruminato , sbuffante di sacro sdegno contro quei nemici della patria . Non degnò di risposta le ultime parole di don Cosmo , il quale anche per lui non doveva avere la testa a segno , e gli porse la lettera di don Ippolito . - L ' ha portata uno dei suoi pagliacci : Sciarallino il capitano . - Per me ? - domandò don Cosmo meravigliato , tenendo l ' acqua nelle mani giunte . - Mi scrive Ippolito ? Oh che miracolo ... Apri , leggi : ho le mani bagnate ... - Asciugatevele ! - gli disse Mauro , brusco . - Negli affari di vostro fratello sapete bene che non voglio entrarci . Ma non pare la sua scrittura . - Ah , Prèola , - osservò don Cosmo , guardando la busta . La lettera era scritta dal segretario sotto dettatura e firmata da don Ippolito . Leggendola , don Cosmo alle prime righe aggrottò le ciglia , poi sciolse man mano la tensione della fronte e degli occhi in uno stupore doloroso ; abbassò le pàlpebre ; abbassò la mano con la lettera . - Ah , dunque è vero ... - Vero che cosa ? - brontolò Mauro , stizzito della sua curiosità . Don Cosmo sporse il labbro contraendo in giù gli angoli della bocca in un gesto d ' amara e sdegnosa commiserazione , tentennando il capo , poi disse : - Se dà questo passo , non c ' è più rimedio ... si rovina ... - Ditemi che cos ' è , santo diavolo ! - ripeté Mauro , vieppiù stizzito . Ma don Cosmo stette a guardarlo un pezzo prima di rispondergli . - Mi domanda la villa , - poi disse lasciandosi cadere a una a una le parole dalle labbra , - la villa , per Flaminio Salvo . - Qua ? - domandò Mauro con un soprassalto , quasi don Cosmo gli avesse dato un pugno in faccia . - Qua ? - ripeté , tirandosi indietro . - A Flaminio Salvo , la villa del generale Laurentano ? Ma don Cosmo non s ' infuriava come Mauro per l ' immaginaria profanazione della villa : era sì oppresso di doloroso stupore per ciò che significava quell ' ospitalità offerta al Salvo dal fratello . Pochi giorni addietro un amico , Leonardo Costa , che veniva qualche volta a trovarlo dal vicino borgo di mare , gli aveva riferito la voce che correva a Girgenti d ' un prossimo matrimonio di don Ippolito con la sorella nubile , zitellona del Salvo . Don Cosmo non aveva voluto crederci : suo fratello Ippolito aveva due anni più di lui , sessantacinque ; da dieci era vedovo e s ' era mostrato sempre inconsolabile , pur nella sua compostezza , della morte della moglie , santa donna ... Impossibile ! - Eppure ... - Gli risponderete di no ? - disse Mauro minaccioso dopo avere atteso un momento . Don Cosmo aprì le braccia e sospirò , con gli occhi chiusi : - Sarebbe inutile ! E poi , del resto ... - Come ! - lo interruppe Mauro . - Il Salvo , quell ' usuraio baciapile , qua ? Ma me ne vado io , allora ! E non vi ricordate , perdio , che suo padre andò ad assistere al Te Deum quando vostro padre fu mandato in esilio ? E lui , lui stesso giovanotto , non insegnò alla sbirraglia borbonica la casa dove s ' era nascosto don Stefano Auriti con vostra sorella , quando i nobili di Palermo portarono a Satriano in Caltanissetta le chiavi della città ? Ve le siete scordate , voi , queste cose ? Io le ho tutte qua in mente , come in un libro stampato ! Fatelo venire a Valsanìa , ora , se n ' avete il coraggio ! Ma la stanza del Generale , no ! quella , no ! La chiave del camerone la tengo io ! Là non metterà piede , o l ' ammazzo , parola di Mauro Mortara ! Don Cosmo non si scompose affatto dal suo penoso attonimento a quella lunga sfuriata . Parecchie volte era stato sul punto di far intendere a Mauro che a Gerlando Laurentano suo padre non era mai passata per il capo l ' idea dell ' unità italiana , e che il Parlamento siciliano del 1848 , nel quale suo padre era stato per alcuni mesi ministro della guerra , non aveva mai proposto né confederazione italiana né annessione all ' Italia , ma un chiuso regno di Sicilia , con un re di Sicilia e basta . Questa l ' aspirazione di tutti i buoni vecchi Siciliani d ' allora ; la quale , se di qualche punto , all ' ultimo , s ' era spinta più in là , non era stato mai oltre una specie di federazione , in cui ciascuno stato dovesse conservare la propria autonomia . Non glien ' aveva detto mai nulla ; né pensò di dirglielo adesso ; e lasciò che Mauro , sbuffando di sdegno , gli voltasse le spalle e andasse a rinchiudersi in quella stanza del principe padre , sacra per lui quanto la patria stessa , primo covo della libertà e ora quasi tempio di essa . Giù , intanto , innanzi alla villa , il povero Sciaralla stava ad aspettare ancora il caffè promesso : magari un sorso , e una bella fiammata per stirizzirsi ... Aspetta , aspetta : se ne scordò anche lui e cominciò a sentirsi tra le spine per il ritardo della risposta . Avrebbe dovuto averla con sé dalla sera avanti , se avesse obbedito al Prèola . Pensava che a quell ' ora il principe a Colimbètra s ' era forse levato e domandava al segretario quella risposta . E lui , ecco , era ancora là , ad aspettarla ! Ma ci voleva tanto a legger la lettera e a buttar giù due righi di risposta ? O che il Mortara , a bella posta , non l ' avesse ancora data a don Cosmo ? E capitan Sciaralla sbuffava ; se la prendeva ora con Titina che non stava ferma un momento , tormentata dalle mosche . - Quieta ! Quieta ! Quieta ! Tre strattoni di briglia . Titina chiuse gli occhi lagrimosi con tanta pena rassegnata , che Sciaralla subito si pentì dello sgarbo . - Hai ragione anche tu , poveretta ! Non hanno dato neanche a te una manata di paglia ... E lasciò andare un sospirone . Finalmente don Cosmo s ' affacciò a una finestra della villa . Al rumore delle imposte , Sciaralla si voltò di scatto . Ma don Cosmo si mostrò meravigliato di vederlo ancora lì . - Oh , Placido ! E che fai ? - Ma come , eccellenza ! la risposta ! - gemette il Capitano , giungendo le mani . Don Cosmo aggrottò le ciglia . - C ' è bisogno della risposta ? - Come ! - ripeté Sciaralla , esasperato . - Se sto qui da un ' ora ad aspettarla ! Ecco , ecco appunto ! Quel vecchio boja non glien ' aveva detto nulla ! - Hai ragione , sì , aspetta , figliuolo , - gli disse don Cosmo , ritirandosi dalla finestra . Pensò che il fratello stava attento anche alle minime formalità ( minchionerie , le chiamava lui ) , e che avrebbe considerato come un affronto , o un grave sgarbo per lo meno , non aver risposta ; prese dunque un umile foglietto di carta ingiallito , intinse la penna tutta aggrumata in una bottiglina d ' inchiostro rugginoso e , in piedi , lì sul piano di marmo del cassettone , si mise a ponzar la risposta , che infine , dopo molto stento , gli uscì in questi termini : Da Valsanìa li 22 di settembre del 1892 . Caro mio Ippolito , Tu forse non sai in quali miserevoli condizioni sia ridotta questa decrepita stamberga , dove io solamente posso abitare , che mi considero già fuori del mondo , e non me ne lagno ! Se tu stimi , ciò non per tanto , che non si possa fare di meno , che ci vengano a rusticare li Salvo ; abbi , ti prego , l ' avvertenza di prevenirli che qua difettiamo di tutto , e che però seco loro si portino tutte qelle masserizie di Casa et ogni altra suppellettile , di cui reputino aver bisogno . Altro vorrei dirti e direi , se vano non mi paresse lo sperare , che potesse tornare al pro la mia ragione . Onde , senz ' altro , caramente ti abbraccio . Cosmo Chiuse la lettera , sbuffando , e si recò di nuovo alla finestra . Capitan Sciaralla accorse , si levò il berretto e vi accolse la lettera . - Bacio le mani a Vostra Eccellenza ! Un salto , e in sella . - Di volo , Titina ! Bau ! bau ! bau ! i tre mastini , svegliati di soprassalto , gli corsero dietro un lungo tratto , per dargli a modo loro l ' addio . Don Cosmo rimase alla finestra : seguì con gli occhi il galoppo di capitan Sciaralla fino alla voltata del viale ; poi il ritorno ringhioso e sbuffante dei tre mastini , dopo la vana corsa e il vano abbajare . Quando le tre bestie alla fine si sdrajarono di nuovo a terra presso la scala e allungando il muso sulle zampe anteriori chiusero gli occhi per rimettersi a dormire , egli , mirandole , scrollò lievemente il capo e sorrise . Davanti a quel loro ricomporsi al sonno non gli sembrarono più vani né l ' abbajare né la corsa di poc ' anzi . Ecco : le tre bestie avevano protestato contro la venuta di quell ' uomo , il quale aveva loro interrotto il sonno , ora che credevano di averlo cacciato via , tornavano saggiamente a dormire . - Perché è saggezza del cane , - pensò , sospirando profondamente - quand ' abbia mangiato e atteso agli altri bisogni del corpo , lasciare che il tempo passi dormendo . Guardò gli alberi , davanti alla villa : gli parvero assorti anch ' essi in un sogno senza fine , da cui invano la luce del giorno , invano l ' aria smovendo loro le frondi tentassero di scuoterli . Da un pezzo ormai , nel fruscìo lungo e lieve di quelle fronde egli sentiva , come da un ' infinita lontananza , la vanità di tutto e il tedio angoscioso della vita . CAPITOLO SECONDO Pregati da Flaminio Salvo , che dagli affari di banco e dai tanti altri negozii a cui attendeva non aveva mai un momento libero , Ignazio Capolino , già suo cognato , e Ninì De Vincentis , giovane amico di casa , scendevano il giorno dopo in carrozza da Girgenti a Valsanìa per dare le opportune disposizioni per la villeggiatura : incarico graditissimo all ' uno e all ' altro , per due diverse , anzi opposte ragioni . I carri , sovraccarichi di suppellettile , erano partiti da un pezzo da Girgenti , e a quell ' ora dovevano essere già arrivati a Valsanìa . Il discorso , tra i due in quella carrozza padronale del Salvo , era caduto su le proposte nozze di donna Adelaide sorella di don Flaminio , col principe di Laurentano . - No no : è troppo ! è troppo ! - diceva sogghignando Capolino . - Povera Adelaide , è troppo , dopo cinquant ' anni d ' attesa ! Diciamo la verità ! Ninì De Vincentis batteva di continuo le pàlpebre , come per contenere nei begli occhi neri a mandorla il dispiacere per quella derisione . Nello stesso tempo , con l ' atteggiamento del volto pallido affilato avrebbe voluto mostrare l ' intenzione almeno d ' un sorriso , per regger la cèlia e rispondere in qualche maniera all ' ilarità pur così smodata e sconveniente di Capolino . - Già , nozze per modo di dire ! - seguitò questi , implacabile , lì che nessuno lo sentiva ( Ninì , il buon Ninì , pasta d ' angelo , era men che nessuno ) . - Per modo di dire ... perché , lasciamo andare ! sarà bene , sarà male : la legge è legge , caro mio , e le opinioni politiche e religiose , se còntano , còntano poco di fronte a lei . Ora il principe , lo sai , conditio sine qua non , vuole che il matrimonio sia soltanto religioso , non ammette l ' altro per le sue idee . Dunque , matrimonio senza effetti legali , mi spiego ? Sarà una cosa bella , oh ! Gustosa , anche coraggiosa , non dico di no : ma quella povera Adelaide , via ! E Capolino si mise a ghignar di nuovo , come se nel suo concetto Adelaide Salvo non fosse la donna più adatta a quell ' eroismo di nuovo genere che si richiedeva da lei , a quella sfida coraggiosa alla società civilmente costituita . Ninì De Vincentis taceva e continuava a sbattere gli occhi , ancora con quel sorriso afflitto , rassegato sulle labbra , sperando che il suo silenzio impacciasse la foga derisoria del compagno . Ma che ! Ci sguazzava , Capolino . - Perché lo fa ? - riprese , ponendosi davanti la sposa zitellona . - Per entrare nel mondo con tutti i diritti di signora ? Ma io direi che ne esce , piuttosto . Va a rinchiudersi a Colimbètra ! È monacazione sotto tutti i rispetti , mi spiego ? Il principe , a buon conto , ha sessantacinque anni sonati . S ' interruppe a un atto del De Vincentis . - Eh , caro mio ! Lo so , tu fai professione d ' angelo ; ma qua si tratta di matrimonio ; e ci si deve pur pensare all ' età . Vis , vis , vis : lo dicono anche i sacerdoti ! Dunque , mondo , niente . Diventa principessa , principessa di Laurentano : dirò , regina di Colimbètra ! Sì : per me , per te , per tutti noi che riteniamo il matrimonio religioso , non pur superiore al civile , ma il solo , il vero che valga ; quello che , bastando davanti a Dio , dovrebbe strabastare per gli uomini . Tutti gli altri però , ohè , non hanno mica l ' obbligo di riconoscerlo e di rispettare lei , fuori di Colimbètra , quale principessa di Laurentano ; e Lando , per esempio , il figlio del primo letto , di rispettarla quale seconda madre . E che le resta allora ? La ricchezza ... Non lo fa per questo certamente , ricca com ' è di casa sua . Se lo facesse per questo , oh ! povera Adelaide , ho una gran paura che le andrebbe a finire come a me ... E qui rise di nuovo Capolino , ma come una lumaca nel fuoco . Dopo una lunghissima lotta , era riuscito a ottenere in moglie una sorella di Flaminio Salvo , mezza gobba , minore di due anni di donna Adelaide , e formarsi con la dote di lei uno stato invidiabile . Allegrezza in sogno , ahimè ! Povero mondo , e chi ci crede ! Cinque anni dopo , morta la moglie , sterile per colmo di sventura , aveva dovuto restituire al Salvo la dote , ed era ripiombato nello stato di prima , con tante e tante idee , una più bella e più ardita dell ' altra nel fecondo cervello alle quali purtroppo , così d ' un tratto , era venuta meno la benedetta leva del denaro . S ' era concesso sei mesi di profondo scoramento e poi altri sei d ' invincibile malinconia , sperando con quello e con questa d ' intenerire il cuore dell ' altra sorella del Salvo , di donna Adelaide appunto . Ma il cuore di donna Adelaide non s ' era per nulla intenerito : ben guardato nell ' ampia e solida fortezza del busto , aveva per due anni resistito all ' assedio di lui , assedio di gentilezze , di cortesie , di devozione ; aveva infine respinto d ' un colpo un assalto supremo e decisivo , e Capolino s ' era dovuto ritirare in buon ordine . Altri sei mesi di profondo scoramento , d ' invincibile malinconia ; e , finalmente , munito d ' una seconda moglie , giovane , bella e vivacissima , era ritornato con più fortuna all ' assalto della casa di Flaminio Salvo . Le male lingue dicevano che in grazia di Nicoletta Spoto , cioè della moglie giovane , bella e vivacissima , la quale era diventata subito quasi la dama di compagnia di donna Adelaide e dell ' unica figliuola di don Flaminio , Dianella , Capolino era bucato nel banco in qualità di segretario e d ' avvocato consulente . Ma se vogliamo pigliare tutte le mosche che volano ... Da un anno egli viveva nel lusso e nell ' abbondanza ; tanto lui quanto la moglie si servivano da padroni dei landò pomposi e dei superbi cavalli della scuderia del Salvo ; elegantissimo cavaliere , ogni domenica , su e giù per il viale della Passeggiata , pareva che egli ne facesse la mostra ; e infine col favore incondizionato di Flaminio Salvo era riuscito a imporsi , a farsi riconoscere capo del partito clericale militante , il quale , dopo il ritiro dell ' onorevole Fazello , gli avrebbe offerta fra pochi giorni la candidatura alle imminenti elezioni politiche generali . All ' anima candida di Ninì De Vincentis non balenava neppur da lontano il sospetto che tutta quell ' acredine di Capolino per donna Adelaide potesse avere una ragione recondita e inconfessabile . Come non credeva che qualcuno mai si fosse potuto accorgere del suo timido , puro e ardentissimo amore per Dianella Salvo , la figlia ora inferma di don Flaminio , così non s ' era mai accorto , prima , del vano ostinato assedio di Capolino a donna Adelaide , né credeva ora minimamente alle chiacchiere maligne sul conto di quella cara signora Nicoletta , seconda moglie di Capolino . Non sapeva scoprir secondi fini in nessuno ; meno che mai poi quello del denaro . Era , su questo punto , come un cieco . Da parecchi anni dopo la morte dei genitori , si lasciava spogliare , insieme col fratello maggiore Vincente , da un amministratore ladro , chiamato Jaco Pacia , il quale aveva saputo arruffar così bene la matassa degli affari , che il povero Ninì , avendogliene tempo addietro domandato conto , per poco non ne aveva avuto il capogiro . E s ' era dovuto recare una prima volta al banco del Salvo per un prestito di denaro su cambiali . Parecchie altre volte era poi dovuto ritornare allo stesso banco ; e , alla fine , per consiglio dell ' amministratore , aveva fatto al Salvo la proposta di saldare il debito con la cessione della magnifica tenuta di Primosole , proposta che il Salvo aveva subito accettata , acquistandosi per giunta la più fervida gratitudine di Ninì , a cui naturalmente non era passato neppure per il capo il sospetto d ' un accordo segreto tra il Pacia , suo amministratore , e il banchiere . Amava Dianella Salvo e in don Flaminio non sapeva veder altro che il padre di lei . Ora avrebbe tanto desiderato che la fanciulla , scampata per miracolo a un ' infezione tifoidea , fosse andata a recuperar la salute a Primosole , nell ' antica villa di sua madre , dove tutto le avrebbe parlato di lui , con la mesta , amorosa dolcezza dei ricordi materni . Ma i medici avevano consigliato al Salvo per la figliuola aria di mare . E Ninì pensava , dolente , che a Valsanìa sul mare egli non avrebbe potuto recarsi a vederla se non di rado . Si confortava per il momento col pensiero che avrebbe sorvegliato lui alla preparazione della camera , del nido che l ' avrebbe accolta per qualche mese . Come se Capolino avesse letto il pensiero del suo giovane amico , di cui facilmente e da un pezzo aveva indovinato l ' ingenua aspirazione , suggellò , dopo la risata , con un basta ! il primo discorso , e riprese , fregandosi le mani : - Tra poco saremo arrivati . Tu attenderai alla camera di Dianella ; sarà meglio . Io penserò per donna Vittoriona . Ninì , soprappreso così , mostrò una viva costernazione per quest ' ultima , ch ' era la moglie del Salvo , pazza da molti anni . - Sì sì , - disse , - bisogna star bene attenti , che questo cambiamento , Dio liberi , non la turbi troppo . - Non c ' è pericolo ! - lo interruppe Capolino . - Vedrai che neppure se n ' accorgerà . Seguiterà tranquillamente la sua interminabile calza . Fa le calze al Padreterno , lo sai . Notte e giorno ; e vuole che lavorino con lei anche le due suore di San Vincenzo che l ' assistono . Pare che questa calza sia già grande come un tartanone . Ninì crollò il capo mestamente . La vettura , poco oltre la Seta , entrò nel fèudo , dallo stradone . Il cancello era rovinato : una sola banda , tutta arrugginita , era in piedi , fissa a un pilastro ; l ' altro pilastro era da gran tempo diroccato . La strada carrozzabile , che attraversava quest ' altra parte del fèudo , ceduta anch ' essa a mezzadria , era come tutto il resto in abbandono , irta di cespugli , tra i quali si vedevano i solchi lasciati di recente dai carri con la suppellettile . Ninì De Vincentis guardò tutt ' intorno quella desolazione senza dir nulla , ma seguitò a parlar per sé e per lui Capolino . - La malatuccia - disse , facendo una smusata - avrà poco da stare allegra qua , non ti pare ? - È molto triste , - sospirò Ninì . - Non dico soltanto per il luogo - soggiunse Capolino . - Anche per quelli che vi stanno . Due tomi , caro mio . Adesso vedrai . Mah ... Questa villeggiatura si farà più per donna Adelaide che non ci viene , che per Dianella . E Dianella , che forse lo sospetta , la soffrirà in pace , al solito , per amore della zia ... Eh ! Flaminio è un grand ' uomo , non c ' è che dire ! - L ' aria però è buona , - osservò il giovanotto per attenuare , almeno un po ' , l ' aspro giudizio del compagno sul Salvo . - Ottima ! ottima ! - sbuffò Capolino , il quale , da questo punto , si chiuse in un silenzio accigliato , fino all ' arrivo alla villa . I carri erano giunti da poco , insieme con la giardiniera che aveva portato due servi del Salvo , il cuoco , una cameriera e due tappezzieri . Donna Sara Alàimo , sul pianerottolo in cima alla scala , batteva le mani , festante , a quelle quattro montagne di bella roba su i carri . - Presto , scaricate ! - ordinò ai servi e ai carrettieri Capolino , smontando dalla vettura e agitando la mazzettina . Poi , salita in fretta la scala , domandò a donna Sara : - Don Cosmo ? Ed entrò senza aspettar risposta , nel vecchio cascinone con Ninì De Vincentis , che gli andava dietro come un cagnolino sperduto . - Scaricate ! - ripeté uno dei servi , rifacendo tra le risate dei compagni il tono di voce e il gesto imperioso di quel padrone improvvisato . Don Cosmo s ' aggirava come una mosca senza capo per le stanze lavate di fresco da donna Sara , la quale fin dal giorno avanti , appena saputa la notizia della prossima venuta del Salvo , s ' era sentita tutta allargare dalla contentezza e , subito messa in gran da fare , aveva anche persuaso a don Cosmo che sarebbe stato bene sgombrare questa e quella stanza della decrepita mobilia , perché gli ospiti ricconi non vedessero tutta quella miseria in una casa di principi . « Ma no ! ma no ! ma no ! » aveva cominciato subito a strillare don Cosmo dalla sua stanza , udendo il fracasso di quei poveri vecchi mobili strappati a forza dai loro posti e trascinati ; e donna Sara , stupefatta da quella protesta : « No ? Come no , se me l ' ha detto lei ? » . Perché avveniva sempre così : donna Sara parlava , parlava , e don Cosmo , dal canto suo , pensava , pensava , facendo finta di tanto in tanto d ' udire , con qualche rapido cenno del capo , quando più lo pungeva il fastidio del suono di quelle interminabili parole . Questi cenni erano interpretati naturalmente da donna Sara come segni d ' assentimento ; la sopportazione con cui don Cosmo simulava d ' ascoltarla , come riconoscimento della saggezza con cui lei governava la casa e il mondo ; e tanto lontana era arrivata nell ' interpretare a suo modo quei segni e quella sopportazione del suo padrone , che forse qualche sera se lo sarebbe preso per mano e condotto a letto , se tutt ' a un tratto don Cosmo , sbarrando tanto d ' occhi e prorompendo in un ' esclamazione inopinata , non le avesse fatto crollare tutto il castello delle sue supposizioni . - Don Cosmo onorandissimo ! - esclamò Capolino , scoprendolo alla fine , dopo aver girato anche lui di qua e di là per trovarlo . - In gran confusione , eh ? Perbacco ! - No , no , - s ' affrettò a rispondere don Cosmo per troncar subito le cerimonie , con le nari arricciate per il lezzo acre di muffa che ammorbava il cascinone , umido ancora per l ' insolita lavatura . - Cercavo una stanza appartata , dove starmene senza recare incomodo . Capolino fece per protestare ; ma don Cosmo lo fermò a tempo : - Lasciatemi dire ! Ecco ... comodo io , comodi loro : va bene così ? In capo , in capo , tenete in capo ! Alzò una mano , così dicendo , a carezzare l ' elegantissima barbetta nera di Ninì De Vincentis . - Ti sei fatto un bel ragazzo , figliuolo mio , e così cresciuto , mi fai accorgere di quanto sono vecchio ! Tuo fratello Vincente ? sempre arabista ? - Sempre ! - rispose Ninì , sorridendo . - Ah ! Quei quattordici volumi d ' arabo manoscritti dovrebbero pesare come tanti macigni , nel mondo di là , sull ' anima del conte Lucchesi - Palli che volle farne dono morendo alla nostra Biblioteca per rovinare codesto povero figliuolo ! - Ne ha già interpretati dieci , - disse Ninì . - Gliene restano ancora quattro , ma grossi così ! - Faccia presto ! faccia presto ! - concluse don Cosmo paternamente . - E , anche tu , figliuolo mio , bada ... badate alle cose vostre : so che vanno male ! Giudizio ! Capolino intanto , presso la finestra , s ' industriava di farsi specchio della vetrata aperta , e si lisciava sulle gote le fedine , già un po ' brizzolate . Bello non era davvero , ma aveva occhi fervidi e penetranti che gli accendevano simpaticamente tutto il volto bruno e magro . Sentendo cadere il discorso tra il Laurentano e Ninì , finse di star lì a determinare i punti cardinali della villa . - Esposizione a mezzogiorno , è vero ? Ma se l ' era scelta per lei , questa camera , don Cosmo ? - Questa o un ' altra , - rispose il Laurentano . - Camere ce n ' è d ' avanzo , vedrete ; ma tutte così , vecchie e in pessimo stato . Uscendo di qua ... ( no , senza cerimonie : scusate , che gusto c ' è a dire che non è vecchio quello che è vecchio ? Si vede ! ) ... dicevo , uscendo di qua , abbiamo questo lungo corridojo , che divide in due parti il casermone : le camere da questa parte sono a mezzogiorno ; quelle di là , a tramontana . La sala d ' ingresso interrompe di qua e di là il corridojo , e divide la villa in due quartieri uguali , salvo che di qua , in fondo , abbiamo un camerone , il cui uscio è alle mie spalle ; di là , invece , abbiamo una terrazza . È semplicissimo . - Ah bene bene bene , - approvò Capolino . - E dunque abbiamo anche un camerone ? Don Cosmo sorrise , negando col capo ; poi spiegò che cosa era il « camerone » , e come ridotto e da chi custodito . - Per amor di Dio ! - esclamò Capolino . - Sarebbe meglio perciò , - concluse don Cosmo , - che disponeste l ' abitazione nel quartiere di là , libero del tutto . Io m ' ero scelta apposta questa camera . Capolino approvò di nuovo ; e poiché i servi eran già venuti su col primo carico , s ' avviò con Ninì per l ' altro quartiere . Don Cosmo rimase in quella camera , dove con l ' ajuto di donna Sara trasportò tutti i suoi libracci . La povera casiera , sentendo quanto pesava tutta quella erudizione , non riusciva a capacitarsi come mai don Cosmo che se l ' era messa in corpo , potesse vivere poi così sulle nuvole . Don Cosmo , ancora con le nari arricciate , non riusciva a capacitarsi , invece , perché quella mattina ci fosse tutto quel puzzo d ' umido . Ma forse non distingueva bene tra il puzzo e il fastidio che gli veniva dal pensare che or ora , per l ' arrivo degli ospiti , tutte le sue antiche abitudini sarebbero frastornate , e chi sa per quanto tempo . Di lì a poco , Capolino ritornò , lasciando solo di là il De Vincentis , che s ' era dimostrato molto più adatto di lui alla bisogna : così almeno dichiarò . In verità , veniva per porre a effetto una delle ragioni per cui s ' era volentieri accollato l ' incarico del Salvo : quella cioè di scoprir l ' umore di don Cosmo circa il matrimonio del fratello , o di « tastargli il polso » su quell ' argomento , com ' egli diceva tra sé . Non già che sperasse che ormai quelle nozze potessero andare a monte ; ma , conoscendo la diversità , anzi l ' opposizione inconciliabile tra i due modi di pensare e di sentire del Salvo e di don Cosmo , gli piaceva supporre che qualche attrito , qualche urto potesse nascere dal soggiorno di quello a Valsanìa . Era così astratta e solitaria l ' anima di don Cosmo , che la vita comune non riusciva a penetrargli nella coscienza con tutti quegli infingimenti e quelle arti e quelle persuasioni che spontaneamente la trasfigurano agli altri , e spesso , perciò , dalla gelida vetta della sua stoica noncuranza lasciava precipitar come valanghe le verità più crude . - Uh quanti libri ! - esclamò Capolino entrando . - Già lei studia sempre ... Romagnosi , Rosmini , Hegel , Kant ... A ogni nome letto sul dorso di quei libri sgranava gli occhi , come se vi ponesse punti esclamativi sempre più sperticati . - Poesie ! - sospirò don Cosmo , con un gesto vago della mano , socchiudendo gli occhi . - Come come ? Don Cosmo , non capisco . Filosofia , vorrà dire . - Chiamatela come volete , - rispose il Laurentano , con un nuovo sospiro . - Da studiare , poco o niente : c ' è da godere , sì , della grandezza dell ' ingegnaccio umano , che su un ' ipotesi , cioè su una nuvola , fabbrica castelli : tutti questi varii sistemi di filosofia , caro avvocato , che mi pajono ... sapete che mi pajono ? chiese , chiesine , chiesacce , di vario stile , campate in aria . - Ah già , ah già ... - cercò d ' interrompere Capolino , grattandosi con un dito la nuca . Ma don Cosmo , che non parlava mai , toccato giusto su quell ' unico tasto sensibile , non seppe trattenersi : - Soffiate , rùzzola tutto ; perché dentro non c ' è niente : il vuoto , tanto più opprimente , quanto più alto e solenne l ' edifizio . Capolino s ' era tutto raccolto in sé , per raccapezzarsi , incitato dalla passione con cui don Cosmo parlava , a rispondere , a rintuzzare ; e aspettava , sospeso , una pausa ; avvenuta , proruppe : - Però ... - No , niente ! Lasciamo stare ! - troncò subito don Cosmo , posandogli una mano su la spalla . - Minchionerie , caro avvocato ! Per fortuna , in quella , Mauro Mortara , sulla spianata innanzi alla villa dalla parte che guardava la vigna e il mare , si mise a chiamare col suo solito verso - pio , pio , pio - gl ' innumerevoli colombi , a cui soleva dare il pasto due volte al giorno . Don Cosmo e Capolino s ' affacciarono al balcone . Anche Ninì si sporse a guardare dalla ringhiera dell ' ultimo balcone in fondo , e poi dal terrazzo s ' affacciarono i servi e le cameriere e i tappezzieri . Era ogni volta , tra quel candido fermento d ' ali , una zuffa terribile , giacché la razione delle cicerchie era rimasta da tempo la stessa , mentre i colombi s ' erano moltiplicati all ' infinito e vivevano , ormai , quasi in istato selvaggio per il fèudo e per tutte le contrade vicine . Sapevano l ' ora dei pasti e accorrevano puntuali a fitti nugoli fruscianti , da ogni parte : invadevano , tubando d ' impazienza , in gran subbuglio , i tetti della villa , della casa rustica , del pagliajo , del colombajo , del granajo , del palmento e della cantina , e se Mauro tardava un po ' , dimentico o assorto nelle sue memorie , una numerosa comitiva si spiccava dai tetti e andava a sollecitarlo dietro la porta della nota camera a pianterreno : la comitiva a poco a poco diventava folla e in breve tutta la spianata ferveva d ' ali e grugava , mentre per aria tant ' altri si tenevan su le ali sospesi a stento , non sapendo dove posarsi . Don Cosmo pensò con dispiacere che quel giorno , intanto , Mauro non sarebbe salito a desinare ; gliel ' aveva detto la sera avanti : - Questa è l ' ultima volta che mangio con voi . Perché mi farete la grazia di credere che non verrò a sedermi a tavola con Flaminio Salvo . Ora se ne stava giù tra i suoi colombi a testa bassa , aggrondato . Capolino l ' osservava dal balcone , come se avesse sotto gli occhi una bestia rara . - Lo saluto ? - domandò piano a don Cosmo . Questi con la mano gli fe ' cenno di no . - Orso , eh ? - soggiunse Capolino . - Ma un gran bel tipo ! - Orso , - ripeté don Cosmo , ritirandosi dal balcone . Andati nella sala da pranzo dell ' altro quartiere , già riccamente addobbata dai tappezzieri , Capolino tentò di nuovo di « tastare il polso » a don Cosmo sul noto argomento . Non sarebbe più certo ricascato a muovergliene il discorso dai libri di filosofia . Don Cosmo era distratto nell ' ammirazione di quella sala resa così d ' improvviso irriconoscibile - Prodigio d ' Atlante ! esclamava , battendo una mano su la spalla di Ninì De Vincentis . - Mi par d ' essere a Colimbètra ! Subito Capolino colse la palla al balzo : - Lei non ci va più da anni , a Colimbètra , eh ? Don Cosmo stette un po ' a pensare . - Da circa dieci . E restò sospeso , senza aggiunger altro . Ma Capolino , fissando il gancio per tirarlo a parlare : - Da quando vi morì sua cognata , è vero ? - Già , - rispose , asciutto , il Laurentano . E Capolino sospirò : - Donna Teresa Montalto ... che dama ! che lutto ! Vera donna di stampo antico ! E , dopo una pausa , grave di simulato rimpianto , un nuovo sospiro , d ' altro genere : - Mah ! Cosa bella mortal passa e non dura ! Donna Sara Alàimo , la casiera , che si trovava in quel punto a servire in tavola , per rialzarsi agli occhi degli ospiti dalla sua indegna condizione di serva , fu tentata d ' interloquire e sospirò timidamente con un languido risolino : - Metastasio ! Ninì si voltò a guardarla , stupito ; don Cosmo accomodò la bocca per emettere un suo riso speciale , fatto di tre oh ! oh ! oh ! pieni , cupi e profondi . Ma Capolino , nel vedersi minacciato d ' aver guastate le uova nel paniere sul più bello , rimbeccò , stizzito : - Leopardi , Leopardi ... - Petrarca , Petrarca , scusate , caro avvocato ! - protestò don Cosmo , aprendo le mani . - Me n ' appello a Ninì ! - Ah , già , Petrarca , che bestia ! Muor giovine colui che al cielo è caro ... - si riprese subito Capolino . - Confondevo ... E lei dunque ... dunque lei non rivede il fratello da allora ? Don Cosmo riprese a un tratto l ' aria addormentata , socchiuse gli occhi ; confermò col capo . - Sempre sepolto qui ! - spiegò allora Capolino al De Vincentis , come se questi non lo sapesse . - Altri gusti , capisco ... anzi diametralmente opposti , perché don Ippolito ama la ... la compagnia , non sa farne a meno ... E forse , io dico , dopo la sciagura , avrebbe molto desiderato di non restar solo , senza parenti attorno ... Ma , lei qui ; il figlio sempre a Roma ... e ... Don Cosmo , che aveva già compreso , ma a suo modo , l ' intenzione di Capolino , per tagliar corto uscì a dire : - E dunque fa bene a riammogliarsi , volete dir questo ? D ' accordo ! Tu intanto , - soggiunse , rivolgendosi a Ninì , - bello mio , non ti risolvi ancora ? Ninì , nel vedersi così d ' improvviso tirato in ballo , s ' invermigliò tutto : - Io ? - Guarda come s ' è fatto rosso ! - esclamò Capolino , scoppiando a ridere , dalla rabbia . - Dunque c ' è , dunque c ' è ? - domandò don Cosmo , picchiandosi con un dito il petto , dalla parte del cuore . - Altro se c ' è ! - esclamò Capolino , ridendo più forte . Ninì , tra le spine , mortificato , urtato da quella risata sconveniente , protestò con qualche energia : - Ma non c ' è nientissim ' affatto ! Per carità , non dicano codeste cose ! - Già ! San Luigi Gonzaga ! - riprese allora Capolino , prolungando sforzatamente la risata . - O piuttosto ... sì , dov ' è donna Sara ? lui sì , davvero , Metastasio ... un eroe di Metastasio , don Cosmo ! o diciamo meglio , un angelo ... ma un angelo , non come ad Alcamo , badiamo ! Sa , don Cosmo , che ad Alcamo chiamano angelo il porchetto ? Ninì s ' inquietò sul serio ; impallidì ; disse con voce ferma : - Lei mi secca , avvocato ! - Non parlo più ! - fece allora Capolino , ricomponendosi . Don Cosmo rimase afflitto , senza comprendere in prima : poi aprì la bocca a un ah ! che gli rimase in gola . Si trattava forse della figlia del Salvo ? Ah , ecco , ecco ... Non ci aveva pensato . Non la conosceva ancora . Ma sicuro ! benissimo ! Una fortuna per quel caro Ninì ! E glielo volle dire : - Non ti turbare , figliuolo mio . È una cosa molto seria . Non dovresti perder tempo , nella tua condizione . Ninì si torse sulla seggiola quasi per resistere , senza gridare , alla puntura di cento spilli su tutto il corpo . Capolino rattenne il fiato e aspettò che la valanga precipitasse . Don Cosmo non seppe rendersi ragione dell ' effetto di quelle sue parole e guardò , stordito , prima l ' uno , poi l ' altro . - M ' è scappata qualche altra minchioneria ? - domandò . - Scusate . Non parlo più neanche io . Ninì viveva veramente in cielo , in un cielo illuminato da un suo sole particolare , lì lì per sorgere , non sorto ancora , e che forse non sarebbe sorto mai . Lo lasciava lì , dietro le montagne dure della realtà , e preferiva rimanere nel lume roseo e vano d ' una perpetua aurora , perché il sole , sorgendo , non dovesse poi tramontare , e perché le ombre , inevitabili , rimanessero tenui e quasi diafane . Già gli s ' era affacciato il dubbio che il Salvo ormai non avrebbe accolto bene la sua richiesta di nozze , dato che egli si fosse mai spinto a fargliela . Ma aveva sempre rifuggito dall ' accogliere e ponderare questo dubbio per non turbare il purissimo sogno di tutta la sua vita . E non perché quel dubbio gliel ' avesse impedito , ma perché veramente gli mancava il coraggio di tradurre in atto un ideale così altamente vagheggiato che quasi temeva si potesse guastare al minimo urto della realtà , non s ' era mai risoluto , non che a fare la richiesta , ma nemmeno a dichiararsi apertamente con Dianella Salvo . Ora , il sospetto che egli potesse farlo per la dote della ragazza che avrebbe rimesso in sesto le sue finanze , gli cagionò un acutissimo cordoglio , gli avvelenò la gioja di quel servigio reso per amore , e che invece poteva parere interessato ; e , come se tutt ' a un tratto il suo sole avesse dato un tracollo , tutto improvvisamente gli s ' oscurò , e quando le stanze furon messe in ordine , ed egli con la gola stretta d ' angoscia fece un ultimo giro d ' ispezione , non seppe posare , come s ' era proposto , sul guanciale del letto di Dianella il bacio dell ' arrivo , perché ella , senza saperlo , ve lo trovasse la sera , andando a dormire . Don Cosmo e Capolino , piccoli , neri , sotto un cielo altissimo , cupamente infocato dal tramonto , s ' erano messi intanto a passeggiare innanzi alla vecchia villa , per il lungo , diritto viale , che fa quasi orlo , a manca , al ciglio , d ' onde sprofonda ripido un burrone ampio e profondo , detto il vallone . Pareva che lì l ' altipiano per una convulsione tellurica si fosse spaccato innanzi al mare . La tenuta di Valsanìa restava di qua , scendeva con gli ultimi olivi in quel burrone , gola d ' ombra cinerulea , nel cui fondo sornuotano i gelsi , i carubi , gli aranci , i limoni lieti d ' un rivo d ' acqua che vi scorre da una vena aperta laggiù in fondo nella grotta misteriosa di San Calògero . Dall ' altra parte del burrone , alla stessa altezza , eran le terre alberate di Platania che a mezzogiorno scendono minacciose sulla linea ferroviaria , la quale , sbucando dal traforo sotto Valsanìa , corre quasi in riva al mare fino a Porto Empedocle . La zona di fiamma e d ' oro del tramonto traspariva in un fantastico frastaglio di tra il verde intenso degli alberi lontani , di là dal burrone . Qua , su i mandorli e gli olivi di Valsanìa , alitava già la prima frescura d ' ombra , dolce , lieve e malinconica , della sera . Quest ' ora crepuscolare , in cui le cose , nell ' ombra calante , ritenendo più intensamente le ultime luci , quasi si smaltano nei lor chiusi colori , era alla solitudine di don Cosmo più d ' ogn ' altra gradita . Egli aveva costante nell ' animo il sentimento della sua precarietà nei luoghi dove abitava , e non se n ' affliggeva . Per questo sentimento che si trasfondeva lieve e vago nel mistero impenetrabile di tutte le cose , ogni cura , ogni pensiero gli erano insopportabilmente gravi . Figurarsi , ora , come schiacciante dovesse riuscirgli il discorso di Capolino , che s ' aggirava fervoroso intorno alle imprese fortunate del Salvo , a un gran disegno che costui meditava , insieme col direttore delle sue zolfare , l ' ingegnere Aurelio Costa , per sollevar le sorti dell ' industria zolfifera , miserrime da parecchi anni . - Coscienza nuova , la sua , - diceva Capolino . - Lucida , precisa e complicata , don Cosmo , come un macchinario moderno , d ' acciajo . Sa sempre quel che fa . E non sbaglia mai ! - Beato lui ! - ripeteva don Cosmo con gli occhi socchiusi , in atto di rassegnata sopportazione . - E credentissimo , sa ! - seguitava Capolino . - Veramente divoto ! - Beato lui ! - È una meraviglia come , tra tante brighe , riesca a trovar tempo e modo di badare anche al nostro partito . E con che impegno ne ha sposato la causa ! Ma , poco dopo , Capolino cambiò discorso , accorgendosi che don Cosmo non gli prestava ascolto . Gli si fece più accosto , gli toccò il braccio e aggiunse piano , con aria mesta : - Quel povero Ninì ! Son sicuro che ci piange , sa ? per quel po ' di baja che gli abbiamo dato a tavola . Innamoratissimo , povero figliuolo ! Ma la ragazza , eh ! purtroppo , non è per lui . - Fidanzata ad altri ? - domandò don Cosmo , fermandosi . - No no : ufficialmente , no ! - negò subito Capolino . - Ma ... zitto però , mi raccomando : non deve saperlo neanche l ' aria ! Io credo , caro don Cosmo , che la ragazza sia in fondo più malata d ' anima che di corpo . - Toccata , eh ? - Toccata . Questa forse è l ' unica cosa mal fatta di suo padre . Qua Flaminio ha sbagliato ... eh , non c ' è che dire , ha sbagliato ! Don Cosmo si rifermò , crollò più volte il capo e disse , serio serio : - Vedete dunque che sbaglia anche lui , caro avvocato ? - Ma se il diavolo , creda , ci volle proprio cacciar la coda , quella volta ! - riprese Capolino . - Lei saprà che Flaminio ... sarà dieci anni , altro che dieci ! saranno quindici di sicuro ! Insomma lì , poco più poco meno , fu a un pelo di morire affogato ... Non lo sa ? E come ! Ai bagni di mare , a Porto Empedocle . Una cosa buffa , creda , buffa e atroce al tempo stesso ! Per un pajo di zucche ... - Di zucche ? Sentiamo , - disse don Cosmo , contro il suo solito , incuriosito . - Ma sì , - seguitò Capolino . - Prendeva un bagno , ai Casotti . Non sa nuotare e , per prudenza , si teneva tra i pali del recinto , dove l ' acqua , sì e no , gli arrivava al petto . Ora ( il diavolo ! ) vide un pajo di zucche galleggiare accanto a lui , lasciate in mare forse da qualche ragazzo . Le prese . Stando accoccolato , perché l ' acqua lo coprisse fino al collo - ( com ' è brutto l ' uomo nell ' acqua , don Cosmo mio , l ' uomo che non sa nuotare ! ) - gli venne la cattiva ispirazione d ' allungar la mano a quel pajo di zucche e cacciarsele sotto con la cordicella che le teneva unite ; ci si mise a seder sopra , e , siccome le zucche , naturalmente , spingevano , e lui aveva lasciato il sostegno del palo per veder se quelle avessero tanta forza da sollevargli i piedi dal fondo , a un tratto , patapùmfete ! perdette l ' equilibrio e tracollò a testa giù , sott ' acqua ! - Oh , guarda ! - esclamò don Cosmo , costernato . - Si figuri , - riprese Capolino , - come cominciò a fare coi piedi per tornare a galla ! Ma , per disgrazia , i piedi gli s ' erano impigliati nella cordicella e , naturalmente , per quanti sforzi facesse sott ' acqua , non li poteva più tirare al fondo . - Zitto ! zitto ! ohi ohi ohi ... - fece con Cosmo contraendo le dita e tutto il volto . Ma Capolino seguitò . - Badi che è buffo davvero rischiar d ' affogare in un recinto di bagni , in mezzo a tanta gente che non se ne accorgeva e non gli dava ajuto , non sospettando minimamente ch ' egli fosse lì con la morte in bocca ! E sarebbe affogato , affogato com ' è vero Dio , se un ragazzotto di tredici anni - questo Aurelio Costa , che ora è ingegnere e direttore delle zolfare del Salvo ad Aragona e a Comitini - non si fosse accorto di quei due piedi che si azzuffavano disperatamente a fior d ' acqua e non fosse accorso , ridendo , a liberarlo ... - Ah , capisco ... - fece don Cosmo . 3/4 E la figliuola , adesso ... - La figliuola ... la figliuola ... - masticò Capolino . - Flaminio , capirà , dovette disobbligarsi con quel ragazzo e si disobbligò nella misura del pericolo che aveva corso e del terrore che s ' era preso . Gli dissero che era figlio d ' un povero staderante all ' imbarco dello zolfo ... - Il Costa , già , Leonardo Costa , - interruppe don Cosmo . - Amico mio . Viene a trovarmi qua , qualche domenica , da Porto Empedocle . - Saprà dunque che sta con Flaminio , adesso ? - soggiunse Capolino . - Flaminio lo levò dalle stadere e gli diede un posto nel suo gran deposito di zolfo su la spiaggia di levante . Al figlio Aurelio , poi , volle dar lui la riuscita , senza badare a spese ; non solo , ma se lo tolse con sé , lo fece crescere in casa sua coi figliuoli , con Dianella e con quell ' altro bimbo che gli morì . Anche questa disgrazia contribuì certo a fargli crescere l ' affetto per il giovine . Ma , affetto , dico , fino a un certo punto . Per la stessa ragione per cui ora non darebbe la figlia a Ninì De Vincentis , non la darebbe mai , m ' immagino , neanche ad Aurelio Costa , suo dipendente , si figuri ! - Ma ! - esclamò don Cosmo , scrollando le spalle . - Ricco com ' è ... con una figlia sola ... - Eh no ... eh no ... , - rispose Capolino . - Capisco , a un caso di lui , tutte le ricchezze cascheranno per forza in mano a qualcuno , a un genero , a quello che sarà . Ma vorrà ben pesarlo , prima , Flaminio ! Non è uomo da rosee romanticherie . Può averne la figlia ... E , romanticherie nel vero senso della parola , badi ! Perché , di questa sua vera e segreta malattia sono a conoscenza io , per certe mie ragioni particolari ; ne è a conoscenza credo , anche Flaminio , o almeno ne ha il sospetto ; ma lui , l ' ingegnere Costa ( ottimo giovine , badiamo ! giovine solido , cosciente del suo stato e di quanto deve al suo benefattore ) non ne sa nulla di nulla , non se l ' immagina neppur lontanamente ; glielo posso assicurare , perché ne ho una prova di fatto , intima . L ' ingegnere ... A questo punto Capolino s ' interruppe , scorgendo in fondo al viale un uomo , che veniva loro incontro di corsa , gesticolando . - Chi è là ? - domandò , fermandosi , accigliato . Era Marco Prèola , tutto impolverato , arrangolato , in sudore , con le calze ricadute su le scarpacce rotte . Stanco morto . - Ci siamo ! ci siamo ! - si mise a gridare , appressandosi . - È arrivato ! - L ' Auriti ? - domandò Capolino . - Sissignore ! - riprese il Prèola . - Per le elezioni : non c ' è più dubbio ! Vengo di corsa apposta da Girgenti . Si tolse il cappelluccio roccioso , e con un fazzoletto sudicio s ' asciugò il sudore che gli grondava dal capo tignoso . - Mio nipote ? - domandò , frastornato e stupito , don Cosmo . Subito Capolino , con aria rammaricata , prese a informarlo delle dimissioni del Fazello , e delle premure che si facevano su lui perché accettasse la candidatura , e delle voci che correvano a Girgenti su questa venuta inattesa di Roberto Auriti . Voci ... voci a cui egli , Capolino , non voleva prestar fede per due ragioni : prima , per il rispetto che aveva per l ' Auriti , rispetto che non gli consentiva di supporre che , non chiamato , venisse a contendere un posto che il Fazello lasciava volontariamente . La compagine del partito che rappresentava la maggioranza del paese , come per tante prove indiscutibili s ' ra veduto , rimaneva salda , anche dopo il ritiro di Giacinto Fazello . L ' altra ragione era più intima , ed era questa : che gli sarebbe doluto , troppo doluto , d ' aver per avversario non temibile , in una lotta impari , uno che , non ostanti le divergenze d ' opinioni in famiglia , era parente pur sempre dei Laurentano ch ' egli venerava e della cui amicizia si onorava . No , no : preferiva credere piuttosto che l ' Auriti fosse venuto a Girgenti solo per riveder la madre e la sorella . - Ma che dice , avvocato ? - proruppe Marco Prèola , scrollandosi dalle spalle quel lungo , faticoso discorso , col quale Capolino , senza parere , aveva voluto dare un saggio delle sue attitudini politiche . - Se sono andati a prenderlo alla stazione quattro mascalzoni , studentelli dell ' Istituto Tecnico ? se sono arrivate in paese la mafia e la massoneria , capitanate da Guido Verònica e da Giambattista Mattina ? Non c ' è più dubbio , le dico ! È venuto per le elezioni . Mentre Capolino e il Prèola discutevano tra loro , gli occhi , il naso , la bocca di don Cosmo facevano una mimica speciosissima : si strizzavano , s ' arricciavano , si storcevano ... Vivendo in quell ' esilio , assorto sempre in pensieri eterni , con gli occhi alle stelle , al mare lì sotto , o alla campagna solitaria intorno , ora , così investito da tutte quelle notizie piccine , si sentiva come pinzato da tanti insettucci fastidiosi . - Gesù ! Gesù ! Pare impossibile ... Quante minchionerie ... - E allora , un bicchiere di vino , si - don Co ' - esclamò , per concluder bene , Marco Prèola . - Vossignoria mi deve fare la grazia d ' un bicchiere di vino . Non ne posso più ! Ho girato tutta Girgenti per trovare il nostro carissimo avvocato ; m ' hanno detto che si trovava qua a Valsanìa , e subito mi sono precipitato a piedi per la Spina Santa . Mi guardino ! Ho la gola , propriamente , arsa . - Andate , andate a bere alla villa , - gli rispose don Cosmo . - E non c ' è il Mortara ? - domandò il Prèola . - Ho paura ... - aggiunse ridendo . - Mi sparò , or è l ' anno ... Dice che venivo qua nel fèudo a caccia dei suoi colombi . Parola d ' onore , si - don Cosmo , non è vero ! Per le tortore venivo . Forse , qualche volta , non dico , avrò sbagliato . Tiro e , botta e risposta , mi sento arrivare ... Fortuna che mi voltai subito . Pum ! Nelle natiche , una grandinata ... Privo di Dio , le giuro , si - don Co ' , che se non era per il rispetto alla famiglia Laurentano ... La doppietta ce l ' avevo anch ' io e , parola d ' onore ... Dal fondo del viale giunse in quella un rumore di sonaglioli . I tre , che s ' erano accostati alla villa conversando , si voltarono a guardare . Capolino chiamò : - Ninì ! Ninì ! Ecco le vetture ! Arrivano ! Ninì s ' affrettò a scendere dalla villa , ne scesero anche i servi , donna Sara Alàimo e la cameriera , già amiche tra loro . Erano due vittorie . Nella prima stava don Flaminio con la figliuola ; nella seconda , la demente con due infermiere . Don Cosmo s ' aspettava di vedere smontare da una delle vetture anche donna Adelaide , la sposa : restò disilluso . Ninì De Vincentis non ebbe il coraggio di farsi avanti a offrire il braccio a Dianella . Col cuore tremante e la vista annebbiata dalla commozione , le intravide il volto affilato , pallidissimo sotto la spessa veletta da viaggio , e la seguì con lo sguardo , mentre , appoggiata al braccio di Capolino , tutta avvolta in una pesante mantiglia , saliva pian piano la scala , come una vecchina , tra gli augurii ossequiosi di donna Sara Alàimo . Donna Vittoria , smontata dalla vettura faticosamente per l ' enorme pinguedine , restò tra le due infermiere con gli occhi immobili , vani nell ' ampio volto pallido , incorniciato dall ' umile scialle nero , che teneva in capo ; guardò così un pezzo don Cosmo ; poi aprì le labbra carnose e quasi bianche un sorriso squallido e disse in un inchino : - Signor Priore ! Una delle infermiere la prese per mano , mentre don Cosmo , accanto al Salvo , socchiudeva gli occhi , afflitto . Ninì andò dietro alla demente . - Grazie , - disse Flaminio Salvo , stringendo forte la mano a don Cosmo . - E non dico altro a lei . - No , no ... s ' affrettò a rispondere il Laurentano , turbato e commosso ancora dal triste spettacolo , sentendo un ' improvvisa , profonda pietà per quell ' uomo che , nella sua invidiata potenza , con quella stretta di mano gli confidava in quel punto il sentimento della propria miseria . CAPITOLO TERZO - Di qua , di qua , mi segua , - disse al signore che gli veniva dietro il vecchio cameriere dalle piote sbieche in fuori , che lo facevano andare in qua e in là con le gambe piegate . Attraversarono su i soffici tappeti polverosi tre stanze morte in fila , in ognuna delle quali il cameriere , passando , apriva gli scuri dei vecchi finestroni tinti di verde . Le stanze tuttavia rimanevano in un ' angustiosa penombra , sia per la pesantezza dei drappi , sia per la bassezza della casa sovrastata dagli edifizii di contro che paravano . Aperti gli scuri , il cameriere guardava la stanza e sospirava , come per dire : « Vede com ' è arredata bene ? E intanto non figura ! » . Pervennero così al salone in fondo , lugubre e solenne , dal palco scompartito , in rilievo , ornato di dorature . Il signore trasse da un elegante portafogli un biglietto da visita stemmato , ne piegò un lembo e lo porse al cameriere , il quale , indicando un uscio nel salone , disse : - Un momentino . C ' è di là il cavalier Prèola . - Prèola padre ? - Figlio . - E cavaliere per giunta ? - Per me , - protestò il vecchio inchinandosi profondamente con la mano al petto , - tutti i padroni miei , cavalieri ! E , andandosene su i piedi sbiechi , lesse sottecchi , sul biglietto da visita : Cav . Gian Battista Mattina . - ( Costui , - dunque , - cavaliere autentico , pare ) . Il Mattina rimase in piedi , cogitabondo in mezzo al salone ; poi scrollò le spalle , seccato ; volse uno sguardo distratto in giro ; vide uno specchio alla parete di fronte e vi s ' appressò . In quel vasto specchio , dalla luce tetra , la propria immagine gli apparve come uno spettro ; e ne provò un momentaneo turbamento indefinito . Spirava da tutti i mobili , dal tappeto , dalle tende quel tanfo speciale delle case antiche , d ' una vita appassita nell ' abbandono . Quasi il respiro d ' un altro tempo . Il Mattina si guardò di nuovo attorno con una strana costernazione per la immobilità silenziosa di quei vecchi oggetti , chi sa da quanti anni lì senz ' uso , e si accostò di più allo specchio per scrutarsi davvicino , movendo pian piano la testa , stirandosi fin sotto gli occhi stanchi le punte dei folti baffi conservati neri da una mistura , in contrasto coi capelli precocemente grigi che conferivano cotal serietà al suo volto bruno . A un tratto , un lunghissimo sbadiglio gli fece spalancare e storcere la bocca , e all ' emissione del fiato fradicio contrasse il volto in un ' espressione di nausea e di tedio . Stava per scostarsi dallo specchio , allorché sul piano della mensola , chinando gli occhi , scorse qua e là tanti bei mucchietti di tarlatura disposti quasi con arte , e si chinò a mirarli con curiosità . Avevano lavorato bene quelle tarme , e nessuno intanto pareva tenesse in debito conto la lor fatica ... Eppure , il frutto , eccolo là , bene in vista , che diceva : « Questo è fatto . Portate via ! » . Stese una mano a uno di quei mucchietti , ne prese un pizzico e strofinò le dita . Niente ! Neanche polvere ... E , guardandosi i polpastrelli dell ' indice e del pollice , andò a sedere su una comoda poltrona accanto al canapè . Seduto , la scosse un po ' , come per accertarsi della solidità . - Neanche polvere ... Niente ! Con una smorfia , trasse dal tavolinetto tondo innanzi al canapè un album , in capo al quale era il ritratto del padrone di casa , il canonico Agrò . Era sempre parso al Mattina che il canonico Pompeo Agrò avesse una strana somiglianza con un uccellaccio , di cui non rammentava il nome . Certo il naso , largo alla base , acuminato in punta , s ' allungava in quel volto come un becco Era però negli occhietti grigi , vivi , sotto la fronte alta e angusta , tutta la malizia astuta , sottile e tenace , di cui l ' Agrò godeva fama . Il Mattina esaminò quel viso , come se nei tratti di esso volesse scorgere la ragione dell ' invito ricevuto la sera avanti . Che diamine poteva voler da lui l ' Agrò ? Il dissidio di questo canonico gran signore col partito clericale , dissidio che suscitava tanto scandalo in paese , era proprio proprio vero , o non piuttosto un atteggiamento concertato , insidioso , per tradir la buona fede dell ' Auriti , penetrar nel campo avversario e sorprenderne le mosse ? Eh , a fidarsi d ' una volpe ... Quel colloquio segreto col Prèola ... Fosse tutto un tranello ? Alzò gli occhi , volse di nuovo lo sguardo attorno e di nuovo dall ' immobilità silenziosa di quei vecchi oggetti senz ' uso e senza vita si sentì turbato , quasi che essi , per averne egli scoperto le magagne , lo spiassero ora più ostili . Udì per le tre stanze in fila la voce del vecchio cameriere , che ripeteva : - Di qua , di qua , mi segua . Posò l ' album e guardò in direzione dell ' uscio . - Oh ! Verònica ... - Caro Titta , - rispose Guido Verònica , fermandosi in mezzo al salone . Si tolse le lenti per pulirle col fazzoletto pronto nell ' altra mano ; strizzò gli occhi fortemente miopi , e con l ' indice e il pollice della mano tozza si stropicciò il naso maltrattato dal continuo pinzar delle lenti ; poi si appressò per sedere su la poltrona di fronte al Mattina ; ma questi , alzandosi , lo prese sotto il braccio e gli disse piano : - Aspetta , ti voglio far vedere ... E lo condusse innanzi alla mensola per mostrargli tutti quei mucchietti di polviglio . Il Verònica , non comprendendo che cosa dovesse guardare , miope com ' era , si chinò fin quasi a toccar col naso il piano della mensola . - Tarli ? - disse poi , ma senza farci caso , anzi guardando freddamente il Mattina , come per domandargli perché glieli avesse mostrati : e andò a sedere su la poltrona . - Tu quoque ? - domandò allora il Mattina , rimasto male e volendo dissimular la stizza . - Non so di che si tratti , - gli rispose il Verònica con l ' aria di chi voglia nascondere un segreto . - Neanch ' io , - s ' affrettò a soggiungere il Mattina con indifferenza .. - Ho ricevuto un invito ... E posò gli occhi senza sguardo su la fronte del Verònica sconciata da tre lunghi raffrigni in vario senso : ferite riportate in duello . - Torni da Roma ? - No . Da Palermo . - E ti trattieni molto ? - Non so . Dimostrava chiaramente il Verònica con quelle secche risposte che voleva restar chiuso in sé , per non darsi importanza con ciò che - volendo - avrebbe potuto dire . Difatti il suo còmpito , adesso , era questo : mostrarsi seccato , anzi stanco e sfiduciato . Per sua disgrazia , egli - e tutti lo sapevano - aveva un ideale : la Patria , rappresentata , anzi incarnata tutta quanta nella persona di un vecchio glorioso statista , il Crispi , battuto alcuni anni addietro in una tumultuosa seduta parlamentare , dopo una lotta piccina e sleale . Per questo vecchio glorioso s ' era cimentato in tanti e tanti duelli , riportandone quasi sempre la peggio ; aveva respinto su i giornali con inaudita violenza di linguaggio le ingiurie degli oppositori . Ma ormai , caduto quel Vecchio , anche la patria per lui era caduta : trionfava la marmaglia ; non era noja , la sua ; era propriamente schifo di vivere . Non credeva affatto che Roberto Auriti potesse vincere , quantunque sostenuto dal Governo ; ma quel suo Vecchio venerato - che ancora intorno all ' avvenire della patria s ' illudeva come un fanciullo - gli aveva imposto di recarsi a Girgenti a combattere per l ' Auriti ; sapeva che questi , più che per le premure del Governo , s ' era piegato ad accettare la lotta per la spinta del vecchio statista ; ed eccolo a Girgenti . Tanto per non venir meno al dovere , rispondeva ora all ' invito dell ' Agrò , d ' un canonico , lui che amava i preti quanto il fumo negli occhi . C ' era ; bisognava che s ' adattasse . Non ostante però la sfiducia con cui s ' era lasciato andare a quella impresa elettorale , si sentiva alquanto stizzito nel vedersi messo ora alla pari con un Mattina qualunque , appajato con costui nella piccola congiura che il canonico Agrò pareva volesse ordire . Il Mattina si mosse su la poltrona , sbuffando e prendendo un ' altra positura . - Si fa aspettare ... - Chi c ' è di là ? - domandò Guido Verònica , senz ' ombra d ' impazienza . Il Mattina si protese e disse sottovoce : - Prèola figlio , la lancia spezzata d ' Ignazio Capolino . L ' ho saputo dal cameriere . Che te ne pare ? Domando e dico , che cosa ci stiamo a fare qua noi due ? - Sentiremo ... - sospirò il Verònica . - Non vorrei che ... Il Mattina s ' interruppe , vedendo aprir l ' uscio ed entrare , lungo e curvo su la sua magrezza , il canonico Pompeo Agrò Facendo cenno con ambo le mani ai due ospiti di rimaner seduti , disse con vocetta stridente : - Chiedo vènia ... Stieno , stieno seduti , prego . Caro Verònica ; cavaliere esimio . Qua , cavaliere , segga qua , accanto a me ; non ho paura de ' suoi peccatacci di gioventú . - Sì , gioventù ! - sorrise il Mattina , mostrando il capo grigio . Il Canonico trasse dal petto un vecchio orologino d ' argento . - Il pelo , eh , lei m ' insegna , e non il vizio . Già le dieci perbacco ! Ho perduto molto tempo ... Mah ! S ' alterò in volto ; restò un momento perplesso , se dire o non dire ; poi , come attaccando una coda al sospiro rimasto in tronco : - La gratitudine , un mito ! Tentennò il capo , e riprese : - Sarebbero disposti lor signori a venire un momentino con me ? - Dove ? - domandò il Mattina . - In casa di Roberto Auriti ... tanto amico mio , tanto fin dall ' infanzia , lo sanno . I nostri padri , più che fratelli , compagni d ' arme ; quello di Roberto a Milazzo , e il mio cadde al Volturno . Storia , questa . Se ne dovrebbe tener conto in paese , invece di menare tanto scalpore per la mia ... come la chiamano ? diserzione ... eh ? diserzione , già . La veste ! Sissignori . Ma sotto la veste c ' è pure un cuore ; e ce l ' ho anch ' io per la santa amicizia , e anche ... e anche ... Il Canonico forse voleva aggiungere « per la patria » ; lo lasciò intendere col gesto e pose un freno alla foga del sentimento generoso . Si sforzava di parlar dipinto , con un risolino arguto sulle labbra , strofinandosi di continuo sotto il mento le mani ossute , come se le lavasse alla fontanella delle sue frasi polite , sì , non però fluenti e limpide e continue , ma quasi a sbruffi , esitanti spesso e con curiosi ingorghi esclamativi . Di tratto in tratto , nel sollevar le pàlpebre stanche , lasciava intravedere qualche obliquo sguardo fuggevole , così diverso dall ' ordinario , che subito ciascuno immaginava quell ' uomo dovesse , nell ' intimità , non esser quale appariva , aver più d ' una afflizione profondamente segreta che lo rendeva astuto e cattivo , e travagli d ' animo oscuri . - Prima d ' andare , - riprese cangiando tono , - due paroline per intenderci . Avrei meditato ... messo su , o mi sembra , un piccolo piano di battaglia . Non la pretendo a generale , veh ! Lor signori combatteranno ; io porterò il gamellino . Ecco . Ben ponderato tutto , il nostro più temibile avversario chi è ? Il Capolino ? No ; ma chi gli fa spalla : il Salvo , già suo cognato , potentissimo . Ora io da buona fonte so che il Salvo fino a pochi giorni fa non voleva permettere in verun modo questa ... questa comparsa del Capolino . - Sì , sì , - confermò il Mattina . - A causa delle trattative di matrimonio tra la sorella e il principe di Laurentano . - Oh ! Benissimo , - approvò il Canonico . - Ma il Salvo concesse la grazia di fargli spalla appena seppe che il principe non intendeva d ' aver riguardo alla parentela dell ' Auriti e ordinava non ne avesse parimenti il partito . Stando così le cose , le sorti del nostro Roberto sono quasi disperate . Non c ' illudiamo . - Eh , lo so ! - sbuffò il Verònica . Subito il Canonico lo fermò con un gesto della mano , seguitando : - Ma se noi , ecco , pognamo che noi , signori miei , a dispetto della libertà concessa dal principe , riuscissimo a legar mani e piedi al colosso , al Salvo ... eh ? Come ? Ecco : sarebbe questo il mio piano . Pompeo Agrò , data così l ' esca alla curiosità , stette un pezzo con le mani spalmate , sospese sotto il mento ; poi le ritrasse , richiudendole ; chiuse anche gli occhi per raccogliersi meglio ; lasciò andar fuori un altro : « Ecco ! » , come un gancio per sostener l ' attenzione dei due ascoltatori , e rimase ancora un po ' in silenzio . - Lor signori sanno le condizioni con cui si effettuerà il matrimonio per espressa volontà del Laurentano . Ora queste condizioni , secondo che io ho divisato , dovrebbero diventare il punto ... come diremo ? vulnerabile del Salvo . - Il tallone d ' Achille , - suggerí il Mattina , scotendosi , per dire una cosa nuova . - Benissimo ! d ' Achille ! - approvò l ' Agrò . - E mi spiego . Preme al Salvo certamente , avendole accettate , che il figlio del principe , residente a Roma ( mi par che si chiami Gerlando , eh ? come il nonno : Gerlandino , Landino ) non sia o almeno , non si mostri apertamente contrario a questo matrimonio del padre . Anzi so che il Salvo ha posto come patto la presenza del giovine alla cerimonia nuzialc , per il riconoscimento del vincolo da parte sua e come impegno da gentiluomo per l ' avvenire . Io non conosco codesto Gerlandino , ma so che è di pelo ... cioè , diciamo , di stampa ben altra dal padre . - Opposta ! - esclamò il Veronica . - Io lo conosco bene . - Oh bravo ! - soggiunse l ' Agrò . - Ammesso dunque che non abbia neppure le idee di Roberto Auriti , tra i due , voglio dire tra questo e un Capolino , dovrebbe aver più cara , m ' immagino , la vittoria del parente . Guido Verònica , a questo punto , si scosse e sospirò a lungo , come per votarsi dell ' illusione accolta per un momento , e disse : - Ah , no , non credo , sa ! non credo proprio che Lando si impicci di codeste cose ... - Mi lasci dire , - riprese il Canonico , con voce agretta . - A me non cale che se ne impicci : vorrei saper solamente da lei che è stato tanto tempo a Roma e conosce il giovine , se l ' antagonismo , diciamo così , tra don Ippolito Laurentano e donna Caterina Auriti sussista anche tra i loro figliuoli . - No , questo no ! - rispose subito il Verònica . - Sono anzi in buon accordo , amici . - Mi basta ! - esclamò allora il Canonico picchiandosi col dorso d ' una mano la palma dell 'altra.- Mi strabasta ! Se della parentela con l ' Auriti non vuole tener conto il padre , può invece , o potrebbe , tener conto il figlio . Ed ecco legato il Salvo , il colosso ! Pompeo Agrò volle godere un momento di quella prima vittoria guardando acutamente , con un sorrisino un po ' smorfioso , il Verònica , poi il Mattina , già accampati entrambi nel suo piano , stimato almeno meditabile . Quindi , come un generale non contento di vincere soltanto a tavolino , con le leggi della tattica , scese a osservare le difficoltà materiali dell ' impresa . - Il punto , - disse , - sarà persuadere a quel benedetto Roberto di servirsi di questo spediente . Giacché , per lo meno abbiamo bisogno di una lettera privata di Gerlandino , da far vedere o conoscere in qualche modo al Salvo , ecco ! o diretta al Salvo stesso , che sarà difficile , o a Roberto , o a qualche amico : a lei , per esempio , caro Verònica : insomma , una prova , un documento ... Guido Verònica non volle dichiarare ch ' egli non poteva attendersi una lettera da Lando , col quale non aveva alcuna intimità ; stimò , sì , ingegnoso il piano dell ' Agrò , ma forse inattuabile per la troppa schifiltà di Roberto il quale ... il quale ... sì , benemerenze patriottiche ... - « Onestà immacolata ! » - soggiunse l ' Agrò . - Sì , - concesse il Verònica , - e anche ingegno , se vogliamo ; ma ... ma ... ma ... al dì d ' oggi ... e gli secca il Prefetto e par che gli secchino anche gli amici ... basta ! Sarà un affar serio ! Io , per me , mi metterei anche la pelle alla rovescia per ajutarlo , però ... S ' interruppe ; si batté la fronte con una mano ; esclamò : - Ho trovato ! Giulio ... c ' è Giulio ... il fratello di Roberto , giusto in questo momento nella segreteria particolare di S . E . il ministro D ' Atri : eh , perbacco ! a lui sì posso scrivere ... è intimissimo di Lando . Da Giulio si otterrà facilmente quello che vogliamo , senza farne saper nulla a Roberto , che opporrebbe chi sa quanti ostacoli . Ecco fatto ! - Bravissimo ! bravissimo ! - non rifiniva più d ' esclamare il Canonico , gongolante . Solo il Mattina era rimasto come una barca , la cui vela non riuscisse a pigliar vento . Vedendo quell ' altre due barche filar così leste senza più curarsi di lui rimasto floscio indietro si sentì umiliato , volle dir la sua e , non potendo altro , si provò a soffiare un po ' di vento contrario e a parar qualche secca o qualche scoglio . - Già , - disse , - ma non sarà troppo tardi , signori miei ? Riflettiamo ! Prima che la lettera arrivi , anche facendo con la massima sollecitudine , di qui a Roma , chiama e rispondi ! Ci vorrà una settimana ; dico poco . Il Salvo avrà tutto il tempo , di compromettersi e non si potrà più tirare indietro . - Eh , lo vorrò vedere ! - esclamò il Canonico con un sogghignetto , e alzando una mano , come per salutarlo da lontano . - No , sa ! no , sa ! Mai piùù mai piùù , mai piùù ... Vuole che gli stia poi tanto a cuore il Capolino ? - Ma la propria dignità , scusi ! - si risentì il cavaliere , come se fosse in ballo la sua . - Bella figura ci farebbe ! Ma sa che oggi stesso nella sala di redazione dell ' Empedocle si proclamerà ufficialmente la candidatura di Capolino con l ' intervento del Salvo e di tutti i maggiorenti del partito ? Non scherziamo ! - In questo caso , - saltò a dire il Verònica , - per far più presto , si spedirà a Giulio ora stesso , d ' urgenza , un telegramma in cifre . Roberto ha un cifrario particolare col fratello . Non perdiamo più tempo ... Piuttosto ... aspetti ! ... ora che ci penso ... il Selmi ... perdio ! - Selmi ? - domandò il Canonico , stordito da quel nome che cadeva all ' improvviso come un ostacolo insormontabile su la via così bene spianata . - Il deputato Selmi ? - Corrado Selmi , sì , - rispose il Verònica . - L ' ho visto a Palermo ... Ha promesso a Roberto di venire qua , per lui , e che anzi avrebbe tenuto un discorso ... - Ebbene ? - fece l ' Agrò . - Anzi , un parlamentare di tanta autorità ... vero patriota ... - Lasci andare ! lasci andare ! - lo interruppe il Verònica , socchiudendo gli occhi , scotendo una mano . - Patriota ... va bene ! Bacato , bacato , bacato , caro Canonico ... Debiti ... compromissioni ... storie ... e Dio non voglia che il povero Roberto per causa di lui ... Basta . Non è per questo , adesso ... Ma per Lando Laurentano ... E Guido Verònica fece piú volte schioccar le dita , come per strigarsele dell ' impiccio che gli dava il pensiero del Selmi . - Non capisco ... - osservò il Canonico . - Forse tra il Laurentano e il Selmi ? ... - Eh , altro ! - esclamò il Verònica . - Nimicizia mortale ! - Affar di donne , - aggiunse il Mattina , serio , socchiudendo gli occhi , soddisfattissimo di quella contrarietà . E il Canonico , incuriosito : - Ah sì ? di donne ? - Storia vecchia , - rispose il Verònica . - Finita , a quanto pare , ma , fino a un anno fa , Corrado Selmi - lo dico perché tutta Roma lo sa - fu l ' amante di donna Giannetta D ' Atri , moglie del Ministro d ' oggi . Il Canonico levò una mano : - Uh , che cose ! E questa ... e questa donna Giannetta chi sarebbe ? - Ma una Montalto ! - disse il Verònica . - Cugina di Lando ... Lei sa che la prima moglie del principe fu una Montalto . - Ah , ecco ! E forse il giovine ... ? - Da ragazzo , tra cugini ... Questo non lo so bene . Il fatto è che Lando Laurentano provocò due volte il Selmi ... Ora , capirà , se questi viene qua a sostenere la candidatura di Roberto ... - Già , già , già ... ora comprendo ! - esclamò il Canonico . - si dovrebbe impedire ! Ah , si dovrebbe impedire ! - Forse non sarà difficile , - concluse il Verònica . - Perché Corrado Selmi avrà da combattere per sé nel suo collegio . Basta , vedremo . Adesso andiamo subito da Roberto . Il Canonico si alzò . - Pronti , - disse . - La vettura è giù . Un momentino , col loro permesso . Prendo il cappello e il tabarro . Poco dopo , il Verònica e il Mattina rividero il vecchio cameriere dai piedi sbiechi , parato da automedonte , e salirono in vettura con l ' Agrò . Venendo su dal Ràbato , per piazza San Domenico notarono subito un movimento insolito lungo la via maestra . Quattro , cinque monellacci , correndo e fermandosi qua e là , strillavano il giornaletto clericale Empedocle , che pareva andasse a ruba . - L ' Impiducli ! L ' Impiducli ! E per tutto si formavano capannelli , qua a leggere , là a commentar vivamente qualche articolo , certo violento , stampato in quel foglio . Il Verònica , vedendo passare presso la vettura uno di quegli strilloni , non seppe resistere alla tentazione , e mentre il Canonico - che per le vie della città , in quei giorni , si sentiva in mezzo a un campo nemico - consigliava : - « Meglio a casa ! meglio a casa ! » - si fece buttare nella vettura una copia del giornale . La prese il Mattina . - Leggo io ? E cominciò a leggere sottovoce l ' articolo di fondo , quello che , indubbiamente , suscitava tanto fermento nel pubblico . Era intitolato Patrioti per bisogni di famiglia , e si riferiva - senza far nomi , ma con turpe evidenza - alla memoria di Stefano Auriti , padre di Roberto , alterando con vilissima calunnia la storia romanzesca del suo amore per Caterina Laurentano ; la fuga dei due giovani poco prima della rivoluzione del 1848; la parte presa da Stefano Auriti a questa rivoluzione « non già per amor di patria , ma appunto per bisogni di famiglia , cioè per la conquista d ' una dote insieme con le grazie del suocero per forza , ricco , liberale , sì , ma , ahimè , d ' una inflessibilità superiore a ogni previsione » . Man mano , leggendo , la voce del Mattina si alterava dallo sdegno , acceso maggiormente dall ' indignazione dell ' Agrò , che prorompeva di tratto in tratto , accennando di turarsi le orecchie e buttandosi indietro : - Oh vigliacchi ! oh vigliacchi ! A un certo punto il Mattina si vide strappar di mano il giornale . Guido Verònica , pallidissimo , col volto scontraffatto dall ' ira , aprì lo sportello della vettura , ne balzò fuori e , senza sentire i richiami del Canonico , tanto per cominciare , si lanciò di furia tra un crocchio di gente , in mezzo al quale stava il Capolino , a cui schiaffò in faccia il giornale , stropicciandoglielo sul muso . L ' aggressione fu così fulminea , che tutti restarono per un momento storditi e sgomenti , poi s ' avventarono addosso all ' aggressore : accorse gente , vociando , da tutte le parti : nel mezzo era la mischia , fitta : volavano bastonate , tra urli e imprecazioni . Il Mattina non ebbe tempo né modo di cacciarsi in difesa del Verònica ; ma , poco dopo , l ' abbaruffìo , lì nel forte , si allargò : la rissa era partita . Il Canonico chiamava il Mattina , smaniando , dalla vettura . Questi udì alla fine e si volse ; ma vide in quella il Verònica , senza cappello , senza lenti , strappato , ansimante tra una frotta di giovani che evidentemente lo difendevano , e accorse . Ritornò , poco dopo , alla vettura del Canonico : - Niente - dice ; - stia tranquillo ; andiamo pure ; è tra amici ; se l ' è cavata bene . Il Canonico tremava tutto . - Signore Iddio , Signore Iddio ... che scandalo ... Ma perché ? ... Schifosi ... Non conveniva sporcarsi le mani ... E ora che avverrà ? - Oh , - fece con una certa sprezzatura il Mattina . - Un duello ; è semplicissimo ... o una querela , se la santa religione non consentirà a quel farabutto di dar conto delle turpitudini che pure gli ha permesso di sfognare . - La religione , scusi , lasciamola stare , cavaliere , - disse Pompeo Agrò pacatamente . - Non c ' entra e ... mi lasci dire ! non c ' entra neppure il Capolino . - Come no ? - Mi lasci dire . Io so chi ha scritto l ' articolo , quella sozzura . Il Prèola , il Prèola venuto stamani da me , non so da chi spedito ... Brutto ingrato ! feccia d ' uomo ! - Ma il Capolino , - obbiettò il Mattina , - è direttore del giornale e ha lasciato passar l ' articolo . - Giurerei , metterei le mani sul fuoco , - rispose il Canonico , - che non lo lesse prima . È mio avversario , veda , eppure lo riconosco incapace d ' una siffatta bassezza ... E ora che troveremo in casa di Roberto ? Donna Caterina Auriti - Laurentano abitava con la figlia Anna , vedova anch ' essa , e col nipote , una vecchia e triste casa sotto la Badìa Grande . La casa era appartenuta a Michele Del Re , marito di Anna , che null ' altro aveva potuto lasciare in eredità alla vedova giovanissima , all ' unico figliuolo , Antonio , che ora aveva circa diciott ' anni . Vi si saliva per angusti vicoli sdruccioli , a scalini , malamente acciottolati , sudici spesso , intanfati dai cattivi odori misti esalanti dalle botteghe buje come antri , botteghe per lo più di fabbricatori di pasta al tornio , stesa lì su canne e cavalletti ad asciugare , e dalle catapecchie delle povere donne , che passavano le giornate a seder su l ' uscio , le giornate eguali tutte , vedendo la stessa gente alla stess ' ora , udendo le solite liti che s ' accendevano da un uscio all ' altro tra due o più comari linguacciute per i loro monelli che , giocando , s ' erano strappati i capelli o rotta la testa . Unica novità , di tanto in tanto , il Viatico ; il prete sotto il baldacchino , il campanello , il coro delle divote : Oggi e sempre sia lodato Nostro Dio Sacramentato ... Morto il marito , dopo appena tre anni di matrimonio , Anna Auriti era quasi morta anch ' essa per il mondo . Fin dal giorno della sciagura non era uscita mai più di casa , neanche per andare a messa le domeniche ; né s ' era mai più mostrata , nemmeno attraverso i vetri delle finestre sempre socchiuse . Soltanto le monache della Badìa Grande , affacciandosi alle grate a gabbia , avevano potuto vederla dall ' alto , quand ' ella veniva a prendere , sul vespro , un po ' d ' aria nell ' angusto giardinetto pensile della casa , ch ' era addossata alla tetra , altissima fabbrica di quella badìa , già antico castello baronale dei Chiaramonte . Né certo quelle monache avevano potuto sentire alcuna invidia di lei , reclusa come loro . Come loro , se non più semplicemente , vestiva di nero , sempre ; come loro nascondeva , sotto un fazzoletto nero di seta annodato al mento , i capelli , se non recisi , non più curati affatto , appena ravviati in due bande e attorti alla lesta dietro la nuca ; que ' bei capelli castani , voluminosi , che tanta grazia un giorno , acconciati con arte , avevano dato al suo pallido , mite , soavissimo volto . Donna Caterina aveva condiviso strettamente questa clausura della figlia , vestita anch ' essa di nero , fin dal 1860 , data della morte eroica del marito , a Milazzo . Rigida , magra , non aveva l ' aria di mesta rassegnazione della figlia . La macerazione cupa dell ' orgoglio , la fierezza del carattere che , a costo d ' incredibili sacrifizii , non s ' era mai smentita di fronte alle più crudeli avversità della sorte , le avevano alterato così i lineamenti del volto , che nessuna traccia esso ormai serbava più dell ' antica bellezza . Il naso le si era allungato , affilato e teso sulla bocca vizza , qua e là rientrante per la perdita di alcuni denti ; le gote le si erano affossate ; aguzzato il mento . Ma sopra tutto gli occhi , sotto le folte sopracciglia nere , mostravano la rovina di quel volto : le pàlpebre s ' eran rilassate , una più , l ' altra meno ; e quell ' occhio più dell ' altro socchiuso , dallo sguardo lento , velato d ' intensa angoscia , conferiva a quella faccia spenta l ' aspetto d ' una maschera di cera , orribilmente dolorosa . I capelli , intanto , le erano rimasti nerissimi e lucidi , quasi per dileggio , per far risaltare meglio lo scempio di quelle fattezze e smentir la credenza che i dolori facciano incanutire . Aveva sofferto tutto donna Caterina Laurentano , anche la fame , lei nata nel fasto , allevata e cresciuta fra gli splendori d ' una casa principesca : la fame , quando , domata la rivoluzione del 1848 , a diciotto anni , col primo figliuolo neonato , Roberto , aveva dovuto seguire nell ' esilio , in Piemonte , il marito , escluso con altri quarantatré dall ' amnistia , e condannato alla confisca dei pochi beni . Il padre , don Gerlando Laurentano , anch ' egli tra quei quarantatré esclusi , la aveva allora invitata ad andare con lui a Malta , suo luogo d ' esilio , a patto però che avesse abbandonato per sempre Stefano Auriti . Lei ? Aveva rifiutato sdegnosamente ; e con più sdegno aveva poi rifiutato l ' elemosina del fratello Ippolito , il quale con altri pochi indegni della nobiltà siciliana era andato a ossequiar Satriano a Palermo , e ne aveva ottenuto la restituzione dei beni confiscati al padre . Ed era andata a Torino col marito , tutti e due sperduti e come ciechi , a mendicare per quel figlioletto la vita . Nessuno degli esuli , dei fuorusciti siciliani colà , aveva voluto credere dapprima che ella , di così cospicui natali , unica figliuola femmina del principe di Laurentano , non avesse portato nulla con sé , né ricevesse soccorsi dalla famiglia ; e Stefano Auriti era stato perciò in tutti i modi ostacolato dagli stessi compagni di sventura nella ricerca affannosa d ' un posticino che gli avesse dato pane , solo pane per la moglie e per sé . E allora ella s ' era gravemente ammalata e per cinque mesi era stata in un ospedale , ricoverata per carità dopo infiniti stenti , e per carità il piccolo Roberto era stato allevato in un altro ospizio . S ' erano ravveduti finalmente e commossi i compagni d ' esilio e avevano ajutato a gara Stefano Auriti . Uscita dall ' ospedale , ella aveva ricevuto la notizia che il padre , don Gerlando Laurentano , era morto volontariamente a Bùrmula , di veleno . Dei dodici anni passati a Torino , fino al 1860 , donna Caterina serbava ormai una memoria vaga , confusa , come di una vita non vissuta propriamente da lei , ma piuttosto immaginata in un sogno strano e violento , in cui tuttavia sprazzavano visioni liete , qualche momento felice e ardente , d ' entusiasmo patriottico . Incancellabilmente impressa nel cuore aveva invece l ' ora del risveglio da questo sogno : allorché le era pervenuta la notizia che Stefano Auriti , partito col figliuolo appena dodicenne da Quarto con Garibaldi per la liberazione della Sicilia , era caduto nella battaglia campale di Milazzo . Neanche la grazia di farla impazzire aveva voluto concederle Iddio in quel momento ! E aveva dovuto sentire , vedere quasi , il suo cuore di moglie straziato , colpito a morte , là in Sicilia , trascinarsi sanguinando dietro al figliuolo giovinetto , rimasto ora senza il presidio del padre a seguitare la guerra . Le avevano fatto a Torino una colletta , e coi due orfanelli , Giulio e Anna , nati colà , era ritornata in Sicilia , nella patria già liberata ; ma da vedova , in gramaglie , e più misera di come ne era partita : tra l ' esultanza di tutti , lei , con quei due piccini , vestiti anch ' essi di nero . Roberto era già entrato a Napoli con Garibaldi , e ora combatteva sotto Caserta , accanto a Mauro Mortara . Era stata accolta in casa degli Alàimo , parenti poveri di Stefano Auriti . Novamente il fratello Ippolito , ora riparato a Colimbètra , le aveva profferto ajuto ; e novamente , con pari sdegno , ella lo aveva rifiutato , meravigliando e gettando nella costernazione gli Alàimo , che la ospitavano . Povera gente , anche d ' intelletto povera e di cuore , quante amarezze non le aveva cagionate ! S ' era dovuta guardare da loro , come da nemici acerrimi della sua dignità , ch ' essi non intendevano ; capacissimi com ' erano di chiedere e d ' accettare di nascosto quell ' ajuto che ella aveva rifiutato , non contenti del lavoro che faceva in casa e che si procacciava da fuori per cavarne un giusto compenso al poco dispendio che dava loro . S ' era rialzata per poco da quell ' orribile avvilimento al ritorno di Roberto , accolto da tutto il paese quasi in delirio . Ancora , ricordando quel giorno , quel momento , le sue misere carni eran corse da brividi . Ah con quale esultanza , con che spasimo d ' amore e di dolore s ' era serrato al seno il figliuolo , che ritornava solo , senza il padre , l ' eroe giovinetto dalla camicia rossa , che il popolo le aveva recato su le braccia in trionfo ! Il Governo provvisorio le aveva accordato un sussidio mensile , e a Roberto - non potendo altro , per l ' età - aveva accordato una borsa di studio in Palermo . L ' aveva perduta pochi anni dopo , questa borsa , Roberto , per seguir Garibaldi alla conquista di Roma . Ma al torrente di sangue giovanile , che avrebbe ristorato le vene esauste di Roma , la ragion di Stato aveva opposto , ad Aspromonte , un argine di petti fraterni ; e Roberto , con gli altri , era stato preso e imprigionato , prima alla Spezia , poi al forte Monteratti a Genova . Liberato , aveva ripreso gli studii , per poco . Nel 1866 , dietro a Garibaldi , di nuovo . Solo nel 1871 gli era venuto fatto di laurearsi in legge ; e subito era andato a Roma per provvedere , dopo tante vicende tumultuose , alla propria esistenza e a quella dei suoi . Qualche anno dopo , lo aveva raggiunto il fratello Giulio . Anna , a Girgenti , aveva già trovato marito , e donna Caterina - aspettando che Roberto a Roma si facesse largo e si preparasse un avvenire degno del suo passato , e la consolasse infine di tutte le amarezze patite e dell ' avvilimento per cui maggiormente aveva sofferto - era andata a vivere in casa del genero Michele Del Re . La morte di questo , tre anni dopo , la sciagura della figlia , la miseria sopravvenuta di nuovo , quasi non avevano avuto potere di scuoterla da un dolore più cupo e profondo , in cui era caduta . Il figlio , il figlio da cui tanto si aspettava , il suo Roberto , fra il trambusto violento della nuova vita nella terza Capitale , tra la baraonda oscena dei tanti che vi s ' abbaruffavano reclamando compensi , carpendo onori e favori , il suo Roberto si era perduto ! Stimando semplicemente come suo dovere quanto aveva fatto per la patria , non aveva voluto né saputo accampare alcun diritto a compensi , aveva forse sperato e atteso che gli amici , i compagni , si fossero ricordati di lui dignitoso e modesto . Poi forse lo schifo lo aveva vinto e tratto in disparte . E qual rovinìo era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni , di tutta la fervida fede , con cui s ' era accesa alla rivolta ! Povera isola , trattata come terra di conquista ! Poveri isolani , trattati come barbari che bisognava incivilire ! Ed eran calati i Continentali a incivilirli : calate le soldatesche nuove , quella colonna infame comandata da un rinnegato , l ' ungherese colonnello Eberhardt , venuto per la prima volta in Sicilia con Garibaldi e poi tra i fucilatori di Lui ad Aspromonte , e quell ' altro tenentino savojardo Dupuy , l ' incendiatore ; calati tutti gli scarti della burocrazia ; e liti e duelli e scene selvagge ; e la prefettura del Medici , e i tribunali militari , e i furti , gli assassinii , le grassazioni , orditi ed eseguiti dalla nuova polizia in nome del Real Governo ; e falsificazioni e sottrazioni di documenti e processi politici ignominiosi : tutto il primo governo della Destra parlamentare ! E poi era venuta la Sinistra al potere , e aveva cominciato anch ' essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia ; e usurpazioni e truffe e concussioni e favori scandalosi e scandaloso sperpero del denaro pubblico ; prefetti , delegati , magistrati messi a servizio dei deputati ministeriali , e clientele spudorate e brogli elettorali ; spese pazze , cortigianerie degradanti ; l ' oppressione dei vinti e dei lavoratori , assistita e protetta dalla legge , e assicurata l ' impunità agli oppressori ... Da due giorni - dacché Roberto era arrivato a Girgenti - usciva dalla bocca amara di donna Caterina Auriti questo fiotto veemente di crudeli ricordi , d ' acerbe rampogne , di fiere accuse . Guardando il figlio , a traverso le pàlpebre rilassate , con quell ' occhio quasi spento , si votava il cuore di tutte le amarezze accumulate in tanti anni , di tutto il dolore , di cui l ' anima sua s ' era nutrita e attossicata . - Che speri ? che vuoi ? - gli domandava . - Che sei venuto a far qui ? E Roberto Auriti , investito dalla furia della madre , taceva aggrondato , a capo chino , con gli occhi chiusi . Aveva ormai quarantatré anni : già calvo , ma vigoroso , col volto fortemente inquadrato dalle folte sopracciglia nere , quasi giunte , e dalla corta barba pur nera , se ne stava avvilito e addogliato , come un fanciullo debole al cospetto di quella madre che , pur così debellata dai dolori e dagli anni , serbava tanta energia e così fieri spiriti . Si sentiva veramente sconfitto . L ' animo , troppo teso negli sforzi della prima gioventù , gli era venuto meno a poco a poco , di fronte alla nuova , laida guerra , guerra di lucro , guerra per la conquista indegna dei posti . E ne aveva chiesto uno anche lui , non per sé , per il fratello Giulio , e lo aveva ottenuto al Ministero del tesoro . Egli s ' era affidato agli scarsi , incerti proventi della professione d ' avvocato : proventi che tuttavia , tal volta , non gli lasciavano al tutto tranquilla la coscienza , non già perché non li credesse meritato compenso al proprio lavoro , allo zelo ; ma perché la maggior parte delle liti gli venivano per il tramite dei deputati siciliani suoi amici , di Corrado Selmi specialmente , e per parecchie aveva il dubbio che le avesse vinte , non tanto per la sua bravura , quanto per l ' indebita e non gratuita ingerenza di quelli . Ma egli , morto il cognato Michele Del Re , aveva la madre e la sorella vedova e il nipote da mantenere a Girgenti ; oltre che a Roma , da parecchi anni , non era più solo . Certo la madre non ignorava la convivenza di lui a Roma con una donna , di cui per antichi pregiudizii e per la puritana rigidezza dei costumi non poteva avere alcuna stima ; non glien ' aveva mai fatto parola ; ma egli sentiva l ' aspra condanna nel cuore materno , un ' altra amarezza - secondo lui ingiusta - che la madre non gli mostrava per non avvilirlo , per non ferirlo vieppiù . Ma forse donna Caterina , in quei momenti , non ci pensava nemmeno , tutt ' intesa com ' era a mettere innanzi al figlio , con foga inesausta , insieme coi ricordi luttuosi della famiglia , le condizioni tristissime del paese . E durante quest ' esposizione , la sorpresero il canonico Pompeo Agrò e il Mattina . Dalla cordialità vivace , con cui Roberto Auriti lo accolse , l ' Agrò comprese subito ch ' egli ignorava ancora la pubblicazione di quel turpe articolo . Presentò il Mattina , ossequiò la signora . Donna Caterina aspettò che i primi convenevoli fossero scambiati e che i due amici esprimessero la gioja di rivedersi dopo tanti anni ; e riprese , rivolta all ' Agrò : - Per carità , Monsignore , glielo faccia intendere anche lei , che è amico sincero . Qua siamo tra noi . Anche questo signore , se l ' ha condotto lei , sarà un amico . Io voglio persuadere mio figlio a non accettare questa lotta . - Mamma ... - pregò Roberto , con un sorriso afflitto . - Sì , sì , - incalzò la madre . - Lo dicano loro . Che ha fatto Roberto , e perché , in nome di che cosa viene oggi a chiedere il suffragio del suo paese ? Forse in nome di tutto ciò che fece da giovinetto , in nome del padre morto , dei sacrifizii e degli ideali santi per cui quei sacrifizii furono fatti e quello strazio sofferto ? Farà ridere ! - Oh , no , perché , donna Caterina ? - si provò a interrompere il canonico Agrò , portandosi una mano al petto , quasi ferito . - Non dica così . - Ridere ! ridere ! - incalzò quella con più foga . - Lo sa bene anche lei come quegli ideali si sono tradotti in realtà per il popolo siciliano ! Che n ' ha avuto ? com ' è stato trattato ? Oppresso , vessato , abbandonato e vilipeso ! Gli ideali del Quarantotto e del Sessanta ? Ma tutti i vecchi , qua , gridano : Meglio prima ! Meglio prima ! E lo grido anch ' io , sa ? io , Caterina Laurentano , vedova di Stefano Auriti . - Mamma ! mamma ! - supplicò Roberto , con le mani agli orecchi . E subito la madre : - Sì , figlio : perché prima almeno avevamo una speranza , quella che ci sostenne in mezzo a tutti i triboli che tu sai e non sai , là , a Torino ... Nessuno vuol più saperne , ora , credi . Troppo cari si son pagati , quegli ideali ; e ora basta ! Ritòrnatene a Roma ! Non voglio , non posso ammettere che tu sia venuto qua in nome del Governo che ci regge . Tu non hai rubato , figlio , non hai prestato man forte a tutte le ingiustizie e le turpitudini che qua si perpetrano protette dai prefetti e dai deputati , non hai favorito la prepotenza delle consorterie locali che appestano l ' aria delle nostre città come la malaria le nostre campagne ! E allora perché ? che titoli hai per essere eletto ? chi ti sostiene ? chi ti vuole ? Entrò , in questo punto , Guido Verònica , rassettato e ricomposto . Era salito all ' albergo dopo la rissa per cambiarsi d ' abito , e vi aveva lasciato detto che se qualcuno fosse venuto a cercar di lui , egli sarebbe ritornato alle ore tre del pomeriggio . Subito l ' Agrò e il Mattina gli fecero cenno con gli occhi , che Roberto non sapeva nulla . Donna Caterina Auriti s ' era levata in piedi , per incitare il figlio a rifiutare l ' ajuto del Governo , che del resto non avrebbe avuto alcun valore nell ' imminente lotta , e ad accettar questa , invece , in nome dell ' isola oppressa . Non avrebbe vinto , certamente ; ma la sconfitta almeno non sarebbe stata disonorevole e sarebbe servita di mònito al Governo . - Perché voi lo vedrete , - concluse . - Faccio una facile profezia : non passerà un anno , assisteremo a scene di sangue . Guido Verònica parò le mani grassocce . - Per carità , signora mia , per carità , non dica codeste cose , che sono orribili in bocca a lei ! Le lasci dire ai sobillatori che , senza volerlo , fanno il giuoco dei clericali ! Scusi , Canonico ; ma è proprio così ! Quattro mascalzoni ambiziosi che seminano la discordia per assaltare i Consigli comunali e provinciali e anche il Parlamento ; altri quattro ignobili nemici della patria che sognano la separazione della Sicilia sotto il protettorato inglese , uso Malta ! E c ' è poi la Francia , la nostra cara sorella latina , che soffia nel fuoco e manda denari per trar partito domani di qualche sommossa brigantesca , ispirata dalla mafia ! - Ah sì ? - proruppe donna Caterina , che s ' era tenuta a stento . - Lei si conforta così ? Sono tutte calunnie , le solite , quelle che ripetono i ministri , facendo eco ai prefetti e ai tirannelli locali capi - elettori ; per mascherare trenta e più anni di malgoverno ! Qua c ' è la fame , caro signore , nelle campagne e nelle zolfare ; i latifondi , la tirannia feudale dei cosiddetti cappelli , le tasse comunali che succhiano l ' ultimo sangue a gente che non ha neanche da comperarsi il pane ! si stia zitto ! si stia zitto ! Guido Verònica sorrise nervosamente , aprendo le braccia ; poi si rivolse a Roberto : - Oh senti ... ( col suo permesso , signora ! ) : avrei bisogno del tuo cifrario , per spedire un telegramma d ' urgenza a Roma . - Ah già , bravo , bravo ! - esclamò il canonico Agrò , riscotendosi dal doloroso atteggiamento preso durante la violenta intemerata di donna Caterina . Roberto si recò di là per il cifrario . La conversazione cadde fra i tre amici e la vecchia signora ; poi l ' Agrò per rompere il silenzio penoso sopravvenuto , sospirò : - Eh , certo sono tristi assai le condizioni del nostro povero paese ! E la conversazione fu ripresa un po ' , ma senza più calore . I tre avevano un ' intesa segreta tra loro ed erano anche gonfii e costernati dello scandalo di quell ' articolo : si scambiavano occhiate d ' intelligenza , avrebbero voluto rimanere soli un momento per accordarsi sul miglior modo di preparare Roberto . Ma donna Caterina non se n ' andava . - Sa se Corrado Selmi , - le domandò Guido Verònica , - ha scritto a Roberto che verrà ? - Verrà , verrà , - rispose ella , scrollando il capo con amaro sdegno . - Ci ho pensato , - disse piano il Verònica all ' Agrò e al Mattina . - Tanto meglio , se viene . Anzi gli spedirò io stesso un telegramma perché venga subito , per me , capite ? Cosí Lando ... zitti , ecco Roberto . Ma non era Roberto : entrò invece nella sala un giovinotto alto , smilzo , a cui le lenti serrate in cima al naso , congiungendo le folte sopracciglia , davano un ' aria di cupa e rigida tenacia . Era Antonio Del Re , il nipote . Pallidissimo di solito , appariva in quel momento quasi cèreo . - Hanno letto nell ' Empedocle ? - domandò con un fremito nelle labbra e nel naso . Il canonico Agrò e il Mattina alzarono subito le mani per impedire che seguitasse . - Contro Roberto ? - domandò donna Caterina . - Contro il nonno ! - rispose , vibrante , il giovinotto . - una manata di fango ! E contro te ! - Sozzure ! sozzure ! - esclamò l ' Agrò . - Per carità , non ne sappia nulla il povero Roberto ! - Già sta a leggerlo , - disse il nipote , sprezzante . - No ! no ! gridò allora l ' Agrò , levandosi in piedi . - Oh Signore Iddio , bisogna prevenirlo ! Già questi farabutti hanno avuto la lezione che si meritavano dal nostro Verònica ! Per carità , vada lei , donna Caterina ... Imprudenza , imprudenza , ragazzo mio ! Donna Caterina accorse ; ma troppo tardi . Roberto Auriti , ignorando quel che poc ' anzi aveva fatto il Verònica , era corso pallido , col volto contratto da un sorriso spasmodico , e come un cieco alla redazione di quel giornalucolo , presso Porta Atenèa . Vi aveva trovati già raccolti i maggiorenti del partito , con Flaminio Salvo alla testa , per proclamare , subito dopo l ' aggressione , la candidatura di Ignazio Capolino . Al vecchio usciere , che stava di guardia nella saletta d ' ingresso innanzi all ' uscio a vetri della sala di redazione , aveva detto - ancor sorridendo a quel modo - che Roberto Auriti voleva parlare col direttore . Nella sala di redazione s ' era fatto un improvviso silenzio ; poi agli orecchi di Roberto eran venute queste parole concitate : - Nossignori ! Vado io , tocca a me ; l ' articolo l ' ho scritto io , e io ne rispondo ! Non aveva neppur visto chi gli s ' era fatto innanzi : gli s ' era lanciato addosso come una belva , lo aveva levato di peso e scagliato con tale impeto contro l ' uscio , che questo s ' era sfondato , sfasciato , con gran fracasso e rovinìo di vetri infranti . Quando il Verònica , il Mattina e il nipote Del Re sopraggiunsero a precipizio , tra la ressa della gente accorsa da ogni parte agli urli che s ' eran levati altissimi dalla sala di redazione , Marco Prèola col volto insanguinato e un coltello in mano si dibatteva ferocemente sbraitando : - Lasciatemi , maledetti , lasciatemi ! Se lo liberate adesso , l ' ammazzo più tardi ! Lasciatemi ! Lasciatemi ! CAPITOLO QUARTO In fondo al vestibolo , tra i lauri e le palme , su lo sfondo della gran porta a vetri colorati , la preziosa statua acefala di Venere Urania , scavata a Colimbètra nello stesso posto ove ora sorge la villa , pareva che non per vergogna della sua nudità tenesse sollevato un braccio davanti al volto ideale che ciascuno , ammirandola , le immaginava subito , lievemente inclinato , come se in realtà vi fosse ; ma per non vedere inginocchiati alla soglia della cappella che si apriva a destra tutti quegli uomini così stranamente parati : la compagnia borbonica di capitan Sciaralla . La messa era per finire . Dentro la cappella , lucida di marmi e di stucchi , stavano soltanto il principe don Ippolito , raccolto nella preghiera su l ' inginocchiatojo dorato e damascato , innanzi all ' altare ; più indietro , Lisi Prèola , il segretario ; più indietro ancora , le donne di servizio : la governante e due giovani cameriere . La servitù mascolina doveva contentarsi d ' assistere alla messa dal vestibolo ; solo a Liborio , cameriere favorito del principe , in brache corte e calze di seta , era concesso di star su l ' entrata , più dentro che fuori ; e questa pareva a Sciaralla un ' ingiustizia del Prèola , bell ' e buona . In qualità di capitano , egli si riteneva degno di sedere per lo meno accanto al Prèola stesso , se non subito dopo il principe , ecco . Apertamente , no , non se ne lagnava , per prudenza ; ma ci pigliava certe bili ! E come d ' un peccato d ' invidia se n ' era confessato a don Lagàipa , che ogni domenica veniva a Colimbètra a dir messa . - Almeno davanti a Dio dovremmo essere tutti eguali , ecco ! Tutti , escluso il principe ; non c ' era bisogno di dirlo . Ma lui , Sciaralla , non si lagnava perché voleva esser favorito , messo avanti agli altri , distinto dai suoi subalterni al cospetto di Dio ? Le corna aveva dunque , le corna e la coda del demonio , quella sua riflessione , che pur sembrava giusta a prima giunta . Così don Illuminato Lagàipa aveva tappata la bocca a Sciaralla . E Sciaralla , un sospirone . Vera tentazione del demonio era intanto quella statua nuda , lì davanti la cappella , per tutti quegli uomini di guardia che dovevano star fuori . Mentre le labbra recitavano le preghiere , gli occhi eran quasi costretti a peccare guardando senza volerlo quella nudità , che S . E . il principe , tanto divoto , non avrebbe dovuto tenere così esposta ! Oh maledetta ! Sembrava viva , sembrava ... Le povere donne di servizio abbassavano gli occhi , ogni volta , passando ; e anche don Illuminato li abbassava , pezzo d ' ipocrita ! Ridevano intanto , fiorenti , le mirabili forme della dea decapitata , emersa dal tempo remoto , nata da uno scalpello greco , da un artefice ignaro che la sua opera dovesse tanto sopravvivere e parlare a profana gente un linguaggio diabolico , ornamento d ' un vestibolo , tra cassoni di lauri e di palme . Finita la messa , gli uomini della compagnia di guardia fecero ala su l ' attenti , al passaggio del principe che si recava al Museo . Così eran chiamate le sale a pianterreno dell ' altro lato del vestibolo , nelle quali tra alte piante di serra erano raccolti gli oggetti antichi , d ' inestimabile valore : statue , sarcofaghi , vasi , iscrizioni , scavati a Colimbètra , e che don Ippolito aveva illustrati molti anni addietro nelle sue Memorie d ' Akragas , insieme col prezioso medagliere esposto su , nel salone della villa . L ' antica famosa Colimbètra akragantina era veramente molto più giù , nel punto più basso del pianoro , dove tre vallette si uniscono e le rocce si dividono e la linea dell ' aspro ciglione , su cui sorgono i Tempii , è interrotta da una larga apertura . In quel luogo , ora detto dell ' Abbadia bassa , gli Akragantini , cento anni dopo la fondazione della loro città , avevano formato la pescheria , gran bacino d ' acqua che si estendeva fino all ' Hypsas e la cui diga concorreva col fiume alla fortificazione della città . Colimbètra aveva chiamato don Ippolito la sua tenuta , perché anch ' egli lassù , nella parte occidentale di essa , aveva raccolto un bacino d ' acqua , alimentato d ' inverno dal torrentello che scorreva sotto Bonamorone e d ' estate da una nòria , la cui ruota stridula era da mane a sera girata da una giumenta cieca . Tutt ' intorno a quel bacino sorgeva un boschetto delizioso d ' aranci e melograni . Nel museo don Ippolito soleva passare tutta la mattinata , intento allo studio appassionato e non mai interrotto delle antichità akragantine . Attendeva ora a tracciare , in una nuova opera , la topografia storica dell ' antichissima città , col sussidio delle lunghe minuziose investigazioni sui luoghi , giacché la sua Colimbètra si estendeva appunto dov ' era prima il cuore della greca Akragante . Presso una delle ampie finestre della seconda sala , guarnite di lievi tende rosee , era la scrivania massiccia , intagliata ; ma don Ippolito componeva quasi sempre a memoria , passeggiando per le sale ; architettava all ' antica due , tre periodoni gravi di laonde e di conciossiaché , e poi andava a trascriverli su i grandi fogli preparati su la scrivania , spesso senza neppur sedere . Tenendosi con una mano sul mento la barba maestosa , che serbava tuttavia un ultimo vestigio , quasi un ' aria del primo color biondo d ' oro , egli , alto , aitante , bellissimo ancora , non ostanti l ' età e la calvizie , si fermava davanti a questo o a quel monumento , e pareva che con gli occhi ceruli , limpidi sotto le ciglia contratte , fosse intento a interpretare una iscrizione o le figure simboliche d ' un vaso arcaico . Talvolta anche gestiva o apriva a un lieve sorriso di soddisfazione le labbra perfette , giovanilmente fresche , se gli pareva d ' aver trovato un argomento decisivo , vittorioso , contro i precedenti topografi . Su la scrivania era quel giorno aperto un volume delle storie di Polibio , nel testo greco , Lib . IX , Cap . 27 , alla pagina ov ' è un accenno all ' acropoli akragantina . Un gravissimo problema travagliava da parecchi mesi don Ippolito circa alla destinazione di questa acropoli . - Disturbo ? - domandò , inchinandosi su la soglia di quella seconda sala , don Illuminato Lagàipa , che già si era spogliato degli arredi sacri e aveva fatto la solita colazione di cioccolato e biscottini . Era un prete di mezz ' età , tondo di corpo , dal volto bruciato dal sole , nel quale gli occhi cilestri , troppo chiari , pareva vaneggiassero smarriti . Buon uomo , in fondo , pacifico e noncurante , lì , in presenza del principe , che ogni domenica lo tratteneva a colazione , si dava , per fargli piacere , arie di rigida e battagliera intransigenza , di cui rideva poi , discorrendo filosoficamente con la sua vecchia e fedele Fifa , l ' asina mansueta , che lo riconduceva al campicello presso il camposanto di Bonamorone , pochi ettari di terra , che - se sapevano il rapido passar della vita - pure , sotto questo o quel re , gli producevano ogni anno quel tanto che modestamente gli bisognava . - Domenica , oggi , e non si lavora ! - soggiunse , levando le mani e sorridendo . - Non è lavoro , il mio , propriamente , - gli disse con un sobrio gesto garbato don Ippolito . - Già , già ! otia , otia , secondo Cicerone ! - si corresse don Lagàipa . - Ha ragione . Venivo per dirle che jeri mattina , prima che mi recassi al mio campicello , Monsignore mi fece l ' onore d ' incaricarmi d ' un ' ambasciata per Vostra Eccellenza . - Monsignor Montoro ? - Già . Mi disse di avvertir Vostra Eccellenza che oggi , nel pomeriggio , con l ' ajuto di Dio , verrà qua , per parlare , suppongo , delle prossime elezioni . Eh , - sospirò , intrecciando le dita e scotendo le mani così giunte , - pare che il diavolaccio maledetto si senta prudere le corna ... Guerra , guerra ... tempesta ! Ho sentito che sono arrivate da Palermo , per richiamo , dicono , del canonico Agrò , due certe gallinelle d ' acqua ... già ! due famosi galoppini al comando dell ' alta mafia e della famigerata banda massonica ... un tal Mattina , un tal Verònica ... - L ' Agrò ? - disse cupo don Ippolito Laurentano , che s ' era impuntato a quel nome , senza più badare al resto . - Dunque l ' Agrò vuole proprio scendere in piazza , senza alcun ritegno , senza alcun riguardo , nemmeno per l ' abito che indossa ? - Eh ! - tornò a sospirare don Lagàipa . - Superiore mio ... superiore ... ma dico ciò che si dice ... relata refero ... non manda giù , dicono , che non l ' abbiano fatto vescovo al posto del nostro Eccellentissimo monsignor Montoro . Crede di salvare le apparenze con ... con la scusa dell ' antica amicizia che lo lega all ' Auriti , ecco ... - Bell ' amicizia , da gloriarsene ! - brontolò il Laurentano . - Per un sacerdote ! - Ma l ' Agrò ... - osservò don Illuminato . E non aggiunse altro . Chiuse gli occhi , tentennò il capo , emise un terzo sospiro : - Eh , si complica ... la faccenda si complica ... sì , dico ... si fa molto delicata ... - Per me ? - salto su a dire don Ippolito ( e il lucido cranio gli s ' infiammò ) . - Delicata per me ? Sappia monsignor Montoro ... già dovrebbe saperlo ; io non riconosco , non ho mai riconosciuto per nipote codesto Roberto Auriti garibaldesco . Non lo conosco neppur di vista : qua non è mai venuto , né io del resto gli avrei fatto oltrepassar la soglia del mio cancello . Per ordine del suo Governo , non invitato dalla cittadinanza , viene con la folle speranza di prendere il posto di Giacinto Fazello ? Bene . Avrà ciò che si merita . Senza alcuna considerazione per la mia sciagurata parentela in - vo - lon - ta - ria , si lotti e si vinca ! - Ah , lottare , lottare , sicuro ! bisogna lottare ! disse don Illuminato , aggrottando fieramente le ciglia su quegli occhi vani . - Anche se non si dovesse vincere . - E perché no ? - domandò severo don Ippolito . - Che probabilità di vittoria può aver l ' Auriti ? Che conta l ' Agrò ? - Ma ... dicono ... la prefettura ... e don Iluminato grattò la guancia raschiosa . - Non è base ! - ribatté subito il principe . - L ' abbiamo veduto nelle elezioni comunali . - Già , già ... - si rimise don Lagàipa . - Però ... la mafia in campo , adesso ... la polizia favoreggiatrice ... tutte le male arti ... dicono ... e deve arrivare ... non so , un pezo grosso ... un deputato ... Selmi , mi par d ' avere inteso ... Don Ippolito rimase in silenzio per un pezzo , col volto atteggiato di nausea ; poi , scotendo un pugno , proruppe : - Filangieri ! Filangieri ! Il Lagàipa scrollò il capo , sospirando a questa esclamazione , frequente su le labbra del principe e accompagnata sempre da quel gesto di rabbioso rammarico : - Filangieri ! Sapeva quanta venerazione don Ippolito Laurentano serbasse ancora alla memoria del Satriano , repressore benedetto della rivoluzione siciliana del 1848 , provvido , energico restauratore dell ' ordine sociale dopo i sedici mesi dell ' oscena baldoria rivoluzionaria . Di quei sedici mesi era rimasto vivo di raccapriccio nel principe il ricordo , copra tutto per la minaccia brutale del volgo ai privilegi nobiliari e alla credenza religiosa . Satriano era stato per lui il sole trionfatore di quella bufera sovvertitrice ; e come un sole , ritornata la calma , aveva brillato su nel cielo di Sicilia dalla reggia normanna di Palermo , riaperta alle splendide feste per circondare di prestigio napoleonico il suo potere . Lì , nella reggia , don Ippolito aveva conosciuto donna Teresa Montalto , giovinetta , a cui poi il Satriano stesso aveva voluto far da padrino nelle nozze , ottenendo a lui , sposo , con sommo stento dal Re l ' ordine di cavaliere di San Gennaro , di cui già il padre era stato insignito . La bufera s ' era scatenata di nuovo nel 1860 : dal ritiro di Colimbètra egli ne udiva il rombo lontano : lottava di là con tutte le forze , nel piccolo àmbito della città natale : la causa dei Borboni era per il momento perduta ; bisognava lottare per il trionfo del potere ecclesiastico ; restituita Roma al Pontefice , chi sa ! Intanto si doveva a ogni costo impedire che la rappresentanza di Giacinto Fazello fosse usurpata da Roberto Auriti . - Del resto , - riprese , - l ' Auriti non ha più alcun prestigio nel paese . Ne manca da circa vent ' anni ... - Simpatie , però ... - oppose reticente il Lagàipa , - ecco , sì ... qualche simpatia forse la gode ... - Non contano nulla , oggi , le simpatie , - rispose don Ippolito recisamente . - Di fronte agl ' interessi , nulla ! Prese dalla scrivania , così dicendo , il volume delle storie di Polibio che vi stava aperto e istintivamente se l ' appressò agli occhi . Subito questi gli andarono sul passo , tante volte riletto e tormentato , della controversia su quella benedetta acropoli . Si distrasse dal discorso ; rilesse ancora una volta il passo , con la mente già piena di nuovo della controversia che l ' agitava ; sospirò ; chiuse il libro , lasciandovi l ' indice in mezzo e , ponendoselo dietro il dorso : - Insomma , - disse , - bisogna vincere , don Illuminato ! Io , guardi , in questo momento ho contro me un esercito di eruditi tedeschi ; di topografi ; di storici antichi e nuovi d ' ogni nazione ; la tradizione popolare ; eppure non mi do per vinto . Il campo di battaglia è qua . Qua li aspetto ! Gli mostrò il libro , picchiando con le nocche delle dita su la pagina , e soggiunse : - Come tradurrebbe lei queste parole : kat ' autàs tàs derinàs anatolàs ? Investito da quei quattro às , às , às , às , come da quattro schiaffi improvvisi , il povero don Illuminato Lagàipa restò quasi basito . Credeva di non meritarsi un simile trattamento . Don Ippolito sorrise ; poi , introducendo il braccio sotto il braccio di lui , soggiunse : - Venga con me . Le spiegherò in due parole di che si tratta . Uscirono sul vasto spiazzo innanzi alla villa ; se ne scostarono un tratto a destra ; quindi , voltando le spalle , il principe mostrò al prete l ' ampia zona di terreno , dietro la villa , in scosceso pendìo , coronata in cima da un greppo isolato , ferrigno , da un cocuzzolo tutt ' intorno tagliato a scarpa . - Questa , è vero ? la collina akrea , - disse . - Quella lassù , la nostra famosa Rupe Atenèa . Bene . Polibio dice : « La parte alta ( l ' arce , la così detta acropoli , insomma ) sovrasta la città , noti bene ! , in corrispondenza a gli orienti estivi » . Ora , dica un po ' lei : donde sorge il sole , d ' estate ? Forse dal colle dove sta Girgenti ? No ! Sorge di là , dalla Rupe . E dunque lassù se mai , era l ' Acropoli , e non su l ' odierna Girgenti , come vogliono questi dottoroni tedeschi . Il colle di Girgenti restava oltre il perimetro delle antiche mura . Lo dimostrerò ... lo dimostrerò ! Mettano lassù Camìco ... la reggia di Còcale ... Omface ... quello che vogliono ... l ' Acropoli , no . E scartò con la mano Girgenti , che si vedeva per un tratto , lassù , a sinistra della Rupe , più bassa . - Lì , - riprese , additando di nuovo la Rupe Atenèa e ispirandosi , - lì , sublime vedetta e sacrario soltanto , non acropoli , sacrario dei numi protettori , Gellia ascese , fremebondo d ' ira e di sdegno , al tempio della diva Athena dedicato anche a Giove Atabirio , e vi appiccò il fuoco per impedirne la profanazione . Dopo otto mesi d ' assedio , stremati dalla fame , gli Akragantini , cacciati dal terrore e dalla morte , abbandonano vecchi , fanciulli e infermi e fuggono , protetti dal siracusano Dafnèo , da porta Gela . Gli ottocento Campani si sono ritirati dal colle ; il vile Desippo s ' è messo in salvo ; ogni resistenza è ormai inutile . Solo Gellia non fugge ! Spera d ' avere incolume la vita mercé la fede , e si riduce al santuario d ' Athena . Smantellate le mura , ruinati i meravigliosi edifizii , brucia qua sotto la città intera ; e lui dall ' alto , mirando l ' incendio spaventoso che innalza una funerea cortina di fiamme e di fumo su la vista del mare , vuol ardere nel fuoco della Dea . - Stupenda , stupenda descrizione ! - esclamò il Lagàipa con gli occhi sbarrati . Giù , nel secondo dei tre ampii ripiani fioriti , degradanti innanzi alla villa , come tre enormi gradini d ' una scalea colossale , Placido Sciaralla e Lisi Prèola , appoggiati alla balaustrata marmorea , avevano interrotto la conversazione e ora tentennavano il capo , ammirati anch ' essi del calore con cui il principe aveva parlato , sebbene per la distanza non ne avessero colto una parola . Don Ippolito Laurentano restò acceso a mirare con gli occhi intensi il magnifico panorama . Dov ' egli aveva rappresentato l ' incendio formidabile e la distruzione , ora s ' abbandonava la pace inconsapevole della campagna ; dov ' era il cuore dell ' antica città sorgeva ora un bosco di mandorli e d ' olivi , il bosco detto perciò ancora della Civita . Le chiome dei mandorli s ' erano con l ' autunno diradate e , tra quelle perenni degli olivi cinerulei , parevano aeree , assumevano sotto il sole una tinta roseo - dorata . Oltre il bosco , sul lungo ciglione , sorgevano i famosi Tempii superstiti , che parevano collocati apposta , a distanza , per accrescere la meravigliosa vista della villa principesca . Oltre il ciglione , il pianoro , ove stette splendida e potente l ' antica città , strapiombava aspro e roccioso a precipizio sul piano dell ' Akragas , tranquillo piano luminoso , che spaziava fino a terminare laggiù laggiù , nel mare . - Non posso soffrire questi Tèutoni , - disse il principe , rientrando con don Illuminato Lagàipa nel Museo , - questi Tèutoni che , non potendo più con le armi , invadono coi libri e vengono a dire spropositi in casa nostra , dove già tanti se ne fanno e se ne dicono . S ' intese in quel punto il rotolìo d ' una vettura per la strada incassata , dietro la villa , e don Ippolito contrasse le ciglia . Entrò poco dopo , turbato , smarrito nella sorpresa , Liborio , il cameriere . - Pe ... perdoni , eccellenza , - balbettò . - È arrivata da Girgenti la ... la signora ... - Che signora ? - domandò il principe . - Sua sorella ... donna Caterina ... Don Ippolito restò dapprima come stordito da un improvviso colpo alla testa . Arricciò il naso , impallidì . Poi , d ' un subito , il sangue gli balzò al capo . Chiuse gli occhi , impallidì di nuovo , aggrottò le ciglia , serrò le pugna e , col cuore che gli martellava in petto , domandò : - Qua ? Dov ' è ? - Su , eccellenza ... nel salone , - rispose Liborio ; e , poco dopo , vedendo che il principe restava perplesso , chiese : Ho fatto male ? Don Ippolito si voltò a guardarlo per un pezzo , come se non avesse inteso ; poi disse : - No ... E si mosse , senza neppur volgere uno sguardo al Lagàipa . Con l ' animo in tumulto , cercò di fissare un pensiero che gli spiegasse il perché di quella visita straordinaria , non volendo , non sapendo ammettere quel che gli era in prima balenato , che la sorella cioè , colei che in tante e tante sciagure aveva sempre rifiutato con ostinata fierezza , anzi con disprezzo , ogni soccorso , venisse ora a intercedere per il figlio Roberto . Ma che altro poteva voler da lui ? Salì la scala . Era tanto oppresso d ' angoscia e in preda a un ' agitazione così soffocante , che dovette fermarsi per un momento davanti la soglia . Entrare ? presentarsi a lei in quello stato ? No . Doveva prima ricomporsi . E in punta di piedi si diresse alla camera da letto . Qua , istintivamente , s ' appressò allo scrigno dove erano conservati un medaglioncino di lei in miniatura , di quand ' ella era giovinetta di sedici anni , e i due biglietti che gli aveva scritti , senza intestazione e senza firma , uno da Torino , dopo la morte violenta del padre , l ' altro da Girgenti , al ritorno dall ' esilio dopo la morte del marito . Il primo , più ingiallito , diceva : « I beni , confiscati a Gerlando Laurentano dal governo borbonico , furono restituiti al figlio Ippolito da Carlo Filangieri di Satriano . Nulla dunque mi spetta dell ' eredità paterna . La moglie e il figlio di Stefano Auriti non mangeranno il pane d ' un nenico della patria » . L ' altro , più laconico , diceva : « Grazie . Alla vedova , agli orfani , provvedono i parenti poveri di Stefano Atriti . Da te , nulla . Grazie » . Scostò con la mano quei due biglietti e fissò gli occhi sul medaglioncino , che egli aveva tolto dal salone della casa paterna dopo la fuga della sorella con Stefano Auriti . Da allora - eran già quarantacinque anni - non l ' aveva più riveduta ! Come avrebbe riveduto , ora , dopo tanto tempo , dopo tante vicende funeste , quella giovinetta bellissima che gli stava davanti , rosea , ampiamente scollata , nell ' antica acconciatura , con quegli occhi ardenti e pensosi ? Richiuse lo scrigno , dopo aver gettato un altro sguardo su i due biglietti sprezzanti ; e , grave , accigliato , s ' avviò al salone . Sollevata la tenda dell ' uscio , intravide con gli occhi intorbidati dalla commozione la sorella in piedi , alta , vestita di nero . Si fermò poco oltre la soglia , oppresso d ' angoscioso stupore alla vista di quel volto disfatto , irriconoscibile . - Caterina , - mormorò , sostando ; e le tese istintivamente le braccia , pur con l ' impressione in contrasto , che quella era ormai un ' estranea , al tutto ignota . Ella non si mosse : rimase lì , in mezzo al salone , cerea tra le fitte gramaglie , col volto contratto e gli occhi chiusi , altera , indurita nello spasimo di quell ' attesa . Aspettò che egli le si accostasse e gli toccò appena la mano con la sua , gelida , guardandolo ora con quegli occhi stanchi , velati di cordoglio , quasi a metà nascosti dalle palpebre , uno più , l ' altro meno . - Siedi , - disse , con gli occhi bassi , quasi intimidito , il fratello , indicando il divano e le poltrone nella parete a sinistra . Seduti , stettero un lungo pezzo entrambi senza poter parlare , in un silenzio che fremeva d ' intensa , violenta commozione . Don Ippolito chiuse gli occhi . La sorella , dopo aver soffocato parecchie volte con sforzo un singhiozzo che le faceva impeto alla gola , disse alla fine , con voce rauca : - Roberto è qui . Don Ippolito si scosse ; riaprì gli occhi e , senza volere , li volse in giro per la sala , come se - smarrito tra gl ' interni ricordi tumultuanti - avesse temuto un ' imboscata . - Non qui , - riprese donna Caterina , con un freddo , amaro , lievissimo sorriso , - nel tuo dominio straniero . A Girgenti , da due giorni . Don Ippolito , aggrondato , chinò più volte la testa per significarle che sapeva . - E so perché è venuto , - aggiunse con voce cupa ; poi levò il capo e guardò la sorella con penosissimo sforzo . - Che potrei ... - Nulla ... oh ! nulla , - s ' affrettò a rispondergli donna Caterina . - Voglio che tu lo combatta con tutte le tue forze . Non ci mancherebbe altro , che anche tu lo sostenessi e che egli andasse su anche coi vostri voti ! - Sai bene ... - si provò a dirle il fratello . - So , so , - troncò recisamente con un gesto della mano donna Caterina . - Ma combatterlo , Ippolito , non col coltello alla mano , non andando a scavar le fosse , come le jene , a scoperchiare certe tombe sacre , da cui i morti potrebbero levarsi e farvi morire di paura . - Piano , piano , - disse don Ippolito tendendo le mani che gli tremavano , non tanto per protestare , quanto per placare quell ' ombra tragica della sorella così agitata . - Io non t ' intendo ... - Mi brucia le mani , - disse allora donna Caterina , gettando sul tavolinetto innanzi al divano una copia dell ' Empedocle tutta brancicata . Don Ippolito prese quel foglio , lo spiegò e cominciò a leggerlo . - Con codeste sozze armi ... Contro un morto ... - mormorò donna Caterina , accompagnando la lettura del fratello . Ansava , seguendo quella lettura e osservando sul volto di lui l ' impressione disgustosa ch ' egli ne riceveva . - Roberto - riprese , - è andato alla redazione di codesto giornale . Gli si è fatto innanzi l ' autore dell ' articolo , che è figlio , m ' hanno detto , d ' un tuo ... schiavo qui , il Prèola . L ' ha preso e scagliato contro una porta . Glielo hanno strappato dalle mani ... Ora costui , armato di coltello ( e l ' ha cavato fuori ! ) minaccia d ' uccidere ; e questa mattina stessa è stato visto in agguato presso la mia casa . Ma io non temo di lui ; temo che Roberto si comprometta di nuovo e torni a insozzarsi le mani ... Così volete combatterlo ? Don Ippolito che , seguitando a leggere , aveva ascoltato con animo sospeso il racconto , a quest ' ultima domanda si scosse , indignato , come se la sorella lo avesse percosso sul viso , accomunandolo con quell ' abietto che aveva scritto l ' articolo . Si levò in piedi , alteramente ; ma si frenò subito , e andò a premere un campanello . A Liborio , che subito si presentò su la soglia : - Il Prèola ! - ordinò . Poco dopo il vecchio segretario entrò curvo , ossequioso , anzi strisciante , quasi cacciato lì dentro a frustate . Vestiva un ' ampia e greve napoleona . Dal colletto basso , troppo largo , la grossa testa calva , inteschiata , sbarbata , gli usciva come quella d ' un vitello scorticato . - Eccellenza ... eccellenza ... - Manda subito a chiamare tuo figlio a Girgenti , - comandò il principe . - Che venga subito qua ! Debbo parlargli . - Eccellenza , mi conceda , - s ' arrischiò a dire il Prèola , storcendosi e curvandosi vieppiù , con una mano sul petto , mentre la trama delle vene gli si gonfiava sul cranio paonazzo , - mi conceda che all ' eccellentissima sua signora sorella io , umilmente ... - Basta , basta , basta ! - gridò seccamente il principe . - So io quel che debbo dire a tuo figlio . Anzi , ascolta ! Mi fa troppo schifo , e non voglio né vederlo , né parlargli . Gli dirai tu che se si arrischia ancora a mostrare la sua laida grinta per le vie di Girgenti , tu sei messo alla strada : ti caccio via su due piedi ! Inteso ? Il Prèola cavò un fazzoletto dalla tasca posteriore della napoleona e approvò , approvò più volte , asciugandosi il cranio ; poi si portò il fazzoletto agli occhi e si scosse tutto per un impeto di singhiozzi : - Sforcato ... sforcato ... - gemette . - Mi disonora , eccellenza ... Lo manderò via , a Tunisi ... Ho già fatto le pratiche ... Intanto subito , lo faccio venire qua . Mi perdoni , mi compatisca , eccellenza . E uscì , rinculando , ossequiando , col fazzoletto su la bocca . Donna Caterina si alzò . Con questo , - le disse don Ippolito , - non intendo affatto di derogare a me stesso , alla lotta per i miei principii , contro tuo figlio . Donna Caterina alzò gli occhi a un grande ritratto a olio di Francesco II , a un altro del Re Bomba , che troneggiavano nel magnifico salone , da una parete : chinò il capo e disse : - Sta bene . Non desidero altro . E si mosse per uscire . - Caterina ! - chiamò don Ippolito , quand ' ella era già presso l ' uscio . - Te ne vai così ? Forse non ci rivedremo mai più ... Tu sei venuta qua ... - Come dall ' altro mondo ... - diss ' ella , crollando il capo . - E non t ' avrei riconosciuta , - soggiunse il fratello . - Perché ... attendi un po ' qua : ti farò vedere come io ti ricordavo , Caterina . Corse a prendere dallo scrigno nella camera da letto il medaglioncino in miniatura , e glielo mostrò : - Guarda ... Ti ricordi ? Donna Caterina provò dapprima come un urto violento alla vista della sua immagine giovanile , e ritrasse il capo ; poi prese dalle mani di lui il medaglioncino , si appressò al balcone e si mise a contemplarlo . Da un pezzo quegli occhi quasi spenti non avevano più lacrime , e l ' ebbero . Pianse silenziosamente anche lui , il fratello . - Lo vuoi ? - le disse infine . Ella negò col capo , asciugandosi gli occhi col fazzoletto listato di nero , e gli porse in fretta il medaglioncino . - Morta , - disse . - Addio . Don Ippolito l ' accompagnò a piè della villa ; l ' ajutò a montare in vettura ; le baciò lungamente la mano ; poi la seguì con gli occhi , finché la vettura non svoltò dal breve viale a manca per uscire dal cancello . Là uno della compagnia , in divisa borbonica , pensò bene d ' impostarsi militarmente per presentar le armi . Don Ippolito se n ' accorse e si scrollò rabbiosamente . - Codeste pagliacciate ! - muggì fulminando con gli occhi capitan Sciaralla , che si trovava presso il vestibolo . Risalì alla villa , si chiuse in camera , e di lì mandò a far le scuse a don Illuminato , se per quel giorno non lo tratteneva a desinare con lui . Monsignor Montoro arrivò alle quattro del pomeriggio con la sua vettura silenziosa , tirata da un pajo di vispi muletti accappucciati . Lo accompagnava Vincente De Vincentis , l ' arabista , che aveva lasciato quel giorno la biblioteca di Itria per il vicino palazzo vescovile e s ' era sfogato a parlare per tutti i giorni e i mesi , in cui , quasi avesse lasciato la lingua per segnalibro tra un foglio e l ' altro di quei benedetti codici arabi , restava muto come un pesce . Aveva parlato anche in vettura , durante il tragitto , con certi scatti e schizzi e sbruffi che gli scotevano tutto il corpicciuolo ossuto , sparuto , convulso . Gli occhi duri , dietro le lenti fortissime da miope , nel volto scavato , sanguigno , avevano la fissità della pazzia . Parecchie volte il vescovo con le mani molli feminee e la voce melata , dalle inflessioni misurate e quasi soffuse di pura autorità protettrice , gli aveva consigliato calma , calma ; gli consigliò adesso , piano , prudenza , prudenza , oltrepassando il cancello della villa tra il riverente ossequio degli uomini di guardia ; e , di nuovo , col gesto , prudenza , prima di smontare dalla vettura . I due ospiti furono subito introdotti da Liborio nel salone ; ma confidenzialmente il vescovo si permise d ' uscire sul terrazzo marmoreo aggettato su le colonne del vestibolo esterno , per godere del grandioso spettacolo della campagna e del mare . Si delineava tutta di lassù la lontana riviera su l ' aspro azzurro del mare sconfinato , da Punta Bianca , a levante , che pareva uno sprone d ' argento , via via , con insenature e lunate più o meno lievi fino a Monte Rossello a ponente , di cui soltanto nella notte si vedeva il faro sanguigno . Solo per breve tratto , quasi nel mezzo della dolce amplissima curva , la riviera era interrotta dalla foce dell ' Hypsas . Don Ippolito sopravvenne poco dopo , premuroso , non ancor ben rimesso dal grave turbamento che la visita della sorella gli aveva cagionato . - Ho condotto con me il nostro De Vincentis , - disse subito monsignor Montoro , - perché vorrebbe vedere non so che cosa nel vostro Museo , caro principe . Lo farete accompagnare , e noi resteremo qua , su questo pergamo di delizia : non saprei staccarmene . Ma prima il De Vincentis vorrebbe rivolgervi una preghiera . - Sì , - scattò questi , come se avesse ricevuto una scossa elettrica . - Volevo venire da solo , questa mattina stessa . Monsignore , invece , no , dice , meglio che vieni con me . È una cosa molto seria , molto seria ... - Sentiamo , - disse il principe , invitandolo col gesto a rimettersi a sedere sulla seggiola di giunco del terrazzo . Il De Vincentis si curvò goffamente per vedere dove fosse la seggiola ; poi , sedendo e afferrando i bracciuoli con le piccole mani secche e adunche , proruppe : - Don Ippolito , rovinati ! rovinati ! - Ma no ... ma no ... - si provò a correggere Monsignore , protendendo la mano gravata dall ' anello vescovile . - Rovinati , Monsignore , mi lasci dire ! - ribatté il De Vincentis ; e le cave gote sanguigne gli diventarono livide . - E causa della rovina è mio fratello Niní ! È andato lui dal ... dal ... Ancora una volta le mani del vescovo si protesero ; il De Vincentis le intravide a tempo e si poté tenere . Ma già il principe aveva compreso . - Dal Salvo , - disse pacatamente . - So che gli avete ceduto ... - Ninì ! Ninì ! - squittì il De Vincentis . - Primosole ... Ninì ! Lui gliel ' ha ceduto ... Non so nulla io ; nulla di nulla ; al bujo , cieco ... E lui più cieco di me , stupido , pazzo , innamorato ... Come dice ? Transeat per Primosole ... Sì ! Ci ho fatto la croce ... benché ... benché il podere solo , sa , è stato pagato , e in un modo che fa ridere ... - Ma no , perché ? - interruppe di nuovo , serio , Monsignore . - Piangere , allora ! - rimbeccò il De Vincentis , che aveva già perduto le staffe . - Va bene ? Ottantacinquemila lire , e la villa in groppa ! La villa di mia madre , là ... E con la mano accennò verso levante , oltre il greppo dello Sperone , al colle più alto , detto di Torre che parla , dall ' aspetto d ' un leone posato , a cui faceva da giubba un folto bosco di ulivi . - Quarantaduemila , - riprese , - erano di cambiali scadute : il resto , sfumato , volato via in meno di due anni ? Dove ? ora sento che si tratta di cedere al Salvo anche le terre di Milione . E che ci resta ? I debiti col Salvo ... gli altri debiti ... Lo so , ho saputo ... Lei sposerà , dice , la sorella ... donna Adelaide ... - E che c ' entra ? - domandò , stordito , dolente , il principe , guardando monsignor Montoro . - Mi congratulo , badi , mi congratulo ... - soggiunse subito il De Vincentis , rosso come un gambero . - Noi però siamo rovinati ! E si alzò per non far vedere le lagrime sotto le lenti cerchiate d ' oro . Don Ippolito guardò di nuovo il vescovo . senza comprendere . - Vi dirò , - disse questi con tono grave , di risentimento per la disubbidienza del giovine e calò su gli occhi chiari , pallidi , globulenti , le palpebre esilissime come veli di cipolla . - Vi dirò . So che Flaminio Salvo ha già fatto donazione alla sorella delle terre di Primosole e che è disposto a farle donazione , quando sarà , anche di quelle del feudo di Milione . Ma sono addolorato del modo con cui il nostro Vincente si è espresso , perché ... perché non è il modo , codesto , di parlare di persone onorandissime , da cui forse , senza saperlo , abbiamo ricevuto qualche beneficio . Il De Vincentis , che stava con le spalle voltate ad asciugarsi gli occhi , si voltò a queste ultime parole del vescovo . - Beneficio ? - Sì , figliuolo . Tu non puoi comprenderlo perché disgraziatamente non ti sei dato mai cura de ' tuoi affari . Vedi ora il dissesto e senti il bisogno d ' incolparne qualcuno , a torto ; invece di portarvi rimedio . Non eri venuto qua per questo ? Il De Vincentis , che non poteva ancora parlare dalla commozione , chinò più volte il capo . - È meglio - riprese Monsignore , - che tu vada giù ; col vostro permesso , principe . Esporrò io il tuo desiderio . Don Ippolito si alzò e invitò il De Vincentis a seguirlo ; poi , su la scala , lo affidò a Liborio , cui diede la chiave del Museo , e ritornò dal vescovo , che lo accolse con un sospiro , scotendo le mani intrecciate . - Due sciagurati , lui e il fratello ! Flaminio Salvo , vi assicuro , principe , ha usato loro un trattamento da vero amico . Senz ' alcuna ... non diciamo usura per carità , non se ne parla nemmeno ; senz ' alcun interesse ha prestato loro dapprima somme rilevantissime ; ha avuto poi offerta da loro stessi una terra , di cui egli , banchiere , dedito ai commercii , capirete , non sa che farsi : un altro creditore avrebbe mandato al pubblico incanto la terra , per riavere il suo danaro . Egli invece ha fatto all ' amichevole e ha continuato a tenere aperta la cassa ai due fratelli che spendono , spendono ... non so come , in che cosa ... senza vizii , poverini , bisogna dirlo , ottimi , ottimi giovani , ma di poco cervello . Il fatto è che navigano proprio in cattive acque . - Vorrebbero ajuto da me ? - domandò don Ippolito , con un tono che lasciava intendere che sarebbe stato dispostissimo a darlo . - No , no , - rispose afflitto Monsignore . - Una preghiera che , stimo , non potrà avere alcun effetto . Il De Vincentis crede che Ninì , suo fratello minore , sia innamorato della figlia di Flaminio Salvo , e ... - E ... ? - fece il principe . Ma aveva già compreso ; e il dialogo terminò sicilianamente in uno scambio di gesti espressivi . Don Ippolito si pose le mani sul petto e domandò con gli occhi : « Dovrei farne io la richiesta al Salvo ? » . Monsignore assentì malinconicamente col capo ; col capo dapprima negò l ' altro , poi alzò le spalle e una mano a un gesto vago , per significare : « Non lo faccio ; ma quand ' anche lo facessi ?...» . Monsignore sospirò , e basta . Stettero un pezzo in silenzio entrambi . Don Ippolito , già da parecchi anni , avvertiva confusamente che quel monsignor Montoro gli era non tanto davanti agli occhi , quanto nello spirito , un grave ingombro , quasi che col peso inerte di quelle sue carni rosee troppo curate si adagiasse a impedire che tante cose attorno a lui e per mezzo di lui si movessero . Quali , in verità , non avrebbe saputo dire ; ma certo , con quella figura lì , con quella mollezza rosea inerte ingombrante , molte e molte colui doveva trascurarne , che forse un altro , al posto suo , più àlacre e men femineo , avrebbe mosse , anzi scosse e avviate . Dal canto suo , Monsignore avvertiva , che tra lui e il principe c ' era un sentimento non ben definibile , che spesso da una parte e dall ' altra s ' arricciava , si ritraeva , lasciando tra loro un vuoto impiccioso , dal quale venisse dentro a ciascuno de ' due una certa lieve acredine rodente . Forse questo vuoto era fatto da un argomento , che Monsignore sapeva di non poter toccare , e che pure era tanta parte della vita del principe : cioè , i suoi studii archeologici , il suo culto per le antiche memorie . Non poteva toccarlo , quest ' argomento , per timore che fosse pretesto a don Ippolito di riparlargli d ' una cosa , di cui egli , uomo di mondo e senza ubbìe d ' alcuna sorta , non voleva sapere . Più volte il principe aveva cercato d ' indurlo a consacrare almeno una piccola parte della sua cospicua mensa vescovile al restauro dell ' antico Duomo , insigne monumento d ' arte normanna , deturpato nel Settecento da orribili sostruzioni di stucco e volgarissime dorature . Egli s ' era rifiutato , dicendogli che , se mai fosse riuscito a metter da parte qualche risparmio , lo avrebbe piuttosto destinato a costituire una rendita , per cui al convento di Sant ' Alfonso , lì presso la cattedrale , potessero ritornare i Padri Liguorini cacciati dopo il 1860 . A don Ippolito non importava nulla dei miglioramenti arrecati alla sua città natale dalle nuove amministrazioni succedute alle decurie e agli intendenti del suo tempo . Per quanto non si desse requie nella lotta e mostrasse animo risoluto a raggiungerne il fine , non aveva più fiducia , in fondo , di potere un giorno rivedere la città , da cui s ' era esiliato . La vedeva col pensiero , com ' era prima di quell ' anno fatale , ancora coi burgi e gli stazzoni , cioè coi pagliaj e le fornaci nella piazza paludosa fuori Porta di Ponte ; ancora coi tre crocioni del Calvario sul declivio del colle , da cui ogni anno , il venerdì santo , si faceva la predica a tutto il popolo lì adunato , e ancora con l ' antico giardinetto che un suo amico devoto , il colonnello Flores , comandante la guarnigione borbonica , per ingraziarsi gli animi dei cittadini , vi aveva fatto costruire dieci anni prima della rivoluzione . Sapeva che quel giardinetto era stato abbattuto per ingrandire il piano dalla parte che guarda il mare ; e sapeva che su la vasta piazza sorge adesso un gran palazzo , destinato agli ufficii della Provincia e sede della Prefettura . Ma anche questa era per lui un ' usurpazione indegna , perché la prima pietra di quel palazzo era stata posta nel 1858 da un munifico vescovo , che voleva farne un grande ospizio per i poveri , onde ancora i vecchi lo chiamavano il Palazzo della Beneficenza . Gli sarebbe piaciuto che il Duomo fosse restaurato da monsignor Montoro , perché le chiese ... eh , quelle non erano edifizii che la nuova gente potesse aver piacere d ' abbellire ; ed eran la sola cosa , di cui egli sentisse profondo il rimpianto . Gli arrivavano lì , nel suo esilio , le voci delle campane delle chiese più vicine . Egli le riconosceva tutte , e diceva : - Ecco , ora suona la Badìa Grande ... ora suona San Pietro ... ora suona San Francesco ... Arrivò , anche quella sera , a rompere il lungo silenzio , in cui egli e il vescovo lì sul terrazzo eran caduti , il suono dell ' avemaria dalla chiesetta di San Pietro . Il cielo , poc ' anzi d ' un turchino intenso , s ' era tutto soffuso di viola ; e sotto , nella campagna già raccolta nella prima ombra , spiccava tra i mandorli spogli una fila di alti cipressi notturni , come un vigile drappello a guardia del vicino tempio della Concordia , maestoso , sul ciglione . Monsignor Montoro si tolse lo zucchetto , si curvò un poco , chiudendo gli occhi ; il principe si segnò , e tutti e due recitarono mentalmente la preghiera . - Avete sentito di questi scandali , - disse poi il vescovo gravemente , - che turberanno certo la nostra tranquilla diocesi ? Don Ippolito chinò più volte il capo , con gli occhi socchiusi . - È stata qui mia sorella . - Qui ? - domandò con vivo stupore il vescovo . Don Ippolito allora gli parlò brevemente della visita e della violenta scossa ch ' egli ne aveva avuto . - Oh comprendo ! comprendo ! - esclamò Monsignore , scotendo le bianche mani intrecciate e socchiudendo gli occhi anche lui . - Come ridotta ... - sospirò don Ippolito profondamente . Per cangiar tono al discorso , monsignor Montoro , dopo aver tirato dentro aria e aria , sbuffò : - E intanto il nostro paladino vuol montare a ogni costo in arcione ; e sarà un nuovo scandalo , che avrei voluto almeno evitare ... - Capolino ? - domandò , accigliandosi , don Ippolito . - Battersi ? - Ma sì ! Aggredito ... - Lui ? Il Prèola ! - Lui , anche lui ! Non sapete tutto , dunque ? Il nostro Capolino fu aggredito la mattina da un tal Verònica , che si trovava insieme con l ' Agrò , che tanto m ' addolora ... - Non me lo disse , - mormorò quasi tra sé don Ippolito . - Perché pare , - spiegò Monsignore , - almeno a quel che si dice in paese , pare che l ' Auriti non sapesse della rissa della mattina . Basta . Bisognerà chiudere un occhio , perché lo sfregio , eh , lo sfregio è stato molto grave : gli hanno strappato il giornale in faccia , su la pubblica via ... Sapete che il nostro Capolino è focoso , cavaliere compito ... Non è stato possibile ridurlo a ragione , all ' osservanza del precetto cristiano ... Ha già mandato il cartello di sfida ... - So che tira bene di spada , - disse don Ippolito , cupo e fiero . - In fin dei conti , non sarà male dare una lezione a uno di costoro per abbassare a tutti la cresta . Per me , Monsignore , l ' ho dichiarato alla stessa mia sorella , lotta senza quartiere ! - Ma sì ! la vittoria , la vittoria sarà nostra senza dubbio , - concluse il vescovo . Seguì un altro silenzio ; poi Monsignore domandò , riscotendosi : - Landino ? - come se per caso gli fosse venuto di far quella domanda , ch ' era in fondo la vera ragione della sua visita . Aveva combinato lui quelle prossime nozze di Adelaide Salvo con don Ippolito ; aveva lasciato intendere a questo che solo per un riguardo a lui Flaminio Salvo consentiva che la sorella contraesse quel matrimonio illegittimo , almeno a giudizio della società civile ; ma voleva - ed era giusto - che il figlio del primo letto riconoscesse la seconda madre , e fosse presente alla celebrazione religiosa : trattando con gentiluomini di quella sorte , questo solo atto di presenza gli sarebbe bastato . Don Ippolito s ' infoscò . Dopo una lunga lotta con se stesso , aveva scritto al figlio che gli era cresciuto sempre lontano ; prima a Palermo nella casa dei Montalto , poi a Roma , e col quale perciò non aveva alcuna confidenza . Lo sapeva d ' idee e di sentimenti al tutto opposti ai suoi , quantunque non fosse mai venuto con lui ad alcuna discussione . Era molto malcontento del modo con cui gli aveva comunicato la decisione di contrarre queste seconde nozze e del modo con cui gli aveva espresso il desiderio di averlo a Colimbètra per l ' avvenimento . Troppe ragioni in iscusa : la solitudine , l ' età , il bisogno di cure affettuose ... Gli pareva d ' essersi avvilito agli occhi del figlio . Il disgusto però e l ' avvilimento non erano soltanto per effetto d ' una lettera mal riuscita : provenivano da una causa più intima e profonda nel cuore di lui . Senza troppo volerlo da principio , s ' era lasciato persuadere a ridurre a effetto un disegno stimato su le prime inattuabile ; superato l ' ostacolo della sua grave pretesa , trovata la sposa , stabilite le nozze , d ' un tratto s ' era veduto stretto da un impegno non ben ponderato avanti , e non aveva potuto più tirarsi indietro per nessuna ragione . La famiglia Salvo , se non aveva titoli nobiliari , era pur d ' antico sangue , conveniente l ' età della sposa ; nulla in fondo da ridire su l ' immagine che gli avevano mostrata di donna Adelaide in una fotografia ; e poi la soddisfazione per la deferenza ai suoi principii politici e religiosi ... Sì , sì ; ma la memoria venerata di donna Teresa Montalto ? e l ' avvilimento per la coscienza della propria debolezza ? Non aveva saputo resistere allo sgomento che gl ' incuteva segretamente , da qualche tempo in qua , la solitudine , la sera , quando si chiudeva in camera e , guardandosi le mani , si dava a pensare che ... sì , la morte è sempre accanto a tutti , bimbi , giovani , vecchi , invisibile , pronta a ghermire da un momento all ' altro ; ma allorché man mano si fa sempre più prossimo il limite segnato alla vita umana e già per tanti anni e tanto cammino si è sfuggiti comunque all ' assalto di questa compagna invisibile , scema da un canto , grado grado , l ' illusione d ' un probabile scampo , e cresce dall ' altro e s ' impone il sentimento gelido e oscuro della tremenda necessità di incontrarla , di trovarsi a un tratto a tu per tu con essa in quella strettura del tempo che avanza . E sentiva mancarsi il respiro ; si sentiva stringer la gola da un ' angoscia inesprimibile . Le sue mani gli facevano orrore . Soltanto le mani in lui , per ora , erano da vecchio : ingrossate le nocche , la pelle aggrinzita . Sì , le sue mani avevano cominciato a morire . Gli si intorpidivano spesso . E non poteva più , la notte , stando a giacer supino sul letto , vedersele congiunte sul ventre . Ma quella era pure la sua positura naturale : doveva distendersi così per conciliare il sonno . Ebbene , no : si vedeva morto , con quelle mani fredde come di pietra sul ventre ; e subito si scomponeva , prendeva un ' altra positura , e smaniava a lungo . Per questo aveva manifestato il desiderio d ' un ' intima compagnia ; e il desiderio , ecco , si attuava ; ma egli ne provava in segreto stizza e avvilimento . Gli pareva che questo suo desiderio avesse acquistato su lui una volontà che non era più la sua . Altri infatti lo aveva assunto e lo guidava e trascinava lui , che non poteva più opporsi : come il cavallo , che aveva dato la prima spinta a una vettura in discesa , ora dalla vettura stessa si sentiva premere e spingere suo malgrado . - Nessuna risposta ? - soggiunse Monsignore , per rompere subito il fosco silenzio in cui il principe s ' era chiuso . - Bene , bene ; tanto per sapere . Risponderà . Intanto ... ecco : abbiamo parlato con Flaminio circa alla presentazione . Si può fare a Valsanìa , è vero ? Donna Adelaide scenderà a visitar la nipote e la povera cognata ; voi , di qua stesso , per lo stradone , senza toccar la città , vi recherete a visitare il fratello e i vostri ospiti . Va bene così ? In settimana . Sceglierete voi il giorno . - Subito , - disse il principe , riavendosi con una mossa energica . - Domani . - Troppo presto ... - osservò sorridendo Monsignore . - Bisognerà avvertire ... dar tempo ... Doman l ' altro poi , no : è martedì . Le donne , sapete bene , badano a codeste cose . Sarà per mercoledì . E si alzò , con stento e con riguardo per la sua molle rosea grassezza donnescamente curata , sospirando : - Bene eveniat ! Quel povero figliuolo ... - soggiunse poi , alludendo al De Vincentis . - Si trovasse modo di tranquillarlo ... Ne sarei proprio lieto ... Mah ! A piè della scala monsignor Montoro trattenne il principe e , indicando la porta del Museo ove era il De Vincentis , disse piano : - Non vi fate vedere . Lo saluterete dal terrazzo . Buona sera . Il principe gli baciò la mano e risalì la scala . Poco dopo dal terrazzo s ' inchinò al vescovo e salutò con la mano il De Vincentis che si scappellava , evidentemente senza scorgerlo . Rimase lì , seduto presso la balaustrata a guardar nella campagna l ' ombra che man mano s ' incupiva , la striscia rossastra del crepuscolo che diveniva livida e quasi fumosa sul cerulo mare lontano , su cui , laggiù in fondo , nereggiavano gli uliveti di Montelusa , a destra della lucida foce dell ' Hypsas . In mezzo al cielo cominciava ad accendersi la falce della luna . Don Ippolito guardò i Tempii che si raccoglievano austeri e solenni nell ' ombra , e sentì una pena indefinita per quei superstiti d ' un altro mondo e d ' un ' altra vita . Tra tanti insigni monumenti della città scomparsa solo ad essi era toccato in sorte di veder quegli anni lontani : vivi essi soli già , tra la rovina spaventevole della città ; morti ora essi soli in mezzo a tanta vita d ' alberi palpitanti , nel silenzio , di foglie e d ' ali . Dal prossimo poggio di Tamburello pareva che movesse al tempio di Hera Lacinia , sospeso lassù , quasi a precipizio sul burrone dell ' Akragas , una lunga e folta teoria d ' antichi chiomati olivi ; e uno era là , innanzi a tutti , curvo sul tronco ginocchiuto , come sopraffatto dalla maestà imminente delle sacre colonne ; e forse pregava pace per quei clivi abbandonati , pace da quei Tempii , spettri d ' un altro mondo e di ben altra vita . Sonò a un tratto , nel bujo sopravvenuto , il chiurlo lontano d ' un assiolo , come un singulto . Don Ippolito si sentì stringere improvvisamente la gola da un nodo di pianto . Guardò le stelle che già sfavillavano nel cielo , e gli parve che al loro lucido tremolìo rispondesse dalle campagne deserte il tremulo canto sonoro dei grilli . Poi vide oltre il burrone del fiume , a levante , vacillare il lume di quattro lanterne cieche su per l ' aspro greppo dello Sperone . Era Sciaralla , che si arrampicava coi tre compagni per montar la vana guardia alla casermuccia lassù . CAPITOLO QUINTO Appena il primo albore filtrò lieve attraverso le foglie coriacee del caprifico in fondo alla vigna , Mauro Mortara , che vi stava sotto , con le spalle appoggiate al tronco , aggrottò le ciglia , ritirò le braccia e stirò la schiena rugliando ; poi s ' allargò tutto in un lungo sbadiglio e si rilassò richiudendo gli occhi come a cercar di nuovo il tepido bujo del sonno ; ma udì un gallo cantare da un ' aja lontana , un altro da più lontano rispondere ; udì un frullo d ' ali vicino , e si riscosse . I tre mastini , accucciati sotto l ' albero intorno a lui , lo guardavano con occhi umidi , intenti , salutandolo amorosamente con la coda . Ma il padrone li guatò , seccato che lo avessero veduto dormire ; poi si guatò le gambe distese aperte , rigide , su la terra cretosa della vigna ; si scrollò dalle spalle il cappotto d ' albagio ; si stropicciò gli occhi acquosi col dorso delle mani , cavò in fine dalla sacca , pendula da un ramo , tre tozzi di pan secco e li buttò in bocca alle bestie ; si tirò su su in piedi e , appeso il cappotto all ' albero , lo schioppo alla spalla , si mosse ancor mezzo trasognato per la vigna . Non gli riusciva più vegliar tutta la notte : guardingo , a una cert ' ora , come se qualcuno se ne potesse accorgere , andava a rintanarsi sotto quel caprifico ; per poco , diceva a se stesso ; ma stentava a destarsi di giorno in giorno vieppiù . Le gambe non eran più quelle d ' una volta ; anche la forza del polso non era più quella . Ah , la sua bella vigna ! Forse il vino di quell ' anno lo avrebbe ancora bevuto ; ma quello dell ' anno venturo ? Diede una spallata , come per dire : « Oh , alla fin fine ... » , e tornò a sbadigliare a quella prima luce del giorno che pareva provasse pena a ridestare la terra alle fatiche ; guardò la distesa vasta dei campi , da cui tardava a diradarsi l ' ultimo velo d ' ombra della notte ; poi si voltò a guardare il mare , laggiù , d ' un turchino fosco , vaporoso , di tra le agavi ispide e i pingui ceppi glauchi dei fichidindia , che sorgevano e si storcevano in quella scialba caligine . La luna calante , sorta tardi nella notte , era rimasta a mezzo cielo , sorpresa dal giorno , e già smoriva nella crudezza della prima luce . Qua e là nella campagna entro quel velo lieve di nebbiolina bianchiccia fumigavano i fornelli dove si bruciava il mallo delle mandorle , e quel fumichìo nell ' immobilità dell ' aria , saliva dritto al cielo . Tuttavia , da due giorni , Mauro Mortara era meno aggrondato . Guardava ancora in cagnesco la villa ; ma poi , pensando che Flaminio Salvo ogni mattina , a quell ' ora , se ne partiva in carrozza o per Girgenti o per Porto Empedocle , e che non vi ritornava se non a tarda sera , tirava un respiro di sollievo , Come se la vista del cascinone gli diventasse più lieve , sapendo che colui non c ' era . Vi rimanevano , sì , coi servi , la moglie e la figliuola ; ma quella , una povera pazza , tranquilla e innocua ; e questa ... - pareva impossibile ! - questa , quantunque figlia di quel « malo cristiano » , non era cattiva , no , anzi ... E Mauro , senza volerlo , volse in giro uno sguardo per vedere se donna Dianella fosse già per la vigna . In pochi giorni , da che era a Valsanìa , s ' era rimessa quasi del tutto ; si levava per tempo , ogni mattina ; aspettava che il padre partisse con la carrozza , e veniva a raggiunger lui là per la vigna , e gli domandava tante cose della campagna : degli olivi , come si governano ; dei gelsi , che a marzo colgono sangue di nuovo e , quando sono in amore , per gettare , son molli come una pasta , poi si fermava sotto l ' ombrellone del pino solitario laggiù dove l ' altipiano strapiomba sul mare , per assistere alla levata del sole dalle alture della Crocca , in fondo in fondo all ' orizzonte , livide prima , poi man mano cerulee , aeree e quasi fragili . Il primo a indorarsi al sole , ogni mattina , era quel pino là , che si stagliava maestoso su l ' azzurro aspro e denso del mare , su l ' azzurro tenue e vano del cielo . In pochi giorni Dianella aveva fatto il miracolo : l ' orso era domato . L ' aria del volto , la nobiltà gentile e pure altera del portamento , la dolcezza mesta dello sguardo e del sorriso , la soavità della voce avevano fatto il miracolo , pianamente , naturalmente , andando incontro e vincendo la ruvidezza ombrosa del vecchio selvaggio . Parlando , a volte , ella aveva nella voce e negli sguardi certe improvvise opacità , come se , di tratto in tratto , l ' anima le si partisse dietro qualche parola e le andasse lontano lontano , chi sa dove ; smarrita , se tardava a ritornarle , domandava : « Che dicevamo ? » e sorrideva , perché lei stessa non sapeva spiegarsi ciò che le era avvenuto . Spesso anche , a ogni minimo tocco rude della realtà , provava quasi un improvviso sgomento , o , piuttosto , l ' impressione di un ' ombra fredda che le si serrasse attorno , e aggrottava un po ' le ciglia . Subito però cancellava con un altro dolce sorriso il gesto ombroso involontario , sgranando e ilarando gli occhi , rinfrancata . « Perché mi si dovrebbe far male ? » pareva dicesse a se stessa . « Non vado innanzi alla vita , fiduciosa e serena ? » La fiducia le raggiava da ogni atto , da ogni sguardo , e avvinceva . Anche quei tre mastini feroci del Mortara bisognava vedere che festa le facevano ogni volta ! Si voltavano anch ' essi , or l ' uno or l ' altro , a guardare verso la villa , come se l ' aspettassero . E Mauro , per non allontanarsi troppo , s ' indugiava a esaminare ora questo ora quel tralcio , i cui grappoli , tesori gelosamente custoditi , aveva già mostrati quasi a uno a Dianella , gongolando accigliato alle lodi ch ' ella gli profondeva tra vivaci esclamazioni di meraviglia : - Uh , quanti qua ! - Carica , eh ? E questo tralcio , guardate ... - Un albero ... pare un albero ! - E qua , qua ... - Oh , più uva che pampini ! E può sostenerla tant ' uva , questa vite ? - Se non avrà male dal tempo ... - Che peccato sarebbe ! E questa ? - domandava , vedendo qualche vite atterrata . - È stato il vento ? Ah , dev ' essere ancora legata ... Oppure , più là : - E questi ? Vitigni selvaggi ? Innesti nuovi , ho capito . Evviva , evviva ... Ah , c ' è pure compensi nella vita ! E nella voce pareva avesse la gioja dell ' aria pura e del sole , quella stessa gioja che tremava nella gola delle allodole . Per quel giorno Mauro le aveva promesso una visita al « camerone » del Generale : al « santuario della libertà » . Ma i cani , a un tratto , drizzarono le orecchie ; poi l ' uno dopo l ' altro s ' avventarono senza abbajare verso il sentieruolo sotto la vigna , sul ciglio del burrone . - Don Ma ' ! Don Ma ' ! - chiamò poco dopo , di lì , una voce affannata . Mauro la riconobbe per quella di Leonardo Costa , l ' amico di Porto Empedocle ; e chiamò a sé i cani . - Te ' , Scampirro ! Te ' , Nèula ! Qua , Turco ! Ma i cani avevano riconosciuto anch ' essi il Costa e s ' erano fermati al limite della vigna , scodinzolandogli dall ' alto . Sopravvenne Mauro . - Il principale ? È partito ? - gli domandò subito Leonardo Costa , trafelato , ansante . Era un omaccione dalla barba e dai capelli rossi , crespi , la faccia cotta dal sole e gli occhi bruciati dalla polvere dello zolfo . Portava agli orecchi due cerchietti d ' oro ; in capo , un cappellaccio bianco tutto impolverato e macchiato di sudore . Veniva di corsa da Porto Empedocle , per la spiaggia , lungo la linea ferroviaria . - Non so , - gli rispose Mauro , fosco . - Per favore , date una voce di costà , che aspetti ; debbo parlargli di cosa grave . Mauro scosse il capo . - Correte , farete a tempo ... Che vi è avvenuto ? Leonardo Costa , riprendendo la corsa , gli gridò : - Guaj ! guaj grossi alle zolfare ! - Maledetto lui e le zolfare ! - brontolò Mauro tra sé . Flaminio Salvo scendeva la scala della villa per montar su la vettura già pronta , quando Leonardo Costa sbucò dal sentieruolo a ponente , di tra gli olivi , gridando : - Ferma ! Ferma ! - Chi è ? Cos ' è ? - domandò il Salvo , con un soprassalto . - Bacio le mani a Vossignoria , - disse il Costa , togliendosi il cappellaccio e accostandosi senza più fiato e tutto grondante di sudore . - Non ne posso più ... Volevo venire stanotte ... ma poi ... - Ma poi ? Che cos ' è ? che hai ? - lo interruppe , brusco , il Salvo . - Ad Aragona , a Comitini , tutti i solfaraj , sciopero ! - annunziò il Costa . Flaminio Salvo lo guardò con freddo cipiglio , lisciandosi le lunghe basette grige che , insieme con le lenti d ' oro , gli davano una certa aria diplomatica , e disse , sprezzante : - Questo lo sapevo . - Sissignore . Ma jersera , sul tardi , - riprese il Costa , - è arrivata a Porto Empedocle gente da Aragona e ha raccontato che tutto jeri hanno fatto l ' ira di Dio nel paese ... - I solfaraj ? - Sissignore : picconieri , carusi , calcheronaj , carrettieri , pesatori : tutti ! Hanno finanche rotto il filo telegrafico . Dice che hanno assaltato la casa di mio figlio , e che Aurelio ha tenuto testa , come meglio ha potuto ... Flaminio Salvo , a questo punto , si voltò a spiare acutamente gli occhi di Dianella che s ' era accostata alla vettura . Quello sguardo strano , rivolto alla figlia a mezzo del discorso , frastornò il Costa , il quale si voltò anche lui a guardare la « signorinella » , com ' egli la chiamava . Questa di pallida si fece vermiglia , poi subito pallida di nuovo . - Dunque ? - gridò Flaminio Salvo , con ira . - Dunque , sissignore , - riprese il Costa , sconcertato . - Guajo grosso , non c ' è soldati ; il paese , nelle loro mani . Due carabinieri soli , il maresciallo e il delegato ... Che possono fare ? - E che posso fare io di qua , me lo dici ? - gridò il Salvo su le furie . - Tuo figlio Aurelio che cos ' è ? il signor ingegnere direttore , venuto dall ' École des Mines di Parigi , che cos ' è ? Marionetta ? Ha bisogno che gli tiri io il filo di qua , per farlo muovere ? - Ma nossignore , - disse Leonardo Costa , ritraendosi d ' un passo , come se il Salvo lo avesse sferzato in faccia . - Può star sicuro Vossignoria che mio figlio Aurelio sa quello che deve fare . Testa e coraggio ... non tocca a dirlo a me ... ma di fronte a duemila uomini tra solfaraj e carrettieri , mi dica Vossignoria ... Del resto , il guajo è un altro , fuori del paese . Aurelio ha mandato ad avvertirmi jeri sera che quelli hanno catturato per lo stradone gli otto carri di carbone che andavano alle zolfare di Monte Diesi . - Ah , sí ? - fece il Salvo , sghignando . - Vossignoria sa - seguitò il Costa - che il carbone lassù per le pompe dei cantieri è come il pane pei poverelli , e anche piú necessario . Vossignoria va a Girgenti ? Vada subito dal prefetto perché mandi soldati alla stazione d ' Aragona , quanti più può , per fare scorta al carbone fino alle zolfare . Ci son sette vagoni pieni per rinnovare il deposito ; i carrettieri sono in isciopero anch ' essi ; ma il carbone si potrà caricare su i muli e su gli asini , scortati dalla forza : ci metteranno più tempo , ma almeno si potrà scongiurare il pericolo che la zolfara grande , la Cace , Dio liberi , s ' allaghi ... - E s ' allaghi ! s ' allaghi ! s ' allaghi ! - scattò , furente , Flaminio Salvo , levando le braccia . - Vada tutto alla malora ! Non m ' importa più di niente ! Io chiudo , sai ! e mando tutti a spasso , te , tuo figlio , tutti , dal primo all ' ultimo , tutti ! Caccia via ! Andiamo ! - ordinò al cocchiere . La carrozza si mosse , e Flaminio Salvo partì senza neppur voltarsi a salutare la figlia . Alla sfuriata insolita , don Cosmo s ' era affacciato a una finestra della villa e donna Sara Alàimo s ' era fatta sul pianerottolo della scala . L ' uno e l ' altra , e giù Dianella e il Costa rimasero come intronati . Il Costa alla fine si scosse , alzò il capo verso la finestra e salutò amaramente : - Bacio le mani , si - don Cosmo ! Ha ragione , lui : è il padrone ! Ma per quel Dio messo in croce , creda pure , si - don Cosmo mio , creda , Signorinella : non sono prepotenze ! La fame è fame , e quando non si può soddisfare ... Donna Sara dal pianerottolo scrollò il capo incuffiato , con gli occhi al cielo . - Mangia il Governo , - seguitò il Costa , - mangia la Provincia ; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l ' ingegnere e il sorvegliante ... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato ? ... Ah Dio ! Sono un miserabile , un ignorante sono ; e va bene : mi pesti pure sotto i piedi finché vuole . Ma mio figlio , no ! mio figlio non me lo deve toccare ! Gli dobbiamo tutto , è vero ; ma anche lui , se è ancora lì , padrone mio riverito , che mi può anche schiaffeggiare , ché da lui mi piglio tutto e gli bacio anzi le mani ; se ancora è lì che comanda e si gode le sue belle ricchezze , lo deve pure a mio figlio , lo deve : lei lo sa , Signorinella , e fors ' anche lei , si - don Cosmo ... siamo giusti ! - Già , già , - sospirò il Laurentano dalla finestra , - l ' affare delle zucche ... - Che zucche ? - domandò , incuriosita , donna Sara Alàimo . - Ma ! - fece il Costa . - Ve lo farete raccontare qualche volta dalla Signorinella qua , che conosce bene mio figlio , perché son cresciuti insieme , anche con quell ' altro ragazzo , suo fratellino , che il Signore volle per sé e fu una rovina per tutti . La povera signora , là , che me la ricordo io , bella un occhio di sole ! ci perdette la ragione ; e lui , povero galantuomo ... chi ha figli lo compatisce ... Dianella , col cuore gonfio per la durezza del padre , a questo ricordo non poté più reggere e per nascondere il turbamento , prese il sentieruolo per cui il Costa era venuto , e sparve tra gli olivi . Subito donna Sara , poi anche don Cosmo invitarono il Costa ad andar su , per farlo rimettere un po ' dalla corsa e non lasciarlo così sudato alla brezza del mattino . Donna Sara avrebbe voluto far di più : offrirgli una tazzina di caffè ; ma per non perdere una parola del discorso fitto fitto che il Costa aveva attaccato subito con don Cosmo sul Salvo , ora che la figliuola non poteva più sentirlo , finse di non pensarci . - Ci conosciamo , santo Dio , ci conosciamo , si - don Co ' ! Che era lui , alla fin fine ? Io , sì , coi piedi scalzi , ho portato in collo , lo dico e me ne vanto ; in collo lo zolfo e il carbone , dalla spiaggia alle spigonare . Il latino come dice ? Necessitas non abita legge . Sissignore ; e sono stato stivatore , e me ne vanto , misero staderante agl ' imbarchi per la dogana , e me ne vanto . Lui , però , che cos ' era ? Di nobile casato , sissignore ; ma un sensaluccio era , che veniva da Girgenti a Porto Empedocle , tutto impolverato per lo stradone della Spinasanta , perché non aveva neanche da pagarsi la carrozza o d ' affittarsi un asinello , allora che la ferrovia non c ' era . E i primi pìccioli , come li fece ? Lo sa Dio e tanti lo sanno , tra i morti e i morti . Poi prese l ' appalto delle prime ferrovie , insieme col cognato che ora sta a Roma , signor ingegnere , banchiere , commendatore , don Francesco Vella , che conosciamo anche lui ... - Ah , - fece donna Sara , - ha un ' altra sorella , lui ? - Come no ? - rispose il Costa , sospendendo gli inchini con cui aveva accompagnato ogni titolo del Vella , - donna Rosa , maggiore di tutti , moglie del - ( e s ' inchinò ancora una volta ) - commendatore Francesco Vella , pezzo grosso dell ' Amministrazione delle ferrovie adesso . La linea qua , da Girgenti a Porto Empedocle , non la fece lui ? Balla comare , che fortuna suona ! Centinaja di migliaja di lire , sorella mia ; denari a cappellate , come fossero stati rena ... Due ponti e quattro gallerie ... Allunga là un gomito ; taglia qua a scarpa ... Poi altre imprese di linee ... Tutta la ricchezza gli è venuta di là , dico bene , si - don Co ' ? Ci conosciamo ! - E le zucche ? le zucche ? - tornò a domandare donna Sara . Bisognò che il Costa gliela narrasse per minuto , quella famosa storia delle zucche ; e donna Sara lo compensò con le più vivaci esclamazioni di stupore , di raccapriccio , d ' ammirazione del vocabolario paesano , battendo di tratto in tratto le mani , per scuotere don Cosmo , il quale , conoscendo la storia , era ricaduto nel suo solito letargo filosofico . Si scosse alla fine , ma senza aprir gli occhi ; pose una mano avanti , disse : - Però ... - Ah , sì ! - riattaccò subito con enfasi il Costa , battendosi le due manacce sul petto . - In coscienza , un ' anima sola abbiamo , davanti a Dio , e debbo dire la verità . Ma mio figlio , oh , si - don Cosmo - ( e il Costa levò una mano con l ' indice e il pollice giunti , in atto di pesare ) - tutti i figli saranno figli , ma quello ! cima ! diritto come una bandiera ! in tutte le scuole , il primo ! Appena laureato , subito il concorso per la borsa di studio all ' estero ... Erano , sorella mia , più di quattrocento giovani ingegneri d ' ogni parte d ' Italia : tutti sotto , tutti sotto se li mise ! E mi stette fuori quattr ' anni , a Parigi , a Londra , nel Belgio , in Austria . Appena tornato a Roma , senza neanche farlo fiatare , il Governo gli diede il posto nel Corpo degli ingegneri minerarii , e lo mandò in Sardegna , a Iglesias , dove ci fece un lavoro tutto colorato su una montagna ... Sarrubbas ... non so ... ah , Sarrabus , già , dico bene , Sarrabus ( parlano turco , in Sardegna ) , un lavoro che fa restare , sorella mia , allocchiti . Ci stette poco , un anno , poco più , perché una Società francese , di quelle che ... i marenghi , a sacchi ... vedendo quella carta , rimase a bocca aperta . Non lo dico perché è figlio mio ; ma quanti ingegneri c ' è , qua e fuorivia ? se li mette in tasca tutti ! Basta . Questa Società francese , dice , qua c ' è la cassa , figlio mio , tutto quello che volete . Aurelio , tra il sì e il no d ' accettare , venne qua in permesso - saranno sei o sette mesi - per consigliarsi con me e col principale , suo benefattore , ch ' egli rispetta come suo secondo padre e fa bene ! Il principale stesso gli sconsigliò d ' accettare , perché lo volle per sé , capite ? per badare alle sue zolfare d ' Aragona e Comitini . Noi diciamo : il poco mi basta , l ' assai mi soverchia ... Accettò , ma ci scàpita , parola d ' onore ! E con tutto questo , ora ... ora è marionetta , l ' avete inteso ? ... Cristo sacrato ! Leonardo Costa levò un braccio , si alzò , sbuffò per il naso , scrollando il capo , e prese dalla sedia il cappellaccio bianco . Doveva andar via subito ; ma ogni qual volta si metteva a parlare di quel suo figliuolo , lustro , colonna d ' oro della sua casa , non la smetteva più . - Bacio le mani , si - don Cosmo , mi lasci scappare . Donna Sara , servo vostro umilissimo . - Oh , e aspettate ! - esclamò questa , fingendo di ricordarsi , ora che il discorso era finito . - Un sorsellino di caffè ... - No no , grazie - si schermí il Costa . - Ho tanta fretta ! - Cinque minuti ! - fece donna Sara , levando le mani a un gesto che voleva dire : « Non casca il mondo ! » . E s ' avviò . Ma il Costa , sedendo di nuovo , sospirò , rivolto a don Cosmo : - C ' è una mala femmina , si - don Co ' , una mala femmina che da qualche tempo a questa parte mette male tra mio figlio e don Flaminio ; io lo so ! E donna Sara non poté piú varcare la soglia : si voltò , strizzò gli occhi , arricciò il naso e chiese con una mossettina del capo : - Chi è ? - Non mi fate sparlare ancora , donna Sara mia ! - sbuffò il Costa . - Ho parlato già troppo ! Ma , tanto , donna Sara Alàimo aveva già compreso di quale mala femmina egli intendesse parlare , e uscì , esclamando con le mani per aria : - Che mondo ! che mondo ! Dianella non s ' affrettò quella mattina a raggiungere Mauro alla vigna . Quello sguardo duro del padre nell ' ira , mentre il Costa parlava del pericolo da cui il figlio era minacciato in Aragona , le aveva in un baleno richiamato alla memoria un altro sguardo di lui , di tanti anni addietro , quando il fratellino era morto e la madre impazzita . Aveva undici anni , lei , allora . E più della morte del fratello , più della sciagura orrenda della madre le era rimasta indelebile nell ' anima l ' impressione di quello sguardo d ' odio che a lei - ragazzetta ancor quasi ignara , incerta e smarrita tra i giuochi e la pena - aveva lanciato il padre , nel cordoglio rabbioso : - Non potevi morir tu invece ? - le aveva detto chiaramente quello sguardo . Così . Proprio così . E Dianella comprendeva bene adesso perché il padre non avrebbe esitato un momento a dar la vita di lei in cambio di quella del fratello . Tutte le cure e l ' affetto e le carezze e i doni , di cui egli l ' aveva poi colmata , non erano più valsi a scioglierle dal fondo dell ' anima il gelo , in cui quello sguardo s ' era quasi rappreso e indurito . Spesso se n ' adontava con se stessa , sentendo che il calore dell ' affetto paterno non riusciva più a penetrare in lei quasi respinto istintivamente da quel gelo . Per qual ragione seguitava egli ormai a lavorare con tanto accanimento ? ad accumulare tanta ricchezza ? Non per lei certamente ; sì per un bisogno spontaneo , prepotente , della sua stessa natura ; per dominare su tutti ; per esser temuto e rispettato ; o fors ' anche per stordirsi negli affari o per prendersi a suo modo una rivincita su la sorte che lo aveva colpito . Ma in certi momenti d ' ira ( come dianzi ) , o di stanchezza o di sfiducia , lasciava pur vedere apertamente che tutte le sue imprese e i suoi sforzi e la sua vita stessa non avevano più scopo per lui , perduto l ' erede del nome , colui che sarebbe stato il continuatore della sua potenza e della sua fortuna . Da un pezzo , convinta di questo , Dianella , pur non sapendo neanche immaginare la propria vita priva di tutto quel fasto che la circondava , aveva cominciato a sentire un segreto dispetto per quella ricchezza del padre , di cui un giorno ( il piú lontano possibile ! ) ella sarebbe stata l ' unica erede , per forza e senza alcuna soddisfazione per lei . Quante volte , nel vederlo stanco e irato , non avrebbe voluto gridargli : « Basta ! Lascia ! Perché la accresci ancora , se dev ' esser poi questa la fine ? » . E altro ancora , ben altro avrebbe voluto gridargli , se con l ' anima avesse potuto arrivare all ' anima del padre , senza che le labbra si movessero e udissero gli orecchi . Da quanto aveva potuto intendere col finissimo intuito e penetrare con quegli occhi silenziosamente vigili e da certi discorsi colti a volo senza volerlo , aveva già coscienza che la ricchezza del padre , se non al tutto male acquistata , aveva pur fatto molte vittime in paese . Crudele con lui la sorte , crudele la rivincita che si prendeva su essa . Voleva tutto per sé , tutto in suo pugno : zolfare e terre e opificii , il commercio e l ' industria dell ' intera provincia . Ora perché gravare su le esili spalle di lei - figlia ... sí , amata , ma non prediletta , quantunque rimasta sola - il fardello di tutte quelle ricchezze , che molti forse maledicevano in segreto e che certo non le avrebbero portato fortuna ? Eppure s ' era illusa , fino a poco tempo fa , che il padre l ' avrebbe lasciata libera nella scelta ; che anzi egli stesso l ' avesse ajutata a scegliere , beneficando colui che , da ragazzo , gli aveva salvato la vita . Bruno , come fuso nel bronzo , coi capelli ricci , neri , e gli occhi fermi e serii , Aurelio Costa le era apparso la prima volta , a tredici anni ; era stato poi per tanto tempo suo compagno di giuoco , suo e del fratellino . Tutt ' e tre , ragazzi , non capivano allora che differenza fosse tra loro . Alla morte del fratellino però , Aurelio era man mano divenuto con lei sempre più timido e circospetto ; non aveva piú voluto giocare come prima ; era cresciuto tanto ; gli s ' era alterata la voce ; s ' era messo a studiare , a studiare ; e lei , che allora non aveva più di dodici anni , s ' era contentata d ' assistere zitta zitta al suo studio , fingendo di studiare anche lei ; ogni tanto , in punta di piedi , andava a tirargli un ricciolo sulla nuca . A diciott ' anni Aurelio era poi partito per iscriversi all ' Università di Palermo nella facoltà d ' ingegneria . Senza più lui , la casa per tanti mesi era rimasta per lei come vuota ; aveva l ' impressione di quella sua prima solitudine , come se avesse passato tutto un inverno interminabile con la fronte appoggiata ai vetri d ' una finestra su cui le gocce della pioggia scorrevano come lagrime , su cui qualche mosca superstite , morta di freddo , rimaneva attaccata e lei con un dito , toccandola appena , la faceva cadere . Forse da allora la sua fronte , per il contatto di quei vetri gelati , le era rimasta così come fasciata di gelo . Ma che esultanza poi al ritorno di lui , finito l ' anno scolastico ! Era stata così vivace e piena di giubilo quella festa , che il padre , appena andato via Aurelio , se l ' era chiamata in disparte e pian piano , con garbo , carezzandole i capelli , le aveva lasciato intendere che sarebbe stato bene frenarsi , perché era ormai un giovanotto quel suo antico compagno di giuoco , a cui non bisognava più dare del tu . Senza saperne bene il perché s ' era fatta di bragia : oh Dio , e come allora , del lei ? non era più lo stesso Aurelio ? No , non era più lo stesso Aurelio , neanche per lei ; e se n ' era accorta sempre di più di anno in anno ai ritorni di lui , finché all ' ultimo , presa la laurea , egli aveva manifestato l ' intenzione di concorrere a una borsa di studio all ' estero . Lui , proprio lui non era piú lo stesso ; perché lei , invece ... sì , con la bocca , signor Aurelio , ma con gli occhi seguitava a dargli del tu . Prima di partire per Parigi , era venuto a ringraziare il suo benefattore , a giurargli eterna gratitudine ; a lei non aveva saputo quasi dir nulla , quasi non aveva osato guardarla , fors ' anche non s ' era accorto né del pallore del volto né del tremito della mano di lei . E tuttavia non s ' era perduta ; aveva fatto anzi tanto più certo in sé il suo sentimento , quanto più incerta era rimasta sul conto di lui . Era sicura , superstiziosamente , ch ' egli le fosse destinato . Dopo la partenza , più volte aveva sentito il padre parlare del valore eccezionale di quel giovine e dello splendido avvenire che avrebbe avuto , e lodarsi di quanto aveva fatto per lui , di averlo trattato come un figliuolo . Naturalmente questi discorsi le avevano ravvivato sempre più nel cuore il fuoco segreto e sempre più acceso la speranza che il padre , avendo perduto l ' unico figliuolo , e avendo quasi creato lui quest ' altro al quale pur doveva la vita , avrebbe preferito che a lui , anziché a un altro più estraneo , andassero un giorno le ricchezze e la figlia . S ' era maggiormente raffermata in questa speranza pochi mesi fa , quando Aurelio , ritornato dalla Sardegna , era stato assunto dal padre alla direzione delle zolfare . Non lo aveva più riveduto dal giorno della partenza per Parigi . Oppressa , tra il vano fasto , dalla vita meschina di Girgenti , vecchia città , non zotica veramente , ma attediata nel vuoto desolato dei lunghi giorni tutti uguali , sempre con quel giro di visite delle tre o quattro famiglie conoscenti che gareggiavano d ' affetto e di confidenza verso di lei , ch ' era come la reginetta del paese , fra le spiritosaggini solite dei soliti giovanotti eleganti , anneghittiti , immelensiti nella povera e ristretta vita provinciale , s ' era riscossa alla vista di lui così maschio e padrone di sé . La gioja di rivederlo le s ' era però d ' un subito offuscata al sopravvenire di Nicoletta Spoto , da un anno appena moglie del Capolino . Aveva notato uno strano imbarazzo , un vivo turbamento tanto in costei quanto in Aurelio , allorché questi , introdotto nel salone , s ' era inchinato a salutare . Poi , appena il padre aveva condotto via con sé nello studio Aurelio , la Capolino , rifiatando , aveva narrato con focosa vivacità a lei e alla zia Adelaide , che quel poveretto lì , tutto impacciato , aveva nientemeno osato di mandare a chiederla in isposa , subito dopo ottenuto il posto d ' ingegnere governativo in Sardegna , ricordandosi forse di qualche occhiatina scambiata tanti e tanti anni addietro , quand ' egli era ancora studentello all ' Istituto . Figurarsi che orrore aveva provato lei , Lellè Spoto , a una tal richiesta , e come s ' era affrettata a rifiutare , tanto più che già erano avviate le prime pratiche per il matrimonio con Ignazio Capolino . S ' era sentita voltare il cuore in petto a questa notizia inattesa ; s ' era fatta certo di mille colori e certo s ' era tradita con quella donna , di cui già conosceva la relazione segreta e illecita col padre . Non le aveva detto nulla ; ma quando Aurelio , dopo la lunga udienza , era ritornato in salone , lei , tutta accesa in volto , lo aveva accolto apposta con premure esagerate ricordandogli i giorni passati insieme , i giuochi , le confidenze . E più volte , con gioja , aveva veduto colei mordersi il labbro e impallidire . Dianella sperava che Aurelio , almeno quella volta , avesse compreso . Lo aveva subito scusato in cuor suo del tradimento , di cui non poteva aver coscienza , non credendo di poter ardire di alzar gli occhi fino a lei ; ma ... intanto , ah ! proprio a quella donna lì , sotto ogni riguardo indegna di lui , era andato a pensare ! E il rifiuto di quella donna le era sembrato quasi un ' offesa diretta anche a lei . Però , ecco , egli era stato a Parigi ; la vivacità , la capricciosa disinvoltura di Nicoletta Spoto avevano forse acquistato allora un gran pregio agli occhi di lui , ricordandogli probabilmente le donne conosciute e ammirate colà . D ' umilissimi natali , aveva creduto forse di fare un gran salto imparentandosi con una famiglia come quella della Spoto , molto ricca un giorno , ora decaduta , ma tuttavia tra le più cospicue del paese . Costei ora , certo , avvalendosi del potere che aveva sul padre , si vendicava dell ' affronto patito quella volta . Anche lei , Dianella , aveva notato che da qualche tempo il padre non si mostrava più contento di Aurelio ; e che da alcune sere lì , nella villa , parlando con don Cosmo Laurentano , insisteva su certe domande che le davano da pensare . Segretamente , lei disapprovava quelle nozze strane della zia col principe don Ippolito , ne aveva quasi onta , sospettando nel padre un pensiero nascosto : che cioè si volesse servire di quelle nozze non certo onorevoli per introdursi nella casa dei Laurentano e attrarre a sé a poco a poco anche le sostanze di questa . Da alcune sere , a cena , il discorso di don Cosmo cadeva , insistente , sul figlio del principe , su Lando Laurentano , che viveva a Roma . Perché ? Assorta in questi pensieri , Dianella s ' era seduta sotto un olivo sul ciglio del profondo burrone e guardava la dirupata costa dirimpetto , dove pascolava una greggiola di capre scesa dalle terre di Platanìa . Il giorno dopo l ' arrivo in quella campagna , s ' era sentita quasi rinascere . L ' aria di selvatica rustichezza , che la vecchia villa aveva preso nell ' abbandono ; la malinconia profonda che da quell ' abbandono pareva si fosse diffusa tutt ' intorno , nei viali , nei sentieri solinghi , quasi scomparsi sotto le borracine e le tignàmiche , ove l ' aria - fresca dell ' ombra degli olivi e dei mandorli o delle alte spalliere di fichidindia - era satura di fragranze , amare di prugnole , dense e acute di mentastri e di salvie ; e quell ' ampio burrone precipite ; e la chiara e gaja vicinanza del mare ; e quegli alberi antichi , non curati , irti di polloni selvaggi , sognanti nel silenzio della solitudine immensa , si accordavano soavemente con l ' animo in cui ella si trovava . Ora , invece , quei discorsi del padre ... l ' ira contro Aurelio ... e quello sciopero di solfaraj ad Aragona ... le minacce ... E lei , lì sola , senza nessuno veramente con cui votarsi il cuore ... Aver la madre e non potersi rivolgere a lei , e vedersela davanti , peggio che morta - viva e vana ... Lustreggiava per un tratto , tra i culmi radi delle canne in fondo al burrone un ruscelletto che a un certo punto era stato tagliato dai lavori di presa per la linea ferroviaria . Vi fissò gli occhi e le sorse allora spontanea l ' immagine che lei fosse rimasta appunto come un ruscello a cui una mano ignota per malvagio capriccio avesse traviato la vena presso la fonte con irti e gravi sassi ; e l ' acqua di là si fosse sparsa stagnante , e di qua il ruscello si fosse raddensato in rena e in ciottoli . Ah , che sete inestinguibile le era rimasta dell ' amore materno ! Ma s ' appressava alla madre , e questa non la riconosceva per figlia . Il dolore di lei così vicino e urgente non si ripercoteva per nulla in quella coscienza spenta . - Vittoria Vivona d ' Alessandria della Rocca , - diceva la madre di se stessa , con voce che pareva arrivasse di lontano . - Bella figlia ! bella figlia ! Aveva una treccia di capelli che non finiva mai ; tre donne gliela pettinavano ... Cantava e sonava . Sonava anche l ' organo in chiesa , a Santa Maria dell ' Udienza , e gli angioletti stavano a sentirla , in ginocchio e a mani giunte , cosí ... Doveva sposare un riccone di Girgenti ; le venne un mal di capo , e morì ... Dianella non poté più frenare le lagrime e si mise a piangere silenziosamente , con amara voluttà in quella solitudine . Ma il silenzio attorno era così attonito , e così intenso e immemore il trasognamento della terra e di tutte le cose , che a poco a poco se ne sentì attratta e affascinata . Le parvero allora gravati da una tristezza infinita e rassegnata quegli alberi assorti nel loro sogno perenne , da cui invano il vento cercava di scuoterli . Percepì , in quella intimità misteriosa con la natura , il brulichìo delle foglie , il ronzìo degli insetti , e non sentì più di vivere per sé ; visse per un istante quasi incosciente , con la terra , come se l ' anima le si fosse diffusa e confusa in tutte le cose della campagna . Ah , che freschezza d ' infanzia nell ' erbetta che le sorgeva accanto ! e come appariva rosea la sua mano sul tenero verde di quelle foglie ! oh , ecco un maggiolino sperduto , fuor di stagione , che le scorreva su la mano ... Com ' era bello ! piccolo e lucido più d ' una gemma ! E poteva dunque la terra , tra tante cose brutte e tristi , produrne pure di così gentili e graziose ? Trascorse , quasi in risposta , su quelle foglie , su la sua mano come un lieve e fresco alito di gioja . Dianella trasse un sospiro e aspettò con la mano su l ' erba che l ' insetto ritrovasse la sua via tra le foglie , poi si scosse di soprassalto all ' arrivo festoso improvviso dei tre mastini che le si fecero attorno , anzi sopra , impazienti , scostandosi l ' un l ' altro , per aver sul capo la carezza delle sue mani . E non la lasciavano alzare . Alla fine sopraggiunse Mauro Mortara . - Vi siete sentita male ? - le domandò , cupo , senza guardarla . - No ... niente ... - gli rispose , schermendosi con le braccia dalle piote e dalle linguate dei cani , e sorridendo mestamente . - Un po ' stanca ... - Qua ! - gridò forte Mauro ai tre mastini , perché la lasciassero in pace . E subito quelli restarono , come impietriti dal grido . Dianella sorse in piedi e si chinò a carezzarli di nuovo , in compenso della sgridata . - Poverini ... poverini ... - Se volete venire ... - propose Mauro . - Eccomi . A veder la stanza del Generale ? Ho tanta curiosità ... Era impacciata nel parlargli , non sapendo ancor bene se dargli del voi o del tu . - Vostro padre è partito ? - Sì , sì , - s ' affrettò a rispondergli ; e subito si pentì della fretta che poteva dimostrare in lei quel sollievo stesso che provavano tutti quando il padre era assente . - Ad Aragona , - disse - si sono ribellati i solfaraj . Bisognerà mandarci soldati e carabinieri . - Piombo ! piombo ! - approvò Mauro subito , scotendo energicamente il capo . - Sbirro , vi giuro , andrei a farmi , vecchio come sono ! - Forse ... - si provò a dire Dianella . Ma il Mortara la interruppe con una sua abituale esclamazione : - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Non ammetteva repliche , Mauro Mortara . Nelle sue perpetue ruminazioni vagabonde tra la solitudine della campagna s ' era a modo suo sistemato il mondo , e ci camminava dentro , sicuro , da padreterno , lisciandosi la lunga barba bianca e sorridendo con gli occhi alle spiegazioni soddisfacenti che aveva saputo darsi d ' ogni cosa . Tutto ciò che accadeva , doveva rientrar nelle regole di quel suo mondo . Se qualche cosa non poteva entrarci , egli la tagliava fuori , senz ' altro , o fingeva di non accorgersene . Guaj a contraddirlo ! - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Che pretendono ? Voglio sapere che pretendono ! Dobbiamo tutti ubbidire , dal primo all ' ultimo , tutti , e ognuno stare al suo posto , e guardare alla comunità ! Perché questi pezzi di galera figli di cane ingrati e sconoscenti debbono guastare a noi vecchi la soddisfazione di vedere questa comunità , l ' Italia , divenuta per opera nostra quella che è ? Che ne sanno , di cos ' era prima l ' Italia ? Hanno trovato la tavola apparecchiata , la pappa scodellata , e ora ci sputano sopra , capite ? Intanto , guardate : Tunisi è là ! Si voltò verso il mare e col braccio teso indicò , fosco , un punto nell ' orizzonte lontano . Dianella si volse a guardare , senza comprendere come c ' entrasse Tunisi . Ella lo lasciava dire e non l ' interrompeva mai , se non per approvare tutti quegli sproloquii patriottici ch ' egli le faceva . - È là ! - ripeté Mauro fieramente . - E ci sono i Francesi là che ce l ' hanno presa a tradimento ! E domani possiamo averli qua , in casa nostra , capite ? Vi giuro che non ci dormo , certe notti , e mi mordo le mani dalla rabbia ! E invece d ' impensierirsi di questo , quei mascalzoni là pensano a fare scioperi , ad azzuffarsi tra loro ! Tutta opera dei preti , sapete ? Cima di birbanti ! schiuma d ' ogni vizio ! abissi di malizia ! Soffiano nel fuoco , sotto sotto , per smembrare di nuovo l ' Italia ... I Sanfedisti ! I Sanfedisti ! Io debbo guardarmi davanti e dietro , perché me l ' hanno giurata e mi contano i passi . Ma con me le spese ci perdono ... Guardate qua ! E mostrò a Dianella i due pistoloni napoletani che gli pendevano dalla cintola . Quella visita alla famosa stanza del Generale , detta per antonomasia il Camerone , era una grazia veramente particolare concessa a Dianella . Mauro Mortara , che ne teneva la chiave , non vi lasciava entrar mai nessuno . E non l ' uscio soltanto , ma anche le persiane dei due terrazzini e della finestra stavano sempre chiuse , quasi che l ' aria e la luce , entrandovi apertamente , potessero fugare i ricordi raccolti e custoditi con tanta gelosa venerazione . Certo , dopo la partenza del vecchio principe per l ' esilio , uscio e finestre erano stati spalancati chi sa quante volte ; ma il Mortara , da che era ritornato a Valsanìa , aveva tenute almeno le persiane sempre chiuse così , e aveva l ' illusione che così appunto fossero rimaste da allora , sempre , e che però quelle pareti serbassero ancora il respiro del Generale , l ' aria di quel tempo . Questa illusione era sostenuta dalla vista della suppellettile rimasta intatta , tranne la lettiera d ' ottone a baldacchino , che non aveva più né materasse , né tavole , né l ' ampio parato a padiglione . Quella penombra era così propizia alla rievocazione dei lontani ricordi ! Mauro , ogni volta , girava un po ' per la stanza ; si fermava innanzi a questo o a quel mobile decrepito , dall ' impiallacciatura gonfia e crepacchiata qua e là ; poi andava a sedere sul divano imbottito d ' una stoffa verde , ora ingiallita , con due rulli alla base di ciascuna testata , e lì , con gli occhi socchiusi , lisciandosi con la piccola mano tozza e vigorosa la lunga barba bianca , pensava , e più spesso ricordava , assorto , come in chiesa un divoto nella preghiera . Non lo disturbavano neppure i topi che facevano talvolta una gazzarra indiavolata sul terrazzo di sopra , il cui piano , per impedire che il soffitto del camerone rovinasse , s ' era dovuto ricoprire di lastre di bandone . Il rimedio era giovato poco e per poco tempo ; le lastre di bandone s ' erano staccate e accartocciate al sole , con molta soddisfazione dei topi che , rincorrendosi , vi s ' appiattavano ; e il soffitto già s ' era aggobbato , gocciava d ' inverno per due o tre stillicidii , e le pareti serbavano , anche d ' estate , due larghe chiose d ' umido , grommose di muffa . Don Cosmo non se ne dava pensiero : non entrava quasi mai nel camerone ; Mauro non voleva che si riattasse : poco più gli restava da vivere e voleva che tutto lì rimanesse com ' era ; sapeva che , morto lui , nessuno si sarebbe preso più cura di custodire quel « santuario della libertà » ; e il soffitto allora poteva anche crollare o essere riattato . Intanto , ogni anno , al sopravvenire dell ' autunno , egli si recava sul terrazzo a rassettare e fissar le lastre di bandone con grosse pietre , e sul pavimento del camerone collocava concole e concoline sotto gli stillicidii . Le gocce vi piombavan sonore , ad una ad una ; e quel tin - tan cadenzato pareva gli conciliasse il raccoglimento Dianella , entrando , ebbe subito come un urto dalla vista inattesa d ' una belva imbalsamata che , nella penombra , pareva viva , là , nella parete di fronte , presso l ' angolo , con la coda bassa e la testa volta da un lato , felinamente . - Che paura ! - esclamò , levando le mani verso il volto e sorridendo d ' un riso nervoso . - Non me l ' aspettavo ... Che è ? - Leopardo . - Bello ! E Dianella abbassò una mano a carezzare quel pelame variegato ; ma subito la ritrasse tutta impolverata , e notò che alla belva mancava uno degli occhi di vetro , il sinistro . - Un altro , compagno a questo , - riprese Mauro - l ' ho regalato al Museo dell ' Istituto , a Girgenti . Non l ' avete mai veduto ? C ' è una vetrina mia , nel Museo . Accanto al leopardo una jena , bella grossa , e , sopra un ' aquila imperiale . Su la vetrina sta scritto : Cacciati , inbalsamati e donati da Mauro Mortara . Gnorsì . Ma venite qua , prima . Voglio farvi vedere un ' altra cosa . La condusse davanti al vecchio divano sgangherato . Appese alla parete , sopra il divano , eran quattro medaglie , due d ' argento , due di bronzo , fisse in una targhetta di velluto rosso ragnato e scolorito . Sopra la targhetta era una lettera , chiusa in cornice , scritta di minutissimo carattere in un foglietto cilestrino , sbiadito . - Ah , le medaglie ! - esclamò Dianella . - No , - disse Mauro , turbato , con gli occhi chiusi . - La lettera . Leggete la lettera . Dianella s ' accostò di più al divano e lesse prima la firma : GERLANDO LAURENTANO . - Del Generale ? Mauro , ancora con gli occhi chiusi , accenno di sì col capo , gravemente . E Dianella lesse : Amici , Le notizie di Francia , il colpo di Stato di Luigi Napoleone recheranno certamente una grave e lunga sosta al momento per la nostra santa causa e ritarderanno , chi sa fino a quando , il nostro ritorno in Sicilia . Vecchio come sono , non so né posso più sopportare il peso di questa vita d ' esilio . Penso che non sarò più in grado di prestare il mio braccio alla Patria , quand ' essa , meglio maturati gli eventi , ne avrà bisogno . Viene meno pertanto la ragione di trascinare così un ' esistenza incresciosa a me , dannosa a ' miei figli . Voi , più giovani , questa ragione avete ancora , epperò vivete per essa e ricordatevi qualche volta con affetto del vostro Gerlando Laurentano Dianella si volse a guardare il Mortara che , tutto ristretto in sé , con gli occhi ora strizzati , il volto contratto e una mano su la bocca , si sforzava di soffocare nel barbone abbatuffolato i singhiozzi irrompenti . - Non la rileggevo piú da anni , - mormorò quando poté parlare . Tentennò a lungo la testa , poi prese a dire : - Mi fece questo tradimento . Scrisse la lettera e si vestì di tutto punto , come dovesse andare a una festa da ballo . Ero in cucina ; mi chiamò . « Questa lettera a Mariano Gioéni , a La Valletta » . C ' erano a La Valletta gli altri esiliati siciliani , ch ' erano stati tutti qua , in questa camera , prima del Quarantotto , al tempo della cospirazione . Mi pare di vederli ancora : don Giovanni Ricci - Gramitto , il poeta ; don Mariano Gioèni e suo fratello don Francesco ; don Francesco De Luca ; don Gerlando Bianchini ; don Vincenzo Barresi : tutti qua ; e io sotto a far la guardia . Basta ! Portai la lettera ... Come avrei potuto supporre ? Quando ritornai a Burmula , lo trovai morto . - S ' era ucciso ? - domandò , intimidita , Dianella . - Col veleno , - rispose Mauro . - Non aveva fatto neanche in tempo a tirare sul letto l ' altra gamba . Come era bello ' Conoscete don Ippolito ? Più bello . Diritto , con un pajo d ' occhi che fulminavano : un San Giorgio ! Anche da vecchio , innamorava le donne . Richiuse gli occhi e a bassa voce recitò la chiusa della lettera , che sapeva a memoria : - Voi , più giovani , questa ragione avete ancora , epperò vivete per essa e ricordatevi qualche volta con affetto del vostro Gerlando Laurentano . Vedete ? E vissi io , come lui volle . E qua , sotto la lettera , che mi feci restituire da don Mariano Gioèni , ho voluto appendere , come in risposta , le mie medaglie . Ma prima di guadagnarmele ! Sedete , qua ; non vi stancate ... Dianella sedette sul vecchio divano . In quel punto , donna Sara Alàimo , sentendo parlare nel camerone e vedendo insolitamente l ' uscio socchiuso , sporse il capo incuffiato a guardare . - Che volete voi qua ? - saltò su Mauro Mortara , come avrebbe fatto , se vivo , quel leopardo . - Qua non c ' è nulla per voi ! - Puh ! - fece donna Sara , ritraendo subito il capo . - E chi vi tocca ? Mauro corse a sprangar l ' uscio . - La strozzerei ! Non la posso soffrire , non la posso vedere , questa spïaccia dei preti ! S ' arrischia anche a ficcare il naso qua dentro ora ? Non l ' aveva mai fatto ! La tengono qua i preti , sapete ? approfittandosi di quel babbeo di don Cosmo . I Sanfedisti , i Sanfedisti ... - Ma ci sono ancora davvero codesti Sanfedisti ? - domandò Dianella con un benevolo sorriso . - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! - tornò ad esclamare il Mortara . - Se ci sono ! Forse ora si fanno chiamare d ' un ' altra maniera ; ma sono sempre quelli . Setta infernale , sparsa per tutto il mondo ! Spie dappertutto : ne trovai una finanche in Turchia , figuratevi ! a Costantinopoli . - Siete stato fin là ? - domandò Dianella . - Fin là ? Ma più lontano ancora ! - rispose Mauro con un sorriso di soddisfazione . - Dove non sono stato e che cosa non ho fatto io ? Contiamo ; ma non bastano le dita delle mani : pecorajo , contadino , servitore , mozzo di nave , scaricatore di bordo , stivatore , fochista , cuoco , bagnino , cacciatore di bestie feroci , poi volontario garibaldino , attendente di Bixio ; poi , dopo la Rivoluzione , capo - carcerario : trecento galeotti ho tenuto in un pugno a Santo Vito , che volevano scappare ; e alla fine , qua , campagnuolo di nuovo . La mia vita ? Non parrebbe vera , se qualcuno la volesse raccontare . Stette un pezzo a lisciarsi la barba , mentre gli occhi verdastri gli ridevano lucidi , al fremito interno dei ricordi . - Tagliate un tronco d ' albero , - disse , - e buttatelo a mare , lontano dalla spiaggia . Dove andrà a finire ? Ero come un tronco d ' albero , nato e cresciuto qua , a Valsanìa . Venne la bufera e mi schiantò . Prima partì il Generale coi compagni ; io partii due giorni dopo , di notte , sopra un bastimento a vela , com ' usava a quei tempi : una barcaccia di quelle che chiamano tartane . Ora rido . Sapeste però che spavento , quella notte , sul mare ! - La prima volta ? - Chi c ' era mai stato ! Nero , tutto nero , cielo e mare . Solo la vela , stesa , biancheggiava . Le stelle , fitte fitte , alte , parevano polvere . Il mare si rompeva urtando contro i fianchi della tartana , e l ' albero cigolava . Poi spuntò la luna , e il bestione si abbonacciò . I marinai , a prua , fumavano la pipa e chiacchieravano tra loro ; io , buttato là , tra le balle e il cordame incatramato , vedevo il fuoco delle loro pipe ; piangevo , con gli occhi spalancati , senz ' accorgermene . Le lagrime mi cadevano su le mani . Ero come una creatura di cinque anni ; e ne avevo trentatré ! Addio , Sicilia ; addio , Valsanìa ; Girgenti che si vede da lontano , lassù , alta ; addio , campane di San Gerlando , di cui nel silenzio della campagna m ' arrivava il ronzìo ; addio , alberi che conoscevo a uno a uno ... Voi non vi potete immaginare , come da lontano vi s ' avvistino le cose care che lasciate e vi afferrino e vi strappino l ' anima ! Io vedevo certi luoghi , qua , di Valsanìa , proprio come se vi fossi ; meglio , anzi ; notavo certe cose , che prima non avevo mai notato ; come tremavano i fili d ' erba alla brezza grecalina , un sasso caduto dal murello , un albero un po ' storto a pendìo , che si sarebbe potuto raddrizzare , e di cui potevo contare le foglie , a una a una ... Basta ! All ' alba , giunsi a Malta . Prima si tocca l ' isola di Gozzo ... Malta , capite ? tutta come un golfo , abbraccia il mare . Qua e là , tante insenature . In una di queste è Burmula , dove il Generale aveva preso stanza . Grossi porti , selve di navi ; e gente d ' ogni razza , d ' ogni nazione : Arabi , Turchi , Beduini , Marocchini ; e poi Inglesi , Francesi , Spagnuoli . Cento lingue . Nel Cinquanta , ci scoppiò il colera , portato dagli Ebrei di Susa che avevano con loro belle femmine , belle ! ma , sapete ? ragazzette fresche , di sedici e diciott ' anni come voi ... - Oh , ne ho di piú io ! - sorrise Dianella . - Di piú ? Non pare . Si dipingevano . Senza bisogno , - seguitò Mauro , - come se fossero state vecchie . Peccato ! Belle femmine ! Portarono il colera , vi dicevo : un ' epidemia terribile ! Figuratevi che a Burmula , paesettuccio , in una sola giornata , ottocento morti . Come le mosche si moriva . Ma la morte a un disgraziato che paura può fare ? Io mangiavo , come niente , petronciani e pomodori : lo facevo apposta . Avevo imparato una canzonetta maltese e la cantavo giorno e notte , a cavalcioni d ' una finestra . Perché ero innamorato . - Ah sí ? Là ? - domandò Dianella , sorpresa . - Non là , - rispose Mauro . - Avevo lasciato qua , a Valsanìa , una villanella con cui facevo all ' amore : Serafina ... Si maritò con un altro , dopo un anno appena . E io cantavo ... Volete sentire la canzonetta ? Me la ricordo ancora . Socchiuse gli occhi , buttò indietro il capo e si mise a canticchiare in falsetto , pronunciando a suo modo le parole di quella canzonetta popolare : Ahi me kalbi , kentu giani ... Dianella lo guardava , ammirata , con un intenerimento e una dolcezza accorata , che spirava anche dal mesto ritmo di quell ' arietta d ' un tempo e d ' un paese lontano , la quale affiorava su le labbra di quel vecchio , fievole eco della remota , avventurosa gioventù . Non sospettava minimamente sotto la ruvida scorza del Mortara la tenerezza di tali ricordi . - Com ' è bella ! - disse . - Ricantatela . Mauro , commosso , fece cenno di no , con un dito . - Non posso ; non ho voce . Sapete che vogliono dire le prime parole ? Ahimè , il cuore come mi duole . Il senso delle altre non lo ricordo piú . Piaceva tanto al Generale , questa canzonetta . Me la faceva cantare sempre . Eh , avevo buon voce , allora ... Voi guardate il leopardo ? Ora vi racconto . E seguitò a raccontarle come , dopo la morte del Generale , rimasto solo a Burmula , non volendo ritornare in Sicilia dove s ' era già compromesso , si fosse recato a La Valletta . Qua , gli esiliati siciliani avrebbero voluto ajutarlo ; ma egli , sapendo in che misere condizioni si trovassero , aveva rifiutato ogni soccorso e s ' era messo a lavorare nel porto , come mozzo , come scaricatore , come stivatore . Mancavano le braccia , decimata la popolazione dal colera . Poi s ' era imbarcato su un piroscafo inglese da fochista . Per più di sei mesi era stato sepolto lì , nel saldo ventre strepitoso della nave , ad arrostirsi al fuoco alimentato notte e giorno , senza mai sapere dove s ' andasse . I macchinisti inglesi lo guardavano e ridevano - chi sa perché - e un giorno , per forza , avevano voluto presentarlo , così tutto affumicato com ' era , al capitano - pezzo d ' omone sanguigno , con una barbaccia fulva che gli arrivava fin quasi ai ginocchi - e il capitano gli aveva più volte battuto la spalla , lodandolo forse per lo zelo . Egli , difatti , in tutti quei mesi , non s ' era dato un momento di requie , neanche per prendere un boccone ; aveva perduto l ' appetito : beveva soltanto , per temprar l ' arsura del corpo che , là sotto , smaniava il respiro , un po ' d ' aria ! Unico svago , quando si approdava in qualche porto , un vecchio libro di cucina , tutto squinternato , sul quale aveva imparato a compitare con l ' ajuto del cuoco di bordo , anch ' esso italiano , da lungo tempo spatriato a Malta . Svago e tesoro , per lui , quel libro ! Perché , un giorno , il cuoco , ammalatosi gravemente , era stato sbarcato a Smirne e , in mancanza d ' altri , alla prova di quest ' altro fuoco era stato messo lui , erede del libro e della dottrina culinaria di quello . S ' era dato con tutto l ' impegno a questo nuovo ufficio e in breve aveva saputo contentar così bene il capitano , che questi poi , vedendolo lì lì per ammalarsi come quell ' altro cuoco , spontaneamente lo aveva allogato quale sguattero in una famiglia inglese , ricchissima , domiciliata a Costantinopoli . Ma la malattia contratta a bordo non lo aveva lasciato lungo tempo a quel posto , per un tristo accidente capitatogli uno di quei giorni . Un droghieruccio d ' Alcamo , stabilito da molti anni là a Costantinopoli , dal quale egli si recava qualche volta per sentir parlare il dialetto nativo , aveva voluto avvelenarlo . Sì ! Invece d ' una pozione d ' olio di mandorle dolci , gli aveva dato forse olio di mandorle amare . Spia dei preti , dei Sanfedisti , anche quello ! Sbaglio involontario ? Ma che ! Ricordava bene che una volta colui aveva osato rimproverarlo acerbamente per l ' avventura del francescano appeso , ch ' egli , così per ridere , gli aveva narrata . Ah , ma rimessosi per miracolo , dopo circa tre mesi , dall ' avvelenamento , gli aveva fatto pagar caro il delitto . Con un pugno ( e Mauro mostrò sorridendo il pugno ) lo aveva steso là , nella bottega . Aveva al dito un grosso anello di ferro , come un chiodo ritorto , comperato a Smirne , e con esso - senza volerlo , veh ! - gli aveva sfracellato la tempia . Ripresosi dal pauroso sbalordimento nel vederselo cascare giù tutto in un fascio sotto gli occhi , insanguinato , s ' era dato alla fuga e poche ore dopo era partito con una nave che si recava a un piccolo porto dell ' Asia Minore . Non ricordava più il nome del paesello di mare in cui era disceso : era d ' estate e aveva trovato subito da allogarsi come bagnino . - Avete sentito nominare Orazio Antinori ? - domandò a questo punto il Mortara . - L ' esploratore ? Sì , - disse Dianella . - Venne là , ai bagni , un giorno , - seguitò Mauro , - con un altro italiano . Li sentii parlare e m ' accostai . L ' Antinori assoldava cacciatori per la caccia delle fiere , nel deserto di Libia . Gli piacqui , mi prese con sé . Noi andavamo ; gli mandavamo le fiere uccise ; egli le imbalsamava e poi le spediva ai musei , a Londra , a Vienna ... Quando ritornavo dalle cacce , siccome lui mi voleva bene sapendomi fidato , lo ajutavo a preparar le droghe , e intanto , zitto zitto , gli rubavo l ' arte . Così imparai a imbalsamare ; e quando lui andò via , seguitai per conto mio la caccia e la spedizione . Vi voglio raccontare una certa avventura . Un giorno , eravamo sperduti , io e lui , morti di fame e di sete . A un certo punto avvistammo alcum alberi di fico e li prendemmo d ' assalto , figuratevi ! Ma i fichi migliori erano in alto e non potevamo prenderli . Allora io , contadino , che feci ? m ' allontanai e ritornai poco dopo , munito d ' una canna bella lunga ; la spaccai un po ' in cima e con essa mi misi a cogliere i fichi alti piú maturi , con la lagrima di latte : un miele , vi dico ! L ' Antinori mi guardava e si rodeva dentro . Alla fine non poté più reggere e mi gridò : « Che fai ? La smetti ? Vuoi farmi ammazzare dai Turchi ? » Capii l ' antifona . Zitto , stesi il braccio e gli porsi la canna . Andai a prenderne un ' altra , e tutti e due seguitammo a rubar fichi tranquillamente . Ah , l ' Antinori ... mi voleva bene , e m ' ajutò tanto , anche da lontano . Stetti lì più di sei anni . Poi sentii che Garibaldi era sbarcato a Marsala , volai subito in Sicilia . Sbarco a Messina ; raggiungo i volontarii a Milazzo . Don Stefano Auriti mi morì tra le braccia . Non poteva più parlare , mi raccomandava con gli occhi il figlio , don Roberto , il suo leonetto di dodici anni ... Ci battemmo ! A Reggio aprii il fuoco io , sapete ? la prima fucilata fu la mia ! Poi Bixio mi prese per attendente ... Che giornata , quella del Volturno ! Ma ora , dopo aver visto tante cose , dopo averne passate tante , sono soddisfatto , che volete ! L ' Italia è grande ! L ' Italia è alla testa delle nazioni ! Detta legge nel mondo ! E posso dire che anch ' io , così da povero ignorante e meschino come sono , ho fatto qualche cosa , senza tante chiacchiere . Posso andare dal re e dirgli : « Maestà , alla sedia su cui voi sedete , se non una gamba o una traversa , un piccolo pernio , qualche cavicchio , l ' ho messo anch ' io . La mia parte te l ' ho fatta , figlio mio ! » E sono contento . Cammino qua per Valsanìa , vedo i fili del telegrafo , sento ronzare il palo , come se ci fosse dentro un nido di calabroni , e il petto mi s ' allarga ; dico : « Frutto della Rivoluzione ! » Vado piú là , vedo la ferrovia , il treno che si caccia sottoterra , nel traforo sotto Valsanìa , che mi pare un sogno ; e dico : « Frutto della Rivoluzione ! » Vado sotto il pino , guardo il mare , vedo laggiù a ponente Porto Empedocle , che al tempo della mia partenza per Malta non aveva altro che la Torre , il Rastiglio , il Molo Vecchio e quattro casucce , e ora è diventato quasi una città ; vedo le due lunghe scogliere del nuovo porto , che mi pajono due braccia tese a tutte le navi di tutti i paesi civili del mondo , come per dire : « Venite ! venite ! l ' Italia è risorta , l ' Italia abbraccia tutti , dà a tutti la ricchezza del suo zolfo , la ricchezza dei suoi giardini ! » . Frutto della Rivoluzione , anche questo , penso , e - vedete ? - mi metto a piangere come un bambino , dalla gioja ... Cavò , cosí dicendo , dall ' apertura della ruvida camicia d ' albagio un grosso fazzoletto di cotone turchino , e si asciugò gli occhi , che gli s ' erano veramente riempiti di lagrime . Dianella sentì anche lei inumidirsi gli occhi . Quel vecchio che incuteva tanta paura , che aveva ucciso un uomo come niente e ne aveva fatto morire un altro per l ' ombra d ' un sospetto maniaco ; che andava così armato , in procinto sempre di versare altro sangue , pronto com ' era all ' ira e irsuto e ombroso ; quel vecchio , ecco , piangeva come un fanciullo per l ' opera compiuta , ch ' egli vedeva senza mende e gloriosa ; piangeva esaltandosi nella sua gesta e nella grandezza della patria , per cui aveva tanto sofferto e combattuto , senza chieder mai nulla , generoso e feroce , fedele come un cane e coraggioso come un leone . Né i suoi colombi , né la pace dei campi , né il governo della vigna , né il canto delle allodole , riuscivano a rasserenargli lo spirito dopo tanto tempo : quel camerone era come la sua chiesa ; e usciva di là com ' ebbro , e s ' aggirava per la campagna sotto i mandorli e gli olivi , parlando tra sé di battaglie e di congiure , guardando biecamente il mare dalla parte di Tunisi , donde immaginava un improvviso assalto dei Francesi ... Un rumore di sonaglioli e il rotolìo d ' una vettura vennero a un tratto a scuotere Dianella da queste considerazioni e Mauro dal pianto . - Vostro padre ? - domandò questi , infoscandosi d ' un subito e ricacciandosi nell ' apertura della camicia il fazzoletto . Dianella si levò , costernata , e corse alla finestra a guardare attraverso le stecche delle persiane . Restò . Dalla vettura , che s ' era fermata davanti alla villa , scendevano il padre , di ritorno , e Aurelio Costa - lui ! - in tenuta da campagna . - Andate , andate , - le disse Mauro , quasi spingendola . - Chiudo e me ne scappo ! Dianella uscì sul corridojo e vide in fondo a esso il Costa e il padre , diretti alla camera di questo , nella quale si chiusero . Allora Mauro Mortara , come una bestia sorpresa nel giaccio , sgattajolò ranco ranco , senza dirle nulla . Ella rimase perplessa , profondamente turbata , non sapendo che pensare di quell ' improvviso insolito ritorno del padre . Evidentemente , tanto questo ritorno quanto la venuta d ' Aurelio Costa si connettevano con le notizie dei tumulti d ' Aragona . Qualcosa di molto grave doveva essere accaduto . Era fuggito Aurelio ? No : Dianella non volle nemmeno supporlo . Forse il padre stesso aveva mandato a chiamarlo . Con quale animo ? Fu tentata di recarsi nella sua camera , attigua a quella del padre , se le riuscisse di cogliere qualche parola attraverso la parete , ma ricordò lo sguardo del padre , quella mattina , e se n ' astenne ; rimase tuttavia come tenuta tra due , nella sala d ' ingresso . - Suo papà , - le annunziò donna Sara Alàimo , sporgendo il capo dall ' uscio della cucina . Dianella le accennò di sì col capo . - Con l ' ingegnere , - aggiunse donna Sara , sottovoce . Dianella le accennò di nuovo col capo che sapeva , e uscì sul pianerottolo della scala esterna . La vettura era lì ancora , in attesa , a piè della scala . Dunque il padre doveva ripartire subito ? Forse era venuto per prendere qualche carta . - Andrete a Porto Empedocle adesso ? - domandò al cocchiere . - Eccellenza , sì - rispose questi . Ed ecco il padre e il Costa frettolosi . Flaminio Salvo non s ' aspettava di trovar la figlia sul pianerottolo della scala , e , vedendola , si tirò un po ' indietro , senza fermarsi , le fece un sorriso e la salutò con la mano . Aurelio Costa , che gli veniva dietro , rimase un istante confuso , accennò di togliersi il berretto da viaggio ma il Salvo gli gridò : - Andiamo , andiamo ... Dianella , pallida , col fiato rattenuto , li vide montare su la vettura , partire senza volgere il capo , e li seguí con gli occhi finché non scomparvero tra gli alberi del viale . Com ' era cangiato Aurelio ! Sconvolto ... Pareva malato , invecchiato , con la barba non rifatta ... Dianella pensò al giudizio che ne aveva dato Nicoletta Capolino . Avrebbe voluto vederlo più altero di fronte al padre ; avrebbe voluto che , non ostante il richiamo imperioso di questo , egli si fosse fermato lì sul pianerottolo , almeno per salutarla . Invece subito aveva obbedito ... Forse il momento ... Chi sa che era accaduto alle zolfare ! Flaminio Salvo ritornò tardi , la sera , d ' umor gajo , come ogni qual volta prendeva una grave decisione . A cena , si scusò con don Cosmo della sfuriata della mattina ; disse che n ' aveva fino alla gola , delle innumerevoli seccature che gli erano diluviate da quelle zolfare d ' Aragona , e che aveva deciso di chiuderle . - Così sciopereranno un po ' per piacer mio , i signori solfaraj , e avranno piú tempo d ' assistere alle prediche dei loro sacerdoti umanitarii . Mangino prediche ! Bello , il vangelo umanitario , don Cosmo , letto su una pagina sola ! Se voltassero pagina . Ma se ne guardano bene ! Hanno ragione ; ma la loro ragione è qua ! E si toccò il ventre . - Andate a far loro intendere che la politica doganale seguìta dal Governo italiano è stata tutta una cuccagna per l ' industria e gl ' industriali dell ' alta Italia e una rovina spaventosa per il Mezzogiorno e per la nostra povera isola ; che da anni e anni l ' aumento delle tasse e di tutti i pesi è continuo e continuo il ribasso dei prodotti ; che col prezzo a cui è disceso lo zolfo non solo è assolutamente impossibile trattarli meglio , ma è addirittura una follìa seguitar l ' industria ... Io non avevo chiuso le zolfare per loro , per dar loro almeno un tozzo di pane . Scioperano ? Tante grazie ! Vuol dire che possono fare a meno di lavorare . Tutti a spasso ! Allegria ! - La vita ! - sospirò don Cosmo , con gli angoli della bocca contratti in giù . - A pensarci bene ... Lo zolfo , sicuro ... le industrie .. questa tovaglia qua , damascata , questo bicchiere arrotato ... il lume di bronzo ... tutte queste minchionerie sulla tavola ... e per la casa ... e per le strade ... piroscafi sul mare , ferrovie , palloni per aria ... Siamo pazzi , parola d ' onore ! ... Sì , servono , servono per riempire in qualche modo questa minchioneria massima che chiamiamo vita , per darle una certa apparenza , una certa consistenza ... Mah ! Vi giuro che non so , in certi momenti , se sono più pazzo io che non ci capisco nulla o quelli che credono sul serio di capirci qualche cosa e parlano e si muovono , come se avessero veramente un qualche scopo davanti a loro , il quale poi , raggiunto , non dovesse a loro stessi apparir vano . Io comincerei , signor mio , dal rompere questo bicchiere . Poi butterei giù la casa ... Ricominciando daccapo , chi sa ! ... Voi dite che quei disgraziati la ragione l ' hanno qua ? Beati loro , signor mio ! E guaj se si saziano ... Dove l ' avete più voi , la ragione ? Dove l ' ho piú io ? Poco dopo , Flaminio Salvo e Dianella erano affacciati alla finestra . La notte era scurissima . Le stelle profonde , che pungevano e allargavano il cielo , non arrivavano a far lume in terra . I grilli scampanellavano lontano ininterrottamente e , a quando a quando , dal fondo del vallone saliva il verso accorato d ' un gufo , come un singulto . Il bujo , il silenzio intorno alla villa era qua e là a tratti punto e vibrante di rapidi stridi di nottole invisibili . Poi la luna emerse , paonazza , su dall ' ampia chiostra di Monserrato in fondo , e s ' avvertì un lievissimo brulichìo di foglie per tutta la campagna . Un cane , lontano , abbajò . - Tu non hai niente , Dianella , proprio niente da dire a tuo padre ? - domandò il Salvo senza guardarla , con tono mesto , come se con l ' anima vagasse lontano assai da quella finestra . - Io ? - fece Dianella , incerta e quasi sbigottita . - Niente ... Che potrei dirti ? - Niente , dunque , - riprese il padre . - Nessun piccolo , piccolo segreto ... niente , eh ? Sono contento . Perché tu , povera figliuola mia , purtroppo hai soltanto me , preso da tante brighe ... E oggi ... che giornataccia ! ... Sai che manca a molti ? Il senso dell ' opportunità . Non dico che avrei risposto di sí , se la domanda mi fosse stata rivolta in altro giorno , in altro modo ; ma avrei risposto di no , almeno con piú garbo , ecco , dopo aver parlato con te . Dianella temette , ascoltando queste parole calme e lente del padre , che questi potesse udire il violento martellare del cuore di lei , sospeso in un ' aspettazione angosciosa , tra l ' impetuoso ribollimento di tutto il sangue per le vene . - Mi hanno chiesto ... tu m ' intendi , - seguitò il Salvo , voltandosi a spiarla negli occhi . - E io , certo che la mia buona figliuola , così savia , non poteva aver fissato neanche per un momento la propria attenzione su un giovane - oh , buono , sì ; ma pure , per tante ragioni , non adatto né degno - preso in quel momento proprio inopportuno , ho rifiutato senz ' altro . Vediamo un po ' , non indovini ? - No ... - rispose , più col fiato che con la voce , Dianella . - Non indovini proprio ? - insistette il padre , sorridendo come conscio della tortura che le infliggeva . - Su , pròvati ... - Non ... non saprei ... - balbettò lei . - E allora bisognerà che te lo dica , - concluse il padre - perché tu sappia regolarti . Il De Vincentis ... - Ah ! - esclamò Dianella , con uno scatto di riso irresistibile . - Quel povero Ninì ? - Quel povero Ninì , - ripeté il padre , scrollando il capo e sorridendo anche lui . - Dunque , te l ' aspettavi ? - No , ti giuro , - s ' affrettò a rispondergli Dianella , con vivacità . - M ' ero accorta , sì ... - Ma t ' aspettavi qualche altro ? - tornò a domandare il padre , pronto , guardandola più acutamente . Dianella allora s ' impuntò e sostenne lo sguardo del padre con fredda fermezza . - Ti ho detto di no . Il sospetto che il padre con quel discorso avesse voluto tenderle un ' insidia era divenuto certezza . Forse non era neanche vero che Ninì De Vincentis gli avesse fatto quella richiesta . E l ' essersi il padre servito di lui , povero giovane troppo dabbene , quasi per metterlo in dileggio , le parve odioso , sapendo il De Vincentis anche peraltro vittima del padre . Questi non disse più nulla ; rimase ancora un pezzo alla finestra , a guardar fuori , poi se ne ritrasse con un sospiro e salutò la figlia per andare a dormire . - Buona notte - gli rispose Dianella , freddamente . Appena sola , si nascose il volto tra le mani e pianse . Le parve che il padre si fosse divertito a straziarle il cuore , come un gatto col topo . Oh Dio , perché , perché così cattivo anche con la propria figlia , quando gli sarebbe stato così facile esser buono con tutti ? Se veramente voleva ch ' ella gli dicesse il suo segreto , ricordandole che non aveva più da confidarsi con altri , se non con lui , perché , nello stesso momento che le poneva innanzi la sorte crudele che le aveva tolto il consiglio e l ' amore della madre , le tendeva un ' insidia ? Dunque , no ; era certo ormai : egli non voleva che lei amasse Aurelio . Aveva chiuso le zolfare ; forse aveva posto a effetto la minaccia della mattina : « Caccio via tutti ! » . Anche Aurelio ? Oh , Aurelio non aveva più bisogno di lui , adesso ! Perduto quel posto , tanti altri , anche migliori , avrebbe potuto trovarne subito . E questo forse , ecco , faceva più dispetto al padre , aver dato a quel giovane il mezzo di non aver più bisogno di lui , e averglielo dato per un dovere che a lui lo legava . Voleva che tutti fossero docili strumenti nelle sue mani ; e Aurelio invece avrebbe potuto levarglisi contro , dov ' egli più temeva la ribellione : nel cuore di sua figlia . Sì , sì , perché sapeva bene che ella lo amava . Così lo avesse saputo Aurelio ! Ma che sarebbe intanto avvenuto , se davvero il padre , chiuse le zolfare , lo aveva licenziato ? Aurelio se ne sarebbe andato di nuovo lontano , sarebbe ritornato in Sardegna , senz ' alcun sospetto dell ' amore di lei , e forse , là ... Dianella tornò a nascondersi il volto tra le mani . Nel vuoto angoscioso , fissando l ' udito , senza volerlo , nel fitto continuo scampanellìo dei grilli , le parve ch ' esso nel silenzio diventasse di punto in punto più intenso e più sonoro ; pensò ai tumulti d ' Aragona e di Comitini ; e quel fervido concento divenne allora per lei , a un tratto , il clamore lontano , indefinito d ' un popolo in rivolta , di cui Aurelio , ribelle , andava a farsi duce e vendicatore . E lei ? e lei ? Scoprì il volto : come un sogno le apparve allora la pace smemorata della campagna , lì presente , all ' umido e blando albore lunare . E un fresco rivo inatteso di tenerezza le scaturì dal cuore ; e altre lagrime le velarono gli occhi . Ah , era pur bello lo spettacolo di quella profonda notte lunare su la campagna , con quegli alberi antichi , immobili nel loro triste sogno perenne , sorgente col fusto dal grembo della terra , con quei monti laggiú che chiudevano , cupi contro il cielo , il mistero degli evi più remoti , con quel tremulo limpido assiduo canto dei grilli che , sparsi tra le erbe dei piani , pareva persuadessero all ' oblio d ' ogni cosa . Tra quei grilli e quegli alberi e quella luna e quei monti non era forse un concerto misterioso , a cui gli uomini restavano estranei ? Tanta bellezza non era fatta per gli uomini , che chiudevano stanchi , a quell ' ora , gli occhi al sonno ; sarebbe durata tutta la notte non veduta più da nessuno , nella solitudine della campagna , quando anche lei avrebbe chiuso la finestra . Forse voleva questo la nottola invisibile che strideva svolando lì innanzi , offesa e attratta dal lume : voleva ch ' ella non disturbasse più oltre con la sua veglia il notturno misterioso concerto della natura solitaria ? E Dianella chiuse la finestra : lasciò aperto appena appena uno scuro e , attraverso quello spiraglio , con le mani congiunte innanzi alla bocca , pregò silenziosamente per tutta quella bellezza rimasta fuori , animata a un tratto agli occhi di lei dallo spirito di Dio che gli uomini offendono con le loro torbide e tristi passioni . Volgendo un ultimo sguardo al viale innanzi alla villa , scorse un ' ombra che vi passeggiava , un cranio lucido sotto la luna . Don Cosmo ? Lui . Ah , immerso là nello spirito di Dio , egli forse non lo sentiva ! Andava a quell ' ora su e giù per il viale , con le mani dietro la schiena , assorto tuttavia , certo , nelle sue buje e vane meditazioni . CAPITOLO SESTO Né inviti agli elettori stampati a caratteri cubitali su carta d ' ogni colore , né alcuna animazione insolita per le vie tortuose della vecchia città . Eppure il giorno fissato per le elezioni politiche era imminente . Ma il tedio da gran tempo aveva soffiato in bocca alla ciarlataneria , e questa aveva perduto la voce . La scala per dar l ' assalto ai muri le si era imporrita e rotto il pentolino della colla . S ' era camuffata decorosamente da prete la ciarlataneria a Girgenti , e raccolta , guardinga , a collo torto , andava per via , nascondendo tra le pieghe del tabarro il mazzocchio della grancassa cangiato in aspersorio . I cittadini , sotto a quel travestimento , la riconoscevano bene : la lasciavano andare e fare ; la rispettavano anche ; oh , perché non seccava nemmeno con troppe prediche ; prestava denaro poi , sottomano - a usura , ma ne prestava - ; pubblicamente , con molti carati del Salvo e con altri di socii minori , aveva aperto una banca popolare cattolica - all ' interesse consentito da santa madre Chiesa . I pubblici ufficii , prefettura , intendenza delle finanze , scuole governative , tribunali , davano ancora un po ' di movimento , ma quasi meccanico , alla città : altrove ormai urgeva la vita . L ' industria , il commercio , la vera attività insomma , s ' era da un pezzo trasferita a Porto Empedocle giallo di zolfo , bianco di marna , polverulento e romoroso , in poco tempo divenuto uno de ' piú affollati e affaccendati emporii dell ' isola . Ma anche là , la sovrabbondanza dello zolfo per le condizioni mal proprie con cui si svolgeva l ' industria , l ' ignoranza degli usi a cui quel minerale era destinato e dei profitti che se ne potevano ricavare , il difetto di grossi capitali , il bisogno o l ' avidità di un pronto guadagno , eran cagione che quella ricchezza del suolo , che avrebbe dovuto esser ricchezza degli abitanti , se n ' andasse giorno per giorno ingojata dalle stive dei vapori mercantili inglesi , americani , tedeschi e francesi , lasciando tutti coloro che vivevano di quell ' industria e di quel commercio con le ossa rotte dalla fatica , la tasca vuota e gli animi inveleniti dalla guerra insidiosa e feroce , con cui si eran conteso il misero prezzo o lo scotto o il nolo della merce da loro stessi rinvilita . A Girgenti , solo i tribunali e i circoli d ' Assise davano da fare veramente , aperti com ' erano tutto l ' anno . Su al Culmo delle Forche il carcere di San Vito rigurgitava sempre di detenuti , che talvolta dovevano aspettare tre o quattro anni per essere giudicati . E meno male che l ' innocenza , nel maggior numero dei casi , di questo forzato indugio non aveva a patire . La città era piuttosto tranquilla ; ma nelle campagne e nei paesi della provincia i reati di sangue , aperti o per mandato , per risse improvvise o per vendette meditate , e le grassazioni e l ' abigeato e i sequestri di persona e i ricatti erano continui e innumerevoli , frutto della miseria , della selvaggia ignoranza , dell ' asprezza delle fatiche che abbrutivano , delle vaste solitudini arse , brulle e mal guardate . In piazza Sant ' Anna , ov ' erano i tribunali , nel centro della città , s ' affollavano i clienti di tutta la provincia , gente tozza e rude , cotta dal sole , gesticolante in mille guise vivacemente espressive : proprietarii di campagne e di zolfare in lite con gli affittuarii o coi magazzinieri di Porto Empedocle , e sensali e affaristi e avvocati e galoppini ; s ' affollavano storditi i paesani zotici di Grotte o di Favara , di Racalmuto o di Raffadali o di Montaperto , solfaraj e contadini , la maggior parte , dalle facce terrigne e arsicce , dagli occhi lupigni , vestiti dei grevi abiti di festa di panno turchino , con berrette di strana foggia : a cono , di velluto ; a calza , di cotone ; o padovane ; con cerchietti o catenaccetti d ' oro agli orecchi ; venuti per testimoniare o per assistere i parenti carcerati . Parlavano tutti con cupi suoni gutturali o con aperte protratte interiezioni . Il lastricato della strada schizzava faville al cupo fracasso dei loro scarponi imbullettati , di cuojo grezzo , erti , massicci e scivolosi . E avevan seco le loro donne , madri e mogli e figlie e sorelle , dagli occhi spauriti o lampeggianti d ' un ' ansietà torbida e schiva , vestite di baracane , avvolte nelle brevi mantelline di panno , bianche o nere , col fazzoletto dai vivaci colori in capo , annodato sotto il mento , alcune coi lobi degli orecchi strappati dal peso degli orecchini a cerchio , a pendagli , a lagrimoni ; altre vestite di nero e con gli occhi e le guance bruciati dal pianto , parenti di qualche assassinato . Fra queste , quand ' eran sole , s ' aggirava occhiuta e obliqua qualche vecchia mezzana a tentar le più giovani e appariscenti che avvampavano per l ' onta e che pur non di meno talvolta cedevano ed eran condotte , oppresse di angoscia e tremanti , a fare abbandono del proprio corpo , senz ' alcun loro piacere , per non ritornare al paese a mani vuote , per comperare ai figliuoli lontani , orfani , un pajo di scarpette , una vesticciuola . ( « Occasioni ! Una poverella bisognava che ne profittasse . Nessuno avrebbe saputo ... Presto presto ... Peccato , sì , ma Dio leggeva in cuore ... » ) . I molti sfaccendati della città andavano intanto su e giù , sempre d ' un passo , cascanti di noja , con l ' automatismo dei dementi , su e giù per la strada maestra , l ' unica piana del paese , dal bel nome greco , Via Atenèa , ma angusta come le altre e tortuosa . Via Atenèa , Rupe Atenèa , Empedocle ... - nomi : luce di nomi che rendeva più triste la miseria e la bruttezza delle cose e dei luoghi . L ' Akragas dei Greci , l ' Agrigentum dei Romani , eran finiti nella Kerkent dei Musulmani , e il marchio degli Arabi era rimasto indelebile negli animi e nei costumi della gente . Accidia taciturna , diffidenza ombrosa e gelosia . Dal bosco della Civita , cuore della scomparsa città vetusta , saliva un tempo al colle , su cui siede misera la nuova , una lunga fila di altissimi e austeri cipressi , quasi a segnar la via della morte . Pochi ormai ne restavano ; uno , il più alto e il più fosco si levava ancora sotto l ' unico viale della città , detto della Passeggiata , la sola cosa bella che la città avesse , aperto com ' era alla vista magnifica di tutta la piaggia , sotto , svariata di poggi , di valli , di piani , e del mare in fondo , nella sterminata curva dell ' orizzonte . Quel cipresso , stagliandosi nero e maestoso dopo il fiammeggiare dei meravigliosi tramonti su la piaggia che s ' ombrava tutta di notturno azzurro , pareva riassumesse in sé la tristezza infinita del silenzio che spirava dai luoghi , sonori un tempo di tanta vita . Era qua , ora , il regno della morte . Dominata , in vetta al colle , dall ' antica cattedrale normanna , dedicata a San Gerlando , dal Vescovado e dal Seminario , Girgenti era la città dei preti e delle campane a morto . Dalla mattina alla sera , le trenta chiese si rimandavano con lunghi e lenti rintocchi il pianto e l ' invito alla preghiera , diffondendo per tutto un ' angosciosa oppressione . Non passava giorno che non si vedessero per via in processione funebre le orfanelle grige del Boccone del povero : squallide , curve , tutte occhi nei visini appassiti , col velo in capo , la medaglina sul petto , e un cero in mano . Tutti , per poca mancia , potevano averne l ' accompagnamento ; e nulla era più triste che la vista di quella fanciullezza oppressa dallo spettro della morte , seguito così ogni giorno , a passo a passo , con un cero in mano , dalla fiamma vana nella luce del sole . Chi poteva curarsi , in tale animo , delle elezioni politiche imminenti ? E poi , perché ? Nessuno aveva fiducia nelle istituzioni , né mai l ' aveva avuta . La corruzione era sopportata come un male cronico , irrimediabile ; e considerato ingenuo o matto , impostore o ambizioso , chiunque si levasse a gridarle contro . In quei giorni , più che delle imminenti elezioni politiche , gli sfaccendati parlavano del duello del candidato Ignazio Capolino con Guido Verònica . Per l ' intromissione violenta di Roberto Auriti , la questione cavalleresca s ' era complicata . Guido Verònica aveva accettato subito la sfida del Capolino ; aveva chiesto però qualche giorno di tempo per provvedersi di padrini . Ed era arrivato da Palermo il deputato Corrado Selmi , con un altro signore , che si diceva famoso spadaccino . Roberto Auriti , intanto , non potendo battersi col Prèola e non volendo che altri vendicasse della turpe offesa la memoria del padre , aveva preteso di battersi lui per primo col Capolino . I padrini di questo , il Verònica stesso , si erano opposti a tale pretesa . A nome del Capolino quelli avevano lealmente dichiarato di deplorar l ' articolo del Prèola , pubblicato di furto nel giornale . Squalificato così dai suoi stessi partigiani il vero autore dell ' offesa , peraltro riconosciuto indegno di scendere sul terreno e ormai cacciato via da Girgenti , l ' Auriti non aveva più da domandare altra soddisfazione ; e un solo duello doveva aver luogo , perché l ' affare si terminasse lodevolmente : tra il Veronica e il Capolino , per l ' aggressione da questo patita sulla pubblica via . Troppo giusto ! La vertenza tanto dibattuta aveva appassionato vivamente la cittadinanza , tra la quale d ' improvviso s ' erano scoperti tanti calorosi dilettanti di cavalleria ; e la passione sopra tutto s ' era accesa per l ' intervento d ' un uomo così noto come il Selmi e per le arie spagnolesche e provocanti dell ' altro testimonio del Verònica , spadaccino . Ma , dal canto suo , il campione paesano , Ignazio Capolino s ' era affidato anche lui in buone mani : a un certo D ' Ambrosio lontano parente della moglie , che sapeva tener bene la spada in pugno e non si sarebbe lasciato imporre né dal prestigio di Corrado Selmi né dalla spocchia di quell ' altro messere . E lui solo , ohè ! perché l ' altro testimonio di Capolino faceva ridere : Ninì De Vincentis , figurarsi ! Povero Ninì , vi era stato tirato proprio pei capelli ! Sciabole , sangue - lui che era una damigella , un San Luigi col giglio in mano . Sarebbe svenuto certamente , assistendo allo scontro ! Che idea , quel Capolino , andare a scegliere proprio Ninì , come se non ci fossero stati altri piú adatti in paese ! Ma forse lo aveva scelto il D ' Ambrosio , apposta , per una bravata , per rispondere ironicamente alla chiamata dello spadaccino dalla parte avversaria . Ninì ignorava ancora il rifiuto reciso opposto dal Salvo alla domanda di matrimonio che - costretto dal fratello Vincente - gli aveva fatto rivolgere da monsignor Montoro . Il Capolino lo aveva forzato ad accettar quell ' ufficio per lui terribile di secondo testimonio al duello , dandogli a intendere che il Salvo lo avrebbe molto gradito . Perbacco , doveva sì o no sfatare una buona volta la fama di verginale timidezza che s ' era fatta in paese ? Uomo ! uomo ! bisognava che si dimostrasse uomo ! Del resto , pancia e presenza : non si voleva altro da lui . Che pancia ? Dove aveva la pancia Ninì ? Fino e diritto come un bastoncino ... Via , era un modo di dire , pancia e presenza . Composto , elegantissimo come un vero zerbinotto di Parigi , avrebbe fatto una splendida figura . Tutti e quattro i padrini s ' erano recati nella mattinata alla villa del principe di Laurentano , a Colimbètra , dove il duello avrebbe avuto luogo , per i concerti opportuni e la scelta del terreno . Nessuno lì si sarebbe attentato a disturbare lo scontro . Il principe , la mattina seguente , si sarebbe recato a Valsanìa per la presentazione con la sposa , com ' era già convenuto ; subito dopo la partenza del principe , si sarebbe fatto il duello . Gli sfaccendati peripatetici assistettero dal viale della Passeggiata al ritorno in carrozza dei quattro padrini da Colimbètra . Ignazio Capolino , intanto , aspettava i suoi , passeggiando coi maggiorenti del partito su l ' ampia terrazza marmorea , davanti al Circolo che , come tant ' altre cose , aveva anch ' esso nome da Empedocle . Quel duello , proprio alla vigilia delle elezioni , gli aveva accresciuto importanza e simpatia . Mostrava di non curarsene affatto , e questa noncuranza per nulla ostentata destava ammirazione e compiacimento negli amici che gli passeggiavano accanto . Aveva già intrapreso il giro elettorale , e ora descriveva le festose accoglienze ricevute il giorno avanti nel vicino borgo di Favara . Avrebbe voluto recarsi quel giorno stesso nell ' altro borgo di Siculiana , dove gli elettori lo attendevano impazienti ; ma il D ' Ambrosio , suo padrone , suo tiranno in quel momento , gliel ' aveva assolutamente proibito , per paura che si strapazzasse troppo . Gli dispiaceva per gli amici di Siculiana , ecco . Gli avevano preparato anch ' essi una gran festa . La vittoria era sicura , non ostanti le minacce e le prepotenze del Governo e gli ordini del Prefetto e le persecuzioni della polizia . Roberto Auriti avrebbe avuto , sì e no , una maggioranza di pochi voti soltanto nel borgo di Comitini , dove Pompeo Agrò contava molti amici . Capolino dava queste notizie con sincero rammarico per il suo avversario , e sinceramente questo rammarico era condiviso da quanti lo ascoltavano . Perché si sapeva che l ' Auriti non aveva mai cavato alcun profitto dai principii liberali , per cui da giovine aveva combattuto , né dalla fedeltà che sempre aveva serbato ad essi ; certamente non per cavarne profitto adesso era venuto a chiedere il suffragio dei suoi concittadini , bensì quasi per un dovere impostogli , o forse per l ' ingenua illusione che potesse bastargli a chiederlo il rispetto che si doveva alla sua onestà . Nessuno gli negava questo rispetto , e tutti si sentivano anche disposti a rendergli qualche onore consentaneo ai suoi meriti . Quello della deputazione , no , via : non era , né poteva essere per lui ; e la prova più evidente era appunto nell ' ingenuità di quella sua illusione . Venuti i padrini , Capolino s ' appartò con essi in un angolo dell ' ampio salone del Circolo . Ninì De Vincentis pareva imbalordito , col viso chiazzato , come se gli avessero dato qua e là tanti pizzichi , e gli occhi lustri , assenti e scontrosi . Il D ' Ambrosio , alto e biondo , miope , irrequieto , dalla faccia equina , le spalle in capo , il torace enorme e le gambe secche e lunghe , parlava arruffato , ruzzolando le parole . Era sguajatissimo , e tutti tolleravano le sue sguajataggini , non solo perché lo sapevano manesco , ma anche perché spesso faceva ridere . Le sue ingiurie si spuntavano e perdevano il fiele nelle risate da cui erano accolte , e così egli poteva ingiuriar tutti e scagliare in faccia le villanie più crude senza che nessuno se ne sentisse offeso o ferito . - Fammi il santissimo piacere , - cominciò , - di dire a mia cugina Nicoletta che questa sera si stia quieta , perché tu devi combattere per i santi diavoli . Voglio dire per i santi ideali . Sei vecchio , Gnazio , lo vuoi capire ? Stendi il braccio fammi vedere se ti trema . Capolino , sorridendo , stese il braccio . - Va bene , - riprese il D ' Ambrosio . - Gli daremo le palle , caro mio . Sul serio ! Prima , alla pistola . Scambio di tre palle , a venticinque passi . ( Raccomandazione a Ninì di non turarsi gli orecchi , al botto ) . Poi , alla sciabola . Quanto alla sciabola , siamo a cavallo ; ma per la pistola , Gnazio mio , sei vecchio , e ho paura che ... Basta ; vieni con me , a casa mia . C ' è il cortile . Voglio vedere come tiri . Capolino tentò d ' opporsi ; ma non ci fu verso : dovette andare , e anche Ninì , per esercitarsi gli orecchi al botto . Presero per l ' erta via di Lena , dove pareva fosse un tumulto attorno a qualcuno che cantava . Niente ! Erano pescivendoli che , arrivati or ora dalla marina , scavalcati dalle mule cariche , gridavano tra la folla il pesce fresco , con lunga e gaja cantilena . I tre proseguirono per la salita sempre più erta di Bac Bac , finché non giunsero presso la porta piú alta della città , a settentrione , il cui nome , arabo anchesso , Bâb - er - rijah ( Porta dei venti ) , era divenuto Biberia . Il D ' Ambrosio stava lassù , in una casa antica , col baglio ( vasto cortile acciottolato ) e un cisternone in mezzo , insieme con la madre vecchissima , per cui aveva una devozione più che religiosa . La povera vecchina era sorda , e viveva in continua ansia , in continui palpiti per quel suo figliuolo impetuoso . Sempre con la calza in collo , stava a guardare dai vetri d ' una finestra . Vedeva il colle , su cui sta Girgenti , scoscendere in ripido pendìo su la Val Sollano , tutta intersecata di polverosi stradoni . Il panorama , di fronte , era profondo e montuoso . A destra , si levava fosco e imminente monte Caltafaraci ; più là , in fondo , il San Benedetto ; quindi s ' allargava il piano di Consòlida , e a mano a mano , sempre più verso ponente , il pian di Clerici , di là dalla montagna di Carapezza e di Montaperto più qua . Giù , dirimpetto , la Serra Ferlucchia , gessosa , mostrava le bocche cavernose delle zolfare e i lividi tufi arsicci dei calcheroni spenti . In fondo in fondo , dai confini della provincia sorgeva maestoso e invaporato Monte Gemini , tra i più alti della Sicilia . La grigia , arida asperità ferrigna era solo interrotta qua e là da qualche cupo carubo . Il D ' Ambrosio fece aspettare i due amici nel cortile ; andò su e ridiscese subito con una grossa rivoltella da cavalleggere e una scatola di cartucce ; tracciò con un pezzo di carbone sul muro , presso la stalla vuota , quattro segnacci , un uomo , Guido Verònica ; poi contò dal muro venticinque passi . - Qua , Gnazio ! Batto tre volte le mani ; alla terza , fuoco ! In guardia . Capolino si prestava a quella prova come a uno scherzo , svogliato . Tuttavia , quando si vide innanzi , sul muro , quella quintana là , che ora smorfiosamente inerte pareva aspettasse i suoi colpi ma che domani gli si sarebbe fatta incontro staccandosi da quel muro , con gambe e braccia vive , presentandogli la bocca d ' un ' altra pistola , Capolino , col sorriso rassegato sulle labbra , aggrottò le ciglia e tirò con impegno . Il D ' Ambrosio si dichiarò molto soddisfatto della prova . Poi , per ridere , volle forzare Ninì a tirare anche lui al bersaglio . Ninì recalcitrò come un mulo . Ma il D ' Ambrosio tanto disse , tanto fece , che lo costrinse a sparare ; poi , subito dopo , scoppiò in una matta risata : - Parola mia d ' onore , ha chiuso gli occhi , tutti e due ! Un bicchier d ' acqua ! un bicchier d ' acqua ! E corse a sostenerlo , come se davvero Ninì stesse per svenire . Ma non insistette molto su quello scherzo . Prese a parlare con molto fervore di Corrado Selmi : - Simpaticone ! Pare un giovanotto , sai ? ed è del 4 aprile , della campana della Gancia ... Deve avere per lo meno cinquant ' anni ... Ne dimostra trentacinque , trentotto al più ... Geniale , spregiudicato , alla mano . Dicono che ha più debiti che capelli . Me l ' immagino ! E ... gallo , oh ! Matto per le pollastrelle . Sua Eccellenza il ministro D ' Atri pare ne debba sapere qualche cosa ... Presi gli accordi per la mattina seguente , Capolino andò via con Ninì De Vincentis . - Mi raccomando per Nicoletta ! Prudenza alla vigilia ! - gli gridò dietro il D ' Ambrosio dall ' usciolo del cortile , facendosi portavoce delle mani ; poi , come se avesse veduto un cane arrabbiato : - Scànsati , Gnazio ! scànsati ! Passa là ! passa là ! Capolino e Ninì De Vincentis si voltarono a guardare , ridendo , e videro alle loro spalle Nocio Pigna , Propaganda , che scendeva per la stessa via col lungo braccio penzoloni e l ' altro pontato a leva sul ginocchio . Propaganda si voltò anche lui , iroso , verso il D ' Ambrosio , sbarrò gli occhi lustri da matto e levando il braccio , gli scagliò la parola , ch ' era per lui il più grave marchio d ' infamia : - Ignorante ! E aveva più che mai il diritto , adesso , di bollar con questo marchio tutti i suoi nemici , borghesi e preti e titolati , Propaganda : il Fascio , a dispetto della Prefettura e del Municipio della Polizia e del Comando militare , era riuscito finalmente a metterlo su . Sissignori , anche a Girgenti , nel paese dei corvi e delle campane a morto , un Fascio , con tutti i sagramenti . Guardava lassù , gonfio d ' orgoglio e con aria di protezione , quelle vecchie casupole del quartiere di San Michele , tane di miseria ; quelle anguste viuzze storte , sudice , affossate , piene tutte di quel tanfo che suol lasciare la spazzatura marcita ; gli occhi gli sfavillavano . Più che con gli uomini , se la intendeva per ora con le pietre corrose e annerite di quelle casupole , coi ciottoli mal connessi di quelle viuzze fetide e dirupate ; parlava con esse in cuor suo ; diceva loro : « Bai bai ! » . Sopra tutto per l ' onore del paese , infatti , aveva lottato e lottava , perché non si dicesse che Girgenti sola , quando tutta l ' isola era in fermento , restava muta e come morta . Presto in quelle case , presto per quelle vie una nuova vita avrebbe tripudiato . Era un gran dire però , che gli dovesse costar tanta fatica il persuadere agli altri di fare il proprio bene ; e che tutti lo dovessero costringere ad affannarsi , a incalorirsi in quell ' opera di persuasione così , che quasi quasi si poteva sospettare ci avesse qualche tornaconto ! Chi glielo faceva fare ? Oh bella ! Era stato messo da parte , espulso dalla società , reso nella sua stessa casa superfluo . Con le buone e con le cattive gli avevano detto e dimostrato che se ne poteva pure andare ; che non si aveva più alcun bisogno di lui . Dopo averlo spremuto come un limone , avergli disonorato una figlia , o , come lui diceva , « inzaccherata di fango la canizie » , averlo calunniato e infamato , volevano buttarlo via ? Ah , no ! Queste cose al Pigna non si facevano . Non solo non era superfluo , ma anzi necessario , perdio , voleva essere : necessario , a dispetto di tutti ! E presto se ne sarebbero accorti gli ignoranti che non volevano riconoscerlo . Se altri lavorava per il suo mantenimento , egli non ne profittava che per lavorare a sua volta per gli altri ; con questo per giunta , che l ' ajuto dato a lui era misero , in fondo , e per meschine , infime necessità , mentre l ' ajuto ch ' egli dava agli altri , l ' opera ch ' egli metteva , era grande e per necessità superiori . Facile , comoda , quest ' opera ? Ah , sì , tutta rose , difatti ! Ma scalmanarsi da mane a sera , correr di qua e di là con quelle belle cianche che Dio gli aveva date , perderci la voce , sprecarci il fiato , ognuno poteva immaginare che bel piacere dovesse essere ! Come una rocca assediata , che di tutto ciò che aveva dentro si fosse fatto arma e puntello per resistere agli assalti di fuori , e dentro fosse rimasta vuota , Nocio Pigna aveva posto davanti e dietro e tutt ' intorno a sé ragioni e sentimenti , tutte le sue disgrazie , com ' armi di difesa contro a quelli che lavoravano accanitamente per levargli ogni credito . Più parlava e più le sue stesse parole accrescevano la sua persuasione e la sua passione . Ma a furia di ripetere sempre le medesime cose , col medesimo giro , queste alla fine gli s ' erano fissate in una forma che aveva perduto ogni efficacia ; gli s ' erano , per dir così , impostate su le labbra , come bocche di fuoco che non mandavano più fuori se non botto , fumo e stoppaccio . Dentro , non aveva più nulla . Era un uomo che parlava , e nient ' altro . Il Fascio , intanto , lo aveva messo su . Che fosse proprio tutto di lavoratori , si poteva dubitare . Neanch ' egli , Propaganda , forse arrebbe avuto il coraggio d ' affermare che quegli stessi non lavoratori iscritti fossero molti per ora . Ma il forte era cominciare ; e così , a poco a poco , si comincia . Certo , una bella retata , un ' entratura solenne con qualche migliajo di socii raccolti in un sol giorno sarebbe stata possibile a Porto Empedocle soltanto , tra gli uomini di mare , i carrettieri , i mozzi delle spigonare , i giovani di magazzino , i pesatori e gli scaricatori . Ma a Porto Empedocle ... Piano , per amor di Dio ! non poteva più sentirlo nominare , Nocio Pigna : la memoria della baja che gli avevano data laggiù era come una piaga sempre aperta nel cuore di lui e , a toccargliela appena appena , non avrebbe finito più di strillare . Figli di cane , ributto d ' ogni civiltà ! avere il mare , signori miei , lì sempre davanti agli occhi ; che si scherza ? il mare , l ' immensità ! aver posto le proprie case su la spiaggia in attesa delle navi di lontani paesi , cioè la propria vita alla mercé delle genti ; e , sissignori , nessuno spirito di fratellanza umana ! di tutto quel mare non sapevano veder altro che la spiaggia , anzi le immondizie soltanto della spiaggia , le loro fecce scorrenti lungo le fogne scoperte . Quel mare , ah quel mare avrebbe dovuto gonfiarsi d ' ira , di sdegno , alzare un ' ondata e sommergerlo , ingojarselo , quel paese di carognoni ! Qua , a Girgenti , bisognava lavorare come le formiche , pazienza ! Aveva cominciato a trattare con qualche presidente delle maestranze locali : ma quelle due mani afferrate , simbolo delle società di mutuo soccorso , mani tagliate , senza sangue , cioè senza colore politico , o mani col santo rosario e la rametta d ' olivo di qualche circolo cattolico , stentavano a staccarsi , stentavano a tendersi fraternamente ai lavoratori d ' altre arti e d ' altri mestieri , come avevano fatto a Catania , a Palermo , per comporre un più ampio circolo , l ' unione di tutte le forze proletarie , il Fascio dei Fasci , insomma . Luca Lizio aveva già scritto a Roma a don Lando Laurentano ( ch ' era dei loro , vivaddio , principe e socialista ! ) , perché désse lui la spinta a tutti i perplessi e i titubanti : una sola parola di lui , un cenno sarebbe bastato . Si aspettava di giorno in giorno la risposta , la quale forse tardava per il dispiacere che quel buffo matrimonio del padre doveva cagionare al giovine principe . Intanto lui , Nocio Pigna , non perdeva tempo e non s ' avviliva tra gli ostacoli . Comprendeva che sarebbe stata ingenuità far troppo assegnamento su quelle maestranze : in un paese morto come Girgenti , privo d ' ogni industria , ove da anni non si fabbricavan più case e tutto deperiva in lento silenzioso abbandono ; ove non solo non si cercavano mai svaghi costosi , ma ciascuno si sforzava di restringere i più modesti bisogni ; muratori e fabbri - ferraj , sarti e calzolaj dipendevano troppo dai pochi così detti signori ; e il segreto malcontento non avrebbe trovato certo in loro il coraggio d ' affermarsi apertamente , all ' occasione . Domani avrebbero votato tutti per quel farabutto di Capolino , a un cenno di don Flaminio Salvo . Ma pure , entrando , iscrivendosi al Partito , gli operaj potevano servire d ' esempio ai contadini ; tirarseli dietro , ecco . Come le pecore - questi - poveretti ! Pecore però , che sapevan la crudeltà delle mani rapaci che le tosavano e le mungevano ; pecore che , se riuscivano ad acquistar coscienza dei loro diritti , a compenetrarsi minimamente di quella famosa « virtú della loro forza » , sarebbero diventate lupi in un punto . Parte di essi , intanto , dimorava sparsa nelle campagne e non saliva alla città , alta sul colle , se non le domeniche e le feste . Quelli tra loro che si chiamavano garzoni , i meno imbecilliti dalla miseria , perché riscotevano tutto l ' anno un meschino salario , temevan troppo i castaldi , o curàtoli , o soprastanti , feroci aguzzini a servizio dei padroni . Restavano i braccianti a giornata , quelli che , dopo sedici ore di fatica ( quando avevan la fortuna di trovar lavoro ) , si riducevano la sera in città con la zappa in collo , la schiena rotta e quindici soldi in tasca , sì e no . A questi mirava Nocio Pigna ; erano i più ; ma creta , creta , creta , su cui Dio non aveva soffiato , o la miseria aveva da tempo spento quel soffio ; creta indurita , che destava pena e stupore se , guardando , moveva gli occhi e , parlando , le labbra . Aveva preso in affitto il vasto magazzino d ' un pastificio abbandonato al Piano di Gamez , accanto alla sua casa : capace di cinquecento e più socii . Umido e bujo , di giorno , senza l ' ajuto di due o tre candele non ci si vedeva ; ma con quelle candele accese e certi vecchi paramenti sacri di finto damasco appesi alle pareti , aveva l ' aria d ' un funerale . Quei paramenti avevano ornato , un tempo , nelle feste solenni , la chiesa di San Pietro di cui Nocio Pigna era stato sagrestano ; li aveva avuti in dono dal padre beneficiale d ' allora , quando s ' erano fatti i nuovi ; e li aveva conservati con la canfora e col pepe in una vecchia cassapanca , tesoro ormai screditato . Ora , con le dieci tabelle sopra , cinque di qua e cinque di là , coi motti sacramentali del Partito , Luca Lizio poteva pur dire di no , ma agli occhi di Pigna facevano una magnifica figura . Del resto , per attirare i contadini , non vedeva male che il Fascio avesse quell ' aria di chiesa ; e su la tavola della presidenza aveva posto anche un Crocefisso . Dietro la tavola troneggiava lo stendardo rosso ricamato da sua figlia Rita , la compagna di Luca . E Luca stava lì , dalla mattina alla sera , a studiare Marx ( Marchis , diceva il Pigna ) , a prendere appunti , a corrispondere coi presidenti degli altri Fasci della provincia e con quelli di tutta l ' isola e con Milano e con Roma . Qualcuno , passando davanti al portone del Fascio , talvolta lo poteva vedere magari intento a cavarsi qualche caccoletta dal naso ; quand ' uno è assorto e perduto nei suoi pensieri , un dito nel naso è niente , le maleducazioni a cui , senza saperlo , può lasciarsi andare , sono senza fine e imprevedibili ; in quei momenti Luca non avvertiva neppur le strombettate dei cinque fratelli addetti alla fanfara ; i quali , per dire la verità , erano un ' ira di Dio . Ma non conveniva raffreddare l ' entusiasmo giovanile . Cinque tra gli studenti dell ' Istituto Tecnico accorsi tra i primi a iscriversi al Partito : Rocco Ventura , che aveva preso quell ' anno il diploma di ragioniere , Mondino Miccichè , Bernardo Raddusa , Totò Licasi ed Emanuele Garofalo ajutavano Luca nella corrispondenza . Avevan trovato un galoppino che s ' era assunto l ' ufficio della polizia segreta , un certo Pìspisa , che bazzicava tutto il giorno con quelli della questura . I quaranta socii , che presto sarebbero diventati quattrocento , quattromila , avevano già eletto i loro decurioni , ciascuno con la sua brava fascia rossa a tracolla . In previsione di qualche arresto del presidente , cioè di Luca Lizio , era stato eletto dal Consiglio presidente segreto Rocco Ventura . Perché già , tanto lui Pigna , quanto il Lizio erano stati chiamati insieme ad audiendum verbum dal cavalier Franco , commissario di polizia . Uh , garbatissimo , biondo e sorridente , strizzando i begli occhi languidi o carezzandosi con le bianche mani di dama l ' aurea barbetta spartita sul mento , il cavalier Franco aveva tenuto loro un discorsetto che Pigna non si stancava di ripetere a tutti , imitando i gesti e la voce . Il rosso , il rosso del gonfalone e delle fasce aveva urtato sopra tutto il signor commissario . Eh già come i tori , la sbirraglia davanti al rosso perdeva il lume degli occhi . Ma non s ' era mica infuriato il cavalier Franco : tutt ' altro ; aveva voluto sapere perché rosso , ecco , quando c ' erano tant ' altri bei colori . E un ' altra cosa aveva voluto sapere : perché proprio loro due , Lizio e Pigna , s ' erano messi a quell ' impresa . Che speravano ? che se n ' aspettavano ? Un seggio al Consiglio comunale , o anche più su , al Parlamento ? Niente di tutto questo ? E allora perché ? Per disinteressata carità di prossimo ? Oh guarda ! Ma erano poi certi di rendere al popolo un servizio rialzandolo dalle condizioni in cui si trovava ? Chi sta al bujo non spende per il lume ; e il lume costa , e fa veder certe cose che prima non si vedevano ; e più se ne vedono e più se ne vogliono . Ora , in che consiste la vera ricchezza , la vera felicità ? Nell ' aver pochi bisogni . E dunque ... e dunque ... - Insomma , uno squarcio di filosofia e questa conclusione : - Cari signori , io non vi faccio arrestare , neanche se voi voleste . Voi dite che l ' urto avverrà per forza , se non migliora la sorte dei vostri protetti ? Bene . Io vi prego di ricordarvi della brocca che tanto andò al pozzo ... E non aggiungo altro ! Era rimasto un po ' tra indispettito e sconcertato il cavalier Franco dal silenzio di Luca ; parlando , s ' era rivolto sempre a lui , e a stento aveva nascosto la stizza nel sentirsi invece rispondere dal Pigna . Ma avrebbe potuto dirgli , questi , la ragione di quel silenzio ? Povero Luca , che supplizio ! Sarebbe stato meno da compiangere , se cieco . Oratore nato , nato per arringar le folle , vero tipo dell ' uomo pubblico , tutto per gli altri , niente per sé - bollato nella lingua dal destino buffone ! Scriveva , si sfogava a scrivere , e schizzava fuoco dalla penna , schegge d ' inferno ; poi s ' arrabbiava , poveretto , si mangiava le mani , mugolava , quando sentiva leggere la roba sua senza il giusto tono , il giusto rilievo , la fiamma che ci aveva messo lui dentro , nello scriverla . Nessuno lo contentava , neanche Celsina , quella tra le figliuole del Pigna , che sola s ' era tutta accesa delle nuove idee . Anche Rita , sì , un poco , prima che le nascesse il bambino ... Ma che cos ' era Rita a confronto di Celsina ? Altra spina , questa , che faceva sanguinare il cuore di Nocio Pigna : non poter mandare all ' Università questa figliuola , che aveva preso la licenza d ' onore all ' Istituto Tecnico , sbalordendo tutti , preside , professori e condiscepoli . A tanti scemi , figli di ricchi signori , la via aperta e piana ; a Celsina , troncata ogni via ; condannata Celsina a funghir lì in quel paese marcio , d ' ignoranti . Ecco la giustizia sociale ! Intanto , quella sera , vigilia delle elezioni , Celsina avrebbe fatto la sua prima comparsa in pubblico : avrebbe tenuto una conferenza nella sede del Fascio . Era in giro dalla mattina , Nocio Pigna , per questo solenne avvenimento . Mancavano le seggiole . Se ogni socio si fosse portata la sua con sé , e l ' avesse poi lasciata lì ... Per ora , egli non pretendeva neppure che pagassero con la dovuta puntualità la misera quota settimanale . Ma avessero almeno regalato una seggiola , santo Dio , da servire per loro stessi ! Niente . Sì e no , aveva potuto metterne insieme una ventina . Pensava a tutte le seggiole delle chiese , a quelle ch ' erano sotto la sua custodia , un tempo , a San Pietro ; pensava alle carrettate che ogni domenica sera se ne trasportavano all ' emiciclo in fondo al viale della Passeggiata , ove sonava la banda militare . Seggiole d ' avanzo , là per le bigotte , qua per le civette ! e nel Fascio , niente ! Colpa dei socii , però , alla fin fine ; e dunque , peggio per loro ! Sarebbero rimasti in piedi . Stava per rincasare , quando da un vicoletto che sboccava nella piazza sentì chiamarsi piano da qualcuno in agguato lì ad aspettarlo , incappucciato . - Ps , ps ... Un contadino ! Il cuore gli diede un balzo in petto . Gli s ' accostò premuroso . - Serv ' a Voscenza . Posso dirle una parolina ? - Come dici ? - gli domandò Nocio Pigna , facendoglisi più presso , costernato dall ' aria di sospetto e di mistero con cui quell ' uomo gli stava davanti , parlando dentro il cappuccio che gli lasciava scoperti appena gli occhi soltanto . - Vuoi parlare con me ? - Sissignore , - rispose quegli più col cenno che con la voce . - Eccomi , figlio mio , - s ' affrettò a dir Pigna . - Vieni qua ... entriamo qua ... E gl ' indicò il portone del Fascio . Ma quegli negò col capo e subito si trasse più indietro nel vicoletto . Pigna lo seguì . - Non aver paura . Non c ' è nessuno . Che vuoi dirmi ? L ' uomo incappucciato esitò ancora un po ' , prima di rispondere ; volse intorno gli occhi sospettosi , poi mormorò , sempre dentro il cappuccio : - M ' hanno parlato a quattr ' occhi ... Persona fidata ... Dice che ... E s ' interruppe di nuovo . - Parla , parla , figlio mio , - lo esortò il Pigna . - Siamo qua soli ... Che t ' hanno detto ? Gli occhi sospettosi sotto il cappuccio espressero lo sforzo penoso che colui faceva su se stesso per vincere il ritegno di parlare . Alla fine , stringendosi più al muro e stendendo appena fuor del cappotto una mano sul braccio del Pigna , domandò a bassissima voce : - È qua che si spartiscono le terre ? Nocio Pigna , mezzo imbalordito per tutto quel mistero , restò a guardarlo un pezzo di traverso , a bocca aperta . - Le terre ? - disse . - Le terre , no , figlio mio . Quegli allora alzò il mento e chiuse gli occhi , per un cenno d ' intesa . Sospirò : - Ho capito . Mi pareva assai ! Mi hanno burlato . E si mosse per andar via . Nocio Pigna lo trattenne . - Perché burlato ? No , figlio mio ... Senti ... - Mi scusi Voscenza , - disse quegli , fermandosi per farsi dar passo . - È inutile . Ho capito . Mi lasci andare ... - E aspetta , caro mio , se non mi dài il tempo di spiegarmi ... - s ' affrettò a soggiungere il Pigna . - Le terre , sissignore , verranno anche quelle ... Basta volere ! Se noi vogliamo ... Sta tutto qui ! Quegli seguitò a scuotere il capo con amara e cupa incredulità ; poi disse : - Ma che dobbiamo volere , noi poveretti ? che possiamo volere ? Pigna si scrollò , urtato : - E allora , scusa , tie ' , ti do le terre , è vero ? Prima di tutto dev ' esserci la volontà , in te e in tutti , senza paura , capisci ? Non c ' è bisogno di guerra , mettiti bene in mente questo ! Noi vogliamo anzi cantare inni di pace , caro mio . Il Fascio è come una chiesa ! E chi entra nel Fascio ... - Voscenza mi lasci andare ... - Aspetta , ti voglio dir questo soltanto : chi entra nel Fascio , entra a far parte d ' una corporazione che abbraccia , puoi calcolare , i quattro quinti dell ' umanità , capisci ? i quattro quinti non ti dico altro . E agitò innanzi a quegli occhi le quattro dita d ' una mano : poi riprese : - Unione , corpo di Dio , e siamo tutto , possiamo tutto ! La legge la detteremo noi : debbono per forza venire a patti con noi . Chi lavora ? chi zappa ? chi semina ? chi miete ? O date tanto , o niente ! Questo per il momento . Il nostro programma ... Vieni , ti spiego tutto ... - Voscenza mi lasci andare ... Non è per me ... - Come non è per te , pezzo d ' asino ? se si tratta proprio di te , della tua vita , del tuo diritto ? Pensaci , figlio ! Guarda : il Fascio è qua . Mi trovi sempre . - Sissignore , bacio le mani ... Per carità , come se non le avessi detto niente ... E , voltate le spalle , se n ' andò randa randa , guardingo . Nocio Pigna lo seguì per un pezzo con gli occhi , scrollando il capo . Trambusto , a casa , più del solito . Si progrediva notevolmente , di giorno in giorno , verso la rivoluzione sociale . C ' erano - e s ' indovinava subito fin dalla strada - i cinque studenti , già condiscepoli di Celsina . C ' era anche , ma ingrugnato e tutto aggruppato in un angolo , Antonio Del Re , il nipote di donna Caterina Laurentano e di Roberto Auriti . Parlavano tutti insieme a voce alta . Il gigante , cioè Emanuele Garofalo , e quel piccolo Miccichè che friggeva in ogni membro e scattava e schizzava come un saltamartino , e il recalmutese atticciato e violento Bernardo Raddusa gridavano , non si capiva bene che cosa , attorno a sua figlia Mita , la maggiore delle sei rimaste in casa , quella che lavorava tutto il giorno e talvolta anche la notte insieme con Annicchia , ch ' era la terza . Attorno a questa strillavano le sorelle Tina e Lilla con Totò Licasi e Rocco Ventura ; Rita cercava di quietare il bimbo che piangeva , spaventato , Celsina , accesa di stizza , litigava con Antonio Del Re ; e , come se tutto quel badanai fosse poco , ' Nzulu , il vecchio barbone nero baffuto e mezzo cieco , acculato su una seggiola , levando alto il muso , si esercitava in lunghi e modulati guaiti di protesta . Luca Lizio , appartato , si teneva il capo con tutt ' e due le mani , quasi per paura che quegli strilli glielo portassero via . - Signori miei , che cos ' è ? dove siamo ? - gridò Nocio Pigna , entrando . Tutti si voltarono , gli corsero incontro e , accalorati , presero a rispondergli a coro . Nocio Pigna si turò gli orecchi . - Piano ! Mi stordite ! Parli uno ! - Mita e Annicchia , al solito ! - strillò Tina . - Smorfie ! - aggiunse Lilla . Ed Emanuele Garofalo , il gigante , scotendo le braccia levate , con voce da cannone : - Tutti giù ! tutti giù ! - S ' imponga l ' autorità paterna ! - saltò a dire Mondino Miccichè , facendo il mulinello in aria col bastoncino . - Non capisco nulla ! zitti ! - urlò Nocio Pigna . Tacquero tutti ; ma subito , nel silenzio sopravvenuto , sonò un : « Mammalucco ! » rivolto da Celsina ad Antonio Del Re con tale espressione di rabbia concentrata , che le risa si levarono fragorose . Celsina si fece avanti , snella su i fianchi procaci , col seno colmo in sussulto , il bruno volto in fiamme e gli occhi sfavillanti . In mezzo a tutte quelle risa , l ' espressione di fierissima stizza accennò in un baleno di scomporsi , le labbra di fuoco le si atteggiarono per un momento a un riso involontario , ma subito si riprese e gridò imperiosamente e con sprezzo : - Andiamo ! andiamo ! andiamo ! Chi vuol sentire , senta ! Chi non vuol sentire ... me n ' importa un corno ! - Insomma , - gemette Nocio Pigna , raggruppando le dita delle due mani e giungendole per le punte , - posso sapere che diavolo è avvenuto ? - E subito aggiunse , sbarrando gli occhi : - Ma parli uno ! Parlò Rocco Ventura , piccolo e tondo , col naso a pallottola in su e due baffetti spelati che gli cominciavano agli angoli della bocca e subito finivano lì , come due virgolette : - Niente , - disse , - proponevamo semplicemente di scendere tutti giù , nella stanza a pianterreno , per assistere alla prova generale della conferenza di Celsina , ecco . - E Mita e Annicchia , al solito ... - aggiunse Tina , tutta scarmigliata . - Smorfie ! - ripeté Lilla . - Non vogliono scendere ? e lasciatele stare ! - disse Celsina , dalla soglia . - Loro sono le formiche , si sa , io la cicala . Andiamo , andiamo giù , e basta ! Pigna guardò le due figlie Mita e Annicchia rimaste sedute , tutt ' e due vestite di nero , pallide in volto e con gli occhi dolenti ; poi guardò Antonio Del Re , rimasto anch ' egli seduto , torbido in faccia , con un gomito appoggiato sul ginocchio e le unghie tra i denti . - Andate , andate , - disse a quelli che già si disponevano a scendere dietro Celsina nella stanza terrena . - Ora vengo ... Debbo dire una parola a don Nino Del Re . - Nient ' affatto ! - gridò Celsina , risalendo gli scalini della scaletta di legno e ripresentandosi tutta vibrante su la soglia . - Te lo proibisco , papà ! A Nino ho parlato io , e basta ! Vieni giù ! - Va bene , va bene , - disse il Pigna . - Che furia ! Debbo tenergli un altro discorsetto io ... Piano piano ... Antonio Del Re si sgruppò , scattò in piedi per un improvviso ribollimento di sdegno ; ma , subito pentito della risoluzione d ' andarsene , restò lì , cercando soltanto con gli occhi , in giro per la stanza , il cappello . - Uh , santo Dio , come fate presto a pigliar ombra anche voi ! Non vi precipitate ! - esclamò Nocio Pigna . - Ma no ! ma lascialo andare , se vuole andarsene ! - soggiunse aizzosa Celsina . - Mi fa un gran piacere , se va via ; già gliel ' ho detto ! Anzi , aspetta ... Corse nel camerino accanto , in cui dormiva ; trasse da un cassetto del canterano una vecchia bambola , la sua ultima bambola di tant ' anni fa , ritrovata per caso alcuni giorni addietro e a cui quel bestione di Emanuele Garofalo , senz ' intendere la pena che le avrebbe cagionato , aveva fatto di nascosto con la penna un pajo di baffoni da brigadiere ; e venne a posarla sul petto d ' Antonio Del Re ; gli tirò su un braccio , perché se la tenesse lì stretta , dicendo : - Tieni ; questa è per te ! questa tu puoi amare ! - E di corsa scomparve per la scaletta . Antonio Del Re buttò la bambola nel grosso canestro da lavoro , che stava tra Mita e Annicchia . Nocio Pigna rimase un po ' a guardarla , accigliato ; si curvò a osservarla davvicino ; domandò : - Che sono , baffi ? Per tutta risposta , Nino riprese la bambola e se la ficcò in tasca a capo all ' ingiú . Le due gambette , una calzata e l ' altra no , rimasero fuori . - E cosí il sangue le andrà alla testa ! - disse allora Nocio Pigna . - Calma , calma , don Ninì ! Ragioniamo . Veramente sarebbe meglio che voi ve n ' andaste . La vostra condizione , in questo momento , con vostro zio a Girgenti , in ballo ... Noi qua dobbiamo lavorare . Si comincia adesso ; poco possiamo fare , ma una voce almeno dobbiamo levarla , di protesta . Ora , io entro nel vostro cuore di nipote , e comprendo . Siete ancora ragazzo , figlio di famiglia : so come la pensate ; certe cose non vi possono far piacere . Dovreste però entrare anche voi un poco nel mio cuore di padre , comprendere la mia responsabilità , mi spiego ? e anche ... Don Ninì , sono un uomo esposto , voi lo sapete ; un pover ' uomo lapidato di calunnie da tutte le parti : me ne rido ; ma quanto a voi e al vostri parenti , anche per riguardo a ... - come sarebbe di voi don Landino Laurentano ? zio ? cugino ? zio , è vero ? già ... cugino carnale di vostra madre - anche per un riguardo a lui , dicevo , non vorrei che si sospettasse ... Parlo bene , Mitina ? Mita alzò gli occhi appena appena dal lavoro e li riabbassò subito , seguitando a cucire . Antonio Del Re era andato presso la vetrata del balconcino e guardava fuori , nel Piano di Gamez deserto , seguitando a rodersi le unghie . - Sentite , - riprese il Pigna . - È la verità sacrosanta : non ha fatto tanto male a sé , a tutta la sua famiglia e a voi , vostra nonna ... A questo punto il Del Re si voltò di scatto , gli venne incontro , scotendo le pugna , e gridò : - Basta ! basta ! basta ! Nocio Pigna lo guardò un pezzo , sbalordito , poi disse : - Ma sapete che mi sembrate pazzi tutti quanti , oggi , qua ? Sto dicendo che il più gran male lo fece al paese , lasciando tutto il ben di Dio che le spettava nelle mani di quel fratello che ... Ma poi , ohè don Ninì , lasciamo svaporar le smanie e parliamoci chiaro ! Di che colore siete ? Così non facciamo niente ! Io non vi sforzo . Ma è tempo di risolvervi , caro mio : o qua con noi , dico col Partito , a viso scoperto ; o ve ne state coi vostri . Se non sapete neanche voi stesso ... - Ma giusto lei ? giusto lei ? - proruppe Antonio Del Re , quasi piangendo dalla rabbia , facendoglisi di nuovo incontro , con le dita artigliate ( alludeva a Celsina ) . - Perché lei ? Non c ' eravate voi ? non c ' erano quegli stupidi là , Raddusa o Garofalo ? - Che , lei ? - fece il Pigna , stordito . - La conferenza , - spiegò , a bassa voce , Annicchia . - Ah , la conferenza ? E che fa ? ... Ah , già ... Ma scusate tanto , don Nino mio ! A voi non brucia ! Voi ora ve n ' andate a Roma con vostro zio , a seguitare gli studii , nella bella città ; andate a sedere a tavola a pappa scodellata ; tasse , libri , tutto pagato ... Ma pensate , Cristo di Dio , che anche mia figlia qua ... Ve l ' immaginate come le deve ribollire il sangue , povera figlia mia , pensando che ha fatto tanto , stentato tanto , per niente ? che deve finire così tutto il suo amore per lo studio , tutta la sua smania di riuscire ? Lasciatela sfogare ! Dovrebbe dar fuoco a tutto il paese ! Vorreste metterle la museruola , per giunta ? E con quale diritto , scusate ? Che potete far voi per lei ? Se non me ne vado , schiatto ... Scappò via , anche lui , infuriato , per la scaletta di legno . Antonio Del Re era ritornato presso la vetrata a guardar fuori . Mita e Annicchia seguitarono a lavorare in silenzio , a testa bassa . In quel silenzio tutti e tre avvertirono l ' affanno del proprio respiro , che palesava a loro stessi l ' interno cordoglio esasperato dal pensiero di non poter opporsi a quello stato di cose contrario alla loro natura , ai loro affetti , alle loro aspirazioni . Il più combattuto era Antonio Del Re . Tutta la cupa amarezza della nonna gli s ' era trasfusa , sin dall ' infanzia , nel sangue , e glielo aveva avvelenato ; la tenerezza quasi morbosa , piena di palpiti e di sgomento , della madre gli dava pena e fastidio , un ' angustia che lo avviliva ; la remissione dello zio , sopraffatto dalle tristi vicende , rimasto indietro , pur avendo corso da giovinetto con tanta fiamma e tanto ardire , e che tuttavia non voleva parer vinto e sorrideva per mostrar fiducia ancora in un ideale che tanti torti , tanti errori , avevano offeso e offuscato , gli cagionava dispetto . Sentiva , sapeva che quel sorriso avrebbe voluto nascondere un marcio insanabile , per una pietà mal intesa . Ma perché , invece di nasconderlo , non lo scopriva zio Roberto quel marcio , come la nonna , come qua in casa del Pigna , i suoi compagni , tutti giovani ? In un modo , però , questi lo scoprivano , che gli faceva nausea e stizza . Quelli che avevano operato , combattuto e sofferto , quelli sì avrebbero dovuto gridar forte contro tante colpe e tante miserie e domandar giustizia e vendetta in nome dell ' opera loro e del loro sangue e delle loro sofferenze ; non questi che nulla avevano fatto , che nulla dimostravano di saper fare , altro che chiacchiere per passatempo , e metter tutti in un fascio gli onesti e i disonesti , suo zio coi mestatori e gl ' intriganti , coi tanti patrioti per burla o per tornaconto ! Non questa ingiustizia soltanto , però , rendeva avverso Antonio Del Re ai suoi compagni . Educato alla scuola di un dolor cupo e fiero che sdegnava di sfogarsi a parole , d ' una rinunzia ancor piú fiera che sdegnava ogni bassa invidia , se egli si fosse gettato nella lotta , spezzando ogni legame ideale coi suoi , non avrebbe né proferito una parola né cercato compagni : a testa bassa , coi denti serrati e la mano armata , subito all ' atto si sarebbe avventato . Quelli invece eran lì per ciarlare , lì per spassarsi con le figlie del Pigna . Non avrebbe voluto riconoscere Antonio Del Re che la sua avversione e il suo sdegno erano in gran parte gelosia feroce . Con lo stesso ardor chiuso con cui si sarebbe lanciato a un ' azione violenta , s ' era innamorato perdutamente di Celsina fin dal primo giorno che questa , ragazzetta allora con la vestina fino al ginocchio , s ' era presentata alle scuole tecniche maschili . E Celsina , pure corteggiata da tutti i compagni , aveva risposto all ' amore di lui , prima in segreto , poi lasciandolo intravedere agli altri , dichiarandosi infine apertamente e sfidando la baja dei disillusi . Non s ' era chiusa però nel suo amore , non s ' era accostata e stretta a lui com ' egli avrebbe voluto : era rimasta lì , in mezzo a tutti , col cuore aperto , la mente qua e là , prodiga di parole , di sguardi e di sorrisi , inebriata dei suoi trionfi , della sua gloriola di ribelle a tutti i pregiudizii , conscia del suo valore e smaniosa di farsi notare , ammirare , applaudire . Più ella gli appariva così , e più Antonio riconosceva che non avrebbe dovuto amarla , non solo perché così non era secondo il sentimento suo , ma anche perché , pensando alla madre e alla nonna , comprendeva che l ' una ne avrebbe avuto orrore e l ' altra l ' avrebbe stimata una fraschetta sciocca . Eppure , no : non era né cattiva né sciocca Celsina , egli lo sapeva bene ; e anzi , se avesse dovuto ascoltar la voce più intima e profonda della sua coscienza , voce soffocata dal rispetto , dalla suggezione , dall ' amore , anziché la ribellione aperta di Celsina avrebbe condannato la fierezza troppo chiusa della nonna , la rassegnazione troppo ligia della madre . - Don Ninì , - chiamò con dolce voce Mita . - Volete venire un po ' qua ? Antonio si scosse , le s ' accostò , ma nel vederle sollevare il capo di biancheria ch ' ella stava a cucire come per prendergli una misura , si trasse subito indietro , urtato , scrollandosi tutto . - No ! ... no , adesso ... - Caro don Ninì , - sospirò Mita . - Pazienza ci vuole ! Bisogna far presto ... Voi partite ... Beato voi ! Mita stava ad allestirgli , insieme con la sorella , la biancheria che doveva portarsi a Roma . Tutte le migliori famiglie della città , e anche la nonna e la madre d ' Antonio , davan lavoro a quelle due povere sorelle che si recavano spesso anche a giornata qua e là . La considerazione era per esse soltanto , anzi la pietà ; ed esse lo comprendevano bene , e di giorno in giorno si facevano più umili per meritarsela meglio , per dimostrar la loro gratitudine e non essere abbandonate . Capivano che a troppe cose si doveva passar sopra per ajutarle , a troppe cose che il padre e le sorelle , anziché attenuare , facevan di tutto perché avventassero di piú , come se apposta volessero concitarsi contro tutto il paese e stancare la pazienza e la carità del prossimo . Ma il danno poi non sarebbe stato anche loro ? Che doveva dir la gente ? Noi , estranei , dobbiamo aver considerazione per voi , dobbiamo ajutarvi , mentre il vostro sangue stesso , quelli che voi mantenete con l ' ajuto nostro , debbono farci la guerra ? Disordini , scandali , inimicizie ! Per scusare in certo qual modo il padre , Mita e Annicchia si forzavano a credere che veramente il cervello gli avesse dato di volta dopo la sciagura di Rosa , la sorella maggiore . Certo , da allora s ' era aperto l ' inferno in casa loro . Più che del padre , Mita e Annicchia si lagnavano , si crucciavano in cuore delle sorelle . Come mai non comprendevano queste , che solamente col silenzio , con la modestia più umile e più schiva si poteva , se non cancellare del tutto , render meno evidente il marchio d ' infamia di cui la loro casa era ormai segnata ? Rita , quando il bambino le lasciava un po ' le mani libere , e anche Tina e Lilla , sì , le ajutavano a cucire , a imbastire o a passare a macchina , nei giorni non frequenti che il lavoro abbondava ; ma lavoravano senz ' amore , svogliate , specialmente le due ultime , perché non rassegnate dopo quella sciagura alla rinunzia di ogni speranza e di ogni desiderio . Nel vederle acconciarsi e rabbellirsi ogni mattina , si sentivano stringere il cuore , intendendo che non si acconciavano , non si facevano belle per speranze e desiderii onesti : dovevano sapere anch ' esse purtroppo che nessuno più , ormai , avrebbe voluto mettersi con loro . E da un giorno all ' altro s ' aspettavano che Tina e Lilla , con tutti quei giovanotti lì sempre tra i piedi , avrebbero finito come Rita . Ma avessero trovato almeno un buon giovine , come Luca ! Poteva cader peggio Rita ... Perché , in fondo , sì , sì , dovevano riconoscere che Luca era buono . Solo non potevano passargli l ' ostinazione di non regolare davanti alla legge e all ' altare la sua unione con Rita . Era così buono con tutti , e amava tanto il bambino e non pesava nulla in casa . Certo , se non si fosse fatti tanti nemici per quelle sue idee , e non fosse stato così disgraziato , avrebbe potuto recar molto ajuto alla famiglia , ché , quanto a lavorare , lavorava sempre e doveva esser dotto davvero , a giudicare dai tanti libri che aveva letti e leggeva ! Un po ' di questo rispetto imposto dall ' ingegno e dall ' istruzione , Mita e Annicchia lo estendevano anche a Celsina , perché veramente pareva loro , per tante prove , fuori dell ' ordinario , e riconoscevano col padre che , in altro luogo , in altre condizioni , ella avrebbe fatto davvero chi sa che spicco ! La vedevano piena di sprezzo per gli uomini - e questo per un verso le rassicurava . Ah , gli uomini ella era andata a sfidarli là , nelle loro stesse scuole ; e tutti li aveva superati ! Veramente , quella sfida non avevano saputo approvarla : con maggior profitto , se pur con minore soddisfazione , avrebbe potuto frequentare le scuole femminili e diventar maestra . Così , invece , era rimasta senza professione . Ma non temevano per l ' avvenire : qualche via , certo , Celsina se la sarebbe aperta , in paese o altrove . Quel povero don Ninì , intanto , che l ' amava e ne era geloso ... Tanto buono , poveretto ! Ma non era per lui , Celsina . Guaj se lo avessero saputo i suoi parenti ! Pareva loro mill ' anni che partisse per Roma . Annicchia toccò pian piano un braccio a Mita per mostrarle le due gambette della bambola , che uscivano dalla tasca di lui ancora lì , dietro la vetrata del balconcino . Mita rispose con un mesto sorriso al sorriso della sorella ; poi sovvenendosi di una preghiera che dalla notte aveva in animo di rivolgere al giovine , si levò in piedi , posando il lavoro nel canestro , e gli si accostò timidamente . - Don Ninì , - gli disse piano , - prima di partire per Roma , dovreste farmi per l ' ultima volta quella tal grazia , se ... - No , per carità , no , Mita , non me ne parlate ! - la interruppe con violenza Antonio Del Re , premendosi le mani sulle tempie e strizzando gli occhi . - L ' avete a disonore , è vero ? - disse afflitta , con gli occhi bassi , Mita . - No , non per questo ! non per questo ! - s ' affrettò a soggiungere Antonio . - Ma ora , in questo momento ... non posso ... non posso sentir parlare di nulla , Mita ! Una cosa atroce voleva da lui quella poveretta , un ricordo atroce gli ridestava proprio in quel momento . La guardò , temendo che l ' orrore che traspariva attraverso il suo rifiuto avesse potuto farle sorgere qualche sospetto . Ma le vide più che mai dolenti e umili i begli occhi , che tante lagrime versate avevano velati e quasi intorbidati per sempre . Quasi ogni notte , infatti , ella piangeva col cuore sfranto per Rosa , la sorella sua disgraziata , la sorella sua perduta , caduta nell ' ultimo fondo dell ' ignominia . Più volte , non potendo andarla a trovare nel luogo infame , dove ora stava chiusa , aveva pregato Antonio di andarci per lei . E Antonio , l ' ultima volta che c ' era andato , trovandola mezzo brilla , era stato attratto da lei e ... Un fracasso di grida , d ' applausi , misti agli strilli del bambino e agli abbajamenti del cane , giunse in quel punto dalla stanza a terreno ; e poco dopo ' Nzulu , il vecchio barbone , cacciato via a pedate da giù , tutto tremante , piegato sulle zampe di dietro come se volesse col fiocchetto della coda convulsa spazzare il suolo , venne ad allungare il naso baffuto su le ginocchia di Mita , che s ' era rimessa a sedere . Le due sorelle , nel veder la povera bestia implorante ajuto e riparo da loro , si misero a piangere . E allora Antonio Del Re , non sapendo più tenersi , si cacciò in capo il cappello , aprì la vetrata del balconcino e , scavalcata la ringhiera di ferro , mentra Mita e Annicchia , spaventate , gridavano : « Oh , Dio , don Ninì ... che fate ? che fate ? » , si calò giù , reggendosi prima con le mani a due bacchette della ringhiera , poi si lasciò cadere nella piazza sottostante . S ' udì il tonfo e quindi il rumore di qualcosa andata in frantumi . Mita accorse a guardare e lo vide , curvo , che cercava con le braccia protese , come un cieco , il cappello che gli era cascato lì presso . - Don Niní , vi siete fatto male ? - Nulla ... - rispose egli di sotto . - Le lenti ... Mi sono cascate le lenti . E , ghermito il cappello , scappò via . - Impazzisce ! - disse Mita . - Ma possibile ? E accennò con la mano la stanza giù , dove Celsina predicava . Precipitandosi per la via di Gamez , Antonio Del Re , che senza lenti non vedeva di qui là , inciampò in qualcuno all ' imboccatura della via Atenea . - Oh Nino ! Riconobbe alla voce l ' on . Corrado Selmi . - Mi lasci andare ! - gli gridò , scrollandosi rabbiosamente . Corrado Selmi aveva lasciato il Verònica all ' albergo in compagnia dell ' altro testimonio , e si recava ora in casa di Roberto Auriti che l ' ospitava . Da quattro giorni , appena si mostrava per via , si vedeva tutti gli occhi addosso ; parecchi curiosi si fermavano anche a mirarlo a bocca aperta ; altri sbucavano dalle botteghe e si piantavan sulla soglia , addossati gli uni agli altri . Tanta curiosità l ' obbligava a darsi un certo contegno , contro il suo solito . Ma gli veniva da ridere . Non sapeva più dove guardare , perché gli occhi naturalmente gaj e l ' aria aperta e fresca del volto non déssero di lui un falso concetto di petulanza . Era davvero e si sentiva giovanissimo ancora , nel corpo e nell ' anima , non ostanti l ' età , le vicende fortunose e le tante lotte sostenute . Non un pelo bianco , né per nulla ancora appassito il color biondo dei baffi e dei capelli . Vestiva con naturale eleganza e spirava da tutta la persona , da ogni gesto , da ogni sguardo , una freschezza e una grazia che incantavano . Questa persistente gioventù Corrado Selmi di Rosàbia la doveva al vivace , costante amore per la vita e , nello stesso tempo , al pochissimo peso che sempre le aveva dato . Né di troppi ricordi , né di troppi studii , né di troppi scrupoli , né d ' aspirazioni tenaci se l ' era voluta mai gravare , come fanno tanti a cui per forza poi , sotto un tal fardello , debbono le gambe piegarsi e aggobbirsi le spalle . Viaggiatore senza bagaglio , soleva definirsi . E sempre s ' era imbarcato così , spiccio e leggero , per viaggi lunghi , avventurosi e difficili . Niente da perdere , e avanti ! Fallita l ' insurrezione del 4 aprile , scampato per miracolo dal convento della Gancia , aveva dapprima guerrigliato con le squadre attorno a Palermo ; aveva poi fatto la campagna del 1860 con Garibaldi fino al Volturno ; ma come ? senza munizioni e con un fucilaccio che non tirava , venuto da Malta per sei ducati . Alla Camera , tra tanti colleghi dalla fronte gravida di pensieri e dalla cartella gonfia di note e d ' appunti , aveva fatto parte delle Commissioni più difficili , senza né un lapis né un taccuino . E sempre s ' era dato da fare , comunque ; senza mai sforzarsi ; e tutto gli era riuscito facile e agevole non schivando mai , anzi sfidando e bravando i più gravi pericoli , le più difficili imprese , le avventure più intricate . Non ammetteva che ci potessero essere difficoltà per uno come lui , sempre pronto a tutto . Non andava incontro alla vita ; si faceva innanzi , e passava . Passava , disarmando tutti con la sicurezza convinta e la gaja tranquillità : d ' ogni retorica ostentazione , la rigida virtú dei Catoni ; d ' ogni scrupolo di pudore , l ' onestà delle donne . Né s ' era mai fermato un momento in questa corsa della vita per giudicare fra sé se fosse bene o male ciò che aveva fatto pur dianzi . Non bisognava dar tempo al giudizio , come né peso ai proprii atti . Oggi , male ; bene , domani . Inutile richiamarlo indietro a considerare il mal fatto ; scrollava le spalle , sorrideva , e avanti ; avanti a ogni modo , per ogni via , senza mai indugiarsi , lasciandosi purificare dall ' attività incessante e dall ' amore per la vita e rimanendo sempre alacre e schietto , largo di favori a tutti , con tutti alla mano . La vita era per lui piena di ganci che lo tiravano di qua e di là . Fermarlo , sospenderlo a uno solo per giudicarlo sarebbe stata un ' ingiustizia crudele . Ora Corrado Selmi temeva che la minaccia d ' una tale ingiustizia gli stesse sopra : che lo si volesse cioè agganciare per i molti debiti ch ' era stato costretto a contrarre , per le molte cambiali che aveva in sofferenza presso una delle primarie banche , di cui già si cominciavano a denunziare le magagne . Forse all ' apertura della nuova Camera lo scandalo sarebbe scoppiato . Prevedeva lo spettacolo che avrebbero offerto tutti i gelosi irsuti guardiani dell ' onestà , a cui il timore di commettere qualche atto men che corretto aveva sempre impedito di far qualche cosa oltre alle insulse chiacchiere retoriche ; egoisti meschini e miopi , diligenti coltivatori dell ' arido giardinetto del loro senso morale , cinto tutt ' intorno da un ' irta siepe di scrupoli , la quale non aveva poi nulla da custodire , giacché quel loro giardinetto non aveva mai dato altro che frutti imbozzacchiti o inutili fiori pomposi . Debiti ? Cambiali ? Oh bella ! Aveva firmato sempre cambiali , lui , in vita sua . A diciott ' anni , a Palermo , nei primi mesi del 1860 , il Comitato rivoluzionario non sapeva come fare : si sperava in Garibaldi , si sperava in Vittorio Emanuele e nel Piemonte , si sperava in Mazzini ; ma i mezzi mancavano e le armi e le munizioni . Ebbene , chi aveva proposto di prendere dalla Cassa di sconto del Banco di Sicilia seimila ducati con le firme dei signori piú facoltosi ? Lui . E aveva firmato lui , capolista , per duecento ducati , lui che non aveva neppure un carlino in tasca . Il Governo provvisorio avrebbe poi pagato . Come s ' era fatta l ' insurrezione del 4 aprile ? S ' era fatta cosí ! E come aveva compiuto , lui solo , il bonificamento dei terreni paludosi che ammorbavano gran parte del suo collegio elettorale ? Ma anche a furia di cambiali ! Poi , il collegio s ' era liberato della malaria , e i debiti , si sa , erano rimasti a lui , perché l ' impresa della coltivazione , affidata a certi suoi parenti inesperti , era fallita , e i frutti dell ' opera sua ora se li godevano per la maggior parte tanti altri che gli davan solo le bucce come e quando volevano , ma che però gli facevano costantemente l ' onore di eleggerlo deputato . Era vero , sí : oltre ai denari attinti alle banche per questa impresa e per altre ugualmente vantaggiose a molti e solo disgraziate per lui , altri e non pochi ne aveva presi per il suo mantenimento . Vivere doveva ; e poveramente non sapeva , né voleva . Da giovane , aveva interrotto gli studii per prender parte alla rivoluzione . Per undici anni , finché Roma non era stata presa , non s ' era dato un momento di requie . Posate le armi , rimasto senza professione e senza alcuno stato , dopo avere speso per gli altri i suoi anni migliori , che doveva fare ? Impiccarsi ? La fortuna non aveva voluto favorirlo nei negozii ; gli aveva accordato altri favori , ma che gli eran costati cari , e qualcuno - il maggiore e il peggiore - non alla tasca soltanto . Corrado Selmi vietava a se stesso ogni rimpianto . Pure , di tratto in tratto , quello dell ' amore di donna Giannetta D ' Atri - Montalto gli assaltava e gli strizzava improvvisamente il cuore . Ma più che pena per l ' amore perduto , era rabbia per il cieco abbandono di sé nelle mani di quella donna che per più d ' un anno lo aveva reso la favola di tutta Roma , facendogli commettere vere e proprie pazzie . Pareva che colei avesse giurato a se stessa di compromettersi e di comprometterlo in tutti i modi , presa da una furia di scandalo . Più per lei che per sé , aveva cercato prima di frenarla ; ma s ' era poi sfrenato anche lui per timore che i suoi ritegni la offendessero o che la sua prudenza le paresse dappocaggine . I più grossi debiti li aveva contratti allora , sebbene non figurassero sotto il suo nome per un riguardo alla donna che glieli faceva contrarre . Roberto Auriti s ' era prestato con fraterna abnegazione a prender denari per lui alla banca , dopo una segreta intesa però col governatore di essa . La minacciata denunzia dei disordini di questa banca costernava pertanto Corrado Selmi , forse più che per sé , per Roberto Auriti . Ma la grave costernazione gli era in parte ovviata dalla fiducia che il Governo aveva interesse , per tante ragioni , a impedire che lo scandalo scoppiasse . Sapeva bene che questo scandalo non avrebbe prodotto soltanto il fallimento d ' una banca , ma anche il fallimento di tutto un ordine di cose . L ' appoggio del Governo alla sua rielezione , nonostante che Francesco D ' Atri fosse al potere , e l ' appoggio alla candidatura di Roberto Auriti lo raffermavano in questa fiducia . Prima di partire da Roma , aveva promesso a Roberto di venire a Girgenti a sostenerlo nella lotta ; chiamato in fretta in furia dal telegramma del Verònica , era accorso , e subito s ' era reso conto delle condizioni difficilissime in cui Roberto si trovava di fronte agli avversarii , aggravate ora , per giunta , da quel duello . Avrebbe fatto di tutto per liberar Roberto dalle tante angustie da cui lo vedeva oppresso , per tirarlo su a respirare un ' altr ' aria , per innalzarlo a quel posto di cui lo sapeva meritevole per le doti della mente e del cuore , per tutto ciò che aveva fatto in gioventù ; ma da che aveva posto il piede nella casa di lui , a Girgenti , e conosciuto la madre e la sorella , s ' era sentito cascar le braccia ; d ' un tratto gli era apparsa chiara la ragione per cui l ' Auriti era nella vita uno sconfitto . Un reclusorio gli era sembrata quella casa ! Ma possibile che due creature umane si fossero adattate a trascinar l ' esistenza in quella cupa ombra di tedio amaro e sdegnoso ? che si fossero fatto un così tetro concetto della vita ? Non aveva saputo resistere alla tentazione di muoverne il discorso alla madre , con la speranza di scuoterla un po ' . - Ma se la vita è una piuma , donna Caterina ! Un soffio , e via ... Lei vuol dar peso a una piuma ? - Voglio , caro Selmi ? - gli aveva risposto donna Caterina . - Non l ' ho voluto io ... Per voi la vita è una piuma ; un soffio e via ; per me , è diventata di piombo , caro mio . - Appunto questo è il male ! - aveva subito rimbeccato lui . - Farla diventar di piombo , una piuma ! Dovendo vivere , scusi , non le sembra che sia necessario mantenere l ' anima nostra in uno stato ... dirò così , di fusione continua ? Perché fermare questa fusione e far rapprendere l ' anima , fissarla irrigidirla in codesta forma triste , di piombo ? Donna Caterina aveva tentennato un po ' il capo , con le labbra atteggiate d ' amaro sorriso . - La fusione ... già ! Ma per mantener l ' anima , come voi dite , in codesto stato di fusione , ci vuole il fuoco , caro amico ! E quando , dentro di voi , il fornellino è spento ? - Non bisogna lasciarlo spegnere , perbacco ! - Eh , caro : quando il vento è troppo forte ; quando la morte viene e ci soffia su ; quando cercate attorno e non trovate più un fuscello per alimentarlo ... - Ma dove lo cerca lei ? qua ? chiusa sempre fra queste quattro mura come in una carcere ? La signora Anna , scusi ... possibile che la signora Anna ... io non so ... S ' era interrotto per un subito imbarazzo , notando che la sorella di Roberto , nel vedersi tirata in ballo quando men se l ' aspettava , s ' era tutta invermigliata . Fin dal primo vederla , Corrado Selmi era rimasto ammirato della pura e delicata bellezza di lei e istintivamente aveva sofferto nel veder quella bellezza così mortificata da quelle ostinate gramaglie e , più che trascurata , sprezzata . A quel rossore improvviso , aveva temuto d ' essersi spinto un po ' troppo oltre ; ma poi , vincendo il momentaneo imbarazzo , aveva soggiunto : - Non ha un figliuolo , lei ? E l ' obbligo , dunque , di vivere per lui , di amar la vita per lui ... no ? Che so io ... forse manifesto un po ' troppo vivacemente quel che penso , vedendo qua tutta questa tetraggine che non mi par ragionevole , ecco ! Che ne dice lei , signora Anna ? Ella s ' era di nuovo invermigliata , s ' era penosamente costretta a non abbassar gli occhi , e con la vista intorbidata e un sorriso nervoso sulle labbra , stringendosi un po ' nelle spalle , aveva risposto , alludendo al figlio : - È giovane , lui ... La vita , se la farà da sé ... - Ma lei , dunque ... è vecchia , lei ? Con quest ' ultima domanda , quasi involontaria , s ' era chiusa quella prima conversazione . Ora Corrado Selmi rientrava in casa di Roberto , esilarato di quanto aveva veduto nella villa di Colimbètra . Tutti quei fantocci là con la divisa borbonica , che gli avevano presentato le armi ! Roba da matti ! Ma che splendore , quella villa ! Il principe - no - non s ' era fatto vedere . Che peccato ! Avrebbe tanto desiderato di conoscerlo . Ecco là uno che s ' era fissato anche lui , nei suoi affetti , in un tempo oltrepassato ... ma che pur seguitava a vivere , fuori del tempo , fuori della vita ... in un modo curiosissimo , che bellezza ! protendendo da quel suo tempo certe immagini di vita che per forza , nella realtà dell ' oggi , dovevano apparire inconsistenti , maschere , giocattoli : tutti quei fantocci là ... che bellezza ! - Eppure quei fantocci là , caro Selmi , che vi hanno fatto ridere , - gli disse donna Caterina , - nelle elezioni di domani , qua , vinceranno voi , il vostro amico Roberto , il signor Prefetto , il vostro Governo e tutti quanti ... Ridete ancora , se vi riesce . Ombre ? Ma siamo noi , le ombre ! - Io no , la prego , donna Caterina , - disse allora , ridendo e toccandosi , il Selmi . - Mi lasci almeno questa illusione ! Guardi , il principe , innanzi a me , s ' è dileguato lui come un ' ombra ... Avrei pagato non so che cosa per vedermelo venire incontro , anche per rifarmi ... eh , Roberto lo sa ... per rifarmi d ' un certo incontro con suo figlio a Roma , in cui toccò a me , per forza , far la parte dell ' ombra ... Beh ! pazienza .. Ma sì , lei dice bene , donna Caterina ; ci ostiniamo purtroppo a volere esser ombre noi , qua , in Sicilia . O inetti o sfiduciati o servili . La colpa è un po ' del sole . Il sole ci addormenta finanche le parole in bocca ! Guardi , non fo per dire : ho studiato bene la questione , io . La Sicilia è entrata nella grande famiglia italiana con un debito pubblico di appena ottantacinque milioni di capitale e con un lieve bilancio di circa ventidue milioni . Vi recò inoltre tutto il tesoro dei suoi beni ecclesiastici e demaniali , accumulato da tanti secoli . Ma poi , povera d ' opere pubbliche , senza vie , senza porti , senza bonifiche , di nessun genere . Sa come fu fatta la vendita dei beni demaniali e la censuazione di quelli ecclesiastici ? Doveva esser fatta a scopo sociale , a sollievo delle classi agricole . Ma sì ! Fu fatta a scopo di lucro e di finanza . E abbiamo dovuto ricomprare le nostre terre chiesiastiche e demaniali e allibertar le altre proprietà immobiliari con la somma colossale di circa settecento milioni , sottratta naturalmente alla bonifica delle altre terre nostre . E il famoso quarto dei beni ecclesiastici attribuitoci dalla legge del 7 luglio 1866 ? Che irrisione ! Già , prima di tutto il valore di questi beni fu calcolato su le dichiarazioni vilissime del clero siciliano , per soddisfar la tassa di manomorta , e da questo valore nominale , noti bene , furon dedotte tutte le percentuali attribuite allo Stato e le tasse e le spese d ' amministrazione . Poi però tutte queste deduzioni furon ragionate sul valore effettivo e furon sottratte inoltre le pensioni dovute ai membri degli enti soppressi . Cosicché nulla , quasi nulla , han percepito fin oggi i nostri Comuni . Ora , dopo tanti sacrificii fatti e accettati per patriottismo , non avrebbe il diritto l ' isola nostra d ' essere equiparata alle altre regioni d ' Italia in tutti i beneficii , nei miglioramenti d ' ogni genere che queste hanno già ottenuto ? Non c ' è stato mai verso , per quanti sforzi io abbia fatto , di raccogliere in un fascio operoso tutta la deputazione siciliana . Via , via , non ne parliamo donna Caterina ! Dovrei guastarmi il sangue . Io faccio quanto posso . Poi alzo le spalle e dico : « Vuol dire che questo ci meritiamo , noi » . Si voltò verso Roberto , per cambiar discorso , e aggiunse : - Sai ? Ho visto jeri , per via , la moglie del tuo avversario . Caro mio , tu devi perdere per forza . Ah che bella donnina ! Scusatemi , signore mie , se parlo così ; ma io non avrei proprio il coraggio di vincere , neanche nel nome santo della Patria e della Libertà , per non far piangere gli occhi di quella bella signora ! CAPITOLO SETTIMO Nicoletta Capolino entrò nello studio del marito già abbigliata , con uno strano cappellone piumato di feltro su i bellissimi capelli corvini . Florida , snella e procacissima , ardente negli occhi e nelle labbra , spirava dalle segrete sapienti cure della persona un profumo voluttuoso , inebriante . Era quello un momento drammatico , d ' intermezzo alla commedia che marito e moglie rappresentavano da due anni ogni giorno , anche nell ' intimità delle pareti domestiche , l ' una di fronte all ' altro , compiacendosi reciprocamente della loro finezza e della loro bravura . Sapevano bene l ' uno e l ' altra che non sarebbero mai riusciti a ingannarsi e non tentavan nemmeno . Che lo facessero per puro amore dell ' arte , non si poteva dire , ché odiavano entrambi in segreto la necessità di quelle loro finzioni . Ma se volevano vivere insieme , senza scandalo per gli altri , senza troppo disgusto per sé , riconoscevano di non poterne far di meno . Ed eccoli dunque premurosi a vestire o meglio , a mascherare di garbata e graziosa menzogna quel loro odio ; a trattar la menzogna come un mesto e caro esercizio di carità reciproca , che si manifestava in un impegno , in una gara di compitezze ammirevoli , per cui alla fine marito e moglie avevano acquistato non solo una stima affettuosa del loro merito , ma anche una sincera gratitudine l ' uno per l ' altra . E quasi si amavano davvero . - Gnazio , non vado via tranquilla ! - diss ' ella , entrando , come imbronciata d ' un supposto inganno che la addolorava e costernava . - Giurami che non vai a batterti questa mattina . - Oh Dio , Lellè , ma se t ' ho detto che vado a Siculiana ! - rispose Capolino , levando le mani per posargliele lievemente sulle braccia . - Dovevo andarci jeri , lo sai . Sta ' tranquilla , cara . Il duello è stato rimandato alla fine delle elezioni . - Debbo crederci , proprio ? - insistette lei , mentre stentava ad abbottonarsi il guanto con l ' altra mano già inguantata . Capolino volentieri avrebbe risposto a quell ' insistenza con uno sbuffo ; invece , sorrise ; si accostò premuroso ; le prese la mano per abbottonarle lui quel guanto , e vi s ' indugiò , come un innamorato . - Sapessi quanto mi secca d ' andare a Valsanìa ! - soggiunse lei allora , parlandogli quasi all ' orecchio , con abbandono . - Ma va ' ! - esclamò egli , guardandola negli occhi , come per farle avvertire che quella nota tenera ( molto cara e graziosa , del resto ) era per lo meno fuor di tempo e di luogo . - Ti giuro ! - replicò lei , ostinandosi , ma pur rispondendo al sorriso . Capolino scattò a ridere forte : - Ma va ' ! ma va ' ! che ti divertirai un mondo ! Vedere quella foca di Adelaide davanti allo sposo ... Sarà uno spettacolo impagabile ! Dici sul serio , Lellè ? - Se avessi il cuore tranquillo ... - ripeté Nicoletta . - Jersera ti sei trattenuto qua , chi sa quanto ... Non t ' ho sentito venire a letto ... - Ma tutta questa corrispondenza elettorale , non vedi ? - le disse egli , indicando la scrivania . - Zio Salesio , santo Dio , almeno in questo , potrebbe ajutarmi ... - Oh sì , zio Salesio ! Fossero pasticcini ... - Basta . Non perder tempo , va ' va ' ... O aspetti la carrozza ? Nicoletta fece con gli occhi il gesto di chi si rassegna a credere non convinto , e sospirò : - Se è vero che vai a Siculiana , al ritorno verso sera , passando dallo stradone , non potresti venire a Valsanìa ? - Ah , potendo , figùrati ! - rispose egli . - Ma se gli amici ... Non ritornerò solo ... Se potrò ... dico , se potrò lasciarli ... Tese le labbra per baciarla . Ella ritrasse il capo , istintivamente , temendo di guastarsi l ' acconciatura . - Perché ? - disse . - Perché mi piaci , così ... Non vuoi darmi un bacio ? - Piano , però ... Furono sorpresi dalla vecchia cameriera , la quale veniva ad annunziare che la carrozza del Salvo era arrivata . Nicoletta si staccò subito dal marito . - Ecco , vengo - disse alla serva ; poi , tendendo la mano al marito : - E allora , a rivederci . - Divèrtiti - le augurò Capolino . Quella vettura , per una cittaduzza come Girgenti , era proprio di più ; goffa ostentazione di lusso e di ricchezza che soltanto al Salvo si poteva passare . Dal sobborgo Ràbato , ove Capolino abitava , al viale della Passeggiata , ove il Salvo da alcuni anni s ' era fatto costruire un ' amenissima villa , si poteva andare a piedi in mezz ' ora . Nicoletta non aveva alcun dubbio che il marito andava a battersi quella mattina . Ma non doveva saperlo per potersi divertire . Quante e quant ' altre cose non doveva allo stesso modo sapere , per poter essere così , gaja e amante della vita ! Ci riusciva , spesso , a forza di volontà , non già a non saperle , che non le sarebbe stato possibile , ma a fare , proprio , come se non le sapesse . Di nascosto , quando ne aveva fino alla gola , uno sbuffo , e là ! sollevava l ' anima sopra tutte le miserie che la avevano oppressa sempre , fin dalla nascita . Non doveva sapere , ad esempio , che la madre le aveva fatto morire , se non proprio di veleno , come qualcuno in paese aveva malignato , certo però di crepacuore il padre , per unirsi in seconde nozze con colui ch ' ella chiamava zio Salesio , antico scritturale del banco Spoto . Aveva appena cinque anni , quando il padre le era morto , eppure lo ricordava bene ; tanto che la madre non aveva potuto mai persuaderla a chiamar babbo quel suo secondo marito molto più giovine di lei . Non era cattivo , no , zio Salesio ; ma fatuo , e vano come la stessa vanità . Appena marito della vedova di Baldassare Spoto , aveva creduto sul serio che da quel matrimonio gli fosse derivato quasi un titolo di nobiltà ; e i più strani fumi gli erano saliti al cervello ; tutta l ' anima anzi gli si era convertita in fumo . Presto però la brace per quei fumi aveva cominciato a languire . Spese pazze ... E n ' avesse almeno goduto ! Che supplizio cinese dovevano essere per lui , tuttora , quelle scarpine di coppale , che lo costringevano ad andare a passetti di pernice , quasi in punta di piedi ! Le male lingue dicevano che sotto il panciotto teneva il busto , come le donne . Il busto , no ; una fascia di lana teneva , stretta e rigirata più volte attorno alla vita , anche a salvaguardia delle reni che gli s ' erano ingommate . Non era poi tanto vecchio : aveva appena qualche annetto più di Capolino : ma lo sfacimento , ad onta di tutte le diligenze e delle piú amorose e disperate cure , era cominciato in lui prestissimo . Pareva adesso un fantoccio automatico : tutto aggiustato , tutto congegnato , tutto finto : nei denti , nel roseo delle gote , nel nero dei baffetti incerati e del piccolo pappafico e delle esili sopracciglia e dei radi capelli ; e camminava e si moveva come per virtù di molle , giovanilmente . Gli occhi , però , tra tanta chimica , quasi smarriti entro le borse gonfie e acquose delle pàlpebre , esprimevano una pena infinita . Perché erano venuti i guaj , purtroppo , dopo la morte della moglie . Nicoletta avrebbe potuto sbarazzarsi di lui , ma ne aveva avuto pietà ; s ' era presa però lei l ' amministrazione di quel po ' ch ' era restato ; e le apparenze , sì , aveva voluto salvarle , e zio Salesio ( ormai quasi mummificato ) aveva seguitato a mostrarsi per via come un milordino , prodigio d ' eleganza , sempre in calze di seta e scarpine di coppale , in punta di piedi ; ma , in casa , eh , in casa la più stretta economia . Tanto che un giorno Nicoletta se l ' era visto arrivare con un involto di due polli arrosto finti , di cartone , sotto il braccio . Sicuro : due polli arrosto di cartone da figurare su la magra mensa sotto il paramosche di rete metallica . Ogni giorno il povero vecchio se li metteva lì davanti , su la tavola , per illudersi : non poteva farne a meno ! E quei due polli di cartone e un tozzo di pane ( vero , ma duro per i suoi denti non veri ) erano adesso per intere settimane tutto il suo pranzo giornaliero ! Perché Capolino non aveva voluto prenderlo con sé , e zio Salesio Marullo , rimasto solo nella vecchia e triste casa che Nicoletta gli aveva ceduto con quel po ' ch ' era riuscita a salvare dalla rovina , spesso , non sapendo limitarsi nelle spese , per comperarsi una bella cravatta o un bel bastoncino , restava digiuno - quando , beninteso , non si presentava in casa di Flaminio Salvo nell ' ora del desinare , sapendo che la figliastra era lì . E Nicoletta , che per l ' onta segreta gli avrebbe strappato il pappafico o gli occhi , doveva accoglierlo sorridente . Sentiva che avrebbe potuto esser buona , in fondo , e veramente buona le pareva d ' essersi dimostrata in certi momenti della sua vita ; ma che intanto un perfido destino non aveva voluto permetterle d ' esser tale . Cattiva per forza doveva essere ! Tutto falso in lei , dentro e fuori e intorno . E una lotta segreta , continua , per vincer l ' afa del disgusto , per non sentir l ' impiccio della maschera , quantunque già sul volto le fosse divenuta fina come la stessa pelle . Ma aveva su la fronte un cerro di capelli svoltato , ribelle , Nicoletta Capolino , e temeva in certe ore che così l ' anima qualche giorno le si sarebbe svoltata in petto , in un subito prorompimento contro la soffocazione di tanti e tanti anni . Per ora , il marito andava a battersi ? E lei a festa ! Per non vedere , per non esser veduta da troppa gente , ordinò al cocchiere di lasciar la via Atenea e di prendere per la strada esterna di Santa Lucia , sotto la città . Non si curava più da un pezzo di ciò che la gente pensava nel vederla nella carrozza del Salvo . Era ormai cosa risaputa . Del resto , anche qua , le apparenze in certo qual modo erano salvate dalla parentela che Capolino aveva avuto col Salvo e dall ' ufficio ch ' ella rappresentava presso la figlia di don Flaminio . L ' audacia aveva sfidato la malignità e , se non vinta del tutto , l ' aveva costretta a tacere e a far di cappello in pubblico ; a spettegolare solo in privato , ed anche con una certa filosofica indulgenza . Perché la filosofia ha questo di buono : che alla fine dà sempre ragione a chi , comunque , riesca a imporsi . Villa Salvo era situata in alto , aerea , e dominava il viale tagliato su la collina dal lato meridionale . Vi si saliva per ampie scalee , che superavano l ' altezza con agevoli fughe . A ogni ripiano , su i pilastrini , eran quattro statue d ' arcigna bruttezza , che certo non facevano buona accoglienza ai visitatori né si congratulavano molto con essi della branca superata . Si godeva però di lassù la vista incantevole dell ' intera campagna tutta a pianure e convalli e del mare lontano . Prima di salire al piano superiore della villa , Nicoletta corse diviata allo studio del Salvo a pianterreno ; ma si arrestò d ' un tratto su la soglia , vedendo ch ' egli non era solo . - Avanti , avanti , - disse , inchinandosi , Flaminio Salvo , che stava in piedi davanti alla scrivania , a cui era seduto un giovine , intento a scrivere : Aurelio Costa . - Domando scusa , se ... - cominciò a dire Nicoletta , guardando il Costa che si levava da sedere . - Ma non lo dica ! - la interruppe il Salvo , lisciandosi le basette , con un sorriso freddo , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse palpebre dava un ' espressione di lieve ironia . - Venga avanti ... stavo qui a chiacchierare col mio ingegnere . Poi , notando l ' impaccio di questo per la presenza della signora , aggiunse : - Non vi conoscete ? - Veramente , di nome sì , - rispose con una certa disinvoltura Nicoletta . - Credo però non ci sia mai stata presentazione fra noi ... - Oh ! e allora , - riprese il Salvo , - per la formalità : l ' ingegnere Aurelio Costa , la signora Lellè Capolino - Spoto . Aurelio Costa , con gli occhi bassi , senza scostarsi dalla scrivania , chinò lievemente il capo . Era ben messo , senza ombra di ricercatezza , composto e altero nella maschia bellezza , cui l ' insolito abito cittadino , di fresca fattura , faceva forse apparire un po ' rude . - Sarà pronta Adelaide ? - domandò Nicoletta al Salvo dopo aver osservato il giovane e risposto con un lieve sorriso all ' inchino sostenuto di lui . - Ecco , un momento , - rispose il Salvo . - Segga , segga , donna Lellè . Io vado e torno . Credo che Adelaide sia pronta . E s ' avviò per uscire . - Ma sarà meglio che venga su anch ' io ! - gli gridò dietro Nicoletta . - No , perché ? - disse il Salvo , voltandosi su la soglia . - Viene giù subito Adelaide . E uscì . Nicoletta non volle sedere ; girò un po ' , dimenandosi capricciosamente per l ' ampia sala addobbata con sobria ricchezza . Aurelio , rimasto in piedi , non sapeva se dovesse , o no , rimettersi a sedere ; temeva di commettere un atto indelicato ; ma , d ' altra parte , era urtato dal pensiero che , per il capriccio di colei , dovesse star lì come un servitore in attesa . E come una padrona veramente ella era lì : ma a qual prezzo ? E dire che lui aveva sognato tant ' anni di farla sua , quella donna ! Era anche lui lì al servizio del Salvo , come lei , come Capolino , come tutti ; ma se ella fosse stata sua moglie , il Salvo non avrebbe certamente osato neppur di pensare che avrebbe potuto servirsene pe ' i suoi senili allettamenti . Là , tra due vecchi si trovava ella ora , con la sua florida bellezza voluttuosa , contaminata . Ne godeva ? Ostentava di fronte a lui quella sfacciata padronanza ? Godeva di quel lusso ? degli onori che le si rendevano per l ' onore perduto ? Ma sì ! Anche deputato sarebbe stato tra poco suo marito ... E lei , moglie d ' un deputato ! Con lui , invece , che sarebbe stata , se pur fosse riuscita a vincere l ' orrore - già , l ' orrore ! - d ' unirsi a uno di così bassi natali ? L ' onestà , la gioventù , l ' amore puro e santo ? Ma valevan di più per lei le piume ondeggianti e il velo dell ' ampio cappello ! Stanco e sdegnato , sedette . - Oh bravo , sì , - esclamò allora Nicoletta , voltandosi a guardarlo . - Mi scusi tanto , se non gliel ' ho detto ... Distratta , pensavo ... Si appressò ; venne a porsi innanzi alla scrivania , di fronte a lui , con una mossa repentina , risoluta e provocante della persona . - Lei ora starà qui , ingegnere ? - Forse ... Non so ... - le rispose egli , guardandola a sua volta con fermezza . - Attendiamo per ora a tracciare un disegno ... Se si attua ... - Rimarrà qui ? - Ci sarà bisogno d ' un direttore ... Nicoletta rimase un po ' a guardarlo , sopra pensiero ; poi , rialzandosi lievemente con una mano i capelli su la fronte : - Lei studiò a Parigi , è vero ? - Sì , - rispose lui , reciso , sentendo il profumo inebbriante che ella esalava dalla procacissima persona . - Parigi ! - esclamò Nicoletta Capolino , levando il mento e socchiudendo gli occhi . - Ci sono stata , nel mio viaggio di nozze ... e dica un po ' , volendo , adesso , lei non potrebbe più ritornare ingegnere governativo ? Aurelio la guardò , stordito da questa subitanea diversione Aggrottò le ciglia ; rispose : - Non so . Non credo . Ma non tenterei neppure . Ritornerei per mio conto in Sardegna . Sono qua per fare un piacere al signor Salvo . Non perderei nulla , andandomene . - Oh lo so ! - disse subito lei . - Coi suoi meriti ... Volevo dir questo appunto ! E il signor Salvo certamente non se lo lascerà scappare , se ha in mente , come lei dice , un disegno . Strizzò un po ' gli occhi , e portò un dito alle labbra , stette un po ' assorta e riprese con altro tono di voce : - Eppure io mi ricordo bene di lei , sa ? di quando lei era qua , ancora studente ... giovanottino ... sì ! me ne ricordo benissimo ora ... Aurelio fece un violento sforzo su se stesso per resistere al turbamento , all ' urto che le parole di lei , dette con così calma improntitudine , gli cagionavano . Che voleva da lui quella donna ? Perché gli parlava così ? Era veramente difficile a indovinare ; e per Aurelio , anzi , impossibile . L ' improvviso , inopinato incontro con lui ; l ' impressione che ne aveva ricevuta ; i pensieri che coi feminei sguardi furtivi gli aveva letti in fronte dopo il suo irrompere con tanta libertà nello studio del Salvo , e poi durante quell ' attesa ; l ' avvilimento segreto per la sua condizione , che in fondo non poteva non sentire davanti a quel giovine che un giorno l ' aveva chiesta in moglie onestamente , per amore ; il pensiero ch ' egli ora sarebbe rimasto lì , nella casa del Salvo , e che Dianella lo amava in segreto , e che presto egli , con la vicinanza , avrebbe potuto accorgersene ; e che tra poco dunque - ostinandosi Dianella fino a vincere l ' opposizione del padre - lei avrebbe potuto soffrir l ' onta d ' assistere al fidanzamento di colui con la figlia del suo padrone , avevano messo in subbuglio l ' anima di Nicoletta Capolino . Sarebbe toccato a lei , allora , di sorvegliare , di far la guardia ai fidanzati ; e quel giovine là , che si mostrava ancor tanto mortificato del rifiuto ch ' ella sdegnosamente aveva opposto alla domanda di lui ; quel giovine là si sarebbe presa una tale rivincita su lei : sarebbe diventato domani suo padrone anche lui , marito di quella Diana , da cui ella si sentiva sprezzata e odiata . Ed era pur bello , e forte , e fiero ! E ancora ( se n ' era accorta bene ! ) , ancora sotto il fascino di lei , per quanto offeso e sdegnato ... Perché poi Flaminio Salvo , che sapeva tutto , se n ' era subito uscito e l ' aveva lasciata lì , sola con lui ? Tornò a strizzar gli occhi , quasi per smorzare lo sfavillìo dei segreti pensieri ; e aggiunse con un tono strano : - Anche lei forse si ricorderà ... Aurelio , sconvolto , levò gli occhi a guardarla con una espressione fosca e dura . - Non me ne voglia male , - disse allora ella con triste dolcezza , piegando da un lato la testa . - Poiché lei rimarrà qui e noi avremo occasione di vederci spesso , cogliamo questa , intanto , per togliere con franchezza un ' ombra tra noi , che ci aduggerebbe . Io passo per sventata ; sarò tale , non nego ; ma non posso soffrire le simulazioni , le dissimulazioni d ' ogni sorta , per nessuna ragione , i pensieri coperti ... Vogliamo essere buoni amici ? Gli tese , così dicendo , la bella mano inanellata ; e , dopo la stretta , gliela lasciò ancora un poco per aggiungere : - Tanto , creda , non glielo dico per civetteria , né per avere un complimento ; lei ancora ha la sua bella libertà ; nessuna perdita e nessun rimpianto . Buoni amici ? E , sentendo l ' ànsito affannoso e il fruscìo della veste di seta di donna Adelaide Salvo , tornò a stringergli la mano in fretta , apposta , come per dar senso e sapore d ' un patto segreto a quella conversazione . - Alla fiera ! alla fiera ! - esclamò donna Adelaide , entrando con le mani per aria , accaldata , sbuffante . - Guarda , Lellè , guarda , ingegnere , figlio mio , come mi hanno parata ! Oh , Maria Santissima , mi sembro io stessa una bella puledra stagionata , tutta infiocchettata , da condurre alla fiera ... Ma con Flaminio non si può combattere , picciotti miei ; bisogna fare : Su , bubbolino , salutami il re ; dir sempre di sì , dir sempre di sì . Ridete ? ridete pure ... Ridevano , infatti , Nicoletta Capolino e Aurelio Costa , mentre donna Adelaide con le braccia aperte si girava intorno come una trottola ; ridevano anche , irresistibilmente , per il piacere d sentire espressa con tanta disinvoltura e tanta comicità la loro segreta impressione , che essi si sarebbero guardati bene , non che d ' esprimere , ma anche di riflettere , con quella crudezza , su la propria coscienza . Appunto questo voleva donna Adelaide . La quale sentiva il ridicolo di quelle nozze strane e tardive , e poneva le mani avanti per disarmar l ' altrui malignità . Dotata di buon senso e d ' un certo spirito , aveva stimato di poter senz ' altro approfittare della sua privilegiata condizione e di quella dello sposo , che mascheravano con pompa sdegnosa quanto vi era d ' illegale in quelle nozze . Ma vi si prestava senza entusiasmo , quasi per fare un piacere al fratello più che a se stessa . Sapeva però che il principe era un bellissimo e garbatissimo uomo . Ella , già anziana , dopo l ' entrata di quella simpatica Nicoletta in casa , che aveva preso tanto impero su Flaminio ( e giustamente , veh ! bella figliuola , sacrificata , poverina , da quel cagliostro del marito ! ) , ella s ' era stancata della sua « terribile signorinaggine » come la chiamava , e aveva detto di sì : - Su , bubbolino , salutami il re ! Senza municipio ; con la chiesa soltanto . Che glien ' importava ? Vecchia , non avrebbe fatto figli di certo . L ' assoluzione del prete , per lei , bastava , per i parenti e gli amici bastava , e dunque avanti , alla fiera ! allegramente ! La musoneria , la musoneria non poteva soffrire , donna Adelaide . Era impensierita soltanto di questo : che le avevano detto che il principe aveva la barba lunga . Un uomo con la barba lunga doveva essere molto serio per forza , o averne per lo meno l ' impostatura . Sperava di fargliela accorciare . Bella Madre Santissima , non ci avrebbe avuto pazienza , lei , a lisciar peli lunghi come fiumi ! Più corta , la barba , più corta ... Chionza popputa , quasi senza collo , non era tuttavia brutta , donna Adelaide ; aveva anzi bello il viso , ma gli occhi troppo lucenti , d ' una lucentezza cruda , quasi di smalto , e lucentissimi i denti che le si scoprivano tutti nelle sonore risate frequenti . Smaniava sempre , oppressa com ' era e soffocata da quelle enormi poppe sotto il mento , « prepotenti escrescenze » , com ' ella le chiamava . E caldo , caldo , caldo ; aveva sempre caldo , e voleva aria ! aria ! aria ! Non se l ' aspettava , intanto , il vecchio cascinone di Valsanìa , nel desolato abbandono in cui da tanti anni viveva , tutti quei fronzoli e quei pennacchi , tutti quei paramenti sfarzosi che i tappezzieri gli appendevano dalla mattina . Pareva se li guardasse addosso , triste e un po ' stupito , con gli occhi delle sue finestre . Oh ! oh ! gli avevano appeso anche un lungo festone di lauro , come una collana ; un ' altra collana , più su , di mortella , sotto le gronde , con certi rosoni di carta che avevano spaventato i passeri del tetto . Povere care creaturine , a cui esso , buon vecchione ospitale , voleva tanto bene ! Eccoli là , tutti scappati via , nascosti tra le foglie degli alberi attorno . E di là gli mandavano , sgomenti , certi acuti squittìi , che volevano dire : - Oh Dio , che ti fanno , vecchione , che ti fanno ? Mah ! S ' era da gran tempo addormentato , il vecchione , nella pace dei campi . Lontano dalla vita degli uomini e quasi abbandonato da essa , aveva da un pezzo cominciato a sentirsi , nel sogno , cosa della natura : le sue pietre , nel sogno , a risentire la montagna nativa da cui erano state cavate e intagliate ; e l ' umidore della terra profonda era salito e s ' era diffuso nei muri , come la linfa nei rami degli alberi e qua e là per le crepe erano spuntati ciuffi d ' erba , e le tegole del tetto s ' eran tutte vestite di musco . Il vecchio cascinone , dormendo , godeva di sentirsi così riprendere dalla terra , di sentire in sé la vita della montagna e delle piante , per cui ora intendeva meglio la voce dei venti , la voce del mare vicino , lo sfavillìo delle stelle lontane e la blanda carezza lunare . Che bel tappeto nuovo fiammante su la vecchia scala rustica , che aveva due stanghe verdi per ringhiera ! che scorta di lauri e di bambù su per i gradini e poi sul pianerottolo ! e che drappi damascati ai davanzali delle finestre e al terrazzo di levante per nascondere la ringhiera arrugginita ! che tappeto anche lì , su quel terrazzo , e sedie di giunco e tavolini e vasi di fiori ... Ora vi rizzavano una tenda a padiglione . Il ricevimento e la presentazione degli sposi avrebbero avuto luogo lì , poiché non s ' era potuta strappare a Mauro Mortara la chiave del camerone . Dall ' alba egli era andato a rintanarsi , non si sapeva dove . Don Cosmo , in maniche di camicia , sbuffava e smaniava per la camera in disordine , mentre donna Sara Alàimo , ancora spettinata , cercava dentro un ' arca antica di faggio , stretta e lunga come una bara , un abito decente per farlo comparire nella solenne cerimonia . Spirava da quell ' arca piena d ' abiti vecchi un denso acutissimo odore di canfora . - Mi tenga il coperchio , almeno , santo Dio ! - gemeva soffocata , come da sotterra , la povera « casiera » . Già due volte il coperchio le era caduto addosso , su le reni . E don Cosmo : - Gnornò ! Siamo in campagna ! Lasciatemi in pace ! - Ma si lasci servire ... - seguitava a gemere dentro l ' arca donna Sara . - Verrà monsignor vescovo ... verrà la sposa ... Vuol comparire in giacchetta ? Mi lasci cercare ... So che c ' è ! - E io vi dico , invece , che non c ' è piú ! - Ma se l ' ho vista io ! C ' è ! C ' è ! Cercava un ' antica napoleona , che don Cosmo al tempo dei tempi aveva indossata una o due volte , e rimasta perciò nuova nuova , lì sepolta sotto la canfora , di foggia antica , sì , ma « abito di tono » almeno ... - Eccola qua ! gridò alla fine , trionfante , donna Sara , rizzandosi su le reni indolenzite . E tira e tira e tira ... oh , Dio , cosí lunga ? ... e tira ... Le si allentarono le braccia , a donna Sara . Era una tonaca , quella . La tonaca da seminarista di don Cosmo Laurentano . Finì di tirarla fuori tutta , mogia mogia , per ripiegarla a modo e riseppellirla coi debiti riguardi . Tentennò il capo ; sospirò : - Vero peccato ! Chi sa che , invece di monsignor Montoro , non sarebbe lei a quest ' ora vescovo di Girgenti ... - Starebbe fresca la diocesi ! - borbottò don Cosmo . - Buttatela via , giù ! S ' era turbato alla vista inaspettata di quella tonaca , spettro della sua antica fede giovanile . Vuota e nera come quella tonaca era rimasta di poi l ' anima sua ! Che angosce , che torture gli resuscitava ... Con gli angoli della bocca in giù e gli occhi chiusi , don Cosmo s ' immerse nelle memorie lontane e tuttavia dolenti della sua gioventù tormentata per anni dalla ragione in lotta con la fede . E la ragione aveva vinto la fede , ma per naufragare poi in quella nera , fredda e profonda disperazione . - C ' era o non c ' era ? - gli disse donna Sara alla fine , parandoglisi davanti con la napoleona su le braccia protese . Don Cosmo fece appena in tempo a indossarla . Uno degli uomini di guardia ( ne erano venuti otto , alla spicciolata , da Colimbètra , in gran tenuta ) entrò di corsa ad annunziar l ' arrivo di Monsignore . Don Cosmo tornò a sbuffare ; volle alzar le braccia per esprimere il fastidio che gli recava quell ' annunzio ; ma non poté ; la napoleona ... - Giusta ! attillata ! dipinta ! - lo prevenne donna Sara . - Dipinta un corno ! - gridò don Cosmo . - Mi sega le ascelle , mi strozza ! E scappò via . Sperava che arrivasse per ultimo il vescovo e che non toccasse a lui d ' accoglierlo e di tenergli compagnia fino all ' arrivo degli altri ospiti . Gli seccavano anche questi , gli seccava enormemente tutta quella pagliacciata pomposa ; ma più di tutto e di tutti la vista di monsignor vescovo , di quell ' alto rappresentante d ' un mondo da cui egli s ' era allontanato dopo tanto strazio , urtato specialmente dall ' ipocrisia di tanti altri suoi compagni , i quali , pur assaliti in segreto dai suoi stessi dubbii , vi erano rimasti . E monsignor Montoro era appunto fra questi . Ora si faceva baciar la mano , colui , e aveva la cura suprema delle anime di un ' intera diocesi . Le illusioni incoscienti , le finzioni spontanee e necessarie dell ' anima , don Cosmo , sì , le scusava e le commiserava e compativa ; ma le finzioni coscienti , no , segnatamente in quell ' ufficio supremo , in quel ministero della vita e della morte . - Oh bello ! oh bene ! - diceva intanto Monsignore , molle molle , smontato dalla vettura e guardando la campagna intorno , tra Dianella Salvo e il suo segretario , giovane prete , smilzo e pallidissimo , dagli occhi profondi e intelligenti . - Col mare vicino ... oh bello ! ... oh bene ! ... e la valle ... e la valle ... e che ... S ' interruppe , vedendo don Cosmo scender la scala della vecchia villa infronzolata . - Oh eccolo ! Caro mio don Cosmo ... - Monsignore riveritissimo , - disse questi , inchinandosi goffamente . - Caro ... Caro ... - ripeté Monsignore , quasi abbraccianolo e battendogli una mano sulla spalla . - Da quanti mai anni non ci vediamo più ... Vecchi ... eh ! vecchi ... Tu ... ( ci daremo del tu , spero , come un tempo noi due ) tu devi avere , se non sbaglio , qualche annetto più di me ... - Forse ... sì , - sospirò don Cosmo . - Ma chi li conta piú , Montoro mio ? So che n ' ho molti dietro ; pochi , davanti ; e quelli mi pesano , e questi mi pajono enormemente lunghi ... Non so altro . Dianella Salvo , guardando don Cosmo , aveva atteggiato involontariamente il volto di riso nel vedergli addosso quell ' antica napoleona che gli serrava le spalle e le braccia . Sorrideva sotto il naso anche il giovine e pallido prete ; e gli otto uomini di guardia , postati e impalati a piè della scala , miravano il fratello del principe loro padrone , a quel solenne ricevimento , tra afflitti e mortificati . Donna Sara Alàimo s ' era accomodati alla bell ' e meglio i capelli sotto la cuffia ed era scesa a baciar la mano al vescovo , piegando un ginocchio fino a terra ; erano scese con lei le due cameriere insieme col cuoco e il servitore , e s ' era accostata anche la moglie del curàtolo Vanni di Ninfa coi tre marmocchi sbracati , dalle zampe a roncolo . Monsignore tendeva la mano al bacio e sorrideva a tutti , chinando il capo . Poi presentò il segretario a don Cosmo e , salendo la scala della villa , parlò della visita che aveva fatto testé , di passata , alla chiesuola della Seta , e della festa che gli avevano fatta tutti gli abitanti di quel casale . - Che buona gente ... che buona gente ... E domandò a Dianella e a donna Sara se la domenica andavano a messa lì , a quella chiesuola . - So che ci viene apposta un sacerdote da Porto Empedocle , e che quei buoni borghigiani raccolgono l ' obolo dai viandanti tutta la settimana , per lo stradone ... Entrando nella villa si rivolse a Dianella e le domandò : - La mamma ? Dianella gli rispose con un gesto sconsolato delle braccia , impallidendo e guardandolo negli occhi amaramente . - Che pena ! - sospirò Monsignore , andando a sedere nel terrazzo già addobbato . - Ma calma , eh , almeno è calma ? - Non si sente ! - esclamò donna Sara . - E seguita a pregare , è vero ? - aggiunse il vescovo . - Sempre , - rispose Dianella . - Consolante per voi , - osservò Monsignore , tentennando lievemente il capo , con gli occhi globulenti socchiusi , - che nel bujo della mente , soltanto il lume della fede le sia rimasto acceso ... Divina misericordia ... - Perdere la ragione ! - mormorò don Cosmo . Monsignore si voltò a guardarlo , piccato . Ma don Cosmo , assorto , non lo vide : pensava per conto suo . - Dico serbar la fede , pur avendo perduto la ragione , - spiegò Monsignore . - Sì , sì ! - sospirò don Cosmo , riscotendosi . - Ma difficile è il contrario , Monsignore mio ! - Credo che non sia prudente , è vero , farmi vedere da lei ? - domandò il vescovo , rivolgendosi a Dianella , come se non avesse inteso le parole di don Cosmo . - Lasciamola , lasciamola tranquilla ... Con te , - soggiunse poi , piano e con un benevolo sorriso a don Cosmo , - vorrei pur riprendere le fervide discussioni nostre d ' un tempo , ma non ora e non qui ... Se tu volessi venire a trovarmi ... - Discutere ? Stolido perfetto ! - esclamò don Cosmo . - Sono diventato stolido perfetto , caro Montoro mio ... Non connetto più ! Se uno mi dice che due e due fanno sei e un altro mi dice che fanno tre ... - Ecco il principe ! - lo interruppe donna Sara , che guardava verso il viale dalla ringhiera del terrazzo . Monsignore si alzò con Dianella e don Cosmo per vederlo arrivare . Questi accorse , per abbracciarlo appena smontato dalla vettura . Cavalcavano ai due lati capitan Sciaralla e un altro graduato , anch ' essi in alta tenuta . Il rosso acceso dei calzoni spiccava gajamente tra il verde degli alberi e sotto l ' azzurro del cielo . La vettura era chiusa . Il segretario Lisi Prèola sedeva dirimpetto al principe . Donna Sara si ritrasse dal terrazzo , ove rimasero soltanto Monsignore , Dianella Salvo e il segretario ad assistere dalla ringhiera all ' abbraccio che i due fratelli si sarebbero scambiato . Don Ippolito Laurentano smontò dalla vettura con giovanile agilità . Vestiva da mattina e aveva in capo un cappello avana dalle ampie tese . Baciò il fratello e subito si trasse indietro a osservarlo . - Cosmo , e come ti sei conciato ? - gli domandò sorridendo . - Ma no ! ma no ! Vai subito a levarti codesto monumento dalle spalle ... Don Cosmo si guardò addosso la napoleona , di cui non si ricordava più , quantunque se ne sentisse segar le ascelle . - Sì , difatti , - disse , - sento un certo odore ... - Odore ? Ma tu appesti , caro ! - esclamò don Ippolito . - Senti di canfora lontano un miglio ! E sorrise a Monsignore e si levò il cappello per salutare Dianella Salvo nel terrazzo ; poi s ' avviò per la scala . - Vi do la consolante notizia che siete molto più stolida di me ! ma molto ! molto ! - diceva poco dopo don Cosmo alla « casiera » avvilita e stizzita , punto persuasa che quell ' « abito di tono » fosse fuor di luogo in un avvenimento come quello , con la presenza d ' un monsignore . - E mi avete fatto girar la testa , - incalzava don Cosmo , - e mi avete ubriacato con tutta la vostra canfora ... Tirate , giù ! tirate subito ... Non mi posso scorticare da me ! Datemi la mia solita giacca , adesso . Quando ricomparve sul terrazzo , don Ippolito levò le braccia . - Ah , sia lodato Dio ! così va bene ! Monsignore e Dianella ridevano . - Pensate di donna Sara ! che vuoi farci ? - sospirò don Cosmo , alzando le spalle . - Vi assicuro che è molto più stolida di me . - Questo poi ! - disse il principe , ridendo . - E di ' un po ' , Mauro dov ' è ? non si fa vedere ? - Uhm ! - fece don Cosmo . - Sparito ! Non ne ho più nuova da tanti giorni , da che abbiamo l ' onore ... - Io so dov ' è , - disse Dianella , inchinando graziosamente il capo al complimento di don Cosmo , che volle interrompere . - Sotto un carubo giù nel vallone ... Ma , per carità non deve saperlo nessuno ! Noi abbiamo fatto amicizia ... - Ah sí ? - domandò don Ippolito , ammirando con occhi ridenti la gentilezza e la grazia della fanciulla . - Con quell ' orso ? - È un gran pazzo ! - sentenziò gravemente don Cosmo . - No , perché ? - fece Dianella . - E guardi poi chi lo dice , Monsignore ! - esclamò il principe . - Non so che pagherei per assistere , non visto , alle scene che debbono avvenire qua fra tutti e due , quando son soli ... Don Cosmo approvò col capo ed emise il suo solito riso di tre oh ! oh ! oh ! - Dev ' essere uno spasso ! - aggiunse don Ippolito . Dianella guardava con piacere e indefinibile soddisfazione quel vecchio , a cui la virile bellezza , la composta vigoria , la sicura padronanza di sé davano una nobiltà così altera e così serena a un tempo ; indovinava il tratto squisito che doveva avere senza il minimo studio e però senz ' ombra d ' affettazione , e soffriva nel porgli accanto col pensiero sua zia Adelaide di così diversa , anzi opposta natura : scoppiante e sempliciona . Che impressione ne avrebbe ricevuta tra poco ? Si mossero tutti dal terrazzo e tutti , tranne Monsignore e il suo segretario che rimasero sul pianerottolo innanzi alla porta , scesero a piè della scala , quando i sonaglioli d ' argento annunziarono per il viale la vettura di Flaminio Salvo . Don Ippolito si fece avanti per ajutar le signore a smontare , e sorprese la sposa nell ' atto di sbuffare un Eccoci qua ! con le braccia protese verso il cielo della carrozza , come per spiccicarsele . Finse di non accorgersi di quell ' atto sguajato , facendo più profondo l ' inchino , poi le baciò la mano ; la baciò a donna Nicoletta Capolino , e strinse vigorosamente quella di Flaminio Salvo , mentre le due signore abbracciavano festosamente Dianella , e don Cosmo restava impacciato , non sapendo se e come farsi avanti . Capitan Sciaralla su la giumenta bianca pareva una statua , a piè della scala , innanzi al plotone su l ' attenti . - Ah , i militari ! lasciatemi vedere i militari ! - esclamò donna Adelaide , accorrendo come una papera , senza accorgersi che dall ' alto della scala , tra i cassoni di lauro e di bambù , monsignor Montoro col volto atteggiato di benevolo condiscendente sorriso per la terza volta si inchinava invano . Dianella , scorgendo alla fine l ' imbarazzo di don Cosmo , troncò le espansioni d ' affetto di Nicoletta Capolino , e trattenne la zia per indicargli e presentargli il futuro cognato . - Ah già - fece donna Adelaide , ridendo e stringendogli forte la mano . - Tanto piacere ! Il romito di Valsanìa , è vero ? Piacerone ! E come l ' hanno parata bella la villa ! Uh , guarda ! guarda ! ma c ' è già Monsignore ... E nessuno me lo diceva ! S ' avviò in fretta per la scala ; subito il principe accorse per offrirle il braccio ; don Cosmo lo offrì a donna Nicoletta , e Dianella seguì col padre . - Vestiti proprio bene codesti militari ! - disse donna Adelaide al principe , tirandosi su davanti con la mano libera la veste , per non incespicar nella salita . - Graziosi davvero ! pajono pupi di zucchero ! Poi , prima d ' arrivare al pianerottolo in cima alla scala : - Monsignore eccellentissimo ! Credevo che Vostra Eccellenza dovesse arrivare col comodo suo , ed eccola qua invece ... puntuale ! Il vescovo sorrise , tese la mano perché donna Adelaide baciasse l ' anello , e le disse : - Per aver la gioja di vedervi così , a braccio del principe e darvi la benvenuta , donna Adelaide , nelle case dei Laurentano . - Ma che degnazione , grazie , grazie , proprio gentile , Vostra Eccellenza ! - rispose donna Adelaide , entrando nella villa a un invito del principe . Entrò Monsignore e poi donna Nicoletta e poi Dianella e il Salvo e il segretario del vescovo e anche don Cosmo : il principe volle entrare per ultimo . Quando si fece nel terrazzo , sorprese i dolci occhi di Dianella che lo aspettavano , indagatori . Istintivamente rispose a quello sguardo con un lievissimo sorriso . - Bell ' uomo , no ? - disse piano a Dianella Nicoletta Capolino . - Non ci sarà punto bisogno d ' accorciargli la barba , come dice Adelaide . - Accorciargli la barba ? - domandò Dianella . - Sì , - riprese l ' altra . - Ci ha fatto tanto ridere in carrozza , con la paura della barba lunga del principe . - Che avete da dire voi due là ? - saltò a domandare a questo punto donna Adelaide . - Ridete di noi ? Ridono di me e di voi , caro principe . Ragazzacce ! Ma non c ' è che fare : siamo qua per questo ; oggi è la nostra giornata ... Come alla fiera ! Flaminio , figlio mio , non mi mangiare con gli occhi . Fammi coraggio , piuttosto ! Io ti dico di sì , sempre di sì ... Ma lasciami stare allegra ! Dico sciocchezze , perché sono commossa ... Andiamo , Nicoletta ! Con licenza vostra , principe , vado a salutare la mia povera cognata . E andò seguita dalla nipote e da Nicoletta . Subito il Salvo , per rimediare all ' impressione sgradevole di quella scappata della sorella nell ' animo del principe , spiegò con aria misteriosa che la signora Capolino ignorava affatto che il marito forse in quel momento stesso si batteva e che lo credeva invece a Siculiana per il giro elettorale . - Preghiamo Iddio che avvenga bene ! - sospirò Monsignore , afflittissimo , levando gli occhi al cielo . - Oh , non c ' è da dubitarne ! - sorrise il Salvo . - Un avversario ridicolo , che le ha prese da tutti , sempre : corto , grassoccio e miope forte . Il nostro Capolino , invece ... - Ho visto da lontano , per lo stradone , appena uscito dalla villa , - disse don Ippolito , - le due carrozze che venivano a Colimbètra . - Eh già , - soggiunse il Salvo , - a quest ' ora , certamente ... E s ' interruppe . Tacquero tutti per un istante , sopraffatti senza volerlo dalla costernazione , e volarono col pensiero alla villa lontana , dove in quel momento avveniva lo scontro . Lì era una ben diversa realtà : due uomini a fronte , due sciabole nude , guizzanti nell ' aria ; qua , in mezzo al silenzio della campagna , gli addobbi sfarzosi , improvvisati per una festa , che ora , stranamente , appariva a tutti quasi fuor di luogo . C ' era veramente , fin dall ' arrivo , in fondo a gli animi una certa freddezza impicciosa , che tanto il principe quanto il Salvo cercavano di dissimulare alla meglio . Tale freddezza proveniva dalla risposta di Landino , finalmente arrivata , alla lettera del padre : solite congratulazioni , soliti augurii , espressioni ricercate di compiacimento per la buona e affettuosa compagnia che il padre avr ' ebbe avuto ; ma nessun accenno alla sua venuta per assistere alle nozze . Don Ippolito , partendo da Colimbètra , aveva divisato di mandare a Roma Mauro Mortara , perché facesse intendere a Landino quanto dispiacere gli cagionasse la sua condotta , e lo inducesse a ritornare con sé in Sicilia . Sapeva che Landino fin dalla prima infanzia nutriva un affetto tenerissimo e profondo per il vecchio Mauro e una viva ammirazione per il carattere di lui , per la fedeltà fanatica alla memoria e alle idee del nonno , per l ' atteggiamento quasi sdegnoso che aveva assunto fin da principio e manteneva tuttora di fronte al padre , cioè di fronte a lui don Ippolito , che pure era il suo padrone . Nessun ambasciatore forse sarebbe stato più efficace di lui . Perché quel vecchio selvaggio era come radicato nel cuore della famiglia . Volle approfittare di quel momento che le due signore s ' erano assentate , per uscire sul pianerottolo della scala a ordinare a Sciaralla di mandar giù nel burrone Vanni di Ninfa in cerca di Mauro , a cui voleva parlare . Quando ritornò sul terrazzo , vi ritrovò donna Adelaide , donna Nicoletta e Dianella . Le prime due s ' erano tolti i cappelli Donna Adelaide aveva gli occhi rossi di pianto e Dianella era più pallida e più fosco il Salvo . - Io non v ' ho chiesto , don Flaminio , - disse il principe afflitto , - d ' essere presentato alla vostra signora , perché so purtroppo ... - Oh , grazie , grazie , - lo interruppe il Salvo , stringendosi nel suo cordoglio e scrollando lievemente il capo , con gli occhi socchiusi , come per dire : « Tanto ... è come se non ci fosse ! » . Donna Adelaide s ' era accostata alla ringhiera del terrazzo e , con le spalle voltate , s ' asciugava gli occhi , si soffiava forte il naso , dicendo a Nicoletta Capolino che la esortava a calmarsi : - Sono un ' asinaccia , lo so ! Ma che ci posso fare ? Quando la vedo ... quando le vedo quegli occhi ... mi fa una pena ! una pena ! A un tratto , facendo uno sforzo , alzò le braccia , si provò a sollevare e a scuotere il capo , come soffocata , sbuffò : - Uff , e basta ora ! - e si voltò sorridente . Vennero nel terrazzo due camerieri in livrea con vassoj pieni di tazze e di paste . Dopo la colazione , monsignor Montoro prese la parola per dichiarare con un forbito sermoncino ( che pur voleva aver l ' aria d ' essere improvvisato lì per lì , alla buona ) la promessa formale delle prossime nozze , ed esaltò naturalmente i bei tempi , in cui alla società degli uomini bastava d ' intendersi solamente con Dio per il vincolo matrimoniale , che soltanto la religione può render sacro e nobile , laddove la legge umana e così detta civile lo avvilisce e quasi lo abietta ... Tutti ascoltavano a occhi bassi , religiosamente , le parole dipinte del vescovo . Solo don Cosmo teneva le ciglia aggrottate e gli occhi serrati , come se in qualcuna di quelle parole volesse trovar l ' appiglio per una discussione filosofica . Don Ippolito , nel vederlo in quell ' atteggiamento , se ne impensierì sul serio . Flaminio Salvo , dal canto suo , con quella lettera da Roma attraverso all ' anima , pensava che eran belle e buone , sì , quelle considerazioni del vescovo , ma che intanto il signor figlio del principe faceva orecchie da mercante , e che non si stava ai patti , e che la sorella senz ' alcuna garanzia si lasciava andare a quella prima compromissione . Per donna Adelaide quell ' orazioncina era come una funzione sacra , quasi come sentir messa : una formalità , insomma . Tutta una commedia , invece , non molto divertente in quel punto era per Nicoletta Capolino , e nauseosa per Dianella che guardava costei e chiaramente le leggeva in fronte ciò che pensava . S ' era levata una brezzolina dal mare , e la tenda a padiglione si gonfiava a tratti come un pallone , e un lembo del drappo damascato sbatteva insolentemente contro le bacchette della ringhiera nascosta . Questo battìo distrasse alla fine l ' attenzione non molto intensa che donna Adelaide prestava all ' orazioncina oramai troppo lunga e , come una nuvola portata dal vento offuscò a un tratto il sole , ella si chinò alquanto a sbirciare il cielo di sotto la tenda e non poté tenersi dal mormorare : - Purché non piova ... Queste tre parole , appena mormorate , ebbero un effetto disastroso , come se tutti irresistibilmente ( tranne Monsignore s ' intende ) scoprissero una relazione immediata tra la minaccia della pioggia e quel ponderoso e interminabile sermone . Don Cosmo sbarrò gli occhi , stralunato ; donna Nicoletta non poté frenare uno scatto di riso ; don Flaminio si accigliò ; Monsignore s ' interruppe , si smarrí , disse : - Speriamo di no , - e subito soggiunse : - Conchiudo . Conchiuse , naturalmente , con augurii e rallegramenti , e tutti si levarono con molto sollievo . Donna Adelaide , sentendosi proprio soffocare sotto quel parato a padiglione , propose di scendere a passeggiare per il viale . Il principe tornò a offrirle il braccio , Nicoletta scese con Dianella , e Monsignore , il Salvo , don Cosmo e il segretario tennero dietro . Don Ippolito Laurentano si sentiva la lingua inaridita e legata , per la lotta crudele dentro di lui tra il sentimento cavalleresco che lo spingeva a mostrarsi premuroso e galante con la dama , e il disinganno e la repulsione invincibile che i modi di lei , il tratto , i gesti , la voce , il riso gli avevano subito ispirato ; tra il bisogno istintivo , prepotente , irresistibile di liberarsene al più presto , mandando a monte senz ' altro quel disegno che ora , in atto , gli appariva così intollerabilmente minore dell ' idea che se n ' era formata , e il pensiero della difficoltà dopo quella prima compromissione , e il puntiglio inoltre , segreto e acerbo , contro il figlio lontano , a cui gli pareva di darla vinta , dopo che s ' era abbassato fin quasi a chiedergli il permesso di quelle nozze . Gli bolliva dentro , infine , acerrima , la stizza contro Monsignore che così ingannevolmente gli aveva dipinto la sposa : - briosetta , gran cuore , indole aperta , sincera , vivace , remissiva ... - Che dirle intanto ? da che rifarsi a parlarle ? Per fortuna sopravvenne capitan Sciaralla ad annunziargli , su l ' attenti , che il Mortara era venuto su dal « vallone » . - E dov ' è ? - domandò il principe aspramente . - Digli che venga qua . - Mauro ? - domandò don Cosmo . - Eh no , lascialo stare , poveretto ... Sai com ' è ... - Ah , quello che chiamano il monaco ? - esclamò donna Adelaide . - Andiamo a vederlo , andiamo subito , principe , per favore ! - No , zia ! - pregò Dianella , che si pentiva d ' avere indicato il nascondiglio ... - Lo faremmo soffrire ... - Ma è proprio così orso ? - disse , stupita , donna Adelaide . - Orsissimo ! - confermò don Cosmo . - Figuratevi , - soggiunse Flaminio Salvo , - che , dopo tanti giorni , non ho potuto ancora vederlo . E Nicoletta domandò : - È vero che ha una pelle di capro in testa e va armato fino ai denti ? - Andiamo noi due soli , principe ! - propose di nuovo donna Adelaide . - Vorrei proprio vederlo ... non so resistere , andiamo ! Mauro se ne stava davanti alla porta della sua camera a terreno , e guardava torvo la vigna e il mare . Vedendo il principe con una signora , s ' infoscò vieppiù ; ma , come don Ippolito lo chiamò amorevolmente , s ' accostò e si curvò a baciarlo sul petto . Il bacio fu seguìto da una specie di singulto . - Vecchio mio , - disse don Ippolito , intenerito da quel bacio sul cuore , - sai chi è questa signora ? - Me lo figuro ; e Dio vi faccia contento ! - rispose Mauro , guardando serio donna Adelaide che lo mirava con gli occhi lucenti , sbarrati , e la bocca ridente . - Vorrei far contento anche te , - riprese il principe . - Vuoi andare a Roma ? - A Roma ? io ? - esclamò Mauro , stordito . - A Roma ? E me lo domandate ? Chi sa quante volte ci sarei andato a piedi , pellegrino , se le mie gambe ... - Bene , - lo interruppe il principe , - ci andrai col vapore e con la ferrovia . Ho da darti un incarico per Lando . Vieni domani a Colimbètra ... cioè , domani no ... lasciami pensare ! Manderò io a chiamarti in settimana . Devo parlarti a lungo . - E poi ... presto a Roma ? - domandò , titubante , Mauro . - Prestissimo ! - Perché sono vecchio , - soggiunse Mauro . - Su la forca dei due 7 ... e morire senza veder Roma è stata sempre la spina mia ! - Ma ci andrete vestito così , a Roma ? - gli domandò donna Adelaide . - Nossignora , - le rispose Mauro . - Ci ho l ' abito buono , di panno , e un bel cappello nero , come codesto del vostro sposo . - E codesta berretta lanosa , - tornò a domandargli donna Adelaide , - come potete sopportarla ? Oh Dio , io soffro soltanto a vederla ! - Questa berretta ... - cominciò a dir Mauro ; ma un grido improvviso , dall ' altra parte della cascina , lo interruppe . Sopraggiunse , sconvolto , con passo concitato , Flaminio Salvo . - Don Ippolito , venite ! venite ! ... Il nostro Capolino ... - Che è stato ? - gridò donna Adelaide . - Ferito ? - domandò il principe . - Sì , pare gravemente ... - rispose il Salvo . - Venite ! - Ma chi l ' ha detto ? - È venuto di corsa uno dei vostri uomini da Colimbètra ... L ' hanno portato su da voi ferito al petto ... non so ancora se di sciabola o di pistola ... E la povera signora Nicoletta che è qua con noi ! Quando salirono alla villa , Nicoletta si dibatteva tra Monsignore e Dianella , gemendo di continuo : - Il cuore me lo diceva ! il cuore mi parlava ! Il mio cappello ... il mio cappello ... Presto , la vettura ... Infami , assassini ... O Gnazio mio ! - La vettura è pronta ! - venne ad annunziare capitan Sciaralla . Nicoletta si lanciò senza salutar nessuno . - Voi , principe ? - disse il Salvo . - Debbo andare anch ' io ? - domandò don Ippolito . E il Salvo : - Sarebbe meglio . Tu , Adelaide , questa sera rimarrai qua . Andiamo . Andiamo . La vettura con Nicoletta , il principe e il Salvo partì di galoppo . - Oh bella Madre Santissima , che jettatura ! - rimase a esclamare sul pianerottolo della scala donna Adelaide , battendo le mani . - Ma che c ' entrava proprio oggi il duello , che c ' entrava ? Son cose giuste ? Lasci star Dio , Monsignore ! Mi faccia il piacere ! Che ci prega ? ... Mi scusi Vostra Eccellenza , ma sono parti , queste , da fare a una povera donna come me ? CAPITOLO OTTAVO Nella casa di donna Caterina Auriti Laurentano , il giorno delle elezioni , erano raccolti intorno a Roberto i pochi amici rimasti fedeli , riveduti in quei giorni , mutati come lui dal tempo e dalle vicende della vita . Per un momento , negli occhi di ciascuno , abbracciando l ' amico , era guizzato lo sguardo della gioventù , di quei giorni lontani , ignari di ciò che la sorte riserbava ; e , subito dopo , fra un lieve tentennìo del capo , quegli occhi s ' eran velati di commozione mentre le labbra si schiudevano a uno squallido sorriso . « Chi ci avrebbe detto , - esprimevano quello sguardo velato e quel sorriso - chi ci avrebbe detto allora , che un giorno ci saremmo ritrovati così ? che tante cose avremmo perdute , che erano tutta la nostra vita allora , e che ci sarebbe parso impossibile perdere ? Eppure le abbiamo perdute ; e la vita ci è rimasta così : questa ! » . Più penosa ancora era la vista di qualcuno che non s ' era accorto , o fingeva di non accorgersi tuttavia delle sue perdite , e lo mostrava nella cura della propria persona rinvecchignita , da cui spiravano , compassionevolmente affievolite , le arie e le maniere d ' un ' altra età . Ciascuno s ' era adattato alla meglio alla propria sorte , s ' era fatto un covo , uno stato . Sebastiano Ceràulo , avvocato di scarsi studii , fervido improvvisatore di poesie patriottiche negli anni della Rivoluzione , giovine allora animoso , impetuoso , con una selva di capelli scarmigliati , era entrato per favore come segretario negli ufficii della Provincia , e si raffilava ora sul cranio con miserevole studio i quattro lunghi peli incerottati che gli erano rimasti ; s ' era ingrassato enormemente ; aveva preso moglie ; ne aveva avuto cinque figliole , ora tutte smaniose di trovar marito . Un altro , Marco Sala , condannato a morte dal governo borbonico , e pur non di meno tante volte dall ' esilio venuto in Sicilia travestito da frate per diffondervi segretamente i proclami del Mazzini , s ' era dato prima al commercio dello zolfo ; aveva avuto fortuna per alcuni anni ; poi un tracollo ; e per parecchio tempo aveva mantenuto col giuoco la famiglia ; alla fine aveva avuto il posto di magazziniere dei tabacchi . Rosario Trigòna , che nella giornata del maggio del 1860 , a Girgenti , mentre Garibaldi combatteva a Calatafimi , era uscito solo , pazzescamente , con altri quattro compagni , la bandiera tricolore in una mano e uno sciabolone nell ' altra incontro ai tre mila uomini del presidio borbonico , e che , inseguito , tempestato di fucilate , era scampato per miracolo e aveva raggiunto a piedi Garibaldi vittorioso , correndo di giorno e di notte e sfuggendo all ' esercito regio che s ' internava nella Sicilia in cerca del Filibustiere , il quale era intanto a Gibilrossa sopra Palermo ; Rosario Trigòna , disfatto adesso dalla nefrite , gonfio , calvo , sdentato e quasi cieco , sovraccarico anch ' esso di famiglia , vivucchiava miseramente col magro stipendio di vice - segretario alla Camera di Commercio . E Mattia Gangi , che aveva buttato la tonaca alle ortiche per prender parte alla Rivoluzione , ora , asmatico , rabbioso , con la barba , i capelli e le foltissime sopracciglia ritinti d ' un color rosso di carota , insegnava nel ginnasio inferiore alauda est laeta , e « lieta un corno ! » soggiungeva ai ragazzi con tanto d ' occhi sbarrati : « ma che lieta ! non ci credete , canta perché ha fame , canta per chiamare ! lieta un corno ! » Contrastava con questi Filippo Noto , alto , magro , appassito , ma ancora biondiccio e azzimato . Prima del '60 s ' era battuto in duello con un ufficialetto borbonico per motivo di donne ed era stato perseguitato ; quell ' avventura amorosa era divenuta per lui un precedente patriottico ; ma s ' impacciava poco di politica : studiando molto , era riuscito a tenersi a galla , a rinnovarsi coi tempi , pur rimanendo malva , conservatore ; passava per uno degli avvocati più dotti del foro siciliano , ed era spesso chiamato a difendere le più importanti cause civili anche a Palermo , a Messina , a Catania . Questi cinque amici e il canonico Agrò si sforzavano di tener desta la conversazione , parlando di cose aliene , di avvenimenti lontani , ricordando aneddoti che promovevano qualche riso stentato ; tanto per impedire che col silenzio il peso della sconfitta , quantunque prevista , gravasse maggiormente su gli animi oppressi . Ma veramente , a poco a poco , dopo la prima scossa nel riveder l ' amico e ora per la commozione crescente nel rievocare gli antichi ricordi della gioventù , cominciava a scomporsi in loro la coscienza presente , e con una specie di turbamento segreto che li inteneriva avvertivano in sé la sopravvivenza di loro stessi quali erano stati tanti e tanti anni addietro , con quegli stessi pensieri e sentimenti che già da un lungo oblìo credevano oscurati , cancellati , spenti . Si dimostrava vivo in quel momento in ciascuno di loro un altro essere insospettato , quello che ognun d ' essi era stato trent ' anni fa , tal quale ; ma così vivo , così presente che , nel guardarsi , provavano una strana impressione , triste e ridicola insieme , dei loro aspetti cangiati , che quasi quasi a loro medesimi non sembravano veri . Di tratto in tratto , però , entrava nel salotto Antonio Del Re , che li vedeva vecchi com ' erano , e che , stando un pezzo a udire i loro discorsi , provava una tristezza indefinita , la tristezza che si prova nel veder nei vecchi , che per un tratto si dimenticano d ' esser tali , ancora verdi certe passioni che hanno radici in un terreno oltrepassato , che noi ignoriamo . - Ci eravamo trattenuti a San Gerlando , - raccontava Marco Sala , - a giocare fin quasi a mezzanotte in casa di Giacinto Lumìa , buon ' anima . - Povero Giacinto ! - sospirò il Trigòna , scrollando il capo . - C ' era con noi Vincenzo Guarnotta di Siculiana , - seguitò il Sala . - Ah , Vincenzo ! - disse Roberto Auriti . - Che ne è ? - Morto , - rispose il Sala . - Anche lui ? - Eh , sarà nove o dieci anni ! Con quel suo sorriso perenne , più degli occhi che della bocca ... occhi chiari , di mare , col nudo faccione di terracotta ... « Ah ! sti cazzi ! chi mi pigli pi fissa ? » - scomparso anche lui . - Era venuto a Girgenti per affari , e alloggiava , come usava allora che non c ' erano alberghi , nel convento di Sant ' Anna . Adesso , neanche il convento c ' è piú ! Nottata da lupi : vento , lampi , tuoni e acqua , acqua che il tetto pareva ne dovesse subissare . Tanto che Giacinto Lumìa alla fine propose a tutti di rimanere a dormire in casa sua . Ci saremmo accomodati alla meglio . Gli altri , scapoli , e il Guarnotta , forestiere , accettarono l ' invito ; io , non ostanti le preghiere insistenti , volli andarmene per non tenere in pensiero mia madre , sant ' anima , e mia moglie . Prima d ' andarmene , il Guarnotta , sapendo che per arrivare a casa dovevo passare per lo stretto di Sant ' Anna , mi pregò di bussare alla porta del convento per avvertire il frate portinajo ch ' egli quella notte avrebbe dormito fuori . Glielo promisi e andai . Vi assicuro che , appena su la via , mi pentii di non avere accettato l ' ospitalità del Lumìa . Che vento ! portava via ! frustava la pioggia , densa come piombo ; e freddo e bujo , un bujo che s ' affettava , dopo gli sprazzi paurosi dei lampi . Tuttavia , passando per lo stretto di Sant ' Anna , mi ricordai di quel che m ' aveva detto il Guarnotta e mi fermai a picchiare alla porta del convento . Picchia e ripicchia : niente ! non mi sentiva nessuno ! Per miracolo non buttai la porta a terra . Stavo per andarmene , su le furie , quando sentii schiudere una finestra ferrata in alto ; e un vocione : « Chi è là ? » « Sala , - dico , - Marco Sala ! » « Va bene ! » risponde allora il vocione di lassù ; e subito dopo sento sbattere di nuovo e sprangare la finestra . Restai come un allocco . Non mi avevano dato il tempo di parlare , e andava bene ? Mi scrollai dalla rabbia , pensando che per far piacere al Guarnotta che se ne stava al coperto , io , col rischio di prendere un malanno , per giunta ero passato forse per matto o per ubriaco . Chi poteva girare a quell ' ora , con quel tempo ? Fatti pochi passi , sento per lo Stretto un rintocco di campana , - don - lento , che mi fece sobbalzare ; e il vento propagò il suono , lugubremente , nella notte ; poi , di nuovo , don , don , altri rintocchi ; saranno stati quindici ; non ci badai più . Arrivato a casa , mi strappai gli abiti , che mi s ' erano incollati addosso ; mi asciugai ben bene ; mi cacciai a letto , e buona notte . La mattina dopo m ' alzo presto , com ' è mia abitudine , vado per aprire la porta , e indovinate chi mi trovo davanti ? I portantini col cataletto . Appena mi vedono , levano le braccia , dànno un balzo indietro ; rimangono basiti : « Don Marco ! Ma come ? Voscenza non è morto ? » « Figliacci di cane ! » grido io , levando il bastone . E quelli : « Sissignore ... A Sant ' Anna , stanotte , sono venuti ad avvertire che Voscenza era morto ! » Quella campana , capite ? aveva sonato a morto per me . Ed ero andato io stesso ad annunziare la mia morte . Benché la storiella non fosse allegra , le ultime parole del Sala furono accolte dalle risa degli amici . - Ridete . - diss ' egli . - Eppure chi sa se non sono morto davvero , io , allora , cari miei ! Ma sì ! Posso dire che quella fu l ' ultima nottata allegra della mia gioventù ! Forse , ripensandoci , l ' impressione di quei rintocchi mi s ' è fissata , mal augurosa ; ma mi sembra che proprio da allora la vita mi si sia chiusa tra un diluvio di guaj , sia divenuta per me come era lo stretto di Sant ' Anna in quella notte da lupi , e che quei don don della campana a morto mi abbiano seguito per tutto il cammino ... Rientrò , in quel punto , Antonio Del Re con un nuovo telegramma . Ne erano già arrivati parecchi dalle varie sezioni elettorali del collegio . Il canonico Agrò lo aprì , lo lesse con gli occhi soltanto e lo buttò in un canto , su la sedia presso al canapè . Né Roberto né gli altri si curarono di sapere da che sezione venisse , che esito recasse . Il gesto e il silenzio dell ' Agrò avevano reso inutile ogni domanda . La sconfitta del momento , che toccava all ' Auriti , rendeva più evidente quella , ben piú grave e irrimediabile , che a ciascuno era toccata dal tempo e dalla vita . E questa sconfitta pareva avesse la propria immagine scolpita in donna Caterina Auriti Laurentano , taciturna e scura . Di tratto in tratto gli amici e Roberto le volgevano uno sguardo fuggevole , come a uno spettro del tempo , di cui essi erano i superstiti vani . Altre voci erano nel nuovo tempo , che non trovavano eco negli animi loro ; altri pensieri che non entravano nelle loro menti ; altre energie , altri ideali , innanzi a cui i loro animi si chiudevano ostili . E la prova era patente e cruda in quel mucchio di telegrammi su la sedia . Era sorta improvvisamente , negli ultimi giorni , ma certo preparata in segreto da lunga mano , la candidatura d ' un tale Zappalà di Grotte , perito minerario : candidatura esplicitamente dichiarata come di protesta e d ' affermazione dei lavoratori delle zolfare e delle campagne della provincia , già raccolti in fasci . Roberto Auriti era passato in terza linea . In quasi tutte le sezioni quello Zappalà aveva raccolto più voti di lui , mettendolo così fuori di combattimento , d ' un tratto spiccio e sprezzante , come si butterebbe da canto con un piede uno straccio inutile , ingombro più che inciampo . A un certo punto , quando arrivò il telegramma da Grotte ch ' era uno dei maggiori centri zolfiferi della provincia con l ' esito della votazione quasi unanime per lo Zappalà , parve che costui dovesse finanche contender seriamente la vittoria al Capolino ed entrare in ballottaggio , non ostante il suffragio entusiastico che il campione clericale aveva raccolto a Girgenti , in compenso della grave ferita riportata nel duello . Il Trigòna , per coprire con pietoso inganno la verità , voleva attribuire principalmente la sconfitta all ' esito di quel duello inconsulto , alle maniere troppo violente del Verònica , forestiere , e al contegno arrogante d ' uno dei suoi padrini , quel signor tale , spadaccino , che aveva urtato e indignato veramente la cittadinanza girgentana , non ostante che il Selmi , già partito per il suo collegio , avesse fatto di tutto per attenuare l ' indignazione . Il canonico Agrò approvò col capo , in silenzio . Non sapeva perdonare al Verònica di avergli mandato a monte , con quella indegna piazzata , il piano strategico meditato e disegnato da lui con astuzia così sottile . E quell ' altro cavaliere Giovan Battista Mattina ! Mandato a Grotte a sostenervi la candidatura dell ' Auriti , aveva fatto la parte di Giuda , mettendosi d ' accordo all ' ultimo momento coi popolari . - Ma chi è costui ? - domandò col solito piglio feroce Mattia Gangi . - Chi rappresenta ? come vive ? che fa ? da qual chiavica è scappato fuori ? Lindo , attillato , con quell ' aria di principe regnante ... Il canonico Agrò scosse leggermente la testa con un sogghignetto su le labbra , poi disse : - Aquiloni , cari amici , aquiloni ! Lui , il Verònica e quanti altri mai ! Aquiloni ... Li vedete in alto , ai sette cieli , rimanete a bocca aperta a mirarli ; e chi sa intanto qual è la mano che dà loro il filo ! Può esser quella di qualche mala femmina ; o il filo può venire dalla Questura , o da qualche bisca notturna ... Nessuno può saperlo ! L ' aquilone intanto è là , piglia il vento , lo segue e par che lo domini . Di tratto in tratto , uno svarione , una vertigine , l ' accenno d ' un crollo a capofitto . Ma la mano ignota , sotto , subito lo rialza con lievi scossettine sapienti o con larghe stratte energiche e lo rimette a vento e torna a dar filo e filo e filo . Gli aquiloni , cari miei ... Quanti ce n ' è ! E hanno tutti la coda , et in cauda venenum ... Sei teste si scossero per approvare silenziosamente e con profonda amarezza l ' immaginoso paragone del canonico Agrò , che ne rimase egli stesso un pezzetto come abbagliato , e trasse un respiro di sollievo , quasi con esso si fosse scrollato dall ' anima il peso della sconfitta . Roberto Auriti soffriva maggiormente per quell ' ostinato , cupo silenzio della madre . Ella aveva parlato molto prima , contro il suo solito , per dissuaderlo dall ' impresa ; e gravi erano state allora le sue parole ; più grave , adesso , era il suo silenzio . Voleva che soltanto i fatti parlassero ora , crudamente , a conferma di quanto aveva detto . Se ne irritò , e disse : - Del resto , amici miei , aquiloni o serpi ... lasciamoli andare ! A parlarne , parrebbe che io , venendo , mi fossi fatta qualche illusione . Nessuna , lo sapete . Mi ha mandato qua Uno , a cui non potevo dir di no : mi sarebbe parso di disertare . - Povero Cristo ! - esclamò Mattia Gangi . - Per farti mettere in croce sei venuto ! - In croce no , veramente , - sorrise Roberto . - Perché la mia offerta , col valore che poteva avere nella presente lotta , venisse respinta dai miei concittadini ; e questa risposta data sul mio nome al Governo , facesse pensare che ormai basta , qua si vuol altro ! - Zappalà , Zappalà si vuole ! - sghignò allora Mattia Gangi . - Quanto mi piacerebbe che fosse eletto Zappalà ! - Mamma , - soggiunse piano Roberto , toccandole un braccio , con un sorriso d ' amara rassegnazione , - asini vecchi ... La madre sporse il labbro e aggrottò le ciglia mentre gli altri gridavano , approvando l ' augurio di Mattia Gangi , che fosse eletto Zappalà . Un Zappalà solo ? No ! Cinquecentootto Zappalà , uno per ogni collegio della penisola ! Che sedute allora alla Camera ! Subito , abolizione di tutte le scuole ! abolizione di tutte le tasse ! abolizione dell ' esercito e della polizia ! della polizia e della pulizia ! spianare i confini , e tutti fratelli ! già , già , decapitare le montagne , ridurle tutte a colline d ' uguale altezza ! E Mattia Gangi , sorto in piedi , si mise a declamare : Al ronzio di quella lira Ci uniremo , gira gira , Tutti in un gomitolo . Varietà d ' usi e di clima Le son fisime di prima ; È mutata l ' aria . I deserti , i monti , i mari , Son confini da lunari , Sogni di geografi ... ... E tu pur chetati , o Musa , Che mi secchi con la scusa Dell ' amor di patria . Son figliuol dell ' universo , E mi sembra tempo perso Scriver per l ' Italia . S ' eran levati tutti in piedi , tranne Pompeo Agrò , e applaudivano calorosamente . - Signori miei , signori miei , - disse allora Filippo Noto , tirandosi con le dita adunche i polsini di sotto le maniche , - siamo giusti , signori miei ; non pigliamocela con loro , perché il torto è tutto nostro ! di noi cristianelli ! Quando noi sentiamo dire : « Vogliamo che a ciascuno si dia secondo le sue opere ! Vogliamo che la personalità umana possa elevarsi sopra la vita materiale ! Vogliamo che ciascuno trovi pane e lavoro ! » noi borghesucci ignoranti , noi cristianelli pietosi , siamo i primi ad applaudire ... - Sfido ! - gridò il Ceràulo . - Nei voti per la felicità universale , sfido ! tutti gli animi onesti si trovano d ' accordo . - E i socialisti , ahm ! aprono la bocca , e voi ci cascate dentro , - rimbeccò pronto Filippo Noto . - Fanno intravedere un ideale d ' umanità e di giustizia che a nessuno può dispiacere , di cui tutti dovrebbero esser contenti ; e così fanno proseliti alla loro causa tra quanti non sanno distinguere le ragioni astratte da quelle pratiche della vita sociale , caro Ceràulo ! Ingenui che non si domandano neppure se i nuovi metodi non siano tali da render mille volte maggiori le ingiustizie e la tristezza della nostra valle di lacrime ; dico bene , Monsignore ? Pompeo Agrò chinò più volte il capo in segno di approvazione . - Il pericolo vero , signori miei , è qua , - seguitò con più calore il Noto : - nella persuasione in cui siamo venuti noi cristianelli , che il movimento del così detto quarto stato sia inevitabile , irresistibile ... - È , è , è , purtroppo ! - lo interruppe di nuovo il Ceràulo . - Ma nient ' affatto ! nientissimo affatto ! Fandonie ! Fandonie ! - gridò Filippo Noto . - Alla teoria dei socialisti manca l ' appoggio della scienza , caro mio , della scienza , della logica , della morale e anche della civiltà , e non può reggersi , e cadrà per forza come un sogno pazzo , come uno sproloquio da ubriachi ! Vorrei dimostrartelo , vorrei dimostrarlo a tutti , e prima agli uomini di governo che ci fanno assistere allo spettacolo miserando dello Stato che si piega , dello Stato che si smarrisce e s ' impaccia di cose di cui non dovrebbe impacciarsi ! Si calmò alquanto , protese le mani e riprese con altro tono di voce : - Lasciatemi dire , in poche parole . Tutto il procedimento è sbagliato , dall ' a alla z . Guardate ! Il provvedere ai vecchi , alle donne , ai fanciulli abbandonati , agli infermi , può esser cosa , realmente , d ' interesse pubblico . - Interesse d ' umanità , - disse il Trigòna . - Benissimo ! D ' accordo ! - approvò il Noto . - Ma dal soccorrere la miseria presente per mezzo d ' asili , di dormitorii , di cucine economiche , è stato facile , inavvertito il passo , signori miei , a salvaguardare il proletariato ... - Il cosí detto proletariato , - masticò tra i denti il Gangi . - ... dalla miseria anche possibile , - seguitò il Noto , - mercé le assicurazioni obbligatorie contro gl ' infortunii del lavoro e contro la futura inabilità dell ' operajo per età o per malattia . Ora non vi sembra facile , cari miei , dati questi primi passi , il darne altri che ci conducano sempre più verso quello Stato - Provvidenza tanto biasimato dai più illustri scrittori positivi ? Perché , quando sia entrato nella coscienza pubblica il concetto che la comunità deve occuparsi di coloro che per inabilità fisica non possono lavorare , è facile saltare il fosso che ci separa dalla regione vera del socialismo , estendendo il principio anche agli uomini validi e disoccupati . E valga il vero ! Se questi , non ostante la buona volontà , non trovano lavoro , o se le loro fatiche non sono sufficientemente retribuite , sono forse meno da compiangere di coloro che , per un difetto fisico , non possono lavorare ? L ' effetto è il medesimo , signori miei : la fame non meritata ! E con la proclamazione del diritto al lavoro , si può vedere da tutti dove si andrà a finire ; si è già veduto , del resto , in Francia , nel 1848 ... Un ' improvvisa esclamazione di sdegno del canonico Agrò interruppe a questo punto il discorso di Filippo Noto , che cominciava ad assumere proporzioni e tono di vera concione . Era arrivata da Comitini , paese nativo dell ' Agrò , una lettera che denunziava un altro tradimento . Il figlio di Rosario Trigòna s ' era venduto colà al partito Capolino , spargendo la voce che Roberto Auriti si ritirava dalla lotta e pregava gli amici di votare per il candidato clericale contro il socialista Zappalà . L ' Agrò non si poté frenare : senz ' alcuna pietà per il povero padre mezzo cieco lì presente , ebbe parole di fuoco per quel tristo che gli faceva patire un così grave smacco là , nella sua stessa cittadella . Roberto Auriti tentò più volte di interromperlo , s ' affrettò poi a consolare l ' amico , il quale dapprima s ' era levato in piedi inorridito , lì per lì per lanciarsi su quella lettera e su l ' Agrò , poi s ' era lasciato cader di peso su la seggiola , rompendo in singhiozzi , col volto tra le mani . - Ma sarà una calunnia , Rosario ... una calunnia , vedrai ! Tuo figlio avrà agito in buona fede , credendo di interpretare il mio pensiero ... Difatti , tra i due , tra il Capolino e quello Zappalà , via ! meglio che i voti siano andati al Capolino ... Ha stimato insostenibile da parte mia la lotta ... e ... - No ... no ... - muggiva tra i singhiozzi Rosario Trigòna , inconsolabile . - Infame ! Infame ! Per fortuna , sopravvenne Mauro Mortara , che da Valsanìa s ' era recato a Colimbètra per accordarsi col principe circa alla sua andata a Roma . Non sapeva nulla delle elezioni . Accolto con festa da Marco Sala , dal Ceràulo , dal Gangi , i quali non lo vedevano da tanto tempo , scostò tutti con le braccia e quasi s ' inginocchiò ai piedi di donna Caterina , prendendole una mano e baciandogliela più e più volte ; abbracciò poi Roberto e si chinò a baciarlo al suo solito in petto , sul cuore . - A Roma ! - disse . - Sapete ? Vengo a Roma ! Ma il suo giubilo non trovò eco : tutti erano ancora sconcertati e commossi dal pianto del Trigòna . - Oh , don Rosario ! - esclamò Mauro . - E che avete ? Perché piangete ? Guardò tutti in giro e appuntò gli occhi sul canonico Agrò che appariva il più scuro e il più turbato . - Niente , - disse subito Roberto . - Una notizia , senza dubbio , infondata . Signori miei , per carità ! Soffro ... soffro della vostra pena ... molto più che per me . Volete farmi contento ? Non parliamo più di nulla . Quel che è stato è stato . Basta ! Voi sapete quanto mi siete cari e per qual ragione . Io non vi ringrazio di quel che avete fatto per me in questa occasione , perché so che , se sono cangiati i tempi , non è cangiato il nostro cuore , e voi dunque non potevate non fare per me quel che avete fatto . Il torto è nostro , veramente , cari miei ! E lo sappiamo tutti , da un pezzo , chi per un verso , chi per un altro . Dunque ... dunque basta : perché lagnarci adesso ? È stata un ' altra prova , di cui io , per conto mio , non sentivo alcun bisogno ... Basta ! Non ne poteva proprio più Roberto Auriti . La vista di quegli amici e il silenzio della madre , il pianto del Trigòna , la stizza acerba dell ' Agrò , la frigida saccenteria del Noto gli eran divenuti insopportabili . Gli premeva di scrivere a Roma , di dar subito notizia della lotta perduta alla sua donna , a colei che da tanto tempo gli aveva addormentato aspirazioni e sdegni , e nella quale affogato ormai nell ' incuria di tutto ciò che non si riferisse direttamente e minutamente alla sua persona , neghittoso e dimentico , saziava soltanto la fame bruta del senso . Di fronte alla nobiltà della madre , alla purezza della sorella , si sentiva quasi istintivamente costretto a nascondere anche a se stesso la sua schiavitù d ' affetto per quella donna che conosceva tutte le sue miserie ; e le scriveva di notte . Falsando i proprii sentimenti , per stare in pace con lei e averla docile e pronta alle sue voglie , non aveva osato confessarle prima di partire la vera ragione per cui s ' esponeva a quella lotta : le aveva dato a intendere ch ' era per migliorare la sua condizione , ponendosi da deputato più in vista . E nelle prime lettere le aveva lasciato sperare non improbabile la vittoria ; poi man mano l ' aveva messa in dubbio ; le aveva scritto infine che gli premeva ormai soltanto di ritornar presto a lei . Andava lui stesso a impostare quelle lettere , mentre per tutte le altre si serviva del nipote . Eppure sapeva che questi , il giorno appresso , sarebbe partito con lui per intraprendere a Roma gli studii universitarii e avrebbe abitato in casa sua e veduto , dunque , e saputo tutto . Ma voleva , finché era lì , serbare il segreto . Quel giovanotto ispido e angoloso non era fatto certamente per attirar la confidenza di alcuno . E Roberto soffriva al pensiero di condurlo con sé , di fargli conoscere e di far quindi conoscere per mezzo di lui alla madre e alla sorella la vita ch ' egli viveva a Roma . Ma come esimersi ? Donna Caterina , intanto , domandava a Mauro notizie del fratello Cosmo , « di quel matto » , e di donna Sara Alàimo . - Non me ne parlate , per carità ! - esclamò Mauro . - Vado a Roma , vi dico , e non so altro , non voglio saper altro in questo momento ! - Caro Mauro mio , - gli rispose allora donna Caterina , sorridendo amaramente , - se è così , chiudi gli occhi , tùrati bene gli orecchi e ritòrnatene subito subito in campagna : segui il consiglio mio ! Quando dalla Badia Grande gli amici scesero alla via Atenea , si trovarono presi in mezzo a una fiumana di popolo che esaltava la proclamazione d ' Ignazio Capolino . La carrozza del canonico Agrò si dovette fermare ; Il vecchio servo - cocchiere dalle zampe sbieche faceva schioccar la frusta : - Ohi , favorì ! Ohi , favorì ! - Poteva mai figurarsi che si dovesse mancar di rispetto al suo padrone , o che questi dovesse aver paura ? E , tra il clamore e la confusione , non udiva la voce del Canonico che gli gridava : « Indietro , Cola ! indietro ! Per la via del Purgatorio ! » . Un fischio , e due , e tre ... Figli di cane ! Ma Capolino era ancora a letto , convalescente nella villa del principe di Laurentano a Colimbètra , e la dimostrazione di giubilo , per darsi uno sfogo diretto , fu proprio tentata di cangiarsi lì per lì in dimostrazione di protesta contro il canonico Agrò . Per fortuna , i caporioni riuscirono a stornar la bufera che stava per rovesciarsi sulla carrozza mal capitata , non per riguardo a Pompeo Agrò che non ne meritava alcuno , ma all ' abito che indossava indegnamente . Qualche fischio sì , passando , non sarebbe stato sprecato ; poi via , via , alla Passeggiata , sotto la villa di Flaminio Salvo . - Viva Ignazio Capolinòòò ! - Vivààà ! - Viva il nostro deputatòòò ! - Vivààà ! Nel bujo della sera , sotto il pallore dei lampioni , per l ' angusta via passò tumultuando quel torrente di popolo , che si lasciava trascinare senza il minimo entusiasmo , come un armento belante , dalla volontà di due o tre interessati . La villa di Flaminio Salvo era illuminata tutta , splendidamente , perché si vedesse come segno di trionfo dalla lontana Colimbètra . Vi erano raccolti i maggiorenti del partito che si affacciarono tutti al gran balcone dalla balaustrata di marmo , appena i clamori della dimostrazione si fecero sentire giú per il viale . - Viva Flaminio Salvòòò ! - Vivààà ! - Viva Ignazio Capolinòòò ! - Vivààà ! Salì alla villa una commissione di dimostranti , che fu accolta dal Salvo con quel solito sorriso freddo , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse pàlpebre dava un ' espressione di lieve ironia . E veramente quei quindici o sedici cittadini accaldati , usciti or ora dalla moltitudine anonima , che giù nel bujo del viale aveva tanta imponenza , assumendo lì ciascuno il proprio nome , il proprio aspetto , timidi , impacciati , smarriti , ossequiosi , facevano una ben misera figura , tra gli splendori del magnifico salone . Flaminio Salvo si dichiarò grato alla cittadinanza di quella spontanea affermazione del sentimento popolare ; diede notizie della salute dell ' on . Capolino e , in presenza della commissione stessa , pregò l ' ingegnere Aurelio Costa di recarsi sul momento alla villa del principe , a Colimbètra , per darvi l ' annunzio della proclamazione e di quella manifestazione di giubilo di tutto il popolo di Girgenti . Uno dei quindici , allora , s ' affacciò al balcone e , tra i lumi sorretti da due camerieri , arringò con impeto la folla . Nessuno badò allo scompiglio delle povere nottole del viale che abbarbagliate piombavan dall ' alto a strisciare sulle teste dei dimostranti , quindi al clamore , al battìo delle mani , si risollevavano disperatamente , lanciando acutissimi stridi , come per chiedere ajuto e vendetta alle stelle che sfavillavano ilari in cielo . L ' oratore improvvisato diceva che l ' elezione di Capolino era un avvenimento dei più memorabili della storia italiana contemporanea ; ma nessuno certamente avrà potuto levar dal capo a quelle nottole , che invece tutta la città , quella sera , si fosse raccolta soltanto per dare a loro una immeritatissima guerra . Arringava ancora quell ' oratore , quando Aurelio Costa su un sauro del Salvo , sellato in fretta in furia , partì di galoppo per Colimbètra . Giù , confuso tra la folla , era il Pigna , arrivato in coda alla dimostrazione , espurgato smaltito evacuato da essa con molta violenza di conati lungo tutto il percorso . Prepotenza ! Sopraffazione ! Andava per i fatti suoi , stava a traversar la via Atenea , quando la folla gli era venuta addosso ; non aveva fatto in tempo a ritrarsi , e allora quelli che stavano alla fronte lo avevano strappato indietro per passare , e così la fiumana se l ' era ingojato : sguizzare , con quelle cianche e quel groppone , non gli era stato possibile ; furibondo , urlando , s ' era messo a tirare spinte da tutte le parti e pugni e calci e gomitate , per farsi un po ' di largo e uscirne ; ma quelli per il gusto di portarselo via con sé come in ostaggio gli s ' eran pigiati con furia addosso , gridando : « Ecco Pigna ! c ' è Pigna ! viva Pigna ! abbasso Propaganda ! no , viva ! giù , giù con noi ! » e qualche lattone e qualche scapaccione era pur volato ; più che mai inferocito , come un cinghiale in mezzo a una muta di cani , aveva avventato anche morsi ai più vicini ; più d ' una volta , puntando i piedi e le spalle per svincolare un braccio e credendo che la folla dietro lo avrebbe parato , trovando invece un po ' di largo fatto da qualcuno che voleva scansarlo , era stato per cadere ; ma subito altri lo avevan scaraventato con un nuovo urtone alle spalle di chi stava davanti , e lì , rinserrato compresso , boccheggiante come un pesce , altri lattoni e scapaccioni e dileggi ; e tira e spingi , se l ' erano sballottato così , malmenandolo in tutti i modi , fino a che , pesto , disfatto , non s ' era lasciato andare alla corrente , ma con le proprie gambe no , no : là , così , trascinato ... Selvaggi ! Mascalzoni ! Coscienze vendute ! Che spettacolo ! Oh Girgenti , disonore della Sicilia e dell ' umanità ! ludibrio , vituperio ! Tutti in sagrestia domani , sì , sì , ad attaccar con le ostie della chiesa le mezze carte da cinque lire ... Sì , viva Capolino e viva Salvo ! viva Bacco e viva Mammone ! - Così esclamando , e guardando con aria di dispetto minaccioso la folla sotto la villa del Salvo , ora s ' accomodava una spalla , ora soffiava o sbruffava , ora sorsava col naso , e puh , feccia della umanità ! puh , vili ignoranti ! - Domani , Propaga ' , sta ' zitto ! - gli gridavano alcuni . - Domani c ' inscriveremo tutti al Fascio ! Ora , qua : Viva Capolinòòò ! ( Non ci credere , sai ? è per minchionare ) . Viva ! vivààà ! Questa la conclusione d ' una giornata campale , questo il rinfranco di tutte le corse che s ' era fatte fin dalla mattina da un seggio elettorale all ' altro , per assegnar le parti ai compagni , per dare istruzioni , e qua regolare , e là persuadere , e incitare , e pregare , secondo i casi , che il suffragio di tutti i lavoratori fosse per un lavoratore , loro compagno , perdio ! Angelo Zappalà , che li avrebbe difesi , che avrebbe perorato la loro causa in Parlamento ! Sì , dato che quella candidatura popolare doveva valer soltanto quale protesta , egli in fondo avrebbe potuto dichiararsi soddisfatto dell ' esito : sì , ma della votazione dei paeselli vicini ! il cuore gli faceva sangue invece per la vergogna di Girgenti capoluogo , della sua città natale ! Ludibrio , vituperio ... Quando , alla fine , il Pigna , senza più voce , cascante a pezzi dalla stanchezza , si ridusse a casa , al Piano di Gamez , per mandar giù un boccone di cena avvelenato dalla bile , salendo i primi gradini della scaletta di legno che dalla stanza terrena conduceva a quella di sopra , vi trovò al bujo in fitto colloquio Celsina e Antonio Del Re . - Ohè , voi qua ? - Va ' su ; passa , papà ! - gli disse Celsina , come a un cane . - Sto a salutarlo . Parte domani . - Ah , buona sera , allora , - disse il Pigna . - Cioè , buon viaggio ... Partite subito , dunque ? V ' invidio , caro mio . Oh , vedrete certo a Roma ... come viene a essere di voi don Landino Laurentano ? già , zio , l ' abbiamo detto : riveritelo tanto per me , ditegli che Girgenti ha bisogno di lui ; sta disonorando l ' isola , Girgenti ... - Abbiamo inteso , papà , - lo interruppe Celsina infastidita . - Lasciaci parlare adesso ! Vattene ! - Paese di carogne ! - brontolò il Pigna , tirando su a stento le cianche per la scala . - Farabutti ... ohi ohi ... ignoranti ... E svoltò . Subito i due giovani si riabbracciarono . Antonio non si reggeva più ; ebro , perduto , non poteva più staccarsi da lei ; le cercò la bocca , com ' arso di sete , per un altro bacio che le penetrasse nel fondo più fondo dell ' anima ; un altro bacio smanioso , cocente , infinito , col quale darle tutto se stesso e prendersela tutta , nello spasimo del più violento desiderio . - Basta , - gemette ella , esausta , abbandonandogli il capo sul petto . Ma egli la stringeva ancora , più ardente ; più tremante ; voleva ancora la bocca . - No , basta , Nino , - disse allora Celsina , riavendosi . - Basta ... basta ... Gli prese le mani , gliele strinse ; se le posò sul seno ansante , senza lasciargliele ; riprese : - Così ! ... Dunque , senti ... tu vedrai , è vero ? cercherai ... Devi far di tutto ... - Sì ... - M ' ascolti ? - Sì . - Non m ' ascolti ! Basta , ora , Nino ! T ' ho detto , basta . Non m ' ascolti ... - Sì ... cercherò ... - Che cercherai ? Lasciami , per carità ! - Non so ... farò di tutto ... figùrati ! Dammi ancora un bacio ... - No ! Dove cercherai ? - Ma per tutto , per tutto ... - Sì , un posticino qualunque ... infimo anche ... per cominciare , capisci ? ... Tu sai che posso ... m ' adatterò a fare ogni cosa ! Debbo , debbo essere a Roma al più presto , m ' ascolti ? - Sì , amore ... amore ... amore mio ! - alitò egli ; poi , stringendole le braccia e smaniando : - Come faccio ? oh Celsina mia ... come faccio ? - Zitto ! - gli intimò Celsina . - Non voglio che ti sentano su . - Allora vado ... non posso ... - Sì , va ' va ' ... è tardi ! Mi chiamano . Scrivimi subito , sai ? - Sì ... - Addio , addio . Ma egli non sapeva lasciarle ancora la mano ; le accostò il volto al volto , le domandò : - Che mi dài ? - Che vuoi ? - Te , tutta ! Vieni con me , vieni con me ! - Potessi ! Subito ! - Oh amore ... Che mi dài ? Qualcosa tua .. - Non ho nulla , Nino mio ... - Eppure ho qualcosa di te , sai ? che tu m ' hai data . - Io ? - Non m ' hai dato niente tu ? Neppure il cuore , un poco ? - Ah , quello ... - E un ' altra cosa ... Non ti ricordi ? - No ... - La bambola ... - Ah , - sorrise Celsina , - quella coi baffi ? - Non ridere , non ridere . Glieli ho cancellati , sai ? Me la porto con me . - Ragazzo ... - Sai ? stanotte è stata con me , abbracciata con me , a letto . E sempre ... - Ma va ' ! Non sono io , quella , sai ! - Lo so ; ma è tua , è stata tua ... Non l ' hai baciata tu ? - Tanto , da bambina ... - E dunque ... - Va ' , va ' , Nino . Mi richiamano . Addio . Ricòrdati , sai ? Scrivimi ! Addio . Un altro lungo , lungo bacio sulla porta , e Antonio andò via . Si fermò nel Piano di Gamez deserto ; e si guardò intorno , smarrito ; guardò su nel vano immoto dell ' aria ed ebbe un senso di stupore , come se , sveglio , fosse entrato in un sogno . Come sfavillavano le stelle ! Sentì schiudere la vetrata del balconcino . Celsina s ' affacciò . - Addio . Ricòrdati . - Sì . Addio ! Era già lontana ; lontana la voce , lontana la figura ; e quella casetta , sulla cui facciata chiara in mezzo al Piano umido e nero si rifletteva la luna , e quel Piano stesso , il chioccolìo della fontanella , e quelle anguste viuzze storte , nere , tutto il paese silenzioso nella notte , alto sul colle , sotto le stelle , ogni cosa gli parve come lontana ormai ; gli parve come se egli da lontano , con tristezza infinita , con infinita angoscia contemplasse la propria vita che rimaneva lì , strappata da lui . Quando Aurelio Costa arrivò a Colimbètra , don Ippolito Laurentano sapeva già della proclamazione di Capolino ; e ne parlava nel salone con don Salesio Marullo e con Ninì De Vincentis . Il primo , accorso subito da Girgenti appena conosciuto l ' esito del duello ; il secondo , dopo lo scontro a cui aveva assistito da testimonio , rimasto a Colimbètra accanto al letto del ferito . Zio Salesio ascoltava il principe con un ' aria di degnazione contegnosa , come se Capolino lo avesse fatto elegger lui . Ma sì , via ! non gli aveva dato in moglie la figliastra ? Da cinque giorni si sentiva proprio rinato , là tra gli splendori di Colimbètra , nei quali s ' invaniva e si ricreava , come se fossero suoi . Camminava su gli spessi tappeti più che mai in punta di piedi ; faceva il bocchino a tutte le cose belle e preziose che vedeva ; a tavola per poco non sveniva dal piacere davanti a quelle finissime stoviglie luccicanti , o quando Liborio in marsina e guanti bianchi gli presentava i cibi prelibati . E , sul tramonto , non ostante che i piedi gli facessero male , scendeva su lo spiazzo e andava fino al cancello per il gusto di farsi salutare militarmente dall ' uomo di guardia in calzoni rossi e cappotto turchino . L ' uomo di guardia prendeva lo stesso gusto a salutare ; e tutti e due , dopo il saluto , si guardavano e si sorridevano . Ninì De Vincentis pareva non si fosse rimesso ancora del tutto dallo spavento che s ' era preso nel veder Capolino piegarsi sulle gambe , ferito in petto dalla pistola del Verònica , al secondo colpo . Era stata , veramente , una terribile sorpresa per tutti , quella ferita . Le pistole , per tacita intesa fra i padrini , erano state caricate in modo da non produrre alcun effetto , volendosi che il vero duello avvenisse alla sciabola . E meno male che la palla , arrivata senza troppa violenza , aveva appena appena intaccato una costola ed era deviata dal cuore ! Ma non solo quello spavento teneva ancora il povero Ninì tanto abbattuto e sbalordito ; Nicoletta Capolino gli aveva lasciato intendere chiaramente che Dianella Salvo non era né sarebbe mai stata per lui , quand ' anche il padre non avesse opposto un così reciso rifiuto alla domanda . Dopo la prima notte vegliata accanto al letto del marito , non ostante l ' assicurazione dei medici che ogni pericolo per fortuna fosse scongiurato , Nicoletta si era persuasa che non era piú il caso di rappresentar la parte della moglie disperata , come aveva fatto a Valsanìa all ' annunzio della ferita toccata « a Gnazio suo » . E s ' era messa ad alternar le cure amorose e diligenti al suo povero « paladino » ferito con lo studio sapiente di rimaner lì a Colimbètra , nella memoria di don Ippolito Laurentano , ospite graditissima . Ah , se al posto di quella foca di Adelaide Salvo fosse stata lei , là , tra poco , regina di quel piccolo regno ! Era certa che tutte le parti buone , di cui si sentiva pur dotata e che la sorte aveva voluto opprimere e soffocare in lei , si sarebbero ridestate liberamente e avrebbero preso alla fine in lei il sopravvento ; certo che avrebbe saputo render felici gli ultimi anni di quell ' altero e bellissimo vecchio , ancora così vegeto , e fresco ! Indovinava in lui l ' amaro disinganno provato alla vista della futura sposa ; ma intuiva che nessun ' arte di seduzione sarebbe valsa su quell ' uomo , il quale della fedeltà alla parola data s ' era fatta quasi una religione . Neppur l ' ombra della civetteria , dunque , in lei , ma una gara di cortesie e di compitezze con lui , in quei giorni , senza la minima affettazione . E che prediche a quattro occhi allo zio Salesio , il quale non voleva capire che non c ' era più nessuna ragione , proprio , perché si trattenesse ancora a Colimbètra . Sapeva star bene a posto , sì - troppo bene , anzi - zio Salesio ; ma ... ma ... ma ... E del suo sogno inattuabile , della nostalgia della bontà , dell ' incubo che le cagionava la vista del patrigno così compito e ridicolo , della nausea che in quel momento le dava la sua lunga odiosa finzione d ' affetto per quel marito , per quel degno compagno della parte peggiore di sé , Nicoletta si vendicava tormentando Ninì De Vincentis , segnatamente la sera , su quel terrazzo aggettato su le colonne del vestibolo esterno . Gli parlava di Dianella . Lo straziava quasi con voluttà . Sapeva che nessun dolore , nessuna ingiustizia , non solo non avrebbero fatto commettere alcunché di male a quel giovine incorruttibile , ma non gli avrebbero neppure strappato una parola acerba dalle labbra , tanto era schiavo della propria bontà e rassegnato a essa ! Gli parlava misteriosamente , con frasi smozzicate , quasi per non farlo saziare in una volta sola del proprio dolore . Ninì voleva sapere per qual ragione gli avesse detto che Dianella Salvo non sarebbe stata mai per lui , nemmeno se il padre avesse accondisceso . - Perché ? Eh , caro Ninì ... C ' è una ragione , una ragione che non è cattiva soltanto per voi ! - Che ragione ? - Non ve la posso dire . - Cattiva anche per chi ? - Anche per me , Ninì ! - Per lei ? - domandava Ninì , stupito . E lei , sorridendo : - Sicuro . Voi non la vedete ; ma c ' è . C ' è una relazione tra me , voi e ... lei . Che relazione ? Che ci può esser di comune tra me e voi ? Eppure c ' è , Ninì . Io e voi siamo uniti da qualche cosa . Pare impossibile , no ? Eppure ! Ninì De Vincentis restava assorto ad almanaccare su quella ragione misteriosa e si struggeva dentro . Quando Aurelio Costa , introdotto da Liborio , si presentò nel salone , Nicoletta era presso il marito ; ma sopravvenne poco dopo e provò un gran piacere nel farsi veder da lui in quella casa principesca , tra gli ossequii e il rispetto di tutti . Don Ippolito s ' affrettò a riferirle la notizia della dimostrazione popolare . - Ora riposa , - diss ' ella . - Temo che si turberebbe troppo ... Ma , se vogliono ... - No , no , - soggiunse subito il principe . - si troverà modo d ' annunziarglielo domani . - Ma sì , credo che don Flaminio , - aggiunse Aurelio Costa , - mi abbia mandato così di fretta a quest ' ora , per far sapere lì per lì agli elettori che l ' onorevole Capolino e il principe sarebbero stati subito informati della dimostrazione . - Mi dispiace tanto per lei , ingegnere , - disse allora Nicoletta , - che ha dovuto farsi codesta corsa ... - Ma non lo dica ! - la interruppe subito il Costa . - L ' ho fatta anzi con piacere . - Anche perché , scommetto , - interloquì zio Salesio , - lei non era mai stato a Colimbètra , eh ? Meravigliosa dimora caro ingegnere ... meravigliosa ! Vero paradiso in terra ! Il principe sorrise chinando lievemente il capo e invitò Aurelio Costa a rimanere a cena . Per quella serata Ninì De Vincentis fu lasciato in pace da Nicoletta ; ma non gliene fu grato affatto . Aveva preso gusto alla tortura . Fu tutta per Aurelio Costa Nicoletta quella sera . E volle proprio inebriarlo ; volle ch ' egli interpretasse segretamente tutte le premure e gli sguardi e i sorrisi di lei come un compenso all ' incarico ingrato impostogli da Flaminio Salvo , di venire cioè là a Colimbètra ad annunziare il trionfo del marito ; e volle che in quel compenso ch ' ella gli dava , egli sentisse un sapor di vendetta contro il Salvo stesso , il quale , pur conoscendo i sentimenti di lui , lo aveva mandato lì come un servo . Considerava egli tutti come suoi schiavi venduti ? Poteva anche darsi però che questi schiavi alla fine , così provocati , accettassero la sfida e s ' intendessero tra loro ! Non s ' intendevano già ? Non c ' era già tra loro un accordo , un patto segreto ? E gli occhi di Nicoletta Capolino fissi in quelli di lui ora sfolgoravano aizzosi e ardenti , ora s ' illanguidivano velati e turbati , quasi nella promessa di un ' intensa voluttà . Schiavo , schiavo con lei ! si sarebbero vendicati di tutti quei vecchi che volevano tenere schiavi loro due giovani ! Per lei , d ' ora innanzi , egli avrebbe amata la sua schiavitù ; e non avrebbe più pensato di diventar padrone anche se Dianella Salvo gli avesse fatto intendere apertamente il suo amore . Schiavo , schiavo con lei ! Era veramente com ' ebro Aurelio Costa , avvampato in volto da una gioja riconoscente verso quella donna , quando , a sera tarda , lasciò Colimbètra . Non sapeva che pensare . Il sangue gli frizzava per le vene , le orecchie quasi gli rombavano . Era ella così , per abito o per natura , lusinghiera con tutti , o per lui unicamente aveva formato quei sorrisi e trovato quegli sguardi e quelle premure ? Doveva dubitarne o esserne certo ? E se certo , per qual ragione s ' era indotta così d ' improvviso a tentarlo , a provocarlo , dopo avere opposto , anni fa , un così deciso e sdegnoso rifiuto all ' onesta domanda di lui ? Se n ' era pentita ? Stanca , nauseata della parte infame che le aveva assegnato il marito , voleva ribellarsi e vendicarsi , scegliendo per la vendetta chi onestamente un giorno aveva voluto farla sua ? Voleva ora dargli questa rivincita sopra colui per il quale lo aveva allora rifiutato ? O voleva tendergli un ' insidia ? Questo sospetto , per quanto gli paresse indegno in quel momento , gli s ' era pure insinuato tra le varie ondeggianti supposizioni . Non poteva aver molta stima di lei . Ma quale insidia ? Innamorarlo , fargli perdere la testa , fino al punto di suscitar la gelosia di Flaminio Salvo , e farlo cacciar via da questo ? Ma non le aveva egli detto che nessuna perdita sarebbe stata per lui , ormai , lasciare il Salvo ? E poi , qual interesse avrebbe avuto ad allontanarlo ? che ombra le dava ? Le ricordava nella miseria presente , il passato ? Ma se lei stessa , stringendogli forte , segretamente la mano , aveva voluto ricordare a lui invece quel passato , per toglier l ' ombra di esso fra loro due ? E gli era parsa sincera ! Sì , franca e sincera ! E com ' era bella ! Qual fascino si sprigionava da tutta la persona di lei ! Oh , esserne amato ... Giunto alla villa di Flaminio Salvo , ora silenziosa e buja , Aurelio Costa lasciò nella scuderia il cavallo e salì nello studio , ove il Salvo lo aspettava . Questi notò subito il turbamento , l ' animazione insolita nel volto e nelle parole del giovine che si scusava del ritardo per essere stato trattenuto a cena dal principe . Ascoltandolo , lo fissava con acuta investigazione ; e , appena Aurelio chinava gli occhi , accentuava un po ' più il solito sorriso , effuso in tutti i lineamenti del volto , che un po ' di stanchezza , quella sera , faceva apparir più floscio . - Me l ' aspettavo - gli disse , carezzandosi le basette . - Credetti che ... - si provò ad aggiungere Aurelio . - Ma sì ! hai fatto bene , - lo interruppe subito il Salvo . - Che buon ' aria porti da fuori ! Deve far bene una cavalcata a quest ' ora in campagna ... Bella serata ! Qua si soffoca ... Quando sarai vecchio te ne ricorderai ... - Io ? - domandò Aurelio , indotto a sorridere dal tono amorevole con cui il Salvo gli parlava , quantunque le parole , dopo le riflessioni fatte nel venire , lo ponessero in sospetto . - Perché ? - Mah ... dico , forse ... - sospirò il Salvo , accompagnando un ' alzata di spalle con un gesto vago della mano . - Veramente , tu ci sei avvezzo ... Di giorno , di notte , in giro ... Vita mossa , la tua ! Ma forse questa gita è stata speciale . Quando siamo vecchi , ci si accendono , così , a lampi , ricordi , visioni lontane di noi stessi quali fummo in certi momenti ... e non sappiamo neppure perché quel momento e non un altro ci sia rimasto impresso e , a un tratto , ci si stacchi e guizzi sperduto nella memoria . Era forse un ricordo più ampio , di tutto un brano di vita . S ' è spezzato . Resta viva una sola scena , vivo un sol momento , un attimo ... E ti rivedrai a cavallo , in una notte serena sotto le stelle ... e forse invano ti sforzerai di ricordarti quali pensieri avevi in quel punto in mente , quali sentimenti nel cuore ... - Ma questo avviene anche senz ' esser vecchi - osservò Aurelio . - Non è lo stesso , - rispose il Salvo . - Te n ' accorgerai . E restò un pezzo con gli occhi immobili e fissi senza attenzione . C ' era veramente anche nel Salvo , quella sera , non so che di strano , e anche Aurelio lo notò , come se , durante la sua assenza , quegli , lì nello studio austero , se ne fosse stato immerso in pensieri che gli avessero ingenerato una tristezza nuova . Quali pensieri ? Certo , se n ' era stato coi gomiti su la scrivania e la testa tra le mani , poiché sul capo , calvo su l ' occipite , erano scomposti i pochi capelli grigi attorno alla fronte . Aurelio sapeva ch ' era profondamente triste il fondo di quell ' anima torbida e imperiosa , e che il tratto duro , i modi risentiti e irruenti eran come rigurgiti istantanei di quella tristezza inveterata , nascosta , compressa , inconsolabile . Ma perché si era tanto abbandonato ad essa proprio in quella sera che doveva esser lieto della vittoria ? - Tutti bene laggiú ? - domandò il Salvo , riscotendosi . - Lui , lo hai visto ? - No , - rispose Aurelio , dissimulando l ' impaccio e il turbamento che forse gli trasparivano sul viso , col timore d ' aver mancato a una cosa che doveva fare ; e però aggiunse in iscusa , arrossendo : - Perché la signora disse che riposava . - Su gli allori , eh ? - aggiunse il Salvo ; quindi , levando il mento e sorridendo apertamente , domandò : - E ... dimmi , contenta , lei ... la signora ? Aurelio aprì le braccia , e con l ' aria di chi si fa nuovo di una cosa : - Non mi parve , - rispose . - Perché ? - Dev ' esser contenta . Va a Roma ... - Già , col marito adesso ... - Deputato , deputato , - concluse il Salvo , dimenando il capo . - Era necessario ! Deputato . E si alzò . - Vedi , caro mio , quali sono le nostre colpe imperdonabili ? Poi ci lamentiamo ! In un momento come questo , con un ' impresa come quella che abbiamo in animo di tentare , che ci costa già tanti studii , che mi espone già a tanti rischi , ho fatto eleggere deputato Capolino . Proprio l ' uomo che mi ci voleva , non ti pare ? per parlar forte a Roma , domani , al Ministero dell ' Industria e del Commercio ... Ma era necessario . Vedrai che Ignazio starà benissimo a Roma : è il posto suo , quello . Qua m ' ingombrava ... Piazza pulita , piazza pulita ... Caso mai , andrò io a parlare col signor Ministro , a Roma . Bisogna però che prima qua sottoscrivano tutti i produttori di zolfo , grossi e piccini ; li voglio tutti ; e con questo , che limitino occorrendo , l ' estrazione del minerale e lo depositino tutto nei magazzini generali . Se no , niente . Arrischio i miei capitali per la salvezza dell ' industria siciliana . Ho diritto di pretendere l ' unione e l ' accordo di tutti gl ' interessati e qualche lieve sacrifizio , se occorre . Intanto , mentre qua si studia sul serio per portar rimedio a questa condizione di cose disperata per tutti , hai sentito a Grotte ? Vogliono imporsi col numero ... Stupidi ! Imporsi a chi , e perché ? la rovina , oggi , è più per chi ha , che per chi non ha ! Il numero ... Che forza può avere il numero ? Ti può dar l ' urto bestiale ; ma la valanga che atterra , si frantuma anch ' essa nello stesso tempo . Ah che nausea ! che nausea ! A uno a uno , hanno paura , capisci ? e si raccolgono in mille per dare un passo che non saprebbero da soli ; a uno a uno , non hanno un pensiero ; e mille teste vuote , raccolte insieme , si figurano che l ' avranno , e non s ' accorgono che è quello del matto o dell ' imbroglione che le guida . Questo , là . E qua ? Qua un altro spettacolo , più nauseante . Io forse invecchio , Aurelio . - Lei ? - Invecchio , sì ; perdo il gusto di comandare . Me lo fa perdere la servilità che scopro in tutti . Uomini , vorrei uomini ! Mi vedo attorno automi , fantocci che devo atteggiare così o così , e che mi restano davanti , quasi a farmi dispetto , nell ' atteggiamento che ho dato loro , finché non lo cambio con una manata . Soltanto di fuori però , capisci ? si lasciano atteggiare ! Dentro ... eh , dentro , restano duri , coi loro pensieri coperti , nemici , vivi solamente per loro . Che puoi su questi ? Docili di fuori , miti , malleabili , visi ridenti , schiene ossequiose , t ' approvano , t ' approvano sempre . Ah , che sdegno ! Vorrei sapere perché mi arrovello così ; perché e per chi lo faccio ... Domani morrò . Ho comandato ! Sì , ecco : ho assegnato la parte a questo e a quello , a tanti che non hanno mai saputo veder altro in me che la parte che rappresento per loro . E di tant ' altra vita , vita d ' affetti e di idee che mi s ' agita dentro , nessuno che abbia mai avuto il più lontano sospetto ... Con chi vuoi parlarne ? Sono fuori della parte che devo rappresentare ... Certe volte , a qualcuno che viene qua a visitarmi , a incensarmi , mi diverto a rivolgere certi sguardi , certi sguardi che sfondano la parete , e me lo vedo allora per un attimo , restar davanti sospeso , impacciato , goffo ; Dio sa che forza devo far su me stesso per non scoppiargli a ridere in faccia . Mi crederebbe ammattito , per lo meno . E anche tu , caro mio , se vedessi con che occhi mi stai guardando in questo momento ... - Io no ! - disse subito Aurelio , riscotendosi . Flaminio Salvo rise , scotendo il capo : - Anche tu , anche tu ... È così ; per forza è così ... Ti posso io dire quel che vorrei veramente da te ? il piacere che mi faresti , se tu agissi com ' io forse al tuo posto agirei ? - E perché no ? - domandò Aurelio , levandosi . - Mi dica ... - Ma perché no , - negò subito il Salvo , stringendosi nelle spalle , - perché non posso ... Puoi dirmi tu quel che pensi , quel che senti , la vita che hai dentro in questo momento ? ... Non puoi ... Sei davanti a me nelle relazioni che possono correre fra me e te : tu sei il mio ingegnere , il mio buon figliuolo che amo , a cui questa sera , davanti a una ventina di marionette , ho dato l ' incarico di recarsi a Colimbètra , messaggero di trionfo : e basta ! Che altro potrei dirti ? Questo soltanto , forse , per il tuo bene ... E Flaminio Salvo posò una mano sulla spalla di Aurelio : - Non ti tracciar vie da seguire , figliuolo mio ; né abitudini , né doveri ; va ' , va ' , muoviti sempre ; scròllati di tratto in tratto d ' addosso ogni incrostatura di concetti ; cerca il tuo piacere e non temere il giudizio degli altri e neanche il tuo , che puoi stimar giusto oggi e falso domani . Conosci don Cosmo Laurentano ? Se sapessi quanta ragione ha quel matto ! Va ' , va ' , è tardi ; andiamo a dormire . Addio . Sceso nel viale della Passeggiata , sotto gli alberi spioventi , nell ' ampio silenzio della notte , Aurelio Costa ebbe l ' impressione di non trovar più se stesso in sé , e si fermò come per cercarsi . I pensieri che lo avevano agitato intorno al suo avvenire , per quel vasto disegno del Salvo ; gli sguardi provocanti , le parole e le premure di Nicoletta Capolino , poc ' anzi , a Colimbètra ; e qua , adesso , questo discorso triste , sinuoso e inatteso del Salvo , gli avevano quasi disperso , sparpagliato lo spirito . Una parte era rimasta là a Colimbètra ; l ' altra qua nella villa . Frastornato , messo in sospetto , ripensava alle parole del Salvo . E dunque sarebbe andata a Roma Nicoletta ? E allora ? Ma come ? Il Salvo s ' era voluto sbarazzare del Capolino ? Sì , lo aveva detto chiaramente : Piazza pulita . Aveva alluso fors ' anche a lei ? C ' era una certa ironia nella domanda che gli aveva rivolta : Contenta , la signora ? Aveva voluto allontanare anche lei dalla sua casa ? O forse ella gli si era ribellata ? Era egli così triste , in un animo così insolito , per questo ? E che voleva da lui ? Che senso cavare dalle strane cose che gli aveva dette ? Ti posso io dire il piacere che mi faresti , se tu agissi com ' io forse al tuo posto agirei ? Che piacere ? che aveva inteso dire ? Un desiderio segreto , inconfessabile ? O aveva detto così , in genere ? S ' era lamentato d ' aver attorno automi , fantocci ... E quei consigli , infine ! Per quanto si sforzasse , non riuscì a raccapezzarsi . E allora , quasi lasciando fuori , a vagar dove volevano pensieri e dubbii e sospetti , si restrinse nel guscio sicuro della sua coscienza , nel sentimento modesto , tranquillo e solido che aveva sempre avuto di sé . Per il caso fortuito d ' aver cavato , un giorno , quasi senza volerlo , dalle mani della morte il Salvo , era stato sollevato a una condizione invidiabile , di cui con le sue stesse doti naturali , e la buona volontà , aveva poi saputo rendersi degno . Il favore stesso della fortuna , che tutti riconoscevano meritato , l ' eco ingrandita degli onori a cui era venuto negli studii , nei concorsi , nella professione , gli avevano dato di poi un ' importanza che egli stesso riconosceva soverchia , e che lo metteva qualche volta in imbarazzo . Il modo con cui si vedeva accolto e trattato , quel che si diceva di lui , gli dimostravano di continuo ch ' egli era per gli altri qualcosa di più che per se stesso ; un altro Aurelio Costa , ch ' egli non conosceva bene , di cui non si rendeva ben conto ; restava perciò sempre innanzi agli altri in uno stato d ' animo angustioso , in una strana apprensione confusa , di venir meno all ' aspettativa altrui , di decadere dalla sua reputazione . Sapeva star bene al suo posto , ma avrebbe voluto starci quieto e sicuro ; invece gli pareva che gli altri , avendo egli preso a salire fin da ragazzo , gli indicassero ancora come a lui pertinente un posto più alto , e lo spingessero e non lo lasciassero star tranquillo . Non era timidezza la sua ; era un ritegno impiccioso , che spesso lo irritava contro gli altri o contro se stesso , una costernazione assidua che si scoprisse in lui qualche manchevolezza , se appena appena si fosse allontanato dal campo delle sue conoscenze , ove si sentiva sicuro , dal posto , ove poteva stare , ov ' era arrivato da sé per suo merito effettivo . La irritazione contro se stesso nasceva anche dal veder che tanti , da lui stesso stimati inferiori in tutto , sapevano farsi avanti con disinvoltura ed erano lasciati passare ; mentre lui , ritenuto da tutti superiore anche al concetto ch ' egli aveva di se medesimo , lui si tirava indietro e , se spinto , si sentiva spesso impacciato nei movimenti , nel parlare , e arrossiva talvolta come una fanciulla . Quella sera , Aurelio Costa avvertì più che mai quel senso di inesplicabile fastidio che gli cagionava sempre la propria ombra nell ' allungarsi sperticatamente , assottigliandosi innanzi a lui , a mano a mano che si allontanava dai lampioni accesi . Dopo il frastuono della dimostrazione popolare , il silenzio della città addormentata , vegliata da quei lugubri lampioni , gl ' incuteva ora una cupa ambascia . A metà della via Atenea deserta , scorse Roberto Auriti , solo ; si voltò a guardarlo con profonda pena e lo seguì con gli occhi finché non lo vide svoltare per una delle erte viuzze a manca che conducevano alla Badia Grande . Tutta quella notte si vegliò in casa di donna Caterina Laurentano , dovendo Roberto e il nipote partire a bujo , alle quattro del mattino . La vecchia casa era ancora illuminata a petrolio , e s ' andava col lume in mano da una stanza all ' altra . Anna Del Re s ' indugiava amorosamente negli ultimi preparativi per il figliuolo . Che strazio , per lei , quella partenza ! Tutto il suo mondo , tutta la sua vita , da anni e anni , erano raccolti nell ' amore e nelle cure per quel suo unico bene . Come avrebbe vissuto più ora senza di lui ? E piangeva silenziosamente . Se l ' era allevato , lo aveva custodito con l ' anima e col fiato , non badando ai rimproveri della madre che temeva lo avviziasse troppo . Ma no , no ! che avviziare ! Era tanto impensierita e tormentata , lei , nel vederlo crescere così freddo e arcigno , sempre e tutto chiuso in sé , e procurava con le sue maniere , con le cure sempre vigili , d ' addolcirlo , ecco , di riscaldarlo con l ' amore materno , di renderlo più espansivo e confidente . Non sapeva che cosa egli covasse in fondo al cuore , che lo allontanava anche dalla compagnia dei giovani della sua età . Studiare , studiava anche troppo , con nocumento finanche della salute ; e quando non studiava , stava acutamente assorto in certi pensieri che gli rendevano più irsute le ciglia , più duro e scontroso lo sguardo dietro le lenti da miope . - Oh Dio , Ninuccio , se vedessi come ti fai brutto ... Egli le rispondeva con una spallata . Forse soffriva , il suo Ninuccio , delle angustiose condizioni della famiglia , forse pensava che la nonna anche senza derogare affatto a se stessa , ai suoi sentimenti , avrebbe potuto essere ricca . Troppo , certo , l ' infanzia di lui e la prima giovinezza erano state aduggiate dall ' ombra cupa di tante sventure in quella vecchia e vasta casa sempre silenziosa , nella quale il sole , entrando , pareva non recasse mai né luce né calore . Che casa ! Lo notava quella notte , presentendo lo squallore in cui domani le sarebbe apparsa ! Logorati i mobili , anneriti i soffitti , consunto il pavimento , inaridite e stinte le cornici delle imposte , sbiadita in tutte le stanze la carta da parato . Pur curata e pulita e rassettata sempre , pareva che anch ' essa sentisse oscuramente la doglia della vita . Aveva ragione Corrado Selmi ; aveva interpretato bene il segreto sentimento di lei ... Già da tempo rassegnata , avrebbe desiderato , se non per sé , almeno per quel figliuolo , che alla fine qualche sorriso di pace alleviasse un po ' l ' oppressione delle memorie dolorose , quel cupo rancore contro la vita , la muta , disperata amaritudine della madre . Calma , e non pace ! Non poteva aver pace l ' anima di donna Caterina Laurentano . Forse perché non credeva più in nulla ? Lei sì , Anna , credeva ; credeva fervidamente in Dio , pur senza seguire alcuna delle pratiche religiose . Le donne del vicinato non la vedevano mai andare a messa , come la madre ; e tuttavia distinguevano tra l ' una e l ' altra , indovinavano che la signora giovane era religiosa e , nell ' intravederla qualche volta da lontano , così bella e mite , sempre vestita di nero , se l ' additavano come una santa . Anna stava sopra tutto in pensiero per la nuova vita , in mezzo alla quale si sarebbe trovato fra poco il figlio nella casa del fratello , a Roma . Non dubitava che Roberto avrebbe avuto le più diligenti cure per il nipote ; ma la donna ch ' egli aveva con sé ? i parenti , gli amici ? quel Corrado Selmi che , col suo fascino strano , era finanche riuscito a turbar lei ? Chi sa quale impressione ne avrebbe ricevuto il suo Ninuccio , vissuto sempre qua , rinchioccito presso lei e la nonna ! L ' una e l ' altra avevano parlato spesso e a lungo , con amarezza , della vita mancata del loro Roberto , della falsa famiglia che s ' era formata , su le notizie che ne aveva dato loro Giulio , l ' altro fratello ; notizie piuttosto vaghe , perché Giulio , cresciuto sempre a Roma , aveva perduto del tutto l ' aria , il sentimento della famiglia , non pareva più affatto neanche siciliano ; e forse scusava il fratello maggiore ; certo non dava alcun peso , alcuna importanza a tante cose che per poco a lei e alla madre non facevano orrore . Era una maestra di canto , moglie d ' un tenore che aveva perduto la voce , la compagna di Roberto . E Giulio aveva detto , ridendo , che questo tenore , buon uomo , sedeva ogni giorno alla tavola di Roberto e dormiva poi , la sera , presso un fratello della moglie che teneva una specie di collegio , di conservatorio di musica privato , dove colei insegnava canto c il marito fungeva nientemeno che da censore . Roberto era come in pensione in quella casa , dove qualche volta , nelle annate di maggiore affluenza , alloggiava anche qualche convittore che non aveva trovato posto nel collegio del fratello . A contatto di tal gente si sarebbe trovato dunque , tra poco , il figliuolo . Parecchie volte Anna aveva cercato di persuadere la madre di proporre a Roberto il loro trasferimento a Roma . Avrebbero venduto quella casa , albergo di tante sventure e si sarebbero accomodate a vivere alla meglio a Roma , magari sole dapprima , sole o con Giulio soltanto . Chi sa che , a poco a poco , col tempo , la madre non sarebbe poi riuscita a liberar Roberto da quella compagnia ... Non sarebbe stato anche un risparmio , di tre case farne una sola ? E tutta la famiglia raccolta insieme ... - Sogni ! - le aveva detto la madre . E non aveva voluto neanche mettere in discussione la proposta . Sapeva che né Giulio avrebbe voluto perdere la propria libertà , né Roberto avrebbe saputo sciogliersi dalla schiavitù di quella donna . Anche lei , poi , all ' età sua , non avrebbe potuto resistere a un cambiamento così radicale di vita e d ' abitudini . - Sogni ! Quand ' io morrò , e Nino sarà cresciuto , tu andrai con lui ... Ci penserà lui a farti una nuova vita . - Ma intanto ! ... - sospirava Anna , e guardava nell ' altra stanza il figlio , che ascoltava i discorsi della nonna e dello zio , con una mano tra i capelli , un gomito su la tavola , sotto la lampada che pendeva dal soffitto . Eccolo : non dimostrava né pena d ' allontanarsi da lei per circa un anno , né gioja di recarsi a Roma . Sempre così ! Una volta sola su i primi dello scorso anno , infatuato d ' una scoperta che credeva d ' aver fatto , d ' un suo speciale congegno per trarre - diceva - l ' energia elettrica dalle onde del mare ( era venuto , quell ' anno , all ' Istituto Tecnico un bravo professore di fisica , il quale era riuscito a infervorare per la sua scienza tutti gli scolari ) le aveva parlato con vero calore , per indurla a spingere la nonna a chiedere in prestito qualche migliajo di lire , - non allo Zio Borbonico , no ! - ma allo zio Cosmo , magari : un migliajo di lire in prestito , per costruire alla meglio gli attrezzi necessarii agli esperimenti che si sarebbe recato a fare a Valsanìa , su la piaggia . Povero figliuolo ! Gli aveva fatto cascar le braccia , subito . La nonna ? chieder denaro in prestito ai fratelli ? E non la conosceva ? S ' era subito rinchiuso nel suo ispido silenzio , e non aveva voluto darle nemmeno una spiegazione su quella sua famosa scoperta . Chi sa quanto c ' era di vero ... Forse un ' illusione puerile ! Ma pure , tutto quell ' anno , aveva seguitato a studiare accanitamente quella scienza , e ora , andando a Roma , si proponeva di dedicarsi a essa interamente . Altri affetti - pur essendo così giovane - altre cure , altre voglie pareva non avesse . - Ninuccio , - chiamò . Aveva finito di preparare la valigia , e voleva l ' ajuto di lui , per chiuderla . Egli accorse subito . - Troppo piena ? - gli domandò . - Hai voluto metterci tutti quei libri ... Non sarebbe meglio levarli di qua e porli insieme con gli altri nella cassetta ? Tanto , te la spediremo subito . - Me la porto via con me , la cassetta , - diss 'egli.- Non mi fido . Chi sa quando m ' arriverebbe ... - Ma ti peserà troppo , figlio mio , che dici ? Impossibile ... Non dubitare , l ' avrai subito . Ci penserò io ... - E allora qua nella valigia , lasciali qua , questi libri . Chiudo ? - Non ha detto nulla la nonna di là , a zio Roberto ? - domandò lei allora , alludendo a quella sua proposta . - Nulla , - rispose il figlio . - Capisco anch ' io , - sospirò Anna , - che è quasi impossibile ... L ' avrei voluto per te ... Mah ! Ninuccio mio , mi raccomando : mi devi scrivere tutto , sempre ... se hai bisogno di qualche cosa ... come stai ... se ti trovi bene ... Tutto ! Mi contento anche di poche righe ... Ma le prime lettere , no , sai ? lunghe , le prime lettere ... Voglio saper tutto ! E bada , Ninuccio ... un po ' più d ' ordine ! Ti disporrai bene tutta la biancheria nei cassetti ... Non fare al solito tuo ! Zio Roberto è molto ordinato , lo sai ... Ordinato anche tu ! E non ti dico altro ... So che farai il tuo dovere e che contenterai tua madre e la nonna , che restiamo qua ... sole ... Basta , basta ... Presto sarà l ' ora ... Entrarono nella sala da pranzo , dove la nonna e Roberto sedevano accanto sul canapè . - Vedrai , - diceva donna Caterina . - Io vorrei prima finir di chiudere questi occhi . Ma toccherà forse di vedere anche a me , per conchiudere bene , questo spettacolo qua . Ci sarà , non dico , chi mette male apposta ; ma alla mala semenza il terreno è preparato da anni . Voi state a Roma , e non sentite e non vedete nulla . Vorrei ingannarmi ! Ma non m ' inganno . Alzò il capo a guardar la figlia e il nipote , vide negli occhi di Anna le lagrime , ed esclamò , levando un braccio : - Lascialo partire , lascialo andar via ! Aria ! Aria ! Respirerà ... Buca l ' uovo , figliuolo mio ; e lascia star qua nojaltri , ad aspettare la manna del cielo ! Nel Sessanta , caro Roberto , sai che facemmo noi qua ? sciogliemmo in tante tazzoline le animucce nostre , come pezzetti di sapone ; il Governo ci mandò in regalo un cannellino per uno ; e allora noi qua , poveri imbecilli , ci mettemmo tutti a soffiare nella nostra acqua saponata e che bolle ! che bolle ! una più bella e più variopinta dell ' altra ! Ma poi il popolo cominciò a sbadigliare per fame , e con gli sbadigli , addio ! fece scoppiare a una a una tutte quelle magnifiche bolle che sono finite , figlio mio , con licenza parlando , in tanti sputi ... Questa è la verità ! La serva venne ad annunziare che la carrozza era arrivata e che il vetturino , un po ' in ritardo , faceva fretta . C ' era circa mezz ' ora di vettura da Girgenti alla stazione ferroviaria in Val Sollano . Anna , con la candela in mano innanzi alla porta , presso la madre , rimase come sopraffatta , insaziata dell ' ultimo abbraccio frettoloso al figlio , che correva accanto allo zio , giù per la ripida viuzza a scalini , nel bujo ancor fitto . - Figlio mio ! figlio mio ! - gemeva tra sé . - Tu , Ninuccio , lo rivedrai , - le disse piano la madre . - Io , Roberto ... chi sa ! Udirono nel silenzio profondo il rotolìo della vettura che s ' allontanava . E Anna levò gli occhi pieni di lagrime al cielo , dove le stelle , per lei , vegliavano religiosamente . PARTE SECONDA CAPITOLO PRIMO Seduto innanzi all ' ampia scrivania , su cui stavano schierati tutt ' intorno prospetti e relazioni irti di cifre , il segretario aspettava che S . E . il Ministro si ricordasse che doveva riprendere a dettare . Già era la terza notte che il cav . Cao ... - ohè , lavorare , va bene ; ma ... ma ... ma ... - un ' intera giornata a sgobbare al Ministero ; poi la sera lì , al palazzo di Sua Eccellenza ; di questo passo , non sarebbe venuta più a fine quella esposizione finanziaria . Eppure , tra pochi giorni avrebbe dovuto esser letta alla Camera dei deputati . Non ne poteva più ! Ma veramente non era tanto la stanchezza , quanto la sofferenza che da qualche tempo gli cagionava la vista di quell ' uomo venerando , per cui sentiva ancora profondo e sincero affetto , se non più l ' ammiraione di prima . Aveva già veduto tante cose il cav . Cao , prima da lontano , cert ' altre ne vedeva adesso da vicino ! Non si può vivere , è vero , settanta e più anni , commettendo sempre eroiche azioni . Per forza qualche sciocchezza , o piccola o grande , si deve pur commettere . E una oggi , una domani , tirando infine le somme ... si tirava , invece , così pensando , il cav . Cao un ispido pelo dei baffi , inverosimilmente lungo . Perbacco ! Fin sul capo , gli arrivava ... Un pelo solo . Nero . Per avvertir meno la stanchezza e la noja di quell ' attesa , lavorava di fantasia . Un pajo di lenti di Sua Eccellenza , lì su la scrivania , eran diventate due laghetti gemelli ; uno spazzolino da penne , un fitto boschetto di elci ; il piano della scrivania , dov ' era sgombro , una sterminata pianura , che forse primitive tribù migratrici attraversavano , sperdute . Sua Eccellenza passeggiava per lo scrittojo , aggrondato , a capo chino , con le mani dietro la schiena . E il cav . Cao , alzando gli occhi a guardarlo , con l ' immagine di quello spazzolino da penne nella retina , pensò che Sua Eccellenza aveva la schiena pelosa . Pelosa la schiena e peloso il petto . Lo aveva veduto un giorno nel bagno . Pareva un orso , pareva . Ah quante cose , quante particolarità ridicole non aveva scoperto nella persona di Sua Eccellenza , da che non lo ammirava più come prima ! Quella nuca , per esempio , così grossa e liscia e lucente , e tutti quei nerellini che gli pinticchiavano il naso , e quelle sopracciglia ... là zi ! e zì ! come due virgolette . Finanche negli occhi , negli occhi che gli incutevano un tempo tanta suggezione , aveva scoperto certe macchioline curiose , che pareva gli forassero la cornea verdastra . Proprio vero : minuit praesentia famam . E si meravigliava il cav . Cao e si rattristava insieme di poter vedere ora così quell ' uomo che in altri tempi lo aveva addirittura abbagliato , acceso d ' entusiasmo per le gesta eroiche che si raccontavano di lui garibaldino e poi per le memorabili lotte parlamentari « strenuamente combattute » . Mah ! Ormai Francesco D ' Atri non pensava che a sporcarsi timidamente , d ' una tinta gialligna , canarina , i pochi capelli che gli erano rimasti attorno al capo e l ' ampia barba che sarebbe stata così bella , se bianca . Anche lui , è vero , il cav . Cao , da circa un anno , poco poco ... i baffi soltanto . Ma per non averli , ecco , un po ' bianchi , un po ' neri . Gli seccava . E poi del resto , per lui quella tintura non avrebbe mai avuto le disastrose conseguenze che aveva avuto per Sua Eccellenza . Quantunque infine non avesse ancora quaran ... ah già , sì , quarant ' anni , da tre giorni : ebbene , quaranta : non avrebbe mai preso moglie , lui . E Francesco D ' Atri , invece , sì l ' aveva presa , a ses - san - ta - set - te anni sonati ; e giovane per giunta l ' aveva presa . Segno evidentissimo di rammollimento cerebrale . Bisognava metterlo da parte - ( la vita ha le sue leggi ! ) - da parte , senza considerazione e senza pietà . Pietà , tutt ' al più , poteva averne lui , perché gli voleva bene , perché lo vedeva sofrire atrocemente , in silenzio , dell ' enorme sciocchezza commessa ; ma provava anche sdegno , ecco , per la remissione di cui gli vedeva dar prova di fronte a quella moglie che , quasi subito dopo le nozze , s ' era messa a far pubblicamente strazio dell ' onore di lui . Tutti , o quasi tutti , ammogliati tardi e male , questi benedetti uomini della Rivoluzione . Da giovani , si sa , avevano da pensare a ben altro ! Amare , sì ... la bella Gigogin ... un bacio , e : Addio , mia bella , addio ; l ' armata se ne va ... In fondo , a voler dir proprio , non avevano potuto far nulla a tempo e bene , né studii , né altro . Nelle congiure , nelle battaglie erano stati come nel loro elemento ; in pace , erano ora come pesci fuor d ' acqua . In vista , e senza uno stato ; anziani , e senza una famiglia attorno ... Dovevan purtroppo commettere tardi e male tutte quelle corbellerie che non avevano avuto tempo di commettere da giovani , quando , per l ' età , sarebbero stati più scusabili . E poi , anche ... Il cav . Cao , a questo punto , tornò a scuotersi come per un brivido alla schiena . Da alcuni giorni era veramente sbigottito della gravità e della tristezza del momento . Tutte le sere , tutte le mattine , i rivenditori di giornali vociavano per le vie di Roma il nome di questo o di quel deputato al Parlamento nazionale , accompagnandolo con lo squarciato bando ora di una truffa ora di uno scrocco a danno di questa o di quella banca . In certi momenti climaterici , ogni uomo cosciente che sdegni di mettersi con gli altri a branco , che fa ? si raccoglie ; pòndera ; assume secondo i proprii convincimenti una parte , e la sostiene . Così aveva fatto il cav . Cao . Aveva assunto la parte dell ' indignato e la sosteneva . Non poteva tuttavia negare a se stesso , che godeva in fondo dello scandalo enorme . Ne godeva sopra tutto perché , investito bene della sua parte , trovava in sé in quei giorni una facilità di parola che quasi lo inebriava , certe frasi che gli parevano d ' una efficacia meravigliosa e lo riempivano di stupore e d ' ammirazione . Ma sì , ma sì : dai cieli d ' Italia , in quei giorni , pioveva fango , ecco , e a palle di fango si giocava ; e il fango s ' appiastrava da per tutto , su le facce pallide e violente degli assaliti e degli assalitori , su le medaglie già guadagnate su i campi di battaglia ( che avrebbero dovuto , almeno queste , perdio ! esser sacre ) e su le croci e le commende e su le marsine gallonate e su le insegne dei pubblici uffici e delle redazioni dei giornali . Diluviava il fango ; e pareva che tutte le cloache della Città si fossero scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma dovesse affogare in quella torbida fetida alluvione di melma , su cui svolazzavano stridendo , neri uccellacci , il sospetto e la calunnia . Sotto il cielo cinereo , nell ' aria densa e fumicosa , mentre come scialbe lune all ' umida tetra luce crepuscolare si accendevano ronzando le lampade elettriche , e nell ' agitazione degli ombrelli , tra l ' incessante spruzzolìo di un ' acquerugiola lenta , la folla spiaccicava tutt ' intorno , il cav . Cao vedeva in quei giorni ogni piazza diventare una gogna ; esecutore , ogni giornalajo cretoso , che brandiva come un ' arma il sudicio foglio sfognato dalle officine del ricatto , e vomitava oscenamente le più laide accuse . E nessuna guardia s ' attentava a turargli la bocca ! Ma già , più oscenamente i fatti stessi urlavano da sé . Uomo d ' ordine , il cav . Cao avrebbe voluto difendere a ogni costo il Governo contro la denunzia delle vergognose complicità tra i Ministeri e le Banche e la Borsa attraverso le gazzette e il Parlamento . Non voleva credere che le banche avessero largheggiato verso il Governo per fini elettorali , per altri più loschi fini coperti ; e che , favore per favore , il Governo avesse proposto leggi che per le banche erano privilegi , e difeso i prevaricatori , proponendoli agli onori della commenda e del Senato . Ma non poteva negare che fosse stato aperto il credito a certi uomini politici carezzati , che in Parlamento e per mezzo della stampa avevano combattuto a profitto delle banche falsarie , tradendo la buona fede del paese ; e che questi gaudenti avessero voluto occultare ciò che da tempo si sapeva o si poteva sapere ; e che , ora che le colpe avventavano , si volesse percuotere , ma colla speranza che la percossa ai più deboli salvasse i più forti . Certo , lo sdegno del paese nel veder così bruttati di fango alcuni uomini pubblici che nei begli anni dell ' eroico riscatto avevano prestato il braccio alla patria , si rivoltava acerrimo , adesso , anche contro la gloria della Rivoluzione , scopriva fango pur lì e il cav . Cao si sentiva propriamente sanguinare il cuore . Era la bancarotta del patriottismo , perdio ! E fremeva sotto certi nembi d ' ingiurie che s ' avventavano in quei giorni da tutta Italia contro Roma , rappresentata come una putrida carogna . In un giornale di Napoli aveva letto che tutte le forze s ' erano infiacchite al contatto del Cadavere immane ; sbolliti gli entusiasmi ; e tutte le virtù corrotte . Meglio , meglio quand ' essa viveva d ' indulgenze e di giubilei , affittando camere ai pellegrini , vendendo corone e immagini benedette ai divoti ! Ne fremeva il cav . Cao , perché i clericali , naturalmente , ne tripudiavano . Accompagnando talvolta Sua Eccellenza a Montecitorio , vedeva per i corridoi e le sale tutti i deputati , giovani e vecchi , novellini e anziani , amici o avversarii del Ministero , come avvolti in una nebbia di diffidenza e di sospetto . Gli pareva che tutti si sentissero spiati , scrutati ; che alcuni ridessero per ostentazione , e altri , costernati del colore del loro volto , fingessero di sprofondarsi con tutto il capo in letture assorbenti . Per certuni , non ostante il freddo della stagione , i caloriferi erano mal regolati : troppo caldo ! troppo caldo ! Chi sa in quante coscienze era il terrore che da un momento all ' altro gli occhi d ' un giudice istruttore penetrassero in esse a indagare , a frugare , armati di crudelissime lenti . Al cav . Cao era sembrato , il giorno avanti , che alcuni deputati , i quali discutevano accalorati in una sala , avessero troncato a un tratto la discussione vedendo passare Sua Eccellenza D ' Atri . S ' era fermato un po ' a guardare , accigliato , e da uno di quei deputati , che aveva subito voltato le spalle , aveva sentito ripetere chiaramente più volte , sottovoce ma con accento vibrato e impeto di sdegno , il nome di Corrado Selmi che in quei giorni correva sulla bocca di tutti . Il cav . Cao sapeva bene che nessuno avrebbe osato mettere in dubbio l ' illibatezza di Francesco D ' Atri ; ma poteva darsi che , per via della moglie , fosse coinvolto anche lui nella rovina del Selmi che pareva ormai a tutti irreparabile . Eppure , eccolo lì : passeggiando per lo scrittojo e non ricordandosi più evidentemente né di chi stava ad aspettarlo né dell ' esposizione finanziaria , Sua Eccellenza pareva soltanto impensierito d ' un pianto infantile angoscioso che , nel silenzio della casa , arrivava fin lì , da una camera remota , non ostanti gli usci chiusi . Già una volta si era recato di là a vedere che cosa avesse la figliuola . Il cav . Cao non seppe frenar più oltre la stizza - ( perché , santo Dio , tutta Roma sapeva che quella bambina ... quella bambina ... ) - si alzò come sospinto da una susta , soffiando per le nari uno sbuffo . Sua Eccellenza si fermò e si volse a guardarlo . Subito il cav . Cao contrasse la faccia , come per un fitto spasimo improvviso , e disse , sorridendo e stropicciandosi con una mano la gamba : - Crampo , eccellenza ... - Già ... lei aspettava ... Scusi tanto , cavaliere . M ' ero distratto ... Basta per questa sera , eh ? Lei sarà stanco ; io non mi sento disposto . Saranno le undici , è vero ? - Mezzanotte , eccellenza ! Ecco qua : le dodici e dieci ... - Ah sì ? E ... e questo teatro , dunque , quando finisce ? - Che teatro , eccellenza ? - Ma , non so ; il Costanzi , credo . Dico per ... per quella bambina ... Sente come strilla ? Non si vuol quietare . Forse , se ci fosse la mamma ... - Vuole che passi dal Costanzi , ad avvertire ? - No , no , grazie ... Tanto , adesso , poco potrà tardare . Piuttosto , guardi : avrei bisogno urgente di parlare con l ' Auriti . - Col cav . Giulio ? - Sì . E con mia moglie . Può darsi che non venga su alla fine del teatro . Mi farebbe un gran piacere , se lo avvertisse . - Di venir su ? Vado subito , eccellenza . - Grazie . Buona notte , cavaliere . A domani . Il cav . Cao s ' inchinò profondamente , tirando per il naso aria aria aria ; appena varcata la soglia , la buttò fuori con un versaccio di rabbia , che mutò subito però in un sorriso grazioso alla vista del cameriere in livrea che gli si faceva incontro . Rimasto solo , Francesco D ' Atri si premé forte le mani sul volto . Il lucido cranio gli s ' infiammò sotto le lampadine elettriche della lumiera che pendeva dal soffitto . Si trattenne ancora un pezzo nello scrittojo a passeggiare col viso disfatto dalla stanchezza e alterato dai foschi pensieri in cui era assorto . Con la piccola mano grinzosa e indurita dagli anni si lisciava quella lunga barba canarina in contrasto così penoso e ridicolo con tutta l ' aria del volto e la gravità della persona . Come mai non s ' accorgeva egli stesso , che quella barba , così mal dipinta , nelle circostanze presenti , era una smorfia orrenda ? Non se n ' accorgeva , perché da un pezzo ormai Francesco D ' Atri non aveva più la guida di sé , né più lui soltanto comandava in sé a se stesso . Non eran più suoi gli occhi con cui si guardava ; eran d ' un altro Francesco D ' Atri che dallo specchio gli si faceva incontro ogni mattina con aria rabbuffata e di sdegnoso avvilimento nel vedergli gonfie e ammaccate le borse delle pàlpebre , e tutte quelle rughe e quel bianco attorno alla faccia . Né questo era il solo Francesco D ' Atri che si rifacesse vivo in lui nella senile disgregazione della coscienza , e lo tirasse a pensare , a sentire , a muoversi , com ' egli adesso non poteva , non poteva più , con quelle membra e il cervello e il cuore imbecilliti dall ' età . Era ormai un povero vecchio che volentieri si sarebbe rannicchiato in un cantuccio per non muoversene più ; ma tanti altri lui spietati che gli sopravvivevano dentro , approfittando di quel suo smarrimento , non volevano lasciarlo in pace ; se lo disputavano , se lo giocavano , gli proibivano di lamentarsi e di dirsi stanco , di dichiarare che non si ricordava più di nulla ; e lo costringevano a mentire senza bisogno , a sorridere quando non ne aveva voglia , a pararsi , a far tante cose che gli parevano di più . E uno , ecco , gli tingeva in quel modo ridicolo la barba ; un altro gli aveva fatto prender moglie , quando sapeva bene che non era più tempo ; un altro ancora gli faceva tener tuttavia quel posto supremo , pur riconoscendolo di tanto superiore alle sue forze ; un altro poi lo persuadeva ad amare con infinita pena quella bambina , che anch ' egli sapeva non sua , adducendo una ragione quanto mai speciosa , che cioè , avendo egli avuto da giovine una figliuola a cui altri aveva dato e nome e amore e cure e sostanze , in compenso e in espiazione toccasse a lui ora di dare a questa il proprio nome e amore e cure e sostanze , come se questa fosse veramente quella sua povera piccina d ' allora . Cedendo però a questo sentimento , riconoscendo davanti agli altri come sua la figliuola , « eh » lo avvertiva quello della barba , armato di pennello e di tintura « bisogna pure che tu , caro , per esser creduto padre , con codesta moglie giovine accanto , dia una mano di giallo a tutta la tua canutiglia ! » ; consiglio sciocco , a cui avrebbe voluto opporsi , per non profanare , non solo la sua figura veneranda , ma anche , in fondo , il suo vero sentimento verso quella bambina . Non sapeva però opporsi più , se non timidamente . E questa timidità penosa e ridicola si rispecchiava appunto nella tintura della barba . Preso in mezzo , tenuto lì come fra tanti , che ognuno pareva facesse per sé e lui non ci fosse per nulla , non sapeva dove voltarsi prima ; niente gli piaceva ; ma , a muoversi per un verso o per l ' altro , temeva di far dispiacere a questo o a quello dei suoi crudeli padroni ; e ogni risoluzione , anche lieve , gli costava pena e fatica . Vedeva purtroppo in qual ginepraio si fosse cacciato , contro ogni sua voglia ; e non trovava più modo a uscirne . Tutto a soqquadro , tutto ! Qua a Roma , l ' abbaruffio osceno d ' una enorme frode scellerata ; in Sicilia , un fermento di rivolta . Tra gli urli delle passioni più abiette , scatenatesi nello sfacelo della coscienza nazionale , non s ' era quasi avvertito un rombo di fucilate lontane , prima scarica d ' una terribile tempesta che s ' addensava con spaventosa rapidità . Una sola voce s ' era levata nel Parlamento a porre avanti al Governo lo spettro sanguinoso di alcuni contadini massacrati in Sicilia , a Caltavutùro ; ad agitare innanzi a tutti con fiera minaccia il pericolo , non si radicasse nel paese la credenza perniciosa che si potessero impunemente colpire i miseri e salvare i barattieri rifugiati a Montecitorio . Sì , aveva esposto la verità dei fatti quel deputato siciliano : quei contadini di Sicilia , trovando nella rabbia per l ' ingiustizia altrui il coraggio d ' affermare con violenza un loro diritto , s ' erano recati a zappare le terre demaniali usurpate dai maggiorenti del paese , amministratori ladri dei beni patrimoniali del Comune : intimoriti dall ' intervento dei soldati , avevano sospeso il lavoro ed erano accorsi a reclamare al Municipio la divisione di quelle terre ; assente il capo , s ' era affacciato al balcone un subalterno che , per allontanare il tumulto , li aveva consigliati di ritornar pure a zappare ; ma per via la folla aveva trovato il passo ingombro dalla milizia rinforzata ; accennando di voler resistere , s ' era veduta prima assaltare alla bajonetta ; poi , a fucilate , per avere agitato in aria le zappe a intimorir gli assalitori . Dodici , i morti ; più di cinquanta , i feriti : tra questi , alcuni bambini , uno dei quali crivellato da ben sette bajonettate . Questo particolare orrendo s ' era rappresentato agli occhi di Francesco D ' Atri così vivo , che da tre giorni pur tra tante cure e tanto tumulto di pensieri , di tratto in tratto , riaffacciandosi , gli dava raccapriccio . Perché la ferocia di quel soldato , accanita sul corpo d ' un bambino innocente , gli pareva l ' espressione più precisa del tempo : la vedeva in tutti , quella stessa ferocia , e n ' era sbalordito . Non più rispetto , né carità per le cose più sacre ; una furia cieca , una rabbia d ' odio , una selvaggia voluttà di basse vendette . S ' aspettava d ' esser preso per il petto da un forsennato qualunque , per dar conto di tutti i suoi errori , antichi e nuovi . Errori ? E chi non ne aveva commessi ? Ma era un momento , quello , che anche i più lievi , quelli a cui in altro tempo s ' era soliti di passar sopra , saltavano agli occhi di tutti , pigliavan dalla sinistra luce di quei giorni un certo ispido rilievo , un certo color misterioso , che subito aizzavano la smania di frugar sotto , per la soddisfazione atroce o la feroce consolazione di scoprire altre più gravi magagne nascoste . Il coraggio più difficile , quello della pubblica accusa , legato e persuaso con tanti argomenti a non rompere i freni della prudenza , ora che tutti si trovavan d ' accordo , s ' era svincolato , sferrato da tutti i ritegni e riguardi sociali ; era diventato tracotanza inaudita ; e nessuna coscienza poteva più sentirsi tranquilla e sicura . Quelle sue nozze tardive con una giovine ; l ' illusione che il prestigio del suo passato e degli altissimi onori a cui era venuto sarebbe valso a compensare , nella stima e nel cuore di lei , quanto di fervor giovanile doveva di necessità mancare al suo affetto grato e profondo ; il lusso avventato ; la relazione scandalosa della moglie col Selmi , quella bambina ... potevano da un momento all ' altro diventar pretesto d ' accusa e di maligne insinuazioni , cagione di chi sa quali sospetti oltraggiosi . Tra i fantasmi dell ' incertezza , in quella vuota , oscura realtà in cui gli pareva d ' esser avviluppato , Francesco D ' Atri sentiva di punto in punto crescere in sé la costernazione , ora che le grida rinfuriavano per il salvataggio violento , da parte del Governo , di alcuni parlamentari più in vista e più compromessi . Tra questi era il Selmi , che pure fino a quel giorno s ' era lasciato esposto allo scandalo . Non glien ' avevano detto nulla i suoi colleghi del Gabinetto ; ma s ' era accorto dalle loro arie che gli si voleva dare a intendere che il Selmi si salvava per lui . Non era vero ! Non per lui , se mai ; ma perché egli era con loro ; e , in quel momento , la sua caduta avrebbe potuto determinare il crollo di tutti . Non era intanto peggiore del male quel rimedio ? Non aveva saputo opporsi . Come proferir quel nome ? Mondo d ' ogni colpa , integro , per una sola debolezza , per quella illusione così presto perduta , si vedeva trascinato dalla moglie giù nel fango della piazza , ove una canea famelica di scandalo lo aspettava per farne strazio , accozzando in uno sconcio impasto il suo corpo e quello della moglie e del Selmi . Ora , con una nuova violenza si vedeva strappato dalla piazza , ma insieme col Selmi , aggrappato a lui e alla moglie , insieme con tutta la canaglia aggrappata al Selmi . Gli pareva che glielo rimettessero in casa , là , con tutta la folla urlante , beffarda e ingiuriosa . Tutti , ora , tutti avrebbero creduto che lo salvava lui il Selmi , non per generosità , ma per paura . E fors ' anche il Selmi stesso ... Ma qual paura , in fondo , poteva aver lui ? Per generosità , se mai , avrebbe potuto farlo , perché lo ricordava prode e nobile , un giorno , sprezzante della vita tra i pericoli e tutto acceso dell ' ideale santo della patria . Ma no , no , neanche per questa generosità lo avrebbe fatto : troppo , oltre all ' odio e allo sdegno per il tradimento ( quantunque ne facesse più carico alla moglie ) , troppo gli coceva il sospetto in lui di quella paura . Intanto , sottratte tutte le carte che avrebbero potuto perdere il Selmi , era rimasto esposto , senza difesa , e compromesso , un innocente : Roberto Auriti . S ' era trovato a carico di lui un debito di circa quarantamila lire ; e , quel ch ' era peggio , più d ' un biglietto laconico e misterioso , in cui si faceva allusione a un amico che assicurava il governatore della banca , o prometteva che avrebbe fatto o parlato o scritto secondo le istruzioni ricevute . Questi biglietti erano già in mano dell ' autorità giudiziaria , e di questo egli doveva informare tra poco Giulio Auriti , fratello di Roberto . S ' era già abituato all ' orrore della situazione ; ne aveva acquistato il sentimento quasi d ' una necessità fatale ; e il suo sbalordimento era pieno d ' uggia , di ribrezzo e greve d ' una stanchezza dolorosa . Nessun conforto dalle memorie del passato : a richiamarle per un momento , non sarebbero valse ad altro che ad accrescere la vergogna e la miseria del presente . E in quell ' uggia , la vista di tutte le cose , anche dei ninnoli della stanza , acquistava agli occhi suoi una insopportabile gravezza . Ah , il bujo , il bujo , un luogo di riposo : la morte , sì ! Tutta quella guerra faceva vincere volentieri il ribrezzo della morte . Che crudeltà ! Egli era uno che doveva presto morire ... Serbargli quella feccia per gli ultimi giorni , da ingojare nel bicchiere della staffa ... Francesco D ' Atri si fermò , con gli occhi immobili e vani . Immaginò il tempo dopo la sua fine : il tempo per gli altri ... Ecco tornata la calma ... per gli altri ! rabbonite quelle onde , squarciato l ' orrore di quella tempesta ; e nessuna pietà , nessun rimpianto , nessuna memoria di chi s ' era trovato in quei frangenti e vi era perito . A un tratto , su la mensola , a cui teneva fissi gli occhi , gli s ' avvistò una piccola bertuccia di porcellana , che gli rideva in faccia sguajatamente . Gli venne quasi la tentazione di romperla ; voltò le spalle ; avvertì di nuovo il pianto angoscioso della bambina e s ' avviò a quella camera remota . Era la camera della bàlia . Un lumino da notte , riparato da una ventola litofana , sul cassettone , la rischiarava a mala pena . La vecchia governante , magra e linda , passeggiava con la bimba in braccio che , convulsa dagli spasimi , pareva volesse sguizzarle dalle mani ; procurava di tenersela adagiata sul seno e : - Nooo ... nooo ... - le ripeteva , come in risposta ai vagiti angosciosi , dimenandosi in ritmo con tutta la persona e battendole di continuo , lievemente , una mano alle spalle . La bàlia , con un ' enorme mammella tirata fuori del busto , piangeva anche lei : piangeva in silenzio e giurava alla cameriera che le sedeva accanto di non aver mangiato nulla che avesse potuto cagionare quella colica alla bambina . Francesco D ' Atri si fermò un pezzo a guardarla con occhi assenti : e i tratti del volto espressero lo sforzo quasi istintivo ch ' egli , col cervello altrove , faceva per intendere ciò che essa stava a dire tra le lagrime copiose . Intanto guardava nauseato quella sconcia mammella dal cui capezzolo paonazzo pendeva una goccia di latte . La cameriera pensò bene di tirar su il corpetto della bàlia per nascondere quella vista . E allora Francesco D ' Atri si volse a guardar la governante . Stordito dai vagiti della bimba trangosciata , strizzò gli occhi ; poi si recò a prendere dal tavolino da notte un campanello e si mise a farlo tintinnire pian piano innanzi agli occhi della piccina , per distrarla , andando dietro alla governante che seguitava a passeggiare , dondolandosi . Così lo trovò , poco dopo , donna Giannetta di ritorno dal teatro , tutta frusciante di seta . Alzò le ciglia e schiuse appena le labbra a un impercettibile sorriso canzonatorio dinanzi a quel notturno commovente quadro familiare , credendo che Sua Eccellenza si compiacesse , sotto gli occhi delle serve , di mostrare la sua ridicola tenerezza paterna dopo le gravi cure dello Stato . Ma la cameriera , accorsa a prendere il velo nero tutto luccicante di dischetti d ' argento ch ' ella si levava dal capo e a slacciarle la mantiglia , le spiegò , piano , che cosa era accaduto . - Ah sì ? Poverina ... - disse , ostentando indifferenza , ma con una voce calda , melodiosa , e si accostò alla governante , così tutta fragrante di profumo e di cipria e ampiamente scollata . Ma il D ' Atri le fe ' cenno di tacere . La bambina si era finalmente quietata . Donna Giannetta allora con un lieve sbuffo di stanchezza s ' avviò per la sua camera . Su la soglia si volse e disse al marito , quasi cantando : - Oh , Giulio Auriti è di là . Francesco D ' Atri chinò il capo ; le si avvicinò e le disse a voce bassa e grave , senza guardarla : - Aspettami . Ho da parlarti . - Discorso lungo ? - domandò ella . - Non potresti domani ? Temo d ' esser troppo stanca e d ' aver sonno . Mi sono orribilmente annojata . - Mi farai il piacere d ' aspettarmi , - insistette egli . E andò allo scrittojo , ove lo attendeva l ' Auriti . Ah , come volentieri , adesso , avrebbe fatto a meno di veder quel giovine a cui doveva dare una tremenda notizia ! Se n ' era già dimenticato ... si moveva , in quei giorni , dava ordini istruzioni , imponeva a se stesso atti , parole , risoluzioni , di cui subito dopo non riusciva più a veder bene la ragione , l ' opportunità , lo scopo . Chiuse gli occhi e sospirò profondamente , con le ciglia gravate da un ' oppressione tenebrosa . Aveva or ora detto alla moglie che lo aspettasse perché doveva parlarle . Ma di che ? a che scopo ? E lui stesso , poc ' anzi , aveva pregato il suo segretario d ' avvertir l ' Auriti , all ' uscita dal teatro , che venisse su da lui , perché aveva urgente bisogno di vederlo . Era necessario , sì , che quel povero giovine avesse al più presto notizia dell ' orrenda sciagura che gli stava sopra . Non poteva comunicargliela altri che lui . Sollevata la tenda dell ' uscio e vedendolo , provò intanto un certo rancore per la pietà e la commozione che colui già gli suscitava . Giulio Auriti non somigliava punto al fratello : alto , smilzo , elegantissimo , spirava dalla temprata agilità del corpo una energia vigorosa , che gli occhi d ' un bel grigio d ' acciajo , attenuavano con un certo sguardo d ' orgoglio svogliato . Si cangiò tutto , d ' un subito , alla vista del vecchio Ministro che gli si faceva innanzi così scombujato . Uno dei guanti , che teneva in mano , gli cadde sul tappeto . - Ebbene ? - domandò . Francesco D ' Atri socchiuse gli occhi per sottrarsi alla pena dell ' ansia smaniosa che gli leggeva nel viso . Aprì le mani e mormorò scotendo il capo : - Non s ' è trovata . - Ah , no ! - scattò allora l ' Auriti con una nuova subitanea alterazione del viso , che esprimeva sdegno , rabbia e insieme risoluzione fierissima di ribellarsi a un ' iniquità , senza alcun riguardo più per nessuno . - Ah , no , mi perdoni , eccellenza : la carta c ' è , e si deve trovare ! Lei sa che mio fratello Roberto ... - So , so ... - cercò d ' interromperlo , con durezza , il D ' Atri . - Ma dunque - incalzò l ' Auriti . - Quella sola dichiarazione può salvarlo , e non deve sparire ! O via anche tutto ciò che può compromettere Roberto ! Il D ' Atri sedette , tornò a premersi forte le mani sul volto e si lasciò cader dalle labbra : - Il guajo è questo : che l ' autorità giudiziaria ... - Ma no , eccellenza ! - insorse di nuovo l ' Auriti . - L ' autorità giudiziaria ha in potere soltanto ciò che il Governo le ha voluto lasciare . Lo sanno tutti ormai ! Il D ' Atri lo guardò come se egli , intanto , non lo sapesse : si rizzò su la vita e , facendo viso fermo , parve lo ammonisse che non poteva permettere si desse corso , in sua presenza , a una voce così piena di scandalo . Ma l ' Auriti , smaniando , torcendosi le mani , aggiunse : - E io ... io che riposavo tranquillo ... Ma come , eccellenza ? Io riposavo tranquillo perché c ' era lei ! Il D ' Atri s ' accasciò ; ma subito , come se qualcosa dentro gli facesse impeto nello spirito , tornò a rizzarsi e gridò con rabbia , guardando odiosamente il giovine : - Che c ' entro io ? che posso io ? - Come ! - esclamò l ' Auriti . - Il Selmi ... - Il Selmi ... - ruggì Francesco D ' Atri , serrando le pugna , come se avesse voluto averlo fra le unghie . - Ma sì , lo salvino pure ! - esclamò Giulio Auriti . - Per salvarlo però ... - Già ! ti figuri anche tu che lo salvi io ... - disse lentamente il D ' Atri , scrollando il capo con amarissimo sdegno . - Ma il Selmi stesso , eccellenza , - ripigliò subito , con diverso sdegno l ' Auriti , - vedrà che il Selmi stesso non tollererà d ' esser salvato a costo dell ' assassinio morale di mio fratello . E poi , eccellenza , se non parla lui , se tacerà Roberto , griderò io ! C ' è mia madre di mezzo , eccellenza ! L ' arresto di Roberto ? Mia madre ne morrebbe ! E il nostro nome ? A questo grido , il volto di Francesco D ' Atri si scompose . - Tua madre ... sì ... tua madre ... - mormorò ; e , curvo , si portò di nuovo le mani sul volto ; stette un pezzo così , finché non cominciò a sussultare violentemente come per un impeto di singhiozzi soffocati . Aveva conosciuto a Torino , giovane , donna Caterina Laurentano e Stefano Auriti che quel figliuolo gli ricordava in tutto ; pensò a quegli anni lontani ; vide se stesso com ' era allora ; vide Roberto ragazzo ; pensò a una notte sul mare , con quel ragazzo su le ginocchia un ' ora dopo la partenza da Quarto ... ah , da quella notte a questa , che baratro ! Giulio Auriti , vedendo sussultare le spalle poderose del vecchio Ministro , allibì . Questi alla fine scoprì il volto e , rimanendo curvo , guardando verso terra , scotendo le mani a ogni parola : - Che gridi ? che gridi ? - gli disse . - La vergogna di tutti ? Tutti impeciati ! Vuoi dirmi che sai perché il Selmi prese quel denaro sotto il nome di tuo fratello ? E griderai anche la mia vergogna ! - No , eccellenza ! - negò subito con sbalordimento d ' orrore , l ' Auriti . - Ma sì ! - rispose Francesco D ' Atri , levandosi . - Tutti impeciati , ti dico ! Tutti ... tutti ... Muojo di schifo ... Il fango , fino qua ! E s ' afferrò con le mani la gola . - M ' affoga ! Questo ... dovevo veder questo ! I più bei nomi ... Tu vedi soltanto tuo fratello ! Niente , sì , non glien ' è venuto niente in mano ; ma ha tenuto di mano a quello lì ... E non è vergogna , questa ? come lo scusi ? che gridi ? Tuo fratello promette , il tuo signor fratello assicura , in quei biglietti là , i laidi ufficii dell ' amico ... - E non lo nomina ! - disse coi denti stretti , ridendo d ' ira , d ' onta , di dispetto , Giulio Auriti . - Ecco perché non sono stati sottratti ! - Ma quando la paura ha preso possesso ! - venne a gridargli in faccia , con voce soffocata , Francesco D ' Atri . - Zuffa di ladri che rubano di notte con mani tremanti e come ciechi ; rimestano , arraffano , ficcano dentro ; e intanto di qua , di là , dal sacco , dalle tasche , il furto scappa via , e nella ressa , tra i piedi , c ' è chi ruba ai ladri , chi ghermisce questa o quella carta caduta e corre a far bottega su la vergogna : « Ecco , signori , i più bei nomi d ' Italia ! Ecco l ' onore ! ecco le glorie della patria ! » Non mi far parlare ... So a chi parlo ! Ma ormai ... tanto , n ' ho fino alla gola ... Non è umano , capisco che non è umano pretendere da Roberto il silenzio : per sé , per sua madre , per te , per il nome che portate ... - Roberto ? - fece l ' Auriti . - Ma Roberto , Vostra Eccellenza lo conosce , sarà anche capace di tacere . Il Selmi stesso ... - Se Roberto tacerà ? - domandò il D ' Atri , come se ne dubitasse . - Ma io no , eccellenza ! - s ' affrettò allora a ripetere l ' Auriti . - Glielo dico avanti : io no , per mia madre ! - Aspetta ! - riprese il D ' Atri , quasi imponendogli di tacere . - Se ho voluto vederti , è segno che ho da dirti qualche cosa . Giulio Auriti lo guardò ansiosamente negli occhi . Ma il D ' Atri non sostenne quello sguardo ; n ' ebbe fastidio , anzi dispetto ; scorse per terra il guanto caduto fin da principio dalle mani del giovine e riebbe fortissima l ' impressione di gravezza insopportabile , che in quei giorni gli faceva la vista di tutto . Ne distrasse gli occhi e disse , cupamente : - Tu intendi che in tutta questa faccenda ... io non posso cacciar le mani ... Si guardò le mani e le ritirò con atto di schifo . - Pure , - seguitò , - per Roberto , ho parlato ... questa sera stessa ; ho detto ... ho ... ricordato ... ricordato le sue benemerenze ... Forse - ascolta bene - quei biglietti compromettenti , per cui è già spiccato il mandato di cattura ... sì ! Ma ascolta bene - quei biglietti ... Non volle dire : significò con un rapido gesto espressivo della mano : via ! - Però , - riprese subito , - tu sai che i giornali hanno già pubblicato il nome di tuo fratello . Bisognerà , per togliere ogni sospetto di compromissione losca e per non lasciare nessuna traccia , nessuno strascico ... - Pagare ? - domandò , smorendo , l ' Auriti . - E dove ... come ? Il D ' Atri si strinse rabbiosamente nelle spalle . - Sono quarantamila lire , eccellenza ... - Io non posso dartele ... Procura ... E presto ! Tu intendi , è l ' unico mezzo ... - Un denaro preso da altri ... - gemette l ' Auriti . - Ma come preso ? - domandò con ira il D ' Atri . - Questo devi vedere ! - Per altri ! - protestò Giulio . - Sei un ragazzo ? - No , eccellenza : è la difficoltà ... Dove lo trovo ? come lo trovo ? - Cerca ... tu hai parenti ricchi ... tuo cugino ... - Lando ? - O i tuoi zii ... Giulio Auriti rimase pensieroso , a considerare quale , quanta probabilità di riuscita gli offrisse quella via indicata tra gli ostacoli che già gli si paravano davanti : per Lando , l ' ombra odiosa del Selmi ; per gli zii , la fierezza incrollabile della madre . Come si sarebbe piegata questa a chiedere ajuto di danaro , per quel debito non netto del figlio , a quel fratello ? A piegarla , si sarebbe certo spezzata ! Decise senz ' altro di tentar lui presso Lando : lui , a costo di tutto , per risparmiare quel sacrifizio estremo della madre . - Che tempo ? - domandò . - Presto ... - ripeté il D 'Atri.- Vedi tu ... cinque , sei giorni ... Giulio Auriti , perduta lì per lì la nozione dell ' ora , compreso già della parte che doveva sostenere , si licenziò e s ' avviò in fretta , accigliato , come se dovesse subito correre a casa del cugino . Francesco D ' Atri lo seguì con gli occhi fino alla soglia dell ' uscio ; poi rimase perplesso , aggrondato , a stropicciarsi con una mano il dorso dell ' altra , quasi cercasse nella memoria ciò che ancora gli restava da fare . A un tratto , scorse di nuovo per terra , sul rosso del tappeto , il guanto bianco , caduto di mano all ' Auriti . Quel guanto , lasciato lì , gli parve il segno che egli ormai non avrebbe potuto più allontanare del tutto da sé le cose , la gente , i pensieri da cui si sentiva soffocare : sempre una traccia , sempre un ' orma , un vestigio , ne sarebbero rimasti , risorgenti o incancellabili , come nell ' incubo di un sogno . E come se in quel guanto si potesse scorgere una sua compromissione , Francesco D ' Atri si chinò guardingo a raccattarlo con ribrezzo e se lo cacciò in tasca , furtivamente . Donna Giannetta , in accappatojo , con una graziosa cuffia di trine e di nastri in capo , aspettava intanto nella sua camera su un ' ampia e bassa poltrona massiccia di cuojo grigio ; una gamba su l ' altra , tormentandosi il labbro inferiore con le dita irrequiete . Teneva gli occhi fissi acutamente alla punta della babbuccia di velluto rosso , che compariva e spariva dall ' orlo della veste al lieve dondolìo della gamba accavalciata . Era la prima volta che il marito con quell ' aria e quel tono le annunziava di voler parlare con lei . Non le aveva detto mai nulla , prima , quando avrebbe avuto ragione di parlare . Che poteva più dirle , ora ? Aveva notato che , da alcuni mesi , era più cupo e più oppresso del solito ; ma , certo , non per lei ; forse , per difficoltà parlamentari . Non aveva mai voluto saper di politica , lei : aveva sempre proibito assolutamente agli amici che ne parlassero davanti a lei ; non leggeva giornali e si gloriava della sua ignoranza , si compiaceva delle risate con cui erano accolte certe sue confessioni , come ad esempio quella di non sapere chi fossero i colleghi del marito . Che ora egli volesse annunziarle , come aveva già fatto una volta , dopo il primo anno di matrimonio , che aveva in animo di lasciare il « potere » ? Oh , non le avrebbe fatto più né caldo né freddo , ormai . Ma eccolo ... Subito donna Giannetta si sgruppò , si abbandonò con gli occhi chiusi su la spalliera della poltrona , volendo fingere di dormire ; come però il D ' Atri aprì l ' uscio , riaprì gli occhi con molle stanchezza , quasi veramente avesse dormito . - Domani , no ? - gli domandò di nuovo , con grazia languida . - Ho proprio sonno , Francesco ! Temo di perdere il filo del discorso . - Non lo perderai , - diss ' egli aggrondato , lisciandosi la barba con la mano tremolante . - Del resto , se vuoi , il mio discorso potrà anche essere breve . - Ti dimetti ? - domandò lei , placidamente . - No ... - disse . - Perché ? - Credevo ... - sbadigliò donna Giannetta , portandosi una mano alla bocca . - No , qui , qui , di cose nostre , della casa , devo parlarti - riprese egli . - Abbi un po ' di pazienza . Sono anch ' io tanto stanco ! Se vuoi del resto che il mio discorso sia breve non offenderti . Donna Giannetta sgranò gli occhi : - Offendermi ? Perché ? - Ma perché , se dev ' esser breve . sarà pure per conseguenza un po ' rude , senza frasi , - rispose egli . - Mi lascerai dire ; poi farai , spero , quel che ti dirò io , e basterà così . Dunque , senti . - Sento , - sospirò ella , richiudendo gli occhi . Francesco D ' Atri agitò più volte con stento due dita : - Due sciagure ti sono capitate , - cominciò . Donna Giannetta tornò a scuotersi : - Due ? a me ? - Una , l ' hai proprio voluta , - seguitò egli . - Vecchia sciagura . Sono io . - Oh , - esclamò ella , abbandonandosi di nuovo su la poltrona . - Mi hai spaventata ! Sorridendo e intrecciando le mani sul capo , soggiunse : - Ma no ... perché ? Le larghe maniche dell ' accappatojo scivolarono e le scoprirono le braccia bellissime - Finora , no , - riprese egli . - Non te ne sei accorta bene , perché al fastidio che ho potuto recarti di quando in quando ... - Francesco , ho tanto sonno , - gemette lei - Permetti ... permetti ... permetti ... - diss ' egli con stizza . - Voglio dirti , che al fastidio hai trovato un compenso assai largo nella mia ... nella mia ... dirò , filosofia ... - Dimmi subito l ' altra sciagura , ti prego ! - sospirò quasi nel sonno donna Giannetta . Francesco D ' Atri si mise a sedere . Veniva adesso il difficile del discorso , e voleva esprimersi quanto meno crudamente gli fosse possibile . Poggiò i gomiti su i ginocchi , si prese la testa tra le mani per concentrarsi meglio , e parlò , guardando vero terra . - Eccomi . Aspetta . L ' ho dovuto ... ho dovuto scontare ... Ma già tu , in questo , non hai nessuna colpa . Era naturale che , tra i diritti della tua gioventù e i tuoi doveri di moglie , tu seguissi piuttosto quelli che questi . Avrei potuto farti osservare da un pezzo che tu stessa , accettando spontaneamente , anzi con ... con giubilo , un giorno , questi doveri verso un vecchio , avevi implicitamente rinunciato a quei diritti ; ma neanche di ciò ti fo colpa perché forse anche tu , allora , ti facesti l ' illusione che ... A questo punto Francesco D ' Atri sollevò il capo e s ' interruppe . Donna Giannetta dormiva , con un braccio ancora sul capo e l ' altro proteso verso di lui , come per implorar misericordia . - Gianna ! - chiamò , ma non tanto forte , frenando la stizza e lo sdegno , come se al suo amor proprio dolesse che ella , destandosi a quel richiamo , dovesse riconoscere d ' aver ceduto così presto al sonno mentr ' egli le parlava di cosa tanto grave . Riabbassò il capo e terminò a voce alta il discorso rimasto sospeso : - Ti facesti l ' illusione che ... sì , che avresti potuto facilmente adempiere ai tuoi doveri . Donna Giannetta non si destò ; anzi , pian piano l ' altro braccio le scivolò dal capo , le cadde in grembo con pesante abbandono . Allora Francesco D ' Atri sorse in piedi , fremente ; fu lì lì per afferrarle quel braccio nudo proteso e scoterglielo con estrema violenza , gridandole in faccia le ingiurie più crude . Ma la calma incosciente del sonno di lei , per quanto gli paresse spudorata e quasi una sfida , lo trattenne . Sembrava che così giacente nel sonno , gli dicesse : « Guardami come son giovane e come son bella ! Che pretendi , tu vecchio , da me ? » . Ah , che pretendeva ! Ma di quella sua bellezza che ne aveva fatto ? e che ne stava facendo della sua gioventù ? Scempio vergognoso ! Sì , dandosi a lui , a un vecchio , dapprima ! Ma egli almeno , quei tesori li avrebbe adorati con animo tremante e traboccante di gratitudine , come un premio divino ! Ella , invece , con obbrobrioso disprezzo , con incosciente crudeltà , li aveva violati ! E nulla più poteva ormai rifar sacre quella bellezza e quella gioventù così indegnamente profanate ! Scosse il capo e uscì pian piano dalla camera . Subito donna Giannetta balzò in piedi , sbuffando . Auff ! sul serio , a quell ' ora , una spiegazione ? E perché ? Quando avrebbe dovuto parlare , zitto ; ora che lei s ' annojava soltanto , mortalmente , pretendeva una spiegazione ? Eh via ! Troppo tardi . Se lui stesso , del resto , col suo contegno , tra le inevitabili relazioni della nuova vita in cui l ' aveva messa , di fronte alle tentazioni a cui questa vita la esponeva , agli esempii che di continuo le poneva sotto gli occhi , l ' aveva indotta , certo senza volerlo , a stimar troppo ingenuo , puerile e tale da attirar l ' altrui derisione il bel sogno da lei accarezzato , sposandolo ? Con la massima sincerità aveva sognato di rallegrare col riso della sua giovinezza gli ultimi anni della vita eroica di Francesco D ' Atri , vecchio amico e fratello d ' armi del padre . Gli era forse sembrato che con troppa avventatezza ella avesse preso la risoluzione di sposarlo , quella sera ormai lontana , in cui , discorrendosi in casa del padre di donne , di vecchi , di matrimonii , a una domanda di lei egli aveva risposto per ischerzo , sorridendo malinconicamente : « Eh , bellina mia , se mi sposi tu ... » ? Ma fors ' anche aveva sospettato in lei l ' ambizione di diventar moglie d ' un ministro ! Per il parentado , per le condizioni della sua nascita , era quasi povera . Avrebbe dovuto saper bene però che in casa di lei , sempre , le risoluzioni più serie erano state prese così ; e che la precipitazione nel prenderle non era stata mai a scàpito della fermezza nel mantenerle . Suo padre , Emanuele Montalto , giovine , nella compagnia spensierata e gioconda di tant ' altri giovani dell ' aristocrazia palermitana , quasi per una picca da un giorno all ' altro s ' era ribellato alla famiglia devota ai Borboni ; e non solo per quella ribellione aveva sofferto persecuzioni , prigionia , esilio dal governo oppressore , ma era stato anche diseredato dal padre a beneficio del fratello maggiore e della sorella Teresa , moglie di don Ippolito Laurentano e madre di Lando . E anche lei , già una volta , proprio per una picca , da un giorno all ' altro s ' era guastata col cugino Lando il quale , vivendo a Palermo in casa dello zio principe di Montalto , veniva di furto ad amoreggiar con lei , cuginetta eretica , figlia dello zio eretico , a cui quello ( il principe ) come per un ' elemosina della quale si dovesse vergognare , faceva passar sotto mano un assegno appena appena decente . Da un giorno all ' altro , tutto finito , per sempre : non aveva più voluto sapere del cugino e aveva indotto il padre a lasciar Palermo per Roma , con la speranza che , allontanando il padre dall ' isola , in una più larga cerchia e meno oppressa da pregiudizii , egli avesse alla fine condisceso a lasciarle prendere la via per cui il sangue materno la chiamava . Sua madre era stata un ' attrice piemontese , la Berio , conosciuta dal padre a Torino , durante l ' esilio , e sposata colà . Il sangue , proprio il sangue , non l ' esempio la chiamava , perché la mamma lei non l ' aveva nemmeno conosciuta : morta nel darla alla luce ; e tutti , a Palermo , e più di tutti il padre , s ' erano sempre guardati dal farle sapere ciò che la madre era stata . Ma una Montalto sul palcoscenico ? Orrore ! E anche lei , sì , doveva riconoscerlo , provava tra sé e sé un certo segreto ribrezzo . Tuttavia , per lanciare una sfida al cugino Lando e per far onta a quello zio che si vergognava finanche di mantenerli di nascosto , oh , non solo questo ribrezzo avrebbe saputo vincere facilmente , ma qualunque altro ! Lando , poco dopo , era venuto anche lui a stabilirsi a Roma , e insieme col padre aveva cercato di ammansarla , di rabbonirla . No , no e no . Già s ' era innamorata di quel suo sogno per Francesco D ' Atri , che , fin dal primo vederla , era rimasto come abbagliato di lei . Perché poi non l ' aveva ritenuta capace Francesco D ' Atri di serbarsi fedele a quel sogno ? come non aveva compreso che un tal dubbio , un tal timore , manifestati con certi sguardi pietosi , con certi mezzi sorrisi afflitti , l ' avrebbero offesa acerbamente , al pari della libertà concessa , anzi quasi imposta , non ostanti quel dubbio e quel timore ? Dunque per lui una sua caduta era inevitabile e ci si rassegnava ? E se lui non credeva , qual merito , qual premio , a non cadere ? Per se stessa ? Ah sì , per se stessa ! Le era morto il padre , da poco . Addolorata , amareggiata profondamente , eppur costretta a far buon viso a tutti , s ' era veduta , pure in quei giorni di lutto , vigilata da Lando con occhi freddamente sdegnosi . In un momento d ' angoscia , di esasperazione , in un momento di vera pazzia , perché lo sdegno di quegli occhi si ritorcesse anche contro di lui , gli s ' era offerta . Probo , intemerato , incorruttibile , Lando l ' aveva respinta . Oh , e allora , più per vendicarsi di lui che della triste e muta sconfidenza del vecchio marito , s ' era buttata in braccio di Corrado Selmi , e giù , giù , giù ... orribilmente , sì ... come un ' ubriaca , come una pazza aveva sguazzato un anno nello scandalo . Ma via ! Non le aveva detto anche or ora il vecchio , che non trovava nulla da ridire ? Perché dunque avrebbe dovuto farsene un rimorso ? Oh , non si era davvero divertita in quell ' anno della sua relazione col Selmi . Che voleva da lei ora , il marito ? Donna Giannetta scrollò le spalle , e subito vide quel suo gesto , come se l ' avesse fatto un ' altra davanti a lei . Aveva spiccatissima la facoltà strana di osservarsi così , quasi da fuori anche nei momenti di maggior concitazione , di vedersi muovere , di sentirsi parlare o ridere ; e ne aveva quasi sgomento , talvolta , e spesso fastidio ; temeva che i suoi atteggiamenti , i suoi gesti , il suono della sua voce , gli scatti dei suoi sorrisi potessero apparire studiati ; soffriva di quel raggelarsi improvviso dei moti più spontanei e men pensati del suo essere , sorpresi in sul nascere da lei stessa in sé . Si passò parecchie volte la mano su la fronte e cercò d ' affondarsi in un pensiero che le togliesse la visione di sé , così costernata . Ecco . L ' altra sciagura ... Quale poteva essere l ' altra sciagura di cui il marito avrebbe voluto parlarle ? Il volto le si fece scuro . Davanti agli occhi le sorse l ' immagine del Selmi , che , o sbigottito , per romper quella furia di scandalo , o per timore di perderla , cominciando ella a essere stufa , o con la speranza di legarla a sé maggiormente , o forse anche per vendetta , non aveva saputo impedire che divenisse madre . Sì , non c ' era dubbio : l ' altra sciagura , a cui il vecchio alludeva , era la figlia , quella bambina ... - Due sciagure ti sono capitate ... Una , l ' hai proprio voluta . L ' altra , dunque , no . E aveva ragione : quest ' altra sciagura , non l ' aveva proprio voluta . Ma se egli sapeva tutto , e sapeva che lei non poteva sentire alcun affetto per quella creatura che le ricordava l ' amante odiato , perché poc ' anzi s ' era fatto trovare presso quella bambina piangente , con un campanello in mano ? Perché tanta ostentazione di tenerezza per quella creatura ? Perché aveva voluto accomunarla a sé , come per mettersi con essa di fronte a lei , dicendo che entrambi - lui e la bambina - rappresentavano per lei due sciagure ? Che voleva concludere ? Donna Giannetta si pentì d ' aver finto di dormire . Rimase ancora un pezzo a riflettere ; poi uscì dalla camera in punta di piedi e , al bujo , trattenendo il respiro , si recò fino all ' uscio della camera del marito . Origliò , poi si chinò a guardare attraverso il buco della serratura . Francesco D ' Atri , seduto lì nella sua camera , come dianzi nella camera di lei , coi gomiti sui ginocchi e la testa tra le mani , piangeva . Donna Giannetta si sentì fendere la schiena da un brivido e si ritrasse sconvolta , in preda a uno stupore che era anche sgomento . - Piange ... Restò lì , tremante , senza riuscire a formare un pensiero . Poi , improvvisamente , temendo ch ' egli aprisse l ' uscio e la scoprisse lì in agguato , si mosse per rientrare nella sua camera . Ma , passando come una ladra davanti all ' uscio della camera ove dormiva la bambina , si fermò . Anche la bambina , qua , piangeva ! Tutt ' e due ... Inconsciamente , quasi per trovare un rifugio che la nascondesse a se medesima in quel momento , schiuse quell ' uscio , entrò . La bàlia , seduta in mezzo al letto , smaniava , disperata . La bambina , dopo un breve sonno inquieto , aveva ripreso a contorcersi per le doglie e a vagire così . Donna Giannetta non intese bene dapprima ciò che la bàlia diceva ; allungò una mano su la bambina trangosciata e subito la ritrasse , quasi per ribrezzo . Com ' era fredda ! Ma bisognava farla tacere ... Quel pianto era insopportabile ... Non voleva latte ? Era fasciata forse troppo stretta ? Volle sfasciarla lei , con le sue mani . Oh che gambette misere , paonazze ... e come tremavano , contratte dallo spasimo ... si provò a tenergliele ; ma erano gelate ! Era tutta gelata , quella povera piccina ... Fosse stato almeno un maschio ; ma no , ecco , femminuccia ... Con che ravvolgerla ? Ecco là , la copertina della culla ... Su , su , Donna Giannetta se la prese in braccio , se la strinse contro il seno , forte e delicatamente , e si mise a passeggiare per la camera , cullando la figlioletta col dondolìo della persona , come non aveva mai fatto . E stupì di saperlo fare . Sentiva sul seno le contrazioni del piccolo ventre addogliato e quasi il gorgoglio del pianto dentro quel corpicciolo tenero e freddo . Quasi senza volerlo , allora , si mise a piangere anche lei , non per pietà della piccina , no ... o fors ' anche , sì , perché la vedeva soffrire ... ma piangeva anche perché ... perché non lo sapeva neppur lei . A poco a poco la piccina , come se sentisse il calore dell ' amor materno che per la prima volta la confortava , si quietò di nuovo . Donna Giannetta era già stanca , tanto stanca , e pur non di meno seguitò ancora un pezzo a passeggiare e a batter lievemente , a ogni passo , una mano sulle spallucce della piccina . Poi si fermò ; con la massima cautela , per non farla svegliare , se la tolse dal seno ; si mise a sedere e se la adagiò su le ginocchia ; fe ' cenno alla bàlia di rimanersene a letto e , al lume del lampadino da notte , si diede a contemplare la figliuola . Vide quella creaturina , tranquilla ora per opera sua , lì in grembo a lei , come non l ' aveva mai veduta . Forse perché non aveva mai fatto nulla per lei , povera piccina , cresciuta finora senz ' affetto , senza cure ... E che colpa aveva lei ? Strizzò gli occhi , come per ricacciare , indietro un sentimento odioso ... Ma no ! Che colpa aveva la piccina d ' esser nata ? E a un tratto , guardando così la figlia , comprese quel che il marito voleva dirle . Egli era e si sentiva vecchio , e sapeva di non poter riempire la vita di lei ; ma ella aveva una figlia ora ; e una figlia può e deve riempir la vita d ' una madre . Egli poteva fare uno scandalo , e non l ' aveva fatto ; non solo , ma aveva dato anzi a quella bambina , che non era sua , il prestigio del nome , del grado , e anche ... sì , anche la sua tenerezza . Orbene , lei , madre , poteva dar bene alla propria figlia l ' affetto , le cure , l ' esempio d ' una condotta illibata . Ecco , sì , questo , questo senza dubbio , egli voleva dirle . E lei aveva fatto finta di dormire ... A lungo donna Giannetta rimase lì , quella notte , a pensare , con la bambina in grembo . Pensò con amarissimo rimpianto al suo sogno giovanile ; e , con nausea , a quel che gli uomini le avevano offerto in cambio di quel sogno ... Stupide finzioni , volgarità schifose ... Poi , a poco a poco , cedette al sonno . Prima dell ' alba , Francesco D ' Atri , attraversando il corridojo per recarsi allo studio , vide aperto l ' uscio della camera della bàlia e sporse il capo a guardare . Rimase stupito nel trovare la moglie lì addormentata su una poltrona , con la bambina in braccio . Le s ' accostò pian piano per contemplarla e sentì lo stupore sciogliersi , con un tremore per le vene , in una tenerezza infinita . si chinò e le sfiorò con un bacio la fronte . Donna Giannetta si destò ; provò anche lei stupore , dapprima , nel ritrovarsi lì , con la piccina su le ginocchia ; poi sorrise - vide quel suo sorriso - e , tendendo una mano al marito e guardandolo con gli occhi pieni d ' una gioja nuova , gli domandò : - Va bene così ? CAPITOLO SECONDO Da una ventina di giorni , tutti , anche quelli che andavano per via frettolosi e sopra pensiero , si voltavano , si fermavano a mirare un vecchiotto nodoso e ferrigno , con un piccolo zàino alle spalle , quattro medaglie al petto e un cappellaccio nero , da cui scappava un arruffio di peli , i gialli cernecchi confusi col barbone lanoso , abbatuffolato . Camminava quel vecchiotto come in sogno , gli occhi lustri , ilari e lagrimosi , senz ' alcun sospetto della sua straordinaria apparizione per le vie e le piazze di Roma , in quella comica acconciatura e con quella goffa aria di selvaggio intenerito . Ma , lasciati a Valsanìa il berretto villoso , gli scarponi imbullettati e il fucile , indossato il vestito nuovo di panno turchino e , sotto alla ruvida camicia d ' albagio violacea , un ' altra camicia di tela che gli sovrabbondava bianca e floscia dal collo e dalle maniche ; con quel cappellaccio nero e le scarpe pulite , Mauro Mortara era sicuro d ' essersi acconciato da compìto cittadino . La giacca , sì , aveva su i fianchi certi rigonfii ... ma le pistole , eh quelle aveva fatto voto di non lasciarle mai . Le quattro medaglie poi che gli s ' intravedevano appese alla camicia d ' albagio , sul petto , se le era portate ( chiestane licenza al Generale ) unicamente per dimostrare ch ' era degno di passare per Roma , che s ' era meritata la grazia e guadagnato l ' onore di vederla . Tutti i documenti erano dentro lo zainetto . Come avrebbe potuto supporre che quelle medaglie , a Roma , attufata d ' odio e tutta imbrattata di fango in quei lividi giorni , dovessero chiamare su le labbra un ghigno di scherno , diventata quasi titolo d ' infamia la qualifica di « vecchio patriota » ? Senza il più lontano sospetto che ridessero di lui , Mauro Mortara rideva a tutti coloro che gli ridevano in faccia , credendo che partecipassero alla sua gioja , a quella sua gioja rigata di lagrime che , quasi grillandogli attorno come una luce , gli abbagliava ogni cosa . Non vedeva altro di Roma , che questa sua gioja di esserci ; e tutto in quella fiamma d ' allucinazione gli si presentava magico e vaporoso ; e non sentiva la terra sotto i piedi . Tre , quattro volte , nell ' allungare il passo , gli era venuto meno il marciapiedi , e per poco non era ruzzolato . Andava com ' ebro , senza mèta , smarrito , annegato nella sua beatitudine ; e appena gli fantasmeggiava davanti un aspetto grandioso , giù altre lagrime dagli occhi gonfii di commozione . Lando Laurentano avrebbe voluto dargli una guida ; ma che guida ! non voleva saper nulla ; non voleva che gli si precisasse nulla ; temeva istintivamente che ogni notizia , ogn ' indicazione , ogni conoscenza anche sommaria gli rimpiccolisse quella smisurata , fluttuante immagine di grandezza , che il sentimento gli creava . Roma doveva rimanere per lui , come il mare , sconfinata . E ritornando la sera , stanco e non sazio , al villino di via Sommacampagna dove Lando abitava , alle domande se avesse veduto il Colosseo , il Foro , il Campidoglio : - Ho visto , ho visto ! - rispondeva in fretta . - Non mi dite niente ... Ho visto ! - Anche San Pietro ? - Oh Marasantissima ! Vi dico che ho visto . Non voglio saper niente ! Questo ... quello ... che me n ' importa ? È tutto Roma ! Che gl ' importava di sapere chi fosse quel cavaliere con le gambe nude e la corona in capo sul gran cavallo di bronzo in quell ' alta piazza vegliata da statue in capo alla salita , dominata da una torre e porticata a destra e a sinistra ? Era a Roma ? E dunque era un grande , certo , un eroe dell ' antichità , un vittorioso , un padrone del mondo . E quella statua lì , rossa , seduta sopra la fontana , con una palla in mano ? Roma : quella era Roma , col mondo in pugno , e basta . Se per quella piazza non fosse passata di continuo tanta gente , si sarebbe chinato a baciar l ' orlo di quella fontana , accostato a baciare il piedestallo di quel cavaliere con le gambe nude . E perché s ' affaccendava lassù tutta quella gente ? Ma perché lavorava a far più grande Roma : ecco perché ! si davano tutti da fare per questo . E Roma , Roma ... eccola là : di nuovo , tra poco , tutto il mondo in pugno avrebbe tenuto , così ! Era lui davvero , Mauro Mortara , a Roma ? respirava proprio lui lassù quell ' aria di Roma ? toccava proprio lui coi piedi il suolo di Roma ? vedeva lui tutte quelle grandezze ? o era sogno ? Ah , si potevano chiudere ora gli occhi suoi , dopo tanta grazia ? Veduta Roma , avevano veduto tutto . Posta la sua firma nel registro del Pantheon , alla tomba del Re , poteva morire : aveva dato atto di presenza nella vita , risposto all ' appello della storia . Che stupore ! Se le era trovate davanti all ' improvviso , quelle colonne scure e maestose . Nel dubbio che fosse una chiesa , s ' era tenuto in prima d ' entrare per il cancello semichiuso della ringhiera , come vedeva fare a tanti . Venendo a Roma , aveva stabilito che , dalle chiese , alla larga ! Rispettare Dio , sì , ma in cielo ... E non era entrato difatti neanche in San Pietro . In mano ai preti , lui ? Maramèo ! Con occhi torvi aveva guatato il Vaticano , premendo coi gomiti su i fianchi il calcio delle due pistole . Era dunque una chiesa anche quella ? Stava per domandarlo , quando gli s ' era accostato un venditore di vedute di Roma : - Il Pantheon ... la tomba del Re ... - Là dentro ? E subito allora era entrato . Quell ' occhio tondo aperto nella cupola , da cui si vedeva il cielo , l ' altare di fronte lo avevano un po ' sconcertato . Dov ' era la tomba del Re ? Eccola là , a destra , in alto , di bronzo ... E s ' era avvicinato , timoroso ; aveva veduto sotto la tomba i due veterani di guardia , con le medaglie al petto , il registro per le firme dei visitatori e , con gli occhi ridenti e invetrati di lagrime , aveva sollevato un po ' la giacca per far vedere a quelli che aveva il diritto , lui , di firmare . Quei due veterani non avevano compreso bene , forse , ciò che avesse voluto dire e , vedendolo ridere e piangere insieme , lo avevano preso fors ' anche per matto . Sì , aveva risposto lui , col capo : or ora , dopo tutti gli altri ; ché , un po ' per la mano poco avvezza , un po ' per gli occhi e sopra tutto poi per la commozione , chi sa quanto tempo ci avrebbe messo ! Alla fine , rimasto solo davanti ai veterani dopo aver raspato alla meglio sul registro , a lettera a lettera , nome , cognome e luogo di nascita : - Ah , da Girgenti ... siciliano ? - s ' era sentito domandare da uno di quelli , che con gli occhi aveva tenuto dietro alla penna . - Avete fatto la campagna del Sessanta ? - Eccole qua ! - gli aveva risposto , gongolante , mostrando le medaglie . - E questa , del Quarantotto ! - Ah , reduce del Quarantotto ... E siete danneggiato ? - Come , danneggiato ? Che vuol dire ? - Se avete la pensione dei danneggiati politici ... Ma che pensione ! Lui ? Perché la pensione ? Non aveva niente , lui . Non sapeva neppure che ci fosse , quella pensione ; e se l ' avesse saputo , non l ' avrebbe mai chiesta . Prender danaro per quel che aveva fatto ? Ma gli dovevano prima cascar le mani ! Quelli , ch ' eran due piemontesi , s ' erano messi a ridere , guardandosi negli occhi . Lo avevano approvato - credeva lui - sicuramente . Sì , come lo approvavano , nel villino , ogni sera , Raffaele il cameriere e Torello il servitorino , dopo la severa riprensione del padrone che li aveva sorpresi in un momento che se lo pigliavano a godere proprio di gusto . Alle esclamazioni di gioja , di meraviglia , di entusiasmo , di soddisfazione , alle ingenue considerazioni di Mauro sulla grandezza della patria , Lando Laurentano , benché pieno in quei giorni di sdegno e di nausea , non aveva mai replicato ; aveva trattenuto il sorriso anche quando il suo caro vecchio , una di quelle sere , era entrato ad annunziargli ancor tutto esultante : - Ho visto il Re ! ho visto il Re ! Oh , povero figlio mio , come avrei potuto mai crederlo ? tutto bianco ... bianco come me ... Chi sa quanto gli costa sedere lassù ! quanti pensieri ! Eh , il palo è lui ! c ' è poco da dire : il palo che regge tutto ... E sapete ? M ' ha salutato ! se la carrozza andava più piano , mi buttavo in ginocchio , com ' è vero Dio ! « Sentirsi in petto per un momento quel cuore ! » aveva pensato con tenerezza e con invidia Lando Laurentano . « Potere con quella stessa fede , con quella stessa purezza d ' intenti , nutrire un sogno , un più vasto sogno ; affrontare per esso più aspre lotte e vincere , per goder poi una gioja più pura e più grande di quella ! » . Come per ritemprarsi e lavarsi lo spirito di tutte le sozzure sbomicanti in quei giorni dalla vita nazionale , s ' era immerso nei discorsi di quel vecchio , strambi , sì , ma vero lavacro di purezza e di fede . La sua vista , la sua presenza a Roma , in quei giorni , gli facevano apparir più sozzi , più turpi tutti coloro che della fortuna insigne d ' esser nati in un momento supremo e glorioso s ' erano avvantaggiati come ingordi mercanti e ladri speculatori . Che ne sapeva , che poteva saperne quel vecchio , il quale , dopo aver dato il meglio della sua forte e ingenua natura alla patria , s ' era ritratto in solitudine a fantasticare sul frutto che l ' opera sua avrebbe certamente recato , sicuro che tutti gli altri avevano fatto come lui ? Egli non pensava : sentiva soltanto : fiamma accesa , che si beava nel suo lume e nel suo calore , e tutto avvivava intorno a sé di questo lume . E , certo , come ora qua non avvertiva la tempesta di fango in mezzo alla quale passava raggiante di gioja e d ' entusiasmo , da trent ' anni in Sicilia non aveva mai avvertito gli orrori delle tante ingiustizie , la desolazione dell ' abbandono , il crollo delle illusioni , il grido e le minacce della miseria . Impensierito dalle notizie di giorno in giorno più gravi che gli arrivavano di laggiù , Lando avrebbe voluto qualche ragguaglio da lui , almeno intorno alla provincia di Girgenti ; ma non glien ' aveva neppur fatto cenno , sicuro che gli avrebbe oscurato d ' un tratto tutta la festa col fargli sapere ch ' egli , il nipote del Generale , era per quelli che egli in buona fede doveva stimar nemici della patria , e dunque un nemico della patria anche lui . Gli aveva domandato invece notizie del padre . - Giù , dovete venire giù con me ! - gli aveva risposto Mauro recisamente . - Voi siete il ladro ; io , il carabiniere . E ringraziate Dio che ha mandato me ! Poteva mandarvi un plotone di quei suoi terribili pagliacci , con Sciaralla il capitano . Lando aveva schiuso le labbra a un sorriso afflitto . E allora Mauro , picchiandosi la fronte con una mano : - Testa ! Che volete farci ? Me li manda anche lì , a Valsanìa , vestiti a quel modo , nella casa di suo Padre ! Il cuore mi si volta in petto e vedo rosso , vi giuro , certe volte ! Basta , che dicevamo ? Ah ... anche questa vi pare che sia da meno ? andare a sposar di nuovo , alla sua età , e una di quella razza ! Santo e santissimo non so chi e non so come , il padre di quello , vi dico , quando vostro nonno fu mandato in esilio , andò in chiesa a cantare il Te Deum . E lui , lui , questo don Flaminio Salvo ... Corpo di Dio , sapete che ho dovuto sopportarmelo per un mese a Valsanìa ? Ah , che bracalone quel vostro zio don Cosmo ! « Come ! » doveva dire . « Flaminio Salvo a Valsania ? » E invece , niente ! Padronissimo . E sapete come sono stato io per un mese ? Come una bestia che va cercando tutti i buchi e i bucherelli per nascondersi . Se lo vedevo ... sangue di ... per qua lo afferravo , vi dico , per la gola , e là , suona che ti suono , cazzotti dove coglievo coglievo ! Sapete che quando mi piglia quel momentaccio , bestiale come sono ... Lasciamo andare ! Questo don Flaminio Salvo , al quarantotto , che fece ? ve lo dico io che fece , andò dritto filato a denunziare alla sbirraglia borbonica il luogo dove s ' era nascosto don Stefano Auriti con vostra zia donna Caterina . Storia ! E ora , a Girgenti , porta tutti i preti in pianta di mano ! Ma Dio , ah Dio l ' ha castigato ! La moglie , pazza ! Peccato che la figlia ... quella , no : buona , la figlia ; buona e bella ... Ma non vi venisse in mente , oh , di pigliarvela in moglie ! Voi , caro mio , portate il nome di vostro nonno , ricordatevelo ! E il nome di Gerlando Laurentano dev ' essere per voi ... che dico ? no , caro mio , non ridete ... di queste cose non dovete ridere davanti a me ! - Rido , - gli aveva risposto Lando , - perché ha mandato un buon ambasciatore mio padre per persuadermi ad assistere alle sue nozze ! E Mauro , mettendo le mani avanti : - Ah no , che c ' entra ? io le cose le dico papali in faccia , anche a lui . E , tanto , se non le dico , mi si leggono in fronte lo stesso ... Ciascuno col sentimento suo . Ma voi dovete venire con me , perché il padre è padrone , caro mio . Non andate di vostra volontà . Lui , com ' ha cominciato , deve finire . Se s ' è messo per quella via , che volete farci ? Ve ne verrete per un po ' di giorni a Valsanìa , a ristorarvi ; vi arrabbierete un po ' con quello stolido di vostro zio don Cosmo ; ma poi ci sono io , c ' è il camerone del Generale , intatto , tal quale ... Entrando là , il petto ... ah ! vi s ' allarga e il cuore vi si fa tanto ... Voi , non so , mi parete ... Con permesso , lasciatemi sentir l ' orologio . Gli s ' era accostato , gli aveva posato un orecchio sul petto , dalla parte del cuore e , ridendo furbescamente , aveva concluso : - Ho capito ! L ' ora delle femmine . Calmo e freddo in apparenza , Lando Laurentano covava in segreto un dispetto amaro e cocente del tempo in cui gli era toccato in sorte di vivere ; dispetto che non si sfogava mai in invettive o in rampogne , conoscendo che , quand ' anche avessero trovato eco negli altri , come ne trovavano difatti quelle dei tanti malcontenti in buona o in mala fede , non avrebbero approdato a nulla . Era , quel suo dispetto , come il fermento d ' un mosto inforzato , in una botte che già sapeva di secco . La vigna era stata vendemmiata . Tutti i pampini ormai erano ingialliti ; s ' accartocciavano aridi ; cadevano ; i tralci nudi si storcevano nella nebbia autunnale , come chi si stiri in un lungo e sordo spasimo di noja ; nella grigia distesa dei campi , tra la caligine umida , non rimaneva più altro che un accennar muto e lieve e lento di pàlmiti vagabondi . Aveva dato il suo frutto , il tempo . E lui era venuto a vendemmia già fatta . Il mosto generoso e grosso , raccolto in Sicilia con gioja impetuosa , mescolato con l ' asciutto e brusco del Piemonte , poi col frizzante e aspretto di Toscana , ora col passante , raccolto tardi e quasi di furto nella vigna del Signore , mal governato in tre tini e nelle botti , mal conciato ora con tiglio or con allume , s ' era irrimediabilmente inacidito . Età sterile , per forza , la sua , come tutte quelle che succedono a un tempo di straordinario rigoglio . Bisognava assistere , tristi e inerti , allo spettacolo di tutti coloro che avevan dato mano all ' opera e volevano ora esser soli a darle assetto ; alcuni tuttavia sovreccitati e quasi farneticanti , altri già lassi e crogiolantisi con senile sorriso di sufficienza nella soddisfazione d ' un ' ardua fatica comunque terminata , di cui non volevano vedere i difetti , né che altri li vedesse . Ah , in verità , sorte miserabile quella dell ' eroe che non muore , dell ' eroe che sopravvive a se stesso ! Già l ' eroe , veramente , muore sempre , col momento : sopravvive l ' uomo e resta male . Guaj se non scoppia l ' anima con veemenza , investita da quel vento propulsore che la gonfia , la sforza e le fa assumere a un tratto una terribile maschera di grandezza ! Dopo quello sforzo , caduto il vento , l ' anima violentata non sa , non può più ricomporsi nelle sue naturali proporzioni non trova più il suo equilibrio : qua ancora abbottata e intumidita , là floscia , ammaccata , casca da tutte le parti e , come un pallone in cui si sia consumato lo stoppaccio , incespica e si straccia in tutti gli sterpi della via dianzi sorvolata . Lando Laurentano non sfogava il dispetto , perché , non avendo potuto prima per l ' età , non potendo più ora per l ' inerzia dei tempi far nulla , sdegnava come troppo facile dir che gli altri avevano fatto male . Fare ... ecco , poter fare , senza punte parole ! Avevano fatto gli altri . Ora era il tempo delle parole . Ne facevano tante gli altri inutilmente , ch ' egli poteva bene risparmiar le sue . Vedeva che coloro , a cui era stato dato di fare , s ' erano dibattuti a lungo tra due concezioni , una vacua e l ' altra servile : quella di un ' Italia classica e quella di un ' Italia romantica : una fantasima in toga e un manichino da vestire con la livrea e il beneplacito altrui : un ' Italia retorica , fatta di ricordi di scuola , quella stessa forse vagheggiata dal Petrarca e suggerita a Cola di Rienzo , repubblicana ; e un ' Italia forestiera , o inforestierata tutta nell ' anima e negli ordini . Purtroppo , le necessità storiche dovevano effettuar questa . E , in fondo , non si era fatto altro che sostituire una retorica a un ' altra ; alla scolastica imitazione degli antichi , la spropositata imitazione degli stranieri . Imitare , sempre . « Oh Italiani , - aveva gridato dalle Murate di Firenze il Guerrazzi , - scimmie e non uomini ! » . Soffocati dalle così dette ragioni di Stato gl ' impeti più generosi , la nazione era stata messa su per accomodamenti e compromissioni , per incidenze e coincidenze . Un solo fuoco , una sola fiamma avrebbe dovuto correre da un capo all ' altro d ' Italia per fondere e saldare le varie membra di essa in un sol corpo vivo . La fusione era mancata per colpa di coloro che avevano stimato pericolosa la fiamma e più adatto il freddo lume dei loro intelletti accorti e calcolatori . Ma , se la fiamma s ' era lasciata soffocare , non era pur segno che non aveva in sé quella forza e quel calore che avrebbe dovuto avere ? Che nembo di fuoco allegro e violento dalla Sicilia su su fino a Napoli ! Ancora da laggiù , più tardi , la fiamma s ' era spiccata per arrivare fino a Roma ... Dovunque era stata costretta ad arrestarsi , ad Aspromonte o su le balze del Trentino , era rimasto un vuoto sordo , una smembratura . Non poteva l ' Italia farsi in altro modo ? Segno che non erano ancora ben maturi gli eventi , o che eran mancati in alcuni l ' energia e l ' ardire per secondarli . Troppi calcoli e riflessioni ombrose e tentennamenti e scrupoli e ritegni e soggezioni avevano mortificato la creazione della patria . Che fare , adesso ? Per chi vuole , sì , è sempre tempo di far bene . Ma un bene modesto , umile , paziente , Lando Laurentano sentiva che non era per lui . Gli avevano offerto , nelle ultime elezioni generali , la candidatura in uno dei collegi di Palermo : né preghiere , né pressioni , né richiami alla disciplina del partito erano valsi a farlo recedere dal rifiuto . Lui , a Montecitorio , in quel momento ? Meglio affogarsi in una fogna ! Fin da giovinetto s ' era nutrito di forti e severi studii , non tanto per bisogno di coltura o per passione , quanto per poter pensare e giudicare a suo modo , e serbare così , conversando con gli altri , l ' indipendenza del proprio spirito . Aveva qua , nel villino solitario di via Sommacampagna , una ricca biblioteca , ove soleva passare parecchie ore del giorno . Ma , leggendo , era tratto irresistibilmente a tradurre in azione , in realtà viva quanto leggeva ; e , se aveva per le mani un libro di storia , provava un sentimento indefinibile di pena angustiosa nel veder ridotta lì in parole quella che un giorno era stata vita , ridotto in dieci o venti righe di stampa , tutte allo stesso modo interlineate con ordine preciso , quello ch ' era stato movimento scomposto , rimescolìo , tumulto . Buttava via il libro , con uno scatto di sdegno , e si metteva a passeggiare per la sala . Che strana impressione gli facevano allora tutti quei libri nella prigione degli alti e ampii scaffali che coprivano da un capo all ' altro le quattro pareti ! Dalle due finestre basse , che davano sul giardino , entrava il passerajo fitto , assiduo , assordante degl ' innumerevoli uccelletti che ogni giorno si davan convegno sul pino là , palpitante più d ' ali che di foglie . Paragonava quel fremito continuo , instancabile , quell ' ebro tumulto di voci vive , con le parole racchiuse in quei libri muti , e gliene cresceva lo sdegno . Composizioni artificiose , vita fissata , rappresa in forme immutabili , costruzioni logiche , architetture mentali , induzioni , deduzioni - via ! via ! via ! Muoversi , vivere , non pensare ! Che angoscia , che smanie talvolta , se s ' affondava nel pensiero che anch ' egli , inevitabilmente , coi concetti e le opinioni che cercava di formarsi su uomini e cose , con le finzioni che si creava , con gli affetti , coi desiderii che gli sorgevano , fermava , fissava in sé e tutt ' intorno a sé in forme determinate il flusso continuo della vita ! Ma se già egli stesso , con quel suo corpo , era una forma determinata , una forma che si moveva , che poteva seguire fino a un certo punto questo flusso della Vita , fino a tanto che , man mano irrigidendosi sempre più , il movimento già a poco a poco rallentato non sarebbe cessato del tutto ! Ebbene , certi giorni , arrivava a sentire per il suo stesso corpo , così alto e smilzo , per il suo volto bruno pallido , dalla fronte troppo ampia , dalla barba nera , quadra , dal naso imperioso in contrasto con gli occhi da arabo sonnolento e voluttuoso , una strana antipatia . Se li guardava nello specchio come se fossero d ' un estraneo . Dentro quel suo stesso corpo , intanto , in ciò che egli chiamava anima , il flusso continuava indistinto , sotto gli argini , oltre i limiti ch ' egli imponeva per comporsi una coscienza , per costruirsi una personalità . Ma potevano anche tutte quelle forme fittizie , investite dal flusso in un momento di tempesta , crollare , e anche quella parte del flusso che non scorreva ignota sotto gli argini e oltre i limiti ma che si scopriva a lui distinta , e ch ' egli aveva con cura incanalato nei suoi affetti , nei doveri che si era imposti , nelle abitudini che si era tracciate , poteva in un momento di piena straripare e sconvolger tutto . Ecco : a uno di questi momenti di piena egli anelava ! si era perciò immerso tutto nello studio delle nuove questioni sociali , nella critica di coloro che , armati di poderosi argomenti , tendevano ad abbattere dalle fondamenta una costituzione di cose comoda per alcuni , iniqua per la maggioranza degli uomini , e a destare nello stesso tempo in questa maggioranza una volontà e un sentimento che facessero impeto a scalzare , a distruggere , a disperdere tutte quelle forme imposte da secoli , in cui la vita s ' era ponderosamente irrigidita . Sarebbero sorti nelle maggioranze quella volontà e quel sentimento così forti da promuover subito il crollo ? Mancava in esse ancora la coscienza e l ' educazione necessarie . Renderle coscienti , educarle , prepararle : ecco un ideale ! Ma a quando l ' attuazione ? Opera lenta , lunga e paziente anche questa , purtroppo . Nei suoi vasti possedimenti in Sicilia , nella provincia di Palermo , ereditati dalla madre , aveva già accordato ai contadini la più equa mezzadria , proibendo assolutamente al suo amministratore di gravare anche d ' un minimo interesse le anticipazioni concesse con liberalità per la semente e per tutte le altre spese necessarie alla coltura dei campi ; vi aveva fondato e manteneva a sue spese parecchie scuole rurali , più volte , a ogni richiesta , aveva contribuito largamente ai fondi di riserva per la resistenza dei contadini e dei solfaraj nelle lotte contro i proprietarii di terre e i produttori di zolfo ; pagava le spese di stampa d ' un giornale del partito : La Nuova età , che si pubblicava ogni domenica a Palermo . L ' amministratore Rosario Piro protestava da laggiù , mese per mese , con lunghissime lettere piene di buon senso e di spropositi di lingua : protestava e si lavava le mani . Povero Piro ! Chi sa come se l ' era ridotte , quelle mani , a furia di lavarsele ! Lando , forse senza neppure accorgersene , o credendo fors ' anche di viver sobriamente , spendeva molto per sé . L ' esperienza di quanto vacua e insulsa fosse la vita di tutti coloro che per professione facevano bella figura nel così detto bel mondo , nei circoli , nei saloni dei grandi alberghi , nelle sale da giuoco , nelle piste delle corse , nelle cacce a cavallo , se l ' era pagata , non per voglia che n ' avesse , ma per non apparir singolare dagli altri in una cosa di così poco valore per lui e che in fondo non gli costava alcun sacrificio , date le sue abitudini signorili e le sue relazioni sociali ; seguitava ancora a pagarsela di tratto in tratto , e pur cara , nei momenti in cui più forte sentiva il bisogno d ' afferrarsi al solido fondamento della bestialità umana per sottrarsi o resistere a certi impulsi strani , a certi capricci dell ' immaginazione , alle smaniose incertezze dell ' intelletto . Si abbandonava allora a esercizii violenti con una freddezza che a lui stesso talvolta incuteva raccapriccio , o a piaceri sensuali , la cui profumata e luccicante squisitezza esteriore non riusciva a nascondergli la trista volgarità . Ma nell ' inerzia si sentiva rodere ; tra le smanie della forzata inazione , soffocare , tanto più in quanto si costringeva a respingere quelle smanie per non dare alcuno spettacolo di sé , mai . E mentre sorrideva , ascoltando al circolo o in qualche altro ritrovo le baggianate dei suoi conoscenti , dondolando un piede o carezzandosi la barba , immaginava freddamente qualche scoppio improvviso che mettesse in iscompiglio ridicolo a un tempo e spaventoso tutto quel mondo fatuo , fittizio , di cui gli pareva incredibile che gli altri sul serio potessero vivere e appagarsi . Gli altri ? E lui ? Di che viveva lui ? Non se ne appagava , è vero ; ma che ci guadagnava a non appagarsene ? Ecco , quelle smanie . Non cupidigie effimere , non appetiti da soddisfare vi trovavano i suoi sensi : ritrarsene , non gli sarebbe costato alcuno sforzo di volontà ; anzi doveva sforzarsi per rimanervi , come se fosse per lui esercizio di un dovere increscioso , condanna . D ' altro canto , non sarebbe impazzito a restar solo con se stesso ? Tanta era la mala contentezza della propria esistenza arida , senza germogli di desiderii vivi . Certe notti , rincasando oppresso dalla più cupa noja , aveva così forte l ' impressione d ' andare a ritrovar nella solitudine del suo villino il proprio spirito che non se n ' era mosso e che lo avrebbe accolto dallo specchio con atteggiamento di scherno e gli avrebbe domandato se fuori faceva bel tempo , se c ' era la luna , se qualche lampada elettrica non si fosse per caso stizzita lungo la via , o se San Paolo , stanco di stare in piedi , non si fosse messo a sedere su la colonna Antonina ; così forte aveva questa impressione , che tornava indietro , per lasciar fuori la propria persona e non presentarla a quella derisione . Eccola , eccola lì , la sua bella persona , ben curata , ben lisciata , azzimata ... chi se la voleva prendere a quell ' ora di notte ? si fermava un po ' per sentire intorno a sé il silenzio notturno ; gli pareva che questo silenzio si profondasse nel tempo , nel passato di Roma , e diventasse terribile . Un brivido lo scoteva . Gravava quella notte su una città di mille e mille anni , per cui egli passava , ombra vana , minima , che un lieve soffio avrebbe spazzata via . Da questi momenti non rari lo richiamava in sé ogni volta , accorrendo da Palermo senza invito e sempre in punto un amico , forse il solo che avesse sincero : Lino Apes , direttore della Nuova Età : Socrate , com ' egli lo chiamava . E di Socrate veramente Lino Apes aveva l ' umore e la bruttezza : alto , tutto collo e senza spalle , con le braccia scimmiesche che gli scivolavano fin quasi ai ginocchi , la fronte sfuggente , il naso schiacciato , e certi occhi ilari e acuti , che ridendo gli lagrimavano , quasi nascosti dalle folte sopracciglia spioventi . Poverissimo , con incredibili stenti superati allegramente , s ' era mantenuto da sé agli studii , fino a laurearsi in lettere e filosofia ; senza ambizioni di sorta , s ' adattava a insegnare a suo modo in un ginnasio inferiore , con molto godimento dei ragazzi , con molto struggimento del direttore che non osava muovergli alcuna riprensione . Passava il resto della giornata sperperando nella conversazione l ' inesauribile ricchezza delle idee che , dopo un lungo giro , gli ritornavano appena appena riconoscibili , ciascuna col marchio della sciocchezza o della vanità di chi se l ' era appropriata . Era il suo discorso una fonte perenne di speciosissimi argomenti , da cui sprazzava a un tratto una luce nuova e strana che , inaspettatamente , rendeva tutto semplice e chiaro . Lino Apes aveva più volte dimostrato a Lando Laurentano che , dicendosi socialista , mentiva con la più ingenua sincerità ; si vedeva non qual era , ma quale avrebbe voluto essere . Il che , sosteneva lui , avviene a tutti , ed è la sorgente prima del ridicolo . Socialista , un indisciplinato ? socialista , un nemico , non di questo o quell ' ordine , ma dell ' ordine in genere , d ' ogni forma determinata ? Socialista era per il momento : per quel tal momento di piena , a cui anelava . Ma la maggior parte dei socialisti , del resto , erano come lui e perciò poteva consolarsi , o piuttosto , provarne dispetto . A ogni modo , una specialità l ' avrebbe sempre avuta : quella di esser ricco tra tanti consimili poveri e di farsi cavar sangue da tutti e da lui , Lino Apes , direttore della Nuova Età e privato ispettore delle scuole rurali dipendenti da S . E . il giovane principe di Laurentano . Lando lo ascoltava con piacere . Tutto quello che gli altri dicevano lo lasciava scontento e insoddisfatto , come tutto quello che diceva lui stesso , pur riconoscendo che , sì , era spesso sensato . Riconosceva anche che tanti e tanti parlavano meglio di lui ; ma che valevano poi tutte quelle parole , tutti quei ragionamenti , tutte quelle idee giuste , tutte quelle cose sensate ? Dentro di lui scattava , esasperata , una protesta : - No , no , non è questo ! - senza che poi egli stesso sapesse dire che cosa dovesse essere in cambio . Ma tutto il resto , i guizzi , i lampi che gli s ' accendevano nello spirito non erano esprimibili : sarebbe sembrato pazzo , se li avesse espressi . Ebbene , Lino Apes , Socrate , aveva questo : che sapeva esprimerli , ed era stimato saggio . Riceveva da lui in quei giorni lettere su lettere , e ognuna con agro stile lo pressava ad accorrere in Sicilia . Tutti i galli nelle aje bruciate non avevano avuto mai così rossa e così irta la cresta , né mai più spavaldo avevan lanciato nei campi il loro grido a salutare il nuovo sole che , per la prima volta dopo una notte di secoli , sbadigliava nelle coscienze dei lavoratori . Coscienze ? Per modo di dire . Alla chiesa avevano sostituito il Fascio ; e aspettavan da questo tutti i miracoli impetrati invano da quella . Ma il fanatismo era al colmo : e dunque possibili i miracoli e facile il còmpito dei taumaturghi . La piena stava per irrompere , e in un momento avrebbe potuto travolgere « le impure sedi del dominio borghese » ora senza presidio di soldatesche . Bisognava accorrere e agire prima che la Sicilia fosse invasa militarmente e la reazione cominciasse . Lando fremeva , ma non sapeva staccarsi da Roma in quel momento . Lo scandalo bancario era come una voragine di fuoco aperta davanti al Parlamento nazionale : a una a una uscendo di là , le putride carcasse del vecchio patriottismo vi sarebbero precipitate ; e quel fuoco , divorandole , avrebbe purificato la patria . Lo spettacolo era allegro nella sua oscena terribilità . Ma forse non sarebbe stato tale per Lando , se in quella voragine non avesse aspettato con ansia feroce uno : Corrado Selmi . Ah finalmente ! Già lo vedeva come un albero mezzo sfrondato all ' appressarsi della lava : fors ' anche prima d ' esser toccato dal liquido fuoco vorace , sarebbe sparito in una stridula vampata . E Lando sperava che il suo spirito si sarebbe rischiarato a quella vampata . Ah , per un momento almeno ! Il male che quell ' uomo gli aveva fatto non era più rimediabile : gli aveva per sempre ottenebrato la vita , tolto per sempre la speranza di volgersi , di riaccostarsi a colei che nella prima giovinezza gli aveva fatto intendere l ' eternità in un attimo di luce : luce sfavillante da due occhi neri e da un vanente sorriso , una sera di maggio , lungo la marina di Palermo illuminata , tra il fragor delle vetture , l ' odore delle alghe che veniva dal mare il profumo delle zagare che veniva dai giardini . Per il divino ricordo incancellabile di quest ' attimo si sarebbe certamente riaccostato alla cugina , appena senza rimorso , senza profanazione almeno dal suo canto , morto il vecchio marito avrebbe potuto farla sua di nuovo . Ben per questo l ' aveva respinta , quand ' ella , in un momento di follia , aveva voluto con rabbiosa disperazione aggrapparsi a lui . E quell ' uomo vigliaccamente ne aveva profittato . No , non poteva allontanarsi da Roma in quel momento . Ora , chiamato con tanta premura da ben altre ragioni in Sicilia , quella per cui Mauro Mortara era venuto non poteva non sembrargli una grottesca irrisione . Pensò che non certo per il piacere di vederlo lo si voleva presente a quel festino di nozze , ma per una diffidenza del Salvo , che l ' offendeva . E , per sbarazzarsene , decise di scrivere a costui una lettera che lo rassicurasse pienamente e per cui quel matrimonio potesse aver luogo senza il suo intervento . A Lino Apes rispose che , prima di muoversi , avrebbe voluto consultare tutti quei compagni che tra pochi giorni dovevano passare per Roma diretti al Congresso di Reggio Emilia . Si sarebbe tenuta un ' adunanza in casa sua , alla quale anche lui , Socrate , doveva prender parte . A suo carico le spese di viaggio , tanto sue quanto quelle dei rappresentanti dei maggiori Fasci , di cui voleva un preciso ragguaglio delle condizioni in cui si sarebbe impegnata la lotta ; e se queste veramente erano favorevoli , non avrebbe esitato un momento a cimentarsi , ad arrischiar tutto , là e addio ! Due giorni dopo la spedizione di questa lettera , gli arrivò all ' orecchio la notizia del salvataggio scandaloso del Selmi tentato dal Governo . Sentì rompersene lo stomaco , e in un furioso ribollimento di sdegno decise di partir subito per dar fuoco alle polveri preparate in Sicilia . La mattina dopo , mentre parlava con Mauro Mortara della partenza imminente , gli fu annunziata la visita del cugino Giulio Auriti . Mauro era andato due volte a casa di Roberto in via delle Colonnette , e non l ' aveva trovato . Prima di partire , avrebbe voluto almeno salutarlo . Non conosceva Giulio , avendolo veduto due o tre volte soltanto da ragazzo ; diede un balzo , appena lo vide entrare nella stanza : - Don Stefano ! - esclamò . - Oh figlio mio ! Don Stefano nelle forme ... Tutto , tutto lui ! La stessa faccia ... lo stesso corpo ... Ma , notando che il giovine , nell ' agitazione a cui era in preda , gli restava dinanzi con fredda e accigliata perplessità : - Non sapete chi sono io ? - aggiunse . - Sono Mauro Mortara . Morì qua , tra queste braccia , vostro padre , con una palla in petto , qua sotto la gola . Aveva al collo il fazzoletto , e una cocca gli era entrata nella ferita : non poteva parlare ; con codesti vostri occhi , nell ' agonia , mentre lo sorreggevo , mi raccomandò il figliuolo , vostro fratello , che io scostavo col gomito , coprendo con tutta la persona il corpo di vostro padre caduto , per non farglielo vedere ... Giulio Auriti si premé forte le mani sul volto e scoppiò in singhiozzi . Lando , conoscendo la rigida tempra del cugino , il dominio freddo che aveva di se stesso , si voltò a guardarlo , turbato e costernato . Gli s ' accostò ; gli posò una mano su la spalla : - Giulio ! - Avreste fatto meglio a lasciarglielo vedere ! - disse allora questi , rivolto a Mauro , riavendosi d ' un tratto , al richiamo . - Gli sarebbe rimasto più impresso . Era troppo piccolo ! E piccolo è rimasto . Piccolo e cieco . Ho da parlarti , - aggiunse poi , rivolgendosi a Lando , e con la mano si strinse gli occhi , quasi per portarne via ogni traccia di pianto . Mauro non intese , non comprese nulla : con gli occhi fissi nella lontana visione della battaglia , scosse il capo a lungo , sospirò : - Bella morte ! Bella morte ! Può piangerla un figlio ; ma a pensarci , è una festa . Una festa era per noi morire ! Che morte faremo adesso ? Vecchi , sporcheremo il letto ... Basta ; me ne vado . È in casa don Roberto ? Voglio andare a salutarlo . Ho visto Roma , però , e anche in un canto , mangiato dalle mosche , posso morir contento ... Fece con la mano un gesto di noncuranza e se ne andò . Tutta la notte , dopo il colloquio con Francesco D ' Atri , Giulio Auriti invece di pensare a ciò che avrebbe dovuto dire al cugino per ottener l ' ajuto che doveva chiedergli , prevedendolo nemico , per farsi animo all ' impresa aveva richiamato , tra un continuo incalzar di smanie rabbiose , pensieri e ragioni che non avrebbe potuto manifestargli ; s ' era compiaciuto nel dire a se stesso ciò che non avrebbe potuto dire a lui ; aveva voluto vedere in sé quasi un diritto a quell ' ajuto . E s ' era accorto che soltanto in apparenza era stata finora cordiale la sua relazione con lui . Quanta invidia ignorata e qual rancore non gli aveva sommosso dal fondo segreto dell ' anima , in quella notte , il bisogno ! Finora aveva pensato che la meschinità della condizione sua d ' impiegato in un Ministero , nascosta con tanti sacrifizii sotto vesti signorili , non poteva avvilirlo di fronte al cugino ricco e titolato , perché Lando doveva sapere che essa era conseguenza dell ' altera e sdegnosa rinunzia della madre ; e che , quanto alla nobiltà , non era da meno la sua , per ciò che il padre era stato . Ma ora ? Compromesso indegnamente Roberto in quel turpe scandalo bancario , e costretto lui a chieder soccorso , crollavano miseramente le ragioni della sua alterezza , e con esse , a un tratto , anche quelle della cordialità verso il cugino . E s ' era preparato a quel colloquio con lui come a un assalto contro un nemico . Nemico , sì , perché Lando certamente avrebbe negato l ' ajuto , sapendo che quel denaro era stato preso dal Selmi . Avrebbe dovuto per forza confessarglielo . Ma Lando doveva anche pensare , perdìo , che né Roberto si sarebbe ridotto a prestar come un cieco di quei favori al Selmi , in ricambio d ' altri favori ; né lui a chiedergli ora quell ' ajuto , se la madre non avesse rinunziato all ' eredità paterna ! Il danaro che gli avrebbe chiesto , rappresentava in fondo una minima parte di quello lasciato sdegnosamente dalla madre al fratello maggiore ; ed egli avrebbe potuto chiederlo a titolo di restituzione , data quell ' orribile necessità . Il sacrificio suo nel chiederlo non sarebbe stato minore di quello di Lando nel darlo . Ora , uscito Mauro Mortara , che gli aveva cagionato quella improvvisa commozione col ricordo della morte eroica del padre , egli , di fronte al cugino che lo guardava turbato , in attesa ansiosa e benigna , restò per un pezzo come smarrito , in preda a un orgasmo crudele . Contrasse tutto il volto nella rabbia del cordoglio e , stringendo le mani intrecciate fin quasi a spezzarsi le dita : - Ho bisogno di te , Lando , - disse . - È per me un momento terribile , da cui solamente tu puoi liberarmi , ma ... te ne prevengo , con un grande sacrifizio anche da parte tua , morale e materiale . Lando , confuso , perplesso , soffrendo alla vista del cugino così agitato e presentendo anche dalle parole di lui la gravità di ciò che gli avrebbe chiesto , mormorò , aprendo le braccia : - Parla ... tutto quello che posso ... - Ah , no ! - troncò subito Giulio , urtato dalla frase comune . - È difficile , è difficile , tanto per me , quanto per te , sai ! Ma devi pensare che la mia vita , Lando , la vita di mia madre , l ' onore nostro , sono ... sono nelle tue mani , ecco ! Pensa a questo , e allora forse ... spero ... troverai la forza di compiere il sacrifizio che ti domando . - Tu mi spaventi ! - esclamò Lando . - Parla ; che ti è accaduto ? Giulio tornò a stringersi le mani , convulsamente ; se le batté più volte , così strette , su la bocca , tenendo gli occhi serrati . Le vene gonfie , nella fronte contratta , mostravano lo sforzo atroce che faceva su se stesso . - Se dico tutto , - scattò , smaniando , - mi darai ajuto ? - Ma perché no ? - domandò Lando , con pena . - Che c ' è ? Se non so di che si tratta ! - Di me , - rispose pronto Giulio . - Pensa che si tratta di me soltanto , o , piuttosto , di mia madre . Tieni presente mia madre e tutte tutte le sciagure della mia famiglia . Tu hai rispetto e affezione per mia madre , non è vero ? - Ma sì , lo sai ! - affermò Lando , con sincero interessamento . - Non mi tener così sospeso , per carità ! - Aspetta ... aspetta ... - scongiurò l ' Auriti ; come se non sapesse staccarsi da quel rivo di tenerezza , nell ' amaritudine in cui affogava . - Per noi , per me è tutto ; l ' orgoglio suo , il suo sentimento ... per cui , senza lagnarci mai , ci siamo ridotti ... così ... Non so , non so proprio come debba dirti ; ma noi non abbiamo altro , non abbiamo mai avuto altro che questo orgoglio ... e ora ... ora ... - Càlmati , Giulio ! - lo esortò di nuovo Lando , con un moto d ' impazienza . - Non comprendo ... Hai bisogno di me . Di ' ... Tua madre ... - Debbo impedire che ne muoja ! - gridò Giulio . - A qualunque costo ! E tu devi ajutarmi , Lando ; e per ajutarmi devi fare il sacrifizio di vincere ogni risentimento , ogni ragione d ' odio verso un uomo che è la causa di tutta questa rovina e che io detesto e maledico come te e vorrei morto con la stessa tortura che infligge ora a noi ! Lando s ' irrigidì a un tratto , aggrottò le ciglia . - Il Selmi ? - domandò . - Roberto ... col Selmi ? Giulio crollò più volte il capo ; poi , in breve , concitatamente , espose la situazione del fratello e quel che si doveva fare per salvarlo , tacendo del colloquio avuto la sera avanti con S . E . il ministro D ' Atri . Ma Lando , già prevenuto , col pensiero fisso in un sol punto , dalle parole affannose del cugino non comprese altro , in prima , che salvare così Roberto voleva dire salvare anche il Selmi , e che la salvezza di questo poteva ancor dipendere da quella del cugino . Guardò Giulio negli occhi , quasi ora soltanto lo vedesse davanti a sé : - E come ? - esclamò , stupito . - Tu vieni da me , Giulio , per questo ? proprio da me ? Sopraffatto da questa domanda piena di tanto stupore , Giulio si perdette per un momento e , come se l ' orgasmo gli si sciogliesse dentro in un ' agrezza velenosa : - A chi ... a chi altro ... ? - balbettò . - Tu sai che la mia famiglia ... E poi .. ricòrdati , t ' ho chiesto , entrando , un sacrifizio ... - Ma che sacrifizio ! No ! - gridò Lando . - Non è umano ! Vieni da me per questo ? Ma come ! Non sai che cosa rappresenta per me quell ' uomo ? - T ' ho detto perciò ... - si provò a soggiungere Giulio . - Che m ' hai detto ? No ! - scattò di nuovo Lando . - Tu vieni a dirmi , Giulio , così : « Eccoti l ' arma , l ' unica arma con cui puoi uccidere il nemico che sta per sfuggire alla tua vendetta ; ma no ! quest ' arma , tu non devi usarla ; tu devi anzi ajutarmi a nasconderla , a levarla di mezzo , per salvarlo ! » . Questo vieni a dirmi ! - Perché vedi il Selmi , ecco , vedi il Selmi e non sai veder altro ! - smaniò , esasperato , l ' Auriti . - Lo sapevo ! Quando ti dirò tutto , mi darai più ajuto ? - Ma che ajuto ? - ribatté ancora una volta Lando . - Lo chiami ajuto , codesto ? Questa è , da parte mia , complicità ! Mi vuoi complice nel salvataggio del Selmi ? - E dàlli ! - gridò Giulio . - Roberto ! Io voglio salvare Roberto ! Mia madre ! Che m ' importa del Selmi ? L ' odio , ti ho detto , lo detesto più di te ! Ma devo salvar Roberto ... Lando con un violento sforzo su se stesso si costrinse alla calma di fronte a quella cieca , disperata ostinazione del cugino . Volle provarsi a ragionare con lui . - Scusa , - disse . - Guarda ... guarda , Giulio , rispondi a me . È colpevole Roberto ? lo credi tu colpevole ? - Colpevole o non colpevole , - rispose Giulio , scrollandosi , - non si tratta di questo ! è compromesso ! - Ma può difendersi , perdìo ! - ribatté subito Lando . - Grazie ! Lo so . Ma io devo impedire che sia accusato , che sia tratto in arresto , non capisci ? - spiegò l ' Auriti . - Lo so che può difendersi ! E se non vorrà difendersi lui ... - Ecco , ecco ... benissimo ! - approvò Lando . - Anch ' io con te ... - Ma no ! grazie ! - ricusò di nuovo , con sdegno , Giulio . - Ajuto di parole , grazie ! Basto io solo . Non c ' era bisogno che venissi da te . - Scusa , - disse Lando , risentito . - L ' ajuto onesto ... la difesa vera , onorevole , è soltanto questa . Pagare è complicità . Roberto deve parlare ; non rendersi complice del Selmi , tacendo e pagando per lui . - E tu vuoi dunque , - domandò Giulio , - ch ' egli subisca l ' ignominia dell ' arresto e del carcere , quand ' io posso ancora risparmiargliela ? - Col denaro ? - Col denaro , col denaro , - ripeté Giulio . - Onestà , disonestà che vuoi che m ' importi adesso ? Basta a me saperlo onesto ! Chi lo crederebbe più tale , domani , se oggi fosse arrestato ? Chi crede più alle difese di chi è stato in carcere ? Lando , per carità , stiamo all ' esperienza . Guarda soltanto a Roberto ! Tu , bada bene , ora mi neghi l ' ajuto , non per altro , ma perché vuoi far Roberto strumento della tua vendetta ! - No , questo no ! - negò energicamente Lando . - Ma non posso farmi , io , strumento della salvezza del Selmi , lo capisci ? Tu m ' infliggi un supplizio disumano ! Io non posso , non devo subirlo ! Per Roberto , tutto ! Ma se Roberto è coinvolto col Selmi , e il mio ajuto può giovare a costui , no , io non posso dartelo , né tu puoi chiedermelo ! Giulio Auriti rimase un pezzo in silenzio , assorto cupamente . - Dunque , no ? - disse poi , levando il capo e guardando negli occhi il cugino . A questa domanda categorica , Lando , compreso di profonda pietà , non seppe rispondere con un nuovo reciso rifiuto . Giunse le mani , s ' accostò all ' Auriti , disse : - Ma , a parte ogni ragione mia propria , Giulio , pensa ... pensa alle relazioni mie , al mio modo di sentire , alle idee per cui combatto ... Io non potrei più domani trovarmi coi miei compagni in quest ' opera d ' epurazione che abbiamo intrapresa ... S ' accorse subito che non doveva dire così , e tuttavia non seppe frenarsi , pur notando quasi con sgomento l ' alterazione del volto del cugino a ogni parola che proferiva . Lo vide alla fine scattare in piedi , scontraffatto . - Voi epurate , già ! - esclamò Giulio Auriti , con un ghigno orribile . - Tu puoi epurare ! Siete i puri , vojaltri ! Noi , io , Roberto , anche mio padre , se vivesse ... - Giulio ... Giulio ! - cercò di richiamarlo Lando , addolorato . Ma l ' Auriti , fuori di sé , seguitò : - Tutti quanti sporcati , nojaltri . E conierei moneta falsa , sì , e ruberei per aver queste quarantamila lire , che tu hai e ch ' io non ho . E perché non le ho , sono uno sporcato ! Tu le hai , e sei puro ! Ma pensa che mia madre , intanto , non volle averle , perché le parvero sporche ! Lando si drizzò su la persona , e , fermo in mezzo alla stanza , squadrò il cugino con fredda alterezza : - Il denaro mio , - disse , - tu lo sai , è quello soltanto di mia madre . Ma anche dopo aver proferite queste parole si pentì subito , e atteggiò il volto di schifo per la crudezza triviale , a cui la discussione trascendeva . Pensò in un attimo che , per un ' iniqua disposizione , anche nella famiglia materna uno aveva scontato con la povertà la ribellione generosa ; pensò che tra le tante ragioni , per cui nel fervore giovanile aveva voluto far sua Giannetta Montalto , egli aveva posto anche questa , di ridarle cioè almeno una parte di quanto era stato tolto al padre di lei , diseredato . Previde che il cugino avrebbe risposto a quella sua altera e inconsulta affermazione , trascinando ancor più in basso la contesa vergognosa . E difatti Giulio Auriti , scontorcendo il torbido volto , cozzando tra loro le pugna serrate e poi aprendole innanzi agli occhi sfavillanti di un lustro di scherno , ghignò : - Ma anche il denaro di tua madre , via ! E Lando , di fronte alla provocazione , ancora una volta non seppe frenarsi . - Il denaro di mia madre ? - domandò , facendoglisi avanti a petto . Giulio Auriti si passò una mano su la fronte ghiaccia di sudore , si nascose gli occhi , s ' accasciò dolorosamente . - Non mi far dire altro ! Lando rimase a guardarlo , o piuttosto , a guardargli dentro ; poi disse con cruda freddezza , piano , tra i denti , quasi sillabando : - E anche ammesso ciò che tu pensi , vuoi che paghi io un debito contratto dal Selmi per lo spasso d ' una donna , che potrebbe aver da ridire sul denaro di mia madre ? Va ' , va ' , va ' , ... per carità , vàttene ! - proruppe poi , nascondendosi anche lui gli occhi . - Non posso più guardarti in faccia ! Udì andar via il cugino , stette ancora a lungo con le mani sul volto , per il ribrezzo che sentiva d ' aver toccato il fondo lurido d ' una realtà , a cui non si sarebbe mai aspettato di poter discendere , e della quale sempre gli sarebbe rimasta nell ' anima l ' impressione orrenda . Ora , risorgendo da quel fondo , nel quale per un momento era scivolato , non gli sarebbe sembrato falso e vacuo e lercio tutto intorno ? In ogni suo sentimento , in ogni idea , in ogni atto , in ogni parola , non sarebbe rimasto un segno , l ' impronta di quel fango toccato ? Con gli occhi strizzati , i denti serrati e le labbra schiuse , aride e amare , si stropicciò forte le mani . Poi aprì gli occhi , guardò la stanza ; si sentì soffocare , e andò a una finestra che dava sul giardino . Ah , tutto , tutto così ! ... Tutto era vergogna in quel momento ! La peste era nell ' aria . La carcassa sociale si sfaceva tutta , e anche la sua anima , ogni suo pensiero , ogni suo sentimento ... tutto era insozzato ... Tre giorni dopo , nella sala della biblioteca erano adunati i compagni che dovevano recarsi al Congresso socialista di Reggio Emilia ; i rappresentanti dei Fasci più numerosi dell ' isola , invitati da Lando ; alcuni deputati amici , quattro milanesi del Partito italiano dei lavoratori e Lino Apes . Spiccava tra tanti uomini una giovinetta in giacchettino rosso e berretto nero a barca , con una penna di gallo ritta spavaldamente da un lato : Celsina Pigna , venuta invece di Luca Lizio a rappresentare il Fascio di Girgenti . Nessuno voleva far le viste di meravigliarsene ; ma ella s ' accorgeva bene dei rapidi sguardi furtivi che tutti le lanciavano , in ispecie i meno giovani ; e notava , ridendo dentro di sé , che quei pochi , i quali ostinatamente si vietavano di guardarla , prendevano per lei arie languide o fiere impostature e , per lei , parlando , davan certe modulazioni alla voce , chi flebili e chi vivaci , le quali tradivano tutte quel tale orgasmo che la presenza d ' una donna suscita di solito . Notava anche in più d ' uno un ' altra ostentazione : quella di una disinvoltura quasi sprezzante , che tradiva il disagio segreto di trovarsi in una casa ricca e ben messa . Lando Laurentano non c ' era ancora . Lino Apes , a nome di lui , aveva pregato gli amici d ' avere un po ' di pazienza , che presto sarebbe venuto . Nell ' attesa s ' erano formati alcuni crocchi : due presso le finestre che davano sul giardino , uno presso la tavola preparata in capo alla sala per chi doveva presiedere all ' adunanza . Alcuni passeggiavano cogitabondi , altri leggevano sul dorso delle rilegature i titoli dei libri negli scaffali , tendendo gli orecchi , senza parere , a ciò che si diceva in questo e in quel crocchio . Parecchi spiavano obliquamente uno dei deputati che , passeggiando per la sala con le dita inserte nei taschini del panciotto , alzava di tratto in tratto le spalle , protendeva il collo e in segno di meraviglia e di commiserazione stirava la bocca sotto i ruvidi baffi rossastri già mezzo scoloriti . Era il deputato repubblicano Spiridione Covazza che in quei giorni aveva scritto male , su una rassegna francese , dell ' organamento delle forze proletarie in Sicilia . Vedendosi sfuggito da tutti , con quel gesto pareva dicesse : - Incredibile ! - Ma pur doveva sapere che il suo torto era quello di veder tante cose che gli altri non vedevano e di dare ad esse quel peso che gli altri ancora non sentivano , perché nel calore della passione ogni cosa par che si sollevi con chi la porta in sé . Illusioni : bolle di sapone , che possono a un tratto diventar palle di piombo . Lo sapevano bene quei poveri contadini massacrati a Caltavutùro . Aveva scritto su quella rassegna francese ciò che in coscienza credeva la verità ; al solito suo , rudemente e crudamente . Ma volevano dire ch ' egli provasse un acre piacere nel mettere avanti così , fuor di tempo e di luogo , le verità più spiacevoli , nello spegnere col gelo delle sue argomentazioni ogni entusiasmo , ogni fiamma d ' idealità , a cui pur tuttavia era tratto irresistibilmente ad accostarsi . Scarafaggio con ali di falena - lo aveva definito su la Nuova età Lino Apes : - accostatosi alla fiamma , spariva la falena , restava lo scarafaggio . Calunnia e ingratitudine ! Egli stimava dover suo , invece , serbarsi così frigido in mezzo a tante fiamme giovanili ; che se queste non eran fuochi di paglia , alla fine si sarebbe scaldato anche lui , e se erano , faceva il bene di tutti , spegnendoli . Forse la sua stessa figura , grassa e pure ispida , quegli occhi vitrei , aguzzi dietro gli occhiali a staffa , quel naso di civetta , il suono della voce , suscitavano in tutti una repulsione tanto più irritante , in quanto ciascuno poi era costretto a riconoscere che quasi sempre il tempo e gli avvenimenti gli avevano dato ragione , a pregiarne la dottrina vasta e profonda , la dirittura della mente e della coscienza , la onestà degli intenti e ad avere stima e anche ammirazione di quella sua franchezza rude e dispettosa e del coraggio con cui sfidava l ' impopolarità . Quell ' accoglienza ostile , intanto , Spiridione Covazza sapeva di doverla sopra tutto a tre giovani siciliani , che erano nella sala circondati in quel momento dalla fervida simpatia di tutti : Bixio Bruno , Cataldo Sclàfani e Nicasio Ingrao , i quali più degli altri s ' eran sentiti ferire dalla sua critica . Stava ciascun d ' essi in mezzo ai tre crocchi che si erano formati nella sala . Bixio Bruno , svelto , dal volto olivastro animoso e i capelli crespi gremiti da negro , spiegava con fluida e colorita loquela , storcendo in un mezzo sorriso di soddisfazione la bocca rossa e carnuta , come in poco tempo fosse riuscito a raccogliere a Palermo in un sol fascio i ventisei sodalizii operai , le maestranze discordi , le cui bandiere smesse erano adesso conservate in una sala , quali trofei di vittoria . Appariva pieno di fiducia e sicuro del trionfo . Si aspettava , credeva anzi imminente la reazione da parte del Governo : scioglimento dei Fasci , arresti , invasione militare . Ma il buon seme era sparso ! Ogni sopraffazione , ogni persecuzione avrebbe reso più grande la vittoria . Potevano esser tratti in arresto trecentomila uomini ? No . I capi soltanto , qualche dozzina di socii se mai . Bene , eran già pronti i capi segreti , ignorati ancora dalla polizia , e la propaganda avrebbe seguitato più efficace che mai . Cataldo Sclàfani , tarchiato , con gli occhi un po ' strabi e un barbone che pareva un fascio di pruni , parlava nell ' altro crocchio , profeticamente ispirato ; diceva con sorridente commozione che là dove prima era spuntata l ' alba dell ' unità della patria , era fatale spuntasse ora quella più rossa e più fulgida della rivendicazione degli oppressi . Sapeva , sì , che già prima nelle Romagne , nel Modenese , nelle province di Reggio Emilia e di Parma , nel Cremonese , nel Mantovano , nel Polesine , era sorto a far le prime armi il socialismo italiano ; ma tutt ' altra cosa era adesso in Sicilia ! Rivelazione improvvisa , prodigiosa ! Lino Apes , ascoltandolo , si tirava i baffi fino a strapparseli , per tenere a freno il sorriso . Nelle sue lettere a Lando , chiamava Cataldo Sclàfani il Messia dei Fasci . Nel terzo crocchio Nicasio Ingrao , tozzo , rude , con un ' atra voglia di sangue che gli prendeva mezza faccia , parlava coi deputati , arrotondando alla meglio il dialetto nativo , e balzando con strana mimica da una sconcia bestemmia a una ingenua invocazione infantile ; parlava della crisi dell ' industria zolfifera in Sicilia e della spaventevole miseria dei solfaraj già da alcuni mesi in isciopero forzato . Un compagno , direttore del Fascio di Comitini , si provò a far sapere a quei deputati quanto l ' Ingrao , proprietario di terre e di case in Aragona , avesse fatto e facesse per quei solfaraj , per impedire che trascendessero a rapine , incendii e tumulti sanguinosi ; ma l ' Ingrao gli saltò addosso e gli turò la bocca , minacciando di attondarlo con un pugno , se seguitava . Celsina Pigna , dal posto in cui si teneva appartata , scoppiò a ridere , a quel violento gesto burlesco , e l ' Ingrao le domandò , ridendo anche lui : - Lo attondo , signorina ? Nei tre crocchi tutti gli altri Isolani , giovinotti dai venti ai trent ' anni , sentendo parlare quei tre capi piú in vista , gonfiavano d ' orgoglio , s ' intenerivano fin quasi alle lagrime . Erano certi , nella loro sincera fatuità giovanile , di rappresentare una parte nuova nella storia , pur lí a Roma . Avevano veduto davanti a quei tre duci del Comitato centrale migliaja di donne , migliaja di contadini , intere popolazioni dell ' isola in delirio , gettar fiori , prosternarsi con la faccia a terra , piangere e gridare , come prima davanti alle immagini dei loro santi . Tutti si volsero a un tratto e si mossero verso Lando Laurentano che entrava di fretta . Chiedendo scusa del ritardo , strinse la mano ai primi che gli si fecero innanzi ; pregò tutti di prender posto , e appena fu fatto silenzio , disse : - Ho perduto tempo , signori , per una ragione forse non estranea agli interessi nostri , agli interessi specialmente di tanti nostri compagni che più degli altri , credo , hanno bisogno in questo momento di ajuto , giù in Sicilia . - I solfaraj ! - gridò l ' Ingrao , balzando in piedi , come se egli ne fosse il più legittimo difensore . - Ho capito ! - aggiunse . - Vuoi dire che c ' è qua l ' ingegnere Aurelio Costa ? Ho capito . Eh , ha viaggiato con me questo signore ! Abbiamo discorso a lungo e ... Lando con un gesto lo pregò di tacere : - L ' ingegnere Aurelio Costa , appunto , - riprese , - direttore delle zolfare del Salvo , che credo sia uno dei piú ricchi proprietarii di miniere della provincia di Girgenti , è venuto a Roma per interessare la deputazione siciliana a un disegno ... - Permesso ? - interruppe di nuovo l ' Ingrao . - Non perdiamo tempo , signori miei ! Vi spiego io il fatto com ' è . Il signor Salvo sta per imparentarsi , per via d ' una sorella , col principe di Laurentano ... Un mormorio di protesta si levò per il tratto ruvido dell ' Ingrao verso Lando , a cui tutti gli occhi si volsero a chiedere scusa dello sgarbo . Ma Lando , sorridendo , s ' affrettò a dire : - Non con me , vi prego ! non con me . E l ' Ingrao allora , scrollandosi irosamente , gridò : - Madonna santissima , per chi mi prendete ? Se dico il principe ! Avrei chiamato principe il nostro amico riverito , ospite e compagno amatissimo ? Non per cosa oh ! ma egli sa di non salire , se lo chiamiamo principe , e sa che noi non vogliamo abbassarlo chiamandolo semplicemente Laurentano . Io alludo al principe suo padre , e Lando Laurentano non può offendersi delle parole mie . Se si offende , è uno sciocco ! Parlo io invece di lui , perché egli sta a Roma , io sto in mezzo alle zolfare , e so che il progetto del signor Salvo non tende ad altro che ad ingraziarsi il figlio del principe , facendogli vedere che gli stanno a cuore le sorti degli operaj delle zolfare . Bubbole ! Panzane ! Polvere negli occhi ! Sa meglio di me il signor Salvo che il suo progetto è una coglionatura ! Sissignori , io parlo nudo , così . Se veramente vuol fare qualche cosa , tolga il signor Salvo dalle zolfare di sua proprietà le così dette botteghe , dove gli operaj sono costretti a provvedersi con l ' usura del cento per cento dei generi di prima necessità : vino , che è aceto ; pane , che è pietra ! Spiridione Covazza domandò allora di parlare , e tutti si voltarono con viso ostile a guardarlo . - Volete adesso difendere le botteghe ? - lo apostrofò l ' Ingrao . Il Covazza non si voltò nemmeno . - Vorrei sapere - disse piano - le idee generali di questo disegno . - Vi dico che è una coglionatura ! - tornò a gridare l ' Ingrao . Il Covazza tese una mano , senza scomporsi . - Prego , - disse , - urlare non è ragionare . Sono stato anch ' io nelle zolfare : ho studiato attentamente le condizioni dell ' industria zolfifera , le ragioni complesse della sua crisi e vi so dire che , se nelle condizioni presenti quelli che hanno da sperar meno sono i solfaraj , picconieri e carusi , non meno tristi sono però le sorti dei coltivatori delle miniere e dei proprietarii ; e se questo disegno ... Non poté seguitare . Tutti i rappresentanti dei Fasci scattarono in piedi protestando . Lando s ' interpose , cercò di calmarli , ammonì che si avesse rispetto per le opinioni altrui e propose che uno fosse subito chiamato a dirigere la discussione . - Bruno ! Bruno ! Bixio Bruno ! - si gridò da varie parti . E Bixio Bruno , avvezzo ormai a vedersi designato a quell ' ufficio , in due salti fu alla tavola preparata in capo alla sala . - Signori , - disse . - Di straforo , incidentalmente , siamo entrati nel pieno della discussione . L ' on . Covazza , in un suo scritto recente ... - Pubblicato all ' estero ! - interruppe uno in fondo alla sala . - All ' estero , o in Italia , sciocchezze ! - ribatté il Bruno . - Le nostre idee , il nostro partito non riconoscono confini di nazionalità . In questo scritto l ' on . Covazza ha criticato l ' opera mia e dei miei compagni . Spiridione Covazza , con le braccia incrociate sul petto , negò più volte col capo . - No ? - domandò il Bruno . - Come no ? Non ha ella detto che la nostra propaganda è fatta di miraggi ? - Io ho detto , - rispose il Covazza , levandosi in piedi , - che le vostre dimostrazioni oneste d ' una libertà che dia intero realmente il diritto di soddisfare ai bisogni della vita , le spiegazioni che voi date della lotta di classe , sfruttati contro sfruttatori , e del programma della scuola marxista in genere e di quello minimo che vi siete tracciato , si traducono , inevitabilmente e sciaguratamente , in miraggi , per la ignoranza di coloro a cui sono rivolte . Questo ho detto ! E ho soggiunto ... Nuove proteste confuse si levarono nella sala . Il Bruno batté il pugno sulla tavola e impose silenzio . - Lasciatelo parlare ! - Ho soggiunto , - riprese il Covazza , - che voi , abbagliati , nel fervore della vostra sincera fede giovanile , credete che le vostre dimostrazioni e spiegazioni siano veramente comprese . - Sono ! sono ! sono ! - gridarono molti a coro . - Non sono ! Non possono essere ! - negò energicamente il Covazza . - Come volete che siano , se non le comprendete bene neanche voi stessi ? Una tempesta di urli si scatenò a questa affermazione . Il Bruno , Lando Laurentano , Lino Apes , i colleghi deputati stentarono un pezzo a domarla . Spiridione Covazza aspettò a capo chino , con gli occhi chiusi , che fosse domata ; a un certo punto , giunse le mani e , tenendole alte , piegò di più il capo tra esse , curvò con fatica l ' obesa persona ; poi , aprendole in un ampio gesto e risollevandosi , pregò quasi piangente : - Non mi costringete , signori , per falsi riguardi al vostro malinteso amor proprio , non mi costringete ad attenuare d ' un punto la verità , con concessioni che farebbero a me e a voi stessi vergogna , e che potrebbero essere perniciose in questo momento ! Quanti tra voi conoscono veramente Marx ? Quattro , cinque , non piú ! Siate franchi ! Tutti gli altri non hanno coscienza vera di quel che si vuole : sì , sì , proprio così ! né dei mezzi congrui per conseguirlo , infatuati d ' un socialismo sentimentale , che s ' inghirlanda delle magiche promesse di giustizia e d ' uguaglianza . Ma sapete voi che cosa vuol dire giustizia per i contadini e i solfaraj siciliani ? Vuol dire violenza ! sangue , vuol dire ! vuol dire strage ! Perché alla giustizia legale , alla giustizia fondata sul diritto e sulla ragione essi non hanno mai creduto , vedendola sempre a loro danno conculcata ! Li conosco io , molto meglio di voi , i contadini e i solfaraj siciliani ... sì , sì , purtroppo , molto meglio di voi ! Voi vi illudete ! Voi dite loro collettivismo ? ed essi traducono : divisione delle terre , tanto io e tanto tu ! Dite loro abolizione del salario ? ed essi traducono : padroni tutti , fuori le borse contiamo il denaro , e tanto io tanto tu . - Non è vero ! Non è vero ! - gridarono alcuni . - Lasciatemi finire ! - esclamò stanco , anelante , il Covazza . - L ' altra illusione , che voi vi fate , è sul numero degli iscritti ai vostri Fasci : tremila qua , quattromila là , ottocento , mille , diecimila ... Dove , come li contate ? Son ombre vane , signori , filze di nomi e nient ' altro ! Sì , lo so anch ' io : appena si aprono le iscrizioni , come le pecore : una dà l ' esempio , tutte le altre dietro ! Ma volete sul serio dar peso , fondarvi su questo , ch ' è frutto d ' un inevitabile contagio psichico ? Quanti , sbollito il primo entusiasmo , restano effettivamente nei vostri Fasci ? Basta ad allontanare il maggior numero la prima richiesta della misera quota settimanale ! E quanti Fasci , sorti oggi , non si sciolgono domani ? Lasciatevelo dire da uno che non s ' inganna e che non vi inganna , signori ! So che voi oggi qua volete stabilire se si debba , o no , secondare la tendenza delle moltitudini a un ' azione immediata . So che parecchi tra voi sono contrarii , e io li stimo saggi e li approvo . Un movimento serio come voi l ' intendete , non è possibile ancora in Sicilia ! Se credete che già ci sia per opera vostra , v ' ingannate ! Per me non è altro che febbre passeggera , delirio di incoscienti ! Spiridione Covazza sedette , asciugandosi il sudore dal volto congestionato , mentre dieci , quindici , tutt ' insieme , si levavano a domandar la parola . Parlò Cataldo Sclàfani con voce tonante e col volto atteggiato più di dolore che di sdegno , giacché non l ' accusa per se stessa poteva offenderlo , ma che uno potesse accusarlo e accusar con lui i suoi compagni . - Non mi difendo , - disse , - espongo ! Quanti erano i Fasci ? Eran presenti i capi dei piú importanti , e ciascuno poteva dire all ' on . Covazza come erano contati i socii e quanti fossero . I Fasci , secondo gli ultimi dati del Comitato centrale , erano centosessantatré fermamente costituiti , trentacinque in via di formazione . C ' era dunque davvero un grande esercito di lavoratori in Sicilia , nel quale non si sapeva se ammirar più il fervore , la coscienza , o la disciplina con cui obbediva a un cenno del Comitato centrale . Il capo d ' ogni Fascio passava la parola d ' ordine ai singoli capi di sezione , e questi a lor volta ai capi dei rioni e delle strade : in un batter d ' occhio , sia di giorno , sia di notte , tutti i socii dei Fasci potevano ricevere un avviso . E se domani i lavoratori si fossero mossi , tutta la gente siciliana sarebbe stata travolta come da una corrente di fuoco . Perché già da lunghi anni covava il fuoco in Sicilia , da che essa cioè , nel mare , si era veduta come una pietra a cui lo stivale d ' Italia allungava un calcio in premio di quanto aveva fatto per la così detta unità e indipendenza della patria . Perché dire che solo da un anno si parlava di socialismo in Sicilia ? Non vi era già , diciott ' anni addietro , una sezione dell ' Internazionale ? E da allora non vi si eran sempre pubblicati giornali del partito ; e circoli , gruppi , nuclei non si erano formati qua e là , sicché appena sorta la prima idea dei Fasci , era stato un subito accorrere e un subito riaggregarsi di antichi compagni di fede ? Non era vero dunque che la rapidissima formazione dei Fasci era dovuta solo all ' assidua e vigorosa propaganda dei giovani : il terreno era già da lunga mano preparato ; mancava l ' unione , un indirizzo ; e ai giovani era bastato soltanto dare una voce e indicar la via , la stessa via che da anni batteva il proletariato di altri paesi . I contadini e gli operaj di Sicilia erano accorsi ai giovani con le braccia tese , gridando : - Voi , voi siete i veri amici ! - e si erano mossi a seguirli con la gioja nel cuore , e con la piena coscienza di ciò che si disponevano a fare . E , a provar questa coscienza , Cataldo Sclàfani parlò , commosso , dei discorsi tenuti nell ' ultimo congresso di Palermo da alcune donne di Piana dei Greci e di Corleone ; discorsi che dimostravano , nel modo più lampante , come non il lume artificiale d ' una coltura accademica , né teorie di scuola bisognavano a destar quella coscienza , ma la pratica quotidiana del dolore e dell ' ingiustizia , e l ' indicazione più semplice e più spontanea del rimedio a tanti mali : l ' unione ! Socialismo sentimentale ? Ma la forza che crea è appunto il sentimento , non la fredda ragione , armata di dottrina ! Che importava la nozione astratta d ' un diritto , quando c ' era il sentimento immediato e prepotente di un bisogno ? Sentire il proprio diritto con la forza stessa con cui si sente la fame valeva mille volte più d ' ogni precisa dimostrazione teorica di esso . Peraltro , ora questo sentimento era già divenuto coscienza lucida e ferma , e si dimostrava in tutti i modi . Un vero spirito fraterno s ' era diffuso tra i contadini e gli operaj , per cui nei numerosi arresti recenti s ' eran veduti i compagni liberi mantenere i carcerati e le loro famiglie ; nella disgrazia di qualcuno , il pronto soccorso di tutti e l ' assistenza e la sorveglianza amorosa . Ecco la ronda dei decurioni , la sera , per le strade e le osterie delle città e delle campagne , perché i fratelli non trascendessero ad atti violenti , eccitati dal vino . - Questi sono gli arruffapopoli , on . Covazza ! - esclamò a questo punto , concludendo , Cataldo Sclàfani con gli occhi lustri d ' ebrezza e commozione . - Vergognatevi delle vostre accuse ! Siamo qua oggi , a Roma , di fronte , due generazioni . Guardate allo spettacolo che dànno i vecchi , e guardate a noi giovani ! Domani da qui il Governo , che protegge tutti coloro che dell ' amor di patria affagottato e tolto in braccio si fecero scudo per tanti anni ai sassi del popolo censore , manderà in Sicilia l ' esercito e l ' armata per soffocare con la violenza questo gran palpito di vita nuova che noi giovani vi abbiamo destato ! Fin oggi la maggioranza del Comitato centrale , di cui fo parte , è contraria a un ' azione immediata . Ma presto verrà il giorno , lo prevedo , che le smanie dell ' impazienza da tanto tempo represse scoppieranno , e noi capi non potremo più frenare il popolo senza immolare noi stessi . Lando Laurentano , seduto accanto a Lino Apes , ascoltò il lungo discorso dello Sclàfani a capo chino , stirandosi qua e là con le dita nervose la barba e lanciando occhiate a destra e a sinistra . Quell ' adunanza in casa sua gli pareva la prova generale di una rappresentazione . Tutti quei giovani si erano anche loro assegnate le parti , e gli pareva che , a furia di ripeterle , se le fossero cacciate a memoria e le recitassero con artificioso calore . Mancava il coro innumerevole , che era in Sicilia . Oh sì , parlava bene , con bella enfasi apostolica , Cataldo Sclàfani ; meritava in qualche punto l ' applauso caldo e scrosciante , le lodi del coro , se fosse stato presente . Innamorato della sua parte , l ' avrebbe rappresentata con perfetta coerenza anche davanti ai fucili dei soldati , in piazza ; e , se tratto in arresto , davanti ai giudici , in una corte di giustizia . Perché lui solo non riusciva ancora a comporsi una parte ? perché ancora , ancora dentro , esasperatamente , gli scattava la protesta : - No , non è questo ? - Che volevano infatti tutti quei suoi compagni ? Ben poco , per il momento , in Sicilia . Volevano che , per l ' unione e la resistenza dei lavoratori , venissero a patti più umani i proprietarii di terre e di zolfare , e cessasse il salario della fame , cessassero l ' usura , lo sfruttamento , le vessazioni delle inique tasse comunali , per modo che a quelli fosse assicurato , non già il benessere , ma almeno tanto da provvedere ai bisogni primi della vita . Volevano , adattandosi modestamente alle condizioni locali , l ' impianto di cooperative di consumo e di lavoro e la conquista dei pubblici poteri ; fra qualche anno trionfare nelle elezioni comunali e provinciali dell ' isola ; riuscir vittoriosi in qualche collegio politico , per aver controlli e banditori delle più urgenti necessità dei miseri nei Consigli comunali e provinciali e nella Camera dei deputati . Questo volevano . Ed era giusto . Degne d ' ammirazione la fede e la costanza con cui seguitavano quest ' opera di protezione e di rivendicazione . Che altro voleva lui ? Non c ' era altro da volere , altro da fare , per ora . E tanta esaltazione , dunque , e tanto fermento per ottenere ciò che forse nessuno , fuori dell ' isola , avrebbe mai creduto che già non ci fosse : che in ogni casolare sparso nella campagna la lucernetta a olio non mostrasse più ai padri che ritornavano disfatti dal lavoro lo squallido sonno dei figliuoli digiuni e il focolare spento ; che fossero posti in grado di divenire e di sentirsi uomini , tanti cui la miseria rendeva peggio che bruti . Una buona legge agraria , una lieve riforma dei patti colonici , un lieve miglioramento dei magri salarii , la mezzadria a oneste condizioni , come quelle della Toscana e della Lombardia , come quelle accordate da lui nei suoi possedimenti , sarebbero bastati a soddisfare e a quietare quei miseri , senza tanto fragor di minacce , senza bisogno d ' assumere quelle arie d ' apostoli , di profeti di paladini . Oneste , modeste aspirazioni , quasi evangelicamente disciplinate , da raggiungere grado grado , col tempo e con la chiara coscienza del diritto negato ! Poteva egli pascersi di esse , e non pensare ad altro ? No , no : troppo poco per lui ! Se fosse bastato , magari avrebbe dato tutto il suo denaro , e chi sa , forse allora , da povero , avrebbe trovato in quelle aspirazioni un pascolo per l ' anima irrequieta . Ma così , no , non potevano bastargli ! All ' improvviso , voltandosi a guardar Lino Apes , si sentì sonar dentro , come una feroce irrisione , i versi del Leopardi nella canzone all ' Italia : L ' armi , qua l ' armi : io solo Combatterò , procomberò sol io ! E scattò in piedi agli applausi che in quel punto stesso scoppiavano nella sala a coronar l ' eloquente discorso di Cataldo Sclàfani , e anche lui con tutti gli altri , senza volerlo , si recò a stringere la mano all ' oratore . Ma Lino Apes , dal suo posto , col socratico sorriso su le labbra e negli occhi , domandò allora a gran voce : - Signori miei , e che si conclude ? Pareva tutto finito ; assolto il còmpito ; e ciascuno si sentiva come sollevato e liberato da un gran peso . Al richiamo dell ' Apes tutti si guardarono negli occhi , sorpresi , con pena , e ritornarono mogi mogi ai loro posti . - La natura , signori miei , - seguitò Lino Apes , appena li vide seduti , - la natura , nella sua eternità , può non concludere , anzi non può concludere , perché se conclude , è finita . Ma l ' uomo no , deve concludere ; ha bisogno di concludere ; o almeno di credere che abbia concluso qualche cosa , l ' uomo ! Ebbene , signori miei , che concluderemo noi ? Siamo uomini , e venuti qua per questo . Ma vi leggo negli occhi . Voi non avete nessuna voglia di concludere , pur non essendo eterni ! Voi avete viaggiato . Molti tra voi seguiteranno il viaggio fino a Reggio Emilia . Qua a Roma , chi ci viene per la prima volta , ha da veder tante cose ; e il tempo stringe . Scusatemi , se parlo così : sapete che io vedo per minuto , e parlo come vedo . Ho poca fiducia nelle conclusioni degli uomini , i quali tutti , a un certo punto , guardandosi dietro , considerando le opere e i giorni loro , scuotono amaramente il capo e riconoscono : « Sí , ci siamo arricchiti » , oppure : « Sì , abbiamo fatto questo o quest ' altro - ma che abbiamo infine concluso ? » . Veramente , a dir proprio , non si conclude mai nulla , perché siamo tutti nella natura eterna . Ma ciò non toglie che noi oggi qua , dato il momento , non dobbiamo venire a una qualsiasi , magari illusoria , conclusione . Io vi dico che questa s ' impone , perché altrimenti ci verranno da sé , senza la vostra guida illuminata e il vostro consenso , gli operaj delle città , delle campagne , delle zolfare . E sarà cieco scompiglio , tumulto feroce , quello che potrebbe essere invece movimento ordinato , premeditato , sicuro . Le conseguenze ? Signori , usa prevederle chi non è nato a fare . Credete voi che ci sia ragione d ' agire ? Avvisiamo ai modi e ai mezzi . Tutta la Sicilia è ora senza milizie . Tre , quattro compagnie di fantaccini vi fan la comparsa dei gendarmi offenbachiani , oggi qua , domani là , dove il bisogno li chiama . E contro ad essi , come voi dite , un intero , compatto esercito di lavoratori . Non c ' è neanche bisogno d ' armarlo ; basterà disarmar quei pochi e si resta padroni del campo . No ? Dite di no ? Aspettate ! Lasciatemi dire ... santo Dio , concludere ! Ma non poté più dire . Come i ranocchi quatti a musare all ' orlo d ' un pantano , se uno se ne spicca e dà un tonfo , tutti gli altri a due , a tre , tuffandosi , vi fanno un crepitìo via via più fitto ; gli ascoltatori incantati dapprima dall ' arguto dire dell ' Apes , cominciarono alla fine dietro un primo interruttore a interromperlo a due , a tre insieme , e quasi d ' un subito , tra fautori e avversarii , schizzò da ogni parte violenta la contesa . Di qua Lando Laurentano quasi pregava : - Sì , ecco , se c ' è da fare qualche cosa , amici ... Di là Bixio Bruno e Cataldo Sclàfani gridavano : - No ! no ! Sarebbe una pazzia ! Ma che ! La rovina ! E sfide , invettive , proposte , s ' abbaruffarono per un pezzo nella sala . Alcuni , e tra questi il Covazza , scapparono via , indignati . A un certo punto , uno , tutto spaurito , si cacciò zittendo e con le braccia levate nel crocchio dove più ferveva la contesa e annunziò : - Signori miei , siamo spiati ! Tutti gli occhi si volsero alle due finestre . Dietro la ringhiera del giardino due uomini stavano difatti a spiare , cercando di farsi riparo delle piante . Celsina Pigna guardò alla finestra anche lei e , appena scorse quei due , diventò in volto di bragia . - Ma no ! - saltò a dire irresistibilmente . - Li conosco io ... Aspettano me . Innanzi al vermiglio sorriso e agli occhi sfavillanti di lei , la contesa cadde , come se a nessuno paresse più possibile seguitarla , quando quel fior di giovinetta , a cui s ' era fatto le viste di non badare , si faceva avanti d ' un tratto , quasi ad ammonire : - Ci sono io , finitela : sono aspettata ! Poco dopo , come tutti , tranne Lino Apes , furono andati via , Celsina si accostò a Lando Laurentano e gli domandò , alludendo a uno di quei due che stavano dietro la ringhiera ad aspettarla : - Non lo conosce ? È suo nipote ... - Mio nipote ? - disse con meraviglia Lando che ignorava affatto d ' averne uno . - Ma sì , Antonio Del Re , - affermò Celsina . - Figlio di sua cugina Anna , sorella del signor Roberto Auriti . - Ah ! - sclamò Lando . - E perché non è entrato ? Celsina notò sul volto del Laurentano un improvviso turbamento subito dopo la domanda , e lo interpretò a suo modo , che egli cioè , sospettando qualche intrigo fra lei e il nipote , si fosse pentito della domanda inopportuna , e si affrettò a rispondere : - Non è dei nostri , sa ! Sta qui a Roma in casa del signor Roberto , all ' Università ... Ma temo che ... S ' interruppe , accorgendosi che il Laurentano , astratto , assorto , non le badava ; e subito riprese : - Le reco i saluti del Lizio , presidente del Fascio di Girgenti , e i saluti di mio padre . Anch ' io credo , se posso esprimere il mio parere , che non sia tempo d ' agire . Abbiamo nel Fascio di Girgenti circa ottocento iscritti ... Ma sono nomi soltanto , pochi vengono , pochi pagano ... - Ma sì , ma sì , ma sì ... - le disse allora , graziosamente ridendo con tutto il volto bruttissimo , Lino Apes , quasi per farle intendere che egli aveva parlato a quel modo col solo intento di cacciar via tutti . - Agire ? Ma sarebbe una pazzia ! L ' ho detto per celia , signorina ! Gli occhi di Celsina schizzarono fiamme . Lo avrebbe schiaffeggiato . Gli sorrise . Tese la mano a Lando Laurentano e : - Mi permettano - disse . - Li lascio in libertà . Il quondam tenore Olindo Passalacqua , marito onorario della maestra di canto signora Lalla Passalacqua - Bonomè , nonché censore effettivo del Privato Conservatorio Bonomè , da circa due ore cercava in tutti i modi di tenere a freno la muta rabbiosa impazienza di Antonio Del Re . Parlava sottovoce , e ogni tanto , di nascosto , se Antonio Del Re sbuffando guardava altrove , cavava fuori lesto lesto l ' orologino della moglie e « Poveretto ha ragione ! » diceva prima con la mimica degli occhi , delle ciglia , della bocca , e subito dopo , con altra mimica : « Qua sono : avanti ; seguitiamo ! » E seguitava a parlare , a parlare quasi per commissione ; ma in una particolar maniera comicissima e quasi incomprensibile , perché a voli a salti a precipizii per sottintesi che si riferivano a lontane e bizzarre vicende della sua scompigliata esistenza . E a ogni salto , a ogni volo , eran subitanee alterazioni di viso e di voce , esclamazioni e ghigni e gesti o di rabbia o di gioja o di minaccia o di commiserazione o di sdegno , che facevano restare intronato , a bocca aperta chi , ignorando quelle vicende , riuscisse per un po ' , senza ridere , a prestargli ascolto . Olindo Passalacqua , di fronte a questo intronamento , restava soddisfatto ; era per lui la misura dell ' effetto ; e con le mani aperte a ventaglio si tirava su , su , su , da ogni parte i lunghi grigi capelli riccioluti per modo che gli nascondessero la radura sul cocuzzolo , e quindi coi due indici tesi si toccava gli aghi incerati dei baffetti ritinti , quasi per mettere il punto a quel gesto abituale o per accertarsi che nella foga del parlare , non gli fossero cascati . - Una miseria , basterebbe una miseria ! - diceva . - Guarda , che sono due lirette al giorno , che sono ? E vorrei dire anche meno ! Una miseria ... Sciagurato ! Quanti ne butta via con quei farabutti là che gl ' insudiciano il come si chiama ... sicuro ... lo stemma avito ! Porci ! E mio suocero per l ' Italia rovina l ' impresa del Carolino a Palermo ... Tesori ! Bastava la semplice Jone ... povero Petrella ! ... mio cavallo di battaglia ... Là , tutto a catafascio ... per questi porci qua ! Senti come strillano ? Ed è principe , sissignore ... Vergognosi ... Dico io , due lirette al giorno per un ' opera meritoria ... Dio dei cieli , una fortuna come questa ! Tutto gratis ... E tu che ne sai ? Certi patti infernali ... schiavitù per tutta la vita ... Io , io , per più di dieci anni , trionfatore e schiavo ... Qua , invece , solo ch ' egli dicesse di sì ... M ' impegnerei io , Nino , m ' impegnerei io di portarla in meno d ' un anno su i primari palcoscenici d ' Italia . Tu mi conosci ; mi spezzo , non mi ... non mi ... frangar ... come si dice ? lo sapevo pure in latino , mannaggia ! La parola ... se do la parola ! E che mi resta ? Unico patrimonio . Bisognerà nutrirla un tantino meglio nei primi tempi : questo sì ! Ma se ne viene ... se ne viene ... oh se se ne viene .. E la bastarda musica moderna ... Aveva scoperto , Olindo Passalacqua , una portentosa voce di soprano nella gola di Celsina Pigna , subito , appena l ' aveva sentita parlare . - E con quella figurina là , che scherzi ? Furore , m ' impegno io : farà furore ! Basterebbe a mio cognato , per rispetto a Roberto e a te , un misero assegnino , anche di una lira e cinquanta al giorno ; per le spese del vitto ... Nutrirla bene ... e in meno di un anno ... dici di no ? Antonio Del Re tornava a scrollarsi tutto , rabbiosamente , appena una parola del Passalacqua riusciva a cacciarsi tra il tumulto dei pensieri violenti a cui era in preda . Il giorno avanti , Celsina gli s ' era presentata all ' improvviso in casa dello zio Roberto , durante il desinare . Frastornato , stordito dalla vita rumorosa della grande città , dagli aspetti nuovi , dalle nuove e strane abitudini , non aveva potuto attendere in alcun modo alla promessa che le aveva fatto prima di partire , di trovarle subito , cioè , un collocamento a Roma . Le aveva scritto tuttavia che presto , appena un po ' rassettato , si sarebbe messo a cercare ; con la certezza però , dentro di sé , che non solo non sarebbe riuscito , ma che non avrebbe avuto né animo né modo di provarcisi , sospeso come si sentiva , e come per un pezzo avrebbe seguitato a sentirsi , in uno smarrimento che quasi gli toglieva il respiro e gli faceva apparir tutto intorno vacillante e inconsistente . Questo smarrimento , difatti , non solo gli era durato , ma gli era via via cresciuto , in mezzo a quella precarietà d ' esistenza eccentrica , scombussolata , in casa dello zio . Come mai aveva potuto questi adattarsi a vivere così , comporsi in un certo suo ordine meticoloso , in mezzo a tanto disordine , trovarvi un po ' di terra da gettarvi le radici ? Capiva Olindo Passalacqua , la signora Lalla ( Nanna , come la chiamavano ) e il fratello di lei , Pilade Bonomè : zingari ; il primo , chi sa donde venuto ; gli altri due , figli d ' un impresario teatrale , capitato prima del 1860 a Palermo e travolto nella corrente liberale dai giovani signori dell ' aristocrazia palermitana , frequentatori assidui del palcoscenico del teatro Carolino . Fallita dopo alcuni anni l ' impresa , poveri , vittime della rivoluzione , come diceva ancora Olindo Passalacqua , il quale , subito dopo avere sposato la figlia dell ' impresario , aveva perduto la voce ; erano venuti a Roma , poco dopo il '70 , e s ' erano rovesciati addosso a zio Roberto , raccomandati da un amico di Palermo . Avventurarsi nel bujo della sorte , gettarsi alle più stravaganti imprese , prendere da un momento all ' altro le più strampalate risoluzioni , era per essi come bere un bicchier d ' acqua . Oggi qua , domani là ; oggi abbondanza , domani carestia ; bastava loro ogni giorno arrivare alla sera , comunque , senza indietreggiare di fronte a tutti i possibili ostacoli , ai sacrifizii più duri , buttando in mare le cose più care e più sacre pur di salvar la barca , barca senza più né bussola , né àncora , né timone , assaltata dalle onde incessanti in quella perpetua bufera ch ' era stata la loro vita . Ma tuttavia questo era in essi meraviglioso e pietoso e comico a un tempo , che pur avendo fatto getto di tutto senza alcun ritegno , eran rimasti nell ' anima schietti , d ' una ingenuità vivida e tutta alata di palpiti gentili , eran rimasti affettuosi , generosi , pronti sempre a spendersi per gli altri , a confortare , a soccorrere , ad accendersi d ' entusiasmo per ogni nobile azione . Quel che di scorretto , di male , di vergognoso era nella loro vita , forse stimavano sinceramente non imputabile a essi . Necessità su cui bisognava chiudere un occhio , e se uno non bastava , tutt ' e due . Con quanta dignità , per esempio , Olindo Passalacqua , dopo aver mangiato alla tavola di zio Roberto e aver raccomandato a questo di non dimenticarsi di far prendere a Nanna le gocce per il mal di cuore o di far toglier subito dalla tavola il trionfino delle frutta per paura che , toccando inavvertitamente la buccia di qualche pesca , non le si avesse a rompere , Dio liberi , il sangue del naso come tante volte le soleva avvenire , lasciava a lui il letto maritale e , augurando alla moglie la buona notte , felicissimi sogni a tutti ; anche ai canarini e al merlo nelle gabbie , al pappagallo Cocò sul tréspolo ; a Titì , la scimmietta tisica , su l ' anello ; a Ragnetta , la gattina in colletto e cravatta ; ai due vecchi cani Bobbi e Piccinì , invalidi entrambi in una cesta , quello cieco e questo con la groppa impeciata ; se n ' andava coi due indici su le punte dei baffi , impalato già nella rigida severità di censore inflessibile , a dormire nel Privato Conservatorio del cognato Bonomè in via dei Pontefici ! E che barca di matti quella tavola a cui sedevano ogni sera quattro o cinque estranei , invitati lì per lì , o che venivano a invitarsi da sé , deputati amici di zio Roberto e di Corrado Selmi , maestri di musica chiomati , cantanti d ' ambo i sessi ! Che discorsi vi si tenevano , a quali scherzi spesso si trascendeva ! E che pena vedere zio Roberto lì in mezzo , zio Roberto ch ' egli da lontano s ' era immaginato con le stesse idee e gli stessi sentimenti della nonna e della mamma ( e non a torto , ché ogni giorno poi glieli dimostrava con le più squisite attenzioni e le cure paterne ) , che pena vederlo lì in mezzo , partecipare a quei discorsi , a quegli scherzi , e di tratto in tratto sorprendergli nel volto uno sguardo , un sorriso afflitto , di mortificazione , se incontrava gli occhi suoi che lo osservavano stupiti e addolorati ! Qual guida più poteva dargli quello zio ? Avrebbe potuto permettersi tutto , sicuro di non potere aver da lui né un richiamo , né un rimprovero . S ' era iscritto alla facoltà di scienze ; ma come studiare in quella casa che cinfolava , gargarizzava , guagnolava dalla mattina alla sera di trilli e scivoli e solfeggi e vocalizzi ? Del resto , l ' Università così lontana , i numerosi studenti gaj e spensierati , gli avevano destato fin dal primo giorno un ' avversione invincibile , uggia , scoramento , sdegno , dispetto ; e , pigliando scusa da ogni cosa , non era più andato . S ' era figurato , e subito aveva ritenuto per certo , che a qualcuno di quei ragazzacci potesse venire la cattiva ispirazione di farsi beffe di lui così serio e diverso : e che sarebbe allora accaduto ? Solo a pensarci , gli s ' artigliavano le mani . Un incentivo qualunque , in quel punto , una favilla , e il furore , represso con tanto sforzo , sarebbe divampato terribile . Aveva l ' impressione che la vita gli si fosse come ingorgata dentro e gli ribollisse , fomentata dal rimorso di quell ' ozio e dal bisogno prepotente di darsi comunque uno sfogo . Ma come sottrarsi a quell ' ozio , se aveva ormai acquistato la certezza di non poter più far nulla , poiché tutto gli si era come intralciato e confuso nel cervello ? e dove trovar lo sfogo ? Aveva corso Roma da un capo all ' altro , come un matto , quasi senza veder nulla , tutto assorto in sé , in quella cupa scontentezza di tutto e di tutti , in quel ribollimento continuo di pensieri impetuosi che , prima di precisarsi , gli svaporavano dentro , lasciandolo vuoto e come stordito , coi lineamenti del volto alterati , le pugna serrate , le unghie affondate nel palmo della mano . Infine , dalla sorda rabbia che lo divorava , da quell ' agra inerzia fosca , un ' idea truce , mostruosa , aveva cominciato a germinargli nel cervello , la quale subito aveva preso a nutrirsi voracemente di tutto il rancore contro la vita , fin dall ' infanzia accolto e covato . L ' idea gli era balenata , sentendo una sera a tavola discorrere del modello delle bombe recate da Francesco Crispi in Sicilia alla vigilia della Rivoluzione del 1860 e della preparazione di esse . Corrado Selmi aveva detto che ne aveva preparate alcune anche lui , di notte , nel magazzino preso in affitto da Francesco Riso presso il convento della Gancia . Forte delle sue nozioni di chimica moderna , s ' era messo a ridere e aveva dimostrato quanto fosse puerile quella preparazione , e come adesso si sarebbero potuti ottenere effetti più micidiali con ordigni di molto piú piccolo volume . - Ecco ! - aveva esclamato allora Corrado Selmi . - Per fare un po ' di festa , bisognerebbe buttare dalle tribune uno di questi giocattolini nell ' aula del Parlamento ! D ' improvviso s ' era sentito prendere e predominar tutto da quest ' idea . Gli urli d ' indignazione della piazza per la frode scoperta delle banche , e prima il sospetto e poi la certezza che anche zio Roberto col Selmi era coinvolto nello scandalo di quella frode , le notizie sempre più gravi che arrivavano dalla Sicilia , lo avevano deciso a cercare i mezzi e il modo d ' attuare al più presto quell ' idea . Tanto , ormai , era finita per lui ! Se zio Giulio , partito a precipizio per Girgenti , non riusciva a ottenere dal fratello della nonna il denaro , zio Roberto sarebbe stato arrestato ; e allora il crollo , il baratro ... Ah , ma prima ! Sì , sì , questa sarebbe la giusta vendetta , questo lo sfogo di tutte le amarezze , che avevano attossicato la sua vita e quella dei suoi ; e a quei suoi compagni là , di Sicilia , cianciatori , avrebbe dimostrato che lui solo sapeva far quello che loro tutti insieme non avrebbero mai saputo . Ebbene , proprio in quel momento era capitata Celsina a Roma . Nel vedersela comparir dinanzi tutta accesa in volto e ridente nell ' imbarazzo , aveva provato un fierissimo dispetto . Gli pareva ormai che nulla più potesse accadere , nulla più muoversi senza una sua spinta ; che tutti dovessero stare al loro posto , immobili e come sospesi nell ' attesa dell ' atto grandioso e terribile ch ' egli doveva compiere . Donde , come era venuta Celsina , se egli non aveva fatto nulla per farla venire ? I denari di Lando ... già ! quei denari negati a zio Roberto ... Il Fascio di Girgenti ... Buffonate ! E che rabbia nel veder Celsina accolta con tanta festa da quei Passalacqua , per i quali era la cosa più naturale del mondo che una ragazza si avventurasse sola fino a Roma con un pretesto come quello , e si presentasse lì in cerca dell ' innamorato , ferma nel proposito di non ritornar più in Sicilia . S ' era fatto di tutti i colori nel vedersi guardato da quelli con certi occhi ridenti di malizia e di indulgenza , che gli dicevano chiaramente : « Via , che c ' è di male ? abbiamo capito ! Non ti vergognare ! » . E anche zio Roberto era rimasto lì , col suo solito sorriso afflitto , sotto al quale voleva nascondere il fastidio che gli recava ogni novità : soltanto il fastidio . Anche per lui nulla di male che una ragazza fosse venuta a trovare il nipote in casa sua , in un momento come quello , col baratro aperto in cui stavano per precipitare tutti . Per quei Passalacqua quel baratro era niente : una delle tante difficoltà della vita da superare ; e per superarla fidavano ciecamente in Corrado Selmi . Bastava poi a tranquillarli la calma che zio Roberto s ' imponeva per non agitar la sua Nanna malata di cuore . Via , via quel signor Antonio e quel lei , con cui Celsina s ' era messa a parlargli ! a chi voleva darla a intendere ? ma si dessero pure del tu ! Oh , cara ... Ma sì , brava , ridere ... Se non si rideva di cuore a quell ' età , e con quegli occhi e con quel musino ... Uh , che voce ! ma senti ? ... un campanello ! Non s ' era mai provata la voce ? Non aveva mai cantato , neanche così per ischerzo ? mai mai ? Ma bisognava provare , subito subito ... Impossibile che non ci fosse la voce , con quelle inflessioni , con quelle modulazioni ... Via , su , una canzoncina qualunque , là , nel salottino , subito subito ... Ecco il terno ! Nulla meglio di questo espediente per non ritornar più in Sicilia ! I mezzi per studiare ? Ma c ' era lei , la signora Lalla , e il Privato Conservatorio Bonomè . Lezioni gratis , carte e pianoforte gratis : soltanto un piccolo assegno per il vitto . E Olindo Passalacqua , saputo che Celsina era compagna di fede socialista di Lando Laurentano , subito aveva suggerito di chiedere a lui quell ' assegno . No ? perché no ? Opera meritoria ! Maledetti certi scrupoli , certi pudori che impediscono alla coscienza di fare il bene ! si sarebbe potuto proporre al Laurentano la restituzione di quel piccolo assegno coi primi guadagni ; ma , nossignori , queste cose le fanno gli sfruttatori , gli strozzini , ragion per cui un gentiluomo deve astenersi dal farle ... Stupidaggini ! Miserie ! S ' era contorto su la seggiola , Antonio , udendo questi discorsi . Avrebbe voluto strappare per un braccio Celsina e gridarle sul volto : « Va ' , tòrnatene donde sei venuta ! Costoro son pazzi che danzano su l ' abisso . Va ' ! va ' ! L ' abisso lo spalancherò io ! Non c ' è piú nulla ; io stesso non sono più : tutto è finito ! » . Ma pure , eccolo lì , aveva col Passalacqua accompagnato Celsina fino al villino di Lando , e ora stava ad aspettare che l ' adunanza si sciogliesse ed ella ne uscisse . Celsina gli aveva promesso in confidenza che non avrebbe neppur fatto cenno al Laurentano di quella ridicola proposta dell ' assegno ; solo lo avrebbe pregato d ' interessarsi in qualche modo per farle trovare , con le sue tante aderenze , un posticino a Roma . L ' assegno , Celsina si era proposto di domandarlo invece per lui , per Antonio . Egli le aveva confidato la sera avanti la terribile condizione in cui si trovava lo zio . - E tu ? - gli aveva domandato lei . Non aveva avuto altra risposta che un gesto furioso , di disperazione . Le era balenato il sospetto ch ' egli covasse un proposito violento , ma contro sé ; e aveva cercato di scuoterlo , di rincorarlo . Era venuta con l ' animo tutto acceso di sogni e di speranze , piena di fiducia in sé , e pronta e preparata a vinccre tutti gli ostacoli . Ebbene , sarebbero stati in due , ora , a dividerli e ad affrontarli ; ella lo avrebbe trascinato nella sua foga . Possibile ch ' egli , col suo parentado , perisse ? E non c ' era poi l ' altro zio ? Via , via ! Le difficoltà sarebbero state per lei . Ma ecco , ne rideva ! Uscì dal villino , su le furie . - Niente ! Buffoni ... Andiamo ! andiamo ! - disse , spingendo i due compagni . - Non ha parlato ? - domandò , sospeso e afflitto , il Passalacqua . - Ma che parlare ! - si scrollò Celsina . - Sono tanti pazzi , scemi , stupidi , imbecilli ... Chiacchiere , chiacchiere , declamazioni o ciance insipide che vorrebbero parere spiritose ... Via , via , via ! Ma ci ho guadagnato questo almeno , che sono qua , a Roma ! Nino , per carità , Nino , non mi far quella faccia ! Vattene ... sì , sì ... è meglio che te ne vada , se mi devi affliggere così ! Olindo Passalacqua corse dietro ad Antonio che , gonfio di rabbia , tutto rabbuffato , aveva allungato il passo ; lo trattenne , invitò con la mano Celsina ad avvicinarsi subito , raccomandando con cenni calma e prudenza . Ma Celsina , sorridendo e avvicinandosi pian piano , gli accennò col capo che lo lasciasse pure andare . - Ma pazzie , scusate ... calma , ragazzi ! Così v ' accecate ... E il rimedio ? il rimedio così , accecandovi con le furie , non lo trovate più . Il rimedio c ' è sempre , cari amici ; a tutto c ' è rimedio ; più o meno duro , più o meno radicale ... ma c ' è ! Non bisogna spaventarsi ... In prima , come ! dice , questo ? Questo no ! questo mai ! ... Poi ... eh , cari miei , l ' avrei a sapere ! Questo e altro ! ... Però , però , però ... dico , intendiamoci , rispettando sempre le leggi del ... del ... della ... Siamo gentiluomini ! Nino , tu lo sai , mi spezzo , non mi ... non mi ... - Che fai ? che vuoi ? che ti stilli cosí ? - domandò Celsina a Nino , rimasto ansante in atteggiamento truce . - Finiscila ! Sono proprio furie sprecate ... Io mi sento così tranquilla e contenta ! Su , su , per dove si prende , signor Olindo ? Tu ... tu guardami ... no , no , guardami bene negli occhi ... qua , dentro gli occhi ... Prima di partire , ti ricordi ? Nino contrasse tutto il volto , nel tremendo orgasmo , e singultò nel naso , premendosi forte un pugno su la bocca . - Via ! basta , ora ! Andiamo ! - riprese Celsina . - Lei , signor Olindo , mi deve dir questo soltanto , ma me lo deve dire proprio in coscienza : Ho la voce ? Olindo Passalacqua si tirò un passo indietro , con le due mani sul petto : - Ma io ho cantato con la Pasta , sa lei ? con la Lucca ho cantato ; io ho cantato con le due Brambilla ... - Va bene , va bene , - lo interruppe Celsina . - E lei è certo dunque che io abbia la voce ? - Ma d ' oro ! - esclamò il Passalacqua . - D ' oro , d ' oro , d ' oro , glielo dico io ! E in meno d ' un anno lei ... - Va bene , - tornò a interromperlo Celsina . - E allora senta .... un altro favore ! A procurarmi l ' assegnino , come dice lei , ci penso io . Son capace di presentarmi in tutte le botteghe che vedo , in tutti gli alberghi , ufficii , banche , caffè , se han bisogno d ' una contabile , giovane di negozio , interprete , quel che diavolo sia ! Ho il diploma in ragioneria , licenza d ' onore ; possiedo due lingue , inglese e francese ... Ma anche per sarta mi metto , per modista ... Non so neppur tenere l ' ago in mano ; imparerò ! ... maestra , governante , istitutrice ... Lasci fare a me ! Lei ora se ne vada . Mi lasci sola con questo bel tomo ! A rivederla . E , preso Antonio sotto il braccio , scappò via . - Fammi veder Roma ! Ma che vedere ! Non poteva veder nulla , col cervello in subbuglio . Parlava , parlava , e gli occhi le sfavillavano ardenti , sotto quel cappellino dalla piuma spavalda ; le labbra accese le fremevano , e rideva senz ' ombra di malizia a tutti quelli che si voltavano a mirarla . - Nino , senti , - gli disse a un certo punto , piano , in un orecchio . - Portami lontano ... in un punto solitario ... lontano ... voglio cantare ! ... Ho bisogno di sentire come canto ... Se fosse vero ! Tu ci pensi ? Ah , se fosse vero , Nino mio ! Andiamo , andiamo ... Seguitò a cinguettare per tutta la via . Gli disse che per forza lei , prima di diventare un soprano , un contralto celebre , per forza doveva trovar marito , dato quel brutto cognome che l ' affliggeva . - Celsa , va bene ; ma Pigna ! ti pare possibile ? Vediamo un po ' , mettiamo ... Celsa ... come ? Celsa Del Re ? Oh Dio no ! Le mie opinioni politiche ... Del re ? Impossibile , Nino ! non posso diventare tua moglie , è fatale ! Ma tu del resto non mi vuoi ... Ahi , ahi no ! mi hai fatto un livido nel braccio ... Mi vuoi ? E allora Celsina Del Re , e non se ne parli più ! Celsina di Sua Maestà , è buffo , sai ? di Sua Maestà Antonio I . Arrivarono , ch ' era già il tramonto , di là dal recinto militare , in prossimità del Poligono , su la sponda destra del Tevere . Monte Mario drizzava il suo cimiero di cipressi nel cielo purpureo e vaporoso , e la vasta pianura , che serve da campo di esercitazione alle milizie , e le sponde erbose del fiume , nell ' ombra soffusa di viola , parevano smaltate . Nel silenzio quasi attonito , più che la voce si sentiva il movimento delle acque dense , d ' un verde morto , tinte dai riflessi rosei del cielo e qua e là macchiate da qualche cuora nera . - Bello ! - sospirò Celsina , guardandosi intorno . E con l ' impressione che la vita vera se ne fosse come andata via di là , e ne fosse rimasta quasi una larva , nel ricordo o nel sogno , dolce e malinconica , aggiunse piano : - Dove siamo qua ? Poi , volgendosi ad Antonio , che si era seduto su un masso e guardava verso terra , curvo , con le mani strette tra le gambe : - Ma che fai ? - gli domandò . - Ma tu non vedi , tu non senti più nulla ? Alza il capo , guarda , senti ... questo silenzio qua ... il fiume ... e là Roma ... e io che sono qua con te ! Gli s ' accostò , gli posò una mano sui capelli , si chinò a guardarlo in faccia , e : - Tu non hai ancora vent ' anni ! - gli disse . - E io ne ho diciotto ... Antonio si scrollò rabbiosamente , per respingerla , e allora ella , sdegnata , alzò una spalla e si allontanò . Poco dopo , da lontano , giunse ad Antonio il suono della voce di lei che cantava , in quel silenzio , limpida e fervida . Disperato , serrando le pugna nella furia della gelosia , la vide parata da attrice , in un vasto teatro , davanti ai lumi della ribalta . Si alzò , fremente ; andò a raggiungerla . - Andiamo ! andiamo ! andiamo ! - Che te ne pare ? - gli domandò lei , con un fresco sorriso di beatitudine . Antonio le strinse un braccio e , guardandola odiosamente negli occhi : - Tu ti perderai ! - le gridò tra i denti . Celsina scoppiò a ridere . - Io ? - disse . - Ma se tu non mi vuoi , si perderanno quelli che mi verranno appresso , caro mio ! Io ho le ali ... le ali ... Volerò ! CAPITOLO TERZO L ' on . Ignazio Capolino non capiva nei panni dalla gioja . Migliaja d ' operaj , nel suo collegio , inferociti dalla fame per la chiusura delle zolfare del Salvo , minacciavano tumulti , rapine , incendii , strage ; Aurelio Costa , esposto all ' ira di quelli per le promesse fatte a nome del Salvo , fremeva d ' indignazione alle lepide ciance di S . E . il Sottosegretario di Stato al Ministero d ' agricoltura ; e lui gongolava beato dell ' insperata affabilità , del tratto confidenziale , da vecchio amico , con cui quella sotto - eccellenza lo aveva accolto . Chiedendo per il Costa quell ' udienza , aveva temuto che l ' ostentato prestigio , la vantata amicizia personale coi membri del Governo , messi alla prova , avrebbero sofferto la più affliggente mortificazione ; e invece ... Ma sì , ma sì , matti da legare , benissimo ! nemici dell ' ordine sociale , quei solfaraj là ! gente facinorosa , ma sì ! esaltata da quattro impostori degni della forca ! Misure estreme ? di estremo rigore ? ma sì ! benissimo ! Non ci voleva altro ... Viso fermo , già ! polso duro ! Umanità ... ah sicuro ... fin dov ' era possibile ... Già , già , oh caro ... ma come no ? ma come no ? E accennava , con timidezza mal dissimulata , d ' allungare una mano per batterla o su la gamba o dietro le spalle del Sottosegretario di Stato , come un cagnolino che , dopo essersi storcignato per far le feste al padrone che teme severo , s ' arrischia a levare uno zampino per far la prova d ' averlo placato . Quanto a quel disegno d ' un consorzio obbligatorio tra tutti i produttori di zolfo della Sicilia , studiato dall ' amico ingegnere lì presente ... - oh , valorosissimo e tanto modesto , già del corpo minerario governativo , sì , e uscito dall ' École des Mines di Parigi - quanto a quel disegno , ecco , se almeno S . E . il Ministro avesse voluto degnarlo d ' uno sguardo ... No , eh ? impossibile , è vero ? il momento ... già ! già ! non era il momento quello ! nuova esca al fuoco , sicuro ! ci voleva altro ... ma sì ! bravissimo ! oh caro ... come no ? come no ? Uscì dal palazzo del Ministero , tronfio e congestionato come un tacchino , mentre Aurelio Costa , per sottrarsi alla tentazione di schiaffeggiarlo o sputargli in faccia , pallido e muto allungava il passo e lo lasciava indietro . - Ingegnere ! Il Costa , senza voltarsi , gli rispose con un gesto rabbioso della mano . - Ingegnere ! - lo richiamò Capolino , raggiungendolo , fieramente accigliato . - Ma scusi , è pazzo lei ? o che pretendeva di più ? - Mi lasci andare ! per carità , mi lasci andare , - gli rispose Aurelio Costa , convulso . - Corro al telegrafo . Venga qua lui , don Flaminio ! Io me ne riparto domani . - Ma si calmi ! Dice sul serio ? - riprese , con tono tra arrogante e derisorio , Capolino . - Che voleva lei da un Sottosegretario di Stato ? che le buttasse le braccia al collo ? Io non so ... Meglio di così ? Non m ' aspettavo io stesso una simile accoglienza ... - Eh , sfido ! - ghignò , fremente , il Costa . - Se lei ... - Io che cosa ? - rimbeccò pronto Capolino . - Voleva promesse vaghe ? fumo ? Mi ha trattato , mi ha parlato da amico , da vero amico ! E metta ch ' io sono deputato d ' opposizione ; che sono stato combattuto dal Governo , accanitamente , nelle elezioni . E lei lo sa bene ! - Non so nulla io ! - sbuffò il Costa . - So questo soltanto : che avevo l ' ordine , ordine positivo , che il disegno almeno fosse preso subito in considerazione dal Governo . E lei non ha speso una parola ; lei non ha fatto che approvare ... Capolino lo arrestò , squadrandolo da capo a piedi . - Parlo con un uomo , o parlo con un ragazzino ? Dove vive lei ? Può credere sul serio che in un momento come questo , in mezzo a questo pandemonio , si possa attendere all ' esame del suo disegno ? L ' ordine ! Abbia pazienza ! Quando ricevette lei quest ' ordine da Flaminio Salvo ? Prima di partire , è vero ? Ma scusi , ormai ... ecco qua ! E Capolino con furioso gesto di sdegno trasse fuori dal fascio di carte che teneva sotto il braccio la partecipazione delle speciose nozze di S . E . il principe don Ippolito Laurentano con donna Adelaide Salvo . - L ' avrà ricevuta anche lei ! - disse . - si stia zitto , e non pensi più né a ordini né a progetti ! - Ah , dunque , un giuoco ? - esclamò Aurelio Costa . - Con la pelle degli altri ? - Ma che pelle ! - fece Capolino , con una spallata . - Con la mia pelle ! con la mia pelle , sissignore ! - raffermò il Costa infiammato d ' ira . - Con la mia pelle , perché dovrò tornarci io laggiù , ad Aragona , tra i solfaraj ! E sa lei come li ritroverò , dopo sette mesi di sciopero forzato ? Tante jene ! Ma perché dunque mi ha fatto promettere a tutti ... anche qua , anche qua adesso a Nicasio Ingrao , al figlio del principe ? E tutti gli studii fatti ? - Caro ingegnere , scusi , - disse pacatamente Capolino , con gli occhi socchiusi , trattenendo il sorriso , - lei pratica con Flaminio da tanti anni , e ancora non s ' è accorto che Flaminio non è soltanto uomo d ' affari , ma anche uomo politico . Ora la politica , sa ? bisogna viverci un po ' in mezzo ; la politica , signor mio , che cos ' è in gran parte ? giuoco di promesse , via ! E lei , scusi , va a cacciarsi in mezzo proprio in questo momento ... - Io ? - proruppe Aurelio Costa , portandosi le mani al petto . - Io , in mezzo ? - Ma sì , ma sì , - affermò con forza Capolino . - Come un cieco , scusi ! E non dico soltanto per questa faccenda qua , del progetto . Lei non vede nulla , lei non capisce ... non capisce tante cose ! Dia ascolto a me , ingegnere : non s ' impicci più di nulla ! se ne torni al suo posto ... Mi duole , creda , sinceramente , veder fare a un uomo come lei , per cui ho tanta stima , una figura ... non bella , via ! non bella ... Aurelio Costa restò dapprima , a queste parole , a bocca aperta , trasecolato ; poi si fece pallido e abbassò gli occhi per un momento ; infine , non riuscendo a frenar l ' impeto della stizza : - A me , - balbettò , - a me dice così ? a me ? ... Ma io ... Quando mai io ... a quali cose io mi son cacciato in mezzo , di mia volontà ? Vi sono stato sempre trascinato , io , tirato per i capelli , e sono stufo , sa ? stufo , stufo di queste imprese , di questi intrighi , e bizze , e scandali ... - Scandali , poi ! - fece Capolino . - Sissignori , scandali ! - seguitò Aurelio , senza più freno . - Scandali qua , laggiù ... e se non li vede lei , li vedo io ! Basta ! basta ! Io non ho voluto mai nulla ! non ho aspirato mai a nulla , per sua norma , altro che di stare in pace con la mia coscienza , e tranquillo , facendo ciò che so fare . E basta ! Venga qua lui , ora , e pensi , dopo le promesse fatte , ad aggiustar bene le cose , perché laggiù , ripeto , debbo tornarci io , e la pelle non ce la voglio lasciare . La riverisco . Ignazio Capolino lo seguì un tratto con gli occhi ; poi si scosse con un altro ghigno muto , e tentennò a lungo il capo . Se avesse saputo che la vera ragione , per cui Aurelio Costa voleva che Flaminio Salvo venisse a Roma , era quella stessa appunto per cui egli voleva che non venisse : sua moglie ! Il calore con cui difendeva quel disegno , studiato veramente con tutto lo zelo scrupoloso che metteva in ogni sua opera , e la stizza nel vederlo mandato a monte , buttato lì , senz ' alcuna considerazione e quasi deriso , provenivano in fondo dal calore d ' un ' altra passione , dalla stizza per un altro smacco , di cui egli , per non mortificare innanzi a se stesso il suo amor proprio , non si voleva accorgere . Allontanato da Flaminio Salvo da Girgenti con la scusa di quel disegno , proprio nel momento in cui la figlia sapeva che Nicoletta Capolino era a Roma col marito , era accorso come un assetato alla fonte . Aveva creduto di ritrovar qui Nicoletta come la aveva veduta l ' ultima volta a Colimbètra , piena di lusinghe per lui , ardente e aizzosa . E invece ... per miracolo non s ' era messa a ridere nel leggergli nello sguardo profondo il ricordo di quella sera indimenticabile ! Capolino , che aveva tanto da ridire su la condotta della moglie in quei giorni , se ne sarebbe potuto accorgere ; ma da che , a Colimbètra , ancora col petto fasciato per la ferita , aveva sentito il bisogno d ' un pajo d ' occhiali , non riusciva a veder più nulla con l ' antica chiarezza , Capolino , né in sé né attorno a sé . Lo scherzo di quella palla , scappata fuori con inopinata violenza dalla pistola del Verònica , gli aveva turbato profondamente la concezione della vita . Fino a quel punto , aveva creduto di farlo lui agli altri , lo scherzo , uno scherzo che gli era riuscito sempre bene ; ora , all ' improvviso e sul più bello , s ' era accorto che , ad onta di tutte le diligenze e contro ogni previsione , ridendosi d ' ogni arte e d ' ogni riparo , il caso , nella sua cecità , può e sa scherzare anche lui , facendone passare agli altri la voglia . E Capolino era diventato seriissimo . Già , subito , o per la violenta emozione o per il sangue perduto , gli s ' era indebolita la vista . Il principe don Ippolito , graziosamente , aveva voluto regalargli lui gli occhiali , un bel pajo d ' occhiali serii , con staffe , cerchietti e sellino di tartaruga . E la vita veduta con quegli occhiali , e da deputato , gli aveva fatto d ' improvviso un curioso effetto : le sue mani , tutte le cose intorno , sua moglie , il suo passato , il suo avvenire , gli s ' erano presentati con linee , luci e colori nuovi , innanzi a cui egli si era veduto quasi costretto ad assumer subito un certo cipiglio tra freddo e grave , che aveva fatto rompere , la prima volta , in una risata sua moglie : - Oh povero Gnazio mio ! Ed ecco , segnatamente sua moglie non aveva più saputo vedersi d ' attorno , Capolino : sua moglie che gli cercava gli occhi dietro quei nuovi occhiali , e non poteva in alcun modo prenderlo sul serio . Venuta a Roma con lui per quindici o venti giorni , per un mese al più , Lellè vi si tratteneva da più di tre mesi e non accennava ancora , neppur lontanamente , di volersene partire . O ch ' era matta ? Tripudiava , Lellè . Aveva trovato finalmente il suo elemento . Dai Vella , parenti di Flaminio Salvo , e un po ' anche del marito per via della prima moglie , era diventata subito di casa . A Francesco Vella piaceva il fasto , donna Rosa Vella era tal quale la sorella minore donna Adelaide , sbuffante e sempliciona , e i loro due figli , Ciccino e Lillina , se Nicoletta fosse andata a ordinarseli apposta , non avrebbe potuto trovarli più di suo gusto . Che amore quella Lillina ! Rimasta nubile , ormai spighita nella simpatica bruttezza tutta pepe , era la compagna inseparabile del fratello Ciccino : più scaltra , più ardita , più vivace di lui , lo ajutava , lo difendeva , lo guidava , a parte di tutti i suoi segreti più intimi . Fratello e sorella non avevano mai pensato ad altro che a darsi buon tempo ; e Nicoletta , con loro , in pochi giorni era diventata una cavallerizza perfetta ; era già andata tre volte alla caccia della volpe ; e teatri e feste e gite : una cuccagna ! Lillina sapeva sempre con precisione quando doveva farsi venire un po ' di emicrania o qualche altro dolorino , per lasciare in libertà Ciccino e la nuova amica Lellè . Ora Capolino , per quanto Roma fosse grande , da deputato e con gli occhiali serii , non vi si vedeva minimo , e temeva che quello sbrigliamento della moglie potesse dare all ' occhio . Del resto , non poteva soffrirlo , non tanto per quello che potevano pensarne gli altri quanto per sé . Da deputato e con gli occhiali , voleva che anche sua moglie , ormai , diventasse più seria . A Roma e con quei Vella attorno e con la libertà in cui era costretto a lasciarla , non gli pareva possibile . Flaminio Salvo , ora che donna Adelaide era andata a nozze , certamente avrebbe avuto bisogno di lei , a Girgenti . Per la figliuola , s ' intende ; per quella cara Dianella senza mamma . Se non oggi , domani , avrebbe scritto per pregarla di ritornare . Non gli pareva l ' ora all ' onorevole Ignazio Capolino ! Ma ecco , adesso , quell ' imbecille del Costa che veniva a guastargli le uova nel paniere ! La pelle ... Temeva per la pelle ... Pezzo d ' asino ! Ma già , se non era stato buono in tanti anni neanche d ' accorgersi che Dianella lo amava , che aveva sotto mano la fortuna , una simile fortuna ! come avrebbe riconosciuto ora , che meglio di così un deputato d ' opposizione non poteva essere accolto da un Sottosegretario di Stato ? E aveva osato rimproverargli le approvazioni ... Ma sicuro ! per far piacere a lui doveva difendere i solfaraj , quasi che , nelle ultime elezioni egli fosse andato su anche col suffragio di quei galantuomini ! Messo tra il Governo e i socialisti , poteva un deputato conservatore , d ' opposizione , esitare nella scelta ? Ma andate a ragionare di queste cose con uno , a cui la fortuna dava il pane perché lo sapeva senza denti ! Intanto Flaminio Salvo , per seguitare da un canto la commedia di quel progetto e aver modo dall ' altro d ' abboccarsi con Lando Laurentano , che non aveva voluto assistere alle nozze del padre , senza dubbio sarebbe accorso alla chiamata ; e certo avrebbe condotto con sé Dianella , che non poteva restar sola a Girgenti . E sarebbe forse rimasta a Roma per un pezzo , Dianella , presso gli zii , per divagarsi e ... chi sa ! - gli occhi di Flaminio Salvo vedevano molto lontano - Lando andava qualche volta in casa Vella , e ... chi sa ! Rimanendo Dianella a Roma , addio ritorno di Lellè a Girgenti . Così pensando , Capolino sbuffava , e gli occhiali serii , con staffe , cerchietti e sellino di tartaruga , gli s ' appannavano . Non passò neanche una settimana , che Flaminio Salvo fu a Roma insieme con Dianella , come Capolino aveva preveduto . Dianella arrivò come una morta ; Flaminio Salvo , al solito , sicuro di sé , con quel sorriso freddo su le labbra , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse pàlpebre dava un ' espressione di lieve ironia . Furono ospitati dai Vella , che insieme coi coniugi Capolino e il Costa si recarono ad accoglierli alla stazione . Donna Rosa , Ciccino e Lillina non conoscevano ancora Dianella . - Figlia mia , o che mangi lucertole ? - le domandò in prima la zia Rosa , nel vederle il volto come di cera e con gli occhi dolenti e smarriti . - Ma capisco , sai ? con un uomo insulso come tuo padre , difficile passarsela bene . Ah , io gliele dico , sai ? Non sono come tua zia Adelaide che cala a tutto la testa . Sono più grande di lui , e mi deve rispettare . - Io ti bacio sempre la mano , - disse don Flaminio , inchinandosi . - Sicuro ! Ecco qua : bacia , bacia ! - riprese donna Rosa stendendo la mano tozza , paffuta . - Sicuro che me la devi baciare ! Sta ' un po ' con noi qua a Roma , figlia mia , e vedrai che ti farò ritornare in Sicilia bella grossa come una madre badessa . Vedi questa signora ? - aggiunse , indicando Nicoletta Capolino . - Come ti pare ? Brutta è , bisogna dirglielo ; ma da che Ciccino e Lillina le hanno fatto far la cura di trotto a cavallo , vedi l ' occhio ? più vivo ! Lascia fare ai tuoi cugini , cara mia . Andiamo , andiamo ! Ridere , ridere ... Cosa da ridere , la vita , te lo dico io . A casa , don Flaminio narrò mirabilia alla sorella , al cognato , ai nipoti , agli amici , degli sponsali del principe con donna Adelaide , celebrati da monsignor Montoro nella cappella di Colimbètra , tra il fior fiore della cittadinanza girgentana . S . A . R . il Conte di Caserta aveva avuto la degnazione di mandare dalla Costa Azzurra una lettera autografa d ' augurii e rallegramenti agli sposi . - E chi è ? - domandò donna Rosa , guardando tutti in giro ; poi , picchiandosi la fronte : - Ah già , ho capito , il fratello di Cecco Bomba ... Ho un cognato borbonico , coi militari ... Me l ' ha scritto Adelaide ! Ora è mai possibile che stia allegra codesta povera figliuola con tale razza di Altezze Reali che scrivono lettere autografe per le nozze di sua zia ? Va ' avanti , va ' avanti ... Ah se ci fossi stata io ! Codesto tuo principe di Laurentano ... Seguitando , don Flaminio si dichiarò particolarmente grato della presenza di don Cosmo , fratello dello sposo , alla magnifica festa , e del dono prezioso mandato da Lando alla matrigna . - L ' ho visto ! - disse Ciccino . - L ' ha comperato con noi ! - aggiunse Lillina . - Ah , dunque lo conoscete bene ? - domandò , contento , don Flaminio . E volle sapere dai nipoti in che intrinsechezza fossero con lui , e che aspetto e che umore avesse , chiamando a parte la figliuola con vivaci esclamazioni , della sua meraviglia e del suo compiacimento per le risposte che quelli gli davano . Ma Dianella si turbò in viso così manifestamente e mostrò negli occhi un così strano sbigottimento , ch ' egli cangiò a un tratto aria e tono , e finse di meravigliarsi , perché la gravità delle cose che avvenivano in quei giorni in Sicilia , e nelle quali il giovane principe , a quanto si diceva , doveva essere più d ' un po ' immischiato , gli pareva non comportasse in lui quell ' umor gajo , che i nipoti dicevano . E prese a raccontare , con atteggiamento di grave costernazione , i fatti avvenuti di recente in Sicilia , a Serradifalco , a Catenanuova , ad Alcamo , a Casale Floresta , i quali provavano come in tutta l ' isola covasse un gran fuoco , che presto sarebbe divampato ; e a rappresentar la Sicilia come una catasta immane di legna , d ' alberi morti per siccità , e da anni e anni abbattuti senza misericordia dall ' accetta , poiché la pioggia dei benefizi s ' era riversata tutta su l ' Italia settentrionale , e mai una goccia ne era caduta su le arse terre dell ' isola . Ora i giovincelli s ' erano divertiti ad accendere sotto la catasta i fasci di paglia delle loro predicazioni socialistiche , ed ecco che i vecchi ceppi cominciavano a prender fuoco . Erano per adesso piccoli scoppii striduli , crepitìi qua e là ; scappava fuori ora da una parte ora dall ' altra qualche lingua di fiamma minacciosa ; ma già s ' addensava nell ' aria come una fumicaja soffocante . E il peggio era questo : che il Governo , invece d ' accorrere a gettar acqua , mandava soldati a suscitare altro fuoco col fuoco delle armi . Ma avesse almeno avuto soldati abbastanza , da fronteggiare l ' impeto delle popolazioni irritate ! Gli scarsi presidii , bestialmente incitati a sparare su le folle inermi , si vedevano costretti , subito dopo , a rinserrarsi nelle caserme ; e allora la folla , inselvaggita dagli eccidii , restava padrona del campo e assaltava furibonda i municipii e vi appiccava il fuoco . Lo sgomento intanto si propagava per tutta l ' isola ; sindaci e prefetti e commissarii di polizia perdevano la testa ; e dove si sarebbe andati a finire ? Queste cose disse , rivolto specialmente al cognato Francesco Vella , al Capolino e ad Aurelio Costa : volle dedicare alle signore il racconto d ' una recente prodezza compiuta da cinquecento donne in un villaggio dell ' interno della Sicilia , chiamato Milocca . Per la speciosa denuncia di un mucchio di concime sparso non già fuori , ma nelle terre medesime d ' un proprietario che non aveva voluto arrendersi ai nuovi patti colonici dei contadini del Fascio , la forza pubblica aveva tratto in arresto iniquamente e sottoposto a processo per associazione a delinquere il presidente e i quattro consiglieri del Fascio stesso . E allora le donne del villaggio , in numero di cinquecento , indignate dell ' ingiustizia e della prepotenza , s ' erano scagliate come tante furie contro la caserma dei carabinieri , ne avevano sfondato la porta e tratto fuori i cinque arrestati ; poi , ebbre di gioja per la liberazione dei prigionieri , avevano condotto in trionfo sulle braccia , per le vie del paese , uno dei carabinieri e le armi strappate loro dalle mani . Donna Rosa , Nicoletta Capolino e Lillina approvarono festosamente la vittoria di quelle donne gagliarde ; ma don Flaminio parò le mani gridando : - Piano , piano ! Aspettate ! L ' allegrezza è stata breve ... I milocchesi , dico gli uomini , che non s ' erano affatto immischiati in questa rivolta delle loro donne , saputo che il prefetto della provincia mandava un rinforzo di soldati e delegati e giudici a Milocca , cavalcarono le mule e , armati di fucile , presero il largo . Sono ancora sparsi per le campagne , decisi a vender cara la loro libertà . Ma i signori giudici , a Milocca , hanno arrestato trentadue donne , di cui alcune gestanti , altre coi bambini lattanti in collo , e le hanno tradotte ammanettate nelle carceri di Mussomeli . - Valorosi ! valorosi ! - esclamò allora donna Rosa . - Ma come ? E voi , Gnazio , deputato siciliano , non levate la voce in Parlamento neanche contro l ' arresto delle donne gravide e delle mamme coi bambini in collo ? Don Flaminio sorrise e , lisciandosi le basette : - Non gli conviene , - disse . - Sono gestanti e mamme socialiste . Lui è conservatore . Quantunque laggiù , sai ? don Ippolito Laurentano vorrebbe che il partito clericale secondasse il movimento proletario e se n ' avvalesse , stabilendo anche con esso qualche accordo segreto . Ma monsignor Montoro , confòrtati , è contrario ; forse perché il canonico Pompeo Agrò è da un mese a Comitini a far propaganda , non so quanto evangelica , contro me , tra i solfaraj . Basta . Vedremo di stare tra il padre e il figlio . Domani mi recherò dal giovane principe socialista a lasciargli un biglietto da visita . Capolino accompagnò Flaminio Salvo in quella gita al villino di via Sommacampagna , tanto nell ' andata quanto nel ritorno . La strana impressione , quasi di sgomento , che gli aveva fatta la vista di Dianella , all ' arrivo , si raffermò al discorso che gli tenne il Salvo lungo la via . Fu al solito un discorso sinuoso , pieno di sottintesi e di velate allusioni , da cui parve a Capolino di poter desumele questo : che il Salvo era davvero fortemente impensierito non dalle condizioni politiche della Sicilia , ma dalle condizioni di spirito della figliuola , le quali tanto piú dovevano dar da pensare , in quanto che la madre era pazza ; ch ' egli intendeva perciò di contentarla , se quel viaggio a Roma non riusciva agli effetti che se ne riprometteva ; contentarla , anche perché , uscita ormai di casa la sorella , egli , non avendo più alcuno che stésse attorno alla figliuola bisognosa di cure , d ' affettuosa compagnia , di distrazioni , avrebbe dovuto sacrificare troppo gli affari , e non poteva ( qui parve a Capolino di dover notare un grave rimprovero per sua moglie , che aveva osato lasciar sola anche donna Adelaide nell ' avvenimento delle nozze ) ; contentarla , infine , anche per dare ad Aurelio Costa ( che presto , fra due o tre giorni , sarebbe tornato in Sicilia ) un premio degno , se riusciva a ridurre a ragione gli operaj delle zolfare . Queste deduzioni così chiare del lungo discorso a mezz ' aria del Salvo costarono a Capolino un così intenso sforzo , che uno dei cristalli degli occhiali , continuamente appannati dagli sbuffi , gli s ' infranse tra le dita nervose , a furia di ripulirlo . Fortuna che le scagliette del cristallo s ' infissero soltanto nel fazzoletto , senza ferirgli le dita . Ma la sera dovette parlare , e seriamente , alla moglie , senza occhiali . Nicoletta sapeva che l ' improvviso arrivo di Flaminio Salvo e di Dianella a Roma era dovuto al Costa . Più perspicace del marito , aveva subito preveduto che questo arrivo avrebbe segnato la fine della sua cuccagna , ed era perciò così gonfia d ' odio contro quello che lo avrebbe ucciso senza esitare , se le avessero assicurato l ' impunità . Già aveva veduto il primo effetto dell ' arrivo : Ciccino e Lillina Vella se n ' erano andati in giro per Roma con la cuginetta pallida e smarrita , mettendo lei da parte fin dal primo giorno . Scelto male , dunque , il momento per un discorso serio ! - Debbo partire ? - domandò subito , per tagliar corto . - Parto anche domani . Senza chiacchiere . Ma sola , no ! - E con chi ? - fece Capolino . - Io ... - Tu hai le sorti d ' Italia su le braccia , lo so ! - esclamò Nicoletta . - Come potrebbe sedere la Camera , domani , se tu mancassi ? - Ti prego , - fece Capolino , con un gesto delle mani , che significava freno , prudenza , da un canto , e dall ' altro , sdegno di avviare il discorso , senza scopo , per una china facile , per quanto sdrucciolevole . - Io sono qui per fare il mio dovere . - Anch ' io ! - rimbeccò , pronta , Nicoletta . - Non ti pare ? Tu , di deputato ; io , di moglie . Lo dice anche il sindaco : la moglie deve seguire il marito . Caro mio , se la pigli così ! ... Lascia stare i doveri , non mi far ridere ! Te l ' ho detto : tu , caro mio , hai perduto da un pezzo in qua la bussola ! Parliamoci come prima , o piuttosto , intendiamoci come prima , senza parlare affatto , per il tuo e per il mio meglio ! Bada , Gnazio , tu sei stufo , ma io più che più , e capace ... non so , capace in questo momento di commettere qualunque pazzia . Te n ' avverto ! - Santo Dio , ma perché ? - gemette Capolino con le mani giunte . - Ah , perché ? - gridò Nicoletta , andandogli incontro , vampante d ' ira e di sprezzo . - Mi domandi perché ? Mi dici di partire , di ritornarmene laggiù , e mi domandi perché ? - Prego , prego ... - cercò d ' interromperla Capolino , protendendo adesso le mani , per arrestare anche col gesto quella furia . - Nel nostro ... nel tuo stesso interesse , scusa ! Se non mi lasci parlare ... - Ma che vuoi dire ! Lascia stare ! - esclamò Nicoletta . - So come debbo dire , non dubitare , - riprese Capolino con molta gravità , abbassando gli occhi . - Tu ignori il discorso che mi ha tenuto Flaminio questa mattina . T ' ho detto nulla , finora , del tuo prolungato soggiorno a Roma ? Nulla ... E tu stessa ti sei rimproverata di non esser partita per assistere Adelaide nel giorno delle nozze . Ora la tua assenza da Girgenti sai qual effetto ha prodotto ? Questo , semplicemente : che Flaminio Salvo , lasciato solo e stanco , ha deciso di contentar fnalmente la figliuola . Nicoletta restò a questa notizia . - Ah sì ? - disse ; e si morse il labbro , fissando nel vuoto gli occhi , odiosamente . - Capisci ? - seguitò Capolino . - Teme che le dia di volta il cervello , come alla madre . E mi pare che il timore non sia infondato . L ' hai veduta ? Fa pietà . - Schifo ! - scattò Nicoletta . - Se ne dovrebbe vergognare ! - L ' amore ... - sospirò Capolino , alzando le spalle , socchiudendo gli occhi . - E Flaminio fors ' anche pensa che , con l ' ombra della pazzia della madre , un degno partito per la figlia non sarebbe facile trovarlo . Ha messo poi in gravissimi imbarazzi il Costa laggiù , tra i solfaraj , e pensa di premiar la devozione , l ' abnegazione ... - Quanti pensieri ! ... quante dolcezze ! ... - disse Nicoletta . - E io dovrei sguazzarci in mezzo , è vero ? come un ' ape nel miele ... - Tu ? perché ? - domandò Capolino . - Ma la custode della figlia non sono io ? - inveì Nicoletta . - Non toccherà a me allora covar con gli occhi la coppia innamorata ? assistere alle loro carezze , ai loro colloquii ? accogliere in seno le confidenze della timida colombella risanata ? Capolino si strinse nelle spalle , come per dire : « Dopo tutto , che male ?...» . - Ah , no , caro mio ! - riprese con impeto la moglie . - Non me ne importerebbe nulla se , per il mio interesse , come tu dici , non mi vedessi costretta a far questa parte ... E tu dimentichi un ' altra cosa ! Che codesto signor ingegnere chiese un giorno la mia mano , e che io la rifiutai , perché non mi parve degno di me ! Bella vendetta , adesso , per lui , diventare sotto gli occhi miei il fidanzato della figlia di Flaminio Salvo ! - Ma questo , se mai , di fronte a te che l ' hai rifiutato , - le fece osservar Capolino , - potrà esser ragione d ' avvilimento per la figlia di Flaminio Salvo ... - Già ! - esclamò Nicoletta , levandosi . - Perché io adesso sono la moglie dell ' onorevole deputato Ignazio Capolino ! - Che vale molto di piú , ti prego di credere ! - gridò questi , dando un pugno sulla tavola e levandosi in piedi anche lui , fiero . Nicoletta lo squadrò , calma , di sotto in su ; poi disse : - Uh , quanto a meriti , non oserei metterlo in dubbio ! Però ... però io debbo partire , ecco , sempre per il mio interesse , come tu dici ... Che vuoi ? i meriti , caro , non hanno spesso fortuna . - Fa rabbia anche a me , - disse allora Capolino , - che uno stupido , un imbecille di quella fatta debba salire così , tirato su dal favore della sorte , cacciato a spintoni , come una bestia bendata e restìa ... Perché egli , sai ? l ' ha detto a me : non vorrebbe nulla ... Questo è il bello . Non s ' accorge di nulla , non capisce nulla , e la fortuna lo ajuta ! Domani , genero di Flaminio Salvo ! - Ah no ! - scattò Nicoletta . - Questo matrimonio non si farà ! Te l ' assicuro io : non - si - fa - rà ! Capolino tornò a stringersi nelle spalle e a socchiudere gli occhi : - Se Flaminio vuole ... come potresti impedirlo ? - Come ? - rispose Nicoletta . - Come ... non so ! Ma a ogni costo ... ah , a ogni costo ! puoi esserne certo ! Capolino insistette : - Ma via , tu credi che il Costa sia capace di sentir la vendetta che tu dici , per il tuo rifiuto ? No , sai ! Non è capace neanche di questo ! Io l ' ho studiato : è con te riguardoso , ossequioso ... anzi , tutto impacciato in tua presenza ... non ci penserà mai ! E se tu ... se tu saprai vincer lo sdegno , e trattarlo ... dico , trattarlo con una certa ... disinvoltura cortese ... Sotto gli occhi di Nicoletta , che lo fissavano con freddo e calmo sprezzo , smorì , si scompose il sorriso con cui aveva accompagnato le ultime parole . - Come , del resto , lo hai trattato finora , - soggiunse dignitosamente . Poi , cangiando discorso : - Oh , volevo proporti d ' uscire ... Ceneremo fuori ... Ti va ? Di ritorno a casa a tarda notte , Nicoletta , nel mettersi a letto , domandò al marito : - Non deve ripartire fra due o tre giorni l ' ingegnere Costa per la Sicilia ? - Sì , - rispose Capolino . - Me l ' ha detto Flaminio stamattina . - E tu a Flaminio potresti dire , - seguitò Nicoletta , raccogliendosi sotto le coperte , - che sono pronta anch ' io a partire ; ma non sola . Poiché parte l ' ingegnere ... - Ah , già ! - esclamò Capolino . - Benissimo ! Potresti accompagnarti con lui . - Buona notte , caro ! - Buona notte . Fermamente convinto d ' aver sempre avuto contraria la sorte , fin dalla nascita , Flaminio Salvo credeva che soltanto con l ' assidua difesa d ' una volontà sempre vigile e incrollabile , e opponendosi con atti che egli stesso stimava duri , contro tutti coloro che s ' eran fatti e si facevano strumenti ciechi di essa , avesse potuto vincerla finora . Ma l ' avversione della sorte non potendo su lui , s ' era rivolta con ferocia su i suoi , su la moglie , sul figlio : ora anche , con quella passione invincibile , su la figlia . In queste sciagure sentiva veramente come una vendetta vile e crudele ; e questo sentimento non solo gli toglieva il rimorso di tutto il male che sapeva d ' aver commesso , ma gl ' ispirava anzi vergogna di qualche debolezza passeggera , e quasi lo abilitava a commettere altro male , sia per vendicarsi a sua volta della sorte , sia per non essere egli stesso sopraffatto . Non si poneva neppur lontanamente il dubbio che potesse in fondo non essere un male quella passione della figliuola per Aurelio Costa . Era per lui sicuramente un male ; e non già per la disparità della nascita o della condizione sociale ( fisime ! ) ; ma perché essa aveva origine da una sua debolezza , dalla gratitudine per tanti anni dimostrata al suo piccolo salvatore . Da un bene non poteva venirgli altro che un male . Domma , questo , per lui . E nessun filosofo avrebbe potuto indurlo a riconoscere che il suo ragionamento , fondato su un pregiudizio , era vizioso . La logica ? Che logica contro l ' esperienza di tutta una vita ? E poi , se per un solo caso si fosse indotto a riconoscere il vizio del suo ragionamento , addio scusa di tutto il male in tanti altri casi coscientemente commesso ! Ogni qual volta un negozio , una faccenda qualsiasi accennava fin da principio di volgergli a seconda , egli , anziché rallegrarsene , s ' adombrava , sospettava subito una insidia e si parava in difesa . Accolse male perciò , da un canto , la notizia e la proposta di Capolino , che cioè Nicoletta era pronta a partire il giorno appresso e che avrebbe voluto accompagnarsi nel viaggio col Costa ; dall ' altro , l ' annunzio recato da Ciccino e Lillina che Lando Laurentano , il quale tutta quella mattina era stato in giro con essi e con Dianella , sarebbe venuto quella sera stessa a salutarlo . Lo avevano incontrato per caso , e quantunque avesse detto loro in prima d ' esser fortemente irritato per una certa pubblicazione in un giornale del mattino , s ' era poi dimostrato gajo in loro compagnia e gratissimo della distrazione procuratagli . Flaminio Salvo era nella stanza da studio di Francesco Vella e dava ad Aurelio Costa le ultime istruzioni circa il ritorno di questo in Sicilia , fissato per la mattina seguente , quando i due nipoti gli recarono quest ' annunzio , irrompendo rumorosamente e tirandosi dietro Dianella . Egli notò subito nel viso della figlia un ' alterazione molto diversa dalle solite alla vista di Aurelio , e rimase per un attimo quasi stordito , allorché , parlando i due cugini della graziosa affabilità del Laurentano verso di loro , ella con voce vibrante , che non pareva più la sua , e con un ' aria di sfida , confermò : - Sì , gentilissimo ! proprio gentilissimo ! - Piacere ... - rispose freddamente , guardandola di su gli occhiali . - Ma , vi prego , io ora qua ... E accennò il Costa con un gesto che significava : « Ho da pensare a ben altro per il momento ... » . Era vero , del resto . Si trattava d ' esporre a un rischio di morte quel giovane dabbene , ignaro affatto della parte , che stava a rappresentare ; si trattava di gettarlo in preda alla rabbia d ' un intero paese affamato e disilluso . Nell ' anima del Salvo si svolse allora uno strano giuoco di finzioni coscienti . Il piacere di quell ' annunzio doveva mutarsi in lui in dispiacere , la speranza in diffidenza ; e però non solo non doveva tener conto di quella fortunata combinazione dell ' incontro del Laurentano e della buona impressione che la figlia pareva ne avesse avuto , ma considerarla anzi come una vera e propria contrarietà , nel momento ch ' egli , per contentare appunto la figliuola , faceva intravvedere a quel buon giovane del Costa il premio della pericolosissima impresa a cui lo gettava . E seguitò in quella finzione cosciente , acceso di stizza contro la figliuola , la quale , dopo averlo costretto a piegarsi fino a tanto , eccola lì , veniva ora a fargli intendere , con aria nuova , che il giovane principe Laurentano non le era punto dispiaciuto ! Né s ' arrestava qui il giuoco delle finzioni nell ' anima del Salvo . Fingeva di non comprendere ancora quell ' aria nuova della figlia , che pure aveva già compreso bene ; era sicuro infatti che Dianella , facendo quella lode del Laurentano in presenza di Aurelio , s ' era intesa di vendicarsi di questo , e ora di là certo piangeva e si straziava in segreto . La stizza finta per quel premio ch ' egli doveva far balenare al Costa , era dunque in fondo stizza vera , tanto che , per non avvertire il rimorso di quello strazio che cagionava alla figlia , seguitò a fingere di credere sul serio , che veramente , sì , veramente , se il Costa fosse riuscito a ridurre a ragione gli operaj delle zolfare in Sicilia , gli avrebbe dato in premio Dianella . Intanto , lo faceva partire il giorno appresso in compagnia di Nicoletta Capolino . La sera , fu compìto , ma con una certa sostenutezza , verso Lando Laurentano , accolto con molta festa dai Vella , specialmente da Ciccino e Lillina . Dianella era pallidissima , e si teneva su per continui sforzi a scatti , che facevano pena e paura . I dolci occhi ora le s ' accendevano come in un confuso spavento , ora le smorivano quasi in una torba opacità . Nicoletta Capolino , invitata a tavola dai Vella quell ' ultimo giorno , le aveva fatto sapere che la mattina appresso sarebbe partita col Costa ; e adesso , ecco , era lì e parlava senza vezzi affettati , ma con la vivace disinvoltura consueta al giovane principe di Laurentano della cortesia squisita di don Ippolito , là a Colimbètra , nella disgraziata congiuntura del duello del marito . Questi entrò , poco dopo , nel ricco salone insieme con l ' ingegnere Aurelio Costa , che veniva a licenziarsi dai Vella . Fu per Dianella e per Nicoletta un momento d ' angosciosa sospensione . Quanto composto e grave e costernato l ' onorevole Ignazio Capolino con quei funebri occhiali di tartaruga , tanto appariva stordito , acceso , abbagliato , Aurelio Costa . Gli si leggeva chiaramente in viso l ' emozione profonda , che la notizia della sua prossima partenza con Nicoletta gli aveva suscitato . Non sentiva più la terra sotto i piedi ; non riusciva ad articolar parola . Nel vederlo entrare , Nicoletta ne ebbe quasi sgomento : sentì , senza guardarlo , che egli la cercava con gli occhi , senza più badare a nessuno . Respirò nel sentirlo poco dopo discutere animatamente col Laurentano su i moti dei Fasci in Sicilia . Ogni costernazione gli era svanita , svanita ogni considerazione per quei solfaraj affamati d ' Aragona , svanito il dispetto per quel suo disegno d ' un consorzio obbligatorio mandato a monte : avrebbe ora affrontato col frustino in mano tutti quei ribelli laggiù . Flaminio Salvo , per prudenza di fronte al Laurentano , lo richiamò sorridendo a più miti propositi . - Perché le diano fuoco alle zolfare ? - gli domandò tutto infervorato il Costa . - Li conosco io , quei bruti ! Guaj a mostrare di temerli ! Con la verga si riducono a ragione ! Lasci fare a me ... Abbandonato da tutti , senza neanche la soddisfazione di veder degnato d ' uno sguardo il mio progetto , andrò solo , laggiù ... e ci guarderemo in faccia ... Nell ' esaltazione , non avvertiva la stonatura di quella sua apostrofe bellicosa ; né si mortificò affatto nell ' accorgersi alla fine che nessuno gli badava più , si lasciò condurre da Capolino nell ' ampio balcone della sala , mentre Flaminio Salvo , Francesco Vella e Lando Laurentano seguitavano a conversare tra loro pacatamente , e Ciccino prometteva a Nicoletta che presto sarebbe venuto a trovarla a Girgenti , e donna Rosa e Lillina davano consigli a Dianella che si regolasse così e così , se voleva presto recuperare la salute e la gajezza . Chiamato dal Salvo , Capolino rientrò poco dopo , e Aurelio Costa restò solo nel balcone . Quanto vi restò ? Guardava le stelle , guardava come in un sogno il chiaror della luna che si rifletteva su i vetri di lontane finestre dirimpetto , nella piazza ; stretto da un ' ansia smaniosa e dolce ; senza più pensare al luogo ove si trovava ; con una sola immagine davanti agli occhi , quella di lei che ora , tra poco , senza dubbio sarebbe venuta a trovarlo là per dirgli : A domani ! Per sempre ! - A domani , per sempre , - si ripeteva , serrando le pugna , con gli occhi socchiusi voluttuosamente . Aveva già parlato con lei la mattina . S ' erano già accordati . Tutto , tutto ella avrebbe lasciato , per seguir lui ! Sì , anche laggiù , nel pericolo , da cui egli non avrebbe potuto in quel momento ritrarsi . Del resto , per forza , doveva andar laggiù ; lì era la sua casa , lì il suo lavoro , che avrebbe ora messo a disposizione di altri , lasciando il Salvo . Che gl ' importava ? Di qual premio gli aveva ella parlato ? Un grosso premio ch ' egli avrebbe perduto lasciando il Salvo ... Che gl ' importava ? Qual premio maggiore della felicità che ella gli avrebbe data , amandolo ? Così farneticava Aurelio nel balcone , in attesa , tornando a ripetere di tratto in tratto , smaniosamente : - A domani ! per sempre ! Nel salone , intanto , Ignazio Capolino parlava con aria afflitta del subbuglio , in cui la pubblicazione d ' una denunzia in un giornale del mattino aveva messo tutto quel giorno i corridoj della Camera . Si trattava delle quarantamila lire , di cui appariva debitore verso la Banca Romana Roberto Auriti , ( « notoriamente prestanome » diceva il giornale « d ' un deputato meridionale molto conosciuto e nelle grazie , fino a poco tempo fa , se non proprio del Governo , di qualche membro ( hic et haec ) di esso » ) . E quel giornale , seguitando , parlava delle carte sottratte per salvare questo deputato meridionale . Ma nella fretta , all ' ultimo momento , qualche biglietto era rimasto fuori e caduto in mano all ' autorità giudiziaria , qualche biglietto appunto dell ' Auriti , ora in ricerca affannosa di quelle quarantamila lire , per salvare sé e l ' amico . Capolino diceva che parecchi deputati dell ' Estrema Sinistra avrebbero portato la denunzia alla Camera , e prevedeva imminente l ' arresto dell ' Auriti . Lando Laurentano era su le spine . Tutto il pomeriggio di quel giorno aveva cercato d ' appurare donde quella notizia fosse pervenuta al giornale del mattino : pareva riferita da qualcuno che fosse stato a origliare all ' uscio della stanza , in cui Giulio Auriti aveva implorato ajuto da lui ; e temeva che questi potesse ora sospettarlo autore della denunzia . Il Salvo , il Vella e il Capolino , notando il turbamento del giovane principe , si misero a compiangere Roberto Auriti , come una vittima , e il Salvo lasciò intendere chiaramente che egli sarebbe stato disposto ad approntare quella somma per salvarlo ; ma il Capolino disse che ormai era troppo tardi . Non restava che di prendere una tazza di tè , che Lillina aveva già preparato . Le prime due tazze , recate da Ciccino , erano andate a donna Rosa e a Dianella . Nicoletta ne porgeva ora una tazza a Lando Laurentano . - Latte ? - Sì , grazie . Poco . E Dianella , sorbendo la sua , aspettava che Nicoletta si recasse al balcone con l ' ultima tazza per Aurelio . Ma Nicoletta , vedendosi spiata , finse in prima di dimenticarsene , e tenne la tazza per sé . - Uh , e per il mio cavaliere ? - esclamò poi , come sovvenendosi all ' improvviso . E andò al balcone . Appena Aurelio la vide comparire , si ritrasse istintivamente nell ' ombra quanto più poté , per attirarla . Ma ella varcò appena la soglia del balcone e , porgendogli la tazza , disse piano , rigida : - Rientri , per carità : lei si fa notare . Non faccia ragazzate ! - Ma mi dica soltanto ... - scongiurò egli . - Sì , questo ; e se lo imprima bene in mente , - soggiunse lei , subito : - che ho fatto di tutto per impedir la sua e la mia rovina . Non mi accusi , domani ; perché l ' ha voluta anche lei . Basta ! E rientrò nel salone . CAPITOLO QUARTO Corrado Selmi uscì dalla Camera dei deputati livido , stravolto , con un tremor convulso per tutto il corpo . Appena su la piazza , nel sole , fece uno sforzo disperato su se stesso per riaversi , per riafferrare in sé e rimettere sotto il suo dominio la vita che gli sfuggiva in un tremendo scompiglio ; ma restò , avvertendo che non aveva neanche la forza di trarre il respiro , quasi avesse il petto , il ventre squarciati . Un sentimento nuovo gli sorse allora improvviso : la paura . Non degli altri ; ma di sé . Or ora gli altri li aveva sfidati e assaliti , nell ' aula del Parlamento , con estrema violenza . Ancora ne tremava tutto . Nessuno , là , aveva osato fiatare . Ma quel silenzio ... ah , quel silenzio era stato per lui peggiore di ogni invettiva , d ' ogni tumultuoso insorgere di tutta l ' assemblea . Quel silenzio lo aveva ucciso . Aveva ancora negli orecchi il suono dei suoi passi nell ' uscire dall ' aula . Nel silenzio formidabile , quei passi avevano sonato come colpi di martello su una cassa da morto . Sentiva una grande arsione ; e le gambe , come ... come se gli si fossero stroncate sotto . Schiacciato dall ' accusa , aveva voluto rilevarsene con tutto l ' impeto delle energie vitali , ancora possenti in lui ; ma appena aveva finito di parlare , quel silenzio . Nessun dubbio che l ' assemblea , subito dopo la sua uscita dall ' aula , avesse votato l ' autorizzazione a procedere contro di lui . Eppure tutti lo sapevano povero ; sapevano che il denaro preso alle banche non poteva essere rinfacciato a lui come a tanti altri . Dall ' avere affrontato la morte , quando più bella suol essere per tutti la vita , non gli veniva il diritto di vivere ? Nella losca complicazione di tante oblique vicende la semplicità di questo diritto appariva quasi ingenua e tale , che tutti , ridendo , dovessero negarglielo . Morto ; non solo , ma anche svergognato lo volevano ! Doveva morire allora , e sarebbe stato un eroe per tutti questi vivi d ' oggi che gli rinfacciavano come un delitto l ' aver vissuto . Ma non tanto l ' accusa , in fondo , gli sembrava ingiusta , quanto ingiusti gli accusatori ; e , più che ingiusti , ingrati e vili : vili perché , dopo aver per tanti anni compreso che egli aveva pure questo diritto di vivere , si levavano ora a dimostrargliene con ischerno l ' ingenuità ; dopo aver per tanti anni compreso il suo bisogno , si levavano ora a rinfacciarglielo come un ' onta . Né si sarebbero arrestati qui ! Ora , il processo , la condanna , il carcere . Corrado Selmi rise , e avvertì ancora lo sforzo che gli costava lo scomporre la truce espressione del volto in quel riso orribile . Il sorriso schietto e lieve , che aveva accompagnato sempre tutti gli atti della sua vita , anche i più gravi e i più rischiosi , s ' era tramutato in quella triste smorfia dura e amara ? Ebbe di nuovo paura di sé : paura di assumere coscienza precisa di un certo che oscuro e orrendo che gli s ' era cacciato all ' improvviso nel fondo dell ' essere e glielo scompaginava , dandogli quell ' impressione d ' esser come squarciato dentro , irrimediabilmente . E per ricomporre comunque la compagine del suo essere , per vincere il ribrezzo e l ' orrore di quell ' impressione , si guardò attorno , quasi chiedendo sostegno e conforto ai noti aspetti delle cose . Gli parvero anche questi cangiati e come evanescenti . Sentì con terrore che non gli era più possibile ristabilire una relazione qual si fosse tra sé e tutto ciò che lo circondava . Sì , poteva guardare ; ma che vedeva ? poteva parlare ; ma che dire ? poteva muoversi ; ma dove andare ? Parlò , tanto per udire il suono della sua voce , e gli parve anch ' esso cangiato . Disse : - Che faccio ? Sapeva bene quel che gli restava da fare . Ma nello schiacciar con la lingua contro il palato le due c di faccio , non avvertì altro che l ' annodatura della lingua e l ' amarezza aspra della bocca ; e rimase col viso disgustato e arcigno . - No , - soggiunse . - Prima ... che altro ? Qualunque altra cosa gli apparve inutile , vana . Poteva soltanto , ancor per poco , per passarsi la voglia e darsi così fuor fuori uno sfogo , dire e fare sciocchezze . Pensare seriamente , agire seriamente non avrebbe potuto se non a costo di cedere al proposito oscuro e violento che stava a distruggergli dentro tutti gli elementi della vita . Baloccarsi poteva coi frantumi di essa che dal tumulto interno balzavano a galla della sua coscienza squarciata : baloccarsi un poco ... Sì , in casa di Roberto Auriti ! Doveva vederlo , dirgli che per lui , per coprirlo , si era messo da sé sotto accusa . Ecco che aveva ancora dove andare . Chiamò una vettura , per non avvertire il tremore e la debolezza delle gambe , e diede al vetturino l ' indirizzo : via delle Colonnette . Appena montato , se ne pentì , prevedendo , in compenso di quanto aveva fatto , una scenata . Ma no : a ogni costo avrebbe saputo impedirla . Più che doveroso , il suo atto gli appariva generoso verso Roberto Auriti . E , in quel momento , non poteva sentir che disprezzo della sua stessa generosità . S ' era spogliato d ' ogni prestigio , d ' ogni prerogativa , per subir la stessa sorte d ' uno sconfitto , che delle sue doti , dei suoi meriti non aveva saputo avvalersi per farsi uno stato , per imporsi , come avrebbe potuto , alla considerazione altrui . Non pietà , ma dispetto , poteva ispirare Roberto Auriti . Che se pure egli , navigando alla ventura , lo aveva gittato con sé in quei frangenti , non meritava certo quel naufrago che Corrado Selmi , già quasi scampato , si ributtasse in mare per perire con lui : non lo meritava , perché non aveva saputo mai vivere , quell ' uomo , mai disimpacciarsi da ostacoli anche lievi : era già per se stesso un annegato , a cui tante e tante volte egli aveva gettato una corda per ajutarlo a trarsi in salvo . L ' unica volta che quest ' uomo s ' era messo a dar lui ajuto , ecco , con la stessa mano che gli aveva teso , lo tirava con sé nel baratro , giù , giù , costringendolo a rinunziare al salvataggio altrui . E quel suo fratello corso in Sicilia per salvare entrambi : ma sì ! tutti dovevano stare ad aspettare che andasse e ritornasse col denaro ! a comodo ! senza fretta ! e dopo avere svelato tutto a Lando Laurentano ! imbecille ! Ecco : per questo solo fatto , egli avrebbe potuto fare a meno d ' esporsi per coprire un inetto . Ma ormai ... Arrivato in via delle Colonnette , salendo la scala semibuja , incontrò Olindo Passalacqua che scendeva gli scalini a quattro a quattro . - Ah ! giusto lei , onorevole ! Correvo in cerca di lei ... Dica , che c ' è ? che c ' è ? - Vento , - rispose Corrado Selmi , placidamente . Olindo Passalacqua restò come un ceppo . - Vento ? Che dice ? Quella denunzia infame ? Ma come ? chi è stato ? roba da sputargli in faccia ! Andate a far l ' Italia per questa canaglia ! Corrado Selmi gli prese il mento fra due dita : - Bravo , Olindo ! Nobili sensi , invero ... Su , andiamo ! - Aspetti , onorevole , - pregò il Passalacqua , trattenendolo . - La prevengo ! Nanna mia non sa ancora nulla . Non sapevamo nulla neanche noi . Per combinazione a mio cognato Pilade càpita tra le mani il giornale di due giorni fa ... apre e vede ... ce lo manda su , segnato ... Roberto stava ad annaffiare i fiori in terrazzo ... legge , casca dalle nuvole ... Ma ci si crede ? un uomo , un uomo come lui , non leggere i giornali , in un momento come questo ? Capisce ? come quell ' uccello ... qual è ? che caccia la testa nella rena ... E gliene compro tre , sa ? ogni sera : tre giornali ! Ne leggesse uno ! Appena lo apre , si mette a pisolare ; e poi dice che li ha letti tutti e tre e che dorme poco ! - Lo struzzo , - disse Corrado Selmi . - Permetti ? E alzò le mani per aggiustare sotto la gola a Olindo Passalacqua la cravatta rossa sgargiante , annodata a farfalla . - Lo struzzo , - ripeté . - Quell ' uccello che dicevi ... Così va bene ! Olindo Passalacqua restò di nuovo a bocca aperta . - Grazie , - disse . - Ma dunque ... dunque possiamo star tranquilli ? Corrado Selmi lo guardò negli occhi , serio ; gli posò le mani sugli omeri , e : - Non sei censore tu ? - gli domandò . - Censore ... già , - rispose perplesso , quasi non ne fosse ben sicuro , il Passalacqua . - E dunque lascia crollare il mondo ! - esclamò il Selmi con un gesto di noncuranza sdegnosa . - Censore , te ne impipi . Su , su , vieni su con me . Trovarono Roberto abbattuto su una poltrona , con la faccia rivolta al soffitto , le braccia abbandonate , l ' annaffiatojo accanto . Appena vide il Selmi , fece per balzare in piedi , e , arrangolando in una irrompente convulsione , andò a buttarglisi sul petto . - Per carità ! per carità ! - scongiurò Olindo Passalacqua , correndo a chiudere l ' uscio e accennando con le mani di far piano , che Nanna non sentisse di là . Attraverso l ' uscio chiuso , all ' arrangolìo di Roberto sul petto di Corrado Selmi rispondeva di là il vocalizzo miagolante di una studentessa di canto . Corrado Selmi , gravato dal peso di Roberto , stette un po ' a guardare i cenni del Passalacqua , che seguitava a implorar carità per il cuore malato della sua povera moglie , carità per Roberto così perduto , carità per la casa che sarebbe andata a soqquadro ; e scattò alla fine , scrollandosi , in una risata pazzesca : - Ma da ' qui ! - disse , ghermendo l ' annaffiatojo e avviandosi di furia al terrazzo . - Ma che facciamo sul serio ? Annaffiavi ? E seguitiamo ad annaffiare ! Qua ... qua ... così ! così ! Pioggia , Olindo ! pioggia ! pioggia ! E una vera pioggia furiosa si rovesciò dalla mela dell ' annaffiatojo addosso a Olindo Passalacqua , che prese a fuggire per il terrazzo , gridando e riparandosi con le mani la testa , inseguito dal Selmi che seguitava a ridere , dicendo : - Io passo l ' acqua , tu passi l ' acqua , egli passa l ' acqua , tutti passiamo l ' acqua ! - Oh Dio ! per carità ... no ! caro ... nòooo ... ma che fa ? basta ... per carità ... non è scherzo ! basta ... uuuh ... basta ! ... Alle grida , sopravvennero Nanna , la studentessa di canto , Antonio Del Re e Celsina . Subito Corrado Selmi , ansante , corse a stringere la mano alla signora Lalla che rideva , guardando il marito che si scrollava come un pulcino bagnato . Ridevano anche le due giovinette . - La pianta , Nanna mia , - gridò il Selmi , - quale è la pianta più utile ? Il riso ! Coltiviamo il riso e annacquiamo Olindo che fa ridere ! - Ma io piango , invece ... - gemette il Passalacqua . - E appunto perché piangi , fai ridere ! - ribatté il Selmi . - Chi fa ridere , invece ... - borbottò Antonio Del Re , serrando le pugna . - Fa piangere , è vero ? - compì la frase il Selmi . - Bravo , giovanotto ! Sempre serio ! Tu le tue sciocchezze le farai sempre sode , bene azzampate e con tanto di grugno . Noi , le nostre ... qua , censore ... ballando , ballando ... Su , di là , Nanna , di là ... al pianoforte ! Lei suona , e noi balliamo ! Roberto si metterà i calzoncini con lo spacco di dietro e la falda della camicina fuori ; prenderà la sciaboletta e il cavalluccio di legno , quelli con cui giocò alla guerra , al Sessanta ; gli faremo l ' elmo di carta , e si metterà a girare attorno ... arri ! ... arri ! ... mentre io e Olindo balleremo al suono dell ' inno di Garibaldi ... Va ' fuori d ' Italia ... Va ' fuori d ' Italia ... Va ' fuori d ' talia ... Va ' fuori , o stranier ! Non aveva finito l ' ultima battuta , che su la soglia del terrazzo si presentò , con gli occhi ilari e lagrimosi , raggiante di commossa beatitudine , Mauro Mortara , con le medaglie sul petto e lo zainetto dietro le spalle . Appena lo vide , Corrado Selmi fece un gesto d ' orrore e scappò via per l ' altro finestrone che dava sul terrazzo , gridando : - Ah perdio , no ! Questo poi è troppo ! Roberto Auriti gli corse dietro per trattenerlo : - Corrado ! Corrado ! Mauro Mortara , a quella fuga , restò come smarrito davanti allo stupore della signora Lalla , del Passalacqua e della studentessa di canto , alla meraviglia sorridente di Celsina e a quella ingrugnita di Antonio Del Re . - Vengo , se non c ' è offesa , - disse , - a salutare don Roberto . Parto domani . - Ma chi siete ? - gli domandò la signora Lalla , come se avesse davanti un abitante della luna , piovuto dal cielo . - Sono ... - prese a rispondere Mauro Mortara ; ma s ' interruppe riconoscendo Antonio Del Re . - Non siete il nipote di donna Caterina , voi ? E , pronunziando questo nome , si levò il cappello . - Diteglielo voi , - soggiunse , - chi sono io . Sono venuto due altre volte ; non mi hanno fatto salire , perché don Roberto non era in casa . Il Passalacqua , tutto bagnato , gli s ' accostò , gli sbirciò le medaglie sul petto , e : - Patriota siciliano ? - domandò . - Ai patrioti siciliani , perdio , statue d ' oro ! sta ... statu ... statue ... Uno starnuto , tardo a scoppiare , lo tenne un tratto a bocca aperta , le nari frementi , le mani tese come a pararlo ; finalmente scoppiò e : - D ' oro ! - ripeté il Passalacqua . - Mannaggia il Selmi che m ' ha fatto raffreddare ! Ma perché è scappato ? Che è pazzo ? ... Guardate come mi ... mi ha ... ma dove è andato ? - Roberto ! - strillò a questo punto la signora Lalla , accorrendo dal terrazzo nella stanza , attraverso la quale il Selmi era poc ' anzi fuggito . Rientrarono tutti , spaventati , dietro a lei . Un estraneo , col cappello in mano e gli occhi bassi , stava rigido su la soglia di quella camera , mentre Roberto , col viso terreo , chiazzato qua e là , si guardava attorno , convulso , indeciso . Al grido di lei , protese le mani , ma come per impedire il prorompere della sua più che dell ' altrui commozione . - Vi prego , vi prego , - disse , - senza chiasso ... Nulla ... Una ... una chiamata in questura ... - Lo arrestano ! - fischiò allora tra i denti Antonio Del Re , col volto scontraffatto e tutto vibrante . Nanna cacciò uno strillo e cadde in convulsione tra le braccia del marito . - Lo arrestano ? - domandò Mauro Mortara , facendosi innanzi , mentre Roberto Auriti cercava nella camera gli abiti da indossare e con le mani accennava a tutti di non gridare , di non far confusione . - Come ? - seguitò Mauro , guardando Antonio Del Re . Non ottenendo risposta da nessuno , andò incontro a quell ' estraneo e , levando un braccio , lo apostrofò : - Voi ! voi siete venuto qua ad arrestare don Roberto Auriti ? - Mauro ! - lo interruppe questi . - Per carità , Mauro ... lascia ! - Ma come ? - ripeté Mauro Mortara , rivolgendosi a Roberto . - Arrestano voi ? Perché ? Roberto accorse a dare una mano al Passalacqua , alla studentessa di canto , a Celsina , che non riuscivano a sorreggere la signora Lalla , la quale si dibatteva e si scontorceva , tra urli , singhiozzi , gemiti e risa convulse . - Di là , per carità , di là , portatela di là ! - scongiurò . Ma non fu possibile . Il Passalacqua , invece di avvalersi dell ' ajuto di Roberto , pensò bene di buttargli le braccia al collo , rompendo in singhiozzi ed esclamando : - Cireneo ! Cireneo ! Cireneo ! Roberto si divincolò , quasi con schifo , e si turò gli orecchi , mentre il Passalacqua , rivolto a Mauro Mortara , seguitava : - Patriota , vedete ? così l ' Italia compensa i suoi martiri ! così ! - Il figlio di Stefano Auriti ! - diceva tra sé Mauro Mortara , con gli occhi sbarrati , battendosi una mano sul petto . - Il figlio di donna Caterina Laurentano ! ... E dovevo veder questo a Roma ? Ma che avete fatto ? - corse a domandare a Roberto , afferrandolo per le braccia e scotendolo . - Ditemi che siete sempre lo stesso ! Sì ? E allora ... Si afferrò con una mano le medaglie sul petto ; se le strappò ; le scagliò a terra ; vi andò sopra col piede e le calpestò ; poi , rivolgendosi al delegato : - Ditelo al vostro Governo ! - gridò . - Ditegli che un vecchio campagnuolo , venuto a veder Roma con le sue medaglie garibaldine , vedendo arrestare il figlio d ' un eroe che gli morì tra le braccia nella battaglia di Milazzo , si strappò dal petto le medaglie e le calpestò ! così ! Tornò a Roberto , lo abbracciò , e sentendolo singhiozzare su la sua spalla : - Figlio mio ! figlio mio ! - si mise a dirgli , battendogli dietro una mano . A questo punto , Antonio Del Re scappò via dalla camera mugolando e rovesciando nella furia una seggiola . Celsina , che lo spiava , gli corse dietro , sgomenta , chiamandolo per nome . Mauro Mortara si voltò felinamente , come se a quell ' uscita precipitosa gli fosse balenato in mente che si volesse impedire comunque l ' arresto ; e si mostrò pronto a qualunque violenza . Sciolto dall ' abbraccio di lui , Roberto Auriti si fece innanzi al delegato : - Eccomi . - No ! - gridò Mauro , riafferrandolo per un braccio . - Don Roberto ! Così vi consegnate ? - Ti prego , lasciami ... - disse Roberto Auriti ; e , rivolgendosi al delegato : - Lei scusi ... Con la mano chiamò Nanna , che fiatava ora a stento , con ambo le mani sul cuore , e la baciò in fronte , dicendole : - Coraggio ... - E che dirò a vostra madre ? - esclamò allora Mauro agitando in aria le mani . Roberto Auriti si gonfiò , si portò le mani sul volto per far argine all ' impeto della commozione e andò via , seguito dal delegato , mentre la signora Lalla , sostenuta dal marito e dalla studentessa di canto , riprendeva più a gemere che a gridare : - Roberto ! Roberto ! Roberto ! Mauro Mortara restò a guatare , come annichilito . Quando il Passalacqua lo ragguagliò di tutto , e , fresco della recente lettura del giornale , gli espose tutta la miseria e la vergogna del momento : - Questa , - disse , - questa è l ' Italia ? E , nel crollo del suo gran sogno , non pensò più a Roberto Auriti , all ' arresto di lui , non sentì , non vide più nulla . Le sue medaglie rimasero lì per terra , calpestate . Uscendo dalla casa di Roberto , Corrado Selmi s ' imbatté per le scale nel delegato e nelle guardie che salivano ad arrestar l ' innocente . Si fermò un istante , indeciso ; ma subito si sentì occupare il cervello da una densa oscurità , e in quella tenebra d ' ira e d ' angoscia udì una voce che dal fondo della coscienza lo ammoniva ch ' egli non poteva in alcun modo sul momento impedire quell ' atroce ingiustizia . Seguitò a scendere la scala ; rimontò in vettura e provò quasi stupore alla domanda del vetturino , ove dovesse condurlo . Ma a casa ; c ' era bisogno di dirlo ? dove poteva più andare ? che più gli restava da fare ? - Via San Niccolò da Tolentino . E , come se già vi fosse , si vide per le scale della sua casa : ecco , entrava in camera ; si recava all ' angolo , ov ' era uno stipetto a muro , di lacca verde ; lo apriva ; ne traeva una boccetta , e ... Istintivamente , s ' era cacciata una mano nel taschino del panciotto , ov ' era la chiave di quello stipetto . Cosa strana : pensava ora allo specchio , a un piccolo specchio ovale , appeso accanto a quello stipetto , al quale egli non avrebbe dovuto volger lo sguardo , per non vedersi . Ma pure , ecco , si vedeva : sì , in quello specchio , con la boccetta in mano : vedeva l ' espressione dei suoi occhi , ridente , quasi non credessero ch ' egli avrebbe fatto quella cosa . No ! Prima doveva scrivere e suggellare una dichiarazione per l ' Auriti : poche righe , esplicite . Non meritavano gli accusatori un suo ultimo sfogo . Due righe soltanto , per salvar l ' amico , già in carcere . I nemici ... - ma quali ? quanti erano ? Tutti ! Possibile ? Tutti gli amici di jeri . Tutti e nessuno , a prenderli a uno a uno . Ché nulla egli aveva fatto a nessuno di loro perché le liete accoglienze di jeri si convertissero così d ' un tratto in tanta alienazione d ' animi , in tanta ostilità . Ma era il momento , la furia cieca del momento , che s ' abbatteva su lui , che in lui trovava la preda , e lo abbrancava , ecco , e lo sbranava in un attimo . Ah come andava lenta quella vettura ! Parve a Corrado Selmi ch ' essa gli prolungasse con feroce dispetto l ' agonia . - Non sono in casa per nessuno , - disse a Pietro , il vecchio servo che stava da tanti anni con lui . E il primo suo moto , entrando in camera , fu verso quello stipetto . Si trattenne . Pensò alla dichiarazione da scrivere . Ma pur volle prendere prima la boccetta e , senza guardarla , la recò con sé alla scrivania dello studio . Restò un pezzo lì in piedi , come sospeso in cerca di qualche cosa che s ' era proposto di fare e a cui non pensava più . Istintivamente , pian piano , rientrò nella camera ; gli occhi gli andarono al piccolo specchio ovale , appeso alla parete presso lo stipetto . Aveva dimenticato di guardarsi lì . Scrollò le spalle e tornò indietro , alla scrivania ; sedette ; trasse dalla cartella un foglio e una busta ; guardò se su la scrivania ci fosse il cannello di ceralacca e il sigillo ; si alzò di nuovo e rientrò nella camera per prendere dal tavolino da notte la bugia con la candela . La dichíarazione gli venne men breve di quanto aveva divisato , poiché a maggior salvaguardia dell ' innocenza dell ' Auriti pensò di chiamare in testimonio lo stesso governatore della banca , già anche lui tratto in arresto , col quale , prima di contrarre sott ' altro nome quel debito , si era segretamente accordato . Finito di scrivere , guardò su la scrivania la boccetta , e sentì mancarsi a un tratto la voglia di rileggere quanto aveva scritto . Gli parvero enormi tutte le piccole cose che gli restavano ancora da fare : piegare in quattro quel foglio , chiuderlo nella busta ; accendere la candela ; bruciarvi il cannello di ceralacca ; apporre i sigilli ... si diede a far tutto con esasperazione . Ansava ; le dita , senza più tatto , gli ballavano . Stava per chiudere la busta , quando giù dalla via scattò stridulo , sguajato , il suono d ' un organetto . Parve al Selmi che quel suono , in quel punto , gli spaccasse il cranio : si turò gli orecchi , balzò in piedi , contrasse tutto il volto come per uno strazio insopportabile , fu per avventarsi alla finestra a scagliare ingiurie a quel sonatore ambulante . Ah no perdio ! così , no ! al suono d ' una canzonetta napoletana , no no , no . Si sentì avvilito da tutta quella furia . O che era un ladro davvero ? Piano , piano , senza tremor di mani , senza quell ' aridezza in bocca ; dopo aver sedato i nervi , e sorridente , egli doveva uccidersi , come a lui si conveniva . Prese la busta con la dichiarazione e la cacciò dentro la cartella ; si pose in tasca la boccetta del veleno . Voleva uscir di nuovo per un ' ultima passeggiata , per salutar la vita , scevro ormai d ' ogni cura , esente d ' ogni peso , libero d ' ogni passione , con occhi limpidi e animo sereno ; salutar la vita , col suo lieve antico sorriso ; bearsi per l ' ultima volta delle cose che restavano , liete in quel giorno di sole , ignare in mezzo al torbido fluttuare di tante vicende che presto il tempo avrebbe travolte con sé . Ridiscese in istrada , fe ' cenno a un vetturino d ' accostarsi e si fece condurre al Gianicolo . Dapprima , come in preda a quello stordimento rombante cagionato da un improvviso otturarsi degli orecchi , non poté avvertire , né vedere , né pensar nulla ; solo quando passò con la vettura per la via della Lungara , innanzi le carceri di Regina Coeli , pensò che forse a quell ' ora Roberto Auriti vi era rinchiuso ; ma non volle affliggersene più . Tra poco , con quella sua dichiarazione , ne sarebbe uscito , per seguitare la sua incerta e penosa esistenza tra quella sua signora Lalla e il Passalacqua e il Bonomè , mentre egli , invece - ah ! si sarebbe liberato ! Giunto in cima al colle , gli parve davvero una liberazione quell ' altezza , da cui poté contemplare Roma luminosa nel sole , sotto l ' azzurro intenso del cielo ; liberazione da tutte le piccole miserie acerbe che laggiù lo avevano offeso e soffocato , dall ' urto di tutte le meschine volgarità quotidiane ; dalle fastidiose risse dei piccoli uomini che volevano contendergli il passo e il respiro . Si sentì lassù libero e solo , libero e sereno , sopra tutti gli odii , sopra tutte le passioni , sopra e oltre il tempo , inalzato , assunto a quella altezza dal suo grande amore per la vita ch ' egli difendeva , uccidendosi . E in esso e con esso si sentì puro , in un attimo , per sempre . Nell ' eternità di quell ' attimo si cancellarono , sparvero assolte le sue debolezze , i suoi trascorsi , le sue colpe , già che egli era pure stato un uomo e soggetto a contrarie necessità . Ora , con la morte , le avrebbe vinte tutte . Restava solo , in quel punto , luminoso indefettibile immortale il suo amore per la vita , l ' amore per la sua terra , per la sua patria , per cui aveva combattuto e vinto . Sì , come i tanti che avevano avuto lassù , in difesa di Roma , una bella morte , troncati nel frenetico ardore della gioventù e resi immuni di tutte le miserie , liberi di tutti gli ostacoli che forse nel tempo li avrebbero deformati e avviliti . Ora in quel momento anch ' egli , spogliandosi di tutte le miserie , liberandosi di tutti gli ostacoli , acceso e vibrante dell ' ardore antico , con negli occhi l ' oro dell ' ultimo sole su le case della grande città quadrata , si foggiava com ' essi una bella morte , una morte che lo inalzava a se stesso , senza invidia per quelli effigiati e composti lassù per la gloria in un mezzo busto di marmo . Pensò che aveva con sé la boccetta del veleno ; ma no ! a casa ! a casa ! tranquillamente , sul suo letto : senza dare spettacolo ! E ridiscese alla città . Ridisceso , gli parve di aver lasciato la propria anima lassù , nel sole . Qua , nell ' ombra era il corpo ancor vivo , per poco si guardò le mani , le gambe , e provò subito un brivido d ' orrore . Ma , come se di lassù una voce severamente lo richiamasse , egli si riprese e a quella voce rispose che sì , quel suo corpo , egli lo avrebbe tra poco ucciso , senza esitare . Passato il ponte di ferro , udì strillare da alcuni giornalaj un ' edizione straordinaria del foglio più diffuso di Roma . Pensò che fosse per lui , e fece fermar la vettura ; comprò quel foglio . Difatti , in prima pagina era il resoconto della seduta parlamentare , e nella sesta colonna spiccava in cima il suo nome CORRADO SELMI come titolo dell ' articolo del giorno . Prese a leggerlo ; ma presto n ' ebbe un fastidio strano : avvertì che quello era già per lui un linguaggio vuoto e vano , che non aveva più alcun potere di muovere in lui alcun sentimento , quasi fatto di parole senza significato . Gli parve che lo scrittore di quell ' articolo non avesse altra mira che quella di dimostrare che egli era vivo , ben vivo , e che , come tale , poteva e sapeva giocare con le parole , perché gli altri vivi , i lettori , potessero dire : « Guarda com ' è bravo ! guarda come scrive bene ! » . Quel foglio , così leggero , gli parve a un tratto , con quel suo nome stampato lì in cima , una lapide , la sua lapide , ch ' egli stesso per uno strano caso si portasse in carrozza , diretto alla fossa ; strana lapide , in cui , anziché le solite lodi menzognere , fossero incise accuse e ingiurie . Ma che importavano più a lui ? Era morto . Voltò la pagina del giornale . Subito gli occhi gli andarono su un ' intestazione a grossi caratteri , che prendeva cinque colonne di quella seconda pagina : L ' ECCIDIO D ' ARAGONA IN SICILIA e sotto , a caratteri piú piccoli : Gli operaj delle zolfare in rivolta - L ' assalto alla vettura dell ' ingegnere minerario Costa - Scene selvagge - Lo uccidono con la moglie del deputato Capolino e bruciano i cadaveri . Corrado Selmi restò , oppresso d ' orrore e di ribrezzo , con gli occhi fissi su quelle notizie . Comprese che per esse e non per lui era uscita quell ' edizione straordinaria del giornale . La moglie del deputato Capolino ? Egli l ' aveva veduta a Girgenti , quando vi si era recato per sostenere la candidatura di Roberto Auriti e assistere il Verònica nel duello col marito di lei . Bellissima donna ... Uccisa ? E come si trovava in vettura , ad Aragona , con quell ' ingegnere ? Ah , partita da Roma con lui ... Una fuga ? ... Era l ' ingegnere del Salvo ... Gli operaj delle zolfare si recavano in colonna dal paese alla stazione , risoluti a non farlo entrare , se da Roma non portava l ' assicurazione che le promesse sarebbero state mantenute ... Oh , guarda ... quel Prèola ... Marco Prèola , quel miserabile che Roberto Auriti aveva scaraventato contro l ' uscio a vetri della redazione del giornalucolo clericale ... capitanava lui , adesso , quella turba selvaggia di facinorosi ... li incitava all ' assalto della vettura , al macello . Ah , vili ! colpire una donna ... Il Costa sparava ... e allora ... Il Selmi non poté leggere più oltre ; restò , nel raccapriccio , col giornale aperto tra le mani , come soffocato da quella strage ; gli parve di sentirsi investito dal feroce affanno di tutto un popolo inselvaggito . Appallottò in un impeto di schifo il foglio e lo scagliò dalla vettura . Domani , o la sera di quello stesso giorno , in una nuova edizione straordinaria esso avrebbe annunziato con quei grossi caratteri il suicidio di lui . Rientrando in casa , da Pietro , il vecchio servo , fu avvertito che c ' era in salotto il nipote dell ' Auriti , Antonio Del Re . - Sta bene , - disse . - Lo farai entrare nello studio , appena sonerò . Forse Pietro si aspettava una riprensione per aver fatto entrare quel giovanotto , e aveva pronta la risposta , che questi cioè s ' era introdotto di prepotenza in casa , non ostante che lui già una prima volta gli avesse detto che il padrone non c ' era e avesse fatto poi di tutto per impedirgli il passo . Aprì le braccia e s ' inchinò al reciso ordine del Selmi ; ma , come questi s ' avviò per la sua camera , rimase perplesso , se non lo dovesse prevenire circa al contegno minaccioso e all ' aspetto stravolto di quel giovanotto . Socchiuse gli occhi , si strinse nelle spalle , come per dire : « L ' ordine è questo ! » e si recò nel salotto per tener d ' occhio quell ' insolente visitatore . - Ecco - gli disse , indicando con una mossa del volto l ' uscio di fronte . - Adesso , appena suona ... Antonio Del Re non stava più alle mosse ; friggeva . Il viso , nello spasimo dell ' attesa terribile , gli si scomponeva . Teneva una mano irrequieta in tasca . E il vecchio servo gli guatava quella mano che , dentro la giacca , pareva brancicasse un ' arma . Il suono del campanello , intanto , tardava ; e più tardava , più cresceva l ' ansito , invano dissimulato , del giovine e l ' irrequietezza di quella mano . Il vecchio servo , ormai al colmo della costernazione , si accostò all ' uscio , vi si parò davanti , appena a tempo , ché allo squillo del campanello Antonio Del Re s ' avventò all ' uscio come una belva con un pugnale brandito , trascinandosi dietro nella furia il vecchio che lo teneva abbrancato . Corrado Selmi , pallidissimo , seduto innanzi alla scrivania , col bicchiere ancora in mano , da cui aveva bevuto or ora il veleno della boccetta rovesciata presso la cartella , si volse e arrestò d ' un tratto con uno sguardo gelido e un sorriso appena sdegnoso , tremulo su le labbra , la violenza del giovine . - Non t ' incomodare ! - gli disse . - Vedi ? Ho fatto da me ... Lascialo ! - ordinò al servo . - E ti proibisco di gridare o di correre a soccorsi . Prese dalla scrivania la busta sigillata e la mostrò al giovine che ansimava e mirava , ora , allibito . - Tu butti male , ragazzo , - gli disse . - Hai una trista faccia ... Ma sta ' tranquillo : questa busta è per tuo zio . Sarà liberato . Lasciala stare qua . Posò di nuovo la busta su la scrivania ; strizzò gli occhi ; serrò i denti ; s ' interì , mentre nel pallore cadaverico il viso gli si chiazzava di lividi . Fece per alzarsi ; il servo accorse a sostenerlo . - Accompagnami ... al letto ... Si voltò al Del Re , con gli occhi già un po ' vagellanti . Quasi l ' ombra d ' un sorriso gli tremò ancora nella faccia spenta . E disse con strana voce : - Impara a ridere , giovanotto ... Va ' fuori : oggi è una bellissima giornata . E scomparve dall ' uscio , sostenuto dal servo . Come da via delle Colonnette , all ' arresto di Roberto Auriti , Antonio Del Re era scappato alla casa del Selmi , così , ma con altro animo , Mauro Mortara era corso in cerca di Lando Laurentano . Al villino di via Sommacampagna , Raffaele il cameriere gli aveva detto che il padrone , letta nel giornale la notizia di quell ' eccidio avvenuto in Sicilia , dalle parti di Girgenti , era saltato in vettura , diretto alla casa dei Vella . - E dov ' è ? Come faccio a trovar la via ? - Se volete , in vettura vi ci accompagno io . In vettura , vedendolo affannato e smanioso d ' arrivare , gli aveva chiesto se conosceva quella signora e quell ' ingegnere . - Che signora ? che ingegnere ? - Come ? Non avete inteso ? Non sapete nulla ? Li hanno assassinati ad Aragona ... - Ad Aragona ? - I solfaraj . - Ma dunque ... E s ' era interrotto , con un balzo , per guardar prima fiso in faccia , con occhi stralunati , il cameriere , poi dalla vettura la gente che passava per via , quasi tutt ' a un tratto assaltato dal dubbio che una gran catastrofe fosse accaduta , senza ch ' egli ne sapesse nulla . - Ma dunque , che succede ? Tutto sottosopra ? Là ammazzano ! Qua arrestano ! Sapete che hanno arrestato don Roberto Auriti ? - Il cugino del padrone ? - Il cugino ! il cugino ! E lui se ne va dal Vella ! Gli arrestano il cugino , don Roberto Auriti , uno dei Mille , che al Sessanta aveva dodici anni , e combatteva ! E suo padre mi morì fra le braccia , a Milazzo ... Arrestato ! Sotto gli occhi miei ! A questo , a questo mi dovevo ritrovare ! S ' era messo a gridare in vettura e a gesticolare e a pianger forte ; e tutta la gente , a voltarsi , a fermarsi , a commentare , nel vederlo così stranamente parato , con quello zainetto dietro le spalle , in fuga su quella vettura e vociferante . - Statevi zitto ! statevi zitto ! Ma che zitto ! Voleva giustizia e vendetta Mauro Mortara di quell ' arresto ; e come Raffaele , per farlo tacere , gli parlò della visita che , alcuni giorni addietro , forse per questo don Giulio , il fratello di don Roberto , aveva fatto al padrone : - Ma sicuro ! - gridò , sovvenendosi . - C ' ero io ! c ' ero io ! E l ' ho visto piangere . Per questo , dunque , piangeva quel povero figliuolo ? Voleva ajuto ... E dunque ... e dunque don Landino gliel ' ha negato ? Possibile ? - Forse perché la somma era troppo forte ... - Ma che troppo forte mi andate dicendo ! Quando si tratta dell ' onore d ' un patriota ! E lui è ricco ! E sua zia non ebbe nulla dei tesori del padre , ché si prese tutto il fratello maggiore ... Oh Dio ! Dio ! Donna Caterina ... l ' unica degna figlia di suo padre ... Ora donna Caterina ne morrà di crepacuore ... Ma se è vero questo , per la Madonna , che gli ha negato ajuto , non lo guardo più in faccia , com ' è vero Dio ! Non ci credo ! non ci voglio credere ! Arrivato in casa Vella , però , vi trovò tale scompiglio , che non poté più pensare a domandar conto a Lando dell ' arresto di Roberto Auriti . Dianella Salvo , la sua amicuccia donna Dianella , la sua colomba , che in quel mese passato a Valsanìa aveva saputo avvincerlo e intenerirlo con la grazia soave degli sguardi e della voce , nel vederlo entrare aggrondato e smarrito nel salone , gli si precipitò subito incontro quasi con un nitrito di polledra spaurita , e gli s ' aggrappò al petto , tutta tremante , affondandogli la testa scarmigliata entro la camicia d ' albagio , quasi volesse nascondersi dentro di lui , e gridando , con una mano protesa indietro , verso il padre : - Il lupo ! ... Il lupo ! Mauro Mortara , così soprappreso , frugato nel petto da quella fanciulla in quello stato , levò il capo , sbalordito , a cercar negli occhi degli astanti una spiegazione : mirò visi sbigottiti , afflitti , piangenti , mani alzate in gesti di timore , di riparo , di pena e di maraviglia . Non comprese che la fanciulla fosse impazzita . Le prese il capo tra le mani e provò di scostarselo dal petto per guardarla negli occhi : - Figlia mia ! - disse . - Che vi hanno fatto ? che vi hanno fatto ? Ditelo a me ! Assassini ... Il cuore ... hanno strappato il cuore ... il cuore anche a me ! Ma , come poté vederle gli occhi e la faccia disfatta , stravolta , aperta ora a uno squallido riso , con un filo di sangue tra i denti , inorridì : guatò di nuovo tutti in giro e , riponendosi sul petto il capo di lei e lasciandovi sui capelli scarmigliati la mano in atto di protezione e di pietà : - Come la madre ? - disse in un brivido , e addietrò spinto dalla fanciulla che , seguitando sul petto di lui quell ' orribile riso come un nitrito , con ansia frenetica lo incitava : - Da Aurelio ... da Aurelio ... Accorse , col volto inondato di lagrime , la cugina Lillina , mentre in fondo al salone Lando Laurentano e don Francesco Vella cercavano di far coraggio a Flaminio Salvo che , a quella scena , s ' era nascosto il volto con le mani , imprecando . - Sì , Dianella , sii buona ! sii buona ! Ora lui ti porterà ... ti porterà dove tu vuoi ... sii buona , cara , sii buona ! da Aurelio ! Ma Dianella , sentendo la voce del padre , invasa di nuovo dal terrore , aveva ripreso ad affondar la testa sul petto di Mauro e a riaggrapparsi a lui più freneticamente , urlando : - Il lupo ! ... il lupo ! ... - Ci sono qua io ! Dov ' è il lupo ? - le gridò allora Mauro , ricingendola con le braccia . - Non abbiate paura ! Ci sono io , qua ! - Vedi ? c ' è lui , ora ! c ' è lui ! - le ripeteva Lillina . E anche Ciccino e la zia Rosa le si fecero attorno a ripetere : - C ' è lui ! Vedi che è venuto per te ? per difenderti , cara ... Levò , felice e tremante , il volto , appena appena , la poverina , a mostrare un sorriso di riconoscenza , e seguitò a spinger Mauro verso la porta : - Sì ... sì ... da Aurelio ... da Aurelio ... Strozzato dalla commozione Mauro , così respinto indietro , tra quella gente che non conosceva e gli si stringeva attorno , domandò con rabbia : - Ma insomma , che è ? com ' è stato ? che dice ? dice Aurelio ? Chi è ? Il figlio di don Leonardo Costa ? Ah , è lui ... quello che hanno assassinato ? Con gli occhi , con le mani , tutti gli facevano cenno di tacere , e qualcuno gli rispondeva chinando il capo . - Lo amava ? Oh figlia ... Lando Laurentano e don Francesco Vella si portarono via di là Flaminio Salvo . - Ditemi , ditemi che vi hanno fatto , - seguitò Mauro rivolto a Dianella , con tenerezza quasi rabbiosa . - Ora andiamo da Aurelio ... Ma ditemi che vi hanno fatto ! Chi è il lupo , che lo ammazzo ? Chi è il lupo ? - domandò agli altri con viso fermo . Ma nessuno sapeva con certezza che cosa fosse accaduto , a chi veramente alludesse Dianella con quel suo grido . Pareva al padre , ma poi , chi sa ? Forse lo scambiava per un altro . Era stato lì , durante la loro assenza , Ignazio Capolino . Dianella era rimasta in casa , lei sola , perché si sentiva poco bene ; e certo sopra di lei Capolino , senza misericordia , forsennato per l ' orrenda sciagura , aveva dovuto rovesciar la furia della sua disperazione . Ciccino e Lillina , che erano stati i primi a rincasare , gli avevano sentito gridare : - Tuo padre ! tuo padre , capisci ? Ma al loro entrare , quegli era scappato via , furibondo , lasciando questa poveretta come insensata , come intronata da tanti colpi spietati alla testa , e , subito dopo , dando segni di terrore , s ' era messa a urlare : - Il lupo ! ... il lupo ! ... Che le aveva detto Capolino ? Uno solo poteva saperlo , così bene come se fosse stato presente alla scena : Flaminio Salvo , che di là , tra Lando Laurentano e il cognato Francesco Vella , sentiva prepotente il bisogno di confessare il suo rimorso , ma che tuttavia , senza che potesse impedirlo , si scusava accusandosi . Francesco Vella gli aveva domandato , se si fosse mai accorto che la figliuola amava il Costa . - Se tu non lo sapevi ! - Io lo sapevo . Ma potevo io , io padre , profferire la mia figliuola a un mio dipendente ? Quel disgraziato , lui , non se n ' era mai accorto , per la modestia della mia figliuola , e perché a lui stesso non poteva passare per il capo una tal cosa ; tanto più che , da un pezzo , era invescato nella passione per quell ' altra disgraziata ... Ma il torto è mio , il torto è mio : io non ho scuse ! Nessuno meglio di me può sapere che il torto è mio ! Avevo beneficato quel povero giovine , come avevo beneficato tutti coloro che laggiù lo hanno assassinato ! Qual altro frutto poteva recare il beneficio ? Il Costa era cresciuto a casa mia , come un figliuolo ; e quella mia povera ragazza ... Ma sì , certo ! E io , io vedevo bene la necessità che il male da me fatto in principio , beneficando , si dovesse compiere con un matrimonio ; però , lo confesso , mi ripugnava , e cercavo d ' allontanarlo quanto più mi fosse possibile . Ma , vedete : intanto , avevo richiamato quel figliuolo dalla Sardegna , e lo avevo assunto alla direzione delle zolfare d ' Aragona ; e ora , qua a Roma , avevo detto al Capolino che , se il Costa fosse riuscito a domare quei bruti laggiù , io gli avrei dato in premio la mia figliuola . Notate questo : che dunque Capolino sapeva e , per conseguenza , sapeva anche la moglie , che questo era il mio disegno . Sì , è vero , sotto , avevo altre intenzioni , o piuttosto , una speranza ... Signori miei , io potevo bene per la mia figliuola aspirare a ben altro ... ( e , così dicendo , fissò negli occhi Lando Laurentano ) . L ' avevo perciò condotta a Roma e mi proponevo di lasciarla qua in casa di mia sorella , con la speranza che si distraesse da quella sua puerile ostinazione . Ebbene , la signora Capolino volle profittare di questa mia speranza per render vano quel mio disegno : volle partire col Costa per toglierlo per sempre alla mia figliuola . E il signor Capolino forse sperava che , sposo Aurelio , domani , di mia figlia e già amante di sua moglie , egli potesse seguitare a tenere un posto in casa mia . E ora , ora che tutto gli è crollato così d ' un tratto , ha gridato a mia figlia , come mie , le sue macchinazioni ! Ma io vi giuro , signori , che lo schiaccerò , lo schiaccerò ... Seppure ... ormai ... ormai ... Scrollò le spalle , scartò con le mani quella sua minaccia come se ogni proposito gli désse ora un ' invincibile nausea . E andò a buttarsi su una poltrona , come atterrito a mano a mano dal vuoto arido , orrido , che dopo quel lungo sfogo gli s ' era fatto dentro . Nulla : non sentiva piú nulla : nessuna pietà , né affetto per nessuno . Un fastidio enorme , anzi afa , afa sentiva ormai di tutto , e specialmente della parte che doveva rappresentare , di padre inconsolabile per quella sciagura della figliuola , che invece non gli moveva altro che irritazione , ecco , e dispetto , e quasi vergogna , sì , vergogna . Quella smania folle della figliuola per l ' innamorato lo rivoltava come alcunché di vergognoso . E si domandava , con bieca crudezza , se avesse mai amato veramente , di cuore , quella sua figliuola . No . Come per dovere l ' aveva amata . E ora che questo dovere gli si rendeva così grave e penoso , non poteva provarne altro che uggia e nausea . Ma sì , perché era anche fatalmente condannata quella sua figliuola ! Non era pazza la madre ? E ormai , tutto quello che poteva accadergli , ecco , gli era accaduto . La misura era colma , e basta ormai ! Lo sterminio della sorte su la sua esistenza era compiuto ; in quel vuoto arido , orrido , restava padrone , senza più nulla da temere . La morte non la temeva . E guardò il brillìo della grossa pietra preziosa dell ' anello nel tozzo mignolo della sua mano pelosa , posata su la gamba . Quel brillìo , chi sa perché , gli richiamò un lembo delle carni di Nicoletta Capolino che laggiù quei bruti avevano arse . Sollevò il capo , con le nari arricciate . Ah come volentieri avrebbe fumato un sigaro ! Ma pensò che non poteva fumare , perché in quel momento sarebbe sembrato scandaloso . Sentì che Francesco Vella diceva a Lando Laurentano : - Ma sì , è certo : erano fuggiti ! Partiti da quattro giorni , arrivavano allora appena ad Aragona ... Dove erano stati in questi quattro giorni ? E interloquì , con altra voce , con altro aspetto , come se non fosse più quello di prima : - Non c ' è luogo a dubbio , - disse . - Già l ' altro jeri da Napoli m ' era arrivata una lettera del Costa , con la quale si licenziava da me . È andato dunque a morire per conto suo laggiù : e anche di questo , dunque , posso non aver rimorsi . Entrò a questo punto Ciccino come sospeso e smarrito nell ' ambascia della notizia che recava . - Lando , - disse esitante , - bisogna che ti avverta ... Quel vecchio ... - Mauro ? - Ecco , sì ... era venuto qua col tuo domestico a cercarti per ... dice che ... dice che hanno arrestato Roberto Auriti . Lando impallidì , poi arrossì , aggrottando le ciglia come per un pensiero che , contro la sua volontà , gli si fosse imposto ; si mostrò imbarazzato lì tra gente che aveva per sé una sciagura ben più grave . - Vada , vada , - s ' affrettò a dirgli Flaminio Salvo , tendendogli una mano e posandogli l ' altra su una spalla per accompagnarlo . - Le auguro , - gli disse allora Lando , - che sia un turbamento passeggero questo della sua figliuola . Flaminio Salvo socchiuse gli occhi e negò col capo : - Non mi faccio illusioni . E rientrarono nel salone , così , con le mani afferrate . Mauro Mortara , già da un pezzo esasperato , soffocato , ancora con la povera fanciulla demente aggrappata al petto , non seppe trattenersi a quello spettacolo : si scrollò con un muggito nella gola , e gridò alle due donne che gli stavano attorno : - Tenetela ... prendetevela ... Gli dà la mano ... Non posso vederlo ... Sapete come si chiama ? Ha il nome di suo nonno : Gerlando Laurentano ! E , strappandosi dalle braccia di Dianella , scappò via . Flaminio Salvo schiuse le labbra a un sorriso amaro , più di commiserazione derisoria che di sdegno : e , alle scuse che gli porgeva Lando Laurentano , rispose : - Contagio ... Niente , principe ... La pazzia purtroppo è contagiosa ... CAPITOLO QUINTO A Girgenti , tutto il popolo si accalcava nel vasto piano fuori Porta di Ponte , all ' entrata della città , in attesa che dalla stazione , giù in Val Sollano , arrivassero con le vetture di quella corsa i resti ( che si dicevano raccolti in una sola cassa ) di Nicoletta Capolino e di Aurelio Costa . Sbalordimento , angoscia , ribrezzo erano dipinti su tutti i volti per quell ' efferato delitto , che da due giorni teneva in subbuglio la città e tutta la provincia intorno . Era in tutti quegli occhi un ' attenzione intensa e dolorosa , un ' ansietà guardinga di raccoglier nuove notizie di più precisi particolari e di non lasciarsi nulla sfuggire ; perché nessuno era pago di quanto sapeva , e tutti volevano vedere e quasi toccare con gli occhi , in quella cassa che si aspettava , la prova che ciò che era avvenuto lontano , e che pareva per la sua ferocia incredibile , era vero . Non avendo potuto assistere allo spettacolo di quella ferocia , volevano vedere almeno , per quanto or ora sarebbe possibile , i miserandi effetti di essa . Antiche ragioni , per una almeno delle vittime ; altre nuove che ora si divulgavano e accrescevano , tra lo stupore e la pietà , il tragico dell ' avvenimento , se trattenevano il rimpianto , non potevano impedir la commiserazione per l ' atrocità di quella morte , l ' indignazione per l ' infamia che si riversava per essa su l ' intera provincia . Viva ancora davanti agli occhi di tutti era l ' immagine della bellissima donna , quando , altera , squisitamente abbigliata , passava nella vettura del Salvo e chinava appena il capo per rispondere ai saluti con un sorriso quasi di mesta compiacenza . Tutti vedevano entro di sé , con una strana nitidezza di percezione , qualche particolarità viva del corpo o dell ' espressione di lei , il bianco dei denti appena trasparente tra il roseo delle labbra , in quel sorriso ; il brillare degli occhi tra le ciglia nere ; e si domandavano , con una indefinibile inquietudine , chi avrebbe potuto immaginare , allora , che dovesse esser questa la sua fine . Per lasciare , così d ' un tratto , gli agi e gli onori a cui , col Salvo amico e col marito deputato , era salita , e prender la fuga con uno , al quale prima aveva ricusato d ' unirsi in matrimonio , via , certo il cervello doveva averle dato di volta . Ma forse per astio , ecco , per astio contro Dianella Salvo che amava segretamente il Costa ... Forse ? E non si sapeva già che quella poverina , appena avuta la notizia della fuga e di quel macello , era impazzita come la madre ? Dunque , dal tradimento quei due , da un ' avventura che forse per uno solo di essi era d ' amore , e che già di per sé avrebbe suscitato tanto scandalo in paese , erano balzati a quella morte . Ma come , perché si erano diretti ad Aragona dov ' egli doveva sapersi aspettato da quelle jene fameliche da tanti mesi per la chiusura delle zolfare del Salvo ? Ma perché alla volta di Girgenti , così fuggiti insieme , non potevano avviarsi . Quella fuga , più che in onta al marito , era in onta al Salvo , e perciò là appunto s ' era volta , dove tutti erano contro il Salvo . Forse egli , il Costa , credeva , o almeno sperava che , annunziando subito all ' arrivo che anche lui si era ribellato al Salvo , quelli dovessero accoglierlo come uno dei loro e non tenerlo più responsabile delle mancate promesse . E poi , lì , ad Aragona , aveva la casa ; forse vi andava soltanto per prendere la roba , gli strumenti del suo lavoro , i libri , col proposito di ripartirsene subito , di ritornarsene in Sardegna al posto di prima . Sì ; ma con la donna ? doveva andar lì , tra nemici , con la donna ? Poteva almeno lasciar questa , prima , in qualche posto ! Eh , ma forse lei , lei stessa aveva voluto affrontare insieme il pericolo . Aveva animo fiero , quella donna , e aveva saputo mostrarlo di fronte a quell ' orda di selvaggi , levandosi in piedi su la carrozza , a fare scudo del suo corpo ad Aurelio Costa , e gridando che questi per loro s ' era licenziato dal Salvo , per le promesse non mantenute ! Ma quel ribaldo di Marco Prèola aveva levato la voce : - Morte alla sgualdrina ! E l ' orda dei selvaggi , rimasta dapprima come sbigottita dalla temerità superba di quella signora , aveva avuto un fremito . Forse ancora Nicoletta Capolino sarebbe riuscita a dominarla , a farsi ascoltare , se inconsultamente a quel grido di morte , a quell ' ingiuria volgare , Aurelio Costa non fosse balzato in difesa di lei , con l ' arma in pugno . Allora la carrozza era stata assaltata da ogni parte , e l ' uno e l ' altra , tempestati prima di coltellate , di martellate , erano stramazzati , poi sbranati addirittura , come da una canea inferocita ; anche la carrozza , anche la carrozza era stata sconquassata , ridotta in pezzi ; e , quando su la catasta formata dai razzi delle ruote , dagli sportelli , dai sedili , erano stati gettati i miserandi resti irriconoscibili dei due corpi , s ' era visto uno versare su di essi da un grosso lume d ' ottone a spera , trafugato dalla vicina stazione ferroviaria , il petrolio , e tanti e tanti con cupida ansia affannosa appiccare il fuoco , come per toglier subito ai loro stessi occhi l ' atroce vista di quello scempio . Così , i particolari della strage erano per minuto e quasi con voluttà d ' orrore descritti e rappresentati , come se tutti vi avessero assistito e la avessero ancora davanti agli occhi . Vedevano tutti quel bruto insanguinato , che versava il petrolio da quella lampa d ' ottone su le membra oscenamente squarciate e ammucchiate su la catasta , e quegli altri chini e ansanti a suscitare il fuoco . Si sapeva che molti , più di sessanta , erano gli arrestati insieme con Marco Prèola , aborto di natura ; prima , lancia spezzata dei clericali ; poi , presidente di quel fascio di solfaraj ad Aragona . Tra breve , dunque , forse quel giorno stesso , un nuovo avvenimento spettacoloso : il trasporto di tutti quei manigoldi , in catena , a due a due , dalla stazione al carcere di San Vito , tra una scorta solenne di guardie , di carabinieri a cavallo e di soldati . - Ecco , ecco intanto le carrozze ! - Là , eccola ! - Dov ' era la cassa ? - Uh , come piccola ! - Eccola là ! - Su la terza carrozza là , su quella che aveva in serpe un maresciallo ! - Uh , capiva tutta sul sedile davanti ! - Quella , quella cassetta là ! quella cassettina di latta ! - Quella ? che nell ' altro sedile c ' era il commissario di polizia ? - Sì , sì ! - E chi era quell ' altro accanto ? Ah , Leonardo Costa ! il padre ! il padre ! - Ah , povero padre , con quella cassetta là davanti ! Un urlo di pietà , di raccapriccio si levò da tutta la folla alla vista del padre che pareva impietrato in una espressione di rabbia , ma come stupefatta nell ' orrore ; con gli occhi fissi su quella cassetta , quasi chiedesse come poteva esser là il suo figliuolo , la sua colonna ! Ma che poteva dunque esser restato , del suo figliuolo , se due corpi , due , erano là , due ? Le teste sole ? Forse , spiccate , sì , e qualche membro , arsicchiato . Oh Dio ! oh Dio ! E quasi tutti piangevano , e tanti singhiozzavano forte . Udendo quegli urli , quei inghiozzi , Leonardo Costa , passando , levò un urlo anche lui , esalò la ferocia del suo cordoglio in un ruglio che non aveva più nulla di umano ; poi s ' abbatté , si contorse , tra le braccia del commissario di polizia . La carrozza si fermò alla voltata della piazza , dove sorge il palazzo della Prefettura , sede anche del commissariato di polizia . Due guardie presero la cassetta ; il cavalier Franco ajutò Leonardo Costa a smontare . Il povero vecchio , per quanto massiccio , non si reggeva più su le gambe ; un ' orecchia gli sanguinava , perché alla stazione , in un impeto di rabbia , s ' era strappato uno dei cerchietti d ' oro . Altre guardie si schierarono davanti al portone , per impedire alla folla d ' invadere l ' atrio del palazzo . E la folla restò lì davanti , irritata , delusa , insoddisfatta . Che sarebbe avvenuto adesso ? Era tutto finito così ? Sarebbe rimasta lì , nel commissariato , quella cassetta ? Non si farebbe il trasporto al camposanto di Bonamorone ? C ' era lì la gentilizia della famiglia Spoto . Ormai più nessuno restava di quella famiglia . Per Aurelio Costa c ' era il padre ; per Nicoletta Capolino , nessuno : non poteva esserci il marito ; avrebbe potuto esserci il patrigno , don Salesio Marullo ; ma si sapeva che il poverino , abbandonato da tutti , era andato a cercar rifugio per carità a Colimbètra , e si trovava lì da qualche mese , ammalato . Forse Leonardo Costa reclamava per sé i resti del suo figliuolo , per trasportarli al camposanto di Porto Empedocle ; e ragioni giudiziarie si opponevano a questo suo desiderio . La folla , a poco a poco , cominciò a sbandarsi tra infiniti commenti . Leonardo Costa voleva proprio ciò che la folla aveva immaginato . Il commissario , cav . Franco , cercava di persuaderlo ad avere un po ' di pazienza , che prima tutte le pratiche giudiziarie fossero , come egli diceva , esperite , là in ufficio ... Ma sì , in giornata ; dopo la visita del giudice istruttore . Il Costa , come se non capisse , insisteva , ripetendo ostinatamente , con le stesse parole , la richiesta pietosa . E il cavalier Franco , quantunque compreso di pietà per quel povero padre , sbuffava , non ne poteva più . Erano momenti terribili , per lui , e non sapeva da qual parte voltarsi prima , giacché da ogni canto della provincia , da tutta la Sicilia , giungevano notizie di giorno in giorno più gravi ; pareva che da un istante all ' altro dovesse scoppiare una generale sommossa e il presidio delle milizie era scarso , e più scarso ancora quello di polizia . Ma che voleva , che altro voleva adesso quel benedett ' uomo ? Voleva ... voleva che i resti di suo figlio - quali che fossero - non rimanessero mescolati là con quelli della donna , di quella donna esecrata ! Perché , perché cosí insieme li avevano raccolti ? - Perché ? - gli gridò . - Ma che vi figurate che ci sia più là dentro ? E indicò la cassetta , deposta su una tavola . - Oh figlio ! - Tutto quello che si è potuto raccogliere , tra le fiamme . Niente ! quasi niente ! - Oh figlio ! - Che volete più scartare , distinguere ? Si arrivò troppo tardi . Alla stazione non c ' erano guardie . Prima che arrivasse il delegato d ' Aragona , il fuoco ... Niente , vi dico ... qualche residuo d ' ossa ... - Oh figlio ! - Non si conosce più nulla ... Sì , sì , pover ' uomo , sì , piangete , piangete , che è meglio ... Povero Costa , sì ... sì ... È una cosa che ... oh Dio , oh Dio , che cosa ... sì , fa rinnegare l ' umanità ! Ma voi pensate , per levarvi almeno questa spina dal cuore , pensate che lì non c ' è ... vostro figlio lì non c ' è : non c ' è più niente lì ... E del resto , poverino , pensate che quella donna , se voi la odiate , egli la amò ; e forse non gli dispiace adesso , che ciò che di lui ci può essere là dentro , sia insieme , mescolato , coi resti di lei ... Povera donna ! Avrà avuto i suoi torti , ma via , che sorte anche la sua ! - No ... no ... lei ... non posso ... non posso parlare ... lei ... a perdizione ... mio figlio ... lei ! Ma non sapete , signor commissario , che mio figlio era amato dalla figlia del principale ? Si sa sicuro ... sicuro , questo ... è impazzita quella povera figlia mia , come la mamma ! È stata ... è stata tutta una macchina ... Costei e quell ' assassino del padre ... che se la intendevano tra loro ... per rovinare questo figlio mio ... per toglierlo all ' amore di quella santa creatura ... Oh , signor commissario , legatemi , legatemi le braccia ; signor commissario , chiudetemi , chiudetemi in prigione , perché se io lo vedo , quell ' assassino che mi ha fatto morire il figlio così , io lo ammazzo , signor commissario , io non rispondo di me , lo ammazzo ! lo ammazzo ! Il cavalier Franco intrecciò le mani , le strinse , le scosse piú volte in aria : - Ma vi pare , - gli gridò poi , con gli occhi sbarrati - vi pare , scusate , che io debba sentire simili spropositi ? Vi compatisco , siete arrabbiato dal dolore e non sapete più quel che vi dite . Ma perdio , vostro figlio , vostro figlio ... in un momento come questo , che basta un niente ... una favilla , a mandare in fiamme tutta la Sicilia ... non si contenta di prender la fuga come un ragazzino con la moglie d ' un deputato ... ma va a cacciarsi da sé , là , come a dire : « Eccoci qua , fateci a pezzi ! Cercate l ' esca ? Eccola qua ! Ci siamo noi ! » Perdio , bisogna esser pazzi , ciechi ... io non so ! Con chi ve la prendete ? E noi siamo qua a dover rispondere di tutto ... anche d ' una pazzia come questa ! E per giunta , mi tocca di sentire anche voi : « ammazzo ! ammazzo ! ammazzo ! » Chi ammazzate ? Credete che il Salvo , se pur è vero tutto quel che voi farneticate , ha bisogno della vostra punizione ? Gli basta la pazzia della figlia ! Il Costa , dopo questa sfuriata , non ebbe più ardire di parlar forte ; lo guardò con gli occhi invetrati di lagrime ; e si morse un dito ; mormorò : - Se fosse capace di rimorso , signor commissario ! Ma non è ! Il cavalier Franco si scrollò ; uscì dalla stanza . - Andate , andate ... - gli disse dietro , il Costa ; poi cauto , s ' appressò alla cassetta deposta su la tavola , e si provò ad alzarla . Un groppo di singulti muti , fitti , nella gola e nel naso , gli scrollarono in convulsione la testa . Non pesava , non pesava niente , quella cassetta ! S ' inginocchiò davanti alla tavola , appoggiò la fronte al freddo di quella latta , e si mise a gemere : - Figlio ! ... figlio ... figlio ! ... Due giorni dopo , arrivò a Girgenti , inatteso , funebre , l ' on . Ignazio Capolino . La condizione , in cui lo aveva messo non tanto forse la sciagura improvvisa quanto lo scatto violento per cui Dianella Salvo aveva perduto la ragione , era così difficile e incerta , che egli aveva bisogno di raccogliere a consulto , lì sul posto , tutte le sue forze per trovare una via da uscirne in qualche modo , al più presto . Lo scandalo della fuga della moglie era soffocato nell ' orrore della morte ; il tragico , che spirava da questa morte , lo rendeva immune dal ridicolo che poteva venirgli da quella fuga . Bastava dunque presentarsi ai suoi concittadini compunto nell ' aspetto , ma nello stesso tempo austeramente riservato , per trarre profitto della commozione generale , senza tuttavia parteciparvi , giacché dalla moglie era stato offeso . La simpatia degli altri doveva venirgli come giusto e meritato compenso a questa offesa . E dovevano tutti vedere che egli soffriva , schiantato dall ' atrocissimo fatto , e che lui più di tutti meritava compianto , poiché finanche dalle due vittime tanto commiserate era stato offeso , così da non poter piangere , neanche piangere ora la sua sciagura ! Eppure ... come mai ? Rientrando in casa , in quella casa che le squisite e sapienti cure della moglie avevano reso così bene adatta alla commedia di garbate e graziose menzogne , alla gara di compitezze ammirevoli , nella quale entrambi avevano preso tanto gusto a esercitarsi perché la loro vita non fosse troppo di scandalo agli altri , troppo disgustosa a loro stessi ; e sentendo nel silenzio cupo delle stanze , rimaste con tutti i mobili come in attesa , il vuoto , il vuoto in cui dal primo momento della sciagura si vedeva perduto ... - come mai ? - nell ' aprir la camera da letto e nell ' avvertirvi affievolito , ma pur presente ancora , il voluttuoso profumo di lei , ecco , per un irresistibile impeto che lo stordì per la sua incoerenza , ma che pur gli piacque come un ristoro insperato di accorata tenerezza - pianse , sì , pianse per il ricordo di lei , pianse per la prima volta dopo l ' annunzio di quella morte , pianse come non aveva mal pianto in vita sua , sentendo in quel pianto quasi un dolore non suo , ma delle sue lagrime stesse che gli sgorgavano dagli occhi senza ch ' egli le volesse , ma , appunto perché non le voleva , con tanto sapor di dolcezza e di refrigerio ! Non doveva però , no , no , non doveva ... perché ... si fermò un momento a considerare perché non avrebbe dovuto piangerla . Non era stata forse la compagna sua necessaria e insurrogabile ? la compagna preziosa dei suoi sottili e complicati accorgimenti , la quale , correndo - più per sé , forse , quella volta , che per lui - a un riparo a cui anch ' egli però l ' aveva spinta - era caduta ? Sì , e così orribilmente , così orribilmente caduta ! Eppure , no ; apparentemente , ecco , almeno apparentemente non doveva piangerla ... Così in segreto sì , anche perché quel pianto gli faceva bene , ora . Era restato solo ; e da sé solo , ora , doveva ajutarsi , difendersi ; e non sapeva ancora , non vedeva come . Piangendo , no , intanto , di certo ! E Capolino sorse in piedi ; si portò via , prima con le mani , poi a lungo , col fazzoletto , accuratamente , le lagrime dagli occhi , dalle guance ; si rimise le lenti cerchiate di tartaruga , e si presentò , fosco , severo , aggrondato , allo specchio dell ' armadio . Dio , come il suo viso era sbattuto , invecchiato in pochi giorni ! Il dolore ? Che dolore ? Non poteva riconoscere d ' aver provato dolore ... se non forse or ora , un poco . Ma no , anche prima , in fondo , aveva certo dovuto provarne uno e ben grande , se a Roma , all ' annunzio della sciagura , era stato accecato da quella rabbia che lo aveva scagliato su Dianella Salvo . Doveva pentirsi di quello scatto ? Si era con esso attirato per sempre l ' odio , la nimicizia mortale del Salvo . Ma se pur fosse riuscito a reprimersi in quel primo momento , a vietarsi la soddisfazione feroce di quella vendetta , che avrebbe ottenuto ? A lui , restato solo , senza più la moglie , avrebbe forse Flaminio Salvo seguitato a dare ajuto e sostegno , per il rimorso e la complicità segreta nel sacrifizio di quella ? Forse la figlia , già inferma , sarebbe impazzita anche senza quel suo scatto , al solo annunzio della morte del Costa . E allora ? Flaminio Salvo avrebbe creduto di pagare già abbastanza con la pazzia della figliuola ; e per lui non avrebbe avuto più alcuna considerazione ; anzi lo avrebbe respinto da sé , come lo spettro del suo rimorso . Caso pensato . Se poi Dianella non fosse impazzita e si fosse a poco a poco quietata , era uomo Flaminio Salvo , avendo raggiunto lo scopo , da restar grato alla memoria di chi gliel ' aveva fatto raggiungere , a costo della propria vita ; e , per essa , al marito , rimasto vedovo ? Ma se già , subito , per scrollarsi d ' addosso ogni responsabilità , subito aveva gridato ai quattro venti che Nicoletta Capolino e Aurelio Costa avevano preso la fuga e che il Costa s ' era licenziato ed era andato dunque a morire per conto suo , ad Aragona , insieme con l ' amante ! Sì : fuggita col Costa , sua moglie ; ma chi l ' aveva spinta a commettere questa pazzia ? Chi aveva spedito a Roma il Costa con la scusa di quel disegno da presentare al Ministero ? Chi aveva aizzato la gelosia , o piuttosto , il puntiglio di lei , facendole balenare prossimo il matrimonio della figlia col Costa ? Ed egli , Capolino , egli , il marito , aveva dovuto prestarsi a tutte queste perfide manovre che dovevano condurre a una tale tragedia ; così , è vero ? per restar poi abbandonato , senza più alcuna ragione d ' ajuto , raccolto il frutto di tante scellerate perfidie ! Ah , no , perdio ! Di quel suo scatto non doveva pentirsi . Se egli aveva perduto la moglie , e lui la figlia ! Pari , e di fronte l ' uno all ' altro . Ora il Salvo gli avrebbe soppresso ogni assegno . Toccava a lui , dunque , di provvedere subito anche ai bisogni più immediati . E ogni credito presso gli altri , con l ' amicizia del Salvo , gli veniva meno . Che fare ? Come fare ? Così pensando , Capolino brancicava con le dita irrequiete la medaglietta da deputato appesa alla catena dell ' orologio . Aveva per sé , ancora , il prestigio che gli veniva da quella medaglietta . Per ora , il Salvo non poteva strappargliela dalla catena dell ' orologio . E con essa , per uno che valeva , se non più , certo non meno del Salvo in paese , egli era ancora il deputato . Don Ippolito Laurentano non avrebbe permesso , che colui che rappresentava alla Camera il paladino della sua fede , si dibattesse tra meschine difficoltà materiali . Ecco : subito , prima che Flaminio Salvo arrivasse a Girgenti e si recasse a Colimbètra a preoccupare l ' animo del principe contro di lui , egli vi correrebbe e parlerebbe aperto a don Ippolito della perfidia di colui . Dopo tanti mesi di convivenza con donna Adelaide , non doveva il principe essere in animo da tenere più tanto dalla parte del cognato ; oltreché , in favor suo , egli avrebbe in quel momento la commiserazione per la sua sciagura . Poteva , sì , contro a questa , il Salvo porre in bilancia quella della propria figliuola ; ma appunto su ciò egli andrebbe a prevenire il principe , dimostrandogli che non lui , con quel suo scatto naturale e legittimo , nella rabbia del cordoglio , era stato cagione di quella pazzia ; ma il padre , il padre stesso che con tanta violenza aveva voluto impedire che la figlia sposasse il Costa , sacrificando costui e distruggendolo insieme con la moglie . Ora , per sgabellarsi d ' ogni rimorso , voleva gettar la colpa addosso a lui , e anche di lui sbarazzarsi , come già del Costa e della moglie . Ecco il piano ! Ma né quel giorno , né il giorno appresso , Capolino ebbe tempo di recarsi a Colimbètra ad attuarlo . Una processione ininterrotta di visite lo trattenne in casa , con molta sua soddisfazione , quantunque sapesse e vedesse chiaramente che più per curiosità che per pietà di lui si fosse mossa tutta quella gente , la quale certo , domani , a un cenno del Salvo , gli avrebbe voltato le spalle . A ogni modo , andando dal principe , avrebbe potuto parlare di questo solenne attestato di condoglianza e di simpatia dell ' intera cittadinanza ; oltreché , in tanti animi che , per la commozione del tragico avvenimento , eran come un terreno ben rimosso e preparato , poteva intanto seminar odio per il Salvo , così senza parere . - Non me ne parlate , per carità ! - protestava , alterandosi in viso al minimo accenno . - Dovrei dir cose , cose che ... no , niente ; per carità , non mi fate parlare ... E se qualcuno , esitante , insisteva : - Quella povera figliuola ... - La figliuola ? - scattava . - Ah , sì , povera , povera vittima anche lei ! Non sopra tutte le altre , però , certo ... Per carità , non mi fate parlare ... Il salotto era pieno zeppo di gente quando entrò il D ' Ambrosio , quello che gli aveva fatto da testimonio nel duello col Verònica e che era lontano parente di Nicoletta Spoto . Avvenne allora una scena che , neanche se Capolino l ' avesse preparata apposta , gli sarebbe riuscita più favorevole . Il D ' Ambrosio entrò tutto gonfio di commozione , e con le braccia protese . In piedi , tutti e due si abbracciarono in mezzo alla stanza , si tennero stretti un pezzo piangendo forte . Forte , con la sua abituale irruenza , parlò il D ' Ambrosio , staccandosi dall ' abbraccio : - Dicono tutti , qua , che Nicoletta mia cugina era la ganza di quell ' imbecille del Costa : è vero ? Tu puoi dirlo meglio di tutti : è vero ? Sbigottiti , gli astanti si volsero a guatare il Capolino . Questi cadde a sedere , come trafitto , su la poltrona , con le braccia abbandonate su le gambe , e scosse amaramente il capo . Poi , facendo un atto appena appena con le mani , parlò : - Troppe ... troppe cose dovrei dire , che non posso ... Anche la pietà , capirete ... sì , sì ... anche queste lacrime , amici , mi bruciano ! Perché anche da quei due che le meritano per la loro sorte , ma da voi , cari , da voi ; non da me ... anche da quei due io ebbi male ; ma sopra tutto da chi li guidò a quel passo ; da chi li teneva in pugno , e ... - Il Salvo ! - proruppe il D ' Ambrosio . - Hanno arrestato ad Aragona Marco Prèola ; ma lui , il Salvo , per la Madonna , debbono arrestare ! lui affamò là tutto il paese ! lui è il vero assassino ! E giustamente Dio l ' ha punito , con la pazzia della figlia ! Così , tra due pazze , se ne starà ora con tutte le sue ricchezze ! Capolino , allora , scattò in piedi , sublime . - Ma per carità ! no ! no ! Non posso permettere che si dicano di queste cose alla mia presenza ! Vuoi difendere quegli assassini ? Via ! Sappiamo tutti che il Salvo era nel suo diritto , chiudendo là le zolfare ! Ognuno provvede , come sa e crede , ai proprii interessi . E , del resto , non si è forse adoperato in tanti modi qua , al risorgimento dell ' industria ? No , no ! Signori miei , vedete ? parlo io , io , in questo momento , e arrivo fino a dirvi che egli , dal suo canto , anche come padre , ha creduto di agire per il bene della figliuola ! Voi tutti non avete alcuna ragione per non riconoscer questo ; potrei non riconoscerlo io , io solo , perché i mezzi di cui si è servito mi hanno distrutto la casa , spezzato la vita ! Ma egli mirava , là , al bene di tutti quei bruti ; e qua , al bene della sua figliuola ! Dieci , quindici , venti mani si tesero a Capolino , in un prorompimento d ' ammirazione per così magnanima generosità ; e Capolino si sentì levato d ' un cubito sopra se stesso . - Forse mi vedrò costretto , - soggiunse con triste gravità , - a restituirvi il mandato , di cui avete voluto onorarmi . - No ! no ! che c ' entra questo ? E perché ? - protestarono alcuni . Capolino , sorridendo mestamente , levò le mani ad arrestare quell ' affettuosa protesta : - La condizione mia , - disse . - Considerate . Potrei più aver rapporti , non dico di parentela o d ' amicizia , ma pur soltanto d ' interessi , con Flaminio Salvo ? No , certo . E allora ? Devo provvedere a me stesso , signori miei , mentre il mandato che ho da voi esige un ' assoluta indipendenza , quella appunto che avevo per i miei ufficii nel banco del Salvo . Ora ... ora bisognerà che mi raccolga a pensar seriamente ai miei casi . Non son cose da decidere così su due piedi e in questo momento . - Ma sì ! ma sì ! - ripresero quelli a confortarlo a coro . - Questi sono affari privati ! La rappresentanza politica ... - Eh eh ... - Ma che ! non c ' entra ... - Altra cosa ... - E poi , per ora ... - Per ora , - disse , - mi basta , miei cari , di avervi dimostrato questo : che sono pronto a tutto , e che guardo le cose e la mia stessa sciagura con animo equo e , per quanto mi è possibile , sereno . Grazie , intanto , a tutti , amici miei . Più tardi , recatosi al Vescovado a visitar Monsignore , ebbe da questo tali notizie su don Ippolito Laurentano e donna Adelaide , che stimò da abbandonare senz ' altro il piano dapprima architettato , e che anzi gli convenisse aspettare il ritorno di Flaminio Salvo da Roma , per recarsi a Colimbètra a tentarne un altro , che già gli balenava , audacissimo . Flaminio Salvo non volle lasciare a Roma Dianella in qualche « casa di salute » , come i medici e la sorella e il cognato gli consigliavano ; disse che , se mai , l ' avrebbe lasciata in una di queste case a Palermo , per averla più vicina e poterla più spesso visitare ; ma la sua casa ormai - soggiunse - poteva pur trasformarsi in uno di questi privati ospizii della pazzia , sotto il governo d ' uno o più medici e con l ' assistenza di altre infermiere adatte : vi restava egli solo provvisto di ragione ; ma sperava che presto , con l ' esempio e un po ' di buona volontà , la perderebbe anche lui . Quando fu sul punto di partire , però , si vide costretto a ricorrere a Lando Laurentano , perché gli désse a compagno di viaggio Mauro Mortara , da cui Dianella non avrebbe voluto più staccarsi , e che forse era il solo che avrebbe potuto indurla a uscire da uno stanzino bujo ove s ' era rintanata , e a partire . Lando Laurentano , che si preparava in gran fretta anche lui , chiamato a Palermo dai compagni del Comitato centrale del partito , rispose al Salvo , che avrebbero potuto fare insieme il viaggio , e che la mattina seguente sarebbe venuto con Mauro a prenderlo in casa Vella . Flaminio Salvo notò nell ' aspetto , nella voce , nei gesti del giovane principe una strana agitazione febbrile , e fu più volte sul punto di domandargliene premurosamente il motivo ; ma se n ' astenne . Lando Laurentano era in quell ' animo per una ragione , a cui il Salvo non avrebbe potuto neppur lontanamente pensare in quel momento : cioè , l ' enorme impressione prodotta in tutta Roma dal suicidio di Corrado Selmi . Se n ' era divulgata la notizia la sera stessa , che egli usciva con Mauro da casa Vella . Il grido d ' un giornalajo glien ' aveva dato l ' annunzio . Aveva fatto fermar la vettura per comperare il giornale . Ma , anziché dargli gioja , quell ' annunzio improvviso lo aveva in prima stordito . Aveva ordinato al vetturino d ' accostarsi a un fanale , per leggere , non ostante l ' impazienza di Mauro ; aveva saltato il lungo commento necrologico premesso alle notizie sul suicidio , ed era corso con gli occhi a queste . Dal racconto del cameriere del Selmi aveva saputo , prima , l ' aggressione a mano armata del nipote di Roberto Auriti , quando già il Selmi aveva ingojato il veleno ; poi ... ah poi ! ... una visita , che il giornalista diceva drammaticissima , al Selmi appena spirato , « d ' una dama velata » di cui , per degni rispetti , non si faceva il nome , « accorsa » , seguitava il cronista , « ignara del suicidio , forse per dare ajuto e conforto all ' amico , dopo la sfida da lui lanciata , la mattina , all ' intera assemblea » . Lando Laurentano non aveva avuto alcun dubbio , che quella dama velata fosse donna Giannetta D ' Atri , sua cugina ; e aveva strappato il giornale , con schifo e con rabbia , gridando al vetturino di correre a casa . Qua aveva trovato in smaniosa ambascia Celsina Pigna e Olindo Passalacqua , che cercavano disperatamente Antonio Del Re , scomparso dalla mattina . Eran sembrate così inopportune a Lando in quel momento la vista buffa di quell ' uomo , le smaniette di quella ragazza , tutta quell ' ansia attorno a lui per la ricerca d ' un giovane ch ' egli non conosceva e ch ' era tanto lontano dai suoi pensieri , che aveva avuto contro il suo solito un violento scatto d ' ira . Aveva chiamato Raffaele , il cameriere , per ordinargli di mettersi a disposizione di quei due , ed era rimasto solo con Mauro . Questi , interpretando quello scatto come un segno di sprezzante noncuranza per l ' arresto del cugino , non s ' era potuto trattenere ; gli s ' era fatto innanzi tutto acceso di sdegno , gridando : - Me ne voglio andare , subito ! ora stesso ! Non voglio più guardarvi in faccia ! - Mauro ! Mauro ! Mauro ! - aveva esclamato Lando , scotendo in aria le mani afferrate . Mauro allora s ' era cacciato una mano in tasca , per trarne fuori le medaglie : - Guardate ! Dal petto me l ' ero strappate , davanti al delegato , quando ho visto arrestare vostro cugino ! Ora quella ragazza è venuta a riportarmele ... Che sangue avete voi nelle vene ? È questa la gioventù d ' oggi ? è questa ? - La gioventù ... - s ' era messo a rispondere con veemenza Lando ; ma s ' era subito frenato , premendosi forte le pugna serrate su la bocca e andando a sedere , coi gomiti su le ginocchia e la testa tra le mani . La gioventù ? Che poteva la gioventù , se l ' avara paurosa prepotente gelosia dei vecchi la schiacciava così , col peso della più vile prudenza e di tante umiliazioni e vergogne ? Se toccava a lei l ' espiazione rabbiosa , nel silenzio , di tutti gli errori e le transazioni indegne , la macerazione d ' ogni orgoglio e lo spettacolo di tante brutture ? Ecco come l ' opera dei vecchi qua , ora , nel bel mezzo d ' Italia , a Roma , sprofondava in una cloaca ; mentre su , nel settentrione , s ' irretiva in una coalizione spudorata di loschi interessi ; e giù , nella bassa Italia , nelle isole , vaneggiava apposta sospesa , perché vi durassero l ' inerzia , la miseria e l ' ignoranza e ne venisse al Parlamento il branco dei deputati a formar le maggioranze anonime e supine ! Soltanto , in Sicilia forse , or ora , la gioventù sacrificata potrebbe dare un crollo a questa oltracotante oppressione dei vecchi , e prendersi finalmente uno sfogo , e affermarsi vittoriosa ! Lando era balzato in piedi per gridare questa sua speranza a Mauro Mortara ; ma s ' era trattenuto per carità , alla vista di lui che piangeva , con quelle sue pietose medaglie in mano . Il giorno appresso Antonio Del Re era stato ritrovato . Olindo Passalacqua era venuto a mostrare a Lando due telegrammi e un vaglia spediti d ' urgenza da Girgenti per far subito partire il giovine ; ma aveva soggiunto che il Del Re si ricusava ostinatamente di ritornare in Sicilia . Lando allora aveva pregato Mauro di recarsi a prendere il giovine per invitarlo a partire con loro il giorno appresso e Mauro a questa preghiera si era arreso di buon grado . Ma come proporgli adesso di viaggiare insieme con Flaminio Salvo ? La mattina per tempo venne al villino di via Sommacampagna Ciccino Vella per concertare il modo di spinger fuori dal nascondiglio Dianella e farla partire . Guaj , se vedeva il padre ! Durante tutto il viaggio non doveva vederlo . Zio Flaminio e Lando dovevano viaggiare in un altro scompartimento della vettura , senza mai farsi scorgere . C ' era anche quel giovanotto , il Del Re ? Bene : tutti e tre , appartati , nascosti . Mauro e Dianella sarebbero stati soli , nello scompartimento attiguo : tutt ' intera una vettura sarebbe stata a loro disposizione . Fu men difficile , a tali condizioni , persuadere Mauro a render questo servizio al Salvo . Quando seppe che né ora , a casa Vella , né poi , durante tutto il tragitto , lo avrebbe veduto , e che non si trattava tanto di rendere un servizio a lui quanto un ' opera di carità a quella povera fanciulla demente , si arrese aggrondato , e andò avanti con Raffaele in casa Vella . Non ci fu bisogno né di preghiere né di esortazioni : appena Dianella rivide Mauro , balzò dal nascondiglio e tornò a riaggrapparsi a lui , incitandolo a fuggire insieme . Si dovette all ' incontro stentare a trattenerla un po ' per rassettarla alla meglio , ravviarle i capelli scarmigliati , metterle un cappello in capo , perché almeno non desse tanto spettacolo alla gente , in compagnia di quel vecchio che già per suo conto attirava la curiosità di tutti . Quando l ' uno e l ' altra , tenendosi per mano , quello col viso tutto scombujato , lo zainetto alle spalle , questa con gli occhi e la bocca spalancati a un ' ilarità squallida e vana , i capelli cascanti , scompigliati sotto il cappello assettato male sul capo , attraversarono il salone per andarsene , chi li vide non se ne poté più levar l ' immagine dalla memoria . Che discorsi tennero tra loro , nel viaggio ? Dietro l ' usciolino dello scompartimento , il Salvo e il Laurentano , ora l ' uno ora l ' altro , li intesero conversar tra loro , a lungo , e s ' illusero dapprima che tra loro il vecchio e la fanciulla s ' intendessero . Ma sì , a maraviglia s ' intendevano , perché l ' uno e l ' altra , ciascuno per sé , non parlavano se non con la propria follia . E le due follie sedevano accanto e si tenevano per mano . - Una donna ... vergogna ! ... Non si dice Aurelio ... Signor Aurelio ... Signor Aurelio ! ... Ma com ' è possibile che l ' abbia dimenticato ? ... Una così grossa ferita al dito ... Vieni , vieni qua , al bujo ... nell ' andito ... Te lo succhio io , il sangue dal dito ... Una donna ? Vergogna ... Signor Aurelio ... - Questi ... sono questi , i figli ! La nuova gioventù ... Per veder questo , oh assassini , abbiamo tanto combattuto , sacrificato la vita nostra ... per veder questo , donna Dianella ! E che ci vado più ad appendere , adesso , sotto la lettera del Generale nel camerone ? che ci vado più ad appendere , dopo tutto quello che ho visto ? - Eh , ma chi lo sa l ' anno che viene ? Il gelso , a marzo , coglie sangue di nuovo ... E allora , quand ' è in amore , per gettare , è molle , molle come una pasta , e se ne fa quello che se ne vuole ... Chi lo sa l ' anno che viene ? - Incerto il bene , ma certe le pene , figlia mia ! Incerto il bene , ma certe le pene ! Così conversavano di là , quei due . Né Lando né Flaminio Salvo badavano intanto a un altro , di qua con loro , che non diceva nulla , ma che pure non meno di quei due vaneggiava col cervello . Non vedeva , non sentiva , non pensava più nulla , Antonio Del Re . La furia della disperazione , con la quale s ' era avventato sopra il Selmi , gli aveva come folgorato lo spirito . Uscito dalla casa del Selmi , era rimasto vuoto , sospeso in una tetraggine attonita , spaventevole ; e non ricordava più nulla , dove fosse andato , che avesse fatto , come e dove avesse passato la notte , se proprio la notte , una notte fosse passata . Non rispondeva a nessuna domanda ; forse non udiva . Vedere , vedeva ; stava per lo meno a guardare ; ma la ragione non vedeva più , la ragione degli aspetti delle cose e degli atti degli uomini . Non si era già opposto al suo ritorno in Sicilia ; ma a muoversi da sé dal luogo ove i piedi lo avevano condotto e la stanchezza accasciato . Si era mosso , allorché Mauro lo aveva strappato per il petto ; ma senza udir nulla di quanto quegli gli aveva detto della nonna e della mamma . Il Passalacqua e Celsina lo avevano accompagnato , la mattina , al villino di Lando ; prima di partire aveva veduto Celsina sorridere a Ciccino Vella , accettarne il braccio , montare in carrozza con lui e col Passalacqua : tutto questo aveva veduto , e più là , col pensiero ; e nulla , più nulla gli s ' era rimosso dentro . Quando , passato lo stretto di Messina , Lando Laurentano scese dal treno per proseguire su un altro alla volta di Palermo , Flaminio Salvo provò una certa costernazione al pensiero di restar solo nella vettura per un ' intera giornata fino a Girgenti con quel giovane a lui ignoto , che due giorni avanti aveva levato il pugnale per uccidere il Selmi , e che ora gli teneva gli occhi addosso con tanta fissità di sguardo , tra il torvo e l ' insensato . Ecco , con tre pazzi egli viaggiava ; e forse non meno pazzo di questi tre era quello or ora sceso dal treno con l ' intenzione di mettere a soqquadro tutta l ' isola ! Lui solo , dunque , per terribile condanna , doveva serbare intatto il privilegio di non aver minimamente velata , offuscata , né per rimorso , né per pietà , né più da alcun affetto , né più da alcuna speranza , né più da alcun desiderio , quella lucida , crudele limpidità di spirito ? Lui solo . E , come per assaporare lo scherno della sua sorte , si accostò ancora una volta all ' usciolino dello scompartimento , con l ' orecchio allo spiraglio , ad ascoltare i discorsi vani del vecchio e della figliuola . Appena Mauro Mortara , arrivato a Girgenti , poté strapparsi dalle braccia di Dianella Salvo , corse di furia alla casa di donna Caterina Laurentano . Vi trovò Antonio Del Re ancora tra le braccia della madre che invano , stringendolo , scotendolo , smaniando , cercava di spetrarlo . Come Anna vide entrar Mauro , gli corse incontro , lasciando il figlio : - Che ha ? Che ha ? Ditemi voi che ha ! Che gli hanno fatto ? Ma il Mortara le scostò le braccia e gridò più forte di lei : - Vostra madre ? Dov ' è vostra madre ? Sopravvenne Giulio , in pochi giorni invecchiato di dieci anni . Negli occhi , nelle braccia protese aveva la speranza di aver da Mauro qualche notizia precisa sull ' arresto di Roberto , sul suicidio del Selmi , se questi veramente avesse lasciato qualche dichiarazione in favore del fratello , come dicevano i giornali . Dal nipote non aveva potuto saper nulla , per quanto , tra le braccia della madre , lo avesse furiosamente scrollato per farlo parlare . Ma il Mortara scostò anche lui , ripetendo , testardo e violento : - Vostra madre ? Non so nulla ! So che l ' hanno arrestato sotto i miei occhi ! Non voglio veder nessuno ! Voglio vedere lei sola ! Giulio restò perplesso , se permettergli d ' entrare nella camera della madre , così all ' improvviso . Dal giorno che egli , sotto l ' urgenza della necessità , vincendo ogni riluttanza , dapprima con circospezione , poi risolutamente , con crudezza , le aveva detto che bisognava si recasse dal fratello Ippolito per salvare il figlio , era caduta , di schianto , in un attonimento quasi di apatia , come se la vista di tutte le cose intorno le si fosse a un tratto vuotata d ' ogni senso . Non un gesto , non una parola . Più niente . E quella immobilità e quel silenzio avevano avuto fin da principio un che di così assoluto e invincibile , che né un gesto , né una parola eran più stati possibili agli altri per scuoterla o esortarla . Giulio sapeva che avrebbe ucciso la madre , parlando . E difatti , ecco , subito , parlando , l ' aveva uccisa . Ella non poteva andare dal fratello per salvare il figlio : sarebbe stata la sua morte . Ed ecco , era morta . Tanto egli quanto Anna avevano sperato , dapprima , che non volesse più muoversi né parlare ; non che , veramente , non potesse . Ma ben presto s ' erano accorti che non poteva . Pure , una lieve contrazione rimasta su la fronte , tra ciglio e ciglio , diceva chiaramente che , anche potendo , non avrebbe voluto . La avevano sollevata di peso dalla seggiola e adagiata sul letto . Erano di morte la immobilità e il silenzio ; soltanto , ancora , non era fredda . E per impedire che anche quel freddo le sopravvenisse , si erano affrettati a coprirla bene sul letto , con mani amorose , piangendo . L ' ultima crudeltà doveva compiersi così sopra di lei , e , perché fosse più iniqua , per mano stessa dei figli . Ora , vegliandola e piangendo , i figli le dimostravano , o piuttosto dimostravano a se stessi , che non erano stati loro a compierla . Se ella , per tutto ciò che aveva fatto , non poteva pagare per il figlio , bisognava che pagasse così , ora . Giulio lo sapeva ; e , pur sapendolo , non aveva potuto impedirlo . Doveva parlare , spingerla a quella morte , darle il crollo . L ' aveva poi raccolta su le braccia , e ora le rincalzava le coperte e le stringeva attorno alle braccia lo scialle nero di lana , per ripararla dall ' ultimo freddo , e andava in punta di piedi , perché nessun rumore arrivasse più a quel silenzio . Anche il volo d ' una mosca sarebbe stato di più , ora , oltre a quello che egli aveva fatto , perché doveva . Un pensiero , se non fosse anche di più la sua vita , il suo respiro , dopo quello che aveva fatto , gli era anche passato per la mente . Fuori di quella madre , fuori della Sicilia , egli , fin da giovinetto , aveva preso mondo . Era vissuto senza né ricordi , né affetti , né aspirazioni , quasi giorno per giorno : freddo , svogliato , ironico , sdegnoso . D ' improvviso , quando men se l ' aspettava , il destino della sua famiglia aveva allungato una spira a involgerlo , a invilupparlo , e lo aveva attratto a sé e piombato là , a rinsertarsi , a riaffiggersi alla radice , da cui s ' era strappato ; a sentire tutto ciò che non aveva voluto mai sentire , a ricordarsi di tutto ciò di cui non aveva voluto mai ricordarsi . La fine di colei , che aveva sempre e tutto sentito , e di tutto e sempre si era ricordata , schiantata ora dall ' urto con cui egli era tornato a inviscerarsi in lei , non doveva essere adesso anche la sua fine ? Schiantato il tronco , schiantati i rami . Nel tetro squallore della casa , era rimasto inorridito del suo apparire a se stesso coi sentimenti e i ricordi tutti di quella madre . Ma gli era apparsa anche Anna , la sorella : il ramo che non s ' era mai staccato da quel tronco ; che miseramente una volta sola , per poco , era fiorito , per dare il frutto ispido e attossicato di quel figlio , in cui neanche l ' amore della madre riusciva a penetrare . E fratello e sorella si erano stretti , allora , fusi in un abbraccio d ' infinita tenerezza , d ' infinita angoscia , all ' ombra della tetra casa , assaporando la dolcezza del pianto che li univa per la prima volta e che pur rompeva loro il cuore . Egli doveva vivere per quella sorella e per quel ragazzo . La notizia dell ' arresto di Roberto , ormai inevitabile , attesa da un momento all ' altro , era finalmente arrivata insieme con quella del suicidio di Corrado Selmi , ma vaga , ristretta in poche righe nei giornali siciliani , come una notizia a cui i lettori non avrebbero dato importanza , presi com ' erano tutti , allora , dalla morbosa curiosità di conoscere fin nei minimi particolari l ' eccidio d ' Aragona . La trepidazione di Anna per il figlio solo a Roma , il pensiero dell ' ajuto da portare a Roberto avevano spinto dapprima Giulio a ritornar subito alla Capitale . Ma come abbandonar la madre in quello stato , sola lì con Anna che s ' aggirava per le stanze chiamando il figlio , quasi forsennata ? E che ajuto avrebbe potuto portare a Roberto ? L ' unico ajuto possibile sarebbe stato il denaro , il rimborso alla banca di quelle quarantamila lire , così che tutti potessero credere che queste fossero state prese da lui , per bisogni suoi . Il suicidio del Selmi ora , avrebbe forse aperta la porta del carcere a Roberto , ma gli sarebbe rimasta , incancellabile , dopo la denunzia e l ' arresto , la macchia d ' una losca complicità . Quanti avrebbero creduto , domani , che disinteressatamente egli si fosse prestato a contrarre il debito , sotto il suo nome , per conto d ' un altro ? La dichiarazione del Selmi , se davvero esisteva come i giornali asserivano , non sarebbe valsa a cancellare del tutto quella macchia . Di là , nella camera della madre , c ' era il canonico Pompeo Agrò , che da tanti giorni , per ore e ore , non si staccava dalla poltrona a pie ' del letto , fissi gli occhi nella faccia spenta della giacente , forse con la speranza di scoprirvi un indizio che ella - non avendo più nulla da dire agli uomini - desiderasse per suo mezzo comunicare con Dio . Più d ' una volta con profonda voce l ' aveva chiamata per nome , a più riprese , senza ottener risposta . Giulio disse a Mauro di attendere un poco : voleva consigliarsi con l ' Agrò , se questi désse più peso alla sua speranza o al suo timore che la vista o la voce del Mortara , scotendo la madre da quel torpore di morte , potessero farle bene o male . - Credo , - gli rispose l ' Agrò , - che non ci sia più né da sperare né da temere . Non avvertirà nulla . Provate . Tanto se dura così , è la morte lo stesso . Mauro entrò come un cieco nella camera quasi al bujo , chiamando forte , con affanno di commozione : - Donna Caterina ... donna Caterina ... Restò , davanti al letto , alla vista di quella faccia volta al soffitto , sui guanciali ammontati , cadaverica , con gli occhi che s ' immaginavano torbidi e densi di disperata angoscia sotto la chiusura perpetua delle gravi pàlpebre annerite , con una ostinata , assoluta volontà di morte negli zigomi tesi , nelle tempie affossate , nelle pinne stirate del naso aguzzo , nelle livide , sottili labbra , non solo serrate , ma anche in qualche punto attaccate dall ' essiccamento degli umori . - Oh figlia ... oh figlia ... - esclamò . - Donna Caterina ... sono io ... Mauro ... il cane guardiano di vostro padre ... Guardatemi ... aprite gli occhi ... da voi voglio essere guardato ... Aprite gli occhi , donna Caterina ; guardando me , guardate la vostra stessa pena ... Sentitemi : debbo dirvi una cosa ... torno da Roma ... Urtando contro la rigida impassibilità funerea della morente , la commozione di Mauro Mortara si spezzò a un tratto in striduli singhiozzi , molto simili a una risata . L ' Agrò e Giulio , anch ' essi piangenti , se lo presero in mezzo , e , sorreggendolo per le braccia , lo trassero fuori della camera . La morente , rimasta sola nell ' ombra , immobile su i guanciali ammontati , udì tardi la voce , come se questa avesse dovuto far molto cammino per raggiungerla nelle profonde lontananze misteriose , ove già il suo spirito s ' era inoltrato . E da queste lontananze , in risposta a quella voce , tardi venne alle sue pàlpebre chiuse una lagrima , ultima , che nessuno vide . Sgorgò da un occhio ; scorse su la gota ; cadde e scomparve tra le rughe del collo . Quando Pompeo Agrò tornò a sedere su la poltrona a pie ' del letto , né più nell ' occhio , né più su la gota ve n ' era traccia . Donna Caterina era morta . CAPITOLO SESTO Per donna Adelaide e don Ippolito Laurentano era cominciato , fin dalla prima sera che eran rimasti soli nella villa di Colimbètra , un supplizio previsto da entrambi difficilissimo da sopportare , per quanta buona volontà l ' uno e l ' altra ci avrebbero messo . Appena andati via gl ' invitati alla cerimonia nuziale , don Ippolito , con molto garbo prendendole una mano , ma pur senza guardargliela per non avvertire quanto fosse diversa da quella tenuta un tempo tra le sue ( pallida e lunga mano morbida , tenera e lieve ! ) , aveva cercato di farle intendere il bene che da lei si riprometteva in quella solitudine d ' esilio , di cui supponeva le dovessero esser note le ragioni , se non tutte , almeno in parte . Il discorso tenuto sul terrazzo , davanti alla campagna silenziosa , già invasa dal bujo della notte , era stato , in verità , un po ' troppo lungo e un tantino anche faticoso . La povera donna Adelaide , oppressa dalla violenza di tanti sentimenti nuovi durante quella giornata , e ora da tutta quell ' ombra e da quel silenzio che le vaneggiavano intorno e le rendevano più che mai soffocante l ' ambascia per ciò che misteriosamente incombeva ancora su la sua « terribile signorinaggine » , a un certo punto , per quanto si fosse sforzata , non aveva potuto udir più nulla di quel pacato interminabile discorso . Aveva avuto l ' impressione che esso , proprio fuor di tempo , la volesse trarre per forza quasi in una cima di monte altissima e nebbiosa , dalla quale le sarebbe stato difficile se non addirittura impossibile , ridiscendere ancora in grado di resistere ad altre sorprese , ad altre emozioni che quella notte certamente le apparecchiava . Non per cattiva volontà , ma per l ' aria , ecco , per l ' aria che , a un certo punto , cominciava a sentirsi mancare , non le era stato mai possibile prestare ascolto a lunghi discorsi . Oh , buon Dio , e perché poi prendere di questi giri così alla lontana , se alla fine pur sempre bisognava ridursi a fare , su per giù , le stesse cose , quelle che la natura comanda ? Che brutto vizio , buon Dio ! E senz ' altro effetto che la stanchezza e la stizza . Anche la stizza , sì . Perché le cose da fare sono semplici , e da contarsi tutte su le dita d ' una mano ; cosicché , alla fine , ciascuno deve riconoscere che tutto quel girare attorno a esse , non solo è inutile , ma anche sciocco e dannoso , in quanto che poi , per la stanchezza appunto e con la stizza di questo riconoscimento , si fanno tardi e si fanno male . Dapprima s ' era messa a guardare , con occhi tra imploranti e spaventati , il principe , o piuttosto , quella sua lunga , lunghissima barba . Poi , nell ' intronamento , aveva sentito un prepotente bisogno di ritirare la mano e di soffiare , di soffiare un poco almeno , non potendo sbuffare , non potendo gridare per dare uno sfogo alla soffocazione e alle smanie . Alla fine , era riuscita a vincere l ' intronamento : gli orecchi le si erano rifatti vivi un istante , ma per fuggire lontano , per afferrarsi a un qualche filo di suono , nell ' oscurità della notte , che le avesse dato sollievo , distrazione . Veniva dalla riviera , laggiù laggiù , invisibile , un sordo borboglìo continuo . E tutt ' a un tratto , proprio nel punto che il discorso del principe s ' era fatto più patetico , donna Adelaide era uscita a domandargli : - Ma che è , il mare ? si sente così forte , ogni notte ? Don Ippolito , dapprima stordito ( il mare ? che mare ? - ) si era poi sentito cascar le braccia : - Ah sì ... è il mare , è il mare ... E le aveva lasciato la mano e si era scostato . Donna Adelaide , imbarazzata , non sapendo come rimediare alla evidente mortificazione del principe per quella domanda inopportuna , era rimasta come appesa balordamente alla sua domanda . La risposta s ' era fatta aspettare un po ' ; alla fine era arrivata da lontano , grave : - Grida così , quand ' è scirocco ... Quella remota voce del mare era a lui cara e pur triste . Tante volte , nella pace profonda delle notti , gli aveva dato angoscia e compagnia . Abbandonato su la sedia a sdrajo , s ' era lasciato cullare da quel cupo fremito continuo delle acque che gli parlavano di terre lontane , d ' una vita diversa e tumultuosa ch ' egli non avrebbe mai conosciuta . S ' era sentito ripiombare tutt ' a un tratto da quel richiamo nella profondità della sua antica solitudine . Come più riprendere il discorso , adesso ? E , d ' altra parte , come rimaner così in silenzio , lasciar lì discosta nel terrazzo quella donna che ora gli apparteneva per sempre e che s ' era affidata alla sua cortesia , in quella solitudine per lei nuova e certo non gradita ? Bisognava farsi forza , vincere la ripugnanza e riaccostarsi . Ma certo , ormai , di non potere entrare con lei in altra intimità che di corpo , don Ippolito s ' era domandato amaramente qual altro effetto questa intimità avrebbe potuto avere , se non lo scàpito irreparabile della sua considerazione . E difatti , quella notte ... Ah , la povera donna Adelaide non avrebbe potuto mai immaginare un simile spettacolo , di pietà a un tempo e di paura ! Le veniva di farsi ancora la croce con tutt ' e due le mani . Ah , Bella Madre Santissima ! Un uomo con tanto di barba ... un uomo serio ... Dio ! Dio ! Lo aveva veduto , a un certo punto , scappar via , avvilito e inselvaggito . Forse era andato a rintanarsi di notte tempo nelle sale del Museo , a pianterreno . E lei era rimasta a passare il resto della notte , semivestita , dietro una finestra , a sentire i singhiozzi d ' un chiú innamorato , forse nel bosco della Civita , forse in quello più là , di Torre - che - parla . Meno male che , la mattina dopo , la vista della campagna e dello squisito arredo della villa l ' aveva un po ' racconsolata e rimessa anche in parte nelle consuete disposizioni di spirito , per cui volentieri , ove non avesse temuto di far peggio , si sarebbe lei per prima riaccostata al principe a dirgli , così alla buona , senza stare a pesar le parole , che , via , non si désse pensiero né afflizione di nulla , perché lei ... lei era contenta , proprio contenta , così ... Le aveva fatto pena quel viso rabbujato ! Pover ' uomo , non aveva saputo neanche alzar gli occhi a guardarla , quando a colazione si era rimesso a parlarle . Ma sì , ma sì , certo : era una condizione insolita , la loro : trovarsi così , a essere marito e moglie , quasi senza conoscersi . A poco a poco , certo , sarebbe nata tra loro la confidenza , e ... ma sì ! ma sì ! certo ! S ' era accorta però che , dicendo così , le smanie del principe erano cresciute , s ' erano anzi più che più esacerbate ; e con vero terrore aveva veduto riapprossimarsi la notte . Per parecchie notti di fila s ' era rinnovato questo terrore ; alla fine aveva ottenuto in grazia d ' esser lasciata in pace , a dormir sola , in una camera a parte . Se non che , il giorno dopo , era sceso a Colimbètra monsignor Montoro a farle a quattr ' occhi un certo sermoncino . E allora lei , di nuovo : - Oh Bella Madre Santissima ! Ma che ! ... no ... Ah , come ? ... che ? ... che doveva far lei ? ... Gesù ! Gesù ! ... Alla sua età , smorfie , moine ? Ah ! questo mai ! no no ! no no ! questo mai ! Non erano della sua natura , ecco . E , del resto , perché ? Non si poteva restar così ? Non chiedeva di meglio , lei . Che faccia aveva fatto Monsignore ! E la povera donna Adelaide , da quel momento in poi , non aveva saputo più in che mondo si fosse o , com ' ella diceva , aveva cominciato a sentirsi « presa dai turchi » . Ma come ? il torto era suo ? Il principe , tutto il giorno tappato nel Museo , non s ' era più fatto vedere , se non a pranzo e a cena , rigido aggrondato taciturno . Aria ! aria ! aria ! Sì , ce n ' era tanta , lì : ma per donna Adelaide non era più respirabile . E il bello era questo : che della soffocazione , avvertita da lei , le era parso che dovessero soffrire tutte le cose , gli alberi segnatamente ! Sul principio dei tre ripiani fioriti innanzi alla villa c ' era da più che cent ' anni un olivo saraceno , il cui tronco robusto , pieno di groppi e di nodi , per contrarietà dei venti o del suolo , era cresciuto di traverso e pareva sopportasse con pena infinita i molti rami sorti da una sola parte , ritti , per conto loro . Nessuno aveva potuto levar dal capo a donna Adelaide che quell ' albero , così pendente e gravato da tutti quei rami , soffrisse . - Oh Dio , ma non vedete ? soffre ! ve lo dico io che soffre ! poverino ! E lo aveva fatto atterrare . Atterrato , guardando il posto dove prima sorgeva : - Ah ! - aveva rifiatato . - Così va bene ! L ' ho liberato . Né s ' era fermata qui . Altre prove di buon cuore aveva dato , le sere senza luna , durante la cena , verso le bestioline alate che il lume del lampadario attirava nella sala da pranzo . Un certo Pertichino , ragazzotto di circa tredici anni , figlio del sergente delle guardie , era incaricato di star dietro la sedia di donna Adelaide e di dar subito la caccia a quelle bestioline , appena entravano . Se non che , Pertichino spesso si distraeva nella contemplazione dei grossi guanti bianchi di filo , in cui gli avevano insaccato le mani ; e donna Adelaide , ogni volta , doveva strapparlo a quella contemplazione con strilli e sobbalzi per lo springare di qualche grillo o per il ronzare di qualche parpaglione . - Niente ! Farfalletta ... Non si spaventi ! Eccola qua , farfalletta ... - Povera bestiola , non farla patire : staccale subito la testa ; se no , rientra ... Fatto ? - Fatto , eccellenza . Eccola qua . - No , no , che fai ? non me la mostrare , poverina ! Farfalletta era ? proprio farfalletta ? Povera bestiolina ... Ma chi gliel ' aveva detto d ' entrare ? Con tanta bella campagna fuori ... Ah , avessi io le ali , avessi io le ali ! Come dire che , senza pensarci due volte , se ne sarebbe volata via . Don Ippolito , per quanto urtato e disgustato , la aveva lasciata fare e dire . Ma una sera , finalmente , non s ' era più potuto tenere . Erano tutti e due seduti discosti sul terrazzo . Egli aspettava che su dalle chiome dense degli olivi , sorgenti sul pendìo della collina dietro la ripa , spuntasse la luna piena , per rinnovare in sé una cara , antica impressione . Gli pareva , ogni volta , che la luna piena , affacciandosi dalle chiome di quegli olivi allo spettacolo della vasta campagna sottostante e del mare lontano , ancora dopo tanti secoli restasse compresa di sgomento e di stupore , mirando giù piani deserti e silenziosi dove prima sorgeva una delle più splendide e fastose città del mondo . Ora la luna stava per sorgere , s ' intravvedeva già di tra il brulichìo dei cimoli argentei degli olivi , e don Ippolito disponeva la sua malinconia attonita e ansiosa a ricevere l ' antica impressione insieme con tutta la campagna , ove era un sommesso e misterioso scampanellìo di grilli e gemeva a tratti un assiolo , quando , all ' improvviso , dalla casermuccia sul greppo dello Sperone , era scoppiato a rompere , a fracassare quell ' incanto , il suono stridulo e sguajato del fischietto di canna di capitan Sciaralla . Donna Adelaide s ' era messa a battere le mani , festante . - Oh bello ! Oh bravo il capitano che ci fa la sonatina ! Don Ippolito era balzato in piedi , fremente d ' ira e di sdegno , s ' era turati gli orecchi , gridando esasperato : - Maledetti ! maledetti ! maledetti ! E , afferrando per le spalle Pertichino e scrollandolo furiosamente , gli aveva ingiunto di correre a gridare a quella canaglia dal ciglio del burrone dirimpetto , che smettesse subito . - E poi , fuori di qua ! fuori dai piedi ! Non voglio più vederti ! Chi ha qua fastidio delle mosche se le cacci da sé ! zitta , da sé ! Sono stanco , sono stufo di tutte queste volgarità che mi tolgono il respiro ! Basta ! basta ! basta ! Ed era scappato via dal terrazzo , con gli occhi strizzati e le mani su le tempie . Fortuna che , pochi giorni dopo , s ' era presentato alla villa don Salesio Marullo , con un viso sparuto e quasi affumicato , guardingo e sgomento , a chiedere ajuto e ospitalità . Era diventato , fin dal primo giorno , cavaliere di compagnia di donna Adelaide , la quale credette che gliel ' avesse mandato Iddio . - Don Salesio , per carità , mangiate ! Per carità , don Salesio , rimettetevi subito ! Subito , Pertichino , due altri ovetti a don Salesio ! S ' era messa a ingozzarlo come un pollo d ' India prima di Natale . Il povero gentiluomo , ridotto una larva , non aveva saputo opporre alcuna resistenza ; aveva ingollato , ingollato , ingollato tutto ciò che gli era stato messo davanti , e quasi in bocca , a manate ; poi ... eh , poi l ' aveva scontato con tremende coliche e disturbi viscerali d ' ogni genere , per cui , nel bel mezzo d ' uno svago o d ' un passatempo concertato con capitan Sciaralla per distrarre la principessa , si faceva in volto di tanti colori e alla fine doveva scappare , non è a dire con quanta sofferenza della sua dignità , per quanto ormai intisichita . Ma donna Adelaide ne gongolava . Non potendo nulla contro quella del principe suo marito , per vendetta s ' era gettata a fare strazio d ' ogni dignità mascolina che le si parasse davanti : anche di quella di Sciaralla il capitano . Aveva trovato per caso tra le carte della scrivania , nella stanza del segretario Lisi Prèola , una vecchia poesia manoscritta contro il capitano , dove tra l ' altro era detto : Oppur vai , don Chisciottino , all ' assalto d ' un molino ? od a caccia di lumache t ' avventuri col mattino , così rosso nelle brache , nel giubbon così turchino , Sciarallino , Sciarallino ? E un giorno , ch ' era piovuto a dirotto , appena cessata la pioggia , era scesa nello spiazzo sotto il corpo di guardia dove « i militari » facevano le esercitazioni , e chiamando misteriosamente in disparte capitan Sciaralla , gli aveva ordinato di mandare i suoi uomini , con la zappetta in una mano e un corbellino nell ' altra , in cerca di babbaluceddi , ossia delle lumachelle che dopo quell ' acquata dovevano essere schiumate dalla terra . Il povero capitano , a quell ' ordine , era rimasto basito . Come dare militarmente un siffatto comando ai suoi uomini ? Perché donna Adelaide , per metterlo alla prova , aveva preteso che quella cerca di lumache avesse tutta l ' aria d ' una spedizione militare . - Eccellenza , e come faccio ? - Perché ? - Se perdiamo il prestigio , eccellenza ... - Che prestigio ? - Ma ... capirà , io debbo comandare ... e in momenti come questi ... - Io voglio i babbaluceddi . - Sì , eccellenza ... piú tardi , quando rompo le file ... - Quando rompete ... che cosa ? - Le file , eccellenza . - No no ! E allora finisce il bello , che c ' entra ! Io voglio babbaleddi militari ! E non c ' era stato verso di farla recedere da quella tirannia capricciosa . Con quali effetti per la disciplina , Sciaralla il giorno dopo lo aveva lasciato considerare amaramente a don Salesio Marullo , già da un pezzo messo a parte della sua costernazione per le notizie che arrivavano da tutta la Sicilia , del gran fermento dei Fasci , a cui pareva non potessero più tener testa né la polizia , né la milizia , « quella vera » . - Capissero almeno che qua siamo anche noi contro il governo ... Ma no , caro sì - don Salesio : perché sono una lega , non tanto contro il governo , quanto contro la proprietà , capisce ? - Capisco , capisco ... - Vogliono le terre ! E se , cacciati dalle città , si buttano nelle campagne ? Quattro gatti siamo ... E più diamo all ' occhio , perché figuriamo in assetto di guerra , capisce ? - Capisco , capisco . - Qua , così armati , diciamo quasi noi stessi che c ' è pericolo ; sfidiamo l ' assalto ; siamo come un piccolo stato , a cui si può fare benissimo una guerra a parte , mi spiego ? E domani il prefetto un ' offesa a noi sa come la prenderebbe ? come una giusta retribuzione . Guarderà gli altri , e per noi dirà : « Ah , S . E . il principe di Laurentano , vuol fare il re , con la sua milizia ? Bene , e ora si difenda da sé ! » Ma con che ci difendiamo noi ? Me lo dica lei ... Che roba è questa ? - Piano ... eh , con le armi ... - Armi ? Non mi faccia ridere ! Armi , queste ? Ma quando si vuol tener gente così ... e vestita , dico , lei mi vede ... coraggio ci vuole , creda , coraggio a indossare in tempi come questi un abito che strilla così ... e io mi sento scolorir la faccia , quando mi guardo addosso il rosso di questi calzoni . Dico , sì - don Salesio , che scherziamo ? Quando , dico , si sta sul puntiglio di non volersi abbassare a nessuno ... - Forse , - suggeriva , esitante , don Salesio , - sarebbe prudente raccogliere ... - Altra gente ? E chi ? Sarebbe questo il mio piano ! Ma chi ? I contadini ? E se sono anch ' essi della lega ? I nemici in casa ? - Già ... già ... - Ma che ! L ' unica , sa quale sarebbe ? ... A voce , non lo disse : con due dita si prese sul petto la giubba ; guardingo , la scosse un poco ; poi , quasi di furto , fece altri due gesti che significavano : ripiegarla e riporla , e subito domandò : - Che ? No ? Lei dice di no ? Don Salesio si strinse nelle spalle : - Dico che il principe ... forse ... - Eh già , perché non deve portarla lui ! Sì - don Salesìo , il cielo s ' incaverna , s ' incaverna sempre più da ogni parte ; e i primi fulmini li attireremo noi qua , con questi ferracci in mano , vedrà se sbaglio ! Scoppiò difatti il fulmine , e terribile , pochi giorni dopo , e fu la notizia dell ' eccidio d ' Aragona . Parve che scoppiasse proprio su Colimbètra , poiché lì , per combinazione , sotto lo stesso tetto si trovarono il padre dell ' autore principale dell ' eccidio , cioè il segretario Lisi Prèola , e il patrigno della vittima , il povero don Salesio . E lo sbigottimento e l ' orrore crebbero ancor più , allorché da Rona , come il rimbombo di quel fulmine caduto così da presso , giunse l ' altra notizia dell ' impazzimento di Dianella . Donna Adelaide , colpita ora direttamente dalla sciagura , lasciò d ' accoppare con la sua fragorosa e affannosa carità don Salesio e si mise a strillare per conto suo che , con Dianella impazzita a causa di quell ' eccidio , non era più possibile che rimanesse lì a Colimbètra il padre dell ' assassino ! E il principe , per farla tacere , quantunque stimasse ingiusto incrudelire su quel vecchio già atterrato dalla colpa nefanda del figlio , si vide costretto a mandarlo via dalla villa , con un assegno . Prima d ' andare , il Prèola , strascicandosi a stento , col grosso capo venoso e inteschiato ciondoloni , volle baciar la mano anche alla signora principessa e le disse che volentieri offriva ai suoi padroni , per il delitto del figlio , la penitenza di lasciare dopo trentatré anni il servizio in quella casa , compiuto con tanto amore e tanta devozione . Donna Adelaide , commossa e pentita , cominciò a dare in ismanie e chiamò innanzi a Dio responsabile il principe del suo rimorso per l ' ingiusta punizione di quel povero vecchio ; sì , il principe , sì , per l ' orgasmo continuo in cui la teneva , così che ella non sapeva più quel che si volesse e , pur di darsi uno sfogo , diceva e faceva cose contrarie alla sua natura . Le sue smanie divennero più furiose che mai , come seppe ch ' erano ritornati da Roma suo fratello Flaminio e Dianella . A monsignor Montoro , sceso a Colimbètra in visita di condoglianza per la morte di donna Caterina , domandò con gli occhi gonfii dal pianto , se gli pareva umano che le si proibisse d ' andare a vedere e assistere la nipote , a cui aveva fatto da madre ! Don Ippolito , in quel momento , non era in villa . S ' era recato al camposanto di Bonamorone , poco discosto da Colimbètra , a pregare su la fossa della sorella . Quando entrò , scuro , nel salone , finse di non vedere il pianto della moglie , e al vescovo che gli si fece innanzi compunto e con le mani tese , disse : - È morta disperata , Monsignore . Disperata . Il figlio in carcere , compromesso con tanti altri di questi patrioti , nella frode delle banche . E quel Selmi venuto qua padrino avversario del Capolino , ha saputo ? s ' è ucciso . Scontano tutti le loro belle imprese ! È lo sfacelo , Monsignore ! Dio abbia pietà dei morti . Io mi sento il cuore così arso di sdegno , che non m ' è stato possibile pregare . Un fremito ai ginocchi m ' ha fatto levare dalla fossa della mia povera sorella , e mi sono domandato se questo era il momento di pregare e di piangere , o non piuttosto d ' agire , Monsignore ! Ma dobbiamo proprio rimanere inerti , mentre tutto si sfascia e le popolazioni insorgono ? Ha sentito , ha letto nei giornali ? Le folle hanno un bell ' essere incitate da predicazioni anarchiche ; scendendo in piazza a gridare contro la gravezza delle tasse , recano ancora con sé il Crocefisso e le immagini dei Santi ! - Anche quelle , però , del re e della regina , don Ippolito , - gli fece osservare amaramente Monsignore . - Per disarmare i soldati , queste ! - rispose pronto don Ippolito . - Il segno che l ' animo del popolo è ancora con noi , è in quelle ! è chiaro in quelle ! Sa che mio figlio è in Sicilia ? Monsignore chinò il capo più volte con mesta gravità , credendo che il principe gli avesse fatto quella domanda per chiamarlo a parte d ' un dispiacere . - Ha viaggiato insieme con don Flaminio , - aggiunse con un sospiro , - e con la povera figliuola . Donna Adelaide ruppe in nuovi e più forti singhiozzi . Don Ippolito pestò un piede rabbiosamente . - Bisogna vincere i proprii dolori , - disse con fierezza - e guardar oltre ! Saper vivere per qualche cosa che stia sopra alle nostre miserie quotidiane e a tutte le afflizioni che ci procaccia la vita ! Io ho scritto a mio figlio , Monsignore , e ho fatto anche chiamare il Capolino per proporgli d ' andare ad abboccarsi con lui , se fosse possibile venire a qualche intesa ... - Ma come , don Ippolito ? - esclamò , con stupore e afflizione , Monsignore . - Con quelli che gli hanno or ora assassinato barbaramente la moglie ? Don Ippolito tornò a pestare un piede sul tappeto , strinse e scosse le pugna , e col volto levato e atteggiato di sdegno , fremette : - Schiavitù ! schiavitù ! schiavitù ! Ah se io non fossi inchiodato qui ! - Ma che siamo sbanditi ? davvero sbanditi ? - domandò allora , tra le lagrime , donna Adelaide , rivolta al vescovo . - Chi ci proibisce d ' uscire di qui , d ' andare dove ci pare , Monsignore ? - Chi ? - gridò don Ippolito , volgendosi di scatto , col volto scolorito dall 'ira.- Non lo sapete ancora ? Monsignore , non ha posto lei chiaramente i patti di queste mie nuove nozze sciagurate ? Come non sa ancora costei chi ci proibisce d ' uscire di qui ? - Ma in un caso come questo ! - gemette donna Adelaide . - Vado io sola ! Egli può restare ! Santo Dio , ci vuole anche un po ' di cuore , ci vuole ! Monsignor Montoro la supplicò con le mani di tacere , d ' usar prudenza . Don Ippolito si portò e si premette forte le mani sul volto , a lungo ; poi mostrando un ' aria al tutto cangiata , di profonda amarezza , di profondo avvilimento , disse : - Monsignore , procuri d ' indurre mio cognato a portar qui la figliuola , presso la zia . Forse la quiete , la novità del luogo le potranno far bene . - Ah , qui ? davvero qui ? Ah se viene qui ... - proruppe allora con furia di giubilo donna Adelaide , dimenandosi , quasi ballando sulla seggiola . - Sì , sì , sì , Monsignore mio . Sente ? lo dice lui ! La faccia venire qui , Monsignore , subito subito , qui , la mia povera figliuola ! Lieto della concessione , Monsignore parò le candide mani paffute ad arrestare quella furia : - Aspettate ... permettete ? Ecco ... vi devo dire ... oh , una cosa che mi ha tanto , tanto intenerito ... Qua , sì ... ma aspettate ... vedrete che è meglio lasciare per ora a Girgenti la povera figliuola ... Forse abbiamo un mezzo per guarirla . Sì , ecco , l ' altro jer sera , sapete chi è venuto a trovarmi al vescovado ? Il De Vincentis , quel povero Ninì De Vincentis innamorato da lungo tempo della ragazza , lo sapete . Caro giovine ! Oh se l ' aveste veduto ! In uno stato , vi assicuro , che faceva pietà . Si mise a piangere , a piangere perdutamente , e mi pregò , mi scongiurò di dire a don Flaminio che si fidasse di lui e lo mettesse accanto alla ragazza , ché egli col suo amore , con la sua calda pietà insistente sperava di scuoterla , di richiamarla alla ragione , alla vita . Ebbene , che ne dite ? - Magari ! - esclamò donna Adelaide . - E Flaminio ? Flaminio ? - Ho fatto subito , jeri mattina , l ' ambasciata , - rispose Monsignore . - E don Flaminio , che conosce il cuore , la gentilezza e l ' onestà illibata del giovine , ha accettato la proposta , promettendo al De Vincentis che la figliuola sarà sua se farà il miracolo di guarirla . Ora il giovine è lì , presso la povera figliuola . Lasciamola stare , donna Adelaide , e preghiamo Iddio insieme , che il miracolo si compia ! Con questa esortazione , monsignor Montoro tolse commiato . Per le scale disse a don Ippolito che aveva in animo di mandare una pastorale ai fedeli della diocesi , e che fra qualche giorno sarebbe venuto a fargliela sentire , prima di mandarla . Don Ippolito aprì le braccia e , appena il vescovo partì con la vettura , andò a rinchiudersi nelle sale del Museo . Donna Adelaide rimase a piangere , prima di tenerezza per quell ' atto del povero Ninì , poi per disperazione , poiché sapeva purtroppo in che conto la nipote tenesse un tempo quel giovine . Forse , se anche lei avesse potuto esserle accanto , a persuaderla ... chi sa ! E cominciò a fremere di nuovo e a struggersi tra le smanie e a sentirsi divorata dalla rabbia per quella barbarie del principe , che la costringeva a star lì . E perché poi ? che cosa rappresentava , che cosa stava a far lì , lei ? No , no , no ; voleva andar via , scappare , fuggire , o sarebbe anch ' essa impazzita ! Decise di scrivere al fratello , scongiurandolo di venir subito a riprendersela , a liberarla da quella galera , o con le buone o con le cattive . Lieto della chiamata del principe di Laurentano , Ignazio Capolino si disponeva a scendere a Colimbètra , quando nella saletta d ' ingresso udì la vecchia serva respingere sgarbatamente qualcuno , che chiedeva di lui . Si fece avanti , sporse il capo a guardare , vide due donne vestite di nero , con uno scialle pur nero in capo , stretto attorno al viso pallido e smunto . Erano le due figliuole del Pigna , Mita e Annicchia . Capolino , come intese il nome , le fece entrare nel salotto e , dopo averle costrette a sedere , domandò loro che cosa desiderassero . Per pudore della loro miseria e per sostenere con dignità il cordoglio , resistevano entrambe alla commozione irrompente . Lo sforzo che facevano per non piangere , intanto , e la suggezione , impedivano la voce . E tutte e due stropicciavano forte , sotto lo scialle nero , il pollice della mano sinistra sulla costa dell ' ultima falange dell ' indice , ottusa , incallita , annerita e bucherata dall ' assiduo passaggio dell ' ago e del filo , quasi che soltanto nella sensibilità perduta di quel dito potessero trovar la forza e il coraggio di parlare . Alla fine , Mita , levando appena gli occhi offuscati , riuscì a dire : - Signor deputato , siamo venute a pregarla ... E l ' altra subito suggerì , corresse : - Le diamo l ' incomodo ... col dolore che deve avere in sé ... - Dite , dite pure , - le esortò Capolino . - Sono qua ad ascoltarvi . - Sissignore , ecco ... Vossignoria saprà , - riprese Mita facendosi improvvisamente rossa in viso , - che nostro padre e il Lizio , che è ... - Marito d ' una nostra sorella , - tornò a suggerire Annicchia . Mita le rivolse con gli occhi un pietoso rimprovero . - Sono stati arrestati , signor deputato ! - Innocenti , signor deputato , innocenti ! - Siamo testimonie noi , che non sapevano nulla , proprio nulla del fatto ... Capolino , confuso tra l ' ansia affannosa e incalzante con cui le due sorelle ora parlavano , domandò : - Di qual fatto ? - Come ! - fece Mita . - Del fatto , che vossignoria , purtroppo ... - Oh Signore ! - esclamò Annicchia . - Ce ne trema ancora il cuore . E Mita riprese : - Sono stati arrestati anch ' essi , innocenti come Cristo ... Siamo testimonie noi , che sono rimasti sbalorditi e senza fiato , quando se ne sparse la notizia ; non sapevano nulla di nulla ... - E vossignoria può credere , - aggiunse Annicchia , - che non avremmo avuto il coraggio di venire qua a parlarne a vossignoria , se non fossimo più che sicure che sono innocenti ... E Mita con gli occhi bassi , tremante : - La sua signora , disse , noi l ' abbiamo servìta e sappiamo quant ' era buona ... signora affabile ... e bella , oh quant ' era bella ... che pena ! Capolino strizzò gli occhi , si torse un po ' sulla seggiola , e domandò con voce grossa : - Avete avuto una perquisizione in casa ? - Sissignore , - risposero a una voce le due sorelle . Seguitò Mita : - Guardie , delegati , giudici ... come tanti diavoli .. hanno messo tutto sossopra .. - E che hanno trovato ? - Niente ! - Oh Maria , proprio niente ... Qualche lettera ... giornali ... l ' elenco dei socii . - Socii per modo di dire ... non veniva nessuno ... - Libri ... carte ... si son portato via tutto ... anche un capo di biancheria , signor deputato , con una goccia di sangue che m ' ero fatto io , qua al dito , cucendo ... Capolino si strinse la bocca con una mano sotto il naso , e rimase un pezzo accigliato , a pensare ; poi disse : - Se non verrà fuori qualche compromissione ... - Ah , nossignore ! - esclamò subito Mita . - Col fatto per cui sono stati arrestati , nessuna ; certo nessuna ! Vossignoria può crederlo ... - Non saremmo venute da vossignoria ... - ripeté Annicchia . Capolino tese le mani per fermarle , si raccolse di nuovo a pensare . - Sapete , - poi domandò - che io non sono benvisto dall ' autorità ? Sapete che , per scusare trenta e più anni di malgoverno , si vuol far credere che tutti questi torbidi in Sicilia siano suscitati sotto sotto dal partito clericale , a cui io appartengo ? - Vossignoria ... ma come ! disse Annicchia , con le mani giunte . - Se vossignoria ha avuto ... se a vossignoria ... - Tanto più ! Tanto più ! - troncò Capolino . - Diranno : « Ecco , vedete che c ' è l ' accordo ? Il cuore è una cosa ; la politica , un ' altra ! Viene lui , lui stesso , a intercedere per gli arrestati » . Così diranno ! Le due sorelle restarono smarrite , oppresse . - E come si può credere una tal cosa ? ... - domandò . - Ma non la credono affatto ! - rispose con un sorriso di sdegno Capolino . - Fingono di credere ! È la loro scusa . E io , andando , voi lo capite , farei il loro gioco , senza ottenere nulla per voi . Proprio cosí ! Anche nel 1866 , che voi altre non eravate neppur nate , la sommossa popolare a causa delle iniquità politiche e amministrative , fu addebitata a questo capro espiatorio del partito clericale . È la scusa più comoda , per i governanti , e di sicuro effetto ! Le due sorelle rimasero un pezzo in silenzio , assorte , quasi a veder la speranza che le aveva condotte lì , rintanarsi nella pena , cacciata da una ragione inattesa che non riuscivano a intendere chiaramente . - C ' eravamo figurate , - disse poi Mita , - che se vossignoria avesse detto una parola ... non solo di fronte all ' autorità ... ma anche per il paese ... Viviamo del lavoro che facciamo noi due , io e questa mia sorella ... Nessuno ce ne vuol più dare adesso , perché tutti , per quest ' arresto , credono che nostro padre e nostro cognato siano complici nel fatto che giustamente ha indignato tutto il paese ... Ora , se vossignoria , che è stato più di tutti offeso , dice una parola ... l ' innocenza ... - E c ' è anche questo , signor deputato ! - proruppe Annicchia , non riuscendo più a trattenere le lagrime , - che nostra sorella , signor deputato , quando sono venute le guardie ad arrestare il marito e nostro padre , aveva il bambinello attaccato al petto . Le si è attossicato il latte , signor deputato ; e ora il bambino sta morendo , e non sappiamo come curarlo ; e nostra sorella pare impazzita per il figlio che le muore , col padre in carcere ! Siamo rimaste cinque sorelle in casa ; ci volgiamo da tutte le parti e non sappiamo che ajuto darle ... Per questo siamo venute qua , a supplicarla , signor deputato ! Capolino s ' alzò , come sospinto dalla commozione . - Vedrò ... vedrò di fare qualche cosa ... - disse . - Datemi un po ' di tempo ... Bisogna che veda .. per la mia ... dico per la mia responsabilità politica ... Il cuore , ve l ' ho detto , è una cosa ; la politica , un ' altra ... Ma vedrò ... non m ' impegno ... Quietatevi , quietatevi ... e coraggio , figliuole mie ... È un momento orribile per tutti , credete ... e nessuno riesce a vederci uno scampo ... Le accompagnò , così dicendo , fino alla saletta d ' ingresso non volle scuse né ringraziamenti ; richiuse pian piano la porta alle loro spalle . Pur senz ' alcuna fiducia in quella vaga promessa d ' ajuto , le due sorelle , appena uscite su la via , provarono un certo sollievo per il passo che avevano fatto , quasi un ' ebbrezza d ' aver saputo parlare , per cui si sentirono alquanto riconfortate . Ma presto , pensando al luogo ove erano avviate , ricaddero nell ' avvilimento d ' una vergogna scottante . Si recavano alla Posta a riscuotere un po ' di denaro che Celsina aveva mandato da Roma , e di cui non sapevano che pensare ... E altro danaro in quei giorni , poco , oh poco , e frutto d ' un ' altra vergogna ben nota , veniva dalla sorella maggiore , da Rosa , a quelle loro povere mani logorate dal lavoro e ora forzate dall ' ozio , forzate ad accogliere il tristo peso di quei soccorsi non chiesti . Che agli occhi altrui figurasse d ' andare a Colimbètra non di sua volontà , ma chiamato , piaceva molto a Capolino . Era là , adesso , appesa al ramo una pera , rimasta un tempo acerba alla sua brama ; ma che ora , a quanto poteva congetturare da notizie recenti , doveva esser più che matura , lì lì per cadere a una scrollatina cauta e ardita della sua mano . Sarebbe stato questo , il perfetto compimento della sua vendetta ! E tutto pareva meravigliosamente preordinato perché si compisse presto e bene . Adelaide Salvo figurava nubile tuttora davanti allo stato civile . L ' avrebbe spinta a fuggire con lui a Roma , a riparare in casa della sorella Rosa . Prudentemente , per raffermar bene il suo diritto di salvatore , si sarebbe prima trattenuto alcuni giorni a Napoli con lei che , poverina , doveva aver tanto bisogno di quegli svaghi che solamente una città come Napoli poteva offrirle . A Roma , si poteva senza chiasso contrar le nozze civili . Francesco Vella avrebbe trovato modo di farlo entrare in qualità d ' avvocato consulente nell ' amministrazione delle ferrovie ; e non era detto che non dovesse piacergli che egli , divenuto di nuovo suo cognato , restasse con quella medaglietta ciondolante sul panciotto . Col tempo anche Flaminio Salvo , per intercessione di don Francesco e di donna Rosa , si sarebbe forse placato e non gli avrebbe attraversato la via . Il vero punto , adesso era persuadere Adelaide d ' affrontar lo scandalo della fuga , in quel momento sciagurato della pazzia della nipote . Ma monsignor Montoro gli aveva detto che il principe proibiva assolutamente alla moglie di recarsi a Girgenti anche per una visita in casa del fratello . Un ' altra congiuntura maravigliosamente propizia era nell ' opera pietosa offerta da quel caro Ninì De Vincentis alla povera ragazza . Che se Dianella fosse stata portata a Colimbètra presso la zia come il principe aveva proposto , altro che pensare alla fuga , egli non avrebbe potuto più neanche mettervi il piede ! Ma poteva bastare ad Adelaide questa vaga speranza , questa magra consolazione da lontano , di sapere inginocchiato innanzi alla nipote demente quel povero San Luigi ? In fondo tutto quell ' ardore , per quanto sincero , di visitare la nipote , doveva essere un pretesto per uscir da Colimbètra . Le ragioni delle sue smanie perduravano tutte , esacerbate per giunta da quella proibizione . Né Flaminio Salvo si sarebbe mai indotto a persuadere il principe di concedere alla sorella quell ' uscita . Bisognava insistere su questo punto , dimostrare ad Adelaide che il fratello non era uomo da venir meno ai patti stabiliti col principe per nessuna considerazione ; cosicché ella , perduta ogni speranza nell ' ajuto del fratello e vedendosi condannata a struggersi lì nel dispetto e nella noja , non vedesse più altro scampo che in lui , e trovasse nella disperazione il coraggio della fuga . Questi pensieri e ricordi e propositi rivolgeva in sé Capolino , scendendo da Girgenti a Colimbètra in vettura . Ma non gli suscitavano dentro né ansia , né calore . Avvertiva anzi una frigidità nauseosa , come se la vita gli si fosse rassegata ; sentiva che quella sua vendetta era per cose che restavano indietro nel tempo , irrevocabili , e già morte nel cuore , e che però non ne avrebbe avuto né gioja , né promessa di bene per l ' avvenire . Vendicava uno che , un giorno , era stato respinto da Adelaide Salvo ; ma era più ormai quell ' uno ? Tante cose non avrebbero dovuto accadere , che purtroppo erano accadute , e di cui sentiva in sé , nel cuore , il peso morto , perché avesse ora qualche gioja della sua vendetta . E appunto tutte queste cose morte gliela rendevano cosí facile . Ecco perché sentiva quella frigidità nauseosa . In Nicoletta Spoto aveva potuto trovare un certo compenso , un rinfranco alla nausea della sua abiezione , per quella e con quella , valeva quasi la pena d ' esser vile ... Ma suscitare adesso un nuovo scandalo , fare un affronto a un uomo come don Ippolito Laurentano , per Adelaide Salvo ... Forse però , in fin dei conti , sarebbe stato anche un sollievo per don Ippolito portargli via quella moglie ! Sul momento , l ' amor proprio ne avrebbe un po ' sofferto ; ma non era male che a lui così favorito sempre dalla sorte , bello , nobile , ricco , che aveva potuto prendersi il gusto e la soddisfazione di tener sempre alta la fronte , la sorte stessa , ora , all ' ultimo , con la mano di lui Capolino , allungasse uno scappellotto , così di passata . Ancora un ' altra agevolazione , e questa davvero inaspettata , e tale da fargli quasi cader le braccia , trovò , appena arrivato alla villa . Don Ippolito , sdegnato da un canto dalla sfiducia del vescovo , dall ' altra al tutto disilluso dalla risposta di Lando , arrivatagli la sera avanti da Palermo , circa la possibilità di venire a un accordo col partito clericale , s ' era rifugiato , come in tante altre occasioni bisognoso di conforto , nel culto delle antiche memorie , nell ' opera da lungo tempo intrapresa sulla topografia akragantina . Come per l ' acropoli , così per l ' emporio d ' Akragante , s ' era messo contro tutti i topografi vecchi e nuovi , che lo designavano alla foce dell ' Hypsas . Quivi egli invece sosteneva che fosse soltanto un approdo , e che l ' emporio , il vero emporio , Akragante , come altre antiche città greche non poste propriamente sul mare , lo avesse lontano , in qualche insenatura che potesse offrire sicuro ricovero alle navi : Atene , al Pireo ; Megara attica , al Niseo ; Megara sicula , allo Xiphonio . Ora , qual era l ' insenatura piú vicina ad Akragante ? Era la così detta Cala della Junca , tra Punta Bianca e Punta del Piliere . Ebbene là , dunque , nella Cala della Junca , doveva essere l ' emporio akragantino . A questa conclusione era arrivato con la scorta d ' un antico leggendario di Santa Agrippina . Ed era lieto e soddisfatto di una pagina che aveva trovato modo d ' inserire nell ' arida discussione topografica , per descrivere il viaggio delle tre vergini Bassa , Paola e Agatonica , che avevano recato per mare da Roma il corpo della santa martire dell ' imperatore Valeriano . Non era dubbio che le tre vergini fossero approdate col corpo della santa alla spiaggia agrigentina , in un luogo detto Lithos in greco e Petra in latino , quello stesso oggi chiamato Petra Patella , o Punta Bianca . Orbene , nell ' antico agiografo si leggeva che al momento dell ' approdo delle tre vergini un monaco che usciva dal monastero di Santo Stefano nel villaggio di Tyro presso l ' emporio , avviato ad Agrigento , s ' era fermato , attratto dal soave odore che emanava dal corpo della santa , ed era poi corso alla città ad annunziare quel prodigio al vescovo San Gregorio . Se , come volevano i vecchi e nuovi topografi , l ' emporio era alla foce dell ' Hypsas , e dunque pur lì il vicus di Tyro e il monastero di Santo Stefano , come mai quel monaco , avviato ad Agrigento , s ' era potuto imbattere a Punta Bianca nelle tre vergini che approdavano col corpo della santa martire ? Era del tutto inammissibile . Il monastero di Santo Stefano di Tyro doveva esser lì , presso Punta Bianca , e dunque pur lì l ' emporio . E la prova piú convincente era nel nome di quel villaggio , uguale a quello della grande città fenicia : Tyro . Questo nome probabilmente lo avevano dato i Cartaginesi al tempo del loro attivo commercio con gli Akragantini , e tale per qualche monte che doveva sorgere presso il villaggio : tur , difatti , in fenicio significa monte . Ne sorgeva forse qualcuno presso la foce dell ' Hypsas ? No ; il monte , designato anzi come per antonomasia il Monte Grande , sorge là appunto , presso Punta Bianca , e domina la Cala della Junca . Don Ippolito , quella mattina per tempissimo , s ' era recato a cavallo , con la scorta di Sciaralla e di altri quattro uomini , a visitar più attentamente quei luoghi , e in ispecie la costa di quel Monte Grande , nella contrada detta Litrasi , ove sono certi loculi creduti da alcuni topografi tombe fenicie , ma che a lui parevano molto più recenti e disposti e scavati in uno stile uso in Sicilia al tempo del basso impero , sicché potevano risalire agli anni del vescovado di San Gregorio , cioè al tempo che colà erano sbarcate le tre fedeli vergini Bassa , Paola e Agatonica con la salma odorosa della santa martire Agrippina . Di ritorno , benché da ogni parte gli si stendessero amenissimi allo sguardo nel tepore quasi primaverile immensi tappeti vellutati di verzura , qua dorati dal sole , là vaporosi di violente ombre violacee , sotto il turchino intenso e ardente del cielo , don Ippolito , guardando le sue mani appoggiate su l ' arcione della sella , non aveva pensato più ad altro che alla morte , alla sua scomparsa da quei luoghi , che ormai non doveva essere lontana . Ma contemplata così , sotto quel sole , in mezzo a tutto quel verde , mentre il corpo si dondolava ai movimenti uguali della placida cavalcatura , la morte non gli aveva ispirato orrore , bensì un ' alta serenità soffusa di rammarico e insieme di compiacenza , per la gentilezza e la nobiltà dei pensieri e delle cure , di cui aveva sempre intessuto la sua vita in quei luoghi cari , a cui tra poco avrebbe dato l ' ultimo addio . E s ' era immerso a lungo in quel sentimento nuovo di serenità , come per mondarsi del terrore angoscioso ch ' essa , la morte , gli aveva cagionato finora , e a cui doveva quelle indegne sue seconde nozze che avevano profanato il decoro della sua vecchiezza , l ' austerità del suo esilio . Poco dopo mezzogiorno , rientrando a Colimbètra , stanco della lunga cavalcata , sorprese nel salone Capolino e donna Adelaide in fitto colloquio : questa , accesa e in lacrime ; quello , pallido e in fervida agitazione . si fermò su la soglia , con un piglio più di nausea che di sdegno . - Oh , principe ... - fece subito Capolino , levandosi in piedi , smarrito . - State , state ... - disse don Ippolito , protendendo una mano , più per impedirgli d ' accostarsi , che per fargli cenno di restar seduto . - Non vi chiedo scusa del ritardo , perché la signora , vedo ... mi avrà dipinto anche a voi per un così barbaro uomo , che non vi sarete doluto se vi è mancata finora la mia compagnia ... - No ... la ... la principessa ... veramente ... - barbugliò Capolino . Don Ippolito s ' impostò fieramente e disse con accigliata freddezza : - Può andare , se vuole . Ma sappia che ciò che oggi le impedisce di uscire dal cancello della mia villa , le impedirà domani di rientrarvi . E ora seguitate pure la vostra conversazione . Si mosse per uscire dal salone . Capolino tentò di sostenere , innanzi alla donna , la sua dignità maschile , e gli disse dietro , quasi con aria di sfida , ma che poteva anche parer di scusa : - Voi , principe , mi avete fatto chiamare ... Don Ippolito , già arrivato all ' uscio , si voltò appena , tenendo scostata con la mano la portiera : - Oh , per una cosa da nulla , - disse . - Ormai ... ubbie ! ubbie ! E passò , lasciando ricadere la portiera . - La risposta ... la risposta ... - proruppe subito donna Adelaide , alzandosi soffocata e con gli occhi tumidi e insanguati dal pianto , - aspetto fino a domani la risposta , o che venga lui qua a dirmi se debbo proprio crepare e farmi pestar la faccia cosí - Ma certo ! ma certo ! ma certo ! - ribatté Capolino , andandole dietro . - Come vuoi che Flaminio ti dica ... - Me lo deve dire ! - lo interruppe lei , frenetica , mostrando i denti e le pugna . - Questo mi deve dire , con la sua bocca ; e allora sì , allora sì , subito ! faccio lo sproposito ! sono pronta ! faccio lo sproposito ! Entrò in quel punto Liborio , il cameriere favorito del principe , in preda a un ' ansia spaventata , e restò un momento perplesso alla vista del pianto e dell ' agitazione della signora . - Eccellenza ... Eccellenza ... - disse , - il signor don Salesio ... - Che cos ' è ? - domandò con rabbia donna Adelaide . - Che vuole ? - Niente , eccellenza ... pare che ... E Liborio alzò una mano a un gesto vago , di benedizione . - Ah , fece allora donna Adelaide , - piantando duramente gli occhi in faccia a Capolino e restando un tratto a guardarlo accigliata e a bocca aperta , come per saper da lui se fosse bene o male , che giusto in quel punto quel poveretto morisse . - Meglio ... meglio così ! - esclamò poi , - meglio cosí , pover ' uomo ... Andiamo , Gnazio , andiamo a vederlo ... E corse dietro a Liborio , seguita da Capolino , frastornato e turbato . - L ' ho tenuto qua con me ... - gli diceva , andando , - l ' ho trattato ... l ' ho curato ... Bella gente siete stati vojaltri , ad abbandonarlo così ... povero vecchio ... Meglio , meglio ... si leva di patire ... Anch ' io l ' ho trascurato in questi ultimi giorni ... Assassini ! Gli hanno dato il colpo di grazia ... Ma anche lui però , bisogna dirlo , mangiava troppo ... troppi dolci ... - Eh sì , eccellenza , - sospirò Liborio , - glielo dicevo anch ' io ... troppi ... - Piglia , piglia , Gnazio ... m ' è caduto il fazzoletto . Oh Bella Madre Santissima , che puzzo qui ! E si turò il naso con una mano , restando davanti alla soglia della cameretta in cui il povero vecchio moriva , sostenuto sul letto dal cuoco , accorso alla chiamata di Liborio . Trattenuti dall ' orrore istintivo della morte , ma forse più dal ribrezzo per l ' estrema magrezza di quel volto cartilaginoso , dai peli stinti , dai globi degli occhi già induriti sotto le pàlpebre semichiuse , donna Adelaide e Capolino stavano a guardare , ancora lì su la soglia , allorché videro la bocca del moribondo aprirsi , aprirsi sempre più , spalancarsi smisuratamente , come forzata con violenza crudele da una molla interna . - Oh Dio ! - gemette donna Adelaide . - Perché fa così ? Non aveva finito di dirlo , che da quella bocca springò fuori , di scatto , qualcosa , orribilmente . Donna Adelaide gettò un grido di raccapriccio e levò le mani quasi a riparo del volto . Liborio andò a guardare sul letto e , scorgendovi una dentiera aperta : - Niente , eccellenza ! - disse con un sorriso pietoso . - Ha finito di mangiare ... Il cuoco intanto adagiava sul cuscino il capo esanime del povero vecchio . CAPITOLO SETTIMO Nella vasta sala sonora dell ' antica cancelleria nel palazzo vescovile , dal tetro soffitto affrescato e coperto di polvere , dalle alte pareti dall ' intonaco ingiallito , ingombre di vecchi ritratti di prelati , coperti anch ' essi di polvere e di muffa , appesi qua e là senz ' ordine sopra armarii e scansìe stinte e tarlate , si levò un brusìo d ' approvazioni appena monsignor Montoro , con la sua bella voce dalle inflessioni misurate quasi soffuse di pura autorità protettrice , finì di leggere al capitolo della cattedrale e a molti altri canonici e beneficiali , lì apposta radunati , la pastorale ai reverendi parroci della diocesi su i luttuosi avvenimenti che funestavano la Sicilia e contristavano ogni cuor cristiano . Da un versetto di San Matteo , Monsignore aveva intitolato quella sua pastorale : Semper pauperes habetis vobiscum . Era una giornataccia rigida e ventosa di gennajo ; e più volte durante la lettura il vescovo e anche gli ascoltatori avevano rivolto gli occhi ai vetri dei finestroni che pareva volessero cedere alla furia urlante della libecciata . Tutta la lettura calma di quella mansueta omelìa aveva avuto l ' accompagnamento sinistro di sibili acuti e veementi , di cupi , lunghi mugolìi che spesso avevano distratto più d ' uno , diffondendo nella vasta sala vegliata da quei ritratti antichi impolverati e ammuffiti uno sbigottito rammarico della vanità di quella interminabile esercitazione oratoria . Parecchi se n ' erano stati a guardare attraverso uno di quei finestroni il terrazzino d ' una vecchia casa dirimpetto , sul quale un povero matto pareva provasse chi sa che voluttà , forse quella del volo , esposto lì al vento furioso che gli faceva svolazzare attorno al corpo la coperta del letto , di lana gialla , posta su le spalle : rideva con tutto il viso squallido , e aveva negli occhi acuti , spiritati , come un lustro di lagrime , mentre gli scappavan via di qua e di là , come fiamme , le lunghe ciocche dei capelli rossigni . Quel poverino era il giovane fratello del canonico Batà , il quale si trovava anche lui nella sala , attentissimo in vista alla lettura del vescovo , ma dentro di sé assorto di certo in pensieri estranei che più volte lo avevano fatto gestire comicamente . Terminata la lettura , quelli tra i più vecchi canonici che conoscevano meglio il debole del loro eccellentissimo vescovo s ' affrettarono a circondar la tavola , innanzi alla quale egli stava seduto , per farsi ripetere chi una frase e chi un ' altra fra le tante , di cui Monsignore , dal modo con cui le aveva proferite , era parso loro dovesse essere più contento e soddisfatto . - Quella , quella dell ' esercito di Satana , eccellenza , come dice ? - Allude alla massoneria , non è vero , vostra eccellenza ? come dice ? E Monsignore , dentro gongolante , ma fuori con un ' aria di stanca condiscendenza , abbassando su i chiari occhi ovati quelle sue pàlpebre lievi come veli di cipolla , e crollando il capo in segno di affermazione , e facendo cenno con la mano d ' aspettare , cercava nel foglio e ripeteva : - Malvagia e ria setta ... malvagia e ria setta , che a suo architetto ha scelto il demonio , a gerofante il giudeo ... - Ah , ecco ! A gerofante il giudeo ! - esclamavano quelli . - Stupenda espressione , eccellenza ! stupenda ... - Gagliarda ... gagliarda ... - Ma che ventaccio , buon Dio ! - riprendeva a lamentarsi il vescovo , afflitto , come d ' un ingiusto compenso al merito di quella sua fatica . I più giovani canonici , intanto , che piú di tutti avevano prestato ascolto alla lettura , si scambiavano tra loro occhiate di disgusto per quei vecchi e sciocchi piaggiatori , o di dolorosa rassegnazione per l ' accoglienza che il popolo avrebbe fatto a quel vaniloquio che s ' aggirava tutto quanto attorno a una non più ingenua che crudele domanda che i reverendi parroci avrebbero dovuto rivolgere ai poveri della diocesi : perché mai la miseria , che sempre era stata e sempre sarebbe stata , solamente ora perturbasse così gli animi e gli ordini e prorompesse in così deplorabili eccessi . Pareva ad alcuni di quei giovani prelati , che Monsignore avrebbe potuto almeno parafrasare per gli avvenimenti dell ' isola l ' enciclica recente di S . S . Leone XIII , De conditione opificum , nella quale era pur detto che i proprietarii dovessero cessare dall ' usura aperta o palliata , e dal tener gli operaj in conto di schiavi , e dal trafficare sul bisogno dei miseri , invece di mostrarsi così avverso a coloro che « osavano attentare all ' antica rigidità del diritto quiritario » . Tanto più s ' affliggevano del tono di quella pastorale del loro vescovo , in quanto che , proprio il giorno avanti , in difesa dei poveri Pompeo Agrò aveva pubblicato un fiero opuscolo , nel quale , dopo aver paragonato le condizioni della Sicilia a quelle dell ' Irlanda , e messo in rilievo il linguaggio e l ' atteggiamento assunti da illustri prelati cattolici , inglesi e americani , nelle questioni economiche e sociali del momento , aveva - quasi per sfida - citato l ' insolente risposta del reverendo Mac Glynn , curato cattolico di New York , all ' invito del suo vescovo di moderare la propaganda rivoluzionaria : « Ho sempre insegnato , Monsignore , e sempre insegnerò , fino all ' ultimo respiro , che la terra è di diritto proprietà comune del popolo , e che il diritto di proprietà individuale sul suolo è opposto alla giustizia naturale , quantunque sancito dalle leggi civili e religiose ! » . Era quell ' opuscolo dell ' Agrò tutto un ' acerba requisitoria contro l ' ignoranza e l ' accidia del clero siciliano . Ed ecco che , a un giorno di distanza , quella pastorale del loro vescovo veniva a darne la prova più schiacciante . Altri in crocchio si consigliavano , se non fosse prudente mandare più tardi , in segreto , qualcuno dei vecchi più accetti a Monsignore , per fargli notare a quattr ' occhi anche l ' inopportunità di quella pastorale , ora che in paese correva la voce che , per l ' imperversare ovunque della bufera , fosse imminente se non di già avvenuta la proclamazione dello stato d ' assedio in tutta la Sicilia . Si faceva anzi il nome d ' un generale dell ' esercito , nominato commissario straordinario con pieni poteri ; quello stesso che , da alcuni giorni , era sbarcato a Palermo con un intero corpo d ' armata . Si diceva che per prima cosa costui aveva fatto arrestare i membri del Comitato centrale dei Fasci , i quali la sera avanti avevano lanciato un proclama rivoluzionario ai lavoratori dell ' isola . - Sì , sì , eccolo ... l ' ho qua in tasca ... è vero ! è vero ! - disse uno , misteriosamente . - Or ora , fuori , lo leggeremo ... Ma a frastornare e ad accrescere la curiosità ansiosa di quel crocchio , sopraggiunse in quel punto nella sala , più pallido del solito e anelante , il giovane segretario del vescovo , che recava evidentemente la conferma di quelle gravissime notizie . Si affollarono tutti attorno alla tavola . - Proclamato ? - Sì , sì , lo stato d ' assedio , proclamato ; e ordinato il disarmo della popolazione . - Anche il disarmo ? Oh bene ... bene ... - E arrestati i membri del Comitato centrale dei Fasci , in Palermo . - Tutti ? - Non tutti ; alcuni sono riusciti a fuggire . Tra questi si dice , anche il figlio del principe di Laurentano . - Oh Dio , che sento ! - gemette il vescovo . - Già ... c ' era anche lui ! ... Fuggito ? Fuggito ? La notizia non era certa : molti asserivano che anche il Laurentano era stato arrestato . Subito , del resto , tutta la Sicilia sarebbe occupata militarmente , fin nelle più piccole borgate , cosicché anche quei fuggiaschi sarebbero presi e tratti in arresto . - Oh Dio , che sento ! oh Dio , che sento ! - riprese a esclamare Monsignore . - Ma dunque ... siamo davvero a questo ? Di nascosto , dalla tasca di quel giovine prelato venne fuori il proclama del Comitato , diffuso in gran copia su fogli volanti per tutte le città dell ' isola ; passò dall ' uno all ' altro attorno alla tavola ; ma molti non sapevano che fosse , e ognuno , saputolo , si ricusava d ' aprirlo e ne faceva passaggio al più presto , come se quella carta ripiegata e brancicata bruciasse o insudiciasse le mani , finché arrivò a quelle del giovine segretario che la spiegò e cominciò a leggerla forte alla presenza del vescovo , tra lo stupore e lo sgomento d ' alcuni e i vivaci commenti o di derisione o d ' indignazione degli altri . Trattando come da potenza a potenza col Governo , il Comitato , in tono solenne , domandava a nome dei lavoratori della Sicilia : l ' abolizione del dazio delle farine ( - Eh , fin qui ! - ) ; un ' inchiesta su le pubbliche amministrazioni , col concorso dei Fasci ( - Oh bravi ! Eh , scaltri ... già ! - ) ; la sanzione legale dei patti colonici e minerarii deliberati nei congressi del partito socialista ( - Come come ? Sanzione legale ? Eh già , legale ! Il bollo governativo ! - ) ; la costituzione di collettività agricole e industriali , mediante i beni incolti dei privati o i beni comunali dello Stato e dell ' asse ecclesiastico non ancora venduti ( e qui si scatenò una furia di proteste , una confusione di gridi , tra cui predominavano : - La spoliazione ! ... Briganti ! ... Roba di nessuno ! - mentre il giovane segretario con la mano faceva cenno di tacere , ché c ' era dell ' altro , di meglio , di meglio , e ripeteva , leggendo nella carta : - Nonché ... nonché ... - ) ; nonché l ' espropriazione forzata dei latifondi , con la concessione temporanea agli espropriati di una lieve rendita annua ( - Oh , troppo buoni ! - Troppa grazia ! - Che generosità ! - Che degnazione ! - ) ; leggi sociali per il miglioramento economico e morale dei proletarii , e infine la bomba : stanziamento nel bilancio dello Stato della somma di venti milioni di lire per procedere alle spese necessarie all ' esecuzione di queste domande , per l ' acquisto degli strumenti da lavoro tanto per le collettività agricole quanto per quelle industriali , e per anticipare alimenti ai socii e porre le collettività in grado d ' agire utilmente . - Ma sono pazzi ! ma sono pazzi ! - proruppe , tra il baccano generale , Monsignore , levandosi in piedi . - Oh Signore Iddio , che tracotanza ! Ma è certo , eh ? è certo l ' arrivo di questo corpo d ' armata ? è certo , eh ? Qua non si scherza ! Oh Dio ! oh Dio ! Il giovine segretario s ' affrettò a rassicurarlo , poi terminò la lettura del proclama che , concludendo , raccomandava la calma , perché coi moti isolati e convulsionarii non si sarebbero raggiunti benefizii duraturi , e ammoniva che dalle decisioni del governo si sarebbe tratta la norma della condotta da tenere . Ma Monsignore , scartando con ambo le mani come superflue quelle raccomandazioni e quegli ammonimenti , ordinò al segretario subito di mandare a stampa la sua pastorale che certo sonerebbe gradita a quel Generale comandante il corpo d ' armata ; e sciolse la riunione per recarsi in fretta a Colimbètra a confortare il principe di Laurentano . Con lungo e strepitoso svolazzìo di tonache e di tabarri quella frotta di canonici , investita dal vento , discese dalle alture di San Gerlando a mescolarsi al subbuglio della città . Il matto , sul terrazzino , gridava , felice , agitando la coperta gialla , come per rispondere allo svolazzare di tutti quei tabarri neri . Correndo a Colimbètra , monsignor Montoro non supponeva di certo che sentimenti molto simili a quelli espressi da lui con tanta untuosità letteraria nella sua pastorale agitavano l ' animo d ' uno di coloro ch ' egli aveva poc ' anzi chiamato pazzi . Al primo contatto diretto con quei così detti compagni , alle ripercussioni piú vicine e più frequenti degli episodii sanguinosi di quella sollevazione popolare , Lando Laurentano s ' era veduto chiamato dagli amici in Sicilia a rispondere , se non d ' un vero delitto , poiché non poteva diffidare della loro buona fede , certo d ' una enorme pazzia . Sempre per quella infatuazione , dovuta forse in gran parte , quasi un abbagliamento , al calore stesso della terra che dava tanta teatralità di voce e di gesti alla vita dei suoi compaesani , e di cui egli - volontariamente rigido - aveva avuto sempre un così aspro dispetto ! Come avevano potuto illudersi i suoi amici d ' essere riusciti in pochi mesi , con le loro prediche , a rompere quella dura scorza secolare di stupidità armata di diffidenza e d ' astuzie animalesche , che incrostava la mente dei contadini e dei solfaraj di Sicilia ? Come avevano potuto credere possibile una lotta di classe , dove mancava ogni connessione e saldezza di principii , di sentimenti e di propositi , non solo , ma la più rudimentale cultura , ogni coscienza ? Tutta , da cima a fondo , la tattica era sbagliata . Non una lotta di classe , impossibile in quelle condizioni , ma una cooperazione delle classi era da tentare , poiché in tutti gli ordini sociali in Sicilia era vivo e profondo il malcontento contro il governo italiano , per l ' incuria sprezzante verso l ' isola fin dal 1860 . Da una parte il costume feudale , l ' uso di trattar come bestie i contadini , e l ' avarizia e l ' usura ; dall ' altra l ' odio inveterato e feroce contro i signori e la sconfidenza assoluta nella giustizia , si paravano come ostacoli insormontabili a ogni tentativo per quella cooperazione . Ma se disperata poteva apparire l ' impresa , forse non meno disperata si scopriva adesso quella che i suoi amici avevano voluto tentare , agevolati sul principio , inconsciamente e sciaguratamente , dall ' inerzia del Governo che incoraggiava tutti a osare ? Sprofondato in quel momento a Roma fino alla gola nel pantano dello scandalo bancario e fiducioso qua in Sicilia nella sua polizia o inetta o arrogante e soverchiatrice , il Governo , senza darsi cura dei mali che da tanti anni affliggevano l ' isola , senza rispetto né per la legge né per le pubbliche libertà , con l ' inerzia o con le provocazioni aveva favorito e stimolato il rapido formarsi di quelle associazioni proletarie che , se avessero subito ottenuto qualche miglioramento anche lieve dei patti colonici e minerarii , e se non fossero state sanguinosamente aizzate , presto , senz ' alcun dubbio , si sarebbero sciolte da sé , prive com ' erano d ' ogni sentimento solidale e senz ' alcun lievito di coscienza o ombra d ' idealità . Questo , Lando Laurentano aveva compreso ora , troppo tardi , sul luogo ; e l ' animo esacerbato con cui era accorso all ' invito gli era rimasto oppresso da uno stupore pieno di tetra ambascia , come se i suoi amici gli avessero empito di stoppa la bocca arsa di sete . Scosso dall ' urgenza di correre a qualche riparo sotto la minaccia incombente d ' una violenta , schiacciante repressione da parte del governo , s ' era opposto con indignazione ai consigli di prudenza dei suoi amici , smarriti e sbigottiti dalla gravità estrema del mornento . Prudenza ? Ora che , a distanza di pochi giorni , nei piccoli paesi dell ' interno , a Giardinello , di appena ottocento abitanti , a Lercara , a Pietraperzìa , a Gibellina , a Marinèo , uscivano e si raccoglievano in piazza mandre di gente senz ' alcuna intesa , senz ' altra bandiera che i ritratti del re e della regina , senz ' altra arma che una croce imbracciata da qualche donna lacera e infuriata in capo alla processione , e s ' avviavano cieche incontro ai fucili d ' una ventina di soldati , a cui più che altro la paura di vedersi sopraffatti consigliava all ' improvviso di far fuoco , senza neppure aspettarne il comando ? sì , nessuno aveva suggerito loro quelle processioni che finivano in eccidii ; ma di esse e di tutti gli atti inconsulti e del sangue di quei macellati si doveva ora rispondere , appunto perché quelle mandre cieche s ' eran credute atte e mature ad accogliere la dimostrazione dei loro diritti . Come tirarsi più indietro , ora , e consigliar prudenza ? No , non c ' era più altro scampo , ormai , che nell ' ultimo prorompimento di quella pazzia : bisognava immolarsi insieme con quelle vittime . E Lando Laurentano aveva sdegnosamente rifiutato di apporre la firma a quel manifesto del Comitato centrale ai lavoratori dell ' isola , che nella solennità del tono perentorio gli era sembrato anche ridicolo , non tanto per i patti e le condizioni che poneva al Governo , ma in quanto mancava ogni realtà di coscienza e di forza in coloro nel cui nome li poneva . Di reale , non c ' era altro che la disperazione di tanti infelici , condannati dall ' ignoranza a una perpetua miseria ; e il sangue , il sangue di quelle vittime . A viva forza , appena proclamato lo stato d ' assedio , s ' era fatto trascinare da Lino Apes alla fuga . Era fuggito , non per le ragioni che l ' Apes nella concitazione del momento gli aveva gridate , ma per l ' invincibile repugnanza di far la figura dell ' apostolo o dell ' eroe o del martire , esposto nella gabbia d ' un tribunale militare alla curiosità e all ' ammirazione delle dame dell ' aristocrazia palermitana a lui ben note . A compagni nella fuga , oltre l ' Apes , aveva avuto il Bruno , l ' Ingrao e Cataldo Sclàfani , tutti e tre travestiti . Che riso , misto di sdegno e di compassione , che avvilimento insieme e che ribrezzo , gli aveva destato la vista irriconoscibile di quest ' ultimo , senza più quel fascio di pruni che gli copriva le guance e il mento ! Pareva che gli occhi e la voce ancora non lo sapessero , e producevano un ridicolissimo effetto di smarrimento nelle loro espressioni , di cui già tanta parte era quella barba che adesso mancava . Ma quel travestimento non tradiva , in verità , alcuna paura in nessuno dei tre ; era come imposto dalla parte che la necessità della fuga assegnava loro in quel momento ; ed entrava in esso anche , e non per poco , il fatuo puntiglio della scaltrezza isolana , di fuggire alla sopraffazione della forza pubblica . S ' erano internati nell ' isola , correndo innanzi alle milizie che da Palermo si disponevano a invadere le altre provincie . Se fossero riusciti a traversarla tutta , si sarebbero rifugiati a Valsanìa , e di là si sarebbero imbarcati per Malta o per Tunisi . Sarebbe piaciuto a Lando di spatriare a Malta , luogo d ' esilio di suo nonno , non perché ardisse di comparar la sua sorte a quella di lui , ma perché da un pezzo aveva in animo di recarsi a Bùrmula a rintracciarne , se gli fosse possibile , i resti mortali , con le indicazioni di Mauro Mortara , non ben sicure veramente , poiché il seppellimento era avvenuto nella confusione della gran morìa a Malta nel 1852 . Invano Lino Apes , pigliando pretesto dagli incidenti e dai disagi della fuga precipitosa , ora a piedi , ora su carretti senza molle , ora su vetturette sgangherate , su per monti , giù per vallate , in cerca di cibo e di ricovero , aveva tentato di dimostrare agli amici che , dopo tutto , quello che facevano non era cosa tanto seria , di cui , volendo , non si potesse anche ridere . Era , per esempio , lo strappo alle loro illusioni una ragione sufficiente perché non si désse alcuna importanza a quello che egli s ' era fatto ai calzoni , scendendo da un carretto ? Più vecchie di Tiberio Gracco , quelle illusioni ; e i suoi calzoni erano nuovi ! Dove aveva lasciato Cataldo Sclàfani il pacco della sua magnifica barba ? Niente meglio che un pelo di quella barba - pensando filosoficamente - avrebbe potuto rammendare i suoi calzoni ! Lo squallido aspetto dei luoghi , nella desolazione invernale , la costernazione per il cammino incerto e faticoso , l ' ansia di apprendere notizie qua e là di quanto era accaduto dal momento della loro fuga , avevano lasciato senz ' eco di riso le arguzie di Lino Apes . Dalle impressioni a mano a mano raccolte , internandosi sempre più , su quelle misure eccezionali adottate all ' improvviso dal governo , era sorto nell ' animo di Lando più fermo il convincimento dello sbaglio commesso dai suoi amici . L ' antico , profondo malcontento dei Siciliani era d ' un tratto diventato ovunque fierissima indignazione : per quanto i più alti ordini sociali fossero spaventati dalle agitazioni popolari , ora , di fronte a quella sopraffazione militare , a quell ' aria di nemico invasore della milizia che aboliva per tutti ogni legge e sopprimeva ogni garanzia costituzionale , si sentivano inclinati se non ad affratellarsi con gli infimi , se non a scusarli , almeno a riconoscere che infine questi , finora , nei conflitti , avevano avuto sempre la peggio , né mai s ' erano sollevati a mano armata , e che , se a qualche eccesso erano trascesi , vi erano stati crudelmente e balordamente aizzati dagli eccidii . La nativa fierezza , comune a tutti gli isolani , si ribellava a questa nuova onta che il governo italiano infliggeva alla Sicilia , invece di un tardo riparo ai vecchi mali ; e per tutto era un fremito di odio alle notizie che giungevano , di paesi circondati da reggimenti di fanteria , da squadroni di cavalleria , per trarre in arresto a centinaja , senz ' alcun discernimento e con furia selvaggia , ricchi e poveri , studenti e operaj , e qua consiglieri e là maestri e segretarii comunali , e donne e vecchi e finanche fanciulli : soppressa la stampa ; sottoposta a censura anche la corrispondenza privata ; tutta l ' isola tagliata fuori dal consorzio civile e resa legata e disarmata all ' arbitrio d ' una dittatura militare . Come un cavallo riottoso , cacciato contro sua voglia lontano dagli ostacoli che avrebbe dovuto superare , a un tratto , investito da una raffica turbinosa , aombra e s ' impenna e recalcitra , fremendo in tutti i muscoli , Lando Laurentano , investito dalla veemenza di quell ' indignazione generale , a un certo punto s ' era impuntato , sentendosi soffocare dall ' avvilimento della sua fuga . Era proprio il momento di fuggire , quello ? di lasciare il campo ? Il terreno scottava sotto i piedi ; l ' aria era tutta una fiamma . Possibile che l ' isola , da un capo all ' altro fremente , si lasciasse schiacciare , pestare così , senza insorgere con l ' esasperazione dell ' odio sì lungamente represso e ora sì brutalmente provocato ? Forse bastava un grido ! Forse bastava che uno si facesse avanti ! Giunti a Imera , alla notizia che in un paese lì presso , a Santa Caterina Villarmosa , il popolo era insorto , Lando non poté piú stare alle mosse , e , non ostante che gli amici facessero di tutto per trattenerlo , gridandogli che non c ' era più nulla da tentare , da sperare e che andrebbe a cacciarsi da sé balordamente tra le grinfie della forza pubblica , volle andare . Solo Lino Apes lo seguì , ma con la speranza di raffreddarlo e d ' arrestarlo a mezza via , assumendo per l ' occasione , come meglio poté , la parte di Sancio , perché l ' amico , che sapeva sensibile al ridicolo , si scoprisse accanto a lui Don Chisciotte . E difatti , presto , i giganti che Lando nell ' esaltazione s ' era figurato di vedere in quei popolani di Santa Caterina Villarmosa , insorgenti a sfida della proclamazione dello stato d ' assedio , gli si scoprirono molini a vento . Nei pressi del paese , seppero che colà non si sapeva ancor nulla di quella proclamazione : un manifesto era stato attaccato ai muri , ma il popolino lo ignorava ; e , ignorandolo , al solito , come altrove , coi ritratti del re e della regina , un crocefisso in capo alla processione , gridando - Viva il re ! abbasso le tasse ! - s ' era messo a percorrere le vie del paese , finché , uscendo dalla piazza e imboccando una strada angusta che la fronteggiava , vi aveva trovato otto soldati e quattro carabinieri appostati . L ' ufficiale che li comandava ( non per niente si chiamava Colleoni ) aveva preso questo partito con strategia sopraffina , perché la folla inerme , lì calcata e pigiata , alle intimazioni di sbandarsi non si potesse più muovere ; e lì non una , ma più volte , aveva ordinato contro di essa il fuoco . Undici morti , innumerevoli feriti , tra cui donne , vecchi , bambini . Ora , tutto era calmo , come in un cimitero . Solo , qua e là , il grido dei parenti che piangevano gli uccisi , e i gemiti dei feriti . - Ti basta ? - domandò Lino Apes a Lando . Questi si volse al vecchio contadino che aveva dato quei ragguagli e che , paragonando il paese a un cimitero , aveva indicato una collina lì presso su cui sorgevano alcuni cipressi , e gli domandò : - Sono lì ? Il vecchio contadino , con gli occhi aguzzi d ' odio e intensi di pietà , crollò più volte il capo ; poi tese le dita delle due mani deformi e terrose , per significare prima dieci e poi uno ; e con lo sguardo e col silenzio , che seguì a quel muto parlare , espresse chiaramente ch ' egli li aveva veduti . Lando si mosse verso la collina . - Ho capito ! - sospirò Lino Apes . - Ora divento Orazio ... Seconda rappresentazione : Amleto al cimitero . Nel piccolo , squallido camposanto su la collina , tranne il custode freddoloso , con un leggero scialle di lana appeso alle spalle , non c ' era nessuno . Seduto su uno sgabelletto , a sinistra dell ' entrata , quegli stava a guardare apaticamente , nel silenzio desolato , le casse schierate per terra innanzi a sé , come un pastore la sua mandra . Aspettava la visita e le disposizioni dell ' autorità giudiziaria , per il seppellimento . Vedendo entrare quei due , si voltò , poi subito s ' alzò e si tolse il berretto , credendo che fossero il giudice e il commissario di polizia . Lino Apes gli si diede a conoscere per giornalista , insieme col compagno , e Lando lo pregò di fargli vedere qualcuno di quei cadaveri . Il custode allora si chinò su una delle casse , più grande delle altre , tinta di grigio , con due fasce nere in croce , e tolse una grossa pietra che stava sul coperchio Due cadaveri in quella cassa , uno su l ' altro : uno con la faccia sotto i piedi dell ' altro . Quello di sopra era d ' un ragazzo . Divaricate , le gambe ; la testa , affondata tra i piedi del compagno . A guardarlo così capovolto , pareva dicesse , in quell ' atteggiamento : - No ! No ! - con tutto il visino smunto , dagli occhi appena socchiusi , contratti ancora dall ' angoscia dell ' agonia . No , quella morte ; no , quell ' orrore ; no , quella cassa per due , attufata da quel lezzo crudo e acre di carneficina . La piú raccapricciante era la vista dell ' altro , di tra le scarpe logore del ragazzo , coi grandi occhi neri ancora sbarrati e un po ' di barba fulva sotto il mento . Era d ' un contadino nel pieno vigore delle forze . Con quei terribili occhi sbarrati al cielo , dal corpo supino chiedeva vendetta di quell ' ultima atrocità , del peso di quell ' altra vittima sopra di sé . - Vedete , Signore , - pareva dicesse , - vedete che hanno fatto ! Non una parola poté uscire dalle labbra di Lando e dell ' Apes ; e il custode richiuse il coperchio e di nuovo vi impose la grossa pietra . Dopo altre e altre casse di nudo abete , misere , una ve n ' era , foderata di chiara stoffa celeste , piccola , così piccola , che a Lando sorse , nel dubbio , la speranza che almeno quella non fosse della strage . Guardò il custode che vi si era affisato , e dal modo con cui la mirava comprese che , sì , anche quella ... anche quella ... Glielo domandò e il custode , dopo avere un po ' tentennato il capo , rispose : - Una ' nnucenti ... ( Una fanciullina ) . - Si può vederla ? Lino Apes , rivoltato e su le spine , si ribellò : - No , lascia , via , Lando ! Non vedi ? La cassa è inchiodata ... - Oh , per questo ... - fece il custode , togliendo di tasca un ferruzzo . - Devo schiodarla per il giudice istruttore . Ci vuol poco ... E si chinò a schiodare il lieve coperchio , con cura per la gentilezza di quella stoffa celeste . I chiodi si staccavano docili dal legno molle , a ogni spinta . Scoperchiata la piccola bara , vi apparve dentro la fanciullina non ancora irrigidita dalla morte , ancora rosea in viso , con la testina ricciuta , un po ' volta da un lato , e le braccia distese lungo i fianchi . Ma la boccuccia rossa era coperta di bava e dal nasino le colava una schiuma sanguigna , gorgogliante ancora , a intervalli che pareva avessero la regolarità del respiro . - Ma è viva ! - esclamò Lando , con raccapriccio . Il custode sorrise amaramente : - Viva ? - e ripose il coperchio . La avrebbe fatta andar via ancora viva quella mamma che così l ' aveva pettinata e acconciata , che con tanto amore aveva adornato di quella chiara stoffa celeste la piccola bara ? - Questo hanno fatto ... - mormorò Lando . E Lino Apes e il custode credettero ch ' egli alludesse ai soldati , che avevano ucciso quella povera bimba . Lando Laurentano , invece , alludeva ai suoi compagni , e aveva innanzi alla mente non più l ' immagine di quella piccina , la quale almeno aveva avuto le cure della gentile pietà materna , ma l ' immagine atroce di quell ' altra vittima grande , con su la faccia le scarpe dell ' altro cadavere , e gli occhi sbarrati , pieni di smisurata angoscia , rivolti al cielo . Nell ' antico palazzo dei De Vincentis , fuori annerito dal tempo e tutto screpolato come una rovina , dai balconi e dalla vasta terrazza vellutati di muschio , con le ringhiere a gabbia arrugginite , ma dentro , negli ampii cameroni , pieno di luce e di pace , con quei santi e fiori di cera nelle campane di cristallo che pareva diffondessero per tutto un odor di badìa , il silenzio stampato sui mattoni coi rettangoli di sole delle invetriate che s ' allungavano lentissimamente sempre più , seguiti dal fervor lento e lieve del pulviscolo , era rotto da un cupo romore cadenzato di passi . Da una settimana Vincente De Vincentis , dimentico dei codici arabi della biblioteca di Itria , se ne stava in una camera , avvolto in un vecchio pastrano stinto , col bavero alzato , a passeggiare dalla mattina alla sera , con le mani adunche , afferrate dietro il dorso , il capo ciondoloni e gli occhi tra i peli , quasi ciechi , poiché in casa non portava mai gli occhiali . Nella stanza accanto , presso la vetrata del balcone , stava seduta a far la calza , con uno scialle grigio di lana addosso e un fazzoletto nero in capo di lana , anch ' esso annodato sotto il mento , boffice e placida come una balla , donna Fana , la vecchia casiera . Per metà dentro al rettangolo di sole , quasi vaporava nella luce , e la calugine dello scialle di lana , accesa , brillava con gli atomi volteggianti del pulviscolo . Donna Fana aveva composto con le sue mani nelle bare prima il padrone , morto giovane , poi la padrona , di cui , più che la serva , era stata l ' amica e la consigliera , e aveva veduto nascere e crescere tra le sue braccia i due padroncini , ora affidati del tutto alle sue cure . Da giovane , era stata conversa nel monastero di San Vincenzo , ed era rimasta « senza mondo » com ' ella diceva , cioè vergine e quasi monaca di casa . Traeva a quando a quando , come nel monastero , certi sospiri ardenti , seguiti dall ' immancabile esclamazione : - Se fossi là ! Ma non c ' era più nessuno che le domandasse , come usava tra le monache : « Dove , sorella mia ? » perché ella potesse rispondere in un altro sospiro : - Con gli angeletti ! Ma nella pace degli angeli , veramente , era stata sempre , in quella casa . La padrona : una vera santa , ingenua fino a grande come una bambina , incapace di pensare il male , e tutta dedita alla religione e alle opere di misericordia ; quei due figliuoli : anch ' essi uno più buono dell ' altro , costumati e timorati di Dio . Ora , poteva mai il Signore abbandonare quella casa e lasciarla andare in rovina ? Donna Fana pareva fosse a parte di tutti i voleri di Dio ; e parlava del Paradiso , come se già vi fosse e seguitasse a farvi la calza sotto gli occhi del Padre Eterno , di cui sapeva dire dove e come stava seduto , insieme con Gesù Nostro Salvatore e la Bella Madre . Da tempo aveva preparato i capi di biancheria e la veste e le pianelle di panno e il fazzoletto di seta per comparire al Giudizio Universale , sicurissima che il Giudice Supremo l ' avrebbe chiamata tra gli eletti , così tutta bella pulita e rassettata ; e ogni sera faceva una speciale orazione a Santa Brigida , che doveva annunziarle in sogno , tre giorni prima , l ' ora precisa della morte , perché fosse pronta e in regola coi sagramenti . Non si angustiava dunque di nulla ; e per lei tutta quella costernazione di Vincente ( ch ' ella chiamava don Tinuzzo ) era una fanciullaggine . La raffermava in questa opinione , non solo la fiducia in Dio , ma anche la fede incrollabile che la ricchezza di quel casato non potesse aver mai fine . E seguitava a governare con l ' antica abbondanza , per modo che tutte le poverelle del vicinato venissero a fin di tavola a spartirsi il superfluo e i resti del desinare , come al solito per tanti anni ; e a tener provvista la dispensa d ' ogni ben di Dio , e a preparare con le sue mani ai padroncini i rosolii e i dolci tradizionali , imparati alla badìa , il cùscusu di riso e pistacchi , i pesci dolci di pasta di mandorla , le pignoccate , e tutte le conserve e le cotognate e i frutti in giulebbe . Forse , sì , qualche cosa raspava , sotto sotto , don Jaco Pàcia , l ' amministratore . - Ma che ? - domandava a Ninì , dopo qualche sfuriata del fratello maggiore . - Mollichelle , figlio mio , mollichelle ! Uomo di chiesa anche lui , don Jaco Pàcia , era mai possibile che rubasse come e quanto diceva don Tinuzzo ? Ma se a lei don Jaco seguitava a dare per l ' andamento di casa quello stesso che aveva dato sempre , senza far mai la più piccola osservazione ? Tutto il maneggio dei denari lo aveva lui ; via ! bisognava chiudere un occhio , se qualcosina gli restava attaccata alle dita . Donna Fana lo difendeva , in coscienza , perché della onestà dei pensieri e delle azioni del Pàcia credeva d ' avere una prova nel fatto che , l ' anno che don Jaco era andato a Roma , le aveva portato di là una corona benedetta e una tabacchiera col ritratto del Santo Padre . Se avesse saputo che , quel giorno stesso , don Jaco , per far denari , oltre la cessione delle terre di Milione a don Flaminio Salvo , sarebbe venuto a proporre un ' ipoteca su quel palazzo , ov ' ella stava così tranquillamente a far la calza ! Quest ' ultima bomba , veramente , non se l ' aspettava neanche Vincente . Oltre quella delle terre da cedere egli aveva , sì , un ' altra grave preoccupazione , che non gli dava requie da due giorni , ma d ' indole affatto diversa . Aveva scoperto nell ' angolo d ' uno stanzone ov ' era affastellata la roba fuori d ' uso , un fucilaccio antico , di quelli a pietra focaja , tutto incrostato di ruggine e di polvere . Proclamato lo stato d ' assedio e il disarmo in tutta la Sicilia , non era egli in obbligo di consegnare quell ' arnese là ? Ninì e donna Fana dicevano di no ; Ninì anzi sosteneva che sarebbe sembrata , più che una impertinenza , uno scherno oltraggioso all ' autorità la consegna d ' un ' arma come quella . Ma che ne sapevano essi ? Come lo dicevano ? Così , di testa loro ! L ' ordine di consegnare tutte quante le armi , senza eccezioni , era positivo e perentorio . Era un ' arma , quella , sì o no ? Poteva essere antica , anzi era antica e mangiata dalla ruggine , ma sempre arma era ! E fors ' anche carica e pronta a sparare ... si vedeva la pietra focaja ; e l ' acciarino , eccolo lì , pendeva da una catenella ... - Ebbene , prendila e va ' a consegnarla ! - gli aveva gridato , Ninì , scrollandosi , il giorno avanti . Aveva ben altro da pensare , lui , in quei momenti , nelle rare comparse che faceva in casa , tutto stravolto e impaziente di ritornare al suo supplizio , presso Dianella . Vincente avrebbe preteso che Ninì perdesse una mezza giornata , nelle condizioni d ' animo in cui si trovava , per chiedere informazioni su quell ' arma . Una parola , prenderla ! E se scoppiava ? Consegnarla poi a chi , dove ? Alla prefettura ? al municipio ? al commissariato di polizia ? Egli non ne sapeva niente ; e ad andare a domandarlo così , fingendo d ' averne curiosità , dopo due giorni , c ' era il rischio di far nascere qualche sospetto e d ' attirarsi una perquisizione in casa . Lo stato d ' assedio aveva messo e teneva Vincente De Vincentis in tale orgasmo , da fargli vedere ovunque minacce e pericoli terribili . S ' era proposto di non uscir più di casa , fintanto che fosse durato . Ma se , per il maledetto vizio di donna Fana di chiamare a parte tutto il vicinato d ' ogni minimo incidente in famiglia , la polizia fosse venuta a sapere di quell ' arma ? All ' improvviso , la vecchia casiera lo vide uscire , frenetico , dalla camera in cui stava chiuso , con le braccia in aria e gridando : - Scoppii ! m ' ammazzi ! non me n ' importa niente ! Vado a prenderlo , vado a prenderlo io ! - Per carità , lasci , don Tinuzzo ! - esclamò donna Fana , correndogli dietro . - Non sia mai , Dio , con questa furia ... Vede come trema tutto ? Lasci fare ! Chiamerò qualcuno dal balcone ... - Chi chiamate ? Non v ' arrischiate ... - s ' era messo a urlare , paonazzo in volto , Vincente , quando dalla porta , sempre aperta di giorno , comparve don Jaco Pàcia con la sua solita aria di santo , caduto dal cielo in un mondo di guaj e d ' imbrogli . Era lungo e secco , come di legno , con la faccia squallida , segnata con trista durezza dalle sopracciglia nere ad accento circonflesso , in contrasto col largo sorriso scemo , beato , sotto gl ' ispidi baffi bianchi . Gli occhi , dalle pàlpebre stirate come quelle dei giapponesi , non scoprivano il bianco e restavano opachi e come estranei alla durezza di quegli accenti circonflessi e alla scema beatitudine dell ' eterno sorriso . Con le braccia raccolte sempre sul petto e le grosse mani slavate e nocchierute prendeva atteggiamenti di umiltà rassegnata . Udito di che si trattava , prese sopra di sé l ' affare di quel fucile , e disse che aveva , non una , ma cento ragioni don Tinuzzo di costernarsi così . Sicuro , era un ' arma ! E , Dio liberi , in un momento come quello ... Momento terribile per tutta la Sicilia ! Ma c ' era lui , c ' era lui , lì , per quei due bravi giovanotti e , con l ' ajuto di Dio , niente paura , da questa parte ! I guaj , guaj grossi , erano invece da un ' altra . E cominciò a rappresentare tutte le sue fatiche per rintracciare gl ' incartamenti delle terre di Milione , prima all ' archivio notarile , poi nella cancelleria del tribunale e in quella del Vescovado per tutti i piccoli e grossi censi che gravavano su quelle terre . Ora gl ' incartamenti erano pronti e in ordine dal notajo ; ma don Flaminio Salvo non voleva pagar le spese dell ' atto di vendita , e forse dal suo canto aveva ragione , perché , dopo tutto , faceva un gran favore ... lui banchiere ... - Ah sì , un gran favore ? un gran favore ? - scattò furibondo Vincente , - come per Primosole , è vero ? un gran favore ! Don Jaco lo lasciò sfogare , in uno dei soliti atteggiamenti di santo martire ; poi disse : - Ma abbiate pazienza , don Tinuzzo mio ! Che forse don Flaminio ha altri figliuoli , oltre quella già fidanzata a vostro fratello don Ninì ? Non vedete che è tutta una finta , santo Dio ? Domani si fa lo sposalizio e , gira e volta , alla fine tutto ritornerà qui ! - Tutto , eh ? Bello .. facile ... liscio come l ' olio ... - prese a dire Vincente , con furiosi inchini . - Lo sposalizio dei matti ! Ma se è così , perché don Flaminio si ricusa di pagar le spese dell ' atto ? Segno che non ci crede ! Chi vi dice che questo matrimonio si farà ? chi vi dice che ... - Don Tinuzzo ! - lo interruppe quello . - Vostro fratello don Ninì è entrato , sí o no , in casa del Salvo ? o me l ' invento io ? Santo nome di Dio benedetto ! Sono ormai parecchi giorni ? Dunque , che vuol dire ? Vuol dire che la ragazza ci sta ! Ora volete che la paglia accanto al fuoco ... Del resto , oh ! ecco qua don Ninì in persona ... Nessuno meglio di lui ve lo potrà confermare . Vincente corse innanzi al fratello che entrava ; gli s ' accostò a petto , fremente ; gli afferrò con le mani adunche le braccia , e alzò da un lato la faccia congestionata per sbirciarlo bene in volto , da vicino , con gli occhi miopi . - Sì ! guardatelo ! - poi sghignò , allontanandosi e mostrandolo . - Vedete che faccia ha ! Pare un morto , lo sposo ! Ninì , così soprappreso , restò in mezzo alla stanza a guardare il fratello e don Jaco e donna Fana , come insensato . Aveva veramente dipinta una torbida angoscia nel volto che di solito esprimeva la bontà mite e gentile dell ' animo ; e i begli occhi neri , vellutati , erano intensi di tetro cordoglio , eppur quasi smemorati . Come seppe che cosa si voleva da lui e per qual fine , s ' adontò fieramente , agitando le braccia , col volto atteggiato di schifo . Don Jaco da una parte , donna Fana dall ' altra , cercarono di calmarlo , d ' interrogarlo con garbo ; ma invano : si storceva , scotendo il capo , con un grido soffocato in gola . - Ma dite almeno se c ' è qualche speranza , per tranquillare vostro fratello ! - gli gridò alla fine don Jaco a mani giunte . Ninì lo guatò con un lampo strano negli occhi . Ma se non ci fosse più alcuna speranza di richiamare Dianella alla ragione , che sarebbe più importato a lui della rovina della casa , della miseria , di tutto ? Era mai possibile che qualcuno potesse sperar la salvezza di Dianella soltanto per questo , per salvar dalla rovina la casa ? che tutto il suo impegno , il suo supplizio dovessero per quella gente servire a questo scopo ? Ecco , lo costringevano a gettare la sua speranza come un ' offa per placar la paura di quella miseria ! Ebbene , sì , c ' era una speranza , c ' era , c ' era ... E Ninì , coprendosi il volto , ruppe in uno stridulo pianto convulso . Flaminio Salvo aveva stentato molto a decifrare la lettera della sorella Adelaide , la cui scrittura , non soltanto per gli spropositi d ' ortografia quasi sempre illeggibile , pareva quella volta più che mai una furiosa raspatura di gallina . Tutta un grido d ' ajuto e di minaccia , quella lettera , tra imprecazioni ed esclamazioni disperate . Le aveva risposto brevemente e pacatamente , che presto sarebbe venuto a visitarla a Colimbètra e che intanto stésse tranquilla , come si conveniva a una donna della sua età e della sua condizione . Un sorriso frigido gli era venuto alle labbra , sogguardando dopo la lettura quel foglietto di carta che avrebbe voluto recargli ancora un dispiacere . Pian piano lo aveva ripiegato e s ' era messo a lacerarlo lentamente , per lungo e per largo , in pezzetti sempre più piccoli , senza più badare a quello che faceva , caduto in un attonimento grave , d ' uggia aggrondata ; alla fine , aveva guardato sul piano della scrivania l ' opera delle sue dita : tutto quel mucchietto di minuzzoli di carta . Chi sa se non aveva fatto soffrire anche quel foglietto , a lacerarlo e ridurlo così , in tutti quei minuzzoli ! Gli era rimasto un bruciorino ai polpastrelli dell ' indice e del pollice , che s ' erano accaniti in quell ' opera di distruzione , senza ch ' egli la volesse ; da sé , per il gusto di distruggere . Ah , poter ridurre in minuzzoli così , senza pensarci , la vita , tutta quanta : ripiegarla in quattro , come un foglio sporco di spropositi , e strapparla per lungo e per largo , dieci , venti , trenta volte , pezzo per pezzo , lentamente ! Con uno sbuffo aveva sparpagliato su la scrivania e per terra tutti quei minuzzoli , e s ' era alzato . Guardando dai vetri del balcone la distesa ben nota , sempre uguale , delle campagne , le due scogliere lontane di Porto Empedocle , protese nel mare laggiù a occidente , come due braccia ; le macchie scure dei piroscafi ancorati , e immaginando il traffico di tanta gente lì a ' suoi servizii per l ' imbarco dello zolfo delle sue miniere accatastato su la spiaggia , s ' era sentito soffocare da tutte le noje , da tutti i pensieri che da anni e anni gli venivano da quel traffico per lui ormai superfluo , necessario a tanti che ne traevano i mezzi per provvedere ai meschini bisogni quotidiani e affrontar le miserie , i dolori , di cui è intessuta la loro vita e quella di tutti . E s ' era messo a pensare che , lui sazio e stanco , con la nausea della sazietà e l ' abbandono della stanchezza , restava lì come disteso a farsi mangiare da tanti irrequieti affamati di cui non gl ' importava nulla . Ma avrebbe potuto forse impedirlo ? L ' opera sua , di tutta la sua vita , aveva preso corpo fuori di lui , e stava lì per gli altri . Poteva forse quella distesa di campagne impedire che tanti uomini vi affondassero le zappe e gli aratri , vi piantassero gli alberi e ne raccogliessero i frutti ? Così era ormai di lui . E , come la terra , egli non sentiva alcuna gioja del lavoro che gli altri facevano sopra di lui per raccogliere il frutto ; né questi altri , quantunque gli camminassero sopra , potevano dargli compagnia , penetrare , rompere la sua solitudine che aveva ormai l ' insensibilità della pietra . Sentiva solamente un enorme fastidio di tutto , che gli schiacciava la volontà di liberarsene , e solo gli moveva ancora inconsciamente le dita , come dianzi , a far del male a un foglietto di carta . Ma tutte le cose ormai per lui avevano il valore di quel foglietto di carta ; e bisognava pur lasciare che le dita , almeno le dita , facessero qualche cosa , da sé , poiché il fastidio le moveva . Se si fossero rivoltate e accanite anche contro di lui , le avrebbe lasciate fare , allo stesso modo . Davvero ? O non fingeva l ' incoscienza delle sue dita nel lacerar la lettera della sorella , per poter dire a se stesso che anche allo stesso modo , aveva lacerato , dopo il suo ritorno a Girgenti , certe altre lettere appena intraviste nei cassetti della scrivania o nel palchetto a casellario che gli stava davanti ? Certe lettere con la firma di Nicoletta Capolino ? Veramente , no : le immagini di Aurelio Costa e di Nicoletta Capolino non erano mai venute a piantarglisi di fronte , cosicché egli potesse respingerle con un logico sorriso , dando le sue ragioni e facendo loro notare che a essi mancavano per perseguitarlo coi rimorsi . La persecuzione loro era più d ' ogni altra irritante , perché non appariva . Non appariva , per questa ragione certissima e solida e pesante come una pietra di sepoltura : che erano stati anch ' essi , l ' uno per il suo proprio accecamento , l ' altra per un suo motivo particolarissimo , a volere quella loro morte . Eppure ... Eppure , sotto questa ragione che li seppelliva e glieli rendeva invisibili , essi , in un modo ch ' egli non avrebbe saputo definire , gli erano ... non presenti , no , mai ; anzi costantemente assenti : ma con questa loro assenza intanto lo perseguitavano . Erano tutti e due di là , con Dianella , nell ' assenza della sua ragione . Egli non li vedeva , ma pur li sentiva nelle parole vuote di senso , negli sguardi e nei sorrisi vani della figliuola . E allora , anche a lui irresistibilmente come dal fondo delle viscere contratte dall ' esasperazione , venivano alle labbra parole vuote di senso , del tutto impensate ; strane , vaghe parole che gli atteggiavano il viso a seconda delle diverse espressioni che contenevano in sé , per conto loro , fuori assolutamente della sua coscienza e senz ' alcuna relazione col suo stato presente.Ed ecco che , quel giorno , per seguitar la finzione della sua incoscienza , dopo aver lacerato la lettera della sorella , si era anche messo a dire , allo stesso modo , parole impensate : - Quello che serve ... quello che serve ... Se non che , alla fine , aveva mutato in ragionamento la finzione , apparsa a lui stesso troppo evidente : - Quello che serve ... sì . Devo accendere un sigaro ? Mi serve un fiammifero . Ecco il sigaro ... ecco il fiammifero : per sé , due cose ; ma fatte per il mio bisogno di fumare . Prima l ' uno , poi l ' altro , li accendo e li distruggo ... Quanti fiammiferi ho accesi ! Troppi ... E tutta l ' opera mia è andata in fumo ! Male , perché non sono riuscito allo scopo ... ma io volevo maritar bene la mia figliuola , perché avessero almeno una bella corona ... già ! una corona principesca ... tutte le mie fatiche e le mie lotte . Una corona principesca ! ... Fumo ? Vanità ? Eh , ma almeno questo compenso alla morte del mio bambino ! Vanità , per forza , se la sorte volle togliermi ogni ragione di attendere a cose più serie , e mi lasciò una povera figliuola con l ' ombra intorno della pazzia materna . E ormai ... ormai ... se servo io , per il bisogno che qualcuno abbia di fumare ... Ma sì , ecco : non aveva lasciato entrare in casa quello stupido buon figliuolo del De Vincentis ? E gli aveva messo davanti la figliuola : là ! per l ' esperimento ! E se l ' avesse guarita , con quei suoi begli occhi a mandorla vellutati , con quelle sue dolci manierine di dama , ecco che don Jaco Pàcia , seduto lì davanti a quella scrivania , maestro e donno , in pochi anni si sarebbe fumati a uno a uno tutti i suoi biglietti di banca e le sue cartelle di rendita e le zolfare e le campagne e le case e gli opificii . - Quello che serve ... quello che serve ... Questa seccatura della sorella Adelaide , intanto , no , era proprio di più . Che voleva da lui ? Non stava comoda al suo posto ? C ' erano spine ? Oh cara ! E voleva le rose da lui ? Con tutti quei « militari » che le facevano scorta ; con quei ritratti dei Re Borboni che la proteggevano , via , poteva esser lieta e contenta ... Fosse stato lui al posto di lei ! Fallito ogni scopo , il solo pensiero di rivedere don Ippolito e di parlargli , era per lui ora un ' oppressione intollerabile . Come resistere , con l ' arida nudità del suo animo desolato , senza più uno straccio d ' illusione , alla vista di quell ' uomo tutto quanto composto e addobbato e parato di nobile decoro ? Gli pareva ora incredibile che avesse potuto prendere sul serio quella via per arrivare al suo scopo ... Povera Adelaide ! C ' era andata di mezzo lei ... Ma , dopo tutto , via ! la villa era sontuosa e il posto ameno ; con un po ' di pazienza e di buona volontà , poteva sopportar la noja di quell ' uomo non fatto propriamente per lei . In tale disposizione d ' animo , scese due giorni dopo , in vettura , a Colimbètra . Il sorriso , venutogli alle labbra , su l ' entrare , al saluto degli uomini di guardia parati , sì , ancora militarmente , ma senza più armi , non gli andò via per tutto il tempo che durò la visita . Sorridendo ascoltò sotto le colonne del vestibolo esterno la risposta di capitan Sciaralla impostato su l ' attenti , che le armi , nossignore , non erano state consegnate all ' autorità , ma si tenevano riposte per prudenza ; sorridendo accolse l ' invito di Liborio d ' accomodarsi nel salone , e , poco dopo , l ' irrompere come una bufera della sorella Adelaide e le prime domande affannose , tra il pianto , intorno a Dianella . - Mah ... fa cura d ' amore , - le rispose . E sorrise allo sbalordimento quasi feroce della sorella , per la sua placida risposta . - Ridi ? ... Dunque può guarire ? - Guarire ... Speriamo ! La cura è buona ... Sorrise di più alle improperie che donna Adelaide gli scagliò in un impeto aggressivo , e poi alla rappresentazione di tutte le ambasce , di tutte le sofferenze e dei maltrattamenti ch ' ella chiamava « pestate di faccia » , da parte del marito . - Bada , Flaminio ! - proruppe a un certo punto la sorella ; vedendolo sorridere a quel modo . - Bada ! Finisce ch ' io la faccio davvero , la pazzia ! Egli la guardò un poco , e poi , aprendo le braccia : - Ma perché ? Scusa , se hai una bellissima cera ! A questa uscita , la sorella scappò via come per porre a effetto , subito subito , la minaccia . E allora , attendendo che entrasse il principe per la seconda scena , sorrise ai ritratti dei due re di Napoli e Sicilia che lo guardavano con molta serietà dall ' alto della parete . Don Ippolito , scuro in viso e , dentro , in gran pensiero per la sorte del figliuolo di cui non aveva più notizie , entrò nel salone , maldisposto anche lui a quell ' incontro , dal quale l ' unico bene che potesse ripromettersi sarebbe stato certamente a costo d ' uno scandalo , dopo la nauseante amarezza di volgari spiegazioni . Ma si rischiarò alla vista di quel sorriso sulle labbra del cognato . Lo interpretò nel senso che due uomini com ' essi erano , non potessero e non dovessero dare alcuna importanza alle lagrimucce facili , alle smaniette passeggere d ' una donna , che la loro generosità maschile poteva e doveva senza stento compatire . Sorrise allora anche lui , ma con mestizia , don Ippolito , stringendo la mano al cognato ; e , seguitando a sorridere , gli parlò pacatamente e in quel tono di superiorità maschile del suo dispiacere per i dissapori sorti tra lui e la moglie , perché tardava ancora ... eh , tardava purtroppo a stabilirsi l ' accordo tra i loro sentimenti e i loro pensieri , non volendo ella intendere le ragioni per cui ... - Ma via , principe ! - cercò d ' interromperlo il Salvo . - No no , - s ' ostinò a dire don Ippolito . - Perché io apprezzo moltissimo il sentimento da cui ella è mossa a chiedermi quel che non posso accordarle . Io partecipo , credetemi , con tutto il cuore , alla vostra sciagura , e ... - Ma se sarebbe , tra l ' altro , inutile la sua presenza ! - disse , per troncare il discorso , il Salvo . E con gran sollievo d ' entrambi presero a parlar d ' altro , cioè dei gravi avvenimenti del giorno . Se non che , allora , il principe restò sconcertato nel notare la permanenza di quel sorriso su le labbra del cognato , mentr ' egli manifestava con tanto calore la sua indignazione , sia per le misure oltraggiose del governo , sia per la tracotanza popolare . Quale sarebbe stato il suo stupore se , interrompendosi all ' improvviso e domandando a Flaminio Salvo perché seguitasse a sorridere a quel modo , questi gli avesse risposto : - Perché ? ... Ah ... Perché in questo momento sto pensando che Colimbètra ha , tra l ' altro , la bella comodità d ' esser molto vicina al cimitero , sicché voi tra poco , morendo , avrete l ' insigne vantaggio d ' esser seppellito a due passi da qui , senza attraversare la città , neanche da morto . Ma gli sovvenne che il principe s ' era fatto edificare nella stessa tenuta , e propriamente nel boschetto d ' aranci e melograni attorno al bacino d ' acqua che le dava il nome , un tumulo uguale a quello di Terone , e gli sorse una viva curiosità di andarlo a vedere . Appena poté , interruppe anche quel discorso e propose al cognato una giratina in quel boschetto . Donna Adelaide approfittò di quel momento per spedire Pertichino di corsa a Girgenti a consegnare un biglietto all ' onorevole deputato Ignazio Capolino : S.P.M. ( sue pregiatissime mani ) . Quando , sul far della sera , Flaminio Salvo rientrò in casa , nell ' aprir l ' uscio della stanza ove di solito stava Dianella guardata dalla vecchia governante e da una infermiera , ebbe la sorpresa di trovar la figliuola appesa al collo di Ninì De Vincentis , con gli occhi che le si scoprivano appena di su la spalla del giovine , ilari , sfavillanti di felicità , sotto i capelli scarmigliati , e le due mani aggrovigliate nella stretta . - Dianella ... Dianella ... - la chiamò , con l ' ansia nella voce , di saperla guarita . Ma Ninì De Vincentis , piegando a stento il capo e mostrando il volto congestionato da un orgasmo atroce , gli rispose disperatamente : - Mi chiama Aurelio ... CAPITOLO OTTAVO Reduce da quel suo pellegrinaggio a Roma , da cui tanta gioja e tanta luce di sogni gloriosi s ' era promesso di riportare a Valsanìa per i suoi ultimi giorni , Mauro Mortara , dopo la visita a donna Caterina Laurentano morente , a testa bassa , senza arrischiar neppure un ' occhiata intorno , quasi avesse temuto d ' esser deriso dagli alberi ai quali per tanti anni aveva parlato delle sue avventure , della grandezza e della potenza derivate alla patria dall ' opera dei vecchi suoi compagni di cospirazione , d ' esilio , di guerra , era andato a cacciarsi nella sua stanza a terreno , come nel suo covo una fiera ferita a morte . Invano don Cosmo , per circa una settimana , aveva cercato di scuoterlo , di farlo parlare , compreso di quella sua pietà sconsolata per tutti coloro che giustamente rifuggivano dal rimedio ch ' egli aveva trovato per guarire d ' ogni male . Alle sue insistenze , che almeno salisse alla villa per il desinare e la cena , Mauro aveva risposto , scrollandosi : - Corpo di Dio , lasciatemi stare ! - E che mangi ? - Le mani , mi mangio ! Andàtevene ! In un modo più spiccio e più brusco , il giorno dopo il suo arrivo , aveva risposto ai colombi , che durante la sua assenza erano stati governati due volte al giorno , all ' ora solita , dal curàtolo Vanni di Ninfa : bum ! bum ! due schioppettate in aria ; e li aveva dispersi con fragoroso scompiglio . Né migliore accoglienza aveva fatto alla festa dei tre mastini quasi impazziti dalla gioja di rivederlo . La placida immobilità dei vecchi oggetti della stanza , impregnati tutti da un lezzo quasi ferino , i quali parevano in attesa ch ' egli riprendesse tra loro la vita consueta , gli aveva suscitato una fierissima irritazione : avrebbe preso a due mani lo strapunto di paglia abballinato in un angolo e lo avrebbe scagliato fuori con le tavole e i trespoli che lo sorreggevano , e fuori quel torchio guasto delle ulive , fuori seggiole e casse e capestri e bardelle e bisacce . Solo gli era piaciuto riveder nel muro l ' impronta degli sputi gialli di tabacco masticato che , stando a giacer sul letto , era solito scaraventare alla faccia dei nemici della patria , sanfedisti e borbonici . Più volte , la lusinga degli antichi ricordi aveva cercato di riaffascinarlo ; più volte , dalla porta aperta , i lunghi filari della vigna , con gli alberetti già verzicanti sparsi qua e là nel silenzio attonito di certe ore piene di smemorato abbandono , gli avevano per un momento ricomposto la visione quasi lontana di quel mondo , per cui fino a poco tempo addietro vagava nei dì sereni , gonfio d ' orgoglio , da padreterno , lisciandosi la barba . D ' improvviso , ogni volta , l ' anima che già s ' avviava affascinata da quella visione , s ' era ritratta all ' aspro e fosco ronzare di qualche calabrone che , entrando nella stanza , lo richiamava con violenza al presente e rompeva il fascino e sconvolgeva la visione . Che fare ? che fare ? come vedersi più in quei luoghi testimonii della sua passata esaltazione ? come più attendere alle cure pacifiche della campagna , mentre sapeva che tutta la Sicilia era sossopra e tanti vili rinnegati si levavano ad abbattere e scompigliare l ' opera dei vecchi ? Da anni e anni , tutti i suoi pensieri , tutti i suoi sentimenti , tutti i suoi sogni consistevano dei ricordi e della soddisfazione di quest ' opera compiuta . Come aver più requie al pensiero ch ' essa era minacciata e stava per essere abbattuta ? Contro ogni seduzione delle antiche , tranquille abitudini , si vedeva costretto dalla sua logica ingenua a riconoscere ch ' era debito d ' onore , per quanti come lui portavano al petto le medaglie in premio di quell ' opera , accorrere ora in difesa di essa . - La vecchia guardia nazionale ! la vecchia guardia ! Tutti i veterani a raccolta ! E alla fine , in un momento di più intensa esaltazione , era corso come un cieco , per rifugio e per consiglio , al camerone del Generale , ove finora non gli era bastato l ' animo di rimetter piede . Appena entrato , era scoppiato in singhiozzi , e senza osare di riaprir gli scuri delle finestre e dei balconi , serrati con cura amorosa prima di partire , era rimasto al bujo , a lungo , con le mani sul volto , a piangere su l ' antico divano sgangherato e polveroso . A poco a poco , i fremiti , le ansie degli antichi leoni congiurati del Quarantotto che si riunivano lì in quel camerone attorno al vecchio Generale , s ' erano ridestati in lui a farlo vergognare del suo pianto ; le ombre di quei leoni , terribilmente sdegnate , gli eran sorte intorno e gli avevan gridato d ' accorrere , sì , sì , d ' accorrere , pur così vecchio com ' era , a impedire con gli altri vecchi superstiti la distruzione della patria . Nel bujo , da un canto di quel camerone , il malinconico leopardo imbalsamato , privo d ' un occhio , non gli aveva potuto mostrare quanti ragnateli lo tenevano alla parete , quanta polvere fosse caduta sul suo pelo maculato ormai anche qua e là da molte gromme di muffa ! E Mauro Mortara era riuscito con occhi atroci , gonfii e rossi dal pianto , e per poco non era saltato addosso a don Cosmo che , passeggiando per il corridojo , s ' era fermato stupito , dapprima , a mirarlo in quello stato , e aveva poi cercato di trattenerlo e di calmarlo . - Se non sapessi che vostra madre fu una santa , direi che siete un bastardo ! - gli aveva gridato , quasi con le mani in faccia . Don Cosmo non s ' era scomposto , se non per sorridere mestamente , tentennando il capo , in segno di commiserazione ; e gli aveva domandato dove volesse andare , contro chi combattere alla sua età . Mauro se n ' era scappato , senza dargli risposta . E veramente , giù , nella sua stanza a terreno , aveva cominciato a darsi attorno per la partenza . Alla sua età ? Sangue della Madonna , che età ? si parlava d ' età , a lui ! Dove voleva andare ? Non lo sapeva . Armato , pronto a qualunque cimento , sarebbe salito a Girgenti , a consigliarsi e accordarsi con gli altri veterani , con Marco Sala , col Ceràulo , col Trigòna , con Mattia Gangi che certo come lui , se avevano ancora sangue nelle vene , dovevano sentire il bisogno d ' armarsi e correre in difesa dell ' opera comune . Se i nemici s ' erano uniti , raccolti in fasci , perché non potevano unirsi , raccogliersi in fascio anche loro , della vecchia guardia ? I soldati non bastavano ; bisognava dar loro man forte ; sciogliere con la forza quei fasci , cacciarne via tutti quei cani a fucilate , se occorreva . Certo c ' erano i preti , sotto , che fomentavano ; e anche la Francia , anche la Francia dicevano che mandava denari , sottomano , per smembrare l ' Italia e rimettere in trono , a Roma , il papa . E chi sa che , scoppiata la rivoluzione , non volesse sbarcar da Tunisi in Sicilia ? Come rimaner lì con le mani in mano , senza nemmeno tentare una difesa , senza nemmeno farsi vedere dagli antichi compagni e dir loro : - Son qua - ? Bisognava partire , partir subito ! Se non che , a poco a poco , quella sua furia s ' era trovata impigliata , come in una ragna , dalle tante reliquie della sua vita avventurosa , esumate da vecchie casse e cassette e sacche logore e rattoppate e involti di carta ingiallita , strettamente legati con lo spago . Avrebbe voluto farne uno scarto e portarsene addosso quante più poteva tra le più care . Confuso , stordito , frastornato dai ricordi risorgenti da ognuna , a un certo punto s ' era sentito fumar la testa e aveva dovuto smettere . No , non era possibile liberarsi con tanta precipitazione da tutti quei legami . E aveva rimandato la partenza al giorno dopo . Tutta la notte era stato fuori , per la campagna , farneticando . La voce del mare era quella del Generale ; le ombre degli alberi erano quelle degli antichi congiurati di Valsanìa ; e quella e queste seguitavano a incitarlo a partire . Sì , domani , domani : sarebbe andato incontro a quegli assassini ; lo avrebbero sopraffatto e ucciso ; ma sì , questo voleva , se la distruzione doveva compiersi ! Che valore avrebbero più avuto , altrimenti , le sue medaglie ? Bisognava morire per esse e con esse ! E se le sarebbe appese al petto , domani , correndo incontro ai nuovi nemici della patria . Perché la Sicilia non doveva essere disonorata , no , no , non doveva essere disonorata di fronte alle altre regioni d ' Italia che si erano unite a farla grande e gloriosa ! Il giorno dopo , con l ' enorme berretto villoso in capo , tutto affagottato e imbottito di carte e di reliquie , le quattro medaglie al petto , lo zàino dietro le spalle e armato fino ai denti , s ' era presentato a don Cosmo per licenziarsi . E sarebbe partito senza dubbio , se insieme con don Cosmo non si fosse adoperato in tutti i modi a trattenerlo Leonardo Costa , sopravvenuto da Porto Empedocle . Licenziatosi dal Salvo , dopo la morte del figlio , e ricaduto nella misera e incerta condizione di sorvegliante alle stadere , Leonardo Costa aveva accettato , più per non vedersi solo che per altro , l ' offerta pietosa di don Cosmo , di venire ogni sera da Porto Empedocle a cenare e a dormire a Valsanìa . Il cammino non era breve né facile al bujo , le sere senza luna , per quella stradella ferroviaria ingombra e irta di brecce . Dopo la sciagura , una stanchezza mortale gli aveva reso le gambe gravi , come di piombo . Più volte s ' era veduto venire incontro minaccioso il treno ; più volte aveva avuto la tentazione di buttarcisi sotto e finirla . Quando giù alla marina non trovava lavoro , se ne risaliva presto alla campagna , e per suo mezzo , da un po ' di tempo , le notizie a Valsanìa arrivavano senza ritardo . Se quel giorno , non avesse recato quella dello sbarco a Palermo del corpo d ' armata che in un batter d ' occhio avrebbe certamente domato e spazzato la rivolta , né lui né don Cosmo sarebbero riusciti a trattenere Mauro con la forza . A calmarlo ancor più , era poi venuta la notizia della proclamazione dello stato d ' assedio e del disarmo . Nemmen per ombra gli era passato il dubbio , che l ' ordine di consegnare le armi potesse riferirsi anche a lui , o che potesse correre il rischio d ' esser tratto in arresto , se fosse salito alla città armato . Le sue armi erano come quelle dei soldati ; il permesso di portarle gli veniva dalle sue medaglie . Le notizie recate dopo dal Costa avevano fatto su l ' anima di lui quel che su una macchia già arruffata dalla tempesta suol fare una rapida vicenda di sole e di nuvole . S ' era schiarito un poco , sapendo che a Roma Roberto Auriti era stato scarcerato , quantunque soltanto per la concessione della libertà provvisoria , e che il fratello Giulio aveva condotto con sé a Roma la sorella e il nipote ; e scombujato alla rivelazione inattesa che Landino , il nipote del Generale , colui che ne portava il nome , era tra i caporioni della sommossa , e che era fuggito da Palermo , dopo la proclamazione dello stato d ' assedio , per sottrarsi all ' arresto . Dopo questa notizia s ' era messo a guardare con cipiglio feroce Leonardo Costa , appena lo vedeva arrivare stanco e affannato da Porto Empedocle . L ' ansia di sapere era fieramente combattuta in lui dal timore rabbioso che , a cuor leggero , quell ' uomo lo costringesse ad armarsi e a partire da Valsanìa . Dacché era stato sul punto di farlo , conosceva per prova quel che gli sarebbe costato staccarsi da quella terra , strapparsi da tutti i ricordi che ve lo legavano , abbandonar la custodia del camerone , la sua vigna , i suoi colombi , gli alberi , che per tanto tempo avevano ascoltato i suoi discorsi . Ma Leonardo Costa , dopo le furie dell ' altra volta , sapeva ormai quali notizie erano per lui , quali per don Cosmo e per donna Sara Alàimo . Si era lasciata scappar quella intorno al figlio del principe , perché supponeva che Mauro già lo sapesse socialista e dovesse aver piacere conoscendo ch ' era riuscito a fuggire . L ' ultima notizia che il Costa recò , nuova nuova , fu tra i lampi , il vento e la pioggia d ' una serataccia infernale . Mauro aveva apparecchiato da cena , in vece di donna Sara da due giorni a letto per una forte costipazione , e ora stava con don Cosmo nella sala da pranzo in attesa dell ' ospite che , forse a causa del cattivo tempo , tardava a venire . Quell ' attesa lo irritava , non tanto perché avesse voglia di mangiare , quanto perché temeva andasse a male la cena apparecchiata . Aveva fatto sempre ogni cosa con impegno , e tra i tanti ricordi che gli davano soddisfazione c ' era anche quello d ' aver fatto « leccar le dita » agli Inglesi , quando era stato cuoco prima a bordo e poi a Costantinopoli . Una delle ragioni del suo odio per donna Sara era appunto la gioja maligna manifestata più volte da questa per la pessima riuscita di qualche lezione di culinaria che aveva voluto impartirle . Fuori d ' esercizio e con l ' animo sconvolto e distratto da tanti pensieri , si cimentava da due giorni con coraggio imperterrito nella confezione dei più complicati intingoli , e avvelenava l ' ospite e il povero don Cosmo . - Come vi pare ? - Ah , un miele , - rispondeva questi , invariabilmente . - Forse , però , ho poco appetito . - Al senso mio , - arrischiava il Costa , - mi pare che ci manchi un tantino di sale . - O Marasantissima , - prorompeva Mauro , - eccovi la saliera ! Donna Sara era da due giorni digiuna . Tra gli urli del vento , i boati spaventosi del mare , lo scroscio della pioggia , si udivano i suoi scoppii di tosse , e lamenti e preghiere recitate ad alta voce . In preda , certo , a un assalto furioso di mania religiosa , s ' era asserragliata nella sua cameretta e rifiutava ogni cibo e ogni cura . Di tanto in tanto don Cosmo , sentendola tossire più forte e più a lungo , si recava premuroso a chiamarla dietro l ' uscio e a domandarle se volesse qualche cosa . Per tutta risposta donna Sara gli gridava , appena poteva , con voce soffocata : - Pentìtevi , diavolacci ! E riprendeva a gridare avemarie e paternostri . Finalmente arrivò Leonardo Costa , in uno stato miserando , tutto scompigliato dal vento , con l ' acqua che gli colava a ruscelli dal cappotto e con tre dita di fango attaccato agli scarponi . Non tirava più fiato e non poteva più tener ritta la testa , dalla stanchezza . Mauro , per ricetta , gli fece subito trangugiare un bicchierone di vino , opponendo alla resistenza la solita esclamazione : - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Don Cosmo s ' affrettò a condurselo in camera e lo ajutò a cangiarsi d ' abito , facendogliene indossare uno suo che gli andava molto stretto , ma almeno non era bagnato . Intanto Mauro aveva portato in tavola e gridava dalla sala da pranzo : - Santo diavolone , venite o non venite ? Quando vide comparire l ' uno e l ' altro con due visi stralunati , si mise in apprensione e domandò aggrondato : - Che altro c ' è ? Nessuno dei due gli rispose . Don Cosmo , invece , domandò al Costa : - E Ippolito ? Ippolito ? - Dormiva , - rispose quello . - Alle tre di notte ! Dormiva . Ma dice che , quando l ' uomo di guardia , costretto ad aprire il cancello , corse alla villa ad avvertire ... - Parlate di don Landino ? - lo interruppe a questo punto Mauro , cacciandosi tra i due furiosamente . - Ditemi che cos ' è ! - No , che don Landino ! - gli rispose il Costa , mostrando sul volto una trista gajezza . - Gli hanno fatto l ' ultima a quel degno galantuomo che è stato qua un mese a pestarvi la faccia ! So che voi lo amate quanto me ! - Il Salvo ? - Già ! E il Costa alzò un piede come per darlo sul collo del caduto . Seguitò : - Sua sorella , la moglie del principe , ha preso la fuga , questa notte , col deputato Capolino ... - La fuga ? Come , la fuga ? - Come , eh ? Ci vuol poco ... Quello è venuto a pigliarsela con la carrozza , e son partiti di nottetempo , con la corsa delle tre , per Palermo . Certo s ' erano accordati avanti ... Don Cosmo , ancora stralunato , mormorava tra sé in disparte : - Povero Ippolito ... povero Ippolito ... - Gli sta bene ! - corse a gridargli Mauro in faccia . - Mescolarsi con una tal razza di gente , - aggiunse il Costa con una smorfia di schifo . - Del resto , sa , sì - don Cosmo ? una certa mortificazione , forse , non dico di no ... Lo scandalo è grosso : non si parla d ' altro a Girgenti e alla marina ... Ma , dopo tutto ... già non la trattava nemmeno da moglie ... dice che dormivano divisi e che ... a sentir le male lingue ... quel cagliostro , dice , se la piglia com ' era prima del matrimonio ... Quando l ' uomo di guardia corse alla villa ad annunziare la fuga e il cameriere andò a svegliare il principe , dice che egli non alzò neanche la testa dal cuscino e rispose al cameriere : « Ah sí ? Buon viaggio ! Penserò domani ad averne dispiacere , quando mi sarò levato ... » . Don Cosmo negò più volte energicamente col capo e aggiunse : - Non sono parole d ' Ippolito , codeste ! - Per conto mio , - riprese il Costa , sedendo con gli altri a tavola e cominciando a cenare , - che vuole che le dica ? Mi dispiace per il principe ; ma ci ho gusto , un gran gusto per l ' onta che n ' avrà il fratello ... Ah , sì - don Cosmo , non so davvero perché vivo ! Vorrei salvarmi l ' anima , glielo giuro ; vorrei darle tempo di superar la pena , perché almeno in punto di morte potesse perdonare e salirsene a Dio ... Ma no , sì - don Cosmo : la pena è più forte e si mangia l ' anima ; l ' odio mi cresce e si fa più rabbioso di giorno in giorno ; e allora dico : perché ? non sarebbe meglio ammazzar prima lui e poi me , e farla finita ? - Forse , - mormorò don Cosmo , - gli fareste un regalo ... - Ecco ciò che mi tiene ! - esclamò il Costa . - Perché sarebbe un regalo anche per me ! - Mangiate e non piangete ! - gli gridò Mauro . - Abbiate pazienza , don Mauro , - gli disse allora il Costa , forzandosi a sorridere . - Nei vostri piatti , per il palato mio , ci manca sempre un tantino di sale . Qualche lagrimuccia è condimento . Don Cosmo , intanto , assorto , mirando attentamente un pezzetto di carne infilzato nella forchetta sospesa , diceva tra sé : - Come due ragazzini ... E tra i colpi di tosse donna Sara seguitava a gridar di là : - Pentìtevi , diavolacci ! pentìtevi ! All ' improvviso , mentre i tre seduti a tavola finivano di cenare , da fuori , ove il vento e la pioggia infuriavano , tra il fragorìo continuo degli alberi e del mare , s ' intesero i furibondi latrati dei mastini che ogni sera , su i gradini della scala , stavano ad aspettar l ' uscita del padrone dopo la cena . Mauro , accigliato , si rizzò sul busto e tese l ' orecchio . Quei latrati avvisavano che qualcuno era presso la villa . E chi poteva essere a quell ' ora , con quel tempo da lupi ? si udirono grida confuse . Mauro balzò in piedi , corse a prendere il fucile appoggiato a un angolo della sala , e s ' avviò alla porta . Prima d ' aprire , applicò l ' orecchio al battente e subito , intendendo che giù , innanzi alla villa , i cani cercavano d ' impedire il passo a parecchi che se ne difendevano gridando , spense il lume , spalancò la porta e , tra lo scroscio violento della pioggia , nella tenebra sconvolta , spianando il fucile , urlò dal pianerottolo : - Chi è là ? Un palpito di luce sinistra mostrò per un attimo , in confuso , la scena . Mauro credette d ' intravedere quattro o cinque che , minacciando disperatamente , indietreggiavano all ' assalto dei mastini . - Mauro , perdio ! Questi cani ! Ne ammazzo qualcuno ! Ti chiamo da tre ore ! - Don Landino ? E Mauro , fremente , si precipitò dalla scala , tra il vento , sotto la pioggia furiosa . - Dove siete ? dove siete ? Alla voce del padrone i cani desistettero dall ' assalto , pur seguitando ad abbajare . - Mauro ! - Voi qua ? - gridò questi , cercando , invece dei cani , d ' impedir lui ora il passo . - Avete il coraggio di rifugiarvi qua coi vostri compagni d ' infamia ? Non vi ricevo ! Andatevene ! Questa è la casa di vostro Nonno ! Non vi ricevo ! - Mauro , sei pazzo ? - In nome di Gerlando Laurentano , via ! Andatevene ! Là , da vostro padre è il rifugio per voi e pei vostri compagni , non qua ! Non vi ricevo ! - Sei pazzo ? Lasciami ! - gridò Lando , strappandosi dalla mano di Mauro , che lo teneva afferrato per un braccio . Sprazzò sul pianerottolo della scala un lume , che subito il vento spense . E don Cosmo , accorso col Costa , chiamò di là : - Landino ! Landino ! Questi rispose : - Zio Cosmo ! - e , rivolto ai compagni : - Su , su , andiamo su ! - Don Landino ! - gl ' intimò allora Mauro con voce squarciata dall ' esasperazione . - Non salite alla villa di vostro Nonno ! Se voi salite , io me ne vado per sempre ! Ringraziate Iddio che vi chiamate Gerlando Laurentano ! Questo solo mi tiene dal farvi fare una vampa , a voi e a codeste carogne , sacchi di merda , che avete accanto ! Ah sì ? salite ? Un fulmine , Dio , che la dirocchi e vi schiacci tutti quanti ! Aspettate , ecco qua , tenete , compite la vostra prodezza ! Vi consegno la chiave ! E la grossa chiave del camerone venne a sbattere contro la porta che si richiudeva . - E pazzo ! è pazzo ! - ripetevano al bujo Lando , don Cosmo , il Costa cercando in tasca i fiammiferi per riaccendere il lume , mentre i compagni di Lando , storditi da quell ' accoglienza nel ricovero tanto sospirato e ora finalmente raggiunto , domandavano ansimanti e perplessi : - Ma chi è ? - Pazzo davvero ? - O perché ? Riacceso il lume , i cinque fuggiaschi , Lando , Lino Apes , Bixio Bruno , Cataldo Sclàfani e l ' Ingrao , apparvero come ripescati da una fiumara di fango . Cataldo Sclàfani , dalla faccia spiritata , già ispida su le gote , sul labbro e sul mento della barba che gli rispuntava , era più di tutti compassionevole : pareva un convalescente atterrito , scappato di notte da un ospedale schiantato dalla tempesta . Fu per un momento uno scoppiettìo di brevi domande e di risposte affannose , tra esclamazioni , sospiri e sbuffi di stanchezza ; e chi si scrollava , e chi pestava i piedi , e chi cercava una sedia per buttarcisi di peso . - Inseguiti ? - No , no ... - Scoperti ? ... - Forse ! ... - Ma che ! no ... - Sì ... - Forse Lando ... - A piedi ! E come ? ... - Da tre giorni ! - Diluvio ! diluvio ! ... - Ma come , dico io , senz ' avvertire ? senz ' avvertire ? Quest ' ultima esclamazione era - s ' intende - di don Cosmo . L ' andava ripetendo all ' uno e all ' altro , sforzandosi di concentrarsi nella gran confusione che gli faceva grattar la barba su le gote con ambo le mani . - Dico ... dico ... Ma come ? ... senz ' avvertire ? ... E chi sa fino a quando l ' avrebbe ripetuto , se finalmente non gli fosse balenata l ' idea che bisognava dare ajuto in qualche modo a quei giovanotti . Che ajuto ? - Ecco , venite , venite qua ! - prese a dire , afferrando per le braccia ora l ' uno ora l ' altro . - Spogliatevi , subito ... Ho roba ... roba per tutti ... qua , qua in camera mia ... nella cassapanca , venite con me ! Bixio Bruno e l ' Ingrao , meno storditi e meno stanchi degli altri , s ' opposero energicamente a quella strana insistenza . - Ma no ! Ma lasci ! - gridò il primo . - Non c ' è da perder tempo ... È distante molto Porto Empedocle da qua ? - Ecco , sì , - esclamò Lando , rivolto allo zio . - Qualcuno ... un contadino fidato , da spedire a Porto Empedocle subito , per noleggiare una barca ... qualche grossa barca da pesca ... - Prima che spunti il giorno , per carità ! - raccomandò lo Sclàfani , facendosi avanti con la sua aria spiritata . - Dovremmo essere in mare prima che spunti il giorno ! Forse siamo stati scoperti ... - E dàlli ! Ti dico di no - gli gridò l ' Ingrao . - E io ti dico invece di sì - ribatté lo Sclàfani . - Alla stazione cli Girgenti , Lando , potrei giurare , è stato riconosciuto ... Leonardo Costa fece osservare che il noleggio di una barca , in un frangente come quello , non era incarico da affidare a un contadino . - Posso andare io , se volete ! Anzi , andrò io , ora stesso ! - Con questo tempo ? - domandò angustiato don Cosmo . - Signori miei , non precipitate così le cose ... Spogliatevi , date ascolto a me : prenderete un malanno ... Vedete ... ecco qua ... quest ' amico mio ... vedete ... l ' ho fatto cambiare io , or ora ... C ' è roba ... roba per tutti .. nella cassapanca , venite a vedere ! Il Costa con un gesto d ' impazienza , domandò ai giovani : - Vorreste che venisse qua sotto Valsanìa , la barca ? - Sì , sì , qua ! - rispose Lando . - No , zio , per carità , mi lasci stare ! - Spògliati , ti dico ... - Non è prudente , - seguitò Lando , rivolto al Costa , mentre lo zio gli strappava per forza il soprabito , - non è prudente mostrarci a Porto Empedocle . A quest ' ora a tutti i porti di mare sarà certo venuto da Palermo l ' ordine della nostra cattura . - Ma sarà difficile , - fece notare allora il Costa , - che approdi qua sotto , di notte , una tartana , con questo mare grosso ... Basta ; non mi tiro indietro ... si potrà tentare ... E corse a prendere in sala l ' ampio mantello a cappuccio , ancora zuppo di pioggia . - Amici ! - gridò l ' Ingrao , - non sarebbe meglio seguire questo signore , ora che è notte e nessuno ci vede ? Ci terremo nascosti in prossimità del paese , fintanto che egli non avrà noleggiato la barca ! Il consiglio non fu accettato per una savia considerazione di Lino Apes : - Ma che dite ? Credete che una tartana si noleggi in quattro e quattr ' otto , di nottetempo e con questo tempo ? Bisognerà trovare il padrone ... - Lo conosco ! - interruppe il Costa . - Ne conosco uno io , mio amico , fidatissimo . - E i marinaj ? - domandò l ' Apes . - Il padrone solo non basta . - Certo ! Bisognerà trovare anche i marinaj , - riconobbe il Costa , - e allestir la barca ... Prima di giorno non si farà a tempo . - E allora , no ! - gridò subito lo Sclàfani , rifacendosi avanti impetuosamente . - A Porto Empedocle , no , di giorno ! Converrà imbarcarci qua ! - Intanto , io vado ! - disse Leonardo Costa , che si era già incappucciato . - Povero amico ! - gemette don Cosmo . - Ma proprio ? ... Il Costa non volle sentir commiserazioni né ringraziamenti e s ' avventurò nella tenebra tempestosa . Allorché Lando seppe che costui era il padre di Aurelio Costa , barbaramente assassinato insieme con la moglie del deputato Capolino dai solfaraj del Fascio d ' Aragona , guardò cupamente l ' Ingrao e gli altri compagni . Interpretando male quello sguardo , il Bruno manifestò , sebbene esitante , il sospetto non si fosse quegli recato a Porto Empedocle per vendicarsi , denunziandoli . Don Cosmo allora , accomodando la bocca , emise il suo solito riso di tre oh ! oh ! oh ! - Quello ? - disse ; e spiegò il sentimento e la devozione del suo povero amico , il quale , facendo carico della morte del figliuolo soltanto a Flaminio Salvo , non pensava neppur lontanamente ai socii del Fascio d ' Aragona . - Oh , a proposito ! - disse poi , colpito dal nome del Salvo , venutogli così per caso alle labbra . E si chiamò Lando in disparte per annunziargli la fuga di donna Adelaide . - Come una ragazzina , capisci ? Alle tre di notte ! Nel trambusto , era rimasta finora inavvertita la voce di donna Sara Alàimo che , credendo forse a una vera invasione di demonii in quella notte di tempesta , ripeteva più arrabbiata che mai dalla sua remota cameretta in fondo al corridojo : - Pentìtevi , diavolacci ! Il grido strano giunse spiccatissimo in quel momento di silenzio , e tutti , tranne don Cosmo , ne rimasero sbalorditi ; anche Lando , già sbalordito per conto suo dalla notizia che gli aveva dato lo zio . - Chi è ? - Ah , niente , donna Sara ! - rispose quegli , come se Lando e i compagni conoscessero da un pezzo la vecchia casiera di Valsanìa . - Mi sta facendo impazzire , parola d ' onore ... S ' è chiusa da due giorni in camera , e grida così ... È malata , poverina . Anche di ... E si picchiò con un dito la fronte . I quattro compagni di Lando si guardarono l ' un l ' altro negli occhi . Dov ' erano venuti a cacciarsi dopo tre giorni di fuga disperata ? Pazzo era stato dichiarato il vecchio , che aveva fatto loro in principio quella bella accoglienza ; pazza era dichiarata ora anche quest ' altra vecchia ; e che fosse perfettamente in sensi chi dichiarava pazzi con tanta sicurezza quegli altri due , non appariva loro , in verità , molto evidente . Finora quello zio di Lando , tranne che per i loro abiti bagnati e inzaccherati , non aveva mostrato altra costernazione . - State ancora così ? - esclamò , difatti , meravigliato , don Cosmo , dopo aver dato quel ragguaglio sul grido di donna Sara , e corse ad aprir la cassapanca , ov ' eran riposti i suoi abiti smessi . - Qua , qua ... prendete ... vi dico che c ' è roba per tutti I quattro giovani non poterono piú tenersi dal ridere , e presero ad ajutarsi a vicenda per spiccicarsi d ' addosso gli abiti inzuppati di pioggia - L ' importante , v ' assicuro io , - diceva don Cosmo , - è questo soltanto , per ora : di non prendere un raffreddore . Minchionatemi pure , ma cambiatevi . Che ci fosse roba per tutti , intanto , era soverchia presunzione . Lino Apes , non trovando più nella cassapanca nessun capo di vestiario per sé , gli si fece innanzi con la tonaca da seminarista distesa su le braccia come una bambina da portare al battesimo : - Posso prender questa ? - E perché no ? Ah , che cos ' è , la tonaca ? Eh ... se vi andrà ... E sorrise alle risa di quei quattro che si paravano goffamente degli altri abiti , esalanti tutti un acutissimo odore di canfora . Cataldo Sclàfani s ' era acconciato con la napoleona e , poiché gli faceva male il capo , s ' era annodato alla carrettiera un bel fazzolettone giallo , di cotone , a quadri rossi . La gioventù a poco a poco riprendeva il sopravvento . Nessuno pensò più alla disfatta , all ' incertezza dell ' avvenire . Tra gli spintoni e la baja dei compagni , Lino Apes , stremenzito in quella tonaca di seminarista , corse in cucina a riaccendere il fuoco . Avevano fame ! avevano sete ! Ma qua don Cosmo sentì cascarsi l ' asino : sapeva appena dove fosse la dispensa ; e la chiave forse l ' aveva Mauro con sé . - La chiave ? - gridò l ' Ingrao . - L ' ho trovata ! E corse a raccattare dal pianerottolo della scala quella che Mauro aveva scagliata contro la porta , rimasta là fuori . - Eccola qua ! eccola qua ! Don Cosmo stette un pezzo a osservarla . - Questa ? - disse . - No ... Oh che cos ' è ? questa è la chiave del camerone ! Dove l ' avete presa ? Nella confusione non aveva inteso l ' ultimo grido di Mauro ; e , come gli fu detto che quella chiave era stata scagliata contro Lando , subito s ' impensierí e , volgendosi a questo : - Ma allora vedrai che ... oh per Dio ! - esclamò , - se ti ha buttato la chiave , vedrai che se ne va davvero ... Forse se n ' è già andato ! - Andato ? dove ? - domandò Lando , costernato anche lui e addolorato . - E chi lo sa ? - sospirò don Cosmo . E narrò in breve come già a stento fosse riuscito una prima volta a trattenerlo ; poi , siccome gli altri quattro giovani ridevano dei pazzi propositi e del sentimento di quello strano vecchio , gli bisognò dir loro chi fosse , che avesse fatto , che cosa fosse per lui quel camerone e che contenesse . - Ah sì ? Anche un leopardo imbalsamato ? E , incuriositi , Lino Apes , l ' Ingrao , il Bruno , lo Sclàfani , appena don Cosmo e Lando si recarono a cercar di Mauro , ripresa quella chiave , entrarono nel camerone . Sott ' esso appunto era la stanza di Mauro Mortara . Don Cosmo e Lando , con una candela in mano , erano entrati in uno stanzino segreto , ov ' era una botola che conduceva al pianterreno della villa ; senza far rumore avevano sollevato da terra la caditoja ed erano scesi per la ripida scala di legno non ben sicura alla cantina ; di qua eran passati nel palmento ; avevano poi attraversato due ampii magazzini vuoti , uno sgabuzzino pieno di vecchi arnesi rurali affastellati , ed erano arrivati a un uscio interno della stanza di Mauro . Chinandosi a guardare , Lando s ' accorse , dalla soglia , che c ' era lume . - Mauro ! - chiamò allora don Cosmo . - Mauro ! Nessuna risposta . Lando tornò a chinarsi per guardare attraverso il buco della serratura . Veniva , di su , il frastuono di quei quattro , che rincorrevano per il camerone Lino Apes vestito da seminarista , e gridavano , e ridevano . Mauro Mortara , seduto davanti a una cassa , tratta da sotto il letto , stava con le braccia appoggiate su l ' orlo del coperchio sollevato , e il viso affondato tra le braccia . - C ' è ? che fa ? - domandò don Cosmo . Lando levò rabbiosamente un pugno verso il soffitto , donde veniva il fracasso dei compagni . Sentiva , tra il dispetto acerbo contro questi e contro se stesso , un vivo rimorso della fiera offesa recata al sentimento di quel suo caro vecchio , e un angoscioso cordoglio di non potere in quel momento unire il suo richiamo affettuoso a quello dello zio . - Che fa ? - ridomandò questi , più piano . Che cosa facesse Mauro , col viso così nascosto tra le braccia , lo dicevano chiaramente le medaglie che , appese al petto e ciondolanti per la positura in cui stava , traballavano a tratti . Piangeva ... sì ... ecco ... piangeva ... e aveva alle spalle quel suo comico zainetto che già gli aveva veduto a Roma . - Mauro ! - chiamò di nuovo don Cosmo . A questo nuovo richiamo , Lando , ancora con l ' occhio al buco della serratura , gli vide sollevar la faccia e tenerla un po ' sospesa , senza tuttavia voltarla verso l ' uscio ; lo vide poi alzarsi e accostarsi di furia al tavolino . - Ha spento il lume , - disse allo zio , rizzandosi . Stettero entrambi un pezzo in ascolto , perplessi nell ' attesa di sentirgli aprir la porta . Si videro lì , allora , come imprigionati ; non avevan le chiavi né dei magazzini , né del palmento , né della cantina , e dovevano dunque ritornar su , se volevano impedirgli d ' andare ; bisognava far presto , per non dargli tempo d ' allontanarsi troppo . Ma nessun rumore veniva più dalla stanza . Don Cosmo fe ' cenno al nipote di risalire , in silenzio . Quando furono nel primo dei due magazzini , si fermò e disse sottovoce : - Tanto , se vuole andare , né tu né io potremmo trattenerlo con la forza . Forse ritornerà , quando voi sarete partiti e gli sarà sbollita la collera . Lando guardò quel suo vecchio zio , da lui appena conosciuto , in quel vasto magazzino , in cui il lume della candela projettava mostruosamente ingrandite le ombre dei loro corpi ed ebbe l ' impressione che una strana realtà impensata gli s ' avventasse agli occhi all ' improvviso , con la stramba inconseguenza d ' un sogno . Da un pezzo non vedeva più la ragione dei suoi atti che gli lasciavan tutti uno strascico di rincrescimento , un amaro sapore d ' avvilimento ; ma ora , più che mai , di fronte alla realtà così stranamente spiccata di quel suo zio fuori della vita , in quell ' antica solitaria campagna , lì davanti a lui , in quel magazzino vuoto , con quella candela in mano . Fu tentato di spegnerla , come dianzi Mauro aveva spento il lume nella sua stanza di là . Udì la voce del vento , i boati del mare : fuori era il bujo tempestoso ; anche quello della sorte che lo aspettava . Bisognava che in quel bujo , a ogni costo , assolutamente , trovasse una ragione d ' agire , in cui tutte le sue smanie si quietassero , tutte le incertezze del suo intelletto cessassero dal tormentarlo . Ma quale ? ma quando ? ma dove ? - Passerà , - diceva poco dopo don Cosmo , con gli angoli della bocca contratti in giù , la fronte increspata come da onde di pensieri ricacciati indietro dal riflusso della sua sconsolata saggezza , e con quegli occhi che pareva allontanassero e disperdessero nella vanità del tempo tutte le contingenze amare e fastidiose della vita . - Passerà , cari miei ... passerà ... I quattro giovani avevano trovato da sé la dispensa e , poiché era aperta , avevan portato di là in tavola quanto poteva servire al loro bisogno ; ora , dopo il pasto e saziata la sete , facevano sforzi disperati per resistere alla stanchezza aggravatasi su le loro pàlpebre all ' improvviso . Quell ' esclamazione di don Cosmo era in risposta alla rievocazione ch ' essi avevano fatta , alcuni con cupa amarezza , altri con rabbioso rammarico e Lino Apes con la sua solita arguzia , degli ultimi avvenimenti tumultuosi . Guardandoli come già lontanissimi nel tempo , don Cosmo non riusciva a scorgerne più né il senso né lo scopo . Dal suo aspetto , agli occhi di Lando , spirava quello stesso sentimento che spira dalle cose che assistono impassibili alla fugacità delle vicende umane . - Avete visto il leopardo ? - Sì , bello ... bello - brontolò l ' Ingrao , cacciando il volto , deturpato dall ' atra voglia di sangue , tra le braccia appoggiate su la tavola . - Quello era un leopardo vivo ! Lino Apes spalancò gli occhi e domandò , quasi con spavento : - Mangiava ? - Lo dico , - riprese don Cosmo , - perché ora , cari miei , è pieno di stoppa e non mangia più . E quella lettera di mio padre ? L ' avete letta ? Un foglietto di carta sbiadito ... E la scrisse una mano viva , come questa mia , guardate ... Che cos ' è ora ? Quel povero pazzo l ' ha messa in cornice ... Luigi Napoleone ... il colpo di Stato ... gli avvenimenti della Francia ... Raccolse le dita delle mani a pigna e le scosse in aria , come a dire : « Che ce n ' è più ? che senso hanno ? » . - Realtà d ' un momento ... minchionerie ... Si alzò ; s ' appressò ai vetri del balcone che da un pezzo non facevano più rumore , e si voltò al nipote : - Senti che silenzio ? - disse . - Ti do la consolante notizia che il vento è cessato ... - Cessato ? - domandò Cataldo Sclàfani , levando di scatto dalle braccia , che teneva anche lui appoggiate alla tavola , la faccia spiritata , da convalescente , col fazzoletto giallo tirato fin su le ciglia . - Bene bene ... C ' imbarcheremo qua ... Buona notte ! E si ricompose a dormire . - Così tutte le cose ... - sospirò don Cosmo , mettendosi a passeggiare per la sala ; e seguitò , fermandosi di tratto in tratto : - Una sola cosa è triste , cari miei : aver capito il giuoco ! Dico il giuoco di questo demoniaccio beffardo che ciascuno di noi ha dentro e che si spassa a rappresentarci di fuori , come realtà , ciò che poco dopo egli stesso ci scopre come una nostra illusione , deridendoci degli affanni che per essa ci siamo dati , e deridendoci anche , come avviene a me , del non averci saputo illudere , poiché fuori di queste illusioni non c ' è più altra realtà ... E dunque , non vi lagnate ! Affannatevi e tormentatevi , senza pensare che tutto questo non conclude . Se non conclude , è segno che non deve concludere , e che è vano dunque cercare una conclusione . Bisogna vivere , cioè illudersi ; lasciar giocare in noi il demoniaccio beffardo finché non si sarà stancato ; e pensare che tutto questo passerà ... passerà ... Guardò in giro alla tavola e mostrò a Lando i suoi compagni già addormentati . - Anzi , vedi ? è già passato ... E lo lasciò lì solo , innanzi alla tavola . Lando mirò i penosi atteggiamenti sguajati , le comiche acconciature , le facce disfatte dalla stanchezza de ' suoi amici e invidiò il loro sonno e ne provò sdegno allo stesso tempo . Avevano potuto scherzare ; ora potevano dormire , dimentichi che dei disordini provocati dalle loro predicazioni a una gente oppressa da tante iniquità ma ancor sorda e cieca , s ' avvaleva ora il governo per calpestare ancora una volta quella terra , che sola , senza patti , con impeto generoso s ' era data all ' Italia e in premio non ne aveva avuto altro che la miseria e l ' abbandono . Potevano dormire , quei suoi amici , dimentichi del sangue di tante vittime , dimentichi dei compagni caduti in mano della polizia , i quali certo , domani , sarebbero stati condannati dai tribunali militari ... Si alzò anche lui ; si recò alla sala d ' ingresso , desideroso d ' uscire all ' aperto , a trarre una boccata d ' aria , per liberarsi dell ' angoscia che l ' opprimeva , ora che il vento e la pioggia erano cessati . Ma innanzi alla porta si fermò , vinto dall ' odore di antica vita che covava in quella villa ove suo nonno era vissuto , ove con quel desolato sentimento di precarietà lasciava invano passare i suoi tristi giorni quel suo zio , ove Mauro Mortara ... Subito si scosse al ricordo del suo vecchio snidato da lui crudelmente negli ultimi giorni da quella dimora che il culto di tante memorie gli rendeva sacra ; più che per tutto il resto sentì dispetto e onta dell ' opera sua e dei suoi compagni per quest ' ultima conseguenza ch ' essa cagionava : di cacciar via da Valsanìa il suo vecchio custode , colui che gli appariva da un pezzo come la più schietta incarnazione dell ' antica anima isolana ; e corse per tentar di placarlo , per gridargli il suo pentimento e forzarlo a rimanere . La porta della stanza di Mauro era aperta ; la stanza era al bujo e vuota . Su la soglia stavano incerti e come smarriti i tre mastini . Non abbajarono . Anzi , gli si fecero attorno ansiosi , drizzando le aguzze orecchie , scotendo la breve coda , quasi gli chiedessero perché il loro padrone , seguito da essi come ogni notte , a un certo punto si fosse voltato a cacciarli , a rimandarli indietro rudemente : perché ? Da un balcone in fondo venne la voce di don Cosmo : - Se n ' è andato ? - Sì , - rispose Lando . Don Cosmo non disse più nulla . Nella tetraggine , solenne e come sospesa , della notte ancora inquieta , rimase a udire il fragore del mare sotto le frane di Valsanìa e l ' abbajare più o men remoto dei cani ; poi , con una mano sul capo calvo , si affisò ad alcune stelle , chiodi del mistero com ' egli le chiamava , apparse in una cala di cielo , tra le nuvole squarciate . Senza curarsi del fango della strada , dove i suoi stivaloni ferrati affondavano e spiaccicavano ; con gli occhi aggrottati sotto le ciglia e quasi chiusi ; tutto il viso contratto dallo sdegno ; un agro bruciore al petto e la mente occupata da una tenebra più cupa di quella che gli era intorno , Mauro Mortara era , intanto , più d ' un miglio lontano da Valsanìa . Andava nella notte ancora agitata dagli ultimi fremiti della tempesta , investito di tratto in tratto da raffiche gelate che gli spruzzavano in faccia la pioggia stillante dagli alberi , di qua e di là dalle muricce , lungo lo stradone . Andava curvo , a testa bassa , il fucile appeso a una spalla , le due pistole ai fianchi , un pugnale col fodero in cuojo alla cintola , lo zàino alle spalle , il berretto villoso in capo e le medaglie al petto . Saliva verso Girgenti ; ma voleva andare più lontano ; lasciare a un certo punto lo stradone e mettersi per la linea ferroviaria ; attraversare una breve galleria , sboccare in Val Sollano , e di lì , nei pressi della stazione , avviarsi per un altro stradone al paese di Favara , ove , in un poderetto di là dall ' abitato , viveva un suo nipote contadino , figlio d ' una sorella morta da tanti anni , il quale più volte gli aveva offerto tetto e cure nel caso che , infermo , avesse voluto ritirarsi da Valsanìa . Andava lì , da quel suo nipote ; ma non ci voleva pensare . La testa , il cuore gli erano rimasti come pestati , schiacciati e macerati dallo stropiccìo dei passi di quei giovani , che per supremo oltraggio s ' erano introdotti a profanare il camerone del Generale , mentr ' egli nella sua stanza , sotto , s ' apparecchiava a partire . Non voleva più pensare né sentir nulla ; nulla immaginare dei giorni che gli restavano . Tuttavia , il cuore calpestato , a poco a poco , sotto l ' assillo del pensiero che , forse , quel suo nipote contadino gli aveva offerto ricetto perché s ' aspettava da lui chi sa quali tesori , cominciò a rimuoverglisi dentro , a riallargarglisi in émpiti d ' orgoglio . Soltanto da giovane e dalle mani del Generale , fino alla partenza per l ' esilio a Malta , egli aveva avuto un salario . Ritornato a Valsanìa , dopo le vicende fortunose della sua vita errabonda , per mare , in Turchia , nell ' Asia Minore , in Africa , e dopo la campagna del Sessanta , aveva prestato sempre la sua opera , colà , disinteressatamente . E ora , ecco , a settantotto anni , se ne partiva povero , senza neppure un soldo in tasca , con la sola ricchezza di quelle sue medaglie al petto . Ma appunto perché questa sola ricchezza aveva cavato dall ' opera di tutta la sua vita , - Sciocco , - poteva dire a quel suo nipote , - tu sei padrone di tre palmi di terra ; e se te ne scosti d ' un passo , non sei più nel tuo ; io , invece , sono qua , sempre nel mio ovunque posi il piede , per tutta la Sicilia ! Perché io la corsi da un capo all ' altro per liberarla dal padrone che la teneva schiava ! Preso così l ' aire , la sua esaltazione crebbe di punto in punto , fomentata per un verso dal cordoglio d ' essersi strappato per sempre da Valsanìa , e per l ' altro dal bisogno di riempire con la rievocazione di tutti i ricordi che potevano dargli conforto il vuoto che si vedeva davanti . Rideva e parlava forte e gestiva , senza badare alla via : rideva al binario della linea ferroviaria , ai pali del telegrafo , frutti della Rivoluzione , e si picchiava forte il petto e diceva : - Che me n ' importa ? Io ... io ... la Sicilia ... oh Marasantissima ... vi dico la Sicilia ... Se non era per la Sicilia ... Se la Sicilia non voleva ... La Sicilia si mosse e disse all ' Italia : eccomi qua ! vengo a te ! Muoviti tu dal Piemonte col tuo Re , io vengo di qua con Garibaldi , e tutti e due ci uniremo a Roma ! Oh Marasantissima , lo so : Aspromonte , ragione di Stato , lo so ! Ma la Sicilia voleva far prima , di qua ... sempre la Sicilia ... E ora quattro canaglie hanno voluto disonorarla ... Ma la Sicilia è qua , qua , qua con me ... la Sicilia , che non si lascia disonorare , è qua con me ! Si trovò tutt ' a un tratto davanti alla breve galleria che sbocca in Val Sollano , e stupì d ' esservi giunto cosí presto , senza saper come ; prima d ' entrarvi , guardò in cielo per conoscere dalle stelle che ora fosse . Potevano essere le tre del mattino . Forse all ' alba sarebbe alla Favara . Attraversata la galleria e giunto nei pressi della stazione di Girgenti , al punto in cui s ' imbocca lo stradone che conduce a quel grosso borgo tra le zolfare , dovette però fermarsi davanti alla sfilata di due compagnie di soldati che , muti , ansanti , a passo accelerato , si recavano di notte colà . Dal cantoniere di guardia ebbe notizia che , nonostante la proclamazione dello stato d ' assedio , alla Favara tutti i socii del Fascio disciolto , nelle prime ore della sera , s ' erano dati convegno nella piazza e avevano assaltato e incendiato il municipio , il casino dei nobili , i casotti del dazio , e che gl ' incendii e la sommossa duravano ancora e già c ' erano parecchi morti e molti feriti . - Ah sì ? Ah sì ? - fremette Mauro . - Ancora ? E si svincolò dalle braccia di quel cantoniere che voleva trattenerlo , vedendolo così armato , per salvarlo dal rischio a cui si esponeva d ' esser catturato da quei soldati . - Io , dai soldati d ' Italia ? E corse per unirsi a loro . Una gioja impetuosa , frenetica , gli ristorò le forze che già cominciavano a mancargli ; ridiede l ' antico vigore alle sue vecchie gambe garibaldine ; l ' esaltazione diventò delirio ; sentì veramente in quel punto d ' esser la Sicilia , la vecchia Sicilia che s ' univa ai soldati d ' Italia per la difesa comune , contro i nuovi nemici . Divorò la via , tenendosi a pochi passi da quelle due compagnie che a un certo punto , per l ' avviso di alcuni messi incontrati lungo lo stradone , s ' eran lanciate di corsa . Quando , alla prima luce dell ' alba , tutto inzaccherato da capo a piedi , trafelato , ebbro della corsa , stordito dalla stanchezza , si cacciò coi soldati nel paese , non ebbe tempo di veder nulla , di pensare a nulla : travolto , tra una fitta sassajola , in uno scompiglio furibondo , ebbe come un guazzabuglio di impressioni così rapide e violente da non poter nulla avvertire , altro che lo strappo spaventoso d ' una fuga compatta che si precipitava urlante ; un rimbombo tremendo ; uno stramazzo e ... La piazza , come schiantata e in fuga anch ' essa dietro gli urli del popolo che la disertava , appena il fumo dei fucili si diradò nel livido smortume dell ' alba , parve agli occhi dei soldati come trattenuta dal peso di cinque corpi inerti , sparsi qua e là . Un bisogno strano , invincibile , obbligò il capitano a dare subito ai suoi soldati un comando qualunque , pur che fosse . Quei cinque corpi rimasti là , traboccati sconciamente , in una orrenda immobilità , su la motriglia della piazza striata dall ' impeto della fuga , erano alla vista d ' una gravezza insopportabile . E un furiere e un caporale , al comando del capitano , si mossero sbigottiti per la piazza e si accostarono al primo di quei cinque cadaveri . Il furiere si chinò e vide ch ' esso , caduto con la faccia a terra , era armato come un brigante . Gli tolse il fucile dalla spalla e , levando il braccio , lo mostrò al capitano ; poi diede quel fucile al caporale , e si chinò di nuovo sul cadavere per prendergli dalla cintola prima una e poi l ' altra pistola , che mostrò ugualmente al capitano . Allora questi , incuriosito , sebbene avesse ancora un forte tremito a una gamba e temesse che i soldati se ne potessero accorgere , si appressò anche lui a quel cadavere , e ordinò che lo rimovessero un poco per vederlo in faccia . Rimosso , quel cadavere mostrò sul petto insanguinato quattro medaglie . I tre , allora , rimasero a guardarsi negli occhi , stupiti e sgomenti . Chi avevano ucciso ?
LA VITA NUDA ( PIRANDELLO LUIGI , 1922 )
Narrativa ,
LA VITA NUDA ... Un morto , che pure è morto , caro mio , vuole anche lui la sua casa . E se è un morto per bene , bella la vuole ; e ha ragione ! Da starci comodo , e di marmo la vuole , e decorata anche . E se poi è un morto che può spendere , la vuole anche con qualche profonda ... come si dice ? allegoria , già ! , con qualche profonda allegoria d ' un grande scultore come me : una bella lapide latina : HIC JACET ... chi fu , chi non fu ... un bel giardinetto attorno , con l ' insalatina e tutto , e una bella cancellata a riparo dei cani e dei ... - M ' hai seccato ! - urlò , voltandosi tutt ' acceso e in sudore , Costantino Pogliani . Ciro Colli levò la testa dal petto , con la barbetta a punta ridotta ormai un gancio , a furia di torcersela ; stette un pezzo a sbirciar l ' amico di sotto al cappelluccio a pan di zucchero calato sul naso , e con placidissima convinzione disse , quasi posando la parola : - Asino . - Là . Stava seduto su la schiena ; le gambe lunghe distese , una qua , una là , sul tappetino che il Pogliani aveva già bastonato ben bene e messo in ordine innanzi al canapè . Si struggeva dalla stizza il Pogliani nel vederlo sdrajato lì , mentr ' egli s ' affannava tanto a rassettar lo studio , disponendo i gessi in modo che facessero bella figura , buttando indietro i bozzettacci ingialliti e polverosi , che gli eran ritornati sconfitti dai concorsi , portando avanti con precauzione i cavalletti coi lavori che avrebbe potuto mostrare , nascosti ora da pezze bagnate . E sbuffava . - Insomma , te ne vai , sì o no ? - No . - Non mi sedere lì sul pulito , almeno , santo Dio ! Come te lo devo dire che aspetto certe signore ? - Non ci credo . - Ecco qua la lettera . Guarda ! L ' ho ricevuta ieri dal commendator Seralli : Egregio amico , La avverto che domattina , verso le undici ... - Sono già le undici ? - Passate ! - Non ci credo . Seguita ! - ... verranno a trovarla , indirizzate da me , la signora Con ... Come dice qua ? - Confucio . - Cont ... o Consalvi , non si legge bene , e la figliuola , le quali hanno bisogno dell ' opera sua . Sicuro che .... ecc . ecc . - Non te la sei scritta da te , codesta lettera ? - domandò Ciro Colli , riabbassando la testa sul petto . - Imbecille ! - esclamò , gemette quasi , il Pogliani che , nell ' esasperazione , non sapeva più se piangere o ridere . Il Colli alzò un dito e fece segno di no . - Non me lo dire . Me n ' ho per male . Perché , se fosse imbecille , ma sai che personcina per la quale sare io ? Guarderei la gente come per compassione . Ben vestito , ben calzato , con una bella cravatta elioprò ... eliotrò ... come si dice ? ... tropio , e il panciotto di velluto nero come il tuo ... Ah , quanto mi piacerei col panciotto di velluto come il tuo , scannato miserabile che non sono altro ! Senti . Facciamo così , per il tuo bene . Se è vero che codeste signore Confucio debbono venire rimettiamo in disordine lo studio , o si faranno un pessimo concetto di te . Sarebbe meglio che ti trovassero anche intento al lavoro , col sudore ... come si dice ? col pane ... insomma col sudore del pane della tua fronte . Piglia un bel tocco di creta , schiaffalo su un cavalletto e comincia alla brava un bozzettuccio di me così sdrajato . Lo intitolerai Lottando , e vedrai che te lo comprano subito per la Galleria Nazionale . Ho le scarpe ... sì , non tanto nuove ; ma tu , se vuoi , puoi farmele nuovissime , perché come scultore , non te lo dico per adularti , sei un bravo calzolajo ... Costantino Pogliani , intento ad appendere alla parete certi cartoni , non gli badava più . Per lui , il Colli era un disgraziato fuori della vita , ostinato superstite d ' un tempo già tramontato , d ' una moda già smessa tra gli artisti ; sciamannato , inculto , noncurante e con l ' ozio ormai incarognito nelle ossa . Peccato veramente , perché poi , quand ' era in tempera di lavorare , poteva dar punti ai migliori . E lui , il Pogliani , ne sapeva qualche cosa , ché tante volte , lì nello studio , con due tocchi di pollice impressi con energica sprezzatura s ' era veduto metter su d ' un tratto qualche bozzetto che gli cascava dallo stento . Ma avrebbe dovuto studiare , almeno un po ' di storia dell ' arte , ecco ; regolar la propria vita ; aver un po ' di cura della persona : così cascante di noja e con tutta quella trucia addosso , era inaccostabile , via ! Lui , il Pogliani ... ma già lui aveva fatto finanche due anni d ' università , e poi ... signore , campava sul suo ... si vedeva ... Due discreti picchi alla porta lo fecero saltare dallo sgabello su cui era montato per appendere i cartoni . - Eccole ! E adesso ? - disse al Colli , mostrandogli le pugna . - Loro entrano e io me ne esco , - rispose il Colli senza levarsi . - Ne stai facendo un caso pontificale ! Del resto , potresti anche presentarmi , pezzo d ' egoista ! Costantino Pogliani corse ad aprir la porta , rassettandosi su la fronte il bel ciuffo biondo riccioluto . Prima entrò la signora Consalvi , poi la figliuola : questa , in gramaglie , col volto nascosto da un fitto velo di crespo e con in mano un lungo rotolo di carta ; quella , vestita d ' un bell ' abito grigio chiaro , che le stava a pennello su la persona formosa . Grigio l ' abito , grigi i capelli , giovanilmente acconciati sotto un grazioso cappellino tutto contesto di violette . La signora Consalvi dava a veder chiaramente che si sapeva ancor fresca e bella , a dispetto dell ' età . Poco dopo , sollevando il crespo sul cappello , non meno bella si rivelò la figliuola , quantunque pallida e dimessa nel chiuso cordoglio . Dopo i primi convenevoli , il Pogliani si vide costretto a presentare il Colli che era rimasto lì con le mani in tasca , e mezza sigaretta spenta in bocca , il cappelluccio ancora sul naso ; e non accennava d ' andarsene . - Scultore ? - domandò allora la signorina Consalvi invermigliandosi d ' un subito per la sorpresa : - Colli ... Ciro ? - Codicillo , già ! - disse questi impostandosi su l ' attenti , togliendosi il cappelluccio e scoprendo le folte ciglia giunte e gli occhi accostati al naso . - Scultore ? perché no ? Anche scultore . - Ma mi avevano detto , - riprese , impacciata , contrariata , la signorina Consalvi , - che lei non stava più a Roma ... - Ecco ... già ! io ... come si dice ? Passeggio , - rispose il Colli . - Passeggio per il mondo , signorina . Stavo prima ozioso fisso a Roma , perché avevo vinto la cuccagna : il Pensionato . Poi ... La signorina Consalvi guardò la madre che rideva , e disse : - Come si fa ? - Debbo andar via ? - domandò il Colli . - No , no , al contrario , - s ' affrettò a rispondere la signorina . - La prego anzi di rimanere , perché ... - Combinazioni ! - esclamò la madre ; poi , rivolgendosi al Pogliani : - Ma si rimedierà in qualche modo ... Loro sono amici , non è vero ? - Amicissimi , - rispose subito il Pogliani . E il Colli : - Mi voleva cacciar via a pedate un momento fa , si figuri ! - E sta ' zitto ! - gli diede su la voce il Pogliani . - Prego , signore mie , s ' accomodino . Di che si tratta ? - Ecco , - cominciò la signora Consalvi , sedendo . - La mia povera figliuola ha avuto la sciagura di perdere improvvisamente il fidanzato . - Ah sì ? - Oh ! - Terribile . Proprio alla vigilia delle nozze , si figurino ! Per un accidente di caccia . Forse l ' avranno letto su i giornali . Giulio Sorini . - Ah , Sorini , già ! - disse il Pogliani . - Che gli esplose il fucile ? - Su i primi del mese scorso ... cioè , no ... l ' altro ... insomma , fanno ora tre mesi . Il poverino era un po ' nostro parente : figlio d ' un mio cugino che se n ' andò in America dopo la morte della moglie . Ora , ecco , Giulietta ( perché si chiama Giulia anche lei ) ... Un bell ' inchino da parte del Pogliani . - Giulietta , - seguitò la madre , - avrebbe pensato d ' innalzare un monumento nel Verano alla memoria del fidanzato , che si trova provvisoriamente in un loculo riservato ; e avrebbe pensato di farlo in un certo modo ... Perché lei , mia figlia , ha avuto sempre veramente una grande passione per il disegno . - No ... così ... - interruppe , timida , con gli occhi bassi , la signorina in gramaglie . - Per passatempo , ecco .. - Scusa , se il povero Giulio voleva anzi che prendessi lezioni ... - Mamma , ti prego ... - insisté la signorina . - Io ho veduto in una rivista illustrata il disegno del monumento funerario del signore qua ... del signor Colli , che mi è molto piaciuto , e ... - Ecco , già , - appoggiò la madre , per venire in ajuto alla figliuola che si smarriva . - Però , - soggiunse questa , - con qualche modificazione l ' avrei pensato io ... - Scusi , qual è ? - domandò il Colli . - Ne ho fatti parecchi , io , di questi disegni , con la speranza di avere almeno qualche commissione dai morti , visto che i vivi ... - Lei , scusi , signorina , - interloquì il Pogliani , un po ' piccato nel vedersi messo così da parte , - ha ideato un monumento su qualche disegno del mio amico ? - No , proprio uguale , no ... ecco , - rispose vivacemente la signorina . - Il disegno del signor Colli rappresenta la Morte che attira la Vita , se non sbaglio ... - Ah , ho capito ! - esclamò il Colli . - Uno scheletro col lenzuolo , è vero ? che s ' indovina appena , rigido , tra le pieghe , e ghermisce la Vita , un bel tocco di figliuola che non ne vuol sapere ... Sì , sì ... Bellissimo ! Magnifico ! Ho capito . La signora Consalvi non poté tenersi di ridere di nuovo , ammirando la sfacciataggine di quel bel tipo . - Modesto , sa ? - disse il Pogliani alla signora . - Genere particolare . - Su , Giulia , - fece la signora Consalvi levandosi . - Forse è meglio che tu faccia vedere senz ' altro il disegno . - Aspetta , mamma . - pregò la signorina . - È bene spiegarsi prima con il signor Pogliani , francamente . Quando mi nacque l ' idea del monumento , devo confessare che pensai subito al signor Colli . Sì . Per via di quel disegno . Ma mi dissero , ripeto , che Lei non stava più a Roma . Allora m ' ingegnai d ' adattare da me il suo disegno all ' idea al sentimento mio , a trasformarlo cioè in modo che potesse rappresentare il mio caso e il proposito mio . Mi spiego ? - A meraviglia ! - approvò il Pogliani . - Lasciai , - seguitò la signorina , - le due figurazioni della Morte e della Vita , ma togliendo affatto la violenza dell ' aggressione , ecco . La Morte non ghermisce più la Vita , ma questa anzi , volentieri , rassegnata al destino , si sposa alla Morte . - Si sposa ? - fece il Pogliani , frastornato . - Alla Morte ! - gli gridò il Coli . - Lascia dire ! - Alla Morte , - ripeté con un modesto sorriso la signorina . - E ho voluto anzi rappresentare chiaramente il simbolo delle nozze . Lo scheletro sta rigido , come lo ha disegnato il signor Colli , ma di tra le pieghe del funebre paludamento vien fuori , appena , una mano che regge l ' anello nuziale . La Vita , in atto modesto e dimesso , si stringe accanto allo scheletro e tende la mano a ricevere quell ' anello . - Bellissimo ! Magnifico ! Lo vedo ! - proruppe allora il Colli . - Questa è un ' altra idea ! stupenda ! un ' altra cosa , diversissima ! stupenda ! L ' anello ... il dito ... Magnifico ! - Ecco , sì , - soggiunse la signorina , invermigliandosi di nuovo a quella lode impetuosa . - Credo anch ' io che sia un po ' diversa . Ma è innegabile che ho tratto partito dal disegno e che ... - Ma non se ne faccia scrupolo ! - esclamò il Colli . - La sua idea è molto più bella della mia , ed è sua ! Del resto , la mia ... chi sa di chi era ! La signorina Consalvi alzò le spalle e abbassò gli occhi . - Se devo dire la verità , - interloquì la madre , scotendosi , - lascio fare la mia figliuola , ma a me l ' idea non piace per nientissimo affatto . - Mamma , ti prego ... - ripeté la figlia ; poi volgendosi al Pogliani , riprese : - Ora , ecco , io domandai consiglio al commendator Seralli , nostro buon amico ... - Che doveva fare da testimonio alle nozze , - aggiunse la madre , sospirando . - E avendoci il commendatore fatto il nome di lei , - seguitò l ' altra , - siamo venute per ... - No , no , scusi , signorina , - s ' affrettò a dire il Pogliani . - Poiché ha trovato qua il mio amico ... - Oh fa ' il piacere ! Non mi seccare ! - proruppe il Colli , scrollandosi furiosamente e avviandosi per uscire . Il Pogliani lo trattenne per un braccio , a viva forza . - scusa , guarda ... se la signorina ... non hai inteso ? s ' è rivolta a me perché ti sapeva fuori di Roma ... - Ma se ha cambiato tutto ! - esclamò il Colli , divincolandosi . - Lasciami ! Che c ' entro più io ? È venuta qua da te ! Scusi , signorina ; scusi , signora , io le riverisco ... - Oh sai ! - disse il Pogliani , risoluto , senza lasciarlo . - Io non lo faccio ; non lo farai neanche tu , e non lo farà nessuno dei due ... - Ma , scusino ... insieme ? - propose allora la madre . - Non potrebbero insieme ? - Sono dolente d ' aver cagionato ... - si provò ad aggiungere la signorina . - Ma no ! - dissero a un tempo il Colli e il Pogliani . Seguitò il Colli : - Io non c ' entro più per nulla , signorina ! E poi , guardi , non ho più studio , non so più concluder nulla , altro che di dire male parole a tutti quanti ... Lei deve assolutamente costringere quest ' imbecille qua ... - È inutile , sai ? - disse il Pogliani . - O insieme , come propone la signora , o io non accetto . - Permette , signorina ? - fece allora il Colli , stendendo una mano verso il rotolo di carta ch ' ella teneva accanto sul canapè . - Mi muojo dal desiderio di veder il suo disegno . Quando l ' avrò veduto ... - Oh , non s ' immagini nulla di straordinario , per carità ! - premise la signorina Consalvi , svolgendo con le mani tremolanti il rotolo . - So tenere appena la matita ... Ho buttato giù quattro segnacci , tanto per render l ' idea ... ecco ... - Vestita ? ! - esclamò subito il Colli , come se avesse ricevuto un urtone guardando il disegno . - Come ... vestita ? - domandò , timida e ansiosa la signorina . - Ma no , scusi ! - riprese con calore il Colli . - Lei ha fatto la Vita in camicia ... cioè , con la tunica , diciamo ! Ma no , nuda , nuda , nuda ! la Vita dev ' esser nuda , signorina mia , che c ' entra ! - Scusi , - disse con gli occhi bassi , la signorina Consalvi . - La prego di guardar più attentamente . - Ma sì , vedo , - replicò con maggior vivacità il Colli . - Lei ha voluto raffigurarsi qua , ha voluto fare il suo ritratto ; ma lasciamo andare che Lei è molto più bella ; qua siamo nel campo ... nel camposanto dell ' arte , scusi ! e questa vuol essere la Vita che si sposa alla Morte . Ora , se lo scheletro è panneggiato , la Vita dev ' esser nuda , c ' è poco da dire ; tutta nuda e bellissima , signorina , per compensare col contrasto la presenza macabra dello scheletro involto ! Nuda , Pogliani , non ti pare ? Nuda , è vero , signora ? Tutta nuda , signorina mia ! Nudissima , dal capo alle piante ! Creda pure che altrimenti , così , verrebbe una scena da ospedale : quello col lenzuolo , questa con l ' accappatojo ... Dobbiamo fare scultura , e non c ' è ragioni che tengano ! - No , no , scusi , - disse la signorina Consalvi alzandosi con la madre . - Lei avrà forse ragione , dal lato dell ' arte ; non nego , ma io voglio dire qualche cosa , che soltanto così potrei esprimere . Facendo come vorrebbe Lei , dovrei rinunciarvi . - Ma perché , scusi ? perché Lei vede qua la sua persona e non il simbolo , ecco ! Dire che sia bello , scusi , non si potrebbe dire ... E la signorina : - Niente bello , lo so ; ma appunto come dice lei , non il simbolo ho voluto rappresentare , ma la mia persona , il mio caso , la mia intenzione , e non potrei che così . Penso poi anche al luogo dove il monumento dovrà sorgere ... Insomma , non potei transigere . Il Colli aprì le braccia e s ' insaccò nelle spalle . - Opinioni ! - O piuttosto , - corresse la signorina con un dolce , mestissimo sorriso , - un sentimento da rispettare ! Stabilirono che i due amici si sarebbero intesi per tutto il resto col commendator Seralli , e poco dopo la signora Consalvi e la figliuola in gramaglie tolsero commiato . Ciro Colli - due passetti - trallarallèro trallarallà - girò sopra un calcagno e si fregò le mani . Circa una settimana dopo , Costantino Pogliani si recò in casa Consalvi per invitar la signorina a qualche seduta per l ' abbozzo della testa . Dal commendator Seralli , amico molto intimo della signora Consalvi , aveva saputo che il Sorini , sopravvissuto tre giorni allo sciagurato incidente , aveva lasciato alla fidanzata tutta intera la cospicua fortuna ereditata dal padre , e che però quel monumento doveva esser fatto senza badare a spese . Epuisé s ' era dichiarato il commendator Seralli delle cure , dei pensieri , delle noje che gli eran diluviati da quella sciagura ; noje , cure , pensieri , aggravati dal caratterino un po ' ... emporté , voilà , della signorina Consalvi la quale , sì , poverina , meritava veramente compatimento ; ma pareva , buon Dio , si compiacesse troppo nel rendersi più grave la pena . Oh , uno choc orribile , chi diceva di no ? un vero fulmine a ciel sereno ! E tanto buono lui , il Sorini , poveretto ! Anche un bel giovine , sì . E innamoratissimo ! La avrebbe resa felice senza dubbio , quella figliuola . E forse per questo era morto . Pareva anche fosse morto e fosse stato tanto buono per accrescer le noje del commendator Seralli . Ma figurarsi che la signorina non aveva voluto disfarsi della casa , che egli , il fidanzato , aveva già messa su di tutto punto : un vero nido , un joli rêve de luxe et de bien - être . Ella vi aveva portato tutto il suo bel corredo da sposa , e stava lì gran parte del giorno , a piangere , no ; a straziarsi fantasticando intorno alla sua vita di sposina così miseramente stroncata ... arrachée ... Difatti il Pogliani non trovò in casa la signorina Consalvi . La cameriera gli diede l ' indirizzo della casa nuova , in via di Porta Pinciana . E Costantino Pogliani , andando , si mise a pensare all ' angosciosa , amarissima voluttà che doveva provare quella povera sposina , già vedova prima che maritata , pascendosi nel sogno - lì quasi attuato - d ' una vita che il destino non aveva voluto farle vivere . Tutti quei mobili nuovi , scelti chi sa con quanta cura amorosa da entrambi gli sposini , e festivamente disposti in quella casa che tra pochi giorni doveva essere abitata , quanto promesse chiudevano ? Riponi in uno stipetto un desiderio : aprilo : vi troverai un disinganno . Ma lì , no : tutti quegli oggetti avrebbero custodito , con le dolci lusinghe , i desiderii e le promesse e le speranze . E come dovevano esser crudeli gl ' inviti che venivano alla sposina da quelle cose intatte attorno ! - In un giorno come questo ! - sospirò Costantino Pogliani . Si sentiva già nella limpida freschezza dell ' aria l ' alito della primavera imminente ; e il primo tepore del sole inebriava . Nella casa nuova , con le finestre aperte a quel sole , povera signorina Consalvi , chi sa che sogni e che strazio ! La trovò che disegnava , innanzi a un cavalletto , il ritratto del fidanzato . Con molta timidezza lo ritraeva ingrandito da una fotografia di piccolo formato , mentre la madre , per ingannare il tempo , leggeva un romanzo francese della biblioteca del commendator Seralli . Veramente la signorina Consalvi avrebbe voluto star sola lì , in quel suo nido mancato . La presenza della madre la frastornava . Ma questa , temendo fra sé che la fanciulla , nell ' esaltazione , si lasciasse andare a qualche atto di romantica disperazione , voleva seguirla e star lì , gonfiando in silenzio e sforzandosi di frenar gli sbuffi per quell ' ostinato capriccio intollerabile . Rimasta vedova giovanissima , senza assegnamenti , con quell ' unica figliuola , la signora Consalvi non aveva potuto chiuder le porte alla vita e porvi il dolore per sentinella come ora pareva volesse fare la figliuola . Non diceva già che Giulietta non dovesse piangere per quella sua sorte crudele ; ma credeva , come il suo intimo amico commendator Seralli , credeva che ... ecco , sì , ella esagerasse un po ' troppo e che , avvalendosi della ricchezza che il povero morto le aveva lasciata , volesse concedersi il lusso di quel cordoglio smodato . Conoscendo pur troppo le crude e odiose difficoltà dell ' esistenza , le forche sotto alle quali ella , ancora addolorata per la morte del marito , era dovuta passare per campar la vita , le pareva molto facile quel cordoglio della figliuola ; e le sue gravi esperienze glielo facevano stimare quasi una leggerezza scusabile , sì , certamente , ma a patto che non durasse troppo ... - voilà , come diceva sempre il commendator Seralli . Da savia donna , provata e sperimentata nel mondo , aveva già , più d ' una volta , cercato di richiamare alla giusta misura la figliuola - invano ! Troppo fantastica , la sua Giulietta aveva , forse più che il sentimento del proprio dolore , l ' idea di esso . E questo era un gran guajo ! Perché il sentimento , col tempo , si sarebbe per forza e senza dubbio affievolito , mentre l ' idea no , l ' idea s ' era fissata e le faceva commettere certe stranezze come quella del monumento funerario con la Vita che si marita alla Morte ( bel matrimonio ! ) e quest ' altra qua della casa nuziale da serbare intatta per custodirvi il sogno quasi attuato d ' una vita non potuta vivere . Fu molto grata la signora Consalvi al Pogliani di quella visita . Le finestre erano aperte veramente al sole , e la magnifica pineta di Villa Borghese , sopra l ' abbagliamento della luce che pareva stagnasse su i vasti prati verdi , sorgeva alta e respirava felice nel tenero limpidissimo azzurro del cielo primaverile . Subito la signorina Consalvi accennò di nascondere il disegno , alzandosi ; ma il Pogliani la trattenne con dolce violenza . - Perché ? Non vuol lasciarmi vedere ? - È appena cominciato ... - Ma cominciato benissimo ! - esclamò egli , chinandosi a osservare . - Ah , benissimo ... Lui , è vero ? il Sorini ... Già , ora mi pare di ricordarmi bene , guardando il ritratto . Sì , sì ... L ' ho conosciuto ... Ma aveva questa barbetta ? - No , - s ' affrettò a rispondere la signorina . - Non l ' aveva più ultimamente . - Ecco , mi pareva ... Bel giovine , bel giovine ... - Non so come fare , - riprese la signorina . - Perché questo ritratto non risponde ... non è più veramente l ' immagine che ho di lui , in me . - Eh sì , - riconobbe subito il Pogliani , - meglio , lui , molto più ... più animato , ecco ... più sveglio , direi ... - Se l ' era fatto in America , codesto ritratto , - osservò la madre , - prima che si fidanzassero , naturalmente ... - E non ne ho altri ! - sospirò la signorina . - Guardi : chiudo gli occhi , così , e lo vedo preciso com ' era ultimamente ; ma appena mi metto a ritrarlo , non lo vedo più : guardo allora il ritratto , e lì mi pare che sia lui , vivo . Mi provo a disegnare , e non lo ritrovo più in questi lineamenti . È una disperazione ! - Ma guarda , Giulia , - riprese allora la madre , con gli occhi fissi sul Pogliani , - tu dicevi la linea del mento , volendo levare la barba ... Non ti pare che qua nel mento , il signor Pogliani ... Questi arrossì , sorrise . Quasi senza volerlo , alzò il mento , lo presentò ; come se con due dita , delicatamente , la signorina glielo dovesse prendere per metterlo lì , nel ritratto del Sorini . La signorina levò appena gli occhi a guardarglielo , timida e turbata . ( Non aveva proprio alcun riguardo per il suo lutto , la madre ! ) - E anche i baffi , oh ! Guarda ! ... - aggiunse la signora Consalvi , senza farlo apposta . - Li portava così ultimamente il povero Giulio , non ti pare ? - Ma i baffi , - disse , urtata , la signorina , - che vuoi che siano ? Non ci vuol niente a farli ! Costantino Pogliani , istintivamente , se li toccò . Sorrise di nuovo . Confermò : - Niente , già ... S ' accostò quindi al cavalletto e disse : - Guardi , se mi permette ... vorrei farle vedere , signorina ... Così , in due tratti , qua ... non s ' incomodi , per carità ! qua in quest ' angolo ... ( poi si cancella ) ... com ' io ricordo il povero Sorini . Sedette e si mise a schizzare , con l ' ajuto della fotografia , la testa del fidanzato , mentre dalle labbra della signorina Consalvi , che seguiva i rapidi tocchi con crescente esultanza di tutta l ' anima protesa e spirante , scattavano di tratto in tratto certi sì ... sì ... sì .... che animavano e quasi guidavano la matita . Alla fine , non poté più trattenere la propria commozione : - Sì , oh guarda , mamma ... è lui ... preciso ... oh , lasci ... grazie ... Che felicità , poter così ... è perfetto ... è perfetto ... - Un po ' di pratica , - disse , levandosi , il Pogliani , con umiltà che lasciava trasparire il piacere per quelle vivissime lodi . - E poi , le dico , lo ricordo tanto bene , povero Sorini ... La signorina Consalvi rimase a rimirare il disegno , insaziabilmente . - Il mento , sì ... è questo ... preciso ... Grazie , grazie ... In quel punto il ritrattino del Sorini che serviva da modello , scivolò dal cavalletto , e la signorina , ancora tutta ammirata nello schizzo del Pogliani , non si chinò a raccoglierlo . Lì per terra , quell ' immagine già un po ' sbiadita apparve più che mai malinconica , come se comprendesse che non si sarebbe rialzata mai più . Ma si chinò a raccoglierla il Pogliani , cavallerescamente . - Grazie , - gli disse la signorina . - Ma io adesso mi servirò del suo disegno , sa ? Non lo guarderò più , questo brutto ritratto . E d ' improvviso , levando gli occhi , le sembrò che la stanza fosse più luminosa . Come se quello scatto d ' ammirazione le avesse a un tratto snebbiato il petto da tanto tempo oppresso , aspirò con ebbrezza , bevve con l ' anima quella luce ilare viva , che entrava dall ' ampia finestra aperta all ' incantevole spettacolo della magnifica villa avvolta nel fascino primaverile . Fu un attimo . La signorina Consalvi non poté spiegarsi che cosa veramente fosse avvenuto in lei . Ebbe l ' impressione improvvisa di sentirsi come nuova fra tutte quelle cose nuove attorno . Nuova e libera ; senza più l ' incubo che l ' aveva soffocata fino a poc ' anzi . Un alito , qualche cosa era entrata con impeto da quella finestra a sommuovere tumultuosamente in lei tutti i sentimenti , a infondere quasi un brillio di vita in tutti quegli oggetti nuovi , a cui ella aveva voluto appunto negar la vita , lasciandoli intatti lì , come a vegliare con lei la morte d ' un sogno . E , udendo il giovane elegantissimo sculture con dolce voce lodare la bellezza di quella vista e della casa , conversando con la madre che lo invitava a veder le altre stanze , seguì l ' uno e l ' altra con uno strano turbamento , come se quel giovine , quell ' estraneo , stesse davvero per penetrare in quel suo sogno morto , per rianimarlo . Fu così forte questa nuova impressione , che non poté varcar la soglia della camera da letto ; e vedendo il giovine e la madre scambiarsi lì un mesto sguardo di intelligenza , non poté più reggere ; scoppiò in singhiozzi . E pianse , sì , pianse ancora per la stessa cagione per cui tante altre volte aveva pianto ; ma avvertì confusamente che , tuttavia , quel pianto era diverso , che il suono di quei suoi singhiozzi non le destava dentro l ' eco del dolore antico , le immagini che prima le si presentavano . E meglio lo avvertì , allorché la madre accorsa prese a confortarla come tant ' altre volte la aveva confortata , usando le stesse parole , le stesse esortazioni . Non poté tollerarle ; fece un violento sforzo su se stessa ; smise di piangere ; e fu grata al giovine che , per distrarla , la pregava di fargli vedere la cartella dei disegni scorta lì su una sedia a libriccino . Lodi , lodi misurate e sincere , e appunti , osservazioni , domande , che la indussero a spiegare , a discutere ; e infine un ' esortazione calda a studiare , a seguir con fervore quella sua disposizione all ' arte , veramente non comune . Sarebbe stato un peccato ! un vero peccato ! Non s ' era mai provata a trattare i colori ? Mai , mai ? Perché ? Oh , non ci sarebbe mica voluto molto con quella preparazione , con quella passione ... Costantino Pogliani si profferse d ' iniziarla ; la signorina Consalvi accettò ; e le lezioni cominciarono il giorno appresso , lì , nella casa nuova , che invitava ed attendeva . Non più di due mesi dopo , nello studio del Pogliani , ingombro già d ' un colossale monumento funerario tutto abbozzato alla brava , Ciro Colli , sdrajato sul canapè col vecchio camice di tela stretto alle gambe , fumava la pipa e teneva uno strano discorso allo scheletro , fissato diritto su per la predellina nera , che s ' era fatto prestare per modello da un suo amico dottore . Gli aveva posato un po ' a sghembo sul teschio il suo berretto di carta ; e lo scheletro pareva un fantaccino su l ' attenti , ad ascoltar la lezione che Ciro Colli scultore - caporale , tra uno sbuffo e l ' altro di fumo gl ' impartiva : - E tu perché te ne sei andato a caccia ? Vedi come ti sei conciato , caro mio ? Brutto ... le gambe secche ... tutto secco ... Diciamo la verità , ti pare che codesto matrimonio si possa combinare ? La vita , caro ... guardala là , ma eh ! che tocco di figliolona senza risparmio m ' è uscita dalle mani ! Ti puoi sul serio lusingare che quella lì ti voglia sposare ? Ti s ' è accostata , timida e dimessa ; lagrime giù a fontana ... ma mica per ricevere l ' anello nuziale ... levatelo dal capo ! Spendola , caro , spendola giù la borsa ... Gliel ' hai data ? E ora che vuoi da me ! Inutile dire , se me lo credevo ! Povero mondo e chi ci crede ! S ' è messa a studiar pittura , la Vita , e il suo maestro sai chi è ? Costantino Pogliani . Scherzo che passa la parte , diciamo la verità . Se fossi in te , caro mio , lo sfiderei . Hai sentito stamane ? Ordine positivo : non vuole , mi pro - i - bi - sce assolutamente che io la faccia nuda . Eppure lui , per quanto somaro , scultore è , e sa bene che per vestirla bisogna prima farla nuda ... Ma te lo spiego io il fatto com ' è : non vuole che si veda su quel nudo là meraviglioso il volto della sua signorina ... è salito lassù , hai visto ? su tutte le furie , e con due colpi di stecca , taf ! taf ! me l ' ha tutto guastato ... sai dirmi perché , fantaccino mio ? Gli ho gridato : « Lascia ! Te la vesto subito ! Te la vesto ! » . Ma che vestire ! Nuda la vogliono ora ... la Vita nuda , nuda e cruda com ' è , caro mio ! sono tornati al mio primo disegno , al simbolo : via il ritratto ! Tu che ghermisci , bello mio , e lei che non ne vuol sapere ... Ma perché te ne sei andato a caccia ? me lo dici ? LA TOCCATINA I . Col cappellaccio bianco buttato sulla nuca , le cui tese parevano una spera attorno al faccione rosso come una palla di formaggio d ' Olanda , Cristoforo Golisch s ' arrestò in mezzo alla via con le gambe aperte un po ' curve per il peso del corpo gigantesco ; alzò le braccia ; gridò : - Beniamino ! Alto quasi quanto lui , ma secco e tentennante come una canna , gli veniva incontro pian piano , con gli occhi stranamente attoniti nella squallida faccia , un uomo sui cinquant ' anni , appoggiato a un bastone dalla grossa ghiera di gomma . Strascicava a stento la gamba sinistra . - Beniamino ! - ripeté il Golisch ; e questa volta la voce espresse , oltre la sorpresa , il dolore di ritrovare in quello stato , dopo tanti anni , l ' amico . Beniamino Lenzi batté più volte le palpebre : gli occhi gli rimasero attoniti ; vi passò solamente come un velo di pianto , senza però che i lineamenti del volto si scomponessero minimamente . Sotto i baffi già grigi le labbra , un po ' storte , si spiccicarono e lavorarono un pezzo con la lingua annodata a pronunziare qualche parola : - O .... oa ... oa sto meo ... cammìo ... - Ah bravo ... - fece il Golisch , agghiacciato dall ' impressione di non aver più dinanzi un uomo , Beniamino Lenzi , qual egli lo aveva conosciuto ; ma quasi un ragazzo ormai , un povero ragazzo che si dovesse pietosamente ingannare . E gli si mise accanto e si sforzò di camminare col passo di lui . ( Ah , quel piede che non si spiccicava più da terra e strisciava , quasi non potesse sottrarsi a una forza che lo tirava di sotto ! ) Cercando di dissimulare alla meglio la pena , la costernazione strana che a mano a mano lo vinceva nel vedersi accanto quell ' uomo toccato dalla morte , quasi morto per metà e cangiato , cominciò a domandargli dove fosse stato tutto quel tempo , da che s ' era allontanato da Roma ; che avesse fatto ; quando fosse ritornato . Beniamino Lenzi gli rispose con parole smozzicate quasi inintelligibili , che lasciarono il Golisch nel dubbio che le sue domande non fossero state comprese . Solo le palpebre , abbassandosi frequentemente su gli occhi , esprimevano lo stento e la pena , e pareva che volessero far perdere allo sguardo quel teso , duro , strano attonimento . Ma non ci riuscivano . La morte , passando e toccando , aveva fissato così la maschera di quell ' uomo . Egli doveva aspettare con quel volto , con quegli occhi , con quell ' aria di spaurita sospensione , ch ' ella ripassasse e lo ritoccasse un tantino più forte per renderlo immobile del tutto e per sempre . - Che spasso ! - fischiò tra i denti Cristoforo Golisch . E lanciò di qua e di là occhiatacce alla gente che si voltava e si fermava a mirar col volto atteggiato di compassione quel pover uomo accidentato . Una sorda rabbia prese a bollirgli dentro . Come camminava svelta la gente per via ! svelta di collo , svelta di braccia , svelta di gambe ... E lui stesso ! Era padrone , lui , di tutti i suoi movimenti ; e si sentiva così forte ... Strinse un pugno . Perdio ! Sentì come sarebbe stato poderoso a calarlo bene scolpito su la schiena di qualcuno . Ma perché ? Non sapeva ... Lo irritava la gente , lo irritavano in special modo i giovani che si voltavano a guardare il Lenzi . Cavò dalla tasca un grosso fazzoletto di cotone turchino e si asciugò il sudore che gli grondava dal faccione affocato . - Beniamino , dove vai adesso ? Il Lenzi si era fermato , aveva appoggiata la mano illesa a un lampione e pareva lo carezzasse , guardandolo amorosamente . Biascicò : - Da dottoe ... Esecìio de piee . E si provò ad alzare il piede colpito . - Esercizio ? - disse il Golisch . - Ti eserciti il piede ? - Piee , ripeté il Lenzi . - Bravo ! - esclamò di nuovo il Golisch . Gli venne la tentazione d ' afferrargli quel piede , stringerglielo , prendere per le braccia l ' amico e dargli un tremendo scrollone , per scomporlo da quell ' orribile immobilità . Non sapeva , non poteva vederselo davanti , ridotto in quello stato . Eccolo qua , il compagno delle antiche scapataggini , nei begli anni della gioventù e poi nelle ore d ' ozio , ogni sera , scapoli com ' eran rimasti entrambi . Un bel giorno , una nuova via s ' era aperta innanzi all ' amico , il quale s ' era incamminato per essa , svelto anche lui , allora , - oh tanto ! - svelto e animoso . Sissignore ! Lotte , fatiche , speranze ; e poi , tutt ' a un tratto : eccolo qua , com ' era ritornato ... Ah , che buffonata ! che buffonata ! Avrebbe voluto parlargli di tante cose , e non sapeva . Le domande gli s ' affollavano alle labbra e gli morivano assiderate . « Ti ricordi » , avrebbe voluto dirgli , « delle nostre famose scommesse alla Fiaschetteria Toscana ? E di Nadina , ti ricordi ? L ' ho ancora , con me , sai ! Tu me l ' hai appioppata , birbaccione , quando partisti da Roma . Cara figliuola , quanto bene ti voleva ... Ti pensa ancora , sai ? mi parla ancora di te , qualche volta . Andrò a trovarla questa sera stessa e le dirò che t ' ho riveduto , poveretto ... È proprio inutile ch ' io ti domando : tu non ricordi più nulla ; tu forse non mi riconosci più , o mi riconosci appena . » Mentre il Golisch pensava così , con gli occhi gonfi di lacrime , Beniamino Lenzi seguitava a guardare amorosamente il lampione e pian piano con le dita gli levava la polvere . Quel lampione segnava per lui una delle tre tappe della passeggiata giornaliera . Strascinandosi per via , non vedeva nessuno , non pensava a niente ; mentre la vita gli turbinava intorno , agitata da tante passioni , premuta da tante cure , egli tendeva con tutte le forze che gli erano rimaste a quel lampione , prima ; poi , più giù , alla vetrina d ' un bazar , che segnava la seconda tappa ; e qui si tratteneva più a lungo a contemplare con gioja infantile una scimmietta di porcellana sospesa a un ' altalena dai cordoncini di seta rossa . La terza sosta era alla ringhiera del giardinetto in fondo alla via , donde poi si recava alla casa del medico . Nel cortile di quella casa , tra i vasi di fiori e i cassoni d ' aranci , di lauro e di bambù , eran disposti parecchi attrezzi di ginnastica , tra i quali alcune pertiche elastiche , fermate orizzontalmente in cima a certi pali tozzi e solidi ; pertiche da tornitore , dalla cui estremità pendeva una corda , la quale , dato un giro attorno a un rocchetto , scendeva ad annodarsi a una leva di legno , fermata per un capo al suolo da una forcella . Beniamino Lenzi poneva il piede colpito su questa leva e spingeva ; la pertica in alto molleggiava e brandiva , e il rocchetto , sostenuto orizzontalmente da due toppi , girava per via della corda . Ogni giorno , mezz ' ora di questo esercizio . E in capo a pochi mesi , sarebbe guarito . Oh , non c ' era alcun dubbio ! Guarito del tutto ... Dopo aver assistito per un pezzetto a questo grazioso spettacolo , Cristoforo Golisch uscì dal cortile a gran passi , sbuffando come un cavallo , dimenando le braccia , furibondo . Pareva che la morte avesse fatto a lui e non al povero Lenzi lo scherzo di quella toccatina lì , al cervello . N ' era rivoltato . Con gli occhi torvi , i denti serrati , parlava tra sé e gesticolava per via , come un matto . - Ah , sì ? - diceva - Ti tocco e ti lascio ? No , ah , no perdio ! Io non mi riduco in quello stato ! Ti faccio tornare per forza , io ! Mi passeggi accanto e ti diverti a vedere come mi hai conciato ? a vedermi strascicare un piede ? a sentirmi biascicare ? Mi rubi mezzo alfabeto , mi fai dire oa e cao , e ridi ? No , caa ! Vieni qua ! Mi tio una pistoettata , com ' è veo Dio ! Questo spasso io non te lo do ! Mi sparo , m ' ammazzo com ' è vero Dio ! Questo spasso non te lo do . Tutta la sera e poi il giorno appresso e per parecchi giorni di fila non pensò ad altro , non parlò d ' altro , a casa , per via , al caffè , alla fiaschetteria , quasi se ne fosse fatta una fissazione . Domandava a tutti : - Avete veduto Beniamino Lenzi ? E se qualcuno gli rispondeva di no : - Colpito ! Morto per metà ! Rimbambito ... Come non s ' ammazza ? Se io fossi medico , lo ammazzerei ! Per carità di prossimo ... Gli fanno fare il tornio nel cortile ... e lui crede che guarirà ! Beniamino Lenzi , capite ? Beniamino Lenzi che s ' è battuto tre volte in duello , dopo aver fatto con me la campagna del '66 , ragazzotto ... Perdio , e quando mai l ' abbiamo calcolata noi , questa pellaccia ? La vita ha prezzo per quello che ti dà ... Dico bene ? Non ci penserei neanche due volte ... Gli amici , alla fiaschetteria , alla fine non ne poterono più . - M ' ammazzo ... m ' ammazzo ... E ammazzati una buona volta e falla finita ! Cristoforo Golisch si scosse , protese le mani : - No ; io dico , se mai ... II . Circa un mese dopo , mentre desinava con la sorella vedova e il nipote , Cristoforo Golisch improvvisamente stravolse gli occhi , storse la bocca , quasi per uno sbadiglio mancato ; e il capo gli cadde sul petto e la faccia sul piatto . Una toccatina , lieve lieve , anche lui . Perdette lì per lì la parola e mezzo lato del corpo : il destro . Cristoforo Golisch era nato in Italia , da genitori tedeschi ; non era mai stato in Germania , e parlava romanesco , come un romano di Roma . Da un pezzo gli amici gli avevano italianizzato anche il cognome , chiamandolo Golicci , e gl ' intimi anche Golaccia , in considerazione del ventre e del formidabile appetito . Solo con la sorella egli soleva di tanto in tanto scambiare qualche parola in tedesco , perché gli altri non intendessero . Ebbene , riacquistato a stento , in capo a poche ore , l ' uso della parola , Cristoforo Golisch offrì al medico un curioso fenomeno da studiare ; non sapeva più parlare in italiano : parlava tedesco . Aprendo gli occhi insanguati , pieni di paura , contraendo quasi in un mezzo sorriso la sola guancia sinistra e aprendo alquanto la bocca da questo lato , dopo essersi più volte provato a snodar la lingua inceppata , alzò la mano illesa verso il capo e balbettò , rivolto al medico : - Ih ... ihr ... wie ein Faustschlag ... Il medico non comprese , e bisognò che la sorella , mezzo istupidita dall ' improvvisa sciagura , gli facesse da interprete . Era divenuto tedesco a un tratto , Cristoforo Golisch : cioè , un altro ; perché tedesco veramente , lui , non era mai stato . Soffiata via , come niente , dal suo cervello ogni memoria della lingua italiana , anzi tutta quanta l ' italianità sua . Il medico si provò a dare una spiegazione scientifica del fenomeno : dichiarò il male : emiplegia ; prescrisse la cura . Ma la sorella , spaventata , lo chiamò in disparte e gli riferì i propositi violenti manifestati dal fratello pochi giorni innanzi , avendo veduto un amico colpito da quello stesso male . - Ah , signor dottore , da un mese non parlava più d ' altro ; quasi se la fosse sentita pendere sul capo la condanna ! S ' ammazzerà ... Tiene la rivoltella lì , nel cassetto del comodino ... Ho tanta paura ... Il medico sorrise pietosamente . - Non ne abbia , non ne abbia , signora mia ! Gli daremo a intendere che è stato un semplice disturbo digestivo , e vedrà che ... - Ma che , dottore ! - Le assicuro che lo crederà . Del resto , il colpo , per fortuna , non è stato molto grave . Ho fiducia che tra pochi giorni riacquisterà l ' uso degli arti offesi , se non bene del tutto , almeno da potersene servire pian piano ... e , col tempo , chi sa ! Certo è stato per lui un terribile avviso . Bisognerà cangiar vita e tenersi a un regime scrupolosissimo per allontanare quanto più sarà possibile un nuovo assalto del male . La sorella abbassò le palpebre per chiudere e nascondere negli occhi le lagrime . Non fidandosi però dell ' assicurazione del medico , appena questi andò via , concertò col figliuolo e con la serva il modo di portar via , dal cassetto del comodino la rivoltella : lei e la serva si sarebbero accostate alla sponda del letto con la scusa di rialzare un tantino le materasse , e nel frattempo - ma , attento per carità ! - il ragazzo avrebbe aperto il cassetto senza far rumore e ... - attento ! - via , l ' arma . Così fecero . E di questa sua precauzione la sorella si lodò molto , non parendole naturale , di lì a poco , la facilità con cui il fratello accolse la spiegazione del male , suggerita dal medico : disturbo digestivo . - Ja ... ja ... es ist doch ... Da quattro giorni se lo sentiva ingombro lo stomaco . - Unver ... Unverdaulichkeit ... ja ... ja ... Ma possibile , - pensava la sorella , - ch ' egli non avverta la paralisi di mezzo lato del corpo ? possibile c ' egli , già prevenuto dal caso recente del Lenzi , creda che una semplice indigestione possa aver fatto un tale effetto ? Fin dalla prima veglia cominciò a suggerirgli amorosamente , come a un bambino , le parole della lingua dimenticata ; gli domandò perché non parlasse più italiano . Egli la guardò imbalordito . Non s ' era accorto peranche di parlare in tedesco : tutt ' a un tratto gli era venuto di parlar così , né credeva che potesse parlare altrimenti . Si provò tuttavia a ripetere le parole italiane , facendo eco alla sorella . Ma le pronunziava ora con voce cangiata e con accento straniero , proprio come un tedesco che si sforzasse di parlare italiano . Chiamava Giovannino , il nipote , Ciofaio . E il nipote - scimunito ! - ne rideva , come se lo zio lo chiamasse così per ischerzo . Tre giorni dopo , quando alla Fiaschetteria Toscana si seppe del malore improvviso del Golisch , gli amici accorsi a visitarlo poterono avere un saggio pietoso di quella sua nuova lingua . Ma egli non aveva punto coscienza della curiosissima impressione che faceva , parlando a quel modo . Pareva un naufrago che si arrabattasse disperatamente per tenersi a galla , dopo essere stato tuffato e sommerso per un attimo eterno nella vita oscura , a lui ignota , della sua gente . E da quel tutto , ecco , era balzato fuori un altro ; ridivenuto bambino , a quarant ' otto anni , e straniero . E contentissimo era . Sì , perché proprio in quel giorno aveva cominciato a poter muovere appena il braccio e la mano . La gamba no , ancora . Ma sentiva che forse il giorno dopo , con uno sforzo , sarebbe riuscito a muovere anche quella . Ci si provava anche adesso , ci si provava ... e , no eh ? non scorgevano alcun movimento gli amici ? - Tomai ... tomai ... - Ma sì , domani , sicuro ! A uno a uno gli amici , prima d ' andar via - quantunque lo spettacolo offerto dal Golisch non desse più luogo ad alcun timore - stimarono prudente raccomandare alla sorella la sorveglianza . - Da un momento all ' altro , non si sa mai ... Può darsi che la coscienza gli si ridesti , e ... Ciascuno pensava , ora , come già aveva pensato il Golisch , da sano : che l ' unica , cioè , era di finirsi con una pistolettata per non restar così malvivo e sotto la minaccia terribile , inovviabile , d ' un nuovo colpo da un momento all ' altro . Ma loro sì , adesso , lo pensavano : non più il Golisch però . L ' allegrezza del Golisch , invece , quando - una ventina di giorni dopo - sorretto dalla sorella e dal nipote , poté muovere i primi passi per la camera ! Gli occhi , è vero , no , senza uno specchio non se li poteva vedere : attoniti , smarriti , come quelli di Beniamino Lenzi ; ma della gamba sì , perbacco , avrebbe potuto accorgersi bene che la strascicava a stento ... Eppure , che allegrezza ! Si sentiva rinato . Aveva di nuovo tutte le meraviglie d ' un bambino , e anche le lagrime facili , come le hanno i bambini , per ogni nonnulla . Da tutti gli oggetti della camera sentiva venirsi un conforto dolcissimo , familiare , non mai provato prima ; e il pensiero ch ' egli ora poteva andare co ' suoi piedi fino a quegli oggetti , a carezzarli con le mani , lo inteneriva di gioja fino a piangerne . Guardava dall ' uscio gli oggetti delle altre stanze e si struggeva dal desiderio di recarsi a carezzare anche quelli . Sì , via ... pian piano , pian piano , sorretto di qua e di là ... Poi volle fare a meno del braccio del nipote , e girò appoggiato alla sorella soltanto e col bastone nell ' altra mano ; poi , non più sorretto da alcuno , col bastone soltanto ; e finalmente volle dare una gran prova di forza : - Oh ... oh ... guaddae , guaddae ... sea battoe ... - E davvero , tenendo il bastone levato , mosse due o tre passi . Ma dovettero accorrere con una seggiola per farlo subito sedere . Gli era quasi scolata addosso tutta la carne , e pareva l ' ombra di se stesso ; pur non di meno , neanche il minimo dubbio in lui che il suo non fosse stato un disturbo digestivo ; e , sedendo ora di nuovo a tavola con la sorella e il nipote , condannato a bere latte invece di vino , ripeteva per la millesima volta che s ' era preso una bella paura : - Una bea paua ... Se non che , la prima volta che poté uscir di casa , accompagnato dalla sorella , in gran segreto manifestò a questa il desiderio d ' esser condotto alla casa del medico che curava Beniamino Lenzi . Nel cortile di quella casa voleva esercitarsi il piede al tornio anche lui . La sorella lo guardò , sbigottita . Dunque egli sapeva ? - Di ' , vuoi andarci oggi stesso ? - Sì ... sì ... Nel cortile trovarono Beniamino Lenzi , già al tornio , puntuale . - Beiamìo ! - chiamò il Golisch . Beniamino Lenzi non mostrò affatto stupore nel riveder lì l ' amico , conciato come lui : spiccicò le labbra sotto i baffi , contraendo la guancia destra ; biascicò : - Tu pue ? E seguitò a spingere la leva . Due pertiche ora molleggiavano e brandivano , facendo girare i rocchetti con la corda . Il giorno dopo Cristoforo Golisch , non volendo esser da meno del Lenzi che si recava al tornio da solo , rifiutò recisamente la scorta della sorella . Questa , dapprima , ordinò al figliuolo di seguire lo zio a una certa distanza , senza farsi scorgere ; poi , rassicurata , lo lasciò davvero andar solo . E ogni giorno , adesso , alla stess ' ora , i due colpiti si ritrovano per via e proseguono insieme facendo le stesse tappe : al lampione , prima ; poi , più giù , alla vetrina del bazar , a contemplare la scimmietta di porcellana sospesa all ' altalena ; in fine , alla ringhiera del giardinetto . Oggi , intanto , a Cristoforo Golisch è saltata in mente un ' idea curiosa ; ed ecco , la confida al Lenzi . Tutti e due , appoggiati al fido lampione , si guardano negli occhi e si provano a sorridere , contraendo l ' uno la guancia destra , l ' altro la sinistra . Confabulano un pezzo , con quelle loro lingue torpide ; poi il Golisch fa segno col bastone a un vetturino d ' accostarsi . Ajutati da questo , prima l ' uno e poi l ' altro , montano in vettura , e via , alla casa di Nadina in Piazza di Spagna . Nel vedersi innanzi quei due fantasmi ansimanti , che non si reggono in piedi dopo l ' enorme sforzo della salita , la povera Nadina resta sgomenta , a bocca aperta . Non sa se debba piangere o ridere . S ' affretta a sostenerli , li trascina nel salotto , li pone a sedere accanto e si mette a sgridarli aspramente della pazzia commessa , come due ragazzini discoli , sfuggiti alla sorveglianza dell ' ajo . Beniamino Lenzi fa il greppo , e giù a piangere . Il Golisch , invece , con molta serietà , accigliato , le vuole spiegare che si è inteso di farle una bella sorpresa . - Una bea soppea ... ( Bellino ! Come parla adesso , il tedescaccio ! ) - Ma sì , ma sì , grazie ... - dice subito Nadina . - Bravi ! Siete stati bravi davvero tutt ' e due ... e m ' avete fatto un gran piacere ... Io dicevo per voi ... venire fin qua , salire tutta questa scala ... Su , su Beniamino ! Non piangere , caro ... Che cos ' è ? Coraggio , coraggio ! E prende a carezzarlo su le guance , con le belle mani lattee e paffutelle , inanellate . - Che cos ' è : che cos ' è ? Guardami ! ... Tu non volevi venire , è vero ? Ti ha condotto lui , questo discolaccio ! Ma non farò nemmeno una carezza a lui ... Tu sei il mio buon Beniamino , il mio gran giovanottone sei ... Caro ! caro ! ... Suvvia , asciughiamo codeste lagrimucce ... Così ... così ... Guarda qua questa bella turchese : chi me l ' ha regalata ? chi l ' ha regalata a Nadina sua ? Ma questo mio bel vecchiaccio me l ' ha regalata ... Toh , caro ! E gli posa un bacio su la fronte . Poi si alza di scatto e rapidamente con le dita si porta via le lagrime dagli occhi . - Che posso offrirvi ? Cristoforo Golisch , rimasto mortificato e ingrugnato , non vuole accettar nulla ; Beniamino Lenzi accetta un biscottino e lo mangia accostando la bocca alla mano di Nadina che lo tiene tra le dita e finge di non volerglielo dare , scattando con brevi risatine : - No ... no ... no ... Bellini tutt ' e due , adesso , come ridono , come ridono a quello scherzo ... ACQUA AMARA Poca gente , quella mattina , nel parco attorno alle Terme . La stagione balneare era ormai per finire . In due sediletti vicini , in un crocicchio sotto gli alti platani , stavano un giovanotto pallido , anzi giallo , magro da far pietà dentro l ' abito nuovo , chiaro , le cui pieghe , per esser troppo ampio , ancora fresche della stiratura , cascavano tutte a zig - zag , e un omaccione su la cinquantina , con un abituccio di teletta tutto raggrinzito dove la pinguedine enorme non lo stirava fino a farlo scoppiare , e un vecchio panama sformato sul testone raso . Reggevano entrambi per il manico i bicchieri ancor pieni della tepida e greve acqua alcalina presa or ora alla fonte . L ' uomo grasso , quasi intronato ancora dagli strepitosi ronfi che aveva dovuto tirar col naso durante la notte , socchiudeva di tanto in tanto nel faccione da padre abate satollo e pago gli occhi imbambolati dal sonno . Il giovanotto magro , all ' aria frizzante della mattina , sentiva freddo e aveva perfino qualche brivido . Né l ' uno né l ' altro sapevano risolversi a bere e pareva che ciascuno aspettasse dall ' altro l ' esempio . Alla fine , dopo il primo sorso , si guardarono coi volti contratti dalla medesima espressione di nausea . - Il fegato , eh ? - domandò piano , a un tratto , l ' uomo grasso al giovinotto , riscotendosi . - Colichette epatiche , eh ? Lei ha moglie , mi figuro ... - No , perché ? - domandò a sua volta il giovinotto con un penoso raggrinzamento di tutta la faccia , che voleva esser sorriso . - Mi pareva , così all ' aria ... - sospirò l ' altro . - Ma se non ha moglie , stia pur tranquillo : lei guarirà ! Il giovinotto tornò a sorridere come prima . - Lei soffre forse di fegato ? - domandò poi , argutamente . - No , no , niente più moglie , io ! - s ' affrettò a rispondere con serietà l ' uomo grasso . - Soffrivo di fegato ; ma grazie a Dio , mi sono liberato della moglie ; son guarito . Vengo qua , da tredici anni ormai , per atto di gratitudine . Scusi , quand ' è arrivato lei ? - Ieri sera , alle sei , - disse il giovinotto . - Ah , per questo ! - esclamò l ' altro , socchiudendo gli occhi e tentennando il testone . - Se fosse arrivato di mattina , già mi conoscerebbe . - Io ... la conoscerei ? - Ma sì , come mi conoscono tutti , qua . Sono famoso ! Guardi , alla Piazza dell ' Arena , in tutti gli Alberghi , in tutte le Pensioni , al Circolo , al Caffè da Pedoca , in farmacia , da tredici anni a questa parte , stagione per stagione , non si parla che di me . Io lo so e ne godo e ci vengo apposta . Dov ' è sceso lei ? Da Rori ? Bravo . Stia pur sicuro che oggi , a tavola da Rori , le narreranno la mia storia . Ci prendo avanti , se permette , e gliela narro io , filo filo . Così dicendo , si tirò su faticosamente dal suo sedile e andò a quello del giovinotto , che gli fece posto , con la faccetta gialla tutta strizzata per la contentezza . - Prima di tutto , per intenderci , qua mi chiamano Il marito della dottoressa . Cambiè mi chiamo . Di nome , Bernardo . Bernardone , perché sono grosso . Beva . Bevo anch ' io . Bevvero . Fecero una nuova smorfia di disgusto , che vollero cangiar subito in un sorriso , guardandosi teneramente . E Cambiè riprese : - Lei è giovanissimo e patituccio sul serio . Queste confidenze sviscerate che le farò , le potranno servire più di quest ' acquaccia qua , che è amara , ma , in compenso , non giova a nulla , creda pure . Ce la danno a bere , in tutti i sensi , e noi la beviamo perché è cattiva . Se fosse buona ... Ma no , basta : perché lei fa la cura e le conviene aver fiducia . Deve sapere che sentivo dire matrimonio e , con rispetto parlando , mi si rompeva lo stomaco , proprio mi ... mi veniva di ... sissignore . Vedevo un corteo nuziale ? sapevo che un amico andava a nozze ? Lo stesso effetto . Ma che vuole da noi , sciagurati mortali ? Spunta una macchiolina nel sole ? un subisso di cataclismi . Un re si alza con la lingua sporca ? guerre e sterminii senza fine . Un vulcano ci ha il singhiozzo ? terremoti , catastrofi , un ' ecatombe ... A Napoli , al tempo mio , ci scoppiò il colera : quel gran colera di circa vent ' anni fa , di cui lei , se non si ricorda , avrà certo sentito parlare . Mio padre , povero impiegato , con la bella fortuna che lo perseguitava , naturalmente si trovò a Napoli , l ' anno del colera . Io , che avevo già trent ' anni e vi avevo trovato un buon collocamento , avevo preso a pigione un quartierino da scapolo , non molto lontano da casa mia . Stavo in famiglia , e lì tenevo una ragazza che m ' era piovuta come dal cielo . Carlotta . Si chiamava così . Ed era figlia d ' un ... non c ' è niente di male , sa ! professioni , - figlia d ' uno strozzino . Prete spogliato . Era scappata di casa per certi litigi con la madraccia e un fratellino farabutto , che non starò a raccontarle . Pareva bonina , lei ; ed era forse , allora ; ma capirà : amante , poco ci sofisticavo . Scusi , è religioso lei ? Così così . Forse più non che sì . Come me . Mia madre , invece , caro signore , religiosissima . Povera donna , soffriva molto di quella mia relazione per lei peccaminosa . Sapeva che quella ragazza , prima che mia , non era stata d ' altri . Scoppiato il colera , atterrita dalla grande moria e convinta fermamente che dovessimo tutti morire , io sopra tutti , ch ' ero , secondo lei , in peccato mortale , per placare l ' ira divina , pretese da me il sacrifizio che sposassi , almeno in chiesa solamente , quella ragazza . Creda pure che non l ' avrei mai fatto , se Carlotta non fosse stata colpita dal male . Dovevo salvarle l ' anima , almeno : l ' avevo promesso a mia madre . Corsi a chiamare un prete e la sposai . Ma che fu ? mano santa ? miracolo ? Pareva morta , guarì ! Mia madre , per spirito di carità , anzi di sacrifizio , non ostante la tremarella , aveva voluto assistere alla cerimonia , e poi rimanere lì presso al letto della colpita . Sembrava che il colera fosse venuto a Napoli per me , per castigar me dal peccato mortale , e che dovesse passare con la guarigione di Carlotta , tanto impegno , tanto zelo mise mia madre a curarla . Appena l ' ebbe salvata , vedendo che lì , in quel quartierino , mancavano per la convalescente tutti i comodi , volle anche portarsela a casa , non ostante la mia opposizione . Capirà bene che , entrata , Carlotta non ne uscì se non mia sposa legittima di lì a poco , appena cessata la moria . E ribeviamo , caro signore ! Per fortuna , a Carlotta durante l ' epidemia erano morti padre , madre e fratelli . Fortuna e disgrazia , perché , unica superstite della famiglia , ereditò trentotto o quarantamila lire , frutto della nobile professione paterna . Moglie e con la dote , che vide , signor mio ? cambiò da un giorno all ' altro , da così a così . Ora senta . Sarà che io mi trovo in corpo un certo spiritaccio ... come dire ? fi ... filosofesco , che magari a lei potrà sembrare strambo ; ma mi lasci dire . Crede lei che ci siano due soli generi , il maschile e il femminile ? Nossignore . La moglie è un genere a parte ; come il marito , un genere a parte . E , quanto ai generi , la donna , col matrimonio , ci guadagna sempre . Avanza ! Entra cioè a partecipar di tanto del genere mascolino , di quanto l ' uomo , necessariamente , ne scapita molto , creda a me . Se mi venisse la malinconia di comporre una grammatichetta ragionata come dico io , vorrei mettere per regola che si debba dire : il moglie ; e , per conseguenza , la marito . Lei ride ? Ma per la moglie , caro signore , il marito non è più un uomo . Tanto vero , che non si cura più di piacergli . « Con te non c ' è più sugo » , pensa la moglie . « Tu già mi conosci . » Ma pure , se il marito è così dabbenaccio da rinzelarsi , vedendola per esempio a letto come una diavola , coi capelli incartocciati , col viso impiastricciato , e via dicendo : - Ma io lo faccio per te ! - è capace di rispondergli lei . - Per me ? - Sicuro . Per non farti sfigurare . Ti piacerebbe che la gente , vedendoci per via , dicesse : « Oh guarda un po ' che moglie è andata a scegliersi quel pover uomo » ? E il marito , che - gliel ' assicuro - non è più uomo , si sta zitto ; quand ' invece dovrebbe gridare : « Ma me lo dico io da me , cara , che moglie sono andato a scegliermi , nel vederti così , adesso , accanto a me ! Ah , tu mi ti mostri brutta per casa e a letto , perché gli altri poi , per via , possano esclamare : « Oh guarda che bella moglie ha quel pover uomo » ? E mi debbono invidiare per giunta ? Ma grazie , grazie cara , di quest ' invidia per me , che si traduce , naturalmente , in un desiderio di te . Tu vuoi esser desiderata perché io sia invidiato ? Quanto sei buona ! Ma più buono sono io che t ' ho sposata » . E il dialogo potrebbe seguitare . Perché c ' è il caso , sa ? che la moglie abbia anche l ' impudenza incosciente di domandare al marito se , acconciata adesso e parata per uscire a passeggio , gli pare che stia bene . Il marito dovrebbe risponderle : « Ma sai , cara ? i gusti son tanti . A me , come a me , già te l ' ho detto , codesti capelli pettinati così non mi garbano . A chi vuoi piacere ? Bisognerebbe che tu me lo dicessi , per saperti rispondere . A nessuno ? proprio a nessuno ? Ma allora , benedetta te , nessuno per nessuno , cerca di piacere a tuo marito , che almeno è uno ! » Caro signore , a una tale risposta la moglie guarderebbe il marito quasi per compassione , poi farebbe una spallucciata , come a dire : « Ma tu che c ' entri ? » . E avrebbe ragione . Le donne non possono farne a meno : per istinto , vogliono piacere . Han bisogno d ' esser desiderate , le donne . Ora , capirà , un marito non può più desiderar la moglie che ha giorno e notte con sé . Non può desiderarla , intendo com ' ella vorrebbe essere desiderata . Già , come la moglie nel marito non vede più l ' uomo , così l ' uomo nella moglie , a lungo andare , non vede più la donna . L ' uomo , più filosofo per natura , ci passa sopra ; la donna , invece , se ne offende ; e perciò il marito le diventa presto increscioso e spesso insopportabile . Essa deve fare il comodo suo , il marito no . Ma qualunque cosa egli facesse , creda pure , non andrebbe mai bene per lei , perché l ' amore , quel tale amore di cui ella ha bisogno , il marito , solamente perché marito , non può più darglielo . Più che amore è una cert ' aura di ammirazione di cui ella vuol sentirsi avviluppata . Ora vada lei ad ammirarla per la casa coi diavoletti in capo , senza busto , in ciabatte , e oggi , poniamo , col mal di pancia e domani col mal di denti . Quella cert ' aura può spirar fuori , dagli occhi degli uomini che non sanno , e dei quali essa , senza parere , con arte sopraffina , ha voluto e saputo attirare e fermare gli sguardi per inebriarsene deliziosamente . Se è una moglie onesta , questo le basta . Le parlo adesso delle mogli oneste , io , intendiamoci , anzi delle intemerate addirittura . Delle altre non c ' è più sugo a parlarne . Mi consenta un ' altra piccola riflessione . Noi uomini abbiamo preso il vezzo di dire che la donna è un essere incomprensibile . Signor mio , la donna , invece , è tal quale come noi , ma non può né mostrarlo , né dirlo , perché sa , prima di tutto , che la società non glielo consente , recando a colpa a lei quel che invece reputa naturale per l ' uomo ; e poi perché sa che non farebbe piacere agli uomini , se lo mostrasse e lo dicesse . Ecco spiegato l ' enigma . Chi ha avuto come me la disgrazia d ' intoppare in una moglie senza peli sulla lingua , lo sa bene . E diamo ancora una bevutina . Coraggio ! Non era così dapprima Carlotta . Diventò così subito dopo il matrimonio , appena cioè si sentì a posto e s ' accorse ch ' io cominciai naturalmente a vedere in lei non soltanto il piacere , ma anche quella bruttissima cosa che è il dovere . Io dovevo rispettarla , adesso , no ? Era mia moglie ! Ebbene , forse lei non voleva essere rispettata . Chi sa perché , il vedermi diventare di punto in bianco un marito esemplare , le diede terribilmente ai nervi . Cominciò per noi una vita d ' inferno . Lei , sempre ingrugnata , spinosa , irrequieta ; io , paziente , un po ' per paura , un po ' per la coscienza d ' aver commesso la più grossa delle bestialità e di doverne piangere le conseguenze . Le andavo appresso come un cagnolino . E facevo peggio ! Per quanto mi ci scapassi , non riuscivo però a indovinare , che diamine volesse mia moglie . Ma avrei sfidato chiunque a indovinarlo ! Sa che voleva ? Voleva esser nata uomo , mia moglie . E se la pigliava con me perché era nata femmina . - Uomo , - diceva , - e magari cieco d ' un occhio ! Un giorno le domandai : - Ma sentiamo un po ' , che avresti fatto , se fossi nata uomo ? Mi rispose , sbarrando tanto d ' occhi : - Il mascalzone ! - Brava ! - E moglie , niente , sai ! Non l ' avrei presa . - Grazie , cara . - Oh , puoi esserne più che sicuro ! - E ti saresti spassato ? Dunque tu credi che con le donne ci si possa spassare ? Mia moglie mi guardò nel fondo degli occhi . - Lo domandi a me ? - mi disse . - Tu forse non lo sai ? Io non avrei preso moglie anche per non far prigioniera una povera donna . - Ah , - esclamai . - Prigioniera ti senti ? E lei : - Mi sento ? E che sono ? che sono stata sempre , da che vivo ? Io non conosco che te . Quando mai ho goduto io ? - Avresti voluto conoscer altri ? - Ma certo ! ma precisamente come te , che ne hai conosciute tante prima e chi sa quante dopo ! Dunque , signor mio , tenga bene a mente questo : che una donna desidera proprio tal quale come noi . Lei , per modo d ' esempio , vede una bella donna , la segue con gli occhi , se la immagina tutta , e col pensiero la abbraccia , senza dirne nulla , naturalmente , a sua moglie che le cammina accanto ? Nel frattempo , sua moglie vede un bell ' uomo , lo segue con gli occhi , se lo immagina tutto , e col pensiero lo abbraccia , senza dirne nulla a lei , naturalmente . Niente di straordinario in questo ; ma creda pure che non fa punto piacere il supporre questa cosa ovvia e comunissima nella propria moglie , prigioniera col corpo , non con l ' anima . E il corpo stesso ! Dica un po ' : non abbiamo noi uomini la coscienza che , avendo un ' opportunità , non sapremmo affatto resistere ? Ebbene , s ' immagini che è proprio lo stesso per la donna . Cascano , cascano che è un piacere , con la stessa facilità , se loro vien fatto , se trovano cioè un uomo risoluto , di cui si possan fidare . Me l ' ha lasciato intender bene mia moglie , parlando - s ' intende - delle altre . E vengo al caso mio . Naturalmente , dopo un anno di matrimonio , m ' ammalai di fegato . Per sei anni di fila , cure inutili , che fecero strazio del mio povero corpo , ridotto in uno stato da far pietà finanche agli altri ammalati del mio stesso male . Il rimedio dovevo trovarlo qua . Ci venni con mia moglie e , nei primi giorni , alloggiai da Rori , dove ora è lei . Ordinai , appena arrivato , che mi si chiamasse un medico per farmi visitare e prescrivere quanti bicchieri al giorno avrei dovuto bere , o se mi sarebbero convenute più le docce o i bagni d ' acqua sulfurea . Mi si presentò un bel giovane , bruno , alto , aitante della persona , dall ' aria marziale , tutto vestito di nero . Seppi poco dopo che era stato , difatti , nell ' esercito , medico militare , tenente medico ; che a Rovigo aveva contratto una relazione con la figlia d ' un tipografo ; che ne aveva avuto una bambina , e che , costretto a sposare , s ' era dimesso ed era venuto qua in condotta . Otto mesi dopo questo suo grande sacrifizio , gli erano morte quasi contemporaneamente moglie e figliuola . Erano già passati circa tre anni dalla doppia sciagura , ed egli vestiva ancora di nero , come un bellissimo corvo . Faceva furore , capirà , con quel sacrifizio delle dimissioni per amore , così mal ricompensato dalla sorte ; con quelle due disgrazie che gli si leggevano ancora scolpite in tutta la persona , impostata che neanche Carlomagno . Tutte le donne , a lasciarle fare avrebbero voluto consolarlo . Egli lo sapeva e si mostrava sdegnoso . Dunque venne da me ; mi visitò ben bene , palpandomi tutto ; mi ripeté press ' a poco quel che già tant ' altri medici mi avevano detto , e infine mi prescrisse la cura : tre mezzi bicchieri , di questi mezzani , pei primi giorni , poi tre interi , e un giorno bagno , un giorno doccia . Stava per andarsene , quando finse d ' accorgersi della presenza di mia moglie . - Anche la signora ? - domandò , guardandola freddamente . - No , no , - negò subito mia moglie con viso lungo lungo e le sopracciglia sbalzate fino all ' attaccatura dei capelli . - Eppure , permette ? - fece lui . Le si accostò , le sollevò con delicatezza il mento con una mano , e con l ' indice dell ' altra le rovesciò appena una palpebra . - Un po ' anemica , - disse . Mia moglie mi guardò , pallidissima , cose se quella diagnosi a bruciapelo la avesse lì per lì anemizzata . E con un risolino nervoso su le labbra , alzò le spalle , disse : - Ma io non mi sento nulla ... Il medico s ' inchinò , serio : - Meglio così . E andò via con molta dignità . Fosse l ' acqua o il bagno o la doccia , o piuttosto , com ' io credo , la bella aria che si gode qua e la dolcezza della campagna toscana , il fatto è che mi sentii subito meglio ; tanto che decisi di fermarmi per un mese o due ; e , per stare con maggior libertà , presi a pigione un appartamentino presso la Pensione , un po ' più giù , da Coli , che ha un bel poggiolo donde si scopre tutta la vallata coi due laghetti di Chiusi e di Montepulciano . Ma - non so se lei lo ha già supposto - cominciò a sentirsi male mia moglie . Non diceva anemia , perché lo aveva detto il medico ; diceva che si sentiva una certa stanchezza al cuore e come un peso sul petto che le tratteneva io respiro . E allora io , con l ' aria più ingenua che potei : - Vuoi farti visitare anche tu , cara ? Si stizzì fieramente , com ' io prevedevo , e rifiutò . Il male , si capisce , crebbe di giorno in giorno , crebbe quanto più lei s ' ostinò nel rifiuto . Io , duro , non le dissi più nulla . Finché lei stessa , un giorno , non potendone più , mi disse che voleva la visita , ma non di quel medico , no , recisamente no ; dell ' altro medico condotto ( ce n ' erano due , allora ) : dal dr . Berri voleva farsi visitare , ch ' era un vecchiotto ispido , asmatico , quasi cieco , già mezzo giubilato , ora giubilato del tutto , all ' altro mondo . - Ma via ! - esclamai . - Chi chiama più il dottor Berri ? E sarebbe poi uno sgarbo immeritato al dottor Loero , che s ' è dimostrato sempre così premuroso e cortese con noi . Di fatti , ogni giorno , qua alle Terme , vedendomi scendere dalla vettura con mia moglie , il dottor Loero ci si faceva innanzi con quella impostatura altera e compunta ; si congratulava con me della rapida miglioria ; m ' accompagnava alla fonte e poi su e giù per i vialetti del parco , non mancando ai debiti riguardi verso mia moglie , ma curandosi pochissimo , nei primi giorni , di lei , che ne gonfiava , s ' intende , in silenzio . Da una settimana , però , avevano preso a battagliar fra loro su l ' eterna questione degli uomini e delle donne , dell ' uomo che è prepotente , della donna che è vittima , della società che è ingiusta , ecc . ecc . Creda , signor mio , non posso più sentirne parlare , di queste baggianate . In sette anni di matrimonio , fra me e mia moglie non si parlò mai d ' altro . Le confesso tuttavia che in quella settimana gongolai nel sentir ripetere al dottor Loero con molta compostezza le mie stesse argomentazioni , e col pepe e col sale dell ' autorità scientifica . Mia moglie , a me , mi caricava d ' insulti ; col dottor Loero , invece , doveva rodere il freno della convenienza ; ma della bile che non poteva sputare , insaporava ben bene le parole . Speravo , con questo , che il mal di cuore le passasse . Ma che ! Come le ho detto , le crebbe di giorno in giorno . Segno , non le pare ? ch ' ella voleva convincere con altri argomenti l ' avversario . E guardi un po ' che razza di parte tocca talvolta di rappresentare a un povero marito ! Sapevo benissimo ch ' ella voleva esser visitata dal dottor Loero e ch ' era tutta una commedia l ' antipatia che questi le faceva , una commedia la pretesa d ' esser visitata invece da quel vecchio asmatico e rimbecillito , come una commedia era quel suo mal di cuore . Eppure dovetti fingere di credere sul serio a tutt ' e tre le cose e sudare una camicia per indurla a far quello che lei , in fondo , desiderava . Caro signore , quando mia moglie , senza busto - s ' intende - si stese sul letto e lui , il dottore , la guardò negli occhi nel chinarsi per posarle l ' occhio sulla mammella , io la vidi quasi mancare , quasi disfarsi ; le vidi negli occhi e nel volto quel tale turbamento ... quel tale tremore , che ... - lei m ' intende bene . La conoscevo e non potevo sbagliare . Poteva bastare , no ? Una moglie rimane onestissima , illibata , inammendabile , dopo una visita come quella ; visita medica , c ' è poco da dire , sotto gli occhi del marito . E va bene ! Che bisogno c ' era , domando io , di venirmi a cantar sul muso quel che già sapevo dentro di me e avevo visto con gli occhi miei e quasi toccato con mano ? Su , su . Coraggio . Ribeviamo . Ribeviamo . Me ne stavo una sera sul poggiolo a contemplare il magnifico spettacolo dell ' ampia vallata sotto la luna . Mia moglie s ' era già messa a letto . Lei mi vede così grasso e forse non mi suppone capace di commuovermi a uno spettacolo di natura . Ma creda che ho un ' anima piuttosto mingherlina . Un ' animuccia coi capelli biondi ho , e col visino dolce dolce , diafano e affilato e gli occhi color di cielo . Un ' animuccia insomma che pare un ' inglesina , quando , nel silenzio , nella solitudine , s ' affaccia alle finestre di questi miei occhiacci di bue , e s ' intenerisce alla vista della luna e allo scampanellio che fanno i grilli sparsi per la campagna . Gli uomini , di giorno , nelle città , e i grilli non si danno requie la notte nelle campagne . Bella professione , quella del grillo ! - Che fai ? - Canto . - E perché canti ? Non lo sa nemmeno lui . Canta . E tutte le stelle tremano nel cielo . Lei le guarda . Bella professione , anche quella delle stelle ! Che stanno a farci lassù ? Niente . Guardano anche loro nel vuoto e par che n ' abbiano un brivido continuo . E sapesse quanto mi piace il gufo che , in mezzo a tanta dolcezza , si mette a singhiozzare da lontano , angosciato . Ci piange lui , dalla dolcezza . Basta . Guardavo commosso , come le ho detto , quello spettacolo , ma già sentivo un po ' di fresco ( eran passate le undici ) e stavo per ritirarmi : quando udii picchiar forte e a lungo all ' uscio di strada . Chi poteva essere a quell ' ora ? Il dottor Loero . In uno stato , signor mio , da far compassione finanche alle pietre . Ubriaco fradicio . Erano venuti da Firenze , da Perugia e da Roma cinque o sei medici , per la cura dell ' acqua , ed egli , col farmacista , aveva pensato bene di dare una cena ai colleghi , nell ' Ospedaletto della Croce Verde , dietro la Collegiata , lì vicino a Rori . Allegra , come lei può immaginare , una cenetta all ' ospedale ! E altro che cura d ' acqua ! s ' erano ubriacati tutti come tanti ... non diciamo majali , perché i majali , poveracci , non hanno veramente quest ' abitudine . Che idea gli era balenata , nel vino , di venire a inquietar me , ch ' ero quella sera , come le ho detto , tutto chiaro di luna ? Barcollava , e dovetti sorreggerlo fino al poggiolo . Lì m ' abbracciò stretto stretto e mi disse che mi voleva bene , un bene da fratello , e che tutta la sera aveva parlato di me coi colleghi , del mio fegato e del mio stomaco rovinati , che gli stavano a cuore , tanto a cuore che , passando innanzi alla mia porta , non aveva voluto trascurare di farmi una visitina , temendo che il giorno appresso non sarebbe potuto andare alle Terme , perché - non si sarebbe detto , veh ! - ma aveva proprio bevuto un pochino . Io a ringraziarlo , si figuri , e a esortarlo ad andarsene a casa , ché era già tardi ... Niente ! Volle una seggiola per mettersi a sedere sul poggiolo , e cominciò a parlarmi di mia moglie , che gli piaceva tanto , e voleva che andassi a destarla , perché con lui ci stava , la signora Carlottina , oh se ci stava ! e come ! Bella puledra ombrosa , che sparava calci per amore , per farsi carezzare ... E via di questo passo , sghignazzando e tentando con gli occhi , che gli si chiudevano soli , certi furbeschi ammiccamenti . Mi dica lei che potevo fargli in quello stato . Schiaffeggiare un ubriaco che non si reggeva in piedi ? Mia moglie , che s ' era svegliata , me lo gridò rabbiosamente tre o quattro volte dal letto . Anche a me la volontà di schiaffeggiarlo era scesa alle mani : ma chi sa che impressione avrebbe fatto uno schiaffo a qual povero giovine che , nella beata incoscienza del vino , aveva perduto ogni nozione sociale civile e gridava in faccia la verità allegramente . Lo afferrai e lo tirai su dalla seggiola : una certa scrollatina non potei far a meno di dargliela , ma fu lì lì per cascare e dovetti aver cura del suo stato fino alla porta ; là ... sì , gli diedi un piccolo spintone e lo mandai a ruzzolare per la strada . Quando entrai in camera da letto , trovai mia moglie con un diavolo per capello : frenetica addirittura . S ' era levata da letto . Mi assaltò di ingiurie sanguinose ; mi disse che se fossi stato un altro uomo , avrei dovuto pestarmi sotto i piedi quel mascalzone e poi buttarlo dal poggiolo ; che ero un uomo di cartapesta , senza sangue nelle vene , senza rossore in faccia , incapace di difendere la rispettabilità della moglie , e capacissimo invece di far tanto di cappello al primo venuto che ... Non la lasciai finire ; levai una mano ; le gridai che badasse bene : lo schiaffo che avrei dovuto dare a colui , se non fosse stato ubriaco , l ' avrei appioppato a lei , se non taceva . Non tacque , si figuri ! Dal furore passò al dileggio . Ma sicuro che m ' era facilissimo fare il gradasso con lei , schiaffeggiare una donna , dopo aver accolto e accompagnato coi debiti riguardi fino ala porta uno che era venuto a insultarmi fino a casa . Ma perché , perché non ero andata a destarla subito ? Anzi perché non glielo avevo introdotto in camera e pregato di mettersi a letto con lei ? - Tu lo sfiderai ! - mi gridò in fine , fuori di sé . - Tu lo sfiderai domani , e guaj a te se non lo fai ! A sentirsi dire certe cose da una donna , qualunque uomo si ribella . M ' ero già spogliato e messo a letto . Le dissi che la smettesse una buona volta e mi lasciasse dormire in pace : non avrei sfidato nessuno , anche per non dare a lei questa soddisfazione . Ma durante la notte , tra me e me , ci pensai molto . Non sapevo e non so di cavalleria , se un gentiluomo debba raccoglier l ' insulto e la provocazione di un ubriaco che non sa quel che si dica . La mattina dopo , ero sul punto di recarmi a prender consiglio da un maggiore in ritiro che avevo conosciuto alle Terme , quando questo stesso maggiore , in compagnia di un altro signore del paese , venne a chiedermi lui soddisfazione a nome del dottor Loero . Già ! per il modo come lo avevo messo alla porta la sera precedente . Pare che , al mio spintone , cadendo , si fosse ferito al naso . - Ma se era ubriaco ! - gridai a quei signori . Tanto peggio per me . Dovevo usargli un certo riguardo . Io , capisce ? E per miracolo mia moglie non mi aveva mangiato , perché non lo avevo buttato giù dal poggiolo ! Basta . Voglio andar per le leste . Accettai la sfida ; ma mia moglie mi sghignò sul muso e , senza por tempo di mezzo , cominciò a preparar le sue robe . Voleva partir subito ; andarsene , senza aspettar l ' esito del duello , che pure sapeva a condizioni gravissime . Da che ero in ballo , volevo ballare . Le impose lui , le condizioni : alla pistola . Benissimo ! Ma io pretesi allora , che si facesse a quindici passi . E scrissi una lettera , alla vigilia , che mi fa crepar dalle risa ogni qual volta la rileggo . Lei non può figurarsi che sorta di scempiaggini vengano in mente a un pover uomo in siffatti frangenti . Non avevo mai maneggiato armi . Le giuro che , istintivamente , chiudevo gli occhi , sparando . Il duello si fece su alla Faggeta . I due primi colpi andarono a vuoto ; al terzo ... no , il terzo andò pure a vuoto ; fu il quarto ; al quarto colpo - veda un po ' che testa dura , quella del dottore ! - la palla ci vide per me e andò a bollarlo in fronte , ma non gl ' intaccò l ' osso , gli strisciò sotto la cute capelluta e gli riuscì di dietro , dalla nuca . Lì per lì parve morto . Accorremmo tutti ; anch ' io ; ma uno dei miei padrini mi consigliò d ' allontanarmi , di salire in vettura e scappare per la via di Chiusi . Scappai . Il giorno dopo venni a sapere di che si trattava ; e un ' altra cosa venni a sapere , che mi riempì di gioja e di rammarico a un tempo : di gioja per me , di rammarico per il mio avversario , il quale , dopo una palla in fronte , pover uomo , non se la meritava davvero . Riaprendo gli occhi , nell ' Ospedaletto della Croce Verde , il dottor Loero si vide innanzi un bellissimo spettacolo : mia moglie , accorsa al suo capezzale per assisterlo ! Della ferita guarì in una quindicina di giorni : di mia moglie , caro signore , non è più guarito . Vogliamo andare per il secondo bicchiere ? PALLINO E MIMÌ Si chiamò prima Pallino perché , quando nacque , pareva una palla . Di tutta la figliata , che fu di sei , si salvò lui solo , grazie alle preghiere insistenti e alla tenera protezione dei ragazzi . Babbo Colombo , come non poteva andare a caccia , ch ' era stata la sua passione , non voleva più neanche cani per casa , e tutti , tutti morti li voleva quei cuccioli là . Così pure fosse morta la Vespina loro madre , che gli ricordava le belle cacciate degli altri anni , quand ' egli non soffriva ancora dei maledetti reumi , dell ' artride , che - eccolo là - lo avevano torto come un uncino ! A Chianciano , già il vento ci dava anche nei mesi caldi : certe libecciate che investivano e scotevan le case da schiantarle e portarsele via . Figurarsi d ' inverno ! E dunque tutti in cucina , stretti accovacciati da mane a sera nel canto del foco , sotto la cappa , senza cacciar fuori la punta del naso , neanche per andare a messa la domenica . Giusto , la Collegiata era lì dirimpetto a due passi . Quasi quasi la messa si poteva vederla dai vetri della finestra di cucina . Nelle altre camere della casa non ci s ' andava se non per ficcarsi a letto , la sera di buon ' ora . Ma babbo Colombo ci faceva anche di giorno una capatina di tanto in tanto , curvo , con le gambe fasciate , spasimando a ogni passo , per andar a vedere dal balcone della sala da pranzo tutta la Val di Chiana che si scopriva di là e il suo bel podere di Caggiolo . E Vespina , a farglielo apposta , gravida , così che poteva appena spiccicar le piote da terra , lo seguiva lemme lemme , per accrescergli il rimpianto della campagna lontana , il dispetto di vedersi ridotto in quello stato . Maledetta ! E ora gli faceva i figliuoli , per giunta . Ma glielo avrebbe accomodati lui ! Oh , senza farli penare , beninteso . Li avrebbe presi per la coda e là , avrebbe loro sbatacchiata la testa in una pietra . I ragazzi , la Delmina , Ezio , Igino , la Norina , nel vedergli far l ' atto , gridavano : - No , babbo ! piccinini ! Sicché , quando i cuccioli vennero alla luce , ne vollero salvare almeno uno , quello che sembrò loro il più carino , sottraendolo e nascondendolo . Ottenuta la grazia , andarono per veder Pallino , e sissignori , gli mancava la coda ! Parve loro un tradimento , e si guardarono tutt ' e quattro negli occhi : - Madonna ! Senza coda ! E come si fa ? Appiccicargliene una finta non si poteva , né fare che il babbo non se n ' accorgesse . Ma ormai la grazia era concessa , e Pallino fu tenuto in casa , per quanto già la tenerezza dei padroncini , a causa di quel ridicolo difetto , fosse venuta a mancare . Per giunta anche si fece di giorno in giorno più brutto . Ma non ne sapeva nulla lui , bestiolino ! Senza coda era nato , e pareva ne facesse a meno volentieri ; pareva anzi non sospettasse minimamente che gli mancava qualche cosa . E voleva ruzzare . Ora , farà pena un bimbo nato male , zoppetto o gobbino , a vederlo ridere e scherzare , ignaro della sua disgrazia ; ma una brutta bestiola non ne fa , e se ruzza e disturba , non si ha sofferenza per lei ; le si dà un calcio , là e addio . Pallino , distratto dai suoi giuochi furibondi con un gomitolo o con qualche pantofola da una pedata che lo mandava a ruzzolare da un capo all ' altro della cucina , si levava lesto lesto su le due zampette davanti , le orecchie dritte , la testa da un lato , e stava un pezzo a guardare . Non guaiva né protestava . Pareva che a poco a poco si capacitasse che i cani debbano esser trattati così , che questa fosse una condizione inerente alla sua esistenza canina e che non ci fosse perciò da aversene a male . Gli ci vollero però circa tre mesi per capire ben bene che al padrone non piaceva che le pantofole gli fossero rosicchiate . Allora imparò anche a cansar le pedate : appena babbo Colombo alzava il piede , lasciava la preda e andava a cacciarsi sotto il letto . Lì riparato , imparò un ' altra cosa : quanto , cioè , gli uomini siano cattivi . Si sentì chiamare amorevolmente , invitare a venir fuori col frullo delle dita : - Qua , Pallino ! Caro ! caro ! qua , piccinino ! S ' aspettava carezze , s ' aspettava il perdono , ma , appena ghermito per la cuticagna , botte da levare il pelo . Ah sì ? E allora , anche lui si buttò alle cattive : rubò , stracciò , insudiciò , arrivò finanche a morsicare . Ma ci guadagnò questo , che fu messo alla porta ; e , siccome nessuno intercedette per lui , andò randagio e mendico per il paese . Finché non se lo tolse in bottega Fanfulla Mochi , macellajo , a cui era morto in quei giorni il cagnolino . Fanfulla Mochi era un bel tipo . Amava le bestie , e gli toccava ammazzarle ; non poteva soffrire gli uomini e gli toccava servirli e rispettarli . Avrebbe tenuto in cuor suo dalla parte dei poveri ; ma , da macellajo , non poteva , perché la carne ai poveri , si sa , riesce indigesta . Doveva servire i signori che non avevano voluto averlo dalla loro . Sicuro ! Perché era nato signore , lui , almeno per metà ! Lo desumeva dal fatto che , uscito a sedici anni da un nobile ospizio in cui era stato accolto fin dalla nascita , gli eran venuti , non sapeva né donde , né come , né perché , sei mila lire , residuo d ' un rimborso liquidato in contanti . Lo avevan messo garzone in una macelleria ; e da che c ' era , con quella sommetta , aveva seguitato a fare il macellajo per conto suo . Ma il sanguaccio del gran signore se lo sentiva nelle vene torpide , nelle piote gottose , e un cotal fluido pazzesco gli circolava per il corpo , che ora gli dava una noja cupa e amara , ora lo spingeva a certi atti ... Per esempio : tre anni fa , radendosi la barba e vedendosi allo specchio più brutto del solito , già invecchiato , infermiccio , s ' era lasciata andare una bella rasojata alla gola , tirata coscienziosamente a regola d ' arte . Condotto mezzo morto all ' ospedaletto , aveva rassicurato la gente che gli correva dietro spaventata : - Non è niente , non è niente : un ' incicciatina ! Per prima cosa , Fanfulla Mochi ribattezzò Pallino : gli impose il nome di Bistecchino ; poi lo portò alla finestra e gli disse : - Vedi là , Bistecchino , il mio bel Monte Amiata ! Grosse le scarpe , ma tu sapessi che cervelli fini ci si fa ! Bastardi , ma fini . Se tu vuoi stare con me , dev ' essere un patto che tu diventi un canino saggio e per bene . T ' adotterò io , non temere : acculati qua ! Se fossi porco , Bistecchino , mangeresti tu ? Io no . Il porco crede di mangiare per sé e ingrassa per gli altri . Non è punto bella la sorte del porco . Ah - io direi - m ' allevate per questo ? Ringrazio , signori . Mangiatemi magro . Pallino a questo punto sternutì due o tre volte , come in segno d ' approvazione . Fanfulla ne fu molto contento , e seguitò a conversare a lungo con lui , ogni giorno ; e quello ad ascoltare serio serio , finché , prima una zampa ad annaspare , poi levava la testa e spalancava la bocca a uno sbadiglio seguito da un variato mugolio , per far intendere al padrone che bastava . Fosse per la triste esperienza fatta in casa di babbo Colombo , per via della coda che gli mancava , fosse per gli ammaestramenti di Fanfulla , fatto sta ed è che Pallino divenne un cane di carattere , un cane che si faceva notare , non solamente perché scodato , ma anche per il suo particolar modo di condursi tra le bestie sue pari e le superiori . Era un cane serio , che non dava confidenza a nessuno . Se qualche suo simile gli veniva dietro o incontro , esso lo puntava raccolto in sé , fermo su le quattro zampe , come per dirgli : - « Chi ti cerca ? Lasciami andare ! » E questo faceva , non certo per paura , sì per profondo disprezzo di cani del suo paese , tanto maschi che femmine . Pareva almeno così , perché d ' estate quando a Chianciano venivano per la cura dell ' acqua i villeggianti in gran numero coi loro cagnolini , e le loro cagnoline , Pallino cangiava di punto in bianco , diventava socievole , chiassone , proprio un altro ; tutto il giorno in giro da questa a quella Pensione , a lasciare a suo modo , alzando un ' anca , biglietti da visita , il benvenuto ai cani forestieri , agli ospiti , che poi accompagnava da per tutto e , al bisogno , difendeva con feroce zelo dalle aggressioni dei paesani . Scodinzolare non poteva per salutarli , e si dimenava tutto , si storcignava , si buttava finanche a terra per invitarli a ruzzare . E i cagnolini forestieri gliene sapevano grado . In città , uscivano incatenati e con la museruola ; qua invece , liberi e sciolti , perché i padroni eran sicuri di non perderli e di non incorrere in multe . Quei cagnolini , insomma , facevano la villeggiatura anche loro e Pallino era il loro spasso . Se qualche giorno tardava , essi , in tre , in quattro , si presentavano innanzi alla bottega di Fanfulla per reclamarlo . - Bistechino , abbi senno ! - gli diceva Fanfulla , minacciandolo col dito . - Codesti cani signorini non sono per te . Tu cane di strada sei , proletario rinnegato ! Non mi piace che tu faccia così da buffone ai cani de ' signori . Ma Pallino non gli dava retta , non gli dava retta , non gliene poteva dare , segnatamente quell ' anno , perché tra quei cani signorini che venivano a stuzzicarlo in bottega , c ' era un amor di canina , piccola quanto un pugno , un batuffoletto bianco arruffato , che non si sapeva dove avesse le zampe , dove le orecchie ; letichina di prima forza , che mordeva però per davvero qualche volta . Certi morsichetti , che ardevano e lasciavano il segno per più d ' un giorno ! Ma Pallino se li pigliava tanto volentieri . Quella cosina bianca gli guizzava , abbajando , di tra i piedi , per assaltarlo di qua e di là . Fermo per farle piacere , esso la seguiva con gli occhi in quelle mossette aggraziate ; poi , quasi temendo che si straccasse e affiochisse dal troppo abbajare ( donde la cavava quella voce più grossa di lei ? ) si sdrajava a terra , a pancia all ' aria , e aspettava che essa , dopo essersi fogata per finta , tornasse indietro con la stessa furia e gli saltasse addosso ; la abbracciava e si lasciava mordere beatamente il muso e le orecchie . Se n ' era proprio innamorato insomma ; e , così rozzo e senza coda , povero Pallino , ne ' suoi vezzi smorfiosi a qual niente fatto di peli , era d ' una ridicolaggine compassionevole . La canina si chiamava Mimì e alloggiava con la padrona alla Pensione Ronchi . La padrona era una signorina americana , ormai un po ' attempatella , da parecchi anni dimorante in Italia - in cerca d ' un marito , dicevano le male lingue . Perché non lo trovava ? Brutta non era : alta di statura , svelta e anche formosa ; begli occhi , bei capelli , labbra un po ' tumide , accese , e in tutto il corpo e nel volto un ' aria di nobiltà e una certa grazia malinconica . E poi miss Galley vestiva con ricca e linda semplicità e portava enormi cappelli ondeggianti di lunghi e tenui veli , che le stavano a meraviglia . Corteggiatori , non gliene mancavano : ne aveva anzi sempre attorno due o tre alla volta , e tutti dapprima , sapendola americana , animati dai più serii propositi ; ma poi ... eh poi , discorrendo , tastando il terreno ... Ecco : povera no , e si vedeva dal modo come viveva ; ma ricca miss Galley non era neppure . E allora ... allora perché era americana ? Senza una buona dote , tanto valeva sposare una signorina paesana . E tutti i corteggiatori si ritiravano pulitamente in buon ordine . Miss Galley se ne rodeva e sfogava il rodio segreto in furiose carezza alla sua piccola , cara , fedele Mimì . Ma fossero state carezze soltanto ! La voleva zitella miss Galley , sempre zitella , zitella come lei la sua piccola , cara , fedele Mimì . Oh avrebbe saputo guadarla lei dalle insidie dei maschiacci ! Guaj , guaj se un canino le si accostava . Subito miss Galley se la toglieva in braccio ; ed eran busse , se Mimì , che aveva già cinque anni e non sapeva capacitarsi per qual ragione , rimanendo zitella la padrona , dovesse rimaner zitella anche lei , si ribellava ; busse se agitava le zampette per springare a terra , busse se allungava il collo o cacciava il musetto sotto il braccio della sua tiranna per vedere se il canino innamorato la seguisse tuttavia . Per fortuna , questa crudele sorveglianza si faceva men rigorosa ogni qual volta un nuovo corteggiatore veniva a rinvedir le speranze di miss Galley . Se Mimì avesse potuto ragionare e riflettere , dalla maggiore o minore libertà di cui godeva , avrebbe potuto argomentare di quanta speranza la nuova avventura desse alimento al cuore inesausto della sua padrona , uccellino dal becco sempre aperto . Ora , quell ' estate , a Chianciano , Mimì era bellissima . C ' era , difatti , alla Pensione Ronchi , un signore , un bell ' uomo d ' oltre quarant ' anni , molto bruno , precocemente canuto , ma coi baffi ancor neri ( forse un po ' troppo ) , elegantissimo , il quale , venuto a Chianciano pei quindici giorni della cura , vi si tratteneva da oltre un mese e non accennava ancora d ' andarsene , per quanto all ' arrivo , avesse dichiarato d ' avere a Roma urgentissimi affari , a cui s ' era sottratto a stento e non senza grave rischio . Di che genere fossero questi affari , non lo diceva ; aveva molto viaggiato e mostrava di conoscer bene Londra e Parigi e d ' aver molte aderenze nel mondo giornalistico romano . Sul registro della Pensione s ' era firmato : Comm . Basilio Gori . Fin dal primo giorno s ' era messo a parlare in inglese , a lungo , con miss Galley . Ora l ' uno e l ' altra ogni mattina uscivano dalla Pensione per tempissimo e si recavano a piedi , per il lungo stradale alberato , alle Terme dell ' Acqua Santa . Miss Galley non beveva : diceva d ' esser venuta a Chianciano solo per cambiamento d ' aria . Beveva lui . Passeggiavano accanto , loro due soli , pe ' vialetti del prato in pendio sotto gli alti platani , bersagliati dalla maligna curiosità di tutti gli altri bagnanti . A lui questa maligna curiosità pareva non dispiacesse punto ; e se due o tre si fermavano apposta per godere davvicino e con una certa impertinenza di quello spettacolo d ' amor peripatetico , egli volgeva loro uno sguardo freddo , sprezzante , ma con un ' aria di vanità soddisfatta ; ella , invece , abbassava gli occhi , per levarli poco dopo in volto a lui , a ricevere il compenso di quella tenera , istintiva gratitudine che ogni uomo prova per la donna che , sacrificando un po ' del suo pudore , dimostra di voler piacere a uno solo , sfidando la malignità degli altri . Mimì li seguiva , e spesso provocava le risa di quanti stavano a osservar la coppia innamorata , perché di tratto in tratto addentava di dietro la veste della padrona e gliela tirava , gliela scoteva , squassando rabbiosamente la testina , come se volesse richiamarla a sé , arrestarla . Miss Galley , assalita dalla stizza , strappava la veste dai denti della cagnolina e la mandava a ruzzolar lontano su l ' erbetta del prato . Ma , poco dopo , Mimì ritornava all ' assalto , non già perché le premesse la buona reputazione della padrona , ma perché a girar lì per quei pratelli scoscesi s ' annojava maledettamente e voleva ritornare in paese ove si sapeva aspettata dal suo Pallino . Tira e tira , raggiunse finalmente l ' intento . Miss Galley la lasciò , con molti avvertimenti , alla Pensione , adducendo in iscusa che temeva si stancasse troppo , la povera bestiolina . Difatti miss Galley e il commendator Gori , dopo aver girato per più di un ' ora pei viali dell ' Acqua Santa , ritornavano , sempre a piedi , al paese , ma per riprender poco dopo a vagabondare o su per la strada di Montepulciano , o giù per quella che conduce alla stazione , o salivano al poggio dei Cappuccini , e non rientravano alla Pensione se non all ' ora di pranzo . E , via facendo , ella con l ' ombrellino rosso riparava anche lui dai raggi del sole , e tutti e due andavano mollemente quasi avviluppati in una tenerezza deliziosa , assaporando l ' ebrietà squisita delle carezze rattenute , dei contatti fuggevoli delle mani , dei lunghi sguardi appassionati , in cui le anime si allacciano , si stringono fino a spasimar di voluttà . Intanto i vetturini , che non li potevano soffrire perché li vedevano andar sempre a piedi , si facevano venir la tosse ogni qual volta li incontravano per la strada , e quella tosse faceva ridere i signori che traballavano nelle vetturette sgangherate . A Chianciano ormai non si parlava d ' altro ; in tutte le Pensioni , al Circolo , al Caffè , in farmacia , al Giuoco del Pallone , all ' Arena , miss Galley e il commendator Gori facevano da mane a sera le spese della conversazione . Chi li aveva incontrati qua e chi là , e lui era messo così e lei era messa cosà ... Quelli che , finita la cura , partivano , ragguagliavano i nuovi arrivati , e dopo quattro o cinque giorni domandavano ancora , da lontano , nelle cartoline illustrate , notizie della coppia felice . Tutt ' a un tratto ( si era ormai ai primi di settembre ) si sparse per Chianciano la notizia che il commendator Gori partiva per Roma all ' improvviso , lui solo . I commenti furono infiniti e grandissimo lo stupore . Che era accaduto ? Alcuni dicevano che miss Galley aveva saputo che egli era ammogliato e diviso dalla moglie ; altri , che il Gori , essendo d ' un balzo in principio salito ai sette cieli , aveva avuto bisogno di tutto quel tempo per calare con garbo a ghermir la preda , la quale , alla stretta , gli s ' era scoperta magra e spennata ; altri poi volevano sostenere che non c ' era rottura ; che miss Galley avrebbe raggiunto a Roma il fidanzato , e altri infine , che il Gori sarebbe ritornato a Chianciano fra pochi giorni per ripartire quindi con la sposa per Firenze . Ma quelli della Pensione Ronchi assicuravano che l ' avventura era proprio finita , tanto vero che miss Galley non era scesa quel giorno in sala a desinare e che il Gori s ' era mostrato a tavola molto turbato . Tutti questi discorsi s ' intrecciavano nella piazza del Giuoco del Pallone , ove l ' intera colonia bagnante e molti del paese eran convenuti per assistere alla partenza del Gori . Quando la vettura uscì dalla porta del paese , tutti si fecero alla spalletta della piazza . Il Gori , in vettura , leggeva tranquillamente il giornale . Passando sotto la piazza , levò gli occhi , come per godere , lui attore , dello spettacolo di tanti spettatori . Ma , all ' improvviso , dietro la piccola Arena che sorge in mezzo alla piazza si levò un furibondo abbaio d ' una frotta di cani azzuffati , aggrovigliati in una mischia feroce . Tutti si voltarono a guardare , alcuni ritraendosi per paura , altri accorrendo coi bastoni levati . In mezzo a quel groviglio c ' era Pallino con la sua Mimì , Pallino e Mimì che , tra l ' invidia e la gelosia terribile dei loro compagni , erano riusciti finalmente a celebrar le loro nozze . Le signore torcevano il viso , gli uomini sghignazzavan , quando , preceduta da una frotta di monellacci , si precipitò nella piazza miss Galley , come una furia , scapigliata dal vento e dalla corsa , col cappello in mano e gli occhi gonfi e rossi di pianto . - Mimì ! Mimì ! Mimì ! Alla vista dell ' orribile scempio , levò le braccia , allibita , poi si coprì il volto con le mani , volse le spalle e risalì in paese con la stessa furia con la quale era venuta . Rientrata alla Pensione come una bufera , s ' avventò contro il Ronchi , contro i camerieri , con le dita artigliate , quasi volesse sbranarli ; si contenne a stento , strozzata dalla rabbia , arrangolata , senza potere articolar parola . Già dianzi aveva perduto la voce , strillando , nell ' accorgersi ( dopo tanti giorni ! ) che Mimì non era sorvegliata , che Mimì non er in casa e non si sapeva dove fosse . Salì nella sua camera , afferrò , ammassò tutte le sue robe nel baule , nelle valige , ordinò una vettura a due cavalli , che la conducesse subito subito alla stazione di Chiusi , perché non voleva trattenersi più a lungo a Chianciano , neanche un ' ora , neanche un minuto . Sul punto di partire , da quegli stessi monellacci che erano corsi con lei in cerca della cagnolina , ansanti , esultanti per la speranza d ' una buona mancia , le fu presentata la povera Mimì , più morta che viva . Ma miss Galley , contraffatta dall ' ira , con un violentissimo scatto la respinse , storcendo la faccia . Mimì , all ' urto furioso , cadde a terra , batté il musetto e , con acuti guaiti , corse ranca ranca a ficcarsi sotto un divano alto appena tre dita dal suolo , mentre la padrona inviperita montava sul legno e gridava al vetturino : - Via ! Il Ronchi , i camerieri , i bagnanti rientrati di corsa alla Pensione , restarono un pezzo a guardarsi tra loro , sbalorditi ; poi ebbero pietà della povera cagnolina abbandonata ; ma , per quanto la chiamassero e la invitassero coi modi più affettuosi , non ci fu verso di farla uscire da quel nascondiglio . Bisognò che il Ronchi , ajutato da un cameriere , sollevasse e scostasse il divano . Ma allora Mimì s ' avventò alla porta come una freccia e prese la fuga . I monelli le corsero dietro , girarono tutto il paese , per ogni verso , arrivarono fin presso la stazione : non la poterono rintracciare . Il Ronchi , che aveva avuto per lei tante noje , scrollò le spalle , esclamando : - O vada a farsi benedire ! Dopo cinque o sei giorni , verso sera , Mimì , sudicia , scarduffata , famelica , irriconoscibile , fu rivista per le vie di Chianciano , sotto la pioggia lenta , che segnava la fine della stagione . Gli ultimi bagnanti partivano : in capo a una settimana , il paesello , annidato su l ' alto colle ventoso , avrebbe ripreso il fosco aspetto invernale . - To ' , la cagnetta della signorina ! - disse qualcuno , vedendola passare . Ma nessuno si mosse a prenderla , nessuno la chiamò . E Mimì seguitò a vagare , sotto la pioggia . Era già stata alla Pensione Ronchi , ma l ' aveva trovata chiusa , perché il proprietario s ' era affrettato di andare in campagna per la vendemmia . Di tratto in tratto s ' arrestava a guardare con gli occhietti cisposi tra i peli , come se non sapesse ancora comprendere come mai nessuno avesse pietà di lei così piccola , di lei così carezzata prima e curata : come mai nessuno la prendesse per riportarla alla padrona , che l ' aveva perduta , alla padrona , che essa aveva cercato invano per tanto tempo e cercava ancora . Aveva fame , era stanca , tremava di freddo , non sapeva più dove andare , dove rifugiarsi . Nei primi giorni , qualcuno , nel vedersi seguito da lei , si chinò a lisciarla , a commiserarla ; ma poi , seccato di trovarsela sempre alle calcagna , la cacciò sgarbatamente . Era gravida . Pareva quasi impossibile : una coserellina così , che non pareva nemmeno : gravida ! E la scostavano col piede . Fanfulla Mochi , dalla soglia della bottega , vedendola trotterellar per via , sperduta , un giorno la chiamò ; le diede da mangiare ; e siccome la povera bestiola , ormai avvezza a vedersi scacciata da tutti , se ne stava con la schiena arcuata , per paura , come in attesa di qualche calcio , la lisciò , la carezzò , per rassicurarla . La povera Mimì , quantunque affamata , lasciò di mangiare per leccar la mano del benefattore . Allora Fanfulla chiamò Pallino , che dormiva nella cuccia sotto il banco : - Cane , figlio di cane , brutto libertino scodato , guarda qua la tua sposa ! Ma ormai Mimì non era più una cagnetta signorina , era divenuta una cagnetta di strada , una delle tante del paese . E Pallino non la degnò nemmeno d ' uno sguardo . NEL SEGNO Come seppe che nella mattinata gli studenti di medicina sarebbero ritornati all ' ospedale , Raffaella Òsimo pregò la caposala d ' introdurla nella sala del primario , dove si tenevano le lezioni di semejotica . La capo - sala la guardò male . - Vuoi farti vedere dagli studenti ? - Sì , per favore ; prendete me . - Ma lo sai che sembri una lucertola ? - Lo so . Non me n ' importa ! Prendete me . - Ma guarda un po ' che sfacciata . E che ti figuri che ti faranno là dentro ? - Come a Nannina , - rispose la Òsimo . - No ? Nannina , sua vicina di letto , uscita il giorno avanti dall ' ospedale , le aveva mostrato , appena rientrata in corsia dopo la lezione là nella sala in fondo , il corpo tutto segnato come una carta geografica ; segnati i polmoni , il cuore , il fegato , la milza , col lapis dermografico . - E ci vuoi andare ? - concluse quella . - Per me , ti servo . Ma bada che il segno non te lo levi più per molti giorni , neppure col sapone . La Òsimo alzò le spalle e disse sorridendo : - Voi portatemi , e non ve ne curate . Le era tornato in volto un po ' di colore ; ma era ancor tanto magra ; tutta occhi e tutta capelli . Gli occhi però , neri , bellissimi , le brillavano di nuovo , acuti . E in quel lettuccio il suo corpo di ragazzina , minuscolo , non pareva nemmeno , tra le pieghe delle coperte . Per quella capo - sala , come per tutte le suore infermiere , era una vecchia conoscenza , Raffaella Òsimo . Già due altre volte era sta lì , all ' ospedale . La prima volta , per ... - eh , benedette ragazze ! si lasciano infinocchiare , e poi , chi ci va di mezzo ? una povera creaturina innocente , che va a finire all ' ospizio dei trovatelli . La Òsimo , a dir vero , lo aveva scontato amaramente anche lei , il suo fallo ; due mesi circa dopo il parto , era ritornata all ' ospedale più di là che di qua , con tre pasticche di sublimato in corpo . Ora c ' era per l ' anemia , da un mese . A forza d ' iniezioni di ferro s ' era già rimessa , e tra pochi giorni sarebbe uscita dall ' ospedale . Le volevano bene in quella corsia e avevano carità e sofferenza di lei per la timida e sorridente grazia della sua bontà pur così sconsolata . Ma anche la disperazione in lei non si manifestava né con fosche maniere né con lacrime . Aveva detto sorridendo , la prima volta , che non le restava ormai più altro che morire . Vittima come era , però , d ' una sorte comune a troppe ragazze , non aveva destato né una particolare pietà né un particolar timore per quell ' oscura minaccia . Si sa che tutte le sedotte e le tradite minacciano il suicidio : non bisogna darsi a credere tante cose . Raffaella Òsimo , però , lo aveva detto e lo aveva fatto . Invano , allora , le buone suore assistenti s ' eran provate a confortarla con la fede ; ella aveva fatto , come faceva anche adesso ; ascoltava attenta , sorrideva , diceva di sì ; ma si capiva che il groppo che le stringeva il cuore non si scioglieva né s ' allentava per quelle esortazioni . Nessuna cosa più la invogliava a sperare nella vita : riconosceva che s ' era illusa , che il vero inganno le era venuto dall ' inesperienza , dall ' appassionata e credula sua natura , più che dal giovine a cui s ' era abbandonata e che non avrebbe potuto mai esser suo . Ma rassegnarsi , no , non poteva . Che se per gli altri la sua storia non aveva nulla di particolare , non era per ciò men dolorosa per lei . Aveva sofferto tanto ! Prima lo strazio di vedersi ucciso il padre , proditoriamente ; poi , la caduta irreparabile di tutte le sue aspirazioni . Era una povera cucitrice , adesso , tradita come tante altre , abbandonata come tante altre ; ma un giorno ... Sì , anche le altre , è vero , dicevano allo stesso modo : - Ma un giorno ... - e mentivano ; perché ai miseri , ai vinti , sorge spontaneo dal petto oppresso il bisogno di mentire . Ma lei non mentiva . Giovinetta ancora , lei , certamente avrebbe preso la patente di maestra , se il padre , che la manteneva con tanto amore agli studii , non fosse venuto a mancare così di colpo , laggiù , in Calabria , assassinato , non per odio diretto , ma durante le elezioni politiche , per mano d ' un sicario rimasto ignoto , pagato senza dubbio dalla fazione avversaria del barone Barni , di cui egli era segretario zelante e fedele . Eletto deputato , il Barni , sapendola anche orfana di madre e sola , per farsi bello d ' un atto di carità di fronte agli elettori , la aveva accolta in casa . Così era venuta a Roma , in uno stato incerto : la trattavano come se fosse della famiglia , ma figurava intanto come istitutrice dei figliuoli più piccoli del barone e anche un po ' come dama di compagnia della baronessa : senza stipendio , beninteso . Lei lavorava : il Barni si prendeva il merito della carità . Ma che glien ' importava , allora ? Lavorava con tutto il cuore , per acquistarsi la benevolenza paterna di chi la ospitava , con una speranza segreta : che quelle sue cure amorose , cioè , quei suoi servizi senz ' alcun compenso , dopo il sacrificio del padre , valessero a vincere l ' opposizione che forse il barone avrebbe fatta al figliuolo maggiore , Riccardo , quando questi , come già le aveva promesso , gli avrebbe dichiarato l ' amore che sentiva per lei . Oh , era sicurissimo Riccardo che il padre avrebbe condisceso di buona voglia ; ma aveva appena diciannove anni , era ancora studente di liceo ; non si sentiva il coraggio di far quella dichiarazione ai genitori : meglio aspettare qualche anno . Ora , aspettando ... Ma lì , possibile ? nella stessa casa , sempre vicini , fra tante lusinghe , dopo tante promesse , con tanti giuramenti ... La passione la aveva accecata . Quando , alla fine , il fallo non s ' era più potuto nascondere , cacciata via ! Sì , proprio cacciata via , poteva dire , senz ' alcuna misericordia , senz ' alcun riguardo neanche per il suo stato . Il Barni aveva scritto a una vecchia zia di lei , perché fosse venuta subito a riprendersela e a portarsela via , laggiù in Calabria , promettendo un assegno ; ma la zia aveva scongiurato il barone di aspettare almeno che la nipote si fosse prima liberata a Roma , per non affrontar lo scandalo in un piccolo paese ; e il Barni aveva ceduto , ma a patto che il figliuolo non ne avesse saputo nulla e le avesse credute già fuori di Roma . dopo il parto , però , ella non era voluta tornare in Calabria ; il barone , allora , su tutte le furie , aveva minacciato di togliere l ' assegno ; e lo aveva tolto difatti , dopo il tentato suicidio . Riccardo era partito per Firenze ; lei , salvata per miracolo , s ' era messa a far la giovine di sarta per mantenere sé e la zia . Era passato un anno ; Riccardo era tornato a Roma ; ma ella non aveva nemmen tentato di rivederlo . Fallitole il proposito violento , s ' era fitto in capo di lasciarsi morire a poco a poco . La zia , un bel giorno , aveva perduto la pazienza e se n ' era ritornata in Calabria . Un mese addietro , durante uno svenimento in casa della sarta presso la quale lavorava , era stata condotta lì all ' ospedale , e c ' era rimasta per curarsi dell ' anemia . L ' altro giorno , intanto , dal suo lettino , Raffaella Òsimo aveva veduto passare per la corsia gli studenti di medicina che facevano il corso di semejotica , e fra questi studenti aveva riveduto , dopo circa due anni , Riccardo , con accanto una giovinetta , che doveva essere una studentessa anche lei , bionda , bella , straniera all ' aspetto : e dal modo con cui la guardava ... - ah , Raffaella non poteva ingannarsi ! - appariva chiaramente che n ' era innamorato . E come gli sorrideva lei , pendendo quasi dagli occhi di lui ... Li aveva seguiti con lo sguardo fino in fondo alla corsia ; poi era rimasta con gli occhi sbarrati , levata su un gomito . Nannina , la sua vicina di letto , s ' era messa a ridere . - Che hai veduto ? - Nulla ... E aveva sorriso anche lei , riabbandonandosi sul letto , perché il cuore le batteva come volesse balzarle dal seno . Era venuta poi la capo - sala a invitare Nannina a vestirsi , perché il professore la voleva di là per la lezione agli studenti . - E che debbono farmi ? - aveva domandato Nannina . - Ti mangeranno ! Che vuoi che ti facciano ? - le aveva risposto quella . - Tocca a te ; toccherà anche alle altre . Tanto , tu domani andrai via . Aveva tremato , dapprima , Raffaella al pensiero che potesse toccare anche a lei . Ah , così caduta , così derelitta , come ricomparirgli davanti , lì ? Per certi falli , quando la bellezza sia sparita , né compatimento , né commiserazione . Certo i compagni di Riccardo , vedendola così misera , lo avrebbero deriso : - Come ! Con quella lucertolina t ' eri messo ? Non sarebbe stata una vendetta . Né lei , del resto , voleva vendicarsi . Quando però , dopo circa mezz ' ora , Nannina era ritornata al suo lettuccio e le aveva spiegato che cosa le avevano fatto di là e mostrato il corpo tutto segnato , Raffaella improvvisamente aveva cangiato idea ; ed ecco , fremeva d ' impazienza , ora , aspettando l ' arrivo degli studenti . Giunsero , alla fine , verso le dieci . C ' era Riccardo e , come l ' altro giorno , accanto alla studentessa straniera . Si guardavano e si sorridevano . - Mi vesto ? - domandò Raffaella alla capo - sala , balzando a sedere tutt ' accesa sul letto , appena quelli entrarono nella sala in fondo alla corsia . - Ih che prescia ! giù , - le impose la capo - sala , - aspetta prima che il professore dia l ' ordine . Ma Raffaella , come se colei le avesse detto : « Vestiti ! » prese a vestirsi di nascosto . Era già bella e pronta sotto le coperte , quando la capo - sala venne a chiamarla . Pallida come una morta , convulsa in tutto il misero corpicino , sorridente , con gli occhi sfavillanti e i capelli che le cascavano da tutte le parti , entrò nella sala . Riccardo Barni , parlava con la giovine studentessa e non s ' accorse in prima di lei , che - smarrita fra tanti giovani - lo cercava con gli occhi e non sentiva il medico primario , libero docente di semejotica , che le diceva : - Qua , qua , figliuola ! Alla voce del professore , il Barni si voltò e vide Raffaella che lo fissava , avvampata ora in volto : allibì ; diventò pallidissimo ; gli s ' intorbidò la vista . - Insomma ! - gridò il professore . - Qua ! Raffaella sentì ridere tutti gli studenti e si riscosse vie più smarrita ; vide che Riccardo si ritraeva in fondo alla sala , verso la finestra ; si guardò attorno ; sorrise nervosamente e domandò : - Che debbo fare ? - Qua , qua , qua , stendetevi qua ! - le ordinò il professore che stava a capo d ' un tavolino , su cui era stesa una specie d ' imbottita . - Eccomi , sissignore ! - s ' affrettò a ubbidire Raffaella ; ma siccome stentava a tirarsi su a sedere sul tavolino , sorrise di nuovo e disse : - Non ci arrivo ... Uno studente la ajutò a montare . Seduta , prima di stendersi , guardò il professore , ch ' era un bell ' uomo , alto di statura , tutto raso , con gli occhiali d ' oro , e gli disse , indicando la studentessa straniera : - Se me lo facesse disegnare da lei ... Nuovo scoppio di risa degli studenti . Sorrise anche il professore : - Perché ? Ti vergogni ? - Nossignore . Ma sarei più contenta . E si volse a guardare verso la finestra , là in fondo , ove Riccardo s ' era rincantucciato , con le spalle volte alla sala . La bionda studentessa seguì istintivamente quello sguardo . Aveva già notato l ' improvviso turbamento del Barni . Ora s ' accorse ch ' egli s ' era ritirato là , e si turbò anche lei vivamente . Ma il professore la chiamò : - Su , dunque , a lei , signorina Orlitz . Contentiamo la paziente . Raffaella si stese sul tavolino e guardò la studentessa che si sollevava la veletta su la fronte . Ah , com ' era bella , bianca e delicata , con gli occhi celesti , dolci dolci . Ecco che si liberava dalla mantella , prendeva il lapis dermografico che il professore le porgeva e si chinava su lei per scoprirle , con mani non ben sicure , il seno . Raffaella Òsimo serrò gli occhi per vergogna di quel suo misero seno , esposto agli sguardi di tanti giovani , là attorno al tavolino . Sentì posarsi una mano fredda sul cuore . - Batte troppo ... - disse subito , con spiccato accento esotico , la signorina , ritraendo la mano . - Quant ' è che siete all ' ospedale . - domandò il professore . Raffaella rispose , senza schiuder gli occhi ; ma con le palpebre che le fervevano , nervosamente : - Trentadue giorni . Son quasi guarita . - Senta se c ' è soffio anemico , - riprese il professore , porgendo alla studentessa lo stetoscopio . Raffaella sentì sul seno il freddo dello strumento ; poi la voce della signorina che diceva : - Soffio , no ... Palpitazione , troppo . - Andiamo , faccia la percussione , - ingiunse allora il professore . Ai primi picchi , Raffaella piegò da un lato la testa , strinse i denti e si provò ad aprire gli occhi ; li richiuse subito , facendo un violento sforzo su se stesa per contenersi . Di tratto in tratto come la studentessa sospendeva un po ' la percussione per segnare sotto il dito medio una breve lineetta con il lapis intinto in un bicchier d ' acqua che uno studente lì presso reggeva , ella soffiava penosamente per le nari il fiato trattenuto .. Quanto durò quel supplizio ? Ed egli era sempre là , presso la finestra ... Perché non lo richiamava il professore ? perché non lo invitava a vedere il cuore di lei , che la sua bionda compagna tracciava man mano su quello squallido seno , così ridotto per lui ? Ecco , finalmente la percussione era finita . Ora la studentessa congiungeva tutte le lineette per compire il disegno . Raffaella fu tentata di guardarselo il suo cuore , lì disegnato ; ma , improvvisamente , non poté più reggere ; scoppiò in singhiozzi . Il professore , seccato , la rimandò nella corsia , ordinando alla capo - sala d ' introdurre un ' altra inferma meno isterica e meno scema di quella . La avrebbe egli cercata con gli occhi , almeno , attraversando la corsia ? Ma no , no : che importava più a lei , ormai ? Non avrebbe alzato nemmeno il capo per farsi scorgere . Egli non doveva più vederla . Le bastava di avergli fatto conoscere come s ' era ridotta per lui . Prese con le mani tremanti la rimboccatura del lenzuolo e se la tirò sul volto , come se fosse morta . Per tre giorni Raffaella Òsimo vigilò con attenta cura che il segno del cuore non le si cancellasse dal seno . Uscita dall ' ospedale , innanzi a un piccolo specchio nella sua povera cameretta , si confisse uno stiletto puntato contro la parete , là , nel bel mezzo del segno che la rivale ignara le aveva tracciato . LA CASA DEL GRANELLA I . I topi non sospettano l ' insidia della trappola . Vi cascherebbero , se la sospettassero ? Ma non se ne capacitano neppure quando vi son cascati . S ' arrampicano squittendo su per le gretole ; cacciano il musetto aguzzo tra una gretola e l ' altra ; girano ; rigirano senza requie , cercando l ' uscita . L ' uomo che ricorre alla legge sa , invece , di cacciarsi in una trappola . Il topo vi si dibatte . L ' uomo , che sa , sta fermo . Fermo , col corpo , s ' intende . Dentro , cioè con l ' anima , fa poi come il topo , e peggio . E così facevano , quella mattina d ' agosto , nella sala d ' aspetto dell ' avvocato Zummo i numerosi clienti , tutti in sudore , mangiati dalle mosche e dalla noja . Nel caldo soffocante , la loro muta impazienza , assillata dai pensieri segreti , si esasperava di punto in punto . Fermi però , là , si lanciavano tra loro occhiatacce feroci . Ciascuno avrebbe voluto tutto per sé , per la sua lite , il signor avvocato , ma prevedeva che questi , dovendo dare udienza a tanti nella mattinata , gli avrebbe accordato pochissimo tempo , e che , stanco , esausto dalla troppa fatica , con quella temperatura di quaranta gradi , confuso , frastornato dall ' esame di tante questioni , non avrebbe più avuto per il suo caso la solita lucidità di mente , il solito acume . E ogni qualvolta lo scrivano , che copiava in gran fretta una memoria , col colletto sbottonato e un fazzoletto sotto il mento , alzava gli occhi all ' orologio a pendolo , due o tre sbuffavano e più d ' una seggiola scricchiolava . Altri , già sfiniti dal caldo e dalla lunga attesa , guardavano oppressi le alte scansie polverose , sovraccariche d ' incartamenti : litigi antichi , procedure , flagello e rovina di tante povere famiglie ! Altri ancora , sperando di distrarsi , guardavano le finestre dalle stuoie verdi abbassate , donde venivano i rumori della via , della gente che andava spensierata e felice mentr ' essi qua ... auff ! E con un gesto furioso scacciavano le mosche , le quali , poverine , obbedendo alla loro natura , si provavano a infastidirli un po ' più e a profittare dell ' abbondante sudore che l ' agosto e il tormento smanioso delle brighe giudiziarie spremono dalle fronti e dalle mani degli uomini . Eppure c ' era qualcuno più molesto delle mosche nella sala d ' aspetto , quella mattina : il figlio dell ' avvocato , brutto ragazzotto di circa dieci anni , il quale era certo scappato di soppiatto dalla casa annessa allo studio , senza calze , scamiciato , col viso sporco , per rallegrare i clienti di papà . - Tu come ti chiami ? Vincenzo ? Oh che brutto nome ! E questo ciondolo è d ' oro ? si apre ? come si apre ? e che c ' è dentro ? Oh , guarda ... capelli ... E di chi sono ? e perché ce li tieni ? Poi , sentendo dietro l ' uscio dello studio i passi di papà che veniva ad accompagnare fino alla porta qualche cliente di conto , si cacciava sotto il tavolino , tra le gambe dello scrivano . Tutti nella sala d ' aspetto si levavano in piedi e guardavano con occhi supplici l ' avvocato , il quale , alzando le mani , diceva , prima di rientrare nello studio : - Un po ' di pazienza , signori miei . Uno per volta . Il fortunato , a cui toccava , lo seguiva ossequioso e richiudeva l ' uscio ; per gli altri ricominciava più smaniosa e opprimente l ' attesa . II . Tre soltanto , che parevano marito , moglie e figliuola , non davano alcun segno d ' impazienza . L ' uomo , su i sessant ' anni , aveva un aspetto funebre ; non s ' era voluto levar dal capo una vecchia tuba dalle tese piatte , spelacchiata e inverdita , forse per non scemar solennità all ' abito nero , all ' ampia , greve , antica finanziera , che esalava un odore acuto di naftalina . Evidentemente s ' era parato così perché aveva stimato di non poterne fare a meno , venendo a parlare col signor avvocato . Ma non sudava . Pareva non avesse più sangue nelle vene , tanto era pallido ; e che avesse le gote e il mento ammuffiti , per una peluria grigia e rada che voleva esser barba . Aveva gli occhi strabi , chiari , accostati a un gran naso a scarpa ; e sedeva curvo , col capo basso , come schiacciato da un peso insopportabile ; le mani scarne , diafane , appoggiate al bastoncino . Accanto a lui , la moglie aveva invece un atteggiamento fierissimo nella lampante balordaggine . Grassa , popputa , prosperosa , col faccione affocato e un po ' anche baffuto e un pajo d ' occhi neri spalancati , volti al soffitto . Con la figliuola , dall ' altro lato , si ricascava nel medesimo squallore contegnoso del padre . Magrissima , pallida , con gli occhi strabi anche lei , sedeva come una gobbina . Tanto la figlia quanto il padre pareva non cascassero a terra perché nel mezzo avevano quel donnone atticciato che in qualche modo li teneva su . Tutti e tre erano osservati dagli altri clienti con intensa curiosità , mista d ' una certa costernazione ostile , quantunque essi già tre volte , poverini , avessero ceduto il passo , lasciando intendere che avevano da parlare a lungo col signor avvocato . Quale sciagura li aveva colpiti ? Chi li perseguitava ? L ' ombra d ' una morte violenta , che gridava loro vendetta ? La minaccia della miseria ? La miseria , no , di certo . La moglie era sovraccarica d ' oro : grossi orecchini le pendevano dagli orecchi ; una collana doppia le stringeva il collo ; un gran fermaglio a lagrimoni le andava su e giù col petto , che pareva un mantice , e una lunga catena le reggeva il ventaglio e tanti e tanti anelli massicci quasi le toglievano l ' uso delle tozze dita sanguigne . Ormai nessuno più domandava loro il permesso di passare avanti : era già inteso ch ' essi sarebbero entrati dopo di tutti . Ed essi aspettavano , pazientissimi , assorti , anzi sprofondati nel loro cupo affanno segreto . Solo , di tanto in tanto , la moglie si faceva un po ' di vento , e poi lasciava ricadere il ventaglio , e l ' uomo si protendeva per ripetere alla figlia : - Tinina , ricordati del ditale . Più d ' un cliente aveva cercato di spingere il molestissimo figlio dell ' avvocato verso quei tre ; ma il ragazzo , adombrato da quel funebre squallore , s ' era tratto indietro , arricciando il naso . L ' orologio a pendolo segnava già quasi le dodici , quando , andati via più o meno soddisfatti tutti gli altri clienti , lo scrivano , vedendoli ancora lì immobili come statue , domandò loro : - E che aspettano per entrare ? - Ah , - fece l ' uomo , levandosi in piedi con le due donne . - Possiamo ? - Ma sicuro che possono ! - sbuffò lo scrivano . - Avrebbero potuto già da tanto tempo ! Si sbrighino , perché l ' avvocato desina a mezzogiorno . Scusino , il loro nome ? L ' uomo si tolse finalmente la tuba e , all ' improvviso , scoprendo il capo calvo , scoprì anche il martirio che quella terribile finanziera gli aveva fatto soffrire : infiniti rivoletti di sudore gli sgorgarono dal roseo cranio fumante e gl ' inondarono la faccia esangue , spiritata . S ' inchinò , sospirando il suo nome : - Piccirilli Serafino . III . L ' avvocato Zummo credeva d ' aver finito per quel giorno , e rassettava le carte su la scrivania , per andarsene , quando si vide innanzi quei tre nuovi , ignoti clienti . - Lor signori ? - domandò di mala grazia . - Piccirilli Serafino , - ripeté l ' uomo funebre , inchinandosi più profondamente e guardando la moglie e la figliuola per vedere come facevano la riverenza . La fecero bene , e istintivamente egli accompagnò col corpo la loro mossa da bertucce ammaestrate . - Seggano , seggano , - disse l ' avvocato Zummo , sbarrando tanto d ' occhi allo spettacolo di quella mimica . - È tardi . Debbo andare . I tre sedettero subito innanzi alla scrivania , imbarazzatissimi . La contrazione del timido sorriso , nella faccia cerea del Piccirilli , era orribile : stringeva il cuore . Chi sa da quanto tempo non rideva più quel pover uomo ! - Ecco , signor avvocato ... - Siamo venuti , - cominciò contemporaneamente la figlia . E la madre , con gli occhi al soffitto , sbuffò : - Cose dell ' altro mondo ! - Insomma , parli uno , - disse Zummo , accigliato . - Chiaramente e brevemente . Di che si tratta ? - Ecco , signor avvocato , - riprese il Piccirilli , dando un ' ingollatina . - Abbiamo ricevuto una citazione . - Assassinio , signor avvocato ! - proruppe di nuovo la moglie . - Mammà , - fece timidamente la figlia , per esortarla a tacere o a parlar più pacata . Il Piccirilli guardò la moglie , e , con quella autorità che la meschinissima corporatura gli poteva conferire , aggiunse : - Mararo ' , ti prego : parlo io ! Una citazione , signor avvocato . Noi abbiamo dovuto lasciar la casa in cui abitavamo , perché ... - Ho capito . Sfratto ? - domandò Zummo per tagliar corto . - Nossignore , - rispose umilmente il Piccirilli . - Al contrario . Abbiamo pagato sempre la pigione , puntualmente , anticipata . Ce ne siamo andati da noi , contro la volontà del proprietario , anzi . E il proprietario ora ci chiama a rispettare il contratto di locazione e , per di più , responsabili di danni e interessi , perché , dice , la casa noi gliel ' abbiamo infamata . - Come come ? - fece Zummo , rabbujandosi e guardando , questa volta , la moglie . - Ve ne siete andati da voi ; gli avete infamato la casa , e il proprietario ... Non capisco . Parliamoci chiaro , signori miei ! L ' avvocato è come il confessore . Commercio illecito ? - Nossignore ! - s ' affrettò a rispondere il Piccirilli , ponendosi le mani sul petto . - Che commercio ? Niente ! Noi non siamo commercianti . Solo mia moglie dà qualche cosina ... così .. in prestito , ma a un interesse ... - Onesto , ho capito ! - Creda , sissignore , consentito finanche dalla Santa Chiesa ... Ma questo non c ' entra . Il Granella , proprietario della casa , dice che noi gliel ' abbiamo infamata , perché in tre mesi , in quella casa maledetta , ne abbiamo vedute di tutti i colori , signor avvocato ! Mi vengono ... mi vengono i brividi solo a pensarci ! - Oh Signore , scampatene e liberatene tutte le creature della terra ! - esclamò con un formidabile sospiro la moglie , levandosi in piedi , levando le braccia e poi facendosi con la mano piena d ' anelli il segno della croce . La figlia , col capo basso e con le labbra strette , aggiunse : - Una persecuzione ... ( Siedi , mammà . ) - Perseguitati , sissignore - rincalzò il padre . - ( Siedi , Mararo ' ! ) Perseguitati , è la parola . Noi siamo stati per tre mesi perseguitati a morte , in quella casa . - Perseguitati da chi ? - gridò Zummo , perdendo alla fine la pazienza . - Signor avvocato , - rispose piano il Piccirilli , protendendosi verso la scrivania e ponendosi una mano presso la bocca , mentre con l ' altra imponeva silenzio alle due donne , - (Ssss...) Signor avvocato , dagli spiriti ! - Da chi ? - fece Zummo , credendo d ' aver sentito male . - Dagli spiriti , sissignore ! - raffermò forte , coraggiosamente , la moglie , agitando in aria le mani . Zummo scattò in piedi , su le furie : - Ma andate là ! Non mi fate ridere ! Perseguitati dagli spiriti ? Io devo andare a mangiare , signori miei ! Quelli , allora , alzandosi anche loro , lo circondarono per trattenerlo , e presero a parlare tutti e tre insieme , supplici : - Sissignore , sissignore ! Vossignoria non ci crede ? Ma ci ascolti ... Spiriti , spiriti infernali ! Li abbiamo veduti noi , coi nostri occhi . Veduti e sentiti ... Siamo stati martoriati , tre mesi ! E Zummo , scrollandosi rabbiosamente : - Ma andate , vi dico ! Sono pazzie ! Siete venuti da me ? Al manicomio , al manicomio , signori miei ! - Ma se ci hanno citato ... - gemette a mani giunte il Piccirilli . - Hanno fatto benone ! - gli gridò Zummo sul muso . - Che dice , signor avvocato ? - s ' intromise la moglie , scostando tutti . - È questa l ' assistenza che Vossignoria presta alla povera gente perseguitata ? Oh Signore ! Vossignoria parla così perché non ha veduto come noi ! Ci sono , creda pure , ci sono , gli spiriti ! ci sono ! E nessuno meglio di noi lo può sapere ! - Voi li avete veduti ? - le domandò Zummo con un sorriso di scherno . - Sissignore , con gli occhi miei , - affermò subito , non interrogato , il Piccirilli . - Anch ' io , coi miei , - aggiunse la figlia , con lo stesso gesto . - Ma forse coi vostri ! - non poté tenersi dallo sbuffare l ' avvocato Zummo con gl ' indici tesi verso i loro occhi strabi . - E i miei , allora ? - saltò a gridare la moglie , dandosi una manata furiosa sul petto e spalancando gli occhiacci . - Io ce li ho giusti , per grazia di Dio , e belli grossi , signor avvocato ! E li ho veduti anch ' io , sa , come ora vedo Lei ! - Ah sì ? - fece Zummo . - Come tanti avvocati ? - E va bene ! - sospirò la donna . - Vossignoria non ci crede ; ma abbiamo tanti testimoni , sa ? tutto il vicinato che potrebbe venire a deporre ... Zummo aggrottò le ciglia : - Testimoni che hanno veduto ? - Veduto e udito , sissignore ! - Ma veduto ... che cosa per esempio ? - domandò Zummo , stizzito . - Per esempio , seggiole muoversi , senza che nessuno le toccasse ... - Seggiole ? - Sissignore . - Quella seggiola là , per esempio ? - Sissignore , quella seggiola là , mettersi a far le capriole per la stanza , come fanno i ragazzacci per istrada ; e poi , per esempio ... che debbo dire ? un portaspilli , per esempio , di velluto , in forma di melarancia , fatto da mia figlia Tinina , volare dal cassettone su la faccia del povero mio marito , come lanciato ... come lanciato da una mano invisibile ; l ' armadio a specchio scricchiolare e tremar tutto , come avesse le convulsioni , e dentro ... dentro l ' armadio , signor avvocato ... mi s ' aggricciano le carni solo a pensarci ... risate ! - Risate ! - aggiunse la figlia . - Risate ! - il padre . E la moglie , senza perder tempo , seguitò : - Tutte queste cose , signor avvocato mio , le hanno vedute e udite le nostre vicine , che sono pronte , come le ho detto , a testimoniare . Noi abbiamo veduto e udito ben altro ! - Tinina , il ditale , - suggerì , a questo punto , il padre . - Ah , sissignore , - prese a dire la figlia , riscotendosi con un sospiro . - Avevo un ditalino d ' argento , ricordo della nonna , sant ' anima ! Lo guardavo , come la pupilla degli occhi . Un giorno , lo cerco nella tasca e non lo trovo ! lo cerco per tutta la casa e non lo trovo . Tre giorni a cercarlo , che a momenti ci perdevo anche la testa . Niente ! Quando una notte , mentre stavo a letto , sotto la zanzariera ... - Perché ci sono anche le zanzare , in quella casa , signor avvocato ! - interruppe la madre . - E che zanzare ! - appoggiò il padre , socchiudendo gli occhi e tentennando il capo . - Sento , - riprese la figlia , - sento qualcosa che salta sul cielo della zanzariera ... A questo punto il padre la fece tacere con un gesto della mano . Doveva attaccar lui . Era un pezzo concertato , quello . - Sa , signor avvocato ? tal quale come si fanno saltare le palle di gomma , che si dà loro un colpetto e rivengono alla mano . - Poi , - seguitò la figlia , - come lanciato più forte , il mio ditalino dal cielo della zanzariera va a schizzare al soffitto e casca per terra , ammaccato . - Ammaccato , - ripeté la madre . E il padre : - Ammaccato ! - Scendo dal letto , tutta tremante , per raccoglierlo e , appena mi chino , al solito , dal tetto ... - Risate , risate , risate ... - terminò la madre . L ' avvocato Zummo restò a pensare , col capo basso e le mani dietro la schiena , poi si riscosse , guardò negli occhi i tre clienti , si grattò il capo con un dito e disse con un risolino nervoso : - Spiriti burloni , dunque ! Seguitate , seguitate ... mi diverto . - Burloni ? Ma che burloni , signor avvocato ! - ripigliò la donna . - Spiriti infernali , deve dire Vossignoria ! Tirarci le coperte del letto ; sederci su lo stomaco , la notte ; percuoterci alle spalle ; afferrarci per le braccia ; e poi scuotere tutti i mobili , sonare i campanelli , come se , Dio liberi e scampi , ci fosse il terremoto ; avvelenarci i bocconi , buttando la cenere nelle pentole e nelle casseruole ... Li chiama burloni Lei ? Non ci hanno potuto né il prete né l ' acqua benedetta ! Allora ne abbiamo parlato al Granella , scongiurandolo di scioglierci dal contratto , perché non volevamo morire là , dallo spavento , dal terrore ... Sa che ci ha risposto quell ' assassino ? Storie ! ci ha risposto . Gli spiriti . ? Mangiate , dice , buone bistecche , dice , e curatevi i nervi . Lo abbiamo invitato a vedere con gli occhi suoi , a sentire con le sue orecchie . Niente . Non ha voluto saperne ; anzi ci ha minacciati : « Guardatevi bene » dice « dal fame chiasso , o vi fulmino ! » . Proprio così . - E ci ha fulminato ! - concluse il marito , scotendo il capo amaramente . - Ora , signor avvocato , noi ci mettiamo nelle sue mani . Vossignoria può fidarsi di noi : siamo gente dabbene : sapremo fare il nostro dovere . L ' avvocato Zummo finse , al solito , di non udire queste ultime parole : si stirò per un pezzo ora un baffo ora l ' altro , poi guardò l ' orologio . Era presso il tocco . La famiglia , di là , lo aspettava da un ' ora per il desinare . - Signori miei , - disse , - capirete benissimo che io non posso credere ai vostri spiriti . Allucinazioni ... storielle da femminucce . Guardo il caso , adesso , dal lato giuridico . Voi dite d ' aver veduto ... non diciamo spiriti , per carità ! dite d ' avere anche testimoni , e va bene ; dite che l ' abitazione in quella casa vi era resa intollerabile da questa specie di persecuzione ... diciamo , strana ... ecco ! Il caso è nuovo e speciosissimo ; e mi tenta , ve lo confesso . Ma bisognerà trovare nel codice un qualche appoggio , mi spiego ? un fondamento giuridico alla causa . Lasciatemi vedere , studiare , prima di prendermene l ' accollo . Ora è tardi . Ritornate domani e vi saprò dare una risposta . Va bene così ? IV . Subito il pensiero di quella strana causa si mise a girar nella mente dell ' avvocato Zummo come una ruota di molino . A tavola , non poté mangiare ; dopo tavola , non poté riposare come soleva d ' estate , ogni giorno , buttato sul letto . « Gli spiriti ! » ripeteva tra sé di tratto in tratto ; e le labbra gli s ' aprivano a un sorriso canzonatorio , mentre davanti a gli occhi gli si ripresentavano le comiche figure dei tre nuovi clienti , che giuravano e spergiuravano d ' averli veduti . Tante volte aveva sentito parlar di spiriti ; e , per certi racconti delle serve , ne aveva avuto anche lui una gran paura , da ragazzo . Ricordava ancora le angosce che gli avevano strizzato il coricino atterrito nelle terribili insonnie di quelle notti lontane . - L ' anima ! - sospirò a un certo punto , stirando le braccia verso il cielo della zanzariera , e lasciandole poi ricader pesantemente sul letto . - L ' anima immortale ... Eh già ! Per ammetter gli spiriti bisogna presupporre l ' immortalità dell ' anima ; c ' è poco da dire . L ' immortalità dell ' anima ... Ci credo , o non ci credo ? Dico e ho detto sempre di no . Dovrei ora , almeno , ammettere il dubbio , contro ogni mia precedente asserzione . E che figura ci faccio ? Vediamo un po ' . Noi spesso fingiamo con noi stessi , come con gli altri . Io lo so bene . Sono molto nervoso e , qualche volta , sissignore , trovandomi solo , io ho avuto paura . Paura di che ? Non lo so . Ho avuto paura ! Noi ... ecco , noi temiamo di indagare il nostro intimo essere , perché una tale indagine potrebbe scoprirci diversi da quelli che ci piace di crederci o di esser creduti . Io non ho mai pensato sul serio a queste cose . La vita ci distrae . Faccende , bisogni , abitudini , tutte le minute brighe cotidiane non ci lasciano tempo di riflettere a queste cose , che pure dovrebbero interessarci sopra tutte le altre . Muore un amico ? Ci arrestiamo la , davanti alla sua morte , come tante bestie restie , e preferiamo di volgere indietro il pensiero , alla sua vita , rievocando qualche ricordo , per vietarci d ' andare oltre con la mente , oltre il punto cioè che ha segnato per noi la fine del nostro amico . Buona notte ! Accendiamo un sigaro per cacciar via col fumo il turbamento e la malinconia . La scienza s ' arresta anch ' essa , là , ai limiti della vita , come se la morte non ci fosse e non ci dovesse dare alcun pensiero . Dice : « Voi siete ancora qua ; attendete a vivere , vojaltri : l ' avvocato pensi a far l ' avvocato ; l ' ingegnere a far l 'ingegnere...» . E va bene ! Io faccio l ' avvocato . Ma ecco qua : l ' anima immortale , i signori spiriti che fanno ? vengono a bussare alla porta del mio studio : « Ehi , signor avvocato , ci siamo anche noi , sa ? Vogliamo ficcare anche noi il naso nel suo codice civile ! Voi , gente positiva , non volete curarvi di noi ? Non volete più darvi pensiero della morte ? E noi , allegramente , dal regno della morte , veniamo a bussare alle porte dei vivi , a sghignazzar dentro gli armadii , a far rotolare sotto gli occhi vostri le seggiole , come se fossero tanti monellacci , ad atterrir la povera gente e a mettere in imbarazzo , oggi , un avvocato che passa per dotto ; domani , un tribunale chiamato a dar su noi una novissima sentenza ... » . L ' avvocato Zummo lasciò il letto in preda a una viva eccitazione e rientrò nello studio per compulsare il codice civile . Due soli articoli potevano offrire un certo fondamento alla lite : l ' articolo 1575 e il 1577 . Il primo diceva : Il locatore è tenuto per la natura del contratto e senza bisogno di speciale stipulazione : 1° a consegnare al Conduttore la cosa locata ; 2° a mantenerla in istato di servire all ' uso per cui viene locata ; 3° a garantirne al conduttore il pacifico godimento per tutto il tempo della locazione . L ' altro articolo diceva : Il conduttore debb ' essere garantito per tutti quei vizii o difetti della cosa locata che ne impediscano l ' uso , quantunque non fossero noti al locatore al tempo della locazione . Se da questi vizii , o difetti proviene qualche danno al conduttore , il locatore è tenuto a farnelo indenne , salvo che provi d ' averli ignorati . Se non che , eccependo questi due articoli , non c ' era via di mezzo , bisognava provare l ' esistenza reale degli spiriti . C ' erano i fatti e c ' erano le testimonianze . Ma fino a qual punto erano queste attendibili ? e che spiegazione poteva dare la scienza di quei fatti ? L ' avvocato Zummo interrogò di nuovo , minutamente , i Piccirilli ; raccolse le testimonianze indicategli e , accettata la causa , si mise a studiarla appassionatamente . Lesse dapprima una storia sommaria dello Spiritismo , dalle origini delle mitologie fino ai dì nostri , e il libro del Iaccolliot su i prodigi del fachirismo , poi tutto quanto avevano pubblicato i più illustri e sicuri sperimentatori , dal Crookes al Wagner , all ' Aksakof ; dal Gibier allo Zoellner al Janet , al de Rochas , al Richet , al Morselli ; e con suo sommo stupore venne a conoscere che ormai i fenomeni così detti spiritici , per esplicita dichiarazione degli scienziati più scettici e più positivi , erano innegabili . - Ah , perdio ! - esclamò Zummo , già tutto acceso e vibrante . - Qua la cosa cambia d ' aspetto ! Finché quei fenomeni gli erano stati riferiti da gentuccia come i Piccirilli e i loro vicini , egli , uomo serio , uomo colto , nutrito di scienza positiva , li aveva derisi e senz ' altro respinti . Poteva accettarli ? Seppure glieli avessero fatti vedere e toccar con mano , avrebbe piuttosto confessato d ' essere un allucinato anche lui . Ma ora , ora che li sapeva confortati dall ' autorità di scienziati come il Lombroso , come il Richet , ah perdio , la cosa cambiava d " aspetto ! Zummo , per il momento , non pensò più alla lite dei Piccirilli , e si sprofondò tutto , a mano a mano sempre più convinto e con fervore crescente , ne ' nuovi studii . Da un pezzo non trovava più nell ' esercizio dell ' avvocatura , che pur gli aveva dato qualche soddisfazione e ben lauti guadagni , non trovava più nella vita ristretta di quella cittaduzza di provincia nessun pascolo intellettuale , nessuno sfogo a tante scomposte energie che si sentiva fremere dentro , e di cui egli esagerava a se stesso l ' intensità , esaltandole come documenti del proprio valore , via ! quasi sprecato lì , tra le meschinità di quel piccolo centro . Smaniava da un pezzo , scontento di sé , di tutto e di tutti ; cercava un puntello , un sostegno morale e intellettuale , una qualche fede , sì , un pascolo per l ' anima , uno sfogo per tutte quelle energie . Ed ecco , ora , leggendo quei libri ... Perdio ! Il problema della morte , il terribile essere o non essere d ' Amleto , la terribile questione era dunque risolta ? Poteva l ' anima d ' un trapassato tornare per un istante a « materializzarsi » e venire a stringergli la mano ? S ' , a stringere la mano a lui , Zummo , incredulo , cieco fino a jeri , per dirgli : « Zummo , sta ' tranquillo ; non ti curare più delle miserie di codesta tua meschinissima vita terrena ! C ' è ben altro , vedi ? ben altra vita tu vivrai un giorno ! Coraggio ! Avanti ! » . Ma Serafino Piccirilli veniva anche lui , ora con la moglie ora con la figliuola , quasi ogni giorno , a sollecitarlo , a raccomandarglisi . - Studio ! studio ! - rispondeva loro Zummo , su le furie . - Non mi distraete , perdio ! state tranquilli ; sto pensando a voi . Non pensava più a nessuno , invece . Rinviava le cause , rimandava anche tutti gli altri clienti . Per debito di gratitudine , tuttavia , verso quei poveri Piccirilli , i quali , senza saperlo , gli avevano aperto innanzi allo spirito la via della luce , si risolse alla fine a esaminare attentamente il loro caso . Una grave questione gli si parò davanti e lo sconcertò non poco , su le prime . In tutti gli esperimenti , la manifestazione dei fenomeni avveniva costantemente per la virtù misteriosa d ' un medium . Certo , uno dei tre Piccirilli doveva esser medium senza saperlo . Ma in questo caso il vizio non sarebbe stato più della casa del Granella , bensì degli inquilini ; e tutto il processo crollava . Però , ecco , se uno dei Piccirilli era medium senza saperlo , la manifestazione dei fenomeni non sarebbe avvenuta anche nella nuova casa presa da essi in affitto ? Invece , no ! E anche nelle case precedentemente abitate i Piccirilli assicuravano d ' essere stati sempre tranquilli . Perché dunque nella sola casa del Granella si erano verificate quelle paurose manifestazioni ? Evidentemente , doveva esserci qualcosa di vero nella credenza popolare delle case abitate dagli spiriti . E poi c ' era la prova di fatto . Negando nel modo più assoluto la dote della medianità alla famiglia Piccirilli , egli avrebbe dimostrato falsa la spiegazione biologica , che alcuni scienziati schizzinosi avevan tentato di dare dei fenomeni spiritici . Che biologia d ' Egitto ! Bisognava senz ' altro ammettere l ' ipotesi metafisica . O che era forse medium , lui , Zummo ? Eppure parlava col tavolino . Non aveva mai composto un verso in vita sua ; eppure il tavolino gli parlava in versi , coi piedi . Che biologia d ' Egitto ! Del resto , giacché a lui più che la causa dei Piccirilli premeva ormai d ' accertare la verità , avrebbe fatto qualche esperimento in casa dei suoi clienti . Ne parlò ai Piccirilli ; ma questi si ribellarono , impauriti . Egli allora s ' inquietò e diede loro a intendere che quell ' esperimento era necessario , per la lite , anzi imprescindibile ! Fin dalle prime sedute , la signorina Piccirilli , Tinina , si rivelò un medium portentoso . Zummo , convulso , coi capelli irti su la fronte , atterrito e beato , poté assistere a tutte , o quasi , le manifestazioni più stupefacenti registrate e descritte nei libri da lui letti con tanta passione . La causa crollava , è vero ; ma egli , fuori di sé , gridava ai suoi clienti a ogni fine di seduta : - Ma che ve n ' importa , signori miei ? Pagate , pagate ... Miserie ! Sciocchezze ! Qua , perdio , abbiamo la rivelazione dell ' anima immortale ! Ma potevano quei poveri Piccirilli condividere questo generoso entusiasmo del loro avvocato ? Lo presero per matto . Da buoni credenti , essi non avevano mai avuto il minimo dubbio su l ' immortalità delle loro afflitte e meschine animelle . Quegli esperimenti , a cui si prestavano da vittime , per obbedienza , sembravano loro pratiche infernali . E invano Zummo cercava di rincorarli . Fuggendo dalla casa del Granella , essi credevano d ' essersi liberati dalla tremenda persecuzione ; e ora , nella nuova casa , per opera del signor avvocato , eccoli di nuovo in commercio coi demonii , in preda ai terrori di prima ! Con voce piagnucolosa scongiuravano l ' avvocato di non farne trapelar nulla , di quelle sedute , di non tradirli , per carità ! - Ma va bene , va bene ! - diceva loro Zummo , sdegnato . - Per chi mi prendete ? per un ragazzino ? State tranquilli , signori miei ! Io esperimento qua , per conto mio . L ' uomo di legge , poi , saprà fare il suo dovere in tribunale , che diamine ! Sosterremo il vizio occulto della casa , non dubitate ! V . Lo sostenne , di fatti , il vizio occulto della casa , ma senz ' alcun calore di convinzione , certo com ' era ormai della medianità della signorina Piccirilli . Invece sbalordì i giudici , i colleghi , il pubblico che stipava l ' aula del tribunale , con una inaspettata , estrosa , fervida professione di fede . Parlò di Allan Kardech come d ' un novello messia ; definì lo spiritismo la religione nuova dell ' umanità ; disse che la scienza co ' suoi saldi ma freddi ordigni , col suo formalismo troppo rigoroso aveva sopraffatto la natura ; che l ' albero della vita , allevato artificialmente dalla scienza , aveva perduto il verde , s ' era isterilito o dava frutti che imbozzacchivano e sapevano di cenere e tosco , perché nessun calore di fede più li maturava . Ma ora , ecco , il mistero cominciava a schiudere le sue porte tenebrose : le avrebbe spalancate domani ! Intanto , da questo primo spiraglio all ' umanità sgomenta , in angosciosa ansia , venivano ombre ancora incerte e paurose a rivelare il mondo di là : strane luci , strani segni ... E qui l ' avvocato Zummo , con drammaticissima eloquenza , entrò a parlare delle più meravigliose manifestazioni spiritiche , attestate , controllate , accettate dai più grandi luminari della scienza : fisici , chimici , psicologi , fisiologi , antropologi , psichiatri ; soggiogando e spesso atterrendo addirittura il pubblico che ascoltava a bocca aperta e con gli occhi spalancati . Ma i giudici , purtroppo , si vollero tenere terra terra , forse per reagire ai voli troppo sublimi dell ' avvocato difensore . Con irritante presunzione , sentenziarono che le teorie , tuttora incerte , dedotte dai fenomeni così detti spiritici , non erano ancora ammesse e accettate dalla scienza moderna , eminentemente positiva ; che , del resto , venendo a considerar più da vicino il processo , se per l ' articolo 1575 il locatore è tenuto a garantire al conduttore il pacifico godimento della cosa locata , nel caso in esame , come avrebbe potuto il locatore stesso garantir la casa dagli spiriti , che sono ombre vaganti e incorporee ? come scacciare le ombre ? E , d ' altra parte , riguardo all ' articolo 1577 , potevano gli spiriti costituire uno di quei vizii occulti che impediscono l ' uso dell ' abitazione ? Erano forse ingombranti ? E quali rimedii avrebbe potuto usare il locatore contro di essi ? Senz ' altro , dunque , dovevano essere respinte le eccezioni dei convenuti . Il pubblico , commosso ancora e profondamente impressionato dalle rivelazioni dell ' avvocato Zummo , disapprovò unanimemente questa sentenza , che nella sua meschinità , pur presuntuosa , sonava come un ' irrisione . Zummo inveì contro il tribunale con tale scoppio d ' indignazione che per poco non fu tratto in arresto . Furibondo , sottrasse alla commiserazione generale i Picciril ! i , proclamandoli in mezzo alla folla plaudente martiri della nuova religione . Il Granella intanto , proprietario della casa , gongolava di gioja maligna . Era un omaccione di circa cinquant ' anni , adiposo e sanguigno . Con le mani in tasca , gridava forte a chiunque volesse sentirlo , che quella sera stessa sarebbe andato a dormire nella casa degli spiriti - solo ! Solo , solo , sì , perché la vecchia serva che stava da tant ' anni con lui , grazie all ' infamia dei Piccirilli , lo aveva piantato , dichiarandosi pronta a servirlo dovunque , foss ' anche in una grotta , tranne che in quella povera casa infamata da quei signori là . E non gli era riuscito di trovare in tutto il paese un ' altra serva o un servo che fosse , i quali avessero il coraggio di stare con lui . Ecco il bel servizio che gli avevano reso quegli impostori ! E una casa perduta , come andata in rovina ! Ma ora egli avrebbe dimostrato a tutto il paese che il tribunale , condannando alle spese e al risarcimento dei danni quegli imbecilli , gli aveva reso giustizia . Là , egli solo ! Voleva vederli in faccia questi signori spiriti ! E sghignazzava . VI . La casa sorgeva nel quartiere più alto della città , in cima al colle . La città aveva lassù una porta , il cui nome arabo , divenuto stranissimo nella pronunzia popolare : Bibirrìa , voleva dire Porta dei Venti . Fuori di questa porta era un largo spiazzo sterrato ; e qui sorgeva solitaria la casa del Granella . Dirimpetto aveva soltanto un fondaco abbandonato , il cui portone imporrito e sgangherato non riusciva più a chiudersi bene , e dove solo di tanto in tanto qualche carrettiere s ' avventurava a passar la notte a guardia del carro e della mula . Un solo lampioncino a petrolio stenebrava a mala pena , nelle notti senza luna , quello spiazzo sterrato . Ma , a due passi , di qua dalla porta , il quartiere era popolatissimo , oppresso anzi di troppe abitazioni . La solitudine della casa del Granella non era dunque poi tanta , e appariva triste ( più che triste , ora , paurosa ) soltanto di notte . Di giorno , poteva essere invidiata da tutti coloro che abitavano in quelle case ammucchiate . Invidiata la solitudine , e anche la casa per se stessa , non solo per la libertà della vista e dell ' aria , ma anche per il modo com ' era fabbricata , per l ' agiatezza e i comodi che offriva , a molto minor prezzo di quelle altre , che non ne avevano né punto né poco . Dopo l ' abbandono del Piccirilli , il Granella l ' aveva rimessa tutta a nuovo ; carte da parato nuove ; pavimenti nuovi , di mattoni di Valenza ; ridipinti i soffitti ; rinverniciati gli usci , le finestre , i balconi e le persiane . Invano ! Eran venuti tanti a visitarla , per curiosità ; nessuno aveva voluto prenderla in affitto . Ammirandola , così pulita , così piena d ' aria e di luce , pensando a tutte le spese fatte , quasi quasi il Granella piangeva dalla rabbia e dal dolore . Ora egli vi fece trasportare un letto , un cassettone , un lavamano e alcune seggiole , che allogò in una delle tante camere vuote ; e , venuta la sera , dopo aver fatto il giro del quartiere per far vedere a tutti che manteneva la parola , andò a dormire solo in quella sua povera casa infamata . Gli abitanti del quartiere notarono che s ' era armato di ben due pistole . E perché ? Se la casa fosse stata minacciata dai ladri , eh , quelle armi avrebbero potuto servirgli , ed egli avrebbe potuto dire che se le portava per prudenza . Ma contro gli spiriti , caso mai , a che gli sarebbero servite ? Uhm ! Aveva tanto riso , là , in tribunale , che ancora nel faccione sanguigno aveva l ' impronta di quelle risa . In fondo in fondo , però ... ecco , una specie di vellicazione irritante allo stomaco se la sentiva , per tutti quei discorsi che si erano fatti , per tutte quelle chiacchiere dell ' avvocato Zummo . Uh , quanta gente , anche gente per bene , spregiudicata , che in presenza sua aveva dichiarato più volte di non credere a simili fandonie , ora , prendendo ardire dalla fervida affermazione di fede dell ' avvocato Zummo e dall ' autorità dei nomi citati e dalle prove documentate , non s ' era messa di punto in bianco a riconoscere che ... sì , qualche cosa di vero infine poteva esserci , doveva esserci , in quelle esperienze ... ( ecco , esperienze ora , non più fandonie ! ) . Ma che più ? Uno degli stessi giudici , dopo la sentenza , uscendo dal tribunale , s ' era avvicinato all ' avvocato Zummo che aveva ancora un diavolo per capello , e - sissignori - aveva ammesso anche lui che non pochi fatti riferiti in certi giornali , col presidio di insospettabili testimonianze di scienziati famosi , lo avevano scosso , sicuro ! E aveva narrato per giunta che una sua sorella , maritata a Roma , fin da ragazza , una o due volte l ' anno , di pieno giorno , trovandosi sola , era visitata , com ' ella asseriva , da un certo ometto rosso misterioso , che le confidava tante cose e le recava finanche doni curiosi ... Figurarsi Zummo , a una tale dichiarazione , dopo la sentenza contraria ! E allora quel giudice imbecille s ' era stretto nelle spalle e gli aveva detto : - Ma , capirà , caro avvocato , allo stato delle cose ... Insomma , tutta la cittadinanza era rimasta profondamente scossa dalle affermazioni e dalle rivelazioni di Zummo . E Granella ora si sentiva solo : solo e stizzito , come se tutti lo avessero abbandonato , vigliaccamente . La vista dello sterrato deserto , dopo il quale l ' alto colle su cui sorge la città strapiomba in ripidissimo pendio su un ' ampia vallata , con quell ' unico lampioncino , la cui fiammella vacillava come impaurita dalla tenebra densa che saliva dalla valle , non era fatta certamente per rincorare un uomo dalla fantasia un po ' alterata . Né poté rincorarlo poi di più il lume d ' una sola candela stearica , la quale - chi sa perché - friggeva , ardendo , come se qualcuno vi soffiasse su , per spegnerla . ( Non s ' accorgeva Granella che aveva un ansito da cavallo , e che soffiava lui , con le nari , su la candela . ) Attraversando le molte stanze vuote , silenziose , rintronanti , per entrare in quella nella quale aveva allogato i pochi mobili , tenne fisso lo sguardo su la fiamma tremolante riparata con una mano , per non veder l ' ombra del proprio corpo mostruosamente ingrandita , fuggente lungo le pareti e sul pavimento . Il letto , le seggiole , il cassettone , il lavamano gli parvero come sperduti in quella camera rimessa a nuovo . Posò la candela sul cassettone , vietandosi di allungar lo sguardo all ' uscio , oltre al quale le altre camere vuote eran rimaste buje . Il cuore gli batteva forte . Era tutto in un bagno di sudore . Che fare adesso ? Prima di tutto , chiudere quell ' uscio e metterci il paletto . Sì , perché sempre , per abitudine , prima d ' andare a letto , egli si chiudeva così , in camera . È vero che , di là , adesso , non c ' era nessuno , ma ... l ' abitudine , ecco ! E perché in tanto aveva ripreso in mano la candela per andare a chiudere quell ' uscio nella stessa stanza ? Ah ... già , distratto ! ... Non sarebbe stato bene , ora , aprire un tantino il balcone ? Auff ! si soffocava dal caldo , là dentro ... E poi , c ' era ancora un tanfo di vernice ... Sì sì , un tantino , il balcone . E nel mentre che la camera prendeva un po ' d ' aria , egli avrebbe rifatto il letto con la biancheria che s ' era portata . Così fece . Ma appena steso il primo lenzuolo su le materasse , gli parve di sentire come un picchio all ' uscio . I capelli gli si drizzarono su la fronte , un brivido gli spaccò le reni , come una rasojata a tradimento . Forse il pomo della lettiera di ferro aveva urtato contro la parete ? Attese un po ' , col cuore in tumulto . Silenzio ! Ma gli parve misteriosamente animato , quel silenzio ... Granella raccolse tutte le forze , aggrottò le ciglia , cavò dalla cintola una delle pistole , riprese in mano la candela , riaprì l ' uscio e , coi capelli che gli fremevano sul capo , gridò : - Chi è là ? Rimbombò cupamente il vocione nelle vuote camere . E quel rimbombo fece indietreggiare il Granella . Ma subito egli si riprese ; batté un piede ; avanzò il braccio con la pistola impugnata . Attese un tratto , poi si mise a ispezionare dalla soglia quella camera accanto . C ' era solamente una scala , in quella camera , appoggiata alla parete di contro : la scala di cui s ' erano serviti gli operai per riattaccar la carta da parato nelle stanze . Nient ' altro . Ma sì , via , non ci poteva esser dubbio : il pomo della lettiera aveva urtato contro la parete . E Granella rientrò nella camera , ma con le membra d ' un subito rilassate e appesantite così , che non poté più per il momento rimettersi a rifare il letto . Prese una seggiola e andò a sedere al balcone , al fresco . - Zrì ! Accidenti al pipistrello ! Ma riconobbe subito , eh , che quello era uno strido di pipistrello attirato dal lume della candela che ardeva nella camera . E rise Granella della paura che , questa volta , non aveva avuto , e alzò gli occhi per discerner nel bujo lo svolazzio del pipistrello . In quel mentre , gli giunse all ' orecchio dalla camera uno scricchiolio . Ma riconobbe subito ugualmente che quello scricchiolio era della carta appiccicata di fresco alle pareti , e ci si divertì un mondo ! Ah , erano uno spasso gli spiriti , a quella maniera ... Se non che , nel voltarsi , così sorridente , a guardar dentro la camera , vide ... - non comprese bene , che fosse , in prima : balzò in piedi , esterrefatto ; s ' afferrò , rinculando , alla ringhiera del balcone . Una lingua spropositata , bianca , s ' allungava silenziosamente lungo il pavimento , dall ' uscio dell ' altra camera , rimasto aperto ! Maledetto , maledetto , maledetto ! un rotolo di carta da parato , un rotolo di carta da parato che gli operai forse avevano lasciato lì , in capo a quella scala ... Ma chi lo aveva fatto precipitare di là e poi scivolare così , svolgendosi , lungo il pavimento di due stanze , imbroccando perfettamente l ' uscio aperto ? Granella non poté più reggere . Rientrò con la sedia ; richiuse di furia il balcone ; prese il cappello , la candela , e scappò via , giù per la scala . Aperto pian piano il portone , guardò nello sterrato . Nessuno ! Tirò a sé il portone e , rasentando il muro della casa , sgattajolò per il viottolo fuori delle mura al bujo . Che doveva perderci la salute , lui , per amor della casa ? Fantasia alterata , sì ; non era altro ... dopo tutte quelle chiacchiere ... Gli avrebbe fatto bene passare una notte all ' aperto , con quel caldo . La notte , del resto , era brevissima . All ' alba , sarebbe rincasato . Di giorno , con tutte le finestre aperte , non avrebbe avuto più , di certo , quella sciocchissima paura ; e , venendo di nuovo la sera , avendo già preso confidenza con la casa , sarebbe stato tranquillo , senza dubbio , che diamine ! Aveva fatto male , ecco , ad andarci a dormire , così , in prima , per una bravata . Domani sera ... Credeva il Granella che nessuno si fosse accorto della sua fuga . Ma in quel fondaco dirimpetto alla casa , un carrettiere era ricoverato quella sera , che lo vide uscire con tanta paura e tanta cautela , e lo vide poi rientrare ai primi albori . Impressionato del fatto e di quei modi , costui ne parlò nel vicinato con alcuni che , il giorno avanti , erano andati a testimoniare in favore dei Piccirilli . E questi testimoni allora si recarono in gran segreto dall ' avvocato Zummo ad annunziargli la fuga del Granella spaventato . Zummò accolse la notizia con esultanza . - Lo avevo previsto ! - gridò loro , con gli occhi che gli schizzavano fiamme . - Vi giuro , signori miei , che lo avevo previsto ! E ci contavo . Farò appellare i Piccirilli , e mi avvarrò di questa testimonianza dello stesso Granella ! A noi , adesso ! Tutti d ' accordo , ohé , signori miei ! Complottò subito , per quella notte stessa , l ' agguato . Cinque o sei , con lui , cinque o sei : non si doveva essere in più ! Tutto stava a cacciarsi in quel fondaco , senza farsi scorgere dal Granella . E zitti , per carità ! Non una parola con nessuno , durante tutta la giornata . - Giurate ! - Giuriamo ! Più viva soddisfazione di quella non poteva dare a Zummo l ' esercizio della sua professione d ' avvocato ! Quella notte stessa , poco dopo le undici , egli sorprese il Granella che usciva scalzo dal portone della sua casa , proprio scalzo , quella notte , in maniche di camicia , con le scarpe e la giacca in una mano , mentre con l ' altra si reggeva su la pancia i calzoni che , sopraffatto dal terrore , non era riuscito ad abbottonarsi . Gli balzò addosso , dall ' ombra , come una tigre , gridando : - Buon passeggio , Granella ! Il pover uomo , alle risa sgangherate degli altri appostati , si lasciò cader le scarpe di mano , prima una e poi l ' altra ; e restò , con le spalle al muro , avvilito , basito addirittura . - Ci credi ora , imbecille , all ' anima immortale ? - gli ruggì Zummo , scrollandolo per il petto . - La giustizia cieca ti ha dato ragione . Ma tu ora hai aperto gli occhi . Che hai visto ? Parla ! Ma il povero Granella , tutto tremante , piangeva , e non poteva parlare . FUOCO ALLA PAGLIA Non avendo più nessuno a cui comandare , Simone Lampo aveva preso da un pezzo l ' abitudine di comandare a se stesso . E si comandava a bacchetta : - Simone , qua ! Simone , là ! S ' imponeva apposta , per dispetto del suo stato , le faccende più ingrate . Fingeva talvolta di ribellarsi per costringersi a obbedire , rappresentando a un tempo le due parti in commedia . Diceva , per esempio , rabbioso : - Non lo voglio fare ! - Simone , ti bastono . T ' ho detto , raccogli quel concime ! No ? Pum ! ... S ' appioppava un solennissimo schiaffo . E raccoglieva il concime . Quel giorno , dopo la visita al poderetto , l ' unico che gli fosse restato di tutte le terre che un tempo possedeva ( appena due ettari di terra , abbandonati lassù , senza custodia d ' alcun villano ) , si comandò di sellar la vecchia asinella , con la quale soleva pur fare , ritornando al paese , i più speciosi discorsi . L ' asinella , drizzando ora questa ora quella orecchia spelata , pareva gli prestasse ascolto , paziente , non ostante un certo fastidio , che da qualche tempo il padrone le infliggeva e ch ' essa non avrebbe saputo precisare : qualcosa che , nell ' andare , le sbatteva dietro , sotto la coda . Era un cestello di vimini senza manico , legato con due lacci al posolino della sella e sospeso sotto la coda alla povera bestia , per raccogliervi e conservare belle calde , fumanti , le pallottole di timo , ch ' essa altrimenti avrebbe seminato lungo la strada . Tutti ridevano , vedendo quella vecchia asinella col cestino dietro , lì pronto al bisogno ; e Simone Lampo ci scialava . Era ben noto alla gente del paese con quale e quanta liberalità fosse un tempo vissuto e in che conto avesse tenuto il denaro . Ma ora , ecco , era andato a scuola dalle formiche , le quali , b - a - ba , b - a - ba , gli avevano insegnato questo espediente per non perdere neanche quel po ' di timo buono a ingrassar la terra . Sissignori ! - Su , Nina , su , lasciati mettere questa bella gala qua ! Che siamo più noi , Nina ? Tu niente e io nessuno . Buoni soltanto da far ridere il paese . Ma non te ne curare . Ci restano ancora a casa qualche centinaio d ' uccellini . Cïo - cïo - cïo - cïo ... Non vorrebbero essere mangiati ! Ma io me li mangio ; e tutto il paese ride . Viva l ' allegria ! Alludeva a un ' altra sua bella pensata , che poteva veramente fare il pajo col cestello appeso sotto la coda dell ' asina . Mesi addietro aveva finto di credere che avrebbe potuto novamente arricchire con la cultura degli uccelli . E aveva fatto delle cinque stanze della sua casa in paese tutt ' una gabbia ( per cui era detta la gabbia del matto ) , riducendosi a vivere in due stanzette del piano superiore con la scarsa suppellettile scampata al naufragio delle sue sostanze e con gli usci , gli scuri e le invetriate delle finestre e dei finestroni , che aveva chiuso , per dar aria agli uccelli , con ingraticolati . Dalla mattina alla sera , dalle cinque stanze da basso venivan su , con gran delizia di tutto il vicinato , ringhi e strilli e cinfoli e squittii , chioccolio di merli , spincionar di fringuelli : un cinguettio , un passerajo fitto , continuo , assordante . Da parecchi giorni però , sfiduciato del buon esito di quel negozio , Simone Lampo mangiava uccellini a tutto pasto , e aveva distrutto lì , nel poderetto , l ' apparato di reti e di canne , con cui aveva preso , a centinaja e centinaja , quegli uccellini . Sellata l ' asina , cavalcò e si mise in via per il paese . Nina non avrebbe affrettato il passo , neanche se il padrone la avesse tempestata di nerbate . Pareva glielo facesse apposta , per fargli assaporar meglio con la lentezza del suo andare i tristi pensieri che , a suo dire , gli nascevano anche per colpa di lei , di quel tentennio del capo , cioè , ch ' essa gli cagionava con la sua andatura . Sissignori . A forza di far così e così con la testa , guardando attorno dall ' alto della sua groppa la desolazione dei campi che s ' incupiva a mano a mano sempre più con lo spegnersi degli ultimi barlumi crepuscolari , non poteva fare a meno di mettersi a commiserar la sua rovina . Lo avevano rovinato le zolfare . Quante montagne sventrate per il miraggio del tesoro nascosto ! Aveva creduto di scoprire dentro ogni montagna una nuova California . Californie da per tutto ! Buche profonde fino a duecento , a trecento metri , buche per la ventilazione , impianti di macchine a vapore , acquedotti per la eduzione delle acque e tante e tante altre spese per uno straterello di zolfo , che non metteva conto , alla fine , di coltivare . E la triste esperienza fatta più volte , il giuramento di non cimentarsi mai più in altre imprese , non eran valsi a distoglierlo da nuovi tentativi , finché non s ' era ridotto , com ' era adesso , quasi al lastrico . E la moglie lo aveva abbandonato , per andare a convivere con il suo fratello ricco , poiché l ' unica figlia era andata a farsi monaca per disperata . Era solo , adesso , senza neanche una servaccia in casa ; solo e divorato da un continuo orgasmo , che gli faceva commettere tutte quelle follie . Lo sapeva , sì : era cosciente delle sue follie ; le commetteva apposta , per far dispetto alla gente che , prima , da ricco , lo aveva tanto ossequiato , e ora gli voltava le spalle e rideva di lui . Tutti , tutti ridevano di lui e lo sfuggivano ; nessuno che volesse dargli ajuto , che gli dicesse : « Compare , che fate ? venite qua : voi sapete lavorare , avete lavorato sempre , onestamente ; non fate più pazzie ; mettetevi con me a una buona impresa ! » . Nessuno . E la smania , l ' interno rodio , in quell ' abbandono , in quella solitudine agra e nuda , crescevano e lo esasperavano sempre più . L ' incertezza di quella sua condizione era la sua maggiore tortura . Sì , perché non era più né ricco , né povero . Ai ricchi non poteva più accostarsi , e i poveri non lo volevano riconoscere per compagno , per via di quella casa in paese e di quel poderetto lassù . Ma che gli fruttava la casa ? Niente . Tasse , gli fruttava . E quanto al poderetto , ecco qua : c ' era , per tutta ricchezza , un po ' di grano che , mietuto fra pochi giorni , gli avrebbe dato , sì e no , tanto da pagare il censo alla mensa vescovile . Che gli restava dunque , per mangiare ? Quei poveri uccellini , là ... E che pena , anche questa ! Finché s ' era trattato di prenderli , per tentare un negozio da far ridere la gente , transeat ; ma ora , scender giù nel gabbione , acchiapparli , ucciderli e mangiarseli ... - Su Nina , su ! Dormi , stasera ? Su ! Maledetta la casa e maledetto il podere , che non lo lasciavano essere neanche povero bene , povero e pazzo , lì , in mezzo a una strada , povero senza pensieri , come tanti ne conosceva e per cui , nell ' esasperazione in cui si trovava , sentiva un ' invidia angosciosa . Tutt ' a un tratto Nina s ' impuntò con le orecchie tese . - Chi è là ? - gridò Simone Lampo . Sul parapetto d ' un ponticello lungo lo stradone gli parve di scorgere , nel bujo , qualcuno sdrajato . - Chi è là ? Colui che stava lì sdrajato alzò appena il capo ed emise come un grugnito . - Oh tu , Nàzzaro ? Che fai lì ? - Aspetto le stelle . - Te le mangi ? - No : le conto . - E poi ? Infastidito da quelle domande , Nàzzaro si rizzò a sedere sul parapetto e gridò iroso , tra il fitto barbone abbatuffolato : - Don Simo ' , andate , non mi seccate ! Sapete bene che a quest ' ora non negozio più ; e con voi non voglio discorrere ! Così dicendo , si sdrajò di nuovo , a pancia all ' aria , sul parapetto , in attesa delle stelle . Quando aveva guadagnato quattro soldi , o strigliando due bestie o accudendo a qualche altra faccenda , purché spiccia , Nàzzaro diventava padrone del mondo . Due soldi di pane e due soldi di frutta . Non aveva bisogno d ' altro . E se qualcuno gli proponeva di guadagnarsi , oltre a quei quattro soldi , per qualche altra faccenda , una o magari dieci lire , rifiutava , rispondendo sdegnosamente a quel suo modo : - Non negozio più ! E si metteva a vagar per le campagne o lungo la spiaggia del mare o su per i monti . S ' incontrava da per tutto , e dove meno si sarebbe aspettato , scalzo , silenzioso , con le mani dietro la schiena e gli occhi chiari , invagati e ridenti . - Ve ne volete andare , insomma , sì o no ? - gridò levandosi di nuovo a sedere sul parapetto , più iroso , vedendo che quello s ' era fermato con l ' asina a contemplarlo . - Non mi vuoi neanche tu ? - disse allora Simone Lampo , scotendo il capo . - Eppure , va ' là , che potremmo far bene il paio , noi due . - Col demonio , voi , il paio ! - borbottò Nàzzaro , tornando a sdrajarsi . - Siete in peccato mortale , ve l ' ho detto ! - Per quegli uccellini ? - L ' anima , l ' anima , il cuore ... non ve lo sentite rodere , il cuore ? Sono tutte quelle creature di Dio , che vi siete mangiate ! Andate ... Peccato mortale ! - Arrì , - disse Simone Lampo all ' asinella . Fatti pochi passi , s ' arrestò di nuovo , si voltò indietro e chiamò : - Nàzzaro ! Il vagabondo non gli rispose . - Nàzzaro - ripeté Simone Lampo . - Vuoi venire con me a liberare gli uccelli ? Nàzzaro si rizzò di scatto . - Dite davvero ? - Sì . - Volete salvarvi l ' anima ? Non basta . Dovreste dar fuoco anche alla paglia ! - Che paglia ? - A tutta la paglia ! - disse Nàzzaro , accostandosi , rapido e leggero come un ' ombra . Posò una mano sul collo dell ' asina , l ' altra su una gamba di Simone Lampo e , guardandolo negli occhi , tornò a domandargli : - Vi volete salvar l ' anima davvero ? Simone Lampo sorrise e gli rispose : - Sì . - Proprio davvero ? Giuratelo ! Badate , io so quello che ci vorrebbe per voi . Studio la notte , e so quello che ci vorrebbe , non per voi soltanto , ma anche per tutti i ladri , per tutti gl ' impostori che abitano laggiù , nel nostro paese ; quello che Dio dovrebbe fare per la loro salvazione e che fa , presto o tardi , sempre : non dubitate ! Dunque volete davvero liberare gli uccelli ? - Ma sì , te l ' ho detto . - E fuoco alla paglia ? - E fuoco alla paglia ! - Va bene . Vi prendo in parola . Andate avanti e aspettatemi . Devo ancora contare fino a cento . Simone Lampo riprese la via , sorridendo e dicendo a Nàzzaro : - Bada , t ' aspetto . S ' intravedevano ormai laggiù , lungo la spiaggia , i lumi fiochi del paesello . Da quella via su l ' altipiano marnoso che dominava il paese , si spalancava nella notte la vacuità misteriosa del mare , che faceva apparir più misero quel gruppetto di lumi laggiù . Simone Lampo trasse un profondo sospiro e aggrottò le ciglia . Salutava ogni volta così , da lontano , l ' apparizione di quei lumi . C ' eran due pazzi patentati per gli uomini che stavano laggiù , oppressi , ammucchiati : lui e Nàzzaro . Bene : ora si sarebbero messi insieme , per accrescere l ' allegria del paese ! Libertà agli uccellini e fuoco alla paglia ! Gli piaceva questa esclamazione di Nàzzaro ; e se la ripeté con crescente soddisfazione parecchie volte prima di giungere al paese . - Fuoco alla paglia ! Gli uccellini , a quell ' ora , dormivano tutti , nelle cinque stanze del piano di sotto . Quella sarebbe stata per loro l ' ultima notte da passar lì . Domani , via ! Liberi . Una gran volata ! E si sarebbero sparpagliati per l ' aria ; sarebbero ritornati ai campi , liberi e felici . Sì , era una vera crudeltà , la sua . Nàzzaro aveva ragione . Peccato mortale ! Meglio mangiar pane asciutto , e lì . Legò l ' asina nella stalluccia e , con la lucernetta a olio in mano , andò su ad aspettar Nàzzaro , che doveva contare , come gli aveva detto , fino a cento stelle . - Matto ! Chi sa perché ? Ma era forse una divozione ... Aspetta e aspetta , Simone Lampo cominciò ad aver sonno . Altro che cento stelle ! Dovevano esser passate più di tre ore . Mezzo firmamento avrebbe potuto contare ... Via ! via ! Forse glie l ' aveva detto per burla , che sarebbe venuto . Inutile aspettarlo ancora . E si disponeva a buttarsi sul letto , così vestito , quando sentì bussare forte all ' uscio di strada . Ed ecco Nàzzaro , ansante e tutto ilare e irrequieto . - Sei venuto di corsa ? - Sì . Fatto ! - Che hai fatto ? - Tutto . Ne parleremo domani , don Simo ' ! Sono stanco morto . Si butto a sedere su una seggiola e cominciò a stropicciarsi le gambe con tutt ' e due le mani , mentre gli occhi d ' animale forastico gli brillavano d ' un riso strano , abbozzato appena sulle labbra di tra il folto barbone . - Gli uccelli ? - domandò . - Giù . Dormono . - Va bene . Non avete sonno voi ? - Sì . T ' ho aspettato tanto ... - Prima non ho potuto . Coricatevi . Ho sonno anch ' io , e dormo qua , su questa seggiola . Sto bene , non v ' incomodate ! Ricordatevi che siete ancora in peccato mortale ! Domani compiremo l ' espiazione . Simone Lampo lo mirava dal letto , appoggiato su un gomito ; beato . Quanto gli piaceva quel matto vagabondo ! Gli era passato il sonno , e voleva seguitare la conversazione . - Perché conti le stelle , Nàzzaro , di ' ? - Perché mi piace contarle . Dormite ! - Aspetta . Dimmi : sei contento tu ? - Di che ? - domandò Nàzzaro , levando la testa , che aveva già affondata tra le braccia appoggiate al tavolino . - Di tutto , - disse Simone Lampo . - Di vivere così ... - Contento ? Tutti in pena siamo , don Simo ' ! Ma non ve n ' incaricate . Passerà ! Dormiamo . E riaffondò la testa tra le braccia . Simone Lampo sporse il capo per spegnere la candela ; ma , sul punto , trattenne il fiato . Lo costernava un po ' l ' idea di restare al bujo con quel matto là . - Di ' , Nàzzaro : vorresti rimanere sempre con me ? - Sempre non si dice . Finché volete . Perché no ? - E mi vorrai bene ? - Perché no ? Ma , né voi padrone , né io servo . Insieme . Vi sto appresso da un pezzo , sapete ? So che parlate con l ' asina e con voi stesso ; e ho detto tra me : La sorba si matura ... Ma non mi volevo accostare a voi , perché avevate gli uccelli prigionieri in casa . Ora che m ' avete detto di voler salvare l ' anima , starò con voi , finché mi vorrete . Intanto , v ' ho preso in parola , e il primo passo è fatto . Buona notte . - E il rosario , non te lo dici ? Parli tanto di Dio ! - Me lo son detto . È in cielo il mio rosario . Un ' avemaria per ogni stella . - Ah , le conti per questo ? - Per questo . Buona notte . Simone Lampo , raffidato da queste parole , spense la candela . E poco dopo , tutti e due dormivano . All ' alba , i primi cinguettii degli uccelli imprigionati svegliarono subito il vagabondo , che dalla seggiola s ' era buttato a dormire in terra . Simone Lampo , che a quei cinguettii era già avvezzo , ronfava ancora . Nàzzaro andò a svegliarlo . - Don Simo ' , gli uccelli ci chiamano . - Ah , già ! - fece Simone Lampo , destandosi di soprassalto e sgranando tanto d ' occhi alla vista di Nàzzaro . Non si ricordava più di nulla . Condusse il compagno nell ' altra stanzetta e , sollevata la caditoja su l ' assito , scesero entrambi la scala di legno della cateratta e pervennero nel piano di sotto , intanfato dello sterco di tutte quelle bestioline e di rinchiuso . Gli uccelli , spaventati , presero tutti insieme a strillare , levandosi con gran tumulto d ' ali verso il tetto . - Quanti ! quanti ! - esclamò Nàzzaro , pietosamente , con le lagrime a gli occhi . - Povere creature di Dio ! - E ce n ' erano di più ! - esclamò Simone Lampo , tentennando il capo . - Meritereste la forca , don Simo ' ! - gli gridò quello mostrandogli le pugna . - Non so se basterà l ' espiazione che v ' ho fatto fare ! Su , andiamo ! Bisognerà mandarli tutti in una stanza , prima . - Non ce n ' è bisogno . Guarda ! - disse Simone Lampo , afferrando un fascio di cordicelle che , per un congegno complicatissimo , tenevano aderenti ai vani delle finestre e dei finestroni gli ingraticolati . Vi si appese , e giù ! Gl ' ingraticolati , alla strappata , precipitarono tutt ' insieme con fracasso indiavolato . - Cacciamo via , ora ! cacciamo via ! Libertà ! Libertà ! Sciò ! sciò ! sciò ! Gli uccelli , da più mesi lì imprigionati , in quel subitaneo scompiglio , sgomenti , sospesi sul fremito delle ali , non seppero in prima spiccare il volo : bisognò che alcuni , più animosi , s ' avventassero via , come frecce , con uno strido di giubilo e di paura insieme ; seguiron gli altri , cacciati , a stormi , a stormi , in gran confusione , e si sparpagliarono dapprima , come per rimettersi un po ' dallo stordimento , su gli scrimoli dei tetti , su le torrette dei camini , su i davanzali delle finestre , su le ringhiere dei balconi del vicinato , suscitando giù , nella strada , un gran clamore di meraviglia , a cui Nàzzaro , piangente dalla commozione , e Simone Lampo rispondevano seguitando a gridare per le stanze ormai vuote : - Sciò ! sciò ! Libertà ! Libertà ! S ' affacciarono quindi anch ' essi a godere dello spettacolo della via invasa da tutti quegli uccellini liberati alla nuova luce dell ' alba . Ma già qualche finestra si schiudeva ; qualche ragazzo , qualche donna tentavano , ridendo , di ghermire questo o quell ' uccellino ; e allora Nàzzaro , furibondo , protese le braccia e cominciò a sbraitare come un ossesso : - Lasciate ! Non v ' arrischiate ! Ah , mascalzone ! ah , ladra di Dio ! Lasciateli andare ! Simone Lampo cercò di calmarlo : - Va ' là ! Sta ' tranquillo , che non si lasceranno più prendere ormai ... Ritornarono al piano di sopra , sollevati e contenti . Simone Lampo s ' accostò a un fornelletto per accendere il fuoco e fare il caffè ; ma Nàzzaro lo trasse di furia per un braccio . - Che caffè , don Simo ' ! Il fuoco è già acceso . L ' ho acceso io stanotte . Su , corriamo a vedere l ' altra volata di là ! - L ' altra volata ? - gli domandò Simone Lampo , stordito . - Che volata ? - Una di qua , e una di là ! - disse Nàzzaro . - L ' espiazione , per tutti gli uccelli che vi siete mangiati . Fuoco alla paglia , non ve l ' ho detto ? Andiamo a sellare l ' asina , e vedrete . Simone Lampo vide passarsi come una vampa davanti agli occhi . Temette d ' intendere . Afferrò Nàzzaro per le braccia e , scotendolo , gli gridò : - Che hai fatto ? - Ho bruciato il grano del vostro podere , - gli rispose tranquillamente Nàzzaro . Simone Lampo allibì dapprima ; poi , trasfigurato dall ' ira , si lanciò contro il matto . - Tu ? Il grano ? Assassino ! Dici davvero ? M ' hai bruciato il grano ? Nàzzaro lo respinse con una bracciata furiosa . - Don $ imo ' , a che gioco giochiamo ? Di quanti parlari siete ? Fuoco alla paglia , mi avete detto . E io ho dato fuoco alla paglia , per l ' anima vostra ! - Ma io ti mando ora in galera ! - ruggì Simone Lampo . Nàzzaro ruppe in una gran risata , e gli disse chiaro e tondo : - Pazzo siete ! L ' anima , eh ? Così ve la volete salvare l ' anima ? Niente , don Simo ' ! Non ne facciamo niente . - Ma tu m ' hai rovinato , assassino ! - gridò con altro tono di voce Simone Lampo , quasi piangente , ora . - Potevo figurarmi che tu intendessi dir questo ? bruciarmi il grano ? E come faccio ora ? Come pago il censo alla mensa vescovile ? il censo che grava sul podere ? Nàzzaro lo guardò con aria di compatimento sdegnoso : - Bambino ! Vendete la casa , che non vi serve a nulla , e liberate del censo il podere . È presto fatto . - Sì , - sghignò Simone Lampo . - E intanto che mangio io là , senza uccelli e senza grano ? - A questo ci penso io , - gli rispose con placida serietà Nàzzaro . - Non devo star con voi ? Abbiamo l ' asina ; abbiamo la terra ; zapperemo e mangeremo . Coraggio , don Simo ' ! Simone Lampo rimase stupito a mirare la fiducia serena di quel matto , ch ' era rimasto innanzi a lui con una mano alzata a un gesto di noncuranza sdegnosa e un bel riso d ' arguta spensieratezza negli occhi chiari e tra il folto barbone abbatuffolato . LA FEDELTÀ DEL CANE Mentre donna Giannetta , ancora in sottana , e con le spalle e le braccia scoperte e un po ' anche il seno ( più d ' un po ' , veramente ) si racconciava i bei capelli corvini seduta innanzi alla specchiera , il marchese don Giulio del Carpine finiva di fumarsi una sigaretta , sdrajato sulla poltrona a piè del letto disfatto , ma con tale cipiglio , che in quella sigaretta pareva vedesse e volesse distruggere chi sa che cosa , dal modo come la guardava nel togliersela dalle labbra , dalla rabbia con cui ne aspirava il fumo e poi lo sbuffava . D ' improvviso si rizzò sulla vita e disse scrollando il capo : - Ma no , via , non è possibile ! Donna Giannetta si voltò sorridente a guardarlo , con le belle braccia levate e le mani tra i capelli , come donna che non tema di mostrar troppo del proprio corpo . - Ancora ci pensi ? - Perché non c ' è logica ! - scattò egli , alzandosi , stizzito . - Tra me e ... coso , e Lulù , via , non tocca a dirlo a me ... Donna Giannetta chinò il capo da una parte e stette così a osservar don Giulio di sotto il braccio come per farne una perizia disinteressata prima di emettere un giudizio . Poi , comicamente , quasiché la coscienza proprio non le permettesse di concedere senza qualche riserva , sospirò : - Eh , secondo ... - Ma che secondo , fa ' il piacere ! - Secondo , secondo , caro mio , - ripeté allora senz ' altro donna Giannetta . Del Carpine scrollò le spalle e si mosse per la camera . Quand ' aveva la barba era veramente un bell ' uomo ; alto di statura , ferrigno . Ma ora , tutto raso per obbedire alla moda , con quel mento troppo piccolo e quel naso troppo grosso , dire che fosse bello , via , non si poteva più dire , soprattutto perché pareva che lui lo pretendesse , anche così con la barba rasa , anzi appunto perché se l ' era rasa . - La gelosia , del resto , - sentenziò , - non dipende tanto dalla poca stima che l ' uomo ha della donna , o viceversa , quanto dalla poca stima che abbiamo di noi stessi . E allora ... Ma guardandosi per caso le unghie , perdette il filo del discorso , e fissò donna Giannetta , come se avesse parlato lei e non lui . Donna Giannetta , che se ne stava ancora alla specchiera , con le spalle voltate , lo vide nello specchio , e con una mossetta degli occhi gli domandò : - E allora ... che cosa ? - Ma sì , è proprio questo ! Nasce da questo ! - riprese lui , con rabbia . - Da questa poca stima di noi , che ci fa credere , o meglio , temere di non bastare a riempiere il cuore o la mente , a soddisfare i gusti o i capricci di chi amiamo ; ecco ! - Oh , - fece allora lei , con un respiro di sollievo . - E tu non l ' hai , di te ? - Che cosa ? - Cotesta poca stima che dici . - Non l ' ho , non l ' ho , non l ' ho , se mi paragono con ... coso , con Lulù ; ecco ! - Povero Lulù mio ! - esclamò allora donna Giannetta , rompendo in una sua abituale risatina , ch ' era come una cascatella gorgogliante . - Ma tua moglie ? - domandò poi . - Bisognerebbe ora vedere che stima ha di te tua moglie . - Oh senti ! - s ' affrettò a risponderle don Giulio , infiammato . - Non posso in nessun modo crederla capace di preferirmi ... - Coso ! - Non c ' è logica ! non c ' è logica ! Mia moglie sarà ... sarà come tu vuoi ; ma intelligente è . Di noi , ch ' io sappia , non sospetta . Perché lo farebbe ? E con Lulù , poi ? Donna Giannetta , finito d ' acconciarsi i capelli , si levò dalla specchiera . - Tu insomma , - disse , - difendi la logica . La tua , però . Prendimi il copribusto , di là . Ecco , sì , codesto , grazie . Non la logica di tua moglie , caro mio . Come ragionerà Livia ? Perché Lulù è affettuoso , Lulù è prudente , Lulù è servizievole ... E mica tanto sciocco poi , sai ? Guarda : io , per esempio , non ho il minimo dubbio che lui ... - Ma va ' ! - negò recisamente don Giulio , dando una spallata . - Del resto , che sai tu ? chi te l ' ha detto ? - Ih , - fece donna Giannetta , appressandoglisi , prendendolo per le braccia e guardandolo negli occhi . - Ti alteri ? Ti turbi sul serio ? Ma scusa , è semplicemente ridicolo ... mentre noi , qua ... - Non per questo ! - scattò Del Carpine , infocato in volto . - Non ci so credere , ecco ! Mi pare impossibile , mi pare assurdo che Livia ... - Ah sì ? Aspetta , - lo interruppe donna Giannetta . Gli tese prima il copribusto di nansouk , perch ' egli l ' ajutasse a infilarselo , poi andò a prendere dalla mensola una borsetta , ne trasse un cartoncino filettato d ' oro , strappato dal taccuino , e glielo porse . Vi era scritto frettolosamente a matita un indirizzo : Via Sardegna , 96 . - Se vuoi , per pura curiosità ... Don Giulio del Carpine restò a guardarla , stordito , col pezzettino di carta in mano . - Come ... come l ' hai scoperto ? - Eh , - fece donna Giannetta , stringendosi nelle spalle e socchiudendo maliziosamente gli occhi . - Lulù è prudente , ma io ... Per la nostra sicurezza ... Caro mio , tu badi troppo a te ... Non ti sei accorto , per esempio , com ' io da qualche tempo venga qua e ne vada via più tranquilla ? - Ah ... - sospirò egli astratto , turbato . - E Livia , dunque ... ? Via Sardegna : sarebbe una traversa di Via Veneto ? - Sì : numero 96 , una delle ultime case , in fondo . C ' è sotto uno studio di scultura , preso anche a pigione da Lulù . Ah ! ah ! ah ! Te lo figuri Lulù ... scultore ? Rise forte , a lungo . Rise altre volte , a scatti , mentre finiva di vestirsi , per le comiche immagini che le suscitava il pensiero di Lulù , suo marito , scultore in una scuola di nudo , con Livia del Carpine per modella . E guardava obliquamente don Giulio , che s ' era seduto di nuovo su la poltrona , col cartoncino arrotolato fra le dita . Quando fu pronta , col cappellino in capo e la veletta abbassata , si guardò allo specchio , di faccia , di fianco , poi disse : - Non bisogna presumer troppo di sé , caro ! Io ci ho piacere per il povero Lulù , e anche per me ... Anche tu , del resto , dovresti esserne contento . Scoppiò di nuovo a ridere , vedendo la faccia che lui le faceva ; e corse a sederglisi su le ginocchia e a carezzarlo : - Vendicati su me , via , Giugiù ! Come sei terribile ... Ma chi la fa l ' aspetta , caro : proverbio ! Poiché Lulù è contento , noi adesso ... - Io voglio prima accertarmene , capisci ? - diss ' egli duramente , con un moto di rabbia mal represso , quasi respingendola . Donna Giannetta si levò subito in piedi , risentita , e disse fredda fredda : - Fa ' pure . Addio , eh ? Ma s ' affrettò a levarsi anche lui , pentito . L ' espansione d ' affetto a cui stava per abbandonarsi gli fu però interrotta dalla stizza persistente . Tuttavia disse : - Scusami , Gianna ... Mi ... mi hai frastornato , ecco . Sì , hai ragione . Dobbiamo vendicarci bene . Più mia , più mia , più mia .... E la prese , così dicendo , per la vita e la strinse forte a sé . - No ... Dio ... mi guasti tutta di nuovo ! - gridò lei , ma contenta , cercando d ' opporsi con le braccia . Poi lo baciò pian piano , teneramente da dietro la veletta , e scappò via . Giugiù del Carpine , aggrottato e con gli occhi fissi nel vuoto , rimase a raschiarsi le guance rase con le unghie della mano spalmata sulla bocca . Si riscosse come punto da un improvviso ribrezzo per quella donna che aveva voluto morderlo velenosamente , così , per piacere . Contenta ne era ; ma non per la loro sicurezza . No ! contenta di non esser sola ; e anche ( ma sì , lo aveva detto chiaramente ) per aver punito la presunzione di lui . Senza capire , imbecille , che se lei , avendo Lulù per marito , poteva in certo qual modo avere una scusa al tradimento , Livia no , perdio , Livia no ! S ' era fisso ormai questo chiodo , e non si poteva dar pace . Dell ' onestà di sua moglie , come di quella di tutte le donne in genere , non aveva avuto mai un gran concetto . Ma uno grandissimo ne aveva di sé , della sua forza , della sua prestanza maschile ; e riteneva perciò , fermamente , che sua moglie ... Forse però poteva essersi messa con Lulù Sacchi per vendetta . Vendetta ? Ma Dio mio , che vendetta per lei ? Avrebbe fatto , se mai , quella di Lulù Sacchi , non già la sua , mettendosi con un uomo che valeva molto meno di suo marito . Già ! Ma non s ' era egli messo scioccamente con una donna che valeva senza dubbio molto meno di sua moglie ? Ecco allora perché Lulù Sacchi mostrava di curarsi così poco del tradimento di donna Giannetta . Sfido ! Erano suoi tutti i vantaggi di quello scambio . Anche quello d ' aver acquistato , dalla relazione di lui con donna Giannetta , il diritto d ' esser lasciato in pace . Il danno e le beffe , dunque . Ah , no , perdio ! no , e poi no ! Uscì , pieno d ' astio e furioso . Tutto quel giorno si dibatté tra i più opposti propositi , perché più ci pensava , più la cosa gli pareva inverosimile . In sei anni di matrimonio aveva sperimentato sua moglie , se non al tutto insensibile , certo non molto proclive all ' amore . Possibile che si fosse ingannato così ? Stette tutto quel giorno fuori ; rincasò a tarda notte per non incontrarsi con sua moglie . Temeva di tradirsi , quantunque dicesse ancora a se stesso che , prima di credere , voleva vedere . Il giorno dopo si svegliò fermo finalmente in questo proposito di andare a vedere . Ma , appena sulle mosse , cominciò a provare un ' acre irritazione ; avvilimento e nausea . Perché , dato il caso che il tradimento fosse vero , che poteva far lui ? Nulla . Fingere soltanto di non sapere . E non c ' era il rischio d ' imbattersi nell ' uno o nell ' altra , per quella via ? Forse sarebbe stato più prudente andar prima , di mattina , a veder soltanto quella casa , far le prime indagini e deliberare quindi sul posto ciò che gli sarebbe convenuto di fare . Si vestì in fretta ; andò . Vide così la casa al numero 96 , la quale aveva realmente al pianterreno lo studio di scultura , per cui donna Giannetta aveva tanto riso . La verità di questa indicazione gli rimescolò tutto il sangue , come se essa importasse di conseguenza la prova del tradimento . Dal portone d ' una casa dirimpetto , un po ' più giù si fermò a guardare le finestre di quella casa e a domandarsi quali fossero quelle del quartierino appigionato da Lulù . Pensò infine che quel portone , non guardato da nessuno , poteva essere per lui un buon posto da vedere senz ' esser visto , quando , a tempo debito , sarebbe venuto a spiare . Conoscendo le abitudini della moglie , le ore in cui soleva uscir di casa , argomentò che il convegno con l ' amante poteva aver luogo o alla mattina , fra le dieci e le undici , o nel pomeriggio , poco dopo le quattro . Ma più facilmente di mattina . Ebbene , poiché era lì , perché non rimanerci ? Poteva darsi benissimo che gli riuscisse di togliersi il dubbio quella mattina stessa . Guardò l ' orologio ; mancava poco più di un ' ora alle dieci . Impossibile star lì fermo , in quel portone , tanto tempo . Poiché lì vicino c ' era l ' entrata a Villa Borghese da Porta Pinciana : ecco , si sarebbe recato a passeggiare a Villa Borghese per un ' oretta . Era una bella mattinata di novembre , un po ' rigida . Entrato nella Villa , don Giulio vide nella prossima pista due ufficiali d ' artiglieria insieme con due signorine , che parevano inglesi , sorelle , bionde e svelte nelle amazzoni grige , con due lunghi nastri scarlatti annodati attorno al colletto maschile . Sotto gli occhi di don Giulio essi presero tutt ' e quattro a un tempo la corsa , come per una sfida . E don Giulio si distrasse : scese il ciglio del viale , s ' appressò alla pista per seguir quella corsa e notò subito , con l ' occhio esperto , che il cavallo , un sauro , montato dalla signorina che stava a destra , buttava male i quarti anteriori . I quattro scomparvero nel giro della pista . E don Giulio rimase lì a guardare , ma dentro di sé : sua moglie , donna Livia , su un grosso bajo focoso . Nessuna donna stava così bene in sella , come sua moglie . Era veramente un piacere vederla . Cavallerizza nata ! E con tanta passione pei cavalli , così nemica dei languori femminili , s ' era andata a mettere con quel Lulù Sacchi frollo , melenso ? ... Era da vedere , via ! Girò , astratto , assorto , pe ' viali , dove lo portavano i piedi . A un certo punto consultò l ' orologio e s ' affrettò a tornare indietro . S ' eran fatte circa le dieci , perbacco ! e diventava quasi un ' impresa , ora , traversare Via Sardegna per arrivare a quel portone là in fondo . Certo sua moglie non sarebbe venuta dalla parte di Via Veneto , ma da laggiù , per una traversa di Via Boncompagni . C ' era però il rischio che di qua venisse Lulù e lo scorgesse . Simulando una gran disinvoltura , senza voltarsi indietro , ma allungando lo sguardo fin in fondo alla via , Del Carpine andava con un gran batticuore che , dandogli una romba negli orecchi , quasi gli toglieva il senso dell ' udito . Man mano che inoltrava , l ' ansia gli cresceva . Ma ecco il portone : ancora pochi passi ... E don Giulio stava per trarre un gran respiro di sollievo , sgattajolando dentro il portone , quando ... - Tu , qua ? Trasecolò . Lulù Sacchi era lì anche lui , nello stesso portone . Curvo , carezzava un cagnolino lungo lungo , basso basso , di pelo nero ; e quel cagnolino gli faceva un mondo di feste , tutto fremente , e si storcignava , si allungava , grattando con le zampette su le gambe di lui , o saltava per arrivare a lambirgli il volto . Ma non era Liri , quello ? Sì , Liri , il cagnolino di sua moglie . Lulù era pallido , alterato dalla commozione ; aveva gli occhi pieni di lagrime , evidentemente per le feste che gli faceva il cagnolino , quella bestiola buona , quella bestiola cara , che lo conosceva bene e gli era fedele , ah esso sì , esso sì ! non come quella sua padronaccia , donna indegna , donna vile , sì , sì , o buon Liri , anche vile , vile ; perché una donna che si porta nel quartierino pagato dal proprio amante un altro amante , il quale dev ' essere per forza un miserabile , un farabutto , un mascalzone , questa donna , o buon Liri , è vile , vile , vile . Così diceva fra sé Lulù Sacchi , carezzando il cagnolino e piangendo dall ' onta e dal dolore , prima che Giulio del Carpine entrasse nel portone , dove anche lui era venuto ad appostarsi . Per un equivoco preso dalla vecchia serva che si recava dopo i convegni a rassettare il quartierino , Lulù aveva scoperto quell ' infamia di donna Livia ; e , venendo ad appostarsi , aveva trovato per istrada Liri , smarrito evidentemente dalla padrona nella fretta di salir su al convegno . La presenza del cagnolino , lì , in quella strada , aveva dato la prova a Lulù Sacchi che il tradimento era vero , era vero ! Anche lui non aveva voluto crederci ; ma con più ragione , lui , perché veramente una tale indegnità passava la parte . E adesso si spiegava perché ella non aveva voluto ch ' egli tenesse la chiave del quartierino e se la fosse tenuta lei , invece , costringendolo ogni volta ad aspettare lì , nello studio di scultura , ch ' ella venisse . Oh com ' era stato imbecille , stupido , cieco ! Tutto intanto poteva aspettarsi il povero Lulù , tranne che don Giulio del Carpine venisse a sorprenderlo nel suo agguato . I due uomini si guardarono , allibiti . Lulù Sacchi non pensò che aveva gli occhi rossi di pianto , ma istintivamente , poiché le lagrime gli si erano raggelate sul volto in fiamme , se le portò via con due dita e , alla prima domanda lanciata nello stupore da don Giulio : Tu qua ! rispose balbettando e aprendo le labbra a uno squallido sorriso : - Eh ? ... già ... sì ... a - aspettavo ... Del Carpine guardò , accigliato , il cane . - E Liri ? Lulù Sacchi chinò gli occhi a guardarlo , come se non lo avesse prima veduto , e disse : - Già ... Non so ... si trova qui ... Di fronte a quella smarrita scimunitaggine , don Giulio ebbe come un fremito di stizza ; scese sul marciapiede della via e guardò in su , al numero del portone . - Insomma è qua ? Dov ' è ? - Che dici ? - domandò Lulù Sacchi ancora col sorriso squallido su le labbra , ma come se non avesse più una goccia di sangue nelle vene . Del Carpine lo guardò con gli occhi invetrati . - Chi aspettavi tu qua ? - Un ... un mio amico , - balbettò Lulù . - È ... è andato su ... - Con Livia ? - domandò Del Carpine . - No ! Che dici ? - fece Lulù Sacchi , smorendo vieppiù . - Ma se Liri è qua ... - Già , è qua ; ma ti giuro che io l ' ho proprio trovato per istrada , - disse col calore della verità Lulù Sacchi infoscandosi a un tratto . - Qua ? per istrada ? - ripeté Del Carpine , chinandosi verso il cane . - Sai tu dunque la strada , eh , Liri ? Come mai ? Come mai ? La povera bestiola , sentendo la voce del padrone insolitamente carezzevole , fu presa da una subita gioja ; gli si slanciò su le gambe , dimenandosi tutta ; cominciò a smaniare con le zampette ; s ' allungò , guajolando ; poi s ' arrotolò per terra e , quasi fosse improvvisamente impazzita , si mise a girare , a girar di furia per l ' androne ; poi a spiccar salti addosso al padrone , addosso a Lulù , abbajando forte , ora , come se , in quel suo delirio d ' affetto , in quell ' accensione della istintiva fedeltà , volesse uniti quei due uomini , fra i quali non sapeva come spartire la sua gioja e la sua devozione . Era veramente uno spettacolo commoventissimo la fedeltà di questo cane d ' una donna infedele , verso quei due uomini ingannati . L ' uno e l ' altro , ora , per sottrarsi al penosissimo imbarazzo in cui si trovavano così di fronte , si compiacevano molto della festa frenetica ch ' esso faceva loro ; e presero ad aizzarlo con la voce , col frullo delle dita : - Qua , Liri ! - Povero Liri ! - ridendo tutti e due convulsamente . A un tratto però Liri s ' arrestò , come per un fiuto improvviso : andò su la soglia del portone , vi si acculò un po ' , sospeso , inquieto , guardando nella via , con le due orecchie tese e la testina piegata da una parte , quindi spiccò la corsa precipitosamente . Don Giulio sporse il capo a guardare , e vide allora sua moglie che svoltava dalla via , seguita dal cagnolino . Ma sentì afferrarsi per un braccio da Lulù Sacchi , il quale - pallido , stravolto , fremente - gli disse : - Aspetta ! Lasciami vedere con chi ... - Come ! - fece don Giulio , restando . Ma Lulù Sacchi non ragionava più ; lo strappò indietro , ripetendo : - Lasciami vedere , ti dico ! Sta ' zitto ... Vide Liri , che s ' era fermato all ' angolo della via , perplesso , come tenuto tra due , guardando verso il portone , in attesa . Poco dopo , dalla porta segnata col numero 96 uscì un giovanottone su i vent ' anni , tronfio , infocato in volto , con un paio di baffoni in su , inverosimili . - Il Toti ! - esclamò allora Lulù Sacchi , con un ghigno orribile , che gli contraeva tutto il volto ; e , senza lasciare il braccio di don Giulio , aggiunse : - Il Toti , capisci ? Un ragazzaccio ! Uno studentello ! Capisci , che fa tua moglie ? Ma gliel ' accomodo io , adesso ! Lasciami fare ... Hai visto ? E ora basta , Giulio ! Basta per tutti , sai ? E scappò via , su le furie . Don Giulio del Carpine rimase come intronato . Eh che ? Due , dunque : Lulù messo da parte , oltrepassato ? Lì , un altro , nello stesso quartierino ? Un giovinastro ... Sua moglie ! E come mai Lulù ? ... Dunque , stava ad aspettare anche lui ? ... E quel cagnolino smarrito lì , in mezzo alla via , confuso ... eh sfido ! ... tra tanti ... E aveva fatto le feste anche a lui ... carino ... carino ... carino ... - Ah ! - fece don Giulio , scrollandosi tutto dalla nausea , dal ribrezzo , ma pur con un segreto compiacimento che , per Lulù almeno , era come aveva detto lui : che veramente , cioè , sua moglie non aveva potuto prenderlo sul serio , e lo aveva ingannato , ecco qua ; e non solo , ma anche schernito ! anche schernito ! Cavò il fazzoletto e si stropicciò le mani che la bestiola devota gli aveva lambite ; se le stropicciò forte forte forte , fin quasi a levarsi la pelle . Ma , a un tratto , se lo vide accanto , chiotto chiotto , con le orecchie basse , la coda tra le gambe , quel povero Liri , che s ' era provato a seguir prima la padrona , poi il Toti , poi Lulù e che ora infine aveva preso a seguir lui . Don Giulio fu assalito da una rabbia furibonda : gli parve oscenamente scandalosa la fedeltà di quella brutta bestiola , e le allungò anche lui un violentissimo calcio . - Va ' via ! TUTTO PER BENE I . La signorina Silvia Ascensi , venuta a Roma per ottenere il trasferimento dalla Scuola normale di Perugia in altra sede - qualunque e dovunque fosse , magari in Sicilia , magari in Sardegna - si rivolse per ajuto al giovane deputato del collegio , onorevole Marco Verona , che era stato discepolo devotissimo del suo povero babbo , il professor Ascensi dell ' Università di Perugia , illustre fisico , morto da un anno appena , per uno sciagurato accidente di gabinetto . Era sicura che il Verona , conoscendo bene i motivi per cui ella voleva andar via dalla città natale , avrebbe fatto valere in suo favore la grande autorità che in poco tempo era riuscito ad acquistarsi in Parlamento . Il Verona , difatti , la accolse non solo cortesemente , ma con vera benevolenza . Ebbe finanche la degnazione di ricordarle le visite che , da studente , egli aveva fatto al compianto professore , perché ad alcune di queste visite , se non s ' ingannava , ella era stata presente , giovinetta allora , ma non tanto piccolina , se già - ma sicuro ! - se già faceva da segretaria al babbo ... La signorina Ascensi , a tal ricordo , s ' invermigliò tutta . Piccolina ? Altro che ! Aveva nientemeno che quattordici anni lei , allora ... E lui , l ' onorevole Verona , quanti poteva averne . Venti , ventuno al più . Oh , ella avrebbe potuto ripetergli ancora , parola per parola , tutto ciò ch ' egli era venuto a chiedere al babbo in quelle visite . Il Verona si mostrò dolentissimo di non aver seguitato gli studii , pei quali il professor Ascensi aveva saputo ispirargli in quel tempo tanto fervore ; poi esortò la signorina a farsi animo , poiché ella , al ricordo della sciagura recente , non aveva saputo trattener le lagrime . Infine , per raccomandarla con maggiore efficacia , volle accompagnarla - ( ma proprio scomodarsi fino a tal punto ? ) - sì sì , lui in persona volle accompagnarla al Ministero della Pubblica Istruzione . D ' estate , però , erano tutti in vacanza , quell ' anno , alla Minerva . Per il ministro e il sotto - segretario di Stato l ' onorevole Verona lo sapeva ; ma non credeva di non trovare in ufficio il capo - divisione , neppure il capo - sezione ... Dovette contentarsi di parlare col cavalier Martino Lori , segretario di prima classe , che reggeva in quel momento lui solo l ' intera divisione . Il Lori , scrupolosissimo impiegato , era molto ben visto dai superiori e dai subalterni per la squisita cordialità dei modi , per l ' indole mite , che gli traspariva dallo sguardo , dal sorriso , dai gesti , e per la correttezza anche esteriore della persona linda , curata con diligenza amorosa . Egli accolse l ' onorevole Verona con molti ossequii e rosso in volto per la gioja , non solo perché prevedeva che questo deputato , senza dubbio , un giorno o l ' altro sarebbe stato suo capo supremo , ma perché veramente da anni era ammiratore fervido dei discorsi di lui alla Camera . Volgendosi poi a guardare la signorina e sapendo ch ' era figlia del compianto e illustre professore dell ' Ateneo perugino , il cavalier Lori provò un ' altra gioja , non meno viva . Egli aveva poco più di trent ' anni , e la signorina Silvia Ascensi aveva un curioso modo di parlare : pareva che con gli occhi - d ' uno strano color verde , quasi fosforescenti - spingesse le parole a entrar bene nell ' anima di chi l ' ascoltava ; e s ' accendeva tutta . Rivelava , parlando , un ingegno lucido e preciso , un ' anima imperiosa ; ma quella lucidità man mano era turbata e quella imperiosità vinta e sopraffatta da una grazia irresistibile che le affiorava in volto , vampando . Ella notava con dispetto che , a poco a poco , le sue parole , il suo ragionamento , non avevano più efficacia , poiché chi stava ad ascoltarla era tratto piuttosto ad ammirare quella grazia e a bearsene . Allora , nel volto infocato , un po ' per la stizza , un po ' per l ' ebbrezza , che istintivamente e suo malgrado le cagionava il trionfo della sua femminilità , ella si confondeva ; il sorriso di chi la ammirava , si rifletteva , senza che lei lo volesse , anche su le sue labbra ; scoteva con una rabbietta il capo , si stringeva nelle spalle e troncava il discorso , dichiarando di non saper parlare , di non sapersi esprimere . - Ma no ! Perché ? Mi pare anzi che si esprima benissimo ! - s ' affrettò a dirle il cavalier Martino Lori . E promise all ' onorevole Verona che avrebbe fatto di tutto per contentar la signorina e procurarsi il piacere di rendere un servizio a lui . Due giorni dopo , Silvia Ascensi ritornò sola al Ministero . S ' era accorta subito che per il cavalier Lori non aveva proprio bisogno di alcun ' altra raccomandazione . E con la più ingenua semplicità del mondo andò a dirgli che non poteva più assolutamente lasciare Roma : aveva tanto girato in quei tre giorni , senza mai stancarsi , e tanto ammirato le ville solitarie vegliate dai cipressi , la soavità silenziosa degli orti dell ' Aventino e del Celio , la solennità tragica delle rovine e di certe vie antiche , come l ' Appia , e la chiara freschezza del Tevere ... S ' era innamorata di Roma , insomma , e voleva esservi trasferita , senz ' altro . Impossibile ? Perché impossibile ? Sarebbe stato difficile , via ! Impossibile , no . Dif - fi - ci - lis - si - mo , là ! Ma volendo , via ... Anche comandata in qualche classe aggiunta ... Sì , sì . Doveva farle questo piacere ! Sarebbe venuta tante , tante , tante volte a seccarlo , altrimenti . Non lo avrebbe lasciato più in pace ! Un comando era facile , no ? Dunque ... Dunque , la conclusione fu un ' altra . Dopo sei o sette di quelle visite , un dopopranzo , il cavalier Martino Lori si assentò dall ' ufficio , s ' abbigliò come per le grandi occasioni e andò a Montecitorio a domandare dell ' onorevole Verona . Si guardava i guanti , si guardava le scarpine , si tirava fuori i polsini con le punte delle dita , molto irrequieto , aspettando l ' usciere che doveva introdurlo . Appena introdotto , per nascondere l ' imbarazzo , prese a dir calorosamente all ' onorevole Verona che la sua protetta chiedeva proprio l ' impossibile , ecco ! - La mia protetta ? - lo interruppe l ' onorevole Verona . - Quale protetta ? Il Lori , riconoscendo addoloratissimo d ' aver usato , senz ' ombra di malizia però , una parola che poteva prestarsi veramente a una ... sì , a una malevola interpretazione , s ' affrettò a dire che intendeva parlare della signorina Ascensi . - Ah , la signorina Ascensi ? Ma allora sì , protetta ! - gli rispose l ' onorevole Verona , sorridendo e accrescendo l ' imbarazzo del povero cavalier Martino Lori . - Non ricordavo più d ' avergliela raccomandata e non ho indovinato in prima di chi intendesse parlarmi . Io venero la memoria dell ' illustre professore , padre della signorina e mio maestro , e vorrei che anche lei , cavaliere , ne proteggesse la figliuola - proteggesse , proprio - e me la contentasse a ogni modo , perché lo merita . Ma se era venuto appunto per questo , il cavalier Martino Lori ! Trasferirla a Roma , però , non poteva in nessun modo . Se era lecito , ecco , desiderava di conoscere la vera ragione per cui ... per cui la signorina voleva andar via da Perugia . Mah ! Non bella , pur troppo , questa ragione . Il professor Ascensi era stato tradito e abbandonato dalla moglie , tristissima donna , molto danarosa , la quale s ' era messa a convivere con un altr ' uomo degno di lei , da cui aveva avuto due o tre figli . L ' Ascensi s ' era tenuta con sé , naturalmente , l ' unica figliuola , restituendo a colei tutto il suo avere . Grand ' uomo , ma sprovvisto del tutto di senso pratico , il professor Ascensi aveva avuto un ' esistenza tribolatissima , tra angustie e amarezze d ' ogni genere . Comperava libri e libri e libri , strumenti per il suo gabinetto , e poi non sapeva spiegarsi come mai il suo stipendio non bastasse a sopperire ai bisogni d ' una famiglia ormai così ristretta . Per non affliggere il babbo con privazioni , la signorina Ascensi s ' era veduta costretta a darsi anche lei all ' insegnamento . Oh , la vita di quella ragazza , fino alla morte del padre , era stata un continuo esercizio di pazienza e di virtù . Ma ella era orgogliosa , e giustamente , della fama del padre , che a fronte alta poteva contrapporre alla vergogna materna . Ora però , morto sciaguratamente il padre e rimasta senza presidio , quasi povera e sola , non sapeva più adattarsi a vivere a Perugia , dove stava anche la madre ricca e svergognata . Ecco tutto . Martino Lori , commosso a questo racconto ( commosso veramente anche prima d ' ascoltarlo dalla bocca autorevole d ' un deputato di grande avvenire ) , nel licenziarsi gli lasciò intravedere il proposito di ricompensare del suo meglio quella fanciulla , tanto del sacrifizio e delle amarezze , quanto della meravigliosa devozione filiale . E così la signorina Silvia Ascensi , venuta a Roma per ottenere un trasferimento , vi trovò - invece - marito . II . Il matrimonio , però , almeno nei primi tre anni , fu disgraziatissimo . Tempestoso . Nel fuoco dei primi giorni Martino Lori buttò , per così dire , tutto se stesso ; la moglie vi lasciò cadere , invece , pochino pochino di sé . Attutita la fiamma che fonde anime e corpi , la donna ch ' egli credeva divenuta ormai tutta sua , come egli era divenuto tutto di lei , gli balzò innanzi molto diversa da quella che s ' era immaginata . S ' accorse , insomma , il Lori che ella non lo amava , che s ' era lasciata sposare come in un sogno strano , da cui ora si destava aspra , cupa , irrequieta . Che aveva sognato ? Di ben altro il Lori s ' accorse col tempo : che ella , cioè , non solo non lo amava , ma non poteva neanche amarlo , perché le loro nature erano proprio opposte . Non era possibile tra loro nemmeno il compatimento reciproco . Che se egli , amandola , era disposto a rispettare il carattere vivacissimo , lo spirito indipendente di lei , ella , che non lo amava , non sapeva aver neppure sofferenza dell ' indole e delle opinioni di lui . - Che opinioni ! - gli gridava , scrollandosi sdegnosamente . - Tu non puoi avere opinioni , caro mio ! Sei senza nervi ... Che c ' entravano i nervi con le opinioni ? Il povero Lori restava a bocca aperta . Ella lo stimava duro e freddo perché taceva , è vero ? Ma egli taceva per cansar liti ! taceva perché s ' era chiuso nel cordoglio , rassegnato già al crollo del suo bel sogno , d ' avere cioè una compagna affettuosa e premurosa , una casetta linda , sorrisa dalla pace e dall ' amore . Rimaneva stupito Martino Lori del concetto che sua moglie s ' andava man mano formando di lui , delle interpretazioni che dava dei suoi atti , delle sue parole . Certi giorni quasi quasi dubitava fra sé ch ' egli non fosse quale si riteneva , quale si era sempre ritenuto , e che avesse , senz ' accorgersene , tutti quei difetti , tutti quei vizii che ella gli rinfacciava . Aveva avuto sempre vie piane innanzi a sé ; non si era mai addentrato negli oscuri e profondi meandri della vita , e forse perciò non sapeva diffidare né di se stesso né d ' alcuno . La moglie , all ' incontro , aveva assistito fin dall ' infanzia a scene orribili e imparato , purtroppo , che tutto può esser tristo , che nulla vi è di sacro al mondo , se finanche la madre , la madre , Dio mio ... - Ah , sì : povera Silvia , meritava scusa , compatimento , anche se vedeva il male dove non era e si dimostrava perciò ingiusta verso di lui . Ma più egli , con la mite bontà , cercava d ' accostarsi a lei , per ispirarle una maggior fiducia nella vita , per persuaderla a più equi giudizii , e più ella s ' inaspriva e si rivoltava . Ma se non amore , buon Dio , almeno un po ' di gratitudine per lui che , alla fin fine , le aveva ridato una casa , una famiglia , togliendola a una vita randagia e insidiosa ! No ; neppure gratitudine . Era superba , sicura di sé , di potere e di saper bastare a se stessa col proprio lavoro . E sei o sette volte , in quei primi tre anni , lo minacciò di riprendere l ' insegnamento e di separarsi da lui . Un giorno , alla fine , pose anche ad effetto la minaccia . Ritornando quel giorno dall ' ufficio , il Lori non trovò in casa la moglie . La mattina , aveva avuto con lei un nuovo e più aspro litigio per un lieve rimprovero che aveva osato di muoverle . Ma già da un mese circa si addensava la tempesta ch ' era scoppiata quella mattina . Ella era stata stranissima tutto quel mese ; di fosche maniere ; e aveva finanche mostrato un ' acerba ripugnanza per lui . Senza ragione , al solito ! Ora , nella lettera lasciata in casa , ella gli annunziava il proposito irremovibile di romperla per sempre e che avrebbe fatto di tutto per riottenere il posto di maestra ; e in fine , perché egli non desse in vane smanie e non facesse chiassose ricerche , gl ' indicava l ' albergo ove provvisoriamente aveva preso alloggio : ma che non andasse a trovarla , perché sarebbe stato inutile . Il Lori rimase a lungo a riflettere con quella lettera in mano , perplesso . Aveva troppo sofferto , e ingiustamente . Il liberarsi però di quella donna sarebbe stato , sì , forse , un sollievo ; ma anche un indicibile dolore . Egli la amava . E dunque , un sollievo momentaneo , e poi una gran pena e un gran vuoto per tutta la vita . Sapeva , sentiva bene che non avrebbe potuto più amare alcun ' altra donna , mai . E lo scandalo , inoltre , che non si meritava : egli , così corretto in tutto , separato ora dalla moglie , esposto alla malignità della gente , che avrebbe potuto sospettare chi sa quali torti in lui , quando Dio era testimonio di quanta longanimità , di quanta condiscendenza avesse dato prova in quei tre anni . Che fare ? Deliberò di non muoversi per quella sera . La notte avrebbe portato a lui consiglio , a lei forse il pentimento . Il giorno dopo non andò all ' ufficio e attese tutta la mattinata in casa . Nel pomeriggio si disponeva ad uscire , senza aver bene tuttavia fermato l ' animo ad alcuna deliberazione , quando gli pervenne dalla Camera dei deputati un invito dell ' on . Marco Verona . Si era in crisi ministeriale : e , da alcuni giorni , alla Minerva si faceva con insistenza il nome del Verona come probabile Sottosegretario di Stato : qualcuno lo preconizzava anche Ministro . Al Lori , fra le tante idee , era venuta anche quella di recarsi dal Verona per consiglio . Se n ' era astenuto , immaginando a quali brighe egli dovesse trovarsi in mezzo , di quei giorni . Silvia , evidentemente , non aveva avuto questo ritegno e , sapendo ch ' egli sarebbe stato a capo della Pubblica Istruzione , era forse andata da lui per farsi riammettere nell ' insegnamento . Martino Lori si rabbujò , pensando che forse il Verona , avvalendosi adesso dell ' autorità di suo prossimo superiore , volesse ordinargli di non interporsi negli uffici contro il desiderio della moglie . Ma invece Marco Verona lo accolse alla Camera con molta benignità . Si mostrò seccatissimo d ' essere stato preso , come lui diceva , al laccio . Ministro , no , no , per fortuna ! Sottosegretario . Non avrebbe voluto assumersi neanche questa minore responsabilità , date le condizioni di quel momento politico . La disciplina del partito lo aveva forzato . Orbene , egli avrebbe voluto almeno nel gabinetto l ' ausilio d ' un uomo onesto a tutta prova ed espertissimo , e aveva perciò pensato subito a lui , al cavalier Lori . Accettava ? Pallido per l ' emozione e con le orecchie infocate , il Lori non seppe come ringraziarlo dell ' onore che gli faceva , della fiducia che gli dimostrava ; ma tuttavia , profondendo questi ringraziamenti , aveva negli occhi una domanda ansiosa , lasciava intender chiaramente con lo sguardo ch ' egli , in verità , si aspettava un altro discorso . Non voleva proprio nient ' altro da lui l ' on . Verona , anzi Sua Eccellenza ? Questi sorrise , alzandosi , e gli posò lievemente una mano su la spalla . Eh sì , qualcos ' altro voleva ; pazienza , voleva , e perdono per la signora Silvia . Via , ragazzate ! - È venuta a trovarmi e mi ha esposto i suoi « fieri » propositi , - disse , sempre sorridendo . - Le ho parlato a lungo e ... ma sì ! ma sì ! non c ' è proprio bisogno che lei si discolpi , cavaliere . So bene che il torto è della signora , e gliel ' ho detto , sa ? francamente . Anzi , l ' ho fatta piangere ... Sì , perché le ho parlato del padre , di quanto il padre sofferse per il tristo disordine della famiglia ... e d ' altro ancora le ho parlato . Vada via tranquillo , cavaliere . Ritroverà a casa la signora . - Eccellenza , io non so come ringraziarla ... - si provò a dire , commosso , il Lori inchinandosi . Ma il Verona lo interruppe subito : - Non mi ringrazi ; e sopra tutto , non mi chiami Eccellenza . E , licenziandolo , lo assicurò che la signora Silvia , donna di carattere , avrebbe mantenuto senza dubbio le promesse che gli aveva fatte ; e che , non solo le scene spiacevoli non si sarebbero più rinnovate , ma che ella gli avrebbe dimostrato in tutti i modi il pentimento delle ingiuste amarezze che gli aveva finora cagionate . III . Fu veramente così . La sera della riconciliazione segnò per Martino Lori una data indimenticabile : indimenticabile per tante ragioni ch ' egli comprese , o meglio , intuì subito , dal modo com ' ella fin dal primo vederlo gli s ' abbandonò tra le braccia . Quanto , quanto pianse ! Ma quanta e quale gioja egli bevve in quelle lagrime di pentimento e di amore ! Le vere sue nozze le celebrò allora ; da quel giorno ebbe la compagna sognata ; e un altro suo segreto ardentissimo sogno si compì certo in quel primo ricongiungimento . Quando Martino Lori non poté più avere alcun dubbio su lo stato della moglie e quand ' ella poi gli mise al mondo una bambina , nel vedere di quale gratitudine , di qual devozione per lui e di quali sacrifizii per la figliuola la maternità avesse reso capace quella donna , tant ' altre cose comprese e si spiegò . Ella voleva esser madre . Forse non comprendeva e non sapeva spiegarselo neppur lei , questo segreto bisogno della sua natura ; e perciò era prima così strana e la vita le sembrava così insulsa e vuota . Voleva esser madre . La felicità del sogno finalmente raggiunto , fu turbata soltanto dall ' improvvisa caduta del Ministero di cui faceva parte l ' onorevole Verona e un po ' anche - nell ' ombra - Martino Lori , suo segretario particolare . Forse più indignato dello stesso on . Verona si mostrò il Lori per l ' aggressione violenta delle opposizioni coalizzate per rovesciare , quasi senza ragione , il Ministero . L ' on . Verona , per conto suo , dichiarò d ' averne fino alla gola della vita politica , e che voleva ritirarsene per riprendere con miglior frutto e maggiore soddisfazione gli studii interrotti . Alle nuove elezioni , infatti , riuscì a vincere le pressioni insistenti degli elettori , e non si presentò . S ' era infervorato d ' una grande opera scientifica lasciata a mezzo dal professor Bernardo Ascensi . Se la figliuola , signora Lori , gli faceva l ' onore d ' affidargliela , egli si sarebbe provato a seguitare gli esperimenti del maestro e a portare a compimento quell ' opera . Silvia ne fu felicissima . In quell ' anno di devota , fervida collaborazione , s ' erano stretti fortemente i legami d ' amicizia fra il marito e il Verona . Il Lori , però , per quanto il Verona non avesse mai fatto pesar su lui il proprio grado e la propria dignità e lo trattasse ora con la massima confidenza , con la massima cordialità , fino a dargli e a farsi dare del tu , si mostrava timido e un po ' impacciato , vedeva sempre nell ' amico il superiore . Il Verona se n ' aveva per male e spesso lo motteggiava . Rideva , sì , di quei motteggi il Lori , ma con una segreta afflizione , perché notava nell ' animo dell ' amico una certa amarezza che diveniva di giorno in giorno più acre . Ne attribuiva la causa al ritiro sdegnoso dalla vita politica , dalle lotte parlamentari ; e ne parlava alla moglie e le consigliava di avvalersi di quell ' ascendente , ch ' ella pareva avesse su lui , per indurlo , per spingerlo a rituffarsi nella vita . - Sì ! vorrà dare ascolto a me ! - gli rispondeva Silvia . - Quando ha detto no , è no , lo sai . Del resto , a me non pare . Lavora con tanto impegno , con tanta passione ... Martino Lori si stringeva nelle spalle . - Sarà così ! Gli pareva però che il Verona ritrovasse la serenità di prima solamente quando scherzava con la loro piccola Ginetta , che cresceva a vista d ' occhio , florida e vispa . Marco Verona aveva veramente per quella bimba certe tenerezze , che commovevano il Lori fino alle lagrime . Gli diceva che stesse bene attento perché qualche giorno gliel ' avrebbe portata via . Sul serio , veh ! non scherzava . E Ginetta non se lo sarebbe lasciato dire due volte : avrebbe abbandonato il babbo , la mamma , è vero ? anche la mamma , per andar via con lui ... Ginetta diceva di sì : cattivona ! pei regali , eh ? pei regali ch ' egli le faceva a ogni minima occasione . E che regali ! Ne soffrivano finanche , ogni volta , il Lori e la moglie . Questa , anzi , non sapeva tenersi dal dimostrare al Verona che se ne sentiva offesa . Avvilimento di superbia ? No . Erano proprio troppi e di troppo costo , quei regali , e lei non voleva ! Il Verona : però , beandosi della festa che Ginetta faceva a quei giocattoli , scrollava le spalle , urtato dal loro rammarico e dalle loro proteste , e finanche si rivoltava con poco garbo a imporre che si stessero zitti e lasciassero godere la bambina . Silvia cominciò a poco a poco a dirsi stufa di questi modi del Verona , e al marito che , per scusarlo , tornava a battere su quel chiodo , ch ' era stato cioè un grave danno per l ' amico il ritiro dalla vita politica , rispondeva che questa non era una buona ragione pèrché egli venisse a sfogare in casa loro il malumore . Il Lori avrebbe voluto far notare alla moglie che , in fin dei conti , quel malumore il Verona lo sfogava facendo felice la loro bambina ; ma si stava zitto per non turbare l ' accordo che , fin dal primo giorno della riconciliazione , s ' era stabilito fra essi , Ciò che egli , nei primi anni , aveva trovato d ' ostile in lei era divenuto pregio , ora , e virtù a gli occhi suoi . Dallo spirito , dalla fermezza , dall ' energia di lei , non più volti adesso contro di lui , egli si sentiva riempire tutto e sostenere . E gli pareva così piena , ora , la vita e così solidamente fondata , con quella donna accanto , sua , tutta sua , tutta per la casa e per la figliuola . Stimava , sì , preziosa in cuor suo l ' amicizia del Verona e avrebbe voluto perciò che nell ' animo della moglie non si raffermasse l ' impressione ch ' egli fosse divenuto importuno e fastidioso per quella soverchia affezione per Ginetta ; d ' altra parte però , se questa affezione troppo invadente doveva turbargli la pace della casa , la buona armonia con la moglie ... Ma come farlo intendere al Verona , che non voleva accorgersi neppure della freddezza con cui Silvia , ora , lo accoglieva ? Col crescer degli anni , Ginetta cominciò a dimostrare una passione vivissima per la musica . Ed ecco il Verona , due , tre volte la settimana , pronto con la vettura per condurre la ragazza a questo e a quel concerto ; e spesso , durante la stagione lirica , veniva a congiurar con lei , a metterla su , perché inducesse con le sue graziette la mamma e il babbo ad accompagnarla a teatro , nel palco già fissato per lei . Il Lori , angustiato , imbarazzato , sorrideva ; non sapeva dir di no , per non scontentare l ' amico e la figliuola ; ma , santo Dio , il Verona avrebbe dovuto comprendere ch ' egli non poteva , così spesso : la spesa non era soltanto per il palco e per la vettura : Silvia doveva pure vestirsi bene ; non poteva far cattiva figura . Sì , egli era ormai capo - divisione , aveva già un discreto stipendio ; ma non aveva certo denari da buttar via . Era tanta la passione per quella ragazza , che il Verona non avvertiva a queste cose e non s ' avvedeva neppure del sacrifizio che doveva far Silvia , certe sere , rimanendo sola a casa , con la scusa che non si sentiva bene . E così fosse sempre rimasta a casa ! Una di quelle sere , ella ritornò dal teatro in preda a continui brividi di freddo . La mattina dopo tossiva , con una febbre violenta . E in capo a cinque giorni moriva . IV . Per la violenza fulminea di quella morte , Martino Lori restò dapprima quasi più sbigottito che addolorato . Venuta la sera , il Verona , come urtato da quell ' attonimento angoscioso , da quel cordoglio cupo , che minacciava di vanir nell ' ebetismo , lo spinse fuori della camera mortuaria , lo forzò a recarsi dalla figlia , assicurandolo che sarebbe rimasto lui , là , a vegliare tutta la notte . Il Lori si lasciò mandar via ; ma poi , a notte alta , silenzioso come un ' ombra , ricomparve nella camera mortuaria e vi trovò il Verona con la faccia affondata nella sponda del letto , su cui giaceva rigido e allividito il cadavere . Dapprima gli parve che , vinto dal sonno , il Verona avesse reclinato lì la testa , inavvertitamente ; poi , osservando meglio , s ' accorse che il corpo di lui era scosso a tratti , come da singhiozzi soffocati . Allora il pianto , il pianto che finora non aveva potuto rompergli dal cuore , assalì anche lui furiosamente , vedendo piangere così l ' amico . Ma questi , di scatto gli si levò contro , fremente , trasfigurato ; e - come egli , convulso , gli tendeva le mani per abbracciarlo - lo respinse , proprio lo respinse con fosca durezza , con rabbia . Doveva sentirsi in gran parte responsabile di quella sciagura , perché proprio lui , cinque sere prima , aveva forzato Silvia ad andare a teatro , ed ora non gli reggeva l ' animo a veder soffrire in quel modo l ' amico . Così pensò il Lori , per spiegarsi quella violenza ; pensò che il dolore può diversamente su gli animi : certi , li atterra ; certi altri li arrabbia . E né le visite senza fine degli impiegati subalterni , che lo amavano come un padre , né le esortazioni del Verona , che gl ' indicava la figliuola smarrita nella pena e costernata per lui , valsero a scuoterlo da quella specie d ' annientamento in cui era caduto , quasi che il mistero cupo e crudo di quella morte improvvisa lo avesse circondato , diradandogli tutt ' intorno la vita . Gli pareva , ora , di veder tutto diversamente , e che i rumori gli arrivassero come di lontano , e le voci , le voci stesse a lui più note , quella dell ' amico , quella della propria figliuola , avessero un suono ch ' egli non aveva mai prima avvertito . Cominciò così man mano a sorgere in lui da quell ' attonimento come una curiosità nuova , ma spassionata , per il mondo che lo circondava , che prima non gli era mai apparso né aveva conosciuto così . Era mai possibile che Marco Verona fosse stato sempre quale egli lo vedeva ora ? Finanche la persona , l ' aria del volto gli sembravano diverse . E la sua stessa figliuola ? Ma come ! Era davvero già cresciuta di tanto ? o dalla sciagura , tutt ' a un tratto , era balzata su un ' altra Ginetta , così alta , esile , un po ' fredda , segnatamente con lui ? Sì , somigliava nelle fattezze alla madre , ma non aveva quella grazia che , in gioventù , accendeva , illuminava la bellezza della sua Silvia ; e perciò tante volte Ginetta non pareva neanche bella . Aveva la stessa imperiosità della madre , ma senza quegl ' impeti franchi , senza scatti . Ora il Verona veniva con più scioltezza , quasi ogni giorno a casa del Lori : spesso rimaneva a desinare o a cenare . Aveva finalmente compiuto la poderosa opera scientifica concepita e iniziata da Bernardo Ascensi , e già attendeva a mandarla a stampa in una magnifica edizione . Molti giornali ne recavano le prime notizie , e di alcune fra le più importanti conclusioni avevano anche preso a discutere animatamente le maggiori riviste non solo italiane ma anche straniere , lasciando così prevedere la fama altissima , a cui tra breve quell ' opera sarebbe salita . Il merito del Verona per il proseguimento di essa e per le nuove ardite deduzioni tratte dalla prima idea fu , dopo la pubblicazione , riconosciuto universalmente non inferiore a quello dello stesso Ascensi . Ne ebbe gloria questi , ma assai più il Verona . Da ogni parte gli fioccarono plausi e onorificenze . Tra le altre , la nomina a senatore . Non aveva voluto averla subito dopo la sua uscita dal mondo parlamentare ; la accolse ora di buon grado , perché non gli veniva per il tramite della politica . Martino Lori in quei giorni , pensando alla gioja , all ' esultanza che avrebbe provato la sua Silvia nel veder così glorificato il nome del padre , s ' indugiò più a lungo nelle visite che ogni sera , uscendo dal Ministero , soleva fare alla tomba della moglie . Aveva preso quest ' abitudine ; e andava anche d ' inverno , con le cattive giornate , a curar le piante attorno alla gentilizia , a rinnovare i lumini nella lampada ; e parlava pian piano con la morta . La vista quotidiana del camposanto e le riflessioni ch ' essa gli suggeriva , gl ' improntavano sempre più di squallore il volto . Tanto la figlia quanto il Verona avevano cercato di distoglierlo da questa abitudine ; egli dapprima aveva negato come un bambino colto in fallo ; poi , costretto a confessare , aveva alzato le spalle , sorridendo pallidamente . - Non mi fa nulla ... Anzi è per me un conforto , - aveva detto . - Lasciatemi andare . Tanto , se fosse ritornato a casa subito , dopo l ' ufficio , chi vi avrebbe trovato ? Giornalmente il Verona veniva a prendersi Ginetta . Non se ne lagnava lui , no ; anzi era gratissimo all ' amico degli svaghi che procurava alla figliuola . Quella certa asprezza che aveva avvertito in talune occasioni nei modi di lui e qualche altro lieve difetto di carattere non avevano potuto fargli scemare l ' ammirazione , né tanto meno ora la gratitudine , la devozione per quest ' uomo , a cui né l ' altezza dell ' ingegno e della fama e degli uffici a cui era salito , né la fortuna toglievano d ' accordare una così intima , più che fraterna amicizia a un pover uomo come lui che , tranne il buon cuore , non si riconosceva altra virtù , altro pregio per meritarsela . Egli vedeva adesso con soddisfazione che non s ' era ingannato quando diceva alla moglie che l ' affetto del Verona sarebbe stato una fortuna per la loro Ginetta . N ' ebbe la prova maggiore allorché questa compì diciott ' anni . Oh come avrebbe voluto che la sua Silvia fosse stata presente quella sera , dopo la festa per il compleanno ! Il Verona , venuto apposta senza alcun regalo in mano per Ginetta , appena questa se ne andò a dormire , se lo trasse in disparte e , serio e commosso , gli annunziò che un suo giovane amico , il marchese Flavio Gualdi , chiedeva a lui per suo mezzo la mano della figliuola . Martino Lori , lì per lì , rimase stupito . Il marchese Gualdi ? Un nobile ... ricchissimo ... la mano di Ginetta ? Andando col Verona nei concerti , nelle conferenze , a passeggio , Ginetta , sì , era potuta entrare in un mondo , a cui né per nascita né per condizione sociale avrebbe potuto accostarsi , vi aveva destato qualche simpatia ; ma lui ... - Tu lo sai , - disse all ' amico , quasi smarrito e afflitto nella gioja , - sai qual è il mio stato ... Non vorrei che il marchese Gualdi ... Il Verona lo interruppe : - Gualdi sa ... sa quel che deve sapere . - Capisco . Ma , essendo tanta la disparità , non vorrei che egli ... per quanto predisposto , non riuscisse neppure a figurarsi tante cose ... Il Verona tornò a interromperlo , stizzito : - Mi pareva ozioso dirtelo , ma giacché tu , scusa , mi tieni ora un discorso così sciocco , per tranquillarti ti dirò che , via , essendo io da tant ' anni tuo amico ... - Eh , lo so ! - Ginetta è cresciuta più con me che con te , si può dire ... - Sì ... sì ... - O che mi piangi , adesso ? Non vorrò mica essere l ' intermediario di questo matrimonio per nulla . Su , su , finiscila ! Io me ne vado . Ne parlerai tu , domattina , a Ginetta . Vedrai che non ti riuscirà difficile . - Se l ' aspetta ? - domandò , sorridendo tra le lagrime , il Lori . - E non hai visto che non s ' è punto meravigliata nel vedermi arrivare questa sera a mani vuote ? Così dicendo , Marco Verona rise gajamente , come da tant ' anni il Lori non lo aveva più sentito ridere . V . Un ' impressione curiosa , di gelo , dapprincipio . Ma non ci avrebbe fatto caso Martino Lori , perché , come tant ' altre cose in vita sua s ' era spiegate , persuaso dall ' ingenua bontà , anche questa si sarebbe spiegata qual effetto naturale della preveduta disparità di condizione , e un po ' anche del carattere , dell ' educazione , della figura stessa del genero . Non era più giovanissimo il marchese Gualdi : era ancor biondo , d ' un biondo acceso , ma già calvo : lucido e roseo come una figurina di finissima porcellana smaltata ; e parlava piano con accento più francese che piemontese , piano , piano , affettando nella voce una tal quale benignità condiscendente , che contrastava però in modo strano con lo sguardo rigido degli occhi azzurri , vitrei . Da questi occhi il Lori s ' era sentito se non propriamente respinto , quasi allontanato , e gli era parso finanche di scorgervi come una commiserazione lievemente derisoria per lui , per i suoi modi forse troppo semplici prima , ora troppo circospetti , forse . Ma anche il tratto del tutto diverso che il Gualdi usava tanto col Verona quanto con Ginetta , egli si sarebbe spiegato ; quantunque , via , paresse che la moglie a colui fosse venuta da parte dell ' amico e non da lui ch ' era il padre ... Veramente era stato così , ma il Verona ... Ecco : il Verona non sapeva spiegarsi più , Martino Lori . Ora che egli era rimasto solo in casa e non aveva più neanche l ' ufficio , essendosi messo a riposo per far piacere al genero , non avrebbe dovuto Marco Verona prodigargli con maggior premura il conforto dell ' amicizia fraterna , di cui per tanti anni aveva voluto onorario ? Egli , il Verona , andava ogni giorno a trovar Ginetta nel villino del Gualdi ; e da lui , dall ' amico , dopo il giorno delle nozze , non era più venuto , neanche una volta per isbaglio . S ' era forse stancato di vederlo così chiuso ancora nel cordoglio antico , ed essendo ormai vecchio anche lui , preferiva andare dove si godeva , dove Ginetta , per opera di lui , pareva felice ? Sì , anche questo poteva darsi . Ma perché poi , quand ' egli andava a veder la figlia , e lo trovava lì , a tavola con lei e il genero , come se fosse di casa , era accolto da lui quasi con dispetto , gelidamente ? Poteva darsi che quest ' impressione di gelo gli fosse data dal luogo , da quella vasta sala da pranzo , lucida di specchi , splendidamente arredata ? Ma che ! no ! no ! Non si era soltanto allontanato il Verona ; il tratto , il tratto di lui era proprio cangiato ; gli stringeva appena la mano , appena lo guardava , e seguitava a conversar col Gualdi , come se non fosse entrato nessuno . Per poco lì non lo lasciavano in piedi , innanzi alla tavola . Solo Ginetta gli rivolgeva qualche parola , di tanto in tanto , ma così , fuor fuori , perché non si potesse dire che proprio nessuno si curava di lui . Col cuore strizzato da un ' angoscia inesplicabile , confuso e avvilito , Martino Lori se n ' andava . Non doveva proprio avere alcun rispetto per lui , alcun riguardo , il genero ? Tutte le feste e gl ' inviti per il Verona , perché ricco e illustre ? Ma se doveva esser così , se volevano tutti e tre seguitare ad accoglierlo ogni sera a quel modo , come un importuno , come un intruso , egli non sarebbe andato più ; no , no , perdio , non sarebbe andato più ! Voleva stare a vedere che cosa avrebbero fatto quei signori , tutt ' e tre , allora . Ebbene , passarono due giorni ; ne passarono quattro e cinque ; passò un ' intera settimana , e né il Verona , né il genero e neanche Ginetta , nessuno , neppure un servo , venne a chieder di lui , se per caso fosse malato ... Con gli occhi senza sguardo , vagando per la camera , il Lori si grattava di continuo la fronte con le dita irrequiete , quasi per destar la mente dal torpore angoscioso in cui era caduta . Non sapendo più che pensare , riandava , riandava con l ' anima smarrita il passato ... Tutt ' a un tratto , senza saper perché , il pensiero gli s ' appuntò in un ricordo lontano , nel più triste ricordo della sua vita . Ardevano in quella notte funesta quattro ceri , e Marco Verona , con la faccia affondata nella sponda del letto , su cui giaceva Silvia morta , piangeva . Fu all ' improvviso come se , nella sua anima scombujata , quei ceri funebri guizzassero e accendessero un lampo livido a rischiarargli orridamente tutta la vita , fin dal primo giorno che Silvia gli era venuta innanzi , accompagnata da Marco Verona . Sentì mancarsi le gambe , e gli parve che tutta la camera gli girasse attorno . Si nascose il volto con le mani , tutto ristretto in sé : - Possibile ? Possibile ? Alzò gli occhi al ritratto della moglie , dapprima quasi sgomento di ciò che gli avveniva dentro ; poi aggredì quel ritratto con lo sguardo , serrando le pugna e contraendo tutta la faccia in una espressione d ' odio , di ribrezzo , d ' orrore : - Tu ? tu ? Più di tutti lei lo aveva ingannato . Forse perché il pentimento di lei , dopo , era stato sincero . Il Verona , no ... il Verona , no ... Costui gli veniva in casa , là , come un padrone e ... ma sì ! forse sospettava ch ' egli sapesse e fingesse di non accorgersi di nulla per vile tornaconto ... Come questo pensiero odioso gli balenò , Martino Lori sentì artigliarsi le dita e le reni fenderglisi . Balzò in piedi ; ma una nuova vertigine lo colse . L ' ira , il dolore gli si sciolsero in un pianto convulso , impetuoso . Si riebbe , alla fine , stremato di forze e come tutto vuoto , dentro . Più di vent ' anni c ' eran voluti perché comprendesse . E non avrebbe compreso , se quelli con la loro freddezza , con la loro noncuranza sdegnosa non gliel ' avessero dimostrato e quasi detto chiaramente . Che fare più , dopo tant ' anni ? ora che tutto era finito ... così , da un pezzo , in silenzio ... pulitamente , come usa fra gente per bene , fra gente che sa fare a modo le cose ? Non glielo avevano lasciato intendere con garbo forse , che oramai non aveva più nessuna parte da rappresentare ? Aveva rappresentato la parte del marito , poi quella del padre ... e ora basta : ora non c ' era più bisogno di lui , poiché essi , tutti e tre , si erano così bene intesi fra loro ... La men trista fra tutti , la meno perfida , forse era stata colei che s ' era pentita subito dopo il fallo ed era morta ... E Martino Lori , quella sera , come tutte le sere , seguendo l ' antica abitudine , si ritrovò per la via che conduce al cimitero . S ' arrestò , fosco e perplesso , se andare avanti o tornare indietro . Pensò alle piante attorno alla gentilizia , che da tant ' anni , ormai , curava con amore . Là , tra poco , anch ' egli avrebbe riposato ... Là sotto , accanto a lei ? Ah , no , no : non più ormai ... Eppure , come aveva pianto quella donna , allora , ritornando a lui , e di quanto affetto lo aveva circondato , dopo ... Sì , sì : s ' era pentita ... A lei , sì , a lei soltanto egli forse poteva perdonare . E Martino Lori riprese la via per il cimitero . Aveva qualche cosa di nuovo da dire alla morta , quella sera . LA BUON ' ANIMA Fin dal primo giorno , Bartolino Fiorenzo s ' era sentito dire dalla promessa sposa : - Lina , veramente , ecco ... Lina no , non è il mio nome . Carolina mi chiamo . La buon ' anima mi volle chiamar Lina , e m ' è rimasto così . La buon ' anima era Cosimo Taddei , il primo marito . - Eccolo là ! Glielo aveva anche indicato , la promessa sposa , perché era ancora là , ridente e in atto di salutare col cappello ( vivacissima istantanea fotografica ingrandita ) , nella parete di fronte al canapè , presso al quale Bartolino Fiorenzo stava seduto . E istintivamente a Bartolino era venuto di inchinar la testa per rispondere a quel saluto . A Lina Sarulli , vedova Taddei , non era neanche passato per il capo di togliere quel ritratto dal salotto , il ritratto del padrone di casa . Era di Cosimo Taddei , infatti , la casa in cui ella abitava ; lui , ingegnere , la aveva levata di pianta , lui poi così elegantemente arredata , per lasciargliela alla fine in eredità con l ' intero patrimonio . La Sarulli seguitò , senza notare affatto l ' impaccio del promesso sposo : - A me non piaceva cangiar nome . Ma la buon ' anima allora mi disse : « E se invece di Carolina ti chiamassi cara Lina non sarebbe meglio ? Quasi lo stesso , ma tanto di più ! » . Va bene ? - Benissimo ! sì , sì , benissimo ! - rispose Bartolino Fiorenzo , come se la buon ' anima avesse domandato a lui un parere . - Dunque , cara Lina , siamo intesi ? - concluse la Sarulli , sorridendo . E Bartolino Fiorenzo : - Intesi ... sì , sì ... intesi ... - balbettò , smarrito di confusione e di vergogna , pensando che il marito , intanto , guardava ridente dalla parete e lo salutava . Quando - tre mesi dopo - i Fiorenzo , marito e moglie , accompagnati alla stazione dai parenti e dagli amici , partirono per il viaggio di nozze , diretti a Roma , Ortensia Motta , intima di casa Fiorenzo e anche amicissima della Sarulli , disse al marito , alludendo a Bartolino : - Povero figliuolo , ha preso moglie ? Io direi piuttosto che gli hanno dato marito ! Ma con ciò , si badi , la Motta non voleva mica dire che Lina Sarulli , prima Lina Taddei , ora Lina Fiorenzo , avesse più dell ' uomo che della donna . No . Troppo donna , anzi , quella cara Lina ! Fra i due , però , via ! non si poteva mettere in dubbio che avesse molta più esperienza della vita e più giudizio lei che lui . Ah , lui - tondo biondo rubicondo - aveva l ' aria d ' un bamboccione ; d ' un bamboccione curioso , però : calvo , ma d ' una calvizie che pareva finta , come se egli stesso si fosse rasa la sommità del capo per togliersi quell ' aria infantile . E senza riuscirci , povero Bartolino ! - Ma che povero ! Ma perché povero ? - miagolò , con la voce nasina , stizzito , il Motta , vecchio marito della giovine Ortensia , il quale aveva combinato quel matrimonio e non voleva se ne dicesse male . - Bartolino non è mica uno sciocco . Valentissimo chimico ... - Ma sì ! di prima forza ! - ghignò la moglie . - Di primissima forza ! - ribatté lui . Valentissimo chimico , se avesse voluto mandare a stampa gli studii profondi , nuovi , d ' indiscutibile originalità , che aveva fatto fin da giovinetto in quella scienza - passione finora unica , esclusiva della sua vita - ma senza dubbio , chi sa ... al primo concorso , chi sa di qual primaria Università del regno sarebbe stato professore . Dotto , dotto . E ora , come marito , sarebbe stato esemplare . Nella vita coniugale entrava puro , vergine di cuore . - Ah , per questo ... - riconobbe la moglie , come se , quanto a quella verginità , fosse disposta a concedere anche di più . Il fatto è che ella , prima che si fosse concluso quel matrimonio con la Sarulli , ogni qual volta in casa Fiorenzo sentiva consigliare dal marito allo zio di Bartolino , che bisognava « coniugare » questo ragazzo , scoppiava a ridere . Oh , certe risate ci faceva ... - Coniugarlo , sì signora , coniugarlo ! - si voltava a dirle il marito , irosamente . E allora lei , frenandosi di scatto : - Ma coniugatelo pure , cari miei ! Io rido per me , rido di ciò che sto leggendo . Difatti leggeva lei , mentre il Motta si faceva la solita partita a scacchi col signor Anselmo , zio di Bartolino ; leggeva qualche romanzo francese alla vecchia signora Fiorenzo da sei mesi relegata in una poltrona dalla paralisi . Oh , allegre veramente , quelle serate ! Bartolino , tappato ermeticamente nel suo gabinetto di chimica ; la vecchia zia , che fingeva di prestare ascolto alla lettura e non capiva più una saetta ; quegli altri due vecchi intenti alla loro partita ... Bisognava « coniugare » Bartolino per avere un po ' d ' allegria in casa . Ed ecco , povero figliuolo , lo avevano coniugato davvero ! Intanto Ortensia pensava ai due sposini in viaggio , e rideva immaginandosi la Lina a tu per tu con quel giovanottone calvo , inesperto , vergine di cuore , come diceva il marito : Lina Sarulli ch ' era stata quattr ' anni in compagnia di quel caro ingegner Taddei , espertissimo , vivace , gioviale , e intraprendente ... anche troppo ! Forse a quell ' ora la vedova sposina aveva già notato la differenza tra i due . Prima che il treno si scrollasse per partire , lo zio Anselmo aveva detto alla nuova nipote : - Lina , ti raccomando Bartolino ... Guidalo tu ! Intendeva dire , guidarlo per Roma , dove Bartolino non era mai stato . Lei sì c ' era stata , nel suo primo viaggio di nozze , con la buon ' anima ; e serbava memoria anche delle minime cose , dei più lievi incidenti che le erano occorsi ; minutissima e lucidissima memoria , quasi che fossero passati , non sei anni , ma sei mesi , da allora . Il viaggio con Bartolino durò un ' eternità : le tendine non si poterono abbassare . Appena il treno s ' arrestò alla stazione di Roma , Lina disse al marito : - Ora lascia fare a me , ti prego . Giù le valige ! - E , al facchino che venne ad aprir lo sportello : - Ecco : tre valige , due cappelliere , no , tre cappelliere , un porta - mantelli , un altro porta - mantelli , questo sacchetto , quest ' altro sacchetto ... che altro c ' è ? Niente , basta . Hotel Vittoria ! Uscendo dalla stazione , dopo ritirato il baule , riconobbe subito il conduttore dell ' omnibus , e gli fe ' cenno . Come furono montati , disse al marito : - Vedrai : albergo modesto , ma comodissimo ; buon servizio , pulizia , prezzi modici , e centrale poi ! La buon ' anima - senza volerlo , ella lo ricordava - se n ' era trovato molto contento . Ora , anche Bartolino senza dubbio se ne sarebbe trovato contentone . Oh , bonissimo figliuolo ! Non fiatava neppure . - Stordito , eh ? - gli disse . - Anche a me ha fatto lo stesso effetto , la prima volta ... Ma vedrai : Roma ti piacerà . Guarda , guarda ... Piazza delle Terme ... Terme di Diocleziano ... Santa Maria degli Angeli ... e quella là , voltati ! , fino in fondo , Via Nazionale ... magnifica , non è vero ? Poi ci passeremo ... Scesi all ' albergo , Lina si sentì come a casa sua . Avrebbe voluto che qualcuno la riconoscesse , come lei riconosceva quasi tutti : ecco , quel vecchio cameriere , per esempio ... Pippo , sì ; lo stesso di sei anni fa . - Che camera ? Avevano assegnato loro la camera n . 12 , al primo piano : bella camera , ampia , con alcova , ben messa . Ma Lina disse al vecchio cameriere : - Pippo , e la camera al n . 19 , al secondo piano ? Vorreste vedere se fosse libera ? - Subito , - rispose il cameriere inchinandosi . - Molto più comoda , - spiegò Lina al marito . - Ci dev ' essere un piccolo vano accanto all ' alcova ... E poi , più aria e meno frastuono . Staremmo molto meglio ... Ricordava che anche alla buon ' anima era capitato lo stesso caso : gli avevano assegnato una camera al primo piano , e lui se l ' era fatta cambiare . Il cameriere , poco dopo , venne a dire che il n . 19 era libero e a loro disposizione , se lo preferivano . - Ma sì ! ma sì ! - s ' affrettò a dir Lina , lietissima , battendo le mani . E , appena entrata , ebbe la gioja di riveder quella camera tal quale , con la stessa tappezzeria , gli stessi mobili nella stessa posizione ... Bartolino restava estraneo a quella gioja . - Non ti piace ? - gli domandò Lina , spuntandosi il cappellino innanzi al noto specchio sul cassettone . - Sì ... va bene ... - rispose egli . - Oh , guarda ! Me n ' accorgo dallo specchio ... Quel quadretto lì non c ' era , allora ... C ' era un piatto giapponese ... Si sarà rotto . Ma di ' , non ti piace ? No no no no no ! Niente baci , per ora ... col muso sporco ... Tu ti laverai qua ; io andrò di là nel mio bugigattolino ... Addio ! E scappò via , felice , esultante . Bartolino Fiorenzo si guardò attorno , un po ' mortificato ; poi s ' appressò all ' alcova , ne sollevò il cortinaggio e vide il letto . Doveva esser lo stesso in cui la moglie per la prima volta aveva dormito con l ' ingegner Taddei . E da lontano , da un ritratto appeso alla parete del salotto nella casa della moglie , Bartolino si vide salutare . Per tutto il tempo che durò il viaggio di nozze , non solamente poi si coricò in quello stesso letto , ma desinò e cenò anche negli stessi ristoranti , dove la buon ' anima aveva condotto a desinare la moglie ; andò in giro per Roma , seguendo come un cagnolino i passi della buon ' anima che guidava nel ricordo la moglie ; visitò le antichità e i musei e le gallerie e le chiese e i giardini , vedendo e osservando tutto ciò che la buon ' anima aveva fatto vedere e osservare alla moglie . Era timido , e non osava dimostrare in quei primi giorni l ' avvilimento , la mortificazione , che cominciava a provare nel dover seguire così , in tutto e per tutto , l ' esperienza , il consiglio , i gusti , le inclinazioni di quel primo marito . Ma la moglie non lo faceva per male . Non se n ' accorgeva , né poteva accorgersene . A diciott ' anni , priva d ' ogni discernimento , d ' ogni nozione della vita , era stata presa tutta da quell ' uomo , e istruita e formata e fatta donna da lui ; era insomma una creatura di Cosimo Taddei , doveva tutto , tutto a lui , e non pensava e non sentiva e non parlava e non si moveva se non a modo di lui . E come mai , dunque , aveva ripreso marito ? Ma perché Cosimo Taddei le aveva insegnato che alle sciagure le lagrime non son rimedio . La vita a chi resta , la morte a chi tocca . Se fosse morta lei , egli avrebbe certamente ripreso moglie ; e dunque ... Dunque ora Bartolino doveva fare a modo di lei , cioè a modo di Cosimo Taddei , ch ' era il loro maestro e la loro guida : non pensare a nulla , non affliggersi di nulla , ridere e divertirsi , poiché n ' era tempo . Ella non lo faceva per male . Sì , ma almeno , ecco ... un bacio , una carezza , qualcosa infine che non fosse propriamente a modo di quell ' altro ... Niente , niente , niente di particolare doveva egli far sentire a quella donna ? Niente di suo che la sottraesse anche per poco al dominio di quel morto ? Bartolino Fiorenzo cercava , cercava ... Ma la timidezza gl ' impediva d ' escogitar carezze nuove . Cioè , ne escogitava , tra sé e sé , anche di arditissime , ma poi , bastava che la moglie nel vederlo diventar rosso rosso gli domandasse : - Che hai ? Addio , gli sbollivano tutte ! Faceva un viso da scemo e le rispondeva : - Che ho ? Di ritorno dal viaggio di nozze , furono turbati da una triste notizia inattesa : il Motta , l ' autore del loro matrimonio , era morto improvvisamente . Lina Fiorenzo , che alla morte del Taddei s ' era trovata accanto Ortensia e n ' aveva avuto conforto e cure da sorella , corse subito da lei , per curarla a sua volta . Non credeva che questo compito pietoso dovesse riuscirle difficile : Ortensia , via , non doveva essere in fondo troppo afflitta di quella sciagura ; buon uomo , sì , il povero Motta , ma seccantissimo e molto più vecchio di lei . Rimase però costernata nel ritrovare l ' amica , dopo dieci giorni dalla disgrazia , addirittura inconsolabile . Suppose che il marito la avesse lasciata in tristi condizioni finanziarie . E arrischiò con garbo una domanda . - No no ! - s ' affrettò a risponderle Ortensia , tra le lagrime . - Ma ... capirai ... Che cosa ? Tutta quella pena , sul serio ? Non la capiva , Lina Fiorenzo . E volle confessarlo al marito . - Eh ! - fece Bartolino , stringendosi nelle spalle , rosso come un gambero di fronte a quella specie d ' incoscienza della moglie pur tanto sapiente . In fin de ' conti ... dico ... le è morto il marito ... - Eh via , adesso ! marito ... - esclamò Lina . - Le poteva esser padre , a momenti ! - E ti par poco ? - Ma non era neanche padre , poi ! Lina aveva ragione . Ortensia piangeva troppo . Nei tre mesi del fidanzamento di Bartolino , la Motta aveva notato che il povero giovine era rimasto molto turbato della facilità con cui la promessa sposa parlava innanzi a lui del primo marito ; turbato , perché non riusciva a metter d ' accordo la memoria viva , continua , persistente , ch ' ella serbava di colui , col fatto che ora stesse per riprender marito . Ne aveva discusso in casa con lo zio , e questi aveva cercato di rassicurarlo , dicendogli che era anzi una prova di franchezza - quella - da parte della sposa , di cui non avrebbe dovuto offendersi , perché appunto dal fatto che ella riprendeva marito doveva venirgli la certezza che la memoria di quell ' uomo non aveva più radici nel cuore di lei , bensì nella mente soltanto , sicché dunque ella poteva parlarne senza scrupoli , anche dinanzi a lei . Bartolino non s ' era affatto raffidato , dopo questo ragionamento . Ortensia lo sapeva bene . Ora poi ella aveva motivo di credere che il turbamento del giovine , per quella così detta franchezza della moglie , dopo il viaggio di nozze , doveva essere di molto cresciuto . Nel ricevere la visita di condoglianza dei due sposi , ella aveva voluto perciò mostrarsi , non tanto a Lina quanto a Bartolino , inconsolabile . E Bartolino Fiorenzo rimase così simpaticamente impressionato di quel dolore della vedova , che per la prima volta osò contraddire alla moglie che quel dolore non voleva credere . E le disse col volto in fiamme : - Ma anche tu , scusa , non hai forse pianto quando t ' è morto .... - Che c ' entra ! - lo interruppe Lina . - Prima di tutto la buon ' anima era ... - Ancor giovane , sì - disse avanti Bartolino , per non farlo dire a lei . - E poi , io , - riprese ella , - ho pianto , ho pianto , ho pianto , è vero ... - Non molto ? - arrischiò Bartolino . - Molto , molto ... ma , in fine , mi son fatta una ragione , ecco ! Credi pure , Bartolino ; tutto quel pianto di Ortensia è troppo . Bartolino non ci volle credere ; Bartolino sentì anzi più aspra entro di sé , dopo questo discorso , la stizza , ma non tanto contro la moglie , quanto contro il defunto Taddei , perché comprendeva bene ormai che quel modo di ragionare , quel modo di sentire non eran proprii di lei , della moglie , ma frutto della scuola di quell ' uomo , che doveva essere stato un gran cinico . Non si vedeva forse Bartolino , ogni giorno , entrando nel salotto , sorridere e salutare da colui ? Ah , quel ritratto lì , non poteva più soffrirlo ! Era una persecuzione ! Lo aveva sempre davanti a gli occhi . Entrava nello studio ? Ed ecco : l ' immagine del Taddei gli rideva e lo salutava , come per dirgli : « Passi ! passi pure ! Qui era anche il mio studio d ' ingegnere , sa ? Ora lei vi ha allogato il suo gabinetto di chimica ? Buon lavoro ! La vita a chi resta , la morte a chi tocca ! » . Entrava nella camera da letto ? Ed ecco , l ' immagine del Taddei lo perseguitava anche lì . Rideva e lo salutava : « Si serva ! si serva pure ! Buona notte ! È contento di mia moglie ? Ah , gliel ' ho istruita bene ... La vita a chi resta , la morte a chi tocca ! » . Non ne poteva più ! Tutta quella casa lì era piena di quell ' uomo , come sua moglie . Ed egli , tanto pacifico prima , ora si trovava in preda a un continuo orgasmo , che pur si sforzava di dissimulare . Alla fine cominciò a fare stranezze , per scuotere le abitudini della moglie . Se non che , queste abitudini , Lina le aveva contratte da vedova . Cosimo Taddei , d ' indole vivacissima , non aveva abitudini , non aveva voluto mai averne . Sicché dunque Bartolino , alle prime stranezze , si sentì rimproverare dalla moglie : - Oh Dio , Bartolino , come la buon ' anima ? Ma non volle darsi per vinto . Sforzò violentemente la propria natura per farne di nuove . Qualunque cosa però facesse , pareva a Lina che la avesse fatta pure quell ' altro , che ne aveva fatte veramente di tutti i colori . Bartolino si avvilì ; tanto più che Lina mostrava di riprender gusto a quelle scapataggini . Seguitando così , a lei doveva certo sembrare di rivivere proprio con la buon ' anima . E allora ... allora Bartolino , per dare uno sfogo all ' orgasmo crescente di giorno in giorno , concepì un tristo disegno . Veramente , egli non intese tanto di tradir la moglie quanto di vendicarsi di quell ' uomo che gliel ' aveva presa tutta e se la teneva ancora . Credette che quest ' idea cattiva fosse nata in lui spontaneamente ; ma in verità bisogna dire in sua scusa che gli fu quasi suggerita , insinuata , infiltrata da colei che invano da scapolo aveva più volte tentato con le sue arti di rimuoverlo dall ' eccessivo studio della chimica . Fu per Ortensia Motta una rivincita . Ella si mostrò dolentissima d ' ingannar l ' amica ; ma fece intendere a Bartolino che lei , prima ancora che egli prendesse moglie ... via ! era quasi fatale ! Questa fatalità non apparve a Bartolino molto chiara ; e però , da buon figliuolo , restò deluso , quasi frodato dalla facilità con cui era riuscito nel suo intento . Rimasto per un tratto solo , là nella camera del buon vecchio Motta , si pentì della sua cattiva azione . A un certo punto , gli occhi gli andarono per caso su qualcosa che luccicava su lo scendiletto , dalla parte d ' Ortensia . Era un ciondolo d ' oro , con una catenella , che doveva esserle scivolato dal collo . Lo raccolse , per restituirglielo ; ma , aspettando , con le dita nervose , senza volerlo , gli venne fatto d ' aprirlo . Trasecolò . Un ritrattino piccolo piccolo di Cosimo Taddei , anche lì . Rideva e lo salutava . SENZA MALIZIA I . Quando Spiro Tempini , con le lunghe punte dei baffetti insegate come due capi di spago lì pronti per passar nel foro praticato da una lesina , facendo a leva di continuo con le dita sui polsini inamidati per tirarseli fuor delle maniche della giacca ; timido e smilzo , miope e compito , chiese debitamente alla maggiore delle quattro sorelle Margheri la mano di Iduccia , la minore , e se ne andò con quelle piote ben calzate ma fuori di squadra e indolenzite , inchinandosi più e più volte di seguito ; tanto Serafina , quanto Carlotta , quanto Zoe , quanto Iduccia stessa rimasero per un pezzo quasi intronate . Ormai non s ' aspettavano più che a qualcuno potesse venire in mente di chieder la mano d ' una di loro . Dopo essersi rassegnate a tante gravi sciagure , alla rovina improvvisa e alla conseguente morte per crepacuore del padre , poi a quella della madre , e quindi a dover trarre profitto dei buoni studii compiuti per arricchire squisitamente la loro educazione signorile , s ' erano anche rassegnate a rimaner zitelle . Veramente , certe loro amiche carissime non volevano credere a quest ' ultima rassegnazione , perché pareva loro che le Margheri , da un pezzo , si fossero come impuntate : Serafina a trent ' anni ; Carlotta , a ventinove ; Zoe a ventisette ; Ida a venticinque . Il tempo passava , cominciava a urtarle un po ' sgarbatamente alle spalle ; invano . Lì , ferme ostinatamente su la triste soglia di quegli anni oltrepassati , che stavano ad aspettare ? Eh via , qualcuno che le inducesse finalmente a muoversene , ad andare innanzi non più sole . Quando queste care amiche sentivano dalle tre sorelle maggiori chiamar per nome l ' ultima , si confessavano che faceva loro l ' effetto che la chiamassero da lontano , da molto lontano , Iduccia . Perché , a conti fatti , Ida , via ! doveva aver per lo meno ventotto anni . Intanto , ajutate da amici autorevoli , rimasti fedeli dopo la rovina , le Margheri erano riuscite col lavoro , cioè impartendo lezioni particolari di lingue straniere ( inglese e francese ) , di pittura ad acquerello , d ' arpa e di miniatura , a tener su intatta la casa , che attestava con l ' eleganza sobria e semplice della mobilia e della tappezzeria l ' agiatezza in cui eran nate e di cui avevano goduto ; e andavano ancora a concerti e a radunanze , accolte dovunque con molta deferenza e con simpatia per il coraggio di cui davano prova , per il garbo disinvolto con cui portavano gli abiti non più sopraffini , per le maniere gentili e dolcissime e anche per le fattezze graziose e tuttora piacevoli . Erano magroline ( forse un po ' troppo ; spighite , dicevano i maligni ) e di alta statura tutt ' e quattro ; Ida e Serafina , bionde ; Carlotta e Zoe , brune . Certamente era una bella soddisfazione per loro poter bastare a se stesse col proprio lavoro . Avrebbero potuto morir di fame , e non morivano . Si procuravano da mangiare , da vestir discretamente , da pagar la pigione . E quelle care amiche che avevano marito e le altre che avevano il fidanzato o facevano all ' amore si congratulavano tanto con esse di questo bel fatto ; e quelle promettevano che avrebbero mandato presto la piccola Tittì o il piccolo Cocò a studiar l ' arpa o la pittura ad acquerello ; e le altre per miracolo , nelle effusioni d ' affetto e d ' ammirazione , non promettevano che si sarebbero affrettate a mettere al mondo un figliuolo , una figliuola , per avere anch ' esse il piacere d ' ajutare le coraggiose amiche a provvedersi da vestir discretamente , da pagar la pigione e non morire di fame . Ma ecco intanto questo signor Tempini , piovuto dal cielo . Ci volle un bel po ' , prima che le quattro sorelle rinvenissero dallo stupore . Conoscevano il Tempini soltanto da pochi mesi ; lo avevano veduto , sì e no , una dozzina di volte nei salotti ch ' esse frequentavano ; né pareva loro ch ' egli avesse mai manifestato in alcun modo - timido com ' era , e impensierito sempre di quei piedi troppo grossi , ben calzati e indolenziti - d ' aver qualche mira su esse . Quasi quasi , dopo tanta vana e smaniosa attesa , quella richiesta così improvvisa e insperata le contrariava ; le insospettiva . Che considerazioni aveva potuto far costui nel venirsi a cacciare , così a cuor leggero , con quell ' aria smarrita , tra quattro ragazze sole , senza dote , senza stato se non precario , o almeno molto incerto , unite fra loro , legate inseparabilmente dall ' ajuto che eran costrette a prestarsi a vicenda ? Che s ' era immaginato ? Come s ' era indotto ? Che aveva fatto Iduccia per indurlo ? - Ma niente ! vi giuro : nientissimo ! - badava a protestare Iduccia infocata in volto . Le sorelle dapprima si mostrarono incredule ; tanto che Iduccia si stizzì e dichiarò finanche che non voleva saperne , perché le era antipatico , ecco , antipaticissimo quel ... come si chiamava ? Tempini . Eh via ! eh via ! Antipatico ? Perché ? Ma no ! - Giovane serio , - disse Serafina ; - giovane colto , - disse Carlotta ; - laureato in legge , - disse Zoe ; e Serafina aggiunse : - Segretario al Ministero di Grazia e Giustizia ; - e Carlotta : - Libero docente di ... di ... non ricordo bene di che cosa , all ' Università di Roma . E lo conoscevano appena le sorelle Margheri ! Zoe finanche si ricordò che il Tempini aveva tenuto una volta una conferenza al Circolo Giuridico : sì , una conferenza con projezioni , in cui si mostravano le impronte digitali dei delinquenti - ricordava benissimo - anzi la conferenza era intitolata : Segnalamenti dactiloscopici col rilievo delle impronte digitali . Del resto , Serafina e Carlotta avrebbero domandato maggiori ragguagli , si sarebbero consigliate con gli amici autorevoli , non perché dubitassero minimamente del Tempini , ma per far le cose proprio a modo . II . Tre giorni dopo , Spiro Tempini fu accolto in casa , e quindi presentato nelle radunanze quale promesso sposo di Iduccia . Di Iduccia soltanto ? Pareva veramente il promesso sposo di tutt ' e quattro le Margheri ; anzi , più che di Iduccia , delle altre tre ; perché Iduccia , vedendo così naturalmente partecipi le sorelle della soddisfazione , della gioja che avrebbero dovuto esser sue principalmente , s ' irrigidiva in un contegno piuttosto riserbato , e faceva peggio ; ché quelle , supponendo ch ' ella non riuscisse ancora a vincere la prima , ingiusta antipatia per il Tempini , ritenevano che fosse loro dovere compensarlo di quella freddezza , opprimendolo di cure , d ' amorevolezze , così che egli non se n ' accorgesse . - Spiro , il fazzoletto da collo ! Avvolgiti bene , mi raccomando . Hai la voce un po ' rauca . - Spiro , hai le mani troppo calde . Perché ? Poi ciascuna gli aveva chiesto un piccolo sacrifizio . Zoe : - Per carità , Spiro , non t ' insegare più codesti baffetti . Carlotta : - Se fossi in te , Spiro , me li lascerei un po ' più lunghetti i capelli . Non ti pare , Iduccia , che pettinati così a spazzola gli stieno male ? Meglio con la scriminatura da un lato . Alla Guglielmo . E Serafina : - Iduccia dovrebbe farti smettere codesti occhiali a staffa . Da notajo , Dio mio , o da professore tedesco ! Meglio le lenti , Spiro ! Un pajo di lenti , e senza laccio , mi raccomando ! A pincenez . Alle piote , nessun accenno . Erano irrimediabili . In men d ' un mese Spiro Tempini diventò un altro . I maligni però lo commiseravano a torto , perché egli , cresciuto sempre solo , senza famiglia , senza cure , era felicissimo tra quelle quattro sorelle tanto buone e intelligenti e animose , che lo vezzeggiavano e gli stavano sempre attorno a domandargli ora una notizia , ora un consiglio , ora un servizietto . - Spiro , chi è Bacone ? - Per piacere , Spiro , abbottonami questo guanto . - Auff , che caldo ! Ti seccherebbe , Spiro , di portarmi questa mantellina ? - Oh di ' , Spiro , sapresti regolarmi quest ' orologino ? Va sempre indietro ... Iduccia , zitta . Sospettare delle sorelle , questo no , neanche per ombra ; ma certo cominciava a essere un po ' stufa di tutto quello sfoggio di civetteria senza malizia . Avrebbero dovuto comprenderlo le sorelle , che diamine ! avvedersi che il Tempini , essendo per natura così timido e servizievole , e standogli esse così d ' attorno senza requie , tre pittime , la trascurava per badare a loro . Non gli lasciavano più né tempo né modo non che d ' accostarsi a lei , ma neanche di respirare . Spiro di qua , Spiro di là ... Avrebbe dovuto aver quattro braccia quel poveretto per offrirne uno a ciascuna e altrettante mani per pigliarsele tutte e quattro . Le seccava poi maggiormente che esse , con le loro manierine , quasi quasi lo costringevano ogni volta a portar quattro regali invece di uno . Ma sì ! Gli facevano tanta festa , ogni volta , che egli , per paura che rimanessero poi deluse , si guardava bene dal recarne qualcuno particolare a lei ch ' era la fidanzata . Non parlava , Iduccia , ma certe bili ci pigliava a quello spettacolo di vezzi e di premure ! Così , santo Dio , egli avrebbe potuto chiedere senz ' altro la mano di Zoe , o di Carlotta , o anche di Serafina ... Perché aveva chiesto la sua ? Iduccia aspettava dunque con molta impazienza , quantunque senza il minimo entusiasmo , il giorno delle nozze , sperando bene che , in tal giorno almeno , una certa distinzione egli finalmente avrebbe dovuto farla . III . Avvenne un contrattempo spiacevolissimo . Per fare il viaggio di nozze , Spiro Tempini aveva sollecitato al Ministero di Grazia e Giustizia un lavoro straordinario . Non ostante l ' amore e il gran da fare che gli davano le tre future cognatine , lo aveva condotto a termine con quella minuziosa diligenza , con quello zelo scrupoloso che soleva mettere in tutti i lavori d ' ufficio e negli studii pregiatissimi di scienza positiva . Contava che questo lavoro gli fosse retribuito pochi giorni prima di quello fissato per le nozze ; ma , all ' ultimo momento , quando già tutto era disposto per la celebrazione del matrimonio , stampate le partecipazioni , spiccati gli inviti , il decreto ministeriale era stato respinto dalla Corte dei Conti per vizio di forma . Spiro Tempini parve lì lì per cader fulminato da una congestione cerebrale . Lui , di solito così timido , così ossequente , così misurato nelle espressioni , si lasciò scappare parole di fuoco contro la burocrazia , contro l ' amministrazione dello Stato , anche contro il Ministro , contro tutto il Governo , che gli mandava a monte il viaggio di nozze . Non per il viaggio di nozze in se stesso ; ma perché si vedeva costretto a venir meno a un riguardo di delicatezza , verso le tre cognatine nubili . S ' era stabilito ( anzi non s ' era messo neanche in discussione ) ch ' egli avrebbe fatto casa comune con esse ; sì , ma santo Dio , almeno la prima notte non avrebbe voluto rimanere lì , sotto lo stesso tetto . S ' immaginava l ' imbarazzo , per non dir altro , di quelle tre povere ragazze , quando , andati via tutti gl ' invitati , finita la festa , lui e Iduccia ... Ah ! Ci sudava freddo . Sarebbe stato un momento terribile , uno strappo a tutte le convenienze , un angoscioso tormento di tutta la notte ... Come la avrebbero passata quelle tre povere anime , con la sorellina divisa da loro per la prima volta , di là , in un ' altra camera con lui ? Invano Spiro Tempini , per rimediarvi , pregò , scongiurò Iduccia , che si contentasse d ' un viaggetto di pochi giorni , pur che fosse , d ' una giterella a Frascati o ad Albano . Iduccia - forse perché non capiva ed egli non osò di farla anzi tempo capace - Iduccia non volle saperne . Le parve un ripiego meschino e umiliante . Là , là , meglio rimanere a casa . Il Tempini diede un ' ingollatina e arrischiò : - Dicevo per ... per le tue sorelle , ecco ... Ma la sposina , che si teneva già da un bel pezzo , gli piantò tanto d ' occhi in faccia e gli domandò : - Perché ? Che c ' entrano le mie sorelle ? Ancora ? E chi sa che altro avrebbe aggiunto Iduccia , nella stizza , se non fosse stata una ragazza per bene , che doveva figurare di non capir nulla fino all ' ultimo momento . Fu però una bella festa ; non molto vivace , perché si sa , l ' idea delle nozze richiama alla mente di chi abbia un po ' di senno e di coscienza non lievi doveri e responsabilità ; ma degna tuttavia e decorosa , soprattutto per la qualità degli invitati . Spiro Tempini , che teneva più alla libera docenza che al posto di segretario al Ministero di Grazia e Giustizia , perché credeva di contare in fine qualche cosa fuori dell ' ufficio , invitò pochi colleghi e molti professori d ' Università , i quali ebbero la degnazione di parlare animatamente di studii antropologici e psicofisiologici e di sociologia e d ' etnografia e di statistica . Poi il « momento terribile » venne , e fu , pur troppo , quale il Tempini lo aveva preveduto . Quantunque volessero sembrar disinvolte , le tre sorelle e anche Iduccia stessa vibravano dalla commozione . Avevano trattato finora con la massima confidenza il Tempini ; ma quella sera , che impaccio ! che senso , nel vederlo rimanere in casa , con loro ; lui solo , uomo ; già nel pieno diritto d ' entrare in una intimità che , per quanto timida in quei primi istanti e imbarazzata , avventava . Profondamente turbate , con gli occhi lampeggianti , le tre sorelle guardavano la sposa e le leggevano negli occhi la stessa ambascia che strizzava le loro animucce non al tutto ignare , certo , ma perciò anzi più trepidanti . Iduccia si staccava da loro ; cominciava da quella sera ad appartenere più a quell ' estraneo che ad esse . Era una violenza che tanto più le turbava , quanto più delicate eran le maniere con cui si manifestava finora . E poi ? Poi Iduccia , lei sola , tra breve , avrebbe saputo ... Le s ' accostarono , sorridendo nervosamente , per baciarla . Subito il sorriso si cangiò in pianto . Due , Serafina e Carlotta , scapparono via nella loro camera senza neanche volgersi a guardare il cognato ; Zoe fu più coraggiosa : gli mostrò gli occhi rossi di pianto e , alzando il pugno in cui teneva il fazzoletto , gli disse tra due singhiozzi : - Cattivo ! IV . Ma era destino che Iduccia non dovesse godere della distinzione che il Tempini , finalmente , aveva dovuto fare tra lei e le sorelle . La pagò , e come ! questa distinzione , la povera Iduccia . Può dirsi che cominciò a morire fin dalla mattina dopo . Il Tempini volle dare a intendere tanto a lei quanto alle sorelle , che non era propriamente una malattia . - Disturbi , - diceva alle cognatine , afflitto ma non impensierito . Alla moglie diceva : - Eh , troppo presto , Iduccia mia ! troppo presto ! Basta . Pazienza . Ma Iduccia soffriva tanto ! Troppo soffriva . Non aveva un momento solo di requie . Nausee , capogiri , e una prostrazione così grave di tutte le membra che , dopo il terzo mese , non poté più reggersi in piedi . Abbandonata su una poltrona , con gli occhi chiusi , senza più forza neanche di sollevare un dito , udiva intanto di là , nella saletta da pranzo , conversare lietamente le tre sorelle col marito , e si struggeva dall ' invidia . Ah che invidia rabbiosa le sorgeva man mano per quelle tre ragazze , che le pareva ostentassero innanzi a lei , così sconfitta , con tutti i loro movimenti , le corse pazze per le stanze , quasi una loro vittoria : quella d ' esser rimaste ancora agili e salde nella loro verginità . Era tanto il dispetto , che quasi quasi credeva il suo male provenisse principalmente dal fastidio ch ' esse le cagionavano con la loro vista e le loro parole . Ecco , ridevano , sonavano l ' arpa , si paravano , come se nulla fosse , senza alcun pensiero per lei che stava tanto male . Ma non era giusto ? non era naturale ? Lei aveva marito : esse non l ' avevano ; bisognava dunque ch ' ella ne piangesse pure le conseguenze . Spiro , del resto , le tranquillava ; diceva loro che non c ' era da darsene pensiero . La lieve afflizione che potevano sentire per il malessere di lei era poi bilanciata dalla gioia d ' aver presto un nipotino , una nipotina . Ed era tale questa gioja , ch ' esse stimavano finanche ingiusti , talvolta , i lamenti e i sospiri di lei . Ah , in certi giorni , l ' invidia di Iduccia , nel veder le tre sorelle come prima , più di prima attorno al marito , tre pecette addirittura , s ' inveleniva , fino a diventar vera e propria gelosia . Poi si calmava , si pentiva dei cattivi pensieri ; diceva a se stessa ch ' era giusto infine che , non potendo lei , badassero almeno loro a Spiro . E forse , chi sa ! ci avrebbero badato sempre loro , tutte e tre vestite di nero . Perché lei sarebbe morta . Sì , sì : lo sentiva . N ' era sicurissima ! Quell ' esserino che man mano le si maturava in grembo , le succhiava a filo a filo la vita . Che supplizio lento e smanioso ! Se la sentiva proprio tirare , la vita , a filo a filo , dal cuore . Sarebbe morta . Le tre sorelle avrebbero fatto loro da madre alla sua creaturina . Se femmina , l ' avrebbero chiamata Iduccia , come lei . Poi , passando gli anni , nessuna delle tre avrebbe più pensato a lei , perché avrebbero avuto un ' altra Iduccia , loro . Ma il marito ? Per lui non poteva essere la stessa cosa , quella bambina . Egli forse ... quale delle tre avrebbe scelto ? Zoe ? Carlotta ? Serafina ? Che orrore ! Ma perché ci pensava ? Tutte e tre insieme , sì , avrebbero potuto far da madre alla sua creaturina ; ma se egli ne sceglieva una ... Zoe , per esempio , ecco Zoe , no , non sarebbe stata una buona madre , perché avrebbe avuto da attendere ad altri figliuoli , ai suoi ; e alla piccina orfana avrebbero allora badato con più amore Carlotta e Serafina , quelle cioè ch ' egli non avrebbe scelto . Ecco dunque : se lo faceva per il bene della sua piccina , Spiro non avrebbe dovuto sceglierne alcuna . Non poteva forse rimanere lì , in casa , come un fratello ? Glielo volle domandare Iduccia , pochi giorni prima del parto , confessandogli la gran paura che aveva di morire e i tristi pensieri che l ' avevano straziata durante tutti quei mesi d ' agonia . Spiro le diede su la voce , dapprima ; si ribellò ; ma poi cedendo alle insistenze di lei - ch ' eran puerili , via ! come quel timore - dovette giurare . - Sei contenta , ora ? - Contenta ... Tre giorni dopo , Iduccia morì . V . Ma potevano mai pensare sul serio le tre sorelle superstiti di prendere il posto della sorellina morta , che aveva lasciato un così gran vuoto nel loro cuore e nella casa ? Come sospettarlo ? Ma nessuna delle tre ! Ecco , faceva male Zoe , anzi , a mostrar troppo il compianto e la tenerezza per la povera piccina orfana . Serafina e Carlotta , più riserbate , più chiuse , quasi irrigidite nel loro cordoglio , la richiamavano : - Zoe ! - Perché ? - domandava Zoe , dopo aver cercato invano di leggere negli occhi delle sorelle la ragione di quel richiamo . - Lasciala stare , - le diceva freddamente Carlotta . Serafina poi , a quattr ' occhi , le consigliava di frenare un po ' , ecco , quelle troppo vivaci effusioni d ' affetto per la bambina . - Ma perché ? - tornava a domandare Zoe , stordita . - Quella povera cosuccia nostra ! - Va bene . Ma innanzi a lui ... - A Spiro ? - Sì . Frenati . Potrebbe parergli che tu ... - Che cosa ? - Capirai ... La nostra condizione , adesso ; è un po ' ... un po ' difficile , ecco ... Finché c ' era Iduccia ... Ah già ! Zoe capiva . Finché c ' era Iduccia , Spiro era come un fratello ; ma ora che Iduccia non c ' era più ... Esse erano tre ragazze sole , costrette , per via di quella piccina , a convivere col cognato vedovo , e ... e ... - Dobbiamo farlo per Iduccia nostra ! - concludeva Serafina , con un profondo sospiro . Poco dopo , però , Zoe , ripensandoci meglio , domandava a se stessa : « Che cosa dobbiamo fare per Iduccia nostra ? Poche carezze alla piccina ? E perché ? Perché Spiro , vedendo ch ' io gliene faccio troppe , potrebbe supporre ... Oh Dio ! Com ' è potuta venire in mente a Serafina una tale idea ? Io ? » . Così tutte e tre , ora , si vigilavano a vicenda , quando Spiro era in casa e anche quando non c ' era . E questa vigilanza puntigliosa e il rigido contegno scioglievano a mano a mano e facevano cader tutti i legami d ' intimità che s ' eran prima annodati fraternamente tra esse e il cognato . Questi notò presto la freddezza ; ma suppose in principio che dipendesse dal cordoglio per la recente sciagura . Poi cominciò ad avvertire negli sguardi , nelle parole , in tutte le maniere delle tre cognatine un certo ritegno quasi sospettoso , come una mutria impacciata , che distornava la confidenza . Perché ? Non intendevano più trattario da fratello ? Il gelo cresceva di giorno in giorno . E anche Spiro allora si vide costretto a frenarsi , a ritrarsi . Un giorno gli cascarono le lenti dal naso ; e invece di comperarsene un altro paio , inforcò gli occhiali a staffa già smessi per far piacere a Serafina . La prima volta che gli toccò d ' andare dal barbiere , gli disse che voleva smettere la pettinatura con la divisa da un lato , adottata per consiglio di Carlotta , e si fece tagliare i capelli a spazzola , come prima . Non riprese a insegarsi i baffi , per non far supporre che , da vedovo , pensasse ancora ad aver cura della propria persona , quantunque Zoe però gli avesse detto che i baffi insegati gli stavano male . Ma poi , notando che Serafina e Carlotta , a tavola , lanciavano qualche occhiata obliqua a quei baffi e poi si guardavano tra loro , temendo ch ' esse potessero sospettare ch ' egli intendesse usare qualche particolarità a Zoe , tornò anche a insegarsi i baffi come un tempo . Così si ritrasse dall ' intimità anche con la figura . Tante cure - pensava - tante amorevolezze prima , e ora ... Ma in che aveva mancato ? Era forse lui cagione , se Iduccia era morta ? Era stata una sciagura . Egli la sentiva come loro , più di loro . Non avrebbe dovuto anzi affratellarli di più il dolore comune ? Desideravano forse le sue cognate che si staccasse da loro e facesse casa da sé ? Ma egli , rimanendo , aveva creduto di far loro piacere ; le aiutava , e non poco ; provvedeva lui quasi del tutto ormai al mantenimento della casa . E poi c ' era la bambina . La piccola Iduccia . Non la aveva egli affidata alle loro cure ? Ma ecco , notava intanto con grandissimo dolore che anche la piccina era trattata con freddezza , se non proprio trascurata . Spiro Tempini non sapeva più che pensare . Prese il partito di trattenersi quanto più poteva fuori di casa , per pesare il meno possibile in famiglia . Da tanti segni gli parve di dovere argomentare che la sua presenza dava ombra e impicciava . Ma il gelo crebbe ancor più . Ora Serafina diceva a Carlotta : - Vedi ? Non sta più in casa , il signore . Quel poco che ci sta : guardingo , impacciato . Chi sa che cova ! Ah , povera Iduccia nostra ! Carlotta si stringeva nelle spalle : - Che ci possiamo far noi ? - Eh già , - incalzava Serafina . - Vorrei sapere che cosa pretenderebbe da noi , con quella freddezza . Dovremmo forse buttargli le braccia al collo per trattenerlo ? Dico la verità , non me lo sarei mai aspettato ! Carlotta abbassava gli occhi ; sospirava : - Pareva tanto buono ... Ed ecco Zoe : - Parlate di Spiro ? Uomini , e tanto basta ! Tutti gli stessi . Sono appena sei mesi , e già ... Altro sospiro di Carlotta . Sospirava anche Serafina , e aggiungeva : - Mi tormenta il pensiero di quella povera creaturina . E Zoe : - È chiaro che a lui non basta esser trattato come possiamo trattarlo noi . E Carlotta , di nuovo con gli occhi bassi : - Nella condizione nostra ... - Pensate , intanto , pensate , - riprendeva Serafina . - La nostra piccola Iduccia in mano a una estranea , a una matrigna ! Le tre Sorelle fremevano a questo pensiero ; si sentivano proprio fendere la schiena da certi brividi , che parevano rasojate a tradimento . No , no , via ! Un sacrifizio era necessario per amore della bambina . Necessità ! Dura necessità ! Ma quale delle tre doveva sacrificarsi ? Serafina pensava : « Tocca a me . Io sono la maggiore . Ormai qui non si tratta di fare all ' amore . Più che una moglie per sé , egli deve scegliere una madre per la bambina . Io sono la maggiore ; dunque , la più adatta . Scegliendo me , dimostrerà che non ha voluto far torto alla memoria d ' Iduccia . Siamo quasi coetanei . Ho solamente sei mesi più di lui » . « Tocca a me » pensava invece Zoe . « Son la minore ; la più vicina a Iduccia , sant ' anima ! Egli allora aveva scelto l ' ultima . Ora l ' ultima sono io . Tocca dunque a me . Senz ' alcun dubbio , se s ' affaccia anche a lui la necessità di questo sacrifizio , sceglierà me . » Carlotta poi , dal canto suo , non credeva d ' esser meno indicata delle altre due . Pensava che Serafina era troppo attempatella e che , sposando Zoe , Spiro avrebbe dimostrato di badare più a sé che alla piccina . Le pareva indubitabile , dunque , che avrebbe scelto lei , piuttosto , che stava nel mezzo , come la virtù . Ma Spiro ? Che pensava Spiro ? Egli aveva giurato . È vero che non sempre chi vive può serbar fede al giuramento fatto a una morta . La vita ha certe difficoltà , da cui chi muore si scioglie . E chi si scioglie non può tener legato chi rimane in vita . Se non che , quando per la prima volta Spiro Tempini s ' era accostato improvvisamente alle quattro Margheri , la scelta aveva potuto farla lui . Ora , per stare in pace , capiva che avrebbero dovuto invece scegliere loro . Ma come scegliere , Dio mio , se egli era uno ed esse erano tre ? IL DOVERE DEL MEDICO I . E sono miei , - pensava Adriana , udendo il cinguettio de ' due bambini nell ' altra stanza ; e sorrideva tra sé , pur seguitando a intrecciare speditamente una maglietta di lana rossa . Sorrideva , non sapendo quasi credere a se stessa , che quei bambini fossero suoi , che li avesse fatti lei , e che fossero passati tanti anni , già circa dieci , dal giorno in cui era andata sposa . Possibile ! Si sentiva ancor quasi fanciulla , e il maggiore dei figli intanto aveva otto anni , e lei trenta , fra poco : trenta ! possibile ? vecchia a momenti ! Ma che ! ma che ! - E sorrideva . - Il dottore ? - domandò a un tratto , quasi a se stessa , sembrandole di udir nella saletta d ' ingresso la voce del medico di casa ; e si alzò , col dolce sorriso ancora su le labbra . Le morì subito dopo quel sorriso , assiderato dall ' aspetto sconvolto e imbarazzato del dottor Vocalòpulo , che entrava ansante , come se fosse venuto di corsa , e batteva nervosamente le palpebre dietro le lenti molto forti da miope , che gli rimpiccolivano gli occhi . - Oh Dio , dottore ? - Nulla ... non si agiti ... - La mamma ? - No no ! - negò subito , forte , il dottore . - La mamma , no ! - Tommaso , allora ? - gridò Adriana . E , poiché il dottore , non rispondendo , lasciava intendere che si trattava proprio del marito : - Che gli è accaduto ? Mi dica la verità ... Oh Dio , dov ' è , dov ' è ? Il dottor Vocalòpulo tese le mani , quasi per opporre un argine alle domande . - Nulla , vedrà ... Una feritina ... - Ferito ? E lei ... Me l ' hanno ucciso ? E Adriana afferrò un braccio al dottore , sgranando gli occhi , come impazzita . - Ma no , ma no , signora ... si calmi ... una ferita ... speriamo leggera ... - Un duello ? - Sì , - lasciò cadersi dalle labbra , esitando , il dottore vieppiù turbato . - Oh , Dio , Dio , no ... mi dica la verità ! - insistette Adriana . - Un duello ? Con chi ? Senza dirmi nulla ? - Lo saprà . Intanto ... intanto , calma : pensiamo a lui ... Il letto ? ... - Di là ... - rispose ella , stordita , non comprendendo in prima . Poi riprese con ansia più smaniosa : - Dove l ' hanno ferito ? Lei mi spaventa ... Non era con lei , Tommaso ? Dov ' è ? Perché s ' è battuto ? Con chi ? Quand ' è stato ? ... Mi dica ... - Piano , piano ... - la interruppe il dottor Vocalòpulo , non potendone più . - Saprà tutto ... Adesso , è in casa la serva ? Per piacere , la chiami . Un po ' di calma , e ordine : dia ascolto a me . E mentre ella , quasi istupidita , si faceva a chiamare la serva , il dottore , toltosi il cappello , si passò una mano tremolante su la fronte , come si sforzasse di rammentare qualcosa ; poi , sovvenendosi , si sbottonò in fretta la giacca , trasse dalla tasca in petto il portabiglietti e scosse più volte la penna stilografica , pensando alle ordinazioni da scrivere . Adriana ritornò con la serva . - Ecco , - disse il Vocalòpulo , seguitando a scrivere . E , appena ebbe finito : - Subito , alla farmacia più vicina ... Fiaschi ... no , no ... andate pure , ve li darà il farmacista stesso . Lesta , mi raccomando . - È molto grave , dottore ? - domandò Adriana , con espressione timida e appassionata , come per farsi perdonare la insistenza . - No , le ripeto . Speriamo bene , - le rispose il Vocalòpulo e , per impedire altre domande , aggiunse : - Mi vuol far vedere la camera ? - Sì , ecco , venga ... Ma , appena nella camera , ella domandò ancora , tutta tremante : - Ma come , dottore ; lei non era con Tommaso ? Assistono pure due medici ai duelli ... - Bisognerebbe trasportare il letto un po ' più qua ... - osservò il dottore , come se non avesse inteso . Entrò , in quel punto , di corsa un bellissimo ragazzo , dalla faccia ardita , coi capelli neri ricci e lunghi , svolazzanti . - Mamma , una barella ! Quanta gen ... Vide il medico e s ' arrestò di botto , confuso , mortificato , in mezzo alla stanza . La madre diè un grido e scostò il ragazzo per accorrere dietro al dottore . Su la soglia questi si voltò e la trattenne : - Stia qua , signora : sia buona ! Vado io , non dubiti ... Col suo pianto gli potrà far male ... Adriana allora si chinò per stringersi forte al seno il figlioletto che le si era aggrappato alla veste , e ruppe in singhiozzi . - Perché , mamma , perché ? - domandava il ragazzo sbigottito , non comprendendo e mettendosi a piangere anche lui . II . A piè della scala il dottore accolse la barella condotta da quattro militi della carità , mentre due questurini , ajutati dal portinajo , impedivano a una folla di curiosi d ' entrare . - Dottor Vocalòpulo ! - gridava un giovanotto tra la folla . Il dottore si voltò e gridò a sua volta alle guardie : - Lo lascino passare : è il mio assistente . Entri , dottor Sià . I quattro militi si riposavano un po ' , preparando le cinghie per la salita . Il portone fu chiuso . La gente di fuori vi picchiava con le mani e coi piedi , fischiando , vociando . - Ebbene ? - domandò il dottor Vocalòpulo al Sià che sbuffava ancora , tutto sudato . - La donna ? - Che corsa , caro professore ! - rispose il dottor Cosimo Sià . - La donna ? All ' ospedale ... Sono tutto sudato ! Frattura alla gamba e al braccio ... - Congestione ? - Credo . Non so ... Son venuto a tempesta . Che caldo , per bacconaccio ! Se potessi avere un bicchier d ' acqua Il dottor Vocalòpulo scostò un poco la tendina di cerata della barella per vedere il ferito ; la riabbassò subito e si volse ai militi : - Andiamo , su ! Piano e attenzione , figliuoli , mi raccomando . Mentre si eseguiva con la massima cautela la penosa salita , allo scalpiccio , al rumor delle voci brevi affannose , si schiudevano sui pianerottoli le porte degli altri casigliani . - Piano , piano ... - ammoniva , quasi a ogni scalino , il dottor Vocalòpulo . Il Sià veniva dietro , asciugandosi ancora il sudore dalla nuca e dalla fronte , e rispondeva ai casigliani : - Il signor ... come si chiama ? Corsi ... Quarto piano , è vero ? Una signora e una signorina , madre e figlia , scapparono su di corsa per la scala con un grido d ' orrore , e , poco dopo , s ' intesero le grida disperate di Adriana . Il Vocalòpulo scosse la testa , contrariato , e voltosi al Sià : - Ci badi lei , mi raccomando , - disse , e salì a balzi le altre due branche di scala fino alla porta del Corsi . - Via , si faccia forza , signora : non gridi così ! Non capisce che gli farà male ? Prego , signore , la conducano di là ! - Voglio vederlo ! Mi lascino ! Voglio vederlo ! - gridava , piangendo e smaniando , Adriana . E il medico : - Lo vedrà , non dubiti , non ora però ... La conducano di là ! La barella era già arrivata . - La porta ! - gridò uno dei militi , ansimando . Il dottor Vocalòpulo accorse ad aprire l ' altro battente della porta , mentre Adriana , divincolandosi , trascinava seco le due vicine , imbalordite , verso la barella . - In quale camera ? Prego ... Dov ' è il letto ? - domandò il dottor Sià . - Di qua ... ecco ! - disse il Vocalòpulo , e gridò alle due pigionali accorse : - Ma la trattengano , perdio ! Non son buone neanche da trattenerla ? - Oh Dio benedetto ! - esclamò la signora del secondo piano , tozza , popputa , parandosi davanti ad Adriana furibonda . Le due guardie erano dietro la barella e se ne stavano innanzi alla porta d ' ingresso . A un tratto , per la scala , un vociare e un salire frettoloso di gente . Certo il portinajo aveva riaperto il portone , e la folla curiosa aveva invaso la scala . Le due guardie tennero testa all ' irruzione . - Lasciatemi passare ! - gridava tra la ressa su gli ultimi scalini , facendosi largo con le braccia , una signora alta , ossuta , vestita di nero , con la faccia pallida , disfatta , e i capelli aridi , ancor neri , non ostante l ' età e le sofferenze evidenti . Si voltava ora di qua ora di là , come se non vedesse : aveva infatti quasi spento lo sguardo tra le palpebre gonfie semichiuse . Pervenuta alla fine innanzi alla porta , con l ' aiuto di un giovinotto ben vestito , che le veniva dietro , fu su la soglia fermata dalle guardie : - Non si entra ! - Sono la madre ! - rispose imperiosamente e , con un gesto che non ammetteva replica , scostò le guardie e s ' introdusse in casa . Il giovinotto ben vestito sguisciò dentro , dietro a lei , dandosi a vedere come uno della famiglia anche lui . La nuova arrivata si diresse a una stanza quasi buja , con un sol finestrino ferrato presso il tetto . Non discernendo nulla , chiamò forte : - Adriana ! Questa , che se ne stava tra le due pigionali che cercavano Scioccamente di confortarla , balzò in piedi , gridando : - Mamma ! - Vieni ! vieni con me , figlia mia ! povera figlia mia ! Andiamocene subito ! - disse in fretta , con voce vibrante di sdegno e di dolore , la vecchia signora . - Non m ' abbracciare ! Tu non devi rimanere più qua un solo minuto ! - Oh ! mamma ! mamma mia ! - piangeva intanto Adriana , con le braccia al collo della madre . Questa si sciolse dall ' abbraccio , gemendo : - Figlia disgraziata , più di tua madre ! Poi dominando la commozione , riprese con l ' accento di prima : - Un cappello , subito ! uno scialle ! Prendi questo mio ... Andiamocene subito , coi bambini ... Dove sono ? Già mi scottano i piedi , qua ... Maledici questa casa , com ' io la maledico ! - Mamma ... che dici , mamma ? - domandò Adriana , smarrita nell ' atroce cordoglio . - Ah , non sai ? Non sai nulla ancora ? non t ' hanno detto nulla ? non hai nulla sospettato ? Tuo marito è un assassino ! - gridò la vecchia signora . - Ma è ferito , mamma ! - Da sé s ' è ferito , con le sue mani ! Ha ucciso il Nori , capisci ? Ti tradiva con la moglie del Nori ... E lei s ' è buttata dalla finestra ... Adriana cacciò un urlo e s ' abbandonò su la madre , priva di sensi . Ma la madre , non badandole , sorreggendola , seguitava a dirle tutta tremante : - Per quella lì ... per quella lì ... te , te , figlia , angelo mio , ch ' egli non era degno di guardare ... Assassino ! ... Per quella lì ... capisci ? capisci ? E con una mano le batteva dolcemente la spalla , carezzandola , quasi ninnandola con quelle parole . - Che disgrazia ! che tragedia ! Ma com ' è avvenuto ? - domandò sottovoce la signora tozza del secondo piano al giovinotto ben vestito che si teneva in un angolo , con un taccuino in mano . - Quella è la moglie ? - domandò il giovinotto a sua volta , in luogo di rispondere . - Scusi , saprebbe dirmi il casato ? - Di lei ? ... Sì , fa Montesani , lei . - E il nome , scusi ? - Adriana . Lei è giornalista ? - Zitta , per carità ! A servirla . E mi dica , quella è la madre , è vero ? - La madre di lei , la signora Amalia , sissignore . - Amalia , grazie , grazie . Una tragedia , sì signora , una vera tragedia ... - È morta lei , la Noti ? - Ma che morta ! La mal ' erba , lei m ' insegna ... È morto lui , invece , il marito . - Il giudice ? - Giudice ? No , sostituto procuratore del re . - Sì , quel giovane ... brutto , insomma , mingherlino , calabrese , venuto da poco ... Erano tanto amici col signor Tommaso ! - Eh , si sa ! - sghignò il giovinotto . - Avviene sempre così , lei m ' insegna ... Ma , scusi , il Corsi dov ' è ? Vorrei vederlo ... Se lei m ' indicasse ... - Ecco , vada di là ... Dopo quella stanza , l ' uscio a destra . - Grazie , signora . Scusi un ' altra domanda : Quanti figliuoli ? - Due . Due angioletti ! Un maschietto di otto anni , una bambina di cinque ... - Grazie di nuovo ; scusi ... Il giovinotto s ' avviò , seguendo l ' indicazione , alla camera del ferito . Passando per la saletta d ' ingresso , sorprese il bel ragazzo del Corsi che , con gli occhi sfavillanti , un sorriso nervoso su le labbra e le mani dietro la schiena , domandava a una delle guardie : - E dimmi una cosa : come gli ha sparato , col fucile ? III . Tommaso Corsi , col torso nudo , poderoso , sorretto da guanciali , teneva i grandi occhi neri e lucidissimi intenti sul dottor Vocalòpulo , il quale , scamiciato , con le maniche rimboccate su le magre braccia pelose , premeva e studiava da presso la ferita . Di tanto in tanto gli occhi del Corsi si levavano anche su l ' altro medico , come se , nell ' attesa che qualcosa a un tratto dovesse mancargli dentro , volesse coglierne il segno o il momento negli occhi altrui . L ' estremo pallore cresceva bellezza al suo maschio volto di solito acceso . Ora egli fissò sul giornalista , che entrava timido , perplesso , uno sguardo fiero , come se gli domandasse chi fosse e che volesse . Il giovinotto impallidì , appressandosi al letto , pur senza poter chinare gli occhi , quasi ammaliato da quello sguardo . - Oh , Vivoli ! - disse il dottor Vocalòpulo , voltandosi appena . Il Corsi chiuse gli occhi , traendo per le nari un lungo respiro . Lello Vivoli aspettò che il Vocalòpulo gli volgesse di nuovo lo sguardo ; ma poi , impaziente : - Ss , - lo chiamò piano e , accennando il giacente , domandò come stesse , con un gesto della mano . Il dottore alzò le spalle e chiuse gli occhi , poi con un dito accennò la ferita alla mammella sinistra . - Allora ... - disse il Vivoli , alzando una mano in atto di benedire . Una goccia di sangue si partì dalla ferita e rigò lungamente il petto . Il dottore la deterse con un bioccolo di bambagia , dicendo quasi tra sé : - Dove diavolo si sarà cacciata la palla ? - Non si sa ? - domandò timidamente il Vivoli , senza staccar gli occhi dalla ferita , non ostante il ribrezzo che ne provava . - E di ' , sai di che calibro era ? - Nove ... calibro nove , - interloquì con evidente soddisfazione il giovine dottor Sià . - Dalla ferita si può arguire ... - Suppongo , - rispose il Vocalòpulo accigliato , assorto , - che si sia cacciata qua sotto la scapola ... Eh sì , purtroppo ... il polmone ... E torse la bocca . Indovinare , determinare il corso capriccioso della palla : per il momento , non si trattava d ' altro per lui . Gli stava davanti un paziente qualunque , sul quale egli doveva esercitare la sua bravura , valendosi di tutti gli espedienti della sua scienza : oltre a questo suo compito materiale e limitato non vedeva nulla , non pensava a nulla . Solo , la presenza del Vivoli gli fece considerare che , essendo il Corsi conosciutissimo nella città e avendo quella tragedia sconvolto tutta la cittadinanza , poteva giovargli che il pubblico sapesse che il dottor Vocalòpulo era il medico curante . - Oh , Vivoli , dirai che è affidato alle mie cure . Il dottor Cosimo Sià dall ' altra sponda del letto tossì leggermente . - E puoi aggiungere , - riprese il Vocalòpulo , - che sono assistito dal dottor Cosimo Sià : te lo presento . Il Vivoli chinò appena il capo , con un lieve sorriso . Il Sià , che s ' era precipitato con la mano tesa per stringer quella del Vivoli , all ' inchino sostenuto di questo , restò goffo , arrossì , trinciò in aria con la mano già tesa un saluto , come per dire : « Ecco , fa lo stesso : Saluto così ! » . Il moribondo schiuse gli occhi e aggrottò le ciglia . I due medici e il Vivoli lo guardarono quasi con paura , - Adesso lo fasceremo , - disse con voce premurosa , chinandosi su lui , il Vocalòpulo . Tommaso Corsi scosse la testa sul guanciale , poi riabbassò lentamente le palpebre su gli occhi foschi , come se non avesse compreso : così almeno parve al dottor Vocalòpulo , il quale , storcendo un ' altra volta la bocca , mormorò : - La febbre ... - Io scappo , - disse piano il Vivoli , salutando con la mano il Vocalòpulo e di nuovo inchinando appena il capo al Sià , che rispose , questa volta , con un inchino frettoloso . - Sià , venga da questa parte . Bisogna sollevarlo . Ci vorrebbero due dei nostri infermieri ... - esclamò il Vocalòpulo . - Basta , ci proveremo . Ma tengo a fare una sola fasciatura , ben solida , e lì . - Lo laviamo , ora ? - domandò il Sià . - Sì ! L ' alcool dov ' è ? e il catino , prego . Così , aspetti ... Intanto , lei prepari le fasce . Preparate ? Poi la vescica di ghiaccio . Tommaso Corsi , allorché il dottor Vocalòpulo si fece a fasciarlo , aprì gli occhi , s ' infoscò in volto , tentò con una mano di scostar dal petto quelle del dottore , dicendo con voce cavernosa : - No ... no ... - Come no ? - domandò , sorpreso , il dottor Vocalòpulo . Ma un empito di sangue impedì al Corsi di rispondere , e le parole gli gorgogliarono nella strozza soffocate dalla tosse . Poi giacque , prostrato , privo di sensi . E allora fu ripulito e fasciato a dovere dai due medici curanti . IV . - No , mamma , no ... E come potrei ? - rispose Adriana , appena rinvenuta , all ' ingiunzione della madre d ' abbandonar la casa del marito insieme coi figliuoli . Si sentiva quasi inchiodata lì , su la seggiola , stordita e tremante , come se un fulmine le fosse caduto da presso . E invano la madre le smaniava innanzi e la spingeva : - Via , via , Adriana ! Non mi senti ? Si era lasciata mettere uno scialletto addosso e il cappello , e guardava innanzi a sé , come una mendicante . Non riusciva ancora a farsi un ' idea dell ' accaduto . Che le diceva la madre ? d ' abbandonar quella casa ? e come mai , in quel momento ? O prima o poi avrebbe dovuto abbandonarla pur sempre ? Perché ? Il marito non le apparteneva più ? Si era spenta in lei l ' ansia di vederlo . Che volevano intanto quelle due guardie che la madre le accennava lì nella saletta d ' ingresso ? - Meglio che muoja ! Se vive , in galera ! - Mamma ! - supplicò , guardandola . Ma riabbassò subito gli occhi per trattenere le lagrime . Sul volto della madre rilesse la condanna del marito : « Ha ucciso il Nori ; ti tradiva con la moglie del Nori » . Non sapeva però , né poteva ancor quasi pensarlo , né immaginario : si vedeva ancora la barella sotto gli occhi e non poteva immaginare altri che lui - Tommaso - ferito , forse moribondo , lì ... E Tommaso dunque aveva ucciso il Nori ? aveva una tresca con Angelica Nori , e tutt ' e due erano stati scoperti dal marito ? Pensò che Tommaso portava sempre con sé la rivoltella . Per il Nori ? No : l ' aveva sempre portata , e il Nori e la moglie erano in città da un anno soltanto . Nello scompiglio della coscienza , una moltitudine d ' immagini si ridestavano in lei tumultuosamente : l ' una chiamava l ' altra e insieme si raggruppavano in balenanti scene precise e subito si disgregavano per ricomporsi in altre scene con vertiginosa rapidità . Quei due eran venuti da un paese di Calabria accompagnati da una lettera di presentazione a Tommaso , il quale li aveva accolti con la festosa espansione della sua indole sempre gioconda , con aria confidenziale , col sorriso schietto di quel suo maschio volto , in cui gli occhi lampeggiavano , esprimendo la vitalità piena , l ' energia operosa , costante , che lo rendevano caro a tutti . Da quest ' indole vivacissima , da questa natura esuberante , in continuo bisogno d ' espandersi quasi con violenza , ella era stata investita fin dai primi giorni del matrimonio : s ' era sentita trascinare dalla fretta ch ' egli aveva di vivere : anzi furia , più che fretta : vivere senza tregua , senza tanti scrupoli , senza tanto riflettere ; vivere e lasciar vivere , passando sopra a ogni impedimento , a ogni ostacolo . Più volte ella si era arrestata un po ' in questa corsa , per giudicare fra sé qualche azione di lui non stimata perfettamente corretta . Ma egli non dava tempo al giudizio , come non dava peso ai suoi atti . Ed ella sapeva ch ' era inutile richiamarlo indietro a considerare il mal fatto : scrollava le spalle , sorrideva , e avanti ! aveva bisogno d ' andare avanti a ogni modo , per ogni via , senza indugiarsi a riflettere tra il bene e il male ; e rimaneva sempre alacre e schietto , purificato dall ' attività incessante , e sempre lieto e largo di favori a tutti , con tutti alla mano : a trent ' otto anni , un fanciullone , capacissimo di mettersi a giocar sul serio coi due figliuoli , e ancora , dopo dieci anni di matrimonio , così innamorato di lei , che ella tante volte , anche di recente , aveva dovuto arrossire per qualche atto imprudente di lui innanzi ai bambini o alla serva . E ora , così d ' un colpo , quest ' arresto fulmineo , questo scoppio ! Ma come ? come ? La cruda prova del fatto non riusciva ancora a dissociare in lei i sentimenti , più che di solida stima , d ' amore fortissimo e devoto per il marito , da cui si sentiva in cuor suo ricambiata . Forse qualche lieve inganno , sì , sotto quella tumultuosa vitalità ; ma la menzogna , no , la menzogna non poteva annidarsi sotto l ' allegria costante di lui . Che egli avesse una tresca con Angelica Nori , non significava , no , aver tradito lei , la moglie ; e questo la madre non poteva comprenderlo , perché non sapeva , non sapeva tante cose ... Egli non poteva aver mentito con quelle labbra , con quegli occhi , con quel riso che allegrava tutti i giorni la casa . - Angelica Nori ? Oh ella sapeva bene che cosa fosse costei , anche per il marito : neppure un capriccio : nulla , nulla ! la prova soltanto d ' una debolezza , nella quale nessun uomo forse sa o può guardarsi dal cadere ... Ma in quale abisso era egli adesso caduto ? e la sua casa e lei coi figliuoli giù , giù con lui ? - Figli miei ! figli miei ! - proruppe alla fine , singhiozzando , con le mani sul volto , quasi per non veder l ' abisso che le si spalancava orribile davanti . - Portali via con te , - aggiunse , rivolgendosi alla madre . - Loro sì , portali via , ché non vedano ... Io no , mamma : io resto . Te ne prego ... Si alzò e , cercando alla meglio di trattener le lagrime , andò , seguita dalla madre , in cerca dei bambini che giocavano tra loro in un camerino , ove la serva li aveva chiusi . Si mise a vestirli , soffocando i singhiozzi che le irrompevano dal petto a ogni loro lieta domanda infantile . - Con la nonna , sì ... a spasso con la nonna ... E il cavalluccio , sì ... la sciabola pure ... Te li compra la nonna ... Questa contemplava , straziata , la sua cara figliuola , la creatura sua adorata , tanto buona , tanto bella , per cui tutto ormai era finito ; e , nell ' odio feroce contro colui che gliela faceva soffrir così , avrebbe voluto strapparle dalle mani quel bambino che somigliava tutto al padre , fin nella voce e nei gesti . - Non vuoi proprio venire ? - domandò alla figlia , quando i bambini furono pronti . - Io , bada , qua non metto più piede . Resti sola ... La casa di tua madre è aperta . Ci verrai , se non oggi , domani . Ma già , anche se non morisse ... - Mamma ! - supplicò Adriana , additandole i bambini . La vecchia signora tacque e andò via coi nipotini , vedendo uscire dalla camera del ferito il dottor Vocalòpulo . Questi si appressò ad Adriana per raccomandarle di non farsi vedere per il momento dal marito . - Un ' emozione improvvisa , anche lieve , potrebbe riuscirgli fatale . Non si faccia nulla , per carità , che possa contrariarlo o impressionarlo in qualche modo . Questa notte resterà a vegliarlo il mio collega . Se ci fosse bisogno di me ... Non terminò il discorso , notando che ella non gli dava ascolto né gli domandava notizie intorno alla gravità della ferita , e che aveva in capo il cappellino , come se stesse per abbandonare la casa . Socchiuse gli occhi , scosse un po ' il capo , sospirando , e andò via . V . Nella notte , Tommaso Corsi si riscosse incosciente dal letargo . Stordito dalla febbre , teneva gli occhi aperti nella penombra della camera . Un lampadino ardeva sul cassettone , riparato da uno specchio a tre luci : il lume si projettava su la parete vivamente , precisando il disegno e i colori della carta da parato . Aveva solo la sensazione che il letto fosse più alto , e che soltanto per ciò notasse in quella camera qualcosa che prima non vi aveva mai notato . Vedeva meglio l ' insieme dell ' arredo , il quale , nella quiete altissima , gli pareva spirasse , dall ' immobilità sua quasi rassegnata ; un conforto familiare , a cui le ricche tende , che dall ' alto scendevano fin sul tappeto , davano un ' aria insolita di solennità . « Noi siamo qui , come tu ci hai voluti , per i tuoi comodi » pareva gli dicessero , nella coscienza che man mano si risentiva , i varii oggetti della camera : « siamo la tua casa : tutto è come prima » . A un tratto richiuse gli occhi , quasi abbagliato bruscamente nella penombra da un lampo di luce cruda : la luce che s ' era fatta in quell ' altra camera , quando colei , urlando , aveva aperto la finestra , d ' onde s ' era buttata . Riebbe allora , d ' un subito , la memoria orrenda : rivide tutto , come se accadesse proprio allora . Egli , trattenuto dall ' istintivo pudore , non riusciva a balzar dal letto , svestito com ' era , e il Noti , ecco , gli esplodeva contro il primo colpo che infrangeva il vetro di un ' immagine sacra al capezzale ; egli tendeva la mano alla rivoltella sul comodino , ed ecco il sibilo della seconda palla innanzi al volto ... Ma non ricordava d ' aver tirato sul Noti : solo quando questi era caduto a sedere sul pavimento , e poi s ' era ripiegato bocconi , egli s ' era accorto d ' aver l ' arma ancor calda e fumante in pugno . Era allora saltato dal letto e , in un attimo , entro di sé , la tremenda lotta di tutte le energie vitali contro l ' idea della morte ; prima , l ' orrore di essa ; poi la necessità e il sorgere d ' un sentimento atroce , oscuro , a vincere ogni ripugnanza e ogni altro sentimento . Aveva guardato il cadavere , la finestra donde quella era saltata ; aveva udito i clamori della via sottostante , e s ' era sentito aprire come un abisso nella coscienza : allora la determinazione violenta gli s ' era imposta lucidamente , come un atto a lungo meditato e discusso . Sì . Così era stato . « No » , diceva a se stesso , un istante dopo , riaprendo gli occhi brillanti di febbre . « No ; se questa è la mia casa , se io sto qui sul mio letto ... » Gli pareva di udir voci liete e confuse di là , nelle altre stanze . Aveva fatto mettere quelle tende nuove e i tappeti alle stanze per il battesimo dell ' ultimo bambino , morto di venti giorni . Ecco , gli invitati tornavano or ora dalla chiesa . Angelica Noti , a cui egli offriva il braccio , glielo stringeva a un tratto furtivamente con la mano ; egli si voltava a guardarla , stupito , ed ella accoglieva quello sguardo con un sorriso impudente , da scema , e chiudeva voluttuosamente le palpebre su i grandi occhi neri , globulenti , in presenza di tutti . « Quel bambino è morto » , pensava ora egli , « perché l ' ha tenuto a battesimo colui , ch ' era fra l ' altro un jettatore . » Immagini imprevedute , visioni strane , confuse , sensazioni fantastiche , improvvise , pensieri lucidi e precisi , si avvicendavano in lui , nel delirio intermittente . Sì , sì , lo aveva ucciso . Ma due volte quel forsennato s ' era messo per uccider lui , ed egli nel volgersi per prendere l ' arma dal comodino gli aveva gridato sorridendo : - Che fai ? - tanto gli pareva impossibile che colui , prima ch ' egli si vedesse costretto a minacciarlo e a reagire , non comprendesse ch ' era un ' infamia , una pazzia ucciderlo a quel modo , in quel momento , uccider lui che si trovava lì per caso , che aveva tant ' altra vita fuori di lì : i suoi affari , gli affetti suoi vivi e veri , la sua famiglia , i figli da difendere . Eh via , disgraziato ! Come mai tutt ' a un tratto , quell ' omiciattolo sbricio , brutto , scialbo , dall ' anima apatica , attediata , che si trascinava nella vita senza alcuna voglia , senz ' alcun affetto , e che da tant ' anni si sapeva spudoratamente ingannato dalla moglie e non se ne curava , a cui pareva costasse pena e fatica guardare o trar fuori quella sua voce molle miagolante ; come mai , tutt ' a un tratto , s ' era sentito muovere il sangue e per lui soltanto ? Non sapeva che donna fosse sua moglie ? e non sentiva ch ' era una cosa ridicola e pazza e infame nello stesso tempo difender a quel modo ancora l ' onor suo affidato a colei , che ne aveva fatto strazio tant ' anni , senza che egli avesse mai mostrato d ' accorgersene ? Ma aveva pure assistito - sì , sì - a tante scene familiari , in cui ella , proprio sotto gli occhi di lui , sotto gli occhi stessi d ' Adriana , aveva cercato di sedurlo con quei suoi lezii da scimmietta patita . Adriana sì se n ' era accorta , e lui no ? Ne avevano riso tanto insieme , lui e Adriana . Per una donna come quella lì , dunque , sul serio , una tragedia ? Lo scandalo , la morte di lui , la sua morte ? Oh , per quel disgraziato , forse , era stata un bene la morte ; un regalo ! Ma egli ... doveva egli morire per così poco ? Sul momento , col cadavere sotto gli occhi , assalito dai clamori della via , aveva creduto di non poter farne a meno . Ebbene , e intanto come mai non era tutto finito ? Egli viveva ancora , lì , nella sua stessa camera tranquilla , coricato sul suo letto , come se nulla fosse accaduto . Ah , se veramente fosse un sogno orribile ! ... No : e quel dolore cocente al petto , che gli toglieva il respiro ? E poi il letto ... Stese pian piano un braccio nel posto accanto ; vuoto ... ecco ! Adriana ... Sentì di nuovo l ' abisso aprirglisi dentro . Dov ' era ella ? e i figliuoli ? Lo avevano abbandonato ? Solo , dunque , nella casa ? e come mai ? Riaprì gli occhi per accertarsi , se quella fosse veramente la sua camera da letto . Sì : tutto come prima . Allora un dubbio crudele , in quell ' alternativa di delirio e di lucidità mentale , lo vinse : non sapeva più se , aprendo gli occhi , vedesse per allucinazione la sua camera che spirava la pace consueta , o se sognasse chiudendo gli occhi e rivedendo , con lucidezza di percezione ch ' era quasi realtà , l ' orribile tragedia della mattina . Emise un gemito , e subito davanti a gli occhi si vide un volto sconosciuto ; sentì posarsi una mano su la fronte , la cui pressione lo confortava , e richiuse gli occhi sospirando , sentendo di dover rassegnarsi a non comprendere più nulla , a non saper che cosa fosse veramente accaduto . Era fors ' anche sogno quel volto or ora intraveduto , la mano che gli premeva la fronte ... E ricadde nel letargo . Il dottor Sià si accostò in punta di piedi a un angolo della camera quasi al bujo , dove Adriana vegliava nascosta . - Forse è meglio , - le disse sottovoce , - che si mandi per il dottor Vocalòpulo . La febbre cresce e l ' aspetto non mi ... S ' interruppe ; le domandò : - Vuol vederlo ? Adriana fece segno di no col capo , angosciata . Poi , sentendo di non poter trattenere un empito improvviso di pianto , balzò in piedi e scappò via dalla camera . Il dottor Sià richiuse , cauto , l ' uscio per impedire che giungesse all ' orecchio del morente il pianto convulso della moglie ; poi tolse dal petto di lui la vescica , ne vuotò l ' acqua e , riempitala novamente di pezzetti di ghiaccio , la ripose su la fasciatura al posto della ferita . - Ecco fatto . Osservò quindi di nuovo , a lungo , il volto del giacente , ne ascoltò la respirazione affannosa ; poi , non avendo altro da fare , e come se per lui bastasse l ' aver provveduto al ghiaccio e l ' aver fatto quelle osservazioni , ritornò al proprio posto , alla poltrona , dall ' altra parte del letto . Lì , con gli occhi chiusi , godeva di lasciarsi prendere a mano a mano dal sonno , spegnendo gradatamente in sé la volontà di resistervi , fino al punto estremo in cui il capo gli dava un crollo : schiudeva allora gli occhi e tornava da capo ad abbandonarsi a quella voluttà proibita , che quasi lo inebriava . VI . Le complicazioni temute dal dottor Vocalòpulo si verificarono pur troppo : prima e più grave fra tutte , l ' infiammazione polmonare , che cagionava quell ' altissima febbre . Senza alcuna preoccupazione estranea alla scienza , di cui era fervidamente appassionato , il dottor Vocalòpulo raddoppiò lo zelo , come se si fosse fatta una fissazione di salvare a ogni costo quel moribondo . Negli infermi sotto la sua cura egli non vedeva uomini ma casi da studiare : un bel caso , un caso strano , un caso mediocre o comune ; quasi che le infermità umane dovessero servire per gli esperimenti della scienza , e non la scienza per le infermità . Un caso grave e complicato lo interessava sempre a quel modo ; ed egli allora non sapeva staccare più il pensiero dal malato : metteva in pratica le più recenti esperienze delle primarie cliniche del mondo , di cui consultava scrupolosamente i bollettini , le rassegne e le minute esposizioni dei tentativi , degli espedienti dei più grandi luminari della scienza medica , e spesso adottava le cure più arrischiate con fermo coraggio , con fiducia incrollabile . Si era costituita così una grande reputazione . Ogni anno faceva un viaggio e ritornava entusiasta degli esperimenti a cui aveva assistito , soddisfatto di qualche nuova cognizione appresa , provvisto di nuovi e più perfezionati strumenti chirurgici , che disponeva - dopo averne studiato minutamente il congegno e averli ripuliti con la massima cura - entro l ' armamentario di cristallo , che aveva la forma di un ' urna , lì , in mezzo al camerone da studio , e , chiusi , li contemplava ancora , stropicciandosi le mani solide , sempre fredde , o stirandosi con due dita il naso armato di quel pajo di lenti fortissime , che accrescevano la rigidezza austera del suo volto pallido , lungo , equino . Attorno al letto del Corsi condusse alcuni suoi colleghi , a studiare , a discutere ; spiegò tutti i suoi tentativi , l ' uno più nuovo e più ingegnoso dell ' altro , finora però riusciti vani . Il ferito , sotto quell ' altissima febbre , restava in uno stato quasi letargico , interrotto tuttavia da certe crisi di smania delirante , nelle quali , più d ' una volta , eludendo la vigilanza , aveva finanche tentato di disfare la fasciatura . Di questo « fenomeno » il Vocalòpulo non si era curato più di tanto ; gli era bastato di raccomandare al dottor Sià maggiore attenzione . Aveva potuto , per mezzo della radiografia , estrarre il projettile di sotto l ' ascella , aveva rischiosamente applicato i lenzuoli freddi per abbassare la temperatura . E finalmente c ' era riuscito ! La febbre era abbassata , l ' infiammazione polmonare era vinta , il pericolo quasi superato . Nessun compenso materiale avrebbe potuto uguagliare la soddisfazione morale del dottor Vocalòpulo . Era raggiante ; e il dottor Sià con lui , per riflesso . - Collega , collega , qua la mano ! Questo si chiama vincere . Il Sià gli rispondeva con una sola parola : - Miracoloso ! Ora la primavera imminente avrebbe senza dubbio affrettato la convalescenza . Già l ' infermo cominciava a risentirsi un po ' , a uscir dallo stato d ' incoscienza in cui s ' era mantenuto per tanti giorni . Ma non sapeva ancora , non sospettava neppure , come si fosse ridotto . Una mattina , si provò a sollevare le mani dal letto , per guardarsele e , nel veder le dita esangui tremolare , sorrise . Si sentiva ancora come nel vuoto , in un vuoto però tranquillo , soave , di sogno . Solo qualche minuzia , lì , nella camera , gli s ' avvistava di tratto in tratto : un fregio dipinto nel soffitto , la peluria verde della coperta di lana sul letto , che gli richiamava alla memoria i fili d ' erba d ' un prato o d ' una ajuola ; e vi concentrava tutta l ' attenzione , beato ; poi , prima di stancarsene , richiudeva gli occhi e provava un dolce smarrimento d ' ebbrezza , vaneggiava in una delizia ineffabile . Tutto , tutto era finito ; la vita ricominciava adesso ... Ma non era forse rimasta sospesa anche per gli altri ? No , no : ecco : un rumor di vettura ... Fuori , per le vie , la vita in tutto quel tempo aveva seguito il suo corso ... Provò come una vellicazione irritante al ventre , a questo pensiero che oscuramente lo contrariava ; e si rimise a guardar la calugine verde della coperta , dove gli pareva di veder la campagna : qua la vita , sì , ricominciava veramente , con tutti quei fili d ' erba ... E anche così per lui ricominciava ... Nuovo , tutto nuovo , egli si sarebbe riaffacciato alla vita ... Un po ' d ' aria fresca ! Ah , se il medico avesse voluto aprirgli un tantino la finestra ... - Dottore , - chiamò ; e la sua stessa voce gli fece una strana impressione . Ma nessuno rispose . Si provò a guardar nella camera . Nessuno ... Come mai ? Dov ' era ? - Adriana ! Adriana ! - Un ' angosciosa tenerezza per la moglie lo vinse ; e si mise a piangere come un bambino , nel desiderio cocente di buttarle le braccia al collo e stringersela forte , forte al petto ... Chiamò di nuovo , nel dolce pianto : - Adriana ! Adriana ! ... Dottore ! Nessuno sentiva ? Sgomento , allora , soffocato , stese un braccio al campanello sul comodino ; ma avvertì subito un ' acuta trafittura interna , che lo tenne un tratto quasi senza respiro , col volto pallido , contratto dallo spasimo ; poi sonò , sonò furiosamente . Accorse , con la sua aria spiritata , il dottor Sià : - Eccomi ! Che abbiamo , signor Tommaso ? - Solo ! Mi hanno lasciato solo ... - Ebbene ? E perché codesta agitazione ? Eccomi qua . - No . Adriana ! Mi chiami Adriana ... Dov ' è ? Voglio vederla . Comandava ora , eh ? Il dottor Sià fece un viso lungo lungo e piegò il capo da un lato : - Così , no ! Se non si calma , no . - Voglio veder mia moglie ! - replicò egli stizzito , imperioso . - Può proibirmelo lei ? Il Sià sorrise , perplesso : - Ecco ... vorrei che ... No no , si stia zitto : vado a chiamargliela . Non ce ne fu bisogno . Adriana era dietro l ' uscio : si asciugò in fretta le lagrime , accorse , si buttò singhiozzando tra le braccia del marito , come in un abisso d ' amore e di disperazione . Egli non provò dapprima che la gioja di tenersi così stretta quella sua adorata , il cui calore , l ' odor dei capelli , lo inebriavano . Quanto , quanto , quanto la amava ... Ma , a un tratto , la sentì singhiozzare . Si provò a sollevarle con tutt ' e due le mani il capo che si affondava su lui ; non ne ebbe la forza , e si volse , stordito , al dottor Sià . Questi accorse e costrinse la signora a strapparsi dal letto ; la condusse , sorreggendola in quella crisi violenta di pianto , fuori della camera ; poi ritornò presso il convalescente . - Perché ? - domandò il Corsi , sconvolto . Un pensiero gli attraversò la mente , in un baleno . Senza badare alla risposta del medico , il Corsi richiuse gli occhi , trafitto . « Non mi perdona » pensò . VII . Alle notizie di miglioramento , di prossima guarigione era cresciuta la sorveglianza alla casa del ferito . Il dottor Vocalòpulo , temendo che l ' autorità giudiziaria desse intempestivamente l ' ordine che fosse tradotto in carcere , pensò di recarsi da un avvocato amico suo e del Corsi , e a cui il Corsi certamente avrebbe affidato la sua difesa , per pregarlo di andare insieme dal questore a impegnar la loro parola , che l ' infermo non avrebbe in alcun modo tentato di sottrarsi alla giustizia . L ' avvocato Camillo Cimetta accettò l ' invito . Era un uomo sui sessant ' anni , smilzo , altissimo di statura , tutto gambe . Gli spiccavano stranamente nel volto squallido , giallognolo , malaticcio , gli occhietti neri , acuti , d ' una vivacità straordinaria . Dotto più di filosofia che di legge , scettico , oppresso dalla noja della vita , stanco delle amarezze che essa gli aveva procacciate , non aveva mai posto alcun impegno a guadagnarsi la grandissima fama di cui godeva e che gli aveva procurato una ricchezza di cui non sapeva più che farsi . La moglie , donna bellissima , insensibile , dispotica , che lo aveva torturato per tanti anni , gli s ' era uccisa per neurastenia ; l ' unica figliuola gli era fuggita di casa con un misero scritturale del suo studio ed era morta soprapparto , dopo aver sofferto un anno di maltrattamenti dal marito indegno . Era rimasto solo , senza più scopo nella vita , e aveva rifiutato ogni carica onorifica , la soddisfazione di far valere le sue doti non comuni in una grande città . E mentre i suoi colleghi si presentavano al banco dell ' accusa o della difesa armati di cavilli , abbottati di procedura , o si empivano la bocca di paroloni altisonanti , egli , che non poteva soffrire la toga che l ' usciere gli poneva su le spalle , si alzava con le mani in tasca e si metteva a parlare ai giurati , ai giudici , con la massima naturalezza , alla buona , cercando di presentare con la maggiore evidenza possibile qualche pensiero che potesse logicamente far loro impressione ; distruggeva con irresistibile arguzia le magnifiche architetture oratorie de ' suoi avversarii , e riusciva così talvolta ad abbattere i confini formalistici del tristo ambiente giudiziario , perché un ' aura di vita vi spirasse , vi passasse un soffio doloroso di umanità , di pietà fraterna , oltre e sopra la legge , per l ' uomo nato a soffrire , a errare . Ottenuta dal questore la promessa che la traduzione in carcere non sarebbe avvenuta se non dopo il consenso del medico , egli e il dottor Vocalòpulo si recarono insieme alla casa del Corsi . In pochi giorni Adriana si era cangiata così , che non pareva più lei . - Eccole , signora , il nostro caro avvocato , - le disse il Vocalòpulo . - Sarà meglio preparare a poco a poco il convalescente alla dura necessità ... - E come , dottore ? - esclamò Adriana . - Pare che egli non ne abbia ancora il più lontano sospetto . È come un fanciullo ... si commuove per ogni nonnulla ... Giusto questa mattina mi diceva che , appena in grado di muoversi , vuole andare in campagna , in villeggiatura per un mese ... Il Vocalòpulo sospirò , stirandosi al solito il naso . Stette un po ' a pensare , poi disse : - Aspettiamo qualche altro giorno . Intanto facciamogli vedere l ' avvocato . Non è possibile che il pensiero della punizione non gli si affacci . - E lei crede , avvocato , - domandò Adriana , - crede che sarà grave ? Il Cimetta chiuse gli occhi , aprì le braccia . Gli occhi di Adriana si riempirono di lagrime . Giunse , in quella , dall ' altra stanza la voce dell ' infermo . Subito Adriana accorse . - Mi permettano ! Tommaso le tendeva le braccia dal letto . Ma appena le vide gli occhi rossi di pianto , le prese un braccio e , nascondendovi il volto , le disse : - Ancora , dunque ? non mi perdoni ancora ? Adriana strinse le labbra tremanti , mentre nuove lagrime le sgorgavano dagli occhi ; e non trovò in prima la voce per rispondergli . - No ? - insistette egli , senza scoprire il volto . - Io sì , - rispose Adriana , angosciata , timidamente . - E allora ? - ripigliò il Corsi , guardandola negli occhi lagrimosi . Le prese il volto tra le mani , e aggiunse : - Lo comprendi , lo senti , è vero ? che tu mai , mai , nel mio cuore , nel mio pensiero , non sei venuta mai meno , tu santa mia , amore , amore mio ... Adriana gli carezzò lievemente i capelli . - È stata un ' infamia ! - riprese egli . - Sì , è bene , è bene che te lo dica , per togliere ogni nube fra noi . Un ' infamia sorprendermi in quel momento vergognoso , di stupido ozio ... Tu lo comprendi , se mi hai perdonato ! Stupido fallo , che quel disgraziato ha voluto rendere enorme , tentando d ' uccidermi , capisci ? due volte ... Uccider me , proprio me , che dovevo per forza difendermi ... perché ... tu lo comprendi ! non potevo lasciarmi uccidere per quella lì , è vero ? - Sì , sì , - diceva Adriana , piangendo , per calmarlo , più col cenno che con lavoce . - È vero ? - seguitò egli con forza . - Non potevo ... per voi ! Glielo dissi ; ma egli era come impazzito , tutt ' a un tratto ; m ' era venuto sopra , con l ' arma in pugno ... E allora io , per forza ... - Sì , sì , - ripeté Adriana , ringojando le lagrime . - Calmati , sì ... Queste cose ... S ' interruppe , vedendo il marito abbandonarsi sfinito sui guanciali , e chiamò forte : - Dottore ! Queste cose , - seguitò alzandosi e chinandosi sul letto , premurosa , - tu le dirai ... le dirai ai giudici , e vedrai che ... Tommaso Corsi si rizzò improvvisamente su un gomito e guardò fiso il dottore e il Cimetta che gli si facevano incontro . - Ma io , - disse , - eh già ... il processo ... Allividì . Ricadde sul letto , annichilito . - Formalità ... - si lasciò cadere dalle labbra il Vocalòpulo , accostandosi di più al letto . - E quale altra punizione , - fece il Corsi , quasi tra sé , guardando il soffitto con gli occhi sbarrati , - quale altra punizione maggiore di quella che mi son data io , con le mie mani ? Il Cimetta trasse una mano dalla tasca e agitò l ' indice in segno negativo . - Non conta ? - domandò il Corsi . - E allora ? ... - si provò a replicare ; ma si riprese : - Eh già ! Sì , sì ... Ci credi ? Mi pareva che tutto fosse finito ... Adriana ! - chiamò , e le buttò di nuovo le braccia al collo . - Adriana ! Sono perduto ! Il Cimetta , commosso , tentennò a lungo il capo , poi sbuffò : - E perché ? per una minchioneria di passata . Sarà difficile , difficilissimo , caro dottore , farne capace quella rispettabile istituzione che si chiama giuria . Non tanto , vedete , per il fatto in sé , quanto perché si tratta d ' un sostituto procuratore del re . Se fosse almeno possibile dimostrare che delle corna precedenti il poveretto s ' era già accorto ! Ma i mezzi ? Un morto non si può chiamare a giurare su la sua parola d ' onore ... L ' onore dei morti se lo mangiano i vermi . Che valore può avere l ' induzione contro la prova di fatto ? Del resto , siamo giusti : su la propria testa ciascuno è padrone di accoglier quelle corna che gli garbano . Le tue , caro Tommaso , è chiaro , non le volle . Tu dici : « Ma potevo lasciarmi uccidere da lui ? » . No . Ma se volevi rispettato questo diritto di non aver tolta la vita , non dovevi andare a prendergli la moglie , quella bertuccia vestita ! Così facendo , - bada , io vedo adesso le ragioni dell ' accusa , - tu stesso hai derogato al tuo diritto , ti sei esposto al rischio , e non dovevi perciò reagire . Capisci ? Due falli . Del primo , dell ' adulterio , dovevi lasciarti punire da lui , dal marito offeso ; e tu invece l ' hai ucciso ... - Per forza ! - gridò il Corsi , levando il volto rabbiosamente contratto . - Istintivamente ! Per non farmi uccidere ! - Ma subito dopo , invece , - rimbeccò il Cimetta - hai tentato di ucciderti con le tue mani . - E non deve bastare ? Il Cimetta sorrise . - Non può bastare . È anzi a tuo danno , caro mio ! Perché , tentando d ' ucciderti , hai implicitamente riconosciuto il tuo fallo . - Sì ! E mi sono punito ! - No , caro , - disse con calma il Cimetta . - Hai tentato di sottrarti alla pena . - Ma togliendomi la vita ! - esclamò , infiammato , il Corsi . - Che potevo fare di più ? Il Cimetta si strinse nelle spalle , e disse : - Avresti dovuto morire . Non essendo morto ... - Ma sarei morto , - riprese il Corsi , allontanando la moglie e additando fieramente il dottor Vocalòpulo , - sarei morto , se lui non avesse fatto di tutto per salvarmi ! - Come ... io ? - balbettò il Vocalòpulo , tirato in ballo quando meno se l ' aspettava . - Voi ! Sì . Per forza ! Io non volevo le vostre cure . Per forza avete voluto prodigarmele , ridarmi la vita . E perché , dunque , se ora ... - Con calma , con calma ... - disse il Vocalòpulo , sorridendo nervosamente a fior di labbra , costernato . - Vi fate male , agitandovi così ... - Grazie , dottore ! Quanta premura ... - sghignò il Corsi . - Vi sta tanto a cuore l ' avermi salvato ? Ma senti , Cimetta , senti ! Io voglio ragionare . M ' ero ucciso . Viene un dottore , codesto nostro dottore . Mi salva . Con qual diritto mi salva ? con qual diritto mi ridà la vita ch ' io m ' ero tolta , se non poteva farmi rivivere per le mie creaturine , se sapeva ciò che m ' aspettava ? Il Vocalòpulo tornò a sorridere nervosamente , intorbidandosi in volto . - Dopo tutto , - disse , - è un bel modo di ringraziarmi , codesto . Che dovevo fare ? - Ma lasciarmi morire ! - proruppe il Corsi , - se non avevate il diritto di sottrarmi alla pena ch ' io m ' ero data , molto maggiore del mio fallo ! Non c ' è più pena di morte ; e io sarei morto , senza di voi . Ora come faccio io ? Di che debbo ringraziarvi ? - Ma noi medici , scusate , - rispose , smarrito , il Vocalòpulo , - noi medici non abbiamo di questi diritti : noi medici abbiamo il dovere della nostra professione . E me n ' appello all ' avvocato qua presente . - E in che differisce , allora , - domandò con amaro scherno il Corsi , - codesto vostro dovere da quello d ' un aguzzino ? - Oh insomma ! - esclamò , scrollandosi tutto , il Vocalòpulo , - vorreste che un medico passasse sopra la legge ? - Ah , bene ! Voi dunque la legge avete servito , - riprese il Corsi , con foga rabbiosa . - La legge ; non me , poveretto ... Mi ero tolta la vita ; voi me l ' avete ridata a forza . Tre , quattro volte tentai di strapparmi le fasce . Voi avete fatto di tutto per salvarmi , per ridarmi la vita . E perché ? Perché la legge , ora , di nuovo me la ritolga , e in un modo più crudele . Ecco : a questo , dottore , vi ha condotto il dovere della vostra professione . E non è un ' ingiustizia ? - Ma , scusa , - si provò a interloquire il Cimetta , - del male che hai fatto ... - Mi sono lavato , col mio sangue ! - compì subito la frase il Corsi , tutto acceso e vibrante . Io sono un altro , ora ! Io sono rinato ! Come posso restar sospeso a un solo momento di quell ' altra mia vita che non esiste più per me ? sospeso , agganciato a quel momento , come se esso rappresentasse tutta la mia esistenza , come se io non fossi mai vissuto per altro ? E la mia famiglia ? mia moglie ? i miei figli , a cui devo dare il pane , la riuscita ? Ma come ! come ! Che volete di più ? Non avete voluto che morissi ... E allora perché ? Per vendetta ? Contro uno che s ' era ucciso ... - Ma che pure ha ucciso ! - ribatté forte il Cimetta . - Trascinato ! - rispose ; pronto , il Corsi . - E il rimorso di quel momento io me lo son tolto ; in un ' ora , io scontai il mio fallo ; in un ' ora che poteva esser lunga quanto l ' eternità . Ora non ho più nulla da scontare , io ! Questa è un ' altra vita per me , che m ' è stata ridata . Debbo rimettermi a vivere per la mia famiglia , debbo rimettermi a lavorare per i miei figliuoli . M ' avete ridato la vita per mandarmi in galera ? E non è un atroce delitto , questo ? E che giustizia può esser quella che punisce a freddo un uomo ormai privo di rimorsi ? come starò io in un reclusorio a scontare un delitto che non ho pensato di commettere , che non avrei mai commesso , se non vi fossi stato trascinato ; mentre , meditatamente , ora , a freddo , coloro che approfitteranno della vostra scienza , dottore , la quale mi ha tenuto per forza in vita solo per farmi condannare , commetteranno il delitto più atroce , quello di farmi abbrutire in un ozio infame , e di fare abbrutire nei vizii della miseria e nell ' ignominia i miei figliuoli innocenti ? Con quale diritto ? Si rizzò sul busto , sospinto da una rabbia che il sentimento della propria impotenza rendeva feroce : cacciò un urlo e s ' afferrò con le dita artigliate la fascia e se la stracciò ; poi si riversò bocconi sul letto , convulso ; tentò di scoppiare in singhiozzi , ma non poté . Nella vanità di quello sforzo tremendo , rimase un tratto stordito , come in un vuoto strano , in un attonimento spaventevole . Diventò cadaverico nel volto segnato dallo strappo recente delle dita . Adriana spaventata , accorse ; gli sollevò prima il capo , poi , ajutata dal Cimetta ; si provò a rialzarlo , ma ritrasse subito le mani con un grido di ribrezzo e di terrore : la camicia , sul petto , era zuppa di sangue . - Dottore ! Dottore ! - Gli s ' è riaperta la ferita ! - esclamò il Cimetta . Il dottor Vocalòpulo sbarrò gli occhi , impallidì , allibito . - La ferita ? E , istintivamente , s ' appressò al letto . Ma il Corsi lo arrestò d ' un subito , con gli occhi invetrati . - Ha ragione , - disse allora il dottore , lasciandosi cader le braccia . - Hanno sentito ? Io non posso , non debbo ... PARI Bartolo Barbi e Guido Pagliocco , entrati insieme per concorso al Ministero dei Lavori Pubblici da vice - segretarii , promossi poi a un tempo segretarii di terza e poi di seconda e poi di prima classe , erano divenuti , dopo tanti anni di vita comune , indivisibili amici . Abitavano insieme , in due camere ammobiliate al Babuino . Per grazia particolare della vecchia padrona di casa , che si lodava tanto di loro , avevano anche il salottino a disposizione , ove solevano passar le sere , quando - sempre d ' accordo - stabilivano di non andare a teatro o a qualche caffè - concerto . Giocavano a dadi o a scacchi o a dama , intramezzando alle partite pacate e sennate conversazioncine o sui superiori o sui compagni d ' ufficio o su le Questioni politiche del momento o anche su le arti belle , di cui si reputavano con una certa soddisfazione estimatori non volgari . Ogni giorno , di fatti , passando e ripassando per via del Babuino , si indugiavano in lunghe contemplazioni o in accigliate meditazioni innanzi alle vetrine degli antiquarii e dei negozianti d ' arte moderna ; e Bartolo Barbi , ch ' era molto perito in tutto ciò che si riferiva alle gerarchie , sia quella ecclesiastica , sia quella militare , sia quella burocratica , e a gli usi e ai costumi , si scialava a dar di bestia a certi pittori che , nei soliti quadretti di genere , osavano raffigurar cardinali con paramenti addirittura spropositati . Era molto caro ai due amici quel salottino raccolto , dai mobili d ' antica foggia , consunti a furia di tenerli puliti . Il vecchio finto tappeto persiano era qua e là ragnato ; le tende turche , all ' uscio e alla finestra , erano un po ' scolorite come la carta da parato , come i fiori di pezza su la mensola e l ' ombrellino giapponese , aperto e sospeso a un angolo . Qualche piccolo intaglio s ' era scollato dai tanti porta - ritratti e porta - carte appesi alle pareti , eseguiti in casa , a traforo , dai due amici nei primi anni della loro convivenza . Fin su l ' orlo di quell ' ombrellino giapponese , intanto , all ' insaputa dei due amici , veniva a quando a quando , zitto zitto , un grosso ragno nero ; stava lì un pezzo come a spiare misteriosamente ciò che essi facevano , ciò che essi dicevano ; poi si ritraeva . Dentro l ' ombrellino giapponese era tessuta tutt ' intorno al fusto un ' ampia tela finissima e polverosa . Forse quel ragno misterioso ne aveva tratto la materia , a filo a filo , dalla vita de ' due amici , dai loro giorni sempre uguali , dai loro savii discorsi , tradotti pazientemente in quella sua sottilissima bava seguace . Né essi né la vecchia padrona di casa ne avevano il più lontano sospetto . Di tanto in tanto Barbi e Pagliocco pensavano con rammarico che fra qualche anno sarebbero stati costretti a lasciar quella casa , quel caro salottino . Aspettavano dal paese i loro due fratelli minori , che dovevano intraprendere a Roma sotto la loro vigilanza gli studii universitarii ; e in quella casa non ci sarebbe stato posto per tutti e quattro . Avrebbero affittato allora un quartierino ; lo avrebbero ammobiliato modestamente per conto loro e avrebbero preso una vecchia serva per la pulizia e la cucina . Vecchia la serva , perché i due giovanottini di primo pelo ... eh , non si sa mai ! prudenza ci voleva ! Per loro due non ci sarebbe stato più pericolo . Ogni mattina erano in piedi , puntuali , alla stess ' ora ; uscivano insieme a prendere il caffè ; entravano insieme al Ministero , dove lavoravano nella stessa stanza l ' uno di fronte all ' altro ; a mezzogiorno andavano a desinare alla stessa trattoria ; e insomma , come appajati sotto il medesimo giogo , conducevano una vita affatto uguale , dignitosa , metodica per forza , ma non priva di qualche onesto svago , segnatamente le domeniche . Quantunque si servissero dallo stesso sarto , pagato puntualmente a tanto al mese , non vestivano allo stesso modo . Spesso Bartolo Barbi sceglieva la stoffa per l ' abito di Guido Pagliocco e viceversa ; giudiziosamente ; perché sapevano bene quale sarebbe stata più adatta all ' uno , quale all ' altro . Non erano già come due gocce d ' acqua in tutto . Bartolo Barbi era alto di statura e magro , di scarso pelo rossiccio , pallido in volto e lentigginoso , lungo di braccia , un po ' dinoccolato : presentava da lontano nella faccia quattro fori e una caverna : gli occhi tondi , le nari aperte e una bocca enorme , dalle labbra aride e screpolate . Guido Pagliocco era invece robusto e sveglio , tozzo , bruno , bene azzampato , miope e ricciuto . Si erano però medesimati nell ' anima , vagheggiando uno stesso tipo ideale , che s ' ingegnavano di raggiungere e d ' incarnare in due , ponendovi ciascuno dal canto suo quel tanto che mancava all ' altro . E l ' uno amava e ammirava le speciali facoltà e attitudini dell ' altro , e lo lasciava fare , senza tentar mai d ' invaderne il campo . Subito , a ogni minima evenienza , si assegnavano le parti ; riconoscevano a volo se dovesse parlare o agire l ' uno o l ' altro ; e di ciò che l ' uno diceva o faceva l ' altro rimaneva sempre contento e soddisfatto , come se meglio non si fosse potuto né dire né fare . Raggiunto il grado di segretarii di prima classe , proposti insieme per la croce di cavaliere , ottenuta questa onorificenza ben meritata , Barbi e Pagliocco furono invitati alle radunanze che il loro capo - divisione commendator Cargiuri - Crestari teneva ogni venerdì . I due amici presero a frequentar quelle radunanze con la stessa puntualità scrupolosa con cui adempivano ai doveri d ' ufficio , Ma presto s ' accorsero che la loro comunanza di vita fraterna correva un serio pericolo in casa del commendator Cargiuri - Crestari . Il capo - divisione e la moglie , non avendo proprii figliuoli e figliuole da accasare , pareva si fossero preso il compito di sposar tutti i giovani e le giovani che si raccoglievano ogni venerdì nel loro salotto . La signora , invitando le vecchie amiche , lasciava intendere con mezzi sorrisi e mezze frasi che le loro figliuole avrebbero trovato presto marito ; e molte mamme sollecitavano di continuo , ansiosamente , l ' onore di essere ammesse in casa di lei . Ella però voleva essere lasciata libera nella scelta , voleva che si avesse piena fiducia in lei , nel suo tatto , nel suo intuito , nella sua esperienza . Guai se una fanciulla , non contenta del giovane ch ' ella , nella sua saggezza , le aveva destinato , faceva invece l ' occhiolino a qualche altro ! Subito la signora Cargiuri - Crestari si dava attorno per dividere questi illeciti ravvicinamenti , di cui si aveva proprio per male , ecco , e lo lasciava intendere in tutti i modi . Ma sì , per male , perché Dio solo sapeva quanto e quale studio le costassero quelle sue combinazioni ideali . Prima di decidere , prima d ' assegnare a quel tale giovine quella tal fanciulla , ella teneva l ' uno e l ' altra quattro o cinque mesi in esperimento ; li interrogava su tutti i punti secondo un formulario prestabilito e segnava in un taccuino le risposte ; e gusti , educazione , costumi , aspirazioni , tutto indagava , pesava tutto . E se qualche coppia , messa su da lei con tanto scrupolo , faceva alla fine una cattiva riuscita , non se ne sapeva proprio dar pace . Possibile ? Ma se dovevano andar così bene d ' accordo quei due ! Ci doveva esser sotto certamente qualche malinteso fra loro ! Ed ecco la signora Cargiuri - Crestari affannata , in continue spedizioni alle case delle tante coppie messe su da lei , per ristabilir l ' accordo , che non poteva mancare , diamine ! a chiarir quel malinteso che senza dubbio doveva esser sorto tra i due coniugi così bene appajati . Le vittime designate a quelle combinazioni ideali erano naturalmente gl ' impiegati subalterni del marito . La promozione a segretario di prima classe , la croce di cavaliere , avevano per conseguenza inevitabile l ' invito ai venerdì del commendatore e , in capo a un anno , il matrimonio . Il garbo del capo - divisione e della moglie era tanto e tale , che riusciva quasi impossibile ribellarsi ; si temeva poi il malumore , l ' astio e , chi sa , fors ' anche la vendetta del superiore . Pei due amici Barbi e Pagliocco la signora Cargiuri - Crestari non ebbe bisogno né di studio né di esame . Suo marito li teneva d ' occhio , li covava da un pezzo ; glien ' aveva tanto parlato , come di due paranzelle che presto sarebbero entrate placidamente in porto ! Li aveva già belli e assegnati in precedenza la signora Cargiuri - Crestari e , come sempre , con intuito meraviglioso , a due fanciulle , amiche anch ' esse tra loro , indivisibili : Gemma Gandini e Giulia Montà : quella bionda e questa bruna : la bionda a Pagliocco ch ' era bruno , la bruna a Barbi che , se non era proprio biondo , ci pendeva . Erano belline tutt ' e due , e - già s ' intende - buone come la stessa bontà . Ah , niente lezii ! niente bischenchi ! il commendatore e la moglie non ammettevano in casa se non future mogli per bene , e dunque fanciulle sagge e modeste , econome e massaje . I giovani potevano fidarsene a occhi chiusi . Magari la signora Cargiuri - Crestari non badava tanto alle fattezze esteriori , perché - si sa - tutto non si può avere , e la bellezza non è dote che vada molto d ' accordo con la modestia e con le altre virtù che a fare una perfetta moglie si ricercano . Appena scoperta l ' insidia , i due amici s ' arrestarono alquanto sconcertati . Avevano da un pezzo non solo chiuso la porta del cuore alla donna , ci avevano anche messo il catenaccio . Non ne aspettavano più , neanche in sogno . Che se talvolta qualche desiderio monello saltava dentro all ' improvviso per la finestra degli occhi , subito la ragione arcigna lo cacciava via a pedate . Non perché avessero in odio il sesso femminile : discorrendo di donne e di pigliar moglie , riconoscevano anzi , in astratto , che lo stato coniugale ( fondato - beninteso - nell ' onestà e governato dalla pace e dall ' amore ) era preferibile alla vita da scapolo . Ma purtroppo il matrimonio , nelle presenti tristissime condizioni sociali , doveva esser considerato come un lusso , che pochi solamente potevano concedersi , i quali poi non erano i più adatti a pregiarne i vantaggi . Nelle loro conversazioni serali , Barbi e Pagliocco avevano definito insieme il feminismo questione essenzialmente economica . Ma sì , perché le donne , poverine , avevano compreso bene la ragione per cui diventava loro di giorno in giorno più difficile trovar marito . Il veder frustrata la loro naturale aspirazione , il dover soffocare il loro smanioso bisogno istintivo , le aveva esasperate e le faceva un po ' farneticare . Ma tutta quella loro rivolta ideale contro i così detti pregiudizii sociali , tutte quelle loro prediche fervorose per la così detta emancipazione della donna , che altro erano in fondo se non una sdegnosa mascheratura del bisogno fisiologico , che urlava sotto ? Le donne desiderano gli uomini e non lo possono dire ; poverine . E volevano lavorare per trovar marito , ecco . Era un rimedio , questo , suggerito dal loro naturale buon senso . Ma , ahimè , il buon senso è nemico della poesia ! E anche questo capivano le donne : capivano cioè che una donna , la quale lavori come un uomo , fra uomini , fuori di casa , non è più considerata dalla maggioranza degli uomini come l ' ideale delle mogli , e si ribellavano contro a questo modo di considerare , che frustrava il loro rimedio , e lo chiamavano pregiudizio . Ecco il torto . Pregiudizio il supporre che la donna , praticando di continuo con gli uomini , si sarebbe alla fine immascolinata troppo ? Pregiudizio il prevedere che la casa , senza più le cure assidue , intelligenti , amorose della donna , avrebbe perduto quella poesia intima e cara , che è la maggiore attrattiva del matrimonio per l ' uomo ? Pregiudizio il supporre che la donna , cooperando anch ' essa col proprio guadagno al mantenimento della casa , non avrebbe più avuto per l ' uomo quella devozione e quel rispetto , di cui tanto esso si compiace ? Ingiusto , questo rispetto ? Ma perché allora , dal canto suo , voleva esser tanto rispettata la donna ? Via ! via ! Se l ' uomo e la donna non erano stati fatti da natura allo stesso modo , segno era che una cosa deve far l ' uomo e un ' altra la donna , e che pari dunque non possono essere . Mai e poi mai Barbi e Pagliocco avrebbero sposato una donna emancipata , impiegata , padrona di sé . Non perché volessero schiava la moglie , ma perché tenevano alla loro dignità maschile e non avrebbero saputo tollerare che questa , di fronte ai guadagni della moglie , restasse anche minimamente diminuita . Metter su casa , d ' altra parte , con lo scarso stipendio di segretario , sarebbe stata una vera e propria pazzia , e dunque niente : non ci pensavano nemmeno . Ben radicati in queste idee , i due amici deliberarono di resistere ; ma , per timore d ' offendere il loro capo , non osarono fuggire ; seguitarono a frequentare i venerdì del commendator Cargiuri - Crestari . In capo a tre mesi , il ragno nero che si faceva di tratto in tratto fin su l ' orlo dell ' ombrellino giapponese a spiare i due amici , intisichì , diventò come una spoglia secca , morì d ' inedia , là su la vedetta . I due amici non gli avevano dato più materia per quella sua bava seguace ; s ' erano anch ' essi immalinconiti profondamente ; giocavano a dama svogliati ; non conversavano più tra loro . Pareva che l ' uno volesse fare avvertire all ' altro il vuoto di quella loro esistenza , non mai prima avvertito . Nessuno dei due però voleva muovere il discorso per il primo . Una sera , finalmente , si mossero a parlare insieme , e ciascuno ripeté le parole che l ' altro aveva su la punta della lingua da un pezzo , perché all ' uno e all ' altro eran venute da una medesima fonte : dal commendator Cargiuri - Crestari , il quale aveva stimato opportuno far loro in segreto una paternale , così senza parere , parlando in generale dei giovani d ' oggi che ragionano troppo e sentono poco , che lasciano languire la fiamma della vita , perché han paura di scottarsi ( parlava bene , poeticamente , alle volte , il commendatore ) , e che ci voleva un po ' di coraggio , perdio : là , avanti , contro alle difficoltà dell ' esistenza . Le signorine Gandini e Montà avevano , per altro , una discreta doticina ; erano poi tra loro da tanti anni amiche inseparabili , e non avrebbero perciò né sciolto , né allentato d ' un punto il legame che teneva anch ' essi uniti ; e dunque ... E dunque , giudiziosamente , al solito , i due amici stabilirono di prendere a pigione due appartamenti contigui , per seguitare a vivere insieme , uniti e separati a un tempo . Le nozze furono fissate per lo stesso giorno . Ma una contrarietà piuttosto grave minacciò di rompere nel bel meglio la perfetta identità di sorte de ' due amici . La fidanzata di Guido Pagliocco , Gemma Gandini , non poteva recare in dote più di dodici mila lire , mentre la Montà ne recava al Barbi venti . Guido Pagliocco piantò i piedi , risolutamente . Non tanto , veh , per il danno materiale che al suo contratto di nozze avrebbero arrecato quelle otto mila lire di meno , quanto per le conseguenze morali , che quella disparità avrebbe potuto cagionare , ponendo la propria sposa in una condizione alquanto inferiore a quella della Montà . Pari in tutto , anche le doti dovevano esser pari . La vedova Gandini , madre della sposa , riuscì per fortuna , con qualche sacrifizio , a metter la propria figliuola perfettamente in bilancia con la Montà ; e così i due matrimoni furono celebrati nello stesso giorno , e le due coppie partirono per lo stesso viaggio di nozze a Napoli . Nessuna ragione d ' invidia fra le due spose . Se Guido Pagliocco era di fattezze più bello del Barbi , questi era però più intelligente del Pagliocco . Del resto , poi , eran così uniti idealmente quei due uomini , che quasi formavano un uomo solo , da amare insieme , senz ' alcuna invidia né da una parte né dall ' altra per quel tanto che a ciascuna necessariamente ne toccava , chiudendo a sera le porte de ' due quartierini gemelli . Ma che Giulia Montà , moglie di Bartolo Barbi , avesse segretamente , in fondo all ' anima , una punta d ' invidia non confessata neppure a se stessa , per quel tanto che del tipo ideale Barbi - Pagliocco toccava a Gemma Gandini , si vide chiaramente allorquando vennero a Roma i due fratelli degli sposi , Attilio Pagliocco e Federico Barbi , a intraprendere gli studii universitarii . Le due amiche , che avrebbero provato orrore se anche fugacissimamente su lo specchio interiore della loro coscienza avesse fatto capolino , col viso spaventato del ladro , il desiderio d ' un reciproco tradimento , sentirono subito e videro crescere in sé a un tratto e divampare una vivissima simpatia l ' una per il cognato dell ' altra , e non tardarono a dichiararsela apertamente , con gran sollievo dell ' anima , come se ciascuna avesse acquistato di punto in bianco qualcosa che si sentiva mancare . I due giovani , in fatti , somigliavano moltissimo ai loro fratelli . Attillo Pagliocco era forse un po ' più ottuso di mente del fratello maggiore e fors ' anche men bello , ma più tacchinotto e violento . Federico Barbi era più proporzionato e men dinoccolato di Bartolo , con gli occhi meno languidi e le labbra meno aride ; era poi più intelligente del fratello , faceva finanche poesie . Giulia Barbi - Montà stimò come un pregio quel che di più animalesco aveva il giovine Pagliocco a paragone del fratello , perché le parve come un compenso alla cresciuta intellettualità intorno a sé , nel suo quartierino , con l ' arrivo del cognato poeta ; e Gemma Pagliocco - Gandini pregiò maggiormente quel che di più aereo , di più poetico aveva il giovine Barbi a paragone del fratello , perché le parve come un compenso alla cresciuta bestialità intorno a sé , nel suo quartierino , con l ' arrivo del giovine Attillo che le pareva un mulotto accappucciato . Naturalmente , né Bartolo Barbi né Guido Pagliocco s ' accorsero punto della simpatia delle loro mogli pei loro fratelli . Se ne accorsero bene questi , però ; e , se l ' uno e l ' altro da un canto ne furono lieti per sé , cominciarono dall ' altro a guardarsi fra loro in cagnesco , volendo ciascuno custodir l ' onore e la pace del proprio fratello . E il giovine Federico Barbi , un giorno , andò a rinzelarsi acerbamente con Guido Pagliocco , perché ... - Zitto , per amor di Dio ! - scongiurò questi , a mani giunte . - Non dica nulla al povero Bartolo , per carità ! Lasci fare a me ... E zitto , sì , si stette zitto il giovine Barbi , per prudenza ; ma né lui seppe accontentarsi , né la moglie del Pagliocco volle che s ' accontentasse senz ' altro della fiera paternale , che Guido rivolse a quattr ' occhi al fratello minore . Venne allora la volta di questo . Non volendo , per la pace del fratello , accusar la cognata , e d ' altro canto , non potendo prendersi soddisfazione da sé , poiché si sentiva in colpa anche lui , andò a rinzelarsi non meno acerbamente con Bartolo Barbi . E : - Zitto , per amor di Dio ! - scongiurò questi parimenti , a mani giunte . - Non dica nulla al povero Guido , per carità ! Lasci fare a me ... Pochi giorni dopo , i due amici si trovarono d ' accordo - come sempre - nell ' idea di allontanare da casa i fratelli , con la scusa che - giovanotti , si sa ! - davano un po ' d ' impaccio e di soggezione , limitando la libertà delle rispettive molli . - È vero , Giulia ? - domandò Barbi alla sua , in presenza di Pagliocco . E Giulia , con gli occhi bassi , rispose di sì . - È vero , Gemma ? - domandò alla sua Pagliocco , in presenza di Barbi . E Gemma , con gli occhi bassi , rispose di sì . « Povero Pagliocco ! » pensava intanto Barbi . « Povero Barbi ! » pensava Pagliocco . L ' USCITA DEL VEDOVO I . Tante volte la signora Piovanelli , conversando dopo cena col marito , aveva fatto l ' augurio che se , per disgrazia , uno dei due dovesse morire prima del tempo - ma fosse morto lui ! Lui , lui , sì ; anziché lei . Per il bene dei figliuoli ; non per sé , beninteso . Con qual sorriso aveva accolto quest ' augurio della moglie Teodoro Piovanelli , arrotondando su la tovaglia pallottoline di mollica ! Grosso e mite e di modi gentili , si sentiva ferire ogni volta fin nell ' anima ; sorrideva per dissimulare l ' agro , e coi mansueti occhi pallidi e ovati che gli s ' intenerivano afflitti nel biondo rossiccio delle ciglia e dei capelli , pareva chiedesse : Ma perché ? Perché ? Oh bella ! Perché è sempre meglio per i figliuoli ... cioè , meglio no : meno peggio - sosteneva la moglie - che muoja il padre , anziché la madre . - Ma non sarebbe meglio nessuno ? - arrischiava allora con lo stesso sorrisetto lui , Piovanelli . - Permetti ? Io dico , va bene , la mamma è mamma . Mamma ce n ' è una sola . E vale cento , che dico cento ? mille volte più del babbo per i figliuoli ; va bene ? Ma l ' amore ... l ' amore è una cosa , è il ... sì , dico ... il come si chiama , il mantenimento ... - Che c ' entra il mantenimento ? - scattava la moglie . E lui , Piovanelli , subito : - Permetti ? Io dico ... dico in genere , intendiamoci ! Non stiamo mica a parlar di noi , adesso , che grazie a Dio stiamo tanto bene ! In genere . Poni una famigliuola senza beni di fortuna , che viva unicamente di quel poco che guadagna il capo di casa . Muore lui , il capo di casa , va bene ? Come farà la vedova a mantenere i figliuoli ? - Oooh ! - rifiatava la moglie , tirandosi indietro e protendendo le mani , come per dire che qui lo aspettava . - Ti seguo nel tuo ragionamento . Che potrebbe far di peggio questa vedova ? Di ' su , lo lascio dire a te . - Eh ... - faceva Piovanelli , e si stringeva nelle spalle per non dire , sicuro che anche dicendo come voleva la moglie , questa lo avrebbe sempre tirato a riconoscere che aveva torto lui . - Riprender marito , è vero ? - domandava infatti la moglie . - Ebbene : per i figliuoli è cento mila volte meno peggio che riprenda marito la madre , anziché moglie il padre , perché è sempre centomila volte meglio un padrigno che una madrigna . E lo sanno tutti ! - Va bene , d ' accordo ... ma permetti ? - ( e Piovanelli si storceva come un cagnolino che vuol farsi perdonare ) . - Scusami , veh ! Ma non ti pare che , dicendo così , tu venga a concludere che ... - lo noto per te , bada ! perché so che tu la pensi diversamente ... - venga a concludere , dicevo , che l ' uomo , in genere , è ... è meglio della donna ? - Io , così ? - prorompeva la moglie , balzando in piedi . - Chi te l ' ha detto ? Io vengo , anzi , a concludere , come ho sempre concluso , che l ' uomo , o è mala carne ... - Sì , sì , scusami ... - O è un imbecille che si lascia menare per il naso dalle donne , - In genere ... sì , sì , scusami ... - Senza genere , né numero , né caso . Te lo provo ! Una donna che ha figliuoli e che per necessità riprende marito , anche avendo altri figliuoli da questo secondo marito , non cessa mai d ' amare i primi ; non solo , ma riesce a farli amare anche dal padrigno . Sfido ! Li ha fatti lei , questi e quelli : suo sangue , sua carne ! Un vedovo , invece , con figli , che riprenda moglie , anche se non abbia altri figliuoli dalla seconda moglie , non ama più quelli come prima , perché la madrigna se n ' adombra , la madrigna se ne ingelosisce ; e se poi questa gliene dà altri , lo tira ad amare i proprii e a trascurare i poveri orfanelli ; e lui , vigliacco , schifoso , mascalzone , farabutto , obbedisce ! - Non dici a me , spero ... - domandava , avvilito , Piovanelli con un fil di voce , vedendo la moglie così fuori di sé . - Sai pur bene che io ... - Tu ? - inveiva la moglie . - Tu ? Ma tu , il primo ! Tu domani , se io morissi ! Siete tutti gli stessi ! Poveri figli miei ! chi sa in quali mani cadrebbero ! Con un tal uomo ! Per questo , vedi , Dio mi deve conceder la grazia di non farmi morire prima di te ! Io , scusami , sai ! io , io , per il bene dei figliuoli , io prima con questi occhi devo vederti morto . Io , io . E piangerti anche ! Oh , sta ' pur sicuro che ti piango ! Teodoro Piovanelli si sentiva scoppiare il cuore . - Ma sì ... vorrei anch ' io ... me l ' auguro anch ' io ... E seguitando a sorridere a quel modo , si levava da tavola e si affacciava alla finestra ; per un po ' d ' aria . II . Nessuno meglio di lui poteva sapere quanto fosse ingiusta la moglie , dicendo così . Riammogliarsi lui ? Ma Dio lo doveva prima fulminare ! Non solo per il bene dei figliuoli non lo avrebbe mai fatto , ma neanche per sé . E non già perché fosse scottato del matrimonio a causa della moglie che gli era toccata in sorte , ma anche per un tristo concetto che gli s ' era profondamente radicato in corpo : di non aver fortuna , ecco ; e che infelicissimo sarebbe stato sempre con qualunque donna , se tale era con questa che in fondo , via , non era cattiva : tutt ' altro , anzi ! saggia massaja , amante della casa e dei figliuoli ... forse un po ' troppo franca nel parlare ; sì , ma lieve difetto , in fin dei conti , che tante buone qualità avrebbero potuto compensare , se non fosse stato accompagnato da un brutto male , ah brutto ... brutto ... - la gelosia . Santo Dio ! Vera e propria mala sorte . Gelosa di lui ! Fedele come un cane , per natura , una donna sola anche da scapolo gli era sempre bastata . Gli amici , in gioventù , lo burlavano per questo . Ma che poteva farci ? Non gli piaceva cambiare . Forse ... sì , magari non sapeva . Perché ... inutile negarlo ; timido , con le donne ; tanto timido da far compassione finanche a se stesso , certe volte , per le meschine figure che faceva . E sua moglie , intanto , certe scene , certe scene che , se i suoi amici d ' un tempo fossero stati dietro l ' uscio a sentire , sarebbero crepati dalle risa . Per così futili pretesti , poi ... Una volta , perché , distratto , s ' era un po ' arricciati i baffi , per via . Un ' altra volta perché , in sogno , aveva riso ... Una terza volta perché ella aveva letto nella cronaca d ' un giornale che un marito aveva ingannato la moglie ed era stato scoperto ... Diventava un supplizio per lui , ogni sera , la lettura del giornale . Sua moglie gli si metteva dietro le spalle e cercava , come un bracco , nella cronaca , i fatti scandalosi . Appena ne trovava uno : - Qua ! Leggi qua ! Hai letto ? Lo vedi di che siete capaci ? ... E giù una filza di male parole . Gli altri facevano il male , e lui ne doveva pianger la pena , giacché , per la moglie , il tradimento di quei mariti era tal quale come se l ' avesse commesso lui : gli toglieva la pace , l ' amore di lei , tutte le gioje della famiglia , che aveva pur diritto di godere , lui , illibato com ' era e con la coscienza tranquilla . Odiava il genere umano quella donna - tanto i maschi quanto le femmine - per quella sua terribile malattia . Il povero Piovanelli strabiliava , sentendola parlare delle donne , di che cosa erano capaci - secondo lei . - Tu non lo sai , è vero ? - gli gridava sdegnata , indispettita , nel vederlo così stupito . - Qua , mordi il ditino , pezzo d ' ipocrita . Ma te lo dico io che posso parlar franca , perché nessuno può sospettare di me e non ho bisogno , io , di far l ' ipocrita come tutte le altre per far piacere ai signori uomini . Te lo dico io ! E quante gliene diceva ! Si sentiva violentare , povero Piovanelli , nella sua timidità . Ormai , lui che aveva avuto sempre il ritegno più rispettoso per la donna , lui che non s ' era mai permesso un atto un po ' spinto , una parola arrischiata , lui che aveva creduto sempre difficilissima ogni conquista amorosa , si sentiva insidiato da tutte le parti , e andava per la strada a capo chino ; e se qualche donna lo guardava , abbassava subito gli occhi ; se qualche donna gli stringeva appena appena la mano , diventava di mille colori . Tutte le donne della terra eran diventate per lui un incubo : tante nemiche della sua pace . III . Con quest ' animo può immaginarsi che cosa fu la morte per la signora Piovanelli , quando , colta all ' improvviso da una fierissima polmonite , se la vide davanti inesorabile , a poco più di trentasei anni . Non potendo più parlare , parlava con gli occhi , parlava con le mani . Certi gesti ! E gli occhi da bestia arrabbiata . Il povero Piovanelli , quantunque straziato , ne ebbe paura : temette davvero che lo volesse strozzare , quando gli buttò le braccia al collo e glielo strinse , glielo strinse , per la Madonna santissima , con tutta la forza che le restava , quasi se lo volesse trascinare giù nella fossa , con sé . Ma volentieri lui , sì , volentieri giù con lei . - Sì , sì , te lo giuro , stai tranquilla ! - le ripeteva in un torrente di lagrime , rispondendo al gesto di quelle mani e per placare la ferocia di quegli occhi . Invano ! La disperazione atroce in cui quella donna moriva per non volere , con ostinata ingiustizia , neppure in quel momento supremo fidarsi di lui , accordargli la stima che si meritava , riconoscere la verità del suo cordoglio , di quelle sue lagrime sincere , esasperò talmente Piovanelli , che a un certo punto si mise a urlare come un pazzo , si strappò i capelli , si percosse le guance , se le graffiò ; poi , buttandosi ginocchioni innanzi al letto , con le braccia levate : - Vuoi giurato , di ' , vuoi giurato che non avvicinerò mai più una donna , finché campo , perché le odio tutte ? Te lo giuro ! Non vivrò che per i nostri piccini ! O vuoi che mi uccida qua , davanti a te ? Pronto ! Ma pensa ai nostri piccini , e non ti dannare per me ! Oh Dio , che cosa ! ah , che cosa ... Dio ! Dio ! Incanutì su le tempie in pochi giorni Teodoro Piovanelli , dopo il funerale . Per nove interi anni non aveva vissuto che per quella donna , assorto continuamente nel pensiero di lei , unico e tormentoso : che non avesse mai cagione di lamentarsi , di diffidar minimamente di lui ; in assidua , scrupolosa , timorosa vigilanza di sé . Quasi con gli occhi chiusi , con le orecchie turate aveva vissuto nove anni ; quasi fuori del mondo , come se il mondo non fosse più esistito . Si sentì a un tratto come balzato nel vuoto ; annichilito . Il mondo seguitava a vivere intorno a lui ; col tramenio incessante , con le mille cure , le brighe giornaliere , svariate : lui n ' era rimasto fuori , là serrato in quel cerchio di diffidente clausura , in quella casa vuota , ma pur tutta piena , come l ' anima sua , degl ' irti sospetti della moglie . Da questi sospetti , dallo spirito ostile e alacre , dall ' energia spesso aggressiva della moglie , egli - vivendo di lei e per lei unicamente - s ' era sentito sostenere . Ora gli pareva d ' esser rimasto come un sacco vuoto . A chi affidarsi ? a chi affidare la casa ? a chi affidare i figliuoli ? Tutto il suo mondo era lì , in quella casa . Ma che cos ' era più , ormai , quella casa senza colei che la animava tutta ? Egli non vi si sapeva più neanche rigirare . Come curare i piccini ? come attendere ad essi ? Non sapeva da che parte rifarsi . Tra pochi giorni gli sarebbe toccato ritornare all ' ufficio ; e quei piccini ? Nessuna serva era mai durata in casa più di sei mesi . Quest ' ultima c ' era da pochi giorni ; si era mostrata premurosa nella sventura ; pareva una buona vecchina ; ma poteva fidarsene ? No . La moglie , dentro , gli diceva no . Non per quella serva soltanto ; per tutte le serve del mondo . No . Se non che , per vivere com ' ella voleva , com ' egli le aveva giurato , avrebbe dovuto lasciar l ' ufficio e tapparsi in casa dalla mattina alla sera . Era possibile ? Doveva lavorare . Non poteva far le parti anche della moglie , che in fondo faceva tutto in casa . La sventura non lo aveva colpito per nulla . Bisognava pure che quella serva facesse qualche cosa invece della moglie . Ai figliuoli , no , ai figliuoli voleva badar lui : lui vestirli la mattina ; preparar loro la colazione ; poi condurre a scuola il maggiore ; lui servirli a tavola , e poi la sera a cena , e far loro recitare le orazioni e svestirli per metterli a letto , nella loro cameretta vigilata da un ritratto fotografico ingrandito della mamma che non c ' era più . Quanti baci dava loro tra le lagrime ! Che orrore , poi , quella casa muta , quando i piccini erano a letto ! Tornava a sedere innanzi alla tavola non ancora sparecchiata e si metteva ad arrotondare al solito pallottoline di mollica , rimeditando , angosciato , la sua orrenda sciagura . Un cupo rammarico lo coceva per la crudele ingiustizia della sua sorte . Aveva sofferto prima , immeritatamente ; soffriva tanto adesso ! E nessuno lo poteva consolare . La moglie non aveva saputo né voluto leggergli dentro , nell ' anima ; e lo aveva torturato senza ragione ; ora ella non poteva vedere com ' egli vivesse senza di lei in quella casa , come avesse mantenuto il giuramento fatto ; e forse , se di là poteva pensare , immaginava ancora , testarda e cieca , che egli ora godesse , libero ... Che irrisione ! Vedendolo così vinto e sprofondato nel cordoglio , la vecchia serva , una di quelle sere , si fece animo e gli suggerì d ' andare un po ' fuori a fare una giratina per sollievo . Si voltò a guardarla , torvo ; alzò le spalle ; non volle neanche risponderle . - Prenderà un po ' d ' aria ... - insistette quella , timidamente . - Starò attenta io ai bambini , non dubiti ... Del resto , non si svegliano mai ... Lei dovrebbe farlo anche per loro , mi perdoni . Così si ammalerà . Teodoro Piovanelli scosse il capo lentamente , con le ciglia aggrottate e gli occhi chiusi . Sotto la borsa delle palpebre gonfie gli fervevano le lagrime . Si levò da tavola , s ' appressò alla finestra e si mise a guardar fuori dietro ai vetri . Eh già ... Egli poteva uscire , ormai , volendo . Nessuno più gliel ' impediva . Ma dove andare ? e perché ? Che funebre squallore nel bujo delle vie deserte , vegliate dai radi lampioni ! Rivide col pensiero , come in sogno , altre vie meglio illuminate ; immaginò la gente che vi passava , assorta nelle proprie cure , con affetti vivi in cuore , con desiderii vivi nell ' anima , o guidata da una abitudine ch ' egli non aveva più ; immaginò i caffè luccicanti di specchi ... D ' un subito si voltò a guardar la camera , come a un richiamo imperioso , minaccioso dello spettro della moglie . Cominciava , già a venir meno al giuramento ? No , no ! E si recò nella camera dei bambini ; si chinò sui lettucci per contemplarli nel dolce sonno ; rattenne la mano tratta irresistibilmente a carezzar le loro testoline : poi si volse , soffocato dall ' angoscia , a guardare il ritratto della moglie . Oh con quale ardore la desiderò in quel momento ! Sì , sì , nonostante tutto il martirio che ella gli aveva inflitto per nove anni . Sì , egli la voleva , la voleva ! aveva bisogno di lei ! Senza di lei non poteva più vivere . Oh , anche a costo di soffrire da lei le pene più ingiuste e più crudeli ... Non poteva rassegnarsi a vedere così spezzata per sempre la sua esistenza ! Aveva appena quarant ' anni ! IV . Man mano che i giorni passavano , e i mesi ormai ( eran già quattro mesi ! ) , quel posto vuoto , lì , nel letto matrimoniale , gli suscitava ogni notte , nel cocente ricordo , smanie vieppiù disperate . Col volto nascosto , affondato nel guanciale che si bagnava di lagrime , bisbigliava nell ' ambascia della passione il nome di lei : - Cesira ... Cesira ... E il cuore gli si schiantava . - Sempre così ... sempre così - mormorava poi , più calmo , con gli occhi sbarrati nel bujo . Ah come s ' era ingannata la moglie sul conto di lui ! Ecco : questo pensiero lo struggeva più d ' ogni altro , e di continuo vi ritornava su . Se n ' era fatto una lima . Che il mondo fosse tristo , tristi gli uomini , triste le donne , così come la moglie aveva creduto , egli poteva ammettere ; ammetteva . Ma lui ? tristo anche lui ? Certo , Chi sa quanti uomini , rimasti vedovi all ' età sua , dopo tre o quattro mesi , cedendo al bisogno stesso della natura ... pur non volendo , pur serbando in cuore viva sempre l ' immagine della moglie morta e la pena d ' averla perduta , cominciavano a uscire di sera e ... sì , a uscire per lo meno . Aveva ragione la moglie : « Facilissime , le donne ! Se ne incontrano tante per via ... » . Ma a quarant ' anni ... eh , a quarant ' anni , senza più l ' abitudine , non doveva esser mica piacevole rimettersi a far la vita del giovanottino scapolo . Chi sa quale avvilimento di vergogna ! D ' altra parte , però a mettersi con altre donne ... Prima di tutto , perdita di tempo ; poi , chi sa quanti impicci e anche ... anche una certa difficoltà ... Per esempio , quella guantaja dalla quale egli andava prima a comperare i guanti per la sua Cesira , 6 e 1/4 ( vi era andato dopo la disgrazia a comperarne un pajo anche per sé , neri , per il funerale ) - quella guantaja , ecco ... una signora , una vera signora ! Come si moveva nella bella bottega lucida , tepida e profumata ! Il corpo leggermente proteso ... E mica si sentiva il rumore dei passi ; si sentiva il fruscio discreto della sottana di seta ... Nessun imbarazzo , come nessuna sfrontatezza . Voce dolce , modulata ; meravigliosa prontezza a comprendere ... E non già soltanto per attirar la gente . Era così . O almeno , pareva così ; naturalmente . Che nettezza e che precisione ! Ebbene , a mettersi con quella ... Dio liberi ! E le conseguenze ? I proprii piccini ... Ah ! A questo pensiero , retrocedeva d ' improvviso , quasi inorridito d ' essersi indugiato a fantasticare su tale argomento . Ma , via ! troppo bene sapeva che tali cose non potevano e non dovevano più sussistere per lui . Si forzava a dormire . Ma pur con gli occhi chiusi , poco dopo , ecco qualche altra visione tentatrice ... Fingeva di non avvertirla , come se gli fosse apparsa non provocata da lui . La lasciava fare ... A poco a poco s ' addormentava . Ma la sera dopo , il supplizio ricominciava . E la vecchia serva a insistere , a insistere , che via ! uscisse di casa per una mezz ' oretta sola , almeno , a prendere un po ' d ' aria ... Batti e batti , alla fine Teodoro Piovanelli si lasciò indurre . Ma quanto tempo mise a vestirsi ! e volle prima recarsi a vedere i bambini che dormivano , e rassettò ben bene le coperte sui loro lettini , e poi quante raccomandazioni alla serva , che stesse bene attenta , per carità ! Tuttavia , non ardi alzare gli occhi al ritratto della moglie . E uscì . V . Appena su la via , si vide come sperduto . Da anni e anni non andava più fuori , la sera . Il buio , il silenzio gli fecero un ' impressione quasi lugubre ... e quel riverbero là , vacillante , del gas sul lastricato ... e più là , in fondo , nella piazza deserta , quelle lanterne vaghe delle vetture ... Dove si sarebbe diretto ? Scese verso Piazza delle Terme , tutta sonora dell ' acqua luminosa della fontana delle Najadi . Ricordò che la moglie non voleva ch ' egli si fermasse a guardar quelle Najadi sguajate . E non si fermò . Povera Cesira ! Com ' era sdegnata che il corpo della donna fosse esposto in atteggiamenti così procaci a gli sguardi maligni e indiscreti degli uomini ! Ci vedeva come un ' irrisione , una mancanza di rispetto per il suo sesso , e voleva sapere perché nelle fontane i signori scultori non esponevano invece uomini nudi . Ma in Piazza Navona , veramente ... la fontana del Moro ... E poi , gli uomini nudi ... in atteggiamenti procaci ... via , forse sarebbero stati un pochino più scandalosi ... Teodoro Piovanelli , così pensando , ebbe un barlume di sorriso su le labbra amare ; e imboccò Via Nazionale . A mano a mano che andava , sopite immagini , impressioni rimaste nella sua coscienza d ' altri tempi , non cancellate , sì svanite a lui per il sovrapporsi d ' altri stati di coscienza opprimenti , gli si ridestavano , sommovendo e disgregando a poco a poco , con un senso di dolce pena , la triste compagine della coscienza presente . E ascoltò dentro di sé la voce lontana lontana di lui stesso , qual era in gioventù ; la voce delle memorie sepolte , che risorgevano al respiro di quell ' aria notturna , al suono de ' suoi passi nel silenzio della via . Arrivato all ' imboccatura di Via del Boschetto , s ' arrestò , come se qualcuno a un tratto lo avesse trattenuto . Si guardò attorno ; poi , perplesso , con infinita tristezza , guardò giù per quella via , e scosse mestamente il capo . Tutti i ricordi , le immagini , le impressioni del suo vagabondare notturno d ' altri tempi , del tempo in cui era scapolo , si associavano al pensiero di una donna , di quell ' unica ch ' egli aveva conosciuta prima delle nozze , donna non sua solamente , ma a cui egli , per abitudine , per timidezza , era pure stato sempre fedele , come poi alla moglie . Quella donna stava lì , allora , in Via del Boschetto . Si chiamava Annetta ; lavorava d ' astucci e di sopraffondi ; ma le piaceva vestir bene e gli ori le piacevano e i giojelli , anche falsi ... Finché aveva avuta la madre , s ' era mantenuta onesta ; poi la madre le era morta , e lei non aveva più saputo veder la ragione di sacrificarsi a vivere in quel modo , senza il compenso di qualche godimento ... Così era caduta . Ogni volta , come per rialzarsi innanzi a se stessa , per non sentir l ' avvilimento di ciò che stava per fare , affliggeva quei pochi fidati che andavano a trovarla narrando quanto aveva fatto durante la lunga malattia della madre , tutte le cure che le aveva prodigate , i medicinali costosi che le aveva comperati , quasi per assicurare se stessa che , almeno per questo , non doveva aver rimorsi . Ebbene , Teodoro Piovanelli , abbandonato in quella sua prima uscita ai ricordi d ' allora , guidato naturalmente dall ' istintiva esemplare fedeltà così crudelmente misconosciuta e negata dalla moglie , ecco , s ' era proprio arrestato là , all ' imboccatura di Via del Boschetto . Si vietò d ' assumer coscienza del pensiero sortogli d ' improvviso , che non sarebbe stato un tradimento alla memoria della moglie , un venir meno al giuramento che le aveva fatto di non avvicinare mai più altra donna , se fosse ritornato a quella , che già la moglie sapeva per sua stessa confessione . Quella non sarebbe stata un ' altra ; quella era già stata sua ; ed egli non avrebbe smentito , con quella , la sua fedeltà . La avrebbe anzi confermata . No : non se lo volle dire ; non se lo volle fare questo ragionamento . Scese per Via del Boschetto soltanto per curiosità , ecco ; per la voluttà amara di seguir la traccia del tempo lontano : senza alcun altro scopo . Del resto , non sapeva più neppure se colei stesse ancora lì . Era molto difficile , dopo nove anni ... L ' aveva riveduta tre o quattro volte per via , vestita poveramente , invecchiata , imbruttita , certo caduta più in basso ; ma , naturalmente , aveva fatto finta non solo di non riconoscerla , ma di non averla mai conosciuta . Quando , di pochi passi lontano dal portoncino ben noto , a destra , scorse la finestretta quadra del mezzanino , sulla porta , con le persiane accostate , che dalle stecche e da sotto lasciavano intravedere il lume della cameretta , Teodoro Piovanelli si turbò profondamente , assalito dall ' imagine precisa , là , vivente , del ricordo lontano ... Tutto , tal quale , come allora ! Ma ci stava proprio lei , là , ancora ? S ' accostò al muro , cauto , trepidante , e passò rasente , sotto la finestra ; alzò il capo ; scorse dietro alle persiane un ' ombra , una donna ... - lei ? - Passò oltre , tutto sconvolto , insaccato nelle spalle , col sangue che gli frizzava per le vene , come sotto l ' imminenza di qualche cosa che dovesse cadergli addosso . Violentemente gli si ricompose la coscienza tetra e dura del suo stato presente ; rivide in un baleno col pensiero la camera dei bambini e quel ritratto , là , vigilante , terribile , della moglie ; e s ' arrestò affannato nella corsa che aveva preso . A casa ! a casa ! Se non che , davanti al portoncino ... ma sì , lei ... lei ch ' era scesa ... Annetta , sì . Egli la riconobbe subito . E anche lei lo riconobbe : - Doro ... tu ? E stese una mano . Egli si schermì . - Lasciami ... No , ti prego ... Non posso ... Lasciami ... - Come ! - fece lei , ridendo e trattenendolo . - Se sei venuto a cercarmi ... T ' ho visto , sai ? Caro ... caro ... sei tornato ! ... Su , via ! Perché no ? Se sei tornato a me ... Su , su ... E lo trasse per forza dentro il portoncino , e poi su per la scala , tenendolo per il braccio . Egli ansava , col cuore in tumulto , la mente scombujata . Voleva svincolarsi e non sapeva , non sapeva . Rivide la cameretta , tal quale anch ' essa , dal tetto basso ... il letto , il cassettone , il divanuccio ... le oleografie alle pareti ... Ma quando ella , tra tante parole affollate di cui egli non udiva altro che il suono , gli tolse il cappello e il bastone e poi i guanti , e fece per abbracciarlo , Teodoro Piovanelli , che già tremava tutto , la respinse , si portò le mani al volto , vacillò , come per una vertigine . - Che hai ? - domandò ella sorpresa , un po ' costernata : e lo trasse a sedere sul divanuccio . Un impeto di pianto scosse le spalle di lui . Ella si provò a staccargli le mani dal volto ; ma egli squassò il capo rabbiosamente . - No ! no ! - Tu piangi ? - domandò la donna ; poi , dopo aver guardato il cappello fasciato di lutto : - Forse ... forse t ' è morta ? ... Egli accennò di sì col capo . - Ah , poveretto ... - sospirò lei , pietosamente . Teodoro Piovanelli scattò in piedi , convulso ; prese i guanti , il bastone , si buttò in capo il cappello ; balbettò , soffocato : - Impossibile ... impossibile ... lasciami andare ... Ella non si provò più a trattenerlo ; lo accompagnò , dolente , fino alla porta . Poi lì , sicurissima ormai che sarebbe ritornato , gli domandò , con voce mesta e con un mesto sorriso : - T ' aspetto , eh , Doro ? ... Presto ... Ma egli s ' era messo sulla bocca il fazzoletto listato di nero , e non le rispose . DISTRAZIONE Nero tra il baglior polverulento d ' un sole d ' agosto che non dava respiro , un carro funebre di terza classe si fermò davanti al portone accostato d ' una casa nuova d ' una delle tante vie nuove di Roma , nel quartiere dei Prati di Castello . Potevano esser le tre del pomeriggio . Tutte quelle case nuove , per la maggior parte non ancora abitate , pareva guardassero coi vani delle finestre sguarnite quel carro nero . Fatte da così poco apposta per accogliere la vita , invece della vita - ecco qua - la morte vedevano , che veniva a far preda giusto lì . Prima della vita , la morte . E se n ' era venuto lentamente , a passo , quel carro . Il cocchiere , che cascava a pezzi dal sonno , con la tuba spelacchiata , buttata a sghembo sul naso , e un piede sul parafango davanti , al primo portone che gli era parso accostato in segno di lutto , aveva dato una stratta alle briglie , l ' arresto al manubrio della martinicca , e s ' era sdrajato a dormire più comodamente su la cassetta . Dalla porta dell ' unica bottega della via s ' affacciò , scostando la tenda di traliccio , unta e sgualcita , un omaccio spettorato , sudato , sanguigno , con le maniche della camicia rimboccate su le braccia pelose . - Ps ! - chiamò , rivolto al cocchiere . - Ahò ! Più là ... Il cocchiere reclinò il capo per guardar di sotto la falda della tuba posata sul naso ; allentò il freno ; scosse le briglie sul dorso dei cavalli e passò avanti alla drogheria , senza dir nulla . Qua o là , per lui , era lo stesso . E davanti al portone , anch ' esso accostato della casa più in là , si fermò e riprese a dormire . - Somaro ! - borbottò il droghiere , scrollando le spalle . - Non s ' accorge che tutti i portoni a quest ' ora sono accostati . Dev ' essere nuovo del mestiere . Così era veramente . E non gli piaceva per nientissimo affatto , quel mestiere , a Scalabrino . Ma aveva fatto il portinajo , e aveva litigato prima con tutti gl ' inquilini e poi col padron di casa ; il sagrestano a San Rocco , e aveva litigato col parroco ; s ' era messo per vetturino di piazza e aveva litigato con tutti i padroni di rimessa , fino a tre giorni fa . Ora , non trovando di meglio in quella stagionaccia morta , s ' era allogato in una Impresa di pompe funebri . Avrebbe litigato pure con questa - lo sapeva sicuro - perché le cose storte , lui , non le poteva soffrire . E poi era disgraziato , ecco . Bastava vederlo . Le spalle in capo ; gli occhi a sportello ; la faccia gialla , come di cera , e il naso rosso . Perché rosso , il naso ? Perché tutti lo prendessero per ubriacone ; quando lui neppure lo sapeva che sapore avesse il vino . - Puh ! Ne aveva fino alla gola , di quella vitaccia porca . E un giorno o l ' altro , l ' ultima litigata per bene l ' avrebbe fatta con l ' acqua del fiume , e buona notte . Per ora là , mangiato dalle mosche e dalla noja , sotto la vampa cocente del sole , ad aspettar quel primo carico . Il morto . O non gli sbucò , dopo una buona mezz ' ora , da un altro portone in fondo , dall ' altro lato della via ? - Te possino ... ( al morto ) - esclamò tra i denti , accorrendo col carro , mentre i becchini , ansimanti sotto il peso d ' una misera bara vestita di mussolo nero , filettata agli orli di fettuccia bianca , sacravano e protestavano : - Te possino ... ( a lui ) - Te pij n ' accidente - 0 ch ' er nummero der portone non te l ' aveveno dato ? Scalabrino fece la voltata senza fiatare ; aspettò che quelli aprissero lo sportello e introducessero il carico nel carro . - Tira via ! E si mosse , lentamente , a passo , com ' era venuto : ancora col piede alzato sul parafango davanti e la tuba sul naso . Il carro , nudo . Non un nastro , non un fiore . Dietro , una sola accompagnatrice . Andava costei con un velo nero trapunto , da messa , calato sul volto ; indossava una veste scura , di mussolo rasato , a fiorellini gialli , e un ombrellino chiaro aveva , sgargiante sotto il sole , aperto e appoggiato su la spalla . Accompagnava il morto , ma si riparava dal sole con l ' ombrellino . E teneva il capo basso , quasi più per vergogna che per afflizione . - Buon passeggio , ah Rosi ' ! - le gridò dietro il droghiere scamiciato , che s ' era fatto di nuovo alla porta della bottega . E accompagnò il saluto con un riso sguajato , scrollando il capo . L ' accompagnatrice si voltò a guardarlo attraverso il velo ; alzò la mano col mezzo guanto di filo per fargli un cenno di saluto , poi l ' abbassò per riprendersi di dietro la veste , e mostrò le scarpe scalcagnate . Aveva però i mezzi guanti di filo e l ' ombrellino , lei . - Povero sor Bernardo , come un cane , - disse forte qualcuno dalla finestra d ' una casa . Il droghiere guardò in su , seguitando a scrollare il capo . - Un professore , con la sola servaccia dietro ... - gridò un ' altra voce , di vecchia , da un ' altra finestra . Nel sole , quelle voci dall ' alto sonavano nel silenzio della strada deserta , strane . Prima di svoltare , Scalabrino pensò di proporre all ' accompagnatrice di pigliare a nolo una vettura per far più presto , già che nessun cane era venuto a far coda a quel mortorio . - Con questo sole ... a quest ' ora ... Rosina scosse il capo sotto il velo . Aveva fatto giuramento , lei , che avrebbe accompagnato a piedi il padrone fino all ' imboccatura di via San Lorenzo . - Ma che ti vede il padrone ? Niente ! Giuramento . La vettura , se mai , l ' avrebbe presa , lassù , fino a Campoverano . - E se te la pago io ? - insistette Scalabrino . Niente . Giuramento . Scalabrino masticò sotto la tuba un ' altra imprecazione e seguitò a passo , prima per il ponte Cavour , poi per Via Tomacelli e per Via Condotti e per Piazza di Spagna e Via Due Macelli e Capo le Case e Via Sistina . Fin qui , tanto o quanto , si tenne su , sveglio , per scansare le altre vetture , i tram elettrici e le automobili , considerando che a quel mortorio lì nessuno avrebbe fatto largo e portato rispetto . Ma quando , attraversata sempre a passo Piazza Barberini , imboccò l ' erta via di San Niccolò da Tolentino , rialzò il piede sul parafango , si calò di nuovo la tuba sul naso e si riaccomodò a dormire . I cavalli , tanto , sapevano la via . I rari passanti si fermavano e si voltavano a mirare , tra stupiti e indignati . Il sonno del cocchiere su la cassetta e il sonno del morto dentro il carro : freddo e nel bujo , quello del morto ; caldo e nel sole , quello del cocchiere ; e poi quell ' unica accompagnatrice con l ' ombrellino chiaro e il velo nero abbassato sul volto : tutto l ' insieme di quel mortorio , insomma , così zitto zitto e solo solo , a quell ' ora , bruciata , faceva proprio cader le braccia . Non era il modo , quello , d ' andarsene all ' altro mondo ! Scelti male il giorno , l ' ora , la stagione . Pareva che quel morto lì avesse sdegnato di dare alla morte una conveniente serietà . Irritava . Quasi quasi aveva ragione il cocchiere che se la dormiva . E così avesse seguitato a dormire Scalabrino fino al principio di Via San Lorenzo ! Ma i cavalli , appena superata l ' erta , svoltando per Via Volturno , pensarono bene d ' avanzare un po ' il passo ; e Scalabrino si destò . Ora , destarsi , veder fermo sul marciapiedi a sinistra un signore allampanato , barbuto , con grossi occhiali neri , stremenzito in un abito grigio , sorcigno , e sentirsi arrivare in faccia , su la tuba , un grosso involto , fu tutt ' uno ! Prima che Scalabrino avesse tempo di riaversi , quel signore s ' era buttato innanzi ai cavalli , li aveva fermati e , avventando gesti minacciosi , quasi volesse scagliar le mani , non avendo più altro da scagliare , urlava , sbraitava : - A me ? a me ? mascalzone ! canaglia ! manigoldo ! a un padre di famiglia ? a un padre di otto figliuoli ? manigoldo ! farabutto ! Tutta la gente che si trovava a passare per via e tutti i bottegai e gli avventori s ' affollarono di corsa attorno al carro e tutti gl ' inquilini delle case vicine s ' affacciarono alle finestre , e altri curiosi accorsero , al clamore , dalle prossime vie , i quali , non riuscendo a sapere che cosa fosse accaduto , smaniavano , accostandosi a questo e a quello , e si drizzavano su la punta dei piedi . - Ma che è stato ? - Uhm ... pare che ... dice che ... non so ! - Ma c ' è il morto ? - Dove ? - Nel carro , c ' è ? - Uhm ! ... Chi è morto ? - Gli pigliano la contravvenzione ! - Al morto ? - Al cocchiere ... - E perché ? - Mah ! ... pare che ... dice che ... Il signore grigio allampanato seguitava intanto a sbraitare presso la vetrata d ' un caffè , dove lo avevano trascinato ; reclamava l ' involto scagliato contro il cocchiere ; ma non s ' arrivava ancora a comprendere perché glielo avesse scagliato . Sul carro , il cocchiere cadaverico , con gli occhi miopi strizzati , si rimetteva in sesto la tuba e rispondeva alla guardia di città che , tra la calca e lo schiamazzo , prendeva appunti su un taccuino . Alla fine il carro si mosse tra la folla che gli fece largo , vociando ; ma , come apparve di nuovo , sotto l ' ombrellino chiaro , col velo nero abbassato sul volto , quell ' unica accompagnatrice - silenzio . Solo qualche monellaccio fischiò . Che era insomma accaduto ? Niente . Una piccola distrazione . Vetturino di piazza fino a tre giorni fa , Scalabrino , stordito dal sole , svegliato di soprassalto , s ' era scordato di trovarsi su un carro funebre : gli era parso d ' essere ancora su la cassetta d ' una botticella e , avvezzo com ' era ormai da tanti anni a invitar la gente per via a servirsi del suo legno , vedendosi guardato da quel signore sorcigno fermo lì sul marciapiede , gli aveva fatto segno col dito , se voleva montare . E quel signore , per un piccolo segno , tutto quel baccano ...
FEMINISMO ( PIRANDELLO LUIGI , 1909 )
StampaPeriodica ,
Tre , quattro , cinque argomenti che , per la qualità degli individui e per la importanza che mi pareva avessero le cose , io sottoposi questa mattina all ' esame e alla virtù condensatrice del dottor Paulo Post , furono accolti da una alzata di spalle appena appena sdegnosa e da un sorriso di compatimento , che voleva dire : Ma che ! Lei ci crede ? Il dubbio , o piuttosto , il timore ch ' io ( come veleno che sta in ogni coda ) espressi nella fine del mio articolo precedente , che cioè molti eroi dei giorni nostri e molte questioni e politiche e sociali e letterarie , che oggi tanto ci appassionano e a cui diamo tanto peso e tanto valore , sottoposti al cannocchiale rivoltato del mio dottore , non sarebbero più veduti , si avverava purtroppo . Ma come ! mi provai a protestare . È mai possibile che siano davvero come nulla uomini di tanto bella reputazione , dottor mio ? Ci pensi un po ' ! Si sforzi di vederli ... Il dottor Paulo Post chiuse gli occhi , a questa mia esortazione ; chinò il capo sul petto , e si mise a recitare a lento , con una voce che pareva arrivasse da lontano : Fu don Valeriano Castiglione uomo celeberrimo ; esaltato a gara dai più grandi letterati ; conteso dai più grandi personaggi del suo tempo . E di magnifiche lodi lo onorò papa Urbano VIII ; e il cardinal Borghese e il viceré di Napoli , don Pietro di Toledo , lo sollecitarono a descrivere , il primo i fatti del pontefice Paolo V , l ' altro le guerre del re cattolico in Italia ; e l ' uno e l ' altro invano . Fu da Luigi XIII , re di Francia , per suggerimento del cardinal di Richelieu , nominato suo istoriografo ; e nominato istoriografo eziandio fu da Carlo Emanuele duca di Savoja . In lode di lui , per tralasciare altre gloriose testimonianze , la duchessa Cristina , figlia del cristianissimo re Enrico IV , poté in un diploma , con molti altri titoli , annoverare « la certezza della fama ch ' egli ottiene in Italia , di primo scrittore de ' nostri tempi » . Il dottor Paulo Post , recitato questo passo , aprì gli occhi , alzò il capo , e mi disse : Veda , veda così nella storia , caro signore , i suoi letterati d ' oggi di più bella reputazione : Gabriele d ' Annunzio , poniamo ; e mi sappia dire se , volendo così glorificarlo , per la certezza della fama ch ' egli ottiene in Italia , di primo scrittore de ' nostri tempi , non possa avvenire che da qui a tre secoli si debba per avventura rider di lui , così come noi oggi ridiamo del celeberrimo don Valeriano Castiglione , ornamento e splendore della biblioteca dell ' impareggiabile don Ferrante manzoniano . Lei rimanga qui e lo veda là , il suo D ' Annunzio . Nel seicento ? Tre secoli indietro . Io lo vedo là , e tuttavia come se questi tre secoli per lui non fossero di già passati . In somma , presente e nel seicento . Guardi bene , caro signore , perché è qui la vera essenza della mia filosofia . Lo vede ? Davanti a lei , e accanto a don Valeriano Castiglione . E ora non le sembra che sia per lo meno prudente non tenerlo in quel conto , in cui don Ferrante teneva il Castiglione ai suoi giorni ? Sarà così , diss ' io . Lasciamo stare il D ' Annunzio . Volentieri io vedrei da lontano , caro dottore , qualcuna delle più vive questioni sociali del momento . Per esempio , il feminismo . Mi aspettavo un ' altra alzata di spalle appena appena sdegnosa , un altro sorriso di compatimento . Invece , il dottor Paulo Post con una certa inquietudine volse il capo indietro , dal vecchio seggiolone di cuojo in cui stava sprofondato innanzi a me , presso la finestra dello studio , e chiamò : Pietra ! Una voce gutturale , maschile , rispose con mio grande stupore dal fondo dello studio , ove tra scaffali pieni zeppi di libri troneggiava una mastodontica scrivania sovraccarica anch ' essa tutt ' intorno di libri e di carta ammucchiata . Parla pure , papà disse quella voce . Non sospettavo nello studio la presenza di un altro essere vivente . Mia figlia , la seconda , mi spiegò il dottore . Attende da alcuni giorni a riordinare il mio schedario . Non vorrei parlare innanzi a lei su l ' argomento ch ' ella mi propone . Feminista ? domandai io con una certa grazia timida e confusa . Sissignore ! mi rispose con fermezza , balzando da tutta quella babilonia di libri e di carta , una testa rossa , arruffata , con gli occhiali a staffa , che le ingrandivano enormemente e confusamente gli occhi . Restai un po ' sbigottito . La testa scomparve subito , per fortuna , dietro i libri ; e di là , come da sotterra , la voce gutturale , maschile , ripeté : Parla pure , papà : non ti sento . Ecco , disse allora il dottor Paulo Post è una faccenda , questa , un po ' complicata . Il feminismo è , al pari di tante e tant ' altre cose , una costruzione ideale dei nostri giorni . Prendiamo , caro signore , una vescica e riempiamola di vento . Abbiamo un bel palloncino . Diamogli un po ' di filo , e lasciamolo lì per aria , così gonfio , un giorno . Il giorno dopo , lo troveremo un po ' meno gonfio , e via via ancor meno dopo il secondo , dopo il terzo , dopo il quarto giorno . Il filo s ' allenta sempre più e il palloncino , via via più piccolo e più raggrinzito , s ' abbassa , finché casca giù , di nuovo vescica sgonfiata . Questa vescica , che diviene palloncino e poi pellacchia di nuovo , non è però soltanto il feminismo , signor mio ! È la sorte di tutte le composizioni ideali . Si reggono , stanno in aria , finché son piene di vento , cioè del sentimento nostro . Man mano , col tempo , questo sentimento , di cui noi le abbiamo riempite , vien meno , sfuma . La storia è piena di tutti questi palloncini sgonfiati , che lei può magari rigonfiare con l ' arte soffiandovi dentro il suo sentimento , cioè un altro po ' di vento con cui le donne hanno riempito questo loro palloncino del feminismo . Pietra ! chiamò di nuovo , a questo punto , il dottor Paulo Post . Oh Dio , papà smaniò dietro la scrivania la figliuola . Ti ho detto , parla pure , non ti sento ! E va bene ! Allora riprese il dottore vediamo se questo vento è sbuffo di stizza , vapor di testa o respiro di buon senso . La vita è oggi , si sa , difficilissima . Tutto è caro ! Ogni professione , ogni impiego offre guadagni mediocri e insufficienti . Ora le donne , signor mio , han compreso bene , poverine , la ragione per cui diventa loro di giorno in giorno più difficile il trovar marito . Il veder frustrata , intanto , la loro naturale inclinazione ( perché come l ' uomo desidera la donna , la donna desidera l ' uomo , per quanto spesso apertamente non lo possa o non lo voglia dire ) , il dover soffocare il loro bisogno istintivo , le ha un po ’ esasperate e le fa un po ' farneticare . Ma tutta questa loro rivolta ideale contro i così detti pregiudizii sociali , tutte queste loro prediche fervorose per la così detta emancipazione della donna , che altro sono in fondo se non una sdegnosa mascherata del bisogno fisiologico , che si muove sotto ? Le donne vogliono lavorare per trovar marito , signor mio . È un rimedio , questo , suggerito dal loro naturale buon senso . Ma , ahimè , il buon senso , il buon senso è nemico della poesia ! E anche questo capiscono le donne : capiscono cioè che una donna , la quale lavori come un uomo , fra uomini , fuori di casa , non è più considerata dalla maggioranza come l ' ideale delle mogli , e si ribellano contro a questo modo di considerare , che frustra il loro rimedio , e lo chiamano pregiudizio . Ecco il loro torto , in fondo in fondo scusabile però . Supporre che la donna , praticando continuamente con gli uomini alla fine si debba immascolinar troppo ; prevedere che la casa , senza più le cure assidue , intelligenti , amorose della donna debba perdere quella poesia intima e cara , che è la maggiore attrattiva del matrimonio per l ' uomo ; supporre che la donna , cooperando anch ' essa col proprio guadagno al mantenimento della casa , non debba aver più per l ' uomo quella devozione e quel rispetto , di cui tanto essa si compiace : non sono pregiudizii ; sono tristi necessità per cui la composizione ideale del feminismo si scompone e si scioglie nella questione più vasta delle tristissime condizioni economiche e sociali dei giorni nostri . Si scioglie , senza lasciar residui , signor mio , creda pure . Soltanto , quel po ' di pellacchia sgonfiata ... Vorrei io dissi piano , in un orecchio al dottore , prima d ' alzarmi per tòr commiato vorrei ora sentir come la vede la signorina sua figliuola ... Caro signore mi rispose aprendo le braccia , il dottor Paulo Post . Le donne non possono veder da lontano questa questione . O potrebbero a un solo patto : che avessero cioè il marito vicino , mi spiego ? Io scappo ancora .
IL POETA LUDWIG HANSTEKEN ( PIRANDELLO LUIGI , 1916 )
StampaQuotidiana ,
Morto di questi giorni , benché non in guerra , merita una commemorazione il poeta Ludwig Hansteken . In guerra il poeta Hansteken non poteva morire . I poeti come lui sono per natura neutrali . E hanno quasi sempre la ventura di nascere in paesi neutrali . In Olanda per esempio , in Isvezia . Ma se pur nascono in più vulcaniche terre , ove sciaguratamente la coltura e le discipline spirituali non siano riuscite a mortificare il selvaggio istinto , costretti anch ' essi a indossare la divisa militare , non c ' è pericolo che muojano di piombo o di ferro o di strapazzo . Così vestiti vanno a combattere idealmente o negli uffici di maggiorità o a servizio d ' organizzazioni civili , con una penna in mano . E qua nelle tregue assaporano a occhi semichiusi , rosicchiando in punta il cannello della penna , l ' angosciosa dolcezza di visioni lontane nella manica della loro giubba grigio - verde . Visioni , o d ' una scolorita campagna settembrina , o d ' un malinconico lago , ove Dio solo sa che strani galleggiamenti può loro suggerire la tenue riccia peluria dell ' inoffeso e inoffensivo panno militare . È vero , che , per fortuna dell ' umanità , se non di piombo , di ferro o di strapazzo , possono ben morire di questi strani , ambigui galleggiamenti i poeti come Ludwig Hansteken . Il quale , difatti , è morto , come vedremo , affogato in uno dei tanti canali che scorrono per i paesi d ' Olanda , spintovi , a quanto pare , appena appena , da una smaniosa mano femminile vendicatrice , mentr ' egli sospirava a notte , non propriamente alle purissime stelle , ma ai loro riflessi che appunto galleggiavano con smorfiosi serpeggiamenti , fra altri ben nobili relitti , in quel canale . Per fortuna dell ' umanità , ho detto ; potrei aggiungere : per fortuna di loro stessi . Perché i poeti come Ludwig Hansteken non sono tanto per gli altri , quanto per loro stessi un tormento . Gli altri , possono anche riderne ; io per me confesso che soglio farmene le più matte risate , perché in verità , mi sembra che nulla si possa dare di più goffo e di più buffo di quel loro tormento . Tormento d ' una disperata impotenza che , pur tenendoli perennemente con le lagrime in pelle , li rende innocuamente e pazzescamente cattivi . Vedo che avrebbero tutti una gran sete di soffrire ; piangono di questa sete ; ma la grigia angolosa rabbia della loro aridità sassosa impedisce ad essi di cavare un qualche refrigerio finanche da quelle stesse lagrime amare . Vogliono esser poeti ; vogliono , lo ripetono con esasperata ostinazione : Noi siamo poeti ! noi siamo poeti ! noi siamo poeti ! ; cercano di spremerla in tutti i modi una gocciolina di poesia ; ahimè ; è come spremere un sasso . Ma questo appunto essi vogliono : spremere i sassi , perché non c ' è gusto per loro a trar sugo vivo sostanzioso dai saporiti frutti che maturano nei fertili assolati giardini della fantasia . Credono che ciò che gli altri fanno non valga la pena d ' esser fatto . Bisogna fare l ' impossibile , perché soltanto nell ' impossibile possono trovar la scusa della loro impotenza . E condannati da questa impotenza a star fuori per sempre da quei giardini , stringono rabbiosamente nel pugno sudato , i loro sassi , e dopo averli spremuti e spremuti e spremuti , vedendo che , se ne cavan qualche stilla , non è dal sasso , ma dalle loro mani spellate , stilla di sudicio sudore , li avventano contro quei frutti succosi , non si capisce bene se per disdegno , per ira , per dispetto o per vendetta , giacché nessuno veramente riesce a comprender nulla delle smorfie , delle boccacce , dei borbottamenti con cui accompagnano il lancio di quei sassi insudiciati . Se li intendono tra loro , quei borbottamenti intelligibili ! Ma spesso avviene per certi rumori , se non risponde in noi l ' immagine di ciò che li abbia prodotti , che si rimanga incerti , sospesi , storditi , anche angosciati , a chiedere intorno : che è stato ? com ' è ? che significa ? Ed ecco allora tanti poveri allocchi , con angustiosa perplessità di pollastri che muovano a scatto lo stupido capo crestuto a guardare di qua e di là , e non sappiano posar la zampa sul tappeto del salotto in cui per caso si sono introdotti , scappando dalla stia ; ecco , dico , tanti poveri allocchi giovinetti andar loro appresso cercando di cavar il senno astruso da quei borbottamenti e d ' interpretar quelle smorfie e quelle boccacce ; ed essi attirarseli attorno facendone di sempre più complicate e difficili . Uno stormo di fiere donnette esasperate anche li attornia , che han bisogno di credere che qualcuno possa dare a intendere come nobili aspirazioni ideali le loro torbide smanie interne . E tutti costoro , allocchi e donnette , si struggono di sapere come debbano parlare , come atteggiarsi per piacer loro : si fanno dare in mano quei sassi sudati , li voltano e rivoltano per scoprirvi preziosità di novissime gemme ; provano anche a metterseli in bocca per succhiarli come caramelle . Alla fine , non hanno il coraggio di dirselo , ma sentono d ' esser sotto un incubo che paralizza ogni loro spontaneità , lega i loro passi , opprime loro il respiro . Orbene , quest ' incubo troviamo con perfetta evidenza descritto e rappresentato in un recentissimo libro di Rosso di San Secondo , che mostra d ' averlo per alcun tempo sofferto , d ' essersene alla fine giocondamente liberato ( Rosso di San Secondo , Ponentino , novelle . Milano , Fratelli Treves , 1916 . Vedi parte seconda : Il poeta Ludwig Hansteken ) . Il San Secondo conobbe in Olanda il prototipo di questi poeti , Ludwig Hansteken , e ne narra in cento pagine la vita e la morte . Punto per punto , con sottilissima analisi armata di fosforiche arguzie , investiga e scopre il dramma di quest ' uomo , dramma sordo , angoscioso , disgustato ; e le ragioni per cui quest ' uomo , questo impotente , con la sua pesante tristezza fosse riuscito a preoccupare gli altri della sua esistenza . Il sentimento che spingeva Hansteken verso gli uomini , dice il San Secondo , non era pietà né amore , « ché , pesante com ' era , il suo istinto lo avrebbe piuttosto indotto a vivere leggiucchiando e appisolandosi : per varcar la soglia di casa egli infatti doveva forzare la sua natura ; per avvicinare un suo simile , poi , doveva addirittura vincere la repulsione che hanno tutti i pigri , gl ' indifferenti , i nati sordi di spirito , per quelli che invece hanno nel sangue la solerzia , la brama di vedere , conoscere , godere , vivere in una parola . Pure un tale sforzo sarebbe potuto essere nobile , come tutto ciò che tende a modificare la propria natura con il dominio della volontà ; ma Hansteken , se ben credesse appunto così , in realtà , presentandosi ai consimili , in quella veste di ammonitrice gravità , non obbediva che a un segreto senso d ' invidia , acre , biliosa , per quelli che la vitalità piena e un po ' anche spensierata induceva , non solo ad assaporare con voluttà il piacere d ' esistere , ma , oltrepassando i limiti del giusto , a commettere peccato » . Hansteken , insomma , non ha quell ' ebete sobrietà che potrebbe farlo pago : l ' odio per il peccato attivo sorgeva in lui « dal non potere egli stesso commetterlo : i peccati per soverchio di vitalità erano , infatti , per lui , un rimprovero sordo , una umiliazione continua per la sua fiacca gravezza . Le sue stesse lagrime non erano , perciò , come egli credeva , la naturale espressione della sua pietà per i fratelli , bensì della sua amarezza , della sua insoddisfazione , del fastidio sterile che lo spiritello interno gli comunicava , lottando invano contro il torpore invincibile della sua stanca natura . Sincero era dunque in lui soltanto questo stato penoso di disagio che , vestito dalla illusione d ' essere invece altra cosa , si rappresentava agli uomini normali come una forma superiore o per lo meno strana d ' esistenza » . Ed ecco il segreto del fascino e la ragione dell ' incubo : rappresentare agli altri questa impotenza chiusa , ansiosa , travagliosa , come una forma superiore di esistenza . « Se il poeta Hansteken avesse potuto cantare , dice altrove il San Secondo , non sarebbe stato così molesto al suo prossimo , né avrebbe avuto bisogno di quelle sue enormi costruzioni teoriche , simili a cattedrali di cartapesta , per giustificare la sua esistenza . Perché era questo il dubbio assillante che rodeva l ' animo dello sventurato : che egli non avesse , in fondo , nessuna ragione d ' esistere . Aveva creduto di dovere , per un bene supremo , rinunziare alla vita , per votarsi tutt ' intero alla sua dea , l ' arte . Aveva creduto che tale altissima finalità gli desse il diritto di sacrificare non solo la sua , ma anche l ' esistenza degli altri ; d ' imporre , con violenza testarda , a tutta la cittadinanza la sua personalità , prim ' ancora che si fosse espressa ; aveva voluto che tutti sapessero che egli esisteva , lui , Ludwig Hansteken ; che tutti con un sacro sgomento attendessero la grande parola che avrebbe detto . Ma Hansteken continuava a torcersi nel suo disperato monologo , ripeteva , in ogni verso , quello che aveva sempre detto : era come se girasse intorno a un nucleo chiuso che non riusciva a fendere , ad espugnare . E nei momenti più acuti di esasperazione , ecco che con sguardi freddi e taglienti insultava quelli stessi che , deferenti e mansueti , avevano ancora fiducia in lui , e gliela mostravano con una sottomissione ansiosa e piena di bontà » . Bisognava che qualcuno , per toglierlo da quel tormento , dichiarasse apertamente innanzi a tutti ciò che lui , Hansteken , voleva che gli altri alla fine comprendessero : che la poesia , cioè , non era tanto nella parola , quanto nella pausa , che la più alta cima della poesia era il silenzio . Perché umiliarlo ancora con quell ' aria di attesa deferente ? Che attendevano ancora da lui ? Egli aveva detto quello che doveva dire . Ora il sublime stava nel silenzio . Zitto lui , zitti tutti . Se questo veramente si fosse chiarito agli altri , Hansteken , pago , non più costretto a violentare con disumani sforzi la tetra sordità del suo spirito infecondo , immediatamente non sarebbe stato più un essere torbido e falso ; tutta la sua complessità si sarebbe sciolta e sarebbe apparsa così puerile da rasentare la più umile elementarità . Perché i poeti come lui sono in fondo orgogliosi come fanciulli che si vantano d ' esser soldati perché si sono messi in capo un kepì di cartone o che piangono per avere gli zuccherini e vogliono esser carezzati e giocare a far da papà . Così appunto conclude il San Secondo , nell ' estrosa commemorazione del poeta , commemorazione che è come il farnetico d ' un rimorso per la violenta liberazione dall ' incubo di lui perpetrata da una delle donnette più esasperate , proseliti del poeta , una certa Berta Tausen , la quale , passeggiando una notte con lui lungo un canale , lo aveva con una lieve spinta consegnato all ' immortalità e ai pesciolini di quel canale . Fa veramente piacere che questa liberazione da un incubo che opprime ancora parecchi giovani sia opera d ' un giovane scrittore come Rosso di San Secondo , d ' uno cioè che davvicino ha potuto studiare il complicato meccanismo di questi poeti che han per prototipo Ludwig Hansteken . La rappresentazione della vita e della morte di costui ha tutta l ' aria , ripeto , d ' una giocondissima satirica vendetta . Le sei novelle della prima parte del volume , fresche , ariose , e pur così impresse di solchi profondamente scavati nella tragica vita , le quattro elegie dell ' intermezzo a Maryke con quel riso indimenticabile degli occhi della Signora Liesbeth , sembrano veramente le foglie brillanti al soffio del ponentino nei giardini di cui ho parlato più su : quelli della fantasia , in cui il San Secondo è entrato da padrone per andare a rovesciare in fondo ad essi quel buffo e triste rospo abbottato , simbolo dell ' impotenza : il poeta Ludwig Hansteken .
'MARIONETTE, CHE PASSIONE!' ( PIRANDELLO LUIGI , 1918 )
StampaQuotidiana ,
Come questo lavoro drammatico di Rosso di San Secondo si presenti nella sua traduzione scenica , han veduto di recente gli spettatori del teatro Manzoni di Milano , che lo hanno accolto con grande favore e fervore d ' appassionate discussioni : vedranno tra pochi mesi gli spettatori del nostro teatro Valle . E allora , di questa traduzione scenica renderà conto con l ' usato acume il valoroso critico drammatico di questo giornale . Io parlo del libro ( Milano , Fratelli Treves , editori , 1918 ) ; vorrei dire , del testo che ne hanno sotto gli occhi i lettori , in luogo della traduzione che ne hanno avuto e ne avranno davanti gli spettatori : parlo cioè dell ' espressione unica e immediata dell ' autore ; non di quella , varia e necessariamente diversa , che per mezzo della loro persona , della loro voce , dei loro gesti , ne hanno dato e ne daranno gli attori . Questa dura una sera , più sere , una stagione , e passa ; il libro resta . Dobbiamo noi lettori fingerci veramente come tante marionette i personaggi di questa commedia , che non senza ragione son privi d ' un nome proprio e si chiamano : Il Signore in grigio , Il Signore a lutto , La Signora dalla volpe azzurra , ecc . ? E prima di tutto : son propriamente personaggi ? è propriamente una commedia , questa ? Avevano gli antichi una special forma di poesia , che i Greci chiamavano Erinni e i Latini Dira ; noi avemmo a simiglianza la Disperata . Erinni , Dira o Disperata in tre atti avrei voluto che Rosso di San Secondo chiamasse coraggiosamente questa sua opera , che soprattutto è di poesia . Pura sintesi lirica . Qui ogni preparazione logica , ogni sostegno logico sono aboliti . Precipitiamo d ' un tratto in una piena esasperazione dionisiaca . I personaggi , presi tutti nell ' ardente voragine della passione che li divora , non hanno più , né possono più avere , alcun carattere particolare : sono la loro stessa passione in diversi gradi o stadii , e basta appena un segno esteriore a distinguerli . Lo spasimo li ha induriti . Subitanee aderenze , bruschi contatti , improvvisi urti con la realtà più comune , li irrigidiscono vieppiù . Chi sono ? Eran due poveri uomini , una povera donna : un marito oltraggiato , un amante tradito , una amante calpestata . Non importa conoscerne la storia : è la più comune ; quella di jeri , d ' oggi , di domani . Non ne hanno più , storia , come non hanno più nome né nulla , tranne la passione che li muove a capriccio , senza volontà , in un giuoco casuale : non più dunque due poveri uomini , una povera donna ; ma per forza ormai tre grottesche marionette . Possono piangere e subito dopo ridere , e viceversa ; o ridere e piangere insieme . E il giuoco , a guardarlo da fuori , è divertentissimo . Pare una cosa di lusso . Invita quasi a svagarcisi per renderlo più attraente ; a pensare a toni e a colori , perché risulti più armonico all ' orecchio e più vivace agli occhi nella sua apparente incoerenza che è appunto la sua massima coerenza , come quella che ha radice nella disperazione , in cui , piangendo o ridendo , si snoda , come a caso . Ecco : un tono basso , quasi in sordina , intercalato da lunghe pause , e un color grigio slavato , di cielo piovoso , per il primo atto ; un tono stridulo , tutto scatti e scivoli , e una soffice imbottitura di raso celeste , da piumino da cipria avvelenata , per il secondo atto ; un tono lento , quasi solenne , un po ' declamatorio e una rigidezza di bianco e nero , bianco di stoviglie da tavola , di tovaglie e di sparati di camicia , nero di marsine e di cravatte , per il terzo atto : insomma tutta una galanteria di fino giuoco , che dia sussulti da morirne a ogni improvviso stridore che minacci di mandare ogni cosa a catafascio da un momento all ' altro , perché in verità è la galanteria questa di un fino giuoco mortale . Così , a goderselo da fuori , è anche uno spasso di strampaleria eroica il Don Chisciotte ; uno spasso d ' avventurosa strampaleria il Gulliver . Ma qui il pregio è nel rappresentare come reali e vivi un tipo straordinario , straordinarii casi e avventure . Il pregio di questa " Dira " consiste invece nella straordinaria rappresentazione , quasi irreale , quasi non viva , perché tutta indurita e starei per dire lignificata nelle mosse , di questi comunissimi personaggi senza nome , resi dall ' irrigidimento del loro spasimo interno marionette , che si muovono come a caso , in un fortuito incontro , in luoghi che non hanno nulla d ' insolito , al telegrafo , in trattoria , solitissimamente , nella più comune delle azioni , senz ' alcuna vicenda : passare un telegramma ; sostituire un guanto ; andare a cena : tutto nel giro di una mezza giornata . L ' urto , il contrasto tragico che dà brividi e fremiti d ' orrore , l ' angoscia che serra la gola , nascono appunto dallo straordinario di questa rappresentazione , appena tocchi o aderisca minimamente col comune della normalità quotidiana , in cui è condannata a sciogliersi e ad annegarsi , come ho detto , senza vicenda e senza nome . Non so come tutto questo risulti in teatro . M ' immagino che a uno spettatore appassionato non possa non risultare perfetto e non dare perciò un godimento squisito , se rappresentato da bravi attori . Certo perfetto risulta alla lettura e dà uno squisito godimento a uno spassionato lettore . E Rosso di San Secondo può andare orgoglioso d ' aver dato una pura opera di poesia al teatro italiano , che accenna a innalzarsi su nuove e più sicure basi .
'CON GLI OCCHI CHIUSI” ( PIRANDELLO LUIGI , 1919 )
StampaQuotidiana ,
Soltanto quando si sia arrivati alla fine , e meglio ancora si siano lasciati passare parecchi giorni dopo la lettura , si comprende con una chiarezza che dà l ' impressione di cose vedute e vissute realmente , che non a uno a uno i particolari inesauribili , quasi momentanei , con tutte le variabilità accidentali o illogiche , determinate o da moti istintivi o da cangiamenti istintivi di immagini , di pensieri , di sentimenti , d ' umori , di desiderii , per segreti richiami e incoercibili analogie , non solo nel riposto animo dei personaggi , ma tra l ' animo di questi personaggi e i casi estranei e gli aspetti naturali ; si comprende , dicevo , che non i particolari a uno a uno si sono forzati , come pareva leggendo , a metter su l ' insieme di questo romanzo di Federigo Tozzi Con gli occhi chiusi ( Milano , Fratelli Treves editori , 1919 ) ; ma , cosa veramente mirabile , la comprensione radicale , il totale dominio , il possesso pieno e assoluto di questi personaggi e del loro animo , dei loro casi , di tutto ciò che è in loro e attorno a loro , per immediato irradiamento delle loro più minute sensazioni e impressioni , in una parola , l ' insieme ha realmente creato per suscitazione spontanea di una continua , attenta , vigile momentaneità creativa tutta quella copia inesauribile di particolari vivi , che in prima ci era parso conducessero come a caso e senza determinate vicende la sua rappresentazione . Quando s ' è finito di leggere , e , meglio , parecchi giorni dopo la lettura , Domenico Rosi , l ' oste del Pesce azzurro di Siena , col suo podere di Poggio a ' Meli , Anna sua moglie e il figlio Pietro , Ghisola Giacco e Masa , gli assalariati del podere , gli avventori della trattoria di Siena , e quel podere e quella trattoria , uomini e cose , vicende e paesaggi , tutto insomma , acquista davanti a noi una tal consistenza di realtà , che veramente ci stupisce , perché non riusciamo più a renderci conto , come davanti alla vita stessa , quali di quei tanti particolari che parean momentanei e casuali , quali di quelle tante notazioni minute , che parevano incidentali od accidentali , e anche talvolta svagate , abbiano potuto darcela , e come , e quando , così perfetta e solida , così intera e finita , tutta quella consistenza di realtà . Si penserebbe al procedimento di certi pittori che con un turbinio di punteggiature , in cui , a guardar davvicino sembra che ogni tratto , ogni linea si perda , riescono poi a dare a distanza con insospettati rilievi d ' ombra e giuochi di luce una inattesa costruzione di forme , se il paragone non fosse reso fastidioso e inaccettabile dall ' assenza , qua , d ' ogni evidente e minuzioso sforzo di tecnica , dalla fluidità continua , lieve e senza ambagi , d ' una piena e felice natività espressiva , da una vena di lingua viva che scorre da per tutto e rinfresca e s ' addentra permanendo a toccar con la parola , senza che si veda come , perché lì , ogni volta , la parola è la cosa stessa , non più detta , ma viva . Non è questo . È ciò che in principio ho notato come una cosa veramente mirabile ; la comprensione radicale , il possesso pieno ed assoluto che il Tozzi ha di quel suo mondo da esprimere , che gli ha permesso d ' esprimerlo quasi col procedimento stesso della vita , in cui tutto , quando si stia dentro , non si guardi da fuori e da lontano , par che vada a caso e che si svolga per eventi accidentali , giorno per giorno , oggi così e domani chi sa come ... Si direbbe naturalismo : ma non è neanche questo ; perché qui tutto , invece , è atto e movimento lirico . Quel che pare naturalismo è invece scrupolosa lealtà da parte dello scrittore , il suo bisogno ansioso e urgente d ' una controllata aderenza dell ' espressione al sentimento suscitato in lui dalle cose vedute o immaginate in questo o in quel luogo , in questa e in quell ' ora , nella tale stagione , e così o così ; tutto per esser poi mosso con intera padronanza , come l ' animo dei personaggi , e anzi , nell ' animo stesso dei personaggi , allo stesso modo , con la più naturale variabilità di luci e di colori , cosicché nulla posi descritto , ma viva e respiri e svarii con tutte le sue mutevoli precisioni anche il paesaggio . E come non posa mai descritto il paesaggio , così non si sofferma mai raccontata la passione di Pietro Rosi per Ghisola , né mai si fissano delineati i caratteri e le figure di questi e degli altri personaggi , che nell ' instabile rappresentazione momentanea ci si muovono davanti , coi loro pensieri subitanei , i loro capricci , le loro smanie , e sofferenze e aspirazioni e illusioni e scontentezze e disinganni , ciascuno con tutte le sue possibilità d ' essere , così nel bene come nel male , soggetti , non a un preconcetto disegno del loro autore , ma quasi a ogni possibile evenienza della loro sorte ; e noi li seguiamo con ansia , non sapendo mai , non potendo mai prevedere che cosa debba o possa esser di loro tra poco , perché se i casi che a volta a volta capitano ad essi non fossero questi , ma altri , essi avrebbero pure in sé , ben note a noi , tutte le possibilità d ' una diversa vita e d ' un diverso destino . Quella Ghisola , così viva tutta , che si perde , e quel suo Pietro che non vede , sempre vagante in cerca di sé stesso ... Ma perché così ? ci domandiamo , pur sapendo e sentendo che così è giusto , e che è soltanto una nostra pena per loro che li vorrebbe altrimenti . È così . E non perché questo sia un romanzo della loro vita ; ma perché la loro vita è in questo romanzo , così . E il romanzo di Federigo Tozzi , per questo loro modo d ' essere , che è poi il vero modo d ' essere , appar tutto nuovo e una cosa veramente viva .
TEATRO E LETTERATURA ( PIRANDELLO LUIGI , 1918 )
StampaQuotidiana ,
I signori autori drammatici , professionisti del teatro , sdegnano d ' esser tenuti in conto di letterati , perché dicono e sostengono che il teatro è teatro e non è letteratura . Non vogliamo malignare fino al punto di credere che la ragione di questo loro sdegno abbia in gran parte radice nella serietà dei loro guadagni di fronte all ' irrisorio scherzo dei meschini compensi di quei poveri illusi che sono i letterati puri . Certo essi hanno regolata da parte loro l ' azienda del teatro come un qualunque istituto commerciale , che si difende da altri istituti ugualmente commerciali , interessati da un ' altra parte nella stessa azienda : quello dei capocomici e quello dei proprietarii e gerenti dei teatri : norme per la cessione a questa o a quella compagnia della loro produzione ; assegnazione di " piazze " ; percentuale su gl ' incassi fissata avanti , tanto per la prima rappresentazione , tanto per la seconda , tanto per le altre seguenti , della cui riscossione è incaricata la Società degli Autori di Milano , la quale alla fine d ' ogni trimestre manda ai soci un rendiconto dei proventi , che per dir la verità per quanto male vada un dramma o una commedia superano sempre di molto quelli che ogni altro scrittore o di novelle o di romanzi ( non parliamo per carità dei poeti ! ) ricava dalla vendita dei suoi libri . Non c ' è dubbio che tutto questo non ha niente da vedere con la letteratura . Possiamo anche concedere che veramente il loro teatro , com ' essi vogliono , cioè quella loro produzione più o meno abbondante di drammi e di commedie lanciata sul mercato teatrale , non è letteratura . Resta però da vedere non essendo letteratura come e sotto qual nuova specie debbano essere considerati quei loro drammi e quelle loro commedie , quando da copioni diventano libri , quando dalla buca del suggeritore passano nella vetrina d ' un librajo , non più scritti a macchina ma stampati da un editore , quando dai lauti proventi che la voce e il gesto degli attori han procacciato loro dalle tavole d ' un palcoscenico , scendono a pietosamente mendicare le tre lirette , prezzo di copertina , tra quegli altri mendicanti esposti alla carità pubblica , che sono i volumi di novelle e i romanzi dei poveri letterati puri . Ma lasciamo una buona volta tutta questa contabilità , e veniamo a noi . Qua c ' è un grosso malinteso da chiarire . E il malinteso consiste appunto nella parola letteratura . I signori autori drammatici , professionisti del teatro , scrivono male , non solo perché non sanno o non si sono mai curati di scriver bene , ma perché credono in coscienza che lo scriver bene a teatro , sia da letterati , e che bisogni invece scrivere in quel certo modo parlato come scrivon loro , che non sappia di letteratura , perché i personaggi dei loro drammi e delle loro commedie dicono non essendo letterati , non possono parlare sulla scena come tali , cioè bene ; debbono parlar come si parla , senza letteratura . Così dicendo , non sospettano neppur lontanamente ch ' essi confondono lo scriver bene con lo scriver bello , o piuttosto , non vedono di cadere in questo errore : che scriver bene significhi scriver bello ; e non pensano che lo scriver bello di certi falsi letterati è , di fronte all ' estimativa estetica , per un eccesso contrario , lo stesso vizio del loro scriver male : letteratura che non è arte , vale a dire cattiva letteratura tanto quella di chi scrive bello , quanto quella di chi scrive male , e condannabile perciò come tale , anche se essi non vogliono passar per letterati . Scriver bene un dramma o una commedia non significa far parlare i personaggi in una forma letteraria , cioè in un linguaggio non parlato e per sé stesso letterario . Questo è scriver bello . Bisogna far parlare i personaggi come , dato il loro carattere , date le loro qualità e condizioni , nei varii momenti dell ' azione , debbono parlare . E questo non vuol mica dire che ne risulterà un linguaggio comune e non letterario . Che significa " non letterario " se s ' intende far opera d ' arte ? Il linguaggio non sarà mai comune ; perché sarà proprio a quel dato personaggio in quella data scena , proprio del suo carattere , della sua passione o del suo giuoco . E se i personaggi parleranno ciascuno in questo lor proprio modo , e non secondo la sciatteria volgare d ' un linguaggio impreciso , approssimativo , che denoterà soltanto la incapacità dell ' autore a trovar la giusta espressione perché non sa scrivere , la commedia sarà scritta bene , e una commedia scritta bene , se anche ben concepita e ben condotta , è opera d ' arte letteraria come un bel romanzo o una bella novella o una bella lirica . La verità è che i signori autori drammatici , professionisti del teatro , son tutti rimasti fermi a quella beata poetica del naturalismo , che confuse il fatto fisico , il fatto psichico e il fatto estetico in tale graziosa maniera , che al fatto estetico venne a dare ( almeno teoreticamente , poiché in pratica non era possibile ) quel carattere di necessità meccanica e quella fissità che sono proprie del fatto fisico . Ora bisogna porsi bene in mente che l ' arte , in qualunque sua forma ( dico l ' arte letteraria , di cui la drammatica è una delle tante forme ) non è imitazione o riproduzione , ma creazione . La questione del linguaggio , dunque se e come debba esser parlato ; la pretesa difficoltà di trovare in Italia una lingua veramente parlata in tutta la nazione , e l ' altra questione d ' una vita nazionale veramente italiana che manca per dar materia e carattere a un teatro che si possa dire italiano , come se appunto natura e ufficio dell ' arte fosse la riproduzione necessaria di questa vita , che ciascuno possa riconoscere per dati e fatti esteriori ; e tutte quelle altre angustiose quisquilie e vane superstizioni della così detta tecnica , che dovrebbe rispecchiare ( sempre in teoria , poiché in pratica non è possibile ) l ' azione come ce la vediamo svolgere sotto gli occhi nella realtà quotidiana ; tutto questo è tormento accattato di martiri volontarii d ' un sistema assurdo , d ' una aberrata poetica , per fortuna da un gran pezzo ormai superata , ma a cui , ripeto , dimostrano d ' esser rimasti fermi i signori professionisti del teatro . Non si tratta d ' imitare o di riprodurre la vita ; e questo , per la semplicissima ragione che non c ' è una vita che stia come una realtà per sé , da riprodurre con caratteri suoi proprii : la vita è flusso continuo e indistinto e non ha altra forma all ' infuori di quella che a volta a volta le diamo noi , infinitamente varia e continuamente mutevole . Ciascuno in realtà crea a sé stesso la propria vita : ma questa creazione , purtroppo , non è mai libera , non solo perché soggetta a tutte le necessità naturali e sociali che limitano le cose , gli uomini e le loro azioni e li deformano e li contrariano fino a farli fallire e cader miseramente ; non è mai libera anche perché , nella creazione della nostra vita , la nostra volontà tende quasi sempre , per non dir proprio sempre , a fini di pratica utilità , il raggiungimento di una condizione sociale , ecc . , che inducono ad azioni interessate e costringono a rinunzie o a doveri , che sono naturalmente limitazioni di libertà . Soltanto l ' arte , quando è vera arte , crea liberamente : crea , cioè , una realtà che ha solamente in sé stessa le sue necessità , le sue leggi , il suo fine , poiché la volontà non agisce più fuori , a vincere tutti gli ostacoli che si oppongono a quei fini di pratica utilità a cui tendiamo nell ' altra creazione interessata , voglio dire in quella che tutti ci sforziamo di fare , quotidianamente , della nostra vita , così come possiamo ; ma agisce interiormente , nella vita a cui intendiamo dar forma , e di questa forma appunto , ancora dentro di noi , ma già viva per sé stessa e dunque quasi del tutto ormai indipendente da noi , diviene il movimento . E questa è la vera e l ' unica tecnica : la volontà intesa come libero , spontaneo e immediato movimento della forma , quando cioè non siamo più noi a voler questa forma così o così , per un nostro fine ; ma è lei , assolutamente libera , poiché non ha altro fine che in sé stessa , lei che si vuole , lei che provoca in sé e in noi gli atti capaci di effettuarla fuori in un corpo : statua , quadro , libro ; e allora soltanto il fatto estetico è compiuto . Fuori , ordinariamente , le azioni che mettono in rilievo un carattere si stagliano su un fondo di contingenze senza valore , di particolari comuni a tutti . Volgari ostacoli impreveduti , improvvisi , deviano le azioni , deturpano i caratteri ; piccole miserie accidentali spesso li sminuiscono . L ' arte libera le cose , gli uomini e le loro azioni da queste contingenze senza valore , da questi particolari comuni , da questi volgari ostacoli , da queste accidentali miserie : in un certo senso , li astrae : cioè , rigetta , senza neppur badarvi , tutto ciò che contraria la concezione dell ' artista e aggruppa invece tutto ciò che , in accordo con essa , le dà più forza e più ricchezza . Crea così un ' opera che non è , come la natura , senz ' ordine ( almeno apparente ) e irta di contradizioni , ma quasi un piccolo mondo in cui tutti gli elementi si tendono a vicenda e a vicenda cooperano . In questo senso appunto l ' artista idealizza . Non già che egli rappresenti tipi o dipinga idee : semplifica e concentra . L ' idea che egli ha dei suoi personaggi , il sentimento che spira da essi evocano le immagini espressive , le aggruppano e le combinano . I particolari inutili spariscono ; tutto ciò che è imposto dalla logica vivente del carattere è riunito , concentrato nell ' unità d ' un essere , diciamo così , meno reale e tuttavia più vero . Ma ecco ora in che consiste la soggezione inovviabile del teatro , rispetto all ' opera d ' arte che ha già avuto la sua espressione definitiva , unica , nelle pagine dello scrittore . Questa che è già espressione , questa che è già forma , bisogna che diventi materia ; una materia a cui gli attori , secondo i loro mezzi e le loro capacità , debbono a lor volta dare forma . Perché l ' attore , se non vuole ( né può volerlo ) che le parole scritte del dramma gli escano dalla bocca come da un portavoce o da un fonografo , bisogna che riconcepisca , come sa , il personaggio , lo concepisca cioè a sua volta per conto suo ; bisogna che l ' immagine già espressa torni ad organarsi in lui e tenda a divenire il movimento che la effettui e la renda reale sulla scena . Anche per lui , insomma , l ' esecuzione bisogna che balzi viva dalla concezione , e soltanto per virtù di essa , per movimenti cioè promossi dall ' immagine stessa , viva e attiva , non solo dentro di lui , ma divenuta con lui e in lui anima e corpo . Ora , benché non nata nell ' attore spontaneamente , ma suscitata nello spirito di lui dall ' espressione dello scrittore , questa immagine può esser mai la stessa ? può non alterarsi , non modificarsi passando da uno spirito a un altro ? Non sarà più la stessa . Sarà magari una immagine approssimativa , più o meno somigliante ; ma la stessa , no . Quel dato personaggio sulla scena dirà le stesse parole del dramma scritto , ma non sarà mai quello del poeta , perché l ' attore l ' ha ricreato in sé , e sua è l ' espressione quantunque non siano sue le parole , sua la voce , suo il corpo , suo il gesto . L ' opera letteraria è il dramma e la commedia concepita e scritta dal poeta : quella che si vedrà in teatro non è e non potrà essere altro che una traduzione scenica . Tanti attori e tante traduzioni , più o meno fedeli , più o meno felici ; ma , come ogni traduzione , sempre e per forza inferiori all ' originale . Perché , se ci pensiamo bene , l ' attore deve fare e fa per forza il contrario di ciò che ha fatto il poeta . Rende , cioè , più reale e tuttavia men vero il personaggio creato dal poeta , gli toglie tanto , cioè , di quella verità ideale , superiore , quanto più gli dà di quella realtà materiale , comune ; e lo fa men vero anche perché lo traduce nella materialità fittizia e convenzionale d ' un palcoscenico . L ' attore insomma necessariamente dà una consistenza artefatta , in un ambiente posticcio , illusorio , a persone e ad azioni che hanno già avuto un ' espressione di vita ideale , qual è quella dell ' arte e che vivono e respirano in una realtà superiore . E allora ? Hanno ragione i signori autori drammatici , che non vedono altro che il teatro , e che dicono e sostengono che il teatro è teatro e non letteratura ? Se per teatro deve intendersi quel luogo dove si fanno rappresentazioni serali e diurne , con degli attori , a cui essi dànno argomento e materia da formare quasi lì per lì in scene d ' effetto , drammatiche o comiche , sì . Ma in questo caso , come posizione di fronte all ' arte , bisogna che si rassegnino a stare nella stessa linea di quei facili fucinatori di versi che si prestano a fare le poesiole sotto le vignette di certe riviste illustrate . Scrivono , non per il testo , ma per la traduzione . E veramente , allora , non ha bisogno affatto di letteratura il loro teatro . Materia per gli attori ; a cui gli attori daranno vita e consistenza sulla scena . Qualche cosa , insomma , come gli scenarii della commedia dell ' arte . Ma per noi il teatro vuol essere un ' altra cosa .
IMMAGINE DEL 'GROTTESCO' ( PIRANDELLO LUIGI , 1920 )
StampaQuotidiana ,
Dietro il cancellino d ' un orto , due alberetti di mandorlo . D ' inverno , parevano morti . Forse erano ; forse no ; o uno sì e uno no . Nessuno poteva dirlo , perché gli alberi che non siano di verde perenne bisogna aspettar marzo per vedere quali sono morti e quali no . A marzo si vide che uno solo di quei due alberetti era vivo : quello dietro al pilastrino più alto del cancello . E fu una pena veder l ' altro rimanere lì , nudo e stecchito , accanto a quello che , nella chiara mattina , rideva al sole come d ' un brillio di farfalle che vogliano e non vogliano posarsi . Se non che , ripassando dopo alcuni giorni davanti al cancellino di quell ' orto una sorpresa . O il dubbio d ' aver forse sbagliato la prima volta . Dei due alberetti non era più fiorito quello dietro il pilastrino più alto ; ma l ' altro . Possibile ? Era piovuto , in quei giorni , furiosamente . Forse la furia della pioggia aveva abbattuto i fiori dell ' uno e svegliato l ' altro dal sonno invernale , in cui s ' era troppo indugiato ? Ecco , sì ; qualche bianca fogliolina ingiallita , superstite , esitava ancora nei rami di quello ch ' era fiorito prima . La pioggia aveva dunque distrutto veramente la lieta , precoce fioritura . Ma la sorpresa si rinnovò più viva , e accompagnata da uno scoppio di risa , quando davvicino si poté vedere come e di che era tutto fiorito quell ' altro alberetto dietro il cancellino di quell ' orto chiuso . Signori miei , di bianche lumachelle ! Non erano fiori ! Era no lumachelle ! Tutti i rami scontorti di quell ' alberetto morto s ' erano incrostati , rabescati di bianche lumachelle , schiumate or ora dalla terra grassa , dopo l ' acquata tempestosa . E pareva che argutamente , nell ' umido grigiore frizzante dell ' aria ancora ben lontana dal rasserenarsi , quell ' alberetto , fiorito così per burla , dicesse a dispetto dell ' altro che aveva così presto perduto i suoi fiori : Eccomi qua ! Vedi ? Io sì , ora , e tu no . Fiorisco come posso . Una fioritura per cui senza dubbio chi credesse di doverne ridere , bisognava ci mettesse un po ' di buona volontà . Perché non era poi molto allegro fiorir così . Fioritura finta , sì ; ma intendiamoci . Non volevano mica parer fiori veri tutte quelle bianche lumachelle ; e né fiori finti , come sarebbe di pezza o di carta o di cera . No . Volevano parere quel che erano veramente : lumachelle bianche , lì incrostate , in strani e pur naturali rabeschi , su quei rami scontorti dell ' alberetto morto . Oh morto , sì ! E non voleva mica dare a intendere che l ' albero fosse vivo , quella fioritura di lumachelle . Dava anzi a veder chiaramente che lo credeva morto e che non lo prendeva sul serio , facendolo fiorir così . Rideva di sé stessa così evidentemente , Dio mio , quella fioritura . La colpa era di quella grande acquata , che prima di scaricarsi aveva per tanto tempo incavernato il cielo coi neri nuvoloni che la contenevano , in una tetraggine attonita e spaventevole . L ' alberetto ne era morto . Quell ' altro che s ' era provato , in una illusione di sereno , a fiorire , appena scaricata la tempesta , aveva subito perduto i suoi fiori . E neanche era colpa di quella fioritura di lumachelle , se i rami dell ' alberetto , privi com ' erano di frondi illusorie , si mostravano così tutti scontorti . Può la caduca illusione della primavera nascondere lo scontorcimento dei rami . I rami nudi non piaceranno ma son così per sé , scontorti . Del resto , guardate : quanto più e come meglio sanno e possono s ' adoperano anch ' esse a nascondere la triste nudità dei rami , queste graziose lumachelle . Non sono tutte gusciaglia . Guardate qui che bollichìo iridescente , ora che si mettono a far la bava ! Eh , i fiori , profumo ; le lumachelle , bava . Ma fa pure un bel vedere , questa bava che luce , or che rigonfia così tutta fervida e così tutta riflessi e colorata , or che risiede frigida , e vi spuntano per entro , uno più lungo e l ' altro meno , gli occhi della lumachella che fa le corna per guardare intorno , a tentoni , sorniona . Ma voi dite : I fiori veri ! le foglioline vive ! Lo so . Bisognerebbe vivere e non pensare : dico , bearci dei fiori ( quando ci sono ) , del loro profumo , e dell ' ombra e della freschezza delle foglie ( quando ci sono ) ; e non riflettere che , in fondo , via , se vogliamo , di primavera fiori e foglie sono molto comuni . Si dovrebbe essere come quella pianta ispida e amara , che ha le foglie a lama con la spina in punta , la pianta che non vuole neanche esser verde , che alla fine fallisce e va su , su , aerea diritta e solitaria , e in cima lassù ; da tutto quel suo desiderio estremo d ' altezza e d ' aria e di sole esprime un fiore , un fiore unico , e poi muore . Ma questi alberetti , che fioriscono per famiglie , quasi in cooperativa , stenti , angustiosi , tutti allo stesso tempo e allo stesso modo , vi assicuro che fan pur venire a qualche alberetto stravagante la voglia di morire e d ' apparir così , un bel giorno , fiorito per burla , di bianche lumachelle . Se non che , la stravaganza è anch ' essa contagiosa . E ahimè , sono tanti ormai gli alberetti che si sono messi a fiorir così di lumachelle ! Tanti , che quasi non se ne può più .
IRONIA ( PIRANDELLO LUIGI , 1920 )
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Seguito , se non vi dispiace , a parlare del " grottesco " , ma questa volta seriamente . È chiaro che , componendo un grottesco , nessun autore crede alla realtà in sé delle cose che rappresenta . Ma bisogna bene intenderci prima di tutto , sul non credere dell ' autore in genere ( non solo , dunque , di chi componga grotteschi ) alla realtà del mondo da lui comunque rappresentato . Si potrebbe dire , intanto , che non solamente per l ' artista , ma non esiste per nessuno una rappresentazione , sia creata dall ' arte , o sia comunque quella che tutti ci facciamo di noi stessi e degli altri e della vita , che si possa credere una realtà . Sono in fondo una medesima illusione quella dell ' arte e quella che , comunemente , a noi tutti viene dai nostri sensi . Pur non di meno , noi chiamiamo vera quella dei nostri sensi , e finta quella dell ' arte . Tra l ' una e l ' altra illusione non è affatto , però , questione di realtà , bensì di volontà , e solo in quanto la finzione dell ' arte è voluta , voluta non nel senso che sia procacciata con la volontà per un fine estraneo a sé stessa ; ma voluta per sé e per sé amata , disinteressatamente ; mentre quella dei sensi non sta a noi volerla o non volerla : si ha , come e in quanto si hanno i sensi . E quella è libera ; e questa no . E l ' una finzione è dunque immagine o forma di sensazioni , mentre l ' altra , quella dell ' arte , è creazione di forma . Il fatto estetico , effettivamente , comincia sol quando una rappresentazione acquisti in noi per sé stessa una volontà , cioè quando essa in sé e per sé stessa si voglia , provocando per questo solo fatto che si vuole , il movimento ( tecnica ) atto ad effettuarla fuori di noi . Se la rappresentazione non ha in sé questa volontà , che è il movimento stesso dell ' immagine , essa è soltanto un fatto psichico comune ; l ' immagine non voluta per sé stessa ; fatto spirituale - meccanico , in quanto non sta a noi volerla o non volerla ; ma che si ha in quanto risponde in noi a una sensazione . Abbiamo tutti , più o meno , una volontà che provoca in noi quei movimenti atti a creare la nostra propria vita . Questa creazione , che ciascuno fa a sé stesso della propria vita , ha bisogno anch ' essa , in maggiore o minor grado , di tutte le funzioni e attività dello spirito , cioè d ' intelletto e di fantasia , oltre che di volontà ; e chi più ne ha e più ne mette in opera , riesce a creare a sé stesso una più alta e vasta e forte vita . La differenza tra questa creazione e quella dell ' arte è solo in questo ( che fa appunto comunissima l ' una e non comune l ' altra ) ; che quella è interessata e questa disinteressata , il che vuoi dire che l ' una ha un fine di pratica utilità , l ' altra non ha alcun fine che in sé stessa ; l ' una è voluta per qualche cosa ; l ' altra si vuole per sé . E una prova di questo si può avere nella frase che ciascuno di noi suoi ripetere ogni qual volta , per disgrazia , contro ogni nostra aspettativa , il proprio fine pratico , i proprii interessi siano stati frustrati : Ho lavorato per amore dell ' arte ! E il tono con cui si ripete questa frase ci spiega la ragione per cui la maggioranza degli uomini , che lavorano per fini di pratica utilità e non intendono la volontà disinteressata , suoi chiamare matti i poeti , quelli cioè in cui la rappresentazione si vuole per sé stessa senz ' altro fine che in sé medesima , e tale essi la vogliono , quale essa si vuole . Ora una rappresentazione può in noi volersi anche ironicamente , vale a dire non soltanto cosciente in sé della sua irrealità , ma che tale anche si mostri agli altri di fuori . Perché c ' è , oltre all ' ironia così detta retorica , che consiste in una contradizione verbale tra quel che si dice e quel che si vuole sia inteso , un ' altra ironia : quella filosofica , dedotta dai romantici tedeschi direttamente dall ' idealismo soggettivo del Fichte , ma che ha in fondo le sue origini in tutto il movimento idealistico germanico post - kantiano . Hegel spiegava che l ' io , sola realtà vera , può sorridere della vana parvenza dell ' universo : come la pone , può anche annullarla ; può non prender sul serio le proprie creazioni . Onde appunto l ' ironia : cioè quella forza secondo il Tieck che permette al poeta di dominar la materia che tratta : materia che si riduce per essa secondo Federico Schlegel a una perpetua parodia , a una farsa trascendentale . Ecco una bella definizione antica di molti dei più significativi grotteschi moderni : farse trascendentali ; se non fosse che la parola " farsa " , per l ' uso volgare che se n ' è fatto , appropriandola a sciocchi componimenti di grossolana ilarità , non ostante quella specificazione di " trascendentale " , potrebbe indurre gl ' ignoranti ( e non dico i maligni ) a fraintendere . A non intendere , cioè , che sissignori anche una tragedia , quando si sia superato col riso il tragico attraverso il tragico stesso , scoprendo tutto il ridicolo del serio , e perciò anche il serio del ridicolo , può diventare una farsa . Una farsa che includa nella medesima rappresentazione della tragedia la parodia e la caricatura di essa , ma non come elementi soprammessi , bensì come projezione d ' ombra del suo stesso corpo , goffe ombre d ' ogni gesto tragico . O quando si sia arrivati a comprendere che , essendo assolutamente arbitraria ogni nostra conclusione , e inevitabilmente illusoria , quantunque necessaria , ogni costruzione che ci facciamo della così detta realtà arbitrio per arbitrio e irreale per irreale spogliando d ' ogni fittizia apparenza di verità la favola , si rappresenta nella sua meccanicità essenziale l ' arbitrio di quella conclusione , e nella sua frode palese quell ' illusione , per modo che appaja quel che in fondo e purtroppo è : un giuoco , ma voluto e sentito e rappresentato come tale . Veramente , tra quella che suol chiamarsi ironia retorica e questa filosofica una certa parentela si può scoprire . La differenza tra l ' una e l ' altra è , che in quella non bisogna prender sul serio ciò che si dice , e in questa ciò che si fa . Ma badiamo : non prender sul serio ciò che si fa , non vuoi mica dire non prender l ' arte sul serio . « Chi fa un lavoro comico osservò una volta giustamente il De Sanctis non è esentato dalle condizioni serie dell ' arte » . Anzi , tanto più deve attenersi ad esse . E poneva due casi il De Sanctis : quello di chi dice sciocchezze con intenzione comica e fa ridere non di lui ma di quel che dice , e quello di chi all ' incontro dice sciocchezze per sciocchezze e fa ridere di lui e non di ciò che ha detto . Non giurerei che nessuno di quanti oggi scrivon grotteschi non sia in questo secondo caso .